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-The Project Gutenberg EBook of Scritti politici, by Terenzio Mamiani
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and
-most other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms
-of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll
-have to check the laws of the country where you are located before using
-this ebook.
-
-
-
-Title: Scritti politici
-
-Author: Terenzio Mamiani
-
-Release Date: June 2, 2020 [EBook #62302]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SCRITTI POLITICI ***
-
-
-
-
-Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
-
-
-
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-
-
- SCRITTI POLITICI
-
- DI
-
- TERENZIO MAMIANI.
-
-
- EDIZIONE ORDINATA DALL'AUTORE.
-
-
-
- FIRENZE.
- FELICE LE MONNIER.
- 1853.
-
-
-
-
-AVVERTIMENTO DELL'EDITORE.
-
-
-Un obbligo mi corre di delicata onestà nel dar fuori questo primo
-Volume delle Opere dell'egregio Terenzio Mamiani: ed è, che questo
-aver dato principio alla collezione di esse dagli _Scritti politici_,
-è avvenuto contro il primo concetto formatosi e contro la prima
-intenzione a me dichiarata dal medesimo Autore. Non già ch'egli
-provasse pentimento nè alcuna vergogna delle opinioni che, secondo
-coscienza, aveva in quelli espresse o propugnate: ma pareva a lui,
-che quegli articoli ed opuscoli, la maggior parte improvvisati nei
-tumultuosi tempi che corsero in ispecie dal 1847 al 49, non fossero
-per la lor forma tali, di che la comune patria potesse in qualche modo
-onorarsi, nè procederne verace incremento alla fama che il dettatore
-di essi erasi con le altre sue produzioni meritata. Ed a me, d'altra
-parte, era avviso che quelle scritture già sparse dovessero e insieme
-raccogliersi e riprodursi prima che maggiormente invecchiassero (per
-così parlare) le questioni che in quelle si agitano; ed anche perchè
-dal loro avvicinamento venisse più compiuta e la generale idea di esse,
-e più sicuro il giudizio che il pubblico avrebbe dovuto pronunziarne.
-Sicchè, quando mi vidi al fine compiaciuto del grazioso assentimento
-di lui a questo mio desiderio, mi sentii pure compreso da un doppio
-affetto di gratitudine, parendomi che alla già usata cortesia di
-permettermi la ristampa delle sue Opere, egli avesse come posto il
-colmo col farmi sagrifizio di quella sua particolare opinione.
-
-Comechessia, essendomi venuto a notizia che il signor Mamiani non
-ha interamente deposto gli scrupoli a cui qui dianzi accennavasi; nè
-potendosi ormai soprattenere il divulgamento di questo Volume, ch'è
-già in procinto di spedizione e da assaissimi richiesto; ho stimato
-dicevol consiglio, a far piena fede dell'animo di lui, il produrre
-alcuni brani di una lettera ch'egli scrive intorno a ciò ad un suo
-quasi conterraneo ed amico. «Temo e dubito forte di avere errato
-a cedere alle iterate e cortesissime istanze del signor Felice Le
-Monnier. Sónomi avveduto, rileggendo quelle mie povere filastrocche
-sbalzate fuori dall'occasione e dalla necessità, che io m'illudeva a
-sperare ch'elle facessero cenno a quella forma speciale di perfezione
-che l'Italia domanda oggi a' suoi scrittori politici.» — «I tempi non
-concedevano (ad Ugo Foscolo) di usare uno stile corretto e purgato;
-ma il vigore, l'affetto e la veemenza non possono venir superati.
-Io, invece, avevo dai tempi facoltà e modo di scrivere con rigor di
-grammatica e proprietà esatta di voci e di frasi..... Ma nemmeno questo
-pregio ò saputo ben conseguire, e m'accorgo di avere inciampato troppo
-spesso in neologismi, e adoperato una lingua nè schietta nè evidente
-nè sicura nè viva.» — «Neppure son tanto acerbo con me medesimo, che
-io non conosca le molte e buone scuse che io ò della mia foggia di
-scrivere. Tra l'altre, la novità della materia, l'aver dovuto spesso
-parlare al popolo, l'esser vissuto in Francia, tornato assai tardi agli
-studj della lingua; pressochè ogni cosa scritta come gittava la penna
-ec.» — «Ma sopprimere l'edizione non si potrebbe, e conviene mandarla
-al palio.»
-
-In queste parole se molti ammireranno, com'è ben certo, la modestia
-rarissima di chi ponevale in carte non coll'intento che fossero
-depositate nel seno dell'amicizia, ma con quello assai manifesto che
-servissero di avvertenza alla presente pubblicazione; io spero altresì
-che altri vorranno leggervi e l'acquiescenza di lui al mio proprio
-divisamento, e la mia brama di adempiere ad ogni più squisita maniera
-di riguardi verso la persona dell'onorevole Autore. Per ciò poi che
-concerne alle materie, delle quali in questo come in ogni altro caso
-mai non m'ebbi arrogato il sapere nè il voler giudicare, mi gode
-l'animo di poter rimettere i leggitori a quello che ne è ragionato da
-un valoroso giovane Piemontese nella qui seguente Prefazione.
-
- F. LE MONNIER.
-
-
-
-
-PREFAZIONE
-
-
-Discorrere a parte a parte le opere filosofiche e letterarie in
-cui si esercitò l'ingegno di Terenzio Mamiani; seguirne il discorso
-speculativo, incominciando col _Rinnovamento della Filosofia Italiana_
-e dimorando ai _Dialoghi di Scienza Prima_; e dire della perpetua
-eleganza con cui la classica forma e la pellegrinità dei concetti
-si maritano negli _Inni_, negli _Idilii_, e nelle altre minori
-composizioni di lui, sarebbe impresa la quale ricercherebbe non pure
-comodità di tempo e ampiezza di spazio che non abbiamo, ma, e più
-ancora, quella copia di dottrina e vigoria di mente a pochi soltanto
-concedute; sulle quali se chi scrive qui credesse di far capitale,
-meriterebbe nota più che di presuntuoso, di stolto.
-
-Men largo e più facile intento hanno le brevi parole onde, a modo di
-Prefazione, accompagniamo le _Prose politiche_ del Mamiani; poichè le
-nostre avvertenze, pretermesse le altre considerazioni che ragguardano
-l'illustre Autore, toccheranno solamente della natura delle dottrine
-civili da lui costantemente professate, e di cui il presente volume è
-insigne documento.
-
-Terenzio Mamiani si connumera fra i più valorosi continuatori della
-antica scuola politica italiana. La quale fiorita, prima in Europa
-dopo il rinascimento, mercè sovrattutto dei Fiorentini e dei Veneti
-ingegni, non pure è splendido monumento del passato, ma, siccome quella
-che poggiò sui veri ed inconcussi principii, sarà per essere buona
-guida sola essa nei progredimenti avvenire. La tradizione sua sembrò
-chiudersi con Paolo Sarpi e colla libertà delle Repubbliche, a malgrado
-della copiosa bibliografia del seicento, e non ostante le onorate
-prove che, pur ormeggiando i Francesi, fecero nello scorso secolo i
-Napoletani massimamente; e non venne ripigliata con originalità di vena
-e sincerità di nazionale impronta, fuorchè nei tempi a noi più vicini,
-dapprima, grazie agli scritti di Gian-Domenico Romagnosi e di Ugo
-Foscolo, poscia per opera di quegli illustri coetanei che ognuno nomina
-a dito.
-
-L'antica scuola italiana pose a fondamento suo l'osservazione diligente
-dei fatti; e lo studio dell'esperienza ne è il carattere particolare.
-Questa dote le fu principalmente conferita dalla qualità degli
-scrittori, uomini tutti che si erano mescolati nel vivo delle faccende,
-ed erano stati attori pria che disputatori di politica. Mal cercheresti
-quindi, a modo di esempio, nel Machiavello o in Donato Giannotti o in
-Paolo Paruta quelle nebbiose visioni dei missionarii d'oggidì, per
-cui pare dettata la sentenza di Tacito: _omne ignotum pro magnifico
-est_; nei padri nostri era notizia profonda delle necessità della
-natura umana invincibili e degli insuperabili ostacoli che spesso al
-volere frappone la dura legge del fatto. Partecipi dei sommi magistrati
-nelle loro città, rammentavano, scrivendo, quante sono le difficoltà
-del reggimento, e quante dell'innovare e del mutare le malagevolezze
-instanti e le conseguenti; troppo erano rigidi calcolatori di ciò che
-è, per lasciarsi adescare dai vapori e dalle noje della fantasia.
-
-Cotesto ritegno salutare induceva forse in essi una eccessiva timidità
-di speculazione, per cui il loro pensiero si raggirava di soverchio
-nei nudi fenomeni, e rado assorgeva alle origini e alle supreme ragioni
-del diritto, fuor delle quali s'immiserisce la discussione dei problemi
-sociali, e l'arte stessa del governare manca di base certa. Per lo che
-il progresso naturale della scuola italiana rinnovata dovea consistere
-appunto nell'accoppiamento del severo metodo sperimentale del
-Machiavello colla generosa e libera signoria dei veri ideali, nella cui
-contemplazione il genio di Giambattista Vico si era levato solitario e
-gigante.
-
-Il Vico avea detto che «questo mondo civile egli è certamente stato
-fatto dagli uomini: onde se ne possono, perchè se ne debbono, ritrovare
-i principii dentro le modificazioni della nostra medesima mente
-umana.» Ugo Foscolo costituì il suo discorso sulla detta massima,
-tentando l'alleanza dell'osservazione e della filosofia. E noi facciamo
-speciale ricordo di lui, così per debito di giustizia, essendo finora
-rimasti pressochè ignoti all'Italia gli scritti politici suoi, come
-perchè ne parve scorgere nel fiero cantor dei _Sepolcri_ una notabile
-parentela d'idee col Mamiani. Fu il Foscolo, infatti, che descrivendo
-la servitù della patria, pronunziò che nell'educazione dell'individuo
-stava la somma di ogni radicale miglioramento politico, ed ebbe il
-coraggio di snudare la piaga velenosa delle fazioni e delle sètte che
-dilaniano le viscere d'Italia, e la fecero e fanno impotente; verberò
-quindi a sangue con quell'unica sua veemenza di stile le ipocrisie
-e le corruttele d'ogni maniera che avea sott'occhio; e ripudiando
-una infiammativa teorica che potea sorridergli nell'immaginazione
-ardente, si appartò da chi si faceva banditore di stato popolare in
-questa contrada martoriata e avvilita da tre secoli di tirannide, e
-oppressa da tanta mole di ignoranza e di superstizione. S'industriava
-egli pertanto colle parole e cogli atti ad ottenere «il solo governo
-comportabile dai nostri costumi; ed è, _un monarca potente per sola
-autorità di leggi, per sola forza di armi italiane_.» E discorrendo
-collo sguardo la serie delle italiane sventure, e scrutando perchè
-così spesso cotanto buoni cominciamenti ebbero pessimo fine, dalle rupi
-elvetiche dove andava ramingando e piangendo lo sterminio dell'ultima
-speranza italiana, compiuto collo sperperamento dell'esercito del Regno
-d'Italia, tuonava con voce di solenne e profetal rampogna, che prima
-e sopra di ogni questione di libertà, prima e sopra di ogni contesa
-di maggiori o minori larghezze di statuti e di leggi, vi è e vi sarà
-la impresa della INDIPENDENZA DELLA PATRIA; e che questa si tenterà
-indarno finchè le resíe scandalose delle fazioni apriranno al ferro
-nemico la breccia nelle nostre file, le quali, divise e le une dalle
-altre divulse, saranno prima sgominate che combattute.
-
-Chi raccolga questi sensi che informano gli scritti del Foscolo e gli
-riscontri con quelli che signoreggiano le prose di Terenzio Mamiani,
-vedrà quanta amicizia di pensieri e comunanza di affetti corra fra i
-due Italiani, e come si accordino a capello nelle pratiche conclusioni
-e negli intendimenti finali. Del che mal si renderebbe ragione ove si
-avesse l'occhio solamente alle diversità che passano fra le qualità
-dell'ingegno dei due scrittori, l'uno dei quali precipita il corso
-coll'impeto della bufera, e l'altro il prosegue colla tranquilla
-maestà di un fiume arginato; ma di leggieri se ne avrà la spiegazione
-quando si consideri che ambidue, tenerissimi essendo della italianità,
-educarono la mente sui patrii esemplari, e da questi ritrassero l'abito
-di sperare le cose alla luce del vero obbiettivo, e non già colla
-lente variopinta del desiderio e del sentimento proprio. Vero è che
-il Foscolo cresciuto fra il sensismo dello scorso secolo e la scuola
-dell'Enciclopedia, e, per natura, incline ad una irosa melanconia,
-accolse ne' suoi libri principii al tutto contrarii a quelli che
-invalgono oggidì intorno ai dogmi della vita universa, e che sulle
-origini e su' fini sociali ragiona per lo più colle funeste teorie
-del tetro filosofo di Malmesbury; le quali ove si menasser buone da
-senno, sarebbe follia il travagliarsi a felicitare la razza umana ed a
-riformare il governo dei popoli. Il Mamiani invece, alunno e campione
-della spiritualità che regna la filosofia presente, e fedele alle umane
-ispirazioni del Cristianesimo, il quale abbraccia l'intiera famiglia
-dei viventi come fratelli ed apre ai caduti la via della redenzione
-anche quaggiù, si aggira e spazia in più serena regione di pensamenti,
-e studia i quesiti del viver socievole colla fede e coll'amore che
-ingagliardano l'ingegno e lo allenano allo scoprimento della verità
-riposta.
-
-Ma se questa preminenza filosofica del Mamiani dee in alcuna guisa
-attribuirsi a maggior felicità di tempi, è tutta sua loda la copia
-larghissima di sapere che ne rincalza le scritture, e la invidiata
-castigatezza dello stile e della lingua onde sono da lui tratteggiate
-le quistioni di Stato, di economia e di giure pubblico, disusati
-argomenti alla prosa italiana. Chi si faccia a considerare la
-condizione della letteratura di questi ultimi anni, dovrà pur troppo
-lamentar la grande sterilità di opere fortemente pensate e con amore
-condotte; e troverà per contro una ridondanza infinita di opuscoletti
-e di scrittarelli in cui la gioventù studiosa snerva l'ingegno
-impaziente. Addestrata così nella facile palestra dell'improvviso
-dettare, si persuade che il magistero dello scrivere, la scienza del
-pensare, e, per giunta, l'arte stessa dell'amministrare gli Stati,
-s'impara mercè di una specie d'intuito misterioso, o si possiede per
-beneficio di natura. Intanto il popolo dei lettori si avvezza a tenersi
-erudito in politica, perchè vede manifestamente di saperne quanto lo
-scrittore che gli ammannisce il giornale o il libercolo: e si viene
-di tal fatta educando, prima, una generazione leggicchiante, il cui
-stomaco debilitato ricuserà a corto andare ogni sostanziale e nutritivo
-alimento; poi un'altra generazione sfringuellante, che cucendo e
-ricucendo a strazio della grammatica qualche decina di frasi, costiperà
-il sapere nazionale nelle dosi infinitesimali degli omiopatici. Ma
-questo non è buono apparecchio per chi vuol sedere un giorno nei
-consigli della Nazione, e i reggimenti liberi male si puntellano colle
-sonore iperboli e colle vacue astrattezze, che sono tutto il costoro
-bagaglio. Nè strapazzando la lingua, e dando irrecusabil saggio di
-non aver avuta dimestichezza di sorta coi Classici nostri, si acquista
-vanto di prodi Italiani.
-
-Gli scritti del Mamiani eserciteranno a questo fine un salutevole
-influsso sugli studi dei giovani, e proveranno ad un tempo che il
-culto delle ottime lettere, non torna a scapito del profondo pensare,
-e non reca nocumento alla costanza delle politiche opinioni. Vedendo
-infatti in un sol corpo raccolte le cose da lui dettate in mezzo a
-quel vertiginoso incalzarsi di avvenimenti straordinarii di cui fummo
-spettatori nell'ultimo quinquennio, nessuno potrà non ammirare la
-perduranza insigne del Pubblicista nostro, che per mutar di venti non
-piegò costa nè mutò ciglio, e serbò invitta fede ai convincimenti suoi.
-Ossequente al senno pratico, che fu già prerogativa degli Italiani,
-e che in quegli ultimi casi sembrò smarrito e disperso, ebbe sempre
-fisso nell'animo, che in politica il meglio è gran nemico del bene, e
-non credette bene vero ciò che non era possibile ed asseguibile; parlò
-un linguaggio solo e nell'esiglio quando incerte erano le speranze, e
-quando spuntarono i lieti albori del sospirato tempo; poscia, allorchè
-colla Repubblica Francese del 1848 crebbero contro i riformati governi
-d'Italia i pericoli delle sètte rigermoglianti, con penna fatidica
-prenunziò i mali che si apparecchiavano alla patria vezzeggiando
-inconsultamente le novità d'oltremonte e discostandosi dalla nativa
-spontaneità del nostro rivolgimento; e nel giorno nefasto in cui le
-colpe dei regnatori, la levità del popolo e le nequizie delle fazioni
-distrussero il Principato, e sfrenando la civile discordia aprirono
-le porte all'invasione, alla conquista e al servaggio, secolari fati
-d'Italia, protestò dal Campidoglio colla eloquenza dell'uomo di Stato
-e col coraggio del cittadino, facendo indarno, cogli scarsi compagni,
-ultimo riparo al gonfiato torrente delle passioni.
-
-Assegnatezza di desiderii o liberalità di tolleranza conciliativa
-tanto più rare e commendabili, in quanto che s'incontrano in uomo
-percosso dalla domestica tirannia, e che nell'esiglio avea logorata
-molta porzione della vita. Sono acerbe le punture dell'esiglio, quando
-vivo è l'amore della patria, e lo sbandeggiamento è premio dell'averla
-amata con degne opere. Agevolmente si ricevono allora nell'animo
-preoccupazioni esiziali, per cui la stessa generosa religione della
-libertà riesce a pernicie della nobil causa. L'errore più comune dei
-fuorusciti è quello di credersi i veri e soli interpreti della Nazione,
-non pure in ciò che concerne l'universale desiderio di più umani
-istituti, ma eziandio riguardo alle forme che debbono questi assumere
-e alle vie da eleggere per ottenerli. Portano fiducia che un medesimo
-calore d'affetto riscaldi tutta quanta la cittadinanza loro, e che la
-faccia lieta a qualsivoglia sacrifizio; costretti a vivere in mezzo
-ad altri popoli, si avvezzano a loro insaputa a giudicare del popolo
-loro colle idee di fuori e con quelle che essi vanno idoleggiando. Il
-desiderio della patria perduta e la bramosia di racquistarla generano
-in loro una credulità senza pari: credulità negli eventi che reputano
-prossimi, immanchevoli ed accomodati ai loro divisamenti: credulità
-nelle promesse degli estranei, che, nei paesi liberi, quando stanno
-dal lato della opposizione, non si fanno coscienza di largheggiare in
-parole per accattare benivoglienza e popolar clientela; ma ove salgano
-in palazzo, badano agli interessi dello Stato, e si reggono secondo
-la bilancia di questi, non colle voglie altrui: credulità, per ultimo,
-nelle forze di lor parte e nei riscontri che ne hanno dai consenzienti
-o dai pietosi, i quali leniscono agli assenti il dolore colle lusinghe
-del meglio vicino.
-
-Tra gli esuli poi, molti o per condizione di fortuna o affinità di
-pensieri stanno in commercio colle parti più vive delle ospitali
-terre; si aggirano così in una temperie artifiziata e ristretta, e si
-straniano ovvero abborrono da ciò che nei più numerosi e forti ordini
-sociali si pensa e si opera. Quindi è che le giuste ire proprie sono
-del continuo rinfocolate dalle ire degli stranieri conventicoli, che
-trattano le ombre di lor possanza come cosa salda, e fomentano nei
-rifuggiti l'inclinazione alle dottrine estreme ed alle teoriche più
-arrisicate di governo.
-
-Chi mediti le dottrine del Mamiani, apprenderà come abbia egli saputo
-tenersi immune da questi erramenti, per così dire, fatali, e come in
-ciò niuna lode di moderanza e di senno gli basti. Ed oggidì che la
-migliore Italia è proscritta, e confessa la bontà dei propositi col
-sigillo della sventura degnamente sopportata, necessario è ricordare
-più spesso cotali pericoli dell'esilio. Che se in noi fosse alcuna
-autorità di nome, o qualche efficacia di eloquenza, le quali non
-abbiamo, qui conchiuderemmo il dire insistendo su quest'ultima virtù
-dell'esule Pesarese, e rivolgeremmo la parola alla gioventù della
-emigrazione, dicendole con gran cuore: — Durissime sorti vi premono,
-e la grandezza delle miserie vostre null'altro agguaglia fuorchè
-la immacolata costanza onde la sostenete. Con voi si aduna il fiore
-delle provincie e l'onore delle città vostre; e se è vero il detto di
-Niccolò Machiavelli, essere più glorioso il titolo di orrevole ribello,
-che il vivere schiavo cittadino, voi avete diritto non al rispetto
-soltanto, ma all'amore e alla riverenza di ogni buon Italiano, e di
-chiunque ama la libertà e la patria. Infelicissime sono le condizioni
-d'Italia, e le enormità dei ristorati governi che la disertano, lascian
-dietro per ferocia le nefandezze che la storia dei tempi andati abbia
-meglio infamate, consacrandone gli autori al vindice abominio dei
-secoli. Ogni giorno che spunta illumina scelleranze novelle; ogni
-notizia che giunga da quei vietati confini, narra i casi di alcuna
-impresa che supera le precedenti in barbarie. E a noi pure, nati nel
-Regno Subalpino, felicitati da proteggevoli e bene amate istituzioni,
-ai quali perciò costa meno il consigliar prudenza e longanimità,
-a noi pure viene spesso sulle labbra la voce della collera indarno
-soffocata. Alle ire vostre noi facciam quindi ragione, essendochè
-soffrite tanto più di noi, e provate vive e nel petto stridenti le
-punte dell'angoscia e dell'insulto. Ma deh! lo sdegno non vincavi,
-come sarete vincitori per fermo delle corruttele e dello sconforto
-increscioso, corruttela pari alle altre. Appunto perchè non scernete
-coll'occhio fiso e bramoso nè lume di stella che splenda, nè vento
-che spiri propizio, deh! non aumentate le difficoltà della comune
-intrapresa che richiederà unanimità di sforzi eroici, coll'aggiungere
-nuovo pondo e nuovo carico alla nave. Respingete i consigli troppo
-assoluti, e le idee scombujate e piene d'incertezza; non preoccupate
-le contingenze dell'avvenire con sistemi nati nell'ora dello sdegno e
-condannati già dall'esperienza, maestra suprema dell'arte politica. È
-utopista chiunque mura in aria senza il sussidio dei fatti: se alla
-mente umana è dato di antivedere l'ordine generale del movimento
-civile, e discoprire anticipatamente i sommi capi di un rinnovamento
-politico, le è contesa nondimanco la divinazione degli accidenti e il
-conoscimento preventivo degli atti particolari che debbono comporre
-il disegno provvidenziale. Ripudiate per conseguente le improntitudini
-delle sètte, che compilano e promulgano da qualche affumicata taverna
-i capitoli del futuro statuto italiano, e lo inaffiano non col sangue
-proprio, ma con quello di ignari ed ingannati seguaci; non vi allettino
-le superficiali e fallaci dottrine della così detta sovranità popolare,
-che a' suoi patroni procaccia il breve favore del volgo, e al despoto
-astuto il lungo impero della spada; disegnando e colorendo l'Italia
-futura, non dimentichiamo l'Italia presente, e non iscambiamo le realtà
-coi fantasimi vani. Di tre membri consta la proposizione intorno a cui
-la generazione presente, erede delle aspirazioni più o men distinte
-delle età trascorse, si affatica e si affaticherà senza posa insino
-all'integrale suo componimento: l'uno ragguarda l'Indipendenza,
-base di ogni Italia e di ogni civil signoria; l'altro versa intorno
-all'acquisto di un liberale governo; l'indipendenza poi, quando fosse
-acquistata, rimarrebbe pericolante e mal difesa se non la tutelassero
-le armi confederate dell'intiera Penisola, e le forme liberali
-scapestrerebbero nell'anarchia dei voleri, ove non le moderasse un
-supremo centro di azione sovrana. Sappiamo anche noi che non si ritesse
-la tela del passato, e che chi si sequestra nelle angustie di una
-formola, smarrisce la vena operativa che si apre feconda al cospetto
-degli avvenimenti che sorgono e si svolgono improvvisi ed inaspettati;
-ma queste dottrine che furono verità, or volgono cinque anni, questi
-principii che sono appunto propugnati dal Mamiani insieme coll'altra
-onorata schiera, sono verità d'oggi tuttavia, e forse lo saranno
-sempre. Lasciamo all'avvenire di risecare ciò che vi sarà di mobile e
-di accessorio nella loro attuazione; lasciamo all'avvenire la cura di
-gettar la luce fra le tenebre; prepariamo di quest'avvenire l'evento.
-Ed a voi, esulanti per amore d'Italia, non cada dall'animo che nella
-universale dejezione della Penisola, la libertà e la nazionale dignità
-ebbero un rifugio inespugnato nel Piemonte, dove, non ostante le
-gelosie e gli odii che lo bersagliano, la concordia degli animi e
-gli influssi della libertà ordinata medicano a poco a poco le ferite
-amplissime che lo solcarono. E ciò chiarisca alla patria italiana,
-che meglio profittano agli Stati i lenti e sicuri progressi, che
-non i repentini sconvolgimenti disformi dalle abitudini dei popoli e
-dalla tradizione anticata. A voi, reduci un giorno nelle ville natie,
-daranno autorità e suffragio di popolo i ben sopportati patimenti, e il
-pregio di senno pratico che si suppone in chi dimorò nei paesi retti
-a vivere libero: or bene, di questa forza morale valetevi a temperare
-le baldanze che trescano nei momenti felici; e al pari di Terenzio
-Mamiani, recate con voi quella modestia di giudizio che tanto rimane
-offesa dalle astiose rimembranze del passato, quanto è impossibile
-allorchè si culla l'intelletto con insulse generalità di politiche
-logomachíe: a voi allora si apparterrà il vanto più altero che possa
-toccare ad uomo quaggiù, il vanto di autori e conservatori della
-libertà nella patria. —
-
- _Torino, 18 marzo 1853._
-
- DOMENICO CARUTTI.
-
-
-
-
-PARTE PRIMA.
-
-TEMPI DI RIFORME.
-
-
-Venne in luce questo _Parere_ nel 1839 in Parigi. Ma, come ne avvisa
-lo stesso Autore, i _Documenti Pratici_ contenuti nella seconda parte
-uscivano l'anno avanti, ed erano, a quanto sappiamo, la prima scrittura
-italiana che significasse il concetto di porre in disuso le temerarie
-cospirazioni, e volgere tutto l'animo all'educazione delle moltitudini,
-ed a persuadere ai governi riforme e miglioramenti. Dell'altra parte
-dell'opuscolo la principale intenzione si fu d'indurre a calcare
-la nuova via non pure gl'ingegni molto assegnati, ma i fervidi ed
-impazienti, e che pigliavano ancora speranza in certa setta famosa e
-ne' suoi disegni fantastici. Ma pochi de' moderati conobber lo scritto;
-i cospiratori lo dispregiarono, e nessuna menzione ne venne fatta in
-istampa, salvo che in un Articolo della _Revue des deux Mondes_, ove fu
-censurato con brevi e sentenziose parole.
-
-Dopo quattordici anni e tanti casi sopravvenuti, riesce ancora
-acconcissimo il pensamento più generale del libricciuolo, che è di
-educare noi stessi e il popol minuto, e tutta la gran famiglia italiana
-infiammare nel sentimento di nazione. Scorgeva sin d'allora l'Autore,
-che le moltitudini non educate, e con civile e bene ordinata carità non
-soccorse e non provvedute, o rimarrebbono fredde e incuranti dell'opera
-dei liberali, o gitterebbonsi in braccio degli utopisti fanatici. Su
-molte cose peraltro che in questo scritterello sono annunciate come
-operabili, l'Autore à corretto alquanto il giudicio suo, e riconosciuto
-maggiori e più numerose le difficoltà che l'attuazione di quelle
-impediscono. E d'altra parte, egli ragionava di speranze remote e
-d'ultimi perfezionamenti sociali.
-
-
-
-
-NOSTRO PARERE
-
-INTORNO ALLE COSE ITALIANE.
-
-
-I.
-
-Qualora con occhio diligente si osservino le condizioni dello Stato
-lombardo, del toscano, del pontificio e del piemontese, vedesi aperto
-che in ciascuno di essi malamente si potrebbe tentare con mano armata
-l'acquisto della libertà. Il regno lombardo à i forestieri poderosi
-sul collo, e la Toscana è picciola e inerme; alle provincie romane
-mancheria il tempo per gli apparecchi delle difese; e il simile convien
-pensare altresì del Piemonte, alla cui città capitale possono venir
-sopra i Tedeschi con due marciate. Genova e la Liguria sono, è vero,
-muniti dai monti e dal mare, e nudrono popolazioni assai vigorose
-e pugnaci: ma i castelli che à sopra capo quella città, e possono
-in poche ore guastarla, debbonla suo malgrado far paurosa a tentare
-un'aperta sollevazione.
-
-Invece, se da queste provincie italiane si volta lo sguardo alle Due
-Sicilie e si pon mente alle peculiari lor condizioni, sembra di doverne
-dedurre conclusione assai differente.
-
-Quivi le lunghe distanze e la gagliardia che subito acquista il
-commovimento d'un vasto reame porgono agio e modo per ordinarsi a
-respingere lo straniero: quivi poco meno che otto milioni di cittadini
-abbondanti d'arme, di danaro e di vettovaglie: quivi, sopratutto, un
-suolo che pare da natura appostatamente configurato alle guerresche
-difese; il perchè un nostro buon cittadino lo assomigliò, con gran
-convenienza, ad una fortezza esposta all'assalto degl'inimici nella
-sola sua fronte, e questa, bene fortificata e non larga, e avente
-dietro di sè muraglie, fosse e bastioni a più ordini, e da ultimo una
-vasta e inespugnabile cittadella, che è l'isola di Sicilia.
-
-Per queste cose, allorchè i forestieri ci chiedono quale cagione
-prepotente e continua interdice all'Italia meridionale d'insorgere, noi
-non sappiamo trovare le scuse nè molto spedite nè molto legittime.
-
-
-II.
-
-La Santa Alleanza è disciolta: le massime e le pratiche di libertà
-vannosi radicando in Francia, in Belgio, nella Svizzera e nella
-Spagna. In Inghilterra, l'autorità e la forza sono passate pressochè
-interamente nella Camera dei comuni. La stessa Germania alle forme
-costituzionali si lega e si stringe più saldamente ogni giorno. In tale
-disposizione d'Europa, non è dubbio nessuno che il generale e compiuto
-insorgere delle provincie napolitane, e supposto ch'elle si mostrassero
-ferme ed abili a sostenere i primi urti delle schiere tedesche,
-raccoglierebbe meglio che i voti e le propensioni della Francia;
-imperocchè i medesimi affezionati a Luigi-Filippo ed al reggimento de'
-suoi ministri sentono, quasi per atto d'istinto, che alla monarchia
-nuova degli Orléans, per vivere riposata e sicura, fa bisogno di
-avere amicizia e conformità di principj e di ordini con le nazioni
-circonvicine. Lasciando stare che il progresso delle opinioni verso
-un andamento più liberale della politica esterna sembra in Francia
-divenire tanto più certo, quanto la fiacchezza dei governi assoluti
-rendesi più manifesta. Degl'Inglesi poi si può dire che mai sotto il
-governo dei Wighs non sopporterebbono di vedere le truppe austriache
-sbarcare in copia e padroneggiare nella Sicilia.
-
-Ma l'Austria medesima, quanto à meno di potenza e di predominio che nel
-1821!
-
-Fuori, le manca la lega dei re, i congressi di Lubiana e di Verona,
-la facile prevalenza dei principj del reggimento assoluto: dentro,
-à la paura d'ogni mutazione e d'ogni riforma, à l'Ungheria e la
-Transilvania in bollore, la Galizia conspirante, la Boemia scontenta,
-e le popolazioni scismatiche secretamente devote alla Russia. Aggiungi
-il tesoro esausto, le rendite insufficienti, un imperatore idiota, un
-ministro vicino a decrepitezza. Aggiungi le gravi apprensioni sugli
-affari d'Oriente, e i progressi del moscovita lungo il mar Nero e
-intorno al Danubio. Da ultimo, aggiungi il desiderio di libertà e
-d'indipendenza, molto più propagato e vivo in tutte le parti della
-nostra penisola. Quindi intervenire pericolo grave che a un primo
-scontro d'armi per gl'imperiali non fortunato, veggasi tutta l'Italia
-avvampare di tanto più sdegno e furore, quanto le umiliazioni sue ed i
-patimenti e le sofferenze sono state lunghe e crudeli.[1]
-
-
-III.
-
-Ora, se tutte insieme queste prospere congiunture non bastano a
-persuadere agl'Italiani del mezzogiorno una generale sollevazione
-per redimersi in libertà, forza è concludere, o che quivi le opinioni
-liberali procedano ancora assai lente, e dimorino in soli quegli ordini
-del consorzio civile che quanto abbondano di agi e di buona istruzione,
-altrettanto si peritano di affrontare pericoli estremi; ovvero che
-la memoria delle passate sventure tenga tutti gli animi impauriti ed
-incerti. Nell'un caso e nell'altro noi affermiamo che il sano partito
-a cui debbonsi oggi appigliare ostinatamente e con fede i generosi e
-i dabbene, si è di darsi ciascuno a rialzare intorno di sè gli spiriti
-soverchiamente abbattuti, e a stenebrare le menti del popolo con lunga
-e paziente opera. Questo, diciamo, è da farsi con gran pertinacia, con
-gran solerzia, con grandissima alacrità; e non commettere la scempiezza
-e la codardia insieme o di aspettare oziando e bamboleggiando che i
-Francesi scendano giù dalle Alpi per rompere le nostre catene, o che la
-fortuna intessa con le sue mani e componga noi non sappiamo bene che
-sorta di avvenimenti straordinarj, onde un bel giorno ci ritroviamo,
-quasi per atto di negromanzia, divenuti liberi ed indipendenti.
-
-Noi sentiamo rispondere da parecchi, che per verità ei non aspettano nè
-l'uno nè l'altro di tali prodigi, ma sì spiano quel momento desiderato
-in cui le forze tedesche occupate e distratte fuori d'Italia non
-potranno resistere se non debolmente assai alla rivoluzione italiana.
-
-Contro a siffatto ragionamento noi obbiettiamo, che visti e considerati
-per bene i casi politici odierni, e raffrontate insieme le condizioni
-diverse degli Stati d'Europa, niun avvenimento sappiam noi prevedere
-di quella natura e di quella efficacia che si spera e attende da
-cotestoro. A simile giudicio noi siamo indotti malgrado nostro dalla
-virtù prepotente della verità, e non badando ch'ei possa riuscire amaro
-a moltissimi: imperocchè la salute d'Italia non pensiamo che sia per
-sorgere mai dalle lusinghe e dai sogni del corrivo desiderio e della
-troppo accesa immaginazione.
-
-
-IV.
-
-Le cagioni più gagliarde che ci ànno mossi a formare cotal giudicio
-sono le infrascritte:
-
-Tre avvenimenti crediamo noi che sia lecito di prevedere come capaci
-di distrarre e occupare fuori d'Italia le forze tedesche: una guerra
-fra i potentati d'Europa; una rivoluzione nuova in Francia; una
-sedizione grave e durevole in alcune parti dell'impero austriaco.
-Noi del primo affermiamo potersi ben dare alcune guerre parziali fra
-i potentati inferiori e alcune dimostrazioni ostili fra i superiori
-represse tostochè cominciate; ma una guerra generale europea non mai;
-principalmente, perchè tutte le corone ne tremano come di certa ruina
-loro: e se lo Czar non ci vede pericolo molto vicino per la propria
-dominazione, ei non possiede la metà dell'ardire che gli bisogna per
-rompere la prima lancia e strascinar seco a forza i paurosi alleati.
-Oltrechè, la rabbia rintuzzata ma inestinguibile della Polonia, la
-piaga inciprignita della schiavitù in casa, il tesoro insufficiente e
-mal custodito, le triste prove fatte, or son pochi anni, a Varna, a
-Silistria, a Ostrolenga; e più, la certezza di perdere le nuove sue
-flotte e veder disertate dall'Inghilterra le sue marine, terranlo
-indubitatamente a segno. E si osservi quante occasioni prossime e
-vive di guerra sono sopravvenute in questi ultimi anni, che poi
-si conducevano al niente. Noti ciascuno eziandio come nei casi
-dell'Oriente, gravissimi, precipitosi e di suprema importanza, gli
-sdegni, le minacce e le offese si risolvono d'ambo i lati in vane
-mostre e parole. Debbesi egli tenere per vicina e probabile una guerra
-europea, quando si pensa che l'Inghilterra è tuttavia travagliata nelle
-proprie sue viscere da un conflitto incessante tra le nuove franchigie
-e i vecchi privilegi, dall'esorbitanza del suo debito pubblico, dai
-repentini turbamenti e sbilanci delle sue industrie; e più d'ogni
-cosa, dallo stato inquieto e miserevole dell'Irlanda, inverso la quale
-non giova ormai nè la liberalità nè la forza; la prima insufficiente
-a placare, e la seconda a reprimere? Che diremo poi dell'Austria e
-della Prussia? Nessuno ignora che gli accorgimenti e le arti famose
-di Metternich consistono tutte nel rimuovere a suo potere le cagioni
-e le occasioni d'ogni qualunque novità, e segnatamente della guerra;
-conoscendo egli assai bene, che al primo cozzo gagliardo fra i re
-d'Europa, l'impero austriaco n'anderebbe in pezzi. Quanto è alla
-Prussia, basti il considerare le sue inquietezze sempre crescenti
-per le provincie renane vogliose di libertà, e pel ducato di Posen;
-e la povertà delle sue finanze, che durano a mala pena a mantenere
-l'esercito, quantunque trasformato tutto in Landver; istituzione, che
-se risparmia moneta, nuoce al nerbo ed alla perizia militare.
-
-In fine, si voglia por mente che le guerre (massime una così generale
-e rischiosa) neppur ne' paesi retti a governo assoluto si risolvono
-e s'imprendono oggi contra il volere dei popoli: e questi, rivolti
-come sono al presente alle prosperità materiali e a moltiplicare le
-officine e i commerci, non si curano punto di guerre intraprese in nome
-di alcuni principj speculativi o d'interessi poco visibili agli occhi
-loro, siccome sarebbe quello della bilancia politica fra i potentati,
-o l'altro di raffermare il diritto delle monarchie assolute, alle quali
-suolsi prestare ancora obbedienza, ma non amore nè devozione.
-
-Non taceremo che alcuni argomentano che appunto per questo scemare di
-forza e di autorità delle monarchie assolute, e per questo prevedere
-che fanno i principi la caduta poco lontana di lor dittatura, ei
-debbono consentire animosamente a scendere in campo, e riguadagnare
-ad un tratto colla vittoria quello che perdono a grado a grado in seno
-della pace.
-
-Tal ragionamento (a nostro giudizio) non prova più che una cosa,
-cioè a dire che ai principi non rimane oggimai partito buono e sicuro
-da scegliere. Da una parte, con la guerra, il rischio estremo d'una
-ruina immediata e compiuta; dall'altra, con la pace, un perire assai
-lento ma certo e finale. Ora, non vi è dubbio nessuno che la tempra
-umana ordinaria com'è pusillanime e fiacca, così appigliasi sempre al
-partito che lascia tempo e lusinghe in mezzo, dà luogo ai maneggi, alle
-transazioni, agli accomodamenti, e non esige lo sforzo e il coraggio
-d'azioni impetuose e piene d'audacia.
-
-
-V.
-
-Del secondo supposto, cioè che una rivoluzione nuova succeda in
-Francia, noi affermiamo similmente che niuna buona ragione la dimostra
-vicina e probabile; intendendo, come si dee, sotto nome di rivoluzione
-non già un moto popolare in fra pochi dì represso e infrenato assai
-facilmente, e qual può dirsi con poca alterazione del vero essere stato
-quello del 1830; ma una scossa profonda e durevole che si propaghi
-all'Europa tutta, rechi molte e sostanziali novità nell'ordine delle
-cose, e ponga la Francia alle prese coi suoi nemici.
-
-E per fermo, le vere rivoluzioni sono provocate ogni sempre da gravi e
-pressanti necessità: ma di queste noi non sappiamo scorgerne alcuna in
-Francia a' giorni che corrono. Il desiderio di forma migliore politica
-non basta a un sì grande effetto; imperocchè nè un tal desiderio riesce
-molto efficace e vivo presso d'un popolo converso tutto ai piaceri e
-ai guadagni, nè dopo assai delusioni e le tante prove ed innovazioni
-che à praticate, ei conserva grande e robusta fede alle promesse e alle
-speranze del meglio. Oltreciò, sentendosi egli pieno di forza e arbitro
-effettivamente della propria fortuna, non estima dover entrare in
-incerte rivoluzioni per conseguire riforme e perfezionamenti, ai quali
-pensa che giungerà senza fallo, e in modo piano e spedito, il giorno
-ch'ei sieno desiderati e voluti con fermezza e vigore dalla generalità.
-Da ultimo, ei non sa persuadersi che una o più sollevazioni sanguinose
-e violente varrebbero a disgroppare il nodo di que' nuovi problemi
-sociali, la cui risoluzione appar tenebrosa e lontana così ai filosofi
-come al volgo.
-
-Ben è vero che i _proletarj_ e soffrono e si dolgono tuttavia della
-scarsa provvidenza delle leggi in verso di loro. Verissimo ch'ei sono
-numerosi e maneschi, e quei di Parigi e di Lione arditi sopra ogni
-credere e sprezzatori della morte: ma con tutto ciò, qual potere
-effettivo risiede in loro e quale capacità di operare con unione e
-perseveranza, bisognevoli come sono del lavoro quotidiano, sprovveduti
-di capi e di ordinamento, senza disciplina e governo, senza disegno
-e fine determinato? Gran porzione poi d'essi pressente quasi per
-istintivo giudicio, e in parte eziandio per le cose vedute e sofferte,
-che una rivolta operata dalle sole lor braccia o non reggerebbe contro
-le forze unite e ordinate delle classi più ricche e civili, o verrebbe
-senza profitto loro maneggiata e usurpata dai demagoghi, o infine non
-recherebbe rimedio a quei mali di cui si querelano, e le cui triste
-radici pajono penetrare e occultarsi nell'ultimo fondo dell'umana
-natura e nelle condizioni essenziali del viver sociale. Il fatto è
-poi, che la storia delle nazioni non ci porge esempio notabile alcuno
-d'una sollevazione di plebe che senza l'ajuto efficace e spontaneo
-delle classi civili abbia proseguito prosperamente e riuscito al fine
-proposto. Potrà, pertanto, la porzione men sofferente e più baldanzosa
-de' _proletarj_ francesi consumare rivolte gravi e piene di sangue, ma
-non mai una rivoluzione profonda e durevole.
-
-
-VI.
-
-Rimane che si supponga qualche gran rivoltura in alcuno degli Stati
-imperiali, come la Boemia, la Galizia, l'Ungheria e la Transilvania.
-Ora, noi diciamo che tali provincie ajutano di già non mediocremente
-l'Italia con la inquietezza e l'acuta esacerbazione che le tormenta;
-perchè costringono l'Austria a mantenere per tutto considerevoli corpi
-d'esercito, e scemano ciascun giorno il profitto ch'indi potrebbe
-ritrarsi pel comun bene dell'impero. Ma credere che pur durante la pace
-europea, esse abbiano forza e audacia d'insorgere e di sostenere guerra
-aperta contro esso impero, è giudicio precipitato e vano. Il malumore
-de' Boemi non à peranche nè intensione bastevole, nè omogeneità di
-opinioni e di sentimenti. La Galizia non può in disparte dall'altre
-provincie polacche osare di sollevarsi; e l'Ungheria è frenata dalla
-disunione, che in lei perpetuano le differenze di razze e di lingue, le
-gare fra i due ordini di nobiltà, e il giogo, difficilissimo a scuotere
-in Austria, della militare disciplina.
-
-Ci vien notizia che molti fra gli Italiani attendono con certezza
-d'animo mutazioni e sconvolgimenti tragrandi alla morte di
-Luigi-Filippo. Però, se le cose qui innanzi discorse si appongono al
-vero, ognuno s'avvede quanto una simile aspettazione dia nell'errore:
-imperocchè elle dimostrano molto chiaro lo stato presente d'Europa non
-tanto dipendere dalla abilità e scaltrezza di Luigi-Filippo, quanto
-dalla necessità dei fatti per parte dei potentati, e dalla natura delle
-opinioni e degli interessi per parte della Francia.
-
-In ultimo luogo, non taceremo neppur di taluni i quali, nonostante
-le infelici prove della spedizione di Savoja, ripongono ancora molta
-speranza nei tentamenti dei rifuggiti, e aspettano l'adempimento di non
-sappiam bene quale sbarco armato sulle coste d'Italia. Ora, a chi ben
-considera la sostanza delle cose e la pratica dei negozj, dee parer
-manifesto che poche novelle e romanzi tornerebbono così difficili ad
-attuarsi, come è difficile di avverare questo bel sogno dello sbarco
-dei rifuggiti armati; e l'averci fede e aspettarlo come principio
-desiderato e solenne della libertà italica, è, al creder nostro,
-soverchia semplicità: la quale poi non sarebbe in alcuno se la storia
-antica italiana venisse meglio studiata dai nostri giovani; imperocchè
-ei vi leggerebbero quante volte ne' secoli addietro le vane speranze e
-i vani disegni degli sbanditi ànno nociuto a quelli di dentro, e come
-lo stato del loro animo radamente li rendeva capaci di riconoscere e
-confessare la verità che lor dispiaceva sopra misura.
-
-
-VII.
-
-Debbono adunque gli Italiani, per tutto il fin qui ragionato, rimanere
-persuasi e risoluti compiutamente di questo; cioè che lor bisogna o
-reputare incerto e remoto assai il giorno dell'affrancamento della
-patria comune, o non attendere congiunture molto migliori delle
-presenti per dar mano all'opera. Della quale necessità non solamente
-noi non ci sgomentiamo, ma invece ringraziamone Dio; imperocchè siamo
-in questa ferma credenza, l'Italia non poter risorgere mai daddovvero,
-se non fidando nel proprio valore e cimentandosi animosamente con lo
-straniero. Le macchie antiche e recenti che oscurano l'onor nostro,
-non potranno cancellarsi altramente mai, che tra le armi e col sangue:
-tra le armi e col sangue avrem battesimo di nazione: tra le armi
-ritempreremo l'animo, alzeremo l'ingegno, purgheremo gli affetti e i
-costumi. Il genio di Dante e l'ardire di Masaniello, i prodigj della
-lega lombarda e il disperato resistere delle Calabrie, lo splendore di
-Roma, la libertà di Firenze, le armate Veneziane, i tesori Genovesi,
-ogni gloria passata, ogni grandezza caduta lascerà trovare di sè fra le
-armi e le battaglie alcuna semenza vivace e feconda, e tutte largamente
-inaffiate dal nostro sangue rifioriranno.
-
-Base d'ogni prosperità civile è il sentimento del proprio valore e
-della propria dignità: vita delle nazioni è la gloria, e salda difesa
-loro è la potenza che spiegano e la suggezione che incutono. Se lo
-scoramento e la diffidenza stanno oggidì fra le ragioni precipue
-del nostro servire, giammai non ne usciremo che per effetto de' lor
-contrarj. Che sarebbe la libertà regalataci dallo straniero, salvo che
-apparenze, vacillamento ed umiliazione? e i doni e gli ajuti della
-fortuna che diverrebbono, se noi non siamo per ajutare noi stessi
-gagliardamente? E ben ci sovvenga che più d'una volta in questa prima
-parte di secolo la fortuna ci arrise e porse alle nostre mani tutta
-quanta la chioma, e noi non sapemmo afferrarla.
-
-
-VIII.
-
-Io proseguirò pertanto a discorrere alcune cose intorno all'Italia,
-ponendo a capo di tutte questo vero importante e solenne, ch'ella
-non possa e non debba fidare eccetto che nelle forze proprie e
-nella propria energia. E facendomi dal supposto che si voglia dar
-mano all'opera dell'affrancamento senza aspettare congiunture molto
-migliori, come quelle che non sono per accadere, dico che se il moto
-della libertà dee procedere tutto da noi e con proposito fermo di
-affrontare lo straniero il quale intenda reprimerlo, non pertanto
-noi dobbiam concordarlo e in certa guisa proporzionarlo con lo stato
-generale d'Europa. Però coloro i quali consigliano d'incominciare
-la rivoluzione italiana proclamando altamente _la repubblica una ed
-indivisibile_, domandano agli Italiani servi, divisi ed infemminiti
-da tre secoli d'ozio e scoraggiati da tante sventure, ciò che
-l'Inghilterra e la Francia non osano anche di porre in fatto. E si
-pensi che contro la Francia, forse i re perderebbono ardire in quel
-mentre stesso che i popoli l'ajuterebbono tentando sollevazioni. Contro
-l'Italia, il più timido dei monarchi prenderà cuore, e i popoli non
-confidenti guarderanno da lungi, aspettando l'esito. Noi avremo in
-sulle braccia tutte mai le armi e lo sforzo delle corone d'Europa,
-le quali temperate o dispotiche verranno in subito accordo e amicizia
-per estinguere il primo incendio repubblicano. Dietro gli eserciti poi
-staranno i macchinamenti, l'oro, le seduzioni, i terrori, tutto ciò che
-la paura e la collera dei monarchi saprà inventare di più efficace e di
-più pernicioso.
-
-Ma instanno i tribuni nostri, dicendo che il proclamare la repubblica
-trascina inverso di noi le plebi, le quali d'ogni consorzio civile
-sono la parte più numerosa, più gagliarda e più generosamente devota
-al bene. Gridando la repubblica, ogni mezzana via è chiusa: la
-rivoluzione procede di necessità con modi energici ed assoluti: non
-può retrocedere, non può transigere. Propagasi a tutti gli animi una
-scossa viva e profonda, e attevole a suscitare in essi ogni facoltà,
-e produrvi quella esuberante pienezza di coraggio, di attività e di
-ardimento, che all'Italia abbisogna per cacciare d'ogni provincia sua
-e per sempre il Tedesco. Atterra la bandiera repubblicana, e tu cadi
-issofatto nelle antiche fallacie, nelle tradigioni de' principi, nelle
-trame dei cortigiani, in quelle concessioni dissimulate e in quelle
-mostre di libertà che addormentano gl'intelletti e il progresso vero
-ritardano. — Cotesti, a ridurli alla loro sostanza, sono i ragionamenti
-che si ripetono ciascuno dì da parecchi Italiani, in cui quanto
-abbonda l'ingegno e lo zelo, altrettanto fallisce il giudicio ed il
-senso pratico. Nè si vuol negare da noi, che alcuni aspetti chiari e
-vantaggiosi appariscono nel partito che essi propongono, come alcuni
-svantaggiosi ed oscuri in quello che propongono gli amici nostri. Ma
-nelle faccende politiche niente è netto e assoluto, e sempre si à per
-miglior consiglio quello che dà luogo a sconvenienze minori ed è più
-praticabile. Molti svantaggi, poi, che sembrano andar di conserva col
-tenore dei fatti e il metodo di operare che noi commendiamo, possono
-venire scansati assai di leggieri, come si prova qui appresso.
-
-
-IX.
-
-Tre cose si ricercano per accertare l'esito buono della rivoluzione
-italiana. 1º Ministri che mallevino con la vita propria della fedeltà
-loro inverso la causa comune. 2º Lo stato-maggiore dell'esercito
-rimaneggiato e rifatto compiutamente. 3º Il popolo tutto quanto
-infiammato a salvare la libertà, sì per nobile affetto e sì per computo
-d'interesse.
-
-Perchè si ottenga il primo, vuolsi domandare e pretendere dai nuovi
-capi dimostrazioni ed opere tali che, vinta la rivoluzione, serrino
-loro ogni via di scampo e di perdonanza. Di più, bisogna che essi capi
-così cimentati, pigliando la volta loro, inducano i parlamenti e i
-capitani dell'esercito a fare opere e dimostrazioni altrettali; sicchè
-nessuno di loro possa retrocedere d'una spanna.
-
-Il rifacimento dello stato-maggiore dell'esercito richiede negli
-ufficiali a ciò deputati viva e straordinaria energia e risoluzione. E
-intorno a questa materia (come importantissima in supremo grado) verrà
-in luce fra breve uno scritto assai meditato e molto savio e proficuo,
-dettato da un egregio Napoletano conoscentissimo di tali cose.
-
-Per infiammare e interessare l'animo dei popolani inverso la
-racquistata libertà, sono molte le vie; tra le quali preferiamo di
-accennar queste. Sminuire quanto è possibile il più le imposte e i
-dazj che gravano sulle infime classi: riconoscere e guarentire ogni
-franchigia municipale, con intervento e suffragio del popolo intero
-nella scelta dei magistrati, e con _rendiconto_ al popolo stesso di
-tutti i ministeri ed uffici loro. Manifestare in parole ed in opere,
-che la prima e maggiore sollecitudine del reggimento nuovo sia inverso
-le genti minute, le quali riescono da pertutto numerosissime e povere:
-accrescere ed ajutare con instancabile zelo gl'istituti caritativi:
-decretare scuole, ricoveri ed officine, ove i braccianti e gli operai
-di qualunque ragione trovino per continuo istruzione e lavoro. De'
-pubblici uffici e delle dignità investire persone specchiate e giuste,
-ossequiose della religione e affettuose inverso la plebe. Adoperare
-ogni diligenza per amicarsi la parte meno ambiziosa e più frequente del
-clero, quella per appunto ch'esce dal popolo minuto e con esso popolo
-vive; il che domanda dal lato nostro integrità di costumi, religiosità
-di sentimenti, osservanza del culto. Ecco maniere, al nostro giudicio,
-migliori e più certe di quelle proposte dai nostri passionati affine
-di scuotere validamente le moltitudini, sventare gli intrighi dei
-cortigiani e i tradimenti dei re. Del resto, noi dichiariamo di non
-parteggiare in alcuna maniera per le opinioni repulsive e troppo
-assolute, e di credere che le questioni di repubblica e di monarchia,
-di unità e di confederazione, sieno, per rispetto all'Italia,
-sommesse più assai che altrove a mille varie congiunture di tempi
-e di circostanze. Sopra ogni cosa desideriamo la indipendenza,
-come il fondamento primo e saldo della riedificazione italiana; noi
-domandiamo eziandio l'unione morale, come il mezzo primo efficiente che
-all'acquisto dell'indipendenza ne può condurre.
-
-Tutte le forme, pertanto, di governo politico che a tali due fini
-sembreranno menar l'Italia con maggiore sicurezza e facilità, verranno
-da noi e acclamate e obbedite, fossero pure il dispotismo di un re, la
-prepotenza di un capitano, la teocrazia di un pontefice.
-
-
-X.
-
-Ma se il numero degli Italiani ardenti e risoluti a menar le mani è
-scarso tuttavia, e sperperato di modo da fare impossibile un degno
-e ragionevole tentamento d'aperta sollevazione, rimane, come dicemmo
-più sopra, a tutti i buoni e generosi il debito di rinfrancare a poco
-a poco gli spiriti fiacchi e allibbiti, e di portar luce e calore in
-mezzo alle moltitudini fredde ed intenebrate; impresa lunga e paziente,
-piena di fatiche, d'industrie, d'accorgimenti e d'annegazione; ma certa
-e maravigliosa altresì negli effetti suoi, qualora si voglia e sappia
-condurre tale azione incivilitrice su quella parte principalmente
-dell'umana comunanza in cui risiedono la vera forza e il vero coraggio,
-e in cui ciascun radicato e nobile convincimento è semenza di fatti
-strepitosi ed eroici; noi vogliam dire il popolo. E così non si fossero
-scialacquati e dispersi già molti anni in sole cospirazioni e congiure,
-senza attendere a coltivare con assidua fatica la mente e l'animo
-delle classi inferiori, chè forse il risorgimento morale e politico
-della nostra patria infelice sarebbe ora assai bene apparecchiato, e
-porgerebbe buona caparra di riuscita.
-
-Per norma, dunque, di cotesta lenta e difficile preparazione degli
-animi alla indipendenza e alla libertà, egli ci par bene di ristampare
-qui presso alcuni pratici Documenti, scritti e pubblicati non lungo
-tempo addietro, ed ora ampliati notabilmente e corretti dall'autor
-loro: con tali indicazioni e consigli, appropriati in ispecial modo
-all'educazione del popol minuto, noi compiamo la esposizione del nostro
-parere intorno alle condizioni presenti d'Italia.
-
-
-
-
-DOCUMENTI PRATICI
-
-INTORNO LA RIGENERAZIONE MORALE E INTELLETTUALE DEGLI ITALIANI.
-
-
-CAPITOLO I.
-
-PRELIMINARI.
-
-Per gran ventura d'Italia, ciascuno si va ora persuadendo di questa
-capitalissima verità, che il risorgimento italiano non possa aver luogo
-senza il concorso efficace ed universale delle moltitudini, e però lo
-sforzo di tutti i buoni doversi rivolgere all'educazione progressiva
-del popolo. Un'altra persuasione sembra eziandio entrare e radicarsi
-forte negli animi; e questa è, che per trascinar seco il popolo a fatti
-animosi e ritemperarlo al bene, occorre participare ai sentimenti, agli
-affetti e alle credenze di lui: nella qual cosa non pericola punto
-la verità; ché quegli affetti e quelle credenze, guardate nel loro
-midollo, costituiscono la natura instintiva dell'uomo, e sono fonte
-delle passioni più generose, de' concepimenti e delle ispirazioni più
-alte e magnanime che ricorda e ammira la storia. Non si dee pertanto nè
-dispregiarle nè combatterle, ma sì purgarle di molti errori e di molte
-misere superstizioni, e scioglierle dalle abbiette consuetudini indotte
-per entro il cuore dalla servitù, dall'ignavia e dall'indigenza.
-
-Si opina poi dai più assennati, che per giugnere a questo massimo
-effetto della rigenerazione italiana, quattro cose sieno da praticare
-da ogni buon cittadino. 1º La emendazione di sè stesso. 2º La carità
-operosa nella parte minuta del popolo. 3º L'istruzione intellettuale e
-morale di essa. 4º La cura e l'arte di convertire il clero alle nostre
-opinioni.
-
-
-1. — _Della emendazione di sè stesso._
-
-Il buon Italiano a' dì nostri debb'essere un animo forte e incorrotto,
-apparecchiato alla sventura, ugualmente sdegnoso della servitù, che
-afflitto ed avverso ai vizj e alle colpe de' servi. In mezzo a genti
-fiacche, oziose, lascive e non curanti del viver comune, ci dee serbare
-austerità e purità di costumi, volontà infiammata e sempre operosa,
-prudenza con dignità, coraggio con fede. A lui dee star sempre nel
-cuore la dolce patria, e volerne il bene in tutti i modi, per tutte
-le vie, con incessante sudore, con ferma perseveranza. Facil cosa
-è cospirare; facile aspettare oziando e gozzovigliando il segnale
-della rivolta; non troppo difficile e laborioso maneggiarsi nelle
-sètte e rischiare la vita in una congiura: ma duro e difficilissimo
-travagliarsi quotidianamente e in silenzio per cogliere senza fama un
-frutto scarso e tardivo di bene, e per fecondare, con lunga e tediosa
-sollecitudine, un suolo smagrato da tre secoli d'infortunj, di vergogne
-e di tirannie.
-
-
-2. — _Della carità operosa nel popolo._
-
-O per qual buona ragione il minuto popolo à da tener dietro alle mosse
-de' liberali? che opere fanno questi in suo pro? che esempj d'alte
-virtù gli offeriscono per guadagnarsene la stima e la riverenza? che
-dottrine professano intelligibili a lui e confacenti co' suoi pensieri
-e co' bisogni suoi quotidiani?
-
-Vuoi tu, o buon cittadino, tirarti dietro le moltitudini? vuoi tu il
-sudore, il sangue, la vita loro per te e per la causa che tu caldeggi e
-difendi? Comincia ad amarle di grande affetto: entra continuo a parte
-dei lor patimenti: consiglia la loro ignoranza, conversa con esse
-domesticamente, amorosamente. L'uno cade infermo; va tu accosto al suo
-letto e soccorrilo: un altro à difetto di lavoro; fa di procurarglielo:
-ài tu poderi? sii padre de' tuoi contadini, sovvienli nelle carestie,
-largheggia ne' patti, instruiscili con pazienza nelle rustiche lor
-faccende. Non fuggire la frequenza della gente minuta; e s'ella entra
-in chiesa a pregare, e tu prega con lei; se accorre a qualche onesto
-sollazzo, vi accorri tu pure e mostra di compiacertene. Per tali atti
-e maniere, quando spunteranno giorni di grandi prove, e tu disceso
-nelle piazze griderai: — Popolo, a me! — questo, non mai ingrato al
-beneficio nè tiepido e pigro al bene che crede, risponderà tostamente:
-— Siam teco; menaci dove vuoi; tu se' il nostro amico, sii il nostro
-salvatore.
-
-
-3. — _Dell'istruzione intellettuale e morale del popolo._
-
-I buoni prendono giusta allegrezza a vedere che in Toscana, in
-Lombardia e in altre provincie d'Italia si pensa e suda all'istituzione
-delle _casse dei risparmj_, a quella delle scuole infantili e delle
-scuole lancastriane, alla compilazione di più giornali popolareschi,
-e ad altri mezzi efficaci ad educare e rigenerare la povera plebe.
-Se dovunque il popolo è autore di grandi fatti, in Italia è stato di
-sommi e miracolosi: e chi fa stima conveniente della vecchia stirpe
-latina, ed à ragionevol fede nelle prodigiose facoltà inserite in lei
-da natura, debbe ansiosamente aspettar di vedere quello che produrranno
-le intelligenze popolane, riscosse dal torpore profondo di quasi tre
-secoli; e quello che potrà in loro la coscienza restituita del proprio
-ingegno e della dignità propria, la curiosità ridestata e vogliosa di
-apprendere alcuna porzione del vero, la notizia sopravvenuta d'altri
-paesi, d'altre leggi, d'altri istituti, di tanta maggior ricchezza,
-potenza, gloria ed attività.
-
-Abbiamo fede nelle plebi italiane.
-
-Ma la nuda, nuda istruzione è strumento così del bene come del male,
-e più rado forse del primo che del secondo. Però intendasi con fatica
-incessante all'educazione dell'animo: e poichè il buon senso del
-popol minuto sempre vuole unificata la moralità con la religione,
-sforziamoci, quanto si può meglio, di purgare la pietà religiosa della
-scura feccia che la corrompe: sopratutto si volga l'animo a insegnare e
-persuadere la _religione civile_, quella cioè che insieme con le virtù
-private insegna ed inculca le pubbliche, santifica tutte l'opere volte
-ad ajutare il progredimento sociale, e chiama il Vangelo codice eterno
-e divino di libertà e di fratellanza. Avventuratissimi gli Italiani, se
-riusciranno a instillare nell'animo dei più la _religione civile_: ma
-l'impresa è dura e diuturna e piena di cure e travagli; perchè quella
-forma di religione non pure è nuova nel popol minuto, ma si è nuova
-in gran parte nella cristianità, la quale à più spesso udito insegnare
-l'obbedienza passiva, la perfezione dei solitarj e una muta e indolente
-rassegnazione: però il vero non istà chiuso, e già comincia a splendere
-di gran luce per molti libri. Il mondo impigliato ne' traffichi e
-nelle lascivie, infiacchisce di più in più e prende a schifo i nobili
-pensamenti, e poco o nulla risponde a quei desiderj e a quelle speranze
-che tutto il cuore gli ardevano, or sono appena cinquant'anni. Un
-sentimento nuovo bisogna, forte, immaginoso, infinito: e questo dove
-lo rinverremo noi, salvo che nella religione civile, in cui la libertà
-è santa cosa, la fratellanza e la carità nella plebe sono un supremo
-dovere, il progredimento indefinito dell'umanità nel vero e nel bene è
-il consiglio perpetuo della Provvidenza?
-
-
-4. — _Della conversione del clero._
-
-Il giovine Vito B..... possedeva un poderetto nelle montagne di
-Barolo, e spesso andava colà per ricrearsi della caccia e dell'aria
-buona. Il curato di quel luogo lo visitava, ed egli lui. Parlavano
-di coltivazione, di pastorizia, d'uccellagione, e il curato trovando
-il giovane non poco istruito e propenso alla religione, l'avea caro
-oltremodo. Vito ne profittava per diradare le male apprensioni del
-prete e farlo persuaso di utili verità. Gli accennava abilmente gli
-ostacoli numerosi opposti dai reggimenti avari e oppressivi alla
-pubblica prosperità: saliva bel bello dagli ultimi effetti alle somme
-cagioni, e dai rimedj parziali ed incerti ai certi ed universali. Le
-domeniche dopo i divini uffizj, cadendo il discorso più volentieri
-sovra materie di chiesa, Vito esponeva prudentemente i principj, le
-massime e la bellezza della religione civile. Alle sue parole davano
-autorità li suoi specchiati costumi, l'animo caritatevole e l'amor
-grande che portavagli la gente minuta di quel contado. Così non gli fu
-gran fatica condurre a poco a poco il buon parroco a partecipare alle
-sue opinioni, e fu immenso guadagno. Deh! che non potrebbe sperare
-l'Italia se alcune centinaja di giovani possedesse simili a questo
-Vito?
-
-
-CAPITOLO II.
-
-DI ALCUNI PRECETTI PARTICOLARI.
-
-Ora andremo discorrendo partitamente di alquante pratiche relative ad
-alcuna delle quattro categorie registrate in principio. E per seguitare
-l'ordine loro, noi ci faremo dalle cose che ànno riferimento alla
-emendazione di sè medesimo.
-
-
-1. — _Dell'Attività e dell'Energia._
-
-1º Piaghe vecchie e incancrenite d'Italia sono la mollezza e l'accidia:
-a queste dunque rechiamo gagliardi rimedj. Se tu sei solo a sentirti
-vigore d'animo e ad abborrire dall'ozio, fa di riscuotere intorno a te
-que' pochi che ànno natura meno dissomiglievole dalla tua. Se non sei
-solo, collégati con li tuoi pari, e sveglia in altrui la fermezza e
-l'intensione del buon volere.
-
-2º A questo troverai materia più idonea nelle persone che ànno corsa
-la vita fra varj accidenti e pericoli, ovvero sostennero con moderanza
-gravi infortunj, o tentarono alcuna cosa onorata e difficile.
-
-3º Pungi con frizzi acerbi e deplora con isdegno _il dolce non far
-niente_ degli Italiani, divenuto tristamente famoso fra gli stranieri.
-Di questo scrivi e stampa e predica mille volte, in mille maniere. È
-detto comune degli Italiani moderni che _non si può far nulla di bene_:
-il tuo cotidiano operato li colga in menzogna. Se declamano sulla
-tristizia dei tempi, e che i pericoli sono troppo grandi e frequenti,
-mostra loro che non correvano migliori per Dio i tempi in cui Galileo
-cadeva ginocchioni dinanzi all'inquisitore, in cui Vannini, Ruggeri
-e Giordano Bruno salivano il rogo, Campanella era sette volte messo
-al martoro, e il Sarpi mortalmente percosso di stile. Ma costoro,
-albergando in petto prodigiosa forza di volontà, renderono sè stessi
-gloriosi, onorata l'Italia e sapiente il mondo.
-
-4º Sarebbe un gran bene a trovare il modo che perfino le donne avessero
-a schifo i giovinastri scioperati e dappoco.
-
-5º Un gran bene procederebbe eziandio dalla frequenza dei viaggi; chè
-la vista della tanta operosità e vigoria degli altri popoli ci farà
-all'ultimo vergognare della nostra ignavia.
-
-6º Dal vigore del corpo sorge più pronta e più facile la valentía
-dell'animo, e con essa la voglia del fare. Gioverà pertanto assai
-l'instituire per tutto scuole di ginnastica, divenute fuor d'Italia non
-meno copiose che profittevoli.
-
-7º S'instilli ne' giovani desiderio della caccia, nuoto, scherma,
-cavallerizza, pallone e altri robusti esercizj.
-
-8º Molti ozieggiano per non trovar che fare: suggeriamo loro di onorate
-ed utili occupazioni. I tempi ne offrono in più quantità e varietà
-che per l'addietro. Per tutto crescono le faccende degli ingegneri:
-s'aprono vie nuove di lucro ai meccanici, agli esperti di miniere, ai
-chimici, agli enologi, ec.
-
-9º Marciscono altri sconoscendo la propria natura: e forse non si dà un
-solo ingegno al mondo senza alcuna speciale dote e attitudine. Studiamo
-pertanto in ciascuno ciò che v'à di peculiare, e a quello indirizziamo
-le facoltà sue. Il sentirsi valente in alcuna cosa e la speranza di
-buon successo renderanlo attivo e volonteroso.
-
-10º L'educazione de' fanciulli procacciamo che sia nè paurosa nè molle,
-e ch'ei s'avvezzino alle fatiche e al dolore, nè si spaventino dei
-rischj, delle infermità e degli infortunj.
-
-11º Travagliamoci molto a impedire che la poca energia ed attività de'
-giovani non si sperda (come oggi accade) in frivole gare e puntigli,
-in basse invidie, in polemiche infruttuose e villane, o in cercare la
-gloriuzza della provincia nativa in iscambio del suffragio e lode della
-nazione intera.
-
-12º Gli studj che mirano a poco alto fine e versano sopra materie
-futili nè curano di nudrirsi di scienza profonda, snervano l'intelletto
-e l'animo.
-
-Perciò le vecchie accademie o si spengano o si trasformino: sia messa
-in deriso la smania tanto comune del poetare e gli sciocchi tèmi
-prescelti. Accusinsi d'inettezza i filologi e gli eruditi che non
-contemprano le discipline loro con la filosofia e con le scienze. Si
-biasimi forte quella turba di letterati egoisti e infingardi che vassi
-baloccando coi libri senza voler nulla produrre.
-
-13º Facciasi contro a tutto ciò che fomenta la vagazione e la
-leggerezza degli animi, ajutando e promovendo in quel cambio tutto ciò
-che v'induce gravità e meditazione: imperocchè da ambedue queste nasce
-il forte sentire, e più tardi il forte volere.
-
-14º Taluni si scolpano del loro scioperamento dicendosi natifatti
-pel travaglio delle guerre, o per altri assai faticosi ed operativi
-esercizj. Togliamo di mezzo la scusa, mostrando loro non essere
-tuttavia interdette molte specie d'occupazioni travagliose ed ardite;
-come viaggiare alla scoperta di luoghi nuovi o mal noti, salire
-montagne altissime non ancora _perlustrate_, visitare e descrivere
-vulcani, e simiglianti fatiche. Numero grande di viaggiatori francesi,
-inglesi e tedeschi, esplora il mondo per ogni parte; e i discendenti
-di Marco Polo, del Colombo, di Amerigo e del Cabotto, poltriscono
-sonnacchiosi nelle sdimenticate loro case.
-
-15º Predichiamo il coraggio civile, e noi per primi porgiamone esempio
-frequente. Lodiamo a cielo qualunque dimostrazione se ne vegga o
-grande o mediocre; ma il fondamento del coraggio civile sta nel nobil
-sentire, nella fede profonda al bene e nell'abito delle virtù. Corretti
-i costumi, rinvigorite le coscienze, ristaurati i principj, il coraggio
-civile rampollerà d'ogni parte.
-
-16º Svegliamo l'attività eziandio per mezzo di questa voglia smaniosa
-d'oggidì delle industrie e del commercio.
-
-17º Perchè la fiducia in sè medesimo e la speranza del buon successo
-cagioni sono validissime a scuotere la volontà, così fa mestieri
-di aumentare al possibile negli Italiani la fiducia in sè stessi, e
-l'aspettazione certa della rigenerazione del _Bel Paese_.
-
-18º All'opposto, occorre di combattere virilmente quelle dottrine false
-e dannose che screditano lo sforzo dei buoni come sempre insufficienti,
-e giudicano mere illusioni le sublimi speranze del genere umano, la
-fede nel progresso civile, i premj immancabili della virtù.
-
-19º Il popolo solo infonde fiducia vera, perchè in lui è la vera forza.
-Con quella proporzione adunque che il popolo diverrà nostro amico,
-crescerà la comune confidenza e il coraggio.
-
-20º Condurrà pure a ciò una bene impressa notizia di quello che valga
-la natura italiana per testimonio della sua storia, che fra le umane è
-tuttora la più maravigliosa e grande. Adopriamoci pertanto a illustrare
-la Storia patria e a propagarne la cognizione.
-
-
-CAPITOLO III.
-
-DELL'EDUCAZIONE DEL POPOLO.
-
-Ora, seguitando, registreremo alcuni precetti intorno alla educazione,
-si voglia morale e si voglia intellettuale, del popol minuto,
-incominciando dall'ultima nominata.
-
-1º Curiamo noi per primi d'istruire il minuto popolo conversando con
-lui di frequente, e adattando l'insegnamento alla capacità e gusti
-suoi.
-
-2º Facciamo ogni sforzo perchè s'aprano e si moltiplichino le scuole
-primarie, e dove sussistono si migliorino;
-
-3º Perchè cresca il numero de' giornali popolari, procacciando che la
-compilazione loro venga a mano di gente savia e dabbene.
-
-4º Pubblichiamo trattatelli di geografia, di viaggi, d'agricoltura
-e d'altre utili discipline, accomodati alla gente minuta, piegando
-l'ingegno a tal sorta di modeste scritture, come Franklin non ischifò
-di piegare il suo.
-
-5º Sopra tutto, scriviamo ristretti di Storia patria, chiari, ordinati,
-succosi. A ciascuno poi di cotesti dettati dee presiedere molta
-prudenza, e spesso staremo contenti alla esposizione nuda dei fatti, i
-quali riescon di per sè stessi istruttivi ed eloquenti.
-
-6º Procacciamo che sorgano cattedre popolari di fisica, chimica,
-geometria e altre scienze affini, con avvedimento applicate alle arti e
-ai mestieri.
-
-7º Si vogliono animare i più industriosi artigiani ad assottigliare
-l'ingegno in qualche trovato, a prender notizia di quelli che
-compariscono di mano in mano, a imitarli e perfezionarli: nelle quali
-cose chi può esser loro di ajuto o col sapere o col denaro o con altro,
-sì lo faccia liberalmente.
-
-8º Sarà proficuo, pertanto, il promovere quelle istituzioni che
-svegliano ed incoraggiano l'ingegno inventivo del popolo, come le
-pubbliche mostre, i pubblici premj, i comizj agrarj e simiglianti.
-
-9º Nell'ammaestrare il popolo, non solo si dee metter cura in fornire
-la sua mente di utili cognizioni, ma puranche in addestrarlo a saper
-pensare da sè ed esercitare abilmente le naturali facoltà sue.
-
-10º Le statistiche ben compilate sono un mezzo molto acconcio
-d'illuminare e persuadere le moltitudini. Utilissimo poi è il far loro
-sapere quel che si pratica fuori d'Italia, e per alcuni fatti evidenti
-e notorj indurle a paragonare lo stato proprio con quello d'altre
-nazioni civili.
-
-11º Si dica il medesimo per rispetto alle provincie italiane fra loro
-paragonate, di modo che se in alcuna sorge qualche utile innovazione
-e perfezionamento, il si faccia sapere alle altre, e segnatamente
-al popolo; chè l'esempio vicino è stimolo assai più gagliardo. E
-pure perciò le gazzette sono proficue, e più saranno col tempo, se
-quante cose possono recare a notizia comune, tante registreranno,
-singolarmente di governo, di finanze, di tribunali, di municipj ec.;
-chè a poco a poco verrà desiderio e bisogno di sapere la cosa pubblica,
-e il giudicio comune avrà molto peso nelle deliberazioni di chi regge
-lo Stato.
-
-
-1. — _Dell'Istruzione morale._
-
-1º Porgendo noi quotidiano esempio di virtù private e civili alla
-plebe, avanzeremo non poco la educazione morale di lei; e più, se ci
-daremo a conoscere per suoi veri amici e zelatori del bene suo.
-
-2º Provochiamo e rinvigoriamo per continuo gli istinti generosi, i
-quali nel popolo, come meno discosto dalla natura, ànno germe assai
-vivace e fecondo.
-
-3º Si studino l'arti e i secreti dell'eloquenza popolare e quelle forme
-di stile che più aggradano alle moltitudini, come gli apologhi, le
-novelle, i motti sugosi, i proverbj ec.
-
-4º Curiamo che le virtù insegnate e gli esempj addotti non si scostino
-troppo dalle condizioni odierne del popolo, affine ch'egli riconosca
-di avere alle mani materia idonea per praticare le verità che à lette o
-ascoltate.
-
-5º Gli esempj tratti dal popolo stesso riusciranno i migliori; e quante
-volte verrà a taglio di raccontare le belle azioni di lui ne' vecchi
-tempi e ne' nuovi, tante si faccia con efficace semplicità.
-
-6º Fondamento dell'educazione civile del popolo è il farlo persuaso di
-questo, che i doveri dell'uom dabbene non ànno rispetto alle sole virtù
-private e domestiche, ma eziandio alle pubbliche, e maggiormente a
-queste che a quelle pel maggiore effetto che n'esce.
-
-7º Si renda piana tale dottrina applicandola spesso agli interessi
-comuni che il popolo sente e conosce, e sono principalmente quelli del
-municipio.
-
-8º Si faccia il medesimo allorchè si passa a ragionare dei diritti.
-
-9º Diasi forza a cotesti precetti lodando a cielo e onorando con
-pubbliche dimostrazioni quei valentuomini, le cui buone opere, ancora
-che ristrette al borgo o alla città o alla provincia natia, sono
-affettuosamente ricordate e appregiate dal popolo.
-
-Il trapasso dai negozj municipali ai generali dello Stato e d'Italia
-sarà poi naturale ed agevole.
-
-10º Si abbia cura di mostrar le ragioni poco degne e legittime,
-perchè i nostri preti non inculcano mai su dal pergamo nè l'amor
-della patria nè le virtù cittadine; e si spieghi come, nientedimeno,
-quelle virtù sono comprese nel gran precetto dell'universale carità; e
-come l'_Esodo_, il _libro dei Giudici_ e segnatamente i due libri de'
-_Maccabei_ producono esempj mirabili per la pratica e santificazione di
-tutte esse.
-
-11º In tal guisa conviene purificare la religione, che le moltitudini
-ànno sempre in costume d'unificare colla legge morale.
-
-12º Ma perchè i preti ànno autorità maggiore sul popolo, e intervengono
-in ciascun atto solenne della sua vita, e si spacciano per suoi
-consiglieri, maestri e consolatori, occorre di fare due cose: la prima,
-partecipare a questi ufficj di consigliero, maestro e consolatore; la
-seconda, convertire alle nostre opinioni i preti di cuor retto e di
-mente svegliata.
-
-13º Sopra tutto, adoperiamoci molto per la fondazione e il
-miglioramento de' luoghi pii e di qualunque istituto di carità;
-imperocchè nessuna cosa è più santa, e nessuna ci dà maggior credito
-appresso le moltitudini.
-
-14º La Storia patria è pure una larga fonte di virtù cittadine.
-
-15º Scriviamo piccoli Manuali di educazione, acconci all'intelligenza
-e alle condizioni del popolo, affine che non gli manchi una scorta
-nell'allevare i figliuoli, e a quelli insegnando educhi parimenti sè
-stesso.
-
-16º Le poesie popolari forniscono un altro mezzo efficace di educazione.
-
-17º Qualora taluno del popolo s'ingegni di raffinare tale industria o
-tale altra, invitiamolo a far ciò eziandio per guadagnare bella fama
-a sè stesso e utile alla sua patria: nè a cotesti sensi generosi il
-popolo è sordo.
-
-18º Induciamo la plebe a partecipare a quello spirito che si domanda
-di associazione, convincendola in molti casi della utilità delle spese
-fatte e sostenute in comune. Così da una parte sentirà il profitto
-dell'unione e della fratellanza; dall'altra conseguirà l'uso e l'abito
-della disciplina, dovendo osservare quegli ordini e quelle regole cui
-volontariamente si assoggettò.
-
-
-2. — _Sentimento della propria dignità restituito._
-
-1º Che da noi cominci l'esempio di trattare la plebe con dolcezza
-fraterna senza ombra d'alterigia, e schivando quei modi che fanno
-sentire più o meno al vivo la nostra maggioranza.
-
-2º Se ci meschieremo o intratterremo a lungo col popolo, ei succederà
-che la porzione di lui meno guasta e meno prostrata verrà imitando i
-nostri costumi, e prenderà buon concetto di sè medesima.
-
-3º Ritiriamo, quanto si può, la minuta plebe dall'estrema indigenza, la
-quale invilendo l'animo spegne ogni senso di dignità.
-
-4º Mettiamo il popolo sulla via dell'industria e delle fatiche onorate,
-rimovendolo da que' mestieri che servono la persona e i capricci
-dell'uomo; e vogliamo ricordare che l'ultimo de' campagnoli à spesso
-maggior nobiltà di affetti e di pensamenti che il primo valletto di
-corte.
-
-5º Il vivere pitoccando, l'aspettare in sugli usci le minestre de'
-frati, lo strisciare per le case de' ricchi servendo i servi e li
-sguatteri, e simili altri mestieri vili, dobbiamo sforzarci di fare
-odiosi alla plebe.
-
-6º Ne' colloquj nostri col popolo, gli si faccia intendere che la bontà
-delle opere è ciò solo che debbe innalzare l'uomo sopra i suoi simili:
-che uguali sono i doveri, uguali i diritti: e che serbare intatta la
-dignità d'uomo e di buon Italiano, è obbligo comune de' ricchi e de'
-poveri, dei patrizj e del volgo.
-
-7º Procacciamo di sopprimere tutti quegli usi e sollazzi che
-ingaglioffano il popolo, e gli instillano gusti bassi e indecenti;
-come la caccia del bue (molto diversa dalla giostra spagnuola che sa
-del feroce, ma dove il coraggio e la destrezza fanno ogni cosa), le
-cuccagne, il beffarsi degli idioti e dei pazzarelli, il buffoneggiare
-per le bettole, il vituperarsi a parole, ec.
-
-8º Perfino la nettezza del vestire e dell'alloggiare trae seco un
-maggior sentimento di dignità.
-
-9º A mano a mano che l'infimo popolo prenderà uso e piacere alla
-lettura e spoglierà la grossa ignoranza antica, crescerà in istima di
-sè medesimo.
-
-10º Se c'imbattiamo a veder maltrattare alcun popolano o con parole o
-con atti, pigliamo gagliardamente le sue difese.
-
-11º Coloro fra il popolo che usano inverso noi stessi maniere troppo
-servili o manifestano pensamenti troppo rimessi e paurosi, sieno da noi
-ammoniti di non prostrarsi a guisa di rettili, e di sapere e sentire
-che ànno un'anima d'uomo.
-
-12º Sono più inclinati a pregiare e difendere la dignità propria coloro
-fra il popolo che ànno praticato il mestiere dell'armi. Da questi
-dunque si faccia capo.
-
-
-3. — _Dell'Energia popolare._
-
-I Calabresi e alcune altre popolazioni italiane aveano fino ai dì
-nostri conservata o ricuperata molta fierezza e gagliardia. Spesso, gli
-è vero, prorompevano in brutta ferocia, in vendette e in ammazzamenti;
-ma era forza e non fiacchezza, ardore e non gelo.
-
-Il dispotismo _eclerado_, come in Ispagna ebbe nome, seppe coi
-gendarmi, le forche ed i codici prima spaventare poi addormire quelle
-moltitudini, la cui mezza civiltà consiste oggi a non più sentire nè
-triste passioni nè buone. Ritemprare quegli animi all'antica asprezza
-non è possibile; perchè in parte ella procedeva dall'eccesso medesimo
-dell'ignoranza e della selvatichezza, in parte dagli scomposti ordini
-dello Stato: le quali cagioni sono rimosse e sminuite ogni giorno più
-dalla civiltà crescente e comune d'Europa.
-
-Ripariamo dunque, per quanto è da noi, alla presente fiacchezza:
-
-1º Col dar noi al popolo esempj frequenti di vigore, sprezzando i
-pericoli, sostenendo gli infortunj, praticando il coraggio civile, di
-cui sopra ogni cosa abbisogna l'Italia.
-
-2º Con allontanare (per quello che sta in noi) dal popolo qualunque
-cosa possa ammollirlo e snervarlo di più: ritraendolo dalle costumanze
-e dagli abiti effemminati, ai severi e forti allettandolo.
-
-3º Più facilmente giungeremo a cotesti effetti, operando sulla parte
-del popolo che a ciò è meglio disposta; come i tornati a casa dalla
-milizia, i marinari lottanti con le tempeste, gli armaruoli e le guide
-e altri tali artigiani avvezzi ad opere dure e rischiose.
-
-4º Ai contadini si ponga in animo la comodità e la sicurezza dello
-starsene armati, il piacere della caccia e del tirare al bersaglio.
-
-5º Nelle sale d'asilo, nelle scuole primarie, negli orfanotrofi e in
-simili altri istituti di educazione popolana, travagliamoci assai per
-introdurre discipline ed insegnamenti che inducano forza, bravura e
-propositi fermi e assai malagevoli.
-
-6º Le paure e le vigliaccherie si deridano e vilipendano in quante
-maniere si può: per contrario, si alzino a cielo gli atti animosi ed
-intrepidi. Non che le storie e le poesie, ma le novelle, i proverbj,
-gli apologhi, le farse ed ogni altra forma domestica e popolana di
-scrivere dee venire a soccorso dell'opera.
-
-7º Antico dettato è che l'unione dà forza; aggiungiamo, che
-dall'unione, perchè forte, procede e abbonda il coraggio: adunque
-procacciamo concordia ed unione massima fra tutti gli ordini del
-popolo. Più cose che notammo qui sopra intorno all'attività e
-all'energia delle classi colte ed agiate, tornano acconce ugualmente
-per le rozze e inferiori.
-
-
-CAPITOLO TERZO.
-
-DELLE SPERANZE DEL POPOLO.
-
-Nè solo dobbiam noi soccorrere il popolo di questi beneficj ed ajuti,
-quali la condizione nostra presente concede di fare; ma dobbiamo
-istruirlo altresì di quelli molto maggiori che gli promettiamo, appena
-le sorti ci daranno facoltà e comodità di attuarli.
-
-In altre contrade, la plebe meglio informata de' suoi diritti che
-dei doveri, e meglio educata della mente che del cuore; accesa oltre
-a questo dai demagoghi in affetti violenti d'odio, d'invidia e di
-cupidigia; e infine, inasprita dal patente egoismo degli ottimati e
-dei facoltosi, i quali ogni cosa tirano al lor profitto e si mostrano
-la più gran parte indifferenti per li suoi mali, o tepidi e lenti a
-procurarne i rimedj; la plebe, dico, in quelle contrade sembra divenire
-subbietto di gravi paure, e minacciare la ruina degli ordinamenti
-sociali.
-
-Ma gl'Italiani, se intenderanno bene la lor generosa indole, e
-studieranno assai nelle storie della comune patria, piene tuttequante
-di fatti e di glorie popolaresche, nessuna paura prenderanno delle
-povere plebi; e questo alto esempio porgeranno all'Europa di averle
-sapute educare e ajutare tanto efficacemente, da sciogliere inverso di
-loro il debito antico della civiltà, e farle capaci e degne di assumere
-molti diritti e saviamente esercitarli.
-
-Noi, mettendo da lato le innumerabili e strambe utopie de' _socialisti_
-moderni, e scegliendo quelle riforme e quelle miglioranze che fin da
-ora sono possibili e praticabili, segneremo qui qualche linea del vasto
-disegno con che il secolo intende a rigenerare le classi inferiori, e
-il quale tutti i buoni Italiani debbono meditare e correggere con lunga
-e paterna sollecitudine.
-
-
-1. — _Dei Principj direttori._
-
-1º Quella comunanza di uomini che non sa trovar modo, o non vuole,
-di schermire dalle necessità estreme della vita gl'indigenti onesti
-e d'ogni fatica volonterosi, non può dirsi con proprietà _sapiente e
-civile_, ma sotto apparenze molto contrarie è _barbara e insipiente_
-tuttavia.
-
-2º Le genti educate ed agiate sono dalla natura e da Dio costituite
-madri e tutrici delle infime plebi, e di queste ànno a rendere conto
-molto severo sì innanzi alle società umane e sì innanzi a Dio padre dei
-poveri.
-
-3º Quanto più le classi inferiori dispiacciono per la ignoranza, i
-vizj e la ignavia della lor vita, e la viltà dell'animo loro, più le
-classi educate perdono diritto di querelarsene; potendosi in generale
-affermare, che delle colpe e delle brutture gravi e frequenti dei
-figliuoli e dei pupilli sono da accagionarsi i padri e i tutori.
-
-4º La tutela de' governi inverso la plebe non può consistere
-unicamente, rispetto alle cose economiche, in toglier di mezzo ogni
-maniera di ostacoli al libero cambio e alla libera concorrenza, siccome
-ànno pensato parecchi moderni. Imperocchè la libertà del cambio e della
-concorrenza giova a coloro soltanto che portano seco qualche facoltà
-e qualche sostanza da competere e da ricambiare; ma la plebe oppressa
-dall'ignoranza e dalla miseria, necessitosa del pane e non potendosi
-valere nè avvantaggiare di alcuna cosa, rimarrà esclusa sempre da ogni
-concorso, e vivrà in tutto all'arbitrio e alla mercede de' ricchi.
-
-5º Ad ogni educazione morale del popolo mancherà sostegno e
-progredimento, qualora non venga ogni giorno fortificata e scaldata
-dalla virtù dell'esempio. Parimenti, alle pubbliche beneficenze e
-a tutti i provvedimenti nuovi, pensati e trovati per sovvenire ai
-bisogni delle plebi indigenti, mancherà gran parte dell'effetto
-desiderato, se lo spirito vivo di carità non informi l'animo di coloro
-che gl'intraprendono e li mantengono, e se la pietà privata non ripari
-continuamente ai difetti della pubblica.
-
-
-2. — _Doveri e Diritti del popolo._
-
-1º Dovere del popolo è faticar nel lavoro con assiduità, con diligenza
-e con zelo: suo diritto è che glie ne venga procurato almen tanto da
-guadagnare ogni giorno il proprio sostentamento con sicurtà, e senza
-strazio delle membra e dell'animo. Suo diritto è pure, cadendo infermo,
-di essere medicato; e invalidandosi per vecchiezza o per altro, essere
-dal Comune nudrito e ricoverato. A cotali diritti una restrizione sola
-vien posta; e la segna e determina l'assoluta impossibilità nel Comune
-medesimo di supplire all'uopo con sufficienza ed in ogni caso, dovendo
-sempre rimanere intangibili la famiglia e la proprietà.
-
-2º Dovere del popolo è farsi docile alle istruzioni ed ammonizioni
-di coloro che lo sopravanzano assai di educazione e di scienza:
-suo diritto è che gli si porga continuo il pane dell'intelletto e
-dell'animo, e che passi su questa terra ben sapendo di nascere uomo,
-e con qualche facoltà di perfezionare sè stesso ogni giorno più in
-ciascuna nobile parte dell'essere suo.
-
-3º Dovere del popolo è di serbarsi modesto nei desiderj, non isdegnare
-la sua condizione, non invidiare ai ricchi, riuscire massajo e
-sobrio, obbediente e disciplinato. Diritto del popolo è che i bisogni
-incessanti ed insopportabili della vita non lo spronino ad ogni
-momento al male, nol gettino e nol mantengano nelle bestiali abitudini
-dell'intemperanza e della improvvedenza, e nol disperino d'ogni cosa.
-Suo diritto è venir rispettato e pregiato nell'umile sua condizione,
-e che l'esercizio delle proprie civili prerogative non incontri mai
-altro limite e impedimento, salvo che la insufficienza effettiva di
-alcune facoltà richieste al buono e sano esercizio di quelle. Suo
-dritto è il trovar sempre le leggi ed i magistrati così giusti, benigni
-e solleciti inverso di lui, come inverso de' ricchi e potenti. In
-fine, è suo diritto (poichè de' beni di fortuna non gode, e vuolsi che
-non se ne dolga troppo) essere educato per modo da saper gustare più
-che mediocremente le felicità immateriali, come le buone letture, la
-bellezza dei monumenti, la prosperità e gloria della patria ed altre sì
-fatte.
-
-
-3. — _D'alcuni mezzi per soddisfare ai diritti che risguardano la
-sussistenza._
-
-1º Abolire i dazj e le imposte d'ogni natura che gravano più
-propriamente sull'infimo popolo.
-
-2º Francarlo eziandio dalle tasse parocchiali assegnate all'adempimento
-di certi atti solenni, religiosi e civili.
-
-3º Moltiplicare e perfezionare gli ospedali, i ricoveri, i monti di
-pietà e simili altri istituti di pubblica beneficenza, nell'invenzione
-de' quali primeggia nelle storie la pietà italiana.
-
-4º Propagare tali istituti il più che si può eziandio per le ville, e
-imitare da pertutto l'esempio d'alcuni Comuni rurali italiani, che a
-loro spese provvedono i contadini di medico e di medicine.
-
-5º Riformare ed ampliare le leggi e i regolamenti circa ai patti e alle
-mutue relazioni tra i fabbricanti, capomastri e bottegai da un lato,
-e gli operai, giornalieri, manuali e apprendisti dall'altro, porgendo
-a tutti i secondi guarentigia e soccorso nei termini dell'equità, e
-contro l'egoismo e la durezza de' primi.
-
-6º Istituire in ogni città, dove gli operai sovrabbondino, due sorte di
-lavoreríe pubbliche permanenti; l'una pei rozzi braccianti, l'altra per
-gli operai delle arti più comuni.
-
-7º Tali istituti verranno ordinando per guisa i regolamenti e le
-discipline proprie, e con sì fatta misura verranno proporzionando
-le lor mercedi, da non sopraffare in nulla le industrie de' privati;
-e d'altra parte, toglieranno a queste l'arbitrio di soverchiare gli
-operai in nessuna cosa, e uscire dell'equità e della mansuetudine.
-
-8º In tali lavorerie e officine pubbliche non debbono gli operai nè
-venire costretti a viver rinchiusi, nè perdere alcuna porzione di
-quella indipendenza di atti e di pensamenti che la civile libertà
-concede ad ogni uomo onesto.
-
-I lavori, poi, scelti e ordinati in quelle saranno volti con
-provvidenza ed accorgimento alla pubblica utilità, e segnatamente a
-quella del popolo minuto.
-
-9º L'intromissione a tali opificj sarà conceduta ad ogni individuo
-il quale darà prova di aver senza frutto offerto l'opera sua nelle
-officine private; e questo farà esibendo certificati de' capomaestri,
-ovvero altrimenti, secondo che la pratica verrà insegnando. Può
-eziandio cansarsi in quelle lavoreríe il pericolo della frequenza
-degli operai soverchia e non cagionata da mera necessità, con fare
-strette più dell'uso ordinario le discipline; le quali poi debbono
-esser pensate e trovate con ingegno sì fatto da convertirle in buoni e
-cotidiani metodi educativi.
-
-10º Tutto ciò ricerca che il tesoro arricchisca abbondevolmente per
-altre vie. Nuova fonte di ricchezza pubblica può divenire la tassa che
-domandano progressiva, ed una sulle eredità trasversali proporzionata
-alla più o meno strettezza di parentela, e il far mobili e circolanti
-(a parlare alla moderna) i beni immobili camerali, ed infine il fare
-sparmio di tutta l'immensa moneta che inghiottono oggidì e scialacquano
-i grossi eserciti stanziali, i gran favoriti di corte, i doganieri, li
-spioni e mille altre specie di ufficiali e di salariati o perniciosi o
-superflui.
-
-11º Con molto valsente tenuto in riserbo, ovvierassi a quegli accidenti
-imprevisti (e ai dì nostri non radi) che turbano a un tratto l'economia
-delle industrie e del cotidiano lavoro: come le invenzioni rumorose de'
-fisici che fanno inutili issofatto certe specie di manifatture, o le
-macchine nuove di subito surrogate alla forza di migliaja di braccia,
-o quegli sbilanci improvvisi di commercio e di traffico che mettono
-in repentaglio la prosperità de' ricchi e la sussistenza de' poveri.
-Così gli Italiani fondatori antichi delle _Case di lavoro_, e pur lungo
-tempo innanzi che le altre nazioni ne avessero sentito il pregio,
-perfezioneranno secondo conviene alla nostra età il pietoso trovato
-degli avi loro.
-
-12º In risguardo delle campagne, fa mestieri per prima cosa di
-riformare e ampliare il codice agrario o forese, onde si tutelino con
-più efficacia i patti e le relazioni giornaliere fra i possidenti e
-i coloni, migliorando le condizioni di questi ultimi, e mallevandole
-contra ogni ingiustizia e sopruso.
-
-13º Secondamente, è bisogno che in ogni provincia s'instituiscano
-compagnie d'assicurazione (sovvenute dal denaro del Comune) contro
-i danni delle gragnuole, delle carestie, delle epizoozie e delle
-inondazioni; a tale che i contadini si veggano accertato ogni sempre
-il frutto del loro sudore. Il giudicio delle spartizioni si eserciti
-da periti appostatamente eletti dal popolo. Ma negli anni in cui il
-raccolto avrà oltrepassato un termine più che mezzano determinato dalla
-legge, pure i contadini concorreranno per la lor quota al pagamento
-della tassa di assicurazione.
-
-14º Che un Consiglio superiore, ajutato dai succorsali delle provincie,
-prenda in cura speciale lo studio e la vigilanza degli interessi
-dell'infimo popolo. A questo consiglio verranno ascritti molti uomini
-pratici e molti versati in dottrine particolari e correlative ai fini
-proposti, e tutti poi splenderanno di specchiata probità e di zelo
-grande nei poveri.
-
-15º Una parte del Consiglio provvederà specialmente alla vita sana
-del popolo, promovendo nel seno di questo le società di temperanza
-felicemente iniziate in America, ed esaminando l'interno delle
-officine, la materia e qualità dei lavori, i cibi quotidiani, gli
-alloggiamenti, le vesti e simili obbietti. E buono sarà imitare
-l'esempio di Leopoldo primo di Toscana, il quale a spese dell'erario
-fece murare in buon luogo arioso gran numero di casette decenti
-ed acconce pel popol minuto; e compiremo in tutto l'ufficio con
-l'aggiungervi la modicità estrema delle pigioni.
-
-16º Ad una seconda parte del Consiglio si darà incumbenza di vegliare
-gli andamenti del popolo, e la qualità delle sue industrie e de' suoi
-negozj. Illustrato il Consiglio sì dal lume delle statistiche e sì
-dagl'indubbj principj delle scienze economiche, avrà cura d'informare
-la gente minuta di quei fatti giornalieri e di quelle regole
-sperimentali che possono farla prudente nella scelta e nell'avviamento
-de' suoi lavori e de' suoi traffichi, e scostarla dall'imprendere
-mali negozj, e dal fomentare, siccome accade, mille vane speranze che
-tornano in sua ruina.
-
-Vedrà eziandio il Consiglio quel che sia da ristorare degli antichi
-Statuti dell'arti e quello che sia da aggiungervi; e ad ogni modo,
-promoverà con istanza le congregazioni e consorterie legali degli
-operai, de' capomaestri e d'ogni maniera artefici, con l'intento
-di accrescere a ciascheduno i mezzi di produzione, e (ciò che più
-monta) lo spirito di fratellanza e di disciplina; così ristorando e
-migliorando, giusta il senno moderno, quelle compagnie italiane di
-muratori e di fabbri ferrai che nel medio evo menavan grido per tutta
-Europa. Similmente, il Consiglio promoverà con zelo perseverante
-le unioni e consorterie dei piccoli proprietarj e dei fittajoli,
-compensando di tal guisa i danni e gli inconvenienti dei troppo angusti
-poderi.
-
-Veglierà eziandio sulle pubbliche mostre, sui comizj agrarj, sugli
-incoraggiamenti e sui premj da compartire; studierà il valore dei nuovi
-trovati e degli ultimi perfezionamenti, ed agevolerà ai poveri artieri
-lo smaltimento di loro lavorazioni, contro il monopolio dei troppo
-ricchi, ed a freno degli incettatori e rivenditori.
-
-17º Il Consiglio procaccerà di mettere in buono accordo fra loro
-gl'istituti caritativi, facendo che si accostino tutti a certa unità
-di massime direttrici, e che l'opera dell'uno venga a soccorso ed a
-compimento di quella degli altri con perfetta reciprocazione e armonia.
-Egualmente, procaccerà un accordo grande e una corrispondenza continua
-tra la privata carità e la pubblica.
-
-
-4. — _D'alcuni mezzi per sodisfare ai diritti che risguardano
-l'educazione._
-
-1º Le scuole infantili sieno costituite per ogni dove, secondo i
-migliori metodi e sotto il vigile occhio del preallegato Consiglio
-superiore.
-
-2º Che le scuole primarie od elementari succedano alle infantili
-similmente per tutto, e que' Comuni che mal possono sopperire alla
-spesa, ricevano dal tesoro sufficiente sussidio.
-
-3º I figli del popol minuto uscendo dalle scuole primarie e
-principiando ad esercitarsi nell'arti come fattorini e apprendisti,
-abbiano in certi dì della settimana licenza di frequentare alcune altre
-scuole appostatamente trovate per coltivare l'ingegno loro.
-
-4º In tali scuole s'insegneranno con gran chiarezza e semplicità i
-rudimenti di quegli studj che giovano in modo peculiare e immediato al
-buon esercizio delle arti e delle industrie.
-
-5º Alcune scuole speciali insegneranno gli elementi della scienza del
-commercio e della marineria.
-
-6º Oltre tutto ciò, il popolo in tali scuole verrà istruito, almeno
-per sommi capi, nella storia d'Italia, e iniziato a pregiare e sentire
-tutte le glorie antiche della sua patria. Gli si mostreranno altresì
-i rudimenti della scienza della vita civile, cioè le buone creanze e
-gli ufficj da uomo a uomo, i doveri e i diritti del buon cittadino,
-la natura e le forme giuridiche dei negozj ordinarj, e simili
-ammaestramenti.
-
-7º Se il Consiglio superiore esaminando le note e le relazioni annuali
-delle scuole popolane, scoprirà ingegni di valore non ordinario e tali
-da far presagire di loro alte cose, schiuderà in tempo idoneo a quei
-giovanetti le scuole degli studj migliori e provvederà al mantenimento
-loro.
-
-8º Il popolo avrà altresì arbitrio di frequentare alcune scuole
-domenicali, ove gli si farà lettura e commento (ben conformato alla sua
-comprensiva) d'alcuno de' nostri gran poeti e gran prosatori. Che ciò
-che vien fatto assai grossamente in sul molo di Napoli da un cencioso
-e ignorante rapsoda, molto meglio e con gran profitto si potrà porre ad
-effetto da un governo educatore.
-
-9º Esso governo, per ufficio e preghiera del Consiglio superiore,
-farà invito ai più dotti e facondi scrittori della nazione a dettare
-opericciuole che ben si attaglino all'intelligenza del popolo, e sieno
-ricreamento dell'animo suo in qualche ora disoccupata. Voglionsi
-più che ordinarj i premj, e grande l'onore proveniente da siffatte
-lucubrazioni.
-
-10º Similmente farà compilare e stampare qualche efemeride per uso del
-popolo, scegliendo scrittori di provata virtù, e ingegnosi nell'arte di
-render piane e semplici le dottrine.
-
-11º Ogni insegnamento popolare verrà concepito e condotto in guisa,
-che l'animo se ne nudra tanto o più dell'ingegno. In ogni cosa si farà
-luogo con grazia ed acconciatezza ai documenti morali, scansando le
-troppo fine disputazioni, e cercando le vie del cuore, che nel popolo è
-sempre svegliato e caldo.
-
-12º Il Consiglio superiore ordinerà in modo la disciplina delle
-pubbliche lavoreríe e degli altri istituti di carità, che ne risulti
-un ben insieme di precetti, d'esempj e di pratiche appositissime ed
-efficaci per riformare e comporre l'animo della plebe.
-
-13º La somma degli insegnamenti morali, intendiamo di quelli più proprj
-e meglio adattati al popolo, consiste nell'insinuare entro l'animo
-suo una fede profonda nella giustizia eterna e riparatrice di Dio; e
-con questa, un coraggio assiduo contro i mali della vita, e una carità
-viva e operosa, segnatamente inverso i proprj consorti. Consiste quella
-somma nel coltivare abilmente il germe degli istinti più generosi, e
-movere la fantasia verso le imagini del bene; consiste nel far sentire
-la dignità e santità del lavoro, e pregiare per quel che sono le
-ricchezze e gli agi e l'apparente beatitudine dei doviziosi; infine,
-consiste nell'avvezzare la plebe, in difetto dei materiali conforti, a
-gustare con abbondanza i beni e i ricreamenti dell'animo, come la pace
-e gli affetti della famiglia, i piaceri dell'amicizia, il dirozzamento
-dell'intelletto, il perfezionamento dell'arte propria, la stima dei
-confratelli, l'amore nella patria, le glorie di lei, gli ornamenti, la
-prosperità.
-
-
-5.
-
-Queste sono le speranze a cui da ogni buon Italiano debbe venire
-alzata la mente e il cuore delle moltitudini; queste le riforme e i
-perfezionamenti cui darassi mano quando che sia, perchè tutte sono
-operabili; questa la vera e sola e legittima _Carta del popolo_.[2]
-Conciossiachè, a volerla mettere in atto, non è mestieri (come si
-vede) di rovesciare e sconvolgere neppure un solo degli ordini sociali
-odierni, nè di fabbricare alcuna forma politica ignota o troppo
-discosta dagli usi nostri. Quello che vi si ricerca sostanzialmente,
-si è il buon volere e lo zelo delle classi superiori; e, a chiamar le
-cose col nome loro, si è la tarda giustizia dei facoltosi e potenti
-inverso i poveri ed impotenti; si è il principio attivo e sincero
-dell'uguaglianza e della fraternità che il Vangelo di Cristo à
-predicata e promessa a tutti gli uomini.
-
-Infrattanto non debbono i buoni Italiani, aspettando giorni migliori,
-desistere mai dal cercare tutti i modi, tentare tutti gli espedienti,
-rinvenire tutti gli ingegni per condurre ad effetto alcune parti
-almeno di cotesto nobile disegno. E di che non viene a capo, di che non
-trionfa la travagliosa operosità, la perseveranza e l'unione?
-
-_Non chi comincia soltanto, ma chi persevera coraggioso entrerà nel
-regno dei Cieli._
-
-
-CAPITOLO IV.
-
-DI ALTRI PRECETTI PARTICOLARI.
-
-Veduto quello che importa di più nell'educazione del popolo,
-procederemo a discorrere d'alcuni precetti che toccano materie di gran
-momento per la rigenerazione italiana.
-
-
-1. — _Cose conducenti all'unità morale degli Italiani._
-
-1º Procacciamo che i parentadi si facciano i più frammisti che si può,
-cioè tra famiglie di città, provincie e Stati diversi d'Italia.
-
-2º Tuttociò che rende lo straniero maggiormente odioso e abborrevole;
-tutto ciò che mostra più aperto i mali da lui cagionati e ne rinnova
-il senso profondo e lo moltiplica e lo perpetua, torna di necessità
-favorevole e vantaggioso alla patria; e per via di contrapposto, ajuta
-a far radicare ed invigorire il sentimento nazionale.
-
-3º Questo è fomentato eziandio da tutte le opere letterarie e
-scientifiche il cui subbietto à riferimento speciale con l'intera
-Penisola: come, per via d'esempio, una enciclopedia italiana, storia
-d'arti italiane, gallerie d'Italia descritte, miniere d'Italia
-visitate, e altrettali.
-
-4º Sforziamoci di accrescere e moltiplicare il carteggio e ogni altra
-sorta di relazioni e di contraccambi sì fra tutte le accademie della
-Penisola, e sì fra tutti i compilatori delle sue stampe periodiche.
-
-5º Agevoliamo e moltiplichiamo fra li suoi Stati il cambio de' libri e
-d'altre merci attinenti alle lettere.
-
-6º Similmente, procacciamo che i giornali d'una provincia si occupino
-più che non fanno dei negozj letterarj e civili delle altre; e gran
-pro farebbe un giornale costituito con questo intento di discorrere e
-paragonare insieme le cose letterarie e civili d'ogni parte d'Italia, e
-quelle degli altri Stati ancora più che del proprio.
-
-7º Eccitiamo tutti, massime i giovani, a visitare città per città
-e borgo per borgo la nostra Penisola, contraendo e coltivando in
-qualunque luogo amichevoli affezioni e corrispondenze. Così fanno,
-rispetto alla patria loro, i Tedeschi, molti de' quali stretti da
-povertà sostengono di viaggiare a piedi con zaino dietro alle spalle.
-
-8º Una grande sapienza civile ammirasi dai politici in quell'antico
-precetto mosaico del dovere ogni anno tutti gli Ebrei concorrere nel
-loco medesimo a celebrare insieme la pasqua. Deh! che non faremmo noi
-per convertire in obbligo sacro questa peregrinazione degl'Italiani
-per ogni parte del _Bel Paese_. Ma se tanto nè da noi nè da qualunque
-altro si può, introducasi almeno appo i buoni la ferma opinione, che di
-quindi innanzi quel giovine, il quale in età di trent'anni non abbia
-peranche fornito il viaggio della Penisola tuttaquanta, è indegno di
-venir reputato buono e caldo Italiano. Simile riprovazione sia fatta
-cadere sopra coloro che alla medesima età ignorassero ancora l'antica
-storia e la moderna d'Italia.
-
-9º Tentisi di aprire una fiera annuale di libri, imitando quella
-famosa di Lipsia, che è sede e capo del commercio librario di tutta
-l'Allemagna. Luogo a ciò accomodato sembra essere Pisa.
-
-10º Tentisi di istituire ragunanze generali di dotti Italiani, al modo
-di quelle incominciate in Germania, che ogni anno mutano residenza.[3]
-
-11º Tentisi di rimettere in fiore l'Istituto Italiano dal Lorgna
-fondato, e di farlo centro e capo de' nostri studj scientifici.
-
-12º Tentisi di celebrare con pompa solenne i giorni secolari, o come
-altri li chiamano, i parentali de' nostri scrittori ed artisti massimi,
-con partecipazione di ciascuna provincia, e operando in guisa che ogni
-università e accademia invii deputati alla festa. La Germania à dato
-testè un esempio insigne e imitabile di tale usanza con la celebrazione
-del dì natalizio di Federico Schiller.
-
-13º In fine, tentisi qualche accordo fra i nostri governi circa
-agli ordini _doganali_, in guisa che i commerci interiori acquistino
-maggiore franchigia, e tutta l'Italia sia loro comune emporio.
-
-Nel che dobbiamo porre innanzi l'esempio del governo prussiano, il
-quale, per aver forma di monarchia assoluta, dee parere modello non
-punto rischioso a copiare: ciò si ripeta eziandio in risguardo di
-molte altre innovazioni e provvedimenti che quel governo è per porre
-ad effetto; come l'unità e conformità dei pesi, delle misure e delle
-monete fra più Stati contigui.
-
-14º Si offrano premj frequenti ad opere letterarie e scientifiche,
-facendo invito a tutti gli ingegni italiani; i têmi proposti versino
-sopra materie attinenti alle condizioni ed agl'interessi della Patria
-comune. Per gli edifizj e lavori d'arte di gran momento, conserviamo
-l'antica usanza italiana dei pubblici concorsi, aperti all'intera
-nazione.
-
-15º Scriviamo compendj di Storia italiana in modo piano e popolare,
-ristringendoci, se non si può meglio, all'esposizione nuda dei fatti, e
-ingegnandoci di ridurli a qualche forma di unità, e di tornarli spesso
-in pensiero sotto diverse fogge ed aspetti, come di tavole sinottiche,
-di catechismi, di biografie, di racconti, ec.
-
-Una specie di scrittura assai popolare e istruttiva è quella degli
-almanacchi ordinati per modo, che a ciascun giorno dell'anno cada il
-ricordo d'un fatto notevole cercato nelle istorie d'Italia e nelle
-biografie de' suoi grandi uomini.
-
-16º Asteniamci dal parlare i dialetti, e curiamo che si faccia il
-simile nelle scuole primarie, nelle sale di asilo e in altrettali
-istituti di educazione popolare.
-
-17º Studiamo e pregiamo assai la nostra lingua comune, purgandola dalle
-forme straniere; imperocchè in essa è un legame fortissimo di nazione,
-il solo non ancora spezzato; e in essa è pure la sola ricchezza campata
-al naufragio del nostro civile imperio.
-
-18º E gran bene procurerebbe colui che tentasse di trasformare
-l'Accademia della Crusca in vero italiano istituto, componendolo di
-socj chiamati in Firenze da ogni banda d'Italia, e intesi a imprimere
-nella lingua l'universal carattere nazionale, e propagarne lo studio e
-l'uso.
-
-19º Ravviviamo e rinvigoriamo in tutte cose il sentimento italiano,
-studiando l'indole e le tendenze che abbiamo sortite in proprio,
-e adattando a quelle i pensieri e le opere. Sudiamo a comporre una
-agricoltura e una industria italiana, ed abbia la letteratura altresì
-sembianza veramente nostrale, e non semifrancese o semitedesca qual'è
-la presente: il simile adoperiamo per la filosofia, per la medicina,
-per la legislazione, per l'economia. Vorrei che fossimo Italiani
-perfino nelle mode e negli usi più minuti del vivere e del conversare.
-
-20º Buono è ripetere e moltiplicare quanto si può le effigie de' nostri
-grand'uomini; vogliate per decoro ed intitolazione di accademie, di
-teatri, di biblioteche e d'altri istituti; vogliate (e ciò più spesso
-e più agevolmente assai) sotto forma di statuette, di medaglie e di
-cammei; vogliate infine per fregio di pendoli, di sigilli, di spilletti
-ec.
-
-Comecchè da qualche tempo la Storia italiana porga materia frequente
-alle invenzioni degli artisti e alle composizioni dei drammaturghi,
-utile è di accrescere e propagare cotesta nobile usanza; e piacerebbemi
-molto vedere più spesso in iscena taluni de' nostri sommi poeti,
-artisti, capitani, navigatori e politici.
-
-21º Similmente, piacerebbemi che i gran casi e le glorie de' nostri
-tempi migliori fossero da chi cerca qualche subbietto da tragedia
-anteposti e preferiti alle cupe e atroci scelleratezze delle famiglie
-principesche. Tuttociò, poi, che riconduce la immagine di quei tempi
-sotto gli occhi del popolo, sia che si faccia per via di stampe
-e d'intagli, ovvero in pitture, in ispettacoli e in monumenti; e,
-se meglio non si può, in mode, in balli, in maschere, in fogge di
-vestimenti e di addobbi e in qualunque altra fattibil maniera; riesce
-proficuo sopramodo a far radicare negli animi il sentimento nazionale.
-E perchè i retori italiani non cesseranno nelle scuole di proporre per
-têmi d'esercitazioni i soli eroi della Grecia e di Roma? perchè allato,
-almeno, di Epaminonda non parlare di Andrea Doria e di Francesco
-Ferrucci? perchè favoleggiar sempre dell'assedio di Troja, e non dir
-verbo di quelli sostenuti da Firenze e da Siena? perchè tanto rumore
-della lega Acaica, e tanto silenzio della Lombarda? La cacciata dei
-Tedeschi da Genova non vale forse quella di Brenno da Roma?
-
-Perchè non ci acconciamo a scrivere un gazzettino di mode italiane con
-figurino italiano, traendo il bene puranche dalle umane frivolezze?
-Perchè non s'innovano appresso di noi quanti usi e costumi italiani
-antichi possono tuttora tornare graziosi e pregevoli? Perchè alle
-stoffe, ai panni, ai fornimenti nostrali si preferiscono sempre gli
-oltramontani, qualora non la cedano quelli a questi se non di poco sì
-per la bontà e sì pel costo?
-
-S'inviti l'Accademia dei Georgofili, od altra avuta in riputazione, ad
-istituire una mostra triennale d'ogni industria italiana per tutti gli
-Stati della Penisola, decretando medaglie e simili segni d'onore ai più
-meritevoli. Altrettanto si faccia a rispetto dell'arti belle; e dove
-nè alcun ricco privato nè alcun Governo nè alcun istituto vogliasi in
-ciò adoperare, rimane che si colleghino con tale proposito i migliori
-cittadini d'ogni parte d'Italia, seguitando l'esempio dato (poco è) dai
-cittadini di Colonia.
-
-22º Avvezziamo le menti, e sopratutto le giovanili, a scorgere ed a
-riverire nell'eccelsa Roma la sola e legittima città capitale d'Italia.
-Spegneremo con ciò molte gare.
-
-23º Cooperiamo alla moltiplicazione dei battelli a vapore, delle
-strade ferrate, dei canali, dei ponti e d'ogni altro mezzo efficace ad
-accostare gli uomini ed accorciar le distanze.
-
-Fra le imprese industriali, promoviamo quelle singolarmente che sono
-di qualità da espandersi ed abbracciare l'intera Penisola o molte parti
-di essa; come grandi consorteríe di assicurazione, corse di battelli a
-vapore, strade che traversino più Stati italiani, e simiglianti.
-
-24º Combattiamo per tutte le guise le preoccupazioni e i rancori
-municipali, le sciocche animosità e invidie fra Stato e Stato, fra
-città e città.
-
-25º Travagliamoci segnatamente a conciliare le opinioni de' buoni,
-e a tollerar quelle che non combattano di fronte il fine a cui debbe
-tendersi unanimemente, la rigenerazione italiana.
-
-Tra noi le opinioni riusciranno varie e diverse in qualunque tempo,
-perchè troppa per natura è in ciascuno la singolarità e l'indipendenza
-dell'ingegno. Ma se il cuor nostro verrà compreso e infiammato da
-magnanimi affetti, e se la devozione sincera alla causa comune italiana
-rattempererà l'invidia degl'inferiori e l'orgoglio e l'ambizione
-smodata dei capi, la discrepanza dei pareri non impedirà mai certa
-unità di operare nelle cose di maggior momento; perchè un affetto
-generoso e comune e prevalente sugl'interessi privati e individuali
-termina sempre col rinvenire alcuno spediente onorato e alcun modo
-pratico di conciliazione e d'accordo. Rimedio, adunque, al conflitto
-acerbo delle opinioni, al soverchiare dell'orgoglio e all'insorgere
-abituale contro l'autorità e la disciplina, è l'amore immenso e puro
-nella Patria comune, e il sentimento profondo e radicatissimo del
-dovere.
-
-26º Addottriniamoci delle condizioni topografiche, morali,
-intellettuali, economiche, ec. di ciascuna parte d'Italia, affine che
-cessi la vergogna perniciosissima di aver più notizia di alcuni Stati
-forestieri che della nostra Patria medesima; e affine si sappiano
-per appunto così i nostri mali, come i nostri beni, e i dati tutti
-richiesti alla soluzione del problema nostro sociale e politico.
-
-27º Poichè un secondo legame di fratellanza e un avviamento all'essere
-di nazione sta riposto per noi Italiani eziandio nella unità delle
-religiose credenze, e nel dimorare in Italia il capo e moderatore
-augusto di quelle, curiamo d'imprimere in tale unità un carattere
-peculiare che ci distingua dagli altri popoli, e faccia la Chiesa
-italiana esemplare a tutte le altre. Spieghisi, pertanto, l'antica
-bandiera cattolica di Arnaldo da Brescia, di Dante, del Savonarola, del
-Marsilio, del Sarpi. La scritta della bandiera sia tale: — Ai dogmi
-e all'ortodossía rispetto e osservanza profonda: l'autorità e forza
-della Chiesa e l'opera de' suoi pontefici è meramente spirituale:
-quindi l'opinione sola e non i governi ànno ingerimento legittimo in
-essa: le discipline debbono essere riformate e rivocate alle origini:
-debbe tutto il corpo de' chierici partecipare, come in antico, alla
-scelta de' suoi gerarchi. — La legge morale evangelica è strettamente
-incorporata con la vita civile e con le virtù cittadine.
-
-
-NOTA.
-
-Tutti i precetti e suggerimenti fino qui registrati sono
-insufficientissimi a compire la trattazione delle materie a cui
-guardano. Il poco che scrivemmo vuole unicamente delineare un esempio
-della maniera d'investigare e proporre simile sorta di pratiche.
-
-
-
-
-ALLA CONTESSA OTTAVIA MASINO
-
-DI MOMBELLO.[4]
-
-
- Pregiatissima signora ed amica.
-
-Alla sua gratissima rispondo molto più tardi del debito e del
-conveniente; ma io desiderava pure poterle dir cose ferme e ben
-risolute circa il mio tornare in Italia. E prima, io voglio renderle
-grazie il più caldamente che posso della memoria sempre amichevole
-che mi conserva e della grande amorevolezza di tutte le sue parole:
-anzi le dico, che fra le innumerevoli dimostrazioni ch'ella m'à dato
-di affetto e bontà in varj tempi e in mille maniere, questa ultima è
-delle più care e non riesce inferiore ad alcuna; sicchè io ne custodirò
-viva e perpetua nell'animo la ricordanza. Ora vengo al proposito, e
-primieramente io mi rallegro con lei, con me, con la nostra patria e
-con tutti i buoni, dell'atto d'amnistia promulgata da Sua Santità, pel
-quale sonosi alfine vuotate le carceri e le secrete che da lunghissimi
-anni mai non cessavano di riempirsi, rinnovando e martoriando gli
-squallidi abitatori. L'accoglienza poi benigna e graziosa che Pio IX
-à fatto a parecchi scarcerati, la scelta dello Gizzi a segretario di
-Stato, e altri segni e dimostrazioni provano chiarissimo la vera e
-profonda bontà del pontefice, e il suo desiderio sincero di riformare
-lo Stato, contentare i popoli, e così porre termine a una condizione di
-cose che veramente scandolezzava il mondo civile, e recava funestissimi
-danni alla religione.
-
-Dubito forte che riesca al pontefice di attuare la metà sola del bene
-che disegna di fare; ma non per questo non sarà degno personalmente
-di affetto e di riverenza grande; perchè in un secolo quale si è
-il nostro, e in mezzo ad una nazione oppressa e degenerata, chi può
-pretendere in cotesto sant'uomo la eroica ostinazione di Sisto V, il
-coraggio di Giulio II, la mente e la sapienza d'Innocenzo III e di Pio
-II?
-
-Ma per ridurre il discorso alla mia persona, io le debbo far noto,
-che contro l'animo, io credo, del papa, la nunziatura di qui richiede
-due atti preliminari da ciascheduno che vuol giovarsi dell'amnistia.
-L'uno è di far di ciò domanda speciale e in termini di petizione in
-grazia, la qual domanda inviasi a Roma, e occorre di aspettare quello
-che ne verrà risoluto colà. Secondamente, giunta che sia la risposta e
-tenutala (poniam caso) per favorevole, debbesi apporre il proprio nome
-ad un foglio, in cui fra l'altre cose vien dichiarato dal soscrivente
-di voler godere _della grazia del perdono generoso e spontaneo
-concessogli ec_. Ora, io non chiedo perdono di colpe di cui non mi
-sento reo; e quando tale mi sentissi, non avrei, certo, aspettato
-l'indulto del papa, ma da buon tempo avrei confessato l'errore a Dio
-e agli uomini: perchè chi fa, falla; ma il galantuomo si ricrede e
-confessa il peccato suo. Chiedano innanzi perdono essi (e qui non
-c'entra il papa novello) del sangue che ànno sparso con processi e
-giudicj che tutti riconoscono oggi essere stati veri assassinj. Qualora
-il papa avesse ricerco agli amnistiati una promessa formale di vivere
-quieti e obbedienti alle leggi del suo governo, e di non mescolarsi in
-cospirazioni e in qual sia tentamento e sforzo di rovesciare e abolire
-l'autorità sua, io tanto più volentieri l'avrei promesso, quanto insino
-dal 39 (ed ella forse ne à memoria) mandava fuori un'opericciuola in
-cui per tutte guise raccomandava alla gioventù italiana di desistere
-dalle sètte e dalle macchinazioni, e di entrar nella via che ora sembra
-finalmente voler esser calcata e seguita con buon proposito. Io non
-posso adunque, purtroppo, senza fare ingiuria alla mia coscienza,
-approfittare dell'amnistia. Il ciel mi guardi dal censurare chi la
-intende altrimenti: queste cose, com'ella sa, le delibera e le risolve
-ciascuno nel suo proprio sè, pigliando consiglio non da altro che
-dall'intimo senso morale. Io non tornerò in patria, salvo che per la
-porta dell'onore, diceva un grandissimo; ed io benchè picciolo assai ed
-oscuro, non posso non ripetere quel degno concetto; poichè la coscienza
-e l'onore ànno ugual pregio e misura uguale per tutti . . .
-
- . . . . . . .
-
- Di Parigi, li 31 di agosto del 1846.
-
- TERENZIO MAMIANI.
-
-
-
-
-LETTERA IN FORMA DI CIRCOLARE.
-
-
- Signore.
-
-In questo anno, come v'è noto, compiesi il centenario della cacciata
-degli Austriaci dalla città e riviera di Genova. E il primo atto della
-gloriosa sollevazione accadde il 5 del vicino dicembre. Tal gesto, il
-più bello forse della storia moderna italiana, e che diviene caparra
-e simbolo di altri non molto remoti da noi, merita di essere celebrato
-con ogni possibile dimostrazione.
-
-Pare a me ed ai miei amici che uno dei segni di gioja pubblica da
-praticarsi in quel giorno, esser dovrebbe di ardere fuochi sulle
-colline più prossime a ciascuna città nelle prime ore della notte. Noi
-ne abbiamo scritto a parecchi in Romagna, in Liguria e in Piemonte.
-Se vi garba l'idea, parlatene ai vostri amici e invitateli a porla in
-effetto, facendo loro avvertire ch'ella è cosa la qual non incontra nè
-spesa nè rischio; e d'altra parte, è vistosa e significativa oltremodo.
-Nè altro per questa.
-
- Di Parigi, li 20 novembre 1846.
-
- TERENZIO MAMIANI.
-
-
-
-
-LETTERA AL CARDINALE FERRETTI
-
-SEGRETARIO DI STATO.
-
-
-(Dall'_Italico_, semestre II, n. 11. — Roma, 16 settembre 1847.)
-
- Eminenza Reverendissima.
-
-L'Eminenza Vostra, senza neppure venir pregata e sollecitata da me, ma
-solo per vive raccomandazioni de' miei parenti ed amici, ha voluto, per
-gran bontà naturale, favorirmi e beneficarmi. E non essendo riuscita
-nel primo atto d'intercessione presso il glorioso Pontefice, si è
-pur degnata di replicare le istanze; e jeri mi giunse avviso che Sua
-Santità condiscende, a contemplazione della domanda fattane dall'E. V.,
-a darmi licenza di rivedere la mia provincia natale, e per lo spazio di
-tre mesi poter quivi riconfortarmi con la mia famiglia e con gli amici
-de' miei primi anni. Quanto poi alla condizione posta da Sua Santità,
-ch'io prometta innanzi (trascrivo le parole medesime di V. Eminenza
-nella lettera sua al Perfetti) di _non volere in alcun modo cooperare
-nè direttamente nè indirettamente a turbare l'ordine delle cose
-politiche negli Stati Pontificj_, io pensava che non le fosse nascosto
-avere io compiuta assai largamente quella siffatta dichiarazione,
-scrivendo nel marzo del corrente anno all'Eminentissimo Gizzi e
-chiedendogli di venir posto a parte del benefizio dell'Amnistia; «la
-qual promessa (aggiungeva io in quel foglio, e replico nel presente)
-io fo molto più volentieri, e intendo di adempiere con tanto maggiore
-lealtà, quanto è già lunga pezza che scrivo, e persuado i cittadini
-miei di calcare le vie in cui sembrano alla per fine voler entrar tutti
-concordemente, e le quali sole posson condurre alla vera e stabile
-rigenerazione della Patria nostra.» Ciò io significava e scriveva
-or fanno parecchi mesi; ed in questo mezzo tempo il succedere delle
-cose è riuscito così favorevole alle speranze dei buoni, che quella
-promessa di rispettare le leggi quali sussistono, e fuggire ogni
-modo occulto e violento di mutazione, è divenuta un obbligo naturale,
-necessario e comune, da poi che, mediante la saggezza miracolosa di
-Pio IX, incomincia in cotesti nostri paesi un ordine vero legale, per
-addietro sconosciutissimo, e per via di cui si à facoltà di procedere
-pacificamente e di grado in grado all'acquisto d'ogni perfezionamento
-civile.[5]
-
-Che io non possa poi ringraziarla condegnamente, e come io desidero,
-della bontà e parzialità singolare in me adoperata, scorgesi bene da
-ciò, che se il rivedere la patria ed i suoi dopo sedici anni d'esilio
-e dopo estinta la speranza di più abbracciarli, è da computarsi
-fra le maggiori consolazioni del mondo, a me dee mancare qualunque
-fiducia di esprimere all'Eminenza Vostra, non pur coi fatti ma con
-le parole, la gratitudine che me le stringe e annoda in perpetuo.
-Solo vorrei pregarla a considerare che questi sentimenti li dice un
-uomo lontanissimo da ogni maniera d'adulazione, e a cui sono ignoti
-affatto le corti ed i grandi, ignoto il conversare e il carteggiare
-con esso loro; e a cui infine reca una vera e novissima meraviglia e
-soddisfazione il potere e dovere far ciò la prima volta in sua vita
-con l'Eminenza Vostra, nella quale si avvera e l'antico adagio che la
-bontà soggioga ogni cosa, e l'antica massima dei giuristi filosofi, che
-negli ottimi è un diritto naturale e non prescrittibile di dominio e
-d'impero.
-
- Di Genova, li 15 agosto 1847.
-
-Dell'Eminenza Vostra
-
- Devotissimo ed Obbligatissimo Servo
- TERENZIO MAMIANI.
-
-
-
-
-DISCORSO RECITATO AL BANCHETTO
-
-CHE IL CIRCOLO ROMANO OFFRIVA E DEDICAVA ALL'AUTORE il dì 23 di
-settembre del 1847.
-
-
- Fratelli e Compatrioti.
-
-Il massimo de' misfatti è bagnare le mani nel sangue civile; e l'Italia
-(eterno suo dolore e rimordimento!) ha per secoli molti lacerato col
-proprio ferro le proprie membra. Però, chiunque non reputa le cose
-mortali essere governate dal cieco caso, dee nel contemplar le ruine
-e il disfacimento della patria comune, ridire a sè stesso: — Tremenda
-ma giusta è la tua ragione, o Signore! — Per giudizio dell'alto, il
-popolo stato per vigor d'armi e sapienza di leggi arbitro e reggitore
-di tutto il mondo agli antichi conosciuto, passò sotto il giogo di
-cento nazioni, le quali per insino a jeri se l'hanno diviso, mercatato
-e venduto, come torma di vili giumenti. Per giudizio dell'alto, la
-schiatta più gloriosa fra tutte le umane fu abbeverata a lentissimi
-sorsi di umiliazione e di scherno: e noi miseri che trascinammo per
-lunghi anni la vita in esilio, e vedemmo dappresso la boria dello
-straniero e gli occulti suoi pensamenti, noi vi testifichiamo, o
-fratelli, che il nome d'Italiano era sinonimo di codardo, e apponevasi
-a modo d'antonomasia al giullare ed al barattiere.
-
-Ma infine, le luttuose partite della colpa e della espiazione sono
-pareggiate, e la pagina nuova che nel gran volume dei nostri destini
-sta ora aperta e spiegata, porta le solenni parole di riscatto e
-risurrezione. E perchè in nessun popolo viene ad effetto un profondo
-e durevole rinnovamento, salvo che per virtù propria e interiore, e
-gli Italiani scaduti e inviliti affatto innanzi al proprio cospetto
-aveano dolorosamente smarrito ogni fede e ogni coraggio in sè stessi,
-Dio, con consiglio amoroso e misericordievole, mandò loro un segno ed
-una caparra evidente e infallibile del patto rinnovato e del perdono
-largito. Allora scorgemmo in vetta al Campidoglio e a vista di tutte le
-genti cristiane apparire un Angelo col nome di Pio, apparire un Labaro
-sacro e vivente, in cui dall'Alpi al Lilibeo le serve e languenti
-popolazioni girarono attonite il ciglio, e lesservi giubbilando _In
-hoc signo vinces_. Nè questo solo prodigio ha mostrato il Cielo ad
-accertare i Popoli nostri della salvezza insperata.
-
-Di voi, o Romani (lasciatemi parlare il vero), di voi fieramente
-si sentenziava e diceva: — Gli altri stanno distesi ed infermi, ma
-questi son morti e putono di cadavere; quadriduani ei sono, perchè
-da ormai quattro secoli, e propriamente dallo sfortunato Porcari
-che esalò l'anima sul patibolo, più non dettero voce nè crollo. —
-Ma Pio IX che penetrava gli occulti del vostro spirito, così non
-parlò, ed accostatosi a voi come Cristo Signore alla figliuola della
-vedova, esclamò pieno di fede: _Non est mortua, sed dormit_. E voi
-vi svegliaste, e nel tratto di soli pochi mesi faceste l'Italia
-meravigliare delle vostre civili virtù. Nel vero, parecchie di queste,
-a guardarle nell'abito solo esteriore, possono sembrare altresì
-accomunate a gente o guasta o incivile: l'amore di libertà è naturato
-coll'uomo, e non rade volte s'accende tra cittadinanze rozze e feroci;
-l'unione dei voleri può sorgere spesso da ferrea necessità, o dalla
-fiamma non durevole dell'entusiasmo; sprezzar la morte e i pericoli
-è dote eziandio dei selvaggi; ed alcune fiate negli ultimi eccessi
-della barbarie ribolle negli animi umani un valor disperato. Ma ciò che
-rimane peculiare e qualitativo dei popoli veramente civili, e forniti
-di alto senno e di sentire magnanimo, si è la politica temperanza; si è
-il reggere, come voi fate, l'impeto stesso degli affetti più generosi,
-e il voler che procedano d'ugual passo la moderazione e la forza, la
-prudenza e lo zelo, la ragione e l'istinto: ondechè in voi, si può
-dire, sono principiati in un dì medesimo e il possesso di parecchi
-diritti, e la difficile saggezza di saperli assai convenientemente
-usare. Ma v'è più oltre di bene. Imperocchè, o Romani, noi vi accusammo
-di angusti pensieri e di gretto egoismo, e che non iscorgevate nè mondo
-nè umanità di là da Ponte Molle e da Porta Carmentale: e voi, in quel
-cambio, chiamati appena a un cominciamento di vita politica, avete
-pensato sopra ogni cosa all'Italia, e ogni vostro atto e consiglio
-va sottomesso e coordinato pur sempre alla salute, al risorgimento,
-allo scampo di qualunque individuo della comune famiglia Italiana. Vi
-accusammo di basse superstizioni; e molti chiamavanvi per istrazio una
-congrega di pusilli e di bacchettoni: e voi, a riscontro, mostraste
-di avere in cima dell'intelletto e accogliere e serbare entro l'animo
-la essenza più pura e fruttifera del Cristianesimo; significaste coi
-fatti di professare la sua generosa e razionale moralità, scaldarvi
-degli spiriti suoi più progressivi e sociali, ed ardere al fuoco di
-libertà che tutto quanto lo investe e il vivifica; in somma, mostraste
-di aver in cuore segnata e scolpita la Religione Civile, maestra ed
-inculcatrice di tutte quelle virtù, quegli uffici, quelle annegazioni
-in che versa la carità cittadina, e le quali assommano la grandezza
-e la perfezione del saldo e verace Italiano. Per tante e inaspettate
-prove d'un sentire liberale ed altissimo, avete, o Romani, insegnato
-al mondo, che, contro a mille apparenze e mille sintòmi, le brutture
-e la corrutela rimanevansi esteriori e parziali, e, come a dire,
-solamente appastate all'intorno del vostro animo, e che mai la sostanza
-e il midollo non intaccarono e offesero: onde esso fu simile a quelle
-stupende sculture giacenti tra le vostre ruine o in alcun canto de'
-vostri trivj, calpestate dal passeggiere, coperte di lezzo e di mota;
-ma le quali rimesse appena in sustante, e lavate e deterse d'ogni
-immondizia, subito rivelano agli occhi maravigliati di ognuno la loro
-antica e non alterata bellezza.
-
-A me le sorti non concederono il privilegio e l'onore di nascere
-dall'augusta vostra sementa, ma però scorremi dentro le vene il puro
-sangue latino; e voi, voi pure, o Romani, siete un latino rampollo,
-e di gente latina crebbe e si allargò questa Città eterna e fatale.
-A gloria poi ed a singolare compiacimento mi reco l'essere stato in
-mezzo di voi e alle medesime vostre scuole allevato; e il Calandrelli,
-il Conti, il Gasperini, il Folchi, ed alcuni altri ingegni debitamente
-cari ed illustri, furono i primi balj e nutricatori della mia povera
-mente. Da ciò pensate se mi tornò in somma dolcezza il rivedere
-queste mura, lo spirar di nuovo queste aure, fissare gli occhi negli
-occhi vostri, e, più che tutto, con voi conversare d'Italia e di
-libertà. Da ciò pensate se mi s'imprime forte nell'animo una perpetua
-riconoscenza dei larghi favori, dell'ospitale affabilità e della
-fratellevole tenerezza con che vi piace di accogliermi; nè valgo a
-significarvi a parole, quanto l'affetto abbondi e moltiplichi nel cuor
-mio considerando tra me le splendide dimostrazioni e le segnalate e
-invidiabili testimonianze d'onore con cui volete esaltarmi quest'oggi.
-Il qual onore voi intendete per certo di conferire non alla mia persona
-oscurissima, non ai meriti di buon cittadino in me troppo scarsi,
-ma sì bene ai principj e alle massime generose e civili sempre e
-invariabilmente da me professate, e all'amore e al desiderio di questa
-nostra gran madre Italia, che m'hanno continuo infiammato, e da cui,
-in sedici anni di amarissimo bando, mai non ho divertito l'animo un
-sol dì e un solo istante. E ciò tutto voi fate perchè sia indizio e
-pegno certissimo ed universale del come intendete premiare e onorare
-coloro che non di sole parole e consigli (mio vano e sterile pregio),
-ma sì bene avranno con tutto l'animo e con tutto il sangue ajutata e
-affrettata la italiana rigenerazione; la quale (giova ripeterlo) voi,
-Popolo Romano, avete iniziata, per voi s'avanza, da voi si sostiene,
-e senza l'opera vostra mai non potrà riuscire nè santa, nè feconda, nè
-duratura.
-
-
-
-
-SULLA TOSCANA.
-
-
- (Dall'_Italico_, semestre II. — Roma 23 settembre 1847.)
-
-Da lettere di Firenze raccogliesi, che la nuova legge colà pubblicata
-circa all'ordinamento della Guardia Civica, non tragge seco l'adesione
-e il suffragio di tutti, ed anzi qualche porzione di popolo ha fatto
-perciò dimostrazioni sconvenevoli e tumultuose. Noi desideriamo che
-quelle lettere sian cadute in amplificazioni: ad ogni modo, teniamo per
-fermo che qualora si apponessero in tutto al vero, la stampa periodica
-della Toscana, anzi dell'Italia intera, non mancherà al debito suo,
-e rivocherà gli avventati e gli sconsigliati dalla via funesta dei
-tumulti e delle sommosse.
-
-Certo, noi non daremo per questo cominciamento di male in escandescenza
-e in furore, e non ingiurieremo nessuno col titolo di fazioso, di
-ribaldo, di demagogo. La storia e il raziocinio c'insegnan del pari
-quanto sia facile entrare in possesso d'alcuni diritti, e quanto
-difficile saperli saviamente serbare ed usare. Compatiamo in generale
-all'inesperienza de' giovani e all'ardore impaziente delle moltitudini,
-e ci sentiamo dispostissimi a ravvisare ne' lor moti disordinati più
-presto un eccesso di zelo, che un effetto di male intenzioni, e ne' lor
-capi e guidatori un subito accendimento di fantasia e una baldanzosa
-presunzione di sè, di quello che mire personali e ambiziose, e voglia
-vera e deliberata di perturbare e sconvolgere.
-
-Con tali considerazioni, noi pigliamo speranza che la voce dei buoni
-e degli assennati levandosi viva e concorde per biasimare codesti
-eccessi, vedremo di corto i giovani ravvedersi e le moltitudini
-rinsavire. A gente così ingegnosa, avvisata e penetrativa come i
-Toscani sono, gli è impossibile che non apparisca chiarissimo il danno
-grande ed inestimabile, che recherebbe alla causa italiana questo
-rompere in clamori e in violenze ad ogni atto ministrativo che non
-gradisca (poniamo pur con ragione) a molti ed eziandio all'universale.
-Per gran ventura, àvvi oggi in Toscana rimedj regolari e pacifici ai
-cattivi provvedimenti. Tanto manca che il buon Principe voglia o possa
-al presente imporre a popoli suoi triste leggi ed improvvide, che ha
-messo a tutela della giustizia e dei diritti, e a lume e scorta sicura
-e comune del progresso civile, la libera e quotidiana esaminazione
-e discussione della cosa pubblica. Or vuole essa la plebe, vogliono
-essi i giovani inconsiderati preoccupare e sforzare il giudicio
-della stampa periodica, rompere l'equo e difficile sindacato degli
-atti ministrativi, la lenta e laboriosa maturazione delle riforme
-e dei nuovi istituti? Per tutto dov'è conceduto il venir componendo
-una mente ed un senso pubblico, e dov'è lecito all'opinione migliore
-e più generale il manifestarsi ed il prevalere non subito nè senza
-fatica, ma pure in modo efficace e perfettamente legale; il ricorrere
-a' mezzi violenti e il far mostra d'ammutinarsi, e dirò anche il solo
-turbar di frequente la quiete comune con atti sconci e rumori e grida
-minaccevoli ed ingiurose, fa pensare al mondo che il popolo il quale
-opera di tal guisa, mentre offende la propria sua dignità, disconosce
-la forza suprema della ragione e del vero; rinnega altresì coloro che
-tuttogiorno nelle stampe fannosi organo delle giuste querele e dei
-comuni desiderj; abusa da selvaggio e da barbaro de' naturali diritti;
-e merita di ricadere nell'ignobile stato di servitù e di codardia ove
-la smoderatezza e i vizj e le colpe de' padri suoi il cacciarono. E
-se questo in generale è vero, torna verissimo per noi Italiani, a cui
-tanta maggior prudenza e moderazione abbisogna, quanto le condizioni
-nostre sono state le più infelici del mondo, e permangono tuttora
-le più pericolose e difficili. A voi Toscani è bellissima gloria
-l'essere entrati primi o quasichè primi nell'aringo dell'italiana
-rigenerazione: ma di quindi, a voi procede un obbligo vie maggiore di
-porgere agli altri fratelli esempio salutare d'un'ordinata, prudente
-e incolpabile risurrezione. Non udite voi l'Italia, la nostra madre
-comune, la gran _Donna di provincie_, ancor tutta bagnata di lacrime
-e coi solchi delle catene nelle braccia e ne' piedi; non l'udite voi,
-ripeto, raccomandarvi affettuosamente la vita sua, la sua salvezza,
-lo scampo estremo di tutti i suoi figli? Fra questi, Ella dice, v'ha
-chi infinitamente più di voi tollerava e soffriva, chi ha dato prove
-molto maggiori e malagevoli ad imitare di carità cittadina, costanza
-magnanima, vigore indomabile, amore santo e animoso di libertà. Eppure,
-vedete ch'ei sanno temperare i lor desiderj, e tenersi stretti e quieti
-nelle vie della legge e dell'ordine. Perchè, dunque, sarete voi più
-insofferenti ed immoderati? Deh, a che riuscirebbe, o figliuoli, la
-vostra sconsigliatezza, salvo che a sbarbicare del tutto le riforme
-bene iniziate, e la speranza che acquistan del meglio i fratelli
-vostri subalpini, dal cui coraggio e dalla cui disciplina io aspetto,
-quando che sia, d'essere fatta signora di me medesima? E non son del
-mio sangue, e non sono viscere mie quegl'infelici, che pur mentre
-io parlo, cadono laggiù trafitti dal piombo e dal ferro su ciascuna
-riva dello Stretto? I vostri savj e ammisurati portamenti, la vostra
-ragionevole discrezione e longanimità, il lieto spettacolo del vostro
-riposato e concorde vivere civile, può far cessare quelle morti e quel
-sangue, chiudere quelle larghe ferite, cambiar la mente e il consiglio
-di chi tiene in mano le sorti della Sicilia e del Regno. Il contrario
-(ahi misera!) procederà del sicuro dal disordine, dai tumulti e dalle
-violenze. In qualunque atto, o figliuoli, e in qualunque deliberazione,
-pensate ai profondi sospiri, pensate alle lagrime occulte e amarissime
-di tanti vostri fratelli men di voi fortunati, non però meno cari e men
-diletti al cuor mio.
-
-
- (Dal medesimo-Roma, 7 ottobre 1847.)
-
-Ci giungono di Toscana notizie certe ed esatte, dalle quali
-siam confermati nella speranza che avemmo, che le molte lettere
-mandate di là in cui parlavasi di fatti tumultuosi avvenuti per la
-pubblicazione del Regolamento intorno alla Guardia Civica, eran
-cadute in amplificazioni, ed entrate in paura non ragionevole di
-scompiglio e sommosse. La saviezza della plebe (ci scrivono di colà)
-e la discrezione e arrendevolezza de' giovani non è minore in Etruria
-che nello Stato Romano, e l'antichissima urbanità e la universale e
-pressochè ingenita educazione delle moltitudini toscane non lascian
-temere ch'elle trascorrano di leggieri in atti violenti, e in
-riprovevoli e licenziose dimostrazioni dei proprj desiderj.
-
-A noi vengono carissime queste notizie, e con piacere ci affrettiamo
-di farle assapere al pubblico. L'ufficio di ammonir con modestia, e
-correggere con amore le moltitudini, è forse il più ingrato di quanti
-competono al giornalista; il qual conosce assai bene non essere quello
-il modo di andare a versi nè del popolo nè de' giovani, cui piace
-naturalmente il sentirsi sempre lodati ed accarezzati. Ma la stampa
-politica, a riguardarla nell'alto suo ministero, e sceverandola da ogni
-basso fine di lucro e di ambizione personale e smodata, tien luogo
-oggidì in gran parte di quella solenne censura che fu il magistrato
-più austero e imparziale dell'antichità, e che mai non si sgomentava di
-dispiacere ai sommi ed agl'infimi, ai governati ed ai governanti.
-
-La rigenerazione nostra vive una vita ancor tenerella e infantile, e
-può ammalare così di languore come di febbre. Noi, secondo le nostre
-forze, combatteremo sempre ambedue quelle infermità, quante volte non
-pure discoprirannosi apertamente, ma daranno indizio e sospetto di sè.
-Sui fatti possiamo ingannarci; le intenzioni sentiamo di avere diritte
-e generose.
-
-
- (Dal medesimo-Roma, 14 ottobre 1847.)
-
-(Precede una lettera sottoscritta da molti Toscani di eletto nome,
-nella quale si fa alcuna rimostranza sul penultimo Articolo.)
-
-Appena da nuove lettere di Toscana fu dissipata la grave apprensione
-in che molti vivevano intorno alla quiete ed all'ordine di quella
-provincia, io mi affrettai con vivissima compiacenza di ciò pubblicare
-in questo giornale medesimo. con data dei 7 di ottobre. Il foglio che
-giungemi di Firenze e leggesi qui stampato, riconfermando la buona
-novella, riconferma me nella gioja e consolazione ricevutane. V'ha
-molti casi nei quali la parola eccitata dalle notizie correnti, perde
-opportunità ed efficacia qualora s'aspetti che il tempo o cancelli
-appieno o raddrizzi ed emendi il racconto dei fatti. In cotali casi,
-chi non vuol mancare al debito di scrittore e di cittadino, e d'altra
-parte non vuol censurare senza buon fondamento, parla e ragiona per via
-di supposti, dichiarando di avere ferma speranza che le cose narrate
-o non s'appongano al vero o di molto l'amplifichino; e ciò appunto
-faceva io nell'articolo del 23 di settembre: l'impeto dell'affetto e la
-vivezza dei tropi debbesi unicamente recare all'indole dello scrittore
-e all'importanza suprema della materia. Come si propalasse la voce
-di disordini gravi accaduti e il sospetto di cose molto peggiori, io
-non so; ma che ciò si scrivesse in più luoghi e da persone assennate
-e di credito, è certo e noto ad ognuno. Nè il raziocinio valeva a
-mostrare e provare quegli avvenimenti come impossibili; conciossiachè,
-mancando a noi Italiani da troppo gran tempo la vita politica, ci
-vien meno similmente il criterio e l'abilità di presumere con molta
-certezza quello che siamo per operare. Ed anzi, considerandosi bene la
-inesperienza comune, l'ardore delle fantasie, i tempi difficilissimi, è
-più forse da maravigliare della universale prudenza e saviezza, che del
-loro contrario. Ma d'altra parte, io confesserò volentieri che nessun
-prodigio di senno civile è insperabile dai Toscani, privilegiati fra
-tutti i popoli italici per altezza d'ingegno, e gentilezza d'animo e
-di costumi. Del che mi sembra fare testimonianza molto notabile questo
-foglio medesimo che tanti egregi Toscani sonosi degnati mandarmi.
-Perchè non poteasi con parole più mansuete e cortesi, e con più
-squisita urbanità dimostrarmi l'errore in cui venni indotto, e il quale
-son quasi tentato di amare e di carezzare, dappoichè mi ha procacciata
-una manifestazione di benevolenza e di stima superiore oltre modo e,
-a meglio dire, senza proporzione veruna coi pregi della povera mia
-persona. Voglia ciascuno di que' degnissimi soscriventi riconoscere
-in queste mie parole un atto sincero di scusa, di ringraziamento e di
-ossequio a lui particolarmente indiretto, e il quale io adempio con
-la solennità che posso maggiore, per segno durevole di osservanza e di
-gratitudine.[6]
-
-
-
-
-PAROLE DETTE IN PERUGIA NELLE STANZE DE' FILEDONI
-
-li 18 di ottobre del 1847.
-
-
- Fratelli e Compatrioti.
-
-Quante solenni memorie, quanti affetti gagliardi, che immagini varie
-di grandezze e ruine, di trionfi e cadute mi si adunavano intorno al
-cuore, mentre io saliva (or son pochi giorni) questi famosi Apennini, e
-scorgeva torreggiar di lontano la città vostra, antica e quasi naturale
-regina dell'Umbria!
-
-E per vero, io discerneva quivi da ciascun lato i vestigi ed i
-testimonj d'infinite umane generazioni, e di più forme e procedimenti
-di civiltà; e di quindi io raccoglieva come a dire un compendio e un
-ritratto della storia intera d'Italia, in quel modo appunto che ne' più
-profondi scoscendimenti o dell'Alpi o de' Pirenei avvisa e riconosce il
-geologo la storia tutta quanta del globo terraqueo e de' paurosi suoi
-cataclismi. Certo è che voi, Perugini, col solo indicare gli avanzi
-che qui tuttora grandeggiano dell'opere ciclopee, e con l'aprire que'
-sepolcreti non da molto scoperti e tornati alla memoria degli uomini,
-ove intorno alle ceneri de' Lucumoni dormono gli antichissimi vostri
-padri, voi potete, insieme con l'altre metropoli etrusche, darvi titolo
-e gloria di progenitori veri dell'occidentale incivilimento; imperocchè
-appo voi le arti, la religione, le leggi, le leghe, i commerci già si
-attuavano e si spandevano, quando la Grecia medesima rozza rimaneva e
-selvatica. E però, in fra le nazioni tutte moderne, a voi si compete
-una specie di nobiltà naturale e di legittimo patriziato, conciossiachè
-va ormai pel terzo migliajo d'anni da che siete usciti di stato barbaro
-e entrati a iniziare l'umano perfezionamento.
-
-Ma le vostre valli e colline situate come si veggono fra il Trasimeno
-ed il Tevere, son tutte piene altresì di romane memorie; onde gli
-antichi libri raccontano che fino a quando stette e durò la Repubblica,
-stette e durò prosperevole il vostro Comune; e il ferro e il fuoco che
-per le mani scelleratissime dei Triumviri l'ardeva e lo smantellava,
-annunziò al mondo il prossimo disfacimento del maggiore degl'imperi.
-Ma l'Italia è sacra e non può perire, e di voi similmente fu decretato
-che alle ruine etrusche ed alle romane sorvivereste; e quando per lo
-crescente splendore del pontificato il nome d'Italia ridivenne temuto e
-onorando, e i vecchi municipj latini sentirono di aver riacquistata la
-balía di sè stessi, la città vostra, o Perugini, fu in quella nuova e
-maravigliosa costellazione di repubbliche un astro sereno e cospicuo:
-il perchè leggesi lungamente in tutte le storie patrie quanto la
-bravura di Fortebraccio, le armi e le astuzie de' Baglioni, l'autorità
-e la prepotenza di sommi gerarchi, faticassero e travagliassero ad
-assoggettarvi e a sbarbare dal vostro suolo la pianta divina della
-libertà. Ed essendo che la generosa vostra natura dovea farvi partecipi
-d'ogni ragione di gloria italiana, allato al valore di Niccolò
-Piccinini e d'altri gagliardissimi condottieri usciti del vostro
-sangue, nacque per gentil contrapposto quel miracolo d'arte Pietro
-Vannucci, la cui fama, avvegnachè grande e perpetua, sarebbe massima
-e sola, dov'egli non avesse nudrito del proprio senno e allevato
-nelle proprie sue scuole colui al quale voleranno secondi tutti i
-contemplatori del bello e gl'imitatori della natura.
-
-Nell'età più bassa, voi pure, o Perugini, con tutta insieme la nazione
-italiana siete caduti, e il comune peccato espiaste delle guerre
-fratricide. I Genovesi nel sangue pisano e veneto, i Veneziani nel
-genovese e lombardo, voi tingeste le infelici armi vostre nel sangue
-fulignate e aretino: di quindi le miserie e le umiliazioni, di quindi
-la cresciuta ignoranza, e le pessime leggi, e la tirannia straniera e
-domestica.
-
-Ma l'Italia (giova ridirlo) è terra sacra, e dai destini privilegiata;
-conciossiachè si racchiudono nel grembo suo infinite semenze di civiltà
-sempre nuova e ripullulante; e sembra che a ciò a punto il consiglio
-supremo di Dio lascila di tempo in tempo incolta ed inoperosa, perchè
-ristorata di forze quanto bisogna e purgata delle male erbe, faccia
-altra volta maravigliare il mondo universo de' peregrini frutti di
-sociale sapienza, che in modo affatto insperato produce e matura, e de'
-quali nudrisce di poi molto volentieri le menti di tutti i popoli. E
-che noi siamo al presente in questo ricominciare il glorioso cammino,
-e che la benignità dei cieli conceda a nostri occhi di rimirare i
-primordj fortunatissimi d'una quinta epoca d'italiano incivilimento,
-il dicono assai manifesto la letizia de' vostri aspetti, la concordia
-e meschianza di tutti gli ordini di cittadini, la significazione di
-queste scritte e di questi emblemi, le parole calde e leali che a voi
-ed a me or si fa lecito di pronunziare e di udire, il vedermi io stesso
-in mezzo di voi e da voi festeggiato dopo la lunghezza e l'acerbità
-d'un esilio più che trilustre. Ma forse meglio di qualunque altro
-indizio, e con chiarezza ed efficacia maggiore di tutti i segni da me
-notati, ciò che afferma, persuade e assicura qualunque intelletto del
-certo nostro risorgimento, si è lo scorgere qui presenti gli stemmi
-e l'effigie dell'Augusto e Ottimo Pio; il quale voi, o Perugini,
-con sublime antonomasia e con un senso profondo di verità, chiamar
-solete il liberatore, e ch'io credo altresì, senza pericolo niuno
-d'adulazione, poter domandare il Divino ed il Taumaturgo; perciocchè la
-subita trasformazione ch'egli ha operata nell'essere delle cose e nel
-cuore degli uomini, à, più che d'altro, natura e qualità di prodigio.
-
-Sfavilli, adunque, d'amore e di gratitudine l'anima nostra verso un
-tanto Pontefice, al quale ha piaciuto con l'ultimo atto di sua saggezza
-di sollevare questi popoli alla giusta partecipazione della politica
-potestà; e incominciando in tal guisa fra noi un ordine vero legale,
-per addietro sconosciutissimo, e ponendo a principale custodia e difesa
-di esso non l'armi forestiere e le mercenarie, ma le proprie e libere
-de' cittadini, ha restituito a noi tutti il senso dell'umana dignità,
-l'uso dei naturali diritti, l'alterezza del nome italiano. Però,
-il modo più acconcio e migliore di mostrarsegli grati e nobilmente
-rimeritarlo, si è per lo certo di proseguire, con ispirito animoso
-insieme e prudente, la impresa grande e magnanima da lui cominciata,
-e volere e operare l'universal bene com'egli l'opera e il vuole; cioè
-a dire con cuor mondo e labbro verace, e con interissima annotazione
-e rinunciamento de' nostri privati profitti. Affratelliamoci tutti
-con franco e devoto animo, tollerando le differenze delle opinioni e
-le ombre e le nebbie de' pregiudizj, spegnendo (se fia possibile) per
-sino il nome di fazioni e di sètte, e accettando non che per vera ed
-eterna, ma per benefica e salutare altresì quella massima la quale
-afferma starsene effettivamente gli uomini spartiti e schierati in
-due vasti campi; ma che nell'uno già non sono adunati i conservatori
-e i retrogradi, e nell'altro i liberali ed i progressisti; nel primo
-i solleciti e gl'impazienti, e nel secondo i moderati e i prudenti;
-in questo il clero ed i nobili, in quello i laici e la plebe: ma sì
-veramente nell'un campo stanno attendati gli onesti, e i disonesti
-nell'altro; imperocchè la virtù e il vizio soltanto hanno facoltà di
-spartire il genere umano, e inconciliabili sono fra loro pur solamente
-la bontà e la tristizia, la leanza e l'ipocrisia. Ogni onesto pertanto
-e ogni buono, qual veste o nome o condizione o pensieri ch'egli abbia,
-venga lietamente da noi ricevuto, ed anzi ricerco e sollecitato. Ma
-chiudansi perpetuamente le nostre porte agl'ipocriti ed ai malvagi,
-poco badando che per avventura liberali sien detti e liberali opinioni
-professino. Cademmo per le discordie e la corruttela, e per li soli
-contrarj loro potremo risorgere. Inebriamoci, a così dire, della carità
-cittadina, e un qualche tempo almeno viviamo dimentichi di noi stessi
-e ricordevoli unicamente della patria comune: ed io vel giuro per gli
-spiriti sacri e immortali dei martiri della libertà, noi salveremo
-l'Italia, e tutta la salveremo e per sempre.
-
-Quanto è poi alla mia persona e alle cagioni ed al fine di questa
-lieta vostra adunanza, io pensando alle lodi veramente superlative che
-di me ho ascoltate, e guardando a queste singolari dimostrazioni di
-osservanza e di affetto, onde a voi, Perugini, gradisce di onorarmi e
-fregiarmi oltremodo; io debbo, siccome fo, ringraziarvene con tutto
-l'animo, e conoscente rimanervene fin di là dal sepolcro; e sempre
-dinanzi agli occhi della mia mente dimoreranno le vostre sembianze
-e la dolce e cara memoria di questo giorno: ma io non posso in
-guisa alcuna ritrarne, come vorrei, una gioja sincera e un profondo
-compiacimento, conciossiachè io mi riconosca di tali onori e di tali
-fregi immeritevole affatto, nè piglio speranza per l'avvenire di
-crescere tanto nella bontà e negli altri pregi, da molto scemare la
-sproporzione coi vostri encomj e con la vostra ospitale cortesia e
-larghezza. E per fermo, io m'avvedo di non aver operato a rispetto
-d'Italia altra cosa degna e lodevole, fuorchè l'alimentare nel chiuso
-petto una infruttifera intenzione e un desiderio inerte ed inefficace
-di sua salvezza, e l'aver sostenuto con dignità conveniente la comune
-sventura: nel che è piuttosto da lodare la rimozione del male che
-l'adoperazione del bene, la quale appresso i popoli civili e magnanimi
-non dee consistere mai nel nudo e semplice adempimento di ciò che
-è debito universale d'ogni cittadino non reo e non vile. Perlochè,
-giovandomi pure della calda affezione che mi portate, e del non poco
-di autorità che ripor volete nel mio ragionare, sostenete che io vi
-consigli e vi preghi ad essere di tali mostre e testimonianze d'onore
-più parchi dispensatori, e serbarle tutte per quei generosi che in
-tempi ancor più difficili, tra prove molto più ardue e laboriose,
-tra cimenti di grave ed anzi d'estremo pericolo, sapranno, con forti
-spiriti e con la spontaneità e religione del sacrificio, fermar le
-sorti ancor vacillanti d'Italia, e pareggiar gli avi nostri nella
-grandezza loro più malagevole ad imitarsi; io vo' dire, lo spregio
-magnanimo d'ogni rischio e d'ogni infortunio, e il far getto sì degli
-averi e sì della vita perchè della patria carissima sia la vita eterna
-e gloriosa.
-
-
-
-
-DISCORSO RECITATO AL BANCHETTO
-
-CHE I PESARESI OFFERIVANO ALL'AUTORE CONCITTADINO il dì 31 di ottobre
-del 1847.
-
-
- Fratelli e concittadini.
-
-Sempre è dolcissima cosa rivedere la patria; e per poco ch'ella sia
-stata lungi dagli occhi nostri, un attraimento soave ed irresistibile
-a lei ci rimena. Ma rivederla dopo compiuti sedici anni, che sono
-sì gran porzione di nostra vita; rivederla dopo l'esilio, e per
-cessazione di quel divieto crudele che il desiderio di lei raccendeva
-nell'animo e rinnovava senza conforto ogni giorno; rivederla, infine, e
-ricuperarla quando la speranza n'era affatto venuta meno, quando parea
-cosa certissima dovere il povero rifuggito lasciare in terra straniera
-le sue ossa non lacrimate da alcuno, ciò reca tale e tanta squisita
-dolcezza e abbondanza di gaudio, che le parole non vi arrivano, e
-l'arte del dire smarrisce ogni sua facoltà. Ora, questa per appunto
-è la condizione e la insufficienza in che trovasi di presente la mia
-lingua e il cuor mio. Nè con tutto ciò, io v'ho ancora ricordato e
-dinumerato l'altre cagioni vive e gagliarde di mia profondissima
-commozione, e della piena impossibilità di significarvela.
-Conciossiachè io pensava che a' miei sospiri e al mio dolore trilustre
-fosse unico testimonio Iddio, e solo qualche amico d'infanzia dentro
-nel chiuso animo se ne compiangesse; laddove voi mi dimostrate, o
-fratelli, con mille prove, che tuttaquanta la mia città e provincia
-natale partecipava al mio lutto e dolore. Vollero i nemici del bene,
-e più specialmente nemici d'ogni libertà e grandezza d'Italia, non che
-sbandeggiarmi per sempre e togliermi ogni cosa cara e diletta quaggiù;
-ma eziandio alla pena aggiunger lo sfregio, darmi appellazioni piene
-d'ingiuria, svegliarmi contro non l'amore e la compassione de' popoli,
-ma bensì l'odio e lo sprezzo. E voi in quel cambio, o miei Pesaresi,
-voi m'accogliete con quegli onori che non alla umile mia persona, ma sì
-starebbero bene a un uomo illustre e magnanimo; voi vi compiacete di me
-come s'io fossi augumento di vostra gloria, e passar mi fate, per così
-dire, dall'oscurità alla fama, dall'esilio al trionfo.
-
-Tutto questo, o concittadini, versa sulle piaghe che m'aprì la
-fortuna un balsamo soavissimo, ed anzi elle sono già tutte chiuse e
-rimarginate. Se non che, per la necessità ineluttabile in cui vivesi
-l'uomo di sentire nelle cose più liete e felici la fralezza di sua
-natura, una qualche stilla d'amaro si sparge eziandio nel pieno di
-tal contentezza. Imperocchè io mi partiva di questa terra carissima
-vigoroso e fiorente di età e di salute, ed ora mi vi riconduco assai
-cagionevole e prossimo alla vecchiezza. Il sedere e conversare tra voi
-e con voi m'è somma gioja e compiacimento; ma quando io giro lo sguardo
-ne' vostri aspetti, troppe sono le sembianze amatissime e nel mio cuore
-scolpite che io cerco ed, ahi! non ritrovo. Irreparabile caducità delle
-umane sorti! Nello spazio di sedici anni, oh che dolorose trasmutazioni
-si compiono, quante memorie soavi s'estinguono, quanti sepolcri si
-schiudono, quanta parte della coetanea generazione vi scende!
-
-Non però di meno, perchè lasciomi io rapire a sì triste meditazioni in
-ore sì belle e sì fortunate? E che può mai importare la mia soprastante
-vecchiezza e le mie infermità, quando io rimiro che la patria nostra
-ringiovanisce, e che lo spirito di libertà cominciando a scorrere
-nelle sue vene, tutta maravigliosamente la risana e rintegra? Parecchi
-dei miei prediletti amici ànno chiuso gli occhi nel sonno mortale: ma
-più non riposano in terra di schiavitù, ma il piede dello straniero
-non potrà oggimai calpestare le tombe loro, e la viva riconoscenza
-del popolo inverso ciò che vollero ed operarono a bene di lui, a bene
-d'Italia, più non fuggirà paurosa li sguardi de' vilissimi spiatori; ed
-anzi, mentre esso popolo verserà su quelle tombe dolce e ricordevole
-pianto, le mani de' sacerdoti leverannosi a benedirle, e le lor sante
-bocche pregheranno la pace de' giusti alle anime infiammate di carità
-cittadina: imperocchè il maggiore de' prodigi e il più profittevole
-al mondo che la sapiente bontà di PIO IX conduce in atto, si è del
-sicuro quel caldo e fratellevole abbracciamento che vediam farsi in
-modi così impensati e sublimi tra la virtù privata e la pubblica,
-tra la libertà e la religione, tra l'incivilimento e la Chiesa. Io vi
-dichiaro, o fratelli, con gran fermezza, che quando anche i miei disagi
-e le mie afflizioni state fossero intrise di molto maggiore assenzio,
-quando incontrato avessi non pure un esilio quale ho sofferto, ma
-dieci altrettali ed ancor più acerbi, queste nuove sorti d'Italia
-porgerebbermi una mercede e un compenso oltre misura superiori; e la
-letizia che me ne procede, esser dee riposta tra le cose veracemente
-ineffabili, e tra quelle divine pregustazioni delle delizie celesti,
-che alcuna ben rada volta sono agli uomini concedute affin di aprire
-il loro intelletto e crescere il lor desiderio inverso le bellezze
-sovramondane ed eterne.
-
-Per rispetto poi all'intenzione amorevole che tutti manifestate
-di onorare in me non le opinioni solamente le quali ò sempre mai
-confessate, e la santissima causa a cui son devoto, ma eziandio la
-mia persona e quello che di lodevole a voi par di trovare nell'animo
-e nell'ingegno mio, sinceramente vi affermo, che delle vostre
-onoranze ed encomj io sento di meritare appena una minima parte, e
-che pur questa io debbo da voi riconoscere. Imperocchè voi, come se
-tutti mi foste padri e fratelli, m'avete con amorosi consigli e con
-blandimenti e lodi ed esortazioni continue e infinite avviato al bene,
-e, mediante una specie di cortesissima e affettuosa violenza, m'avete
-fin dalla puerizia sospinto a desiderare la celebrità delle lettere.
-Così da voi s'è mostrato, con bello e utile esempio, che non riesce
-dannoso, come pensano molti, al primo svegliamento dell'intelletto e
-dell'altre nobili facoltà il nascer discosto dalle grandi e rumorose
-città capitali; perchè pure alle aquile, innanzi di avere spiriti e
-gagliardezza per volare in cima dell'alpi e affrontar le bufere, fa
-d'uopo di crescere quietamente nel piccolo nido, e con tenue cibo
-venir nudrite. E similmente da voi s'è mostrato, come quello che suol
-domandarsi oggidì _spirito municipale_, quando sia ben temperato e
-commisurato all'amore e servigio che tutti dobbiamo alla patria comune,
-divenga sorgente perpetua di profitto e virtù, massime in questa nostra
-Italia, in cui la potenza individua di ciascun uomo tiene spesso del
-prodigio; quando che altrove le grandi cose si operano solo per virtù
-collettiva, come sforzo e peso di masse, il quale in ciascun atomo
-componente non apparisce e non ha valore assegnabile.
-
-Ma perchè lo spirito municipale non nuoca ed anzi giovi e fruttifichi,
-egli è grandemente mestieri non solo di connettere e subordinare
-ciascun atto della vita del proprio Comune all'universal vita della
-nazione, ma di stringere quanti più legami si possono di socialità e
-di fratellanza con le città finitime e prossime, affinchè un flusso
-perenne di scienza e di civiltà corra e ricorra per esse tutte, come
-sangue per ogni vena di corpo animato. In cotal guisa, o Signori, poco
-avremo ad invidiare a quelle nazioni in cui li sparsi raggi d'ogni
-bene comune e d'ogni specie di scibile radunansi tutti in un punto
-solo sfolgorantissimo: conciossiachè i lumi del viver nostro civile,
-non ostante la picciolezza e tenuità di ciascuno, congiungendosi
-spesso e rischiarandosi mutuamente e a simiglianza di specchi l'uno
-nell'altro riverberando, cresceranno da ultimo sì fattamente e di
-numero e d'intensione, da soverchiare ogni forma e grandezza di
-umano splendore. Dalla qual cosa procederà fra gli altri beni questo
-prezioso e singolarissimo, di convertire l'astio profondo e le misere
-nimistà antiche in emulazione ardente e operosa. Nè a voi, Pesaresi,
-dee fare apprensione e paura l'entrare in simile competenza con mille
-altre città; dappoichè la natura v'à di raro ingegno e di non comune
-gentilezza privilegiati, sicchè picciolo popolo siete, ma glorioso e
-caro alla nostra gran madre Italia. Deh vogliate, o giovani, serbare
-a questa città natale il titolo suo invidiato di culta e di gentile,
-e non vi piaccia di confondere mai l'austerità e la valentía con la
-salvatichezza e con la ferocia, e di scompagnare dall'uso dell'armi gli
-studi gravi e gli ameni. Ben conoscete che l'armi indòtte sono barbare,
-e in guerra non durano e non prevalgono; come, per lo contrario, la
-scienza imbelle e indifesa appiccolisce sè stessa e muor nel servaggio.
-E a cui non è noto il simbolo esatto ed elegantissimo per via del quale
-rappresentavano i Greci l'alleanza perpetua e necessaria dell'armi e
-delle lettere? chi non sa che Minerva, figliuola della mente di Giove,
-usciva dal capo del Dio brandendo l'asta e imbracciando lo scudo? Ma
-perchè m'andrò io ravvolgendo tra le favole greche, mentre la storia
-vera d'Italia offre a noi Metaurensi, e ai popoli tutti compaesani, uno
-specchiatissimo esempio del sapere alle armi contemperare gli studi,
-e fare scorta e governatrice d'ambedue la sapienza civile? E che altro
-erano le città famose di Metaponto, di Crotone, di Taranto, di Locri,
-di Reggio, se non collegi e famiglie di filosofi e di guerrieri? Quale
-altra parte del mondo à saputo a un tempo medesimo e con l'ufficio
-degli uomini stessi trovar le scienze e fondar le repubbliche;
-eccellere nell'arte della poesia e della musica, come nell'arte del
-difendersi e del battagliare? A chi non entrerà in cuore una giusta
-e durevole ammirazione, considerando quell'alternare continuo delle
-ginnastiche e delle meditazioni, quel passare di frequente dalle
-accademie al campo, dalla investigazione profonda delle fisiche e delle
-matematiche all'apprendimento disagiato e severo della milizia, e dalla
-quiete e solitudine contemplativa al maneggio e all'uso delle faccende
-politiche? Sono d'ogni cosa i padri nostri stati trovatori e maestri,
-nè mai ci bisogna di trarre altronde gli esempj e gl'insegnamenti. Nè
-dicasi che tutto ciò è antichissimo, e troppo remoto e diverso dalle
-condizioni moderne. Conciossiachè, a rispetto della natura, noi siamo
-sempre i medesimi, e nulla à cangiato sostanzialmente in Italia, salvo
-che la tempra degli animi; a ricomporre la quale ci basterà oggimai
-il fermo e saldo volere. Nulla nell'ordine delle cose mondane è più
-resistente e meno mutabile che i germi primitivi e le forme ingenite
-delle specie; e da voi non s'ignora per che serie innumerabile d'anni,
-tra quali forze nemiche e pertubatrici, si serbano integre e incorrotte
-le minute semenze di mille gracili pianticelle: or quanto più forti
-riescono, quanto più perdurevoli i germi primitivi ed originali delle
-umane famiglie! Noi siamo, ripeto, e ciò ne serva d'orgoglio insieme
-e di vergognoso rimprovero, noi siamo li stessi che i padri nostri;
-e la invasione de' barbari altro non à pur fatto, che insinuare
-piccioli rivi d'estrania vena nel regal fiume delle razze latine; e
-que' rivi o sono già dileguati, o, come insegnano i fisici, servito
-ànno a ravvivare la virtù e l'efficacia delle antichissime stirpi. Nè
-a chiunque s'ostini di ciò, negare dobbiamo rispondere altra parola,
-se non invitarlo a girare gli occhi verso le sacre sponde del Tevere.
-Là veggia, là contempli la forza e generosità indomabile delle vecchie
-progenie. Essendochè quella misera plebe, giaciuta in sonno, in gelo
-e in torpore di servitù e d'ignoranza pel voltare di qualche secolo,
-e dopo aver tollerato lo sprezzo oltraggioso non che degli strani ma
-de' medesimi compatrioti, ecco si vien riscuotendo alla voce soave del
-suo Pontefice, e fa l'Italia e l'Europa maravigliare de' pensamenti e
-delle opere sue. Ella così stramazzata nel fango e l'ultima giudicata
-fra le plebi italiane, già sorge e procede animosa, già entra innanzi
-a noi tutti, e pianta in Campidoglio un Labaro nuovo promettitore di
-certa vittoria e in cui, dallato al nome augustissimo dell'autore e
-principiatore di nostra risurrezione, potrà, senza paura di scandalo e
-con approvazione e contentamento del mondo intero civile, riscrivere le
-famose e tremende parole _Senatus Populusque Romanus_.
-
-
-
-
-Il seguente scritto usciva dai torchi verso il finire dell'anno 47,
-e in quel mentre appunto che in Roma si congregavano i deputati ad
-una Consulta in cui ponevano le città dell'Italia media speranze più
-che grandi. Desiderò l'Autore che il Municipio del suo paese natale
-porgesse l'esempio di addirizzare al proprio deputato parole utili e
-pubblicamente espresse, affine che da pertutto l'opinion generale dei
-popoli avesse comodità di farsi sentire e valere. Al Municipio gradì
-molto il pensiere, e l'Autore concittadino ebbe carico di porlo in
-atto. Ogni cosa è qui assestata alle circostanze, e parecchi concetti
-nuovi si meschiano ad altri comuni ed elementari di scienza politica.
-
-
-
-
-IL MUNICIPIO DI PESARO
-
-AL SUO DEPUTATO APPRESSO IL PONTEFICE.
-
- ALLOCUZIONE.
-
-
-I.
-
-Noi crediamo debito nostro e utilità e profitto di questi popoli
-Metaurensi l'aprire a Voi pubblicamente, o illustre signore, i nostri
-pensieri circa que' negozj gravissimi, a trattare i quali siete
-chiamato in Roma dal glorioso Pontefice. E del manifestarvi la mente
-che abbiamo e i desiderj e le speranze che vi accompagnano, ci sembra
-tanto maggiore la opportunità e la convenienza, quanto che noi non
-siamo per via diretta e per suffragio proprio e immediato i committenti
-vostri; tuttochè a noi sia gran cagione di stimarvi altamente e di
-confidarci nel vostro zelo e sapere la scelta che à fatto di voi il
-sovrano. Questi, nell'ultimo suo Motuproprio delli 15 ottobre, col
-quale à recato gioja sì viva nell'animo de' suoi popoli e in cui
-definisce gl'incarichi e le pertinenze dei deputati, rassegna fra esse
-l'ufficio _di determinare le regole che la Consulta di Stato debbe
-tenere in trattare, deliberare e sindacare gli affari_. Noi, dunque,
-v'invitiamo per prima cosa a compiere quell'ufficio in maniera, che
-la manifestazione della mente dei deputati e qualunque altro esercizio
-di lor facoltà e prerogative sia franco e spontaneo quanto bisogna, ed
-abbia per testimonio e per giudice quotidiano e debitamente istruito la
-pubblica opinione.
-
-E voi potete ciò facendo chiarire altresì ed estendere alcune
-disposizioni di esso Motuproprio, le quali noi desidereremmo e più
-larghe e meglio determinate, affinchè le pubbliche guarentigie che vi
-si attengono, riescano da nessun lato apparenti e vacillanti, ma reali,
-ferme ed irrevocabili in ogni parte.
-
-
-II.
-
-Il Santo Padre, nella circolare delli 19 aprile mandata dal cardinal
-Gizzi a tutti i governi delle provincie, raccomandava più specialmente
-alle cure e meditazioni dei fedeli deputati l'ordinamento nuovo de'
-Municipj. E di vero, con gran senno il principe nella riformazione
-dello Stato prende le mosse da quella che ragguarda i Comuni;
-imperocchè, come puossi dare assetto, figura e vita all'intero corpo,
-qualora non sieno per innanzi ben composte e figurate le membra? Noi
-vi preghiamo, pertanto, se pure di ciò è mestieri pregarvi, che vi
-occupiate con tutto l'animo nella costituzione nuova dei Municipj;
-e intendiamo che ciò si faccia da voi con mente affatto imparziale
-e con estesi e generali concetti, badando sempre alle condizioni ed
-all'esigenze comuni, e non alle minute particolarità e pretensioni
-di tal luogo o di tale altro: imperocchè noi non vogliamo che il bene
-della città e provincia nostra sia per privilegio e per eccezione, e
-meno vogliamo che torni a scapito di qualunque altra parte dell'intero
-corpo della patria; ma sì domandiamo che ogni riforma ed innovazione
-nostra particolare avvenga per effetto di leggi comuni, e si accordi
-perfettamente con l'universale prosperità. Verso tre punti principali
-debbe addirizzarsi la perspicacia vostra nella materia dei Municipj.
-
-Il primo si è, che a rispetto dello Stato risiede nel Municipio una
-libertà naturale di azione circa il formare e usare di tutti i suoi
-beni, appunto come nell'individuo a rispetto della città. Di quindi
-procede che le franchigie non gli son date dalla legge, ma sì dalla
-legge sonogli assegnate le giuste limitazioni di quelle; e però, in
-generale, la legge non dee (come sotto i governi dispotici) venire
-numerando le speciali e singolari facoltà del Comune, e prescrivergli
-quello che può, ma quello che non può e non dee.
-
-Da cotal massima procede il secondo punto, che la legge cioè sappia
-e voglia costituire il Comune con quanta maggior larghezza si può;
-e intendiamo dire, che la spontanea vita di esso si svolga e cresca
-e si eserciti sciolta dalle restrizioni e pragmatiche che or sotto
-nome di tutela, or sotto quello di sopraveggenza e di buon governo,
-impacciano dannosamente e oltre ad ogni necessità il corso naturale dei
-pensamenti e delle azioni commutative. E qui ci piace di ricordarvi,
-che la prima e fondamental cagione della prosperità sociale, durevole
-e non artefatta, si è la spontaneità, siccome quella che s'ingenera
-immediatamente dalla nobile natura umana, la essenza di cui è libera
-e _incoercibile_: di tal guisa, l'avviamento dell'uomo al vero ed al
-bene non dee venir procurato dalle prescrizioni della legge troppo
-speciali e forzose, ma dall'impulso generale dei metodi educativi,
-dall'incremento e diffusion del sapere, e da tutte quelle cagioni
-che per semplice virtù ed efficienza morale persuadono e ottengono i
-miglioramenti e perfezionamenti civili.
-
-Per la ragione medesima, noi non vi raccomandiamo di estendere e
-moltiplicare le pertinenze dei magistrati municipali; stantechè ogni
-cosa per natural diritto è di pertinenza loro, quante volte essi
-operino a nome e per facoltà del popolo committente, e non invadano
-alcun ufficio che le leggi decretarono dover competere allo Stato e a'
-suoi reggitori. Molte volte accade, per lo contrario, che al governo
-generale dello Stato divenga profittevole sopramodo il chiamare i
-Comuni a partecipare ad alcune funzioni politiche; come, per via
-d'esempio, al ministero della polizia, ovvero a quello della giustizia
-con la istituzione dei pacieri e dei giudicj conciliativi, e ad altri
-incarichi d'ugual peso.
-
-La terza considerazione che accade di fare intorno ai Municipj, si è
-di conoscere e misurare sin dove debba la volontà di quelli piegarsi
-e cedere alla volontà universale legislatrice, la quale reputa di
-comandare a nome del maggior bene comune. Conciossiachè non àvvi bene
-comune sì grande (toltone fuori le estreme necessità chiare e visibili
-a tutti), che compensi il gran danno di violentar troppo l'arbitrio
-individuale, e troppo restringere l'adoperamento e l'uso spontaneo
-delle facoltà e dei beni proprj. Scoprire il giusto temperamento tra
-l'arbitrio eccessivo dei Municipj e l'eccessivo ingerimento della
-potenza legislatrice, imperante a nome del bene comune, non è agevole
-impresa, ed è impossibile, noi crediamo, a determinarsi in universale.
-Il buon senso e la pratica ammaestrano in ciò, come in altre ardue
-questioni, più sicuramente e assai meglio che le ambiziose teoriche;
-e però ci contenteremo di ridurvi in pensiero più d'un esempio che la
-pratica moderna europea ne reca innanzi. Noi giudichiamo, pertanto, che
-l'autorità legislativa in Francia degeneri parecchie volte in violenza,
-a rispetto delle libertà individuali e comunitative; e per opposto,
-giudichiamo che in Germania ella rimanga troppo timida in faccia de'
-privilegi o personali o municipali. In Inghilterra scorgiamo (massime
-in questi ultimi anni) una giusta e quasi perfetta proporzione fra
-tali due estremi: e tanto più i concetti nostri in questa materia si
-accostano all'Inghilterra e divertono dalle consuetudini della Francia,
-quanto il comprimere di soverchio in Italia la individuale forza e
-spontaneità, si è togliere a lei la più gagliarda cagione e la più
-intrinseca di tutte quelle meraviglie e grandezze che la storia ricorda
-e l'universo tuttora ammira.
-
-Per ciò, poi, che s'appartiene alla forma costitutiva del Municipio
-medesimo, desideriamo, o signore, che vi sia in mente la massima
-professata nel Motuproprio di Sua Santità intorno alla fondazione
-del Municipio Romano; e questa è che i titoli e i requisiti così di
-elettore come di eligibile e così di magistrato come di consigliere,
-scaturiscano tutti dal censo e dalla capacità; e che il censo a ciò
-domandato sia tenue quanto si possa il più; e sia indizio della
-capacità ogni professione il cui possedimento ed uso ricerca una
-sufficiente coltura d'ingegno. Noi non vorremmo, inoltre, che il
-censo venisse dalle rendite misurato, ma dalle imposte bensì e dalle
-patenti, e da ogni maniera di dazj, inscrizioni e registrature;
-imperocchè questi dati compariscono tutti ne' libri pubblici, laddove
-le rendite ad essere bene conosciute domandano certa indagine che
-à dell'_inquisitorio_, e però è sempre odiosa: che se il censo non
-bene risponde all'entrate per difetti e disproporzioni gravissime
-del catasto, ei bisogna emendarlo; e ad ogni modo, cotesto sconcio
-è assai minore dell'altro accennato. Nè qui varrebbe citar l'esempio
-dell'Inghilterra, fondato sopra costumi troppo diversi dai nostrali.
-In genere, noi opiniamo che le disposizioni costitutive delle
-magistrature e de' Consigli municipali esser debbano liberalissime
-ed assai popolari; perchè, parlando secondo ragione, all'uso d'ogni
-qualunque diritto non istà dallato altro limite certo e non valicabile,
-salvo che la poca o nessuna sufficienza d'esercitarli; e perchè
-questa nelle faccende comunitative riesce molto men rara che nelle
-politiche, così molto minori e più rare debbono essere le esclusioni.
-Non ignoriamo quello che da parecchi pubblicisti si obbietta contro le
-assemblee popolari e i larghi ordinamenti elettivi: a noi non esce di
-mente che la saggezza e la dottrina sempre sono di pochi; essere la
-moltitudine passionata e tumultuosa; dimostrarsi dai matematici, con
-certi lor modi speciosi, che la probabilità dell'ottima deliberazione
-è in ragione inversa del numero dei deliberanti. Con tutto ciò, noi
-pensiamo che l'equità e il diritto debbon passare innanzi ad ogni altra
-considerazione, e che dove sta l'equità e il diritto debbe l'azione
-del tempo condurre altresì la maggiore utilità pubblica: oltre a ciò,
-noi pensiamo, le moltitudini essere più savie degli individui in quel
-che s'attiene immediate agl'istinti e ai placiti del senso comune;
-essere insofferenti e nimicissime sopra tutto dell'ingiustizia, ed
-estimatrici egregie sì del valor morale degli atti e sì della bontà o
-malvagità degli animi; lo spirito gretto e calcolatore del secolo farsi
-tanto meno scorgere, quanto maggiormente si sale inverso il patriziato
-o scendesi inverso il popol minuto; infine, nelle moltitudini scemano
-l'ignoranza e le fallaci preoccupazioni col crescere della civiltà, e
-questa colà cresce e propagasi più prestamente dov'è maggiore la vita
-pubblica e la partecipazione di tutti ai comuni negozj. Oltrechè, il
-mondo va ora per cotal via; nè si può fare il bene davvero se non per
-essa, posciachè il secolo si può correggere, ma non mutare. Di tali
-cose parliamo un po' più disteso, perchè è nostra mente, o signore,
-che a voi piaccia, in qualunque caso d'istituzioni elettive, attenervi
-sempre ai sistemi e alle pratiche meno strette e più popolari.
-
-Vogliate del pari, che sciolto si mantenga d'ogni legame non necessario
-il deliberare e l'operare del Municipio; e dappoichè al governo
-è ragionevolmente serbata la facoltà d'interporre l'autorità sua
-tuttavolta che il Municipio o travia dalle forme preordinate di sua
-istituzione, o rompe alcuna legge od alcun decreto dello Stato, in
-qualunque altro caso non fa mestieri e non giova l'assentimento de'
-superiori, siccome atto giustamente presunto e che mai non difetta.
-Molto meno, poi, fa d'uopo la presenza e assistenza de' supremi
-ufficiali alle discussioni ed alli scrutinj comunitativi; molto meno
-il richieder licenza per le ordinarie e straordinarie convocazioni de'
-Consigli: e il simigliante si dica per altre suggezioni ed impacci.
-
-Dopo le cose fino a qui ragionate, ci occorre di aggiungere poche
-parole intorno ai Consigli provinciali. Imperocchè gli è manifesto che
-molte delle franchigie e delle costituzioni qui avanti domandate pei
-Municipj, convengono più che bene ai Consigli delle provincie. Del pari
-divien manifesto, che noi vivamente desideriamo che il modo con cui
-verranno chiamati i rappresentanti dei Municipj al consesso provinciale
-sia il più largo possibile, ed ogni Circondario almeno abbiavi il suo
-deputato: la qual cosa diviene oggi tanto più necessaria, quanto, a
-tenore dell'ultimo Motuproprio, i Consigli provinciali s'ingeriscono
-direttamente nella elezione dei deputati alla Consulta di Stato. E
-però, nel determinare l'ordinamento finale di essa Consulta (secondo
-l'arbitrio che ve ne lascia il sovrano), voi considererete per bene
-tutte le intrinseche attinenze che legar debbono i Municipj ai Consigli
-provinciali, e questi alla generale deputazione.
-
-Possono ancora con vantaggio e con equità i Consigli provinciali
-venire investiti del diritto di esamina e di revisione per tutte quelle
-risoluzioni comunitative le quali inchiudessero gravi e straordinarie
-spese, o decretassero istituzioni nuove di gran momento o l'abolizione
-di antiche; il qual diritto dovrebbesi per innanzi determinare con
-quanta maggiore esattezza e lucentezza è desiderabile e conseguibile
-in tali materie. Nella vita sociale umana appajono quotidianamente
-due atti contrarj e insieme correlativi, nel giusto combinamento dei
-quali giace la precipua cagione d'ogni prosperità: il primo atto è
-innovare, il secondo è conservare; e comechè ambedue facciano d'uopo
-ugualmente al bene comune, ciò nondimeno la varietà degli umori e delle
-condizioni produce che le tali persone sieno inclinate all'innovare
-e le tali altre al conservare. Similmente occorre al bene comune,
-che nelle faccende pubbliche gli uomini esercitino con opportunità
-e con giusta misura così l'ardore dell'animo, come la riflessione; e
-così l'impeto e l'energia del volere, come la lentezza e maturità del
-giudicio. Ma egli avviene del pari, che la differenza dell'indole,
-delle professioni e d'altri accidenti, facciano l'una specie o classe
-di uomini più riflessiva e fredda di quello che operosa e infiammata;
-ed un'altra, tutto il contrario. Ei si conviene, per conseguenza
-di tutto ciò, stabilire che in ogni ordinamento sociale e politico
-deesi far luogo agli innovatori e conservatori, agli ardenti ed ai
-giudiziosi, per via di speciali e separate congregazioni. Ma perchè
-poi l'umana repubblica è vita e operosità, e suo destino è procedere
-innanzi nel nuovo, però nell'autorità conservatrice non mai (per
-quello che noi ne sentiamo) debbe dimorare una illimitata potestà e
-un divieto assoluto e definitivo, ma bensì una facoltà di rivedere,
-sospendere e ritardare; di guisa che la riflessione spassionata e la
-cognizione piena e corretta possano entrare in tutte le menti, e che
-le ragionevoli rimostranze delle minorità (come suolsi chiamarle) non
-sieno dalla prepotenza del numero soffocate. In questi termini, e non
-altrimenti, noi vorremmo attribuire ai Consigli provinciali un diritto
-di tutela e di moderanza; chè di là da quei termini potrebbero essi
-Consigli addivenire tanto più soverchianti e oppressivi, quanto la lor
-condizione ed origine non li scioglie abbastanza dalle passioni, dagli
-errori e dagli interessi personali e locali.
-
-
-III.
-
-Ma le franchigie comunitative picciol frutto recherebbero, qualora non
-fosse al cittadino guarentita pienamente e durevolmente la libertà e
-sicurezza delle azioni private. A voi dunque apparterrà, o signore,
-ajutare il principe nella difficile revisione dei codici, senza la
-quale verrebbero quasi meno tutti gli altri miglioramenti e progressi.
-
-Ne' paesi dove à potuto aver luogo il libero svolgimento della
-ragion pratica del diritto, e in Francia singolarmente, sempre, nelle
-relazioni personali e nell'uso e trasmissione delle proprietà, si è
-veduto crescere e dilatare quello spirito di equità e di uguaglianza e
-quelle massime di gius naturale, che fin dal tempo dei Cesari penetrava
-e animava tutte le parti della legislazione romana, e che piegò il
-fiero diritto Quiritario alle esigenze ineluttabili della giustizia e
-ai principj assoluti del vero e del bene. In tal materia, pertanto,
-men paurosa ai Governi, la saggezza vostra si eserciterà innanzi
-tratto nello scegliere ciò che di più equo e insieme di più luminoso e
-semplice è stato deposto nei codici meditati dalla sapienza moderna.
-
-Quei filosofi i quali pensano che la legislazione giuridica delle
-nazioni sia l'opera e il frutto lentissimo dei secoli e delle
-consuetudini, e vogliono però che a quell'opera ed a quel frutto
-s'abbia una riverenza e un rispetto molto prossimo al culto e
-all'adorazione, non troverebbero modo alcuno di applicare le lor
-dottrine all'Italia, dove le guerre, le invasioni e le rivolture ànno
-interrotto e disfatto più d'una volta il tacito lavoro del tempo e
-delle costumanze, e ànno quindi spogliata la legge del carattere sacro
-e solenne che suole imprimerle l'antichità, e pel quale serbasi ella
-più che mai veneranda e inviolabile. Noi, dunque, cadremmo in troppo
-grave e sciocco abbaglio, se a fine di mantenere o di ristaurare pochi
-avanzi sconnessi ed informi delle antiche legislazioni, rischiassimo
-di smarrire i veri e sostanziali vantaggi che mena seco la facoltà
-preziosa in che siamo di poter costruire con disegno nuovo, razionale
-e abilmente coordinato, la legislazione nostra universale e giuridica.
-Noi vi animiamo quindi a imitare anche in ciò la magnanimità del
-principe, il quale si fa, dove occorre, non pure riformatore, ma
-creatore. Oltrechè, la tradizione più antica e comune di tutti i popoli
-italici, quella è del diritto romano, e antica è l'arte appo noi di
-commentarlo e correggerlo secondo l'ordine di ragione. Così il nuovo
-per noi sarà forse antichissimo, se non nella lettera, nello spirito
-certamente.
-
-Ma gli svolgimenti, le correzioni e le applicazioni del diritto sono
-infinite, e non vuolsi credere che la scienza moderna le abbia presso
-di qualunque culta nazione esaurite. Gran materia da meditare vedrete
-raccolta sotto due rubriche quasi nuove ed importantissime, e sono il
-diritto amministrativo e il diritto economico. Noi vi raccomandiamo in
-risguardo del primo, di ben discoprire e determinare tutte le relazioni
-che il legano con la patria legislazione, e con gli ordini nostri
-sociali e politici. Distinguendo ciò accuratamente, e cogliendo la
-ragione intrinseca di tutte le pratiche, l'amministrazione cesserà di
-comparire arbitraria, incoerente e volubile, e accosterassi viemeglio
-ai principj dell'equità, e all'esatto e continuo criterio del comune
-interesse.
-
-A rispetto poi di quello che noi domandiamo diritto economico, a
-voi fa d'uopo indagare con diligenza e con perspicacia la varietà
-e implicazione tragrande recata in tutti i negozj privati e publici
-dallo incremento straordinario che in quest'ultimo mezzo secolo ànno
-acquistato le ricchezze, le industrie e i commerci delle nazioni:
-certo è che in verun paese, eziandio de' più dotti e operosi, sonosi
-ancora definite a dovere le attinenze nuove, i raddrizzamenti e le
-ampliazioni che lo stato presente economico vien recando di giorno in
-giorno alle prescrizioni dei codici e a tutta insieme la legislazione
-civile. Il codice commerciale avrà molta parte de' vostri pensieri; e
-come quello ch'è più popolare degli altri, procaccerete che vada lodato
-singolarmente di brevità, di semplicità e di chiarezza.
-
-Il codice penale è fra gl'istituti umani il più necessario, perchè
-ripara ai difetti e alla insufficienza così delle leggi e degli
-ordini educativi, come di qualunque altra virtù governante e provida
-che impedir vuole il delitto, piuttostochè rintracciarlo e punirlo.
-In tal subbietto vi è noto, o signore, che a noi Italiani non fa
-bisogno uscire di nostra patria, affine di rinvenire gli esempj e i
-documenti migliori. A confessione dei dotti d'Europa, il codice penale
-napolitano, considerato nel suo beninsieme e nella ragion generale,
-risponde meno imperfettamente di tutti gli altri all'idea filosofica
-del diritto punitivo. Se non che, le prigioni e le discipline nuove
-penitenziali che or si vanno statuendo, e il concetto nobilissimo e
-santo, professato ognor più dai legislatori moderni, d'imprimere in
-ogni forma di pena il carattere espiatorio insieme e rigeneratore,
-ricerca di necessità, che sì cotesto carattere e sì quegli ordini nuovi
-penitenziali vengano intimamente legati e proporzionati al sistema
-intero del diritto punitivo; il che in niun paese ancora d'Europa s'è
-proposto ed effettuato secondo che i savj desiderano.
-
-Ma lasciando ciò stare, noi reputiamo che a voi sia manifesto per sè
-medesimo, che vive nel nostro animo la speranza fermissima di ottenere
-dalla magnanimità del principe tutte quelle discipline e quegl'istituti
-giuridici, intorno al pregio e dalla proficuità de' quali più non
-si muove dubbio dagli statisti di vaglia; come, per via d'esempio,
-l'aprire un tribunale di ultimo appello, o, come il domandano, _di
-cassazione_; introdurre nei giudicj di reità i pubblici dibattimenti;
-abolire i tribunali speciali sotto qualunque nome e colore; stringere
-la competenza delle corti marziali alla sola milizia, e in materia sola
-di militare disciplina.
-
-Quanto poi al condurre i giudizj coll'intervento dei giurati, come
-che noi vi riconosciamo una delle migliori e quotidiane malleverie
-dell'umana giustizia e della libertà individuale e politica, ciò
-nondimeno sentiamo che à luogo per esso più specialmente la legge della
-opportunità; e l'ordine de' giurati non dice bene veramente se non
-laddove ogni funzione della vita sociale e politica è partecipata dal
-popolo, e ogni cosa s'adempie sotto il magistero della libertà e della
-pubblicità.
-
-Ma poco o nessun valore avrebbero i codici, poco o nessuno tutte le
-leggi difenditrici della libertà personale e d'ogni uso legittimo del
-proprio avere, quando non si volessero tramutare e rifare affatto gli
-ordinamenti di polizia, il cui nome suona ormai così malgradito e così
-pauroso, che si penerà molto a ritornarlo in pregio e osservanza. E
-ciò verrà conseguito con questi principali spedienti: che, cioè, la
-polizia cessi da quindi innanzi di farsi istrumento violentissimo e
-odioso della ragion di Stato; ch'ella venga unicamente in soccorso de'
-magistrati per vie legali e palesi; scelga mezzi concordi al tutto con
-la moralità e dignità umana, ed usili in modo strettamente subordinato
-ai ministeri che serve ed ajuta; non abbia tribunali proprj, non
-officio e giurisdizione per sè e da sè, e le venga determinato dai
-codici la specie e la guisa d'ogni portamento e d'ogni atto. Bello e
-vivo esempio di tutto ciò porge l'Inghilterra, e da lei in tale materia
-piglieremo utilissimi ammaestramenti.
-
-
-IV.
-
-Finito l'esame dei diritti individuali, a voi toccherà trattare e
-discutere le leggi e le istituzioni che determinano e prescrivono il
-debito dei cittadini inverso lo Stato, e gli uffici eminenti di questo
-circa la comune prosperità. L'oggetto primo che si affaccia al pensiero
-sono le imposte, cioè il contribuire che fa ognuno secondo sue forze ad
-empiere e ristorare il pubblico erario.
-
-Intorno alle imposte e alle altre sorgenti della ricchezza del
-Tesoro, sono sei cose da meditare, e ciascuna di gran momento. La
-prima, che i dazj e le tasse d'ogni maniera non eccedano le giuste
-esigenze e necessità dello Stato; perché, quantunque non torni
-vero (come piacque a moltissimi economisti di dire) che le imposte
-sieno danaro infruttifero, o sottratto almeno alla più fruttifera
-industria e solerzia privata, pur nondimanco è da pensare che, per
-diritto naturale, l'uomo pretende di adoperare e fruire ad arbitrio
-suo la propria pecunia, e ne cede allo Stato quella sola porzione
-che divien necessaria alla generale comodezza e tutela. Seconda
-condizione d'un buon assetto d'imposte, si è ch'elle sieno equamente
-spartite, mantenendo la miglior proporzione possibile con l'avere
-dei contributori. Perciò voi escluderete, o signore, tutte le tasse
-personali, e parecchie di quelle denominate indirette, e che sono
-di qualità da gravare il povero con isproporzionata misura, e senza
-altronde fornirgli proporzionato compenso. Importa similmente all'equa
-distribuzione dei dazj il riordinamento e raddrizzamento del catasto;
-cosa da lunghissimo tempo desiderata. Terza condizione si è, che il
-Tesoro non s'impingui giammai di denari ritratti per vie non buone
-e alla pubblica moralità perniciose; siccome avviene pel giuoco
-funesto del lotto, per l'enormità veramente importabile delle tasse
-giudiciarie, per le leggi di confiscazione, e in gran parte altresì
-per l'imposizione delle multe, essendo che il ricco di quelle non
-sente disagio e il povero rimane oppresso. Illecite sono similmente
-di lor natura le tasse e gabelle che rompono o scemano notabilmente
-lo spaccio, il trasporto e la permutazione dei libri, e di tutt'altro
-che giovi l'incremento dello scibile e la comunicazione del sapere;
-illecite le tasse che inceppano e difficultano la manifestazione e
-pubblicazione del pensiere. Quarta condizione si è, che le imposte
-non cadano mai sui primi elementi generatori della ricchezza e del
-commercio, e sugli strumenti primi dell'arti più necessarie e proficue:
-i quali sconci avvengono (a citar qualche esempio) laddove, per le
-tariffe smodate e per effetto di appalti esclusivi, incarar si fanno
-gli utensili contadineschi, e dove con imposizioni e diritti eccedenti
-si scema nei porti la frequenza delle navi e dei carichi. Quinta
-condizione si è, che le materie le quali servono in diretto modo
-al sostentamento del popolo, vengano tassate o nulla o pochissimo.
-Chè quantunque gli economisti sembrino voler provare, il prezzo dei
-salarj proporzionarsi altresì col buon mercato o il caro del vitto,
-ciò non ostante gli è da notare che non tutti vivono di salarj, nè le
-braccia sempre riescono più numerose della ricerca ed uso che se ne fa.
-Oltrechè, nel caso qui divisato, scemando i salarj, scemano le spese di
-lavorazione: quindi viene il miglior mercato delle manifatture, quindi
-l'operajo provede con poca moneta a molti bisogni. Ad ogni modo, noi
-dobbiamo continuamente avere in proposito di sminuire per via diretta
-e immediata le privazioni e gli stenti della plebe: questo ci comanda
-la carità e la saggezza civile: nè dobbiamo badare se altri accidenti
-e viluppi d'interessi e di negozj possono menomare e combattere il
-buon effetto da noi voluto. A voi dunque, o signore, starà in animo di
-considerare per bene tali specie di dazj, e quelli segnatamente sul
-sale e sul macinato, che molto affliggono il popolo nostro minuto. I
-compensi, poi, alle rendite diminuite sono da trovarsi tassando invece
-le robe di moda e ciò che serve al fasto ed al lusso, e decretando,
-laddove occorra, l'imposta progressiva o scalata (come i vecchi nostri
-dicevano); la quale, al nostro sentire, è nelle gravi emergenze più
-che legittima e ragionevole, ma solo domanda opportunità e senno per
-essere effettuata discretamente e con buon successo. Altro compenso
-daranno le male spese abolite e le superflue risecate; ed altro
-l'aumentato consumo, che sempre tien dietro allo sbassare delle tasse.
-Rinfranco altresì dell'Erario saranno i molti capitali immobili ed
-infruttiferi che possiede lo Stato, fatti (come dicono) circolanti e
-fruttiferi mediante le pratiche nuove economiche, e l'arte d'ampliare
-e fermare il credito pubblico. Sesta ed ultima cosa da ponderare nella
-materia dei dazj, a noi sembra che sia la lor riscossione medesima,
-la quale conviene che si operi senz'ombra di vessazione, con metodi
-semplici e speditivi, e con ogni possibile risparmio di spese. Gravi
-ed inveterati abusi avrete su tal proposito da censurare e abolire;
-dappoichè sembra, a giudicare dalle partite di alcune statistiche, che
-più del quinto di ciò che si manda al Tesoro vada sperperato e perduto
-in ispese di riscossione. In tal subbietto entra pure la considerazione
-dell'appaltare i dazj e le rendite, sul che c'è assaissimo da riformare
-e correggere; e v'è altrettanto, e ancor più, in quelle regole e usanze
-ministrative che da lunghissimo tempo non sanno impedire la frode e il
-peculato. Noi vi raccomandiamo, da ultimo, di fare accorto il governo
-di quanto sia pernicioso l'abito da esso contratto di rinnovare e
-moltiplicare i prestiti, e quanto riesca illusorio il bene che stima di
-ricavare dalle casse d'estinzione.
-
-L'altra parte più che importante delle dottrine economiche a rispetto
-del Tesoro, consiste ad aprir nello Stato fonti larghe e più sempre
-copiose di produzione e ricchezza; chè quanto maggiormente abbonderanno
-amendue, tanto se ne avvantaggerà il Tesoro senza giunta di aggravio
-per li privati. A tale oggetto, pertanto, rivolgerete le vostre cure
-e le forze dell'intelletto. Voi ben sapete che primo mezzo e prima
-efficienza per arricchire lo Stato è la rimozione d'ogni maniera
-d'ostacoli. E qui cade, in ordine alle proprietà, la questione del loro
-spedito e facile affrancamento e trapasso, e in ordine alle industrie
-e commerci la questione delle tariffe. Per compiere lo affrancamento
-dei beni, a noi non pare audace nè intempestivo di dichiararvi, che
-è in nostro desiderio l'abolizione ed inibizione dei fedecommessi e
-dei maggioraschi, così temporarj come perpetui, e così universali come
-parziali; perchè qui non dubitiamo di offendere la individuale libertà,
-essendo ch'ella dee trovar sempre un limite saldo e non valicabile
-nella naturale giustizia, e nelle leggi eterne dell'amore e della
-parentevole imparzialità e uguaglianza. L'affrancamento dei beni vuol
-essere unito alla malleveria delle ipoteche, la quale crescendo il
-credito e la sicurezza, conduce eziandio la frequenza dei contratti e
-spegne le usure. Il sistema, adunque, delle ipoteche debbe al possibile
-conciliare tali due opposti della massima guarentigia, e del massimo e
-agevole permutamento dei beni. Ognun vede che ciò rende difficile assai
-la disposizione generale e le riforme parziali a introdurre in esso
-sistema.
-
-In risguardo delle tariffe, a noi è avviso che l'opinione dei così
-detti protettoristi, considerata che sia in massima e nella università
-dei casi, mostrasi falsa e divien perniciosa. Ma non pertanto vogliamo
-escludere affatto qualche uso transitorio ed accidentale che possa
-farsi delle tariffe. Solo intendiamo che in ogni questione in cui si
-disputi e si controverta la libertà di commercio, siavi caldamente
-raccomandato di seguir sempre le dottrine e la pratica de' padri
-nostri, e perciò favorire gli slegamenti e le franchigie d'ogni
-ragione: dalle quali essendosi discostate nei tempi più bassi le
-nostre grandi città marittime, e segnatamente Venezia, il commercio
-e l'industria italiana n'ebbe danno gravissimo e inemendabile. La
-seconda scaturigine della ricchezza comune, anzi la maggiore e che
-tutte le altre comprende, sì è il vivo eccitamento delle facoltà umane
-e della umana operosità. Il governo provvidamente l'ajuta ed accresce
-non col solo toglier da mezzo gli ostacoli e fare scorrere in ogni
-cosa gli spiriti potenti di libertà, ma promovendo le associazioni e
-consorterie, scavando canali, moltiplicando le strade e ogni altro
-mezzo di accostamento e comunicazione, soccorrendo e mallevando il
-credito pubblico, proteggendo con l'armi e l'autorità in ogni parte
-del mondo la propria bandiera. Noi non siamo di quelli che pensano
-il governo dover tutto fare e tutto provvedere, ma nemmanco siamo
-di quelli che il vogliono spettatore inerte dei traffichi e delle
-industrie private: bensì giudichiamo che l'ingerimento e l'ufficio d'un
-saggio governo nell'universale ricchezza debba mostrarsi ed operare
-assai più discosto e per indiretto che prossimamente e direttamente,
-e preparar debba le remote e profonde cagioni piuttosto che gli
-ultimi effetti; nè mai turbi quel naturale equilibrio d'interessi e
-di profitti che il libero moto delle faccende umane produce; ed anzi
-procacci e studi che gli effetti medesimi delle sue provvidenze pajano
-al tutto spontanei e indipendenti da lui, e perciò moltiplichino
-e durino. Un mezzo, però, immediato ed efficacissimo di aumentar
-le ricchezze è in potestà e in arbitrio d'ogni governo, e consiste
-nell'iniziare e diffondere la istruzion popolare, e quella segnatamente
-che à maggiore attinenza con le arti e il commercio; e tale istruzione
-entra debitamente nel novero delle cagioni efficienti e primarie che
-noi veniam registrando della ricchezza e industria comune. Scendendo
-voi col pensiero ad applicare siffatti principj alla nostra patria,
-scoprirete, o signore, se male o bene si apponga al vero quello che
-noi crediamo con gran fermezza; dovere, cioè, l'Italia moderna imitare
-e gareggiar con l'antica eziandio in questo di cavare e dedurre ogni
-sua ricchezza primamente dalle arti agrarie, e secondamente da quelle
-industrie che meglio all'agricoltura si legano, in ultimo luogo dalla
-navigazione. Egli occorre persuadersi (e vi preghiamo ad averlo molto
-in memoria) che ai popoli meramente coltivatori fallisce di grado in
-grado la facoltà di competere con le nazioni manifattrici, e sostener
-con esse la utilità dei baratti e dei cambj. Per fermo, nell'arti
-agrarie i miglioramenti e i trovati non vestono quella varietà e
-moltiplicità infinita e maravigliosa di che son capaci le altre
-industrie: oltre a ciò, l'agricoltura soddisfacendo alle primitive e
-comuni esigenze del vivere, le quali di lor natura sono semplici ed
-immutabili, cede pure da questo lato ai lavorii ed agli opificj d'ogni
-maniera, da cui si promovono e soddisfano mille desiderj novissimi
-e svariatissimi, e per cui si producono all'infinito gli agi, i
-ricreamenti e le morbidezze. Ciò scorgendo i nostri progenitori,
-all'arte agronomica, in cui furono solenni maestri, congiunsero la
-industria dei lanificj e dei setificj, siccome quella che riceve dalla
-coltivazione i suoi materiali, e con lei si annoda e collega.
-
-A noi non vien fatto di conchiudere questi cenni brevissimi intorno
-alle imposte ed alla ricchezza pubblica, senza mover parola speciale
-delle strade ferrate, caldo e antico desiderio di queste popolazioni.
-Insistete, o signore, per la effettuazione la più pronta ed estesa di
-quei veicoli meravigliosi; mostrate che se dovunque apportano utilità,
-in Italia l'apporterebbero centuplicata, raccostando paesi e genti che
-sembran disgiunte e spartite da mari e deserti. Mostrate che quelle
-strade non tanto sono da riguardare siccome effetto, ma eziandio, e
-molto di più, come cagione iniziale di prosperità pubblica e di rapido
-incivilimento. Mostrate, in fine, che lo spendio il qual sosterrebbe
-il governo per ciò, sarebbegli in grandissima parte risarcito e
-ricompensato dal certo e sollecito aumento d'ogni maniera di rendite,
-pel fatto della ricchezza generale accresciuta.
-
-
-V.
-
-Forza è confessare che la scienza e la pratica insieme conoscono
-molto meglio le guise di produr la ricchezza, di quello che il mezzo
-e l'arte di equamente distribuirla. Noi vi preghiamo, o signore, con
-viva istanza, di condurre spesso le vostre cogitazioni sullo stato
-degli indigenti; e, in generale, su tutto ciò che tiene riferimento
-col buono o mal essere della plebe, che è la parte maggiore e più
-sfortunata dell'umana famiglia. V'à paesi in cui i lavori pubblici,
-la polizia, la marineria, la casa del principe ànno sembrato oggetti
-di gran pondo e sì vasti e implicati, da domandare la istituzione di
-uno special ministero. Ma in niun luogo peranche (a quello che noi
-sappiamo) è caduto in animo di commettere ad un supremo ufficiale
-lo studio e il carico peculiare della tutela ed educazione del popol
-minuto. A noi sarebbe caro oltremodo che questa gloria d'innovazione e
-giustizia toccasse all'immortale nostro pontefice.[7] Ma come ciò sia,
-noi desideriamo forte che del tutelare ed educare le classi inferiori
-stia in voi continuo il pensiero e la cura, imperocchè questo è
-domandato con pari istanza dalla civile carità e dalla salute d'Italia.
-Nessuna gran cosa si opera al mondo senza l'animo e le braccia del
-popolo, e dal popolo solo riceverà l'Italia la sua redenzione ferma e
-finale. Ei si conviene pertanto, rimirando tal subbietto eziandio dal
-lato degli interessi politici, che le moltitudini veggano apertamente
-e si persuadano, la nuova forma dello Stato e le nuove miglioranze
-tornare a certo e grande utile loro. Pur troppo, non ci è nascosto che
-alla povertà e indigenza delle infime classi le leggi e gl'istituti
-civili insino a qui praticati non valgono a recar rimedio sollecito,
-sostanziale e durevole; e d'altra parte, sappiamo che nelle teoriche
-nuove dei socialisti è poco più altro di bene dal coraggio e dal buon
-desiderio in fuori: ciò non ostante, debbesi avere per fermo e per
-dimostrato, che la beneficenza pubblica esercitata con zelo prudente e
-sagace arreca mille conforti ed alleviamenti alle sventure del popolo,
-e non v'è termine fisso ed irremovibile a questo parziale e gradual
-scemamento dei mali dell'infima plebe. Ciò che spetta peculiarmente
-alle leggi e al governo in tale materia, è il porre in concordia
-e il condurre a certa unità d'azione e di mezzi tutte le disparate
-e disgregate opere e istituzioni di carità e beneficenza; i quali
-istituti ed atti bene coordinati e connessi moltiplicano e variano
-senza fine l'efficacia loro, e disgregati invece e sconnessi perdono
-non rade volte quasichè per intero il frutto prezioso dello zelo eroico
-che gli à promossi e adempiuti.
-
-Voi porrete altresì gran diligenza e premura a studiare il concetto
-generoso e caritativo del principe di voler fondare case di
-educazione, e pubblici lavorii e officine pel popolo inferiore; ma
-pigliamo arbitrio di avvertirvi, che l'alto proposito è oltre modo
-più malagevole ad effettuarsi, di quello che abbia paruto a taluni
-chiamati ad ajutarlo col loro consiglio: e ciò diciamo tenendo l'occhio
-sul rapporto testè pubblicato da essi, e indiritto all'eminentissimo
-segretario di Stato cardinale Ferretti.
-
-
-VI.
-
-A tutto il fin qui discorso intorno alla comune prosperità, convien
-dare il primo e incrollabile fondamento, il primo mezzo e la prima
-efficienza; e ciò consiste nell'istruzione. Principio d'ogni cosa
-sono le idee, e queste non iscaturiscono belle, luminose e operabili,
-se non dalla scienza. La istruzione, quindi, la più sostanziosa e
-moltiplice debbe farsi oggetto perpetuo del vostro zelo di deputato.
-Nè perchè il Motuproprio di Sua Santità, col quale assegna a voi ed ai
-vostri colleghi le pertinenze e gli ufficj, tace al tutto su questo
-particolare gravissimo degli studj, voi intenderete giammai che il
-principe voglia sottrarli alla vostra investigazione, che sarebbe un
-togliervi il primo e più efficace strumento d'ogni riforma e d'ogni
-progresso. Ed anzi, gli è tanto più naturale e credibile che la mente
-savissima del Pontefice voglia udire intorno di ciò le opinioni de'
-suoi consultori, in quanto egli sa e conosce che i popoli pontificj
-sono rimasti da tempo lunghissimo esclusi dalla pratica del governare;
-e a rispetto della teorica, è stata loro quasi abbarrata ogni via per
-inoltrarsi nella cognizione non meno della filosofia civile che di ogni
-altra scienza. Noi vi preghiamo, adunque, d'insistere su tal proposito
-con animo franco e deliberato, e di condurre le vostre cure e domande a
-qualche effetto notabile.
-
-V'à in parecchi l'errore di credere che, per ristorare gli studj e il
-sapere, possa venir sufficiente l'aprire di molte cattedre nuove, e
-chiamarvi buoni maestri e scrittori. Ma la impresa è in fatto assai
-più avviluppata e difficile, e ricerca un vasto e completivo sistema
-di scuole, di accademie, di discipline, in virtù del quale compongasi
-di mano in mano intorno alle menti de' giovani una specie (a così
-domandarla) d'atmosfera e d'ambiente, per entro il quale vivendo esse,
-l'erudizione e la scienza le penetrino da ogni lato, e a poco a poco le
-nudriscano e invigoriscano, come piante gentili e tenere che da tutti
-i pori e in tutto l'abito loro esteriore bevono l'aria e la luce. Però
-voi curerete, o signore, così l'educazione elementarissima ed iniziale,
-come la più alta e peregrina; e voi farete che il commercio dei libri,
-le adunanze de' letterati, le biblioteche, i laboratorj, i circoli,
-le disputazioni, i viaggi e tutti gli altri mezzi privati e pubblici
-onde s'accresce e agevola il cambio delle cognizioni, sia per ogni
-guisa promosso e per ogni guisa ajutato. Intorno poi alle accademie, ci
-piace di farvi avvisato che noi non siamo di quelli che le deridono,
-ma sì invece riconosciamo nel numero loro tragrande in ogni parte
-d'Italia una prova patente della vecchia e oltremodo sparsa e diffusa
-civiltà nostra; onde, quanto è bene di ristorarle, e correggendole
-e tramutandole condurre l'opera loro ad utili fini, altrettanto
-ci par biasimevole il lasciarle cadere in disuso, e sorridere con
-compiacimento e con beffa alla loro ruina.
-
-A voi è notissimo che le scuole iniziali o primarie fruttano assai
-poco di bene, ed anzi torna impossibile vederle propagarsi e fiorire,
-semprechè manchino le scuole magistrali, o, come le domandano oggi,
-normali; e similmente i robusti e virili studj delle università
-rimangono in gran parte infecondi, qualora gli studj mezzani e
-preparatori de' licei e de' collegi non sieno condotti a sufficiente
-perfezione, e non bene si proporzionino col più alto insegnamento.
-
-A rispetto poi delle università, tre cose principali desideriamo, o
-signore, che vi dimorino innanzi agli occhi. La prima, che se pur si
-vogliono nel picciolo Stato nostro parecchie università, elle vengano
-almeno disposte e coordinate fra loro in guisa da recare ciascuna un
-incremento speciale al comune sapere; il che produrrà da ultimo una
-profittevole varietà e copia di cognizioni, e il trapassare frequente
-degli studianti da una città ad un'altra, con mutuo cambio di scienza
-e di ospitale cortesia. Le circostanze poi e le tradizioni de' luoghi
-occasionano e determinano la peculiar condizione di studj a quelli più
-confacente: e, per via di esempio, ella è naturalissima cosa che in
-Roma riescano più che altrove estesi e compiti gli studj teologici, e
-vi splendano le cattedre di archeologia e di lingue orientali. Ma in
-quel cambio, bene sta che in Bologna risorgano a grande lume gli studj
-del diritto, e ricordino con la loro bontà e perfezione che ivi lessero
-un giorno Irnerio, Bartolo e Accursio. Il secondo punto di osservazione
-a noi si mostra esser questo, che la forza cioè e l'anima del pubblico
-insegnamento risiede sopra tutto nei metodi e nelle discipline; e i
-metodi desideriamo sciolti d'ogni pedanteria, e con larga e sintetica
-speculazione trovati; le discipline desideriamo vigorose, giuste,
-imparziali, immutabili, e che adusino i giovani a molta fatica, al
-meditare profondo, e alla ginnastica varia ed assidua di tutte le
-facoltà mentali.
-
-L'ultima cosa che vogliamo vi stia presente allo spirito, si è la
-libertà dell'insegnamento; la quale facciam voto che si conceda ai
-popoli nostri così estesa ed intera, quanto può conciliarsi col debito
-che ànno i governi d'universale tutela, e d'invigilare per tutto e
-sempre la moralità pubblica e la santità della religione. L'Inghilterra
-trascende forse in questa materia dal lato della libertà, la Francia
-dal lato della soggezione; in Germania e nel Belgio si scorgono
-migliori temperamenti e degni d'imitazione: ma leggendo e cercando
-nelle antichissime istituzioni delle università italiane, forse si
-troverà che i moderni poche cose migliori ànno intorno a ciò pensato e
-messo ad effetto.
-
-Di sì gran momento sono gli studj e sì necessarj alle condizioni
-attuali d'Italia, che noi non vogliamo tacervi un nostro concetto, il
-quale ci sembra molto capace di accalorarvi davvantaggio a favore di
-quelli. Egli è difficile agli Italiani, ricordevoli di loro grandezze
-non ancor superate da alcuno, egli è difficile, diciamo, il ricuperare
-tanto animo, quanto fa mestieri a rigenerar sè medesimi, tuttavolta che
-non istia loro in mente la speranza generosa e il pensiere magnanimo
-di non solo raggiungere le altre nazioni nel corso della civiltà,
-ma in qualche parte almeno di oltrepassarle e di primeggiare: e
-ciò proviene eziandio da questo, che la civiltà conseguíta in fatto
-dagli altri popoli si vede e si misura quanta è, e molti difetti vi
-si discoprono; ma la speranza del primeggiare inchiude una grandezza
-invisibile e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella
-eccellenza ideale e a quell'infinito di perfezione che solo riempie
-ed infiamma l'ambizione immensa dello spirito umano. Ora, noi vediamo
-molto remoti quei tempi in cui l'Italia ridiverrà formidabile ai popoli
-con gli eserciti e con le armate, ovvero li supererà nei commerci
-e nelle ricchezze; ma il primato delle scienze e dell'arti nessuno
-può toglierci se noi fermamente il vorremo, dacchè la natura ci à
-nell'ingegno e nell'intuizione arcana del bello sovra ogni altra gente
-privilegiati: e d'altra parte, qual più invidiabile predominio e quale
-più glorioso e civile di quello che sorge e si cardina nella potenza
-dell'intelletto?
-
-
-VII.
-
-Ma un sì vasto e laborioso edificio di leggi e di studj, a costruire
-il quale vorrete intendere con ogni ardore, avrebbe fondamento di
-creta e di sabbia, quante volte non l'afforzassero da ogni banda i
-due sostegni più saldi del franco e sicuro vivere, che sono la libertà
-di stampa e l'armi cittadine. E poichè piacque all'anima generosa del
-nostro pontefice di voler munire a sufficienza dell'una e delle altre
-la incominciata rigenerazione di nostra patria, noi vi preghiamo e
-sollecitiamo ad usare ogni accorgimento e ogni modo a fine che il buon
-desiderio del principe non sia impedito e frodato, e possiate voi e i
-colleghi vostri compire e perfezionare tali due istituzioni; di cui la
-prima è la mente e la seconda è il braccio del popolo; e con l'una si
-cerca la piena e spontanea cognizione del vero, con l'altra si vieta a
-chiunque di contrastarne e turbarne la possibile effettuazione.
-
-Voi vi adopererete, pertanto, ad ottenere che in ogni materia
-d'interesse civile e politico, e la qual non s'attenga nè al dogma
-nè a negozj di religione, sia la censura a grado a grado abolita,
-e solo rimanga il reprimente delle leggi come si pratica appresso i
-popoli più civili. Chè quando anche, in sulle prime, l'esercizio di
-tal preziosa facoltà e franchigia non procedesse mai sempre ammodato e
-prudente (riuscendo molto più arduo il bene usare d'un diritto che il
-possederlo), ciò non può turbare nè sgomentare salvo che i pusillanimi
-e gl'inesperti affatto della vita politica: poichè la stampa emancipata
-e sciolta da ogni censura, emenda col tempo e frena necessariamente sè
-stessa; avverandosi ogni dì questo, ch'ella tanto scapita nel credito
-e nell'autorità, quanto falsa il vero e trasmoda; e, per lo contrario,
-tanto à maggiore e durevole imperio sugli animi e sulle intelligenze,
-quanto si fa temperata, circospetta e severa. Rimane che noi vi
-avvertiamo di cosa sopramodo importante; e ciò è ch'eziandio la stampa
-non censurata diviene timida e serva con l'apparenza di liberissima,
-ognorachè gli scrittori possano venire tradotti innanzi a giudici male
-preoccupati e soverchio dipendenti e suggetti al governo. A voi tocca
-quindi badare con gran diligenza alla specie di tribunale e alla forma
-di giudicio cui si vorranno sottoporre i giornalisti e gli scrittori
-d'ogni ragione.
-
-Quanto è poi alle armi, voi primamente dovete levar di mezzo tutti
-quegli impacci e rompere quelle dimore per cui la istituzione sì bene
-augurata della Civica procede (sia luogo al vero) lenta, incerta, e
-in varia e disforme maniera. Voi mostrerete al glorioso Pio, come i
-municipj nostri sieno tutti apparecchiati a largheggiar nelle spese,
-con sacrificio ed annegazione, per l'armamento spedito e compiuto
-de' cittadini; come desiderino caldamente buon numero d'ufficiali
-istruttori, de' quali se lo Stato patisce difetto, vorrebbero pure che
-si chiamassero ed invitassero da alcun'altra provincia italiana, e dal
-Piemonte segnatamente, che n'è in copia fornito: e ciò condurrebbe
-eziandio questi popoli a stringere nuova colleganza e amicizia coi
-subalpini fratelli nostri. Voi mostrerete come da tutti i savj delle
-provincie pontificie s'aspetti bramosamente che gli ordini disciplinari
-della Guardia cittadina sieno presto compiuti, propalati e condotti
-all'atto, ed escludasi da essi persino l'ombra e il sospetto della
-parzialità e del privilegio, vegliando il governo con assiduità e
-rigore per la esecuzione esatta e durevole delle leggi. Imperocchè,
-rimossa o rallentata di un poco tal vigilazione e perseveranza, la
-istituzione della Civica o non gitterà affatto radici, o potrannosi
-sbarbare e recidere più che facilmente; essendochè in Francia stessa,
-dove i popoli sono per natura bellicosissimi e così adatti e proclivi
-alle armi e arrendevoli alla disciplina, mal si sarebbe introdotta e
-corroborata la milizia cittadina, qualora non l'avesse il governo,
-con lodevolissima ostinazione e severità, conservata viva, e fatta
-sempre istruire ed esercitare. In fine, voi mostrerete come potendosi
-rinnovellare la paura e il rischio dell'invasione, sia per noi tutti
-bisogno grande di prepararci alle più salde difese con quiete e
-subordinazione, ma con prontezza altresì e con energia. Per ciò è
-necessario che dalla Civica stanziale, o (come in Francia la dicono)
-sedentaria, si cavi la Guardia mobile; la quale, sì per effetto
-della cerna che la compone, sì per la speciale disciplina che le si
-appropria, è sola capace di ajutare e spalleggiare utilmente la truppa
-assoldata. Ma nessuna forma di Guardia civica, nessun ordinamento di
-bande, nessun artificio di tattica può reggere e prevalere contro un
-nemico assai poderoso, quando non vi sia esercito, o vi sia troppo
-scarso e troppo male assettato: e chi non sente tal verità, cade in
-errore grave e funesto, e di cui troppo tardi dovremmo pentirci. Le
-cure, adunque, del governo e della Consulta sieno pur volte eziandio
-inverso le truppe di linea: ne crescano quanto si può il numero; le
-forniscano di buoni ufficiali, e di numerose e valide artiglierie; le
-addestrino ed esercitino ad ogni fazione, ad ogni fatica; le scaldino e
-confermino tuttavia ne' nobili sentimenti di nazionalità e di onore.
-
-
-VIII.
-
-Deputato delle città Metaurensi! nell'opere e ne' consigli vostri sta
-ora collocata gran parte di nostra salute, anzi gran parte della salute
-d'Italia; perchè, a similitudine de' tempi antichi, l'Italia torna
-maravigliata a girar lo sguardo inverso di Roma; e l'esempio che di là
-muove e risplende, i volenti attrae e i non volenti trascina. Per ciò,
-la preghiera ultima che vi addirizziamo, si è di considerare in ogni
-proposta e in ogni deliberazione non che il bene de' popoli pontificj,
-ma le relazioni e i legami altresì che aver possono quelle col bene
-e il risorgimento della patria comune. In questo tempo medesimo che
-vi parliamo, ci giunge nuova che la lega doganale proposta fra Roma,
-Firenze e Torino, viene dai principi contraenti accettata e decretata.
-Noi in tal fatto riconosciamo con giubilo il cominciamento e la caparra
-d'una Confederazione italica, da cui tutti trarremo, ajutandoci Dio,
-la forza e la dignità di nazione; trarremo l'alterezza, il coraggio,
-gli spiriti bellicosi, il gagliardo operare, l'audace intraprendere
-de' popoli grandi. A voi spetta, con la bontà e opportunità de'
-consigli, di preparare a tale evento fortunato e desideratissimo
-tutte le vie e tutte le agevolezze. Con questa intenzione noi vorremmo
-(per pure indicarvi alcuna particolarità) che ai principi della lega
-fosse proposta e raccomandata la conformità perfetta della moneta e
-quella dei pesi e delle misure. Vorremmo che fosser pregati a sbassare
-di comune accordo la tassa sulle lettere, e a istituire in comune
-pubbliche mostre annuali di arti e manifatture, cangiando di luogo come
-per li congressi scientifici si costuma, e premiando i più meritevoli
-con medaglie e scritte a nome della lega. Vorremmo parimenti, che a
-nome di lei una bandiera s'inalberasse su tutte le navi pertinenti ai
-tre Stati e a quelli che accederanno, e la quale correndo su i mari e
-spiegandosi dentro i porti annunciasse al mondo questo fatto novissimo
-e quasi insperato: che, cioè, la nazione italiana esiste, e che è
-in via di raccogliere e ricongiungere pacificamente tutte le membra
-intorno al sacrosanto suo capo, che è Roma.
-
- Il 25 di novembre del 1847.
-
-
-
-
-PROGRAMMA DEL GIORNALE _LA LEGA ITALIANA_
-
-CHE PUBBLICAVASI IN GENOVA.
-
-
-Dal titolo che apponiamo a questo Giornale subito vien conosciuto che
-il fine peculiare a cui si studia di giungere, e per cui distinguesi
-da molti altri, egli è di promuovere con mezzi legittimi, e per quanto
-l'opera d'inchiostro il può fare, una Lega Italiana, che da parziale ed
-economica quale al presente la vogliono, divenga generale e politica,
-e le si possa attribuire il nome di santa con molto maggior ragione
-ed effetto, che a quella tentata (or fa trecent'anni) contro alla
-prepotenza di Carlo V. Per fermo, l'impresa forse migliore e più
-elementata di bontà e di religione che valgono gli uomini ad attuare
-in ordine alla politica, a noi par quella di ajutare gagliardamente
-un popolo a costituirsi e durare in essere di nazione. Conciossiachè,
-come in ciascuna città e provincia la comodezza del viver comune si
-origina principalmente dalla varietà delle industrie, delle attitudini
-e degli uffici tra i cittadini, così il bene e l'avanzamento dell'uman
-genere, più che dall'altre cose, risulta dalla varietà dell'indole
-e dei costumi che tra le nazioni interviene. Ondechè, ogni popolo
-giunto a potere e saper vivere di vita propria e spontanea, e però
-ad assumere le forme ingenite e qualitative di mente e di cuore che
-sortì da natura, accresce a tutta la stirpe umana nuove specie di
-facoltà operose e fruttifere, e nuove sembianze e virtù di civile
-perfezionamento. Perciò, chiunque partecipa e suda a produrre e
-dar compitezza a un fermo e perpetuo stato di nazione, visibilmente
-obbedisce un decreto de' più solenni e più manifesti di Provvidenza;
-e per contrario, chi gli si oppone, reo diventa, per così dire, di
-umanità lesa e tradita, e si affatica di sformare e di rompere l'organo
-più efficace e maraviglioso dell'universal bene, e che stava in modi
-specialissimi prepensato e preordinato nell'idea eterna della vita
-sociale del mondo. Da questo procede, che promovendo noi e ajutando
-(per quanto i privati il possono) la Lega Italiana, noi effettualmente
-ajutiamo un'opera santa; essendo che nelle presenti condizioni di
-nostra patria, niuna cosa può meglio d'una confederazione giovare al
-fatto finale e massimo della _nazionalità_. Egli s'intende, nè sembra
-mestieri il significarlo, che noi desideriamo a un tempo medesimo di
-crescere e di solidare l'unione degli animi e delle azioni, stantechè
-ella sia il cemento primo e vero della lega politica, come questa a
-rincontro non pure dilata, riconferma e riaccresce l'unione, ma la
-conduce a presto e abbondevolmente fruttificare; e sì dall'una e sì
-dall'altra dee, come da radici validissime e profondissime, rampollare
-e fiorire la compiuta e vera italianità, già disposta e iniziata
-dalla natura, sancita dalla gloria del nome romano, consacrata dalla
-unicità di religione e di culto, maturata dal tempo e dalle stesse
-sventure, assentita e predestinata dai cieli, a cui piace di suscitare
-per la quinta fiata i figliuoli[8] di questa terra veneranda e famosa
-a compire alcun gran prodigio di civiltà, in profitto e splendore di
-tutta l'umana repubblica.
-
-Dappoichè la fortuna, o, meglio, la Provvidenza pone in arbitrio d'ogni
-buon cittadino l'adoperarsi con utilità copiosa e attuale al cominciato
-risorgimento d'Italia, vogliono la prudenza e il dovere, che, messe
-in disparte le speranze troppo ambiziose e troppo fantastiche di cui
-ricreavasi e consolavasi la nostra mente nell'inerzia del servaggio,
-ora si badi con maggior diligenza alla realtà delle cose, e lasciato
-il nudo possibile, addirizziamo l'intelletto al certo od al molto
-probabile. L'Italia è da secoli divisa e rotta in più Stati, ed ha fra
-essi poca o veruna comunanza di vita politica: per la qual cosa, non
-potendosi toglier di mezzo le divisioni, e volendo pure che l'Italia
-sia una quanto è fattibile mai, rimane che noi ci acconciamo a quella
-forma di unità che sola può coesistere con la pluralità degli Stati:
-cioè ad una confederazione la più stretta, la più omogenea, e la
-meglio ordinata che dar si possa. A questa, dunque, intenderemo con
-tutto l'animo e tutto l'ingegno; e talora con l'autorità della storia,
-tal'altra col ragionamento, più spesso con le induzioni chiare ed
-aperte che gli avvenimenti quotidiani suggeriranno per sè medesimi,
-sforzeremoci di conseguire che il concetto di una Lega Italiana
-politica divenga nella mente de' popoli segno e simbolo di nazione, e
-desiderio intenso ed inestinguibile; e in quella dei principi, un'alta
-necessità di fatto, pericolosa a combattere, profittevole ad accettare.
-
-Duole ed affligge il pensiero che di tal lega debbano per al presente
-rimanere esclusi i nostri fratelli Lombardi, che sono pur quelli da
-cui tragghiamo un esempio di lega antichissimo e non superabile di
-valore e di gloria, e il quale con la pienezza e felicità del successo
-ne persuade l'utilità d'un nuovo nazionale confederamento. Ma, per
-l'amore e la fede che l'altre Provincie italiane portano ad essi, ed
-essi a tutte quelle, e per la speranza che abbiamo comune del compiuto
-affrancamento d'Italia, riuscirà caro ai Lombardi che pur senza loro
-noi ci stringiamo e ci colleghiamo, affine principalmente di poterli
-con men ritardo e maggior sicurezza raccorre e abbracciare al banchetto
-sacro della conquistata nazionalità.
-
-Di un altro subbietto importante prenderà cura e farà studio
-particolare ed assiduo il nostro foglio periodico, e questo è
-l'ammendamento, l'educazione ed il bene stare del popol minuto.
-Imperocchè, come la lega politica delle Provincie italiane discuopresi,
-al giudicio nostro, qual mezzo appositissimo, ed anzi di tutti il
-migliore ed il massimo, che nelle condizioni odierne ci può menare
-all'indipendenza e al vero essere di nazione; del pari, nell'educazione
-morale e intellettuale del popol minuto a noi si lascia conoscere il
-mezzo più attivo e lo strumento più addatto ed usabile per conseguire
-essa lega, e le altre maggiori felicità e grandezze italiane. E per
-fermo, nessuna cosa di gran momento viene attuata nel mondo senza
-l'animo e le braccia del popolo, e unicamente da lui riceverà la
-nostra carissima patria redenzione certa e finale. E se ciò è vero per
-ogni dove, in Italia è assai davvantaggio: perchè di là dalle Alpi
-e dal mare si legge e si trova che la maggior parte degl'istituti e
-delle glorie nazionali più ragguardevoli riconoscono l'origine loro
-dai principi, dalla cavalleria e dagli ordini privilegiati; ma in
-Italia, per lo contrario, autore od iniziatore primo di tutte le nostre
-glorie fu il popolo. Quindi dovremmo per semplice utilità e cautela
-politica voltare le cure e i pensieri alla parte sua più valida e più
-numerosa, che è pure la men fortunata, dove lo spirito del Vangelo e
-l'umanità dei nostri tempi ad obbligo stretto e incessante non ce lo
-ascrivessero.
-
-Abbiamo definito in breve quello che di speciale e di proprio intende
-fare la nostra effemeride. Seguita che diciamo alquante parole intorno
-alla sua ragion generale.
-
-Nel giorno in cui la saggezza del principe concede ai popoli una
-franca discussione ed esaminazione degli atti pubblici, il regno
-della violenza e del cieco arbitrio ha suo termine; ed ogni potere
-materiale ed irrazionale viene dispossessato e surrogato dalla forza
-spiritualissima dell'opinione. In quel giorno fortunato, ogni buon
-cittadino, giusta i limiti di sue facoltà, sente la necessità e il
-debito insieme di promuovere e addirizzare le credenze, le cogitazioni,
-i pareri ed i sentimenti della moltitudine, e accostarli a quella
-sapienza attiva che è l'apice della perfezione civile. A tale ufficio
-d'illuminare e addirizzare le menti a rispetto della politica e d'ogni
-condizione assai rilevante del viver comune, noi pure intendiamo
-di dar l'opera nostra con quante forze ci ha fornito natura; e d'un
-ufficio siffatto scorgiamo assai chiaramente la somma importanza e
-solennità, le malagevolezze e i pericoli. Noi sentiam bene, ch'esso
-è una specie di magistrato, da cui si assume nel nostro secolo gran
-parte di quella dignità e santità di carattere la qual risiedeva nel
-tribunale censorio delle antiche repubbliche. Noi, quindi, procacceremo
-con ogni industria, che se non l'altezza degli studi e la pellegrinità
-del sapere, la purezza almeno delle intenzioni e lo zelo dell'operare
-rispondano più che mediocremente al concetto di ciò che debb'essere lo
-scrittore entrato ad illuminare e condurre i pensamenti e le credenze
-del popolo. Per lungo disuso, è pressochè venuto meno all'Italia il
-senso pratico delle faccende politiche, e i figli suoi si ridestano
-quasi parvoli e adolescenti in mezzo a nazioni adulte e mature: e
-d'altra parte, il comune nostro decoro, le stupende rammemoranze di età
-gloriosissime, il viluppo strano de' casi che corrono, la necessità
-del premunirsi e difendersi richieggono da tutti noi una vigorosa e
-precoce virilità. Noi con questa considerazione pigliamo speranza che
-i leggitori del nostro foglio non vorranno di leggieri accusarci nè
-di presunzione nè d'ignoranza; chè presumere ci bisogna per la salute
-comune, e saper bene non possiamo ciò che l'esperienza, l'uso e le
-occasioni sole ne insegnano.
-
-In due modi suole un giornale politico informare e dirigere la mente
-ed il senso pubblico: prima col farsi o annunziatore pronto e fedele,
-o raccontatore veridico e giudizioso degli avvenimenti quotidiani;
-poi, col discutere sottilmente quel che rilevano, indagarne le cagioni
-riposte, predirne gli effetti remoti, e far tutto ciò col lume e i
-principii d'un'alta filosofia civile. Noi, dunque, ambedue queste
-cose ci studieremo di adempiere secondo nostro potere, e con l'aiuto
-efficace de' nostri amici e rispondenti. Noi cureremo sempre di
-attinger le nuove alle fonti sincere, e col nostro privato carteggio
-suppliremo spesso al silenzio e all'insufficienza delle gazzette. Nè le
-notizie si stringeranno nel cerchio della politica, ma sì farem luogo
-a quelle altre molte e diverse che importa all'universale di possedere,
-ed hanno lor parte notabile nella vita comune.
-
-A rispetto, poi, del pesar bene il valore dei fatti, scoprirne le
-cagioni e le conseguenze, cavarne le massime direttive, e raddurre
-il tutto agli assiomi della scienza di stato e alle teoriche della
-civile filosofia, i compilatori avranno mente di conciliare del
-continuo la pratica colla speculativa; e, per quanto sarà lor dato,
-eserciterannosi a scorrere con sicurezza e per vie larghe e spedite
-dalla esamina degli avvenimenti alla contemplazione de' principii;
-e viceversa, dal concetto delle teoriche astratte ed universali alle
-applicazioni certe, particolari e feconde. Noi ci farem debito altresì
-di narrare e scrutare i casi correnti con animo affatto imparziale,
-e con giudicio non infiammato e preoccupato da passioni di parte e
-da bollori di fantasia; e però saremo avversi ad ogni ingiustizia, ad
-ogni eccesso, ad ogni esagerazione così in risguardo de' governi come
-de' governati: essendo che non s'agogna da noi quel favor popolare il
-quale è acquistato e meglio diremmo comprato col piaggiare continuo il
-volgo e le sue passioni, e maneggiando tutto dì le arti tribunizie;
-ma desideriamo invece di conseguire quell'autorità e quella stima
-che cresce occulta e lentissima, che dai tristi è combattuta e dagli
-avventati è mal sofferta ed acconsentita, ma che alla perfine sovrasta
-alla malvagità degli uni e alle esorbitanze degli altri, e serve come
-di aroma prezioso a serbare intatto ed incorruttibile un nome di là
-dal sepolcro. Soprattutto ci asterremo (per parlare alla moderna)
-dalle personalità; nè mai la indignazione nostra si verserà sull'uomo,
-ma bensì sull'azione in astratto considerata, e a riscontro d'alcun
-documento morale o politico. La qual moderanza e giustizia a noi
-riuscirà non molto difficile, dacchè le azioni malvage e gli affetti
-bassi e torbidi sempre ci hanno svegliato più compassione che sdegno;
-e quanto le sorti universe del genere umano e l'attuazione de' sommi
-principii e la loro abbondevole fruttificazione ci sembrano cosa
-grande e degnissima d'ogni onorata fatica, altrettanto gli individui
-ci appajono leggier cosa, e non quasi mai meritevoli dell'odio del
-saggio. Per le ragioni medesime, e guardando sempre ad effettuare
-l'utile pubblico e giudicare imparzialmente uomini e cose, noi ci
-pregieremo di dare leale ajuto e libera lode al governo, ognora che
-gli piacerà di accrescere e di caldeggiare il sentimento nazionale,
-e proseguire animoso nelle riforme. Ma non dubiteremo del pari di
-contraddirgli _legalmente_ qualora se ne dilungasse o in tutto od
-in parte: e quando (il che per lo certo non accadrà) l'opposizione
-nostra sincera e dignitosa diventasse impossibile; esauriti innanzi,
-fino ai termini ultimi delle leggi, tutti i rimedii, gli spedienti
-e i partiti che lo zelo di buon cittadino sa rinvenire, il periodico
-nostro cesserebbe di uscire in luce. Così noi speriamo di concordare la
-moderazione e il vigore, la legalità e il coraggio. E perchè di questa
-parola moderazione vien frequentissimo l'uso, ma la significazione
-sua scorre varia e indefinita per gl'intelletti; a noi giova di
-dichiarare, che domandiamo improvide e immoderate tutte quelle opinioni
-le quali, impazienti di rimanere in essere di concetto e di desiderio,
-discendendo dall'ideale al reale, oltrepassano e turbano ciò che
-nell'atto presente si fa praticabile, e però è duraturo e fecondo
-del meglio. Similmente, noi domandiamo improvide e immoderate quelle
-imprese e quei fatti che conducono a travalicare i termini della
-legalità; la quale benchè negli Stati della Lega sia peranche molto
-imperfetta, pur tuttavia non nasconde e non confonde siffattamente i
-suoi limiti, da lasciare incerto e pauroso l'uomo dabbene e il leal
-cittadino. In un popolo vissuto per qualche secolo sotto la forza e
-l'autorità dittatoria, sdegnoso sempre del servire, ma sempre ignaro
-de' proprii diritti e doveri, niun sentimento è più malagevole a
-insinuare e insieme più necessario del rispetto e quasi diremmo del
-culto sacro inverso la legge: al qual culto (abbia luogo la verità)
-appena cominciano ad avvezzarsi i suoi sacerdoti medesimi. E perciò,
-noi raccomanderemo continuo così al popolo come ai principi, così ai
-magistrati come alla plebe, la piena e ottemperante venerazione alla
-legge, che è il Dio dello Stato.
-
-Egli non è possibile ad una nazione la qual, risorgendo, à
-consapevolezza e fede e ardimento d'incominciare un'epoca nuova,
-fidarsi unicamente nella virtù degli instinti, e moversi e operare
-secondo che danno i tempi ed i casi. Ma le occorre bensì di conoscere
-con sufficiente chiarezza ove s'inoltra e ove tende, e quello che più
-le conviene desiderare ed ambire; nè può negarsi, che tanto procederà
-men dubiosa nel suo cammino ancora intentato, quanto meglio i suoi savj
-le porranno distinto e ben divisato in sugli occhi il disegno intero
-dei grandi e varj edifizj di civiltà e di scienza che dee lunghesso
-la via costruire, e su vaste e incrollabili fondamenta innalzare. E
-noi pure porgerem mano a lineare e colorire (quanto cel concederà
-l'intelletto) quell'arduo disegno; e ciò adempiremo col ricercare
-dapprima le condizioni odierne d'Italia e alle passate paragonarle;
-poi coll'investigare quello che prossimamente debbono riuscire: nè tali
-due specie d'indagini imprenderemo senza aver risguardo continuo alla
-storia delle altre nazioni, all'essere e fortuna loro presente, alle
-attinenze che ha l'Italia con esse; e in più special modo, all'influsso
-ed ingerimento morale ch'ella sta forse per ripigliare su tutto quanto
-il mondo cristiano e civile col nuovo risvegliamento suo; ed infine,
-al concetto speculativo che i filosofi politici vannosi componendo di
-tutto insieme il progredimento sociale e la vita dell'umanità.
-
-Di cotal vita è sì gran porzione oggigiorno l'economia pubblica, sì
-poderose diventano le nazioni per attività di traffichi e ampiezza
-di commerci; tanto gl'ingegni si assottigliano e si travagliano a
-raffinare le arti e moltiplicare le macchine; tante questioni nuove
-di scienza da ciò scaturiscono, massime intorno al sostentamento
-dell'infimo popolo e all'equa distribuzione delle ricchezze; che a noi
-non si fa lecito di pretermettere alcuna di queste materie, o di sol
-toccarle di passata e per incidente: e però noi deliberiamo di porle
-sovente ad oggetto particolare delle meditazioni e disamine nostre,
-e raccogliere con accuratezza minuta i fatti e le notizie ad esse
-attinenti.
-
-Degli eserciti e delle marinerie italiane parleremo tanto più spesso
-e più volentieri, quanto il nostro giornale compare nella provincia
-meglio agguerrita della Penisola, e in una città che tien viva memoria
-dell'avere spiegato una bandiera famosa e temuta su tutti i mari.
-
-Faremo eziandio occupazione nostra frequente gli studj e i metodi
-insegnativi; e delle lettere e delle arti geniali terremo discorso
-ognora che le faccende politiche ne lasceranno spazio e opportunità.
-Alle genti italiane, ricordevoli di loro grandezze non ancora eccedute
-da alcuno, è forse difficile il ricuperare tanto animo ed alacrità e si
-ferma perduranza in ogni proposito, quanto ne fa mestieri a rigenerare
-tutto l'essere proprio morale, qualora non sorga loro in mente la
-speranza generosa e il concetto magnanimo di non solo raggiungere le
-nazioni più progredite nel corso della civiltà, ma in qualche parte
-almeno di oltrepassarle e di primeggiare. E ciò proviene eziandio da
-questo, che la civiltà conseguíta in effetto dagli altri popoli si
-scorge e si misura quanta è, e molti e gravi errori vi si discuoprono:
-ma la speranza del primeggiare inchiude una grandezza invisibile
-e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella eccellenza
-ideale e a quell'infinito di perfezione, che solo riempie ed infiamma
-l'attività e l'ambizione innata e sublime dello spirito umano. Ora, per
-nostro giudicio, sono peranche molto remoti da noi que' tempi in cui
-l'Italia ridiverrà formidabile ad ogni popolo con gli eserciti e colle
-armate, ovvero li supererà nei commerci, nelle manifatture e nelle
-ricchezze. Ma il primato della sapienza civile, e l'imperio altresì
-delle lettere e delle arti geniali, nessuno può toglierci se noi
-fermamente il vorremo; dacchè la natura ci à nelle virtù della mente e
-nell'arcana intuizione del bello sopra ogni nazione privilegiati. In
-trattenerci, adunque, con grande amore a discorrere così degli studj
-pubblici come d'ogni incremento e progresso di qual sia parte dello
-scibile, noi farem opera singolarmente di buoni cittadini, e d'avveduti
-e prudenti statisti; e in ciò pure avremo animo di avviare gl'ingegni
-all'amore e al culto delle memorie patrie e delle dottrine italiane,
-e al saper rappiccare il filo delle tradizioni nostre letterarie ed
-estetiche, e ad imprimere in ogni fattura della mente i segni e le
-impronte dell'indole nazionale. Per ultima cosa, noi promettiamo a
-tutti coloro che volgerannosi al nostro giornale sì con gli occhi e sì
-col buon animo, che niuna fatica, niuno studio, niuna diligenza, niuna
-parte di zelo sarà da noi trascurata per sollevar quello all'altezza
-e alla dignità de' nuovi tempi e dell'Italiana rigenerazione: la
-quale, dopo tante sventure e tantissime lacrime, standoci alla perfine
-presente, e non ricercando per divenire compiuta e fruttifera se non
-l'operosità incessante e l'annegazione sincera e serena dei buoni,
-chi si fermasse tra via, ovvero nell'impresa magnanima tramischiasse
-affetti privati, proverebbe di essere stato per innanzi non più che
-un ipocrita di libertà, e tanto spregio e abbominio si mercherebbe,
-quanto, concedendolo Iddio, il nome d'Italiano verrà racquistando
-d'autorità, di venerazione e di gloria.
-
- Genova, il 5 di gennajo del 1848.
-
-
-FATTI DI MILANO NEL GENNAJO 1848.
-
- 15 gennajo 1848.
-
-Abbiamo da testimonio oculare e degno di tutta fede una narrazione
-esatta e minuta dei deplorevoli casi succeduti in Milano dal 2 al 5
-del mese andante. A noi par bene di farla conoscere intera, perchè in
-quegli avvenimenti ogni cosa è stata grave e afflittiva, e l'Italia
-debbe sdegnarsene e condolersene profondamente.
-
-Nella mattina del 2, per effetto del divieto che il popolo milanese
-ha posto a sè stesso, non incontravasi per le vie persona che
-fumasse tabacco. Ma sulle undici ore uscirono fumando i commissarii
-di _polizia_, parte travestiti e parte in divisa, e seguitati da
-poliziotti. La plebe traea lor dietro in frotta ma silenziosa, e i
-commissarii voltandosi a quella e parlandole in isconci modi, troppo
-bene la provocavano, dicendo, in fra le altre cose: _vedete che noi
-fumiamo, e a nessuno di voi dà l'animo d'impedirlo_. A questo il popolo
-rispondeva con mormorii e con suono di fischiate. Allora i commissarii
-ed i _poliziotti_ agguantavano parecchi che li seguivano più d'accosto,
-menandoli in luogo d'arresto. Ma ciò non disperdendo la folla, ed anzi
-ingrossandola, quelli incominciarono a malmenare ed anche a percuotere;
-e verso le quattro dipoi meriggie, come moltiplicavano le pattuglie de'
-_poliziotti_, così crebbero ancora i maltrattamenti; a segno che i capi
-del Municipio e parecchi cittadini de' più notabili turbandosene ed
-affliggendosene, lasciate le case loro, s'introdussero alla spicciolata
-in mezzo alla moltitudine, affine d'interporsi autorevolmente fra essa
-e le pattuglie.
-
-Adempiendosi cotale ufficio pietoso e lodevolissimo dallo stesso
-Podestà di Milano conte Casati, ei venne violentemente percosso in viso
-e quindi arrestato. Poco dopo, essendo molte persone civili adunate
-in contrada Santa Margherita contigua al maggior teatro, i gendarmi a
-cavallo fieramente le caricavano; e perchè quelle s'erano ricoverate
-di là da' quei pilastrini che reggono le catene intorno al detto
-teatro, furono pure colà investite dai cacciatori tirolesi, schierati
-dietro i cavalli dei gendarmi. Fra questo tempo, il conte Casati già
-riconosciuto e sciolto e presto raggiunto dai suoi colleghi, lagnavasi
-con giustissima indignazione degli strapazzi sofferti da lui e dal
-popolo; e ricevendo dal Torresani, direttore di polizia, parole vane e
-mendicate di scusa, si recò dal conte di Spaur, governatore generale
-di Lombardia. Questi mostratosi dolentissimo dell'accaduto, negava
-risolutamente di averci parte, e sosteneva che quelle cose non erano di
-sua pertinenza e non ci poteva quasi nulla.
-
-Così compievasi la giornata del 2. Il dì dopo era nella gente civile
-molta sollecitudine di conoscere le risposte de' superiori, ma il
-popolo minuto mantenevasi in quiete.
-
-Quando, alle tre dipoi meriggie, la polizia fece appiccare su tutti i
-canti un avviso, che cominciava con queste false e calunniose parole:
-— «Gente _irrequieta e facinorosa_...... osava jeri d'_ingiuriare_
-in pubblico tranquilli abitanti per impedir loro l'uso innocente del
-fumare tabacco, e ardiva di farlo anche attruppandosi, _e violentando_
-i passaggeri colti a fumare.» — Alcuno di tali avvisi fu spiccato o
-lacerato forse per ira, ed altri il furono con poca o nessuna malizia
-da que' monelli che, in Milano singolarmente, usano di ciò fare su
-tutti i muri e d'ogni maniera di stampe. E qui non è da tacere d'un
-grave accidente; e ciò è, che un agente di polizia, colto un ragazzo
-nell'atto di squarciare l'avviso, lasciossi andare alla ferocia di
-percuoterlo con uno stile: il qual fatto affermano e testimoniano
-cittadini onorevolissimi, che di presente ne hanno scritta una
-giuridica deposizione.
-
-In quel tempo medesimo, uscivano dal Castello pattuglie di dragoni a
-cavallo, comandate da soli sotto-uffiziali: e da esso Castello e dalle
-caserme uscivano a torme ed alla rinfusa da circa tremila soldati, ben
-caldi dal vino e con in bocca i sigari accesi. A costoro erano stati
-pagati, qualche ora innanzi, denari di soldo per otto dì, e regalati
-parecchi sigari e offerto vino e acquavite. L'_ordine del giorno_
-esentavali dalla chiama, e gli invitava a difendere e conservare la
-dignità della milizia contro a pochi perturbatori i quali pretendevano
-di por divieto al fumare. Mossero sbandati per le più popolose strade,
-e spargendosi nei caffè e nelle bettole, incitavano ogni sorta di gente
-con lazzi, contumelie e mal viso. Sulle prime, la plebe guardando e
-udendo quegli sbrigliati, maravigliava; poi, tratta da curiosità più
-che da altra passione, si mise lor dietro. Ma irritata di mano in mano
-da quelle ingiurie e soprusi che vedea fare, cominciò a mormorare e a
-gittar fischi come il dì innanzi. Ed ecco le pattuglie si avventano
-a caricare, gli agenti di polizia e i soldati sciolti snudano le
-sciable e menano colpi alla cieca. Non è duello nè zuffa, ma è rabbia
-e furia bestiale contro ad inermi e non resistenti. Qual tumulto ne
-seguisse, quali strida ferissero l'aria, di che dolore e squallore si
-riempisse di subito la città, non mi proverò a raccontare. Dai rapporti
-più esatti degli spedali risulta, che v'ebbe dieci morti, e che i
-feriti sommavano molte dozzine. Tra primi è il consiglier d'appello
-Carlo Manganini, il quale, percosso in capo da due fendenti, spirò
-sugli scalini della Galleria De Cristoforis. Era uomo sessagenario e
-quietissimo. Alcuni manovali del carrozziere Giuseppe Sala, uscendo
-dalla officina per girsi a coricare e scontrandosi in una di quelle
-furiose pattuglie, furono strapazzati e pesti in maniera, che tre sono
-morti. Il cuoco stesso del conte di Fiquelmont, in sull'entrare che
-faceva da un salumajo a fornire sue spese, venne assalito ed ucciso. In
-tal modo macellavansi i cittadini; ed in quel mentre stesso, il polacco
-maresciallo Radetski gozzovigliava insieme col generale Scenatz e certo
-Vociacoschi, polacco esso pure; e tutti e tre insieme ad ogni vittima
-nuova che lor s'annunziava, mescevano e tracannavano. Nè la notte pose
-termine pienamente a quella soldatesca licenza, tanto che nelle vie
-più remote sull'ora tardissima scorrevano ancora que' mascalzoni, così
-avvinazzati e rabbiosi com'erano, minacciando e imprecando; e guai se
-taluno s'imbatteva per caso in essi.
-
-Nei dì 4 e 5 si rinnovarono alcune violenze, e fu tra gli altri ferito
-un famiglio di casa Litta. In que' giorni similmente scoppiò profonda
-ed universale la indignazione, non che de' giovani e de' più risentiti,
-ma di qualunque persona paziente, rassegnata e sommessa. È curioso a
-sapersi, che il Fiquelmont, come lo Spaur, lavasi le mani di tutti quei
-fatti, e va dichiarando di non avere facoltà e commissione bastevole
-per li casi urgenti e straordinarii. Il 5, una deputazione composta
-d'uomini i più ragguardevoli, fra' quali l'arcivescovo di Milano, il
-conte Borromeo, il conte Giorgio Giulini e taluni altri, presentaronsi
-al Vicerè, il quale accolseli secondo l'usanza con aria molto benigna;
-promise di fare e di dire, e ciò pure secondo l'usanza; e congedandoli,
-ripetè loro la canzone medesima dello Spaur e del Fiquelmont, cioè
-a dire che non possedeva facoltà sufficienti: la qual cosa mena a
-concludere, che i Milanesi in que' tristissimi giorni non avevano chi
-li potesse salvare, e tutti li potevano invece ammazzare.
-
-In quella sera medesima fu pubblicato dal Vicerè un suo proclama, unto
-d'un po' di miele e promettitore di riforme: ma non pertanto, nella
-notte à, con grande apparecchio di truppa, fatto chiudere il _Club_
-ove radunavansi i giovani a legger gazzette, e a discorrere di Pio IX e
-della Lega Italiana.
-
-Troncando gran numero di osservazioni che subito corrono in mente a
-chi legge e considera parte per parte la qui data narrazione, noi
-ci stringeremo a notare, che nel popolo milanese mai non è sorta
-la volontà di uscire dai termini della legge, e che il mormorare e
-fischiar della plebe furono picciol effetto della molta provocazione.
-
-Secondamente avvertiamo, che il sentirsi la moltitudine chiamare dal
-Torresani _gente irrequieta e facinorosa_, dovè inacerbirla oltremodo,
-e che lo strappare su pei canti alcuna copia dell'Avviso fu parimente
-picciolissimo effetto allato alla grave ingiuria: ed in ogni modo,
-doveansi punire di ciò i pochi operatori del fatto, e non altri.
-
-Di quindi procede che la illegalità ricade tutta quanta sulla Polizia,
-e su coloro che hanno sguinzagliata la truppa e menatala a infierire
-contro un popolo inerme, e il quale negli atti medesimi di resistenza
-che volea compiere, tenevasi ordinato e pacifico.
-
-Da ultimo, ci giova molto di sapere, che tutti i particolari di quelle
-violenze e ferocie non iscusate da veruna necessità, accesero tanto
-sdegno e corruccio, che gli animi più rimessi e per condizione più
-dipendenti hanno posta da lato la longanimità e la pazienza, e sonosi
-ricordati soltanto d'essere uomini e cittadini.
-
-A noi giunge notizia certissima, che non pochi impiegati italiani,
-e fra questi il consigliere di governo Decio, uomo mitissimo e
-fedelissimo, dopo avere tentato senza alcun frutto di conseguire
-soddisfazione e riparo di quegli eccessi, hanno pregato che si
-accettasse la loro rinunzia. Il signor Bellati, Prefetto di Milano, il
-quale quindici giorni or sono ricusando di sottoscrivere la protesta
-della Congregazione comunitativa cadeva in tristo concetto appresso del
-popolo, convocata di poi la Deputazione provinciale, chiedea piangendo
-e scusa e indulgenza; e ad alta voce leggeva a quella un rapporto,
-in cui, rappresentata la indegnità ed enormità degli ultimi fatti,
-concludeva dicendo: «e devesi maggiormente prestare orecchio e credenza
-al rapporto d'un impiegato il quale, sol per servire con zelo il
-governo di S. M. I., s'è quasichè attirata addosso la esecrazione de'
-suoi patrioti.»
-
-Infine, dal racconto qui sovrapposto si scorge, che alcuni ingegni
-perversi vorrebbero sperimentare nel regno Lombardo-Veneto un modo di
-reprimento diverso nella specie ma simile nella ferocia a quello usato,
-sono appena due anni, in Galizia. Ma i Lombardi, come si vede, nè
-cospirano nè si atterriscono. Nel paese loro non v'ha servi di gleba,
-non v'ha classi nè ordini che si nimicano; e la prepotenza e bestialità
-soldatesca, qualora volesse farsi durevole e abituale, affogherebbe nel
-proprio sangue, non nell'altrui.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DELL'ORDINAMENTO NUOVO DE' MUNICIPJ.
-
- 15 gennajo 1848.
-
-Tutti tre i principi nostri riformatori ànno avanti ogni cosa pensato
-a riordinare i Comuni: nel che si vennero mostrando e avveduti e
-provvidissimi. Il primo, perchè quelle riforme sono accettate più
-volentieri, le quali toccano gl'interessi prossimi e cotidiani del
-maggior numero; il secondo, perchè incominciare dal porre sesto e
-regola al tutto, innanzi di aver bene e fermamente composte le parti,
-tanto varrebbe per avventura quanto il costruire e l'architettare non
-badando per niente alla forma e acconcezza de' materiali. Nello Stato
-della Chiesa il Municipio nuovo romano è già in atto e in autorità:
-così volle Pio IX, del quale veramente diranno i posteri, che _romanam
-restituit rem_. Fino poi dall'aprile dell'anno poc'anzi cessato, una
-circolare del Cardinal Gizzi raccomandava in ispecial modo alla cura e
-meditazione dei deputati delle provincie l'ordinamento dei Municipj.
-In Toscana, alli 25 di questo vertente mese, vedremo adunata una
-Conferenza di sindaci e altre persone notabili affine di raccogliere
-i fatti, udire le informazioni, conoscere i desiderj de' popoli, e
-determinare le massime direttive della costituzione municipale che là
-si prepara. Negli Stati Sardi, quello che in sul cominciare di novembre
-fu promesso dal re in ordine a tal subbietto, vedesi ora mantenuto con
-la promulgazione del _Regio editto per l'amministrazione dei comuni e
-delle provincie_.
-
-Noi di questo Editto parleremo tra breve, con la ponderazione e
-maturità di giudicio che si conviene in tali argomenti. Oggi basterà
-l'accennare i punti cardinali che porgono il primo criterio e le prime
-norme per esaminar bene così il fatto come il da farsi; e ciò non solo
-in Piemonte e in Liguria, ma eziandio negli altri Stati della Penisola.
-Conciossiachè sarà intento particolare di questo giornale il discorrere
-con egual cura, e (secondo sue forze) con egual cognizione, di tutte
-insieme le Provincie italiane e di quelle della Lega segnatamente.
-
-Ottima cosa è certo da reputarsi, che tutti tre i principi riformatori
-partecipino a questo concetto speciale intorno alle istituzioni
-comunitative; e ciò è, ch'elle debbono venir fondate con ordini
-elettivi larghissimi, e coi principj assoluti dell'uguaglianza civile.
-Nè per rispetto alla larghezza elettiva potrebbesi forse desiderare
-o più o meglio di quello che si prescrive nell'Editto di re Carlo
-Alberto. Ma non deesi porre in dimenticanza, che tale franchigia
-può divenire angusta e povera negli effetti, qualora da un lato il
-numero de' consiglieri comunitativi sia grande e quello degli elettori
-grandissimo, e dall'altro sieno circoscritte e inceppate le facoltà
-e pertinenze di essi consiglieri. Onde gli è da considerare, per la
-libertà dei Comuni e insieme la spontaneità e il frutto delle opere
-loro, qual cosa nel fatto e nell'uso torni migliore: se il numero degli
-elettori larghissimo e più legate le facoltà, ovvero più ristretto quel
-numero e maggiore la facoltà e scioltezza dell'operare. Per fermo, non
-si dà franchigia municipale vera e fruttifera laddove non si componga
-di queste tre parti essenziali; che sono: elezione popolare; giudicio
-e scrutinio libero d'ogni interesse speciale e proprio del Municipio;
-azione libera del suo magistrato.
-
-Sotto queste considerazioni, a noi sembra che non tutto sia buono e non
-tutto largo e lodevole nel Motuproprio del Santo Padre e nell'Editto
-di sua Maestà Sarda; e fermamente crediamo, che molte disposizioni
-di tale Editto oltrepassino quel bisogno di _unità_, di _uniformità_
-e di _connessione col Principato_, che la legge ha avuto in mente di
-soddisfare.
-
-Se non che tra l'_Editto_ ed il _Motu-proprio_ interviene una
-differenza fondamentale; essendo che il primo ha virtù generale,
-perpetua ed irrevocabile; quando l'altro non dà fondamento e principio
-salvochè a un istituto particolare, qual è il municipio della sola
-città di Roma: e oltre a ciò, esso dichiara più d'una volta, che le
-disposizioni sue dovranno concordarsi tutte con l'universal legge
-riformatrice dei Comuni, alla quale s'affrettano di por mano i
-deputati alla Consulta di stato. Ei si può dire pertanto, che su tal
-subbietto nulla è per anco determinato nella media Italia, e la cosa
-pende tutt'ora dal senno de' principi e de' lor consultori. Il perchè,
-prevenendo le nostre parole in que' paesi ogni atto deliberativo, e
-però potendone ancora uscire un qualche lume e profitto immediato,
-a noi cresce l'obbligo di non tener chiusa la nostra opinione, e di
-significarla invece con lealtà e franchezza.
-
-Notiamo per prima cosa, che nel Regio Editto, ma più molto nel
-Motuproprio di Pio IX, le facoltà e pertinenze del Municipio stanno
-dinumerate e specificate una per una e con gran minutezza: il che
-non accade quivi per abbondanza di dire e a schiarimento ed esempio
-delle pratiche del diritto comunitativo, ma si è fatto al fine di
-circoscrivere con rigore e definire con esattezza il potere che vien
-largito dal Principe a forma di privilegio; e però le cose che son
-taciute non possono in guisa veruna venir sottointese in virtù di
-una qualche generale franchigia in altre parti del decreto espressa e
-riconosciuta: onde ripetiamo, che in ciò il Motuproprio romano vince
-in istrettezza l'Editto Regio, dacchè in questo oltre al cominciare
-il legislatore dal riconoscere in universale la libertà dei Comuni,
-esprime nell'articolo VIII del capo VII, che _il Consiglio Municipale
-fa gli atti devoluti alla popolazione in massa, ed in generale delibera
-su tutti gli oggetti di amministrazione locale che, eccedendo la
-semplice esecuzione, non sono attribuiti al Sindaco_; nelle quali
-parole, e segnatamente nella clausola prima pare sottinteso il
-principio, che ogni qualunque atto possibile a farsi in comune dal
-popolo cade sotto la deliberazione dei Consigli Municipali.
-
-Ora, secondo noi, risiede nel Comune, a rispetto dello Stato, una
-libertà naturale d'azione e di reggimento, appunto come nell'individuo
-a rispetto del Comune. Di quindi procede che le franchigie non gli
-son date dalla legge, ma sì dalla legge sonogli assegnate le giuste
-limitazioni di quelle. E però, in genere, la legge non dee (come sotto
-i governi feudali e dispotici) venir numerando le speciali e singolari
-facoltà del Comune e prescrivergli ciò che può, ma ciò che non può
-e non dee. Noi sentiam bene, che poco importerebbero tali rassegne e
-specificazioni ove s'accompagnassero con formole generali di chiaro ed
-ampio significato, e in cui lucesse una confessione piena e patente
-del dritto. Noi sentiamo altresì, che parlare in nome dei principj
-universali del giure non è stile e consuetudine de' _Motuproprj_ e
-delle Carte e Statuti alla foggia antica. Ma i tempi ricercano altro
-linguaggio, e non son queste del sicuro disputazioni di grammatica.
-
-Da siffatto principio della libertà naturale d'azione e di reggimento
-in che vive ogni Comune a rispetto dello Stato, emerge tutta quanta la
-idea dell'ordinamento comunitativo e delle sue piene franchigie. Per
-fermo, se il legislatore accoglie nell'animo quel principio, ei non
-può non volere costituire il Comune con quanta maggiore larghezza di
-facoltà e d'esercizio è fattibile; appunto com'egli adopera nel dettare
-le leggi e le guarentigie della libertà privata di ciascun individuo,
-ai quali mai non oserebbesi di prescrivere le specie, le condizioni
-e i modi dell'uso ed eziandio dell'abuso delle proprie loro sostanze.
-Col principio anzidetto, il legislatore dee confessare, che il limite
-alle libertà naturali dei Municipj è segnato non dalle restrizioni
-governative e ministrative arbitrarie, non dal desiderio di certa unità
-fattizia e più militare assai che civile, non dalle vecchie pragmatiche
-che, or sotto nome di tutela, or sotto quello di vigilanza e di buon
-governo, nojosamente comprimono e impacciano, ma bensì dalle necessità
-universali, e dall'ingerimento legittimo e razionale della potestà
-legislativa operante a nome della utilità vera e durevole di tutto lo
-Stato.
-
-Col principio anzidetto, si debbono volere disciolte d'ogni legame
-non necessario all'ordine e alla salute comune le deliberazioni dei
-Consigli municipali e l'azione dei lor magistrati. E poichè al governo
-è ragionevolmente serbato d'interporre l'autorità sua tuttavolta che il
-municipio o travia dalle forme prestabilite di sua istituzione, o rompe
-alcuna legge od alcun mandamento legittimo dello Stato, in qualunque
-altro caso non dee far mestieri l'assentimento dei supremi ufficiali,
-siccome atto con piena ragione presunto e che vuolsi avere per
-compiuto. Molto meno poi fa d'uopo l'assistenza e presenza de' supremi
-uffiziali alle discussioni ed alli scrutinj comunitativi; molto meno
-il richieder licenza per le ordinarie o straordinarie convocazioni de'
-Consigli: e il simigliante si discorra per altri vincoli e suggezioni.
-Nè qui ci è lecito di tacere, che sì in risguardo della libertà di
-congregarsi, deliberare ed eseguire, sì per la libertà e speditezza
-d'azione de' magistrati municipali, sì infine per la indipendenza e
-dignità di loro persone, l'Editto piemontese torna senza misura più
-restrittivo del Motuproprio Romano, nel quale si legge, in fra le
-altre risoluzioni, che _l'approvazione superiore delle deliberazioni
-consigliari avrà sempre luogo, tranne il caso della mancanza di forme,
-dell'eccesso di potere e di contravvenzioni alle leggi_. (_Titolo_ 1. §
-27.)
-
-E quanto è alla dignità e indipendenza del Magistrato, non v'ha nel
-Motuproprio Romano neppur vestigio delle prescrizioni del Regio
-Editto che qui registriamo: _Capo II._ § 6. _Il Sindaco è capo
-dell'amministrazione comunale ed agente del governo._ § 9. _Il Sindaco
-è nominato da noi e scelto fra i consiglieri comunali... Rimane in
-carica tre anni e può essere da noi confermato._ § 10. _L'Intendente
-generale può sospendere i Sindaci. Capo III._ § 16. _I Vice-sindaci
-sono nominati per un anno, sulla proposta del Sindaco, dall'Intendente
-generale, cui spetta di sospenderli e rivocarli._
-
-Non ci è ignoto che la molta suggezione dei magistrati municipali,
-il fluttuare de' sindaci tra il carattere cittadino e il politico,
-l'intervenire continuo de' superiori negli atti comunitativi, e la
-necessità del consenso e della revisione imposta a pressochè ogni
-spesa ed ogni deliberazione, non qui solamente fra noi ma durano e si
-perpetuano di là dall'Alpi, appresso di una nazione la quale presume
-essere specchiatissimo esempio di libertà. Queste cose sappiamo da
-lungo tempo. Ma duole e pesa all'anima nostra, che volendosi pure
-imitare i popoli forestieri, non sempre si scelga il lor meglio, ma
-talvolta eziandio il peggiore e il più strano. Oltrechè, le istituzioni
-de' popoli molto civili sono una vasta e variatissima architettura,
-ove la deformità d'alcun membro quasi scompare nella bella simmetria
-e acconcezza del tutto insieme. Altrove la poca libertà dei Comuni
-è supplita dalla moltissima dello Stato; ma dove questa scarseggia,
-par necessario compensarla col dilatare e mallevare la vita franca e
-spontanea del Municipio.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DISPACCI FRANCESI SULLE COSE ITALIANE.
-
-Il _Débats_ delli 7 ci fa conoscere il testo di alcuni dispacci intorno
-alle cose d'Italia mandati dal Guizot agli ambasciatori e ministri,
-ed ora comunicati alla Camera. Sono tre lettere al conte Rossi in
-Roma, una al conte Marescalchi in Vienna ed un'altra al conte di La
-Rochefoucauld in Firenze; la sesta è in forma di circolare, e l'ultima
-è indirizzata al signore di Bourgoing in Torino.
-
-Chiunque si ponga a leggere cotesti dispacci, dee notare a bella prima,
-quanto nei nostri tempi vada mutando il linguaggio dei diplomatici,
-ovvero quanta diversa natura d'uomini sia quella che amministra oggi
-i gran fatti politici. Per fermo, in essi dispacci v'ha un lusso di
-generalità accademiche e un dissertare così vivo e abbondevole, che la
-Sorbona li accetterebbe affatto per suoi. Il secolo, adunque, è gentile
-se non vigoroso; gli uomini forse non grandi, ma pieni di facondia e
-filosofia.
-
-Noi confessiamo assai volentieri, che in tutte sette le lettere del
-Guizot scorgesi aperto il buon desiderio del governo francese pel
-risorgimento italiano. E di tal sentimento non può dubitare alcuno il
-quale conosca la fine e classica civiltà della Francia, e pensi che non
-v'è quasi villaggio colà ove non si spieghi Virgilio ed Orazio, e non
-si stupisca dinnanzi alle tele o copiate od originali di Raffaele e di
-Michelangelo. Del pari risulta da quelle lettere, che il Guizot vive
-sempre in grave apprensione di veder trionfare i troppo infiammati, e
-sembra stimare gl'Italiani non capaci ancora di più larghe concessioni
-e più sostanziali riforme. Ma d'altra parte, com'egli ammira
-sinceramente la saggezza insperata del popol romano, nè stenta ad
-applicare simili elogi agli altri popoli della Penisola già ridestati,
-a noi pare che se ne debba dedurre ch'essi sarebbero sufficienti a
-molto maggior grado di libertà.
-
-Sulle cose di Ferrara, spiace particolarmente al Guizot che il governo
-Pontificio abbia posta la controversia in piazza. Ciò naturalmente sa
-male a un diplomatico consumato, e gli sembra quasi una propalazione
-indebita dei misteri e della scienza esoterica. Ma se i Tedeschi
-invadessero un palmo solo del territorio francese, io sfido il ministro
-Guizot a mantener quivi il secreto, la riservatezza, e la gravità dei
-capitolati e dei protocolli. La lettera al Marescalchi, che appunto
-s'aggira sul brutto frangente di Ferrara, è da un capo all'altro tutta
-mite in verso dell'Austria, tutta lusinghevole e piena d'unzione;
-e non v'ha neppure una fiammolina di sdegno, una favilla di giusto
-risentimento. Certo, se il Papa non colpiva di religiosa paura il
-capo medesimo dell'Impero, ognun può pensare quale difesa efficace e
-gagliarda sarebbe uscita dalla dolce e tenera ammonizione del Guizot.
-Pur troppo, i casi della Galizia ci fanno presumere che a Vienna le
-orecchie non sono così delicate, e il cuore non così cereo come stima
-l'insigne autore della Storia dell'incivilimento.
-
-Vero è che nella lettera al La Rochefoucauld il ministro Guizot
-accenna, così di passata, come il Papa abbia fatto richiedergli se in
-certe date congiunture potesse fare assegnamento su d'una più attiva
-cooperazione della Francia, e com'egli il Guizot crede d'avergli
-risposto in modo da contentarlo. Ma qui il velo diplomatico diventa
-sì fitto ed oscuro, da simigliare a quello che già copriva la statua
-d'Iside, e non è più la intelligenza ma il cuore che giudica, e gli si
-comanda un umile atto di fede.
-
-V'ha però in queste lettere diplomatiche due proposizioni non pure
-verissime, ma da stare ferme e inchiodate in mente degli Italiani.
-L'una è nel dispaccio al signore di Bourgoing in Torino, e consiste in
-dire che gl'Italiani s'ingannerebbero forte sperando la lor salute da
-un rovescio di cose in Europa. L'altra è nella terza lettera al conte
-Rossi, e la quale afferma che non bene opererebbono i principi nostri
-a troppo tardare le riforme e le concessioni le quali fossero divenute
-un'alta necessità di fatto. «In quella protratta aspettazione, dice il
-Guizot, gli animi traviano per la foga pericolosa delle speranze e dei
-timori soverchio aggranditi; e quindi colui che regge sembra cedere,
-suo malgrado, all'urto popolare, dove in fatto egli obbedisce soltanto
-alle persuasioni di sua coscienza. Il signor conte Rossi ha più d'una
-volta ciò espresso con debita moderanza ai consiglieri del Santo Padre,
-ed al Santo Padre esso stesso.»
-
-Noi ringraziamo del dato consiglio e l'ambasciatore e il ministro, al
-quale parimente dobbiamo e vogliamo esser tenuti della propensione
-(quantunque un po' peritosa e non assai procacciante) che mostra
-al bene d'Italia. Noi non ci poniamo tra quelli che da' forestieri
-pretendono molto di più e molto di meglio, perchè sempre abbiamo
-opinato che niuna nazione si salvi mediante l'altrui braccio: ed
-esigere che le genti straniere vuotino per lo scampo nostro le loro
-vene ed i loro scrigni, o mettano a repentaglio la pace che godono e i
-negozj e le comodezze in cui vivono, ci compare, non sappiam bene, se
-una sfrontatezza o una melensaggine: il rimproverarle, poi, fieramente
-ed anzi svillaneggiarle perciò di continuo, come piace a molti, ci
-sembra che senta del fanciullesco insieme e del vile.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DELLO STATO PRESENTE D'ITALIA.
-
- 19 gennajo 1848.
-
-Vogliono i pensatori moderni, che la fortuna non abbia nè molta nè poca
-parte nelle faccende umane. Io non so bene di questo, ma so che qualora
-ne piacesse di battezzar con quel nome le cagioni occulte ed ignote de'
-gran casi che avvengono, la fortuna comparirebbe ancora spessissimo
-nella storia de' nostri tempi. E per fermo, chiunque venisse dicendo
-di aver previsto punto per punto ciò che ora si compie in Italia,
-rischierebbe forte di non essere creduto sincero. Comunque ciò sia,
-l'ignoranza nella quale io confesso di rimanere della più parte delle
-cagioni a rispetto di quel che accade in Italia, mi piace, perchè ho
-sempre veduto gli avvenimenti massimi e fecondi davvero portar seco
-questo carattere del farsi ammirare ma non intendere, e tanto più
-ammirare quanto ciascuno si assottiglia di penetrarli.
-
-Di tal genere, per mio giudicio, sono i fatti odierni della Penisola.
-Pur nondimeno, egli sembra potersi dire, che la nostra patria dopo le
-mutazioni e il conquasso della grande rivoluzione francese, ripiglia
-oggi con vigore e saggezza virile il largo moto di civiltà e di
-riforma a cui dava principio poco prima della metà del secolo scorso.
-Allora, siccome oggi, iniziatori del mutamento furono i principi. Ma
-in que' tempi, le riforme ampliavano la potestà regia, rovesciando
-la feudalità, le privilegiate corporazioni e gli arbitrj della Curia
-Romana: oggidì le riforme assumono, al contrario, per fine di temperare
-il regio potere, e rinnovano in mezzo di noi quel genere di monarchici
-che i padri nostri, latinamente e con profondo significato, domandavano
-civile, come il solo buono e degno effettualmente dell'umano consorzio.
-In que' tempi ogni sforzo tendeva all'equità ed all'uguaglianza;
-quest'oggi tende alla libertà. Allora, cavatane l'Inghilterra,
-nessun principato conosceva il freno degli ordini rappresentativi e
-dell'altre pubbliche guarentigie; onde Pietro Leopoldo e il Tanucci
-entrarono innanzi in più cose allo stesso Turgot, il quale in Francia
-non compariva del certo un rimesso e lento riformatore: ma a questi
-giorni, in tutta l'Europa è sciolto e cancellato il potere assoluto, se
-n'escludi la Russia che è barbara, e l'Austria incapace di mutazione.
-Allora i consiglieri arditi e liberali dei re erano letterati e
-filosofi cortigiani; e ciò che persuadevano e conseguivano venía dai
-popoli ricevuto o in silenzio rassegnato o con gioja pura ed immensa,
-come suol farsi per beneficj inaspettatissimi, e i quali niuno osa
-non che richiedere ma nemmanco sperare. Al dì d'oggi, se i letterati
-proseguono a consigliare i monarchi, il fanno discosto, e per mandato
-espresso e perpetuo delle moltitudini, e segnatamente delle classi
-mezzane; e parlano e s'interpongono come la divina forza della ragione
-e della giustizia, che vieta e impedisce il conflitto.
-
-Da queste e da parecchie altre disparità che intervengono tra il moto
-riformatore antico ed il nuovo, sorge il concetto generale, che ne'
-principi, alle cui mani è affidato presentemente il governo d'Italia,
-bisogni maggiore maturità di pensieri, più docilità di animo e minor
-lentezza di opere.
-
-D'altra parte, nel secolo andato e propriamente in quegli anni in cui
-s'attuavano le riforme, lo straniero regnava in Italia assai meno
-poderoso; e piuttosto che minacciare, difendevasi e patteggiava.
-Patteggiava col re di Napoli e col re di Piemonte, patteggiava coi
-Genovesi. Quello che oggi ne sia, ciascuno lo sa, ciascuno lo vede.
-Nel secolo andato esistevano stati e genti italiane riconosciute
-alla dolce favella del _si_, ma la nazione italiana non esisteva. Ne'
-giorni nostri, se badasi alla nuda scorza dei fatti, nazione italiana
-neppure esiste; se al sentimento, al desiderio, al proposito fermo ed
-universale, le genti italiane son già pervenute a costituire una sola
-persona morale. E appunto perchè dal sentimento e dal desiderio vuolsi
-procedere alla piena realità, e gli ostacoli sono molti e gagliardi; e
-perchè prevedesi di dovere o subito o non mai molto tardi invocare sul
-Mincio e sul Po il Dio degli eserciti, e però fa mestieri a noi tutti
-l'unione e la fiducia perfetta e reciproca; ne segue che abbisogni
-eziandio ne' popoli altrettanta assennatezza, docilità e prontezza viva
-e operosa. Saggia debb'essere la moltitudine in frenare all'uopo la
-naturale impazienza de' suoi desiderj; e frutto primo e salutare di tal
-suo senno debb'essere la docilità, cioè il saper riverire e ottemperare
-alla legge, mostrarsi arrendevole ai suggerimenti e alle ammonizioni
-de' buoni, e comportarsi per guisa che più non abbia verun poeta
-moderno a poter replicare la sentenza del Tasso:
-
- . . . . . . . . . alla virtù latina
- O nulla manca o sol la disciplina.
-
-Ma non pertanto, il popolo dee serbarsi pronto ed attivo, non inerte,
-non freddo, non pusillanime. Distinguiamo sempre e in qualunque cosa
-l'operosità dal tumulto, la vita dal sonno, l'ordine e la disciplina
-dalla sommessione cieca ed irrazionale. Nel moto regolare e crescente
-della cosa pubblica educhiamo l'intelletto ed il cuore; delle
-concessioni ottenute caviamo buon frutto, le ottenibili maturiamo.
-Con l'esempio del nostro vivere franco e pieno d'ardore, ma legale,
-dignitoso e pacifico, con l'aspetto della nostra verace e pacata
-letizia, con la concordia di tutti gli ordini, ma specialmente di
-popolo e principe, facciamo impossibile la tirannia, impossibili
-il negare ostinato e il resistere pauroso nelle rimanenti Provincie
-italiane. Non si ricerca da noi che ancora un poco di moderanza, di
-assennatezza, di longanimità; e i figli della gran madre staranno tutti
-raccolti e tutti beati in un solo amplesso. La santa Lega Italiana avrà
-compiuto e stretto il suo mistico fascio, nel cui mezzo starà sola una
-scure, perchè infinite braccia parranno impugnare una sola spada; e
-miseri quegli stranieri che vorranno assaggiarla.
-
-Come in persone eziandio scorrette e di mala indole sorge tal volta
-per mezzo all'anima un senso puro del bene e un desiderio generoso di
-nobili geste, così accade che la Provvidenza spiri per qualche tempo
-su tutto un popolo l'aura della virtù e del coraggio, e un amore di
-sacrificio che agli occhi suoi stessi il fa nuovo e maraviglioso.
-Procacciamo con isforzo continuo, che pur sopra noi, infralita
-generazione, passi quell'aura sublime; e lo zelo attivo e sincero del
-pubblico bene invada tutti i seni dell'anima nostra. Sui canti delle
-strade di Genova (or non sono molti giorni) leggevansi stampate a
-larghe majuscole queste belle parole: — _Ordine, Fratelli; tutta Italia
-ci guarda_. — Ed io dico agl'Italiani: _Fratelli, siamo prudenti,
-disciplinati, operosi; tutta Europa ci guarda_; e (facciasi luogo al
-vero) ci guarda mezzo ammirata ed incredula, e dubita forte se noi
-siamo ancora i figliuoli dell'eroiche generazioni che vinsero il mondo,
-ovvero gente spuria e ragunaticcia la qual sogna le grandi cose e le
-conta per fatte, agitandosi con furore tra le processioni, le luminarie
-e i banchetti.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DEL FATTO DI LIVORNO.
-
- Adì detto.
-
-Gli ultimi casi di Livorno rattristano l'anima, perchè sono la prima
-nebbia che sorge a intorbidare il sereno della nostra rigenerazione.
-Ma forse il male non è tanto grave e profondo, quanto si mostra di
-fuori: e a niuno poi venga in animo, come scioccamente fu detto, che
-gl'imprigionati cospiravano a pro dell'Austria. Egli non è possibile
-ormai in Italia rinvenire dieci persone di mediocre fama, e di vita
-e condizione alquanto civile, che accolgano in seno un desiderio così
-vile insieme e così scellerato. Se in quegli uomini si troverà colpa
-(e speriamo che no), sarà colpa di fanatismo. Non perde subito una
-nazione i modi e gli usi funesti a cui l'han menata le sventure e la
-tirannia. Si cospirò per lunghissimi anni, e a mali estremi, e che
-parevano inemendabili per altra via, si cercarono rimedj violenti e non
-sempre legittimi. Si brandì il pugnale accanto alla mannaja, il secreto
-fu contrapposto al secreto, l'inquisizione settaria all'inquisizione
-di Stato; e, insomma, come i medici temerarj costumano, a fieri veleni
-riparossi con altri più fieri e mortali. Forse ad alcuni, que' mezzi
-sono paruti ancor necessarj; forse la inconsideratezza dell'ira e
-i pungoli dell'orgoglio hanno fatto gabbo alla coscienza e velo al
-giudicio. Di più non diciamo, e più là non vogliamo andare colle
-presunzioni e i supposti. È debito di carità e di giustizia il non
-aggravare coi sospetti e con la baldanza delle parole gente che sia a
-repentaglio della vita e dell'onore, sebben della vita non crediamo e
-non paventiamo. Nella felice Toscana, fra gli altri esempj di sapiente
-mansuetudine che i Principi Lorenesi hanno dato non pure all'Italia,
-ma sì all'Europa, questo è il maggiore ed il più solenne; di avere,
-ottant'anni addietro, abolito il crimenlese. Poco stanno discosto da
-noi que' giusti e benigni tempi, in cui non dico non si puniranno di
-morte e d'altri gravi castighi gl'imputati di mere colpe politiche,
-ma si prenderà maraviglia che ciò abbiasi potuto praticare per
-secoli da tutto il mondo civile e cristiano, come si stupisce oggidì
-dell'avere cercata e scrutata la verità con l'opera dei tormenti. Dove
-cessa l'evidenza del reato, là cessa il diritto di punire; e v'ha,
-pur troppo, infinite quistioni di giure sociale e politico in cui la
-ragione vacilla, e il comune senso morale non dá risposta patente e
-assoluta.
-
-Noi non dubitiamo che agli imputati di Livorno non debba, nel processo
-a cui danno materia, apparire manifestissimo, quanto il dominio della
-pubblicità torni loro giovevole, e quanto gli amici e fautori di
-libertà (nelle cui mani sono) procaccino e studino, anzi ogni cosa, la
-imparzialità e integrità dei giudicii: o se questo vuol esser vero per
-tutti, maggiormente desideriamo che sia per coloro, alcuni de' quali
-hanno con noi sospirato e sofferto per la redenzione della patria.
-Li tenemmo, pur jeri, compagni ed amici; non può il nostro cuore
-assuefarsi a un tratto a stimarli nemici odiosi ed abbominevoli.
-
-Ma un'altra osservazione importante vien subito fatta a chi bada un
-poco a cotesto avvenimento. Il Governo Toscano è sembrato scarseggiar
-sempre di forza, di attività e di speditezza. I tempi, infrattanto, da
-quetissimi e sonnolenti son divenuti svegliati e vivi. Gli spiriti,
-prima indolenti e molli, hanno contratto in poco d'ora alcun che
-dell'antica febbre repubblicana. Tra le città poi toscane, Livorno è la
-più ardente e più malagevole a governarsi. Un bel giorno, moltitudine
-grande adunasi quivi in piazza, gridano armi, vogliono armi. Al
-gonfaloniere ed ai superiori vien meno ogni modo di acchetarli. Creasi
-a voce di popolo una deputazione, la quale in breve intervallo sembra
-fatta signora della città ed arbitra delle cose. Le viene comandato di
-cessare e scomporsi; ed ella, a rincontro, dichiara sè stessa organo e
-rappresentanza vera del popolo livornese, e pon la sua sede nel palazzo
-municipale. In questo mezzo, giunge il ministro Ridolfi, che per
-primo atto fa in ogni quartiere assembrare la Civica: questa obbedisce
-volonterosa e prestissima, e quattro mila cittadini già stanno accolti
-e armati sotto le insegne. Entrasi in molte case, imprigionansi
-cittadini non volgari, e parecchi de' quali erano principalissimi
-tra i deputati; quindi son menati sul vapore reale il _Giglio_, e
-condotti a Porto Ferrajo. Tutto ciò in qualche ora, con risolutezza,
-con facilità e corampopulo. Ogni cosa ritorna in quiete; la città
-ripiglia i negozj; in niuna parte è spavento, in niuna è sdegno e
-rancore. Or che è questo? donde viene al Governo Toscano tanto vigore,
-tanta prontezza, un fare sì animoso e sicuro, e il sapersi appigliare
-a partiti forti e recisi? Da due cose ciò proviene: dal muovere che
-fa il Governo i suoi passi di pari con l'opinione, e dal munirsi e
-fidarsi compiutamente nell'armi cittadine. La Guardia Civica riesce in
-Toscana ciò che sempre, ciò che per tutto è riuscita; vale a dire lo
-scudo e il palladio dell'ordine pubblico, e il sostegno della libertà
-vera e durevole, non della avventata e mal ferma. Nel Governo Toscano
-ben rincalzato dall'opinione e dall'armi cittadine, è non solo risorta
-la gagliardia e l'attività, ma egli porge caparra sicura che di quindi
-innanzi sarà del corpo della Lega Italiana un membro saldo, sollecito e
-poderoso.
-
-Che diranno di tali fatti coloro cui la virtù e il regno della
-opinione mette sgomento? E quegli altri eziandio che diranno, i quali
-si ostinano a giudicare e credere la Guardia Civica non più che una
-istituzione militare, apparecchiata in casi di guerra a supplire e
-spalleggiare l'esercito?
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-L'ECO DELL'ALPI MARITTIME.
-
- Adì detto.
-
-Ci corre all'occhio il programma d'un nuovo giornale nizzardo, col
-titolo l'_Eco dell'Alpi Marittime_. I compilatori annunziano di aver
-gran fede nel moto vitale e rigeneratore che penetra e fa risentire
-di mano in mano le più morte membra di nostra nazione. Desiderano con
-ardore il risorgimento suo, la vogliono libera e indipendente, e si
-professano e chiamano Italiani di sangue, Italiani di cuore. Ma, cosa
-stranissima, ei dicono e ripetono tutto ciò in francese! Per prima
-testimonianza dell'animo loro italiano, abiurano l'armonioso idioma di
-Dante; e per primo atto d'indipendenza, fannosi servi d'un linguaggio
-straniero, il quale tenta di snaturare e viziare sì fattamente il
-nostro, che sarà dura e lunga fatica a guarirlo e salvarlo. Ei sembra
-che pur anche a que' giornalisti sia caduto in mente un qualche
-sospetto della loro stranezza; ma tosto l'hanno cacciato da sè,
-racchetandosi con questa ragione, che _dobbiam cercare un po' meno
-quello che ci divide, e molto di più quello che ci ravvicina_. O bella
-o bella davvero! Ma, signori giornalisti nizzardi, noi per serbare
-appunto e convalidare, quanto ci è dato il meglio, ciò che ne può
-tenere uniti, abbiamo carissima la nostra lingua, solo segno visibile
-e universale della comunanza del sangue, solo retaggio rimasto della
-mente e gloria degli avi. Come ad ogni nazione è sortita una forma
-propria intellettuale, così è sortito da Dio un organo particolare a
-significarla. In esso, in quell'organo particolare e mirabile, sta la
-nostra effigie, il nostro stemma, la nostra bandiera; in esso è quel
-tesero antico ed inestimabile che nè il correr del tempo, nè le somme
-sventure, nè il servaggio lunghissimo, nè la stessa nostra incuria
-e viltà ci hanno potuto involare. Signori giornalisti nizzardi, voi
-ci avete ferito, senza volerlo (crediamo), nella più nobil parte del
-cuore. Certo, voi siete arbitri e liberissimi di parlare e scrivere la
-lingua che più v'aggrada. Ma chi non parla e non iscrive la nostra,
-dee sentirsi dire con qualche sdegno da tutti i buoni Italiani: — A
-che mentite il nostro nome, o signori? a che v'accostate al nostro
-banchetto? Uscitene, noi non vi conosciamo. —
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-NOTIZIE DELLA SICILIA.
-
- 21 gennajo.
-
-Dalle nuove di Sicilia tutta l'Italia del certo sarà funestata; e
-niuna cosa può riuscire più misera ed afflittiva al cuore de' buoni
-Italiani, come vedere in mezzo al quieto e ordinato nostro risorgimento
-scoppiare un conflitto la cui fine non può tornare se non infelice ad
-entrambe le parti. Se la superano i sollevati, chi porrà modo alle
-lor domande, e chi interdirà loro d'inalberare il vessillo isolano,
-squarciando e dispiccando un membro di più al corpo già troppo lacero
-e troppo diviso d'Italia? E se vince la podestà regia, ormai gli è
-impossibile che ciò succeda senza moltissimo sangue, fiera semenza di
-sollevazioni nuove e più pertinaci; e niun modo, poi, e niuna misura
-verrà segnata agli esilii, agli incarceramenti e ai supplizj che già
-tanto moltiplicavano in quelle provincie sfortunatissime. Dio conosce
-gli autori e gl'istigatori di tanto male; e certo, a chi ha menate le
-cose ad estremi così terribili, prepara nella sua giustizia squisiti
-castighi e vendette.
-
-Primamente, noi sentiam bene per tutto ciò, che gli animi colpiti così
-a un tratto dalla narrazione di casi lacrimevoli a tutta l'Italia si
-abbandonino al dolore e allo sdegno, e quasi disperino della salvezza
-pubblica, od almeno si sentan fallire la dolce speranza di campare la
-patria dai tumulti sanguinosi, dalle mutazioni violente e immature,
-e dalle miserie e dal lutto della guerra intestina. Ma dato sfogo
-al primo impeto dell'affetto, e rimenate le forze della ragione e le
-virtù dell'animo agli uffici loro, debbono tali forze e virtù, avanti
-ogni cosa, impedire che noi ci lasciamo vincere all'immaginazione,
-invece di crescere in attività e in coraggio quanto i danni e i
-pericoli crescono. Se il vorremo tutti, e gagliardamente il vorremo,
-niun uomo, e sia pur coronato, potrà contrastarci di ricondurre la
-conciliazione e l'ordine dove ora sono sbanditi, e di far cadere le
-armi male impugnate, disfare i patiboli, restituire alla patria i
-fuggiaschi, assicurare la pace, dar principio e base a riforme larghe
-ed irrevocabili. Per tutto ove abbondano i buoni e accorrono risoluti
-e operosi, mai non è mancato rimedio ai più profondi guasti e alle più
-cangrenose piaghe dei regni. Poniamoci tutti, con quanta efficacia
-di persuasione e con quanti mezzi possediamo di forza e ingerimento
-morale, poniamoci in mezzo ai sollevati ed al principe: Dio e la
-fortuna d'Italia compiranno il restante. Ma noi siamo privati, e
-l'azione nostra va lenta, dislegata e difficile. Tocca pertanto ai
-principi nostri riformatori il primo alto e il più vigoroso del morale
-intervenimento di cui ragioniamo. E che? potrà una sola volontà, potrà
-una sola mente caparbia turbare e sconvolgere a suo talento l'Italia
-intera? Permetteranno i principi della Lega, che tante loro fatiche
-e buoni desideri e savissime opere, che tante speranze e disegni loro
-magnifici per salvate con progressivi e pacifici mutamenti l'Italia,
-vadan perduti? No, questo non accadrà, chè sarebbe importabile e
-mostruoso. Parlino ed operino essi con tutta la pienezza e la vigoria
-di lor dignità, e con tutta quella che porge loro al presente la
-necessità delle cose, la santità della causa, il dovere di padri e
-salvatori de' popoli, l'orrore del sangue civile; e a ciascuno sarà
-giuocoforza obbedire. Ma lascino addietro (noi ne li preghiamo e gli
-scongiuriamo) le forme e le lungaggini diplomatiche, e come i fatti
-sono straordinarj e giungono subitanei, altrettanto sia straordinaria
-e subita l'azione loro. Guai se non riuscissero, guai. V'ha già chi
-trae compiacenza di tal prima sollevazione, pigliando fiducia che le
-cose precipitino tanto al male, da vedere disfatti e poi ricomposti a
-lor modo i regni e i trattati. Ma noi, corretti dalle lunghe sventure,
-noi non ignari della bestiale pazienza degli uomini, e che ne' gran
-rovesci la libertà e i diritti de' popoli quasichè sempre vanno in
-conquasso, noi speriamo tuttavia che la rigenerazione nostra regolare
-e incolpabile abbia vita così poderosa e tanto piena di partiti e
-compensi, da trionfare eziandio di questa prima battaglia, e rimovere
-questo durissimo inciampo che trova nel suo cammino, semprechè i
-principi della Lega vi si adoperino di concerto e con intera e pronta
-efficacia. Deh! movali almeno l'enormità del pericolo, se altro
-sentimento ed affetto non gli riscuote: sebbene dal cuore de' principi
-nostri niun sentimento pietoso e nobile rimane escluso; e singolarmente
-dal cuore di Pio, il quale benchè sia padre di tutti i fedeli, pure
-sa e sente che gl'Italiani sono primogeniti suoi, primogeniti della
-Chiesa.
-
-Usi egli, dunque, larghissimamente della più che umana autorità del
-suo grado e carattere; usi della maestà che possiede e della gloria
-che ha conquistata; e interceda potentemente e con azione sollecita,
-e con quanti modi e mezzi e clientele ed ajuti ha seco, interceda,
-diciamo, per otto milioni e più d'Italiani e compatrioti suoi, i
-quali pure in mezzo al tumulto e alle armi girano in verso di lui lo
-sguardo, e ne invocano in ogni istante il nome venerando e miracoloso.
-Noi non sappiamo quali ragioni distogliessero poco fa il Pontefice
-dall'interporsi in guisa patente e solenne tra le popolazioni Svizzere
-in procinto di azzuffarsi; ma questo sappiamo, che niuna ragione, niun
-dubbio, niuna cautela può stoglierlo legittimamente dall'intromettersi
-con somma efficacia tra il re delle Due Sicilie e le insorte
-popolazioni. Quindi egli debb'essere risoluto di ciò; e noi, chinati ai
-suoi piedi, ne lo supplichiamo con quella istanza e con quel fervore
-d'affetto e profondità di dolore, che la civile carità e la voce del
-sangue italiano ci fa sentire e significare.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DELLA SICILIA.
-
- 22 gennajo.
-
-No, la felice innovazione delle sorti d'Italia non debbe così a
-un tratto cangiar natura per la cieca pertinacia d'alcuno e l'ira
-impaziente di molti.
-
-Nè il sangue di nostre vene dee piovere in guerra fraterna o sotto
-il ferro del manigoldo, ma bensì serbarsi per causa infinitamente
-migliore, e spargersi tra le armi nemiche in guerra giustissima, anzi
-nella sola accettevole a Dio, e in cui quel sangue laverà l'anime
-nostre quasi un nuovo battesimo.
-
-No, non è lecito ai buoni di starsi con le mani a cintola, in faccia
-al nascente incendio dell'Italia meridionale. E noi invitiamo tutti
-i buoni a pensare con zelo, e di stretto accordo, gli spedienti e i
-ripari migliori e più praticabili: l'amor santo di patria e di libertà
-vera, e la necessità di salvare il quieto e progressivo risorgimento
-italiano, assottigli l'ingegno così de' privati come de' principi, e li
-ajuti a rinvenire ed usare tutte le facoltà e i mezzi morali conducenti
-a spegnere colaggiù le sollevazioni violente, abolire le condanne
-e i supplizj, fondare e mallevare le progressive riforme. E perchè
-l'opinione pubblica cresce ogni giorno di autorità e di efficienza,
-ed ora ha modo in Italia di farsi conoscere quale e quanta è, giova
-significare in guisa aperta e solenne il nostro cordoglio ed il
-biasimo nostro a tutti coloro d'ambe le parti, che vogliono sommerger
-nel sangue la speranza e la fede di una trasformazione ordinata e
-conciliativa. Siamo certi che nè le distanze nè l'armi nè le polizie
-nè il terrore impediranno alla voce di migliaja di buoni Italiani il
-farsi intendere in mezzo de' combattenti. Ma la voce senza misura più
-potente, efficace e penetrativa di tutte, debb'essere quella del Sommo
-Padre e Gerarca. Non ha egli nelle Due Sicilie come nell'orbe intero
-cattolico la sua sacra milizia, i suoi ministri e ufficiali? E che non
-potrà la falange de' vescovi e de' sacerdoti inviata da lui, con alto
-ed espresso comando, a spartire la mischia e riconciliare insieme i
-popoli e il re, non a nome del dispotismo ma della ragionevole libertà,
-non col diritto del forte ma con quello della civiltà progredita e
-delle pubbliche guarentigie?
-
-Noi per questo intento pigliamo arbitrio di trascrivere qui il
-Memoriale che addirizziamo con debito ossequio al Pontefice, facendo
-preghiera agli amici nostri, al clero, al popolo ligure e piemontese,
-a tutte le genti della Penisola di ripetere questo fatto concordemente
-e sollecitamente, affine che l'anima di Pio IX si senta nell'ufficio
-santissimo fortificata dal voto manifesto, ardente e affettuoso, di
-tutti i suoi figliuoli e compatrioti.
-
-
-BEATISSIMO PADRE.
-
-Gl'Italiani a Voi concittadini per sangue e figliuoli in Cristo
-Signore, recano ai piedi vostri nelle parole di noi sottoscritti
-l'espressione e il testimonio di lor profondo cordoglio, vedendo nelle
-Due Sicilie scoppiare un conflitto il quale minaccia o di riempiere
-nuovamente quelle contrade di crudeli giustizie e in peggiore servitù
-sprofondarle, o di pervertire nell'intera Penisola il moto pacifico e
-bene ordinato di rigenerazione politica.
-
-Voi foste, Santo Padre, il glorioso principiatore di quel moto regolare
-di civiltà, e a Voi s'appartiene di mantenerlo in sua via. Nè certo noi
-veniamo a supplicarvi di ciò per bisogno che faccia di consigliare e
-spronare la carità e saggezza vostra, ma solo per isfogo dell'anima,
-e per accompagnarvi nell'opera santa con l'ardore de' nostri voti,
-e affinchè sappiate essere noi apparecchiati e desiderosi di ogni
-qualunque maniera di cooperazione.
-
-Poco fa, uno tra' maggiori potentati d'Europa si scosse alla vostra
-voce, e facendo luogo al diritto, risparmiò a sè e a' suoi regni
-di assaggiare gli effetti della vostra lesa giustizia. Non potrà
-un altro principe, che è doppiamente vostro figliuolo e si professa
-religiosissimo, resistere alle preghiere di tanto padre, e ai consigli
-e alle istanze di tanto pacificatore. Nè i popoli dall'altra parte
-ricalcitreranno ostinati ed immoderati, ognora che Vostra Beatitudine
-entri mallevadrice dei patti e serbatrice della fede. Voglia, per
-altro, la Santità Vostra richiamarsi alla mente, che a lei fu fatta
-promissione larga ed esplicita di concedere miglioranze e riforme
-subitochè le sommosse di Calabria venissero a fine; le quali venute,
-non pertanto è apparita nessuna volontà di riforme, e nessun decreto
-che le annunzi almeno ed accerti per l'avvenire.
-
-Ei si conviene, adunque, alla Santità Vostra nell'alto secreto di sua
-prudenza investigare e trovare modi assai più efficaci e solleciti
-d'intervenimento, e praticare rimedj tanto maggiori, quanto qualunque
-indugio diviene sopramisura funesto, e i danni e i pericoli sonosi
-fatti ogni giorno più gravi e ogni giorno meno evitabili.
-
-Pieni di fiducia nella Vostra virtù e sapienza, umilmente ci
-rassegniamo di Voi, Padre Santo e glorioso, devotissimi obbligatissimi
-servi e figliuoli
-
- IL DIRETTORE E I COMPILATORI DELLA LEGA ITALIANA.
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-_Iscrizioni dettate pei funerali che Genova celebrò, il 22 di gennajo
-1848, alle anime dei Lombardi uccisi in Milano e in Pavia._
-
- _Rimpetto alla porta._
-
- DEL RISORGIMENTO ITALIANO
- GENEROSO INCOLPABILE
- INIZIATO DAL GRAN PIO
- SALVETE O MARTIRI PRIMI
-
- _Dall'uno dei lati._
-
- ALLE ANIME
- DE' MILANESI
- NOSTRI FRATELLI
- NEL DÌ TERZO DI GENNAIO
- DEL MDCCCXLVIII
- UCCISI DAL FERRO STRANIERO
- INERMI
- E NON RELUTTANTI ALLE LEGGI
- PREGATE LA GLORIA DE' MACCABEI
-
- _Dall'altro lato._
-
- ORATE PEI GIOVANETTI
- STUDENTI
- CHE NEL DÌ NONO DI QUESTO MESE
- IN PAVIA
- CADDERO SOTTO LE PUNTE DE' BARBARI
- IN ZUFFA DISUGUALISSIMA
- PRELUDENDO AHI TROPPO ANIMOSI
- AL FINALE COMBATTIMENTO
-
- Rimpetto all'altare.
-
- BEATISSIMI VOI
- CHE NEL SENO DI DIO
- OVE DAL MARTIRIO SALISTE
- SCORGETE D'UN SOLO SGUARDO
- TUTTA LA FUTURA GRANDEZZA
- D'ITALIA
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DEL MEMORIALE AL PONTEFICE
-
-PEI FATTI DI SICILIA.
-
- 24 gennajo.
-
-Nella vita politica è gran bisogno che le opinioni si manifestino,
-e ciascuno caldeggi la propria con lealtà e franchezza e con buon
-coraggio civile. Da ciò nasce il profitto comune che la verità sia
-discoperta e conosciuta con più sicurezza; e la discussione schietta e
-libera sminuendo col tempo gli errori, le discrepanze, le ambiguità e
-le amplificazioni, produca nell'universale un giusto criterio pratico:
-oltrechè gli uomini politici sostenendo con dignità ed a viso aperto i
-proprj pareri, possono divenire avversarj ma non nemici; e in quella
-parte in cui tutti convengono, che per lo più sono i principj ed i
-sentimenti d'amore patrio, d'indipendenza e di libertà, congiungono il
-consiglio e l'azione con vigore e concordia maravigliosa.
-
-A ciò abbiamo noi inteso con l'atto che jer l'altro compimmo di
-addirizzare un Memoriale al Pontefice; il quale atto fortemente
-suggella le nostre opinioni, e dichiara la via che vogliamo calcare
-con indeclinabile lealtà e franchezza. E nostro pensiere non è stato al
-sicuro, come stima taluno, di versar biasimo sulle insorte popolazioni;
-e chi leggerà la Lega del 19 conoscerà bene sino a che punto (secondo
-il nostro giudicio) sieno esse scusabili, ed a qual grado di fiera
-disperazione abbiale trascinate la mala signoria che pure altra volta
-
- Mosse Palermo a gridar mora mora.
-
-A noi non fu presente se non solo questo concetto; che, cioè, la
-sollevazione de' Siciliani da un lato e l'ostinazione cieca e feroce
-dall'altro, mettevano del pari a pericolo estremo il risorgimento
-pacifico e progressivo d'Italia; e però convien tentare ogni modo
-d'intervenire fra esse, e porre ordine ai moti incomposti e freno agli
-sformati voleri.
-
-Noi non siamo di quelli che desiderano e sperano di vedere oggidì
-in Italia rinnovarsi alcun che del furore repubblicano francese;
-il quale, con eccessi inauditi e con ispaventevole vigoria, tenne
-fronte agli eserciti collegati e domò le intestine discordie; ma poi,
-stanco e della metà consumato, si riposò sotto una ferrea dittatura.
-E di grazia, dove sono appo noi le oppressioni feudali, le proprietà
-conculcate, i diritti sociali offesi che infiammino le moltitudini?
-dove l'aspettazione certa ed universale d'un secolo d'oro di civiltà
-vicinissimo, e più bello del sogno di tutti gli antichi filosofi?
-dove il senso e l'essere di nazione, nudrito appresso i Francesi
-da mille anni di vita comune? dove le tradizioni guerresche, dove
-l'animo oltremodo disciplinevole, e le vittorie strepitose e continue,
-generanti in quel popolo un salutare orgoglio e una fede invitta in sè
-stesso? dove, in corpo smisurato, un solo e gagliardo capo, e membra
-numerosissime avvezze a obbedire con alacrità e con ardore? dove,
-infine, lo spazio dato alla Francia di parecchi anni bastevole ad
-educare le moltitudini e prepararle per ogni guisa al combattimento?
-E che? noi mezzo inermi e divisi, noi inesperti e indisciplinati, noi
-tutto fuori di quelle singolarissime condizioni poc'anzi rassegnate,
-sfideremo non che l'Austria ma pur l'Europa, e vinceremo ad un tempo il
-nemico esteriore e interiore?
-
-Chi farà questo enorme prodigio? forse lo immenso vigore della stessa
-rivoluzione? Ma quel vigore onde nascerà, se le cagioni anzidette nè
-sono nè hanno tempo di sorgere?
-
-In somma, la salute d'Italia intera estremamente pericola se le
-manca tempo e opportunità di unirsi, di educare le plebi, d'armarsi
-e apparecchiarsi d'accordo co' suoi governi, d'accordo con tutti
-gli ordini dello Stato. E però, a lei conviene fuggire le violenti
-rivolture, e l'esorbitanza delle pretese e delle passioni che ne
-conseguono, e il porsi in nimistà e in discordia co' principi suoi,
-con la diplomazia europea, col Papa e la miglior parte del clero.
-Questa è la credenza nostra invittissima; e se in lei sta il vero, e la
-pluralità degl'Italiani così la pensa, dico che debbe loro rincrescere
-fuor di modo così la caparbietà dell'uno come le sollevazioni degli
-altri; dico che il disperar subito di salvare l'ordine e la concordia,
-e di raddrizzare il moto delle miglioranze e riforme pacifiche, è
-debolezza ed avventatezza; dico che dobbiamo invece por mano a tutti i
-rimedj, quanti ne sono in facoltà nostra.
-
-Obbiettano ancora, che l'intervenzione e ingerimento morale de'
-principi e del Pontefice, e qualunque nostra cooperazione ed azione
-privata, quando farà sentire gli effetti suoi, le sorti del Regno
-saranno già consumate; imperocchè, o la sollevazione avrà ceduto alla
-forza regia, o questa alla sollevazione.
-
-E noi rispondiamo, che ciò per appunto dimostra la grande proficuità
-del proposito nostro, riuscendo ugualmente opportuno e ugualmente
-utile in ciascuno dei casi. Perchè, se la superano i sollevati,
-l'intervenimento morale procaccerà con ogni sforzo di temperare i
-vincitori e ricondurli all'ordine ed all'unione; e se il principe
-rimarrà superiore, l'intervenimento del pari procaccerà di non pur
-scemarne lo sdegno e il risentimento, ma di rompere l'ostinazione
-sua contro le larghe riforme ed innovazioni. A chi, poi, estima
-che l'una e l'altra cosa sono affatto impossibili ad ottenere, noi
-rispondiamo, anzi tutto: che il procedere regolato e concorde del
-nostro risorgimento è si bello, sì necessario e sì salutevole, porge
-tal nuovo esempio ed arreca tal maraviglia all'Europa, innalza a
-siffatta grandezza di fama e d'onore il nome e la sapienza italiana,
-che merita sia tentata ogni prova per mantenerlo e difenderlo, e sia
-prevenuto col nostro proprio l'intervento degli stranieri. Rispondiamo
-in secondo luogo: che mai le cose umane, e massime le politiche, non
-riescono tanto assolute ed inesorabili, quanto considerate in astratto
-appariscono; e la forza del pubblico voto, qualora sia saldo, manifesto
-ed universale, e si conformi affatto col desiderio dei buoni e coi
-principii eterni della giustizia e del bene, acquista ne' nostri tempi
-un valore ed un'efficacia tanto maggiore ed inestimabile, quanto sembra
-celare l'azione sua, ed usar solo le armi spirituali e invisibili della
-verità e della persuasione.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-L'ALLOCUZIONE DEI PARI DI FRANCIA.
-
- Adì detto.
-
-I Pari di Francia proseguono da qualche giorno a discutere, con
-la pacatezza loro ordinaria, l'allocuzione al re, o, come dicono,
-l'indirizzo. Il solo incidente gradito e favorevole a noi Italiani è
-stato un paragrafetto che vi si volle inserire, dove si parla con lode
-di Pio IX e delle riforme iniziate da lui in Italia; cosa dimenticata
-affatto nel discorso regio, non senza un po' di maraviglia di tutti i
-Francesi. Ai ministri è paruto bene, scorgendo l'assentimento pressochè
-unanime, accettare la cosa con garbo, e come se non inchiudesse biasimo
-del silenzio. Il Guizot ha ragionato a un dipresso come ne' suoi
-dispacci; e a riassumere la generale sentenza del suo discorso, basterà
-di notare questo concetto, che mentre il popolo romano va intorno
-al cocchio del Papa sclamando: «coraggio, Santo Padre, coraggio;» il
-Guizot, in quel cambio, sembra dirgli ed anzi espressamente gli dice:
-«adagio, adagissimo, Santo Padre. Oh Dio, vedete quanti pericoli e
-quanti malanni. Ecco qua i Trattati, chi può toccarli? L'indipendenza è
-delirio, la libertà non è matura, le teste bollono, l'Austria minaccia:
-giudizio, per carità.» E se ciò consiglia il Guizot al Pontefice,
-in cui (secondo suo dire) di costa al punto di movimento v'ha per
-necessità un punto di resistenza continua ed invincibile, quali avvisi
-ed ammonizioni andrem noi presumendo che porga ai principi secolari?
-
-Ciò non ostante, noi ripetiamo che la buona propensione del governo
-francese ci è cara, e gliene sappiam grato. Ma vedesi aperto, ch'ella
-non può contentare l'opposizione parlamentaria, perchè questa dee
-reputare che a un sì potente e sì liberale paese come è la Francia
-conviene qualche cosa di più attivo e di più gagliardo. Onde, agli
-occhi degli opponenti il sistema politico del Guizot dee far la
-comparsa d'un guardiano di serraglio, alla custodia del quale sia
-consegnata la pace d'Europa, bellissima favorita del suo signore.
-
-Parecchi in tal discussione son venuti tratteggiando lo stato e le
-condizioni d'Italia; ma, per nostro avviso, chi meglio di tutti ne ha
-giudicato, è senza dubbio il Cousin. Il luogo ed i tempi, le ricordanze
-di sua passata dignità e forse l'aspettazione della futura, hanno fatto
-il suo parlare moderatissimo e assai contegnoso; ma, non pertanto,
-egli ha dimostrato abbondevolmente, che la risurrezione italiana e il
-bene stare dell'Austria implicano contradizione, se pure a ciò facea
-mestieri dimostrazione alcuna. Oh quante parole per provare che la luce
-risplende! Anche il ministero ha gli occhi, e la vede: pur nondimeno,
-che può far egli volendo tenersi amici e l'Austria e le popolazioni
-italiane? Ma del discorso del Cousin, la parte che accogliamo più
-volentieri è quella dov'egli ci porge consigli sinceri e non superbi,
-affettuosi e non imperiosi; diverso non poco in questo da qualche altro
-Pari, e segnatamente dal Montalembert, che mal conosce l'Italia e male
-la giudica: il qual errore in sè non farebbe caso, considerandosi
-che ai forestieri riesce poco men che impossibile il conoscere con
-giustezza e il ben valutare le cose nostre. Ma perchè allora tanta
-sicurezza nel sentenziare, e tanta solennità e autorità nell'ammonire?
-Stima egli forse il Montalembert, che basti essere nato francese
-ed aver seggio nel palazzo del Luxembourg, per assumere quell'aria
-boriosa, e far cadere così dall'alto le sue parole su ventiquattro
-milioni d'uomini? Chè se la nazione francese operasse alcun gran
-sacrificio per la emancipazione de' popoli, potrebbesi pigliare in
-pazienza l'alterigia de' suoi oratori. Ma dappoichè ella si ristringe
-nel suo diritto e pensa solo all'utile proprio, noi consigliamo il
-Montalembert e gli altri colleghi a dismettere affatto il linguaggio
-che usano da protettori e da Mentori; chè l'Italia potrebbe a ragione
-finire col prenderne un po' di spasso. In quel loro linguaggio si sente
-chiaro ch'essi ci trattano, sottosopra, come fanciulli inesperti.
-E per fermo, noi non possiamo saper daddovero ciò che dal tempo e
-dalla pratica sola viene insegnato. Ma, di grazia, non doveasi perciò
-appunto ammirare quella specie di virilità e di senno precoce, e quella
-divinazione della scienza politica di cui dà prova al presente la
-nazione italiana, involta come è, pur troppo, in casi ed in circostanze
-le più intricate e le più malagevoli che dar si possano?
-
-Per vero, il conte di Boissy à lodato la nostra saviezza, e ha
-contraddetto con zelo l'esagerate paure e i sospetti non ben fondati
-che molti Pari hanno fatto intendere circa alle mene settarie, e
-all'immoderatezza dei desiderj e delle opere negli Stati della Lega. Ma
-il bel cuore e il retto senso del vero non sempre sortiscono il dono
-delle belle parole; e quell'egregio signore ha confermato un poco il
-proverbio, che un mal destro amico equivale a un nemico.
-
-Noi dobbiamo, poi, ringraziamenti caldi e pienissimi alle parole
-d'incoraggimento e di affetto che Vittore Hugo ha pronunziate. Il
-risorgere dell'Italia è di necessità una vivente e magnifica poesia;
-e però nel cuor d'un poeta doveva essa spegnere tutti i pensamenti
-politici e tutte le arguzie parlamentarie, per solo lasciar campeggiare
-e risplendere una ammirazione durevole e una speranza sublime.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-RIFORME NEL REGNO.
-
- 25 gennajo.
-
-Dio protegge l'Italia; e perchè veggasi viemeglio che tutta opera delle
-sue mani è il risorgimento di lei generoso e incolpabile, l'ha lasciata
-gire fin sull'orlo estremo ove s'apre l'abisso delle rivoluzioni e
-della guerra intestina; e poi tutt'a un tratto ne la ritrae, mutando
-con salutari paure le volontà pertinaci, e schiudendo la via delle
-conciliazioni e dei provvidi consigli.
-
-Ieri l'anima nostra gemeva nel lutto; oggi si riconforta e quasi gode
-e trionfa, non perchè non sovrastino ancora pericoli gravi e timori di
-nuovo inciampo e di nuovo sangue, ma perchè a tali timori e pericoli
-v'è tempo e modo di riparare, ed è validissima la speranza del buon
-successo.
-
-Il re di Napoli fa promessa d'un'amnistia; concede a' suoi Stati
-larghezza di stampa; aumenta le pertinenze e prerogative della Consulta
-di Stato; accresce il numero dei Consultori e cávali da ogni condizione
-di cittadini; dilata le facoltà dei Consigli provinciali, e dà loro
-adito alla Consulta di Stato.
-
-Commette ad essa Consulta di far la proposta d'un ordinamento nuovo
-di Municipj, al quale dia base: _1º La libera elezione dei Decurioni
-conferita agli Elettori; 2º Ogni attribuzione deliberativa conceduta ai
-Consigli comunali; 3º Ogni incarico di esecuzione affidato ai Sindaci._
-
-Con altro decreto, re Ferdinando concede ai Siciliani governo,
-amministrazione ed esercito proprio, rimettendo in atto ciò che fu
-statuito nel 1816; epoca dolorosa per l'Isola, dacchè in quell'anno
-appunto fu consumato l'annullamento della Costituzione siculo-inglese.
-
-Di tal regio decreto noi prendiamo consolazione, non perchè ottimo,
-spiacendoci forte la divisione nuova che ne risulta tra le due
-Provincie italiane, ma perchè ne dee conseguire almeno un pronto
-armistizio, e guadagnasi tempo ed agio ad usare mezzi più efficaci e
-più accomodati per ricondurre la pace, l'unione e l'affratellamento.
-
-Noi, dunque, non avemmo il torto a sperare che il moto pacifico e
-progressivo della nostra rigenerazione, benchè scomposto e quasi
-interrotto, poteva essere ancora raddrizzato e riordinato. I tempi
-corrono velocissimi, e i casi nostri s'incalzano e quasi direi
-s'accavalcano; onde ai provvedimenti d'un giorno convien dare il dì
-dopo modificazione ed assetto nuovo: ma la sostanza non muta, e bisogno
-è tuttora d'un morale intervenimento.
-
-Quel che sappiamo finora delle tarde concessioni di re Ferdinando in
-risguardo della Sicilia, non dà certezza di credere che gl'insorti
-s'accheteranno e terrannosi per soddisfatti. Sembra, in quel cambio,
-probabile assai, che, poichè sono in armi e non domi, ei richiedano la
-Costituzione loro del 1812, giurata da Ferdinando il vecchio, e poscia
-da lui sospesa e infine abolita di proprio arbitrio. Oltrechè, non
-può il rimanente d'Italia vedere senza rammarico, che nel regno delle
-Due Sicilie risorga di nuovo uno stato nello stato, invece di quella
-unità di governo e perfetta riunione di membra che una larga e libera
-legislazione potea solo ottenere. Molti nodi pertanto sono ancora
-da sciogliere, ed è nostro debito di procacciare che non li tagli
-la spada, nè la malvagità e l'ostinazione li ravviluppi, ma l'amore
-ingegnoso e paziente della concordia e dell'italiana fraternità si
-travagli e sudi a disfarli. Disponiamoci ad ogni maniera di sacrificj,
-ricorriamo ad ogni spediente, imploriamo ogni ajuto così dal Pontefice
-come dai principi della Lega; e niuna cosa rimanga intentata, perchè
-lo straniero nè perturbi nè si intrometta nelle nostre faccende, e gli
-estremi e sanguinosi cimenti sieno rimossi e fatti impossibili.
-
-Noi non vogliamo sollevazioni e guerra intestina: ecco quello che
-intese significare il Memoriale nostro al Pontefice. Noi non le
-vogliamo, e con tutte le forze dell'animo, e con quanti mezzi legittimi
-e usabili sono in nostro arbitrio, le allontaneremo da noi. Perchè,
-tralasciando il discutere de' diritti e de' principj, e ragionando
-solo di pratica, a noi sta fermamente fitto in pensiere, che l'Italia
-di sconvolgimenti gravi e funesti è capace pur troppo, ma di vera e
-generale rivoluzione non mai; e s'anco potesse farla, impossibile le
-sarebbe condurla a buon fine: quindi gli stranieri disporrebbero a
-lor talento delle sue sorti, rompendo e impedendo con forza e violenza
-bestiale il suo felice comporsi in essere di nazione. Sta poi del pari
-nel nostro animo una fede saldissima, che posto che tutti coloro i
-quali assentono a tal verità vogliano porsi all'atto di scostare con
-ogni mezzo e sperdere la tempesta delle rivoluzioni e dei sanguinosi
-conflitti, ei del sicuro riusciranno nel nobile intento, raccogliendosi
-in loro (per quel che pensiamo) la prevalenza altresì del numero,
-e potendosi dalla volontà universale onesta e operosa trovar sempre
-qualche riparo ai pubblici danni e qualche sorta di compromesso tra le
-parti contendenti. E questo fu il secondo significato del Memoriale
-nostro al Pontefice; conciossiachè l'esperienza fa, pur troppo,
-vedere che ne' momenti difficili e quando l'azione de' buoni diventa
-più necessaria, come ora in Italia, ella suole invece far difetto,
-o almeno rallentarsi e rattiepidirsi, perchè la bontà comune non è
-coraggiosa, e la comune virtù più presto s'astiene dal male di quello
-che osi attuare il bene: quindi accade che gli spiriti turbolenti o
-fanatici tengono solo il campo e sgomentano gli avversarj. Noi, dunque,
-intendemmo e tuttora intendiamo di fare ai probi e savj Italiani una
-chiamata solenne in quest'ora quasi direi formidabile, in cui l'Italia
-può correr rischio di lasciare le vie di progresso pacifico e di mutua
-confidenza, per entrare alla cieca nei cupi e inestricabili labirinti
-delle rivoluzioni; alla porta dei quali, per seguitar la metafora, sta
-un mostro biforme: cioè la discordia civile e l'intervento straniero,
-pronto ed armato ad uccidere chi per avventura ne uscisse salvo.
-
-Iddio, inverso l'Italia misericordioso, dischiude, dicemmo, fra le
-tenebre che s'addensavano sopra il Regno una via di luce che mena a
-salvezza. Guai, se tutti i prudenti e gli onesti non entrano in quella.
-Ora fa d'uopo risolvere, e non occorrono declamazioni e sofismi. In
-noi pure è il senso delle passioni generose, e freme in petto a noi
-pure l'odio sacro e veemente contro i tiranni; a noi pure vengono
-a schifo le prepotenze soldatesche, le bindolerie de' diplomatici,
-e la fiacchezza e ignoranza del volgo. Ma più che la passione e il
-risentimento, più che il desiderio del meglio e della perfetta libertà,
-più d'ogni cosa, insomma, e più di noi stessi abbiamo a cuore la salute
-estrema d'Italia.
-
-Ripetiamo, pertanto, che gli è gran mestieri ordinare tutte le forze
-morali omogenee, e raccogliere tutti i pensieri e gli affetti comuni,
-onde n'esca poi l'unità e l'efficacia delle opere. Probabilmente,
-non sono ancora di là dal Faro cadute le armi di mano de' sollevati,
-e forse vi dura un'ira profonda e implacabile, una diffidenza cupa
-e troppo scusabile, una voglia cocente di certe e irrevocabili
-guarentigie. Forse al re non parrà fattibile abbandonare le forme del
-governo assoluto; forse per resistere ai Siciliani tenta di amicarsi i
-popoli di qua dal Faro, conoscendoli di più miti pensieri e più facile
-contentatura. Per ricomporre e sedare sì gran tumulti, sciogliere tanti
-viluppi e a tanti e sì vecchi mali recare rimedio stabile, appena sarà
-sufficiente la viva e sollecita azione e cooperazione di tutti i buoni,
-nè già timida e dislegata, ma stretta, coordinata e animosa.
-
-Noi, nell'atto di jeri l'altro, arbitrammo di seguir l'uso d'ogni buon
-capitano, il quale volendo ordinar la milizia e riempierne meglio le
-file, fa, innanzi ogni cosa, la chiama, e così impara quanti accorrono
-e quanti mancano al suo vessillo. E noi, del pari, desiderammo
-conoscere quanti fra coloro che reputano inopportune e funeste in
-Italia le rivoluzioni si dispongono ad operare concordi, vigorosi e
-costanti per arretrarle. I tempi son fieri, il momento è più che mai
-minaccevole. Innalzi ciascuno la insegna de' principj e delle credenze
-sue proprie. Noi, col Memoriale al Pontefice, abbiamo innalzata e
-spiegata la nostra. Chi vuol salvare davvero l'Italia, s'accosti a
-quella e combatta; se no, adocchi un'altra bandiera e sott'essa si
-arruoli. Ma, per Dio, non se ne rimanga indifferente ed inerte; e pensi
-alla bontà e necessità della legge ateniese, la quale nelle politiche
-alterazioni faceva delitto a ciascun cittadino il ritrarsi e il non
-iscegliere la sua parte.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-CONSIGLI AL RE DI NAPOLI.
-
- 27 gennajo.
-
-Alle concessioni di re Ferdinando si è fatto mal viso, non solo perchè
-carpite a lui dalla subita paura, ma pel medesimo essere loro. Elle
-aggiungono qualche larghezza e perfezionamento a quegl'istituti che
-da ormai quarant'anni non diciamo governano il Regno, ma dimorano
-scritti nelle sue leggi. Ognun sa che dal 1821 in poi è durata in
-Napoli questa contraddizione sconcissima; leggi e istituti, cioè,
-tanto buoni quanto possono stare in assoluta monarchia, e un Governo
-ed una amministrazione pessima e inemendabile. E a ciò ha dato cagione
-principalmente la veemenza sconsigliatissima con cui tutta l'opera
-del 21 fu atterrata e distrutta. Da indi in poi, i reggitori di quelle
-provincie hanno comandato ed amministrato a guisa di setta, e con la
-diffidenza e la rabbia di una fazione che schiaccia la sua contraria
-e lasciasi vincere alla paura. Questa ha fatto che il reprimento e
-le concussioni eccederono tutti i termini comportabili; e d'altra
-parte, i pensieri di libertà erano penetrati così addentro nell'animo
-dell'universale, che il Governo non ebbe intorno di sè, salvo che i più
-ignoranti od i più corrotti.
-
-Così gl'istituti ottimi di cui fu fornita la monarchia, son rimasti
-una lettera morta; e le poche larghezze che ora v'aggiunge il re,
-sono comparse agli occhi del popolo come membra vive appiccate a un
-gran corpo cangrenoso e disfatto. Per farli utili ed accettevoli,
-conveniva, la prima cosa, chiamare al governo persone di fama integra
-e di spiriti liberali, e però capaci di render vigore al cadavere delle
-leggi: oltrechè avrebbero cominciato da ciò che è prima e fondamentale
-necessità d'ogni accordo in quel regno; vogliamo dire dal ricondurre
-negli animi un po' di fiducia, la quale n'è tutta uscita da lungo
-tempo, ed a gran ragione.
-
-Da tutto ciò è proceduto che ai nuovi decreti di Ferdinando, non pure
-i Siciliani insorti, ma i popoli ancora di qua dal Faro, ne' quali si
-stimava essere maggiore arrendevolezza, sembrano voler tutti rispondere
-fieramente: «gli è troppo tardi;» terribil parola che muta e travolge
-affatto il movimento delle cose italiane. Già l'animo infiammato
-dei giovani esulta; già nella baldanza de' lor pensamenti e de' lor
-desiderj applaudono ai nuovi successi, e gridano pure a noi, fautori e
-propugnatori dell'ordinata e progressiva rigenerazione: «gli è troppo
-tardi.»
-
-Dunque, la ostinazione cieca d'un solo uomo avrà potuto non che mettere
-a repentaglio la sua corona e sè stesso, ma la concordia e salute
-di tutta l'Italia? Dunque, un risorgere così bello per misuratezza e
-virtù, e degno d'essere dato ad esempio in ogni secolo ad ogni popolo,
-verrà guasto e annullato dalla colpa di un solo? Quell'amicizia e
-cooperazione mirabile di tutti gli ordini, quel consenso perfetto e
-continuo di tutti gli animi, quella fratellevole congiunzione d'ogni
-città, di ogni provincia, d'ogni Stato, non fia possibile salvare
-in alcuna guisa dalla procella che, scoppiata nel mezzogiorno, non
-tarderà guari ad invadere tutto il cielo italiano? Se ciò è destino,
-non sì ammirino i lettori nostri sentendoci tornare più d'una volta
-sulle medesime lamentazioni. Chè mai l'Italia non aveva visto e goduto
-di giorni non dico sì fatti ma neppur somiglianti. Nel clero come ne'
-laici, nella plebe e nei rozzi come nei dotti e civili, dalle officine
-ai palazzi, dalle città ai villaggi, sempre, per ogni luogo ed in tutti
-era un sol sentimento; la gioja, vo' dire, del nuovo stato, e la certa
-e dolce speranza di veder fra breve l'Italia intera tornata libera e
-grande. Nelle feste il pudore e il contegno, nella vita pubblica la
-moderazione e l'ossequio alle leggi, in ogni atto politico la pietà
-religiosa e la santità e pompa dei riti cattolici. Un aspettare non
-inquieto, un domandare dignitoso, un obbedire ragionevole, un giudicare
-assennato, un armarsi ed apparecchiarsi senza tumulti e con precoce
-maturità di pensieri e d'affetti. E tutto ciò sparirà, dunque, in
-un giorno? Tanto merito di prudenza, tanta fatica per riparare agli
-eccessi, sì lungo studio per evitarli, finirà (com'è da temere)
-nello scompiglio e nel sangue? Noi, benchè quasi sentiamo il rumore
-dell'armi e le grida delle insorte popolazioni, benchè ogni corriere
-e ogni nave che giunge rechi nuove più gravi e più avverse alla pace
-e alla conciliazione, noi non possiamo disperarne del tutto, e mai non
-caleremo il vessillo onorato che poco avanti spiegammo.
-
-I mali sono profondi: mano, dunque, agli eroici rimedj. Tre ne
-proporremo fallibili ed efficaci. L'intervenzione del Pontefice; la
-immediata istituzione per tutto il Regno della Guardia Cittadina;
-l'abdicazione di Ferdinando in favore del suo figliuolo.
-
-Se il re di Napoli invece di comparire ne' nostri tempi, fosse nato
-in quelli favolosi di Grecia e uscito dalla famiglia de' Pelopidi o
-degli Atridi, i poeti, parlando di lui, avrebbero immaginato che tutte
-tre le Eumenidi siedono invisibili accanto di lui, accecandolo in ogni
-consiglio ed in ogni impresa, per vendicare e punire nella persona sua
-molti ed antichi misfatti.
-
- Molte fïate già piansero i figli
- Per le colpe de' padri.
-
-Certo è che ogni cosa ha pensato ed eseguito a rovescio; e quando era
-bello di resistere ha conceduto, e quando di concedere ha resistito.
-Mai nè i tempi nè gli uomini, nè il valor delle cose, nè i pensieri
-e le esigenze del secolo gli sono comparse nell'aspetto loro verace e
-istruttivo. Sedici anni d'impero assoluto, invece d'illuminarlo, son
-venuti vieppiù annebbiando la non molta intelligenza che à da natura.
-Al presente, a lui mancano per intero i due soli mezzi d'ogni regno
-e d'ogni comando, il farsi amare o il farsi temere; e similmente, gli
-vien fallita quella facoltà che è base e strumento d'ogni transazione
-e riconciliazione, il dare e il ricever fiducia. Per nostro avviso, è
-necessità suprema di fatto, che re Ferdinando abdichi volontariamente,
-e lasci in suo luogo il figliuolo con una reggenza. Noi ripiglieremo
-presto il discorso e la trattazione di sì grave materia.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-IL PASSATO E IL PRESENTE DI NAPOLI.
-
-I.
-
- 31 gennajo.
-
-Delle Provincie italiane la più disgraziata ci è sempre paruta la
-terra di Napoli. In tutte l'altre, la fortuna girando sua ruota,
-ha spinto i popoli, almeno per qualche tempo, in sull'alta cima. In
-Napoli io non so quando quella ingegnosa e stupenda natura di uomini
-abbia potuto mostrare appieno ciò che sente e che vale. Ogni sorta di
-gente straniera ha corso e occupato il paese loro, e trattatolo come
-conquista: onde tutte le specie di tirannide ha sostenute, tutte le
-forme più improvide di governo ha provate; e quelle che lo potevano
-prosperare e difendere, sono cadute appena comparse. Nel mentre
-che nella rimanente Europa civile la feudalità rovinava, nel Regno,
-per contro, parea col dominio Spagnuolo accrescersi e fortificarsi;
-od almeno crescevano le angheríe e i soprusi, cresceva la boria e
-l'insolenza dei baroni inverso de' popoli: certo mai non ha pesato
-sopra una colta nazione e ricca d'intelletto e di cuore un reggimento
-più funesto e più distruttivo di quello dei Vicerè Castigliani. Si
-giudichi dopo ciò, qual tempra robusta d'animo e d'intelligenza sia
-stata dalla natura impartita ai Regnicoli per avere non che resistito
-a sì gran cumulo di sventure, ma dato a quando a quando segni tanto
-mirabili or di energia e fermezza, or di eroica magnanimità, or di
-luminoso e rapido incivilimento.
-
-Ma, da ormai mezzo secolo le vicende del reame di Napoli corrono più
-del consueto straordinarie e terribili; e variando sempre d'aspetto,
-questa sola simiglianza hanno mantenuta con sè medesime, di non mai
-riuscire a bene ed a salvamento di quella tanto nobile parte d'Italia.
-Chi non sa le stragi del 99, la formidabile sollevazione delle
-Calabrie, il tempestoso regno di Gioacchino, e la guerra infelice da
-lui tentata nel 1815 a nome dell'indipendenza italiana? A chi non è
-noto l'insorgere del ventuno, l'invasione degli Austriaci, il modo sì
-deplorevole con che cadde la libertà, le vendette e oppressioni di poi
-succedute, gli sforzi e i tentamenti per iscuotere il giogo, sempre con
-audacia rinnovellati e sempre conchiusi con le prigioni e i patiboli?
-Veramente, quella provincia è stata ed è tuttavia terra vulcanica, e il
-Governo ha di continuo camminato
-
- _per ignes_
- _Suppositos cineri doloso._
-
-Ma in ventisei anni già corsi dall'annullamento della Costituzione, è
-mancato affatto a quel Governo il senno e l'abilità di procacciarsi
-altro migliore sostegno che i gendarmi e gli Svizzeri: onde per lui
-nessuna forza morale può supplire alla materiale; quando non si voglia
-chiamar del nome della prima quella prostrazione di animo in cui gli
-onesti e generosi spiriti eran caduti, e lo sgomento rimasto in essi
-dell'armi straniere, e il sentirsi e il vedersi sfregiati innanzi
-all'Europa e innanzi a' proprj occhi: tutte cose di cui il Governo non
-arrossiva di farsi arme e puntello.
-
-L'effetto peggiore e più amaro di tal traviamento e di tal servaggio è
-stato l'abbiezione e la corruttela. Diciamo l'effetto peggiore, perchè
-dove l'animo non è troppo corrotto, le buone leggi tosto il risanano;
-ma dove la depravazione abbonda, le buone leggi e le libere istituzioni
-non bastano, ed anzi rischiano forte di essere contaminate e guaste
-esse stesse. Gli è un fatto, che ovunque l'ingegno e la fantasia sono
-più pronti, il sentire più vivo, l'indole più passionata e focosa,
-quivi la servitù reca danni molto maggiori; perchè la scaltrezza
-vuol supplire alla forza, la simulazione e la frode s'assottigliano
-all'infinito; e quanto sono vietati i piaceri dell'animo e l'esercizio
-delle maschie virtù cittadine, altrettanto l'accensione naturale del
-sangue e le blandizie del clima trascinano l'universale ai piaceri del
-senso, alle sconce libidini e alle intemperanze d'ogni maniera.
-
-Nondimeno, rispetto al Regno, è da distinguere con gran cura le
-provincie dalla città capitale. In questa poco rimane, a dir vero,
-di sano e d'intatto; e quella plebe singolarissima, la quale insorse
-tanto animosa nella metà del cinquecento per cacciar dal suo seno
-l'Inquisizione; e un secolo dopo tenne fronte ella sola, può dirsi, a
-tutta la gran potenza Spagnuola; e più tardi, in sul primo invadere
-delle truppe francesi, mostrò a Championnet come in una città non
-murata e senza armi rimanevano ancora nel nudo petto e nelle pronte
-braccia del popolo fortissimi baluardi; quella plebe, diciamo, perdendo
-il rozzore della barbarie, non per ciò ha contratto la dignità e
-gentilezza civile, e con lo smettere a grado a grado le sue vecchie e
-profonde credenze, nessuna nuova ne ha guadagnata: onde rimane una cosa
-informe e scomposta, che non ha sembianza nè nome, e più s'approssima
-al vizio che alla virtù.
-
-Ma nelle provincie, massime negli Abruzzi e Calabrie, lo stesso
-vivere appartato e poco socievole, le ricchezze men che mediocri, le
-possidenze minutamente spartite, il trarre pressochè ogni sussistenza
-dall'arti agrarie, certa semplicità di costumi durata per mezzo a
-mille mutazioni, hanno conservato, per gran ventura, fra quelle genti
-molta vivezza di affetti nobili e di pensieri liberali, accanto a molta
-naturale bontà e schiettezza.
-
-A ogni modo, noi siamo di quelli che reputano, che in popolazioni
-eziandio guaste e degeneri, il numero dei non corrotti è infinitamente
-superiore, e valgono a riparare ogni male e ricondurre ogni
-sanità, posto che il vogliano fermamente, e che la bontà loro (nol
-ripeteremo mai troppo) sia coraggiosa ed attiva. Per ciò ardentemente
-desideriamo, che a qualunque altra innovazione nel Regno preceda la
-istituzione della Guardia Cittadina. Imperocchè, tra gli altri profitti
-notabilissimi che reca tal Guardia, debbesi annoverare la fortunata
-necessità in cui pone gli onesti e assennati a divenire solleciti ed
-operosi del bene comune, e a compiere una intervenzione gagliarda e
-continua tra la tirannide e la licenza.
-
-Per la ragione medesima, desideriamo e con calde istanze chieggiamo
-l'intervenire del Pontefice; essendochè la sua voce e l'autorità sua
-serviranno d'esempio e di sprone a tutti quei tepidi, benchè buoni,
-i quali altrimenti starebbersi muti ed inerti, e lascerebbero andare
-le cose a seconda delle immoderate passioni, e come la temerità e
-improntitudine dei partiti le vuol condurre.
-
-Ma oltre a tutto questo, a noi non esce dell'animo, che nelle nostre
-provincie meridionali, se la natura sensitiva e delicatissima degli
-uomini sembra con facilità stemperarsi e corrompersi, altrettanto
-guarisce con celerità, e risorge e trasformasi in meglio, con istupore
-di chi n'è testimonio. E certo, noi non crediamo che poco prima dello
-scoppiare della rivoluzione francese i costumi della città di Napoli
-tenessero dell'austero e del forte; chè anzi nella reggia e nelle
-case de' grandi e sin nei chiostri e ne' seminarj v'era mollezza,
-ignavia e dissolutezza non poca. Venne il turbine delle guerre e della
-rivoluzione, corsero tempi e vicende le più rischiose del mondo, e fu
-agli spiriti non volgari offerta occasione frequente di dure lotte e
-di arditissime prove. Ora, egli avvenne che in seno di quella terra
-voluttuosa e indolente, apparvero tutt'a un tratto uomini non solo non
-disformi dal secolo, ma grandi come i suoi casi e forti come i suoi
-rischi. Noi non possiamo se non accogliere in cuore speranze liete e
-magnifiche di quella Provincia italiana ove il Cirillo, il Conforti,
-il Caraffa, il Serio, Mario Pagano e cento con essi vestirono in
-un momento l'animo antico, e porsero agli scrittori moderni materia
-degnissima della penna di Plutarco.
-
-Noi seguiteremo altra volta a spiegare a quali mezzi e provvedimenti
-debbano por mano i nostri fratelli di Napoli per condurre a bene il
-nuovo risorgimento loro, e uscire delle gravissime e difficilissime
-condizioni in cui la cecità sventurata di alcuni gli ha posti.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-PALERMO BOMBARDATA.
-
- 31 gennajo.
-
-Il supplemento dell'ultimo nostro foglio ha dato notizia che Palermo da
-parecchi giorni era bombardata, e che aggiugnendosi ciò alli scontri
-frequenti delle soldatesche coi cittadini, cagionava _una terribile
-mortalità_. Ier sera poi ci venne riferito da testimonio oculare, che
-il tredici dal Forte di Castellamare furono scagliate sulla città 132
-bombe.
-
-Nel 1821 Palermo insorse, e domandò di avere governo proprio sotto la
-corona medesima, con la medesima costituzione. Nel Parlamento un'ira
-ingiustissima accecò affatto il giudicio, e fu risoluto di vincere
-con la forza la sollevazione Palermitana. Sbagliò il Parlamento, come
-ora il Governo Napolitano; ma gli è impossibile di non osservare
-e notare le differenze fra li due errori. Palermo nel 21 insorgeva
-contro Napoli fatta libera, già venuta in possesso d'una forma di
-reggimento politico, che in que' tempi volevasi la migliore di tutte e
-la perfettissima. Oggi Palermo insorge contro un dispotismo violento
-ed improvvido, e che s'incera l'orecchie per non udire richiami e
-supplicazioni, e fa rispondere con le sciable agli _evviva il re_
-e _le riforme_. Allora, capo della spedizione fu il generale più
-reputato delle Due Sicilie, uomo di nobil cuore e di sentimenti e
-pensieri liberalissimi, D. Florestano Pepe: oggi, capo e governatore
-è il generale Majo, uomo spregevole affatto, e soldato inetto, e
-dall'universale troppo mal visto. Allora il Pepe non accettò i sussidj
-che Messina e Catania gli offrivano, abborrendo dal vedere spargere dai
-Siciliani il sangue siciliano; potea tagliare i condotti dell'acqua
-e nol fece; i mulini già occupati dalle sue truppe rendeva all'uso
-cotidiano, in benefizio e ristoro della città; era già penetrato in
-Palermo e poteva al tutto sforzarla, e non volle; e impose alle navi di
-non danneggiarla, e a tutti di risparmiare al possibile le vite de' lor
-fratelli.
-
-Oggi, il Governo di Napoli non usa alcuno di tali rispetti; e incapace
-di sforzar la città, la fa bombardare spietatamente; ed avventa il
-fuoco su quelle venerande basiliche, in cui l'arte italiana conserva
-gli avanzi e i testimonj maravigliosi di ciò che potè il nostro Genio
-nella notte barbarica del medio evo. Tanta è la furia che pone a domare
-gl'insorti, che rompe le costumanze e i buoni procedimenti d'ogni
-nazione civile, e i quali son divenuti regole certe e costanti del gius
-delle genti. Diffatti, la protesta dei Consoli da noi ristampata jer
-l'altro, dà prova che niun tempo è stato lor conceduto di riparare e
-provvedere così a sè stessi come ai loro compaesani. Le dimostrazioni
-di fratellanza, il far luogo all'amore e alla compassione in mezzo
-al conflitto medesimo, il saper temprare lo sdegno e reprimere il
-risentimento, sono questa volta dal lato de' Siciliani. Dio protegga
-la causa di chi fra l'armi e nel sangue non iscorda i doveri di buon
-Italiano, e sente nel danno dell'avversario il danno e il dolore della
-patria comune.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-IL PRESENTE E IL PASSATO DI NAPOLI.
-
-II.
-
- 2 febbrajo.
-
-Le cose di Napoli, chi ben le guarda, s'avviano verso d'un termine
-che le assomiglia a quelle del 1820. Parecchie differenze per altro
-intervengono, le quali son tutte, la Dio mercè, in favore della
-innovazione presente. Noi ne darem conto ai lettori con brevità e
-chiarezza, secondo il nostro istituto.
-
-E primamente, diciamo che se l'Austria non fa disegno d'intervenire,
-questo sol caso porrebbe tra oggi e il venti sì gran differenza, che
-lascerebbe ai due tempi una mostra di simiglianza, e non altro. Ma
-nell'Austria la voglia d'intervenire non può mancare, qualunque volta
-non manchino la opportunità e la potenza. Divisiamo, adunque, per bene
-quali condizioni nuove di cose difficultano la intervenzione austriaca
-in Napoli.
-
-Nel venti, la lega dei re assoluti, che per antifrasi fu detta sacra,
-toccava il colmo della sua fortuna e potenza. Oggi, quella cospirazione
-veramente inaudita e novissima contro le libertà dei popoli, non
-solo è sconnessa e mezzo annullata, ma i governi rappresentativi
-maggioreggiano in guisa da occupare ormai tutta l'Europa civile. E se
-tu ne cavi la Turchia la quale è barbara, e la Russia ove ancor dura
-la schiavitù, l'Austria sola accenna di voler, dove può, conservare il
-pieno arbitrio monarchico: ma in Ungheria nol può, e in più altre parti
-del vecchio e scrollato impero cesserà di poterlo.
-
-L'Austria nel venti predominava in Germania, predominava in
-Europa; pendevano dal suo labbro i gran consiglieri dei re; parea
-rinsanguata, robusta e piena di vita. Al presente, è sopraffatta in
-Germania dall'arti prussiane, poco ascoltata in Europa, incresciosa
-all'universale, massime pei casi di Galizia e Cracovia e per gli orrori
-dello Spielberg; la stimano tutti esausta, vacillante e decrepita: la
-quale opinione, fosse pur falsa, riesce dannosa oltremodo, infin che i
-fatti non la smentiscono.
-
-Avea l'Austria nel venti quete le provincie, fedeli i popoli,
-strette con vigore le redini del governo. Al di d'oggi, neppur ne'
-Circoli austriaci è piena tranquillità, e dalle rupi del Tirolo alle
-foci del Danubio non v'ha un palmo di suolo in cui si rincontri
-buona contentezza e fidanza. Quel malumore, poi, che nel regno
-Lombardo-Veneto serpeggiava qua e là al tempo della Costituzione
-Napolitana, e non parea farsi intenso e profondo salvo che negli
-uomini colti e bollenti d'affetto patrio, ora scoppia da tutte parti,
-invade le moltitudini, e manifestasi con tali prove di virtù e coraggio
-civile, da superar di gran lunga l'aspettazione medesima de' più caldi
-Italiani.
-
-Allorquando in sul principiare del ventuno l'Austria, poco dubbiosa
-dell'esito, fece movere le sue truppe, lasciavasi dietro alle spalle
-il Piemonte travagliato da sétte ma non insorto, e che non parea
-prossimo a insorgere; e quantunque l'esercito Sardo ponessesi di poi
-in sollevazione, subito discordò e si divise e tutto scompaginossi;
-onde pochi reggimenti tedeschi bastarono a spegnere quel primo incendio
-di libertà. Quest'oggi, l'Austria trova Liguri e Piemontesi tanto
-infiammati quanto concordi, e così bene in arme e in assetto, come
-docili alle leggi, ordinati nel loro ardore, e affidatissimi ne' loro
-capi.
-
-Nell'anno venti e ventuno, l'Austria scorgea buona parte d'Italia
-commossa dalle opinioni liberali più in superficie che nel profondo:
-v'avea società secrete estesissime, cospirazioni di ufficiali
-d'esercito, scontentezza di molte provincie; ma ardor popolare assai
-poco, e il sentimento nazionale appena spuntava, e, per isbaglio quasi
-comune, più pensavasi alla libertà che all'indipendenza; ogni Stato
-viveva in disparte e per sè, e il concetto di unione e collegazione
-di popoli o non nacque o non si mantenne. Oggi, per lo contrario, il
-desiderio d'indipendenza entra avanti a tutti gli altri; gli Stati si
-confederano, i popoli chiamansi ad alta voce fratelli, e la vita morale
-della nazione è già una, e ferve in tutti i suoi membri vigorosa e
-omogenea.
-
-Nel venti, in fine, i Principi nostri o alla scoperta o di soppiatto
-tenevan con l'Austria, e taluni non vergognavano di confessarla solo
-sostegno e salute rimasta alla persona e potestà loro. Al presente, più
-d'uno fra essi sta dalla parte de' popoli, accetta ogni buon progresso
-civile, sdegnasi dell'ingiuriosa tutela di Vienna, e gode di avere a
-capo e scòrta il nome glorioso e la venerabile autorità del Pontefice.
-
-Ora, di tutte queste notevoli differenze in fra i due tempi paragonati,
-alcune rimangono ferme e indipendenti dai casi, altre si legano
-all'andamento e alla fine che avranno le sollevazioni del Regno. Felice
-l'Italia, se ne' popoli delle Due Sicilie sarà tanto di virtù e di
-senno, da porre insieme due cose nate veramente per procedere bene
-unite, ma che il volgo e i partiti disgiungono assai di leggieri: noi
-vogliam dire l'energia e la prudenza.
-
-Occorre a que' popoli l'energia, per rimovere la possibilità
-d'ogn'inganno e sventare ogni trama cortigianesca, e mostrando
-la gran fermezza e unione di lor desiderj, conseguire sufficiente
-malleveria dell'ordine nuovo di cose. Occorre poi sopramodo a que'
-popoli la prudenza, per non trascendere in cotesti atti il segno e il
-termine della necessità, e saper tornare sollecitamente nell'ordine e
-nell'obbedienza alle leggi.
-
-Adoperando essi in tal guisa, e guadagnandosi e mantenendosi piena
-ed intera la propensione e amicizia degli altri Stati Italiani, nè
-dando ai Principi della Lega cagione legittima alcuna di spaventarsi;
-l'Austria avrà tuttora contro di sè la unione che sì la sgomenta
-de' cittadini d'ogni ordine, la consonanza perfetta degli animi,
-la tenace confederazione di tutti gli Stati, il desiderio comune
-ed inestinguibile d'indipendenza e di libertà, protetto oggimai
-e santificato dalla maggiore e miglior parte del Clero, difeso da
-eserciti disciplinati, e dalla mutua fede e assistenza di ventiquattro
-milioni d'uomini.
-
-Ma un'altra difficoltà, e forse la maggiore di tutte, debbono
-procacciare all'Austria i nostri fratelli del Regno; e questa è di
-toglierle ogni presunzione ed ogni speranza di veder rinnovati gli
-errori gravissimi in cui la fortuna nemica d'Italia lasciò cadere i
-Napoletani nei nove mesi che vissero di risorgimento e di libertà.
-Distingueremo altra volta cotesti errori, e accenneremo i mezzi e le
-pratiche più confacenti a bene evitarli.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-IL CARROCCIO,
-
-GIORNALE DELLE PROVINCIE.
-
- 31 gennajo.
-
-Con gran piacere leggiamo il Programma d'una nuova Gazzetta Politica
-che sta per uscire in luce in Casale, e alla cui direzione intenderà il
-conte Pier Dionigi Pinelli; nome che per se stesso è pegno grandissimo
-della bontà del Giornale, e ne accerta particolarmente che quel
-periodico mai da verun altro verrà sorpassato nella integrità e nobiltà
-delle massime e delle dottrine. E veramente, quando vediamo persone
-così specchiate e generose come il conte Pier Dionigi Pinelli porsi
-a capo di tal sorte d'imprese, debbe ognuno augurare con sicurezza
-un bene copioso e durevole per la nostra Italia; ricordandosi, fra
-l'altre cose, come appresso molte nazioni, e in Francia segnatamente,
-la stampa periodica sia venuta a mano di gente non molto onorevole, e
-povera soprattutto di ferme e radicate credenze. Il titolo del giornale
-Casalese sarà il _Carroccio_, bello e bene appropriato battesimo;
-perchè, volendosi con quel Giornale prender cura peculiare dei municipj
-e degl'istituti provinciali, doveasi riporre in mente ai popoli italici
-quel simbolo antico de' nostri gloriosi Comuni; e il quale fu loro sì
-sacro e cagionò tanto profitto, quanto forse ai Romani quell'ultimo
-adito del Pretorio, ove, a modo di reliquie e di numi indigeti, stavano
-raccolte le aquile e le altre insegne delle vincitrici legioni.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-ALLOCUZIONE AI NAPOLETANI.
-
- 2 febbrajo.
-
-_Era giunta notizia che Ferdinando di Napoli, più non fidandosi di
-resistere, apparecchiava una Carta costituzionale._
-
- Fratelli Napoletani!
-
-La gioja che dentro al cuore ci abbonda non può rimanersene chiusa,
-ma vuol mostrarsi di fuori ad ognuno; ed a voi particolarmente, o
-Popoli Napoletani, aggiunti oggi a quella famiglia di patrioti che,
-francheggiata dai Principi riformatori e stretta in lega santissima,
-affrettava coi voti, preparava con gli scritti, predicava con gli
-esempj la unione e rigenerazione di tutti i figliuoli d'Italia.
-
-Deh! abbracciamoci strettamente, o Fratelli, in desiderio e in
-ispirito, e ringraziamo dal profondo dell'animo il Dio Salvatore de'
-Popoli e Datore eterno di libertà. Questi, nelle gran meraviglie che da
-due anni fa comparire nella Penisola, manifestamente c'insegna che la
-parola increata ha negli abissi di sua sapienza e bontà pronunziato che
-l'Italia sia, e l'Italia infallibilmente sarà.
-
-Oh quanti amari sospiri, quante angosciose sollecitudini, quante
-querele sconsolatissime ci cagionavano i vostri mali, o Fratelli!
-Oh come lo strapazzo indegno e la servitù miserissima d'una sì nobil
-parte d'Italia spargeva di molto assenzio i cittadini banchetti e le
-feste a cui entravamo! Oh come le lacrime vostre e ogni stilla del
-vostro sangue dalla mannaja versato parea ripiovere sul nostro cuore, e
-attristarlo dell'amaritudine della morte!
-
-Ora godiamo delle speranze comuni, e nel puro e libero abbracciamento
-dell'anime nostre esultiamo. Trenta secoli di civiltà sono già corsi
-sulla Terra Italiana; e pur questo, o Fratelli, questo è il giorno
-primissimo in cui gli abitatori dell'uno e dell'altro estremo di lei
-possono pubblicamente e solennemente, in fatto e non in pensiero,
-chiamarsi figliuoli e cittadini d'una sola gran patria. Nè cento mila
-spade straniere bastano ad interdire quel grido sulle rive stesse del
-Po, del Mincio e del Bacchiglione.
-
-Fratelli Napoletani! sforziamoci con ardore e costanza operosa e
-incolpevole di non rimanere inferiori all'altezza de' nostri destini.
-Agli altri popoli è gran fatica il gir oltre, a noi il tornare quello
-che fummo.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-
-
-PARTE SECONDA.
-
-TEMPI COSTITUZIONALI.
-
-
-CONSIGLI AI PRINCIPI E AI POPOLI.
-
- 3 febbrajo 1848.
-
-Noi riputiamo avere a quest'ora dato prove sufficientissime di quanto
-teniamo a cuore la conservazione dell'ordine, l'unione di tutti gli
-animi, la concordia fra popolo e principe. A noi sembra, pertanto,
-aver conseguito qualche buon dritto di non palliare il vero e di non
-dimezzarlo; ma, quando ci occorra, esprimerlo francamente, e quale il
-sentiamo ed il conosciamo.
-
-I fatti burrascosi dell'Italia meridionale non recarono (gran bontà
-della Provvidenza) quel sanguinoso e profondo conquasso che temer
-si potea. La rigenerazione nostra può procedere, oggi pure, ordinata
-e con moto equabile, semprechè non si contrasti alla molto maggiore
-velocità del suo corso, e non le si nieghino que' premj e guadagni che
-già stima di avere in pugno. Occorre pertanto (e ogni giorno ci cresce
-il debito di ripeterlo), che tutti i Principi della Lega intendano
-questa incessante necessità, e si persuadano che ogni ritardo come è
-inopportuno ed inefficace, così può riuscire odioso, e togliere ad essi
-non poco credito di lealtà e non poco merito di spontanea risoluzione.
-Certo, quel nobil carro, ed anzi propriamente quella nobil quadriga in
-cui siede ora l'Italia e onde ai suoi destini è condotta, non potrà far
-buona e regolar via, se tutti quattro i popoli non si attelano in riga,
-quasi destrieri generosi, e tutti con uguale ardore e uguale prestezza
-non muovono.
-
-Che debbesi oggi da qualunque buon Italiano e sopra ogni cosa
-augurare e desiderare alla patria? questo principalmente, che poco
-o nulla si muti nel morale stato di lei; perchè migliore di quel
-che si mostrava poc'anzi, non potrebb'essere. E quando l'Italia
-ha conosciuto giorni così fortunati di concordia e di fratellanza?
-quando ha goduto di simile congiunzione fra Stato e Stato, e di simile
-amicizia e contemperanza fra la religione e la politica? quando vide
-giammai estinte le sètte com'ora? quando cessate le cospirazioni,
-ridotti quasi al nulla i partiti? quando i pensieri, i sentimenti,
-le speranze, i disegni di tutti si risolvettero si pienamente in
-un pensare e in un sentire universale e comune! Tutto ciò, adunque,
-non dee mutare; e perchè non muti, occorre rimovere di mano in mano
-qualunque cagione grave di risentimento e di turbolenza, e dare sfogo
-ai desiderj divenuti impazienti e infrenabili, perocchè fatti maturi
-e legittimi dalla prepotenza dei casi e del buon successo. Se da per
-tutto gli animi debbon serbarsi in pieno consenso, è grande necessità
-che le leggi e gl'istituti eziandio consentano da per tutto; e se non
-vuolsi che le fazioni ripullulino, i savj si sgomentino, le passioni
-s'inacerbiscano, convien porre in atto sollecitamente ciò che risponda
-alla generale esigenza dei tempi. Jeri le cagioni di discordia parean
-giacere nell'esorbitanza di certe opinioni e nell'eccesso dell'arder
-giovanile; oggi possono rampollare dalle inutili resistenze e dalle
-funeste dimore. Ei si vede che noi miriamo sempre al medesimo scopo,
-e consigliamo con la debita modestia e imparzialità or l'una parte ed
-or l'altra, e così i governati come i governanti; e però ci diamo pace
-se mal ci spiegammo o male fummo capiti. Al presente, le nostre parole
-debbono piuttosto che alle moltitudini addirizzarsi ai lor reggitori,
-pigliando arbitrio di ricordare sentenze utili, benchè non nuove, ed
-anzi vecchie quanto la civiltà umana. E già Omero le pose con rara
-facondia sulla bocca del savio Fenice, il quale raccontando molto a
-distesa di un re d'Etolia come troppo s'indugiasse ad appagare il suo
-popolo, conclude che
-
- . . . . . . . . il tardo
- Beneficio rimase inonorato.
-
-Sta col nostro animo una gran fede nella Provvidenza, che protegge ed
-ajuta l'Italia; e confessiamo volentieri, ed anzi con viva letizia
-il facciamo, che gli avvenimenti sono infino a qui riusciti più
-avventurosi che non ci parea lecito di sperare, ed hanno contraddetto a
-parecchi de' nostri timori. Con tutto ciò, non è bene di domandare dal
-Cielo nuove maraviglie ogni giorno, e nè i popoli nè i re debbono in
-alcuna guisa tentare Iddio. Chi non iscorge in fondo di tutti i cuori
-l'ansietà e l'incertezza? Prima e presentanea cagione di sicurezza e di
-calma sarà la vista desideratissima dell'armi cittadine. Colui che non
-consiglia oggi a' suoi superiori la istituzione immediata della Guardia
-Civica, o sconosce affatto la forza de' nuovi accadimenti, o resiste e
-mentisce alla propria coscienza.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DEL NUOVO MINISTERO NAPOLETANO.
-
- 3 febbrajo 1848.
-
-Noi non vorremmo così subito mostrarci scontenti dei nuovi reggitori
-dello Stato, tanto più che si afferma non avere essi voluto accettare
-il gravissimo carico, salvo che ricevendo promessa solenne di veder
-promulgata una Carta. Ma la sventura di vivere il governo o in
-conflitto aperto o in secreto coi governati debbe aver fine, e però
-è necessario che l'universale possa di gran cuore stimare e obbedire
-i supremi ufficiali; e noi dubitiamo forte, che il popolo napolitano
-possa e voglia far ciò lungamente inverso i personaggi testè chiamati
-da re Ferdinando. Quattro di loro sono principi. Io non partecipo alle
-ingiuste preoccupazioni del volgo contro i gran signori: ma so che ad
-essi è, in generale, troppo difficile il pensare e il sentire come la
-maggior parte del popolo: so di più, che in Napoli parecchie di quelle
-stirpi di gran titolati sono degeneri affatto e d'assai poca levatura:
-e so infine, che agli errori quivi commessi debbe assegnarsi per cagion
-principale, la turba inetta dei nobili cortigiani, che sconoscendo i
-tempi e le cose, adulava e accecava il monarca.
-
-Nel presidente del Consiglio, Serra Capriola, è molta onestà e naturale
-benevolenza, e qualche pratica delle corti: ma troppo manca perchè
-l'ingegno e l'animo suo pareggino le difficoltà del grado e del nuovo
-reggimento, e dieno pegno bastevole di amare fortemente le libere
-istituzioni. Assai minor pegno può darne il Cassero, che già più anni è
-stato ministro quando, non dico la libertà, ma le miglioranze politiche
-d'ogni maniera trovavano chiuse tutte le porte della reggia e dei
-ministeri. Del Bonanni dicono che abbia, parecchi anni addietro, patito
-guai per le sue liberali opinioni; ma fama di abilità e di politica
-scienza non gode. Il sol nome caro ai Napoletani è il Colonnello
-Cianciulli; uomo di spiriti moderatissimi, ma integro, illibato,
-caldo dell'onor nazionale e amico sincero di libertà. Però, logoro e
-cagionevole da gran tempo e desideroso di quiete, gli è da temere che
-sopportar non possa tutta la gravezza di un tanto ufficio.
-
-Del resto, quel nuovo ministero dee forse unicamente segnare un mezzo
-tempo, ed agevolare un passaggio fra 'l regno dell'arbitrio e quel
-delle leggi. Ma non ho mai veduto simili tentamenti e saggi riuscire a
-bene e a profitto: per consueto, scontentano le due parti, e provocano
-le moltitudini. Ad ogni modo, il ministero presente napolitano, nel suo
-tutto insieme, non si confà per nulla con le esigenze e le pratiche
-dell'Era nuova che in Italia incomincia. Noi ci siamo affrettati a
-manifestare tal nostra opinione, perchè in Napoli più che altrove gli
-uomini hanno fatto gabbo alle leggi; e ognun ricorda i danni gravissimi
-che produsse nel 1820 e 21 quell'aver lasciato maneggiare la cosa
-pubblica da gente poco devota alle franchigie costituzionali, e più
-disposti a tollerare il giogo tedesco, che l'impero del popolo, e le
-fatiche e i pericoli della libertà.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-COSTITUZIONE DESIDERATA DAGLI ITALIANI.
-
- 6 febbrajo 1848.
-
-La parola Costituzione giunge gradita oltremodo agli orecchi del
-popolo, non già perch'ella gli svegli in pensiero un concetto chiaro
-e ben definito di tutto quel che significa, ma perchè gli ricorda
-queste due cose bellissime e desideratissime, _Libertà e Guarentigia_
-Conviene, pertanto, distinguere in una Costituzione ciò che ha virtù
-e sodezza di fondamento ed è affatto universale, da ciò che muta e si
-trasforma secondo l'indole delle nazioni e le varie contingenze dei
-tempi e dei casi.
-
-La prima parte, pertanto, è quella che, supposta certa maturità di
-opinioni e certa efficacia di avvenimenti, mal si farebbe d'indugiare a
-mettere in atto. L'altra invece (come si notava, fa pochi giorni, nel
-_Corriere Mercantile_) ricerca molta meditazione e lunga disamina per
-riuscire a bene, e adattarsi con proprietà e giustezza alle condizioni
-peculiari d'ogni paese. In cotesta seconda parte si racchiude eziandio
-la risoluzione ed applicazione di molte dottrine che non sono ancora
-uscite di controversia; laddove la prima più non porge materia di
-dubbio, e i suoi principj sonosi fatti, quasi a dire, massime di senso
-comune, e come tali compariscono ne' nostri tempi in tutte quelle
-provincie del mondo civile in cui mette radici la libertà.
-
-In essi principj si raccoglie e conchiude quel general concetto della
-forma migliore politica che l'epoca odierna venne trovando. Così
-accadde della scienza di Stato in ogni tempo e in ogni contrada; e
-quelle nazioni nel cui intelletto luceva l'idea d'un'ottima forma
-politica, mai non conobbero vero riposo e prosperità insino a che
-non la conseguirono ed effettuarono. Ad onta degl'infortunj nostri
-grandissimi, la natura ci ha di tale e tanto ingegno forniti, e abbiam
-conservato avanzi così notabili della civiltà e sapienza antica, che
-la forma generale dei governi rappresentativi ci comparve la migliore
-possibile e la più conveniente all'età in cui viviamo, prima ancora
-che Montesquieu cantasse l'apoteosi della costituzione inglese.
-Tutto ciò che è di poi accaduto, non altro poteva indurre nell'animo
-degl'Italiani salvo che un più fermo e invitto convincimento di quella
-verità: e però, chi governa l'Italia dee credere con gran saldezza che
-questo si è l'inveterato e radicatissimo desiderio nostro, al quale
-oggimai non sembra potersi altramente resistere che usando la forza
-delle scimitarre straniere.
-
-Ora, tornando alla distinzione di cui, poco è, parlavamo, occorre di
-ricordare, che i fondamenti d'ogni qualunque costituzione debbono star
-riposti nelle libertà e guarentigie sostanziali e primarie del diritto
-privato e pubblico. E tali libertà e guarentigie riduconsi propriamente
-alle cinque infrascritte, cioè: 1º La facoltà compiuta di pubblicare
-le proprie opinioni. 2º La Guardia Cittadina. 3º Ministri sindacabili,
-e però eziandio punibili. 4º La nazione chiamata per via di
-rappresentanti a discutere e a squittinare le leggi e le imposte. 5º La
-libertà personale, e l'altre sicurezze e tutele a cui particolarmente
-provvedono i Codici. Qualunque di coteste franchigie e malleverie
-mancasse in una Costituzione, o vi stesse in mostra ed in apparenza
-più che in effetto, farebbe perdere a quella ogni suo valore, perchè
-tutte si legano e si mantengono mutuamente; ed in altro caso, ella
-somiglierebbe affatto ad una fortezza in cui moltissime porte fosser
-guardate eccetto che una: e così nello Stato, per quel solo special
-difetto di libertà e di sicurezza, entrar potrebbero a mano salva la
-tirannide o la licenza.
-
-Segue dal fin qui espresso, che ciò che importa di promettere
-sollecitamente e in modo solenne ed irrevocabile, sono le cinque
-istituzioni summentovate; ed anzi, l'ultima è in buona porzione di già
-conceduta e sancita nei codici nuovi. Le due prime poi, con le quali,
-a dir vero, componesi la universal mente e il braccio vigoroso del
-popolo, come possono venire immediatamente ad effetto, così dovrebbero
-esser date e compite senza dimora. Invece, per la seconda parte che
-versa sui modi più confacenti di rappresentar la nazione nei congressi
-legislativi, e sul restringere od allargare le pertinenze di questi,
-e sull'altre materie attinenti; noi desideriamo assaissimo, che in
-cambio di promulgare e ottriare in fretta simili leggi e istituti,
-vogliasi innanzi ponderarli per bene e con gran diligenza e fatica,
-e giovarsi di tutto il senno che emerge dalla pubblica discussione;
-onde quelli sieno come il portato ed il parto della migliore sapienza
-civile italiana. Passò quel tempo in cui gli statuti e le leggi
-uscivano dai penetrali del tempio, o dalla mente d'un solo ed unico
-saggio. Ora i popoli sono legislatori a sè stessi, e non riconoscono
-mai in veruno il diritto assoluto di prevenire e d'interpretare ad
-arbitrio suo il giudicio e la scienza comune. Certo, se al re di
-Napoli fossero sovvenute queste verità, non avrebbe in quel primo
-disegno di patto costituzionale specificate certe forme politiche,
-le quali trovando subito contradittori, o scemarono il pregio ed il
-credito della concessione, o indussero a desiderare che la legge non
-appena nata venisse mutata: brutto abito contratto dai popoli servi,
-alli cui sguardi la legge non ha nulla d'augusto, nulla di sacro e
-d'inviolabile. Raro è che le nazioni sieno dalla fortuna condotte in
-istato di potere alzare da' fondamenti, e quasi a piena lor voglia
-e con un disegno preordinato, l'arduo edificio delle istituzioni
-loro politiche. Ma più raro è ancora, che di tale facoltà preziosa e
-fuggevole sappiano ritrarre utilità e profitto largo e durabile: chè
-anzi quasi sempre sonosi vedute le leggi fondamentali uscire alla luce
-o per concorso strano di casi, o da un conflitto passionato e violento
-di parti, o dall'intelletto di uomini men che mediocri, balzati dalla
-fortuna in cima alla ruota, e che per accidente trovavansi strette
-in mano le redini dello Stato. Facciamo noi miglior senno, se gli
-è possibile; e sempre ci dimori innanzi alla mente, che in noi si
-trasfuse e il sangue e l'ingegno del più gran popolo legislatore
-dell'antichità.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-LA LOMBARDIA E IL METTERNICH.
-
- 7 febbrajo 1848.
-
-La Cancelleria di Vienna è istizzita, e nol può tacere. Ognuno sa
-che le provincie dell'impero sono tutte sue figliuole carissime,
-maternamente da lei governate. Fra queste si annovera la Lombardia,
-la quale benchè sia figliuola prediletta, siccome l'ultima apparsa in
-casa e venuta a consolare la vecchiezza della monarchia, ricalcitra
-ingratamente contra i benefizj della tenera madre. E per vero, la
-Cancelleria di Vienna dimostra in un articolo molto succoso, dato testè
-a pubblicare alla Gazzetta d'Augusta, che il regno Lombardo-Veneto
-possiede e fruisce da lunghissimi anni tutte quelle buone leggi e quei
-liberali istituti, per la concessione dei quali i Romani, i Toscani o i
-Piemontesi vanno in visibilio dalla gioja, e fanno di continue feste e
-baldorie.
-
-A questo osserviamo, che quando pur ciò fosse vero, resterebbe a
-spiegare quel verso di Dante:
-
- Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?
-
-Dappoichè, ancora laggiù nel Regno stavano scritte bellissime leggi,
-e ognun conosce il gran caso che ne faceva il Governo. Ma forse
-Metternich o il suo segretario non intendono Dante, e occorre a ogni
-modo farci sopra un po' di commento: e noi prendiam questo carico
-assai volentieri, usando uno stile piano ed aperto, come si ricerca
-al buon chiosatore. Diteci, pertanto, o Signori: avete voi conceduto
-ai Lombardi la Guardia Civica, e una moderata libertà di stampare le
-proprie opinioni? Egli è certo e provato che no: parvi dunque poco
-divario avere le medesime leggi con quelle due libertà e guarentigie di
-giunta? Una libertà moderata di stampa accanto all'armi cittadine, vuol
-dire, e ben lo sapete, l'opinione fatta signora e governatrice: vuol
-dir la mente dei savj che à il braccio del popolo per difesa.
-
-Intendete cotal differenza? In Lombardia sono le bajonette Croate,
-che quando accade, vibrano punte mortali alla cieca: e nell'Italia
-media, il cittadino medesimo è fatto guardiano della libertà insieme
-e dell'ordine, e però è sicuro che ogni riforma conveniente e ogni
-progresso legittimo verranno di mano in mano attuati.
-
-L'achille degli argomenti di Metternich è sempre questo: — La Lombardia
-è straricca, la Lombardia è prosperosa. — Ma quante volte deesi,
-dunque, suonargli all'orecchio il detto evangelico, che l'uomo non vive
-del solo pane? quante volte deesi fargli entrare nel comprendonio, che
-al popolo italiano non basta di far vita grassa ed allegra, e sentir
-sulla sera suonar i pifferi de' Tirolesi, e vedere l'Essler trinciar
-l'aria coi piedi e fare lezj e svenevolezze? Ei bisogna dire di
-Metternich, salvo sempre il rispetto che gli si vuol serbare, o ch'egli
-à l'anima tutt'adiposa, o che intorno di sè non vede nè conosce uomini
-veri, ma gran pezzi di carne con gli occhi, e automati che respirano:
-perocchè non so qual altro ministro di Stato abbia mai tenuto così a
-vile il genere umano, e siesi dato a credere di poterlo governar bene
-ingrassandolo e trastullandolo come si usa fare coi paperi.
-
-Insomma, il Metternich non vuol pensare che i Lombardi e i Veneziani si
-rivoltino così dispettosi e fieri per mancanza di buone leggi. — Tutti
-questi tafferugli e subbugli movono, ei dice, da un _capriccio_ in cui
-sono entrati, di volere insieme con gli altri Italiani costituirsi
-in nazione. — E qui l'uom di Stato lascia di botto quel dolcebrusco
-parlare che usa un padre col suo beniamino un po' scapestrato e
-bizzarro, e ponendosi le mani sui fianchi e arrossando le gote,
-minaccia guai a chi toccherà la corona di ferro sull'augusta fronte
-del successore dei Cesari. — Costui, dice, andrà del sicuro col capo
-rotto. — E forse in tal passo la minaccia sale più alto, e vuol essere
-udita così di qua come di là dal Ticino. Come ciò sia, il diplomatico
-senza spiegarsi da vantaggio, soggiunge: — Ma non verranno a tanto quei
-sussurroni Lombardi; e però puniremoli non secondo le intenzioni, ma
-come porta il fatto. Essi ci forzano a tener grosso esercito lungo il
-Po e l'Adda, e sembra che l'incomodo della spesa maggiore cagionata
-dal lor _capriccio_ non è per cessare domani nè doman l'altro: però
-decretiamo fin da quest'ora, che ogni soprapiù di spesa verrà pagato
-e rifatto in contanti dai signori Lombardo-Veneti, e i più ricchi ne
-saranno pelati al dovere. —
-
-Troppa fretta, o Principe! ei non si può dir quattro finchè non si à
-nel sacco. Il cielo è nuvolo molto, e mal coprite con la franchezza e
-baldanza delle parole l'apprensione e sollecitudine fiera dell'animo.
-Voi toccate ormai la decrepitezza, e pure (confessatelo) voi non vi
-siete imbattuto mai a vedere in Italia ed in Lombardia quello che ora
-vi scorgete. Paese nuovo, nuova vita, uomini nuovi; e i mille sintomi
-che d'ogni lato appariscono, fannovi argomentare una malattia sì
-profonda e talmente maligna ed appiccaticcia, che tutta la spezieria
-dello Spielberg non la guarisce.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-LE CAMERE FRANCESI.
-
- 8 febbrajo 1848.
-
-In Francia nella Camera dei Deputati non d'altra cosa s'è ragionato
-e discusso per due giorni interi, salvo che d'Italia e del suo
-pieno risorgimento. Secondo il costume, i discorsi sono stati a
-mostra d'ingegno e a sfogo dell'animo, non a mutare una virgola
-nell'allocuzione o indirizzo, come ora il chiamano. Ciò nondimeno, alla
-causa italiana non nuoce aver sentito pronunziare parole caldissime
-in suo favore; e noi dobbiamo ringraziamenti a quei molti oratori
-che hanno provato di amarci, e in particolar modo al Lamartine ed
-al Thiers. Certo, quando il primo ha descritto lo spirito nazionale
-italiano sempre vivo e rinascente, e il secondo ha versato a man
-piene la lode sul nostro sforzo ordinato e gagliardo per attingere
-la indipendenza e rinverdire la gloria degli avi, ardea nel lor
-favellare una fiamma che rade volte sfavilla al presente nelle arringhe
-parlamentarie francesi. Così pure, quando Thiers ha mosso discorso di
-Palermo bombardata e delle uccisioni di Milano, e quando per simili
-atti ha chiesto che in fondo al cuore di tutti i buoni sorga e ferva
-quello sdegno giustissimo che per simili altre scelleratezze ha
-commosso l'Europa, subito è parso eloquente e sublime, perchè i santi e
-incancellabili dritti dell'uomo tuonavano sulle sue labbra. Per ciò noi
-gli condoniamo quell'eccesso di orgoglio francese, per non dir vanità,
-il quale gli fe pronunziare, che ogni cosa in Italia, qualora non sia
-per le mani stesse della Francia operato, è, del sicuro, operato dal
-Genio di lei. Tocca a noi di fare che ciò non sia, e che il solo Genio
-italiano presieda alle sorti italiane.
-
-Quanto è poi ai termini stessi della controversia, bisogna con molta
-cura distinguere ciò che s'attiene direttamente alla Francia, e alla
-lunga ed aspra contesa che l'opposizione sostiene contro il Guizot,
-distinguere, dico, e separar l'uno e l'altro, dall'estimazione e
-giudicio che dee farne l'Italia per sua propria norma ed utilità.
-
-Il Guizot, nella discussione intorno le cose d'Italia, esponeva con
-nettezza e franchezza maggiore che per addietro le massime direttive di
-sua politica, o vogliam dire della politica di Luigi Filippo.
-
-«Il nostro governo si fa debito, diceva egli, di conservare i fatti
-consumati e accettati, e i diritti perdurabili e positivi; e ciò
-per iscansare le rivoluzioni e le guerre. Esso accoglie, pertanto,
-i trattati quali sussistono, e quelli del 15 specialmente, perchè
-sono base dell'ordine moderno europeo. Esso vive, non che in pace ma
-in osservanza e amicizia con tutti i governi, e combatte dove può e
-quantunque può la demagogia. Se a Cracovia l'Austria ruppe i trattati,
-noi ben l'avremo in memoria: ma non per ciò imiteremo lei ed i suoi
-colleghi nell'infrazione dei patti. Abbiam usato in Italia il massimo
-d'ogni sforzo per ajutare le riforme: più là v'è la guerra, la qual non
-vogliamo e non possiamo volere. Ogni acquisto o perdita di territorio
-trascina oggi a conflitto tutte le armi d'Europa: l'Austria assalita
-sul Po non difenderebbesi sola.»
-
-Queste e altrettali ragioni rispondeva il Guizot al Lamartine ed
-al Thiers; ragioni connesse con un sistema il quale non rispondendo
-all'esigenze naturali e legittime dei Francesi, è per la forza logica
-stessa de' suoi principj pervenuto a conseguenze che sentono del
-paradosso; e tra le quali poi il Guizot, passionato più che non sembra,
-meschia non poche amplificazioni: e tale è senza dubbio quell'accusa
-perpetua di radicalismo che scaglia sulla Penisola, e quel dire che
-v'ha un partito gagliardo fra noi, a cui sta in mente di menare il
-Pontefice a rimpastare tutta l'Italia e costituirvi un reggimento
-quasi repubblicano. D'altra parte, la medesima esagerazione lo muove
-a chiamar l'Austria del dolce nome di amica e di collegata, e lodarla
-segnatamente di molta moderazione, e del compiacimento sincero che
-prova per le riforme che vede altrove attuarsi.
-
-Ma persuadiamoci bene, che non si confuta e non si atterra tutto
-un sistema politico, salvo che contrapponendolo ad uno od a più, i
-quali oltre al mostrarsi connessi e coordinati in ciascuna parte,
-debbono eziandio comparire pratici ed operabili, e insegnar la guisa
-di adempiere il lor disegno speditamente e con somma probabilità
-di successo. Ora, a nostro giudicio, questo non fu mai definito e
-insegnato dagli oratori della sinistra in modo chiaro e persuasivo; e
-i discorsi facondi e splendidi loro negano e distruggono (la più parte
-almeno) ma non edificano; e percuotono l'avversario di piatto ma non di
-punta, ne' fianchi ma non mai nel mezzo del petto.
-
-Voi temete sopra ogni cosa, noi diremmo al Guizot, le rivoluzioni
-e le guerre: ma gli è agevole ritorcere contro di voi gli argomenti
-vostri medesimi; perchè, sempre l'Europa vivrà in giusto sospetto e
-paura delle rivoluzioni, e però delle guerre, infino a che i diritti
-di molte nazioni sieno conculcati, e il gius delle genti non nel
-bene comune e durabile, ma nella prepotenza di pochi avrà base. Tra
-il rompere e il calpestare i trattati, ovvero osservarli pur come
-stanno, e volerli intangibili e inviolabili, corre molto intervallo;
-e vi giace in mezzo ciò che è sol degno d'una sì gran nazione come la
-Francia, vale a dire osservare i trattati e chiederne e conseguirne
-alla fine le necessarie modificazioni, e che le parti affatto sleali
-ed inique ne vengan rescisse. Del pari, v'à qualche cosa in mezzo
-tra il rispettare ciecamente la lettera dei trattati quando da tutti
-i contraenti si faccia il simile, e rispettarli con tale scrupolo
-quando gli altri, occorrendo, li trasgrediscono. Delle due parti che
-compongono l'influenza politica esterna, cioè di quella che esercitar
-si vuole sui re, e dell'altra ch'esercitar si vuole sui popoli, voi
-sempre ed unicamente pensaste alla prima, e la seconda avete distrutta.
-Eppure, in questa soltanto è la forza e grandezza morale della nazione
-francese. Se in diciassette anni di pace non à la vostra diplomazia
-saputo o voluto far nulla per emendare i trattati e porgere mano alle
-nazioni che soffrono, voi brillate a giusta ragione fra i filosofi e
-i cattedranti, ma uomo di Stato non siete. E se la paura delle guerre
-e delle rivoluzioni dee fare immobile la politica e perpetuar le
-ingiustizie, converrebbe chiamare la diplomazia un'arte deplorevole di
-eternare il male e fare impossibile il bene.
-
-A queste conclusioni, o ad altre poco diverse, è giunto sempre il
-nostro pensiero, quante volte si è fermato a considerare la lite
-acerba e ostinata che ferve da tanti anni in Francia tra il ministero
-e l'opposizione. Ma riducendo ora il discorso alle cose nostre e al
-giudicio che far dobbiamo di quei caldi dibattimenti, rispetto al
-bene della causa italiana, ci sembra poter fermare le proposizioni che
-seguono.
-
-Le moltitudini in Francia sono inchinevoli e favorevoli alla causa
-italiana.
-
-Il ministero vuol conciliare due cose troppo nemiche; la sua buona
-colleganza con l'Austria, e l'ajuto al risorgimento italiano.
-
-Ad ogni modo, egli non potrà combatterlo scopertamente, nè avversar
-molto i Principi nostri nel proposito saldo che ànno di concedere
-maggiori franchigie e statuti rappresentativi.
-
-L'Inghilterra ci favoreggia più alla scoperta e senza ritegni, e solo
-domanda che non si rompa lo statu quo, in risguardo della possessione
-di territorio.
-
-Ma rotto che fosse, non moverebbe l'armi per ristorarlo.
-
-Il ministero francese, quand'anco volesse in quel caso stare dal lato
-dell'Austria, non par probabile che il potesse, perchè troppa ingiuria
-recherebbe ai sentimenti liberali di sua nazione.
-
-A noi, dunque, rimane arbitrio di proseguire nel cammino di libertà
-in ciascuno Stato non sottomesso alla forza austriaca. In caso poi
-di conflitto, ciò che par possibile a prevedere si è, che l'Europa
-rimarrebbesi spettatrice. Nè altro noi domandiamo: l'Italia farà da sè.
-
-La diplomazia europea non ci recherà, dunque, nè molto bene nè molto
-male. Uniti ed armati, d'ogni nemico trionferemo, d'ogni impresa
-verremo a capo; disuniti e sprovvisti, a niuno darem suggezione,
-e s'aprirà di nuovo il mercato del nostro sangue e delle nostre
-provincie.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-SULLA COSTITUZIONE CONCEDUTA IN PIEMONTE.
-
-I.
-
- 9 febbrajo 1848.
-
-Inutilmente noi ci sforziamo di contenere la nostra gioja e
-padroneggiare il nostro animo, sì che possa questo foglio farsi organo
-men difettivo ed araldo meno infedele della pubblica esultazione. A
-noi pure, come al popolo intero di Genova, manca modo di raccontare
-quel che sentiamo; e invece di parole, ci corrono al labbro tronche e
-sospirose esclamazioni: conciossiachè pure il gaudio supremo guarda il
-cielo e sospira.
-
-Ecco sorge, ecco splende sul nostro capo il giorno fortunatissimo,
-l'aspettato da cinquant'anni. Ecco ci sta presente e stringiam con mano
-il frutto sublime di tanti travagli e pericoli, e il subbietto d'un
-desiderio infinito. Ecco l'ultima maturezza dei tempi, il suggello
-d'ogni nostra speranza, il fatto primo e novissimo ch'era in cima
-d'ogni nostro pensiere, informava il più degno e profondo de' nostri
-affetti, e fin dalla tenera giovinezza svegliò nell'ingenuo cuore i
-primi moti generosi, e suscitò i germi vivaci d'un sentire forte e
-magnanimo. Quel nome che per lunghi anni fu mormorato a bassa voce, e
-nudrì e crebbe nel silenzio e nell'ombra la religione nostra politica;
-quel nome che parea suonare infortunio, e mai non usciva scompagnato da
-un gemito; quel nome che epilogava tutte le libertà, significava i più
-fervidi voti, riempieva di sacro ardore tutto lo spirito, ora (bontà di
-Dio) esce aperto e risonante dal labbro — Viva la Costituzione! —
-
-Il sangue dei martiri ha fruttificato; le voci alzate dal fondo delle
-prigioni giunsero all'orecchio di Dio; le amare e copiosissime lacrime
-dei raminghi e degli esuli sono state convertite in rivo di ubertà,
-in rugiada fecondatrice; e il fiore immortale e divino della libertà è
-spuntato.
-
-— Viva la Costituzione! — con tal grido sul labbro è lecito infine
-ai Liguri e ai Piemontesi, lecito ai figliuoli tutti d'Italia di
-ripigliare intera e lucente la dignità d'uomo, conquistar quella di
-nazione, e sentirsi fremer nell'animo l'alterezza del nome italiano.
-
-Fratelli e figliuoli d'una sola gran patria! stringiamoci caramente,
-stringiamoci tutti in quello amplesso ineffabile di cui l'anime sole
-sono capaci; e tra gli affetti gagliardi e soavi che d'ogni parte
-c'investono e assalgono, predomini di presente la gratitudine, e sia
-calda, sincera, abbondevole e quanta ne può capire in umano petto.
-Primieramente, chiniamo le ginocchia al Signore Iddio, al largitore
-eterno di ogni libertà e d'ogni gloria, e che degna scuotere dal
-sonno di morte e dalla polvere dei sepolcri le razze latine, sempre
-risorgenti e non mai periture. In secondo luogo, volgiamo l'animo
-conoscentissimo a re Carlo Alberto, e ringraziamolo del gran benefizio
-nel modo migliore e più conveniente d'un popolo rigenerato; facendogli,
-cioè, solenne promessa di seguitar dappertutto la sua spada e le sue
-bandiere, e di spendere per la sua Causa, che è la Causa d'Italia,
-tutto il sangue nostro e de' nostri figliuoli.
-
-— Viva Carlo Alberto! — Oggi egli è il più lieto e più avventuroso dei
-Principi, conciossiachè gli avviene ciò che troppo radamente incontra
-a chi siede sul trono; cioè di possedere certezza perfetta, che le
-lodi le quali ascolta sono affatto leali e spontanee, e che vero è il
-gaudio, vero l'amore, vera la felicità de' suoi popoli.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-II.
-
- 10 febbrajo 1848.
-
-Noi siamo ancor tanto pieni di vera letizia e di gratitudine per la
-conceduta Costituzione, che non vorremmo e non sapremmo far luogo
-ad alcuna indagine critica intorno al suo contenuto, qualora ciò non
-venisse a noi comandato dal nostro ufficio medesimo, che è una specie
-d'intellettuale magistratura ordinata a illuminare le moltitudini: e
-oltre a questo, ci sorge in pensiero, che il nostro esame può riuscire
-non tutto disutile così per le provincie italiane ove ancora non
-sono Governi rappresentativi, come per li medesimi Stati Sardi ove il
-disegno intero del patto costituzionale non è compiuto.
-
-Egli è manifesto per quello che noi dettavamo lunedì scorso nella
-_Lega_, che molta maggiore soddisfazione ci avrebbe recato il
-veder promulgare un decreto, ove promettendosi solennemente al
-popolo d'investire i suoi deputati della facoltà legislativa, e
-concedendoglisi l'uso immediato della libertà della stampa, e la
-istituzione pure immediata della Milizia Cittadina, fossesi pel
-rimanente significato di aspettare consiglio dal tempo, dalla scienza e
-dalla pubblica discussione.
-
-Forse il nostro Governo ha pensato che in Piemonte, ove può d'un subito
-alzarsi l'incendio di guerra, e al canto giulivo degl'inni succedere
-d'ogni parte il rimbombo dell'armi, dovesse provvedersi perchè le genti
-non fossero di soverchio commosse e preoccupate dall'alte questioni di
-forme e diritti costituzionali.
-
-Nell'articolo quattordicesimo dell'insigne decreto degli 8, si annunzia
-che v'ha chi prepara, per comando del Principe, il disegno intero
-dello statuto fondamentale. Noi pigliamo fiducia che que' consiglieri
-di Carlo Alberto a cui fu commesso il più grave e il più malagevole
-di tutti gl'incarichi, farannosi coscienza di consultare gli uomini
-più avvisati e meglio istruiti, e vorranno far buon tesoro di tutte le
-cognizioni e giudicj che l'opinion pubblica espone di mano in mano con
-l'organo della stampa.
-
-Due cose ottime sono nel mondo; la scienza consumata di pochi, e
-il buon criterio istintivo delle moltitudini. La perfezione sta nel
-congiungere insieme tali due termini. Ma vicino ad essi è una terza
-cosa non buona; e ciò è la presunzione e la falsa dottrina di quelli
-che, tirati su pel ciuffetto della fortuna, o ricchi d'un bel casato e
-poveri d'ogni altro bene, o infine avvezzi da lunghi anni al maneggio,
-direi quasi, meccanico delle faccende di Stato, spaccian sè stessi per
-grandi uomini, assediano tuttogiorno il Principe, nè sopportano che
-esca loro di mano la lavorazione delle leggi. Ora, i tempi domandano
-assai imperiosamente, che in luogo di questi tali sieno molto più uditi
-i pochi veri sapienti tenuti discosto ed inonorati, e il buon criterio
-istintivo d'ogni porzione onesta ed illuminata del popolo.
-
-A noi non sa male la istituzione di due parlamenti, ed anzi la
-reputiamo utilissima; perchè, come dice uno scrittore italiano,
-«Innovare è mutare, e il mutamento solo non è progresso: adunque,
-si fa necessaria la identità e permanenza allato alla mutazione; e
-però necessaria si fa la scienza del conservare..... Ma rado è che
-coloro i quali sanno ben conservare sappiano altresì innovare; ed,
-e converso, rado è che gl'ingegni novatori e inventori sappiano e
-vogliano serbare e modificare l'antico. Ma pur bisogna alla umana
-società le due sorti d'intelletti e di spiriti insieme contemperare,
-affine che la conservazione non diventi superstiziosa, nè l'innovazione
-o falsa o immatura o malefica.»[9] Ora, tale contemperanza ritrova
-la repubblica con la istituzione appunto di due consessi legislativi.
-Nè ciò è nuovo de' nostri tempi, o è dottrina inglese e francese, ma
-scaturisce, come vedesi, dall'indole universale e dalle condizioni
-perpetue del convivere umano. Ma perchè tali due consessi riescano al
-fine loro, uopo è che in ciascuno risieda una forza propria morale.
-Ciò posto, quel parlamento che è tutto e solo ordinato ed eletto dal
-re, sembra investito di pochissima autorità negli occhi del popolo,
-dacchè all'ultimo non è il principe ma sibbene i ministri che scelgono
-e chiamano a quella dignità ed ufficio: quindi se ne forma un consesso
-affatto ministeriale, che non vien creduto e non è, nel fatto,
-indipendente abbastanza. Ma noi ci rifaremo tra breve a parlare di
-questo subbietto.
-
-Nell'ordine e costruzione delle pubbliche guarentigie, la milizia
-cittadina fa giusto riscontro alla libertà della stampa, e sono ambedue
-le maggiori e più salde colonne del vasto edificio. Per vero dire, la
-milizia _Comunale_ promessa dal regio decreto degli 8, non sembra poter
-rispondere pienamente agli alti concetti di malleveria e di franchigia
-che sogliono presedere alla istituzione e all'ordinamento della Guardia
-Nazionale. Stando alle condizioni presenti del Regno Sardo, neppure
-uno dei capi di bottega e di fondaco entrerebbe nelle righe della
-Milizia Cittadina, essendo ch'essi non pagano censo alcuno diretto; e
-posto eziandio che in processo di tempi sia deliberato che il paghino,
-rimarrebbesi esclusa dal corpo di quella Milizia tutta la immensa
-moltitudine degli operai; e ciò non crediamo nè provvido nè molto
-legittimo. La legge non dee nè può senza ingiuria porre quelli affatto
-in disparte, ma sì li debbe esentare dall'obbligo; conciossiachè il
-costringerli loro malgrado ad interrompere di quando in quando il
-lavoro onde traggono di continuo la sussistenza, sarebbe eccessiva
-gravezza.
-
-Da ultimo, nel vedere copiata a lettera la disposizione
-dell'ordinamento francese la quale serba al Sovrano la facoltà di
-inabilitare o sciogliere la Milizia Cittadina nei luoghi dove crederà
-opportuno, ci è corso all'animo il desiderio che tal potestà fosse
-accompagnata dall'altro savio temperamento della legge francese, la
-quale assegna al Governo un termine certo di tempo entro a cui debbono
-que' corpi disciolti di Milizia Cittadina venire rifatti e riordinati.
-
-Tutto ciò abbiamo notato per iscrupolo quasi di pubblicista, e per
-recare qualche utile alle rimanenti deliberazioni. È legge dell'umana
-natura desiderare il bene, e questo conseguito, desiderar l'ottimo ed
-il perfetto.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-D'UNA MARINERIA ITALIANA.
-
- 10 febbrajo 1848.
-
-Io non istarò a numerare tutti i gran beni che recheranno all'Italia i
-casi e le condizioni nuove di Napoli e di Palermo. Pure dirò qualcosa
-a rispetto d'un particolar vantaggio che debbe uscirne per la comune
-difesa.
-
-Di tutte le Provincie italiane, Napoli è la meglio fornita di marineria
-da guerra, massime in bastimenti a vapore. Questi, la maggior parte,
-sono ottimamente costrutti, benissimo corredati, e nelle varie fazioni
-che occorrono benissimo esercitati. Purtroppo, fino ad ora tale
-esercizio ha proceduto da molto trista cagione; perchè il Governo
-napolitano, più che d'ogni altro mezzo, valevasi dei legni a vapore
-per estinguere rapidamente quelle prime fiamme di sollevazione che
-scoppiavano qua e là in Sicilia e nel Regno. Ma Dio tragge il bene dal
-male, e ciò che gli uomini ciechi propongono a un fine, Egli dispone
-ad un altro. E così quelle navi che furono per tanti anni sgomento dei
-popoli e mezzo validissimo di oppressione e di servitù, diverranno da
-quindi innanzi buona difesa d'Italia, e a que' degni capitani che le
-comandano sarà cessato il sommo cordoglio di spargere l'arte e i sudori
-per ribadire i ceppi de' lor fratelli. Dico diverranno buona difesa
-d'Italia, perchè supposto libero il mare, è incredibile in tempo di
-guerra quale e quanto profitto possa ritrarsi da una buona squadra
-di legni a vapore, massime in un paese configurato come l'Italia.
-E di vero, quella squadra adoperata e diretta con accorgimento e
-opportunità, tiene sempre forniti di armi, di provvigioni, di uomini e
-d'ogni altra cosa acconcia alla guerra, le fortezze e i luoghi muniti
-lungo le coste; ed a peggio andare, imbarca e salva le guarnigioni e le
-artiglierie: e tutto ciò con somma agevolezza e prestezza.
-
-Ma da una squadra copiosa e bene ordinata di legni a vapore si cava
-in guerra quest'altra specie più notabile di utilità, che consiste
-a condurre improvvisamente molte migliaja d'uomini e di cavalli e
-moltissime artiglierie in qualunque punto si voglia, e farli giungere
-inaspettati ad offendere o il fianco o le spalle dell'inimico: le quali
-fazioni eseguite spesso e con senno, e validamente ajutate dai popoli
-in mezzo de' quali succedono, soglion recare, col tempo, danni maggiori
-e men riparabili d'una o due battaglie perdute.
-
-Tutto questo bene (se Dio ci ajuti) riceverà la difesa d'Italia dalla
-marineria da guerra napolitana. Ma perchè ciò succeda, conviene che
-Napoli e la Sardegna non solo si dichiarino amiche, ma senza dimora
-alcuna strettamente si colleghino; e il patto che le confederi non
-sia solo d'interessi economici, ma di militari e politici. Chè anzi,
-a dir vero, nella pratica degli affari di Stato, più malagevole assai
-delle altre riesce la Lega economica. Per fermo, a volersi due o
-più popoli stringere e collegare politicamente, basta che i grandi e
-universali interessi loro sieno nella sostanza i medesimi: ma per la
-lega doganale, come la chiamano, ricercasi, a poterla subito porre in
-atto, non solo la professione delle stesse dottrine, ma una parità sì
-perfetta, ovvero una equivalenza e una reciprocazione sì ben bilanciata
-nelle condizioni economiche dei paesi collegati, che non è agevole
-di trovare ed è difficile assai di comporre: senza dire del danno e
-offesa che recasi inevitabilmente a molte industrie private, alle quali
-bisogna pure per equità dar soccorso e provvedimento.
-
-A noi non si fa lecito di nascondere più lungo tempo il vivo
-rincrescimento e la grave e continua preoccupazione che ci cagiona il
-vedere i Governi nostri così dubbiosi e lenti a promovere fra essi una
-politica confederazione. Il tardare e il titubare su ciò, sembra troppo
-pericoloso; e non sappiamo indovinare quel che si aspetti, massimamente
-dopo i casi e le mutazioni del Governo napolitano. L'Austria stessa
-non può ragionevolmente dolersi d'una confederazione ordinata con puro
-carattere difensivo, e richiesta dalla crescente e visibile fratellanza
-dei popoli. L'Austria, negli editti che manda fuori per interdire
-l'entrata alle gazzette dell'Italia media, dà titolo di anarchia allo
-stato nuovo di cose. L'Austria fa ripulsa intera e minaccevole alle
-domande legali dei popoli del Regno Lombardo-Veneto, e con ciò si
-discioglie e distacca viemaggiormente dagli Stati della Penisola, e
-dalle massime e dai principj che li governano. L'Austria ingrossa sì
-fattamente sul Po le sue truppe, e moltiplica i suoi apparecchi per
-guisa, che l'Inghilterra medesima ha stimato debito di ricercarla
-del perchè. L'Austria, interpretando a suo modo i trattati, tentò,
-mesi sono, d'insignorirsi affatto della città di Ferrara; e sotto
-colore or di buona vicinanza e amicizia, or di crescere pompa ad un
-funerale, introduce l'armi sue in Modena e in Parma. Che più? Ciò che
-al presente succede in Napoli ed in Piemonte, e fra breve succederà
-nell'altre provincie italiane, eccetto la Lombardia, non fu nel 1820
-dannato e colpito dagli anatemi dell'Austria? o le possono forse mancar
-pretesti e sofismi per pareggiare affatto l'un tempo con l'altro, e
-implicarli ambidue in una medesima riprovazione? E dopo tanto, non
-sarà lecito ai nostri Principi di collegarsi per mera difesa propria,
-e congiungere e ordinare in comune tutte le forze, in quel modo che le
-menti e gli animi di tutti i popoli loro sono congiunti? Noi ripetiamo
-con l'ossequio e modestia che ci compete, ma sì ancora con l'istanza
-e sollecitudine di buoni e veri Italiani, che il collegarsi i Principi
-nostri politicamente, e con fermo e tenace patto, entra oggidì fra le
-più manifeste e le più calzanti esigenze della salute d'Italia.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DI NUOVO, DEL MINISTERO NAPOLETANO.
-
- 10 febbrajo 1848.
-
-A noi non è facile significare quanto ci gode il cuore di veder
-chiamato all'ufficio di ministro dell'Interno il cavalier Bozelli, uomo
-insigne di virtù e di scienza, stato maggiore delle sventure, serbatosi
-puro ed integro nella povertà, nell'esilio e nella prigionia, e alla
-libertà e salute d'Italia invariabilmente devoto. Ma oltre a ciò, noi
-godiamo di tal promozione, perchè ci è sicura caparra che quasi tutto
-il ministero nuovo napolitano dovrà mutare fra breve. Il cavalier
-Bozelli non può avere per lungo tempo a colleghi il duca di Serra
-Capriola, il principe di Cassero e il generale Garsia; tre nomi che
-non dànno alcuna sufficiente malleveria del loro zelo vivo e sincero
-per la libertà e per la causa del popolo. Quanto più si vuole intera
-e perfetta la inviolabilità del monarca e divertere dal suo capo le
-imputazioni d'ogni mal operato, tanto fa bisogno sicurezza maggiore
-ed anzi certezza piena dell'animo libero, generoso ed energico dei
-ministri. Chi ha patteggiato con gli oppressori, e servito o lontano o
-d'appresso un Governo che ha fatto arrossire l'Italia intera in faccia
-al mondo civile, non può, non dee sedere nel consiglio del Re. Fratelli
-Napolitani, sovvengavi spesso il disastro del 1821.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-FILOSOFIA CIVILE ITALIANA.
-
- 14 febbrajo 1848.
-
-Noi, sotto questa rubrica, intendiamo d'intrattenere i lettori
-nell'esame e speculazione di quegli alti problemi sociali e politici,
-la cui soluzione sembra più specialmente commessa al Genio Italiano
-ora ridestato: e così compiremo, se l'ingegno e la fatica ci basti,
-quello che si annunzia nel nostro Programma; l'idea e il disegno,
-cioè, dell'edificio nuovo civile, a cui tutti i buoni pongono mano.
-Che se ciò non vien praticato dalla più parte de' giornali politici
-forestieri, si voglia considerare che l'Inghilterra e la Francia
-non sono al presente, o non credono essere, in via di profonda
-trasformazione; e le leggi che si discutono nei lor parlamenti entrano
-molto di rado nel novero di quelle che si domandano organiche, e
-sono fondamentali e costitutive. Per lo contrario, chiunque andrà un
-poco sfogliando i giornali francesi dettati in sul cadere del secolo
-scorso, vedrà con quanto compiacimento e abbondanza discorrevano e
-disputavano le teoriche di alta filosofia civile. Ma oltre a ciò, noi
-non iscorgiamo ragion sufficiente per imitare in ogni qualunque cosa
-le effemeridi oltramontane. E di più aggiungiamo, che tuttavolta che
-occorre a quei fogli di entrare ad esaminare i principj (il che avviene
-pur di frequente), la povertà e incertezza di lor cognizioni si fa
-manifesta ai meno avveduti. Per la ragione stessa, le massime direttive
-che nelle questioni cotidiane s'aggirano come spiriti ed elementi
-vitali di tutto il corpo della scienza politica, sono accolte ed
-asseverate il più del tempo e dalla più gente alla cieca e per forza di
-uso. Onde poi interviene che molti e gravissimi errori son mantenuti e
-perpetuati: e ne porge esempio l'Economia pubblica, intorno alla quale
-ognun si ricorda il ripetere che hanno fatto i giornali francesi, per
-tanti anni e con sicurtà e intrepidezza compiuta, abbagli sperticati e
-falsissimi ragionamenti.
-
-Ma come ciò sia, noi vorremmo nell'animo de' lettori trasfondere parte
-del convincimento nostro intero e ben radicato; il quale è, che il
-risvegliamento d'Italia non può non riuscire principio di cose grandi
-e novissime nella vita sociale del mondo; e che però le fa d'uopo una
-matura sapienza civile, la qual consiste precipuamente nella cognizione
-profonda dell'umana natura, e nell'esperienza trita e copiosa dei
-fatti, purgata e universalizzata al lume delle prime cagioni.
-
-Posto che tale credenza risieda altresì nell'animo della pluralità
-de' lettori, noi non temiamo con queste nostre dottrine e teoriche
-di lor parere gente infusa di pedanteria e con indosso la zimarra
-accademica. Dacchè gli è impossibile a chicchessia di persuadersi
-che l'idea non debba antecedere al fatto, e che la repubblica umana
-possa rassomigliare e imitare quella delle api, ove lo istinto insegna
-misteriosamente ogni cosa.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-LA COSTITUZIONE NAPOLITANA.
-
- 16 febbrajo 1848.
-
-Re Ferdinando ha, il 10 febbrajo, _risoluto di proclamare, ed ha
-proclamato irrevocabilmente_ il Patto Costituzionale del Regno delle
-Due Sicilie.
-
-Temerario sarebbe il portar giudicio formale e definitivo su tanta
-opera, nella strettezza del tempo in cui siamo. Ciò non ostante, a
-noi giova di subito dichiarare que' primi concetti che al leggere la
-nuova Carta Napolitana sonosi affacciati alla nostra mente. Laddove per
-dar sentenza il cuore entra a parte col raziocinio, i primi pensieri
-s'appongono forse alla verità meglio che i successivi. E il cuore,
-innanzi a tutto, ci dice essere la Costituzione del Regno nel suo tutto
-insieme lodevolissima ed assai liberale, e in parecchie materie entrare
-innanzi a quella di Francia.
-
-Sotto la rubrica delle _Disposizioni Generali_, nell'articolo 9, si
-assicurano al Regno le franchigie comunitative e l'elezione libera dei
-reggitori del Municipio; e non si assegna a tali diritti altro limite,
-salvo quello di dover lo Stato vigilare la conservazione del patrimonio
-comune.
-
-Nell'articolo 29 della stessa rubrica, il secreto delle lettere vien
-dichiarato inviolabile. Lode a Dio! L'Italia potrà vantarsi di aver
-pòrto al mondo civile questo esempio salutare di riconoscere come
-colpa di Stato l'apertura delle lettere d'ovunque vengano, da chiunque
-scritte. Tanto tempo ha dovuto tardare questo natural diritto dell'uomo
-a trovare suo luogo nella legge fondamentale degli ordinamenti
-politici!
-
-Nel capitolo III, che risguarda in peculiar modo la Camera dei
-Deputati, le due grandi questioni da più anni agitate in seno dei
-parlamenti francesi sono risolute in favore della libertà. Nel
-Regno, il solo censo non darà titolo di elettore nè di eleggibile, ma
-eziandio i pregi dell'intelletto. Nel secondo, terzo e quarto paragrafo
-dell'articolo 56, si statuisce che i socj ordinarj dell'Accademia
-Borbonica e dell'altre regie Accademie, e i cattedranti titolari nella
-R. Università degli studj e ne' pubblici Licei autorizzati da legge,
-ed all'ultimo i professori laureati della R. Università degli studj
-in qualsia specie e maniera di scienze, di lettere e di arti belle,
-sono tutti elettori. E sono poi eleggibili, conforme si determina nel
-paragrafo 2 dell'articolo stesso, tutti coloro che hanno seggio nelle
-tre R. Accademie della Società Borbonica, i cattedranti titolari della
-R. Università, e in genere i socj ordinarj delle altre R. Accademie.
-
-L'altra conquista di libertà viene sancita dagli articoli 58 e 59
-del predetto capitolo. Si decreta nel primo, che sono elettori e
-sono eleggibili tutti i pubblici magistrati e ufficiali, purché
-_inamovibili_; e nel secondo, che gl'Intendenti, i Sotto-intendenti e
-i segretarj generali d'Intendenza praticanti gli ufficj loro, mai non
-potranno essere nè elettori nè eleggibili.
-
-Il censo che debbe investire altrui del diritto di eleggere ovvero di
-essere eletto, verrà più tardi definito e fermato da quella legge che
-porrà norma e governo a tutti i particolari delle elezioni. Ma noi,
-così dalle liberali disposizioni dei paragrafi citati, come dalla
-fiducia che abbiamo grandissima nel libero animo di chi intenderà
-a compilar quella legge, non dubitiamo che il censo prescritto a
-condizione primaria ed universale sarà tenue quanto si possa.
-
-Al Re appartiene la più splendida prerogativa de' Principi, il diritto
-cioè di far grazia. Ma non potrà, ciò non ostante, valersi di tale
-nobile sua spettanza inverso i ministri condannati, se non per domanda
-espressa di una delle due Camere legislative. Alla _risponsabilità_
-dei ministri, affine di bene determinarla, e quando occorre, metterla
-in atto, provvederà una legge speciale. Ognun sa che tal subbietto non
-è fuori di controversia in verun paese costituzionale; e stringerlo
-tutto dentro una legge assai chiara e assai praticabile, è faccenda
-malagevole ed implicata.
-
-Queste a noi sono comparse le parti della Costituzione e più nuove e
-migliori, costituendo paragone fra essa e la Carta francese, la quale
-il legislatore napolitano ha scelto a solo modello suo. Ci spiace che
-non gli abbia gradito di seguitarla in più cose di gran rilievo, e
-segnatamente in ciò che spetta alla religione. Possibile, che nella
-contrada ove più volte il popolo insorse per non aver sul collo il
-funesto e miserando giogo della Inquisizione, si voglia ora decretare
-una intolleranza compiuta inverso di tutti i culti? Speriamo che il
-tempo farà sentire al Monarca piissimo, nessuna cosa discordar tanto
-dallo spirito del Vangelo, quanto la intolleranza, pigli ella qualunque
-colore, armisi di qualunque ragione. Trista cosa è altresì vedere
-le leggi di reprimento supplite dalla censura per ogni scritto che
-s'attiene a religiose materie.
-
-Le categorie prescritte alla scelta dei Pari, sembrano troppo anguste,
-e da riempiere l'alta Camera di uomini soverchio attempati.
-
-Una grave omissione da non potersi tacere, si è senza dubbio la
-istituzione dei giurati negletta. Comportisi per la giustizia
-ordinaria; ma per gli abusi di stampa, noi reputiamo fermissimamente,
-che dove i giurati non danno sentenza, gli scrittori non hanno
-guarentigia vera e proporzionata, e i pericoli dell'ufficio loro
-sono troppi ed esorbitanti. A rispetto della stampa, la massima
-che può e dee governarla equamente è sol questa: la stampa è organo
-dell'opinione; la sola opinione può giudicarla.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-D'UNA DIETA ITALIANA.
-
- 16 febbrajo 1848.
-
-Non v'è Lega e Confederazione durevole al mondo, che non si compia e
-non si mantenga con una Dieta. Perchè, unendosi e stringendosi i popoli
-per lungo tempo, crescono gl'interessi e i negozj comuni, a tutti i
-quali volendo dar sesto con mutua soddisfazione, occorre adunarsi a
-certi tempi e discutere. Pertanto, la Confederazione Italiana avrà
-essa pure una Dieta; e se i Principi nostri vorranno affrettarsi
-ad assecondare il voto unanime delle provincie confederande,
-saviamente faranno a mostrare all'Europa la volontà ferma in cui
-sono di collegarsi, principiando dall'istituire una Dieta. Nessun
-pronunziato di dritto pubblico, nessun articolo di trattato può loro
-interdirlo; e intanto l'impressione che in tutte le menti e in tutti
-gli animi recherebbe un tal fatto, appena si può immaginare. Ma perchè
-dalla parte de' nostri popoli quella impressione viva e profonda
-perseverasse, e la Dieta si mantenesse forte e autorevole, ognun
-comprende che in lei non dovrebbero congregarsi solamente i ministri
-plenipotenziarj di ciascun governo della Lega.
-
-Qual paese in Europa era meglio disposto della Germania a entrare in
-istretta confederazione? Certo nessuno. Benchè spartita e quasi direi
-sminuzzata in numerosissimi Stati e feudi, pure il nome soltanto e
-la dignità quasi inerme dell'imperatore l'avea per secoli tenuta in
-certa unità, ed apparecchiata a ricevere un modo e una forma più salda
-e più permanente di vita comune. A tutte quelle mutazioni e divisioni
-intestine che avea cagionato la guerra terribile dei trent'anni, e
-poi l'ambizione della casa di Brandeburgo e il declinare continuo
-dell'autorità dell'impero, ponea rimedio e compenso il rinnovamento
-dello spirito antico alemanno; il quale, dalla metà del secolo
-scorso, invase prima le cattedre e le accademie, quindi comparve nella
-politica, ed ebbe suggello dal sangue abbondantemente versato nei campi
-di Lipsia. Di tutto quell'ardor nazionale fu erede e signora la nuova
-Dieta di Francoforte, e niuna cosa parea doverle tornare difficile per
-istringere in un sol volere e in un sol patto di fratellanza la gran
-famiglia germanica. Ma tanto bene mancò affatto per questa cagione,
-che nella Dieta di Francoforte, oltre al prevalere sfacciatamente i
-forti sui deboli, fu rimossa eziandio qualunque rappresentanza diretta
-dei popoli. Da ciò avvenne che a poco a poco i ministri dei Principi
-non ebbero altra cura nè altro proposito se non di allargare le regie
-prerogative, e combattere di concerto il desiderio di libertà che in
-ogni parte ripullulava.
-
-Simili errori non commetterà del certo la Dieta Italiana, perchè ai
-Principi nostri la libertà non fa più spavento, ed ei si pregiano di
-regnare col suffragio sincero e continuo dell'opinione. Oltrechè, una
-Dieta Italiana, come delibera a nome delle provincie collegate, così
-dee volerle rappresentare nel vero essere loro; e come in esse la
-legislatura è spartita fra il re e i mandatarj del popolo, similmente
-la legislatura della Dieta dee procedere da ambedue quelle fonti di
-autorità. Del modo parleremo altra volta un po' più alla distesa,
-essendo materia non pur di molta ma di suprema importanza. Deh!
-affretti il giorno fortunatissimo, che in Roma e nelle stanze del
-Campidoglio salutino tutti i figliuoli d'Italia la prima Dieta della
-Nazione. Trenta secoli sono corsi per preparare e maturare quel giorno.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-QUESTIONI COSTITUZIONALI.
-
-I.
-
- 18 febbrajo 1848.
-
-Napoli e il Piemonte si son risoluti. Avremo, in sostanza, la Carta
-Francese con parecchie modificazioni, e non tutte saranno ammende e
-perfezionamenti. In Toscana, ove il sentire italiano è più antico, se
-non più profondo, si voleva fare schermo e difesa da tanta invasione
-straniera. Ma il torrente trascina tutti, e i giornali di colà
-cominciano a chiedere essi medesimi una Costituzione sull'andare
-della francese. Nè la ragione che adducono è certo da riprovare,
-conciossiachè essi pensano doversi in Italia provvedere sopra ogni
-cosa alla uniformità delle istituzioni. Ma per Dio, facciasi punto
-una volta; e per tutto ciò che rimane ancora ad edificare, vogliasi
-avere in mente l'indole nostra, la nostra storia, le tradizioni, i
-costumi, le circostanze speciali. Mai questo Giornale non si stancherà
-di ciò ripetere a quegl'Italiani che ora s'adoperano a riformare ed
-a ricomporre la vita politica della Nazione. Noi copiamo modelli i
-quali non sono essi medesimi veri esemplari, ma imitazioni in gran
-parte, e talvolta racconciature e mosaici. Meno male, se di que'
-modelli fosse lunghissima la durata, compiuta l'esperienza, sicura la
-prova, l'effetto bellissimo e fortunato. E per fermo, in Inghilterra,
-ove tutte queste cose in gran parte si avverano nella sua vecchia
-costituzione, ben si comprende la tenacità di coloro i quali non ne
-vorrebbero cambiare un jota. Ma l'Inghilterra è ammirabile più che
-imitabile; e per potere senza pericolo traslatare nel continente le
-sue istituzioni, occorre anzi tutto coglierne la ragione profonda ed
-universale, e scordarsi affatto le forme speciali che vestono, e sì
-il valore che assumono dalle rispondenze e armonie loro col tutto.
-Noi dubitiamo forte, che ciò abbiano saputo far sempre i Francesi,
-de' quali ci siamo resi fedelissimi copiatori. Ma come ciò sia, gli
-è certo, noi ripetiamo, che più di una delle istituzioni moderne
-francesi non hanno per sè nè la prova del tempo, nè quella degli ottimi
-risultamenti, nè infine l'alta ragione speculativa.
-
-Quando Luigi XVIII costituì la Camera Alta, fu da questo pensiero
-condotto, che in Francia la democrazia traboccava d'ogni parte, con
-troppo rischio e danno del trono e delle istituzioni monarchiche.
-Sperò farle argine creando una nobiltà non più cortigiana e feudale, ma
-essenzialmente civile e politica. Quindi imitò al meglio la Camera dei
-Lordi Inglesi; e come in costoro è l'eredità e la ricchezza, dètte a'
-suoi Pari l'eredità e gli emolumenti. Nei Lordi Inglesi è un diritto di
-giudicatura rimasto loro molto naturalmente dalle antiche prerogative
-feudali. Luigi XVIII, senza badar più che tanto alle differenze
-de' tempi e de' luoghi, attribuì a' suoi Pari, a un dipresso, quel
-diritto medesimo. In Inghilterra ogni cosa ha dell'inopinabile e del
-singolare; e inopinabile e singolarissima cosa si è di vedere, che
-un'aristocrazia superba e d'origine affatto feudale abbia investito
-la Corona della facoltà di chiamare di quando in quando alcuni privati
-a sedere nel Parlamento dei nobili, per sola virtù e a titolo solo di
-pregi individuali. E questo pure imitò Luigi XVIII. Ma in Inghilterra
-i ministri, posti a rincontro d'un Ordine così potente per grado,
-ricchezza, clientela e opinione, mai non abusano (e già nol potrebbero)
-del diritto di creare nuovi Lordi. In Francia, per lo contrario, non
-v'ha ministero quasi, che in ciò non trasmodi, perchè gli mancano
-sufficienti ritegni e abituale prudenza.
-
-Sopravvenne la rivoluzione del 30. Quell'aristocrazia così un po'
-svecchiata e tenuta su coi puntelli, subito andò in dileguo, e con essa
-perdè la Camera Alta il suo carattere d'indipendenza: per restituirle
-il quale, e accrescerle considerazione e valor morale appresso le
-moltitudini, bisognava qualche partito reciso; come sarebbe stato che
-la Corona scegliesse i Pari sulle terne offertegli da qualche Corpo
-elettivo; ovvero, che tutti i primi ufficiali e magistrati del regno
-e altre somme dignità fossero Pari di proprio e natural giure, e come
-un ultimo premio e una civica corona che lo Stato lor serba, senza
-dover mendicare suffragi nè dal principe nè dal popolo. Ma nè queste
-nè altre combinazioni cercaronsi, e niuna legge fu vinta e nemmanco
-proposta per moderare e ristringere l'uso del diritto d'illimitata
-nominazione. Restò poi nei Pari, come per addietro, la facoltà
-giudiciaria; e appresso un popolo amicissimo dell'uguaglianza civile
-perfetta, e avverso ed intollerante d'ogni forma e guisa di trattare i
-giudicj la qual sembri uscire dell'imparzialità e ponga eccezione alla
-legge comune, mantennesi un tribunale separatissimo dalla giustizia
-ordinaria, e cui manca tuttora una legge scritta circa al suo modo
-determinato e speciale d'intavolare e condurre i processi che à ufficio
-d'imprendere.
-
-A noi sembra, dopo ciò, che si convenisse andar più a rilento
-nell'imitare simili cose; le quali, come vedemmo, sono copie rimpastate
-e ricomposte all'infretta, e come davano i casi.
-
-Ma v'à di più: della Costituzione inglese medesima, la parte ancor
-meno ferma e meno vitale è, del sicuro, la Camera dei Signori. E per
-vero, lasciando stare l'alta questione dei majoraschi e il diritto
-legislativo trasfuso da padre in figliuolo, questo è certo al presente,
-che la Camera dei Comuni, fornita com'è in guisa tutta particolare
-e propria della facoltà di ricusare le imposte, e fatta indipendente
-e sincera dall'ultimo _bill_ di riforma, prevale oltre misura sulla
-Camera aristocratica, e l'equilibrio fra esse due non è più che una
-mostra ed una apparenza. Ciò prova che in tutta Europa il modo di
-costituir bene una Camera Alta, e dotarla quanto bisogna d'indipendenza
-e di morale efficacia, è problema non risoluto; e potea forse recare un
-profitto non lieve a tutta la civiltà il prendere tempo per consultare
-l'ingegno degl'Italiani. Ma noi riveriamo ora la legge quale ci viene
-promulgata e largita; e solo preghiamo novellamente tutti coloro che
-intendono a sviluppare e perfezionare i nuovi istituti, a credere meno
-alla sapienza straniera, e alquanto di più al naturale criterio e alle
-fortunate ispirazioni del Genio Italiano.
-
-
-II.
-
- 25 febbrajo 1848.
-
-A noi non cadde in mente giammai di sperare che le nuove Costituzioni
-italiane fossero differentissime dalle forestiere, e sapevamo assai
-bene che di necessità in molte cose doveano entrambi rassomigliarsi.
-Neppure ci corse in pensiere di confondere insieme e artatamente
-unificare gl'istituti comunitativi coi politici e universali. Ciò che
-desiderammo con fede, fu solo che il senno italiano avesse agio di
-meditare e dare sentenza, non potendo alcuno pronunziare con sicurezza,
-che non ne sarebbe uscita veruna soluzione giudiziosa ed inaspettata
-dei proposti problemi.
-
-Ad ogni modo, ora il fatto è consumato, e convien solo badare che
-presto sorgendo desiderio e necessità di mutarlo, la cosa si adempia
-per vie pacifiche e con certo ordine prestabilito. Di ciò ha mosso
-parola il nostro Giornale di lunedì, e prosiegue oggi a discorrerne
-come di argomento gravissimo, e forse prossimo all'applicazione.
-Veramente, a noi recherà sempre gran maraviglia la trascuranza
-dei moderni in tale subbietto, parendoci che tra l'esigenze prime
-e imperiose della vita odierna civile stia il ben provvedere alle
-innovazioni maggiori e insieme non evitabili, le quali uscendo da
-ogni termine ordinario, hanno bisogno di straordinarie disposizioni:
-e però gli statuti fondamentali debbono essi stessi aprire a quelle il
-cammino, e farle giungere al termine con mezzi legali e proporzionati
-all'intento. Che tal pensiere non fosse negli antichi legislatori, non
-è da stupire; conciossiachè nella più parte di loro stava la ferma
-credenza di poter fondare un edificio immutabile; e quando il tempo
-consumava o alterava sostanzialmente una forma di repubblica e di
-governo, o solevano accusarne la inemendabile caducità e corruzione
-delle faccende umane, o procacciavano, per solo rimedio, di ritirarle,
-come Macchiavello insegna, verso i loro principj.
-
-Ma pei moderni non va così; sapendosi oggi da ogni ordinatore di leggi,
-che ne' corpi sociali umani è una vita profonda, la qual bisogna o
-che sempre si svolga e trasmuti, o che si vizii e perisca. Quindi,
-ad essi occorre di operar sempre due cose. La prima, di comporre
-intellettualmente una rappresentazione e un prototipo della perfezione
-sociale; l'altra, di considerar bene nell'uomo quel che è mutabile
-e trasformabile, e quello che no. Nella prima, il divario appunto
-da Platone ai moderni è questo, che la repubblica di Platone è un
-archetipo assoluto ed immobile; dove quello degli Statisti moderni,
-se vuol rispondere ai fatti e servire alle applicazioni, debbe uscir
-sempre di quiete, e procedere senza mai fermarsi inver l'assoluto
-d'ogni eccellenza. L'altra cosa da operare (che è il ben discernere
-dentro l'uomo, e però nella comunanza umana, ciò che muta e ciò che
-perdura) dee menare il legislatore a ben distinguere altresì negli
-istituti e ne' codici la parte fondamentale e perpetua, da quella
-che di mano in mano si va alterando, e che può peranche bisognare di
-larghissime correzioni ed innovazioni.
-
-Da ciò segue, che il dare, come si usa negli odierni Statuti, ai due
-Parlamenti facoltà e arbitrio di abrogare certune leggi e produrne
-delle nuove, non basta; perchè quelle leggi non valgono ad abolire
-alcun difetto essenziale che si scoprisse nei fondamenti medesimi
-del sociale edificio. Nè questo, d'altra parte, si dee correggere
-con tumulto e violenza, ma con que' mezzi estraordinarj, e non però
-illegali e disordinati, che la sapienza stessa legislatrice ha definiti
-e previsti.
-
-Pur l'Inghilterra, solenne maestra al mondo civile del saper
-rispettare la legge e porre l'ordine allato alla politica agitazione,
-ha rischiato, or fa quindici anni, di soggiacere a sanguinosi
-sconvolgimenti, non trovando ne' suoi istituti alcun modo legale e
-prestabilito di mutare affatto la forma della sua Camera dei Comuni. Nè
-il partito fu vinto nel Parlamento dei Lordi per le vie ordinarie, ma
-per la minaccia continua delle moltitudini di rompere e ammutinarsi,
-e correre ad ardere gli antichi castelli, e devastare i tenimenti, e
-forse ucciderne i possessori.
-
-Provvedano, dunque, i nostri legislatori perchè in Italia non si corra
-un simigliante pericolo; il quale tanto riuscirebbe più grave appo noi,
-quanto ai nostri Statuti manca il venerando suggello dell'antichità.
-E perchè appunto non sia impossibile a questo suggello di segnare a
-grado a grado le leggi e le istituzioni umane, e farle spettabili e
-come sacre agli occhi di tutti, conviene fin da principio saper piegare
-quelle leggi e quelle istituzioni a ricevere la novità in modo avvisato
-e premeditato. In tal guisa, ed unicamente in tal guisa, potrannosi
-conciliare i profitti e i risultamenti dell'innovazione e della
-conservazione, e le leggi saranno sempre e antichissime e modernissime.
-Nè certo si può deplorare abbastanza quell'abito e facilità che ànno
-molte nostre popolazioni di poco pregiare la legge e (potendo) di
-eluderla; come, per lo contrario, non si dà fondamento migliore alla
-perfezione civile, che il grande ossequio e la somma osservanza inverso
-la legge. Ma perchè questa giunga ad infondere dentro gli animi tanta
-e sì salutevole riverenza, occorre non già che permanga immutabile (la
-qual cosa non si può fare), ma bene ch'ella sia inviolabile, e nessuna
-forza e nessun arbitrio la manometta: ad ottenere il qual fine (noi
-replichiamo), ricercasi che tutte le novità, eziandio sostanziali e
-fondamentali, emanino dalla legge medesima.
-
-L'antichità procacciava di mantenerla inviolabile circondandola di
-religione, e convertendo gli umani decreti in divini pronunciati.
-Questo significarono, per mio giudizio, i portentosi natali dei
-prischi legislatori, e Temide fatta generare direttamente da Giove,
-e gli arcani colloquj di Numa con la ninfa Egeria, e la scienza del
-giure romano data a custodire al collegio dei pontefici. Nel medio
-evo, poi, appresso molti popoli la legge serbavasi immobile per
-virtù di consuetudine e forza di autorità, e per certa timidità nel
-cercare il meglio e poca speranza di ritrovarlo. Oggi, di tutto ciò
-non sussiste quasi vestigio. La legge non può altrimenti rimaner
-venerabile, salvo che consonando con la ragione, che è legge suprema,
-e veramente assoluta e immutabile. La consuetudine o fu rotta o non
-basta, e forse anche è sospetta allo spirito indagatore del secolo.
-Progredire si vuole a ogni costo, e correggere e perfezionare si spera
-con fiducia e coraggio; e dove i modi usati e regolari fanno difetto,
-o presto o tardi si abbracciano i disusati ed irregolari. A rimovere
-quest'ultimo danno e pericolo, il rimedio debb'essere suggerito sempre
-dalla Costituzione medesima; e tutte quelle in cui non si legge, non
-dubitiamo di chiamare incompiute.
-
-A noi par, dunque, che i nuovi Statuti italiani provvederanno
-sapientemente all'indole e all'esigenze universali dei tempi, e molto
-più alle condizioni singolarissime dell'Era grande che tutti iniziamo
-nella nostra comune Patria, se verranno determinando a quali lunghi
-intervalli, da che forma di consessi, con quante prove e dibattimenti,
-a che numero di suffragi potrà discutersi e vincersi una proposta la
-quale intenda o di mutare o di aggiugnere alcuna cosa di momento alla
-legge fondamentale. A breve andare, noi saremo imitati da tutta Europa.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-AGLI UNGHERESI.
-
- 18 febbrajo 1848.
-
-È vostro desiderio costituirvi in grande e forte nazione; e noi pure
-il vogliamo, o popoli del Danubio. Voi vi sdegnate che al progresso
-e spiegamento delle vostre virtù sociali faccia ostacolo la forza
-straniera; e questo move del pari lo sdegno nostro. Voi volete la
-libertà; e noi similmente. Avete fede e certezza di conseguirla; e
-noi pure l'abbiamo. Se dunque i desiderj, gli affetti, il fine, le
-speranze sono le stesse, l'Italia e l'Ungheria non che vivere amiche,
-debbono giovarsi e schermirsi reciprocamente. All'Italia fa bene ogni
-opposizione vostra legale, ma energica e pertinace; come a voi torna
-utile soprammodo tutto il presente moto della Penisola, il quale
-impaccia, affatica e consuma la prepotenza straniera. Or via dunque,
-levatevi su, e al vostro ardore d'indipendenza e di libertà crescete
-l'impeto e l'intensione. Fate soprattutto, che le classi e gli ordini
-privilegiati cedano spontaneamente ciò che il tempo a non lungo andare
-strapperà loro di mano. Perchè la legge preeminente e massima che
-governa i casi dell'epoca nostra (ricordatelo, Ungheresi), è legge di
-tutta uguaglianza. Non vi salverà il Danubio, non i monti Carpazj,
-non la lingua e i costumi separatissimi dal rimanente d'Europa. La
-democrazia toccherà e invaderà il vostro suolo; ed anzi, buona parte
-l'ha invaso, e nel chiuso animo delle moltitudini vostre di già
-trionfa. Onde i privilegi feudali permangono appresso di voi molto
-simili a quelle poma del lago Asfaltico, che nell'esterior buccia
-serbano colore e freschezza, ma nel midollo sono polve e carbone.
-
-Profittate, Ungheresi, dell'aura vivace e feconda che spira d'Italia,
-e accendetevi singolarmente di vergogna e dispetto considerando che i
-vostri vassalli, ed anzi voi stessi in gran numero, serviate ancora
-d'istrumento e di braccio all'oppressione e alla tirannia. Veri e
-robusti rampolli del sangue Magiaro, come non arrossite che per le vie
-di Milano, di Padova, di Pavia, di Brescia, alle scimitarre austriache
-sieno tramischiate le ungariche, e le vostre mani grondino sangue
-innocente? come non arrossite di vibrare il ferro nel petto di giovani
-il cui delitto è simile al vostro, e il cui desiderio è quel medesimo
-che vi fa eloquenti e animosi nelle vostre diete? Generoso empito di
-Cavalleria vi mosse, già tempo, a salvare la casa di Ausburgo: movetevi
-oggi a salvare l'onor vostro medesimo; e a chi vi ricordi la fedeltà
-antica e gli allori in comune raccolti, fieramente rispondete: —
-Cavalieri siamo, ma non carnefici. —
-
- (_Dalla Lega Italiana._)
-
-
-LA COSTITUZIONE TOSCANA.
-
- 19 febbrajo 1848.
-
-La Costituzione Toscana è promulgata. Al Granduca avrebbe gradito
-pensarla e meditarla più lungamente; ma la impazienza non al tutto
-ragionevole di moltissimi, e il dubbio e sospetto che già correva non
-si volesse, sotto colore di fare opera affatto toscana, privare que'
-popoli d'alcune notabili guarentigie, ha mosso il Governo ad affrettare
-la pubblicazione del patto fondamentale. Mal si può _stans pede in
-uno_ pronunziare giudicio alquanto sicuro intorno ad opera di tanto
-e sì grave momento. Pur cediamo al desiderio e al piacere di subito
-significare la molta soddisfazione ch'ella ci reca nel suo beninsieme;
-e a noi non par temerario di dire ch'ella supera di bontà eziandio
-la Carta Napolitana: la qual nostra lode ha però sempre rispetto
-alle condizioni in cui sonosi posti senza necessità il Legislatore
-Napolitano e il Toscano, d'imitare al possibile il patto costituzionale
-francese.
-
-Noteremo in breve i pregi principalissimi della Carta Toscana; dico i
-proprj e speciali, essendochè gli altri sono comuni alla maggior parte
-degli Statuti rappresentativi odierni.
-
-Le parole del Proemio ci sono sembrate bellissime, e tanto degne d'un
-Principe generoso, quanto sincere e piene d'affetto. Nè in quelle
-parla soltanto il Principe di Toscana, ma l'uno dei contraenti della
-Lega Italiana, ma il caldissimo cooperatore della rigenerazione nostra
-comune; imperocchè Egli dice, di volere col nuovo Statuto procurare
-a' popoli _quella maggiore ampiezza di vita civile e politica, alla
-quale è chiamata l'Italia in questa solenne inaugurazione del nazionale
-risorgimento_. E zelante e religioso Italiano si mostra pure laddove
-conchiude raccomandando l'opera sua al Signore Iddio, _e rafforzando
-la preghiera di quella benedizione che il Pontefice della Cristianità
-spandeva poc'anzi sull'Italia tutta_.
-
-L'art. 6 del titolo primo registra fra i principj del Giure pubblico
-dei Toscani _la libertà del commercio e dell'industria_: ciò fa
-suggello all'antica saviezza di quella contrada, ove non si credè
-mai che le ricchezze e le industrie crescessero per privilegi
-ed inibizioni. Ma bello è vedere i dogmi dell'Economia Pubblica
-conformarsi alle nozioni del dritto universale, e prender luogo alla
-perfine nella legge fondamentale d'un popolo.
-
-Nel titolo terzo, fra le pertinenze dei Senatori non si annovera il
-far giudicio di qualunque delitto di Stato. E questa pure è sapienza
-toscana e degna del nipote di Leopoldo I, che osò abolire per fino
-il nome di crimenlese. Già lo Statuto napolitano avea circoscritta la
-facoltà giudiciaria dei Pari, applicandola unicamente ai reati di alto
-tradimento _di cui possono essere imputati i componenti di ambedue le
-Camere legislative_. Ora lo Statuto di Leopoldo II annulla affatto
-quella particolare spettanza, e vuole, con alto senno, che una sola
-sia la giustizia, uno il procedere di lei per tutti e per ogni ragione
-di colpe. Se non che, fa eccezione a questo la responsabilità dei
-ministri, dei quali potrà essere accusatore il Consiglio generale e
-solo giudice il Senato.
-
-Nell'articolo 30 del paragrafo secondo dell'articolo terzo, è scritto:
-_il possesso, la capacità, il commercio, l'industria conferiscono
-al cittadino toscano il diritto di essere elettore, ai termini e
-coi requisiti della legge elettorale._ Non il solo censo, adunque,
-porgerà titolo di elettore. Tanto promette lo Statuto; d'ogni rimanente
-provvederà la prossima legge. E ben fa lo Statuto a non preoccupare in
-gran parte la legge stessa, la quale versando sopra materie implicate e
-difficili, dee potere liberamente informarle e coordinarle. L'articolo,
-poi, 39 del paragrafo terzo del medesimo titolo, ne lascia intendere
-che la legge elettorale vorrà escludere tutti coloro il cui ufficio è
-salariato: altra ottima disposizione dello Statuto.
-
-Nel titolo VII provvedesi alla Lista Civile. Molte cose attinenti
-verranno discusse e deliberate dai Corpi legislativi. _Durante il regno
-del Granduca attuale, è mantenuta alla R. Corte l'annua assegnazione
-della quale è ora dotata, non ostante l'accaduta reversione di Lucca
-al Granducato, e la conseguente perdita delle signorie di Boemia._ È
-lodevole ed onorando vedere esso medesimo il Principe metter limite ai
-proprj assegni, e far sentire con modestia a' suoi popoli quel che ha
-perduto in lor beneficio.
-
-Ma la parte nella quale lo Statuto toscano sopravanza oltremodo
-quello del Regno, risguarda le materie di culto, intorno alle quali
-poco cede alla Costituzione stessa francese. Il primo articolo del
-titolo primo decreta, che _la religione cattolica-apostolica-romana
-è la sola religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono
-permessi conformemente alle leggi._ Dal secondo articolo si decreta,
-i Toscani qualunque sia il culto al quale s'addicono, essere tutti
-uguali al cospetto della legge, e tutti venire ammessi egualmente ai
-civili uffici ed ai militari. Se non andiamo errati, ciò importa la
-emancipazione compiuta degl'Israeliti, e il poter essi sedere nelle
-assemblee ed esercitare ogni qualunque diritto politico. Nel qual
-giudicio siam confermati dai termini e dalle parole del giuramento, non
-introdotte a caso dal savio legislatore nello Statuto fondamentale.
-Infine, nell'art. 6 dichiarasi che le leggi sulle mani-morte sono
-conservate.
-
-Da ultimo, non possiamo non avvertire con compiacenza, che tanto manca
-che il Governo toscano concepisca ombra e sospetto dell'armi cittadine,
-ch'egli conclude questa promulgazione del Patto costituzionale con
-affidarlo in modo espresso e particolare alla vigilanza e al coraggio
-della Guardia Civica, sua naturale tutela.
-
-Per dire delle imperfezioni della grand'opera, noteremo, fra l'altre
-cose, le poco avvedute disposizioni del titolo VIII ne' primi suoi
-cinque articoli. La materia loro è il patriziato toscano e gli Ordini
-cavallereschi. A noi non par bello del sicuro, nè utile alla patria
-comune, abolire le tradizioni e gli onori delle grandi famiglie
-storiche. Ma si convien trovare alcun modo dicevole ai tempi e ai
-costumi per mantenere ad esse famiglie il lustro, l'autorità e la
-considerazione che loro competono: i soli stemmi e titoli baronali e le
-onorificenze di corte non giovano, ed anzi operano effetto contrario.
-Similmente, noi non vorremmo annullare del tutto gli Ordini antichi
-cavallereschi, perchè ogni cosa la quale ha lunghissima pezza durato
-e mandato splendore di gloria, ha in sè un'efficienza di bene e un
-elemento di vita civile. Però, innanzi di sradicare e spiantare le
-istituzioni, deesi venir ricercando se non vi fosse guisa e spediente
-di trasformarle e di rinverdirle: ma chi le serba quali già furono e
-più non possono rimanere, egli per certo gitta l'opera e la fatica.
-
-Osserveremo ancora, a rispetto dell'assemblea dei Pari, che se nella
-Carta napolitana le categorie entro le quali dee cadere la scelta del
-Re sembrano troppo anguste, quelle assegnate dallo Statuto toscano
-largheggiano tanto, che la legge viene a dire poco più di questo: non
-sceglierai persone volgari nè idiote.
-
-Ma usciamo delle censure, e torni l'animo riconoscente a encomiare
-con orgoglio italiano la saviezza e larghezza legislatrice del Secondo
-Leopoldo.
-
- (Dalla _Lega Italiana._)
-
-
-DELLA PROSSIMA
-
-LEGGE SULLA LIBERTÀ DELLA STAMPA.
-
- 19 febbrajo 1848.
-
-I tempi e gli avvenimenti s'affrettano tanto, ed è così veloce, per
-non dire precipitato, il compilar delle leggi che fa ora l'Italia,
-che la stampa cotidiana non trova spazio da prevenirle nè la pubblica
-opinione da giovarle col suo consiglio. Ma non per tanto a noi si
-menoma punto il dovere di ciò tentare ed effettuare, come il possiamo,
-e per la tenue porzione che ci compete: ed ora che il re Carlo Alberto
-ha commesso ad uomini specchiatissimi, di presentargli tra breve
-la proposta d'una legge intorno alla stampa, noi ci facciamo debito
-rigoroso di subito manifestare la nostra mente intorno a quella gelosa
-materia, con l'usata sincerità e moderazione.
-
-Ognun sa che l'Inghilterra è in Europa il paese classico della libertà
-della stampa. Nulla cosa, dunque, si può suggerire al legislatore tanto
-savia ed utile, quanto di accostare l'opera sua alle norme che son
-seguite in quell'isola. Se non che, egli dovrà convertire in decreto
-scritto e sancito gran parte di quello che in Inghilterra vennesi
-costituendo per virtù di consuetudine. Chi sparla della stampa (e sono
-moltissimi, e non d'ingegno mediocre) e ardisce accusarla dei mali
-di cui s'affligge la nostra età, guardi e mediti sull'Inghilterra,
-in cui, insieme con la libertà compiuta di stampa, crebbe, invece di
-affievolirsi, il rispetto alle leggi, la bontà dei costumi, la pietà
-inverso Dio e inverso gli uomini.
-
-Non giudichiamo, poi, ad un tratto che l'Italia non sia capace di
-tanta larghezza. Ella n'è capace (lasciatemi dire) più forse della
-Francia medesima; perchè tutto quello che al presente veggo in Italia,
-mostrami un popolo risorto gigante, e a cui l'uso della libertà e della
-vita politica sembra non essere venuto meno pur mai, e che gli torni
-a mente siccome cosa dimenticata, ma non ignorata. V'ha nell'indole
-degli Italiani alcun che di grave e di positivo che salvali dalla furia
-e dall'esagerazione: il buon senso pratico similmente li ajuta a non
-abusare del dritto; e il sentimento vivo del bello e del grande, li fa
-inclinevoli a rispettare ciò che è santo e ciò che è degno. Nel 1820
-durò appresso i Napolitani per nove mesi la libertà della stampa; e fra
-gente tanto impetuosa, in tempi così infiammativi, a vista di palpabili
-tradimenti e spergiuri, la stampa non traboccò e non fece scandalo.
-
-Comunque ciò sia, si consideri almeno accuratamente il principio che
-in Inghilterra fa largheggiar tanto sul fatto della pubblicità: e il
-principio è questo, che non solo il manifestare la propria opinione è
-diritto naturale ed incancellabile, ma che è la prima e più vigorosa
-e feconda efficienza del bene comune. Onde compete al legislatore, a
-stretta ragione di debito, di agevolare al possibile e in tutte maniere
-la piena e libera significazione del pensiero. Da ciò procede che in
-Inghilterra non si domandano ai giornalisti depositi di gravi somme, e
-in quella vece studiano i legislatori di sminuire, quanto è fattibile,
-le spese del bollo. Da ciò procede che non è posto quivi in arbitrio di
-alcun ministro il ripigliare agli impressori le lor patenti e chiudere
-le loro oficine.
-
-Da ciò procede che non pure son tollerate colà le stampe le quali
-toccano gli ultimi termini del diritto, ma eziandio quelle che li
-oltrepassano: e però i processi per delitti di stampa sono radissimi,
-poichè la Nazione e il Governo serbano fede nelle forze del vero e
-nell'universale buon senso; e conoscono per lunga prova, che la stampa
-esercitando la sua medesima libertà, imbriglia e corregge a grado a
-grado sè stessa; e ciò non facendo, perde di autorità e di credito.
-
-Ad ogni modo, se ancora in tale materia gradisce al Governo Sardo di
-calcar le orme della legislazione francese, piacciagli almeno di non
-mozzarla nella parte sua più vitale e che inchiude la massima delle
-guarentigie: noi vogliam dire, il condurre i giudicj dei delitti di
-stampa con l'intervenimento e partecipazione dei cittadini giurati.
-
-Sieno pure i giudici _inamovibili_ e de' più integri. Da chi mai
-dipende il lor tardo o spedito salire alle superiori dignità? dal
-Governo. Chi dà loro segni cospicui di parzialità, ovvero indizj e
-prove di malumore e allontanamento? il Governo. D'altra parte, da
-chi move l'accusa contro gli scrittori imputati? dal Governo. Chi
-s'offende quasi sempre, di chi si sparla, contro chi s'imperversa dagli
-scrittori nelle stampe incolpate? contro il Governo. Troppo, adunque,
-è difficile la imparzialità dal lato de' giudici, e molto manca
-perchè essi intendano al punto la ragione e i diritti dell'opinione,
-e sappiano, per così dire, trasfondersi appieno ne' sentimenti e ne'
-pensieri del popolo. Ma oltre di ciò, non v'ha nulla sotto il cielo,
-nulla nella vita degli uomini di così indefinito ed indefinibile quanto
-il pensiero; e però l'espressione sua non mai verrà sottoposta con
-esattezza e con dirittura alle fredde disposizioni e circoscrizioni di
-qual legge si voglia. Di quindi sorge la massima nostra, che l'opinione
-soltanto può dar giudicio delle incolpate opinioni.
-
-Noi speriamo pertanto, che alla saggezza dei consiglieri del Re non
-isfugga quest'alta e vera necessità di concedere, pei delitti almeno
-di stampa, la guarentigia preziosa dell'intervenimento de' cittadini
-siccome apprezzatori e giudici del valor morale del fatto.
-
-Ma per sola una cosa noi supplichiamo ed esortiamo, più che per
-qualunque altra, i degnissimi compilatori della Legge reprimente
-gli abusi di stampa; e ciò è di rimovere affatto dalla proposta di
-essa legge qualunque determinazione e parola la qual sembrasse voler
-prendere a sindacato e porre a materia di giudicio, non che i fatti
-patenti e già consumati, ma eziandio le tendenze e le propensioni degli
-scrittori. Conciossiachè, appresso dei tribunali cotesta voce tendenza
-piglia un sentimento e un significato così incerto e così inquisitorio
-nell'esercizio e nell'uso, e tanto nelle applicazioni divien vessatrice
-ed arbitraria, da movere a indignazione giustissima chi medita un
-poco i misteri e la natura profonda e inviolabile della coscienza
-umana. Applicata poi quella voce a delitti di stampa, tanto cresce e
-moltiplica maggiormente la sua tristizia, quanto son più nascoste e
-difficili ad affermare e determinare le cupe e tacite macchinazioni del
-pensiere e della parola.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-D'UNA CROCIATA DEI RUSSI.
-
- 21 febbrajo 1848.
-
-I giornali tedeschi, hanno questi giorni passati, profuso nuove un
-po' troppo nuove, cioè strane e non molto credibili. Una di esse
-annunziava, che i Russi domandano il passo per 60 mila uomini, i quali
-calerebbero giù a furia a soccorrere il re di Napoli e l'ex-ministro
-Del Carretto. Gl'Inglesi questa sorta di novelle domandano un _puff_:
-noi, pensando alla gran nazione a cui riferiscesi quella notizia, non
-la chiameremo una _sparata_, ma una spiritosa invenzione, che accenna
-forse scherzando al malumore d'un monarca assoluto. Più volte ho veduto
-in Parigi quell'orso badiale che ha nome Martino, e d'intorno al quale
-scherzano e ruzzano di continuo e alla spensierata una gran turba di
-monelli, perchè l'orso che è giù in una larga lustra murata, non può
-loro far danno alcuno. Parecchi potentati europei operano qualcosa di
-simile intorno alla grande orsa del Norte. Ben l'accarezzano volentieri
-finchè passeggia dentro il circuito vastissimo del suo impero; ma
-se le tenta il cuore la voglia di uscirne, tirata dalla dolcezza de'
-nostri climi, e' se ne adombrano forte, e si pentono de' troppi vezzi.
-E benchè quella proferiscasi ad ajutarli senza interesse alcuno, e
-prometta loro di aggiustar le faccende proprio secondo il gusto comune,
-cioè tutte a norma e a talento del potere assoluto; ciò nondimeno
-ei si spaurano molto in pensando la dura fatica e il fiero impaccio
-che avranno per ricondurla poi con le buone dentro alle sue gelide
-abitazioni.
-
-I Russi, adunque, non moverannosi per al presente, e Nicolò non è uomo
-da ritrovare le temerarie pedate di Suvaroff. Ma che lo Czar esibisca
-denari agli Austriaci, e questi si lascino prendere ed invescare alla
-dolce offerta, ciò mi par naturale e molto probabile. L'Austria è
-bruciata di danari e cercali da ogni banda, come fa il prodigo che
-vuol levarsi un capriccio e va e picchia a tutti gli usci degli usurai.
-Alla Russia, invece, le miniere nuove d'argento colmano, a quel che si
-dice, tutti gli scrigni; e se l'Austria nel pagare sarà morosa, pagherà
-largamente d'altra moneta sulle bocche del Danubio e lungo l'Eusino.
-
-A questo pensano i Russi, e non a mischiarsi per via di fatto nelle
-cose d'Italia. Però, noi replichiam volentieri quello che il nostro
-Giornale affermava, son pochi giorni: che, cioè, in caso di qualche
-grave conflitto fra l'Austria ed i nostri Principi, l'Europa starebbesi
-ansiosa a riguardare le due parti contendenti, ma niuno de' suoi
-potentati darebbe nell'armi, a cagione principalmente, che, movendosi
-l'uno, subito tutti gli altri verrebbero in campo, e una guerra
-generale e terribile ne scoppierebbe. Ora, una simigliante guerra a
-tutti fa gran paura, e quasi niuno può sostenerla senza pericolo di
-ruina; e l'Europa intera uscirebbene così mutata e scompaginata, che
-il sol pensarlo fa sudar freddo ai sovrani ed ai diplomatici. Armiamoci
-dunque speditamente, e non confidiamo che in noi medesimi; e ogni buon
-cittadino ripeta infinite volte quelle benedette parole: l'Italia farà
-da sè.
-
-Ma, infine (osserverà qui taluno), se un terzo entrasse nello steccato
-e l'Europa isse tutta sossopra, come certo avverrebbe movendosi
-un esercito russo, o d'altra nazione, che sarà dell'Italia? Sarà
-dell'Italia tutto quel maggior bene che le avremo ammannito, armandoci
-ora con diligenza, ed affratellandoci di più in più, e collegandosi i
-nostri Principi in santa confederazione. Dacchè fra i regni forestieri
-gl'interessi sono divisi e sovente opposti, niuno di loro può passarsi
-di buoni compagni: e però il coraggio, l'unione e la prudenza trovano
-del sicuro poderosi alleati. Li trovarono gli Olandesi, picciola
-gente, ma generosa; li trovò l'America divisa e lontana; la Grecia di
-questi dì gli ha trovati: al coraggio e all'unione italiana neppur
-mancheranno. Armiamoci, su, ed affratelliamoci tuttavia: all'uscir
-della lotta, quella nazione starà a galla che avrà tra i guerreggianti
-stranieri frapposta con ardire e prodezza la spada propria, e
-combattuto con dirittura e magnanimità, così per li suoi sacri diritti,
-come per quelli della ragione e della giustizia comune.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DEL POPOLO.
-
- 22 febbrajo 1848.
-
-Si affermò nel Programma di questo Giornale, che nessuna gran cosa
-nel mondo viene operata e condotta a buon termine senza la immediata
-partecipazione della parte più numerosa del Popolo. Or, quanto deesi
-pensare che ciò sia più vero, trattandosi del nostro risorgere dopo tre
-secoli luttuosi e pieni di servitù e di vizj, che è l'impresa maggiore
-a cui si possa applicare qualunque nazione del mondo? A noi liberali
-importa, quindi, assaissimo avere dal lato nostro piena d'ardore e
-operosa cooperatrice la moltitudine. Due modi furono sempre considerati
-come i più efficaci e diretti per affezionarsi durevolmente l'animo
-della plebe; ciò sono istruirla e beneficarla. E però, a tali due
-istrumenti del bene speciale di cui ragioniamo, s'addirizzeranno del
-continuo le nostre parole, e le pratiche che verrem suggerendo.
-
-La istruzione, a rispetto della vita politica, ha per materia sua
-propria l'imprimere nelle menti e ne' cuori delle classi povere quel
-senso di dignità che lor manca, e quel concetto de' proprj doveri
-e diritti che sempre ànno avuto annebbiato dall'ignoranza, guasto
-dall'abito del servire e dagli incitamenti ciechi dell'indigenza, e
-viziato persino dal sentimento (per sè ottimo e santo, ma non ben
-diretto e non ben purgato) della pietà religiosa. La istruzione
-accenderà eziandio nelle lor menti il vero amore di Patria, non
-ristretto nel palmo di terra ove nascesi, ma dilatato a tutta quanta la
-sacra Terra Italiana.
-
-Nella plebe stanno riposti (si creda pure) i germi vigorosi de' più
-nobili istinti e degli affetti profondi ed eroici, appunto perchè
-più prossima alla natura, e meno lisciata e forbita dalle molli e
-artificiose consuetudini del vivere signorile. Deesi perciò incolpare
-l'inerzia e l'incuria (per non dir l'egoismo) delle classi culte ed
-agiate, se quei germi salutari e veramente divini imbozzachiscono
-e muojono; imperocchè in tali classi risiede il debito naturale e
-incessante di tutelare la plebe, educarla e sovvenirla. E il primo
-benefizio e l'educazione prima sarebbero (a parlar sincero) mostrarle
-ne' portamenti nostri l'esempio del vivere corretto e severo; laddove
-è necessità il riconoscere che nella plebe v'à parecchie virtù che
-ella può attribuire solo a sè stessa, e v'à moltissimi vizj che imita e
-copia dai facoltosi e ben nati: e noi che scriviamo, vedemmo in Francia
-coi proprj nostri occhi riconfermarsi questo vero ogni giorno più.
-
-Ma non è da pensare che il solo amor di nazione, e il desiderio
-solo di libertà e delle altre perfezioni politiche basti a condurre
-sollecitamente le moltitudini dal lato nostro, e a farle infiammate
-e perseveranti; poichè, per giungere a tanto effetto, occorre di
-aspettare che il tempo e i metodi nuovi d'educazione e l'uso protratto
-delle franchigie pubbliche convertano que' sentimenti e que' desiderj,
-come a dire, in carne ed in sangue, e li rendano parte sostanzialissima
-e abituale della vita comune. Ei conviensi, pertanto, supplire a
-ciò con l'opera dei beneficj (comandata d'altra parte dalla pietà
-cristiana), mostrando in effetto alla plebe che noi liberali siamo veri
-e parziali amici di lei e d'ogni suo bene, e provandole altresì, con
-saggi e fruttuosi provvedimenti, che il nuovo stato di cose le torna
-senza confronto e più profittevole e migliore del già passato.
-
-In tal guisa, l'interesse ed il sentimento cospirando insieme ad
-un fine, avremo, ripeto io, nelle mani il più poderoso strumento
-dell'opere grandi e forti, la plebe. In Francia, l'amor di nazione
-che pure da secoli era fondatissimo, e il desiderio delle pubbliche
-guarentigie nudrito per cinquant'anni da ogni ragione scrittori, non
-sarebbero tornati sufficienti ad accendere le moltitudini e persuader
-loro le azioni più coraggiose e più disperate, qualora non vi si fosse
-aggiunto il pungolo dell'interesse: tanto che, la paura vivissima di
-ricadere sotto il giogo dei baroni e sotto il reggimento dei privilegi,
-dei balzelli e delle avanie, le tenne forti più che ogni altra cosa
-alle difese e alle lotte; e volentieri detter la vita per una causa che
-stimarono la santa causa delle plebi angariate ed oppresse.
-
-In Italia, noi non abbiamo al presente (e siane ringraziato Dio) i
-fieri motivi che infiammavano e inviperivano quel popolo minuto. Di
-tutte le mutazioni che la rivoluzione francese recò allo Stato e alle
-forme propriamente sociali, noi già raccogliemmo il frutto migliore;
-e perfetta è oggimai nella nostra patria l'eguaglianza civile e
-l'estinzione dei privilegi; e sino nell'isole, rimaste più separate
-dal moto universale politico, gli avanzi e gli effetti della lunga
-feudalità sono in procinto di scomparire. A noi, dunque, manca da
-questo lato una leva molto gagliarda per sommovere le moltitudini,
-e un incentivo assai efficace ed acuto per animarle a gran fatti
-e tenerle salde ad ogni durissima prova. Ma qui accade considerare
-come il presente moto italiano proceda diversissimo dal francese. Chè
-quello fu tutto disordinato e violento: nudrivasi d'ira e d'orgoglio,
-scuoteva gli ordini dello Stato dall'ultime fondamenta, provocava da
-ogni banda nimicizie mortali, salir voleva di balzo all'acquisto d'ogni
-libertà e d'ogni ideal perfezione, e affrettavasi al lume incerto
-di dottrine fantastiche, e senza tener conto alcuno degli ostacoli e
-dell'inopportunità. In quel cambio, il nostro moto presente è tutto
-civile e pratico, e molto tende ad edificare, e poco o nulla distrugge.
-E però, noi possiamo invitare ogni varietà di gente e ogni condizione
-d'uomini all'impresa, universalmente proficua e nociva a nessuno, di
-costituire l'Italia in essere di nazione, e di rialzarla a quel grado
-di perfezionamento e splendore sociale e politico che la natura e i
-cieli le destinarono.
-
-Non occorre, adunque, alla nostra impresa la rabbia cieca, impetuosa
-e infrenabile delle moltitudini, ma sibbene occorre il sentir loro
-generoso, il buon senso ravviato e schiarito, e il saldo e intimo
-convincimento che gli amici della libertà e della indipendenza italiana
-sono gli amici loro costanti ed attivi; e in fine, che dessa libertà e
-indipendenza, oltre all'essere cosa bellissima e nobilissima rispetto
-a sè, soccorre e giova fruttuosamente le classi inferiori, ne inizia
-e fomenta la educazione, ne tronca o mitiga i mali, e le introduce di
-mano in mano a gustare il dolce della scienza, e godere il bello e il
-maraviglioso della gloria e grandezza umana.
-
-Ai quali termini tutti noi giungeremo assai prestamente, se il massimo
-de' beneficj che usar vorremo nel popol minuto consisterà in una
-industria ingegnosa e continua di convertire in qualche profitto certo
-e immediato di lui quelle nuove franchigie e diritti, e quelle larghe
-istituzioni di cui buona parte degli Italiani è ora dotata. Pur troppo,
-ciò non vedesi praticare con molto zelo o perduranza neppure appresso
-le nazioni più libere e più civili d'Europa. Nè noi ci ricordiamo dal
-1830 in poi, d'aver sentito in Francia nei Parlamenti proporsi, più di
-una o due volte, leggi e provvedimenti giovevoli in guisa immediata e
-visibile alla porzione più numerosa e infelice del popolo. Noi facciam
-voti perchè la sapienza civile italiana sappia calcare una miglior via.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DEI DAZJ DANNOSI AL POPOLO.
-
- 22 febbrajo 1848.
-
-Non è facile a dire quanto ci rallegriamo di vedere il Governo
-Sardo entrare innanzi ai privati, e dar loro splendido esempio in
-questo fatto rilevantissimo del beneficare la plebe. Nell'articolo
-quartodecimo del memorabil Decreto degli otto, fra le altre gravissime
-disposizioni è registrato e promulgato, che dal primo di luglio in
-poi la gabella del sale non eccederà il prezzo di 30 centesimi per
-chilogrammo. Di tal benefizio a noi corre obbligo di ringraziare
-particolarmente il Principe, così in nome nostro come della gente
-minuta e più bisognosa, alla quale non dee sgradire che pure questo
-Periodico si faccia interprete e testimonio dei sentimenti di lei.
-
-Ognun sa che tra le tasse più dure e gravose per l'infimo popolo,
-era da computarsi quella del sale, e segnatamente per gli uomini di
-contado, a cui tornava costosissimo il quasichè solo condimento del suo
-vitto più che frugale. E oltre ciò, difettava d'un mezzo efficace (per
-quello che affermano parecchi pratici) di ben ristorare e ben nudrire
-il bestiame: e chi considera che dal bestiame, e per conseguente
-dal concime che dà, si origina ogni altro miglioramento agrario, dee
-confessare che la gabella del sale, quando non sia tenuissima, prende
-luogo fra quelle tasse perniciose ed improvvide che offendono la
-prosperità e ricchezza comune nelle sue medesime scaturigini. Senza
-dire quel che da taluni agronomi si va ripetendo; il sale, cioè,
-poter servire da buon letame per praterie, e che non isconverrebbe
-punto l'adoperarlo per succedaneo del guano, e d'alcuni altri concimi
-artefatti. Ma di ciò veggano gl'intendenti.
-
-Noi pigliamo fiducia, che da ora in poi il Governo Sardo cercherà e
-studierà ogni guisa per iscemare notabilmente tutti quei dazj che
-per diretto o per indiretto incarano le cose più necessarie alla
-sussistenza. E il Tesoro ne riceverà molto minor danno che non si
-stima; poichè il calo delle gabelle verrà riparato in gran parte, se
-non in tutto, dall'aumentarsi il consumo, appunto come va succedendo
-appresso gl'Inglesi. E quanto è al grave sbilancio che può accadere
-ne' primi tempi, il Governo Sardo è in grado di non se ne sgomentare,
-perchè i buoni risparmj fatti e l'ottimo assetto ministrativo gli
-rendono agevoli molti compensi e molti partiti, di parecchi de' quali
-faremo speciale ragionamento tra breve. Egli sarà in tal guisa lodato
-da tutti i buoni, ammirato dagli Statisti ed Economisti d'ogni paese,
-e, quel che più monta, verrà benedetto ogni giorno dalle famiglie de'
-poveri; e la plebe, cogliendo larghi profitti dall'ordinamento nuovo
-dello Stato, conoscerà con diletto quanto sia dolce cosa la libertà,
-quanto giusto ed utile l'impero dell'opinione, quanto dignitoso
-l'obbedire a un Principe liberale, e far parte di una Nazione che
-risorge e grandeggia. E per tutti questi beni (siamone certi) la
-plebe darà volentieri, occorrendo, il sangue e la vita; perchè nel
-cuore di lei la gratitudine, per ordinario, è somma ed eroica, e
-la devozione per ciò che ama ed ammira non ha misura nè termine. A
-vero dire, il Governo procaccia dal lato suo di condurla a simili
-sentimenti, e di ciò pure gli professiamo specialissima riconoscenza.
-Per fermo, un pensier gentile e generoso fu quello di promettere al
-popolo lo scemamento della gabella del sale in quel Decreto medesimo
-che promulgava solennemente lo Statuto rappresentativo. Così vollero
-i reggitori, che nell'animo della plebe stessero congiunte insieme
-e annodate queste due cose: un suo profitto speciale, e le pubbliche
-libertà e guarentigie. Questa è bontà sapiente e fruttifera, e annunzia
-il disegno di grandi e malagevoli imprese, per le quali ricercasi non
-pure la fedeltà e l'obbedienza, ma lo zelo animoso ed inestinguibile
-delle moltitudini.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DI ROMA COSTITUZIONALE.
-
- 23 febbrajo 1848.
-
-Da qualche giorno i fogli italiani discutono del potere o non potere
-il Pontefice costituire un governo rappresentativo. A noi, tutte
-le ragioni che vorrebbero provare il no, sembrano tanto invalide e
-frivole, che non concepiam bene come qualche ingegno elettissimo abbia
-speso non poche parole per confutarle. Noi nel Papa, come custode santo
-de' dommi, vediamo bene certi confini di facoltà, e ch'egli possa
-le tali cose e le tali altre non possa; ma come principe temporale
-e governatore di popoli, non conosciamo divario nessuno da lui agli
-altri. Per fermo, noi vorremmo che gli avversarj, quali che sieno, si
-compiacessero di dichiarare sopra qual passo del Vangelo, o sopra qual
-massima universale e perpetua di Santa Chiesa, è fondato il governo
-assoluto e arbitrario delle province romane. Però, se nulla v'ha
-in ciò di dogmatico e nulla d'inconcusso e d'irrevocabile, il Papa
-rimane libero e sciolto al pari d'ogni altro monarca, non potendo le
-cose spirituali e temporali cambiar natura per l'adagiarsi che fanno
-in una sola persona, e come il poter temporale non dee trasformare e
-alterare l'indole e la sostanza del potere spirituale, così questo non
-dee travolgere l'autorità principesca, e volerla serbare arbitraria
-contro la ragion delle genti e le esigenze estreme del secolo. E
-quando pur si volesse, che la potestà temporale cedendo infinitamente
-di dignità all'altra spirituale, fosse in debito d'imitarla, e di
-porsela innanzi agli occhi come modello; ei ne seguirebbe una forma
-d'impero oppostissima all'arbitraria, e prossima quanto mai al
-governo che domandasi rappresentativo. Tutti conoscono risiedere la
-facoltà legislativa ecclesiastica ne' concilj, congiunti nel debito
-modo all'augusto lor capo: e similmente, a chi non è noto la facoltà
-pontificia essere, per primo e proprio istituto, esecutrice fedele
-delle sentenze conciliari; ed anche nelle materie di disciplina,
-solersi sempre governare a norma dei canoni, e delle antiche e più
-venerabili consuetudini? Il regno, adunque, temporale dei Papi, per
-accostarsi come può al divino modello del reggimento ecclesiastico,
-debbe porre da banda gli arbitrj ed i motupropri, e vestire le
-forme costituzionali. Chè se queste son necessarie alla prosperità e
-grandezza di qualunque mai popolo, noi reputiamo che il sono molto di
-più alla salute e prosperità delle province romane. Per fermo, che è il
-governo assoluto, salvo che una perpetua dittatura e tutela, la qual
-presume di fare e maneggiare da sè sola ogni cosa, e reggere i popoli
-come minori e pupilli? Ma per ciò adempiere, appena è sufficiente ad un
-Principe lo spendere tutto il tempo che ha, e tutte le cure, fatiche,
-ingegno, accorgimento ed ostinazione di cui è capace. Ora, come si può
-adunar tanto carico sulle spalle al Pontefice, il quale e trema e suda
-continuo sotto il peso del gran manto, e al cui ministero sono affidati
-i religiosi negozj di tutto l'orbe cattolico?
-
-Ma più: la dittatura perpetua agli occhi della ragione è
-contradittoria; perchè ogni specie di dittatura vale come rimedio,
-non come regola permanente; sospende le pubbliche libertà, ma non
-può annullarle; compie la educazione dei popoli affine di farli uscir
-di pupillo, non per serbarveli senza termine. Adoperata eziandio da
-uomini sommi e santissimi, spegne a poco a poco dintorno a sè l'amore
-alla causa pubblica, e l'abito delle virtù cittadine; e agli affetti
-forti, generosi e magnanimi, fa succeder gl'inetti e i volgari. E
-che? l'impero temporale dei Papi che far dovrebbesi specchio lucente
-e norma sicura e inerrante di tutti gli altri, verrà condannato alla
-indeclinabile necessità di non poter esser buono, e d'infiacchire e
-abbassare l'umana natura?
-
-Ma più ancora: nel comando assoluto è gran pericolo di mal fare, e
-d'imbattersi in gravi e funestissimi errori; conciossiachè, quanto
-maggiore è l'arbitrio, tanto cresce la facoltà di abusarne; e quando
-un solo consiglio move ogni cosa, falso ed errato che sia, nessuna
-forza il corregge e radduce al bene. Ma, a qual monarchia fa più
-bisogno di non ingannarsi, a quale di non uscire dal buon sentiero,
-se non alla pontificia? Evvi cosa al mondo così deplorevole, disordine
-così tristo a vedersi, sconcezza tanto deforme, quanto che il Vicario
-di Cristo, la persona più veneranda fra gli uomini, e guardiana e
-rappresentatrice dell'essenza medesima della saggezza eterna, inciampi
-in isbagli gravissimi, e pongasi a rischio di governare e imperare
-in modo che tutto il mondo civile ne rida e si scandolezzi? Pur
-troppo, non son queste supposizioni assai temerarie; e l'Italia il
-sa, e ne piange tuttora. Invece, cambiata la dittatura in reggimento
-costituzionale, nessuna imputabilità può salire fino alla seggia di
-S. Pietro; e il Principe sacerdote può solo operare il bene e non mai
-il male: principio, come è noto ad ognuno, e massima direttiva di quel
-reggimento, e la quale sembra appunto pensata per dignità e decoro del
-regno pontificale.
-
-Potremmo senza fine moltiplicar le ragioni; ma le più sono state messe
-in buona considerazione da egregi scrittori, e però ci asteniamo
-dal ricordarle. Solo qui aggiungiamo, che se all'immortale Pio IX
-sta veramente in cuore di tramandare intera la potestà regia a' suoi
-successori, debbesi affrettare di darle per fondamento la libertà,
-che è oggimai la sola e abbondevole scaturigine d'ogni potere e d'ogni
-forza.
-
-Certo è, che se il conculcare i popoli con le alabarde svizzere e le
-bajonette tedesche domandasi pienezza di regno, Pio IX la rifiuta e
-l'abbomina, e piglierassi piuttosto la parte che il tutto; e se colmar
-le prigioni, sbandeggiare i migliori, erigere tribunali soldateschi e
-feroci, armare i centurioni, e tinger di sangue le città di Romagna,
-sono i soli mezzi rimasti per tramandare a' successori l'integrità
-del potere, a Pio IX fa ribrezzo e dolore pur di pensarlo; e niuno
-s'aspetti dalle sue mani innocenti un'eredità cotanto misera ed
-abborrita. Il sentir dire, poi, e obiettare che, molti secoli fa,
-giurarono i cardinali per sè e per gli ultimi lor successori di
-conservare cotal plenitudine di diritti, e che in niuna guisa si può
-derogare a quel giuramento antichissimo, ciò suona agli orecchi nostri
-quasi come bestemmia. Questo non giurarono del sicuro i cardinali
-in lor cuore e pensiero, e se il fecero, malissimo adoperarono, e il
-peggiore sarebbe mantenere quel sacramento. Eh via, lasciamo una volta
-i sofismi e i cavilli, che a ogni specie di prepotenza e di tirannia
-servito hanno di velo e di scusa; e non si meschii, soprattutto, alle
-faccende laicali la santità inviolabile della teologia. Il padre Boerio
-e il padre Perrone pensino ad altro: qui non fa duopo il lor magistero.
-Profani e materialissimi sono coloro che la spiritualità della Chiesa
-e le condizioni sue eterne e immutabili involgono, in qualsiasi
-maniera, con le contingenze, le varietà e i casi del potere temporale.
-La Chiesa di Roma ha esistito e con l'autorità principesca e senza,
-e ha provveduto a' suoi fini dallato a ogni forma sociale e politica,
-compresavi eziandio la repubblicana, essendo Roma più d'una volta nel
-medio evo stata repubblica e affatto signora di sè. A noi fa sdegno
-veramente il vedere, che uomini i quali pur jeri l'altro riconoscevano
-nel Pontefice ogni possibile latitudine di facoltà e di arbitrio,
-sieno disposti a provare la sua impotenza unicamente quando si tratta
-di largire ai popoli la libertà, e rivocare l'Italia alla grandezza e
-gloria perduta.[10]
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-CARTEGGIO TRA METTERNICH E PALMERSTON.
-
- 23 febbrajo 1848.
-
-Jeri e jer l'altro la _Lega_ ha riferito e tradotto un carteggio
-ufficiale e di molta importanza tra il visconte Palmerston e il
-principe di Metternich intorno ai casi d'Italia. Nel primo dispaccio,
-dato alli due d'agosto dell'anno scorso, il gran Cancelliere di Vienna
-comincia, secondo suo stile, a chiamare sconvolgimenti vertiginosi
-le quiete e ordinate riforme che i Principi nostri han praticato
-nell'Italia media. Per l'Austria ogni moto è sconvolgimento, perchè
-simbolo del suo governo è il serpente a sonagli in torpore, e perchè
-ella si fa gloria di traslatare la Cina in Europa: quindi a Vienna,
-come a Pechino, ogni mutazione vien riputata sedizione. Dice poi
-Metternich, che di tali scombujamenti le conseguenze si lasciano
-indovinare anche troppo. Io non so degli altri, ma se le indovina egli
-davvero quel gran Tiresia dei diplomatici, e vedele tutte e ben chiare,
-il buon tempo è finito per lui, e nemmeno può confortarsi col motto
-di Tiberio che molti pongono sulla sua bocca, _dopo me il finimondo_.
-Insomma, avea gran ragione quel Greco di dire a Creso: «Scusami, ma
-s'io non ti veggio innanzi morire, io non ti posso chiamar felice.»
-Principe di Metternich, le glorie e i trionfi di Lubiana e di Verona
-son mezzo affogati, e aspettatevi di vederli ridotti al niente. Oh
-bel morire, sono già ventisei o ventisette anni, accosto al tappeto
-verde, in su quel seggiolone a bracciuoli ove con maestà e grazia vi
-sdrajavate, e l'Europa intera pendeva dal vostro labbro. Ma torniamo al
-dispaccio. Metternich vuol tastare e sapere come la pensi l'Inghilterra
-intorno al possesso e all'indipendenza reciproca degli Stati Italiani,
-e se basti ad essi per piena ed intera malleveria il Trattato di
-Vienna. Ogni frase ha senso lato e generalissimo, e conoscesi aperto,
-che il fine di quello scritto è soltanto di scoprir terreno, ed esigere
-una dichiarazione ex officio. In tal dispaccio stanno pure le famose
-parole: _Italia è una espressione geografica._ Metternich pronunzia
-il vero. Il Congresso di Vienna tolse alla povera Italia qualunque
-altra significazione, fuor quella d'essere un pezzo di terra europea
-configurato d'un certo modo, e al quale i geografi impongono per
-abitudine un nome solo. A ciò non si risponde con le parole, ma sibbene
-coi fatti; e finchè questi non parleranno, taci, popolo Italiano, taci,
-ed infrattanto
-
- Fa dolce l'ira tua nel tuo secreto.
-
-La seconda lettera del gran Cancelliere va ripetendo, quanto al
-costrutto, il medesimo che nella prima; salvo che aggiugnevi una
-pittura nerissima, ed oso dire grottesca dei moti d'Italia: e badisi
-che al dispaccio è apposta una data anteriore di molti mesi ai fatti
-di Sicilia e alle promulgate Costituzioni. Che vogliono gli agitatori
-d'Italia e que' settarj malvagi che la sommovono da sì lunghi anni?
-Metternich solo ha scoperto il secreto ed avvolto al dito il bandolo
-della matassa: ei vogliono fare d'Italia una gran repubblica federata,
-con un governo centrale de' più stretti e gagliardi. Scuotetevi dunque,
-o Monarchi, alla voce del vostro amico, e provvedete al pericolo che vi
-sovrasta. Così parla ed esorta il gran Cancelliere; e sono trent'anni
-che la cosa stessa ripete; e veramente, _chordà obberrat eàdem_,
-nè altro sa figurare il brav'uomo che sétte e pugnali, _comitati_ e
-congreghe, rivoluzioni e repubbliche. Ciò prova che nelle fissazioni
-mentali v'ha moltissimi gradi, e non tutti menano alla pazzia: senza
-di che, il decano degli Statisti d'Europa soggiacerebbe da lungo tempo
-alle docce fredde e agli altri calmanti.
-
-Lord Palmerston fece da prima una sola risposta alle due lettere di
-Metternich, e poi mandò una seconda con data degli 11 di settembre,
-cioè in quel torno di tempo in che l'Austria avea sorpresa Ferrara;
-laonde v'è inserita questa frase osservabilissima: — L'integrità
-degli Stati Romani dee venir reputata siccome un elemento essenziale
-dell'indipendenza politica della Penisola italiana. E non può accadere
-alcuna invasione di quel territorio senza che ciò non meni gravissime e
-importantissime conseguenze. — Parole son queste molto significative; e
-la punta loro è sì acuta e pungente, che i soliti fiori segretarieschi
-la cuoprono a mala pena.
-
-In generale, Lord Palmerston ristringesi a dire, che l'Austria
-richiamandosi, come fa, al trattato di Vienna per la conservazione
-delle province lombarde, ha buon dritto e ragione; e che non solo
-debbono venire adempite le determinazioni e le clausole di quel
-trattato, ma il debbono essere _tutte_; il che vuol dire, a Cracovia
-come in Italia. D'altra parte, prosiegue Palmerston, considerando che
-nel congresso di Vienna i Sovrani d'Italia furono riconosciuti liberi
-e indipendenti nel modo più formale ed esplicito che mai si possa, ne
-discende che non debbono essi venir turbati in qualunque esercizio di
-loro sovranità a rispetto del governo interiore; e però, qualunque atto
-di cotal genere non può fornire all'Austria buona ragione d'invadere
-con le armi veruno degli Stati italiani.
-
-Questo parlare, nello stile sempre officioso e cortesemente dissimulato
-delle cancellerie, ha del risoluto e del vigoroso; e però Metternich,
-che squadernava e citava il trattato di Vienna, è stato benissimo
-redarguito; e i due dispacci di Palmerston sono, per nostro avviso,
-un molto leggiadro e continuo ritorcere d'argomenti, ove non manca
-neppure la grazia dell'ironia, e ricorda quel grave e maliziosetto
-sorriso de' gran signori, nel quale, eccetto la sincerità, si trova
-ogni cosa. Lord Palmerston affermando il diritto che l'Austria possiede
-di proteggere i possedimenti suoi sul Po e sul Mincio, fa pur notare
-che niuno l'offende e il minaccia, e non si vede chiaro a che proposito
-sia ricordato con tanta solennità e premura: laddove, per lo contrario,
-il pericolo che non si rispetti l'indipendenza degli Stati d'Italia è
-visibile e soprastante.
-
-Quanto poi al disegno dei caposchiera italiani di giungere a fondare
-o una repubblica sola o molte confederate, confessa il Palmerston,
-con vera e sentita modestia, che benchè dappertutto abbia consoli, e
-gente non poca che attende a ben informarlo, egli non ha avuto neppur
-sentore di tanta e sì grave macchinazione. Ma ciò invece che quel
-ministro ha da lunghissimo tempo saputo di certa scienza, e per mille
-vie e per mille organi, si è che l'Italia veniva retta e governata
-miserissimamente, e bisognavanle riforme pronte e larghissime,
-soprattutto in Roma ed in Napoli. Laonde, conclude il Palmerston, gli
-è da sperare che il ministero di Vienna, al quale più che a qualunque
-altro dee stare a cuore la salda pacificazione d'Italia, vorrà dar
-mano ai Principi della Penisola per condurre le riforme a termine
-fortunato, e caldeggerà ogni determinazione loro intesa a quel fine.
-Qui ognun vede che il velo della socratica ironia divien troppo
-sottile, e si squarcia. Oh come! il Principe stesso di Metternich
-dee con le sue proprie mani ajutare gli altri a scavargli la fossa?
-Questo nol chiediamo neanche noi Italiani, perchè le virtù eroiche non
-possono domandarsi a veruno. Noi nel servaggio abbiamo bensì perduto
-parecchie doti, ma non la discrezione e l'urbanità. Il Metternich
-invecchia assai, e gli sta bene, dopo enormi fatiche, un po' di riposo.
-E perchè ai molto attempati ogni divertimento si cangia in tedio, la
-gentilezza italiana preparagli uno spettacolo tanto vivo e patetico,
-che impossibile è non lo svaghi per qualche poco, e non gli riempia gli
-occhi e gli orecchi di straordinario e ricreativo diletto. Possa egli
-vivere tanto da vedere finito il dramma e calato il sipario.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DI NUOVO,
-
-DI UNA LEGA POLITICA DIFENSIVA.
-
- 16 febbrajo 1848.
-
-Tra la lega de' popoli e la lega de' Principi, qual dee riuscire più
-malagevole a praticarsi? certamente la prima; ed anzi, ella non può
-essere menata in atto, salvo che dall'azione lenta del tempo, e da un
-fortunato concorrere di avvenimenti e di circostanze. Eppure, scorgesi
-oggi in Italia questa singolare contrarietà e discrepanza, che la
-lega de' popoli tocca oramai la sua perfezione, laddove a quella de'
-Principi neppure dàssi cominciamento. Ma che sai tu? mi diranno alcuni;
-ella è forse molto innoltrata. Lavoransi ed apparecchiansi tali cose in
-piazza? Gelosi negozj son questi, e da tenersi più che celati. Vorresti
-tu provocare il nemico senza profitto ed innanzi al tempo? Gran maestri
-furono gl'Italiani del secreto di Stato; e se la fortuna li abbandonò,
-l'arte non li abbandona.
-
-Rispondo ai contraddittori in tal guisa. V'ha due metodi, ciascuno
-de' quali ha sue convenienze e disconvenienze: ciò sono il maneggio
-occulto e diplomatico, e il pubblico e popolare. Quello da cui bisogna
-astenersi affatto, si è il confondere insieme od il perturbare l'uno
-con l'altro; imperocchè allora perdesi la maggior porzione dell'utile,
-e incontrasi la maggior porzione del danno che sta in ambedue. Ora,
-gettiamo le illusioni dopo le spalle: pretendere che a quattro Governi
-italiani sia mai fattibile d'intavolare un patto e un capitolato
-d'unione e confederazione politica senza che l'Austria nol sappia e
-non ne conosca le clausole principali, sono supposti troppo innocenti,
-e che disdicono alle commedie e ai romanzi medesimi, oltrepassando il
-segno d'ogni naturale verisimiglianza.
-
-Se, dunque, il secreto non è possibile, giovi francamente attenersi al
-metodo opposto, e ritraendo tutto l'utile proprio della pubblicità,
-saperne tollerare gl'incomodi. Ma noi soggiungiamo assai fermamente,
-che quando anche fosse possibile di occultare il maneggio e il
-trattato, i Principi non lo dovrebber volere. Conciossiachè i
-popoli nostri sono sovrammodo impazienti di vederli e saperli tutti
-confederati; e il giorno che ne correrà per Italia la certa notizia,
-a ciascheduno di essi Principi crescerà la forza, la dignità e la
-facilità dell'impero, come in ciascheduno de' popoli moltiplicherà
-la fiducia e il coraggio. In tal guisa, il patto confederativo sarà,
-al tempo medesimo, effetto immediato della fratellanza de' popoli, e
-cagione efficace di sopraccrescerla, solidarla ed inanimarla.
-
-Ma si conviene considerare questo medesimo sotto altro aspetto. Ciò che
-al presente dà virtù e gagliardezza somma al moto italiano, e persuade
-e trascina seco tutte le intelligenze e acquista di giorno in giorno
-maggior momento nel giudicio di tutta Europa, si è quell'unione, quella
-unanimità e quel profondo spirito di nazione che da un capo all'altro
-d'Italia si manifesta in qualunque atto, in qualunque accidente, con
-mille variatissime forme e dimostrazioni. Or, che sarebbe un'aperta
-e solenne dichiarazione della lega de' nostri Principi, se non
-testificare al mondo intero civile quell'unione ed unanimità, sancirla
-ed avvalorarla con la importanza e la santità d'un gran patto, porgerle
-pregio e vigore di ordinamento e di disciplina, sottoporla a una legge
-costante, generale e uniforme, reggerne e governarne sapientemente il
-moto e la vita, e farla in tal guisa non che ragguardevole e poderosa
-a un potentato straniero, ma temuta ed inespugnabile a tutti? La lega
-politica difensiva di circa diciotto milioni d'Italiani, proclamata
-e fermata da un patto pubblico e indissolubile, costituirà issofatto
-la Nazione Italiana, e per la prima volta la farà comparire nel mondo
-unita, armata ed apparecchiata ad ogni qualunque accadimento.
-
-La diplomazia de' popoli, ne' gran momenti di risurrezione e di
-ardore politico, procede differentissima dall'ordinaria de' ministri
-ed ambasciatori: questa è piena di sospetti e riguardi, quella di
-franchezza e generosità; questa è scaltra, quella è forte; questa
-intrecciatissima e involta, quella semplice e dispiegata. A noi
-non bisogna al presente l'arte vecchia italiana di Mazzarino e di
-Alberoni, ma le pratiche ardite e scoperte degli Olandesi e degli
-Americani nei bei giorni dell'emancipazione loro. Conciossiachè, questo
-debbono avere tuttodì avanti agli occhi i Principi nostri, cioè che
-gl'Italiani conciliano oggi, con ammirazione di tutte le genti, due
-cose credute impossibili a ben accordare; l'ordine, la disciplina, la
-pronta e dignitosa obbedienza da un lato; e una profonda rivoluzione e
-innovazione dall'altro.
-
-Ma coloro che per abito temono il popolo, e vogliono della politica
-fare un mistero, e d'ogni sala di consiglio un antro di Trofonio,
-insisteranno dicendo, non essere d'uopo il correre a tali estremi;
-imperocchè sembra, ed anzi par certo, e oramai non se ne ha più alcun
-dubbio (queste frasi costumano sempre), che l'Inghilterra e la Francia
-non consentiranno ad alcuno straniero d'impedire e turbare in nulla il
-reggimento nuovo costituzionale degli Stati sovrani d'Italia.
-
-E che? dipenderà, dunque, la nostra salute dal consentire o non
-consentire di Guizot e di Palmerston? E a qual fine, adunque, uscirono
-di tutela i Principi nostri; a qual fine s'affrettano di dotare
-i lor popoli di larghi e liberali Statuti; a qual fine s'armano
-spacciatamente e ordinano da per tutto le Milizie Cittadine, se
-non sentono in cuore il legittimo orgoglio, anzi il debito sacro
-di difendersi da sè medesimi? Grazie a Dio, l'un di essi ha pur
-pronunziato quel detto, che a niuno è per cadere dalla memoria,
-_L'Italia farà da sè_. Noi confidiamo nella saggezza di chi mandò
-fuori quelle parole generose e profetiche. Di già, per togliere ai
-nemici d'Italia qualunque pretesto di risguardare le concessioni di lui
-come poco leali e spontanee, egli ha voluto innanzi al tempo, innanzi
-a qualunque grave dimostrazione, prima d'ogni necessità, attorniato
-dall'esercito fedelissimo, promulgare le nuove franchigie prontamente
-e compiutamente. In egual modo, per rimanere saldo nell'armi e d'ogni
-cosa ordinato ed apparecchiato, egli viene così ben temperando la
-libertà con la disciplina, la vita pubblica con la quiete, l'ardor
-nazionale con la prudenza, che ai nemici suoi e della causa italiana
-non resta speranza veruna nè di sorprenderlo nè di scompigliarlo.
-Noi di tanta saggezza lo ringraziamo con l'animo; ma, in pari tempo,
-gli addirizziamo preghiere instanti e caldissime di adoperar quella
-speditamente e con modi premurosi ed efficacissimi, per porre in atto e
-proclamare in faccia all'Europa la lega politica difensiva dei quattro
-Stati sovrani d'Italia.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-DI NUOVO, E SEMPRE
-
-D'UNA LEGA DIFENSIVA ITALIANA.
-
- 26 febbrajo 1848.
-
-Nel mondo politico, rado è che le cose mostrinsi da qualunque aspetto
-vantaggiose e favorevoli; onde quelle sono da scegliere il cui bene
-supera di lunga il male. Così diciamo, che della Lega costituita, fa
-qualche mese, tra l'Austria, Modena e Parma, e al presente pubblicata,
-è più assai il bene ritráttone dall'Italia, che il male. E primamente,
-nuocono meno i nemici manifesti, di quello che gli amici dubbj e
-dissimulati. In secondo luogo, dichiarati come oggi sono Modena e Parma
-contro l'Italia risorgente e costituzionale, più non hanno campo di
-richiamarsi agli antichi diritti. E qualora si venisse a spartir la
-lite col ferro, potrebbesi senza ingiustizia imporre ad esse la legge
-dei vinti, e far le acque della Parma e del Panaro scorrere tributarie
-o della Toscana o di Roma.
-
-Ma il profitto maggiore che può l'Italia dedurre da tal lega odiosa
-ed ostile, gli è senza dubbio avere occasione, ed anzi necessità, di
-risolversi alla perfine a stringere una Lega Italiana tra i quattro
-Stati liberali ed amici. Grazie a Dio, le incertezze, i rispetti e
-l'esitazioni sono fatte impossibili, e ne dobbiam merito al patto
-delli 24 di dicembre. Oggi, a una lega difensiva dell'Austria, sono
-i Governi nostri, quanto al diritto, liberissimi di contrapporne una
-Italiana: e quanto all'interesse lor proprio, dico che sono in dovere
-e in necessità di farlo al più presto; conciossiachè ad apparecchi
-gagliardissimi di difesa risponder conviene con altrettanti; ed è
-poi debito insieme e necessità il soddisfare al voto comune, che è
-il più legittimo forse, il quale abbiano fino a qui espresso i cuori
-Italiani. Quanto più ci pensiamo, e tanto ci cresce la maraviglia che
-una Confederazione strettissima e veramente fraterna non ancora sia
-pubblicata fra i quattro Principi riformatori: e però ci scusino coloro
-che leggono, se ci rifacciam sempre a parlare del tèma medesimo; chè
-qualunque replicazione in tal caso non è soverchia; e pur tornando
-infruttifera, soddisfa al debito ed alla coscienza dello scrittore.
-O come? que' Governi stessi che tanto sono solleciti a compiacere a'
-legittimi desiderj de' Popoli, si peritano e s'indugiano a contentare
-quest'uno solo, che forse supera tutti gli altri di utilità e
-ragionevolezza? Che cosa importa l'unione degli animi, la parità delle
-opinioni, la voglia intensa ed universale dell'operar di conserto,
-se a tali ottime disposizioni è impedito di giungere all'atto? A che
-giovano, in che ci avvantaggiono tante dimostrazioni d'amore e fiducia
-reciproca, e tante proteste di fratellanza e segni e prove di vita
-nazionale comune, quando tutto ciò si rimanga nel chiuso dei petti o
-nel suono delle voci, e non ne risulti alcuna notabile congiunzione di
-forze, nè alcuna bene avvisata cooperazione? Dubitano forse i Principi
-nostri della generalità e caldezza del desiderio? Ma per Dio, se il
-modesto pensiero delle moltitudini trasparisse di fuori, e quel che
-giace dentro dell'animo sonasse distinto sopra le bocche, null'altro
-udirebbesi replicar dappertutto e sempre, salvo che CONFEDERAZIONE,
-CONFEDERAZIONE. Nè altro grido noi pure vorremmo innalzare ed
-espandere, tutta volta che possedessimo quelle cento lingue d'acciaro
-e quei dieci petti di bronzo di cui parla Omero; e se fossero a nostra
-requisizione migliaia d'araldi, vorremmo che su dai pinacoli e dalle
-torri, seguendo l'uso del popolo ebreo, a mane, a mezzogiorno ed a
-sera, ei dessero fiato alle trombe d'oro, e non altro tramandassero
-a tutti gli orecchi fuor queste voci: CONFEDERATEVI, O PRINCIPI,
-CONFEDERATEVI.
-
-Se utile poi si stima il silenzio, utili le cautele dei diplomatici,
-necessario il tenere occulte le pratiche e i negoziati, noi pensiamo
-aver dimostrato nel nostro Foglio del 16 l'errore e il danno di tale
-opinione. Ed ora una nuova ragione ci suggerisce intorno al proposito
-la Lega patteggiata e conclusa fra l'Austria, Modena e Parma. Di
-vero, molte ragioni e molti rispetti consigliavano quelli tre Stati
-ad occultare la Lega loro quanto più tempo si fosse potuto; e pur
-nondimeno, maggior forza ha avuto sul lor consiglio questa sola
-considerazione: che, cioè, rimanendosi occulto il Trattato, rimanevano
-altresì impediti e sospesi in gran parte gli apparecchi e le difese
-comuni. Ora, il simile si debbe affermare de' Principi nostri,
-ai quali, infino a tanto che piacerà di tener celato il convegno
-(supponendosi che sussista), verrà impedita ogni preparazione comune di
-forte e bene ordinata difesa.
-
-Ministri e ufficiali supremi de' quattro Stati, deh! risolvetevi una
-volta, e rompete il funesto indugio. Noi non pensiamo che il cuore vi
-manchi di adempiere il desiderio universale italiano con quell'ardore
-e sollecitudine che i casi ricercano: ma quando ciò fosse, a voi non
-dispiaccia che spiriti più coraggiosi e gagliardi suppliscano l'opera
-vostra. Imperocchè questo è necessario assolutamente, che i Principi
-nostri riformatori abbiano uomini intorno a sè, così pieni com'essi, di
-forte e generoso sentire, e così grandi e straordinarj, come i tempi,
-come l'Italia.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-AI LOMBARDI E VENEZIANI.
-
- 28 febbrajo 1848.
-
-Quella angosciosa impotenza che sperimentano gli uomini in consolare
-o l'amico o il parente percosso da estremo infortunio, prova, noi
-crediamo, l'Italia intera in consolar voi, fratelli sfortunatissimi, e
-in provvedervi di pronto ajuto e di sicuro consiglio. Ma se può valere
-per conforto efficace, e per ajuto almeno dell'animo, la compagnia
-del dolore, sappiate, o carissimi compatrioti, che ogni città, ogni
-borgo, ogni casolare d'Italia partecipa al vostro lutto e alle vostre
-amarezze. Abbiamo disdette le mense rumorose, acchetati gl'inni, dato
-bando a qualunque dimostranza di pubblica contentezza. Nè questo
-nostro compianto e rammarico è quale si converrebbe ai fanciulli e
-alle femminelle. In noi lo sdegno pareggia la compassione, e a tutti
-gli altri affetti prevale. Oltrechè, i tempi fatali maturano, gli
-apprestamenti moltiplicano da ogni parte, e ogni cosa è pieno d'armi,
-di sospetto e d'irrequieta preoccupazione. Un popolo intero e il qual
-somma ventiquattro milioni, freme d'ira giustissima, e a mala pena
-si può temperare. Poca favilla gran fiamma seconderà: e dove alcuna
-cosa non fa difetto, salvo che l'occasione, può tenersi per certo, che
-quella eziandio non è per mancare; tanto di sua natura ella è difficile
-a rimanere, e facilissima a giungere.
-
-Fratelli, grande e straordinaria sventura v'incontra; e voi gemete
-veracemente sotto il giogo d'iniquissimi editti di polizia, i quali
-non altrimenti sapremmo chiamare, che capricci ed insanie di tirannide
-inferocita e ubbriaca di paura. Contuttociò, non vi dee recare poco e
-fuggevole alleviamento il conoscere la indignazione di tutti i popoli
-civili contro ai vostri oppressori, e l'ammirazione profonda inverso
-l'opere vostre. Certo, lungamente stupirà il mondo di quella costanza
-ed unanimità, e di quel coraggio ed accorgimento col quale costretto
-avete i satelliti del Governo o a ruinare e disfarsi, o a gettar dopo
-le spalle ogni verecondia e conculcare le proprie leggi; e uscendo
-d'ogni dritto e d'ogni equità, distruggendo ogni ordine di giustizia,
-adoperando la dittatura quale non si usa in regioni di barbari, e
-confidandola alle mani le più abborrite e insieme le più disprezzate,
-imperare a modo di masnadieri, e tener la spada di Damocle sospesa
-sul capo d'ogni innocente e leal cittadino. L'Europa vi loda e vi
-esalta; e la Polizia degli stranieri, per lo contrario, s'invelenisce
-e s'invipera: chè mentre stimava sulle Lagune e sul Po di premere
-con poco sforzo e di manomettere un popolo nelle ricchezze e ne'
-piaceri avvizzato e sepolto, e dalla dispotica dominazione depravato
-e inschiavito, trova in esso ad un tratto, e riconosce con ispavento i
-non degeneri discendenti degli eroi di Legnano e di Famagosta. Laonde,
-in lei è vera paura e sgomento, in lei è il rimordimento e l'obbrobrio;
-dal lato vostro è dolore con serenità, è strazio con intrepidezza, è
-oppressione con gloria.
-
-Da tutte queste considerazioni, o carissimi, noi non dubitiamo
-di vedervi raccogliere nuovo coraggio e nuova fermezza, e nelle
-accresciute miserie accrescere d'altrettanto la forza, la dignità
-e l'alterezza dell'animo. In coloro è una criminosa speranza di
-scombujarvi e atterrirvi; e la scelleraggine loro, ben succeduta in
-Gallizia, troppo li fa persuasi di conseguire il medesimo, e per qual
-sia mezzo, in Lombardia e in Venezia. Ma di ciò noi siamo al tutto
-sicuri che vanno ingannati, e del perfido tentamento rimarrà loro
-soltanto il vituperio perpetuo e l'abbominazione di tutte le genti.
-
-Non del coraggio, adunque, non dell'intrepidezza vostra sappiam
-dubitare, o Veneziani e Lombardi, ma sì piuttosto della longanimità e
-della sofferenza. E certo, a noi manca il cuore di pur consigliarvela;
-perchè essendo noi liberi e armati, e sentendo forte nell'anima tutto
-il debito della fratellanza, vergogniamo di recarvi ajuto di solo
-pietose parole, e pregarvi di pazienza e rassegnazione. Ma gli è
-affatto impossibile che voi leggendo nel chiuso de' nostri animi, non
-ravvisiate chiarissimamente, che gl'indugi e i trattenimenti tornano
-per noi quasi quanto per voi amarissimi. Piaccia a Dio e alla fortuna
-d'Italia, o d'interromperli presto, o tanto più accrescere e assicurare
-la felicità e pienezza del buon successo, quanto più lungo e doloroso
-sarà l'aspettarlo.
-
-A ogni modo, quello che mai dalla mente vostra non dee fuggire, si
-è che tra la quiete e le armi, tra l'eroica pazienza e l'eroico
-insorgere, non istà nulla per mezzo; e che il peggiore sarebbe
-confondere le due cose, e versar sangue infruttifero, e dar pascolo
-frequente alla rabbia de' vostri oppressori con parziali conflitti ed
-ammazzamenti.
-
-In secondo luogo, desideriamo e preghiamo che vi sia sempre
-raccomandato il minuto popolo, massime quello sì numeroso e sì
-bisognevole del contado; e che non vi paja dura nessuna fatica, nessun
-dispendio, nessuna sollecitudine per obbligarvelo e affezionarvelo.
-Senza la plebe, tutte imprese grandi vacillano, e le politiche sono
-impossibili. Raccogliesi da indizj parecchi, che i vostri nemici
-si studiano di seminare zizzania e risentimento tra i poveri e
-i facoltosi, tra i signori e la plebe; e si fa verisimile molto,
-che qualche nuovo editto di Polizia verrà promulgato, gravoso alli
-benestanti e lusinghevole alla gente minuta. Rispondete, o fratelli,
-alle arti malvage, con benefizj e larghezze maggiori inverso le
-moltitudini; ond'elle s'accorgano e si persuadano, che non già lo
-straniero, ma voi, e voi solamente siete gli amici loro operosi e
-sinceri, e il naturale presidio e la durevol tutela. Affrettisi ognuno
-a istruirle, affrettisi ognuno a beneficarle; e quando spunteranno
-giorni di grandi prove, e qualcuno di voi, sceso nelle piazze, griderà:
-_Popolo, a me_, questo, non mai ingrato nè tiepido, risponderà
-tostamente: _Siam teco, menaci dove vuoi; tu sei il nostro amico e
-benefattore: teco ritroveremo o la salute o la morte._
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-CENNI D'UNA LEGGE ELETTORALE.
-
- 1 marzo 1848.
-
-Machiavello scrive, che dal fiero strazio e dalle frequenti battiture
-delle fazioni, Fiorenza in pochi anni di tregua e di pace risorgeva
-così vigorosa, che non solo rifacevasi largamente de' danni passati,
-ma lasciavasi addietro quasi ogni altra italiana in prosperità e in
-ricchezza. La qual cosa, aggiunge quel gran pensatore, procedeva
-singolarmente dalla partecipazione immediata d'ogni cittadino al
-Governo ed alla sovranità; il che promoveva in ciascuno un tal senso
-della dignità e importanza propria, che le facoltà e virtù della mente
-e dell'animo in supremo grado s'ingagliardivano. I nostri tempi avendo
-abolito i comizj e l'uso delle imborsazioni, e potendo le moltitudini
-partecipare al Governo solo indirettamente coi mandati che affida ai
-rappresentanti, a noi sembra, parlandosi in genere, che sia molto male
-ristringere il numero degli elettori, e molto bene allargarlo; perchè
-gli è un diffondere in tutto lo Stato il più importante esercizio e
-il più nobile della vita politica; e gli è, quindi, un accrescere
-ne' cittadini quell'alto sentire di sè, che nelle antiche nostre
-Repubbliche trovasi avere operato tanti prodigj.
-
-Ciò poi s'accorda con la ragione e col dritto; perchè, a dir vero,
-la ragione non concede l'imperio se non ai sapienti ed agli ottimi,
-e questi debbono essere dall'universale riconosciuti e salutati: e
-però, sotto tale aspetto, quella legge di elezione dovrà reputarsi
-migliore, ch'esclude dall'atto di solenne e spontanea ricognizione
-coloro soltanto ne' quali difetta compiutamente la facoltà di ravvisare
-e stimare il pregio degli uomini.
-
-Alle moltitudini accade talvolta d'ingannarsi intorno al proprio bene
-e profitto; ma più spesso accade che i facoltosi ed i maggiorenti
-scordino l'altrui bene, o non se ne curino. Da ciò è proceduto, che le
-moderne Costituzioni poco hanno giovato la parte più numerosa e più
-sfortunata del popolo. Sotto quest'altro aspetto, adunque, tanto la
-legge elettorale parrà più giusta, quanto farà giungere al Parlamento
-più numerosi patrocinatori del popolo minuto.
-
-V'ha nello Stato due specie differentissime d'interessi; il privato de'
-Municipj, e il generale di tutta la Patria. Il perfetto temperamento
-consiste nel conciliarli, e non nel sottomettere affatto e senza
-misura il primo al secondo; come in Francia si fa sovente, ed altri
-paesi s'avviano a fare. Per tal riguardo, che è pure di gran momento,
-la legge elettorale migliore si dirà quella che faccia ne' Parlamenti
-rappresentare, con giusto equilibrio, ciò che vogliono le provincie e i
-Comuni, e ciò che lo Stato esige e desidera.
-
-Due cose, poi, eccellenti (dicemmo noi, giorni addietro) sono nel
-mondo; l'istinto e il buon senso delle moltitudini non idiote, e la
-scienza fine e consumata dei pochi. Gli è, dunque, con ogni industria
-da procacciare che il consesso dei Deputati raccolga in sè quelle
-due eccellenze; e v'abbia da un lato chi sia pieno dello spirito
-popolare; e chi dall'altro partecipi alla sapienza dei pochi; e di
-questi ultimi v'abbia i pratici ed i teorici, i sommi speculatori e
-i sommi amministratori. Dove trionfa la sola democrazia e il numero
-fa la legge come in America, la plebe padroneggia troppo sovente ogni
-cosa, e sparge da per tutto le sue passioni e preoccupazioni. Quivi,
-così gli ambiziosi, come coloro a cui preme di servire e giovare la
-patria, fannosi a corteggiar la plebe, e pensieri affettano ed usi
-ed eloquenza plebea. Debbesi pertanto studiare un modo, il quale
-senza togliere al popolo il dritto di concorrere all'elezione e farsi
-validamente patrocinare nei consessi legislativi, conservi agli uomini
-d'alto ingegno e d'animo indipendente la libertà d'opinione, e gli
-esenti affatto o dalla necessità o dall'utile di plebeizzare. Dee
-procurarsi altresì che le minoranze (come le chiamano) non siano più
-del convenevole sopraffatte dalle maggioranze; e perciò, dee lasciarsi
-aperta una qualche via onde alle persone di singolar merito che hanno
-ottenuto il suffragio di tale o tal municipio, ma non quello del
-generale scrutinio, si possa ciò nonpertanto ascrivere la dignità e
-l'ufficio di Deputato.
-
-Infine, forza è consentire, che nelle città dominanti v'è più sapere e
-maggiore esperienza, e che i pensieri vi si compongono meno angusti, e
-il modo di giudicare è più franco, e procede con massime razionali ed
-universali.
-
-Dopo queste considerazioni, osiamo trascrivere qui alcuni cenni
-d'una proposta di Legge Elettorale Italiana: e diciamo Italiana, non
-perchè molto diversa da tutte le forestiere, ma perchè pon sue radici
-nel municipio e negli istituti letterarj, i due più antichi e più
-peculiari elementi della civiltà italiana. Per mostrar come in rilievo,
-e quasichè a dire in concreto, il nostro concetto, noi l'applichiamo
-particolarmente allo Stato Romano, ove preparasi una legge municipale
-larghissima, e ove la forma attuale della Consulta di Stato ha suo
-fondamento ne' Consigli comunitativi e nei provinciali.
-
-1. In ogni Comune di mille e più abitanti, chiunque partecipa
-all'elezione dei consiglieri municipali, partecipa similmente e con
-egual diritto a quella de' Deputati.
-
-2. Tutti gli elettori sono eligibili.
-
-3. In ogni Comune di mille e più abitanti, ai debiti tempi e con le
-forme prescritte, tutto il Corpo degli elettori municipali raccogliesi
-in Collegio elettivo per procedere alla scelta dei Deputati.
-
-4. Son esclusi dal Collegio que' soli elettori che dànno voto nel
-Collegio elettivo della provincia, come più avanti dichiarerassi.
-
-5. In ogni Collegio di municipio saranno eletti a pluralità di suffragi
-tre Deputati delli sei che manda ciascuna provincia. Ma gli eletti
-serbano nome di candidati fino allo spoglio degli scrutinj che adempie
-il Collegio elettivo della provincia, come dichiarerassi nel numero 9.
-
-6. I nomi dei prescelti, il numero totale degli elettori, quello
-dei presenti allo scrutinio e il numero dei voti raccolti, saranno
-da ciascun Collegio inviati al presidente ordinario del consiglio
-provinciale.
-
-7. Nel giorno stesso che avvengono le elezioni in ciascun Collegio
-di municipio, convocasi il Collegio elettivo della provincia nella
-città ove il Consiglio provinciale risiede. Tal Collegio è composto
-dei consiglieri di provincia ordinarj. Vi si aggiungono: 1º I rettori
-degl'istituti pubblici d'educazione; 2º I rettori de' Licei; 3º
-Il presidente e il segretario di ciascuna Accademia o dal Governo
-riconosciuta, o che sussiste da dieci anni e stampa gli atti delle
-adunanze; 4º I presidenti de' Tribunali di prima istanza e d'appello.
-
-8. Il Consiglio provinciale, con gli elettori aggiunti, sceglie a
-pluralità di suffragi due deputati.
-
-9. Due dì dopo l'elezione, il Presidente ordinario del Consiglio
-provinciale, il Gonfaloniere della città, il Legato della provincia,
-il primo Segretario di Legazione e due Assessori, rivedono l'atto di
-elezione di ciascun Collegio, e proclamano i nomi de' tre candidati
-sui quali cade il maggior numero di voti. Tal numero dee risultare
-dal paragone di tutti gli scrutinj onde sono usciti i nomi di tutti i
-candidati.
-
-10. Lo Stato è spartito in due divisioni, meridionale e settentrionale:
-della prima è capo Roma, della seconda Bologna. Roma invia al
-Parlamento nove deputati, e Bologna sette: l'elezione si fa dal
-Corpo degli elettori municipali, eccettuati quelli che dànno voto
-nel Collegio provinciale. I Consigli provinciali di Roma e Bologna
-costituisconsi, come altrove, in Collegio elettivo, procedono alla
-scelta di due deputati; e quindi allo spoglio degli scrutinj di ciascun
-Collegio municipale, eccetto quello di Roma e Bologna.
-
-11. Ma gli elettori aggiunti ai consiglieri ordinarii, sono il doppio
-di numero; e porzione è levata dalle categorie sopraddescritte;
-porzione dalle maggiori dignità letterarie e forensi che porgono le
-due principali città dello Stato, e non sono nelle provincie, come i
-rettori dell'Università, il Presidente del Tribunale di ultimo appello,
-ec.
-
-12. Al Collegio provinciale di Roma è inviata la nota dei candidati
-di tutte le elezioni dei Collegi municipali compresi nella divisione
-meridionale, e al Collegio provinciale di Bologna è inviata quella di
-tutti i Collegi municipali compresi nella sua divisione.
-
-13. Dopo ciò, i due Collegi provinciali scelgono su quelle note di
-candidati o fuori di quelle, a pluralità di suffragi, un Deputato per
-ciascuna provincia. E così è pieno il novero dei Deputati e consumata
-l'opera dell'elezione.
-
-Mancano a questo abbozzo di legge moltissimi particolari completivi
-ed esplicativi. Ma quando il concetto suo generale sia falso, non
-gioverebbono quelli per raddrizzarlo; e dove, per lo contrario, ei si
-combaci in buona parte col vero, il pronto ingegno de' lettori supplirà
-al rimanente.
-
- (Dalla _Lega Italiana_.)
-
-
-
-
-Fu dettata questa Lettera appena giungeva notizia della sollevazione
-parigina del 48, e venne qualche dì dopo mandata fuori in Firenze
-dal Le Monnier. Ciò non pertanto, ella sembra in molte sue parti
-piuttosto narrazione che previsione; effetto questo del diligente ed
-assiduo studio che l'Autore à posto a conoscere le condizioni morali
-e civili della nazione appresso la quale trovò rifugio e ospitalità
-cordialissima per lunghi anni.
-
-
-
-
-LETTERA AD ANTONIO CROCCO,
-
-INTORNO AGLI ULTIMI CASI DI FRANCIA.[11]
-
-
- Di Firenze, li 10 di marzo del 48.
-
-Questi giorni addietro, essendo io in procinto di lasciar Genova e
-venirmene giù in Romagna per provvedere alle cose mie, cessai del
-tutto di scrivere nella gazzetta _La Lega_, non mi bastando il tempo
-nè il capo di attendere a parecchie private faccende e di dettar
-fogli sopra materie gravissime come le dà ora il mutamento avvenuto
-di là dall'Alpi. Ciò à sembrato a qualcuno una specie d'artifizio per
-non dichiarar la mia mente e le mie previsioni in subbietto incerto
-e rischioso. Io m'affretto, pertanto, a manifestare e spiegare al
-pubblico quel che io ne penso, il più distintamente che io posso e per
-quanto me ne dà arbitrio la legge;[12] stimando assai minor male il
-prendere errore nel giudicare gli eventi umani, che l'incorrere taccia
-d'artificioso e dissimulato: benchè, a dir vero, il silenzio mai stato
-non sia reputato nè arte nè dissimulazione; ma in tempi difficili,
-gli animi sono inchinati al sospettare, e i giudicj hanno qualcosa
-d'immoderato, come gli avvenimenti. Però io studio di difendere la
-reputazione mia; ed a voi singolarmente la raccomando, amico caro ed
-egregio, siccome a colui che vincendo tutti di bontà e rettitudine,
-dovete della lealtà e schiettezza delle intenzioni intendervene più che
-bene. Quanto è poi al valore di questi miei pareri, se mai in veruna
-cosa non può esser grande la importanza delle mie opinioni, impedendolo
-la scarsità dell'ingegno e dell'esperienza, ne' nostri giorni elle
-debbono assomigliare ai sogni ed ai vaniloquj: perchè ora la scienza
-stessa consumatissima de' più prudenti sembra divenire inutile; e
-da un lato, ogni paradosso piglia baldanza di apporsi alla verità;
-come dall'altro, non v'à raziocinio fondatissimo ed evidente che non
-pericoli di mentire.
-
-L'ultima rivoluzione di Francia è di sì gran momento per tutta
-l'Europa, che vi si possono ordir sopra infinite questioni e in
-infinite parole condurle. Ma io voglio esser breve, secondo mio
-istituto e come porta una semplice lettera. Senza che, le menti sono
-a questi dì in sì fatta guisa distratte e preoccupate, che il lungo
-sermonatore non trova uditorio. Io risolvo, quindi, di far parola
-unicamente di quelle domande che ricorrono sulla bocca di tutti,
-ed ànno riferenza maggiore con le cose d'Italia. E per produrre un
-discorso alquanto metodico, mi torna bene dividerlo per paragrafi, ed a
-ciascuno apporre la sua rubrica.
-
-
-§ I.
-
-_Se la rivoluzione ultima di Parigi sia pel progresso civile un bene od
-un male._
-
-Per definir la quistione, accade prima guardare se nel governo
-repubblicano uscito della rivoluzione s'incontrino le qualità e
-disposizioni dalle quali s'argomenta la fermezza e stabilità delle
-cose, ovvero il contrario. E per certo, se la repubblica non durasse,
-come la rivoluzione fallito avrebbe il fine suo, mancherebbe la
-principal cagione di lodarla e chiamarla un bene e un profitto.
-Secondamente, occorre considerare, se la repubblica potrà tenere
-inverso del popolo le promesse singolarissime che gli fa; perchè,
-quando a lei non fosse fattibile di tenerle nemmanco mediocremente, le
-opinioni repubblicane scapiterebbero forte, e gli animi in generale
-perderebbono molto della fiducia e speranza in quel progresso civile
-che la Francia presume di maturare così prontamente. In fine, egli
-è lecito agl'Italiani di valutare il male ed il bene dell'ultime
-mutazioni a rispetto di sè medesimi, e pel vantaggio o il danno che sta
-per procederne ad essi in particolar guisa. Ciascuna di tali cose noi
-metteremo in distinta considerazione: ora qui notiamo soltanto alcuni
-pregi ed utilità, e d'altra parte alcuni demeriti e danni parziali
-dell'avvenimento straordinario e impensato del quale Parigi medesima
-sbalordisce.
-
-Io dico, pertanto, che ogni accadimento di simil genere è di gran
-profitto ed insegnamento agli uomini; ed anzi, è di tanto maggiore,
-quanto quello arrivò inopinato e contra l'aspettazione e il giudicio
-dell'universale. Un volume intero non capirebbe forse tutte le
-dottrinali sentenze e i documenti e precetti politici che scaturiscono
-dall'ultimo moto francese: ma, per toccare un poco d'alcuni, e
-di quelli segnatamente che ànno più spessa e facile applicazione,
-vedesi, per primo, riconfermata con terribil suggello la massima del
-Segretario Fiorentino, che, cioè, nessun nuovo re dee rischiarsi
-a combattere quel principio in virtù del quale salì al trono. Ma,
-certo, Luigi Filippo salito in seggio a nome della libertà e per
-odio della Santa Alleanza, tanto ristrinse le libertà quanto n'ebbe
-agio, e carezzò poi fuor di modo e senza pudore i governi assoluti e
-nemici di Francia. Oltre a ciò, regnando egli principalmente per lo
-sostegno e i suffragi del ceto[13] mezzano, mai non dovea nè poco nè
-molto alienarsene l'animo e disamorarlo del suo governo. Per fermo,
-quello sopratutto che nella giornata memorabile del 24 di febbrajo
-fece traboccar la bilancia e dar la vittoria alla plebe, fu l'inerzia
-e lo scontentamento della Guardia Cittadina, composta quasichè per
-intero del ceto mezzano. Ma re Luigi Filippo è stato da tre principali
-cagioni indotto in inganno: dall'adulazione crescente ed ipocrita dei
-governi assoluti; dalla pienezza e facilità dei primi successi; e, in
-fine, dal troppo basso concetto ch'ei s'era formato degli uomini in
-generale, e più specialmente de' mezzani cittadini suoi difensori,
-i quali a lui comparivano non altra cosa salvo che una turba di
-trafficanti, desiderosi di guadagnare e di spendere e di menar vita
-grassa e tranquilla. Il perchè, stimava egli con la pace e il riposo
-a qualunque costo serbati, e con la frequenza e moltiplicazione dei
-traffichi e delle industrie, tenerseli sempre amici; dimenticando
-così, che gli uomini, e massimamente i Francesi, mai non sono una cosa
-intera e omogenea, ma un misto di molte e diverse: senza dire che per
-resistere alla plebe ardita e scontenta, non basta la pura indolenza
-degli altri ceti, ma bisogna la vigilanza e lo zelo; e questo non vive
-se non con l'affetto profondo, o con lo stimolo acuto e incessante
-degli interessi. Negli uomini è in generale molta fiacchezza, ed ella
-degenera non radamente in viltà; ma la natura nemmanco permette loro
-di scordarsi del tutto la parte gentile e generosa dell'animo dalle
-sue mani medesime fabbricata. Di quindi avviene che i principi i quali
-si fidano e fan capitale della sola porzione volgare ed interessata
-del cuore umano, trovansi un bel giorno ingannati: il che molte
-volte accadde, e moltissime succederà per l'innanzi, conciossiachè i
-principi per isventura non veggon sovente daccosto a loro risplendere
-l'alterezza, la dignità e la grandezza umana; e benchè non dovessero
-misurare il rimanente del mondo dai cortigiani, pure per abito naturale
-il fanno, e ruinano. Insomma, nessun impero è saldo nel mondo se non
-à fondamento in alcuna forza morale; nè si dà forza morale durabile
-veramente, se non concilia con gli interessi la coscienza del bene. Ma
-troppo era vecchio Luigi Filippo a mutar metodo ed opinione: e così
-riman vera eziandio l'altra sentenza del Machiavello, che gli uomini
-pajono grandi e sapienti il più delle volte perchè l'indole loro
-si conforma affatto coi tempi; ma se questi o mutano o si alterano
-profondamente, non sapendo quelli fare altrettanto perchè la natura
-e l'abito non lo concedono, debbono guastare la propria fortuna, e
-cadere.
-
-Tali e inumerabili altri avvisi ed ammonimenti porge a pensare l'ultima
-rivoluzione di Francia, ed è questo per sè un profitto molto notabile
-a tutti i popoli. In essa è altresì un pregio comune con quella del
-1830, e che merita singolar lode. Io vo' dire che ambedue sonosi
-unicamente imprese e compiute per dar ragione e sicurezza al diritto, e
-per allargare e riconfermare le pubbliche libertà. Per lo certo, nel 30
-il ceto mezzano non combatteva dallato al popol minuto per questo fine
-speciale di conquistare predominio ed autorità; come, parimente nel
-48, la plebe non à creduto di vincere per solo difendere e migliorare
-le condizioni sue proprie. In ambidue i tempi si corse all'armi e si
-versò molto sangue a nome di alcuni generali principj di giustizia e
-di libertà, e per ardore di sentimenti generosi e magnanimi: la qual
-cosa torna ad onore particolare di Francia e della sua civiltà; e a
-tutte le culte nazioni dee recare conforto e coraggio il sapere che
-v'à un popolo nel bel mezzo d'Europa il quale fia sempre prodigo del
-suo sangue per rivendicare alcun diritto comune, e aprir nuove vie al
-perfezionamento sociale e politico.
-
-Ma d'altra parte, e quantunque io sappia affermando ciò di sgradire e
-contraddire a moltissimi, pure non tacerò ch'ei non si dee reputare
-assai ferma e savia l'indole d'una nazione, nè assai progredita e
-matura la sua vita politica, quando per abolire alcune pessime leggi e
-impossessarsi d'alcune franchigie, noi la scorgiamo non saper ritrovare
-altro mezzo che la via del ferro e del sangue: e questo dico in
-ispecial modo per la rivoluzione ultima del 24 febbrajo; conciossiachè,
-nell'altra del 1830 fu dura necessità di resistere a un improvviso
-e violento assalto di tirannide armata. Io pertanto mantengo che in
-quell'intervallo di diciassette anni compiuti, qualora ai Francesi
-meglio educati e più autorevoli e savj non avesse fallito il coraggio
-civile, la perseveranza e l'unione, e quando elli avessero voluto e
-saputo por mano a tutti i mezzi efficaci e legali che lor porgeva la
-Carta per conseguire o ricuperare tale franchigia e tal'altra, niuna
-forza, niuna abilità, niuna scaltrezza, niuna corruttela di governo
-e di deputati potea frodarli del lor desiderio. Ben è vero che non è
-da imputarsi cotale errore alla plebe, la quale scorgendo da un lato
-la pervicacia del principe e dall'altra la inettitudine d'ogni ordine
-dello Stato a spezzarla e domarla, ebbe ricorso al vigore delle sue
-braccia, e da sè medesima ricomperossi dell'umiliazione soverchia in
-cui governo e governati lasciavano lei e la Francia intera in faccia
-alle culte nazioni che la circondano. Ma perchè la vittoria sembra
-magnificare ogni cosa e persino gli eccessi, e l'Italia precipita
-sempre ad imitare ogni fatto straniero, però giova di ricordare, che
-se la plebe à in Francia compiuto il suo debito in modo maraviglioso
-ed eroico, avevano innanzi mancato al debito loro tutte le altre parti
-della nazione: e ciò è quivi accaduto troppo sovente, e non per mera
-accidenza; il perchè quel popolo vanta infinite e strepitosissime
-vittorie d'armi, ma vittorie civili assai poche: e pur queste sono le
-sole desiderabili, e dovrebbero esser le sole del nostro secolo.
-
-
-§ II.
-
-_Se la repubblica nuova francese mostri di potersi reggere lungo tempo._
-
-I Francesi di maggior conto, e d'ingegno e studio più consumato,
-tenevano per impossibile il buttare a terra Luigi Filippo, propriamente
-per questo, che tra la repubblica e lui non rimaneva altro termine
-a cui appigliarsi. Ora, quella impossibilità stessa di mettere
-alcuna cosa in mezzo fra il governo presente e la discendenza di
-Luigi Filippo o di Carlo decimo, terrà in piedi la repubblica.
-Conciossiachè il frutto più naturale della vittoria ottenuta, si è di
-volere sperimentare il governo nuovo che n'è uscito, e che è il solo
-espediente non messo in uso da lungo tempo e non caduto di credito:
-però, niuna forza può ora subito ricondurre i Francesi a rifar quello
-di cui a gran pena si sono disfatti. E per questa necessità che sente
-ciascuno, vedete come tutti riconoscono a gara il governo temporaneo
-repubblicano, maravigliati insieme e orgogliosi di possederlo.
-Ma esaminando la cosa alquanto più addentro, io porrò prima in
-ricordazione, che la plebe parigina non professava da sedici anni a
-questa parte altre opinioni politiche, salvo le schiette repubblicane.
-Ben si potea giudicare che non isperasse di condurle ad effetto; e
-come viveasi fuor modo scontenta ed amareggiata di tutto quello che
-intorno di lei si operava, così facea mostra, massime negli ultimi
-anni, di poco o nulla attendere alla politica. Ma non però cangiava,
-o temperava le opinioni ed i desiderj. Al presente, avendola il
-coraggio suo proprio e l'altrui cieca ed inesplicabile improvedenza
-fatta signora ed arbitra dello Stato, e posseditrice di quella forma
-di governo che secretamente agognava, noi non iscorgiamo cagione e
-potenza alcuna capace di prontamente dispossessarla della conquista: e
-a quel che pare, ne vive non poco gelosa; e nulla varrebbero appresso
-di lei i nomi, le lusinghe, le promissioni, le vie mezzane e i termini
-conciliativi che altra volta la sedussero; imperocchè l'esperienza è
-tanto vicina, la memoria tanto viva, e l'illusione così poco durata,
-da non lasciare speranza veruna di ritessere le arti medesime. Oltre
-che, la repubblica in Francia è l'ultimo effetto e il termine ultimo
-di quel corso preordinato e fatale che ivi ànno proseguito le cose.
-Perchè in antico vi fu spiantata col ferro la grossa feudalità; poi
-col ferro, con l'arte e col dirozzare le moltitudini, caddero l'uno
-vicino all'altro i corpi privilegiati. Nel 30, il terzo stato (come il
-domandano) raggiunse il colmo delle sue libertà e del suo predominio.
-Nel 48, infine, comparisce la plebe, e segna l'ultima evoluzione
-di quel riscuotersi ed affrancarsi di tutte le classi, il quale è
-testimoniato da ogni pagina della storia moderna, e in cui forse si
-adunano e si sustanziano i fatti più eminenti e cospicui dell'èra
-presente. Ora, perchè la plebe trovi suo luogo allato agli altri
-ordini e le sia conservata una qualche balía, fa duopo imprimere nello
-Stato la forma più popolare che dar gli si possa; e questa o risolvesi
-nella dittatura, la qual carezza la gente inferiore per combattere
-chi sta sopra; ovvero risolvesi in pretta democrazia. Ma uscendo di
-tali generalità, e riducendo il discorso al fatto della sussistenza
-della repubblica nuova francese, a me non si lasciano immaginare se
-non quattro cagioni per virtù delle quali potria essa repubblica
-venire atterrata: e sono, il volere della plebe e della nazione
-mutato; il volere e la forza d'alcuna classe speciale di cittadini
-ovvero di tutte, levatane solo la plebe; la stanchezza delle continue
-mutazioni e dell'anarchia; la violenza delle armi straniere. Il primo
-supposto per niente non è probabile, perchè un desiderio sì vivo e
-ostinato di sì gran moltitudine non può cangiare per lievi cagioni,
-ma per molto straordinarie ed inopinabili; e tuttochè le provincie
-si differenzino alquanto dalla metropoli, e in alcune parti della
-Bretagna e in alcune del mezzogiorno i campagnoli favoreggino tuttora
-in cuore la causa regia, io non dubito che dalle assemblee primarie non
-esca una pluralità più che grande di voti per la repubblica. Nessuna
-probabilità si accompagna neppure col secondo supposto, cioè che le
-classi agiate insorgessero contro la plebe per ristorare la monarchia;
-conciossiachè, o non sarieno tanto ardite, o venendo pure alle armi ed
-al sangue, del sicuro, soccomberebbono. Nel terzo supposto ci è molto
-minore inverisimiglianza; ma solo il tempo vale a condurre la sazietà
-e la stanchezza; e innanzi di giungere all'ultimo effetto di queste,
-ricercasi una lunga serie di prove e di tentamenti sfortunatissimi.
-Il quarto supposto, poi, dell'intervenimento della forza straniera,
-troppo è difficile ad avverarsi e a mettersi in atto nel presente
-stato d'Europa, come presto discorreremo. Seguita da tutto ciò, che,
-per mio avviso, cagione molto prossima ed efficiente della caduta
-della repubblica, non appare e non si conosce. Forse taluno vorrà
-tra esse annoverare lo sgomento e il ribrezzo che à lasciato di sè la
-repubblica sanguinosa del 93. Ma ciò potea valere a non farla nascere,
-ma è insufficiente a distruggerla; perchè i mansueti ed i timidi non
-oseranno affrontare il pericolo che va insieme con quella caduta, ed
-invece si volteranno a sperare che la repubblica d'oggidì dissomigli al
-tutto dalla passata; e al governo _provvisorio_ si scorge che sta molto
-a cuore di insinuare negli animi cotal concetto, e però ha decretato
-l'abolizione della pena capitale per le incolpazioni politiche.
-Insomma, il volgo che sempre è credulo e speranzoso, e scambia di
-leggieri il fatto col desiderio, mostra di rinnovare sotto a' nostri
-occhi la favola della volpe, la quale la prima volta che s'imbattè nel
-lione, ebbe a morir di paura, ma la seconda si fece un po' animo, e
-la terza gli stiè discosto sol dieci passi ed entrò seco in parole.
-A me poi sembrano alquanto curiose eziandio le nostre gazzette, le
-quali si sbracciano a dimostrare che le stragi e i supplizj della
-passata repubblica non possono ricomparire, unicamente per questa
-ragione, che i tempi nostri sono umanissimi e vincono tutti gli altri
-di dolcezza, di tolleranza e magnanimità. Questa presunzione che à ogni
-secolo di soprapporsi agli antecedenti in ogni bel pregio della mente
-e dell'animo, a me si rappresenta come una gran vanità, e nessun vero
-filosofo la può menar buona. Oh non sanno costoro quanto era umano e
-benigno il secolo scorso, massime in sull'ultimo scorcio suo? Forse
-che non predicavasi contro la pena di morte dal Beccaria, con lode
-e compiacimento di tutta Europa; e Caterina II e Leopoldo I non la
-sbandivano da' loro codici? Per certo, nessuno avrà ingegno da vincere
-gli enciclopedisti in soavità di affetto e in mansuetudine di consigli;
-e con le parole sul labbro di _fratellanza_ e d'_amore_ iniziarono
-i democrati del secolo scorso le lor repubbliche transitorie e non
-innocenti.
-
-Per buona ventura, ciò che rimuove da' nostri tempi il rischio e il
-sospetto di veder rinnovate le calamità e le stragi onde ancora si
-piange e si teme, non consiste meramente nella bontà e tenerezza dei
-cuori odierni, ma nell'essere dappertutto cessate le cagioni precipue
-degli odj profondi, e delle ostinate e risorgenti persecuzioni.
-Veramente, una caparra di lunga pace e di agevole conciliazione e
-concordia, fu data agli uomini il giorno che l'uguaglianza civile entrò
-nella ragion delle leggi e nella pratica della vita. Sembrano, adunque,
-mancare nel governo nuovo repubblicano le intestine provocazioni alle
-passate violenze ed atrocità; e mancherannogli poi le esteriori,
-se i regni circonvicini risolveranno di non minacciarlo e di non
-costringerlo a disperati partiti e difese.
-
-
-§ III.
-
-_Se la repubblica può mantenere quel che promette._
-
-Ciò che moltiplicar potrebbe in Francia i disordini, e produrre
-prestamente fastidio e stanchezza negli animi, e quindi preparare
-la lor soggezione a un governo dittatorio assoluto, sarebbe se
-la repubblica in niuna guisa potesse appagare ed affezionarsi la
-moltitudine ond'ella è sorta. E però, noi dobbiamo con più diligenza
-riandar la materia da questo lato. Nel dì stesso della vittoria, la
-plebe mandava attorno un Programma ove son registrati i suoi desiderj,
-e ove s'accenna in qualche modo il nuovo diritto pubblico ch'ella
-intende di promulgare. Il qual Programma è da curarsi e da esaminarsi
-in ogni sua parte; perchè, quanto difetta di formole ministrative e
-di ordinamento scienziale, tanto mostra alla scoperta il moto primo
-dell'intelletto del popol minuto, e c'insegna con sicurezza i voti
-e l'esigenze più vive ed universali. Tre specie di enunciati son
-nel Programma: l'una discorre delle istituzioni interne politiche;
-l'altra delle corrispondenze esteriori; l'ultima di alcune novità ed
-istituzioni interne sociali, come si usa chiamarle al dì d'oggi.
-
-Delle innovazioni politiche, non sarà troppo malagevole contentare
-la plebe; ma ne risulterà una tale democrazia, e sì fattamente pura
-e gelosa di sue potestà, che il popol minuto sempre farà prevalere
-la volontà propria su quella degli altri ceti, e l'impero del numero
-non avrà verun contrappeso. In America è tuttociò temperato dalle
-condizioni peculiarissime di quella contrada, che porgono modo
-di provveder sempre alla sussistenza dell'infimo popolo: un altro
-temperamento viene colà dalla forma confederativa, la qual reca meno
-impeto nei consigli e nelle opere, e lascia al congresso centrale il
-trattar solo i negozj effettivamente e universalmente comuni, e però
-più larghi e meno mischiati di passioni e preoccupazioni. Il Senato
-eletto a ragione di Stati e non di popolazione, e le franchigie
-comunitative estese e intangibili sono un terzo e validissimo
-temperamento. Ma in Francia, sino a che la plebe rimarrà sveglia e
-manterrà suo potere, le assemblee vestiranno un carattere tribunizio
-assoluto, e i deputati più ambiziosi vedrannosi astretti a plebeizzare,
-quanto in America e più. Non àvvi, al parer mio, buona e leale
-rappresentanza di tutto il popolo, e non è in questa potere e virtù
-efficace e fruttifera del bene comune, che allorquando nelle assemblee
-raccolgonsi i due elementi migliori dell'universale intelligenza: cioè
-a dire, l'istinto morale e il buon senso pratico delle moltitudini
-dirozzate; e la fina e meditata sapienza dei pochi, la qual dee
-giungere al parlamento per la sua propria virtù e valentía, e non
-mendicando il suffragio di chi non sa e non può giudicarla. Egli è
-forte da dubitare che le assemblee sovrane e costitutrici in Francia
-trovino un ordine di elezione il quale risponda al nostro concetto.
-
-Il Programma soprannotato, racchiude altresì alcuni enunciati, o, a
-dir meglio, alcuni voti e proposte delle dottrine sociali moderne.
-Esso vuole che tra i lavoranti da un lato e chi li adopera e paga
-dall'altro, intervenga un accordo tale, che il maggiore utile del
-secondo mai non si converta in iscapito o in profitto minore de'
-primi, ed, e converso, il profitto di questi torni eziandio a bene di
-quello. Vuole il Programma in secondo luogo, che l'educazione morale e
-intellettuale diffondasi nel popolo di maniera sì larga, imparziale e
-compiuta, da non impedire ad alcuno il franco e pieno esercizio d'ogni
-diritto civile e politico. Esso vuole, infine, che ai giornalieri e
-braccianti mai non sia per mancare il lavoro: e dove i privati non
-lo porgessero, provveda lo Stato, e il fornisca egli di continuo ed a
-tutti.
-
-A rispetto della prima pretesa, che, cioè, il governo concilii ed
-unifichi gl'interessi de' lavoranti e di chi li adopera nelle officine
-e in altre bisogne, è follia di sperare che cotal fatta di accordi
-e di aggiustamenti possa procedere da una legge. V'à molte forme e
-guise d'associazione tra gli artigiani, e quella pure vi si conta la
-qual consiste a fare insieme le spese, insieme faticar il lavoro e
-insieme spartire il guadagno. Ma, tuttavolta che da una banda sarà
-il capitale e l'ingegno, e dall'altra la nuda opera delle braccia,
-nessuna legge e nessuno spediente varrà a rimuovere l'antagonia tra
-le due parti; e quello che finora fu speculato intorno al subbietto, o
-riuscì insufficiente, o illusorio e non praticabile affatto. Piacesse
-a Dio che si potesser levare da entro il consorzio umano le antagonie!
-ma ve n'à delle necessarie ed irremovibili, perchè pongon radice
-nell'intima costituzione dell'uomo: ed anzi, che è la natura senza
-contrasti? Ei pare che rimosse le contrarietà cesserebbe ogni moto, e i
-germogliamenti e gli effetti dell'universal vita s'ammortirebbono essi
-pure, e di mano in mano dileguerebbero.
-
-Quanto alla seconda richiesta della pubblica educazione, a me
-non par dubbio che un governo popolare davvero, e caldo zelatore
-dell'utile dell'infime classi, propagar non possa e moltiplicare
-quel bene infinitamente di più e meglio che non s'è fatto fino al dì
-d'oggi in Europa. Ma due cose son da notare su tal proposito. L'una
-è che l'educazione è termine relativo, e relativa è la convenienza
-e proporzione di lei con l'esercizio di tutti i diritti civili e
-politici. Quindi, se vuolsi in Francia che la repubblica renda, a
-breve andare di tempo, ogni cittadino capace di entrare al parlamento
-e scrutarvi le leggi, non chiedonsi più fatti umani ma sovrumani,
-e d'altro pianeta che non è questo il quale abitiamo. Se vuolsi,
-invece, che la repubblica proceda con metodi tali, che la cultura
-dell'ingegno e dell'animo sempre più s'accresca e si spanda nel
-popol minuto, ciò non solamente è fattibile, ma sta segnato fra gli
-uffici e le obbligazioni primissime d'ogni virtuoso e illuminato
-reggimento. L'altra considerazione da compiere e da tener qui
-presente, si è, che per isventura tutto ciò che riferiscesi in
-diretto modo all'intelligenza ed al cuore, à natura tanto spontanea
-ed _incoercibile_, che mal si può domandare a un governo e ad una
-legislatura di porlo ad effetto per vie immediate e mezzi imperiosi.
-Possono i reggitori e i legislatori mettere in arme un esercito,
-costruire una flotta, decretare spedizioni e conquiste; non possono per
-via d'impero e con sicurezza di frutto costringere un sol villaggio a
-lasciar l'ignoranza ed addottrinarsi.
-
-Per ultimo, ha domandato la plebe in Parigi, che ad ogni operajo venga
-cotidianamente e senza pericolo d'interruzione fornito il lavoro, e col
-lavoro accertata sussistenza. Ma di ciò, come di materia gravissima e
-ancora molto involuta, faremo discorso distinto e particolare.
-
-
-§ IV.
-
-_Se la repubblica può fornir lavoro cotidiano agli operai che ne
-mancano._
-
-Per prima cosa, chi entra a speculare su tali argomenti e non à grande
-uso, badi di non iscambiare le dispute e le speranze de' comunisti con
-quelle de' socialisti. Ai primi sta fitto in capo di credere che possa
-il mondo civile pervenire alla comunanza dei beni, e quindi abolire
-affatto la povertà. Questa teorica è tanto disforme non pure dai
-fatti fin qui durati fra gli uomini, ma dall'essere intrinseco delle
-cose, che non diviene pericolosa se non fra genti di grosso ingegno
-e selvatiche, o pel soverchio dei mali e dell'oppressione accecate e
-infreneticate. Non vive a questi dì in veruna città d'Europa una plebe
-così pronta d'ingegno, provveduta di cognizioni, accorta, sperimentata
-e di buon giudicio come la parigina: il che ha bastato per disseccare
-le barbe del comunismo in sul primo mettere che facevano; e tutto il
-lor succo è stillato nella repubblica Icaria, i cui cittadini, come
-s'impara dal nome, hanno l'ale appiccate con un poco di cera, e mai
-non esciranno del labirinto che sonosi compiaciuti d'architettare a lor
-posta.
-
-Ma un'altra generazione di scrittori è in Francia, che ha per intento
-speciale di meditare su quelle forme comuni di vita socievole, e su
-quegli istituti generalissimi che appajono in ogni parte del mondo
-cristiano, rimangono quasichè inalterati per mezzo alle mutazioni
-e alle rivolture politiche, e compongono tutti insieme l'ordine e
-l'assetto primo ed elementare in che si riposa da secoli la parte più
-civile e più culta del genere umano. A tali scrittori suolsi dar nome
-di socialisti; e non ostante che parecchi di loro trasmodino e corrano
-a immaginare sistemi speciosi d'umana socialità, pur nondimeno il
-concetto che sveglia le lor fantasie è nobilissimo e fondatissimo; e
-in quello s'appuntano tutte le investigazioni della filosofia civile;
-in quello fermò la mente Platone, e gli altri insigni intelletti che
-guardano come da specola eccelsa i moti, i portamenti e le condizioni
-della intera famiglia umana. Ma da un lato, sonosi questi scrittori
-imbattuti in fieri problemi che sembrano chiusi e sepolti a qualunque
-intelletto; e dall'altro lato, l'indole peculiare degl'ingegni
-francesi mal si confà e si proporziona con essi: imperocchè l'acume
-non basta ove domandasi profondità; nè la perspicacia analitica, ove
-si desidera il sicuro sguardo sintetico; nè l'ordine, la lucidezza,
-il minuto distinguere, il presto concludere, il facile concepire, ove
-bisogna per vie implicate e tortuose aggirarsi, ove la minutezza,
-la facilità e la speditezza non colgono e non abbracciano se non
-la buccia e le foglie. Da ciò è seguito, che i libri de' socialisti
-francesi con molte parole recano poca sostanza, e filosofano poetando,
-e fabbricano castelli incantati. Ma in Francia ove ogni cosa si
-volgarizza, e la scienza è trattata in modo assai piano e con favellare
-accessibile all'intendimento comune, quelle gran parole _droit de
-travail_, _organisation du travail_, _solidarité de tous pour tous_,
-e altrettali, non furono dette al sordo: raccolsele il popol minuto
-e ne fe capitale; ed oggi che à l'arme in pugno e sente l'aura della
-vittoria, volgesi non minaccioso, ma instante e autorevole a coloro
-medesimi dalla cui bocca uscivano quelle avviluppate sentenze, e
-lor dice con gran franchezza: — Cittadini e maestri, noi vi tenemmo
-fede; teneteci voi le fatte promesse, dappoichè la Francia è a vostra
-requisizione, e or potete quel che volete. Agli altri ceti à bastato la
-libertà e l'uguaglianza: a noi bisogna altra cosa; che la libertà sola
-non ci disfama e non ci disseta: noi domandiamo alla repubblica un pane
-in cambio del nostro sudore. — Così à discorso la plebe. Or che poteva
-il governo rispondere ai vincitori armati, se non quello che disse un
-officioso ministro ad una regina: — Vostra maestà stia certa che se la
-cosa è possibile, ella è fatta; e se impossibile, si farà? —
-
-Ma esaminando il subbietto ne' suoi principj, ei vi si trova subito
-una dolorosa contraddizione. Che all'operajo voglioso della fatica non
-debba mancare la sussistenza, comparisce un diritto così patente e un
-debito così essenziale del consorzio civile, che vedendosi tuttogiorno
-accadere il contrario, l'animo se ne sdegna profondamente, e viene
-indotto a proferire quel medesimo che io scriveva, parecchi anni fa;
-cioè «che ogni comunanza di uomini la quale non sa trovar modo, o non
-vuole, di riparare dalle necessità estreme della vita gl'individui
-suoi innocenti e non istanchi mai del lavoro, non può dirsi con rigore
-nè sapiente nè civile, ma sotto sembianze molto contrarie è barbara
-tuttavia e insipiente.» D'altra parte, le difficoltà di ben soddisfare
-a tali diritti ed esigenze degli operai diventano in pratica così
-sformate e quasi direi formidabili, che a pochi governi in sino al dì
-d'oggi è bastato l'animo di affrontarle, a nessuno di vincerle; essendo
-che noi intendiamo di ricordare i soli provvedimenti e i soli rimedj
-conciliati con gli altri diritti umani, e massime con la libertà; e non
-chiamiamo spedienti veri e legittimi quelle case di ricovero (a citar
-pure un esempio) in cui l'uomo perde sua libertà naturale, disciogliesi
-dalla famiglia e gli s'interdice di procrearla. Sta per compiere il
-terzo secolo da che sotto il regno di Elisabetta, l'Inghilterra udì
-pronunziare la sentenza medesima la quale oggi si va ripetendo dai
-socialisti; che, cioè, il povero à buon dritto e buona ragione di
-sempre poter barattare con un tozzo di pane il lavoro e la fatica delle
-sue braccia. Eppure, quella sentenza fu per addietro e tuttavia si
-rimane sì mal praticata e avverata nel suolo stesso ove fu proferita,
-che ne dovremmo ritrarre un troppo sinistro augurio, e disperare da
-questo lato del progresso del genere umano. Nel vero, assai poco giova
-che il governo provvisorio di Francia siasi tanto sollecitato a mandar
-decreti per costruire officine e iniziare i pubblici lavorii: qui,
-per lo certo, cade in acconcio il trito proverbio, che dal detto al
-fatto corre un gran tratto. Ciò non ostante, qualche notabile cosa
-è da credere che porranno in istato, perchè a loro fa gran bisogno
-di contentare le moltitudini. A noi rimane per al presente l'ufficio
-di spettatori; nè l'esempio, comunque riesca, fia mai perduto. Di
-questo, peraltro, io mi persuado e vivo certissimo, che quantunque
-tra i componenti medesimi del nuovo governo siedano alcuni filosofi
-socialisti, ad essi non va ora pel capo di mettere in atto la strana
-dottrina dell'organisation du travail quale la c'insegnano alcune
-loro stampe ed opericciuole, e che ad effettuarsi e compirsi non
-è più spedita e facile o più durabile e profittevole delle utopie
-de' sansimonisti e della repubblica Icaria. Niente ancora à trovato
-l'ingegno umano di positivo e di pratico in ordine all'economia
-pubblica, salvo i principj che si domandano della libera concorrenza;
-la qual verità non ci vieta di riconoscere i danni e gli stenti che
-ne procedono molte fiate al popolo degli operai. Ma rimane ad indagare
-ancor più sottilmente, se la virtù medesima di quei principj sia capace
-o no di rimuovere in buona parte, o di sminuire e stremare quelle
-pregiudiciose e afflittive conseguenze; ovvero elle sieno tali da non
-potersi emendare, eccetto che da riforme ed innovazioni profonde ed
-isconosciute. Infrattanto, il senso morale e la intuizione immediata
-dei sommi veri ci persuadono, che la libertà e la spontaneità debbono
-pure in economia, come in qualunque altra disposizione sociale, essere
-il germe fecondo e l'efficienza prima ed inesauribile d'ogni progresso,
-d'ogni salute, d'ogni prosperità. Poco importa che il costringimento
-s'adempia in nome di pochi, o d'uno, o di tutti: nell'ultimo caso,
-è salva la dignità umana, non la spontaneità; e quindi l'energia, la
-copia, la varietà e la perduranza dell'opere di mano in mano decadono
-e si rallentano. Certo, fa gran maraviglia che quella nazione stessa a
-cui in fatto di politiche libertà sembra di mai conseguirle nè larghe
-nè sicure abbastanza, pretenda in fatto d'industria di procedere coi
-divieti, e con l'intervenimento importuno e dispotico della legge.
-
-Ciò presupposto, e tornando più strettamente al subietto de' pubblici
-lavorii, noi diciamo che l'attuazione compiuta e perpetua di quelli
-o tornerà affatto impossibile, o sommamente diverrà perniciosa allo
-Stato, se non si conformi con le massime della libera concorrenza, e in
-troppa gran porzione impedisca e conturbi la operosità economica dei
-privati. Perchè ciò non accada, ricercansi principalmente le quattro
-condizioni infrascritte.
-
-1º Le pubbliche officine debbono istituirsi universalmente, e poco
-meno che in qualunque grosso comune. Altrimenti, egli succederà molto
-presto un'accumulazione tragrande di popolo in quelle sole città ove
-saranno pubblici lavorii. Diciamo poi, che fatto anche che tali opificj
-e lavori sieno per ogni luogo moltiplicati, ciò nondimeno rischiasi
-forte di veder le campagne vuotarsi di gente e mancare le braccia
-all'agricoltura, massime nelle provincie più montagnose e più sterili;
-conciossiachè il trovare ne' luoghi murati ad ogni tempo e ad ogni
-qualità di persone apparecchiato il lavoro e accertato il salario,
-non può non accrescere a dismisura la propensione de' contadini
-per ricoverarsi nelle città e lasciar la villa. Converrà, dunque,
-in sull'aprirsi le officine per tutto lo stato, cercare compensi e
-provvedimenti nuovi e gagliardi perchè le genti sparse per lo contado,
-vi si mantengano.
-
-2º Necessità vuole che si decreti e si fermi, i pubblici lavorii venire
-costituiti per supplimento e riparo alla insufficienza delle industrie
-private, e però ricevere da queste limitazione e misura; cioè a dire,
-che nelle officine della repubblica sieno raccolti quegli operai
-solamente a' quali nessuna privata industria ha potuto fornir lavoro.
-E ciò si dovrà riconoscere dai commessarj, o in virtù di certificati
-de' capo-maestri, o con altri metodi e discipline, secondo si troverà
-più agevole e più sicuro. Chi si consigliasse altrimenti, vedrebbe in
-cortissimo tempo ogni sorta di lavoranti sgombrare le officine private;
-perchè, poste pari tutte le condizioni, ciò nondimeno la sola maggior
-sicurezza e stabilità del salario, e il non servire ad uomo particolare
-ma sì al pubblico, e non all'umore del principale ma sì agli ordini
-disciplinati prestabiliti, indurrebbe gli operai ad abbandonare a mano
-a mano il lavoro de' cittadini per quello del comune.
-
-3º Se il governo non vuol menare a ruina di molte industrie private,
-dovrà procacciare che i lavori da lui condotti, sieno di qualità da
-non potersi dai particolari cittadini imprendere con profitto: la qual
-cosa importa che le pubbliche manifatture quanto più crescono, e tanto
-più costino e sieno a maggiore scapito del tesoro. Ogni altra specie
-di lavori condotti dal pubblico renderebbe impossibile la concorrenza
-privata in quella cotale specie. Ma, d'altra parte, al governo fa
-gran bisogno d'assai varietà di lavori, perchè dee dar salario ad ogni
-generazione di operai. Tutti questi nodi sono difficili a sciogliersi,
-ed esigono nuovi temperamenti e partiti.
-
-4º Avviata la generale istituzione dei comuni opificj, mai non potrà
-il prezzo della mano d'opera (come usan chiamarla) sminuire tanto e sì
-presto, quanto si vede ne' paesi ove il numero delle braccia soverchia
-l'uopo che se ne à. Però, tutte quelle industrie le quali competono
-con gli stranieri, mercè del buon mercato e del potere scemare fino
-all'ultimo estremo i salarj, cesseranno e s'annulleranno. Tanto più
-è comandato al governo di non recare perturbazione ed impaccio alle
-industrie che valgono ad avvantaggiarsi e a fiorire non ostante il
-prezzo più che mezzano della mano d'opera.
-
-Segue dal fin qui ragionato, che più malagevole assai è per riuscire
-al governo repubblicano il soddisfare e piacere alle moltitudini,
-a rispetto delle nuove opinioni sociali, di quello che negli ordini
-della politica; delle quali opinioni sorgerà una copia e una varietà
-esorbitante, e così belle d'apparenza e lusinghevoli agli occhi del
-popolo, quanto poco fondate e lontanissime dalla pratica. Ma perchè
-le maggiori difficoltà della lor materia risiedono nelle viscere della
-cosa, e in certe impossibilità naturali e invincibili, l'ingegno molto
-svegliato e penetrativo della plebe francese non può non avvedersi,
-dopo le prove iterate della discussione ed esaminazione patente e
-comune, che il governo non à in pugno una verga da taumaturgo: e però
-io penso che tali malagevolezze ed ostacoli non basteranno a mettere
-giù la repubblica, ma sì basteranno a commuoverla ed agitarla continuo,
-e a crescere l'inquietezza ed il malumore degli operai, i quali per
-lungo tempo non poseranno, e correndo poi agli estremi, prepareranno
-(com'io diceva in principio) la lor soggezione a un governo dittatorio
-assoluto.
-
-À la repubblica nuova tra mani le sue utopíe, come ebbe l'altra
-del secolo scorso. Ma in quella era più arbitrio e più facoltà di
-appagare il popol minuto. Conciossiachè, l'estinzione dei privilegi,
-lo spezzamento e ripartimento che ne seguiva dei beni stabili, e
-l'attuazione compiuta e súbita della libertà e uguaglianza civile,
-erano novità ed effetti visibili a tutti, e di presto e general
-giovamento. Ora, alla presente repubblica, per empiere i desiderj
-di tutta la plebe, occorre di affaticarsi in miglioramenti male
-studiati, mal definiti e poco o nulla operabili. Ma d'altra parte,
-la repubblica antecedente armava contro di sè profonde passioni e
-non placabili inimicizie: la presente fa male a pochi o a nessuno;
-del pari, che crescere molto la somma dei beni, massime delle classi
-inferiori, s'accorgerà di non potere. Ma quello che non eccede le sue
-facoltà, ed entra innanzi a tutte le obbligazioni sue, si è l'ajutare
-per ogni guisa la purgazione degli animi e dei costumi; perchè della
-corruttela è tollerante la monarchia, intollerante la repubblica.
-E la plebe francese presente, non così bene à serbato la severità
-e la modestia come l'energia e il coraggio, e nella vita pubblica è
-assai migliore che nella domestica. Usanza generalissima degli operai
-di Parigi si è lo scialacquare in due dì della settimana il salario
-degli altri giorni. La santità del matrimonio conoscono poco o nulla,
-e in grossolani piaceri s'ingolfano senza misura e quanto i guadagni
-cotidiani il concedono. Della religione serbano un sentimento confuso
-e fugace, e mai non si affaccia loro il pensiere ed il desiderio di
-meditare intentivamente sulle ultime sorti dell'uomo. A queste male
-disposizioni ànno gli scrittori di là piuttosto aggiunto incentivo
-che recato rimedio. E per fermo, nella più parte de' libri loro, che
-altro s'incontra, salvo una pittura vivissima dei patimenti della
-plebe, e un'amplificazione continua delle oppressioni e delle avaníe
-ch'ella sostiene dai potenti e dai facoltosi? Quante parole spendono
-essi per dimostrare all'infimo volgo i suoi diritti e le doti e i
-pregi segnalatissimi che la fregiano, e quante poche per istruirla
-de' suoi doveri e ammonirla delle sue colpe! Indicassero almeno le
-vie dirette e pacifiche per condurre le moltitudini dalla povertà
-all'agiatezza, dalla miseria alla giocondità: ma in quella vece, dopo
-avere accresciuto alla plebe la cognizione e il sentimento de' proprj
-mali, o si tacciono affatto, o propongono tali compensi e partiti,
-ai quali essi medesimi non porgono fede. Medici veramente crudeli
-ed improvvidi, che si dilettano di palpar le piaghe del popolo e
-inasprirle e dilatarle, senza prima fornirsi di neppure una stilla di
-balsamo sedativo e salubre! Insomma, in questi ultimi quindici anni gli
-scrittori francesi ànno in troppa gran parte mancato all'ufficio loro;
-e la dignità delle lettere ne à scapitato assaissimo; e la repubblica
-nuova trovasi ora sulle braccia una plebe molto più adulata e guasta
-dai libri che illuminata e corretta, ed emmendar la quale non pensò
-nè punto nè poco Luigi Filippo ed il suo ministro, benchè loro non
-mancasse tempo quieto ed accomodato.
-
-
-§ V.
-
-_Massimo impaccio per la repubblica sono le corrispondenze esteriori._
-
-Contro forse l'opinione di molti, noi reputiamo che tra gl'impacci
-maggiori del nuovo governo repubblicano sono da computarsi le
-corrispondenze esteriori. E prima, si voglia notare che a tutti i
-governi veduti sorgere in Francia, massime da cinquant'anni addietro,
-le malagevolezze maggiori e i pericoli più imminenti e più gravi sono
-provenuti dal di fuori; e ciò per l'intima connessione che i fatti e
-le disposizioni esterne acquistano in quella contrada con gl'interni
-fatti e disposizioni. La Francia tocca da ogni lato le più vitali parti
-d'Europa, e mai non è sorto conflitto in alcuna nazione circonvicina,
-che la spada del popolo francese non siasi snudata.
-
-Ad ogni grandezza civile tengono dietro molti rischj e gravezze; e la
-Francia grandeggiando in Europa, segnatamente per certo imperio morale
-che esercita sugli animi e sugli intelletti, non può in niuna maniera
-ristringersi in sè medesima, e goder pace se gli altri non l'anno:
-e come ogni suo moto à consenso e ripercussione di fuori, così non
-possono i suoi vicini rimanere indifferenti e neutrali, ma o caldi
-amici o caldi nemici; e bisogna o ch'elli accettino i suoi principj e
-le forme del suo vivere sociale e politico, od ella i loro in massima
-parte.
-
-Ora, venendo al caso presente, volentieri riconosciamo che una nuova
-colleganza europea contro la Francia repubblicana non par probabile,
-ma nemmeno scorgiamo su che fondamento saldo e durevole possa
-costituirsi la pace, e come annodare leali e amichevoli corrispondenze
-tra la repubblica e i regni circostanti. La diplomazia della plebe
-è differentissima da quella dei principati e delle aristocrazie. Per
-solito, non vuol secreti e non sopporta dissimulazioni; s'impazienta
-agl'indugi, abborre i mezzani partiti, e (ciò torna a perpetua lode
-sua) sempre à nelle risoluzioni dell'ardito e del generoso: testimonj
-gli Ateniesi ed i Fiorentini. Aggiungasi a ciò il naturale de'
-Francesi audace e mal sofferente, e quello spirito d'antica cavalleria
-che mai non li fa quietare, e cacciali volentieri in difficilissime
-imprese. Ma oltre di questo, la Francia, avanti ogni cosa, è armigera
-e battagliera; à un esercito grosso, avidissimo di romper guerra, e
-a cui vengono meno al presente le fazioni dell'Affrica, le quali se
-abbastanza non l'occupavano e intrattenevano, pure gli ànno sempre
-tenuto vivo il gusto e il senso della vita guerresca, e acceso un
-desiderio smanioso di fatti grandi e di gloria un po' meno dispari e
-dissomiglievole dall'antica. Ora, come potrà il governo far languire
-nell'ozio delle caserme un esercito così fatto, e il cui ardore e la
-cui ambizione è di tanto accresciuta dagli ultimi avvenimenti!
-
-Una cosa è inevitabile al governo nuovo repubblicano; il dovere, cioè,
-fare scelta fra due partiti in ugual modo pericolosi. A lui bisogna o
-non più riconoscere i trattati di Vienna, e con questo solo perturbare
-tutta l'Europa, e nimicarsi fin l'Inghilterra; o riconoscerli, e
-smentire nell'atto suo primo tutte le massime insino a qui predicate
-con solennità e veemenza da' suoi partigiani. Probabilmente, e malgrado
-degli animi fieri e audacissimi, il governo provvisorio manderà fuori
-un manifesto pieno d'ambigue parole e di mezzane opinioni, e dove
-negherà da un lato ciò che dall'altro verrà affermando; e sopra ogni
-cosa, protesterà fermamente di voler vivere non che in pace, ma in
-buona concordia e amicizia con tutti i governi.[14] Se ciò sopportasi
-dalla plebe, un grande frangente è tolto di mezzo, e può l'Europa
-serbarsi in pace per ancora buon tempo. L'Inghilterra, nelle cui mani
-sia ora la somma dei comuni destini, non dubiterà punto di mantener
-con la Francia amichevoli intelligenze, e avere per legittimo e rato
-il nuovo governo repubblicano. Conciossiachè le sue immense armate, e
-le enormi ricchezze e l'animo coraggioso ed intrepido non le bastano a'
-nostri giorni per rinnovare e assoldare la lega Europea contro Francia:
-mancale altresì l'intensione e l'unità del volere, perchè sono mutati
-in gran parte i suoi pensamenti e consigli; ed anche appresso di lei
-le forme sono antiche ed intatte, ma la sostanza tutto dì si altera e
-si trasmuta. La Russia, non ispalleggiata dalla Germania, non può nulla
-di grave e di minaccioso intraprendere contro l'occidente europeo; e la
-Germania si quieterà, ed anzi farà ottima diversione chiedendo riforme
-e franchigie, qualora ne' Francesi stia tanta saviezza e prudenza da
-non fiatare nemmanco delle provincie del Reno: chè, quando accadesse
-altrimenti, i tre potentati del Norte possono ancora trovare obbedienti
-i popoli loro, e collegarli e moverli contro la nascente repubblica.
-
-Tutto ciò, ripeto, va per li primi tempi ne' quali la sospensione
-stessa degli animi, la stravaganza dei casi, la preoccupazione
-e il timore reciproco, il non essere i governi apparecchiati nè
-consigliati a nessun gran cimento, ajuteranno il desiderio e il
-bisogno di conciliazione. Ma si fermi pure la pace tra Francia e
-i contermini potentati, rimangano in piedi i trattati di Vienna,
-dichiarisi l'Inghilterra amica del nuovo governo, si queti la Germania
-e riposi la Russia; pur nondimeno io manterrò sempre, che tal pace e
-buona amicizia è vacillante e inferma di sua natura, e che in questo
-dimorerà di continuo l'impaccio maggiore della repubblica. A' tempi
-che corrono, non può sussistere, massime in un vasto paese, autorevole
-e influentissimo, come è la Francia, un governo non pur differente da
-quello degli Stati finitimi, ma di natura così attrattivo, e così caro
-e invidiabile a tutte le moltitudini. Dico, non può sussistere molti
-anni; e chi pensa altrimenti, e crede tra le due forme governative
-di scorgere differenze poche e superficiali, fa visibile inganno a
-sè stesso; e scorda, fra l'altre cose, che la picciola Svizzera così
-divisa e disforme nei suoi elementi, e mista d'istituzioni moderne e di
-viete e proprie del medio evo, pur nonostante à dato sospetti gravi e
-durevol paura ai governi circonvicini. Come, dunque, non può l'Europa
-quetare tanto che dura la repubblica appresso i Francesi, così a
-questi, pure ordinandosi e componendosi a casa loro, sempre giungeranno
-di fuori nuove perturbazioni, e pericolo instante di scompiglio e di
-guerra.
-
-
-§ VI.
-
-_Conclusione di ciò che precede._
-
-Ei si dee concludere primamente, che guardata e considerata parte
-per parte ogni condizione dello stato presente di Francia, non
-appare cagione alcuna per la quale si giudichi facile e molto vicina
-la caduta della repubblica. Questa poi fu fondata per la vittoria
-e il voto unanime della plebe; e però al nuovo governo dee stare
-a cuore principalmente di farsi a quella grazioso e accettevole,
-come ai passati reggitori era principale necessità di contentare e
-favorire i borghesi. Ogni cosa, pertanto, in Francia prenderà aspetto
-arci-democratico, e verserà intorno ai pensieri, ai sentimenti ed agli
-interessi del popol minuto.
-
-Secondamente, si dee concludere, che al nuovo governo aprirannosi vie
-meno erte e scabrose per soddisfare i desiderj del popolo intorno alle
-riforme interiori politiche, di quello che a rispetto delle sociali
-ed economiche: e altrettanto spinoso e difficile gli sarà di condurre
-a pace e a concordia i negoziati e le intelligenze esteriori; ed anzi
-ciò gli tornerà impossibile affatto, quando dalla parte de' potentati
-del Norte non superi tutti gli altri rispetti il timore incessante
-di perdere e inabissare ogni cosa, e dalla parte dell'Inghilterra
-il bisogno grande e non transitorio di accrescere e dilatare i suoi
-traffichi.
-
-Contuttociò, dall'alterazione continua delle attinenze esteriori può
-scoppiare una general guerra e un totale sconvolgimento d'Europa, nè
-alcuna di quelle alterazioni avrà luogo senza commuovere profondamente
-tutti gli ordini governativi di Francia.
-
-Oltrechè, il governo repubblicano non può rimanersi solitario
-per lunghi anni; ma non cadendo per forza d'armi straniere, e non
-iscompaginandosi con l'anarchia, dee di necessità propagarsi per tutto
-ove la materia sarà disposta. Quindi non può col tempo non inquietare
-e spiacer sommamente all'Inghilterra medesima; conciossiachè la
-perduranza d'una perfetta e vigorosa democrazia pone in gravissimo
-compromesso le aristocratiche istituzioni dell'isola.
-
-Dalle questioni poi economiche, e più ancora dalle sociali agitate
-in seno di popolaresche assemblee, pericolo è di veder sorgere in
-Francia cagioni copiose di mutamenti e di rivolture, massime non si
-conoscendo nessuna via piana e nessun mezzo efficace per attuare certi
-concetti fantastici, e giungere a certi fini a cui la plebe si ostina
-di pervenire. Però, la salute della repubblica, nell'interior suo, sta
-tutta nell'illuminare le menti, evitare le sètte, e all'agitazione
-somma degli animi e alla discussione procellosa de' nuovi problemi
-trovare sfogo e andamento ordinato sì, che le mutazioni medesime non
-compajano eccessi, e non inducano l'anarchia.
-
-Che poi la repubblica sia per ispiegare tanta virtù e saviezza di
-quanta è mestieri per tenere da una banda appagata la plebe, dall'altra
-fuggir la guerra e innovare i trattati, e ogni cosa adempiere con
-autorità di leggi e senza tirannide di fazioni, è cosa oltremodo ardua,
-e assai più da desiderare che da sperare. Contuttociò, mal si può
-affermarlo o negarlo assolutamente; imperocchè le storie non ci offrono
-esempio nessuno dello stato civile e politico in cui di presente è la
-Francia, e la più parte delle proposte che fa e degl'instituti che
-va disegnando, riescono nuovi e impensati, segnatamente in Europa;
-e quel simigliante che se ne vede in America, riesce, all'ultimo,
-dissimilissimo, a cagione della sostanzial differenza che corre tra
-i due continenti in ogni abito e forma di vita comune. Solo, non è
-temerario di sentenziare, che in tanta incertezza ed oscurità di
-dottrine, e in tanta esorbitanza di desiderj e improntitudine di
-domande, non è punto credibile che possa trovarsi alla prima e con
-quiete il meglio e il più praticabile, e ciò che mostri facoltà di
-durare e di solidarsi: impossibile è, poi, che questo s'adempia o con
-la guerra o con la perpetua sua minaccia o con l'imperversare delle
-fazioni.
-
-In genere, la Francia, dal lato degli studj e delle teoriche, è mal
-preparata alla politica e sociale trasformazione in cui vuol entrare,
-e però non istimo che per gran tempo valga ad allargar molto il
-circolo delle cognizioni correspettive e ad approssimarle alle ultime
-soluzioni; e chiaro è che ella ondeggia fra due sistemi di ordinamento
-civile non pur diversi, ma opposti. Il primo produsse e governò la
-rivoluzione dell'età scorsa; l'altro risulta, benchè tuttora mal
-definito, dai pensamenti e dalle tendenze nuove della filosofia civile,
-e dai nuovi fatti che il natural-progresso delle nazioni compie e
-mette in considerazione. Il primo s'accorda troppo bene con l'indole e
-l'attività del popol francese; l'altro l'è troppo contrario. Il primo
-può dirsi consistere singolarmente in tre cose: nella rivoluzione
-entro casa; nella propagazione sua di fuori per via dell'armi; nella
-negazione ardita di tutto ciò che l'analisi acuta ma frettolosa e
-imperfetta non trova e non riconosce in ogni materia di scibile e nelle
-più chiuse parti del cuore. Certissimo è, che nelle gare politiche,
-quando bisogni venire alle ultime prove, nessun popolo s'agguaglia
-al francese in bravura e in ardore. Similmente, nessuno il pareggia
-in impeto bellicoso; e tutti i pregi di sua natura risplendono vivi
-e abbaglianti nelle fazioni di guerra. Nell'acume poi della critica,
-nella perspicacia e ordine dell'analisi, e nella baldanza del negare
-e del confutare, nessuno vince e neppur raggiunge l'ingegno francese.
-Ma d'altro lato, i costumi nuovi e la nuova filosofia vanno ognor da
-vantaggio persuadendo che le rivoluzioni violente distruggon sè stesse
-e più non sembrano necessarie; che la guerra abituale è mestiere
-da barbari, e affoga nel sangue la libertà; che le conquiste pesano
-come cappe di piombo addosso agli occupatori; che la critica à ormai
-compiuto il suo magistero, e vuolsi far debito luogo all'autorità delle
-tradizioni, e scandagliare giù nel profondo la scienza arcana che si
-raccoglie e si occulta nei suggerimenti mirabili dell'istinto: che
-le libertà individuali e municipali son fondamento a tutte le altre,
-e con esse dee misurarsi, ad esse adattarsi la potestà e l'arbitrio
-legislativo; che, infine, dai subitanei consigli, dai mezzi veementi
-e forzosi e dai metodi dittatorj mal può germogliare la libertà vera,
-e che alla tirannide riesce non rade volte di mascherarsi col nome di
-Convenzione, di sovranità popolare, e d'altri titoli strepitosi.
-
-Dal contrasto di tali due sistemi procedono le contraddizioni molte che
-appajono a questi giorni tra uno e altro atto del governo provvisorio,
-tra uno e altro enunciato del Programma popolare, e così in ogni parte
-e manifestazione della vita politica. Non può da simil conflitto non
-provenire assai confusione ed incoerenza nelle deliberazioni e nei
-fatti che sono per seguitare. Contuttociò, egli è da sperare e sembra
-probabile che mai non verranno al sangue e alla guerra intestina.
-Conciossiachè il pericolo maggiore da questo lato può stare nella
-porzione più rozza e più indocile della plebe; ma perchè ogni suo moto
-armato minaccerebbe l'avere così dei privati come del pubblico, ci par
-naturale che tutto il rimanente del popolo sia per essere pronto ed
-unito a resistere a quella furia. A tutti gli altri umori è credibile
-che la uguaglianza perfetta civile e l'uso interissimo d'ogni maniera
-di libertà dischiudano qualche sfogo, e impediscano che alcuna fazione
-signoreggi, ed opprima talmente le altre, e s'impadronisca in sì fatta
-guisa dell'imperio e dell'armi pubbliche, da ingaggiare battaglia con
-gli avversarj, e insanguinar Parigi e la Francia.
-
-Con tal condizione soltanto di saper fuggire lo sdrucciolo
-dell'anarchia e fuggir la guerra civile, la repubblica nuova francese
-avrà porto a tutti un esempio imitabile, e adempiuto un grande e
-salutifero esperimento; e in solo quel caso potrà fermarsi ciò che in
-principio di questa Lettera molto dubbiosamente si proponeva: cioè,
-se l'ultima rivoluzione francese sia per riuscire al progresso civile
-d'Europa un bene od un male.
-
-
-§ VII.
-
-_Quello che dee l'Italia pensare degli ultimi casi di Francia._
-
-Lodi chi vuole ed esalti a cielo la vittoria fortunatissima del
-popolo parigino; e confidisi pure ch'ella tornerà fra non molto a
-progresso grande e magnifico di tutta l'Europa: io, come Italiano,
-confesso che me ne dolgo, e la reputo, almeno, avvenuta pel nostro
-paese nel tempo più disacconcio ed inopportuno che dar si possa. Dopo
-tre secoli di silenzio e di sonno, e dopo aver toccato l'ultimo fondo
-delle umiliazioni, dell'ignavia e delle sventure, l'Italia risorgeva
-in modo sì bello e insperato, con portamenti sì ordinati e pacifici,
-con tale pienezza e coscienza della giustizia e del dritto, con un
-senso di virtù e di religione tanto istruttivo e tanto esemplare pel
-mondo, che forzava i popoli tutti a maravigliarsene. Risorgeva l'Italia
-e rigeneravasi per moto sì fattamente proprio e spontaneo, che in
-cambio di aspettare e ricevere come l'altre volte, ella dava altrui
-l'impulso e l'eccitazione; e tale impulso era tutto civile ed umano,
-pieno di moderazione, di prudenza, di longanimità. La nazione stata più
-afflitta dalle discordie e più tenuta divisa dalle arti di stato, dalla
-fortuna e dalle colpe sue stesse, quella nazione, dico, ritempravasi
-per prodigio nella fiamma d'amore, e in amplesso spirituale si
-unificava: di ventiquattro milioni d'uomini uno solo era l'animo,
-una la mente, uno il fine; e in tanto profondo rivolgimento e in così
-subita innovazione, tu non rinvenivi un sol uomo il quale avesse potuto
-chiamarsene offeso, e a cui il popolo, uscito appena di servaggio
-e inesperto di libertà, avesse torto un capello, recato il sopruso
-d'un obolo, fatto segno fugace di risentimento e vendetta. Spettacolo
-certamente insolito a tutte le genti, e onorevole non che per l'Italia,
-ma per l'intera famiglia umana. Quindi l'Europa e il mondo non potevano
-trattenersi dall'encomiarlo: e già riconoscevano in noi le discendenze
-e le propaggini auguste di Roma; già domandavano l'Italia la terra
-perpetua de' prodigi; e s'annunziava per mille segni, ch'era oggimai
-nostro ufficio introdurre le nazioni in nuovo corso di civiltà, e loro
-fare scòrta su per li gradi d'altissimo perfezionamento.
-
-Ora, tanta speranza vien sopraffatta in un subito dagli avvenimenti di
-Francia, e siamo della nobile capitananza dispossessati: il mondo torna
-all'idolatria antica, e, tra pauroso ed attonito, tien fermo lo sguardo
-nella Francia repubblicana. Sieno pure questi nostri lamenti non degni
-dell'uomo filosofo, e mantengasi pure con invitti argomenti, che il
-bene, dovunque venga e comunque, è sempre avventuroso e accettabile.
-Io fui Italiano molto prima di tentare d'esser filosofo, e sin dalla
-puerizia ò pianto con isconsolata amarezza le umiliazioni e li sfregi
-della mia patria: il perchè, della cara speranza che or balenava del
-suo primato esultarono tutti gli spiriti del cuor mio, e chiunque
-strappa di mano all'Italia quella sublime lusinga, mi fa dolore e
-non gioia; e se questo è colpa o gran debolezza, io sento una forza
-soave che rende amabile alli miei sguardi la colpa e invidiabile la
-debolezza.
-
-Ma oltre di ciò, a nessuno è lecito di negare che la rivoluzione
-presente di Francia non ispanda per Italia un seme funesto di
-divisione, il quale, per occulto ed inerte che si rimanga, non perde
-facoltà di scoprirsi e di germogliare laddove i popoli sieno men
-giudiziosi o i governi meno prudenti: e questo accade per appunto
-quando abbisogniamo vie più dell'unione compita ed universale degli
-animi, e quando al misericordevole Iddio era pur piaciuto di prepararla
-per tutto, e disporre ogni cosa al finale conseguimento suo.
-
-Ma perchè qualunque lamentazione non à virtù di cambiare i fatti e
-arretrare gli avvenimenti, meglio è di condurre i pensieri su quello
-che a noi importi di praticare e di fermamente volere dopo gli
-straordinarj casi di Francia.
-
-
-§ VIII.
-
-_Stato presente d'Italia, e ciò che conviene di fare a' suoi popoli ed
-a' suoi principi._
-
-E primamente diciamo, che intorno ai consigli, alle risoluzioni ed ai
-portamenti che agl'Italiani possono meglio convenire nelle congiunture
-nuovissime in cui la rivoluzione francese gli à collocati, è cosa di
-gran conforto vedere che l'opinione di tutte l'effemeridi nostre,
-variando assai nell'aspetto, non differisce guari nella sostanza,
-ed in tutte sembra spirare il senno e l'avvedutezza antica. La quale
-opinione, a scioglierla dalle diversità dei modi e ridurla in brevi
-concetti e persuasibili ad ogni mente, ci pare dover essere così
-espressa. Sta il nerbo principale d'Italia in Piemonte, e l'esercito
-di colà è la nostra spada: esso à dirimpetto lo sforzo intero
-dell'Austria. Ma fino a che serbasi, come ora è, unito, disciplinato
-e volonteroso, non si fa luogo a serj timori. Per lo contrario, tutto
-quello che sconnettesse l'esercito e ne rompesse la disciplina,
-volterebbesi in danno estremo di tutta la Patria comune; perchè
-l'Austria profittando dello scompiglio, piomberebbegli addosso col
-fiore delle sue truppe, e vedremmo un disastro non molto dissimile da
-quello del 1821. Lo stesso caso, e con maggiore facilità e prontezza,
-si compirebbe nell'altre provincie Italiane confinanti con l'Austria.
-Nè dicasi che i Francesi repubblicani calerebbero in nostro ajuto.
-Conciossiachè (presupposta pure come certissima la loro pronta calata
-e la piena vittoria) io sostengo, che quello più non sarebbe ajuto
-d'amici e contribuzione di collegati, ma occupazione e conquista;
-e ciò che avverrebbe di noi tapini, tra la prepotenza e la ferocia
-degli uni, e l'orgoglio e l'ambizione degli altri, la storia medesima
-de' nostri tempi lo insegna, e ancora ne permangono i tristi effetti.
-Necessario è, dunque, che la Liguria, il Piemonte, la Toscana e gli
-Stati romani non tumultuino e non si scompongano, per infino a tanto
-che alle frontiere di ciascuna di tali Provincie italiane stanno grosse
-e minacciose le truppe austriache. Da ciò segue, che in esse Provincie
-chiunque pensi a mutar la natura degl'istituti e imitare le nuove
-forme politiche altrove comparse, fa opera pessima, e di turbolento
-e reo cittadino. Manifesto è, poi, che se le Provincie meridionali
-si sollevassero per mutar forma di reggimento, l'Italia media e la
-subalpina non posson quetare: però, a tutti gl'Italiani incombe oggi un
-medesimo debito; fuggire le novità che ci disordinano e ci disuniscono.
-Abbiam guadagnato pur tanto di libertà, quanto bisognava per dar
-dominio sicuro all'universale opinione, e proseguire ordinatamente di
-migliorazione in migliorazione, sino a vedere attuato appresso di noi
-tutto il più scelto, il più liberale ed il più proficuo delle odierne
-istituzioni. A tre cose dobbiam ora voltar la mente con ardore di zelo
-e fermezza incrollabile di volontà. La prima è stringere ed afforzare
-l'unione; la seconda, armarci; la terza, consumare l'opera santa e
-solenne dell'indipendenza. Quelle mutazioni, pertanto, che a tali tre
-fini possono recare nocumento o ritardo, si abborrano e si respingano,
-qualunque nome e colore specioso e allettativo portino seco.
-
-Quanto è a nostri Principi, a me sembra di scorgere chiaramente, che
-quel cammino che lor conviene di compiere, vada bensì per sentieri
-aspri e difficili ma non tortuosi ed oscuri, e dopo molte scoscese
-e sdrucciolevoli chine li meni in luogo ove potrebbe loro mancar la
-fortuna ma non la gloria, e ove non può abbandonarli l'amore e la
-riconoscenza eterna de' popoli.
-
-A me va per l'animo, che a Vienna gli ultimi casi di Francia recato
-abbiano sommo terrore a parecchi; ad altri, apprensione assai, mista
-di molta speranza:[15] perchè coloro i quali s'ostinano negli antichi
-pensieri, e reputano ogni rivoluzione un delitto e un furore che presto
-passa, e debbe quindi espiarsi con servaggio nuovo e lunghissimo,
-entrano forse in qualche fiducia di veder rinsavire le menti sedotte,
-rannodar le vecchie colleganze, rifare le congreghe de' principi, la
-libertà diroccare per li medesimi suoi eccessi, e il mondo spaventato e
-sconvolto chiedere di riposarsi sotto lo scudo dei paternali governi.
-Primo di tutti il Metternich move forse, in questi giorni medesimi,
-tali o poco diverse parole ai Principi nostri: — Ecco, o Signori,
-avverate a lettera le mie previsioni, ed anzi troppo più che voi
-ed io non temevamo. A voi piacque, per eccessiva mansuetudine, di
-carezzare e scaldare nel vostro seno le sètte dei liberali, credendole
-assai temperate e pacifiche e ben corrette dall'infortunio. Vedetele
-ora che son cresciute ed ingagliardite coi vostri favori. Avvi egli
-concessione che li contenti, beneficio che li plachi, liberalità
-che li riempia e li sazii? Prima mostravano di non vi chiedere se
-non alquante riforme; poi vollero armi, poi licenza di scrivere
-ogni enormità ed ogni scempiezza; oggi gli Statuti più larghi, le
-guarentigie più salde, le libertà più estese e compiute non sembrano
-loro abbastanza; oggi si tratta delle vostre corone medesime; si tratta
-dell'essere o del non essere. Or che aspettate, o Signori? Forse che
-la Francia espedisca di nuovo le fiere masnade de' suoi giacobini a
-sommuovere tutti i popoli, a rovesciare tutti i troni? Deh facciam
-senno una volta, e ricompriamoci, se egli è possibile e s'egli è ancor
-tempo, dal giogo vile delle cenciose democrazie. Quel che vuol dire
-scostarsi dall'amicizia dell'Austria, nudrire speranze inconsiderate
-d'ingrandimento, correre dietro agli applausi delle ingratissime
-moltitudini, stimo che apertamente il vediate. Ma l'Austria scorda
-tutti gli oltraggi passati, compiange gli errori comuni, e solo
-desidera e prega che il vostro pentirvi e ricredervi non sia tanto
-tardi, ch'ella medesima non conosca e non rinvenga spedienti opportuni
-e bastevoli per riscattarvi. Pensate che se i demagoghi si tacciono di
-presente, e sembrano ancora avervi in rispetto e in considerazione,
-ciò accadrà fino al giorno che le truppe imperiali ostinerannosi a
-custodire e fronteggiare la Lombardia. L'ora in che avranno sgombrato
-compiutamente l'Italia, sarà l'ultima del vostro regno. —
-
-A me vien pensato che questi debbono essere gli ammonimenti e i
-consigli del Gran cancelliere di Vienna; e a me pare, dall'altro
-lato, udire rispondere così i nostri Principi: — Se d'una cosa noi ci
-pentiamo, si è di avere troppo indugiato a riconoscere la perfidia
-insieme e la vanità de' vostri documenti, pei quali rischiammo di
-perdere affatto l'amore de' popoli nostri, che è il solo patrimonio
-e la sola conquista degna d'un re. Voi procacciate di spaventarci
-mostrando la crescente smoderatezza e la necessaria incontentabilità
-delle moltitudini. Ma noi siam di credere, che l'opinione, qualora
-possa manifestarsi senza pericoli e incitamenti, e non le manchi agio
-nè tempo di esaminare, d'erudirsi e di avvisatamente concludere, mai
-non si scompagni dalla moderazione e dalla giustizia: ma come ciò
-sia, meglio ci sembra di ottemperare al desiderio eziandio indiscreto
-de' nostri concittadini, che al comando del superbo straniero.
-Insopportabile a noi s'era fatto il regnare come vostri luogotenenti,
-e col puntello de' gesuiti; e ci è più dolce spartire col popolo
-l'autorità della legge, che veder cancellato il nome di lui dal
-libro delle nazioni, e l'Italia condotta ad essere non altra cosa
-fuorchè _una espressione geografica_, come voi testè la domandavate.
-Col restituire a' sudditi nostri la dignità d'uomo e di cittadino,
-abbiamo a noi medesimi restituito la monarcale dignità, e sentiamo
-che d'ora innanzi nella bilancia d'Europa li scettri nostri avranno
-pondo e valore. Ad accrescere l'uno e l'altro, noi deliberiamo di
-unirci in istretta e saldissima Confederazione; e presto bandiremo
-una Dieta Italiana, ove siederanno con buon accordo e amicizia così
-i nostri commessarj come i deputati delle assemblee. Voi dite che la
-Francia torna minaccevole per tutti i troni, e che noi saremo continuo
-tribolati, continuo sopraffatti dall'esorbitanze dei partiti. Ma non
-vi cada della memoria quel grande sfogo che dar possiamo all'eccesso
-dell'ardor giovanile e alle improntitudini della plebe. A ciò
-basteranno, ben vel sapete, queste sole parole: Si passi il Ticino. Ma
-sentiamo che replicate, che vinta la guerra, affrancata la Lombardia,
-e vuota l'Italia d'Austriaci, nessuno porrà più argini alle passioni
-e termine alle speranze e disegni dei democratici. Noi rispondiamo
-invece, che niuna cosa può aggiungere credito e forza ai nostri
-governi, quanto l'auge della vittoria, le armi avvezze a obbedire e
-onorare le nostre persone, il merito sommo acquistato appresso della
-nazione. O tutto questo può salvare le nostre corone e prerogative, o
-nessun'arte e spediente lo può. Ad ogni modo, la giustizia procede con
-noi, e i nostri nomi son consegnati alla fama, e staranno quanto la
-storia dell'italiano risorgimento. —
-
-
-AI SIGNORI DIRETTORI DELL'EPOCA.[16]
-
- 11 aprile 1848.
-
-Giovandomi della sincera e cortese amicizia vostra, piglio arbitrio di
-mandarvi alcune brevi considerazioni sui fatti di Lombardia, le quali
-nelle congiunture presenti mi pajono non pur vere ed utili, ma che il
-trascurarle torni troppo pregiudicioso alla causa italiana. Nè badate,
-signori, che sieno pensieri d'arme e di guerra; imperocchè, a questi
-tempi, qual buon cittadino non volge l'animo alle cose militari? Senza
-dire che la scienza dell'armi non è tutta chiusa ed inaccessibile a chi
-s'astiene dal maneggiarle, ma v'à alcune parti ove il naturale ingegno
-può penetrare assai dentro, e scorgere con sicurezza ciò che al buon
-capitano occorre d'imprendere e di provvedere. Quando, poi, questi
-miei brevi pareri ed accennamenti non pure si raffrontino coi disegni
-e le risoluzioni di coloro che al presente governano la guerra santa,
-ma nemmanco abbiano spazio di prevenirle, io ripeterò in cuor mio _Hoc
-erat in votis_, e coglierò grandissima contentezza dalla inutilità
-delle mie parole.
-
-Io dico, pertanto, che considerandosi da un lato le mosse dei nostri
-e dall'altro quelle degli avversarj, s'intende assai chiaro, che
-gl'imperiali procacciano di rannodarsi e difendersi principalmente
-lungo l'Adige; e quivi, secondo che daranno i casi, o aprirsi
-una ritirata sicura sgombrando del tutto l'Italia, o ripararsi in
-Peschiera, in Mantova ed in Verona, aspettando quello che venga loro
-comandato da Vienna. Possono eziandio tentar la sorte d'una battaglia
-campale, con questo consiglio, che riuscendo vincitori, acquistino
-facoltà d'invadere nuovamente gran parte della Lombardia e del Veneto;
-e quando abbian la peggio, rimanga loro pur sempre un ricovero assai
-ben munito e ben proveduto nelle dette fortezze. Sperare in ajuti nuovi
-e gagliardi spediti loro di là dal Tirolo non sembra che possano per al
-presente, e poco numero di gente non basterebbe al fine di rappiccare
-le fila interrotte tra Verona e le terre austriache.
-
-Dal lato nostro, conoscesi che Carlo Alberto è in pensiere
-principalmente di sconnettere in più d'un punto e spezzare quella
-continuazione di forze che gl'imperiali si studiano di mantenere fra
-l'Adige e il Mincio; e nel tempo stesso, à l'occhio ai passi meno
-difesi, e distribuisce sì fattamente le truppe dell'ala sua dritta, da
-impedire al nemico di rioccupare per soprassalto alcuna città o luogo
-importante. Con l'ala sinistra, poi, dell'esercito proprio spignesi,
-a quel che sembra, verso il Tirolo, per soccorrere le popolazioni
-insorte, minacciare il nemico alle spalle, e togliergli modo così di
-tenersi congiunto colle terre dell'impero di là da' monti, come di
-rinfrancarsi con qualche schiera che disegnasse di calare in Italia.
-
-Ciò veduto, io sostengo, che è grandemente mestieri menar la guerra
-con celerità e vigore massimo nel Tirolo, e far quivi grossa testa di
-truppe, radunandovi altresì quanta più gente assoldata e disciplinata
-può fornire la Venezia. Questo fatto, un buon nerbo di milizie
-scendendo dal Cadorino e dal Friulano, dee spingersi con ardire e
-prestezza ad occupare Trieste, e porgere ajuto ai partigiani e fautori
-della causa italiana che sono pure colà. Sembra oggimai certo, che
-Napoli invia legni e soldati nell'Adriatico; ma nessuno sforzo dalla
-banda del mare conseguirà prontamente lo scopo della dedizione di
-Trieste, qualora dalla banda di terra non sia stretta ed assalita con
-istraordinaria gagliardia. In questa sollecita occupazione di tutta
-l'Istria raccogliesi, al parer mio, un punto principalissimo della
-liberazione d'Italia e un gran pegno della sicurezza avvenire; e però
-è necessità di ciò procurare innanzi che il governo nuovo viennese
-possa riaversi, e le sue provincie tedesche, paghe delle libertà e
-guarentigie ottenute, risolvano di sostenere con ogni mezzo la ruinante
-casa di Ausburgo. Fra poco si riordinerà eziandio la dieta Germanica, e
-sarà dieta leale di popoli liberi, e quindi tenera sopramodo dell'onor
-nazionale e gelosa dei vantaggi comuni degli Stati Alemanni. Tra tali
-vantaggi debb'ella per certo annoverare il porto di Trieste, che è
-per l'intera Germania il solo uscio aperto sulle acque dei nostri
-mari, e la sola diretta via e comunicazione con l'ultimo Oriente.[17]
-Potrebbe, adunque, tutta Lamagna commoversi fortemente per serbar
-dominio sopra Trieste; la qual città, d'altra parte, rompe in mezzo
-le terre italiane poste fra l'Isonzo e il Quarnero. Sino dai tempi di
-Augusto, ànno l'Alpi Giulie e le Carniche segnato i confini d'Italia;
-e però, tutta l'Istria e il littorale che corre da Pola a Venezia è
-nostro, e niun vessillo vi dee sventolare salvo che l'italiano. In
-me, pertanto, è gran desiderio e speranza che le schiere piemontesi e
-le venete s'accampino presto in tutta quella regione, e chiudano allo
-straniero ogni passo fra il Tagliamento e la Sava, e dai Monti della
-Vena sino alle rive del mare. Per rispetto, poi, all'Illiria ed alla
-Dalmazia, basti per ora il notare, che abita in quelle provincie una
-gente nel cui arbitrio sta il dichiararsi o per la causa italiana o
-per quella dei popoli Slavi; imperocchè di schiatta nascono slavi; di
-costume, di lettere, di governo si sentono italiani. A noi importa sol
-questo, ch'elli non sieno e non vogliano essere austriaci, e non possa
-l'Austria nei porti di Dalmazia prepararci continue offese e molestie.
-
- (_Dall'Epoca._)
-
-
-SULLA GUERRA ITALIANA.
-
- 14 aprile 1848.
-
-Le operazioni della guerra a me pajono procedere più fortunate che
-preste e ben consigliate; e le spingono innanzi le popolazioni insorte,
-più assai che l'attività e l'ardire dei capitani. Dell'esercito
-di Carlo Alberto, l'ala destra à compiuto l'intento suo primo
-(difficilissimo per addietro, e divenuto oggidì poco faticoso)
-di snidare i Tedeschi da tutte le sponde del Po. Col marciare poi
-raccolta e diritta sopra Desenzano e Montechiaro, e col venir sempre
-di più spalleggiata da Bresciani, Bergamaschi, Cremonesi e altri
-popoli circostanti, à forzato gli Austriaci a passare il Chiese, e
-fermarsi sulla sponda sinistra del Mincio, e propriamente in quel
-largo triangolo che fanno insieme Peschiera, Mantova e Verona: elli
-abbandonano persino parecchi posti da lor tenuti a mezzo il cammino tra
-Vicenza e Verona; e giusta gli ultimi rapporti, sembra potersi credere,
-che l'armi piemontesi (e questa era fazione men facile) siensi spinte
-col loro antiguardo tra Mantova e Verona.
-
-Ma d'altra parte, dell'ala sinistra non si à nuova nessuna, e non
-compajono bollettini. Di quegli ottomila fanti inviati verso Salò e
-Gavarno, e nelle cui mani credesi caduto il forte di Rocca d'Anfo,
-neppure una voce. Ad essi spettava di dilatare e soccorrere con
-vigoría il sommovimento tirolese, e chiudere e impedire i passi. Certo
-è che gli Austriaci mantengono ancora disgombra affatto o con pochi
-interrompimenti la via da Bolzano a Trento e da Roveredo a Verona. Ma
-come va tal cosa? come non si tenta ogni sforzo e non si opera ogni
-bravura per insignorirsi di Trento, vera chiave del Tirolo italiano;
-mentre insorgono le campagne, il Bresciano ed il Bergamasco si muovono
-ad ajutare l'impresa, e l'ajuta d'altro lato con forte rincalzo la
-sollevazione del Friuli e di tutta l'alta Venezia, e possono accorrere
-al fine stesso i corpi franchi della Svizzera italiana e della
-Valtellina?
-
-Al presente, gli è ben avverato che il general Zucchi padroneggia Palma
-Nova ed Osopo, e che que' montanari e segnatamente gli Udinesi ed i
-Trevigiani sono pieni di ardore, e si armano e si disciplinano. Ora,
-gran fatto sarebbe che il Zucchi non se ne giovasse quanto bisogna
-per varcare al più presto l'Isonzo e piombare su Gorizia e Gradisca;
-Gorizia città aperta in fondo a una valle, e Gradisca picciolo luogo
-munito di picciol castello. Quella mossa sola basterebbe forse a far
-succedere la dedizione di Trieste, tanto forte dal lato del mare,
-quanto debole e sprovveduta dal lato di terra. Nè sembra da temersi
-che il generale Zucchi e la gente che à seco non vi si potessero
-reggere; conciossiachè tra breve essi cresceranno delle schiere del
-generale Durando; e buona porzione delle soldatesche e dei corpi
-franchi, raccolti qua e là nella bassa Venezia, potrannovisi condurre
-sollecitamente; e infine, non mancheranno col tempo le truppe ed i
-volontarj quivi recati dai legni Sardi e Napoletani. Ma, pur troppo,
-tutto questo ricerca nei capi massima speditezza ed ardire; e ricerca
-altresì un comune disegno, e una bene ordinata cooperazione. E però
-Dio provveda, perchè di comuni accordi e disegni vedo pochissime
-prove, e molte ne vedo contrarie. Certo è, poi, che l'Austria, quanto
-sentirà più difficile e più rischioso il resistere e mantenersi nelle
-interiori provincie lombarde, tanto radunerà ogni sua forza sulle
-sponde dell'Adriatico. L'Istria è tutta intera in sue mani, e Trieste
-s'acconcia all'antico giogo. Stando a quello che insegnano l'ultime
-nuove, ogni apparecchio che studia di fare il governo Viennese non
-è per soccorrere la sua causa in Tirolo, ma sì bene per fronteggiare
-gagliardamente i nemici sulla sinistra dell'Isonzo, e proteggere la
-Contea di Gorizia e le terre littorali. Mai non m'è rincresciuto
-così duramente com'oggi di non possedere autorità di parole nè
-arte infiammativa di stile; imperocchè io l'adopererei tuttaquanta
-a persuadere i giovani nostri crociati di accorrere sull'Isonzo e
-varcarlo coraggiosi, riconquistando a prezzo anche di molto sangue
-le antiche e naturali frontiere d'Italia. All'Alpi Giulie, griderei
-loro, all'Alpi Giulie, o militi! là su tutte le cime piantate il
-vessillo italiano; e non tollerate, per Dio, che attraverso alle nostre
-provincie, sulle nostre stesse marine, non diviso da monti e da fiumi,
-non impedito non trattenuto da fortezze e bastìe, possa dimorare il
-nemico eterno d'Italia, e con quiete e con agio ricominciare le offese
-e perpetuar le minacce.
-
- (_Dall'Epoca._)
-
-
-DI NUOVO, SULLA GUERRA ITALIANA.
-
- 17 aprile 1848.
-
-I combattimenti di Goito e di Monzambano recano alle nostre truppe
-onor singolare. Il varco del Mincio, qualora gli approcci e le rive
-del fiume sieno difese e munite secondo l'arte, non solo è aspra
-cosa e difficile, ma compiuta con tanta prestezza come i Piemontesi
-ànno fatto, porge prova bellissima di bravura e di abilità; perchè si
-computa generalmente dai buoni maestri di tattica, che sia mestieri di
-spendervi il triplo di tempo; e tanto ne spesero nelle guerre ultime
-d'Italia i Francesi. In Goito s'erano gli Austriaci asserragliati in
-più strade, e da ogni casa sparavano addosso agli assalitori. Or, chi
-è pratico del guerreggiare, conosce troppo bene quali rischj e fatiche
-s'incontrino a smovere e scovare eziandio poca milizia da un luogo in
-cui ogni muro le serve di parapetto, e l'è il bersagliare e l'offendere
-così agevole, come difficile l'essere offesa.
-
-Ei pare che tutta la schiera cacciata da Goito retroceda verso Mantova;
-e quella, invece, che contrastava il passo tra Monzambano e Valeggio,
-si ricoveri sotto Verona. Ma non più padroni della sinistra del Mincio,
-e rotta la congiunzione loro tra Mantova, Peschiera e Verona, forse gli
-Austriaci in cambio di tenere e difendere animosamente quest'ultima,
-s'apparecchiano di far sicura ritirata lungo il Tirolo, e salvar
-gente, artiglierie e bagagli. Se il Tirolo fosse tutto in fiamme, come
-al creder mio poteva essere, accorrendovi i Piemontesi, la ritirata
-de' nemici o verrebbe affatto impedita, o non accadrebbe loro senza
-molto sangue e senza perdite dolorose. Ma quando, poi, i Tedeschi
-indugiassero e dai nostri si trascurasse di proseguir la vittoria e
-di occupare le Alpi con buon nervo di truppe, certo, commetterebbesi
-errore assai grave e pregiudicioso. Marciano a quella volta alquanti
-volontarj comandati dal generale Alemandi; ma perchè marciano soli,
-e nessuna porzione dell'esercito li accompagna? a quella fazione non
-bisognano nè cavalli nè artiglierie, ma squadre di volteggiatori e
-di bersaglieri, che da molti giorni potevano essere in via. A ogni
-modo, raccomandiamo con somma istanza ciò che le presenti congiunture
-d'Italia ricercano sopra ogni cosa; vogliamo dire, prestezza, ardimento
-e buon accordo. Sono nel Veneto i volontarj Romani, Sardi, Napoletani,
-Veneziani, Lombardi. A chi obbediscono essi? ad uno o a più capi?
-Nessuno ancora l'à significato, nessuno lo sa. Alle operazioni loro
-è guida un disegno e un consiglio prestabilito e comune? Speriamo che
-sì, ma se ne ànno indizj e avvisi contrarj. Napoli manda truppe, delle
-quali certo non si scarseggia; e trattiene invece la flotta sua, che
-sarebbe ai Veneziani compiuto ristoro e salvezza.
-
-Ricordiamoci che mai Dio non à mandato all'Italia tempi più fortunati.
-Ogni giorno che spunta, reca opportunità di gran fatti, e serra nei
-suoi brevi confini l'efficacia di tutto un secolo. Ora, i trattati
-son rotti, la diplomazia è dispersa e muta; impaurano i gran potentati
-per li guai che ànno in casa; l'Inghilterra medesima vive in qualche
-apprensione delle sue cose; Lamagna non è concorde, e travaglia e suda
-a ben ricomporsi. In tali condizioni e pressure, l'Europa attende di
-ricevere nella sua stemperata materia quelle nuove forme che il senno
-e l'arbitrio delle nazioni stanno per imprimerle, giusta la naturale
-configurazione dei territorj, e l'indole ingenita e sostanziale dei
-popoli. Affrettiamoci pure noi, di stender l'armi e le insegne su tutte
-le nostre frontiere, e sieno per sempre ricuperate.
-
- (_Dall'Epoca._)
-
-
-AL GENERALE CARLO ZUCCHI.
-
- Roma, li 20 di aprile del 1848.
-
-Io non temo, signor Generale, che a voi sembri temerario e importuno
-che io vi scriva; perchè la vostra cortese natura mi rende certo che il
-tempo non è bastato ad estinguere quella tanta benevolenza e parzialità
-che mi mostraste in Bologna nel 1831, quando faticavamo entrambi a
-ottenere che quel tentamento infelice di libertà e d'indipendenza, non
-potendo più reggere, cadesse almeno onoratamente. E prima, vi scrivo
-per dolce sfogo dell'animo; perchè in mezzo alle tante e insperate
-maraviglie del risorgimento italiano, certo non dee reputarsi l'ultima
-il veder voi padrone della città che la fredda e lunga vendetta degli
-stranieri aveavi assegnata per carcere. E non è senza gran mistero del
-providente consiglio di Dio, che voi per mezzo a infinite sventure e
-pericoli, e in modi così straordinarj e quasi direi favolosi, foste
-riserbato a questo giorno novissimo in cui s'adempie la redenzione
-finale di nostra Patria. Non è senza mistero eziandio, che a voi
-toccasse per ultimo campo del valore e del senno vostro guerriero
-cotesta città, e cotesti popoli situati ai confini d'Italia e naturali
-custodi dell'Alpi. Io non ò meco una sì gran dose di vanità, perch'io
-presuma non dico di consigliarvi ma di parlare con esso voi di cose
-militari, e di quelle segnatamente che avete ora tra mani. Solo,
-ricordandomi dell'indole vostra lontana da ogni albagía, vorrei farvi
-intendere, che a voi si conviene al presente di porre in disparte la
-naturale ed abituale modestia, e sentire in modo compiuto il molto
-profitto ed il gran momento di quella parte della guerra nazionale
-italiana che a voi cadde in sorte. Chi non vede che l'Austria, ormai
-disperata di proseguire le sue difese negli aperti campi di Lombardia,
-e mal sicura altresì di Verona e di Mantova, volterà ogni sforzo dalla
-banda del Tirolo, e sulle terre frapposte tra l'Isonzo e la Sava? Ma
-voi ben premunito dentro le mura di Palmanova, e presto fatto capitano
-(come tutta Italia desidera) d'un giusto corpo di esercito, avrete
-arbitrio da un lato di soccorrere i Tirolesi insorti, e dall'altro
-di assaltar con vigore le truppe austriache le quali pretendessero
-di mantenersi di qua dall'Alpi, vogliamo in Trieste e nella contea di
-Gorizia, vogliamo nell'Istria e nella Dalmazia. Però, io non dubito che
-a voi non prema di sollecitamente istruire il re Carlo Alberto sulla
-molta necessità che vi stringe di venir subito provveduto di numerosa e
-scelta milizia, e che quanto maggior quantità di truppe italiane sarà
-schierata sull'Isonzo, tanto riuscirà più certa e compiuta la nostra
-vittoria adesso e nell'avvenire. E similmente, voi conoscete quello
-che in tal fazione potrebbe e varrebbe il soccorso del re di Napoli;
-il sol potentato italiano che sia fornito di molte navi a vapore ben
-costrutte e ben corredate, e quindi attissime a bloccare i porti,
-far mostra lungo tutte le rive dalmatiche della nostra bandiera, e
-trasportare e sbarcare speditamente e dovunque sia l'uopo notabil copia
-di armi e di armati. Ei bisogna che le Alpi segnino da tutte le bande
-i confini d'Italia, come volle natura quando primamente configurolla.
-Ma ei bisogna altresì, che questo s'adempia prestissimamente, e mentre
-l'Austria giace tutta scomposta e di consiglio sprovveduta, e avanti
-che la Germania intera non incominci a riordinarsi in forte e omogenea
-confederazione. A voi non rimane ignoto, che ne' Tedeschi è ora più che
-mai presente e vivissimo il desiderio di far buona comparsa sui mari,
-a dispetto quasi della natura; accorgendosi essi, che il poco aver
-prevaluto sull'altre nazioni, e poco aggiunto di peso e d'efficacia
-infino al dì d'oggi ai gran casi dell'Occidente europeo, sia proceduto
-principalmente dal non avere marineria. Il possedere, pertanto, per via
-di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia buoni porti sull'Adriatico,
-e mezzo di pronta e diretta comunicazione col Levante e con l'Indie,
-sembra ai Tedeschi un vantaggio notabilissimo, e circa il quale è
-impossibile che non si svegli fra breve molta sollecitudine in tutta
-quanta l'Allemagna.
-
-Fa grandemente mestieri, adunque, che prima che ciò succeda, la vostra
-gloriosa spada cacci di là dai gioghi dell'Alpi Giulie quel che rimane
-di forze austriache, e i non abbondevoli sussidj che possono uscire
-in questi giorni da Vienna. Affrancato una volta quel territorio, e
-occupati e muniti i passaggi, tornerà più facile senza comparazione
-il difenderli, benchè dal lato degli stranieri moltiplicassero le
-armi e gli assalti. Quanto, poi, alle coste Dalmatiche, e a quelle
-popolazioni tanto fedeli un tempo a Venezia, ei si conviene adoperare
-più ancor della spada l'artificio dei negoziati, e subito entrare in
-pratiche di buon accordo non già con l'Austria ma sì coi Dalmati, con
-gli Ungaresi e i Croati. Quello che importa all'Italia supremamente, si
-è che Dalmazia e Illirio non sieno austriaci nè tedeschi. Pel resto,
-puossi trovar modo e via di accomodamento durevole; nè bisogna mai
-che la nazione Ungarese, fortissima e potentissima, divenga nostra
-inimica, ma invece compagna ed amica, siccome ai giorni per essa
-gloriosi di Mattia Corvino. Per tutto ciò, mi sembra doversi pregare
-con istanza e premura grande il re di Piemonte a mandar di presente
-uomini esperti e avveduti appresso i Dalmati, i Croati e gli Ungaresi,
-con ufficio espresso di dimostrare e persuadere a ciascuno dei tre,
-— come il nemico loro comune sia l'Austria, e come niun d'essi debba
-volere che quel potentato o per sè o in nome della Germania possa
-tener dominio sulle coste dell'Adriatico. L'Italia desiderare e
-pretendere unicamente ciò che natura le à dato, cioè le sue naturali
-frontiere dal Varo al Quarnero; del rimanente, non domandare se non
-buona vicinanza e amicizia. Una lega commerciale e doganale perfetta
-fra Italia, Dalmazia, Ungaria, Transilvania e Croazia, poter mettere
-in continua e profittevolissima congiunzione di traffico il Mar Nero
-con l'Adriatico, il Levante col Ponente, le Indie col Baltico, il Po
-col Danubio. Nessuna ambizione e interesse avere l'Italia d'uscire de'
-suoi confini, nessuno di conquistare e predominare sulle popolazioni
-slave dell'Albania, della Boemia, della Servia, della Bulgaria; in quel
-mentre che l'Austria le va minacciando tuttavia, e da lungo tempo à
-in animo di possederle: nè contra l'ambizione di lei potrebbero essi
-popoli rinvenire altro collegato sincero e migliore fuorchè l'Italia;
-imperocchè il Russo ajuterebbeli per farli soggetti; il Turco è barbaro
-e inerme; la Francia troppo remota e incostante. —
-
-Ma io mi stendo di soverchio a parlarvi di cose le quali, dove
-s'appongano al vero, a voi non son nuove, e meglio e più profondamente
-di me le scorgete e considerate. Nè il mio nome val nulla per
-aggiungere a queste opinioni alcun grado di autorità; ma sì vi prego
-che voi le pigliate a cuore, e Carlo Alberto insieme con voi le
-caldeggi e fomenti, onde poi l'effetto dell'opera segua sollecitamente
-alla ferma credenza di entrambi.
-
-
-
-
-Seguitando a distribuire gli scritti del nostro Autore per ordine
-di tempo, collochiamo qui alcuni discorsi da lui pronunciati nel
-parlamento romano, detto con ispecial nome Consiglio di deputati; e
-scegliamo quelli che per la importanza dell'argomento o la caldezza
-dell'affetto o qualche lume maggiore recato alla storia degli ultimi
-anni, porgono pure al presente materia accetta e non disutile
-di lettura. Come poi l'Autore medesimo ne trascrisse più d'uno
-nell'opuscolo impresso da lui in Genova nel 1850, e ristampato in
-questo volume, noi ci asteniamo di qui registrarli. Invece, poniamo
-subito allato ai Discorsi qualche altro breve dettato che in que'
-giorni medesimi pubblicava il Mamiani nell'Epoca.
-
-A ciascun discorso si premettono poche parole, per notificarne
-l'occasione e le circostanze. A sminuire la noja del ripeter la
-data comune a tutti, avvertiamo il lettore, ch'ei furono pronunziati
-nel corso del 1848. Dalle stesse parole loro, poi, si rileva quando
-l'Autore discorre secondo sua qualità di Ministro, ovvero da semplice
-deputato.
-
-
-Discorso sulla educazione del popolo
-
- _Discorso pronunziato nella tornata del 26 giugno, in occasione che
- alcuni Deputati proponevano di significare nell'Allocuzione al
- Principe il desiderio del Consiglio, che intendesse il Governo
- particolarmente a giovare ed educare il popol minuto._
-
-Il voto col quale la tornata di jeri l'altro venne conclusa, riferivasi
-ad un argomento sì grave e solenne pei tempi nostri, che non si fa
-lecito al Ministero di non dichiarare sovr'esso la mente sua; e credo
-opportuno, come testè io diceva,[18] tale dichiarazione accadere
-innanzi che i commessarj sull'Allocuzione al Principe deliberino
-intorno al proposito, e trovino quelle espressioni che parranno loro
-più acconce e più rispondenti ai pensieri e alle massime del Consiglio
-dei deputati.
-
-Io comincerò dal notare, che sfortunata ed impertinente riesce oggimai
-l'appellazione di riforme sociali e di questioni sociali, che molti
-dànno per vezzo e per uso a importantissimi studj e a utilissimi
-proponimenti. Simili nomi svegliano nella più gente un'apprensione ed
-una paura non del tutto irragionevole; perchè il pensier loro corre
-drittamente a quelle moderne utopie che non son lasciate spaziare nel
-libero campo ed innocuo delle astrazioni accademiche; ma le si fanno
-con foga e precipitazione discendere nell'ordine dei fatti civili,
-cagionando, come pur troppo si scorge oltr'alpe, fiere e minaccevoli
-perturbazioni. Pure, come ciò sia, noi qui non parliamo (od è questa
-per lo manco l'opinion mia e de' miei colleghi nel Ministero), non
-parliamo noi qui del mutare e rifare le fondamenta al sociale edifizio,
-ma del correggere e migliorare la sorte del popol minuto; la quale
-sarà sempre in cuore a tutti gli animi generosi e compassionevoli e
-singolarmente al cristianissimo popolo di questa città, in cui, diceva
-quel nostro,
-
- Giuste son l'alme e la pietade è antica.
-
-Circa l'essere e le condizioni del popol minuto, due estremi debbonsi
-ugualmente fuggire. Il primo, di non gittarsi a tutt'uomo in quelle
-fantasie onde sono uscite con parto infelice le teoriche strane e
-avventate che menano sì gran rumore di sè, ma le quali condotte alle
-prime e più semplici applicazioni, subito ànno mostrato la vanità loro.
-No, concittadini, alle questioni, come sono pensate e proposte oggidì
-in Francia e che piglian nome di sociali, non trovasi, per isventura,
-risposta veruna assoluta ed affermativa. Certo, io non ficcherò la
-pupilla mia debolissima tra le ombre, anzi nella notte profonda del più
-remoto avvenire; ed io non so bene se nel lunghissimo corso dei secoli
-la provvidenza riserbi all'intelletto degli uomini qualche, dirò così,
-impensata divinazione, per cui giungano elli a risolvere quei problemi,
-e interpretare quegli enigmi che alla scienza moderna, e intendo
-la solida e verace scienza, permangono chiusi ed inesplicati. Pur
-troppo, considerandosi per ogni parte cotale materia delle questioni
-sociali, si riconosce apertissimo, che stannovi dentro nascoste certe
-disuguaglianze, o naturali ed ingenite, o necessarie ed inemendabili,
-e certe discrepanze e contrarietà d'interessi, di facoltà e di uffici,
-le quali niun mezzo, niun ritrovato, niuna forma d'istituzioni vale
-a rimovere compiutamente. Però, chi ben guarda negli spedienti e
-ne' partiti proposti, e medita i sistemi ambiziosi che i socialisti
-architettano a lor talento, scorgeli tutti offesi da un peccato
-medesimo; imperocchè tutti effettivamente rivolgonsi in un perpetuo
-paralogismo, come la ruota d'Issione. Vuoi tu scemare al possibile
-l'indigenza? noi siamo nel tuo desiderio. Ma se la vuoi sbarbicare
-affatto e per sempre, credi che senza arricchire l'universale
-diverrai povero tu. E se ben poni l'occhio alle tue vestimenta, alle
-supelletili di tua casa, a quelle minute opere che altri adempiono in
-tuo sostentamento e servigio ogni dì, affinechè tu possa vacare alli
-studj tuoi razionali: e se quindi fai ragguaglio di tutto ciò con
-l'intera famiglia umana, e consideri l'immenso apparecchio di ordigni
-e manifatture, e il cumulo e la varietà infinita di materiali opere
-che occorre alla civiltà per sussistere, crescere e perfezionarsi,
-tu verrai nella nostra sentenza: la quale afferma che la porzione
-massima del genere umano nasce destinata alle meccaniche faccende, le
-quali d'altra parte senza fatica e travaglio grave e incessante non si
-compiscono, e però bisogna cotidianamente agli uomini il pungolo acuto
-ed amaro della povertà. Che se presumi, o socialista, di possedere
-l'arte di far soave e desideratissimo ogni lavoro il più ingrato e il
-più schifo, mediante certi compensi e armonie che dici avere scoperte
-nell'uomo e nella natura; io affermo assai risolutamente, che tu
-contempli un'altra natura ed un altro pianeta che questo dove abitiamo.
-
-Io veggio bene che tali ubbie fra i nostri dotti non allignano e
-non recan pericolo. Ad esse fa ostacolo insuperabile una delle più
-comuni e più profittevoli doti che la natura à fornito alle menti
-italiane; l'ingegno pratico, io voglio dire, e lo squisito buon senso.
-Nè tampoco sono pericolose e attrattive per al presente all'infimo
-popolo. Conciossiachè le nostre plebi, la più parte, sono campagnole,
-e vivono frugali e modeste e così semplici nelle lor voglie e ne' loro
-costumi e pensieri, come la circostante natura, il cui nudo e schietto
-sembiante guardano e ammirano a tutte l'ore. Oltre di che, la religione
-vive ancora e trionfa con pura fede nelle moltitudini nostre; e per
-virtù di lei tollera ciascheduno que' gravissimi mali che crede dovere
-infallantemente venir riparati in un mondo migliore; e con serena e
-tranquilla pace di spirito non domanda insino a qui a Dio e agli uomini
-altra cosa, in compenso del tanto sudore, salvo che uno scarso e rozzo
-pane cotidiano.
-
-Ma, signori, al dirimpetto dell'estremo di cui vi parlo, ne sorge un
-altro non meno pernicioso, e consiste nell'incuria e nella dimenticanza
-del vasto subbietto intorno al quale vi sto intrattenendo. Alcuni se
-ne spaurano a modo, che via il cacciano dalla mente come cosa nefaria
-e da porsi in tacere per tutti i tempi. Alcuni invece lo sprezzano e
-lo deridono, e forse ciò fanno per cortezza d'ingegno e di scienza;
-altri viene nel medesimo effetto per secreto movimento d'egoismo e
-d'orgoglio, trattandosi della gente minuta, alla quale non appartiene
-e che desidera tener soggetta. Altri spera o finge che non badando
-alle questioni appellate sociali, si torrà loro importanza e rinomo,
-e stancandosi gli uomini di ragionarne, elle andranno in dileguo. Ma
-questo guanciale dell'incredulità e dell'accidia mai non à dato un
-buon dormire e un buon riposare a nessuno, e non si cambiano per esso
-le condizioni peculiari del secolo. Certissimamente, le questioni
-dette sociali sono il vero e proprio qualitativo della età in che
-c'imbattemmo a vivere; e non è lecito a un popolo da lunga mano educato
-e civile, e similmente a un governo provvido e illuminato, il non
-curarle quanto è mestieri. Debbe anzi egli cercarne per tempo e con
-diligenza la parte sincera e operabile, affine appunto di resistere e
-di combattere con pieno e facil successo ai copiosi e funesti errori
-che quelle accompagnano. Nè del presente ei si conviene tanto fidarsi
-da chiuder gli occhi sull'avvenire, forse poco discosto. In niuna
-parte d'Europa s'alza oggi un incendio che non mandi per tutto le
-sue faville: e se le materie, per gran ventura, non son qui disposte
-a contrarre l'ardore, teniamo bene in memoria potere l'esempio, le
-occasioni, le rivolture, la male usata libertà e gli errori nostri
-mutarle; e puossi replicatamente diffondere un seme, che in sino
-a quest'ora o non cadde sul nostro suolo, o vi rimase infecondo.
-Sopratutto, convien ricordare che quanto succede di là dall'Alpi non è
-solo da tribuirsi a cagioni locali ed accidentarie, ma sì a parecchie
-universali e durevoli, di cui vi prego di fare attenta considerazione.
-
-La storia antica, e segnatamente quella di Grecia e di Roma, appena ci
-à tramandato il nome degl'infimi lavoranti e della più umile plebe,
-e fatto conoscere alla nostra curiosità che in quell'era vivessero
-poveri, e come fossero sovvenuti. Del qual silenzio voi ben sapete
-la cagione. I veri derelitti allora e indigenti erano i servi, cioè
-gregge umana e non cittadini, cose utili e non persone, enti animati,
-incapaci di possedere del proprio nemmanco sè stessi e la luce che
-loro mandava il sole. Ma il cristianesimo à, la Dio mercè, rivendicato
-per sempre i titoli augusti e inviolabili di tutta l'umana famiglia.
-E posto ancora, che il proletario de' nostri tempi viva altrettanto o
-più disagiato dello schiavo greco e romano, la qual cosa in generale
-non reputo vera; ciò nonostante egli occupa oggi con sicurezza e gode
-a suo senno un tesoro eccelso ed inestimabile nel conoscere e praticare
-la dignità della propria natura, obbedire ed assoggettarsi per patto e
-secondo equità, e trovarsi con gli altri uomini in comunanza perfetta
-di diritti e di doveri. Ma, come agli altri ordini di cittadini
-bastava per affrancarsi compitamente e abilitarsi ad ogni vantaggio
-l'estinzione dei privilegi e l'uso della libertà e dell'uguaglianza
-civile e politica, comincia il proletario a discernere che ciò a lui
-non è sufficiente, bisognandogli una tutela assai più stretta e più
-soccorrevole, e desiderando ch'ella riceva a' dì nostri alcuna forma
-legislativa e giuridica, nè sia scontata o con qualche specie di
-servitudine e d'umiliazione, o col ritorno dei vecchi mali sott'altro
-colore e denominazione. Esce da ciò, come vedete, una condizione non
-men generale che nuova di tempi e costumi; e la lor ragione è riposta
-così nella progressiva emancipazione delle classi, e nel perfezionarsi
-a grado a grado i concetti e la pratica della universale equità e del
-comune diritto, come eziandio nell'efficacia secreta e incessante delle
-dottrine evangeliche, dentro le quali stanno veracemente inseriti e
-racchiusi tutti questi germi benefici di ugualità e di fraterna tutela
-a rispetto dell'infima plebe.
-
-Ma, signori, cotali germi divini sono dalla provvidenza medesima
-consegnati alla nostra ragione, perchè gl'illumini e li fecondi.
-Fu il medio evo caldissimo tutto di carità verso i poveri; ma le
-tenebre della mente annullavano quasi l'effetto di tanto ardore. A
-noi s'appartiene col senno civile odierno di riparare l'esorbitanze
-e gli errori delle vecchie età; e s'ingannerebbero forte coloro i
-quali stimassero che la meditazione, l'uso e l'esperimento non abbiano
-altresì da cotesto lato raggiunta a' dì nostri molta perfezione di
-scienza, nè discoperti di mano in mano e insegnati parecchi progressi
-sostanzialissimi.
-
-Distinguiamo (giova ripetere) la porzione fantastica e ne' fondamenti
-suoi mal ferma e cadevole delle teoriche odierne sociali, da quella che
-pur vi rimane salda, positiva e operabile. Tra i mali veri e presenti
-del popol minuto, e l'ultimo e inaccessibile punto di agiatezza e
-prosperità che accennano i socialisti, intervengono moltissimi termini
-e quasichè innumerevoli, ciascuno de' quali segna od una privazione
-cessata, od una miglioranza speciale ottenuta; quando un qualche
-incremento di ben essere materiale, e quando alcun progresso comune
-d'istruzione e d'educazione. E a questi termini intermedj (notabile
-cosa) mai non vedesi una piena impossibilità di aggiungerne altri
-ed altri. Tale, o Colleghi, è l'arringo alle presenti generazioni
-dischiuso: questo il campo della scienza moderna che tutti con
-isquisita cura e massima diligenza dobbiam coltivare.
-
-Così e non altramente il Ministero avverte e considera i fatti e
-le dottrine che riferisconsi alle questioni dette sociali. E per
-iniziare intorno ad esse l'attuazione graduale di quelle massime e di
-que' propositi che sembrano a lui non che salutari e degni oltremodo
-del vostro suffragio, ma praticabili in sin da ora, ed ottenibili
-in qualche porzione, egli avvisò di proporre ai Consigli, come farà
-per l'appunto tra pochi giorni, tal disegno di legge, per cui venga
-costituito fra noi fermamente e con estese prerogative uno speciale
-Ministero inteso alla beneficenza pubblica e alla educazione del popol
-minuto. Datemi licenza, onorandi Colleghi, di porre in vostra notizia e
-considerazione la circolare che il Governo à inviata, in ordine a ciò,
-a' suoi primi ufficiali.
-
-«Carattere principale del nostro secolo, e titolo vero e degno da lui
-posseduto alla lode e conoscenza dei posteri, si è la sollecitudine
-grande e sinceramente caritativa che mostra inverso il popol minuto,
-nel quale pur troppo s'accoglie la più numerosa e più sfortunata
-porzione del genere umano. Fervono da per tutto gli studj e le scienze
-denominate sociali, e ad ogni provida e illuminata amministrazione
-appartiene l'ufficio d'indurre da quelli ciò che vi si aduna di vero
-e di praticabile, e per nulla non contradice ai principj eterni e
-moderatori della famiglia, della proprietà e della libertà umana.
-
-»Il Governo, persuasissimo della gravità e importanza suprema di
-tal subbietto, à deliberato di proporre ai Consigli legislativi la
-istituzione d'un Ministero nuovo speciale, con titolo di Ministero
-della beneficenza publica. A questo spetterà in modo particolare
-e proprio, la cura gelosa e il carico difficilissimo di emendare
-e migliorare lo stato delle moltitudini più bisognose, scemarne
-le privazioni e i disagi, combattere da ogni banda le cagioni
-dell'indigenza, estirpare l'accatteria, stenebrare le menti, correggere
-gli animi e incivilirli.
-
-»Per dare un buon fondamento a siffatta impresa, egli è grandemente
-mestieri che al Governo sieno fatte avere notizie ordinate e ragguagli
-minuti ed esatti circa le opere e gl'istituti di pubblica beneficenza,
-quanti e quali sussistono insino al dì d'oggi in ogni provincia dello
-Stato, e sotto qualunque giurisdizione e denominazione.
-
-»Io però invito e prego la Signoria Vostra Illustrissima a voler
-commettere ai signori Gonfalonieri, e mediante essi, ai rettori e
-ministratori dell'opere e istituti di pubblica beneficenza della
-Provincia sua, che nel più breve tratto di tempo sieno raccolte e bene
-ordinate le notizie e i ragguagli suddetti, e per mezzo di Lei fatte
-giungere speditamente in questo nostro Ministero.
-
-»Trattandosi di cosa che tanto importa, io non ho dubbio nessuno
-dell'assaissima sua diligenza e premura, nè di quella de' signori
-Gonfalonieri, ai quali le piacerà di vivamente raccomandarla.»
-
-Cotal Ministero, o Colleghi, vòlto al beneficare e all'incivilire
-le moltitudini travagliate e indigenti, è a noi comparso molto più
-rilevante e proficuo di altri che in altre contrade ànno conseguito un
-nome ed un essere proprio e distinto. Scorgesi in Inghilterra (a citar
-qualche esempio) un Ministro che cura e vigila unicamente i palazzi
-della Regina. Più volte si veggon Ministri a' quali nessuno ufficio
-particolare viene affidato, e sembrano se non poco opportuni, certo non
-necessarj. In parecchi Stati v'ha un Ministero, il cui solo negozio
-è di reggere e provvedere i lavori pubblici. Nè io, per lo certo,
-nego la importanza e il pregio di tal reggimento, e nemmanco intendo
-di scemarli di verun grado nella vostra e mia opinione. Ma come si
-potrà mantenere che i lavori meccanici dello Stato rilevino molto più
-che la carità sua e i suoi beneficj nella gente minuta, o che questa
-porga materia ministrativa meno ampia e meno implicata e difficile,
-o non debba più forse di tutte l'altre cose stare a cuore al Governo?
-Eppur mi sovviene, che nelle pagine del Vangelo la persona umana che
-maggiormente vien ricordata ed accomandata, e posta in cima ai pensieri
-e agli affetti, non è mai l'uomo savio o il potente, non è il dovizioso
-o il bello o l'addottrinato o l'illustre, ma sì il pusillo ed il
-povero; e della plebe minima e povera è naturale e sollecito padre il
-Principe che noi obbediamo.
-
-Io non vi nascondo, che alla istituzione disegnata e proposta da
-noi movesi un'altra specie d'accusa. Sostenete che a purgarcene qui
-brevemente e con manifeste ragioni, io spenda ancora alquante parole; e
-ciò in considerazione di un ingegno elettissimo[19] che quella istanza
-accennava.
-
-Dicesi, pertanto, che la beneficenza pubblica affin di recare al mondo
-spessi e abbondevoli frutti, dee pertenere unicamente al senno e allo
-zelo dei Municipj.
-
-Io son pieno, o Colleghi, di quest'albagia (nè la voglio celare),
-che io stimo, cioè, e credo fermissimamente nessuno amare più di
-me nè più di me prediligere e rispettare le libertà e le pertinenze
-comunitative: sopra che il Governo presto darà a divedere coi fatti
-la verità compiuta di tal professione. Ma, d'altra parte, egli accade
-di giudicare o non vi essere nella società umana bisogno e desiderio
-alcuno di norma universale e di pratica unità, ovvero che si convien
-fornire sovente il Governo della facoltà di unire e coordinare lo
-sforzo e le opere dei privati e dei municipj, e avviarle tutte a uno
-scopo medesimo, sebbene gli s'imponga di usare in cotale atto la sola
-efficacia dell'esempio e l'armi della scienza e della persuasione. Che
-cosa in tale bisogna pretendono i reggitori dello Stato? null'altro
-che di voltare a bene e profitto delle misere plebi quelle facoltà e
-quei mezzi che solo essi possiedono. Dall'altezza del loro ufficio non
-è egli vero che possono come da specula eminente girare all'intorno
-il sicuro sguardo, e del tutto insieme dei luoghi (per seguir la
-metafora) farsi un chiaro e distinto concetto, notarne le simiglianze
-e le varietà, scuoprirne le rispondenze, le congiunzioni, i passaggi,
-indicar delle vie quanto e come divertono e i possibili raddrizzamenti
-e le scorciatoie e i tragetti; in quel mentre che ciascun uomo privato
-e abitante in basso luogo, le parti conosce e non più dove pone i piedi
-e può tirar d'occhio?
-
-Certo è poi, che i censori, con la sentenza loro poc'anzi allegata,
-debbono a un tempo scagliare accusa non pure d'inutilità, ma di
-soperchieria e di danno contra alcun altro Ministero, e contra
-quello massimamente della pubblica istruzione. Non debbono forse o
-non possono i Municipj intendere tuttogiorno e con frutto copioso
-e durabile all'ammaestramento del popolo? Certo lo possono, ed
-anzi lo debbono. Ma sì nell'insegnamento loro, e sì nella scienza
-sperperata e sconnessa, e venuta in arbitrio di mille diversi pareri e
-consigli, mai non s'adempirà quel vasto e perfetto sistema di studj,
-quella unità e vigorezza di discipline, quell'indirizzo potente e
-comune degl'intelletti di cui bisogna lo Stato, e il quale nessun
-uomo particolare e nessun municipio à forza di conseguire con tanta
-pienezza, costanza, università ed autorità, con quanta è necessaria
-al mantenimento e progresso di tutto lo scibile, e alla spedita ed
-equabile propagazione del comune sapere.
-
-In sostanza, egli m'è avviso che tal nostra controversia pigli
-origine e forza più dal dubbio significato dei nomi, che dall'essere
-delle cose. Forse a taluni fra noi (nè fa maraviglia) l'azione e
-l'intervento ministrativo mette apprensione e paura, e sembra dover
-riuscire, come per addietro, importuno, illimitato e arbitrario, e che
-scemi pur sempre in alcuna guisa ed inquieti la libertà e l'opera dei
-privati e dei municipj. Ma i nomi (bontà di Dio) tornano alle loro
-antiche e naturali significazioni, e Governo più non vuol dire nè
-signoria nè arbitrio nè privilegio nè forzoso ingerimento nè ipocrita
-paternità. A voi piace che tutto il negozio dell'educare e beneficare
-le moltitudini stia nelle mani dei Comuni; altri, in quel cambio, il
-vorrebbe unicamente affidato e raccomandato al clero. Ed io vi dico
-che il Governo non punto disegna di esautorare i Comuni ed il clero.
-Ma se tale individuo o tale altro, se questa o quella congregazione,
-se parecchi medesimi Municipj ed alcune provincie chiedono, siccome
-accade, e ottengono dal Ministero, varie maniere di ajuti, e solenne
-ricognizione e titoli e onorificenze, e stretta e particolare tutela
-e malleveria e patrocinio, negherétegli voi il diritto d'invigilare e
-sopravedere l'opere e gl'istituti di quelli? E se dove non giungono le
-private virtù e il privato avere e la sufficienza e abilità dei Comuni,
-vorrà supplire e complire il Governo, chiamerete voi ciò soprafacimento
-ed usurpazione? In fine, se in questa bisogna dell'educare e
-beneficare, franchi sono e liberi gl'individui, e ciascun Municipio e
-ciascuna congregazione ed il clero; vorrete voi privare di libertà il
-Governo, sì che non possa studiare l'arte egli pure di farsi liberale
-e pietoso al popol minuto, e travagliarsi di porgere a tutti norme
-ed esempj imitabili d'ottime scuole, ospizj, istituti e prevenimenti
-e soccorsi d'ogni maniera? Ciò che il Ministero domanda, è troppo
-discreta cosa; entrare in nobile gara di bene con tutti.
-
-E che? non debbono dunque i più miseri e i più derelitti avere nessuna
-particolare speranza e fiducia nell'opera del Governo? e questo,
-che è naturale difenditore e tutore d'ogni interesse, d'ogni diritto
-e d'ogni ordine di cittadini, non avrà licenza di mostrare in modo
-effettivo e con segni permanenti e visibili il gran caso che fa della
-plebe infelice, e le cure continue e diligentissime che disegna di
-adoperare nel bene di lei? Osservisi, oltre di ciò, che recar sollievo
-ai mali maggiori e più frequenti del popolo, è somma cosa, ma non è
-tutto. Gran parte del beneficio consiste nella sua certa aspettazione,
-e nella distribuzione uguale e ordinata, e nel poterlo ricevere
-con dignità e senza troppo di stento, e nel non vederlo fluttuare e
-mutare giusta i mille accidenti di mille consigli, e secondo che porta
-l'ignoranza in un luogo e l'inesperienza e la fantasia in un altro; ma
-conoscendo apertissimo, che v'ha una mente superiore ed assidua che
-da per tutto penetra e invigila, e le fila sparse e disciolte della
-carità procaccia di adunare e di tessere in larga tela e inconsutile.
-Mal conosce il cuore dell'uomo colui il quale opina che altrove le
-moltitudini non siensi inacerbite ne' lor sentimenti, nè indotte più
-facilmente ad esorbitare, credendosi non protette e incurate, e nessun
-chiaro ed esterno segno scorgendo della sollecitudine dei governanti
-inverso di loro. Quindi il contrario operare, come à in animo il
-Ministero presente, è gran saviezza ne' nostri tempi. E conciossiachè
-la plebe più numerosa e indigente non manda a sedere su questi scanni
-i rappresentanti suoi, e nemmanco li manda ne' Consigli delle provincie
-e de' municipii; concedetele questo almeno, che il Governo pontificio,
-universal curatore e rappresentante, mostri con ufficio particolare
-e ordinatamente pietoso di sempre averla in pensiere, e del tacito
-mandato di lei stimarsi fornito sempre e onorato.
-
-Dopo ciò, chiedo perdonanza di avervi intrattenuti, o signori, con
-discorso non pure prolisso, ma seminato di concetti e di voci più
-cattedratiche assai che politiche. Forse la qualità dell'argomento a
-sufficienza me ne scusa. Rimane che avanti di scendere di ringhiera, io
-vi manifesti un voto il quale mi dura fervente e profondo nell'animo;
-e il voto è questo, che piaccia a Dio provvidissimo di unire e
-contemperare insieme nello spirito degl'Italiani, e segnatamente nel
-nostro, il sapere dei moderni con la carità degli antichi. Nei secoli
-di mezzo ardeva la carità e fiammeggiava, per così dire, insino alle
-stelle; se non che l'ignoranza e le tetre superstizioni e le crudeli
-giustizie, con l'ombra ed il fumo loro caliginoso, la cuoprivano e
-la perturbavano. Sereno invece e splendido come sole è il sapere de'
-moderni; ma i raggi che diffonde nè sono ardenti nè scaldano i cuori,
-anzi direi che tornano freddi e infecondi, siccome quelli tramandati
-la notte dal nostro satellite. Certo, se un simigliante maritaggio
-s'adempie della carità antica e del sapere moderno, io non so quasi che
-sorta di umane miserie non sia per trovare valido schermo, e conforto
-efficace e abbondevole; e sopratutto, quella divina consolazione ch'è
-la più dolce e cara, e la meglio accolta e desiderata dall'uomo, il
-sincero amore e il fraterno compianto.
-
-
-Discorso in difesa del Ministero
-
- _Nell'Adunanza delli 27 di giugno, accusato il Ministero di_ AVERE
- INIZIATO UNA POLITICA DI SEPARAZIONE, _e fattasi la proposta
- d'inserire nell'Allocuzione al Principe alcune frasi a ciò
- relative, l'Autore uscì in queste parole:_
-
-Io non facea pensiero di parlarvi, o Colleghi, in questo dibattimento
-sull'Allocuzione vostra al Principe; considerato che ella è materia
-la quale dee più particolarmente esprimere così il vostro proprio
-e franco opinare intorno agli atti del Governo, come i peculiari
-desiderj e disegni che rivolgete per l'animo. Ma poichè il discorso or
-ora udito d'un uomo illustre[20] sembra chiamare i Ministri a render
-ragione del loro operato, e di certa diffidenza e separazione che,
-dice egli, abbiam seminata dappertutto, e per cui proseguiamo a reggere
-la cosa pubblica come di nostro capo e contro il volere d'una persona
-augusta e magnanima; io sentomi astretto di addirizzare al deputato di
-Viterbo, ed a tutti voi, poche parole ma sostanziose e calzanti; e non
-di discolpa, che sembrami non bisognare, ma di più aperta e schietta
-dichiarazione. La quale poi sosterrò che possa parere non richiesta ed
-inutile a molti, dopo la fiducia espressa da voi per voto due volte. In
-materia tanto gelosa, niuna replicata confessione e dichiarazione può
-riuscire superflua.
-
-Voi già udiste, o signori, in sull'aprirsi del Parlamento quel discorso
-pensato, e dalle circostanze fatto solenne, col quale il Governo poneva
-in luce le massime della politica sua. E voi pure udiste, compiutane
-appena la recitazione, che il Ministero per la mia voce manifestò
-essere quella enunciazione di principj direttivi e ministrativi stata
-pienamente ed interamente approvata dal Principe. Ciò non rivela al
-sicuro tra i Ministri e lui nè diffidenza nè sconcordia. E di più
-dico, che se di principj e di metodi al Governo attinenti il Ministero
-differisse dal Capo inviolabile dello Stato, voi ci vedreste salire
-affrettatamente in ringhiera per istruirvi che non siamo più in grado
-di ben servire la patria e il Pontefice.
-
-Che dunque pretendesi dopo ciò? e qual dubbio e quale sospetto non
-diventa fra queste pareti inopportuno affatto e illegale? Volete voi
-un Ministero eletto e dichiarato secondo gli ordini e le forme usuali?
-voi l'avete presente. Lo desiderate sindacabile in ogni atto suo, e
-punibile a tenore di leggi? ed egli è tale in modo ancor più perfetto
-che il precedente non era. Lo volete ben adatto ai tempi, partecipe
-delle vostre opinioni, proveduto della vostra fiducia? ed egli fu
-giudicato sì fatto da voi medesimi con doppio suffragio, e con la
-risposta ufficiale e consideratissima che apparecchiate al Principe e
-a noi. Oh le forme legali non bastano, e le convenienze parlamentari
-non impediscono che fuor di questo recinto si sospetti e bisbigli.
-Concedo che sì, e bisbigliano ancora che tali sospetti ed accuse sieno
-fomentate e accresciute non meno dai poco amici del principato, che
-dagli aperti nemici della libertà. Ma il sospettare e mormorar della
-gente mai non à fatto legge a nessuno.
-
-Del resto, guardiamoci, o Colleghi, ne' giorni che corrono
-dall'incolpar le persone di certe non dirò discrepanze ed oppugnazioni,
-ma differenze vive d'idee, che l'indole varia degli ufficj e
-dell'educazione trascina seco; e sopra tutto, asteniamoci dall'accusare
-e biasimare gli uomini a cagione di quegli elementi dispari e non
-appieno omogenei di cui si compone l'antica e sostanziale forma della
-civile comunanza in che ci troviamo. Non possono coteste disparità e
-dissomiglianze venire abolite da tale individuo o da tale altro, ma vi
-occorre l'azione occulta, travagliosa e ostinata dei secoli; e parecchi
-ne sono trascorsi dacchè l'opera ebbe principio, e voi ben sapete che
-la perfetta e amichevole conciliazione di quegli elementi ancora non
-è compiuta. Per lo certo, a noi corre debito di accelerare con ogni
-sforzo e fatica la perfezione e l'assodamento di tale concordia, e di
-procurare in essa la gloria più bella e al genere umano più salutifera
-del risorgimento italiano. Ma se le fatiche nostre e vostre riescono in
-parte manchevoli e non sufficienti al grand'uopo, sieno le scuse e il
-compatimento schietti, fiduciali e reciproci.
-
-Che cosa siam noi, Colleghi, e le nostre forze e gl'ingegni a fronte
-di questi alti problemi in cui tutta, può dirsi, la specie umana si
-occupa e studia da lunghissima età? Spettatori piuttosto che autori,
-impariamo dalla storia la travagliosa e lentissima trasmutazione.
-Minuti ed effimeri enti, la ruota immensa del tempo ci preme passando,
-e trita e confonde con la polvere della sua via, dove appena le intere
-generazioni lasciano un segno e un vestigio. Io vi ripeto, signori,
-con gran fermezza, che insino a quell'ultima ora che rimarremo nei
-seggi ministeriali, nessuna cura, nessuna diligenza, industria e
-arrendevolezza, nessun'arte di fina prudenza verrà intralasciata perchè
-la più vera e benevola conciliazione mantengasi tra il Principe e gli
-esecutori del suo Governo.
-
-Però, a questa sempre cercata e desiderata composizione e concordia,
-la natura stessa e la necessità delle cose prescrive un confine; e
-rispetto a noi, lo segnano e lo mantengono i santi principj che abbiam
-professato tutta la vita, e contro ai quali niuna autorità e possanza
-del mondo ci farà pensare e operare alcun atto giammai.
-
-Mi sembra pertanto, raccogliendo in un sol concetto le mie
-brevi parole, che ogni cangiamento od aggiungimento al dettato
-dell'Allocuzione, proposto con intenzione speciale di far sospettare
-una qualchessia diffidenza e discordia fra il Principe e i suoi
-Ministri, nè è savio e accettabile, nè punto conformerebbesi agli usi e
-alle massime del reggimento costituzionale.
-
-
-Discorso sulla rotta di Vicenza
-
- _Il dì 6 luglio, mentre gli animi erano turbatissimi della
- sconfitta toccata alle milizie romane sotto Vicenza, e
- ricalcitravano di assentire ai patti della Capitolazione
- seguitane, l'Autore si levò in Consiglio e disse:_ chiedo di
- compiere la narrazione insieme e dichiarazione fattavi jeri
- dal Ministro di Polizia. _Molte voci allora pronunziarono si
- udirà con piacere; e quindi il Mamiani salito in tribuna così
- discorreva:_
-
-La materia è molto grave e gelosa; imperocchè inchiude una massima
-direttiva della nostra politica e s'attiene da più lati ai principj
-fondamentali del giure delle genti. Datemi arbitrio, pertanto, che io
-svolga più per disteso i concetti che l'onorevole mio collega Ministro
-di Polizia significava jeri facendo breve ed acconcia risposta alla
-quistione del deputato Bonaparte. E prima, occorre che si conoscano
-interi ed esatti quei casi sui quali dobbiam comporre e fermare la
-nostra sentenza. Io li verrò esponendo con piano e preciso discorso,
-accompagnato da tutta schiettezza di animo; imperocchè non voglio
-nè debbo tacervi o nascondervi nulla, massimamente aspettando da
-voi un giudicio formale e terminativo, e però pienissimo di matura
-considerazione. Infrattanto, pregovi di quetare ogni febbre di affetti
-eziandio generosi e legittimi; e già non dubito che tutti non siamo qui
-apparecchiati a posporre ogni altro rispetto a quello della verità e
-della universale giustizia.
-
-Quando al Governo fu nota la capitolazione di Vicenza, subito gli
-occorse il dubbio (ed era comune a molti) se i termini di quella
-impedissero alle milizie romane le fazioni altresì di mera difesa. E
-non venendogli trovato nelle storie più note alcun esempio ben chiaro e
-bene assestato al caso, rimaneva incerto, e a nessuna ferma risoluzione
-appigliavasi. Allora ebbesi ricorso all'acuto senno e alla molta
-esperienza di un pubblicista famoso,[21] il quale confessò prestamente
-di non conoscere nemmanco esso avvenimenti così conformi al nostro,
-da porgere lume di autorità ed agevolare lo sgroppamento del nodo. Nè
-si rimase il valentuomo di sfogliare trattati ed altre opere e scritti
-all'argomento correspettivi; ed oltre a ciò, mandònne graziosamente una
-sua carta, in cui venivano toccate da lui parecchie ragioni ingegnose
-(ma sfornite affatto di quella virtù evidente ed irrepugnabile che
-conviene si accompagni a tal sorta di prove) per dimostrare che l'armi
-pontificie, non ostante il divieto della capitolazione di Vicenza,
-mantenevano facoltà di combattere in difesa del territorio.
-
-In quel mezzo tempo, il Commissario generale appresso l'esercito
-convocò in Ferrara, sotto la presidenza del Cardinale Legato, gli
-ufficiali tutti delle milizie che sgombrato avevano Vicenza e Treviso,
-e fece loro presente il dubbio di cui vi parlo, chiedendo quello che
-ne pensavano. Tutti concordemente opinarono, non credersi in guisa
-veruna disciolti dal patto, si voglia per le offese, si voglia per
-le difese. Di più, aggiunsero in forma di nudo e mero consiglio,
-che appena (pregovi di notare la cosa) sarebbero bastati tre mesi,
-cioè lo spazio appunto del vietamento dell'armi, a bene riordinare
-e ricomporre l'esercito, in cui pur troppo era entrata per cento
-porte, a così parlare, la diffidenza e la scorrettezza. Non si fermi
-alcuno a considerare se perteneva al Commissario di adunare quegli
-ufficiali e di adunarli a quel fine. Nemmanco si badi se lo spiegare ed
-interpretare la lettera della convenzione competa ai soldati od a voi;
-nè quanta esattezza e imparzialità sia nel giudicio di gente di cui
-buona porzione è straniera, e sulle cose d'Italia non può sentire ad
-un modo con noi. Voglio solo che vi sia manifesto qual'è la lor mente,
-e dove penda la volontà di tutti essi, liberamente e spontaneamente
-significata.
-
-Dopo ciò, al Governo giunse copia d'un bando dell'Imperiale e Regia
-delegazione del Polesine, che così dice: «Dietro ordine del 23
-corrente, nº 475, di Sua Eccellenza il Tenente Maresciallo Barone
-d'Aspre, si richiamano tutti quelli che avessero emigrato in paesi
-rivoluzionarj o all'estero, a dover ritornare entro otto giorni in
-patria, sotto la pena di confisca dei loro tesori.»
-
-Alligata con questo foglio giunse altresì una dichiarazione, o protesta
-che a chiamar s'abbia, del Governo _provvisorio_ di Milano; la cui
-sostanza viene a dire, che vedutosi dai reggitori temporanei di
-Lombardia il bando col quale il comandante delle soldatesche austriache
-contraviene all'ultimo articolo e patto della capitolazione di Vicenza,
-ei risolvono e decretano che tutti i Lombardi stati partecipi di
-quelle fazioni militari, sieno riputati come disciolti affatto da
-ogni qualunque promessa, dacchè (uso le formali parole della protesta)
-_l'infrazione del patto è flagrante_.
-
-Signori, che fece allora il vostro Governo, e a qual partito si attenne
-egli? Trattandosi di convenzioni solenni e dell'universal giure delle
-genti, opinò che niuno esame e niuna meditazione gli fosse soverchia
-per colpire nel segno e non dilungarsi punto dal retto e dal vero: Egli
-non chiuse gli occhi sul debito che gli correva di porre in silenzio
-il giusto risentimento che noi tutti nell'animo racchiudiamo, e quel
-bollore di alti e magnanimi affetti da cui provenne e non cesserà,
-spero, di provenire ogni più nobil fatto e migliore del nostro
-risorgimento. Lecito è ai privati secondare in tutto e sempre i moti
-e gl'impeti generosi del cuore inverso la patria; ma chi soprasiede
-al governo investigar dee le cose pacatamente, e da quell'alta sfera
-giudicarle, in cui fuor della nebbia delle passioni dimorano il dritto,
-l'equità, la ragione, e l'utilità certa e durevole dello Stato.
-
-E prima, a noi parve il capitano dell'armi austriache avesse potuto
-così rispondere a chiunque di noi si fosse fatto ad interrogarlo
-intorno al proposito. Ma pregovi di tenere ben fermo nella memoria,
-che in questo punto io piglio a imitare le parole e i ragionamenti d'un
-nostro nemico. Egli avrebbe, dunque, potuto così discorrere. Verissimo
-è che l'ultimo articolo della fatta capitolazione annunzia, dovere
-il popolo vicentino esser _trattato con li benevoli principj di Sua
-Maestà Imperiale_; nè io voglio cavillare su questi vocaboli: principj
-e benevolenza nei quali è una molto estesa e troppo indeterminata
-significazione. Nel grazioso animo dell'imperatore la benevolenza e
-umanità dei principj è grandissima; pur non di manco, ella non può
-contraffare nè sovrapporsi d'arbitrio a tutte le leggi dell'impero e
-alla general ragione che le informa; e voi sapete che a rispetto delle
-colpe politiche, il codice austriaco (ben lo confesso) è il più severo
-di quanti ne sieno stati scritti e pensati in Europa. Ma lasciando le
-generalità, e scendendo al caso speciale dei Vicentini, io mantengo
-saldissimamente, che in fatto ei sono trattati con principj di vera e
-speciale benevolenza, ragguagliandola con le leggi e le massime a noi
-famigliari e tuttodì praticate. E di grazia, che sono mai i Vicentini
-agli occhi dell'Austria? Un popolo ostinatamente ribelle, che due o
-tre volte à con deliberato animo resistito e con gagliardia massima à
-combattuto le armi fedeli di S. Maestà. Eppure, coteste armi entrate
-in Vicenza con piena vittoria e dopo un lungo e sanguinoso conflitto,
-non ànno taglieggiata la città, non ispogliata una sola casa, non
-appropriatosi nulla. Similmente, la mannaja non s'è bagnata del sangue
-d'alcun cittadino; nessuno è sostenuto in carcere per colpa politica.
-Forse non sono i feriti vostri con ogni cura e mansuetudine medicati?
-ed io Comandante non ò con aspro rigore e difficile sforzo impedito
-che la sguinzagliata soldatesca si abbandonasse alla preda e al
-saccheggio, il quale in effetto nè cominciò nè con veruna sua mostra
-diede spavento? Vero è che abbiamo non già imposta la confiscazione, ma
-sol minacciata a que' fuorusciti che in certo termine perentorio non
-ritornassero alla nativa loro città. Ma, signori (seguiterebbe a dire
-quel capitano), ogni qualunque pietà e benevolenza nei vinti non può
-tollerare che, non compiuta ancora la guerra, e instando sempre danni
-e pericoli estremi all'integrità dell'Impero, prosieguano i sudditi
-nostri senza danno e pericolo niuno ad osteggiarci ed offenderci con
-ogni possibile mezzo, e militando alla franca ed alla scoperta sotto
-le bandiere e tra le file stesse de' nostri nemici. Per ultimo, vi
-risovvenga non si vivere ora in tempi ordinarj, ma in istraordinarj
-e di guerra. Il governo militare regna qui come altrove, e necessità
-vuole ch'egli segni alcuna transitoria limitazione alla virtù delle
-leggi comuni e pacifiche.
-
-Tolgami Dio, Colleghi degnissimi, che io reputi queste ragioni
-tutte valide e buone; e riconosco, oltre a ciò, che il cuore stesso
-ci vieta di trovarle ben sufficienti e persuasive. Pur nullameno,
-elle ci vietano altresì di ravvisare la infrazione del patto così
-intera, aperta e _flagrante_, come il Governo lombardo la stima.
-Ed anzi, quell'opinar suo tanto fermo e assoluto parrebbe quasi
-incredibile, quando la cotidiana esperienza non insegnasse ad ognuno,
-come per troppo amore del bene sia facile in politica di travedere e
-travalicare.
-
-Ma che d'uopo c'è, dirà qui alcuno, di guardarla così per sottile?
-non è l'amor della patria mantello largo e onorato per cuoprire e
-onestare sì fatta sorta di errori e di mancamenti? Nelle faccende
-politiche, poi, il successo è ogni cosa: e quando noi sarem vinti
-e col giogo sul collo, poco ci avvantaggerà il poter ricordare
-ai nemici, che nell'osservanza dei patti siamo stati a maraviglia
-scrupolosi e leali. Bene sta; ma io non posso pretermettere di notare,
-che mostrerebbe giudicio povero molto colui, il quale si desse a
-credere che il giure delle genti venga osservato nella più parte dei
-casi con perfetta scrupolosità, eziandio da popoli mezzo barbari, a
-cagione d'un sentimento puro e profondo di universale giustizia. La
-necessità e l'interesse v'à la sua parte, ed anzi ardisco dire, la
-principale. Abbiamo noi forse cessato di guerreggiare coll'Austria,
-e sono chiuse con lei le partite del dare e dell'avere; intendo, i
-danni, le rifazioni e le rappresaglie? o non si prevede in quel cambio,
-che lunga, ostinata e sanguinosissima dee riuscire la lotta? E nella
-guerra, per dirla con Cicerone, Marte è comune; e s'io quest'oggi son
-trascurato ad adempiere i patti, domani potrò dolermi assai d'essere
-dagl'inimici anche troppo imitato.
-
-Nè questo ancora sarebbe tutto; ed io vi affermo ed assevero, che il
-voto espresso ed unanime degli ufficiali, l'interesse ben calcolato
-e la giusta apprensione pei casi avvenire, la dubbia interpretazione
-del patto e la più incerta e dubbia contravenzione sua dalla parte
-dell'Austria, bastati non sarebbero ad acquetarci la mente e lo
-spirito. Conciossiachè al nostro giudicio e alla nostra deliberazione
-avrebber dato motivo o il sospetto di non venire obbediti dai
-militi, o il timore delle prossime rappresaglie, o la troppo visibile
-insufficienza delle ragioni, o tutte insieme cotali considerazioni,
-molto più atte a indurre nell'animo una gravosa necessità, che un pieno
-e schietto convincimento.
-
-Ma noi abbiamo pensato, nobili cittadini, che i passi primi della
-diplomazia italiana dovesser procedere lucentissimi di fede e
-di lealtà. Noi ci siam ricordati che nelle politiche relazioni
-e corrispondenze coi popoli accade appunto il medesimo che nelle
-commerciali e negoziative; in tutte le quali, l'osservanza gelosa dei
-patti e il pronto e lieto mantenimento di ogni promessa cresce ed
-accumula a poco a poco quel credito che, in mano soprattutto delle
-moderne nazioni, convertesi in uno de' più fecondi e maravigliosi
-strumenti della forza e grandezza loro. Noi abbiamo opinato che
-mette assai meglio in siffatti casi gittare ogni colpa sugl'inimici,
-di quello che arrisicare di farcene autori noi, e di non potere
-alla finale vittoria dell'armi aggiungere altresì la vittoria del
-dritto. A noi è sembrato che se queste massime tornano vere e sante
-e profittevoli a qualunque nazione, fannosi tali infinite volte di
-più alla gente romana, cui sta in capo il sommo Pontefice, tutore e
-serbatore perpetuo dell'umana giustizia. Infine, da noi fu pensato
-che il popolo romano, come il discorso ministeriale già l'esprimeva,
-non valendo a gloriare ed a sovrastare tra le nazioni per la vigoria
-dell'armi e la vastità dell'impero, farsi almeno doveva al mondo
-esempio luminoso e specchiato di ogni forma eccellente e perfetta del
-viver comune.
-
-In una contrada non molto remota da noi scorre e fuma a questi giorni
-un torrente di sangue, e nella metropoli sua le vie più frequenti e più
-belle si veggono seminate di strage civile.[22] Quivi non è principio
-di sociale giustizia che non sembri oggimai vacillare e disfarsi.
-Quivi le nozioni stesse primigenie ed eterne del bene e del vero pajono
-ottenebrarsi e travolgersi, e l'impero della forza e lo stato di guerra
-farsi naturale e proprio agli uomini, quasi avverando l'abborrevole
-sogno del filosofo di Malmesbury. Signori, a noi tocca nudrire ne'
-nostri popoli il generoso ed utile orgoglio, che qui nella sacra
-città, in cospetto del Campidoglio, al lume dell'antica sapienza, que'
-principj e quelle nozioni sbandeggiate anche da tutto il mondo avranno
-un certissimo asilo, e poseranno sicure all'ombra augusta del Vaticano.
-
-Dopo ciò, non si stimi da alcuno di voi, che siensi messi in
-dimenticanza e in non cale i possidenti di Vicenza tra noi rifuggiti
-e dal bando dell'Aspre percossi. Al contrario, noi ci facemmo
-debito di scrivere senza indugio al capitano dell'armi imperiali,
-raccomandandogli con ogni virtù di parole quei miseri; ed anzi,
-prevalendoci assai della nostra religiosità, poco da esso meritata,
-nella osservanza dei patti, patrocinammo con tanta più forza e caldezza
-la causa dei profughi.
-
-Noi pigliamo speranza che quella nostra scrittura non giacerà senza
-effetto: ma quando pure non conseguisse tutto il bene che il cuor
-nostro desidera, piaccia a voi di considerare se meglio sarebbero
-stati ajutati e difesi i profughi rompendo la fatta capitolazione, e
-togliendo con ciò ogni qualunque ritegno alle austriache vendette.
-D'altro lato, ricordiamoci che l'Italia tutta è oggimai segnata di
-sventure e di martirj, nè serba provincia così riposta e queta e
-sommessa, che molti generosi a questi giorni non tingano delle proprie
-vene. La via che conduce all'indipendenza e alla libertà (tutte le
-storie il confermano) è da ogni parte bagnata e molle di sangue e di
-lacrime; e non sono questi per lo certo i danni e gl'infortunj, sotto
-il cui fascio l'animo degl'Italiani si piegherà fiaccato e invilito.
-E similmente, se per due o tre mesi porzione dell'armi nostre dovrà
-ristarsi dal combattere, non perciò la causa nazionale, che è sacra
-e perpetua, si verrà meno, o l'armi e le braccia del popolo nostro
-mancheranno all'estreme e disperate difese.
-
-Pericolo vero e solo e incessante sovrasta alla causa italiana nel
-dissentire degli animi, nel traboccare delle passioni, nel macchinare
-dei partiti. Or fa qualche giorno (io nol vo' tacere, o Colleghi, ed
-anzi sovvienmi di averlo in altro ragionamento significato), l'anima
-mia era contristata infino alla morte. Perocchè dappertutto io scorgeva
-spuntare e moltiplicare i germi delle antiche discordie; e il lievito
-micidiale delle vecchie invidie e dell'abituale orgoglio riprender
-vigore, e le plebi corrompere e i giovani infatuare.
-
-Ma qualche angiolo tutelare veglia per lo certo alla nostra salvezza; e
-ne' libri del fato è veracemente scritta l'italiana risurrezione:
-
- Nè sillaba di Dio mai si cancella.
-
-Signori, alle nuove che giungono di Piemonte mal possono i cuori
-gentili temperarsi da un dolce pianto, e non mandare voci e grida di
-gioja. Il gran decreto dell'Unione è già sulla Dora dai contraenti
-popoli sottoscritto, e il Regno formidabile subalpino è fondato. Superò
-l'Italia un gran punto, mirando coi propri occhi le vecchie gelosie
-e le ostinate borie municipali dileguarsi innanzi alle necessità
-della comune salvezza. In cotesto fatto un valor si racchiude ed
-una efficacia più stupenda e migliore di qual sia battaglia campale
-guadagnata sugli stranieri.
-
-
-Discorso in difesa del Ministero
-
- _L'infrascritto discorso fu pronunziato nel Consiglio dei Deputati
- il dì 21 di luglio._
-
-Io salgo in tribuna ad adempiere un debito ed un officio gravoso
-più che difficile, rispondendo a parecchi e lunghi discorsi che jeri
-udiva la Camera sull'operare, ed anzi (a dirla più schietta) in accusa
-del Ministero. Sapete l'usanza mia d'andare diritto al segno e non
-moltiplicare in parole. Quindi, s'io vi prometto di sciogliere da
-lunghezza e da tedio l'ascoltazione vostra, mi confido che la vorrete
-concedere silenziosa ed attenta.
-
-Comincerò dal notare una nuova e singolarissima contradizione che va
-succedendo tra noi. Sin dal primo suo nascere, il Ministero presente,
-che vide egli a rispetto del suo governo? Testimonianze di piena
-fiducia da un lato, pronti e ingiuriosi sospetti dall'altro; lodi
-magnifiche mescolate a gravi censure, applausi dopo i rimproveri,
-favore dopo lo sdegno. Tale vicenda e meschianza non è (per quel che
-mi sembra) cessato un dì solo, e alcuna speciale ragione conviene
-assegnarle. Io la ravviso in questo, o Colleghi, che il Governo
-e voi vi sentite in ugual maniera offesi ed oppressi da durissime
-necessità, e giacete mal domi sotto la forza veemente ed irreluttabile
-delle cose. Stretta da simil pensiere la coscienza vostra, non che
-averci per iscusati e per assoluti, giunge sovente a reputarci degni
-d'encomio. Ma, d'altra parte, quell'aspra necessità delle cose premendo
-e affliggendo ognuno di noi senza requie ed intermissione, ci fa
-impazienti ed irosi, e ci trascina a credere ch'ella può essere vinta
-e sopraffatta dall'arte umana: e perciò, in questo noi rassembriamo un
-poco agli infermi e alettati, che scorgendo di non guarire o di non
-subitamente guarire, muovono alte querele contro ai medici loro, i
-quali non sanno o non possono essere taumaturghi.
-
-Un'altra considerazione, o signori, vogliate serbarvi a mente; e questa
-è, che nella più parte degli Stati Europei il vocabolo Ministero
-suona la pienezza delle facoltà e dei poteri civili e politici, e
-vuole indicare pressochè l'apice e il colmo di quelle forze morali
-e autorevoli che assicurano e guidano la vita comune d'un popolo.
-Ma guardandosi al vero, o Colleghi, il presente Ministero possiede
-egli ed esercita senza contrasto la metà di que' poteri e di quelle
-forze? Adunque, se giusti e imparziali mantener vi volete a rispetto
-nostro, piacciavi di proporzionare le incolpazioni agl'impedimenti e
-alle angustie in cui siamo, e alle avversità dolorose contro le quali
-dibattesi il nostro coraggio, pertinace almeno, se non fortunato.
-
-Ma scendiamo tosto ai fatti che fornivano jeri ragione molto apparente
-e occasione pronta ed accomodata alle accuse. Il più rilevante di
-tutti è la sventura dell'esercito nostro. Rendeteci trentamila uomini,
-voi esclamate, tutta bella e fiorita gente, che dalle nostre braccia
-si sciolse e partì volontaria per combattere gli stranieri. Voi,
-come Ottaviano Augusto, gridate: rendimi le mie legioni, o Crasso. E
-certo, è sommo infortunio e sempremai lacrimevole vedere il fiore de'
-nostri giovani, che, or fa qualche mese, moveva a una santa guerra
-tra gl'inni, le feste, le luminarie e i popoleschi tripudj, tornare
-scemato per le morti, col volto dimesso, le vesti lacere, scorato,
-affralito, disfigurato; e oltre a ciò, vedere iti in dileguo in un
-giorno solo (può dirsi) i lieti successi, le prosperità e le glorie che
-nel partire ei si tenevano in pugno. Parmi, narrando, di non isminuire
-dramma alla gravezza del male, e m'industrio di non ammorzar per nulla
-i colori vivissimi che jeri usava taluno in certe sue dipinture con
-maestria e caldezza pennelleggiate. E pur nondimeno, oso affermarvi,
-o Colleghi, che volendosi far giudizio equo e prudente, debbesi un
-tanto infortunio recare non agli uomini, ma solo al destino. E crediate
-che io sono, in siffatta opinione, non che imparziale, ma sommamente
-discreto e benevolo; perch'io non voglio che la colpa levata di dosso a
-me, vada a percuotere alcuno. Ma, come ciò sia, questo rimane certo ed
-irrefragabile, che a qualunque altra persona si può tentare di chieder
-ragione del tristo caso, eccetto che ai presenti Ministri. E veramente,
-ruppero essi la guerra agli Austriaci? No. L'apparecchiarono essi di
-lunga mano, la promossero con ardore, le porsero adatte occasioni?
-No. Ascrissero, almeno, i soldati ed i volontarj, dieder loro gli
-ufficiali, ordinarono l'esercito, miserlo in via, condussero di là dal
-Po? Nemmanco. Ma in fine, salendo essi in grado, non ebbero a continuar
-la guerra già incominciata? E neppur questo propriamente; perchè il
-primo atto loro fu di condurre l'esercito sotto il comando immediato
-di Carlo Alberto, e le cagioni vi son note. A noi rimase un ufficio
-pien di fatica e sollecitudine, ma senza pericolo, e perciò senza
-gloria; e fu, di provvedere ogni giorno agli armamenti, alle paghe,
-alle salmerie, alle promozioni e alle altre bisogne ministrative: nè
-su queste alcuno ci chiama in colpa; e dove non fosse debito rigoroso
-del buon cittadino di adempiere ogni consimile incumbenza il meglio che
-può, forse avrebbe il Ministero di che compiacersi e lodarsi, guardando
-alle strettezze massime del Tesoro, alla precipitazione dei casi, alle
-distanze, alle dispari abitudini e a cento altri contrarj accidenti. Ma
-io ripeto, che nella sventura di cui tutti piangiamo, non ci fallisce
-almeno questo conforto, di doverla recare necessariamente al solo
-destino. Ricordatevi come fu composto ed elementato quell'esercito
-nostro; ricordatevi (ed altre volte ne feci menzione) ch'egli s'adunò
-quasi a furia di popolo e in modo affatto tumultuario; e che, appena
-legate insieme le sue parti, o, a dir più giusto, accozzate, mosse
-alle fazioni di guerra, e guerra lunga e campale; e contro a nemici
-soverchianti per numero, per artiglierie, per uso, scienza, e vecchia
-e provatissima disciplina. La scelta degli ufficiali cadde, la massima
-parte, sopra uomini designati non dal criterio e dall'esperienza
-di buoni giudici e competenti, ma dall'aura fugace e voltabile del
-favor popolare. Ricordatevi che i giovani nostri (colpa dei subiti
-avvenimenti e del vivere sfaccendato ed imbelle) corsero alle bandiere
-mezzo cittadini e mezzo soldati. Io vo' dire che i giovani nostri, per
-la inerzia passata, per la cortezza del tempo, e ancor da vantaggio
-pel modo di ordinamento, non erano abbastanza disvezzi dalle comodità
-e abitudini casalinghe, nè abbastanza avvezzi allo stento, ai disagi,
-alla sommessione, e ad altre esigenze ed asperità della militare
-disciplina. Nacque da tutto ciò, e, non poteva non nascere, che
-alla prima fazione gagliarda e difficile veramente, e al primo cozzo
-di schiere agguerrite e con abilità e ardire capitanate, le nostre
-sformaronsi in poco d'ora, e da ogni lato scompaginaronsi.
-
-Ma v'à di più: l'infortunio è gran pietra di paragone degli eserciti
-veterani o novelli, bene o male apprestati e composti. Non ostante le
-dure percosse e gli scontri sanguinosi e infelici, i ben apprestati
-ed antichi cedono, ma non si scompigliano; e se pur questo accade, si
-riordinano e si rifanno: ma per contrario, i mal composti e ordinati,
-una volta rotti e dispersi, non più mai si raccozzano e si rassettano;
-ed anzi, come materia poco omogenea e da poca cera appiccata,
-rapidamente pervengono all'ultima dissoluzione. Di ciò appunto fummo
-noi tutti, e con gran dolore e rammarico, testimonj. Tornarono non
-più le schiere dei nostri, ma gli avanzi di esse; giunsero tumultuando
-e disordinando assai peggiormente che non usavano durante la guerra.
-Giunsero con mente accesa e avventata, ciascuno accusando i suoi proprj
-ufficiali, accusando il Governo, i compagni, i Commissarj, i Piemontesi
-e tutti, fuor che sè stessi. E replico che ciò sempre avvenne e avverrà
-tuttavia tra soldati subitarj ed accogliticci da somma avversità
-sopraggiunti.
-
-Nè io voglio con tali parole menomare il pregio della fortissima
-resistenza e dei gagliardissimi combattimenti che ottomila de'
-nostri ànno avuto animo d'imprendere e di sostenere contro a più di
-40 mila soldati austriaci: e basterà solo, io credo, la memoria de'
-monti Berici per dimostrare al mondo come facilmente può ritemprarsi
-all'antico valore, e la virtù de' suoi padri ricuperare questo popol
-latino infelice e caduto, ma sempre a risorgere apparecchiato. Io
-noto, pertanto, ed accuso non la virtù e il coraggio degl'individui, ma
-quegli accidenti e difetti che nessuna bravura è bastevole ad impedire,
-e la cui riapparizione è certissima dovunque mai l'esperienza, l'arte,
-l'esercizio e l'efficacia del tempo, delle regole e delle tradizioni,
-non fan riparo.
-
-Dopo quel caso, e visto quel deplorevole scombuiamento, che altro
-rimaneva da praticare al Governo? Voi tutti con esso e ad un animo
-il venite pronunziando: scioglier l'esercito e con altri metodi
-ricomporlo. Ma io prestamente m'appello a coloro, quanti pur ve ne sono
-e di quante specie e generazioni è possibile ritrovare, i quali ànno
-fiore di cognizione delle cose guerresche, e sentenzino essi se dentro
-lo spazio di venti giorni una così complicata e malagevole opera sia
-fattibile mai; e venti giorni soltanto, o Colleghi, nè un'ora di più è
-trascorsa dal tornar delle truppe a quel frangente improvviso e funesto
-che l'anime vostre à con giusta ira commosse.[23] Quello a cui non
-varrebbe e non basterebbe uomo nessuno, reputo che voi non convertirete
-in errore ed in colpa solo ed unicamente per noi. Credo invece, che
-ogni spirito gentile e benevolo senta di doversi astenere non pur
-dalle accuse, ma dalle superbe e gravose parole contro di tali, cui
-la fortuna fa scontare coi subiti rovesci quel po' di bene che prima
-ella lusinghevolmente proferse loro, di render la pace a questa città e
-nelle provincie serbarla, ristaurarvi l'ordine, ampliarvi le libertà e
-con l'impero delle leggi contemperarle.
-
-Ma io sento voci che gridano: la patria è in pericolo, e questo estremo
-frangente non pure debbe eccitare tutte quante le forze e gli spiriti
-di chi ci governa, ma suggerir loro partiti straordinarj ed eroici; e
-se bisognano prodigj, che i prodigj sien fatti.
-
-Sta bene; ma le imprese eroiche e i miracoli umani altresì debbono
-avere cagioni certe e proporzionate. Osserviamo. Per me, la patria
-è solo tutta l'Italia, e non applico quel nome augusto ad alcuna
-delle provincie sue, per insigne e bene amata che sia: similmente,
-non bado a dove io nascessi, o dove abbia le cose mie o i parenti
-o gli amici, ma sì ò per amici e parenti e per carissimi compaesani
-coloro tutti che nacquero e vivono nella terra sacra che _Appennin
-parte e il mar circonda e l'Alpe_. Ora l'Italia, bontà di Dio, non
-corre pericolo estremo insino a che ordinato e gagliardo rimane
-l'esercito di Carlo Alberto. E se alle schiere di quel re generoso
-toccasse grave sconfitta, ondechè la patria nostra vera, cioè
-l'Italia tutta quanta, venisse a rischio dell'ultima sua salute, il
-meglio sarebbe, o Colleghi, interrompere queste nostre disputazioni,
-prendere popolarmente le armi, e moverci tutti di buon accordo, e
-senz'altro pensiere che di ristaurare le sorti mutate e periclitanti.
-In questo mezzo, rivocando il discorso ai nostri paesi, i quali
-pure bisogna difendere, due mezzi di fare ischermo e riparo avea tra
-mano il Governo, ed entrambi mise ad effetto. Il primo, di scambiare
-subitamente le truppe che ritornavano con le poche disseminate per le
-nostre città. Il secondo, di fare istanze sollecite e ferventissime al
-re di Piemonte, perchè mandasse ajuti di gente; ed anche pregarlo di
-voler permutare porzione de' pontificj soldati, costretti dai capitoli
-di Vicenza, con altrettanti de' suoi distribuiti per le fortezze, i
-quali accorressero freschi di forze, animosi di voglie, specchiati di
-disciplina a custodire le nostre frontiere. Fu il primo atto adempiuto,
-o signori, con prestezza e premura maggior dell'effetto: perchè sapete
-voi a qual novero per appunto è da recare la milizia allora rimasta
-indietro a presidiare le più interne città? appena a quattro mila
-uomini. Arrogo che non furono potuti movere tutti immediatamente,
-perchè in Spoleto e in Civitavecchia fece mestieri lasciarne più
-compagnie a custodia di circa mille forzati, abbandonando i quali,
-giudica ognuno che danno gravissimo sovrastava non pure a quelle
-città, ma sì allo intero Stato. Poteansi dunque, or domando, munire e
-fronteggiare in guisa valida e sufficiente con due o tre mila uomini le
-rive del Po, che nel nostro Stato corrono per la lunghezza di poco meno
-che ottanta miglia? Ne dia sentenza chiunque è tanto o quanto perito
-nelle militari faccende; anzi chiunque à sentimento delle cose, ed
-occhi per vedere e senno per giudicare.
-
-L'altra parte di nostra opera nemmeno fu da noi pretermessa, o tardata
-o trascurata in veruna guisa, ma con fervore e con la massima diligenza
-tentammo di adempierla. Ricorremmo affrettatamente a re Carlo Alberto,
-e, come testè io diceva, gli domandammo pronti soccorsi non solo, ma la
-permutanza di buona porzione delle soldatesche nostre con altrettante
-delle sarde. Mostrammo per noi la necessità dell'ajuto, per esso
-l'utilità; ricordammo la devozione di questi popoli alla sua persona,
-la fede nella sua causa, i mali della guerra lombarda incontrati sì
-lietamente da noi, i nostri apparecchi, il sangue sparso, il lutto
-di nostre famiglie; quanto danno e pericolo arrecherebbero alle armi
-sue le rive del Po signoreggiate dall'Austria, invase le Romagne,
-minacciati i Ducati, non sicura la Toscana. Che avvenne? il re Carlo
-Alberto assentì, il Ministro della guerra risolutamente negò. In
-ultimo, una specie di permutanza ci è stata offerta. Ma quale? Non
-è da tutti l'indovinarsela. Spedire gli Svizzeri nostri in Modena,
-e i Piemontesi che quivi stanziavano mandarli a Venezia: che è come
-chiedere ad uno che ti presti il mantello, e quegli invece proponga di
-accomodarne il compare; senza qui aggiungere che gli Svizzeri nostri,
-condotti in Modena, abbastanza non si scostavano dall'occasione e
-pericolo di combattere; il che per tre mesi è vietato loro dai patti.
-L'offerta, dunque, non profittava per niente alla guardia e difesa
-delle nostre frontiere. Tacerò d'alcun partito da noi pensato con poca
-speranza, ed a fine soltanto di non lasciar cosa del mondo possibile
-e immaginabile di cui non facessimo esperimento. Come lo scrivere, per
-esempio, al general Pepe in Venezia, e proporgli o di spedire qui a noi
-que' soldati nostri che là combattono; o di spesseggiar le sortite e
-ingrossarle sì fattamente, da mettere in seria e vivissima suggezione
-gli assediatori, talchè non sia loro più agevole l'assottigliarsi di
-uomini, e minacciar d'invasione le nostre provincie.
-
-Or, raccogliendo il tutto, io vi chiedo, se queste vi sembrano
-ragioni sode, schiarimenti precisi, allegazioni certe, fatti evidenti
-e palpabili? Sa Iddio, quanto io desidero che possibile fosse di
-contradirli e negarli, e quindi scemassero i nostri danni e i sospetti,
-di quanto crescerebbe il torto e l'errore dei presenti Ministri.
-Imperocchè nessuno de' miei avversarj mi reputa così vile e perfido,
-che io posponga la salute della carissima patria al mio leso amor
-proprio. Ma io sento bene, che la imparzialità de' giudicj non è unque
-sperabile laddove il cieco entusiasmo e le offese e i danni di già
-sofferti e l'apprensione del peggio farà di nuovo gridare ai più caldi,
-e a proposito o no: la patria è in pericolo, e noi vogliamo che ad ogni
-costo ella sia salvata.
-
-Signori, giunto il discorso a questi ultimi termini, io vi pronunzio
-che due sole specie di guerra conosce e pratica il mondo; due sole,
-ripeto, e non più; e sono di esercito contro esercito, e di popoli
-armati contro armate milizie. Ora, nettamente e fermissimamente
-dichiaro, che guerra di esercito contra esercito, guerra promettente
-non dico bella vittoria, ma lungo e onorato combattimento, non siamo
-oggi, non saremo domani o il dì dopo in grado alcuno di fare. No, verun
-Ministero ritroverete (e cercatelo pure per tutti i canti d'Europa e
-d'America), il quale premendo col piede la terra, ne faccia balzar
-fuori un esercito. Non v'à Ministero che possa (come usa dirsi)
-improvvisare buoni soldati, esperti capitani e ben guerniti arsenali.
-
-Ma dell'altro genere di guerreggiare, cioè quello delle moltitudini
-che s'armano, e s'azzuffano coi soldati d'ordinanza, certo, non
-si nega che può sempre venire in atto; nè altro che una condizione
-ricerca per far probabile il buon successo, ma la vuol piena, la vuol
-permanente, la vuole assoluta; e questa è il coraggio e la fierezza
-intrepida e disperata delle popolazioni. Qualora ogni città di Romagna
-convertasi in una Saragozza, o in qualcosa di somigliante, e debbano
-gl'inimici pigliar d'assalto le mura, indi le strade asserragliate,
-poi ciascheduna casa dalle canove alle antane; non dieci, non venti,
-non forse cento mila bajonette imperiali varranno a sforzarle ed a
-sottometterle. Però, d'un ardore siffatto, ogni qualunque Ministero
-è piuttosto l'effetto che la cagione; il docile e acconcio strumento,
-piuttostochè il fondamento e il principio.
-
-Io so, nullameno, che da un Governo energico veramente e leale, sempre
-vigile ed operante, franco, ardito, ingegnoso, e non inferiore,
-insomma, alla gravezza minacciosa e straordinaria dei casi, può
-accrescersi ed avvivarsi oltremodo la fiamma del popolare entusiasmo;
-io lo so. Ma un Governo cotale à gran bisogno della pienezza d'ogni
-potere e della libertà intera dell'opere sue; e se a voi piace di
-guardar dentro alle cose, confesserete a marcia forza, che non è così
-fatta la condizione dei presenti Ministri, i quali già da un mese
-sono rinunzianti, ed a cui non è stato mai lecito di proferire nemmeno
-quella parola che suona oggi sulla bocca d'ogni verace italiano, e si
-attua in fieri e nobili gesti sulle rive del Mincio e dell'Adige.[24]
-A questi dì, più assai della consumata politica e della sapienza
-legislativa, occorrono le arti con le quali si eccitano e fomentano
-le generose passioni. Di tali arti, nudrici del coraggio e della
-magnanimità, dar saprebbe qualche saggio onorevole ed utile anche il
-presente Ministero; perchè sempre il cuore infiammato avvisa e indovina
-ciò che risveglia ed infiamma il cuore; e voi potete vederne forse
-gl'indizj leggendo nelle gazzette quel che parliamo e ordiniamo ai
-nostri ufficiali nelle provincie. Ma il forte volere non basta; e al
-forte operare non abbiam sufficienti le facoltà.
-
-Egli m'è avviso di avere non iscarsamente risposto alle accuse più
-generali e più appariscenti che jeri lanciavansi da taluni contro
-il Governo. Delle censure particolari e minute, alcune sono di assai
-poco rilievo, altre emergono dall'ignoranza dei fatti, ad altre manca
-ogni precisione e somigliano a colpi tirati senza pigliar la mira.
-Tuttavolta, non vo' tacere di una, e importante per sè e gravosa al
-cuore di tutti i Ministri.
-
-Questa è di aver noi invitato a sedere nel Consiglio di amministrazione
-e di disciplina il generale Durando, chiamato da taluno in
-quest'assemblea ed _apertis verbis_ traditore alla patria. Osservisi,
-anzi tutto, ch'egli, per ciò che affermano parecchi deputati, viene
-accusato al medesimo tempo e qui e in Piemonte; qui come lancia di
-Carlo Alberto, in Piemonte come troppo tenero del Pontefice. Chi
-dunque tradisce costui? Nessuno, perch'egli non può ad una ordir
-frode al Pontefice e a Carlo Alberto. Io credo convenga andar molto
-a rilento nel proferire sentenze cotanto odiose e terribili; e per
-fermo, così la pensa la più gran parte de' soldati e de' volontarj
-che sotto i vessilli suoi combattevano. Essi (domandatene, o signori)
-gli conservano stima grande ed amore cordiale. E sapete voi la cagione
-principalissima? La cagione è questa, che dove la mischia ferveva più
-calda e più sanguinosa, dove il pericolo era imminente, le bajonette
-nemiche più numerose, il grandinar delle palle più spesso, là brillava
-pur sempre la spada del Durando, il quale, con nuovo genere di
-tradimento, ponevasi tuttogiorno al rischio di affogare la sua frode
-nel proprio sangue.
-
-Ora, ditemi, in nome di Dio, se veduto l'aveste fra tante palle e
-tante austriache bajonette cadere ferito ed estinto, sarebbe nessuno
-di voi stato ardito di domandarlo traditore, e nel cadavere suo ancor
-sanguinante e dal ferro dilacerato imprimere un marchio d'infamia?
-Ebbene, voi pigliate arbitrio e baldanza di atrocemente accusarlo,
-solo perchè la fortuna à conservato quel braccio e quella spada
-onorata al profitto d'Italia. Queste sono le ragioni per cui pensò
-il Ministero di dar luogo al Durando in seno del consiglio testè
-mentovato: e con tutto ciò, abbiamo premesso all'atto una diligente ed
-esattissima investigazione dell'opera sua; e in fede di onesti uomini,
-vi assicuriamo, che non v'è ombra di colpa e di trascuranza in tutte le
-recenti fazioni di guerra del generale Durando. Egli commetteva forse
-qualche errore di previdenza e di tattica; ma, con vostra pace, qual
-generale non ne commise, o non fu a risico di commettere?
-
-Dopo ciò, io reputo di toccar già la fine del mio troppo lungo
-ragionamento; conciossiachè a rispetto dell'avvenire, di cui pure
-moveste discorso, o Colleghi, poco o nulla ci conviene rispondere.
-Noi da un mese non siamo solo in istato di rinunzianti, ma con viva
-istanza e più d'una fiata abbiamo richiesto e pregato che la rinunzia
-nostra si accetti. Jeri stesso abbiamo, ad un animo, rinnovato e
-compiuto l'ultimo e risolutissimo atto di tale rinunziazione. E però
-noi rimaniamo in sin da ora Ministri unicamente per conservazione
-e custodia dell'ordine e quiete pubblica, e per tutela dei comuni
-diritti. D'ogni rimanente ricade a voi la cura e il consiglio; e ci è
-forza da quindi innanzi di non tollerare che si rovesci sul nostro capo
-la più ponderosa e formidabile malleveria che premer possa la coscienza
-d'un uomo onesto e d'un incolpabile cittadino.
-
-Io mi dispenso dal giudicare se a voi venga meno la volontà o il potere
-o l'opportunità o l'unione, per ispalleggiare e protegger quegli uomini
-che la fiducia popolare condusse al governo, e, più costante di molti
-di voi, sembra non abbandonarli ancora. Ma io so questo assai bene,
-che i censori ed accusatori del Ministero, cercando una verità e una
-utilità molto dubbia ànno indubbiamente peccato di grave imprudenza; e
-quando sieno buoni e leali patrioti, com'io li stimo, tardo e doloroso
-rincrescimento cagionerà loro il vedere e conoscere che il nostro
-uscire di governo non sarà senza manifesta letizia dei nemici eterni
-della libertà e indipendenza italiana.
-
-
-Discorso sulla necessità della guerra
-
- _Il dì 7 d'agosto, occupandosi il Parlamento d'alcuna proposta di
- legge con fine di sopperire alle necessità della guerra italiana;
- e volendosi da parecchi sottometter quelle a nuova consulta nelle
- Sezioni; il Deputato di Pesaro parlò in questi termini:_
-
-Io spero dalla vostra usata prudenza, o Colleghi, che le proposte di
-legge le quali verrannovi presentate quest'oggi perchè si discutano e
-vadano quindi a partito, non saranno rimesse in esame nelle Sezioni,
-o di nuovo rimandate ai commissarj, conforme è il parere d'alcuni....
-Odo che si mormora che io voglio sopprimere la libertà del vostro
-suffragio: nulla di ciò mi sta in mente. Ma io non son fuori, credo,
-del mio diritto, se io fo notare alla Camera che quando una Proposta
-di legge fu discussa innanzi nelle Sezioni, quindi consegnata ai
-commissarj scelti da quelle perchè ne giudichino e ne riferiscano, e
-da ultimo fu da essi commissarj emendata accuratamente, dopo maturo e
-libero esame, secondo il migliore lor senno e il frutto raccolto delle
-varie opinioni udite; la Camera, tramutando quasi per intero l'opera di
-quei commissarj, sembra a me che pongasi in qualche contradizione con
-sè medesima; e ad ogni modo, dichiari e testimonii assai manifestamente
-la poca stima che fa de' giudici e relatori prescelti da lei.
-
-Io dico, pertanto, a voi e a me stesso: abbiamo ciò in considerazione
-quest'oggi, trattandosi massimamente di leggi la cui opportunità
-è sì fatta che dimanda una somma, anzi un'estrema sollecitudine.
-Trattasi, ben vel sapete, di provvedere alle bisogne, ai pericoli
-ed alle urgenze della gran Causa italiana; le quali dopo il disastro
-di Custoza crescono poco meno che d'ora in ora. Quanto a me, io non
-mi périto di dichiarare in sin da questo momento, che le proposte di
-legge, segnatamente quali vi furono jeri significate dai commissarj, mi
-piacciono assai e m'appagano. Ingegnose mi sembrano nella invenzione,
-acconce al tempo ed al luogo, bene ordinate, sopratutto, e in ogni lor
-parte e membro rispondenti e connesse. Quindi, se vi arrecherete voi
-mutazione un po' sostanziale, romperete, del sicuro, quell'armonia che
-le governa, e quel dritto filo raziocinale con cui vennero pensate e
-dedotte.
-
-Nè porzione di loro vi è nuova; perchè presentòlla a voi, se ben vi
-ricorda, il passato Ministero: se non che, allora fu sottomessa al
-vostro giudicio con forma e nome di tassa, non comportando i tempi che
-senza pericolo niuno ragionar si potesse di prestazioni forzate. Oggi
-le sventure sopravvenute dànnoci questa non desiderabile facoltà e
-balía.
-
-Concludo, pertanto, ch'egli bisogna, colleghi miei, affrettarsi.
-Nè basta che ognuno di voi senta e ripeta nell'animo cotal verità.
-Conviene vi rispondano i fatti, e rimanga delusa e scornata la
-speranza d'alcuni infelici che vorrebbono far vani i vostri disegni
-indugiandoli. Forse ch'ei fa mestieri ch'io vi stimoli e infiammi
-con nuove e speciose ragioni? e non è suprema ragione il dire:
-affrettiamoci, perchè ogni giorno che passa, reca non leggier
-detrimento al successo della italiana risurrezione? Certo, io non salgo
-a questa tribuna per crescere impacci al Governo; ed anzi saluterò
-con vivissima compiacenza il novello Ministero, quando io vi vegga
-rilucere il nome del conte Odoardo Fabbri. La sua veneranda e incolpata
-canizie mi rassicura. Quella sua vita spesa tuttaquanta in soffrire e
-combattere per la libertà e l'Italia, porgemi abbondante caparra che il
-Ministero nuovo non tenterà nulla contro le pubbliche guarentigie, nè
-contro il finale successo della guerra italiana. Ma per qual cagione
-non compare esso qui e non siede fra noi? perchè si cela e non parla?
-perchè ad ogni momento, in ogni occasione, sono l'esigenze e gli usi
-d'un libero e rappresentativo governo manomessi e frustrati? perchè
-taluno de' Ministri non reca, com'è suo debito, a questa o all'altra
-Assemblea il disegno di quelle leggi che ambedue i Consigli ànno
-già, non nella massima solo, ma nelle principali disposizioni puranco
-approvate? Afflittive incertezze, dannose e inesplicabili esitazioni
-son queste; ed in ciascun'ora di tale specie d'interregno cresce il
-nostro comune pericolo.
-
-L'esercito di Carlo Alberto dall'Adda e dall'Oglio ci guarda ed aspetta
-soccorso. Genova (corre voce) si vuota di popolo, e fanno il simile
-le città di Piemonte e di Lombardia. Un grido solo risuona per quelle
-provincie, e da tutte le bocche ripetesi un grido solo: al campo,
-Italiani, al campo. In me è gran fede, o signori, che se piace al
-Governo, se voi lo volete, se i popoli vi udranno parlare, le città di
-Romagna, le città delle Marche, e questa Roma medesima alzeranno tutte
-insieme quel salutare e magnanimo grido: al campo, al campo.
-
-Onorandi colleghi, trenta secoli di storia civile già sono trapassati
-sopra l'Italia; eppure non vi si rincontra un punto di tempo e una
-congiuntura di casi forse tanto solenne e tremenda siccome quella in
-cui c'imbattiamo al presente; imperocchè la Penisola intera può con
-isforzo gagliardo di volontà fabbricare oggi a sè stessa i proprj
-destini, il che mai non le accadde. Può l'Italia effettualmente in
-questi giorni (pensiamoci bene) salir tutta e per sempre alla signoria
-di sè; e nelle sue monche e lacere membra suscitare e perpetuare la
-congiunzione del viver civile, státale ognora interdetta, e principio
-e cagione negli altri popoli d'ogni virtù, d'ogni gloria, d'ogni
-possanza. Ella può, dico, questi prodigj; ma pareggiar le conviene con
-l'ampiezza de' sacrificj il bene immenso ed inestimabile della libertà
-e della indipendenza. Dopo molti sentieri trascorsi, dopo infiniti
-passi perduti, eccoci alfine al bivio terribile, dove Dio e le sorti
-e le nostre colpe e le altrui senza riparo e difesa ci àn trascinato.
-O l'Italia sarà libera e grande, e conquisterà pure alfine un pieno
-essere di nazione; o ricadrà per sempre nel sonno affannoso d'ogni
-abbiezione e d'ogni servaggio. E dico sonno affannoso, perchè dopo
-la tentata risurrezione, forza è a lei che quello trapassi turbato
-e funestato ad ognora dal rimorso doloroso e profondo della propria
-viltà.
-
-Miriamo, signori, altresì al debito nostro speciale innanzi a Dio e
-innanzi agli uomini, e come noi pure siamo posti in fra due estremi, e
-sceglier conviene senza dimora. O i nostri nomi soneranno alle venture
-generazioni i più benedetti e gloriosi, o i più miseri e abbominati del
-mondo. A che giova, in che ci avvantaggia il chiudere gli occhi davanti
-a questo fiero dilemma? egli non perciò stringe e martella con minor
-furia le nostre coscienze. Rompiamo gl'indugi, tronchiam le parole; ai
-fatti, signori, all'opere generose e virili. Se domani stesso io non
-vedrò seduti in que' loro posti i nuovi Ministri, risalirò in ringhiera
-affin di proporre all'estremo male un qualche estremo rimedio.
-
-
-Discorso sopra tre modi straordinarj di difesa
-
- _Appena respinti gli Austriaci da Bologna, il Mamiani nella tornata
- del dì 11 di agosto proponeva tre insoliti provvedimenti,
- e facevali a pieni voti approvare con le infrascritte brevi
- parole:_
-
-Egli accade delle nazioni come degl'individui per appunto; cioè a
-dire che v'à momenti dolorosi e funesti, in cui l'animo di tutto un
-popolo s'abbandona, e casca sotto il peso dell'infortunio. Ma quando la
-fiamma del viver libero e indipendente arde vivace davvero ed intensa
-per entro il cuor suo, ella, simigliante al fuoco sacro di Vesta,
-può talvolta affievolire o negli ultimi penetrali occultarsi; ma non
-estinguendosi mai, forza è che indi a poco riapparisca più sfavillante,
-e tramandi intorno maggior luce e caldezza. Così quest'oggi avviene
-all'Italia, ed è ciò che lo spirito mio à creduto e sperato sempre.
-
-O felice e gloriosa Bologna! o fra le città italiane fortunatissima
-e da tutte le generazioni invidiata, posciachè tu risvegli la nuova
-favilla del nuovo e inestinguibile incendio. Noi adempiamo, o Colleghi,
-un gran debito a renderle grazie solenni, e le più sentite e le
-più magnifiche che possano uscire dal petto d'uomini riconoscenti e
-autorevoli. Ma egli bisogna altresì, che questa tornata non si consumi
-senza compiere qui alcun atto di segnalata cooperazione e d'ajuto
-efficace, oltre alle cose dai Ministri saviamente deliberate.
-
-Signori, nega questo tempo ad ognuno d'intrattenersi in lunghi
-ragionamenti: e già non varrebbero mai le parole a bene significare una
-parte anche minima di quegli affetti veementi e sublimi che premono e
-investono da ogni lato l'anime nostre.
-
-Bando non che ai discorsi studiati e freddi, agli eloquenti eziandio,
-perchè corre l'ora del forte operare.
-
-Io propongo, pertanto, senz'altro preambolo, tre provisioni, le quali
-a me compariscono le più convenienti ed efficaci che la straordinarietà
-dei casi ricerca.
-
-Per prima cosa, io propongo che in ciascuna città dello Stato, sulle
-publiche piazze si pongano tavole, alle quali sieda un delegato del
-Governo ed uno del Municipio, e quivi sia inalberata e visibile a
-tutti una scritta con le parole: _La Patria è in pericolo._ Ufficio
-dei delegati sia di raccogliere e registrare i nomi dei Volontarj che
-intenderanno di armarsi e combattere.
-
-Per seconda cosa, dico doversi in ciascuna città istituire un
-Commissariato, a cui spetti di ricevere tutte le offerte e le
-largizioni dei cittadini e dei comuni per armare e vestire essi
-Volontarj, e porli in grado di subito unirsi alle respettive bandiere.
-
-Per terza cosa, propongo che sia il Ministero invitato e sollecitato,
-affine preghi Sua Santità e fortemente il persuada a fare scrivere
-a tutti i vescovi, e per essi a tutti i parrochi dello Stato,
-perchè dall'altare e dal pulpito esortino con infiammative parole i
-diocesani loro ad armarsi a popolo, ed accorrere alla difesa del trono
-pontificale e della patria comune.
-
-
-Discorso sullo stato d'Italia
-
- _In risposta a un discorso pronunziato dal Ministro Odoardo Fabbri,
- a dì 14 d'Agosto, per dare notizia dello stato delle Romagne
- e d'Italia, dopo che la città di Bologna ebbe valorosamente
- respinto l'assalto degli Austriaci; il Mamiani così parlò:_
-
-Le parole che abbiamo udite sono, o Colleghi, degnissime di quell'uomo
-che per tutta la sua vita non breve combattè, resistette, e travagli
-e prigionie e proscrizioni sofferse per la libertà e l'indipendenza
-italiana. Io sentomi lieto ed altero il doppio in questo momento
-d'essere stretto con esso lui dell'onorevol nodo dell'amicizia. Debbono
-le sue parole eziandio rinvigorare ed accendere tutti coloro che l'ànno
-ascoltate, e coloro a cui verranno fuor di questo palagio con fedeltà
-ripetute. Conciossiachè elle suonano in sostanza, che se gl'Italiani
-non vogliono con le proprie mani atterrare ed abbandonare la causa
-comune, questa non sarà mai per cadere.
-
-E che? potea forse la malagevole e contrastata risurrezione del nostro
-paese consistere tutta in una catena non mai spezzata nè rallentata di
-felici successi, e dovea forse tenere sembianza d'un marciar trionfale
-cominciato colà sul Mincio e terminato in pochi giorni sulla vetta
-del Campidoglio? E in quai libri, in quali storie abbiamo noi Italiani
-letto e imparato cosa a ciò somigliante? Forse nella storia antica di
-questa Roma, quando i Galli la saccheggiavano o Pirro ne sconfiggeva
-gli eserciti, o Annibale la sbigottiva con la vista delle prossime
-insegne cartaginesi, o la guerra sociale le rivoltava contro tutta
-l'Italia? E lasciando l'antichità come troppo diversa da noi, troviamo
-forse miglior condizione di fatti nelle guerre nazionali moderne? in
-quella di Spagna, per modo d'esempio, o in quella d'America, o nella
-più recente ancora e terribile della Grecia? V'appellate voi alla
-fortuna della rivoluzione francese, vale a dire del maggior fatto che
-si compisse dal popolo più bellicoso e più formidabile e unito del
-mondo moderno? Eppure a Tournay, in sul cominciar della guerra del
-novantuno, le truppe incodardite e non vinte d'ogni parte sbandaronsi.
-L'anno dopo, alla mala prova dell'armi in sul Reno aggiungevasi tutta
-la Vandea insorta, insorti i Lionesi, sconvolte e riluttanti parecchie
-provincie, padroni di Tolone gl'Inglesi. Più tardi, a molte e belle
-vittorie succedettero nuovi disastri; ed era perduta la Francia se il
-Genio non soccorreva di due sommi italiani, trionfando l'uno a Zurigo,
-l'altro a Marengo.
-
-No, signori, l'inestimabil bene della indipendenza e della libertà non
-s'acquista con mediocre fatica, con poco sangue, con poche sventure.
-Imperocchè è necessità e ragione che sia pagato tanto caro, quanto è
-grande e infinito il suo pregio; e così tenacemente sia poi custodito,
-quanto fu duro e difficile l'occuparlo.
-
-Io non venni qui certo per farla con voi da erudito, e rimettervi in
-mente i gesti gloriosi de' popoli che ognuno conosce ed ammira sin
-dall'infanzia. Nientedimeno, permettetemi che di passata io vi ricordi
-quel pugno di gente che abita le ultime arene del mare Germanico;
-quel picciol popolo Olandese che per la causa nostra medesima insorse
-e pugnò, ed ebbe ardimento di tener campo contro tutta la potenza
-spagnuola, tremendissima allora e pressochè smisurata. Quel pugno
-di gente, o colleghi, proseguì vent'anni la guerra, sostenne rovesci
-senza numero, tribulazioni senza esempio, e vide con occhio asciutto
-e spirito fiero ed intrepido diciotto mila de' suoi montare quando i
-roghi e quando i patiboli. Questo ferocemente vogliono ed operano le
-nazioni, allorchè ànno vero e santo proposito di sottrarsi al giogo de'
-forestieri.
-
-Che a questi giorni la Causa Italiana corra pericolo grave non è
-dubbio; ma ch'ella sia già perduta o prossima ad essere, come osa
-taluno affermare, io risolutamente lo nego: e qui ciascuno di noi
-giudica e sente che ciò non è vero; imperocchè ciascuno di noi dispone
-e sottomette il cuor suo al debito primo ed indeclinabile di tentare
-ogni prova, reggere ogni travaglio, affrontare ogni rischio per la
-salvezza comune. Ed è natura di tutti i cimenti, e condizione e legge
-di tutte le forze morali; è decreto di giustizia, necessità di ragione,
-ordine di provvidenza, che la ostinata, coraggiosa e magnanima volontà
-di redimersi e di combattere le oppressioni, esca coronata e felice dal
-lungo conflitto.
-
-Io so molto bene, che parecchi di noi sarebber saliti in tribuna a
-pronunziare oggi coteste massime con migliore loquela e con più faconda
-e potente persuasiva. Ma, d'altra parte, io considero, e i vostri
-applausi réndonmene certa testimonianza, che la bocca mia ragiona in
-questo punto e dichiara ciò che ragiona e pensa l'animo di tutti gli
-astanti. Però son sicuro che a rispetto della Camera intera, io adempio
-in questo punto non altra opera che quella d'un araldo fedele, il qual
-riferisce alla moltitudine radunata ciò che viengli commesso di dire,
-con precisione e semplicità.
-
-Signori, tempo è giunto che noi assumiamo tutta la nostra dignità
-e la nostra maggioranza, e leviamo l'animo e il senno ad uguagliare
-l'altezza dei casi, e quella dirò puranco delle sventure.
-
-Roma è virtual capo d'Italia, e nel Parlamento romano è la naturale
-potestà d'un ingerimento legittimo e salutare in tutti i fatti comuni
-di tutte le provincie italiane. Se ciò è vero, e la storia e le
-tradizioni e la pubblica voce e le nostre coscienze e l'universale
-consentimento il conferma, noi non saremo così vili da ricusare la
-gravità, le malagevolezze e i pericoli del grande e solenne ufficio.
-
-Prima d'ogni cosa, è debito nostro, o uomini del Parlamento romano, di
-dichiarare dall'alto di questi scanni e in faccia a tutta l'Europa, che
-eziandio in vista dell'infortunio di Custoza, in noi non s'è menomata
-d'un atomo solo la fede piena e inconcussa che abbiamo nella salute
-d'Italia e nel coraggio de' suoi figliuoli. Per la seconda cosa, o
-signori, egli appartiene a questo consesso di spegnere affrettatamente
-le nuove faville di quell'egoismo antico e funesto che à cento volte
-procurato la ruina della patria, ed è insieme una colpa enormissima e
-un troppo visibile errore. Quell'egoismo, intendo, che fa credere per
-passione alle varie provincie d'Italia, e per empietà le fa sperare
-di salvarsi ciascuna da sè, e nel naufragio comune trovare per sè
-sola un porto e un asilo. O tutti salvi o tutti perduti; ecco il vero,
-colleghi onorandi: e il conformarvi i pensieri e le opere non solamente
-è giustizia e dovere, ma è riconoscere altresì un assioma patente ed
-irrepugnabile. Egli s'appartiene, per tanto, a noi di svellere con
-prestezza i germi di cotale egoismo, che pullulano di già e ribarbano
-in diverse contrade d'Italia; e nel tempo medesimo, spetta a noi di
-persuadere agli spiriti apprensivi ed irresoluti, ch'ei non v'à cagione
-niuna di disperare, ma solo di crescere e centuplicar l'energia, il
-coraggio e l'annegazione. Sopratutto a noi s'appartiene, o colleghi,
-di dare impulso veemente e dar direzione e coordinazione (quanto in
-sì fatte cose è possibile) alla sollevazione dei popoli, che qua e là
-serpendo e avvampando e come vasto incendio allargandosi, supplirà con
-miglior fortuna alle arti non sempre felici della strategia, e alla
-sola guerra dei battaglioni.
-
-Sì, replico io, al Parlamento romano compete di buon diritto
-l'ingerirsi e intromettersi nei comuni negozj di tutte l'altre
-provincie d'Italia; perchè certamente il popol romano quello si fu che
-nella presente italica guerra mostrò maggiore disinteresse, adesione
-più intera, intenzioni più pure e sante e immutabili a rispetto del
-bene de' suoi fratelli. Per fermo, quando voi vedeste scorrere in
-copia a Vicenza e a Treviso il sangue de' vostri, pensaste forse
-di chiedere in ricompensa vantaggio e profitto alcuno o d'oro o di
-terreno o d'autorità? No certo; e quando testè s'ingrandivano i Reali
-di Savoja ed insignorivansi con mirabile facilità dei Ducati, della
-Lombardia e del Veneto; avete voi non dirò pensato ma dentro l'animo
-concepito un'ombra sola di sospetto e di gelosia? Nessuna. Ditemi
-ancora: quando per opera e zelo del vostro governo procacciavate di
-stringere un forte patto di lega tra i Principi della Penisola, avete
-voi comandato ad esso governo di fare alcuna riserbazione o clausola in
-vostro favore, e di tener pratica per qualche specie di utilità e di
-guadagno a queste provincie? No, giammai. Un sol compenso, e una sola
-mercede voi domandaste, a un sol patto vi atteneste con gran fermezza;
-vedere libera e indipendente l'Italia. Voi siete, adunque, degnissimi
-di assumere e reggere il primato morale sulle varie contrade italiane.
-Di ciò fare io vi chiedo con somma istanza; di ciò vi prego e supplico
-ardentemente e con lacrime: ciò v'è obbligo e necessità d'intraprendere
-per la salvezza comune.
-
-E perchè, o signori, le mie parole non tornino in vano suono,
-e i vostri nobili desiderj non giacciano senz'alcun principio
-d'effettuazione, io piglio arbitrio di sottomettere alla sentenza del
-Parlamento le due seguenti proposizioni:
-
-1º Che il Consiglio de' Deputati elegga per iscrutinio dieci de' suoi,
-i quali in termine di tre giorni gli riferiscano e lo ragguaglino su
-tutto ciò che si possa indicare, trovare e proporre così al Ministero,
-come ai Consigli deliberanti, per ajutare in modo efficace e immediato
-la generale resistenza agli Austriaci e la salvezza di tutta l'Italia.
-
-2º Che il Ministero sia pregato a scrivere di presente a tutti i
-Governi italiani, invitandoli ed esortandoli, udito ciascuno i suoi
-Parlamenti, a spedir subito in Roma loro deputati per discutere e
-deliberare in comune, e sotto l'alto patrocinio di Pio IX, intorno al
-modo migliore di difendere l'Italia ed accertarne l'indipendenza.[25]
-
-
-ESORTAZIONE AI ROMANI.
-
-I fratelli vostri di Bologna eroicamente combattono, e voi non movete
-a soccorrerli? Dunque sosterrete ch'ei, soprafatti alfine dal numero,
-scemati per le morti, le ferite e gli stenti, e sopratutto scorati dal
-non vedere prossimi ajuti, soccombano all'armi e al furore de' barbari,
-e sia l'antica, la dotta Bologna sforzata e manomessa dal ferro e dal
-fuoco? imperocchè il dado è tratto; o la vittoria, o lo sterminio;
-questa e non altra è la scelta.
-
-Romani! a voi che sortiste il nome più grande e glorioso del mondo, a
-voi darà il cuore di assistere a ciò riposati ed inerti come a curioso
-spettacolo? Sorgete tutti, per Dio! armatevi a popolo, accorrete alle
-insegne, moltiplicate le file; e scoppi e avvampi di nuovo ne' petti
-vostri quel divino entusiasmo che di là dalle pontificie frontiere vi
-sospingeva, or fa pochi mesi.
-
-Siamo prudenti almeno e solleciti di noi stessi, se non giusti nè
-pietosi inverso i fratelli. Alla Causa Italiana, ben lo scorgete,
-tramischiasi al presente la nostra particolare; e dentro Bologna
-si disputa ora la integrità e salvezza degli stati della Chiesa, la
-tutela delle leggi, la guardia della libertà, la vita degli ordini
-nuovi, la dignità, la pienezza, la inviolabilità del Pontificato.
-Quindi il Principe stesso vi comanda e prega di pigliar l'arme
-per la santa difesa, nè scende oggi lenta e dubiosa sulle vostre
-spade la benedizione di Pio. Sorgete, marciate. Dietro il romano
-vessillo seguiranno a frotte i popoli delle provincie, e lo Stato si
-cambierà rapidissimo in un campo di valorosi; e a voi combattenti
-nell'antiguardo toccherà la gloria invidiata e bella nei secoli,
-di avere per ogni parte d'Italia risuscitato l'incendio sacro ed
-inestinguibile della nazionale sollevazione.
-
-Sì, Cittadini, alle arti compassate della strategia e alla sola guerra
-de' battaglioni, ecco succede e s'alterna la guerra disperata dei
-popoli, e quella lotta incessante ed universale d'ogni città, d'ogni
-villa, d'ogni casolare, che à salvata a' dì nostri la Grecia e la
-Spagna, e salvò l'Elvezia e l'Olanda. Romani, all'armi. Tutta l'Europa
-vi guarda!
-
- (Dall'_Epoca_, 12 agosto.)
-
-
-AI SIGNORI DIRETTORI DELL'_EPOCA_.
-
-Ricordevole della calda affezione e della stima particolare e costante
-onde vi piace di onorarmi, io vi chiedo di far luogo nel pregiatissimo
-vostro foglio alla infrascritta dichiarazione, a dettar la quale sono
-mosso dalla stretta necessità di difendere l'onor mio; e chiedo insieme
-a voi ed a' vostri lettori infinite scuse dell'intrattenervi per alcun
-poco della mia inutile persona in giorni così gravosi e minaccevoli per
-l'Italia.
-
-Molti o ingannati o maligni vanno spargendo da più tempo, che
-nell'intimo del cuor mio sta l'intenzione deliberata di rovesciare i
-presenti ordini dello Stato, e giungere alla fondazione d'un Governo
-provvisorio; a tale occulto ed ultimo fine rivolgere io le cure e i
-maneggi, ed alla preparazione sua essermi giovato per ogni guisa del
-Ministero che da me pigliò il nome. A voci così bugiarde e ingiuriose
-io non poneva, secondo mia costumanza, nessuna mente. Ma ora mi
-vien riferito da gente proba e autorevole, ch'esse suonano eziandio
-all'orecchio d'un personaggio, inverso del quale debbemi stringere,
-oltre a molti altri nodi, quello soave e perpetuo della gratitudine.
-
-Impertanto, a me corre obbligo di formalmente dichiarare, siccome fo,
-che a quelle voci manca ogni sostegno di verità, e mai non sono state
-le mie intenzioni quali si fingono dai tristi o si credono dai corrivi,
-e che tutto è falso e calunnioso ciò che intorno al proposito si va
-divulgando.
-
-A due fatti poi si accenna più specialmente da' miei detrattori ed
-accusatori, siccome a prove e testimonianze delle affermazioni loro; e
-nemmanco di tali due fatti moverei qui o altrove alcuna parola, quando
-non fossero raccontati nelle anticamere del Quirinale, ed ancora in
-più secreti ed alti colloquj. Il primo si è d'avere io questi giorni
-passati concluso un discorso alla Camera con questa frase per appunto:
-_proporrò ad un estremo male un qualche estremo rimedio_. Sopra che,
-affine di dissipare ogni sinistra interpretazione, bastimi di asserire
-con pienissima lealtà e fermezza, che i rimedj estremi a' quali pensavo
-non erano nè un Governo provvisorio nè altra cosa somigliante.
-
-Convertonsi da taluni in secondo capo di accusa le parole che io dissi,
-e i partiti che io proposi nell'adunanza privata la qual si tenne in
-Monte Citorio la sera del primo agosto.
-
-Ora, come in quell'adunanza si annoverarono non meno di trenta
-deputati, e ch'ogni varietà d'opinione e di sentimenti ebbevi
-rappresentanti ed interpreti, ciò ch'io vi discorsi e proposi mai non
-si potrebbe nè nascondere nè alterare; quindi alla comune testimonianza
-di que' deputati mi rimetto compiutamente. Di Governo provvisorio
-nessuno fece motto, nessuno fiatò; e quelle proposizioni che io metteva
-innanzi molto risolute e gagliarde come i casi portavano, tanto erano
-legali e accettabili, che vennero il dì poi con leggier differenza
-approvate e accettate da entrambi i Consigli deliberanti.
-
-Scrissi, è già oltre a un anno, al Segretario di Stato Cardinal Gizzi
-e promisigli sull'onor mio, tornando nello Stato Romano, di astenermi
-da qualchessia modo violento di mutazione, e che avrei con sincerità ed
-esattezza obbedito alle leggi correnti. Quel che promisi ho attenuto e
-non cesserò di attenere, sì per debito di onestà e sì per utile della
-patria comune, a cui nuovi sommovimenti e scompigli farebbero danno e
-ruina.
-
-Se in Roma si tenne proposito di Governo provvisorio, e nacque
-rischio fondato di vederlo costituito, fu certo ne' primi di maggio
-del vertente anno; e non si ignora, credo, da alcuno chi fosse colui
-il quale contribuì con maggior efficacia e prontezza a rimovere ed a
-cessar quel pericolo.
-
- TERENZIO MAMIANI.
-
- Di Roma, li 22 di agosto del 1848.
-
-
-_L'Autore venuto in Piemonte a partecipare agli atti della Società per
-la_ CONFEDERAZIONE ITALIANA, _ebbe carico di dettare le due seguenti
-scritture_.
-
-RAPPORTO IN NOME DEI COMMISSARJ DEPUTATI A SCEGLIERE E COMPILARE LE
-MASSIME DI UN PATTO FEDERATIVO.
-
- Signori.
-
-Allorquando molti Italiani convennero da diversi Stati della Penisola
-al presente Congresso per tenere l'invito che lor ne fu fatto, e dare
-un qualche principio alla grande opera della Confederazione; venne per
-prima cosa al giudizio ed esame dei congregati sottoposto un disegno
-di Patto federativo; e pochi giorni di poi, un disegno di legge
-per l'elezione di un'Assemblea, la quale assumer dovesse il mandato
-speciale ed unico di compilare e sanzionare quel Patto.
-
-Il Congresso posesi tostamente ad esaminare con zelo e diligenza il
-primo dei due disegni, rendendo grazie particolari e publiche agli
-autori di esso. Ma la intrinseca malagevolezza della materia aggiunta
-alla sua novità, e, d'altro lato, il desiderio che molti sentivano di
-produrre cosa piana, semplice e non impossibile a venire accettata e
-presto condotta in atto, fecero che le discussioni, mosse non pure
-da diversi pareri, ma da contrarie tendenze, procedessero lente,
-sconnesse e oltremodo implicate. Perlocchè, considerandosi da una
-parte la lunghezza di quel disegno e il breve durare del Congresso,
-e considerandosi dall'altra che mal si poteva sperare che fossero dai
-governi e da qualunque Assemblea costitutrice del Patto accolte quelle
-distinzioni e dichiarazioni così particolareggiate e minute, accadde
-che la vostra adunanza, dopo aver controversi e ammendati il proemio
-e i due primi articoli, impose ad una Commissione a ciò deputata di
-scegliere in tutto il disegno quei capi entro ai quali raccoglievasi
-la sostanza di un Patto confederativo e la somma delle guarentigie
-costituzionali; e questo, affine che non mancando tempo al Congresso di
-discutere e pronunziare, ei valesse a produrre un'opera nell'essere suo
-compiuta e applicabile.
-
-Apprestatasi la commissione ad adempiere all'ufficio imposto, subito
-le fu bisogno di usare la facoltà conferitale dal Congresso di mutare
-cioè in parte il dettato degli articoli che doveva scegliere nel
-disegno; conciossiachè conveniva esprimere la sentenza loro in modo
-assai più generale; e similmente doveasi dar loro altr'ordine e altra
-collegazione.
-
-Con tali rispetti la Commissione à delineate le basi di un Patto
-confederativo, e ne à definiti i principii e le massime direttrici.
-
-Sembra alla Commissione, o signori, che in tali pochi capi racchiudasi
-veramente ciò tutto che è sostanziale in un Patto confederativo. E
-per fermo, se l'essenza di qualunque governo consiste nella mente e
-nel braccio, o vogliamo dire in una potenza che fa la legge e in una
-che l'eseguisce; voi trovate nei capi IV, VI e VII[26] la sostanza
-di ciò che informa ed incardina un potere legislativo indipendente e
-sovrano, e di ciò che compone le sue principali e massime pertinenze,
-trattandosi di una Confederazione.
-
-Nei capi I e V, poi, scorgete la sostanza di tutto quello che crea ed
-ordina il potere esecutivo e ministrativo.
-
-Quanto al capo X, sotto cui si registrano tutte le massime di gius
-pubblico degne di venir confessate dalla Confederazione italiana, noi
-volentieri abbiamo seguito pur qui la mente ordinatrice del proposto
-disegno, la quale non solamente stimò di fare rassegna delle massime
-pertinenti alle relazioni e corrispondenze fra Stato e Stato, ma
-di quelle eziandio che fondano da per tutto e preservano la libertà
-civile e politica, e perciò da ogni liberale costituzione venir debbono
-professate. In tal guisa lasciandosi a ciascuno Stato ogni arbitrio
-di foggiare e adattare a sè stesso la propria costituzione, ponsi
-impedimento perpetuo ch'ei non conculchi giammai nè dimezzi o neghi o
-dimentichi alcun sacro e imprescrittibile diritto dell'uomo.
-
-La Commissione ha procacciato di segnare e dinumerare cotali diritti
-e cotali massime di gius pubblico, secondo il concetto più compito e
-migliore che far si possa oggidì delle condizioni morali e politiche
-d'un popolo libero ed eminentemente civile; come nei pronunziati che
-mirano specialmente alle relazioni e corrispondenze fra i varii popoli
-della Confederazione, ha studiato di raccogliere il più importante e il
-più pratico di ciò che risguarda i due subbietti predominanti di tutta
-quella dottrina, che sono _Unione_ e _Reciprocazione_. Da ultimo, i
-commessarii vostri ànno aggiunto ai nove capi prescelti e coordinati
-una disposizione transitoria proposta da un vostro collega[27] e
-approvata da voi nella tornata delli 22 del corrente mese, e la quale
-à per fine di subito rendere profittevole alla Causa nazionale e alla
-guerra santa che sosteniamo il primo adunarsi dei Deputati della gran
-famiglia italiana.
-
-S'appartiene ora al Congresso di giudicare se questo schema, a così
-chiamarlo, di Patto confederativo sia degno del suo suffragio. Ma ciò
-che il Congresso, discutendo la proposta di una legge elettorale, à
-già risoluto, si è: 1º Che egli desidera che tale schema (esaminato
-e riveduto innanzi da lui) diventi un limite e una disposizione non
-alterabile, e sia materia di un mandato imperativo che i Governi
-consegneranno a coloro a' quali verrà l'ufficio di terminare e sancire
-il Patto confederativo: 2º Che il particolare disegno di una legge
-elettorale per la Costituente italiana si conformi e si acconci con
-esattezza ai principii e alle massime significate nello schema di
-esso Patto. E intorno a tutto ciò la Commissione si ristringe a far
-voti perchè la proposta di legge elettorale, tenuta da voi tuttora
-in consulta e in esamina, non si dilunghi in nulla da tali due vostre
-risoluzioni, e riesca altresì la più semplice, la più spedita e la più
-accettabile che mai si possa.
-
-Per soddisfare al presente, o signori, a quell'altro incarico dato
-alla Commissione, di determinare cioè e descrivere le vie pratiche
-le quali à da calcare la Società nazionale per la Confederazione
-italiana, affine che il programma da lei proposto venga sollecitamente
-ad effetto; sembra alla Commissione non altra cosa dover fare, se non
-ricordare al Congresso ciò che nel seno della sua Sezione politica fu
-discusso e deliberato.
-
-Ei vi si ricorda pertanto, o signori, che pochi di sono, alcuno dei
-vostri colleghi[28] raccomandò al Congresso di non patire che sia
-disciolto innanzi di aver fermato alcuna cosa di più effettivo e
-pratico che un nudo programma. E perchè è forza temere che esso pure
-il programma della Società venga o dimenticato o respinto o al tutto
-travisato da alcuni nostri Governi d'Italia, dato ancora che non gli
-manchi l'assentimento e la lode della nazione, fa gran mestieri, diceva
-quel vostro collega, di porre in consulta la infrascritta proposizione:
-— Comunicato e raccomandato nei debiti modi ai Governi il nostro
-programma, fatto lor sentire e conoscere la necessità di adempire il
-voto comune intorno alla convocazione di una Dieta di governi e di
-popoli e all'effettuazione di un Patto confederativo, trascorso non
-picciol tempo senza vedere incominciamento buono dell'uno e dell'altro;
-qual cosa resta da procurare e da tentare alla Società nazionale per
-giungere senza tumulto e rivoluzione all'intento suo? —
-
-Udita cotal proposta, fu da molti con alacrità disputata, e parecchi
-spedienti e trovati vennero suggeriti pel conseguimento del fine.
-Pareva ad alcuno che imitar si dovesse la radunanza di Haidelberga, la
-quale in assai pochi giorni si trasformò in un'Assemblea costituente,
-riconosciuta e obbedita per tutta Germania. Alcun altro escogitava la
-convocazione di un consesso nato e formato dal suffragio universale,
-tacendo però il modo di poter radunare le moltitudini e raccoglierne
-ordinatamente il voto, contro il divieto dei Governi. Alcuno voleva si
-facesse richiamo ai Circoli tutti politici per l'Italia disseminati,
-e dal grembo loro uscissero i deputati alla dieta. In fine, l'autore
-della soprascritta proposizione, avuta facoltà di parlare, e
-incominciato dal ribattere ed eliminare ciascuno dei partiti sopra
-accennati, definì e descrisse due modi, i quali insieme congiunti e
-coordinati egli reputava molto efficaci, ed anzi, a dir vero, i soli da
-potersi rinvenire ed usare secondo le vie legali e pacifiche. Il modo
-primo, disse egli, essere la forza crescente dell'universale opinione;
-il secondo, un richiamo gagliardamente fatto ai Parlamenti italiani,
-e un'azione speciale ed assidua sopra essi esercitata. Doversi
-moltiplicare la forza dell'opinione con lo spandere rapidamente e in
-guisa ben regolata la Società nostra in ogni provincia, in ogni città,
-e, se puossi, in ogni borgata, e col darle ajuto continuo di stampe
-e pubblicazioni periodiche sotto forma di gazzette, di lettere, di
-catechismi e simili scritti popolari, atti e convenienti a diffondere
-e radicare in tutte le menti un solo concetto e in tutti gli animi un
-sol desiderio. Doversi moltiplicare altresì quella forza coll'apporre
-a memoriali diretti così ai Governi come ai Parlamenti migliaja e
-migliaja di soscrizioni e più di una volta rinnovellate. La quale
-opera non bastando, e proseguendo tuttora la resistenza al desiderio
-comune e al diritto che lo sostiene, doversi allora por mano al secondo
-modo, e sperimentare ogni via ed ogni arte perchè in un parlamento
-almeno della Penisola il programma della Società nazionale trovi
-pluralità di suffragi. Non sorgere appo noi fra i Governi e i popoli
-altra autorità intermedia legale e dalle moltitudini riconosciuta,
-salvo che i Parlamenti, i quali tutti o parte di loro od uno almeno
-impossessandosi del gran fatto, e proponendo e vincendo il partito che
-si richieda ai Governi italiani l'attuazione di una Dieta e d'un Patto
-secondo le massime della Società, divenire certissimo che al Programma
-di lei accrescerebbesi oltre misura il credito e l'efficacia, e sarebbe
-consegnato a mani siffatte che possono, tentata prima ogni via legale
-e conciliativa, condurlo all'atto da per sè medesime, e senza grave
-e pericolosa perturbazione. Diffatto, potere quel solo Parlamento o
-più d'uno con lui risolvere e decretare, che certo numero di Deputati
-da lui prescelti s'adunino in tale o tale città, per quivi deliberare
-intorno al Patto confederativo. E del resto, parere impossibile che una
-determinazione così ardita e notabile, e un esempio così generoso come
-quello sarebbe, non traesse dietro di sè, prima gli altri Parlamenti,
-poscia i Governi più illuminati, in ultimo tutta la Nazione. Tale fu
-il parere allora significato da quel vostro oratore, al quale aderì
-pienamente il maggior numero degli astanti.
-
-La Commissione vostra facendovene ora esatta e particolareggiata
-menzione, siccome n'ebbe l'incarico, si piace d'aggiungere ch'ella
-pure si accosta con piena fiducia al parere del vostro collega. E
-però vi propone, dando subito un qualche cominciamento all'impresa,
-d'inviare il nostro programma così a ciascun Governo, come a ciascun
-Parlamento italiano, accompagnandolo con parole validate da tutte
-le vostre sottoscrizioni, e proprie ed acconce a far bene intendere
-quale sia il concetto, quale il desiderio che vi conduce; e come la
-necessità estrema dei tempi vi astringe a pregare ed insiememente
-esortare con istanze caldissime perchè l'opera loro s'affretti, e
-non vogliano tanta parte della salute d'Italia o negligere o trattare
-con tepidezza, o permettere che i demagoghi tumultuando la guastino
-e la snaturino, e sia cagione di discordia e di sangue ciò che
-dovrebb'essere di fratellanza e di pace. A cotesto primo atto della
-Società e del Congresso, la Commissione spera e desidera che conseguiti
-altra maggiore dimostrazione del nostro voto comune. Egli occorre,
-come notammo qui sopra, che ogni città, e, se è cosa fattibile, ogni
-borgata e villaggio possieda fra breve una Giunta della vasta e sempre
-crescente Associazione nazionale, e che per opera di tali Giunte
-vengasi prestamente ad apporre infinite sottoscrizioni al nostro
-programma; il quale così fregiato e rinvigorato della spontanea ed
-universale adesione dei popoli, tornerà ai Governi ed ai Parlamenti con
-acquisto immenso di morale forza ed autorità.
-
-In risguardo poi dell'azione speciale e incessante che esercitar
-conviensi sui Parlamenti per condurne alcuno a favoreggiare il
-programma e disporsi ad effettuarlo; in ogni Giunta della Società
-nazionale se ne terrà particolare consiglio, e si vorrà profittare
-d'ogni circostanza, spiare qualunque occasione, usare d'ogni mezzo
-legale e d'ogni arte onesta e non vile, che la prudenza, l'ingegno, lo
-zelo, l'attività e la perseveranza forniscono e insegnano; ed a tutte
-queste parziali e locali industrie e provvedimenti darà poi direzione
-e collegazione continua quella gerarchia che di necessità costituir fa
-bisogno in seno di una società vastissima e numerosissima.
-
-Se poi (il che tolga Dio) ai partiti che vi sono proposti, o signori,
-non seguisse verun effetto notabile, rimarrebbe allora a ciascheduno di
-noi il dovere di ristringersi colla propria coscienza, e deliberare e
-risolvere qual sia l'officio del buon cittadino, quando ogni via legale
-si chiude, ogni espettazione è frustrata, ogni longanimità è senza
-frutto.
-
-
-PROGETTO DI UNO SCHEMA D'ATTO FEDERALE, REDATTO DAL CONGRESSO NAZIONALE
-PER LA CONFEDERAZIONE ITALIANA, RADUNATASI IN TORINO IL 10 OTTOBRE
-1848.[29]
-
-Allo scopo di creare unità nella vita politica dell'Italia, di
-stabilire e difendere l'indipendenza, di conservare la pace interna,
-di tutelare ed ampliare le libertà politiche e le utili istituzioni
-civili, e di promuovere l'agricoltura, l'industria ed il commercio, il
-Regno dell'Alta Italia, il Gran Ducato di Toscana, lo Stato Pontificio,
-il Regno di Napoli, il Regno di Sicilia, si riuniscono a costituire la
-CONFEDERAZIONE ITALIANA.
-
-I patti e le norme di tale unione hanno per base i principj e le
-massime che qui seguono:
-
-§ I. La Confederazione ha un esercito, una flotta da guerra, un tesoro
-ed una rappresentanza diplomatica all'estero.
-
-§ II. La bandiera federale è la tricolore italiana.
-
-§ III. La Confederazione è rappresentata da un'autorità centrale,
-composta d'un Congresso legislativo e d'un Potere esecutivo permanente.
-
-§ IV. Il Congresso legislativo è composto di due Camere; nell'una
-ogni Stato è ugualmente rappresentato; nell'altra la rappresentanza è
-proporzionale alla popolazione.
-
-Le due Camere saranno elettive. L'elezione della prima apparterrà ai
-poteri costituiti di ciascuno Stato. Quella della seconda, ai popoli.
-A tal uopo l'Assemblea Costituente promulgherà una legge elettorale
-comune.
-
-§ V. Il Potere esecutivo è composto di un Presidente responsale, con un
-Consiglio di Ministri similmente responsali. Il Presidente è nominato,
-a tempo, dal Congresso legislativo. I Ministri sono nominati dal
-Presidente.
-
-§ VI. Appartiene al Congresso di proporre e deliberare sopra ogni
-materia d'interesse generale della Confederazione.
-
-§ VII. S'appartiene pure al Congresso d'intervenire:
-
-1. Nei casi di collisione fra uno Stato confederato e l'estero;
-
-2. Nei casi di grave contesa fra Stato e Stato della Confederazione;
-
-3. Nei casi di perturbamento nell'interno d'uno Stato, qualora ad
-impedire la guerra civile riescano insufficienti i poteri quivi
-costituiti;
-
-4. Nei casi di violazione del Patto federale.
-
-§ VIII. Non esisteranno dogane fra Stato e Stato. Il sistema comune
-doganale rispetto all'estero sarà fondato su principj di libero
-commercio, salvi gli opportuni temperamenti transitorj.
-
-§ IX. Una legge provvederà all'istituzione d'un supremo tribunale
-federativo per giudicare:
-
-1. Le controversie di diritto fra Stato e Stato;
-
-2. Le controversie fra i singoli Stati e il Governo centrale federale.
-
-§ X. La Confederazione riconosce come massime di gius-pubblico in tutti
-i suoi territorj:
-
-1. Libertà di stampa;
-
-2. Libertà individuale;
-
-3. Massime guarentigie giudiciali: non giurisdizioni nè procedure
-eccezionali;
-
-4. Libere istituzioni municipali;
-
-5. Diritto di petizione individuale e collettivo;
-
-6. Diritto di associazione;
-
-7. Uguaglianza civile politica, non impedita da differenza di religione;
-
-8. Libertà politica guarentita dalle forme rappresentative e dalle armi
-cittadine;
-
-9. Responsalità ministeriale;
-
-10. Svincolameto della proprietà fondiaria;
-
-11. Promozione dell'educazione e beneficenza popolare;
-
-12. Agevolamento della reciprocanza dei diritti politici;
-
-13. Ammissibilità di ogni cittadino della Confederazione italiana a
-tutti gli uffici di qualunque Stato della medesima;
-
-14. Promozione dell'uniformità in quelle istituzioni che importano
-relazione di diritto civile fra i cittadini de' varj Stati;
-
-15. Abolizione della pena di morte in materia politica.
-
-_Disposizione transitoria._
-
-L'Assemblea Costituente, innanzi di procedere alla discussione e
-compilazione del Patto, proclamerà solennemente l'esistenza della
-Confederazione italiana, e l'accettazione dei principj e delle
-norme qui sopra descritte. E oltre a ciò, proporrà e delibererà sui
-provvedimenti comuni richiesti dall'urgenza dei casi e dalla necessità
-della guerra italica.
-
- _Presidenti._ MAMIANI TERENZIO. — GIOBERTI VINCENZO. ROMEO GIOVANNI
- ANDREA.
-
- _Vice-Presid._ PEREZ FRANCESCO. — BONAPARTE DON CARLO. LEOPARDI
- PIETRO.
-
- _Segretarj Gener._ FRESCHI FRANCESCO. — BORSANI GIUSEPPE. BRIGNONE
- GIOVANNI EDOARDO.
-
-
-AL RE CARLO ALBERTO
-
-il Congresso della Società Nazionale per la Confederazione Italiana.
-
- Sire
-
-La Provvidenza per nuove ed arcane vie affretta e matura la salvezza
-d'Italia. Un popolo forte e animoso combatte sul Danubio quel nemico
-medesimo che noi sul Po e sull'Adige abbiam combattuto. Ecco nelle
-mani di Jellacich rompesi quella spada che dovea solo ringuainarsi
-dopo avere le membra del guasto impero tornate alla soggezione degli
-oligarchi. Ma questi non meno abborriti in casa che fuori, affogan di
-nuovo nel proprio sangue, e Vienna è testimonia d'una seconda e più
-terribile vittoria del popolo. Oltre di che, per confusione profonda
-dei Barbari, e consolazione non pure nostra ma di tutte le genti e
-dell'umana giustizia, egli piacque lassù che cagione, principio e
-sostenimento del notabile fatto fosse una schiera di quegl'Italiani
-sfortunatissimi che l'Austria a colpi di verghe costrigne a
-guerreggiare la patria e puntellare la sua tirannide. Ma la voce dei
-lontani fratelli penetrò nel cuor loro, e sentirono e riconobbero che
-il servaggio Ungherese saria primo anello alle dure catene d'Italia.
-
-In tal guisa, o Principe, la Provvidenza ripara con patenti prodigi
-gran parte dei danni che il peccato non vostro ma della sola fortuna
-rovesciò sopra alle armi italiane, e che il vostro petto magnanimo
-con fermo e sereno coraggio sostenne. Noi sappiamo, o Sire, che ferve
-nell'animo vostro un'impazienza eroica di prontamente giovarvi delle
-prospere congiunture, e voi solo (sia lode al vero) o pochi altri con
-voi non avete guari dubitato delle sorti d'Italia: sicchè, aspettando
-tuttora dal congresso di Brusselle patti e proferte di pace, mai non
-avete tolta la mano d'in sull'elsa della spada, e mai non vi esce
-della memoria l'impavido precessor vostro Emanuele Filiberto; il quale
-assalito e spinto fuor dello stato, e perduta ogni sua provincia,
-non disperò, ma riebbesi animoso, e vinse e ricuperòlle. A voi,
-pertanto, debbe accrescere se non valore ed intrepidezza, conforto
-almeno e compiacimento lo scorgere a chiari segni, come non solamente
-ne' popoli vostri ma in tutti gli altri della Penisola sorge ora la
-stessa impazienza di ripigliare le armi, e romper col ferro i nodi e i
-viluppi dell'astuta diplomazia. Il Congresso della Società Nazionale
-per la Confederazione Italiana, che parla a voi rispettosamente per
-la nostra bocca, ve ne rende ampia e sicura testimonianza; imperocchè,
-componendosi esso di cittadini qui accorsi e adunati da ogni provincia
-del Bel Paese, fanno credenza interissima del volere e sentire di
-quelle. Di giorno in giorno, anzi, a dir più vero, d'ora in ora aumenta
-e moltiplica il desiderio e la brama ansiosa d'un nuovo conflitto;
-e una profonda voce dell'anima fa a tutti pensare e conoscere, che
-l'oscitanza e gl'indugi tanto sono funesti alla Causa nostra, quanto
-giovano quella degli avversarj. Lode a Dio, o Principe, comincia
-ad avvampare nei petti italiani una generosa vergogna di aver preso
-sgomento grave d'un subitaneo disastro, quale arrecano per ordinario
-le guerre ostinate e non brevi. Eglino, già ricreduti delle troppo
-vive speranze riposte in altrui, tornano con magnanima risoluzione
-ad aver fede unicamente in sè stessi. Tal fede, o Sire, riuscirà
-cotanto più salda e incrollabile, quanto, non di mobil fortuna, ma
-sarà figliuola di costanza e virtù; e quanto sono moltiplicate le
-ingiurie e le ferocie dei Barbari; quanto lo sdegno trabocca ora più
-veemente e legittimo; quanto l'onore delle armi, la gloria del nome
-italiano, il sangue dei fratelli non vendicato, il frutto di amarissimi
-sacrifici non ancora raccolto, la necessità stessa dei mali presenti e
-la certezza ed enormità dei futuri, ci costringono oggimai a combattere
-con salutare e invincibile disperazione. Il Congresso della Società
-Nazionale offre e promette alla Maestà Vostra di concorrere alla
-santa impresa con tutti que' mezzi che le facoltà proprie non solo, ma
-l'ardore, l'efficacia, lo sforzo e l'ostinazione d'uno zelo operoso
-e incolpevole sono capaci di porre in atto. La stella che la Maestà
-Vostra aspettava tiene il mezzo del cielo: trenta secoli di civiltà le
-hanno preparato il cammino.
-
-
-
-
-Qui, per l'ordine del tempo, intramettiamo l'opuscolo che venne in
-luce il 49 in Roma, e fu nell'anno medesimo ristampato dai fratelli
-Pagano in Genova, con Appendice e Documenti, e con una prefazioncella
-di mano dell'Autore. In questa nuova pubblicazione v'à di giunta alcun
-documento e parecchie note.
-
-
-
-
- DUE LETTERE DI TERENZIO MAMIANI,
-
- L'UNA
- A' SUOI ELETTORI,
-
- L'ALTRA
- ALLA SANTITÀ DI PIO IX.
-
-
-Le nuove accuse e persecuzioni dalle quali viene infestato e
-oltraggiato l'Autore di queste lettere, lo persuadono a ristamparle,
-e a meglio chiarirne il concetto con qualche nota e documento. E ciò,
-non perchè gli atti di sua corta vita politica valgano l'attenzione e
-considerazione del secolo, pienissimo di cose grandi; ma solo perchè
-coloro a cui giungesse voce di lui, de' suoi scritti e dell'altre opere
-sue, non disconoscano le intenzioni rette ed i fini egregi a cui sempre
-à mirato con integrità di mente e di animo. Egli non si dorrà mai di
-vivere oscuro, come comporta la sua mediocrità e insufficienza; ma non
-vuol tollerare che altri procacci di ucciderne per tempo il nome con la
-calunnia. Nè debb'esser lecito a coloro i quali ingrassano oggi delle
-sventure della Nazione, il mentire con impudenza, solo perchè spogliano
-l'avversario d'ogni facoltà di rispondere, e gli appuntano alla gola
-le bajonette forestiere. Lecito non debb'esser loro di accusare gli
-onesti senza giusto richiamo d'alcuno, e senza trovare chi li sbugiardi
-solennemente, e li disusi dal vezzo che van pigliando di attribuire
-il titolo di agitatori insidiosi dell'ordine[30] a gente la quale ogni
-cosa à procurato e tentato appunto per ricomporre l'ordine, far cessare
-le differenze, scansare gli eccessi. Il che a nessuno è più manifesto
-che ad essi medesimi detrattori, i quali nelle ultime rivolture
-d'Italia e di Roma, caduti in odio all'universale e però venuti in
-paura estrema di raccogliere alfine il merito loro, mai non finivano
-di ringraziare e lodare di moderazione, giustizia, bontà, modestia e
-ogni bene l'Autore di queste lettere. Del rimanente, egli stima che
-non dovrà correre moltissimo tempo perchè si veda chiaro ed aperto da
-qual sorta di cittadini si commetta opera veramente perturbatrice e
-sovvertitrice dello Stato: se da quella, cioè, che trascina oggi Pio IX
-sulle fallaci orme del suo predecessore; ovvero da quella che a mani
-giunte il pregava di compiere la ben cominciata impresa, separando al
-possibile le due potestà, e non avversando negl'Italiani il legittimo
-desiderio di costituirsi in pieno e sicuro essere di Nazione.
-
-
-TERENZIO MAMIANI A' SUOI ELETTORI.
-
-Le Camere sono dal presente Ministero state prorogate, o, a dir più
-giusto, disciolte; dappoichè invece loro vien convocata un'Assemblea
-generale, a cui si commette il pieno riordinamento delle pubbliche
-cose.[31] A me corre pertanto l'obbligazione, o concittadini elettori,
-di dichiararvi, almeno in compendio, come abbia io sostenuto il
-nobile ufficio che mi affidaste, eseguito il geloso vostro mandato,
-raccolte e interpretate le vostre opinioni, difese in ogni frangente
-le prerogative e i diritti che vi appartengono Ma innanzi ogni cosa,
-perchè a voi sia fattibile il giudicare equamente dei consigli e delle
-opere mie, pregovi di ricordare, che queste provincie romane vivono in
-condizione civile e politica affatto speciale e straordinaria, e si
-differenziano perciò da tutte le altre del mondo. A noi popoli dello
-Stato Ecclesiastico, il conseguire od il conservare quegli istituti
-liberali di cui l'Europa e le Americhe godono oggimai con saldo
-possesso, è impresa non pure assai malagevole e travagliosa, ma non
-mai compita e non mai sicura dell'avvenire. Ciò accade principalmente
-perchè altrove, presupposta la generalità e maturità di certe opinioni,
-le libertà pubbliche sono conquistate e fermate per sempre, mediante
-la mutazione d'alcuni fatti, e abbattendo l'armi prezzolate e l'altre
-materiali difese che il dispotismo si tiene intorno. Ma contro di noi,
-sta tutto intero un sistema antichissimo di dottrine e d'interessi,
-il quale si vuol far parere da molti una seconda religione, ed un
-tessuto mirabile non di pensieri e credenze assai controverse, ma
-di dogmi assoluti e intangibili. E, per esempio, è dogma assoluto ed
-irrepugnabile per cotestoro, che la sovranità temporale dei Papi abbia
-origine miracolosa, e proceda dai più alti e profondi decreti della
-Provvidenza, la qual vuole con essa difendere e tutelare la Chiesa,
-e accrescerle autorità e splendore. Perciò, in quel mentre che in
-qualunque contrada civile cessa ai dì nostri di venir confessato e
-creduto il diritto divino dei principi, la potestà temporale dei Papi
-ne rimane necessariamente e perpetuamente investita. Perciò pure,
-ogni libertà e franchigia costituzionale che godano o sien per godere
-i popoli dello Stato Romano, non muove da alcun diritto naturale in
-essi riconosciuto, ma è dono e largimento spontaneo e revocabile del
-principe, il quale in sostanza permane mai sempre arbitro supremo e
-signore assoluto del tutto. Un altro dogma da cotestoro professato si
-è, che alla sovranità temporale dei Papi conviene una ragione di stato
-ed una politica diversissima da quella di ogni altro monarca. Nel vero,
-i Papi, ricordevoli delle prove guerresche riuscite loro quasi sempre
-infelicemente, non muovono l'armi al dì d'oggi contro a nessuno, non
-si stringono in leghe, non entrano a parte di alcuna impresa generosa
-o di terra o di mare, e serban sè stessi in una perpetua neutralità
-ed immobilità; laonde avviene che gli Stati della Chiesa si separano
-affatto dalla sorte degli altri regni e non appartengono propriamente
-ad alcuna nazione, ma tutte le genti invece si debbono accordare a
-rispettarli e a difenderli; e dove non succeda l'accordo, essi vanno
-in fascio senza rimedio; e dove succeda, rimangono alla discrezione di
-chi li ajuta. E però, conviensi porre gran cura che vicino a loro non
-sorga alcun potentato così poderoso ed armigero da tenerli in sospetto
-e timore continuo di dipendenza; considerato che alle loro popolazioni
-tocca di rimanere perpetuamente inermi ed imbelli, e le provincie sono
-aperte ed apparecchiate ad ogni invasione. Forse l'Italia spartita in
-più regni e incapace di farsi nazione giova all'indipendenza degli
-Stati Ecclesiastici; come lor giova assaissimo che i principi più
-formidabili sieno disposti a proteggerli, in contraccambio del gran
-sostegno che l'autorità regia e assoluta riceve ora dal papato. Del
-rimanente, sentenzian costoro, il dominio temporale dei Papi à da
-natura e per debito d'informarsi tutto quanto della potestà spirituale,
-ed intendere in ogni cosa a favorire e servire la Chiesa, ed essere
-il suo braccio e il suo scudo. Perlochè quei fatti e quelle opinioni
-che la Chiesa censura e altrove non può colla forza impedire, ben
-li dee impedire con la forza nel proprio Stato; e similmente, quei
-precetti spirituali che altrove legano e stringono le sole coscienze,
-la Chiesa nel proprio Stato fa ubbidire e osservare con tutti i
-mezzi prepotenti di cui il principe si vale e dispone. Laonde v'à
-certe libertà sostanziali e che dell'altre son fondamento, come,
-exempligrazia, quella dello stampare e del divulgare, e quella del non
-soffrire costringimento nella scelta nè nella professione del culto,
-ambedue le quali in Roma non possono entrare; ed anzi vi sono dannate
-ed abbominate, e l'encicliche pontificie ne scrivono ogni maggior
-male e chiamanle _detestande_. Del pari, di quelle altre franchigie
-civili e politiche, e di quelle istituzioni popolaresche che dovunque
-ora vanno sorgendo e convalidandosi, una porzione molto scarsa e in
-rigido modo temperata ed attenuata può accettarsi da Roma; alla quale
-veramente, per la libertà pienissima della Chiesa, occorre una libertà
-pienissima di comando. In fine, per questa ragione medesima della lega
-e contemperanza dello spirituale col temporale, ogni moto politico
-il quale intendesse a mutare le forme ministrative e a sottoporre il
-principato a leggi e ordini ristrettivi, à negli Stati della Chiesa
-nome e valore di sacrilegio, e sacrileghi ne sono tutti gli autori, e
-sul capo loro balenano minacciose le folgori del Vaticano.
-
-Tale è il sistema e tali gli adagi e le massime che sino a jer l'altro
-(può dirsi) ànno governato la sovranità temporale dei Papi; la quale,
-segnatamente negli ultimi tempi, quanto più scorgeva sè stessa debole
-e minima a rispetto dei gran potentati, e sentivasi combattuta e scossa
-nell'interno suo seno da incessanti macchinazioni e congiure, tanto più
-si opponeva con ira profonda allo spirito di libertà, ed all'apparenza
-perfino delle liberali istituzioni.
-
-Ora, i popoli sempre facili a sperar bene e il passato dimenticare,
-credettero (voi vel ricordale, o concittadini) che tutto ciò dovesse
-mutarsi all'assunzione di Pio IX. E certo egli accadeva così, dove
-avesser potuto bastare all'impresa la bontà specchiata, le intenzioni
-purissime, la infinita soavità e mitezza di quella bell'anima; e
-d'altra parte, fosse stato presente agli spiriti più caldi e animosi,
-come non si spianta in un giorno solo quello che i secoli ànno
-radicato, e come l'impeto e la violenza non ajutano a consumare le cose
-le quali si reggono nella fede.
-
-Ma lasciando ciò stare, certissimo è, che i nuovi e risoluti pensieri
-dei nostri popoli doveano presto venire in lite con quel sistema di
-cui ho discorso, e i cui settatori nè per le mutazioni sopravvenute
-in tutta Europa, nè per le riforme di già compite, nè per lo Statuto
-medesimo promulgato, erano tanto o quanto disposti a modificare le lor
-viete dottrine, e sopprimere una sola di loro ambigue giurisdizioni.
-Voi ben sapete che il primo patente conflitto scoppiò al pubblicarsi
-dell'allocuzione pontificale del 29 di Aprile, in cui venia riprovata
-e interdetta la guerra vivissima che le truppe nostre e il fiore de'
-nostri giovani, mescolati con Subalpini e Toscani, combattevano di là
-dal Po contro gli stranieri, a fine di riscattare l'Italia e in essere
-di nazione rivendicarla. I Romani, che tra le file de' Volontarii
-annoveravano chi il figliuolo, chi il padre, ognuno un parente o un
-amico, fieramente se ne sdegnarono. La città turbata e sconvolta diè
-di piglio alle armi, s'impossessò del Castello, mise guardie a tutte
-le porte, ad ogni crocicchio; proruppe in minacce di morte contro ai
-prelati che s'imputavano di avere mal consigliato il Pontefice, e sulle
-piazze e per tutto parlavasi aperto di dare al governo altra forma e
-altro capo.
-
-Allora fu, come vi è noto, che la Santità Sua si degnò di chiamarmi,
-e dopo seguito un lungo colloquio in presenza dei cardinali Altieri e
-Antonelli, mi diè quella il carico di comporre un Ministero tutto di
-laici, e dal quale fossero per concessione nuova trattati eziandio gli
-affari esterni secolari. Io, quantunque conoscessi assai nettamente
-che il conflitto era per rinnovarsi infinite altre volte, e nessuna
-vittoria formale essersi guadagnata sulle pretensioni e le massime del
-sistema sopradescritto; pure, volendo la fortuna che il nome mio avesse
-in quei giorni arbitrio di racquetare la città e ricomporre l'ordine
-pubblico, e considerando la gran ruina che cagionava l'abbandonarsi
-affatto da noi Romani la guerra dell'Indipendenza, accettai la datami
-commissione; e mercè della cortesia ed annegazione degli onorevoli
-miei colleghi, venne il dì dopo costituito il nuovo governo, e la
-città e le provincie quasi per incantesimo ricondotte all'usuale
-tranquillità. Fu in sulle prime nostra gran cura, non potendo mettere
-in atto se non la minima parte delle riforme ed innovazioni che i tempi
-chiedevano, di significare almeno e dichiarare in faccia all'Italia
-ed al mondo cattolico, qual modo noi credevamo più razionale insieme
-e più pratico per conciliare le differenze, mettere in buon accordo
-lo spirito dell'autorità assoluta e quello della libertà, convertire
-tutte le forze dello Stato al fine massimo e santo dell'Indipendenza
-nazionale, e cavare dalle condizioni speciali di Roma e della civiltà
-sua un principio eterno ed universale d'inconcussa moralità e di vero
-sociale perfezionamento: conciossiachè io scorgeva assai manifesto, che
-alle tante ed inopinate rivolture d'Europa mancava la fede profonda nel
-bene e nella giustizia, il concetto chiaro degli uffici e delle virtù
-cittadine, e il sentimento vivo, operoso ed assiduo del dovere.
-
-Le quali tutte cose noi pronunziammo in uno scritto che, il 9 giugno
-del 1848, aprendosi per la prima volta i Consigli deliberanti,
-leggemmo pubblicamente dalla tribuna, e fu domandato il programma del
-Ministero. In esso proposesi quella sola ed unica forma di concordia
-e armonia sincera e durevole fra la libertà e il papato, la qual
-consisteva principalmente a distinguere e separare al possibile nella
-persona medesima il regno spirituale dal temporale; e che il primo si
-esercitasse dal Pontefice immediatamente con ogni pienezza di autorità,
-l'altro fosse delegato in massima parte e lasciato all'arbitrio delle
-due Camere, e dell'opinione più generale e più savia. Il perchè, «se
-il governo rappresentativo (diceva il Programma) non esistesse in niun
-luogo, inventar dovrebbesi per queste Romane Provincie.» Dalla quale
-separazione leale e profonda sarebbersi in ultimo originati quei due
-gran beni che il mondo moderno desidera e spera di effettuare; cioè a
-dire, che la religione s'adusi a vivere in mezzo alla libertà, e che
-questa si purghi, s'infiammi e nobiliti nella religione. In tal guisa
-poteva da Roma procedere un influsso nuovo e universale di civiltà,
-e noi Italiani ripigliare qualche insigne porzione della preminenza
-antica. Essendochè «non sempre (affermava quel nostro scritto) la
-grandezza dei popoli è da misurare dall'ampiezza del territorio e dalla
-potenza delle armi. Imperocchè ogni vera e salda grandezza scaturisce
-dall'intelletto e dall'animo. Epperò, in questa nè molto ampia nè
-formidabile provincia italiana, noi tuttavolta siamo chiamati a
-grandissime cose.(A)[32]
-
-Ma tutto ciò non fu che un voto, e una professione accademica di
-principj: nel fatto, il Ministero che da me prese il nome, sostenne dai
-partigiani del vecchio sistema tal guerra e così contumace e furiosa,
-da rendere vano ogni accordo e impossibile ogni transazione. E perchè
-v'abbiate, o concittadini, un saggio della tenacità e ignoranza con
-cui le intenzioni nostre e i disegni e le opere si combattevano e
-denigravano, vi basti di sapere quello che dissero e fecero contro
-una delle più pure e sante e insieme delle più civili e lodevoli
-istituzioni da noi proposte, io vo' parlare del Ministero della
-pubblica beneficenza. Qual cosa, in nome di Dio, era più conveniente
-a un Pontefice, che dare al mondo l'esempio di reputare la pubblica
-beneficenza e l'educazione del popol minuto una materia sì degna e
-pia e sì grave e sollecitosa, da doversi raccogliere in un ministero
-speciale e a quella sola materia applicato? Massimamente che, nella
-nostra proposta di legge, gli ordinamenti, i metodi e le pertinenze
-date a quel ministero mostravano con quanta saviezza (sia lecito
-dirlo) erano scansati i due scogli in cui rompe il presente secolo; di
-accettare, cioè, come praticabili e vere mille funeste utopie; o, per
-lo contrario, di non degnare neppur di uno sguardo quelle quistioni
-che versano peculiarmente sulla condizione e la sorte delle classi
-più disagiate, quasi bastasse per attutire e sopprimere i fatti il
-non tenerne conto e il non ragionarne. Ma gli avversarj nostri ci
-accusavano al Principe di favorire e promuovere il socialismo, e che
-era mio pensiero ripetere in Roma le prove sfortunatamente fatte dal
-Blanc in Parigi.(B)
-
-Con tutto ciò, io non mancava, o concittadini, nè alcuno de' miei
-colleghi, di sostenere la lotta animosamente, e di proporre in
-Parlamento profittevoli leggi, seguendo una ragione di stato schietta,
-generosa e manifestamente amica d'ogni legale progresso. Avanzarsi
-all'acquisto di più larghe franchigie, svolgendo e applicando le già
-conseguite, e avvezzando i popoli all'osservanza scrupolosa della legge
-e del dritto. Iniziare la vita politica vera, sì con l'esercizio intero
-e comune delle libertà municipali, e sì faticando all'educazione delle
-povere plebi, e attraendole col benefizio e con l'istruzione inverso i
-nuovi istituti. Comprimere le sètte, fomentar la concordia, in nulla
-cosa operare come fazione, ma sempre e in tutto come tutela comune e
-imparziale. La diplomazia, franca, leale e severissima osservatrice
-dei patti; come fu mostrato nella capitolazione di Vicenza e Treviso,
-contro il volere di molti, e il fatto e le suggestioni d'altra
-Provincia italiana. Primo d'ogni mezzo governativo, la moralità e
-l'esempio. Suprema cura, l'Indipendenza nazionale e ajutare l'armi di
-Carlo Alberto senza gelosia e secondi fini, con fede e disinteresse di
-buoni italiani.(C) A queste mire salutevoli ed alte io volgea la mente
-e l'azione, allorquando sopraggiunse il gran disastro di Custoza. Il
-quale richiedendo partiti forti e ricisi, furono dal Ministero risolute
-alcune proposte di legge da recarsi ai Consigli, vigorose, efficaci
-ed ai casi proporzionale. Ma dal Principe non vennero consentite.
-Perlochè apparendo chiaro a me ed ai miei colleghi di non potere più
-oltre servire lo Stato senza diservire l'Italia, uscimmo dal Governo,
-e commettemmo quel dì medesimo ad alcuni amici e fautori di recare
-invece nostra quelle proposte dinanzi alle Camere. Così ebbe fine il
-Ministero dei 2 di maggio, al quale insino all'ultimo durò ostinato e
-fedele il favor popolare. Tornato io ai semplici uffici di deputato,
-credo che non vi siano cadute della memoria parecchie provvisioni da me
-suggerite e discusse nel Parlamento, e da esso accettate, con sempre un
-fine medesimo, il quale era di por mano dal lato nostro a tutti i mezzi
-operabili e a tutti gli spedienti arditi ed insoliti per ristorare la
-fortuna delle armi italiane Io fo conto che tra voi, cittadini, non
-sia nessuna di quell'anime fredde e accidiose cui parve allora cosa
-ridevole che, per virtù d'una mia proposta, le Camere e il Ministero
-invitassero le moltitudini a crescere e raddensare le file de' nostri
-soldati, e a combattere tutti alla disperata e per ogni dove contro
-gli Austriaci. Ma che io non proponessi e le Camere non approvassero
-alcun concetto vano e fantastico, ben lo provarono i Bolognesi, che
-soli, inermi e disordinati, cacciarono pur nondimeno dalle porte loro
-molte migliaja di Tedeschi agguerriti, e per fresca vittoria orgogliosi
-e feroci. Dal qual fatto è lecito di trarre misura di quello che
-l'ardore de' nostri popoli avrebbe adempiuto se ajutavali prontamente e
-gagliardamente il Governo.
-
-Ma i nostri avversarj avevano fermo in cuore di non dare alcun esito
-alle deliberazioni del Parlamento; il quale, perchè non mai desisteva
-dal suo proposito e sempre ragionava d'Italia, d'indipendenza e di
-guerra santa, venne alfine prorogato. Io non mi spiccherò punto dal
-mio subbietto per raccontarvi come tornato, o compaesani, in mezzo di
-voi, e fatto pensiero di ripigliare gli antichi studj, mi giungesse
-invito di recarmi in Torino per assistere di persona a un congresso
-promovitore della Confederazione Italiana; e come ciò parendomi cosa
-di gran momento e promettitrice di sommo bene alla patria nostra, io
-reputassi di dovermi subito metter in via, e sostenere nuovo disagio e
-fatica.
-
-A voi debbo unicamente e insino alla fine dar conto esatto del vostro
-mandato. E però vi dico, che giacendo io infermo in Genova di non
-leggier malattia, pervennemi notizia, che in una grave e sconcia
-sommossa accaduta in Roma il dì 16 di novembre, s'erano al Santo
-Padre proposti dal popolo alcuni nomi per un Ministero nuovo, e che
-il mio era in capo di lista. Colpito dalla singolarità del caso più
-che da altro pensiero, mossi affrettatamente da Genova, e per via
-fummi recapitata la lettera in cui, per dispaccio dell'Eminentissimo
-Segretario di Stato, io veniva dal Papa chiamato a reggere il ministero
-delle corrispondenze esteriori. Similmente, m'istruivano le gazzette,
-che i desiderj del popolo non erano andati più oltre di quel Programma
-che io leggeva già in Parlamento; e solo, facevasi domanda calorosa e
-formale di vederlo eseguito con lealtà e per l'appunto. D'altra parte,
-osservando io che nella lista proposta dal popolo il Principe avea
-cancellato alcun nome e supplito con altri in essa non designati, e
-che similmente in luogo dell'Abbate Rosmini non accettante avea posto
-il Decano di Rota Monsignor Muzzarelli, mi recavo a credere che Sua
-Beatitudine volesse con tali mutazioni mostrare, non avere in ultimo
-nella formazione del Ministero preso consiglio da altri che da sè
-stesso. Ma giunto in Roma (il che fu otto dì incirca dopo i tristi casi
-del 15 e 16), mi avvidi subitamente, che niuna cosa era concordata
-e accettata, quantunque molte apparenze il contrario annunziassero;
-e però, non volendo io tornare con eziandio peggior condizioni al
-conflitto e travaglio del primo mio ministero, mi risolveva del tutto
-a non consentire all'offerta; quando il 25 a mattina, Roma fu piena
-della subitanea e soppiatta partenza del Papa. Allora, considerando
-il pericolo grave in che rimanea lo Stato di non avere chi lo
-reggesse, e di nuocere notabilmente al successo della Causa Italiana;
-e considerando più ancora, che il Papa, in luogo d'ogni ordinamento e
-d'ogni disposizione acconcia al bisogno, erasi ristretto, partendo, _a
-raccomandare al Ministro Galletti e a tutti gli altri Ministri l'ordine
-e la quiete della città_, secondo che vedesi scritto nella lettera
-autografa al signor Marchese Sacchetti; a me parve quasi atto di
-pusillanimità il persistere nel rifiuto, e quel dì medesimo entrai al
-governo.
-
-Non però ch'io non presentissi la guerra che d'ambo i lati avrei
-sostenuta, e il difetto pressochè intero di autorità e di forza per
-superarla; il che mi piacque più d'una volta di esprimere e dichiarare
-dalla tribuna, e giunsi perfino ad assomigliare quella trista vita
-ministeriale ad un'agonia:[33] ondechè, lasciando a ciascuno l'arbitrio
-di giudicarne a suo modo, a me la coscienza testimonia e confessa, che
-quell'entrare al governo fu dal mio lato un penoso atto di annegazione.
-Gli ultimi nodi di amore e fiducia tra il popolo e il principe erano
-spezzati; niun dubitava che a Gaeta i partigiani del vecchio sistema
-avrebber tenute ambo le chiavi del cuore di Pio IX, e sbanditone a
-poco a poco i pensieri più miti e più al secolo confacenti. La fuga di
-Lui dava principio ad un gagliardo e vasto macchinamento di repulse,
-di proteste, di monitorj, da quei partigiani apparecchiato, e intorno
-al quale travaglierebbersi con tanta maggior passione, quanto le
-umiliazioni in Roma sofferte erano state più numerose e pungenti.
-Scomparso il Pontefice, lo Stato, speravano essi, traboccherebbe
-nell'anarchia: quindi la stanchezza e lo sdegno dei popoli; quindi
-un piano e naturale ritorno all'antica dominazione, senza bisogno
-d'armi straniere; a peggio andare, quelle armi chiamate e sollecitate
-verrebbero. D'altra parte, accanto a questi errori e perfidie della
-corte di Gaeta, crescevano in Roma le smoderanze dei democratici; a
-molti dei quali la sommossa del dì 16, ch'elli chiamavano rivoluzione,
-pareva non aver recato frutto nessuno; e, secondo l'usato, accusavano
-il Ministero di timidezza e d'ignavia: attesochè, a giudicio loro,
-il sol fatto da farsi era proclamar la repubblica; il rimanente valea
-come nulla. Le altre Provincie Italiane non si attentavano ancora di
-giudicare; ma la diplomazia europea s'inveleniva contro di noi ogni
-giorno più. E per vero, un Pontefice stato non molto tempo innanzi
-il Dio degli Italiani; chiamato da essi tutti Salvatore e Liberatore;
-creduto un vivente miracolo della Provvidenza, e levato al cielo con
-lodi tanto superlative, che mai sulle bocche degli uomini non suonarono
-le maggiori, doveva a forza destare in Europa gran compassione della
-mutata fortuna, correndo voce per tutto, ch'Egli era costretto a
-riparare e salvare in terra non sua non pure la maestà del pontificato,
-ma la persona propria e la vita. S'aggiungeva a questo l'interesse per
-ciascun potentato di non dispiacere alle sue provincie cattoliche;
-poi la voglia d'ingerirsi nei fatti nostri, e tirarli ognuno al suo
-pro. Forse a tali ragioni accompagnavasi un'altra migliore e di più
-rilievo. Chi regge gli Stati sente più al vivo il bisogno di fondarli
-in cosa ferma e inconcussa; e tanto esso desidera di conservare e di
-ristaurare, quanto il popolo, impaziente e voltabile, di demolire e
-mutare. Meraviglia non è, pertanto, se negli uomini d'alto affare,
-sgomentati dall'accumularsi rapidissimo di tante rovine, è subito nata
-una grande sollecitudine per le potestà e prerogative temporali del
-Pontefice; giudicando che solo dalla religione possa oggimai rampollare
-alcun principio di autorità, e alcuna virtù permanente, capace di
-architettare più tardi e ricostruire sul sodo l'ordine intero sociale.
-E perchè poi non si avvedono come la religione stessa, immobile nella
-sostanza e nelle forme mutabile, dee con le nuove condizioni civili o
-innovarsi o scadere, tutta la prudenza loro a rispetto di ciò consiste
-a voler serbare intatto e inviolato (se fia possibile) ogni muro e ogni
-pietra della fabbrica antica, e mostrarsene zelatori poco opportuni e
-poco creduti.
-
-Posta, dunque, tal natura di casi e tale singolarità di opinioni,
-agevolmente se ne cavava ciò che il Governo dovea volere e tentare.
-Alla crescente discrepanza degli estremi partiti conveniva procacciare
-un termine molto sollecito, affine ch'ella non trascorresse
-tant'oltre da giungere tardo qualunque rimedio. All'incertezze e agli
-arrischiamenti di quel viver politico, ed alle speranze perverse che
-fondavano gli avversarj sugl'intestini sconvolgimenti, doveasi opporre
-una gran cura dell'ordine e quiete pubblica, e l'unione e consenso
-massimo tra tutti i magistrati e rettori. Alle accuse maligne e alle
-nemiche intenzioni della diplomazia facea mestieri rispondere con
-la ragione patente del dritto, e con l'osservanza continua e gelosa
-della legalità, e serbando scrupoloso rispetto e favore alle cose
-singolarmente di religione e di culto. Infine, ogni altra diligenza
-e fatica era d'uopo voltare alle armi, ed apparecchiar gli ajuti alla
-guerra non evitabile e già soprastante. Tutto ciò per appunto facemmo,
-od almeno iniziammo e tentammo io e gli ottimi miei colleghi; e tanto
-parve opportuno e assennato questo operare all'universale, che le
-Camere, il Municipio ed ogni ordine di cittadini con noi s'accostò e si
-strinse; nè mai s'è veduto concordia tale in congiunture tanto strane e
-pericolose; e nulla valse a spezzarla finchè stettero quelle massime, e
-il Governo lor tenne fede.(D)
-
-Ben vi è nota, o concittadini, la prima protesta di Pio IX, data in
-Gaeta il 27 di Novembre e giunta in Roma il 3 del seguente mese. Da
-lei era invalidata qualunque cosa pigliava radice dai fatti tumultuosi
-del 16 di Novembre; e a dare poi un capo al Governo, rimasto tronco e
-spartito, chiamavansi a reggerlo sette persone, di cui sole quattro
-stanziavano in Roma, e di queste una sola non si occultò. Io ed i
-miei colleghi, appena fummo sicuri che il Santo Padre infirmava ed
-aboliva l'autorità nostra, subito rassegnammo per lettera gli uffici
-ministeriali al Pontefice, e da questo lato ogni difficoltà era
-rimossa. Ma durava l'altra infinitamente maggiore della Commissione
-nuova governativa, la quale non adunatasi mai, e mantenendosi
-inoperante e invisibile, avea più forma di sogno che di realtà; tenea
-nascosto il mandato e gli altri carichi ricevuti, nè in verun modo
-eseguivali; non parlava, non iscriveva, e interrogata e pregata non
-rispondeva. Così la città, così le provincie senza governo alcuno si
-rimanevano. Il che non potendo stare, massime in tempi straordinarj
-e scomposti, le Camere affrettaronsi a provvedere in buon accordo
-col Ministero; e questo continuò in via temporanea a reggere la cosa
-pubblica; quelle decretarono che una deputazione di ottimi cittadini
-scelti ne' due Consigli fosse mandata al Pontefice, e l'istruisse
-della condizione vera della città. — La protesta di lui non avere fatto
-ricredere alcuno, e invece avere inaspriti gli animi e dato ansa agli
-esagerati: volesse tentare le vie di conciliazione, restituirsi alla
-sua metropoli, o scegliere alcuna città dello Stato ben accomodata
-all'uopo. Ciò non volendo, creasse almeno una Giunta di Governo
-effettiva e non apparente, e le cui facoltà bastassero a farle tenere
-il luogo del Principe, giusta i diritti e gli usi costituzionali.
-Non potersi ai due Consigli addirizzare rimprovero alcuno fondato
-e legittimo. Se le forme costituzionali valevano, le Camere dovere
-accettare que' Ministri che presentavansi loro con lettera di nomina
-sottoscritta dal Cardinale Segretario di Stato; ma se il Pontefice
-avea ceduto alla forza ed all'apprensione del peggio, questa medesima
-apprensione occupare l'animo dei due Consigli, e scusare gli atti di
-adesione con cui si evitavano mali ed esorbitanze molto maggiori.
-L'Europa intera e la più parte de' suoi Monarchi non essere stati
-esenti da simili coazioni, ed anzi da assai più fiere e più sanguinose.
-
-Ai deputati delle Camere, il Municipio romano volle aggiungere i suoi,
-l'un de' quali fu il senatore stesso Tommaso Corsini. Ma e questo e
-gli altri tutti ebbero impedito l'accesso al principe, non per qualche
-accidente o per arbitrio di subalterni, ma per comando espresso
-di Pio IX, significato da lettera del Cardinale Antonelli, nuovo
-segretario di stato. Fu nel parlamento allora vinto il partito, che si
-elegessero commissarj i quali, congiunti col Ministero, pensassero a
-proporre alcuna provvisione e risoluzione proporzionata alla gravità e
-straordinarietà degli avvenimenti. Io posso affermarvi, o concittadini,
-che da noi ministri e dagli eletti del Parlamento fu, non ostante
-la cortezza del tempo, ricercato ogni modo di accomodamento, e fatto
-fare appresso il Pontefice gli ultimi uffici e l'ultime supplicazioni.
-Alfine, convenimmo nella determinazione di proporre ai Consigli la
-creazione di una temporanea Giunta di Stato, le cui ragioni, la cui
-necessità e le cui pertinenze io non mi confido di farvi conoscere con
-brevità e chiarezza maggiore di quella che appare nel testo medesimo
-del decreto da noi promosso nelle Camere, e il quale io trascrivo qui
-tutto intero, perchè confèssovi di averlo per un dettato non indegno
-della prudenza civile degli Italiani.
-
-«Governo Pontificio — Considerando che gli Stati Romani si reggono a
-governo rappresentativo, e godono dei diritti e delle guarentigie di
-uno Statuto costituzionale.
-
-Che lo Statuto ha per fondamento la distinzione e insieme la
-connessione di tre poteri, e che ove uno di essi faccia difetto, il
-reggimento costituzionale è manco e non può adempire i suoi fini.
-
-Che nella notte del 24 Novembre scorso, il Pontefice si è allontanato
-da Roma, e non à lasciato alcuno a tenere le sue veci.
-
-Che il foglio dato in Gaeta il 27 Novembre, in cui si nomina una
-Commissione governativa, manca delle debite forme costituzionali, le
-quali servono anche a guarentire l'inviolabilità del Principe.
-
-Che la Commissione governativa nel sopradetto foglio nominata, non
-à palesata la sua accettazione, e in niun modo e per niuna parte à
-esercitate le sue funzioni, e neppure si è costituita di fatto.
-
-Che i due Consigli deliberanti, d'accordo col Ministero e col
-Municipio, ànno procacciato di riparare a tanta perturbazione col
-mandare messaggi al Principe, chiedendogli istantemente di tornare a
-reggere la cosa pubblica.
-
-Che i messaggi stessi non solo non furono ammessi nello Stato
-Napoletano, ma invano adoperarono pratiche per essere dal Principe
-accolti, e che altre pratiche più recenti, e altri uffici compiti
-appresso di Lui sono riusciti affatto frustranei.
-
-Che dimorando Egli in terra non sua, ove si vieta l'ingresso per ordine
-superiore a qualsiasi deputazione a Lui indirizzata, e togliendosi
-così ai deputati un diritto espresso nello Statuto fondamentale,
-rimane incerto se egli sia in grado di godere della piena libertà
-e spontaneità delle sue azioni, e giovarsi d'imparziali e benevoli
-consigli.
-
-Nè potendo qualunque Stato o città rimanere senza compiuto governo, e
-le proprietà e i diritti de' cittadini senza tutela:
-
-Dovendosi per ogni guisa e con ogni spediente rimovere l'imminente
-pericolo dell'anarchia e di civili discordie, e mantenere l'ordine
-pubblico:
-
-Dovendosi conservare intatto lo Statuto fondamentale, il principato e i
-suoi diritti costituzionali:
-
-I due Consigli deliberanti, consci dei loro doveri, e obbedendo
-eziandio all'assoluta necessità di provvedere in guisa alcuna regolare
-all'urgenza estrema dei casi, con atto deliberato da ciascuno di essi
-in seno del proprio Consiglio,
-
- Decretano
-
-1. È costituita una provvisoria e suprema Giunta di Stato.
-
-2. Ella è composta di tre persone scelte fuori del Consiglio dei
-deputati, nominata a maggioranza assoluta di schede dal Consiglio dei
-deputati stessi, approvata dall'Alto Consiglio.
-
-3. La Giunta, a nome del Principe ed a maggioranza di suffragi,
-eserciterà tutti gli uffici pertinenti al Capo del potere esecutivo
-nei termini dello Statuto, e secondo le norme e i principj del diritto
-costituzionale.
-
-4. La Giunta cesserà immediatamente le sue funzioni al ritorno del
-Pontefice, o qualora esso deputi con atto vestito della piena legalità
-persona a tener le sue veci, ed adempierne gli uffici, e questa assuma
-di fatto l'esercizio di dette funzioni.»
-
-Ora, di codesto decreto, Pio IX à lasciato scrivere al suo segretario
-di stato Cardinale Antonelli, essere un'enormità, e la protesta delli
-17 di Dicembre lo dichiara e lo pubblica un attentato sacrilego.
-D'altra parte, i liberali di larga cintola l'hanno chiamata
-un'occupazione temeraria, e un'usurpazione violenta dei diritti
-del popolo. Non farò risposta nessuna all'accusa della Protesta,
-ove scorgesi un abuso grave e patente della parola sacrilegio, e
-rinnovasi quella perpetua e funestissima confusione dello spirituale
-col temporale. A riscontro della seconda censura, dirò breve quel
-che bisogna. In tutto ciò che il Ministero, e con esso i Consigli
-deliberanti vennero ponendo in atto dalli 17 di Novembre al
-giorno che altri impresero di governare, che fu il 23 di Dicembre,
-ciascuno riconoscerà issofatto la pienezza del giure e la legalità
-perfettissima, qualora gli risovvenga che negli estremi frangenti sorge
-e prevale una legalità e un diritto superiore a tutti gli altri, e il
-qual domandiamo necessità sociale e politica. Non può il consorzio
-umano disgregarsi e disciogliersi mai, nè cessare un attimo solo di
-correre ai fini santissimi pei quali è costituito. Di quindi nasce
-che sempre nei popoli è necessario un governo capace di tutelare assai
-competentemente le proprietà e le persone, e indurre obbedienza alle
-fondamentali leggi divine ed umane. Ogni volta, pertanto, che i casi
-portano la cessazione in fatto d'un governo legale e che altro governo
-legale e attuale non gli succede, a qualunque magistrato quivi presente
-e il quale per ordine di gerarchia è primario, tocca il debito e viene
-il diritto d'instaurare l'autorità e reggere lo Stato finchè altrimenti
-non si provveda. Il suo mandato, più che dagli uomini, procede da
-Dio; e la potestà di lui, non che regolare e legittima, è sacra e
-divinamente provida. Ma questa sua direm naturale dittatura, come
-dalla necessità deriva, così prende da lei confine e misura esatta:
-il perchè le costituzioni, le leggi e i diritti attuali di ognuno per
-ogni parte son rispettati e osservati, o tanto solo s'immutano quanto
-lo impone la urgenza dei casi, vera, estrema e in guisa alcuna non
-simulata. Or chi chiama tutto ciò occupazione dei diritti del popolo,
-non considera che per usare dei suoi diritti, fa innanzi mestieri al
-popolo di esser salvato, salvandosi la società civile e politica; e
-chi vuole che in siffatte emergenze abbia voce ed imperio non altri
-che tutto il corpo dei cittadini, sembra dimenticare che non può tutto
-il corpo dei cittadini unirsi e deliberare ordinatamente, e secondo
-ragione e giustizia, se a ciò non à provveduto o una legge anteriore
-divenuta comune usanza, o un governo temporaneo di già formato e
-insediato; essendo che manca agli uomini la virtù istintiva dell'api
-di congregarsi e in comune operare quel che bisogna con puntualità e
-concordia maravigliosa e immutabile.
-
-Insomma, così il Ministero come il Parlamento fu savio e operò
-legalmente; e ambedue iniziavano un metodo tale di difesa e di
-resistenza, e una tal forma di reggimento, che povero è del giudicio
-chi non ne scorge i larghissimi effetti, e il fine raggiunto con quiete
-e con sicurezza non isperata.
-
-Ma, secondo che io notava più sopra, non potevano questi accorgimenti
-e queste arti di civile prudenza permaner molto saldi e operare con
-efficacia. Il Ministero, quantunque non partecipe delle sommosse e
-delle violenze, pareva da esse procedere; e il titolo di democratico
-che gli fu apposto, quanto poco chiaramente definiva quel che voleasi
-ch'egli fosse, tanto più faceva aspettare da lui cose straordinarie e
-ben consonanti coi desideri degli esaltati. Nè la immoderanza di questi
-poteva essere temperata dal Ministero con alcun'altra forza morale;
-poichè le opinioni appresso di noi non sono avvezze ancora a pigliare
-animo e farsi valere, sostenendo ciascuna con energia le pubbliche
-controversie, e ordinando intorno al proprio vessillo le schiere de'
-suoi seguaci. Così avveniva che accanto agli esaltati nessuno parlasse
-e contraddicesse; ed elli soli tenevano il campo con tanta maggiore
-sicurezza e maggiore arbitrio, in quanto lo Stato, così pel mutare
-continuo dei Ministeri e l'incertezza d'ogni cosa, come per l'odio
-alle leggi antiche e il difetto di nuove e migliori, avea rallentato
-più che mai tutti i nodi ministrativi e infiacchita oltremisura
-l'autorità. L'ignoranza de' negozj politici era piena ed universale;
-inveterato l'abito delle sètte e delle cospirazioni; poche le armi e
-indisciplinate; profondo e furioso l'odio contro la Casta prelatizia.
-Al che tutto si aggiungeva la ferma determinazione mia e de' miei
-colleghi di non trapassare in nulla i confini della stretta giustizia
-e delle pubbliche libertà, e di non accettare per uscire di quelli il
-pretesto specioso della salute del popolo. «Tolga Iddio (proferiva
-io dalla ringhiera del Parlamento il dì 21 di Decembre) che noi, i
-quali in tutta la vita nostra abbiam travagliato e sudato per vedere
-alfine spuntar sull'Italia il sole della libertà, noi che nell'esilio
-profondamente odiammo e abborrimmo le disposizioni violente e
-tiranniche di cui si giovavano le polizie de' nostri governi dispotici,
-veniamo ad imitare oggi que' miseri, que' colpevoli procedimenti. Per
-conseguente, senza lo scudo della legge, no, questo Ministero anche ne'
-suoi estremi momenti mai non vorrà supplir coll'arbitrio al diritto,
-mai non farà pensiero nè atto, per quali che siano salutari compensi,
-contrario agli eterni principj di libertà che ha scolpiti nel cuore.»
-
-Il fatto sta, che in quei giorni medesimi in cui il Ministero, di
-buon concerto colle Camere, riparava alle più triste e pericolose
-occorrenze con senno e gagliardia insieme, una voce uscita da alcuni
-circoli popolari acclamò la Costituente Romana. Quella voce, ripetuta
-nelle Provincie dagli altri circoli, crebbe tanto di suono, che
-parve e fu giudicata un comando espresso ed universale del popolo. La
-Giunta suprema di Stato confermò quel comando, e il Ministero nuovo
-da lei creato ne fece proposta formale al Consiglio dei deputati; e
-perchè mostravansi questi renitenti e mal soddisfatti, l'uno e l'altro
-Consiglio fu in apparenza prorogato, in sostanza disciolto.
-
-A voi non è ignoto, o concittadini, ch'io nel nuovo Ministero non volli
-aver parte, sì per mie private ragioni, e sì per gran dubbio che la
-Costituente Romana tentando forme nuove politiche, non crescesse oltre
-modo i pericoli dello Stato e la divisione degli animi, e maggiormente
-non implicasse le faccende italiane in quel mentre che il ricominciare
-la guerra sembrava imminente ed inevitabile. Oltre di che, io sempre
-avea proceduto in accordo col Parlamento, e la mia ragione di stato
-era similmente la sua; da lui gli applausi, da lui i suffragi, da lui
-conseguito aveva ogni mezzo e ogni autorità per ben governare: parvemi
-onesto, pertanto, di ritirarmi quando egli veniva annullato, e davasi
-cominciamento ad una politica nuova, con metodo e con principj molto
-diversi dagli anteriori.
-
-Restami di accennarvi alcuni atti non volgari da me operati nel breve
-spazio di questo secondo mio Ministero, durato solo ventotto giorni. E
-quanto alle corrispondenze esteriori, le Gazzette ànnovi ultimamente
-riferito il disteso di una mia Nota Ufficiale, in cui mi studiava
-di fare intendere ai Diplomatici la vera e propria significazione
-degli avvenimenti di Roma, e il nessun frutto che nascerebbe dalla
-prepotenza e dall'armi de' forestieri.(E) Similmente, avete letto ne'
-fogli la protestazione mia e de' miei colleghi contro alla minacciata
-occupazione francese; e alla quale non pure il Parlamento fece gran
-plauso, ma da me invitato, levòssi a protestare ancor egli con dignità
-e fermezza italiana, oltre all'approvare le súbite risoluzioni e
-disposizioni affin d'impedire, a nostro potere, lo sbarco delle truppe
-di Francia, e la forza respingere con la forza.(F) Ma ciò che non
-avete raccolto dalle pubbliche stampe, si è l'altra Nota indiritta da
-me al Bastide, con la quale temperandosi convenientemente l'effetto
-della protestazione, mostravasi la buona disposizione di questi popoli
-inverso la nazione francese, il desiderio sincero di averla collegata,
-non che amica; e come all'interesse e alla dignità di Lei convenisse
-effettivamente di proteggere la libertà nostra, invece di opprimerla
-e di turbarla; e che però, non trovando la Francia ragione legittima
-e presentanea d'intervenire con l'armi nel nostro Stato, spettava alla
-forza e grandezza sua di vietare vigorosamente ad ogni altra nazione il
-poterlo fare sotto colore e pretesto di religione. Non furono, dunque,
-come vedete, da me negletti, da un lato, i diritti sacri del territorio
-italiano e l'oltraggio recato alla dignità nostra comune; dall'altro,
-quella prudenza e quell'accortezza che il debole nostro Stato richiede,
-e le quali procacciano di voltare a profitto proprio l'interesse
-medesimo altrui e l'altrui albagia. Quel linguaggio e quei blandimenti
-potean valere, e valsero in fatto, per tutto il tempo che noi non
-uscimmo dal diritto costituzionale, e dalle vere e strette esigenze
-della sociale necessità. Per vero, l'ordine d'imbarcare truppe a Tolone
-fu revocato; alle prime acerbe impressioni succedevano altre più miti
-e più ragionevoli, e qualche pratica potea condursi fra le due parti,
-fondata sopra termini di giustizia e moderazione.
-
-Quanto ai negozj interiori, farò menzione sol di due cose come
-notabilmente utili e degne: delle altre tacerò volentieri. La prima
-è l'aver presentato al Parlamento un disegno compito della legge sui
-Municipj. La utilità e l'importanza di simil legge è grande in ogni
-paese, ed è massima nel nostro Stato; conciossiachè, dove le libertà
-politiche sono combattute e mal ferme, possono le municipali supplire
-a buona misura. A questa nuova costituzione dei Comuni confesso di
-aver posta una singolar cura; e lo studio e la diligenza furono pari
-così per determinare i principj e le massime direttive di essa legge,
-come per rivedere e secondo l'uopo mutare e modificare la compilazione
-fattane dal Consiglio di Stato. Giova sperare che nessun consesso
-deliberante chiamato a discutere e giudicare quella proposta di Legge,
-sia per attenuare e impedire lo spirito largo e fecondo di libertà che
-tutta la informa.(G)
-
-Il secondo subbietto degno di venir ricordato è l'avermi la fortuna
-conceduto il bene e la contentezza di proporre io primo, dall'alto di
-una tribuna e fra le lodi e gli applausi di un congresso legislativo,
-la Costituente Italiana. Ed io chiamo ciò dono e grazia della fortuna;
-sì perchè nel primo mio ministero ogni fatica e diligenza dal conte
-Marchetti e da me quotidianamente usata per istringere una forte
-lega fra i principi nostri era rimasta infruttifera, e sì perchè
-dalla sola Confederazione Italiana aspetto conforto e rimedio ai mali
-della patria: da lei sola può fra' popoli della Penisola ingenerarsi
-concordia durevole, unione sincera e spontanea, fratellanza operosa,
-impeto e vigore di guerra, fondata fiducia in noi stessi e nell'armi
-nostre. Per lei debbono tutti gli altri minori interessi lasciarsi
-in disparte; e ciò che mena all'effettuazione sua debbe con ogni
-sollecitudine venir procurato; e colui è più benemerito dell'Italia,
-che più sa spianare le vie a quel fine: conciossiacchè, come prima
-bisogna essere, e poi procacciare di essere felicemente, così ai
-popoli fa bisogno avanti l'indipendenza e quindi la libertà e gli altri
-beni civili; e però quei mezzi debbon venire più ricercati ed usati,
-che meglio e più drittamente conducono a conseguire l'indipendenza
-e l'essere di nazione. Ma che diremo del Congresso Confederativo
-Italiano, il quale ad ambedue i fini dell'indipendenza e della
-prosperità civile parimente conduce; e non pure fa esistere la nazione
-e le porge animo e facoltà di combattere e riscattarsi, ma le presta
-quella forma e quell'assetto politico che può unicamente confarsi con
-l'indole sua, e rimove tutte le antiche e ostinate cagioni di lite e
-di divisione? Io sempre ò pensato che i due cardini del risorgimento
-italiano sono, da un lato, le franchigie municipali larghissime,
-e dall'altro, la massima unione confederativa; e però ad ambedue ò
-rivolto principalmente le cure e i pensieri. Voi già conosceste, o
-concittadini, dai pubblici fogli, qual natura di principj e quali
-modi discreti e conciliativi venissero per la mia bocca dal Ministero
-romano proposti affin di attuare il più speditamente che sia fattibile
-e in maniera accettevole a tutti i Governi la Costituente Italiana;
-onde alla cosa dovete por mente, non all'appellazione impropria ed
-amplificativa e di cui la voga popolare stringevaci a fare uso. Poche
-Note da me mandate al Ministero toscano e poche da esso a me, erano
-bastate per risolvere ogni difficoltà, e condurre i due Governi ad un
-solo e medesimo fine pratico. D'altra parte, le dubbiezze, gl'indugi
-e gli ostacoli d'ogni maniera, che il Piemonte sembrava porre alla
-santa idea, caddero tutti (or fa un mese) al pigliare che fece le
-redini dello stato il sommo cittadino Vincenzo Gioberti. Ora, voglia
-Dio che le ultime mutazioni sopravvenute in queste nostre Provincie,
-e il tenore della legge toscana testè promulgata in ordine a tal
-materia,[34] non tardino e non difficultino la tanto sospirata
-convocazione di un Congresso Confederativo.(H)
-
-Questo è il racconto esatto e sincero, benchè semplice sopramodo e
-conciso, del civile adoperamento e profitto che parvemi bene di fare
-del vostro mandato, o concittadini elettori. Nè mi concedevano di star
-silenzioso il senno e la dignità d'un Collegio del cui suffragio due
-volte in pochi mesi sono stato onorato, e a cui mi legano durevolmente
-l'amore e la gratitudine. Dal qual racconto io non ispero che si possa
-e voglia ritrarre alcun giudizio migliore sull'opere mie, salvo che
-in nessun tempo mi sia mancata l'onestà e il buon desiderio, e che la
-custodia delle libertà pubbliche sia nelle mie mani riuscita la più
-vigilante e la più scrupolosa del mondo. Alli 2 di Maggio dell'anno
-scorso, nell'atto di assumere il ministero, la guardia civica,
-pigliandomi bene in parola, volle che io promettessi di governare
-secondo un programma da me dettato non molto tempo innanzi a nome
-di un Comitato per le elezioni, e in cui le speranze nostre migliori
-d'ogni libertà e d'ogni progresso erano assai minutamente registrate
-e descritte. Ora, chi farà confronto di quel programma colle azioni
-mie posteriori, troverà ch'elle nol rinnegano in niuna parte e in
-niuna cosa: il qual fatto non è agli uomini di Stato molto comune.
-Onesto, adunque, e osservantissimo delle libertà presumo di essere:
-per ogni altro rispetto io confesserò volentieri la mia insufficienza,
-grande per sè stessa, e grandissima in comparazione del secolo,
-il quale domanda ingegni ed animi così vasti e gagliardi, come son
-vaste, improvvise e terribili le rivoluzioni sue. Oltre di che, ben
-si può dire, e segnatamente in politica, che nulla ha fatto e nulla ha
-compiuto colui il quale non si è nè poco nè molto accostato al fine. E
-il fine, a rispetto di Roma, era concordare la libertà con l'autorità,
-e il Sacerdozio col Principato; per l'Italia, è l'Indipendenza e
-l'Unione; per tutto il mondo civile, la riedificazione dei principj e
-delle credenze. Tutte le imprese che non raggiungono quell'alte mête
-e neppure le approssimano, forza è giudicare o che mal conoscono quel
-che fanno, e per la poca utilità loro si confondono con le azioni
-volgari; o che solo possiedono il pregio incompiuto ed ormai comune
-di affrettare la distruzione di leggi e istituti già mezzo logori dal
-tempo e dai nuovi costumi.
-
- Roma, li 15 di gennajo del 1849.
-
-
-ALLA SANTITÀ DI PIO IX,
-
-TERENZIO MAMIANI.
-
-Duolmi, Padre Beatissimo, che la doppia persona la qual sostenete
-di Principe e di Pontefice non renda possibile di ragionare all'una
-siccome all'altra. Io m'inchino devotamente al Pontefice, e non ò
-per la santa persona sua se non parole di encomio, di riverenza e di
-religione. Al Principe non sento di poter favellare così umilmente;
-e nelle opere sue non iscorgo sempre la santità, e nei suoi giudizj
-la sapienza. Però, avendo intenzione con questo foglio d'indirizzarmi
-al Principe solo, io prego Vostra Beatitudine di non si sdegnare se i
-miei concetti saranno assai liberi, e le parole, quantunque assegnate
-e rispettose, non parranno tali abbastanza in comparazione del vostro
-augusto carattere.
-
-Fu per benefizio di Vostra Beatitudine, che dopo sedici anni d'esilio
-(gran porzione della vita), io potei rivedere la provincia natale, e
-i pochi congiunti ed amici stati dal tempo e dalla fortuna serbati a
-que' tardi e desideratissimi abbracciamenti. Nè un tanto bene mi costò
-altra cosa se non di promettere alla Santità Vostra quello che gli
-onesti fanno ordinariamente per proprio istituto, cioè _di ubbidire
-alle leggi correnti e di non perturbare lo Stato_; il che importa,
-con altre parole, di mai non uscire nelle cose politiche dai termini
-della legalità. Vero è che, a riscontro di tal promessa, io mai non
-ottenni nè per iscritto nè a voce di vedermi sciolto affatto dal bando,
-e tornato in ogni diritto di cittadino. Solo mi si concedette di poter
-visitare i miei, e convivere con esso loro lo spazio di tre mesi. E per
-fermo, consumati che furono questi ed io tornátomi a Genova, il Console
-di colà ebbe ordine di non mi concedere da indi innanzi il passo
-per lo Stato Romano. Più tardi, e per effetto d'un grave infortunio
-domestico, ebbi licenza (chiesta per me dagli amici) di altri tre mesi;
-durante i quali avendomi la voce del popolo e la necessità delle cose
-chiamato al governo, quel resto d'insolito sbandeggiamento andò a forza
-in dimenticanza, mal potendosi conciliare la condizione di ministro
-di Stato e quella di esule. Io non erro, dunque, ad affermare che
-l'obbietto e l'intendimento per cui quella promessa fu pronunziata,
-rimasersi mezzo non adempiuti. Ma, come ciò sia, la probità naturale
-m'insegna di dover essere d'ogni promissione stretto e non cavilloso
-mantenitore. E in più d'un caso, Beatissimo Padre, io l'ò col fatto
-mostrato. E quel giorno che la Giunta Suprema di Stato, acclamando
-la Costituente Romana e la universalità de' suffragi, trascendeva
-i termini dello Statuto, ed anzi abolivalo virtualmente; io con
-piena spontaneità, e del contrario pregato e sollecitato, rassegnai
-l'incarico di ministro con atto assoluto ed irrevocabile.
-
-Ma ciò non pertanto, io noto che l'ubbidire alla legge e
-l'accompagnarsi in qualunque atto con lei, sono un modo di operare il
-quale ne' governi assoluti à un carattere, ed un altro differentissimo
-ne' costituzionali. E per fermo, nei primi le scaturigini della legge
-stanno da ultimo nel volere e nell'arbitrio del Principe: quindi, chi
-mai non vuole scostarsi da quella, dee sempre alla volontà del Principe
-sottomettersi. Ma ne' reggimenti costituzionali, interviene tra il
-popolo e il suo Sovrano un patto sinallagmatico, che ad ogni legalità
-porge fondamento e principio: ed anzi, ogni legalità è quivi, come a
-dire, bilaterale, ed obbliga e stringe così il popolo come il Principe.
-Nè dove questi mancasse al patto e contraffacesse alle leggi, avrebbe
-diritto nessuno che il popolo dall'altra parte non travalicasse egli
-pure le convenzioni, nè trasgredisse le leggi che ne derivano.
-
-Ora, appresso di noi lo Statuto fondamentale, quel gran patto di
-fiducia e d'amore voluto e sancito dalla Santità Vostra, segnava per
-tutti il cammino certo e drittissimo della legalità. Del qual vero
-parevano più che gli altri guardiane gelose ed osservatrici esatte
-le Camere legislative, siccome quelle che riputavano di aver trovato
-nell'osservanza dello Statuto una salda difesa contro l'enormezze
-passate, e un adito piano e legittimo ad attuare a grado a grado le
-speranze dell'avvenire. Perciò, quando lo Statuto fu sì profondamente
-scrollato dalle violenze del dì 16 di novembre, e di poi dalla infausta
-ed inopinata partenza della Santità Vostra, i due Consigli deliberanti,
-misurando l'opera loro da un lato con la necessità, dall'altro con
-la legge e il diritto, mostrarono di volere salvo a ogni modo il
-patto fondamentale; ed eziandio nelle novità transitorie che vennero
-ad introdurvi, imitarono il più strettamente che fu possibile gli
-esempj e le pratiche d'altri paesi costituzionali. Di presente, la
-forza del vero mi stringe a dire alla Santità Vostra, che illusi e
-sventuratissimi furon coloro i quali mossero Voi, e il cuor vostro sì
-temperato e benigno, a riprovare con parole tanto assolute e sdegnose
-le savie deliberazioni de' due Consigli, alle quali tutte mi onoro e
-compiaccio di aver largamente partecipato. E che giudicio recherete,
-Beatissimo Padre, d'altri men discreti cittadini, e quale fiera
-appellazione cader lascerete sovr'essi, quando pure le Camere sono
-accusate di fellonia e di sacrilegio? Sacrileghi, adunque, e felloni
-que' cospicui prelati e quegli onorandi patrizj che siedevano nell'Alto
-Consiglio, e alle anzidette deliberazioni non ricusarono il lor
-suffragio?
-
-Tanto è sembrato all'universale più dura cotale sentenza, quanto tutti
-ànno visibilmente riconosciuto nelle due Camere uno zelo e una cura
-diligentissima di non uscire dai termini del patto fondamentale; dove,
-per lo contrario, nelle tre proteste non brevi della Santità Vostra
-neppure un cenno s'incontra, e neppure il nome di esso Statuto, e
-delle pubbliche libertà e guarentigie; le quali il popolo, affatto
-innocente degli eccessi e ingiurie di pochi, à diritto patente e
-pienissimo di veder conservate; massime da Colui il qual dee porgere a
-tutti i Principi chiaro e continuo esempio di lealtà, e di fede gelosa
-e incontaminata. Laonde, qual maraviglia se in tempi pieni di dubbio
-e sommamente corrivi, quel silenzio (al certo stranissimo) induce le
-moltitudini a credere che il vostro ritornare non avverrebbe senza la
-morte delle libertà, e l'annullazione delle franchigie costituzionali?
-Di queste tacciono tutti gli scritti che giungono di Gaeta; e, per
-amaro compenso, dei diritti del principato ragionano magnificamente, e
-con tali sentenze e con siffatta forma di stile, che sembrano pensati e
-dettati quando i regni si governavano con l'autorità del giure divino,
-e qualunque concessione rimanevasi revocabile; atteso che niuna d'esse
-riconosceva i diritti del cittadino, ma ogni franchigia era privilegio,
-e ogni privilegio era grazioso largimento dell'assoluto signore.
-
-Nè mosse, del sicuro, da altro spirito quel consiglio pure infelice
-dato alla Santità Vostra di sopprimere dentro di voi la gentilezza
-innata dell'animo, la pronta compassione, l'affabilità e modestia che
-sempre mai vi governano, e di rispingere indietro non ascoltati, non
-veduti, i messaggi delle due Camere e del Senato Romano. Che se ciò era
-contrario alla naturale benignità di qualunque Principe, sembrava poi
-importabile e fuor del diritto movendo da un Principe, come voi siete,
-Costituzionale. E dove è più la Costituzione, tuttavolta che gli organi
-diretti e fedeli del popolo, gli autori e conservatori delle leggi, i
-primi e inviolabili patrocinatori di qualunque cittadino aggravato ed
-offeso, trovano interdetto l'accesso e chiuse le orecchie del Capo e
-moderatore dello Stato?
-
-Ei pare (e tutti i buoni se ne rammaricano) che nella corte di Gaeta o
-non s'intenda o non si curi di intendere la ragione e l'essenza d'un
-Governo Rappresentativo, la qual consiste principalmente nella mutua
-limitazione dei poteri e dei diritti, e nell'impero assolutissimo
-della legge, che obbliga tutti, e non privilegia neppure il Principe.
-Che se la intendessero e la curassero quella ragione, non farebbero
-forza alla Santità Vostra per tirarla ad atti illegali, e di diretto
-contrarj allo spirito dello Statuto. Certo, ai tempi di Niccolò V e
-di Giulio II, od a quelli più antichi e più tenebrosi di Adriano IV,
-nei quali il Principe era lo Stato, e ogni mezzo tornavagli lecito per
-rimenare al giogo i sudditi sollevati, perchè in lui solo credevasi
-raccolto il giure di tutti; potea non parere indegno e sleale chiamare
-l'armi forestiere, e col sussidio di quelle ripigliarsi la corona. Ma
-ne' dì nostri, e nel reggimento Costituzionale, nessun'azione si può
-commettere maggiormente odiosa e illegale, ed anzi più sovvertitrice
-dell'ordine e della giustizia. Conciossiachè, quando nel Principe
-Costituzionale fosse l'arbitrio di chiamare a sussidio proprio, e senza
-il consentimento spontaneo della nazione, le armi straniere, niuna
-libertà troverebbe difesa contro alla material forza; le pubbliche
-guarentigie sparirebbono tutte dinanzi all'ardore e all'impeto
-soldatesco, e il giudicio della spada risolverebbe le questioni del
-buon diritto e della ragion civile; senza qui discorrere l'oltraggio
-che recherebbesi alla dignità della patria, e il mettere a repentaglio
-estremo la sua indipendenza. Eppure, v'à di molte persone, Beatissimo
-Padre, in cotesta corte, le quali non contente di avere interrotta
-fra voi e il popolo vostro ogni corrispondenza, e frustrato ogni
-tentamento di composizione e d'accordo, studiansi con ostinazione
-d'indurvi a chiamare le armi straniere, ondunque vengano e quali che
-sieno. Tolga Iddio che mai questa persuasione possa entrare nell'animo
-vostro, e sostener vogliate di rivedere Roma ed il Quirinale circondato
-da bajonette che non sien quelle de' vostri figliuoli. Ma non è
-poco errore, Padre Santissimo, il lasciare i popoli in dubbio e in
-trepidazione sopra tal cosa. Imperocchè mi si condoni la soverchia
-franchezza, a Voi principe legato a un patto Costituzionale correva
-l'obbligo di dichiarare e di pubblicare, come, per sentimento e
-dovere di buon italiano e di buon cittadino, l'animo vostro leale
-abborra dall'intervento armato di qualunque straniero, e però averne
-sollecitamente ringraziato le corti che il proferivano. Ma in luogo
-di ciò, spandesi notizia che sono giunte carissime ed accettissime le
-esibizioni spagnuole, e che ànno mosso a vivo dispetto le offerte di
-Francia, da prima sì larghe e sì pronte, poi diversamente spiegate
-e venute a nulla.[35] Perlocchè, io replico, cresce di giorno in
-giorno l'apprensione e il timore de' popoli; e si giunge persino a
-credere dalla moltitudine, che la Corte di Gaeta, disperata d'ogni
-altro soccorso, non ricuserebbe da ultimo quello stesso dell'Austria.
-Al quale torto giudicio del volgo porge occasione, pur troppo, il
-vedere accettato e riconosciuto appresso della vostra sacra persona
-un ministro e rappresentante della odiata Casa d'Ausburgo, come
-pegno e testimonio della concordia e amicizia che corre fra li due
-Stati. Fatto, che la più comunale prudenza doveva almeno indugiare
-ad adempiere, affine di non avversare ed esacerbare in modo così
-irritativo il sentimento degli Italiani, e quello in ispecie de'
-Romagnuoli popoli vostri, ed ancora in considerazione della legalità;
-essendo che i due Consigli deliberanti ànno sempre, ne' lor discorsi
-e nelle proposte di legge e negli scrutinj, dichiarato in modo aperto
-e solenne, essere infensi nemici dell'Austria, e consistere il sommo
-de' lor desiderj nel vederla sconfitta, e gli avanzi dell'esercito suo
-costretti di rivalicare l'Isonzo ed il Brennero.
-
-D'un altro gran male e d'un'altra offesa profonda alla legge e al
-diritto comune vorrebbe cotesto aulico comitato tentar di macchiare
-l'anima vostra, la quale tutti siam certi che fieramente resiste
-e diniega. E per fermo, ella è impossibile cosa, che Voi, generoso
-principiatore del risorgimento nostro; Voi, il più mansueto degli
-uomini e il più benigno e amorevole, tanto che per abborrimento dal
-sangue e per affezione uguale a tutte le genti cristiane non sosteneste
-di muover guerra neppure ai nemici eterni del nome italiano; ora siate
-per consentire, non dico alla guerra civile, ma sì al pericolo di
-suscitarla. Non permettete, dunque, o Santissimo, che il nome vostro
-intatto e glorioso si spenda in impresa ed in trama così scellerata,
-della quale appajono segni e testimonianze ogni giorno, e le cui fila
-sono distese e introdotte non pur nelle mura di cotesta città, ma nelle
-stanze dove abitate.(I)
-
-Costoro, del rimanente, pajono sì forte occupati in tali pensieri e
-disegni, che dimenticano di ajutare Vostra Beatitudine al reggimento
-dello Stato, e vi fanno sembrar negligente in cosa senza la quale lo
-Statuto è lettera morta, e del Principe si dee giudicare o ch'egli
-intende di cedere altrui il governo, o d'operare fuor della legge e
-contra la legge. Il fatto è questo, che in tempi di continuo minacciosi
-e scomposti, la Santità Vostra, qual ne sia la cagione, lascia da
-ormai due mesi lo Stato senza capo e senza governo. E veramente, la
-Commissione governativa chiamata da Voi col Motu-Proprio delli 27 di
-Novembre a comandare ed amministrare, nè mai si è adunata, nè à compito
-alcuno de' vostri comandi e de' suoi ufficii; ond'ella è rimasta,
-può dirsi, un desiderio ed una proposta; e l'azione sua invisibile ed
-impalpabile, dove presumesse di reggere i popoli e di venire obbedita,
-ricorderebbe la favoletta di quell'ostiere che nudrendo altrui
-dell'odore dei cibi, fu pagato del suono delle monete.
-
-Tuttociò è da' consiglieri vostri ben conosciuto e da lungo tempo,
-secondo che l'attesta la Nota medesima del Cardinale Segretario di
-Stato, poco dianzi venuta in luce. Or perchè, dunque, non vi provvedono
-essi, e invece di leggi e di ordinamenti fanno solo moltiplicar le
-proteste e scagliare i monitorj? e come sopportano che la Santità
-Vostra sembri mancare al debito primo e fondamentale del principato?
-come non s'avvedono che tolto di mezzo l'uno dei tre poteri, lo Statuto
-conducesi al niente? come fingono a sè medesimi che di tal distruzione
-non cada sovr'essi e sul lor Signore nessuna colpa? come non sentono
-che mancandosi al patto dall'uno de' contraenti, l'altra parte, che è
-il popolo, si stimerà sciolta d'ogni obbigazione e d'ogni obbedienza?
-
-Ma lasciando stare il giudicio poco appensato e mal fermo delle
-moltitudini, e raccogliendo il discorso intorno di ciò che dee fare
-l'uomo prudente, e risolutissimo a seguitare la legge e fuggir le
-violenze; io primamente ricordo alla Santità Vostra, che a quell'uomo
-non è lecito di riconoscer la legge nel volere del Principe, ma sì
-nelle prescrizioni Costituzionali, nelle pubbliche guarentigie, e
-nell'uso debito e conveniente d'ogni libertà e d'ogni diritto. Vero è
-che a lui non fa caso se alcuna fazione insorga, e tumultuando sforzi
-le deliberazioni altrui; nè, per lo contrario, se il Principe, o mal
-consigliato o da profonde preoccupazioni svolto e sedotto, trasvada
-nelle opere sue e si soprapponga al diritto; imperocchè questo
-debb'essere propugnato e salvato così contro gli eccessi delle fazioni,
-come contro gli arbitrj del Principe: ma egli accade, pur nondimeno,
-che molte volte l'amore e l'osservanza medesima della legalità meni il
-buon cittadino a dover contraddire al Capo, uscito affatto dal proprio
-giure. E, per via d'esempio, egli darà di piglio alle armi e combatterà
-gli stranieri quali che sieno, e posto pure che in mezzo delle loro
-file veder si facesse, per isventura, il Sovrano.
-
-Nella Costituzione, pel buon cittadino, è la legge e tutta la legge;
-e s'altri quella manomette, non gli varrà l'esempio e l'eccitamento
-per fare il simile. Salvochè, se coloro che la Costituzione debbon
-guardare e custodire con più gelosia, se ne mostrano osservatori freddi
-e trascuratissimi, e per vie indirette le dànno assalto e le recano
-offesa; non troverà l'uomo dabbene argomenti persuasivi e forza di
-autorità e séguito di gran moltitudine, per ischermire e reggere in
-piedi quel patto comune e solenne contro di cui gl'ingegni avventati
-dell'una e dell'altra parte congiurano.
-
-Una cosa poi rimane sciolta d'ogni dubbiezza e a tutti manifestissima;
-e questa è, che dove il Principe non governa, e dove non commette nè
-ordina che altri in suo nome ed autorità governi e provveda, è obbligo
-e necessità insieme al buon cittadino di obbedire a coloro i quali,
-per vie pacifiche e ragionevoli, tutelano a sufficienza le proprietà
-e le persone, e impediscono al corpo sociale umano di disgregarsi e
-dissolversi.
-
-Ma consideri la Santità Vostra un po' più dappresso, e con occhi
-affatto snebbiati, la condizione presente di questo popolo. In esso è
-mala contentezza dell'oggi, e dubbietà e paura gravissima del domani.
-Se volge lo sguardo a Voi, nel quale avea l'abito di riposarsi e
-sperare, non solo ei vi vede lontano e in paese non vostro, e d'accanto
-a...
-
- . . . . . . .
-
-ma d'intorno a voi scorge indizj e segnali di _reazione_ cieca e
-veemente, e macchinazioni non molto coperte contro la libertà; scorge
-il mal celato disegno de' cortigiani di risalire a qual sia costo
-là onde cadevano, e di ripigliarsi il dominio antico, o per effetto
-dell'universale scombujameuto e delle civili discordie, ovvero per la
-invasione ingiusta, violenta e soverchiatrice delle truppe straniere.
-Per le quali tutte cose, ciò che prima le nostre genti con sincerità
-desideravano, vale a dire il vostro pronto ritorno, la vostra
-dominazione, il mantenimento dello Statuto e i modi migliori e più
-quieti di accordo e riconciliazione, al presente è da esse considerato
-con vario consiglio; e di una porzione di quei desiderj disperano,
-dell'altra vivono sospettose ed incerte. Per contra, ciò che prima
-le sgomentava e parea loro eccessivo ed intollerabile, vale a dire
-la dittatura del Ministero, l'esigenze ognor rinnovate e crescenti
-de' circoli, l'annullamento dello Statuto, e il porre in balia
-d'un'assemblea popolana (già prossima a radunarsi) l'esistenza perfino
-del principato, quest'oggi è accolto con molta minor ripugnanza, e sarà
-domani accettato come sola tavola nel naufragio: tanta mutazione ànno
-operato in breve intervallo le esorbitanze di Gaeta! Nè pensate, Padre
-Santo, che da ciò le ritraggano minimamente i Monitorj già promulgati,
-o l'aspettazione di un Interdetto. Imperocchè, ne' savj e mezzanamente
-istruiti non promuovono quelle scritture altro effetto se non di
-addolorarli e attristarli dentro dell'anima per lo deplorevole abuso
-degli anatemi e delle pene spirituali, così con ingiustizia applicate
-ad atti che non le sopportano, come adoperate indebitamente per cagione
-affatto secolare e mondana. Gl'idioti poi, che sono i più numerosi,
-seguono, a simiglianza di gregge, l'esempio dato dai caporioni, e
-irridono per vezzo e per moda quello che non intendono.
-
-Dopo ciò, che pensieri e che portamenti saranno quelli del cittadino
-leale e dabbene di cui ragiona questa lettera? La legge e il patto in
-cui s'affidava stanno per essere spiantati e diradicati; nè scorgendo
-alcuno che sorga a difenderli e propugnarli autorevolmente, come
-voi solo, Beatissimo Padre, avreste arbitrio e potenza di fare, egli
-serberà il suo zelo e l'opera sua a mitigare la foga delle passioni non
-generose, e dai partiti temerarj ed arrischiatissimi, affrettatamente
-presi per fondare un ordine nuovo politico; egli procaccerà di
-dedurre (quanto lo può il privato o parlando o scrivendo) tutto quel
-più acconcio e quel più ragionevole che gli detterà l'esperienza,
-la probità ed il senno. Perchè, colpa gli sarebbe di rimanersene
-inoperante laddove si tratta di campare le nostre provincie dal rischio
-grave dell'anarchia, della guerra civile e della occupazione straniera;
-i tre disastri maggiori onde può venir percosso uno Stato. Procurerà,
-poi, sopra ogni cosa l'unione degli Italiani, l'attiva e forte
-confederazione delle Provincie loro, e il sollecito rinnovamento della
-guerra del riscatto; siccome colui che serba in cima d'ogni pensiero,
-d'ogni desiderio, d'ogni sentimento, il proposito santo e incrollabile
-della Indipendenza nazionale, e antepone mille volte i rischi e i
-disastri medesimi della guerra ai danni e ai pericoli dell'anarchia e
-delle zuffe intestine.
-
-Queste dichiarazioni e questi pensieri ò creduto debito di recare
-sinceramente a notizia della Santità Vostra, perchè io non vi sembri in
-nulla diverso da me medesimo, nè possa alcuno accusarmi o di sovvertire
-le leggi o di perturbare lo Stato. Del resto, la necessità sola di
-porre i fatti in piena e nitida luce, e di condurre la mente a raccòrne
-la significazione propria ed intrinseca, m'à mosso a parlarvi con
-libertà ed ischiettezza, inusitate in qualunque corte, inusitatissime
-nella romana. Ma il vero, ancorchè troppo nudo, mai non à recato
-pregiudizio e rincrescimento, e mai non à dispiaciuto agli spiriti
-grandi e magnanimi. Oltrechè, la inviolabilità della vostra sacra
-persona, e la nobiltà e purezza non alterabile delle vostre intenzioni
-tanto disgravano Voi d'ogni colpa, quanto l'accrescono ai diplomatici
-ed ai prelati che vi attorniano e vi consigliano. A me dura, Padre
-Santo, in cuore una viva speranza di vedervi fra non molti anni con
-altre voci e con altri nomi glorificato, senza bisogno alcuno di
-sindacare le opere vostre, e senza timore di trovarle in nulla dispari
-alla sapienza divina che in Voi riposa, e alla maestà sovrumana che vi
-circonda. Allora la Chiesa edificata dallo Spirito tornerà tutta allo
-Spirito; e sdegnerà quei puntelli e quelle difese di materiale potenza
-di cui non à d'uopo e i quali per molti secoli non conobbe, fiorendo
-ciò non ostante di maggior santità, legando i cuori delle nazioni più
-barbare, e splendendo più che dipoi non facesse nei miracoli e nelle
-dottrine. Allora la religione vivrà sicura e onoranda in seno d'ogni
-libertà civile e politica; e per converso, le libertà e i diritti de'
-popoli si nudriranno di religione, che sarà domandata Umana e Civile
-per eccellenza. E Voi, Padre e Pastore di tutte le genti, svestito
-allora della grave cappa di piombo che il dispotico principato favvi
-addossare, tornerete albeggiante del mondissimo cámice e luminoso della
-stola pontificale; ed or sull'uno or sull'altro dei Sette Colli, quasi
-su nuovo Taborre, innalzato e trasfigurato, non mirerete altra cosa
-sotto di voi che turiboli agitati e fumanti, nè saliranno alle vostre
-orecchie altri suoni se non di parole d'amore e di laudazione. Allora,
-infine, salito dalle tempeste mondane e politiche alla serena pace dei
-dogmi, e scorgendo di quivi alto il penoso affaticarsi delle presenti
-generazioni, più abili assai per distruggere che per fondare, più per
-ismuover le terre che per seminarle, più per negare che per affermare;
-Voi porgerete le innocenti vostre mani a quell'opera augusta e finale,
-senza di cui tutto il travagliare del secolo è vano delirio; dico alla
-salda riedificazione dei principj e delle credenze.
-
- Roma, alli 30 di gennajo del 1849.
-
-
-
-
-APPENDICE.
-
-
-Terenzio Mamiani, chiamato a sedere nell'Assemblea Costituente Romana
-dagli elettori della provincia di Urbino e Pesaro, accettò l'onorevole
-ufficio con la speranza di far prevalere nel congresso le opinioni
-sue intorno alla forma di governo; essendo che moltissimi deputati
-sembravano partecipare a quelle opinioni, e volerle difendere con la
-parola e col voto.
-
-Nella terza tornata dell'Assemblea, cioè subito che si potè, giusta
-gli ordinamenti, far luogo alla discussione, il rappresentante signor
-Savino Savini salì in tribuna, e propose di dichiarare in quell'ora
-medesima essere i Papi scaduti per sempre dal dominio temporale.
-Allora il Mamiani, chiesto di parlare, ribattè la proposta col seguente
-discorso, già pubblicato nel _Monitore Romano_.
-
-
- Signori,
-
-Pronunziare la _decadenza_ dei Papi è dir cosa che racchiude due molto
-distinte significazioni, le quali fa gran bisogno di ben chiarire e di
-ben intendere. Dappoichè l'Assemblea Costituente risiede in Roma, e
-giudica di essere qui mandata dal Popolo tornato in possesso di ogni
-diritto, i Pontefici non possono più oltre pretendere alcun impero
-temporale assoluto, nè alcun principio d'autorità il qual sia superiore
-e nè manco pari a quello che rappresentasi dall'Assemblea. Con tale
-sentimento, adunque, assumendosi la proposta della decadenza dei Papi,
-credo che pochi o nessuno dissentirebbe in quest'Adunanza. Ma per
-ciò che risguarda l'altra significazione, che comunemente s'intende
-e s'inchiude in quel pronunciato, e ciò è che i Papi non debbano
-venire mai più investiti, neppure da voi, di autorità principesca;
-ella è cosa sulla quale desidero di manifestare e di esporre alcuni
-miei pensamenti. Godo in primo luogo, che la discussione sia subito
-pervenuta al suo capo essenziale. Alcuni qui sedenti desideravano
-assai di procrastinare, e che l'Assemblea volesse avanti occuparsi
-nella legislazione costituitiva del nostro Stato. Ma io godo (ripeto)
-che il vero quesito, il principalissimo e fondamentale quesito sia
-subito posto innanzi; per trattare il quale io accettava l'onore ed il
-carico di rappresentare in questo consesso la Metaurense Provincia.
-Per tale subbietto gravissimo, e affine di assistere a così grande e
-solenne dibattimento; benchè io sapessi che il mio nome è caduto e
-la mia influenza è annullata; benchè sapessi di non poter più fare
-assegnamento su quella facile udienza, su quel pronto aderire e su
-quegli applausi frequenti che seguitavano i miei discorsi in altra
-Assemblea; pure, sciogliendomi da ogni dubbiezza e acchetando nel
-cuore qualunque trepidazione, sónomi intieramente affidato alla vostra
-benevolenza e alla vostra giustizia.
-
-Signori, siamo schietti, e fuggiamo le sottigliezze e l'equivocazioni.
-In Roma, non ci à via nessuna di mezzo; in Roma non posson regnare
-che i Papi, o Cola di Rienzo. Mostriamoci dunque franchi e sinceri
-alla prima giunta, e come s'appartiene più specialmente a un'Assemblea
-popolana e certa dei proprj diritti, quale è questa appunto qui
-radunata. Dichiarare la decadenza dei Papi in tutte e due le
-significazioni anzi espresse, vuol dire nè più nè meno che stabilire in
-Roma il Governo Repubblicano.
-
-Approfittando della benignità singolare, ed anche della ragionevolezza
-e rettitudine vostra, per cui vi avvisate di lasciarmi libertà piena
-di opinioni e di parole, proseguirò ad aprire la mia sentenza con
-ischiettezza e un poco distesamente, come ricerca la materia gelosa
-e difficile. Innanzi a tutto, io vi annunzio, che qui non intendo
-discutere minimamente il valor dei principj. In quanto ad essi, io vo
-persuaso, che poca o niuna differenza interviene fra me e buona parte
-di questa Assemblea. Io, nel vero, ò sempre opinato che qualora al
-poter temporale dei Papi non riesca in niuna guisa di conciliarsi e
-accordarsi con tutte le libertà e coi sentimenti nazionali; e qualora
-venir non possa delegato in massima parte e rimesso alle Assemblee
-ed ai Ministeri e conformato via via con la generale opinione, esso
-continuerebbe oggi ad essere quello che, secondo il giudizio mio, è
-stato troppo sovente, un flagello per l'Italia, un flagello per la
-religione. Similmente io vi dico, che la Repubblica, al mio sentire, è
-la più bella parola che suonar possa sul labbro dell'uomo; e dove la
-virtù e il senno dei Popoli sia sufficiente all'uopo, la Repubblica
-è del sicuro quel reggimento il quale si confà meglio colla dignità
-della nostra natura, e tocca l'ideal forma della perfezione civile.
-Io non questiono adunque nè di principj, nè di massime universali, nè
-di diritti; io voglio solo fermare l'attenzione vostra sull'indole di
-alcuni fatti, e indurvi a considerarne parecchie sequele gravissime;
-e che ne esaminiate daddovero l'opportunità e la convenienza:
-soprattutto, io voglio insieme con voi ponderare ciò che possono
-apportare quei fatti alla comune salute e alle sorti estreme d'Italia,
-la quale io so bene essere nel petto vostro il primo, il sommo dei
-sentimenti e degli interessi.
-
-Quando i Francesi deliberarono di spiantare il trono di Luigi
-decimosesto, tenevano a requisizione loro, ed esecutrici del lor
-volere, trecento e più mila militi agguerriti e disciplinati. Io mi
-volgo a guardare intorno di voi, o signori, e non vedo l'esercito
-ch'eseguir debbe i vostri decreti; perchè non suppongo bastare all'uopo
-le non molte migliaja di uomini che noi possediamo, poco agguerriti
-finora e disciplinati. Ma v'à di più: dallato alle trecentomila
-bajonette francesi cresceva ogni giorno e abbondava un'altra forza
-ugualmente o più formidabile ancora, l'attiva e fervososa adesione del
-Popolo. Quelle plebi sollevate davano volenterose l'ultima goccia del
-proprio sangue per la causa Repubblicana; e voi sapete bene il perchè.
-Al sentimento Nazionale, radicato ed innaturato nel cuor de' Francesi
-da secoli, aggiungevasi un'apprensione ed una paura assai generale,
-che il furioso manifesto del Duca di Brunswick si avverasse; e cioè
-a dire che il Popolo minuto tornasse sotto il peso e l'ingiuria delle
-servitù personali, sotto il peso delle parangàrie, sotto le avanie, gli
-spregi, i soprusi, e tutte mai le usurpazioni e le concussioni delle
-classi privilegiate. Per questo principalmente la moltitudine levandosi
-a stormo e facendo massa, correva ad affrontare il nemico e a romper
-col ferro la congiurazione dei re; per questo principalmente rinnovò la
-Francia tredici volte l'eroico esercito suo. Ma non iscordiamo, io vi
-prego, non iscordiamo, o Signori, che ciò che la Rivoluzione Francese
-à raccolto di veramente fruttifero ed utile alle classi inferiori,
-è pressochè in intero accettato e praticato oggi dalle Nazioni più
-colte e con saviezza governate. La libertà civile e la parità perfetta
-innanzi alla legge, l'estinzione dei privilegi e lo svellimento fin
-dall'ultime lor radici delle soperchierie feudali, buona pezza è
-che, mercè di Dio, vennero procurati e compiuti in ogni Provincia
-Italiana. Laonde, non si volendo aver ricorso ai delirj del Comunismo
-e alle speranze vuote e fantastiche de' Socialisti, quello che si può
-promettere oggi da noi alle moltitudini perchè ci seguano coraggiose
-e infiammate, perchè versino largamente e con letizia il sangue delle
-lor vene, si è un profitto ed un bene poco visibile e poco palpabile,
-non molto certo, non vicino, non bastante ad accendere la fantasia e
-lusingar l'interesse.
-
-Peraltro, io sento i giovani generosi rispondermi, che la parola
-Repubblica à suono portentoso e immortale. La vista del vessillo
-repubblicano, dicono essi, esercita nel cuor dei Popoli un'invincibile
-attraimento, e sveglia dovecchessia uno spirito sempre nuovo di
-splendide azioni e uno zelo infinito di _Propaganda_. Noi dunque,
-concludono, afferreremo con fede la santa bandiera, e traendola
-trionfalmente per le contrade tutte Italiane, troveremo quell'armi,
-que' tesori, quel séguito e ardore di genti e di opere, che alla
-vittoria finale della notra causa bisognano.
-
-A me, in considerazione della salute d'Italia, fa grandemente mestieri
-di seguire con l'occhio e un po' più d'accosto indagare ed esaminare
-questa trionfale processione del frigio berretto. E prima, concedo
-che non sarà molto malagevole fare repubblicana la vicina Etruria;
-e confesso che, nel trambusto e scombujamento in cui trovasi quello
-Stato, tanto è facile imporgli qualunque forma di governo, quanto
-difficile il conservarvela. Contuttociò, nè anche in Toscana mi avviso
-sarà senza dolore il piantare la vostra bandiera; perchè, se il gran
-Duca si rifuggisse (poniamo) in Siena, si avrebbe forse un lacrimevole
-saggio del Medio Evo Italiano; e noi vedremmo ancora il sangue dei
-Fiorentini e dei Sanesi bagnare le glebe del più fiorito giardino
-d'Italia. Pure, ripeto, vi si conceda che la Toscana presto diventi
-Repubblica; ma non molto di forza, non molto di tesoro, non copia
-grande di gente, non notabile incremento di armi e soldati recherebbe
-quella conquista alla causa che voi caldeggiate. Egli bisogna procedere
-più avanti, varcar la Macra e la Sesia, varcar le frontiere del
-Piemonte ancora armato ed intatto, perchè là è il nerbo, là il braccio
-e lo scudo d'Italia. Ora, in Piemonte la conversione non può succedere
-del sicuro con uguale facilità e con uguale prontezza, perchè ciascuno
-quivi à la mente e l'animo pieno e informato di regie memorie e di
-regie tradizioni e costumi. Il Popolo Piemontese, partecipando più
-d'ogni altra stirpe italiana della natura settentrionale, à la fantasia
-meno mobile, il consiglio più posato, molta gravità e costanza negli
-usi, negli affetti e in qualunque intimo pensiero e convincimento.
-E che lo spirito monarcale di quella provincia non sia fugace e non
-iscemi rapidamente siccome altrove, si dimostra dalle cagioni. La
-storia intera del Piemonte è da secoli parecchi la storia sola della
-casa di Savoja. Tutto il bene e tutto il male provenne da lei, e
-séguita a provenire. Nè possono i Subalpini dimenticare giammai, che
-mediante la spada, il valore, la sagacità e la industria de' principi
-loro sieno divenuti una gente che à moltissima dignità, forza,
-importanza fra moltissime altre, e che è giunta oggi per effetto di
-regie vittorie e di regie conquiste a tenersi in mano la più gran parte
-de' destini della Penisola. So che accosto al Piemonte sta Genova, e
-so che Genova è, per lo contrario, nutrita di tradizioni repubblicane,
-e tra costumi repubblicani è cresciuta. Ma colui s'ingannerebbe
-più che mediocremente, il quale reputasse Genova molto disposta ed
-apparecchiata ad accettare la vostra bandiera. Genovesi e Liguri sono,
-innanzi ogni cosa, mercatanti e navigatori; e per l'esperienza raccolta
-in più di trent'anni, non v'à nessun cittadino colà, il quale non
-siasi avveduto e non confessi candidamente, che alla città di Genova,
-così a rispetto del suo commercio, come dell'importanza sua politica
-e della salute comune d'Italia, torna utilissimo essere congiunta al
-Piemonte, e rimanere provincia del regno Sabaudo. Ora, ecco il mio
-discorso a che viene. Chiamando i Subalpini sotto il vostro vessillo,
-voi non perverrete che ad uno di questi due effetti: o si sveglierà e
-diffonderà pel paese una oppugnazione micidiale e rabbiosa contro le
-idee repubblicane e contro le libere istituzioni; ovvero il vedrete
-riempiersi tutto di partiti e di sètte, di sanguinosi tumulti, e di
-soppiatte congiure e macchinazioni. Nell'uno e nell'altro caso, il
-Piemonte verrà senza meno scompigliato e disfatto: cosa per la quale
-l'esercito Subalpino, nel cui cuore e nelle cui braccia sta la vera e
-la sola forza italiana, non potrà mantenersi ordinato e disciplinato,
-nè congiunto e stretto da un solo legame di affetti, nè rivolto al
-proposito solo della guerra santa del riscatto. A me poi non bisognano
-molte parole a mostrare le conseguenze di tutto ciò.
-
-L'astuto Radetzky ripeterà inverso del Piemonte quel medesimo che
-operava a rispetto della Lombardia. Chiuso egli e ben trincerato nelle
-sue vaste fortezze, venne spiando a grand'agio il luogo, il giorno, il
-momento opportuno per assaltare e sbaragliare i nemici. Ora, pensate,
-o Colleghi, che una simile cosa va mulinando colui in risguardo del
-viver politico degl'Italiani; e visto il Piemonte sossopra e l'esercito
-disunito e scompaginato, gli piomberà addosso un bel giorno, e in due
-marciate, con poco sangue e contrasto, si accamperà nella nobil Torino.
-
-Una istanza mi si può movere contro, ed è la presente. La Francia non
-può del sicuro abbandonare questa od altre Repubbliche nuove, nate
-dell'esempio suo, perchè ucciderebbe insieme il principio che la fa
-vivere oggi, e il quale di sua natura è geloso, diffusivo e superbo.
-Che quando anche a quel Governo non paresse necessità di soccorrere una
-nascente Repubblica, sua compagna e sorella fidissima, il moverebbe
-un'altra più certa e più sentita necessità; quella di non poter
-tollerare i Tedeschi accampati al piè delle Alpi, e vicinissimi alle
-sue sacre e inviolate frontiere.
-
-A me sembra altresì di udire alcuno che aggiunge: — Forse alla impresa
-nostra avremo compagna eziandio tutta la parte più animosa e civile
-del genere umano, scossa e maravigliata della portentosa risurrezione
-di Roma: i voti, le propensioni e gli sforzi di tutti i Popoli, non
-ancora in compiuto modo emancipati e sicuri, in noi si convergeranno,
-e starà con noi come vivo e organato lo spirito democratico di tutte
-le genti; forse dal nostro esempio, il quale dal luogo e dalle memorie
-prende valore inestimabile, scoppierà nuova scintilla di universale
-e inestinguibile incendio, e a noi toccherà la gloria, non tocca a
-veruno, di avere come cagione prossima affrancato davvero e rigenerato
-per sempre l'Europa intiera. — Vedete che io non mi adopero punto a
-celare ed attenuare la copia e il vigore delle vostre risposte, nè
-le speranze, le congetture, i giudicj e gl'indovinamenti che il nobil
-cuore e l'ardir generoso vi detta e vi persuade.
-
-Signori, il danno d'Italia si è, che spesso ella incomincia e
-intraprende ciò appunto che altrove è finito, e procaccia di rialzar
-quelle insegne che altrove sono cadute: ella, per sua sventura, non
-sa ben cogliere e usare nè il tempo nè l'occasione. Se alquanti mesi
-addietro aveste ordito i vostri disegni e le vostre speranze in sulla
-democratica forma che pigliava tutta l'Europa, io ci avrei ravvisato
-alcun buon fondamento: ma quest'oggi, invece, non può da nessuno
-ignorarsi che incomincia a prevalere e predominare in Francia, e per
-ogni dove, uno spirito gagliardo di conservazione e di resistenza; e
-che, pur troppo, la falange ordinata e strettissima ch'egli conduce,
-ha guadagnato assai vittorie sui popoli; e torna peggio che inutile
-il volerlo più oltre occultare e negare a noi stessi. Già la seconda
-terribile sollevazione di Vienna è caduta e spenta; l'altra di
-Berlino s'è tutta rivolta in favore del monarcato; e non mai la Casa
-di Brandeburgo à di maggiore autorità e preponderanza e di maggiore
-dignità regia goduto ed approfittato. A Francoforte, o Signori,
-mentre poco fa nessun principio e forma di reggimento democratico
-pareva assai larga e assai popolare a quell'Assemblea, oggi non più
-si pensa ad un presidente di condizione privata, e scelto e foggiato
-all'americana, ma si pensa e guarda ad un re di vecchia progenie e
-di antica possanza, e il qual sia imperatore di tutta Germania, e non
-elettivo come in antico, ma nella linea sua rinascente e perpetuo. La
-Svizzera, finalmente, la Svizzera stessa che pur si regge a Repubblica,
-e soscriveva testè un patto confederativo, fondato sopra massime le
-più umane e le più liberali del mondo; quest'oggi, voi lo sapete,
-cerca e studia di stringer legami di salda amicizia coi principi che la
-circondano; e piuttosto si mostra parziale e tenera dei loro interessi,
-che degli interessi e bisogni estremi e angosciosi dei miseri rifuggiti
-Italiani.
-
-Queste sono verità, miei Colleghi, positive e di fatto, e però evidenti
-(almeno agli occhi miei) ed irrepugnabili; e se evidenti non sono, se
-dubbie, se mescolate di falsità, bisogna ciò provare con allegazione di
-altri fatti più veri e più certi, e non altramente.
-
-Dopo ciò, voi replicherete ancora, il mondo, l'Europa rimanere con noi;
-e se non il mondo, la Francia? Signori, a rispetto di quella potente
-nostra vicina, io mi rimetto assai volentieri alle parole medesime del
-Lamartine, alle parole solenni del Cavaignac. Io non discopro in esse,
-e niuno può discoprirvi, se non che espressioni dubbie ed ambigue,
-frasi artatamente mozze ed involte, dichiarazioni a doppio aspetto,
-generalità con iscarso o nullo significato; poca volontà al certo di
-mettere il proprio sangue e i proprj tesori in difesa e in redenzione
-di alcuna parte d'Europa; e molta volontà invece di serbare le cose
-quiete, munire le Alpi e assicurar le frontiere con accordi tra Governi
-e intervenimenti comuni. E se ciò si udiva dalla bocca del Lamartine e
-del Cavaignac, qual giudicio dee formarsi quest'oggi, che la Repubblica
-in Francia è stenuata ed agonizzante, e che ognuno aspetta in più o
-meno lunghezza di tempo un secondo Impero Napoleonico?
-
-Ma tutto questo considerato, e concludendosi a forza che la
-Repubblica è di presente impossibile, e all'Italia troppo funesta,
-qual consiglio rimane da seguitare, e che ricisi partiti da vincere?
-Riappiccheremo noi quelle pratiche che niuno spera di veder pervenire
-ad alcun durevole risultamento? rinnoveremo e ritenteremo accordi
-e conciliazioni fatte vane oggimai e impossibili? chiederemo forse
-perdono di colpe che non si commisero? o rinuncieremo ai santi diritti
-che la medesima natura à scolpito nel cuore di tutti gli uomini,
-siccome titoli e note della grandezza dell'esser nostro?
-
-Anzi ogni cosa, o Rappresentanti, abbiatevi questo per giudicato, che
-la gran questione che oggi qui ci raduna non si risolve per intero col
-nostro arbitrio e talento, e pigliasi errore non lieve, a pensarlo.
-
-Per fermo, Voi siete padroni e arbitri della legislazione novella di
-questa contrada; e in voi sta il potere legittimo, ed anzi lo stretto
-debito di provvedere con ogni ampiezza alla sua vita civile e politica,
-ma non più là di quella parte e di quell'ufficio che poco o nulla
-s'attiene alla sostanziale ed universale salute d'Italia. Certo, a
-voi non è lecito di far cosa la quale rompa la simiglianza, l'accordo
-e l'armonia necessaria fra le istituzioni de' nostri popoli; e non
-dovete imprendere mutazione che metta in compromesso estremo la quiete,
-l'ordine, e il prossimo e ben augurato avvenire di tutte le Provincie
-Italiane. Io affermo e sostengo pertanto, che questa gran parte
-dell'arduo problema non è in vostra facoltà, e non pende dalla vostra
-sentenza; ma voi dovete riporla nelle fraterne mani della Costituente
-Italiana: ed aggiungo, che tanto a voi disdirebbe e nuocerebbe di più,
-miei Colleghi, il sembrare poco guardinghi d'invadere e sopraffare
-i diritti della Costituente Italiana, in quanto vi avete raccolto
-il pregio e la lode d'iniziarla e di decretarla; e ciò fareste, o
-patrioti, quando, in che giorno, in qual congiuntura, in qual luogo? in
-mezzo di Roma, al cospetto de' vostri fratelli, con atto precipitoso e
-dispotico, nella vigilia stessa (può dirsi) del dì fortunato che Ella,
-la grande Assemblea, verrà a sedere sulle cime del Campidoglio.
-
-Questo punto, adunque, del mio discorso rimanga ben chiaro, rimanga ben
-fermo; che, cioè, pronunziare la decadenza del Papa, nella prenotata
-ed ovvia significazione di quella voce, non è riposto onninamente nel
-vostro arbitrio, nè pende dai vostri decreti, ma sì dalla Costituente
-Italiana. E qualora vi martellasse lo scrupolo o la diffidenza o
-l'orgoglio di non cedere nemmanco in ciò ogni giudicio a quel tanto
-Consesso, degnatevi almeno di consultarne il parere, e non isfuggite
-in sì procelloso e dubbio negozio di avere da lui norma, consiglio,
-indirizzo ed approvazione; fate al mondo conoscere che siete veri e
-leali Italiani non men nelle azioni che ne' pensamenti; e nessuna gran
-cosa voler definire, nessuna deliberare, senza il beneplacito della
-Nazione, in concordia con tutti i suoi popoli, in conformità con tutti
-i suoi interessi. L'Italia aspetta da voi o l'ultimo esempio della
-municipale superbia, o il primo della nazionale unione e docilità.
-
-Prima che io scenda da questa ringhiera, dove troppo lungo tempo
-mi accorgo d'esser rimasto, ma dove peraltro ò raccolto graziose
-testimonianze della vostra gran cortesia, favorendomi tutti di una
-così attenta e vivissima ascoltazione; io voglio solo mettere innanzi
-alla mente vostra certo concetto che non mi sembra da trasandare nella
-quistione.
-
-Se lo straniero, o Colleghi, non istesse contro di noi accampato
-in Lombardia, e cento mila bajonette non convergessero di continuo
-le punte loro contro le nostre persone, io sosterrei volentieri che
-voi compiste la troppo arrischiata prova, alla quale volete a forza
-avventurarvi. Io so bene, e tutte le storie me lo insegnano, ed anche
-la mia privata esperienza me lo conferma, che il risorgimento dei
-popoli mai non procede per una via dritta e ben rispianata: ma, invece,
-può il suo cammino venir figurato assai propriamente da una gran curva,
-in cima alla quale concorrono e tumultuano le passioni più focose e
-infrenabili, i tentamenti ed i conati più temerarj, le speranze fallaci
-e la presunzione infinite volte delusa di attingere immediatamente e di
-praticare l'idea suprema d'ogni politica perfezione; poi quella curva
-gradatamente declina e discende, finchè la nazione che la trascorse
-viensi a trovare in quell'assetto sociale e politico che si conforma
-coll'indole sua verace e perpetua, si conforma coi suoi costumi, coi
-suoi bisogni, co' suoi sentimenti; e allora, in fine, nasce e si assoda
-la pace insieme col diritto, la dignità con l'ordine, la libertà con la
-sicurezza, e a splender comincia una perdurabile gloria e possanza di
-leggi, di scienza e di civiltà.
-
-Ripeto che gli eccessi medesimi, qualora eccessi ed enormità sanguinose
-avessero luogo, non mi sgomenterebbero più che molto; e forse è
-vero così dei popoli come de' singoli uomini, che niuna esperienza
-giova loro insegnata o dalle storie o dai savi, ma quella soltanto
-che fanno eglino penosamente di sè medesimi. Ma quando la guerra è
-imminente, e i segni e i forieri ne moltiplicano d'ora in ora; quando
-i Croati ripigliano stanza e dominio in Milano, e Radetzky preme col
-piede intriso di sangue il petto lacerato e pressochè inanimato della
-Lombardia; possiamo noi abbandonarci, senza gran colpa, a lunghe, a
-travagliose, a incertissime prove e saggi di forme di governo? Possiamo
-noi rischiare di crescere ancor di vantaggio le perturbazioni e le
-divisioni della patria nostra infelice? Ricordatevi, o Signori, che se
-aveste oggi pupille così penetranti da speculare i campi Lombardi, voi
-scorgereste colà i feroci Croati sforzare a torme gli asili innocenti
-dei più pacifici e più ragguardevoli cittadini; scorgereste quei
-barbari saccheggiare con egual furia i palazzi dei patrizj e le modeste
-case dei popolani; e predando ogni cosa e guastando sotto nome e titolo
-di balzelli e di taglie, vedreste per opera loro le città manomesse,
-devastate le campagne, le donne contaminate, oppressa la più minuta
-e misera plebe sotto continue spogliazioni, battiture ed ingiurie. E
-similmente, o Signori, se fosse per poco tempo fornita agli orecchi
-nostri una virtù tale da vincer lo spazio che si frappone fra noi e
-le valli del Po, forse in questo momento medesimo che io vi parlo,
-udiremmo lo scoppio orribile dei moschetti che mieton le vite dei
-nostri fratelli, le vite care e generose che non sapemmo difendere, e
-tanto tardiamo di vendicare.
-
-
-A tale discorso risposero molti e molti, e due soli rappresentanti
-favorirono e difesero la sua sentenza.
-
-Volea l'oratore la sera di quel dì stesso provare il suo tèma con
-argomenti d'altra natura, e con quelli in ispecie che guardano le
-relazioni di Roma col Mondo Cattolico; ma disperò di venire la seconda
-volta ascoltato con pazienza e benignità.
-
-Acclamato che fu il Governo Repubblicano in seno dell'Assemblea e
-fuori, Terenzio Mamiani addirizzò al Presidente di quella la lettera
-qui infrascritta.
-
-
- Signor Presidente.
-
-Fu mia intenzione principalissima, accettando l'insigne onore di sedere
-in cotesta Assemblea, di combattervi con ogni forza alcune proposte
-ch'io giudicava perniciose alla santa Causa dell'Indipendenza d'Italia.
-Ora, essendo chiusi per quelle i dibattimenti; e ad ogni buon cittadino
-correndo l'obbligo di rispettare le prese deliberazioni; a me rimane
-di pregare i degnissimi Signori Rappresentanti a voler gradire la mia
-rinunzia.
-
-Il qual favore io chiedo con tanto più di ragione, quanto la mia salute
-declinata e mal ferma ricerca la quiete e il riposo di qualche mese. Io
-spero, Signor Presidente, che alla bontà e cortesia vostra piacerà di
-ajutare coi proprj offici la mia giusta domanda.
-
-
-
-
-NOTE E DOCUMENTI.
-
-
-_Nota_ A, _pag._ 339.
-
- Il discorso pronunziato fu il seguente:
-
- «Signori,
-
- »Egli è bello e doveroso che le prime voci che s'odano risonare
- in questo recinto, sieno parole d'ossequio e di gratitudine
- all'immortale Principe datore dello Statuto. Pio IX nel cuor suo
- generoso à sentito che la cristiana carità dee potere scegliere il
- bene migliore e spontaneamente moltiplicarlo, e che la spontanea
- scelta del bene non è possibile dove è sbandita la libertà. Però
- in questa nobilissima parte d'Italia, e dopo tanto corso di secoli,
- il Principe nostro inaugura alla perfine quest'oggi il regno della
- libertà vera e legale. Le pubbliche guarentigie largite da lui,
- vengono in atto quest'oggi; e all'arbitrio, ai privilegi, alla
- tutela strettissima e non sindacabile, succede l'imperio delle
- leggi e del comune consiglio.
-
- »Non sempre la grandezza de' popoli è da misurare dall'ampiezza del
- territorio e dalla potenza delle armi. Imperocchè ogni vera e salda
- grandezza scaturisce dall'intelletto e dall'animo. E però in questa
- nè molto ampia nè formidabile provincia italiana, noi tuttavolta
- siamo chiamati a grandissime cose; e noi dobbiamo con coraggio
- non presuntuoso e con magnanimo sforzo tentare di non troppo
- riuscire inferiori alle memorie di Roma, e all'altezza augusta del
- Pontificato.
-
- »Un'opera vasta e feconda s'è qui incominciata, il cui finale
- risultamento riuscirà come un suggello non cancellabile della
- civiltà dei moderni.
-
- »Il Principe nostro, come Padre di tutti i fedeli, dimora nell'alta
- sfera della celeste autorità sua, vive nella serena pace dei dogmi,
- dispensa al mondo la parola di Dio, prega, benedice e perdona.
-
- »Come Sovrano e reggitore Costituzionale di questi popoli, lascia
- alla vostra saggezza il provvedere alla più parte delle faccende
- temporali. Lo Statuto, aggiungendo la sanzione sua propria e
- politica alla sanzione Cattolica, dichiara che gli atti del
- Principe sono santi e non imputabili, e ch'Egli è autore soltanto
- del bene, e al male non può in niuna guisa partecipare. Certo,
- guardando la cosa da questo lato, se il Governo rappresentativo
- non esistesse in niun luogo, inventar dovrebbesi per queste Romane
- Provincie.
-
- »Voi dunque siete chiamati, o Signori, a consumare un gran fatto
- e profittevole a tutti i popoli, ajutando il Sovrano ad elevare
- infino al fastigio il nuovo edificio costituzionale; e, oltre ciò,
- altri due beni notabilissimi arrecherete all'intero mondo civile.
- Il primo consiste a dare alle libertà e guarentigie della vita
- sociale e politica quella saggezza e moralità, quell'elevatezza,
- purità e perduranza, che la Religione sola imprime alle cose umane,
- e di cui le virtù e l'animo del Pontefice sono vivo specchio e
- modello. Il secondo bene sarà pur questo, ch'essa medesima la
- Religione fiorisca oggimai e grandeggi in mezzo della libertà vera
- e ordinata, ed a sè attragga gli uomini molto più efficacemente con
- la soave forza della persuasione e della spontaneità, che non coi
- mezzi del poter materiale.
-
- »A noi impertanto, o Signori, non toccherà solo di abbattere gli
- ultimi avanzi del medio evo, e gli abusi che necessariamente aduna
- ed accumula il tempo; ma ci è impartito un largo e nobile ufficio
- nel trovare e perfezionare, insieme con le più culte nazioni, le
- forme nuove della vita pubblica odierna.
-
- »Il Ministero che qui vedete presente, o Signori, non è di tanta
- opera se non una parte minimissima e transitoria. Ciò nondimanco,
- egli sente l'immenso ed arduo proposito a cui debbe intendere:
- a lui tardava assaissimo che voi veniste a indicargli le prime
- mête, e a incoraggiarlo del vostro suffragio, a spianargli col
- vostro senno le vie scabrosissime che dee calcare. Quando il
- Principe augusto lo chiamò a reggere la cosa pubblica, la quiete e
- l'ordine interno parevano assai vacillanti, e in alcuna porzione
- già manomessi: quindi la libertà stessa nascente, posta a gran
- repentaglio; quindi la Causa Italiana per indiretto modo offesa
- e messa in qualche pericolo. Impertanto, il debito proprio e
- l'ufficio speciale del Ministero, massime nella quasi imminenza
- dell'apertura de' due Consigli, fu quello di ristaurare l'ordine,
- ricondurre da per tutto la quiete; e, ricomponendo le menti e gli
- animi forte commossi, disporli a quella pacatezza ed equanimità,
- ch'è oltremodo necessaria a fornire la patria di buone leggi e di
- sapienti istituti. Dio à favorito l'opera nostra; e questo popolo
- generoso, ancor ricordevole della gravità e moderanza de' suoi
- antichi, è tornato in sì piena tranquillità e posatezza di spirito,
- che forse la maggiore non s'è veduta da poi che la voce soave di
- Pio IX chiamò Roma e l'Italia a nuovi e maravigliosi destini.
-
- »L'altra opera principale a cui c'invitava, e che anzi
- imperiosamente ci commetteva l'universale opinione, si fu di
- ajutare per ogni guisa, con ogni sorta di mezzi, con qualunque
- sforzo e fatica possibile, la Causa Nazionale Italiana. E in
- ciò non era facile a noi l'adoperarci meglio e più attivamente
- de' nostri predecessori. Procedendo pertanto assai risolutamente
- sulle orme di già segnate, io non istimo che ne' pochi giorni del
- nostro governo noi non abbiamo mostrato, con la prova patente del
- fatto, le nostre chiare intenzioni, e che lo scopo non sia stato
- raggiunto, quanto pur si poteva in questa nostra provincia, e coi
- mezzi certo non abbondanti di cui potevamo far uso.
-
- »Non vi è poi nascosto come, obbedendo più specialmente alla
- paterna sollecitudine di Sua Santità, noi ponemmo le truppe nostre
- ed i Volontarj sotto la provvida tutela e il comando immediato di
- Carlo Alberto; serbando, peraltro, al Pontefice e al suo Governo
- tutte quelle prerogative e diritti che la sicurezza e la dignità di
- Lui e nostra chiedevano, come agevolmente voi dedurrete dai termini
- della convenzione tostochè ne piglierete notizia.
-
- »Del rimanente, appena noi possiamo dire di avere seguito d'accosto
- l'ardore impaziente delle nostre città. V'à nella storia de'
- popoli alcuni momenti supremi, in cui lo spirito di nazione così
- profondamente gl'investe e commove, che ogni forza resistente
- ed avversa non pure diviene fragile, ma sembra convertirsi in
- eccitazione e fomento dell'opposta azione. In quel tempo solenne
- scalda ed invade tutti i cuori un solo pensiero, un sol sentimento,
- una sola incrollabile deliberazione; e tal subita e gagliarda
- unanimità, feconda di mille prodigj, parendo maravigliosa a quelli
- medesimi che ne partecipano, fa loro esclamare con sacro entusiasmo
- quel motto pieno di tanta efficacia e significazione: _Dio lo
- vuole_.
-
- »Testimonio essendo il Pontefice d'un sì gran caso, e d'altra parte
- abborrendo egli, pel suo Ministero santissimo, dalle guerre e dal
- sangue, à pensato con un affetto apostolico insieme e italiano,
- d'interporsi fra i combattenti, e di fare intendere ai nemici della
- nostra comune patria quanto crudele e inutile impresa riesca ormai
- quella di contendere agl'Italiani le naturali loro frontiere, e il
- potersi alla perfine comporre in una sola e concorde famiglia.
-
- »Il Ministero di Sua Santità, appena fu consapevole di cotale
- atto memorando di autorità Pontificia, sentì il debito pieno di
- ringraziarnela con effusione sincera di cuore; e segnatamente,
- per avere Ella statuito, a condizione prima e fondamentale di
- concordia e di pace fra i contendenti, che fossero alla nazione
- italiana restituiti per sempre i suoi naturali confini: e oltre
- ciò, perchè sperava il Ministero che quella implicita dichiarazione
- della giustizia della Causa Italiana spandesse novelle benedizioni
- sulle armi generose che i popoli nostri impugnarono, e al re Carlo
- Alberto crescesse animo di proseguire senza tregua nessuna la sua
- vittoria.
-
- »Nelle relazioni politiche con le altre Provincie Italiane, noi,
- compresi sempre dal debito massimo di secondare e caldeggiare al
- possibile la Causa nazionale, abbiamo súbito manifestato un gran
- desiderio di entrare con esse tutte in istretta e leale amicizia,
- rimossa ogni gelosia funesta ed ignobile dell'altrui ingrandimento,
- e pensando sempre ed in ogni cosa a ciò solo, che l'Indipendenza
- sia conquistata, e la concordia interiore sia mantenuta. E intorno
- a questa ultima, noi vi dichiariamo, o Signori, che appena prese
- le redini dello Stato, súbito abbiamo procacciato di rannodare le
- pratiche più volte interrotte circa una Lega politica tra i varj
- Stati italiani; ed altresì possiamo annunziarvi, che in noi è molta
- e ben fondata speranza di cogliere presto il frutto delle nostre
- istanze e premure, dalle quali vi promettiamo di non desistere
- insino all'adempimento del bello ed alto proposito.
-
- »Quanto a ciò che risguarda le relazioni coi popoli oltramontani,
- esse, come nelle mani del Sommo Gerarca sono di necessità
- estesissime, abbracciando tutti i negozj dell'Orbe Cattolico,
- nelle nostre mani invece essendo quelle cominciate soltanto da
- pochi giorni, non possono non riuscire scarse e ristrette. Dalla
- qual cosa noi ricaviamo per al presente piuttosto consolazione
- che altro: conciossiachè quello di cui insieme con tutti i buoni
- italiani nutriamo maggior desiderio, si è di essere lasciati stare,
- e che noi possiamo da noi medesimi provvedere alle nostre sorti.
- La massima forse delle sventure che cader potesse a questi giorni
- sulla nostra Nazione, saria la troppo fervorosa ed attiva amicizia
- di alcun gran Potentato.
-
- »In risguardo poi dell'Austria e della Nazione Germanica, noi
- ripetiamo assai volentieri in vostra presenza quello che altrove
- affermammo; cioè a dire, che da noi non si porta odio, ed anzi si
- porta stima ed amore alla virtuosa e dottissima Nazione Alemanna;
- e che agli Austriaci stessi siamo pronti ed apparecchiati a
- profferire la nostra amicizia in quel giorno e in quell'ora che
- l'ultimo suo soldato avrà di sè sgombro l'ultimo palmo della
- terra italiana. E come l'Italia è lontanissima da ogni ambizione
- di conquiste, e da qualunque disegno di valicare i certi confini
- suoi, perciò ella desidera sinceramente di stringere molti legami
- di buona vicinanza e amicizia coi finitimi popoli. Noi, di ciò
- persuasi, abbiamo sollecitato e pregato principalmente il Governo
- Sardo a spedire abili Commissarj con queste intenzioni medesime
- appresso la valorosa Nazione Ungherese; e noi giunge notizia
- certissima, che il Ministro delle relazioni esteriori del Regno
- Sardo ha tanto più volentieri accettata e assentita la nostra
- proposta, in quanto egli aveva (secondo che scrive) rivolto di già
- il pensiero a quel subbietto medesimo.
-
- »Ripiegando al presente il discorso sui nostri interni negozj e
- sulle politiche condizioni di queste Provincie, varia, abbondante
- e faticosissima è l'opera che da far ne rimane. Imperocchè non è
- parte del pubblico reggimento, la qual non domandi larghe riforme
- ed utili innovazioni; e se l'opera in ciascun suo particolare è
- laboriosa e difficile, essa è tale infinite volte di più nel suo
- tutto insieme, volendolo bene ed intrinsecamente coordinare ed
- unificare; la qual cosa ricerca un vasto sistema preconcepito di
- civile e politico perfezionamento: e a tale sistema intenderà il
- Ministero con tutte le forze sue.
-
- »Ciascuno di noi vi esporrà tra breve, o Signori, lo stato del
- suo special Dicastero, e le mutazioni necessaire e profonde che
- fa pensiero d'introdurvi. Il Ministro delle Finanze segnatamente
- v'intratterrà delle condizioni attuali del pubblico erario, e vi
- proporrà quei partiti che, dopo maturo esame e finissima diligenza,
- egli reputa esser migliori per ristorare così il Tesoro come il
- credito pubblico, e affine che ciò si adempia col minore aggravio
- possibile delle popolazioni.
-
- »Ai Ministri sta pure a cuore di presto sottoporre al giudizio
- e deliberazione vostra quelle proposte di legge che lo Statuto
- promette, e sono organi principali alla vita nuova costituzionale
- in cui, la Dio mercè, siamo entrati. Principalissime fra
- gl'istituti e le leggi nuove e fondamentali a cui dovrete por mano,
- saranno la costituzione dei Municipj, e la risponsalità effettiva e
- non illusoria dei Ministri e dei pubblici funzionarj. Lo istruirvi
- e ragguagliarvi quest'oggi sopra i particolari moltissimi di tali
- proposte e di somiglianti, non credo che riuscirebbe opportuno.
- Presto l'esigenze del nostro ufficio condurrànnoci a farlo con
- quella chiarezza e puntualità che domanda ciascuna materia.
-
- »Signori! i tempi corrono più che mai procellosi. Nei popoli è
- una soverchia impazienza di tramutare gli ordini, e perfino i
- principj e le fondamenta della cosa pubblica. Tutto ciò che i
- secoli effettuarono e stabilirono con fatica e lentezza, vien
- minacciato di súbita distruzione. Ma dopo aver atterrato, conviene
- rifabbricare con gran saldezza e con felice magistero; e da questa
- opera sola potrà giudicarsi il valore della moderna sapienza
- civile. Il Ministero à piena fiducia che voi radunati nella Città
- eterna, daccanto all'immobile seggio del Cristianesimo, varrete a
- compiere l'impresa difficilissima del riedificare e ricostruire; e
- che voi in queste arti di pace e di civiltà saprete pareggiare la
- gloria de' nostri armati fratelli, che là sulle rive del Mincio e
- dell'Adige rispondono con eroica bravura allo straniere insolente,
- che lanciava sul nostro capo inerme e infelice l'accusa bugiarda di
- slealtà, d'ignavia e di codardia.»
-
- Parrà molto strano al lettore oculato e imparziale, che questo
- discorso moderatissimo e tutto conciliativo, nè d'altro acceso
- che di vero spirito religioso e civile, abbia soggiaciuto ad amare
- censure, e provocato da ultimo una riprovazione più che solenne.
- Certo, accaddegli in sulle prime il contrario, e infinite lodi
- raccolse dall'ordine prelatizio; ed è notissimo in Roma, che
- fu letto e consentito dal Principe, il quale si degnò farvi di
- proprio pugno alcune ammende e postille. Ma la setta farisaica ed
- aggiratrice che mai non si scosta da lui, ed à i liberali tutti per
- reprobi, e ogni sentenza loro per abbominosa ed eretica, persuase a
- poco a poco al Pontefice, che in quel discorso si nascondeva molto
- veleno, e le intenzioni n'erano maligne, disleali e sovvertitrici;
- onde alla fine egli dubitò, se proseguiva a tacersi, di gravare la
- propria coscienza; e però, nell'Allocuzione sua del 20 aprile del
- presente anno,[36] dopo alquante parole fatte sul ministro Mamiani,
- aggiungeva queste altre, visibilmente relative al prefato discorso:
- — _Atque idem ipse (minister) haud multo post ea de nobis palam
- asserere non dubitavit, quibus Summum Pontificem ab humani generis
- consortio ejiceret quodammodo et dissociaret._ — Ai, lettore, da un
- lato il discorso, dall'altra la interpretazione romana; sei pregato
- di giudicare.
-
- Le altre accuse contro il Mamiani sono così nell'Allocuzione
- significate: — Memineritis, Venerabiles Fratres.........., _quomodo
- civile ministerium nobis fuerit impositum, Nostris quidem consiliis
- ac principiis et Apostolicæ sedis juribus summopere adversum......
- Unus ex illis Ministris asserere non dubitabat, bellum idem, Nobis
- licet invitis ac reluctantibus, et absque Pontificia benedictione,
- esse duraturum. Qui quidem Minister gravissimam Apostolicæ
- Sedi inferens injuriam, haud extimuit proponere, Civilem romani
- Pontificis Principatum a Spirituali ejusdem Potestate omnino esse
- separandum._ —
-
- Può darsi che il Ministero del 2 di maggio venisse dagli abitatori
- del Quirinale accettato come una dura e molto increscevole
- necessità. Ma certo di essa non fu nè autore nè strumento il
- Mamiani; il quale avendo prima usato quanta efficacia possedeva di
- parole e preghiere per sedare i tumulti, e ricondurre ogni cosa
- per entro i confini della legalità e dell'ordine, chiamato poi
- a consulta dal Principe, non propose nulla che non rimanesse nei
- più stretti termini della Costituzione; e mai, nè dallo spirito
- nè dalla lettera di quella si dipartì. Vero è che dopo non molto
- tempo, nacque, per isventura, dissentimento tra il Principe e i
- suoi nuovi Ministri; ma, giusta le massime costituzionali, eglino
- subitamente pregarono Sua Santità di accettare la lor rinunzia,
- alla quale non facendosi luogo, fu appresso alquanti giorni
- ripetuto quell'atto con instanze più vive, e similmente senza
- frutto; insino a che trascorse le cose agli estremi, le rinunzie
- furono date in modo assoluto ed irrevocabile, e senza aspettare
- accettazione. In tal guisa quei Ministri permasero (come dicesi
- oggi) dimissionarj la più parte del tempo che tennero in mano il
- governo, e non ebber licenza nè di lasciarlo nè di condurlo a lor
- modo, e a modo pure dei Consigli deliberanti, in ciascuno de' quali
- il maggior numero de' suffragi fu sempre e abbondevolmente con
- quelli. Come ciò rassembri a sopraffacimento e a violenza, e quanto
- sia ingiurioso ai principj e ai diritti della Sede Apostolica,
- aspettiamo di sapere dall'opinione dei savj.
-
- Circa alle altre frasi testè trascritte dell'Allocuzione, è
- primamente da confessare, che il Mamiani à in fatto desiderato
- assai di separare quanto più fosse possibile e conveniente la
- potestà principesca dalla pontificale; ma però sempre con l'azione
- dello Statuto e nei termini da esso prescritti; e se quelle parole
- omnino esse separandum niente più di ciò non vogliono intendere,
- il Mamiani non se ne tiene punto aggravato, anzi se ne loda e
- compiace. In fine, rispetto al proposito rimproveratogli di aver
- voluto proseguire la guerra dell'Indipendenza Italiana in sino a
- che rimaneva alle armi nostre speranza d'onore e di buon successo,
- ciò è tanto vero e manifesto, quanto non è che dalla tribuna o
- nelle sue circolari o in qualunque altro atto ufficiale e pubblico
- del suo ministero abbia egli significato quella deliberazione
- nel modo e nei termini che l'Allocuzione riferisce. Poco fedeli
- rapportatori, pertanto, sono stati coloro ch'ebbero cura ed ufficio
- di ragguagliare di tali cose il Pontefice; la colpa e l'eccesso
- de' quali è da misurare dall'importanza e solennità che soglion
- ricevere i fatti rammemorati, e ciascuna sentenza e ciascun
- giudicio espresso nelle allocuzioni pontificali, dette in presenza
- del consesso Cardinalizio, use a trattare i maggiori negozj della
- cristianità, e a censurare le sole opinioni eterodosse, e quegli
- uomini di perduta fede che sono scandalo e pregiudicio a tutto
- il mondo cattolico. Dal che si vede ch'era riposto nella mente
- di que' pessimi referendarj di assaltar la fama del Mamiani con
- parole autorevolissime, e così straziarla a loro agio ed ucciderla:
- perchè contro esse parole, per ordinario, o manca l'ardire della
- difesa o il mondo non l'accetta; e però possono venire applicate
- come aguzzi coltelli addosso a persona sprovveduta ed imbavagliata.
- Ma non pensavano i referendarj, che v'à richiamo quest'oggi da
- ogni qualunque sentenza la più assoluta e imperiosa; ed anzi, la
- parità del diritto al gran tribunale dell'opinione è tanta e così
- perfetta, che concedesi a tutti di giustamente recriminare e dar
- libello di falsità e di calunnia.
-
- Qui poi si tace il racconto (strano e curioso sopra ogni credere)
- che far potremmo delle vicende di quel discorso ministeriale
- poc'anzi riferito; e il quale, in considerazione appunto della
- guerra che gli fu mossa e delle menzogne che se ne spacciarono,
- abbiamo voluto riscrivere a lettera, e con tutte le mende e le
- negligenze di stile con cui fu dettato allora, sì per la fretta e
- sì per l'animo inquieto, e d'altro preoccupato che di grammatica.
- Ciò non pertanto, porzione di quella storia aneddota può leggersi
- nel Libro secondo sullo Stato Romano di L. C. Farini, dov'è
- inserita eziandio la bozza d'un'Allocuzione che il Mamiani scriveva
- a nome e d'ordine di Pio IX.
-
-
-_Nota_ B, _pag._ 340.
-
- Ristampiamo volentieri quella Proposta di legge, non meno per la
- novità e utilità del concetto suo, come per meglio chiarire la
- falsità delle accuse scagliatele contro. Del resto, sfortunata e
- soppressa negli Stati Romani, trovò approvazione in Toscana, dove
- al Ministero dell'istruzione pubblica fu aggiunto l'officio di
- tutelare e dirigere la pubblica beneficenza. Nella infrascritta
- Proposta noi preghiamo altresì il lettore a voler notare un
- tentamento non ispregevole dell'arte difficilissima ed utilissima
- di dare all'opera del Governo quell'ampiezza e quell'efficacia,
- che accordasi compiutamente con qualchessia libertà di privati, e
- con ogni trasformazione e progresso nello spirito di socialità e
- di consorteria. Sopracchè riman di vedere quello che l'autore ne
- discorse di poi nell'Accademia di Filosofia Italica.[37]
-
-
- PROPOSTA DI LEGGE PER LA ISTITUZIONE DI UN MINISTERO SPECIALE DI
- PUBBLICA BENEFICENZA.
-
- _Ragione ed economia generale della Legge._
-
- Sorgente prima ed inconsumabile di beneficenza è la carità, cioè
- quella dilezione attiva ed eroica in verso del prossimo, che ci
- vien persuasa e insegnata principalmente dalla religione.
-
- Ma la carità operar deve _bene ordinata_,[38] e torna impossibile
- oggi il credere di avere ogni cosa fatto e ogni cosa provveduto a
- sollievo dei poveri, quando siensi, non che largite, ma eziandio
- profuse le proprie sostanze in profitto di quelli. E similmente,
- non è ragionevole il reputare che agl'istituti di beneficenza
- fondati da' padri nostri non bisognino molte e sostanziali riforme,
- e non rimanga oltre ciò da promuovere e da creare gran numero
- d'altri istituti o poco o nulla noti agli antichi: in fine, vietano
- i nostri tempi di giudicare che la carità bene ordinata possa
- procedere al vero vantaggio e conforto de' miseri senza attingere
- mille variate cognizioni ed applicazioni alla Economia pubblica,
- alla Statistica, all'Igiene, all'Industria, all'Agricoltura, alla
- Tecnologia.
-
- Ora, tale funzione della carità illuminata e bene ordinata
- appartiene così al Governo come a qualunque uomo particolare.
-
- Il mondo civile, siccome il fisico, è composto di antagonie.
- Quindi, nessuna risoluzione dei problemi civili è buona se
- volge le cose a un solo dei due estremi. V'à chi vuole lasciar
- imprendere e provvedere il tutto ai Governi; chi invece toglie
- loro pressochè ogni incumbenza, e si commette per intero e in ogni
- negozio all'opera de' privati e de' municipj. Ma come la natura,
- ogni volta che nelle sue creazioni vuol porgere lo splendente
- modello di alcuna perfezione, ci mostra sempre un temperamento
- mirabile dell'uno nel vario, e della vita vigorosissima delle
- membra congiunta e organata con la vita interiore e suprema del lor
- composto; così nel corpo sociale umano erra chi vuole, opprimendo
- l'agire spontaneo dei singoli cittadini e la libertà dei municipj,
- costituire una violenta unità e uno smoderato concentramento
- ministrativo. Ed erra del pari chi stima che il bene massimo
- della repubblica sia per uscire unicamente dall'azione disparata e
- sconnessa degl'individui e dei comuni, e senza bisogno di procurare
- e attuare al possibile la collegazione e l'unità dei principj,
- delle intenzioni e dei fini, e certo moto iniziale e universalmente
- direttivo.
-
- Con queste considerazioni è meditata la proposta di legge che a
- Voi rechiamo, o Signori, intorno al nuovo Ministero di pubblica
- beneficenza.
-
- In tale proposta vedrete, le opere del Governo e il suo legittimo
- ingerimento non ledere e non turbare per nulla le libertà del
- municipio e i diritti del privato; conciossiachè il modo d'azione
- sarà pur sempre o di mera tutela o completivo od esemplare; cioè
- a dire che il Governo o difende e protegge appunto quelle libertà
- e quei diritti ovvero supplisce alla insufficienza delle facoltà
- d'ogni particolare uomo e d'ogni comune, o per ultimo s'ajuta e
- sforza di porre nel cospetto dei cittadini un modello e un esempio
- luminoso e imitabile. Certo, il geloso rispetto a ciò che non dee
- cadere in guisa diretta e immediata sotto la potestà governante,
- se in ogni cosa è giusto e proficuo, in materia di beneficenza è al
- tutto necessario, non dandosi atto al mondo più nobile e santo, ma
- insieme più spontaneo e meno isforzevole della privata e pubblica
- carità.
-
- TESTO DELLA LEGGE.
-
- IL CONSIGLIO DEI MINISTRI
-
- Considerando che tra gli uffici principali e più degni di un
- governo probo ed illuminato si è quello di soccorrere e di educare
- le classi indigenti;
-
- Considerando che le dottrine e le pratiche della beneficenza
- pubblica sonosi ne' nostri tempi mirabilmente accresciute e
- affinate, e domandano studio ed occupazione moltiforme e continua;
-
- Conseguita l'approvazione de' due Consigli deliberanti;
-
- Avuta la sanzione Sovrana,
-
- _Decreta_
-
- 1. È instituito un Ministero speciale di pubblica beneficenza.
-
- 2. Le sue pertinenze e funzioni sono dichiarate da un respettivo
- ordinamento.
-
- 3. Le pertinenze del Ministero dell'interno dinumerate nella
- distinzione 6ª e nella distinzione 9ª dell'articolo 19 del
- Motu-proprio sul Consiglio de' Ministri, divengono pertinenze del
- Ministero di pubblica beneficenza.
-
- 4. Agli stipendj e alle altre spese d'officio del detto Ministero
- sono assegnati 9,500 scudi, e 1,000 per le spese del primo assetto.
-
- Dal Quirinale li..... di...... 1848.
-
- ORDINAMENTO DEL MINISTERO DI BENEFICENZA PUBBLICA.
-
- § 1.
-
- _Funzioni generali del Ministero._
-
- 1. Il Ministro procura in genere la riforma, il perfezionamento e
- la moltiplicazione degl'istituti e delle opere di beneficenza che
- già sono in atto, e la fondazione e l'avviamento degl'istituti
- e opere nuove, conosciute per veramente salutari ed insigni e
- convenevoli al tempo ed al luogo.
-
- Invigila da pertutto sulle condizioni delle classi più disagiate,
- sui lavoranti, i contadini e i necessitosi di ogni ragione.
-
- Invigila e cura ogni istituzione ed ogni opera conducente alla
- educazione morale e intellettuale delle infime classi.
-
- 2. Procura con mezzi mediati o immediati d'approssimare le opere
- tutte di beneficenza a certa unità e collegazione, affine che se
- ne aumenti da ogni lato l'efficacia, e non ne sieno gli effetti o
- troppo parziali o manchevoli.
-
- 3. Promuove appresso i Consigli deliberanti le leggi e gli
- ordinamenti giovevoli alle classi indigenti e al popolo minuto.
-
- 4. Sopraintende agl'istituti laicali di beneficenza da lui fondati
- o dal Governo posseduti, e a qualunque disegno e impresa da lui
- o dal Governo attuata, e la quale intende al sollievo e alla
- educazione delle classi inferiori.
-
- 5. Sopraintende similmente a quegl'istituti e opere laicali di
- beneficenza e di educazione popolare, le quali sono poste dai
- fondatori sotto il riguardamento e la cura immediata di chi
- governa.
-
- 6. S'ingerisce, d'accordo coi municipj o coi rettori privati, nel
- regolamento di quegl'istituti ed opere comunitative o private, alle
- quali viene il Governo in soccorso con la pecunia pubblica, o con
- altra maniera efficace e ragguardevole di ajuto.
-
- 7. Quanto alle fondazioni e congregazioni, e similmente a qualunque
- specie ed atto di pubblica beneficenza, dipendenti al tutto dai
- municipj o dalla carità di privati, e che si rimangono esclusi
- dalle tre predette categorie, il Ministro ne piglia cognizione
- esatta e particolareggiata, ed esige copia autentica degli statuti
- e regolamenti.
-
- Invigila che non contravvengano in nulla alle leggi universali
- dello Stato.
-
- Promove e propone in seno de' Consessi legislativi quelle
- provvidenze e cautele che impediscono alle beneficenze d'istituto
- municipale o privato di fuorviare e corrompersi.
-
- Risponde ai consigli richiesti, e invita per via officiosa a
- modificare, migliorare, propagare e in ogni guisa perfezionare
- l'opera della beneficenza.
-
- Invita similmente e procura la colleganza e reciprocazione degli
- uffici e degli ajuti fra l'uno istituto e l'altro, e in genere
- favorisce e caldeggia per ogni modo l'azione loro.
-
- § II.
-
- _Funzioni speciali._
-
- 1. Le pertinenze peculiari del Ministero si raccolgono tutte in due
- vaste categorie.
-
- La prima inchiude le opere di beneficenza riparatrice.
-
- La seconda le opere di beneficenza preservatrice. Non però che
- l'una non si meschi quasi sempre nell'altra; onde si distinguono
- solo per la prevalenza dell'uno ufficio sull'altro, cioè della
- beneficenza riparatrice sulla preservatrice, o viceversa.
-
- 2. Nella prima categoria s'inchiudono principalmente:
-
- Gli Ospizj
- pe' sordo-muti, pe' ciechi, per gl'invalidi, per gli orfani,
- pe' trovatelli, per le partorienti;
- Gli ospedali
- I ricoveri per li mendichi
- I manicomj
- I soccorsi pubblici agl'indigenti
- I soccorsi per le case
- Gli opificj pubblici
- I discolati o case di correzione.
-
- 3. Nella seconda categoria s'inchiudono principalmente:
-
- Le istituzioni igieniche
- Le sale di asilo
- Le sale di allattamento o incunabuli
- Le congregazioni di mutuo soccorso
- Le casse dei risparmj
- I monti di pietà
- Le scuole domenicali
- Le scuole di carità
- Le scuole rurali o di villa
- Le scuole industriali o artigiane.
-
- § III.
-
- _Funzioni straordinarie._
-
- 1. In ogni grave perturbazione civile, e sopravvenendo le carestie,
- l'epidemie, i commerciali sconvolgimenti, i subiti stagnamenti
- de' traffichi, ed ogni altro sinistro che offenda e flagelli in
- guisa immediata il popol minuto, crescono di necessità le cure e
- gl'ingerimenti del Ministero.
-
- 2. In que' casi, il Ministro o propone al Parlamento o delibera co'
- suoi Colleghi sul modo di recare straordinarj sussidj alle classi
- più povere. Propone e delibera:
-
- Sui lavori pubblici straordinarj
- Sull'ampliare o moltiplicare i ricoveri
- Sul sovvenire gli emigranti
- Sull'invigilare le incette, agevolare le _importazioni_ ec.
-
- E sopra ogni altro mezzo e spediente di sollecita ed efficace
- riparazione e confortazione.
-
- § IV.
-
- _Relazioni speciali con gli altri Ministeri._
-
- 1. Le relazioni più frequenti e speciali sono:
-
- Col Ministero della istruzione pubblica, a rispetto della
- istruzione primaria e delle scuole tecniche popolari.
-
- Col Ministero della Giustizia, principalmente per la patrocinazione
- dei poveri, pe' luoghi di pena e per le discipline penitenziali.
-
- Col Ministero del commercio, dell'agricoltura e dei pubblici
- lavori, per la condizione de' lavoranti e dei contadini.
-
- Col Ministro o prefetto di Polizia, pe' malviventi e gli accattoni,
- e per le abitudini e costumanze del basso popolo.
-
- 2. Regolamenti peculiari, accordati con tutti i Ministri e dettati
- secondo la mente del Motu-proprio sul Consiglio dei Ministri,
- definiranno più per minuto, e secondo che occorre, la materia e il
- modo delle relazioni, i limiti delle pertinenze e la reciprocazione
- degli uffici.
-
- § V.
-
- _Consiglio privato._
-
- 1. Il Ministero di beneficenza à un Consiglio privato, presieduto
- dal Ministro medesimo, il quale lo chiama a consulta appresso
- di sè due volte almeno in ciaschedun mese, e più spesso ne' casi
- straordinarj.
-
- 2. Il Consiglio non può essere composto di meno di Undici membri.
-
- Due vi stanno ascritti perpetuamente a cagione di loro dignità, e
- sono:
-
- Il Segretario della Congregazione dei Vescovi, e il Senatore di
- Roma.
-
- 3. Tutti gli altri Consiglieri sono eletti dal Principe.
-
- 4. Essi vengono scelti in modo da comporre, quanto è possibile,
- l'ordine qui segnato:
-
- 1. Un professore o cultore di Scienze Economiche e di Statistica
- 2. Un medico
- 3. Un agricoltore
- 4. Un pratico delle industrie e commerci
- 5. Un professore o cultore di Pedagogia
- 6. Un uomo di legge
- 7. Un ingegnere
- 8. Un ascritto alla Congregazione degli studj
- 9. Un pratico delle agenzie.
-
- 5. Le funzioni di Consigliere sono assolutamente gratuite e
- meramente onorifiche.
-
- § VI.
-
- _Congregazioni di Carità._
-
- 1. In ogni città Capo di provincia risiede una Congregazione di
- carità.
-
- 2. I suoi componenti non possono esser meno di Cinque nè più di
- Sette.
-
- 3. Ciascuno di loro è scelto e deputato dal Principe.
-
- 4. Oltre questi, siedono nella Congregazione per diritto di dignità
- il Vescovo e il Gonfaloniere della città, e ne sono membri onorarj
- perpetui.
-
- 5. Tutti i componenti la Congregazione, così gli eletti dal
- Principe come gli onorarj, adempiono l'ufficio loro senza
- emolumento alcuno.
-
- 6. Si adunano appresso il capo della provincia (loro presidente)
- una volta almeno per settimana, e più spesso nei casi straordinarj.
-
- 7. La scelta de' componenti cade in genere sulle persone più dotte
- e specchiate e zelanti del bene delle infime classi.
-
- 8. Ogni triennio la Congregazione si rinnova di un terzo.
-
- 9. Pei due primi triennj, gli uscenti sono estratti a sorte.
- Appresso, seguono l'ordine di anzianità.
-
- 10. Passato un triennio, ciascuno degli uscenti può venire
- rieletto.
-
- 11. La Congregazione è consultata sopra ogni riforma ed innovazione
- in qualunque istituto ed opera caritativa della provincia.
-
- È consultata sull'amministrazione ordinaria di essi istituti, e le
- vengono presentati i bilanci di quelli che sono retti dal Governo e
- dai suoi delegati.
-
- Può venirle commesso dal Presidente qualche officio determinato e
- particolare intorno alla Beneficenza.
-
- Consegna e può raccomandare ad esso i memoriali e i richiami
- intorno al subbietto medesimo.
-
- La Congregazione elegge fuor del suo seno il suo segretario, e gli
- assegna uno stipendio.
-
- Gli atti di ogni sua tornata sono depositati nella cancelleria del
- Governo della provincia, e se ne manda copia al Ministro.
-
- § VII.
-
- _Segretariato._
-
- 1. Il Ministro mantiene assidua corrispondenza officiale coi
- Presidi delle provincie, e altri rappresentanti del Governo,
- intorno all'opera di beneficenza, e per mezzo de' primi à relazione
- pure continua con le Congregazioni provinciali di Carità.
-
- 2. Similmente, à corrispondenza officiale coi rettori e direttori
- di tutti quegl'istituti e opere caritative e di educazione
- popolare, le quali dipendono dal Governo, o dal Governo sono
- riguardevolmente soccorse.
-
- 3. Carteggia poi in via officiosa, e in esercizio ed uso
- dell'azione sua direttiva e morale,
-
- Coi municipj, in quanto fondano ed amministrano istituti e opere di
- beneficenza dipendenti al tutto ed unicamente dall'autorità loro;
-
- Con le private congregazioni e consorterie e coi particolari uomini
- che fondano ed amministrano a conto proprio ed a bene pubblico esse
- opere ed istituti;
-
- Col Cardinale Prefetto della Congregazione de' Vescovi e Regolari,
- intorno al buon andamento degli atti ed istituzioni caritative di
- mera fondazione ecclesiastica.
-
- Similmente e per la stessa cagione carteggia coi Vescovi, ed altri
- rettori e direttori di quegli atti ed istituzioni.
-
- § VIII.
-
- _Ordinamenti speciali e dichiarativi._
-
- _Articolo Unico_. Ognuna delle materie partitamente trattate
- nei superiori paragrafi, riceverà di mano in mano maggiore
- dichiarazione e più minuta distinzione dai respettivi regolamenti e
- dalle circolari ministeriali.
-
- TERENZIO MAMIANI.
-
-
-_Nota_ C, _pag._ 340.
-
- Tra l'altre proposte di legge fatte alle Camere dal Ministero del
- 2 di maggio, è da citare quella sul secreto postale; un disegno
- di Banco Nazionale; varie proposte di legge per provvedere alle
- crescenti spese straordinarie; una sulla regolarità dei pesi e
- delle misure; una sull'ordinamento delle Guardie Civiche mobili;
- una sulla costruzione dei telegrafi. Più proposte di leggi sugli
- armamenti e le leve; una sull'abolizione dei fedecommessi e dei
- maggioraschi; una sulla trasformazione della tassa del macinato.
- Intanto, al Consiglio di Stato che ricevè vita ed ordinamento dal
- medesimo Ministero, erano stati dettati i principj e le norme
- per compilare la legge sulla istituzione dei Municipj, quella
- intorno alla nuova forma dei tribunali, l'altra sul rimutamento
- dell'ufficio del Controllore, ec.
-
-
-_Nota_ D, _pag._ 345.
-
- Il Consiglio dei Deputati, nelle prime parole che pubblicò, e
- fu il dì dopo della partenza del Pontefice, riconobbe in modo
- aperto e compiuto la legalità dei Ministri e del loro mandato,
- dicendo: «Dev'essere manifesto che nell'assenza del Principe
- il governo dello Stato permane costituito nelle medesime forme
- e colle medesime autorità. Il Consiglio dei Deputati, sempre
- fermo nell'esercizio de' suoi diritti e nell'osservanza de' suoi
- doveri, si accorda di tutta sua volontà col Ministero al quale il
- Santo Padre à conferito i poteri e nell'assenza sua raccomandato
- l'ufficio di tutelare l'ordine pubblico.»
-
-
-_Nota_ E, _pag._ 351.
-
- Forse al lettore gradirà di leggere qui per intero tal Nota, e
- vedrà da quanta ragione e moderazione insieme venisse dettata, e
- come fosse una voce debole sì ma sincera (e doveva esser l'ultima)
- di conciliazione e di pace, alzata in mezzo ai tumulti e agli
- strepiti delle fazioni.
-
- N. 9681.
-
- DAL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI.
-
- _Circolare al Corpo Diplomatico_
-
- Roma, 29 novembre 1848.
-
- Gli ultimi casi di Roma, principiati da un atroce assassinio, e
- terminati con la improvvisa e soppiatta partenza del Principe,
- possono agevolmente far sorgere nella mente dei Ministri e
- Rappresentanti Esterni un concetto non giusto e non vero inverso
- coloro i quali reggono ora lo Stato, e i quali, invece, reputano di
- aver adempiuto un atto di gran devozione alla Patria, consentendo
- di sedere al Governo e di tutelare l'ordine pubblico.
-
- Il sottoscritto giunse in Roma parecchi giorni dopo i fatti
- violenti del 16 di novembre, e non accettò il Ministero, al quale
- lo chiamava il Principe con dispaccio dell'Eminentissimo Segretario
- di Stato, se non quando vide la Patria in pericolo estremo e a
- tutti visibile di rimanere senza Governo, e quando un Autografo
- del Santo Padre, indiritto al Marchese Sacchetti, Custode dei
- Sacri Palazzi, riconfermava ciascun Ministro nel proprio officio,
- e voleva ad essi raccomandata in ispecial modo la quiete e l'ordine
- pubblico.
-
- Rispetto poi ai degni Colleghi del sottoscritto, certo è che la
- sola parte ch'ebbe alcuno di loro negli avvenimenti del 16 di
- novembre, fu d'interporsi continuo fra il Popolo sollevato ed il
- Principe, affine di procacciare una composizione onesta e pacifica.
- Quanto al deplorevole ammazzamento del Rossi, il presente Ministero
- à, come poteva il meglio, soddisfatto al debito suo, col comando
- espresso e ripetuto che fece ai respettivi ufficiali, di procedere
- vigorosamente e speditamente alla scoperta e alla punizione del
- reo.
-
- Tutta Roma intanto aderisce in modo sollecito e manifestissimo al
- Ministero, e mai non s'è veduta maggiore e più intima unione fra i
- varj ordini di magistrati, come apertamente lo mostra il Proclama
- del Consiglio dei Deputati, quello dell'Alto Consiglio súbito dopo
- venuto in luce, e quello infine del nuovo Senato della città. Il
- che basti per istruire i Ministri e Rappresentanti dei Governi
- Esteriori intorno alla legalità perfetta del presente Ministero
- Romano, e alla integrità e schiettezza delle sue intenzioni.
- Dopo ciò, il sottoscritto à l'onore di porre in considerazione
- dei Ministri e Rappresentanti dei Governi Esteriori certi fatti
- e disposizioni morali di gran momento, e acconcissime a ben
- discoprire altrui l'indole e l'importanza degli ultimi accadimenti
- di questa metropoli.
-
- Prima cosa da notare si è, che il Santo Padre mai non à sostenuto
- la men che minima forza e minaccia, in qualunque esercizio ed atto
- dell'autorità sua pontificia. La tempesta più volte insorta con
- fiera e minaccevole furia, à sempre quietate e spianate le onde sue
- a piè dell'Altare.
-
- La seconda cosa, degna sopramodo di venir ponderata, si è, che
- d'ogni accidente più duro e d'ogni violenza occorsa negli ultimi
- tempi in Roma e nelle Provincie, è stata occasione e cagione
- perpetua il problema difficilissimo di convenientemente accordare
- il temporale dominio collo spirituale; desiderando i popoli tutti
- di questa contrada, con pieno ed unanime voto, che fra i due poteri
- intervenga una divisione profonda e compiuta, salva rimanendo la
- unità di ambedue nella stessa Augusta Persona; laddove dall'altro
- lato si è voluto e sperato più che ostinatamente di tenerli, come
- per addietro, in istretto modo congiunti e confusi. Alla soluzione
- quieta e durevole di tanto problema, abbisognava un mutuo spirito
- di tolleranza, di conciliazione e di longanimità; e soprattutto
- facea mestieri l'azione lenta del tempo e degli istituti, e la
- forza degli abiti nuovi e dei nuovi interessi. Ma le passioni
- di entrambi gli estremi partiti, e quella impazienza temeraria
- ed improvida che spinge in ogni parte di Europa e del mondo le
- presenti generazioni a rompere tutto ciò che di súbito non si piega
- e non muta, condussero in Roma la resistenza e il conflitto, e le
- rapide e forse immature trasformazioni.
-
- À poi meschiato ed aggiunto asprezza e impetuosità al conflitto
- il sentimento nazionale non soddisfatto, e il credersi in questi
- ultimi tempi che venisse a contesa colla politica nuova italiana
- la vecchia politica della romana curia, la quale à pensato troppe
- volte di scampare ed avvantaggiare sè sola nel naufragio della
- Nazione.
-
- Da tutto ciò il sottoscritto piglia arbitrio di concludere, che
- le agitazioni e le rivolture dello Stato Romano mettono radice
- in un sentimento universale, e in un bisogno fondatissimo ed
- incessante; il quale non verrà, del sicuro, attutato e distrutto
- dai temperamenti e uffici dei Diplomatici, e nemmanco dall'uso
- dell'armi quali che fossero. Elle sgomenterebbono temporaneamente
- gli spiriti senza mutarli nè vincerli; e li vedremmo ad ogni
- occasione ribollir più feroci e meno placabili, simiglianti a
- finissime molle, che altri può comprimere e storcere, ma non
- impedire che mille volte risorgano e scattino. Quindi reputa il
- sottoscritto, che niuna azione, niun ingegno, niun'arte e modo
- d'intervenzione straniera riuscirà a quetare e a sopprimere
- quella rinascente e durissima necessità delle cose, la quale à pur
- resistito alla forza attraente e soave delle virtù evangeliche,
- della bontà specchiata e della infinita e inalterabile mansuetudine
- del Sovrano Pontefice, ed à eziandio prevaluto all'amore
- riconoscente dei popoli inverso l'Iniziatore Augusto della
- nazionale rigenerazione.
-
- TERENZIO MAMIANI.
-
- Ai termini di questa Nota, fattesi a voce da alcun nostro
- Commissario le debite chiose, le quali venivano, la più parte,
- dedotte dalle norme caute e prudenti allora seguite e che la
- presente Lettera accenna più sopra, ambedue i Governi, Francese
- cioè e Inglese, mostraronsi soddisfatti, e promisero d'interporsi
- tra il Principe e il popolo, come discreti e pacifici mediatori.
- Certo è che, innanzi alla convocazione della Costituente romana e
- all'acclamazione della repubblica, sebbene dal Cavaignac fu mosso
- discorso d'intervento armato e cominciátane l'esecuzione, non
- potè il disegno venir proseguito, mancando affatto i pretesti.
- Dell'Inghilterra basterà dire, che in ogni dispaccio di lord
- Palmerston intorno al proposito, raccomandavansi caldamente tutte
- le guise opportune e possibili di conciliazione e d'accordo, e
- biasimavasi con ricise parole qual si volesse intervento ed uso
- di forza straniera. Non per questo si presume da noi di negare,
- che rotto l'esercito italiano a Novara, diventava probabile assai
- l'invasione austriaca nelle Provincie Romane, quantunque mantenute
- si fossero nella suggezione del Papa, e dentro gli angusti limiti
- dello Statuto. Ma l'amore del vero e l'amor d'Italia ci forzano a
- dire, che gli ultimi rivolgimenti di Roma e della Toscana nocquero
- più che mediocremente al buon esito della riscossa; e ad ogni
- modo, l'Austria sola invadente arrecato avrebbe non altro che
- odio e scredito immenso alla fazione prelatizia che la chiamava.
- Forse mancato sarebbe allora la possibilità eziandio di abolir
- lo Statuto rimasto sempre in atto, e dimorando dal lato nostro
- intatti e compiuti la ragione e il diritto. Più certo è che non
- avrebbe potuto Leopoldo abolire il suo proprio in Toscana, nella
- quale senza le mene repubblicane ogni cosa sarebbesi mantenuta
- quieta. Ma praticandosi sino alla fine la politica iniziata
- dall'autore di queste lettere, ciò che del sicuro veniva impedito,
- era il fatto funesto e misero sopra tutti, d'una specie di Santa
- Crociata che l'Europa Cattolica à messo insieme per rialzare la
- potestà temporale dei papi, e rialzarla assoluta, e secondo le
- pretensioni e le massime del giure divino dei Monarchi. Onde, tanto
- sono ora angosciati e disanimati i popoli, quanto imbaldanzita e
- infreneticata la setta nemica d'ogni concessione e d'ogni interesse
- nazionale italiano; e a cui sembrano quasichè ritornati i tempi di
- Gregorio VII e d'Innocenzio III. Nè mai si può deplorare quanto
- ragion vorrebbe quest'uscio aperto e spalancato oggidì in Italia
- all'intromessione armata di tutti i forestieri nelle nostre
- faccende, sotto sembiante di reggere e puntellare il principato
- ecclesiastico.
-
- Oh! vi puzzano, dunque, le glorie che i repubblicani sonosi
- guadagnate, ed anzi ànno guadagnato all'Italia, combattendo in
- guerra disugualissima e senza speranza? Amiamo le vostre glorie,
- e come Italiani ne andiamo alteri. Ma lottare a morte contro
- l'Austria non era certo men bello che contro la Francia; e le file
- de' combattenti, sarebbero state più folte, il diritto più intero,
- la colleganza europea renduta impossibile, rimosso dalla patria
- un gran principio di divisione, strappato a forza il suffragio di
- quanti uomini liberi e onesti illumina il sole.
-
-
-_Nota_ F, _pag._ 351.
-
- I termini della Protesta furono gl'infrascritti.
-
- Il Generale Cavaignac, nel dì 28 del mese scorso, significò
- all'Assemblea Nazionale di Francia, che giuntagli nuova dei casi
- succeduti in Roma il dì 16 di quel mese stesso, aveva, mediante
- i telegrafi, comandato fossero di presente imbarcati 3500 uomini
- sopra tre fregate a vapore, e diretti verso Civitavecchia, affine
- di assicurare la persona del Santo Padre, la sua libertà e la
- riverenza che gli si debbe. Nelle norme poi scritte e mandate dal
- Generale al signor de Corcelles, e lette all'Assemblea nazionale
- in quel medesimo giorno, s'incontrano queste formali parole: —
- Voi non siete autorizzato ad intervenire in alcuna delle questioni
- politiche in Roma agitate. Spetta solamente all'Assemblea Nazionale
- il determinare la parte che vorrà far avere alla Repubblica nei
- provvedimenti coi quali s'instaurerà uno stato regolare di cose nei
- dominj della Chiesa. —
-
- A noi sottoscritti è necessità di notare in primo luogo, siccome il
- dare ordine di entrare armata mano in un territorio straniero, non
- assentendolo i suoi abitanti e chi lo governa, è per sè medesimo
- atto contrario alle massime fondamentali del gius delle genti,
- ancora quando si compia con intenzione di assicurare la vita e la
- libertà del Principe quivi imperante. Conciossiachè ogni popolo è
- arbitro in casa sua d'ogni qualunque suo fatto, e giudice solo de'
- proprj interessi; e ne' Principi (giusta le dottrine universalmente
- ora accettate, e massime in Francia) non risiede una tal signoria e
- non vive un diritto tanto assoluto e divino, che facciali superiori
- ad ogni altro diritto sociale e politico, e li separi affatto dalla
- indipendenza e dalla sovranità nazionale.
-
- Secondamente, osservano i sottoscritti, come nella istruzione data
- dal Generale Cavaignac al signore de Corcelles, il primo inciso
- del periodo poc'anzi allegato contraddica patentemente al secondo.
- Imperocchè nel primo comandasi al De Corcelles di non intromettersi
- punto nella questione insorta tra il popolo ed il suo Principe; e
- nell'altro, è considerato il caso che l'Assemblea Francese deliberi
- e voglia in diretto modo partecipare ai provvedimenti più idonei
- per ricondurre lo Stato ecclesiastico in situazione regolare
- e pacifica. Il primo inciso, pertanto, sembra volere escludere
- l'intervento politico, e nel secondo si annunzia come possibile.
-
- I sottoscritti, tacendo per brevità molte ragioni concomitanti,
- e parecchi altri principj del giure internazionale che militano
- in lor favore, ristringonsi a ricordare al Generale Cavaignac la
- prescrizione chiarissima dell'articolo 5º della Costituzione nuova
- di Francia, col quale si decretò che le armi francesi mai non
- saranno adoperate a detrimento veruno delle libertà dei popoli.
- Ora, la prima, senza meno, delle libertà loro è la indipendenza
- nazionale, e il rimanere arbitri sempre e signori delle proprie
- sorti nel proprio Stato, arbitri e signori dell'interno assetto
- della cosa publica.
-
- Ma il Pontefice, si obbietta, oltre al signoreggiare tre milioni di
- sudditi, è Capo e Moderatore di tutto l'Orbe Cattolico; e però ad
- ogni Potentato che professi la Cattolica Religione, importa di aver
- sicurezza che il sommo Gerarca non sostenga mai veruna violenza,
- e nemmanco patisca grave e frequente perturbazione nell'esercizio
- piano e spontaneo della pontificia podestà.
-
- Noi non c'intratterremo qui nè a combattere nè a commentare cotesta
- massima, nella sua maggiore astrattezza considerata. Ma vogliasi
- riconoscere ad ogni modo, ch'ella dee venire applicata e addatta
- ai veri e congrui casi, non ai supposti o simulati od alieni dal
- subbietto. Ed oltre a ciò, egli farà bisogno sempre di convenire
- e accordarsi per innanzi sul modo di praticare con equità e
- imparzialità quella massima, e salvando scrupolosamente i diritti
- che a ciascun popolo alla indipendenza, alla libertà e al franco e
- intero maneggio de' suoi proprj negozj.
-
- Il che presupposto, diciamo in primo luogo, che l'intervento non
- può venire all'atto giammai, qualora la spirituale autorità del
- Pontefice non sia negli uffici suoi nè impedita nè perturbata. Ora,
- la differenza sorta fra il Santo Padre ed il popolo è meramente e
- unicamente politica. E neppur l'ingegno della calunnia potrebbe
- tanto aguzzarsi, da dare apparenza di verità a qual si voglia
- asserzione contraria. La _Chiesa_ è intatta ne' suoi diritti, nelle
- sue pertinenze, ne' suoi esercizj d'ogni specie e d'ogni ragione.
-
- In secondo luogo, fermato pure il caso, che il sacerdozio supremo
- non sia con la debita libertà e spontaneità esercitato, in guisa
- niuna potrebbesi consentire che una sola delle nazioni Europee si
- arrogasse il diritto e l'arbitrio d'intervenire da sè ed armata
- mano in un paese a lei forestiero, sia qualunque la ragione e il
- pretesto che ponga innanzi. Se il Re di Francia (quando era in
- seggio) ebbe nome di _Cristianissimo_, l'Imperatore d'Austria fu
- ed è chiamato _Apostolico_, il monarca di Spagna _Cattolico_, e
- _Fedelissimo_ quello di Portogallo; titoli tutti grandi egualmente
- e solenni: e però a ciascuno di tali Principi s'addirebbe il
- privilegio medesimo, e competerebbe un egual diritto d'ingerimento
- in Italia; e non già alla sola Francia repubblicana, come sembra
- opinare il Generale Cavaignac.
-
- Infine, nella fatta supposizione, occorre, come accennammo, che
- l'intervento non calpesti per nulla il dritto de' popoli, e, oltre
- di ciò, riesca durevolmente utile ed efficace. Imperocchè senza
- tali due condizioni, dell'equità per un lato e della utilità ed
- efficacia per l'altro, l'intervento sarebbe vano ed ingiusto,
- e però dannoso e riprovevole. Al presente, diciamo ch'egli è
- manifesto che l'intervento armato de' forestieri negli Stati della
- Chiesa non può succedere senza impedire ed offendere direttamente
- e in modo enormissimo le pubbliche libertà e franchigie del popol
- Romano, e per indiretto quelle d'ogni altro Stato d'Italia; e
- d'altra banda, non può tornare durevolmente utile ed efficace,
- e ben consuonare col fine. Problemi siffatti non si risolvono
- col taglio della spada, nè con qualunque atto e adoperamento di
- materiale forza. E perciò, tutta la parte assennata, temperata e
- virtuosa dei popoli pontificj à pensato e procurato di sciogliere
- l'arduo problema per vie razionali e pacifiche, correggendo le
- prime cagioni e non gli ultimi effetti, la sostanza e non gli
- accidenti, e procacciando di sbarbicare le vere e profonde radici
- dal male. Per ciò, essa fece plauso grandissimo al programma
- ministeriale delli 5 di giugno,[39] in cui si annunciava la lieta
- speranza di veder separata per sempre, e in guisa adatta e sincera,
- la potestà temporale dalla spirituale; comechè ambedue unite
- nella stessa Augusta Persona. E perchè avvi alcune azioni ed usi
- speciali del potere monarchico i quali il Pontefice afferma di
- non poterli accordare con la sua paterna e apostolica autorità,
- egli è grandemente mestieri che quella porzione di regio potere
- sia delegata e rimessa ad altrui in maniera conveniente e pratica,
- affine che i popoli dello stato Romano non vengano ad ogni tratto
- oppugnati nel desiderio legittimo il quale nutrono costantemente
- d'ogni ragionevole libertà e d'ogni progresso civile; e sopra
- tutto non vengano mai combattuti nel sentimento lor nazionale,
- e nella prima e sostanzialissima di tutte le condizioni sociali
- e politiche: quella, cioè, di vivere indipendenti e signori e
- moderatori delle proprie lor sorti, e di potersi con gli altri
- Italiani insieme affrancare dal giogo oltraggioso e durissimo dello
- straniero.
-
- Ma tornando ora al discorso del generale Cavaignac, a noi si
- rappresenta come molto credibile, che dopo aver egli saputo da'
- suoi commissarj e corrispondenti la quiete profonda in cui vivesi
- Roma e lo Stato sin dal dimane del giorno 16 di novembre; dopo
- conosciuta la concordia mirabile in cui si stringono ogni dì più
- il Ministero, le Camere, il Municipio, la Guardia Civica e tutte
- l'altre parti del popolo; dopo considerato come ciò mantenga in
- Roma e in ciascuna provincia un ordine veramente esemplare, e
- come in seno alla libertà illimitata di pensieri, di scritti e
- di opere in cui trovansi queste genti, non iscorgesi un atto ed
- un cenno non pure contrario alla fede Cattolica, ma nettampoco
- irriverente, e il quale offenda in alcuna parte e frastorni
- le pratiche numerose e le cotidiane dimostrazioni, apparati e
- cerimonie di culto esteriore; infine, dopo avere quel Generale
- considerato, che il Ministero, le Camere ed ogni altra magistratura
- nulla ànno che fare con le passioni del popolo nè con gli eccessi
- deplorevoli che ne possono rampollare, e come invece tutti essi
- que' governanti e que' magistrati mantengonsi fermi nella legalità
- e nello stretto esercizio de' loro diritti e de' loro doveri; si
- sentirà costretto a mutare opinione e deliberazione, e non verrà
- con la forza e l'impeto soldatesco a difficoltare e tardare quella
- leale conciliazione, la qual dee nascere spontaneamente con segni
- di perduranza e con reciprocazione perfetta; e così per virtù
- dell'amore e della persuasione, come per la necessità delle cose
- meglio conosciuta e sentita d'ambe le parti.
-
- Ma quello che sia di ciò, la deliberazione del Generale Cavaignac,
- alla quale mal ci soffre l'animo di credere che partecipi di
- buon grado la generosa Nazione Francese, reca un'umiliazione e
- un'ingiuria gravissima a tutte le genti Italiane. Sotto qualunque
- colore, e per qualunque ragione onesta e plausibile, il Generale
- Cavaignac intenda d'intervenire a mano armata in Italia, ciò è
- un fatto che, non consentito dalla Nazione e da chi per legge
- la rappresenta, costituisce una violazione vera e flagrante
- dell'universale diritto dei popoli.
-
- Il Generale Cavaignac neppure accenna alcun precedente accordo nè
- coi popoli nè coi Principi della Penisola. Egli non fa motto della
- richiesta o, per lo manco, dell'aperto e pieno accettare e aderire
- di Pio IX; la qual richiesta e il quale accettare e aderire noi
- neghiamo d'altra parte, che possa mai essere stato. Pio IX è il
- più mansueto de' Principi, ed à cuore alto e italiano. Però, come
- potrebb'egli voler tornare tra' suoi figliuoli e nella sua sede
- preceduto e fiancheggiato d'armi straniere? Chi ciò afferma, ed
- anzi chi ciò suppone di lui, crudelmente l'oltraggia. Oltre di che
- (non è soverchio il ripeterlo), trattandosi qui non dell'ufficio
- suo venerando e apostolico, ma unicamente delle differenze
- politiche nate tra lui e i suoi popoli, tornare in mezzo di loro
- mediante le armi e la violenza de' forestieri, saría compiere
- l'atto il più diametralmente contrario che far si possa ai principj
- del reggimento costituzionale, e alle massime più manifeste e
- volgari del dritto pubblico.
-
- Ciò tutto considerato, noi sottoscritti protestiamo formalmente e
- solennemente in faccia all'Italia e all'Europa contra la invasione
- francese deliberata e apprestata dal Generale Cavaignac; e
- dichiariamo che alle sue truppe verrà, secondo le nostre forze,
- impedito lo sbarco, e l'entrare e violare, dovechessia, il
- territorio nazionale. Il che facendo, noi intendiamo di difender
- l'onore non solamente di queste Provincie Romane, ma dell'Italia
- tutta quanta, e di secondare la volontà e la deliberazione
- fermissima di tutti i suoi popoli. E similmente facciamo caldo,
- espresso e, più che si può da noi, solenne e veemente richiamo ai
- Potentati di Europa, ed al senso loro di equità e di giustizia.
- Imperocchè la causa e l'ingiuria è comune a tutte mai le Nazioni
- gelose dell'indipendenza, e altere di aver conquistato la politica
- libertà.
-
- Roma, 8 dicembre 1848.
-
-
-_Nota_ G, _pag._ 352.
-
- _La Commissione provvisoria_ di Governo, soli tre dì innanzi
- all'apertura della Costituente Romana, promulgò e sancì di proprio
- arbitrio quella legge medesima sui Municipj, che il Mamiani
- presentava al Consiglio dei Deputati il 21 di decembre. Qualche
- leggier mutazione ed aggiunta vi fu introdotta; ma, per fortuna,
- elle cadono sulle parti meramente disciplinali, e punto non
- alterano la sostanza e l'economia della legge. La sola disposizione
- nuova da notarsi, è questa: «Il diritto di decretare le imposte
- potrà, dopo l'esperienza di tre anni, venire limitato da una legge
- nazionale, che determini ed uniformi al sistema generale alcuni
- almeno degli oggetti della imposizione.»
-
- Tale riserva e cautela è superflua, dappoichè ne' consessi
- legislativi permane sempre la facoltà di limitare e modificare,
- secondo ragione e in vista dell'universal bene, l'uso dei
- diritti comunitativi; e ciò per massima di gius pubblico; e
- per dichiarazione speciale della legge di cui discorriamo,
- ove s'incontrano queste formali parole: «I limiti del potere
- deliberativo de' Municipj sono determinati...... dalle leggi
- universali dello Stato, dalle deliberazioni de' Corpi legislativi,
- ec.»
-
-
-_Nota_ H, _pag._ 354.
-
- Non inutili forse alla storia sono le parole con che l'autore
- domandò, il dì primo dicembre, alla Camera facoltà piena
- di trattare coi Governi della Penisola intorno al Congresso
- Costituente italiano. Ogni memoria che concerne il tentamento fatto
- in que' tempi per unire gli Stati Italiani in confederazione, ci
- sembra che mai non debba cadere dall'animo degli ottimi cittadini;
- perchè in quel concetto solo è chiusa la salute e la redenzione
- vera e fattibile della Patria. Le parole, adunque, del Mamiani
- furono le seguenti.
-
-
- «Se apriamo i libri di parecchi gravi politici dell'età nostra,
- noi vi leggiamo questa sentenza; che, cioè, il mutare ed il
- progredire degli Stati d'Europa ànno principalmente mirato al fine
- di sciogliere i piccioli reami ne' grandi, e costruir da per tutto
- una salda e poderosa unità di governo. Il pronunziato di tali
- scrittori è vero in gran parte, nè io mi pongo qui a negarlo od a
- menomarlo. Per altro, io mantengo fermissimamente, che non debbesi
- in quel fatto avvisare e riconoscere sotto veruno aspetto l'ultima
- perfezione del moto civile dei popoli. A quella incorporazione
- di tante e sì vaste provincie diè molto minor cagione la mutua
- benevolenza e il mutuo vantaggio dei docili abitatori, che il
- material successo delle conquiste, l'accidente delle eredità,
- e i convegni e i maneggi dei principi. All'unità poi rigorosa e
- sempre cresciuta dei governi, porsero avviamento o occasione non
- la saviezza maggiore delle nazioni e il prezioso incremento e
- accomunamento della scienza politica, ma la successiva estinzione
- d'ogni ordine e d'ogni autorità intermedia fra i monarchi ed i
- sudditi, ma l'odio de' privilegi, e la naturale dittatura onde
- furono investiti i re per isbarbare gli ultimi dritti feudali.
-
- In ogni modo, a me non sembra cosa eccellente e perfetta l'adunare
- e addensare le forze civili e politiche in un solo ed unico punto,
- e quasi impedire le facoltà più svegliate e nobili de' provinciali,
- e sopprimere ogni forma diversa e spontanea di vita comune nel
- rimanente ed amplissimo corpo della repubblica. E s'io non temessi
- di parlarvi un linguaggio troppo accademico e inopportuno al luogo
- ed al tempo, v'inviterei, cittadini, a ben divisare le opere della
- natura, le quali quanta maggior perfezione organica ne dimostrano,
- tanto in ciascuna porzione e in ciascun membro e viscere dell'ente
- animato rivelano maggior varietà, vigorezza, implicazione e
- incremento di vita propria, bene armonizzata e congiunta colla vita
- centrale e moderatrice del composto.
-
- Ma come ciò sia, sembrami ora certissimo che la Provvidenza
- apparecchi all'Italia questo gran bene di mantenere in ciascuna
- sua parte la originalità, il vigore, la varietà e il maraviglioso
- dispiegamento delle sue forze e virtù speciali e individuali,
- in debita guisa contemperate ed unificate con la potenza e virtù
- generale e sopraeminente del tutto. Cagione di tal miracolo sarà
- senza meno la Confederazione Italiana, il cui patto fondamentale,
- le cui pertinenze e gli uffici verranno determinate e in perpetuo
- fermate da un Congresso Costituente.
-
- Allorchè io dico, o cittadini, Congresso Costituente, credo
- col nome solo aver chiaramente annunciato, ch'io non piglio a
- discorrere di una confederazione fra i principi soli, ma sibbene
- de' principi insiememente coi popoli; non di una confederazione
- transitoria ed accidentale, ma immobile e persistente, ma
- sostanziale e feconda; non di tali azioni o tali altre per
- accordo particolare pensate ed effettuate, ma di un potere e
- d'un reggimento centrale, comune e perpetuo, pieno di efficacia
- e d'autorità, saggio, illustre, imparziale e venerabile a tutti,
- sicchè ne' supremi ed universali interessi della Nazione non
- isdegnino di obbedirgli i coronati reggitori de' singoli Stati.
-
- Il Ministero vostro è pieno di fede nella Confederazione Italiana.
- Imperocchè un popolo diviso per lunghissima età in Istati diversi
- ed indipendenti, avvezzi a leggi, istituti, governi, usi, costumi,
- tradizioni e parlari lor proprj, e soliti da qualche secolo a
- inorgorglirsi e presumere della natura loro e disistimar quella di
- tutti gli altri; un popolo così fatto, io dico, non si scioglie e
- non si confonde in una sola provincia, se non per effetto della
- conquista o d'alcuna violenza interiore: e questa, io nol nego,
- può riuscire in più casi ed in più maniere, ma in nessuna sarà
- durabile; e un po' di conflitto che sorga negl'interessi e nelle
- ambizioni, il mal sopito egoismo delle provincie ridarà su rabbioso
- e funesto; e quella fortunata violenza o sorpresa che voglia
- chiamarsi, avrà da ultimo non altro fatto che apparecchiare i semi
- delle discordie intestine, e forse anche della guerra e del sangue
- civile. E però a quel popolo di cui parlo, o sarà impossibile
- sempre di ben comporsi in vero e durevole essere di nazione;
- o gli converrà aver ricorso alla forma confederativa, la quale
- tornerà poi tanto più salutare e fruttifera, quanto più stretta
- e maggiormente fornita di facoltà e prerogative. Nè tralascerò di
- notare, come una stretta Confederazione, chi ben la considera, non
- osteggia ed anzi prepara le cose e gli uomini a qualunque specie
- di maggiore unità politica; dove, per lo contrario, le unioni e
- incorporazioni subitanee e premature, e più assai comandate ed
- imposte che accettate e volute, possono convertirsi più tardi
- in cagioni avverse e disturbatrici di una leale e spontanea
- Confederazione. Nè già l'indole di questa e le disposizioni e le
- regole che si appropria sono così determinate e inflessibili, che
- mal si riesca a piegarle e adattarle alle differenti contingenze
- e necessità che incontra la lunga e rimutevole vita d'una nazione.
- L'ingegno e l'arte politica può invece disegnare e attuare un patto
- confederativo sufficiente ad ogni varietà di fortuna; ed ora simile
- a una dittatura e capace d'ogni unità e veemenza d'azione; ora
- così largo da somigliare più presto una compagnia ed un'amicizia,
- che altra cosa imperativa ed obbligatoria. Per contra, se v'à al
- mondo forma tenace ed aspra e poco arrendevole, si è del sicuro
- l'unità di governo assoluta ed onnipotente; come tuttogiorno il
- dimostra alcuna nazione europea troppo forse celebrata, e poco
- opportunamente imitata.
-
- Io salgo, pertanto, in ringhiera col grato ufficio di annunziarvi,
- che il Ministero vostro intende quest'oggi medesimo di dare
- cominciamento ad attener la promessa già fatta dinnanzi al popolo
- sinceramente e solennemente; che, cioè, sarebbesi spesa ogni
- estrema cura, sostenuto ogni fatica, adoperato ogni zelo affine che
- la Costituente Italiana possa quanto prima venire ad effetto.
-
- E certo, se l'impresa nobilissima e santa pendesse dal solo nostro
- arbitrio e giudicio, noi saliremmo qui a proferirvi un disegno
- di legge per iscegliere e convocare i Deputati Costituenti; e
- presto munita quella proposta dell'adesione e sanzione vostra, che
- altro rimarrebbe se non godere del fatto insigne, e nella vista
- del desiderato Congresso pascere lungamente gli sguardi e gli
- affetti? Ma, pur troppo, alla consumazione di tale atto bisogna
- il consentimento e l'unione di tutti gli Stati italiani, o di
- pressochè tutti. E però il Ministero presentasi dinanzi a voi
- fiducialmente a chiedervi d'esser fornito delle congrue facoltà
- per entrar subito in negoziato con essi Governi. E perchè voi non
- volete, com'è ragione, e mai non dovete, così mezzo alla cieca
- e senza un'antecedente e piena cognizione di causa, investire i
- Ministri di facoltà sì importanti e gelose; imperò noi veniamo
- a significarvi pochi principj, ma sostanziosi e precisi, coi
- quali intendiamo di condurre le pratiche coi Governi italiani. E
- l'espressione di que' principj fatta chiara, semplice e breve al
- possibile, si è la seguente.
-
- 1º Gli Stati Italiani eleggeranno e convocheranno un'Assemblea
- Costituente comune, alla quale si confiderà il mandato supremo di
- compilare un Patto Confederativo, che, rispettando l'esistenza e
- l'autonomia dei singoli Stati, e lasciandone inalterata la forma di
- governo e le leggi fondamentali, valga ad assicurare la libertà,
- l'Unione e l'Indipendenza assoluta e perpetua della Nazione, e a
- promoverne ogni qualunque prosperità e grandezza.
-
- 2º All'Assemblea Costituente ogni Stato manderà un numero uguale di
- Deputati rappresentanti.
-
- 3º Questi verranno eletti in ciascuno Stato giusta il modo che
- ciascun Governo e Parlamento delibererà di usare.
-
- 4º L'Assemblea Costituente si radunerà in Roma.
-
- 5º Il modo col quale i paesi d'Italia occupati al presente dallo
- straniero esser dovranno rappresentati nell'Assemblea, rimarrà a
- trattarsi fra i Governi che aderiranno all'Atto Confederativo.
-
- 6º L'Assemblea Costituente, innanzi pure di procedere alla
- discussione e compilazione del Patto, delibererà sui provvedimenti
- comuni richiesti dall'urgenza somma dei casi e fatti necessarj al
- pronto e compiuto conseguimento dell'Indipendenza Nazionale.
-
- Ecco i fondamenti e i principj secondo i quali il Ministero
- proponesi di entrar di subito in accordo coi varj Stati della
- Penisola intorno al disegno d'un Congresso Costituente. Se a voi
- gioverà di approvarli, noi, troncando ogni indugio, inizieremo
- il trattato prima col Governo Toscano; siccome quello che è gran
- zelatore della Costituente Italiana, e pur testè ci à fatto sapere
- che assai di buon grado porrà alquante modificazioni e restrizioni
- alle massime da lui promulgate intorno al proposito, essendo
- egli desiderosissimo di conciliazione e concordia. Venuti esso
- e noi in perfetto convegno (la quale opera non credo nè lunga
- nè malagevole), useremo entrambi ogni studio e tutte le forze
- dell'intelletto e dell'animo per accostare al nostro disegno e a
- tutte le nostre comuni intenzioni il Governo Piemontese.[40]
-
- Ciò conseguito, il Ministero tornerà innanzi di voi col
- risultamento dell'una e dell'altra pratica; e il vostro terminativo
- giudicio porrà in atto alla fine il desiderato e sospirato
- Congresso Costituente.
-
- Dirò schietto e franco, che sta molto discosto da noi il dubio
- che voi non siate per impartirci le facoltà le quali chieggiamo.
- Conciossiachè voi discernete, del sicuro, nella nostra proposta un
- gran mezzo (forse anche l'unico) per ovviare ai mali d'Italia, e
- i già cominciati e presenti ispegnere e riparare. Troppo la nostra
- Patria comune è mutata in questi ultimi tempi, ed anche in peggio
- è mutata. Un primo e solo disastro, rammentatelo o cittadini,
- sull'armi Subalpine caduto, una sola battaglia non vinta riuscì
- bastante a gittare per terra le anime nostre; ed ora eccediamo,
- per quel ch'io ne giudico, nello scoramento e nell'abbandono di noi
- medesimi, quanto eccedemmo da prima non in ardire generoso, ma in
- giovanile baldanza e in temerità sconsigliata.
-
- Signori, egli è grande necessità di provvedere alle condizioni
- sempre più misere di questa Patria comune, che a noi drizza
- gli occhi e tende le braccia, e mostra i campi Lombardi nel
- servaggio ricaduti, e Venezia stretta da fiera ossidione, e Napoli
- insanguinata e la Sicilia piena di strage civile.
-
- Io non mentirò all'animo mio, e dirò che la discordia, il sospetto,
- la diffidenza e l'orgoglio ànno la massima parte di que' mali su
- noi rovesciata, e ricaccian l'Italia nelle antiche sventure. Nè
- v'à oggimai provincia della Penisola che sia sana ed intera, non
- un palmo di terra in cui le sètte e i partiti ferocemente non si
- combattano. Eppure, a me sembra di udir tuttora il suono degli
- inni caldi e infiammati di fratellevole amore. Stannomi ancora
- dinnanzi agli occhi quelle giojose dimostranze, quei raduni senza
- tumulto, quei congressi senza contese, quelle feste piene di
- pura e fiduciale letizia, e in cui gli ornamenti, gli addobbi, le
- insegne, i simboli, le iscrizioni e ogni cosa ricordava e ammoniva
- la somma necessità dell'unione; ed anzi, la voglia testimoniava
- e il proposito fermo e inconcusso della concordia generale e
- perpetua. Ma tutto ciò è durato quanto la fragranza dei fiori e
- delle ghirlande che ai fraterni banchetti c'incoronavano, quanto il
- fumo degli incensi che ardevano per le chiese a ringraziare Iddio
- del risorgimento italiano. E però io v'annunzio col più ponderato
- giudicio e col più profondo convincimento dell'animo, che la
- unione e concordia nostra o per sempre sono perdute e distrutte,
- o non possono rigermogliare e rinascere che dal seno fecondo della
- Costituente Italiana.
-
-
-_Nota_ I, _pag._ 364.
-
- A prova di ciò, ricorderemo un sol fatto tra molti. Durante
- il Governo Provvisorio, vennero le truppe Svizzere comandate,
- per volere espresso del Pontefice, di lasciare Bologna, dove
- stanziavano, e condursi in Roma. Le popolazioni, com'era da tenersi
- per più che certo, insorsero a mano armata per impedire il passo
- alle truppe; le quali non altrimenti potean forzarlo, che empiendo
- quei luoghi di molta strage. Vinse negli Svizzeri un sentimento di
- umanità, e non osarono di partire. Il quale atto così è giudicato
- dall'Allocuzione del 20 aprile: — _Quae (Helvetiorum copiae)
- huic nostrae voluntati haudquaquam obsequutae sunt, cum præsertim
- supremus illarum Ductor in hac re haud recte atque honorifice se
- gesserit._ —
-
- Del resto, se la bontà di Dio più che la prudenza umana ci
- preservò dal sangue civile, tutti gli altri mali dall'Autore
- presentiti e temuti fanno guasto e strazio crudele delle sfortunate
- Provincie Romane. L'oppressione e la servitù loro è già piena e
- consumatissima, e svaniron con essa le speranze magnifiche di tutta
- Europa, anzi di tutta Cristianità, di vedere il papato rigenerarsi,
- e la Chiesa procedere al fine di pari passo con la civiltà e
- gli alti concetti del secolo. Torna ostinato e funesto, come per
- innanzi, il dissidio antico tra il pontificato e la libertà, tra
- gl'interessi dello Stato Ecclesiastico e quelli della Nazione
- Italiana; e alla mente di ciascuno si riaffaccia con dolore la
- terribile comparazione di Machiavello della pietra incastrata fra
- le labbra della ferita, sì che mai non può guarire nè chiudersi.
-
- All'autore di questo scritto rimane, per ultimo, il debito di
- protestare, siccome fa, con tutte quante le forze dell'animo e
- tutta l'efficacia e la santità del diritto, contro l'abolizione
- violenta, perniciosa, illegale e per ogni modo ingiusta e tirannica
- delle libertà costituzionali nelle Provincie Romane. Egli,
- afflittissimo del presente e oltre misura spaventato dell'avvenire,
- non può non ripetere spesso in cuor suo, con angoscia affannosa e
- divinatrice: — Sventurata Roma, sventurato Pontefice! —
-
-
-
-
-PARTE TERZA.
-
-ULTIMI TEMPI.
-
-
-
-
-Collochiamo in quest'ultima parte ciò che in materie politiche dettò e
-pubblicò il nostro Autore dall'abolizione dello Statuto Romano in poi.
-
-Viene per primo quel che inseriva Egli del proprio nel sol giornale
-di opposizione liberale che scrivéssesi in Roma durante il governo
-republicano, e dove difese la libertà, come prima e sempre avea fatto,
-e farà in sua vita. Ma interruppe (com'era ben di ragione) la sua
-dignitosa e franca censura, quando gli stranieri sbarcarono, e la Città
-ebbe animo di salvar l'onore delle nostre armi e del nostro vessillo.
-
-
-SULLA DISDETTA DELL'ARMISTIZIO.
-
- 20 marzo 1849.
-
-L'armistizio è disdetto; la guerra sacra è intimata; e in quest'ora
-medesima forse in che noi scriviamo, le aure lombarde spirano
-nuovamente nel vessillo italiano. Il moto primo del cuor nostro
-si è di ringraziare umilmente il Padre delle nazioni e il Datore
-eterno di libertà, per avere infuso ne' Subalpini e nel Principe
-loro tanta magnanimità e fortezza da non dubitare di rompere una
-seconda volta la guerra, quantunque si vedano pressochè abbandonati
-dal rimanente d'Italia, e debban riporre migliore speranza nei popoli
-del Danubio che ne' proprj fratelli. À pure piacciuto al benigno
-Iddio di non permettere ch'elli si sgagliardissero per divisione e si
-scompigliassero per furore di partiti e di sètte, e à lor persuaso di
-non aspettare che germinassero i mali semi di diffidenza e di fanatismo
-sparsi di soppiatto da mani abilissime a sconciare e disordinare.
-Stretti, disciplinati e raccolti intorno al lor Principe, ànno, benchè
-soli, protetto l'Italia e contro gli stranieri e contro le interne
-follie. Ora, la spada è di nuovo snudata, e in quegli animi generosi
-non può capire che un sol pensiero: redimer l'Italia e vendicare le
-sventure di Somma Campagna e di Custoza.
-
-Non che il frasario ampolloso e superlativo delle nostre gazzette,
-ma neppur lo stile dei sommi scrittori basterebbe, noi crediamo, a
-descrivere la gioja coraggiosa e terribile che invade in questi giorni
-il petto d'ogni Lombardo. Troppo ravveduti e corretti alla scuola
-dell'infortunio, essi più non son per cadere nelle funeste incertezze,
-nelle superbie municipali, e negli stolti e ingiuriosi sospetti ai
-quali eziandio tra l'armi e in mezzo alla guerra sconsigliatamente
-davano luogo. Deh! l'infortunio e l'esperienza corregga noi pure; e
-finchè, almeno, dura la prova pericolosa e finale contro dell'Austria,
-torni la misera Italia a quella invidiata concordia e a quella fiamma
-di fratellanza e d'amore che fece cara e maravigliosa all'intero mondo
-civile l'aurora del nostro risorgimento. Anche il medio evo conobbe le
-_tregue di Dio_: non conoscerem noi per l'Italia una tregua di partiti
-e di smoderate opinioni? Certo, per nostro avviso, ciò è tanto più
-doveroso a coloro i quali, la vigilia medesima della guerra, osarono
-di suscitare in alcune parti della Penisola nuove e feconde cagioni
-d'odio, di scontentezza e di dissensione.
-
- (Dalla _Speranza dell'Epoca_.)
-
-
-SULLA NECESSITÀ DEL CONFEDERARSI.
-
- 27 marzo 1849.
-
-L'Italia, chi può negarlo? ogni dì più si sconvolge, ogni dì più
-si slega e disgiunge nei fatti, nelle opinioni e negli interessi.
-Ufficio pertanto del buon cittadino è impedire che scompigliandosi
-e dividendosi tuttavia, smarrisca i nobilissimi fini a cui vuol
-pervenire, ed i quali sono principalmente la _Indipendenza_,
-l'_Unione_, e la _Libertà_. E qui pure sembra mestieri che risovvenga a
-tutti la massima del Machiavello, che per riordinare gli umani istituti
-occorre di risospingerli inverso i principj. L'Italia diè cominciamento
-al risorgere suo con la universale concordia e armonia delle menti e
-degli animi; mostrò di abborrire da ogni fazione, e di voler conciliare
-con fina e generosa industria i pensamenti, le mire e i desiderj
-di tutti. L'ardenza e l'impeto delle passioni non volle adoperati
-e sfogati nelle sètte e nelle brighe interiori, ma rivolti contro
-dell'Austria, intesi al magistero delle armi, ai pericoli della guerra
-e a quelle imprese ardite e magnanime che il riscatto della patria
-comune ricerca ed inspira. Fra i mezzi e gli apparecchi più acconci per
-menare a bene il fiero conflitto, conseguire l'indipendenza, acquistare
-vita e abito di nazione, indicò e raccomandò con ardore tutti i modi
-e tutte le vie per giungere a qualche notabile grado di consenso e di
-unione tra i membri della gran famiglia italiana; e desiderò fortemente
-in fra essi una leale ed intima Confederazione. Volle per ciò medesimo,
-che in ciascuna provincia le istituzioni fossero tanto larghe, e tanto
-almeno vi si godesse di libertà, quanto ne bisogna per concorrere
-speditamente e con buon successo alla cacciata degli stranieri e
-all'unione confederativa; il rimanente giudicò doversi lasciare, e
-trattare a guerra finita. Volle poi quella libertà uguale per tutti,
-avversa ad ogni violenza, amica d'ogni ordine di cittadini, tutrice
-spassionata d'ogni diritto, d'ogni prerogativa, d'ogni possesso;
-libertà vera, insomma, e non finta ed inorpellata da nomi e simboli
-grandi e pomposi; libertà fondata sulla giustizia comune e imparziale,
-servita da ministri e ufficiali così abili come integri, osservatrice
-scrupolosa e severa delle leggi, promovitrice della pubblica
-educazione, massime di quella del popol minuto, calda di spiriti
-religiosi e caritativi, e informata soprattutto dal sentimento profondo
-e radicatissimo del dovere.
-
-Noi di queste massime e di queste pratiche, le quali tutte furono
-fin da principio espresse e acclamate dal buon senso della nazione,
-saremo indefessi propugnatori. E non è nostra colpa se torna utile
-ed opportuno, per non dir necessario, il ripetere e raccomandare
-all'Italia verità così ovvie ad un tempo, e così salutevoli.
-Noi aderiremo con fede a tutti i governi che mireranno con zelo
-instancabile ad effettuare l'indipendenza e il patto d'unione; a
-tutti i governi aderiremo non ripulsivi ed intolleranti, non agitati
-e predominati da focoso amore di parte, ma professanti equità,
-moderazione, assennatezza, e capaci di annegazione e di sacrificio.
-
-Da tutto ciò si raccoglie, che noi poco o nulla ci occuperemo in
-questo Periodico delle forme di reggimento politico, e assaissimo
-della bontà delle leggi; e però con diligenza e studio ne indagheremo
-e invigileremo l'applicazione e l'esecuzione. Noi (per venire in
-ispecialità a Roma e al suo Stato) in qualunque atto dell'Assemblea,
-e in qualunque del Comitato esecutivo e del Ministero, esamineremo
-anzi tutto e con massima cura le attinenze che avrà col bene comune
-d'Italia, con la guerra del riscatto e col bisogno e l'aspettazione del
-patto confederativo; poi con le condizioni particolari di queste nostre
-provincie, e sempre con gli eterni principj della moralità, della
-libertà e della giustizia.
-
-Gli uomini passano, le istituzioni non buone si posson mutare,
-le leggi oppressive abrogare. Ma le basse cupidigie svegliate, il
-credito affatto spento, i nodi ministrativi disciolti, ogni principio
-d'autorità sbandito, il dispotismo sotto nome di libertà, le coscienze
-violentate, l'odio, il sospetto, la diffidenza, la discordia in ogni
-canto seminate, sono mali tanto peggiori e più profondi e durevoli,
-in quanto che rendono inefficaci e tardivi i rimedj, e corrodono e
-guastano la tempra stessa degli animi e la probità universale, che è il
-primo e l'ultimo fondamento del viver civile.
-
-Il tempo è giunto che l'opinione dei moderati si mostri aperta ed
-intera, smettendo le reticenze ed i blandimenti. Tempo è giunto
-che la lor falange numerosissima raduni e stringa ordinatamente le
-proprie file, e proceda innanzi a bandiere spiegate, usando per la
-sua Causa, che è la Causa d'Italia, quell'attività e quel coraggio che
-gl'immoderati adoperano per la loro.
-
-Tuttociò, rispetto al generale sistema, e alla franca e ferma ragione
-di Stato che noi professiamo. Venendo ai casi del dì d'oggi, il che
-vuol dire alla guerra santa di già scoppiata, le parole e i pensieri
-nostri non possono nella sostanza differire in nulla da quelli d'ogni
-buon patriota e d'ogni vero italiano, qualunque sia l'opinione e il
-partito al quale s'accosta. La guerra è il gran fatto, il nobile scopo,
-il supremo interesse di tutti; e quanto l'opera della penna, quanto
-l'ufficio d'un'effemeride la può ajutare e giovare, tanto sarà da noi
-praticato con sempre viva e premurosa sollecitudine. A noi non istanno
-in cuore gelosie e sospetti dell'altrui fede ed ingrandimento, nè si
-fa gravosa e terribile alcuna delle conseguenze della vittoria. Non
-potrà Carlo Alberto profittare mai tanto de' suoi trionfi per sè e pel
-monarcato, che non riesca infinitamente maggiore il bene e il profitto
-recato dalla sua spada all'Italia, dandole seggio fra le nazioni, e
-arbitrio e impero sopra sè stessa.
-
- (Dalla _Speranza dell'Epoca_.)
-
-
-DEL PARTECIPARE ALLA GUERRA LOMBARDA.
-
- 27 marzo 1849.
-
-Jeri dal rappresentante del popolo Pietro Sterbini era consigliata
-l'Assemblea di non punto inviare in Lombardia le nostre milizie, se
-il governo di Piemonte non dichiarasse prima di riconoscere la nova
-sovranità della Repubblica Romana. A questa opinione singolarissima noi
-non avremmo neppur pensato di contradire, se non ci fosse da più bande
-riferito, tale essere altresì la sentenza del Comitato Esecutivo, o
-almeno di parecchi de' suoi. Nè per questo, vogliam credere ancora allo
-strano proponimento. Imperocchè troppo doloroso riuscirebbe all'animo
-nostro di vedere Roma ed il suo governo in sì basso stato caduti, da
-patteggiare e mercanteggiare, quando trattasi del riscatto de' nostri
-fratelli, trattasi dell'indipendenza italiana, anzi di questa medesima
-libertà nostra, che siam gelosi di dilatare e di mantenere.
-
-E che? la guerra di Lombardia è forse agli occhi dei Triunviri una
-faccenda monarchica, e non una guerra nazionale e italiana? Se il
-re Carlo Alberto fu primo a sguainare la spada per la patria comune,
-gloria a lui in perpetuo, gloria a' que' generosi che fra i cimenti e i
-pericoli lo seguitarono. Ma ciò non toglie l'obbligo formale e rigoroso
-a noi tutti di accorrere, almeno secondi, alla comune difesa.
-
-E che? dopo avere sì altamente gridato la guerra del popolo, e
-riempiuto di frasi magnifiche gazzette e proclami, macchina forse il
-governo della repubblica di vilmente disertare dalla Causa Nazionale?
-No, noi ci ostiniamo a non crederlo, e respingiamo con grave sdegno le
-parole acerbe e ingiuriose che ne' giornali di Francia scagliavansi
-sopra il Mazzini ed i suoi seguaci, accagionandoli di codardia, e
-di cessarsi ognora dal luogo dove ferve il combattimento e sovrasta
-il pericolo. A noi sovviene con gran diletto, come parecchi fra loro
-marciassero alla guerra lombarda, e d'ésservi prove di bel coraggio
-e di ardore vivissimo per la indipendenza comune. Ma ora ch'elli
-soli timoneggian lo Stato, ora che desso il Mazzini col voto unanime
-dell'Assemblea viene acclamato cittadino romano, e ch'egli è tantissima
-parte dei pensamenti e provedimenti del nostro governo; che cosa
-farebbe dire e opinare di lui, che cosa de' suoi proseliti, quando Roma
-e chi la regge non operasse a questi giorni con la prestezza, lo zelo
-e la veemenza, che il rinnovarsi della terribile lotta ricerca e vuole
-dagl'Italiani?
-
-Un sol ricordo daremo al Governo, ed è questo: che se Roma e le sue
-provincie lasciarono buttare a terra la potestà temporale dei Papi a
-cagione principalmente che non sembrò fervorosa e infiammata abbastanza
-per la Causa Nazionale, non rispetteranno certo il potere e i diritti
-della Repubblica, s'ella mostrerà o lascerà indovinare la benchè menoma
-esitazione ad ajutare con tutte le forze e tutto lo ingegno la santa
-guerra Italiana.
-
- (Dalla _Speranza dell'Epoca_.)
-
-
-SULLA VERITÀ NELLA POLITICA.
-
- 28 marzo 1849.
-
-Una sentenza magnifica si va ripetendo da molti; e questa è, che
-il fondamento d'ogni sistema politico e d'ogni forma di governo
-debb'essere la verità. Noi pigliamo volentieri in parola tutti coloro
-che pronunziano e propagano oggi con gravità e sussiego, tale aurea
-sentenza, e desideriamo forte che i fatti non vengano a contraddirli
-giammai. Intanto prenderemo arbitrio di far loro qualche discreta
-interrogazione, per levar di mezzo i dubj e gli scrupoli che ci
-molestano, e forse contro ragione.
-
-E prima, chiederemo se certi repubblicani, quando parlano di libertà,
-esprimono il vero od il falso; perchè da una parte accusano ogni
-governo costituzionale di fondarsi sulle finzioni, e d'impedire e
-sopprimere molte preziose franchigie; dall'altra, pervenuti essi al
-comando e póstisi alla prova del maneggiare lo Stato, si vede troppo
-sovente che la violenza occupa il luogo del diritto. Chiediamo di
-poi, se operandosi e favellandosi sempre in nome del popolo, qualora
-la grande pluralità di questo o non curi o dissenta o dispregi, sia
-mettere innanzi una verità od una menzogna. Chiediamo se lo spacciare
-per effettivo e legittimo il suffragio universale, qualora in
-moltissimi luoghi consista nel voto di poche dozzine di uomini, e in
-altri venga indettato e manipolato dai capi soli di un partito, non
-debba considerarsi come una certa e patente finzione. Chiediamo se le
-ballottazioni e se gli scrutinj parlamentarj, eseguiti con pochissima
-libertà e sotto l'influsso prepotente e continuo di un clamoroso
-uditorio, debbansi reputare sinceri e spontanei, o rassegnare anch'essi
-più giustamente nel novero delle finzioni. Chiediamo se l'imporre ad
-un popolo alcuna forma di politico reggimento, alla quale si sa e vede
-che la più parte di lui mal volentieri aderisce, e per la quale non è
-per niente apparecchiato e disposto, sia un recare ingiuria alla verità
-od un soddisfarla. Infine, ci sentiamo astretti di chiedere con istanza
-e premura, se da un lato il gridare guerra e indipendenza della patria
-comune, e dall'altro il produrre uno stato di cose che a quella guerra
-non si confà, e sturba e difficulta l'unione di tutti gli animi, venga
-a fondare la Causa italiana nel vero o nel falso.
-
-Noi frattanto non taceremo, che da questo cumulo appunto di
-dissimulazioni e menzogne nasce lo sconforto e il disdegno generale dei
-buoni; perlochè temiamo con gran ragione che il popolo se ne stanchi, e
-pigli ad odiare ed a fastidire la libertà; od almeno si lasci andare al
-dubio, all'indifferenza, all'irrisione e allo scherno, rinfacciandoci
-mille superbe promesse, e gridando ad una voce: d'ogni cosa i liberali
-ànno mentito; promettevano la libertà e ci dierono la violenza;
-promettevano un buono e santo governo, e ci dieron lo scredito, la
-povertà, la discordia e l'universale scontentezza.
-
- (Dalla _Speranza dell'Epoca_.)
-
-
-INVITO ALLA CONCILIAZIONE.[41]
-
- 3 aprile 1849.
-
-Poc'arte e poca dissimulazione bisognerebbe affine di dare al nostro
-Periodico una sembianza vistosa e gradevole a tutti coloro i quali può
-la sventura d'Italia mettere in grado fra breve di dispensare dignità
-ed onori. Ma nessun'arte, nessuna dissimulazione si occulterà mai nelle
-nostre parole; a cagione che l'intento a cui miriamo è purissimo, e
-non abbiamo chiesto nulla e nulla aspettato da verun partito. Pregati
-alcuni di noi e sollecitati a condurre a bene la cosa pubblica, il
-fecero con lealtà e zelo, usando temperanza e longanimità, insino
-al punto che non ne venivano offesi i principj da lor professati; ed
-onesto fu l'uscire come l'entrare, perchè l'orgoglio e l'ambizione non
-daranno mai crollo alle nostre coscienze. Già disse un Greco, essere
-troppo rara fortuna veder salire la filosofia accanto al seggio de'
-principi. Noi diciamo che altrettanto è raro veder salire la libertà
-vera e compiuta accosto al seggio d'ogni maniera di governanti; perchè,
-in genere, le passioni, gl'interessi ed il fanatismo così avversano
-la libertà, come s'insinuano di leggieri nel cuor de' potenti. Da
-questo deduciamo, che sarà forse ufficio nostro perpetuo lo sgradire
-ai dominanti e censurarne le opere; ma non muterà per ciò la Impresa
-che noi scegliemmo, e nella quale sta scritto a grandi lettere d'oro:
-_Tutta la libertà, e per tutti_. Ciò basti a significare con piena
-sincerità e franchezza le nostre intenzioni, delle quali peraltro
-crediamo istruito e persuaso ciascuno che ci conosce. Il sindacato
-ch'esercitiamo sugli atti di coloro da' quali al presente riceve il
-nostro paese e leggi e comandi, non vuol ferire le persone, e non
-dubita del buon volere. L'inesperienza, la giovinezza, l'accensione
-dell'animo, l'esorbitanze della fazione contraria scusano per
-avventura fra noi la più parte dei neo-montagnardi, che, senza troppo
-avvedersene, menan le cose alla peggio. Ma ci è forza di accusare
-e di rampognare i frequenti e gravissimi loro sbagli, affine che il
-popolo, affatto nuovo alla vita politica, odiando la licenza, non odii
-la libertà, e non confonda la interezza e generosità dei principj
-con l'uso improvido che alcuno ne fa. Del rimanente, noi sappiamo
-distinguere i tempi ed i casi; e quella nuda schiettezza di parole o
-acerbità di giudizio che jeri conveniva assai bene contro la baldanza
-e la presunzione, può disdire quest'oggi, che le vicende, pur troppo,
-sono mutate. Noi, certo, non insultiamo la sventura e l'abbassamento
-di alcuno, non solo perchè è la pessima delle vigliaccherie, ma
-perchè insulteremmo eziandio noi stessi, colpiti quanti altri mai e
-crudelmente trafitti dal comune infortunio. Sventura grave non è che
-una forma di governo perisca, ovvero che tali uomini invece di tali
-altri ascendano in alto e braveggino. Ma sventura somma e terribile è
-che la santa Causa Italiana pericoli d'estrema ruina nei campi della
-Sesia. E tanto siamo alieni dalla volontà di redarguire e recriminare,
-e dallo spargere tossico sulle ferite dell'animo, che a noi sembra
-nessun cittadino essere in fatto esente di colpa, e tutti dover
-confessarsi di molti errori in faccia alle nuove sciagure d'Italia.
-E che? i moderati ànno forse molto meno degli altri fallito? Ma se
-nella schiera numerosissima de' moderati fosse comparso di buon'ora
-quel coraggio civile, quella vigorezza assennata, e quel risolvere
-pronto e reciso che alle dure emergenze de' tempi si confaceva,
-sarebbe forse l'Italia trascorsa agli estremi? avrebbero avuto voce
-o séguito gli ultra-democratici? Sarebbesi ogni cosa empiuta di
-sospetto, di diffidenza e di confusione? Adunque, candidamente si dica:
-_Iliacos intra muros peccatur et extra_; e siamo l'uno inverso l'altro
-indulgenti e benigni. Purghiamo i nostri affetti e le nostre opinioni
-nel comune dolore. Poco è naturale, ed anzi impossibile, che scordando
-affatto noi stessi, e solo pensando e lacrimando d'Italia, Dio non
-ispiri le menti nostre, e non le consocii e affratelli in qualche
-concetto salutare, in qualche generosa risoluzione, che a tutti i buoni
-Italiani debba ugualmente gradire, e venir da tutti voluta e operata
-con quella pronta efficacia che le paurose necessità della patria
-dimandano.
-
- (Dalla _Speranza dell'Epoca_.)
-
-
-SULLA
-
-GUERRA DE' NAPOLETANI CONTRO I SICILIANI.
-
- 5 aprile 1849.
-
-In quest'ora medesima che noi scriviamo, la guerra, anzi il fratricidio
-di Napoli contro Sicilia è già forse incominciato. Avvenimento funesto,
-e pel quale non si può formar voto e augurio buono e sincero! Vittorie
-e disfatte sono deplorabili in egual modo, e le bandiere che vi si
-spiegano debbono andar tutte coperte di negri veli, come dietro i
-funebri cataletti. A noi muove gran meraviglia che alcune gazzette
-italiane ne parlino come se non fosse guerra civile; come se il
-risultamento finale, qual ch'egli sia, non debba crescere di necessità
-fra i due popoli l'odio, la rabbia e il comune servaggio, e una sete
-profonda ed abbominevole di mutua vendetta.
-
-Incredibile a dirsi, il medio evo non è peranco finito in Italia. Si
-mutino solo le date, e crederemo di assistere alle battaglie infami
-di Chiozza e della Meloria. Appena un poco di libertà è ricomparsa in
-Italia, che noi scelleratamente ne profittiamo per lacerare le viscere
-della patria, là con l'aperta guerra dell'armi, qua con l'occulta delle
-fazioni. E, per nostra maggior vergogna, quel coraggio ostinato e quel
-furore di popolo che mal sappiamo suscitare ed adoperare contro gli
-Austriaci, mostrasi vivo e terribile nel civile conflitto.
-
-In Gaeta è un venerando personaggio a cui debbono più che ogni altra
-cosa del mondo muover dolore ed orrore le guerre fraterne degli
-Italiani, i primogeniti della Chiesa. Perchè non esce dal suo ritiro,
-perchè non entra coraggioso fra i due popoli contendenti, perchè non
-tenta con l'augusta presenza sua di far cadere d'ambe le parti le
-armi inique e crudeli? Èvvi ufficio più degno del Gran sacerdote? Èvvi
-coraggio e ardimento speso in causa migliore e con migliore speranza di
-bene? Chè quando, per cagioni a noi sconosciute, gli sia impossibile di
-ciò fare e tentare, non sostenga almeno di rimanersi testimonio quasi
-incurante e impassibile di tante colpe e miserie italiane.
-
- (Dalla _Speranza dell'Epoca_.)
-
-
-DEL MODO DI AJUTARE LA GUERRA.
-
- 6 aprile 1849.
-
-Nei pericoli estremi della patria comune conviene attutire ogni
-discussione che non miri alle armi e alla guerra. Ogni governo,
-purchè sia Italiano e la guerra Italica ajuti di cuore, dee venire
-obbedito con lealtà e speditezza. Ai sonori proclami, alle enfatiche
-declamazioni sia fine. Mano ai fatti; e le parole si spendano
-solamente a suggerire opere utili daddovero, e a consigliare alcun
-partito praticabile e pronto. Che si può quest'oggi medesimo mettere
-in atto per ajutare i Piemontesi in modo efficace e sollecito? Ecco,
-a nostro avviso, l'oggetto principalissimo, ed anzi unico, nel quale
-dobbiamo occuparci. Apparecchi nuovi, nuovo ordinamento di nostre
-schiere, metodi migliori d'istruzione guerresca, e simili cose, come
-sono desiderabili e ottime, così al presente giungebero tarde ed
-inopportune. Quante milizie regolari, quante guardie mobilizzate,
-quanti volontarj abbiamo, si mandino tutti oltre Po a congiungersi
-con le truppe del General Pepe; si mandino a lui subitamente per
-via di terra o di mare, secondo che torna fattibile. Se l'armistizio
-non è accettato e la guerra prosiegue, egli ne farà buona cerna, e
-i meno atti a combattere porrà a difesa della città di Venezia e a
-guarnigione nei forti; gli altri menerà seco a più ardite fazioni.
-In tal guisa il Pepe, avendo possibilità di condurre contro al nemico
-meglio di venti mila uomini scelti e bene ordinati, recherà gagliardo
-soccorso all'esercito subalpino, o promovendo la sollevazione del
-Veneto, o assaltando alle spalle alcun corpo smembrato d'Austriaci,
-o in più altri modi; perchè parecchi ne può scegliere, e, secondo le
-circostanze, cambiare le mosse e gl'intenti. Appigliamoci a questo
-disegno, che è il solo proporzionato alle nostre forze, confacente
-allo stato di nostre truppe, atto eziandio a impedire l'invasione delle
-Romagne, e che ricerca per eseguirsi nè molto danaro nè molto tempo.
-
- (Dalla _Speranza dell'Epoca_.)
-
-
-SULLA
-
-PENA IMPOSTA AI CANONICI DI SAN PIETRO.
-
- 11 aprile 1849.
-
-Abbiamo, non con le parole soltanto ma col fatto cotidiano, mostrata
-la risoluzion nostra di non crescere la scontentezza e inasprir le
-passioni con quelle gravi censure che le pubbliche cose meriterebbero.
-Ciò nonostante, quando i principj stessi pericolano e l'opinione
-universale degli uomini può venir pervertita, parlare è necessità;
-e noi il faremo con quella schiettezza che la verità e la giustizia
-prescrivono, e con quella moderazione che la temperie dei tempi e
-consiglia e comanda.
-
-Leggesi nel _Monitore_ di jeri un decreto dei Triumviri, col quale
-i canonici del capitolo Vaticano sono accusati, condannati e puniti,
-per avere _reiterato il giorno di Pasqua il rifiuto di prestarsi alle
-funzioni sacre, ordinate dal Governo_. Il decreto chiama criminosa
-cotale ripulsa. È dunque materia non pure di polizia correttiva,
-ma di giustizia penale e di Corte d'Assise, come direbbesi in
-Francia. Dopo ciò, vennesi da noi cercando nel foglio, così l'atto
-d'accusa e il compendio del processo, come la sentenza formale dei
-giudici, l'allegazione del testo delle leggi rispettive violate,
-e l'applicazione della pena. Ma il foglio tace di tutto questo, ed
-è notorio all'intera Roma, che nessun atto di tribunale e nessuna
-specie ordinaria o straordinaria di giudicio à qui avuto luogo. Or
-come? s'incolpa e si taglieggia una congregazione intera e numerosa
-di ecclesiastici senza veruna formalità e legalità di giudicio; e da
-quelle persone medesime da cui move l'accusa, move altresì la condanna
-e la punizione? Ma in qual mondo siam noi? nel bel mezzo d'Europa,
-nella civilissima Roma sotto il più libero de' governi, ovvero in alcun
-pascialatico della Romelia o dell'Asia Minore?
-
-Una cosa, intanto, è certissima: che, cioè, qualora il dritto comune
-stato fosse rispettato, e avessero i magistrati ordinarj assunto,
-secondo lor debito, di conoscere e giudicare l'incolpazione, sarébbene
-uscita di necessità una sentenza di pienissima assoluzione. Imperocchè
-nessuna nozione di dritto, nessuna massima di gius publico, nessun
-principio di equità e di naturale giustizia, indurrà mai il retto e
-imparziale giudice a riconoscere in alcun cittadino il perfetto dovere
-civile di compiere certi atti di culto, e recitar certe preci a tal
-giorno, a tal'ora, per comando di chicchessia. E siamo noi che pigliamo
-arbitrio di chiamar _criminose_ siffatte ricuse! noi propugnatori
-d'ogni libertà, noi banditori dell'inviolabile diritto delle coscienze!
-
-E dopo tanto gridare contra ogni maniera di materiale costringimento
-in fatto di religione, noi stessi diamo ora l'esempio della violenza;
-e non tolleriamo che altri neghi di porger mano ad un'opera spirituale
-per timore, o giusto od erroneo, di commettere fallo dinanzi a Dio?
-Guardando all'intimo della cosa e non agli esterni accidenti, in
-verità che pochissima differenza si scorge tra queste nuove multe e
-condanne, e le carceri e gli altri cruciati del Sant'Uffizio; e tanto
-esce dal dritto e dall'equità il prete il quale usa come argomento
-di persuasione la forza esteriore, quanto il magistrato civile che
-pretende con la corporal forza di astringere il prete ad un atto di
-culto e di mera pietà religiosa. Nella fede e nel culto vive ed opera
-(chi non lo sa?) un intelletto ed una natura morale e spontanea, e però
-abborrente da coazione; e la storia del medio evo è piena di sangue e
-di lacrime, appunto per avere così i principi come il clero dimenticata
-o disconosciuta, ciascuno dalla sua parte, una tanto solenne e
-salutifera verità.
-
-Noi di quelli non siamo che disperano facilmente dell'efficacia dei
-principj, e credono la libertà e la giustizia essere piuttosto un
-nobile desiderio de' buoni che un'asseguibile realità. Confessiamo pur
-nondimeno, che questo veder ripetuti gli errori antichi, e ripetuti da
-coloro che senza dubbio professano massime affatto opposte, ci perturba
-e ci affligge più che mediocremente.
-
-La salvezza pubblica è grande e famosa parola, e può di molti arbitrj
-e di molte fiere deliberazioni essere causa e scusa ad un tempo. Ma non
-si pronunzino almeno in simili casi i nomi di colpa e di pena, di virtù
-e di dovere; perchè nessuna potenza e nessuna necessità umana potranno
-alterare e scambiare giammai la indefettibile essenza della verità e
-del diritto, di ciò ch'è innocente e di ciò che è reo.
-
- (Dalla _Speranza dell'Epoca_.)
-
-
-STUDJ SUL PROGETTO DI COSTITUZIONE
-
-DELLA REPUBLICA ROMANA.
-
-
-I.
-
- 21 aprile 1849.
-
-Nel disegno di Costituzione che jeri l'altro fu letto dal deputato
-relatore signor Agostini, molte cose riescono di necessità le medesime
-che in altri Statuti fondamentali; ma parecchie sono nuove, o, a dir
-meglio, sono innovate e ringiovanite. Ai compilatori del _Progetto_
-è sembrato convenevole, che trattandosi di ordinare e dettare una
-Costituzione repubblicana in Roma, dovessero ricomparire alcune
-di quelle forme politiche, venerande di antichità e di gloria, le
-quali governavano dal Campidoglio tutto il mondo civile. Perciò,
-parecchi concetti e ricordanze classiche, come direbbero i letterati,
-campeggiano in questo disegno di legge costitutrice. I Consoli,
-il Tribunato e i Comizj vi sono risuscitati non solo nel nome, ma,
-in qualche porzione almeno, eziandio nel fatto. La questione sta a
-definire se quelle forme vetuste e dagli uomini (rispetto all'uso)
-dimenticate, posson o tanto o quanto ripigliar vita e recare profitto.
-Appresso i Romani, Consolato, Tribunato e Comizj erano parti d'un gran
-tutto bene insieme congegnate e connesse, prodotte e compite dalla
-invisibile azione del tempo e dalla lenta conciliazione degl'interessi,
-e conformate a poco a poco alle singolari e non più ricomparse
-condizioni di quel popolo miracoloso. Tentare oggi di ricondurle fra
-noi, benchè a pezzi e frammenti, si è come incastrare nella basilica
-di Firenze un colonnato di Vitruvio, e porre a riscontro del Mosè di
-Michelangelo l'Apollo del Belvedere.
-
-Oltre di che, ogni pensatore politico è persuaso quest'oggi, che le
-antiche istituzioni si reggevano molto di più per l'efficacia dei
-costumi, che per la virtù e maestria delle leggi; e più assai per
-la forza della religione e dell'uso, che per la sapienza ordinatrice
-interiore. Per contra, l'età nostra procaccia di supplire con l'intima
-bontà delle leggi e degl'istituti al difetto delle tradizioni e
-all'inefficacia de' costumi. I tre libri _De Republica_ scritti
-dal dottissimo dei Consoli e giaciuti occulti per tanti secoli, poi
-ritornati inopinatamente alla luce, non ànno niente di più ajutato
-gl'ingegni a capire e scoprire la economia del governo romano; quella
-economia intendiamo che induceva effetti e compiva imprese maravigliose
-a tutto il mondo moderno.
-
-Due consoli in Roma stavano più che bene, e facevano gran profitto
-alla cosa pubblica, perchè studio cotidiano di quella città erano la
-guerra e la conquista. Laonde, il più del tempo, l'uno de' consoli
-guidava gli eserciti, l'altro provvedeva ai negozj civili. Spartivansi
-parimente fra loro non pur gli ufficj, ma le provincie; e con siffatti
-temperamenti, e forse con molti altri che mal conosciamo, evitavasi
-la discettazione e il conflitto in fra due persone investite di
-egualissima potestà e incumbenza.
-
-Ma i due consoli di questa nostra repubblica, nessuno intende come
-faranno a procedere sempre d'accordo. Il sì dell'uno vale quanto il
-no dell'altro, nè più nè meno; e come la legge non partisce fra loro
-nessun officio e nessuna giurisdizione, così quell'altercazione del
-sì e del no può insorgere ad ogni momento e per ogni cosa, e non è
-provveduto alcun modo di farlo cessare.
-
-Manco male, se i consoli venissero eletti dall'Assemblea; perchè quivi
-i rappresentanti più savj e sperimentati potrebbero convenire, e dare
-i suffragj a persone il men che si può disformi di genio, d'opinione
-e di scienza. Ma i consoli, giusta il disegno, escono essi pure dallo
-scrutinio popolare; quindi, per li diversi umori delle provincie,
-accadrà sovente di vedere appajati uomini differentissimi. E neppure è
-lecito di credere che la stanchezza e la noja ovvero l'urgenza dei casi
-costringali a cedere l'uno all'altro secondo i tempi e gli accidenti,
-o a convenire in continui mezzi termini per giungere a qualche atto e
-deliberazione comune. Imperocchè, sopra que' poveri consoli pesa una sì
-tremenda e incessante malleveria, da spegnere qualunque buon desiderio
-di mezzi partiti e di mutua condiscendenza. Nelle altre Costituzioni
-sono i parlamenti che tengono arbitrio di sottoporre a un'imputazione
-criminale i capi non inviolabili del Governo; ma nella nostra, ogni
-cittadino può con un semplice suo memoriale promuovere l'accusa e la
-condannagione dei consoli. Nè solo debbono essi render ragione delle
-faccende della repubblica ad ogni sei mesi, e quante volte sieno
-dall'Assemblea ricerchi di ciò; ma usciti appena d'uffizio, vengono
-per disposizione suprema di legge posti a sindacato dai Tribuni, i
-quali possiedono facoltà di tradurli di poi in giudicio. In Francia,
-presidente e ministri incontrano tutt'insieme una pari obbligazione di
-mallevare; ma la nostra Costituzione fa imputabili di colpe di stato
-i soli due consoli, e ogni mancamento de' primi ufficiali del Governo
-rovesciasi loro sul capo.
-
-Abbiamo finito? non già, perchè riman di notare in questo medesimo
-subbietto un altro grave disconcio. Conforme il disegno di cui
-parliamo, ogni anno all'uno dei consoli tocca di uscire di magistrato,
-e vien supplito dal console nuovo. Per tal guisa, colui che rimane,
-dopo avere per avventura assai faticato e sudato a comporsi nelle
-massime e nella pratica col suo collega, dee ricominciar l'opera e la
-fatica con l'altro che sopraggiunge; al quale altro avverrà dopo un
-anno la sorte medesima; e così senza fine. Oh Consolato degno di poca
-invidia e di molta commiserazione!
-
-
-II.
-
- 23 aprile 1849.
-
-La vita politica delle nazioni, simigliando a quella dei corpi animati,
-non può sussistere nè prosperare senza un artificioso contrasto delle
-sue parti. Ma il contendimento in fra esse debb'essere tale, che invece
-di uscirne la disgiunzione e la distruzione, e invece che le virtù e le
-forze contrapponendosi vengano a sminuire e cessare, moltiplichino per
-lo contrario la lor vigorezza e la loro efficacia, e compongano, quasi
-a dire, una discorde concordia, piena di varietà e di ordine insieme.
-
-L'arte, pertanto, dei filosofi politici consiste a trovare una felice
-e durevole antagonía (mi si conceda il vocabolo) delle forze civili,
-donde provenga continuamente l'ampliazione e la sicurezza delle libertà
-pubbliche e del comune perfezionamento. Per contra, quelle costituzioni
-in cui signoreggia un solo principio e una sola forza qualechessia,
-portano entro sè la cagione dello scadimento e ruina propria. Le
-monarchie assolute appena ebbero consumate le reliquie della feudalità
-e ogni specie di gerarchia interposta tra esse e il popol minuto,
-soggiacquero alla violenza di ripetute sollevazioni, e cessero il luogo
-ai governi rappresentativi. Per simile, le aristocrazie di Venezia e
-di Genova, dopo avere in sè accumulata ogni potestà ed ogni diritto,
-si disfecero nella dissolutezza e nell'ozio. L'aristocrazia inglese,
-in quel cambio, ponendo argine a sè medesima e alla sua prepotenza con
-la Camera dei Comuni e con altre popolari franchigie, non solo è ancor
-sussistente e gagliarda, ma non sembra dar segno nessuno di decadenza e
-di prossimo disfacimento. Grande errore farebbe colui il quale stimasse
-che i governi popolari vadano esenti da questa legge. I Fiorentini,
-quando ebbero divelto dal seno loro ogni ordine di patriziato e ogni
-autorità senatoria, e raccolto tutto il potere in mano delle Arti, non
-perciò si quietarono, ma si divisero in sètte più numerose, e la città
-e lo stato riempirono di tumulti e sollevazioni.
-
-A coloro, impertanto, che si travagliano di ordinare e costituire in
-maniera durevole le moderne democrazie, debbe star ferma in pensiero
-cotesta massima fondatissima: di non permettere che la forza e
-autorità popolare non abbia contrasto legale alcuno, e la vita così
-politica come civile non esca sempre rinnovata e rinvigorita da un ben
-congegnato sistema di antagonía.
-
-A rispetto di ciò, debolissima e molto pericolante, a credere nostro,
-è l'ultima Costituzione di Francia, e sarà tale qualunque altra le
-voglia rassomigliare. Quivi una sola è la fonte e l'emanazione di
-ogni dignità e di ogni potere; senza che alcuna prescrizione di legge
-od ufficio di magistrato curi e provveda se non a impedire, almeno a
-scemare notabilmente gli sconci assai gravi che il suffragio universale
-conduce seco, e i quali dal lato degli elettori sono principalmente la
-_volubilità_, l'_ignoranza_ e la _seduzione_. Quivi una sola assemblea,
-originata da quel suffragio, fa e delibera tutte le leggi e ne veglia
-l'esecuzione. Quivi il capo del governo trae l'autorità e l'ufficio
-suo transitorio dallo stesso popolare scrutinio; e non possiede per
-moderare alcun poco la onnipotenza dell'assemblea verun altro mezzo,
-che farla richiedere dai ministri entro il termine solo di un mese, di
-voler sottoporre a nuova deliberazione la legge per innanzi approvata;
-e può l'assemblea non accedere alla domanda. Quivi, pertanto, è una
-sola ed unica potenza e dominazione, la volontà delle moltitudini; le
-quali di lor natura, come dicemmo, riescon voltabili e passionate,
-nè si posson difendere quanto è bisogno contro la propria ignoranza
-e l'altrui seduzione. Ora, nessun rimedio à trovato la Costituzione
-nuova francese ai difetti e all'eccesso del regno assoluto delle
-moltitudini, e alle esorbitanze del parlamento che discorre ed opera
-in nome di quelle. Tutt'i poteri sono soverchiati continuo da una
-forza incircoscritta e infrenabile; e l'antagonía salutare della vita
-politica è sciolta e annullata.
-
-In America, alla prevalenza cieca del numero e all'arbitrio pieno del
-popolo minuto contrasta primamente la forma di governo confederativo;
-la quale induce meno impeto nel consiglio e nell'opere, e commette al
-congresso centrale la sola trattazione degl'interessi effettivamente
-comuni, e però assai più larghi e meno mescolati ed intorbidati di
-passioni e preoccupazioni. Secondamente, l'abbondanza inesauribile del
-lavoro e l'alto prezzo delle mercedi, fa la plebe di necessità meno
-inquieta ed astiosa, e ne' suoi pensieri e suffragi più temperata.
-In terzo luogo, ognun sa che la potestà legislativa è spartita in
-America tra la Camera dei Comuni e il Senato, e che non procedono
-entrambi dal suffragio universale, nè sono eletti con una medesima
-ragione proporzionale; imperocchè il Senato componesi secondo il numero
-degli Stati, e la Camera de' Comuni secondo quello dell'universale
-popolazione. E similmente, non dal suffragio delle plebi, ma da certo
-modo particolare e ristretto di eleggere, esce il nome del presidente a
-ciascun quadriennio.
-
-Ora, non sussistendo nulla di tutto ciò in Francia, egli occorreva di
-speculare e indagare altra natura di spedienti e altra efficacia di
-rimedj: il che non fu fatto nè procurato.
-
-Ai degnissimi cittadini che lungamente meditarono l'idea della
-Costituzione romana, sembra che siffatti pensieri e difficoltà o non
-sieno sorti nell'animo, o non li abbiano piegati ad altre cogitazioni
-e risoluzioni. Certo è, che nel lor disegno di legge fondamentale
-incontrasi, come appunto nella francese, una sola assemblea, una sola
-forma di elezione, una sola origine di autorità e di potere. Ma in
-Francia ogni proposta accolta nel parlamento dee, per avere forza di
-decreto, venir messa a partito e vinta tre volte consecutive; e oltre
-di ciò, il presidente, innanzi della promulgazione a lui affidata,
-possiede come notammo, la facoltà di richiedere una quarta e ultima
-deliberazione. Giusta il disegno di Costituzione di cui parliamo,
-un consimile temperamento può venire usato dai Tribuni. Di questi,
-adunque, diremo un po' alla distesa, e con sempre uguale franchezza e
-sincerità di discorso.
-
-
-III.
-
- 25 aprile 1849.
-
-Chiunque ricorda il tribunato romano antico, pensa una tremenda
-magistratura che, per effetto delle sue interdizioni, de' suoi giudizj
-e de' suoi plebisciti, non solo la forza contrappesava e l'autorità
-del Senato, ma non di rado soprapponeva il diritto e la volontà della
-plebe alle giurisdizioni e alla potenza di tutto l'ordine dei patrizj.
-Nel nostro _Progetto_ dì Costituzione il tribunato è cosa molto più
-innocente e leggiera, e tra tutti gli ufficj della repubblica è del
-sicuro il più scioperato ed agevole; tanto che sembrerebbe costituito
-per serbare in Roma alcuna memoria e figura dei Benefizj Semplici,
-quando il tempo e i costumi li sopprimessero. Per vero, ad esso non è
-attribuito altro incarico peculiare e continuo, se non quello descritto
-dall'articolo 33, con queste formali parole: «Sopra le leggi adottate
-con maggioranza minore di due terzi, possono i tribuni richiamare
-il suffragio dell'assemblea; e se dopo la seconda discussione sono
-adottate con meno di tre quarti di suffragi, i tribuni hanno il diritto
-di richiamarle a nuova discussione. Dopo la terza discussione, se la
-legge è adottata a qualunque maggioranza, viene eseguita.»
-
-Nella proposta neppure è indicato l'idoneo modo col quale il tribunato
-esercita cotal suo diritto; cioè se il debba mettere in atto per
-messaggio all'assemblea, o se per organo dei consoli od altri primi
-ufficiali, ovvero presentandosi egli medesimo nel parlamento, e quivi
-annunziando essere sua volontà che la discussione di tal legge o di
-tal altra, benchè compiuta, si rinnovelli. Ma certo è che la legge
-fondamentale non gli fa obbligo nemmeno di significar le ragioni
-ond'è mosso a chiedere la rinnovazione dei dibattimenti e la prova del
-bossolo.
-
-Ciascun vede, pertanto, che comoda magistratura sia quella del
-tribunato, scarica affatto di pensieri e di occupazioni, e non dovendo
-ragione ad alcuno del proprio operato; imperocchè ella sola, secondo
-la proposta, non incorre in veruna malleveria, e non riconosce potere
-alcuno che le stia sopra.
-
-Dicemmo nel primo Articolo, che in questo disegno di legge
-fondamentale, chi porta davvero un basto ingrato e pericoloso, sono
-que' tapinelli de' consoli: onde qui Cicerone non avrebbe per lo
-certo di che compiacersi oltremodo, e non morderebbe sì spesso ne'
-suoi discorsi que' tanto numerosi e protervi _qui honori inviderunt
-suo_. E si avverta di passata la ingiusta parzialità che interviene
-tra i consoli ed i tribuni. La proposta di Costituzione prescrive
-nell'articolo 22, che i consoli debbono conseguire nei generali
-comizj non meno di centomila suffragi; ai tribuni basta la pluralità
-ordinaria; e ciò non pertanto i consoli sottostanno al sindacato dei
-tribuni. Questi poi, come i prediletti e i beniamini dello Stato, sono
-mantenuti e spesati dalla repubblica; del mantenimento dei consoli la
-Costituzione non parla: eppure la lor bisogna e la briga è grandissima;
-quella dei tribuni è pressochè nulla. Onde ci par di sentirli ogni
-giorno, desinando nel nuovo Pritaneo, sclamare per gratitudine:
-_Populus nobis hæc otia fecit._
-
-Ma, rivenendo al primo proposito, egli si può dire che l'officio
-sopradescritto del tribunato poco importa al corpo da' cittadini se
-riesce lieve o gravoso a chi lo sostiene, quando torni in effetto
-di gran momento e di gran salute per la repubblica. Ma qui appunto
-la mente nostra si smarrisce in cercando i principj e le massime che
-ànno condotto i compilatori della proposta ad immaginare questo lor
-tribunato; il quale è inopportuno e soverchio per un rispetto, e per un
-altro è inefficacissimo e vano. Soverchio, all'intento di conseguire
-nuove discussioni e nuovi scrutinj, e soverchio altresì, come vedremo
-più tardi, per sindacare l'azione dei consoli; inefficacissimo e
-vano, per porre limitazione alla prepotenza popolare, e introdurre
-nello stato una saggia e provvida antagonia; inefficacissimo, infine,
-per mantenere nella repubblica una giusta misura fra i due elementi
-costitutivi d'ogni progresso civile, la _conservazione_ vogliam dire e
-l'_innovazione_.
-
-Tanto è discosto da verità, che l'ufficio di domandare una discussione
-nuova esiga la creazione di una sì alta e insigne magistratura qual'è
-il tribunato, che in Inghilterra viene a ciò soddisfatto e supplito
-da un semplice articolo di regolamento parlamentare, e in Francia da
-una speciale prescrizione della legge costitutrice, là dove tratta
-delle pertinenze e funzioni dell'assemblea. Ma sì in Francia e sì
-in Inghilterra tale precetto di rinnovare i dibattimenti e dare più
-d'una volta i partiti, non ad altro serve, salvo che ad impedire la
-troppa sconsideratezza e precipitanza delle deliberazioni. Nè l'opera
-dei tribuni può recare in ciò maggior bene, eziandio per questa
-considerazione, che l'autorità loro appresso i deputati del popolo è
-men che mediocre, venendo eletti, siccome quelli, dagli stessi comizj
-e a pluralità ordinaria di voti: quindi, a rispetto del valore e
-dell'importanza morale, i tribuni agli occhi dell'assemblea sono dodici
-contro dugento; sono dodici muti ed inoperanti, contro dugento che
-discutono e che risolvono.
-
-Secondo la proposta, i consoli, terminato l'ufficio loro, ne rendono
-conto ai tribuni. A questi poi appartiene o approvarli o proporne
-l'accusa. Con ciò, non v'à dubbio, il tribunato ritroverebbe, una fiata
-almeno ogni due anni, qualche giorno di briga e di occupazione. Ma
-si consideri che innanzi a quel termine, ai consoli tocca per quattro
-volte di render conto all'assemblea dello stato de' pubblici affari;
-la qual cosa include di necessità l'esame e il giudicio minuto e
-specificato dell'opere loro: ed anche intralasciamo di ricordare che
-debbono i consoli ripetere punto per punto quell'atto, sempre che ciò
-venga nel desiderio dell'Assemblea.
-
-Posto, dunque, ch'essi della ministrazione loro sieno usciti netti
-e incolpevoli, e niun cittadino gli abbia accusati od abbia potuto
-far giungere l'imputazione insino alla forma del giudicio, la quinta
-ispezione e indagine de' lor fatti e portamenti diventerà di leggieri,
-piuttosto che altro, una formalità ed una sovrabbondanza. In caso
-poi che il contrario avvenisse e proponessero i tribuni l'accusa
-dei consoli, l'assemblea sarà pochissimo disposta ad approvarla
-e continuarla; perchè moverebbe da gente non guari mallevadrice
-dell'atto, sprovveduta di autorità grande, chiamata a supplire
-i consoli per tutto il tempo del giudicio; e più ancora, perchè
-l'assemblea confesserebbe la incapacità propria e la negligenza, col
-non aver saputo o voluto prevenire i tribuni intorno al sindacare le
-azioni dei consoli.
-
-Rimane di far parola d'una straordinaria incombenza data ai tribuni;
-d'invigilare e conoscere, durante la dittatura, se il pericolo della
-patria è cessato. Merita la cosa che noi ne discorriamo a più bell'agio
-nel prossimo foglio; e vedremo quanto curiosa e piacevole invenzione
-riesca questo aborto di Tribunato.
-
- (Dalla _Speranza dell'Epoca_.)
-
-
-SULLO SBARCO DEI FRANCESI A CIVITAVECCHIA.
-
- 26 aprile 1849.
-
-Lo sbarco delle truppe francesi in Civitavecchia è avvenimento
-gravissimo, nel quale sta inchiusa una questione di fatto e una
-questione di alto diritto. Sebbene, in quanto al diritto, la parola
-questione è forse impropria ed equivoca; imperocchè, al sentir
-nostro, la violazione del diritto è patente, e non può muovere alcuna
-ragionevole controversia. Per ciò noi ringraziamo di cuore i Triumviri
-per avere prontamente e con solennità protestato; ed altre grazie
-avremmo ad essi reso, se per compire lo sbarco fosse ai Francesi
-tornato necessario il venire a qualche atto di forza e all'uso
-dell'armi, e i superiori e magistrati del luogo fossersi ritratti in
-Roma o in altra terra sicura, secondo che in simiglianti frangenti
-è costume di fare. Sì nel proclama dei Triumviri e sì in quello
-dell'Assemblea, per ciò che spetta all'invasione del territorio, sono
-adoperate parole piene di giusta indignazione e di romana alterezza.
-Ma ci avrebbe gradito assai che le legittime rimostranze non fossero
-unicamente state fatte nel nome nostro, ma di tutta la Nazione
-Italiana; perchè non è lecito mai di scordare che noi siamo provincia
-d'Italia e nobile parte del territorio nazionale comune, il quale
-gli stranieri ànno offeso e violato, offendendo e violando il nostro
-particolare. E in questi sensi per appunto fu dettata la protestazione
-del Ministero del 16 di novembre contro il minacciato invio di truppe
-francesi; in questi sensi parlò il ministro Mamiani al Consiglio
-dei deputati, i quali tutti nella sua sentenza convennero con pieni
-applausi ed unanime deliberazione.
-
-Ma, salvato il principio, e fatto conoscere agli stranieri che alla
-Nazione Italiana se manca tuttora il nervo non manca il senso, e che
-l'altrui forza può bene opprimerla ma non ingannarla, nè indebolire
-in cuor suo la coscienza piena che à racquistata del proprio diritto,
-deesi considerare con gran diligenza la questione del fatto.
-
-Noi preghiamo strettamente ogni buono e leal cittadino a ponderare
-con fermo giudicio, se nelle condizioni presenti d'Italia e nella
-disposizione più generale degli animi, e dopo cadute le armi subalpine
-a Novara, sia probabile o no di trovare mezzi copiosi, séguito e ardore
-di gente, ostinazione invitta e magnanima non diciamo per far trionfare
-il diritto, ma per difenderlo con dignità. D'altro lato, è grandemente
-mestieri di porre eziandio in esame, se la calata de' Francesi non
-abbia per cagion vera e impellente la necessità di prevenire altre
-violente occupazioni, ben davantaggio odiose e malefiche, e di gente
-nimicissima d'ogni libertà nostra e del sacro nome d'Italia. Uopo è
-di considerare se nel pericolo sommo in cui si travaglia la patria,
-e sul punto di naufragare e perire, non le corra debito di gettar via
-nell'onde qualche insigne parte del carico perchè tutto il restante si
-salvi. Infine, veggano e considerino gl'ingegni integri e imparziali,
-se in tanto bisogno di concordia e di fratellanza, non divenga
-ufficio doveroso e pietoso insieme di rimovere quelle poche cagioni
-di differenza che peranco insorgono in mezzo di noi, e impediscono
-che noi ci stringiamo tutti in un sol pensiere e ci affatichiamo in
-un solo studio, e il qual sia di campare ed assicurare alcuna porzione
-di libertà, e quanta almeno i nuovi infortunj d'Italia e la prepotenza
-degli stranieri ne posson lasciare intatta e sincera . . . . . .
-
- (Dalla _Speranza dell'Epoca_.)
-
-
-
-
-ELOGIO FUNEBRE
-
-DI RE CARLO ALBERTO
-
-detto da Terenzio Mamiani nella Metropolitana di Genova il dì IV
-ottobre MDCCCXLIX.
-
-
-In sul cadere di giugno del 1849, entrati i Francesi in Roma,
-e appresso a pochi giorni intimato insolentemente all'Autore di
-uscirne, egli si rifuggiva in Genova, dove ogni maniera di ospitali
-dimostrazioni e carezze lo accolse e riconfortò. In quel mezzo tempo,
-giunse nuova della morte di Carlo Alberto, e Genova si apparecchiava
-a riceverne le amatissime ceneri con riconoscente dolore e con funebre
-pompa. Allora fu scritta al Mamiani la seguente lettera:
-
- «Chiarissimo signor Conte.
-
- «Il Municipio di Genova, mosso dal desiderio di tributare un
- estremo omaggio di devozione riconoscente alla memoria del
- Propugnatore dell'Italica Indipendenza, del Monarca Legislatore,
- cui i Popoli Subalpini sono debitori dello Statuto, deliberava
- che in occasione del passaggio per questa città delle venerate
- spoglie di CARLO ALBERTO, gli fossero celebrati solenni Ufficii di
- espiazione nella Chiesa Metropolitana.
-
- «Bramoso, oltreciò, il Municipio che i pregi e le azioni del
- Principe magnanimo e sventurato formassero in tal congiuntura
- il subbietto d'una Orazione funebre, e che i sentimenti da cui i
- Genovesi sono animati per CARLO ALBERTO fossero espressi da chi
- sapesse rendersi degno interprete d'un dolore che tutti i veri
- Italiani debbono partecipare, ebbe ad ascrivere a sua ventura che
- la presenza in Genova di un Terenzio Mamiani gli porgesse il modo
- più acconcio di soddisfare all'intento.
-
- «Al Corpo Civico non solo son noti i meriti letterarii e
- scientifici che rendono la S. V. uno de' più specchiati
- ornamenti d'Italia, ma stanno dinanzi i servigi segnalati
- ch'Ella generosamente prestava alla Patria Comune, ed insieme
- il particolare affetto ch'Ella nutre per questa città, la quale
- tanto si pregia di essere da V. S. Chiarissima stata eletta a sede
- ospitale.
-
- «Queste considerazioni determinando l'unanime assenso del
- Consiglio Delegato a commettere a V. S. l'incarico della Orazione
- da recitarsi dopo la sacra cerimonia, fanno concepir la fiducia
- ch'Ella vorrà accondiscendere alla preghiera che per mio mezzo
- Genova tutta Le porge.
-
- «Gradisca, chiarissimo signor Conte, l'attestato del riverente
- ossequio con cui ho l'onore di proferirmi
-
- «Di V. S. Chiarissima
-
- 22 agosto 1849
-
- Devotissimo Obbedientissimo Servo
-
- _Il Sindaco_ ANTONIO PROFUMO.»
-
-L'Autore rispose:
-
- «Signor Sindaco.
-
- «Di tutti gli onori e favori segnalatissimi che questa Città
- insigne e ospitale si è degnata parteciparmi, il maggiore senza
- dubbio è quello che la S. V. mi proferisce col suo foglio di jeri,
- invitandomi nelle prossime esequie di Re CARLO ALBERTO a recitarne
- publicamente le lodi. Ragionare convenientemente di quel gran
- Personaggio, e farsi organo fedele e diserto del popolo Genovese in
- tanto suo lutto e dolore, è certo impresa da sgomentare non pure il
- mio povero ingegno, ma quello eziandio de' più provetti e felici
- oratori d'Italia. Ma d'altra parte, ricusare un sì nobil ufficio
- e un'offerta capace da per sè sola d'illustrare tutta la mia
- bassa vita e fortuna, e in cui risplende un carissimo testimonio
- della rara predilezione per me di tutto questo glorioso popolo,
- ha sembrato al mio giudicio più presto un atto d'orgoglio che di
- modestia, e il quale non passerebbe senza qualche odiosa apparenza
- d'ingratitudine. A me corre obbligo, adunque, accettando l'onore
- ed il carico, di fare ogni sforzo ed ogni fatica per rimanere
- meno discosto che io potrò dalla grandezza del têma, e con lo zelo
- almeno e lo studio mostrare alla S. V., a suoi Colleghi onorandi e
- alla intera Città, che la riconoscenza mia e la devozione inverso
- di loro, se negli effetti è scarsissima, è somma e perpetua nel
- sentimento e nel desiderio.
-
- «Mi creda pieno d'osservanza e d'ossequio
-
- «Della S. V.
-
- «Li 23 di agosto 1849.
-
- Umilissimo e Obbedientissimo Servo
-
- TERENZIO MAMIANI.»
-
-
-I.
-
-Dei veramente grandi e buoni è l'orazion funerale dettata prima d'ogni
-altro dal popolo; e dove questo si tace, non vale facondia e abilità
-d'oratore. A niun tristo principe, morente sicuro in suo letto, è
-accaduto mai di non avere accanto al suo feretro un gonfio panegirista,
-il quale osi di adulare e mentire eziandio tra le pareti del tempio,
-alla presenza più viva e più manifesta di Dio. Se non che, in quel
-caso, l'ostinato silenzio del popolo accusa e sbugiarda il celebratore.
-Per lo contrario, dove l'amore e l'ammirazione delle genti accompagna
-la morte d'un giusto re, nessuna eloquenza pareggia forse il buon
-sentimento di quelle; come alla vista del feretro suo, nessuna forza,
-nessuna astuzia, nessun pericolo potría ne' petti stagnar le lagrime,
-e il lutto e il rammarico seppellirvi. Quando le ceneri di Germanico
-per mare venute toccaron terra, da ogni loco eziandio non vicino
-piovean le turbe accorate, e con ansia amorosa di vederle e onorarle;
-nè astenevasi alcuno di mostrare e provare al mondo, che lui sfortunato
-e tradito avean caro sopra tutti i potenti e felici, e volevanlo
-glorificato al par d'un Iddio. Ora, quell'accoramento medesimo,
-quell'affollarsi da tutte bande, quel gemere luttuoso ed universale
-s'è pure udito e veduto in questo porto di Genova, appena vi salía la
-nave che riconduce a noi dall'esilio la salma d'un re sventurato ma
-grande, e la quale accoglievano afflitti e in gramaglia que' Senatori
-e Rappresentanti a cui lasciava egli in perpetuo retaggio la libertà; e
-circondavanla le milizie di que' segni stessi e di quelle bandiere (ahi
-dimesse oggi e abbrunate!) ch'egli volle sopra tutte le torri della
-Penisola inalberare, e farle in ogni terra e sopra ogni mare franche,
-temute e trionfatrici.
-
-Ma quanto è maggiore la perdita, più sentito il dolore, il tribolo più
-generale e sincero, altrettanto l'anima del dicitore se ne sgomenta;
-perch'egli non può fare come il pittore Timante che figura Atride
-nascondentesi dentro le palme il viso; ma sì è costretto di ragionare
-mentre non vorrebbe che piangere, e mentre in cambio di parole, gittar
-vorrebbe muti sospiri e flebili suoni interrotti. Or che dirò della
-povera mia loquela, o Signori, innanzi a sì alto subbietto, e in faccia
-a sì grande, sì vero e non esprimibil dolore di tutta questa città,
-che nell'ardore de' nobili affetti a niun popolo cede, a moltissimi
-entra innanzi? Ma d'altra parte, io vo pensando che qui non si tratta
-di sole funeree lamentazioni, e di solo sfogo al comune e soverchiante
-cordoglio; e nemmanco si tratta di esimia palestra oratoria, e di
-spiegare innanzi alla vostra curiosità sfoggiate bellezze d'arte e
-di stile. Ben altra cosa domandano la santità e solennità del luogo
-e del rito, l'anima augusta per cui preghiamo, l'Italia infelice che
-a questa terra rimira, ultimo asilo e sostegno della sua libertà e
-delle sue speranze, ahi già tanto superbe! Lasciamo alle prefiche
-e alle femminette l'abbondanza del pianto e le inconsolabili nenie.
-Nessuna cosa è più degna d'un popol civile raccolto d'intorno alla
-spoglia mortale di strenuo principe, che il chiudersi in grave mestizia
-e meditabonda, piena d'alti documenti e consigli, e che sia lume e
-preparazione di migliori destini.
-
-
-II.
-
-Suole gran parte di coloro che studiano nelle storie, uscire dalla
-notizia e considerazione di quelle con l'animo troppo diverso e
-fuor misura disingannato, e odiando quasi la luce che d'indi è lor
-balenata. Imperocchè stimano averne raccolto questo insegnamento più
-generale e più certo: che, cioè, il genere umano vive e si pasce,
-come durevolmente fanciullo, di perpetue illusioni; la fortuna
-governare le cose nostre con usuale insolenza e perfidia; quei popoli
-acquistare grandezza e quei principi venir lodati e famosi, che son
-fortunati. Le imprese comechè giuste e nobili, gli sforzi comechè
-dolorosi e magnanimi, quando il buon successo non gli accompagni, o si
-estinguono nel silenzio, o con dispregio son ricordati. Se il cuore fu
-schietto e sublime, il tentamento generoso, le intenzioni benefiche,
-la volontà invitta e incrollabile, non si chiede. Invece, molti nomi
-permangono illustri e molte opere ricordate nei secoli ed ammirate, le
-quali la giustizia condanna, e la bontà deplora ed abbomina. Insomma
-(sentenzian costoro), la lealtà, il coraggio, la rettitudine, la
-bontà e l'annegazione sola valgono nelle storie meno che nulla, e di
-lor si fa caso unicamente allora che menano seco la forza, l'ingegno,
-l'abilità, la fortuna; e l'abilità, l'ingegno, la fortuna e la forza
-valgono, pur troppo, e prevalgono anche sole. Ora, a tale sentenza
-sconfortatrice e del sicuro non tutta falsa, ognun sa che dovrebbe il
-virtuoso e il cristiano non si perturbare; essendo notissimo a lui, che
-il mondo è cieco e strano dispensiere di fama, e il volgo si lascia
-pigliare alle splendide e strepitose apparenze; notissimo è a lui,
-che la virtù è rara e divina cosa per ciò appunto che tragge i premj
-da entro sè stessa. E fuori di sè, non agli uomini li domanda ma sì
-a Dio immortale, e dei parziali e sciocchi giudizj umani alteramente
-sorride. Ciò resta vero; ma la virtù comunale e generalmente usata non
-è profonda nè coraggiosa; e d'altra parte, ànno le storie del medio evo
-mostrato e provato assai, quanto torni pericoloso il porre tutte mai
-le speranze e tutti i pensieri fuori del mondo. Ei si fa necessario,
-pertanto, che qualche preludio almeno di gloria, qualche cenno di
-spiritual premio, qualche segno e testimonianza visibile di laude e di
-onore, segna presto o tardi l'animoso ed il buono eziandio quaggiù in
-terra, e gli tenga luogo di lieti successi e d'ogni altro bene.
-
-Al presente, io mantengo che quel preludio di gloria, quel segno
-d'onoranza più, direi, celeste che umano, e il quale o non mai o
-rarissimo può mancare alle virtù grandi benchè infelici, sì è l'amore
-appunto di tutti i buoni, e la compassione e insieme l'invidia di tutte
-l'anime generose e gentili; si è il giudicio e la sanzione del popolo,
-il quale tuttavolta che non vien soprafatto dalle arti maligne degli
-ambiziosi e de' prepotenti, serbasi retto nell'assegnar la sua stima,
-e scuopre e indovina assai bene la probità delle intenzioni e dei fini;
-e dove non possa altrimenti, sfoga con segrete rammemorazioni e qualche
-nascosta lacrima l'affetto riverente e pietoso.
-
-In tal guisa, e contro i ludibrj della fortuna e a preferenza d'altri
-re abilissimi e potentissimi, l'amore, l'ammirazione, l'encomio, il
-compianto di tutta Genova, di tutto il Piemonte, di tutta l'Italia
-accompagna, circonda, onora e quasi non dissi adora l'estreme reliquie
-di questo Re, e lui caduto due volte nel santo intraprendimento, udiam
-tuttavia chiamare e salutare un eroe.
-
-Insegnamento sublime e più che altri mai profittevole, il quale esce da
-queste esequie! Oggimai dee sapere qualunque Italiano, che quando anche
-o dagli accidenti o dalla natura fossegli contrastato e interdetto di
-segnalarsi per doti peregrine ed eccelse d'ingegno e d'arte, sempre gli
-rimarrà, se lo voglia, il tesoro non dissipabile d'un eroico sentire
-e d'un forte operare; e che gl'infortunj più fieri e impensati mai non
-varranno a frodarlo della tacita maraviglia e dell'affezione ossequiosa
-di tutti coloro che il pregio dei pensieri e dell'opere umane indagano
-e pesano alla stadera e al lume della coscienza, e riscontrandole
-esattamente coi dogmi eterni della giustizia e del bene. Il qual lume
-e il quale riscontro c'insegnano oggi appunto con gran sicurezza,
-che il peccato dei destini, la crudele indifferenza d'Europa, gli
-eccessi delle fazioni e i funesti errori di tutti, contrastarono e
-soprafecero le intenzioni più alte e schiette e magnanime che sieno
-sorte e dimorate pur mai nel petto d'un re; e che sì le opere, i
-benefizj e i tentamenti di CARLO ALBERTO inverso la patria comune, sì
-ogni mezzo voluto e prescelto da lui nell'adempimento di essi, furono
-tutti impressi e lucenti di quella prodezza antica e di quella civile
-santità, che sola può salvare e riordinare, non che l'Italia, ma il
-secolo, e queste viventi e le nasciture generazioni.
-
-
-III.
-
-Famoso è nelle storie d'Erodoto quel discorso di Solone a Creso re dei
-Lidj, col quale fece il savio ateniese divisare e conoscere, come per
-dar giudicio della bontà e felicità della vita convenga soprattutto
-aspettarne e considerarne il termine; e che le ultime parti di quella
-(quando già non sia dalla vecchiezza troppo consunta) ne racchiudono
-il maggior pondo e valore, perchè ne sono, come a dire, il portato
-a cui preparare trascorsero gli anni antecedenti. E sebbene questi
-non paressero tutti laudevoli, o non quanto gli ultimi, fannosi di
-leggieri dimenticare, sembrando tener simiglianza con quelle foglie
-e quei tegumenti che bene allegato che abbia il frutto, si diseccano
-e cadono. Per contra, dove l'ultima maturità della vita non riesca
-corretta e gloriosa, poco o nulla stiman gli uomini le virtù e i pregi
-anteriori. Certo, non è senza maraviglia il pensare, come i trascorsi
-e la ferità di Ottaviano Augusto vengano quasi tenuti in non cale per
-considerazione della sapienza e liberalità posteriore. Nè comparisce
-meno strano, che il saper morire da forte e da generoso tramandasse
-ai posteri il nome di Ottone pressochè mondo d'ogni sozzura. Ma,
-per lo contrario, trapassò dubia e macchiata in sino a noi la fama
-di Teodorico, soltanto per avere una vita tutta bella e incolpevole
-bruttata, in sul finire, d'un fallo unico, incrudelendo contro que' due
-gran giusti, Simmaco e Boezio.
-
-Ciò bene osservato, a voi non parrà disdicevole che io, stretto dal
-tempo e dal proseguimento del rito e di sue cerimonie, e sceglier
-dovendo il meglio e il più sostanzioso della vasta materia, raccolga
-il mio ragionare quasi tutto negli ultimi anni della vita di CARLO
-ALBERTO; ne' quali, d'altra parte, un secolo intero sembra esser
-trascorso, e ai quali porterà invidia in qualunque età qualunque
-principe d'alto sentire, e che abbia cuore d'innamorarsi della sventura
-e di non tremare il martirio.
-
-Io dico e ripeto, impertanto, con gran fermezza, che i concetti e
-le mire di CARLO ALBERTO, quali segnatamente negli ultimi anni si
-palesarono a tutto il mondo, ed alle quali accomodò ogni pensiero e
-ogni azione, furono le più pure insieme e le più eccelse e benefiche
-a cui può voltarsi una elevatissima mente e un petto generoso ed
-intrepido; e al mio giudicio, procede da esse sole tal merito, da
-tenere viva e onorata in perpetuo la sua memoria. Nel vero, di molte
-e varie accidenze di guerra e di molti imprendimenti formidabili e
-strepitosi ragiona la storia; e più a lungo ed enfaticamente assai,
-con quanto maggior sangue e maggiore perturbazione e ruina di cose
-si consumarono. Ma se dalla giustizia ed utilità del fine lecito
-fosse di misurare la bellezza e splendenza loro, quante di esse
-imprese pensiamo, o Signori, che si rimarrebbero degne d'encomio e di
-ammirazione? Certo, lasciando pure intatta ed inesplorata l'antichità,
-io vorrei che in qualche dotto e prudente uomo fosse stato arbitrio
-d'interrogar d'improvviso o Carlo quinto, o l'emulo suo Francesco, o
-Luigi decimoquarto, o Carlo di Svezia, o (mi si dia licenza d'aprir
-tutto il vero) quel Genio stesso tragrande che regnò, non à molti
-anni, dal mare germanico al mar siciliano e dalla Loira alla Vistola,
-e osò portar guerra ad un tempo medesimo sulle terre Gaditane e sulle
-Moscovite. Io vorrei, dico, che in alcun giorno de' più radiosi e beati
-del viver loro, quel savio che io mi figuro avesse inopinatamente
-potuto a ciascun d'essi addirizzare queste o somiglianti parole: —
-Creatura mortale e peccabile, che pensi, che imprendi, ove guardi?
-Veggo gesti rumorosi e magnifici; veggo battaglie e conquiste, paesi
-sconvolti, ordini antichi mutati; ma i fini proporzionati del bene e
-dell'utile, e la necessità e giustizia delle cagioni non veggo. Degna
-mostrarmi il largo e perpetuo profitto che il genere umano intero, od
-almanco la tua nazione, è per trarre da sì gran copia di sangue, da
-sì profondi guastamenti, da guerre sì lunghe e sì disastrose. — Del
-sicuro, a interrogazioni cotali non avrebber fallito risposte ingegnose
-e magniloquenti da ciascuno di que' famosi. Ma negli occulti del cuore
-e negli ultimi penetrali della coscienza un subito scompiglio sarebbe
-pur nato, e una involontaria e amarissima dubitazione intorno alla
-bontà e legittimità del proposito. Interrogato in quella vece di ciò
-medesimo Re CARLO ALBERTO in qualunque tempo e in qual sia frangente
-di cose, chi di noi nol vede e non l'ode speditamente rispondere, con
-pacata serenità e alterezza dal profondo dell'animo attinte: — Chiedi
-quello che io voglio e ch'io fo? io la più santa e legittima voglio e
-procuro di tutte le imprese, l'affrancamento d'Italia. —
-
-D'ogni e qualunque azione civile, la principale e migliore per
-merito, per dignità, per bellezza, per santità, per fama, sempre fu
-reputato il procacciare, con arduo sforzo ed eroico, la liberazione
-della patria dalla tirannide dei forestieri. Imperocchè, fondamento
-d'ogni libertà e d'ogni diritto è la politica indipendenza; rimossa
-la quale, può solo sussistere un'apparente libertà e un apparente
-diritto. Del pari, nella indipendenza è il principio vero e spontaneo
-e la cagione efficace e sempre ubertosa di ogni prosperità e grandezza
-sociale; essendo che l'ordine morale del mondo à determinato e
-prescritto ab eterno, che le nazioni, primamente e originalmente da
-natura costituite, rimanendo signore ed arbitre de' proprj destini,
-arrechino all'intera famiglia umana quella stessa varietà d'indole
-e quella eccellenza stessa speciale di attitudini e di talenti, che
-può ogni singolo uomo arrecare alla propria città; onde risulta
-l'armonia portentosa delle differenze, il cambio e la mutuazione
-degli uffici e dei comodi, e in fine l'incremento e il progresso del
-comun bene. Il perchè, oppressare l'autonomia naturale dei popoli si è
-rompere guerra scelleratissima alla Provvidenza, la quale a ciascuna
-nazione liberalmente concesse di veder meglio che tutte le altre una
-sembianza del vero e del bene eterno, e assegnò qualche proprio e
-nobile ascendimento su per l'immenso scaleo della perfezione civile.
-Da ciò procede, che l'antichità e la modernità puntualmente concordano
-ad anteporre ad ogni specie di nome illustre quello di coloro che,
-impugnata con retto animo la spada di Matatia, spesero i sudori, il
-sangue e la vita per purgare la terra degli avi dal contatto pestifero
-degli stranieri. Da ciò procede eziandio, che il tempo e la vecchiezza
-consumatrice di tutte cose, in luogo di nuocere e logorar come tarlo le
-memorie di quelli, le riforbisce di mano in mano, e le cinge di lampi
-e splendori: tanto che si trasmutano in simboli e in figure ideali ed
-archetipe, e sono segno e subbietto alle tradizioni popolari e alle
-fantasie de' poeti; i quali, in tal caso segnatamente, la storia e la
-favola tessono insieme non già per trastullo, ma con intuito secreto
-d'una verità più alta e più vera della storia medesima. Così d'Erminio
-è accaduto appresso i Germani, così di Guglielmo Tello appresso gli
-Svizzeri, così di Giovanna d'Arco in mezzo a' Francesi, e di Giovanni
-da Procida tra' Siciliani, e del Cid e de' suoi cinque figliuoli tra'
-Castigliani. Ed io stimo medesimamente, che dai nostri tardi nepoti non
-verrà nelle canzoni loro popolaresche taciuto il nome di CARLO ALBERTO,
-nè andrà egli senza onore di simboliche figurazioni; chè anzi, quanto
-più travaglio e sangue e sudore costerà agli Italiani il vendicarsi
-in essere di nazione, con quanta maggiore felicità e amplitudine
-ripiglieranno di poi il corso delle preterite glorie e ritroveranno
-le orme dell'antica fortuna, altrettanto diverrà chiara e di giorno
-in giorno più rinnovata e ringiovanita la tragica memoria di questo
-principiatore eccelso della risurrezione italiana; conciossiachè gli
-uomini delle cose grandissime ammirano sopra modo i principj, e gli
-reputano come divini.
-
-
-IV.
-
-Ma io non vorrei, uditori, lasciarvi pensare che io vo derivando in
-parte le lodi del mio personaggio dalle fonti della poesia. Chè anzi,
-spiacemi oltre misura di non possedere parole tanto significative e
-semplici insieme, da mostrare la materia che tratto nella sua nuda e
-maestosa grandezza, fuggendo i fiori e gli stratagemmi della rettorica.
-
-Pericle pregato dagli Ateniesi di dir le lodi solenni e publiche
-de' cittadini morti nel primo anno della guerra peloponesiaca, usò
-d'un artificio notato dai buoni maestri dell'eloquenza; e ciò fu
-lo spaziarsi da prima con isplendente e copiosa orazione nelle lodi
-d'Atene e della republica, descriverne i pregi, dinumerarne i gran
-capitani, narrarne i gesti più chiari, espor la sapienza delle leggi,
-i miracoli dell'arti e dei monumenti; poi, con subito trapasso e
-non aspettato, conchiudere: — per sì fatta città e republica, per
-sì gloriosa cittadinanza sono combattendo caduti e morti costoro.
-— Convenientissima cosa a me pur sarebbe, o Genovesi, il misurare
-dalle grandezze, come dalle sciagure estreme d'Italia, la nobiltà e
-grandezza dei fini, dell'ardimento e dei beneficii di Carlo Alberto.
-A me pure, dove il subbietto chiedesse ornamenti ed amplificazioni,
-bello sarebbe stato entrar nelle lodi d'Italia, e concludere dicendo:
-— per questa patria comune, la più gloriosa fra tutte, come altresì
-la più sventurata; per questa madre onoranda della civiltà dell'intero
-Occidente; per l'Italia due volte dominatrice del mondo e legislatrice;
-per la culla sublime de' più sacri ingegni che la stirpe umana abbiano
-mai decorato; per gli eredi del nome latino e della magnitudine vera
-e pur non credibile del romano impero, è insorto, à combattuto,
-à sofferto, è dal trono disceso, à la vita in travagli e angosce
-trapassata e chiusa l'Eroe che qui celebriamo. —
-
-Ma non sono ben degne di Carlo Alberto le lodi che a molti si possono
-accomunare. Assai gli basta (e vel proverò) ciò che à di singolare
-e di proprio; e vi giuro con sincerissima lingua, che io il miro
-collocato in una cima di gloria, ove abita solo. E per rispetto
-all'Italia, potrebbesi egli tacere ciò che il distingue veracemente fra
-tutti, e che forse non tutti ànno a dovere considerato? Io vel dirò
-molto in breve. Antichissima è certo la gentilezza di nostra patria,
-e comparsa adulta e matura fra gli uomini infinito tempo prima di
-quella delle moderne nazioni; imperocchè poco meno di trenta secoli
-di civiltà ricorda e narra, giù per continue trasmutazioni, la storia
-italiana. In tanto corso, adunque, di tempi e di avvenimenti, egli è
-da cercare a quanti principi e capitani (chè degli uni e degli altri
-è innumerevole copia) à gradito di sguainare il ferro e pericolarsi a
-morte per salvare e redimere la patria comune. A quanti? Dio immortale!
-a nessuno. Ricorderemo noi forse gl'imperatori tedeschi che, facendo
-d'Italia un feudo alemanno, assumevano come per ischerno il titolo
-di romani e di augusti? O, per lo contrario, ricorderemo gli autori
-e conducitori della Lega Lombarda? Ahi lombarda l'appellarono con
-ragione, e non italiana, dacchè tanta parte d'Italia ne venne esclusa.
-Gran dicería si fa (e torna utile che si faccia) del proposito fermo
-e virile che dicesi avesse Giulio secondo di smorbare l'Italia dai
-barbari. Pienamente voglio credere all'alto e animoso disegno, non
-malagevole ad effettuarsi in quel tempo dai Papi, quasichè onnipotenti.
-Ma mentre il fatto non à provato la verità di quel desiderio, bene
-col fatto si prova, che da verun altro ricevè Carlo VIII impulsi più
-frequenti ed acuti per iscendere alla conquista di Napoli, da veruno
-gli furono più raccorci gl'indugi, e meglio acchetati e rimossi i dubbj
-e vinte le esitazioni, quanto da esso Giulio, allor Cardinale: e certo,
-divenuto Pontefice, non incominciava egli da buon italiano la impresa
-italiana, collegando seco Francesi e Tedeschi a danno e sterminio
-dei Veneziani. Fu inutile presente della fortuna, che quel magno e
-terribile delle cui vittorie l'età nostra non si stanca di ragionare,
-uscisse dal nostro sangue, e stringesse in pugno tutti i nostri
-destini. Sotto il costui impero, Roma, Firenze, Torino, e tu, Genova,
-foste città francesi; e il Regno che portava il sacro nome d'Italia,
-stringevasi tutto fra l'Olona e il Clitunno. Da ultimo, menzioneremo
-noi quel soldato forestiero e audacissimo, che, certo di cadere dal
-trono regalátogli poco dianzi da Buonaparte, gridò per estremo suo
-scampo — Indipendenza italiana, — pronto a spartire di poi col cognato
-la illustre preda, qualora quegli non ruinasse? Chiudiamo il discorso.
-Questa meraviglia dovranno attestare i futuri, di questa nessuna storia
-potrà tacere: che, cioè, tra l'immenso numero de' potenti a cui venne
-per li tempi commesso il freno d'alcuna parte delle Belle Contrade, tu,
-CARLO ALBERTO, fosti il primo e il novissimo che snudavi la spada per
-riscaldare tutta quanta la terra Ausonica; nè leggiermente o per poco
-il pensasti e volesti, ma sempre, e con tutte mai le potenze dell'animo
-e le forze della mente e del braccio; nè porzione alcuna dell'essere
-tuo rimásesi non addetta, non devota, non sacra all'Italia insino alla
-morte; e morte desiderasti nella guerra liberatrice, e che qualche
-salvezza ed onore all'Italia fruttificasse.
-
-
-V.
-
-Proviene da ciò, che ne' funerali questo dì celebrati nessuno
-scorge una solennità genovese o ligure o piemontese, ma italiana ed
-universale; e vi assistono in desiderio e in ispirito le genti della
-Penisola quante ci sono. E al nostro gran lutto risponde per ogni
-intorno il lutto della Nazione, e in ogni cuore trapassa il nostro
-compianto, e da innumerabili petti esce un solo sospiro. Che se al
-giusto e pio dolore degl'Italiani non fosse dalla violenza o straniera
-o domestica vilmente interdetto il manifestarsi con publico rito, in
-qual parte riposta e remota del Bel Paese, in qual minima città, in
-qual villaggio, oso dire, non vorrebbesi suffragare ed esequiare in
-comune, e con accompagnamento di vere e caldissime lacrime, l'anima
-gloriosa di questo Monarca? il quale unico tra gl'infiniti signori
-di nostra patria, e quasi non dissi fra i privati cittadini altresì,
-amò tutte le genti italiane con dilezione ugualissima di fratello
-e di padre; e, contro l'esempio e le inclinazioni de' suoi medesimi
-precessori, in cambio di aver cari gli altri Italiani come prossimi e
-consanguinei, ebbe cari i suoi Subalpini solo perchè Italiani. Ma le
-sciagure stesse d'Italia, e le ingiurie e gli sforzamenti del crudele
-inimico, questo effetto non malo producono almeno: che intorno al
-feretro augusto s'adunano in folla i miseri sbandeggiati d'ogni nostra
-provincia, e qui degnamente le figurano e rappresentano, e nel proprio
-e manifesto rammarico attestano il secreto pianto e cordoglio di tutte
-le latine città. Qui voi pure state presenti, ahi sventura! o fratelli
-di Venezia, o invitto e intrepido retroguardo dell'armi italiane,
-rifatti degni di rivestire la gloria di quattordici secoli, arditi
-di combattere soli contro tutto un impero, manomessi non dal ferro
-ma dalla fame, cedenti per accordo, non per disfatta. Sia luogo alla
-verità; di niun corrotto e di niuna lacrima trarrà l'anima benedetta
-di questo Martire più compiacimento e più onore, che delle vostre, o
-prodi come incolpevoli, o per ogni virtù militare e civile insigni e
-specchiatissimi Veneziani.
-
-
-VI.
-
-Bello e magnifico è tutto ciò, e sufficiente, mi sembra, a far
-venerando ai venturi qualunque nome di re. Pur nondimeno, se in voi
-mantiensi, uditori, l'onesto desiderio di più avanti considerare
-l'essere sostanziale della virtù, seguitando a bene distinguerlo
-e segregarlo dagli accidenti, massime dagli esteriori assai più
-soggetti all'arbitrio dei casi e al torto giudicio degli uomini, le
-lodi che mi rimangono a dire di CARLO ALBERTO riusciranno maggiori
-e più rare; e se ne riverbererà un lume d'insegnamento da spandersi
-con profitto grande non pure fra i popoli italici, ma sì fra tutte le
-genti civili e cristiane. Il perchè, quando mi fosse fattibile, io
-chiamerei volentieri ad udire questa parte seconda del mio discorso
-gli uomini tutti che ànno in Europa autorità e ingerimento continuo
-e principale nelle faccende publiche, ed assai facoltà d'informare e
-allevare l'animo e l'intelletto delle moltitudini. Io dico ed assevero,
-che io farei ciò premuroso e senza paura d'orgoglio; conciossiachè la
-imperizia e la ruvidezza del ragionare non potrebbe dal lato mio esser
-tanta, da spegnere affatto il fulgòre delle verità che fuor del mio
-têma di per sè traluce e sfavilla.
-
-Per fermo, tra i vizj molti e gravissimi che incattivirono la nostra
-età, e onde marciscono in poco d'ora i frutti delle sue fatiche e de'
-suoi tentamenti, il pessimo, al mio sentire, si è quella inerzia della
-gente mezzana a combattere il male e zelare il bene; quel difetto
-di fede profonda ed inconsumabile nella verità e nella giustizia;
-quei concetti o dubitosi o travolti, così intorno ai diritti ed
-alle franchigie, come intorno agli uffici ed alle virtù e imprese
-cittadinesche; quello scarsissimo sentimento dell'annegazione e del
-dovere, e quell'insorgere invece con infinita baldanza ed avventatezza
-contra ogni autorità ed ogni titolo di primazia. Quindi, pur troppo, è
-nato che l'eguaglianza civile e politica viene professata e voluta più
-assai per invidia dei beni e delle preminenze altrui, che per ispirito
-vivo e sincero di dolce fraternità: quindi, piuttosto che affaticarsi
-ad alzare ed accostare gl'infimi ai sommi, abbattesi rabbiosamente ogni
-cima, e a quella gretta mediocrità, che riman di poi, d'ogni condizione
-e d'ogni intelletto, dàssi lo specioso nome di pura democrazía:
-quind'infine, spogliato e nudato l'animo delle speranze sopramondane,
-e lasciatogli le sole mondane e caduche, l'amor dei piaceri e delle
-ricchezze predomina e tiranneggia, e nel volgo si fa bestiale, ed
-ogni promettitore d'un paradiso in terra acclaman profeta e levano
-in sullo scudo. Dopo ciò, non è da stupire, se in tanta declinazione
-ed alterazione del senso morale, e, d'altra parte, in tanto sdegno ed
-irrequietezza di spiriti, il mondo come tutto si è scosso e scomposto,
-così nessun ordine e nessun assetto naturale e durabile abbia per
-anche trovato; e nessun termine di moto e di mutazione al cominciamento
-loro consenta e risponda. Agli impeti coraggiosi e alle sollevazioni
-formidabili e quasichè generali, subito sottentra tedio, diffidenza e
-stanchezza; alla bontà e interezza delle prime intenzioni succedono,
-tra brevissimo, esorbitanze e tristizie: in secolo della sua civiltà
-e de' liberi suoi concetti superbo e fastoso, vedesi ogni questione
-di ordini e istituti politici vinta e risoluta dal ferro; e quei
-governi rimanere al di sopra, che meglio conversero le milizie loro in
-automati armati, e in cittadelle sè moventi, e costrutte e murate di
-uomini. In cotal guisa, le idee del bene e del retto appajono dall'una
-e dall'altra banda manomesse e sconvolte, e la forza è il Dio dello
-Stato; e a quella nazione che vive
-
- Mai sempre in ghiaccio ed in perpetue nevi,
-
-e geme tuttora, per iscandalo della civiltà e del Cristianesimo, in
-abbiezione di schiavitù, sono concedute al presente le prime parti e il
-supremo arbitrato d'Europa.
-
-
-VII.
-
-Ora, a siffatto pervertimento dell'ordine, e a tale nuova dissipazione
-delle più care speranze del genere umano, non sarà posto compenso
-nè termine, insino a quando non ritorni trionfante nei petti nostri
-la religione. E d'altro lato, non mai questa gl'impronterà del suo
-saldo e lucente suggello, insino a tanto che, permanendo eguale ed
-immobile nella sostanza sua, non muteràssi in parecchie disposizioni
-e accidenti, e non piglierà a santificare e validare con divina
-sanzione quei pensamenti vasti, quegli affetti virili e quelle nobili
-propensioni, le quali sveglia la libertà, la ragione approva, illustra
-e nudre la scienza, e le quali confidansi di menare il consorzio umano
-in più franca e spaziosa via di progresso e di perfezione. Da tutto ciò
-risulta quello che mi sembra doversi chiamare assai convenientemente
-la Religione Civile. E perchè non mi accade qui di spiegare e chiarire
-come in aula accademica i larghi e fecondi concetti adunati sotto
-tale denominazione, ve ne darò con qualche acconcia definizione e
-similitudine un cenno ed un saggio. La Religione Civile, pertanto,
-che è dal secolo desiderata più che altro bene, e si va nelle menti e
-nei cuori ogni dì più rivelando, non reca (e mai nol potrebbe) alcun
-detrimento ed alterazione alla santissima religion nostra, e alla
-moralità perfetta degli Evangeli; ma, per opposto, ella è un incremento
-leggiadro e mirabile, e una nuova faccia della virtù e del bene, poco
-avvertita per innanzi e male intelletta: chè la virtù umana procede
-ella pure con legge di spiegamento e di ampliazione, non forse a
-rispetto delle sue interiori disposizioni, il cui pregio raccogliesi
-tutto per avventura nella perfezione della volontà, ma sì certo a
-rispetto delle esteriori manifestazioni, e della potenza ch'essa virtù
-acquista maggiore e più celere di effettuare il bene e moltiplicarlo,
-e crescere la universale eccellenza del genere umano. La _Religione
-Civile_, pertanto, dilata e sublima con nuovi uffici la cristiana
-pietà, in quanto che alle virtù mansuete e private aggiunge ed innesta,
-assai meglio che per addietro, le pubbliche, e alle famigliari le
-cittadine; santifica tutti i negozj politici con puro consiglio
-operati; insegna, più schiettamente che in ogni passato tempo, i
-termini dell'obbedire e del comandare; nè si ferma, come insino a qui
-parean fare i buoni, ai lamentevoli libri di Giobbe, ma prosiegue
-oltre, e legge e medita assai intentivamente e con fervoroso animo
-nei santi libri de' Maccabei. Insomma, la Religione Civile infonde e
-sveglia nella mistica lira dell'uman cuore una nuova e celeste armonia,
-stata finora sentita da pochi spiriti eletti, e solo con segni e colori
-simboleggiata dal divino Raffaele, quando alla forma greca soavemente
-trasmise e congiunse la idea e il sentimento cristiano. Resta che nel
-mondo morale la medesima contemperanza si effettui, e la immacolata
-luce degli Evangeli penetrando di sè le virtù greche e latine,
-le ammendi e purifichi, e tanto valore lor porga, quanto le virtù
-ascetiche ed eremitiche ànno paruto sino a qui possedere per proprio ed
-unico privilegio.
-
-
-VIII.
-
-Io sembro, o Signori, avere di mille miglia scostato il discorso dal
-suo subbietto; eppure, mai non mi è partito da sotto gli occhi, e,
-senza bisogno alcuno d'artificiosa transizione, torno a lui d'un sol
-passo. Conciossiachè di quella fede inconcussa nel bene, nella verità
-e nella giustizia; di quel senso coraggioso, immutato ed assiduo del
-dovere, di cui dicemmo soffrire inopia grandissima la nostra età;
-di quella religione civile, insomma, che nell'esercizio delle virtù
-publiche ammaestra e infiamma il buon cittadino, e il fa nei pensieri
-e nelle opere riuscire stupendo ed intemerato; io non mi diffido di
-asserire, che il primo e solenne testimonio ed esempio dato a questi
-tempi vanissimi e fluttuanti nel dubio, è Re Carlo Alberto. Costui,
-negli ultimi anni del suo regnare, diventato modello a sè stesso, e
-trovato nella sua rigida e guardinga coscienza un nuovo aspetto di
-virtù, quale l'indole propria e il rimutarsi dei casi e i moderni
-concetti e le necessità d'Italia e il corso e perfezionamento della
-ragion morale gli dimostrarono, visse singolare e straordinario come
-principe e come uomo, e a tutti gli avvenire porse subietto imitabile.
-Gloria invidiata d'Italia, potere, in tanta caduta ed umiliazione,
-farsi per lui, in materia gravissima, norma salutare all'Europa, e
-scuola e ammaestramento ai popoli d'una pietà eroica, e d'un abito
-di religione, con solo il quale varranno le odierne generazioni a
-ricomporre la forma dell'animo, e, con l'animo, i sociali e politici
-ordinamenti. Fu CARLO ALBERTO devoto e pio quanto il nono Luigi,
-quanto lui valoroso e leale, al par di lui penitente: ma fu datore e
-servatore di libertà come un re di Sparta; amò la patria e la gloria
-come un antico; sentì il debito di cittadino ed ebbe concetti magnanimi
-e smisurati come un romano. Il perchè, chi vuol far ritratto fedele
-di questo Principe, cerchi le credenze più sane e più inviscerate del
-medio evo, e raccolga in uno le cavalleresche virtù dei Crociati;
-componga il rimanente con le luminose pagine di Plutarco e di Tito
-Livio. Darà prova e conferma di tutto ciò quanto son per narrare.
-
-
-IX.
-
-Pochi anni dopo il 1840, apparvero i primi indizj dell'eminente
-e riposto pensiero del Re. Al libro delle Speranze d'Italia e
-all'altro del _Primato civile degl'Italiani_, mostrò di fuori buon
-viso, nell'animo fece festa e plauso vivissimo, godendo di veder gli
-scrittori persuadere e muovere la nazione a più savj consigli e a
-praticabili proponimenti. In quel mezzo, le riforme moltiplicava; e
-ampliando gli studj, massimamente di storia e di giure, promulgando
-i Codici troppo lungo tempo aspettati, promovendo le industrie e i
-commerci, l'arti geniali erudendo e premiando, suscitava ne' popoli
-le infingardite facoltà dell'ingegno e del sentimento, adusavali
-all'impero imparziale e non rimutevole della legge, e alzava a cose
-magnifiche le loro speranze e i lor desiderj. Concordi, operosi
-e disciplinati serbava gli ordini ministrativi, integerrimo il
-magistrato. Altrettanto di bene volea succedesse nell'esercito e
-negli armamenti, dove o l'imperizia o la trascuraggine, o molto
-peggior cagione frustrato non avesse l'intento premuroso e continuo
-del buon Principe. In sostanza, ogni cosa avviavasi, benchè
-lentamente, a preparare i Subalpini a gran fatti, e a prove (può dirsi
-metaforeggiando) non da uomini ma da giganti. Già nel 1846 scoppiavano
-molte faville del nazionale ardore che in petto al Re divampava. Già
-al Congresso degli Scienziati raccolto in Genova, e festeggiato a
-cielo da questa ospitalissima cittadinanza, dava il Principe libertà
-di discorso e di stampa; tanto che parve la radunanza accademica
-tramutarsi affatto in politica, e l'Italia udire, racconsolata ed
-attonita, la voce congiunta e concorde di tutti i suoi figli. A detti
-e a sentimenti poco dissimili porgeva occasione il primo congregarsi
-altresì de' Comizj Agrarj, dal Re consentito e voluto. Già, senza
-uscir del buon dritto, ricusava CARLO ALBERTO di più oltre osservare
-certi patti gravosi temporalmente convenuti tra l'Austria e il Piemonte
-circa ad alcune merci e derrate dall'uno nell'altro Stato trasmesse.
-All'Austria, avvezza a signoreggiare in ogni corte italiana, ciò parve
-nuovo ed acerbo, e fieramente se ne sdegnò; ma non sì che intendesse
-le mire ultime e generose nascoste in que' fatti: imperocchè non
-possono i despoti figurare e credere in altri quel che non sentono essi
-o dispregiano, e che alla volgare loro ambizione d'infinito spazio
-sovrasta. Di tal modo le cose maturavano nel Piemonte. Ma, ciò non
-pertanto, versava l'animo di CARLO ALBERTO in molte dubiezze; non a
-rispetto del fine sovrano, e del volerlo (quando che fosse) interamente
-e con gagliardezza raggiungere ed adempire; ma sì bene intorno alla
-scelta dei mezzi, e all'indirizzo da darsi all'eroico intraprendimento,
-e al come condurlo in guise ottime e conformi alla sua pietà, e fermate
-sopra principj d'irrefragabile bontà e giustizia. Conciossiachè molti
-fra suoi cortigiani, e fra' religiosi più intramettenti e troppo da
-lui caldeggiati, veniangli mostrando e raccomandando una sorta di
-pietà, di giustizia e di carità oppostissima al concetto che l'indole
-sua, naturalmente diritta e nobile, s'avea foggiato. Ciò più che
-altro il teneva perplesso. Però scolpiva in una medaglia il leone
-Sabaudo pronto a percuotere con l'alzato artiglio l'aquila spuria e
-difforme, solo che vedesse spuntare in cielo l'astro aspettato, cioè
-un segno precursore e fatale ch'egli credeva non dovergli a tempo
-fallire, e non esser remoto. Ed ecco, veracemente, sorgere un lume
-improvviso e sfolgorantissimo in Vaticano, ai cui lampi ed al cui
-tepore sembrano nel miserando deserto d'Italia rigerminar tutte le
-antiche semenze di onore, di libertà, di sapienza e di gloria. Certo,
-nessuno salutò quella luce con più di appagamento e letizia, che Re
-CARLO ALBERTO; avvegnachè da quel punto a lui cessarono le esitanze,
-e ogni oscurezza si dileguò, e raccolse entro l'animo il pieno e
-sicuro criterio morale d'ogni futura opera sua. Stimò allora ed ebbe
-per fermo, nè per qualunque mutare d'uomini e d'avvenimenti cangiò
-egli di poi sentenza, che Dio medesimo gli rivelasse in modo patente
-e straordinario, a quale specie di pietà e a quali virtù ardite e
-maschie e fruttuose fosse chiamato ed eletto. Compiersi, alfine, il
-felice connubio tra la libertà e il papato, tra il progredimento civile
-e la Chiesa; Roma cessare di troppo blandire i potenti, e verso i
-popoli nuovamente accostarsi; già riconoscere nelle Nazioni il dritto
-primitivo ed ingenito di possedere sè stesse; già spandere benedizioni
-sulle armi che quello difendono, e più validamente venir sancito
-da lei quel pronunziato antichissimo, che combattere e perire a pro
-della verità e della giustizia torna a un medesimo che combattere e
-morire per Cristo Signore, _cum Christus sit veritas et justitia_.[42]
-Allora CARLO ALBERTO, abbracciando la sublime impresa d'Italia con
-la fede viva ed inestinguibile d'un Buglione e d'un Riccardo, subito
-pose in disparte le troppe cautele, i viluppi, gli ondeggiamenti e
-gli artificj dell'usuale diplomazia. Quanto più generosi ed aperti i
-mezzi, tanto gli parevano da preferire; la calcolatrice prudenza de'
-Gabinetti spregiò, e neppure si volse indietro a guardare i maneggi
-e le pratiche del passato: così diverso volea che fosse il presente,
-e di così animosi e solleciti fatti ripieno. Gran caso, vederlo
-scostarsi ad un tratto da quella ragion di stato avveduta e scaltrita,
-che mena ordinariamente i negozj di tutte le corti, nella quale sono
-allevati e formati i principi, fatta a lui parere più necessaria dalla
-malagevolezza dei tempi, predicatagli da tutta la storia di Casa sua.
-
-
-X.
-
-Di tal guisa, e per opera di tanta trasmutazione, eragli fatta facoltà
-di pronunziare le parole stesse di Dante Alighieri: _In quella parte
-del libro della mia memoria, dinnanzi la quale poco si potrebbe
-leggere_ d'impensato e straordinario, _si trova una rubrica la quale
-dice_ INCIPIT VITA NOVA. Non però, che Re CARLO ALBERTO non avesse
-di lunga mano addestrato sè stesso all'eroica trasformazione con
-abiti malagevoli di virtù, e con pratiche disciplinari, cotidiane e
-durissime. E quantunque Egli siasi imbattuto a nascere d'una progenie
-di re, severa quasi sempre di spiriti e austera di costumi e di
-usanze, ciò non pertanto rimarrà notabile ed esemplare a moltissimi
-principi il tenore della sua vita. Levarsi mattutino, e alle cure del
-regno attendere tuttodì, fino alla tardissima notte, con applicazione
-indefessa ed assidua. Non feste, non cacce, non isvagamenti, non
-teatri, non balli: in tanta abbondanza d'agi e piaceri, in tanta
-facilità di trovarli o crearli, niuna specie di singolari solazzi,
-niuna voglia sregolata, niuna vanità. Frugale e parsimonioso per
-sè, splendido negli altri e regalmente cortese, e delle arti geniali
-munifico protettore. Presto infermato di quel malore lento e cupo,
-che al sepolcro dovea menarlo molto innanzi del tempo, non pure il
-sostenne con pazienza e serenità inalterabile, ma costantemente gli si
-oppose con tale sobrietà ed astinenza, che ai testimonj giornalieri
-soltanto del vivere suo si faceva credibile. Nè stimando, con tutto
-ciò, spianata ogni ruga dell'anima, e meritato lume e soccorso da
-Dio per la sacrosanta impresa che meditava, venne per parecchi anni
-moltiplicando i digiuni e il fervore delle orazioni; le quali più volte
-fu veduto ripigliare nel silenzio delle notti invernali, rompendo quei
-sonni brevissimi che al logoro corpo suo concedeva. Così questo eroe
-cristiano si persuase e credette, a parlare con l'Apostolo, _di vestir
-l'uomo nuovo_, e riuscire perfetto campione della causa d'Italia, che è
-pure causa di Dio.
-
-
-XI.
-
-Io m'accorgo, e nol celo, che le cagioni le quali ritrovo ed espongo
-de' fatti che vo raccontando, sembrar possono troppo insolite, e troppo
-tenere del maraviglioso e del mistico. Ma, d'altra parte, io sono
-scusato compiutamente, se necessità mi sforza ad attribuire a quei
-fatti le cagioni proprie e impellenti, ancora che al primo aspetto
-elle ci compariscano nè bene congeneri nè proporzionate nè prossime:
-e ch'io le desuma dalla natura vera ed intrinseca del personaggio
-di cui discorro, vi diverrà chiaro e patente, quando l'attenzione
-vostra non si ritiri dalle ultime narrazioni che imprendo. Certo, non
-ò io fabbricato quel forte sorprendimento dell'animo, e per poco non
-dissi quello stupore che induce in tutti vedere CARLO ALBERTO in sul
-mettere le prime orme nell'arrischiato e non mai battuto sentiero;
-vederlo, dico, alle più ricise e ferme e sollecite risoluzioni
-appigliarsi, quando per addietro, predominato dal vizio stesso della
-sua complessione, e dalle infermità che dentro le forze gli consumavano
-e i più vigorosi spiriti del sangue mungevangli, pareva troppo
-sovente rivolgersi e travagliarsi tra opposti consigli, ed éssersegli
-fatto ordinario ed abituale l'esitare e il temporeggiare. Intelletto
-assegnato e prudente, in nessuna cosa eccessivo, in nessuna impetuoso,
-avvezzo a temere il male più che il bene a sperare, negli uomini poco
-fidante, del rivolgersi dei casi estimator non corrivo; diviene, per
-carità d'Italia, speditissimo e confidentissimo, e imprende fatti così
-audaci e zarosi, che temerarj dimanderebbonsi dove men liberale e men
-santo fosse lo scopo. Altrettanto prodigioso à sembrato vederlo ad un
-tratto spogliare quell'apprensione continua dei popolari movimenti,
-e quella voglia ed inclinazione a resistere loro, statagli per lunghi
-anni accresciuta e avvivata da sleali consiglieri, che tante volte ànno
-procurato ingannarlo, tante divertirlo da' suoi nobili concepimenti, e
-d'una in altra contraddizione trabalzarlo. In fine (e ciò gli antichi
-avrebbero quasi chiamato un trasumanarsi), dopo consumata la maggior
-parte di sua vita in mediocrità di fama e di opere, non un pensiero,
-non un atto, non una parola lasciar quindi innanzi udire e conoscere,
-che eroica non sia, nè battuta (a così parlare) con lo splendido
-conio della immortalità, e la qual non trascini seco la dilezione, la
-maraviglia e la gratitudine di tutte le Genti Italiane.
-
-
-XII.
-
-Correva la fine del 1847, e crescevano i pegni dati da CARLO ALBERTO
-dei suoi liberalissimi intendimenti. E per fermo, quel principe à
-larghi e veri spiriti liberali, e desiderio sincero di spianar la
-via alle pubbliche libertà, il quale scioglie dai vecchi legami la
-stampa, e inizia in tal guisa l'educazione comune politica, e il regno
-non contrastabile dell'opinione. Dalla quale franchezza di stampa
-incominciò il Re, per appunto, l'emancipazione dei popoli suoi; la
-quale dovea per lo meno esser tanta, da suscitare quelle potenze
-migliori della mente e dell'animo, che sono mezzi necessarj all'opera
-somma e finale dell'Indipendenza. A rispetto poi di questa, i colloquj
-degl'Italiani eran tali, e le vistose e pubbliche dimostrazioni del
-comun voto e proposito sì fattamente moltiplicavano (fra l'altre, la
-bellissima e strepitosa dei Genovesi il dì decimo di dicembre), che
-doveano presto o tardi le cose precipitare alla guerra; e però alle
-armi pensava il Re più che mai studiosamente.
-
-Ma Dio gli tolse di poter maturare il gran caso, e con molto più forti
-apparecchi emendare il fallo de' suoi ministri. Per vero, al misurato e
-savio procedere degli Italiani di riforma in riforma e d'una in altra
-miglioranza, fece prima interrompimento la sollevazione di Palermo,
-poi l'altra male augurata e tempestosissima di Parigi. Pure, per la
-rivoltura di Palermo, divenne (mercè dell'affaticarsi de' buoni) il
-moto riformativo italiano più concitato d'assai, ma non fazioso nè
-ruinoso. Imperocchè le Carte ottriate dai principi ottennero che alla
-piena subito cresciuta e già traboccante dei desiderj e delle esigenze,
-fosse aperto un letto molto capace, e dove il corso di quella pigliar
-potesse velocità equabile e regolare. Invece, il soqquadro di Francia
-fu seme esiziale e non estirpabile de' nostri danni, facendo le menti
-vertiginose, dissolutissimi i desiderj, sbrigliate le passioni, audaci
-e soverchiatici le sètte.
-
-Ogni buono se ne turbò. CARLO ALBERTO ne pianse in cuore, ma nulla
-cambiò del proposito, nè indietreggiò nè si ristette nè schiuse l'animo
-alle diffidenze ed alle paure. — Dio, con impulsioni interiori e con
-l'esterno e lungo portento d'inopinabili fatti, comandami (pensava
-egli) d'incominciare; eziandio a prezzo della vita e della corona,
-il risorgimento italiano; e il cenno dell'alto verrà adempiuto. Se
-gli uomini e la ventura sconceranno in gran parte il gesto sublime,
-esso Dio, col tempo, docile ministro suo, e con l'arti ineffabili
-di sua provvidenza, il ricomporrà. — In tale giudizio s'adagia Egli
-tranquillo ed imperturbato. Ma ciò non toglie che, da buon cittadino
-e da ottimo re, non provveda via via secondo l'urgenza e la pressura
-dei casi. Arrola nuove truppe; a nuovi e solleciti apprestamenti fa
-metter mano. Abolisce per le stampe ogni magistrato censorio; pone
-a guardia delle pubbliche libertà le armi cittadine; promulga lieto
-e spontaneo il Patto costituzionale, e affidane l'esecuzione ai più
-caldi e provati fautori e promovitori. E perchè io non ritorni altra
-volta su tale materia delle franchigie politiche largite e mantenute
-da questo Re legislatore, io toccherò qui di volo, come Egli, con
-diligentissima cura, anzi con gelosa e scrupolosa vigilazione sopra
-sè stesso, mai non trasandò d'un attimo quei confini ch'egli medesimo
-avea prescritti all'autorità regia, e sempre fece consiglio e volontà
-propria la volontà e il consiglio del Parlamento e dei Ministri: il
-che adempieva egli appunto in quei giorni in cui maggiore sorgeva il
-bisogno d'una leale dittatura, e dopo contratto per diciotto anni di
-quieto regno l'abito cotidiano dell'assoluto comando. Forse nei negozj
-civili gli era comodità e riposo il dimetterlo: gli fu duro assai ne'
-militari, antica e domestica occupazione di tutti della sua Casa, e de'
-quali avea riempiuto le men tristi ore della sua vita. Pur nondimeno,
-così volle al nuovo Statuto obbedire e star sottomesso, che quando
-venne domandato da' suoi Ministri di cedere altrui l'impero supremo
-dell'armi, mansuetamente rispose: — Se a voi par bene e giovi alla
-patria e la legge il comandi, si faccia. — E non è dubbio, che qualora
-a lui fosse venuto trovato tra' suoi capitani alcuno tanto degno di
-quell'ufficio da spegner l'invidia e gradire all'universale, egli
-avrebbe, simigliante a quel greco, ringraziato publicamente Iddio del
-dare alla patria cittadini di sè più valenti: nè mancò di supplire al
-difetto, chiedendo a Francesi, a Svizzeri, a Polacchi, ripetutamente
-e con somma istanza, un esperto e già vittorioso conducitore. Tanto
-la pietà, lo zelo e il debito sempre vivo e operoso inverso la
-dolce sua terra, facea modesto e premuroso costui, e dimentico di sè
-stesso e d'ogni passato. Proficuo precetto alle genti italiane, ed
-anzi rimprovero fiero e solenne, quando si pensa il presumere loro
-insolente, e l'acuta febbre d'invidia che continuo le travaglia e le
-rode. Nell'altro esempio dell'osservare puntualissimamente i patti e le
-leggi, molti principi si specchieranno, speriamo, con buon profitto: a
-noi rimane la felicità di sapere, che alla Maestà di Vittorio Emanuele
-II non fa bisogno, e che in ciò principalmente vuol esser egli del
-padre suo non allievo e seguace, sì bene compagno e competitore.
-
-
-XIII.
-
-Ma giunta è l'ora, e le sorti della Penisola dipendono tutte oggimai
-dal terribil giuoco delle spade. Milano insorge disperata e furiosa
-contra il nostro antico avversario; e il popolo suo dà imagine di quel
-gigante che pugna con innumerabili braccia da un sol corpo animate,
-così congiunta e stretta e concordemente feroce combatte quella città.
-Ne sono gl'imperiali alla perfine scacciati, e Re CARLO ALBERTO è
-di pronto sussidio richiesto, perchè il frutto non si disperda della
-vittoria difficile e sanguinosa. Nel consiglio del Re non siedono del
-sicuro uomini dubitosi e timidi, nè poco caldi della causa nazionale.
-Niente di meno, il passo audacissimo e di momento sommo e supremo, pone
-tutti in grave apprensione, e pendono i più nell'avviso di soprattenere
-la mossa. — Mancare all'esercito gran parte ancora dei Contingenti, e
-molti di questi essere affatto svezzi dall'armi: sui nuovi coscritti
-non potersi fare assegnamento veruno, perchè son al tutto e digiuni
-d'ogni istruzione: dei fornimenti stessi da guerra aversi penuria
-grande, e volerci tempo a supplire: sfidarsi uno de' più formidabili
-potentati d'Europa, nel quale, checchè si dica, rimangono tuttora
-vivissime forze; soprattutto, un esercito veterano e disciplinatissimo,
-e turbe infinite da rifornirlo: aver penato Napoleone e la Francia
-intera a domare l'Austria; che potrà il Piemonte mal preparato? andarci
-la corona e l'onore di S. M., la salute dei Subalpini, l'avvenire
-d'Italia. — Così ragionavano i consiglieri; ma il Re, con aspetto
-animato insieme e sicuro, rispose: — Signori! i Milanesi, fratelli
-nostri, son minacciati di sterminio e mi domandano scampo; negherò
-io d'ajutarli? innanzi al dovere la volgare prudenza si tace: in me
-riposate; io mi fo di tutto mallevadore: all'armi, Signori, all'armi!
-— Ciò dice, e smosso e conseguito l'assenso dei circostanti, manda
-affrettatamente il Generale Bes, con qualche schiera più spedita e
-vicina, a soccorrer Milano; dentro le cui mura, per altro, dichiara
-di non voler porre il piede, quando non abbia per innanzi con lo
-splendore di qualche vittoria ben meritato di visitarla. Godano altri
-d'ovazioni e festeggiamenti dal titolo nudo di re e da lusinghiere
-aspettazioni provocati. Egli arrossirebbe d'esser lodato di sole
-promesse e speranze, colà dove tutti ànno prodigiosamente attenute e
-compiute le proprie. Il dì 22 di marzo, intima guerra agli Austriaci
-con parole le più infiammative del mondo, e che mai l'Italia dalla
-bocca di un principe suo non aveva udite nè sperato forse di udire. La
-notte del 26, egli medesimo il Re monta in sella, e ponsi a capitanare
-il maggior corpo delle sue schiere; le quali, per comando espresso di
-lui, spiegano al vento i sospirati colori italiani, e il dì 29 entran
-le porte di Pavia.
-
-Così ebbe cominciamento la guerra del riscatto; durante la quale,
-che il Re mostrasse valore e coraggio ad ogni pericolo superiori, è
-poca meraviglia e mediocre pregio a paragone con altre sue doti, e
-pensando che la militare bravura è comune a tutti della sua stirpe, e
-già ne' suoi figliuoli risplende segnalata e chiarissima. Ma come non
-accennare, almen di passata, quanta virtù e fermezza ed annegazione da
-lui richiedessero gli altri uffici del guerreggiare? Vi risovvengano,
-Signori, le infermità sue, la complessione distemperata e mezzo
-consunta, i dolori acuti che il trafiggono, la lenta febbre che il
-lima e discarna. E contuttociò, guardate come l'indomato suo spirito
-con istoica sofferenza e ferreo vigore di volontà sostenta il corpo
-affralito, e partecipa i disagi più duri, e le privazioni più lunghe
-e penose de' menomi soldati. Ma sulle prime, Egli ebbe almeno a
-conforto ed alleggiamento d'ogni patire i ben succeduti combattimenti,
-le belle e frequenti prove dei nostri; vedere spesso il dorso
-dell'avversario, sperare vicina una prospera e terminativa giornata.
-A Goito, il 30 di maggio, sconfiggeva il Re trentamila imperiali con
-solo diciannovemila de' suoi. A vespro, e in quel mentre appunto che
-la vittoria scoprivasi a tutti sicura e patente, giunsero lettere del
-Duca di Genova annunzianti la dedizione di Peschiera; fortezza quanto
-altre mai gagliarda e munita, con abilità e bravura difesa, e per
-soccorrer la quale movea da più bande molto sforzo di gente. Corre
-la nuova tra le ordinanze, ripetesi di schiera in ischiera, e d'indi
-escono voci infinite con un sol suono che grida: — Viva CARLO ALBERTO
-re dell'Italia. — Beatissimo lui, se in quella giornata medesima, su
-quel campo fatto glorioso, tra quelle armi vincitrici e incontaminate,
-avessegli il piombo nemico squarciato il petto e recato la morte. Ma
-sarebbe fallita alla misera Italia, troppa gran parte dei documenti e
-degli esempi che le bisognano, e i quali doveano mostrarsi specchiati
-e perfetti nell'esule volontario di Oporto! Molte cose memorevoli io
-taccio e trapasso. Ma se mi vien meno il tempo di raccontare le belle
-e venturose fazioni dell'esercito nostro, dovrò io distendermi a far
-narrazione e pittura delle sfortunate e sinistre? Descriverò io con
-dolore ciò che è in mente di ciascheduno, la battaglia di Custoza, le
-vettovaglie a un tratto mancate, l'esercito Subalpino per gli stenti
-della fame e gli spasimi della sete atterrato e non vinto? Narrerò come
-CARLO ALBERTO, o per difender Milano o per procurarle almeno mansuete
-condizioni dagli imperiali, abbandonasse i ripari certi che aveva
-dietro le sponde del Po e del Ticino? Dirò come protestasse a molti più
-avventati che coraggiosi, — poco importargli di farsi uccidere quivi o
-altrove, tal dì o tale altro; e però, quando persistessero fermamente
-a volersi ad ogni costo difendere, e privi eziandio d'ogni speranza
-d'esito buono, ei disdirebbe le convenzioni trattate col maresciallo
-austriaco, e di costa a loro combatterebbe insino all'ultimo sangue?
-— Narrerò altresì com'egli effettivamente disdisse i patti, e il
-Municipio invece li rannodò e concluse, scorgendo certissimo lo
-sterminio della città; e come di quindi nascesse scompiglio feroce,
-ire implacabili e pazze, rischio estremo di guerra fraterna, rischio
-estremo di vita pel calunniato Monarca? Scrivano di tal subbietto i
-nemici nostri, e palpino volentieri quelle luride piaghe: io ricondurrò
-prestamente il vostro pensiero sulla bontà e intrepidezza di CARLO
-ALBERTO; le quali, a guisa di nave fatta colle percosse, sotto il
-martello dell'avversità vedremo riuscire compiute e ammirande, e alla
-civile santità conformissime.
-
-
-XIV.
-
-In dieci dì, la ruota dei casi umani l'à dalla celeste cima travolto
-nel fondo, e con lui è inabissata la patria italiana. Quante speranze
-tradite, e che moltitudine tetra d'ingrate memorie gli assedian la
-mente e gli pesan sul cuore! Mai non lesse egli in alcuna storia un
-sì alto principio a sì vil fine cascato. L'Europa tutta inarcava le
-ciglia (or fa pochi mesi) sull'assennato, concorde e virtuoso risorgere
-degl'Italiani. Ora ogni cosa è corrotta dalle fazioni, e gli animi
-appena congiunti ed affratellati, si sciolgono e s'inimicano. Dove
-sono i popoli con esso lui confederati? dove la Dieta nazionale?
-dove l'Italia cospirante tutta al gran fine, e travagliantesi con
-tutti i mezzi nella maggiore delle opere? Le scarse truppe toscane
-che seco menava, soprafatte a Curtatone, si sperdono; le pontificie,
-vinte a Vicenza e a Treviso, ripassano il Po per non più ritornare;
-le lombarde vanno in dileguo. Napoli rivoca a mezzo cammino le sue
-fanterie, volta indietro l'armata, e all'Austria si ravvicina. Roma
-riprova la guerra in cambio di benedirla, e rappella il Nunzio che
-aveagli spedito nel campo a conforto e amicizia.[43] Non à guari, egli
-scorgeva il regno suo dilatarsi dall'Isonzo al Panaro; di presente,
-Tedeschi e repubblicani minacciangli la corona stessa degli avi.
-Sapessergli almeno le genti buon grado del novo e inudito ardire, e di
-tanto affanno e pericolo! ma in quella vece, l'invidiano e l'avversano
-i principi, lo insidian le sètte, e lo ingiuriano le gazzette loro
-sino ad incolparlo e tacciarlo di tradimento vile e insensato; e fra
-le moltitudini stesse à fama non certa e molto dispari alla sua bontà
-e grandezza. Dopo ciò, pongasi in luogo di CARLO ALBERTO qualunque
-spirito forte e animoso, ma meno invitto e prestante, e meno retto
-e santo di lui; e par verisimile assai di sentirlo dire fra sè: — Ò
-errato a reputare l'Italia capace di migliori destini; perocchè sembra
-men malagevole accostare l'una all'altra le cime degli Apennini,
-che i cuori de' suoi figliuoli. In essi la discordia è naturata ed
-inviscerata, e ogni poco di moto e d'ardore che sopravvenga, ne fa
-pullulare i semi, all'infinito fecondi. Bello era il tentare; bello
-scrivere nella storia questa gran prova del mio buon animo. Ora,
-somiglierebbe a sciocchezza, poichè il naufragio della Nazione vien
-sicurissimo, il non procacciare salvezza alla mia corona ed al popolo
-mio. Sentiranno gl'Italiani disconoscenti quello che in me possedevano,
-quello che in me ànno perduto e loro è impossibile ricuperare. —
-Ma l'eroica mente di CARLO ALBERTO così non ragiona; imperciocchè,
-dall'ora ch'ei concepì la virtù civile perfetta, e giurò in cuore
-la impresa illustre e magnanima, ei fu, come a dire, trasfigurato,
-e incentivo di privati interessi e ambizioni più nol toccò. Quindi
-gli strabalzamenti della fortuna, i successi dell'armi ingiuste
-e spietate, le malignità umane, le scoperte frodi, le dissipate
-illusioni, possono all'anima sua recare trafiggimento ed angoscia, ma
-non piegarla nè tramutarla. Scordando sè e immedesimandosi tutto con la
-sua patria, vive non della propria ma della perpetua vita di quella.
-Ripiglieràssi la guerra o no? placherannosi le sorti o peggioreranno?
-Risorgerà egli onorato o sempre starà giacente; raccoglierà biasimo
-o lode; morrà chiaro o disconosciuto? Queste cose, a petto della
-salute d'Italia, e a vista delle remote e finali vicissitudini delle
-nazioni, sono nel giudizio di lui non più che danni e accidenze
-particolari, e declinazioni transitorie del corso diretto e inerrante
-della provvidenza. A lui basta discernere, che quello che oggidì non
-accade, accadrà domani o il dì dopo o non sa ben quando, ma certo
-accadrà. Fatale è il conseguimento dei fini legittimi ed eminenti dei
-popoli: ma chi lo vedrà col lume terreno e gli occhi di carne, Dio solo
-conosce. Forse tutti coloro che travagliansi oggi per ciò con ansiosa
-pena, giammai non mireranno il bene che tentano e sperano; ma beato
-chi scende dentro la tomba consolato dalla visione dello immancabile
-e giocondo avvenire. Per fermo, di tutti i beni mondani la gloria e
-la buona fama tengono il colmo, e crucio gravissimo a sostenere è la
-beffa e lo strazio del proprio nome. Pure, gran conforto è a pensare
-che il dì della gloria spunterà nondimeno sull'onesto e sul prode:
-conciossiachè l'onore necessariamente si sposa con la virtù; e il
-sole della verità consuma col tempo il fango e il lezzo delle umane
-tristizie.
-
-A tale santità di pensieri e a tale prestanza di cuore si alzò CARLO
-ALBERTO per l'efficienza miracolosa della religione civile, in cui
-la pietà verso Dio e la carità inverso la patria si contemperano e
-si confondono: il perchè qui rinasce, io ripeto, la virtù greca e
-latina, ma più integra e meno fastosa, e non dubitante di sè medesima
-come quella di Bruto, e insegnante a Catone di saper sopravvivere
-alla sventura. Per tale virtù, mentre i partiti si accusano e si
-rimbrottano rabbiosamente, CARLO ALBERTO nè si adira nè accusa nè
-maledice, e oppone con regia alterezza alle macchinazioni la legge,
-alle improntitudini la pazienza, alle calunnie il disprezzo. Per tale
-virtù, mentre cresce da ogni banda lo scoramento, e mentre l'accorta
-diplomazia si sbraccia a persuadere la pace, or proponendo discreti
-patti e al Piemonte assai profittevoli, ora indugiando ed intrattenendo
-e con arti sottilissime spaventando, CARLO ALBERTO maravigliasi forte,
-che un primo rovescio abbia intorno a lui freddato tanto bollore, e
-sdegnasi di negoziare a pro degli Stati suoi proprj, dove si tratta
-della salvezza generale degl'Italiani: per questa sola avere pericolato
-la vita, e quella carissima de' suoi figliuoli; aver profuso ogni suo
-tesoro, interrotto ogni studio di pace, ogni domestica contentezza
-e quanto à di bene il regnare. Quindi, del voto risolutissimo delle
-due Camere, di doversi ritentare le sorti dell'armi e ripetere con
-ogni fierezza e ostinazione la guerra, egli più che tutti gioisce e
-l'approva, stimando con buona ragione, che il sollevamento Ungarico,
-i mali umori de' Croati, il resistere di Venezia e il prossimo dar
-nell'arme di tutta la Lombardia, porgano alla misera Italia occasione
-e speranza di una felice riscossa. E però, come nulla avesse ancora
-operato e patito, come arridessero appresso di lui le prime intatte
-lusinghe, come non fossersi le fazioni piaciute di satollarlo
-d'oltraggi e con isconce menzogne ucciderne la fama e l'onore,
-tranquillo e fidante, e ne' rischi cresciuti e moltiplicati più
-impavido che per l'innanzi, ecco impugna la seconda volta la spada, e
-pianta di nuovo nel suolo lombardo la bandiera del nostro riscatto.
-
-
-XV.
-
-Quello che ne seguisse, non è qui, pur troppo! occulto a veruno.
-Sotto i bastioni di Novara, l'Italia stramazzò tuttaquanta; e il
-giardino del mondo, salve queste poche provincie, è dalle barbariche
-torme novellamente calpestato e diserto. Fu supremo infortunio;
-se non che, la bontà eroica di CARLO ALBERTO vi lampeggiò di tal
-lume, che la stessa calunnia abbagliata e svergognata si ammutolì.
-Troppo m'è ingrato e penoso, che dovendosi per me toccare queste
-cose leggieramente e per transito, io non possieda almeno una più
-maestrevole arte di compendiarle.
-
-V'è noto, che nella giornata funesta di Novara, il valore tragrande
-degli ufficiali e di alcune schiere elettissime fece per lunga pezza
-propendere la vittoria dal lato nostro. Se non che, in sul tramontare,
-gl'imperiali ingrossati di nuove truppe, rinfrescarono con tal vigore
-gli assalti, che non pure s'ebbero in mano la Biccocca, già presa e
-ripresa più d'una volta e con molto sangue; ma fu forza ai nostri
-di cedere e di ritrarsi da tutte le parti, ricoverándosene buona
-porzione dentro Novara. In quel punto, riarse l'ira pertinace ed
-arcana de' nostri destini. In parecchie ordinanze entrò lo scompiglio,
-in alcune lo sgomento, in altre l'indisciplina, nell'esercito intero
-la certezza e lo sconforto della disfatta. Prima, una lunga fila di
-feriti e fuggiaschi, mista di cavalli, d'artiglierie, di carriaggi, si
-rimpiattava in città, e propagava intorno mestizia e paura. Seguivano
-altre colonne poco ordinate, ed altre affatto scomposte e dal digiuno
-allibbite. Qua ufficiali come dissennati per crepacuore; là caterve di
-ammutinati che predavano e saccheggiavano; poi squadroni di lancieri
-avventantisi contro i rapinatori; poi l'aria assordata di strida,
-le vie tinte di sangue e di cadaveri ingombre; mentre sugli spalti
-continuo sparavano le artiglierie, e fuor delle porte, a notte già
-chiusa e sotto la fredda pioggia, duravano ancora ostinati alcuni
-battaglioni a combattere, non più per la fortuna delle armi, ma per
-scemar la vergogna. In tutto quel giorno, Re CARLO ALBERTO aveva
-così alternati e meschiati gli uffici e le parti di capitano e di
-fantaccino, che parecchi de' suoi Ajutanti erangli morti dallato; nè
-però consentì mai di ritrarsi a luoghi men minacciati. Poi, quando
-in sul calare del sole riconobbe la battaglia perduta, e tornare
-inutili le prodezze del Duca di Genova per rivocare al conflitto gli
-stanchi e scorati, inutile ogni uso ch'egli stesso faceva per ciò
-dell'autorità regia ed ogni efficacia d'esempio, cesse riluttante al
-suo fato, ed a lentissimi passi e confusi, nulla badando ai projetti
-che ognora più spesseggiavano, faceasi prossimo alla città; quando gli
-giunsero avvisi certi degli sforzamenti e delle rapine che là entro
-e fuori si commettevano dai soldati suoi proprj. Allora, quel grande
-infelice, rotto il silenzio e l'esterior calma che in tanto disastro
-sapea pur mantenere, sclamò, con profondo trambasciamento del còre,
-quelle memorande parole: — Ahi! tutto è perduto, ed anche l'onore. — Nè
-potendo ristarsi nè quietare nè correre, cavalcava agitato e affrettato
-lungo gli spalti ed i baluardi della città. Narrano, ma io non ne so
-netto e sicuro il vero, ch'Egli meditando una fazione così temeraria
-come gloriosa, facesse interrogare alcun drappello di cavalieri,
-se volevano in quella medesima ora a un mortale cimento seguirlo:
-risposero, che volentieri; ma che più non reggevano la persona, e mal
-potevano, per la fatica, le armi. Ma, checchessia di ciò, quest'un
-fatto è certissimo ed assai vulgato, che vedendolo il generale Durando
-esposto tuttora alle offese del nemico, ed anzi cercare i luoghi di
-più manifesto pericolo, pigliò ardire di usargli alquanto di pietosa
-e cortese forza, e, strettagli affettuosamente la mano ed il braccio,
-di là lungi il traeva. A cui il Re, con ineffabile dolore impresso nel
-volto e nel suono delle parole: — Generale, disse, questo è l'ultimo
-giorno mio, lasciatemi morire. — Voi l'udiste: l'eccesso dei publici
-mali faceagli cara sopra ogni bene la morte, e come uomo che veste
-carne, umanamente si doleva e parlava. Ma che niuna disperazione si
-nascondesse in quei detti non degna della civile santità e d'un gran
-cuore italiano, lo testimoniano gli atti di lui successivi, e quello
-che raccolsero ammirati dalla sua bocca gli abitanti di Antibo, ai
-quali, tre dì soltanto dopo il terribile caso, affermava essere la
-causa italiana rivivente ed imperitura; e che quandunque e comunque
-fosse la guerra per rinnovarsi contro dell'Austria, Egli saria
-ricomparso a combattere, volontario soldato tra i volontarj. Le quali
-cose ci rendono certi, che qualora fossegli riuscito d'accattar quella
-sera una pronta morte dalle mani degli stranieri, già non avrebbe
-cadendo gittato come Koschiusco la spada, e sconsolatamente gridato:
-_Finis Italiæ_. Ed anzi, in quel punto medesimo in cui parlò quelle
-tetre parole al Durando, ripigliato l'abituale e fortissimo impero
-che esercitava sul proprio animo, concepì e risolvette un'azione più
-difficile del morire. E per vero, entrato appena in casa il conte
-Mellini, dichiarò ai circostanti, che per attenuare al possibile
-quel tremendo infortunio e far tollerabili i patti del secondo
-armistizio, egli, come specialmente odiato dal capitano dell'Austria
-e sospetto ai diplomatici e ai principi, e d'altra parte geloso e
-sdegnoso supremamente dell'onor suo, risolveva di abdicare. Subito,
-ciascuno gli fu intorno, e i figliuoli segnatamente, per ismuoverlo
-da quel proposito. Ma egli, levatosi in piedi, con fermo viso ed
-atto imperante, soggiunse: — Io non sono più il Re; vostro Re è il
-mio figliuolo Vittorio Emanuele II. — Cresce e propagasi il lutto
-e l'accoramento, scorgendosi troppo bene, che piena ed immutabile
-rimaneva quella sua volontà. Egli, ristrettosi a breve colloquio col
-nuovo Re, parlògli l'estreme parole, pienissime di virtù e sapienza: —
-dolergli forte che incominciasse a regnare in congiunture sì gravi e
-sul pendio di tanta ruina; ma i saggi che avea veduti di lui, dargli
-buon pegno che salverebbe il trono, l'onore e la libertà; tre cose
-che pel buon principe fanno una sola, e che disgiunte, tradirebber
-la gloria e la prossima grandezza e potenza di Casa di Savoja. Al
-monarcato non porgere più fondamento e splendore il dritto divino, ma
-la civiltà e larghezza degli istituti, la religione del giuramento
-e l'universale dilezione ed estimazione; le quali non saranno mai
-per mancare quanto tempo i re, piuttosto che dominatori ed arbitri,
-gradiranno di essere i primi magistrati delle lor patrie. Credesse ciò
-a lui sopra tutti, il quale avea scòrta la differenza che passa tra
-l'affezione de' cortigiani e quella dei popoli, e quanto sia generoso e
-soave regnare più assai come cittadino fra uguali, che come signore fra
-sudditi. Del rimanente, si ricordasse ogni dì, ripensasse in ciascuna
-ora, in ciascun istante, dove fosse egli nato e da cui. — Queste cose
-diceva risoluto e tranquillo, mentre d'ogni intorno non era che pianto
-e costernazione.
-
-
-XVI.
-
-Oh quanto è vero che gli atti umani tirano ogni pregio e decoro da
-entro sè, e niuna cosa li può far grandi e memorevoli eccetto la sola
-virtù! Di molti principi segna e menziona la storia la rinunciazione
-del trono, e in questo secolo massimamente, alle corone poco grazioso
-e benigno. Ma radissime volte all'atto è seguitata la commendazione
-e la gratitudine delle genti, perchè mosso da cagioni o non tutto
-virtuose, o poco o nulla spontanee. A Carlo Xº, a Luigi Filippo, a
-Ferdinando austriaco (per tacere d'altri), diè legge la necessità
-e non l'elezione. In passato, non furono ingiustamente a Cristina
-di Svezia cantate lodi superlative da tutti i poeti d'Europa; ma,
-infine, che fece ella se non posporre il trono all'apostasía, e
-offrirsi poi a fastoso spettacolo a tutte le corti, e non si privando
-d'alcuna pompa e d'alcuna regia delizia? Certo, volonterosi abdicarono
-Diocleziano, Carlo V e Carlo Emanuele di Savoja: ma come dell'alta
-ricusazione si pentissero poi e si arrovellassero il primo ed il terzo,
-a nessuno è celato. Carlo V, il glorioso fatto guastò con la boria e
-l'ostentazione, e continuando a voler governare l'Escuriale dalla sua
-cella di San Giusto, troppo ancora sensitivo alle umane grandigie,
-benchè facessesi vivo distendere in sulla bara e celebrare il mortorio.
-
-Il deporre, invece, che fa lo scettro Re CARLO ALBERTO, oltre
-all'essere volonteroso affatto e spontaneo, à per cagione immediata
-ed unica la intenzione sincera del bene; e vien fatto con semplicità e
-modestia, non ostanti mille contrarie preghiere e persuasioni, e quando
-a lui è cresciuto sopra misura l'amore, la venerazione e l'obbedienza
-dei popoli. Egli non iscambia, è vero, la reggia e il monarcale
-paludamento con la povertà superba e affettata d'una cella e d'una
-cocolla: ma perchè l'alto animo suo si mostri aperto ed intero qual
-è, e il frutto che spera dell'abdicazione non sia dimezzato, danna sè
-stesso ad esiglio perpetuo; la consorte, i figliuoli (degni tanto di
-lui), le paterne case, gli amici d'infanzia, la sua Torino abbandona;
-e non soffre che il seguano nel remoto ritiro, non che l'apparato
-orgoglioso, ma gli agi e le commodezze del trono. In quella notte
-medesima, preso commiato da tutti e ognun ringraziando affettuosamente,
-con due soli famigli, così stanco e spossato come dalla battaglia era
-uscito, con la poca moneta che improntò da' suoi Ajutanti, avviossi
-quel generoso verso la lontana terra che a ricovero s'avea scelto.
-Procedeva tacito e scompagnato, senza più insegna nè onore nè vestigio
-alcuno di re; ma nelle sale del Parlamento rimbombava da ogni lato
-l'acclamazione del suo nome, e solo a tempo a tempo la interrompevano i
-singhiozzi e le lacrime dolci e abbondevoli d'amore e di gratitudine:
-ognuno che di lui ragionava, prendea dal subbietto facondia insolita
-e prepotente; e per dar fine a quell'estasi (se posso così domandarla)
-di meraviglia e dolore, fu bisogno ricordare la maestà del luogo e la
-fierezza sopraccrescente dei casi, la quale piuttosto che piangere di
-tenerezza sulla bontà eroica di CARLO ALBERTO, ricercava da ogni buon
-cittadino che se ne imitasse la costanza e il coraggio. Spettacolo
-novo e sublime, e non potutosi ancor mentovare dagli annali d'alcun
-Parlamento. Egli fu quel dì salutato la prima volta pubblicamente
-col nome augusto di Martire: quindi un'aureola celeste e perdurabile
-l'incorona, e il suo trionfo vassi di mano in mano tramutando in
-apoteosi.
-
-Io mi querelava più sopra di dover tacere nel mio racconto moltissimi
-particolari, pieni di cospicui documenti e d'alto e maschio sentire.
-Pure, non voglio del mesto pellegrinaggio di Carlo Alberto lasciare
-ignoto un accidente, che nell'esteriore dimostranza è nulla, e
-rispetto ai secreti del cuore è oltremodo significativo. Guardatelo;
-egli entra sconosciuto in Burgos, metropoli della Vecchia Castiglia.
-Quante memorie in quelle visigotiche mura, in quel combattuto castello
-e in quel tempio vetustissimo, dove Pelagio prometteva e giurava al
-Signore la redenzione delle Spagne, dove i Sanci e gli Alfonsi e il
-Cid Campeadòr e i Cavalieri d'Alcantara e di Calatrava sospendevano
-per trofeo le verdi bandiere e le ingemmate scimitarre! Memorie care
-e venerande, segnatamente a Costui, ch'ebbe tutta l'anima sua nudrita
-di spiriti cavallereschi e infiammata della fede dei popoli antichi;
-a costui, ripeto, che adorando nella Causa d'Italia un giusto e santo
-decreto di Dio, scorgeva nel suo Piemonte quasi un'immagine delle
-Asturie Spagnuole, e ne' Croati e negli Stiriani una simiglianza di
-Mori e di Saraceni.
-
-Chi è questo forestiero, domandava la gente tra curiosa ed attonita,
-così pieno di maestà e di pensosa e tacita melanconia, e il quale
-erra così solo pel mondo? Quindi, con atto involontario, fánnogli
-ossequio e cortéo. Risponde con grazioso saluto, e senza nè rallentare
-i passi nè divertirli, va diritto alla Cattedrale. E quivi cadendo
-ginocchioni, com'era usato, dinnanzi a Cristo in sacramento, entra in
-tale fervor di preghiera, che in breve tempo gli occhi e le gote gli
-si empiono e bagnano di caldissime lacrime, senza fine rinascenti e
-copiose. E ricordate, o Signori, che nessuna delle sue grandi sventure
-gli spremette mai dagli occhi una stilla nè gli trasse dal petto un
-gemito sconsolato: solo nel grembo di Dio quell'animo generoso non
-teme di rallentare un poco la rigida custodia che fa di sè stesso, e
-dirottamente piange.
-
-Oh perchè il mondo non seppe il tenore delle sue preci, e non ebbe
-orecchi per quel colloquio dell'anima! Molti apprenderebbero del
-sicuro, come convenga pregare Iddio ne' calamitosi giorni della patria,
-come adorarlo umilmente da Italiani e da cittadini, e conseguire
-virtù rassegnata insieme e imperterrita nelle politiche disavventure.
-Lacrimava dirotto, e la pallida e severa sua faccia pareva in quel
-santo lavacro tramutarsi quasi e rabbellirsi di gioventù. Imperocchè
-non si mescolavano alle lacrime sue nè rimorsi nè terrori, ma
-contentezza invece del bene accetto sacrificio, e sicurezza intera di
-esaudimento; e forse un domandare da sua parte e un promettere lassù
-dal cielo con arcane ed intime spirazioni, che presto sarà per uscire
-dai travagli del doppio esilio.
-
-Ma come ciò sia, questo rimane vero, che al Principe martire Dio
-non consentì sulla terra neppure un anno di pacato raccoglimento
-e di blando e ricreativo riposo; perchè in lui dovea colorirsi e
-perfezionarsi fino alle menome lineamenta la imagine e la figura
-dell'Eroe italiano, quale il vogliono i tempi, e secondo i nobili ed
-austeri precetti della Religione Civile. Quindi, in sul cadere di
-luglio, aggravatesi rapidamente le vecchie infermità sue, immaturo
-d'anni, maturo di magnanimità e di gloria, fu con soave transito
-ricevuto tra i seggi immortali, che ai vendicatori delle nazioni e ai
-benefattori insigni del genere umano sono colassù apparecchiati.
-
-
-XVII.
-
-Io sempre ò notato e ripensato fra me, con cupa melanconia, come la
-felicità di Giorgio Washington sia troppo rara nel mondo, e come troppo
-sovente agl'iniziatori d'imprese sante e magnifiche venga interdetta
-la gioja di trarnele essi medesimi a fine. E qui, per tutti gli esempi
-valgami quello vulgatissimo e sì confacente al luogo ove parlo. Io dico
-del profeta legislatore, morto in sul passo della terra di promissione,
-e innanzi d'aver veduto piantare lungo il sacro Giordano i tabernacoli
-d'Israele. Forse nascondesi in ciò un gran mistero di placamento e
-d'espiazione, parendo che non si possa la libertà e prosperità dei
-popoli conseguire senza sconto di dolore e tribolazione, la quale ne'
-più illustri e innocenti torna maggiormente accettevole. O forse è
-divino decreto, il qual vuole per più alta glorificazione degli uomini
-sommi e delle vere virtù, che laddove queste nell'adempimento del fine
-parrebbono assai compensate e ben profittevoli a sè, rimangano in
-quella vece impremiate sempre ed a sè disutili, e sieno cimentate e
-provate insino al dì ultimo dalle avversità; la maggior delle quali,
-senza alcun dubbio, è perdere l'intento massimo ed unico per cui fu
-spesa e logorata ed afflitta la vita intera.
-
-Di quest'arte eccelsa e terribile di provvidenza vedemmo essere gran
-testimonio alle viventi generazioni il giusto che qui piangiamo: Egli
-a tanto dolore e jattura si rassegnò con pio e modesto silenzio.
-E ciò non pertanto, diviso com'era da ogni speranza, e sprovveduto
-d'ogni potere e d'ogni ricchezza, volle pur di lontano e insino agli
-estremi spiriti proseguir sempre a giovare l'Italia in qualunque suo
-pensiero ed atto; siccome colui che aveva deliberato di lasciar dietro
-sè ogni cosa, salvo la perfetta bontà e grandezza dell'animo esulanti
-insieme con lui, e per efficacia delle quali, eziandio nell'umiltà e
-solitudine del suo romitaggio, ei porgeva esempj e proferiva parole
-da registrarle la storia e ripeterle con meraviglia i nostri nepoti.
-A lui nessuna nuova sciagura della patria era rimasta celata. Sapeva
-le stragi di Brescia e la caduta dei Siciliani; quella dei Veneti
-presentiva. Sapea Toscana invasa, Roma collegarsi con Vienna in
-intimo patto d'amicizia e d'ajuto; la Russia schiacciar l'Ungheria;
-Francia e Inghilterra rimanersene spettatrici; in Alemagna quel
-desiderio spasimante di libertà e d'unione confederativa venirsi
-agghiacciando; sì gran tempesta di animi, sì gran turbinio di casi
-somigliare un esercito d'api azzuffato, il quale da pochi grani di
-sabbia lanciativi dentro s'acqueta e discioglie. Cresceva amarezza
-e cordoglio acutissimo all'abbandonato Re ognuna di esse sventure o
-prevista o saputa: ma con tutto questo (giova pur replicarlo), la fede
-di lui nel trionfo del buon diritto e nella libertà e indipendenza
-degl'Italiani, quella robusta fede che sempre e ad ogni opera sua
-porse i fondamenti e i principj, uguale a sè stessa e indeclinabile
-si rimaneva; e quale fu in trono, tale durava in esiglio; quale sotto
-le prime percosse, tale si mostrava sotto le ultime e irreparabili
-dell'infortunio. Conciossiachè ella ardeva nel petto di lui nudricata e
-difesa dalla virtù, come fiaccola di santuario perennemente custodita
-ed alimentata, e che i venti e le procelle di fuori nè crollano nè
-oscurano: con ciò insegnando a noi tutti e all'età incredula e fiacca
-che il buon cittadino può d'ogni cosa vivere in dubbio e in paura; non
-delle speranze, però, fondate nella giustizia e nel dritto; non della
-sapienza altissima che creò da principio le leggi e gli ordini eterni
-del mondo civile, e giurò nel profondo consiglio suo la salute delle
-nazioni. Cotale trovarono CARLO ALBERTO i messaggi del Parlamento, e
-sì fatti sensi, e non altri giammai, racchiudevano le sue risposte
-e i suoi caldi e ingenui colloqui, nessun dei quali menava egli a
-fine senza molto rammaricarsi e compiangere le nuove conculcazioni e
-gli strazj della dolce patria perduta. Quanto a sè e alle avversità
-proprie, al grande scopo fallitogli, al deposto diadema, all'acerbità
-dell'esiglio, ai sostenuti travagli, alle immedicabili infermità, al
-poco avanzo di vita, nessun lamento giammai e nessuna stanchezza, come
-fossero sacrificj appena uguali al suo debito, od accidenti di nulla
-importanza verso la causa comune e perpetua d'Italia. Degli sconoscenti
-e calunniatori, di tanti che lo schernirono, e ne abusarono l'amicizia
-e la fede, si risentiva sì poco, che pareva neppur saperli e neppur
-ricordarli. Ma, rispetto al trasmodare dei partiti, ai lor soppiatti
-maneggi, alle fomentate dissensioni, agli eccessi, ai vilipendj, alle
-slealtà, se reputava dannoso il tacere, sempre mansuetamente parlavane,
-compiangendo piuttosto che infierendo e increpando: accusava i tempi,
-scusava gli uomini, e solo pregava da Dio che l'esperienza luttuosa
-giovasse, e a tutti apparisse manifestissima la necessità di maggiore
-prudenza, concordia ed annegazione; perchè appena imparato ad esser
-virtuosi ed uniti, nessuna forza umana, diceva, c'impedirebbe di
-diventare nazione, e pareggiar di nuovo con l'opere la inestimabile
-grandezza delle memorie e del nome. Però, quest'unico desiderio
-raccomandava, morendo, alla carità de' figliuoli, all'amore, alla fede
-de' popoli suoi; questo consiglio legava come un tesoro ai presenti
-Italiani ed agli avvenire.
-
-
-XVIII.
-
-E noi giuriamo d'esser virtuosi ed uniti, e sul tuo feretro lo
-giuriamo, che poco o nulla disgrada dalla santità d'un altare. Vero è
-bene, che secondo l'universal rito, la Chiesa (benigna madre) procaccia
-con molte preci e olocausti di suffragare l'anima tua, e propiziarti il
-giudicio di Dio, il quale ad ognuno volge tremendo ed occulto. Ma, in
-cospetto di sì sfolgorante virtù e nel mondo sì inaspettata; per quel
-paterno e incomparabile amore da te dimostrato ne' tuoi soggetti; per
-le libertà e ottime leggi largite loro, e con fede antica e gelosissima
-conservate; per l'esempio e la norma che agli uomini tutti ài segnata
-dell'alta pietà religiosa e della civile carità, convenientissime
-ai tempi; per quel testimonio che ài fatto solenne e dolorosissimo
-della verità e della giustizia, onde del nome di Martire ti coroni;
-lecito è a noi di pensare, che già trionfi nel sommo dei cieli,
-purissimo d'ogni tabe, e che meglio ti si addirebbero gli osanna e i
-turiboli, che le piangevoli requie e le funebri lustrazioni. Ciò noi
-crediamo saldissimamente; e quindi dal tuo sepolcro come da veneranda
-reliquia, piglieremo gli augurj e aspetteremo l'aura di redenzione;
-e te accompagnato e seguito lassù dagli spiriti benedetti che per
-l'Italia gettaron le vite o crudelmente patirono, te invocheremo
-celeste riconciliatore tra Dio e la patria infelice. Tu per amore di
-lei soffristi di non più rivederla e ogni cosa diletta lasciare; ma
-la tua gloria sopramondana a Lei ti raccosta e congiunge con perpetuo
-bacio ed abbracciamento, e a noi tutti nella tua forma migliore ti fa
-presente; nè mai ci paresti più vivo e spirante, nè mai sì vicino, nè
-meglio sentito e veduto. Noi sentiamo nei cuori la possente tua voce;
-vediamo l'anima tua volante sulle nostre bandiere; e il contatto divino
-e diuturno di lei con tutte l'anime nostre ci riempie e scalda non ben
-sappiamo di quali affetti soavi, e di qual pungente desiderio d'opere
-grandi e intemerate e degne d'Italia. Prosiegui, etereo intelletto,
-con quella efficacia stupenda ed ineluttabile che ora puoi colassù
-da Dio medesimo derivare, prosiegui a correggere i petti traviati e
-superbi de' tuoi cittadini. Mostra loro, che non accade senza terribile
-necessità l'accumularsi degli infortunj, l'infierire dei destini,
-l'empie battiture dei Barbari; conciossiachè unicamente nelle calamità
-e nel dolore ripurgansi al pari degli individui eziandio le nazioni,
-e come oro nel fuoco lasciano alfine le scorie de' vizj, e rimondansi
-d'ogni macchia e bruttura. E il buon antico metallo degli Italiani,
-scorgesi apertamente che dal secolare servaggio, dalle astiose
-passioni e dalla ruggine dell'invidia e dell'albagia, troppo è ancora
-offuscato e corroso. Mostra deh! loro, che in tanta dissoluzione dei
-vecchi principj e delle vecchie credenze per ogni parte d'Europa,
-e in tanto universale rigoglio di basse cupidità e ambizioni, non
-da alcuna autorità di fede e di legge infrenate, a quella nazione è
-promesso non che l'essere e l'arbitrio di sè, ma sì veramente il morale
-e intellettuale imperio del mondo, la quale saprà innanzi e meglio
-dell'altre infiammarsi della virtù, riedificare i principj, fuggir le
-sètte e le sedizioni; e praticando ogni più duro e travaglioso dovere
-di cittadino, procedere nobilmente al possesso comune ed inconsumabile
-del diritto e della libertà. Imperocchè una voce arcana mormora
-dentro il cuore dei popoli, e va lor dicendo: — apparecchiate le vie,
-addirizzate i sentieri alla nuova forma di civiltà. Il mondo à sete
-di giustizia e credenza; à sete di libertà germogliata dal dovere, di
-scienza irradiata dalla religione, di popolari reggimenti corretti e
-magnificati dall'educazione e bontà delle plebi. Sorgete, apparecchiate
-le vie; e quel primo in fra voi che ritempreràssi nella fede, e arderà
-del fuoco della Religione Civile, e farà gl'infimi e i sommi con più
-amorevole atto insieme abbracciarsi, quello spezzerà del sicuro, come
-Sansone, le porte del carcere suo; quello grandeggierà fra voi tutti,
-e le sue piaghe saranno sanate, e tornerà a risplendere sulla montagna
-come signacolo delle genti.
-
-Anima di CARLO ALBERTO, regnatrice vera e perpetua d'Italia, sento,
-io medesimo sento che del tuo soffio immortale mi scaldo, e già della
-virtù m'innamoro, della fratellevole unione ò desiderio infinito;
-e parmi, nè stimo di errare, che simiglievoli effetti vai tu qui
-producendo negli astanti numerosissimi. Concordia, o Liguri, o
-Piemontesi, o Siciliani, o Napoletani, o Lombardi; amore e concordia,
-per Dio. Dopo tante allucinazioni ed esorbitanze, dopo tanti odj e
-sospetti, dopo le vane congiure, i temerarj conati, le gare fratricide
-e spietate; giovi e talenti a noi pure di scrivere nella memoria,
-o meglio nel sacrario del cuore, quella dantesca rubrica: _Incipit
-vita nova._ Così i raumiliati e rifatti dalla sventura, così legati e
-stretti d'un nodo, e potenti di fratellanza e di carità, faremo vero
-quel tuo detto sovrano e profetico, o Re santo e inspirato; quel detto
-a cui solamente il civile nostro dissidio à dato sembiante di amara
-menzogna: L'ITALIA FARÀ DA SÈ.
-
-
-_Due mesi dopo la recitazione dell'Elogio, veniva l'Autore scelto
-deputato al Parlamento Piemontese dalle città di Genova e di Pinerolo.
-Ma stategli dal Governo negate le lettere di naturalità, Egli
-pubblicava nelle gazzette le parole che seguono:_
-
-
-AGLI ELETTORI DI PINEROLO E DEL SESTO COLLEGIO DI GENOVA.
-
-Fallitami una condizione richiesta ad esercitare l'ufficio di Deputato,
-a me fallisce, Elettori, eziandio l'onore e la dignità di sedere
-vostro rappresentante nel Parlamento. Ciò, per altro, non mi scema
-il dovere di ringraziarvi pubblicamente, siccome fo, del mandato da
-voi proffertomi; il quale, secondo mio costume, nè avea chiesto, nè
-in alcuna guisa brigato e sollecitato. Io vi ringrazio, pertanto, con
-caldo animo di aver voluto, scegliendomi, rendere buona testimonianza
-all'intera mia vita, e dimostrare altresì ai popoli subalpini, che
-voi tenete per concittadini vostri tutti i figliuoli d'Italia, e
-credete ottimo consiglio di non rimovere dalla patria ogni soccorso
-d'ingegno e d'opera che venir le possa da quelli. Intanto, col vostro
-suffragio succeduto alle stampe del Comitato Elettorale della Liguria
-da me sottoscritte, voi dato avete conferma e sanzione ai principii
-in esse manifestati; e di ciò pure vi riferisco grazie speciali, e
-trággone assicuranza e compiacimento: perchè non è mancato chi à voluto
-appuntarle, e far chiose e commenti strani intorno ad alcuni nomi;
-quasi che una lista prolissa di candidati non sia materia sottoposta
-a molti accidenti, e ad alcuni peculiari e individuali rispetti e
-motivi; e la volontà e l'opinione dei proponenti non uscisse chiara
-e sincera dal tutto insieme della nota. E neppure è mancato in altre
-provincie d'Italia chi quelle mie proteste d'imparzialità e di spirito
-temperato e conciliativo à stimato insufficienti, e non abbastanza al
-presente ministero inchinevoli e amiche: come se un ministero leale
-e fidante nel proprio operato voglia e possa adombrarsi d'uomini
-moderati, imparziali e conciliativi; atteso che questi certissimamente
-piegheranno alla parte sua non pure quando la visibile bontà degli
-atti di lui e il suo antico e assennato amore delle libere istituzioni
-ad essi lo raccomandi, ma ben anche allora che, salvo l'onore e i
-principii, la necessità dell'utile pubblico ciò senz'altro rispetto
-e ragione lor comandasse. E in ambo i casi tanto più peserebbe e
-fruttificherebbe il lor voto, quanto non cadrebbero appo veruno in
-sospetto di servilità e di cieca adesione; e in quanto (giova serbarlo
-in memoria) le passate miserie e paure non concedono ancora alla
-moltitudine di spogliarsi di ogni sinistra preoccupazione inverso chi
-regge la cosa pubblica, o loro s'accosta senza riserbo. D'altro lato,
-io non so intendere come in paese da passioni tuttora commosso, e dalle
-quali non sembrava abbastanza immune neppure chi amministra e provvede,
-e quando era discrepanza non lieve di giudicii e di massime, chi volea
-ragionar di concordia e persuadere ogni mente ad accorrere a dare i
-suffragi, dovesse tutto gittarsi dall'una delle bande, e farsi tromba
-di un sol partito.
-
-Il proposito di tutti voi, Elettori, fu di sottrarre da ogni rischio
-non solo la legge fondamentale, ma eziandio ciascuna di quelle che sono
-domandate organiche, e mallevano l'uso e l'autorità dei vostri supremi
-diritti. Nell'una e nell'altre torna funesta al presente ogni notabile
-mutazione; imperocchè al popolo fa ora bisogno, sopra ogni cosa, il
-sentimento comune e profondo della sicurezza, della fiducia e della
-stabilità e perduranza; e il potere egli, senza alcuna apprensione e
-sospetto, restringersi tutto col Governo, e francamente e vigorosamente
-ajutarlo. Ma sia lode al vero; da chi temiamo oggi che possa procedere
-maggiore pericolo di mutazione e maggior contrasto alle nuove
-franchigie? dai nemici della libertà, ovvero dai troppo amici? Contro
-questi è la condizione grave dei tempi, sono l'uso e l'esperienza
-cresciuti, è il buon senso italiano che disnebbiato dal fumo delle
-astiose passioni, torna a poco a poco a risplendere di sua tranquilla e
-nitida luce. Per contra, ai nemici palesi od occulti della libertà, e
-a coloro che se non ucciderla affatto, vorrebbono almeno a tisichezza
-condurla, ogni cosa sembra in Europa dare ansa e recar favore; e
-poco meno che la intera Diplomazia, massime intorno di noi, dà loro
-di spalla, e tutto dì li rinfocola e sprona e consiglia. Ciò posto,
-chi non vede la convenienza, o, meglio, la necessità di mandare al
-Parlamento uomini tanto caldi e fermi e fondati nell'amore di libertà,
-quanto assegnati e riguardosi; e così indipendenti, imparziali e scevri
-d'ogni affetto di parte, come leali e conciliativi? Conciossiachè
-siffatti uomini solamente, senza spiacere agli incerti e incuranti,
-che sono i più, nè troppo offendere quelli cui il passato facea prode,
-valgono a spirare fidanza piena e durabile alla parte viva e illuminata
-del popolo, nella quale sola può da ultimo il nostro liberale Governo
-trovare difesa sincera, e sostegno naturale e gagliardo. Solo uomini
-indipendenti e conciliativi insieme ànno vera facoltà di porgere ajuto
-efficace e valido al ministero presente, talchè resista, dove occorra,
-con avveduta saldezza e prudenza alle aperte e alle soppiatte esigenze
-ed insidie esterne; e perchè respinga facilmente sì le innovazioni
-importune e immature, e le smoderanze degli impazienti e fanatici; e sì
-quello che al dì d'oggi è più temibile assai, le voglie cioè risorte
-e i disegni ripigliati di reazione, e qualunque infelice proposta di
-legge, con fine d'intaccare e restringere le libertà delle quali tutti
-per lo Statuto godiamo.
-
-Queste considerazioni moveano voi, Elettori, nella vostra scelta;
-moveano me, con pochi altri buoni italiani, a sottoscrivere le
-circolari del Comitato Elettorale della Liguria. Io mi do pace assai
-facilmente che se ne facciano ora poco benevole interpretazioni, e
-ingiuriose alla fama mia. Più d'una volta i fatti ànnomi vendicato e
-assoluto degli altrui torti giudicj;[44] ed io so troppo bene, che pesa
-continuo sopra di me la sventura ostinata, ma non però ingloriosa, di
-aver dispiaciuto a gente che mai non si placa e mai non perdona.
-
-Genova, li 27 dicembre del 1849.
-
-
-
-
-SUL PAPATO,
-
-LETTERA ORTODOSSA A DOMENICO BERTI.
-
- _An non eligendi ex toto orbe orbem judicaturì?_
- SAN BERNARDO, Consid. IV, 4.
-
-
-Fu la presente lettera scritta per venire inserita nella _Rivista
-Italiana_, Giornale di scienze morali e politiche che stampavasi non à
-molti mesi in Torino; e però accenna in principio a un articolo dettato
-dal chiarissimo professore Berti, intorno alla dominazione temporale
-dei papi, e pubblicato in essa _Rivista_ il 15 di agosto del 1850.
-
- (_Nota premessa alle due edizioni genovesi del 1854._)
-
-
-I.
-
-Io non ò dubio, Signor mio, che allo scritto vostro intorno alle cose
-di Roma, publicato or fa tre mesi in questa effemeride, non tenga
-dietro l'assentimento e la lode degli uomini savj. Contro all'uso
-corrente de' giornalisti che si compiacciono di asserir molto e poco
-provare, e frondeggiano in concetti e in sentenze che, a stringerle
-bene, dànno scarsa e leggiera sostanza, voi con un ragionare stringato
-e calzante, e non iscordando mai (quello che in materie tali à gran
-forza) il testimonio delle storie e il riscontro dei fatti, conducete
-il lettore a certe e lucidissime conclusioni. Libere parole e forse
-anche ardite adoperaste in geloso argomento, nel trattare il quale
-gli assennati fanno ormai troppe reticenze, e troppe iperboli i
-passionati. E d'altra parte, il buon senno italiano vi mosse a
-distinguere sempre e con diligenza l'oro purgato ed incorruttibile da
-sua scoria e mondiglia, separando la sostanza eterna di nostra fede
-dalle forme caduche e mutabili. Certo, tale moderanza e giustizia che
-esser dovrebbe usuale, massime in subbietti severi e di gran momento,
-diviene oggi rarissima; e di là dall'Alpi, molto di più. Vedete la
-Francia maneggiar di continuo, inverso il papato, o l'adulazione o la
-contumelia. L'una fazione e l'altra avventa i sofismi come saette in
-battaglia, e quindi accresce a dismisura la confusione e alterazione
-degli animi. A noi Italiani, benchè dolorosi di danni e percosse tanto
-maggiori che avemmo a tollerare da Roma, a noi in questa poca di terra
-dove possiamo senza pericolo significare la mente nostra, non vien
-meno la imparzialità del giudicio, e studiamo di recare ordine e luce
-in quel generale scombujamento. Così non fossero mai gli stranieri
-sopravvenuti a sturbare l'opera riformatrice de' padri nostri, i quali
-più volte e con sapienza e coraggio altissimo impresero di raddrizzare
-e correggere i traviamenti e le pravità della Curia Romana, senza
-mettere in compromesso alcuno la sostanza della fede cattolica, e
-fuggendo le controversie d'intorno al domma; una delle peggiori e
-più mortifere pesti che affligger possano (diceva il Sarpi) l'umana
-republica.
-
-Io sono stato in forse di movere novamente la penna sui casi di Roma,
-veggendomi colà fatto segno a incredibile odio e a basse e sfrontate
-calunnie, ed essendomi state sottratte da mano più inquisitrice che
-ladra moltissime carte che io preparava di mettere in luce su quel
-subbietto.
-
-Ma dalle parole vostre, o Signore, usciva uno spirito il quale mi à
-fatto (io non so come) sentir dentro l'animo che il silenzio a questi
-tempi, e in tale proposito, parrebbe o incuria o timidità o insipienza;
-cagioni tutte tre biasimevoli. E se riscrivere tutto un volume sarebbe
-fatica e tedio sproporzionato all'utilità, non per questo voglio
-astenermi dal significare brevemente, e senza apparato di stile e
-d'erudizione, alcuno di que' pensieri che io giudicava dover tornare
-più profittevoli alla religione e alla patria. Nè già le menzogne
-calunniose, e l'odio ostinato e cieco degli avversarj non manco miei
-che d'Italia e dell'universal bene, mi condurranno a parlare stizzito,
-e fuor dei termini del convenevole. Non può d'assenzio e di fiele avere
-tinta la bocca colui il quale procaccia continuo di approssimarla alle
-fonti sincere d'un'alta e libera filosofia. Oltre che, la ragione è
-cosa serena ed imperturbabile: e non ostante che in Roma abbiano le
-gazzette spacciato ch'io sono uscito del senno _ed ò perduto il ben
-dell'intelletto_, desidero mostrar loro che ò l'intendimento sanissimo,
-e neppure riescono di provocarlo all'impazienza e allo sdegno. Anzi,
-voglio entrare con Roma in una gara onesta ed insolita, non tacendo
-nessuna di sue miserie, e sfidandola tuttavolta alla prova di appuntare
-d'eterodossia un solo de' miei concetti.
-
-
-II.
-
-Consento e lodo assaissimo quel pronunziare che fate, che le cose
-romane non possono convenientemente trattarsi con l'osservazione sola
-de' casi politici, e con l'indagar le cagioni più materiali e più
-prossime. E veramente, chi durerà nel dubio e nell'incertezza intorno
-di ciò, pensando che il supremo pontificato, di qualunque forza
-mondana e di qualunque regio splendore si attornii, sempre rimane una
-potestà essenzialmente spirituale, e la cui viva scaturigine è dal
-lato dell'uomo riposta tutta quanta nelle comuni credenze? Di quindi
-proviene la necessità (lasciate l'altre ricerche) di esaminare parte
-per parte cotale ultimo sostentamento della Roma papale, e di scoprire
-e indicare preciso quali alterazioni profonde ed intrinseche vi sieno
-accadute, e come cessarle durevolmente.
-
-V'à taluni publicisti in Francia, a cui pare oggi il Pontificato
-sanissimo ed interissimo in ogni sua condizione, e pur tanto buono
-e perfetto, che sono tinti di resía tutti coloro a cui entra in capo
-di dubitarne; e riottosi e pessimi sono que' tre milioni d'uomini cui
-non garbeggia gran fatto la paterna e mite censura del Sant'Uffizio,
-e il dover rimanere esclusi soli essi e in perpetuo dalle private
-e politiche libertà, di che godono o son per godere tra breve
-tutte quante le nazioni civili d'Europa. Ma costoro volendo troppo
-glorificare il papato, a me sembra che lo bestemmino, e travaglinsi a
-scavargli sotto a' piedi la fossa, troppo meglio de' suoi nemici.
-
-V'à poi la schiera de' Diplomatici (io volea quasi dire turba), la
-quale o non vede o nega il pregio e l'importanza di tutto ciò che
-trapassa le arti loro e pon fondamento nelle coscienze, ed al cui
-buon esito nè i ripieghi de' protocolli tornano sufficienti, nè quelle
-simulazioni e malizie da cortigiani, condite di urbanità e di eleganza.
-Nel Giulio Cesare di Shakespeare, certo ciabattino romano, per
-nobilitare l'arte propria, chiama sè stesso, con lepida antonomasia,
-un chirurgo di scarpe. A me, dico il vero, dove senta discorrere di
-Diplomazia, torna mio malgrado a mente quel ciabattino del gran poeta,
-perchè là pure sotto magnifico nome veggo nascosta un'arte infelice
-di rattoppare cose vecchie e logore, che di lì a poco torneranno a
-sconciarsi.
-
-Ma, come ciò sia, il pronunziato vostro rimane verissimo, che discutere
-fondatamente del dominio temporale dei papi mai non si può, senza
-discutere insieme, non che delle sorti comuni d'Italia, ma dell'essere
-altresì sostanziale ed universale della cattolicità, e senza porsi a
-scrutare le disposizioni odierne de' popoli intorno alla fede, e quello
-che sia per ricondurre nei cuori una religione sincera e viva, e perciò
-razionabile e non cavillosa, e conformissima punto per punto alla
-scienza e alla civiltà.
-
-Io, per me, sento di potervi bene asserire, che in nessun argomento
-morale e politico ò fermato il pensiere più lungamente e sì spesso,
-come in questo del principato ecclesiastico; mosso a ciò eziandio dalla
-necessità, sì per essermi tocca la mala fortuna di nascere a quello
-soggetto, e sì per avere a cagion d'esso la miglior parte della vita
-trascorso nelle amaritudini dell'esilio. Così, dopo assai meditare
-ed esaminare, dopo raffrontate le storie antiche con esse medesime
-e con le presenti realità, e i fatti con le idee, e le applicazioni
-coi principj, sono da ultimo venuto io pure nella conclusione, che a
-rispetto di Roma, la controversia politica in niuna maniera non può
-separarsi e disciogliersi dalla spirituale, siccome quelle che sono
-ambedue informate da una sola e stessa ragione e natura; e chi presume
-di tenerle divise e trattar l'una in disparte dall'altra, incorre ad
-ogni tratto in palpabili contradizioni, e somiglia quello inabile e
-sciocco artista che volesse in alcuna pittura emendare e mutare le
-pieghe d'un velo o d'un panno, senza porre veruno studio a conoscere
-il corpo e i membri che ne sono vestiti; conciossiachè al principato
-ecclesiastico dà contorni e pieghe la spirituale persona che il regge.
-E da ciò procede parimente, che in verun altro subbietto di scienza
-civile insorge fluttuazione e discrepanza maggiore di pareri e giudicj;
-in nessuno alla verità dei principj contradice e ripugna da ultimo sì
-manifestamente il fatto, e in nessuno la guerra intestina e sempre mai
-rinascente dei contrarj elementi annulla i trovati e le risoluzioni dei
-gran politici.
-
-Leviámone qualche saggio non men curioso che istruttivo. E prima,
-voi v'imbattete in molti i quali (come onestissimi e al papato assai
-riverenti) si sdegnano dell'opinione che si professa oltremonte, che
-pel Papato non dica bene altra maniera di dominio temporale, eccetto la
-dispotica; e sì provano con ragioni eccellenti, la libertà non dovere
-mai riuscire avversa ed inconciliabile col principato ecclesiastico,
-ed anzi dovergli prestar vigorezza e favore. Ma, per contrario, lo
-scritto vostro afferma e prova con l'evidenza del fatto, che lo Statuto
-romano nè fu dalla prelatura accettato lealmente, nè voluto eseguire
-mai, salvo che per cessare i fieri e instanti pericoli. D'altro lato,
-tal quale esso è (e parve prodigio), inchiude cento clausole e cento
-riserbi da rendere vana (ove occorra e il consentano i tempi) qualunque
-franchigia publica, e tutta la macchina del governo rappresentativo. Il
-perchè, ogni mente oculata è costretta di credere, che rimanendosi Roma
-quale oggi si vede, e le discipline della sua Curia e le condizioni
-del Pontificato quali al presente sussistono, ogni qualunque specie di
-costituzione liberale o diventerebbe in poco d'ora un nome vanissimo,
-o saría cagione di guerra dolorosa ed interminabile tra la corte ed
-il popolo, anzi tra la corte e qualunque altra potestà indipendente da
-lei.
-
-La repentina e terribile necessità dei casi (io replico) carpì ai
-cardinali quell'informe Statuto; dileguandosi la necessità, doveva
-esso o cadere, o fare illusorie le libertà che promette. Dopo la
-battaglia di Custoza, s'incominciò a Monte Cavallo a indietreggiare più
-alla scoperta, e in governo costituzionale far luogo a due Ministri
-insigniti di porpora e immuni però da ogni legale sindacato, sciolti
-dal pericolo di giudizio e di pena, e sempre innanzi alle Camere
-taciturni e invisibili. Dopo la rotta di Novara, sarebbersi i prelati
-prestamente disfatti del Rossi, quando non avesse una scellerata mano
-prevenuto il disegno.
-
-Del pari, v'à chi dimostra con argomenti robustissimi, attinti alla più
-pura e profonda filosofia cristiana, che il dominio temporale dei papi
-accordasi male con lo spirito del Vangelo, e ch'essi potrebbero senza
-jattura veruna, ed anzi con utilità e rinvigorimento massimo della
-religione, deporlo affatto, e tornare all'antica modestia apostolica.
-Ma, d'altra banda, tutti coloro cui manca l'animo di pensare ad alcuna
-essenziale riforma ed innovazione negli ordini della Curia romana,
-veggono assai manifesto (quantunque vergognino di confessarlo), che a
-quella Curia, spogliandola in tutto del principato, rimarrebbero brevi
-anni, forse anche pochi mesi d'autorità e di vita.
-
-E però, mentre parlano ad ogni tratto della fiamma di fede cattolica
-che li avvampa, mostrano di dubitare del sostegno saldo e perdurabile
-promesso alla Chiesa di Dio. Ma veramente li turba e tiene perplessi un
-intimo sentimento, il quale li avvisa, non consistere punto la Chiesa
-di Dio in certe giurisdizioni fittizie ed ambigue, e in certe viete e
-dispotiche consuetudini che la sede pontificale s'incaparbisce a voler
-serbare, ed a cui nessuna promissione di celestiale soccorso fu fatta.
-Quindi s'ostinano a dire, che il principato ed i suoi conseguenti sono
-puntello della Chiesa; e a sottrarglielo, potrebb'ella, se non cadere,
-scompaginarsi; e che non bisogna tentare Iddio, e stringerlo a forza
-ad operare miracoli: non badando essi che a molto maggior miracolo il
-vanno stringendo ogni giorno, di salvare la fede e il papato ad onta
-delle sconcezze ed enormità che seco mena il poter temporale; ed essere
-un modo assai più sconvenevole di tentare Iddio, quello di volere che
-per prodigio cotidiano di grazia efficace i preti, arricchendo, si
-serbino poveri; imperando a modo dei re, si serbino umili; vivendo in
-delizie, si mantengano casti; empiendo le carceri e alzando patiboli,
-si mantengano misericordiosi.
-
-Udiremo dire a moltissimi, che bisognava perdonare i prelati romani di
-assai difetti. Non potevano a un tratto svecchiarsi, e in un giorno
-solo svestire gli abiti del comando assoluto, nè con leggier fatica
-avvezzarsi alla libertà, tenuta, e non senza ragione, in sospetto e in
-paura per tanto tempo. D'ogni bene erano signori e dispensatori; qual
-maraviglia se contendevano a pezzo per pezzo l'antichissimo patrimonio?
-Colpa grave dei liberali fu volere ogni cosa ad un fiato. La libertà
-sarebbe venuta ad oncia ad oncia, e proporzionando il carico nuovo
-alle spalle del popolo che mal lo reggeva. Queste parole che sarebbero
-savie in qualunque luogo, trovano in Roma ragioni opposte d'altrettanta
-validità. Coi prelati romani non potersi fare a metà: cedono pur troppo
-a due deità sole e terribili, la necessità e la paura. Altrove possono
-le libere istituzioni avere piccolo cominciamento, ed aspettare dal
-tempo e dalla educazione publica di profondare ed allargar le radici;
-ma in Roma tanti germi ne porresti, tanti ne sbarberebbero, e tutto il
-passato lo testimonia. Però bisogna che fra le due potestà intervenga
-una piena separazione.
-
-Per simile, molta gente va predicando che agli uffici pontificali
-bisogna l'indipendenza, e questa senza principato correr pericolo e
-vacillare ogni giorno. Guardisi quello che era il papato in Francia
-alla corte d'Avignone, sotto le ferree mani di Filippo il Bello e de'
-suoi discendenti.
-
-Questa è la sentenza: ora mirate il fatto, e troveretelo tanto
-discorde da lei, che assegnerete al vocabolo indipendenza ogni altro
-significato, salvo il definito dai dizionarj. Certo, stranissima
-indipendenza è quella che gode Pio IX tra l'armi tedesche e francesi, e
-stretto e aggirato da' furiosi ristoratori d'ogni clericale tirannide.
-Nè si dica essere accidente che passa. Perchè nessuno à cervello così
-baldanzoso da indovinarne la fine; e tutto il lungo e miserevole regno
-di Gregorio XVI trascorse in altrettanta preoccupazione e servitù di
-mente e di spirito. I perpetui diritti, le vetuste giurisdizioni e le
-libertà intangibili della Chiesa tacevano tutte innanzi all'Austria
-e alla Russia. Quivi tre milioni e più di cattolici trapassavano
-allo scisma con poco o nessun lamento di Roma; e con poco o nessuno
-tornavano a quando a quando in Vienna a pigliar vigore le leggi
-giuseppine: altra maggior cura premeva l'animo del pontefice; sventar
-le congiure, sopprimere le cospirazioni, comandare nelle Romagne i
-supplizj. In tale spavento viveva papa Gregorio non pure dei moti
-politici, ma poco meno che d'ogni progresso di civiltà, che fu udito
-affermare, infra l'altre cose, ogni strada nuova aperta ai viandanti
-essere veicolo nuovo di corruzione. E nella enciclica addirizzata da
-lui in principio del regno suo a tutti i vescovi moderatori del gregge
-cattolico, non dubitava di registrare tra i flagelli del secolo le
-politiche libertà: il che prova quanta poca misuratezza e imparzialità
-di giudicio lasciavagli il principato, e con che massime dure e
-imprudenti governar voleva la Chiesa.
-
-Così da ogni parte balzano fuori (diceva io) le contradizioni; perchè
-tra il regno ed il sacerdozio, quali stanno al dì d'oggi e si vogliono
-mantenere, ogni termine di conciliazione è impossibile, e mai non è per
-uscire ex _alienigenis membris compacta potestas_.
-
-Tra parecchi partiti indagati e proposti per dare assetto e riposo
-alla dominazione temporale dei papi, voi, Signore, scorgete assai più
-vantaggi all'Italia, ed avviamento molto migliore al bene di tutta
-la cattolicità, nell'avviso di alcuni statisti di stringere quella
-dominazione alla città sola di Roma, od a poco altro territorio. Ora,
-io pronunzio da capo, che non mutando l'essere e i privilegi dell'alta
-ed infima prelatura, tanto è impossibile colorir quel disegno, quanto
-tutti gli altri esclusi da voi; conciossiachè, dove l'armi straniere
-non esercitino sempre un violentissimo reprimento, si vorrà dalle
-genti di Roma fruire almeno delle libertà civili ordinarie e di larghe
-franchigie comunitative, com'egli accade, per grazia d'esempio,
-in America ai cittadini di Washington. Ma qual mai libertà civile
-non verrà intorbidata ai Romani, ed anzi rotta e annullata, dal
-Sant'Offizio, dagli sbirri del Vicariato, dall'arbitrio continuo ed
-irrefrenabile de' maggiori prelati, dalle parzialità dei giudici, dalle
-sciocche e strabocchevoli revisioni, censure ed inibizioni sulle stampe
-e sui libri, dall'ignoranza e servilità delle publiche scuole, e dal
-potere il governo inframmettere in ogni cosa l'autorità d'alcun canone
-o d'alcuna bolla, dimenticata ma non disdetta, e giacente in archivio
-com'arme vecchia in arsenale, che può a tempo e luogo tornare usabile e
-acconcia?
-
-Per quello, poi, che s'attiene alle franchigie comunitative, non
-son dubioso di affermare, ch'elle o promuoveranno fiero e continuo
-contrastamento col governo clericale, o diverranno ombre vane fuori
-che nell'aspetto e nel titolo, come da secoli sono state. Imperocchè,
-questa lode della gente romana è da ricordare, che cioè non ànno
-valuto la Curia e la prelatura a domare e spiantare qualunque spirito
-di libertà e di resistenza in quel popolo, per insino a tanto che
-gli rimase la possessione di qualche diritto municipale. E già Sisto
-V, appena insediato, e con le prime parole che disse da principe ai
-Conservatori di Campidoglio, li minacciò di togliere loro quel poco
-(trascrivo i suoi termini appunto) che, per benignità sola della Santa
-Sede, rimaneva ad essi di publica amministrazione.[45] Ed eziandio
-quel poco fu tolto. Onde gli è accaduto, che forse tra tutti i comuni
-italiani, sempre usi a godere di alcuna franchigia, il comune solo
-di Roma ne venisse per intero spogliato; e quella toga fulgidissima
-d'oro e di porpora in che il Senatore e i Consultori di Campidoglio
-splendevano, altra grandezza ed autorità non significassero, eccetto
-che crescere copia d'arredi e vaghezza di addobbi ai vespri e alle
-messe pontificali. Ma lasciando ciò stare, chi, chiedo io, nella pace
-presente, e senza promovere da ogni banda pericolo instante di guerre
-e sollevazioni, sottrarrà le Romagne e le Marche alla signoria dei
-papi? Tentisi e facciasi da chiunque; adóperinsi le maniere, l'arti
-e gli spedienti più sottili ed accomodati; segua per effetto di qual
-vogliate accordo e lega di principi poderosi; la curia romana, com'è
-al dì d'oggi elementata e costituita, lancerà scomuniche ed interdetti
-furiosi e implacabili, e si ajuterà, nè senza profitto, di sommovere
-e d'infiammare tutto il mondo cattolico, ed eziandio il greco ed il
-luterano, con assai più zelo ed impeto, che se una nuova eresia od uno
-scisma nuovo intendesse a squarciare e spiccare violentemente alcun
-altro membro dal corpo di santa Chiesa.
-
-Ben voi direte, che se gl'interdetti veementi e iracondi di papa
-Caraffa non vinsero e non bastarono contro le armi del Duca d'Alva nel
-bel mezzo del secolo XVI, meno assai basterebbero nell'età nostra. Ma
-le plebi allora tacevano paurose: oggi quello che pensano e vogliono à
-peso e pericolo; ed a cagione delle publiche libertà, più ardire mostra
-al presente la scarsa fede rimasta, che la grandissima per antico.
-Certo è, che quando gli Ottoni e gli Arrighi si brigarono d'aggiustare
-le cose romane, nol fecero con le armi soltanto, ma eleggevano al sommo
-seggio chi lor talentava di più, e l'esterior disciplina della Chiesa a
-lor senno moderavano. Oltre di che, come userebbero i potentati, senza
-troppo manifesta contraddizione, l'aperta violenza in quell'autorità e
-in quell'uomo, per rialzare il quale ànno, poco è, sguainate le spade
-con non picciolo spreco di danaro e di sangue? Impossibile, poi, tanto
-accordo fra tanti principi e Stati, massime dove si tratta di ricche
-spoglie da occupare e spartire.
-
-Rimane inconcussa, dunque, ed irrepugnabile la sentenza, che, non
-modificandosi in nulla la Roma spirituale, nessuna composizione si
-trova tra essa e i popoli che tiene soggetti temporalmente; e di
-pari rimane certo, che le cose d'Italia non si possono rassettare in
-unione ed in libertà; nè la famiglia cattolica intera avrà buona pace:
-anzi, l'autorità della religione, parte per isdegno e rabbia, verrà
-combattuta e negata, parte travolta al male, e adoperata a perpetuare
-vecchie superstizioni e tirannidi.
-
-Per fermo, la gran bisogna dei prelati al presente è campare il dominio
-loro secolaresco; e già da gran tempo son usi di accomodare piuttosto
-le faccende della Chiesa alle necessità ed esigenze del principato,
-di quello che adattare gli ordini del principato al miglior bene della
-Chiesa. Nel che non adoperano quasi malignità: primo, perchè aggiustare
-il principato come la Chiesa antica e lo spirito degli evangelj
-ricercherebbero, vuol dire poco meno che rinunziarlo: in secondo
-luogo, tutto quel popolo di chierici e di prelati che sale e scende
-pel Quirinale e per l'Esquilino, cresce allevato in un sistema molto
-fine ed artificioso di principj e di massime, venutosi componendo pezzo
-per pezzo, e nel quale i privilegj dell'Ordine e le dignità cortigiane
-e secolaresche sono con buona apparenza accordate e innestate con
-lor dottrine teologiche; sicchè, ajutando quelle, credono queste
-ajutare, essendo osservazione verissima e molto antica, che l'uomo
-s'industria ed ostina a voler trovare un qualche utile compromesso tra
-la coscienza e gli appetiti; e quindi, invece di conformare le azioni
-ed i sentimenti ai sovrani dettati, piega bel bello e quasi senza
-avvedersene i dettati all'utilità. La quale opera di storcimento e
-dissimulazione per far bella mostra di sè e nascondere all'universale
-(che è volgo) le fragili sue fondamenta, trova il soccorso degl'ingegni
-battaglieri ed arguti, gran maestri di scrivere, autorevoli di scienza
-e di vita, ed abilissimi a sciogliere nodi e viluppi di controversie. E
-tali furono, per appunto, coloro i quali poco dopo la Sinodo Tridentina
-dettero al sistema surriferito l'ultima forma dialettica, non più
-mutata sostanzialmente di poi. E se ne può vedere un ritratto vivissimo
-e coloritissimo nelle storie eleganti che di quel Concilio scriveva il
-Cardinale Pallavicino.
-
-Ma, come ciò avvenga, certo rimane tuttavia (nè a voi nè a niuno
-rincresca udirlo ripetere), che insino a tanto che quella mistione
-singolarissima di dogmatica, di canonica e di politica dura e persiste
-in Roma, e porge norma quivi all'educazione di tutto il clero,
-perpetuerannosi le cause delle sedizioni e delle violenze in Italia,
-nessuna pace di spirito avranno le coscienze cattoliche, e la maestà
-del gran sacerdozio mai non tornerà ad imperare nel mondo con soave e
-spontanea suggezione degli animi. Perchè la Cancelleria e la Prelatura
-romana mai non possono e debbono sostenere che lo Stato della Chiesa
-contermini con popoli liberi, nè che l'Italia si componga in essere
-di nazione e viva signora di sè; atteso, principalmente, che ella
-faría molto presto valere le sue franchigie e la sua volontà e i
-suoi patti confederativi altresì in Roma. Similmente, non avrà pace
-d'intelletto e di cuore la cattolicità; perchè oggi ella si viene
-informando di spiriti nuovi e altamente civili; desidera, se non
-amicizia, almeno concordia leale con le diverse confessioni cristiane;
-il culto e le dottrine morali ritira dalla eccessiva misticità, e
-le immedesima con la ragione e l'ordine sostanziale ed eterno del
-bene; accetta e s'allegra d'ogni progresso di scienza; vuole la pietà
-nemica d'ogni esteriore costringimento, e la religione separatissima
-dai fini mondani e dagl'interessi di Stato. In quella vece, la Curia
-romana teme ogni sorta d'emancipazione intellettuale e politica,
-à per sospetta la scienza, per ingiuriose le riforme; s'adombra e
-s'inquieta delle novità; nessuna concordia equa e leale consente con
-gli accattolici; e non pure prescrive e propaga usi e modi assai poco
-nobili e razionali d'esercitare la pietà,[46] ma non abborre (dovunque
-può) dall'inculcarla a furia di leggi, e ottenerne l'apparenze e
-le dimostranze con mezzi costrettivi e violenti. Per vero, tenendo
-altra via, non tanto spaurasi ella per la interezza della fede e la
-incolumità della Chiesa, quanto per la propria maggioria e pel suo
-potere temporale assoluto; e perchè, sentendosi fiacca al presente di
-ogni facoltà, e inetta a reggere a qualunque specie di paragone e di
-competenza, rifugge da tutto ciò che varrebbe a rompere il cerchio
-magico entro il quale sta chiusa, e in cui poco numero di chierici
-e di scribi, tutti e sempre d'una qualità e d'uno stampo, presume di
-perpetuare in sue mani il governo del mondo cristiano. Nel vero, di
-coloro che maneggiano in Roma gli alti negozj, la più parte e la più
-procacciante o nasce colà medesimo e succhia subito il latte delle
-dottrine curialesche, ovvero è calata giù dai monti della Sabina e
-d'altre terre suburbane; o, se pur viene di fuori, riceve ne' chiostri
-e ne' collegi romani una medesima impronta di pensieri e di sentimenti;
-sicchè troppo bene s'appropria loro il carattere e il nome di Casta.
-Quegli altri, poi, che nuovi e inesperti convengono a Roma per cercarvi
-mantellette e prebende, se non sanno l'arte, la imparano; e quelle
-orme, sempre e da tutti e a un modo stesso ricalcate, studiano e
-seguono ad una ad una con indicibile diligenza; perchè chi le sgarra
-o le muta, quando peggio non gli succeda, rimane indietro. E poniamo
-che parecchi insigni ecclesiastici vengano per l'Europa onorati del
-cappello, e debitamente onorati. Ciò può recare lustro e dignità
-maggiore all'Ordine; non profitto al concistoro e al governo, del quale
-non sono partecipi.
-
-Adunque, di cotal gente quale io la descrivo, esce l'ordine prelatizio,
-e di questo la principal porzione del collegio de' cardinali; dal
-cui seno per ultimo esce il Pontefice, il quale dee di necessità
-rispondere con la natura dell'opere sue alla natura del terreno e
-alle qualità del seme di cui è rampollo. Ed egli e i suoi porporati e
-il clero della sua Roma tanto meno aprono il cuore ad alcuna novità,
-e ardiscono rompere una sola maglia di quella rete di pratiche e
-d'opinioni in che sónosi da sè medesimi involti, in quanto ogni giorno
-si riconoscono più straniati e divisi dallo spirito dei tempi, e manca
-loro qualunque energia, salvo che di negare e resistere. Nell'avvenire,
-nessun compenso al perduto, nessun rimedio al pericolo delle temporali
-giurisdizioni, eccetto l'armi straniere e i patiboli. Mille accadimenti
-e mutazioni reca via via il corso degli anni; ma tutte all'ultimo si
-discuoprono sfavorevoli e inopportune alla prosperità e alla pace del
-Quirinale, perchè a lui fa bene soltanto la immobilità, o ricomporre e
-risuscitare il passato. Ma il flusso delle umane cose, simile all'acque
-correnti, mai non torna allo insù. Tale a nostri giorni (nè vi esca
-mai del pensiero) è il papato, e tale la schiera che più dappresso lo
-circonda, serve e difende. Nè, per dir vero, sembra credibile a mente
-sana ed illuminata, che le popolazioni cattoliche abbiano proseguito sì
-lunga pezza a disconoscere il fatto, o conoscendolo, a non curarlo; e
-che gran porzione del clero continui tuttafiata nella pietosa finzione
-di giudicare che Roma e Chiesa riducansi ad un medesimo, mediante la
-viva e fedele rappresentanza che far dee la prima della seconda. Oggi
-l'orbe cattolico è rappresentato sì bene e sì lealmente in quella
-metropoli, com'era sotto de' Cesari il mondo politico dai senatori
-servi e adulanti, o dai Narcisi, dai Ninfidj e dagli Aniceti del
-Palatino.
-
-D'altra parte, l'età nostra è acconcia e matura perchè que' funesti e
-perpetui ripiegamenti e ritorcimenti di Roma in sè stessa si rompano,
-ed ella uscendo con la mente e l'affetto a visitar le nazioni, si
-ritempri e ringiovanisca nello spirito nuovo ed universale della
-cristianità. E dacchè è necessario per ciò nella Curia e Prelatura
-romana mutare o le persone o l'animo, e questo è fatto inemendabile
-dalla forza dell'abito e dell'interesse; occorre che l'altro partito
-si tenti. Ma, per condurre e stanziare in Roma nuovo ordine di
-ecclesiastici, assai diverso nell'opinioni e nell'opere dall'anteriore,
-manifesto è ch'ei si conviene piegare e adattare a cotale effetto le
-istituzioni e le discipline; con questo riserbo per altro, che tanto
-solo si modifichino e si correggano, quanto bisogna perchè il fatto si
-avveri e perseveri, e sia fecondo di bene.
-
-Non m'è avviso per al presente di condurre il discorso a meglio
-definire e specificare coteste mutazioni della Roma spirituale: mi
-basta, egregio Signore, aver fatto rincalzo da molti lati a quella
-proposizione con cui si apriva la lettera mia, ed in cui si sostiene
-e s'incardina: che, cioè, in Roma la riforma politica intimamente si
-connette con l'ecclesiastica; e l'una senza l'altra non può succedere,
-nè, succedendo, durare e fruttificare.
-
-Nemmeno è da mover dubio, mirandosi unicamente al valor razionale
-delle cagioni, se le riforme politiche debbono antivenire o no
-l'ecclesiastiche. Imperocchè noi dimostrammo abbisognare innanzi ogni
-cosa, che per la virtù peculiare d'alcun ordine nuovo spirituale
-muti l'ordine delle persone, e con esso gli animi, i pensamenti
-e i costumi; e così fare asseguibili non soltanto le libertà e
-trasformazioni opportune nel temporale, ma ogni buona fortuna d'Italia,
-e il rinfrancamento delle credenze, e una gioventù nuova e robusta
-di tutto il consorzio cattolico: il quale, la Dio mercè, a simile
-risorgimento è apparecchiatissimo, e più assai che non vien reputato
-dai cortigiani in rocchetto ed in cappa magna. Nè faccia gabbo al
-giudicio vederne apparire sol pochi segni; perchè tuttavia perseverando
-nella cattolicità una gerarchia stretta, riguardosa e fortemente
-disciplinata, la infermità e torpidezza del principal membro fa
-sembrare malsano e debole tutto quanto il corpo; e veramente, spirano
-dal Vaticano ai dì nostri piuttosto che un soffio ricreante di vita,
-influssi di letargia e d'agghiadamento.
-
-Imperciò, presupponendosi eziandio che mutare qualcosa della Roma
-spirituale riesca difficile e travaglioso quanto l'indurre larghi
-e intrinseci cambiamenti nel temporale, porta la ragione che si
-voglia piuttosto lo sforzo maggiore rivolgere a conseguire il primo.
-Perchè, vinte quivi le resistenze ed appianate le vie, qualunque
-natura di bene civile e politico se ne ingenera quasi di per sè
-stesso: il che non si prova con altrettanta certezza dall'altro lato;
-stantechè (teniamolo saldo in memoria) negli istituti che reggono
-e signoreggiano per l'efficacia e il valore di antiche opinioni e
-consuetudini, le mutazioni materiali ed estrinseche, discompagnate
-dalle morali e interiori, violentano ma non correggono, e più sono
-atte a perturbare che a rassettare. Chi mal consente a questo vero,
-ricordisi almeno di ciò che vide egli stesso, o dal padre gli fu
-narrato. Bonaparte condusse prigione Pio VII a Fontanableò, e il vi
-tenne chiuso qualche anno, e dettavagli da ultimo un concordato a sua
-voglia. Era uso di forza e d'audacia fortunatissima, ma sproveduta di
-sapienza riformatrice; e non recò frutto. Cessato appena quell'impeto
-soldatesco, Roma ripigliò le sue antiche sembianze, nulla avendo
-imparato e men che nulla dimenticato. D'altra parte, non sembra
-mai troppo difficile e faticoso all'uomo ciò che è necessario ed
-inevitabile, e si fa scala insieme a grandissima utilità, e quando gli
-vien dimostrato che tutt'altro tentamento sarebbe indarno.
-
-Ben so che l'ordine di ragione troppo rado si accorda con quello de'
-politici accadimenti, e la fortuna e l'armi e le passioni non iscelgono
-la loro via; ma dove l'impeto li rivolge, colà si precipitano. Io so
-bene altresì, che quando per effetto di qual sia caso la forza e la
-volontà popolare venissero in Italia al di sopra, elle inesorabilmente
-proseguirebbero la lor vittoria, stimandosi padrone affatto ed
-onnipotenti. Ciò per altro non vieta che quella forza e volontà,
-scompagnate dalle mutazioni morali e spirituali, non rimanessero
-incerte del fine e nella vittoria stessa impacciate; e quindi, per
-la ostinazione indomabile altrui, trascinate ad atti eccessivi, sino
-a che sorgesse una dolorosa necessità di piegare ed indietreggiare,
-perdendo i maggiori frutti e i migliori del buon successo. Del resto,
-gli è assai naturale che le sollevazioni, le guerre ed altri violenti
-e scomposti fatti entrino inconsultamente in quel primo sentiere che
-lor si schiude davanti: ma colui che indaga il valore universale ed
-intrinseco delle cagioni e l'ordine di operare che ne proviene, non può
-nè correre nè fermarsi dove lo sdegno e il volgare giudicio e corre
-e si ferma; invece, egli procede tanto oltre, quanto gli fa d'uopo a
-trovare il punto da cui dipende la mole intera dei casi, e l'ultima lor
-ragione. A cotesto punto, e non altrove, intende guardare la lettera
-mia.
-
-
-III.
-
-V'à parecchi onesti e timorati, ai quali ogni pensiero d'innovazione,
-tuttochè ristretta alle condizioni esteriori e non sostanziali del
-Papato, sembra arditezza e profanità incomportabile, e uno sdrucciolo
-all'eterodossia e alla miscredenza. Ma perchè non può accadere a' dì
-nostri ciò stesso che più d'una volta à la Chiesa veduto e approvato
-senza scandalo e nocumento, e rimanendosi intatta nell'essere proprio
-e ne' suoi principj di scienza e di pratica? Ei si conviene o tener
-chiuse tutte le storie, o lette dimenticarle, perchè risolutamente si
-neghi le forme del Papato e la costituzione della gerarchia suprema
-cattolica, non avere sostenuto mai mutazione profonda. Ma il vero è pur
-questo, che tra le forme e disposizioni del Papato quale esercitavasi
-da Gregorio Magno, e l'altre che incominciarono ad attuarsi e valere
-per opera segnatamente di Niccolò II e Gregorio VII, interviene
-assai più differenza di quella che, al mio sentire, ricercherebbesi
-oggi a ricondurre in concordia piena, e d'infiniti beni ubertosa, la
-civiltà e la religione. Parlo di notizie ovvie e non peregrine; pure
-è necessità ricordarle a chi non le ignora, ma le dissimula. Gregorio
-Magno poteva ogni cosa; e i maggiori negozj e le più dure discettazioni
-d'Italia e dell'Occidente venivano trattate da lui, e con autorità
-e sapienza composte. Ma tutto ciò, non per diritto di principato,
-non perchè sudditi avesse nè esercito nè navile nè publico erario,
-ma sì mediante un sommo arbitrato che i popoli nelle differenze loro
-gli concedevano, per caldo di religione, e per la gran sicurezza
-ch'entrava negli animi del senno civile di lui, non uguale solamente ma
-superiore al secolo tralignato e ruinante a barbarie. Ildebrando, in
-quella vece, aggiungeva al pastorale lo scettro; e non contento delle
-provincie le quali già tenevano i papi da Carlo Magno, rifermava i
-Normanni sul trono di Napoli con titolo di suoi tributarj, e pretendeva
-diritti regj altresì sull'Ungheria, Danimarca, Croazia e Dalmazia; e a
-Guglielmo il conquistatore ingiunse di riconoscere da lui solo il reame
-d'Inghilterra, e di fargliene omaggio. Parvi egli, illustre Signore,
-poca e leggiera trasmutazione, passare nel temporale dallo stato di
-soggetto a quel di monarca, e la mansueta autorità dei Vangeli armare
-di mondana potenza, fornirla di soldati, di balzelli e di giustizieri?
-Ma vi è più oltre di novità. Gregorio Magno non solo piacevasi di
-riconoscere i Cesari a sè superiori nelle faccende del secolo, ma li
-comportava tali in molta porzione altresì della polizia esteriore
-ecclesiastica; e obbedivali eziandio (quello che importa assai di
-notare) ne' comandi che gli parevano gravosi al clero, e, sotto qualche
-rispetto, dannosi al far prosperare la religione: come testimonia
-quella lettera sua, mille volte citata, a Maurizio imperatore.[47]
-
-In quel cambio, Gregorio VII e i suoi prossimi successori stimarono
-a sè inferiori e soggetti i Cesari e tutti i monarchi del mondo,
-i quali (uso della comparazione che leggesi nelle bolle), come la
-luna piglia splendore dal sole, pigliano dal pontefice, sole della
-cristianità, l'autorevole lume proprio. Quindi ai papi venne pensato
-di ben potere (dove occorresse estremo castigo) deporre i monarchi
-dai seggi loro, e dispossessarli d'ogni diritto, e dal debito di
-sommessione e obbedienza disciogliere i popoli, ed anzi armarli alle
-volte contro quelli e crocesignarli. Là, pertanto, con San Gregorio, un
-pontificato affatto spirituale e che nulla del mondano s'arroga; qua,
-con Ildebrando e coi proseguenti l'opera sua, un pontificato provisto
-di regale giurisdizione, e divenuto signore ed arbitro delle corone.
-Là, due potestà divise ed indipendenti ne' proprj ufficii; qua, una
-sola, suprema e impartibile, che tutte l'altre soggioga, e la quale
-fabbrica e innalza al colmo la universale teocrazia. Nè perciò tutte le
-differenze peranco sono avvisate ed annoverate. Gregorio Magno era dai
-suffragi del popolo, con liberi e appropriati comizj, eletto ed alzato
-allo splendore e alla santità della tiara. Gregorio VII, invece, veniva
-scelto e salutato pontefice nello stretto collegio de' cardinali,
-istituzione singolare e novissima nella Chiesa. D'altre minori varietà
-e differenze fra i due tempi paragonati, me ne passerò con silenzio;
-parendomi che alle testè ricordate non se ne possano trovare e neppur
-pensare delle maggiori.
-
-Al presente, io mantengo essere al Papato sopravvenuta una
-indeclinabile necessità di cambiare in sè stesso parecchie condizioni
-e costituzioni; ed, al creder mio, nessuno fa guerra più pericolosa e
-spietata al bene di quello, quanto chi si ostina a volerlo intatto ed
-immobile in ogni sua forma attuale.
-
-E che? sembrami già udir gridare i Farisei d'oltremonte, avresti tu
-animo d'assomigliare la Roma spirituale moderna a quella di Nicolò e
-d'Alessandro II o del suo magnanimo succeditore? Dove oggidì le fazioni
-che si accoltellano e uccidono sulle piazze per tirare a sè col sangue
-civile la elezione d'un papa? Dove oggi il concubinato del clero, le
-simonie cotidiane, la feudale oltracotanza che invade il tempio santo
-di Dio, e trasforma i prelati in baroni e le badie in castelli? Dove
-la generalità dei preti e dei monaci oppressa e tiranneggiata dai
-Vescovi fatti principi, e sì potenti divenuti di terre e vassalli,
-che rendevano necessaria in Gregorio VII quella specie di dittatura,
-e quelle arti medesime di cui più tardi usarono tutti i monarchi per
-isciogliere e disfare le aristocrazie? Rispondo (se mi si concede
-lingua), che i corpi morali infermano siccome i fisici di malattie
-strane e diversissime infra di loro, ma pur simili in ciò che annullano
-con effetto uguale la sanità; e posto che sieno gravi ed assai
-radicate, ricercano pronto ed eroico rimedio. Nella età d'Ildebrando e
-d'altri che il precedettero, il Papato ammalava d'ardente e acutissima
-febbre; oggi è infermo di languore e di cascante vecchiezza. Roma
-allora farneticava, oggi decrepita bamboleggia. L'un caso è dall'altro
-differentissimo; ma in entrambi fanno mestieri farmachi vigorosi e
-solleciti, sebbene di diversa natura e virtù.
-
-Che manca ora al discorso? Certo, che si dimostri il vero di tanto
-decadimento. Ma per gli uni è cosa manifestissima; per altri non
-basterebber volumi a provarlo, perchè il vero che s'odia, quanto più
-splende, con più sfrontatezza è negato. Fra le due schiere avversarie
-rimangono molti non preoccupati e però imparziali, ma poveri di notizie
-e impazienti di far ragguaglio minuto ed esatto fra tempi e cose tanto
-diverse e lontane; e ad essi un compendio appunto di quelle notizie
-tornerebbe, io credo, gratissimo e profittevole. Lasciatemi, dunque,
-o Signore, delinearlo per sommi capi e com'io l'intendo. Userò parole
-da storico, e forse più magistrali che una lettera non comporta; ma da
-niuno scrittore e con nessun'arte si può combattere le necessità del
-suo têma. A comparazione, poi, della vasta materia, sarò brevissimo.
-Darò dei fatti poc'altro che un giusto elenco, ma tutti veri e
-palpabili; quindi sufficientissimi a costruire buona dimostrazione.
-
-
-IV.
-
-Da chiunque conosce fiore delle storie ecclesiastiche verrà confessato,
-che in tutta quasi la età di mezzo nessuna maniera di potenza e nessuna
-specie di grandezza civile conobbe il mondo, la quale non rilucesse
-in massimo grado nel Pontificato romano. E può dirsi anzi, che la
-civiltà tuttaquanta foggiavasi allora e informavasi unicamente delle
-fogge e forme che le porgeva la cattolicità, e però i capi supremi di
-questa. Ai dì nostri, per contrario, è visibile che alcune di quelle
-potestà e maggioríe sono affatto scomparse, e in tutte le rimanenti
-è precipitosa declinazione; quando pure non se ne voglia eccettuare
-quella tendenza perpetua della Roma papale, a ridurre di più in più
-il reggimento della Chiesa a stretta forma di monarcato. Nel che io
-concedo Roma non essere declinata; ed anzi, i modi del suo governo
-tenere assai più del regio e dell'assoluto quest'oggi, che non ai tempi
-(poniamo) d'Ildebrando e di Bonifacio. Perchè, sebbene ai giorni loro
-niuno sospettasse dell'autenticazione e veracità delle false Decretali,
-e tuttochè le sentenze d'un libro che ascrivesi comunalmente a Gregorio
-VII[48] ricevessero confermazione dalla Sinodo ch'egli convocava appo
-sè in Laterano nel 1076, e ponessero con ciò il colmo all'autorità dei
-pontefici, così per la giurisdizione come per gli uffizj nell'Ordine;
-purnondimeno confuse e mal definite e dubiamente applicate si
-rimanevano in molta porzione quelle dottrine, e vi ostavano tuttogiorno
-usanze e possessi antichi, privilegi e prepotenze di principi. E però,
-all'arbitrio pieno ed incontroverso che le più volte esercitavano que'
-pontefici nel reggimento della Chiesa, si vuole assegnare per cagione
-principalissima l'altezza di mente, l'energia propria e fortunata
-di parecchi di loro; e la ignoranza, lo scompiglio e la dissoluzione
-estrema dei tempi.
-
-Non vi sia di tedio, o Signore, lasciarmi alquanto discorrere questa
-materia in cui giova insistere per maggiore dichiarazione del nostro
-subbietto.
-
-Dico, dunque, che il dominio assoluto dei papi trovò conferma e
-sanzione solenne più tardi, e particolarmente dalla Sinodo tridentina,
-la quale nol contradisse, e, fuori assai dell'aspettazione comune,
-contradisse invece le massime ristrettive dei concilj di Costanza e
-di Basilea. Vero è che alquante cose ne tagliò e corresse; ma con ciò
-appunto a tutto il gran rimanente pose suggello, e stimò di rimarginare
-le piaghe mortali aperte nel Papato dalla servitù avignonese e dallo
-scisma durato non meno di quarant'anni. Più modernamente non sostenne
-quel dominio assalti e guerre pericolose; imperocchè le dichiarazioni
-del clero francese nel 1682 non vennero dall'Europa imitate, e
-l'opposizione di Porto Reale affogò nella teologia.
-
-A me non compete il giudicio del fatto. Ma sembrami utile assai che
-il mondo se ne ricordi, e si noti con più diligenza il trapassare
-che à fatto la comunione cattolica dagl'istituti (come in politica si
-direbbe) popolari e misti, a quelli di monarchia poco meno che intera e
-arbitraria.
-
-A coloro cui mette spavento l'udir parlare di mutazione e di novità
-nella Chiesa, io maraviglio forte come non faccia alcuna apprensione
-nè svegli alcun dubio questa verissima e sostanzialissima alterazione
-insinuatasi nell'orbe cattolico. Per fermo, ei non negheranno che
-l'elezioni de' vescovi a popolo da prima si diradassero, e poi si
-stringessero all'ordine solo dei preti, più tardi ai soli capitoli
-delle cattedrali, e da ultimo cadessero tutte o in mano al pontefice,
-ovvero in mano de' principi, con ciascuno de' quali (rimosso ed escluso
-affatto il popolo e il clero) patteggia quegli di pieno arbitrio e
-stipula i concordati: il cui primo esempio infelice quello fu tra Leone
-e Francesco I, ove molto guadagnò il papa, moltissimo il re, e perdè
-invece ogni cosa il clero, usato a richiamarsi ai principj e ai diritti
-della Prammatica sanzione.
-
-Per simil guisa, come in principio ogni vescovo perveniva alla
-risoluzione de' negozj con l'ajuto e consiglio del presbiterio suo;
-e i Patriarchi, i Primati e i Metropolitani, con quello dei Vescovi
-suffraganei e de' Sinodi Provinciali e talvolta de' nazionali; e il
-Papa, infine, con l'assistenza, autorità e consultazione di tutti essi:
-in decorso di età, i vescovi pigliarono avviso o dal proprio senno
-o dai mandamenti di Roma; e i papi, sempre meno solleciti di adunar
-concilj, e raccolta ogni potestà consultiva nel Collegio de' cardinali,
-terminarono col non molto inclinare ed attendere a questo medesimo, non
-ostante i capitoli ristrettivi e severi giurati innanzi da Martino V e
-da Eugenio IV, poi da Paolo II, e da talun altro lor successore. E dove
-peraddietro ogni faccenda di momento deliberavasi in Concistoro, e si
-pubblicavano le risoluzioni come fatte _de consensu Fratrum_, oggi quel
-consentimento o non è domandato, o vien presupposto, o piglia valore
-ed uso di cerimonia. Oltre di ciò, il titolo arrogatosi dai pontefici
-di patriarchi d'Occidente; le riserve senza misura moltiplicate; le
-cause avocate a Roma da tutte parti del mondo; i legati nelle provincie
-spediti con facoltà imperiose e superlative; le fraterie dall'obbedire
-agli ordinarj esentate; le dispense copiose e gli innumerabili
-privilegi e favori che dal Quirinale tuttogiorno provengono,
-sottraendo, come può scorgere ognuno, e derogando l'un di più che
-l'altro alla giurisdizione propria dei vescovi, ànno altrettanto
-aggrandita ed esagerata quella dei papi. La quale, d'altra banda, di
-semplice esecutrice e custode di leggi, sembra ascesa e trapassata alla
-gran potestà di quelle creare e mutare. E veramente, da lunghissimo
-tempo le decretali e le bolle competono di materia, di maestà e di
-forza, coi canoni più vetusti e solenni. Il perchè, la legislazione
-ecclesiastica, guardata e avvisata negli usi suoi cotidiani e nel
-concetto de' moderni, tende a convertirsi in un Editto papale perpetuo,
-come di già nel civile l'Editto imperatorio pigliava il luogo dei
-Senatoconsulti e dei Plebisciti.
-
-Nè già si nega che questo condursi pian piano il Pontificato a più
-stretti ordini di monarchia, fu condizione e incremento naturale di
-cose, meglio che arte e ambizione di prelati e curiali. Conciossiachè,
-lasciando stare l'altre ragioni, ei si fa manifesto per sè medesimo,
-che in un gran corpo sociale composto di membra diverse, interessi
-discordi, comunità orgogliose, superiori gareggianti, appena scema e
-rallentasi quella caritevole unione che le virtù e lo zelo primitivo
-ed eroico annodarono, bisogna o correr pericolo di scissure e
-dismembramenti, o che cresca e pigli nerbo una forza interiore,
-unitrice e moderatrice. E tanto è ciò vero, che al forse smoderato
-predominio papale, ognuno, dopo lo scisma germanico, cedette luogo,
-e lo reputò salutevole e necessario, singolarmente in Italia, fatta
-provincia spagnuola, e dove il Papato serbava ancora alla nostra
-nazione alcun titolo di preminenza. Io voglio unicamente notare fra
-voi e me, che per lo stesso naturale procedere delle cose, la potestà
-monarcale, ed anzi ogni potestà di governo, sia in uno o in pochi o in
-tutti raccolta e compiuta, rischia di disfarsi e perire tuttavolta che
-a sè medesima non procura un limite, una competenza ed un sindacato. E
-si affermi pure, che il pontificato romano non possa disfarsi e perire;
-può nondimeno infiacchirsi e scadere, e tutti i danni e gli sfregi
-patire della infermità, della decrepitezza e dello scredito universale.
-E però, con gran senno parlava quel vescovo di Granata ai Padri di
-Trento, che s'egli con ardore venia fiancheggiando i diritti e le
-giurisdizioni dei vescovi, ciò era appunto perchè volea salva e integra
-in futuro l'obbedienza e l'ossequio de' popoli inverso la Santa Sede.
-Per fermo, se al presente travagliare della Roma spirituale sono da
-attribuirsi altre molte cagioni oltre l'imperio di lei eccessivamente
-assoluto, questo, per lo meno, la reca ad un'accidia e ad un languore
-funesto ed immedicabile, e rendela insufficiente ad ogni gran gesto,
-e incapace per niuna guisa di restaurarsi e di rifiorire. Attesochè
-non ferve la vita e non si mantiene rigogliosa e operante laddove
-alle facoltà e doti de' valentuomini non è lasciato libero spazio e
-sicuro; nè dove i premj e gli onori poco dipendono dalla virtù e molto
-dal patrocinio; e dove, alfine, tutto si compie o col regolo di viete
-prammatiche o col maneggio de' cortigiani.
-
-
-V.
-
-Non accadono molte parole a mostrare la depressione estrema e finale di
-Roma a rincontro delle potestà civili del mondo. Cominciò il Papato con
-assai modestia e prudenza, vivendo a quelle sottomesso e obbediente,
-pure allorquando assalivano ed invadevano alcuna libertà vera e
-legittima della Chiesa: testimonj que' Cesari che nei negozj conciliari
-e nelle discipline clericali più del debito s'intramettevano. Dal
-che appare, che mentre con gli anni, migliorandosi la fortuna e
-crescendo le forze del Pontificato, si pensò di mescolare la facoltà
-ecclesiastica con la civile, e rendere questa grado per grado suddita
-a quella; ne' primi secoli, invece, lo sforzo e l'ambizione de'
-papi stringevasi tutta a dividere quant'era possibile l'un potere
-dall'altro: e Papa Gelasio affermava, opera di Gesù Cristo essere la
-lor divisione, e del Diavolo il lor meschiamento. Disfacendosi, poi,
-d'ogni lato l'impero orientale, e quello dei barbari smembrandosi in
-minuti regni, mantennesi il Papato per molti anni indipendente ed
-illeso ne' proprj officii spirituali. Alzò la speranza e l'ardire
-con le sacre dei re e de' nuovi Augusti, abilmente intervenendo ad
-autenticare diritti dubiosi ed incerta legittimità di possesso. In
-tal guisa pian piano ascendendo, e vinta più tardi la lite pertinace
-e terribile delle investiture, trovò in fine arbitrio di sentenziare,
-ch'egli era principio e fonte d'ogni potestà eziandio politica e laica,
-e Cesare stesso ricavare da lui l'origine della propria.
-
-E come in sul primo alla elezione dei papi occorreva l'assentimento
-imperiale, nel procedere del tempo fu bisogno invece agli imperatori
-di chiedere per sè medesimi conferma e consecrazione ai papi; e quindi
-stimarono i popoli, che da solo il consiglio e l'autorità di Gregorio
-V venisse in Germania ordinato il modo di eleggere i Cesari, corretto e
-sancito dipoi dalla celebratissima Bolla d'oro. Tantochè, Innocenzo III
-(spirito alto e magnanimo) negò da ultimo di riconoscere nel Vicario
-dell'impero alcuna signorile giurisdizione, se dal pontefice non n'era
-investito e dalle sacerdotali mani non ne pigliava le insegne.
-
-Magnifica esaltazione fu questa, ma non duratura; e Bonifacio VIII,
-che del generale e rapido mutar dei pensieri non ben s'avvedeva,
-lottando con Filippo IV di Francia, cadde nel conflitto e trascinò seco
-l'universale teocrazia; la quale mai non potè riaversi della guanciata
-sacrilega e vile del Nogarette. Non la guarirono di quel colpo le
-sottili teoriche del Bellarmino e della scuola di Salamanca intorno al
-giure divino e sociale; non le ristampe e promulgazioni reiterate per
-tutta Europa, e massime da Pio V, della bolla in _Cœna Domini_. Essendo
-principalmente che re e signori, senza destar rumore e mover querele,
-si difendevano e schermivano abilissimamente, negando alle stampe e
-alle intimazioni di Roma il _placet_ e l'_exequatur_; e in quel mentre
-stesso che commettevano ai giuristi di corte di far valere appresso
-la pontificia segreteria l'escusazioni o i privilegi o i diritti di
-lor corone, minacciavano di prigione e di forca il primo prete che ne
-zittiva. Tanto poco furono meritati i pontefici di essersi posti in
-lega strettissima col principato, abbandonando quasi al tutto la causa
-de' popoli, e di guelfi facendosi ghibellini, e sforzandosi con gran
-zelo di far sentire ai monarchi quanto necessario era di accordarsi
-bene insieme, e mettere impedimento alle novità temerarie che d'ogni
-banda prorompevano.
-
-Così declinarono rapidamente nel mondo cattolico l'idea e la pratica
-dell'universale teocrazia: benchè la corte di Roma ne venisse poi
-con diligenza, industria ed ostinazione incredibile, conservando e
-ristorando parecchie parti, le quali sminuzzate e particolareggiate
-sotto nome e titolo di giurisdizioni ecclesiastiche, le davano ad
-ogni poco buona entratura nelle faccende temporali dei regni; e con lo
-Stato civile, con le cause miste, con le dispense, con le clausole dei
-concordati e con simili altri intermettimenti, ella occupava per tutto
-e sempre una porzione notabilissima sì del dritto publico generale e sì
-dello speciale e proprio di ciascun popolo.
-
-Ma verso il mezzo del secolo andato, le cose cambiarono e si
-rinvertirono di maniera, che l'ingerimento indiscreto e illegittimo,
-e la voglia immoderata d'usurpazione passò di nuovo, e con molto
-minore scusa, dai pontefici ai principi. In mano di questi ridotto
-l'eleggere i vescovi, e dispensare altri ufficii e onori da chiesa;
-abolite le immunità; cacciati a forza i Gesuiti; soppresse in più
-luoghi le mani morte; imposte regole al noviziato monastico; vôtati più
-conventi e distribuítone altrui l'avere; sottomessi a forza i frati
-alla giurisdizione de' diocesani; annullate le decime; salariato il
-clero; occupata in gran parte la collazione de' beneficj; dappertutto
-aggravata la suggezione del sacerdozio alla autorità laicale; un
-pontefice vecchio méssosi in lungo viaggio e, contra tutte usanze,
-venuto egli stesso a Vienna ad implorare da Cesare di non più oltre
-manomettere le facoltà e i diritti della Chiesa Lombarda ed Austriaca,
-e tornatosi inesaudito: e ciò tutto avanti del gran conquasso che i
-rivolgimenti strani e vertiginosi di Francia recarono alla fiacca e
-logora Europa. Confesserò bene che i tempi sembran da capo mutare,
-e appresso molti governi si va moderando il proposito antico di
-assoggettare la Chiesa allo Stato. Ma ciò accade per virtù d'un
-principio avversato ed astiato oltremodo dalla Curia Romana, ed i
-cui medesimi beneficj le sono sospetti e le san d'amaro. Io intendo
-discorrere sì delle libertà politiche, e sì di quella preziosa ed
-inviolabile, che domandano di coscienza. La massima odierna si è, che
-il comando civile non penetra negl'intelletti e nelle coscienze; e però
-essendo la Chiesa nella sua vera sostanza una spirituale potestà che
-non dee voler dominare salvo che ne' cuori e negl'intelletti, e con
-forze prettamente morali e persuasive, lo Stato non à ragione nè titolo
-alcuno d'inframmessa e d'impero nei negozj di quella. Concetto santo
-ed alla religione medesima salutifero; ma Roma non se ne accomoda, e
-i frutti buoni che or ne coglie, teme di dovere scontare più tardi a
-grandissimo prezzo. Nè in tali apprensioni e paure ella piglia inganno.
-Chè, per lo vero, il termine ultimo della libertà di coscienza è
-pareggiare innanzi allo Stato e alla legge tutte le confessioni e i
-culti cristiani, e far trapassare la Chiesa Cattolica dalle ampiezze e
-privilegi del dritto pubblico che ancor le rimangono, alla modestia e
-alla ugualità del dritto privato, come alla Chiesa Cattolica Americana
-di già interviene. Per fermo, le attinenze varie e gelose e le
-mutue obbligazioni tra Chiesa e Stato, che al presente sono dubiose,
-implicate e in contesa acerba ed interminabile, diverrebbero allora
-nette, piane, agevoli ed accettabili d'ambo i lati. Ma il Cattolicesimo
-dovrebbe, in tal presupposto, maggioreggiare per virtù e luce soltanto
-di sua dottrina, e per l'efficacia degli esempj e dell'opere. Al qual
-cimento andranno fidanti e sicuri gli schietti e mondi e fervorosi
-cattolici, ma la Curia romana vi andrà trascinata e come la biscia
-all'incanto.
-
-Io penso che da voi e da qualunque discreto lettore sarò prosciolto
-affatto dall'obbligo di provare lo scadimento compiuto ed irreparabile
-del potere temporale dei papi. Chi dice di nol vedere, o s'infinge,
-o è talpa dell'intelletto, o vive fuor del mondo e del secolo. Oggi
-più che mai sta vero ciò che il Machiavello scriveva, trecent'anni or
-sono; cioè a dire che _il papa à Stato e non lo difende, à sudditi e
-non li governa_. Ma più non è vero quel ch'ei soggiungeva, e cioè che
-_li sudditi, per non essere governati, non se ne curano, nè pensano
-nè possono alienarsi da lui_. Oggi se ne curano tanto, che per fuggire
-lo sgovernato regno de' chierici, darebbersi in braccio, io stava per
-dire, al Russo od all'Ottomano; e stimo che non si dia fra le nazioni
-cristiane un reggimento, e così odiato insieme e così spregiato: però è
-debolissimo e disordinatissimo. Nè senza l'armi de' forestieri può star
-su in piedi, ed esso le accetta insieme e le abborre con tutta l'anima;
-onde particolarmente fra l'Austria e lui sembra da lunghissimi anni
-durare l'un di que' patti che le leggende raccontano essere più d'una
-volta seguiti tra l'uomo e alcuna potenza infernale, con iscambievole
-necessità e detestazione. Quanti passi à fatto il mondo in questi
-ultimi tempi nella scienza delle leggi e nell'arte del governare, di
-tanto s'è lasciata scoprire la inabilità e inettitudine dei prelati, la
-quale ora è veramente spettacolosa all'Europa. Nessuno poi (stimo io)
-può indursi a credere che ciò non sia effetto insieme e cagione assai
-ponderosa dell'affrettato e continuo abbassare del Vaticano. Nè la cosa
-è mai per mutare: e sappiano i Diplomatici, qualora ei s'infingessero
-d'ignorarlo, che niuna loro industria, preghiera, esortazione ed
-ammonizione trarrà il governo ecclesiastico a qualche termine di bontà
-e di saggezza civile e politica; ed i suoi sudditi continueranno senza
-posa ed interruzione ad impoverire, e la plebe ad ingaglioffarsi, e
-tutti a scadere più sempre e miseramente in ogni qualità e modo del
-vivere privato e publico.
-
-Le investiture de' beneficj; le possessioni e ricchezze de' monaci,
-fautori naturali e propagatori dell'alta balía dei papi; i feudi
-e principati ecclesiastici, sparsi segnatamente per la Germania; i
-tribunali di mista giurisdizione; la Santa Inquisizione, e simili
-altre forme e maniere di potestà, io son dubioso di rassegnare tra le
-temporali prerogative di Roma, ovvero tra le spirituali. Ma, di qua
-o di là che si pongano, questo permane certo, ch'elle sono privilegj
-e mezzi di forte e generale dominazione, i quali scemano e scapitano
-tutto giorno, e a non lungo andare ne rimarrà piuttosto la memoria che
-il fatto. Di feudi ecclesiastici e della Santa Inquisizione non è più
-vestigio, eccetto che in Roma; delle giudicature miste sussistono assai
-pochi avanzi. Nelle principali provincie della cristianità, le frateríe
-(come testè si accennava) o soppresse o de' beni loro spogliate, e le
-ancora esistenti, voi le scorgete senza credito e senza valor morale, e
-ignoranti e goffe la maggior parte. Nè Roma in sì lungo spazio à saputo
-correggerle, addottrinarle, rigenerarle e renderle fazionate agli abiti
-nuovi e alle nuove tendenze del secolo. Sopra che io dico: avvi egli
-dimostrazione di vecchiezza e discadimento più chiara di questa, che
-il pontificato o non s'accorga o stiasi inerte ed inoperante a veder
-calare e discreditarsi per ogni luogo queste sue milizie e colonie,
-mandate un giorno insino agli ultimi termini della terra, e per mezzo a
-tutte le genti, a predicare la maestà del suo seggio, e la gloria della
-sua corte?
-
-
-VI.
-
-Ma la declinazione maggiormente esiziale al papato, e men comportevole,
-è quella accaduta nell'autorità e nella preminenza morale e civile;
-perchè interviene in subbietto più sostanziale, e proprio dell'essere
-suo. E per fermo, d'una potenza per al tutto immateriale e signora
-degl'intelletti e degli animi, è peculiare, innanzi ogni cosa, il
-dirigere ed informare i costumi, la scienza e l'educazione, e comporre
-e lumeggiare altresì nelle menti la ragione guidatrice e sovrana del
-vivere sociale.
-
-Nel fatto, quantunque volte o il durare degli scismi, o l'imperversare
-delle fazioni entro Roma stessa con lunghe stragi e abbominazioni,
-non troncarono affatto i nervi al papato, e non gli tolsero di far
-sentire diuturnamente e con efficacia l'azione sua, questa si spiegò
-vigorosa e mirabile in ciascuno dei subietti testè mentovati, e riuscì
-splendida e prevalente, benchè non sempre pura e lodevole, nè ben
-condecente al carattere augusto del sacerdozio e agli spiriti del
-Vangelo. Voi sapete le storie, e una lettera non le può raccontare.
-Basti che riandiamo l'epoche e le date più insigni; e l'indole
-diversa dei fatti paragoniamo. La vera e pienissima primazia morale e
-civile, che Gregorio Magno (torna volentieri la penna a quel venerando
-Gerarca) e alcuni avanti e dopo di lui mantenevano in Italia e fuori,
-per ispontanea riverenza e adesione de' popoli, dimostra appunto
-quello che possa la religione, praticante con senno la carità civile,
-e incorporandosi con le arti e la sapienza del viver comune. Così
-accadeva, come notammo più sopra, che Gregorio, sfornito di principato
-e d'eserciti, conseguisse l'effetto medesimo che se stato fosse signore
-d'immenso imperio. Laonde lagnavasi egli con parole d'oro, che meno
-desiderava occuparsi nelle faccende secolaresche, come importune e
-disformi all'apostolico ufficio, più gli si moltiplicavan tra mano.
-Fatto è, ch'egli, il santissimo uomo, col senno migliore che portavano
-i tempi infelici e inselvatichiti, riparava alle carestie, combatteva i
-contagi, armava i popoli contra i barbari, il furor di questi placava,
-ottenévano tregue e trattati di pace. Qualche parte ancora della latina
-magniloquenza risuonar facea nel suo stile; ornava i templi ed il culto
-di belle pompe, e di nuove ed austere armonie, che da lui pigliarono
-il nome. Per sè e intorno a sè, lautezze e grandigie di corte non
-conosceva; e mitemente querelavasi con alcun suo castaldo, che l'avesse
-proveduto d'un sì sconcio palafreno, che cavalcar nol poteva senza noja
-e disagio. Imbattutosi un giorno in certi schiavi d'Ibernia, e forte
-ammirato di lor belle fattezze e bianchissime carni, fermò il proposito
-di render cristiana ed ingentilire tutta Britannia. E quella contrada
-fu convertita; e per lui e per alcuni suoi successori tante semenze di
-buoni studj, e massimamente di lettere greche, vennero quivi trasmesse,
-che tutta la sopravegnente barbarie d'Europa non le aduggiò, e Beda e
-Scotto d'Erigene ed Alcuino ne fanno prova.
-
-Di quello che il pontificato valesse, a rispetto della civiltà,
-sorgendo pian piano, e durando colma e gloriosa la teocrazia (e,
-poniamo, da Adriano I a Innocenzo III), quasi non fa mestieri tener
-discorso, perchè la notizia n'è ormai volgare; e in questo secolo
-ragionatore ed incredulo, la storia più di rado commette ingiustizia,
-ed ànno gli scrittori avuto senso e intelletto vivissimo dello
-smisurato animo e degli altissimi intendimenti di alcuni papi, altre
-volte disconosciuti e frantesi. Al presente, accordasi ognuno a credere
-che quella, diremmo, dittatura in istola ed in cámice, fu rimedio
-e schermo terribile ma pur salutare contro alla feroce e superba
-ignoranza dei barbari. Per quella lo spirito disarmato comandò alla
-materia, e l'ingegno domò la forza, e in mezzo agli istinti ciechi
-e disumani della conquista, rampollò l'idea del vero e del giusto:
-per la teocrazia il poco di scienza rimasta agli Occidentali scampò
-nelle scuole dei monasteri, e molti avanzi della civiltà latina
-durarono, e il giure canonico, di romano giure impregnato, prevalse al
-crudele diritto feudale. Per quella a cagioni infinite di slegamento
-e contesa, e alle disgregate e minute sovranità dei Teutonici, fu
-contrapposta la grande unità cristiana, il diritto collettivo d'ogni
-sorta congregazioni, e il vivere e il deliberare a comune: per quella,
-in fine, alla schiavitù rinnovellata sotto nome di vassallaggio, posero
-freno e compenso le franchigie ecclesiastiche, e qualunque grado e
-altezza di gerarchia mantenuto accessibile a tutto il popolo.
-
-Non fu adulazione e lusinghería chiamar da Leone il secolo d'oro
-delle lettere e delle arti nuove italiane, se con quel nome si volle
-contrassegnare la Roma pontificale che apparve e fiorì, mettiamo, da
-Nicolò V a papa Boncompagni od a Sisto V. Perchè forse nessuna città
-dominante primeggia e sopravanza oggi tanto le altre per civiltà
-e splendore di lettere, di quanto Roma in que' giorni eccedeva il
-rimanente d'Europa, in gentilezza di arti, eleganza di vita, varietà
-di sapere, copia e peregrinità delle cose ajutatrici degli studj;
-nè in Italia medesima Firenze e Venezia potevano starle a petto. E
-ancora che prevalesse il culto del bello, la filologia e l'erudizione,
-nessuna parte ragguardevole dello scibile era trasandata, nè avuta in
-sospetto (innanzi almeno allo scoppiare della Riforma), nè impedita
-di speculare con ragionevole libertà il proprio subbietto: siccome
-vedesi (a citar pure un esempio) dall'opera del Copernico dedicata ad
-esso il pontefice, e dove l'antico sistema di Filolao veniva rifatto e
-spacciato per vero; il medesimo che poi condusse Galileo nelle prigioni
-del Sant'Officio. Ed ognun sa che infino all'anno 1549 stampavansi
-le opere del Machiavelli, e publicavansi per l'Italia con ispeciali
-privilegi della corte romana. Poi le proscrisse sì fattamente, che
-sempre da ogni licenza del leggere libri inibiti venivano escluse.
-
-
-VII.
-
-Dopo ciò, se dal raccogliere insieme e dal contemplare questi tre
-aspetti, ed epoche grandi e solenni della civiltà e gloria papale,
-voi conducete, illustre Signore, lo sguardo sugli ultimi anni e sugli
-ultimi concetti e proponimenti del Valicano, una grave maraviglia e
-una secreta pietà, non vi stringe egli il cuore, in pensando a che
-novissimi termini di decadenza sia trapassata la più insigne, al
-sicuro, e più veneranda e magnifica delle istituzioni apparse sul
-mondo? Nè solo è venuta in fiacchezza e in decrepità, ma, per mio
-sentire, giacerebbesi affatto spenta e annullata, e incapace di uscir
-del sepolcro, quando l'alito vitale del cristianesimo e la virtù
-delle tradizioni quel moribondo corpo non sostentasse. Imperocchè,
-per ragioni diverse e sotto molti diversi riferimenti, sempre torna
-adatta a Roma la novelletta del Giudeo convertito, che il Certaldese
-raccontava cinque secoli fa.
-
-Dinanzi all'ultime sollevazioni delle Romagne, s'accorgeva egli il
-mondo, che v'à il papato, salvo che per le continue renitenze o censure
-con cui si sforza di contrastare al general moto degl'intelletti
-e all'affrancamento de' popoli; e nega e sconosce pressochè tutte
-le sembianze e gli abiti nuovi del viver civile? Qual ingerimento
-paterno, accetto, eminente e degno del sacerdozio, esercita Roma a'
-dì nostri ne' gran negozj del mondo? In quali è chiamato arbitro e
-giudice il papa? Avvi potentato, avvi popolo che si comprometta in lui?
-Avvi guerra nessuna da lui impedita, discordia civile cessata, patto
-di tregua e di pace concluso? Trovo che l'ultimo atto d'intervento
-efficace della potenza papale, fu sul cadere del secolo sedicesimo,
-rappattumando in Vervino Francesi e Spagnuoli. Non molto dopo, nel
-trattato di Vesfaglia, comecchè vi fossero mescolate materie gravissime
-di religione, i nunzj pontificj non valsero con nessun'arte a mettere
-le negoziazioni nella via desiderata e segnata da Roma, ed ella se
-ne querelò e protestò senza frutto. Alla pace de' Pirenei, Mazzarino,
-quantunque prete e cardinale di Santa Chiesa, rifiutò i benigni ufficii
-offertigli dal pontefice; e nel trattato di Utrecca non parve insolente
-e indebito ai contraenti il disporre a lor modo d'alcune provincie
-reputate soggette e tributarie di Roma, senza pigliare accordi con lei,
-e nemmanco far menzione de' suoi diritti.
-
-È strano eziandio e maraviglioso, che quella medesima potestà la qual
-sommoveva e tragittava, unite ed armate, d'Europa in Asia poco meno che
-intere nazioni; e sconfitte di poi nelle guerre, e dalla fame mietute
-e dalle pestilenze, persuadevale tuttavia a ritentare l'impresa, oggi
-non possa allegare un sol fatto notabile per cui si dimostri, com'ella
-riesca pure almeno a proteggere con successo le genti cattoliche,
-ovunque o gl'infedeli o le Chiese eterodosse le opprimano; ed anzi in
-que' luoghi stessi di antico pellegrinaggio, e ch'erano fine e cagione
-delle Crociate, cresce di dominio e ricchezza il culto scismatico, e
-soprafà ed ingiuria il culto latino.
-
-Scorrete in altra materia; ponete l'occhio alle missioni che Roma al
-presente prepara ed invia dal grembo suo, e subito vi verrà veduto la
-estrema inferiorità e tepidezza loro, a comparazione dei tempi andati;
-e i veramente grandi e portentosi concetti e disegni di Propaganda
-scorgerete cadere in incredibile parvità; e quella sua stamperia
-poliglota (per toccare un solo particolare), che fu prima ed unica
-al mondo, non à quest'oggi caratteri da pubblicare una pagina di
-sanscritto. Nè già potrebbero i papi scusarsi e piangere come l'antico
-Alessandro, che manchi oggimai lo spazio alle sante conquiste loro. Di
-dieci centinaja e più di milioni di uomini che nudrisce la terra, un
-quarto solo sono cristiani. Ma l'ambizione di Roma sembra oggi rivolta
-a ben altro proposito, che di recare ai barbari ed agli idolatri la
-luce dei Vangeli, e l'umanità di nostre arti e costumi.
-
-In mezzo ai traviamenti del secolo che trascorriamo, assentirete,
-o Signore, che questa lode gli rimane interissima, di avere con
-la scienza e le istituzioni moltiplicato ed illuminato le publiche
-beneficenze, preso cura speciale dell'educare le moltitudini, cercato
-alla povertà loro ogni possibile compenso, trovato con fina industria
-copiosi conforti agli stenti e tribolazioni delle infime plebi. Avvi
-cosa al mondo più degna e illibata, sollecitudine più cristiana, fatica
-e studio al supremo sacerdozio meglio dicevole? Ma in questa sì bella
-ed intemerata pagina della storia moderna incontri tu mai il nome del
-papa? Delle nuove e tanto ingegnose e caritatevoli forme di comune e
-privata beneficenza, àvvene una soltanto scoperta e iniziata in Roma, o
-presto almeno e vivamente caldeggiata ed esercitata? Le sale d'asilo,
-le sale d'allattamento, le prigioni e i metodi penitenziali, le casse
-dei risparmj, le società di temperanza, quelle di mutuo soccorso, le
-infinite miglioranze recate ad ogni maniera di ricoveri ed ospedali? Un
-secolo e mezzo addietro, cadde in pensiero a Clemente XI di chiudere
-in luogo abilmente ordinato al lavoro e alla correzione i giovinetti
-discoli e abbandonati, e così camparli dai delitti e dall'ultima
-corruttela. Pietoso e civile concetto insieme; il quale se fu poi per
-altri l'occasione e il germe dei metodi nuovi penitenziali, non so;
-ma questo io so bene, che quel germe fruttificava in pressochè tutta
-l'Europa e l'America, eccetto che in Roma.
-
-Infine, la scienza, che è tanta porzione di civiltà, ed anzi è scorta
-e lume continuo suo; la scienza, già patrimonio del chiericato sì
-particolare e proprio, che laico venne a significare inculto ed
-illetterato; la scienza, dico, rinverdita primamente e riordinata
-sì nelle scuole dei teologi e sì nelle università degli studj,
-rette e corrette in ogni parte del mondo da bolle e prammatiche di
-pontefici,[49] a che termini sta ora nelle lor mani, e come risponde
-ai progressi e alle ampliazioni degli ultimi secoli? Qui la decadenza
-corre agli occhi d'ognuno, ed è tale e sì deplorabile da non ottener
-fede il discorso, salvo che da coloro i quali furono e sono testimonj
-del danno e della vergogna. Penso che basterà il dire che Roma, non
-ostante gli stranieri visitatori, l'intelligenza svegliatissima de'
-suoi cittadini, e quel popolo d'artisti che vi dimora a studio de'
-monumenti, è ormai divenuta la metropoli più ignorante d'Europa, e la
-men fornita di ciò che occorre agli svariati incrementi del moderno
-sapere. Nell'università sua, poco degna davvero del borioso titolo di
-Sapienza che porta, si desidera per lo meno la metà delle cattedre che
-ne' più culti paesi e nelle scuole meglio ordinate stimansi oggi non
-che opportune ma necessarie a compiere lo ammaestramento delle morali,
-delle fisiche, del diritto, della medicina e della storia; senza
-voler qui sindacare i metodi falsi e le viete dottrine insegnatevi,
-e il modo incredibilmente strano ed illiberale con che tutta insieme
-quella istituzione vien moderata e disciplinata. Da voi non s'ignora
-che sebbene il trovato (io doveva dire il miracolo) della stampa
-accadesse di là dall'Alpi, Roma entrò innanzi a tutti in lodarlo e
-in dargli ricetto, e volle giovarsene largamente e sollecitamente. Oh
-gran mutazione di tempi e di uomini! Oggi quel che si imprime di libri
-e di giornali in Roma, ragguagliato alle più dotte città straniere,
-sta, senza timore alcuno d'amplificazione, siccome uno a cento; e
-nelle pubbliche biblioteche trovi appena uno su mille de' buoni volumi
-moderni, e agli antichi assai poca gente pon mano. Nè in altra guisa
-può andar la bisogna colà dove ogni scritto e libro è cacciato tra le
-filiere di tre censure, l'episcopale, la politica e la fratesca del
-Sant'Officio; dove nell'encicliche più solenni chiamasi _detestanda_ la
-libertà di stampare; dove fu proibito per lunghissimi anni il vaccino,
-e tuttora è proscritto l'insegnamento della publica economia; dove
-l'Inquisizione (or fa poco tempo) non dubitò di riprovare e dannare con
-espresso decreto le sale d'asilo; e non volevasi testè udir parola di
-strade ferrate; e chiunque osato avesse di condursi a que' congressi
-scientifici, che Ferdinando stesso di Napoli avea tollerato nella sua
-città e fatto vista di carezzare, veniva rimosso o dalla cattedra o
-dall'impiego, se l'uno o l'altro tenea dal governo.
-
-Durassero quivi almeno fiorenti e profondi gli studj sacri, quanto
-furono altra volta, e quanto sembra domandare non che il decoro e
-la dignità, ma il debito e l'interesse medesimo di quella gran sede
-del mondo cattolico! Nè io dirò che in veduta elli sieno scarsi
-e leggieri, o sia picciolo il numero degl'insegnanti, o poca la
-frequenza ed assiduità de' discepoli. Ma dagli effetti cotidiani può
-ben giudicare ogni uomo sensato, che in quegli studj non è più forza
-alcuna inventiva, non robustezza e amplitudine di concetti, non luce
-e svolgimento di feconde dottrine, non copia alfine e peregrinità di
-filologia e d'erudiziene.
-
-Ma forse voi vi maravigliate della mia maraviglia. Dove non ásola
-un minimo fiato di libertà, può l'albero della scienza durar verde e
-fruttifero? Per vero, di tutte quelle opere dottrinali ed apologetiche
-o sotto altro rispetto fautrici e lodatrici di Roma, le quali anno
-in questa prima metà del secolo meritato e conseguito celebrità
-universale, neppure una ebbe principio e nascimento nelle scuole
-romane, e neppure una pagina e un rigo di esse uscì dalla penna di
-quelle insigni congregazioni, da cui si maneggiano colà tuttavia i
-più serj negozj e i più gelosi interessi della intera cattolicità.
-Frayssinous, Bonald, De Maistre, Haller, Göerees, Schlegel, Stolberg,
-Hurter, Lamennais, Lacordaire, Balmes, Chateaubriand, Döllinger, per
-tacer d'altri, mai non furono in Roma a dare scienza o riceverla.
-Due sommi Italiani arbitrerei di potersi aggiungere a quel bel novero
-assai giustamente, e sono il Gioberti e il Rosmini; ma la vita loro
-intellettuale sortì l'inizio e il proseguimento, e rendè fiori e frutti
-ammirabili in altro terreno ed in altre scuole. Da Roma venne ad essi,
-per ciò che sappiamo, una cosa soltanto; la riprovazione e condanna
-d'alcun loro scritto.
-
-Se non che, Roma fu inverso l'uno dei due quasi costretta ad essere
-ingrata: imperocchè, qual più spiacevole contrapposto e qual ritratto
-men somigliante poteva métterlesi innanzi agli occhi, di quello che
-le offerse il Gioberti, quando con sì nobil disegno e tinte sì vive
-e smaglianti le figurava l'archetipo del primato civile dei papi, e
-l'astringeva, mirandolo, a fieramente vergognare di sè medesima? Del
-resto, non solo la maggioranza civile dei papi è venuta al niente,
-ma la morale autorità eziandio si perde e consuma ogni di, non
-ostante che sulla cattedra di San Pietro seggano, da poi la riforma
-germanica, uomini per ordinario di santa vita, e d'incolpabili costumi,
-e di specchiatissima religione. Ma il chiudersi intorno ad essi e
-l'immiserirsi vie più sempre degl'intelletti e dei cuori, e l'avere
-il Vaticano aderito imprudentemente allo spirito gretto e muliebre
-di pietà e di devozione, che alcuni mistici e i Gesuiti segnatamente
-affettano e inculcano, à menato di passo in passo la cosa a questo
-infelice risultamento, che il mondo stima esservi ora due moralità e
-due devozioni; l'una accettabile ad ogni maniera di oneste, gentili
-e istruite persone, propria e comune a tutta cristianità, conforme
-ai principj eterni della ragione, e all'ordine vero ed universale
-del bene; l'altra involta nelle sottilità dei casisti, sopraffatta
-da pratiche puerili, intinta non poco di superstizione, consigliera
-di virtù monacali e alla repubblica inutili, servile ne' sentimenti
-e negli atti, buona per genterelle idiote e da poco; ed è per appunto
-quella lodata e caldeggiata perpetuamente da Roma e da' suoi dottori.
-Ciò à fatto, come ognuno sel può vedere, che pure in mezzo ai cattolici
-si vada oggimai pensando, la virtù essere meglio imparata ne' libri
-degli antichi e dalla nuda lettera dei vangeli, che non dai moralisti
-e predicatori di Roma. E rispetto al culto e alle devozioni, è
-marcia forza confessare, che in molta porzione di loro forme e di lor
-cerimonie la significazione scema e si oscura ogni giorno, e gli animi
-ne ricevono una impressione fredda, materiale, e non immune spesse
-volte da invincibile tedio ed increscimento.
-
-Non è la moralità cosa angusta e servile; e chi spaura d'ogni libertà
-e d'ogni grandezza non può effettivamente e sostanzialmente professare
-e insegnar la virtù: conciossiachè, sentenzia un gran moralista,[50]
-ogni virtù nostra procede dalla grandezza dell'animo: _ex animi
-magnitudine_. Senza dire che le condizioni del principato assoluto, e
-gli altri conseguenti del falso sistema che séguita la Curia Romana,
-facendola indocile e riluttante al vero e germano spirito dei documenti
-evangelici, l'ànno recata bel bello a insegnare e inculcare con assai
-minor zelo l'intrinseco della bontà che l'estrinseco, e meglio stimare
-la buccia e le fronde, che il succoso midollo e i frutti fragranti e
-soavi della pietà operosa e magnanima.
-
-Tornate, o pontefici, alla purezza e semplicità de' costumi antichi
-(gridava dal pergamo fiorentino un fraticello di San Marco), e più
-nel cuor delle genti non vacillerà la fede e la riverenza inverso di
-voi. Certo, all'attuazione di quel consiglio, l'effetto saria seguito
-copioso ed universale; e i popoli dimenticavano in poco d'ora le
-battiture dello scisma, le turpitudini di Avignone e le umiliazioni
-inflitte al papato dai concilj di Costanza e di Basilea.
-
-Per immensa sventura, e segnatamente d'Italia, parve al sesto
-Alessandro, a Giulio II, a Paolo IV e ad altri papi di quella età,
-partito migliore e più valido la stretta amicizia dei re, il potere
-temporale accresciuto, le frateríe moltiplicate, la Inquisizione
-ed i Gesuiti. Da quei tristi giorni, il declinare di Roma divenne
-precipitoso ed irreparabile; perchè la mente e l'anima vera e vitale
-della pietà e dell'incivilimento cristiano non restò con lei, salvo
-che in apparenza, e ciascuno di que' mezzi le si voltò in danno e in
-vergogna; i re la illusero e la imbrigliarono; il poter temporale le
-diè forza per quarant'anni, e tólsele credito per tutti i tempi; le
-fraterie finirono incurate o derise, il Sant'Offizio abbominato, e i
-Gesuiti non molto manco.
-
-Or finiamo, e al crescere e sovrabbondare dell'argomento si ponga
-quella misura che ricercano i termini naturali di questo scritto, e
-l'ascoltazione vostra ch'io non debbo nè voglio abusare. E già per
-molti sarà riuscita come una scorsa fuor di subietto questo paragone
-di tempi antichi e moderni, e questa breve delineazione del tanto
-grandeggiare e calare della sedia pontificale. Pure, io non andrò
-accusato da tutti coloro (e voi, spero, sarete del novero) i quali
-comprendono che ciò che importava di recare a saldissima prova, si è
-che l'abbassamento e l'oscurazione continua del papato non è parziale
-nè accidentale, non vizia e inferma soltanto l'estrinseche sue
-condizioni e le men rilevanti e nobili, ma invade tutto l'essere, ne
-storpia gli intendimenti e gli uffici, porta detrimento grave a tutta
-la sua dignità, penetra alla viva sostanza, non lascia porzione sana,
-non fibra integra e poderosa.
-
-Un molto celebrato scrittor francese, ritraendo al vivo e con
-maestrevole stile la bellezza e maestà dei riti pontificali, massime
-nei giorni santi e ne' vespri solenni della Cappella Sistina,
-ove con sì meste armonie e con sì acconcio apparato esprimesi il
-lutto di Santa Chiesa, e lo squallore del tempio per la passione
-e morte del Redentore, va eziandio narrando come in cuor suo
-quell'ultima e diradata nebbia d'incensi, quei cantori che a poco
-a poco s'ammutoliscono, quell'estinguersi di mano in mano dei
-ceri, quell'ombra vespertina che cresce ed occupa tutto il luogo,
-rendevagli immagine altresì del venir meno e dileguarsi la gloria e
-l'oltrapossente grandezza papale. Certo, se il pontificato è gran parte
-della Chiesa, e l'intristire o il declinare di quello arrécale sventura
-e declinazione, io non so ben quando le sia nato cagione più giusta e
-vera di significare il cordoglio suo, e da tutti gli altari, in tutte
-le sedi della cristianità levar preghiere e supplicazioni al divino
-autore della fede. Imperocchè, non di fuori le son venuti i flagelli,
-ma da' suoi figliuoli e custodi; non per guerre e persecuzioni, ma in
-seno della pace e della comune obbedienza: _ecce in pace amaritudo mea
-amarissima_.
-
-
-VIII.
-
-Non, dunque, l'amore ordinario del bene e del meglio, non quelle
-purgazioni ed emendazioni che a tempo a tempo fa mestieri di compiere
-in tutte le cose umane, ma sì veramente la fiera ed irrepugnabile
-necessità costringe e sforza a portar mutazione in qualche ordine
-costitutivo del sommo pontificato. Ogni altro partito, qual che si
-fosse, non ne fermerebbe il gran rovinío; nè cesserebbe Roma d'esser
-cagione, o trista occasione almeno, di scandalo e setta nella famiglia
-cattolica, e mai non ricondurrebbesi a tale bontà da saper ritrarre,
-com'è ufficio suo peculiare, dalle viscere del cristianesimo virtù
-spiratrice e riparatrice del mondo moderno. A ciò non poter bastare, vi
-dissi, le riforme ed emendazioni del temporale; dovendo elle piuttosto
-succedere come effetto, che antecedere come causa; o, per lo men male,
-avvenire contemporanee con le spirituali ammende e riforme. Essere
-presenti i giorni fortunosi e difficilissimi di Nicolò II e Gregorio
-VII, in quanto che al risanare e reintegrare il papato occorrono
-prammatiche nove, spedienti animosi, saldo e virile consiglio.
-
-Nè anzi mi tratterrò di affermare, che i tempi odierni ànno a riscontro
-di quegli antichi tale disposizione peggiore, e certo di gran momento;
-che, cioè, nel secolo undecimo gli occhi soli della Chiesa erano aperti
-a vedere ed a piangere i guasti e le sozzure del proprio suo tempio;
-laddove oggi ogni cosa avviene sotto l'indagatrice pupilla dell'altre
-Chiese cristiane, le quali non si astengono di predicare e trombettare
-su dai pinnacoli, che appresso i popoli loro è la fede molto meno
-rattiepidita, la moralità più sana e profonda, maggiore senza verun
-paragone la dottrina e modestia del clero, e che quivi la religione è
-congiunta e amicata ai concetti generosi, e a tutti i rivolgimenti e
-progressi civili di nostra età: dalle quali asserzioni ci porgono poi
-per riprova, da una parte, lo stato fiorente e glorioso di essi popoli,
-come a dir l'Inghilterra, la Prussia, l'Olanda, gli Stati-Uniti; e
-dall'altra, la depressione e lo scadimento di quelli, come Polacchi,
-Spagnuoli, Italiani, Messicani, dove trionfò potentissimo e signoreggia
-tuttora non contrastato il culto cattolico.
-
-Voi m'avete parecchie volte udito affermare, che il clericato romano,
-sebben muta i corpi, non muta il genio nè il vezzo, e che le menti e
-gli animi vi sono tutti impastojati a una foggia, nutriti d'un latte
-medesimo, fatti e formati a un medesimo stampo; laonde in ciascuno di
-loro è ferma e tenacissima la volontà di serbare integro e sempiternare
-(quando il potessero) quel tal misto d'ambizione, d'interesse e di
-santimonia da lor fabbricato, e il quale non si péritano di chiamare
-buono e perfetto governo della Chiesa e dello Stato. Quindi è fuor
-del possibile ch'entri loro in cuore alcuna voglia viva e sincera di
-correggere sè stessi, e innovare in parte veruna le lor condizioni,
-e che ritrovino (quando pure il desiderio sorgesse) abilità e forza
-proporzionate all'alto proposito.
-
-Ora, i fatti più sopra allegati vi porgono di tale pertinacia e
-impotenza una molto chiara dimostrazione. Conciossiachè, insegnano
-tutte le storie, che nessun istituto civile, già roso nel suo midollo
-e pervenuto a decrepitezza, abbia voglia ed abilità di rialzare sè
-da sè stesso; e torna contraddittorio che là proprio dove la vita si
-estingue, si rinvengano forze da ristorarla: invece, quelle cagioni
-medesime che d'un abbassamento in altro maggiore trascinano con legge
-dura e ineluttabile di destino, vietano il riaversi e il risorgere;
-e si lo vietarono con l'azione loro incessante e mortifera alla Roma
-d'Augustolo, alla Bisanzio dei Paleologhi, e alla Venezia dei Manini
-e dei Renieri. Similmente, essendosi da ogni parte di quegli istituti
-ritirato lo spirito, e rimanendo delle cose la nuda corteccia, mutare
-per loro suona come annullarsi: quindi con severità farisaica vi
-sono riformati i più fradici usi, serbate le più vane apparenze,
-cresciuto di mille doppj il servaggio; i vecchiumi soli vi ànno lode, e
-l'irragionevole ostinazione vi usurpa nome di virtù e di sapienza.
-
-Nè da tale pervertimento e caducità degli umani fatti troviamo
-arbitrio nessuno di credere esente il pontificato in ciò appunto che
-à d'umano, e nelle sue esteriori e disciplinari disposizioni. Ed anzi
-aggiungiamo, che in queste è maggiore necessità o di emendarsi, o di
-perire. Avvegnachè, com'elle sono forme finite e determinate, e abito
-accidentale e sensibile d'una divina sostanza, loro non è conceduto di
-contenerla, e significarla, salvo che parzialmente e imperfettamente;
-e alla inesauribile sua facoltà di ampliazione e d'organamento, niuno
-dee pensare che riuscir possano in ogni tempo ed in ogni caso adatte,
-sufficienti e commisurate. Laonde, chi si ostina a volerle serbare
-intangibili ed immutabili, fa sembiante di negare la virtù infinita
-del cristianesimo; la quale per ciò che opera sulla terra e nel tempo,
-dee necessariamente assumere successione e limitazione; nè altrimenti
-può dilatare la sua eccellenza nè le sue maraviglie mostrare, che
-seguitando la legge imposta alla perfezione di tutti i finiti, cioè a
-dire l'indefinito ed interminabile spiegamento dell'essere proprio.
-
-Le quali tutte considerazioni tenendo io vive innanzi alla mente,
-procederò con più stretto discorso alle ultime parti del mio subbietto.
-
-
-IX.
-
-Le mutazioni debbono esser cercate nè inferiori al bisogno
-nè superiori. Debbono alla sostanza delle discipline antiche
-ecclesiastiche non solo non contrastare, ma conformarsi
-intrinsecamente, e rinnovarne lo spirito quanto l'indole dell'età
-nostra il comporta. Debbono eleggersi le più semplici e pronte,
-eleggersi tali che si vedano consentire sapientemente ai pensieri
-nuovi del secolo; infine, eleggersi le più agevoli, od, a favellare
-esatto, le men malagevoli, poichè la cosa di sua natura è tra le
-difficili e travagliose. Gli anteriori discorsi provarono, credo, con
-abbondanza, ch'elle non possono primamente e direttamente proceder
-da Roma, e dovere oggi, com'altra volta, nel corpo cattolico il vital
-calore ed il sangue dalle membra estreme salire e rifluire nel capo.
-Conciossiachè per le membra scorre tuttora occulta e sottile un'aura di
-salute e di vigoria più penetrativa e meglio efficace che nol giudica
-il volgo. Dov'io m'inganni e m'illuda su cotal punto, e nemmeno nel
-clero inferiore, il qual vince l'altro di sensatezza e di numero, non
-sia buona disposizione a ricevere e seguitare le verità che la general
-discussione va dimostrando e dilucidando, tutto il restante di questa
-lettera confesso che cade e s'annulla.
-
-D'altro lato, non è forse la Chiesa, per propria essenza, la vita
-spirituale e comune di tutti i fedeli? Ella è in ogni luogo, e non è
-intera in veruna parte; e ciò tutto che piglia sostanza ed autorità
-perdurabile in lei, ottenne per innanzi l'universale consentimento,
-vogliatelo espresso o tacito, posteriore ai decreti di Roma o
-anteriore. Che il pontefice sia _caput Ecclesiæ_, ovvero _caput in
-Ecclesiâ_, come sottilmente si questionò, poco importa di definire.
-Conciossiachè nell'una e nell'altra sentenza rimane vero pur questo,
-che da sè e per sè il papa non è la Chiesa, nè alla Chiesa può
-prevalere.
-
-Ma io vo dubitando non forse questo mio lungo proemiare e questo
-discorrere alquanto sospeso sieno per accendere in voi una troppa
-viva curiosità, la quale io non ò modo alcuno di soddisfare. E per
-fermo, egli trattasi unicamente di ricondurre in onoranza e in costume
-(benchè solo in qualche porzione e in maniera assai temperata) ciò
-che la cristianità intera praticò abitualmente per molti secoli e
-in tutte cose; intendo la elezione dei capi e dei reggitori fatta a
-suffragio comune del clero, e accettante e plaudente il popolo. Dico
-di rinnovarsene l'uso in qualche porzione, e in riguardosa maniera.
-Seguite, vi prego, le mie parole, e giudicherete, illustre Signore,
-s'io sono quell'avventato e guasto cervello che dicono. Io propongo,
-adunque, per lo men male, che in niuna provincia italiana o straniera
-si sveglino per al presente le gelosie di Stato; e però prosiegua il
-pontefice, prosiegano i principi a scêrre, come per addietro, i pastori
-spirituali de' popoli. Taccio similmente di Sinodo universale infino a
-tanto che popoli e principi con ardore e concordia non lo richiedano:
-il che sarà molto tardi. Ma voglio che dai suffragi del clero
-appostatamente adunato in ciascuna provincia, escano tutti coloro a cui
-spetta il nome e l'ufficio assai profanato, ma solenne pur nondimeno e
-magnifico di cardinale di Santa Chiesa; e voglio, quindi, che il capo
-e giudice di tutta la cristiana repubblica venga da tutta essa eletto
-mediante que' suoi deputati nel novello Concistoro raccolti.
-
-Il principio elettivo fu anima della Chiesa, e sua legge sovrana ed
-universale. I tempi declinando al peggiore, e sempre più temperandosi
-ella agli usi e alle fogge regie e feudali, recarono presso che al
-nulla quel suo spirito di franchigia e di fratellanza. Ora, il mondo
-che in ogni culta contrada esce di pupillo e ricompónesi a libertà, e
-in tutte le funzioni civili e politiche e in ogni maniera di magistrati
-rimena e dilata la virtù elettiva e forme più popolari di reggimento,
-chiede con giusta impazienza di scorgere altresì il principio elettivo
-restituito nella repubblica dell'anime e delle coscienze, che è la
-Chiesa. Certo, comparirebbe strano ed intollerabile, che il diritto
-dell'eleggere fosse durato appo lei ne' giorni ch'era sbandito dalla
-città e dal consorzio politico, e non risorgesse al presente che è da
-per tutto ricuperato, e in ogni principale esercizio del viver comune è
-intromesso ed usato assai largamente.
-
-Queste cose non prima si annunziano, che il buon giudicio universale
-le assente, e brillano a tutti gli occhi di verità e di evidenza;
-perchè le necessità e il carattere dell'età nostra, la maturezza
-delle opinioni, l'indole singolare e propria de' nuovi costumi e de'
-nuovi istituti, la mente, a così dire, di tutto il secolo le pensa e
-le persuade. Ponete in disparte coloro al cui intelletto fa velo la
-cupidità e l'orgoglio, e coloro alla cui pietà e religione fa misero
-inganno la tirannia dell'uso, e la pochezza e viltà dell'ingegno
-e dell'animo; e voi sopra ogni bocca cristiana udirete oggi suonar
-di nuovo la sentenza antichissima di San Leone pontefice, che nelle
-sacre elezioni _sia colui preferito il quale dal clero e dal popolo
-consenzienti è richiesto_. Del pari, voi scorgerete esser nel voto
-d'ognuno, che la Casta del Quirinale si sperda; e udrete quindi
-ripetere comunemente quella troppo legittima e naturale interrogazione
-di San Bernardo, ch'io poneva in fronte della mia lettera: _an non
-eligendi ex toto orbe orbem judicaturi?_ Ben è vero che molte e
-significative assai sono state le domande di quel non timido cenobita,
-alle quali nè papa Eugenio nè gli eredi suoi nella tiara trovato ànno,
-infino al dì d'oggi, buona e adequata risposta.
-
-
-X.
-
-Ma vediamo in iscorcio i modi più pratici, e insiememente legali,
-ordinati e pacifici, per conseguire sì grande effetto. Voi col veloce
-ingegno supplite alla parsimonia di mie parole.
-
-Roma per troppa vecchiezza ormai non à lingua nè moto, e soltanto la
-paura le rompe alcuna fiata quel sonno a cui torna sì volentieri, e
-che già piglia sembianza di letargía. Mestieri è, pertanto, che le
-Chiese sì provinciali e sì nazionali, risveglinsi e parlino, e quanta
-vena d'acque pure e vitali va disseccandosi in Vaticano, altrettanta ne
-sgorghi e zampilli per ogni dove del bel giardino cattolico. Concedo,
-o Signore, che congregare nel lor concilio nazionale i vescovi delle
-Gallie, o quelli delle Spagne nel loro, e così d'altri popoli, riesca
-oggi difficilissimo; e forse ai governi rispettivi non gradirebbe il
-disegno, ed alcuni de' più sospettosi ne impedirebbero l'attuazione.
-Ciò non ostante, la cosa è da reputarsi per buona e fattibile in sè;
-e gli esempj nelle storie ne abondano, e la necessità persuade azioni
-incomparabilmente più malagevoli. Nè mi sgomento a pensare che i
-concilj nazionali (a condurli con ogni piena e scrupolosa legalità)
-ricercano l'assenso di Roma. Perchè mal potrebbe esso lungamente e
-ostinatamente venir negato a un numero grande e concorde di vescovi,
-ciascuno de' quali è al papa uguale e compagno nell'ordine, e
-venerabile nella dignità. Ma io stimo e son fermo di credere, che
-radunanze molto più anguste e men rumorose sieno bastevoli all'uopo.
-E veramente, per li sinodi diocesani e annuali de' preti, e per li
-provinciali e triennali de' vescovi (i quali ultimi cominciano appena
-a farsi vedere oltr'Alpe e oltre Reno), il convocarli ed aprirli non
-solo va esente dalle concessioni di Roma; ma l'astenersi dal porli in
-effetto e dar loro favore e incremento, contradice ad una delle più
-salutevoli disposizioni della Sinodo Tridentina,[51] la quale toccò
-in questo i termini non del rigore ma dell'indulgenza; conciossiachè
-dal concilio santissimo di Nicea venivano i vescovi comandati di
-abboccarsi nella provincia loro due volte per ciascun anno. In tali
-adunanze, adunque, prescritte non che lecite, da nessuno impedite,
-agevoli e pronte ad effettuarsi, io scorgo il punto dove consistere,
-e il germe fecondo vi riconosco d'infinita fruttificazione. Io non
-sarò presentuoso e inconsiderato da voler qui definire per filo e per
-segno quello che in seno di essi concilj dee venirsi deliberando. Una
-sola cosa desidero e spero, e non potendo agli uomini, la chiedo a Dio
-immortale; e ciò è, che i preti ed i vescovi congregati guardino alla
-urgenza estrema dei tempi, la misurino tutta quanta è, e di quindi
-piglino ardire e consiglio.
-
-Che se alcuni di quei congressi (nè parmi speranza eccessiva) l'indole
-vera de' nostri tempi conosceranno, e nel chiuso dei petti umani
-s'industrieranno di leggere, e massimamente del clero inferiore, queste
-parole o le simili a queste addirizzeranno al Pontefice:
-
-
-XI.
-
-— Un nuovo caldo di evangelico zelo ricerca, Padre Santo, le viscere
-della Chiesa, e scoppiano qua e là faville di luce nuova. Imperocchè
-l'anime pie, forte sgomentate delle vaste e crescenti ruine, e trafitte
-in cuore dell'accidia abituale e immedicabile dei ministri di Dio,
-pregarono con singhiottoso pianto al Signore, e sclamarono: _Vieni da
-quattro venti, o spirito, e soffia su cotesti morti, e vivano._[52]
-Però il mondo cristiano non à indietreggiato in sui sentieri di
-perfezione, e posto à lunga fatica _a riempier di beni i famelici,
-e nell'esaltazione degli umili_ si è compiaciuto.[53] Se non che
-(facciasi luogo al vero), quegli ubertosi principj di umanità, di
-scienza e di sempre crescente prosperità e gloria di nostra stirpe,
-che il Vangelo va maturando, e quegli eterni ed inessicabili semi
-di libertà, di fratellanza e d'universale amicizia fra i popoli che
-la legge d'amore produce, ànno germinato assai meglio ed in maggior
-copia nell'altrui campo e sotto le mani de' laici, che nelle terre
-de' Chierici all'ombra stessa del santuario. Posciachè questi, mal
-ravvisando il lento portato della cristiana carità, sembrano ributtare
-indietro e combattere fieramente il vivere moderno civile, e l'infinita
-potenza di bene che vi si cela. Quindi negano che nel suo grembo
-prosiegua sotto altre sembianze l'effettuazione di quell'annunzio
-apostolico: _Voi a libertà siete chiamati, o fratelli_;[54] quindi
-ricusano di conoscere il decreto sommo e providissimo, il quale
-dispone che al colmo d'ogni libertà si giunga per la pienezza d'ogni
-scienza e per la progressiva sublimazione degl'intelletti e dei cuori;
-essendochè fu promesso _che il vero ci farà liberi_,[55] e fu comandato
-all'umano consorzio di ascendere di grado in grado nell'infinito d'ogni
-eccellenza, _tanto che siamo perfetti, siccome il padre celeste è
-perfetto_;[56] e similmente s'infingono di non sapere _che il regno
-di Dio debba avvenire altresì sulla terra_;[57] e _la città santa
-debba discendere dall'eccelso acconcia siccome sposa che al suo marito
-s'adorna; mentre una voce uscente dal trono divino sarà udita sclamare:
-Ecco il tabernacolo di Dio per mezzo agli uomini, ed egli abiterà
-con loro, ed essi saranno suo popolo_.[58] A tale funesto dissidio è
-necessità metter fine. Necessità grande si è che i pastori dell'anime,
-entrando con esse per le inusate e magnifiche vie del secolo,
-procaccino di divertirle dai precipizj dove, abbandonate da noi e di
-noi fastidite, rischiano di dirupare.
-
-Può la civiltà senza religione essere altra cosa che apparenza ed
-orgoglio, ludificazione e rimpianto? e può la fede e la religione
-divisa dagli abiti della presente vita comune, non riuscire un eccesso
-di mente solitario e infruttifero, e _sembiante al tamarisco che sorge
-nell'aridità del deserto e in terra abbruciata ed inabitabile?_[59]
-Eziandio è grande necessità, che cotesto verbo evangelico il quale
-ora udiamo _acclamare tra i popoli i loro diritti_,[60] e con alte
-e distinte voci parlare di carità cittadina, di pubbliche e maschie
-virtudi, e d'universale affrancamento e giustizia; e il quale,
-come tutte le cose divine, è novissimo e antichissimo a un tempo;
-echeggi non solo e riverberi negli orecchi della Santità vostra,
-ma sempre le risuoni vicino; e non possano i motti de' cortigiani
-e lo strepito delle cancellerie romane sopraffarlo ed estinguerlo,
-nè altrui cavare della memoria, che _servir si debbe in novità di
-spirito, non in vecchiezza di lettera_,[61] e che _lo spirito solo
-vivifica e la lettera uccide_.[62] Ei fa bisogno oggimai, che gli
-eletti e rappresentanti del clero cattolico, e i veri testimonj ed
-annunziatori del comune ed universale pensiero cristiano, siedano
-accosto all'eccelsa cattedra vostra, sì che la parola uscente da
-quella, torni, siccome fu per antico, augusta ed autorevole a tutte le
-umane prosapie; e sia cessato lo scandalo triste e lamentabile senza
-fine di vederla accolta assai spesse fiate con muto dolore dai buoni,
-con non curanza dalle plebi, e con beffevole riso dagli avversarj. Più
-non è concedibile oggi, che tutto un preclaro e venerando collegio
-il quale debbe ad una con la Santità vostra reggere e cardinare la
-Chiesa, esca dall'arbitrante suffragio d'un solo ed unico uomo, sia
-pure principalissimo e il più degno e onorando di tutti i credenti;
-perchè all'individua esperienza e all'individuo consiglio di nessun
-uomo è dato mai di conoscere gl'innumerevoli particolari de' luoghi
-e delle persone, meglio o altrettanto di quello che li sa e conosce
-ciascuna Chiesa a rispetto del proprio gregge e nei confini del proprio
-ovile: però si legge nell'Esodo, _Peso è cotesto non dagli omeri
-tuoi, nè potrai durarlo tu solo_.[63] Oltrechè, nei sacri negozj i
-quali il divino afflato non comanda nè modera egli medesimo, ma sono
-alla prudenza dell'ordine sacerdotale affidati, non par dubioso che
-si convenga di governarli oggidì conformemente al genio dei tempi
-universale e imperioso, ed a cui non apparisce ben validato e sancito
-verun officio ed atto, quando da libera e larga elezione non pigli
-origine e forza. E da qual dubio, Padre beatissimo, può rimanere su
-ciò avviluppata la mente nostra, ricordandoci che nella Chiesa fu
-massima inviolata e perenne della esemplarissima antichità, dovere
-ogni qualunque sacro ministro essere conosciuto, amato, desiderato da
-tutti coloro a cui gli appartiene di comandare? e che altro modo più
-proprio e più conducente a cotal fine ci avverrà di trovare, se non
-l'elezione operata da quelli in cui s'adempie il comando? Per fermo,
-egli è scritto _il pastore va davanti al suo gregge, e questo lo
-seguita perchè conosce la voce sua,[64] e perchè è pasciuto da lui con
-la spontaneità, e non con la forza_.[65] E ciò tutto se per ogni luogo
-è vero, quanto divien più vero e più certo in risguardo di Roma, dove
-al presente ogni cosa si va meschiando di cupe passioni e disorbitanti,
-e quasi si è fatto impossibile serbare giudizio imparziale e mente
-non preoccupata e libera? Noi scorgiamo con gran dolore, che intorno
-al seggio pontificale accalcasi una sempre medesima specie e natura
-di uomini, mossi non rado da private mire e ambizioni, inesperti del
-rimanente mondo, nati o allevati in iscuole e in dottrine sterili
-e pedantesche, vuote di vera scienza, traboccanti d'orgoglio, ove
-la lettera uccide lo spirito e usurpa il luogo della virtù e della
-sapienza; ondechè ei son fatti _un rame risonante e un cembalo che
-tintinna,[66] e i loro umani comandamenti saranno diradicati come
-piantagione che non fu opera del padre celeste_.[67]
-
-Angoscioso ufficio adempiamo di nudare e trattare le piaghe della
-sposa di Cristo; _ma il cuor nostro si rassicura nel cospetto della
-verità_,[68] e ci bisogna spegnere qualunque temenza di pronunciarla,
-_perchè timore e carità non s'accorda_.[69] E come ardiremmo noi di
-chiudere e sigillare le nostre bocche, vedendo tutto giorno lo studio
-diligente e infelice che pongono costà i cortigiani e gli scribi,
-perchè il sommo reggitore dell'orbe cattolico sia sempre una verga
-pullulata di lor semenzajo, e perchè egli, a vicenda, delle propaggini
-loro faccia rinfronzire i più eletti luoghi dell'orto di Cristo?
-Vogliano i cieli misericordiosi disperdere cotale malizia, e confondere
-il serpe, il quale mordendo la propria coda e sè in se stesso rigirando
-continuamente, chiude dentro al suo viluppo l'altare e il tempio di
-Dio. Certo è, beatissimo Padre, che fra quegli uomini e l'altre genti
-diffuse per le terre cattoliche, sembrano alzate lunghe muraglie e
-attraversati non valicabili fiumi.
-
-Ma, per ragionare di ciò che il giudicio umano può, circa al proposito
-nostro, avvisare e provvedere, egli è grandemente mestieri che intorno
-di voi, supremo gerarca, radunisi, eletto innanzi nel seno d'ogni
-nazione, un santo concistoro di cherici e vescovi, fiore di tutta
-cristianità, sale della terra, munito, per così dire, e precinto dello
-spontaneo voto e mandato delle chiese e dei popoli. Esente egli dalle
-grette passioni, dalle subite paure, dalle soppiatte carnalità, dalle
-temporali sollecitudini che in cotesta Roma dànno perpetua battaglia;
-esente dalle prelatizie vanezze e piacenteríe, ignaro dei sofismi
-curiali e delle mene e ambagi segretariesche, recherà ai piedi della
-Santità vostra gli affetti e i consigli sinceri e patenti delle singole
-comunanze cattoliche; e quivi dinanzi a Voi, con semplicità di cuore
-e altezza d'intendimento, sponendo ciascuno il proprio concetto; da
-ultimo, lo spirito inerrante di Dio trarrà da tutti i lor pensieri,
-siccome da corde di celeste salterio, la mente armonizzata ed unificata
-della gran Chiesa universale. _Ecco, io li adunerò da tutte quante le
-terre...., e darò loro un sol cuore e una sola via._[70]
-
-Antico adiutorio è questo che noi invochiamo, e alle apostoliche
-tradizioni affatto conforme: però un consiglio interiore ci ammonisce
-di sperare in esso altamente. E per solo esso, al conflitto acerbissimo
-e lacrimabile insorto fra lo Stato ed il Sacerdozio, fra l'Italia e il
-Papato, fra il governo clericale e le sempre ammutinate e calcitranti
-provincie, può rinvenirsi buona composizione e durevole accordo;
-perchè ai degni eletti delle diverse e remote provincie e nazioni poco
-importando gl'imperj secolareschi e le ricche ed oziose prebende, verrà
-presto veduto alcun modo di perfetta conciliazione fra la libertà dei
-popoli, la franchezza d'Italia; e la indipendenza e libertà della Santa
-Sede, a cui bisogna ugualmente di non obbedire nè alle plebi nè ai
-principi; i quali con finissima dissimulazione vogliono alla Santità
-vostra concedere quante più sembianze e mostre e apparati si trovano
-d'arbitrio e di signoria, e quanta minore sostanza è possibile: però
-si legge, _e lo vestirono di porpora, e gli posero nella destra una
-canna, e beffandolo s'inginocchiarono_. Allora la rinnovata sapienza di
-Roma, sposandosi ad ogni popolare e civile spirito dell'età nostra, e
-cessando di riprovare i sentimenti generosi e le aspirazioni magnanime
-di tanta e si nobil parte dell'umana progenie, un filiale amore,
-un'osservanza ossequiosa e una dolce e perdurabile maraviglia entrerà
-in cuore di tutti verso l'apostolico ministero della Santità vostra,
-e le fornirà schermo e difesa infinitamente migliore che non le armi
-straniere e il temporale principato. E per fermo, chi più di voi,
-Maestà spiritale e sovramondana, dee vivere in sospetto e paura di
-quella sentenza, _maledetto l'uomo che confida nell'uomo e s'appoggia
-a braccio di carne?_[71] Nè dee cadere dalla vostra memoria, che la
-pupilla del profeta vide i re inchinarsi alla donna sedente su molte
-acque, e con lei fornicare e bevere alla coppa sua; ma scamparla da
-mezzo ai rischj ed alle ruine già non li vide.
-
-Non può la indipendenza vera e perpetua del sacerdozio d'altronde
-uscire che dal diritto e incrollabile animo dei pontefici per un
-lato, e dalla comune coscienza per l'altro delle nazioni civili,
-la quale professi altamente e insegni e promulghi in tutte le leggi
-ed insinui in tutti i costumi, essere iniquo e barbarico sturbare e
-comprimere una potestà immateriale ed inerme, che chiede ai cuori e
-agl'ingegni suggezione razionale e spontanea, e niun mezzo terreno
-adopera, salvo la parola e l'esempio. Che se dalle Chiese adunate
-innanzi alla Paternità vostra uscirà sapiente e libera quella parola,
-non è sui monti di Dio così bene eretta e fondata, nè così d'armi e
-palvesi celesti guernita la torre di Dávide, come sarà la seggia vostra
-immortale e l'impero del Vaticano.
-
-Noi confessiamo riverenti, che in Voi, santissimo Padre, è il colmo
-d'ogni dignità e la plenitudine d'ogni giurisdizione; e sappiamo
-che lassù prega Cristo Signore perchè la vostra fede detrimento non
-soffra. Ma si consideri benignamente da Voi la umiltà degli Apostoli,
-pieni d'infallibile verbo, i quali ciò non pertanto convocata la
-moltitudine dei credenti, dicevano loro: _Avvisate di elegger fra voi
-sette uomini...... acciocchè noi li costituiamo nel ministerio del
-diaconato._[72]
-
-Piacciavi, dunque, non che di permettere, ma sibbene di comandare e
-sollecitare la pronta convocazione dei nazionali concilj, dovunque
-non gl'interdica la legge secolare e scandalo non ne segua. E ad
-ogni modo, prescriva la Beatitudine vostra da per tutto ove ancora
-è bisogno, e con istudio e cura solerte e diligentissima instighi
-e affretti la esecuzione piena e fedele del canone tridentino, il
-qual vuole s'adunino per ogni luogo ed ogni anno le Sinodi diocesane
-(_quotannis_); le provinciali de' Vescovi una volta almeno (_saltem_)
-in ciascun triennio! Sia prescritto parimente e raccomandato
-dall'oracolo vostro, ch'elle si pongano quanto più possono, e per ogni
-onesta e spedita maniera, in commercio di mente e d'affetto fra loro;
-talchè i pensieri, le proposte, le controversie, gli scrutinj, le
-deliberazioni e le opere s'accostino fra tutte esse alla maggiore unità
-di concetto, di proponimento e di metodo. Essendo, certissimamente, che
-loro spetta di avverare la sentenza di Paolo: che siccome non v'à nei
-cieli più che un Signore Iddio, così nella Chiesa v'à un solo corpo ed
-un solo spirito;[73] e Similmente, elle debbono procacciare che sia la
-preghiera di Cristo esaudita, _di rendere tutti i discepoli suoi una
-cosa sola_.[74]
-
-Fatto ciò, noi supplichiamo l'alto datore e dispensatore dei lumi,
-perchè a Voi persuada fermissimamente e con giudicio immutabile, di
-comandare a ciascuna di quelle pie radunanze d'eleggere fra' suoi
-più illustri e specchiati per virtù e sapienza, uno o parecchi, i
-quali sieno nunzj e rappresentatori di lei appo la vostra eccelsa
-persona. Quindi, convenuti a grave consulta innanzi di Voi, con Voi
-riposatamente e con apostolica libertà e zelo ragionino della salute
-universa del cattolico gregge. Ma, principalmente, e per ufficio e
-mandato espresso e particolare, discutano del modo più degno e più
-pronto e meglio operabile di comporre in futuro appresso la cattedra
-santa di Pietro, un Concistoro elettivo, da tutte le Chiese costituito,
-interprete verace ed eloquente di tutte, e il quale partecipi ciascun
-giorno al vostro magno ministero, e regga in Laterano le vostre
-braccia, non per isconfiggere e vincere alcuno, ma per benedire e
-letificare ogni umana generazione. Così liberamente appresso di Voi
-_radunato il popolo d'Israel_, acceso di fiamma profetica e tristo a
-morte delle accumulate ruine di Gerosolima, _porrà mano tutto lieto e
-concorde a riedificare sulla pianta loro stessa l'altare e il tempio di
-Dio_.[75] —
-
-
-XII.
-
-Vere e franche parole, direte voi, ma chi vorrà proferirle? Rispondo:
-proferiránnole prima pubblicamente le lingue dei savj, e nel secreto
-de' lor pensieri i chierici ricreduti e buoni; che oggimai sommano
-gran moltitudine, e da per tutto ve n'à uno scelto drappello. A quelle
-lingue (se trombe del vero) converrà pure che schiudan l'orecchie
-dell'animo i prelati più modesti e sinceri di tutta cristianità, e a
-cui le riforme non pesano e non mettono sbigottimento: nè coloro che
-arieggiano tanto o quanto all'arcivescovo di Parigi, sono sì scarsi
-al dì d'oggi; e il novero non può scemare, anzi è fatale che cresca.
-Perocchè, dove non resistono gl'interessi, entra e invade la generale
-opinione; e questa oggi è ricevuta dal clero, non fatta; e chi la fa,
-desidera quel medesimo che voi ed io desideriamo.
-
-Ora, ponete che i Sinodi diocesani ed i provinciali moltiplichino;
-le discussioni sdrúcciolino quivi bel bello in tale argomento, e il
-discorso popolare se ne occupi e se ne infiammi; ponete che l'esigenze
-dei tempi s'aggravino; le strettezze di Roma s'addoppino, le sue sorti
-precipitino, la sua smoderanza e gli errori spesseggino, come suole
-avvenire ad ogni istituto scassinato e cadente. Fate che i Sinodi, come
-par naturale, assicurino ai meno arrischiati e più circospetti libertà
-onesta di parlare e di consigliare; e che l'oscitanza e l'ignavia di
-gran porzione del clero sia vinta e sforzata, e la sua muta e timida
-sottomissione abbia termine; ed ei si risenta alcun poco, e parli
-e supplichi con voce riverente bensì, ma concorde e robusta, e non
-mai discontinua: tutte cose, chi ben le stima, che il secolo nostro
-apparecchia e trae seco quasi per mano. Fate che da alcuni reggimenti
-più popolari (e già gli Svizzeri ne ragionano) venga restituito alle
-parocchie il diritto di eleggere o di proporre per lo manco i proprj
-rettori: esempio ne' nostri giorni impossibile a tenere occulto, e
-senza efficacia d'imitazione. Fate, da ultimo, che a ciascun uomo,
-ed ai governi e ai principi, non meno che alle popolazioni compaja
-verissimo, siccome pur troppo è, nulla concessione, riforma ed
-innovazione, potersi più oltre aspettare da Roma, quasi per paura
-e viltà impietrita; e questa sola ed unica via che noi indichiamo,
-rimanere sgombra e non intercisa, e dare varco e passaggio ad ogni
-ammenda, ad ogni salute, ad ogni conseguibile grado di perfezione nella
-Chiesa e nel mondo; e la cosa, da speculativa e ipotetica, piglierà
-certamente aspetto compiuto di certa e non transitoria realità.
-
-Io stringo, mio riverito Signore, ogni concetto in uno, e concludo: o
-nessun partito e nessuna prudenza è buona e bastevole in tale materia,
-perchè l'agita e la governa lo sdegno di Dio: ovvero è bisogno che
-la presente prelatura romana si rimpasti e rinsanguini tutta, e muti
-gran parte degli ordini suoi; e però faccia luogo a un santo e dotto
-sinedrio, scelto e inviato alla città eterna da tutte le Chiese
-cattoliche, per essere squille di verità, e nell'universo intero
-dispanderla e celebrarla.
-
-Crispo Salustio, interrogato da Cesare sul riformare lo Stato e il
-governo di Roma, provavagli con gran saldezza, doversi cominciare,
-anzi tutto, dal condurre in quella nuove schiatte di cittadini. Ora,
-io dico ed affermo: chi vuol correggere e riformare la Roma moderna
-pontificale, dia nuovi abitatori a Monte Cavallo.
-
- Di Genova, li 10 di novembre del 1850.
-
-
-
-
-APPENDICE.
-
-
-Il vivere appartato ed oscuro non bastò sempre all'Autore di queste
-prose per sottrarsi alla indiscrezione di certi libri e gazzette, che
-alcuna volta il maltrattarono e con menzogne l'assalirono. Ned egli
-se ne risentì; perchè le ingiurie sconcie ed immeritate si spuntano;
-le accuse zoppe cascan per via. Ma quando parlano scrittori probi,
-diligenti ed assai reputati, il silenzio non è scudo buono, e può
-parere confessione del torto.
-
-Ora, l'Italia annovera con gran ragione tra que' probi, diligenti ed
-assai reputati, il chiarissimo dettatore degli _Ultimi Rivolgimenti
-italiani_, nel primo volume de' quali raccontasi, in fra l'altre
-cose, la Convenzione fatta in Ancona il 26 marzo del 1831, tra il
-cardinale Benvenuti e il Governo Provvisorio delle provincie unite
-italiane, e vi si leggono le infrascritte parole: «Questo atto
-però fu causa di recriminazioni anche fra i liberali. Terenzio non
-lo aveva voluto firmare, credendo le cose tuttavia non disperate.
-Gli eventi non giustificarono le sue speranze; ed egli con questo
-rifiuto, che chiarivalo uomo più immaginoso che pratico, trovossi
-tra i meno temperanti collocato: ciò era certamente più per eccesso
-d'immaginazione, o piuttosto per voglia di primeggiare, che non per
-radicali principj che nudrisse in cuore. Il fatto però dee notarsi.»
-
-Che il Mamiani nel 1831 si chiarisse uomo più immaginoso che pratico,
-non fa maraviglia; perchè, oltre all'essere egli il più giovine di
-tutti que' suoi colleghi, ignorava interamente i maneggi politici, e i
-maggiori negozj ministrativi, dai quali erano i sudditi laici del papa
-gelosamente tenuti discosto. Se non che, sotto tal rispetto, non sembra
-che fossegli da contrapporre l'ingegno e l'arte de' suoi colleghi;
-imperocchè ad essi pure _gli eventi non giustificarono le speranze_, e
-poca pratica dimostrarono, presumendo, contro la storia e contro ogni
-buon giudicio, che alla convenzione da loro fatta in quel caso e in
-que' termini avrebbe Roma tenuto fede. Ad ogni modo, l'abbondare di
-fantasia per sè non è male, e la coscienza non se ne grava, potendosi
-riversare la colpa sulla natura. Ma perchè promovere il dubbio che il
-Mamiani dissentisse da' suoi colleghi per voglia di primeggiare? non
-si conveniva egli o tacere l'accusa o fornirla di qualche prova? Se
-pigliamo arbitrio di parlare poco lodevolmente delle intenzioni altrui
-senza obbligo di citarne i segni e gl'indizj manifesti, nessuno andrà
-esente d'errore; e si scriverà, per esempio (ed anzi fu scritto), che
-i colleghi del Mamiani si unirono in quell'accordo non per prudenza
-ma per paura. Del resto, il Mamiani (come vedesi dal Documento A
-stampato qui appresso) ricusò di soscrivere la convenzione solo
-perchè ne avea biasimato il concetto quando se ne tenne particolare
-consiglio e deliberazione. Nel qual parere egli venne per due ragioni.
-La prima, che reputava il patto insufficientissimo, e da non essere
-mai serbato e osservato. La seconda, che gli sembrava poco onorevole
-il dar quell'esempio agl'Italiani di chiedere venia ad un cardinale
-che, mandato a sollevare le plebi delle Marche e delle Romagne, avea
-costretto il Governo a trarselo dietro prigione da Bologna ad Ancona;
-e falso è che venisse prosciolto prima del trattare la convenzione.
-Aggiungeva a tutto ciò il Mamiani, doversi ad ogni modo aspettare
-l'arrivo dello Zucchi, nè risolvere tanto affare senza che s'intendesse
-la mente del capo delle milizie. Vero è peraltro, che la grande umiltà
-di quell'atto rimase come velata agli occhi del popolo; ma non per
-industria del Governo, bensì per quella del cardinale, che, divenuto a
-un tratto, di prigione che era, padrone ed arbitro d'ogni cosa, mostrò
-maravigliosa modestia e mansuetudine, e degna al tutto d'un santo
-vescovo.
-
-Pel rimanente, il Mamiani ringrazia il signor Gualterio del non avergli
-attribuito opinioni eccessive, e del lodare che fa le nomine allora
-avvenute dei prefetti e vice-prefetti, le quali procederono tutte
-da esso Mamiani, che reggeva il ministero degli affari interiori, e
-che nella scelta almeno delle persone mostrò di tenere in briglia la
-fantasia.
-
-Quanto poi al giudicio che leggesi nel primo volume dei _Rivolgimenti_
-circa la sollevazione del 1831, non riuscirà forse inutile di
-paragonarlo all'altro conciso, ma schietto, che ne dava il Mamiani
-or sono parecchi anni, e il quale riferiamo sotto la lettera _B_,
-togliendolo dal secondo volume delle _Memorie_ del generai Pepe, ove
-primamente venne inserito.
-
-
-A (_Tolto dal volume_ 24mo _della_ REVUE BRITANNIQUE, pag. 404.)
-
-
-RECTIFICATION.
-
-_A monsieur Amédée Pichot, directeur de la_ Revue Britannique.[76]
-
- Monsieur,
-
-J'ai lu, dans le dernier numéro de votre Revue, un article signé par
-Mazzini, où cet écrivain raconte et juge à sa manière les événemens de
-la révolution de l'Italie centrale en 1831.
-
-M. Mazzini, en rendant compte de la capitulation d'Ancône conclue
-entre le Gouvernement provisoire des Provinces-Unies et le cardinal
-_Benvenuti_, dit: «Le 26 (mars), tous les ministres apposèrent leur
-signature, à l'exception de _Pepoli_ seul, qui était absent. Je dis
-_Pepoli_ seul, quoique je sache bien que le nom de _M. Mamiani_
-ne figure pas parmi les autres; mais j'ai à ma disposition le
-procès-verbal de la séance du 25, où est décrétée la capitulation,
-dont le traité du 26 n'est que la ratification et où son nom se trouve
-joint.»
-
-Il y a dans ces lignes une erreur de fait qui me regarde, et que je
-tiens à rectifier.
-
-Lors de la capitulation d'Ancône, M. Pepoli n'était pas membre du
-Gouvernement, et il résidait à Pesaro en qualité de préfet.
-
-Le seul ministre qui n'a voulu ni adhérer à la capitulation, ni la
-signer, c'est moi, ainsi que cela est bien reconnu par toutes les
-personnes qui ont été témoins du fait.
-
-Si j'ai apposé ma signature au procès-verbal de la séance, d'après
-l'usage qu'on avait établi pour chaque réunion, tout le monde sait
-qu'un tel acte n'a d'autre valeur que de constater la vérité des faits
-qui y sont rapportés.
-
-Ce même procès-verbal, dont parle M. Mazzini, dit que la résolution
-d'entamer un traité de capitulation avec le cardinal Benvenuti _fut
-prise à la majorité des voix_, et c'est précisément sur ces paroles
-que M. Mazzini devait porter son attention, s'il est vrai que la pièce
-authentique soit demeurée dans ses mains.
-
-Mais il est plus facile de croire qu'il a été induit en erreur par une
-brochure du général Armandi, publiée quelques mois après les événemens
-de 1831, où il est dit que la capitulation du 26 mars fut décidée à
-l'unanimité. Dans ce cas, M. Mazzini ignore que cette erreur de M.
-Armandi a été avouée et rectifiée par lui-même, ainsi qu'on le voit par
-le document dont vous trouverez la copie ci-dessous.
-
-Votre politesse, Monsieur, et votre loyauté bien connue me font espérer
-que vous voudrez bien porter à la connaissance de vos abonnés cette
-rectification qui a pour moi beaucoup d'importance.
-
-Agréez, Monsieur le Directeur, l'assurance de ma considération
-distinguée et de ma profonde estime.
-
-De Paris, le 16 novembre 1839.
-
- Votre très-devoué
-
- TERENZIO MAMIANI.
-
- _«A M. le général Armandi, ancien ministre de la guerre du
- Gouvernement provisoire de Bologne._
-
- »Monsieur le Général,
-
- »Après avoir lu l'opuscule que vous venez de publier sous le titre:
- _Ma part dans les événemens de l'Italie centrale_, je me vois
- dans la nécessité de révéler une erreur qui vous a échappé. Vous
- dites, à l'occasion de la capitulation d'Ancône, que la résolution
- d'entrer en négociations avec le cardinal Benvenuti fut prise à
- l'unanimité par les membres du Gouvernement. Je dois vous rappeler,
- Monsieur, que cette unanimité ne fut pas complète, puisque sur neuf
- membres délibérans, il y en eut un qui fut d'un avis absolument
- opposé; et vous savez que ce fut précisément moi: c'est pour cela
- que le procès-verbal de ladite résolution annonce qu'elle fut prise
- _à la majorité des votes_, et non à l'unanimité; et c'est encore
- pour cela que je refusai de signer la convention lorsqu'elle fut
- conclue.
-
- »J'ai toute raison de croire, Monsieur le Général, que, par
- amour pour la vérité, vous trouverez juste que je donne toute la
- publicité possible à cette lettre.
-
- »Je suis, etc.
-
- »T. MAMIANI
- »Ancien ministre de l'Intérieur du Gouvernement de Bologne.
-
- _»A M. le comte Mamiani._
-
- »Monsieur le Comte,
-
- »Je me souviens parfaitement des circonstances dont il est question
- dans votre lettre. Il est juste de dire que, pendant les débats qui
- amenèrent la convention d'Ancône, vous avez été d'un avis contraire
- à celui des autres membres du conseil; mais comme le procès-verbal
- de la séance a été revêtu de toutes les signatures, et que
- vous-même vous avez signé purement et simplement, sans prendre
- acte de votre opposition et sans la motiver, je pouvais regarder
- la résolution comme unanime, quelle qu'eût été la diversité des
- opinions pendant la discussion; diversité dont je n'ai pas oublié
- de faire mention dans mon écrit. Au fond, une majorité de huit
- voix sur neuf ne diffère pas beaucoup de l'unanimité, et c'était
- assez pour le lecteur, auquel je devais épargner des détails peu
- importans pour l'ensemble.
-
- »Je suis maintenant fâché de les avoir supprimés, puisque je vois
- que cela vous déplait; mais je vous prie de croire qu'en agissant
- de la sorte je ne pouvais jamais avoir l'idée de dissimuler la
- justice qui est due à votre manière de penser.
-
- »Veuillez bien en être persuadé, Monsieur le Comte, et agréer en
- même temps mes sentimens distingués.
-
- »Je suis, etc. etc.
-
- »Le général ARMANDI.»
-
-
-B (_Tolto dal 2º volume delle Memorie del generale_ GUGLIELMO PEPE.)
-
-La sollevazione dell'Italia media nel 1831, ebbe a proprio movente
-l'odio pubblico e antico inverso il governo di Roma; per occasione, la
-cacciata di Carlo decimo dal suolo di Francia; e per ultimo impulso,
-il principio del non intervento con solennità proclamato dai ministri
-di Luigi Filippo. Senza la fede (comune allora e fermissima) in quel
-principio ed in quelle dichiarazioni, noi crediamo che nessuno grave
-moto politico sarebbe accaduto in Romagna e nei due Ducati; e ciò, non
-per poca avversione contro al governo assoluto, massime contro a quello
-sbrigliato e sconvolto de' preti; ma per avere in sulle porte uno
-straniero formidabile, apparecchiato a spegner nel sangue ogni sorgente
-favilla di libertà. Cominciò dunque la sollevazione dell'Italia media
-con ruinoso fondamento, e l'aspettazione certa degli ajuti francesi
-fecela operare e procedere in ogni cosa con languore non iscusabile.
-Ella dimostrò, peraltro, a rispetto de' moti politici anteriori, un
-vero incremento di bene in ciò, ch'ella fu tutta di pensieri e di
-voglie italiane, senz'ombra d'interessi e ambizioni municipali: il
-che in ispecie lasciòssi scorgere e ravvisare ne' colori nazionali
-inalberati dappertutto spontaneamente, nel gridarsi non altro che
-_Viva l'Italia_; e in questo eziandio, che il governo principale colà
-costituito s'intitolò _Governo provvisorio delle provincie unite
-italiane_, volendo significare ch'egli aspettava altro maggiore
-e miglior governo sotto di cui diversi Stati italiani sarebbero
-addivenuti provincie di un sol paese. Impertanto, non è da badare a
-certe frasi stampate allora ne' manifesti, ed a certi atti del governo
-particolare della città di Bologna, ingiuriosi ed ostili a' poveri
-Modenesi. Ognuno, e in quel governo e fuori, li salutava fratelli e
-amávali come tali; ma la sciocca paura di non dare appicco all'Austria
-d'intervenire e alla Francia di non impedirlo, fece scrivere e fare
-parecchie inutili dissimulazioni, e certe finte e mostre più da
-fanciulli che da uomini gravi e sensati.
-
-«Venendo meno la speranza del non intervento, doveva all'Italia
-media mancare altresì ogni fede in sè medesima, e ogni gagliardia
-disperata per tentare di mettere in salvo la libertà. Tuttavolta io
-penso che più di un fortunato accidente poteva impedire il disastro,
-o ripararlo in massima parte, e cangiare forse per sempre i destini
-della Penisola. Se il malumore di Modena, di Bologna e di Parma fosse
-scoppiato parecchi mesi innanzi, quando in Francia l'ardore degli animi
-ancor non freddava; o se in Piemonte ed in Napoli non fossero ascesi
-al trono in que' medesimi dì due principi nuovi, a cui riuscì molto
-facile il tener sospesi i corrivi ed i pusillanimi (che sempre sono i
-più) con vane aspettazioni e sembianze di regno assai liberale, altra
-piega avrebbero preso gli avvenimenti. Del pari, se ne' primissimi
-giorni dell'insorgere delle provincie unite fosse quivi comparso un
-uffiziale sperimentato e animoso, il quale, radunando le poche ma buone
-truppe stanziate in que' luoghi, fosse proceduto diritto inverso gli
-Abbruzzi per sollevarli, od anche avesse marciato fin sotto Roma; tale
-era in que' giorni lo sgomento, la paura e la confusione de' prelati,
-che quella Metropoli insigne caduta sarebbe in mano de' nostri, e si
-importante caso traevasi dietro, come a forza, molte novità nel vicino
-reame di Napoli. Un sol mese più tardi avevano le cose mutato faccia:
-tanto nelle rivoluzioni conviene essere attivi e solleciti. Io accenno
-poi cotesti varj supposti, ognuno de' quali non mi par temerario a dire
-che bastava forse a far cominciare il risorgimento d'Italia, perchè
-si vegga che quivi la materia non è così mal disposta ed inerte come
-taluni van predicando; e di fatto, niuno, senza ingiuria del vero,
-dee stimare immaturo e mal preparato alla libertà quel paese, ove
-un qualche favorevole accidente la può far sorgere e far perdurare.
-Ma tornando alla sollevazione del 1831, egli è da avvertire che sul
-cadere di marzo la corte romana, per lettere autografe di personaggi
-altissimi, venne accertata che all'Austria si dava licenza di accorrere
-a rimetterla in piede e a schiacciare la generale rivolta. Questa
-tolleranza insperata de' Francesi, bastò a farle riavere gli spiriti,
-e dar mano a qualche vigoroso provvedimento. Armò gente campagnuola
-e rozza, raggranellata nella Sabina e in Marittima; sparse danari e
-indulgenze in Trastevere; sollevò gli animi, come potè il meglio, colle
-predicazioni, e colle altre solite arti giovátele ne' vecchi tempi
-maravigliosamente, e neppure allora sfornite d'ogni efficacia. Dopo
-ciò, l'entrare in Roma e occuparla con un pugno di soldati e di giovani
-volontarj più non era fattibile; e la causa della libertà italiana
-dovette nuovamente soccombere, insegnando alle presenti generazioni
-ed alle future, che la salute della patria non istà mai in altre mani
-salvo che nelle proprie, e non vien data ma vien rapita, non si trova
-ma si conquista.
-
-Nel corso brevissimo di quella sollevazione dello Stato romano, tre
-cose, a mio giudizio, furono di momento. La prima, che quanto grande
-mostròssi in ciascuno l'inesperienza de' gravi negozj, altrettanto
-riuscì bella e notabile la modestia, la probità e il disinteresse. La
-seconda, che troppo si volle diffidar della plebe, e si usò scarsamente
-de' mezzi legittimi e acconci, i quali potevano smoverla e trarla tutta
-dal nostro lato: errore massimo e più volte ripetuto in Italia. La
-terza, che la intenzione manifesta e la dichiarazione iterata e solenne
-di abolire affatto il dominio temporale de' papi, nè scandalizzavano
-le moltitudini, nè accendevano contro di noi la parte loro più
-numerosa e ignorante. Gl'increduli e gl'indifferenti ne giubilavano;
-i credenti e pii vi scorgevano la mano di Dio, per punire i vecchi
-peccati del clero, e riformare la Chiesa. Per quest'ultimo rispetto,
-la sollevazione dell'Italia media nel 1831, benchè tenue assai nelle
-sue vicende e infelice nell'esito, segnò un punto rilevantissimo nella
-storia civile de' nostri tempi; conciossiachè ella dichiarò al mondo
-intiero cristiano, che quel dominio pontificale, stato per secoli una
-delle funeste cagioni delle sventure italiane, e la principalissima
-de' vizj e disordini della Chiesa, o più non vivrà di virtù e forza
-propria, e sarà in odio e in disprezzo crescente ed inestinguibile alle
-popolazioni sue stesse; o dovrà mutare dalla radice gli ordini suoi, e
-per quanto il comporta la nostra età, ripristinare le forme e gli abiti
-popolari antichi, e rimettersi in cuore gli spiriti generosi del regno
-di Alessandro III.
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-INDICE.
-
-
- AVVERTIMENTO DELL'EDITORE. Pag. v
- PREFAZIONE. ix
-
- PARTE PRIMA. — TEMPI DI RIFORME.
-
- Nostro parere intorno alle cose italiane. 5
- Documenti pratici intorno la rigenerazione morale e
- intellettuale degli Italiani. 18
- Alla contessa Ottavia Masino di Mombello. — Lettera. 47
- Lettera in forma di circolare. 50
- Lettera al cardinale Ferretti, segretario di Stato. 51
- Discorso recitato al banchetto che il Circolo Romano
- offriva e dedicava all'Autore il dì 23 di settembre
- del 1847. 53
- Sulla Toscana. 57
- Parole dette in Perugia nelle stanze de' Filedoni,
- il 18 di ottobre del 1847. 63
- Discorso recitato al banchetto che i Pesaresi
- offerivano all'Autore concittadino, il dì 31 di
- ottobre del 1847. 68
- Il Municipio di Pesaro al suo Deputato appresso
- il Pontefice. — Allocuzione. 77
- Programma del Giornale La Lega Italiana che
- pubblicavasi in Genova. 101
- Fatti di Milano nel gennajo 1848. 110
- Dell'ordinamento nuovo de' Municipj. 114
- Dispacci francesi sulle cose italiane. 119
- Dello stato presente d'Italia. — 19 gennajo 1848. 122
- Del fatto di Livorno. — Adì detto. 125
- _L'Eco dell'Alpi marittime._ — Adì detto. 128
- Notizie della Sicilia. — 21 gennajo 1848. 129
- Della Sicilia. — 22 gennajo 1848. 132
- Iscrizioni dettate pei funerali che Genova celebrò,
- il 22 di gennaio 1848, alle anime dei Lombardi
- uccisi in Milano e in Pavia. 134
- Del Memoriale al Pontefice pei fatti di
- Sicilia. — 24 gennaio 1848. 136
- L'Allocuzione dei Pari di Francia. — Adì detto. 139
- Riforme nel Regno. — 25 gennajo 1848. 141
- Consigli al re di Napoli. — 27 gennajo 1848. 145
- Il passato e il presente di Napoli. — 31 gennajo 1848. 148
- Palermo bombardata. — 31 gennajo 1848. 152
- Il presente e il passato di Napoli. — 2 febbrajo
- 1848. 153
- _Il Carroccio_, giornale delle provincie. — 31
- gennajo 1848. 156
- Allocuzione ai Napoletani. — 2 febbrajo 1848. 157
-
- PARTE SECONDA. — TEMPI COSTITUZIONALI.
-
- Consigli ai principi e ai popoli. — 3 febbrajo 1848. 161
- Del nuovo Ministero napoletano. — 3 febbrajo 1848. 163
- Costituzione desiderata dagli Italiani. — 6 febbrajo
- 1848. 164
- La Lombardia e il Metternich. — 7 febbrajo 1848. 167
- Le Camere francesi. — 8 febbrajo 1848. 170
- Sulla Costituzione conceduta in Piemonte. — 9
- febbrajo 1848. 174
- D'una marineria italiana. — 10 febbrajo 1848. 178
- Di nuovo, del Ministero napoletano. — 10 febbrajo
- 1848. 181
- Filosofia civile italiana. — 14 febbrajo 1848. 182
- La Costituzione napolitana. — 16 febbrajo 1848. 183
- D'una Dieta italiana. — 16 febbrajo 1848. 186
- Questioni costituzionali. — 18 febbrajo 1848. 187
- Agli Ungheresi. — 18 febbrajo 1848. 193
- La Costituzione toscana. — 19 febbrajo 1848. 195
- Della prossima legge sulla libertà della stampa. — 19
- febbrajo 1848. 198
- D'una crociata dei Russi. — 21 febbrajo 1848. 201
- Del popolo. — 22 febbrajo 1848. 203
- Dei dazj dannosi al popolo. — 22 febbrajo 1848. 207
- Di Roma costituzionale. — 23 febbrajo 1848. 208
- Carteggio tra Metternich e Palmerston. — 23 febbrajo
- 1848. 212
- Di nuovo, di una Lega politica difensiva. — 16
- febbrajo 1848. 216
- Di nuovo, e sempre d'una Lega difensiva
- italiana. — 26 febbrajo 1848. 219
- Ai Lombardi e Veneziani. — 28 febbrajo 1848. 221
- Cenni d'una legge elettorale. — 1 marzo 1848. 224
- Lettera ad Antonio Crocco, intorno agli ultimi casi
- di Francia. — 10 marzo 1848. 231
- Ai signori Direttori dell'_Epoca_. — 11
- aprile 1848. 263
- Sulla guerra italiana. — 14 aprile 1848. 265
- Di nuovo, sulla guerra italiana. — 17 aprile 1848. 267
- Al generale Carlo Zucchi. — 20 aprile 1848. 269
- Discorso sulla educazione del popolo. — 26 giugno
- 1848. 275
- Discorso in difesa del Ministero. — 27 giugno 1848. 286
- Discorso sulla rotta di Vicenza. — 6 luglio 1848. 288
- Discorso in difesa del Ministero. — 21 luglio 1848. 296
- Discorso sulla necessità della guerra. — 7 agosto
- 1848. 306
- Discorso sopra tre modi straordinarj di difesa. — 11
- agosto 1848. 309
- Discorso sullo stato d'Italia. — 14 agosto 1848. 311
- Esortazione ai Romani. — 12 agosto 1848. 315
- Ai signori Direttori dell'_Epoca_. — 22
- agosto 1848. 316
- Rapporto in nome dei Commissarj deputati a scegliere
- e compilare le massime di un Patto federativo. 318
- Progetto di uno schema d'Atto federale, redatto dal
- Congresso nazionale per la Confederazione italiana,
- radunatosi in Torino il 10 ottobre 1848. 324
- Al re Carlo Alberto, il Congresso della Società
- nazionale per la Confederazione italiana. 327
- Terenzio Mamiani a' suoi Elettori. 333
- Alla Santità di Pio IX, Terenzio Mamiani. 355
- Appendice. 366
- Note e Documenti. 378
-
- PARTE TERZA. — ULTIMI TEMPI.
-
- Sulla disdetta dell'armistizio. — 20 marzo 1849. 405
- Sulla necessità del confederarsi. — 27 marzo 1849. 406
- Del partecipare alla guerra lombarda. — 27 marzo 1849. 409
- Sulla verità nella politica. — 28 marzo 1849. 410
- Invito alla conciliazione. — 3 aprile 1849. 412
- Sulla guerra de' Napoletani contro i Siciliani. — 5
- aprile 1849. 414
- Del modo di ajutare la guerra. — 6 aprile 1849. 415
- Sulla pena imposta ai Canonici di San Pietro. — 11
- aprile 1849. 416
- Studj sul progetto di Costituzione della Repubblica
- Romana. — 21 aprile 1849. 418
- Sullo sbarco de' Francesi a Civitavecchia. — 26
- aprile 1849. 427
- Elogio funebre di re Carlo Alberto. 433
- Agli Elettori di Pinerolo e del sesto Collegio di
- Genova. 473
- Sul Papato, lettera ortodossa a Domenico Berti. 481
-
- APPENDICE. 537
-
-
-
-
-_Recenti Pubblicazioni_
-
-
- =VITA DI DANTE=, scritta da =Cesare Balbo=: con le Annotazioni
- di Emmanuele Rocco. — Un volume. _Paoli_ 7
-
- =FOSCOLO= (Ugo). =Epistolario=, raccolto e ordinato da F. S.
- Orlandini e da E. Mayer. — Volume 1º. 7
-
- =VITA DI VITTORIO ALFIERI= scritta da esso. Questa edizione,
- riscontrata accuratamente sull'autografo esistente nella
- Libreria Mediceo-Laurenziana, è arricchita di un'Appendice
- che contiene parecchie Lettere edite ed inedite di Vittorio
- Alfieri, ed alcune a lui dell'abate di Caluso (finora inedite)
- che riguardano principalmente gli studi che l'Alfieri faceva
- della lingua greca. — Un volume, col _fac-simile_ della
- scrittura dell'Alfieri. 7
-
- =DAVANZATI= (Bernardo). =Le Opere=, ridotte a corretta lezione
- coll'aiuto de' manoscritti e delle migliori stampe, e annotate
- per cura di Enrico Bindi. — Volume 1º. 7
-
- =TASSO= (Torquato). =Le Lettere=, disposte per ordine di tempo
- ed illustrate da Cesare Guasti. — Volume 1º. 7
-
- =RACCOLTA ARTISTICA=, pubblicata per cura di una Società di
- Amatori delle Arti belle. — Tomo IX. 7
-
- =CARCANO= (Giulio). =Angiola Maria=, storia domestica. — =Il
- Manoscritto del Vicecurato.= — =Ida della Torre=, episodio
- patrio. — _La Nunziata_, racconto campagnuolo. — =Canzoni
- popolari= e =Armonie domestiche=, inedite. — Un volume. 7
-
- =MACHIAVELLI= (Niccolò). =Le Opere minori=, rivedute sulle
- migliori edizioni; con Note filologiche e critiche, ed un
- Avvertimento preliminare di F.-L. Polidori. — Un volume. 7
-
-
-_Prossime Pubblicazioni._
-
- =STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA=, di _Giuseppe Maffei_.
- Terza edizione originale, nuovamente rivista dall'Autore. —
- Saranno 2 volumi.
-
- =VINCENZO GIOBERTI.= =Del Buono e Del Bello.= Edizione
- condotta sopra un esemplare rivisto dall'Autore. — Un volume.
-
- =MEMORIE= dei più insigni =PITTORI, SCULTORI E ARCHITETTI
- DOMENICANI=, del P. Vincenzo Marchese, dello stesso Istituto. —
- Seconda edizione, con giunte e correzioni. — Due volumi.
-
- =NOVELLE CASALINGHE DI GIULIO CARCANO=: _Memorie d'un
- fanciullo. — Una povera tosa. — Il giovine sconosciuto._ —
- _Benedetta._ — _La vecchia della Mezzegra._ — _La madre e il
- figlio._ — _Un buon galantuomo._ — _Rachele._ — _Una simpatia._ —
- _Tecla._ — _Il Cappellano della Rovella._ — _L'Ameda._ — Un
- volume.
-
- _Aprile 1853._
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] A Bologna, nel marzo del 1831, giunta la nuova del fatto d'armi di
-Rimini e sparsasi voce che i Tedeschi erano stati in quello respinti
-e assai maltrattati, già i facchini e altra gente minuta macchinavano
-d'impadronirsi d'alcune artiglierie poste sulla piazza del Gigante, e
-in tutte le case si ricavavano fuori le armi con indicibile audacia.
-
-[2] Si accenna ai Cartisti inglesi e al loro Programma.
-
-[3] Non molti mesi dopo la prima stampa di questi documenti, sparsesi
-voce d'una radunanza in Pisa di scienziati Italiani, proposta da alcuni
-benemeriti cittadini; alla qual voce à tenuto dietro, per gran ventura,
-il fatto. Ciò provi ai lettori nostri, che quanto noi proponiamo non è
-impossibile che venga all'atto se i buoni fermamente il vorranno.
-
-[4] Questa privatissima lettera è qui stampata, perchè da alcune
-Gazzette fecesi pubblica con onesta intenzione, ma senza saputa
-dell'autor suo.
-
-[5] Accenna all'istituzione della Consulta di stato con voce
-deliberativa in cose di Finanza.
-
-[6] Da ultimo si trovò che le notizie corse avevano qualche buon
-fondamento.
-
-[7] Cosa che l'autore tentò di eseguire entrato che fu nel governo.
-
-[8] Che succedono agli Etrusci, ai Romani, ai Papi, alla rinascenza.
-
-[9] _Dell'Ontologia e del Metodo_, Appendice, 1843.
-
-[10] Venne poi la certezza di questi principj negata e disfatta dalla
-contraria natura non delle cose ma degli uomini; ed oggi è necessità
-ripetere con l'Autore: chi vuol correggere e riformare la Roma moderna
-pontificale, dia nuovi abitatori a Monte Cavallo.
-
-[11] Quelli succeduti nel febbraio del 1848.
-
-[12] In niuna parte d'Italia, era in que' giorni la stampa esente da
-censura.
-
-[13] L'uso à raccolto e approvato questo latinismo non guari superfluo,
-perchè è termine proprio ed univoco, laddove tali non sono _ordine_,
-_classe_, _grado_, e se altri ve n'à.
-
-[14] Ciò appena era scritto, quando comparve la Circolare del Lamartine
-agli ufficiali delle ambascerie francesi. Le parole ed il sentimento
-sono grandi e magnifici; ma la sostanza risponde alla previsione
-nostra: non pertanto la Nota del Lamartine farà scandalo nelle Corti.
-(_Nota della prima edizione_.)
-
-[15] Nè Vienna ancora era insorta, nè Milano avea cacciato gli
-Austriaci.
-
-[16] Giornale Romano, succeduto all'_Italico_.
-
-[17] E così fece per appunto la nuova Dieta.
-
-[18] In una corta discussione che precedeva il discorso. Vedi la
-Gazzetta di Roma.
-
-[19] Il deputato Bianchini, chiaro scrittore, artista e filologo.
-
-[20] Il professore F. Orioli, deputato di Viterbo.
-
-[21] Pellegrino Rossi.
-
-[22] Si accenna ai fatti sanguinosi del giugno del 48 in Parigi.
-
-[23] Gli austriaci entrati grossi e minacciosi nel Ferrarese; e se ne
-discorre più sotto.
-
-[24] Si tollerava che i Ministri ajutassero in silenzio e come di
-soppiatto la guerra, ma senza neppur nominarla.
-
-[25] Ambedue le proposte furono tra vivi applausi accettate.
-
-[26] Vedi qui appresso la proposta del Patto.
-
-[27] Il Mamiani.
-
-[28] Medesimamente il Mamiani.
-
-[29] Non è scrittura dell'Autore, e solo si aggiunge per chiarire e
-intendere quel che precede.
-
-[30] Vedi la _Gazzetta di Roma_, 17 agosto 1849.
-
-[31] Questi atti si compivano il 22 e il 23 di dicembre del 1848.
-
-[32] Veggansi le Note a pag. 378 e seguenti.
-
-[33] Vedi nella Gazzetta Romana la tornata del 4 dicembre.
-
-[34] La Legge Elettorale per la Costituente Italiana.
-
-[35] Intendi quelle del Cavaignac.
-
-[36] 1849, data dell'edizione genovese di queste due lettere.
-
-[37] Vedi _Saggi di Filosofia Civile ec._, pag. 113 e segg.
-
-[38] San Paolo.
-
-[39] Quello medesimo che leggesi a pag. 378 e seg.
-
-[40] Il quale acconsentì poi nettamente e con zelo.
-
-[41] Scritto appena giunte le prime e confuse nuove della rotta di
-Novara.
-
-[42] _Eadmeri_, _De Vitâ Anselmi_, lib. 1, pag. 2.
-
-[43] CARLO ALBERTO, Memorie ed osservazioni sulla guerra
-dell'Indipendenza d'Italia, pag. 122.
-
-[44] Per vero, trascorsi appena due anni, è stato forza al Governo
-Sardo, perchè le istituzioni non vacillassero, di accostarsi a quelle
-persone che l'autore avea particolarmente lodate e raccomandate agli
-Elettori.
-
-[45] Coppi, _Discorso sul Consiglio e Senato di Roma_, 1848, pag. 58.
-
-[46] Leggi _Della regolata devozione_ di L. Muratori.
-
-[47] Vedi _Graziano nel Can. I, dist. 53._
-
-[48] _Dictatus papæ._
-
-[49] Vedi, fra le altre, la bolla: _Lignum vitæ._
-
-[50] Jacopo Stellini.
-
-[51] Sessione XXIV, _De Reformatione_, Cap. II.
-
-[52] Ezechiello, Cap. XXXVII.
-
-[53] San Luca, Cap. I, 52, 53.
-
-[54] Ai Galati, Cap. V, 13.
-
-[55] San Giovanni, Cap. VIII, 32.
-
-[56] San Matteo, Cap. V, 48.
-
-[57] San Matteo, Cap. VI, 10.
-
-[58] Apocalisse, Cap. XXI, 2 e 3.
-
-[59] Geremia, Cap. XVII.
-
-[60] Maccabei, Cap. IV; 11. Ester, Cap. XVI, 4.
-
-[61] Ai Romani, Cap. VII, 6.
-
-[62] La seconda ai Corintj, Cap. III, 6.
-
-[63] Esodo, Cap. XVIII.
-
-[64] San Giovanni, Cap. X.
-
-[65] Epistola prima di San Pietro, Cap. V, 2.
-
-[66] La prima ai Corintj, Cap. XIII.
-
-[67] San Matteo, Cap. XV, 9 e 13.
-
-[68] San Giovanni, la prima Epistola, Cap. III.
-
-[69] San Giovanni, la prima Epistola, Cap. IV.
-
-[70] Geremia, cap. XXXII.
-
-[71] Geremia, Cap. XVII.
-
-[72] Atti degli Apostoli, Cap. VI.
-
-[73] Agli Efesj, Cap. IV.
-
-[74] San Giovanni, Cap. XVII.
-
-[75] Esdra, Cap. III.
-
-[76] NOTE DU DIRECTEUR. La _Revue Britannique_ n'a pas prétendu
-accepter la responsabilité des articles de M. Mazzini sur l'Italie.
-Nous nous empressons donc de publier la lettre suivante que nous
-adresse le comte Mamiani, ancien ministre du gouvernement à Bologne.
-Nous espérons que M. Mazzini lui-même, qui est à Londres, et dont M. le
-comte Mamiani, pas plus que nous, n'inculpe la loyauté, s'empressera de
-faire insérer cette rectification dans le _Magazine_ auquel la _Revue
-Britannique_ avait emprunté sa lettre.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Scritti politici, by Terenzio Mamiani
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SCRITTI POLITICI ***
-
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-Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Online
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-file was produced from images generously made available
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-Professor Michael S. Hart was the originator of the Project
-Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be
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-Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to
-subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks.
-
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-The Project Gutenberg EBook of Scritti politici, by Terenzio Mamiani
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-
-
-
-Title: Scritti politici
-
-Author: Terenzio Mamiani
-
-Release Date: June 2, 2020 [EBook #62302]
-
-Language: Italian
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-Character set encoding: UTF-8
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-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SCRITTI POLITICI ***
-
-
-
-
-Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Online
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-</p>
-
-<p class="pad1 main-t">
-TERENZIO MAMIANI.
-</p>
-<hr class="tiny" />
-<p class="pad2 small">
-EDIZIONE ORDINATA DALL'AUTORE.
-</p>
-
-<p class="pad6">
-<span class="large">FIRENZE.</span><br />
-<span class="small">FELICE LE MONNIER.</span><br />
-—<br />
-<span class="small">1853.</span>
-</p>
-</div>
-
-<div class="somm">
-<hr />
-<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
-<hr />
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span>
-</p>
-
-<h2 id="avvertimento">AVVERTIMENTO DELL'EDITORE.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Un obbligo mi corre di delicata onestà nel dar fuori
-questo primo Volume delle Opere dell'egregio Terenzio
-Mamiani: ed è, che questo aver dato principio alla collezione
-di esse dagli <i>Scritti politici</i>, è avvenuto contro
-il primo concetto formatosi e contro la prima intenzione
-a me dichiarata dal medesimo Autore. Non già ch'egli
-provasse pentimento nè alcuna vergogna delle opinioni
-che, secondo coscienza, aveva in quelli espresse o propugnate:
-ma pareva a lui, che quegli articoli ed opuscoli,
-la maggior parte improvvisati nei tumultuosi tempi che
-corsero in ispecie dal 1847 al 49, non fossero per la lor
-forma tali, di che la comune patria potesse in qualche
-modo onorarsi, nè procederne verace incremento alla
-fama che il dettatore di essi erasi con le altre sue produzioni
-meritata. Ed a me, d'altra parte, era avviso che
-quelle scritture già sparse dovessero e insieme raccogliersi
-e riprodursi prima che maggiormente invecchiassero
-(per così parlare) le questioni che in quelle si agitano;
-ed anche perchè dal loro avvicinamento venisse
-più compiuta e la generale idea di esse, e più sicuro
-il giudizio che il pubblico avrebbe dovuto pronunziarne.
-Sicchè, quando mi vidi al fine compiaciuto del grazioso
-assentimento di lui a questo mio desiderio, mi sentii
-pure compreso da un doppio affetto di gratitudine,
-parendomi che alla già usata cortesia di permettermi
-la ristampa delle sue Opere, egli avesse come posto
-<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span>
-il colmo col farmi sagrifizio di quella sua particolare
-opinione.
-</p>
-
-<p>
-Comechessia, essendomi venuto a notizia che il signor
-Mamiani non ha interamente deposto gli scrupoli
-a cui qui dianzi accennavasi; nè potendosi ormai soprattenere
-il divulgamento di questo Volume, ch'è già
-in procinto di spedizione e da assaissimi richiesto; ho
-stimato dicevol consiglio, a far piena fede dell'animo
-di lui, il produrre alcuni brani di una lettera ch'egli
-scrive intorno a ciò ad un suo quasi conterraneo ed
-amico. «Temo e dubito forte di avere errato a cedere
-alle iterate e cortesissime istanze del signor Felice
-Le Monnier. Sónomi avveduto, rileggendo quelle mie
-povere filastrocche sbalzate fuori dall'occasione e dalla
-necessità, che io m'illudeva a sperare ch'elle facessero
-cenno a quella forma speciale di perfezione che
-l'Italia domanda oggi a' suoi scrittori politici.» — «I
-tempi non concedevano (ad Ugo Foscolo) di usare
-uno stile corretto e purgato; ma il vigore, l'affetto e
-la veemenza non possono venir superati. Io, invece,
-avevo dai tempi facoltà e modo di scrivere con rigor
-di grammatica e proprietà esatta di voci e di frasi.....
-Ma nemmeno questo pregio ò saputo ben conseguire,
-e m'accorgo di avere inciampato troppo spesso in neologismi,
-e adoperato una lingua nè schietta nè evidente
-nè sicura nè viva.» — «Neppure son tanto
-acerbo con me medesimo, che io non conosca le
-molte e buone scuse che io ò della mia foggia di
-scrivere. Tra l'altre, la novità della materia, l'aver
-dovuto spesso parlare al popolo, l'esser vissuto in
-Francia, tornato assai tardi agli studj della lingua;
-pressochè ogni cosa scritta come gittava la penna ec.» — «Ma
-sopprimere l'edizione non si potrebbe, e conviene
-mandarla al palio.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span>
-</p>
-
-<p>
-In queste parole se molti ammireranno, com'è ben
-certo, la modestia rarissima di chi ponevale in carte
-non coll'intento che fossero depositate nel seno dell'amicizia,
-ma con quello assai manifesto che servissero di
-avvertenza alla presente pubblicazione; io spero altresì
-che altri vorranno leggervi e l'acquiescenza di lui al
-mio proprio divisamento, e la mia brama di adempiere
-ad ogni più squisita maniera di riguardi verso la persona
-dell'onorevole Autore. Per ciò poi che concerne
-alle materie, delle quali in questo come in ogni altro
-caso mai non m'ebbi arrogato il sapere nè il voler giudicare,
-mi gode l'animo di poter rimettere i leggitori a
-quello che ne è ragionato da un valoroso giovane Piemontese
-nella qui seguente Prefazione.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">F. Le Monnier.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span>
-</p>
-
-<h2 id="prefazione">PREFAZIONE</h2>
-</div>
-
-<p>
-Discorrere a parte a parte le opere filosofiche e letterarie
-in cui si esercitò l'ingegno di Terenzio Mamiani; seguirne
-il discorso speculativo, incominciando col <i>Rinnovamento della
-Filosofia Italiana</i> e dimorando ai <i>Dialoghi di Scienza Prima</i>;
-e dire della perpetua eleganza con cui la classica forma e la pellegrinità
-dei concetti si maritano negli <i>Inni</i>, negli <i>Idilii</i>, e
-nelle altre minori composizioni di lui, sarebbe impresa la
-quale ricercherebbe non pure comodità di tempo e ampiezza
-di spazio che non abbiamo, ma, e più ancora, quella copia
-di dottrina e vigoria di mente a pochi soltanto concedute;
-sulle quali se chi scrive qui credesse di far capitale, meriterebbe
-nota più che di presuntuoso, di stolto.
-</p>
-
-<p>
-Men largo e più facile intento hanno le brevi parole onde,
-a modo di Prefazione, accompagniamo le <i>Prose politiche</i> del
-Mamiani; poichè le nostre avvertenze, pretermesse le altre
-considerazioni che ragguardano l'illustre Autore, toccheranno
-solamente della natura delle dottrine civili da lui costantemente
-professate, e di cui il presente volume è insigne documento.
-</p>
-
-<p>
-Terenzio Mamiani si connumera fra i più valorosi continuatori
-della antica scuola politica italiana. La quale fiorita,
-prima in Europa dopo il rinascimento, mercè sovrattutto dei
-Fiorentini e dei Veneti ingegni, non pure è splendido monumento
-del passato, ma, siccome quella che poggiò sui veri ed
-<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span>
-inconcussi principii, sarà per essere buona guida sola essa
-nei progredimenti avvenire. La tradizione sua sembrò chiudersi
-con Paolo Sarpi e colla libertà delle Repubbliche, a malgrado
-della copiosa bibliografia del seicento, e non ostante le
-onorate prove che, pur ormeggiando i Francesi, fecero nello
-scorso secolo i Napoletani massimamente; e non venne ripigliata
-con originalità di vena e sincerità di nazionale impronta,
-fuorchè nei tempi a noi più vicini, dapprima, grazie agli
-scritti di Gian-Domenico Romagnosi e di Ugo Foscolo, poscia
-per opera di quegli illustri coetanei che ognuno nomina
-a dito.
-</p>
-
-<p>
-L'antica scuola italiana pose a fondamento suo l'osservazione
-diligente dei fatti; e lo studio dell'esperienza ne è il
-carattere particolare. Questa dote le fu principalmente conferita
-dalla qualità degli scrittori, uomini tutti che si erano
-mescolati nel vivo delle faccende, ed erano stati attori pria
-che disputatori di politica. Mal cercheresti quindi, a modo di
-esempio, nel Machiavello o in Donato Giannotti o in Paolo Paruta
-quelle nebbiose visioni dei missionarii d'oggidì, per cui
-pare dettata la sentenza di Tacito: <i>omne ignotum pro magnifico
-est</i>; nei padri nostri era notizia profonda delle necessità
-della natura umana invincibili e degli insuperabili ostacoli
-che spesso al volere frappone la dura legge del fatto. Partecipi
-dei sommi magistrati nelle loro città, rammentavano,
-scrivendo, quante sono le difficoltà del reggimento,
-e quante dell'innovare e del mutare le malagevolezze
-instanti e le conseguenti; troppo erano rigidi calcolatori di
-ciò che è, per lasciarsi adescare dai vapori e dalle noje della
-fantasia.
-</p>
-
-<p>
-Cotesto ritegno salutare induceva forse in essi una eccessiva
-timidità di speculazione, per cui il loro pensiero si
-raggirava di soverchio nei nudi fenomeni, e rado assorgeva alle
-origini e alle supreme ragioni del diritto, fuor delle quali s'immiserisce
-la discussione dei problemi sociali, e l'arte stessa
-<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span>
-del governare manca di base certa. Per lo che il progresso
-naturale della scuola italiana rinnovata dovea consistere appunto
-nell'accoppiamento del severo metodo sperimentale
-del Machiavello colla generosa e libera signoria dei veri ideali,
-nella cui contemplazione il genio di Giambattista Vico si era
-levato solitario e gigante.
-</p>
-
-<p>
-Il Vico avea detto che «questo mondo civile egli è certamente
-stato fatto dagli uomini: onde se ne possono,
-perchè se ne debbono, ritrovare i principii dentro le modificazioni
-della nostra medesima mente umana.» Ugo Foscolo
-costituì il suo discorso sulla detta massima, tentando
-l'alleanza dell'osservazione e della filosofia. E noi facciamo
-speciale ricordo di lui, così per debito di giustizia, essendo
-finora rimasti pressochè ignoti all'Italia gli scritti politici suoi,
-come perchè ne parve scorgere nel fiero cantor dei <i>Sepolcri</i>
-una notabile parentela d'idee col Mamiani. Fu il Foscolo,
-infatti, che descrivendo la servitù della patria, pronunziò che
-nell'educazione dell'individuo stava la somma di ogni radicale
-miglioramento politico, ed ebbe il coraggio di snudare
-la piaga velenosa delle fazioni e delle sètte che dilaniano le
-viscere d'Italia, e la fecero e fanno impotente; verberò quindi
-a sangue con quell'unica sua veemenza di stile le ipocrisie e
-le corruttele d'ogni maniera che avea sott'occhio; e ripudiando
-una infiammativa teorica che potea sorridergli nell'immaginazione
-ardente, si appartò da chi si faceva banditore
-di stato popolare in questa contrada martoriata e avvilita da
-tre secoli di tirannide, e oppressa da tanta mole di ignoranza
-e di superstizione. S'industriava egli pertanto colle parole e
-cogli atti ad ottenere «il solo governo comportabile dai nostri
-costumi; ed è, <i>un monarca potente per sola autorità di
-leggi, per sola forza di armi italiane</i>.» E discorrendo collo
-sguardo la serie delle italiane sventure, e scrutando perchè
-così spesso cotanto buoni cominciamenti ebbero pessimo
-fine, dalle rupi elvetiche dove andava ramingando e piangendo
-<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span>
-lo sterminio dell'ultima speranza italiana, compiuto
-collo sperperamento dell'esercito del Regno d'Italia, tuonava
-con voce di solenne e profetal rampogna, che prima e
-sopra di ogni questione di libertà, prima e sopra di ogni
-contesa di maggiori o minori larghezze di statuti e di leggi,
-vi è e vi sarà la impresa della <span class="smcap">Indipendenza della Patria</span>; e
-che questa si tenterà indarno finchè le resíe scandalose delle
-fazioni apriranno al ferro nemico la breccia nelle nostre file,
-le quali, divise e le une dalle altre divulse, saranno prima
-sgominate che combattute.
-</p>
-
-<p>
-Chi raccolga questi sensi che informano gli scritti del
-Foscolo e gli riscontri con quelli che signoreggiano le prose
-di Terenzio Mamiani, vedrà quanta amicizia di pensieri e
-comunanza di affetti corra fra i due Italiani, e come si accordino
-a capello nelle pratiche conclusioni e negli intendimenti
-finali. Del che mal si renderebbe ragione ove si avesse l'occhio
-solamente alle diversità che passano fra le qualità dell'ingegno
-dei due scrittori, l'uno dei quali precipita il corso
-coll'impeto della bufera, e l'altro il prosegue colla tranquilla
-maestà di un fiume arginato; ma di leggieri se ne avrà la
-spiegazione quando si consideri che ambidue, tenerissimi
-essendo della italianità, educarono la mente sui patrii esemplari,
-e da questi ritrassero l'abito di sperare le cose alla
-luce del vero obbiettivo, e non già colla lente variopinta del
-desiderio e del sentimento proprio. Vero è che il Foscolo
-cresciuto fra il sensismo dello scorso secolo e la scuola dell'Enciclopedia,
-e, per natura, incline ad una irosa melanconia,
-accolse ne' suoi libri principii al tutto contrarii a quelli che
-invalgono oggidì intorno ai dogmi della vita universa, e che
-sulle origini e su' fini sociali ragiona per lo più colle funeste
-teorie del tetro filosofo di Malmesbury; le quali ove si menasser
-buone da senno, sarebbe follia il travagliarsi a felicitare
-la razza umana ed a riformare il governo dei popoli. Il
-Mamiani invece, alunno e campione della spiritualità che
-<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span>
-regna la filosofia presente, e fedele alle umane ispirazioni del
-Cristianesimo, il quale abbraccia l'intiera famiglia dei viventi
-come fratelli ed apre ai caduti la via della redenzione anche
-quaggiù, si aggira e spazia in più serena regione di pensamenti,
-e studia i quesiti del viver socievole colla fede e coll'amore
-che ingagliardano l'ingegno e lo allenano allo scoprimento
-della verità riposta.
-</p>
-
-<p>
-Ma se questa preminenza filosofica del Mamiani dee in
-alcuna guisa attribuirsi a maggior felicità di tempi, è tutta sua
-loda la copia larghissima di sapere che ne rincalza le scritture,
-e la invidiata castigatezza dello stile e della lingua onde sono da
-lui tratteggiate le quistioni di Stato, di economia e di giure
-pubblico, disusati argomenti alla prosa italiana. Chi si faccia a
-considerare la condizione della letteratura di questi ultimi anni,
-dovrà pur troppo lamentar la grande sterilità di opere fortemente
-pensate e con amore condotte; e troverà per contro una ridondanza
-infinita di opuscoletti e di scrittarelli in cui la gioventù
-studiosa snerva l'ingegno impaziente. Addestrata così
-nella facile palestra dell'improvviso dettare, si persuade che
-il magistero dello scrivere, la scienza del pensare, e, per
-giunta, l'arte stessa dell'amministrare gli Stati, s'impara
-mercè di una specie d'intuito misterioso, o si possiede per
-beneficio di natura. Intanto il popolo dei lettori si avvezza a
-tenersi erudito in politica, perchè vede manifestamente di saperne
-quanto lo scrittore che gli ammannisce il giornale o il
-libercolo: e si viene di tal fatta educando, prima, una generazione
-leggicchiante, il cui stomaco debilitato ricuserà a corto
-andare ogni sostanziale e nutritivo alimento; poi un'altra generazione
-sfringuellante, che cucendo e ricucendo a strazio
-della grammatica qualche decina di frasi, costiperà il sapere
-nazionale nelle dosi infinitesimali degli omiopatici. Ma questo
-non è buono apparecchio per chi vuol sedere un giorno nei
-consigli della Nazione, e i reggimenti liberi male si puntellano
-colle sonore iperboli e colle vacue astrattezze, che
-<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span>
-sono tutto il costoro bagaglio. Nè strapazzando la lingua,
-e dando irrecusabil saggio di non aver avuta dimestichezza
-di sorta coi Classici nostri, si acquista vanto di prodi
-Italiani.
-</p>
-
-<p>
-Gli scritti del Mamiani eserciteranno a questo fine un
-salutevole influsso sugli studi dei giovani, e proveranno ad
-un tempo che il culto delle ottime lettere, non torna a scapito
-del profondo pensare, e non reca nocumento alla costanza
-delle politiche opinioni. Vedendo infatti in un sol corpo raccolte
-le cose da lui dettate in mezzo a quel vertiginoso incalzarsi
-di avvenimenti straordinarii di cui fummo spettatori nell'ultimo
-quinquennio, nessuno potrà non ammirare la perduranza
-insigne del Pubblicista nostro, che per mutar di venti
-non piegò costa nè mutò ciglio, e serbò invitta fede ai convincimenti
-suoi. Ossequente al senno pratico, che fu già prerogativa
-degli Italiani, e che in quegli ultimi casi sembrò
-smarrito e disperso, ebbe sempre fisso nell'animo, che in
-politica il meglio è gran nemico del bene, e non credette
-bene vero ciò che non era possibile ed asseguibile; parlò un
-linguaggio solo e nell'esiglio quando incerte erano le speranze,
-e quando spuntarono i lieti albori del sospirato tempo;
-poscia, allorchè colla Repubblica Francese del 1848
-crebbero contro i riformati governi d'Italia i pericoli delle
-sètte rigermoglianti, con penna fatidica prenunziò i mali
-che si apparecchiavano alla patria vezzeggiando inconsultamente
-le novità d'oltremonte e discostandosi dalla nativa
-spontaneità del nostro rivolgimento; e nel giorno nefasto
-in cui le colpe dei regnatori, la levità del popolo e le nequizie
-delle fazioni distrussero il Principato, e sfrenando la
-civile discordia aprirono le porte all'invasione, alla conquista
-e al servaggio, secolari fati d'Italia, protestò dal Campidoglio
-colla eloquenza dell'uomo di Stato e col coraggio del
-cittadino, facendo indarno, cogli scarsi compagni, ultimo riparo
-al gonfiato torrente delle passioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span>
-</p>
-
-<p>
-Assegnatezza di desiderii o liberalità di tolleranza conciliativa
-tanto più rare e commendabili, in quanto che s'incontrano
-in uomo percosso dalla domestica tirannia, e che
-nell'esiglio avea logorata molta porzione della vita. Sono
-acerbe le punture dell'esiglio, quando vivo è l'amore della patria,
-e lo sbandeggiamento è premio dell'averla amata con
-degne opere. Agevolmente si ricevono allora nell'animo
-preoccupazioni esiziali, per cui la stessa generosa religione
-della libertà riesce a pernicie della nobil causa. L'errore
-più comune dei fuorusciti è quello di credersi i veri e soli
-interpreti della Nazione, non pure in ciò che concerne l'universale
-desiderio di più umani istituti, ma eziandio riguardo
-alle forme che debbono questi assumere e alle vie da eleggere
-per ottenerli. Portano fiducia che un medesimo calore
-d'affetto riscaldi tutta quanta la cittadinanza loro, e che la faccia
-lieta a qualsivoglia sacrifizio; costretti a vivere in mezzo
-ad altri popoli, si avvezzano a loro insaputa a giudicare del
-popolo loro colle idee di fuori e con quelle che essi vanno
-idoleggiando. Il desiderio della patria perduta e la bramosia
-di racquistarla generano in loro una credulità senza pari:
-credulità negli eventi che reputano prossimi, immanchevoli
-ed accomodati ai loro divisamenti: credulità nelle promesse
-degli estranei, che, nei paesi liberi, quando stanno dal lato
-della opposizione, non si fanno coscienza di largheggiare in
-parole per accattare benivoglienza e popolar clientela; ma
-ove salgano in palazzo, badano agli interessi dello Stato, e si
-reggono secondo la bilancia di questi, non colle voglie altrui:
-credulità, per ultimo, nelle forze di lor parte e nei riscontri
-che ne hanno dai consenzienti o dai pietosi, i quali
-leniscono agli assenti il dolore colle lusinghe del meglio
-vicino.
-</p>
-
-<p>
-Tra gli esuli poi, molti o per condizione di fortuna o
-affinità di pensieri stanno in commercio colle parti più vive
-delle ospitali terre; si aggirano così in una temperie artifiziata
-<span class="pagenum" id="Page_xvi">[xvi]</span>
-e ristretta, e si straniano ovvero abborrono da ciò che nei più
-numerosi e forti ordini sociali si pensa e si opera. Quindi è che
-le giuste ire proprie sono del continuo rinfocolate dalle ire
-degli stranieri conventicoli, che trattano le ombre di lor
-possanza come cosa salda, e fomentano nei rifuggiti l'inclinazione
-alle dottrine estreme ed alle teoriche più arrisicate
-di governo.
-</p>
-
-<p>
-Chi mediti le dottrine del Mamiani, apprenderà come
-abbia egli saputo tenersi immune da questi erramenti, per così
-dire, fatali, e come in ciò niuna lode di moderanza e di senno
-gli basti. Ed oggidì che la migliore Italia è proscritta, e confessa
-la bontà dei propositi col sigillo della sventura degnamente
-sopportata, necessario è ricordare più spesso cotali
-pericoli dell'esilio. Che se in noi fosse alcuna autorità di
-nome, o qualche efficacia di eloquenza, le quali non abbiamo,
-qui conchiuderemmo il dire insistendo su quest'ultima
-virtù dell'esule Pesarese, e rivolgeremmo la parola alla
-gioventù della emigrazione, dicendole con gran cuore: — Durissime
-sorti vi premono, e la grandezza delle miserie vostre
-null'altro agguaglia fuorchè la immacolata costanza onde la
-sostenete. Con voi si aduna il fiore delle provincie e l'onore
-delle città vostre; e se è vero il detto di Niccolò Machiavelli,
-essere più glorioso il titolo di orrevole ribello, che il vivere
-schiavo cittadino, voi avete diritto non al rispetto soltanto,
-ma all'amore e alla riverenza di ogni buon Italiano, e di
-chiunque ama la libertà e la patria. Infelicissime sono le
-condizioni d'Italia, e le enormità dei ristorati governi che la
-disertano, lascian dietro per ferocia le nefandezze che la
-storia dei tempi andati abbia meglio infamate, consacrandone
-gli autori al vindice abominio dei secoli. Ogni giorno che
-spunta illumina scelleranze novelle; ogni notizia che giunga
-da quei vietati confini, narra i casi di alcuna impresa che
-supera le precedenti in barbarie. E a noi pure, nati nel Regno
-Subalpino, felicitati da proteggevoli e bene amate istituzioni,
-<span class="pagenum" id="Page_xvii">[xvii]</span>
-ai quali perciò costa meno il consigliar prudenza e
-longanimità, a noi pure viene spesso sulle labbra la voce
-della collera indarno soffocata. Alle ire vostre noi facciam
-quindi ragione, essendochè soffrite tanto più di noi, e
-provate vive e nel petto stridenti le punte dell'angoscia
-e dell'insulto. Ma deh! lo sdegno non vincavi, come sarete
-vincitori per fermo delle corruttele e dello sconforto
-increscioso, corruttela pari alle altre. Appunto perchè
-non scernete coll'occhio fiso e bramoso nè lume di
-stella che splenda, nè vento che spiri propizio, deh!
-non aumentate le difficoltà della comune intrapresa che richiederà
-unanimità di sforzi eroici, coll'aggiungere nuovo
-pondo e nuovo carico alla nave. Respingete i consigli troppo
-assoluti, e le idee scombujate e piene d'incertezza; non
-preoccupate le contingenze dell'avvenire con sistemi nati
-nell'ora dello sdegno e condannati già dall'esperienza,
-maestra suprema dell'arte politica. È utopista chiunque
-mura in aria senza il sussidio dei fatti: se alla mente umana
-è dato di antivedere l'ordine generale del movimento civile,
-e discoprire anticipatamente i sommi capi di un rinnovamento
-politico, le è contesa nondimanco la divinazione degli accidenti
-e il conoscimento preventivo degli atti particolari che
-debbono comporre il disegno provvidenziale. Ripudiate per
-conseguente le improntitudini delle sètte, che compilano e
-promulgano da qualche affumicata taverna i capitoli del futuro
-statuto italiano, e lo inaffiano non col sangue proprio, ma
-con quello di ignari ed ingannati seguaci; non vi allettino le
-superficiali e fallaci dottrine della così detta sovranità popolare,
-che a' suoi patroni procaccia il breve favore del volgo, e
-al despoto astuto il lungo impero della spada; disegnando e
-colorendo l'Italia futura, non dimentichiamo l'Italia presente,
-e non iscambiamo le realtà coi fantasimi vani. Di tre membri
-consta la proposizione intorno a cui la generazione presente,
-erede delle aspirazioni più o men distinte delle età trascorse,
-<span class="pagenum" id="Page_xviii">[xviii]</span>
-si affatica e si affaticherà senza posa insino all'integrale suo
-componimento: l'uno ragguarda l'Indipendenza, base di
-ogni Italia e di ogni civil signoria; l'altro versa intorno all'acquisto
-di un liberale governo; l'indipendenza poi, quando
-fosse acquistata, rimarrebbe pericolante e mal difesa se non
-la tutelassero le armi confederate dell'intiera Penisola, e le
-forme liberali scapestrerebbero nell'anarchia dei voleri, ove
-non le moderasse un supremo centro di azione sovrana. Sappiamo
-anche noi che non si ritesse la tela del passato, e che
-chi si sequestra nelle angustie di una formola, smarrisce la
-vena operativa che si apre feconda al cospetto degli avvenimenti
-che sorgono e si svolgono improvvisi ed inaspettati; ma
-queste dottrine che furono verità, or volgono cinque anni,
-questi principii che sono appunto propugnati dal Mamiani insieme
-coll'altra onorata schiera, sono verità d'oggi tuttavia, e
-forse lo saranno sempre. Lasciamo all'avvenire di risecare ciò
-che vi sarà di mobile e di accessorio nella loro attuazione; lasciamo
-all'avvenire la cura di gettar la luce fra le tenebre;
-prepariamo di quest'avvenire l'evento. Ed a voi, esulanti per
-amore d'Italia, non cada dall'animo che nella universale dejezione
-della Penisola, la libertà e la nazionale dignità ebbero un
-rifugio inespugnato nel Piemonte, dove, non ostante le gelosie
-e gli odii che lo bersagliano, la concordia degli animi e gli
-influssi della libertà ordinata medicano a poco a poco le
-ferite amplissime che lo solcarono. E ciò chiarisca alla patria
-italiana, che meglio profittano agli Stati i lenti e sicuri progressi,
-che non i repentini sconvolgimenti disformi dalle abitudini
-dei popoli e dalla tradizione anticata. A voi, reduci
-un giorno nelle ville natie, daranno autorità e suffragio di
-popolo i ben sopportati patimenti, e il pregio di senno pratico
-che si suppone in chi dimorò nei paesi retti a vivere libero:
-or bene, di questa forza morale valetevi a temperare le baldanze
-che trescano nei momenti felici; e al pari di Terenzio
-Mamiani, recate con voi quella modestia di giudizio che tanto
-<span class="pagenum" id="Page_xix">[xix]</span>
-rimane offesa dalle astiose rimembranze del passato, quanto
-è impossibile allorchè si culla l'intelletto con insulse generalità
-di politiche logomachíe: a voi allora si apparterrà il
-vanto più altero che possa toccare ad uomo quaggiù, il vanto
-di autori e conservatori della libertà nella patria.&nbsp;—
-</p>
-
-<p class="indl">
-<i>Torino, 18 marzo 1853.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Domenico Carutti.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
-</p>
-
-<h2 id="parte1">PARTE PRIMA.
-<span class="smaller">TEMPI DI RIFORME.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
-</p>
-
-<p>
-Venne in luce questo <i>Parere</i> nel 1839 in Parigi. Ma,
-come ne avvisa lo stesso Autore, i <i>Documenti Pratici</i> contenuti
-nella seconda parte uscivano l'anno avanti, ed erano,
-a quanto sappiamo, la prima scrittura italiana che significasse
-il concetto di porre in disuso le temerarie cospirazioni,
-e volgere tutto l'animo all'educazione delle moltitudini, ed
-a persuadere ai governi riforme e miglioramenti. Dell'altra
-parte dell'opuscolo la principale intenzione si fu d'indurre
-a calcare la nuova via non pure gl'ingegni molto assegnati,
-ma i fervidi ed impazienti, e che pigliavano ancora speranza
-in certa setta famosa e ne' suoi disegni fantastici. Ma pochi
-de' moderati conobber lo scritto; i cospiratori lo dispregiarono,
-e nessuna menzione ne venne fatta in istampa, salvo
-che in un Articolo della <i>Revue des deux Mondes</i>, ove fu censurato
-con brevi e sentenziose parole.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-Dopo quattordici anni e tanti casi sopravvenuti, riesce ancora
-acconcissimo il pensamento più generale del libricciuolo,
-che è di educare noi stessi e il popol minuto, e tutta la gran
-famiglia italiana infiammare nel sentimento di nazione. Scorgeva
-sin d'allora l'Autore, che le moltitudini non educate, e con
-civile e bene ordinata carità non soccorse e non provvedute,
-o rimarrebbono fredde e incuranti dell'opera dei liberali, o
-gitterebbonsi in braccio degli utopisti fanatici. Su molte cose
-peraltro che in questo scritterello sono annunciate come operabili,
-l'Autore à corretto alquanto il giudicio suo, e riconosciuto
-maggiori e più numerose le difficoltà che l'attuazione
-di quelle impediscono. E d'altra parte, egli ragionava di speranze
-remote e d'ultimi perfezionamenti sociali.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
-</p>
-
-<h3 id="parere">NOSTRO PARERE
-<span class="smaller">INTORNO ALLE COSE ITALIANE.</span></h3>
-
-<h4>I.</h4>
-</div>
-
-<p>
-Qualora con occhio diligente si osservino le condizioni
-dello Stato lombardo, del toscano, del pontificio e del piemontese,
-vedesi aperto che in ciascuno di essi malamente
-si potrebbe tentare con mano armata l'acquisto della libertà.
-Il regno lombardo à i forestieri poderosi sul collo, e la Toscana
-è picciola e inerme; alle provincie romane mancheria
-il tempo per gli apparecchi delle difese; e il simile convien
-pensare altresì del Piemonte, alla cui città capitale possono
-venir sopra i Tedeschi con due marciate. Genova e la Liguria
-sono, è vero, muniti dai monti e dal mare, e nudrono popolazioni
-assai vigorose e pugnaci: ma i castelli che à sopra
-capo quella città, e possono in poche ore guastarla, debbonla
-suo malgrado far paurosa a tentare un'aperta sollevazione.
-</p>
-
-<p>
-Invece, se da queste provincie italiane si volta lo sguardo
-alle Due Sicilie e si pon mente alle peculiari lor condizioni,
-sembra di doverne dedurre conclusione assai differente.
-</p>
-
-<p>
-Quivi le lunghe distanze e la gagliardia che subito acquista
-il commovimento d'un vasto reame porgono agio e
-modo per ordinarsi a respingere lo straniero: quivi poco
-meno che otto milioni di cittadini abbondanti d'arme, di danaro
-e di vettovaglie: quivi, sopratutto, un suolo che pare
-da natura appostatamente configurato alle guerresche difese;
-il perchè un nostro buon cittadino lo assomigliò, con gran
-convenienza, ad una fortezza esposta all'assalto degl'inimici
-nella sola sua fronte, e questa, bene fortificata e non larga, e
-avente dietro di sè muraglie, fosse e bastioni a più ordini, e
-<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
-da ultimo una vasta e inespugnabile cittadella, che è l'isola
-di Sicilia.
-</p>
-
-<p>
-Per queste cose, allorchè i forestieri ci chiedono quale
-cagione prepotente e continua interdice all'Italia meridionale
-d'insorgere, noi non sappiamo trovare le scuse nè molto
-spedite nè molto legittime.
-</p>
-
-<h4>II.</h4>
-
-<p>
-La Santa Alleanza è disciolta: le massime e le pratiche
-di libertà vannosi radicando in Francia, in Belgio, nella
-Svizzera e nella Spagna. In Inghilterra, l'autorità e la forza
-sono passate pressochè interamente nella Camera dei comuni.
-La stessa Germania alle forme costituzionali si lega e si
-stringe più saldamente ogni giorno. In tale disposizione d'Europa,
-non è dubbio nessuno che il generale e compiuto insorgere
-delle provincie napolitane, e supposto ch'elle si mostrassero
-ferme ed abili a sostenere i primi urti delle schiere
-tedesche, raccoglierebbe meglio che i voti e le propensioni
-della Francia; imperocchè i medesimi affezionati a Luigi-Filippo
-ed al reggimento de' suoi ministri sentono, quasi per
-atto d'istinto, che alla monarchia nuova degli Orléans, per
-vivere riposata e sicura, fa bisogno di avere amicizia e conformità
-di principj e di ordini con le nazioni circonvicine.
-Lasciando stare che il progresso delle opinioni verso un andamento
-più liberale della politica esterna sembra in Francia
-divenire tanto più certo, quanto la fiacchezza dei governi assoluti
-rendesi più manifesta. Degl'Inglesi poi si può dire che
-mai sotto il governo dei Wighs non sopporterebbono di vedere
-le truppe austriache sbarcare in copia e padroneggiare
-nella Sicilia.
-</p>
-
-<p>
-Ma l'Austria medesima, quanto à meno di potenza e di
-predominio che nel 1821!
-</p>
-
-<p>
-Fuori, le manca la lega dei re, i congressi di Lubiana
-e di Verona, la facile prevalenza dei principj del reggimento
-assoluto: dentro, à la paura d'ogni mutazione e d'ogni riforma,
-à l'Ungheria e la Transilvania in bollore, la Galizia
-conspirante, la Boemia scontenta, e le popolazioni scismatiche
-<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
-secretamente devote alla Russia. Aggiungi il tesoro esausto,
-le rendite insufficienti, un imperatore idiota, un ministro vicino
-a decrepitezza. Aggiungi le gravi apprensioni sugli affari
-d'Oriente, e i progressi del moscovita lungo il mar Nero
-e intorno al Danubio. Da ultimo, aggiungi il desiderio di libertà
-e d'indipendenza, molto più propagato e vivo in tutte
-le parti della nostra penisola. Quindi intervenire pericolo
-grave che a un primo scontro d'armi per gl'imperiali non
-fortunato, veggasi tutta l'Italia avvampare di tanto più sdegno
-e furore, quanto le umiliazioni sue ed i patimenti e le
-sofferenze sono state lunghe e crudeli.<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>
-</p>
-
-<h4>III.</h4>
-
-<p>
-Ora, se tutte insieme queste prospere congiunture non
-bastano a persuadere agl'Italiani del mezzogiorno una generale
-sollevazione per redimersi in libertà, forza è concludere,
-o che quivi le opinioni liberali procedano ancora assai
-lente, e dimorino in soli quegli ordini del consorzio civile che
-quanto abbondano di agi e di buona istruzione, altrettanto si
-peritano di affrontare pericoli estremi; ovvero che la memoria
-delle passate sventure tenga tutti gli animi impauriti ed
-incerti. Nell'un caso e nell'altro noi affermiamo che il sano
-partito a cui debbonsi oggi appigliare ostinatamente e con
-fede i generosi e i dabbene, si è di darsi ciascuno a rialzare
-intorno di sè gli spiriti soverchiamente abbattuti, e a stenebrare
-le menti del popolo con lunga e paziente opera. Questo,
-diciamo, è da farsi con gran pertinacia, con gran solerzia,
-con grandissima alacrità; e non commettere la scempiezza e
-la codardia insieme o di aspettare oziando e bamboleggiando
-che i Francesi scendano giù dalle Alpi per rompere le nostre
-catene, o che la fortuna intessa con le sue mani e componga
-noi non sappiamo bene che sorta di avvenimenti
-<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
-straordinarj, onde un bel giorno ci ritroviamo, quasi per
-atto di negromanzia, divenuti liberi ed indipendenti.
-</p>
-
-<p>
-Noi sentiamo rispondere da parecchi, che per verità ei
-non aspettano nè l'uno nè l'altro di tali prodigi, ma sì spiano
-quel momento desiderato in cui le forze tedesche occupate e
-distratte fuori d'Italia non potranno resistere se non debolmente
-assai alla rivoluzione italiana.
-</p>
-
-<p>
-Contro a siffatto ragionamento noi obbiettiamo, che visti
-e considerati per bene i casi politici odierni, e raffrontate insieme
-le condizioni diverse degli Stati d'Europa, niun avvenimento
-sappiam noi prevedere di quella natura e di quella
-efficacia che si spera e attende da cotestoro. A simile giudicio
-noi siamo indotti malgrado nostro dalla virtù prepotente
-della verità, e non badando ch'ei possa riuscire amaro a
-moltissimi: imperocchè la salute d'Italia non pensiamo che
-sia per sorgere mai dalle lusinghe e dai sogni del corrivo
-desiderio e della troppo accesa immaginazione.
-</p>
-
-<h4>IV.</h4>
-
-<p>
-Le cagioni più gagliarde che ci ànno mossi a formare
-cotal giudicio sono le infrascritte:
-</p>
-
-<p>
-Tre avvenimenti crediamo noi che sia lecito di prevedere
-come capaci di distrarre e occupare fuori d'Italia le
-forze tedesche: una guerra fra i potentati d'Europa; una rivoluzione
-nuova in Francia; una sedizione grave e durevole in
-alcune parti dell'impero austriaco. Noi del primo affermiamo
-potersi ben dare alcune guerre parziali fra i potentati inferiori
-e alcune dimostrazioni ostili fra i superiori represse
-tostochè cominciate; ma una guerra generale europea non
-mai; principalmente, perchè tutte le corone ne tremano come
-di certa ruina loro: e se lo Czar non ci vede pericolo molto
-vicino per la propria dominazione, ei non possiede la metà
-dell'ardire che gli bisogna per rompere la prima lancia e
-strascinar seco a forza i paurosi alleati. Oltrechè, la rabbia
-rintuzzata ma inestinguibile della Polonia, la piaga inciprignita
-della schiavitù in casa, il tesoro insufficiente e mal
-custodito, le triste prove fatte, or son pochi anni, a Varna, a
-<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
-Silistria, a Ostrolenga; e più, la certezza di perdere le nuove
-sue flotte e veder disertate dall'Inghilterra le sue marine,
-terranlo indubitatamente a segno. E si osservi quante occasioni
-prossime e vive di guerra sono sopravvenute in questi
-ultimi anni, che poi si conducevano al niente. Noti ciascuno
-eziandio come nei casi dell'Oriente, gravissimi, precipitosi
-e di suprema importanza, gli sdegni, le minacce e le offese
-si risolvono d'ambo i lati in vane mostre e parole. Debbesi
-egli tenere per vicina e probabile una guerra europea,
-quando si pensa che l'Inghilterra è tuttavia travagliata nelle
-proprie sue viscere da un conflitto incessante tra le nuove
-franchigie e i vecchi privilegi, dall'esorbitanza del suo debito
-pubblico, dai repentini turbamenti e sbilanci delle sue
-industrie; e più d'ogni cosa, dallo stato inquieto e miserevole
-dell'Irlanda, inverso la quale non giova ormai nè la liberalità
-nè la forza; la prima insufficiente a placare, e la
-seconda a reprimere? Che diremo poi dell'Austria e della
-Prussia? Nessuno ignora che gli accorgimenti e le arti famose
-di Metternich consistono tutte nel rimuovere a suo potere
-le cagioni e le occasioni d'ogni qualunque novità, e segnatamente
-della guerra; conoscendo egli assai bene, che al
-primo cozzo gagliardo fra i re d'Europa, l'impero austriaco
-n'anderebbe in pezzi. Quanto è alla Prussia, basti il considerare
-le sue inquietezze sempre crescenti per le provincie
-renane vogliose di libertà, e pel ducato di Posen; e la povertà
-delle sue finanze, che durano a mala pena a mantenere
-l'esercito, quantunque trasformato tutto in Landver; istituzione,
-che se risparmia moneta, nuoce al nerbo ed alla perizia
-militare.
-</p>
-
-<p>
-In fine, si voglia por mente che le guerre (massime una
-così generale e rischiosa) neppur ne' paesi retti a governo
-assoluto si risolvono e s'imprendono oggi contra il volere
-dei popoli: e questi, rivolti come sono al presente alle prosperità
-materiali e a moltiplicare le officine e i commerci, non
-si curano punto di guerre intraprese in nome di alcuni principj
-speculativi o d'interessi poco visibili agli occhi loro, siccome
-sarebbe quello della bilancia politica fra i potentati, o
-l'altro di raffermare il diritto delle monarchie assolute, alle
-<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
-quali suolsi prestare ancora obbedienza, ma non amore nè
-devozione.
-</p>
-
-<p>
-Non taceremo che alcuni argomentano che appunto per
-questo scemare di forza e di autorità delle monarchie assolute,
-e per questo prevedere che fanno i principi la caduta
-poco lontana di lor dittatura, ei debbono consentire animosamente
-a scendere in campo, e riguadagnare ad un tratto
-colla vittoria quello che perdono a grado a grado in seno
-della pace.
-</p>
-
-<p>
-Tal ragionamento (a nostro giudizio) non prova più che
-una cosa, cioè a dire che ai principi non rimane oggimai
-partito buono e sicuro da scegliere. Da una parte, con la
-guerra, il rischio estremo d'una ruina immediata e compiuta;
-dall'altra, con la pace, un perire assai lento ma certo e
-finale. Ora, non vi è dubbio nessuno che la tempra umana
-ordinaria com'è pusillanime e fiacca, così appigliasi sempre
-al partito che lascia tempo e lusinghe in mezzo, dà luogo ai
-maneggi, alle transazioni, agli accomodamenti, e non esige
-lo sforzo e il coraggio d'azioni impetuose e piene d'audacia.
-</p>
-
-<h4>V.</h4>
-
-<p>
-Del secondo supposto, cioè che una rivoluzione nuova
-succeda in Francia, noi affermiamo similmente che niuna
-buona ragione la dimostra vicina e probabile; intendendo, come
-si dee, sotto nome di rivoluzione non già un moto popolare
-in fra pochi dì represso e infrenato assai facilmente, e qual
-può dirsi con poca alterazione del vero essere stato quello
-del 1830; ma una scossa profonda e durevole che si propaghi
-all'Europa tutta, rechi molte e sostanziali novità nell'ordine
-delle cose, e ponga la Francia alle prese coi suoi nemici.
-</p>
-
-<p>
-E per fermo, le vere rivoluzioni sono provocate ogni
-sempre da gravi e pressanti necessità: ma di queste noi non
-sappiamo scorgerne alcuna in Francia a' giorni che corrono.
-Il desiderio di forma migliore politica non basta a un sì
-grande effetto; imperocchè nè un tal desiderio riesce molto
-efficace e vivo presso d'un popolo converso tutto ai piaceri e
-ai guadagni, nè dopo assai delusioni e le tante prove ed innovazioni
-<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
-che à praticate, ei conserva grande e robusta fede
-alle promesse e alle speranze del meglio. Oltreciò, sentendosi
-egli pieno di forza e arbitro effettivamente della propria
-fortuna, non estima dover entrare in incerte rivoluzioni per
-conseguire riforme e perfezionamenti, ai quali pensa che
-giungerà senza fallo, e in modo piano e spedito, il giorno
-ch'ei sieno desiderati e voluti con fermezza e vigore dalla
-generalità. Da ultimo, ei non sa persuadersi che una o più
-sollevazioni sanguinose e violente varrebbero a disgroppare
-il nodo di que' nuovi problemi sociali, la cui risoluzione appar
-tenebrosa e lontana così ai filosofi come al volgo.
-</p>
-
-<p>
-Ben è vero che i <i>proletarj</i> e soffrono e si dolgono tuttavia
-della scarsa provvidenza delle leggi in verso di loro. Verissimo
-ch'ei sono numerosi e maneschi, e quei di Parigi e
-di Lione arditi sopra ogni credere e sprezzatori della morte:
-ma con tutto ciò, qual potere effettivo risiede in loro e quale
-capacità di operare con unione e perseveranza, bisognevoli
-come sono del lavoro quotidiano, sprovveduti di capi e di
-ordinamento, senza disciplina e governo, senza disegno e
-fine determinato? Gran porzione poi d'essi pressente quasi
-per istintivo giudicio, e in parte eziandio per le cose vedute
-e sofferte, che una rivolta operata dalle sole lor braccia o non
-reggerebbe contro le forze unite e ordinate delle classi più
-ricche e civili, o verrebbe senza profitto loro maneggiata e
-usurpata dai demagoghi, o infine non recherebbe rimedio a
-quei mali di cui si querelano, e le cui triste radici pajono penetrare
-e occultarsi nell'ultimo fondo dell'umana natura e
-nelle condizioni essenziali del viver sociale. Il fatto è poi,
-che la storia delle nazioni non ci porge esempio notabile alcuno
-d'una sollevazione di plebe che senza l'ajuto efficace e
-spontaneo delle classi civili abbia proseguito prosperamente
-e riuscito al fine proposto. Potrà, pertanto, la porzione men
-sofferente e più baldanzosa de' <i>proletarj</i> francesi consumare
-rivolte gravi e piene di sangue, ma non mai una rivoluzione
-profonda e durevole.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
-</p>
-
-<h4>VI.</h4>
-
-<p>
-Rimane che si supponga qualche gran rivoltura in alcuno
-degli Stati imperiali, come la Boemia, la Galizia, l'Ungheria
-e la Transilvania. Ora, noi diciamo che tali provincie
-ajutano di già non mediocremente l'Italia con la inquietezza
-e l'acuta esacerbazione che le tormenta; perchè costringono
-l'Austria a mantenere per tutto considerevoli corpi d'esercito,
-e scemano ciascun giorno il profitto ch'indi potrebbe
-ritrarsi pel comun bene dell'impero. Ma credere che pur durante
-la pace europea, esse abbiano forza e audacia d'insorgere
-e di sostenere guerra aperta contro esso impero, è
-giudicio precipitato e vano. Il malumore de' Boemi non à
-peranche nè intensione bastevole, nè omogeneità di opinioni
-e di sentimenti. La Galizia non può in disparte dall'altre
-provincie polacche osare di sollevarsi; e l'Ungheria è frenata
-dalla disunione, che in lei perpetuano le differenze di
-razze e di lingue, le gare fra i due ordini di nobiltà, e il
-giogo, difficilissimo a scuotere in Austria, della militare disciplina.
-</p>
-
-<p>
-Ci vien notizia che molti fra gli Italiani attendono con
-certezza d'animo mutazioni e sconvolgimenti tragrandi alla
-morte di Luigi-Filippo. Però, se le cose qui innanzi discorse
-si appongono al vero, ognuno s'avvede quanto una simile
-aspettazione dia nell'errore: imperocchè elle dimostrano
-molto chiaro lo stato presente d'Europa non tanto dipendere
-dalla abilità e scaltrezza di Luigi-Filippo, quanto dalla necessità
-dei fatti per parte dei potentati, e dalla natura delle
-opinioni e degli interessi per parte della Francia.
-</p>
-
-<p>
-In ultimo luogo, non taceremo neppur di taluni i quali,
-nonostante le infelici prove della spedizione di Savoja, ripongono
-ancora molta speranza nei tentamenti dei rifuggiti, e
-aspettano l'adempimento di non sappiam bene quale sbarco
-armato sulle coste d'Italia. Ora, a chi ben considera la sostanza
-delle cose e la pratica dei negozj, dee parer manifesto
-che poche novelle e romanzi tornerebbono così difficili
-ad attuarsi, come è difficile di avverare questo bel sogno dello
-<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
-sbarco dei rifuggiti armati; e l'averci fede e aspettarlo come
-principio desiderato e solenne della libertà italica, è, al creder
-nostro, soverchia semplicità: la quale poi non sarebbe in alcuno
-se la storia antica italiana venisse meglio studiata dai
-nostri giovani; imperocchè ei vi leggerebbero quante volte
-ne' secoli addietro le vane speranze e i vani disegni degli
-sbanditi ànno nociuto a quelli di dentro, e come lo stato del
-loro animo radamente li rendeva capaci di riconoscere e
-confessare la verità che lor dispiaceva sopra misura.
-</p>
-
-<h4>VII.</h4>
-
-<p>
-Debbono adunque gli Italiani, per tutto il fin qui ragionato,
-rimanere persuasi e risoluti compiutamente di questo;
-cioè che lor bisogna o reputare incerto e remoto assai il
-giorno dell'affrancamento della patria comune, o non attendere
-congiunture molto migliori delle presenti per dar mano
-all'opera. Della quale necessità non solamente noi non ci
-sgomentiamo, ma invece ringraziamone Dio; imperocchè
-siamo in questa ferma credenza, l'Italia non poter risorgere
-mai daddovvero, se non fidando nel proprio valore e cimentandosi
-animosamente con lo straniero. Le macchie antiche
-e recenti che oscurano l'onor nostro, non potranno cancellarsi
-altramente mai, che tra le armi e col sangue: tra le
-armi e col sangue avrem battesimo di nazione: tra le armi
-ritempreremo l'animo, alzeremo l'ingegno, purgheremo gli
-affetti e i costumi. Il genio di Dante e l'ardire di Masaniello,
-i prodigj della lega lombarda e il disperato resistere delle
-Calabrie, lo splendore di Roma, la libertà di Firenze, le armate
-Veneziane, i tesori Genovesi, ogni gloria passata, ogni
-grandezza caduta lascerà trovare di sè fra le armi e le battaglie
-alcuna semenza vivace e feconda, e tutte largamente
-inaffiate dal nostro sangue rifioriranno.
-</p>
-
-<p>
-Base d'ogni prosperità civile è il sentimento del proprio
-valore e della propria dignità: vita delle nazioni è la gloria,
-e salda difesa loro è la potenza che spiegano e la suggezione
-che incutono. Se lo scoramento e la diffidenza stanno oggidì
-fra le ragioni precipue del nostro servire, giammai non ne
-<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
-usciremo che per effetto de' lor contrarj. Che sarebbe la libertà
-regalataci dallo straniero, salvo che apparenze, vacillamento
-ed umiliazione? e i doni e gli ajuti della fortuna che
-diverrebbono, se noi non siamo per ajutare noi stessi gagliardamente?
-E ben ci sovvenga che più d'una volta in questa
-prima parte di secolo la fortuna ci arrise e porse alle
-nostre mani tutta quanta la chioma, e noi non sapemmo
-afferrarla.
-</p>
-
-<h4>VIII.</h4>
-
-<p>
-Io proseguirò pertanto a discorrere alcune cose intorno
-all'Italia, ponendo a capo di tutte questo vero importante e
-solenne, ch'ella non possa e non debba fidare eccetto che
-nelle forze proprie e nella propria energia. E facendomi dal
-supposto che si voglia dar mano all'opera dell'affrancamento
-senza aspettare congiunture molto migliori, come quelle che
-non sono per accadere, dico che se il moto della libertà dee
-procedere tutto da noi e con proposito fermo di affrontare lo
-straniero il quale intenda reprimerlo, non pertanto noi dobbiam
-concordarlo e in certa guisa proporzionarlo con lo stato
-generale d'Europa. Però coloro i quali consigliano d'incominciare
-la rivoluzione italiana proclamando altamente <i>la
-repubblica una ed indivisibile</i>, domandano agli Italiani servi, divisi
-ed infemminiti da tre secoli d'ozio e scoraggiati da tante
-sventure, ciò che l'Inghilterra e la Francia non osano anche
-di porre in fatto. E si pensi che contro la Francia, forse i
-re perderebbono ardire in quel mentre stesso che i popoli
-l'ajuterebbono tentando sollevazioni. Contro l'Italia, il più
-timido dei monarchi prenderà cuore, e i popoli non confidenti
-guarderanno da lungi, aspettando l'esito. Noi avremo in sulle
-braccia tutte mai le armi e lo sforzo delle corone d'Europa,
-le quali temperate o dispotiche verranno in subito accordo e
-amicizia per estinguere il primo incendio repubblicano. Dietro
-gli eserciti poi staranno i macchinamenti, l'oro, le seduzioni,
-i terrori, tutto ciò che la paura e la collera dei monarchi
-saprà inventare di più efficace e di più pernicioso.
-</p>
-
-<p>
-Ma instanno i tribuni nostri, dicendo che il proclamare
-<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
-la repubblica trascina inverso di noi le plebi, le quali
-d'ogni consorzio civile sono la parte più numerosa, più gagliarda
-e più generosamente devota al bene. Gridando la
-repubblica, ogni mezzana via è chiusa: la rivoluzione procede
-di necessità con modi energici ed assoluti: non può retrocedere,
-non può transigere. Propagasi a tutti gli animi
-una scossa viva e profonda, e attevole a suscitare in essi ogni
-facoltà, e produrvi quella esuberante pienezza di coraggio,
-di attività e di ardimento, che all'Italia abbisogna per cacciare
-d'ogni provincia sua e per sempre il Tedesco. Atterra
-la bandiera repubblicana, e tu cadi issofatto nelle antiche
-fallacie, nelle tradigioni de' principi, nelle trame dei cortigiani,
-in quelle concessioni dissimulate e in quelle mostre di
-libertà che addormentano gl'intelletti e il progresso vero
-ritardano. — Cotesti, a ridurli alla loro sostanza, sono i ragionamenti
-che si ripetono ciascuno dì da parecchi Italiani, in
-cui quanto abbonda l'ingegno e lo zelo, altrettanto fallisce il
-giudicio ed il senso pratico. Nè si vuol negare da noi, che alcuni
-aspetti chiari e vantaggiosi appariscono nel partito che
-essi propongono, come alcuni svantaggiosi ed oscuri in quello
-che propongono gli amici nostri. Ma nelle faccende politiche
-niente è netto e assoluto, e sempre si à per miglior consiglio
-quello che dà luogo a sconvenienze minori ed è più praticabile.
-Molti svantaggi, poi, che sembrano andar di conserva col tenore
-dei fatti e il metodo di operare che noi commendiamo, possono
-venire scansati assai di leggieri, come si prova qui appresso.
-</p>
-
-<h4>IX.</h4>
-
-<p>
-Tre cose si ricercano per accertare l'esito buono della
-rivoluzione italiana. 1º Ministri che mallevino con la vita
-propria della fedeltà loro inverso la causa comune. 2º Lo
-stato-maggiore dell'esercito rimaneggiato e rifatto compiutamente.
-3º Il popolo tutto quanto infiammato a salvare la libertà,
-sì per nobile affetto e sì per computo d'interesse.
-</p>
-
-<p>
-Perchè si ottenga il primo, vuolsi domandare e pretendere
-dai nuovi capi dimostrazioni ed opere tali che, vinta la
-rivoluzione, serrino loro ogni via di scampo e di perdonanza.
-<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
-Di più, bisogna che essi capi così cimentati, pigliando la
-volta loro, inducano i parlamenti e i capitani dell'esercito a
-fare opere e dimostrazioni altrettali; sicchè nessuno di loro
-possa retrocedere d'una spanna.
-</p>
-
-<p>
-Il rifacimento dello stato-maggiore dell'esercito richiede
-negli ufficiali a ciò deputati viva e straordinaria energia e
-risoluzione. E intorno a questa materia (come importantissima
-in supremo grado) verrà in luce fra breve uno scritto assai
-meditato e molto savio e proficuo, dettato da un egregio
-Napoletano conoscentissimo di tali cose.
-</p>
-
-<p>
-Per infiammare e interessare l'animo dei popolani inverso
-la racquistata libertà, sono molte le vie; tra le quali preferiamo
-di accennar queste. Sminuire quanto è possibile il più
-le imposte e i dazj che gravano sulle infime classi: riconoscere
-e guarentire ogni franchigia municipale, con intervento
-e suffragio del popolo intero nella scelta dei magistrati, e con
-<i>rendiconto</i> al popolo stesso di tutti i ministeri ed uffici loro.
-Manifestare in parole ed in opere, che la prima e maggiore
-sollecitudine del reggimento nuovo sia inverso le genti
-minute, le quali riescono da pertutto numerosissime e povere:
-accrescere ed ajutare con instancabile zelo gl'istituti caritativi:
-decretare scuole, ricoveri ed officine, ove i braccianti
-e gli operai di qualunque ragione trovino per continuo
-istruzione e lavoro. De' pubblici uffici e delle dignità investire
-persone specchiate e giuste, ossequiose della religione e affettuose
-inverso la plebe. Adoperare ogni diligenza per amicarsi
-la parte meno ambiziosa e più frequente del clero,
-quella per appunto ch'esce dal popolo minuto e con esso popolo
-vive; il che domanda dal lato nostro integrità di costumi,
-religiosità di sentimenti, osservanza del culto. Ecco maniere,
-al nostro giudicio, migliori e più certe di quelle proposte dai
-nostri passionati affine di scuotere validamente le moltitudini,
-sventare gli intrighi dei cortigiani e i tradimenti dei
-re. Del resto, noi dichiariamo di non parteggiare in alcuna maniera
-per le opinioni repulsive e troppo assolute, e di credere
-che le questioni di repubblica e di monarchia, di unità e di
-confederazione, sieno, per rispetto all'Italia, sommesse più
-assai che altrove a mille varie congiunture di tempi e di circostanze.
-<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
-Sopra ogni cosa desideriamo la indipendenza, come
-il fondamento primo e saldo della riedificazione italiana; noi
-domandiamo eziandio l'unione morale, come il mezzo primo
-efficiente che all'acquisto dell'indipendenza ne può condurre.
-</p>
-
-<p>
-Tutte le forme, pertanto, di governo politico che a tali
-due fini sembreranno menar l'Italia con maggiore sicurezza
-e facilità, verranno da noi e acclamate e obbedite, fossero
-pure il dispotismo di un re, la prepotenza di un capitano, la
-teocrazia di un pontefice.
-</p>
-
-<h4>X.</h4>
-
-<p>
-Ma se il numero degli Italiani ardenti e risoluti a menar
-le mani è scarso tuttavia, e sperperato di modo da fare
-impossibile un degno e ragionevole tentamento d'aperta sollevazione,
-rimane, come dicemmo più sopra, a tutti i buoni
-e generosi il debito di rinfrancare a poco a poco gli spiriti
-fiacchi e allibbiti, e di portar luce e calore in mezzo alle moltitudini
-fredde ed intenebrate; impresa lunga e paziente,
-piena di fatiche, d'industrie, d'accorgimenti e d'annegazione;
-ma certa e maravigliosa altresì negli effetti suoi, qualora
-si voglia e sappia condurre tale azione incivilitrice su quella
-parte principalmente dell'umana comunanza in cui risiedono
-la vera forza e il vero coraggio, e in cui ciascun radicato e
-nobile convincimento è semenza di fatti strepitosi ed eroici;
-noi vogliam dire il popolo. E così non si fossero scialacquati
-e dispersi già molti anni in sole cospirazioni e congiure,
-senza attendere a coltivare con assidua fatica la mente e
-l'animo delle classi inferiori, chè forse il risorgimento morale
-e politico della nostra patria infelice sarebbe ora assai
-bene apparecchiato, e porgerebbe buona caparra di riuscita.
-</p>
-
-<p>
-Per norma, dunque, di cotesta lenta e difficile preparazione
-degli animi alla indipendenza e alla libertà, egli ci par
-bene di ristampare qui presso alcuni pratici Documenti, scritti
-e pubblicati non lungo tempo addietro, ed ora ampliati notabilmente
-e corretti dall'autor loro: con tali indicazioni e
-consigli, appropriati in ispecial modo all'educazione del popol
-minuto, noi compiamo la esposizione del nostro parere intorno
-alle condizioni presenti d'Italia.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
-</p>
-
-<h3 id="pratici">DOCUMENTI PRATICI
-<span class="smaller">INTORNO LA RIGENERAZIONE MORALE E INTELLETTUALE
-DEGLI ITALIANI.</span></h3>
-</div>
-
-<h4>CAPITOLO I.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Preliminari.</span></span></h4>
-
-<p>
-Per gran ventura d'Italia, ciascuno si va ora persuadendo
-di questa capitalissima verità, che il risorgimento italiano
-non possa aver luogo senza il concorso efficace ed universale
-delle moltitudini, e però lo sforzo di tutti i buoni doversi
-rivolgere all'educazione progressiva del popolo. Un'altra persuasione
-sembra eziandio entrare e radicarsi forte negli animi;
-e questa è, che per trascinar seco il popolo a fatti animosi
-e ritemperarlo al bene, occorre participare ai sentimenti,
-agli affetti e alle credenze di lui: nella qual cosa non pericola
-punto la verità; ché quegli affetti e quelle credenze, guardate
-nel loro midollo, costituiscono la natura instintiva dell'uomo,
-e sono fonte delle passioni più generose, de' concepimenti
-e delle ispirazioni più alte e magnanime che ricorda
-e ammira la storia. Non si dee pertanto nè dispregiarle nè
-combatterle, ma sì purgarle di molti errori e di molte misere
-superstizioni, e scioglierle dalle abbiette consuetudini
-indotte per entro il cuore dalla servitù, dall'ignavia e dall'indigenza.
-</p>
-
-<p>
-Si opina poi dai più assennati, che per giugnere a questo
-massimo effetto della rigenerazione italiana, quattro cose
-sieno da praticare da ogni buon cittadino. 1º La emendazione
-di sè stesso. 2º La carità operosa nella parte minuta del
-popolo. 3º L'istruzione intellettuale e morale di essa. 4º La
-cura e l'arte di convertire il clero alle nostre opinioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
-</p>
-
-<h5>1. — <i>Della emendazione di sè stesso.</i></h5>
-
-<p>
-Il buon Italiano a' dì nostri debb'essere un animo forte
-e incorrotto, apparecchiato alla sventura, ugualmente sdegnoso
-della servitù, che afflitto ed avverso ai vizj e alle colpe
-de' servi. In mezzo a genti fiacche, oziose, lascive e non curanti
-del viver comune, ci dee serbare austerità e purità di
-costumi, volontà infiammata e sempre operosa, prudenza
-con dignità, coraggio con fede. A lui dee star sempre nel
-cuore la dolce patria, e volerne il bene in tutti i modi, per
-tutte le vie, con incessante sudore, con ferma perseveranza.
-Facil cosa è cospirare; facile aspettare oziando e gozzovigliando
-il segnale della rivolta; non troppo difficile e laborioso
-maneggiarsi nelle sètte e rischiare la vita in una congiura:
-ma duro e difficilissimo travagliarsi quotidianamente
-e in silenzio per cogliere senza fama un frutto scarso e tardivo
-di bene, e per fecondare, con lunga e tediosa sollecitudine,
-un suolo smagrato da tre secoli d'infortunj, di
-vergogne e di tirannie.
-</p>
-
-<h5>2. — <i>Della carità operosa nel popolo.</i></h5>
-
-<p>
-O per qual buona ragione il minuto popolo à da tener
-dietro alle mosse de' liberali? che opere fanno questi in suo
-pro? che esempj d'alte virtù gli offeriscono per guadagnarsene
-la stima e la riverenza? che dottrine professano intelligibili
-a lui e confacenti co' suoi pensieri e co' bisogni suoi
-quotidiani?
-</p>
-
-<p>
-Vuoi tu, o buon cittadino, tirarti dietro le moltitudini?
-vuoi tu il sudore, il sangue, la vita loro per te e per la causa
-che tu caldeggi e difendi? Comincia ad amarle di grande affetto:
-entra continuo a parte dei lor patimenti: consiglia la
-loro ignoranza, conversa con esse domesticamente, amorosamente.
-L'uno cade infermo; va tu accosto al suo letto e
-soccorrilo: un altro à difetto di lavoro; fa di procurarglielo:
-ài tu poderi? sii padre de' tuoi contadini, sovvienli nelle carestie,
-largheggia ne' patti, instruiscili con pazienza nelle
-<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
-rustiche lor faccende. Non fuggire la frequenza della gente
-minuta; e s'ella entra in chiesa a pregare, e tu prega con lei; se
-accorre a qualche onesto sollazzo, vi accorri tu pure e mostra
-di compiacertene. Per tali atti e maniere, quando spunteranno
-giorni di grandi prove, e tu disceso nelle piazze griderai: — Popolo,
-a me! — questo, non mai ingrato al beneficio nè tiepido
-e pigro al bene che crede, risponderà tostamente: — Siam teco;
-menaci dove vuoi; tu se' il nostro amico, sii il nostro salvatore.
-</p>
-
-<h5>3. — <i>Dell'istruzione intellettuale e morale del popolo.</i></h5>
-
-<p>
-I buoni prendono giusta allegrezza a vedere che in Toscana,
-in Lombardia e in altre provincie d'Italia si pensa e
-suda all'istituzione delle <i>casse dei risparmj</i>, a quella delle
-scuole infantili e delle scuole lancastriane, alla compilazione
-di più giornali popolareschi, e ad altri mezzi efficaci ad educare
-e rigenerare la povera plebe. Se dovunque il popolo è
-autore di grandi fatti, in Italia è stato di sommi e miracolosi:
-e chi fa stima conveniente della vecchia stirpe latina, ed
-à ragionevol fede nelle prodigiose facoltà inserite in lei da
-natura, debbe ansiosamente aspettar di vedere quello che
-produrranno le intelligenze popolane, riscosse dal torpore
-profondo di quasi tre secoli; e quello che potrà in loro la coscienza
-restituita del proprio ingegno e della dignità propria,
-la curiosità ridestata e vogliosa di apprendere alcuna porzione
-del vero, la notizia sopravvenuta d'altri paesi, d'altre leggi,
-d'altri istituti, di tanta maggior ricchezza, potenza, gloria
-ed attività.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo fede nelle plebi italiane.
-</p>
-
-<p>
-Ma la nuda, nuda istruzione è strumento così del bene
-come del male, e più rado forse del primo che del secondo.
-Però intendasi con fatica incessante all'educazione dell'animo:
-e poichè il buon senso del popol minuto sempre
-vuole unificata la moralità con la religione, sforziamoci,
-quanto si può meglio, di purgare la pietà religiosa della
-scura feccia che la corrompe: sopratutto si volga l'animo a
-insegnare e persuadere la <i>religione civile</i>, quella cioè che insieme
-con le virtù private insegna ed inculca le pubbliche,
-<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
-santifica tutte l'opere volte ad ajutare il progredimento sociale,
-e chiama il Vangelo codice eterno e divino di libertà
-e di fratellanza. Avventuratissimi gli Italiani, se riusciranno
-a instillare nell'animo dei più la <i>religione civile</i>: ma l'impresa
-è dura e diuturna e piena di cure e travagli; perchè quella
-forma di religione non pure è nuova nel popol minuto, ma
-si è nuova in gran parte nella cristianità, la quale à più
-spesso udito insegnare l'obbedienza passiva, la perfezione
-dei solitarj e una muta e indolente rassegnazione: però il
-vero non istà chiuso, e già comincia a splendere di gran luce
-per molti libri. Il mondo impigliato ne' traffichi e nelle lascivie,
-infiacchisce di più in più e prende a schifo i nobili pensamenti,
-e poco o nulla risponde a quei desiderj e a quelle
-speranze che tutto il cuore gli ardevano, or sono appena
-cinquant'anni. Un sentimento nuovo bisogna, forte, immaginoso,
-infinito: e questo dove lo rinverremo noi, salvo che
-nella religione civile, in cui la libertà è santa cosa, la fratellanza
-e la carità nella plebe sono un supremo dovere, il
-progredimento indefinito dell'umanità nel vero e nel bene è
-il consiglio perpetuo della Provvidenza?
-</p>
-
-<h5>4. — <i>Della conversione del clero.</i></h5>
-
-<p>
-Il giovine Vito B..... possedeva un poderetto nelle montagne
-di Barolo, e spesso andava colà per ricrearsi della
-caccia e dell'aria buona. Il curato di quel luogo lo visitava,
-ed egli lui. Parlavano di coltivazione, di pastorizia, d'uccellagione,
-e il curato trovando il giovane non poco istruito e
-propenso alla religione, l'avea caro oltremodo. Vito ne profittava
-per diradare le male apprensioni del prete e farlo persuaso
-di utili verità. Gli accennava abilmente gli ostacoli
-numerosi opposti dai reggimenti avari e oppressivi alla pubblica
-prosperità: saliva bel bello dagli ultimi effetti alle somme
-cagioni, e dai rimedj parziali ed incerti ai certi ed universali.
-Le domeniche dopo i divini uffizj, cadendo il discorso
-più volentieri sovra materie di chiesa, Vito esponeva prudentemente
-i principj, le massime e la bellezza della religione
-civile. Alle sue parole davano autorità li suoi specchiati
-<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
-costumi, l'animo caritatevole e l'amor grande che portavagli
-la gente minuta di quel contado. Così non gli fu gran fatica
-condurre a poco a poco il buon parroco a partecipare alle sue
-opinioni, e fu immenso guadagno. Deh! che non potrebbe
-sperare l'Italia se alcune centinaja di giovani possedesse simili
-a questo Vito?
-</p>
-
-<h4>CAPITOLO II.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Di alcuni Precetti particolari.</span></span></h4>
-
-<p>
-Ora andremo discorrendo partitamente di alquante pratiche
-relative ad alcuna delle quattro categorie registrate in
-principio. E per seguitare l'ordine loro, noi ci faremo dalle
-cose che ànno riferimento alla emendazione di sè medesimo.
-</p>
-
-<h5>1. — <i>Dell'Attività e dell'Energia.</i></h5>
-
-<p>
-1º Piaghe vecchie e incancrenite d'Italia sono la mollezza
-e l'accidia: a queste dunque rechiamo gagliardi rimedj.
-Se tu sei solo a sentirti vigore d'animo e ad abborrire
-dall'ozio, fa di riscuotere intorno a te que' pochi che ànno
-natura meno dissomiglievole dalla tua. Se non sei solo, collégati
-con li tuoi pari, e sveglia in altrui la fermezza e l'intensione
-del buon volere.
-</p>
-
-<p>
-2º A questo troverai materia più idonea nelle persone
-che ànno corsa la vita fra varj accidenti e pericoli, ovvero
-sostennero con moderanza gravi infortunj, o tentarono alcuna
-cosa onorata e difficile.
-</p>
-
-<p>
-3º Pungi con frizzi acerbi e deplora con isdegno <i>il dolce
-non far niente</i> degli Italiani, divenuto tristamente famoso
-fra gli stranieri. Di questo scrivi e stampa e predica mille
-volte, in mille maniere. È detto comune degli Italiani moderni
-che <i>non si può far nulla di bene</i>: il tuo cotidiano operato
-li colga in menzogna. Se declamano sulla tristizia dei
-tempi, e che i pericoli sono troppo grandi e frequenti, mostra
-loro che non correvano migliori per Dio i tempi in cui
-Galileo cadeva ginocchioni dinanzi all'inquisitore, in cui
-<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
-Vannini, Ruggeri e Giordano Bruno salivano il rogo, Campanella
-era sette volte messo al martoro, e il Sarpi mortalmente
-percosso di stile. Ma costoro, albergando in petto prodigiosa
-forza di volontà, renderono sè stessi gloriosi, onorata
-l'Italia e sapiente il mondo.
-</p>
-
-<p>
-4º Sarebbe un gran bene a trovare il modo che perfino
-le donne avessero a schifo i giovinastri scioperati e dappoco.
-</p>
-
-<p>
-5º Un gran bene procederebbe eziandio dalla frequenza
-dei viaggi; chè la vista della tanta operosità e vigoria degli
-altri popoli ci farà all'ultimo vergognare della nostra ignavia.
-</p>
-
-<p>
-6º Dal vigore del corpo sorge più pronta e più facile la
-valentía dell'animo, e con essa la voglia del fare. Gioverà
-pertanto assai l'instituire per tutto scuole di ginnastica, divenute
-fuor d'Italia non meno copiose che profittevoli.
-</p>
-
-<p>
-7º S'instilli ne' giovani desiderio della caccia, nuoto,
-scherma, cavallerizza, pallone e altri robusti esercizj.
-</p>
-
-<p>
-8º Molti ozieggiano per non trovar che fare: suggeriamo
-loro di onorate ed utili occupazioni. I tempi ne offrono in più
-quantità e varietà che per l'addietro. Per tutto crescono le
-faccende degli ingegneri: s'aprono vie nuove di lucro ai meccanici,
-agli esperti di miniere, ai chimici, agli enologi, ec.
-</p>
-
-<p>
-9º Marciscono altri sconoscendo la propria natura: e
-forse non si dà un solo ingegno al mondo senza alcuna speciale
-dote e attitudine. Studiamo pertanto in ciascuno ciò
-che v'à di peculiare, e a quello indirizziamo le facoltà sue.
-Il sentirsi valente in alcuna cosa e la speranza di buon successo
-renderanlo attivo e volonteroso.
-</p>
-
-<p>
-10º L'educazione de' fanciulli procacciamo che sia nè
-paurosa nè molle, e ch'ei s'avvezzino alle fatiche e al dolore,
-nè si spaventino dei rischj, delle infermità e degli infortunj.
-</p>
-
-<p>
-11º Travagliamoci molto a impedire che la poca energia
-ed attività de' giovani non si sperda (come oggi accade) in
-frivole gare e puntigli, in basse invidie, in polemiche infruttuose
-e villane, o in cercare la gloriuzza della provincia nativa
-in iscambio del suffragio e lode della nazione intera.
-</p>
-
-<p>
-12º Gli studj che mirano a poco alto fine e versano sopra
-materie futili nè curano di nudrirsi di scienza profonda,
-snervano l'intelletto e l'animo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
-</p>
-
-<p>
-Perciò le vecchie accademie o si spengano o si trasformino:
-sia messa in deriso la smania tanto comune del poetare
-e gli sciocchi tèmi prescelti. Accusinsi d'inettezza i filologi
-e gli eruditi che non contemprano le discipline loro con
-la filosofia e con le scienze. Si biasimi forte quella turba di
-letterati egoisti e infingardi che vassi baloccando coi libri
-senza voler nulla produrre.
-</p>
-
-<p>
-13º Facciasi contro a tutto ciò che fomenta la vagazione
-e la leggerezza degli animi, ajutando e promovendo in quel
-cambio tutto ciò che v'induce gravità e meditazione: imperocchè
-da ambedue queste nasce il forte sentire, e più tardi
-il forte volere.
-</p>
-
-<p>
-14º Taluni si scolpano del loro scioperamento dicendosi
-natifatti pel travaglio delle guerre, o per altri assai faticosi
-ed operativi esercizj. Togliamo di mezzo la scusa, mostrando
-loro non essere tuttavia interdette molte specie d'occupazioni
-travagliose ed ardite; come viaggiare alla scoperta di luoghi
-nuovi o mal noti, salire montagne altissime non ancora <i>perlustrate</i>,
-visitare e descrivere vulcani, e simiglianti fatiche.
-Numero grande di viaggiatori francesi, inglesi e tedeschi,
-esplora il mondo per ogni parte; e i discendenti di Marco
-Polo, del Colombo, di Amerigo e del Cabotto, poltriscono
-sonnacchiosi nelle sdimenticate loro case.
-</p>
-
-<p>
-15º Predichiamo il coraggio civile, e noi per primi porgiamone
-esempio frequente. Lodiamo a cielo qualunque dimostrazione
-se ne vegga o grande o mediocre; ma il fondamento
-del coraggio civile sta nel nobil sentire, nella fede
-profonda al bene e nell'abito delle virtù. Corretti i costumi,
-rinvigorite le coscienze, ristaurati i principj, il coraggio civile
-rampollerà d'ogni parte.
-</p>
-
-<p>
-16º Svegliamo l'attività eziandio per mezzo di questa
-voglia smaniosa d'oggidì delle industrie e del commercio.
-</p>
-
-<p>
-17º Perchè la fiducia in sè medesimo e la speranza del
-buon successo cagioni sono validissime a scuotere la volontà,
-così fa mestieri di aumentare al possibile negli Italiani la
-fiducia in sè stessi, e l'aspettazione certa della rigenerazione
-del <i>Bel Paese</i>.
-</p>
-
-<p>
-18º All'opposto, occorre di combattere virilmente quelle
-<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
-dottrine false e dannose che screditano lo sforzo dei buoni
-come sempre insufficienti, e giudicano mere illusioni le sublimi
-speranze del genere umano, la fede nel progresso civile,
-i premj immancabili della virtù.
-</p>
-
-<p>
-19º Il popolo solo infonde fiducia vera, perchè in lui è
-la vera forza. Con quella proporzione adunque che il popolo
-diverrà nostro amico, crescerà la comune confidenza e il
-coraggio.
-</p>
-
-<p>
-20º Condurrà pure a ciò una bene impressa notizia di
-quello che valga la natura italiana per testimonio della sua
-storia, che fra le umane è tuttora la più maravigliosa e
-grande. Adopriamoci pertanto a illustrare la Storia patria e
-a propagarne la cognizione.
-</p>
-
-<h4>CAPITOLO III.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Dell'Educazione del Popolo.</span></span></h4>
-
-<p>
-Ora, seguitando, registreremo alcuni precetti intorno alla
-educazione, si voglia morale e si voglia intellettuale, del popol
-minuto, incominciando dall'ultima nominata.
-</p>
-
-<p>
-1º Curiamo noi per primi d'istruire il minuto popolo
-conversando con lui di frequente, e adattando l'insegnamento
-alla capacità e gusti suoi.
-</p>
-
-<p>
-2º Facciamo ogni sforzo perchè s'aprano e si moltiplichino
-le scuole primarie, e dove sussistono si migliorino;
-</p>
-
-<p>
-3º Perchè cresca il numero de' giornali popolari, procacciando
-che la compilazione loro venga a mano di gente
-savia e dabbene.
-</p>
-
-<p>
-4º Pubblichiamo trattatelli di geografia, di viaggi, d'agricoltura
-e d'altre utili discipline, accomodati alla gente minuta,
-piegando l'ingegno a tal sorta di modeste scritture, come
-Franklin non ischifò di piegare il suo.
-</p>
-
-<p>
-5º Sopra tutto, scriviamo ristretti di Storia patria, chiari,
-ordinati, succosi. A ciascuno poi di cotesti dettati dee
-presiedere molta prudenza, e spesso staremo contenti alla
-esposizione nuda dei fatti, i quali riescon di per sè stessi
-istruttivi ed eloquenti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
-</p>
-
-<p>
-6º Procacciamo che sorgano cattedre popolari di fisica,
-chimica, geometria e altre scienze affini, con avvedimento
-applicate alle arti e ai mestieri.
-</p>
-
-<p>
-7º Si vogliono animare i più industriosi artigiani ad assottigliare
-l'ingegno in qualche trovato, a prender notizia di
-quelli che compariscono di mano in mano, a imitarli e perfezionarli:
-nelle quali cose chi può esser loro di ajuto o col
-sapere o col denaro o con altro, sì lo faccia liberalmente.
-</p>
-
-<p>
-8º Sarà proficuo, pertanto, il promovere quelle istituzioni
-che svegliano ed incoraggiano l'ingegno inventivo del popolo,
-come le pubbliche mostre, i pubblici premj, i comizj
-agrarj e simiglianti.
-</p>
-
-<p>
-9º Nell'ammaestrare il popolo, non solo si dee metter
-cura in fornire la sua mente di utili cognizioni, ma puranche
-in addestrarlo a saper pensare da sè ed esercitare abilmente
-le naturali facoltà sue.
-</p>
-
-<p>
-10º Le statistiche ben compilate sono un mezzo molto
-acconcio d'illuminare e persuadere le moltitudini. Utilissimo
-poi è il far loro sapere quel che si pratica fuori d'Italia, e
-per alcuni fatti evidenti e notorj indurle a paragonare lo
-stato proprio con quello d'altre nazioni civili.
-</p>
-
-<p>
-11º Si dica il medesimo per rispetto alle provincie italiane
-fra loro paragonate, di modo che se in alcuna sorge qualche
-utile innovazione e perfezionamento, il si faccia sapere alle
-altre, e segnatamente al popolo; chè l'esempio vicino è stimolo
-assai più gagliardo. E pure perciò le gazzette sono proficue,
-e più saranno col tempo, se quante cose possono recare
-a notizia comune, tante registreranno, singolarmente
-di governo, di finanze, di tribunali, di municipj ec.; chè a
-poco a poco verrà desiderio e bisogno di sapere la cosa pubblica,
-e il giudicio comune avrà molto peso nelle deliberazioni
-di chi regge lo Stato.
-</p>
-
-<h5>1. — <i>Dell'Istruzione morale.</i></h5>
-
-<p>
-1º Porgendo noi quotidiano esempio di virtù private e
-civili alla plebe, avanzeremo non poco la educazione morale
-di lei; e più, se ci daremo a conoscere per suoi veri amici
-e zelatori del bene suo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
-</p>
-
-<p>
-2º Provochiamo e rinvigoriamo per continuo gli istinti
-generosi, i quali nel popolo, come meno discosto dalla natura,
-ànno germe assai vivace e fecondo.
-</p>
-
-<p>
-3º Si studino l'arti e i secreti dell'eloquenza popolare e
-quelle forme di stile che più aggradano alle moltitudini, come
-gli apologhi, le novelle, i motti sugosi, i proverbj ec.
-</p>
-
-<p>
-4º Curiamo che le virtù insegnate e gli esempj addotti
-non si scostino troppo dalle condizioni odierne del popolo,
-affine ch'egli riconosca di avere alle mani materia idonea
-per praticare le verità che à lette o ascoltate.
-</p>
-
-<p>
-5º Gli esempj tratti dal popolo stesso riusciranno i migliori;
-e quante volte verrà a taglio di raccontare le belle
-azioni di lui ne' vecchi tempi e ne' nuovi, tante si faccia con
-efficace semplicità.
-</p>
-
-<p>
-6º Fondamento dell'educazione civile del popolo è il
-farlo persuaso di questo, che i doveri dell'uom dabbene non
-ànno rispetto alle sole virtù private e domestiche, ma eziandio
-alle pubbliche, e maggiormente a queste che a quelle pel
-maggiore effetto che n'esce.
-</p>
-
-<p>
-7º Si renda piana tale dottrina applicandola spesso agli
-interessi comuni che il popolo sente e conosce, e sono principalmente
-quelli del municipio.
-</p>
-
-<p>
-8º Si faccia il medesimo allorchè si passa a ragionare
-dei diritti.
-</p>
-
-<p>
-9º Diasi forza a cotesti precetti lodando a cielo e onorando
-con pubbliche dimostrazioni quei valentuomini, le cui
-buone opere, ancora che ristrette al borgo o alla città o alla
-provincia natia, sono affettuosamente ricordate e appregiate
-dal popolo.
-</p>
-
-<p>
-Il trapasso dai negozj municipali ai generali dello Stato
-e d'Italia sarà poi naturale ed agevole.
-</p>
-
-<p>
-10º Si abbia cura di mostrar le ragioni poco degne e legittime,
-perchè i nostri preti non inculcano mai su dal pergamo
-nè l'amor della patria nè le virtù cittadine; e si spieghi
-come, nientedimeno, quelle virtù sono comprese nel gran
-precetto dell'universale carità; e come l'<i>Esodo</i>, il <i>libro dei
-Giudici</i> e segnatamente i due libri de' <i>Maccabei</i> producono
-esempj mirabili per la pratica e santificazione di tutte esse.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
-</p>
-
-<p>
-11º In tal guisa conviene purificare la religione, che le
-moltitudini ànno sempre in costume d'unificare colla legge
-morale.
-</p>
-
-<p>
-12º Ma perchè i preti ànno autorità maggiore sul popolo,
-e intervengono in ciascun atto solenne della sua vita, e
-si spacciano per suoi consiglieri, maestri e consolatori, occorre
-di fare due cose: la prima, partecipare a questi ufficj
-di consigliero, maestro e consolatore; la seconda, convertire
-alle nostre opinioni i preti di cuor retto e di mente svegliata.
-</p>
-
-<p>
-13º Sopra tutto, adoperiamoci molto per la fondazione e
-il miglioramento de' luoghi pii e di qualunque istituto di carità;
-imperocchè nessuna cosa è più santa, e nessuna ci dà
-maggior credito appresso le moltitudini.
-</p>
-
-<p>
-14º La Storia patria è pure una larga fonte di virtù cittadine.
-</p>
-
-<p>
-15º Scriviamo piccoli Manuali di educazione, acconci
-all'intelligenza e alle condizioni del popolo, affine che non
-gli manchi una scorta nell'allevare i figliuoli, e a quelli insegnando
-educhi parimenti sè stesso.
-</p>
-
-<p>
-16º Le poesie popolari forniscono un altro mezzo efficace
-di educazione.
-</p>
-
-<p>
-17º Qualora taluno del popolo s'ingegni di raffinare tale
-industria o tale altra, invitiamolo a far ciò eziandio per guadagnare
-bella fama a sè stesso e utile alla sua patria: nè a
-cotesti sensi generosi il popolo è sordo.
-</p>
-
-<p>
-18º Induciamo la plebe a partecipare a quello spirito che
-si domanda di associazione, convincendola in molti casi
-della utilità delle spese fatte e sostenute in comune. Così da
-una parte sentirà il profitto dell'unione e della fratellanza;
-dall'altra conseguirà l'uso e l'abito della disciplina, dovendo
-osservare quegli ordini e quelle regole cui volontariamente
-si assoggettò.
-</p>
-
-<h5>2. — <i>Sentimento della propria dignità restituito.</i></h5>
-
-<p>
-1º Che da noi cominci l'esempio di trattare la plebe con
-dolcezza fraterna senza ombra d'alterigia, e schivando quei
-<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
-modi che fanno sentire più o meno al vivo la nostra maggioranza.
-</p>
-
-<p>
-2º Se ci meschieremo o intratterremo a lungo col popolo,
-ei succederà che la porzione di lui meno guasta e meno
-prostrata verrà imitando i nostri costumi, e prenderà buon
-concetto di sè medesima.
-</p>
-
-<p>
-3º Ritiriamo, quanto si può, la minuta plebe dall'estrema
-indigenza, la quale invilendo l'animo spegne ogni senso
-di dignità.
-</p>
-
-<p>
-4º Mettiamo il popolo sulla via dell'industria e delle
-fatiche onorate, rimovendolo da que' mestieri che servono la
-persona e i capricci dell'uomo; e vogliamo ricordare che
-l'ultimo de' campagnoli à spesso maggior nobiltà di affetti e
-di pensamenti che il primo valletto di corte.
-</p>
-
-<p>
-5º Il vivere pitoccando, l'aspettare in sugli usci le minestre
-de' frati, lo strisciare per le case de' ricchi servendo
-i servi e li sguatteri, e simili altri mestieri vili, dobbiamo
-sforzarci di fare odiosi alla plebe.
-</p>
-
-<p>
-6º Ne' colloquj nostri col popolo, gli si faccia intendere
-che la bontà delle opere è ciò solo che debbe innalzare
-l'uomo sopra i suoi simili: che uguali sono i doveri, uguali i
-diritti: e che serbare intatta la dignità d'uomo e di buon
-Italiano, è obbligo comune de' ricchi e de' poveri, dei patrizj
-e del volgo.
-</p>
-
-<p>
-7º Procacciamo di sopprimere tutti quegli usi e sollazzi
-che ingaglioffano il popolo, e gli instillano gusti bassi e indecenti;
-come la caccia del bue (molto diversa dalla giostra
-spagnuola che sa del feroce, ma dove il coraggio e la destrezza
-fanno ogni cosa), le cuccagne, il beffarsi degli idioti
-e dei pazzarelli, il buffoneggiare per le bettole, il vituperarsi
-a parole, ec.
-</p>
-
-<p>
-8º Perfino la nettezza del vestire e dell'alloggiare trae
-seco un maggior sentimento di dignità.
-</p>
-
-<p>
-9º A mano a mano che l'infimo popolo prenderà uso e
-piacere alla lettura e spoglierà la grossa ignoranza antica,
-crescerà in istima di sè medesimo.
-</p>
-
-<p>
-10º Se c'imbattiamo a veder maltrattare alcun popolano
-o con parole o con atti, pigliamo gagliardamente le sue difese.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
-</p>
-
-<p>
-11º Coloro fra il popolo che usano inverso noi stessi maniere
-troppo servili o manifestano pensamenti troppo rimessi
-e paurosi, sieno da noi ammoniti di non prostrarsi a guisa
-di rettili, e di sapere e sentire che ànno un'anima d'uomo.
-</p>
-
-<p>
-12º Sono più inclinati a pregiare e difendere la dignità
-propria coloro fra il popolo che ànno praticato il mestiere
-dell'armi. Da questi dunque si faccia capo.
-</p>
-
-<h5>3. — <i>Dell'Energia popolare.</i></h5>
-
-<p>
-I Calabresi e alcune altre popolazioni italiane aveano
-fino ai dì nostri conservata o ricuperata molta fierezza e gagliardia.
-Spesso, gli è vero, prorompevano in brutta ferocia,
-in vendette e in ammazzamenti; ma era forza e non fiacchezza,
-ardore e non gelo.
-</p>
-
-<p>
-Il dispotismo <i>eclerado</i>, come in Ispagna ebbe nome,
-seppe coi gendarmi, le forche ed i codici prima spaventare
-poi addormire quelle moltitudini, la cui mezza civiltà consiste
-oggi a non più sentire nè triste passioni nè buone. Ritemprare
-quegli animi all'antica asprezza non è possibile;
-perchè in parte ella procedeva dall'eccesso medesimo dell'ignoranza
-e della selvatichezza, in parte dagli scomposti
-ordini dello Stato: le quali cagioni sono rimosse e sminuite
-ogni giorno più dalla civiltà crescente e comune d'Europa.
-</p>
-
-<p>
-Ripariamo dunque, per quanto è da noi, alla presente
-fiacchezza:
-</p>
-
-<p>
-1º Col dar noi al popolo esempj frequenti di vigore,
-sprezzando i pericoli, sostenendo gli infortunj, praticando il
-coraggio civile, di cui sopra ogni cosa abbisogna l'Italia.
-</p>
-
-<p>
-2º Con allontanare (per quello che sta in noi) dal popolo
-qualunque cosa possa ammollirlo e snervarlo di più: ritraendolo
-dalle costumanze e dagli abiti effemminati, ai severi e
-forti allettandolo.
-</p>
-
-<p>
-3º Più facilmente giungeremo a cotesti effetti, operando
-sulla parte del popolo che a ciò è meglio disposta; come i
-tornati a casa dalla milizia, i marinari lottanti con le tempeste,
-gli armaruoli e le guide e altri tali artigiani avvezzi
-ad opere dure e rischiose.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
-</p>
-
-<p>
-4º Ai contadini si ponga in animo la comodità e la sicurezza
-dello starsene armati, il piacere della caccia e del
-tirare al bersaglio.
-</p>
-
-<p>
-5º Nelle sale d'asilo, nelle scuole primarie, negli orfanotrofi
-e in simili altri istituti di educazione popolana, travagliamoci
-assai per introdurre discipline ed insegnamenti
-che inducano forza, bravura e propositi fermi e assai malagevoli.
-</p>
-
-<p>
-6º Le paure e le vigliaccherie si deridano e vilipendano
-in quante maniere si può: per contrario, si alzino a cielo gli
-atti animosi ed intrepidi. Non che le storie e le poesie, ma le
-novelle, i proverbj, gli apologhi, le farse ed ogni altra forma
-domestica e popolana di scrivere dee venire a soccorso dell'opera.
-</p>
-
-<p>
-7º Antico dettato è che l'unione dà forza; aggiungiamo,
-che dall'unione, perchè forte, procede e abbonda il coraggio:
-adunque procacciamo concordia ed unione massima fra
-tutti gli ordini del popolo. Più cose che notammo qui sopra
-intorno all'attività e all'energia delle classi colte ed agiate,
-tornano acconce ugualmente per le rozze e inferiori.
-</p>
-
-<h4>CAPITOLO TERZO.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Delle Speranze del Popolo.</span></span></h4>
-
-<p>
-Nè solo dobbiam noi soccorrere il popolo di questi beneficj
-ed ajuti, quali la condizione nostra presente concede
-di fare; ma dobbiamo istruirlo altresì di quelli molto maggiori
-che gli promettiamo, appena le sorti ci daranno facoltà
-e comodità di attuarli.
-</p>
-
-<p>
-In altre contrade, la plebe meglio informata de' suoi
-diritti che dei doveri, e meglio educata della mente che del
-cuore; accesa oltre a questo dai demagoghi in affetti violenti
-d'odio, d'invidia e di cupidigia; e infine, inasprita dal patente
-egoismo degli ottimati e dei facoltosi, i quali ogni cosa
-tirano al lor profitto e si mostrano la più gran parte indifferenti
-per li suoi mali, o tepidi e lenti a procurarne i rimedj;
-<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
-la plebe, dico, in quelle contrade sembra divenire subbietto
-di gravi paure, e minacciare la ruina degli ordinamenti sociali.
-</p>
-
-<p>
-Ma gl'Italiani, se intenderanno bene la lor generosa indole,
-e studieranno assai nelle storie della comune patria,
-piene tuttequante di fatti e di glorie popolaresche, nessuna
-paura prenderanno delle povere plebi; e questo alto esempio
-porgeranno all'Europa di averle sapute educare e ajutare
-tanto efficacemente, da sciogliere inverso di loro il debito antico
-della civiltà, e farle capaci e degne di assumere molti
-diritti e saviamente esercitarli.
-</p>
-
-<p>
-Noi, mettendo da lato le innumerabili e strambe utopie
-de' <i>socialisti</i> moderni, e scegliendo quelle riforme e quelle miglioranze
-che fin da ora sono possibili e praticabili, segneremo
-qui qualche linea del vasto disegno con che il secolo
-intende a rigenerare le classi inferiori, e il quale tutti i buoni
-Italiani debbono meditare e correggere con lunga e paterna
-sollecitudine.
-</p>
-
-<h5>1. — <i>Dei Principj direttori.</i></h5>
-
-<p>
-1º Quella comunanza di uomini che non sa trovar
-modo, o non vuole, di schermire dalle necessità estreme
-della vita gl'indigenti onesti e d'ogni fatica volonterosi, non
-può dirsi con proprietà <i>sapiente e civile</i>, ma sotto apparenze
-molto contrarie è <i>barbara e insipiente</i> tuttavia.
-</p>
-
-<p>
-2º Le genti educate ed agiate sono dalla natura e da Dio
-costituite madri e tutrici delle infime plebi, e di queste ànno
-a rendere conto molto severo sì innanzi alle società umane
-e sì innanzi a Dio padre dei poveri.
-</p>
-
-<p>
-3º Quanto più le classi inferiori dispiacciono per la ignoranza,
-i vizj e la ignavia della lor vita, e la viltà dell'animo
-loro, più le classi educate perdono diritto di querelarsene;
-potendosi in generale affermare, che delle colpe e delle brutture
-gravi e frequenti dei figliuoli e dei pupilli sono da accagionarsi
-i padri e i tutori.
-</p>
-
-<p>
-4º La tutela de' governi inverso la plebe non può consistere
-unicamente, rispetto alle cose economiche, in toglier
-<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
-di mezzo ogni maniera di ostacoli al libero cambio e alla libera
-concorrenza, siccome ànno pensato parecchi moderni.
-Imperocchè la libertà del cambio e della concorrenza giova
-a coloro soltanto che portano seco qualche facoltà e qualche
-sostanza da competere e da ricambiare; ma la plebe oppressa
-dall'ignoranza e dalla miseria, necessitosa del pane e non
-potendosi valere nè avvantaggiare di alcuna cosa, rimarrà
-esclusa sempre da ogni concorso, e vivrà in tutto all'arbitrio
-e alla mercede de' ricchi.
-</p>
-
-<p>
-5º Ad ogni educazione morale del popolo mancherà sostegno
-e progredimento, qualora non venga ogni giorno fortificata
-e scaldata dalla virtù dell'esempio. Parimenti, alle pubbliche
-beneficenze e a tutti i provvedimenti nuovi, pensati e trovati
-per sovvenire ai bisogni delle plebi indigenti, mancherà
-gran parte dell'effetto desiderato, se lo spirito vivo di carità
-non informi l'animo di coloro che gl'intraprendono e li mantengono,
-e se la pietà privata non ripari continuamente ai
-difetti della pubblica.
-</p>
-
-<h5>2. — <i>Doveri e Diritti del popolo.</i></h5>
-
-<p>
-1º Dovere del popolo è faticar nel lavoro con assiduità,
-con diligenza e con zelo: suo diritto è che glie ne venga procurato
-almen tanto da guadagnare ogni giorno il proprio sostentamento
-con sicurtà, e senza strazio delle membra e dell'animo.
-Suo diritto è pure, cadendo infermo, di essere medicato;
-e invalidandosi per vecchiezza o per altro, essere
-dal Comune nudrito e ricoverato. A cotali diritti una restrizione
-sola vien posta; e la segna e determina l'assoluta impossibilità
-nel Comune medesimo di supplire all'uopo con
-sufficienza ed in ogni caso, dovendo sempre rimanere intangibili
-la famiglia e la proprietà.
-</p>
-
-<p>
-2º Dovere del popolo è farsi docile alle istruzioni ed ammonizioni
-di coloro che lo sopravanzano assai di educazione
-e di scienza: suo diritto è che gli si porga continuo il pane
-dell'intelletto e dell'animo, e che passi su questa terra ben
-sapendo di nascere uomo, e con qualche facoltà di perfezionare
-sè stesso ogni giorno più in ciascuna nobile parte dell'essere
-suo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
-</p>
-
-<p>
-3º Dovere del popolo è di serbarsi modesto nei desiderj,
-non isdegnare la sua condizione, non invidiare ai ricchi,
-riuscire massajo e sobrio, obbediente e disciplinato. Diritto
-del popolo è che i bisogni incessanti ed insopportabili
-della vita non lo spronino ad ogni momento al
-male, nol gettino e nol mantengano nelle bestiali abitudini
-dell'intemperanza e della improvvedenza, e nol disperino
-d'ogni cosa. Suo diritto è venir rispettato e pregiato nell'umile
-sua condizione, e che l'esercizio delle proprie civili
-prerogative non incontri mai altro limite e impedimento,
-salvo che la insufficienza effettiva di alcune facoltà richieste
-al buono e sano esercizio di quelle. Suo dritto è il trovar
-sempre le leggi ed i magistrati così giusti, benigni e solleciti
-inverso di lui, come inverso de' ricchi e potenti. In fine,
-è suo diritto (poichè de' beni di fortuna non gode, e vuolsi
-che non se ne dolga troppo) essere educato per modo da saper
-gustare più che mediocremente le felicità immateriali,
-come le buone letture, la bellezza dei monumenti, la prosperità
-e gloria della patria ed altre sì fatte.
-</p>
-
-<h5>3. — <i>D'alcuni mezzi per soddisfare ai diritti
-che risguardano la sussistenza.</i></h5>
-
-<p>
-1º Abolire i dazj e le imposte d'ogni natura che gravano
-più propriamente sull'infimo popolo.
-</p>
-
-<p>
-2º Francarlo eziandio dalle tasse parocchiali assegnate
-all'adempimento di certi atti solenni, religiosi e civili.
-</p>
-
-<p>
-3º Moltiplicare e perfezionare gli ospedali, i ricoveri, i
-monti di pietà e simili altri istituti di pubblica beneficenza,
-nell'invenzione de' quali primeggia nelle storie la pietà italiana.
-</p>
-
-<p>
-4º Propagare tali istituti il più che si può eziandio per
-le ville, e imitare da pertutto l'esempio d'alcuni Comuni rurali
-italiani, che a loro spese provvedono i contadini di medico
-e di medicine.
-</p>
-
-<p>
-5º Riformare ed ampliare le leggi e i regolamenti circa
-ai patti e alle mutue relazioni tra i fabbricanti, capomastri
-e bottegai da un lato, e gli operai, giornalieri, manuali e
-apprendisti dall'altro, porgendo a tutti i secondi guarentigia
-<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
-e soccorso nei termini dell'equità, e contro l'egoismo e la
-durezza de' primi.
-</p>
-
-<p>
-6º Istituire in ogni città, dove gli operai sovrabbondino,
-due sorte di lavoreríe pubbliche permanenti; l'una pei rozzi
-braccianti, l'altra per gli operai delle arti più comuni.
-</p>
-
-<p>
-7º Tali istituti verranno ordinando per guisa i regolamenti
-e le discipline proprie, e con sì fatta misura verranno
-proporzionando le lor mercedi, da non sopraffare in nulla le
-industrie de' privati; e d'altra parte, toglieranno a queste
-l'arbitrio di soverchiare gli operai in nessuna cosa, e uscire
-dell'equità e della mansuetudine.
-</p>
-
-<p>
-8º In tali lavorerie e officine pubbliche non debbono gli
-operai nè venire costretti a viver rinchiusi, nè perdere alcuna
-porzione di quella indipendenza di atti e di pensamenti che
-la civile libertà concede ad ogni uomo onesto.
-</p>
-
-<p>
-I lavori, poi, scelti e ordinati in quelle saranno volti con
-provvidenza ed accorgimento alla pubblica utilità, e segnatamente
-a quella del popolo minuto.
-</p>
-
-<p>
-9º L'intromissione a tali opificj sarà conceduta ad ogni
-individuo il quale darà prova di aver senza frutto offerto
-l'opera sua nelle officine private; e questo farà esibendo certificati
-de' capomaestri, ovvero altrimenti, secondo che la pratica
-verrà insegnando. Può eziandio cansarsi in quelle lavoreríe
-il pericolo della frequenza degli operai soverchia e non cagionata
-da mera necessità, con fare strette più dell'uso ordinario
-le discipline; le quali poi debbono esser pensate e
-trovate con ingegno sì fatto da convertirle in buoni e cotidiani
-metodi educativi.
-</p>
-
-<p>
-10º Tutto ciò ricerca che il tesoro arricchisca abbondevolmente
-per altre vie. Nuova fonte di ricchezza pubblica
-può divenire la tassa che domandano progressiva, ed una
-sulle eredità trasversali proporzionata alla più o meno strettezza
-di parentela, e il far mobili e circolanti (a parlare alla
-moderna) i beni immobili camerali, ed infine il fare sparmio
-di tutta l'immensa moneta che inghiottono oggidì e scialacquano
-i grossi eserciti stanziali, i gran favoriti di corte,
-i doganieri, li spioni e mille altre specie di ufficiali e di salariati
-o perniciosi o superflui.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
-</p>
-
-<p>
-11º Con molto valsente tenuto in riserbo, ovvierassi a
-quegli accidenti imprevisti (e ai dì nostri non radi) che turbano
-a un tratto l'economia delle industrie e del cotidiano
-lavoro: come le invenzioni rumorose de' fisici che fanno inutili
-issofatto certe specie di manifatture, o le macchine nuove
-di subito surrogate alla forza di migliaja di braccia, o quegli
-sbilanci improvvisi di commercio e di traffico che mettono
-in repentaglio la prosperità de' ricchi e la sussistenza de' poveri.
-Così gli Italiani fondatori antichi delle <i>Case di lavoro</i>, e
-pur lungo tempo innanzi che le altre nazioni ne avessero
-sentito il pregio, perfezioneranno secondo conviene alla nostra
-età il pietoso trovato degli avi loro.
-</p>
-
-<p>
-12º In risguardo delle campagne, fa mestieri per prima
-cosa di riformare e ampliare il codice agrario o forese, onde
-si tutelino con più efficacia i patti e le relazioni giornaliere
-fra i possidenti e i coloni, migliorando le condizioni di questi
-ultimi, e mallevandole contra ogni ingiustizia e sopruso.
-</p>
-
-<p>
-13º Secondamente, è bisogno che in ogni provincia s'instituiscano
-compagnie d'assicurazione (sovvenute dal denaro del
-Comune) contro i danni delle gragnuole, delle carestie, delle
-epizoozie e delle inondazioni; a tale che i contadini si veggano
-accertato ogni sempre il frutto del loro sudore. Il giudicio
-delle spartizioni si eserciti da periti appostatamente
-eletti dal popolo. Ma negli anni in cui il raccolto avrà oltrepassato
-un termine più che mezzano determinato dalla legge,
-pure i contadini concorreranno per la lor quota al pagamento
-della tassa di assicurazione.
-</p>
-
-<p>
-14º Che un Consiglio superiore, ajutato dai succorsali
-delle provincie, prenda in cura speciale lo studio e la vigilanza
-degli interessi dell'infimo popolo. A questo consiglio
-verranno ascritti molti uomini pratici e molti versati in
-dottrine particolari e correlative ai fini proposti, e tutti poi
-splenderanno di specchiata probità e di zelo grande nei poveri.
-</p>
-
-<p>
-15º Una parte del Consiglio provvederà specialmente alla
-vita sana del popolo, promovendo nel seno di questo le società
-di temperanza felicemente iniziate in America, ed esaminando
-l'interno delle officine, la materia e qualità dei lavori,
-<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
-i cibi quotidiani, gli alloggiamenti, le vesti e simili
-obbietti. E buono sarà imitare l'esempio di Leopoldo primo
-di Toscana, il quale a spese dell'erario fece murare in buon
-luogo arioso gran numero di casette decenti ed acconce pel
-popol minuto; e compiremo in tutto l'ufficio con l'aggiungervi
-la modicità estrema delle pigioni.
-</p>
-
-<p>
-16º Ad una seconda parte del Consiglio si darà incumbenza
-di vegliare gli andamenti del popolo, e la qualità delle
-sue industrie e de' suoi negozj. Illustrato il Consiglio sì dal
-lume delle statistiche e sì dagl'indubbj principj delle scienze
-economiche, avrà cura d'informare la gente minuta di quei
-fatti giornalieri e di quelle regole sperimentali che possono
-farla prudente nella scelta e nell'avviamento de' suoi lavori
-e de' suoi traffichi, e scostarla dall'imprendere mali negozj, e
-dal fomentare, siccome accade, mille vane speranze che
-tornano in sua ruina.
-</p>
-
-<p>
-Vedrà eziandio il Consiglio quel che sia da ristorare degli
-antichi Statuti dell'arti e quello che sia da aggiungervi;
-e ad ogni modo, promoverà con istanza le congregazioni e
-consorterie legali degli operai, de' capomaestri e d'ogni maniera
-artefici, con l'intento di accrescere a ciascheduno i
-mezzi di produzione, e (ciò che più monta) lo spirito di fratellanza
-e di disciplina; così ristorando e migliorando, giusta
-il senno moderno, quelle compagnie italiane di muratori
-e di fabbri ferrai che nel medio evo menavan grido per tutta
-Europa. Similmente, il Consiglio promoverà con zelo perseverante
-le unioni e consorterie dei piccoli proprietarj e dei
-fittajoli, compensando di tal guisa i danni e gli inconvenienti
-dei troppo angusti poderi.
-</p>
-
-<p>
-Veglierà eziandio sulle pubbliche mostre, sui comizj
-agrarj, sugli incoraggiamenti e sui premj da compartire; studierà
-il valore dei nuovi trovati e degli ultimi perfezionamenti,
-ed agevolerà ai poveri artieri lo smaltimento di loro
-lavorazioni, contro il monopolio dei troppo ricchi, ed a freno
-degli incettatori e rivenditori.
-</p>
-
-<p>
-17º Il Consiglio procaccerà di mettere in buono accordo
-fra loro gl'istituti caritativi, facendo che si accostino tutti a
-certa unità di massime direttrici, e che l'opera dell'uno venga
-<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
-a soccorso ed a compimento di quella degli altri con perfetta
-reciprocazione e armonia. Egualmente, procaccerà un accordo
-grande e una corrispondenza continua tra la privata carità
-e la pubblica.
-</p>
-
-<h5>4. — <i>D'alcuni mezzi per sodisfare ai diritti che risguardano
-l'educazione.</i></h5>
-
-<p>
-1º Le scuole infantili sieno costituite per ogni dove, secondo
-i migliori metodi e sotto il vigile occhio del preallegato
-Consiglio superiore.
-</p>
-
-<p>
-2º Che le scuole primarie od elementari succedano alle
-infantili similmente per tutto, e que' Comuni che mal possono
-sopperire alla spesa, ricevano dal tesoro sufficiente sussidio.
-</p>
-
-<p>
-3º I figli del popol minuto uscendo dalle scuole primarie
-e principiando ad esercitarsi nell'arti come fattorini e
-apprendisti, abbiano in certi dì della settimana licenza di
-frequentare alcune altre scuole appostatamente trovate per
-coltivare l'ingegno loro.
-</p>
-
-<p>
-4º In tali scuole s'insegneranno con gran chiarezza e
-semplicità i rudimenti di quegli studj che giovano in modo
-peculiare e immediato al buon esercizio delle arti e delle industrie.
-</p>
-
-<p>
-5º Alcune scuole speciali insegneranno gli elementi della
-scienza del commercio e della marineria.
-</p>
-
-<p>
-6º Oltre tutto ciò, il popolo in tali scuole verrà istruito,
-almeno per sommi capi, nella storia d'Italia, e iniziato a pregiare
-e sentire tutte le glorie antiche della sua patria. Gli si
-mostreranno altresì i rudimenti della scienza della vita civile,
-cioè le buone creanze e gli ufficj da uomo a uomo, i
-doveri e i diritti del buon cittadino, la natura e le forme giuridiche
-dei negozj ordinarj, e simili ammaestramenti.
-</p>
-
-<p>
-7º Se il Consiglio superiore esaminando le note e le relazioni
-annuali delle scuole popolane, scoprirà ingegni di valore
-non ordinario e tali da far presagire di loro alte cose,
-schiuderà in tempo idoneo a quei giovanetti le scuole degli
-studj migliori e provvederà al mantenimento loro.
-</p>
-
-<p>
-8º Il popolo avrà altresì arbitrio di frequentare alcune
-<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
-scuole domenicali, ove gli si farà lettura e commento (ben
-conformato alla sua comprensiva) d'alcuno de' nostri gran
-poeti e gran prosatori. Che ciò che vien fatto assai grossamente
-in sul molo di Napoli da un cencioso e ignorante rapsoda,
-molto meglio e con gran profitto si potrà porre ad
-effetto da un governo educatore.
-</p>
-
-<p>
-9º Esso governo, per ufficio e preghiera del Consiglio superiore,
-farà invito ai più dotti e facondi scrittori della nazione
-a dettare opericciuole che ben si attaglino all'intelligenza
-del popolo, e sieno ricreamento dell'animo suo in qualche ora
-disoccupata. Voglionsi più che ordinarj i premj, e grande
-l'onore proveniente da siffatte lucubrazioni.
-</p>
-
-<p>
-10º Similmente farà compilare e stampare qualche efemeride
-per uso del popolo, scegliendo scrittori di provata virtù,
-e ingegnosi nell'arte di render piane e semplici le dottrine.
-</p>
-
-<p>
-11º Ogni insegnamento popolare verrà concepito e condotto
-in guisa, che l'animo se ne nudra tanto o più dell'ingegno.
-In ogni cosa si farà luogo con grazia ed acconciatezza
-ai documenti morali, scansando le troppo fine disputazioni,
-e cercando le vie del cuore, che nel popolo è sempre svegliato
-e caldo.
-</p>
-
-<p>
-12º Il Consiglio superiore ordinerà in modo la disciplina
-delle pubbliche lavoreríe e degli altri istituti di carità, che ne
-risulti un ben insieme di precetti, d'esempj e di pratiche
-appositissime ed efficaci per riformare e comporre l'animo
-della plebe.
-</p>
-
-<p>
-13º La somma degli insegnamenti morali, intendiamo di
-quelli più proprj e meglio adattati al popolo, consiste nell'insinuare
-entro l'animo suo una fede profonda nella giustizia
-eterna e riparatrice di Dio; e con questa, un coraggio
-assiduo contro i mali della vita, e una carità viva e operosa,
-segnatamente inverso i proprj consorti. Consiste quella somma
-nel coltivare abilmente il germe degli istinti più generosi,
-e movere la fantasia verso le imagini del bene; consiste nel
-far sentire la dignità e santità del lavoro, e pregiare per quel
-che sono le ricchezze e gli agi e l'apparente beatitudine dei
-doviziosi; infine, consiste nell'avvezzare la plebe, in difetto
-dei materiali conforti, a gustare con abbondanza i beni e i
-<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
-ricreamenti dell'animo, come la pace e gli affetti della famiglia,
-i piaceri dell'amicizia, il dirozzamento dell'intelletto,
-il perfezionamento dell'arte propria, la stima dei confratelli,
-l'amore nella patria, le glorie di lei, gli ornamenti,
-la prosperità.
-</p>
-
-<h5>5.</h5>
-
-<p>
-Queste sono le speranze a cui da ogni buon Italiano
-debbe venire alzata la mente e il cuore delle moltitudini;
-queste le riforme e i perfezionamenti cui darassi mano quando
-che sia, perchè tutte sono operabili; questa la vera e sola e
-legittima <i>Carta del popolo</i>.<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> Conciossiachè, a volerla mettere
-in atto, non è mestieri (come si vede) di rovesciare e sconvolgere
-neppure un solo degli ordini sociali odierni, nè di
-fabbricare alcuna forma politica ignota o troppo discosta dagli
-usi nostri. Quello che vi si ricerca sostanzialmente, si è
-il buon volere e lo zelo delle classi superiori; e, a chiamar le
-cose col nome loro, si è la tarda giustizia dei facoltosi e potenti
-inverso i poveri ed impotenti; si è il principio attivo e
-sincero dell'uguaglianza e della fraternità che il Vangelo di
-Cristo à predicata e promessa a tutti gli uomini.
-</p>
-
-<p>
-Infrattanto non debbono i buoni Italiani, aspettando
-giorni migliori, desistere mai dal cercare tutti i modi, tentare
-tutti gli espedienti, rinvenire tutti gli ingegni per condurre
-ad effetto alcune parti almeno di cotesto nobile disegno. E di
-che non viene a capo, di che non trionfa la travagliosa operosità,
-la perseveranza e l'unione?
-</p>
-
-<p>
-<i>Non chi comincia soltanto, ma chi persevera coraggioso entrerà
-nel regno dei Cieli.</i>
-</p>
-
-<h4>CAPITOLO IV.
-<span class="smaller"><span class="smcap">Di altri precetti particolari.</span></span></h4>
-
-<p>
-Veduto quello che importa di più nell'educazione del
-popolo, procederemo a discorrere d'alcuni precetti che toccano
-materie di gran momento per la rigenerazione italiana.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
-</p>
-
-<h5>1. — <i>Cose conducenti all'unità morale degli Italiani.</i></h5>
-
-<p>
-1º Procacciamo che i parentadi si facciano i più frammisti
-che si può, cioè tra famiglie di città, provincie e Stati
-diversi d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-2º Tuttociò che rende lo straniero maggiormente odioso
-e abborrevole; tutto ciò che mostra più aperto i mali da lui
-cagionati e ne rinnova il senso profondo e lo moltiplica e lo
-perpetua, torna di necessità favorevole e vantaggioso alla
-patria; e per via di contrapposto, ajuta a far radicare ed invigorire
-il sentimento nazionale.
-</p>
-
-<p>
-3º Questo è fomentato eziandio da tutte le opere letterarie
-e scientifiche il cui subbietto à riferimento speciale con
-l'intera Penisola: come, per via d'esempio, una enciclopedia
-italiana, storia d'arti italiane, gallerie d'Italia descritte,
-miniere d'Italia visitate, e altrettali.
-</p>
-
-<p>
-4º Sforziamoci di accrescere e moltiplicare il carteggio
-e ogni altra sorta di relazioni e di contraccambi sì fra tutte
-le accademie della Penisola, e sì fra tutti i compilatori delle
-sue stampe periodiche.
-</p>
-
-<p>
-5º Agevoliamo e moltiplichiamo fra li suoi Stati il cambio
-de' libri e d'altre merci attinenti alle lettere.
-</p>
-
-<p>
-6º Similmente, procacciamo che i giornali d'una provincia
-si occupino più che non fanno dei negozj letterarj e
-civili delle altre; e gran pro farebbe un giornale costituito
-con questo intento di discorrere e paragonare insieme le cose
-letterarie e civili d'ogni parte d'Italia, e quelle degli altri
-Stati ancora più che del proprio.
-</p>
-
-<p>
-7º Eccitiamo tutti, massime i giovani, a visitare città
-per città e borgo per borgo la nostra Penisola, contraendo e
-coltivando in qualunque luogo amichevoli affezioni e corrispondenze.
-Così fanno, rispetto alla patria loro, i Tedeschi,
-molti de' quali stretti da povertà sostengono di viaggiare a
-piedi con zaino dietro alle spalle.
-</p>
-
-<p>
-8º Una grande sapienza civile ammirasi dai politici in
-quell'antico precetto mosaico del dovere ogni anno tutti
-gli Ebrei concorrere nel loco medesimo a celebrare insieme
-<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
-la pasqua. Deh! che non faremmo noi per convertire in obbligo
-sacro questa peregrinazione degl'Italiani per ogni parte
-del <i>Bel Paese</i>. Ma se tanto nè da noi nè da qualunque altro
-si può, introducasi almeno appo i buoni la ferma opinione,
-che di quindi innanzi quel giovine, il quale in età di trent'anni
-non abbia peranche fornito il viaggio della Penisola
-tuttaquanta, è indegno di venir reputato buono e caldo Italiano.
-Simile riprovazione sia fatta cadere sopra coloro che
-alla medesima età ignorassero ancora l'antica storia e la moderna
-d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-9º Tentisi di aprire una fiera annuale di libri, imitando
-quella famosa di Lipsia, che è sede e capo del commercio
-librario di tutta l'Allemagna. Luogo a ciò accomodato sembra
-essere Pisa.
-</p>
-
-<p>
-10º Tentisi di istituire ragunanze generali di dotti Italiani,
-al modo di quelle incominciate in Germania, che ogni
-anno mutano residenza.<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>
-</p>
-
-<p>
-11º Tentisi di rimettere in fiore l'Istituto Italiano dal Lorgna
-fondato, e di farlo centro e capo de' nostri studj scientifici.
-</p>
-
-<p>
-12º Tentisi di celebrare con pompa solenne i giorni
-secolari, o come altri li chiamano, i parentali de' nostri
-scrittori ed artisti massimi, con partecipazione di ciascuna
-provincia, e operando in guisa che ogni università e
-accademia invii deputati alla festa. La Germania à dato testè
-un esempio insigne e imitabile di tale usanza con la celebrazione
-del dì natalizio di Federico Schiller.
-</p>
-
-<p>
-13º In fine, tentisi qualche accordo fra i nostri governi
-circa agli ordini <i>doganali</i>, in guisa che i commerci interiori
-acquistino maggiore franchigia, e tutta l'Italia sia loro comune
-emporio.
-</p>
-
-<p>
-Nel che dobbiamo porre innanzi l'esempio del governo
-prussiano, il quale, per aver forma di monarchia assoluta,
-dee parere modello non punto rischioso a copiare: ciò si ripeta
-eziandio in risguardo di molte altre innovazioni e provvedimenti
-<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
-che quel governo è per porre ad effetto; come
-l'unità e conformità dei pesi, delle misure e delle monete
-fra più Stati contigui.
-</p>
-
-<p>
-14º Si offrano premj frequenti ad opere letterarie e
-scientifiche, facendo invito a tutti gli ingegni italiani; i têmi
-proposti versino sopra materie attinenti alle condizioni ed
-agl'interessi della Patria comune. Per gli edifizj e lavori
-d'arte di gran momento, conserviamo l'antica usanza italiana
-dei pubblici concorsi, aperti all'intera nazione.
-</p>
-
-<p>
-15º Scriviamo compendj di Storia italiana in modo piano
-e popolare, ristringendoci, se non si può meglio, all'esposizione
-nuda dei fatti, e ingegnandoci di ridurli a qualche
-forma di unità, e di tornarli spesso in pensiero sotto diverse
-fogge ed aspetti, come di tavole sinottiche, di catechismi,
-di biografie, di racconti, ec.
-</p>
-
-<p>
-Una specie di scrittura assai popolare e istruttiva è
-quella degli almanacchi ordinati per modo, che a ciascun
-giorno dell'anno cada il ricordo d'un fatto notevole cercato
-nelle istorie d'Italia e nelle biografie de' suoi grandi uomini.
-</p>
-
-<p>
-16º Asteniamci dal parlare i dialetti, e curiamo che si
-faccia il simile nelle scuole primarie, nelle sale di asilo e in
-altrettali istituti di educazione popolare.
-</p>
-
-<p>
-17º Studiamo e pregiamo assai la nostra lingua comune,
-purgandola dalle forme straniere; imperocchè in essa è un
-legame fortissimo di nazione, il solo non ancora spezzato; e
-in essa è pure la sola ricchezza campata al naufragio del
-nostro civile imperio.
-</p>
-
-<p>
-18º E gran bene procurerebbe colui che tentasse di trasformare
-l'Accademia della Crusca in vero italiano istituto,
-componendolo di socj chiamati in Firenze da ogni banda
-d'Italia, e intesi a imprimere nella lingua l'universal carattere
-nazionale, e propagarne lo studio e l'uso.
-</p>
-
-<p>
-19º Ravviviamo e rinvigoriamo in tutte cose il sentimento
-italiano, studiando l'indole e le tendenze che abbiamo
-sortite in proprio, e adattando a quelle i pensieri e le opere.
-Sudiamo a comporre una agricoltura e una industria italiana,
-ed abbia la letteratura altresì sembianza veramente nostrale,
-e non semifrancese o semitedesca qual'è la presente:
-<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
-il simile adoperiamo per la filosofia, per la medicina, per la
-legislazione, per l'economia. Vorrei che fossimo Italiani perfino
-nelle mode e negli usi più minuti del vivere e del conversare.
-</p>
-
-<p>
-20º Buono è ripetere e moltiplicare quanto si può le effigie
-de' nostri grand'uomini; vogliate per decoro ed intitolazione
-di accademie, di teatri, di biblioteche e d'altri istituti;
-vogliate (e ciò più spesso e più agevolmente assai) sotto
-forma di statuette, di medaglie e di cammei; vogliate infine
-per fregio di pendoli, di sigilli, di spilletti ec.
-</p>
-
-<p>
-Comecchè da qualche tempo la Storia italiana porga materia
-frequente alle invenzioni degli artisti e alle composizioni
-dei drammaturghi, utile è di accrescere e propagare
-cotesta nobile usanza; e piacerebbemi molto vedere più
-spesso in iscena taluni de' nostri sommi poeti, artisti, capitani,
-navigatori e politici.
-</p>
-
-<p>
-21º Similmente, piacerebbemi che i gran casi e le glorie
-de' nostri tempi migliori fossero da chi cerca qualche
-subbietto da tragedia anteposti e preferiti alle cupe e atroci
-scelleratezze delle famiglie principesche. Tuttociò, poi, che riconduce
-la immagine di quei tempi sotto gli occhi del popolo,
-sia che si faccia per via di stampe e d'intagli, ovvero in pitture,
-in ispettacoli e in monumenti; e, se meglio non si può, in mode,
-in balli, in maschere, in fogge di vestimenti e di addobbi e
-in qualunque altra fattibil maniera; riesce proficuo sopramodo
-a far radicare negli animi il sentimento nazionale. E perchè
-i retori italiani non cesseranno nelle scuole di proporre per
-têmi d'esercitazioni i soli eroi della Grecia e di Roma? perchè
-allato, almeno, di Epaminonda non parlare di Andrea
-Doria e di Francesco Ferrucci? perchè favoleggiar sempre
-dell'assedio di Troja, e non dir verbo di quelli sostenuti da
-Firenze e da Siena? perchè tanto rumore della lega Acaica,
-e tanto silenzio della Lombarda? La cacciata dei Tedeschi
-da Genova non vale forse quella di Brenno da Roma?
-</p>
-
-<p>
-Perchè non ci acconciamo a scrivere un gazzettino di
-mode italiane con figurino italiano, traendo il bene puranche
-dalle umane frivolezze? Perchè non s'innovano appresso di
-noi quanti usi e costumi italiani antichi possono tuttora tornare
-graziosi e pregevoli? Perchè alle stoffe, ai panni, ai
-<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
-fornimenti nostrali si preferiscono sempre gli oltramontani,
-qualora non la cedano quelli a questi se non di poco sì per
-la bontà e sì pel costo?
-</p>
-
-<p>
-S'inviti l'Accademia dei Georgofili, od altra avuta in riputazione,
-ad istituire una mostra triennale d'ogni industria
-italiana per tutti gli Stati della Penisola, decretando medaglie
-e simili segni d'onore ai più meritevoli. Altrettanto si faccia
-a rispetto dell'arti belle; e dove nè alcun ricco privato nè
-alcun Governo nè alcun istituto vogliasi in ciò adoperare,
-rimane che si colleghino con tale proposito i migliori cittadini
-d'ogni parte d'Italia, seguitando l'esempio dato (poco è)
-dai cittadini di Colonia.
-</p>
-
-<p>
-22º Avvezziamo le menti, e sopratutto le giovanili, a scorgere
-ed a riverire nell'eccelsa Roma la sola e legittima città
-capitale d'Italia. Spegneremo con ciò molte gare.
-</p>
-
-<p>
-23º Cooperiamo alla moltiplicazione dei battelli a vapore,
-delle strade ferrate, dei canali, dei ponti e d'ogni altro mezzo
-efficace ad accostare gli uomini ed accorciar le distanze.
-</p>
-
-<p>
-Fra le imprese industriali, promoviamo quelle singolarmente
-che sono di qualità da espandersi ed abbracciare l'intera
-Penisola o molte parti di essa; come grandi consorteríe
-di assicurazione, corse di battelli a vapore, strade che traversino
-più Stati italiani, e simiglianti.
-</p>
-
-<p>
-24º Combattiamo per tutte le guise le preoccupazioni e
-i rancori municipali, le sciocche animosità e invidie fra Stato
-e Stato, fra città e città.
-</p>
-
-<p>
-25º Travagliamoci segnatamente a conciliare le opinioni
-de' buoni, e a tollerar quelle che non combattano di fronte il
-fine a cui debbe tendersi unanimemente, la rigenerazione
-italiana.
-</p>
-
-<p>
-Tra noi le opinioni riusciranno varie e diverse in qualunque
-tempo, perchè troppa per natura è in ciascuno la
-singolarità e l'indipendenza dell'ingegno. Ma se il cuor nostro
-verrà compreso e infiammato da magnanimi affetti, e se
-la devozione sincera alla causa comune italiana rattempererà
-l'invidia degl'inferiori e l'orgoglio e l'ambizione smodata
-dei capi, la discrepanza dei pareri non impedirà mai certa
-unità di operare nelle cose di maggior momento; perchè un
-<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
-affetto generoso e comune e prevalente sugl'interessi privati
-e individuali termina sempre col rinvenire alcuno spediente
-onorato e alcun modo pratico di conciliazione e d'accordo.
-Rimedio, adunque, al conflitto acerbo delle opinioni, al soverchiare
-dell'orgoglio e all'insorgere abituale contro l'autorità
-e la disciplina, è l'amore immenso e puro nella Patria comune,
-e il sentimento profondo e radicatissimo del dovere.
-</p>
-
-<p>
-26º Addottriniamoci delle condizioni topografiche, morali,
-intellettuali, economiche, ec. di ciascuna parte d'Italia,
-affine che cessi la vergogna perniciosissima di aver più
-notizia di alcuni Stati forestieri che della nostra Patria medesima;
-e affine si sappiano per appunto così i nostri mali,
-come i nostri beni, e i dati tutti richiesti alla soluzione del
-problema nostro sociale e politico.
-</p>
-
-<p>
-27º Poichè un secondo legame di fratellanza e un avviamento
-all'essere di nazione sta riposto per noi Italiani
-eziandio nella unità delle religiose credenze, e nel dimorare
-in Italia il capo e moderatore augusto di quelle, curiamo
-d'imprimere in tale unità un carattere peculiare che ci distingua
-dagli altri popoli, e faccia la Chiesa italiana esemplare
-a tutte le altre. Spieghisi, pertanto, l'antica bandiera cattolica
-di Arnaldo da Brescia, di Dante, del Savonarola, del Marsilio,
-del Sarpi. La scritta della bandiera sia tale: — Ai dogmi e
-all'ortodossía rispetto e osservanza profonda: l'autorità e
-forza della Chiesa e l'opera de' suoi pontefici è meramente
-spirituale: quindi l'opinione sola e non i governi ànno ingerimento
-legittimo in essa: le discipline debbono essere riformate
-e rivocate alle origini: debbe tutto il corpo de' chierici
-partecipare, come in antico, alla scelta de' suoi gerarchi. — La
-legge morale evangelica è strettamente incorporata con la
-vita civile e con le virtù cittadine.
-</p>
-
-<h5>NOTA.</h5>
-
-<p>
-Tutti i precetti e suggerimenti fino qui registrati sono
-insufficientissimi a compire la trattazione delle materie a
-cui guardano. Il poco che scrivemmo vuole unicamente delineare
-un esempio della maniera d'investigare e proporre
-simile sorta di pratiche.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
-</p>
-
-<h3 id="ottavia">ALLA CONTESSA OTTAVIA MASINO
-<span class="smaller">DI MOMBELLO.<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a></span></h3>
-</div>
-
-<p class="indl">
-Pregiatissima signora ed amica.
-</p>
-
-<p>
-Alla sua gratissima rispondo molto più tardi del debito
-e del conveniente; ma io desiderava pure poterle dir cose
-ferme e ben risolute circa il mio tornare in Italia. E prima,
-io voglio renderle grazie il più caldamente che posso della
-memoria sempre amichevole che mi conserva e della grande
-amorevolezza di tutte le sue parole: anzi le dico, che fra le
-innumerevoli dimostrazioni ch'ella m'à dato di affetto e
-bontà in varj tempi e in mille maniere, questa ultima è
-delle più care e non riesce inferiore ad alcuna; sicchè io ne
-custodirò viva e perpetua nell'animo la ricordanza. Ora
-vengo al proposito, e primieramente io mi rallegro con lei,
-con me, con la nostra patria e con tutti i buoni, dell'atto
-d'amnistia promulgata da Sua Santità, pel quale sonosi alfine
-vuotate le carceri e le secrete che da lunghissimi anni
-mai non cessavano di riempirsi, rinnovando e martoriando
-gli squallidi abitatori. L'accoglienza poi benigna e graziosa
-che Pio IX à fatto a parecchi scarcerati, la scelta dello
-Gizzi a segretario di Stato, e altri segni e dimostrazioni provano
-chiarissimo la vera e profonda bontà del pontefice, e il
-suo desiderio sincero di riformare lo Stato, contentare i popoli,
-e così porre termine a una condizione di cose che veramente
-scandolezzava il mondo civile, e recava funestissimi
-danni alla religione.
-</p>
-
-<p>
-Dubito forte che riesca al pontefice di attuare la metà
-<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
-sola del bene che disegna di fare; ma non per questo non
-sarà degno personalmente di affetto e di riverenza grande;
-perchè in un secolo quale si è il nostro, e in mezzo ad una
-nazione oppressa e degenerata, chi può pretendere in cotesto
-sant'uomo la eroica ostinazione di Sisto V, il coraggio di
-Giulio II, la mente e la sapienza d'Innocenzo III e di Pio II?
-</p>
-
-<p>
-Ma per ridurre il discorso alla mia persona, io le debbo
-far noto, che contro l'animo, io credo, del papa, la nunziatura
-di qui richiede due atti preliminari da ciascheduno che
-vuol giovarsi dell'amnistia. L'uno è di far di ciò domanda
-speciale e in termini di petizione in grazia, la qual domanda
-inviasi a Roma, e occorre di aspettare quello che ne verrà
-risoluto colà. Secondamente, giunta che sia la risposta e tenutala
-(poniam caso) per favorevole, debbesi apporre il proprio
-nome ad un foglio, in cui fra l'altre cose vien dichiarato dal
-soscrivente di voler godere <i>della grazia del perdono generoso e
-spontaneo concessogli ec</i>. Ora, io non chiedo perdono di colpe di
-cui non mi sento reo; e quando tale mi sentissi, non avrei,
-certo, aspettato l'indulto del papa, ma da buon tempo avrei
-confessato l'errore a Dio e agli uomini: perchè chi fa, falla;
-ma il galantuomo si ricrede e confessa il peccato suo. Chiedano
-innanzi perdono essi (e qui non c'entra il papa novello)
-del sangue che ànno sparso con processi e giudicj che
-tutti riconoscono oggi essere stati veri assassinj. Qualora il
-papa avesse ricerco agli amnistiati una promessa formale di
-vivere quieti e obbedienti alle leggi del suo governo, e di non
-mescolarsi in cospirazioni e in qual sia tentamento e sforzo
-di rovesciare e abolire l'autorità sua, io tanto più volentieri
-l'avrei promesso, quanto insino dal 39 (ed ella forse ne à
-memoria) mandava fuori un'opericciuola in cui per tutte guise
-raccomandava alla gioventù italiana di desistere dalle sètte
-e dalle macchinazioni, e di entrar nella via che ora sembra
-finalmente voler esser calcata e seguita con buon proposito.
-Io non posso adunque, purtroppo, senza fare ingiuria alla mia
-coscienza, approfittare dell'amnistia. Il ciel mi guardi dal
-censurare chi la intende altrimenti: queste cose, com'ella
-sa, le delibera e le risolve ciascuno nel suo proprio sè, pigliando
-consiglio non da altro che dall'intimo senso morale.
-<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
-Io non tornerò in patria, salvo che per la porta dell'onore,
-diceva un grandissimo; ed io benchè picciolo assai ed oscuro,
-non posso non ripetere quel degno concetto; poichè la
-coscienza e l'onore ànno ugual pregio e misura uguale per
-tutti . . .
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p class="indl">
-Di Parigi, li 31 di agosto del 1846.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Terenzio Mamiani.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
-</p>
-
-<h3 id="circ">LETTERA IN FORMA DI CIRCOLARE.</h3>
-</div>
-
-<p class="indl">
-Signore.
-</p>
-
-<p>
-In questo anno, come v'è noto, compiesi il centenario
-della cacciata degli Austriaci dalla città e riviera di Genova.
-E il primo atto della gloriosa sollevazione accadde il 5 del
-vicino dicembre. Tal gesto, il più bello forse della storia moderna
-italiana, e che diviene caparra e simbolo di altri non
-molto remoti da noi, merita di essere celebrato con ogni
-possibile dimostrazione.
-</p>
-
-<p>
-Pare a me ed ai miei amici che uno dei segni di gioja
-pubblica da praticarsi in quel giorno, esser dovrebbe di ardere
-fuochi sulle colline più prossime a ciascuna città nelle
-prime ore della notte. Noi ne abbiamo scritto a parecchi in
-Romagna, in Liguria e in Piemonte. Se vi garba l'idea,
-parlatene ai vostri amici e invitateli a porla in effetto, facendo
-loro avvertire ch'ella è cosa la qual non incontra nè
-spesa nè rischio; e d'altra parte, è vistosa e significativa
-oltremodo. Nè altro per questa.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Di Parigi, li 20 novembre 1846.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Terenzio Mamiani.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
-</p>
-
-<h3 id="ferretti">LETTERA
-AL CARDINALE FERRETTI
-<span class="smaller">SEGRETARIO DI STATO.</span></h3>
-
-<p class="center">
-(Dall'<i>Italico</i>, semestre II, n. 11. — Roma, 16 settembre 1847.)
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2 indl">
-Eminenza Reverendissima.
-</p>
-
-<p>
-L'Eminenza Vostra, senza neppure venir pregata e
-sollecitata da me, ma solo per vive raccomandazioni de' miei
-parenti ed amici, ha voluto, per gran bontà naturale, favorirmi
-e beneficarmi. E non essendo riuscita nel primo atto
-d'intercessione presso il glorioso Pontefice, si è pur degnata
-di replicare le istanze; e jeri mi giunse avviso che Sua Santità
-condiscende, a contemplazione della domanda fattane
-dall'E. V., a darmi licenza di rivedere la mia provincia natale,
-e per lo spazio di tre mesi poter quivi riconfortarmi
-con la mia famiglia e con gli amici de' miei primi anni.
-Quanto poi alla condizione posta da Sua Santità, ch'io prometta
-innanzi (trascrivo le parole medesime di V. Eminenza
-nella lettera sua al Perfetti) di <i>non volere in alcun modo cooperare
-nè direttamente nè indirettamente a turbare l'ordine
-delle cose politiche negli Stati Pontificj</i>, io pensava che non le
-fosse nascosto avere io compiuta assai largamente quella
-siffatta dichiarazione, scrivendo nel marzo del corrente anno
-all'Eminentissimo Gizzi e chiedendogli di venir posto a parte
-del benefizio dell'Amnistia; «la qual promessa (aggiungeva
-io in quel foglio, e replico nel presente) io fo molto più
-volentieri, e intendo di adempiere con tanto maggiore
-lealtà, quanto è già lunga pezza che scrivo, e persuado i
-cittadini miei di calcare le vie in cui sembrano alla per
-fine voler entrar tutti concordemente, e le quali sole posson
-<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
-condurre alla vera e stabile rigenerazione della Patria
-nostra.» Ciò io significava e scriveva or fanno
-parecchi mesi; ed in questo mezzo tempo il succedere delle
-cose è riuscito così favorevole alle speranze dei buoni, che
-quella promessa di rispettare le leggi quali sussistono, e
-fuggire ogni modo occulto e violento di mutazione, è divenuta
-un obbligo naturale, necessario e comune, da poi che,
-mediante la saggezza miracolosa di Pio IX, incomincia in
-cotesti nostri paesi un ordine vero legale, per addietro sconosciutissimo,
-e per via di cui si à facoltà di procedere pacificamente
-e di grado in grado all'acquisto d'ogni perfezionamento
-civile.<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a>
-</p>
-
-<p>
-Che io non possa poi ringraziarla condegnamente, e
-come io desidero, della bontà e parzialità singolare in me
-adoperata, scorgesi bene da ciò, che se il rivedere la patria
-ed i suoi dopo sedici anni d'esilio e dopo estinta la speranza
-di più abbracciarli, è da computarsi fra le maggiori
-consolazioni del mondo, a me dee mancare qualunque fiducia
-di esprimere all'Eminenza Vostra, non pur coi fatti ma
-con le parole, la gratitudine che me le stringe e annoda in
-perpetuo. Solo vorrei pregarla a considerare che questi sentimenti
-li dice un uomo lontanissimo da ogni maniera d'adulazione,
-e a cui sono ignoti affatto le corti ed i grandi, ignoto
-il conversare e il carteggiare con esso loro; e a cui infine reca
-una vera e novissima meraviglia e soddisfazione il potere e
-dovere far ciò la prima volta in sua vita con l'Eminenza
-Vostra, nella quale si avvera e l'antico adagio che la bontà
-soggioga ogni cosa, e l'antica massima dei giuristi filosofi,
-che negli ottimi è un diritto naturale e non prescrittibile di
-dominio e d'impero.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Di Genova, li 15 agosto 1847.
-</p>
-
-<p>
-Dell'Eminenza Vostra
-</p>
-
-<p class="indr">
-Devotissimo ed Obbligatissimo Servo<br />
-<span class="smcap indr1">Terenzio Mamiani.</span>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
-</p>
-
-<h3 id="banchetto">DISCORSO
-RECITATO AL BANCHETTO
-<span class="smaller">CHE IL CIRCOLO ROMANO OFFRIVA E DEDICAVA ALL'AUTORE<br />
-il dì 23 di settembre del 1847.</span></h3>
-</div>
-
-<p class="indl">
-Fratelli e Compatrioti.
-</p>
-
-<p>
-Il massimo de' misfatti è bagnare le mani nel sangue
-civile; e l'Italia (eterno suo dolore e rimordimento!) ha per
-secoli molti lacerato col proprio ferro le proprie membra.
-Però, chiunque non reputa le cose mortali essere governate
-dal cieco caso, dee nel contemplar le ruine e il disfacimento
-della patria comune, ridire a sè stesso: — Tremenda ma giusta
-è la tua ragione, o Signore! — Per giudizio dell'alto, il
-popolo stato per vigor d'armi e sapienza di leggi arbitro e
-reggitore di tutto il mondo agli antichi conosciuto, passò
-sotto il giogo di cento nazioni, le quali per insino a jeri se
-l'hanno diviso, mercatato e venduto, come torma di vili
-giumenti. Per giudizio dell'alto, la schiatta più gloriosa fra
-tutte le umane fu abbeverata a lentissimi sorsi di umiliazione
-e di scherno: e noi miseri che trascinammo per lunghi
-anni la vita in esilio, e vedemmo dappresso la boria dello
-straniero e gli occulti suoi pensamenti, noi vi testifichiamo,
-o fratelli, che il nome d'Italiano era sinonimo di codardo,
-e apponevasi a modo d'antonomasia al giullare ed al barattiere.
-</p>
-
-<p>
-Ma infine, le luttuose partite della colpa e della espiazione
-sono pareggiate, e la pagina nuova che nel gran volume dei
-nostri destini sta ora aperta e spiegata, porta le solenni parole
-di riscatto e risurrezione. E perchè in nessun popolo
-viene ad effetto un profondo e durevole rinnovamento, salvo
-che per virtù propria e interiore, e gli Italiani scaduti e inviliti
-<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
-affatto innanzi al proprio cospetto aveano dolorosamente
-smarrito ogni fede e ogni coraggio in sè stessi, Dio, con consiglio
-amoroso e misericordievole, mandò loro un segno ed
-una caparra evidente e infallibile del patto rinnovato e del
-perdono largito. Allora scorgemmo in vetta al Campidoglio
-e a vista di tutte le genti cristiane apparire un Angelo col
-nome di Pio, apparire un Labaro sacro e vivente, in cui
-dall'Alpi al Lilibeo le serve e languenti popolazioni girarono
-attonite il ciglio, e lesservi giubbilando <i>In hoc signo vinces</i>.
-Nè questo solo prodigio ha mostrato il Cielo ad accertare i
-Popoli nostri della salvezza insperata.
-</p>
-
-<p>
-Di voi, o Romani (lasciatemi parlare il vero), di voi fieramente
-si sentenziava e diceva: — Gli altri stanno distesi ed
-infermi, ma questi son morti e putono di cadavere; quadriduani
-ei sono, perchè da ormai quattro secoli, e propriamente
-dallo sfortunato Porcari che esalò l'anima sul patibolo,
-più non dettero voce nè crollo. — Ma Pio IX che penetrava
-gli occulti del vostro spirito, così non parlò, ed accostatosi
-a voi come Cristo Signore alla figliuola della vedova, esclamò
-pieno di fede: <i>Non est mortua, sed dormit</i>. E voi vi svegliaste,
-e nel tratto di soli pochi mesi faceste l'Italia meravigliare
-delle vostre civili virtù. Nel vero, parecchie di queste,
-a guardarle nell'abito solo esteriore, possono sembrare altresì
-accomunate a gente o guasta o incivile: l'amore di libertà è
-naturato coll'uomo, e non rade volte s'accende tra cittadinanze
-rozze e feroci; l'unione dei voleri può sorgere spesso
-da ferrea necessità, o dalla fiamma non durevole dell'entusiasmo;
-sprezzar la morte e i pericoli è dote eziandio dei
-selvaggi; ed alcune fiate negli ultimi eccessi della barbarie
-ribolle negli animi umani un valor disperato. Ma ciò che
-rimane peculiare e qualitativo dei popoli veramente civili,
-e forniti di alto senno e di sentire magnanimo, si è la politica
-temperanza; si è il reggere, come voi fate, l'impeto
-stesso degli affetti più generosi, e il voler che procedano
-d'ugual passo la moderazione e la forza, la prudenza e lo
-zelo, la ragione e l'istinto: ondechè in voi, si può dire,
-sono principiati in un dì medesimo e il possesso di parecchi diritti,
-e la difficile saggezza di saperli assai convenientemente
-<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
-usare. Ma v'è più oltre di bene. Imperocchè, o Romani,
-noi vi accusammo di angusti pensieri e di gretto egoismo, e
-che non iscorgevate nè mondo nè umanità di là da Ponte
-Molle e da Porta Carmentale: e voi, in quel cambio, chiamati
-appena a un cominciamento di vita politica, avete pensato
-sopra ogni cosa all'Italia, e ogni vostro atto e consiglio
-va sottomesso e coordinato pur sempre alla salute, al risorgimento,
-allo scampo di qualunque individuo della comune
-famiglia Italiana. Vi accusammo di basse superstizioni; e
-molti chiamavanvi per istrazio una congrega di pusilli e di
-bacchettoni: e voi, a riscontro, mostraste di avere in cima
-dell'intelletto e accogliere e serbare entro l'animo la essenza
-più pura e fruttifera del Cristianesimo; significaste coi fatti di
-professare la sua generosa e razionale moralità, scaldarvi
-degli spiriti suoi più progressivi e sociali, ed ardere al fuoco
-di libertà che tutto quanto lo investe e il vivifica; in somma,
-mostraste di aver in cuore segnata e scolpita la Religione Civile,
-maestra ed inculcatrice di tutte quelle virtù, quegli uffici,
-quelle annegazioni in che versa la carità cittadina, e le quali
-assommano la grandezza e la perfezione del saldo e verace
-Italiano. Per tante e inaspettate prove d'un sentire liberale
-ed altissimo, avete, o Romani, insegnato al mondo, che, contro
-a mille apparenze e mille sintòmi, le brutture e la corrutela
-rimanevansi esteriori e parziali, e, come a dire, solamente
-appastate all'intorno del vostro animo, e che mai la
-sostanza e il midollo non intaccarono e offesero: onde esso
-fu simile a quelle stupende sculture giacenti tra le vostre ruine
-o in alcun canto de' vostri trivj, calpestate dal passeggiere,
-coperte di lezzo e di mota; ma le quali rimesse appena
-in sustante, e lavate e deterse d'ogni immondizia, subito rivelano
-agli occhi maravigliati di ognuno la loro antica e non
-alterata bellezza.
-</p>
-
-<p>
-A me le sorti non concederono il privilegio e l'onore di
-nascere dall'augusta vostra sementa, ma però scorremi
-dentro le vene il puro sangue latino; e voi, voi pure, o Romani,
-siete un latino rampollo, e di gente latina crebbe e si
-allargò questa Città eterna e fatale. A gloria poi ed a singolare
-compiacimento mi reco l'essere stato in mezzo di voi
-<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
-e alle medesime vostre scuole allevato; e il Calandrelli, il
-Conti, il Gasperini, il Folchi, ed alcuni altri ingegni debitamente
-cari ed illustri, furono i primi balj e nutricatori
-della mia povera mente. Da ciò pensate se mi tornò in somma
-dolcezza il rivedere queste mura, lo spirar di nuovo
-queste aure, fissare gli occhi negli occhi vostri, e, più che
-tutto, con voi conversare d'Italia e di libertà. Da ciò pensate
-se mi s'imprime forte nell'animo una perpetua riconoscenza
-dei larghi favori, dell'ospitale affabilità e della fratellevole
-tenerezza con che vi piace di accogliermi; nè valgo a significarvi
-a parole, quanto l'affetto abbondi e moltiplichi nel
-cuor mio considerando tra me le splendide dimostrazioni e
-le segnalate e invidiabili testimonianze d'onore con cui
-volete esaltarmi quest'oggi. Il qual onore voi intendete per
-certo di conferire non alla mia persona oscurissima, non ai
-meriti di buon cittadino in me troppo scarsi, ma sì bene ai
-principj e alle massime generose e civili sempre e invariabilmente
-da me professate, e all'amore e al desiderio di
-questa nostra gran madre Italia, che m'hanno continuo
-infiammato, e da cui, in sedici anni di amarissimo bando, mai
-non ho divertito l'animo un sol dì e un solo istante. E ciò
-tutto voi fate perchè sia indizio e pegno certissimo ed universale
-del come intendete premiare e onorare coloro che
-non di sole parole e consigli (mio vano e sterile pregio), ma
-sì bene avranno con tutto l'animo e con tutto il sangue ajutata
-e affrettata la italiana rigenerazione; la quale (giova ripeterlo)
-voi, Popolo Romano, avete iniziata, per voi s'avanza,
-da voi si sostiene, e senza l'opera vostra mai non potrà riuscire
-nè santa, nè feconda, nè duratura.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
-</p>
-
-<h3 id="toscana">SULLA TOSCANA.</h3>
-
-<p class="center">
-(Dall'<i>Italico</i>, semestre II. — Roma 23 settembre 1847.)
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-Da lettere di Firenze raccogliesi, che la nuova legge
-colà pubblicata circa all'ordinamento della Guardia Civica,
-non tragge seco l'adesione e il suffragio di tutti, ed anzi
-qualche porzione di popolo ha fatto perciò dimostrazioni
-sconvenevoli e tumultuose. Noi desideriamo che quelle lettere
-sian cadute in amplificazioni: ad ogni modo, teniamo
-per fermo che qualora si apponessero in tutto al vero, la
-stampa periodica della Toscana, anzi dell'Italia intera, non
-mancherà al debito suo, e rivocherà gli avventati e gli sconsigliati
-dalla via funesta dei tumulti e delle sommosse.
-</p>
-
-<p>
-Certo, noi non daremo per questo cominciamento di
-male in escandescenza e in furore, e non ingiurieremo nessuno
-col titolo di fazioso, di ribaldo, di demagogo. La storia
-e il raziocinio c'insegnan del pari quanto sia facile entrare
-in possesso d'alcuni diritti, e quanto difficile saperli saviamente
-serbare ed usare. Compatiamo in generale all'inesperienza
-de' giovani e all'ardore impaziente delle moltitudini,
-e ci sentiamo dispostissimi a ravvisare ne' lor moti disordinati
-più presto un eccesso di zelo, che un effetto di male
-intenzioni, e ne' lor capi e guidatori un subito accendimento
-di fantasia e una baldanzosa presunzione di sè, di quello che
-mire personali e ambiziose, e voglia vera e deliberata di
-perturbare e sconvolgere.
-</p>
-
-<p>
-Con tali considerazioni, noi pigliamo speranza che la
-voce dei buoni e degli assennati levandosi viva e concorde
-per biasimare codesti eccessi, vedremo di corto i giovani
-ravvedersi e le moltitudini rinsavire. A gente così ingegnosa,
-avvisata e penetrativa come i Toscani sono, gli è impossibile
-che non apparisca chiarissimo il danno grande ed
-<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
-inestimabile, che recherebbe alla causa italiana questo rompere
-in clamori e in violenze ad ogni atto ministrativo che
-non gradisca (poniamo pur con ragione) a molti ed eziandio
-all'universale. Per gran ventura, àvvi oggi in Toscana rimedj
-regolari e pacifici ai cattivi provvedimenti. Tanto manca
-che il buon Principe voglia o possa al presente imporre a
-popoli suoi triste leggi ed improvvide, che ha messo a tutela
-della giustizia e dei diritti, e a lume e scorta sicura e
-comune del progresso civile, la libera e quotidiana esaminazione
-e discussione della cosa pubblica. Or vuole essa la
-plebe, vogliono essi i giovani inconsiderati preoccupare e
-sforzare il giudicio della stampa periodica, rompere l'equo
-e difficile sindacato degli atti ministrativi, la lenta e laboriosa
-maturazione delle riforme e dei nuovi istituti? Per tutto
-dov'è conceduto il venir componendo una mente ed un senso
-pubblico, e dov'è lecito all'opinione migliore e più generale il
-manifestarsi ed il prevalere non subito nè senza fatica, ma
-pure in modo efficace e perfettamente legale; il ricorrere
-a' mezzi violenti e il far mostra d'ammutinarsi, e dirò anche
-il solo turbar di frequente la quiete comune con atti sconci e
-rumori e grida minaccevoli ed ingiurose, fa pensare al mondo
-che il popolo il quale opera di tal guisa, mentre offende la
-propria sua dignità, disconosce la forza suprema della ragione
-e del vero; rinnega altresì coloro che tuttogiorno nelle
-stampe fannosi organo delle giuste querele e dei comuni
-desiderj; abusa da selvaggio e da barbaro de' naturali diritti;
-e merita di ricadere nell'ignobile stato di servitù e di codardia
-ove la smoderatezza e i vizj e le colpe de' padri suoi
-il cacciarono. E se questo in generale è vero, torna verissimo
-per noi Italiani, a cui tanta maggior prudenza e moderazione
-abbisogna, quanto le condizioni nostre sono state le
-più infelici del mondo, e permangono tuttora le più pericolose
-e difficili. A voi Toscani è bellissima gloria l'essere
-entrati primi o quasichè primi nell'aringo dell'italiana rigenerazione:
-ma di quindi, a voi procede un obbligo vie maggiore
-di porgere agli altri fratelli esempio salutare d'un'ordinata,
-prudente e incolpabile risurrezione. Non udite voi
-l'Italia, la nostra madre comune, la gran <i>Donna di provincie</i>,
-<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
-ancor tutta bagnata di lacrime e coi solchi delle catene nelle
-braccia e ne' piedi; non l'udite voi, ripeto, raccomandarvi
-affettuosamente la vita sua, la sua salvezza, lo scampo estremo
-di tutti i suoi figli? Fra questi, Ella dice, v'ha chi infinitamente
-più di voi tollerava e soffriva, chi ha dato
-prove molto maggiori e malagevoli ad imitare di carità cittadina,
-costanza magnanima, vigore indomabile, amore santo
-e animoso di libertà. Eppure, vedete ch'ei sanno temperare i
-lor desiderj, e tenersi stretti e quieti nelle vie della legge e
-dell'ordine. Perchè, dunque, sarete voi più insofferenti ed immoderati?
-Deh, a che riuscirebbe, o figliuoli, la vostra sconsigliatezza,
-salvo che a sbarbicare del tutto le riforme bene
-iniziate, e la speranza che acquistan del meglio i fratelli vostri
-subalpini, dal cui coraggio e dalla cui disciplina io aspetto,
-quando che sia, d'essere fatta signora di me medesima? E non
-son del mio sangue, e non sono viscere mie quegl'infelici,
-che pur mentre io parlo, cadono laggiù trafitti dal piombo e
-dal ferro su ciascuna riva dello Stretto? I vostri savj e ammisurati
-portamenti, la vostra ragionevole discrezione e longanimità,
-il lieto spettacolo del vostro riposato e concorde
-vivere civile, può far cessare quelle morti e quel sangue,
-chiudere quelle larghe ferite, cambiar la mente e il consiglio
-di chi tiene in mano le sorti della Sicilia e del Regno.
-Il contrario (ahi misera!) procederà del sicuro dal disordine,
-dai tumulti e dalle violenze. In qualunque atto, o figliuoli,
-e in qualunque deliberazione, pensate ai profondi sospiri,
-pensate alle lagrime occulte e amarissime di tanti vostri
-fratelli men di voi fortunati, non però meno cari e men diletti
-al cuor mio.
-</p>
-
-<p class="center">
-(Dal medesimo-Roma, 7 ottobre 1847.)
-</p>
-
-<p>
-Ci giungono di Toscana notizie certe ed esatte, dalle
-quali siam confermati nella speranza che avemmo, che le
-molte lettere mandate di là in cui parlavasi di fatti tumultuosi
-avvenuti per la pubblicazione del Regolamento intorno
-alla Guardia Civica, eran cadute in amplificazioni, ed entrate
-<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
-in paura non ragionevole di scompiglio e sommosse. La saviezza
-della plebe (ci scrivono di colà) e la discrezione e arrendevolezza
-de' giovani non è minore in Etruria che nello
-Stato Romano, e l'antichissima urbanità e la universale e
-pressochè ingenita educazione delle moltitudini toscane non
-lascian temere ch'elle trascorrano di leggieri in atti violenti,
-e in riprovevoli e licenziose dimostrazioni dei proprj desiderj.
-</p>
-
-<p>
-A noi vengono carissime queste notizie, e con piacere
-ci affrettiamo di farle assapere al pubblico. L'ufficio di ammonir
-con modestia, e correggere con amore le moltitudini,
-è forse il più ingrato di quanti competono al giornalista; il
-qual conosce assai bene non essere quello il modo di andare
-a versi nè del popolo nè de' giovani, cui piace naturalmente
-il sentirsi sempre lodati ed accarezzati. Ma la stampa politica,
-a riguardarla nell'alto suo ministero, e sceverandola da ogni
-basso fine di lucro e di ambizione personale e smodata, tien
-luogo oggidì in gran parte di quella solenne censura che fu
-il magistrato più austero e imparziale dell'antichità, e che
-mai non si sgomentava di dispiacere ai sommi ed agl'infimi,
-ai governati ed ai governanti.
-</p>
-
-<p>
-La rigenerazione nostra vive una vita ancor tenerella e
-infantile, e può ammalare così di languore come di febbre.
-Noi, secondo le nostre forze, combatteremo sempre ambedue
-quelle infermità, quante volte non pure discoprirannosi
-apertamente, ma daranno indizio e sospetto di sè. Sui fatti
-possiamo ingannarci; le intenzioni sentiamo di avere diritte
-e generose.
-</p>
-
-<p class="center">
-(Dal medesimo-Roma, 14 ottobre 1847.)
-</p>
-
-<p>
-(Precede una lettera sottoscritta da molti Toscani di eletto nome,
-nella quale si fa alcuna rimostranza sul penultimo Articolo.)
-</p>
-
-<p>
-Appena da nuove lettere di Toscana fu dissipata la
-grave apprensione in che molti vivevano intorno alla quiete
-ed all'ordine di quella provincia, io mi affrettai con vivissima
-compiacenza di ciò pubblicare in questo giornale medesimo.
-<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
-con data dei 7 di ottobre. Il foglio che giungemi di Firenze
-e leggesi qui stampato, riconfermando la buona novella, riconferma
-me nella gioja e consolazione ricevutane. V'ha
-molti casi nei quali la parola eccitata dalle notizie correnti,
-perde opportunità ed efficacia qualora s'aspetti che il tempo
-o cancelli appieno o raddrizzi ed emendi il racconto dei
-fatti. In cotali casi, chi non vuol mancare al debito di scrittore
-e di cittadino, e d'altra parte non vuol censurare
-senza buon fondamento, parla e ragiona per via di supposti,
-dichiarando di avere ferma speranza che le cose narrate o
-non s'appongano al vero o di molto l'amplifichino; e ciò
-appunto faceva io nell'articolo del 23 di settembre: l'impeto
-dell'affetto e la vivezza dei tropi debbesi unicamente recare
-all'indole dello scrittore e all'importanza suprema della
-materia. Come si propalasse la voce di disordini gravi accaduti
-e il sospetto di cose molto peggiori, io non so; ma
-che ciò si scrivesse in più luoghi e da persone assennate
-e di credito, è certo e noto ad ognuno. Nè il raziocinio valeva
-a mostrare e provare quegli avvenimenti come impossibili;
-conciossiachè, mancando a noi Italiani da troppo gran
-tempo la vita politica, ci vien meno similmente il criterio
-e l'abilità di presumere con molta certezza quello che siamo
-per operare. Ed anzi, considerandosi bene la inesperienza
-comune, l'ardore delle fantasie, i tempi difficilissimi, è più
-forse da maravigliare della universale prudenza e saviezza,
-che del loro contrario. Ma d'altra parte, io confesserò volentieri
-che nessun prodigio di senno civile è insperabile dai
-Toscani, privilegiati fra tutti i popoli italici per altezza d'ingegno,
-e gentilezza d'animo e di costumi. Del che mi sembra
-fare testimonianza molto notabile questo foglio medesimo
-che tanti egregi Toscani sonosi degnati mandarmi. Perchè
-non poteasi con parole più mansuete e cortesi, e con più
-squisita urbanità dimostrarmi l'errore in cui venni indotto,
-e il quale son quasi tentato di amare e di carezzare, dappoichè
-mi ha procacciata una manifestazione di benevolenza e
-di stima superiore oltre modo e, a meglio dire, senza proporzione
-veruna coi pregi della povera mia persona. Voglia
-ciascuno di que' degnissimi soscriventi riconoscere in queste
-<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
-mie parole un atto sincero di scusa, di ringraziamento e di
-ossequio a lui particolarmente indiretto, e il quale io adempio
-con la solennità che posso maggiore, per segno durevole
-di osservanza e di gratitudine.<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
-</p>
-
-<h3 id="filedoni">PAROLE DETTE IN PERUGIA<br />
-NELLE STANZE DE' FILEDONI
-<span class="smaller">li 18 di ottobre del 1847.</span></h3>
-</div>
-
-<p class="indl">
-Fratelli e Compatrioti.
-</p>
-
-<p>
-Quante solenni memorie, quanti affetti gagliardi, che
-immagini varie di grandezze e ruine, di trionfi e cadute mi
-si adunavano intorno al cuore, mentre io saliva (or son
-pochi giorni) questi famosi Apennini, e scorgeva torreggiar
-di lontano la città vostra, antica e quasi naturale regina dell'Umbria!
-</p>
-
-<p>
-E per vero, io discerneva quivi da ciascun lato i vestigi
-ed i testimonj d'infinite umane generazioni, e di più forme e
-procedimenti di civiltà; e di quindi io raccoglieva come a dire
-un compendio e un ritratto della storia intera d'Italia, in quel
-modo appunto che ne' più profondi scoscendimenti o dell'Alpi
-o de' Pirenei avvisa e riconosce il geologo la storia tutta
-quanta del globo terraqueo e de' paurosi suoi cataclismi.
-Certo è che voi, Perugini, col solo indicare gli avanzi che
-qui tuttora grandeggiano dell'opere ciclopee, e con l'aprire
-que' sepolcreti non da molto scoperti e tornati alla memoria
-degli uomini, ove intorno alle ceneri de' Lucumoni dormono
-gli antichissimi vostri padri, voi potete, insieme con l'altre
-metropoli etrusche, darvi titolo e gloria di progenitori veri
-dell'occidentale incivilimento; imperocchè appo voi le arti,
-la religione, le leggi, le leghe, i commerci già si attuavano
-e si spandevano, quando la Grecia medesima rozza rimaneva
-e selvatica. E però, in fra le nazioni tutte moderne, a
-voi si compete una specie di nobiltà naturale e di legittimo
-<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
-patriziato, conciossiachè va ormai pel terzo migliajo d'anni
-da che siete usciti di stato barbaro e entrati a iniziare l'umano
-perfezionamento.
-</p>
-
-<p>
-Ma le vostre valli e colline situate come si veggono fra
-il Trasimeno ed il Tevere, son tutte piene altresì di romane
-memorie; onde gli antichi libri raccontano che fino a quando
-stette e durò la Repubblica, stette e durò prosperevole il vostro
-Comune; e il ferro e il fuoco che per le mani scelleratissime
-dei Triumviri l'ardeva e lo smantellava, annunziò al
-mondo il prossimo disfacimento del maggiore degl'imperi.
-Ma l'Italia è sacra e non può perire, e di voi similmente fu
-decretato che alle ruine etrusche ed alle romane sorvivereste;
-e quando per lo crescente splendore del pontificato il
-nome d'Italia ridivenne temuto e onorando, e i vecchi municipj
-latini sentirono di aver riacquistata la balía di sè stessi,
-la città vostra, o Perugini, fu in quella nuova e maravigliosa
-costellazione di repubbliche un astro sereno e cospicuo: il
-perchè leggesi lungamente in tutte le storie patrie quanto la
-bravura di Fortebraccio, le armi e le astuzie de' Baglioni,
-l'autorità e la prepotenza di sommi gerarchi, faticassero e
-travagliassero ad assoggettarvi e a sbarbare dal vostro suolo
-la pianta divina della libertà. Ed essendo che la generosa
-vostra natura dovea farvi partecipi d'ogni ragione di gloria
-italiana, allato al valore di Niccolò Piccinini e d'altri gagliardissimi
-condottieri usciti del vostro sangue, nacque per
-gentil contrapposto quel miracolo d'arte Pietro Vannucci,
-la cui fama, avvegnachè grande e perpetua, sarebbe massima
-e sola, dov'egli non avesse nudrito del proprio senno e
-allevato nelle proprie sue scuole colui al quale voleranno secondi
-tutti i contemplatori del bello e gl'imitatori della natura.
-</p>
-
-<p>
-Nell'età più bassa, voi pure, o Perugini, con tutta insieme
-la nazione italiana siete caduti, e il comune peccato
-espiaste delle guerre fratricide. I Genovesi nel sangue pisano
-e veneto, i Veneziani nel genovese e lombardo, voi tingeste
-le infelici armi vostre nel sangue fulignate e aretino:
-di quindi le miserie e le umiliazioni, di quindi la cresciuta
-ignoranza, e le pessime leggi, e la tirannia straniera e domestica.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma l'Italia (giova ridirlo) è terra sacra, e dai destini
-privilegiata; conciossiachè si racchiudono nel grembo suo
-infinite semenze di civiltà sempre nuova e ripullulante; e
-sembra che a ciò a punto il consiglio supremo di Dio lascila
-di tempo in tempo incolta ed inoperosa, perchè ristorata di
-forze quanto bisogna e purgata delle male erbe, faccia altra
-volta maravigliare il mondo universo de' peregrini frutti di
-sociale sapienza, che in modo affatto insperato produce e
-matura, e de' quali nudrisce di poi molto volentieri le menti
-di tutti i popoli. E che noi siamo al presente in questo ricominciare
-il glorioso cammino, e che la benignità dei cieli
-conceda a nostri occhi di rimirare i primordj fortunatissimi
-d'una quinta epoca d'italiano incivilimento, il dicono assai
-manifesto la letizia de' vostri aspetti, la concordia e meschianza
-di tutti gli ordini di cittadini, la significazione di
-queste scritte e di questi emblemi, le parole calde e leali
-che a voi ed a me or si fa lecito di pronunziare e di udire,
-il vedermi io stesso in mezzo di voi e da voi festeggiato dopo
-la lunghezza e l'acerbità d'un esilio più che trilustre. Ma
-forse meglio di qualunque altro indizio, e con chiarezza ed
-efficacia maggiore di tutti i segni da me notati, ciò che afferma,
-persuade e assicura qualunque intelletto del certo nostro
-risorgimento, si è lo scorgere qui presenti gli stemmi e
-l'effigie dell'Augusto e Ottimo Pio; il quale voi, o Perugini,
-con sublime antonomasia e con un senso profondo di verità,
-chiamar solete il liberatore, e ch'io credo altresì, senza pericolo
-niuno d'adulazione, poter domandare il Divino ed il Taumaturgo;
-perciocchè la subita trasformazione ch'egli ha operata
-nell'essere delle cose e nel cuore degli uomini, à, più che
-d'altro, natura e qualità di prodigio.
-</p>
-
-<p>
-Sfavilli, adunque, d'amore e di gratitudine l'anima nostra
-verso un tanto Pontefice, al quale ha piaciuto con l'ultimo
-atto di sua saggezza di sollevare questi popoli alla giusta
-partecipazione della politica potestà; e incominciando in tal
-guisa fra noi un ordine vero legale, per addietro sconosciutissimo,
-e ponendo a principale custodia e difesa di esso non
-l'armi forestiere e le mercenarie, ma le proprie e libere
-de' cittadini, ha restituito a noi tutti il senso dell'umana dignità,
-<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
-l'uso dei naturali diritti, l'alterezza del nome italiano.
-Però, il modo più acconcio e migliore di mostrarsegli
-grati e nobilmente rimeritarlo, si è per lo certo di proseguire,
-con ispirito animoso insieme e prudente, la impresa
-grande e magnanima da lui cominciata, e volere e operare
-l'universal bene com'egli l'opera e il vuole; cioè a dire con
-cuor mondo e labbro verace, e con interissima annotazione
-e rinunciamento de' nostri privati profitti. Affratelliamoci
-tutti con franco e devoto animo, tollerando le differenze delle
-opinioni e le ombre e le nebbie de' pregiudizj, spegnendo
-(se fia possibile) per sino il nome di fazioni e di sètte, e accettando
-non che per vera ed eterna, ma per benefica e
-salutare altresì quella massima la quale afferma starsene effettivamente
-gli uomini spartiti e schierati in due vasti campi;
-ma che nell'uno già non sono adunati i conservatori e i retrogradi,
-e nell'altro i liberali ed i progressisti; nel primo i solleciti
-e gl'impazienti, e nel secondo i moderati e i prudenti;
-in questo il clero ed i nobili, in quello i laici e la plebe: ma
-sì veramente nell'un campo stanno attendati gli onesti, e i
-disonesti nell'altro; imperocchè la virtù e il vizio soltanto
-hanno facoltà di spartire il genere umano, e inconciliabili
-sono fra loro pur solamente la bontà e la tristizia, la leanza
-e l'ipocrisia. Ogni onesto pertanto e ogni buono, qual veste
-o nome o condizione o pensieri ch'egli abbia, venga lietamente
-da noi ricevuto, ed anzi ricerco e sollecitato. Ma chiudansi
-perpetuamente le nostre porte agl'ipocriti ed ai malvagi,
-poco badando che per avventura liberali sien detti e
-liberali opinioni professino. Cademmo per le discordie e la
-corruttela, e per li soli contrarj loro potremo risorgere.
-Inebriamoci, a così dire, della carità cittadina, e un qualche
-tempo almeno viviamo dimentichi di noi stessi e ricordevoli
-unicamente della patria comune: ed io vel giuro per gli spiriti
-sacri e immortali dei martiri della libertà, noi salveremo
-l'Italia, e tutta la salveremo e per sempre.
-</p>
-
-<p>
-Quanto è poi alla mia persona e alle cagioni ed al fine
-di questa lieta vostra adunanza, io pensando alle lodi veramente
-superlative che di me ho ascoltate, e guardando a
-queste singolari dimostrazioni di osservanza e di affetto,
-<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
-onde a voi, Perugini, gradisce di onorarmi e fregiarmi
-oltremodo; io debbo, siccome fo, ringraziarvene con tutto l'animo,
-e conoscente rimanervene fin di là dal sepolcro; e sempre
-dinanzi agli occhi della mia mente dimoreranno le
-vostre sembianze e la dolce e cara memoria di questo giorno:
-ma io non posso in guisa alcuna ritrarne, come vorrei,
-una gioja sincera e un profondo compiacimento, conciossiachè
-io mi riconosca di tali onori e di tali fregi immeritevole
-affatto, nè piglio speranza per l'avvenire di crescere tanto
-nella bontà e negli altri pregi, da molto scemare la sproporzione
-coi vostri encomj e con la vostra ospitale cortesia e
-larghezza. E per fermo, io m'avvedo di non aver operato a
-rispetto d'Italia altra cosa degna e lodevole, fuorchè l'alimentare
-nel chiuso petto una infruttifera intenzione e un
-desiderio inerte ed inefficace di sua salvezza, e l'aver sostenuto
-con dignità conveniente la comune sventura: nel che
-è piuttosto da lodare la rimozione del male che l'adoperazione
-del bene, la quale appresso i popoli civili e magnanimi
-non dee consistere mai nel nudo e semplice adempimento di
-ciò che è debito universale d'ogni cittadino non reo e non
-vile. Perlochè, giovandomi pure della calda affezione che
-mi portate, e del non poco di autorità che ripor volete nel
-mio ragionare, sostenete che io vi consigli e vi preghi ad
-essere di tali mostre e testimonianze d'onore più parchi
-dispensatori, e serbarle tutte per quei generosi che in tempi
-ancor più difficili, tra prove molto più ardue e laboriose, tra
-cimenti di grave ed anzi d'estremo pericolo, sapranno, con
-forti spiriti e con la spontaneità e religione del sacrificio,
-fermar le sorti ancor vacillanti d'Italia, e pareggiar gli avi
-nostri nella grandezza loro più malagevole ad imitarsi; io
-vo' dire, lo spregio magnanimo d'ogni rischio e d'ogni infortunio,
-e il far getto sì degli averi e sì della vita perchè della
-patria carissima sia la vita eterna e gloriosa.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
-</p>
-
-<h3 id="banchetto2">DISCORSO
-RECITATO AL BANCHETTO
-<span class="smaller">CHE I PESARESI OFFERIVANO ALL'AUTORE CONCITTADINO<br />
-il dì 31 di ottobre del 1847.</span></h3>
-</div>
-
-<p class="indl">
-Fratelli e concittadini.
-</p>
-
-<p>
-Sempre è dolcissima cosa rivedere la patria; e per poco
-ch'ella sia stata lungi dagli occhi nostri, un attraimento
-soave ed irresistibile a lei ci rimena. Ma rivederla dopo
-compiuti sedici anni, che sono sì gran porzione di nostra
-vita; rivederla dopo l'esilio, e per cessazione di quel divieto
-crudele che il desiderio di lei raccendeva nell'animo e rinnovava
-senza conforto ogni giorno; rivederla, infine, e ricuperarla
-quando la speranza n'era affatto venuta meno,
-quando parea cosa certissima dovere il povero rifuggito lasciare
-in terra straniera le sue ossa non lacrimate da alcuno,
-ciò reca tale e tanta squisita dolcezza e abbondanza di
-gaudio, che le parole non vi arrivano, e l'arte del dire smarrisce
-ogni sua facoltà. Ora, questa per appunto è la condizione
-e la insufficienza in che trovasi di presente la mia
-lingua e il cuor mio. Nè con tutto ciò, io v'ho ancora ricordato
-e dinumerato l'altre cagioni vive e gagliarde di mia
-profondissima commozione, e della piena impossibilità di
-significarvela. Conciossiachè io pensava che a' miei sospiri
-e al mio dolore trilustre fosse unico testimonio Iddio, e solo
-qualche amico d'infanzia dentro nel chiuso animo se ne
-compiangesse; laddove voi mi dimostrate, o fratelli, con
-mille prove, che tuttaquanta la mia città e provincia natale
-partecipava al mio lutto e dolore. Vollero i nemici del
-bene, e più specialmente nemici d'ogni libertà e grandezza
-<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
-d'Italia, non che sbandeggiarmi per sempre e togliermi ogni
-cosa cara e diletta quaggiù; ma eziandio alla pena aggiunger
-lo sfregio, darmi appellazioni piene d'ingiuria, svegliarmi
-contro non l'amore e la compassione de' popoli, ma bensì
-l'odio e lo sprezzo. E voi in quel cambio, o miei Pesaresi,
-voi m'accogliete con quegli onori che non alla umile mia
-persona, ma sì starebbero bene a un uomo illustre e magnanimo;
-voi vi compiacete di me come s'io fossi augumento di
-vostra gloria, e passar mi fate, per così dire, dall'oscurità
-alla fama, dall'esilio al trionfo.
-</p>
-
-<p>
-Tutto questo, o concittadini, versa sulle piaghe che
-m'aprì la fortuna un balsamo soavissimo, ed anzi elle sono
-già tutte chiuse e rimarginate. Se non che, per la necessità
-ineluttabile in cui vivesi l'uomo di sentire nelle cose più
-liete e felici la fralezza di sua natura, una qualche stilla
-d'amaro si sparge eziandio nel pieno di tal contentezza. Imperocchè
-io mi partiva di questa terra carissima vigoroso e
-fiorente di età e di salute, ed ora mi vi riconduco assai cagionevole
-e prossimo alla vecchiezza. Il sedere e conversare
-tra voi e con voi m'è somma gioja e compiacimento; ma
-quando io giro lo sguardo ne' vostri aspetti, troppe sono le
-sembianze amatissime e nel mio cuore scolpite che io cerco
-ed, ahi! non ritrovo. Irreparabile caducità delle umane sorti!
-Nello spazio di sedici anni, oh che dolorose trasmutazioni si
-compiono, quante memorie soavi s'estinguono, quanti sepolcri
-si schiudono, quanta parte della coetanea generazione
-vi scende!
-</p>
-
-<p>
-Non però di meno, perchè lasciomi io rapire a sì triste
-meditazioni in ore sì belle e sì fortunate? E che può mai
-importare la mia soprastante vecchiezza e le mie infermità,
-quando io rimiro che la patria nostra ringiovanisce, e che
-lo spirito di libertà cominciando a scorrere nelle sue vene,
-tutta maravigliosamente la risana e rintegra? Parecchi dei
-miei prediletti amici ànno chiuso gli occhi nel sonno mortale:
-ma più non riposano in terra di schiavitù, ma il piede
-dello straniero non potrà oggimai calpestare le tombe loro, e
-la viva riconoscenza del popolo inverso ciò che vollero ed
-operarono a bene di lui, a bene d'Italia, più non fuggirà
-<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
-paurosa li sguardi de' vilissimi spiatori; ed anzi, mentre esso
-popolo verserà su quelle tombe dolce e ricordevole pianto,
-le mani de' sacerdoti leverannosi a benedirle, e le lor sante
-bocche pregheranno la pace de' giusti alle anime infiammate
-di carità cittadina: imperocchè il maggiore de' prodigi e il
-più profittevole al mondo che la sapiente bontà di PIO IX
-conduce in atto, si è del sicuro quel caldo e fratellevole abbracciamento
-che vediam farsi in modi così impensati e sublimi
-tra la virtù privata e la pubblica, tra la libertà e la
-religione, tra l'incivilimento e la Chiesa. Io vi dichiaro, o
-fratelli, con gran fermezza, che quando anche i miei disagi
-e le mie afflizioni state fossero intrise di molto maggiore assenzio,
-quando incontrato avessi non pure un esilio quale ho
-sofferto, ma dieci altrettali ed ancor più acerbi, queste nuove
-sorti d'Italia porgerebbermi una mercede e un compenso oltre
-misura superiori; e la letizia che me ne procede, esser dee
-riposta tra le cose veracemente ineffabili, e tra quelle divine
-pregustazioni delle delizie celesti, che alcuna ben rada volta
-sono agli uomini concedute affin di aprire il loro intelletto
-e crescere il lor desiderio inverso le bellezze sovramondane
-ed eterne.
-</p>
-
-<p>
-Per rispetto poi all'intenzione amorevole che tutti manifestate
-di onorare in me non le opinioni solamente le quali
-ò sempre mai confessate, e la santissima causa a cui son devoto,
-ma eziandio la mia persona e quello che di lodevole a
-voi par di trovare nell'animo e nell'ingegno mio, sinceramente
-vi affermo, che delle vostre onoranze ed encomj io
-sento di meritare appena una minima parte, e che pur questa
-io debbo da voi riconoscere. Imperocchè voi, come se tutti
-mi foste padri e fratelli, m'avete con amorosi consigli e con
-blandimenti e lodi ed esortazioni continue e infinite avviato
-al bene, e, mediante una specie di cortesissima e affettuosa
-violenza, m'avete fin dalla puerizia sospinto a desiderare la celebrità
-delle lettere. Così da voi s'è mostrato, con bello e utile
-esempio, che non riesce dannoso, come pensano molti, al primo
-svegliamento dell'intelletto e dell'altre nobili facoltà il
-nascer discosto dalle grandi e rumorose città capitali; perchè
-pure alle aquile, innanzi di avere spiriti e gagliardezza
-<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
-per volare in cima dell'alpi e affrontar le bufere, fa d'uopo
-di crescere quietamente nel piccolo nido, e con tenue cibo
-venir nudrite. E similmente da voi s'è mostrato, come quello
-che suol domandarsi oggidì <i>spirito municipale</i>, quando sia
-ben temperato e commisurato all'amore e servigio che tutti
-dobbiamo alla patria comune, divenga sorgente perpetua di
-profitto e virtù, massime in questa nostra Italia, in cui la potenza
-individua di ciascun uomo tiene spesso del prodigio;
-quando che altrove le grandi cose si operano solo per virtù
-collettiva, come sforzo e peso di masse, il quale in ciascun
-atomo componente non apparisce e non ha valore assegnabile.
-</p>
-
-<p>
-Ma perchè lo spirito municipale non nuoca ed anzi giovi
-e fruttifichi, egli è grandemente mestieri non solo di connettere
-e subordinare ciascun atto della vita del proprio Comune
-all'universal vita della nazione, ma di stringere quanti
-più legami si possono di socialità e di fratellanza con le città
-finitime e prossime, affinchè un flusso perenne di scienza e
-di civiltà corra e ricorra per esse tutte, come sangue per ogni
-vena di corpo animato. In cotal guisa, o Signori, poco avremo
-ad invidiare a quelle nazioni in cui li sparsi raggi d'ogni bene
-comune e d'ogni specie di scibile radunansi tutti in un punto
-solo sfolgorantissimo: conciossiachè i lumi del viver nostro civile,
-non ostante la picciolezza e tenuità di ciascuno, congiungendosi
-spesso e rischiarandosi mutuamente e a simiglianza
-di specchi l'uno nell'altro riverberando, cresceranno da ultimo
-sì fattamente e di numero e d'intensione, da soverchiare
-ogni forma e grandezza di umano splendore. Dalla qual cosa
-procederà fra gli altri beni questo prezioso e singolarissimo,
-di convertire l'astio profondo e le misere nimistà antiche in
-emulazione ardente e operosa. Nè a voi, Pesaresi, dee fare
-apprensione e paura l'entrare in simile competenza con
-mille altre città; dappoichè la natura v'à di raro ingegno e di
-non comune gentilezza privilegiati, sicchè picciolo popolo
-siete, ma glorioso e caro alla nostra gran madre Italia. Deh
-vogliate, o giovani, serbare a questa città natale il titolo
-suo invidiato di culta e di gentile, e non vi piaccia di confondere
-mai l'austerità e la valentía con la salvatichezza e
-con la ferocia, e di scompagnare dall'uso dell'armi gli studi
-<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
-gravi e gli ameni. Ben conoscete che l'armi indòtte sono
-barbare, e in guerra non durano e non prevalgono; come, per
-lo contrario, la scienza imbelle e indifesa appiccolisce sè stessa
-e muor nel servaggio. E a cui non è noto il simbolo esatto ed
-elegantissimo per via del quale rappresentavano i Greci
-l'alleanza perpetua e necessaria dell'armi e delle lettere? chi
-non sa che Minerva, figliuola della mente di Giove, usciva
-dal capo del Dio brandendo l'asta e imbracciando lo scudo?
-Ma perchè m'andrò io ravvolgendo tra le favole greche,
-mentre la storia vera d'Italia offre a noi Metaurensi, e ai popoli
-tutti compaesani, uno specchiatissimo esempio del sapere
-alle armi contemperare gli studi, e fare scorta e governatrice
-d'ambedue la sapienza civile? E che altro erano le città famose
-di Metaponto, di Crotone, di Taranto, di Locri, di Reggio,
-se non collegi e famiglie di filosofi e di guerrieri? Quale
-altra parte del mondo à saputo a un tempo medesimo e con
-l'ufficio degli uomini stessi trovar le scienze e fondar le repubbliche;
-eccellere nell'arte della poesia e della musica, come
-nell'arte del difendersi e del battagliare? A chi non entrerà in
-cuore una giusta e durevole ammirazione, considerando quell'alternare
-continuo delle ginnastiche e delle meditazioni, quel
-passare di frequente dalle accademie al campo, dalla investigazione
-profonda delle fisiche e delle matematiche all'apprendimento
-disagiato e severo della milizia, e dalla quiete e solitudine
-contemplativa al maneggio e all'uso delle faccende
-politiche? Sono d'ogni cosa i padri nostri stati trovatori e
-maestri, nè mai ci bisogna di trarre altronde gli esempj e
-gl'insegnamenti. Nè dicasi che tutto ciò è antichissimo, e
-troppo remoto e diverso dalle condizioni moderne. Conciossiachè,
-a rispetto della natura, noi siamo sempre i medesimi,
-e nulla à cangiato sostanzialmente in Italia, salvo che la
-tempra degli animi; a ricomporre la quale ci basterà oggimai
-il fermo e saldo volere. Nulla nell'ordine delle cose mondane
-è più resistente e meno mutabile che i germi primitivi
-e le forme ingenite delle specie; e da voi non s'ignora per
-che serie innumerabile d'anni, tra quali forze nemiche e pertubatrici,
-si serbano integre e incorrotte le minute semenze
-di mille gracili pianticelle: or quanto più forti riescono,
-<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
-quanto più perdurevoli i germi primitivi ed originali delle
-umane famiglie! Noi siamo, ripeto, e ciò ne serva d'orgoglio
-insieme e di vergognoso rimprovero, noi siamo li stessi
-che i padri nostri; e la invasione de' barbari altro non à pur
-fatto, che insinuare piccioli rivi d'estrania vena nel regal fiume
-delle razze latine; e que' rivi o sono già dileguati, o, come
-insegnano i fisici, servito ànno a ravvivare la virtù e l'efficacia
-delle antichissime stirpi. Nè a chiunque s'ostini di ciò,
-negare dobbiamo rispondere altra parola, se non invitarlo a
-girare gli occhi verso le sacre sponde del Tevere. Là veggia,
-là contempli la forza e generosità indomabile delle
-vecchie progenie. Essendochè quella misera plebe, giaciuta
-in sonno, in gelo e in torpore di servitù e d'ignoranza pel
-voltare di qualche secolo, e dopo aver tollerato lo sprezzo
-oltraggioso non che degli strani ma de' medesimi compatrioti,
-ecco si vien riscuotendo alla voce soave del suo Pontefice,
-e fa l'Italia e l'Europa maravigliare de' pensamenti e delle
-opere sue. Ella così stramazzata nel fango e l'ultima giudicata
-fra le plebi italiane, già sorge e procede animosa, già
-entra innanzi a noi tutti, e pianta in Campidoglio un Labaro
-nuovo promettitore di certa vittoria e in cui, dallato al nome
-augustissimo dell'autore e principiatore di nostra risurrezione,
-potrà, senza paura di scandalo e con approvazione
-e contentamento del mondo intero civile, riscrivere le famose
-e tremende parole <i>Senatus Populusque Romanus</i>.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il seguente scritto usciva dai torchi verso il finire dell'anno
-47, e in quel mentre appunto che in Roma si congregavano
-i deputati ad una Consulta in cui ponevano le città
-dell'Italia media speranze più che grandi. Desiderò l'Autore
-che il Municipio del suo paese natale porgesse l'esempio di
-addirizzare al proprio deputato parole utili e pubblicamente
-espresse, affine che da pertutto l'opinion generale dei popoli
-avesse comodità di farsi sentire e valere. Al Municipio gradì
-molto il pensiere, e l'Autore concittadino ebbe carico di porlo
-in atto. Ogni cosa è qui assestata alle circostanze, e parecchi
-concetti nuovi si meschiano ad altri comuni ed elementari di
-scienza politica.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
-</p>
-
-<h3 id="municipio">IL MUNICIPIO DI PESARO
-<span class="smaller">AL SUO DEPUTATO APPRESSO IL PONTEFICE.</span></h3>
-</div>
-
-<p class="center">
-ALLOCUZIONE.
-</p>
-
-<h4>I.</h4>
-
-<p>
-Noi crediamo debito nostro e utilità e profitto di questi
-popoli Metaurensi l'aprire a Voi pubblicamente, o illustre
-signore, i nostri pensieri circa que' negozj gravissimi, a
-trattare i quali siete chiamato in Roma dal glorioso Pontefice.
-E del manifestarvi la mente che abbiamo e i desiderj e
-le speranze che vi accompagnano, ci sembra tanto maggiore la
-opportunità e la convenienza, quanto che noi non siamo per
-via diretta e per suffragio proprio e immediato i committenti
-vostri; tuttochè a noi sia gran cagione di stimarvi altamente
-e di confidarci nel vostro zelo e sapere la scelta che à fatto
-di voi il sovrano. Questi, nell'ultimo suo Motuproprio delli
-15 ottobre, col quale à recato gioja sì viva nell'animo de' suoi
-popoli e in cui definisce gl'incarichi e le pertinenze dei deputati,
-rassegna fra esse l'ufficio <i>di determinare le regole che
-la Consulta di Stato debbe tenere in trattare, deliberare e sindacare
-gli affari</i>. Noi, dunque, v'invitiamo per prima cosa a compiere
-quell'ufficio in maniera, che la manifestazione della
-mente dei deputati e qualunque altro esercizio di lor facoltà
-e prerogative sia franco e spontaneo quanto bisogna, ed abbia
-per testimonio e per giudice quotidiano e debitamente
-istruito la pubblica opinione.
-</p>
-
-<p>
-E voi potete ciò facendo chiarire altresì ed estendere
-alcune disposizioni di esso Motuproprio, le quali noi desidereremmo
-e più larghe e meglio determinate, affinchè le pubbliche
-guarentigie che vi si attengono, riescano da nessun
-lato apparenti e vacillanti, ma reali, ferme ed irrevocabili
-in ogni parte.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
-</p>
-
-<h4>II.</h4>
-
-<p>
-Il Santo Padre, nella circolare delli 19 aprile mandata
-dal cardinal Gizzi a tutti i governi delle provincie, raccomandava
-più specialmente alle cure e meditazioni dei fedeli
-deputati l'ordinamento nuovo de' Municipj. E di vero, con
-gran senno il principe nella riformazione dello Stato prende
-le mosse da quella che ragguarda i Comuni; imperocchè, come
-puossi dare assetto, figura e vita all'intero corpo, qualora
-non sieno per innanzi ben composte e figurate le membra?
-Noi vi preghiamo, pertanto, se pure di ciò è mestieri pregarvi,
-che vi occupiate con tutto l'animo nella costituzione nuova
-dei Municipj; e intendiamo che ciò si faccia da voi con mente
-affatto imparziale e con estesi e generali concetti, badando
-sempre alle condizioni ed all'esigenze comuni, e non alle
-minute particolarità e pretensioni di tal luogo o di tale altro:
-imperocchè noi non vogliamo che il bene della città e provincia
-nostra sia per privilegio e per eccezione, e meno vogliamo
-che torni a scapito di qualunque altra parte dell'intero
-corpo della patria; ma sì domandiamo che ogni riforma
-ed innovazione nostra particolare avvenga per effetto di leggi
-comuni, e si accordi perfettamente con l'universale prosperità.
-Verso tre punti principali debbe addirizzarsi la perspicacia
-vostra nella materia dei Municipj.
-</p>
-
-<p>
-Il primo si è, che a rispetto dello Stato risiede nel Municipio
-una libertà naturale di azione circa il formare e
-usare di tutti i suoi beni, appunto come nell'individuo a rispetto
-della città. Di quindi procede che le franchigie non
-gli son date dalla legge, ma sì dalla legge sonogli assegnate
-le giuste limitazioni di quelle; e però, in generale, la legge
-non dee (come sotto i governi dispotici) venire numerando
-le speciali e singolari facoltà del Comune, e prescrivergli quello
-che può, ma quello che non può e non dee.
-</p>
-
-<p>
-Da cotal massima procede il secondo punto, che la legge
-cioè sappia e voglia costituire il Comune con quanta maggior
-larghezza si può; e intendiamo dire, che la spontanea
-vita di esso si svolga e cresca e si eserciti sciolta dalle restrizioni
-<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
-e pragmatiche che or sotto nome di tutela, or sotto
-quello di sopraveggenza e di buon governo, impacciano dannosamente
-e oltre ad ogni necessità il corso naturale dei
-pensamenti e delle azioni commutative. E qui ci piace di ricordarvi,
-che la prima e fondamental cagione della prosperità
-sociale, durevole e non artefatta, si è la spontaneità, siccome
-quella che s'ingenera immediatamente dalla nobile natura
-umana, la essenza di cui è libera e <i>incoercibile</i>: di tal guisa,
-l'avviamento dell'uomo al vero ed al bene non dee venir procurato
-dalle prescrizioni della legge troppo speciali e forzose,
-ma dall'impulso generale dei metodi educativi, dall'incremento
-e diffusion del sapere, e da tutte quelle cagioni che per
-semplice virtù ed efficienza morale persuadono e ottengono i
-miglioramenti e perfezionamenti civili.
-</p>
-
-<p>
-Per la ragione medesima, noi non vi raccomandiamo di
-estendere e moltiplicare le pertinenze dei magistrati municipali;
-stantechè ogni cosa per natural diritto è di pertinenza
-loro, quante volte essi operino a nome e per facoltà del popolo
-committente, e non invadano alcun ufficio che le leggi
-decretarono dover competere allo Stato e a' suoi reggitori.
-Molte volte accade, per lo contrario, che al governo generale
-dello Stato divenga profittevole sopramodo il chiamare i Comuni
-a partecipare ad alcune funzioni politiche; come, per
-via d'esempio, al ministero della polizia, ovvero a quello della
-giustizia con la istituzione dei pacieri e dei giudicj conciliativi,
-e ad altri incarichi d'ugual peso.
-</p>
-
-<p>
-La terza considerazione che accade di fare intorno ai
-Municipj, si è di conoscere e misurare sin dove debba la volontà
-di quelli piegarsi e cedere alla volontà universale legislatrice,
-la quale reputa di comandare a nome del maggior
-bene comune. Conciossiachè non àvvi bene comune sì grande
-(toltone fuori le estreme necessità chiare e visibili a tutti), che
-compensi il gran danno di violentar troppo l'arbitrio individuale,
-e troppo restringere l'adoperamento e l'uso spontaneo
-delle facoltà e dei beni proprj. Scoprire il giusto temperamento
-tra l'arbitrio eccessivo dei Municipj e l'eccessivo
-ingerimento della potenza legislatrice, imperante a nome
-del bene comune, non è agevole impresa, ed è impossibile,
-<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
-noi crediamo, a determinarsi in universale. Il buon senso e
-la pratica ammaestrano in ciò, come in altre ardue questioni,
-più sicuramente e assai meglio che le ambiziose teoriche;
-e però ci contenteremo di ridurvi in pensiero più d'un
-esempio che la pratica moderna europea ne reca innanzi.
-Noi giudichiamo, pertanto, che l'autorità legislativa in Francia
-degeneri parecchie volte in violenza, a rispetto delle libertà
-individuali e comunitative; e per opposto, giudichiamo
-che in Germania ella rimanga troppo timida in faccia de' privilegi
-o personali o municipali. In Inghilterra scorgiamo
-(massime in questi ultimi anni) una giusta e quasi perfetta
-proporzione fra tali due estremi: e tanto più i concetti nostri
-in questa materia si accostano all'Inghilterra e divertono
-dalle consuetudini della Francia, quanto il comprimere di
-soverchio in Italia la individuale forza e spontaneità, si è
-togliere a lei la più gagliarda cagione e la più intrinseca di
-tutte quelle meraviglie e grandezze che la storia ricorda e
-l'universo tuttora ammira.
-</p>
-
-<p>
-Per ciò, poi, che s'appartiene alla forma costitutiva del
-Municipio medesimo, desideriamo, o signore, che vi sia in
-mente la massima professata nel Motuproprio di Sua Santità
-intorno alla fondazione del Municipio Romano; e questa è
-che i titoli e i requisiti così di elettore come di eligibile e così
-di magistrato come di consigliere, scaturiscano tutti dal censo
-e dalla capacità; e che il censo a ciò domandato sia tenue quanto
-si possa il più; e sia indizio della capacità ogni professione il
-cui possedimento ed uso ricerca una sufficiente coltura d'ingegno.
-Noi non vorremmo, inoltre, che il censo venisse dalle
-rendite misurato, ma dalle imposte bensì e dalle patenti, e da
-ogni maniera di dazj, inscrizioni e registrature; imperocchè
-questi dati compariscono tutti ne' libri pubblici, laddove le
-rendite ad essere bene conosciute domandano certa indagine
-che à dell'<i>inquisitorio</i>, e però è sempre odiosa: che se il
-censo non bene risponde all'entrate per difetti e disproporzioni
-gravissime del catasto, ei bisogna emendarlo; e ad
-ogni modo, cotesto sconcio è assai minore dell'altro accennato.
-Nè qui varrebbe citar l'esempio dell'Inghilterra, fondato
-sopra costumi troppo diversi dai nostrali. In genere, noi
-<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
-opiniamo che le disposizioni costitutive delle magistrature e
-de' Consigli municipali esser debbano liberalissime ed assai
-popolari; perchè, parlando secondo ragione, all'uso d'ogni
-qualunque diritto non istà dallato altro limite certo e non
-valicabile, salvo che la poca o nessuna sufficienza d'esercitarli;
-e perchè questa nelle faccende comunitative riesce
-molto men rara che nelle politiche, così molto minori e
-più rare debbono essere le esclusioni. Non ignoriamo quello
-che da parecchi pubblicisti si obbietta contro le assemblee
-popolari e i larghi ordinamenti elettivi: a noi non esce di
-mente che la saggezza e la dottrina sempre sono di pochi;
-essere la moltitudine passionata e tumultuosa; dimostrarsi
-dai matematici, con certi lor modi speciosi, che la probabilità
-dell'ottima deliberazione è in ragione inversa del
-numero dei deliberanti. Con tutto ciò, noi pensiamo che
-l'equità e il diritto debbon passare innanzi ad ogni altra
-considerazione, e che dove sta l'equità e il diritto debbe
-l'azione del tempo condurre altresì la maggiore utilità pubblica:
-oltre a ciò, noi pensiamo, le moltitudini essere più
-savie degli individui in quel che s'attiene immediate
-agl'istinti e ai placiti del senso comune; essere insofferenti
-e nimicissime sopra tutto dell'ingiustizia, ed estimatrici egregie
-sì del valor morale degli atti e sì della bontà o malvagità
-degli animi; lo spirito gretto e calcolatore del secolo farsi
-tanto meno scorgere, quanto maggiormente si sale inverso
-il patriziato o scendesi inverso il popol minuto; infine, nelle
-moltitudini scemano l'ignoranza e le fallaci preoccupazioni
-col crescere della civiltà, e questa colà cresce e propagasi
-più prestamente dov'è maggiore la vita pubblica e la partecipazione
-di tutti ai comuni negozj. Oltrechè, il mondo va
-ora per cotal via; nè si può fare il bene davvero se non per
-essa, posciachè il secolo si può correggere, ma non mutare.
-Di tali cose parliamo un po' più disteso, perchè è nostra
-mente, o signore, che a voi piaccia, in qualunque caso d'istituzioni
-elettive, attenervi sempre ai sistemi e alle pratiche
-meno strette e più popolari.
-</p>
-
-<p>
-Vogliate del pari, che sciolto si mantenga d'ogni legame
-non necessario il deliberare e l'operare del Municipio;
-<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
-e dappoichè al governo è ragionevolmente serbata la facoltà
-d'interporre l'autorità sua tuttavolta che il Municipio o
-travia dalle forme preordinate di sua istituzione, o rompe alcuna
-legge od alcun decreto dello Stato, in qualunque altro
-caso non fa mestieri e non giova l'assentimento de' superiori,
-siccome atto giustamente presunto e che mai non difetta.
-Molto meno, poi, fa d'uopo la presenza e assistenza de' supremi
-ufficiali alle discussioni ed alli scrutinj comunitativi;
-molto meno il richieder licenza per le ordinarie e straordinarie
-convocazioni de' Consigli: e il simigliante si dica per
-altre suggezioni ed impacci.
-</p>
-
-<p>
-Dopo le cose fino a qui ragionate, ci occorre di aggiungere
-poche parole intorno ai Consigli provinciali. Imperocchè
-gli è manifesto che molte delle franchigie e delle costituzioni
-qui avanti domandate pei Municipj, convengono più che bene
-ai Consigli delle provincie. Del pari divien manifesto, che noi
-vivamente desideriamo che il modo con cui verranno chiamati
-i rappresentanti dei Municipj al consesso provinciale
-sia il più largo possibile, ed ogni Circondario almeno abbiavi
-il suo deputato: la qual cosa diviene oggi tanto più necessaria,
-quanto, a tenore dell'ultimo Motuproprio, i Consigli provinciali
-s'ingeriscono direttamente nella elezione dei deputati
-alla Consulta di Stato. E però, nel determinare l'ordinamento
-finale di essa Consulta (secondo l'arbitrio che ve
-ne lascia il sovrano), voi considererete per bene tutte le intrinseche
-attinenze che legar debbono i Municipj ai Consigli
-provinciali, e questi alla generale deputazione.
-</p>
-
-<p>
-Possono ancora con vantaggio e con equità i Consigli
-provinciali venire investiti del diritto di esamina e di revisione
-per tutte quelle risoluzioni comunitative le quali inchiudessero
-gravi e straordinarie spese, o decretassero istituzioni
-nuove di gran momento o l'abolizione di antiche; il
-qual diritto dovrebbesi per innanzi determinare con quanta
-maggiore esattezza e lucentezza è desiderabile e conseguibile
-in tali materie. Nella vita sociale umana appajono quotidianamente
-due atti contrarj e insieme correlativi, nel
-giusto combinamento dei quali giace la precipua cagione
-d'ogni prosperità: il primo atto è innovare, il secondo è
-<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
-conservare; e comechè ambedue facciano d'uopo ugualmente
-al bene comune, ciò nondimeno la varietà degli umori e delle
-condizioni produce che le tali persone sieno inclinate all'innovare
-e le tali altre al conservare. Similmente occorre al
-bene comune, che nelle faccende pubbliche gli uomini esercitino
-con opportunità e con giusta misura così l'ardore dell'animo,
-come la riflessione; e così l'impeto e l'energia del
-volere, come la lentezza e maturità del giudicio. Ma egli
-avviene del pari, che la differenza dell'indole, delle professioni
-e d'altri accidenti, facciano l'una specie o classe di
-uomini più riflessiva e fredda di quello che operosa e infiammata;
-ed un'altra, tutto il contrario. Ei si conviene, per
-conseguenza di tutto ciò, stabilire che in ogni ordinamento
-sociale e politico deesi far luogo agli innovatori e conservatori,
-agli ardenti ed ai giudiziosi, per via di speciali e separate
-congregazioni. Ma perchè poi l'umana repubblica è vita
-e operosità, e suo destino è procedere innanzi nel nuovo,
-però nell'autorità conservatrice non mai (per quello che noi
-ne sentiamo) debbe dimorare una illimitata potestà e un divieto
-assoluto e definitivo, ma bensì una facoltà di rivedere,
-sospendere e ritardare; di guisa che la riflessione spassionata
-e la cognizione piena e corretta possano entrare in
-tutte le menti, e che le ragionevoli rimostranze delle minorità
-(come suolsi chiamarle) non sieno dalla prepotenza del
-numero soffocate. In questi termini, e non altrimenti, noi
-vorremmo attribuire ai Consigli provinciali un diritto di tutela
-e di moderanza; chè di là da quei termini potrebbero
-essi Consigli addivenire tanto più soverchianti e oppressivi,
-quanto la lor condizione ed origine non li scioglie abbastanza
-dalle passioni, dagli errori e dagli interessi personali
-e locali.
-</p>
-
-<h4>III.</h4>
-
-<p>
-Ma le franchigie comunitative picciol frutto recherebbero,
-qualora non fosse al cittadino guarentita pienamente e
-durevolmente la libertà e sicurezza delle azioni private. A
-voi dunque apparterrà, o signore, ajutare il principe nella
-<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
-difficile revisione dei codici, senza la quale verrebbero quasi
-meno tutti gli altri miglioramenti e progressi.
-</p>
-
-<p>
-Ne' paesi dove à potuto aver luogo il libero svolgimento
-della ragion pratica del diritto, e in Francia singolarmente,
-sempre, nelle relazioni personali e nell'uso e trasmissione
-delle proprietà, si è veduto crescere e dilatare quello spirito
-di equità e di uguaglianza e quelle massime di gius naturale,
-che fin dal tempo dei Cesari penetrava e animava tutte le
-parti della legislazione romana, e che piegò il fiero diritto Quiritario
-alle esigenze ineluttabili della giustizia e ai principj assoluti
-del vero e del bene. In tal materia, pertanto, men paurosa
-ai Governi, la saggezza vostra si eserciterà innanzi tratto nello
-scegliere ciò che di più equo e insieme di più luminoso e semplice
-è stato deposto nei codici meditati dalla sapienza moderna.
-</p>
-
-<p>
-Quei filosofi i quali pensano che la legislazione giuridica
-delle nazioni sia l'opera e il frutto lentissimo dei secoli
-e delle consuetudini, e vogliono però che a quell'opera ed a
-quel frutto s'abbia una riverenza e un rispetto molto prossimo
-al culto e all'adorazione, non troverebbero modo alcuno
-di applicare le lor dottrine all'Italia, dove le guerre, le invasioni
-e le rivolture ànno interrotto e disfatto più d'una volta
-il tacito lavoro del tempo e delle costumanze, e ànno quindi
-spogliata la legge del carattere sacro e solenne che suole imprimerle
-l'antichità, e pel quale serbasi ella più che mai veneranda
-e inviolabile. Noi, dunque, cadremmo in troppo grave
-e sciocco abbaglio, se a fine di mantenere o di ristaurare pochi
-avanzi sconnessi ed informi delle antiche legislazioni,
-rischiassimo di smarrire i veri e sostanziali vantaggi che
-mena seco la facoltà preziosa in che siamo di poter costruire
-con disegno nuovo, razionale e abilmente coordinato, la legislazione
-nostra universale e giuridica. Noi vi animiamo
-quindi a imitare anche in ciò la magnanimità del principe,
-il quale si fa, dove occorre, non pure riformatore, ma creatore.
-Oltrechè, la tradizione più antica e comune di tutti i
-popoli italici, quella è del diritto romano, e antica è l'arte
-appo noi di commentarlo e correggerlo secondo l'ordine di
-ragione. Così il nuovo per noi sarà forse antichissimo, se
-non nella lettera, nello spirito certamente.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma gli svolgimenti, le correzioni e le applicazioni del diritto
-sono infinite, e non vuolsi credere che la scienza moderna
-le abbia presso di qualunque culta nazione esaurite.
-Gran materia da meditare vedrete raccolta sotto due rubriche
-quasi nuove ed importantissime, e sono il diritto amministrativo
-e il diritto economico. Noi vi raccomandiamo in
-risguardo del primo, di ben discoprire e determinare tutte
-le relazioni che il legano con la patria legislazione, e con
-gli ordini nostri sociali e politici. Distinguendo ciò accuratamente,
-e cogliendo la ragione intrinseca di tutte le pratiche,
-l'amministrazione cesserà di comparire arbitraria, incoerente
-e volubile, e accosterassi viemeglio ai principj dell'equità, e
-all'esatto e continuo criterio del comune interesse.
-</p>
-
-<p>
-A rispetto poi di quello che noi domandiamo diritto
-economico, a voi fa d'uopo indagare con diligenza e con perspicacia
-la varietà e implicazione tragrande recata in tutti i
-negozj privati e publici dallo incremento straordinario che
-in quest'ultimo mezzo secolo ànno acquistato le ricchezze,
-le industrie e i commerci delle nazioni: certo è che in verun
-paese, eziandio de' più dotti e operosi, sonosi ancora definite
-a dovere le attinenze nuove, i raddrizzamenti e le ampliazioni
-che lo stato presente economico vien recando di
-giorno in giorno alle prescrizioni dei codici e a tutta insieme
-la legislazione civile. Il codice commerciale avrà molta
-parte de' vostri pensieri; e come quello ch'è più popolare
-degli altri, procaccerete che vada lodato singolarmente di
-brevità, di semplicità e di chiarezza.
-</p>
-
-<p>
-Il codice penale è fra gl'istituti umani il più necessario,
-perchè ripara ai difetti e alla insufficienza così delle leggi e
-degli ordini educativi, come di qualunque altra virtù governante
-e provida che impedir vuole il delitto, piuttostochè
-rintracciarlo e punirlo. In tal subbietto vi è noto, o signore,
-che a noi Italiani non fa bisogno uscire di nostra patria, affine
-di rinvenire gli esempj e i documenti migliori. A confessione
-dei dotti d'Europa, il codice penale napolitano, considerato
-nel suo beninsieme e nella ragion generale, risponde
-meno imperfettamente di tutti gli altri all'idea filosofica del
-diritto punitivo. Se non che, le prigioni e le discipline nuove
-<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
-penitenziali che or si vanno statuendo, e il concetto nobilissimo
-e santo, professato ognor più dai legislatori moderni,
-d'imprimere in ogni forma di pena il carattere espiatorio
-insieme e rigeneratore, ricerca di necessità, che sì cotesto
-carattere e sì quegli ordini nuovi penitenziali vengano intimamente
-legati e proporzionati al sistema intero del diritto
-punitivo; il che in niun paese ancora d'Europa s'è proposto
-ed effettuato secondo che i savj desiderano.
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciando ciò stare, noi reputiamo che a voi sia manifesto
-per sè medesimo, che vive nel nostro animo la speranza
-fermissima di ottenere dalla magnanimità del principe
-tutte quelle discipline e quegl'istituti giuridici, intorno al pregio
-e dalla proficuità de' quali più non si muove dubbio dagli statisti
-di vaglia; come, per via d'esempio, l'aprire un tribunale
-di ultimo appello, o, come il domandano, <i>di cassazione</i>; introdurre
-nei giudicj di reità i pubblici dibattimenti; abolire i
-tribunali speciali sotto qualunque nome e colore; stringere la
-competenza delle corti marziali alla sola milizia, e in materia
-sola di militare disciplina.
-</p>
-
-<p>
-Quanto poi al condurre i giudizj coll'intervento dei giurati,
-come che noi vi riconosciamo una delle migliori e quotidiane
-malleverie dell'umana giustizia e della libertà individuale
-e politica, ciò nondimeno sentiamo che à luogo per
-esso più specialmente la legge della opportunità; e l'ordine
-de' giurati non dice bene veramente se non laddove ogni
-funzione della vita sociale e politica è partecipata dal popolo,
-e ogni cosa s'adempie sotto il magistero della libertà e della
-pubblicità.
-</p>
-
-<p>
-Ma poco o nessun valore avrebbero i codici, poco o nessuno
-tutte le leggi difenditrici della libertà personale e d'ogni
-uso legittimo del proprio avere, quando non si volessero tramutare
-e rifare affatto gli ordinamenti di polizia, il cui nome
-suona ormai così malgradito e così pauroso, che si penerà
-molto a ritornarlo in pregio e osservanza. E ciò verrà conseguito
-con questi principali spedienti: che, cioè, la polizia cessi
-da quindi innanzi di farsi istrumento violentissimo e odioso
-della ragion di Stato; ch'ella venga unicamente in soccorso
-de' magistrati per vie legali e palesi; scelga mezzi concordi al
-<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
-tutto con la moralità e dignità umana, ed usili in modo strettamente
-subordinato ai ministeri che serve ed ajuta; non abbia
-tribunali proprj, non officio e giurisdizione per sè e da sè, e le
-venga determinato dai codici la specie e la guisa d'ogni portamento
-e d'ogni atto. Bello e vivo esempio di tutto ciò porge
-l'Inghilterra, e da lei in tale materia piglieremo utilissimi
-ammaestramenti.
-</p>
-
-<h4>IV.</h4>
-
-<p>
-Finito l'esame dei diritti individuali, a voi toccherà
-trattare e discutere le leggi e le istituzioni che determinano
-e prescrivono il debito dei cittadini inverso lo Stato, e gli uffici
-eminenti di questo circa la comune prosperità. L'oggetto
-primo che si affaccia al pensiero sono le imposte, cioè il
-contribuire che fa ognuno secondo sue forze ad empiere e
-ristorare il pubblico erario.
-</p>
-
-<p>
-Intorno alle imposte e alle altre sorgenti della ricchezza
-del Tesoro, sono sei cose da meditare, e ciascuna di gran momento.
-La prima, che i dazj e le tasse d'ogni maniera non
-eccedano le giuste esigenze e necessità dello Stato; perché,
-quantunque non torni vero (come piacque a moltissimi economisti
-di dire) che le imposte sieno danaro infruttifero, o
-sottratto almeno alla più fruttifera industria e solerzia privata,
-pur nondimanco è da pensare che, per diritto naturale,
-l'uomo pretende di adoperare e fruire ad arbitrio suo la propria
-pecunia, e ne cede allo Stato quella sola porzione che
-divien necessaria alla generale comodezza e tutela. Seconda
-condizione d'un buon assetto d'imposte, si è ch'elle sieno
-equamente spartite, mantenendo la miglior proporzione possibile
-con l'avere dei contributori. Perciò voi escluderete, o
-signore, tutte le tasse personali, e parecchie di quelle denominate
-indirette, e che sono di qualità da gravare il povero
-con isproporzionata misura, e senza altronde fornirgli proporzionato
-compenso. Importa similmente all'equa distribuzione
-dei dazj il riordinamento e raddrizzamento del catasto;
-cosa da lunghissimo tempo desiderata. Terza condizione si è,
-che il Tesoro non s'impingui giammai di denari ritratti per
-<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
-vie non buone e alla pubblica moralità perniciose; siccome
-avviene pel giuoco funesto del lotto, per l'enormità veramente
-importabile delle tasse giudiciarie, per le leggi di confiscazione,
-e in gran parte altresì per l'imposizione delle multe,
-essendo che il ricco di quelle non sente disagio e il povero
-rimane oppresso. Illecite sono similmente di lor natura
-le tasse e gabelle che rompono o scemano notabilmente lo
-spaccio, il trasporto e la permutazione dei libri, e di tutt'altro
-che giovi l'incremento dello scibile e la comunicazione
-del sapere; illecite le tasse che inceppano e difficultano la
-manifestazione e pubblicazione del pensiere. Quarta condizione
-si è, che le imposte non cadano mai sui primi elementi
-generatori della ricchezza e del commercio, e sugli strumenti
-primi dell'arti più necessarie e proficue: i quali sconci avvengono
-(a citar qualche esempio) laddove, per le tariffe smodate
-e per effetto di appalti esclusivi, incarar si fanno gli utensili
-contadineschi, e dove con imposizioni e diritti eccedenti si scema
-nei porti la frequenza delle navi e dei carichi. Quinta condizione
-si è, che le materie le quali servono in diretto modo al
-sostentamento del popolo, vengano tassate o nulla o pochissimo.
-Chè quantunque gli economisti sembrino voler provare, il
-prezzo dei salarj proporzionarsi altresì col buon mercato o il
-caro del vitto, ciò non ostante gli è da notare che non tutti
-vivono di salarj, nè le braccia sempre riescono più numerose
-della ricerca ed uso che se ne fa. Oltrechè, nel caso qui divisato,
-scemando i salarj, scemano le spese di lavorazione: quindi
-viene il miglior mercato delle manifatture, quindi l'operajo
-provede con poca moneta a molti bisogni. Ad ogni modo, noi
-dobbiamo continuamente avere in proposito di sminuire per
-via diretta e immediata le privazioni e gli stenti della plebe:
-questo ci comanda la carità e la saggezza civile: nè dobbiamo
-badare se altri accidenti e viluppi d'interessi e di negozj
-possono menomare e combattere il buon effetto da noi
-voluto. A voi dunque, o signore, starà in animo di considerare
-per bene tali specie di dazj, e quelli segnatamente sul
-sale e sul macinato, che molto affliggono il popolo nostro
-minuto. I compensi, poi, alle rendite diminuite sono da trovarsi
-tassando invece le robe di moda e ciò che serve al fasto
-<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
-ed al lusso, e decretando, laddove occorra, l'imposta progressiva
-o scalata (come i vecchi nostri dicevano); la quale, al
-nostro sentire, è nelle gravi emergenze più che legittima e
-ragionevole, ma solo domanda opportunità e senno per essere
-effettuata discretamente e con buon successo. Altro compenso
-daranno le male spese abolite e le superflue risecate; ed altro
-l'aumentato consumo, che sempre tien dietro allo sbassare
-delle tasse. Rinfranco altresì dell'Erario saranno i molti
-capitali immobili ed infruttiferi che possiede lo Stato, fatti
-(come dicono) circolanti e fruttiferi mediante le pratiche
-nuove economiche, e l'arte d'ampliare e fermare il credito
-pubblico. Sesta ed ultima cosa da ponderare nella materia
-dei dazj, a noi sembra che sia la lor riscossione medesima, la
-quale conviene che si operi senz'ombra di vessazione, con
-metodi semplici e speditivi, e con ogni possibile risparmio di
-spese. Gravi ed inveterati abusi avrete su tal proposito da censurare
-e abolire; dappoichè sembra, a giudicare dalle partite
-di alcune statistiche, che più del quinto di ciò che si manda
-al Tesoro vada sperperato e perduto in ispese di riscossione.
-In tal subbietto entra pure la considerazione dell'appaltare
-i dazj e le rendite, sul che c'è assaissimo da riformare
-e correggere; e v'è altrettanto, e ancor più, in quelle regole
-e usanze ministrative che da lunghissimo tempo non sanno
-impedire la frode e il peculato. Noi vi raccomandiamo, da
-ultimo, di fare accorto il governo di quanto sia pernicioso
-l'abito da esso contratto di rinnovare e moltiplicare i prestiti,
-e quanto riesca illusorio il bene che stima di ricavare
-dalle casse d'estinzione.
-</p>
-
-<p>
-L'altra parte più che importante delle dottrine economiche
-a rispetto del Tesoro, consiste ad aprir nello Stato
-fonti larghe e più sempre copiose di produzione e ricchezza;
-chè quanto maggiormente abbonderanno amendue, tanto se
-ne avvantaggerà il Tesoro senza giunta di aggravio per li
-privati. A tale oggetto, pertanto, rivolgerete le vostre cure e
-le forze dell'intelletto. Voi ben sapete che primo mezzo e
-prima efficienza per arricchire lo Stato è la rimozione d'ogni
-maniera d'ostacoli. E qui cade, in ordine alle proprietà, la
-questione del loro spedito e facile affrancamento e trapasso,
-<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
-e in ordine alle industrie e commerci la questione delle tariffe.
-Per compiere lo affrancamento dei beni, a noi non pare
-audace nè intempestivo di dichiararvi, che è in nostro desiderio
-l'abolizione ed inibizione dei fedecommessi e dei
-maggioraschi, così temporarj come perpetui, e così universali
-come parziali; perchè qui non dubitiamo di offendere la individuale
-libertà, essendo ch'ella dee trovar sempre un limite
-saldo e non valicabile nella naturale giustizia, e nelle
-leggi eterne dell'amore e della parentevole imparzialità e
-uguaglianza. L'affrancamento dei beni vuol essere unito alla
-malleveria delle ipoteche, la quale crescendo il credito e la
-sicurezza, conduce eziandio la frequenza dei contratti e spegne
-le usure. Il sistema, adunque, delle ipoteche debbe al
-possibile conciliare tali due opposti della massima guarentigia,
-e del massimo e agevole permutamento dei beni. Ognun
-vede che ciò rende difficile assai la disposizione generale e
-le riforme parziali a introdurre in esso sistema.
-</p>
-
-<p>
-In risguardo delle tariffe, a noi è avviso che l'opinione
-dei così detti protettoristi, considerata che sia in massima e
-nella università dei casi, mostrasi falsa e divien perniciosa.
-Ma non pertanto vogliamo escludere affatto qualche uso transitorio
-ed accidentale che possa farsi delle tariffe. Solo intendiamo
-che in ogni questione in cui si disputi e si controverta
-la libertà di commercio, siavi caldamente raccomandato di
-seguir sempre le dottrine e la pratica de' padri nostri, e perciò
-favorire gli slegamenti e le franchigie d'ogni ragione:
-dalle quali essendosi discostate nei tempi più bassi le nostre
-grandi città marittime, e segnatamente Venezia, il commercio
-e l'industria italiana n'ebbe danno gravissimo e inemendabile.
-La seconda scaturigine della ricchezza comune, anzi
-la maggiore e che tutte le altre comprende, sì è il vivo eccitamento
-delle facoltà umane e della umana operosità. Il governo
-provvidamente l'ajuta ed accresce non col solo toglier
-da mezzo gli ostacoli e fare scorrere in ogni cosa gli spiriti
-potenti di libertà, ma promovendo le associazioni e consorterie,
-scavando canali, moltiplicando le strade e ogni altro
-mezzo di accostamento e comunicazione, soccorrendo e mallevando
-il credito pubblico, proteggendo con l'armi e l'autorità
-<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
-in ogni parte del mondo la propria bandiera. Noi non
-siamo di quelli che pensano il governo dover tutto fare e
-tutto provvedere, ma nemmanco siamo di quelli che il vogliono
-spettatore inerte dei traffichi e delle industrie private:
-bensì giudichiamo che l'ingerimento e l'ufficio d'un
-saggio governo nell'universale ricchezza debba mostrarsi
-ed operare assai più discosto e per indiretto che prossimamente
-e direttamente, e preparar debba le remote e profonde
-cagioni piuttosto che gli ultimi effetti; nè mai turbi quel naturale
-equilibrio d'interessi e di profitti che il libero moto
-delle faccende umane produce; ed anzi procacci e studi che
-gli effetti medesimi delle sue provvidenze pajano al tutto
-spontanei e indipendenti da lui, e perciò moltiplichino e durino.
-Un mezzo, però, immediato ed efficacissimo di aumentar
-le ricchezze è in potestà e in arbitrio d'ogni governo, e consiste
-nell'iniziare e diffondere la istruzion popolare, e quella
-segnatamente che à maggiore attinenza con le arti e il
-commercio; e tale istruzione entra debitamente nel novero
-delle cagioni efficienti e primarie che noi veniam registrando
-della ricchezza e industria comune. Scendendo voi col pensiero
-ad applicare siffatti principj alla nostra patria, scoprirete,
-o signore, se male o bene si apponga al vero quello che
-noi crediamo con gran fermezza; dovere, cioè, l'Italia moderna
-imitare e gareggiar con l'antica eziandio in questo
-di cavare e dedurre ogni sua ricchezza primamente dalle
-arti agrarie, e secondamente da quelle industrie che meglio
-all'agricoltura si legano, in ultimo luogo dalla navigazione.
-Egli occorre persuadersi (e vi preghiamo ad averlo molto in
-memoria) che ai popoli meramente coltivatori fallisce di
-grado in grado la facoltà di competere con le nazioni manifattrici,
-e sostener con esse la utilità dei baratti e dei cambj.
-Per fermo, nell'arti agrarie i miglioramenti e i trovati non
-vestono quella varietà e moltiplicità infinita e maravigliosa
-di che son capaci le altre industrie: oltre a ciò, l'agricoltura
-soddisfacendo alle primitive e comuni esigenze del vivere,
-le quali di lor natura sono semplici ed immutabili, cede
-pure da questo lato ai lavorii ed agli opificj d'ogni maniera,
-da cui si promovono e soddisfano mille desiderj novissimi e
-<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
-svariatissimi, e per cui si producono all'infinito gli agi, i ricreamenti
-e le morbidezze. Ciò scorgendo i nostri progenitori,
-all'arte agronomica, in cui furono solenni maestri, congiunsero
-la industria dei lanificj e dei setificj, siccome quella
-che riceve dalla coltivazione i suoi materiali, e con lei si annoda
-e collega.
-</p>
-
-<p>
-A noi non vien fatto di conchiudere questi cenni brevissimi
-intorno alle imposte ed alla ricchezza pubblica, senza
-mover parola speciale delle strade ferrate, caldo e antico desiderio
-di queste popolazioni. Insistete, o signore, per la effettuazione
-la più pronta ed estesa di quei veicoli meravigliosi;
-mostrate che se dovunque apportano utilità, in Italia
-l'apporterebbero centuplicata, raccostando paesi e genti che
-sembran disgiunte e spartite da mari e deserti. Mostrate che
-quelle strade non tanto sono da riguardare siccome effetto,
-ma eziandio, e molto di più, come cagione iniziale di prosperità
-pubblica e di rapido incivilimento. Mostrate, in fine, che
-lo spendio il qual sosterrebbe il governo per ciò, sarebbegli
-in grandissima parte risarcito e ricompensato dal certo e
-sollecito aumento d'ogni maniera di rendite, pel fatto della
-ricchezza generale accresciuta.
-</p>
-
-<h4>V.</h4>
-
-<p>
-Forza è confessare che la scienza e la pratica insieme
-conoscono molto meglio le guise di produr la ricchezza, di
-quello che il mezzo e l'arte di equamente distribuirla. Noi
-vi preghiamo, o signore, con viva istanza, di condurre spesso
-le vostre cogitazioni sullo stato degli indigenti; e, in generale,
-su tutto ciò che tiene riferimento col buono o mal essere
-della plebe, che è la parte maggiore e più sfortunata dell'umana
-famiglia. V'à paesi in cui i lavori pubblici, la polizia,
-la marineria, la casa del principe ànno sembrato oggetti
-di gran pondo e sì vasti e implicati, da domandare la istituzione
-di uno special ministero. Ma in niun luogo peranche
-(a quello che noi sappiamo) è caduto in animo di commettere
-ad un supremo ufficiale lo studio e il carico peculiare della
-tutela ed educazione del popol minuto. A noi sarebbe caro oltremodo
-<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
-che questa gloria d'innovazione e giustizia toccasse
-all'immortale nostro pontefice.<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> Ma come ciò sia, noi desideriamo
-forte che del tutelare ed educare le classi inferiori stia
-in voi continuo il pensiero e la cura, imperocchè questo è
-domandato con pari istanza dalla civile carità e dalla salute
-d'Italia. Nessuna gran cosa si opera al mondo senza l'animo
-e le braccia del popolo, e dal popolo solo riceverà l'Italia
-la sua redenzione ferma e finale. Ei si conviene pertanto,
-rimirando tal subbietto eziandio dal lato degli interessi politici,
-che le moltitudini veggano apertamente e si persuadano,
-la nuova forma dello Stato e le nuove miglioranze tornare a
-certo e grande utile loro. Pur troppo, non ci è nascosto che
-alla povertà e indigenza delle infime classi le leggi e gl'istituti
-civili insino a qui praticati non valgono a recar rimedio
-sollecito, sostanziale e durevole; e d'altra parte, sappiamo
-che nelle teoriche nuove dei socialisti è poco più altro di
-bene dal coraggio e dal buon desiderio in fuori: ciò non
-ostante, debbesi avere per fermo e per dimostrato, che la beneficenza
-pubblica esercitata con zelo prudente e sagace arreca
-mille conforti ed alleviamenti alle sventure del popolo,
-e non v'è termine fisso ed irremovibile a questo parziale e
-gradual scemamento dei mali dell'infima plebe. Ciò che
-spetta peculiarmente alle leggi e al governo in tale materia,
-è il porre in concordia e il condurre a certa unità d'azione
-e di mezzi tutte le disparate e disgregate opere e istituzioni
-di carità e beneficenza; i quali istituti ed atti bene coordinati
-e connessi moltiplicano e variano senza fine l'efficacia
-loro, e disgregati invece e sconnessi perdono non rade volte
-quasichè per intero il frutto prezioso dello zelo eroico che
-gli à promossi e adempiuti.
-</p>
-
-<p>
-Voi porrete altresì gran diligenza e premura a studiare
-il concetto generoso e caritativo del principe di voler fondare
-case di educazione, e pubblici lavorii e officine pel popolo inferiore;
-ma pigliamo arbitrio di avvertirvi, che l'alto proposito
-è oltre modo più malagevole ad effettuarsi, di quello che abbia
-paruto a taluni chiamati ad ajutarlo col loro consiglio: e ciò
-diciamo tenendo l'occhio sul rapporto testè pubblicato da
-<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
-essi, e indiritto all'eminentissimo segretario di Stato cardinale
-Ferretti.
-</p>
-
-<h4>VI.</h4>
-
-<p>
-A tutto il fin qui discorso intorno alla comune prosperità,
-convien dare il primo e incrollabile fondamento, il primo
-mezzo e la prima efficienza; e ciò consiste nell'istruzione.
-Principio d'ogni cosa sono le idee, e queste non
-iscaturiscono belle, luminose e operabili, se non dalla scienza.
-La istruzione, quindi, la più sostanziosa e moltiplice debbe
-farsi oggetto perpetuo del vostro zelo di deputato. Nè perchè
-il Motuproprio di Sua Santità, col quale assegna a voi ed ai
-vostri colleghi le pertinenze e gli ufficj, tace al tutto su questo
-particolare gravissimo degli studj, voi intenderete giammai
-che il principe voglia sottrarli alla vostra investigazione,
-che sarebbe un togliervi il primo e più efficace strumento
-d'ogni riforma e d'ogni progresso. Ed anzi, gli è tanto più
-naturale e credibile che la mente savissima del Pontefice voglia
-udire intorno di ciò le opinioni de' suoi consultori, in
-quanto egli sa e conosce che i popoli pontificj sono rimasti
-da tempo lunghissimo esclusi dalla pratica del governare; e
-a rispetto della teorica, è stata loro quasi abbarrata ogni via
-per inoltrarsi nella cognizione non meno della filosofia civile
-che di ogni altra scienza. Noi vi preghiamo, adunque, d'insistere
-su tal proposito con animo franco e deliberato, e di
-condurre le vostre cure e domande a qualche effetto notabile.
-</p>
-
-<p>
-V'à in parecchi l'errore di credere che, per ristorare gli
-studj e il sapere, possa venir sufficiente l'aprire di molte cattedre
-nuove, e chiamarvi buoni maestri e scrittori. Ma la impresa
-è in fatto assai più avviluppata e difficile, e ricerca un
-vasto e completivo sistema di scuole, di accademie, di discipline,
-in virtù del quale compongasi di mano in mano intorno alle
-menti de' giovani una specie (a così domandarla) d'atmosfera
-e d'ambiente, per entro il quale vivendo esse, l'erudizione e la
-scienza le penetrino da ogni lato, e a poco a poco le nudriscano
-e invigoriscano, come piante gentili e tenere che da tutti i pori
-e in tutto l'abito loro esteriore bevono l'aria e la luce. Però
-<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
-voi curerete, o signore, così l'educazione elementarissima ed
-iniziale, come la più alta e peregrina; e voi farete che il commercio
-dei libri, le adunanze de' letterati, le biblioteche, i
-laboratorj, i circoli, le disputazioni, i viaggi e tutti gli altri
-mezzi privati e pubblici onde s'accresce e agevola il cambio
-delle cognizioni, sia per ogni guisa promosso e per ogni guisa
-ajutato. Intorno poi alle accademie, ci piace di farvi avvisato
-che noi non siamo di quelli che le deridono, ma sì invece
-riconosciamo nel numero loro tragrande in ogni parte d'Italia
-una prova patente della vecchia e oltremodo sparsa e
-diffusa civiltà nostra; onde, quanto è bene di ristorarle, e
-correggendole e tramutandole condurre l'opera loro ad utili
-fini, altrettanto ci par biasimevole il lasciarle cadere in disuso,
-e sorridere con compiacimento e con beffa alla loro ruina.
-</p>
-
-<p>
-A voi è notissimo che le scuole iniziali o primarie fruttano
-assai poco di bene, ed anzi torna impossibile vederle
-propagarsi e fiorire, semprechè manchino le scuole magistrali,
-o, come le domandano oggi, normali; e similmente i
-robusti e virili studj delle università rimangono in gran parte
-infecondi, qualora gli studj mezzani e preparatori de' licei e
-de' collegi non sieno condotti a sufficiente perfezione, e non
-bene si proporzionino col più alto insegnamento.
-</p>
-
-<p>
-A rispetto poi delle università, tre cose principali desideriamo,
-o signore, che vi dimorino innanzi agli occhi. La
-prima, che se pur si vogliono nel picciolo Stato nostro parecchie
-università, elle vengano almeno disposte e coordinate
-fra loro in guisa da recare ciascuna un incremento speciale
-al comune sapere; il che produrrà da ultimo una profittevole
-varietà e copia di cognizioni, e il trapassare frequente
-degli studianti da una città ad un'altra, con mutuo cambio di
-scienza e di ospitale cortesia. Le circostanze poi e le tradizioni
-de' luoghi occasionano e determinano la peculiar condizione
-di studj a quelli più confacente: e, per via di esempio,
-ella è naturalissima cosa che in Roma riescano più che
-altrove estesi e compiti gli studj teologici, e vi splendano le
-cattedre di archeologia e di lingue orientali. Ma in quel
-cambio, bene sta che in Bologna risorgano a grande lume
-gli studj del diritto, e ricordino con la loro bontà e perfezione
-<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
-che ivi lessero un giorno Irnerio, Bartolo e Accursio. Il secondo
-punto di osservazione a noi si mostra esser questo, che
-la forza cioè e l'anima del pubblico insegnamento risiede
-sopra tutto nei metodi e nelle discipline; e i metodi desideriamo
-sciolti d'ogni pedanteria, e con larga e sintetica speculazione
-trovati; le discipline desideriamo vigorose, giuste,
-imparziali, immutabili, e che adusino i giovani a molta fatica,
-al meditare profondo, e alla ginnastica varia ed assidua
-di tutte le facoltà mentali.
-</p>
-
-<p>
-L'ultima cosa che vogliamo vi stia presente allo spirito,
-si è la libertà dell'insegnamento; la quale facciam voto che
-si conceda ai popoli nostri così estesa ed intera, quanto può
-conciliarsi col debito che ànno i governi d'universale tutela,
-e d'invigilare per tutto e sempre la moralità pubblica e la
-santità della religione. L'Inghilterra trascende forse in questa
-materia dal lato della libertà, la Francia dal lato della
-soggezione; in Germania e nel Belgio si scorgono migliori
-temperamenti e degni d'imitazione: ma leggendo e cercando
-nelle antichissime istituzioni delle università italiane, forse
-si troverà che i moderni poche cose migliori ànno intorno a
-ciò pensato e messo ad effetto.
-</p>
-
-<p>
-Di sì gran momento sono gli studj e sì necessarj alle
-condizioni attuali d'Italia, che noi non vogliamo tacervi un
-nostro concetto, il quale ci sembra molto capace di accalorarvi
-davvantaggio a favore di quelli. Egli è difficile agli Italiani,
-ricordevoli di loro grandezze non ancor superate da
-alcuno, egli è difficile, diciamo, il ricuperare tanto animo,
-quanto fa mestieri a rigenerar sè medesimi, tuttavolta che
-non istia loro in mente la speranza generosa e il pensiere
-magnanimo di non solo raggiungere le altre nazioni nel
-corso della civiltà, ma in qualche parte almeno di oltrepassarle
-e di primeggiare: e ciò proviene eziandio da questo,
-che la civiltà conseguíta in fatto dagli altri popoli si vede e
-si misura quanta è, e molti difetti vi si discoprono; ma la
-speranza del primeggiare inchiude una grandezza invisibile
-e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella eccellenza
-ideale e a quell'infinito di perfezione che solo riempie
-ed infiamma l'ambizione immensa dello spirito umano.
-<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
-Ora, noi vediamo molto remoti quei tempi in cui l'Italia ridiverrà
-formidabile ai popoli con gli eserciti e con le armate,
-ovvero li supererà nei commerci e nelle ricchezze; ma
-il primato delle scienze e dell'arti nessuno può toglierci se
-noi fermamente il vorremo, dacchè la natura ci à nell'ingegno
-e nell'intuizione arcana del bello sovra ogni altra gente
-privilegiati: e d'altra parte, qual più invidiabile predominio
-e quale più glorioso e civile di quello che sorge e si cardina
-nella potenza dell'intelletto?
-</p>
-
-<h4>VII.</h4>
-
-<p>
-Ma un sì vasto e laborioso edificio di leggi e di studj, a
-costruire il quale vorrete intendere con ogni ardore, avrebbe
-fondamento di creta e di sabbia, quante volte non l'afforzassero
-da ogni banda i due sostegni più saldi del franco e sicuro
-vivere, che sono la libertà di stampa e l'armi cittadine.
-E poichè piacque all'anima generosa del nostro pontefice di
-voler munire a sufficienza dell'una e delle altre la incominciata
-rigenerazione di nostra patria, noi vi preghiamo e sollecitiamo
-ad usare ogni accorgimento e ogni modo a fine che
-il buon desiderio del principe non sia impedito e frodato, e
-possiate voi e i colleghi vostri compire e perfezionare tali
-due istituzioni; di cui la prima è la mente e la seconda è il
-braccio del popolo; e con l'una si cerca la piena e spontanea
-cognizione del vero, con l'altra si vieta a chiunque di contrastarne
-e turbarne la possibile effettuazione.
-</p>
-
-<p>
-Voi vi adopererete, pertanto, ad ottenere che in ogni materia
-d'interesse civile e politico, e la qual non s'attenga nè
-al dogma nè a negozj di religione, sia la censura a grado a
-grado abolita, e solo rimanga il reprimente delle leggi come
-si pratica appresso i popoli più civili. Chè quando anche, in
-sulle prime, l'esercizio di tal preziosa facoltà e franchigia non
-procedesse mai sempre ammodato e prudente (riuscendo molto
-più arduo il bene usare d'un diritto che il possederlo),
-ciò non può turbare nè sgomentare salvo che i pusillanimi
-e gl'inesperti affatto della vita politica: poichè la stampa
-emancipata e sciolta da ogni censura, emenda col tempo e
-<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
-frena necessariamente sè stessa; avverandosi ogni dì questo,
-ch'ella tanto scapita nel credito e nell'autorità, quanto falsa
-il vero e trasmoda; e, per lo contrario, tanto à maggiore e durevole
-imperio sugli animi e sulle intelligenze, quanto si fa
-temperata, circospetta e severa. Rimane che noi vi avvertiamo
-di cosa sopramodo importante; e ciò è ch'eziandio la
-stampa non censurata diviene timida e serva con l'apparenza
-di liberissima, ognorachè gli scrittori possano venire tradotti
-innanzi a giudici male preoccupati e soverchio dipendenti e
-suggetti al governo. A voi tocca quindi badare con gran
-diligenza alla specie di tribunale e alla forma di giudicio
-cui si vorranno sottoporre i giornalisti e gli scrittori d'ogni
-ragione.
-</p>
-
-<p>
-Quanto è poi alle armi, voi primamente dovete levar di
-mezzo tutti quegli impacci e rompere quelle dimore per cui
-la istituzione sì bene augurata della Civica procede (sia
-luogo al vero) lenta, incerta, e in varia e disforme maniera.
-Voi mostrerete al glorioso Pio, come i municipj nostri sieno
-tutti apparecchiati a largheggiar nelle spese, con sacrificio ed
-annegazione, per l'armamento spedito e compiuto de' cittadini;
-come desiderino caldamente buon numero d'ufficiali
-istruttori, de' quali se lo Stato patisce difetto, vorrebbero pure
-che si chiamassero ed invitassero da alcun'altra provincia
-italiana, e dal Piemonte segnatamente, che n'è in copia fornito:
-e ciò condurrebbe eziandio questi popoli a stringere
-nuova colleganza e amicizia coi subalpini fratelli nostri. Voi
-mostrerete come da tutti i savj delle provincie pontificie
-s'aspetti bramosamente che gli ordini disciplinari della Guardia
-cittadina sieno presto compiuti, propalati e condotti all'atto,
-ed escludasi da essi persino l'ombra e il sospetto della
-parzialità e del privilegio, vegliando il governo con assiduità
-e rigore per la esecuzione esatta e durevole delle leggi. Imperocchè,
-rimossa o rallentata di un poco tal vigilazione e
-perseveranza, la istituzione della Civica o non gitterà affatto
-radici, o potrannosi sbarbare e recidere più che facilmente;
-essendochè in Francia stessa, dove i popoli sono per natura
-bellicosissimi e così adatti e proclivi alle armi e arrendevoli
-alla disciplina, mal si sarebbe introdotta e corroborata la
-<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
-milizia cittadina, qualora non l'avesse il governo, con lodevolissima
-ostinazione e severità, conservata viva, e fatta sempre
-istruire ed esercitare. In fine, voi mostrerete come potendosi
-rinnovellare la paura e il rischio dell'invasione, sia
-per noi tutti bisogno grande di prepararci alle più salde difese
-con quiete e subordinazione, ma con prontezza altresì
-e con energia. Per ciò è necessario che dalla Civica stanziale,
-o (come in Francia la dicono) sedentaria, si cavi la
-Guardia mobile; la quale, sì per effetto della cerna che la
-compone, sì per la speciale disciplina che le si appropria, è
-sola capace di ajutare e spalleggiare utilmente la truppa assoldata.
-Ma nessuna forma di Guardia civica, nessun ordinamento
-di bande, nessun artificio di tattica può reggere e
-prevalere contro un nemico assai poderoso, quando non vi
-sia esercito, o vi sia troppo scarso e troppo male assettato: e
-chi non sente tal verità, cade in errore grave e funesto, e di
-cui troppo tardi dovremmo pentirci. Le cure, adunque, del
-governo e della Consulta sieno pur volte eziandio inverso
-le truppe di linea: ne crescano quanto si può il numero; le
-forniscano di buoni ufficiali, e di numerose e valide artiglierie;
-le addestrino ed esercitino ad ogni fazione, ad ogni fatica;
-le scaldino e confermino tuttavia ne' nobili sentimenti
-di nazionalità e di onore.
-</p>
-
-<h4>VIII.</h4>
-
-<p>
-Deputato delle città Metaurensi! nell'opere e ne' consigli
-vostri sta ora collocata gran parte di nostra salute, anzi
-gran parte della salute d'Italia; perchè, a similitudine
-de' tempi antichi, l'Italia torna maravigliata a girar lo
-sguardo inverso di Roma; e l'esempio che di là muove e risplende,
-i volenti attrae e i non volenti trascina. Per ciò, la
-preghiera ultima che vi addirizziamo, si è di considerare in
-ogni proposta e in ogni deliberazione non che il bene de' popoli
-pontificj, ma le relazioni e i legami altresì che aver possono
-quelle col bene e il risorgimento della patria comune.
-In questo tempo medesimo che vi parliamo, ci giunge nuova
-che la lega doganale proposta fra Roma, Firenze e Torino,
-<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
-viene dai principi contraenti accettata e decretata. Noi in tal
-fatto riconosciamo con giubilo il cominciamento e la caparra
-d'una Confederazione italica, da cui tutti trarremo, ajutandoci
-Dio, la forza e la dignità di nazione; trarremo l'alterezza,
-il coraggio, gli spiriti bellicosi, il gagliardo operare,
-l'audace intraprendere de' popoli grandi. A voi spetta, con la
-bontà e opportunità de' consigli, di preparare a tale evento
-fortunato e desideratissimo tutte le vie e tutte le agevolezze.
-Con questa intenzione noi vorremmo (per pure indicarvi alcuna
-particolarità) che ai principi della lega fosse proposta e
-raccomandata la conformità perfetta della moneta e quella
-dei pesi e delle misure. Vorremmo che fosser pregati a
-sbassare di comune accordo la tassa sulle lettere, e a istituire
-in comune pubbliche mostre annuali di arti e manifatture,
-cangiando di luogo come per li congressi scientifici si costuma,
-e premiando i più meritevoli con medaglie e scritte a
-nome della lega. Vorremmo parimenti, che a nome di lei una
-bandiera s'inalberasse su tutte le navi pertinenti ai tre Stati
-e a quelli che accederanno, e la quale correndo su i mari e
-spiegandosi dentro i porti annunciasse al mondo questo fatto
-novissimo e quasi insperato: che, cioè, la nazione italiana
-esiste, e che è in via di raccogliere e ricongiungere pacificamente
-tutte le membra intorno al sacrosanto suo capo, che è
-Roma.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Il 25 di novembre del 1847.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
-</p>
-
-<h3 id="giornlega">PROGRAMMA DEL GIORNALE <i>LA LEGA ITALIANA</i>
-<span class="smaller">CHE PUBBLICAVASI IN GENOVA.</span></h3>
-</div>
-
-<p>
-Dal titolo che apponiamo a questo Giornale subito vien
-conosciuto che il fine peculiare a cui si studia di giungere, e
-per cui distinguesi da molti altri, egli è di promuovere con
-mezzi legittimi, e per quanto l'opera d'inchiostro il può fare,
-una Lega Italiana, che da parziale ed economica quale al
-presente la vogliono, divenga generale e politica, e le si
-possa attribuire il nome di santa con molto maggior ragione
-ed effetto, che a quella tentata (or fa trecent'anni) contro
-alla prepotenza di Carlo V. Per fermo, l'impresa forse
-migliore e più elementata di bontà e di religione che valgono
-gli uomini ad attuare in ordine alla politica, a noi par
-quella di ajutare gagliardamente un popolo a costituirsi e
-durare in essere di nazione. Conciossiachè, come in ciascuna
-città e provincia la comodezza del viver comune si origina
-principalmente dalla varietà delle industrie, delle attitudini
-e degli uffici tra i cittadini, così il bene e l'avanzamento
-dell'uman genere, più che dall'altre cose, risulta dalla varietà
-dell'indole e dei costumi che tra le nazioni interviene.
-Ondechè, ogni popolo giunto a potere e saper vivere di vita
-propria e spontanea, e però ad assumere le forme ingenite e
-qualitative di mente e di cuore che sortì da natura, accresce
-a tutta la stirpe umana nuove specie di facoltà operose
-e fruttifere, e nuove sembianze e virtù di civile perfezionamento.
-Perciò, chiunque partecipa e suda a produrre e dar
-compitezza a un fermo e perpetuo stato di nazione, visibilmente
-obbedisce un decreto de' più solenni e più manifesti di
-Provvidenza; e per contrario, chi gli si oppone, reo diventa,
-per così dire, di umanità lesa e tradita, e si affatica di sformare
-<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
-e di rompere l'organo più efficace e maraviglioso dell'universal
-bene, e che stava in modi specialissimi prepensato e
-preordinato nell'idea eterna della vita sociale del mondo.
-Da questo procede, che promovendo noi e ajutando (per
-quanto i privati il possono) la Lega Italiana, noi effettualmente
-ajutiamo un'opera santa; essendo che nelle presenti
-condizioni di nostra patria, niuna cosa può meglio d'una
-confederazione giovare al fatto finale e massimo della <i>nazionalità</i>.
-Egli s'intende, nè sembra mestieri il significarlo,
-che noi desideriamo a un tempo medesimo di crescere e di
-solidare l'unione degli animi e delle azioni, stantechè ella
-sia il cemento primo e vero della lega politica, come questa
-a rincontro non pure dilata, riconferma e riaccresce l'unione,
-ma la conduce a presto e abbondevolmente fruttificare; e
-sì dall'una e sì dall'altra dee, come da radici validissime e
-profondissime, rampollare e fiorire la compiuta e vera italianità,
-già disposta e iniziata dalla natura, sancita dalla gloria
-del nome romano, consacrata dalla unicità di religione e
-di culto, maturata dal tempo e dalle stesse sventure, assentita
-e predestinata dai cieli, a cui piace di suscitare per
-la quinta fiata i figliuoli<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> di questa terra veneranda e famosa
-a compire alcun gran prodigio di civiltà, in profitto e splendore
-di tutta l'umana repubblica.
-</p>
-
-<p>
-Dappoichè la fortuna, o, meglio, la Provvidenza pone in
-arbitrio d'ogni buon cittadino l'adoperarsi con utilità copiosa
-e attuale al cominciato risorgimento d'Italia, vogliono
-la prudenza e il dovere, che, messe in disparte le speranze
-troppo ambiziose e troppo fantastiche di cui ricreavasi e
-consolavasi la nostra mente nell'inerzia del servaggio, ora
-si badi con maggior diligenza alla realtà delle cose, e lasciato
-il nudo possibile, addirizziamo l'intelletto al certo od al
-molto probabile. L'Italia è da secoli divisa e rotta in più
-Stati, ed ha fra essi poca o veruna comunanza di vita politica:
-per la qual cosa, non potendosi toglier di mezzo le divisioni,
-e volendo pure che l'Italia sia una quanto è fattibile
-mai, rimane che noi ci acconciamo a quella forma di
-unità che sola può coesistere con la pluralità degli Stati:
-<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
-cioè ad una confederazione la più stretta, la più omogenea,
-e la meglio ordinata che dar si possa. A questa, dunque, intenderemo
-con tutto l'animo e tutto l'ingegno; e talora con
-l'autorità della storia, tal'altra col ragionamento, più
-spesso con le induzioni chiare ed aperte che gli avvenimenti
-quotidiani suggeriranno per sè medesimi, sforzeremoci di
-conseguire che il concetto di una Lega Italiana politica divenga
-nella mente de' popoli segno e simbolo di nazione, e
-desiderio intenso ed inestinguibile; e in quella dei principi,
-un'alta necessità di fatto, pericolosa a combattere, profittevole
-ad accettare.
-</p>
-
-<p>
-Duole ed affligge il pensiero che di tal lega debbano per
-al presente rimanere esclusi i nostri fratelli Lombardi, che
-sono pur quelli da cui tragghiamo un esempio di lega antichissimo
-e non superabile di valore e di gloria, e il quale
-con la pienezza e felicità del successo ne persuade l'utilità
-d'un nuovo nazionale confederamento. Ma, per l'amore e la
-fede che l'altre Provincie italiane portano ad essi, ed essi a
-tutte quelle, e per la speranza che abbiamo comune del
-compiuto affrancamento d'Italia, riuscirà caro ai Lombardi
-che pur senza loro noi ci stringiamo e ci colleghiamo, affine
-principalmente di poterli con men ritardo e maggior sicurezza
-raccorre e abbracciare al banchetto sacro della conquistata
-nazionalità.
-</p>
-
-<p>
-Di un altro subbietto importante prenderà cura e farà
-studio particolare ed assiduo il nostro foglio periodico, e questo
-è l'ammendamento, l'educazione ed il bene stare del
-popol minuto. Imperocchè, come la lega politica delle Provincie
-italiane discuopresi, al giudicio nostro, qual mezzo appositissimo,
-ed anzi di tutti il migliore ed il massimo, che
-nelle condizioni odierne ci può menare all'indipendenza e al
-vero essere di nazione; del pari, nell'educazione morale e
-intellettuale del popol minuto a noi si lascia conoscere il
-mezzo più attivo e lo strumento più addatto ed usabile per
-conseguire essa lega, e le altre maggiori felicità e grandezze
-italiane. E per fermo, nessuna cosa di gran momento viene
-attuata nel mondo senza l'animo e le braccia del popolo,
-e unicamente da lui riceverà la nostra carissima patria redenzione
-<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
-certa e finale. E se ciò è vero per ogni dove, in
-Italia è assai davvantaggio: perchè di là dalle Alpi e dal
-mare si legge e si trova che la maggior parte degl'istituti e
-delle glorie nazionali più ragguardevoli riconoscono l'origine
-loro dai principi, dalla cavalleria e dagli ordini privilegiati;
-ma in Italia, per lo contrario, autore od iniziatore primo
-di tutte le nostre glorie fu il popolo. Quindi dovremmo per
-semplice utilità e cautela politica voltare le cure e i pensieri
-alla parte sua più valida e più numerosa, che è pure la men
-fortunata, dove lo spirito del Vangelo e l'umanità dei nostri
-tempi ad obbligo stretto e incessante non ce lo ascrivessero.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo definito in breve quello che di speciale e di
-proprio intende fare la nostra effemeride. Seguita che diciamo
-alquante parole intorno alla sua ragion generale.
-</p>
-
-<p>
-Nel giorno in cui la saggezza del principe concede ai
-popoli una franca discussione ed esaminazione degli atti
-pubblici, il regno della violenza e del cieco arbitrio ha suo
-termine; ed ogni potere materiale ed irrazionale viene dispossessato
-e surrogato dalla forza spiritualissima dell'opinione.
-In quel giorno fortunato, ogni buon cittadino, giusta i limiti di
-sue facoltà, sente la necessità e il debito insieme di promuovere
-e addirizzare le credenze, le cogitazioni, i pareri ed i sentimenti
-della moltitudine, e accostarli a quella sapienza attiva
-che è l'apice della perfezione civile. A tale ufficio d'illuminare
-e addirizzare le menti a rispetto della politica e d'ogni
-condizione assai rilevante del viver comune, noi pure intendiamo
-di dar l'opera nostra con quante forze ci ha fornito
-natura; e d'un ufficio siffatto scorgiamo assai chiaramente
-la somma importanza e solennità, le malagevolezze e
-i pericoli. Noi sentiam bene, ch'esso è una specie di magistrato,
-da cui si assume nel nostro secolo gran parte di
-quella dignità e santità di carattere la qual risiedeva nel tribunale
-censorio delle antiche repubbliche. Noi, quindi, procacceremo
-con ogni industria, che se non l'altezza degli
-studi e la pellegrinità del sapere, la purezza almeno delle
-intenzioni e lo zelo dell'operare rispondano più che mediocremente
-al concetto di ciò che debb'essere lo scrittore entrato
-ad illuminare e condurre i pensamenti e le credenze
-<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
-del popolo. Per lungo disuso, è pressochè venuto meno all'Italia
-il senso pratico delle faccende politiche, e i figli suoi
-si ridestano quasi parvoli e adolescenti in mezzo a nazioni
-adulte e mature: e d'altra parte, il comune nostro decoro,
-le stupende rammemoranze di età gloriosissime, il viluppo
-strano de' casi che corrono, la necessità del premunirsi e
-difendersi richieggono da tutti noi una vigorosa e precoce
-virilità. Noi con questa considerazione pigliamo speranza che
-i leggitori del nostro foglio non vorranno di leggieri accusarci
-nè di presunzione nè d'ignoranza; chè presumere ci
-bisogna per la salute comune, e saper bene non possiamo ciò
-che l'esperienza, l'uso e le occasioni sole ne insegnano.
-</p>
-
-<p>
-In due modi suole un giornale politico informare e dirigere
-la mente ed il senso pubblico: prima col farsi o annunziatore
-pronto e fedele, o raccontatore veridico e giudizioso
-degli avvenimenti quotidiani; poi, col discutere sottilmente
-quel che rilevano, indagarne le cagioni riposte, predirne
-gli effetti remoti, e far tutto ciò col lume e i principii
-d'un'alta filosofia civile. Noi, dunque, ambedue queste cose ci
-studieremo di adempiere secondo nostro potere, e con l'aiuto
-efficace de' nostri amici e rispondenti. Noi cureremo sempre
-di attinger le nuove alle fonti sincere, e col nostro privato
-carteggio suppliremo spesso al silenzio e all'insufficienza
-delle gazzette. Nè le notizie si stringeranno nel cerchio
-della politica, ma sì farem luogo a quelle altre molte e diverse
-che importa all'universale di possedere, ed hanno lor
-parte notabile nella vita comune.
-</p>
-
-<p>
-A rispetto, poi, del pesar bene il valore dei fatti, scoprirne
-le cagioni e le conseguenze, cavarne le massime direttive,
-e raddurre il tutto agli assiomi della scienza di stato
-e alle teoriche della civile filosofia, i compilatori avranno
-mente di conciliare del continuo la pratica colla speculativa;
-e, per quanto sarà lor dato, eserciterannosi a scorrere con
-sicurezza e per vie larghe e spedite dalla esamina degli avvenimenti
-alla contemplazione de' principii; e viceversa, dal
-concetto delle teoriche astratte ed universali alle applicazioni
-certe, particolari e feconde. Noi ci farem debito altresì di narrare
-e scrutare i casi correnti con animo affatto imparziale,
-<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
-e con giudicio non infiammato e preoccupato da passioni di
-parte e da bollori di fantasia; e però saremo avversi ad
-ogni ingiustizia, ad ogni eccesso, ad ogni esagerazione
-così in risguardo de' governi come de' governati: essendo
-che non s'agogna da noi quel favor popolare il quale è
-acquistato e meglio diremmo comprato col piaggiare continuo
-il volgo e le sue passioni, e maneggiando tutto dì le
-arti tribunizie; ma desideriamo invece di conseguire quell'autorità
-e quella stima che cresce occulta e lentissima,
-che dai tristi è combattuta e dagli avventati è mal sofferta
-ed acconsentita, ma che alla perfine sovrasta alla malvagità
-degli uni e alle esorbitanze degli altri, e serve come
-di aroma prezioso a serbare intatto ed incorruttibile un
-nome di là dal sepolcro. Soprattutto ci asterremo (per parlare
-alla moderna) dalle personalità; nè mai la indignazione
-nostra si verserà sull'uomo, ma bensì sull'azione in astratto
-considerata, e a riscontro d'alcun documento morale o politico.
-La qual moderanza e giustizia a noi riuscirà non
-molto difficile, dacchè le azioni malvage e gli affetti bassi
-e torbidi sempre ci hanno svegliato più compassione che
-sdegno; e quanto le sorti universe del genere umano e l'attuazione
-de' sommi principii e la loro abbondevole fruttificazione
-ci sembrano cosa grande e degnissima d'ogni
-onorata fatica, altrettanto gli individui ci appajono leggier
-cosa, e non quasi mai meritevoli dell'odio del saggio. Per le
-ragioni medesime, e guardando sempre ad effettuare l'utile
-pubblico e giudicare imparzialmente uomini e cose, noi ci
-pregieremo di dare leale ajuto e libera lode al governo,
-ognora che gli piacerà di accrescere e di caldeggiare il sentimento
-nazionale, e proseguire animoso nelle riforme. Ma
-non dubiteremo del pari di contraddirgli <i>legalmente</i> qualora
-se ne dilungasse o in tutto od in parte: e quando (il che per
-lo certo non accadrà) l'opposizione nostra sincera e dignitosa
-diventasse impossibile; esauriti innanzi, fino ai termini
-ultimi delle leggi, tutti i rimedii, gli spedienti e i partiti
-che lo zelo di buon cittadino sa rinvenire, il periodico nostro
-cesserebbe di uscire in luce. Così noi speriamo di concordare
-la moderazione e il vigore, la legalità e il coraggio.
-<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
-E perchè di questa parola moderazione vien frequentissimo
-l'uso, ma la significazione sua scorre varia e indefinita per
-gl'intelletti; a noi giova di dichiarare, che domandiamo improvide
-e immoderate tutte quelle opinioni le quali, impazienti
-di rimanere in essere di concetto e di desiderio, discendendo
-dall'ideale al reale, oltrepassano e turbano ciò
-che nell'atto presente si fa praticabile, e però è duraturo e
-fecondo del meglio. Similmente, noi domandiamo improvide
-e immoderate quelle imprese e quei fatti che conducono
-a travalicare i termini della legalità; la quale benchè negli
-Stati della Lega sia peranche molto imperfetta, pur tuttavia
-non nasconde e non confonde siffattamente i suoi limiti, da
-lasciare incerto e pauroso l'uomo dabbene e il leal cittadino.
-In un popolo vissuto per qualche secolo sotto la forza e
-l'autorità dittatoria, sdegnoso sempre del servire, ma sempre
-ignaro de' proprii diritti e doveri, niun sentimento è
-più malagevole a insinuare e insieme più necessario del rispetto
-e quasi diremmo del culto sacro inverso la legge: al
-qual culto (abbia luogo la verità) appena cominciano ad avvezzarsi
-i suoi sacerdoti medesimi. E perciò, noi raccomanderemo
-continuo così al popolo come ai principi, così ai
-magistrati come alla plebe, la piena e ottemperante venerazione
-alla legge, che è il Dio dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-Egli non è possibile ad una nazione la qual, risorgendo,
-à consapevolezza e fede e ardimento d'incominciare un'epoca
-nuova, fidarsi unicamente nella virtù degli instinti, e
-moversi e operare secondo che danno i tempi ed i casi. Ma
-le occorre bensì di conoscere con sufficiente chiarezza ove
-s'inoltra e ove tende, e quello che più le conviene desiderare
-ed ambire; nè può negarsi, che tanto procederà men dubiosa
-nel suo cammino ancora intentato, quanto meglio i
-suoi savj le porranno distinto e ben divisato in sugli occhi
-il disegno intero dei grandi e varj edifizj di civiltà e di
-scienza che dee lunghesso la via costruire, e su vaste e incrollabili
-fondamenta innalzare. E noi pure porgerem mano
-a lineare e colorire (quanto cel concederà l'intelletto) quell'arduo
-disegno; e ciò adempiremo col ricercare dapprima
-le condizioni odierne d'Italia e alle passate paragonarle;
-<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
-poi coll'investigare quello che prossimamente debbono riuscire:
-nè tali due specie d'indagini imprenderemo senza
-aver risguardo continuo alla storia delle altre nazioni, all'essere
-e fortuna loro presente, alle attinenze che ha l'Italia
-con esse; e in più special modo, all'influsso ed ingerimento
-morale ch'ella sta forse per ripigliare su tutto quanto
-il mondo cristiano e civile col nuovo risvegliamento suo; ed
-infine, al concetto speculativo che i filosofi politici vannosi
-componendo di tutto insieme il progredimento sociale e la
-vita dell'umanità.
-</p>
-
-<p>
-Di cotal vita è sì gran porzione oggigiorno l'economia
-pubblica, sì poderose diventano le nazioni per attività di traffichi
-e ampiezza di commerci; tanto gl'ingegni si assottigliano
-e si travagliano a raffinare le arti e moltiplicare le macchine;
-tante questioni nuove di scienza da ciò scaturiscono,
-massime intorno al sostentamento dell'infimo popolo e all'equa
-distribuzione delle ricchezze; che a noi non si fa lecito
-di pretermettere alcuna di queste materie, o di sol toccarle
-di passata e per incidente: e però noi deliberiamo di porle
-sovente ad oggetto particolare delle meditazioni e disamine
-nostre, e raccogliere con accuratezza minuta i fatti e le notizie
-ad esse attinenti.
-</p>
-
-<p>
-Degli eserciti e delle marinerie italiane parleremo tanto
-più spesso e più volentieri, quanto il nostro giornale compare
-nella provincia meglio agguerrita della Penisola, e in una
-città che tien viva memoria dell'avere spiegato una bandiera
-famosa e temuta su tutti i mari.
-</p>
-
-<p>
-Faremo eziandio occupazione nostra frequente gli studj
-e i metodi insegnativi; e delle lettere e delle arti geniali
-terremo discorso ognora che le faccende politiche ne lasceranno
-spazio e opportunità. Alle genti italiane, ricordevoli di
-loro grandezze non ancora eccedute da alcuno, è forse difficile
-il ricuperare tanto animo ed alacrità e si ferma perduranza
-in ogni proposito, quanto ne fa mestieri a rigenerare tutto
-l'essere proprio morale, qualora non sorga loro in mente la
-speranza generosa e il concetto magnanimo di non solo raggiungere
-le nazioni più progredite nel corso della civiltà, ma
-in qualche parte almeno di oltrepassarle e di primeggiare. E
-<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
-ciò proviene eziandio da questo, che la civiltà conseguíta in
-effetto dagli altri popoli si scorge e si misura quanta è, e molti
-e gravi errori vi si discuoprono: ma la speranza del primeggiare
-inchiude una grandezza invisibile e immensurabile, e
-perciò risponde assai bene a quella eccellenza ideale e a quell'infinito
-di perfezione, che solo riempie ed infiamma l'attività
-e l'ambizione innata e sublime dello spirito umano. Ora, per
-nostro giudicio, sono peranche molto remoti da noi que' tempi
-in cui l'Italia ridiverrà formidabile ad ogni popolo con gli
-eserciti e colle armate, ovvero li supererà nei commerci, nelle
-manifatture e nelle ricchezze. Ma il primato della sapienza
-civile, e l'imperio altresì delle lettere e delle arti geniali, nessuno
-può toglierci se noi fermamente il vorremo; dacchè la
-natura ci à nelle virtù della mente e nell'arcana intuizione
-del bello sopra ogni nazione privilegiati. In trattenerci, adunque,
-con grande amore a discorrere così degli studj pubblici
-come d'ogni incremento e progresso di qual sia parte dello
-scibile, noi farem opera singolarmente di buoni cittadini, e
-d'avveduti e prudenti statisti; e in ciò pure avremo animo
-di avviare gl'ingegni all'amore e al culto delle memorie
-patrie e delle dottrine italiane, e al saper rappiccare il filo
-delle tradizioni nostre letterarie ed estetiche, e ad imprimere
-in ogni fattura della mente i segni e le impronte dell'indole
-nazionale. Per ultima cosa, noi promettiamo a tutti coloro che
-volgerannosi al nostro giornale sì con gli occhi e sì col buon
-animo, che niuna fatica, niuno studio, niuna diligenza, niuna
-parte di zelo sarà da noi trascurata per sollevar quello all'altezza
-e alla dignità de' nuovi tempi e dell'Italiana rigenerazione:
-la quale, dopo tante sventure e tantissime lacrime,
-standoci alla perfine presente, e non ricercando per divenire
-compiuta e fruttifera se non l'operosità incessante e l'annegazione
-sincera e serena dei buoni, chi si fermasse tra via,
-ovvero nell'impresa magnanima tramischiasse affetti privati,
-proverebbe di essere stato per innanzi non più che un ipocrita
-di libertà, e tanto spregio e abbominio si mercherebbe,
-quanto, concedendolo Iddio, il nome d'Italiano verrà racquistando
-d'autorità, di venerazione e di gloria.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Genova, il 5 di gennajo del 1848.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
-</p>
-
-<h3 id="mil48">FATTI DI MILANO NEL GENNAJO 1848.</h3>
-</div>
-
-<p class="indr">
-15 gennajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo da testimonio oculare e degno di tutta fede
-una narrazione esatta e minuta dei deplorevoli casi succeduti
-in Milano dal 2 al 5 del mese andante. A noi par bene di
-farla conoscere intera, perchè in quegli avvenimenti ogni
-cosa è stata grave e afflittiva, e l'Italia debbe sdegnarsene
-e condolersene profondamente.
-</p>
-
-<p>
-Nella mattina del 2, per effetto del divieto che il popolo
-milanese ha posto a sè stesso, non incontravasi per le vie
-persona che fumasse tabacco. Ma sulle undici ore uscirono
-fumando i commissarii di <i>polizia</i>, parte travestiti e parte in
-divisa, e seguitati da poliziotti. La plebe traea lor dietro in
-frotta ma silenziosa, e i commissarii voltandosi a quella e
-parlandole in isconci modi, troppo bene la provocavano, dicendo,
-in fra le altre cose: <i>vedete che noi fumiamo, e a nessuno di
-voi dà l'animo d'impedirlo</i>. A questo il popolo rispondeva con
-mormorii e con suono di fischiate. Allora i commissarii ed i <i>poliziotti</i>
-agguantavano parecchi che li seguivano più d'accosto,
-menandoli in luogo d'arresto. Ma ciò non disperdendo la folla,
-ed anzi ingrossandola, quelli incominciarono a malmenare
-ed anche a percuotere; e verso le quattro dipoi meriggie, come
-moltiplicavano le pattuglie de' <i>poliziotti</i>, così crebbero ancora
-i maltrattamenti; a segno che i capi del Municipio e parecchi
-cittadini de' più notabili turbandosene ed affliggendosene,
-lasciate le case loro, s'introdussero alla spicciolata in mezzo
-alla moltitudine, affine d'interporsi autorevolmente fra essa
-e le pattuglie.
-</p>
-
-<p>
-Adempiendosi cotale ufficio pietoso e lodevolissimo dallo
-stesso Podestà di Milano conte Casati, ei venne violentemente
-percosso in viso e quindi arrestato. Poco dopo, essendo molte
-persone civili adunate in contrada Santa Margherita contigua
-al maggior teatro, i gendarmi a cavallo fieramente le caricavano;
-e perchè quelle s'erano ricoverate di là da' quei pilastrini
-che reggono le catene intorno al detto teatro, furono
-pure colà investite dai cacciatori tirolesi, schierati dietro i cavalli
-<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
-dei gendarmi. Fra questo tempo, il conte Casati già riconosciuto
-e sciolto e presto raggiunto dai suoi colleghi,
-lagnavasi con giustissima indignazione degli strapazzi sofferti
-da lui e dal popolo; e ricevendo dal Torresani, direttore di
-polizia, parole vane e mendicate di scusa, si recò dal conte
-di Spaur, governatore generale di Lombardia. Questi mostratosi
-dolentissimo dell'accaduto, negava risolutamente di averci
-parte, e sosteneva che quelle cose non erano di sua pertinenza
-e non ci poteva quasi nulla.
-</p>
-
-<p>
-Così compievasi la giornata del 2. Il dì dopo era nella
-gente civile molta sollecitudine di conoscere le risposte de' superiori,
-ma il popolo minuto mantenevasi in quiete.
-</p>
-
-<p>
-Quando, alle tre dipoi meriggie, la polizia fece appiccare
-su tutti i canti un avviso, che cominciava con queste false e
-calunniose parole: — «Gente <i>irrequieta e facinorosa</i>...... osava
-jeri d'<i>ingiuriare</i> in pubblico tranquilli abitanti per impedir
-loro l'uso innocente del fumare tabacco, e ardiva di
-farlo anche attruppandosi, <i>e violentando</i> i passaggeri colti
-a fumare.» — Alcuno di tali avvisi fu spiccato o lacerato
-forse per ira, ed altri il furono con poca o nessuna malizia
-da que' monelli che, in Milano singolarmente, usano di ciò
-fare su tutti i muri e d'ogni maniera di stampe. E qui non
-è da tacere d'un grave accidente; e ciò è, che un agente di
-polizia, colto un ragazzo nell'atto di squarciare l'avviso, lasciossi
-andare alla ferocia di percuoterlo con uno stile: il
-qual fatto affermano e testimoniano cittadini onorevolissimi,
-che di presente ne hanno scritta una giuridica deposizione.
-</p>
-
-<p>
-In quel tempo medesimo, uscivano dal Castello pattuglie
-di dragoni a cavallo, comandate da soli sotto-uffiziali: e da
-esso Castello e dalle caserme uscivano a torme ed alla rinfusa
-da circa tremila soldati, ben caldi dal vino e con in bocca i
-sigari accesi. A costoro erano stati pagati, qualche ora innanzi,
-denari di soldo per otto dì, e regalati parecchi sigari e offerto
-vino e acquavite. L'<i>ordine del giorno</i> esentavali dalla chiama,
-e gli invitava a difendere e conservare la dignità della milizia
-contro a pochi perturbatori i quali pretendevano di por divieto
-al fumare. Mossero sbandati per le più popolose strade,
-e spargendosi nei caffè e nelle bettole, incitavano ogni sorta
-<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
-di gente con lazzi, contumelie e mal viso. Sulle prime, la
-plebe guardando e udendo quegli sbrigliati, maravigliava;
-poi, tratta da curiosità più che da altra passione, si mise lor
-dietro. Ma irritata di mano in mano da quelle ingiurie e soprusi
-che vedea fare, cominciò a mormorare e a gittar fischi
-come il dì innanzi. Ed ecco le pattuglie si avventano a caricare,
-gli agenti di polizia e i soldati sciolti snudano le sciable
-e menano colpi alla cieca. Non è duello nè zuffa, ma è rabbia
-e furia bestiale contro ad inermi e non resistenti. Qual tumulto
-ne seguisse, quali strida ferissero l'aria, di che dolore
-e squallore si riempisse di subito la città, non mi proverò
-a raccontare. Dai rapporti più esatti degli spedali risulta, che
-v'ebbe dieci morti, e che i feriti sommavano molte dozzine.
-Tra primi è il consiglier d'appello Carlo Manganini, il quale,
-percosso in capo da due fendenti, spirò sugli scalini della Galleria
-De Cristoforis. Era uomo sessagenario e quietissimo. Alcuni
-manovali del carrozziere Giuseppe Sala, uscendo dalla officina
-per girsi a coricare e scontrandosi in una di quelle
-furiose pattuglie, furono strapazzati e pesti in maniera, che tre
-sono morti. Il cuoco stesso del conte di Fiquelmont, in sull'entrare
-che faceva da un salumajo a fornire sue spese, venne assalito
-ed ucciso. In tal modo macellavansi i cittadini; ed in
-quel mentre stesso, il polacco maresciallo Radetski gozzovigliava
-insieme col generale Scenatz e certo Vociacoschi, polacco
-esso pure; e tutti e tre insieme ad ogni vittima nuova
-che lor s'annunziava, mescevano e tracannavano. Nè la notte
-pose termine pienamente a quella soldatesca licenza, tanto
-che nelle vie più remote sull'ora tardissima scorrevano ancora
-que' mascalzoni, così avvinazzati e rabbiosi com'erano,
-minacciando e imprecando; e guai se taluno s'imbatteva per
-caso in essi.
-</p>
-
-<p>
-Nei dì 4 e 5 si rinnovarono alcune violenze, e fu tra gli
-altri ferito un famiglio di casa Litta. In que' giorni similmente
-scoppiò profonda ed universale la indignazione, non
-che de' giovani e de' più risentiti, ma di qualunque persona
-paziente, rassegnata e sommessa. È curioso a sapersi, che il
-Fiquelmont, come lo Spaur, lavasi le mani di tutti quei
-fatti, e va dichiarando di non avere facoltà e commissione
-<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
-bastevole per li casi urgenti e straordinarii. Il 5, una deputazione
-composta d'uomini i più ragguardevoli, fra' quali
-l'arcivescovo di Milano, il conte Borromeo, il conte Giorgio
-Giulini e taluni altri, presentaronsi al Vicerè, il quale accolseli
-secondo l'usanza con aria molto benigna; promise di
-fare e di dire, e ciò pure secondo l'usanza; e congedandoli,
-ripetè loro la canzone medesima dello Spaur e del Fiquelmont,
-cioè a dire che non possedeva facoltà sufficienti: la
-qual cosa mena a concludere, che i Milanesi in que' tristissimi
-giorni non avevano chi li potesse salvare, e tutti li potevano
-invece ammazzare.
-</p>
-
-<p>
-In quella sera medesima fu pubblicato dal Vicerè un
-suo proclama, unto d'un po' di miele e promettitore di riforme:
-ma non pertanto, nella notte à, con grande apparecchio
-di truppa, fatto chiudere il <i>Club</i> ove radunavansi i giovani
-a legger gazzette, e a discorrere di Pio IX e della Lega
-Italiana.
-</p>
-
-<p>
-Troncando gran numero di osservazioni che subito corrono
-in mente a chi legge e considera parte per parte la
-qui data narrazione, noi ci stringeremo a notare, che nel
-popolo milanese mai non è sorta la volontà di uscire dai
-termini della legge, e che il mormorare e fischiar della plebe
-furono picciol effetto della molta provocazione.
-</p>
-
-<p>
-Secondamente avvertiamo, che il sentirsi la moltitudine
-chiamare dal Torresani <i>gente irrequieta e facinorosa</i>, dovè
-inacerbirla oltremodo, e che lo strappare su pei canti alcuna
-copia dell'Avviso fu parimente picciolissimo effetto allato
-alla grave ingiuria: ed in ogni modo, doveansi punire di ciò
-i pochi operatori del fatto, e non altri.
-</p>
-
-<p>
-Di quindi procede che la illegalità ricade tutta quanta
-sulla Polizia, e su coloro che hanno sguinzagliata la truppa
-e menatala a infierire contro un popolo inerme, e il quale
-negli atti medesimi di resistenza che volea compiere, tenevasi
-ordinato e pacifico.
-</p>
-
-<p>
-Da ultimo, ci giova molto di sapere, che tutti i particolari
-di quelle violenze e ferocie non iscusate da veruna necessità,
-accesero tanto sdegno e corruccio, che gli animi più
-rimessi e per condizione più dipendenti hanno posta da lato
-<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
-la longanimità e la pazienza, e sonosi ricordati soltanto d'essere
-uomini e cittadini.
-</p>
-
-<p>
-A noi giunge notizia certissima, che non pochi impiegati
-italiani, e fra questi il consigliere di governo Decio,
-uomo mitissimo e fedelissimo, dopo avere tentato senza alcun
-frutto di conseguire soddisfazione e riparo di quegli
-eccessi, hanno pregato che si accettasse la loro rinunzia. Il
-signor Bellati, Prefetto di Milano, il quale quindici giorni or
-sono ricusando di sottoscrivere la protesta della Congregazione
-comunitativa cadeva in tristo concetto appresso del
-popolo, convocata di poi la Deputazione provinciale, chiedea
-piangendo e scusa e indulgenza; e ad alta voce leggeva a
-quella un rapporto, in cui, rappresentata la indegnità ed
-enormità degli ultimi fatti, concludeva dicendo: «e devesi
-maggiormente prestare orecchio e credenza al rapporto
-d'un impiegato il quale, sol per servire con zelo il governo
-di S. M. I., s'è quasichè attirata addosso la esecrazione
-de' suoi patrioti.»
-</p>
-
-<p>
-Infine, dal racconto qui sovrapposto si scorge, che alcuni
-ingegni perversi vorrebbero sperimentare nel regno
-Lombardo-Veneto un modo di reprimento diverso nella specie
-ma simile nella ferocia a quello usato, sono appena due
-anni, in Galizia. Ma i Lombardi, come si vede, nè cospirano
-nè si atterriscono. Nel paese loro non v'ha servi di
-gleba, non v'ha classi nè ordini che si nimicano; e la prepotenza
-e bestialità soldatesca, qualora volesse farsi durevole
-e abituale, affogherebbe nel proprio sangue, non nell'altrui.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="ordmun">DELL'ORDINAMENTO NUOVO DE' MUNICIPJ.</h3>
-
-<p class="indr">
-15 gennajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Tutti tre i principi nostri riformatori ànno avanti ogni
-cosa pensato a riordinare i Comuni: nel che si vennero mostrando
-e avveduti e provvidissimi. Il primo, perchè quelle
-riforme sono accettate più volentieri, le quali toccano gl'interessi
-<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
-prossimi e cotidiani del maggior numero; il secondo,
-perchè incominciare dal porre sesto e regola al tutto, innanzi
-di aver bene e fermamente composte le parti, tanto varrebbe
-per avventura quanto il costruire e l'architettare non badando
-per niente alla forma e acconcezza de' materiali. Nello
-Stato della Chiesa il Municipio nuovo romano è già in atto e
-in autorità: così volle Pio IX, del quale veramente diranno
-i posteri, che <i>romanam restituit rem</i>. Fino poi dall'aprile dell'anno
-poc'anzi cessato, una circolare del Cardinal Gizzi
-raccomandava in ispecial modo alla cura e meditazione dei
-deputati delle provincie l'ordinamento dei Municipj. In Toscana,
-alli 25 di questo vertente mese, vedremo adunata una
-Conferenza di sindaci e altre persone notabili affine di raccogliere
-i fatti, udire le informazioni, conoscere i desiderj
-de' popoli, e determinare le massime direttive della costituzione
-municipale che là si prepara. Negli Stati Sardi, quello
-che in sul cominciare di novembre fu promesso dal re in ordine
-a tal subbietto, vedesi ora mantenuto con la promulgazione
-del <i>Regio editto per l'amministrazione dei comuni e delle
-provincie</i>.
-</p>
-
-<p>
-Noi di questo Editto parleremo tra breve, con la ponderazione
-e maturità di giudicio che si conviene in tali argomenti.
-Oggi basterà l'accennare i punti cardinali che porgono
-il primo criterio e le prime norme per esaminar bene così il
-fatto come il da farsi; e ciò non solo in Piemonte e in Liguria,
-ma eziandio negli altri Stati della Penisola. Conciossiachè
-sarà intento particolare di questo giornale il discorrere con
-egual cura, e (secondo sue forze) con egual cognizione, di tutte
-insieme le Provincie italiane e di quelle della Lega segnatamente.
-</p>
-
-<p>
-Ottima cosa è certo da reputarsi, che tutti tre i principi
-riformatori partecipino a questo concetto speciale intorno alle
-istituzioni comunitative; e ciò è, ch'elle debbono venir fondate
-con ordini elettivi larghissimi, e coi principj assoluti dell'uguaglianza
-civile. Nè per rispetto alla larghezza elettiva
-potrebbesi forse desiderare o più o meglio di quello che si
-prescrive nell'Editto di re Carlo Alberto. Ma non deesi porre
-in dimenticanza, che tale franchigia può divenire angusta e
-<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
-povera negli effetti, qualora da un lato il numero de' consiglieri
-comunitativi sia grande e quello degli elettori grandissimo,
-e dall'altro sieno circoscritte e inceppate le facoltà
-e pertinenze di essi consiglieri. Onde gli è da considerare,
-per la libertà dei Comuni e insieme la spontaneità e il frutto
-delle opere loro, qual cosa nel fatto e nell'uso torni migliore:
-se il numero degli elettori larghissimo e più legate le facoltà,
-ovvero più ristretto quel numero e maggiore la facoltà e
-scioltezza dell'operare. Per fermo, non si dà franchigia municipale
-vera e fruttifera laddove non si componga di queste
-tre parti essenziali; che sono: elezione popolare; giudicio e
-scrutinio libero d'ogni interesse speciale e proprio del Municipio;
-azione libera del suo magistrato.
-</p>
-
-<p>
-Sotto queste considerazioni, a noi sembra che non tutto
-sia buono e non tutto largo e lodevole nel Motuproprio del
-Santo Padre e nell'Editto di sua Maestà Sarda; e fermamente
-crediamo, che molte disposizioni di tale Editto oltrepassino
-quel bisogno di <i>unità</i>, di <i>uniformità</i> e di <i>connessione col Principato</i>,
-che la legge ha avuto in mente di soddisfare.
-</p>
-
-<p>
-Se non che tra l'<i>Editto</i> ed il <i>Motu-proprio</i> interviene
-una differenza fondamentale; essendo che il primo ha virtù
-generale, perpetua ed irrevocabile; quando l'altro non dà
-fondamento e principio salvochè a un istituto particolare, qual
-è il municipio della sola città di Roma: e oltre a ciò, esso
-dichiara più d'una volta, che le disposizioni sue dovranno
-concordarsi tutte con l'universal legge riformatrice dei Comuni,
-alla quale s'affrettano di por mano i deputati alla Consulta
-di stato. Ei si può dire pertanto, che su tal subbietto
-nulla è per anco determinato nella media Italia, e la cosa
-pende tutt'ora dal senno de' principi e de' lor consultori. Il perchè,
-prevenendo le nostre parole in que' paesi ogni atto deliberativo,
-e però potendone ancora uscire un qualche lume e
-profitto immediato, a noi cresce l'obbligo di non tener chiusa
-la nostra opinione, e di significarla invece con lealtà e franchezza.
-</p>
-
-<p>
-Notiamo per prima cosa, che nel Regio Editto, ma più
-molto nel Motuproprio di Pio IX, le facoltà e pertinenze del
-Municipio stanno dinumerate e specificate una per una e con
-<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
-gran minutezza: il che non accade quivi per abbondanza di
-dire e a schiarimento ed esempio delle pratiche del diritto
-comunitativo, ma si è fatto al fine di circoscrivere con rigore
-e definire con esattezza il potere che vien largito dal Principe
-a forma di privilegio; e però le cose che son taciute
-non possono in guisa veruna venir sottointese in virtù di
-una qualche generale franchigia in altre parti del decreto
-espressa e riconosciuta: onde ripetiamo, che in ciò il Motuproprio
-romano vince in istrettezza l'Editto Regio, dacchè
-in questo oltre al cominciare il legislatore dal riconoscere
-in universale la libertà dei Comuni, esprime nell'articolo
-VIII del capo VII, che <i>il Consiglio Municipale fa gli atti
-devoluti alla popolazione in massa, ed in generale delibera
-su tutti gli oggetti di amministrazione locale che, eccedendo
-la semplice esecuzione, non sono attribuiti al Sindaco</i>; nelle
-quali parole, e segnatamente nella clausola prima pare sottinteso
-il principio, che ogni qualunque atto possibile a farsi
-in comune dal popolo cade sotto la deliberazione dei Consigli
-Municipali.
-</p>
-
-<p>
-Ora, secondo noi, risiede nel Comune, a rispetto dello
-Stato, una libertà naturale d'azione e di reggimento, appunto
-come nell'individuo a rispetto del Comune. Di quindi procede
-che le franchigie non gli son date dalla legge, ma sì dalla
-legge sonogli assegnate le giuste limitazioni di quelle. E però,
-in genere, la legge non dee (come sotto i governi feudali e
-dispotici) venir numerando le speciali e singolari facoltà del
-Comune e prescrivergli ciò che può, ma ciò che non può e
-non dee. Noi sentiam bene, che poco importerebbero tali rassegne
-e specificazioni ove s'accompagnassero con formole
-generali di chiaro ed ampio significato, e in cui lucesse una
-confessione piena e patente del dritto. Noi sentiamo altresì,
-che parlare in nome dei principj universali del giure non è
-stile e consuetudine de' <i>Motuproprj</i> e delle Carte e Statuti
-alla foggia antica. Ma i tempi ricercano altro linguaggio, e
-non son queste del sicuro disputazioni di grammatica.
-</p>
-
-<p>
-Da siffatto principio della libertà naturale d'azione e di
-reggimento in che vive ogni Comune a rispetto dello Stato,
-emerge tutta quanta la idea dell'ordinamento comunitativo
-<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
-e delle sue piene franchigie. Per fermo, se il legislatore accoglie
-nell'animo quel principio, ei non può non volere costituire
-il Comune con quanta maggiore larghezza di facoltà
-e d'esercizio è fattibile; appunto com'egli adopera nel dettare
-le leggi e le guarentigie della libertà privata di ciascun
-individuo, ai quali mai non oserebbesi di prescrivere le
-specie, le condizioni e i modi dell'uso ed eziandio dell'abuso
-delle proprie loro sostanze. Col principio anzidetto,
-il legislatore dee confessare, che il limite alle libertà naturali
-dei Municipj è segnato non dalle restrizioni governative
-e ministrative arbitrarie, non dal desiderio di certa
-unità fattizia e più militare assai che civile, non dalle vecchie
-pragmatiche che, or sotto nome di tutela, or sotto quello
-di vigilanza e di buon governo, nojosamente comprimono e
-impacciano, ma bensì dalle necessità universali, e dall'ingerimento
-legittimo e razionale della potestà legislativa operante
-a nome della utilità vera e durevole di tutto lo Stato.
-</p>
-
-<p>
-Col principio anzidetto, si debbono volere disciolte d'ogni
-legame non necessario all'ordine e alla salute comune le deliberazioni
-dei Consigli municipali e l'azione dei lor magistrati.
-E poichè al governo è ragionevolmente serbato d'interporre
-l'autorità sua tuttavolta che il municipio o travia
-dalle forme prestabilite di sua istituzione, o rompe alcuna
-legge od alcun mandamento legittimo dello Stato, in qualunque
-altro caso non dee far mestieri l'assentimento dei supremi
-ufficiali, siccome atto con piena ragione presunto e che
-vuolsi avere per compiuto. Molto meno poi fa d'uopo l'assistenza
-e presenza de' supremi uffiziali alle discussioni ed alli
-scrutinj comunitativi; molto meno il richieder licenza per le
-ordinarie o straordinarie convocazioni de' Consigli: e il simigliante
-si discorra per altri vincoli e suggezioni. Nè qui ci è
-lecito di tacere, che sì in risguardo della libertà di congregarsi,
-deliberare ed eseguire, sì per la libertà e speditezza d'azione
-de' magistrati municipali, sì infine per la indipendenza e
-dignità di loro persone, l'Editto piemontese torna senza misura
-più restrittivo del Motuproprio Romano, nel quale si
-legge, in fra le altre risoluzioni, che <i>l'approvazione superiore
-delle deliberazioni consigliari avrà sempre luogo, tranne il caso
-<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
-della mancanza di forme, dell'eccesso di potere e di contravvenzioni
-alle leggi</i>. (<i>Titolo</i> 1. § 27.)
-</p>
-
-<p>
-E quanto è alla dignità e indipendenza del Magistrato,
-non v'ha nel Motuproprio Romano neppur vestigio delle
-prescrizioni del Regio Editto che qui registriamo: <i>Capo II.</i>
-§ 6. <i>Il Sindaco è capo dell'amministrazione comunale ed agente
-del governo.</i> § 9. <i>Il Sindaco è nominato da noi e scelto fra i consiglieri
-comunali... Rimane in carica tre anni e può essere da
-noi confermato.</i> § 10. <i>L'Intendente generale può sospendere i
-Sindaci. Capo III.</i> § 16. <i>I Vice-sindaci sono nominati per un
-anno, sulla proposta del Sindaco, dall'Intendente generale, cui
-spetta di sospenderli e rivocarli.</i>
-</p>
-
-<p>
-Non ci è ignoto che la molta suggezione dei magistrati
-municipali, il fluttuare de' sindaci tra il carattere cittadino
-e il politico, l'intervenire continuo de' superiori negli atti
-comunitativi, e la necessità del consenso e della revisione
-imposta a pressochè ogni spesa ed ogni deliberazione, non
-qui solamente fra noi ma durano e si perpetuano di là dall'Alpi,
-appresso di una nazione la quale presume essere
-specchiatissimo esempio di libertà. Queste cose sappiamo da
-lungo tempo. Ma duole e pesa all'anima nostra, che volendosi
-pure imitare i popoli forestieri, non sempre si scelga
-il lor meglio, ma talvolta eziandio il peggiore e il più strano.
-Oltrechè, le istituzioni de' popoli molto civili sono una vasta
-e variatissima architettura, ove la deformità d'alcun membro
-quasi scompare nella bella simmetria e acconcezza del tutto
-insieme. Altrove la poca libertà dei Comuni è supplita dalla
-moltissima dello Stato; ma dove questa scarseggia, par necessario
-compensarla col dilatare e mallevare la vita franca
-e spontanea del Municipio.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="dispfran">DISPACCI FRANCESI SULLE COSE ITALIANE.</h3>
-
-<p>
-Il <i>Débats</i> delli 7 ci fa conoscere il testo di alcuni dispacci
-intorno alle cose d'Italia mandati dal Guizot agli ambasciatori
-<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
-e ministri, ed ora comunicati alla Camera. Sono
-tre lettere al conte Rossi in Roma, una al conte Marescalchi
-in Vienna ed un'altra al conte di La Rochefoucauld in Firenze;
-la sesta è in forma di circolare, e l'ultima è indirizzata
-al signore di Bourgoing in Torino.
-</p>
-
-<p>
-Chiunque si ponga a leggere cotesti dispacci, dee notare
-a bella prima, quanto nei nostri tempi vada mutando il linguaggio
-dei diplomatici, ovvero quanta diversa natura d'uomini
-sia quella che amministra oggi i gran fatti politici. Per
-fermo, in essi dispacci v'ha un lusso di generalità accademiche
-e un dissertare così vivo e abbondevole, che la Sorbona
-li accetterebbe affatto per suoi. Il secolo, adunque, è gentile
-se non vigoroso; gli uomini forse non grandi, ma pieni di
-facondia e filosofia.
-</p>
-
-<p>
-Noi confessiamo assai volentieri, che in tutte sette le lettere
-del Guizot scorgesi aperto il buon desiderio del governo
-francese pel risorgimento italiano. E di tal sentimento non può
-dubitare alcuno il quale conosca la fine e classica civiltà della
-Francia, e pensi che non v'è quasi villaggio colà ove non si
-spieghi Virgilio ed Orazio, e non si stupisca dinnanzi alle
-tele o copiate od originali di Raffaele e di Michelangelo. Del
-pari risulta da quelle lettere, che il Guizot vive sempre in
-grave apprensione di veder trionfare i troppo infiammati, e
-sembra stimare gl'Italiani non capaci ancora di più larghe
-concessioni e più sostanziali riforme. Ma d'altra parte,
-com'egli ammira sinceramente la saggezza insperata del
-popol romano, nè stenta ad applicare simili elogi agli altri
-popoli della Penisola già ridestati, a noi pare che se ne
-debba dedurre ch'essi sarebbero sufficienti a molto maggior
-grado di libertà.
-</p>
-
-<p>
-Sulle cose di Ferrara, spiace particolarmente al Guizot
-che il governo Pontificio abbia posta la controversia in piazza.
-Ciò naturalmente sa male a un diplomatico consumato,
-e gli sembra quasi una propalazione indebita dei misteri e
-della scienza esoterica. Ma se i Tedeschi invadessero un palmo
-solo del territorio francese, io sfido il ministro Guizot a
-mantener quivi il secreto, la riservatezza, e la gravità dei
-capitolati e dei protocolli. La lettera al Marescalchi, che appunto
-<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
-s'aggira sul brutto frangente di Ferrara, è da un capo
-all'altro tutta mite in verso dell'Austria, tutta lusinghevole
-e piena d'unzione; e non v'ha neppure una fiammolina di
-sdegno, una favilla di giusto risentimento. Certo, se il Papa
-non colpiva di religiosa paura il capo medesimo dell'Impero,
-ognun può pensare quale difesa efficace e gagliarda sarebbe
-uscita dalla dolce e tenera ammonizione del Guizot. Pur
-troppo, i casi della Galizia ci fanno presumere che a Vienna
-le orecchie non sono così delicate, e il cuore non così cereo
-come stima l'insigne autore della Storia dell'incivilimento.
-</p>
-
-<p>
-Vero è che nella lettera al La Rochefoucauld il ministro
-Guizot accenna, così di passata, come il Papa abbia fatto richiedergli
-se in certe date congiunture potesse fare assegnamento
-su d'una più attiva cooperazione della Francia, e
-com'egli il Guizot crede d'avergli risposto in modo da contentarlo.
-Ma qui il velo diplomatico diventa sì fitto ed oscuro,
-da simigliare a quello che già copriva la statua d'Iside, e
-non è più la intelligenza ma il cuore che giudica, e gli si comanda
-un umile atto di fede.
-</p>
-
-<p>
-V'ha però in queste lettere diplomatiche due proposizioni
-non pure verissime, ma da stare ferme e inchiodate
-in mente degli Italiani. L'una è nel dispaccio al signore di
-Bourgoing in Torino, e consiste in dire che gl'Italiani s'ingannerebbero
-forte sperando la lor salute da un rovescio di
-cose in Europa. L'altra è nella terza lettera al conte Rossi,
-e la quale afferma che non bene opererebbono i principi
-nostri a troppo tardare le riforme e le concessioni le quali
-fossero divenute un'alta necessità di fatto. «In quella protratta
-aspettazione, dice il Guizot, gli animi traviano per
-la foga pericolosa delle speranze e dei timori soverchio
-aggranditi; e quindi colui che regge sembra cedere, suo
-malgrado, all'urto popolare, dove in fatto egli obbedisce
-soltanto alle persuasioni di sua coscienza. Il signor conte
-Rossi ha più d'una volta ciò espresso con debita moderanza
-ai consiglieri del Santo Padre, ed al Santo Padre
-esso stesso.»
-</p>
-
-<p>
-Noi ringraziamo del dato consiglio e l'ambasciatore e
-il ministro, al quale parimente dobbiamo e vogliamo esser
-<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
-tenuti della propensione (quantunque un po' peritosa e non
-assai procacciante) che mostra al bene d'Italia. Noi non ci
-poniamo tra quelli che da' forestieri pretendono molto di più
-e molto di meglio, perchè sempre abbiamo opinato che
-niuna nazione si salvi mediante l'altrui braccio: ed esigere
-che le genti straniere vuotino per lo scampo nostro le loro
-vene ed i loro scrigni, o mettano a repentaglio la pace che
-godono e i negozj e le comodezze in cui vivono, ci compare,
-non sappiam bene, se una sfrontatezza o una melensaggine:
-il rimproverarle, poi, fieramente ed anzi svillaneggiarle perciò
-di continuo, come piace a molti, ci sembra che senta del
-fanciullesco insieme e del vile.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="statital">DELLO STATO PRESENTE D'ITALIA.</h3>
-
-<p class="indr">
-19 gennajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Vogliono i pensatori moderni, che la fortuna non abbia
-nè molta nè poca parte nelle faccende umane. Io non so
-bene di questo, ma so che qualora ne piacesse di battezzar
-con quel nome le cagioni occulte ed ignote de' gran casi che
-avvengono, la fortuna comparirebbe ancora spessissimo nella
-storia de' nostri tempi. E per fermo, chiunque venisse dicendo
-di aver previsto punto per punto ciò che ora si compie
-in Italia, rischierebbe forte di non essere creduto sincero.
-Comunque ciò sia, l'ignoranza nella quale io confesso
-di rimanere della più parte delle cagioni a rispetto di quel
-che accade in Italia, mi piace, perchè ho sempre veduto gli
-avvenimenti massimi e fecondi davvero portar seco questo
-carattere del farsi ammirare ma non intendere, e tanto più
-ammirare quanto ciascuno si assottiglia di penetrarli.
-</p>
-
-<p>
-Di tal genere, per mio giudicio, sono i fatti odierni della
-Penisola. Pur nondimeno, egli sembra potersi dire, che la
-nostra patria dopo le mutazioni e il conquasso della grande
-rivoluzione francese, ripiglia oggi con vigore e saggezza virile
-il largo moto di civiltà e di riforma a cui dava principio
-<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
-poco prima della metà del secolo scorso. Allora, siccome oggi,
-iniziatori del mutamento furono i principi. Ma in que'
-tempi, le riforme ampliavano la potestà regia, rovesciando
-la feudalità, le privilegiate corporazioni e gli arbitrj della
-Curia Romana: oggidì le riforme assumono, al contrario, per
-fine di temperare il regio potere, e rinnovano in mezzo di
-noi quel genere di monarchici che i padri nostri, latinamente
-e con profondo significato, domandavano civile, come il solo
-buono e degno effettualmente dell'umano consorzio. In que'
-tempi ogni sforzo tendeva all'equità ed all'uguaglianza; quest'oggi
-tende alla libertà. Allora, cavatane l'Inghilterra, nessun
-principato conosceva il freno degli ordini rappresentativi
-e dell'altre pubbliche guarentigie; onde Pietro Leopoldo e il
-Tanucci entrarono innanzi in più cose allo stesso Turgot, il
-quale in Francia non compariva del certo un rimesso e lento
-riformatore: ma a questi giorni, in tutta l'Europa è sciolto
-e cancellato il potere assoluto, se n'escludi la Russia che è
-barbara, e l'Austria incapace di mutazione. Allora i consiglieri
-arditi e liberali dei re erano letterati e filosofi cortigiani;
-e ciò che persuadevano e conseguivano venía dai popoli
-ricevuto o in silenzio rassegnato o con gioja pura ed
-immensa, come suol farsi per beneficj inaspettatissimi, e i
-quali niuno osa non che richiedere ma nemmanco sperare.
-Al dì d'oggi, se i letterati proseguono a consigliare i monarchi,
-il fanno discosto, e per mandato espresso e perpetuo
-delle moltitudini, e segnatamente delle classi mezzane; e parlano
-e s'interpongono come la divina forza della ragione e
-della giustizia, che vieta e impedisce il conflitto.
-</p>
-
-<p>
-Da queste e da parecchie altre disparità che intervengono
-tra il moto riformatore antico ed il nuovo, sorge il
-concetto generale, che ne' principi, alle cui mani è affidato
-presentemente il governo d'Italia, bisogni maggiore maturità
-di pensieri, più docilità di animo e minor lentezza di opere.
-</p>
-
-<p>
-D'altra parte, nel secolo andato e propriamente in quegli
-anni in cui s'attuavano le riforme, lo straniero regnava
-in Italia assai meno poderoso; e piuttosto che minacciare, difendevasi
-e patteggiava. Patteggiava col re di Napoli e col
-re di Piemonte, patteggiava coi Genovesi. Quello che oggi
-<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
-ne sia, ciascuno lo sa, ciascuno lo vede. Nel secolo andato
-esistevano stati e genti italiane riconosciute alla dolce favella
-del <i>si</i>, ma la nazione italiana non esisteva. Ne' giorni
-nostri, se badasi alla nuda scorza dei fatti, nazione italiana
-neppure esiste; se al sentimento, al desiderio, al proposito
-fermo ed universale, le genti italiane son già pervenute a
-costituire una sola persona morale. E appunto perchè dal
-sentimento e dal desiderio vuolsi procedere alla piena realità,
-e gli ostacoli sono molti e gagliardi; e perchè prevedesi di
-dovere o subito o non mai molto tardi invocare sul Mincio
-e sul Po il Dio degli eserciti, e però fa mestieri a noi tutti
-l'unione e la fiducia perfetta e reciproca; ne segue che abbisogni
-eziandio ne' popoli altrettanta assennatezza, docilità
-e prontezza viva e operosa. Saggia debb'essere la moltitudine
-in frenare all'uopo la naturale impazienza de' suoi desiderj;
-e frutto primo e salutare di tal suo senno debb'essere
-la docilità, cioè il saper riverire e ottemperare alla legge,
-mostrarsi arrendevole ai suggerimenti e alle ammonizioni
-de' buoni, e comportarsi per guisa che più non abbia verun
-poeta moderno a poter replicare la sentenza del Tasso:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . .</span> alla virtù latina</p>
-<p class="i01">O nulla manca o sol la disciplina.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ma non pertanto, il popolo dee serbarsi pronto ed attivo,
-non inerte, non freddo, non pusillanime. Distinguiamo sempre
-e in qualunque cosa l'operosità dal tumulto, la vita dal
-sonno, l'ordine e la disciplina dalla sommessione cieca ed
-irrazionale. Nel moto regolare e crescente della cosa pubblica
-educhiamo l'intelletto ed il cuore; delle concessioni ottenute
-caviamo buon frutto, le ottenibili maturiamo. Con l'esempio
-del nostro vivere franco e pieno d'ardore, ma legale, dignitoso
-e pacifico, con l'aspetto della nostra verace e pacata letizia,
-con la concordia di tutti gli ordini, ma specialmente di
-popolo e principe, facciamo impossibile la tirannia, impossibili
-il negare ostinato e il resistere pauroso nelle rimanenti
-Provincie italiane. Non si ricerca da noi che ancora un poco
-di moderanza, di assennatezza, di longanimità; e i figli della
-gran madre staranno tutti raccolti e tutti beati in un solo
-<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
-amplesso. La santa Lega Italiana avrà compiuto e stretto il
-suo mistico fascio, nel cui mezzo starà sola una scure, perchè
-infinite braccia parranno impugnare una sola spada; e
-miseri quegli stranieri che vorranno assaggiarla.
-</p>
-
-<p>
-Come in persone eziandio scorrette e di mala indole
-sorge tal volta per mezzo all'anima un senso puro del bene
-e un desiderio generoso di nobili geste, così accade che la
-Provvidenza spiri per qualche tempo su tutto un popolo
-l'aura della virtù e del coraggio, e un amore di sacrificio
-che agli occhi suoi stessi il fa nuovo e maraviglioso. Procacciamo
-con isforzo continuo, che pur sopra noi, infralita generazione,
-passi quell'aura sublime; e lo zelo attivo e sincero
-del pubblico bene invada tutti i seni dell'anima nostra. Sui
-canti delle strade di Genova (or non sono molti giorni) leggevansi
-stampate a larghe majuscole queste belle parole: — <i>Ordine,
-Fratelli; tutta Italia ci guarda</i>. — Ed io dico agl'Italiani:
-<i>Fratelli, siamo prudenti, disciplinati, operosi; tutta Europa
-ci guarda</i>; e (facciasi luogo al vero) ci guarda mezzo
-ammirata ed incredula, e dubita forte se noi siamo ancora i
-figliuoli dell'eroiche generazioni che vinsero il mondo, ovvero
-gente spuria e ragunaticcia la qual sogna le grandi cose
-e le conta per fatte, agitandosi con furore tra le processioni,
-le luminarie e i banchetti.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="livorno">DEL FATTO DI LIVORNO.</h3>
-
-<p class="indr">
-Adì detto.
-</p>
-
-<p>
-Gli ultimi casi di Livorno rattristano l'anima, perchè
-sono la prima nebbia che sorge a intorbidare il sereno della
-nostra rigenerazione. Ma forse il male non è tanto grave e
-profondo, quanto si mostra di fuori: e a niuno poi venga in
-animo, come scioccamente fu detto, che gl'imprigionati cospiravano
-a pro dell'Austria. Egli non è possibile ormai in
-Italia rinvenire dieci persone di mediocre fama, e di vita e
-condizione alquanto civile, che accolgano in seno un desiderio
-<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
-così vile insieme e così scellerato. Se in quegli uomini
-si troverà colpa (e speriamo che no), sarà colpa di fanatismo.
-Non perde subito una nazione i modi e gli usi funesti a cui
-l'han menata le sventure e la tirannia. Si cospirò per lunghissimi
-anni, e a mali estremi, e che parevano inemendabili
-per altra via, si cercarono rimedj violenti e non sempre
-legittimi. Si brandì il pugnale accanto alla mannaja, il secreto
-fu contrapposto al secreto, l'inquisizione settaria all'inquisizione
-di Stato; e, insomma, come i medici temerarj costumano,
-a fieri veleni riparossi con altri più fieri e mortali. Forse ad
-alcuni, que' mezzi sono paruti ancor necessarj; forse la inconsideratezza
-dell'ira e i pungoli dell'orgoglio hanno fatto
-gabbo alla coscienza e velo al giudicio. Di più non diciamo,
-e più là non vogliamo andare colle presunzioni e i supposti.
-È debito di carità e di giustizia il non aggravare coi sospetti
-e con la baldanza delle parole gente che sia a repentaglio
-della vita e dell'onore, sebben della vita non crediamo e
-non paventiamo. Nella felice Toscana, fra gli altri esempj di
-sapiente mansuetudine che i Principi Lorenesi hanno dato
-non pure all'Italia, ma sì all'Europa, questo è il maggiore
-ed il più solenne; di avere, ottant'anni addietro, abolito il
-crimenlese. Poco stanno discosto da noi que' giusti e benigni
-tempi, in cui non dico non si puniranno di morte e d'altri gravi
-castighi gl'imputati di mere colpe politiche, ma si prenderà
-maraviglia che ciò abbiasi potuto praticare per secoli da tutto
-il mondo civile e cristiano, come si stupisce oggidì dell'avere
-cercata e scrutata la verità con l'opera dei tormenti.
-Dove cessa l'evidenza del reato, là cessa il diritto di punire;
-e v'ha, pur troppo, infinite quistioni di giure sociale e politico
-in cui la ragione vacilla, e il comune senso morale non
-dá risposta patente e assoluta.
-</p>
-
-<p>
-Noi non dubitiamo che agli imputati di Livorno non
-debba, nel processo a cui danno materia, apparire manifestissimo,
-quanto il dominio della pubblicità torni loro giovevole,
-e quanto gli amici e fautori di libertà (nelle cui mani
-sono) procaccino e studino, anzi ogni cosa, la imparzialità e
-integrità dei giudicii: o se questo vuol esser vero per tutti,
-maggiormente desideriamo che sia per coloro, alcuni de' quali
-<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
-hanno con noi sospirato e sofferto per la redenzione della
-patria. Li tenemmo, pur jeri, compagni ed amici; non può
-il nostro cuore assuefarsi a un tratto a stimarli nemici odiosi
-ed abbominevoli.
-</p>
-
-<p>
-Ma un'altra osservazione importante vien subito fatta a
-chi bada un poco a cotesto avvenimento. Il Governo Toscano
-è sembrato scarseggiar sempre di forza, di attività e di speditezza.
-I tempi, infrattanto, da quetissimi e sonnolenti son
-divenuti svegliati e vivi. Gli spiriti, prima indolenti e molli,
-hanno contratto in poco d'ora alcun che dell'antica febbre
-repubblicana. Tra le città poi toscane, Livorno è la più ardente
-e più malagevole a governarsi. Un bel giorno, moltitudine
-grande adunasi quivi in piazza, gridano armi, vogliono
-armi. Al gonfaloniere ed ai superiori vien meno
-ogni modo di acchetarli. Creasi a voce di popolo una deputazione,
-la quale in breve intervallo sembra fatta signora della
-città ed arbitra delle cose. Le viene comandato di cessare e
-scomporsi; ed ella, a rincontro, dichiara sè stessa organo e
-rappresentanza vera del popolo livornese, e pon la sua sede
-nel palazzo municipale. In questo mezzo, giunge il ministro
-Ridolfi, che per primo atto fa in ogni quartiere assembrare
-la Civica: questa obbedisce volonterosa e prestissima, e quattro
-mila cittadini già stanno accolti e armati sotto le insegne.
-Entrasi in molte case, imprigionansi cittadini non volgari, e
-parecchi de' quali erano principalissimi tra i deputati; quindi
-son menati sul vapore reale il <i>Giglio</i>, e condotti a Porto Ferrajo.
-Tutto ciò in qualche ora, con risolutezza, con facilità
-e corampopulo. Ogni cosa ritorna in quiete; la città ripiglia
-i negozj; in niuna parte è spavento, in niuna è sdegno e
-rancore. Or che è questo? donde viene al Governo Toscano
-tanto vigore, tanta prontezza, un fare sì animoso e sicuro, e
-il sapersi appigliare a partiti forti e recisi? Da due cose ciò
-proviene: dal muovere che fa il Governo i suoi passi di pari
-con l'opinione, e dal munirsi e fidarsi compiutamente nell'armi
-cittadine. La Guardia Civica riesce in Toscana ciò
-che sempre, ciò che per tutto è riuscita; vale a dire lo
-scudo e il palladio dell'ordine pubblico, e il sostegno della libertà
-vera e durevole, non della avventata e mal ferma. Nel
-<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
-Governo Toscano ben rincalzato dall'opinione e dall'armi
-cittadine, è non solo risorta la gagliardia e l'attività, ma egli
-porge caparra sicura che di quindi innanzi sarà del corpo
-della Lega Italiana un membro saldo, sollecito e poderoso.
-</p>
-
-<p>
-Che diranno di tali fatti coloro cui la virtù e il regno
-della opinione mette sgomento? E quegli altri eziandio che
-diranno, i quali si ostinano a giudicare e credere la Guardia
-Civica non più che una istituzione militare, apparecchiata in
-casi di guerra a supplire e spalleggiare l'esercito?
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="ecomar">L'ECO DELL'ALPI MARITTIME.</h3>
-
-<p class="indr">
-Adì detto.
-</p>
-
-<p>
-Ci corre all'occhio il programma d'un nuovo giornale
-nizzardo, col titolo l'<i>Eco dell'Alpi Marittime</i>. I compilatori annunziano
-di aver gran fede nel moto vitale e rigeneratore che
-penetra e fa risentire di mano in mano le più morte membra di
-nostra nazione. Desiderano con ardore il risorgimento suo, la
-vogliono libera e indipendente, e si professano e chiamano
-Italiani di sangue, Italiani di cuore. Ma, cosa stranissima, ei
-dicono e ripetono tutto ciò in francese! Per prima testimonianza
-dell'animo loro italiano, abiurano l'armonioso idioma
-di Dante; e per primo atto d'indipendenza, fannosi servi
-d'un linguaggio straniero, il quale tenta di snaturare e viziare
-sì fattamente il nostro, che sarà dura e lunga fatica a guarirlo
-e salvarlo. Ei sembra che pur anche a que' giornalisti
-sia caduto in mente un qualche sospetto della loro stranezza;
-ma tosto l'hanno cacciato da sè, racchetandosi con questa
-ragione, che <i>dobbiam cercare un po' meno quello che ci divide,
-e molto di più quello che ci ravvicina</i>. O bella o bella davvero!
-Ma, signori giornalisti nizzardi, noi per serbare appunto
-e convalidare, quanto ci è dato il meglio, ciò che ne può tenere
-uniti, abbiamo carissima la nostra lingua, solo segno
-visibile e universale della comunanza del sangue, solo retaggio
-rimasto della mente e gloria degli avi. Come ad ogni
-<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
-nazione è sortita una forma propria intellettuale, così è sortito
-da Dio un organo particolare a significarla. In esso, in
-quell'organo particolare e mirabile, sta la nostra effigie, il
-nostro stemma, la nostra bandiera; in esso è quel tesero antico
-ed inestimabile che nè il correr del tempo, nè le somme
-sventure, nè il servaggio lunghissimo, nè la stessa nostra
-incuria e viltà ci hanno potuto involare. Signori giornalisti
-nizzardi, voi ci avete ferito, senza volerlo (crediamo), nella
-più nobil parte del cuore. Certo, voi siete arbitri e liberissimi
-di parlare e scrivere la lingua che più v'aggrada. Ma chi
-non parla e non iscrive la nostra, dee sentirsi dire con qualche
-sdegno da tutti i buoni Italiani: — A che mentite il nostro
-nome, o signori? a che v'accostate al nostro banchetto? Uscitene,
-noi non vi conosciamo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="notsic">NOTIZIE DELLA SICILIA.</h3>
-
-<p class="indr">
-21 gennajo.
-</p>
-
-<p>
-Dalle nuove di Sicilia tutta l'Italia del certo sarà funestata;
-e niuna cosa può riuscire più misera ed afflittiva al cuore
-de' buoni Italiani, come vedere in mezzo al quieto e ordinato
-nostro risorgimento scoppiare un conflitto la cui fine non
-può tornare se non infelice ad entrambe le parti. Se la superano
-i sollevati, chi porrà modo alle lor domande, e chi interdirà
-loro d'inalberare il vessillo isolano, squarciando e
-dispiccando un membro di più al corpo già troppo lacero e
-troppo diviso d'Italia? E se vince la podestà regia, ormai
-gli è impossibile che ciò succeda senza moltissimo sangue,
-fiera semenza di sollevazioni nuove e più pertinaci; e niun
-modo, poi, e niuna misura verrà segnata agli esilii, agli incarceramenti
-e ai supplizj che già tanto moltiplicavano in quelle
-provincie sfortunatissime. Dio conosce gli autori e gl'istigatori
-di tanto male; e certo, a chi ha menate le cose ad estremi
-così terribili, prepara nella sua giustizia squisiti castighi
-e vendette.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
-</p>
-
-<p>
-Primamente, noi sentiam bene per tutto ciò, che gli
-animi colpiti così a un tratto dalla narrazione di casi lacrimevoli
-a tutta l'Italia si abbandonino al dolore e allo sdegno,
-e quasi disperino della salvezza pubblica, od almeno si sentan
-fallire la dolce speranza di campare la patria dai tumulti
-sanguinosi, dalle mutazioni violente e immature, e dalle
-miserie e dal lutto della guerra intestina. Ma dato sfogo al primo
-impeto dell'affetto, e rimenate le forze della ragione e le
-virtù dell'animo agli uffici loro, debbono tali forze e virtù,
-avanti ogni cosa, impedire che noi ci lasciamo vincere all'immaginazione,
-invece di crescere in attività e in coraggio
-quanto i danni e i pericoli crescono. Se il vorremo tutti, e
-gagliardamente il vorremo, niun uomo, e sia pur coronato,
-potrà contrastarci di ricondurre la conciliazione e l'ordine
-dove ora sono sbanditi, e di far cadere le armi male impugnate,
-disfare i patiboli, restituire alla patria i fuggiaschi,
-assicurare la pace, dar principio e base a riforme larghe
-ed irrevocabili. Per tutto ove abbondano i buoni e accorrono
-risoluti e operosi, mai non è mancato rimedio ai più
-profondi guasti e alle più cangrenose piaghe dei regni. Poniamoci
-tutti, con quanta efficacia di persuasione e con
-quanti mezzi possediamo di forza e ingerimento morale,
-poniamoci in mezzo ai sollevati ed al principe: Dio e la fortuna
-d'Italia compiranno il restante. Ma noi siamo privati,
-e l'azione nostra va lenta, dislegata e difficile. Tocca pertanto
-ai principi nostri riformatori il primo alto e il più
-vigoroso del morale intervenimento di cui ragioniamo. E
-che? potrà una sola volontà, potrà una sola mente caparbia
-turbare e sconvolgere a suo talento l'Italia intera? Permetteranno
-i principi della Lega, che tante loro fatiche e buoni
-desideri e savissime opere, che tante speranze e disegni
-loro magnifici per salvate con progressivi e pacifici mutamenti
-l'Italia, vadan perduti? No, questo non accadrà, chè
-sarebbe importabile e mostruoso. Parlino ed operino essi con
-tutta la pienezza e la vigoria di lor dignità, e con tutta quella
-che porge loro al presente la necessità delle cose, la santità
-della causa, il dovere di padri e salvatori de' popoli, l'orrore
-del sangue civile; e a ciascuno sarà giuocoforza obbedire.
-<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
-Ma lascino addietro (noi ne li preghiamo e gli scongiuriamo)
-le forme e le lungaggini diplomatiche, e come i fatti
-sono straordinarj e giungono subitanei, altrettanto sia straordinaria
-e subita l'azione loro. Guai se non riuscissero, guai.
-V'ha già chi trae compiacenza di tal prima sollevazione,
-pigliando fiducia che le cose precipitino tanto al male, da vedere
-disfatti e poi ricomposti a lor modo i regni e i trattati.
-Ma noi, corretti dalle lunghe sventure, noi non ignari della
-bestiale pazienza degli uomini, e che ne' gran rovesci la libertà
-e i diritti de' popoli quasichè sempre vanno in conquasso,
-noi speriamo tuttavia che la rigenerazione nostra regolare
-e incolpabile abbia vita così poderosa e tanto piena di
-partiti e compensi, da trionfare eziandio di questa prima battaglia,
-e rimovere questo durissimo inciampo che trova nel
-suo cammino, semprechè i principi della Lega vi si adoperino
-di concerto e con intera e pronta efficacia. Deh! movali
-almeno l'enormità del pericolo, se altro sentimento ed
-affetto non gli riscuote: sebbene dal cuore de' principi nostri
-niun sentimento pietoso e nobile rimane escluso; e singolarmente
-dal cuore di Pio, il quale benchè sia padre di tutti
-i fedeli, pure sa e sente che gl'Italiani sono primogeniti
-suoi, primogeniti della Chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Usi egli, dunque, larghissimamente della più che umana
-autorità del suo grado e carattere; usi della maestà che possiede
-e della gloria che ha conquistata; e interceda potentemente
-e con azione sollecita, e con quanti modi e mezzi e
-clientele ed ajuti ha seco, interceda, diciamo, per otto milioni
-e più d'Italiani e compatrioti suoi, i quali pure in mezzo al
-tumulto e alle armi girano in verso di lui lo sguardo, e ne
-invocano in ogni istante il nome venerando e miracoloso.
-Noi non sappiamo quali ragioni distogliessero poco fa il Pontefice
-dall'interporsi in guisa patente e solenne tra le popolazioni
-Svizzere in procinto di azzuffarsi; ma questo sappiamo,
-che niuna ragione, niun dubbio, niuna cautela può
-stoglierlo legittimamente dall'intromettersi con somma efficacia
-tra il re delle Due Sicilie e le insorte popolazioni.
-Quindi egli debb'essere risoluto di ciò; e noi, chinati ai suoi
-piedi, ne lo supplichiamo con quella istanza e con quel fervore
-<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
-d'affetto e profondità di dolore, che la civile carità e la voce
-del sangue italiano ci fa sentire e significare.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="sicilia">DELLA SICILIA.</h3>
-
-<p class="indr">
-22 gennajo.
-</p>
-
-<p>
-No, la felice innovazione delle sorti d'Italia non debbe
-così a un tratto cangiar natura per la cieca pertinacia d'alcuno
-e l'ira impaziente di molti.
-</p>
-
-<p>
-Nè il sangue di nostre vene dee piovere in guerra fraterna
-o sotto il ferro del manigoldo, ma bensì serbarsi per
-causa infinitamente migliore, e spargersi tra le armi nemiche
-in guerra giustissima, anzi nella sola accettevole a Dio, e in
-cui quel sangue laverà l'anime nostre quasi un nuovo battesimo.
-</p>
-
-<p>
-No, non è lecito ai buoni di starsi con le mani a cintola,
-in faccia al nascente incendio dell'Italia meridionale. E noi
-invitiamo tutti i buoni a pensare con zelo, e di stretto accordo,
-gli spedienti e i ripari migliori e più praticabili: l'amor
-santo di patria e di libertà vera, e la necessità di salvare il
-quieto e progressivo risorgimento italiano, assottigli l'ingegno
-così de' privati come de' principi, e li ajuti a rinvenire
-ed usare tutte le facoltà e i mezzi morali conducenti a spegnere
-colaggiù le sollevazioni violente, abolire le condanne e
-i supplizj, fondare e mallevare le progressive riforme. E
-perchè l'opinione pubblica cresce ogni giorno di autorità e
-di efficienza, ed ora ha modo in Italia di farsi conoscere quale
-e quanta è, giova significare in guisa aperta e solenne il nostro
-cordoglio ed il biasimo nostro a tutti coloro d'ambe le
-parti, che vogliono sommerger nel sangue la speranza e la
-fede di una trasformazione ordinata e conciliativa. Siamo
-certi che nè le distanze nè l'armi nè le polizie nè il terrore
-impediranno alla voce di migliaja di buoni Italiani il farsi intendere
-in mezzo de' combattenti. Ma la voce senza misura
-più potente, efficace e penetrativa di tutte, debb'essere quella
-<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
-del Sommo Padre e Gerarca. Non ha egli nelle Due Sicilie
-come nell'orbe intero cattolico la sua sacra milizia, i suoi ministri
-e ufficiali? E che non potrà la falange de' vescovi e
-de' sacerdoti inviata da lui, con alto ed espresso comando, a
-spartire la mischia e riconciliare insieme i popoli e il re, non
-a nome del dispotismo ma della ragionevole libertà, non col
-diritto del forte ma con quello della civiltà progredita e delle
-pubbliche guarentigie?
-</p>
-
-<p>
-Noi per questo intento pigliamo arbitrio di trascrivere
-qui il Memoriale che addirizziamo con debito ossequio al
-Pontefice, facendo preghiera agli amici nostri, al clero, al popolo
-ligure e piemontese, a tutte le genti della Penisola di ripetere
-questo fatto concordemente e sollecitamente, affine
-che l'anima di Pio IX si senta nell'ufficio santissimo fortificata
-dal voto manifesto, ardente e affettuoso, di tutti i suoi
-figliuoli e compatrioti.
-</p>
-
-<h3>BEATISSIMO PADRE.</h3>
-
-<p>
-Gl'Italiani a Voi concittadini per sangue e figliuoli in
-Cristo Signore, recano ai piedi vostri nelle parole di noi sottoscritti
-l'espressione e il testimonio di lor profondo cordoglio,
-vedendo nelle Due Sicilie scoppiare un conflitto il quale
-minaccia o di riempiere nuovamente quelle contrade di crudeli
-giustizie e in peggiore servitù sprofondarle, o di pervertire
-nell'intera Penisola il moto pacifico e bene ordinato di
-rigenerazione politica.
-</p>
-
-<p>
-Voi foste, Santo Padre, il glorioso principiatore di quel
-moto regolare di civiltà, e a Voi s'appartiene di mantenerlo
-in sua via. Nè certo noi veniamo a supplicarvi di ciò per bisogno
-che faccia di consigliare e spronare la carità e saggezza
-vostra, ma solo per isfogo dell'anima, e per accompagnarvi
-nell'opera santa con l'ardore de' nostri voti, e affinchè sappiate
-essere noi apparecchiati e desiderosi di ogni qualunque maniera
-di cooperazione.
-</p>
-
-<p>
-Poco fa, uno tra' maggiori potentati d'Europa si scosse
-alla vostra voce, e facendo luogo al diritto, risparmiò a sè e
-a' suoi regni di assaggiare gli effetti della vostra lesa giustizia.
-<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
-Non potrà un altro principe, che è doppiamente vostro
-figliuolo e si professa religiosissimo, resistere alle preghiere
-di tanto padre, e ai consigli e alle istanze di tanto pacificatore.
-Nè i popoli dall'altra parte ricalcitreranno ostinati ed immoderati,
-ognora che Vostra Beatitudine entri mallevadrice
-dei patti e serbatrice della fede. Voglia, per altro, la Santità
-Vostra richiamarsi alla mente, che a lei fu fatta promissione
-larga ed esplicita di concedere miglioranze e riforme subitochè
-le sommosse di Calabria venissero a fine; le quali venute,
-non pertanto è apparita nessuna volontà di riforme, e
-nessun decreto che le annunzi almeno ed accerti per l'avvenire.
-</p>
-
-<p>
-Ei si conviene, adunque, alla Santità Vostra nell'alto secreto
-di sua prudenza investigare e trovare modi assai più
-efficaci e solleciti d'intervenimento, e praticare rimedj tanto
-maggiori, quanto qualunque indugio diviene sopramisura funesto,
-e i danni e i pericoli sonosi fatti ogni giorno più gravi
-e ogni giorno meno evitabili.
-</p>
-
-<p>
-Pieni di fiducia nella Vostra virtù e sapienza, umilmente
-ci rassegniamo di Voi, Padre Santo e glorioso, devotissimi obbligatissimi
-servi e figliuoli
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Il Direttore e i Compilatori della Lega Italiana.</span><br />
-<span class="indr2">(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)</span>
-</p>
-
-<h3 id="iscrfun"><i>Iscrizioni dettate pei funerali che Genova celebrò, il 22 di
-gennajo 1848, alle anime dei Lombardi uccisi in Milano e
-in Pavia.</i></h3>
-
-<p class="pad2 center">
-<i>Rimpetto alla porta.</i>
-</p>
-
-<p class="center">
-DEL RISORGIMENTO ITALIANO<br />
-GENEROSO INCOLPABILE<br />
-INIZIATO DAL GRAN PIO<br />
-SALVETE O MARTIRI PRIMI
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2 center">
-<i>Dall'uno dei lati.</i>
-</p>
-
-<p class="center">
-ALLE ANIME<br />
-DE' MILANESI<br />
-NOSTRI FRATELLI<br />
-NEL DÌ TERZO DI GENNAIO<br />
-DEL MDCCCXLVIII<br />
-UCCISI DAL FERRO STRANIERO<br />
-INERMI<br />
-E NON RELUTTANTI ALLE LEGGI<br />
-PREGATE LA GLORIA DE' MACCABEI
-</p>
-
-<p class="pad2 center">
-<i>Dall'altro lato.</i>
-</p>
-
-<p class="center">
-ORATE PEI GIOVANETTI<br />
-STUDENTI<br />
-CHE NEL DÌ NONO DI QUESTO MESE<br />
-IN PAVIA<br />
-CADDERO SOTTO LE PUNTE DE' BARBARI<br />
-IN ZUFFA DISUGUALISSIMA<br />
-PRELUDENDO AHI TROPPO ANIMOSI<br />
-AL FINALE COMBATTIMENTO
-</p>
-
-<p class="pad2 center">
-<i>Rimpetto all'altare.</i>
-</p>
-
-<p class="center">
-BEATISSIMI VOI<br />
-CHE NEL SENO DI DIO<br />
-OVE DAL MARTIRIO SALISTE<br />
-SCORGETE D'UN SOLO SGUARDO<br />
-TUTTA LA FUTURA GRANDEZZA<br />
-D'ITALIA
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
-</p>
-
-<h3 id="mempon">DEL MEMORIALE AL PONTEFICE
-<span class="smaller">PEI FATTI DI SICILIA.</span></h3>
-</div>
-
-<p class="indr">
-24 gennajo.
-</p>
-
-<p>
-Nella vita politica è gran bisogno che le opinioni si manifestino,
-e ciascuno caldeggi la propria con lealtà e franchezza
-e con buon coraggio civile. Da ciò nasce il profitto
-comune che la verità sia discoperta e conosciuta con più sicurezza;
-e la discussione schietta e libera sminuendo col tempo
-gli errori, le discrepanze, le ambiguità e le amplificazioni,
-produca nell'universale un giusto criterio pratico: oltrechè
-gli uomini politici sostenendo con dignità ed a viso aperto i
-proprj pareri, possono divenire avversarj ma non nemici; e
-in quella parte in cui tutti convengono, che per lo più sono i
-principj ed i sentimenti d'amore patrio, d'indipendenza e
-di libertà, congiungono il consiglio e l'azione con vigore e
-concordia maravigliosa.
-</p>
-
-<p>
-A ciò abbiamo noi inteso con l'atto che jer l'altro compimmo
-di addirizzare un Memoriale al Pontefice; il quale
-atto fortemente suggella le nostre opinioni, e dichiara la
-via che vogliamo calcare con indeclinabile lealtà e franchezza.
-E nostro pensiere non è stato al sicuro, come stima taluno,
-di versar biasimo sulle insorte popolazioni; e chi leggerà
-la Lega del 19 conoscerà bene sino a che punto (secondo
-il nostro giudicio) sieno esse scusabili, ed a qual grado di
-fiera disperazione abbiale trascinate la mala signoria che
-pure altra volta
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Mosse Palermo a gridar mora mora.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-A noi non fu presente se non solo questo concetto; che,
-cioè, la sollevazione de' Siciliani da un lato e l'ostinazione
-cieca e feroce dall'altro, mettevano del pari a pericolo
-estremo il risorgimento pacifico e progressivo d'Italia; e
-però convien tentare ogni modo d'intervenire fra esse, e
-porre ordine ai moti incomposti e freno agli sformati voleri.
-</p>
-
-<p>
-Noi non siamo di quelli che desiderano e sperano di
-vedere oggidì in Italia rinnovarsi alcun che del furore repubblicano
-<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
-francese; il quale, con eccessi inauditi e con ispaventevole
-vigoria, tenne fronte agli eserciti collegati e domò
-le intestine discordie; ma poi, stanco e della metà consumato,
-si riposò sotto una ferrea dittatura. E di grazia, dove sono
-appo noi le oppressioni feudali, le proprietà conculcate, i
-diritti sociali offesi che infiammino le moltitudini? dove
-l'aspettazione certa ed universale d'un secolo d'oro di civiltà
-vicinissimo, e più bello del sogno di tutti gli antichi
-filosofi? dove il senso e l'essere di nazione, nudrito appresso
-i Francesi da mille anni di vita comune? dove le tradizioni
-guerresche, dove l'animo oltremodo disciplinevole, e
-le vittorie strepitose e continue, generanti in quel popolo un
-salutare orgoglio e una fede invitta in sè stesso? dove, in
-corpo smisurato, un solo e gagliardo capo, e membra numerosissime
-avvezze a obbedire con alacrità e con ardore? dove,
-infine, lo spazio dato alla Francia di parecchi anni bastevole
-ad educare le moltitudini e prepararle per ogni guisa al
-combattimento? E che? noi mezzo inermi e divisi, noi inesperti
-e indisciplinati, noi tutto fuori di quelle singolarissime
-condizioni poc'anzi rassegnate, sfideremo non che l'Austria
-ma pur l'Europa, e vinceremo ad un tempo il nemico esteriore
-e interiore?
-</p>
-
-<p>
-Chi farà questo enorme prodigio? forse lo immenso vigore
-della stessa rivoluzione? Ma quel vigore onde nascerà,
-se le cagioni anzidette nè sono nè hanno tempo di sorgere?
-</p>
-
-<p>
-In somma, la salute d'Italia intera estremamente pericola
-se le manca tempo e opportunità di unirsi, di educare
-le plebi, d'armarsi e apparecchiarsi d'accordo co' suoi governi,
-d'accordo con tutti gli ordini dello Stato. E però, a
-lei conviene fuggire le violenti rivolture, e l'esorbitanza delle
-pretese e delle passioni che ne conseguono, e il porsi in nimistà
-e in discordia co' principi suoi, con la diplomazia
-europea, col Papa e la miglior parte del clero. Questa è la
-credenza nostra invittissima; e se in lei sta il vero, e la
-pluralità degl'Italiani così la pensa, dico che debbe loro
-rincrescere fuor di modo così la caparbietà dell'uno come le
-sollevazioni degli altri; dico che il disperar subito di salvare
-l'ordine e la concordia, e di raddrizzare il moto delle miglioranze
-<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
-e riforme pacifiche, è debolezza ed avventatezza;
-dico che dobbiamo invece por mano a tutti i rimedj, quanti
-ne sono in facoltà nostra.
-</p>
-
-<p>
-Obbiettano ancora, che l'intervenzione e ingerimento
-morale de' principi e del Pontefice, e qualunque nostra cooperazione
-ed azione privata, quando farà sentire gli effetti
-suoi, le sorti del Regno saranno già consumate; imperocchè,
-o la sollevazione avrà ceduto alla forza regia, o questa alla
-sollevazione.
-</p>
-
-<p>
-E noi rispondiamo, che ciò per appunto dimostra la grande
-proficuità del proposito nostro, riuscendo ugualmente opportuno
-e ugualmente utile in ciascuno dei casi. Perchè, se la
-superano i sollevati, l'intervenimento morale procaccerà con
-ogni sforzo di temperare i vincitori e ricondurli all'ordine
-ed all'unione; e se il principe rimarrà superiore, l'intervenimento
-del pari procaccerà di non pur scemarne lo sdegno
-e il risentimento, ma di rompere l'ostinazione sua contro
-le larghe riforme ed innovazioni. A chi, poi, estima che l'una
-e l'altra cosa sono affatto impossibili ad ottenere, noi rispondiamo,
-anzi tutto: che il procedere regolato e concorde del
-nostro risorgimento è si bello, sì necessario e sì salutevole,
-porge tal nuovo esempio ed arreca tal maraviglia all'Europa,
-innalza a siffatta grandezza di fama e d'onore il nome
-e la sapienza italiana, che merita sia tentata ogni prova per
-mantenerlo e difenderlo, e sia prevenuto col nostro proprio
-l'intervento degli stranieri. Rispondiamo in secondo luogo:
-che mai le cose umane, e massime le politiche, non riescono
-tanto assolute ed inesorabili, quanto considerate in astratto
-appariscono; e la forza del pubblico voto, qualora sia saldo,
-manifesto ed universale, e si conformi affatto col desiderio
-dei buoni e coi principii eterni della giustizia e del bene,
-acquista ne' nostri tempi un valore ed un'efficacia tanto
-maggiore ed inestimabile, quanto sembra celare l'azione sua,
-ed usar solo le armi spirituali e invisibili della verità e della
-persuasione.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
-</p>
-
-<h3 id="parifr">L'ALLOCUZIONE DEI PARI DI FRANCIA.</h3>
-</div>
-
-<p class="indr">
-Adì detto.
-</p>
-
-<p>
-I Pari di Francia proseguono da qualche giorno a discutere,
-con la pacatezza loro ordinaria, l'allocuzione al re, o, come
-dicono, l'indirizzo. Il solo incidente gradito e favorevole a
-noi Italiani è stato un paragrafetto che vi si volle inserire,
-dove si parla con lode di Pio IX e delle riforme iniziate da
-lui in Italia; cosa dimenticata affatto nel discorso regio, non
-senza un po' di maraviglia di tutti i Francesi. Ai ministri è
-paruto bene, scorgendo l'assentimento pressochè unanime,
-accettare la cosa con garbo, e come se non inchiudesse biasimo
-del silenzio. Il Guizot ha ragionato a un dipresso come
-ne' suoi dispacci; e a riassumere la generale sentenza del
-suo discorso, basterà di notare questo concetto, che mentre
-il popolo romano va intorno al cocchio del Papa sclamando:
-«coraggio, Santo Padre, coraggio;» il Guizot, in quel cambio,
-sembra dirgli ed anzi espressamente gli dice: «adagio, adagissimo,
-Santo Padre. Oh Dio, vedete quanti pericoli e quanti
-malanni. Ecco qua i Trattati, chi può toccarli? L'indipendenza
-è delirio, la libertà non è matura, le teste bollono,
-l'Austria minaccia: giudizio, per carità.» E se ciò consiglia
-il Guizot al Pontefice, in cui (secondo suo dire) di costa al
-punto di movimento v'ha per necessità un punto di resistenza
-continua ed invincibile, quali avvisi ed ammonizioni
-andrem noi presumendo che porga ai principi secolari?
-</p>
-
-<p>
-Ciò non ostante, noi ripetiamo che la buona propensione
-del governo francese ci è cara, e gliene sappiam grato. Ma
-vedesi aperto, ch'ella non può contentare l'opposizione parlamentaria,
-perchè questa dee reputare che a un sì potente
-e sì liberale paese come è la Francia conviene qualche cosa
-di più attivo e di più gagliardo. Onde, agli occhi degli opponenti
-il sistema politico del Guizot dee far la comparsa d'un
-guardiano di serraglio, alla custodia del quale sia consegnata
-la pace d'Europa, bellissima favorita del suo signore.
-</p>
-
-<p>
-Parecchi in tal discussione son venuti tratteggiando lo
-stato e le condizioni d'Italia; ma, per nostro avviso, chi meglio
-<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
-di tutti ne ha giudicato, è senza dubbio il Cousin. Il
-luogo ed i tempi, le ricordanze di sua passata dignità e forse
-l'aspettazione della futura, hanno fatto il suo parlare moderatissimo
-e assai contegnoso; ma, non pertanto, egli ha dimostrato
-abbondevolmente, che la risurrezione italiana e il bene
-stare dell'Austria implicano contradizione, se pure a ciò
-facea mestieri dimostrazione alcuna. Oh quante parole per
-provare che la luce risplende! Anche il ministero ha gli occhi,
-e la vede: pur nondimeno, che può far egli volendo tenersi
-amici e l'Austria e le popolazioni italiane? Ma del discorso
-del Cousin, la parte che accogliamo più volentieri è quella
-dov'egli ci porge consigli sinceri e non superbi, affettuosi e
-non imperiosi; diverso non poco in questo da qualche altro
-Pari, e segnatamente dal Montalembert, che mal conosce l'Italia
-e male la giudica: il qual errore in sè non farebbe caso,
-considerandosi che ai forestieri riesce poco men che impossibile
-il conoscere con giustezza e il ben valutare le cose nostre.
-Ma perchè allora tanta sicurezza nel sentenziare, e
-tanta solennità e autorità nell'ammonire? Stima egli forse il
-Montalembert, che basti essere nato francese ed aver seggio
-nel palazzo del Luxembourg, per assumere quell'aria boriosa,
-e far cadere così dall'alto le sue parole su ventiquattro milioni
-d'uomini? Chè se la nazione francese operasse alcun
-gran sacrificio per la emancipazione de' popoli, potrebbesi
-pigliare in pazienza l'alterigia de' suoi oratori. Ma dappoichè
-ella si ristringe nel suo diritto e pensa solo all'utile
-proprio, noi consigliamo il Montalembert e gli altri colleghi
-a dismettere affatto il linguaggio che usano da protettori e
-da Mentori; chè l'Italia potrebbe a ragione finire col prenderne
-un po' di spasso. In quel loro linguaggio si sente chiaro
-ch'essi ci trattano, sottosopra, come fanciulli inesperti. E per
-fermo, noi non possiamo saper daddovero ciò che dal tempo
-e dalla pratica sola viene insegnato. Ma, di grazia, non doveasi
-perciò appunto ammirare quella specie di virilità e di
-senno precoce, e quella divinazione della scienza politica di
-cui dà prova al presente la nazione italiana, involta come è,
-pur troppo, in casi ed in circostanze le più intricate e le
-più malagevoli che dar si possano?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
-</p>
-
-<p>
-Per vero, il conte di Boissy à lodato la nostra saviezza,
-e ha contraddetto con zelo l'esagerate paure e i sospetti non
-ben fondati che molti Pari hanno fatto intendere circa alle
-mene settarie, e all'immoderatezza dei desiderj e delle opere
-negli Stati della Lega. Ma il bel cuore e il retto senso del
-vero non sempre sortiscono il dono delle belle parole; e quell'egregio
-signore ha confermato un poco il proverbio, che un
-mal destro amico equivale a un nemico.
-</p>
-
-<p>
-Noi dobbiamo, poi, ringraziamenti caldi e pienissimi alle
-parole d'incoraggimento e di affetto che Vittore Hugo ha
-pronunziate. Il risorgere dell'Italia è di necessità una vivente
-e magnifica poesia; e però nel cuor d'un poeta doveva
-essa spegnere tutti i pensamenti politici e tutte le arguzie
-parlamentarie, per solo lasciar campeggiare e risplendere una
-ammirazione durevole e una speranza sublime.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="rifregno">RIFORME NEL REGNO.</h3>
-
-<p class="indr">
-25 gennajo.
-</p>
-
-<p>
-Dio protegge l'Italia; e perchè veggasi viemeglio che
-tutta opera delle sue mani è il risorgimento di lei generoso e
-incolpabile, l'ha lasciata gire fin sull'orlo estremo ove s'apre
-l'abisso delle rivoluzioni e della guerra intestina; e poi tutt'a
-un tratto ne la ritrae, mutando con salutari paure le volontà
-pertinaci, e schiudendo la via delle conciliazioni e dei provvidi
-consigli.
-</p>
-
-<p>
-Ieri l'anima nostra gemeva nel lutto; oggi si riconforta
-e quasi gode e trionfa, non perchè non sovrastino ancora
-pericoli gravi e timori di nuovo inciampo e di nuovo sangue,
-ma perchè a tali timori e pericoli v'è tempo e modo di riparare,
-ed è validissima la speranza del buon successo.
-</p>
-
-<p>
-Il re di Napoli fa promessa d'un'amnistia; concede a'
-suoi Stati larghezza di stampa; aumenta le pertinenze e prerogative
-della Consulta di Stato; accresce il numero dei Consultori
-e cávali da ogni condizione di cittadini; dilata le facoltà
-<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
-dei Consigli provinciali, e dà loro adito alla Consulta
-di Stato.
-</p>
-
-<p>
-Commette ad essa Consulta di far la proposta d'un ordinamento
-nuovo di Municipj, al quale dia base: <i>1º La libera
-elezione dei Decurioni conferita agli Elettori; 2º Ogni attribuzione
-deliberativa conceduta ai Consigli comunali; 3º Ogni incarico
-di esecuzione affidato ai Sindaci.</i>
-</p>
-
-<p>
-Con altro decreto, re Ferdinando concede ai Siciliani
-governo, amministrazione ed esercito proprio, rimettendo in
-atto ciò che fu statuito nel 1816; epoca dolorosa per l'Isola,
-dacchè in quell'anno appunto fu consumato l'annullamento
-della Costituzione siculo-inglese.
-</p>
-
-<p>
-Di tal regio decreto noi prendiamo consolazione, non
-perchè ottimo, spiacendoci forte la divisione nuova che ne
-risulta tra le due Provincie italiane, ma perchè ne dee conseguire
-almeno un pronto armistizio, e guadagnasi tempo
-ed agio ad usare mezzi più efficaci e più accomodati per ricondurre
-la pace, l'unione e l'affratellamento.
-</p>
-
-<p>
-Noi, dunque, non avemmo il torto a sperare che il moto
-pacifico e progressivo della nostra rigenerazione, benchè
-scomposto e quasi interrotto, poteva essere ancora raddrizzato
-e riordinato. I tempi corrono velocissimi, e i casi nostri
-s'incalzano e quasi direi s'accavalcano; onde ai provvedimenti
-d'un giorno convien dare il dì dopo modificazione ed
-assetto nuovo: ma la sostanza non muta, e bisogno è tuttora
-d'un morale intervenimento.
-</p>
-
-<p>
-Quel che sappiamo finora delle tarde concessioni di re
-Ferdinando in risguardo della Sicilia, non dà certezza di
-credere che gl'insorti s'accheteranno e terrannosi per soddisfatti.
-Sembra, in quel cambio, probabile assai, che, poichè
-sono in armi e non domi, ei richiedano la Costituzione loro
-del 1812, giurata da Ferdinando il vecchio, e poscia da lui
-sospesa e infine abolita di proprio arbitrio. Oltrechè, non
-può il rimanente d'Italia vedere senza rammarico, che nel
-regno delle Due Sicilie risorga di nuovo uno stato nello
-stato, invece di quella unità di governo e perfetta riunione
-di membra che una larga e libera legislazione potea solo ottenere.
-Molti nodi pertanto sono ancora da sciogliere, ed è
-<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
-nostro debito di procacciare che non li tagli la spada, nè
-la malvagità e l'ostinazione li ravviluppi, ma l'amore ingegnoso
-e paziente della concordia e dell'italiana fraternità si
-travagli e sudi a disfarli. Disponiamoci ad ogni maniera di
-sacrificj, ricorriamo ad ogni spediente, imploriamo ogni
-ajuto così dal Pontefice come dai principi della Lega; e niuna
-cosa rimanga intentata, perchè lo straniero nè perturbi nè
-si intrometta nelle nostre faccende, e gli estremi e sanguinosi
-cimenti sieno rimossi e fatti impossibili.
-</p>
-
-<p>
-Noi non vogliamo sollevazioni e guerra intestina: ecco
-quello che intese significare il Memoriale nostro al Pontefice.
-Noi non le vogliamo, e con tutte le forze dell'animo, e
-con quanti mezzi legittimi e usabili sono in nostro arbitrio,
-le allontaneremo da noi. Perchè, tralasciando il discutere de'
-diritti e de' principj, e ragionando solo di pratica, a noi sta
-fermamente fitto in pensiere, che l'Italia di sconvolgimenti
-gravi e funesti è capace pur troppo, ma di vera e generale
-rivoluzione non mai; e s'anco potesse farla, impossibile le
-sarebbe condurla a buon fine: quindi gli stranieri disporrebbero
-a lor talento delle sue sorti, rompendo e impedendo con
-forza e violenza bestiale il suo felice comporsi in essere di
-nazione. Sta poi del pari nel nostro animo una fede saldissima,
-che posto che tutti coloro i quali assentono a tal verità
-vogliano porsi all'atto di scostare con ogni mezzo e sperdere
-la tempesta delle rivoluzioni e dei sanguinosi conflitti, ei del
-sicuro riusciranno nel nobile intento, raccogliendosi in loro
-(per quel che pensiamo) la prevalenza altresì del numero, e
-potendosi dalla volontà universale onesta e operosa trovar
-sempre qualche riparo ai pubblici danni e qualche sorta di
-compromesso tra le parti contendenti. E questo fu il secondo
-significato del Memoriale nostro al Pontefice; conciossiachè
-l'esperienza fa, pur troppo, vedere che ne' momenti difficili e
-quando l'azione de' buoni diventa più necessaria, come ora
-in Italia, ella suole invece far difetto, o almeno rallentarsi e
-rattiepidirsi, perchè la bontà comune non è coraggiosa, e la
-comune virtù più presto s'astiene dal male di quello che
-osi attuare il bene: quindi accade che gli spiriti turbolenti
-o fanatici tengono solo il campo e sgomentano gli avversarj.
-<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
-Noi, dunque, intendemmo e tuttora intendiamo di fare ai probi
-e savj Italiani una chiamata solenne in quest'ora quasi direi
-formidabile, in cui l'Italia può correr rischio di lasciare le vie
-di progresso pacifico e di mutua confidenza, per entrare alla
-cieca nei cupi e inestricabili labirinti delle rivoluzioni; alla
-porta dei quali, per seguitar la metafora, sta un mostro biforme:
-cioè la discordia civile e l'intervento straniero, pronto
-ed armato ad uccidere chi per avventura ne uscisse salvo.
-</p>
-
-<p>
-Iddio, inverso l'Italia misericordioso, dischiude, dicemmo,
-fra le tenebre che s'addensavano sopra il Regno una via
-di luce che mena a salvezza. Guai, se tutti i prudenti e gli
-onesti non entrano in quella. Ora fa d'uopo risolvere, e non
-occorrono declamazioni e sofismi. In noi pure è il senso
-delle passioni generose, e freme in petto a noi pure l'odio
-sacro e veemente contro i tiranni; a noi pure vengono a
-schifo le prepotenze soldatesche, le bindolerie de' diplomatici,
-e la fiacchezza e ignoranza del volgo. Ma più che la passione
-e il risentimento, più che il desiderio del meglio e
-della perfetta libertà, più d'ogni cosa, insomma, e più di noi
-stessi abbiamo a cuore la salute estrema d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Ripetiamo, pertanto, che gli è gran mestieri ordinare
-tutte le forze morali omogenee, e raccogliere tutti i pensieri
-e gli affetti comuni, onde n'esca poi l'unità e l'efficacia delle
-opere. Probabilmente, non sono ancora di là dal Faro cadute
-le armi di mano de' sollevati, e forse vi dura un'ira profonda
-e implacabile, una diffidenza cupa e troppo scusabile, una voglia
-cocente di certe e irrevocabili guarentigie. Forse al re
-non parrà fattibile abbandonare le forme del governo assoluto;
-forse per resistere ai Siciliani tenta di amicarsi i popoli
-di qua dal Faro, conoscendoli di più miti pensieri e più
-facile contentatura. Per ricomporre e sedare sì gran tumulti,
-sciogliere tanti viluppi e a tanti e sì vecchi mali recare
-rimedio stabile, appena sarà sufficiente la viva e sollecita
-azione e cooperazione di tutti i buoni, nè già timida e
-dislegata, ma stretta, coordinata e animosa.
-</p>
-
-<p>
-Noi, nell'atto di jeri l'altro, arbitrammo di seguir l'uso
-d'ogni buon capitano, il quale volendo ordinar la milizia e
-riempierne meglio le file, fa, innanzi ogni cosa, la chiama, e
-<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
-così impara quanti accorrono e quanti mancano al suo vessillo.
-E noi, del pari, desiderammo conoscere quanti fra coloro
-che reputano inopportune e funeste in Italia le rivoluzioni
-si dispongono ad operare concordi, vigorosi e costanti per
-arretrarle. I tempi son fieri, il momento è più che mai minaccevole.
-Innalzi ciascuno la insegna de' principj e delle credenze
-sue proprie. Noi, col Memoriale al Pontefice, abbiamo
-innalzata e spiegata la nostra. Chi vuol salvare davvero l'Italia,
-s'accosti a quella e combatta; se no, adocchi un'altra bandiera
-e sott'essa si arruoli. Ma, per Dio, non se ne rimanga
-indifferente ed inerte; e pensi alla bontà e necessità della legge
-ateniese, la quale nelle politiche alterazioni faceva delitto a
-ciascun cittadino il ritrarsi e il non iscegliere la sua parte.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="consre">CONSIGLI AL RE DI NAPOLI.</h3>
-
-<p class="indr">
-27 gennajo.
-</p>
-
-<p>
-Alle concessioni di re Ferdinando si è fatto mal viso, non
-solo perchè carpite a lui dalla subita paura, ma pel medesimo
-essere loro. Elle aggiungono qualche larghezza e perfezionamento
-a quegl'istituti che da ormai quarant'anni non diciamo
-governano il Regno, ma dimorano scritti nelle sue leggi.
-Ognun sa che dal 1821 in poi è durata in Napoli questa contraddizione
-sconcissima; leggi e istituti, cioè, tanto buoni quanto
-possono stare in assoluta monarchia, e un Governo ed una
-amministrazione pessima e inemendabile. E a ciò ha dato cagione
-principalmente la veemenza sconsigliatissima con cui
-tutta l'opera del 21 fu atterrata e distrutta. Da indi in poi, i
-reggitori di quelle provincie hanno comandato ed amministrato
-a guisa di setta, e con la diffidenza e la rabbia di una
-fazione che schiaccia la sua contraria e lasciasi vincere alla
-paura. Questa ha fatto che il reprimento e le concussioni eccederono
-tutti i termini comportabili; e d'altra parte, i pensieri
-di libertà erano penetrati così addentro nell'animo dell'universale,
-che il Governo non ebbe intorno di sè, salvo che
-i più ignoranti od i più corrotti.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
-</p>
-
-<p>
-Così gl'istituti ottimi di cui fu fornita la monarchia, son
-rimasti una lettera morta; e le poche larghezze che ora v'aggiunge
-il re, sono comparse agli occhi del popolo come membra
-vive appiccate a un gran corpo cangrenoso e disfatto. Per
-farli utili ed accettevoli, conveniva, la prima cosa, chiamare
-al governo persone di fama integra e di spiriti liberali, e
-però capaci di render vigore al cadavere delle leggi: oltrechè
-avrebbero cominciato da ciò che è prima e fondamentale necessità
-d'ogni accordo in quel regno; vogliamo dire dal ricondurre
-negli animi un po' di fiducia, la quale n'è tutta
-uscita da lungo tempo, ed a gran ragione.
-</p>
-
-<p>
-Da tutto ciò è proceduto che ai nuovi decreti di Ferdinando,
-non pure i Siciliani insorti, ma i popoli ancora di qua
-dal Faro, ne' quali si stimava essere maggiore arrendevolezza,
-sembrano voler tutti rispondere fieramente: «gli è troppo tardi;»
-terribil parola che muta e travolge affatto il movimento
-delle cose italiane. Già l'animo infiammato dei giovani esulta;
-già nella baldanza de' lor pensamenti e de' lor desiderj applaudono
-ai nuovi successi, e gridano pure a noi, fautori e propugnatori
-dell'ordinata e progressiva rigenerazione: «gli è
-troppo tardi.»
-</p>
-
-<p>
-Dunque, la ostinazione cieca d'un solo uomo avrà potuto
-non che mettere a repentaglio la sua corona e sè stesso,
-ma la concordia e salute di tutta l'Italia? Dunque, un risorgere
-così bello per misuratezza e virtù, e degno d'essere dato
-ad esempio in ogni secolo ad ogni popolo, verrà guasto e annullato
-dalla colpa di un solo? Quell'amicizia e cooperazione
-mirabile di tutti gli ordini, quel consenso perfetto e continuo
-di tutti gli animi, quella fratellevole congiunzione d'ogni
-città, di ogni provincia, d'ogni Stato, non fia possibile salvare
-in alcuna guisa dalla procella che, scoppiata nel mezzogiorno,
-non tarderà guari ad invadere tutto il cielo italiano? Se ciò è
-destino, non sì ammirino i lettori nostri sentendoci tornare
-più d'una volta sulle medesime lamentazioni. Chè mai l'Italia
-non aveva visto e goduto di giorni non dico sì fatti ma neppur
-somiglianti. Nel clero come ne' laici, nella plebe e nei rozzi
-come nei dotti e civili, dalle officine ai palazzi, dalle città ai villaggi,
-sempre, per ogni luogo ed in tutti era un sol sentimento;
-<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
-la gioja, vo' dire, del nuovo stato, e la certa e dolce speranza
-di veder fra breve l'Italia intera tornata libera e grande.
-Nelle feste il pudore e il contegno, nella vita pubblica la moderazione
-e l'ossequio alle leggi, in ogni atto politico la pietà
-religiosa e la santità e pompa dei riti cattolici. Un aspettare
-non inquieto, un domandare dignitoso, un obbedire ragionevole,
-un giudicare assennato, un armarsi ed apparecchiarsi
-senza tumulti e con precoce maturità di pensieri e d'affetti.
-E tutto ciò sparirà, dunque, in un giorno? Tanto merito di
-prudenza, tanta fatica per riparare agli eccessi, sì lungo studio
-per evitarli, finirà (com'è da temere) nello scompiglio e
-nel sangue? Noi, benchè quasi sentiamo il rumore dell'armi
-e le grida delle insorte popolazioni, benchè ogni corriere e
-ogni nave che giunge rechi nuove più gravi e più avverse
-alla pace e alla conciliazione, noi non possiamo disperarne
-del tutto, e mai non caleremo il vessillo onorato che poco
-avanti spiegammo.
-</p>
-
-<p>
-I mali sono profondi: mano, dunque, agli eroici rimedj.
-Tre ne proporremo fallibili ed efficaci. L'intervenzione del
-Pontefice; la immediata istituzione per tutto il Regno della
-Guardia Cittadina; l'abdicazione di Ferdinando in favore del
-suo figliuolo.
-</p>
-
-<p>
-Se il re di Napoli invece di comparire ne' nostri tempi,
-fosse nato in quelli favolosi di Grecia e uscito dalla famiglia
-de' Pelopidi o degli Atridi, i poeti, parlando di lui,
-avrebbero immaginato che tutte tre le Eumenidi siedono invisibili
-accanto di lui, accecandolo in ogni consiglio ed in ogni
-impresa, per vendicare e punire nella persona sua molti ed
-antichi misfatti.
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Molte fïate già piansero i figli</p>
-<p class="i01">Per le colpe de' padri.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Certo è che ogni cosa ha pensato ed eseguito a rovescio;
-e quando era bello di resistere ha conceduto, e quando
-di concedere ha resistito. Mai nè i tempi nè gli uomini,
-nè il valor delle cose, nè i pensieri e le esigenze del secolo
-gli sono comparse nell'aspetto loro verace e istruttivo. Sedici
-anni d'impero assoluto, invece d'illuminarlo, son venuti
-<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
-vieppiù annebbiando la non molta intelligenza che à da natura.
-Al presente, a lui mancano per intero i due soli mezzi
-d'ogni regno e d'ogni comando, il farsi amare o il farsi temere;
-e similmente, gli vien fallita quella facoltà che è base
-e strumento d'ogni transazione e riconciliazione, il dare e il
-ricever fiducia. Per nostro avviso, è necessità suprema di
-fatto, che re Ferdinando abdichi volontariamente, e lasci in
-suo luogo il figliuolo con una reggenza. Noi ripiglieremo presto
-il discorso e la trattazione di sì grave materia.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="ppnap">IL PASSATO E IL PRESENTE DI NAPOLI.</h3>
-
-<h4>I.</h4>
-
-<p class="indr">
-31 gennajo.
-</p>
-
-<p>
-Delle Provincie italiane la più disgraziata ci è sempre
-paruta la terra di Napoli. In tutte l'altre, la fortuna girando
-sua ruota, ha spinto i popoli, almeno per qualche tempo, in
-sull'alta cima. In Napoli io non so quando quella ingegnosa
-e stupenda natura di uomini abbia potuto mostrare appieno
-ciò che sente e che vale. Ogni sorta di gente straniera ha corso
-e occupato il paese loro, e trattatolo come conquista: onde
-tutte le specie di tirannide ha sostenute, tutte le forme più
-improvide di governo ha provate; e quelle che lo potevano
-prosperare e difendere, sono cadute appena comparse. Nel
-mentre che nella rimanente Europa civile la feudalità rovinava,
-nel Regno, per contro, parea col dominio Spagnuolo
-accrescersi e fortificarsi; od almeno crescevano le angheríe e
-i soprusi, cresceva la boria e l'insolenza dei baroni inverso
-de' popoli: certo mai non ha pesato sopra una colta nazione
-e ricca d'intelletto e di cuore un reggimento più funesto e
-più distruttivo di quello dei Vicerè Castigliani. Si giudichi
-dopo ciò, qual tempra robusta d'animo e d'intelligenza sia
-stata dalla natura impartita ai Regnicoli per avere non che
-resistito a sì gran cumulo di sventure, ma dato a quando a
-<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
-quando segni tanto mirabili or di energia e fermezza, or di
-eroica magnanimità, or di luminoso e rapido incivilimento.
-</p>
-
-<p>
-Ma, da ormai mezzo secolo le vicende del reame di Napoli
-corrono più del consueto straordinarie e terribili; e variando
-sempre d'aspetto, questa sola simiglianza hanno mantenuta
-con sè medesime, di non mai riuscire a bene ed a salvamento
-di quella tanto nobile parte d'Italia. Chi non sa le
-stragi del 99, la formidabile sollevazione delle Calabrie, il
-tempestoso regno di Gioacchino, e la guerra infelice da lui tentata
-nel 1815 a nome dell'indipendenza italiana? A chi non
-è noto l'insorgere del ventuno, l'invasione degli Austriaci,
-il modo sì deplorevole con che cadde la libertà, le vendette
-e oppressioni di poi succedute, gli sforzi e i tentamenti per
-iscuotere il giogo, sempre con audacia rinnovellati e sempre
-conchiusi con le prigioni e i patiboli? Veramente, quella provincia
-è stata ed è tuttavia terra vulcanica, e il Governo ha
-di continuo camminato
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i07"> <i>per ignes</i></p>
-<p class="i01"><i>Suppositos cineri doloso.</i></p>
-</div></div>
-
-<p>
-Ma in ventisei anni già corsi dall'annullamento della
-Costituzione, è mancato affatto a quel Governo il senno e
-l'abilità di procacciarsi altro migliore sostegno che i gendarmi
-e gli Svizzeri: onde per lui nessuna forza morale può supplire
-alla materiale; quando non si voglia chiamar del nome
-della prima quella prostrazione di animo in cui gli onesti e
-generosi spiriti eran caduti, e lo sgomento rimasto in essi
-dell'armi straniere, e il sentirsi e il vedersi sfregiati innanzi
-all'Europa e innanzi a' proprj occhi: tutte cose di cui il Governo
-non arrossiva di farsi arme e puntello.
-</p>
-
-<p>
-L'effetto peggiore e più amaro di tal traviamento e di
-tal servaggio è stato l'abbiezione e la corruttela. Diciamo
-l'effetto peggiore, perchè dove l'animo non è troppo corrotto,
-le buone leggi tosto il risanano; ma dove la depravazione
-abbonda, le buone leggi e le libere istituzioni non bastano,
-ed anzi rischiano forte di essere contaminate e guaste esse
-stesse. Gli è un fatto, che ovunque l'ingegno e la fantasia
-sono più pronti, il sentire più vivo, l'indole più passionata
-<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
-e focosa, quivi la servitù reca danni molto maggiori; perchè
-la scaltrezza vuol supplire alla forza, la simulazione e la
-frode s'assottigliano all'infinito; e quanto sono vietati i piaceri
-dell'animo e l'esercizio delle maschie virtù cittadine,
-altrettanto l'accensione naturale del sangue e le blandizie
-del clima trascinano l'universale ai piaceri del senso, alle
-sconce libidini e alle intemperanze d'ogni maniera.
-</p>
-
-<p>
-Nondimeno, rispetto al Regno, è da distinguere con
-gran cura le provincie dalla città capitale. In questa poco
-rimane, a dir vero, di sano e d'intatto; e quella plebe singolarissima,
-la quale insorse tanto animosa nella metà del
-cinquecento per cacciar dal suo seno l'Inquisizione; e un
-secolo dopo tenne fronte ella sola, può dirsi, a tutta la gran
-potenza Spagnuola; e più tardi, in sul primo invadere delle
-truppe francesi, mostrò a Championnet come in una città non
-murata e senza armi rimanevano ancora nel nudo petto e nelle
-pronte braccia del popolo fortissimi baluardi; quella plebe,
-diciamo, perdendo il rozzore della barbarie, non per ciò ha
-contratto la dignità e gentilezza civile, e con lo smettere a
-grado a grado le sue vecchie e profonde credenze, nessuna
-nuova ne ha guadagnata: onde rimane una cosa informe e
-scomposta, che non ha sembianza nè nome, e più s'approssima
-al vizio che alla virtù.
-</p>
-
-<p>
-Ma nelle provincie, massime negli Abruzzi e Calabrie,
-lo stesso vivere appartato e poco socievole, le ricchezze men
-che mediocri, le possidenze minutamente spartite, il trarre
-pressochè ogni sussistenza dall'arti agrarie, certa semplicità
-di costumi durata per mezzo a mille mutazioni, hanno conservato,
-per gran ventura, fra quelle genti molta vivezza di
-affetti nobili e di pensieri liberali, accanto a molta naturale
-bontà e schiettezza.
-</p>
-
-<p>
-A ogni modo, noi siamo di quelli che reputano, che in
-popolazioni eziandio guaste e degeneri, il numero dei non
-corrotti è infinitamente superiore, e valgono a riparare ogni
-male e ricondurre ogni sanità, posto che il vogliano fermamente,
-e che la bontà loro (nol ripeteremo mai troppo) sia
-coraggiosa ed attiva. Per ciò ardentemente desideriamo, che
-a qualunque altra innovazione nel Regno preceda la istituzione
-<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
-della Guardia Cittadina. Imperocchè, tra gli altri profitti
-notabilissimi che reca tal Guardia, debbesi annoverare
-la fortunata necessità in cui pone gli onesti e assennati a divenire
-solleciti ed operosi del bene comune, e a compiere una
-intervenzione gagliarda e continua tra la tirannide e la licenza.
-</p>
-
-<p>
-Per la ragione medesima, desideriamo e con calde istanze
-chieggiamo l'intervenire del Pontefice; essendochè la sua
-voce e l'autorità sua serviranno d'esempio e di sprone a tutti
-quei tepidi, benchè buoni, i quali altrimenti starebbersi muti
-ed inerti, e lascerebbero andare le cose a seconda delle immoderate
-passioni, e come la temerità e improntitudine dei
-partiti le vuol condurre.
-</p>
-
-<p>
-Ma oltre a tutto questo, a noi non esce dell'animo, che
-nelle nostre provincie meridionali, se la natura sensitiva e
-delicatissima degli uomini sembra con facilità stemperarsi e
-corrompersi, altrettanto guarisce con celerità, e risorge e trasformasi
-in meglio, con istupore di chi n'è testimonio. E certo,
-noi non crediamo che poco prima dello scoppiare della
-rivoluzione francese i costumi della città di Napoli tenessero
-dell'austero e del forte; chè anzi nella reggia e nelle case
-de' grandi e sin nei chiostri e ne' seminarj v'era mollezza,
-ignavia e dissolutezza non poca. Venne il turbine delle
-guerre e della rivoluzione, corsero tempi e vicende le più
-rischiose del mondo, e fu agli spiriti non volgari offerta
-occasione frequente di dure lotte e di arditissime prove.
-Ora, egli avvenne che in seno di quella terra voluttuosa e
-indolente, apparvero tutt'a un tratto uomini non solo non
-disformi dal secolo, ma grandi come i suoi casi e forti come
-i suoi rischi. Noi non possiamo se non accogliere in cuore
-speranze liete e magnifiche di quella Provincia italiana ove
-il Cirillo, il Conforti, il Caraffa, il Serio, Mario Pagano e
-cento con essi vestirono in un momento l'animo antico, e
-porsero agli scrittori moderni materia degnissima della penna
-di Plutarco.
-</p>
-
-<p>
-Noi seguiteremo altra volta a spiegare a quali mezzi e
-provvedimenti debbano por mano i nostri fratelli di Napoli
-per condurre a bene il nuovo risorgimento loro, e uscire delle
-<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
-gravissime e difficilissime condizioni in cui la cecità sventurata
-di alcuni gli ha posti.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="palbomb">PALERMO BOMBARDATA.</h3>
-
-<p class="indr">
-31 gennajo.
-</p>
-
-<p>
-Il supplemento dell'ultimo nostro foglio ha dato notizia
-che Palermo da parecchi giorni era bombardata, e che aggiugnendosi
-ciò alli scontri frequenti delle soldatesche coi cittadini,
-cagionava <i>una terribile mortalità</i>. Ier sera poi ci venne
-riferito da testimonio oculare, che il tredici dal Forte di Castellamare
-furono scagliate sulla città 132 bombe.
-</p>
-
-<p>
-Nel 1821 Palermo insorse, e domandò di avere governo
-proprio sotto la corona medesima, con la medesima costituzione.
-Nel Parlamento un'ira ingiustissima accecò affatto il giudicio,
-e fu risoluto di vincere con la forza la sollevazione
-Palermitana. Sbagliò il Parlamento, come ora il Governo
-Napolitano; ma gli è impossibile di non osservare e notare
-le differenze fra li due errori. Palermo nel 21 insorgeva
-contro Napoli fatta libera, già venuta in possesso d'una
-forma di reggimento politico, che in que' tempi volevasi
-la migliore di tutte e la perfettissima. Oggi Palermo insorge
-contro un dispotismo violento ed improvvido, e che
-s'incera l'orecchie per non udire richiami e supplicazioni, e
-fa rispondere con le sciable agli <i>evviva il re</i> e <i>le riforme</i>. Allora,
-capo della spedizione fu il generale più reputato delle
-Due Sicilie, uomo di nobil cuore e di sentimenti e pensieri
-liberalissimi, D. Florestano Pepe: oggi, capo e governatore
-è il generale Majo, uomo spregevole affatto, e soldato inetto,
-e dall'universale troppo mal visto. Allora il Pepe non accettò
-i sussidj che Messina e Catania gli offrivano, abborrendo
-dal vedere spargere dai Siciliani il sangue siciliano; potea
-tagliare i condotti dell'acqua e nol fece; i mulini già occupati
-dalle sue truppe rendeva all'uso cotidiano, in benefizio e
-ristoro della città; era già penetrato in Palermo e poteva al
-<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
-tutto sforzarla, e non volle; e impose alle navi di non danneggiarla,
-e a tutti di risparmiare al possibile le vite de' lor
-fratelli.
-</p>
-
-<p>
-Oggi, il Governo di Napoli non usa alcuno di tali rispetti;
-e incapace di sforzar la città, la fa bombardare spietatamente;
-ed avventa il fuoco su quelle venerande basiliche, in cui
-l'arte italiana conserva gli avanzi e i testimonj maravigliosi
-di ciò che potè il nostro Genio nella notte barbarica del
-medio evo. Tanta è la furia che pone a domare gl'insorti,
-che rompe le costumanze e i buoni procedimenti d'ogni nazione
-civile, e i quali son divenuti regole certe e costanti
-del gius delle genti. Diffatti, la protesta dei Consoli da noi ristampata
-jer l'altro, dà prova che niun tempo è stato lor conceduto
-di riparare e provvedere così a sè stessi come ai loro
-compaesani. Le dimostrazioni di fratellanza, il far luogo
-all'amore e alla compassione in mezzo al conflitto medesimo,
-il saper temprare lo sdegno e reprimere il risentimento, sono
-questa volta dal lato de' Siciliani. Dio protegga la causa di chi
-fra l'armi e nel sangue non iscorda i doveri di buon Italiano,
-e sente nel danno dell'avversario il danno e il dolore della
-patria comune.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="prpnap">IL PRESENTE E IL PASSATO DI NAPOLI.</h3>
-
-<h4>II.</h4>
-
-<p class="indr">
-2 febbrajo.
-</p>
-
-<p>
-Le cose di Napoli, chi ben le guarda, s'avviano verso
-d'un termine che le assomiglia a quelle del 1820. Parecchie
-differenze per altro intervengono, le quali son tutte, la Dio
-mercè, in favore della innovazione presente. Noi ne darem
-conto ai lettori con brevità e chiarezza, secondo il nostro
-istituto.
-</p>
-
-<p>
-E primamente, diciamo che se l'Austria non fa disegno
-d'intervenire, questo sol caso porrebbe tra oggi e il venti sì
-<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
-gran differenza, che lascerebbe ai due tempi una mostra di
-simiglianza, e non altro. Ma nell'Austria la voglia d'intervenire
-non può mancare, qualunque volta non manchino la opportunità
-e la potenza. Divisiamo, adunque, per bene quali
-condizioni nuove di cose difficultano la intervenzione austriaca
-in Napoli.
-</p>
-
-<p>
-Nel venti, la lega dei re assoluti, che per antifrasi fu detta
-sacra, toccava il colmo della sua fortuna e potenza. Oggi,
-quella cospirazione veramente inaudita e novissima contro
-le libertà dei popoli, non solo è sconnessa e mezzo annullata,
-ma i governi rappresentativi maggioreggiano in guisa da occupare
-ormai tutta l'Europa civile. E se tu ne cavi la Turchia
-la quale è barbara, e la Russia ove ancor dura la schiavitù,
-l'Austria sola accenna di voler, dove può, conservare
-il pieno arbitrio monarchico: ma in Ungheria nol può, e in più
-altre parti del vecchio e scrollato impero cesserà di poterlo.
-</p>
-
-<p>
-L'Austria nel venti predominava in Germania, predominava
-in Europa; pendevano dal suo labbro i gran consiglieri
-dei re; parea rinsanguata, robusta e piena di vita. Al
-presente, è sopraffatta in Germania dall'arti prussiane, poco
-ascoltata in Europa, incresciosa all'universale, massime pei
-casi di Galizia e Cracovia e per gli orrori dello Spielberg;
-la stimano tutti esausta, vacillante e decrepita: la quale opinione,
-fosse pur falsa, riesce dannosa oltremodo, infin che i
-fatti non la smentiscono.
-</p>
-
-<p>
-Avea l'Austria nel venti quete le provincie, fedeli i
-popoli, strette con vigore le redini del governo. Al di d'oggi,
-neppur ne' Circoli austriaci è piena tranquillità, e dalle rupi
-del Tirolo alle foci del Danubio non v'ha un palmo di suolo
-in cui si rincontri buona contentezza e fidanza. Quel malumore,
-poi, che nel regno Lombardo-Veneto serpeggiava qua
-e là al tempo della Costituzione Napolitana, e non parea farsi
-intenso e profondo salvo che negli uomini colti e bollenti
-d'affetto patrio, ora scoppia da tutte parti, invade le moltitudini,
-e manifestasi con tali prove di virtù e coraggio civile,
-da superar di gran lunga l'aspettazione medesima de'
-più caldi Italiani.
-</p>
-
-<p>
-Allorquando in sul principiare del ventuno l'Austria,
-<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
-poco dubbiosa dell'esito, fece movere le sue truppe, lasciavasi
-dietro alle spalle il Piemonte travagliato da sétte ma
-non insorto, e che non parea prossimo a insorgere; e quantunque
-l'esercito Sardo ponessesi di poi in sollevazione, subito
-discordò e si divise e tutto scompaginossi; onde pochi
-reggimenti tedeschi bastarono a spegnere quel primo incendio
-di libertà. Quest'oggi, l'Austria trova Liguri e Piemontesi
-tanto infiammati quanto concordi, e così bene in arme e in
-assetto, come docili alle leggi, ordinati nel loro ardore, e
-affidatissimi ne' loro capi.
-</p>
-
-<p>
-Nell'anno venti e ventuno, l'Austria scorgea buona parte
-d'Italia commossa dalle opinioni liberali più in superficie
-che nel profondo: v'avea società secrete estesissime, cospirazioni
-di ufficiali d'esercito, scontentezza di molte provincie;
-ma ardor popolare assai poco, e il sentimento nazionale appena
-spuntava, e, per isbaglio quasi comune, più pensavasi
-alla libertà che all'indipendenza; ogni Stato viveva in disparte
-e per sè, e il concetto di unione e collegazione di popoli
-o non nacque o non si mantenne. Oggi, per lo contrario,
-il desiderio d'indipendenza entra avanti a tutti gli altri; gli
-Stati si confederano, i popoli chiamansi ad alta voce fratelli,
-e la vita morale della nazione è già una, e ferve in tutti i
-suoi membri vigorosa e omogenea.
-</p>
-
-<p>
-Nel venti, in fine, i Principi nostri o alla scoperta o di soppiatto
-tenevan con l'Austria, e taluni non vergognavano di
-confessarla solo sostegno e salute rimasta alla persona e potestà
-loro. Al presente, più d'uno fra essi sta dalla parte de'
-popoli, accetta ogni buon progresso civile, sdegnasi dell'ingiuriosa
-tutela di Vienna, e gode di avere a capo e scòrta il nome
-glorioso e la venerabile autorità del Pontefice.
-</p>
-
-<p>
-Ora, di tutte queste notevoli differenze in fra i due tempi
-paragonati, alcune rimangono ferme e indipendenti dai casi,
-altre si legano all'andamento e alla fine che avranno le sollevazioni
-del Regno. Felice l'Italia, se ne' popoli delle Due
-Sicilie sarà tanto di virtù e di senno, da porre insieme due
-cose nate veramente per procedere bene unite, ma che il
-volgo e i partiti disgiungono assai di leggieri: noi vogliam dire
-l'energia e la prudenza.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
-</p>
-
-<p>
-Occorre a que' popoli l'energia, per rimovere la possibilità
-d'ogn'inganno e sventare ogni trama cortigianesca, e
-mostrando la gran fermezza e unione di lor desiderj, conseguire
-sufficiente malleveria dell'ordine nuovo di cose. Occorre
-poi sopramodo a que' popoli la prudenza, per non trascendere
-in cotesti atti il segno e il termine della necessità,
-e saper tornare sollecitamente nell'ordine e nell'obbedienza
-alle leggi.
-</p>
-
-<p>
-Adoperando essi in tal guisa, e guadagnandosi e mantenendosi
-piena ed intera la propensione e amicizia degli altri
-Stati Italiani, nè dando ai Principi della Lega cagione legittima
-alcuna di spaventarsi; l'Austria avrà tuttora contro di sè
-la unione che sì la sgomenta de' cittadini d'ogni ordine, la
-consonanza perfetta degli animi, la tenace confederazione di
-tutti gli Stati, il desiderio comune ed inestinguibile d'indipendenza
-e di libertà, protetto oggimai e santificato dalla maggiore
-e miglior parte del Clero, difeso da eserciti disciplinati, e
-dalla mutua fede e assistenza di ventiquattro milioni d'uomini.
-</p>
-
-<p>
-Ma un'altra difficoltà, e forse la maggiore di tutte, debbono
-procacciare all'Austria i nostri fratelli del Regno; e questa
-è di toglierle ogni presunzione ed ogni speranza di veder rinnovati
-gli errori gravissimi in cui la fortuna nemica d'Italia
-lasciò cadere i Napoletani nei nove mesi che vissero di risorgimento
-e di libertà. Distingueremo altra volta cotesti errori,
-e accenneremo i mezzi e le pratiche più confacenti a bene
-evitarli.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="carroccio">IL CARROCCIO,
-<span class="smaller">GIORNALE DELLE PROVINCIE.</span></h3>
-
-<p class="indr">
-31 gennajo.
-</p>
-
-<p>
-Con gran piacere leggiamo il Programma d'una nuova
-Gazzetta Politica che sta per uscire in luce in Casale, e alla
-cui direzione intenderà il conte Pier Dionigi Pinelli; nome
-che per se stesso è pegno grandissimo della bontà del Giornale,
-<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
-e ne accerta particolarmente che quel periodico mai da
-verun altro verrà sorpassato nella integrità e nobiltà delle
-massime e delle dottrine. E veramente, quando vediamo persone
-così specchiate e generose come il conte Pier Dionigi Pinelli
-porsi a capo di tal sorte d'imprese, debbe ognuno augurare
-con sicurezza un bene copioso e durevole per la nostra
-Italia; ricordandosi, fra l'altre cose, come appresso molte nazioni,
-e in Francia segnatamente, la stampa periodica sia venuta
-a mano di gente non molto onorevole, e povera soprattutto
-di ferme e radicate credenze. Il titolo del giornale Casalese
-sarà il <i>Carroccio</i>, bello e bene appropriato battesimo;
-perchè, volendosi con quel Giornale prender cura peculiare
-dei municipj e degl'istituti provinciali, doveasi riporre in
-mente ai popoli italici quel simbolo antico de' nostri gloriosi
-Comuni; e il quale fu loro sì sacro e cagionò tanto profitto,
-quanto forse ai Romani quell'ultimo adito del Pretorio, ove, a
-modo di reliquie e di numi indigeti, stavano raccolte le aquile
-e le altre insegne delle vincitrici legioni.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="allnap">ALLOCUZIONE AI NAPOLETANI.</h3>
-
-<p class="indr">
-2 febbrajo.
-</p>
-
-<p>
-<i>Era giunta notizia che Ferdinando di Napoli, più non fidandosi
-di resistere, apparecchiava una Carta costituzionale.</i>
-</p>
-
-<p class="indl">
-Fratelli Napoletani!
-</p>
-
-<p>
-La gioja che dentro al cuore ci abbonda non può rimanersene
-chiusa, ma vuol mostrarsi di fuori ad ognuno; ed a voi
-particolarmente, o Popoli Napoletani, aggiunti oggi a quella
-famiglia di patrioti che, francheggiata dai Principi riformatori
-e stretta in lega santissima, affrettava coi voti, preparava
-con gli scritti, predicava con gli esempj la unione e rigenerazione
-di tutti i figliuoli d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-Deh! abbracciamoci strettamente, o Fratelli, in desiderio
-e in ispirito, e ringraziamo dal profondo dell'animo il Dio
-<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
-Salvatore de' Popoli e Datore eterno di libertà. Questi, nelle
-gran meraviglie che da due anni fa comparire nella Penisola,
-manifestamente c'insegna che la parola increata ha negli
-abissi di sua sapienza e bontà pronunziato che l'Italia sia, e
-l'Italia infallibilmente sarà.
-</p>
-
-<p>
-Oh quanti amari sospiri, quante angosciose sollecitudini,
-quante querele sconsolatissime ci cagionavano i vostri mali,
-o Fratelli! Oh come lo strapazzo indegno e la servitù miserissima
-d'una sì nobil parte d'Italia spargeva di molto assenzio
-i cittadini banchetti e le feste a cui entravamo! Oh come le
-lacrime vostre e ogni stilla del vostro sangue dalla mannaja
-versato parea ripiovere sul nostro cuore, e attristarlo dell'amaritudine
-della morte!
-</p>
-
-<p>
-Ora godiamo delle speranze comuni, e nel puro e libero
-abbracciamento dell'anime nostre esultiamo. Trenta secoli
-di civiltà sono già corsi sulla Terra Italiana; e pur questo, o
-Fratelli, questo è il giorno primissimo in cui gli abitatori dell'uno
-e dell'altro estremo di lei possono pubblicamente e solennemente,
-in fatto e non in pensiero, chiamarsi figliuoli e
-cittadini d'una sola gran patria. Nè cento mila spade straniere
-bastano ad interdire quel grido sulle rive stesse del Po,
-del Mincio e del Bacchiglione.
-</p>
-
-<p>
-Fratelli Napoletani! sforziamoci con ardore e costanza
-operosa e incolpevole di non rimanere inferiori all'altezza
-de' nostri destini. Agli altri popoli è gran fatica il gir oltre,
-a noi il tornare quello che fummo.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
-</p>
-
-<h2 id="parte2">PARTE SECONDA.
-<span class="smaller">TEMPI COSTITUZIONALI.</span></h2>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
-</p>
-
-<h3 id="conspr">CONSIGLI AI PRINCIPI E AI POPOLI.</h3>
-</div>
-
-<p class="indr">
-3 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Noi riputiamo avere a quest'ora dato prove sufficientissime
-di quanto teniamo a cuore la conservazione dell'ordine,
-l'unione di tutti gli animi, la concordia fra popolo e principe.
-A noi sembra, pertanto, aver conseguito qualche buon
-dritto di non palliare il vero e di non dimezzarlo; ma, quando
-ci occorra, esprimerlo francamente, e quale il sentiamo ed
-il conosciamo.
-</p>
-
-<p>
-I fatti burrascosi dell'Italia meridionale non recarono
-(gran bontà della Provvidenza) quel sanguinoso e profondo
-conquasso che temer si potea. La rigenerazione nostra può
-procedere, oggi pure, ordinata e con moto equabile, semprechè
-non si contrasti alla molto maggiore velocità del suo
-corso, e non le si nieghino que' premj e guadagni che già
-stima di avere in pugno. Occorre pertanto (e ogni giorno ci
-cresce il debito di ripeterlo), che tutti i Principi della Lega
-intendano questa incessante necessità, e si persuadano che
-ogni ritardo come è inopportuno ed inefficace, così può riuscire
-odioso, e togliere ad essi non poco credito di lealtà e
-non poco merito di spontanea risoluzione. Certo, quel nobil
-carro, ed anzi propriamente quella nobil quadriga in cui
-siede ora l'Italia e onde ai suoi destini è condotta, non potrà
-far buona e regolar via, se tutti quattro i popoli non si
-attelano in riga, quasi destrieri generosi, e tutti con uguale
-ardore e uguale prestezza non muovono.
-</p>
-
-<p>
-Che debbesi oggi da qualunque buon Italiano e sopra
-ogni cosa augurare e desiderare alla patria? questo principalmente,
-che poco o nulla si muti nel morale stato di
-lei; perchè migliore di quel che si mostrava poc'anzi, non
-potrebb'essere. E quando l'Italia ha conosciuto giorni così
-fortunati di concordia e di fratellanza? quando ha goduto
-di simile congiunzione fra Stato e Stato, e di simile amicizia
-e contemperanza fra la religione e la politica? quando
-vide giammai estinte le sètte com'ora? quando cessate
-le cospirazioni, ridotti quasi al nulla i partiti? quando i
-<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
-pensieri, i sentimenti, le speranze, i disegni di tutti si risolvettero
-si pienamente in un pensare e in un sentire universale
-e comune! Tutto ciò, adunque, non dee mutare; e perchè
-non muti, occorre rimovere di mano in mano qualunque
-cagione grave di risentimento e di turbolenza, e dare sfogo
-ai desiderj divenuti impazienti e infrenabili, perocchè fatti
-maturi e legittimi dalla prepotenza dei casi e del buon successo.
-Se da per tutto gli animi debbon serbarsi in pieno consenso,
-è grande necessità che le leggi e gl'istituti eziandio
-consentano da per tutto; e se non vuolsi che le fazioni ripullulino,
-i savj si sgomentino, le passioni s'inacerbiscano,
-convien porre in atto sollecitamente ciò che risponda alla
-generale esigenza dei tempi. Jeri le cagioni di discordia parean
-giacere nell'esorbitanza di certe opinioni e nell'eccesso
-dell'arder giovanile; oggi possono rampollare dalle inutili
-resistenze e dalle funeste dimore. Ei si vede che noi miriamo
-sempre al medesimo scopo, e consigliamo con la debita modestia
-e imparzialità or l'una parte ed or l'altra, e così i
-governati come i governanti; e però ci diamo pace se mal ci
-spiegammo o male fummo capiti. Al presente, le nostre parole
-debbono piuttosto che alle moltitudini addirizzarsi ai lor
-reggitori, pigliando arbitrio di ricordare sentenze utili, benchè
-non nuove, ed anzi vecchie quanto la civiltà umana. E
-già Omero le pose con rara facondia sulla bocca del savio
-Fenice, il quale raccontando molto a distesa di un re d'Etolia
-come troppo s'indugiasse ad appagare il suo popolo, conclude
-che
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . .</span> il tardo</p>
-<p class="i01">Beneficio rimase inonorato.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Sta col nostro animo una gran fede nella Provvidenza,
-che protegge ed ajuta l'Italia; e confessiamo volentieri, ed
-anzi con viva letizia il facciamo, che gli avvenimenti sono
-infino a qui riusciti più avventurosi che non ci parea lecito
-di sperare, ed hanno contraddetto a parecchi de' nostri
-timori. Con tutto ciò, non è bene di domandare dal Cielo nuove
-maraviglie ogni giorno, e nè i popoli nè i re debbono in alcuna
-guisa tentare Iddio. Chi non iscorge in fondo di tutti i
-cuori l'ansietà e l'incertezza? Prima e presentanea cagione
-<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
-di sicurezza e di calma sarà la vista desideratissima dell'armi
-cittadine. Colui che non consiglia oggi a' suoi superiori la
-istituzione immediata della Guardia Civica, o sconosce affatto
-la forza de' nuovi accadimenti, o resiste e mentisce alla
-propria coscienza.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="nuovomin">DEL NUOVO MINISTERO NAPOLETANO.</h3>
-
-<p class="indr">
-3 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Noi non vorremmo così subito mostrarci scontenti dei
-nuovi reggitori dello Stato, tanto più che si afferma non avere
-essi voluto accettare il gravissimo carico, salvo che ricevendo
-promessa solenne di veder promulgata una Carta. Ma la sventura
-di vivere il governo o in conflitto aperto o in secreto coi
-governati debbe aver fine, e però è necessario che l'universale
-possa di gran cuore stimare e obbedire i supremi ufficiali;
-e noi dubitiamo forte, che il popolo napolitano possa e voglia
-far ciò lungamente inverso i personaggi testè chiamati da re
-Ferdinando. Quattro di loro sono principi. Io non partecipo
-alle ingiuste preoccupazioni del volgo contro i gran signori:
-ma so che ad essi è, in generale, troppo difficile il pensare e
-il sentire come la maggior parte del popolo: so di più, che
-in Napoli parecchie di quelle stirpi di gran titolati sono degeneri
-affatto e d'assai poca levatura: e so infine, che agli
-errori quivi commessi debbe assegnarsi per cagion principale,
-la turba inetta dei nobili cortigiani, che sconoscendo i
-tempi e le cose, adulava e accecava il monarca.
-</p>
-
-<p>
-Nel presidente del Consiglio, Serra Capriola, è molta
-onestà e naturale benevolenza, e qualche pratica delle corti:
-ma troppo manca perchè l'ingegno e l'animo suo pareggino
-le difficoltà del grado e del nuovo reggimento, e dieno pegno
-bastevole di amare fortemente le libere istituzioni. Assai
-minor pegno può darne il Cassero, che già più anni è
-stato ministro quando, non dico la libertà, ma le miglioranze
-politiche d'ogni maniera trovavano chiuse tutte le porte
-<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
-della reggia e dei ministeri. Del Bonanni dicono che abbia,
-parecchi anni addietro, patito guai per le sue liberali opinioni;
-ma fama di abilità e di politica scienza non gode. Il sol
-nome caro ai Napoletani è il Colonnello Cianciulli; uomo di
-spiriti moderatissimi, ma integro, illibato, caldo dell'onor
-nazionale e amico sincero di libertà. Però, logoro e cagionevole
-da gran tempo e desideroso di quiete, gli è da temere
-che sopportar non possa tutta la gravezza di un tanto
-ufficio.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, quel nuovo ministero dee forse unicamente
-segnare un mezzo tempo, ed agevolare un passaggio fra 'l
-regno dell'arbitrio e quel delle leggi. Ma non ho mai veduto
-simili tentamenti e saggi riuscire a bene e a profitto:
-per consueto, scontentano le due parti, e provocano le moltitudini.
-Ad ogni modo, il ministero presente napolitano,
-nel suo tutto insieme, non si confà per nulla con le esigenze
-e le pratiche dell'Era nuova che in Italia incomincia. Noi
-ci siamo affrettati a manifestare tal nostra opinione, perchè
-in Napoli più che altrove gli uomini hanno fatto gabbo alle
-leggi; e ognun ricorda i danni gravissimi che produsse nel
-1820 e 21 quell'aver lasciato maneggiare la cosa pubblica da
-gente poco devota alle franchigie costituzionali, e più disposti
-a tollerare il giogo tedesco, che l'impero del popolo, e
-le fatiche e i pericoli della libertà.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="costdes">COSTITUZIONE DESIDERATA DAGLI ITALIANI.</h3>
-
-<p class="indr">
-6 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-La parola Costituzione giunge gradita oltremodo agli
-orecchi del popolo, non già perch'ella gli svegli in pensiero
-un concetto chiaro e ben definito di tutto quel che significa,
-ma perchè gli ricorda queste due cose bellissime e desideratissime,
-<i>Libertà e Guarentigia</i> Conviene, pertanto, distinguere
-in una Costituzione ciò che ha virtù e sodezza di
-fondamento ed è affatto universale, da ciò che muta e si trasforma
-<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
-secondo l'indole delle nazioni e le varie contingenze
-dei tempi e dei casi.
-</p>
-
-<p>
-La prima parte, pertanto, è quella che, supposta certa
-maturità di opinioni e certa efficacia di avvenimenti, mal si
-farebbe d'indugiare a mettere in atto. L'altra invece (come
-si notava, fa pochi giorni, nel <i>Corriere Mercantile</i>) ricerca
-molta meditazione e lunga disamina per riuscire a bene, e
-adattarsi con proprietà e giustezza alle condizioni peculiari
-d'ogni paese. In cotesta seconda parte si racchiude eziandio
-la risoluzione ed applicazione di molte dottrine che non sono
-ancora uscite di controversia; laddove la prima più non porge
-materia di dubbio, e i suoi principj sonosi fatti, quasi a dire,
-massime di senso comune, e come tali compariscono ne' nostri
-tempi in tutte quelle provincie del mondo civile in cui
-mette radici la libertà.
-</p>
-
-<p>
-In essi principj si raccoglie e conchiude quel general
-concetto della forma migliore politica che l'epoca odierna
-venne trovando. Così accadde della scienza di Stato in ogni
-tempo e in ogni contrada; e quelle nazioni nel cui intelletto
-luceva l'idea d'un'ottima forma politica, mai non conobbero
-vero riposo e prosperità insino a che non la conseguirono ed
-effettuarono. Ad onta degl'infortunj nostri grandissimi, la
-natura ci ha di tale e tanto ingegno forniti, e abbiam conservato
-avanzi così notabili della civiltà e sapienza antica, che
-la forma generale dei governi rappresentativi ci comparve
-la migliore possibile e la più conveniente all'età in cui viviamo,
-prima ancora che Montesquieu cantasse l'apoteosi
-della costituzione inglese. Tutto ciò che è di poi accaduto, non
-altro poteva indurre nell'animo degl'Italiani salvo che un
-più fermo e invitto convincimento di quella verità: e però,
-chi governa l'Italia dee credere con gran saldezza che questo
-si è l'inveterato e radicatissimo desiderio nostro, al quale
-oggimai non sembra potersi altramente resistere che usando
-la forza delle scimitarre straniere.
-</p>
-
-<p>
-Ora, tornando alla distinzione di cui, poco è, parlavamo,
-occorre di ricordare, che i fondamenti d'ogni qualunque costituzione
-debbono star riposti nelle libertà e guarentigie sostanziali
-e primarie del diritto privato e pubblico. E tali libertà
-<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
-e guarentigie riduconsi propriamente alle cinque infrascritte,
-cioè: 1º La facoltà compiuta di pubblicare le proprie
-opinioni. 2º La Guardia Cittadina. 3º Ministri sindacabili, e
-però eziandio punibili. 4º La nazione chiamata per via di rappresentanti
-a discutere e a squittinare le leggi e le imposte.
-5º La libertà personale, e l'altre sicurezze e tutele a cui
-particolarmente provvedono i Codici. Qualunque di coteste
-franchigie e malleverie mancasse in una Costituzione, o vi
-stesse in mostra ed in apparenza più che in effetto, farebbe
-perdere a quella ogni suo valore, perchè tutte si legano e si
-mantengono mutuamente; ed in altro caso, ella somiglierebbe
-affatto ad una fortezza in cui moltissime porte fosser
-guardate eccetto che una: e così nello Stato, per quel solo
-special difetto di libertà e di sicurezza, entrar potrebbero a
-mano salva la tirannide o la licenza.
-</p>
-
-<p>
-Segue dal fin qui espresso, che ciò che importa di promettere
-sollecitamente e in modo solenne ed irrevocabile, sono
-le cinque istituzioni summentovate; ed anzi, l'ultima è in buona
-porzione di già conceduta e sancita nei codici nuovi. Le
-due prime poi, con le quali, a dir vero, componesi la universal
-mente e il braccio vigoroso del popolo, come possono venire
-immediatamente ad effetto, così dovrebbero esser date e
-compite senza dimora. Invece, per la seconda parte che versa
-sui modi più confacenti di rappresentar la nazione nei congressi
-legislativi, e sul restringere od allargare le pertinenze
-di questi, e sull'altre materie attinenti; noi desideriamo assaissimo,
-che in cambio di promulgare e ottriare in fretta simili
-leggi e istituti, vogliasi innanzi ponderarli per bene e con
-gran diligenza e fatica, e giovarsi di tutto il senno che emerge
-dalla pubblica discussione; onde quelli sieno come il portato
-ed il parto della migliore sapienza civile italiana. Passò
-quel tempo in cui gli statuti e le leggi uscivano dai penetrali
-del tempio, o dalla mente d'un solo ed unico saggio. Ora i
-popoli sono legislatori a sè stessi, e non riconoscono mai in
-veruno il diritto assoluto di prevenire e d'interpretare ad arbitrio
-suo il giudicio e la scienza comune. Certo, se al re di
-Napoli fossero sovvenute queste verità, non avrebbe in quel
-primo disegno di patto costituzionale specificate certe forme
-<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
-politiche, le quali trovando subito contradittori, o scemarono il
-pregio ed il credito della concessione, o indussero a desiderare
-che la legge non appena nata venisse mutata: brutto
-abito contratto dai popoli servi, alli cui sguardi la legge non
-ha nulla d'augusto, nulla di sacro e d'inviolabile. Raro è che
-le nazioni sieno dalla fortuna condotte in istato di potere alzare
-da' fondamenti, e quasi a piena lor voglia e con un disegno
-preordinato, l'arduo edificio delle istituzioni loro politiche.
-Ma più raro è ancora, che di tale facoltà preziosa e fuggevole
-sappiano ritrarre utilità e profitto largo e durabile: chè anzi
-quasi sempre sonosi vedute le leggi fondamentali uscire alla
-luce o per concorso strano di casi, o da un conflitto passionato
-e violento di parti, o dall'intelletto di uomini men che mediocri,
-balzati dalla fortuna in cima alla ruota, e che per accidente
-trovavansi strette in mano le redini dello Stato. Facciamo
-noi miglior senno, se gli è possibile; e sempre ci dimori
-innanzi alla mente, che in noi si trasfuse e il sangue e l'ingegno
-del più gran popolo legislatore dell'antichità.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="lombmett">LA LOMBARDIA E IL METTERNICH.</h3>
-
-<p class="indr">
-7 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-La Cancelleria di Vienna è istizzita, e nol può tacere.
-Ognuno sa che le provincie dell'impero sono tutte sue figliuole
-carissime, maternamente da lei governate. Fra queste si annovera
-la Lombardia, la quale benchè sia figliuola prediletta,
-siccome l'ultima apparsa in casa e venuta a consolare la vecchiezza
-della monarchia, ricalcitra ingratamente contra i benefizj
-della tenera madre. E per vero, la Cancelleria di
-Vienna dimostra in un articolo molto succoso, dato testè a
-pubblicare alla Gazzetta d'Augusta, che il regno Lombardo-Veneto
-possiede e fruisce da lunghissimi anni tutte quelle
-buone leggi e quei liberali istituti, per la concessione dei quali
-i Romani, i Toscani o i Piemontesi vanno in visibilio dalla
-gioja, e fanno di continue feste e baldorie.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
-</p>
-
-<p>
-A questo osserviamo, che quando pur ciò fosse vero, resterebbe
-a spiegare quel verso di Dante:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Dappoichè, ancora laggiù nel Regno stavano scritte bellissime
-leggi, e ognun conosce il gran caso che ne faceva il Governo.
-Ma forse Metternich o il suo segretario non intendono
-Dante, e occorre a ogni modo farci sopra un po' di commento:
-e noi prendiam questo carico assai volentieri, usando uno
-stile piano ed aperto, come si ricerca al buon chiosatore. Diteci,
-pertanto, o Signori: avete voi conceduto ai Lombardi
-la Guardia Civica, e una moderata libertà di stampare le proprie
-opinioni? Egli è certo e provato che no: parvi dunque
-poco divario avere le medesime leggi con quelle due libertà
-e guarentigie di giunta? Una libertà moderata di stampa accanto
-all'armi cittadine, vuol dire, e ben lo sapete, l'opinione
-fatta signora e governatrice: vuol dir la mente dei savj
-che à il braccio del popolo per difesa.
-</p>
-
-<p>
-Intendete cotal differenza? In Lombardia sono le bajonette
-Croate, che quando accade, vibrano punte mortali alla
-cieca: e nell'Italia media, il cittadino medesimo è fatto guardiano
-della libertà insieme e dell'ordine, e però è sicuro che
-ogni riforma conveniente e ogni progresso legittimo verranno
-di mano in mano attuati.
-</p>
-
-<p>
-L'achille degli argomenti di Metternich è sempre questo: — La
-Lombardia è straricca, la Lombardia è prosperosa. — Ma
-quante volte deesi, dunque, suonargli all'orecchio il detto
-evangelico, che l'uomo non vive del solo pane? quante volte
-deesi fargli entrare nel comprendonio, che al popolo italiano
-non basta di far vita grassa ed allegra, e sentir sulla sera suonar
-i pifferi de' Tirolesi, e vedere l'Essler trinciar l'aria coi
-piedi e fare lezj e svenevolezze? Ei bisogna dire di Metternich,
-salvo sempre il rispetto che gli si vuol serbare, o
-ch'egli à l'anima tutt'adiposa, o che intorno di sè non vede
-nè conosce uomini veri, ma gran pezzi di carne con gli occhi,
-e automati che respirano: perocchè non so qual altro ministro
-di Stato abbia mai tenuto così a vile il genere umano, e
-<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
-siesi dato a credere di poterlo governar bene ingrassandolo
-e trastullandolo come si usa fare coi paperi.
-</p>
-
-<p>
-Insomma, il Metternich non vuol pensare che i Lombardi
-e i Veneziani si rivoltino così dispettosi e fieri per mancanza
-di buone leggi. — Tutti questi tafferugli e subbugli movono, ei
-dice, da un <i>capriccio</i> in cui sono entrati, di volere insieme
-con gli altri Italiani costituirsi in nazione. — E qui l'uom di
-Stato lascia di botto quel dolcebrusco parlare che usa un padre
-col suo beniamino un po' scapestrato e bizzarro, e ponendosi le
-mani sui fianchi e arrossando le gote, minaccia guai a chi toccherà
-la corona di ferro sull'augusta fronte del successore dei
-Cesari. — Costui, dice, andrà del sicuro col capo rotto. — E forse
-in tal passo la minaccia sale più alto, e vuol essere udita così
-di qua come di là dal Ticino. Come ciò sia, il diplomatico
-senza spiegarsi da vantaggio, soggiunge: — Ma non verranno
-a tanto quei sussurroni Lombardi; e però puniremoli non secondo
-le intenzioni, ma come porta il fatto. Essi ci forzano
-a tener grosso esercito lungo il Po e l'Adda, e sembra che
-l'incomodo della spesa maggiore cagionata dal lor <i>capriccio</i>
-non è per cessare domani nè doman l'altro: però decretiamo
-fin da quest'ora, che ogni soprapiù di spesa verrà pagato
-e rifatto in contanti dai signori Lombardo-Veneti, e i più ricchi
-ne saranno pelati al dovere.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Troppa fretta, o Principe! ei non si può dir quattro finchè
-non si à nel sacco. Il cielo è nuvolo molto, e mal coprite
-con la franchezza e baldanza delle parole l'apprensione e
-sollecitudine fiera dell'animo. Voi toccate ormai la decrepitezza,
-e pure (confessatelo) voi non vi siete imbattuto mai a
-vedere in Italia ed in Lombardia quello che ora vi scorgete.
-Paese nuovo, nuova vita, uomini nuovi; e i mille sintomi che
-d'ogni lato appariscono, fannovi argomentare una malattia sì
-profonda e talmente maligna ed appiccaticcia, che tutta la
-spezieria dello Spielberg non la guarisce.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
-</p>
-
-<h3 id="camfran">LE CAMERE FRANCESI.</h3>
-
-<p class="indr">
-8 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-In Francia nella Camera dei Deputati non d'altra cosa
-s'è ragionato e discusso per due giorni interi, salvo che d'Italia
-e del suo pieno risorgimento. Secondo il costume, i discorsi
-sono stati a mostra d'ingegno e a sfogo dell'animo, non
-a mutare una virgola nell'allocuzione o indirizzo, come ora il
-chiamano. Ciò nondimeno, alla causa italiana non nuoce aver
-sentito pronunziare parole caldissime in suo favore; e noi dobbiamo
-ringraziamenti a quei molti oratori che hanno provato
-di amarci, e in particolar modo al Lamartine ed al Thiers. Certo,
-quando il primo ha descritto lo spirito nazionale italiano
-sempre vivo e rinascente, e il secondo ha versato a man
-piene la lode sul nostro sforzo ordinato e gagliardo per attingere
-la indipendenza e rinverdire la gloria degli avi, ardea
-nel lor favellare una fiamma che rade volte sfavilla al presente
-nelle arringhe parlamentarie francesi. Così pure, quando
-Thiers ha mosso discorso di Palermo bombardata e delle uccisioni
-di Milano, e quando per simili atti ha chiesto che in
-fondo al cuore di tutti i buoni sorga e ferva quello sdegno giustissimo
-che per simili altre scelleratezze ha commosso l'Europa,
-subito è parso eloquente e sublime, perchè i santi e incancellabili
-dritti dell'uomo tuonavano sulle sue labbra. Per
-ciò noi gli condoniamo quell'eccesso di orgoglio francese, per
-non dir vanità, il quale gli fe pronunziare, che ogni cosa in
-Italia, qualora non sia per le mani stesse della Francia operato,
-è, del sicuro, operato dal Genio di lei. Tocca a noi di
-fare che ciò non sia, e che il solo Genio italiano presieda alle
-sorti italiane.
-</p>
-
-<p>
-Quanto è poi ai termini stessi della controversia, bisogna
-con molta cura distinguere ciò che s'attiene direttamente
-alla Francia, e alla lunga ed aspra contesa che l'opposizione
-sostiene contro il Guizot, distinguere, dico, e separar
-l'uno e l'altro, dall'estimazione e giudicio che dee farne l'Italia
-per sua propria norma ed utilità.
-</p>
-
-<p>
-Il Guizot, nella discussione intorno le cose d'Italia, esponeva
-<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
-con nettezza e franchezza maggiore che per addietro
-le massime direttive di sua politica, o vogliam dire della politica
-di Luigi Filippo.
-</p>
-
-<p>
-«Il nostro governo si fa debito, diceva egli, di conservare
-i fatti consumati e accettati, e i diritti perdurabili e positivi;
-e ciò per iscansare le rivoluzioni e le guerre. Esso accoglie,
-pertanto, i trattati quali sussistono, e quelli del 15 specialmente,
-perchè sono base dell'ordine moderno europeo. Esso
-vive, non che in pace ma in osservanza e amicizia con tutti
-i governi, e combatte dove può e quantunque può la demagogia.
-Se a Cracovia l'Austria ruppe i trattati, noi ben l'avremo
-in memoria: ma non per ciò imiteremo lei ed i suoi colleghi
-nell'infrazione dei patti. Abbiam usato in Italia il massimo
-d'ogni sforzo per ajutare le riforme: più là v'è la guerra, la
-qual non vogliamo e non possiamo volere. Ogni acquisto o
-perdita di territorio trascina oggi a conflitto tutte le armi
-d'Europa: l'Austria assalita sul Po non difenderebbesi sola.»
-</p>
-
-<p>
-Queste e altrettali ragioni rispondeva il Guizot al Lamartine
-ed al Thiers; ragioni connesse con un sistema il
-quale non rispondendo all'esigenze naturali e legittime dei
-Francesi, è per la forza logica stessa de' suoi principj pervenuto
-a conseguenze che sentono del paradosso; e tra le quali
-poi il Guizot, passionato più che non sembra, meschia non
-poche amplificazioni: e tale è senza dubbio quell'accusa perpetua
-di radicalismo che scaglia sulla Penisola, e quel dire
-che v'ha un partito gagliardo fra noi, a cui sta in mente di
-menare il Pontefice a rimpastare tutta l'Italia e costituirvi
-un reggimento quasi repubblicano. D'altra parte, la medesima
-esagerazione lo muove a chiamar l'Austria del dolce
-nome di amica e di collegata, e lodarla segnatamente di molta
-moderazione, e del compiacimento sincero che prova per le
-riforme che vede altrove attuarsi.
-</p>
-
-<p>
-Ma persuadiamoci bene, che non si confuta e non si atterra
-tutto un sistema politico, salvo che contrapponendolo ad
-uno od a più, i quali oltre al mostrarsi connessi e coordinati
-in ciascuna parte, debbono eziandio comparire pratici ed
-operabili, e insegnar la guisa di adempiere il lor disegno
-speditamente e con somma probabilità di successo. Ora, a nostro
-<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
-giudicio, questo non fu mai definito e insegnato dagli
-oratori della sinistra in modo chiaro e persuasivo; e i discorsi
-facondi e splendidi loro negano e distruggono (la più parte
-almeno) ma non edificano; e percuotono l'avversario di piatto
-ma non di punta, ne' fianchi ma non mai nel mezzo del petto.
-</p>
-
-<p>
-Voi temete sopra ogni cosa, noi diremmo al Guizot, le
-rivoluzioni e le guerre: ma gli è agevole ritorcere contro di
-voi gli argomenti vostri medesimi; perchè, sempre l'Europa
-vivrà in giusto sospetto e paura delle rivoluzioni, e però delle
-guerre, infino a che i diritti di molte nazioni sieno conculcati,
-e il gius delle genti non nel bene comune e durabile, ma
-nella prepotenza di pochi avrà base. Tra il rompere e il calpestare
-i trattati, ovvero osservarli pur come stanno, e volerli
-intangibili e inviolabili, corre molto intervallo; e vi giace
-in mezzo ciò che è sol degno d'una sì gran nazione come la
-Francia, vale a dire osservare i trattati e chiederne e conseguirne
-alla fine le necessarie modificazioni, e che le parti affatto
-sleali ed inique ne vengan rescisse. Del pari, v'à qualche
-cosa in mezzo tra il rispettare ciecamente la lettera dei trattati
-quando da tutti i contraenti si faccia il simile, e rispettarli
-con tale scrupolo quando gli altri, occorrendo, li trasgrediscono.
-Delle due parti che compongono l'influenza politica
-esterna, cioè di quella che esercitar si vuole sui re, e dell'altra
-ch'esercitar si vuole sui popoli, voi sempre ed unicamente
-pensaste alla prima, e la seconda avete distrutta. Eppure,
-in questa soltanto è la forza e grandezza morale della
-nazione francese. Se in diciassette anni di pace non à la
-vostra diplomazia saputo o voluto far nulla per emendare i
-trattati e porgere mano alle nazioni che soffrono, voi brillate
-a giusta ragione fra i filosofi e i cattedranti, ma uomo
-di Stato non siete. E se la paura delle guerre e delle rivoluzioni
-dee fare immobile la politica e perpetuar le ingiustizie,
-converrebbe chiamare la diplomazia un'arte deplorevole di
-eternare il male e fare impossibile il bene.
-</p>
-
-<p>
-A queste conclusioni, o ad altre poco diverse, è giunto
-sempre il nostro pensiero, quante volte si è fermato a considerare
-la lite acerba e ostinata che ferve da tanti anni in
-Francia tra il ministero e l'opposizione. Ma riducendo ora il
-<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
-discorso alle cose nostre e al giudicio che far dobbiamo di
-quei caldi dibattimenti, rispetto al bene della causa italiana,
-ci sembra poter fermare le proposizioni che seguono.
-</p>
-
-<p>
-Le moltitudini in Francia sono inchinevoli e favorevoli
-alla causa italiana.
-</p>
-
-<p>
-Il ministero vuol conciliare due cose troppo nemiche; la
-sua buona colleganza con l'Austria, e l'ajuto al risorgimento
-italiano.
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo, egli non potrà combatterlo scopertamente,
-nè avversar molto i Principi nostri nel proposito saldo che
-ànno di concedere maggiori franchigie e statuti rappresentativi.
-</p>
-
-<p>
-L'Inghilterra ci favoreggia più alla scoperta e senza ritegni,
-e solo domanda che non si rompa lo statu quo, in risguardo
-della possessione di territorio.
-</p>
-
-<p>
-Ma rotto che fosse, non moverebbe l'armi per ristorarlo.
-</p>
-
-<p>
-Il ministero francese, quand'anco volesse in quel caso
-stare dal lato dell'Austria, non par probabile che il potesse,
-perchè troppa ingiuria recherebbe ai sentimenti liberali di
-sua nazione.
-</p>
-
-<p>
-A noi, dunque, rimane arbitrio di proseguire nel cammino
-di libertà in ciascuno Stato non sottomesso alla forza austriaca.
-In caso poi di conflitto, ciò che par possibile a prevedere
-si è, che l'Europa rimarrebbesi spettatrice. Nè altro noi
-domandiamo: l'Italia farà da sè.
-</p>
-
-<p>
-La diplomazia europea non ci recherà, dunque, nè molto
-bene nè molto male. Uniti ed armati, d'ogni nemico trionferemo,
-d'ogni impresa verremo a capo; disuniti e sprovvisti,
-a niuno darem suggezione, e s'aprirà di nuovo il mercato
-del nostro sangue e delle nostre provincie.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
-</p>
-
-<h3 id="costpiem">SULLA COSTITUZIONE CONCEDUTA IN PIEMONTE.</h3>
-
-<h4>I.</h4>
-
-<p class="indr">
-9 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Inutilmente noi ci sforziamo di contenere la nostra gioja
-e padroneggiare il nostro animo, sì che possa questo foglio
-farsi organo men difettivo ed araldo meno infedele della
-pubblica esultazione. A noi pure, come al popolo intero di
-Genova, manca modo di raccontare quel che sentiamo; e
-invece di parole, ci corrono al labbro tronche e sospirose
-esclamazioni: conciossiachè pure il gaudio supremo guarda
-il cielo e sospira.
-</p>
-
-<p>
-Ecco sorge, ecco splende sul nostro capo il giorno fortunatissimo,
-l'aspettato da cinquant'anni. Ecco ci sta presente
-e stringiam con mano il frutto sublime di tanti travagli
-e pericoli, e il subbietto d'un desiderio infinito. Ecco
-l'ultima maturezza dei tempi, il suggello d'ogni nostra speranza,
-il fatto primo e novissimo ch'era in cima d'ogni nostro
-pensiere, informava il più degno e profondo de' nostri
-affetti, e fin dalla tenera giovinezza svegliò nell'ingenuo
-cuore i primi moti generosi, e suscitò i germi vivaci d'un
-sentire forte e magnanimo. Quel nome che per lunghi anni
-fu mormorato a bassa voce, e nudrì e crebbe nel silenzio e
-nell'ombra la religione nostra politica; quel nome che parea
-suonare infortunio, e mai non usciva scompagnato da un
-gemito; quel nome che epilogava tutte le libertà, significava
-i più fervidi voti, riempieva di sacro ardore tutto lo spirito,
-ora (bontà di Dio) esce aperto e risonante dal labbro — Viva
-la Costituzione!&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Il sangue dei martiri ha fruttificato; le voci alzate dal
-fondo delle prigioni giunsero all'orecchio di Dio; le amare
-e copiosissime lacrime dei raminghi e degli esuli sono state
-convertite in rivo di ubertà, in rugiada fecondatrice; e il fiore
-immortale e divino della libertà è spuntato.
-</p>
-
-<p>
-— Viva la Costituzione! — con tal grido sul labbro è lecito
-infine ai Liguri e ai Piemontesi, lecito ai figliuoli tutti
-<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
-d'Italia di ripigliare intera e lucente la dignità d'uomo,
-conquistar quella di nazione, e sentirsi fremer nell'animo
-l'alterezza del nome italiano.
-</p>
-
-<p>
-Fratelli e figliuoli d'una sola gran patria! stringiamoci
-caramente, stringiamoci tutti in quello amplesso ineffabile
-di cui l'anime sole sono capaci; e tra gli affetti gagliardi e
-soavi che d'ogni parte c'investono e assalgono, predomini
-di presente la gratitudine, e sia calda, sincera, abbondevole
-e quanta ne può capire in umano petto. Primieramente,
-chiniamo le ginocchia al Signore Iddio, al largitore
-eterno di ogni libertà e d'ogni gloria, e che degna scuotere
-dal sonno di morte e dalla polvere dei sepolcri le
-razze latine, sempre risorgenti e non mai periture. In secondo
-luogo, volgiamo l'animo conoscentissimo a re Carlo
-Alberto, e ringraziamolo del gran benefizio nel modo migliore
-e più conveniente d'un popolo rigenerato; facendogli, cioè,
-solenne promessa di seguitar dappertutto la sua spada e le
-sue bandiere, e di spendere per la sua Causa, che è la Causa
-d'Italia, tutto il sangue nostro e de' nostri figliuoli.
-</p>
-
-<p>
-— Viva Carlo Alberto! — Oggi egli è il più lieto e più
-avventuroso dei Principi, conciossiachè gli avviene ciò che
-troppo radamente incontra a chi siede sul trono; cioè di possedere
-certezza perfetta, che le lodi le quali ascolta sono affatto
-leali e spontanee, e che vero è il gaudio, vero l'amore,
-vera la felicità de' suoi popoli.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h4>II.</h4>
-
-<p class="indr">
-10 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Noi siamo ancor tanto pieni di vera letizia e di gratitudine
-per la conceduta Costituzione, che non vorremmo e
-non sapremmo far luogo ad alcuna indagine critica intorno
-al suo contenuto, qualora ciò non venisse a noi comandato
-dal nostro ufficio medesimo, che è una specie d'intellettuale
-magistratura ordinata a illuminare le moltitudini: e oltre a
-questo, ci sorge in pensiero, che il nostro esame può riuscire
-non tutto disutile così per le provincie italiane ove ancora
-<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
-non sono Governi rappresentativi, come per li medesimi
-Stati Sardi ove il disegno intero del patto costituzionale non
-è compiuto.
-</p>
-
-<p>
-Egli è manifesto per quello che noi dettavamo lunedì
-scorso nella <i>Lega</i>, che molta maggiore soddisfazione ci avrebbe
-recato il veder promulgare un decreto, ove promettendosi
-solennemente al popolo d'investire i suoi deputati della facoltà
-legislativa, e concedendoglisi l'uso immediato della libertà
-della stampa, e la istituzione pure immediata della Milizia
-Cittadina, fossesi pel rimanente significato di aspettare
-consiglio dal tempo, dalla scienza e dalla pubblica discussione.
-</p>
-
-<p>
-Forse il nostro Governo ha pensato che in Piemonte,
-ove può d'un subito alzarsi l'incendio di guerra, e al canto
-giulivo degl'inni succedere d'ogni parte il rimbombo dell'armi,
-dovesse provvedersi perchè le genti non fossero di soverchio
-commosse e preoccupate dall'alte questioni di forme e diritti
-costituzionali.
-</p>
-
-<p>
-Nell'articolo quattordicesimo dell'insigne decreto degli
-8, si annunzia che v'ha chi prepara, per comando del Principe,
-il disegno intero dello statuto fondamentale. Noi pigliamo
-fiducia che que' consiglieri di Carlo Alberto a cui fu commesso
-il più grave e il più malagevole di tutti gl'incarichi, farannosi
-coscienza di consultare gli uomini più avvisati e meglio
-istruiti, e vorranno far buon tesoro di tutte le cognizioni e
-giudicj che l'opinion pubblica espone di mano in mano con
-l'organo della stampa.
-</p>
-
-<p>
-Due cose ottime sono nel mondo; la scienza consumata
-di pochi, e il buon criterio istintivo delle moltitudini. La perfezione
-sta nel congiungere insieme tali due termini. Ma vicino
-ad essi è una terza cosa non buona; e ciò è la presunzione
-e la falsa dottrina di quelli che, tirati su pel ciuffetto
-della fortuna, o ricchi d'un bel casato e poveri d'ogni altro
-bene, o infine avvezzi da lunghi anni al maneggio, direi quasi,
-meccanico delle faccende di Stato, spaccian sè stessi per
-grandi uomini, assediano tuttogiorno il Principe, nè sopportano
-che esca loro di mano la lavorazione delle leggi. Ora,
-i tempi domandano assai imperiosamente, che in luogo di
-<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
-questi tali sieno molto più uditi i pochi veri sapienti tenuti
-discosto ed inonorati, e il buon criterio istintivo d'ogni porzione
-onesta ed illuminata del popolo.
-</p>
-
-<p>
-A noi non sa male la istituzione di due parlamenti, ed
-anzi la reputiamo utilissima; perchè, come dice uno scrittore
-italiano, «Innovare è mutare, e il mutamento solo non è progresso:
-adunque, si fa necessaria la identità e permanenza
-allato alla mutazione; e però necessaria si fa la scienza del
-conservare..... Ma rado è che coloro i quali sanno ben conservare
-sappiano altresì innovare; ed, e converso, rado è
-che gl'ingegni novatori e inventori sappiano e vogliano serbare
-e modificare l'antico. Ma pur bisogna alla umana società
-le due sorti d'intelletti e di spiriti insieme contemperare,
-affine che la conservazione non diventi superstiziosa, nè
-l'innovazione o falsa o immatura o malefica.»<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> Ora, tale
-contemperanza ritrova la repubblica con la istituzione appunto
-di due consessi legislativi. Nè ciò è nuovo de' nostri
-tempi, o è dottrina inglese e francese, ma scaturisce,
-come vedesi, dall'indole universale e dalle condizioni perpetue
-del convivere umano. Ma perchè tali due consessi
-riescano al fine loro, uopo è che in ciascuno risieda una forza
-propria morale. Ciò posto, quel parlamento che è tutto e solo
-ordinato ed eletto dal re, sembra investito di pochissima autorità
-negli occhi del popolo, dacchè all'ultimo non è il
-principe ma sibbene i ministri che scelgono e chiamano a
-quella dignità ed ufficio: quindi se ne forma un consesso affatto
-ministeriale, che non vien creduto e non è, nel fatto,
-indipendente abbastanza. Ma noi ci rifaremo tra breve a
-parlare di questo subbietto.
-</p>
-
-<p>
-Nell'ordine e costruzione delle pubbliche guarentigie, la
-milizia cittadina fa giusto riscontro alla libertà della stampa,
-e sono ambedue le maggiori e più salde colonne del vasto
-edificio. Per vero dire, la milizia <i>Comunale</i> promessa dal regio
-decreto degli 8, non sembra poter rispondere pienamente
-agli alti concetti di malleveria e di franchigia che sogliono
-presedere alla istituzione e all'ordinamento della Guardia
-Nazionale. Stando alle condizioni presenti del Regno Sardo,
-<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
-neppure uno dei capi di bottega e di fondaco entrerebbe nelle
-righe della Milizia Cittadina, essendo ch'essi non pagano
-censo alcuno diretto; e posto eziandio che in processo di
-tempi sia deliberato che il paghino, rimarrebbesi esclusa
-dal corpo di quella Milizia tutta la immensa moltitudine degli
-operai; e ciò non crediamo nè provvido nè molto legittimo.
-La legge non dee nè può senza ingiuria porre quelli affatto
-in disparte, ma sì li debbe esentare dall'obbligo; conciossiachè
-il costringerli loro malgrado ad interrompere di quando
-in quando il lavoro onde traggono di continuo la sussistenza,
-sarebbe eccessiva gravezza.
-</p>
-
-<p>
-Da ultimo, nel vedere copiata a lettera la disposizione
-dell'ordinamento francese la quale serba al Sovrano la facoltà
-di inabilitare o sciogliere la Milizia Cittadina nei luoghi dove
-crederà opportuno, ci è corso all'animo il desiderio che tal
-potestà fosse accompagnata dall'altro savio temperamento
-della legge francese, la quale assegna al Governo un termine
-certo di tempo entro a cui debbono que' corpi disciolti di Milizia
-Cittadina venire rifatti e riordinati.
-</p>
-
-<p>
-Tutto ciò abbiamo notato per iscrupolo quasi di pubblicista,
-e per recare qualche utile alle rimanenti deliberazioni.
-È legge dell'umana natura desiderare il bene, e questo conseguito,
-desiderar l'ottimo ed il perfetto.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="marinit">D'UNA MARINERIA ITALIANA.</h3>
-
-<p class="indr">
-10 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Io non istarò a numerare tutti i gran beni che recheranno
-all'Italia i casi e le condizioni nuove di Napoli e di Palermo.
-Pure dirò qualcosa a rispetto d'un particolar vantaggio che
-debbe uscirne per la comune difesa.
-</p>
-
-<p>
-Di tutte le Provincie italiane, Napoli è la meglio fornita
-di marineria da guerra, massime in bastimenti a vapore.
-Questi, la maggior parte, sono ottimamente costrutti, benissimo
-corredati, e nelle varie fazioni che occorrono benissimo
-<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
-esercitati. Purtroppo, fino ad ora tale esercizio ha proceduto
-da molto trista cagione; perchè il Governo napolitano, più che
-d'ogni altro mezzo, valevasi dei legni a vapore per estinguere
-rapidamente quelle prime fiamme di sollevazione che scoppiavano
-qua e là in Sicilia e nel Regno. Ma Dio tragge il
-bene dal male, e ciò che gli uomini ciechi propongono a un
-fine, Egli dispone ad un altro. E così quelle navi che furono
-per tanti anni sgomento dei popoli e mezzo validissimo di
-oppressione e di servitù, diverranno da quindi innanzi buona
-difesa d'Italia, e a que' degni capitani che le comandano sarà
-cessato il sommo cordoglio di spargere l'arte e i sudori per
-ribadire i ceppi de' lor fratelli. Dico diverranno buona difesa
-d'Italia, perchè supposto libero il mare, è incredibile in tempo
-di guerra quale e quanto profitto possa ritrarsi da una buona
-squadra di legni a vapore, massime in un paese configurato
-come l'Italia. E di vero, quella squadra adoperata e diretta
-con accorgimento e opportunità, tiene sempre forniti di armi,
-di provvigioni, di uomini e d'ogni altra cosa acconcia alla
-guerra, le fortezze e i luoghi muniti lungo le coste; ed a peggio
-andare, imbarca e salva le guarnigioni e le artiglierie: e
-tutto ciò con somma agevolezza e prestezza.
-</p>
-
-<p>
-Ma da una squadra copiosa e bene ordinata di legni a
-vapore si cava in guerra quest'altra specie più notabile di
-utilità, che consiste a condurre improvvisamente molte migliaja
-d'uomini e di cavalli e moltissime artiglierie in qualunque
-punto si voglia, e farli giungere inaspettati ad offendere
-o il fianco o le spalle dell'inimico: le quali fazioni
-eseguite spesso e con senno, e validamente ajutate dai popoli
-in mezzo de' quali succedono, soglion recare, col tempo,
-danni maggiori e men riparabili d'una o due battaglie
-perdute.
-</p>
-
-<p>
-Tutto questo bene (se Dio ci ajuti) riceverà la difesa d'Italia
-dalla marineria da guerra napolitana. Ma perchè ciò succeda,
-conviene che Napoli e la Sardegna non solo si dichiarino
-amiche, ma senza dimora alcuna strettamente si colleghino; e
-il patto che le confederi non sia solo d'interessi economici, ma
-di militari e politici. Chè anzi, a dir vero, nella pratica degli
-affari di Stato, più malagevole assai delle altre riesce la Lega
-<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
-economica. Per fermo, a volersi due o più popoli stringere e
-collegare politicamente, basta che i grandi e universali interessi
-loro sieno nella sostanza i medesimi: ma per la lega
-doganale, come la chiamano, ricercasi, a poterla subito
-porre in atto, non solo la professione delle stesse dottrine, ma
-una parità sì perfetta, ovvero una equivalenza e una reciprocazione
-sì ben bilanciata nelle condizioni economiche dei
-paesi collegati, che non è agevole di trovare ed è difficile
-assai di comporre: senza dire del danno e offesa che recasi
-inevitabilmente a molte industrie private, alle quali bisogna
-pure per equità dar soccorso e provvedimento.
-</p>
-
-<p>
-A noi non si fa lecito di nascondere più lungo tempo il
-vivo rincrescimento e la grave e continua preoccupazione
-che ci cagiona il vedere i Governi nostri così dubbiosi e lenti
-a promovere fra essi una politica confederazione. Il tardare
-e il titubare su ciò, sembra troppo pericoloso; e non sappiamo
-indovinare quel che si aspetti, massimamente dopo i casi e
-le mutazioni del Governo napolitano. L'Austria stessa non
-può ragionevolmente dolersi d'una confederazione ordinata
-con puro carattere difensivo, e richiesta dalla crescente e visibile
-fratellanza dei popoli. L'Austria, negli editti che manda
-fuori per interdire l'entrata alle gazzette dell'Italia media,
-dà titolo di anarchia allo stato nuovo di cose. L'Austria fa
-ripulsa intera e minaccevole alle domande legali dei popoli
-del Regno Lombardo-Veneto, e con ciò si discioglie e distacca
-viemaggiormente dagli Stati della Penisola, e dalle massime
-e dai principj che li governano. L'Austria ingrossa sì fattamente
-sul Po le sue truppe, e moltiplica i suoi apparecchi
-per guisa, che l'Inghilterra medesima ha stimato debito di
-ricercarla del perchè. L'Austria, interpretando a suo modo
-i trattati, tentò, mesi sono, d'insignorirsi affatto della città
-di Ferrara; e sotto colore or di buona vicinanza e amicizia,
-or di crescere pompa ad un funerale, introduce l'armi sue in
-Modena e in Parma. Che più? Ciò che al presente succede
-in Napoli ed in Piemonte, e fra breve succederà nell'altre
-provincie italiane, eccetto la Lombardia, non fu nel 1820
-dannato e colpito dagli anatemi dell'Austria? o le possono
-forse mancar pretesti e sofismi per pareggiare affatto l'un
-<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
-tempo con l'altro, e implicarli ambidue in una medesima riprovazione?
-E dopo tanto, non sarà lecito ai nostri Principi
-di collegarsi per mera difesa propria, e congiungere e ordinare
-in comune tutte le forze, in quel modo che le menti e gli
-animi di tutti i popoli loro sono congiunti? Noi ripetiamo
-con l'ossequio e modestia che ci compete, ma sì ancora con
-l'istanza e sollecitudine di buoni e veri Italiani, che il collegarsi
-i Principi nostri politicamente, e con fermo e tenace
-patto, entra oggidì fra le più manifeste e le più calzanti esigenze
-della salute d'Italia.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="nmnap">DI NUOVO, DEL MINISTERO NAPOLETANO.</h3>
-
-<p class="indr">
-10 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-A noi non è facile significare quanto ci gode il cuore di
-veder chiamato all'ufficio di ministro dell'Interno il cavalier
-Bozelli, uomo insigne di virtù e di scienza, stato maggiore
-delle sventure, serbatosi puro ed integro nella povertà,
-nell'esilio e nella prigionia, e alla libertà e salute d'Italia
-invariabilmente devoto. Ma oltre a ciò, noi godiamo di tal
-promozione, perchè ci è sicura caparra che quasi tutto il ministero
-nuovo napolitano dovrà mutare fra breve. Il cavalier
-Bozelli non può avere per lungo tempo a colleghi il duca di
-Serra Capriola, il principe di Cassero e il generale Garsia;
-tre nomi che non dànno alcuna sufficiente malleveria del
-loro zelo vivo e sincero per la libertà e per la causa del popolo.
-Quanto più si vuole intera e perfetta la inviolabilità
-del monarca e divertere dal suo capo le imputazioni d'ogni
-mal operato, tanto fa bisogno sicurezza maggiore ed anzi
-certezza piena dell'animo libero, generoso ed energico dei
-ministri. Chi ha patteggiato con gli oppressori, e servito o
-lontano o d'appresso un Governo che ha fatto arrossire l'Italia
-intera in faccia al mondo civile, non può, non dee sedere
-nel consiglio del Re. Fratelli Napolitani, sovvengavi spesso
-il disastro del 1821.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
-</p>
-
-<h3 id="filosciv">FILOSOFIA CIVILE ITALIANA.</h3>
-
-<p class="indr">
-14 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Noi, sotto questa rubrica, intendiamo d'intrattenere i lettori
-nell'esame e speculazione di quegli alti problemi sociali
-e politici, la cui soluzione sembra più specialmente commessa
-al Genio Italiano ora ridestato: e così compiremo, se l'ingegno
-e la fatica ci basti, quello che si annunzia nel nostro
-Programma; l'idea e il disegno, cioè, dell'edificio nuovo civile,
-a cui tutti i buoni pongono mano. Che se ciò non vien
-praticato dalla più parte de' giornali politici forestieri, si voglia
-considerare che l'Inghilterra e la Francia non sono al
-presente, o non credono essere, in via di profonda trasformazione;
-e le leggi che si discutono nei lor parlamenti entrano
-molto di rado nel novero di quelle che si domandano organiche,
-e sono fondamentali e costitutive. Per lo contrario,
-chiunque andrà un poco sfogliando i giornali francesi dettati
-in sul cadere del secolo scorso, vedrà con quanto compiacimento
-e abbondanza discorrevano e disputavano le teoriche
-di alta filosofia civile. Ma oltre a ciò, noi non iscorgiamo
-ragion sufficiente per imitare in ogni qualunque
-cosa le effemeridi oltramontane. E di più aggiungiamo, che
-tuttavolta che occorre a quei fogli di entrare ad esaminare
-i principj (il che avviene pur di frequente), la povertà e incertezza
-di lor cognizioni si fa manifesta ai meno avveduti. Per
-la ragione stessa, le massime direttive che nelle questioni
-cotidiane s'aggirano come spiriti ed elementi vitali di tutto
-il corpo della scienza politica, sono accolte ed asseverate il
-più del tempo e dalla più gente alla cieca e per forza di uso.
-Onde poi interviene che molti e gravissimi errori son mantenuti
-e perpetuati: e ne porge esempio l'Economia pubblica,
-intorno alla quale ognun si ricorda il ripetere che hanno
-fatto i giornali francesi, per tanti anni e con sicurtà e intrepidezza
-compiuta, abbagli sperticati e falsissimi ragionamenti.
-</p>
-
-<p>
-Ma come ciò sia, noi vorremmo nell'animo de' lettori
-trasfondere parte del convincimento nostro intero e ben radicato;
-il quale è, che il risvegliamento d'Italia non può non
-<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
-riuscire principio di cose grandi e novissime nella vita sociale
-del mondo; e che però le fa d'uopo una matura sapienza
-civile, la qual consiste precipuamente nella cognizione profonda
-dell'umana natura, e nell'esperienza trita e copiosa
-dei fatti, purgata e universalizzata al lume delle prime cagioni.
-</p>
-
-<p>
-Posto che tale credenza risieda altresì nell'animo della
-pluralità de' lettori, noi non temiamo con queste nostre dottrine
-e teoriche di lor parere gente infusa di pedanteria e
-con indosso la zimarra accademica. Dacchè gli è impossibile
-a chicchessia di persuadersi che l'idea non debba antecedere
-al fatto, e che la repubblica umana possa rassomigliare e imitare
-quella delle api, ove lo istinto insegna misteriosamente
-ogni cosa.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="costituznap">LA COSTITUZIONE NAPOLITANA.</h3>
-
-<p class="indr">
-16 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Re Ferdinando ha, il 10 febbrajo, <i>risoluto di proclamare,
-ed ha proclamato irrevocabilmente</i> il Patto Costituzionale del
-Regno delle Due Sicilie.
-</p>
-
-<p>
-Temerario sarebbe il portar giudicio formale e definitivo
-su tanta opera, nella strettezza del tempo in cui siamo. Ciò
-non ostante, a noi giova di subito dichiarare que' primi concetti
-che al leggere la nuova Carta Napolitana sonosi affacciati
-alla nostra mente. Laddove per dar sentenza il cuore
-entra a parte col raziocinio, i primi pensieri s'appongono
-forse alla verità meglio che i successivi. E il cuore, innanzi
-a tutto, ci dice essere la Costituzione del Regno nel suo tutto
-insieme lodevolissima ed assai liberale, e in parecchie materie
-entrare innanzi a quella di Francia.
-</p>
-
-<p>
-Sotto la rubrica delle <i>Disposizioni Generali</i>, nell'articolo
-9, si assicurano al Regno le franchigie comunitative e
-l'elezione libera dei reggitori del Municipio; e non si assegna
-<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
-a tali diritti altro limite, salvo quello di dover lo Stato
-vigilare la conservazione del patrimonio comune.
-</p>
-
-<p>
-Nell'articolo 29 della stessa rubrica, il secreto delle lettere
-vien dichiarato inviolabile. Lode a Dio! L'Italia potrà
-vantarsi di aver pòrto al mondo civile questo esempio salutare
-di riconoscere come colpa di Stato l'apertura delle lettere
-d'ovunque vengano, da chiunque scritte. Tanto tempo
-ha dovuto tardare questo natural diritto dell'uomo a trovare
-suo luogo nella legge fondamentale degli ordinamenti politici!
-</p>
-
-<p>
-Nel capitolo III, che risguarda in peculiar modo la Camera
-dei Deputati, le due grandi questioni da più anni agitate in
-seno dei parlamenti francesi sono risolute in favore della libertà.
-Nel Regno, il solo censo non darà titolo di elettore nè di
-eleggibile, ma eziandio i pregi dell'intelletto. Nel secondo,
-terzo e quarto paragrafo dell'articolo 56, si statuisce che i socj
-ordinarj dell'Accademia Borbonica e dell'altre regie Accademie,
-e i cattedranti titolari nella R. Università degli studj
-e ne' pubblici Licei autorizzati da legge, ed all'ultimo i professori
-laureati della R. Università degli studj in qualsia specie e
-maniera di scienze, di lettere e di arti belle, sono tutti elettori.
-E sono poi eleggibili, conforme si determina nel paragrafo
-2 dell'articolo stesso, tutti coloro che hanno seggio nelle
-tre R. Accademie della Società Borbonica, i cattedranti titolari
-della R. Università, e in genere i socj ordinarj delle altre
-R. Accademie.
-</p>
-
-<p>
-L'altra conquista di libertà viene sancita dagli articoli
-58 e 59 del predetto capitolo. Si decreta nel primo, che
-sono elettori e sono eleggibili tutti i pubblici magistrati e ufficiali,
-purché <i>inamovibili</i>; e nel secondo, che gl'Intendenti, i
-Sotto-intendenti e i segretarj generali d'Intendenza praticanti
-gli ufficj loro, mai non potranno essere nè elettori nè
-eleggibili.
-</p>
-
-<p>
-Il censo che debbe investire altrui del diritto di eleggere
-ovvero di essere eletto, verrà più tardi definito e fermato
-da quella legge che porrà norma e governo a tutti i particolari
-delle elezioni. Ma noi, così dalle liberali disposizioni
-dei paragrafi citati, come dalla fiducia che abbiamo grandissima
-nel libero animo di chi intenderà a compilar quella legge,
-<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
-non dubitiamo che il censo prescritto a condizione primaria
-ed universale sarà tenue quanto si possa.
-</p>
-
-<p>
-Al Re appartiene la più splendida prerogativa de' Principi,
-il diritto cioè di far grazia. Ma non potrà, ciò non ostante,
-valersi di tale nobile sua spettanza inverso i ministri
-condannati, se non per domanda espressa di una delle due
-Camere legislative. Alla <i>risponsabilità</i> dei ministri, affine di
-bene determinarla, e quando occorre, metterla in atto, provvederà
-una legge speciale. Ognun sa che tal subbietto non
-è fuori di controversia in verun paese costituzionale; e
-stringerlo tutto dentro una legge assai chiara e assai praticabile,
-è faccenda malagevole ed implicata.
-</p>
-
-<p>
-Queste a noi sono comparse le parti della Costituzione e
-più nuove e migliori, costituendo paragone fra essa e la Carta
-francese, la quale il legislatore napolitano ha scelto a solo
-modello suo. Ci spiace che non gli abbia gradito di seguitarla
-in più cose di gran rilievo, e segnatamente in ciò che spetta
-alla religione. Possibile, che nella contrada ove più volte il
-popolo insorse per non aver sul collo il funesto e miserando
-giogo della Inquisizione, si voglia ora decretare una intolleranza
-compiuta inverso di tutti i culti? Speriamo che il tempo
-farà sentire al Monarca piissimo, nessuna cosa discordar tanto
-dallo spirito del Vangelo, quanto la intolleranza, pigli ella
-qualunque colore, armisi di qualunque ragione. Trista cosa
-è altresì vedere le leggi di reprimento supplite dalla censura
-per ogni scritto che s'attiene a religiose materie.
-</p>
-
-<p>
-Le categorie prescritte alla scelta dei Pari, sembrano
-troppo anguste, e da riempiere l'alta Camera di uomini soverchio
-attempati.
-</p>
-
-<p>
-Una grave omissione da non potersi tacere, si è senza
-dubbio la istituzione dei giurati negletta. Comportisi per la
-giustizia ordinaria; ma per gli abusi di stampa, noi reputiamo
-fermissimamente, che dove i giurati non danno sentenza, gli
-scrittori non hanno guarentigia vera e proporzionata, e i pericoli
-dell'ufficio loro sono troppi ed esorbitanti. A rispetto della
-stampa, la massima che può e dee governarla equamente è
-sol questa: la stampa è organo dell'opinione; la sola opinione
-può giudicarla.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
-</p>
-
-<h3 id="dietait">D'UNA DIETA ITALIANA.</h3>
-
-<p class="indr">
-16 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Non v'è Lega e Confederazione durevole al mondo, che
-non si compia e non si mantenga con una Dieta. Perchè, unendosi
-e stringendosi i popoli per lungo tempo, crescono gl'interessi
-e i negozj comuni, a tutti i quali volendo dar sesto con
-mutua soddisfazione, occorre adunarsi a certi tempi e discutere.
-Pertanto, la Confederazione Italiana avrà essa pure una
-Dieta; e se i Principi nostri vorranno affrettarsi ad assecondare
-il voto unanime delle provincie confederande, saviamente faranno
-a mostrare all'Europa la volontà ferma in cui sono di
-collegarsi, principiando dall'istituire una Dieta. Nessun pronunziato
-di dritto pubblico, nessun articolo di trattato può
-loro interdirlo; e intanto l'impressione che in tutte le menti e
-in tutti gli animi recherebbe un tal fatto, appena si può immaginare.
-Ma perchè dalla parte de' nostri popoli quella impressione
-viva e profonda perseverasse, e la Dieta si mantenesse
-forte e autorevole, ognun comprende che in lei non
-dovrebbero congregarsi solamente i ministri plenipotenziarj
-di ciascun governo della Lega.
-</p>
-
-<p>
-Qual paese in Europa era meglio disposto della Germania
-a entrare in istretta confederazione? Certo nessuno.
-Benchè spartita e quasi direi sminuzzata in numerosissimi
-Stati e feudi, pure il nome soltanto e la dignità quasi
-inerme dell'imperatore l'avea per secoli tenuta in certa
-unità, ed apparecchiata a ricevere un modo e una forma più
-salda e più permanente di vita comune. A tutte quelle mutazioni
-e divisioni intestine che avea cagionato la guerra
-terribile dei trent'anni, e poi l'ambizione della casa di Brandeburgo
-e il declinare continuo dell'autorità dell'impero,
-ponea rimedio e compenso il rinnovamento dello spirito
-antico alemanno; il quale, dalla metà del secolo scorso,
-invase prima le cattedre e le accademie, quindi comparve
-nella politica, ed ebbe suggello dal sangue abbondantemente
-versato nei campi di Lipsia. Di tutto quell'ardor nazionale
-fu erede e signora la nuova Dieta di Francoforte, e niuna cosa
-<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
-parea doverle tornare difficile per istringere in un sol volere
-e in un sol patto di fratellanza la gran famiglia germanica.
-Ma tanto bene mancò affatto per questa cagione, che nella
-Dieta di Francoforte, oltre al prevalere sfacciatamente i forti
-sui deboli, fu rimossa eziandio qualunque rappresentanza diretta
-dei popoli. Da ciò avvenne che a poco a poco i ministri
-dei Principi non ebbero altra cura nè altro proposito se non
-di allargare le regie prerogative, e combattere di concerto il
-desiderio di libertà che in ogni parte ripullulava.
-</p>
-
-<p>
-Simili errori non commetterà del certo la Dieta Italiana,
-perchè ai Principi nostri la libertà non fa più spavento,
-ed ei si pregiano di regnare col suffragio sincero e continuo
-dell'opinione. Oltrechè, una Dieta Italiana, come delibera a
-nome delle provincie collegate, così dee volerle rappresentare
-nel vero essere loro; e come in esse la legislatura è
-spartita fra il re e i mandatarj del popolo, similmente la legislatura
-della Dieta dee procedere da ambedue quelle fonti
-di autorità. Del modo parleremo altra volta un po' più alla
-distesa, essendo materia non pur di molta ma di suprema importanza.
-Deh! affretti il giorno fortunatissimo, che in Roma
-e nelle stanze del Campidoglio salutino tutti i figliuoli
-d'Italia la prima Dieta della Nazione. Trenta secoli sono
-corsi per preparare e maturare quel giorno.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="questcost">QUESTIONI COSTITUZIONALI.</h3>
-
-<h4>I.</h4>
-
-<p class="indr">
-18 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Napoli e il Piemonte si son risoluti. Avremo, in sostanza,
-la Carta Francese con parecchie modificazioni, e non tutte
-saranno ammende e perfezionamenti. In Toscana, ove il sentire
-italiano è più antico, se non più profondo, si voleva fare
-schermo e difesa da tanta invasione straniera. Ma il torrente
-trascina tutti, e i giornali di colà cominciano a chiedere essi
-medesimi una Costituzione sull'andare della francese. Nè la
-<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
-ragione che adducono è certo da riprovare, conciossiachè essi
-pensano doversi in Italia provvedere sopra ogni cosa alla uniformità
-delle istituzioni. Ma per Dio, facciasi punto una volta;
-e per tutto ciò che rimane ancora ad edificare, vogliasi avere in
-mente l'indole nostra, la nostra storia, le tradizioni, i costumi,
-le circostanze speciali. Mai questo Giornale non si stancherà
-di ciò ripetere a quegl'Italiani che ora s'adoperano a riformare
-ed a ricomporre la vita politica della Nazione. Noi copiamo
-modelli i quali non sono essi medesimi veri esemplari,
-ma imitazioni in gran parte, e talvolta racconciature e mosaici.
-Meno male, se di que' modelli fosse lunghissima la durata,
-compiuta l'esperienza, sicura la prova, l'effetto bellissimo
-e fortunato. E per fermo, in Inghilterra, ove tutte queste
-cose in gran parte si avverano nella sua vecchia costituzione,
-ben si comprende la tenacità di coloro i quali non ne
-vorrebbero cambiare un jota. Ma l'Inghilterra è ammirabile
-più che imitabile; e per potere senza pericolo traslatare nel
-continente le sue istituzioni, occorre anzi tutto coglierne la
-ragione profonda ed universale, e scordarsi affatto le forme
-speciali che vestono, e sì il valore che assumono dalle rispondenze
-e armonie loro col tutto. Noi dubitiamo forte, che ciò
-abbiano saputo far sempre i Francesi, de' quali ci siamo resi
-fedelissimi copiatori. Ma come ciò sia, gli è certo, noi ripetiamo,
-che più di una delle istituzioni moderne francesi non
-hanno per sè nè la prova del tempo, nè quella degli ottimi
-risultamenti, nè infine l'alta ragione speculativa.
-</p>
-
-<p>
-Quando Luigi XVIII costituì la Camera Alta, fu da questo
-pensiero condotto, che in Francia la democrazia traboccava
-d'ogni parte, con troppo rischio e danno del trono e delle istituzioni
-monarchiche. Sperò farle argine creando una nobiltà
-non più cortigiana e feudale, ma essenzialmente civile e politica.
-Quindi imitò al meglio la Camera dei Lordi Inglesi; e
-come in costoro è l'eredità e la ricchezza, dètte a' suoi Pari
-l'eredità e gli emolumenti. Nei Lordi Inglesi è un diritto di
-giudicatura rimasto loro molto naturalmente dalle antiche
-prerogative feudali. Luigi XVIII, senza badar più che tanto
-alle differenze de' tempi e de' luoghi, attribuì a' suoi Pari, a
-un dipresso, quel diritto medesimo. In Inghilterra ogni cosa
-<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
-ha dell'inopinabile e del singolare; e inopinabile e singolarissima
-cosa si è di vedere, che un'aristocrazia superba e d'origine
-affatto feudale abbia investito la Corona della facoltà di chiamare
-di quando in quando alcuni privati a sedere nel Parlamento
-dei nobili, per sola virtù e a titolo solo di pregi individuali.
-E questo pure imitò Luigi XVIII. Ma in Inghilterra i
-ministri, posti a rincontro d'un Ordine così potente per grado,
-ricchezza, clientela e opinione, mai non abusano (e già nol
-potrebbero) del diritto di creare nuovi Lordi. In Francia, per
-lo contrario, non v'ha ministero quasi, che in ciò non trasmodi,
-perchè gli mancano sufficienti ritegni e abituale prudenza.
-</p>
-
-<p>
-Sopravvenne la rivoluzione del 30. Quell'aristocrazia così
-un po' svecchiata e tenuta su coi puntelli, subito andò in dileguo,
-e con essa perdè la Camera Alta il suo carattere d'indipendenza:
-per restituirle il quale, e accrescerle considerazione e
-valor morale appresso le moltitudini, bisognava qualche partito
-reciso; come sarebbe stato che la Corona scegliesse i Pari
-sulle terne offertegli da qualche Corpo elettivo; ovvero, che
-tutti i primi ufficiali e magistrati del regno e altre somme
-dignità fossero Pari di proprio e natural giure, e come un ultimo
-premio e una civica corona che lo Stato lor serba, senza
-dover mendicare suffragi nè dal principe nè dal popolo.
-Ma nè queste nè altre combinazioni cercaronsi, e niuna legge
-fu vinta e nemmanco proposta per moderare e ristringere
-l'uso del diritto d'illimitata nominazione. Restò poi nei Pari,
-come per addietro, la facoltà giudiciaria; e appresso un popolo
-amicissimo dell'uguaglianza civile perfetta, e avverso ed intollerante
-d'ogni forma e guisa di trattare i giudicj la qual
-sembri uscire dell'imparzialità e ponga eccezione alla legge
-comune, mantennesi un tribunale separatissimo dalla giustizia
-ordinaria, e cui manca tuttora una legge scritta circa al
-suo modo determinato e speciale d'intavolare e condurre i
-processi che à ufficio d'imprendere.
-</p>
-
-<p>
-A noi sembra, dopo ciò, che si convenisse andar più a rilento
-nell'imitare simili cose; le quali, come vedemmo, sono
-copie rimpastate e ricomposte all'infretta, e come davano
-i casi.
-</p>
-
-<p>
-Ma v'à di più: della Costituzione inglese medesima,
-<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
-la parte ancor meno ferma e meno vitale è, del sicuro, la
-Camera dei Signori. E per vero, lasciando stare l'alta questione
-dei majoraschi e il diritto legislativo trasfuso da padre
-in figliuolo, questo è certo al presente, che la Camera dei Comuni,
-fornita com'è in guisa tutta particolare e propria della
-facoltà di ricusare le imposte, e fatta indipendente e sincera
-dall'ultimo <i>bill</i> di riforma, prevale oltre misura sulla Camera
-aristocratica, e l'equilibrio fra esse due non è più che una mostra
-ed una apparenza. Ciò prova che in tutta Europa il modo
-di costituir bene una Camera Alta, e dotarla quanto bisogna
-d'indipendenza e di morale efficacia, è problema non risoluto;
-e potea forse recare un profitto non lieve a tutta la civiltà
-il prendere tempo per consultare l'ingegno degl'Italiani.
-Ma noi riveriamo ora la legge quale ci viene promulgata
-e largita; e solo preghiamo novellamente tutti coloro che intendono
-a sviluppare e perfezionare i nuovi istituti, a credere
-meno alla sapienza straniera, e alquanto di più al naturale
-criterio e alle fortunate ispirazioni del Genio Italiano.
-</p>
-
-<h4>II.</h4>
-
-<p class="indr">
-25 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-A noi non cadde in mente giammai di sperare che le
-nuove Costituzioni italiane fossero differentissime dalle forestiere,
-e sapevamo assai bene che di necessità in molte cose
-doveano entrambi rassomigliarsi. Neppure ci corse in pensiere
-di confondere insieme e artatamente unificare gl'istituti comunitativi
-coi politici e universali. Ciò che desiderammo con
-fede, fu solo che il senno italiano avesse agio di meditare e
-dare sentenza, non potendo alcuno pronunziare con sicurezza,
-che non ne sarebbe uscita veruna soluzione giudiziosa ed
-inaspettata dei proposti problemi.
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo, ora il fatto è consumato, e convien solo
-badare che presto sorgendo desiderio e necessità di mutarlo,
-la cosa si adempia per vie pacifiche e con certo ordine prestabilito.
-Di ciò ha mosso parola il nostro Giornale di lunedì, e
-prosiegue oggi a discorrerne come di argomento gravissimo,
-e forse prossimo all'applicazione. Veramente, a noi recherà
-<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
-sempre gran maraviglia la trascuranza dei moderni in tale
-subbietto, parendoci che tra l'esigenze prime e imperiose della
-vita odierna civile stia il ben provvedere alle innovazioni
-maggiori e insieme non evitabili, le quali uscendo da ogni termine
-ordinario, hanno bisogno di straordinarie disposizioni:
-e però gli statuti fondamentali debbono essi stessi aprire a
-quelle il cammino, e farle giungere al termine con mezzi legali
-e proporzionati all'intento. Che tal pensiere non fosse negli
-antichi legislatori, non è da stupire; conciossiachè nella più
-parte di loro stava la ferma credenza di poter fondare un
-edificio immutabile; e quando il tempo consumava o alterava
-sostanzialmente una forma di repubblica e di governo, o solevano
-accusarne la inemendabile caducità e corruzione delle
-faccende umane, o procacciavano, per solo rimedio, di ritirarle,
-come Macchiavello insegna, verso i loro principj.
-</p>
-
-<p>
-Ma pei moderni non va così; sapendosi oggi da ogni ordinatore
-di leggi, che ne' corpi sociali umani è una vita profonda,
-la qual bisogna o che sempre si svolga e trasmuti, o che si
-vizii e perisca. Quindi, ad essi occorre di operar sempre due
-cose. La prima, di comporre intellettualmente una rappresentazione
-e un prototipo della perfezione sociale; l'altra, di
-considerar bene nell'uomo quel che è mutabile e trasformabile,
-e quello che no. Nella prima, il divario appunto da Platone
-ai moderni è questo, che la repubblica di Platone è un archetipo
-assoluto ed immobile; dove quello degli Statisti moderni,
-se vuol rispondere ai fatti e servire alle applicazioni, debbe
-uscir sempre di quiete, e procedere senza mai fermarsi inver
-l'assoluto d'ogni eccellenza. L'altra cosa da operare (che è il
-ben discernere dentro l'uomo, e però nella comunanza umana,
-ciò che muta e ciò che perdura) dee menare il legislatore a
-ben distinguere altresì negli istituti e ne' codici la parte fondamentale
-e perpetua, da quella che di mano in mano si va
-alterando, e che può peranche bisognare di larghissime correzioni
-ed innovazioni.
-</p>
-
-<p>
-Da ciò segue, che il dare, come si usa negli odierni Statuti,
-ai due Parlamenti facoltà e arbitrio di abrogare certune
-leggi e produrne delle nuove, non basta; perchè quelle leggi
-non valgono ad abolire alcun difetto essenziale che si scoprisse
-<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
-nei fondamenti medesimi del sociale edificio. Nè questo,
-d'altra parte, si dee correggere con tumulto e violenza, ma
-con que' mezzi estraordinarj, e non però illegali e disordinati,
-che la sapienza stessa legislatrice ha definiti e previsti.
-</p>
-
-<p>
-Pur l'Inghilterra, solenne maestra al mondo civile del
-saper rispettare la legge e porre l'ordine allato alla politica
-agitazione, ha rischiato, or fa quindici anni, di soggiacere a
-sanguinosi sconvolgimenti, non trovando ne' suoi istituti alcun
-modo legale e prestabilito di mutare affatto la forma
-della sua Camera dei Comuni. Nè il partito fu vinto nel Parlamento
-dei Lordi per le vie ordinarie, ma per la minaccia
-continua delle moltitudini di rompere e ammutinarsi, e correre
-ad ardere gli antichi castelli, e devastare i tenimenti, e
-forse ucciderne i possessori.
-</p>
-
-<p>
-Provvedano, dunque, i nostri legislatori perchè in Italia
-non si corra un simigliante pericolo; il quale tanto riuscirebbe
-più grave appo noi, quanto ai nostri Statuti manca il
-venerando suggello dell'antichità. E perchè appunto non sia
-impossibile a questo suggello di segnare a grado a grado le
-leggi e le istituzioni umane, e farle spettabili e come sacre
-agli occhi di tutti, conviene fin da principio saper piegare
-quelle leggi e quelle istituzioni a ricevere la novità in modo
-avvisato e premeditato. In tal guisa, ed unicamente in tal
-guisa, potrannosi conciliare i profitti e i risultamenti dell'innovazione
-e della conservazione, e le leggi saranno sempre e
-antichissime e modernissime. Nè certo si può deplorare abbastanza
-quell'abito e facilità che ànno molte nostre popolazioni
-di poco pregiare la legge e (potendo) di eluderla; come, per
-lo contrario, non si dà fondamento migliore alla perfezione
-civile, che il grande ossequio e la somma osservanza inverso
-la legge. Ma perchè questa giunga ad infondere dentro gli
-animi tanta e sì salutevole riverenza, occorre non già che permanga
-immutabile (la qual cosa non si può fare), ma bene
-ch'ella sia inviolabile, e nessuna forza e nessun arbitrio la
-manometta: ad ottenere il qual fine (noi replichiamo), ricercasi
-che tutte le novità, eziandio sostanziali e fondamentali,
-emanino dalla legge medesima.
-</p>
-
-<p>
-L'antichità procacciava di mantenerla inviolabile circondandola
-<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
-di religione, e convertendo gli umani decreti in
-divini pronunciati. Questo significarono, per mio giudizio, i
-portentosi natali dei prischi legislatori, e Temide fatta generare
-direttamente da Giove, e gli arcani colloquj di Numa
-con la ninfa Egeria, e la scienza del giure romano data a
-custodire al collegio dei pontefici. Nel medio evo, poi, appresso
-molti popoli la legge serbavasi immobile per virtù
-di consuetudine e forza di autorità, e per certa timidità nel
-cercare il meglio e poca speranza di ritrovarlo. Oggi, di
-tutto ciò non sussiste quasi vestigio. La legge non può altrimenti
-rimaner venerabile, salvo che consonando con la
-ragione, che è legge suprema, e veramente assoluta e immutabile.
-La consuetudine o fu rotta o non basta, e forse anche è
-sospetta allo spirito indagatore del secolo. Progredire si vuole
-a ogni costo, e correggere e perfezionare si spera con fiducia e
-coraggio; e dove i modi usati e regolari fanno difetto, o presto
-o tardi si abbracciano i disusati ed irregolari. A rimovere
-quest'ultimo danno e pericolo, il rimedio debb'essere suggerito
-sempre dalla Costituzione medesima; e tutte quelle
-in cui non si legge, non dubitiamo di chiamare incompiute.
-</p>
-
-<p>
-A noi par, dunque, che i nuovi Statuti italiani provvederanno
-sapientemente all'indole e all'esigenze universali dei
-tempi, e molto più alle condizioni singolarissime dell'Era
-grande che tutti iniziamo nella nostra comune Patria, se verranno
-determinando a quali lunghi intervalli, da che forma
-di consessi, con quante prove e dibattimenti, a che numero
-di suffragi potrà discutersi e vincersi una proposta la quale
-intenda o di mutare o di aggiugnere alcuna cosa di momento
-alla legge fondamentale. A breve andare, noi saremo imitati
-da tutta Europa.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="ungher">AGLI UNGHERESI.</h3>
-
-<p class="indr">
-18 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-È vostro desiderio costituirvi in grande e forte nazione;
-e noi pure il vogliamo, o popoli del Danubio. Voi vi sdegnate
-<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
-che al progresso e spiegamento delle vostre virtù sociali
-faccia ostacolo la forza straniera; e questo move del pari lo
-sdegno nostro. Voi volete la libertà; e noi similmente. Avete
-fede e certezza di conseguirla; e noi pure l'abbiamo. Se dunque
-i desiderj, gli affetti, il fine, le speranze sono le stesse,
-l'Italia e l'Ungheria non che vivere amiche, debbono giovarsi
-e schermirsi reciprocamente. All'Italia fa bene ogni opposizione
-vostra legale, ma energica e pertinace; come a voi torna
-utile soprammodo tutto il presente moto della Penisola, il quale
-impaccia, affatica e consuma la prepotenza straniera. Or via
-dunque, levatevi su, e al vostro ardore d'indipendenza e di libertà
-crescete l'impeto e l'intensione. Fate soprattutto, che le
-classi e gli ordini privilegiati cedano spontaneamente ciò che
-il tempo a non lungo andare strapperà loro di mano. Perchè
-la legge preeminente e massima che governa i casi dell'epoca
-nostra (ricordatelo, Ungheresi), è legge di tutta uguaglianza.
-Non vi salverà il Danubio, non i monti Carpazj, non la lingua
-e i costumi separatissimi dal rimanente d'Europa. La
-democrazia toccherà e invaderà il vostro suolo; ed anzi, buona
-parte l'ha invaso, e nel chiuso animo delle moltitudini vostre
-di già trionfa. Onde i privilegi feudali permangono appresso
-di voi molto simili a quelle poma del lago Asfaltico, che nell'esterior
-buccia serbano colore e freschezza, ma nel midollo
-sono polve e carbone.
-</p>
-
-<p>
-Profittate, Ungheresi, dell'aura vivace e feconda che
-spira d'Italia, e accendetevi singolarmente di vergogna e dispetto
-considerando che i vostri vassalli, ed anzi voi stessi in
-gran numero, serviate ancora d'istrumento e di braccio all'oppressione
-e alla tirannia. Veri e robusti rampolli del sangue
-Magiaro, come non arrossite che per le vie di Milano, di
-Padova, di Pavia, di Brescia, alle scimitarre austriache
-sieno tramischiate le ungariche, e le vostre mani grondino
-sangue innocente? come non arrossite di vibrare il ferro nel
-petto di giovani il cui delitto è simile al vostro, e il cui desiderio
-è quel medesimo che vi fa eloquenti e animosi nelle
-vostre diete? Generoso empito di Cavalleria vi mosse, già
-tempo, a salvare la casa di Ausburgo: movetevi oggi a salvare
-l'onor vostro medesimo; e a chi vi ricordi la fedeltà antica
-<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
-e gli allori in comune raccolti, fieramente rispondete: — Cavalieri
-siamo, ma non carnefici.&nbsp;—
-</p>
-
-<p class="indr">
-(<i>Dalla Lega Italiana.</i>)
-</p>
-
-<h3 id="costoscan">LA COSTITUZIONE TOSCANA.</h3>
-
-<p class="indr">
-19 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-La Costituzione Toscana è promulgata. Al Granduca
-avrebbe gradito pensarla e meditarla più lungamente; ma la
-impazienza non al tutto ragionevole di moltissimi, e il dubbio
-e sospetto che già correva non si volesse, sotto colore di fare
-opera affatto toscana, privare que' popoli d'alcune notabili
-guarentigie, ha mosso il Governo ad affrettare la pubblicazione
-del patto fondamentale. Mal si può <i>stans pede in uno</i>
-pronunziare giudicio alquanto sicuro intorno ad opera di
-tanto e sì grave momento. Pur cediamo al desiderio e al piacere
-di subito significare la molta soddisfazione ch'ella ci
-reca nel suo beninsieme; e a noi non par temerario di
-dire ch'ella supera di bontà eziandio la Carta Napolitana:
-la qual nostra lode ha però sempre rispetto alle condizioni
-in cui sonosi posti senza necessità il Legislatore Napolitano
-e il Toscano, d'imitare al possibile il patto costituzionale
-francese.
-</p>
-
-<p>
-Noteremo in breve i pregi principalissimi della Carta
-Toscana; dico i proprj e speciali, essendochè gli altri sono
-comuni alla maggior parte degli Statuti rappresentativi
-odierni.
-</p>
-
-<p>
-Le parole del Proemio ci sono sembrate bellissime, e
-tanto degne d'un Principe generoso, quanto sincere e piene
-d'affetto. Nè in quelle parla soltanto il Principe di Toscana,
-ma l'uno dei contraenti della Lega Italiana, ma il caldissimo
-cooperatore della rigenerazione nostra comune; imperocchè
-Egli dice, di volere col nuovo Statuto procurare a' popoli
-<i>quella maggiore ampiezza di vita civile e politica, alla quale è
-chiamata l'Italia in questa solenne inaugurazione del nazionale
-risorgimento</i>. E zelante e religioso Italiano si mostra pure
-<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
-laddove conchiude raccomandando l'opera sua al Signore Iddio,
-<i>e rafforzando la preghiera di quella benedizione che il Pontefice
-della Cristianità spandeva poc'anzi sull'Italia tutta</i>.
-</p>
-
-<p>
-L'art. 6 del titolo primo registra fra i principj del Giure
-pubblico dei Toscani <i>la libertà del commercio e dell'industria</i>:
-ciò fa suggello all'antica saviezza di quella contrada, ove
-non si credè mai che le ricchezze e le industrie crescessero
-per privilegi ed inibizioni. Ma bello è vedere i dogmi dell'Economia
-Pubblica conformarsi alle nozioni del dritto
-universale, e prender luogo alla perfine nella legge fondamentale
-d'un popolo.
-</p>
-
-<p>
-Nel titolo terzo, fra le pertinenze dei Senatori non si
-annovera il far giudicio di qualunque delitto di Stato. E
-questa pure è sapienza toscana e degna del nipote di Leopoldo
-I, che osò abolire per fino il nome di crimenlese. Già
-lo Statuto napolitano avea circoscritta la facoltà giudiciaria
-dei Pari, applicandola unicamente ai reati di alto tradimento
-<i>di cui possono essere imputati i componenti di ambedue le Camere
-legislative</i>. Ora lo Statuto di Leopoldo II annulla affatto
-quella particolare spettanza, e vuole, con alto senno, che una
-sola sia la giustizia, uno il procedere di lei per tutti e per
-ogni ragione di colpe. Se non che, fa eccezione a questo la
-responsabilità dei ministri, dei quali potrà essere accusatore
-il Consiglio generale e solo giudice il Senato.
-</p>
-
-<p>
-Nell'articolo 30 del paragrafo secondo dell'articolo terzo,
-è scritto: <i>il possesso, la capacità, il commercio, l'industria conferiscono
-al cittadino toscano il diritto di essere elettore, ai termini
-e coi requisiti della legge elettorale.</i> Non il solo censo,
-adunque, porgerà titolo di elettore. Tanto promette lo Statuto;
-d'ogni rimanente provvederà la prossima legge. E ben fa
-lo Statuto a non preoccupare in gran parte la legge stessa, la
-quale versando sopra materie implicate e difficili, dee potere
-liberamente informarle e coordinarle. L'articolo, poi, 39 del
-paragrafo terzo del medesimo titolo, ne lascia intendere che
-la legge elettorale vorrà escludere tutti coloro il cui ufficio
-è salariato: altra ottima disposizione dello Statuto.
-</p>
-
-<p>
-Nel titolo <span class="smcap lowercase">VII</span> provvedesi alla Lista Civile. Molte cose attinenti
-verranno discusse e deliberate dai Corpi legislativi.
-<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
-<i>Durante il regno del Granduca attuale, è mantenuta alla R. Corte
-l'annua assegnazione della quale è ora dotata, non ostante l'accaduta
-reversione di Lucca al Granducato, e la conseguente perdita
-delle signorie di Boemia.</i> È lodevole ed onorando vedere
-esso medesimo il Principe metter limite ai proprj assegni, e
-far sentire con modestia a' suoi popoli quel che ha perduto in
-lor beneficio.
-</p>
-
-<p>
-Ma la parte nella quale lo Statuto toscano sopravanza
-oltremodo quello del Regno, risguarda le materie di culto,
-intorno alle quali poco cede alla Costituzione stessa francese.
-Il primo articolo del titolo primo decreta, che <i>la religione cattolica-apostolica-romana
-è la sola religione dello Stato. Gli altri
-culti ora esistenti sono permessi conformemente alle leggi.</i> Dal
-secondo articolo si decreta, i Toscani qualunque sia il culto
-al quale s'addicono, essere tutti uguali al cospetto della legge,
-e tutti venire ammessi egualmente ai civili uffici ed ai
-militari. Se non andiamo errati, ciò importa la emancipazione
-compiuta degl'Israeliti, e il poter essi sedere nelle assemblee
-ed esercitare ogni qualunque diritto politico. Nel qual giudicio
-siam confermati dai termini e dalle parole del giuramento,
-non introdotte a caso dal savio legislatore nello Statuto
-fondamentale. Infine, nell'art. 6 dichiarasi che le leggi
-sulle mani-morte sono conservate.
-</p>
-
-<p>
-Da ultimo, non possiamo non avvertire con compiacenza,
-che tanto manca che il Governo toscano concepisca ombra e
-sospetto dell'armi cittadine, ch'egli conclude questa promulgazione
-del Patto costituzionale con affidarlo in modo espresso
-e particolare alla vigilanza e al coraggio della Guardia Civica,
-sua naturale tutela.
-</p>
-
-<p>
-Per dire delle imperfezioni della grand'opera, noteremo,
-fra l'altre cose, le poco avvedute disposizioni del titolo <span class="smcap lowercase">VIII</span>
-ne' primi suoi cinque articoli. La materia loro è il patriziato
-toscano e gli Ordini cavallereschi. A noi non par bello del
-sicuro, nè utile alla patria comune, abolire le tradizioni e gli
-onori delle grandi famiglie storiche. Ma si convien trovare
-alcun modo dicevole ai tempi e ai costumi per mantenere ad
-esse famiglie il lustro, l'autorità e la considerazione che
-loro competono: i soli stemmi e titoli baronali e le onorificenze
-<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
-di corte non giovano, ed anzi operano effetto contrario.
-Similmente, noi non vorremmo annullare del tutto gli Ordini
-antichi cavallereschi, perchè ogni cosa la quale ha lunghissima
-pezza durato e mandato splendore di gloria, ha in
-sè un'efficienza di bene e un elemento di vita civile. Però,
-innanzi di sradicare e spiantare le istituzioni, deesi venir
-ricercando se non vi fosse guisa e spediente di trasformarle
-e di rinverdirle: ma chi le serba quali già furono e più
-non possono rimanere, egli per certo gitta l'opera e la
-fatica.
-</p>
-
-<p>
-Osserveremo ancora, a rispetto dell'assemblea dei Pari,
-che se nella Carta napolitana le categorie entro le quali dee
-cadere la scelta del Re sembrano troppo anguste, quelle assegnate
-dallo Statuto toscano largheggiano tanto, che la
-legge viene a dire poco più di questo: non sceglierai persone
-volgari nè idiote.
-</p>
-
-<p>
-Ma usciamo delle censure, e torni l'animo riconoscente
-a encomiare con orgoglio italiano la saviezza e larghezza legislatrice
-del Secondo Leopoldo.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana.</i>)
-</p>
-
-<h3 id="libstampa"><span class="smaller">DELLA PROSSIMA</span>
-LEGGE SULLA LIBERTÀ DELLA STAMPA.</h3>
-
-<p class="indr">
-19 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-I tempi e gli avvenimenti s'affrettano tanto, ed è così
-veloce, per non dire precipitato, il compilar delle leggi che
-fa ora l'Italia, che la stampa cotidiana non trova spazio da
-prevenirle nè la pubblica opinione da giovarle col suo consiglio.
-Ma non per tanto a noi si menoma punto il dovere di
-ciò tentare ed effettuare, come il possiamo, e per la tenue porzione
-che ci compete: ed ora che il re Carlo Alberto ha commesso
-ad uomini specchiatissimi, di presentargli tra breve
-la proposta d'una legge intorno alla stampa, noi ci facciamo
-debito rigoroso di subito manifestare la nostra mente
-intorno a quella gelosa materia, con l'usata sincerità e moderazione.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ognun sa che l'Inghilterra è in Europa il paese classico
-della libertà della stampa. Nulla cosa, dunque, si può suggerire
-al legislatore tanto savia ed utile, quanto di accostare
-l'opera sua alle norme che son seguite in quell'isola. Se non
-che, egli dovrà convertire in decreto scritto e sancito gran
-parte di quello che in Inghilterra vennesi costituendo per
-virtù di consuetudine. Chi sparla della stampa (e sono moltissimi,
-e non d'ingegno mediocre) e ardisce accusarla dei
-mali di cui s'affligge la nostra età, guardi e mediti sull'Inghilterra,
-in cui, insieme con la libertà compiuta di stampa,
-crebbe, invece di affievolirsi, il rispetto alle leggi, la
-bontà dei costumi, la pietà inverso Dio e inverso gli uomini.
-</p>
-
-<p>
-Non giudichiamo, poi, ad un tratto che l'Italia non sia
-capace di tanta larghezza. Ella n'è capace (lasciatemi dire)
-più forse della Francia medesima; perchè tutto quello che al
-presente veggo in Italia, mostrami un popolo risorto gigante,
-e a cui l'uso della libertà e della vita politica sembra non
-essere venuto meno pur mai, e che gli torni a mente siccome
-cosa dimenticata, ma non ignorata. V'ha nell'indole degli
-Italiani alcun che di grave e di positivo che salvali dalla furia
-e dall'esagerazione: il buon senso pratico similmente li
-ajuta a non abusare del dritto; e il sentimento vivo del bello
-e del grande, li fa inclinevoli a rispettare ciò che è santo e
-ciò che è degno. Nel 1820 durò appresso i Napolitani per
-nove mesi la libertà della stampa; e fra gente tanto impetuosa,
-in tempi così infiammativi, a vista di palpabili tradimenti
-e spergiuri, la stampa non traboccò e non fece
-scandalo.
-</p>
-
-<p>
-Comunque ciò sia, si consideri almeno accuratamente il
-principio che in Inghilterra fa largheggiar tanto sul fatto
-della pubblicità: e il principio è questo, che non solo il manifestare
-la propria opinione è diritto naturale ed incancellabile,
-ma che è la prima e più vigorosa e feconda efficienza
-del bene comune. Onde compete al legislatore, a stretta ragione
-di debito, di agevolare al possibile e in tutte maniere
-la piena e libera significazione del pensiero. Da ciò
-procede che in Inghilterra non si domandano ai giornalisti
-depositi di gravi somme, e in quella vece studiano i legislatori
-<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
-di sminuire, quanto è fattibile, le spese del bollo. Da ciò
-procede che non è posto quivi in arbitrio di alcun ministro
-il ripigliare agli impressori le lor patenti e chiudere le loro oficine.
-</p>
-
-<p>
-Da ciò procede che non pure son tollerate colà le stampe
-le quali toccano gli ultimi termini del diritto, ma eziandio
-quelle che li oltrepassano: e però i processi per delitti di
-stampa sono radissimi, poichè la Nazione e il Governo serbano
-fede nelle forze del vero e nell'universale buon senso;
-e conoscono per lunga prova, che la stampa esercitando la
-sua medesima libertà, imbriglia e corregge a grado a grado
-sè stessa; e ciò non facendo, perde di autorità e di credito.
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni modo, se ancora in tale materia gradisce al Governo
-Sardo di calcar le orme della legislazione francese,
-piacciagli almeno di non mozzarla nella parte sua più vitale
-e che inchiude la massima delle guarentigie: noi vogliam
-dire, il condurre i giudicj dei delitti di stampa con l'intervenimento
-e partecipazione dei cittadini giurati.
-</p>
-
-<p>
-Sieno pure i giudici <i>inamovibili</i> e de' più integri. Da chi
-mai dipende il lor tardo o spedito salire alle superiori dignità?
-dal Governo. Chi dà loro segni cospicui di parzialità,
-ovvero indizj e prove di malumore e allontanamento? il Governo.
-D'altra parte, da chi move l'accusa contro gli scrittori
-imputati? dal Governo. Chi s'offende quasi sempre, di
-chi si sparla, contro chi s'imperversa dagli scrittori nelle
-stampe incolpate? contro il Governo. Troppo, adunque, è difficile
-la imparzialità dal lato de' giudici, e molto manca perchè
-essi intendano al punto la ragione e i diritti dell'opinione,
-e sappiano, per così dire, trasfondersi appieno ne' sentimenti
-e ne' pensieri del popolo. Ma oltre di ciò, non v'ha
-nulla sotto il cielo, nulla nella vita degli uomini di così indefinito
-ed indefinibile quanto il pensiero; e però l'espressione
-sua non mai verrà sottoposta con esattezza e con dirittura
-alle fredde disposizioni e circoscrizioni di qual legge
-si voglia. Di quindi sorge la massima nostra, che l'opinione
-soltanto può dar giudicio delle incolpate opinioni.
-</p>
-
-<p>
-Noi speriamo pertanto, che alla saggezza dei consiglieri
-del Re non isfugga quest'alta e vera necessità di concedere,
-pei delitti almeno di stampa, la guarentigia preziosa dell'intervenimento
-<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
-de' cittadini siccome apprezzatori e giudici del
-valor morale del fatto.
-</p>
-
-<p>
-Ma per sola una cosa noi supplichiamo ed esortiamo,
-più che per qualunque altra, i degnissimi compilatori della
-Legge reprimente gli abusi di stampa; e ciò è di rimovere
-affatto dalla proposta di essa legge qualunque determinazione
-e parola la qual sembrasse voler prendere a sindacato e porre
-a materia di giudicio, non che i fatti patenti e già consumati,
-ma eziandio le tendenze e le propensioni degli scrittori.
-Conciossiachè, appresso dei tribunali cotesta voce tendenza
-piglia un sentimento e un significato così incerto e
-così inquisitorio nell'esercizio e nell'uso, e tanto nelle applicazioni
-divien vessatrice ed arbitraria, da movere a indignazione
-giustissima chi medita un poco i misteri e la natura
-profonda e inviolabile della coscienza umana. Applicata poi
-quella voce a delitti di stampa, tanto cresce e moltiplica maggiormente
-la sua tristizia, quanto son più nascoste e difficili
-ad affermare e determinare le cupe e tacite macchinazioni
-del pensiere e della parola.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="crocrussi">D'UNA CROCIATA DEI RUSSI.</h3>
-
-<p class="indr">
-21 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-I giornali tedeschi, hanno questi giorni passati, profuso
-nuove un po' troppo nuove, cioè strane e non molto credibili.
-Una di esse annunziava, che i Russi domandano il passo
-per 60 mila uomini, i quali calerebbero giù a furia a soccorrere
-il re di Napoli e l'ex-ministro Del Carretto. Gl'Inglesi
-questa sorta di novelle domandano un <i>puff</i>: noi, pensando
-alla gran nazione a cui riferiscesi quella notizia, non la chiameremo
-una <i>sparata</i>, ma una spiritosa invenzione, che accenna
-forse scherzando al malumore d'un monarca assoluto.
-Più volte ho veduto in Parigi quell'orso badiale che ha nome
-Martino, e d'intorno al quale scherzano e ruzzano di continuo
-e alla spensierata una gran turba di monelli, perchè
-<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
-l'orso che è giù in una larga lustra murata, non può loro far
-danno alcuno. Parecchi potentati europei operano qualcosa
-di simile intorno alla grande orsa del Norte. Ben l'accarezzano
-volentieri finchè passeggia dentro il circuito vastissimo
-del suo impero; ma se le tenta il cuore la voglia di uscirne,
-tirata dalla dolcezza de' nostri climi, e' se ne adombrano
-forte, e si pentono de' troppi vezzi. E benchè quella proferiscasi
-ad ajutarli senza interesse alcuno, e prometta loro di
-aggiustar le faccende proprio secondo il gusto comune, cioè
-tutte a norma e a talento del potere assoluto; ciò nondimeno
-ei si spaurano molto in pensando la dura fatica e il fiero impaccio
-che avranno per ricondurla poi con le buone dentro
-alle sue gelide abitazioni.
-</p>
-
-<p>
-I Russi, adunque, non moverannosi per al presente, e Nicolò
-non è uomo da ritrovare le temerarie pedate di Suvaroff.
-Ma che lo Czar esibisca denari agli Austriaci, e questi si lascino
-prendere ed invescare alla dolce offerta, ciò mi par naturale e
-molto probabile. L'Austria è bruciata di danari e cercali da
-ogni banda, come fa il prodigo che vuol levarsi un capriccio
-e va e picchia a tutti gli usci degli usurai. Alla Russia, invece,
-le miniere nuove d'argento colmano, a quel che si dice,
-tutti gli scrigni; e se l'Austria nel pagare sarà morosa, pagherà
-largamente d'altra moneta sulle bocche del Danubio e
-lungo l'Eusino.
-</p>
-
-<p>
-A questo pensano i Russi, e non a mischiarsi per via di
-fatto nelle cose d'Italia. Però, noi replichiam volentieri quello
-che il nostro Giornale affermava, son pochi giorni: che, cioè,
-in caso di qualche grave conflitto fra l'Austria ed i nostri Principi,
-l'Europa starebbesi ansiosa a riguardare le due parti
-contendenti, ma niuno de' suoi potentati darebbe nell'armi, a
-cagione principalmente, che, movendosi l'uno, subito tutti
-gli altri verrebbero in campo, e una guerra generale e terribile
-ne scoppierebbe. Ora, una simigliante guerra a tutti fa
-gran paura, e quasi niuno può sostenerla senza pericolo di
-ruina; e l'Europa intera uscirebbene così mutata e scompaginata,
-che il sol pensarlo fa sudar freddo ai sovrani ed ai
-diplomatici. Armiamoci dunque speditamente, e non confidiamo
-che in noi medesimi; e ogni buon cittadino ripeta
-<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
-infinite volte quelle benedette parole: l'Italia farà da sè.
-</p>
-
-<p>
-Ma, infine (osserverà qui taluno), se un terzo entrasse
-nello steccato e l'Europa isse tutta sossopra, come certo avverrebbe
-movendosi un esercito russo, o d'altra nazione,
-che sarà dell'Italia? Sarà dell'Italia tutto quel maggior bene
-che le avremo ammannito, armandoci ora con diligenza, ed
-affratellandoci di più in più, e collegandosi i nostri Principi
-in santa confederazione. Dacchè fra i regni forestieri gl'interessi
-sono divisi e sovente opposti, niuno di loro può passarsi
-di buoni compagni: e però il coraggio, l'unione e la
-prudenza trovano del sicuro poderosi alleati. Li trovarono
-gli Olandesi, picciola gente, ma generosa; li trovò l'America
-divisa e lontana; la Grecia di questi dì gli ha trovati: al coraggio
-e all'unione italiana neppur mancheranno. Armiamoci, su,
-ed affratelliamoci tuttavia: all'uscir della lotta, quella nazione
-starà a galla che avrà tra i guerreggianti stranieri frapposta
-con ardire e prodezza la spada propria, e combattuto con
-dirittura e magnanimità, così per li suoi sacri diritti, come
-per quelli della ragione e della giustizia comune.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="delpop">DEL POPOLO.</h3>
-
-<p class="indr">
-22 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Si affermò nel Programma di questo Giornale, che nessuna
-gran cosa nel mondo viene operata e condotta a buon
-termine senza la immediata partecipazione della parte più
-numerosa del Popolo. Or, quanto deesi pensare che ciò sia
-più vero, trattandosi del nostro risorgere dopo tre secoli luttuosi
-e pieni di servitù e di vizj, che è l'impresa maggiore a
-cui si possa applicare qualunque nazione del mondo? A noi
-liberali importa, quindi, assaissimo avere dal lato nostro piena
-d'ardore e operosa cooperatrice la moltitudine. Due modi furono
-sempre considerati come i più efficaci e diretti per affezionarsi
-durevolmente l'animo della plebe; ciò sono istruirla
-e beneficarla. E però, a tali due istrumenti del bene speciale
-<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
-di cui ragioniamo, s'addirizzeranno del continuo le nostre
-parole, e le pratiche che verrem suggerendo.
-</p>
-
-<p>
-La istruzione, a rispetto della vita politica, ha per materia
-sua propria l'imprimere nelle menti e ne' cuori delle
-classi povere quel senso di dignità che lor manca, e quel concetto
-de' proprj doveri e diritti che sempre ànno avuto annebbiato
-dall'ignoranza, guasto dall'abito del servire e dagli
-incitamenti ciechi dell'indigenza, e viziato persino dal
-sentimento (per sè ottimo e santo, ma non ben diretto e non
-ben purgato) della pietà religiosa. La istruzione accenderà
-eziandio nelle lor menti il vero amore di Patria, non ristretto
-nel palmo di terra ove nascesi, ma dilatato a tutta quanta la
-sacra Terra Italiana.
-</p>
-
-<p>
-Nella plebe stanno riposti (si creda pure) i germi vigorosi
-de' più nobili istinti e degli affetti profondi ed eroici, appunto
-perchè più prossima alla natura, e meno lisciata e forbita
-dalle molli e artificiose consuetudini del vivere signorile.
-Deesi perciò incolpare l'inerzia e l'incuria (per non dir
-l'egoismo) delle classi culte ed agiate, se quei germi salutari
-e veramente divini imbozzachiscono e muojono; imperocchè
-in tali classi risiede il debito naturale e incessante di tutelare
-la plebe, educarla e sovvenirla. E il primo benefizio e l'educazione
-prima sarebbero (a parlar sincero) mostrarle ne' portamenti
-nostri l'esempio del vivere corretto e severo; laddove
-è necessità il riconoscere che nella plebe v'à parecchie
-virtù che ella può attribuire solo a sè stessa, e v'à
-moltissimi vizj che imita e copia dai facoltosi e ben nati: e
-noi che scriviamo, vedemmo in Francia coi proprj nostri
-occhi riconfermarsi questo vero ogni giorno più.
-</p>
-
-<p>
-Ma non è da pensare che il solo amor di nazione, e il
-desiderio solo di libertà e delle altre perfezioni politiche basti
-a condurre sollecitamente le moltitudini dal lato nostro, e
-a farle infiammate e perseveranti; poichè, per giungere a
-tanto effetto, occorre di aspettare che il tempo e i metodi
-nuovi d'educazione e l'uso protratto delle franchigie pubbliche
-convertano que' sentimenti e que' desiderj, come a dire,
-in carne ed in sangue, e li rendano parte sostanzialissima e
-abituale della vita comune. Ei conviensi, pertanto, supplire
-<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
-a ciò con l'opera dei beneficj (comandata d'altra parte dalla
-pietà cristiana), mostrando in effetto alla plebe che noi liberali
-siamo veri e parziali amici di lei e d'ogni suo bene, e
-provandole altresì, con saggi e fruttuosi provvedimenti, che il
-nuovo stato di cose le torna senza confronto e più profittevole
-e migliore del già passato.
-</p>
-
-<p>
-In tal guisa, l'interesse ed il sentimento cospirando insieme
-ad un fine, avremo, ripeto io, nelle mani il più poderoso
-strumento dell'opere grandi e forti, la plebe. In Francia,
-l'amor di nazione che pure da secoli era fondatissimo, e
-il desiderio delle pubbliche guarentigie nudrito per cinquant'anni
-da ogni ragione scrittori, non sarebbero tornati sufficienti
-ad accendere le moltitudini e persuader loro le azioni
-più coraggiose e più disperate, qualora non vi si fosse aggiunto
-il pungolo dell'interesse: tanto che, la paura vivissima
-di ricadere sotto il giogo dei baroni e sotto il reggimento
-dei privilegi, dei balzelli e delle avanie, le tenne forti più che
-ogni altra cosa alle difese e alle lotte; e volentieri detter la
-vita per una causa che stimarono la santa causa delle plebi
-angariate ed oppresse.
-</p>
-
-<p>
-In Italia, noi non abbiamo al presente (e siane ringraziato
-Dio) i fieri motivi che infiammavano e inviperivano
-quel popolo minuto. Di tutte le mutazioni che la rivoluzione
-francese recò allo Stato e alle forme propriamente sociali, noi
-già raccogliemmo il frutto migliore; e perfetta è oggimai
-nella nostra patria l'eguaglianza civile e l'estinzione dei privilegi;
-e sino nell'isole, rimaste più separate dal moto universale
-politico, gli avanzi e gli effetti della lunga feudalità
-sono in procinto di scomparire. A noi, dunque, manca da questo
-lato una leva molto gagliarda per sommovere le moltitudini,
-e un incentivo assai efficace ed acuto per animarle a
-gran fatti e tenerle salde ad ogni durissima prova. Ma qui
-accade considerare come il presente moto italiano proceda
-diversissimo dal francese. Chè quello fu tutto disordinato e
-violento: nudrivasi d'ira e d'orgoglio, scuoteva gli ordini
-dello Stato dall'ultime fondamenta, provocava da ogni banda
-nimicizie mortali, salir voleva di balzo all'acquisto d'ogni
-libertà e d'ogni ideal perfezione, e affrettavasi al lume incerto
-<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
-di dottrine fantastiche, e senza tener conto alcuno degli
-ostacoli e dell'inopportunità. In quel cambio, il nostro moto
-presente è tutto civile e pratico, e molto tende ad edificare,
-e poco o nulla distrugge. E però, noi possiamo invitare ogni
-varietà di gente e ogni condizione d'uomini all'impresa, universalmente
-proficua e nociva a nessuno, di costituire l'Italia
-in essere di nazione, e di rialzarla a quel grado di perfezionamento
-e splendore sociale e politico che la natura e i
-cieli le destinarono.
-</p>
-
-<p>
-Non occorre, adunque, alla nostra impresa la rabbia cieca,
-impetuosa e infrenabile delle moltitudini, ma sibbene
-occorre il sentir loro generoso, il buon senso ravviato e schiarito,
-e il saldo e intimo convincimento che gli amici della libertà
-e della indipendenza italiana sono gli amici loro costanti
-ed attivi; e in fine, che dessa libertà e indipendenza,
-oltre all'essere cosa bellissima e nobilissima rispetto a sè,
-soccorre e giova fruttuosamente le classi inferiori, ne inizia e
-fomenta la educazione, ne tronca o mitiga i mali, e le introduce
-di mano in mano a gustare il dolce della scienza, e godere
-il bello e il maraviglioso della gloria e grandezza umana.
-</p>
-
-<p>
-Ai quali termini tutti noi giungeremo assai prestamente,
-se il massimo de' beneficj che usar vorremo nel popol minuto
-consisterà in una industria ingegnosa e continua di convertire
-in qualche profitto certo e immediato di lui quelle
-nuove franchigie e diritti, e quelle larghe istituzioni di cui
-buona parte degli Italiani è ora dotata. Pur troppo, ciò non
-vedesi praticare con molto zelo o perduranza neppure appresso
-le nazioni più libere e più civili d'Europa. Nè noi ci
-ricordiamo dal 1830 in poi, d'aver sentito in Francia nei Parlamenti
-proporsi, più di una o due volte, leggi e provvedimenti
-giovevoli in guisa immediata e visibile alla porzione più numerosa
-e infelice del popolo. Noi facciam voti perchè la sapienza
-civile italiana sappia calcare una miglior via.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
-</p>
-
-<h3 id="dazjdan">DEI DAZJ DANNOSI AL POPOLO.</h3>
-
-<p class="indr">
-22 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Non è facile a dire quanto ci rallegriamo di vedere il
-Governo Sardo entrare innanzi ai privati, e dar loro splendido
-esempio in questo fatto rilevantissimo del beneficare la plebe.
-Nell'articolo quartodecimo del memorabil Decreto degli otto,
-fra le altre gravissime disposizioni è registrato e promulgato,
-che dal primo di luglio in poi la gabella del sale non eccederà
-il prezzo di 30 centesimi per chilogrammo. Di tal benefizio
-a noi corre obbligo di ringraziare particolarmente il
-Principe, così in nome nostro come della gente minuta e più
-bisognosa, alla quale non dee sgradire che pure questo Periodico
-si faccia interprete e testimonio dei sentimenti di lei.
-</p>
-
-<p>
-Ognun sa che tra le tasse più dure e gravose per l'infimo
-popolo, era da computarsi quella del sale, e segnatamente
-per gli uomini di contado, a cui tornava costosissimo il quasichè
-solo condimento del suo vitto più che frugale. E oltre
-ciò, difettava d'un mezzo efficace (per quello che affermano
-parecchi pratici) di ben ristorare e ben nudrire il bestiame:
-e chi considera che dal bestiame, e per conseguente dal concime
-che dà, si origina ogni altro miglioramento agrario, dee
-confessare che la gabella del sale, quando non sia tenuissima,
-prende luogo fra quelle tasse perniciose ed improvvide
-che offendono la prosperità e ricchezza comune nelle sue medesime
-scaturigini. Senza dire quel che da taluni agronomi
-si va ripetendo; il sale, cioè, poter servire da buon letame
-per praterie, e che non isconverrebbe punto l'adoperarlo per
-succedaneo del guano, e d'alcuni altri concimi artefatti. Ma
-di ciò veggano gl'intendenti.
-</p>
-
-<p>
-Noi pigliamo fiducia, che da ora in poi il Governo Sardo
-cercherà e studierà ogni guisa per iscemare notabilmente
-tutti quei dazj che per diretto o per indiretto incarano le
-cose più necessarie alla sussistenza. E il Tesoro ne riceverà
-molto minor danno che non si stima; poichè il calo delle gabelle
-verrà riparato in gran parte, se non in tutto, dall'aumentarsi
-il consumo, appunto come va succedendo appresso
-<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
-gl'Inglesi. E quanto è al grave sbilancio che può accadere
-ne' primi tempi, il Governo Sardo è in grado di non se ne
-sgomentare, perchè i buoni risparmj fatti e l'ottimo assetto
-ministrativo gli rendono agevoli molti compensi e molti partiti,
-di parecchi de' quali faremo speciale ragionamento tra
-breve. Egli sarà in tal guisa lodato da tutti i buoni, ammirato
-dagli Statisti ed Economisti d'ogni paese, e, quel che più
-monta, verrà benedetto ogni giorno dalle famiglie de' poveri;
-e la plebe, cogliendo larghi profitti dall'ordinamento nuovo
-dello Stato, conoscerà con diletto quanto sia dolce cosa la libertà,
-quanto giusto ed utile l'impero dell'opinione, quanto
-dignitoso l'obbedire a un Principe liberale, e far parte di una
-Nazione che risorge e grandeggia. E per tutti questi beni
-(siamone certi) la plebe darà volentieri, occorrendo, il sangue
-e la vita; perchè nel cuore di lei la gratitudine, per ordinario,
-è somma ed eroica, e la devozione per ciò che ama ed
-ammira non ha misura nè termine. A vero dire, il Governo
-procaccia dal lato suo di condurla a simili sentimenti, e di ciò
-pure gli professiamo specialissima riconoscenza. Per fermo,
-un pensier gentile e generoso fu quello di promettere al popolo
-lo scemamento della gabella del sale in quel Decreto medesimo
-che promulgava solennemente lo Statuto rappresentativo.
-Così vollero i reggitori, che nell'animo della plebe
-stessero congiunte insieme e annodate queste due cose: un suo
-profitto speciale, e le pubbliche libertà e guarentigie. Questa
-è bontà sapiente e fruttifera, e annunzia il disegno di grandi e
-malagevoli imprese, per le quali ricercasi non pure la fedeltà
-e l'obbedienza, ma lo zelo animoso ed inestinguibile delle
-moltitudini.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="zionale">DI ROMA COSTITUZIONALE.</h3>
-
-<p class="indr">
-23 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Da qualche giorno i fogli italiani discutono del potere o
-non potere il Pontefice costituire un governo rappresentativo.
-<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
-A noi, tutte le ragioni che vorrebbero provare il no, sembrano
-tanto invalide e frivole, che non concepiam bene come
-qualche ingegno elettissimo abbia speso non poche parole per
-confutarle. Noi nel Papa, come custode santo de' dommi, vediamo
-bene certi confini di facoltà, e ch'egli possa le tali cose
-e le tali altre non possa; ma come principe temporale e governatore
-di popoli, non conosciamo divario nessuno da lui
-agli altri. Per fermo, noi vorremmo che gli avversarj, quali
-che sieno, si compiacessero di dichiarare sopra qual passo
-del Vangelo, o sopra qual massima universale e perpetua di
-Santa Chiesa, è fondato il governo assoluto e arbitrario delle
-province romane. Però, se nulla v'ha in ciò di dogmatico e
-nulla d'inconcusso e d'irrevocabile, il Papa rimane libero e
-sciolto al pari d'ogni altro monarca, non potendo le cose spirituali
-e temporali cambiar natura per l'adagiarsi che fanno
-in una sola persona, e come il poter temporale non dee trasformare
-e alterare l'indole e la sostanza del potere spirituale,
-così questo non dee travolgere l'autorità principesca, e
-volerla serbare arbitraria contro la ragion delle genti e le esigenze
-estreme del secolo. E quando pur si volesse, che la potestà
-temporale cedendo infinitamente di dignità all'altra spirituale,
-fosse in debito d'imitarla, e di porsela innanzi agli
-occhi come modello; ei ne seguirebbe una forma d'impero
-oppostissima all'arbitraria, e prossima quanto mai al governo
-che domandasi rappresentativo. Tutti conoscono risiedere la
-facoltà legislativa ecclesiastica ne' concilj, congiunti nel debito
-modo all'augusto lor capo: e similmente, a chi non è
-noto la facoltà pontificia essere, per primo e proprio istituto,
-esecutrice fedele delle sentenze conciliari; ed anche nelle
-materie di disciplina, solersi sempre governare a norma dei
-canoni, e delle antiche e più venerabili consuetudini? Il regno,
-adunque, temporale dei Papi, per accostarsi come può al
-divino modello del reggimento ecclesiastico, debbe porre da
-banda gli arbitrj ed i motupropri, e vestire le forme costituzionali.
-Chè se queste son necessarie alla prosperità e grandezza
-di qualunque mai popolo, noi reputiamo che il sono
-molto di più alla salute e prosperità delle province romane.
-Per fermo, che è il governo assoluto, salvo che una perpetua
-<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
-dittatura e tutela, la qual presume di fare e maneggiare
-da sè sola ogni cosa, e reggere i popoli come minori e pupilli?
-Ma per ciò adempiere, appena è sufficiente ad un Principe
-lo spendere tutto il tempo che ha, e tutte le cure, fatiche,
-ingegno, accorgimento ed ostinazione di cui è capace.
-Ora, come si può adunar tanto carico sulle spalle al Pontefice,
-il quale e trema e suda continuo sotto il peso del
-gran manto, e al cui ministero sono affidati i religiosi negozj
-di tutto l'orbe cattolico?
-</p>
-
-<p>
-Ma più: la dittatura perpetua agli occhi della ragione è
-contradittoria; perchè ogni specie di dittatura vale come rimedio,
-non come regola permanente; sospende le pubbliche
-libertà, ma non può annullarle; compie la educazione dei popoli
-affine di farli uscir di pupillo, non per serbarveli senza
-termine. Adoperata eziandio da uomini sommi e santissimi,
-spegne a poco a poco dintorno a sè l'amore alla causa pubblica,
-e l'abito delle virtù cittadine; e agli affetti forti, generosi
-e magnanimi, fa succeder gl'inetti e i volgari. E che?
-l'impero temporale dei Papi che far dovrebbesi specchio lucente
-e norma sicura e inerrante di tutti gli altri, verrà condannato
-alla indeclinabile necessità di non poter esser buono,
-e d'infiacchire e abbassare l'umana natura?
-</p>
-
-<p>
-Ma più ancora: nel comando assoluto è gran pericolo di
-mal fare, e d'imbattersi in gravi e funestissimi errori; conciossiachè,
-quanto maggiore è l'arbitrio, tanto cresce la facoltà
-di abusarne; e quando un solo consiglio move ogni cosa,
-falso ed errato che sia, nessuna forza il corregge e radduce
-al bene. Ma, a qual monarchia fa più bisogno di non
-ingannarsi, a quale di non uscire dal buon sentiero, se non
-alla pontificia? Evvi cosa al mondo così deplorevole, disordine
-così tristo a vedersi, sconcezza tanto deforme, quanto che
-il Vicario di Cristo, la persona più veneranda fra gli uomini,
-e guardiana e rappresentatrice dell'essenza medesima della
-saggezza eterna, inciampi in isbagli gravissimi, e pongasi a
-rischio di governare e imperare in modo che tutto il mondo
-civile ne rida e si scandolezzi? Pur troppo, non son queste
-supposizioni assai temerarie; e l'Italia il sa, e ne piange tuttora.
-Invece, cambiata la dittatura in reggimento costituzionale,
-<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
-nessuna imputabilità può salire fino alla seggia di S.
-Pietro; e il Principe sacerdote può solo operare il bene e non
-mai il male: principio, come è noto ad ognuno, e massima
-direttiva di quel reggimento, e la quale sembra appunto pensata
-per dignità e decoro del regno pontificale.
-</p>
-
-<p>
-Potremmo senza fine moltiplicar le ragioni; ma le più
-sono state messe in buona considerazione da egregi scrittori,
-e però ci asteniamo dal ricordarle. Solo qui aggiungiamo, che
-se all'immortale Pio IX sta veramente in cuore di tramandare
-intera la potestà regia a' suoi successori, debbesi affrettare
-di darle per fondamento la libertà, che è oggimai la sola
-e abbondevole scaturigine d'ogni potere e d'ogni forza.
-</p>
-
-<p>
-Certo è, che se il conculcare i popoli con le alabarde svizzere
-e le bajonette tedesche domandasi pienezza di regno,
-Pio IX la rifiuta e l'abbomina, e piglierassi piuttosto la parte
-che il tutto; e se colmar le prigioni, sbandeggiare i migliori,
-erigere tribunali soldateschi e feroci, armare i centurioni,
-e tinger di sangue le città di Romagna, sono i soli mezzi rimasti
-per tramandare a' successori l'integrità del potere, a
-Pio IX fa ribrezzo e dolore pur di pensarlo; e niuno s'aspetti
-dalle sue mani innocenti un'eredità cotanto misera ed abborrita.
-Il sentir dire, poi, e obiettare che, molti secoli fa, giurarono
-i cardinali per sè e per gli ultimi lor successori di conservare
-cotal plenitudine di diritti, e che in niuna guisa si
-può derogare a quel giuramento antichissimo, ciò suona agli
-orecchi nostri quasi come bestemmia. Questo non giurarono
-del sicuro i cardinali in lor cuore e pensiero, e se il fecero,
-malissimo adoperarono, e il peggiore sarebbe mantenere quel
-sacramento. Eh via, lasciamo una volta i sofismi e i cavilli,
-che a ogni specie di prepotenza e di tirannia servito hanno
-di velo e di scusa; e non si meschii, soprattutto, alle faccende
-laicali la santità inviolabile della teologia. Il padre Boerio e
-il padre Perrone pensino ad altro: qui non fa duopo il lor
-magistero. Profani e materialissimi sono coloro che la spiritualità
-della Chiesa e le condizioni sue eterne e immutabili
-involgono, in qualsiasi maniera, con le contingenze, le varietà
-e i casi del potere temporale. La Chiesa di Roma ha esistito
-e con l'autorità principesca e senza, e ha provveduto a' suoi
-<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
-fini dallato a ogni forma sociale e politica, compresavi eziandio
-la repubblicana, essendo Roma più d'una volta nel medio
-evo stata repubblica e affatto signora di sè. A noi fa sdegno
-veramente il vedere, che uomini i quali pur jeri l'altro
-riconoscevano nel Pontefice ogni possibile latitudine di facoltà
-e di arbitrio, sieno disposti a provare la sua impotenza
-unicamente quando si tratta di largire ai popoli la libertà, e
-rivocare l'Italia alla grandezza e gloria perduta.<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a>
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="mettpalm">CARTEGGIO TRA METTERNICH E PALMERSTON.</h3>
-
-<p class="indr">
-23 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Jeri e jer l'altro la <i>Lega</i> ha riferito e tradotto un carteggio
-ufficiale e di molta importanza tra il visconte Palmerston
-e il principe di Metternich intorno ai casi d'Italia.
-Nel primo dispaccio, dato alli due d'agosto dell'anno scorso,
-il gran Cancelliere di Vienna comincia, secondo suo stile,
-a chiamare sconvolgimenti vertiginosi le quiete e ordinate
-riforme che i Principi nostri han praticato nell'Italia media.
-Per l'Austria ogni moto è sconvolgimento, perchè simbolo
-del suo governo è il serpente a sonagli in torpore, e
-perchè ella si fa gloria di traslatare la Cina in Europa: quindi
-a Vienna, come a Pechino, ogni mutazione vien riputata sedizione.
-Dice poi Metternich, che di tali scombujamenti le
-conseguenze si lasciano indovinare anche troppo. Io non so
-degli altri, ma se le indovina egli davvero quel gran Tiresia
-dei diplomatici, e vedele tutte e ben chiare, il buon tempo
-è finito per lui, e nemmeno può confortarsi col motto di Tiberio
-che molti pongono sulla sua bocca, <i>dopo me il finimondo</i>.
-Insomma, avea gran ragione quel Greco di dire a Creso:
-«Scusami, ma s'io non ti veggio innanzi morire, io non ti
-<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
-posso chiamar felice.» Principe di Metternich, le glorie e i
-trionfi di Lubiana e di Verona son mezzo affogati, e aspettatevi
-di vederli ridotti al niente. Oh bel morire, sono già
-ventisei o ventisette anni, accosto al tappeto verde, in su quel
-seggiolone a bracciuoli ove con maestà e grazia vi sdrajavate,
-e l'Europa intera pendeva dal vostro labbro. Ma torniamo
-al dispaccio. Metternich vuol tastare e sapere come la
-pensi l'Inghilterra intorno al possesso e all'indipendenza
-reciproca degli Stati Italiani, e se basti ad essi per piena ed
-intera malleveria il Trattato di Vienna. Ogni frase ha senso
-lato e generalissimo, e conoscesi aperto, che il fine di quello
-scritto è soltanto di scoprir terreno, ed esigere una dichiarazione
-ex officio. In tal dispaccio stanno pure le famose parole:
-<i>Italia è una espressione geografica.</i> Metternich pronunzia
-il vero. Il Congresso di Vienna tolse alla povera Italia qualunque
-altra significazione, fuor quella d'essere un pezzo di
-terra europea configurato d'un certo modo, e al quale i geografi
-impongono per abitudine un nome solo. A ciò non si
-risponde con le parole, ma sibbene coi fatti; e finchè questi
-non parleranno, taci, popolo Italiano, taci, ed infrattanto
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Fa dolce l'ira tua nel tuo secreto.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-La seconda lettera del gran Cancelliere va ripetendo,
-quanto al costrutto, il medesimo che nella prima; salvo che
-aggiugnevi una pittura nerissima, ed oso dire grottesca dei
-moti d'Italia: e badisi che al dispaccio è apposta una data
-anteriore di molti mesi ai fatti di Sicilia e alle promulgate
-Costituzioni. Che vogliono gli agitatori d'Italia e que' settarj
-malvagi che la sommovono da sì lunghi anni? Metternich
-solo ha scoperto il secreto ed avvolto al dito il bandolo della
-matassa: ei vogliono fare d'Italia una gran repubblica federata,
-con un governo centrale de' più stretti e gagliardi. Scuotetevi
-dunque, o Monarchi, alla voce del vostro amico, e
-provvedete al pericolo che vi sovrasta. Così parla ed esorta
-il gran Cancelliere; e sono trent'anni che la cosa stessa ripete;
-e veramente, <i>chordà obberrat eàdem</i>, nè altro sa figurare
-il brav'uomo che sétte e pugnali, <i>comitati</i> e congreghe, rivoluzioni
-e repubbliche. Ciò prova che nelle fissazioni mentali
-<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
-v'ha moltissimi gradi, e non tutti menano alla pazzia:
-senza di che, il decano degli Statisti d'Europa soggiacerebbe
-da lungo tempo alle docce fredde e agli altri calmanti.
-</p>
-
-<p>
-Lord Palmerston fece da prima una sola risposta alle
-due lettere di Metternich, e poi mandò una seconda con data
-degli 11 di settembre, cioè in quel torno di tempo in che
-l'Austria avea sorpresa Ferrara; laonde v'è inserita questa
-frase osservabilissima: — L'integrità degli Stati Romani dee
-venir reputata siccome un elemento essenziale dell'indipendenza
-politica della Penisola italiana. E non può accadere
-alcuna invasione di quel territorio senza che ciò non meni
-gravissime e importantissime conseguenze. — Parole son
-queste molto significative; e la punta loro è sì acuta e pungente,
-che i soliti fiori segretarieschi la cuoprono a mala
-pena.
-</p>
-
-<p>
-In generale, Lord Palmerston ristringesi a dire, che
-l'Austria richiamandosi, come fa, al trattato di Vienna per
-la conservazione delle province lombarde, ha buon dritto e
-ragione; e che non solo debbono venire adempite le determinazioni
-e le clausole di quel trattato, ma il debbono essere
-<i>tutte</i>; il che vuol dire, a Cracovia come in Italia. D'altra
-parte, prosiegue Palmerston, considerando che nel congresso
-di Vienna i Sovrani d'Italia furono riconosciuti liberi
-e indipendenti nel modo più formale ed esplicito che mai si
-possa, ne discende che non debbono essi venir turbati in
-qualunque esercizio di loro sovranità a rispetto del governo
-interiore; e però, qualunque atto di cotal genere non può fornire
-all'Austria buona ragione d'invadere con le armi veruno
-degli Stati italiani.
-</p>
-
-<p>
-Questo parlare, nello stile sempre officioso e cortesemente
-dissimulato delle cancellerie, ha del risoluto e del vigoroso;
-e però Metternich, che squadernava e citava il trattato
-di Vienna, è stato benissimo redarguito; e i due dispacci
-di Palmerston sono, per nostro avviso, un molto leggiadro
-e continuo ritorcere d'argomenti, ove non manca neppure
-la grazia dell'ironia, e ricorda quel grave e maliziosetto sorriso
-de' gran signori, nel quale, eccetto la sincerità, si trova
-ogni cosa. Lord Palmerston affermando il diritto che l'Austria
-<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
-possiede di proteggere i possedimenti suoi sul Po e sul
-Mincio, fa pur notare che niuno l'offende e il minaccia, e
-non si vede chiaro a che proposito sia ricordato con tanta solennità
-e premura: laddove, per lo contrario, il pericolo che
-non si rispetti l'indipendenza degli Stati d'Italia è visibile
-e soprastante.
-</p>
-
-<p>
-Quanto poi al disegno dei caposchiera italiani di giungere
-a fondare o una repubblica sola o molte confederate,
-confessa il Palmerston, con vera e sentita modestia, che benchè
-dappertutto abbia consoli, e gente non poca che attende
-a ben informarlo, egli non ha avuto neppur sentore di tanta
-e sì grave macchinazione. Ma ciò invece che quel ministro
-ha da lunghissimo tempo saputo di certa scienza, e per mille
-vie e per mille organi, si è che l'Italia veniva retta e governata
-miserissimamente, e bisognavanle riforme pronte e larghissime,
-soprattutto in Roma ed in Napoli. Laonde, conclude
-il Palmerston, gli è da sperare che il ministero di Vienna,
-al quale più che a qualunque altro dee stare a cuore la salda
-pacificazione d'Italia, vorrà dar mano ai Principi della Penisola
-per condurre le riforme a termine fortunato, e caldeggerà
-ogni determinazione loro intesa a quel fine. Qui ognun
-vede che il velo della socratica ironia divien troppo sottile,
-e si squarcia. Oh come! il Principe stesso di Metternich dee
-con le sue proprie mani ajutare gli altri a scavargli la fossa?
-Questo nol chiediamo neanche noi Italiani, perchè le virtù
-eroiche non possono domandarsi a veruno. Noi nel servaggio
-abbiamo bensì perduto parecchie doti, ma non la discrezione
-e l'urbanità. Il Metternich invecchia assai, e gli sta
-bene, dopo enormi fatiche, un po' di riposo. E perchè ai molto
-attempati ogni divertimento si cangia in tedio, la gentilezza
-italiana preparagli uno spettacolo tanto vivo e patetico, che
-impossibile è non lo svaghi per qualche poco, e non gli riempia
-gli occhi e gli orecchi di straordinario e ricreativo diletto.
-Possa egli vivere tanto da vedere finito il dramma e calato
-il sipario.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
-</p>
-
-<h3 id="nuovodif"><span class="smaller">DI NUOVO,</span>
-DI UNA LEGA POLITICA DIFENSIVA.</h3>
-
-<p class="indr">
-16 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Tra la lega de' popoli e la lega de' Principi, qual dee riuscire
-più malagevole a praticarsi? certamente la prima; ed
-anzi, ella non può essere menata in atto, salvo che dall'azione
-lenta del tempo, e da un fortunato concorrere di avvenimenti
-e di circostanze. Eppure, scorgesi oggi in Italia questa
-singolare contrarietà e discrepanza, che la lega de' popoli
-tocca oramai la sua perfezione, laddove a quella de' Principi
-neppure dàssi cominciamento. Ma che sai tu? mi diranno
-alcuni; ella è forse molto innoltrata. Lavoransi ed apparecchiansi
-tali cose in piazza? Gelosi negozj son questi, e da tenersi
-più che celati. Vorresti tu provocare il nemico senza
-profitto ed innanzi al tempo? Gran maestri furono gl'Italiani
-del secreto di Stato; e se la fortuna li abbandonò, l'arte
-non li abbandona.
-</p>
-
-<p>
-Rispondo ai contraddittori in tal guisa. V'ha due metodi,
-ciascuno de' quali ha sue convenienze e disconvenienze:
-ciò sono il maneggio occulto e diplomatico, e il pubblico e
-popolare. Quello da cui bisogna astenersi affatto, si è il confondere
-insieme od il perturbare l'uno con l'altro; imperocchè
-allora perdesi la maggior porzione dell'utile, e incontrasi
-la maggior porzione del danno che sta in ambedue.
-Ora, gettiamo le illusioni dopo le spalle: pretendere che a
-quattro Governi italiani sia mai fattibile d'intavolare un
-patto e un capitolato d'unione e confederazione politica
-senza che l'Austria nol sappia e non ne conosca le clausole
-principali, sono supposti troppo innocenti, e che disdicono
-alle commedie e ai romanzi medesimi, oltrepassando il segno
-d'ogni naturale verisimiglianza.
-</p>
-
-<p>
-Se, dunque, il secreto non è possibile, giovi francamente
-attenersi al metodo opposto, e ritraendo tutto l'utile proprio
-della pubblicità, saperne tollerare gl'incomodi. Ma noi soggiungiamo
-assai fermamente, che quando anche fosse possibile
-di occultare il maneggio e il trattato, i Principi non lo
-<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
-dovrebber volere. Conciossiachè i popoli nostri sono sovrammodo
-impazienti di vederli e saperli tutti confederati; e il
-giorno che ne correrà per Italia la certa notizia, a ciascheduno
-di essi Principi crescerà la forza, la dignità e la facilità
-dell'impero, come in ciascheduno de' popoli moltiplicherà
-la fiducia e il coraggio. In tal guisa, il patto confederativo
-sarà, al tempo medesimo, effetto immediato della fratellanza
-de' popoli, e cagione efficace di sopraccrescerla,
-solidarla ed inanimarla.
-</p>
-
-<p>
-Ma si conviene considerare questo medesimo sotto altro
-aspetto. Ciò che al presente dà virtù e gagliardezza somma
-al moto italiano, e persuade e trascina seco tutte le intelligenze
-e acquista di giorno in giorno maggior momento nel
-giudicio di tutta Europa, si è quell'unione, quella unanimità
-e quel profondo spirito di nazione che da un capo all'altro
-d'Italia si manifesta in qualunque atto, in qualunque accidente,
-con mille variatissime forme e dimostrazioni. Or, che
-sarebbe un'aperta e solenne dichiarazione della lega de' nostri
-Principi, se non testificare al mondo intero civile quell'unione
-ed unanimità, sancirla ed avvalorarla con la importanza
-e la santità d'un gran patto, porgerle pregio e
-vigore di ordinamento e di disciplina, sottoporla a una legge
-costante, generale e uniforme, reggerne e governarne sapientemente
-il moto e la vita, e farla in tal guisa non che
-ragguardevole e poderosa a un potentato straniero, ma temuta
-ed inespugnabile a tutti? La lega politica difensiva di
-circa diciotto milioni d'Italiani, proclamata e fermata da un
-patto pubblico e indissolubile, costituirà issofatto la Nazione
-Italiana, e per la prima volta la farà comparire nel mondo unita,
-armata ed apparecchiata ad ogni qualunque accadimento.
-</p>
-
-<p>
-La diplomazia de' popoli, ne' gran momenti di risurrezione
-e di ardore politico, procede differentissima dall'ordinaria
-de' ministri ed ambasciatori: questa è piena di sospetti e
-riguardi, quella di franchezza e generosità; questa è scaltra,
-quella è forte; questa intrecciatissima e involta, quella semplice
-e dispiegata. A noi non bisogna al presente l'arte vecchia
-italiana di Mazzarino e di Alberoni, ma le pratiche ardite e
-scoperte degli Olandesi e degli Americani nei bei giorni
-<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
-dell'emancipazione loro. Conciossiachè, questo debbono avere
-tuttodì avanti agli occhi i Principi nostri, cioè che gl'Italiani
-conciliano oggi, con ammirazione di tutte le genti, due cose
-credute impossibili a ben accordare; l'ordine, la disciplina,
-la pronta e dignitosa obbedienza da un lato; e una profonda
-rivoluzione e innovazione dall'altro.
-</p>
-
-<p>
-Ma coloro che per abito temono il popolo, e vogliono
-della politica fare un mistero, e d'ogni sala di consiglio un
-antro di Trofonio, insisteranno dicendo, non essere d'uopo il
-correre a tali estremi; imperocchè sembra, ed anzi par certo,
-e oramai non se ne ha più alcun dubbio (queste frasi costumano
-sempre), che l'Inghilterra e la Francia non consentiranno
-ad alcuno straniero d'impedire e turbare in nulla il
-reggimento nuovo costituzionale degli Stati sovrani d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-E che? dipenderà, dunque, la nostra salute dal consentire
-o non consentire di Guizot e di Palmerston? E a qual
-fine, adunque, uscirono di tutela i Principi nostri; a qual fine
-s'affrettano di dotare i lor popoli di larghi e liberali Statuti;
-a qual fine s'armano spacciatamente e ordinano da per tutto
-le Milizie Cittadine, se non sentono in cuore il legittimo orgoglio,
-anzi il debito sacro di difendersi da sè medesimi?
-Grazie a Dio, l'un di essi ha pur pronunziato quel detto, che
-a niuno è per cadere dalla memoria, <i>L'Italia farà da sè</i>. Noi
-confidiamo nella saggezza di chi mandò fuori quelle parole generose
-e profetiche. Di già, per togliere ai nemici d'Italia qualunque
-pretesto di risguardare le concessioni di lui come poco
-leali e spontanee, egli ha voluto innanzi al tempo, innanzi a
-qualunque grave dimostrazione, prima d'ogni necessità, attorniato
-dall'esercito fedelissimo, promulgare le nuove franchigie
-prontamente e compiutamente. In egual modo, per rimanere
-saldo nell'armi e d'ogni cosa ordinato ed apparecchiato,
-egli viene così ben temperando la libertà con la disciplina,
-la vita pubblica con la quiete, l'ardor nazionale con la prudenza,
-che ai nemici suoi e della causa italiana non resta
-speranza veruna nè di sorprenderlo nè di scompigliarlo. Noi
-di tanta saggezza lo ringraziamo con l'animo; ma, in pari
-tempo, gli addirizziamo preghiere instanti e caldissime di
-adoperar quella speditamente e con modi premurosi ed efficacissimi,
-<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
-per porre in atto e proclamare in faccia all'Europa
-la lega politica difensiva dei quattro Stati sovrani d'Italia.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="sempredif"><span class="smaller">DI NUOVO, E SEMPRE</span>
-D'UNA LEGA DIFENSIVA ITALIANA.</h3>
-
-<p class="indr">
-26 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Nel mondo politico, rado è che le cose mostrinsi da qualunque
-aspetto vantaggiose e favorevoli; onde quelle sono da
-scegliere il cui bene supera di lunga il male. Così diciamo,
-che della Lega costituita, fa qualche mese, tra l'Austria, Modena
-e Parma, e al presente pubblicata, è più assai il bene
-ritráttone dall'Italia, che il male. E primamente, nuocono
-meno i nemici manifesti, di quello che gli amici dubbj e dissimulati.
-In secondo luogo, dichiarati come oggi sono Modena
-e Parma contro l'Italia risorgente e costituzionale, più
-non hanno campo di richiamarsi agli antichi diritti. E qualora
-si venisse a spartir la lite col ferro, potrebbesi senza
-ingiustizia imporre ad esse la legge dei vinti, e far le acque
-della Parma e del Panaro scorrere tributarie o della Toscana
-o di Roma.
-</p>
-
-<p>
-Ma il profitto maggiore che può l'Italia dedurre da tal
-lega odiosa ed ostile, gli è senza dubbio avere occasione, ed
-anzi necessità, di risolversi alla perfine a stringere una Lega
-Italiana tra i quattro Stati liberali ed amici. Grazie a Dio,
-le incertezze, i rispetti e l'esitazioni sono fatte impossibili,
-e ne dobbiam merito al patto delli 24 di dicembre. Oggi, a
-una lega difensiva dell'Austria, sono i Governi nostri, quanto
-al diritto, liberissimi di contrapporne una Italiana: e quanto
-all'interesse lor proprio, dico che sono in dovere e in necessità
-di farlo al più presto; conciossiachè ad apparecchi
-gagliardissimi di difesa risponder conviene con altrettanti;
-ed è poi debito insieme e necessità il soddisfare al voto comune,
-che è il più legittimo forse, il quale abbiano fino a qui
-espresso i cuori Italiani. Quanto più ci pensiamo, e tanto ci
-<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
-cresce la maraviglia che una Confederazione strettissima e
-veramente fraterna non ancora sia pubblicata fra i quattro
-Principi riformatori: e però ci scusino coloro che leggono,
-se ci rifacciam sempre a parlare del tèma medesimo; chè qualunque
-replicazione in tal caso non è soverchia; e pur tornando
-infruttifera, soddisfa al debito ed alla coscienza dello
-scrittore. O come? que' Governi stessi che tanto sono solleciti
-a compiacere a' legittimi desiderj de' Popoli, si peritano
-e s'indugiano a contentare quest'uno solo, che forse supera
-tutti gli altri di utilità e ragionevolezza? Che cosa importa
-l'unione degli animi, la parità delle opinioni, la voglia intensa
-ed universale dell'operar di conserto, se a tali ottime disposizioni
-è impedito di giungere all'atto? A che giovano, in che ci
-avvantaggiono tante dimostrazioni d'amore e fiducia reciproca,
-e tante proteste di fratellanza e segni e prove di vita nazionale
-comune, quando tutto ciò si rimanga nel chiuso dei petti o
-nel suono delle voci, e non ne risulti alcuna notabile congiunzione
-di forze, nè alcuna bene avvisata cooperazione? Dubitano
-forse i Principi nostri della generalità e caldezza del desiderio?
-Ma per Dio, se il modesto pensiero delle moltitudini trasparisse
-di fuori, e quel che giace dentro dell'animo sonasse
-distinto sopra le bocche, null'altro udirebbesi replicar dappertutto
-e sempre, salvo che <span class="smcap lowercase">CONFEDERAZIONE, CONFEDERAZIONE</span>.
-Nè altro grido noi pure vorremmo innalzare ed espandere,
-tutta volta che possedessimo quelle cento lingue d'acciaro e
-quei dieci petti di bronzo di cui parla Omero; e se fossero
-a nostra requisizione migliaia d'araldi, vorremmo che su dai
-pinacoli e dalle torri, seguendo l'uso del popolo ebreo, a
-mane, a mezzogiorno ed a sera, ei dessero fiato alle trombe
-d'oro, e non altro tramandassero a tutti gli orecchi fuor queste
-voci: <span class="smcap lowercase">CONFEDERATEVI, O PRINCIPI, CONFEDERATEVI</span>.
-</p>
-
-<p>
-Se utile poi si stima il silenzio, utili le cautele dei diplomatici,
-necessario il tenere occulte le pratiche e i negoziati,
-noi pensiamo aver dimostrato nel nostro Foglio del 16
-l'errore e il danno di tale opinione. Ed ora una nuova
-ragione ci suggerisce intorno al proposito la Lega patteggiata
-e conclusa fra l'Austria, Modena e Parma. Di vero,
-molte ragioni e molti rispetti consigliavano quelli tre Stati
-<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
-ad occultare la Lega loro quanto più tempo si fosse potuto;
-e pur nondimeno, maggior forza ha avuto sul lor consiglio
-questa sola considerazione: che, cioè, rimanendosi occulto il
-Trattato, rimanevano altresì impediti e sospesi in gran
-parte gli apparecchi e le difese comuni. Ora, il simile si
-debbe affermare de' Principi nostri, ai quali, infino a tanto
-che piacerà di tener celato il convegno (supponendosi che
-sussista), verrà impedita ogni preparazione comune di forte
-e bene ordinata difesa.
-</p>
-
-<p>
-Ministri e ufficiali supremi de' quattro Stati, deh! risolvetevi
-una volta, e rompete il funesto indugio. Noi non pensiamo
-che il cuore vi manchi di adempiere il desiderio universale
-italiano con quell'ardore e sollecitudine che i casi
-ricercano: ma quando ciò fosse, a voi non dispiaccia che
-spiriti più coraggiosi e gagliardi suppliscano l'opera vostra.
-Imperocchè questo è necessario assolutamente, che i Principi
-nostri riformatori abbiano uomini intorno a sè, così pieni
-com'essi, di forte e generoso sentire, e così grandi e straordinarj,
-come i tempi, come l'Italia.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="lombven">AI LOMBARDI E VENEZIANI.</h3>
-
-<p class="indr">
-28 febbrajo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Quella angosciosa impotenza che sperimentano gli uomini
-in consolare o l'amico o il parente percosso da estremo
-infortunio, prova, noi crediamo, l'Italia intera in consolar
-voi, fratelli sfortunatissimi, e in provvedervi di pronto ajuto
-e di sicuro consiglio. Ma se può valere per conforto efficace,
-e per ajuto almeno dell'animo, la compagnia del dolore, sappiate,
-o carissimi compatrioti, che ogni città, ogni borgo,
-ogni casolare d'Italia partecipa al vostro lutto e alle vostre
-amarezze. Abbiamo disdette le mense rumorose, acchetati
-gl'inni, dato bando a qualunque dimostranza di pubblica
-contentezza. Nè questo nostro compianto e rammarico è quale
-si converrebbe ai fanciulli e alle femminelle. In noi lo sdegno
-<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
-pareggia la compassione, e a tutti gli altri affetti prevale.
-Oltrechè, i tempi fatali maturano, gli apprestamenti moltiplicano
-da ogni parte, e ogni cosa è pieno d'armi, di sospetto
-e d'irrequieta preoccupazione. Un popolo intero e il
-qual somma ventiquattro milioni, freme d'ira giustissima, e
-a mala pena si può temperare. Poca favilla gran fiamma seconderà:
-e dove alcuna cosa non fa difetto, salvo che l'occasione,
-può tenersi per certo, che quella eziandio non è per
-mancare; tanto di sua natura ella è difficile a rimanere, e facilissima
-a giungere.
-</p>
-
-<p>
-Fratelli, grande e straordinaria sventura v'incontra; e
-voi gemete veracemente sotto il giogo d'iniquissimi editti di
-polizia, i quali non altrimenti sapremmo chiamare, che capricci
-ed insanie di tirannide inferocita e ubbriaca di paura.
-Contuttociò, non vi dee recare poco e fuggevole alleviamento
-il conoscere la indignazione di tutti i popoli civili contro ai
-vostri oppressori, e l'ammirazione profonda inverso l'opere
-vostre. Certo, lungamente stupirà il mondo di quella costanza
-ed unanimità, e di quel coraggio ed accorgimento col quale
-costretto avete i satelliti del Governo o a ruinare e disfarsi,
-o a gettar dopo le spalle ogni verecondia e conculcare le proprie
-leggi; e uscendo d'ogni dritto e d'ogni equità, distruggendo
-ogni ordine di giustizia, adoperando la dittatura quale
-non si usa in regioni di barbari, e confidandola alle mani le
-più abborrite e insieme le più disprezzate, imperare a modo
-di masnadieri, e tener la spada di Damocle sospesa sul capo
-d'ogni innocente e leal cittadino. L'Europa vi loda e vi esalta;
-e la Polizia degli stranieri, per lo contrario, s'invelenisce e
-s'invipera: chè mentre stimava sulle Lagune e sul Po di premere
-con poco sforzo e di manomettere un popolo nelle ricchezze
-e ne' piaceri avvizzato e sepolto, e dalla dispotica dominazione
-depravato e inschiavito, trova in esso ad un tratto, e
-riconosce con ispavento i non degeneri discendenti degli eroi
-di Legnano e di Famagosta. Laonde, in lei è vera paura e
-sgomento, in lei è il rimordimento e l'obbrobrio; dal lato
-vostro è dolore con serenità, è strazio con intrepidezza, è
-oppressione con gloria.
-</p>
-
-<p>
-Da tutte queste considerazioni, o carissimi, noi non dubitiamo
-<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
-di vedervi raccogliere nuovo coraggio e nuova fermezza,
-e nelle accresciute miserie accrescere d'altrettanto
-la forza, la dignità e l'alterezza dell'animo. In coloro è una
-criminosa speranza di scombujarvi e atterrirvi; e la scelleraggine
-loro, ben succeduta in Gallizia, troppo li fa persuasi
-di conseguire il medesimo, e per qual sia mezzo, in Lombardia
-e in Venezia. Ma di ciò noi siamo al tutto sicuri che
-vanno ingannati, e del perfido tentamento rimarrà loro
-soltanto il vituperio perpetuo e l'abbominazione di tutte le
-genti.
-</p>
-
-<p>
-Non del coraggio, adunque, non dell'intrepidezza vostra
-sappiam dubitare, o Veneziani e Lombardi, ma sì piuttosto
-della longanimità e della sofferenza. E certo, a noi manca il
-cuore di pur consigliarvela; perchè essendo noi liberi e armati,
-e sentendo forte nell'anima tutto il debito della fratellanza,
-vergogniamo di recarvi ajuto di solo pietose parole, e
-pregarvi di pazienza e rassegnazione. Ma gli è affatto impossibile
-che voi leggendo nel chiuso de' nostri animi, non ravvisiate
-chiarissimamente, che gl'indugi e i trattenimenti tornano
-per noi quasi quanto per voi amarissimi. Piaccia a Dio
-e alla fortuna d'Italia, o d'interromperli presto, o tanto più
-accrescere e assicurare la felicità e pienezza del buon successo,
-quanto più lungo e doloroso sarà l'aspettarlo.
-</p>
-
-<p>
-A ogni modo, quello che mai dalla mente vostra non
-dee fuggire, si è che tra la quiete e le armi, tra l'eroica pazienza
-e l'eroico insorgere, non istà nulla per mezzo; e che
-il peggiore sarebbe confondere le due cose, e versar sangue
-infruttifero, e dar pascolo frequente alla rabbia de' vostri oppressori
-con parziali conflitti ed ammazzamenti.
-</p>
-
-<p>
-In secondo luogo, desideriamo e preghiamo che vi sia
-sempre raccomandato il minuto popolo, massime quello sì
-numeroso e sì bisognevole del contado; e che non vi paja
-dura nessuna fatica, nessun dispendio, nessuna sollecitudine
-per obbligarvelo e affezionarvelo. Senza la plebe, tutte imprese
-grandi vacillano, e le politiche sono impossibili. Raccogliesi
-da indizj parecchi, che i vostri nemici si studiano
-di seminare zizzania e risentimento tra i poveri e i facoltosi,
-tra i signori e la plebe; e si fa verisimile molto, che
-<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
-qualche nuovo editto di Polizia verrà promulgato, gravoso
-alli benestanti e lusinghevole alla gente minuta. Rispondete,
-o fratelli, alle arti malvage, con benefizj e larghezze maggiori
-inverso le moltitudini; ond'elle s'accorgano e si persuadano,
-che non già lo straniero, ma voi, e voi solamente
-siete gli amici loro operosi e sinceri, e il naturale presidio
-e la durevol tutela. Affrettisi ognuno a istruirle, affrettisi
-ognuno a beneficarle; e quando spunteranno giorni di grandi
-prove, e qualcuno di voi, sceso nelle piazze, griderà: <i>Popolo,
-a me</i>, questo, non mai ingrato nè tiepido, risponderà tostamente:
-<i>Siam teco, menaci dove vuoi; tu sei il nostro amico e
-benefattore: teco ritroveremo o la salute o la morte.</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="leggelet">CENNI D'UNA LEGGE ELETTORALE.</h3>
-
-<p class="indr">
-1 marzo 1848.
-</p>
-
-<p>
-Machiavello scrive, che dal fiero strazio e dalle frequenti
-battiture delle fazioni, Fiorenza in pochi anni di tregua e di
-pace risorgeva così vigorosa, che non solo rifacevasi largamente
-de' danni passati, ma lasciavasi addietro quasi ogni altra
-italiana in prosperità e in ricchezza. La qual cosa, aggiunge
-quel gran pensatore, procedeva singolarmente dalla partecipazione
-immediata d'ogni cittadino al Governo ed alla sovranità;
-il che promoveva in ciascuno un tal senso della dignità
-e importanza propria, che le facoltà e virtù della mente
-e dell'animo in supremo grado s'ingagliardivano. I nostri
-tempi avendo abolito i comizj e l'uso delle imborsazioni, e
-potendo le moltitudini partecipare al Governo solo indirettamente
-coi mandati che affida ai rappresentanti, a noi sembra,
-parlandosi in genere, che sia molto male ristringere il
-numero degli elettori, e molto bene allargarlo; perchè gli è
-un diffondere in tutto lo Stato il più importante esercizio e
-il più nobile della vita politica; e gli è, quindi, un accrescere
-ne' cittadini quell'alto sentire di sè, che nelle antiche nostre
-Repubbliche trovasi avere operato tanti prodigj.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ciò poi s'accorda con la ragione e col dritto; perchè, a
-dir vero, la ragione non concede l'imperio se non ai sapienti
-ed agli ottimi, e questi debbono essere dall'universale riconosciuti
-e salutati: e però, sotto tale aspetto, quella legge di elezione
-dovrà reputarsi migliore, ch'esclude dall'atto di solenne
-e spontanea ricognizione coloro soltanto ne' quali difetta
-compiutamente la facoltà di ravvisare e stimare il pregio
-degli uomini.
-</p>
-
-<p>
-Alle moltitudini accade talvolta d'ingannarsi intorno al
-proprio bene e profitto; ma più spesso accade che i facoltosi
-ed i maggiorenti scordino l'altrui bene, o non se ne curino.
-Da ciò è proceduto, che le moderne Costituzioni poco hanno
-giovato la parte più numerosa e più sfortunata del popolo.
-Sotto quest'altro aspetto, adunque, tanto la legge elettorale
-parrà più giusta, quanto farà giungere al Parlamento più numerosi
-patrocinatori del popolo minuto.
-</p>
-
-<p>
-V'ha nello Stato due specie differentissime d'interessi;
-il privato de' Municipj, e il generale di tutta la Patria. Il perfetto
-temperamento consiste nel conciliarli, e non nel sottomettere
-affatto e senza misura il primo al secondo; come in
-Francia si fa sovente, ed altri paesi s'avviano a fare. Per tal
-riguardo, che è pure di gran momento, la legge elettorale
-migliore si dirà quella che faccia ne' Parlamenti rappresentare,
-con giusto equilibrio, ciò che vogliono le provincie e i
-Comuni, e ciò che lo Stato esige e desidera.
-</p>
-
-<p>
-Due cose, poi, eccellenti (dicemmo noi, giorni addietro)
-sono nel mondo; l'istinto e il buon senso delle moltitudini
-non idiote, e la scienza fine e consumata dei pochi. Gli è, dunque,
-con ogni industria da procacciare che il consesso dei
-Deputati raccolga in sè quelle due eccellenze; e v'abbia da
-un lato chi sia pieno dello spirito popolare; e chi dall'altro
-partecipi alla sapienza dei pochi; e di questi ultimi v'abbia
-i pratici ed i teorici, i sommi speculatori e i sommi amministratori.
-Dove trionfa la sola democrazia e il numero fa la
-legge come in America, la plebe padroneggia troppo sovente
-ogni cosa, e sparge da per tutto le sue passioni e preoccupazioni.
-Quivi, così gli ambiziosi, come coloro a cui preme di
-servire e giovare la patria, fannosi a corteggiar la plebe, e
-<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
-pensieri affettano ed usi ed eloquenza plebea. Debbesi pertanto
-studiare un modo, il quale senza togliere al popolo il
-dritto di concorrere all'elezione e farsi validamente patrocinare
-nei consessi legislativi, conservi agli uomini d'alto ingegno
-e d'animo indipendente la libertà d'opinione, e gli
-esenti affatto o dalla necessità o dall'utile di plebeizzare. Dee
-procurarsi altresì che le minoranze (come le chiamano) non
-siano più del convenevole sopraffatte dalle maggioranze; e
-perciò, dee lasciarsi aperta una qualche via onde alle persone
-di singolar merito che hanno ottenuto il suffragio di tale o
-tal municipio, ma non quello del generale scrutinio, si possa
-ciò nonpertanto ascrivere la dignità e l'ufficio di Deputato.
-</p>
-
-<p>
-Infine, forza è consentire, che nelle città dominanti
-v'è più sapere e maggiore esperienza, e che i pensieri vi si
-compongono meno angusti, e il modo di giudicare è più franco,
-e procede con massime razionali ed universali.
-</p>
-
-<p>
-Dopo queste considerazioni, osiamo trascrivere qui alcuni
-cenni d'una proposta di Legge Elettorale Italiana: e
-diciamo Italiana, non perchè molto diversa da tutte le forestiere,
-ma perchè pon sue radici nel municipio e negli istituti
-letterarj, i due più antichi e più peculiari elementi della
-civiltà italiana. Per mostrar come in rilievo, e quasichè a dire
-in concreto, il nostro concetto, noi l'applichiamo particolarmente
-allo Stato Romano, ove preparasi una legge municipale
-larghissima, e ove la forma attuale della Consulta di
-Stato ha suo fondamento ne' Consigli comunitativi e nei provinciali.
-</p>
-
-<p>
-1. In ogni Comune di mille e più abitanti, chiunque partecipa
-all'elezione dei consiglieri municipali, partecipa similmente
-e con egual diritto a quella de' Deputati.
-</p>
-
-<p>
-2. Tutti gli elettori sono eligibili.
-</p>
-
-<p>
-3. In ogni Comune di mille e più abitanti, ai debiti tempi
-e con le forme prescritte, tutto il Corpo degli elettori municipali
-raccogliesi in Collegio elettivo per procedere alla scelta
-dei Deputati.
-</p>
-
-<p>
-4. Son esclusi dal Collegio que' soli elettori che dànno
-voto nel Collegio elettivo della provincia, come più avanti dichiarerassi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
-</p>
-
-<p>
-5. In ogni Collegio di municipio saranno eletti a pluralità
-di suffragi tre Deputati delli sei che manda ciascuna provincia.
-Ma gli eletti serbano nome di candidati fino allo spoglio
-degli scrutinj che adempie il Collegio elettivo della provincia,
-come dichiarerassi nel numero 9.
-</p>
-
-<p>
-6. I nomi dei prescelti, il numero totale degli elettori,
-quello dei presenti allo scrutinio e il numero dei voti raccolti,
-saranno da ciascun Collegio inviati al presidente ordinario
-del consiglio provinciale.
-</p>
-
-<p>
-7. Nel giorno stesso che avvengono le elezioni in ciascun
-Collegio di municipio, convocasi il Collegio elettivo della provincia
-nella città ove il Consiglio provinciale risiede. Tal
-Collegio è composto dei consiglieri di provincia ordinarj. Vi
-si aggiungono: 1º I rettori degl'istituti pubblici d'educazione;
-2º I rettori de' Licei; 3º Il presidente e il segretario di
-ciascuna Accademia o dal Governo riconosciuta, o che sussiste
-da dieci anni e stampa gli atti delle adunanze; 4º I presidenti
-de' Tribunali di prima istanza e d'appello.
-</p>
-
-<p>
-8. Il Consiglio provinciale, con gli elettori aggiunti, sceglie
-a pluralità di suffragi due deputati.
-</p>
-
-<p>
-9. Due dì dopo l'elezione, il Presidente ordinario del
-Consiglio provinciale, il Gonfaloniere della città, il Legato
-della provincia, il primo Segretario di Legazione e due Assessori,
-rivedono l'atto di elezione di ciascun Collegio, e proclamano
-i nomi de' tre candidati sui quali cade il maggior
-numero di voti. Tal numero dee risultare dal paragone di
-tutti gli scrutinj onde sono usciti i nomi di tutti i candidati.
-</p>
-
-<p>
-10. Lo Stato è spartito in due divisioni, meridionale e settentrionale:
-della prima è capo Roma, della seconda Bologna.
-Roma invia al Parlamento nove deputati, e Bologna sette:
-l'elezione si fa dal Corpo degli elettori municipali, eccettuati
-quelli che dànno voto nel Collegio provinciale. I Consigli
-provinciali di Roma e Bologna costituisconsi, come altrove, in
-Collegio elettivo, procedono alla scelta di due deputati; e
-quindi allo spoglio degli scrutinj di ciascun Collegio municipale,
-eccetto quello di Roma e Bologna.
-</p>
-
-<p>
-11. Ma gli elettori aggiunti ai consiglieri ordinarii, sono
-il doppio di numero; e porzione è levata dalle categorie sopraddescritte;
-<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
-porzione dalle maggiori dignità letterarie e forensi
-che porgono le due principali città dello Stato, e non
-sono nelle provincie, come i rettori dell'Università, il Presidente
-del Tribunale di ultimo appello, ec.
-</p>
-
-<p>
-12. Al Collegio provinciale di Roma è inviata la nota
-dei candidati di tutte le elezioni dei Collegi municipali compresi
-nella divisione meridionale, e al Collegio provinciale
-di Bologna è inviata quella di tutti i Collegi municipali compresi
-nella sua divisione.
-</p>
-
-<p>
-13. Dopo ciò, i due Collegi provinciali scelgono su quelle
-note di candidati o fuori di quelle, a pluralità di suffragi, un
-Deputato per ciascuna provincia. E così è pieno il novero
-dei Deputati e consumata l'opera dell'elezione.
-</p>
-
-<p>
-Mancano a questo abbozzo di legge moltissimi particolari
-completivi ed esplicativi. Ma quando il concetto suo generale
-sia falso, non gioverebbono quelli per raddrizzarlo;
-e dove, per lo contrario, ei si combaci in buona parte col vero,
-il pronto ingegno de' lettori supplirà al rimanente.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fu dettata questa Lettera appena giungeva notizia della
-sollevazione parigina del 48, e venne qualche dì dopo mandata
-fuori in Firenze dal Le Monnier. Ciò non pertanto, ella
-sembra in molte sue parti piuttosto narrazione che previsione;
-effetto questo del diligente ed assiduo studio che l'Autore à
-posto a conoscere le condizioni morali e civili della nazione
-appresso la quale trovò rifugio e ospitalità cordialissima per
-lunghi anni.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
-</p>
-
-<h3 id="crocco">LETTERA AD ANTONIO CROCCO,
-<span class="smaller">INTORNO AGLI ULTIMI CASI DI FRANCIA.<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a></span></h3>
-</div>
-
-<p class="indr">
-Di Firenze, li 10 di marzo del 48.
-</p>
-
-<p>
-Questi giorni addietro, essendo io in procinto di lasciar
-Genova e venirmene giù in Romagna per provvedere alle
-cose mie, cessai del tutto di scrivere nella gazzetta <i>La Lega</i>,
-non mi bastando il tempo nè il capo di attendere a parecchie
-private faccende e di dettar fogli sopra materie gravissime
-come le dà ora il mutamento avvenuto di là dall'Alpi.
-Ciò à sembrato a qualcuno una specie d'artifizio per non
-dichiarar la mia mente e le mie previsioni in subbietto incerto
-e rischioso. Io m'affretto, pertanto, a manifestare e
-spiegare al pubblico quel che io ne penso, il più distintamente
-che io posso e per quanto me ne dà arbitrio la legge;<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a>
-stimando assai minor male il prendere errore nel giudicare
-gli eventi umani, che l'incorrere taccia d'artificioso e dissimulato:
-benchè, a dir vero, il silenzio mai stato non sia
-reputato nè arte nè dissimulazione; ma in tempi difficili, gli
-animi sono inchinati al sospettare, e i giudicj hanno qualcosa
-d'immoderato, come gli avvenimenti. Però io studio di
-difendere la reputazione mia; ed a voi singolarmente la raccomando,
-amico caro ed egregio, siccome a colui che vincendo
-tutti di bontà e rettitudine, dovete della lealtà e
-schiettezza delle intenzioni intendervene più che bene. Quanto
-è poi al valore di questi miei pareri, se mai in veruna cosa
-non può esser grande la importanza delle mie opinioni, impedendolo
-la scarsità dell'ingegno e dell'esperienza, ne' nostri
-giorni elle debbono assomigliare ai sogni ed ai vaniloquj:
-<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
-perchè ora la scienza stessa consumatissima de' più prudenti
-sembra divenire inutile; e da un lato, ogni paradosso piglia
-baldanza di apporsi alla verità; come dall'altro, non v'à
-raziocinio fondatissimo ed evidente che non pericoli di
-mentire.
-</p>
-
-<p>
-L'ultima rivoluzione di Francia è di sì gran momento
-per tutta l'Europa, che vi si possono ordir sopra infinite
-questioni e in infinite parole condurle. Ma io voglio esser
-breve, secondo mio istituto e come porta una semplice lettera.
-Senza che, le menti sono a questi dì in sì fatta guisa
-distratte e preoccupate, che il lungo sermonatore non trova
-uditorio. Io risolvo, quindi, di far parola unicamente di quelle
-domande che ricorrono sulla bocca di tutti, ed ànno riferenza
-maggiore con le cose d'Italia. E per produrre un
-discorso alquanto metodico, mi torna bene dividerlo per paragrafi,
-ed a ciascuno apporre la sua rubrica.
-</p>
-
-<h4>§ I.<br />
-<i>Se la rivoluzione ultima di Parigi sia pel progresso civile
-un bene od un male.</i></h4>
-
-<p>
-Per definir la quistione, accade prima guardare se nel
-governo repubblicano uscito della rivoluzione s'incontrino
-le qualità e disposizioni dalle quali s'argomenta la fermezza
-e stabilità delle cose, ovvero il contrario. E per certo, se la
-repubblica non durasse, come la rivoluzione fallito avrebbe
-il fine suo, mancherebbe la principal cagione di lodarla e
-chiamarla un bene e un profitto. Secondamente, occorre considerare,
-se la repubblica potrà tenere inverso del popolo le
-promesse singolarissime che gli fa; perchè, quando a lei non
-fosse fattibile di tenerle nemmanco mediocremente, le opinioni
-repubblicane scapiterebbero forte, e gli animi in generale
-perderebbono molto della fiducia e speranza in quel
-progresso civile che la Francia presume di maturare così
-prontamente. In fine, egli è lecito agl'Italiani di valutare il
-male ed il bene dell'ultime mutazioni a rispetto di sè medesimi,
-e pel vantaggio o il danno che sta per procederne ad
-<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
-essi in particolar guisa. Ciascuna di tali cose noi metteremo
-in distinta considerazione: ora qui notiamo soltanto alcuni
-pregi ed utilità, e d'altra parte alcuni demeriti e danni parziali
-dell'avvenimento straordinario e impensato del quale
-Parigi medesima sbalordisce.
-</p>
-
-<p>
-Io dico, pertanto, che ogni accadimento di simil genere
-è di gran profitto ed insegnamento agli uomini; ed anzi, è
-di tanto maggiore, quanto quello arrivò inopinato e contra
-l'aspettazione e il giudicio dell'universale. Un volume intero
-non capirebbe forse tutte le dottrinali sentenze e i documenti
-e precetti politici che scaturiscono dall'ultimo moto francese:
-ma, per toccare un poco d'alcuni, e di quelli segnatamente
-che ànno più spessa e facile applicazione, vedesi, per
-primo, riconfermata con terribil suggello la massima del Segretario
-Fiorentino, che, cioè, nessun nuovo re dee rischiarsi
-a combattere quel principio in virtù del quale salì al trono.
-Ma, certo, Luigi Filippo salito in seggio a nome della libertà
-e per odio della Santa Alleanza, tanto ristrinse le libertà
-quanto n'ebbe agio, e carezzò poi fuor di modo e senza
-pudore i governi assoluti e nemici di Francia. Oltre a ciò,
-regnando egli principalmente per lo sostegno e i suffragi
-del ceto<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> mezzano, mai non dovea nè poco nè molto alienarsene
-l'animo e disamorarlo del suo governo. Per fermo,
-quello sopratutto che nella giornata memorabile del 24 di
-febbrajo fece traboccar la bilancia e dar la vittoria alla plebe,
-fu l'inerzia e lo scontentamento della Guardia Cittadina,
-composta quasichè per intero del ceto mezzano. Ma re Luigi
-Filippo è stato da tre principali cagioni indotto in inganno:
-dall'adulazione crescente ed ipocrita dei governi assoluti;
-dalla pienezza e facilità dei primi successi; e, in fine, dal
-troppo basso concetto ch'ei s'era formato degli uomini in
-generale, e più specialmente de' mezzani cittadini suoi difensori,
-i quali a lui comparivano non altra cosa salvo che
-una turba di trafficanti, desiderosi di guadagnare e di spendere
-e di menar vita grassa e tranquilla. Il perchè, stimava
-<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
-egli con la pace e il riposo a qualunque costo serbati,
-e con la frequenza e moltiplicazione dei traffichi e delle industrie,
-tenerseli sempre amici; dimenticando così, che gli
-uomini, e massimamente i Francesi, mai non sono una cosa
-intera e omogenea, ma un misto di molte e diverse: senza
-dire che per resistere alla plebe ardita e scontenta, non basta
-la pura indolenza degli altri ceti, ma bisogna la vigilanza e
-lo zelo; e questo non vive se non con l'affetto profondo, o
-con lo stimolo acuto e incessante degli interessi. Negli uomini
-è in generale molta fiacchezza, ed ella degenera non
-radamente in viltà; ma la natura nemmanco permette loro
-di scordarsi del tutto la parte gentile e generosa dell'animo
-dalle sue mani medesime fabbricata. Di quindi avviene che
-i principi i quali si fidano e fan capitale della sola porzione
-volgare ed interessata del cuore umano, trovansi un bel
-giorno ingannati: il che molte volte accadde, e moltissime
-succederà per l'innanzi, conciossiachè i principi per isventura
-non veggon sovente daccosto a loro risplendere l'alterezza,
-la dignità e la grandezza umana; e benchè non dovessero
-misurare il rimanente del mondo dai cortigiani,
-pure per abito naturale il fanno, e ruinano. Insomma, nessun
-impero è saldo nel mondo se non à fondamento in
-alcuna forza morale; nè si dà forza morale durabile veramente,
-se non concilia con gli interessi la coscienza del
-bene. Ma troppo era vecchio Luigi Filippo a mutar metodo
-ed opinione: e così riman vera eziandio l'altra sentenza del
-Machiavello, che gli uomini pajono grandi e sapienti il più
-delle volte perchè l'indole loro si conforma affatto coi tempi;
-ma se questi o mutano o si alterano profondamente, non
-sapendo quelli fare altrettanto perchè la natura e l'abito
-non lo concedono, debbono guastare la propria fortuna, e
-cadere.
-</p>
-
-<p>
-Tali e inumerabili altri avvisi ed ammonimenti porge a
-pensare l'ultima rivoluzione di Francia, ed è questo per sè
-un profitto molto notabile a tutti i popoli. In essa è altresì un
-pregio comune con quella del 1830, e che merita singolar lode.
-Io vo' dire che ambedue sonosi unicamente imprese e compiute
-per dar ragione e sicurezza al diritto, e per allargare e riconfermare
-<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
-le pubbliche libertà. Per lo certo, nel 30 il ceto
-mezzano non combatteva dallato al popol minuto per questo
-fine speciale di conquistare predominio ed autorità; come,
-parimente nel 48, la plebe non à creduto di vincere per
-solo difendere e migliorare le condizioni sue proprie. In ambidue
-i tempi si corse all'armi e si versò molto sangue a
-nome di alcuni generali principj di giustizia e di libertà, e
-per ardore di sentimenti generosi e magnanimi: la qual cosa
-torna ad onore particolare di Francia e della sua civiltà; e a
-tutte le culte nazioni dee recare conforto e coraggio il sapere
-che v'à un popolo nel bel mezzo d'Europa il quale fia
-sempre prodigo del suo sangue per rivendicare alcun diritto
-comune, e aprir nuove vie al perfezionamento sociale e politico.
-</p>
-
-<p>
-Ma d'altra parte, e quantunque io sappia affermando
-ciò di sgradire e contraddire a moltissimi, pure non tacerò
-ch'ei non si dee reputare assai ferma e savia l'indole d'una
-nazione, nè assai progredita e matura la sua vita politica,
-quando per abolire alcune pessime leggi e impossessarsi d'alcune
-franchigie, noi la scorgiamo non saper ritrovare altro
-mezzo che la via del ferro e del sangue: e questo dico in
-ispecial modo per la rivoluzione ultima del 24 febbrajo; conciossiachè,
-nell'altra del 1830 fu dura necessità di resistere
-a un improvviso e violento assalto di tirannide armata. Io
-pertanto mantengo che in quell'intervallo di diciassette
-anni compiuti, qualora ai Francesi meglio educati e più
-autorevoli e savj non avesse fallito il coraggio civile, la perseveranza
-e l'unione, e quando elli avessero voluto e saputo
-por mano a tutti i mezzi efficaci e legali che lor porgeva la
-Carta per conseguire o ricuperare tale franchigia e tal'altra,
-niuna forza, niuna abilità, niuna scaltrezza, niuna corruttela
-di governo e di deputati potea frodarli del lor desiderio.
-Ben è vero che non è da imputarsi cotale errore alla plebe,
-la quale scorgendo da un lato la pervicacia del principe e
-dall'altra la inettitudine d'ogni ordine dello Stato a spezzarla e
-domarla, ebbe ricorso al vigore delle sue braccia, e da sè medesima
-ricomperossi dell'umiliazione soverchia in cui governo
-e governati lasciavano lei e la Francia intera in faccia alle
-<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
-culte nazioni che la circondano. Ma perchè la vittoria sembra
-magnificare ogni cosa e persino gli eccessi, e l'Italia precipita
-sempre ad imitare ogni fatto straniero, però giova di
-ricordare, che se la plebe à in Francia compiuto il suo debito
-in modo maraviglioso ed eroico, avevano innanzi mancato
-al debito loro tutte le altre parti della nazione: e ciò è
-quivi accaduto troppo sovente, e non per mera accidenza;
-il perchè quel popolo vanta infinite e strepitosissime vittorie
-d'armi, ma vittorie civili assai poche: e pur queste sono le
-sole desiderabili, e dovrebbero esser le sole del nostro secolo.
-</p>
-
-<h4>§ II.<br />
-<i>Se la repubblica nuova francese mostri di potersi
-reggere lungo tempo.</i></h4>
-
-<p>
-I Francesi di maggior conto, e d'ingegno e studio più
-consumato, tenevano per impossibile il buttare a terra Luigi
-Filippo, propriamente per questo, che tra la repubblica e lui
-non rimaneva altro termine a cui appigliarsi. Ora, quella impossibilità
-stessa di mettere alcuna cosa in mezzo fra il governo
-presente e la discendenza di Luigi Filippo o di Carlo
-decimo, terrà in piedi la repubblica. Conciossiachè il frutto
-più naturale della vittoria ottenuta, si è di volere sperimentare
-il governo nuovo che n'è uscito, e che è il solo espediente
-non messo in uso da lungo tempo e non caduto di
-credito: però, niuna forza può ora subito ricondurre i Francesi
-a rifar quello di cui a gran pena si sono disfatti. E per
-questa necessità che sente ciascuno, vedete come tutti riconoscono
-a gara il governo temporaneo repubblicano, maravigliati
-insieme e orgogliosi di possederlo. Ma esaminando la
-cosa alquanto più addentro, io porrò prima in ricordazione,
-che la plebe parigina non professava da sedici anni a questa
-parte altre opinioni politiche, salvo le schiette repubblicane.
-Ben si potea giudicare che non isperasse di condurle ad effetto;
-e come viveasi fuor modo scontenta ed amareggiata di
-tutto quello che intorno di lei si operava, così facea mostra,
-massime negli ultimi anni, di poco o nulla attendere alla
-<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
-politica. Ma non però cangiava, o temperava le opinioni ed
-i desiderj. Al presente, avendola il coraggio suo proprio e
-l'altrui cieca ed inesplicabile improvedenza fatta signora ed
-arbitra dello Stato, e posseditrice di quella forma di governo
-che secretamente agognava, noi non iscorgiamo cagione e
-potenza alcuna capace di prontamente dispossessarla della
-conquista: e a quel che pare, ne vive non poco gelosa; e
-nulla varrebbero appresso di lei i nomi, le lusinghe, le promissioni,
-le vie mezzane e i termini conciliativi che altra
-volta la sedussero; imperocchè l'esperienza è tanto vicina,
-la memoria tanto viva, e l'illusione così poco durata, da
-non lasciare speranza veruna di ritessere le arti medesime.
-Oltre che, la repubblica in Francia è l'ultimo effetto e il
-termine ultimo di quel corso preordinato e fatale che ivi
-ànno proseguito le cose. Perchè in antico vi fu spiantata
-col ferro la grossa feudalità; poi col ferro, con l'arte e col
-dirozzare le moltitudini, caddero l'uno vicino all'altro i
-corpi privilegiati. Nel 30, il terzo stato (come il domandano)
-raggiunse il colmo delle sue libertà e del suo predominio.
-Nel 48, infine, comparisce la plebe, e segna l'ultima evoluzione
-di quel riscuotersi ed affrancarsi di tutte le classi, il
-quale è testimoniato da ogni pagina della storia moderna, e
-in cui forse si adunano e si sustanziano i fatti più eminenti
-e cospicui dell'èra presente. Ora, perchè la plebe trovi suo
-luogo allato agli altri ordini e le sia conservata una qualche
-balía, fa duopo imprimere nello Stato la forma più popolare
-che dar gli si possa; e questa o risolvesi nella dittatura, la
-qual carezza la gente inferiore per combattere chi sta sopra;
-ovvero risolvesi in pretta democrazia. Ma uscendo di tali
-generalità, e riducendo il discorso al fatto della sussistenza
-della repubblica nuova francese, a me non si lasciano immaginare
-se non quattro cagioni per virtù delle quali potria
-essa repubblica venire atterrata: e sono, il volere della plebe
-e della nazione mutato; il volere e la forza d'alcuna classe
-speciale di cittadini ovvero di tutte, levatane solo la plebe;
-la stanchezza delle continue mutazioni e dell'anarchia; la
-violenza delle armi straniere. Il primo supposto per niente
-non è probabile, perchè un desiderio sì vivo e ostinato di
-<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
-sì gran moltitudine non può cangiare per lievi cagioni, ma
-per molto straordinarie ed inopinabili; e tuttochè le provincie
-si differenzino alquanto dalla metropoli, e in alcune parti
-della Bretagna e in alcune del mezzogiorno i campagnoli favoreggino
-tuttora in cuore la causa regia, io non dubito che
-dalle assemblee primarie non esca una pluralità più che grande
-di voti per la repubblica. Nessuna probabilità si accompagna
-neppure col secondo supposto, cioè che le classi agiate insorgessero
-contro la plebe per ristorare la monarchia; conciossiachè,
-o non sarieno tanto ardite, o venendo pure alle
-armi ed al sangue, del sicuro, soccomberebbono. Nel terzo
-supposto ci è molto minore inverisimiglianza; ma solo il
-tempo vale a condurre la sazietà e la stanchezza; e innanzi
-di giungere all'ultimo effetto di queste, ricercasi una lunga
-serie di prove e di tentamenti sfortunatissimi. Il quarto supposto,
-poi, dell'intervenimento della forza straniera, troppo è
-difficile ad avverarsi e a mettersi in atto nel presente stato
-d'Europa, come presto discorreremo. Seguita da tutto ciò,
-che, per mio avviso, cagione molto prossima ed efficiente
-della caduta della repubblica, non appare e non si conosce.
-Forse taluno vorrà tra esse annoverare lo sgomento e il
-ribrezzo che à lasciato di sè la repubblica sanguinosa del 93.
-Ma ciò potea valere a non farla nascere, ma è insufficiente
-a distruggerla; perchè i mansueti ed i timidi non oseranno
-affrontare il pericolo che va insieme con quella caduta, ed invece
-si volteranno a sperare che la repubblica d'oggidì dissomigli
-al tutto dalla passata; e al governo <i>provvisorio</i> si
-scorge che sta molto a cuore di insinuare negli animi cotal
-concetto, e però ha decretato l'abolizione della pena
-capitale per le incolpazioni politiche. Insomma, il volgo che
-sempre è credulo e speranzoso, e scambia di leggieri il fatto
-col desiderio, mostra di rinnovare sotto a' nostri occhi la
-favola della volpe, la quale la prima volta che s'imbattè nel
-lione, ebbe a morir di paura, ma la seconda si fece un
-po' animo, e la terza gli stiè discosto sol dieci passi ed entrò
-seco in parole. A me poi sembrano alquanto curiose eziandio
-le nostre gazzette, le quali si sbracciano a dimostrare che le
-stragi e i supplizj della passata repubblica non possono ricomparire,
-<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
-unicamente per questa ragione, che i tempi nostri
-sono umanissimi e vincono tutti gli altri di dolcezza, di
-tolleranza e magnanimità. Questa presunzione che à ogni
-secolo di soprapporsi agli antecedenti in ogni bel pregio della
-mente e dell'animo, a me si rappresenta come una gran vanità,
-e nessun vero filosofo la può menar buona. Oh non sanno
-costoro quanto era umano e benigno il secolo scorso, massime
-in sull'ultimo scorcio suo? Forse che non predicavasi contro
-la pena di morte dal Beccaria, con lode e compiacimento di
-tutta Europa; e Caterina II e Leopoldo I non la sbandivano
-da' loro codici? Per certo, nessuno avrà ingegno da vincere
-gli enciclopedisti in soavità di affetto e in mansuetudine di
-consigli; e con le parole sul labbro di <i>fratellanza</i> e d'<i>amore</i>
-iniziarono i democrati del secolo scorso le lor repubbliche
-transitorie e non innocenti.
-</p>
-
-<p>
-Per buona ventura, ciò che rimuove da' nostri tempi il
-rischio e il sospetto di veder rinnovate le calamità e le stragi
-onde ancora si piange e si teme, non consiste meramente
-nella bontà e tenerezza dei cuori odierni, ma nell'essere
-dappertutto cessate le cagioni precipue degli odj profondi, e
-delle ostinate e risorgenti persecuzioni. Veramente, una caparra
-di lunga pace e di agevole conciliazione e concordia,
-fu data agli uomini il giorno che l'uguaglianza civile entrò
-nella ragion delle leggi e nella pratica della vita. Sembrano,
-adunque, mancare nel governo nuovo repubblicano le intestine
-provocazioni alle passate violenze ed atrocità; e mancherannogli
-poi le esteriori, se i regni circonvicini risolveranno
-di non minacciarlo e di non costringerlo a disperati
-partiti e difese.
-</p>
-
-<h4>§ III.<br />
-<i>Se la repubblica può mantenere quel che promette.</i></h4>
-
-<p>
-Ciò che moltiplicar potrebbe in Francia i disordini, e
-produrre prestamente fastidio e stanchezza negli animi, e
-quindi preparare la lor soggezione a un governo dittatorio
-assoluto, sarebbe se la repubblica in niuna guisa potesse appagare
-ed affezionarsi la moltitudine ond'ella è sorta. E
-<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
-però, noi dobbiamo con più diligenza riandar la materia da
-questo lato. Nel dì stesso della vittoria, la plebe mandava attorno
-un Programma ove son registrati i suoi desiderj, e ove
-s'accenna in qualche modo il nuovo diritto pubblico ch'ella
-intende di promulgare. Il qual Programma è da curarsi e da
-esaminarsi in ogni sua parte; perchè, quanto difetta di formole
-ministrative e di ordinamento scienziale, tanto mostra
-alla scoperta il moto primo dell'intelletto del popol minuto, e
-c'insegna con sicurezza i voti e l'esigenze più vive ed universali.
-Tre specie di enunciati son nel Programma: l'una
-discorre delle istituzioni interne politiche; l'altra delle corrispondenze
-esteriori; l'ultima di alcune novità ed istituzioni
-interne sociali, come si usa chiamarle al dì d'oggi.
-</p>
-
-<p>
-Delle innovazioni politiche, non sarà troppo malagevole
-contentare la plebe; ma ne risulterà una tale democrazia, e
-sì fattamente pura e gelosa di sue potestà, che il popol minuto
-sempre farà prevalere la volontà propria su quella degli
-altri ceti, e l'impero del numero non avrà verun contrappeso.
-In America è tuttociò temperato dalle condizioni
-peculiarissime di quella contrada, che porgono modo di provveder
-sempre alla sussistenza dell'infimo popolo: un altro
-temperamento viene colà dalla forma confederativa, la qual
-reca meno impeto nei consigli e nelle opere, e lascia al congresso
-centrale il trattar solo i negozj effettivamente e universalmente
-comuni, e però più larghi e meno mischiati di
-passioni e preoccupazioni. Il Senato eletto a ragione di Stati
-e non di popolazione, e le franchigie comunitative estese e
-intangibili sono un terzo e validissimo temperamento. Ma
-in Francia, sino a che la plebe rimarrà sveglia e manterrà
-suo potere, le assemblee vestiranno un carattere tribunizio
-assoluto, e i deputati più ambiziosi vedrannosi astretti
-a plebeizzare, quanto in America e più. Non àvvi, al parer
-mio, buona e leale rappresentanza di tutto il popolo, e non
-è in questa potere e virtù efficace e fruttifera del bene comune,
-che allorquando nelle assemblee raccolgonsi i due
-elementi migliori dell'universale intelligenza: cioè a dire,
-l'istinto morale e il buon senso pratico delle moltitudini dirozzate;
-e la fina e meditata sapienza dei pochi, la qual dee
-<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
-giungere al parlamento per la sua propria virtù e valentía,
-e non mendicando il suffragio di chi non sa e non può giudicarla.
-Egli è forte da dubitare che le assemblee sovrane e
-costitutrici in Francia trovino un ordine di elezione il quale
-risponda al nostro concetto.
-</p>
-
-<p>
-Il Programma soprannotato, racchiude altresì alcuni
-enunciati, o, a dir meglio, alcuni voti e proposte delle dottrine
-sociali moderne. Esso vuole che tra i lavoranti da un lato e
-chi li adopera e paga dall'altro, intervenga un accordo tale,
-che il maggiore utile del secondo mai non si converta in iscapito
-o in profitto minore de' primi, ed, e converso, il profitto
-di questi torni eziandio a bene di quello. Vuole il Programma
-in secondo luogo, che l'educazione morale e intellettuale diffondasi
-nel popolo di maniera sì larga, imparziale e compiuta,
-da non impedire ad alcuno il franco e pieno esercizio
-d'ogni diritto civile e politico. Esso vuole, infine, che ai
-giornalieri e braccianti mai non sia per mancare il lavoro:
-e dove i privati non lo porgessero, provveda lo Stato, e il
-fornisca egli di continuo ed a tutti.
-</p>
-
-<p>
-A rispetto della prima pretesa, che, cioè, il governo
-concilii ed unifichi gl'interessi de' lavoranti e di chi li adopera
-nelle officine e in altre bisogne, è follia di sperare che
-cotal fatta di accordi e di aggiustamenti possa procedere da
-una legge. V'à molte forme e guise d'associazione tra gli
-artigiani, e quella pure vi si conta la qual consiste a fare
-insieme le spese, insieme faticar il lavoro e insieme spartire
-il guadagno. Ma, tuttavolta che da una banda sarà il capitale
-e l'ingegno, e dall'altra la nuda opera delle braccia,
-nessuna legge e nessuno spediente varrà a rimuovere l'antagonia
-tra le due parti; e quello che finora fu speculato intorno
-al subbietto, o riuscì insufficiente, o illusorio e non praticabile
-affatto. Piacesse a Dio che si potesser levare da entro
-il consorzio umano le antagonie! ma ve n'à delle necessarie
-ed irremovibili, perchè pongon radice nell'intima costituzione
-dell'uomo: ed anzi, che è la natura senza contrasti?
-Ei pare che rimosse le contrarietà cesserebbe ogni moto, e i
-germogliamenti e gli effetti dell'universal vita s'ammortirebbono
-essi pure, e di mano in mano dileguerebbero.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
-</p>
-
-<p>
-Quanto alla seconda richiesta della pubblica educazione,
-a me non par dubbio che un governo popolare davvero, e caldo
-zelatore dell'utile dell'infime classi, propagar non possa e
-moltiplicare quel bene infinitamente di più e meglio che non
-s'è fatto fino al dì d'oggi in Europa. Ma due cose son da notare
-su tal proposito. L'una è che l'educazione è termine relativo,
-e relativa è la convenienza e proporzione di lei con l'esercizio
-di tutti i diritti civili e politici. Quindi, se vuolsi in
-Francia che la repubblica renda, a breve andare di tempo,
-ogni cittadino capace di entrare al parlamento e scrutarvi le
-leggi, non chiedonsi più fatti umani ma sovrumani, e d'altro
-pianeta che non è questo il quale abitiamo. Se vuolsi, invece,
-che la repubblica proceda con metodi tali, che la cultura
-dell'ingegno e dell'animo sempre più s'accresca e si
-spanda nel popol minuto, ciò non solamente è fattibile, ma
-sta segnato fra gli uffici e le obbligazioni primissime d'ogni
-virtuoso e illuminato reggimento. L'altra considerazione da
-compiere e da tener qui presente, si è, che per isventura
-tutto ciò che riferiscesi in diretto modo all'intelligenza ed
-al cuore, à natura tanto spontanea ed <i>incoercibile</i>, che mal
-si può domandare a un governo e ad una legislatura di porlo
-ad effetto per vie immediate e mezzi imperiosi. Possono i
-reggitori e i legislatori mettere in arme un esercito, costruire
-una flotta, decretare spedizioni e conquiste; non possono per
-via d'impero e con sicurezza di frutto costringere un sol villaggio
-a lasciar l'ignoranza ed addottrinarsi.
-</p>
-
-<p>
-Per ultimo, ha domandato la plebe in Parigi, che ad
-ogni operajo venga cotidianamente e senza pericolo d'interruzione
-fornito il lavoro, e col lavoro accertata sussistenza.
-Ma di ciò, come di materia gravissima e ancora molto
-involuta, faremo discorso distinto e particolare.
-</p>
-
-<h4>§ IV.<br />
-<i>Se la repubblica può fornir lavoro cotidiano
-agli operai che ne mancano.</i></h4>
-
-<p>
-Per prima cosa, chi entra a speculare su tali argomenti
-e non à grande uso, badi di non iscambiare le dispute e le
-<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
-speranze de' comunisti con quelle de' socialisti. Ai primi sta
-fitto in capo di credere che possa il mondo civile pervenire
-alla comunanza dei beni, e quindi abolire affatto la povertà.
-Questa teorica è tanto disforme non pure dai fatti fin qui
-durati fra gli uomini, ma dall'essere intrinseco delle cose,
-che non diviene pericolosa se non fra genti di grosso ingegno
-e selvatiche, o pel soverchio dei mali e dell'oppressione
-accecate e infreneticate. Non vive a questi dì in veruna
-città d'Europa una plebe così pronta d'ingegno, provveduta
-di cognizioni, accorta, sperimentata e di buon giudicio come
-la parigina: il che ha bastato per disseccare le barbe del comunismo
-in sul primo mettere che facevano; e tutto il lor
-succo è stillato nella repubblica Icaria, i cui cittadini, come
-s'impara dal nome, hanno l'ale appiccate con un poco di
-cera, e mai non esciranno del labirinto che sonosi compiaciuti
-d'architettare a lor posta.
-</p>
-
-<p>
-Ma un'altra generazione di scrittori è in Francia, che
-ha per intento speciale di meditare su quelle forme comuni di
-vita socievole, e su quegli istituti generalissimi che appajono
-in ogni parte del mondo cristiano, rimangono quasichè inalterati
-per mezzo alle mutazioni e alle rivolture politiche, e
-compongono tutti insieme l'ordine e l'assetto primo ed elementare
-in che si riposa da secoli la parte più civile e più
-culta del genere umano. A tali scrittori suolsi dar nome di
-socialisti; e non ostante che parecchi di loro trasmodino e
-corrano a immaginare sistemi speciosi d'umana socialità, pur
-nondimeno il concetto che sveglia le lor fantasie è nobilissimo
-e fondatissimo; e in quello s'appuntano tutte le investigazioni
-della filosofia civile; in quello fermò la mente Platone,
-e gli altri insigni intelletti che guardano come da specola
-eccelsa i moti, i portamenti e le condizioni della intera
-famiglia umana. Ma da un lato, sonosi questi scrittori imbattuti
-in fieri problemi che sembrano chiusi e sepolti a
-qualunque intelletto; e dall'altro lato, l'indole peculiare
-degl'ingegni francesi mal si confà e si proporziona con
-essi: imperocchè l'acume non basta ove domandasi profondità;
-nè la perspicacia analitica, ove si desidera il sicuro
-sguardo sintetico; nè l'ordine, la lucidezza, il minuto distinguere,
-<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
-il presto concludere, il facile concepire, ove bisogna
-per vie implicate e tortuose aggirarsi, ove la minutezza,
-la facilità e la speditezza non colgono e non abbracciano se
-non la buccia e le foglie. Da ciò è seguito, che i libri de' socialisti
-francesi con molte parole recano poca sostanza, e
-filosofano poetando, e fabbricano castelli incantati. Ma in
-Francia ove ogni cosa si volgarizza, e la scienza è trattata
-in modo assai piano e con favellare accessibile all'intendimento
-comune, quelle gran parole <i>droit de travail</i>, <i>organisation
-du travail</i>, <i>solidarité de tous pour tous</i>, e altrettali, non
-furono dette al sordo: raccolsele il popol minuto e ne fe capitale;
-ed oggi che à l'arme in pugno e sente l'aura della
-vittoria, volgesi non minaccioso, ma instante e autorevole a
-coloro medesimi dalla cui bocca uscivano quelle avviluppate
-sentenze, e lor dice con gran franchezza: — Cittadini e maestri,
-noi vi tenemmo fede; teneteci voi le fatte promesse, dappoichè
-la Francia è a vostra requisizione, e or potete quel
-che volete. Agli altri ceti à bastato la libertà e l'uguaglianza:
-a noi bisogna altra cosa; che la libertà sola non ci disfama
-e non ci disseta: noi domandiamo alla repubblica un pane
-in cambio del nostro sudore. — Così à discorso la plebe. Or
-che poteva il governo rispondere ai vincitori armati, se non
-quello che disse un officioso ministro ad una regina: — Vostra
-maestà stia certa che se la cosa è possibile, ella è fatta; e se
-impossibile, si farà?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ma esaminando il subbietto ne' suoi principj, ei vi si
-trova subito una dolorosa contraddizione. Che all'operajo voglioso
-della fatica non debba mancare la sussistenza, comparisce
-un diritto così patente e un debito così essenziale del
-consorzio civile, che vedendosi tuttogiorno accadere il contrario,
-l'animo se ne sdegna profondamente, e viene indotto
-a proferire quel medesimo che io scriveva, parecchi anni fa;
-cioè «che ogni comunanza di uomini la quale non sa trovar
-modo, o non vuole, di riparare dalle necessità estreme della
-vita gl'individui suoi innocenti e non istanchi mai del lavoro,
-non può dirsi con rigore nè sapiente nè civile, ma
-sotto sembianze molto contrarie è barbara tuttavia e insipiente.»
-D'altra parte, le difficoltà di ben soddisfare a
-<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
-tali diritti ed esigenze degli operai diventano in pratica così
-sformate e quasi direi formidabili, che a pochi governi in
-sino al dì d'oggi è bastato l'animo di affrontarle, a nessuno
-di vincerle; essendo che noi intendiamo di ricordare i soli
-provvedimenti e i soli rimedj conciliati con gli altri diritti
-umani, e massime con la libertà; e non chiamiamo spedienti
-veri e legittimi quelle case di ricovero (a citar pure un esempio)
-in cui l'uomo perde sua libertà naturale, disciogliesi
-dalla famiglia e gli s'interdice di procrearla. Sta per compiere
-il terzo secolo da che sotto il regno di Elisabetta,
-l'Inghilterra udì pronunziare la sentenza medesima la quale
-oggi si va ripetendo dai socialisti; che, cioè, il povero à
-buon dritto e buona ragione di sempre poter barattare con
-un tozzo di pane il lavoro e la fatica delle sue braccia. Eppure,
-quella sentenza fu per addietro e tuttavia si rimane sì mal
-praticata e avverata nel suolo stesso ove fu proferita, che ne
-dovremmo ritrarre un troppo sinistro augurio, e disperare da
-questo lato del progresso del genere umano. Nel vero, assai
-poco giova che il governo provvisorio di Francia siasi tanto
-sollecitato a mandar decreti per costruire officine e iniziare
-i pubblici lavorii: qui, per lo certo, cade in acconcio il trito
-proverbio, che dal detto al fatto corre un gran tratto. Ciò
-non ostante, qualche notabile cosa è da credere che porranno
-in istato, perchè a loro fa gran bisogno di contentare
-le moltitudini. A noi rimane per al presente l'ufficio di
-spettatori; nè l'esempio, comunque riesca, fia mai perduto.
-Di questo, peraltro, io mi persuado e vivo certissimo, che
-quantunque tra i componenti medesimi del nuovo governo
-siedano alcuni filosofi socialisti, ad essi non va ora pel capo
-di mettere in atto la strana dottrina dell'organisation du travail
-quale la c'insegnano alcune loro stampe ed opericciuole,
-e che ad effettuarsi e compirsi non è più spedita e facile o più
-durabile e profittevole delle utopie de' sansimonisti e della
-repubblica Icaria. Niente ancora à trovato l'ingegno umano di
-positivo e di pratico in ordine all'economia pubblica, salvo i
-principj che si domandano della libera concorrenza; la qual
-verità non ci vieta di riconoscere i danni e gli stenti che ne
-procedono molte fiate al popolo degli operai. Ma rimane ad
-<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
-indagare ancor più sottilmente, se la virtù medesima di quei
-principj sia capace o no di rimuovere in buona parte, o di
-sminuire e stremare quelle pregiudiciose e afflittive conseguenze;
-ovvero elle sieno tali da non potersi emendare, eccetto
-che da riforme ed innovazioni profonde ed isconosciute.
-Infrattanto, il senso morale e la intuizione immediata dei
-sommi veri ci persuadono, che la libertà e la spontaneità
-debbono pure in economia, come in qualunque altra disposizione
-sociale, essere il germe fecondo e l'efficienza prima
-ed inesauribile d'ogni progresso, d'ogni salute, d'ogni prosperità.
-Poco importa che il costringimento s'adempia in
-nome di pochi, o d'uno, o di tutti: nell'ultimo caso, è salva
-la dignità umana, non la spontaneità; e quindi l'energia, la
-copia, la varietà e la perduranza dell'opere di mano in
-mano decadono e si rallentano. Certo, fa gran maraviglia
-che quella nazione stessa a cui in fatto di politiche libertà
-sembra di mai conseguirle nè larghe nè sicure abbastanza,
-pretenda in fatto d'industria di procedere coi divieti, e con
-l'intervenimento importuno e dispotico della legge.
-</p>
-
-<p>
-Ciò presupposto, e tornando più strettamente al subietto
-de' pubblici lavorii, noi diciamo che l'attuazione compiuta e
-perpetua di quelli o tornerà affatto impossibile, o sommamente
-diverrà perniciosa allo Stato, se non si conformi con
-le massime della libera concorrenza, e in troppa gran porzione
-impedisca e conturbi la operosità economica dei privati.
-Perchè ciò non accada, ricercansi principalmente le
-quattro condizioni infrascritte.
-</p>
-
-<p>
-1º Le pubbliche officine debbono istituirsi universalmente,
-e poco meno che in qualunque grosso comune. Altrimenti,
-egli succederà molto presto un'accumulazione tragrande
-di popolo in quelle sole città ove saranno pubblici
-lavorii. Diciamo poi, che fatto anche che tali opificj e lavori
-sieno per ogni luogo moltiplicati, ciò nondimeno rischiasi
-forte di veder le campagne vuotarsi di gente e mancare le
-braccia all'agricoltura, massime nelle provincie più montagnose
-e più sterili; conciossiachè il trovare ne' luoghi
-murati ad ogni tempo e ad ogni qualità di persone apparecchiato
-il lavoro e accertato il salario, non può non accrescere
-<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
-a dismisura la propensione de' contadini per ricoverarsi
-nelle città e lasciar la villa. Converrà, dunque, in sull'aprirsi
-le officine per tutto lo stato, cercare compensi e
-provvedimenti nuovi e gagliardi perchè le genti sparse per
-lo contado, vi si mantengano.
-</p>
-
-<p>
-2º Necessità vuole che si decreti e si fermi, i pubblici
-lavorii venire costituiti per supplimento e riparo alla insufficienza
-delle industrie private, e però ricevere da queste limitazione
-e misura; cioè a dire, che nelle officine della repubblica
-sieno raccolti quegli operai solamente a' quali nessuna privata
-industria ha potuto fornir lavoro. E ciò si dovrà riconoscere
-dai commessarj, o in virtù di certificati de' capo-maestri, o con
-altri metodi e discipline, secondo si troverà più agevole e
-più sicuro. Chi si consigliasse altrimenti, vedrebbe in cortissimo
-tempo ogni sorta di lavoranti sgombrare le officine
-private; perchè, poste pari tutte le condizioni, ciò nondimeno
-la sola maggior sicurezza e stabilità del salario, e il non servire
-ad uomo particolare ma sì al pubblico, e non all'umore
-del principale ma sì agli ordini disciplinati prestabiliti, indurrebbe
-gli operai ad abbandonare a mano a mano il lavoro
-de' cittadini per quello del comune.
-</p>
-
-<p>
-3º Se il governo non vuol menare a ruina di molte industrie
-private, dovrà procacciare che i lavori da lui condotti,
-sieno di qualità da non potersi dai particolari cittadini
-imprendere con profitto: la qual cosa importa che le pubbliche
-manifatture quanto più crescono, e tanto più costino
-e sieno a maggiore scapito del tesoro. Ogni altra specie di
-lavori condotti dal pubblico renderebbe impossibile la concorrenza
-privata in quella cotale specie. Ma, d'altra parte,
-al governo fa gran bisogno d'assai varietà di lavori, perchè
-dee dar salario ad ogni generazione di operai. Tutti questi
-nodi sono difficili a sciogliersi, ed esigono nuovi temperamenti
-e partiti.
-</p>
-
-<p>
-4º Avviata la generale istituzione dei comuni opificj, mai
-non potrà il prezzo della mano d'opera (come usan chiamarla)
-sminuire tanto e sì presto, quanto si vede ne' paesi ove il
-numero delle braccia soverchia l'uopo che se ne à. Però,
-tutte quelle industrie le quali competono con gli stranieri,
-<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
-mercè del buon mercato e del potere scemare fino all'ultimo
-estremo i salarj, cesseranno e s'annulleranno. Tanto
-più è comandato al governo di non recare perturbazione ed
-impaccio alle industrie che valgono ad avvantaggiarsi e a
-fiorire non ostante il prezzo più che mezzano della mano
-d'opera.
-</p>
-
-<p>
-Segue dal fin qui ragionato, che più malagevole assai è
-per riuscire al governo repubblicano il soddisfare e piacere
-alle moltitudini, a rispetto delle nuove opinioni sociali, di
-quello che negli ordini della politica; delle quali opinioni
-sorgerà una copia e una varietà esorbitante, e così belle
-d'apparenza e lusinghevoli agli occhi del popolo, quanto
-poco fondate e lontanissime dalla pratica. Ma perchè le
-maggiori difficoltà della lor materia risiedono nelle viscere
-della cosa, e in certe impossibilità naturali e invincibili,
-l'ingegno molto svegliato e penetrativo della plebe francese
-non può non avvedersi, dopo le prove iterate della discussione
-ed esaminazione patente e comune, che il governo non
-à in pugno una verga da taumaturgo: e però io penso che
-tali malagevolezze ed ostacoli non basteranno a mettere giù
-la repubblica, ma sì basteranno a commuoverla ed agitarla
-continuo, e a crescere l'inquietezza ed il malumore degli
-operai, i quali per lungo tempo non poseranno, e correndo
-poi agli estremi, prepareranno (com'io diceva in principio)
-la lor soggezione a un governo dittatorio assoluto.
-</p>
-
-<p>
-À la repubblica nuova tra mani le sue utopíe, come
-ebbe l'altra del secolo scorso. Ma in quella era più arbitrio
-e più facoltà di appagare il popol minuto. Conciossiachè,
-l'estinzione dei privilegi, lo spezzamento e ripartimento
-che ne seguiva dei beni stabili, e l'attuazione compiuta
-e súbita della libertà e uguaglianza civile, erano novità
-ed effetti visibili a tutti, e di presto e general giovamento.
-Ora, alla presente repubblica, per empiere i desiderj di tutta
-la plebe, occorre di affaticarsi in miglioramenti male studiati,
-mal definiti e poco o nulla operabili. Ma d'altra parte,
-la repubblica antecedente armava contro di sè profonde
-passioni e non placabili inimicizie: la presente fa male a pochi
-o a nessuno; del pari, che crescere molto la somma dei
-<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
-beni, massime delle classi inferiori, s'accorgerà di non potere.
-Ma quello che non eccede le sue facoltà, ed entra innanzi
-a tutte le obbligazioni sue, si è l'ajutare per ogni
-guisa la purgazione degli animi e dei costumi; perchè della
-corruttela è tollerante la monarchia, intollerante la repubblica.
-E la plebe francese presente, non così bene à serbato
-la severità e la modestia come l'energia e il coraggio, e nella
-vita pubblica è assai migliore che nella domestica. Usanza
-generalissima degli operai di Parigi si è lo scialacquare in
-due dì della settimana il salario degli altri giorni. La santità
-del matrimonio conoscono poco o nulla, e in grossolani piaceri
-s'ingolfano senza misura e quanto i guadagni cotidiani
-il concedono. Della religione serbano un sentimento confuso
-e fugace, e mai non si affaccia loro il pensiere ed il desiderio
-di meditare intentivamente sulle ultime sorti dell'uomo.
-A queste male disposizioni ànno gli scrittori di là piuttosto
-aggiunto incentivo che recato rimedio. E per fermo, nella
-più parte de' libri loro, che altro s'incontra, salvo una pittura
-vivissima dei patimenti della plebe, e un'amplificazione
-continua delle oppressioni e delle avaníe ch'ella sostiene
-dai potenti e dai facoltosi? Quante parole spendono essi per
-dimostrare all'infimo volgo i suoi diritti e le doti e i pregi
-segnalatissimi che la fregiano, e quante poche per istruirla
-de' suoi doveri e ammonirla delle sue colpe! Indicassero almeno
-le vie dirette e pacifiche per condurre le moltitudini
-dalla povertà all'agiatezza, dalla miseria alla giocondità: ma
-in quella vece, dopo avere accresciuto alla plebe la cognizione
-e il sentimento de' proprj mali, o si tacciono affatto, o propongono
-tali compensi e partiti, ai quali essi medesimi non
-porgono fede. Medici veramente crudeli ed improvvidi, che si
-dilettano di palpar le piaghe del popolo e inasprirle e dilatarle,
-senza prima fornirsi di neppure una stilla di balsamo sedativo
-e salubre! Insomma, in questi ultimi quindici anni gli
-scrittori francesi ànno in troppa gran parte mancato all'ufficio
-loro; e la dignità delle lettere ne à scapitato assaissimo;
-e la repubblica nuova trovasi ora sulle braccia una
-plebe molto più adulata e guasta dai libri che illuminata e
-corretta, ed emmendar la quale non pensò nè punto nè poco
-<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
-Luigi Filippo ed il suo ministro, benchè loro non mancasse
-tempo quieto ed accomodato.
-</p>
-
-<h4>§ V.<br />
-<i>Massimo impaccio per la repubblica sono le corrispondenze
-esteriori.</i></h4>
-
-<p>
-Contro forse l'opinione di molti, noi reputiamo che tra
-gl'impacci maggiori del nuovo governo repubblicano sono da
-computarsi le corrispondenze esteriori. E prima, si voglia notare
-che a tutti i governi veduti sorgere in Francia, massime
-da cinquant'anni addietro, le malagevolezze maggiori e i pericoli
-più imminenti e più gravi sono provenuti dal di fuori;
-e ciò per l'intima connessione che i fatti e le disposizioni
-esterne acquistano in quella contrada con gl'interni fatti e
-disposizioni. La Francia tocca da ogni lato le più vitali parti
-d'Europa, e mai non è sorto conflitto in alcuna nazione circonvicina,
-che la spada del popolo francese non siasi snudata.
-</p>
-
-<p>
-Ad ogni grandezza civile tengono dietro molti rischj e
-gravezze; e la Francia grandeggiando in Europa, segnatamente
-per certo imperio morale che esercita sugli animi e
-sugli intelletti, non può in niuna maniera ristringersi in sè
-medesima, e goder pace se gli altri non l'anno: e come ogni
-suo moto à consenso e ripercussione di fuori, così non possono
-i suoi vicini rimanere indifferenti e neutrali, ma o caldi
-amici o caldi nemici; e bisogna o ch'elli accettino i suoi principj
-e le forme del suo vivere sociale e politico, od ella i loro
-in massima parte.
-</p>
-
-<p>
-Ora, venendo al caso presente, volentieri riconosciamo
-che una nuova colleganza europea contro la Francia repubblicana
-non par probabile, ma nemmeno scorgiamo su che
-fondamento saldo e durevole possa costituirsi la pace, e come
-annodare leali e amichevoli corrispondenze tra la repubblica
-e i regni circostanti. La diplomazia della plebe è differentissima
-da quella dei principati e delle aristocrazie. Per solito,
-non vuol secreti e non sopporta dissimulazioni; s'impazienta
-<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span>
-agl'indugi, abborre i mezzani partiti, e (ciò torna a perpetua
-lode sua) sempre à nelle risoluzioni dell'ardito e del
-generoso: testimonj gli Ateniesi ed i Fiorentini. Aggiungasi
-a ciò il naturale de' Francesi audace e mal sofferente, e quello
-spirito d'antica cavalleria che mai non li fa quietare, e cacciali
-volentieri in difficilissime imprese. Ma oltre di questo,
-la Francia, avanti ogni cosa, è armigera e battagliera; à un
-esercito grosso, avidissimo di romper guerra, e a cui vengono
-meno al presente le fazioni dell'Affrica, le quali se abbastanza
-non l'occupavano e intrattenevano, pure gli ànno
-sempre tenuto vivo il gusto e il senso della vita guerresca,
-e acceso un desiderio smanioso di fatti grandi e di gloria un
-po' meno dispari e dissomiglievole dall'antica. Ora, come potrà
-il governo far languire nell'ozio delle caserme un esercito
-così fatto, e il cui ardore e la cui ambizione è di tanto
-accresciuta dagli ultimi avvenimenti!
-</p>
-
-<p>
-Una cosa è inevitabile al governo nuovo repubblicano;
-il dovere, cioè, fare scelta fra due partiti in ugual modo pericolosi.
-A lui bisogna o non più riconoscere i trattati di
-Vienna, e con questo solo perturbare tutta l'Europa, e nimicarsi
-fin l'Inghilterra; o riconoscerli, e smentire nell'atto suo
-primo tutte le massime insino a qui predicate con solennità
-e veemenza da' suoi partigiani. Probabilmente, e malgrado
-degli animi fieri e audacissimi, il governo provvisorio manderà
-fuori un manifesto pieno d'ambigue parole e di mezzane
-opinioni, e dove negherà da un lato ciò che dall'altro verrà
-affermando; e sopra ogni cosa, protesterà fermamente di voler
-vivere non che in pace, ma in buona concordia e amicizia
-con tutti i governi.<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> Se ciò sopportasi dalla plebe, un
-grande frangente è tolto di mezzo, e può l'Europa serbarsi
-in pace per ancora buon tempo. L'Inghilterra, nelle cui mani
-sia ora la somma dei comuni destini, non dubiterà punto di
-mantener con la Francia amichevoli intelligenze, e avere per
-legittimo e rato il nuovo governo repubblicano. Conciossiachè
-<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
-le sue immense armate, e le enormi ricchezze e l'animo coraggioso
-ed intrepido non le bastano a' nostri giorni per rinnovare
-e assoldare la lega Europea contro Francia: mancale
-altresì l'intensione e l'unità del volere, perchè sono mutati
-in gran parte i suoi pensamenti e consigli; ed anche appresso
-di lei le forme sono antiche ed intatte, ma la sostanza
-tutto dì si altera e si trasmuta. La Russia, non ispalleggiata
-dalla Germania, non può nulla di grave e di minaccioso intraprendere
-contro l'occidente europeo; e la Germania si
-quieterà, ed anzi farà ottima diversione chiedendo riforme e
-franchigie, qualora ne' Francesi stia tanta saviezza e prudenza
-da non fiatare nemmanco delle provincie del Reno:
-chè, quando accadesse altrimenti, i tre potentati del Norte
-possono ancora trovare obbedienti i popoli loro, e collegarli e
-moverli contro la nascente repubblica.
-</p>
-
-<p>
-Tutto ciò, ripeto, va per li primi tempi ne' quali la sospensione
-stessa degli animi, la stravaganza dei casi, la
-preoccupazione e il timore reciproco, il non essere i governi
-apparecchiati nè consigliati a nessun gran cimento, ajuteranno
-il desiderio e il bisogno di conciliazione. Ma si fermi
-pure la pace tra Francia e i contermini potentati, rimangano
-in piedi i trattati di Vienna, dichiarisi l'Inghilterra amica
-del nuovo governo, si queti la Germania e riposi la Russia;
-pur nondimeno io manterrò sempre, che tal pace e buona
-amicizia è vacillante e inferma di sua natura, e che in questo
-dimorerà di continuo l'impaccio maggiore della repubblica.
-A' tempi che corrono, non può sussistere, massime in un vasto
-paese, autorevole e influentissimo, come è la Francia, un
-governo non pur differente da quello degli Stati finitimi, ma
-di natura così attrattivo, e così caro e invidiabile a tutte le
-moltitudini. Dico, non può sussistere molti anni; e chi pensa
-altrimenti, e crede tra le due forme governative di scorgere
-differenze poche e superficiali, fa visibile inganno a sè stesso;
-e scorda, fra l'altre cose, che la picciola Svizzera così divisa
-e disforme nei suoi elementi, e mista d'istituzioni moderne
-e di viete e proprie del medio evo, pur nonostante à dato
-sospetti gravi e durevol paura ai governi circonvicini. Come,
-dunque, non può l'Europa quetare tanto che dura la repubblica
-<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
-appresso i Francesi, così a questi, pure ordinandosi
-e componendosi a casa loro, sempre giungeranno di fuori
-nuove perturbazioni, e pericolo instante di scompiglio e di
-guerra.
-</p>
-
-<h4>§ VI.<br />
-<i>Conclusione di ciò che precede.</i></h4>
-
-<p>
-Ei si dee concludere primamente, che guardata e considerata
-parte per parte ogni condizione dello stato presente di
-Francia, non appare cagione alcuna per la quale si giudichi
-facile e molto vicina la caduta della repubblica. Questa poi
-fu fondata per la vittoria e il voto unanime della plebe; e
-però al nuovo governo dee stare a cuore principalmente di
-farsi a quella grazioso e accettevole, come ai passati reggitori
-era principale necessità di contentare e favorire i borghesi.
-Ogni cosa, pertanto, in Francia prenderà aspetto arci-democratico,
-e verserà intorno ai pensieri, ai sentimenti ed
-agli interessi del popol minuto.
-</p>
-
-<p>
-Secondamente, si dee concludere, che al nuovo governo
-aprirannosi vie meno erte e scabrose per soddisfare i desiderj
-del popolo intorno alle riforme interiori politiche, di
-quello che a rispetto delle sociali ed economiche: e altrettanto
-spinoso e difficile gli sarà di condurre a pace e a concordia
-i negoziati e le intelligenze esteriori; ed anzi ciò gli tornerà
-impossibile affatto, quando dalla parte de' potentati del Norte
-non superi tutti gli altri rispetti il timore incessante di perdere
-e inabissare ogni cosa, e dalla parte dell'Inghilterra il
-bisogno grande e non transitorio di accrescere e dilatare i
-suoi traffichi.
-</p>
-
-<p>
-Contuttociò, dall'alterazione continua delle attinenze
-esteriori può scoppiare una general guerra e un totale sconvolgimento
-d'Europa, nè alcuna di quelle alterazioni avrà
-luogo senza commuovere profondamente tutti gli ordini governativi
-di Francia.
-</p>
-
-<p>
-Oltrechè, il governo repubblicano non può rimanersi solitario
-per lunghi anni; ma non cadendo per forza d'armi
-straniere, e non iscompaginandosi con l'anarchia, dee di necessità
-<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
-propagarsi per tutto ove la materia sarà disposta.
-Quindi non può col tempo non inquietare e spiacer sommamente
-all'Inghilterra medesima; conciossiachè la perduranza
-d'una perfetta e vigorosa democrazia pone in gravissimo
-compromesso le aristocratiche istituzioni dell'isola.
-</p>
-
-<p>
-Dalle questioni poi economiche, e più ancora dalle sociali
-agitate in seno di popolaresche assemblee, pericolo è di
-veder sorgere in Francia cagioni copiose di mutamenti e di
-rivolture, massime non si conoscendo nessuna via piana e
-nessun mezzo efficace per attuare certi concetti fantastici, e
-giungere a certi fini a cui la plebe si ostina di pervenire.
-Però, la salute della repubblica, nell'interior suo, sta tutta
-nell'illuminare le menti, evitare le sètte, e all'agitazione somma
-degli animi e alla discussione procellosa de' nuovi problemi
-trovare sfogo e andamento ordinato sì, che le mutazioni
-medesime non compajano eccessi, e non inducano
-l'anarchia.
-</p>
-
-<p>
-Che poi la repubblica sia per ispiegare tanta virtù e saviezza
-di quanta è mestieri per tenere da una banda appagata
-la plebe, dall'altra fuggir la guerra e innovare i trattati,
-e ogni cosa adempiere con autorità di leggi e senza tirannide
-di fazioni, è cosa oltremodo ardua, e assai più da desiderare
-che da sperare. Contuttociò, mal si può affermarlo o negarlo
-assolutamente; imperocchè le storie non ci offrono esempio
-nessuno dello stato civile e politico in cui di presente è la
-Francia, e la più parte delle proposte che fa e degl'instituti
-che va disegnando, riescono nuovi e impensati, segnatamente
-in Europa; e quel simigliante che se ne vede in America,
-riesce, all'ultimo, dissimilissimo, a cagione della sostanzial
-differenza che corre tra i due continenti in ogni
-abito e forma di vita comune. Solo, non è temerario di sentenziare,
-che in tanta incertezza ed oscurità di dottrine,
-e in tanta esorbitanza di desiderj e improntitudine di domande,
-non è punto credibile che possa trovarsi alla prima
-e con quiete il meglio e il più praticabile, e ciò che mostri
-facoltà di durare e di solidarsi: impossibile è, poi, che questo
-s'adempia o con la guerra o con la perpetua sua minaccia
-o con l'imperversare delle fazioni.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
-</p>
-
-<p>
-In genere, la Francia, dal lato degli studj e delle teoriche,
-è mal preparata alla politica e sociale trasformazione
-in cui vuol entrare, e però non istimo che per gran tempo
-valga ad allargar molto il circolo delle cognizioni correspettive
-e ad approssimarle alle ultime soluzioni; e chiaro è che
-ella ondeggia fra due sistemi di ordinamento civile non pur
-diversi, ma opposti. Il primo produsse e governò la rivoluzione
-dell'età scorsa; l'altro risulta, benchè tuttora mal definito,
-dai pensamenti e dalle tendenze nuove della filosofia
-civile, e dai nuovi fatti che il natural-progresso delle nazioni
-compie e mette in considerazione. Il primo s'accorda troppo
-bene con l'indole e l'attività del popol francese; l'altro l'è
-troppo contrario. Il primo può dirsi consistere singolarmente
-in tre cose: nella rivoluzione entro casa; nella propagazione
-sua di fuori per via dell'armi; nella negazione ardita di tutto
-ciò che l'analisi acuta ma frettolosa e imperfetta non trova
-e non riconosce in ogni materia di scibile e nelle più chiuse
-parti del cuore. Certissimo è, che nelle gare politiche, quando
-bisogni venire alle ultime prove, nessun popolo s'agguaglia
-al francese in bravura e in ardore. Similmente, nessuno
-il pareggia in impeto bellicoso; e tutti i pregi di sua natura
-risplendono vivi e abbaglianti nelle fazioni di guerra. Nell'acume
-poi della critica, nella perspicacia e ordine dell'analisi,
-e nella baldanza del negare e del confutare, nessuno
-vince e neppur raggiunge l'ingegno francese. Ma d'altro
-lato, i costumi nuovi e la nuova filosofia vanno ognor da
-vantaggio persuadendo che le rivoluzioni violente distruggon
-sè stesse e più non sembrano necessarie; che la guerra abituale
-è mestiere da barbari, e affoga nel sangue la libertà;
-che le conquiste pesano come cappe di piombo addosso agli
-occupatori; che la critica à ormai compiuto il suo magistero,
-e vuolsi far debito luogo all'autorità delle tradizioni, e
-scandagliare giù nel profondo la scienza arcana che si raccoglie
-e si occulta nei suggerimenti mirabili dell'istinto:
-che le libertà individuali e municipali son fondamento a tutte
-le altre, e con esse dee misurarsi, ad esse adattarsi la potestà
-e l'arbitrio legislativo; che, infine, dai subitanei consigli,
-dai mezzi veementi e forzosi e dai metodi dittatorj mal
-<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
-può germogliare la libertà vera, e che alla tirannide riesce
-non rade volte di mascherarsi col nome di Convenzione, di
-sovranità popolare, e d'altri titoli strepitosi.
-</p>
-
-<p>
-Dal contrasto di tali due sistemi procedono le contraddizioni
-molte che appajono a questi giorni tra uno e altro atto
-del governo provvisorio, tra uno e altro enunciato del Programma
-popolare, e così in ogni parte e manifestazione della
-vita politica. Non può da simil conflitto non provenire assai
-confusione ed incoerenza nelle deliberazioni e nei fatti che
-sono per seguitare. Contuttociò, egli è da sperare e sembra
-probabile che mai non verranno al sangue e alla guerra intestina.
-Conciossiachè il pericolo maggiore da questo lato
-può stare nella porzione più rozza e più indocile della plebe;
-ma perchè ogni suo moto armato minaccerebbe l'avere così
-dei privati come del pubblico, ci par naturale che tutto il
-rimanente del popolo sia per essere pronto ed unito a resistere
-a quella furia. A tutti gli altri umori è credibile che
-la uguaglianza perfetta civile e l'uso interissimo d'ogni maniera
-di libertà dischiudano qualche sfogo, e impediscano
-che alcuna fazione signoreggi, ed opprima talmente le altre,
-e s'impadronisca in sì fatta guisa dell'imperio e dell'armi
-pubbliche, da ingaggiare battaglia con gli avversarj, e insanguinar
-Parigi e la Francia.
-</p>
-
-<p>
-Con tal condizione soltanto di saper fuggire lo sdrucciolo
-dell'anarchia e fuggir la guerra civile, la repubblica nuova
-francese avrà porto a tutti un esempio imitabile, e adempiuto
-un grande e salutifero esperimento; e in solo quel caso
-potrà fermarsi ciò che in principio di questa Lettera molto
-dubbiosamente si proponeva: cioè, se l'ultima rivoluzione
-francese sia per riuscire al progresso civile d'Europa un
-bene od un male.
-</p>
-
-<h4>§ VII.<br />
-<i>Quello che dee l'Italia pensare degli ultimi casi
-di Francia.</i></h4>
-
-<p>
-Lodi chi vuole ed esalti a cielo la vittoria fortunatissima
-del popolo parigino; e confidisi pure ch'ella tornerà fra non
-<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
-molto a progresso grande e magnifico di tutta l'Europa: io,
-come Italiano, confesso che me ne dolgo, e la reputo, almeno,
-avvenuta pel nostro paese nel tempo più disacconcio
-ed inopportuno che dar si possa. Dopo tre secoli di silenzio
-e di sonno, e dopo aver toccato l'ultimo fondo delle umiliazioni,
-dell'ignavia e delle sventure, l'Italia risorgeva in
-modo sì bello e insperato, con portamenti sì ordinati e pacifici,
-con tale pienezza e coscienza della giustizia e del
-dritto, con un senso di virtù e di religione tanto istruttivo
-e tanto esemplare pel mondo, che forzava i popoli tutti a
-maravigliarsene. Risorgeva l'Italia e rigeneravasi per moto
-sì fattamente proprio e spontaneo, che in cambio di aspettare
-e ricevere come l'altre volte, ella dava altrui l'impulso
-e l'eccitazione; e tale impulso era tutto civile ed
-umano, pieno di moderazione, di prudenza, di longanimità.
-La nazione stata più afflitta dalle discordie e più tenuta divisa
-dalle arti di stato, dalla fortuna e dalle colpe sue stesse,
-quella nazione, dico, ritempravasi per prodigio nella
-fiamma d'amore, e in amplesso spirituale si unificava: di
-ventiquattro milioni d'uomini uno solo era l'animo, una la
-mente, uno il fine; e in tanto profondo rivolgimento e in
-così subita innovazione, tu non rinvenivi un sol uomo il
-quale avesse potuto chiamarsene offeso, e a cui il popolo,
-uscito appena di servaggio e inesperto di libertà, avesse
-torto un capello, recato il sopruso d'un obolo, fatto segno
-fugace di risentimento e vendetta. Spettacolo certamente
-insolito a tutte le genti, e onorevole non che per l'Italia,
-ma per l'intera famiglia umana. Quindi l'Europa e il mondo
-non potevano trattenersi dall'encomiarlo: e già riconoscevano
-in noi le discendenze e le propaggini auguste di Roma;
-già domandavano l'Italia la terra perpetua de' prodigi; e
-s'annunziava per mille segni, ch'era oggimai nostro ufficio
-introdurre le nazioni in nuovo corso di civiltà, e loro fare
-scòrta su per li gradi d'altissimo perfezionamento.
-</p>
-
-<p>
-Ora, tanta speranza vien sopraffatta in un subito dagli
-avvenimenti di Francia, e siamo della nobile capitananza
-dispossessati: il mondo torna all'idolatria antica, e, tra
-pauroso ed attonito, tien fermo lo sguardo nella Francia repubblicana.
-<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
-Sieno pure questi nostri lamenti non degni dell'uomo
-filosofo, e mantengasi pure con invitti argomenti,
-che il bene, dovunque venga e comunque, è sempre avventuroso
-e accettabile. Io fui Italiano molto prima di tentare
-d'esser filosofo, e sin dalla puerizia ò pianto con isconsolata
-amarezza le umiliazioni e li sfregi della mia patria: il
-perchè, della cara speranza che or balenava del suo primato
-esultarono tutti gli spiriti del cuor mio, e chiunque strappa
-di mano all'Italia quella sublime lusinga, mi fa dolore e non
-gioia; e se questo è colpa o gran debolezza, io sento una
-forza soave che rende amabile alli miei sguardi la colpa e
-invidiabile la debolezza.
-</p>
-
-<p>
-Ma oltre di ciò, a nessuno è lecito di negare che la rivoluzione
-presente di Francia non ispanda per Italia un
-seme funesto di divisione, il quale, per occulto ed inerte
-che si rimanga, non perde facoltà di scoprirsi e di germogliare
-laddove i popoli sieno men giudiziosi o i governi meno
-prudenti: e questo accade per appunto quando abbisogniamo
-vie più dell'unione compita ed universale degli animi, e
-quando al misericordevole Iddio era pur piaciuto di prepararla
-per tutto, e disporre ogni cosa al finale conseguimento
-suo.
-</p>
-
-<p>
-Ma perchè qualunque lamentazione non à virtù di cambiare
-i fatti e arretrare gli avvenimenti, meglio è di condurre
-i pensieri su quello che a noi importi di praticare e di
-fermamente volere dopo gli straordinarj casi di Francia.
-</p>
-
-<h4>§ VIII.<br />
-<i>Stato presente d'Italia, e ciò che conviene di fare
-a' suoi popoli ed a' suoi principi.</i></h4>
-
-<p>
-E primamente diciamo, che intorno ai consigli, alle
-risoluzioni ed ai portamenti che agl'Italiani possono meglio
-convenire nelle congiunture nuovissime in cui la rivoluzione
-francese gli à collocati, è cosa di gran conforto
-vedere che l'opinione di tutte l'effemeridi nostre, variando
-assai nell'aspetto, non differisce guari nella sostanza, ed
-in tutte sembra spirare il senno e l'avvedutezza antica.
-<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
-La quale opinione, a scioglierla dalle diversità dei modi
-e ridurla in brevi concetti e persuasibili ad ogni mente,
-ci pare dover essere così espressa. Sta il nerbo principale
-d'Italia in Piemonte, e l'esercito di colà è la nostra
-spada: esso à dirimpetto lo sforzo intero dell'Austria. Ma
-fino a che serbasi, come ora è, unito, disciplinato e volonteroso,
-non si fa luogo a serj timori. Per lo contrario, tutto
-quello che sconnettesse l'esercito e ne rompesse la disciplina,
-volterebbesi in danno estremo di tutta la Patria comune;
-perchè l'Austria profittando dello scompiglio, piomberebbegli
-addosso col fiore delle sue truppe, e vedremmo un
-disastro non molto dissimile da quello del 1821. Lo stesso
-caso, e con maggiore facilità e prontezza, si compirebbe nell'altre
-provincie Italiane confinanti con l'Austria. Nè dicasi
-che i Francesi repubblicani calerebbero in nostro ajuto. Conciossiachè
-(presupposta pure come certissima la loro pronta
-calata e la piena vittoria) io sostengo, che quello più non sarebbe
-ajuto d'amici e contribuzione di collegati, ma occupazione
-e conquista; e ciò che avverrebbe di noi tapini, tra la
-prepotenza e la ferocia degli uni, e l'orgoglio e l'ambizione
-degli altri, la storia medesima de' nostri tempi lo insegna, e
-ancora ne permangono i tristi effetti. Necessario è, dunque,
-che la Liguria, il Piemonte, la Toscana e gli Stati romani
-non tumultuino e non si scompongano, per infino a tanto
-che alle frontiere di ciascuna di tali Provincie italiane stanno
-grosse e minacciose le truppe austriache. Da ciò segue, che
-in esse Provincie chiunque pensi a mutar la natura degl'istituti
-e imitare le nuove forme politiche altrove comparse,
-fa opera pessima, e di turbolento e reo cittadino. Manifesto
-è, poi, che se le Provincie meridionali si sollevassero per mutar
-forma di reggimento, l'Italia media e la subalpina non
-posson quetare: però, a tutti gl'Italiani incombe oggi un medesimo
-debito; fuggire le novità che ci disordinano e ci disuniscono.
-Abbiam guadagnato pur tanto di libertà, quanto bisognava
-per dar dominio sicuro all'universale opinione, e
-proseguire ordinatamente di migliorazione in migliorazione,
-sino a vedere attuato appresso di noi tutto il più scelto,
-il più liberale ed il più proficuo delle odierne istituzioni. A
-<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
-tre cose dobbiam ora voltar la mente con ardore di zelo e
-fermezza incrollabile di volontà. La prima è stringere ed
-afforzare l'unione; la seconda, armarci; la terza, consumare
-l'opera santa e solenne dell'indipendenza. Quelle mutazioni,
-pertanto, che a tali tre fini possono recare nocumento o ritardo,
-si abborrano e si respingano, qualunque nome e colore
-specioso e allettativo portino seco.
-</p>
-
-<p>
-Quanto è a nostri Principi, a me sembra di scorgere
-chiaramente, che quel cammino che lor conviene di compiere,
-vada bensì per sentieri aspri e difficili ma non tortuosi ed
-oscuri, e dopo molte scoscese e sdrucciolevoli chine li meni
-in luogo ove potrebbe loro mancar la fortuna ma non la gloria,
-e ove non può abbandonarli l'amore e la riconoscenza
-eterna de' popoli.
-</p>
-
-<p>
-A me va per l'animo, che a Vienna gli ultimi casi di
-Francia recato abbiano sommo terrore a parecchi; ad altri,
-apprensione assai, mista di molta speranza:<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> perchè coloro
-i quali s'ostinano negli antichi pensieri, e reputano ogni rivoluzione
-un delitto e un furore che presto passa, e debbe
-quindi espiarsi con servaggio nuovo e lunghissimo, entrano
-forse in qualche fiducia di veder rinsavire le menti sedotte,
-rannodar le vecchie colleganze, rifare le congreghe de' principi,
-la libertà diroccare per li medesimi suoi eccessi, e il
-mondo spaventato e sconvolto chiedere di riposarsi sotto lo
-scudo dei paternali governi. Primo di tutti il Metternich
-move forse, in questi giorni medesimi, tali o poco diverse
-parole ai Principi nostri: — Ecco, o Signori, avverate a lettera
-le mie previsioni, ed anzi troppo più che voi ed io
-non temevamo. A voi piacque, per eccessiva mansuetudine,
-di carezzare e scaldare nel vostro seno le sètte dei liberali,
-credendole assai temperate e pacifiche e ben corrette dall'infortunio.
-Vedetele ora che son cresciute ed ingagliardite
-coi vostri favori. Avvi egli concessione che li contenti, beneficio
-che li plachi, liberalità che li riempia e li sazii? Prima
-mostravano di non vi chiedere se non alquante riforme;
-poi vollero armi, poi licenza di scrivere ogni enormità ed
-ogni scempiezza; oggi gli Statuti più larghi, le guarentigie
-<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
-più salde, le libertà più estese e compiute non sembrano
-loro abbastanza; oggi si tratta delle vostre corone medesime;
-si tratta dell'essere o del non essere. Or che aspettate,
-o Signori? Forse che la Francia espedisca di nuovo le fiere
-masnade de' suoi giacobini a sommuovere tutti i popoli, a
-rovesciare tutti i troni? Deh facciam senno una volta, e ricompriamoci,
-se egli è possibile e s'egli è ancor tempo, dal
-giogo vile delle cenciose democrazie. Quel che vuol dire
-scostarsi dall'amicizia dell'Austria, nudrire speranze inconsiderate
-d'ingrandimento, correre dietro agli applausi delle
-ingratissime moltitudini, stimo che apertamente il vediate.
-Ma l'Austria scorda tutti gli oltraggi passati, compiange gli
-errori comuni, e solo desidera e prega che il vostro pentirvi
-e ricredervi non sia tanto tardi, ch'ella medesima non conosca
-e non rinvenga spedienti opportuni e bastevoli per
-riscattarvi. Pensate che se i demagoghi si tacciono di presente,
-e sembrano ancora avervi in rispetto e in considerazione,
-ciò accadrà fino al giorno che le truppe imperiali
-ostinerannosi a custodire e fronteggiare la Lombardia. L'ora
-in che avranno sgombrato compiutamente l'Italia, sarà l'ultima
-del vostro regno.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-A me vien pensato che questi debbono essere gli ammonimenti
-e i consigli del Gran cancelliere di Vienna; e a me
-pare, dall'altro lato, udire rispondere così i nostri Principi: — Se
-d'una cosa noi ci pentiamo, si è di avere troppo indugiato
-a riconoscere la perfidia insieme e la vanità de' vostri documenti,
-pei quali rischiammo di perdere affatto l'amore de'
-popoli nostri, che è il solo patrimonio e la sola conquista
-degna d'un re. Voi procacciate di spaventarci mostrando
-la crescente smoderatezza e la necessaria incontentabilità
-delle moltitudini. Ma noi siam di credere, che l'opinione,
-qualora possa manifestarsi senza pericoli e incitamenti, e
-non le manchi agio nè tempo di esaminare, d'erudirsi e di
-avvisatamente concludere, mai non si scompagni dalla moderazione
-e dalla giustizia: ma come ciò sia, meglio ci sembra
-di ottemperare al desiderio eziandio indiscreto de' nostri
-concittadini, che al comando del superbo straniero. Insopportabile
-a noi s'era fatto il regnare come vostri luogotenenti,
-<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
-e col puntello de' gesuiti; e ci è più dolce spartire col
-popolo l'autorità della legge, che veder cancellato il nome
-di lui dal libro delle nazioni, e l'Italia condotta ad essere
-non altra cosa fuorchè <i>una espressione geografica</i>, come voi
-testè la domandavate. Col restituire a' sudditi nostri la dignità
-d'uomo e di cittadino, abbiamo a noi medesimi restituito la
-monarcale dignità, e sentiamo che d'ora innanzi nella bilancia
-d'Europa li scettri nostri avranno pondo e valore. Ad
-accrescere l'uno e l'altro, noi deliberiamo di unirci in
-istretta e saldissima Confederazione; e presto bandiremo una
-Dieta Italiana, ove siederanno con buon accordo e amicizia
-così i nostri commessarj come i deputati delle assemblee.
-Voi dite che la Francia torna minaccevole per tutti i troni,
-e che noi saremo continuo tribolati, continuo sopraffatti dall'esorbitanze
-dei partiti. Ma non vi cada della memoria quel
-grande sfogo che dar possiamo all'eccesso dell'ardor giovanile
-e alle improntitudini della plebe. A ciò basteranno,
-ben vel sapete, queste sole parole: Si passi il Ticino. Ma
-sentiamo che replicate, che vinta la guerra, affrancata la
-Lombardia, e vuota l'Italia d'Austriaci, nessuno porrà più
-argini alle passioni e termine alle speranze e disegni dei
-democratici. Noi rispondiamo invece, che niuna cosa può
-aggiungere credito e forza ai nostri governi, quanto l'auge
-della vittoria, le armi avvezze a obbedire e onorare le nostre
-persone, il merito sommo acquistato appresso della nazione.
-O tutto questo può salvare le nostre corone e prerogative,
-o nessun'arte e spediente lo può. Ad ogni modo,
-la giustizia procede con noi, e i nostri nomi son consegnati
-alla fama, e staranno quanto la storia dell'italiano risorgimento.&nbsp;—
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
-</p>
-
-<h3 id="epoca">AI SIGNORI DIRETTORI DELL'<i>EPOCA</i>.<a class="tagtitle" id="tag16" href="#note16">[16]</a></h3>
-</div>
-
-<p class="indr">
-11 aprile 1848.
-</p>
-
-<p>
-Giovandomi della sincera e cortese amicizia vostra, piglio
-arbitrio di mandarvi alcune brevi considerazioni sui fatti
-di Lombardia, le quali nelle congiunture presenti mi pajono
-non pur vere ed utili, ma che il trascurarle torni troppo
-pregiudicioso alla causa italiana. Nè badate, signori, che
-sieno pensieri d'arme e di guerra; imperocchè, a questi tempi,
-qual buon cittadino non volge l'animo alle cose militari?
-Senza dire che la scienza dell'armi non è tutta chiusa ed
-inaccessibile a chi s'astiene dal maneggiarle, ma v'à alcune
-parti ove il naturale ingegno può penetrare assai dentro, e
-scorgere con sicurezza ciò che al buon capitano occorre
-d'imprendere e di provvedere. Quando, poi, questi miei
-brevi pareri ed accennamenti non pure si raffrontino coi
-disegni e le risoluzioni di coloro che al presente governano
-la guerra santa, ma nemmanco abbiano spazio di prevenirle,
-io ripeterò in cuor mio <i>Hoc erat in votis</i>, e coglierò grandissima
-contentezza dalla inutilità delle mie parole.
-</p>
-
-<p>
-Io dico, pertanto, che considerandosi da un lato le mosse
-dei nostri e dall'altro quelle degli avversarj, s'intende assai
-chiaro, che gl'imperiali procacciano di rannodarsi e difendersi
-principalmente lungo l'Adige; e quivi, secondo che daranno
-i casi, o aprirsi una ritirata sicura sgombrando del
-tutto l'Italia, o ripararsi in Peschiera, in Mantova ed in Verona,
-aspettando quello che venga loro comandato da Vienna.
-Possono eziandio tentar la sorte d'una battaglia campale,
-con questo consiglio, che riuscendo vincitori, acquistino facoltà
-d'invadere nuovamente gran parte della Lombardia e
-del Veneto; e quando abbian la peggio, rimanga loro pur
-sempre un ricovero assai ben munito e ben proveduto nelle
-dette fortezze. Sperare in ajuti nuovi e gagliardi spediti loro
-di là dal Tirolo non sembra che possano per al presente,
-e poco numero di gente non basterebbe al fine di rappiccare
-le fila interrotte tra Verona e le terre austriache.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
-</p>
-
-<p>
-Dal lato nostro, conoscesi che Carlo Alberto è in pensiere
-principalmente di sconnettere in più d'un punto e
-spezzare quella continuazione di forze che gl'imperiali si
-studiano di mantenere fra l'Adige e il Mincio; e nel tempo
-stesso, à l'occhio ai passi meno difesi, e distribuisce sì fattamente
-le truppe dell'ala sua dritta, da impedire al nemico di
-rioccupare per soprassalto alcuna città o luogo importante.
-Con l'ala sinistra, poi, dell'esercito proprio spignesi, a quel che
-sembra, verso il Tirolo, per soccorrere le popolazioni insorte,
-minacciare il nemico alle spalle, e togliergli modo così di tenersi
-congiunto colle terre dell'impero di là da' monti, come
-di rinfrancarsi con qualche schiera che disegnasse di
-calare in Italia.
-</p>
-
-<p>
-Ciò veduto, io sostengo, che è grandemente mestieri
-menar la guerra con celerità e vigore massimo nel Tirolo, e
-far quivi grossa testa di truppe, radunandovi altresì quanta
-più gente assoldata e disciplinata può fornire la Venezia.
-Questo fatto, un buon nerbo di milizie scendendo dal Cadorino
-e dal Friulano, dee spingersi con ardire e prestezza ad
-occupare Trieste, e porgere ajuto ai partigiani e fautori della
-causa italiana che sono pure colà. Sembra oggimai certo, che
-Napoli invia legni e soldati nell'Adriatico; ma nessuno sforzo
-dalla banda del mare conseguirà prontamente lo scopo
-della dedizione di Trieste, qualora dalla banda di terra non
-sia stretta ed assalita con istraordinaria gagliardia. In questa
-sollecita occupazione di tutta l'Istria raccogliesi, al parer
-mio, un punto principalissimo della liberazione d'Italia e un
-gran pegno della sicurezza avvenire; e però è necessità di
-ciò procurare innanzi che il governo nuovo viennese possa
-riaversi, e le sue provincie tedesche, paghe delle libertà e
-guarentigie ottenute, risolvano di sostenere con ogni mezzo
-la ruinante casa di Ausburgo. Fra poco si riordinerà eziandio
-la dieta Germanica, e sarà dieta leale di popoli liberi, e quindi
-tenera sopramodo dell'onor nazionale e gelosa dei vantaggi
-comuni degli Stati Alemanni. Tra tali vantaggi debb'ella
-per certo annoverare il porto di Trieste, che è per l'intera
-Germania il solo uscio aperto sulle acque dei nostri mari,
-e la sola diretta via e comunicazione con l'ultimo
-<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
-Oriente.<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> Potrebbe, adunque, tutta Lamagna commoversi fortemente
-per serbar dominio sopra Trieste; la qual città, d'altra parte,
-rompe in mezzo le terre italiane poste fra l'Isonzo e il Quarnero.
-Sino dai tempi di Augusto, ànno l'Alpi Giulie e le Carniche
-segnato i confini d'Italia; e però, tutta l'Istria e il littorale
-che corre da Pola a Venezia è nostro, e niun vessillo vi
-dee sventolare salvo che l'italiano. In me, pertanto, è gran
-desiderio e speranza che le schiere piemontesi e le venete s'accampino
-presto in tutta quella regione, e chiudano allo straniero
-ogni passo fra il Tagliamento e la Sava, e dai Monti
-della Vena sino alle rive del mare. Per rispetto, poi, all'Illiria
-ed alla Dalmazia, basti per ora il notare, che abita in
-quelle provincie una gente nel cui arbitrio sta il dichiararsi
-o per la causa italiana o per quella dei popoli Slavi; imperocchè
-di schiatta nascono slavi; di costume, di lettere, di governo
-si sentono italiani. A noi importa sol questo, ch'elli non
-sieno e non vogliano essere austriaci, e non possa l'Austria
-nei porti di Dalmazia prepararci continue offese e molestie.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(<i>Dall'Epoca.</i>)
-</p>
-
-<h3 id="guerrait">SULLA GUERRA ITALIANA.</h3>
-
-<p class="indr">
-14 aprile 1848.
-</p>
-
-<p>
-Le operazioni della guerra a me pajono procedere più
-fortunate che preste e ben consigliate; e le spingono innanzi
-le popolazioni insorte, più assai che l'attività e l'ardire dei
-capitani. Dell'esercito di Carlo Alberto, l'ala destra à compiuto
-l'intento suo primo (difficilissimo per addietro, e divenuto
-oggidì poco faticoso) di snidare i Tedeschi da tutte le
-sponde del Po. Col marciare poi raccolta e diritta sopra Desenzano
-e Montechiaro, e col venir sempre di più spalleggiata
-da Bresciani, Bergamaschi, Cremonesi e altri popoli
-circostanti, à forzato gli Austriaci a passare il Chiese, e
-fermarsi sulla sponda sinistra del Mincio, e propriamente
-in quel largo triangolo che fanno insieme Peschiera, Mantova
-e Verona: elli abbandonano persino parecchi posti
-<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
-da lor tenuti a mezzo il cammino tra Vicenza e Verona; e
-giusta gli ultimi rapporti, sembra potersi credere, che l'armi
-piemontesi (e questa era fazione men facile) siensi spinte col
-loro antiguardo tra Mantova e Verona.
-</p>
-
-<p>
-Ma d'altra parte, dell'ala sinistra non si à nuova nessuna,
-e non compajono bollettini. Di quegli ottomila fanti inviati
-verso Salò e Gavarno, e nelle cui mani credesi caduto il
-forte di Rocca d'Anfo, neppure una voce. Ad essi spettava di
-dilatare e soccorrere con vigoría il sommovimento tirolese,
-e chiudere e impedire i passi. Certo è che gli Austriaci mantengono
-ancora disgombra affatto o con pochi interrompimenti
-la via da Bolzano a Trento e da Roveredo a Verona.
-Ma come va tal cosa? come non si tenta ogni sforzo e non
-si opera ogni bravura per insignorirsi di Trento, vera chiave
-del Tirolo italiano; mentre insorgono le campagne, il Bresciano
-ed il Bergamasco si muovono ad ajutare l'impresa,
-e l'ajuta d'altro lato con forte rincalzo la sollevazione del
-Friuli e di tutta l'alta Venezia, e possono accorrere al fine
-stesso i corpi franchi della Svizzera italiana e della Valtellina?
-</p>
-
-<p>
-Al presente, gli è ben avverato che il general Zucchi padroneggia
-Palma Nova ed Osopo, e che que' montanari e segnatamente
-gli Udinesi ed i Trevigiani sono pieni di ardore,
-e si armano e si disciplinano. Ora, gran fatto sarebbe che il
-Zucchi non se ne giovasse quanto bisogna per varcare al più
-presto l'Isonzo e piombare su Gorizia e Gradisca; Gorizia
-città aperta in fondo a una valle, e Gradisca picciolo luogo
-munito di picciol castello. Quella mossa sola basterebbe forse
-a far succedere la dedizione di Trieste, tanto forte dal lato
-del mare, quanto debole e sprovveduta dal lato di terra. Nè
-sembra da temersi che il generale Zucchi e la gente che à
-seco non vi si potessero reggere; conciossiachè tra breve essi
-cresceranno delle schiere del generale Durando; e buona
-porzione delle soldatesche e dei corpi franchi, raccolti qua e
-là nella bassa Venezia, potrannovisi condurre sollecitamente;
-e infine, non mancheranno col tempo le truppe ed i volontarj
-quivi recati dai legni Sardi e Napoletani. Ma, pur troppo,
-tutto questo ricerca nei capi massima speditezza ed ardire;
-<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
-e ricerca altresì un comune disegno, e una bene ordinata cooperazione.
-E però Dio provveda, perchè di comuni accordi e
-disegni vedo pochissime prove, e molte ne vedo contrarie.
-Certo è, poi, che l'Austria, quanto sentirà più difficile e più
-rischioso il resistere e mantenersi nelle interiori provincie
-lombarde, tanto radunerà ogni sua forza sulle sponde dell'Adriatico.
-L'Istria è tutta intera in sue mani, e Trieste s'acconcia
-all'antico giogo. Stando a quello che insegnano l'ultime
-nuove, ogni apparecchio che studia di fare il governo Viennese
-non è per soccorrere la sua causa in Tirolo, ma sì bene
-per fronteggiare gagliardamente i nemici sulla sinistra dell'Isonzo,
-e proteggere la Contea di Gorizia e le terre littorali.
-Mai non m'è rincresciuto così duramente com'oggi di
-non possedere autorità di parole nè arte infiammativa di stile;
-imperocchè io l'adopererei tuttaquanta a persuadere i
-giovani nostri crociati di accorrere sull'Isonzo e varcarlo
-coraggiosi, riconquistando a prezzo anche di molto sangue
-le antiche e naturali frontiere d'Italia. All'Alpi Giulie, griderei
-loro, all'Alpi Giulie, o militi! là su tutte le cime piantate
-il vessillo italiano; e non tollerate, per Dio, che attraverso
-alle nostre provincie, sulle nostre stesse marine, non diviso
-da monti e da fiumi, non impedito non trattenuto da fortezze
-e bastìe, possa dimorare il nemico eterno d'Italia, e con quiete
-e con agio ricominciare le offese e perpetuar le minacce.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(<i>Dall'Epoca.</i>)
-</p>
-
-<h3 id="nuovoguer">DI NUOVO, SULLA GUERRA ITALIANA.</h3>
-
-<p class="indr">
-17 aprile 1848.
-</p>
-
-<p>
-I combattimenti di Goito e di Monzambano recano alle
-nostre truppe onor singolare. Il varco del Mincio, qualora
-gli approcci e le rive del fiume sieno difese e munite secondo
-l'arte, non solo è aspra cosa e difficile, ma compiuta con
-tanta prestezza come i Piemontesi ànno fatto, porge prova
-bellissima di bravura e di abilità; perchè si computa generalmente
-dai buoni maestri di tattica, che sia mestieri di
-spendervi il triplo di tempo; e tanto ne spesero nelle guerre
-<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
-ultime d'Italia i Francesi. In Goito s'erano gli Austriaci asserragliati
-in più strade, e da ogni casa sparavano addosso
-agli assalitori. Or, chi è pratico del guerreggiare, conosce
-troppo bene quali rischj e fatiche s'incontrino a smovere e
-scovare eziandio poca milizia da un luogo in cui ogni muro
-le serve di parapetto, e l'è il bersagliare e l'offendere così
-agevole, come difficile l'essere offesa.
-</p>
-
-<p>
-Ei pare che tutta la schiera cacciata da Goito retroceda
-verso Mantova; e quella, invece, che contrastava il passo tra
-Monzambano e Valeggio, si ricoveri sotto Verona. Ma non più
-padroni della sinistra del Mincio, e rotta la congiunzione loro
-tra Mantova, Peschiera e Verona, forse gli Austriaci in cambio
-di tenere e difendere animosamente quest'ultima, s'apparecchiano
-di far sicura ritirata lungo il Tirolo, e salvar
-gente, artiglierie e bagagli. Se il Tirolo fosse tutto in fiamme,
-come al creder mio poteva essere, accorrendovi i Piemontesi,
-la ritirata de' nemici o verrebbe affatto impedita, o non
-accadrebbe loro senza molto sangue e senza perdite dolorose.
-Ma quando, poi, i Tedeschi indugiassero e dai nostri si trascurasse
-di proseguir la vittoria e di occupare le Alpi con buon
-nervo di truppe, certo, commetterebbesi errore assai grave e
-pregiudicioso. Marciano a quella volta alquanti volontarj comandati
-dal generale Alemandi; ma perchè marciano soli, e
-nessuna porzione dell'esercito li accompagna? a quella fazione
-non bisognano nè cavalli nè artiglierie, ma squadre di volteggiatori
-e di bersaglieri, che da molti giorni potevano essere in
-via. A ogni modo, raccomandiamo con somma istanza ciò che
-le presenti congiunture d'Italia ricercano sopra ogni cosa;
-vogliamo dire, prestezza, ardimento e buon accordo. Sono nel
-Veneto i volontarj Romani, Sardi, Napoletani, Veneziani,
-Lombardi. A chi obbediscono essi? ad uno o a più capi? Nessuno
-ancora l'à significato, nessuno lo sa. Alle operazioni
-loro è guida un disegno e un consiglio prestabilito e comune?
-Speriamo che sì, ma se ne ànno indizj e avvisi contrarj.
-Napoli manda truppe, delle quali certo non si scarseggia;
-e trattiene invece la flotta sua, che sarebbe ai Veneziani
-compiuto ristoro e salvezza.
-</p>
-
-<p>
-Ricordiamoci che mai Dio non à mandato all'Italia
-<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
-tempi più fortunati. Ogni giorno che spunta, reca opportunità
-di gran fatti, e serra nei suoi brevi confini l'efficacia di tutto
-un secolo. Ora, i trattati son rotti, la diplomazia è dispersa
-e muta; impaurano i gran potentati per li guai che ànno in
-casa; l'Inghilterra medesima vive in qualche apprensione
-delle sue cose; Lamagna non è concorde, e travaglia e suda
-a ben ricomporsi. In tali condizioni e pressure, l'Europa attende
-di ricevere nella sua stemperata materia quelle nuove
-forme che il senno e l'arbitrio delle nazioni stanno per imprimerle,
-giusta la naturale configurazione dei territorj, e
-l'indole ingenita e sostanziale dei popoli. Affrettiamoci pure
-noi, di stender l'armi e le insegne su tutte le nostre frontiere,
-e sieno per sempre ricuperate.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(<i>Dall'Epoca.</i>)
-</p>
-
-<h3 id="zucchi">AL GENERALE CARLO ZUCCHI.</h3>
-
-<p class="indr">
-Roma, li 20 di aprile del 1848.
-</p>
-
-<p>
-Io non temo, signor Generale, che a voi sembri temerario
-e importuno che io vi scriva; perchè la vostra cortese
-natura mi rende certo che il tempo non è bastato ad estinguere
-quella tanta benevolenza e parzialità che mi mostraste
-in Bologna nel 1831, quando faticavamo entrambi a ottenere
-che quel tentamento infelice di libertà e d'indipendenza, non
-potendo più reggere, cadesse almeno onoratamente. E prima,
-vi scrivo per dolce sfogo dell'animo; perchè in mezzo alle
-tante e insperate maraviglie del risorgimento italiano, certo
-non dee reputarsi l'ultima il veder voi padrone della città
-che la fredda e lunga vendetta degli stranieri aveavi assegnata
-per carcere. E non è senza gran mistero del providente
-consiglio di Dio, che voi per mezzo a infinite sventure e pericoli,
-e in modi così straordinarj e quasi direi favolosi, foste
-riserbato a questo giorno novissimo in cui s'adempie la redenzione
-finale di nostra Patria. Non è senza mistero eziandio,
-che a voi toccasse per ultimo campo del valore e del
-senno vostro guerriero cotesta città, e cotesti popoli situati ai
-confini d'Italia e naturali custodi dell'Alpi. Io non ò meco
-<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
-una sì gran dose di vanità, perch'io presuma non dico di
-consigliarvi ma di parlare con esso voi di cose militari, e di
-quelle segnatamente che avete ora tra mani. Solo, ricordandomi
-dell'indole vostra lontana da ogni albagía, vorrei farvi
-intendere, che a voi si conviene al presente di porre in disparte
-la naturale ed abituale modestia, e sentire in modo
-compiuto il molto profitto ed il gran momento di quella parte
-della guerra nazionale italiana che a voi cadde in sorte. Chi
-non vede che l'Austria, ormai disperata di proseguire le sue
-difese negli aperti campi di Lombardia, e mal sicura altresì
-di Verona e di Mantova, volterà ogni sforzo dalla banda
-del Tirolo, e sulle terre frapposte tra l'Isonzo e la Sava? Ma
-voi ben premunito dentro le mura di Palmanova, e presto
-fatto capitano (come tutta Italia desidera) d'un giusto corpo
-di esercito, avrete arbitrio da un lato di soccorrere i Tirolesi
-insorti, e dall'altro di assaltar con vigore le truppe austriache
-le quali pretendessero di mantenersi di qua dall'Alpi, vogliamo
-in Trieste e nella contea di Gorizia, vogliamo nell'Istria
-e nella Dalmazia. Però, io non dubito che a voi non
-prema di sollecitamente istruire il re Carlo Alberto sulla
-molta necessità che vi stringe di venir subito provveduto di
-numerosa e scelta milizia, e che quanto maggior quantità di
-truppe italiane sarà schierata sull'Isonzo, tanto riuscirà più
-certa e compiuta la nostra vittoria adesso e nell'avvenire. E
-similmente, voi conoscete quello che in tal fazione potrebbe
-e varrebbe il soccorso del re di Napoli; il sol potentato italiano
-che sia fornito di molte navi a vapore ben costrutte e
-ben corredate, e quindi attissime a bloccare i porti, far mostra
-lungo tutte le rive dalmatiche della nostra bandiera, e
-trasportare e sbarcare speditamente e dovunque sia l'uopo
-notabil copia di armi e di armati. Ei bisogna che le Alpi segnino
-da tutte le bande i confini d'Italia, come volle natura
-quando primamente configurolla. Ma ei bisogna altresì, che
-questo s'adempia prestissimamente, e mentre l'Austria giace
-tutta scomposta e di consiglio sprovveduta, e avanti che la
-Germania intera non incominci a riordinarsi in forte e omogenea
-confederazione. A voi non rimane ignoto, che ne' Tedeschi
-è ora più che mai presente e vivissimo il desiderio di
-<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
-far buona comparsa sui mari, a dispetto quasi della natura;
-accorgendosi essi, che il poco aver prevaluto sull'altre nazioni,
-e poco aggiunto di peso e d'efficacia infino al dì d'oggi
-ai gran casi dell'Occidente europeo, sia proceduto principalmente
-dal non avere marineria. Il possedere, pertanto, per
-via di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia buoni porti sull'Adriatico,
-e mezzo di pronta e diretta comunicazione col
-Levante e con l'Indie, sembra ai Tedeschi un vantaggio
-notabilissimo, e circa il quale è impossibile che non si svegli
-fra breve molta sollecitudine in tutta quanta l'Allemagna.
-</p>
-
-<p>
-Fa grandemente mestieri, adunque, che prima che ciò
-succeda, la vostra gloriosa spada cacci di là dai gioghi dell'Alpi
-Giulie quel che rimane di forze austriache, e i non
-abbondevoli sussidj che possono uscire in questi giorni da
-Vienna. Affrancato una volta quel territorio, e occupati e muniti
-i passaggi, tornerà più facile senza comparazione il difenderli,
-benchè dal lato degli stranieri moltiplicassero le
-armi e gli assalti. Quanto, poi, alle coste Dalmatiche, e a quelle
-popolazioni tanto fedeli un tempo a Venezia, ei si conviene
-adoperare più ancor della spada l'artificio dei negoziati, e subito
-entrare in pratiche di buon accordo non già con l'Austria
-ma sì coi Dalmati, con gli Ungaresi e i Croati. Quello
-che importa all'Italia supremamente, si è che Dalmazia e Illirio
-non sieno austriaci nè tedeschi. Pel resto, puossi trovar
-modo e via di accomodamento durevole; nè bisogna mai
-che la nazione Ungarese, fortissima e potentissima, divenga
-nostra inimica, ma invece compagna ed amica, siccome ai
-giorni per essa gloriosi di Mattia Corvino. Per tutto ciò, mi
-sembra doversi pregare con istanza e premura grande il re
-di Piemonte a mandar di presente uomini esperti e avveduti
-appresso i Dalmati, i Croati e gli Ungaresi, con ufficio
-espresso di dimostrare e persuadere a ciascuno dei tre, — come
-il nemico loro comune sia l'Austria, e come niun d'essi debba
-volere che quel potentato o per sè o in nome della Germania
-possa tener dominio sulle coste dell'Adriatico. L'Italia desiderare
-e pretendere unicamente ciò che natura le à dato,
-cioè le sue naturali frontiere dal Varo al Quarnero; del rimanente,
-non domandare se non buona vicinanza e amicizia.
-<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
-Una lega commerciale e doganale perfetta fra Italia, Dalmazia,
-Ungaria, Transilvania e Croazia, poter mettere in continua
-e profittevolissima congiunzione di traffico il Mar Nero
-con l'Adriatico, il Levante col Ponente, le Indie col Baltico,
-il Po col Danubio. Nessuna ambizione e interesse avere
-l'Italia d'uscire de' suoi confini, nessuno di conquistare e
-predominare sulle popolazioni slave dell'Albania, della Boemia,
-della Servia, della Bulgaria; in quel mentre che l'Austria
-le va minacciando tuttavia, e da lungo tempo à in animo
-di possederle: nè contra l'ambizione di lei potrebbero essi
-popoli rinvenire altro collegato sincero e migliore fuorchè
-l'Italia; imperocchè il Russo ajuterebbeli per farli soggetti;
-il Turco è barbaro e inerme; la Francia troppo remota e incostante.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ma io mi stendo di soverchio a parlarvi di cose le quali,
-dove s'appongano al vero, a voi non son nuove, e meglio e
-più profondamente di me le scorgete e considerate. Nè il mio
-nome val nulla per aggiungere a queste opinioni alcun grado
-di autorità; ma sì vi prego che voi le pigliate a cuore, e Carlo
-Alberto insieme con voi le caldeggi e fomenti, onde poi l'effetto
-dell'opera segua sollecitamente alla ferma credenza di
-entrambi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
-</p>
-
-<p>
-Seguitando a distribuire gli scritti del nostro Autore per
-ordine di tempo, collochiamo qui alcuni discorsi da lui pronunciati
-nel parlamento romano, detto con ispecial nome Consiglio
-di deputati; e scegliamo quelli che per la importanza dell'argomento
-o la caldezza dell'affetto o qualche lume maggiore
-recato alla storia degli ultimi anni, porgono pure al presente
-materia accetta e non disutile di lettura. Come poi l'Autore
-medesimo ne trascrisse più d'uno nell'opuscolo impresso
-da lui in Genova nel 1850, e ristampato in questo
-volume, noi ci asteniamo di qui registrarli. Invece, poniamo
-subito allato ai Discorsi qualche altro breve dettato che in
-que' giorni medesimi pubblicava il Mamiani nell'Epoca.
-</p>
-
-<p>
-A ciascun discorso si premettono poche parole, per notificarne
-l'occasione e le circostanze. A sminuire la noja del
-ripeter la data comune a tutti, avvertiamo il lettore, ch'ei furono
-pronunziati nel corso del 1848. Dalle stesse parole loro,
-poi, si rileva quando l'Autore discorre secondo sua qualità di
-Ministro, ovvero da semplice deputato.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
-</p>
-
-<h3 class="hidden" id="edupop">Discorso sulla educazione del popolo</h3>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-<i>Discorso pronunziato nella tornata del 26 giugno, in occasione che
-alcuni Deputati proponevano di significare nell'Allocuzione al
-Principe il desiderio del Consiglio, che intendesse il Governo
-particolarmente a giovare ed educare il popol minuto.</i>
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<p>
-Il voto col quale la tornata di jeri l'altro venne conclusa,
-riferivasi ad un argomento sì grave e solenne pei
-tempi nostri, che non si fa lecito al Ministero di non dichiarare
-sovr'esso la mente sua; e credo opportuno, come testè
-io diceva,<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> tale dichiarazione accadere innanzi che i commessarj
-sull'Allocuzione al Principe deliberino intorno al
-proposito, e trovino quelle espressioni che parranno loro più
-acconce e più rispondenti ai pensieri e alle massime del
-Consiglio dei deputati.
-</p>
-
-<p>
-Io comincerò dal notare, che sfortunata ed impertinente
-riesce oggimai l'appellazione di riforme sociali e di questioni
-sociali, che molti dànno per vezzo e per uso a importantissimi
-studj e a utilissimi proponimenti. Simili nomi
-svegliano nella più gente un'apprensione ed una paura non
-del tutto irragionevole; perchè il pensier loro corre drittamente
-a quelle moderne utopie che non son lasciate spaziare
-nel libero campo ed innocuo delle astrazioni accademiche; ma
-le si fanno con foga e precipitazione discendere nell'ordine
-dei fatti civili, cagionando, come pur troppo si scorge oltr'alpe,
-fiere e minaccevoli perturbazioni. Pure, come ciò
-sia, noi qui non parliamo (od è questa per lo manco l'opinion
-mia e de' miei colleghi nel Ministero), non parliamo noi
-qui del mutare e rifare le fondamenta al sociale edifizio, ma
-del correggere e migliorare la sorte del popol minuto; la
-quale sarà sempre in cuore a tutti gli animi generosi e compassionevoli
-<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
-e singolarmente al cristianissimo popolo di questa
-città, in cui, diceva quel nostro,
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Giuste son l'alme e la pietade è antica.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Circa l'essere e le condizioni del popol minuto, due
-estremi debbonsi ugualmente fuggire. Il primo, di non gittarsi
-a tutt'uomo in quelle fantasie onde sono uscite con
-parto infelice le teoriche strane e avventate che menano sì
-gran rumore di sè, ma le quali condotte alle prime e più
-semplici applicazioni, subito ànno mostrato la vanità loro.
-No, concittadini, alle questioni, come sono pensate e proposte
-oggidì in Francia e che piglian nome di sociali, non
-trovasi, per isventura, risposta veruna assoluta ed affermativa.
-Certo, io non ficcherò la pupilla mia debolissima tra le
-ombre, anzi nella notte profonda del più remoto avvenire;
-ed io non so bene se nel lunghissimo corso dei secoli la provvidenza
-riserbi all'intelletto degli uomini qualche, dirò così,
-impensata divinazione, per cui giungano elli a risolvere quei
-problemi, e interpretare quegli enigmi che alla scienza
-moderna, e intendo la solida e verace scienza, permangono
-chiusi ed inesplicati. Pur troppo, considerandosi per ogni
-parte cotale materia delle questioni sociali, si riconosce
-apertissimo, che stannovi dentro nascoste certe disuguaglianze,
-o naturali ed ingenite, o necessarie ed inemendabili, e
-certe discrepanze e contrarietà d'interessi, di facoltà e di
-uffici, le quali niun mezzo, niun ritrovato, niuna forma
-d'istituzioni vale a rimovere compiutamente. Però, chi ben
-guarda negli spedienti e ne' partiti proposti, e medita i sistemi
-ambiziosi che i socialisti architettano a lor talento,
-scorgeli tutti offesi da un peccato medesimo; imperocchè
-tutti effettivamente rivolgonsi in un perpetuo paralogismo,
-come la ruota d'Issione. Vuoi tu scemare al possibile l'indigenza?
-noi siamo nel tuo desiderio. Ma se la vuoi sbarbicare
-affatto e per sempre, credi che senza arricchire l'universale
-diverrai povero tu. E se ben poni l'occhio alle tue
-vestimenta, alle supelletili di tua casa, a quelle minute
-opere che altri adempiono in tuo sostentamento e servigio
-ogni dì, affinechè tu possa vacare alli studj tuoi razionali: e
-<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
-se quindi fai ragguaglio di tutto ciò con l'intera famiglia
-umana, e consideri l'immenso apparecchio di ordigni e
-manifatture, e il cumulo e la varietà infinita di materiali
-opere che occorre alla civiltà per sussistere, crescere e perfezionarsi,
-tu verrai nella nostra sentenza: la quale afferma
-che la porzione massima del genere umano nasce destinata
-alle meccaniche faccende, le quali d'altra parte senza fatica
-e travaglio grave e incessante non si compiscono, e però
-bisogna cotidianamente agli uomini il pungolo acuto ed
-amaro della povertà. Che se presumi, o socialista, di possedere
-l'arte di far soave e desideratissimo ogni lavoro il più
-ingrato e il più schifo, mediante certi compensi e armonie
-che dici avere scoperte nell'uomo e nella natura; io affermo
-assai risolutamente, che tu contempli un'altra natura ed un
-altro pianeta che questo dove abitiamo.
-</p>
-
-<p>
-Io veggio bene che tali ubbie fra i nostri dotti non allignano
-e non recan pericolo. Ad esse fa ostacolo insuperabile
-una delle più comuni e più profittevoli doti che la natura
-à fornito alle menti italiane; l'ingegno pratico, io
-voglio dire, e lo squisito buon senso. Nè tampoco sono pericolose
-e attrattive per al presente all'infimo popolo. Conciossiachè
-le nostre plebi, la più parte, sono campagnole, e vivono
-frugali e modeste e così semplici nelle lor voglie e ne' loro
-costumi e pensieri, come la circostante natura, il cui nudo e
-schietto sembiante guardano e ammirano a tutte l'ore. Oltre
-di che, la religione vive ancora e trionfa con pura fede nelle
-moltitudini nostre; e per virtù di lei tollera ciascheduno
-que' gravissimi mali che crede dovere infallantemente venir
-riparati in un mondo migliore; e con serena e tranquilla pace
-di spirito non domanda insino a qui a Dio e agli uomini altra
-cosa, in compenso del tanto sudore, salvo che uno scarso
-e rozzo pane cotidiano.
-</p>
-
-<p>
-Ma, signori, al dirimpetto dell'estremo di cui vi parlo,
-ne sorge un altro non meno pernicioso, e consiste nell'incuria
-e nella dimenticanza del vasto subbietto intorno al quale
-vi sto intrattenendo. Alcuni se ne spaurano a modo, che via
-il cacciano dalla mente come cosa nefaria e da porsi in tacere
-per tutti i tempi. Alcuni invece lo sprezzano e lo deridono,
-<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
-e forse ciò fanno per cortezza d'ingegno e di scienza; altri
-viene nel medesimo effetto per secreto movimento d'egoismo e
-d'orgoglio, trattandosi della gente minuta, alla quale non appartiene
-e che desidera tener soggetta. Altri spera o finge che
-non badando alle questioni appellate sociali, si torrà loro importanza
-e rinomo, e stancandosi gli uomini di ragionarne, elle
-andranno in dileguo. Ma questo guanciale dell'incredulità e
-dell'accidia mai non à dato un buon dormire e un buon riposare
-a nessuno, e non si cambiano per esso le condizioni
-peculiari del secolo. Certissimamente, le questioni dette
-sociali sono il vero e proprio qualitativo della età in che
-c'imbattemmo a vivere; e non è lecito a un popolo da lunga
-mano educato e civile, e similmente a un governo provvido e
-illuminato, il non curarle quanto è mestieri. Debbe anzi egli
-cercarne per tempo e con diligenza la parte sincera e operabile,
-affine appunto di resistere e di combattere con pieno
-e facil successo ai copiosi e funesti errori che quelle accompagnano.
-Nè del presente ei si conviene tanto fidarsi
-da chiuder gli occhi sull'avvenire, forse poco discosto. In
-niuna parte d'Europa s'alza oggi un incendio che non
-mandi per tutto le sue faville: e se le materie, per gran ventura,
-non son qui disposte a contrarre l'ardore, teniamo
-bene in memoria potere l'esempio, le occasioni, le rivolture,
-la male usata libertà e gli errori nostri mutarle; e puossi
-replicatamente diffondere un seme, che in sino a quest'ora
-o non cadde sul nostro suolo, o vi rimase infecondo. Sopratutto,
-convien ricordare che quanto succede di là dall'Alpi
-non è solo da tribuirsi a cagioni locali ed accidentarie, ma
-sì a parecchie universali e durevoli, di cui vi prego di fare
-attenta considerazione.
-</p>
-
-<p>
-La storia antica, e segnatamente quella di Grecia e di
-Roma, appena ci à tramandato il nome degl'infimi lavoranti
-e della più umile plebe, e fatto conoscere alla nostra curiosità
-che in quell'era vivessero poveri, e come fossero sovvenuti.
-Del qual silenzio voi ben sapete la cagione. I veri derelitti
-allora e indigenti erano i servi, cioè gregge umana e non cittadini,
-cose utili e non persone, enti animati, incapaci di possedere
-del proprio nemmanco sè stessi e la luce che loro mandava
-<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
-il sole. Ma il cristianesimo à, la Dio mercè, rivendicato
-per sempre i titoli augusti e inviolabili di tutta l'umana famiglia.
-E posto ancora, che il proletario de' nostri tempi viva altrettanto
-o più disagiato dello schiavo greco e romano, la qual
-cosa in generale non reputo vera; ciò nonostante egli occupa
-oggi con sicurezza e gode a suo senno un tesoro eccelso ed
-inestimabile nel conoscere e praticare la dignità della propria
-natura, obbedire ed assoggettarsi per patto e secondo equità,
-e trovarsi con gli altri uomini in comunanza perfetta di diritti
-e di doveri. Ma, come agli altri ordini di cittadini bastava
-per affrancarsi compitamente e abilitarsi ad ogni vantaggio
-l'estinzione dei privilegi e l'uso della libertà e dell'uguaglianza
-civile e politica, comincia il proletario a
-discernere che ciò a lui non è sufficiente, bisognandogli una
-tutela assai più stretta e più soccorrevole, e desiderando
-ch'ella riceva a' dì nostri alcuna forma legislativa e giuridica,
-nè sia scontata o con qualche specie di servitudine e
-d'umiliazione, o col ritorno dei vecchi mali sott'altro colore
-e denominazione. Esce da ciò, come vedete, una condizione
-non men generale che nuova di tempi e costumi; e la lor
-ragione è riposta così nella progressiva emancipazione delle
-classi, e nel perfezionarsi a grado a grado i concetti e la
-pratica della universale equità e del comune diritto, come
-eziandio nell'efficacia secreta e incessante delle dottrine
-evangeliche, dentro le quali stanno veracemente inseriti e
-racchiusi tutti questi germi benefici di ugualità e di fraterna
-tutela a rispetto dell'infima plebe.
-</p>
-
-<p>
-Ma, signori, cotali germi divini sono dalla provvidenza
-medesima consegnati alla nostra ragione, perchè gl'illumini
-e li fecondi. Fu il medio evo caldissimo tutto di carità verso
-i poveri; ma le tenebre della mente annullavano quasi l'effetto
-di tanto ardore. A noi s'appartiene col senno civile
-odierno di riparare l'esorbitanze e gli errori delle vecchie
-età; e s'ingannerebbero forte coloro i quali stimassero che
-la meditazione, l'uso e l'esperimento non abbiano altresì
-da cotesto lato raggiunta a' dì nostri molta perfezione di
-scienza, nè discoperti di mano in mano e insegnati parecchi
-progressi sostanzialissimi.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
-</p>
-
-<p>
-Distinguiamo (giova ripetere) la porzione fantastica e
-ne' fondamenti suoi mal ferma e cadevole delle teoriche
-odierne sociali, da quella che pur vi rimane salda, positiva e
-operabile. Tra i mali veri e presenti del popol minuto, e l'ultimo
-e inaccessibile punto di agiatezza e prosperità che accennano
-i socialisti, intervengono moltissimi termini e quasichè
-innumerevoli, ciascuno de' quali segna od una privazione
-cessata, od una miglioranza speciale ottenuta; quando
-un qualche incremento di ben essere materiale, e quando
-alcun progresso comune d'istruzione e d'educazione. E a
-questi termini intermedj (notabile cosa) mai non vedesi una
-piena impossibilità di aggiungerne altri ed altri. Tale, o
-Colleghi, è l'arringo alle presenti generazioni dischiuso:
-questo il campo della scienza moderna che tutti con isquisita
-cura e massima diligenza dobbiam coltivare.
-</p>
-
-<p>
-Così e non altramente il Ministero avverte e considera
-i fatti e le dottrine che riferisconsi alle questioni dette sociali.
-E per iniziare intorno ad esse l'attuazione graduale di
-quelle massime e di que' propositi che sembrano a lui non
-che salutari e degni oltremodo del vostro suffragio, ma praticabili
-in sin da ora, ed ottenibili in qualche porzione, egli
-avvisò di proporre ai Consigli, come farà per l'appunto tra
-pochi giorni, tal disegno di legge, per cui venga costituito
-fra noi fermamente e con estese prerogative uno speciale
-Ministero inteso alla beneficenza pubblica e alla educazione
-del popol minuto. Datemi licenza, onorandi Colleghi, di
-porre in vostra notizia e considerazione la circolare che
-il Governo à inviata, in ordine a ciò, a' suoi primi ufficiali.
-</p>
-
-<p>
-«Carattere principale del nostro secolo, e titolo vero
-e degno da lui posseduto alla lode e conoscenza dei posteri,
-si è la sollecitudine grande e sinceramente caritativa che
-mostra inverso il popol minuto, nel quale pur troppo s'accoglie
-la più numerosa e più sfortunata porzione del genere
-umano. Fervono da per tutto gli studj e le scienze
-denominate sociali, e ad ogni provida e illuminata amministrazione
-appartiene l'ufficio d'indurre da quelli ciò che
-vi si aduna di vero e di praticabile, e per nulla non contradice
-<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
-ai principj eterni e moderatori della famiglia, della
-proprietà e della libertà umana.
-</p>
-
-<p>
-»Il Governo, persuasissimo della gravità e importanza suprema
-di tal subbietto, à deliberato di proporre ai Consigli
-legislativi la istituzione d'un Ministero nuovo speciale, con
-titolo di Ministero della beneficenza publica. A questo spetterà
-in modo particolare e proprio, la cura gelosa e il carico
-difficilissimo di emendare e migliorare lo stato delle moltitudini
-più bisognose, scemarne le privazioni e i disagi, combattere
-da ogni banda le cagioni dell'indigenza, estirpare l'accatteria,
-stenebrare le menti, correggere gli animi e incivilirli.
-</p>
-
-<p>
-»Per dare un buon fondamento a siffatta impresa, egli
-è grandemente mestieri che al Governo sieno fatte avere
-notizie ordinate e ragguagli minuti ed esatti circa le opere
-e gl'istituti di pubblica beneficenza, quanti e quali sussistono
-insino al dì d'oggi in ogni provincia dello Stato, e sotto
-qualunque giurisdizione e denominazione.
-</p>
-
-<p>
-»Io però invito e prego la Signoria Vostra Illustrissima
-a voler commettere ai signori Gonfalonieri, e mediante essi,
-ai rettori e ministratori dell'opere e istituti di pubblica beneficenza
-della Provincia sua, che nel più breve tratto di
-tempo sieno raccolte e bene ordinate le notizie e i ragguagli
-suddetti, e per mezzo di Lei fatte giungere speditamente in
-questo nostro Ministero.
-</p>
-
-<p>
-»Trattandosi di cosa che tanto importa, io non ho dubbio
-nessuno dell'assaissima sua diligenza e premura, nè di
-quella de' signori Gonfalonieri, ai quali le piacerà di vivamente
-raccomandarla.»
-</p>
-
-<p>
-Cotal Ministero, o Colleghi, vòlto al beneficare e all'incivilire
-le moltitudini travagliate e indigenti, è a noi comparso
-molto più rilevante e proficuo di altri che in altre
-contrade ànno conseguito un nome ed un essere proprio e
-distinto. Scorgesi in Inghilterra (a citar qualche esempio) un
-Ministro che cura e vigila unicamente i palazzi della Regina.
-Più volte si veggon Ministri a' quali nessuno ufficio particolare
-viene affidato, e sembrano se non poco opportuni, certo non
-necessarj. In parecchi Stati v'ha un Ministero, il cui solo negozio
-è di reggere e provvedere i lavori pubblici. Nè io, per lo
-<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
-certo, nego la importanza e il pregio di tal reggimento, e nemmanco
-intendo di scemarli di verun grado nella vostra e mia
-opinione. Ma come si potrà mantenere che i lavori meccanici
-dello Stato rilevino molto più che la carità sua e i suoi beneficj
-nella gente minuta, o che questa porga materia ministrativa
-meno ampia e meno implicata e difficile, o non debba più
-forse di tutte l'altre cose stare a cuore al Governo? Eppur
-mi sovviene, che nelle pagine del Vangelo la persona umana
-che maggiormente vien ricordata ed accomandata, e posta
-in cima ai pensieri e agli affetti, non è mai l'uomo savio o
-il potente, non è il dovizioso o il bello o l'addottrinato o l'illustre,
-ma sì il pusillo ed il povero; e della plebe minima e povera
-è naturale e sollecito padre il Principe che noi obbediamo.
-</p>
-
-<p>
-Io non vi nascondo, che alla istituzione disegnata e proposta
-da noi movesi un'altra specie d'accusa. Sostenete che
-a purgarcene qui brevemente e con manifeste ragioni, io
-spenda ancora alquante parole; e ciò in considerazione di un
-ingegno elettissimo<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> che quella istanza accennava.
-</p>
-
-<p>
-Dicesi, pertanto, che la beneficenza pubblica affin di
-recare al mondo spessi e abbondevoli frutti, dee pertenere
-unicamente al senno e allo zelo dei Municipj.
-</p>
-
-<p>
-Io son pieno, o Colleghi, di quest'albagia (nè la voglio
-celare), che io stimo, cioè, e credo fermissimamente nessuno
-amare più di me nè più di me prediligere e rispettare le libertà
-e le pertinenze comunitative: sopra che il Governo
-presto darà a divedere coi fatti la verità compiuta di tal professione.
-Ma, d'altra parte, egli accade di giudicare o non vi
-essere nella società umana bisogno e desiderio alcuno di
-norma universale e di pratica unità, ovvero che si convien
-fornire sovente il Governo della facoltà di unire e coordinare
-lo sforzo e le opere dei privati e dei municipj, e avviarle tutte
-a uno scopo medesimo, sebbene gli s'imponga di usare in
-cotale atto la sola efficacia dell'esempio e l'armi della
-scienza e della persuasione. Che cosa in tale bisogna pretendono
-i reggitori dello Stato? null'altro che di voltare a bene
-e profitto delle misere plebi quelle facoltà e quei mezzi che
-solo essi possiedono. Dall'altezza del loro ufficio non è egli
-<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
-vero che possono come da specula eminente girare all'intorno
-il sicuro sguardo, e del tutto insieme dei luoghi (per
-seguir la metafora) farsi un chiaro e distinto concetto, notarne
-le simiglianze e le varietà, scuoprirne le rispondenze, le congiunzioni,
-i passaggi, indicar delle vie quanto e come divertono
-e i possibili raddrizzamenti e le scorciatoie e i tragetti; in quel
-mentre che ciascun uomo privato e abitante in basso luogo, le
-parti conosce e non più dove pone i piedi e può tirar d'occhio?
-</p>
-
-<p>
-Certo è poi, che i censori, con la sentenza loro poc'anzi
-allegata, debbono a un tempo scagliare accusa non pure
-d'inutilità, ma di soperchieria e di danno contra alcun altro
-Ministero, e contra quello massimamente della pubblica istruzione.
-Non debbono forse o non possono i Municipj intendere
-tuttogiorno e con frutto copioso e durabile all'ammaestramento
-del popolo? Certo lo possono, ed anzi lo debbono. Ma
-sì nell'insegnamento loro, e sì nella scienza sperperata e sconnessa,
-e venuta in arbitrio di mille diversi pareri e consigli,
-mai non s'adempirà quel vasto e perfetto sistema di studj,
-quella unità e vigorezza di discipline, quell'indirizzo potente
-e comune degl'intelletti di cui bisogna lo Stato, e il quale
-nessun uomo particolare e nessun municipio à forza di conseguire
-con tanta pienezza, costanza, università ed autorità,
-con quanta è necessaria al mantenimento e progresso di
-tutto lo scibile, e alla spedita ed equabile propagazione del
-comune sapere.
-</p>
-
-<p>
-In sostanza, egli m'è avviso che tal nostra controversia
-pigli origine e forza più dal dubbio significato dei nomi, che
-dall'essere delle cose. Forse a taluni fra noi (nè fa maraviglia)
-l'azione e l'intervento ministrativo mette apprensione
-e paura, e sembra dover riuscire, come per addietro, importuno,
-illimitato e arbitrario, e che scemi pur sempre in alcuna
-guisa ed inquieti la libertà e l'opera dei privati e dei municipj.
-Ma i nomi (bontà di Dio) tornano alle loro antiche e
-naturali significazioni, e Governo più non vuol dire nè signoria
-nè arbitrio nè privilegio nè forzoso ingerimento nè
-ipocrita paternità. A voi piace che tutto il negozio dell'educare
-e beneficare le moltitudini stia nelle mani dei Comuni;
-altri, in quel cambio, il vorrebbe unicamente affidato e raccomandato
-<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
-al clero. Ed io vi dico che il Governo non punto
-disegna di esautorare i Comuni ed il clero. Ma se tale individuo
-o tale altro, se questa o quella congregazione, se parecchi
-medesimi Municipj ed alcune provincie chiedono, siccome
-accade, e ottengono dal Ministero, varie maniere di ajuti,
-e solenne ricognizione e titoli e onorificenze, e stretta e particolare
-tutela e malleveria e patrocinio, negherétegli voi il
-diritto d'invigilare e sopravedere l'opere e gl'istituti di
-quelli? E se dove non giungono le private virtù e il privato
-avere e la sufficienza e abilità dei Comuni, vorrà supplire e
-complire il Governo, chiamerete voi ciò soprafacimento ed
-usurpazione? In fine, se in questa bisogna dell'educare e beneficare,
-franchi sono e liberi gl'individui, e ciascun Municipio e
-ciascuna congregazione ed il clero; vorrete voi privare di
-libertà il Governo, sì che non possa studiare l'arte egli pure
-di farsi liberale e pietoso al popol minuto, e travagliarsi di
-porgere a tutti norme ed esempj imitabili d'ottime scuole,
-ospizj, istituti e prevenimenti e soccorsi d'ogni maniera?
-Ciò che il Ministero domanda, è troppo discreta cosa; entrare
-in nobile gara di bene con tutti.
-</p>
-
-<p>
-E che? non debbono dunque i più miseri e i più derelitti
-avere nessuna particolare speranza e fiducia nell'opera
-del Governo? e questo, che è naturale difenditore e tutore
-d'ogni interesse, d'ogni diritto e d'ogni ordine di cittadini,
-non avrà licenza di mostrare in modo effettivo e con segni
-permanenti e visibili il gran caso che fa della plebe infelice,
-e le cure continue e diligentissime che disegna di adoperare
-nel bene di lei? Osservisi, oltre di ciò, che recar sollievo ai
-mali maggiori e più frequenti del popolo, è somma cosa, ma
-non è tutto. Gran parte del beneficio consiste nella sua certa
-aspettazione, e nella distribuzione uguale e ordinata, e nel
-poterlo ricevere con dignità e senza troppo di stento, e nel
-non vederlo fluttuare e mutare giusta i mille accidenti di
-mille consigli, e secondo che porta l'ignoranza in un luogo
-e l'inesperienza e la fantasia in un altro; ma conoscendo
-apertissimo, che v'ha una mente superiore ed assidua che
-da per tutto penetra e invigila, e le fila sparse e disciolte
-della carità procaccia di adunare e di tessere in larga tela e
-<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
-inconsutile. Mal conosce il cuore dell'uomo colui il quale
-opina che altrove le moltitudini non siensi inacerbite ne' lor
-sentimenti, nè indotte più facilmente ad esorbitare, credendosi
-non protette e incurate, e nessun chiaro ed esterno segno
-scorgendo della sollecitudine dei governanti inverso di loro.
-Quindi il contrario operare, come à in animo il Ministero
-presente, è gran saviezza ne' nostri tempi. E conciossiachè
-la plebe più numerosa e indigente non manda a sedere su
-questi scanni i rappresentanti suoi, e nemmanco li manda
-ne' Consigli delle provincie e de' municipii; concedetele questo
-almeno, che il Governo pontificio, universal curatore e
-rappresentante, mostri con ufficio particolare e ordinatamente
-pietoso di sempre averla in pensiere, e del tacito
-mandato di lei stimarsi fornito sempre e onorato.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò, chiedo perdonanza di avervi intrattenuti, o
-signori, con discorso non pure prolisso, ma seminato di concetti
-e di voci più cattedratiche assai che politiche. Forse la
-qualità dell'argomento a sufficienza me ne scusa. Rimane
-che avanti di scendere di ringhiera, io vi manifesti un voto
-il quale mi dura fervente e profondo nell'animo; e il voto
-è questo, che piaccia a Dio provvidissimo di unire e contemperare
-insieme nello spirito degl'Italiani, e segnatamente
-nel nostro, il sapere dei moderni con la carità degli antichi.
-Nei secoli di mezzo ardeva la carità e fiammeggiava, per
-così dire, insino alle stelle; se non che l'ignoranza e le tetre
-superstizioni e le crudeli giustizie, con l'ombra ed il fumo
-loro caliginoso, la cuoprivano e la perturbavano. Sereno invece
-e splendido come sole è il sapere de' moderni; ma i raggi
-che diffonde nè sono ardenti nè scaldano i cuori, anzi direi
-che tornano freddi e infecondi, siccome quelli tramandati la
-notte dal nostro satellite. Certo, se un simigliante maritaggio
-s'adempie della carità antica e del sapere moderno, io
-non so quasi che sorta di umane miserie non sia per trovare
-valido schermo, e conforto efficace e abbondevole; e sopratutto,
-quella divina consolazione ch'è la più dolce e cara, e la
-meglio accolta e desiderata dall'uomo, il sincero amore e il
-fraterno compianto.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
-</p>
-
-<h3 class="hidden" id="difmin">Discorso in difesa del Ministero</h3>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-<i>Nell'Adunanza delli 27 di giugno, accusato il Ministero di</i> <span class="smcap lowercase">AVERE
-INIZIATO UNA POLITICA DI SEPARAZIONE</span>, <i>e fattasi la proposta
-d'inserire nell'Allocuzione al Principe alcune frasi a ciò relative,
-l'Autore uscì in queste parole:</i>
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<p>
-Io non facea pensiero di parlarvi, o Colleghi, in questo
-dibattimento sull'Allocuzione vostra al Principe; considerato
-che ella è materia la quale dee più particolarmente esprimere
-così il vostro proprio e franco opinare intorno agli atti del Governo,
-come i peculiari desiderj e disegni che rivolgete per
-l'animo. Ma poichè il discorso or ora udito d'un uomo illustre<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a>
-sembra chiamare i Ministri a render ragione del loro operato,
-e di certa diffidenza e separazione che, dice egli, abbiam
-seminata dappertutto, e per cui proseguiamo a reggere
-la cosa pubblica come di nostro capo e contro il volere d'una
-persona augusta e magnanima; io sentomi astretto di addirizzare
-al deputato di Viterbo, ed a tutti voi, poche parole
-ma sostanziose e calzanti; e non di discolpa, che sembrami
-non bisognare, ma di più aperta e schietta dichiarazione. La
-quale poi sosterrò che possa parere non richiesta ed inutile
-a molti, dopo la fiducia espressa da voi per voto due volte.
-In materia tanto gelosa, niuna replicata confessione e dichiarazione
-può riuscire superflua.
-</p>
-
-<p>
-Voi già udiste, o signori, in sull'aprirsi del Parlamento
-quel discorso pensato, e dalle circostanze fatto solenne, col
-quale il Governo poneva in luce le massime della politica
-sua. E voi pure udiste, compiutane appena la recitazione,
-che il Ministero per la mia voce manifestò essere quella
-enunciazione di principj direttivi e ministrativi stata pienamente
-ed interamente approvata dal Principe. Ciò non rivela
-al sicuro tra i Ministri e lui nè diffidenza nè sconcordia. E
-di più dico, che se di principj e di metodi al Governo attinenti
-il Ministero differisse dal Capo inviolabile dello Stato,
-voi ci vedreste salire affrettatamente in ringhiera per istruirvi
-che non siamo più in grado di ben servire la patria e il Pontefice.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
-</p>
-
-<p>
-Che dunque pretendesi dopo ciò? e qual dubbio e quale
-sospetto non diventa fra queste pareti inopportuno affatto e
-illegale? Volete voi un Ministero eletto e dichiarato secondo
-gli ordini e le forme usuali? voi l'avete presente. Lo desiderate
-sindacabile in ogni atto suo, e punibile a tenore di leggi?
-ed egli è tale in modo ancor più perfetto che il precedente
-non era. Lo volete ben adatto ai tempi, partecipe delle vostre
-opinioni, proveduto della vostra fiducia? ed egli fu giudicato
-sì fatto da voi medesimi con doppio suffragio, e con la
-risposta ufficiale e consideratissima che apparecchiate al Principe
-e a noi. Oh le forme legali non bastano, e le convenienze
-parlamentari non impediscono che fuor di questo recinto
-si sospetti e bisbigli. Concedo che sì, e bisbigliano ancora
-che tali sospetti ed accuse sieno fomentate e accresciute
-non meno dai poco amici del principato, che dagli aperti nemici
-della libertà. Ma il sospettare e mormorar della gente
-mai non à fatto legge a nessuno.
-</p>
-
-<p>
-Del resto, guardiamoci, o Colleghi, ne' giorni che corrono
-dall'incolpar le persone di certe non dirò discrepanze ed oppugnazioni,
-ma differenze vive d'idee, che l'indole varia degli ufficj
-e dell'educazione trascina seco; e sopra tutto, asteniamoci
-dall'accusare e biasimare gli uomini a cagione di quegli elementi
-dispari e non appieno omogenei di cui si compone l'antica
-e sostanziale forma della civile comunanza in che ci troviamo.
-Non possono coteste disparità e dissomiglianze venire
-abolite da tale individuo o da tale altro, ma vi occorre l'azione
-occulta, travagliosa e ostinata dei secoli; e parecchi ne sono
-trascorsi dacchè l'opera ebbe principio, e voi ben sapete che
-la perfetta e amichevole conciliazione di quegli elementi ancora
-non è compiuta. Per lo certo, a noi corre debito di accelerare
-con ogni sforzo e fatica la perfezione e l'assodamento
-di tale concordia, e di procurare in essa la gloria più
-bella e al genere umano più salutifera del risorgimento italiano.
-Ma se le fatiche nostre e vostre riescono in parte manchevoli
-e non sufficienti al grand'uopo, sieno le scuse e il
-compatimento schietti, fiduciali e reciproci.
-</p>
-
-<p>
-Che cosa siam noi, Colleghi, e le nostre forze e gl'ingegni
-a fronte di questi alti problemi in cui tutta, può dirsi, la
-<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
-specie umana si occupa e studia da lunghissima età? Spettatori
-piuttosto che autori, impariamo dalla storia la travagliosa
-e lentissima trasmutazione. Minuti ed effimeri enti, la ruota
-immensa del tempo ci preme passando, e trita e confonde con
-la polvere della sua via, dove appena le intere generazioni
-lasciano un segno e un vestigio. Io vi ripeto, signori, con
-gran fermezza, che insino a quell'ultima ora che rimarremo
-nei seggi ministeriali, nessuna cura, nessuna diligenza, industria
-e arrendevolezza, nessun'arte di fina prudenza verrà
-intralasciata perchè la più vera e benevola conciliazione mantengasi
-tra il Principe e gli esecutori del suo Governo.
-</p>
-
-<p>
-Però, a questa sempre cercata e desiderata composizione
-e concordia, la natura stessa e la necessità delle cose prescrive
-un confine; e rispetto a noi, lo segnano e lo mantengono
-i santi principj che abbiam professato tutta la vita, e
-contro ai quali niuna autorità e possanza del mondo ci farà
-pensare e operare alcun atto giammai.
-</p>
-
-<p>
-Mi sembra pertanto, raccogliendo in un sol concetto le
-mie brevi parole, che ogni cangiamento od aggiungimento al
-dettato dell'Allocuzione, proposto con intenzione speciale di far
-sospettare una qualchessia diffidenza e discordia fra il Principe
-e i suoi Ministri, nè è savio e accettabile, nè punto conformerebbesi
-agli usi e alle massime del reggimento costituzionale.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h3 class="hidden" id="vicenza">Discorso sulla rotta di Vicenza</h3>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-<i>Il dì 6 luglio, mentre gli animi erano turbatissimi della sconfitta toccata
-alle milizie romane sotto Vicenza, e ricalcitravano di assentire
-ai patti della Capitolazione seguitane, l'Autore si levò in
-Consiglio e disse:</i> chiedo di compiere la narrazione insieme e
-dichiarazione fattavi jeri dal Ministro di Polizia. <i>Molte voci allora
-pronunziarono si udirà con piacere; e quindi il Mamiani
-salito in tribuna così discorreva:</i>
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<p>
-La materia è molto grave e gelosa; imperocchè inchiude
-una massima direttiva della nostra politica e s'attiene da più
-lati ai principj fondamentali del giure delle genti. Datemi arbitrio,
-pertanto, che io svolga più per disteso i concetti che
-l'onorevole mio collega Ministro di Polizia significava jeri
-<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
-facendo breve ed acconcia risposta alla quistione del deputato
-Bonaparte. E prima, occorre che si conoscano interi
-ed esatti quei casi sui quali dobbiam comporre e fermare la
-nostra sentenza. Io li verrò esponendo con piano e preciso
-discorso, accompagnato da tutta schiettezza di animo; imperocchè
-non voglio nè debbo tacervi o nascondervi nulla, massimamente
-aspettando da voi un giudicio formale e terminativo,
-e però pienissimo di matura considerazione. Infrattanto,
-pregovi di quetare ogni febbre di affetti eziandio generosi e
-legittimi; e già non dubito che tutti non siamo qui apparecchiati
-a posporre ogni altro rispetto a quello della verità
-e della universale giustizia.
-</p>
-
-<p>
-Quando al Governo fu nota la capitolazione di Vicenza,
-subito gli occorse il dubbio (ed era comune a molti) se i termini
-di quella impedissero alle milizie romane le fazioni altresì
-di mera difesa. E non venendogli trovato nelle storie
-più note alcun esempio ben chiaro e bene assestato al caso,
-rimaneva incerto, e a nessuna ferma risoluzione appigliavasi.
-Allora ebbesi ricorso all'acuto senno e alla molta esperienza
-di un pubblicista famoso,<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> il quale confessò prestamente di
-non conoscere nemmanco esso avvenimenti così conformi al
-nostro, da porgere lume di autorità ed agevolare lo sgroppamento
-del nodo. Nè si rimase il valentuomo di sfogliare trattati
-ed altre opere e scritti all'argomento correspettivi; ed oltre a
-ciò, mandònne graziosamente una sua carta, in cui venivano
-toccate da lui parecchie ragioni ingegnose (ma sfornite affatto
-di quella virtù evidente ed irrepugnabile che conviene si accompagni
-a tal sorta di prove) per dimostrare che l'armi pontificie,
-non ostante il divieto della capitolazione di Vicenza,
-mantenevano facoltà di combattere in difesa del territorio.
-</p>
-
-<p>
-In quel mezzo tempo, il Commissario generale appresso
-l'esercito convocò in Ferrara, sotto la presidenza del Cardinale
-Legato, gli ufficiali tutti delle milizie che sgombrato
-avevano Vicenza e Treviso, e fece loro presente il dubbio di
-cui vi parlo, chiedendo quello che ne pensavano. Tutti concordemente
-opinarono, non credersi in guisa veruna disciolti
-dal patto, si voglia per le offese, si voglia per le difese. Di
-<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
-più, aggiunsero in forma di nudo e mero consiglio, che appena
-(pregovi di notare la cosa) sarebbero bastati tre mesi,
-cioè lo spazio appunto del vietamento dell'armi, a bene riordinare
-e ricomporre l'esercito, in cui pur troppo era entrata
-per cento porte, a così parlare, la diffidenza e la scorrettezza.
-Non si fermi alcuno a considerare se perteneva al Commissario
-di adunare quegli ufficiali e di adunarli a quel fine.
-Nemmanco si badi se lo spiegare ed interpretare la lettera
-della convenzione competa ai soldati od a voi; nè quanta esattezza
-e imparzialità sia nel giudicio di gente di cui buona
-porzione è straniera, e sulle cose d'Italia non può sentire ad
-un modo con noi. Voglio solo che vi sia manifesto qual'è la
-lor mente, e dove penda la volontà di tutti essi, liberamente
-e spontaneamente significata.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò, al Governo giunse copia d'un bando dell'Imperiale
-e Regia delegazione del Polesine, che così dice: «Dietro
-ordine del 23 corrente, nº 475, di Sua Eccellenza il Tenente
-Maresciallo Barone d'Aspre, si richiamano tutti quelli
-che avessero emigrato in paesi rivoluzionarj o all'estero, a
-dover ritornare entro otto giorni in patria, sotto la pena di
-confisca dei loro tesori.»
-</p>
-
-<p>
-Alligata con questo foglio giunse altresì una dichiarazione,
-o protesta che a chiamar s'abbia, del Governo <i>provvisorio</i>
-di Milano; la cui sostanza viene a dire, che vedutosi dai
-reggitori temporanei di Lombardia il bando col quale il comandante
-delle soldatesche austriache contraviene all'ultimo
-articolo e patto della capitolazione di Vicenza, ei risolvono e
-decretano che tutti i Lombardi stati partecipi di quelle fazioni
-militari, sieno riputati come disciolti affatto da ogni qualunque
-promessa, dacchè (uso le formali parole della protesta)
-<i>l'infrazione del patto è flagrante</i>.
-</p>
-
-<p>
-Signori, che fece allora il vostro Governo, e a qual partito
-si attenne egli? Trattandosi di convenzioni solenni e dell'universal
-giure delle genti, opinò che niuno esame e niuna
-meditazione gli fosse soverchia per colpire nel segno e non
-dilungarsi punto dal retto e dal vero: Egli non chiuse gli occhi
-sul debito che gli correva di porre in silenzio il giusto
-risentimento che noi tutti nell'animo racchiudiamo, e quel
-<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
-bollore di alti e magnanimi affetti da cui provenne e non
-cesserà, spero, di provenire ogni più nobil fatto e migliore
-del nostro risorgimento. Lecito è ai privati secondare in tutto
-e sempre i moti e gl'impeti generosi del cuore inverso la
-patria; ma chi soprasiede al governo investigar dee le cose
-pacatamente, e da quell'alta sfera giudicarle, in cui fuor della
-nebbia delle passioni dimorano il dritto, l'equità, la ragione,
-e l'utilità certa e durevole dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-E prima, a noi parve il capitano dell'armi austriache
-avesse potuto così rispondere a chiunque di noi si fosse fatto
-ad interrogarlo intorno al proposito. Ma pregovi di tenere
-ben fermo nella memoria, che in questo punto io piglio a
-imitare le parole e i ragionamenti d'un nostro nemico. Egli
-avrebbe, dunque, potuto così discorrere. Verissimo è che l'ultimo
-articolo della fatta capitolazione annunzia, dovere il popolo
-vicentino esser <i>trattato con li benevoli principj di Sua
-Maestà Imperiale</i>; nè io voglio cavillare su questi vocaboli:
-principj e benevolenza nei quali è una molto estesa e troppo
-indeterminata significazione. Nel grazioso animo dell'imperatore
-la benevolenza e umanità dei principj è grandissima; pur
-non di manco, ella non può contraffare nè sovrapporsi d'arbitrio
-a tutte le leggi dell'impero e alla general ragione che le
-informa; e voi sapete che a rispetto delle colpe politiche, il
-codice austriaco (ben lo confesso) è il più severo di quanti ne
-sieno stati scritti e pensati in Europa. Ma lasciando le generalità,
-e scendendo al caso speciale dei Vicentini, io mantengo
-saldissimamente, che in fatto ei sono trattati con principj di
-vera e speciale benevolenza, ragguagliandola con le leggi e le
-massime a noi famigliari e tuttodì praticate. E di grazia, che
-sono mai i Vicentini agli occhi dell'Austria? Un popolo ostinatamente
-ribelle, che due o tre volte à con deliberato animo
-resistito e con gagliardia massima à combattuto le armi fedeli
-di S. Maestà. Eppure, coteste armi entrate in Vicenza
-con piena vittoria e dopo un lungo e sanguinoso conflitto, non
-ànno taglieggiata la città, non ispogliata una sola casa, non
-appropriatosi nulla. Similmente, la mannaja non s'è bagnata
-del sangue d'alcun cittadino; nessuno è sostenuto in carcere
-per colpa politica. Forse non sono i feriti vostri con ogni
-<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
-cura e mansuetudine medicati? ed io Comandante non ò con
-aspro rigore e difficile sforzo impedito che la sguinzagliata
-soldatesca si abbandonasse alla preda e al saccheggio, il quale
-in effetto nè cominciò nè con veruna sua mostra diede spavento?
-Vero è che abbiamo non già imposta la confiscazione,
-ma sol minacciata a que' fuorusciti che in certo termine perentorio
-non ritornassero alla nativa loro città. Ma, signori
-(seguiterebbe a dire quel capitano), ogni qualunque pietà e
-benevolenza nei vinti non può tollerare che, non compiuta
-ancora la guerra, e instando sempre danni e pericoli estremi
-all'integrità dell'Impero, prosieguano i sudditi nostri senza
-danno e pericolo niuno ad osteggiarci ed offenderci con ogni
-possibile mezzo, e militando alla franca ed alla scoperta sotto
-le bandiere e tra le file stesse de' nostri nemici. Per ultimo,
-vi risovvenga non si vivere ora in tempi ordinarj, ma in
-istraordinarj e di guerra. Il governo militare regna qui come
-altrove, e necessità vuole ch'egli segni alcuna transitoria limitazione
-alla virtù delle leggi comuni e pacifiche.
-</p>
-
-<p>
-Tolgami Dio, Colleghi degnissimi, che io reputi queste
-ragioni tutte valide e buone; e riconosco, oltre a ciò, che il
-cuore stesso ci vieta di trovarle ben sufficienti e persuasive.
-Pur nullameno, elle ci vietano altresì di ravvisare la infrazione
-del patto così intera, aperta e <i>flagrante</i>, come il Governo
-lombardo la stima. Ed anzi, quell'opinar suo tanto
-fermo e assoluto parrebbe quasi incredibile, quando la cotidiana
-esperienza non insegnasse ad ognuno, come per troppo
-amore del bene sia facile in politica di travedere e travalicare.
-</p>
-
-<p>
-Ma che d'uopo c'è, dirà qui alcuno, di guardarla così
-per sottile? non è l'amor della patria mantello largo e onorato
-per cuoprire e onestare sì fatta sorta di errori e di mancamenti?
-Nelle faccende politiche, poi, il successo è ogni cosa:
-e quando noi sarem vinti e col giogo sul collo, poco ci avvantaggerà
-il poter ricordare ai nemici, che nell'osservanza
-dei patti siamo stati a maraviglia scrupolosi e leali. Bene
-sta; ma io non posso pretermettere di notare, che mostrerebbe
-giudicio povero molto colui, il quale si desse a credere
-che il giure delle genti venga osservato nella più parte dei
-<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
-casi con perfetta scrupolosità, eziandio da popoli mezzo barbari,
-a cagione d'un sentimento puro e profondo di universale
-giustizia. La necessità e l'interesse v'à la sua parte, ed
-anzi ardisco dire, la principale. Abbiamo noi forse cessato
-di guerreggiare coll'Austria, e sono chiuse con lei le partite
-del dare e dell'avere; intendo, i danni, le rifazioni e le rappresaglie?
-o non si prevede in quel cambio, che lunga, ostinata
-e sanguinosissima dee riuscire la lotta? E nella guerra,
-per dirla con Cicerone, Marte è comune; e s'io quest'oggi
-son trascurato ad adempiere i patti, domani potrò dolermi
-assai d'essere dagl'inimici anche troppo imitato.
-</p>
-
-<p>
-Nè questo ancora sarebbe tutto; ed io vi affermo ed assevero,
-che il voto espresso ed unanime degli ufficiali, l'interesse
-ben calcolato e la giusta apprensione pei casi avvenire,
-la dubbia interpretazione del patto e la più incerta e
-dubbia contravenzione sua dalla parte dell'Austria, bastati
-non sarebbero ad acquetarci la mente e lo spirito. Conciossiachè
-al nostro giudicio e alla nostra deliberazione avrebber
-dato motivo o il sospetto di non venire obbediti dai militi,
-o il timore delle prossime rappresaglie, o la troppo visibile
-insufficienza delle ragioni, o tutte insieme cotali considerazioni,
-molto più atte a indurre nell'animo una gravosa necessità,
-che un pieno e schietto convincimento.
-</p>
-
-<p>
-Ma noi abbiamo pensato, nobili cittadini, che i passi primi
-della diplomazia italiana dovesser procedere lucentissimi di
-fede e di lealtà. Noi ci siam ricordati che nelle politiche relazioni
-e corrispondenze coi popoli accade appunto il medesimo
-che nelle commerciali e negoziative; in tutte le quali, l'osservanza
-gelosa dei patti e il pronto e lieto mantenimento di ogni
-promessa cresce ed accumula a poco a poco quel credito che,
-in mano soprattutto delle moderne nazioni, convertesi in uno
-de' più fecondi e maravigliosi strumenti della forza e grandezza
-loro. Noi abbiamo opinato che mette assai meglio in
-siffatti casi gittare ogni colpa sugl'inimici, di quello che arrisicare
-di farcene autori noi, e di non potere alla finale vittoria
-dell'armi aggiungere altresì la vittoria del dritto. A noi
-è sembrato che se queste massime tornano vere e sante e
-profittevoli a qualunque nazione, fannosi tali infinite volte di
-<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
-più alla gente romana, cui sta in capo il sommo Pontefice, tutore
-e serbatore perpetuo dell'umana giustizia. Infine, da
-noi fu pensato che il popolo romano, come il discorso ministeriale
-già l'esprimeva, non valendo a gloriare ed a sovrastare
-tra le nazioni per la vigoria dell'armi e la vastità
-dell'impero, farsi almeno doveva al mondo esempio luminoso
-e specchiato di ogni forma eccellente e perfetta del viver
-comune.
-</p>
-
-<p>
-In una contrada non molto remota da noi scorre e fuma
-a questi giorni un torrente di sangue, e nella metropoli sua
-le vie più frequenti e più belle si veggono seminate di strage
-civile.<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> Quivi non è principio di sociale giustizia che non
-sembri oggimai vacillare e disfarsi. Quivi le nozioni stesse
-primigenie ed eterne del bene e del vero pajono ottenebrarsi
-e travolgersi, e l'impero della forza e lo stato di guerra farsi
-naturale e proprio agli uomini, quasi avverando l'abborrevole
-sogno del filosofo di Malmesbury. Signori, a noi tocca nudrire
-ne' nostri popoli il generoso ed utile orgoglio, che qui
-nella sacra città, in cospetto del Campidoglio, al lume dell'antica
-sapienza, que' principj e quelle nozioni sbandeggiate
-anche da tutto il mondo avranno un certissimo asilo, e poseranno
-sicure all'ombra augusta del Vaticano.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò, non si stimi da alcuno di voi, che siensi messi
-in dimenticanza e in non cale i possidenti di Vicenza tra
-noi rifuggiti e dal bando dell'Aspre percossi. Al contrario,
-noi ci facemmo debito di scrivere senza indugio al capitano
-dell'armi imperiali, raccomandandogli con ogni virtù di parole
-quei miseri; ed anzi, prevalendoci assai della nostra religiosità,
-poco da esso meritata, nella osservanza dei patti,
-patrocinammo con tanta più forza e caldezza la causa dei
-profughi.
-</p>
-
-<p>
-Noi pigliamo speranza che quella nostra scrittura non
-giacerà senza effetto: ma quando pure non conseguisse tutto
-il bene che il cuor nostro desidera, piaccia a voi di considerare
-se meglio sarebbero stati ajutati e difesi i profughi rompendo
-la fatta capitolazione, e togliendo con ciò ogni qualunque
-ritegno alle austriache vendette. D'altro lato, ricordiamoci
-<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
-che l'Italia tutta è oggimai segnata di sventure e di
-martirj, nè serba provincia così riposta e queta e sommessa,
-che molti generosi a questi giorni non tingano delle proprie
-vene. La via che conduce all'indipendenza e alla libertà
-(tutte le storie il confermano) è da ogni parte bagnata e
-molle di sangue e di lacrime; e non sono questi per lo certo
-i danni e gl'infortunj, sotto il cui fascio l'animo degl'Italiani
-si piegherà fiaccato e invilito. E similmente, se per due
-o tre mesi porzione dell'armi nostre dovrà ristarsi dal combattere,
-non perciò la causa nazionale, che è sacra e perpetua,
-si verrà meno, o l'armi e le braccia del popolo nostro
-mancheranno all'estreme e disperate difese.
-</p>
-
-<p>
-Pericolo vero e solo e incessante sovrasta alla causa italiana
-nel dissentire degli animi, nel traboccare delle passioni,
-nel macchinare dei partiti. Or fa qualche giorno (io nol
-vo' tacere, o Colleghi, ed anzi sovvienmi di averlo in altro
-ragionamento significato), l'anima mia era contristata infino
-alla morte. Perocchè dappertutto io scorgeva spuntare e moltiplicare
-i germi delle antiche discordie; e il lievito micidiale
-delle vecchie invidie e dell'abituale orgoglio riprender vigore,
-e le plebi corrompere e i giovani infatuare.
-</p>
-
-<p>
-Ma qualche angiolo tutelare veglia per lo certo alla nostra
-salvezza; e ne' libri del fato è veracemente scritta l'italiana
-risurrezione:
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Nè sillaba di Dio mai si cancella.</p>
-</div></div>
-
-<p>
-Signori, alle nuove che giungono di Piemonte mal possono
-i cuori gentili temperarsi da un dolce pianto, e non mandare
-voci e grida di gioja. Il gran decreto dell'Unione è già
-sulla Dora dai contraenti popoli sottoscritto, e il Regno formidabile
-subalpino è fondato. Superò l'Italia un gran punto,
-mirando coi propri occhi le vecchie gelosie e le ostinate borie
-municipali dileguarsi innanzi alle necessità della comune
-salvezza. In cotesto fatto un valor si racchiude ed una efficacia
-più stupenda e migliore di qual sia battaglia campale
-guadagnata sugli stranieri.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
-</p>
-
-<h3 class="hidden" id="difmin2">Discorso in difesa del Ministero</h3>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-<i>L'infrascritto discorso fu pronunziato nel Consiglio dei Deputati
-il dì 21 di luglio.</i>
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<p>
-Io salgo in tribuna ad adempiere un debito ed un officio
-gravoso più che difficile, rispondendo a parecchi e lunghi discorsi
-che jeri udiva la Camera sull'operare, ed anzi (a dirla
-più schietta) in accusa del Ministero. Sapete l'usanza mia
-d'andare diritto al segno e non moltiplicare in parole. Quindi,
-s'io vi prometto di sciogliere da lunghezza e da tedio l'ascoltazione
-vostra, mi confido che la vorrete concedere silenziosa
-ed attenta.
-</p>
-
-<p>
-Comincerò dal notare una nuova e singolarissima contradizione
-che va succedendo tra noi. Sin dal primo suo nascere,
-il Ministero presente, che vide egli a rispetto del suo
-governo? Testimonianze di piena fiducia da un lato, pronti
-e ingiuriosi sospetti dall'altro; lodi magnifiche mescolate a
-gravi censure, applausi dopo i rimproveri, favore dopo lo
-sdegno. Tale vicenda e meschianza non è (per quel che mi
-sembra) cessato un dì solo, e alcuna speciale ragione conviene
-assegnarle. Io la ravviso in questo, o Colleghi, che il
-Governo e voi vi sentite in ugual maniera offesi ed oppressi
-da durissime necessità, e giacete mal domi sotto la forza veemente
-ed irreluttabile delle cose. Stretta da simil pensiere la
-coscienza vostra, non che averci per iscusati e per assoluti,
-giunge sovente a reputarci degni d'encomio. Ma, d'altra
-parte, quell'aspra necessità delle cose premendo e affliggendo
-ognuno di noi senza requie ed intermissione, ci fa impazienti
-ed irosi, e ci trascina a credere ch'ella può essere
-vinta e sopraffatta dall'arte umana: e perciò, in questo noi
-rassembriamo un poco agli infermi e alettati, che scorgendo
-di non guarire o di non subitamente guarire, muovono alte
-querele contro ai medici loro, i quali non sanno o non possono
-essere taumaturghi.
-</p>
-
-<p>
-Un'altra considerazione, o signori, vogliate serbarvi a
-mente; e questa è, che nella più parte degli Stati Europei il
-vocabolo Ministero suona la pienezza delle facoltà e dei poteri
-<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
-civili e politici, e vuole indicare pressochè l'apice e il
-colmo di quelle forze morali e autorevoli che assicurano e
-guidano la vita comune d'un popolo. Ma guardandosi al vero,
-o Colleghi, il presente Ministero possiede egli ed esercita
-senza contrasto la metà di que' poteri e di quelle forze? Adunque,
-se giusti e imparziali mantener vi volete a rispetto nostro,
-piacciavi di proporzionare le incolpazioni agl'impedimenti
-e alle angustie in cui siamo, e alle avversità dolorose
-contro le quali dibattesi il nostro coraggio, pertinace almeno,
-se non fortunato.
-</p>
-
-<p>
-Ma scendiamo tosto ai fatti che fornivano jeri ragione
-molto apparente e occasione pronta ed accomodata alle accuse.
-Il più rilevante di tutti è la sventura dell'esercito nostro. Rendeteci
-trentamila uomini, voi esclamate, tutta bella e fiorita
-gente, che dalle nostre braccia si sciolse e partì volontaria
-per combattere gli stranieri. Voi, come Ottaviano Augusto,
-gridate: rendimi le mie legioni, o Crasso. E certo, è sommo
-infortunio e sempremai lacrimevole vedere il fiore de' nostri
-giovani, che, or fa qualche mese, moveva a una santa guerra
-tra gl'inni, le feste, le luminarie e i popoleschi tripudj, tornare
-scemato per le morti, col volto dimesso, le vesti lacere,
-scorato, affralito, disfigurato; e oltre a ciò, vedere iti in dileguo
-in un giorno solo (può dirsi) i lieti successi, le prosperità
-e le glorie che nel partire ei si tenevano in pugno.
-Parmi, narrando, di non isminuire dramma alla gravezza
-del male, e m'industrio di non ammorzar per nulla i colori
-vivissimi che jeri usava taluno in certe sue dipinture con
-maestria e caldezza pennelleggiate. E pur nondimeno, oso
-affermarvi, o Colleghi, che volendosi far giudizio equo e prudente,
-debbesi un tanto infortunio recare non agli uomini,
-ma solo al destino. E crediate che io sono, in siffatta opinione,
-non che imparziale, ma sommamente discreto e benevolo;
-perch'io non voglio che la colpa levata di dosso a me, vada
-a percuotere alcuno. Ma, come ciò sia, questo rimane certo
-ed irrefragabile, che a qualunque altra persona si può tentare
-di chieder ragione del tristo caso, eccetto che ai presenti
-Ministri. E veramente, ruppero essi la guerra agli Austriaci?
-No. L'apparecchiarono essi di lunga mano, la promossero
-<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
-con ardore, le porsero adatte occasioni? No. Ascrissero, almeno,
-i soldati ed i volontarj, dieder loro gli ufficiali, ordinarono
-l'esercito, miserlo in via, condussero di là dal Po?
-Nemmanco. Ma in fine, salendo essi in grado, non ebbero
-a continuar la guerra già incominciata? E neppur questo
-propriamente; perchè il primo atto loro fu di condurre l'esercito
-sotto il comando immediato di Carlo Alberto, e le cagioni
-vi son note. A noi rimase un ufficio pien di fatica e
-sollecitudine, ma senza pericolo, e perciò senza gloria; e fu, di
-provvedere ogni giorno agli armamenti, alle paghe, alle salmerie,
-alle promozioni e alle altre bisogne ministrative: nè
-su queste alcuno ci chiama in colpa; e dove non fosse debito
-rigoroso del buon cittadino di adempiere ogni consimile incumbenza
-il meglio che può, forse avrebbe il Ministero di
-che compiacersi e lodarsi, guardando alle strettezze massime
-del Tesoro, alla precipitazione dei casi, alle distanze, alle
-dispari abitudini e a cento altri contrarj accidenti. Ma io ripeto,
-che nella sventura di cui tutti piangiamo, non ci fallisce
-almeno questo conforto, di doverla recare necessariamente
-al solo destino. Ricordatevi come fu composto ed elementato
-quell'esercito nostro; ricordatevi (ed altre volte ne
-feci menzione) ch'egli s'adunò quasi a furia di popolo e in
-modo affatto tumultuario; e che, appena legate insieme le sue
-parti, o, a dir più giusto, accozzate, mosse alle fazioni di
-guerra, e guerra lunga e campale; e contro a nemici soverchianti
-per numero, per artiglierie, per uso, scienza, e vecchia
-e provatissima disciplina. La scelta degli ufficiali cadde,
-la massima parte, sopra uomini designati non dal criterio e
-dall'esperienza di buoni giudici e competenti, ma dall'aura
-fugace e voltabile del favor popolare. Ricordatevi che i
-giovani nostri (colpa dei subiti avvenimenti e del vivere
-sfaccendato ed imbelle) corsero alle bandiere mezzo cittadini
-e mezzo soldati. Io vo' dire che i giovani nostri, per la inerzia
-passata, per la cortezza del tempo, e ancor da vantaggio
-pel modo di ordinamento, non erano abbastanza disvezzi dalle
-comodità e abitudini casalinghe, nè abbastanza avvezzi allo
-stento, ai disagi, alla sommessione, e ad altre esigenze ed
-asperità della militare disciplina. Nacque da tutto ciò, e, non
-<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
-poteva non nascere, che alla prima fazione gagliarda e difficile
-veramente, e al primo cozzo di schiere agguerrite e con
-abilità e ardire capitanate, le nostre sformaronsi in poco
-d'ora, e da ogni lato scompaginaronsi.
-</p>
-
-<p>
-Ma v'à di più: l'infortunio è gran pietra di paragone
-degli eserciti veterani o novelli, bene o male apprestati e composti.
-Non ostante le dure percosse e gli scontri sanguinosi
-e infelici, i ben apprestati ed antichi cedono, ma non si scompigliano;
-e se pur questo accade, si riordinano e si rifanno:
-ma per contrario, i mal composti e ordinati, una volta rotti e
-dispersi, non più mai si raccozzano e si rassettano; ed anzi,
-come materia poco omogenea e da poca cera appiccata, rapidamente
-pervengono all'ultima dissoluzione. Di ciò appunto
-fummo noi tutti, e con gran dolore e rammarico, testimonj.
-Tornarono non più le schiere dei nostri, ma gli avanzi di
-esse; giunsero tumultuando e disordinando assai peggiormente
-che non usavano durante la guerra. Giunsero con
-mente accesa e avventata, ciascuno accusando i suoi proprj
-ufficiali, accusando il Governo, i compagni, i Commissarj, i
-Piemontesi e tutti, fuor che sè stessi. E replico che ciò sempre
-avvenne e avverrà tuttavia tra soldati subitarj ed accogliticci
-da somma avversità sopraggiunti.
-</p>
-
-<p>
-Nè io voglio con tali parole menomare il pregio della
-fortissima resistenza e dei gagliardissimi combattimenti che
-ottomila de' nostri ànno avuto animo d'imprendere e di sostenere
-contro a più di 40 mila soldati austriaci: e basterà
-solo, io credo, la memoria de' monti Berici per dimostrare al
-mondo come facilmente può ritemprarsi all'antico valore, e
-la virtù de' suoi padri ricuperare questo popol latino infelice
-e caduto, ma sempre a risorgere apparecchiato. Io noto, pertanto,
-ed accuso non la virtù e il coraggio degl'individui, ma
-quegli accidenti e difetti che nessuna bravura è bastevole ad
-impedire, e la cui riapparizione è certissima dovunque mai
-l'esperienza, l'arte, l'esercizio e l'efficacia del tempo,
-delle regole e delle tradizioni, non fan riparo.
-</p>
-
-<p>
-Dopo quel caso, e visto quel deplorevole scombuiamento,
-che altro rimaneva da praticare al Governo? Voi tutti con
-esso e ad un animo il venite pronunziando: scioglier l'esercito
-<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
-e con altri metodi ricomporlo. Ma io prestamente m'appello
-a coloro, quanti pur ve ne sono e di quante specie e
-generazioni è possibile ritrovare, i quali ànno fiore di cognizione
-delle cose guerresche, e sentenzino essi se dentro
-lo spazio di venti giorni una così complicata e malagevole
-opera sia fattibile mai; e venti giorni soltanto, o Colleghi,
-nè un'ora di più è trascorsa dal tornar delle truppe a quel
-frangente improvviso e funesto che l'anime vostre à con
-giusta ira commosse.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> Quello a cui non varrebbe e non basterebbe
-uomo nessuno, reputo che voi non convertirete in
-errore ed in colpa solo ed unicamente per noi. Credo invece,
-che ogni spirito gentile e benevolo senta di doversi astenere
-non pur dalle accuse, ma dalle superbe e gravose parole
-contro di tali, cui la fortuna fa scontare coi subiti rovesci quel
-po' di bene che prima ella lusinghevolmente proferse loro, di
-render la pace a questa città e nelle provincie serbarla, ristaurarvi
-l'ordine, ampliarvi le libertà e con l'impero delle
-leggi contemperarle.
-</p>
-
-<p>
-Ma io sento voci che gridano: la patria è in pericolo, e
-questo estremo frangente non pure debbe eccitare tutte quante
-le forze e gli spiriti di chi ci governa, ma suggerir loro partiti
-straordinarj ed eroici; e se bisognano prodigj, che i prodigj
-sien fatti.
-</p>
-
-<p>
-Sta bene; ma le imprese eroiche e i miracoli umani altresì
-debbono avere cagioni certe e proporzionate. Osserviamo.
-Per me, la patria è solo tutta l'Italia, e non applico quel
-nome augusto ad alcuna delle provincie sue, per insigne e
-bene amata che sia: similmente, non bado a dove io nascessi,
-o dove abbia le cose mie o i parenti o gli amici, ma sì ò per
-amici e parenti e per carissimi compaesani coloro tutti che
-nacquero e vivono nella terra sacra che <i>Appennin parte e il mar
-circonda e l'Alpe</i>. Ora l'Italia, bontà di Dio, non corre pericolo
-estremo insino a che ordinato e gagliardo rimane l'esercito
-di Carlo Alberto. E se alle schiere di quel re generoso
-toccasse grave sconfitta, ondechè la patria nostra vera, cioè
-l'Italia tutta quanta, venisse a rischio dell'ultima sua salute,
-<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
-il meglio sarebbe, o Colleghi, interrompere queste nostre disputazioni,
-prendere popolarmente le armi, e moverci tutti
-di buon accordo, e senz'altro pensiere che di ristaurare le
-sorti mutate e periclitanti. In questo mezzo, rivocando il discorso
-ai nostri paesi, i quali pure bisogna difendere, due mezzi
-di fare ischermo e riparo avea tra mano il Governo, ed entrambi
-mise ad effetto. Il primo, di scambiare subitamente le
-truppe che ritornavano con le poche disseminate per le nostre
-città. Il secondo, di fare istanze sollecite e ferventissime
-al re di Piemonte, perchè mandasse ajuti di gente; ed
-anche pregarlo di voler permutare porzione de' pontificj soldati,
-costretti dai capitoli di Vicenza, con altrettanti de' suoi
-distribuiti per le fortezze, i quali accorressero freschi di forze,
-animosi di voglie, specchiati di disciplina a custodire le
-nostre frontiere. Fu il primo atto adempiuto, o signori, con
-prestezza e premura maggior dell'effetto: perchè sapete voi
-a qual novero per appunto è da recare la milizia allora rimasta
-indietro a presidiare le più interne città? appena a quattro
-mila uomini. Arrogo che non furono potuti movere tutti
-immediatamente, perchè in Spoleto e in Civitavecchia fece
-mestieri lasciarne più compagnie a custodia di circa mille
-forzati, abbandonando i quali, giudica ognuno che danno gravissimo
-sovrastava non pure a quelle città, ma sì allo intero
-Stato. Poteansi dunque, or domando, munire e fronteggiare in
-guisa valida e sufficiente con due o tre mila uomini le rive del
-Po, che nel nostro Stato corrono per la lunghezza di poco meno
-che ottanta miglia? Ne dia sentenza chiunque è tanto o quanto
-perito nelle militari faccende; anzi chiunque à sentimento
-delle cose, ed occhi per vedere e senno per giudicare.
-</p>
-
-<p>
-L'altra parte di nostra opera nemmeno fu da noi pretermessa,
-o tardata o trascurata in veruna guisa, ma con fervore
-e con la massima diligenza tentammo di adempierla.
-Ricorremmo affrettatamente a re Carlo Alberto, e, come testè
-io diceva, gli domandammo pronti soccorsi non solo, ma
-la permutanza di buona porzione delle soldatesche nostre
-con altrettante delle sarde. Mostrammo per noi la necessità
-dell'ajuto, per esso l'utilità; ricordammo la devozione di
-questi popoli alla sua persona, la fede nella sua causa, i
-<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
-mali della guerra lombarda incontrati sì lietamente da noi,
-i nostri apparecchi, il sangue sparso, il lutto di nostre famiglie;
-quanto danno e pericolo arrecherebbero alle armi sue
-le rive del Po signoreggiate dall'Austria, invase le Romagne,
-minacciati i Ducati, non sicura la Toscana. Che avvenne? il
-re Carlo Alberto assentì, il Ministro della guerra risolutamente
-negò. In ultimo, una specie di permutanza ci è stata
-offerta. Ma quale? Non è da tutti l'indovinarsela. Spedire gli
-Svizzeri nostri in Modena, e i Piemontesi che quivi stanziavano
-mandarli a Venezia: che è come chiedere ad uno che
-ti presti il mantello, e quegli invece proponga di accomodarne
-il compare; senza qui aggiungere che gli Svizzeri nostri,
-condotti in Modena, abbastanza non si scostavano dall'occasione
-e pericolo di combattere; il che per tre mesi è vietato
-loro dai patti. L'offerta, dunque, non profittava per niente
-alla guardia e difesa delle nostre frontiere. Tacerò d'alcun
-partito da noi pensato con poca speranza, ed a fine soltanto
-di non lasciar cosa del mondo possibile e immaginabile di
-cui non facessimo esperimento. Come lo scrivere, per esempio,
-al general Pepe in Venezia, e proporgli o di spedire qui a noi
-que' soldati nostri che là combattono; o di spesseggiar le sortite
-e ingrossarle sì fattamente, da mettere in seria e vivissima
-suggezione gli assediatori, talchè non sia loro più agevole
-l'assottigliarsi di uomini, e minacciar d'invasione le nostre
-provincie.
-</p>
-
-<p>
-Or, raccogliendo il tutto, io vi chiedo, se queste vi sembrano
-ragioni sode, schiarimenti precisi, allegazioni certe,
-fatti evidenti e palpabili? Sa Iddio, quanto io desidero che
-possibile fosse di contradirli e negarli, e quindi scemassero i
-nostri danni e i sospetti, di quanto crescerebbe il torto e l'errore
-dei presenti Ministri. Imperocchè nessuno de' miei avversarj
-mi reputa così vile e perfido, che io posponga la salute
-della carissima patria al mio leso amor proprio. Ma io
-sento bene, che la imparzialità de' giudicj non è unque sperabile
-laddove il cieco entusiasmo e le offese e i danni di già
-sofferti e l'apprensione del peggio farà di nuovo gridare ai
-più caldi, e a proposito o no: la patria è in pericolo, e noi vogliamo
-che ad ogni costo ella sia salvata.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span>
-</p>
-
-<p>
-Signori, giunto il discorso a questi ultimi termini, io vi
-pronunzio che due sole specie di guerra conosce e pratica
-il mondo; due sole, ripeto, e non più; e sono di esercito contro
-esercito, e di popoli armati contro armate milizie. Ora,
-nettamente e fermissimamente dichiaro, che guerra di esercito
-contra esercito, guerra promettente non dico bella vittoria,
-ma lungo e onorato combattimento, non siamo oggi,
-non saremo domani o il dì dopo in grado alcuno di fare.
-No, verun Ministero ritroverete (e cercatelo pure per tutti
-i canti d'Europa e d'America), il quale premendo col piede
-la terra, ne faccia balzar fuori un esercito. Non v'à Ministero
-che possa (come usa dirsi) improvvisare buoni soldati,
-esperti capitani e ben guerniti arsenali.
-</p>
-
-<p>
-Ma dell'altro genere di guerreggiare, cioè quello delle
-moltitudini che s'armano, e s'azzuffano coi soldati d'ordinanza,
-certo, non si nega che può sempre venire in atto; nè
-altro che una condizione ricerca per far probabile il buon
-successo, ma la vuol piena, la vuol permanente, la vuole assoluta;
-e questa è il coraggio e la fierezza intrepida e disperata
-delle popolazioni. Qualora ogni città di Romagna convertasi
-in una Saragozza, o in qualcosa di somigliante, e
-debbano gl'inimici pigliar d'assalto le mura, indi le strade
-asserragliate, poi ciascheduna casa dalle canove alle antane;
-non dieci, non venti, non forse cento mila bajonette imperiali
-varranno a sforzarle ed a sottometterle. Però, d'un ardore
-siffatto, ogni qualunque Ministero è piuttosto l'effetto
-che la cagione; il docile e acconcio strumento, piuttostochè
-il fondamento e il principio.
-</p>
-
-<p>
-Io so, nullameno, che da un Governo energico veramente
-e leale, sempre vigile ed operante, franco, ardito, ingegnoso,
-e non inferiore, insomma, alla gravezza minacciosa
-e straordinaria dei casi, può accrescersi ed avvivarsi oltremodo
-la fiamma del popolare entusiasmo; io lo so. Ma un
-Governo cotale à gran bisogno della pienezza d'ogni potere
-e della libertà intera dell'opere sue; e se a voi piace di
-guardar dentro alle cose, confesserete a marcia forza, che
-non è così fatta la condizione dei presenti Ministri, i quali
-già da un mese sono rinunzianti, ed a cui non è stato mai
-<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
-lecito di proferire nemmeno quella parola che suona oggi
-sulla bocca d'ogni verace italiano, e si attua in fieri e nobili
-gesti sulle rive del Mincio e dell'Adige.<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> A questi dì, più assai
-della consumata politica e della sapienza legislativa, occorrono
-le arti con le quali si eccitano e fomentano le generose
-passioni. Di tali arti, nudrici del coraggio e della magnanimità,
-dar saprebbe qualche saggio onorevole ed utile
-anche il presente Ministero; perchè sempre il cuore infiammato
-avvisa e indovina ciò che risveglia ed infiamma il cuore;
-e voi potete vederne forse gl'indizj leggendo nelle gazzette
-quel che parliamo e ordiniamo ai nostri ufficiali nelle
-provincie. Ma il forte volere non basta; e al forte operare
-non abbiam sufficienti le facoltà.
-</p>
-
-<p>
-Egli m'è avviso di avere non iscarsamente risposto alle
-accuse più generali e più appariscenti che jeri lanciavansi da
-taluni contro il Governo. Delle censure particolari e minute,
-alcune sono di assai poco rilievo, altre emergono dall'ignoranza
-dei fatti, ad altre manca ogni precisione e somigliano a
-colpi tirati senza pigliar la mira. Tuttavolta, non vo' tacere di
-una, e importante per sè e gravosa al cuore di tutti i Ministri.
-</p>
-
-<p>
-Questa è di aver noi invitato a sedere nel Consiglio di
-amministrazione e di disciplina il generale Durando, chiamato
-da taluno in quest'assemblea ed <i>apertis verbis</i> traditore
-alla patria. Osservisi, anzi tutto, ch'egli, per ciò che affermano
-parecchi deputati, viene accusato al medesimo tempo
-e qui e in Piemonte; qui come lancia di Carlo Alberto, in
-Piemonte come troppo tenero del Pontefice. Chi dunque
-tradisce costui? Nessuno, perch'egli non può ad una ordir
-frode al Pontefice e a Carlo Alberto. Io credo convenga andar
-molto a rilento nel proferire sentenze cotanto odiose e
-terribili; e per fermo, così la pensa la più gran parte de' soldati
-e de' volontarj che sotto i vessilli suoi combattevano.
-Essi (domandatene, o signori) gli conservano stima grande
-ed amore cordiale. E sapete voi la cagione principalissima?
-La cagione è questa, che dove la mischia ferveva più calda
-e più sanguinosa, dove il pericolo era imminente, le bajonette
-<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
-nemiche più numerose, il grandinar delle palle più
-spesso, là brillava pur sempre la spada del Durando, il
-quale, con nuovo genere di tradimento, ponevasi tuttogiorno
-al rischio di affogare la sua frode nel proprio sangue.
-</p>
-
-<p>
-Ora, ditemi, in nome di Dio, se veduto l'aveste fra tante
-palle e tante austriache bajonette cadere ferito ed estinto, sarebbe
-nessuno di voi stato ardito di domandarlo traditore, e
-nel cadavere suo ancor sanguinante e dal ferro dilacerato
-imprimere un marchio d'infamia? Ebbene, voi pigliate arbitrio
-e baldanza di atrocemente accusarlo, solo perchè la fortuna
-à conservato quel braccio e quella spada onorata al
-profitto d'Italia. Queste sono le ragioni per cui pensò il Ministero
-di dar luogo al Durando in seno del consiglio testè
-mentovato: e con tutto ciò, abbiamo premesso all'atto una
-diligente ed esattissima investigazione dell'opera sua; e in
-fede di onesti uomini, vi assicuriamo, che non v'è ombra di
-colpa e di trascuranza in tutte le recenti fazioni di guerra
-del generale Durando. Egli commetteva forse qualche errore
-di previdenza e di tattica; ma, con vostra pace, qual generale
-non ne commise, o non fu a risico di commettere?
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò, io reputo di toccar già la fine del mio troppo
-lungo ragionamento; conciossiachè a rispetto dell'avvenire,
-di cui pure moveste discorso, o Colleghi, poco o nulla ci conviene
-rispondere. Noi da un mese non siamo solo in istato
-di rinunzianti, ma con viva istanza e più d'una fiata abbiamo
-richiesto e pregato che la rinunzia nostra si accetti. Jeri
-stesso abbiamo, ad un animo, rinnovato e compiuto l'ultimo
-e risolutissimo atto di tale rinunziazione. E però noi rimaniamo
-in sin da ora Ministri unicamente per conservazione
-e custodia dell'ordine e quiete pubblica, e per tutela dei comuni
-diritti. D'ogni rimanente ricade a voi la cura e il consiglio;
-e ci è forza da quindi innanzi di non tollerare che si
-rovesci sul nostro capo la più ponderosa e formidabile malleveria
-che premer possa la coscienza d'un uomo onesto e
-d'un incolpabile cittadino.
-</p>
-
-<p>
-Io mi dispenso dal giudicare se a voi venga meno la volontà
-o il potere o l'opportunità o l'unione, per ispalleggiare
-e protegger quegli uomini che la fiducia popolare condusse
-<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
-al governo, e, più costante di molti di voi, sembra non
-abbandonarli ancora. Ma io so questo assai bene, che i censori
-ed accusatori del Ministero, cercando una verità e una
-utilità molto dubbia ànno indubbiamente peccato di grave
-imprudenza; e quando sieno buoni e leali patrioti, com'io li
-stimo, tardo e doloroso rincrescimento cagionerà loro il vedere
-e conoscere che il nostro uscire di governo non sarà
-senza manifesta letizia dei nemici eterni della libertà e indipendenza
-italiana.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h3 class="hidden" id="necguer">Discorso sulla necessità della guerra</h3>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-<i>Il dì 7 d'agosto, occupandosi il Parlamento d'alcuna proposta di
-legge con fine di sopperire alle necessità della guerra italiana;
-e volendosi da parecchi sottometter quelle a nuova consulta nelle
-Sezioni; il Deputato di Pesaro parlò in questi termini:</i>
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<p>
-Io spero dalla vostra usata prudenza, o Colleghi, che le
-proposte di legge le quali verrannovi presentate quest'oggi
-perchè si discutano e vadano quindi a partito, non saranno rimesse
-in esame nelle Sezioni, o di nuovo rimandate ai commissarj,
-conforme è il parere d'alcuni.... Odo che si mormora che
-io voglio sopprimere la libertà del vostro suffragio: nulla di ciò
-mi sta in mente. Ma io non son fuori, credo, del mio diritto,
-se io fo notare alla Camera che quando una Proposta di legge
-fu discussa innanzi nelle Sezioni, quindi consegnata ai commissarj
-scelti da quelle perchè ne giudichino e ne riferiscano,
-e da ultimo fu da essi commissarj emendata accuratamente,
-dopo maturo e libero esame, secondo il migliore lor senno e il
-frutto raccolto delle varie opinioni udite; la Camera, tramutando
-quasi per intero l'opera di quei commissarj, sembra a
-me che pongasi in qualche contradizione con sè medesima;
-e ad ogni modo, dichiari e testimonii assai manifestamente la
-poca stima che fa de' giudici e relatori prescelti da lei.
-</p>
-
-<p>
-Io dico, pertanto, a voi e a me stesso: abbiamo ciò in
-considerazione quest'oggi, trattandosi massimamente di leggi
-la cui opportunità è sì fatta che dimanda una somma, anzi
-un'estrema sollecitudine. Trattasi, ben vel sapete, di provvedere
-<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
-alle bisogne, ai pericoli ed alle urgenze della gran
-Causa italiana; le quali dopo il disastro di Custoza crescono
-poco meno che d'ora in ora. Quanto a me, io non mi périto
-di dichiarare in sin da questo momento, che le proposte di
-legge, segnatamente quali vi furono jeri significate dai commissarj,
-mi piacciono assai e m'appagano. Ingegnose mi
-sembrano nella invenzione, acconce al tempo ed al luogo,
-bene ordinate, sopratutto, e in ogni lor parte e membro rispondenti
-e connesse. Quindi, se vi arrecherete voi mutazione
-un po' sostanziale, romperete, del sicuro, quell'armonia
-che le governa, e quel dritto filo raziocinale con cui vennero
-pensate e dedotte.
-</p>
-
-<p>
-Nè porzione di loro vi è nuova; perchè presentòlla a
-voi, se ben vi ricorda, il passato Ministero: se non che, allora
-fu sottomessa al vostro giudicio con forma e nome di
-tassa, non comportando i tempi che senza pericolo niuno
-ragionar si potesse di prestazioni forzate. Oggi le sventure
-sopravvenute dànnoci questa non desiderabile facoltà e
-balía.
-</p>
-
-<p>
-Concludo, pertanto, ch'egli bisogna, colleghi miei, affrettarsi.
-Nè basta che ognuno di voi senta e ripeta nell'animo
-cotal verità. Conviene vi rispondano i fatti, e rimanga delusa
-e scornata la speranza d'alcuni infelici che vorrebbono far
-vani i vostri disegni indugiandoli. Forse ch'ei fa mestieri
-ch'io vi stimoli e infiammi con nuove e speciose ragioni?
-e non è suprema ragione il dire: affrettiamoci, perchè ogni
-giorno che passa, reca non leggier detrimento al successo della
-italiana risurrezione? Certo, io non salgo a questa tribuna per
-crescere impacci al Governo; ed anzi saluterò con vivissima
-compiacenza il novello Ministero, quando io vi vegga rilucere
-il nome del conte Odoardo Fabbri. La sua veneranda e
-incolpata canizie mi rassicura. Quella sua vita spesa tuttaquanta
-in soffrire e combattere per la libertà e l'Italia, porgemi
-abbondante caparra che il Ministero nuovo non tenterà
-nulla contro le pubbliche guarentigie, nè contro il finale successo
-della guerra italiana. Ma per qual cagione non compare
-esso qui e non siede fra noi? perchè si cela e non parla?
-perchè ad ogni momento, in ogni occasione, sono l'esigenze
-<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
-e gli usi d'un libero e rappresentativo governo manomessi
-e frustrati? perchè taluno de' Ministri non reca, com'è
-suo debito, a questa o all'altra Assemblea il disegno di quelle
-leggi che ambedue i Consigli ànno già, non nella massima
-solo, ma nelle principali disposizioni puranco approvate?
-Afflittive incertezze, dannose e inesplicabili esitazioni son
-queste; ed in ciascun'ora di tale specie d'interregno cresce
-il nostro comune pericolo.
-</p>
-
-<p>
-L'esercito di Carlo Alberto dall'Adda e dall'Oglio ci
-guarda ed aspetta soccorso. Genova (corre voce) si vuota di
-popolo, e fanno il simile le città di Piemonte e di Lombardia.
-Un grido solo risuona per quelle provincie, e da tutte le
-bocche ripetesi un grido solo: al campo, Italiani, al campo.
-In me è gran fede, o signori, che se piace al Governo, se
-voi lo volete, se i popoli vi udranno parlare, le città di Romagna,
-le città delle Marche, e questa Roma medesima alzeranno
-tutte insieme quel salutare e magnanimo grido:
-al campo, al campo.
-</p>
-
-<p>
-Onorandi colleghi, trenta secoli di storia civile già sono
-trapassati sopra l'Italia; eppure non vi si rincontra un punto
-di tempo e una congiuntura di casi forse tanto solenne e tremenda
-siccome quella in cui c'imbattiamo al presente; imperocchè
-la Penisola intera può con isforzo gagliardo di volontà
-fabbricare oggi a sè stessa i proprj destini, il che mai non le
-accadde. Può l'Italia effettualmente in questi giorni (pensiamoci
-bene) salir tutta e per sempre alla signoria di sè; e nelle
-sue monche e lacere membra suscitare e perpetuare la congiunzione del
-viver civile, státale ognora interdetta, e principio
-e cagione negli altri popoli d'ogni virtù, d'ogni gloria, d'ogni
-possanza. Ella può, dico, questi prodigj; ma pareggiar le conviene
-con l'ampiezza de' sacrificj il bene immenso ed inestimabile
-della libertà e della indipendenza. Dopo molti sentieri
-trascorsi, dopo infiniti passi perduti, eccoci alfine al
-bivio terribile, dove Dio e le sorti e le nostre colpe e le altrui
-senza riparo e difesa ci àn trascinato. O l'Italia sarà libera
-e grande, e conquisterà pure alfine un pieno essere di nazione;
-o ricadrà per sempre nel sonno affannoso d'ogni abbiezione
-e d'ogni servaggio. E dico sonno affannoso, perchè
-<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
-dopo la tentata risurrezione, forza è a lei che quello trapassi
-turbato e funestato ad ognora dal rimorso doloroso e profondo
-della propria viltà.
-</p>
-
-<p>
-Miriamo, signori, altresì al debito nostro speciale innanzi
-a Dio e innanzi agli uomini, e come noi pure siamo posti in
-fra due estremi, e sceglier conviene senza dimora. O i nostri
-nomi soneranno alle venture generazioni i più benedetti e
-gloriosi, o i più miseri e abbominati del mondo. A che giova,
-in che ci avvantaggia il chiudere gli occhi davanti a questo
-fiero dilemma? egli non perciò stringe e martella con minor
-furia le nostre coscienze. Rompiamo gl'indugi, tronchiam le
-parole; ai fatti, signori, all'opere generose e virili. Se domani
-stesso io non vedrò seduti in que' loro posti i nuovi
-Ministri, risalirò in ringhiera affin di proporre all'estremo
-male un qualche estremo rimedio.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<h3 class="hidden" id="modidif">Discorso sopra tre modi straordinarj di difesa</h3>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-<i>Appena respinti gli Austriaci da Bologna, il Mamiani nella tornata
-del dì 11 di agosto proponeva tre insoliti provvedimenti, e facevali
-a pieni voti approvare con le infrascritte brevi parole:</i>
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<p>
-Egli accade delle nazioni come degl'individui per appunto;
-cioè a dire che v'à momenti dolorosi e funesti, in cui
-l'animo di tutto un popolo s'abbandona, e casca sotto il peso
-dell'infortunio. Ma quando la fiamma del viver libero e indipendente
-arde vivace davvero ed intensa per entro il cuor
-suo, ella, simigliante al fuoco sacro di Vesta, può talvolta
-affievolire o negli ultimi penetrali occultarsi; ma non estinguendosi
-mai, forza è che indi a poco riapparisca più sfavillante,
-e tramandi intorno maggior luce e caldezza. Così
-quest'oggi avviene all'Italia, ed è ciò che lo spirito mio à
-creduto e sperato sempre.
-</p>
-
-<p>
-O felice e gloriosa Bologna! o fra le città italiane fortunatissima
-e da tutte le generazioni invidiata, posciachè tu
-risvegli la nuova favilla del nuovo e inestinguibile incendio.
-Noi adempiamo, o Colleghi, un gran debito a renderle grazie
-solenni, e le più sentite e le più magnifiche che possano
-<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
-uscire dal petto d'uomini riconoscenti e autorevoli. Ma egli
-bisogna altresì, che questa tornata non si consumi senza
-compiere qui alcun atto di segnalata cooperazione e d'ajuto
-efficace, oltre alle cose dai Ministri saviamente deliberate.
-</p>
-
-<p>
-Signori, nega questo tempo ad ognuno d'intrattenersi
-in lunghi ragionamenti: e già non varrebbero mai le parole
-a bene significare una parte anche minima di quegli affetti
-veementi e sublimi che premono e investono da ogni lato
-l'anime nostre.
-</p>
-
-<p>
-Bando non che ai discorsi studiati e freddi, agli eloquenti
-eziandio, perchè corre l'ora del forte operare.
-</p>
-
-<p>
-Io propongo, pertanto, senz'altro preambolo, tre provisioni,
-le quali a me compariscono le più convenienti ed
-efficaci che la straordinarietà dei casi ricerca.
-</p>
-
-<p>
-Per prima cosa, io propongo che in ciascuna città dello
-Stato, sulle publiche piazze si pongano tavole, alle quali
-sieda un delegato del Governo ed uno del Municipio, e quivi
-sia inalberata e visibile a tutti una scritta con le parole: <i>La
-Patria è in pericolo.</i> Ufficio dei delegati sia di raccogliere e
-registrare i nomi dei Volontarj che intenderanno di armarsi
-e combattere.
-</p>
-
-<p>
-Per seconda cosa, dico doversi in ciascuna città istituire
-un Commissariato, a cui spetti di ricevere tutte le offerte e
-le largizioni dei cittadini e dei comuni per armare e vestire
-essi Volontarj, e porli in grado di subito unirsi alle respettive
-bandiere.
-</p>
-
-<p>
-Per terza cosa, propongo che sia il Ministero invitato
-e sollecitato, affine preghi Sua Santità e fortemente il persuada
-a fare scrivere a tutti i vescovi, e per essi a tutti i
-parrochi dello Stato, perchè dall'altare e dal pulpito esortino
-con infiammative parole i diocesani loro ad armarsi a
-popolo, ed accorrere alla difesa del trono pontificale e della
-patria comune.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
-</p>
-
-<h3 class="hidden" id="stita">Discorso sullo stato d'Italia</h3>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-<i>In risposta a un discorso pronunziato dal Ministro Odoardo Fabbri,
-a dì 14 d'Agosto, per dare notizia dello stato delle Romagne e
-d'Italia, dopo che la città di Bologna ebbe valorosamente respinto
-l'assalto degli Austriaci; il Mamiani così parlò:</i>
-</p>
-</div>
-</div>
-
-<p>
-Le parole che abbiamo udite sono, o Colleghi, degnissime
-di quell'uomo che per tutta la sua vita non breve combattè,
-resistette, e travagli e prigionie e proscrizioni sofferse
-per la libertà e l'indipendenza italiana. Io sentomi lieto ed
-altero il doppio in questo momento d'essere stretto con esso
-lui dell'onorevol nodo dell'amicizia. Debbono le sue parole
-eziandio rinvigorare ed accendere tutti coloro che l'ànno
-ascoltate, e coloro a cui verranno fuor di questo palagio con
-fedeltà ripetute. Conciossiachè elle suonano in sostanza, che
-se gl'Italiani non vogliono con le proprie mani atterrare ed
-abbandonare la causa comune, questa non sarà mai per
-cadere.
-</p>
-
-<p>
-E che? potea forse la malagevole e contrastata risurrezione
-del nostro paese consistere tutta in una catena non mai
-spezzata nè rallentata di felici successi, e dovea forse tenere
-sembianza d'un marciar trionfale cominciato colà sul Mincio
-e terminato in pochi giorni sulla vetta del Campidoglio?
-E in quai libri, in quali storie abbiamo noi Italiani letto e
-imparato cosa a ciò somigliante? Forse nella storia antica
-di questa Roma, quando i Galli la saccheggiavano o Pirro
-ne sconfiggeva gli eserciti, o Annibale la sbigottiva con la
-vista delle prossime insegne cartaginesi, o la guerra sociale
-le rivoltava contro tutta l'Italia? E lasciando l'antichità come
-troppo diversa da noi, troviamo forse miglior condizione
-di fatti nelle guerre nazionali moderne? in quella di Spagna,
-per modo d'esempio, o in quella d'America, o nella più recente
-ancora e terribile della Grecia? V'appellate voi alla
-fortuna della rivoluzione francese, vale a dire del maggior
-fatto che si compisse dal popolo più bellicoso e più formidabile
-e unito del mondo moderno? Eppure a Tournay, in sul
-cominciar della guerra del novantuno, le truppe incodardite
-<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
-e non vinte d'ogni parte sbandaronsi. L'anno dopo, alla
-mala prova dell'armi in sul Reno aggiungevasi tutta la Vandea
-insorta, insorti i Lionesi, sconvolte e riluttanti parecchie
-provincie, padroni di Tolone gl'Inglesi. Più tardi, a molte e
-belle vittorie succedettero nuovi disastri; ed era perduta la
-Francia se il Genio non soccorreva di due sommi italiani,
-trionfando l'uno a Zurigo, l'altro a Marengo.
-</p>
-
-<p>
-No, signori, l'inestimabil bene della indipendenza e
-della libertà non s'acquista con mediocre fatica, con poco
-sangue, con poche sventure. Imperocchè è necessità e ragione
-che sia pagato tanto caro, quanto è grande e infinito
-il suo pregio; e così tenacemente sia poi custodito, quanto fu
-duro e difficile l'occuparlo.
-</p>
-
-<p>
-Io non venni qui certo per farla con voi da erudito, e
-rimettervi in mente i gesti gloriosi de' popoli che ognuno
-conosce ed ammira sin dall'infanzia. Nientedimeno, permettetemi
-che di passata io vi ricordi quel pugno di gente
-che abita le ultime arene del mare Germanico; quel picciol
-popolo Olandese che per la causa nostra medesima insorse e
-pugnò, ed ebbe ardimento di tener campo contro tutta la
-potenza spagnuola, tremendissima allora e pressochè smisurata.
-Quel pugno di gente, o colleghi, proseguì vent'anni
-la guerra, sostenne rovesci senza numero, tribulazioni senza
-esempio, e vide con occhio asciutto e spirito fiero ed intrepido
-diciotto mila de' suoi montare quando i roghi e quando
-i patiboli. Questo ferocemente vogliono ed operano le nazioni,
-allorchè ànno vero e santo proposito di sottrarsi al giogo
-de' forestieri.
-</p>
-
-<p>
-Che a questi giorni la Causa Italiana corra pericolo
-grave non è dubbio; ma ch'ella sia già perduta o prossima
-ad essere, come osa taluno affermare, io risolutamente lo
-nego: e qui ciascuno di noi giudica e sente che ciò non
-è vero; imperocchè ciascuno di noi dispone e sottomette il
-cuor suo al debito primo ed indeclinabile di tentare ogni prova,
-reggere ogni travaglio, affrontare ogni rischio per la salvezza
-comune. Ed è natura di tutti i cimenti, e condizione e legge
-di tutte le forze morali; è decreto di giustizia, necessità di
-ragione, ordine di provvidenza, che la ostinata, coraggiosa e
-<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
-magnanima volontà di redimersi e di combattere le oppressioni,
-esca coronata e felice dal lungo conflitto.
-</p>
-
-<p>
-Io so molto bene, che parecchi di noi sarebber saliti in
-tribuna a pronunziare oggi coteste massime con migliore loquela
-e con più faconda e potente persuasiva. Ma, d'altra parte,
-io considero, e i vostri applausi réndonmene certa testimonianza,
-che la bocca mia ragiona in questo punto e dichiara
-ciò che ragiona e pensa l'animo di tutti gli astanti. Però son
-sicuro che a rispetto della Camera intera, io adempio in questo
-punto non altra opera che quella d'un araldo fedele, il qual
-riferisce alla moltitudine radunata ciò che viengli commesso
-di dire, con precisione e semplicità.
-</p>
-
-<p>
-Signori, tempo è giunto che noi assumiamo tutta la nostra
-dignità e la nostra maggioranza, e leviamo l'animo e il
-senno ad uguagliare l'altezza dei casi, e quella dirò puranco
-delle sventure.
-</p>
-
-<p>
-Roma è virtual capo d'Italia, e nel Parlamento romano
-è la naturale potestà d'un ingerimento legittimo e salutare
-in tutti i fatti comuni di tutte le provincie italiane. Se ciò è
-vero, e la storia e le tradizioni e la pubblica voce e le nostre
-coscienze e l'universale consentimento il conferma, noi non
-saremo così vili da ricusare la gravità, le malagevolezze e i
-pericoli del grande e solenne ufficio.
-</p>
-
-<p>
-Prima d'ogni cosa, è debito nostro, o uomini del Parlamento
-romano, di dichiarare dall'alto di questi scanni e in
-faccia a tutta l'Europa, che eziandio in vista dell'infortunio
-di Custoza, in noi non s'è menomata d'un atomo solo la fede
-piena e inconcussa che abbiamo nella salute d'Italia e nel
-coraggio de' suoi figliuoli. Per la seconda cosa, o signori, egli
-appartiene a questo consesso di spegnere affrettatamente le
-nuove faville di quell'egoismo antico e funesto che à cento
-volte procurato la ruina della patria, ed è insieme una colpa
-enormissima e un troppo visibile errore. Quell'egoismo,
-intendo, che fa credere per passione alle varie provincie
-d'Italia, e per empietà le fa sperare di salvarsi ciascuna da
-sè, e nel naufragio comune trovare per sè sola un porto e un
-asilo. O tutti salvi o tutti perduti; ecco il vero, colleghi onorandi:
-e il conformarvi i pensieri e le opere non solamente
-<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
-è giustizia e dovere, ma è riconoscere altresì un assioma patente
-ed irrepugnabile. Egli s'appartiene, per tanto, a noi
-di svellere con prestezza i germi di cotale egoismo, che pullulano
-di già e ribarbano in diverse contrade d'Italia; e nel
-tempo medesimo, spetta a noi di persuadere agli spiriti apprensivi
-ed irresoluti, ch'ei non v'à cagione niuna di disperare,
-ma solo di crescere e centuplicar l'energia, il coraggio
-e l'annegazione. Sopratutto a noi s'appartiene, o colleghi,
-di dare impulso veemente e dar direzione e coordinazione
-(quanto in sì fatte cose è possibile) alla sollevazione dei popoli,
-che qua e là serpendo e avvampando e come vasto incendio
-allargandosi, supplirà con miglior fortuna alle arti
-non sempre felici della strategia, e alla sola guerra dei battaglioni.
-</p>
-
-<p>
-Sì, replico io, al Parlamento romano compete di buon
-diritto l'ingerirsi e intromettersi nei comuni negozj di tutte
-l'altre provincie d'Italia; perchè certamente il popol romano
-quello si fu che nella presente italica guerra mostrò
-maggiore disinteresse, adesione più intera, intenzioni più
-pure e sante e immutabili a rispetto del bene de' suoi fratelli.
-Per fermo, quando voi vedeste scorrere in copia a Vicenza
-e a Treviso il sangue de' vostri, pensaste forse di chiedere
-in ricompensa vantaggio e profitto alcuno o d'oro o di terreno
-o d'autorità? No certo; e quando testè s'ingrandivano
-i Reali di Savoja ed insignorivansi con mirabile facilità dei
-Ducati, della Lombardia e del Veneto; avete voi non dirò
-pensato ma dentro l'animo concepito un'ombra sola di sospetto
-e di gelosia? Nessuna. Ditemi ancora: quando per
-opera e zelo del vostro governo procacciavate di stringere
-un forte patto di lega tra i Principi della Penisola, avete voi
-comandato ad esso governo di fare alcuna riserbazione o
-clausola in vostro favore, e di tener pratica per qualche specie
-di utilità e di guadagno a queste provincie? No, giammai.
-Un sol compenso, e una sola mercede voi domandaste,
-a un sol patto vi atteneste con gran fermezza; vedere libera
-e indipendente l'Italia. Voi siete, adunque, degnissimi di assumere
-e reggere il primato morale sulle varie contrade italiane.
-Di ciò fare io vi chiedo con somma istanza; di ciò vi
-<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
-prego e supplico ardentemente e con lacrime: ciò v'è obbligo
-e necessità d'intraprendere per la salvezza comune.
-</p>
-
-<p>
-E perchè, o signori, le mie parole non tornino in vano
-suono, e i vostri nobili desiderj non giacciano senz'alcun
-principio d'effettuazione, io piglio arbitrio di sottomettere
-alla sentenza del Parlamento le due seguenti proposizioni:
-</p>
-
-<p>
-1º Che il Consiglio de' Deputati elegga per iscrutinio
-dieci de' suoi, i quali in termine di tre giorni gli riferiscano
-e lo ragguaglino su tutto ciò che si possa indicare, trovare
-e proporre così al Ministero, come ai Consigli deliberanti, per
-ajutare in modo efficace e immediato la generale resistenza
-agli Austriaci e la salvezza di tutta l'Italia.
-</p>
-
-<p>
-2º Che il Ministero sia pregato a scrivere di presente
-a tutti i Governi italiani, invitandoli ed esortandoli, udito
-ciascuno i suoi Parlamenti, a spedir subito in Roma loro
-deputati per discutere e deliberare in comune, e sotto l'alto
-patrocinio di Pio IX, intorno al modo migliore di difendere
-l'Italia ed accertarne l'indipendenza.<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a>
-</p>
-
-<h3 id="esortaz">ESORTAZIONE AI ROMANI.</h3>
-
-<p>
-I fratelli vostri di Bologna eroicamente combattono, e
-voi non movete a soccorrerli? Dunque sosterrete ch'ei, soprafatti
-alfine dal numero, scemati per le morti, le ferite e
-gli stenti, e sopratutto scorati dal non vedere prossimi ajuti,
-soccombano all'armi e al furore de' barbari, e sia l'antica,
-la dotta Bologna sforzata e manomessa dal ferro e dal fuoco?
-imperocchè il dado è tratto; o la vittoria, o lo sterminio;
-questa e non altra è la scelta.
-</p>
-
-<p>
-Romani! a voi che sortiste il nome più grande e glorioso
-del mondo, a voi darà il cuore di assistere a ciò riposati
-ed inerti come a curioso spettacolo? Sorgete tutti, per
-Dio! armatevi a popolo, accorrete alle insegne, moltiplicate
-le file; e scoppi e avvampi di nuovo ne' petti vostri quel divino
-<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
-entusiasmo che di là dalle pontificie frontiere vi sospingeva,
-or fa pochi mesi.
-</p>
-
-<p>
-Siamo prudenti almeno e solleciti di noi stessi, se non
-giusti nè pietosi inverso i fratelli. Alla Causa Italiana, ben
-lo scorgete, tramischiasi al presente la nostra particolare;
-e dentro Bologna si disputa ora la integrità e salvezza degli
-stati della Chiesa, la tutela delle leggi, la guardia della libertà,
-la vita degli ordini nuovi, la dignità, la pienezza, la
-inviolabilità del Pontificato. Quindi il Principe stesso vi comanda
-e prega di pigliar l'arme per la santa difesa, nè
-scende oggi lenta e dubiosa sulle vostre spade la benedizione
-di Pio. Sorgete, marciate. Dietro il romano vessillo
-seguiranno a frotte i popoli delle provincie, e lo Stato si cambierà
-rapidissimo in un campo di valorosi; e a voi combattenti
-nell'antiguardo toccherà la gloria invidiata e bella nei
-secoli, di avere per ogni parte d'Italia risuscitato l'incendio
-sacro ed inestinguibile della nazionale sollevazione.
-</p>
-
-<p>
-Sì, Cittadini, alle arti compassate della strategia e alla
-sola guerra de' battaglioni, ecco succede e s'alterna la
-guerra disperata dei popoli, e quella lotta incessante ed universale
-d'ogni città, d'ogni villa, d'ogni casolare, che à
-salvata a' dì nostri la Grecia e la Spagna, e salvò l'Elvezia
-e l'Olanda. Romani, all'armi. Tutta l'Europa vi guarda!
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dall'<i>Epoca</i>, 12 agosto.)
-</p>
-
-<h3 id="direpoca">AI SIGNORI DIRETTORI DELL'<i>EPOCA</i>.</h3>
-
-<p>
-Ricordevole della calda affezione e della stima particolare
-e costante onde vi piace di onorarmi, io vi chiedo di
-far luogo nel pregiatissimo vostro foglio alla infrascritta dichiarazione,
-a dettar la quale sono mosso dalla stretta necessità
-di difendere l'onor mio; e chiedo insieme a voi ed
-a' vostri lettori infinite scuse dell'intrattenervi per alcun
-poco della mia inutile persona in giorni così gravosi e minaccevoli
-per l'Italia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
-</p>
-
-<p>
-Molti o ingannati o maligni vanno spargendo da più
-tempo, che nell'intimo del cuor mio sta l'intenzione deliberata
-di rovesciare i presenti ordini dello Stato, e giungere
-alla fondazione d'un Governo provvisorio; a tale occulto ed
-ultimo fine rivolgere io le cure e i maneggi, ed alla preparazione
-sua essermi giovato per ogni guisa del Ministero che
-da me pigliò il nome. A voci così bugiarde e ingiuriose io
-non poneva, secondo mia costumanza, nessuna mente. Ma
-ora mi vien riferito da gente proba e autorevole, ch'esse suonano
-eziandio all'orecchio d'un personaggio, inverso del
-quale debbemi stringere, oltre a molti altri nodi, quello soave
-e perpetuo della gratitudine.
-</p>
-
-<p>
-Impertanto, a me corre obbligo di formalmente dichiarare,
-siccome fo, che a quelle voci manca ogni sostegno di
-verità, e mai non sono state le mie intenzioni quali si fingono
-dai tristi o si credono dai corrivi, e che tutto è falso e
-calunnioso ciò che intorno al proposito si va divulgando.
-</p>
-
-<p>
-A due fatti poi si accenna più specialmente da' miei detrattori
-ed accusatori, siccome a prove e testimonianze delle
-affermazioni loro; e nemmanco di tali due fatti moverei qui
-o altrove alcuna parola, quando non fossero raccontati nelle
-anticamere del Quirinale, ed ancora in più secreti ed alti
-colloquj. Il primo si è d'avere io questi giorni passati concluso
-un discorso alla Camera con questa frase per appunto:
-<i>proporrò ad un estremo male un qualche estremo rimedio</i>. Sopra
-che, affine di dissipare ogni sinistra interpretazione, bastimi
-di asserire con pienissima lealtà e fermezza, che i rimedj
-estremi a' quali pensavo non erano nè un Governo
-provvisorio nè altra cosa somigliante.
-</p>
-
-<p>
-Convertonsi da taluni in secondo capo di accusa le parole
-che io dissi, e i partiti che io proposi nell'adunanza
-privata la qual si tenne in Monte Citorio la sera del primo
-agosto.
-</p>
-
-<p>
-Ora, come in quell'adunanza si annoverarono non
-meno di trenta deputati, e ch'ogni varietà d'opinione e di
-sentimenti ebbevi rappresentanti ed interpreti, ciò ch'io vi
-discorsi e proposi mai non si potrebbe nè nascondere nè alterare;
-quindi alla comune testimonianza di que' deputati mi
-<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
-rimetto compiutamente. Di Governo provvisorio nessuno fece
-motto, nessuno fiatò; e quelle proposizioni che io metteva
-innanzi molto risolute e gagliarde come i casi portavano,
-tanto erano legali e accettabili, che vennero il dì poi con leggier
-differenza approvate e accettate da entrambi i Consigli
-deliberanti.
-</p>
-
-<p>
-Scrissi, è già oltre a un anno, al Segretario di Stato
-Cardinal Gizzi e promisigli sull'onor mio, tornando nello
-Stato Romano, di astenermi da qualchessia modo violento di
-mutazione, e che avrei con sincerità ed esattezza obbedito
-alle leggi correnti. Quel che promisi ho attenuto e non cesserò
-di attenere, sì per debito di onestà e sì per utile della
-patria comune, a cui nuovi sommovimenti e scompigli farebbero
-danno e ruina.
-</p>
-
-<p>
-Se in Roma si tenne proposito di Governo provvisorio,
-e nacque rischio fondato di vederlo costituito, fu certo ne'
-primi di maggio del vertente anno; e non si ignora, credo,
-da alcuno chi fosse colui il quale contribuì con maggior efficacia
-e prontezza a rimovere ed a cessar quel pericolo.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Terenzio Mamiani.</span>
-</p>
-
-<p class="indl">
-Di Roma, li 22 di agosto del 1848.
-</p>
-
-<p>
-<i>L'Autore venuto in Piemonte a partecipare agli atti della Società
-per la</i> <span class="smcap">Confederazione Italiana</span>, <i>ebbe carico di dettare le due
-seguenti scritture</i>.
-</p>
-
-<h3 id="rapporto">RAPPORTO IN NOME DEI COMMISSARJ DEPUTATI A SCEGLIERE<br />
-E COMPILARE LE MASSIME DI UN PATTO FEDERATIVO.</h3>
-
-<p class="indl">
-Signori.
-</p>
-
-<p>
-Allorquando molti Italiani convennero da diversi Stati
-della Penisola al presente Congresso per tenere l'invito che
-lor ne fu fatto, e dare un qualche principio alla grande opera
-della Confederazione; venne per prima cosa al giudizio ed
-esame dei congregati sottoposto un disegno di Patto federativo;
-e pochi giorni di poi, un disegno di legge per l'elezione
-di un'Assemblea, la quale assumer dovesse il mandato
-<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
-speciale ed unico di compilare e sanzionare quel Patto.
-</p>
-
-<p>
-Il Congresso posesi tostamente ad esaminare con zelo e
-diligenza il primo dei due disegni, rendendo grazie particolari
-e publiche agli autori di esso. Ma la intrinseca malagevolezza
-della materia aggiunta alla sua novità, e, d'altro lato, il desiderio
-che molti sentivano di produrre cosa piana, semplice e
-non impossibile a venire accettata e presto condotta in atto, fecero
-che le discussioni, mosse non pure da diversi pareri, ma
-da contrarie tendenze, procedessero lente, sconnesse e oltremodo
-implicate. Perlocchè, considerandosi da una parte la
-lunghezza di quel disegno e il breve durare del Congresso, e
-considerandosi dall'altra che mal si poteva sperare che fossero
-dai governi e da qualunque Assemblea costitutrice del
-Patto accolte quelle distinzioni e dichiarazioni così particolareggiate
-e minute, accadde che la vostra adunanza, dopo aver
-controversi e ammendati il proemio e i due primi articoli, impose
-ad una Commissione a ciò deputata di scegliere in tutto
-il disegno quei capi entro ai quali raccoglievasi la sostanza di
-un Patto confederativo e la somma delle guarentigie costituzionali;
-e questo, affine che non mancando tempo al Congresso
-di discutere e pronunziare, ei valesse a produrre
-un'opera nell'essere suo compiuta e applicabile.
-</p>
-
-<p>
-Apprestatasi la commissione ad adempiere all'ufficio
-imposto, subito le fu bisogno di usare la facoltà conferitale
-dal Congresso di mutare cioè in parte il dettato degli articoli
-che doveva scegliere nel disegno; conciossiachè conveniva
-esprimere la sentenza loro in modo assai più generale; e
-similmente doveasi dar loro altr'ordine e altra collegazione.
-</p>
-
-<p>
-Con tali rispetti la Commissione à delineate le basi di
-un Patto confederativo, e ne à definiti i principii e le massime
-direttrici.
-</p>
-
-<p>
-Sembra alla Commissione, o signori, che in tali pochi
-capi racchiudasi veramente ciò tutto che è sostanziale in un
-Patto confederativo. E per fermo, se l'essenza di qualunque
-governo consiste nella mente e nel braccio, o vogliamo dire in
-una potenza che fa la legge e in una che l'eseguisce; voi trovate
-nei capi IV, VI e VII<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> la sostanza di ciò che informa ed
-<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
-incardina un potere legislativo indipendente e sovrano, e di
-ciò che compone le sue principali e massime pertinenze,
-trattandosi di una Confederazione.
-</p>
-
-<p>
-Nei capi I e V, poi, scorgete la sostanza di tutto quello
-che crea ed ordina il potere esecutivo e ministrativo.
-</p>
-
-<p>
-Quanto al capo X, sotto cui si registrano tutte le massime
-di gius pubblico degne di venir confessate dalla Confederazione
-italiana, noi volentieri abbiamo seguito pur qui la mente
-ordinatrice del proposto disegno, la quale non solamente stimò
-di fare rassegna delle massime pertinenti alle relazioni e
-corrispondenze fra Stato e Stato, ma di quelle eziandio che
-fondano da per tutto e preservano la libertà civile e politica,
-e perciò da ogni liberale costituzione venir debbono professate.
-In tal guisa lasciandosi a ciascuno Stato ogni arbitrio
-di foggiare e adattare a sè stesso la propria costituzione,
-ponsi impedimento perpetuo ch'ei non conculchi giammai
-nè dimezzi o neghi o dimentichi alcun sacro e imprescrittibile
-diritto dell'uomo.
-</p>
-
-<p>
-La Commissione ha procacciato di segnare e dinumerare
-cotali diritti e cotali massime di gius pubblico,
-secondo il concetto più compito e migliore che far si possa
-oggidì delle condizioni morali e politiche d'un popolo libero
-ed eminentemente civile; come nei pronunziati che
-mirano specialmente alle relazioni e corrispondenze fra
-i varii popoli della Confederazione, ha studiato di raccogliere
-il più importante e il più pratico di ciò che risguarda i due
-subbietti predominanti di tutta quella dottrina, che sono
-<i>Unione</i> e <i>Reciprocazione</i>. Da ultimo, i commessarii vostri
-ànno aggiunto ai nove capi prescelti e coordinati una disposizione
-transitoria proposta da un vostro collega<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> e approvata
-da voi nella tornata delli 22 del corrente mese, e la
-quale à per fine di subito rendere profittevole alla Causa
-nazionale e alla guerra santa che sosteniamo il primo adunarsi
-dei Deputati della gran famiglia italiana.
-</p>
-
-<p>
-S'appartiene ora al Congresso di giudicare se questo
-schema, a così chiamarlo, di Patto confederativo sia degno
-del suo suffragio. Ma ciò che il Congresso, discutendo la proposta
-<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
-di una legge elettorale, à già risoluto, si è: 1º Che egli
-desidera che tale schema (esaminato e riveduto innanzi da
-lui) diventi un limite e una disposizione non alterabile, e sia
-materia di un mandato imperativo che i Governi consegneranno
-a coloro a' quali verrà l'ufficio di terminare e sancire
-il Patto confederativo: 2º Che il particolare disegno di una
-legge elettorale per la Costituente italiana si conformi e si
-acconci con esattezza ai principii e alle massime significate
-nello schema di esso Patto. E intorno a tutto ciò
-la Commissione si ristringe a far voti perchè la proposta di
-legge elettorale, tenuta da voi tuttora in consulta e in esamina,
-non si dilunghi in nulla da tali due vostre risoluzioni,
-e riesca altresì la più semplice, la più spedita e la più accettabile
-che mai si possa.
-</p>
-
-<p>
-Per soddisfare al presente, o signori, a quell'altro incarico
-dato alla Commissione, di determinare cioè e descrivere
-le vie pratiche le quali à da calcare la Società nazionale
-per la Confederazione italiana, affine che il programma
-da lei proposto venga sollecitamente ad effetto; sembra alla
-Commissione non altra cosa dover fare, se non ricordare al
-Congresso ciò che nel seno della sua Sezione politica fu discusso
-e deliberato.
-</p>
-
-<p>
-Ei vi si ricorda pertanto, o signori, che pochi di sono, alcuno
-dei vostri colleghi<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> raccomandò al Congresso di non patire
-che sia disciolto innanzi di aver fermato alcuna cosa di più
-effettivo e pratico che un nudo programma. E perchè è forza
-temere che esso pure il programma della Società venga o dimenticato
-o respinto o al tutto travisato da alcuni nostri Governi
-d'Italia, dato ancora che non gli manchi l'assentimento
-e la lode della nazione, fa gran mestieri, diceva quel vostro collega,
-di porre in consulta la infrascritta proposizione: — Comunicato
-e raccomandato nei debiti modi ai Governi il nostro
-programma, fatto lor sentire e conoscere la necessità di
-adempire il voto comune intorno alla convocazione di una
-Dieta di governi e di popoli e all'effettuazione di un Patto
-confederativo, trascorso non picciol tempo senza vedere
-incominciamento buono dell'uno e dell'altro; qual cosa resta
-<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
-da procurare e da tentare alla Società nazionale per giungere
-senza tumulto e rivoluzione all'intento suo?&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Udita cotal proposta, fu da molti con alacrità disputata,
-e parecchi spedienti e trovati vennero suggeriti pel conseguimento
-del fine. Pareva ad alcuno che imitar si dovesse la
-radunanza di Haidelberga, la quale in assai pochi giorni si
-trasformò in un'Assemblea costituente, riconosciuta e obbedita
-per tutta Germania. Alcun altro escogitava la convocazione
-di un consesso nato e formato dal suffragio universale,
-tacendo però il modo di poter radunare le moltitudini e raccoglierne
-ordinatamente il voto, contro il divieto dei Governi.
-Alcuno voleva si facesse richiamo ai Circoli tutti politici
-per l'Italia disseminati, e dal grembo loro uscissero i
-deputati alla dieta. In fine, l'autore della soprascritta proposizione,
-avuta facoltà di parlare, e incominciato dal ribattere
-ed eliminare ciascuno dei partiti sopra accennati, definì e
-descrisse due modi, i quali insieme congiunti e coordinati egli
-reputava molto efficaci, ed anzi, a dir vero, i soli da potersi
-rinvenire ed usare secondo le vie legali e pacifiche. Il modo
-primo, disse egli, essere la forza crescente dell'universale
-opinione; il secondo, un richiamo gagliardamente fatto ai
-Parlamenti italiani, e un'azione speciale ed assidua sopra
-essi esercitata. Doversi moltiplicare la forza dell'opinione
-con lo spandere rapidamente e in guisa ben regolata la Società
-nostra in ogni provincia, in ogni città, e, se puossi, in
-ogni borgata, e col darle ajuto continuo di stampe e pubblicazioni
-periodiche sotto forma di gazzette, di lettere, di
-catechismi e simili scritti popolari, atti e convenienti a
-diffondere e radicare in tutte le menti un solo concetto e
-in tutti gli animi un sol desiderio. Doversi moltiplicare altresì
-quella forza coll'apporre a memoriali diretti così ai
-Governi come ai Parlamenti migliaja e migliaja di soscrizioni
-e più di una volta rinnovellate. La quale opera non bastando,
-e proseguendo tuttora la resistenza al desiderio
-comune e al diritto che lo sostiene, doversi allora por mano
-al secondo modo, e sperimentare ogni via ed ogni arte perchè
-in un parlamento almeno della Penisola il programma
-della Società nazionale trovi pluralità di suffragi. Non sorgere
-<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
-appo noi fra i Governi e i popoli altra autorità intermedia legale
-e dalle moltitudini riconosciuta, salvo che i Parlamenti,
-i quali tutti o parte di loro od uno almeno impossessandosi
-del gran fatto, e proponendo e vincendo il partito che si richieda
-ai Governi italiani l'attuazione di una Dieta e d'un
-Patto secondo le massime della Società, divenire certissimo
-che al Programma di lei accrescerebbesi oltre misura il
-credito e l'efficacia, e sarebbe consegnato a mani siffatte
-che possono, tentata prima ogni via legale e conciliativa,
-condurlo all'atto da per sè medesime, e senza grave e pericolosa
-perturbazione. Diffatto, potere quel solo Parlamento
-o più d'uno con lui risolvere e decretare, che certo numero
-di Deputati da lui prescelti s'adunino in tale o tale città, per
-quivi deliberare intorno al Patto confederativo. E del resto,
-parere impossibile che una determinazione così ardita e notabile,
-e un esempio così generoso come quello sarebbe,
-non traesse dietro di sè, prima gli altri Parlamenti, poscia
-i Governi più illuminati, in ultimo tutta la Nazione. Tale fu
-il parere allora significato da quel vostro oratore, al quale
-aderì pienamente il maggior numero degli astanti.
-</p>
-
-<p>
-La Commissione vostra facendovene ora esatta e particolareggiata
-menzione, siccome n'ebbe l'incarico, si piace
-d'aggiungere ch'ella pure si accosta con piena fiducia al
-parere del vostro collega. E però vi propone, dando subito
-un qualche cominciamento all'impresa, d'inviare il nostro
-programma così a ciascun Governo, come a ciascun Parlamento
-italiano, accompagnandolo con parole validate da tutte
-le vostre sottoscrizioni, e proprie ed acconce a far bene intendere
-quale sia il concetto, quale il desiderio che vi conduce;
-e come la necessità estrema dei tempi vi astringe a
-pregare ed insiememente esortare con istanze caldissime
-perchè l'opera loro s'affretti, e non vogliano tanta parte
-della salute d'Italia o negligere o trattare con tepidezza, o
-permettere che i demagoghi tumultuando la guastino e la
-snaturino, e sia cagione di discordia e di sangue ciò che dovrebb'essere
-di fratellanza e di pace. A cotesto primo atto
-della Società e del Congresso, la Commissione spera e desidera
-che conseguiti altra maggiore dimostrazione del nostro
-<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
-voto comune. Egli occorre, come notammo qui sopra,
-che ogni città, e, se è cosa fattibile, ogni borgata e villaggio
-possieda fra breve una Giunta della vasta e sempre crescente
-Associazione nazionale, e che per opera di tali Giunte
-vengasi prestamente ad apporre infinite sottoscrizioni al nostro
-programma; il quale così fregiato e rinvigorato della
-spontanea ed universale adesione dei popoli, tornerà ai Governi
-ed ai Parlamenti con acquisto immenso di morale forza
-ed autorità.
-</p>
-
-<p>
-In risguardo poi dell'azione speciale e incessante che
-esercitar conviensi sui Parlamenti per condurne alcuno a favoreggiare
-il programma e disporsi ad effettuarlo; in ogni
-Giunta della Società nazionale se ne terrà particolare consiglio,
-e si vorrà profittare d'ogni circostanza, spiare qualunque
-occasione, usare d'ogni mezzo legale e d'ogni arte onesta
-e non vile, che la prudenza, l'ingegno, lo zelo, l'attività
-e la perseveranza forniscono e insegnano; ed a tutte queste
-parziali e locali industrie e provvedimenti darà poi direzione
-e collegazione continua quella gerarchia che di necessità costituir
-fa bisogno in seno di una società vastissima e numerosissima.
-</p>
-
-<p>
-Se poi (il che tolga Dio) ai partiti che vi sono proposti,
-o signori, non seguisse verun effetto notabile, rimarrebbe allora
-a ciascheduno di noi il dovere di ristringersi colla propria
-coscienza, e deliberare e risolvere qual sia l'officio del
-buon cittadino, quando ogni via legale si chiude, ogni espettazione
-è frustrata, ogni longanimità è senza frutto.
-</p>
-
-<h4 id="progetto">PROGETTO DI UNO SCHEMA D'ATTO FEDERALE, REDATTO DAL CONGRESSO
-NAZIONALE PER LA CONFEDERAZIONE ITALIANA, RADUNATASI
-IN TORINO IL 10 OTTOBRE 1848.<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a></h4>
-
-<p>
-Allo scopo di creare unità nella vita politica dell'Italia,
-di stabilire e difendere l'indipendenza, di conservare la pace
-<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
-interna, di tutelare ed ampliare le libertà politiche e le utili
-istituzioni civili, e di promuovere l'agricoltura, l'industria
-ed il commercio, il Regno dell'Alta Italia, il Gran Ducato
-di Toscana, lo Stato Pontificio, il Regno di Napoli, il Regno
-di Sicilia, si riuniscono a costituire la <span class="smcap">Confederazione Italiana</span>.
-</p>
-
-<p>
-I patti e le norme di tale unione hanno per base i principj
-e le massime che qui seguono:
-</p>
-
-<p>
-§ I. La Confederazione ha un esercito, una flotta da
-guerra, un tesoro ed una rappresentanza diplomatica all'estero.
-</p>
-
-<p>
-§ II. La bandiera federale è la tricolore italiana.
-</p>
-
-<p>
-§ III. La Confederazione è rappresentata da un'autorità
-centrale, composta d'un Congresso legislativo e d'un Potere
-esecutivo permanente.
-</p>
-
-<p>
-§ IV. Il Congresso legislativo è composto di due Camere;
-nell'una ogni Stato è ugualmente rappresentato; nell'altra
-la rappresentanza è proporzionale alla popolazione.
-</p>
-
-<p>
-Le due Camere saranno elettive. L'elezione della prima
-apparterrà ai poteri costituiti di ciascuno Stato. Quella della
-seconda, ai popoli. A tal uopo l'Assemblea Costituente promulgherà
-una legge elettorale comune.
-</p>
-
-<p>
-§ V. Il Potere esecutivo è composto di un Presidente
-responsale, con un Consiglio di Ministri similmente responsali.
-Il Presidente è nominato, a tempo, dal Congresso legislativo.
-I Ministri sono nominati dal Presidente.
-</p>
-
-<p>
-§ VI. Appartiene al Congresso di proporre e deliberare
-sopra ogni materia d'interesse generale della Confederazione.
-</p>
-
-<p>
-§ VII. S'appartiene pure al Congresso d'intervenire:
-</p>
-
-<p>
-1. Nei casi di collisione fra uno Stato confederato e
-l'estero;
-</p>
-
-<p>
-2. Nei casi di grave contesa fra Stato e Stato della Confederazione;
-</p>
-
-<p>
-3. Nei casi di perturbamento nell'interno d'uno Stato,
-qualora ad impedire la guerra civile riescano insufficienti i
-poteri quivi costituiti;
-</p>
-
-<p>
-4. Nei casi di violazione del Patto federale.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
-</p>
-
-<p>
-§ VIII. Non esisteranno dogane fra Stato e Stato. Il sistema
-comune doganale rispetto all'estero sarà fondato su
-principj di libero commercio, salvi gli opportuni temperamenti
-transitorj.
-</p>
-
-<p>
-§ IX. Una legge provvederà all'istituzione d'un supremo
-tribunale federativo per giudicare:
-</p>
-
-<p>
-1. Le controversie di diritto fra Stato e Stato;
-</p>
-
-<p>
-2. Le controversie fra i singoli Stati e il Governo
-centrale federale.
-</p>
-
-<p>
-§ X. La Confederazione riconosce come massime di
-gius-pubblico in tutti i suoi territorj:
-</p>
-
-<p>
-1. Libertà di stampa;
-</p>
-
-<p>
-2. Libertà individuale;
-</p>
-
-<p>
-3. Massime guarentigie giudiciali: non giurisdizioni
-nè procedure eccezionali;
-</p>
-
-<p>
-4. Libere istituzioni municipali;
-</p>
-
-<p>
-5. Diritto di petizione individuale e collettivo;
-</p>
-
-<p>
-6. Diritto di associazione;
-</p>
-
-<p>
-7. Uguaglianza civile politica, non impedita da differenza
-di religione;
-</p>
-
-<p>
-8. Libertà politica guarentita dalle forme rappresentative
-e dalle armi cittadine;
-</p>
-
-<p>
-9. Responsalità ministeriale;
-</p>
-
-<p>
-10. Svincolameto della proprietà fondiaria;
-</p>
-
-<p>
-11. Promozione dell'educazione e beneficenza popolare;
-</p>
-
-<p>
-12. Agevolamento della reciprocanza dei diritti politici;
-</p>
-
-<p>
-13. Ammissibilità di ogni cittadino della Confederazione
-italiana a tutti gli uffici di qualunque Stato della medesima;
-</p>
-
-<p>
-14. Promozione dell'uniformità in quelle istituzioni
-che importano relazione di diritto civile fra i cittadini de' varj
-Stati;
-</p>
-
-<p>
-15. Abolizione della pena di morte in materia politica.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Disposizione transitoria.</i>
-</p>
-
-<p>
-L'Assemblea Costituente, innanzi di procedere alla discussione
-e compilazione del Patto, proclamerà solennemente
-l'esistenza della Confederazione italiana, e l'accettazione dei
-<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
-principj e delle norme qui sopra descritte. E oltre a ciò,
-proporrà e delibererà sui provvedimenti comuni richiesti
-dall'urgenza dei casi e dalla necessità della guerra italica.
-</p>
-
-<div class="blockquote">
-<p>
-<i>Presidenti.</i> <span class="smcap">Mamiani Terenzio. — Gioberti Vincenzo.
-Romeo Giovanni Andrea.</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Vice-Presid.</i> <span class="smcap">Perez Francesco. — Bonaparte Don Carlo.
-Leopardi Pietro.</span>
-</p>
-
-<p>
-<i>Segretarj Gener.</i> <span class="smcap">Freschi Francesco. — Borsani Giuseppe.
-Brignone Giovanni Edoardo.</span>
-</p>
-</div>
-
-<h4 id="calberto">AL RE CARLO ALBERTO
-<span class="smaller">il Congresso della Società Nazionale per la Confederazione Italiana.</span></h4>
-
-<p class="indl">
-Sire
-</p>
-
-<p>
-La Provvidenza per nuove ed arcane vie affretta e matura
-la salvezza d'Italia. Un popolo forte e animoso combatte
-sul Danubio quel nemico medesimo che noi sul Po e
-sull'Adige abbiam combattuto. Ecco nelle mani di Jellacich
-rompesi quella spada che dovea solo ringuainarsi dopo avere
-le membra del guasto impero tornate alla soggezione degli
-oligarchi. Ma questi non meno abborriti in casa che fuori,
-affogan di nuovo nel proprio sangue, e Vienna è testimonia
-d'una seconda e più terribile vittoria del popolo. Oltre
-di che, per confusione profonda dei Barbari, e consolazione
-non pure nostra ma di tutte le genti e dell'umana
-giustizia, egli piacque lassù che cagione, principio e sostenimento
-del notabile fatto fosse una schiera di quegl'Italiani
-sfortunatissimi che l'Austria a colpi di verghe costrigne
-a guerreggiare la patria e puntellare la sua tirannide.
-Ma la voce dei lontani fratelli penetrò nel cuor loro, e sentirono
-e riconobbero che il servaggio Ungherese saria primo
-anello alle dure catene d'Italia.
-</p>
-
-<p>
-In tal guisa, o Principe, la Provvidenza ripara con patenti
-prodigi gran parte dei danni che il peccato non vostro
-<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
-ma della sola fortuna rovesciò sopra alle armi italiane, e
-che il vostro petto magnanimo con fermo e sereno coraggio
-sostenne. Noi sappiamo, o Sire, che ferve nell'animo
-vostro un'impazienza eroica di prontamente giovarvi delle
-prospere congiunture, e voi solo (sia lode al vero) o pochi
-altri con voi non avete guari dubitato delle sorti d'Italia:
-sicchè, aspettando tuttora dal congresso di Brusselle patti e
-proferte di pace, mai non avete tolta la mano d'in sull'elsa
-della spada, e mai non vi esce della memoria l'impavido precessor
-vostro Emanuele Filiberto; il quale assalito e spinto
-fuor dello stato, e perduta ogni sua provincia, non disperò, ma
-riebbesi animoso, e vinse e ricuperòlle. A voi, pertanto, debbe
-accrescere se non valore ed intrepidezza, conforto almeno
-e compiacimento lo scorgere a chiari segni, come non solamente
-ne' popoli vostri ma in tutti gli altri della Penisola
-sorge ora la stessa impazienza di ripigliare le armi, e romper
-col ferro i nodi e i viluppi dell'astuta diplomazia. Il
-Congresso della Società Nazionale per la Confederazione
-Italiana, che parla a voi rispettosamente per la nostra bocca,
-ve ne rende ampia e sicura testimonianza; imperocchè, componendosi
-esso di cittadini qui accorsi e adunati da ogni provincia
-del Bel Paese, fanno credenza interissima del volere e
-sentire di quelle. Di giorno in giorno, anzi, a dir più vero,
-d'ora in ora aumenta e moltiplica il desiderio e la brama
-ansiosa d'un nuovo conflitto; e una profonda voce dell'anima
-fa a tutti pensare e conoscere, che l'oscitanza e
-gl'indugi tanto sono funesti alla Causa nostra, quanto giovano
-quella degli avversarj. Lode a Dio, o Principe, comincia
-ad avvampare nei petti italiani una generosa vergogna
-di aver preso sgomento grave d'un subitaneo disastro,
-quale arrecano per ordinario le guerre ostinate e non
-brevi. Eglino, già ricreduti delle troppo vive speranze riposte
-in altrui, tornano con magnanima risoluzione ad aver
-fede unicamente in sè stessi. Tal fede, o Sire, riuscirà cotanto
-più salda e incrollabile, quanto, non di mobil fortuna,
-ma sarà figliuola di costanza e virtù; e quanto sono moltiplicate
-le ingiurie e le ferocie dei Barbari; quanto lo sdegno
-trabocca ora più veemente e legittimo; quanto l'onore
-<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
-delle armi, la gloria del nome italiano, il sangue dei fratelli
-non vendicato, il frutto di amarissimi sacrifici non ancora
-raccolto, la necessità stessa dei mali presenti e la
-certezza ed enormità dei futuri, ci costringono oggimai a
-combattere con salutare e invincibile disperazione. Il Congresso
-della Società Nazionale offre e promette alla Maestà
-Vostra di concorrere alla santa impresa con tutti que' mezzi
-che le facoltà proprie non solo, ma l'ardore, l'efficacia, lo
-sforzo e l'ostinazione d'uno zelo operoso e incolpevole sono
-capaci di porre in atto. La stella che la Maestà Vostra
-aspettava tiene il mezzo del cielo: trenta secoli di civiltà le
-hanno preparato il cammino.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
-</p>
-
-<p>
-Qui, per l'ordine del tempo, intramettiamo l'opuscolo
-che venne in luce il 49 in Roma, e fu nell'anno medesimo
-ristampato dai fratelli Pagano in Genova, con Appendice e
-Documenti, e con una prefazioncella di mano dell'Autore.
-In questa nuova pubblicazione v'à di giunta alcun documento
-e parecchie note.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-DUE LETTERE DI TERENZIO MAMIANI,
-</p>
-
-<p class="title">
-L'UNA
-A' SUOI ELETTORI,
-</p>
-
-<p class="title">
-L'ALTRA
-ALLA SANTITÀ DI PIO IX.
-</p>
-</div>
-
-<p class="pad2">
-Le nuove accuse e persecuzioni dalle quali viene infestato
-e oltraggiato l'Autore di queste lettere, lo persuadono
-a ristamparle, e a meglio chiarirne il concetto con qualche
-nota e documento. E ciò, non perchè gli atti di sua corta
-vita politica valgano l'attenzione e considerazione del secolo,
-pienissimo di cose grandi; ma solo perchè coloro a cui giungesse
-voce di lui, de' suoi scritti e dell'altre opere sue, non
-disconoscano le intenzioni rette ed i fini egregi a cui sempre
-à mirato con integrità di mente e di animo. Egli non si
-dorrà mai di vivere oscuro, come comporta la sua mediocrità
-e insufficienza; ma non vuol tollerare che altri procacci
-di ucciderne per tempo il nome con la calunnia. Nè
-debb'esser lecito a coloro i quali ingrassano oggi delle sventure
-della Nazione, il mentire con impudenza, solo perchè
-spogliano l'avversario d'ogni facoltà di rispondere, e gli
-appuntano alla gola le bajonette forestiere. Lecito non debb'esser
-loro di accusare gli onesti senza giusto richiamo
-d'alcuno, e senza trovare chi li sbugiardi solennemente, e
-li disusi dal vezzo che van pigliando di attribuire il titolo
-di agitatori insidiosi dell'ordine<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> a gente la quale
-ogni cosa à procurato e tentato appunto per ricomporre
-l'ordine, far cessare le differenze, scansare gli eccessi.
-<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
-Il che a nessuno è più manifesto che ad essi medesimi
-detrattori, i quali nelle ultime rivolture d'Italia e di Roma,
-caduti in odio all'universale e però venuti in paura estrema
-di raccogliere alfine il merito loro, mai non finivano di
-ringraziare e lodare di moderazione, giustizia, bontà, modestia
-e ogni bene l'Autore di queste lettere. Del rimanente,
-egli stima che non dovrà correre moltissimo tempo perchè
-si veda chiaro ed aperto da qual sorta di cittadini si
-commetta opera veramente perturbatrice e sovvertitrice
-dello Stato: se da quella, cioè, che trascina oggi Pio IX sulle
-fallaci orme del suo predecessore; ovvero da quella che a
-mani giunte il pregava di compiere la ben cominciata impresa,
-separando al possibile le due potestà, e non avversando
-negl'Italiani il legittimo desiderio di costituirsi in
-pieno e sicuro essere di Nazione.
-</p>
-
-<h3 id="elettori">TERENZIO MAMIANI A' SUOI ELETTORI.</h3>
-
-<p>
-Le Camere sono dal presente Ministero state prorogate,
-o, a dir più giusto, disciolte; dappoichè invece loro vien
-convocata un'Assemblea generale, a cui si commette il pieno
-riordinamento delle pubbliche cose.<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> A me corre pertanto
-l'obbligazione, o concittadini elettori, di dichiararvi,
-almeno in compendio, come abbia io sostenuto il nobile ufficio
-che mi affidaste, eseguito il geloso vostro mandato, raccolte
-e interpretate le vostre opinioni, difese in ogni frangente
-le prerogative e i diritti che vi appartengono Ma innanzi
-ogni cosa, perchè a voi sia fattibile il giudicare equamente
-dei consigli e delle opere mie, pregovi di ricordare, che
-queste provincie romane vivono in condizione civile e politica
-affatto speciale e straordinaria, e si differenziano perciò
-da tutte le altre del mondo. A noi popoli dello Stato Ecclesiastico,
-il conseguire od il conservare quegli istituti liberali
-di cui l'Europa e le Americhe godono oggimai con
-<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
-saldo possesso, è impresa non pure assai malagevole e travagliosa,
-ma non mai compita e non mai sicura dell'avvenire.
-Ciò accade principalmente perchè altrove, presupposta
-la generalità e maturità di certe opinioni, le libertà pubbliche
-sono conquistate e fermate per sempre, mediante
-la mutazione d'alcuni fatti, e abbattendo l'armi prezzolate
-e l'altre materiali difese che il dispotismo si tiene intorno.
-Ma contro di noi, sta tutto intero un sistema antichissimo
-di dottrine e d'interessi, il quale si vuol far parere
-da molti una seconda religione, ed un tessuto mirabile non
-di pensieri e credenze assai controverse, ma di dogmi assoluti
-e intangibili. E, per esempio, è dogma assoluto ed irrepugnabile
-per cotestoro, che la sovranità temporale dei Papi
-abbia origine miracolosa, e proceda dai più alti e profondi
-decreti della Provvidenza, la qual vuole con essa difendere
-e tutelare la Chiesa, e accrescerle autorità e splendore. Perciò,
-in quel mentre che in qualunque contrada civile cessa ai
-dì nostri di venir confessato e creduto il diritto divino dei
-principi, la potestà temporale dei Papi ne rimane necessariamente
-e perpetuamente investita. Perciò pure, ogni libertà
-e franchigia costituzionale che godano o sien per godere
-i popoli dello Stato Romano, non muove da alcun diritto naturale
-in essi riconosciuto, ma è dono e largimento spontaneo
-e revocabile del principe, il quale in sostanza permane mai
-sempre arbitro supremo e signore assoluto del tutto. Un altro
-dogma da cotestoro professato si è, che alla sovranità temporale
-dei Papi conviene una ragione di stato ed una politica
-diversissima da quella di ogni altro monarca. Nel vero,
-i Papi, ricordevoli delle prove guerresche riuscite loro quasi
-sempre infelicemente, non muovono l'armi al dì d'oggi
-contro a nessuno, non si stringono in leghe, non entrano a
-parte di alcuna impresa generosa o di terra o di mare, e serban
-sè stessi in una perpetua neutralità ed immobilità; laonde
-avviene che gli Stati della Chiesa si separano affatto dalla
-sorte degli altri regni e non appartengono propriamente ad
-alcuna nazione, ma tutte le genti invece si debbono accordare
-a rispettarli e a difenderli; e dove non succeda l'accordo,
-essi vanno in fascio senza rimedio; e dove succeda, rimangono
-<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
-alla discrezione di chi li ajuta. E però, conviensi
-porre gran cura che vicino a loro non sorga alcun potentato
-così poderoso ed armigero da tenerli in sospetto e timore
-continuo di dipendenza; considerato che alle loro popolazioni
-tocca di rimanere perpetuamente inermi ed imbelli, e le provincie
-sono aperte ed apparecchiate ad ogni invasione. Forse
-l'Italia spartita in più regni e incapace di farsi nazione
-giova all'indipendenza degli Stati Ecclesiastici; come lor
-giova assaissimo che i principi più formidabili sieno disposti
-a proteggerli, in contraccambio del gran sostegno che l'autorità
-regia e assoluta riceve ora dal papato. Del rimanente,
-sentenzian costoro, il dominio temporale dei Papi à da natura
-e per debito d'informarsi tutto quanto della potestà
-spirituale, ed intendere in ogni cosa a favorire e servire la
-Chiesa, ed essere il suo braccio e il suo scudo. Perlochè quei
-fatti e quelle opinioni che la Chiesa censura e altrove non
-può colla forza impedire, ben li dee impedire con la forza
-nel proprio Stato; e similmente, quei precetti spirituali che
-altrove legano e stringono le sole coscienze, la Chiesa nel
-proprio Stato fa ubbidire e osservare con tutti i mezzi prepotenti
-di cui il principe si vale e dispone. Laonde v'à
-certe libertà sostanziali e che dell'altre son fondamento,
-come, exempligrazia, quella dello stampare e del divulgare,
-e quella del non soffrire costringimento nella scelta nè nella
-professione del culto, ambedue le quali in Roma non possono
-entrare; ed anzi vi sono dannate ed abbominate, e l'encicliche
-pontificie ne scrivono ogni maggior male e chiamanle
-<i>detestande</i>. Del pari, di quelle altre franchigie civili e
-politiche, e di quelle istituzioni popolaresche che dovunque
-ora vanno sorgendo e convalidandosi, una porzione molto
-scarsa e in rigido modo temperata ed attenuata può accettarsi
-da Roma; alla quale veramente, per la libertà pienissima
-della Chiesa, occorre una libertà pienissima di comando.
-In fine, per questa ragione medesima della lega e
-contemperanza dello spirituale col temporale, ogni moto politico
-il quale intendesse a mutare le forme ministrative e
-a sottoporre il principato a leggi e ordini ristrettivi, à negli
-Stati della Chiesa nome e valore di sacrilegio, e sacrileghi
-<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
-ne sono tutti gli autori, e sul capo loro balenano minacciose
-le folgori del Vaticano.
-</p>
-
-<p>
-Tale è il sistema e tali gli adagi e le massime che sino
-a jer l'altro (può dirsi) ànno governato la sovranità temporale
-dei Papi; la quale, segnatamente negli ultimi tempi,
-quanto più scorgeva sè stessa debole e minima a rispetto dei
-gran potentati, e sentivasi combattuta e scossa nell'interno
-suo seno da incessanti macchinazioni e congiure, tanto più
-si opponeva con ira profonda allo spirito di libertà, ed all'apparenza
-perfino delle liberali istituzioni.
-</p>
-
-<p>
-Ora, i popoli sempre facili a sperar bene e il passato
-dimenticare, credettero (voi vel ricordale, o concittadini) che
-tutto ciò dovesse mutarsi all'assunzione di Pio IX. E certo
-egli accadeva così, dove avesser potuto bastare all'impresa
-la bontà specchiata, le intenzioni purissime, la infinita soavità
-e mitezza di quella bell'anima; e d'altra parte, fosse
-stato presente agli spiriti più caldi e animosi, come non si
-spianta in un giorno solo quello che i secoli ànno radicato,
-e come l'impeto e la violenza non ajutano a consumare le
-cose le quali si reggono nella fede.
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciando ciò stare, certissimo è, che i nuovi e risoluti
-pensieri dei nostri popoli doveano presto venire in lite
-con quel sistema di cui ho discorso, e i cui settatori nè per
-le mutazioni sopravvenute in tutta Europa, nè per le riforme
-di già compite, nè per lo Statuto medesimo promulgato,
-erano tanto o quanto disposti a modificare le lor viete dottrine,
-e sopprimere una sola di loro ambigue giurisdizioni.
-Voi ben sapete che il primo patente conflitto scoppiò al pubblicarsi
-dell'allocuzione pontificale del 29 di Aprile, in cui
-venia riprovata e interdetta la guerra vivissima che le truppe
-nostre e il fiore de' nostri giovani, mescolati con Subalpini e
-Toscani, combattevano di là dal Po contro gli stranieri, a fine
-di riscattare l'Italia e in essere di nazione rivendicarla. I Romani,
-che tra le file de' Volontarii annoveravano chi il figliuolo,
-chi il padre, ognuno un parente o un amico, fieramente se ne
-sdegnarono. La città turbata e sconvolta diè di piglio alle armi,
-s'impossessò del Castello, mise guardie a tutte le porte,
-ad ogni crocicchio; proruppe in minacce di morte contro ai
-<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span>
-prelati che s'imputavano di avere mal consigliato il Pontefice,
-e sulle piazze e per tutto parlavasi aperto di dare al
-governo altra forma e altro capo.
-</p>
-
-<p>
-Allora fu, come vi è noto, che la Santità Sua si degnò
-di chiamarmi, e dopo seguito un lungo colloquio in presenza
-dei cardinali Altieri e Antonelli, mi diè quella il carico di
-comporre un Ministero tutto di laici, e dal quale fossero per
-concessione nuova trattati eziandio gli affari esterni secolari.
-Io, quantunque conoscessi assai nettamente che il conflitto era
-per rinnovarsi infinite altre volte, e nessuna vittoria formale
-essersi guadagnata sulle pretensioni e le massime del sistema
-sopradescritto; pure, volendo la fortuna che il nome mio
-avesse in quei giorni arbitrio di racquetare la città e ricomporre
-l'ordine pubblico, e considerando la gran ruina che
-cagionava l'abbandonarsi affatto da noi Romani la guerra
-dell'Indipendenza, accettai la datami commissione; e mercè
-della cortesia ed annegazione degli onorevoli miei colleghi,
-venne il dì dopo costituito il nuovo governo, e la città e le
-provincie quasi per incantesimo ricondotte all'usuale tranquillità.
-Fu in sulle prime nostra gran cura, non potendo
-mettere in atto se non la minima parte delle riforme ed innovazioni
-che i tempi chiedevano, di significare almeno e
-dichiarare in faccia all'Italia ed al mondo cattolico, qual
-modo noi credevamo più razionale insieme e più pratico per
-conciliare le differenze, mettere in buon accordo lo spirito
-dell'autorità assoluta e quello della libertà, convertire tutte
-le forze dello Stato al fine massimo e santo dell'Indipendenza
-nazionale, e cavare dalle condizioni speciali di Roma e
-della civiltà sua un principio eterno ed universale d'inconcussa
-moralità e di vero sociale perfezionamento: conciossiachè
-io scorgeva assai manifesto, che alle tante ed inopinate
-rivolture d'Europa mancava la fede profonda nel bene
-e nella giustizia, il concetto chiaro degli uffici e delle virtù
-cittadine, e il sentimento vivo, operoso ed assiduo del dovere.
-</p>
-
-<p>
-Le quali tutte cose noi pronunziammo in uno scritto che,
-il 9 giugno del 1848, aprendosi per la prima volta i Consigli
-deliberanti, leggemmo pubblicamente dalla tribuna, e fu domandato
-il programma del Ministero. In esso proposesi quella
-<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
-sola ed unica forma di concordia e armonia sincera e durevole
-fra la libertà e il papato, la qual consisteva principalmente
-a distinguere e separare al possibile nella persona
-medesima il regno spirituale dal temporale; e che il primo
-si esercitasse dal Pontefice immediatamente con ogni pienezza
-di autorità, l'altro fosse delegato in massima parte e
-lasciato all'arbitrio delle due Camere, e dell'opinione più
-generale e più savia. Il perchè, «se il governo rappresentativo
-(diceva il Programma) non esistesse in niun luogo, inventar
-dovrebbesi per queste Romane Provincie.» Dalla quale
-separazione leale e profonda sarebbersi in ultimo originati
-quei due gran beni che il mondo moderno desidera e spera
-di effettuare; cioè a dire, che la religione s'adusi a vivere
-in mezzo alla libertà, e che questa si purghi, s'infiammi e
-nobiliti nella religione. In tal guisa poteva da Roma procedere
-un influsso nuovo e universale di civiltà, e noi Italiani
-ripigliare qualche insigne porzione della preminenza antica.
-Essendochè «non sempre (affermava quel nostro scritto) la
-grandezza dei popoli è da misurare dall'ampiezza del territorio
-e dalla potenza delle armi. Imperocchè ogni vera e
-salda grandezza scaturisce dall'intelletto e dall'animo. Epperò,
-in questa nè molto ampia nè formidabile provincia
-italiana, noi tuttavolta siamo chiamati a grandissime cose.(A)<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ma tutto ciò non fu che un voto, e una professione accademica
-di principj: nel fatto, il Ministero che da me prese
-il nome, sostenne dai partigiani del vecchio sistema tal guerra
-e così contumace e furiosa, da rendere vano ogni accordo e
-impossibile ogni transazione. E perchè v'abbiate, o concittadini,
-un saggio della tenacità e ignoranza con cui le intenzioni
-nostre e i disegni e le opere si combattevano e denigravano,
-vi basti di sapere quello che dissero e fecero contro
-una delle più pure e sante e insieme delle più civili e
-lodevoli istituzioni da noi proposte, io vo' parlare del Ministero
-della pubblica beneficenza. Qual cosa, in nome di Dio,
-era più conveniente a un Pontefice, che dare al mondo
-l'esempio di reputare la pubblica beneficenza e l'educazione
-del popol minuto una materia sì degna e pia e sì grave e
-<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
-sollecitosa, da doversi raccogliere in un ministero speciale e a
-quella sola materia applicato? Massimamente che, nella nostra
-proposta di legge, gli ordinamenti, i metodi e le pertinenze date
-a quel ministero mostravano con quanta saviezza (sia lecito
-dirlo) erano scansati i due scogli in cui rompe il presente secolo;
-di accettare, cioè, come praticabili e vere mille funeste utopie;
-o, per lo contrario, di non degnare neppur di uno sguardo
-quelle quistioni che versano peculiarmente sulla condizione e
-la sorte delle classi più disagiate, quasi bastasse per attutire e
-sopprimere i fatti il non tenerne conto e il non ragionarne. Ma
-gli avversarj nostri ci accusavano al Principe di favorire e
-promuovere il socialismo, e che era mio pensiero ripetere in
-Roma le prove sfortunatamente fatte dal Blanc in Parigi.(B)
-</p>
-
-<p>
-Con tutto ciò, io non mancava, o concittadini, nè alcuno
-de' miei colleghi, di sostenere la lotta animosamente, e di
-proporre in Parlamento profittevoli leggi, seguendo una ragione
-di stato schietta, generosa e manifestamente amica
-d'ogni legale progresso. Avanzarsi all'acquisto di più larghe
-franchigie, svolgendo e applicando le già conseguite, e avvezzando
-i popoli all'osservanza scrupolosa della legge e del
-dritto. Iniziare la vita politica vera, sì con l'esercizio intero
-e comune delle libertà municipali, e sì faticando all'educazione
-delle povere plebi, e attraendole col benefizio e con
-l'istruzione inverso i nuovi istituti. Comprimere le sètte, fomentar
-la concordia, in nulla cosa operare come fazione, ma
-sempre e in tutto come tutela comune e imparziale. La diplomazia,
-franca, leale e severissima osservatrice dei patti;
-come fu mostrato nella capitolazione di Vicenza e Treviso,
-contro il volere di molti, e il fatto e le suggestioni d'altra
-Provincia italiana. Primo d'ogni mezzo governativo, la moralità
-e l'esempio. Suprema cura, l'Indipendenza nazionale
-e ajutare l'armi di Carlo Alberto senza gelosia e secondi
-fini, con fede e disinteresse di buoni italiani.(C) A queste mire
-salutevoli ed alte io volgea la mente e l'azione, allorquando
-sopraggiunse il gran disastro di Custoza. Il quale richiedendo
-partiti forti e ricisi, furono dal Ministero risolute alcune
-proposte di legge da recarsi ai Consigli, vigorose, efficaci ed
-ai casi proporzionale. Ma dal Principe non vennero consentite.
-<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
-Perlochè apparendo chiaro a me ed ai miei colleghi di
-non potere più oltre servire lo Stato senza diservire l'Italia,
-uscimmo dal Governo, e commettemmo quel dì medesimo ad
-alcuni amici e fautori di recare invece nostra quelle proposte
-dinanzi alle Camere. Così ebbe fine il Ministero dei 2 di
-maggio, al quale insino all'ultimo durò ostinato e fedele il
-favor popolare. Tornato io ai semplici uffici di deputato, credo
-che non vi siano cadute della memoria parecchie provvisioni
-da me suggerite e discusse nel Parlamento, e da esso accettate,
-con sempre un fine medesimo, il quale era di por mano
-dal lato nostro a tutti i mezzi operabili e a tutti gli spedienti
-arditi ed insoliti per ristorare la fortuna delle armi italiane
-Io fo conto che tra voi, cittadini, non sia nessuna di quell'anime
-fredde e accidiose cui parve allora cosa ridevole che,
-per virtù d'una mia proposta, le Camere e il Ministero invitassero
-le moltitudini a crescere e raddensare le file de' nostri
-soldati, e a combattere tutti alla disperata e per ogni dove contro
-gli Austriaci. Ma che io non proponessi e le Camere non approvassero
-alcun concetto vano e fantastico, ben lo provarono i
-Bolognesi, che soli, inermi e disordinati, cacciarono pur nondimeno
-dalle porte loro molte migliaja di Tedeschi agguerriti, e
-per fresca vittoria orgogliosi e feroci. Dal qual fatto è lecito di
-trarre misura di quello che l'ardore de' nostri popoli avrebbe
-adempiuto se ajutavali prontamente e gagliardamente il Governo.
-</p>
-
-<p>
-Ma i nostri avversarj avevano fermo in cuore di non
-dare alcun esito alle deliberazioni del Parlamento; il quale,
-perchè non mai desisteva dal suo proposito e sempre ragionava
-d'Italia, d'indipendenza e di guerra santa, venne alfine
-prorogato. Io non mi spiccherò punto dal mio subbietto
-per raccontarvi come tornato, o compaesani, in mezzo di
-voi, e fatto pensiero di ripigliare gli antichi studj, mi giungesse
-invito di recarmi in Torino per assistere di persona a
-un congresso promovitore della Confederazione Italiana; e
-come ciò parendomi cosa di gran momento e promettitrice
-di sommo bene alla patria nostra, io reputassi di dovermi subito
-metter in via, e sostenere nuovo disagio e fatica.
-</p>
-
-<p>
-A voi debbo unicamente e insino alla fine dar conto
-<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
-esatto del vostro mandato. E però vi dico, che giacendo io
-infermo in Genova di non leggier malattia, pervennemi notizia,
-che in una grave e sconcia sommossa accaduta in Roma
-il dì 16 di novembre, s'erano al Santo Padre proposti dal popolo
-alcuni nomi per un Ministero nuovo, e che il mio era in
-capo di lista. Colpito dalla singolarità del caso più che da
-altro pensiero, mossi affrettatamente da Genova, e per via
-fummi recapitata la lettera in cui, per dispaccio dell'Eminentissimo
-Segretario di Stato, io veniva dal Papa chiamato a reggere
-il ministero delle corrispondenze esteriori. Similmente,
-m'istruivano le gazzette, che i desiderj del popolo non erano
-andati più oltre di quel Programma che io leggeva già in
-Parlamento; e solo, facevasi domanda calorosa e formale
-di vederlo eseguito con lealtà e per l'appunto. D'altra
-parte, osservando io che nella lista proposta dal popolo il
-Principe avea cancellato alcun nome e supplito con altri in
-essa non designati, e che similmente in luogo dell'Abbate
-Rosmini non accettante avea posto il Decano di Rota Monsignor
-Muzzarelli, mi recavo a credere che Sua Beatitudine
-volesse con tali mutazioni mostrare, non avere in ultimo nella
-formazione del Ministero preso consiglio da altri che da sè
-stesso. Ma giunto in Roma (il che fu otto dì incirca dopo i
-tristi casi del 15 e 16), mi avvidi subitamente, che niuna cosa
-era concordata e accettata, quantunque molte apparenze il
-contrario annunziassero; e però, non volendo io tornare con
-eziandio peggior condizioni al conflitto e travaglio del primo
-mio ministero, mi risolveva del tutto a non consentire all'offerta;
-quando il 25 a mattina, Roma fu piena della subitanea
-e soppiatta partenza del Papa. Allora, considerando il pericolo
-grave in che rimanea lo Stato di non avere chi lo reggesse,
-e di nuocere notabilmente al successo della Causa Italiana;
-e considerando più ancora, che il Papa, in luogo d'ogni ordinamento
-e d'ogni disposizione acconcia al bisogno, erasi ristretto,
-partendo, <i>a raccomandare al Ministro Galletti e a tutti
-gli altri Ministri l'ordine e la quiete della città</i>, secondo che
-vedesi scritto nella lettera autografa al signor Marchese Sacchetti;
-a me parve quasi atto di pusillanimità il persistere
-nel rifiuto, e quel dì medesimo entrai al governo.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
-</p>
-
-<p>
-Non però ch'io non presentissi la guerra che d'ambo i
-lati avrei sostenuta, e il difetto pressochè intero di autorità
-e di forza per superarla; il che mi piacque più d'una volta
-di esprimere e dichiarare dalla tribuna, e giunsi perfino ad
-assomigliare quella trista vita ministeriale ad un'agonia:<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a>
-ondechè, lasciando a ciascuno l'arbitrio di giudicarne a suo
-modo, a me la coscienza testimonia e confessa, che quell'entrare
-al governo fu dal mio lato un penoso atto di annegazione.
-Gli ultimi nodi di amore e fiducia tra il popolo e il
-principe erano spezzati; niun dubitava che a Gaeta i partigiani
-del vecchio sistema avrebber tenute ambo le chiavi del
-cuore di Pio IX, e sbanditone a poco a poco i pensieri più
-miti e più al secolo confacenti. La fuga di Lui dava principio
-ad un gagliardo e vasto macchinamento di repulse, di
-proteste, di monitorj, da quei partigiani apparecchiato, e intorno
-al quale travaglierebbersi con tanta maggior passione,
-quanto le umiliazioni in Roma sofferte erano state più numerose
-e pungenti. Scomparso il Pontefice, lo Stato, speravano
-essi, traboccherebbe nell'anarchia: quindi la stanchezza
-e lo sdegno dei popoli; quindi un piano e naturale ritorno
-all'antica dominazione, senza bisogno d'armi straniere; a
-peggio andare, quelle armi chiamate e sollecitate verrebbero.
-D'altra parte, accanto a questi errori e perfidie della
-corte di Gaeta, crescevano in Roma le smoderanze dei democratici;
-a molti dei quali la sommossa del dì 16, ch'elli chiamavano
-rivoluzione, pareva non aver recato frutto nessuno;
-e, secondo l'usato, accusavano il Ministero di timidezza e
-d'ignavia: attesochè, a giudicio loro, il sol fatto da farsi era
-proclamar la repubblica; il rimanente valea come nulla. Le
-altre Provincie Italiane non si attentavano ancora di giudicare;
-ma la diplomazia europea s'inveleniva contro di noi
-ogni giorno più. E per vero, un Pontefice stato non molto
-tempo innanzi il Dio degli Italiani; chiamato da essi tutti
-Salvatore e Liberatore; creduto un vivente miracolo della
-Provvidenza, e levato al cielo con lodi tanto superlative, che
-mai sulle bocche degli uomini non suonarono le maggiori,
-doveva a forza destare in Europa gran compassione della
-<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
-mutata fortuna, correndo voce per tutto, ch'Egli era costretto
-a riparare e salvare in terra non sua non pure la maestà del
-pontificato, ma la persona propria e la vita. S'aggiungeva a
-questo l'interesse per ciascun potentato di non dispiacere
-alle sue provincie cattoliche; poi la voglia d'ingerirsi nei
-fatti nostri, e tirarli ognuno al suo pro. Forse a tali ragioni
-accompagnavasi un'altra migliore e di più rilievo. Chi regge
-gli Stati sente più al vivo il bisogno di fondarli in cosa ferma
-e inconcussa; e tanto esso desidera di conservare e di
-ristaurare, quanto il popolo, impaziente e voltabile, di demolire
-e mutare. Meraviglia non è, pertanto, se negli uomini
-d'alto affare, sgomentati dall'accumularsi rapidissimo di tante
-rovine, è subito nata una grande sollecitudine per le potestà
-e prerogative temporali del Pontefice; giudicando che solo
-dalla religione possa oggimai rampollare alcun principio di
-autorità, e alcuna virtù permanente, capace di architettare
-più tardi e ricostruire sul sodo l'ordine intero sociale. E perchè
-poi non si avvedono come la religione stessa, immobile
-nella sostanza e nelle forme mutabile, dee con le nuove condizioni
-civili o innovarsi o scadere, tutta la prudenza loro a
-rispetto di ciò consiste a voler serbare intatto e inviolato (se
-fia possibile) ogni muro e ogni pietra della fabbrica antica,
-e mostrarsene zelatori poco opportuni e poco creduti.
-</p>
-
-<p>
-Posta, dunque, tal natura di casi e tale singolarità di opinioni,
-agevolmente se ne cavava ciò che il Governo dovea
-volere e tentare. Alla crescente discrepanza degli estremi
-partiti conveniva procacciare un termine molto sollecito, affine
-ch'ella non trascorresse tant'oltre da giungere tardo
-qualunque rimedio. All'incertezze e agli arrischiamenti di
-quel viver politico, ed alle speranze perverse che fondavano
-gli avversarj sugl'intestini sconvolgimenti, doveasi opporre
-una gran cura dell'ordine e quiete pubblica, e l'unione e
-consenso massimo tra tutti i magistrati e rettori. Alle accuse
-maligne e alle nemiche intenzioni della diplomazia facea mestieri
-rispondere con la ragione patente del dritto, e con l'osservanza
-continua e gelosa della legalità, e serbando scrupoloso
-rispetto e favore alle cose singolarmente di religione e
-di culto. Infine, ogni altra diligenza e fatica era d'uopo voltare
-<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
-alle armi, ed apparecchiar gli ajuti alla guerra non evitabile
-e già soprastante. Tutto ciò per appunto facemmo, od
-almeno iniziammo e tentammo io e gli ottimi miei colleghi; e
-tanto parve opportuno e assennato questo operare all'universale,
-che le Camere, il Municipio ed ogni ordine di cittadini
-con noi s'accostò e si strinse; nè mai s'è veduto concordia
-tale in congiunture tanto strane e pericolose; e nulla valse
-a spezzarla finchè stettero quelle massime, e il Governo lor
-tenne fede.(D)
-</p>
-
-<p>
-Ben vi è nota, o concittadini, la prima protesta di Pio IX,
-data in Gaeta il 27 di Novembre e giunta in Roma il 3 del
-seguente mese. Da lei era invalidata qualunque cosa pigliava
-radice dai fatti tumultuosi del 16 di Novembre; e a dare poi
-un capo al Governo, rimasto tronco e spartito, chiamavansi
-a reggerlo sette persone, di cui sole quattro stanziavano in
-Roma, e di queste una sola non si occultò. Io ed i miei colleghi,
-appena fummo sicuri che il Santo Padre infirmava ed
-aboliva l'autorità nostra, subito rassegnammo per lettera gli
-uffici ministeriali al Pontefice, e da questo lato ogni difficoltà
-era rimossa. Ma durava l'altra infinitamente maggiore della
-Commissione nuova governativa, la quale non adunatasi mai,
-e mantenendosi inoperante e invisibile, avea più forma di sogno
-che di realtà; tenea nascosto il mandato e gli altri carichi
-ricevuti, nè in verun modo eseguivali; non parlava, non iscriveva, e
-interrogata e pregata non rispondeva. Così la città, così
-le provincie senza governo alcuno si rimanevano. Il che non
-potendo stare, massime in tempi straordinarj e scomposti, le
-Camere affrettaronsi a provvedere in buon accordo col Ministero;
-e questo continuò in via temporanea a reggere la cosa
-pubblica; quelle decretarono che una deputazione di ottimi
-cittadini scelti ne' due Consigli fosse mandata al Pontefice, e
-l'istruisse della condizione vera della città. — La protesta di lui
-non avere fatto ricredere alcuno, e invece avere inaspriti gli
-animi e dato ansa agli esagerati: volesse tentare le vie di
-conciliazione, restituirsi alla sua metropoli, o scegliere alcuna
-città dello Stato ben accomodata all'uopo. Ciò non volendo,
-creasse almeno una Giunta di Governo effettiva e non apparente,
-e le cui facoltà bastassero a farle tenere il luogo del
-<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
-Principe, giusta i diritti e gli usi costituzionali. Non potersi
-ai due Consigli addirizzare rimprovero alcuno fondato e legittimo.
-Se le forme costituzionali valevano, le Camere
-dovere accettare que' Ministri che presentavansi loro con lettera
-di nomina sottoscritta dal Cardinale Segretario di Stato;
-ma se il Pontefice avea ceduto alla forza ed all'apprensione
-del peggio, questa medesima apprensione occupare
-l'animo dei due Consigli, e scusare gli atti di adesione con
-cui si evitavano mali ed esorbitanze molto maggiori. L'Europa
-intera e la più parte de' suoi Monarchi non essere stati
-esenti da simili coazioni, ed anzi da assai più fiere e più
-sanguinose.
-</p>
-
-<p>
-Ai deputati delle Camere, il Municipio romano volle aggiungere
-i suoi, l'un de' quali fu il senatore stesso Tommaso
-Corsini. Ma e questo e gli altri tutti ebbero impedito l'accesso
-al principe, non per qualche accidente o per arbitrio di subalterni,
-ma per comando espresso di Pio IX, significato da lettera
-del Cardinale Antonelli, nuovo segretario di stato. Fu nel
-parlamento allora vinto il partito, che si elegessero commissarj
-i quali, congiunti col Ministero, pensassero a proporre alcuna
-provvisione e risoluzione proporzionata alla gravità e straordinarietà
-degli avvenimenti. Io posso affermarvi, o concittadini,
-che da noi ministri e dagli eletti del Parlamento fu, non
-ostante la cortezza del tempo, ricercato ogni modo di accomodamento,
-e fatto fare appresso il Pontefice gli ultimi uffici
-e l'ultime supplicazioni. Alfine, convenimmo nella determinazione
-di proporre ai Consigli la creazione di una temporanea
-Giunta di Stato, le cui ragioni, la cui necessità e le cui
-pertinenze io non mi confido di farvi conoscere con brevità
-e chiarezza maggiore di quella che appare nel testo medesimo
-del decreto da noi promosso nelle Camere, e il quale io
-trascrivo qui tutto intero, perchè confèssovi di averlo per
-un dettato non indegno della prudenza civile degli Italiani.
-</p>
-
-<p>
-«Governo Pontificio — Considerando che gli Stati Romani
-si reggono a governo rappresentativo, e godono dei diritti
-e delle guarentigie di uno Statuto costituzionale.
-</p>
-
-<p>
-Che lo Statuto ha per fondamento la distinzione e insieme
-la connessione di tre poteri, e che ove uno di essi faccia
-<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
-difetto, il reggimento costituzionale è manco e non può adempire
-i suoi fini.
-</p>
-
-<p>
-Che nella notte del 24 Novembre scorso, il Pontefice si è
-allontanato da Roma, e non à lasciato alcuno a tenere le sue
-veci.
-</p>
-
-<p>
-Che il foglio dato in Gaeta il 27 Novembre, in cui si nomina
-una Commissione governativa, manca delle debite forme
-costituzionali, le quali servono anche a guarentire l'inviolabilità
-del Principe.
-</p>
-
-<p>
-Che la Commissione governativa nel sopradetto foglio
-nominata, non à palesata la sua accettazione, e in niun modo
-e per niuna parte à esercitate le sue funzioni, e neppure
-si è costituita di fatto.
-</p>
-
-<p>
-Che i due Consigli deliberanti, d'accordo col Ministero
-e col Municipio, ànno procacciato di riparare a tanta perturbazione
-col mandare messaggi al Principe, chiedendogli
-istantemente di tornare a reggere la cosa pubblica.
-</p>
-
-<p>
-Che i messaggi stessi non solo non furono ammessi nello
-Stato Napoletano, ma invano adoperarono pratiche per essere
-dal Principe accolti, e che altre pratiche più recenti, e altri
-uffici compiti appresso di Lui sono riusciti affatto frustranei.
-</p>
-
-<p>
-Che dimorando Egli in terra non sua, ove si vieta l'ingresso
-per ordine superiore a qualsiasi deputazione a Lui indirizzata,
-e togliendosi così ai deputati un diritto espresso
-nello Statuto fondamentale, rimane incerto se egli sia in
-grado di godere della piena libertà e spontaneità delle sue
-azioni, e giovarsi d'imparziali e benevoli consigli.
-</p>
-
-<p>
-Nè potendo qualunque Stato o città rimanere senza compiuto
-governo, e le proprietà e i diritti de' cittadini senza
-tutela:
-</p>
-
-<p>
-Dovendosi per ogni guisa e con ogni spediente rimovere
-l'imminente pericolo dell'anarchia e di civili discordie, e
-mantenere l'ordine pubblico:
-</p>
-
-<p>
-Dovendosi conservare intatto lo Statuto fondamentale,
-il principato e i suoi diritti costituzionali:
-</p>
-
-<p>
-I due Consigli deliberanti, consci dei loro doveri, e obbedendo
-eziandio all'assoluta necessità di provvedere in guisa
-alcuna regolare all'urgenza estrema dei casi, con atto deliberato
-<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
-da ciascuno di essi in seno del proprio Consiglio,
-</p>
-
-<p class="center">
-Decretano
-</p>
-
-<p>
-1. È costituita una provvisoria e suprema Giunta di Stato.
-</p>
-
-<p>
-2. Ella è composta di tre persone scelte fuori del Consiglio
-dei deputati, nominata a maggioranza assoluta di schede
-dal Consiglio dei deputati stessi, approvata dall'Alto Consiglio.
-</p>
-
-<p>
-3. La Giunta, a nome del Principe ed a maggioranza
-di suffragi, eserciterà tutti gli uffici pertinenti al Capo del
-potere esecutivo nei termini dello Statuto, e secondo le norme
-e i principj del diritto costituzionale.
-</p>
-
-<p>
-4. La Giunta cesserà immediatamente le sue funzioni
-al ritorno del Pontefice, o qualora esso deputi con atto vestito
-della piena legalità persona a tener le sue veci, ed
-adempierne gli uffici, e questa assuma di fatto l'esercizio
-di dette funzioni.»
-</p>
-
-<p>
-Ora, di codesto decreto, Pio IX à lasciato scrivere al suo
-segretario di stato Cardinale Antonelli, essere un'enormità,
-e la protesta delli 17 di Dicembre lo dichiara e lo pubblica
-un attentato sacrilego. D'altra parte, i liberali di larga cintola
-l'hanno chiamata un'occupazione temeraria, e un'usurpazione
-violenta dei diritti del popolo. Non farò risposta nessuna
-all'accusa della Protesta, ove scorgesi un abuso grave
-e patente della parola sacrilegio, e rinnovasi quella perpetua
-e funestissima confusione dello spirituale col temporale.
-A riscontro della seconda censura, dirò breve quel che bisogna.
-In tutto ciò che il Ministero, e con esso i Consigli deliberanti
-vennero ponendo in atto dalli 17 di Novembre al
-giorno che altri impresero di governare, che fu il 23 di Dicembre,
-ciascuno riconoscerà issofatto la pienezza del giure e la
-legalità perfettissima, qualora gli risovvenga che negli estremi
-frangenti sorge e prevale una legalità e un diritto superiore a
-tutti gli altri, e il qual domandiamo necessità sociale e politica.
-Non può il consorzio umano disgregarsi e disciogliersi
-mai, nè cessare un attimo solo di correre ai fini santissimi
-pei quali è costituito. Di quindi nasce che sempre nei popoli
-è necessario un governo capace di tutelare assai competentemente
-le proprietà e le persone, e indurre obbedienza alle
-fondamentali leggi divine ed umane. Ogni volta, pertanto, che
-<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
-i casi portano la cessazione in fatto d'un governo legale e che
-altro governo legale e attuale non gli succede, a qualunque
-magistrato quivi presente e il quale per ordine di gerarchia è
-primario, tocca il debito e viene il diritto d'instaurare l'autorità
-e reggere lo Stato finchè altrimenti non si provveda.
-Il suo mandato, più che dagli uomini, procede da Dio; e la
-potestà di lui, non che regolare e legittima, è sacra e divinamente
-provida. Ma questa sua direm naturale dittatura,
-come dalla necessità deriva, così prende da lei confine e misura
-esatta: il perchè le costituzioni, le leggi e i diritti attuali
-di ognuno per ogni parte son rispettati e osservati, o
-tanto solo s'immutano quanto lo impone la urgenza dei casi,
-vera, estrema e in guisa alcuna non simulata. Or chi chiama
-tutto ciò occupazione dei diritti del popolo, non considera che
-per usare dei suoi diritti, fa innanzi mestieri al popolo di esser
-salvato, salvandosi la società civile e politica; e chi vuole
-che in siffatte emergenze abbia voce ed imperio non altri
-che tutto il corpo dei cittadini, sembra dimenticare che non
-può tutto il corpo dei cittadini unirsi e deliberare ordinatamente,
-e secondo ragione e giustizia, se a ciò non à provveduto
-o una legge anteriore divenuta comune usanza, o un
-governo temporaneo di già formato e insediato; essendo che
-manca agli uomini la virtù istintiva dell'api di congregarsi
-e in comune operare quel che bisogna con puntualità e concordia
-maravigliosa e immutabile.
-</p>
-
-<p>
-Insomma, così il Ministero come il Parlamento fu savio
-e operò legalmente; e ambedue iniziavano un metodo tale
-di difesa e di resistenza, e una tal forma di reggimento, che
-povero è del giudicio chi non ne scorge i larghissimi effetti,
-e il fine raggiunto con quiete e con sicurezza non isperata.
-</p>
-
-<p>
-Ma, secondo che io notava più sopra, non potevano questi
-accorgimenti e queste arti di civile prudenza permaner molto
-saldi e operare con efficacia. Il Ministero, quantunque non
-partecipe delle sommosse e delle violenze, pareva da esse
-procedere; e il titolo di democratico che gli fu apposto, quanto
-poco chiaramente definiva quel che voleasi ch'egli fosse,
-tanto più faceva aspettare da lui cose straordinarie e ben
-consonanti coi desideri degli esaltati. Nè la immoderanza di
-<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
-questi poteva essere temperata dal Ministero con alcun'altra
-forza morale; poichè le opinioni appresso di noi non sono
-avvezze ancora a pigliare animo e farsi valere, sostenendo
-ciascuna con energia le pubbliche controversie, e ordinando
-intorno al proprio vessillo le schiere de' suoi seguaci. Così
-avveniva che accanto agli esaltati nessuno parlasse e contraddicesse;
-ed elli soli tenevano il campo con tanta maggiore
-sicurezza e maggiore arbitrio, in quanto lo Stato, così pel
-mutare continuo dei Ministeri e l'incertezza d'ogni cosa,
-come per l'odio alle leggi antiche e il difetto di nuove e
-migliori, avea rallentato più che mai tutti i nodi ministrativi
-e infiacchita oltremisura l'autorità. L'ignoranza de' negozj
-politici era piena ed universale; inveterato l'abito delle sètte
-e delle cospirazioni; poche le armi e indisciplinate; profondo
-e furioso l'odio contro la Casta prelatizia. Al che tutto si
-aggiungeva la ferma determinazione mia e de' miei colleghi
-di non trapassare in nulla i confini della stretta giustizia e
-delle pubbliche libertà, e di non accettare per uscire di quelli
-il pretesto specioso della salute del popolo. «Tolga Iddio
-(proferiva io dalla ringhiera del Parlamento il dì 21 di Decembre)
-che noi, i quali in tutta la vita nostra abbiam
-travagliato e sudato per vedere alfine spuntar sull'Italia
-il sole della libertà, noi che nell'esilio profondamente
-odiammo e abborrimmo le disposizioni violente e tiranniche
-di cui si giovavano le polizie de' nostri governi dispotici,
-veniamo ad imitare oggi que' miseri, que' colpevoli
-procedimenti. Per conseguente, senza lo scudo della legge,
-no, questo Ministero anche ne' suoi estremi momenti mai
-non vorrà supplir coll'arbitrio al diritto, mai non farà pensiero
-nè atto, per quali che siano salutari compensi, contrario
-agli eterni principj di libertà che ha scolpiti nel cuore.»
-</p>
-
-<p>
-Il fatto sta, che in quei giorni medesimi in cui il Ministero,
-di buon concerto colle Camere, riparava alle più triste
-e pericolose occorrenze con senno e gagliardia insieme, una
-voce uscita da alcuni circoli popolari acclamò la Costituente
-Romana. Quella voce, ripetuta nelle Provincie dagli altri
-circoli, crebbe tanto di suono, che parve e fu giudicata un
-comando espresso ed universale del popolo. La Giunta suprema
-<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
-di Stato confermò quel comando, e il Ministero nuovo
-da lei creato ne fece proposta formale al Consiglio dei deputati;
-e perchè mostravansi questi renitenti e mal soddisfatti,
-l'uno e l'altro Consiglio fu in apparenza prorogato,
-in sostanza disciolto.
-</p>
-
-<p>
-A voi non è ignoto, o concittadini, ch'io nel nuovo Ministero
-non volli aver parte, sì per mie private ragioni, e sì
-per gran dubbio che la Costituente Romana tentando forme
-nuove politiche, non crescesse oltre modo i pericoli dello
-Stato e la divisione degli animi, e maggiormente non implicasse
-le faccende italiane in quel mentre che il ricominciare
-la guerra sembrava imminente ed inevitabile. Oltre di
-che, io sempre avea proceduto in accordo col Parlamento,
-e la mia ragione di stato era similmente la sua; da lui gli
-applausi, da lui i suffragi, da lui conseguito aveva ogni mezzo
-e ogni autorità per ben governare: parvemi onesto, pertanto,
-di ritirarmi quando egli veniva annullato, e davasi cominciamento
-ad una politica nuova, con metodo e con principj
-molto diversi dagli anteriori.
-</p>
-
-<p>
-Restami di accennarvi alcuni atti non volgari da me
-operati nel breve spazio di questo secondo mio Ministero, durato
-solo ventotto giorni. E quanto alle corrispondenze esteriori,
-le Gazzette ànnovi ultimamente riferito il disteso di
-una mia Nota Ufficiale, in cui mi studiava di fare intendere
-ai Diplomatici la vera e propria significazione degli avvenimenti
-di Roma, e il nessun frutto che nascerebbe dalla prepotenza
-e dall'armi de' forestieri.(E) Similmente, avete letto
-ne' fogli la protestazione mia e de' miei colleghi contro alla
-minacciata occupazione francese; e alla quale non pure il
-Parlamento fece gran plauso, ma da me invitato, levòssi a
-protestare ancor egli con dignità e fermezza italiana, oltre
-all'approvare le súbite risoluzioni e disposizioni affin d'impedire,
-a nostro potere, lo sbarco delle truppe di Francia, e la
-forza respingere con la forza.(F) Ma ciò che non avete raccolto
-dalle pubbliche stampe, si è l'altra Nota indiritta da me al
-Bastide, con la quale temperandosi convenientemente l'effetto
-della protestazione, mostravasi la buona disposizione di questi
-popoli inverso la nazione francese, il desiderio sincero
-<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
-di averla collegata, non che amica; e come all'interesse e
-alla dignità di Lei convenisse effettivamente di proteggere
-la libertà nostra, invece di opprimerla e di turbarla; e che
-però, non trovando la Francia ragione legittima e presentanea
-d'intervenire con l'armi nel nostro Stato, spettava alla
-forza e grandezza sua di vietare vigorosamente ad ogni altra
-nazione il poterlo fare sotto colore e pretesto di religione.
-Non furono, dunque, come vedete, da me negletti, da un lato,
-i diritti sacri del territorio italiano e l'oltraggio recato alla
-dignità nostra comune; dall'altro, quella prudenza e quell'accortezza
-che il debole nostro Stato richiede, e le quali procacciano
-di voltare a profitto proprio l'interesse medesimo
-altrui e l'altrui albagia. Quel linguaggio e quei blandimenti
-potean valere, e valsero in fatto, per tutto il tempo che noi
-non uscimmo dal diritto costituzionale, e dalle vere e strette
-esigenze della sociale necessità. Per vero, l'ordine d'imbarcare
-truppe a Tolone fu revocato; alle prime acerbe impressioni
-succedevano altre più miti e più ragionevoli, e qualche
-pratica potea condursi fra le due parti, fondata sopra
-termini di giustizia e moderazione.
-</p>
-
-<p>
-Quanto ai negozj interiori, farò menzione sol di due
-cose come notabilmente utili e degne: delle altre tacerò volentieri.
-La prima è l'aver presentato al Parlamento un
-disegno compito della legge sui Municipj. La utilità e l'importanza
-di simil legge è grande in ogni paese, ed è massima
-nel nostro Stato; conciossiachè, dove le libertà politiche
-sono combattute e mal ferme, possono le municipali
-supplire a buona misura. A questa nuova costituzione dei
-Comuni confesso di aver posta una singolar cura; e lo studio
-e la diligenza furono pari così per determinare i principj
-e le massime direttive di essa legge, come per rivedere
-e secondo l'uopo mutare e modificare la compilazione fattane
-dal Consiglio di Stato. Giova sperare che nessun consesso
-deliberante chiamato a discutere e giudicare quella
-proposta di Legge, sia per attenuare e impedire lo spirito
-largo e fecondo di libertà che tutta la informa.(G)
-</p>
-
-<p>
-Il secondo subbietto degno di venir ricordato è l'avermi
-la fortuna conceduto il bene e la contentezza di proporre
-<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
-io primo, dall'alto di una tribuna e fra le lodi e gli applausi
-di un congresso legislativo, la Costituente Italiana. Ed io
-chiamo ciò dono e grazia della fortuna; sì perchè nel primo
-mio ministero ogni fatica e diligenza dal conte Marchetti e
-da me quotidianamente usata per istringere una forte lega
-fra i principi nostri era rimasta infruttifera, e sì perchè dalla
-sola Confederazione Italiana aspetto conforto e rimedio ai
-mali della patria: da lei sola può fra' popoli della Penisola
-ingenerarsi concordia durevole, unione sincera e spontanea,
-fratellanza operosa, impeto e vigore di guerra, fondata fiducia
-in noi stessi e nell'armi nostre. Per lei debbono tutti gli altri
-minori interessi lasciarsi in disparte; e ciò che mena all'effettuazione
-sua debbe con ogni sollecitudine venir procurato;
-e colui è più benemerito dell'Italia, che più sa spianare
-le vie a quel fine: conciossiacchè, come prima bisogna
-essere, e poi procacciare di essere felicemente, così ai popoli
-fa bisogno avanti l'indipendenza e quindi la libertà e
-gli altri beni civili; e però quei mezzi debbon venire più ricercati
-ed usati, che meglio e più drittamente conducono a
-conseguire l'indipendenza e l'essere di nazione. Ma che
-diremo del Congresso Confederativo Italiano, il quale ad
-ambedue i fini dell'indipendenza e della prosperità civile
-parimente conduce; e non pure fa esistere la nazione e le
-porge animo e facoltà di combattere e riscattarsi, ma le
-presta quella forma e quell'assetto politico che può unicamente
-confarsi con l'indole sua, e rimove tutte le antiche e
-ostinate cagioni di lite e di divisione? Io sempre ò pensato
-che i due cardini del risorgimento italiano sono, da un lato,
-le franchigie municipali larghissime, e dall'altro, la massima
-unione confederativa; e però ad ambedue ò rivolto
-principalmente le cure e i pensieri. Voi già conosceste, o
-concittadini, dai pubblici fogli, qual natura di principj e
-quali modi discreti e conciliativi venissero per la mia bocca
-dal Ministero romano proposti affin di attuare il più speditamente
-che sia fattibile e in maniera accettevole a tutti i
-Governi la Costituente Italiana; onde alla cosa dovete por
-mente, non all'appellazione impropria ed amplificativa e di
-cui la voga popolare stringevaci a fare uso. Poche Note da
-<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
-me mandate al Ministero toscano e poche da esso a me,
-erano bastate per risolvere ogni difficoltà, e condurre i due
-Governi ad un solo e medesimo fine pratico. D'altra parte, le
-dubbiezze, gl'indugi e gli ostacoli d'ogni maniera, che il
-Piemonte sembrava porre alla santa idea, caddero tutti (or
-fa un mese) al pigliare che fece le redini dello stato il sommo
-cittadino Vincenzo Gioberti. Ora, voglia Dio che le ultime
-mutazioni sopravvenute in queste nostre Provincie, e il
-tenore della legge toscana testè promulgata in ordine a tal
-materia,<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> non tardino e non difficultino la tanto sospirata
-convocazione di un Congresso Confederativo.(H)
-</p>
-
-<p>
-Questo è il racconto esatto e sincero, benchè semplice
-sopramodo e conciso, del civile adoperamento e profitto che
-parvemi bene di fare del vostro mandato, o concittadini elettori.
-Nè mi concedevano di star silenzioso il senno e la dignità
-d'un Collegio del cui suffragio due volte in pochi mesi
-sono stato onorato, e a cui mi legano durevolmente l'amore
-e la gratitudine. Dal qual racconto io non ispero che si possa
-e voglia ritrarre alcun giudizio migliore sull'opere mie,
-salvo che in nessun tempo mi sia mancata l'onestà e il buon
-desiderio, e che la custodia delle libertà pubbliche sia nelle
-mie mani riuscita la più vigilante e la più scrupolosa del
-mondo. Alli 2 di Maggio dell'anno scorso, nell'atto di assumere
-il ministero, la guardia civica, pigliandomi bene in
-parola, volle che io promettessi di governare secondo un
-programma da me dettato non molto tempo innanzi a nome
-di un Comitato per le elezioni, e in cui le speranze nostre
-migliori d'ogni libertà e d'ogni progresso erano assai minutamente
-registrate e descritte. Ora, chi farà confronto di
-quel programma colle azioni mie posteriori, troverà ch'elle
-nol rinnegano in niuna parte e in niuna cosa: il qual fatto
-non è agli uomini di Stato molto comune. Onesto, adunque,
-e osservantissimo delle libertà presumo di essere: per ogni
-altro rispetto io confesserò volentieri la mia insufficienza,
-grande per sè stessa, e grandissima in comparazione del secolo,
-il quale domanda ingegni ed animi così vasti e gagliardi,
-come son vaste, improvvise e terribili le rivoluzioni sue.
-<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
-Oltre di che, ben si può dire, e segnatamente in politica, che
-nulla ha fatto e nulla ha compiuto colui il quale non si è nè
-poco nè molto accostato al fine. E il fine, a rispetto di Roma,
-era concordare la libertà con l'autorità, e il Sacerdozio
-col Principato; per l'Italia, è l'Indipendenza e l'Unione;
-per tutto il mondo civile, la riedificazione dei principj e
-delle credenze. Tutte le imprese che non raggiungono quell'alte
-mête e neppure le approssimano, forza è giudicare o
-che mal conoscono quel che fanno, e per la poca utilità loro
-si confondono con le azioni volgari; o che solo possiedono il
-pregio incompiuto ed ormai comune di affrettare la distruzione
-di leggi e istituti già mezzo logori dal tempo e dai
-nuovi costumi.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Roma, li 15 di gennajo del 1849.
-</p>
-
-<h3 id="pionono">ALLA SANTITÀ DI PIO IX,
-<span class="smaller">TERENZIO MAMIANI.</span></h3>
-
-<p>
-Duolmi, Padre Beatissimo, che la doppia persona la qual
-sostenete di Principe e di Pontefice non renda possibile di
-ragionare all'una siccome all'altra. Io m'inchino devotamente
-al Pontefice, e non ò per la santa persona sua se non
-parole di encomio, di riverenza e di religione. Al Principe
-non sento di poter favellare così umilmente; e nelle opere
-sue non iscorgo sempre la santità, e nei suoi giudizj la sapienza.
-Però, avendo intenzione con questo foglio d'indirizzarmi
-al Principe solo, io prego Vostra Beatitudine di non si
-sdegnare se i miei concetti saranno assai liberi, e le parole,
-quantunque assegnate e rispettose, non parranno tali abbastanza
-in comparazione del vostro augusto carattere.
-</p>
-
-<p>
-Fu per benefizio di Vostra Beatitudine, che dopo sedici
-anni d'esilio (gran porzione della vita), io potei rivedere la
-provincia natale, e i pochi congiunti ed amici stati dal tempo
-e dalla fortuna serbati a que' tardi e desideratissimi abbracciamenti.
-Nè un tanto bene mi costò altra cosa se non di
-<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
-promettere alla Santità Vostra quello che gli onesti fanno
-ordinariamente per proprio istituto, cioè <i>di ubbidire alle leggi
-correnti e di non perturbare lo Stato</i>; il che importa, con altre
-parole, di mai non uscire nelle cose politiche dai termini
-della legalità. Vero è che, a riscontro di tal promessa, io mai
-non ottenni nè per iscritto nè a voce di vedermi sciolto affatto
-dal bando, e tornato in ogni diritto di cittadino. Solo mi
-si concedette di poter visitare i miei, e convivere con esso
-loro lo spazio di tre mesi. E per fermo, consumati che furono
-questi ed io tornátomi a Genova, il Console di colà ebbe
-ordine di non mi concedere da indi innanzi il passo per lo
-Stato Romano. Più tardi, e per effetto d'un grave infortunio
-domestico, ebbi licenza (chiesta per me dagli amici) di altri
-tre mesi; durante i quali avendomi la voce del popolo e la
-necessità delle cose chiamato al governo, quel resto d'insolito
-sbandeggiamento andò a forza in dimenticanza, mal potendosi
-conciliare la condizione di ministro di Stato e quella
-di esule. Io non erro, dunque, ad affermare che l'obbietto e
-l'intendimento per cui quella promessa fu pronunziata, rimasersi
-mezzo non adempiuti. Ma, come ciò sia, la probità
-naturale m'insegna di dover essere d'ogni promissione stretto
-e non cavilloso mantenitore. E in più d'un caso, Beatissimo
-Padre, io l'ò col fatto mostrato. E quel giorno che la Giunta
-Suprema di Stato, acclamando la Costituente Romana e la
-universalità de' suffragi, trascendeva i termini dello Statuto,
-ed anzi abolivalo virtualmente; io con piena spontaneità, e
-del contrario pregato e sollecitato, rassegnai l'incarico di
-ministro con atto assoluto ed irrevocabile.
-</p>
-
-<p>
-Ma ciò non pertanto, io noto che l'ubbidire alla legge
-e l'accompagnarsi in qualunque atto con lei, sono un modo
-di operare il quale ne' governi assoluti à un carattere, ed
-un altro differentissimo ne' costituzionali. E per fermo, nei
-primi le scaturigini della legge stanno da ultimo nel volere
-e nell'arbitrio del Principe: quindi, chi mai non vuole scostarsi
-da quella, dee sempre alla volontà del Principe sottomettersi.
-Ma ne' reggimenti costituzionali, interviene tra il
-popolo e il suo Sovrano un patto sinallagmatico, che ad ogni
-legalità porge fondamento e principio: ed anzi, ogni legalità
-<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
-è quivi, come a dire, bilaterale, ed obbliga e stringe così il
-popolo come il Principe. Nè dove questi mancasse al patto e
-contraffacesse alle leggi, avrebbe diritto nessuno che il popolo
-dall'altra parte non travalicasse egli pure le convenzioni, nè
-trasgredisse le leggi che ne derivano.
-</p>
-
-<p>
-Ora, appresso di noi lo Statuto fondamentale, quel gran
-patto di fiducia e d'amore voluto e sancito dalla Santità Vostra,
-segnava per tutti il cammino certo e drittissimo della
-legalità. Del qual vero parevano più che gli altri guardiane
-gelose ed osservatrici esatte le Camere legislative, siccome
-quelle che riputavano di aver trovato nell'osservanza dello
-Statuto una salda difesa contro l'enormezze passate, e un
-adito piano e legittimo ad attuare a grado a grado le speranze
-dell'avvenire. Perciò, quando lo Statuto fu sì profondamente
-scrollato dalle violenze del dì 16 di novembre, e
-di poi dalla infausta ed inopinata partenza della Santità Vostra,
-i due Consigli deliberanti, misurando l'opera loro da
-un lato con la necessità, dall'altro con la legge e il diritto,
-mostrarono di volere salvo a ogni modo il patto fondamentale;
-ed eziandio nelle novità transitorie che vennero ad
-introdurvi, imitarono il più strettamente che fu possibile gli
-esempj e le pratiche d'altri paesi costituzionali. Di presente,
-la forza del vero mi stringe a dire alla Santità Vostra, che illusi
-e sventuratissimi furon coloro i quali mossero Voi, e il
-cuor vostro sì temperato e benigno, a riprovare con parole
-tanto assolute e sdegnose le savie deliberazioni de' due Consigli,
-alle quali tutte mi onoro e compiaccio di aver largamente
-partecipato. E che giudicio recherete, Beatissimo Padre,
-d'altri men discreti cittadini, e quale fiera appellazione
-cader lascerete sovr'essi, quando pure le Camere sono accusate
-di fellonia e di sacrilegio? Sacrileghi, adunque, e felloni
-que' cospicui prelati e quegli onorandi patrizj che siedevano
-nell'Alto Consiglio, e alle anzidette deliberazioni non ricusarono
-il lor suffragio?
-</p>
-
-<p>
-Tanto è sembrato all'universale più dura cotale sentenza,
-quanto tutti ànno visibilmente riconosciuto nelle due Camere
-uno zelo e una cura diligentissima di non uscire dai
-termini del patto fondamentale; dove, per lo contrario, nelle
-<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
-tre proteste non brevi della Santità Vostra neppure un cenno
-s'incontra, e neppure il nome di esso Statuto, e delle pubbliche
-libertà e guarentigie; le quali il popolo, affatto innocente
-degli eccessi e ingiurie di pochi, à diritto patente e pienissimo
-di veder conservate; massime da Colui il qual dee porgere
-a tutti i Principi chiaro e continuo esempio di lealtà, e
-di fede gelosa e incontaminata. Laonde, qual maraviglia se
-in tempi pieni di dubbio e sommamente corrivi, quel silenzio
-(al certo stranissimo) induce le moltitudini a credere che il
-vostro ritornare non avverrebbe senza la morte delle libertà,
-e l'annullazione delle franchigie costituzionali? Di queste
-tacciono tutti gli scritti che giungono di Gaeta; e, per amaro
-compenso, dei diritti del principato ragionano magnificamente,
-e con tali sentenze e con siffatta forma di stile, che
-sembrano pensati e dettati quando i regni si governavano
-con l'autorità del giure divino, e qualunque concessione rimanevasi
-revocabile; atteso che niuna d'esse riconosceva i
-diritti del cittadino, ma ogni franchigia era privilegio, e ogni
-privilegio era grazioso largimento dell'assoluto signore.
-</p>
-
-<p>
-Nè mosse, del sicuro, da altro spirito quel consiglio pure
-infelice dato alla Santità Vostra di sopprimere dentro di voi la
-gentilezza innata dell'animo, la pronta compassione, l'affabilità
-e modestia che sempre mai vi governano, e di rispingere
-indietro non ascoltati, non veduti, i messaggi delle due Camere
-e del Senato Romano. Che se ciò era contrario alla
-naturale benignità di qualunque Principe, sembrava poi importabile
-e fuor del diritto movendo da un Principe, come voi
-siete, Costituzionale. E dove è più la Costituzione, tuttavolta
-che gli organi diretti e fedeli del popolo, gli autori e conservatori
-delle leggi, i primi e inviolabili patrocinatori di
-qualunque cittadino aggravato ed offeso, trovano interdetto
-l'accesso e chiuse le orecchie del Capo e moderatore dello
-Stato?
-</p>
-
-<p>
-Ei pare (e tutti i buoni se ne rammaricano) che nella
-corte di Gaeta o non s'intenda o non si curi di intendere la
-ragione e l'essenza d'un Governo Rappresentativo, la qual
-consiste principalmente nella mutua limitazione dei poteri e
-dei diritti, e nell'impero assolutissimo della legge, che obbliga
-<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
-tutti, e non privilegia neppure il Principe. Che se la intendessero
-e la curassero quella ragione, non farebbero forza
-alla Santità Vostra per tirarla ad atti illegali, e di diretto
-contrarj allo spirito dello Statuto. Certo, ai tempi di Niccolò V
-e di Giulio II, od a quelli più antichi e più tenebrosi di Adriano
-IV, nei quali il Principe era lo Stato, e ogni mezzo tornavagli
-lecito per rimenare al giogo i sudditi sollevati, perchè in lui
-solo credevasi raccolto il giure di tutti; potea non parere indegno
-e sleale chiamare l'armi forestiere, e col sussidio di quelle
-ripigliarsi la corona. Ma ne' dì nostri, e nel reggimento Costituzionale,
-nessun'azione si può commettere maggiormente
-odiosa e illegale, ed anzi più sovvertitrice dell'ordine e della
-giustizia. Conciossiachè, quando nel Principe Costituzionale
-fosse l'arbitrio di chiamare a sussidio proprio, e senza il consentimento
-spontaneo della nazione, le armi straniere, niuna
-libertà troverebbe difesa contro alla material forza; le pubbliche
-guarentigie sparirebbono tutte dinanzi all'ardore e
-all'impeto soldatesco, e il giudicio della spada risolverebbe
-le questioni del buon diritto e della ragion civile; senza qui
-discorrere l'oltraggio che recherebbesi alla dignità della patria,
-e il mettere a repentaglio estremo la sua indipendenza.
-Eppure, v'à di molte persone, Beatissimo Padre, in cotesta
-corte, le quali non contente di avere interrotta fra voi e
-il popolo vostro ogni corrispondenza, e frustrato ogni tentamento
-di composizione e d'accordo, studiansi con ostinazione
-d'indurvi a chiamare le armi straniere, ondunque vengano
-e quali che sieno. Tolga Iddio che mai questa persuasione
-possa entrare nell'animo vostro, e sostener vogliate di rivedere
-Roma ed il Quirinale circondato da bajonette che non
-sien quelle de' vostri figliuoli. Ma non è poco errore, Padre
-Santissimo, il lasciare i popoli in dubbio e in trepidazione
-sopra tal cosa. Imperocchè mi si condoni la soverchia franchezza,
-a Voi principe legato a un patto Costituzionale correva
-l'obbligo di dichiarare e di pubblicare, come, per sentimento
-e dovere di buon italiano e di buon cittadino, l'animo
-vostro leale abborra dall'intervento armato di qualunque
-straniero, e però averne sollecitamente ringraziato le corti
-che il proferivano. Ma in luogo di ciò, spandesi notizia che
-<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
-sono giunte carissime ed accettissime le esibizioni spagnuole,
-e che ànno mosso a vivo dispetto le offerte di Francia, da
-prima sì larghe e sì pronte, poi diversamente spiegate e venute
-a nulla.<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> Perlocchè, io replico, cresce di giorno in giorno
-l'apprensione e il timore de' popoli; e si giunge persino a
-credere dalla moltitudine, che la Corte di Gaeta, disperata
-d'ogni altro soccorso, non ricuserebbe da ultimo quello
-stesso dell'Austria. Al quale torto giudicio del volgo porge
-occasione, pur troppo, il vedere accettato e riconosciuto appresso
-della vostra sacra persona un ministro e rappresentante
-della odiata Casa d'Ausburgo, come pegno e testimonio della
-concordia e amicizia che corre fra li due Stati. Fatto, che la
-più comunale prudenza doveva almeno indugiare ad adempiere,
-affine di non avversare ed esacerbare in modo così
-irritativo il sentimento degli Italiani, e quello in ispecie de'
-Romagnuoli popoli vostri, ed ancora in considerazione della
-legalità; essendo che i due Consigli deliberanti ànno sempre,
-ne' lor discorsi e nelle proposte di legge e negli scrutinj,
-dichiarato in modo aperto e solenne, essere infensi nemici
-dell'Austria, e consistere il sommo de' lor desiderj nel vederla
-sconfitta, e gli avanzi dell'esercito suo costretti di rivalicare
-l'Isonzo ed il Brennero.
-</p>
-
-<p>
-D'un altro gran male e d'un'altra offesa profonda alla
-legge e al diritto comune vorrebbe cotesto aulico comitato
-tentar di macchiare l'anima vostra, la quale tutti siam certi
-che fieramente resiste e diniega. E per fermo, ella è impossibile
-cosa, che Voi, generoso principiatore del risorgimento
-nostro; Voi, il più mansueto degli uomini e il più benigno e
-amorevole, tanto che per abborrimento dal sangue e per affezione
-uguale a tutte le genti cristiane non sosteneste di
-muover guerra neppure ai nemici eterni del nome italiano;
-ora siate per consentire, non dico alla guerra civile, ma sì
-al pericolo di suscitarla. Non permettete, dunque, o Santissimo,
-che il nome vostro intatto e glorioso si spenda in impresa
-ed in trama così scellerata, della quale appajono segni
-e testimonianze ogni giorno, e le cui fila sono distese e introdotte
-<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
-non pur nelle mura di cotesta città, ma nelle stanze
-dove abitate.(I)
-</p>
-
-<p>
-Costoro, del rimanente, pajono sì forte occupati in tali
-pensieri e disegni, che dimenticano di ajutare Vostra Beatitudine
-al reggimento dello Stato, e vi fanno sembrar negligente
-in cosa senza la quale lo Statuto è lettera morta, e
-del Principe si dee giudicare o ch'egli intende di cedere altrui
-il governo, o d'operare fuor della legge e contra la legge.
-Il fatto è questo, che in tempi di continuo minacciosi e scomposti,
-la Santità Vostra, qual ne sia la cagione, lascia da
-ormai due mesi lo Stato senza capo e senza governo. E veramente,
-la Commissione governativa chiamata da Voi col
-Motu-Proprio delli 27 di Novembre a comandare ed amministrare,
-nè mai si è adunata, nè à compito alcuno de' vostri
-comandi e de' suoi ufficii; ond'ella è rimasta, può dirsi,
-un desiderio ed una proposta; e l'azione sua invisibile ed
-impalpabile, dove presumesse di reggere i popoli e di venire
-obbedita, ricorderebbe la favoletta di quell'ostiere che
-nudrendo altrui dell'odore dei cibi, fu pagato del suono delle
-monete.
-</p>
-
-<p>
-Tuttociò è da' consiglieri vostri ben conosciuto e da
-lungo tempo, secondo che l'attesta la Nota medesima del
-Cardinale Segretario di Stato, poco dianzi venuta in luce.
-Or perchè, dunque, non vi provvedono essi, e invece di leggi
-e di ordinamenti fanno solo moltiplicar le proteste e scagliare
-i monitorj? e come sopportano che la Santità Vostra sembri
-mancare al debito primo e fondamentale del principato?
-come non s'avvedono che tolto di mezzo l'uno dei tre poteri,
-lo Statuto conducesi al niente? come fingono a sè medesimi
-che di tal distruzione non cada sovr'essi e sul lor
-Signore nessuna colpa? come non sentono che mancandosi
-al patto dall'uno de' contraenti, l'altra parte, che è il popolo,
-si stimerà sciolta d'ogni obbigazione e d'ogni obbedienza?
-</p>
-
-<p>
-Ma lasciando stare il giudicio poco appensato e mal fermo
-delle moltitudini, e raccogliendo il discorso intorno di ciò
-che dee fare l'uomo prudente, e risolutissimo a seguitare la
-legge e fuggir le violenze; io primamente ricordo alla Santità
-<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span>
-Vostra, che a quell'uomo non è lecito di riconoscer la
-legge nel volere del Principe, ma sì nelle prescrizioni Costituzionali,
-nelle pubbliche guarentigie, e nell'uso debito e
-conveniente d'ogni libertà e d'ogni diritto. Vero è che a
-lui non fa caso se alcuna fazione insorga, e tumultuando
-sforzi le deliberazioni altrui; nè, per lo contrario, se il Principe,
-o mal consigliato o da profonde preoccupazioni svolto
-e sedotto, trasvada nelle opere sue e si soprapponga al diritto;
-imperocchè questo debb'essere propugnato e salvato
-così contro gli eccessi delle fazioni, come contro gli arbitrj
-del Principe: ma egli accade, pur nondimeno, che molte volte
-l'amore e l'osservanza medesima della legalità meni il buon
-cittadino a dover contraddire al Capo, uscito affatto dal
-proprio giure. E, per via d'esempio, egli darà di piglio alle
-armi e combatterà gli stranieri quali che sieno, e posto pure
-che in mezzo delle loro file veder si facesse, per isventura, il
-Sovrano.
-</p>
-
-<p>
-Nella Costituzione, pel buon cittadino, è la legge e tutta la
-legge; e s'altri quella manomette, non gli varrà l'esempio e
-l'eccitamento per fare il simile. Salvochè, se coloro che la Costituzione
-debbon guardare e custodire con più gelosia, se ne
-mostrano osservatori freddi e trascuratissimi, e per vie indirette
-le dànno assalto e le recano offesa; non troverà l'uomo
-dabbene argomenti persuasivi e forza di autorità e séguito
-di gran moltitudine, per ischermire e reggere in piedi quel
-patto comune e solenne contro di cui gl'ingegni avventati
-dell'una e dell'altra parte congiurano.
-</p>
-
-<p>
-Una cosa poi rimane sciolta d'ogni dubbiezza e a tutti
-manifestissima; e questa è, che dove il Principe non governa,
-e dove non commette nè ordina che altri in suo nome ed
-autorità governi e provveda, è obbligo e necessità insieme
-al buon cittadino di obbedire a coloro i quali, per vie pacifiche
-e ragionevoli, tutelano a sufficienza le proprietà e le persone,
-e impediscono al corpo sociale umano di disgregarsi e
-dissolversi.
-</p>
-
-<p>
-Ma consideri la Santità Vostra un po' più dappresso, e con
-occhi affatto snebbiati, la condizione presente di questo popolo.
-In esso è mala contentezza dell'oggi, e dubbietà e paura
-<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
-gravissima del domani. Se volge lo sguardo a Voi, nel quale
-avea l'abito di riposarsi e sperare, non solo ei vi vede lontano
-e in paese non vostro, e d'accanto a...
-</p>
-
-<p class="dots">················</p>
-
-<p>
-ma d'intorno a voi scorge indizj e segnali di <i>reazione</i> cieca
-e veemente, e macchinazioni non molto coperte contro la
-libertà; scorge il mal celato disegno de' cortigiani di risalire
-a qual sia costo là onde cadevano, e di ripigliarsi il dominio
-antico, o per effetto dell'universale scombujameuto e
-delle civili discordie, ovvero per la invasione ingiusta, violenta
-e soverchiatrice delle truppe straniere. Per le quali tutte
-cose, ciò che prima le nostre genti con sincerità desideravano,
-vale a dire il vostro pronto ritorno, la vostra dominazione,
-il mantenimento dello Statuto e i modi migliori e più
-quieti di accordo e riconciliazione, al presente è da esse considerato
-con vario consiglio; e di una porzione di quei desiderj
-disperano, dell'altra vivono sospettose ed incerte. Per
-contra, ciò che prima le sgomentava e parea loro eccessivo
-ed intollerabile, vale a dire la dittatura del Ministero, l'esigenze
-ognor rinnovate e crescenti de' circoli, l'annullamento
-dello Statuto, e il porre in balia d'un'assemblea popolana
-(già prossima a radunarsi) l'esistenza perfino del principato,
-quest'oggi è accolto con molta minor ripugnanza, e sarà
-domani accettato come sola tavola nel naufragio: tanta mutazione
-ànno operato in breve intervallo le esorbitanze di
-Gaeta! Nè pensate, Padre Santo, che da ciò le ritraggano
-minimamente i Monitorj già promulgati, o l'aspettazione di
-un Interdetto. Imperocchè, ne' savj e mezzanamente istruiti
-non promuovono quelle scritture altro effetto se non di addolorarli
-e attristarli dentro dell'anima per lo deplorevole
-abuso degli anatemi e delle pene spirituali, così con ingiustizia
-applicate ad atti che non le sopportano, come adoperate
-indebitamente per cagione affatto secolare e mondana.
-Gl'idioti poi, che sono i più numerosi, seguono, a simiglianza
-di gregge, l'esempio dato dai caporioni, e irridono per
-vezzo e per moda quello che non intendono.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò, che pensieri e che portamenti saranno quelli
-del cittadino leale e dabbene di cui ragiona questa lettera?
-<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span>
-La legge e il patto in cui s'affidava stanno per essere spiantati
-e diradicati; nè scorgendo alcuno che sorga a difenderli
-e propugnarli autorevolmente, come voi solo, Beatissimo Padre,
-avreste arbitrio e potenza di fare, egli serberà il suo
-zelo e l'opera sua a mitigare la foga delle passioni non generose,
-e dai partiti temerarj ed arrischiatissimi, affrettatamente
-presi per fondare un ordine nuovo politico; egli procaccerà
-di dedurre (quanto lo può il privato o parlando o
-scrivendo) tutto quel più acconcio e quel più ragionevole che
-gli detterà l'esperienza, la probità ed il senno. Perchè,
-colpa gli sarebbe di rimanersene inoperante laddove si tratta
-di campare le nostre provincie dal rischio grave dell'anarchia,
-della guerra civile e della occupazione straniera; i tre
-disastri maggiori onde può venir percosso uno Stato. Procurerà,
-poi, sopra ogni cosa l'unione degli Italiani, l'attiva e
-forte confederazione delle Provincie loro, e il sollecito rinnovamento
-della guerra del riscatto; siccome colui che serba
-in cima d'ogni pensiero, d'ogni desiderio, d'ogni sentimento,
-il proposito santo e incrollabile della Indipendenza nazionale,
-e antepone mille volte i rischi e i disastri medesimi della
-guerra ai danni e ai pericoli dell'anarchia e delle zuffe intestine.
-</p>
-
-<p>
-Queste dichiarazioni e questi pensieri ò creduto debito
-di recare sinceramente a notizia della Santità Vostra, perchè
-io non vi sembri in nulla diverso da me medesimo, nè possa
-alcuno accusarmi o di sovvertire le leggi o di perturbare lo
-Stato. Del resto, la necessità sola di porre i fatti in piena e
-nitida luce, e di condurre la mente a raccòrne la significazione
-propria ed intrinseca, m'à mosso a parlarvi con libertà
-ed ischiettezza, inusitate in qualunque corte, inusitatissime
-nella romana. Ma il vero, ancorchè troppo nudo, mai
-non à recato pregiudizio e rincrescimento, e mai non à
-dispiaciuto agli spiriti grandi e magnanimi. Oltrechè, la inviolabilità
-della vostra sacra persona, e la nobiltà e purezza
-non alterabile delle vostre intenzioni tanto disgravano Voi
-d'ogni colpa, quanto l'accrescono ai diplomatici ed ai prelati
-che vi attorniano e vi consigliano. A me dura, Padre
-Santo, in cuore una viva speranza di vedervi fra non molti
-<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span>
-anni con altre voci e con altri nomi glorificato, senza bisogno
-alcuno di sindacare le opere vostre, e senza timore di trovarle
-in nulla dispari alla sapienza divina che in Voi riposa,
-e alla maestà sovrumana che vi circonda. Allora la Chiesa
-edificata dallo Spirito tornerà tutta allo Spirito; e sdegnerà
-quei puntelli e quelle difese di materiale potenza di cui non
-à d'uopo e i quali per molti secoli non conobbe, fiorendo
-ciò non ostante di maggior santità, legando i cuori delle nazioni
-più barbare, e splendendo più che dipoi non facesse nei
-miracoli e nelle dottrine. Allora la religione vivrà sicura e
-onoranda in seno d'ogni libertà civile e politica; e per converso,
-le libertà e i diritti de' popoli si nudriranno di religione,
-che sarà domandata Umana e Civile per eccellenza. E
-Voi, Padre e Pastore di tutte le genti, svestito allora della
-grave cappa di piombo che il dispotico principato favvi addossare,
-tornerete albeggiante del mondissimo cámice e luminoso
-della stola pontificale; ed or sull'uno or sull'altro
-dei Sette Colli, quasi su nuovo Taborre, innalzato e trasfigurato,
-non mirerete altra cosa sotto di voi che turiboli agitati
-e fumanti, nè saliranno alle vostre orecchie altri suoni se
-non di parole d'amore e di laudazione. Allora, infine, salito
-dalle tempeste mondane e politiche alla serena pace dei
-dogmi, e scorgendo di quivi alto il penoso affaticarsi delle
-presenti generazioni, più abili assai per distruggere che per
-fondare, più per ismuover le terre che per seminarle, più
-per negare che per affermare; Voi porgerete le innocenti vostre
-mani a quell'opera augusta e finale, senza di cui tutto il
-travagliare del secolo è vano delirio; dico alla salda riedificazione
-dei principj e delle credenze.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Roma, alli 30 di gennajo del 1849.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
-</p>
-
-<h2 id="appendice">APPENDICE.</h2>
-</div>
-
-<p>
-Terenzio Mamiani, chiamato a sedere nell'Assemblea
-Costituente Romana dagli elettori della provincia di Urbino
-e Pesaro, accettò l'onorevole ufficio con la speranza di far
-prevalere nel congresso le opinioni sue intorno alla forma di
-governo; essendo che moltissimi deputati sembravano partecipare
-a quelle opinioni, e volerle difendere con la parola
-e col voto.
-</p>
-
-<p>
-Nella terza tornata dell'Assemblea, cioè subito che si
-potè, giusta gli ordinamenti, far luogo alla discussione, il rappresentante
-signor Savino Savini salì in tribuna, e propose
-di dichiarare in quell'ora medesima essere i Papi scaduti per
-sempre dal dominio temporale. Allora il Mamiani, chiesto di
-parlare, ribattè la proposta col seguente discorso, già pubblicato
-nel <i>Monitore Romano</i>.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p class="indl">
-Signori,
-</p>
-
-<p>
-Pronunziare la <i>decadenza</i> dei Papi è dir cosa che
-racchiude due molto distinte significazioni, le quali fa gran
-bisogno di ben chiarire e di ben intendere. Dappoichè l'Assemblea
-Costituente risiede in Roma, e giudica di essere qui
-mandata dal Popolo tornato in possesso di ogni diritto, i
-Pontefici non possono più oltre pretendere alcun impero
-temporale assoluto, nè alcun principio d'autorità il qual sia
-superiore e nè manco pari a quello che rappresentasi dall'Assemblea.
-Con tale sentimento, adunque, assumendosi la proposta
-della decadenza dei Papi, credo che pochi o nessuno dissentirebbe
-in quest'Adunanza. Ma per ciò che risguarda l'altra
-significazione, che comunemente s'intende e s'inchiude in
-quel pronunciato, e ciò è che i Papi non debbano venire mai
-più investiti, neppure da voi, di autorità principesca; ella è
-cosa sulla quale desidero di manifestare e di esporre alcuni
-miei pensamenti. Godo in primo luogo, che la discussione sia
-subito pervenuta al suo capo essenziale. Alcuni qui sedenti
-<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
-desideravano assai di procrastinare, e che l'Assemblea volesse
-avanti occuparsi nella legislazione costituitiva del nostro
-Stato. Ma io godo (ripeto) che il vero quesito, il principalissimo
-e fondamentale quesito sia subito posto innanzi;
-per trattare il quale io accettava l'onore ed il carico di rappresentare
-in questo consesso la Metaurense Provincia. Per
-tale subbietto gravissimo, e affine di assistere a così grande
-e solenne dibattimento; benchè io sapessi che il mio nome è
-caduto e la mia influenza è annullata; benchè sapessi di non
-poter più fare assegnamento su quella facile udienza, su quel
-pronto aderire e su quegli applausi frequenti che seguitavano
-i miei discorsi in altra Assemblea; pure, sciogliendomi da
-ogni dubbiezza e acchetando nel cuore qualunque trepidazione,
-sónomi intieramente affidato alla vostra benevolenza e
-alla vostra giustizia.
-</p>
-
-<p>
-Signori, siamo schietti, e fuggiamo le sottigliezze e l'equivocazioni.
-In Roma, non ci à via nessuna di mezzo; in Roma
-non posson regnare che i Papi, o Cola di Rienzo. Mostriamoci
-dunque franchi e sinceri alla prima giunta, e come
-s'appartiene più specialmente a un'Assemblea popolana e
-certa dei proprj diritti, quale è questa appunto qui radunata.
-Dichiarare la decadenza dei Papi in tutte e due le significazioni
-anzi espresse, vuol dire nè più nè meno che stabilire
-in Roma il Governo Repubblicano.
-</p>
-
-<p>
-Approfittando della benignità singolare, ed anche della
-ragionevolezza e rettitudine vostra, per cui vi avvisate di lasciarmi
-libertà piena di opinioni e di parole, proseguirò ad
-aprire la mia sentenza con ischiettezza e un poco distesamente,
-come ricerca la materia gelosa e difficile. Innanzi a
-tutto, io vi annunzio, che qui non intendo discutere minimamente
-il valor dei principj. In quanto ad essi, io vo persuaso,
-che poca o niuna differenza interviene fra me e buona parte di
-questa Assemblea. Io, nel vero, ò sempre opinato che qualora
-al poter temporale dei Papi non riesca in niuna guisa
-di conciliarsi e accordarsi con tutte le libertà e coi sentimenti
-nazionali; e qualora venir non possa delegato in massima
-parte e rimesso alle Assemblee ed ai Ministeri e conformato
-via via con la generale opinione, esso continuerebbe oggi ad
-<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
-essere quello che, secondo il giudizio mio, è stato troppo sovente,
-un flagello per l'Italia, un flagello per la religione.
-Similmente io vi dico, che la Repubblica, al mio sentire, è
-la più bella parola che suonar possa sul labbro dell'uomo; e
-dove la virtù e il senno dei Popoli sia sufficiente all'uopo, la
-Repubblica è del sicuro quel reggimento il quale si confà meglio
-colla dignità della nostra natura, e tocca l'ideal forma
-della perfezione civile. Io non questiono adunque nè di principj,
-nè di massime universali, nè di diritti; io voglio solo
-fermare l'attenzione vostra sull'indole di alcuni fatti, e indurvi
-a considerarne parecchie sequele gravissime; e che ne
-esaminiate daddovero l'opportunità e la convenienza: soprattutto,
-io voglio insieme con voi ponderare ciò che possono
-apportare quei fatti alla comune salute e alle sorti estreme
-d'Italia, la quale io so bene essere nel petto vostro il primo,
-il sommo dei sentimenti e degli interessi.
-</p>
-
-<p>
-Quando i Francesi deliberarono di spiantare il trono di
-Luigi decimosesto, tenevano a requisizione loro, ed esecutrici
-del lor volere, trecento e più mila militi agguerriti e disciplinati.
-Io mi volgo a guardare intorno di voi, o signori,
-e non vedo l'esercito ch'eseguir debbe i vostri decreti; perchè
-non suppongo bastare all'uopo le non molte migliaja di
-uomini che noi possediamo, poco agguerriti finora e disciplinati.
-Ma v'à di più: dallato alle trecentomila bajonette francesi
-cresceva ogni giorno e abbondava un'altra forza ugualmente
-o più formidabile ancora, l'attiva e fervososa adesione
-del Popolo. Quelle plebi sollevate davano volenterose l'ultima
-goccia del proprio sangue per la causa Repubblicana; e
-voi sapete bene il perchè. Al sentimento Nazionale, radicato
-ed innaturato nel cuor de' Francesi da secoli, aggiungevasi
-un'apprensione ed una paura assai generale, che il furioso
-manifesto del Duca di Brunswick si avverasse; e cioè a dire
-che il Popolo minuto tornasse sotto il peso e l'ingiuria delle
-servitù personali, sotto il peso delle parangàrie, sotto le avanie,
-gli spregi, i soprusi, e tutte mai le usurpazioni e le concussioni
-delle classi privilegiate. Per questo principalmente la
-moltitudine levandosi a stormo e facendo massa, correva ad
-affrontare il nemico e a romper col ferro la congiurazione
-<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
-dei re; per questo principalmente rinnovò la Francia tredici
-volte l'eroico esercito suo. Ma non iscordiamo, io vi prego,
-non iscordiamo, o Signori, che ciò che la Rivoluzione Francese
-à raccolto di veramente fruttifero ed utile alle classi
-inferiori, è pressochè in intero accettato e praticato oggi dalle
-Nazioni più colte e con saviezza governate. La libertà civile
-e la parità perfetta innanzi alla legge, l'estinzione dei privilegi
-e lo svellimento fin dall'ultime lor radici delle soperchierie
-feudali, buona pezza è che, mercè di Dio, vennero
-procurati e compiuti in ogni Provincia Italiana. Laonde, non
-si volendo aver ricorso ai delirj del Comunismo e alle speranze
-vuote e fantastiche de' Socialisti, quello che si può promettere
-oggi da noi alle moltitudini perchè ci seguano coraggiose
-e infiammate, perchè versino largamente e con letizia
-il sangue delle lor vene, si è un profitto ed un bene poco visibile
-e poco palpabile, non molto certo, non vicino, non
-bastante ad accendere la fantasia e lusingar l'interesse.
-</p>
-
-<p>
-Peraltro, io sento i giovani generosi rispondermi, che la
-parola Repubblica à suono portentoso e immortale. La vista
-del vessillo repubblicano, dicono essi, esercita nel cuor dei
-Popoli un'invincibile attraimento, e sveglia dovecchessia uno
-spirito sempre nuovo di splendide azioni e uno zelo infinito
-di <i>Propaganda</i>. Noi dunque, concludono, afferreremo con fede
-la santa bandiera, e traendola trionfalmente per le contrade
-tutte Italiane, troveremo quell'armi, que' tesori, quel séguito
-e ardore di genti e di opere, che alla vittoria finale della notra
-causa bisognano.
-</p>
-
-<p>
-A me, in considerazione della salute d'Italia, fa grandemente
-mestieri di seguire con l'occhio e un po' più d'accosto
-indagare ed esaminare questa trionfale processione del frigio
-berretto. E prima, concedo che non sarà molto malagevole fare
-repubblicana la vicina Etruria; e confesso che, nel trambusto
-e scombujamento in cui trovasi quello Stato, tanto è facile imporgli
-qualunque forma di governo, quanto difficile il conservarvela.
-Contuttociò, nè anche in Toscana mi avviso sarà
-senza dolore il piantare la vostra bandiera; perchè, se il gran
-Duca si rifuggisse (poniamo) in Siena, si avrebbe forse un
-lacrimevole saggio del Medio Evo Italiano; e noi vedremmo
-<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
-ancora il sangue dei Fiorentini e dei Sanesi bagnare le glebe
-del più fiorito giardino d'Italia. Pure, ripeto, vi si conceda che
-la Toscana presto diventi Repubblica; ma non molto di forza,
-non molto di tesoro, non copia grande di gente, non notabile
-incremento di armi e soldati recherebbe quella conquista alla
-causa che voi caldeggiate. Egli bisogna procedere più avanti,
-varcar la Macra e la Sesia, varcar le frontiere del Piemonte
-ancora armato ed intatto, perchè là è il nerbo, là il braccio
-e lo scudo d'Italia. Ora, in Piemonte la conversione non
-può succedere del sicuro con uguale facilità e con uguale
-prontezza, perchè ciascuno quivi à la mente e l'animo pieno
-e informato di regie memorie e di regie tradizioni e costumi.
-Il Popolo Piemontese, partecipando più d'ogni altra stirpe
-italiana della natura settentrionale, à la fantasia meno mobile,
-il consiglio più posato, molta gravità e costanza negli
-usi, negli affetti e in qualunque intimo pensiero e convincimento.
-E che lo spirito monarcale di quella provincia non
-sia fugace e non iscemi rapidamente siccome altrove, si dimostra
-dalle cagioni. La storia intera del Piemonte è da secoli
-parecchi la storia sola della casa di Savoja. Tutto il bene
-e tutto il male provenne da lei, e séguita a provenire. Nè
-possono i Subalpini dimenticare giammai, che mediante la
-spada, il valore, la sagacità e la industria de' principi loro
-sieno divenuti una gente che à moltissima dignità, forza, importanza
-fra moltissime altre, e che è giunta oggi per effetto di
-regie vittorie e di regie conquiste a tenersi in mano la più gran
-parte de' destini della Penisola. So che accosto al Piemonte sta
-Genova, e so che Genova è, per lo contrario, nutrita di tradizioni
-repubblicane, e tra costumi repubblicani è cresciuta. Ma
-colui s'ingannerebbe più che mediocremente, il quale reputasse
-Genova molto disposta ed apparecchiata ad accettare la
-vostra bandiera. Genovesi e Liguri sono, innanzi ogni cosa,
-mercatanti e navigatori; e per l'esperienza raccolta in più di
-trent'anni, non v'à nessun cittadino colà, il quale non siasi
-avveduto e non confessi candidamente, che alla città di Genova,
-così a rispetto del suo commercio, come dell'importanza
-sua politica e della salute comune d'Italia, torna utilissimo
-essere congiunta al Piemonte, e rimanere provincia del
-<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
-regno Sabaudo. Ora, ecco il mio discorso a che viene. Chiamando
-i Subalpini sotto il vostro vessillo, voi non perverrete
-che ad uno di questi due effetti: o si sveglierà e diffonderà pel
-paese una oppugnazione micidiale e rabbiosa contro le idee
-repubblicane e contro le libere istituzioni; ovvero il vedrete
-riempiersi tutto di partiti e di sètte, di sanguinosi tumulti, e di
-soppiatte congiure e macchinazioni. Nell'uno e nell'altro caso,
-il Piemonte verrà senza meno scompigliato e disfatto:
-cosa per la quale l'esercito Subalpino, nel cui cuore e nelle
-cui braccia sta la vera e la sola forza italiana, non potrà
-mantenersi ordinato e disciplinato, nè congiunto e stretto da
-un solo legame di affetti, nè rivolto al proposito solo della
-guerra santa del riscatto. A me poi non bisognano molte parole
-a mostrare le conseguenze di tutto ciò.
-</p>
-
-<p>
-L'astuto Radetzky ripeterà inverso del Piemonte quel
-medesimo che operava a rispetto della Lombardia. Chiuso
-egli e ben trincerato nelle sue vaste fortezze, venne spiando
-a grand'agio il luogo, il giorno, il momento opportuno per
-assaltare e sbaragliare i nemici. Ora, pensate, o Colleghi,
-che una simile cosa va mulinando colui in risguardo del viver
-politico degl'Italiani; e visto il Piemonte sossopra e
-l'esercito disunito e scompaginato, gli piomberà addosso un
-bel giorno, e in due marciate, con poco sangue e contrasto,
-si accamperà nella nobil Torino.
-</p>
-
-<p>
-Una istanza mi si può movere contro, ed è la presente.
-La Francia non può del sicuro abbandonare questa od altre
-Repubbliche nuove, nate dell'esempio suo, perchè ucciderebbe
-insieme il principio che la fa vivere oggi, e il quale di sua
-natura è geloso, diffusivo e superbo. Che quando anche
-a quel Governo non paresse necessità di soccorrere una nascente
-Repubblica, sua compagna e sorella fidissima, il moverebbe
-un'altra più certa e più sentita necessità; quella di
-non poter tollerare i Tedeschi accampati al piè delle Alpi, e
-vicinissimi alle sue sacre e inviolate frontiere.
-</p>
-
-<p>
-A me sembra altresì di udire alcuno che aggiunge: — Forse
-alla impresa nostra avremo compagna eziandio tutta la
-parte più animosa e civile del genere umano, scossa e maravigliata
-della portentosa risurrezione di Roma: i voti, le propensioni
-<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
-e gli sforzi di tutti i Popoli, non ancora in compiuto modo
-emancipati e sicuri, in noi si convergeranno, e starà con noi
-come vivo e organato lo spirito democratico di tutte le genti;
-forse dal nostro esempio, il quale dal luogo e dalle memorie
-prende valore inestimabile, scoppierà nuova scintilla di universale
-e inestinguibile incendio, e a noi toccherà la gloria,
-non tocca a veruno, di avere come cagione prossima affrancato
-davvero e rigenerato per sempre l'Europa intiera. — Vedete
-che io non mi adopero punto a celare ed attenuare
-la copia e il vigore delle vostre risposte, nè le speranze, le
-congetture, i giudicj e gl'indovinamenti che il nobil cuore
-e l'ardir generoso vi detta e vi persuade.
-</p>
-
-<p>
-Signori, il danno d'Italia si è, che spesso ella incomincia
-e intraprende ciò appunto che altrove è finito, e procaccia di
-rialzar quelle insegne che altrove sono cadute: ella, per sua
-sventura, non sa ben cogliere e usare nè il tempo nè l'occasione.
-Se alquanti mesi addietro aveste ordito i vostri disegni e
-le vostre speranze in sulla democratica forma che pigliava
-tutta l'Europa, io ci avrei ravvisato alcun buon fondamento:
-ma quest'oggi, invece, non può da nessuno ignorarsi che incomincia
-a prevalere e predominare in Francia, e per ogni dove,
-uno spirito gagliardo di conservazione e di resistenza; e che,
-pur troppo, la falange ordinata e strettissima ch'egli conduce,
-ha guadagnato assai vittorie sui popoli; e torna peggio che
-inutile il volerlo più oltre occultare e negare a noi stessi.
-Già la seconda terribile sollevazione di Vienna è caduta e
-spenta; l'altra di Berlino s'è tutta rivolta in favore del monarcato;
-e non mai la Casa di Brandeburgo à di maggiore autorità
-e preponderanza e di maggiore dignità regia goduto ed
-approfittato. A Francoforte, o Signori, mentre poco fa nessun
-principio e forma di reggimento democratico pareva assai larga
-e assai popolare a quell'Assemblea, oggi non più si pensa ad
-un presidente di condizione privata, e scelto e foggiato all'americana,
-ma si pensa e guarda ad un re di vecchia progenie
-e di antica possanza, e il qual sia imperatore di tutta
-Germania, e non elettivo come in antico, ma nella linea sua
-rinascente e perpetuo. La Svizzera, finalmente, la Svizzera
-stessa che pur si regge a Repubblica, e soscriveva testè un
-<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span>
-patto confederativo, fondato sopra massime le più umane e le
-più liberali del mondo; quest'oggi, voi lo sapete, cerca e studia
-di stringer legami di salda amicizia coi principi che la
-circondano; e piuttosto si mostra parziale e tenera dei loro
-interessi, che degli interessi e bisogni estremi e angosciosi
-dei miseri rifuggiti Italiani.
-</p>
-
-<p>
-Queste sono verità, miei Colleghi, positive e di fatto, e
-però evidenti (almeno agli occhi miei) ed irrepugnabili; e se
-evidenti non sono, se dubbie, se mescolate di falsità, bisogna
-ciò provare con allegazione di altri fatti più veri e più
-certi, e non altramente.
-</p>
-
-<p>
-Dopo ciò, voi replicherete ancora, il mondo, l'Europa
-rimanere con noi; e se non il mondo, la Francia? Signori,
-a rispetto di quella potente nostra vicina, io mi rimetto assai
-volentieri alle parole medesime del Lamartine, alle parole
-solenni del Cavaignac. Io non discopro in esse, e niuno
-può discoprirvi, se non che espressioni dubbie ed ambigue,
-frasi artatamente mozze ed involte, dichiarazioni a doppio
-aspetto, generalità con iscarso o nullo significato; poca volontà
-al certo di mettere il proprio sangue e i proprj tesori
-in difesa e in redenzione di alcuna parte d'Europa; e molta
-volontà invece di serbare le cose quiete, munire le Alpi e
-assicurar le frontiere con accordi tra Governi e intervenimenti
-comuni. E se ciò si udiva dalla bocca del Lamartine
-e del Cavaignac, qual giudicio dee formarsi quest'oggi, che
-la Repubblica in Francia è stenuata ed agonizzante, e che
-ognuno aspetta in più o meno lunghezza di tempo un secondo
-Impero Napoleonico?
-</p>
-
-<p>
-Ma tutto questo considerato, e concludendosi a forza
-che la Repubblica è di presente impossibile, e all'Italia troppo
-funesta, qual consiglio rimane da seguitare, e che ricisi partiti
-da vincere? Riappiccheremo noi quelle pratiche che niuno
-spera di veder pervenire ad alcun durevole risultamento? rinnoveremo
-e ritenteremo accordi e conciliazioni fatte vane
-oggimai e impossibili? chiederemo forse perdono di colpe che
-non si commisero? o rinuncieremo ai santi diritti che la medesima
-natura à scolpito nel cuore di tutti gli uomini, siccome
-titoli e note della grandezza dell'esser nostro?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
-</p>
-
-<p>
-Anzi ogni cosa, o Rappresentanti, abbiatevi questo per
-giudicato, che la gran questione che oggi qui ci raduna non si
-risolve per intero col nostro arbitrio e talento, e pigliasi errore
-non lieve, a pensarlo.
-</p>
-
-<p>
-Per fermo, Voi siete padroni e arbitri della legislazione
-novella di questa contrada; e in voi sta il potere legittimo,
-ed anzi lo stretto debito di provvedere con ogni ampiezza
-alla sua vita civile e politica, ma non più là di quella parte
-e di quell'ufficio che poco o nulla s'attiene alla sostanziale
-ed universale salute d'Italia. Certo, a voi non è lecito di far
-cosa la quale rompa la simiglianza, l'accordo e l'armonia
-necessaria fra le istituzioni de' nostri popoli; e non dovete
-imprendere mutazione che metta in compromesso estremo
-la quiete, l'ordine, e il prossimo e ben augurato avvenire di
-tutte le Provincie Italiane. Io affermo e sostengo pertanto,
-che questa gran parte dell'arduo problema non è in vostra
-facoltà, e non pende dalla vostra sentenza; ma voi dovete
-riporla nelle fraterne mani della Costituente Italiana: ed aggiungo,
-che tanto a voi disdirebbe e nuocerebbe di più, miei
-Colleghi, il sembrare poco guardinghi d'invadere e sopraffare
-i diritti della Costituente Italiana, in quanto vi avete
-raccolto il pregio e la lode d'iniziarla e di decretarla; e ciò
-fareste, o patrioti, quando, in che giorno, in qual congiuntura,
-in qual luogo? in mezzo di Roma, al cospetto de' vostri
-fratelli, con atto precipitoso e dispotico, nella vigilia stessa
-(può dirsi) del dì fortunato che Ella, la grande Assemblea,
-verrà a sedere sulle cime del Campidoglio.
-</p>
-
-<p>
-Questo punto, adunque, del mio discorso rimanga ben
-chiaro, rimanga ben fermo; che, cioè, pronunziare la decadenza
-del Papa, nella prenotata ed ovvia significazione di
-quella voce, non è riposto onninamente nel vostro arbitrio,
-nè pende dai vostri decreti, ma sì dalla Costituente Italiana.
-E qualora vi martellasse lo scrupolo o la diffidenza o l'orgoglio
-di non cedere nemmanco in ciò ogni giudicio a quel
-tanto Consesso, degnatevi almeno di consultarne il parere, e
-non isfuggite in sì procelloso e dubbio negozio di avere da
-lui norma, consiglio, indirizzo ed approvazione; fate al mondo
-conoscere che siete veri e leali Italiani non men nelle
-<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
-azioni che ne' pensamenti; e nessuna gran cosa voler definire,
-nessuna deliberare, senza il beneplacito della Nazione, in
-concordia con tutti i suoi popoli, in conformità con tutti i
-suoi interessi. L'Italia aspetta da voi o l'ultimo esempio
-della municipale superbia, o il primo della nazionale unione
-e docilità.
-</p>
-
-<p>
-Prima che io scenda da questa ringhiera, dove troppo
-lungo tempo mi accorgo d'esser rimasto, ma dove peraltro
-ò raccolto graziose testimonianze della vostra gran cortesia,
-favorendomi tutti di una così attenta e vivissima ascoltazione;
-io voglio solo mettere innanzi alla mente vostra certo
-concetto che non mi sembra da trasandare nella quistione.
-</p>
-
-<p>
-Se lo straniero, o Colleghi, non istesse contro di noi
-accampato in Lombardia, e cento mila bajonette non convergessero
-di continuo le punte loro contro le nostre persone,
-io sosterrei volentieri che voi compiste la troppo arrischiata
-prova, alla quale volete a forza avventurarvi. Io so bene,
-e tutte le storie me lo insegnano, ed anche la mia privata
-esperienza me lo conferma, che il risorgimento dei popoli
-mai non procede per una via dritta e ben rispianata: ma, invece,
-può il suo cammino venir figurato assai propriamente
-da una gran curva, in cima alla quale concorrono e tumultuano
-le passioni più focose e infrenabili, i tentamenti ed i
-conati più temerarj, le speranze fallaci e la presunzione infinite
-volte delusa di attingere immediatamente e di praticare
-l'idea suprema d'ogni politica perfezione; poi quella
-curva gradatamente declina e discende, finchè la nazione che
-la trascorse viensi a trovare in quell'assetto sociale e politico
-che si conforma coll'indole sua verace e perpetua, si
-conforma coi suoi costumi, coi suoi bisogni, co' suoi sentimenti;
-e allora, in fine, nasce e si assoda la pace insieme col
-diritto, la dignità con l'ordine, la libertà con la sicurezza,
-e a splender comincia una perdurabile gloria e possanza di
-leggi, di scienza e di civiltà.
-</p>
-
-<p>
-Ripeto che gli eccessi medesimi, qualora eccessi ed enormità
-sanguinose avessero luogo, non mi sgomenterebbero
-più che molto; e forse è vero così dei popoli come de' singoli
-uomini, che niuna esperienza giova loro insegnata o
-<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
-dalle storie o dai savi, ma quella soltanto che fanno eglino
-penosamente di sè medesimi. Ma quando la guerra è imminente,
-e i segni e i forieri ne moltiplicano d'ora in ora; quando
-i Croati ripigliano stanza e dominio in Milano, e Radetzky
-preme col piede intriso di sangue il petto lacerato e pressochè
-inanimato della Lombardia; possiamo noi abbandonarci,
-senza gran colpa, a lunghe, a travagliose, a incertissime
-prove e saggi di forme di governo? Possiamo noi
-rischiare di crescere ancor di vantaggio le perturbazioni e
-le divisioni della patria nostra infelice? Ricordatevi, o Signori,
-che se aveste oggi pupille così penetranti da speculare
-i campi Lombardi, voi scorgereste colà i feroci Croati
-sforzare a torme gli asili innocenti dei più pacifici e più ragguardevoli
-cittadini; scorgereste quei barbari saccheggiare
-con egual furia i palazzi dei patrizj e le modeste case dei
-popolani; e predando ogni cosa e guastando sotto nome e
-titolo di balzelli e di taglie, vedreste per opera loro le città
-manomesse, devastate le campagne, le donne contaminate,
-oppressa la più minuta e misera plebe sotto continue spogliazioni,
-battiture ed ingiurie. E similmente, o Signori, se
-fosse per poco tempo fornita agli orecchi nostri una virtù
-tale da vincer lo spazio che si frappone fra noi e le valli del
-Po, forse in questo momento medesimo che io vi parlo, udiremmo
-lo scoppio orribile dei moschetti che mieton le vite
-dei nostri fratelli, le vite care e generose che non sapemmo
-difendere, e tanto tardiamo di vendicare.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-A tale discorso risposero molti e molti, e due soli rappresentanti
-favorirono e difesero la sua sentenza.
-</p>
-
-<p>
-Volea l'oratore la sera di quel dì stesso provare il suo
-tèma con argomenti d'altra natura, e con quelli in ispecie
-che guardano le relazioni di Roma col Mondo Cattolico; ma
-disperò di venire la seconda volta ascoltato con pazienza e
-benignità.
-</p>
-
-<p>
-Acclamato che fu il Governo Repubblicano in seno dell'Assemblea
-e fuori, Terenzio Mamiani addirizzò al Presidente
-di quella la lettera qui infrascritta.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p class="indl">
-Signor Presidente.
-</p>
-
-<p>
-Fu mia intenzione principalissima, accettando l'insigne
-onore di sedere in cotesta Assemblea, di combattervi con
-ogni forza alcune proposte ch'io giudicava perniciose alla
-santa Causa dell'Indipendenza d'Italia. Ora, essendo chiusi
-per quelle i dibattimenti; e ad ogni buon cittadino correndo
-l'obbligo di rispettare le prese deliberazioni; a me rimane
-di pregare i degnissimi Signori Rappresentanti a voler gradire
-la mia rinunzia.
-</p>
-
-<p>
-Il qual favore io chiedo con tanto più di ragione, quanto
-la mia salute declinata e mal ferma ricerca la quiete e il
-riposo di qualche mese. Io spero, Signor Presidente, che alla
-bontà e cortesia vostra piacerà di ajutare coi proprj offici la
-mia giusta domanda.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
-</p>
-
-<h2 id="note">NOTE E DOCUMENTI.</h2>
-</div>
-
-<h3><i>Nota</i> A, <i>pag.</i> <a href="#Page_339">339</a>.</h3>
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-Il discorso pronunziato fu il seguente:
-</p>
-
-<p class="indl">
-«Signori,
-</p>
-
-<p>
-»Egli è bello e doveroso che le prime voci che s'odano risonare
-in questo recinto, sieno parole d'ossequio e di gratitudine all'immortale
-Principe datore dello Statuto. Pio IX nel cuor suo generoso
-à sentito che la cristiana carità dee potere scegliere il bene
-migliore e spontaneamente moltiplicarlo, e che la spontanea scelta
-del bene non è possibile dove è sbandita la libertà. Però in questa
-nobilissima parte d'Italia, e dopo tanto corso di secoli, il Principe
-nostro inaugura alla perfine quest'oggi il regno della libertà vera e
-legale. Le pubbliche guarentigie largite da lui, vengono in atto quest'oggi;
-e all'arbitrio, ai privilegi, alla tutela strettissima e non
-sindacabile, succede l'imperio delle leggi e del comune consiglio.
-</p>
-
-<p>
-»Non sempre la grandezza de' popoli è da misurare dall'ampiezza
-del territorio e dalla potenza delle armi. Imperocchè ogni vera
-e salda grandezza scaturisce dall'intelletto e dall'animo. E però in
-questa nè molto ampia nè formidabile provincia italiana, noi tuttavolta
-siamo chiamati a grandissime cose; e noi dobbiamo con coraggio
-non presuntuoso e con magnanimo sforzo tentare di non
-troppo riuscire inferiori alle memorie di Roma, e all'altezza augusta
-del Pontificato.
-</p>
-
-<p>
-»Un'opera vasta e feconda s'è qui incominciata, il cui finale
-risultamento riuscirà come un suggello non cancellabile della civiltà
-dei moderni.
-</p>
-
-<p>
-»Il Principe nostro, come Padre di tutti i fedeli, dimora nell'alta
-sfera della celeste autorità sua, vive nella serena pace dei
-dogmi, dispensa al mondo la parola di Dio, prega, benedice e perdona.
-</p>
-
-<p>
-»Come Sovrano e reggitore Costituzionale di questi popoli, lascia
-alla vostra saggezza il provvedere alla più parte delle faccende
-temporali. Lo Statuto, aggiungendo la sanzione sua propria e politica
-alla sanzione Cattolica, dichiara che gli atti del Principe sono
-santi e non imputabili, e ch'Egli è autore soltanto del bene, e al
-male non può in niuna guisa partecipare. Certo, guardando la cosa
-da questo lato, se il Governo rappresentativo non esistesse in niun
-luogo, inventar dovrebbesi per queste Romane Provincie.
-</p>
-
-<p>
-»Voi dunque siete chiamati, o Signori, a consumare un gran
-fatto e profittevole a tutti i popoli, ajutando il Sovrano ad elevare
-infino al fastigio il nuovo edificio costituzionale; e, oltre ciò, altri
-due beni notabilissimi arrecherete all'intero mondo civile. Il primo
-consiste a dare alle libertà e guarentigie della vita sociale e politica
-quella saggezza e moralità, quell'elevatezza, purità e perduranza,
-che la Religione sola imprime alle cose umane, e di cui le virtù e
-<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span>
-l'animo del Pontefice sono vivo specchio e modello. Il secondo bene
-sarà pur questo, ch'essa medesima la Religione fiorisca oggimai e
-grandeggi in mezzo della libertà vera e ordinata, ed a sè attragga
-gli uomini molto più efficacemente con la soave forza della persuasione
-e della spontaneità, che non coi mezzi del poter materiale.
-</p>
-
-<p>
-»A noi impertanto, o Signori, non toccherà solo di abbattere
-gli ultimi avanzi del medio evo, e gli abusi che necessariamente
-aduna ed accumula il tempo; ma ci è impartito un largo e nobile ufficio
-nel trovare e perfezionare, insieme con le più culte nazioni, le
-forme nuove della vita pubblica odierna.
-</p>
-
-<p>
-»Il Ministero che qui vedete presente, o Signori, non è di tanta
-opera se non una parte minimissima e transitoria. Ciò nondimanco,
-egli sente l'immenso ed arduo proposito a cui debbe intendere: a
-lui tardava assaissimo che voi veniste a indicargli le prime mête, e
-a incoraggiarlo del vostro suffragio, a spianargli col vostro senno le
-vie scabrosissime che dee calcare. Quando il Principe augusto lo
-chiamò a reggere la cosa pubblica, la quiete e l'ordine interno parevano
-assai vacillanti, e in alcuna porzione già manomessi: quindi
-la libertà stessa nascente, posta a gran repentaglio; quindi la Causa
-Italiana per indiretto modo offesa e messa in qualche pericolo. Impertanto,
-il debito proprio e l'ufficio speciale del Ministero, massime
-nella quasi imminenza dell'apertura de' due Consigli, fu quello di ristaurare
-l'ordine, ricondurre da per tutto la quiete; e, ricomponendo
-le menti e gli animi forte commossi, disporli a quella pacatezza
-ed equanimità, ch'è oltremodo necessaria a fornire la patria di buone
-leggi e di sapienti istituti. Dio à favorito l'opera nostra; e questo
-popolo generoso, ancor ricordevole della gravità e moderanza de' suoi
-antichi, è tornato in sì piena tranquillità e posatezza di spirito, che
-forse la maggiore non s'è veduta da poi che la voce soave di Pio IX
-chiamò Roma e l'Italia a nuovi e maravigliosi destini.
-</p>
-
-<p>
-»L'altra opera principale a cui c'invitava, e che anzi imperiosamente
-ci commetteva l'universale opinione, si fu di ajutare per
-ogni guisa, con ogni sorta di mezzi, con qualunque sforzo e fatica
-possibile, la Causa Nazionale Italiana. E in ciò non era facile a noi
-l'adoperarci meglio e più attivamente de' nostri predecessori. Procedendo
-pertanto assai risolutamente sulle orme di già segnate, io
-non istimo che ne' pochi giorni del nostro governo noi non abbiamo
-mostrato, con la prova patente del fatto, le nostre chiare intenzioni,
-e che lo scopo non sia stato raggiunto, quanto pur si poteva in questa
-nostra provincia, e coi mezzi certo non abbondanti di cui potevamo
-far uso.
-</p>
-
-<p>
-»Non vi è poi nascosto come, obbedendo più specialmente alla
-paterna sollecitudine di Sua Santità, noi ponemmo le truppe nostre
-ed i Volontarj sotto la provvida tutela e il comando immediato di
-Carlo Alberto; serbando, peraltro, al Pontefice e al suo Governo tutte
-quelle prerogative e diritti che la sicurezza e la dignità di Lui e nostra
-chiedevano, come agevolmente voi dedurrete dai termini della
-convenzione tostochè ne piglierete notizia.
-</p>
-
-<p>
-»Del rimanente, appena noi possiamo dire di avere seguito
-d'accosto l'ardore impaziente delle nostre città. V'à nella storia
-de' popoli alcuni momenti supremi, in cui lo spirito di nazione così
-profondamente gl'investe e commove, che ogni forza resistente ed
-avversa non pure diviene fragile, ma sembra convertirsi in eccitazione
-e fomento dell'opposta azione. In quel tempo solenne scalda
-<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span>
-ed invade tutti i cuori un solo pensiero, un sol sentimento, una sola
-incrollabile deliberazione; e tal subita e gagliarda unanimità, feconda
-di mille prodigj, parendo maravigliosa a quelli medesimi che ne partecipano,
-fa loro esclamare con sacro entusiasmo quel motto pieno
-di tanta efficacia e significazione: <i>Dio lo vuole</i>.
-</p>
-
-<p>
-»Testimonio essendo il Pontefice d'un sì gran caso, e d'altra
-parte abborrendo egli, pel suo Ministero santissimo, dalle guerre e
-dal sangue, à pensato con un affetto apostolico insieme e italiano,
-d'interporsi fra i combattenti, e di fare intendere ai nemici della nostra
-comune patria quanto crudele e inutile impresa riesca ormai
-quella di contendere agl'Italiani le naturali loro frontiere, e il potersi
-alla perfine comporre in una sola e concorde famiglia.
-</p>
-
-<p>
-»Il Ministero di Sua Santità, appena fu consapevole di cotale
-atto memorando di autorità Pontificia, sentì il debito pieno di ringraziarnela
-con effusione sincera di cuore; e segnatamente, per avere
-Ella statuito, a condizione prima e fondamentale di concordia e di
-pace fra i contendenti, che fossero alla nazione italiana restituiti per
-sempre i suoi naturali confini: e oltre ciò, perchè sperava il Ministero
-che quella implicita dichiarazione della giustizia della Causa Italiana
-spandesse novelle benedizioni sulle armi generose che i popoli
-nostri impugnarono, e al re Carlo Alberto crescesse animo di proseguire
-senza tregua nessuna la sua vittoria.
-</p>
-
-<p>
-»Nelle relazioni politiche con le altre Provincie Italiane, noi,
-compresi sempre dal debito massimo di secondare e caldeggiare al
-possibile la Causa nazionale, abbiamo súbito manifestato un gran
-desiderio di entrare con esse tutte in istretta e leale amicizia, rimossa
-ogni gelosia funesta ed ignobile dell'altrui ingrandimento, e
-pensando sempre ed in ogni cosa a ciò solo, che l'Indipendenza sia
-conquistata, e la concordia interiore sia mantenuta. E intorno a questa
-ultima, noi vi dichiariamo, o Signori, che appena prese le redini
-dello Stato, súbito abbiamo procacciato di rannodare le pratiche più
-volte interrotte circa una Lega politica tra i varj Stati italiani; ed altresì
-possiamo annunziarvi, che in noi è molta e ben fondata speranza
-di cogliere presto il frutto delle nostre istanze e premure, dalle quali
-vi promettiamo di non desistere insino all'adempimento del bello ed
-alto proposito.
-</p>
-
-<p>
-»Quanto a ciò che risguarda le relazioni coi popoli oltramontani,
-esse, come nelle mani del Sommo Gerarca sono di necessità
-estesissime, abbracciando tutti i negozj dell'Orbe Cattolico, nelle
-nostre mani invece essendo quelle cominciate soltanto da pochi
-giorni, non possono non riuscire scarse e ristrette. Dalla qual cosa
-noi ricaviamo per al presente piuttosto consolazione che altro: conciossiachè
-quello di cui insieme con tutti i buoni italiani nutriamo
-maggior desiderio, si è di essere lasciati stare, e che noi possiamo
-da noi medesimi provvedere alle nostre sorti. La massima forse delle
-sventure che cader potesse a questi giorni sulla nostra Nazione,
-saria la troppo fervorosa ed attiva amicizia di alcun gran Potentato.
-</p>
-
-<p>
-»In risguardo poi dell'Austria e della Nazione Germanica, noi
-ripetiamo assai volentieri in vostra presenza quello che altrove affermammo;
-cioè a dire, che da noi non si porta odio, ed anzi si porta
-stima ed amore alla virtuosa e dottissima Nazione Alemanna; e che
-agli Austriaci stessi siamo pronti ed apparecchiati a profferire la nostra
-amicizia in quel giorno e in quell'ora che l'ultimo suo soldato
-<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span>
-avrà di sè sgombro l'ultimo palmo della terra italiana. E come l'Italia
-è lontanissima da ogni ambizione di conquiste, e da qualunque
-disegno di valicare i certi confini suoi, perciò ella desidera sinceramente
-di stringere molti legami di buona vicinanza e amicizia coi
-finitimi popoli. Noi, di ciò persuasi, abbiamo sollecitato e pregato
-principalmente il Governo Sardo a spedire abili Commissarj con queste
-intenzioni medesime appresso la valorosa Nazione Ungherese; e
-noi giunge notizia certissima, che il Ministro delle relazioni esteriori
-del Regno Sardo ha tanto più volentieri accettata e assentita la
-nostra proposta, in quanto egli aveva (secondo che scrive) rivolto di
-già il pensiero a quel subbietto medesimo.
-</p>
-
-<p>
-»Ripiegando al presente il discorso sui nostri interni negozj e
-sulle politiche condizioni di queste Provincie, varia, abbondante e
-faticosissima è l'opera che da far ne rimane. Imperocchè non è parte
-del pubblico reggimento, la qual non domandi larghe riforme ed
-utili innovazioni; e se l'opera in ciascun suo particolare è laboriosa
-e difficile, essa è tale infinite volte di più nel suo tutto insieme, volendolo
-bene ed intrinsecamente coordinare ed unificare; la qual
-cosa ricerca un vasto sistema preconcepito di civile e politico perfezionamento:
-e a tale sistema intenderà il Ministero con tutte le
-forze sue.
-</p>
-
-<p>
-»Ciascuno di noi vi esporrà tra breve, o Signori, lo stato del
-suo special Dicastero, e le mutazioni necessaire e profonde che fa
-pensiero d'introdurvi. Il Ministro delle Finanze segnatamente v'intratterrà
-delle condizioni attuali del pubblico erario, e vi proporrà
-quei partiti che, dopo maturo esame e finissima diligenza, egli reputa
-esser migliori per ristorare così il Tesoro come il credito pubblico,
-e affine che ciò si adempia col minore aggravio possibile delle popolazioni.
-</p>
-
-<p>
-»Ai Ministri sta pure a cuore di presto sottoporre al giudizio e
-deliberazione vostra quelle proposte di legge che lo Statuto promette,
-e sono organi principali alla vita nuova costituzionale in cui,
-la Dio mercè, siamo entrati. Principalissime fra gl'istituti e le leggi
-nuove e fondamentali a cui dovrete por mano, saranno la costituzione
-dei Municipj, e la risponsalità effettiva e non illusoria dei Ministri
-e dei pubblici funzionarj. Lo istruirvi e ragguagliarvi quest'oggi
-sopra i particolari moltissimi di tali proposte e di somiglianti, non
-credo che riuscirebbe opportuno. Presto l'esigenze del nostro ufficio
-condurrànnoci a farlo con quella chiarezza e puntualità che domanda
-ciascuna materia.
-</p>
-
-<p>
-»Signori! i tempi corrono più che mai procellosi. Nei popoli è
-una soverchia impazienza di tramutare gli ordini, e perfino i principj
-e le fondamenta della cosa pubblica. Tutto ciò che i secoli effettuarono
-e stabilirono con fatica e lentezza, vien minacciato di súbita
-distruzione. Ma dopo aver atterrato, conviene rifabbricare con gran
-saldezza e con felice magistero; e da questa opera sola potrà giudicarsi
-il valore della moderna sapienza civile. Il Ministero à piena
-fiducia che voi radunati nella Città eterna, daccanto all'immobile seggio
-del Cristianesimo, varrete a compiere l'impresa difficilissima del
-riedificare e ricostruire; e che voi in queste arti di pace e di civiltà
-saprete pareggiare la gloria de' nostri armati fratelli, che là sulle rive
-del Mincio e dell'Adige rispondono con eroica bravura allo straniere
-insolente, che lanciava sul nostro capo inerme e infelice l'accusa bugiarda
-di slealtà, d'ignavia e di codardia.»
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span>
-</p>
-
-<p>
-Parrà molto strano al lettore oculato e imparziale, che questo discorso
-moderatissimo e tutto conciliativo, nè d'altro acceso che di
-vero spirito religioso e civile, abbia soggiaciuto ad amare censure, e
-provocato da ultimo una riprovazione più che solenne. Certo, accaddegli
-in sulle prime il contrario, e infinite lodi raccolse dall'ordine
-prelatizio; ed è notissimo in Roma, che fu letto e consentito dal Principe,
-il quale si degnò farvi di proprio pugno alcune ammende e postille.
-Ma la setta farisaica ed aggiratrice che mai non si scosta da lui, ed à
-i liberali tutti per reprobi, e ogni sentenza loro per abbominosa ed eretica,
-persuase a poco a poco al Pontefice, che in quel discorso si nascondeva
-molto veleno, e le intenzioni n'erano maligne, disleali e sovvertitrici;
-onde alla fine egli dubitò, se proseguiva a tacersi, di gravare
-la propria coscienza; e però, nell'Allocuzione sua del 20 aprile
-del presente anno,<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> dopo alquante parole fatte sul ministro Mamiani,
-aggiungeva queste altre, visibilmente relative al prefato discorso: — <i>Atque
-idem ipse (minister) haud multo post ea de nobis palam asserere
-non dubitavit, quibus Summum Pontificem ab humani generis consortio
-ejiceret quodammodo et dissociaret.</i> — Ai, lettore, da un lato il
-discorso, dall'altra la interpretazione romana; sei pregato di giudicare.
-</p>
-
-<p>
-Le altre accuse contro il Mamiani sono così nell'Allocuzione significate: — Memineritis,
-Venerabiles Fratres.........., <i>quomodo civile
-ministerium nobis fuerit impositum, Nostris quidem consiliis ac principiis
-et Apostolicæ sedis juribus summopere adversum...... Unus ex illis
-Ministris asserere non dubitabat, bellum idem, Nobis licet invitis ac
-reluctantibus, et absque Pontificia benedictione, esse duraturum. Qui
-quidem Minister gravissimam Apostolicæ Sedi inferens injuriam, haud
-extimuit proponere, Civilem romani Pontificis Principatum a Spirituali
-ejusdem Potestate omnino esse separandum.</i>&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Può darsi che il Ministero del 2 di maggio venisse dagli abitatori
-del Quirinale accettato come una dura e molto increscevole necessità.
-Ma certo di essa non fu nè autore nè strumento il Mamiani; il quale
-avendo prima usato quanta efficacia possedeva di parole e preghiere
-per sedare i tumulti, e ricondurre ogni cosa per entro i confini della
-legalità e dell'ordine, chiamato poi a consulta dal Principe, non propose
-nulla che non rimanesse nei più stretti termini della Costituzione;
-e mai, nè dallo spirito nè dalla lettera di quella si dipartì. Vero
-è che dopo non molto tempo, nacque, per isventura, dissentimento
-tra il Principe e i suoi nuovi Ministri; ma, giusta le massime costituzionali,
-eglino subitamente pregarono Sua Santità di accettare la lor
-rinunzia, alla quale non facendosi luogo, fu appresso alquanti giorni
-ripetuto quell'atto con instanze più vive, e similmente senza frutto;
-insino a che trascorse le cose agli estremi, le rinunzie furono date
-in modo assoluto ed irrevocabile, e senza aspettare accettazione. In
-tal guisa quei Ministri permasero (come dicesi oggi) dimissionarj la
-più parte del tempo che tennero in mano il governo, e non ebber licenza
-nè di lasciarlo nè di condurlo a lor modo, e a modo pure dei
-Consigli deliberanti, in ciascuno de' quali il maggior numero de' suffragi
-fu sempre e abbondevolmente con quelli. Come ciò rassembri
-a sopraffacimento e a violenza, e quanto sia ingiurioso ai principj e
-ai diritti della Sede Apostolica, aspettiamo di sapere dall'opinione
-dei savj.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span>
-</p>
-
-<p>
-Circa alle altre frasi testè trascritte dell'Allocuzione, è primamente
-da confessare, che il Mamiani à in fatto desiderato assai di separare
-quanto più fosse possibile e conveniente la potestà principesca
-dalla pontificale; ma però sempre con l'azione dello Statuto e nei termini
-da esso prescritti; e se quelle parole omnino esse separandum
-niente più di ciò non vogliono intendere, il Mamiani non se ne tiene
-punto aggravato, anzi se ne loda e compiace. In fine, rispetto al
-proposito rimproveratogli di aver voluto proseguire la guerra dell'Indipendenza
-Italiana in sino a che rimaneva alle armi nostre speranza
-d'onore e di buon successo, ciò è tanto vero e manifesto,
-quanto non è che dalla tribuna o nelle sue circolari o in qualunque altro
-atto ufficiale e pubblico del suo ministero abbia egli significato quella
-deliberazione nel modo e nei termini che l'Allocuzione riferisce. Poco
-fedeli rapportatori, pertanto, sono stati coloro ch'ebbero cura ed ufficio
-di ragguagliare di tali cose il Pontefice; la colpa e l'eccesso
-de' quali è da misurare dall'importanza e solennità che soglion ricevere
-i fatti rammemorati, e ciascuna sentenza e ciascun giudicio
-espresso nelle allocuzioni pontificali, dette in presenza del consesso
-Cardinalizio, use a trattare i maggiori negozj della cristianità, e a
-censurare le sole opinioni eterodosse, e quegli uomini di perduta
-fede che sono scandalo e pregiudicio a tutto il mondo cattolico. Dal
-che si vede ch'era riposto nella mente di que' pessimi referendarj
-di assaltar la fama del Mamiani con parole autorevolissime, e così
-straziarla a loro agio ed ucciderla: perchè contro esse parole, per ordinario,
-o manca l'ardire della difesa o il mondo non l'accetta; e però
-possono venire applicate come aguzzi coltelli addosso a persona sprovveduta
-ed imbavagliata. Ma non pensavano i referendarj, che v'à richiamo
-quest'oggi da ogni qualunque sentenza la più assoluta e imperiosa;
-ed anzi, la parità del diritto al gran tribunale dell'opinione
-è tanta e così perfetta, che concedesi a tutti di giustamente recriminare
-e dar libello di falsità e di calunnia.
-</p>
-
-<p>
-Qui poi si tace il racconto (strano e curioso sopra ogni credere)
-che far potremmo delle vicende di quel discorso ministeriale poc'anzi
-riferito; e il quale, in considerazione appunto della guerra che gli fu
-mossa e delle menzogne che se ne spacciarono, abbiamo voluto riscrivere
-a lettera, e con tutte le mende e le negligenze di stile con
-cui fu dettato allora, sì per la fretta e sì per l'animo inquieto, e d'altro
-preoccupato che di grammatica. Ciò non pertanto, porzione di
-quella storia aneddota può leggersi nel Libro secondo sullo Stato Romano
-di L. C. Farini, dov'è inserita eziandio la bozza d'un'Allocuzione
-che il Mamiani scriveva a nome e d'ordine di Pio IX.
-</p>
-</div>
-
-<h3><i>Nota</i> B, <i>pag.</i> <a href="#Page_340">340</a>.</h3>
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-Ristampiamo volentieri quella Proposta di legge, non meno per
-la novità e utilità del concetto suo, come per meglio chiarire la falsità
-delle accuse scagliatele contro. Del resto, sfortunata e soppressa
-negli Stati Romani, trovò approvazione in Toscana, dove al Ministero
-dell'istruzione pubblica fu aggiunto l'officio di tutelare e dirigere la
-pubblica beneficenza. Nella infrascritta Proposta noi preghiamo altresì
-il lettore a voler notare un tentamento non ispregevole dell'arte
-difficilissima ed utilissima di dare all'opera del Governo quell'ampiezza
-e quell'efficacia, che accordasi compiutamente con qualchessia
-libertà di privati, e con ogni trasformazione e progresso nello spirito
-<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span>
-di socialità e di consorteria. Sopracchè riman di vedere quello che
-l'autore ne discorse di poi nell'Accademia di Filosofia Italica.<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p class="center">
-PROPOSTA DI LEGGE PER LA ISTITUZIONE DI UN MINISTERO SPECIALE
-DI PUBBLICA BENEFICENZA.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Ragione ed economia generale della Legge.</i>
-</p>
-
-<p>
-Sorgente prima ed inconsumabile di beneficenza è la carità, cioè
-quella dilezione attiva ed eroica in verso del prossimo, che ci vien
-persuasa e insegnata principalmente dalla religione.
-</p>
-
-<p>
-Ma la carità operar deve <i>bene ordinata</i>,<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> e torna impossibile oggi
-il credere di avere ogni cosa fatto e ogni cosa provveduto a sollievo
-dei poveri, quando siensi, non che largite, ma eziandio profuse le
-proprie sostanze in profitto di quelli. E similmente, non è ragionevole
-il reputare che agl'istituti di beneficenza fondati da' padri nostri non
-bisognino molte e sostanziali riforme, e non rimanga oltre ciò da
-promuovere e da creare gran numero d'altri istituti o poco o nulla
-noti agli antichi: in fine, vietano i nostri tempi di giudicare che la
-carità bene ordinata possa procedere al vero vantaggio e conforto
-de' miseri senza attingere mille variate cognizioni ed applicazioni
-alla Economia pubblica, alla Statistica, all'Igiene, all'Industria, all'Agricoltura,
-alla Tecnologia.
-</p>
-
-<p>
-Ora, tale funzione della carità illuminata e bene ordinata appartiene
-così al Governo come a qualunque uomo particolare.
-</p>
-
-<p>
-Il mondo civile, siccome il fisico, è composto di antagonie. Quindi,
-nessuna risoluzione dei problemi civili è buona se volge le cose
-a un solo dei due estremi. V'à chi vuole lasciar imprendere e provvedere
-il tutto ai Governi; chi invece toglie loro pressochè ogni incumbenza,
-e si commette per intero e in ogni negozio all'opera de'
-privati e de' municipj. Ma come la natura, ogni volta che nelle sue
-creazioni vuol porgere lo splendente modello di alcuna perfezione, ci
-mostra sempre un temperamento mirabile dell'uno nel vario, e della
-vita vigorosissima delle membra congiunta e organata con la vita
-interiore e suprema del lor composto; così nel corpo sociale umano
-erra chi vuole, opprimendo l'agire spontaneo dei singoli cittadini e la
-libertà dei municipj, costituire una violenta unità e uno smoderato
-concentramento ministrativo. Ed erra del pari chi stima che il bene
-massimo della repubblica sia per uscire unicamente dall'azione disparata
-e sconnessa degl'individui e dei comuni, e senza bisogno di
-procurare e attuare al possibile la collegazione e l'unità dei principj,
-delle intenzioni e dei fini, e certo moto iniziale e universalmente
-direttivo.
-</p>
-
-<p>
-Con queste considerazioni è meditata la proposta di legge che a
-Voi rechiamo, o Signori, intorno al nuovo Ministero di pubblica beneficenza.
-</p>
-
-<p>
-In tale proposta vedrete, le opere del Governo e il suo legittimo
-ingerimento non ledere e non turbare per nulla le libertà del municipio
-e i diritti del privato; conciossiachè il modo d'azione sarà pur
-sempre o di mera tutela o completivo od esemplare; cioè a dire che
-il Governo o difende e protegge appunto quelle libertà e quei diritti
-<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span>
-ovvero supplisce alla insufficienza delle facoltà d'ogni particolare uomo
-e d'ogni comune, o per ultimo s'ajuta e sforza di porre nel cospetto
-dei cittadini un modello e un esempio luminoso e imitabile. Certo, il
-geloso rispetto a ciò che non dee cadere in guisa diretta e immediata
-sotto la potestà governante, se in ogni cosa è giusto e proficuo, in
-materia di beneficenza è al tutto necessario, non dandosi atto al
-mondo più nobile e santo, ma insieme più spontaneo e meno isforzevole
-della privata e pubblica carità.
-</p>
-
-<p class="center">
-TESTO DELLA LEGGE.
-</p>
-
-<p class="center">
-IL CONSIGLIO DEI MINISTRI
-</p>
-
-<p>
-Considerando che tra gli uffici principali e più degni di un governo
-probo ed illuminato si è quello di soccorrere e di educare le
-classi indigenti;
-</p>
-
-<p>
-Considerando che le dottrine e le pratiche della beneficenza pubblica
-sonosi ne' nostri tempi mirabilmente accresciute e affinate, e domandano
-studio ed occupazione moltiforme e continua;
-</p>
-
-<p>
-Conseguita l'approvazione de' due Consigli deliberanti;
-</p>
-
-<p>
-Avuta la sanzione Sovrana,
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Decreta</i>
-</p>
-
-<p>
-1. È instituito un Ministero speciale di pubblica beneficenza.
-</p>
-
-<p>
-2. Le sue pertinenze e funzioni sono dichiarate da un respettivo
-ordinamento.
-</p>
-
-<p>
-3. Le pertinenze del Ministero dell'interno dinumerate nella distinzione
-6ª e nella distinzione 9ª dell'articolo 19 del Motu-proprio
-sul Consiglio de' Ministri, divengono pertinenze del Ministero di pubblica
-beneficenza.
-</p>
-
-<p>
-4. Agli stipendj e alle altre spese d'officio del detto Ministero
-sono assegnati 9,500 scudi, e 1,000 per le spese del primo assetto.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Dal Quirinale li..... di...... 1848.
-</p>
-
-<p class="center">
-<span class="smcap">Ordinamento del ministero di beneficenza pubblica.</span>
-</p>
-
-<p class="center">
-§ 1.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Funzioni generali del Ministero.</i>
-</p>
-
-<p>
-1. Il Ministro procura in genere la riforma, il perfezionamento
-e la moltiplicazione degl'istituti e delle opere di beneficenza che già
-sono in atto, e la fondazione e l'avviamento degl'istituti e opere
-nuove, conosciute per veramente salutari ed insigni e convenevoli al
-tempo ed al luogo.
-</p>
-
-<p>
-Invigila da pertutto sulle condizioni delle classi più disagiate,
-sui lavoranti, i contadini e i necessitosi di ogni ragione.
-</p>
-
-<p>
-Invigila e cura ogni istituzione ed ogni opera conducente alla
-educazione morale e intellettuale delle infime classi.
-</p>
-
-<p>
-2. Procura con mezzi mediati o immediati d'approssimare le
-opere tutte di beneficenza a certa unità e collegazione, affine che
-se ne aumenti da ogni lato l'efficacia, e non ne sieno gli effetti o
-troppo parziali o manchevoli.
-</p>
-
-<p>
-3. Promuove appresso i Consigli deliberanti le leggi e gli ordinamenti
-giovevoli alle classi indigenti e al popolo minuto.
-</p>
-
-<p>
-4. Sopraintende agl'istituti laicali di beneficenza da lui fondati
-o dal Governo posseduti, e a qualunque disegno e impresa da lui o
-<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span>
-dal Governo attuata, e la quale intende al sollievo e alla educazione
-delle classi inferiori.
-</p>
-
-<p>
-5. Sopraintende similmente a quegl'istituti e opere laicali di
-beneficenza e di educazione popolare, le quali sono poste dai fondatori
-sotto il riguardamento e la cura immediata di chi governa.
-</p>
-
-<p>
-6. S'ingerisce, d'accordo coi municipj o coi rettori privati, nel
-regolamento di quegl'istituti ed opere comunitative o private, alle
-quali viene il Governo in soccorso con la pecunia pubblica, o con altra
-maniera efficace e ragguardevole di ajuto.
-</p>
-
-<p>
-7. Quanto alle fondazioni e congregazioni, e similmente a qualunque
-specie ed atto di pubblica beneficenza, dipendenti al tutto dai
-municipj o dalla carità di privati, e che si rimangono esclusi dalle
-tre predette categorie, il Ministro ne piglia cognizione esatta e particolareggiata,
-ed esige copia autentica degli statuti e regolamenti.
-</p>
-
-<p>
-Invigila che non contravvengano in nulla alle leggi universali
-dello Stato.
-</p>
-
-<p>
-Promove e propone in seno de' Consessi legislativi quelle provvidenze
-e cautele che impediscono alle beneficenze d'istituto municipale
-o privato di fuorviare e corrompersi.
-</p>
-
-<p>
-Risponde ai consigli richiesti, e invita per via officiosa a modificare,
-migliorare, propagare e in ogni guisa perfezionare l'opera
-della beneficenza.
-</p>
-
-<p>
-Invita similmente e procura la colleganza e reciprocazione degli
-uffici e degli ajuti fra l'uno istituto e l'altro, e in genere favorisce
-e caldeggia per ogni modo l'azione loro.
-</p>
-
-<p class="center">
-§ II.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Funzioni speciali.</i>
-</p>
-
-<p>
-1. Le pertinenze peculiari del Ministero si raccolgono tutte in
-due vaste categorie.
-</p>
-
-<p>
-La prima inchiude le opere di beneficenza riparatrice.
-</p>
-
-<p>
-La seconda le opere di beneficenza preservatrice. Non però che
-l'una non si meschi quasi sempre nell'altra; onde si distinguono
-solo per la prevalenza dell'uno ufficio sull'altro, cioè della beneficenza
-riparatrice sulla preservatrice, o viceversa.
-</p>
-
-<p>
-2. Nella prima categoria s'inchiudono principalmente:
-</p>
-
-<ul>
-<li>Gli Ospizj</li>
-<li class="in">pe' sordo-muti, pe' ciechi, per gl'invalidi, per gli orfani, pe' trovatelli, per le partorienti;</li>
-<li>Gli ospedali</li>
-<li>I ricoveri per li mendichi</li>
-<li>I manicomj</li>
-<li>I soccorsi pubblici agl'indigenti</li>
-<li>I soccorsi per le case</li>
-<li>Gli opificj pubblici</li>
-<li>I discolati o case di correzione.</li>
-</ul>
-
-<p>
-3. Nella seconda categoria s'inchiudono principalmente:
-</p>
-
-<ul>
-<li>Le istituzioni igieniche</li>
-<li>Le sale di asilo</li>
-<li>Le sale di allattamento o incunabuli</li>
-<li><span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span></li>
-<li>Le congregazioni di mutuo soccorso</li>
-<li>Le casse dei risparmj</li>
-<li>I monti di pietà</li>
-<li>Le scuole domenicali</li>
-<li>Le scuole di carità</li>
-<li>Le scuole rurali o di villa</li>
-<li>Le scuole industriali o artigiane.</li>
-</ul>
-
-<p class="center">
-§ III.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Funzioni straordinarie.</i>
-</p>
-
-<p>
-1. In ogni grave perturbazione civile, e sopravvenendo le carestie,
-l'epidemie, i commerciali sconvolgimenti, i subiti stagnamenti
-de' traffichi, ed ogni altro sinistro che offenda e flagelli in guisa immediata
-il popol minuto, crescono di necessità le cure e gl'ingerimenti
-del Ministero.
-</p>
-
-<p>
-2. In que' casi, il Ministro o propone al Parlamento o delibera
-co' suoi Colleghi sul modo di recare straordinarj sussidj alle classi
-più povere. Propone e delibera:
-</p>
-
-<ul>
-<li>Sui lavori pubblici straordinarj</li>
-<li>Sull'ampliare o moltiplicare i ricoveri</li>
-<li>Sul sovvenire gli emigranti</li>
-<li>Sull'invigilare le incette, agevolare le <i>importazioni</i> ec.</li>
-</ul>
-
-<p>
-E sopra ogni altro mezzo e spediente di sollecita ed efficace
-riparazione e confortazione.
-</p>
-
-<p class="center">
-§ IV.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Relazioni speciali con gli altri Ministeri.</i>
-</p>
-
-<p>
-1. Le relazioni più frequenti e speciali sono:
-</p>
-
-<p>
-Col Ministero della istruzione pubblica, a rispetto della istruzione
-primaria e delle scuole tecniche popolari.
-</p>
-
-<p>
-Col Ministero della Giustizia, principalmente per la patrocinazione
-dei poveri, pe' luoghi di pena e per le discipline penitenziali.
-</p>
-
-<p>
-Col Ministero del commercio, dell'agricoltura e dei pubblici
-lavori, per la condizione de' lavoranti e dei contadini.
-</p>
-
-<p>
-Col Ministro o prefetto di Polizia, pe' malviventi e gli accattoni,
-e per le abitudini e costumanze del basso popolo.
-</p>
-
-<p>
-2. Regolamenti peculiari, accordati con tutti i Ministri e dettati
-secondo la mente del Motu-proprio sul Consiglio dei Ministri, definiranno
-più per minuto, e secondo che occorre, la materia e il modo
-delle relazioni, i limiti delle pertinenze e la reciprocazione degli uffici.
-</p>
-
-<p class="center">
-§ V.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Consiglio privato.</i>
-</p>
-
-<p>
-1. Il Ministero di beneficenza à un Consiglio privato, presieduto
-dal Ministro medesimo, il quale lo chiama a consulta appresso
-di sè due volte almeno in ciaschedun mese, e più spesso ne' casi straordinarj.
-</p>
-
-<p>
-2. Il Consiglio non può essere composto di meno di Undici
-membri.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span>
-</p>
-
-<p>
-Due vi stanno ascritti perpetuamente a cagione di loro dignità,
-e sono:
-</p>
-
-<p>
-Il Segretario della Congregazione dei Vescovi, e il Senatore
-di Roma.
-</p>
-
-<p>
-3. Tutti gli altri Consiglieri sono eletti dal Principe.
-</p>
-
-<p>
-4. Essi vengono scelti in modo da comporre, quanto è possibile,
-l'ordine qui segnato:
-</p>
-
-<ul>
-<li>1. Un professore o cultore di Scienze Economiche e di Statistica</li>
-<li>2. Un medico</li>
-<li>3. Un agricoltore</li>
-<li>4. Un pratico delle industrie e commerci</li>
-<li>5. Un professore o cultore di Pedagogia</li>
-<li>6. Un uomo di legge</li>
-<li>7. Un ingegnere</li>
-<li>8. Un ascritto alla Congregazione degli studj</li>
-<li>9. Un pratico delle agenzie.</li>
-</ul>
-
-<p>
-5. Le funzioni di Consigliere sono assolutamente gratuite e meramente
-onorifiche.
-</p>
-
-<p class="center">
-§ VI.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Congregazioni di Carità.</i>
-</p>
-
-<p>
-1. In ogni città Capo di provincia risiede una Congregazione
-di carità.
-</p>
-
-<p>
-2. I suoi componenti non possono esser meno di Cinque nè più
-di Sette.
-</p>
-
-<p>
-3. Ciascuno di loro è scelto e deputato dal Principe.
-</p>
-
-<p>
-4. Oltre questi, siedono nella Congregazione per diritto di dignità
-il Vescovo e il Gonfaloniere della città, e ne sono membri onorarj
-perpetui.
-</p>
-
-<p>
-5. Tutti i componenti la Congregazione, così gli eletti dal Principe
-come gli onorarj, adempiono l'ufficio loro senza emolumento
-alcuno.
-</p>
-
-<p>
-6. Si adunano appresso il capo della provincia (loro presidente)
-una volta almeno per settimana, e più spesso nei casi straordinarj.
-</p>
-
-<p>
-7. La scelta de' componenti cade in genere sulle persone più
-dotte e specchiate e zelanti del bene delle infime classi.
-</p>
-
-<p>
-8. Ogni triennio la Congregazione si rinnova di un terzo.
-</p>
-
-<p>
-9. Pei due primi triennj, gli uscenti sono estratti a sorte. Appresso,
-seguono l'ordine di anzianità.
-</p>
-
-<p>
-10. Passato un triennio, ciascuno degli uscenti può venire
-rieletto.
-</p>
-
-<p>
-11. La Congregazione è consultata sopra ogni riforma ed innovazione
-in qualunque istituto ed opera caritativa della provincia.
-</p>
-
-<p>
-È consultata sull'amministrazione ordinaria di essi istituti, e
-le vengono presentati i bilanci di quelli che sono retti dal Governo
-e dai suoi delegati.
-</p>
-
-<p>
-Può venirle commesso dal Presidente qualche officio determinato
-e particolare intorno alla Beneficenza.
-</p>
-
-<p>
-Consegna e può raccomandare ad esso i memoriali e i richiami
-intorno al subbietto medesimo.
-</p>
-
-<p>
-La Congregazione elegge fuor del suo seno il suo segretario,
-e gli assegna uno stipendio.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span>
-</p>
-
-<p>
-Gli atti di ogni sua tornata sono depositati nella cancelleria
-del Governo della provincia, e se ne manda copia al Ministro.
-</p>
-
-<p class="center">
-§ VII.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Segretariato.</i>
-</p>
-
-<p>
-1. Il Ministro mantiene assidua corrispondenza officiale coi Presidi
-delle provincie, e altri rappresentanti del Governo, intorno all'opera
-di beneficenza, e per mezzo de' primi à relazione pure continua
-con le Congregazioni provinciali di Carità.
-</p>
-
-<p>
-2. Similmente, à corrispondenza officiale coi rettori e direttori
-di tutti quegl'istituti e opere caritative e di educazione popolare, le
-quali dipendono dal Governo, o dal Governo sono riguardevolmente
-soccorse.
-</p>
-
-<p>
-3. Carteggia poi in via officiosa, e in esercizio ed uso dell'azione
-sua direttiva e morale,
-</p>
-
-<p>
-Coi municipj, in quanto fondano ed amministrano istituti e
-opere di beneficenza dipendenti al tutto ed unicamente dall'autorità
-loro;
-</p>
-
-<p>
-Con le private congregazioni e consorterie e coi particolari
-uomini che fondano ed amministrano a conto proprio ed a bene pubblico
-esse opere ed istituti;
-</p>
-
-<p>
-Col Cardinale Prefetto della Congregazione de' Vescovi e Regolari,
-intorno al buon andamento degli atti ed istituzioni caritative
-di mera fondazione ecclesiastica.
-</p>
-
-<p>
-Similmente e per la stessa cagione carteggia coi Vescovi, ed
-altri rettori e direttori di quegli atti ed istituzioni.
-</p>
-
-<p class="center">
-§ VIII.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Ordinamenti speciali e dichiarativi.</i>
-</p>
-
-<p>
-<i>Articolo Unico</i>. Ognuna delle materie partitamente trattate nei
-superiori paragrafi, riceverà di mano in mano maggiore dichiarazione
-e più minuta distinzione dai respettivi regolamenti e dalle circolari
-ministeriali.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Terenzio Mamiani.</span>
-</p>
-</div>
-
-<h3><i>Nota</i> C, <i>pag.</i> <a href="#Page_340">340</a>.</h3>
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-Tra l'altre proposte di legge fatte alle Camere dal Ministero
-del 2 di maggio, è da citare quella sul secreto postale; un disegno di
-Banco Nazionale; varie proposte di legge per provvedere alle crescenti
-spese straordinarie; una sulla regolarità dei pesi e delle misure;
-una sull'ordinamento delle Guardie Civiche mobili; una sulla
-costruzione dei telegrafi. Più proposte di leggi sugli armamenti e le
-leve; una sull'abolizione dei fedecommessi e dei maggioraschi; una
-sulla trasformazione della tassa del macinato. Intanto, al Consiglio di
-Stato che ricevè vita ed ordinamento dal medesimo Ministero, erano
-stati dettati i principj e le norme per compilare la legge sulla istituzione
-dei Municipj, quella intorno alla nuova forma dei tribunali, l'altra
-sul rimutamento dell'ufficio del Controllore, ec.
-</p>
-</div>
-
-<h3><i>Nota</i> D, <i>pag.</i> <a href="#Page_345">345</a>.</h3>
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-Il Consiglio dei Deputati, nelle prime parole che pubblicò, e
-fu il dì dopo della partenza del Pontefice, riconobbe in modo aperto
-<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span>
-e compiuto la legalità dei Ministri e del loro mandato, dicendo: «Dev'essere
-manifesto che nell'assenza del Principe il governo dello
-Stato permane costituito nelle medesime forme e colle medesime
-autorità. Il Consiglio dei Deputati, sempre fermo nell'esercizio de' suoi
-diritti e nell'osservanza de' suoi doveri, si accorda di tutta sua volontà
-col Ministero al quale il Santo Padre à conferito i poteri e
-nell'assenza sua raccomandato l'ufficio di tutelare l'ordine pubblico.»
-</p>
-</div>
-
-<h3><i>Nota</i> E, <i>pag.</i> <a href="#Page_351">351</a>.</h3>
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-Forse al lettore gradirà di leggere qui per intero tal Nota, e vedrà
-da quanta ragione e moderazione insieme venisse dettata, e come
-fosse una voce debole sì ma sincera (e doveva esser l'ultima) di
-conciliazione e di pace, alzata in mezzo ai tumulti e agli strepiti delle
-fazioni.
-</p>
-
-<p class="center">
-N. 9681.
-</p>
-
-<p class="center">
-DAL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>Circolare al Corpo Diplomatico</i>
-</p>
-
-<p class="indr">
-Roma, 29 novembre 1848.
-</p>
-
-<p>
-Gli ultimi casi di Roma, principiati da un atroce assassinio, e
-terminati con la improvvisa e soppiatta partenza del Principe, possono
-agevolmente far sorgere nella mente dei Ministri e Rappresentanti
-Esterni un concetto non giusto e non vero inverso coloro i
-quali reggono ora lo Stato, e i quali, invece, reputano di aver adempiuto
-un atto di gran devozione alla Patria, consentendo di sedere
-al Governo e di tutelare l'ordine pubblico.
-</p>
-
-<p>
-Il sottoscritto giunse in Roma parecchi giorni dopo i fatti violenti
-del 16 di novembre, e non accettò il Ministero, al quale lo
-chiamava il Principe con dispaccio dell'Eminentissimo Segretario di
-Stato, se non quando vide la Patria in pericolo estremo e a tutti visibile
-di rimanere senza Governo, e quando un Autografo del Santo
-Padre, indiritto al Marchese Sacchetti, Custode dei Sacri Palazzi,
-riconfermava ciascun Ministro nel proprio officio, e voleva ad essi
-raccomandata in ispecial modo la quiete e l'ordine pubblico.
-</p>
-
-<p>
-Rispetto poi ai degni Colleghi del sottoscritto, certo è che la
-sola parte ch'ebbe alcuno di loro negli avvenimenti del 16 di novembre,
-fu d'interporsi continuo fra il Popolo sollevato ed il Principe,
-affine di procacciare una composizione onesta e pacifica. Quanto al
-deplorevole ammazzamento del Rossi, il presente Ministero à, come
-poteva il meglio, soddisfatto al debito suo, col comando espresso
-e ripetuto che fece ai respettivi ufficiali, di procedere vigorosamente
-e speditamente alla scoperta e alla punizione del reo.
-</p>
-
-<p>
-Tutta Roma intanto aderisce in modo sollecito e manifestissimo al
-Ministero, e mai non s'è veduta maggiore e più intima unione fra i
-varj ordini di magistrati, come apertamente lo mostra il Proclama
-del Consiglio dei Deputati, quello dell'Alto Consiglio súbito dopo
-venuto in luce, e quello infine del nuovo Senato della città. Il che basti
-per istruire i Ministri e Rappresentanti dei Governi Esteriori intorno
-alla legalità perfetta del presente Ministero Romano, e alla integrità
-e schiettezza delle sue intenzioni. Dopo ciò, il sottoscritto à l'onore
-di porre in considerazione dei Ministri e Rappresentanti dei Governi
-Esteriori certi fatti e disposizioni morali di gran momento, e acconcissime
-<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span>
-a ben discoprire altrui l'indole e l'importanza degli ultimi
-accadimenti di questa metropoli.
-</p>
-
-<p>
-Prima cosa da notare si è, che il Santo Padre mai non à sostenuto
-la men che minima forza e minaccia, in qualunque esercizio
-ed atto dell'autorità sua pontificia. La tempesta più volte insorta
-con fiera e minaccevole furia, à sempre quietate e spianate le onde
-sue a piè dell'Altare.
-</p>
-
-<p>
-La seconda cosa, degna sopramodo di venir ponderata, si è, che
-d'ogni accidente più duro e d'ogni violenza occorsa negli ultimi tempi
-in Roma e nelle Provincie, è stata occasione e cagione perpetua il
-problema difficilissimo di convenientemente accordare il temporale dominio
-collo spirituale; desiderando i popoli tutti di questa contrada,
-con pieno ed unanime voto, che fra i due poteri intervenga una divisione
-profonda e compiuta, salva rimanendo la unità di ambedue
-nella stessa Augusta Persona; laddove dall'altro lato si è voluto e
-sperato più che ostinatamente di tenerli, come per addietro, in
-istretto modo congiunti e confusi. Alla soluzione quieta e durevole
-di tanto problema, abbisognava un mutuo spirito di tolleranza, di
-conciliazione e di longanimità; e soprattutto facea mestieri l'azione
-lenta del tempo e degli istituti, e la forza degli abiti nuovi e dei nuovi
-interessi. Ma le passioni di entrambi gli estremi partiti, e quella impazienza
-temeraria ed improvida che spinge in ogni parte di Europa
-e del mondo le presenti generazioni a rompere tutto ciò che di súbito
-non si piega e non muta, condussero in Roma la resistenza e il conflitto,
-e le rapide e forse immature trasformazioni.
-</p>
-
-<p>
-À poi meschiato ed aggiunto asprezza e impetuosità al conflitto
-il sentimento nazionale non soddisfatto, e il credersi in questi ultimi
-tempi che venisse a contesa colla politica nuova italiana la vecchia
-politica della romana curia, la quale à pensato troppe volte di
-scampare ed avvantaggiare sè sola nel naufragio della Nazione.
-</p>
-
-<p>
-Da tutto ciò il sottoscritto piglia arbitrio di concludere, che le
-agitazioni e le rivolture dello Stato Romano mettono radice in un
-sentimento universale, e in un bisogno fondatissimo ed incessante; il
-quale non verrà, del sicuro, attutato e distrutto dai temperamenti e uffici
-dei Diplomatici, e nemmanco dall'uso dell'armi quali che fossero.
-Elle sgomenterebbono temporaneamente gli spiriti senza mutarli nè
-vincerli; e li vedremmo ad ogni occasione ribollir più feroci e meno
-placabili, simiglianti a finissime molle, che altri può comprimere e
-storcere, ma non impedire che mille volte risorgano e scattino. Quindi
-reputa il sottoscritto, che niuna azione, niun ingegno, niun'arte e
-modo d'intervenzione straniera riuscirà a quetare e a sopprimere
-quella rinascente e durissima necessità delle cose, la quale à pur resistito
-alla forza attraente e soave delle virtù evangeliche, della bontà
-specchiata e della infinita e inalterabile mansuetudine del Sovrano
-Pontefice, ed à eziandio prevaluto all'amore riconoscente dei popoli
-inverso l'Iniziatore Augusto della nazionale rigenerazione.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap">Terenzio Mamiani.</span>
-</p>
-
-<p>
-Ai termini di questa Nota, fattesi a voce da alcun nostro Commissario
-le debite chiose, le quali venivano, la più parte, dedotte dalle norme
-caute e prudenti allora seguite e che la presente Lettera accenna
-più sopra, ambedue i Governi, Francese cioè e Inglese, mostraronsi
-soddisfatti, e promisero d'interporsi tra il Principe e il popolo,
-come discreti e pacifici mediatori. Certo è che, innanzi alla convocazione
-<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span>
-della Costituente romana e all'acclamazione della repubblica,
-sebbene dal Cavaignac fu mosso discorso d'intervento armato e
-cominciátane l'esecuzione, non potè il disegno venir proseguito,
-mancando affatto i pretesti. Dell'Inghilterra basterà dire, che in ogni
-dispaccio di lord Palmerston intorno al proposito, raccomandavansi
-caldamente tutte le guise opportune e possibili di conciliazione e
-d'accordo, e biasimavasi con ricise parole qual si volesse intervento
-ed uso di forza straniera. Non per questo si presume da noi di negare,
-che rotto l'esercito italiano a Novara, diventava probabile assai l'invasione
-austriaca nelle Provincie Romane, quantunque mantenute si
-fossero nella suggezione del Papa, e dentro gli angusti limiti dello
-Statuto. Ma l'amore del vero e l'amor d'Italia ci forzano a dire, che
-gli ultimi rivolgimenti di Roma e della Toscana nocquero più che
-mediocremente al buon esito della riscossa; e ad ogni modo, l'Austria
-sola invadente arrecato avrebbe non altro che odio e scredito
-immenso alla fazione prelatizia che la chiamava. Forse mancato sarebbe
-allora la possibilità eziandio di abolir lo Statuto rimasto sempre
-in atto, e dimorando dal lato nostro intatti e compiuti la ragione
-e il diritto. Più certo è che non avrebbe potuto Leopoldo abolire il suo
-proprio in Toscana, nella quale senza le mene repubblicane ogni cosa
-sarebbesi mantenuta quieta. Ma praticandosi sino alla fine la politica
-iniziata dall'autore di queste lettere, ciò che del sicuro veniva impedito,
-era il fatto funesto e misero sopra tutti, d'una specie di Santa Crociata
-che l'Europa Cattolica à messo insieme per rialzare la potestà
-temporale dei papi, e rialzarla assoluta, e secondo le pretensioni e le
-massime del giure divino dei Monarchi. Onde, tanto sono ora angosciati
-e disanimati i popoli, quanto imbaldanzita e infreneticata la setta
-nemica d'ogni concessione e d'ogni interesse nazionale italiano; e a
-cui sembrano quasichè ritornati i tempi di Gregorio VII e d'Innocenzio
-III. Nè mai si può deplorare quanto ragion vorrebbe quest'uscio
-aperto e spalancato oggidì in Italia all'intromessione armata
-di tutti i forestieri nelle nostre faccende, sotto sembiante di reggere
-e puntellare il principato ecclesiastico.
-</p>
-
-<p>
-Oh! vi puzzano, dunque, le glorie che i repubblicani sonosi guadagnate,
-ed anzi ànno guadagnato all'Italia, combattendo in guerra disugualissima
-e senza speranza? Amiamo le vostre glorie, e come Italiani
-ne andiamo alteri. Ma lottare a morte contro l'Austria non era
-certo men bello che contro la Francia; e le file de' combattenti,
-sarebbero state più folte, il diritto più intero, la colleganza europea
-renduta impossibile, rimosso dalla patria un gran principio di divisione,
-strappato a forza il suffragio di quanti uomini liberi e onesti
-illumina il sole.
-</p>
-</div>
-
-<h3><i>Nota</i> F, <i>pag.</i> <a href="#Page_351">351</a>.</h3>
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-I termini della Protesta furono gl'infrascritti.
-</p>
-
-<p>
-Il Generale Cavaignac, nel dì 28 del mese scorso, significò all'Assemblea
-Nazionale di Francia, che giuntagli nuova dei casi succeduti
-in Roma il dì 16 di quel mese stesso, aveva, mediante i telegrafi,
-comandato fossero di presente imbarcati 3500 uomini sopra
-tre fregate a vapore, e diretti verso Civitavecchia, affine di assicurare
-la persona del Santo Padre, la sua libertà e la riverenza che gli si
-debbe. Nelle norme poi scritte e mandate dal Generale al signor de Corcelles,
-e lette all'Assemblea nazionale in quel medesimo giorno, s'incontrano
-<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span>
-queste formali parole: — Voi non siete autorizzato ad intervenire
-in alcuna delle questioni politiche in Roma agitate. Spetta
-solamente all'Assemblea Nazionale il determinare la parte che vorrà
-far avere alla Repubblica nei provvedimenti coi quali s'instaurerà
-uno stato regolare di cose nei dominj della Chiesa.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-A noi sottoscritti è necessità di notare in primo luogo, siccome
-il dare ordine di entrare armata mano in un territorio straniero,
-non assentendolo i suoi abitanti e chi lo governa, è per sè medesimo
-atto contrario alle massime fondamentali del gius delle genti,
-ancora quando si compia con intenzione di assicurare la vita e la
-libertà del Principe quivi imperante. Conciossiachè ogni popolo è
-arbitro in casa sua d'ogni qualunque suo fatto, e giudice solo de' proprj
-interessi; e ne' Principi (giusta le dottrine universalmente ora
-accettate, e massime in Francia) non risiede una tal signoria e non
-vive un diritto tanto assoluto e divino, che facciali superiori ad ogni
-altro diritto sociale e politico, e li separi affatto dalla indipendenza e
-dalla sovranità nazionale.
-</p>
-
-<p>
-Secondamente, osservano i sottoscritti, come nella istruzione
-data dal Generale Cavaignac al signore de Corcelles, il primo inciso
-del periodo poc'anzi allegato contraddica patentemente al secondo.
-Imperocchè nel primo comandasi al De Corcelles di non intromettersi
-punto nella questione insorta tra il popolo ed il suo Principe;
-e nell'altro, è considerato il caso che l'Assemblea Francese deliberi
-e voglia in diretto modo partecipare ai provvedimenti più idonei
-per ricondurre lo Stato ecclesiastico in situazione regolare e pacifica.
-Il primo inciso, pertanto, sembra volere escludere l'intervento
-politico, e nel secondo si annunzia come possibile.
-</p>
-
-<p>
-I sottoscritti, tacendo per brevità molte ragioni concomitanti, e
-parecchi altri principj del giure internazionale che militano in lor
-favore, ristringonsi a ricordare al Generale Cavaignac la prescrizione
-chiarissima dell'articolo 5º della Costituzione nuova di Francia, col
-quale si decretò che le armi francesi mai non saranno adoperate a
-detrimento veruno delle libertà dei popoli. Ora, la prima, senza
-meno, delle libertà loro è la indipendenza nazionale, e il rimanere
-arbitri sempre e signori delle proprie sorti nel proprio Stato, arbitri
-e signori dell'interno assetto della cosa publica.
-</p>
-
-<p>
-Ma il Pontefice, si obbietta, oltre al signoreggiare tre milioni di
-sudditi, è Capo e Moderatore di tutto l'Orbe Cattolico; e però ad
-ogni Potentato che professi la Cattolica Religione, importa di aver
-sicurezza che il sommo Gerarca non sostenga mai veruna violenza, e
-nemmanco patisca grave e frequente perturbazione nell'esercizio
-piano e spontaneo della pontificia podestà.
-</p>
-
-<p>
-Noi non c'intratterremo qui nè a combattere nè a commentare
-cotesta massima, nella sua maggiore astrattezza considerata. Ma vogliasi
-riconoscere ad ogni modo, ch'ella dee venire applicata e addatta
-ai veri e congrui casi, non ai supposti o simulati od alieni dal
-subbietto. Ed oltre a ciò, egli farà bisogno sempre di convenire e accordarsi
-per innanzi sul modo di praticare con equità e imparzialità
-quella massima, e salvando scrupolosamente i diritti che a ciascun
-popolo alla indipendenza, alla libertà e al franco e intero maneggio
-de' suoi proprj negozj.
-</p>
-
-<p>
-Il che presupposto, diciamo in primo luogo, che l'intervento
-non può venire all'atto giammai, qualora la spirituale autorità del
-Pontefice non sia negli uffici suoi nè impedita nè perturbata. Ora,
-<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span>
-la differenza sorta fra il Santo Padre ed il popolo è meramente e unicamente
-politica. E neppur l'ingegno della calunnia potrebbe tanto
-aguzzarsi, da dare apparenza di verità a qual si voglia asserzione
-contraria. La <i>Chiesa</i> è intatta ne' suoi diritti, nelle sue pertinenze,
-ne' suoi esercizj d'ogni specie e d'ogni ragione.
-</p>
-
-<p>
-In secondo luogo, fermato pure il caso, che il sacerdozio supremo
-non sia con la debita libertà e spontaneità esercitato, in
-guisa niuna potrebbesi consentire che una sola delle nazioni Europee
-si arrogasse il diritto e l'arbitrio d'intervenire da sè ed armata
-mano in un paese a lei forestiero, sia qualunque la ragione e il pretesto
-che ponga innanzi. Se il Re di Francia (quando era in seggio)
-ebbe nome di <i>Cristianissimo</i>, l'Imperatore d'Austria fu ed è chiamato
-<i>Apostolico</i>, il monarca di Spagna <i>Cattolico</i>, e <i>Fedelissimo</i> quello
-di Portogallo; titoli tutti grandi egualmente e solenni: e però a ciascuno
-di tali Principi s'addirebbe il privilegio medesimo, e competerebbe
-un egual diritto d'ingerimento in Italia; e non già alla sola
-Francia repubblicana, come sembra opinare il Generale Cavaignac.
-</p>
-
-<p>
-Infine, nella fatta supposizione, occorre, come accennammo,
-che l'intervento non calpesti per nulla il dritto de' popoli, e, oltre
-di ciò, riesca durevolmente utile ed efficace. Imperocchè senza tali
-due condizioni, dell'equità per un lato e della utilità ed efficacia per
-l'altro, l'intervento sarebbe vano ed ingiusto, e però dannoso e
-riprovevole. Al presente, diciamo ch'egli è manifesto che l'intervento
-armato de' forestieri negli Stati della Chiesa non può succedere
-senza impedire ed offendere direttamente e in modo enormissimo
-le pubbliche libertà e franchigie del popol Romano, e per indiretto
-quelle d'ogni altro Stato d'Italia; e d'altra banda, non può
-tornare durevolmente utile ed efficace, e ben consuonare col fine.
-Problemi siffatti non si risolvono col taglio della spada, nè con qualunque
-atto e adoperamento di materiale forza. E perciò, tutta la
-parte assennata, temperata e virtuosa dei popoli pontificj à pensato
-e procurato di sciogliere l'arduo problema per vie razionali e pacifiche,
-correggendo le prime cagioni e non gli ultimi effetti, la sostanza
-e non gli accidenti, e procacciando di sbarbicare le vere e profonde
-radici dal male. Per ciò, essa fece plauso grandissimo al
-programma ministeriale delli 5 di giugno,<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> in cui si annunciava la
-lieta speranza di veder separata per sempre, e in guisa adatta e
-sincera, la potestà temporale dalla spirituale; comechè ambedue
-unite nella stessa Augusta Persona. E perchè avvi alcune azioni ed
-usi speciali del potere monarchico i quali il Pontefice afferma di non
-poterli accordare con la sua paterna e apostolica autorità, egli è grandemente
-mestieri che quella porzione di regio potere sia delegata
-e rimessa ad altrui in maniera conveniente e pratica, affine che i popoli
-dello stato Romano non vengano ad ogni tratto oppugnati nel
-desiderio legittimo il quale nutrono costantemente d'ogni ragionevole
-libertà e d'ogni progresso civile; e sopra tutto non vengano
-mai combattuti nel sentimento lor nazionale, e nella prima e sostanzialissima
-di tutte le condizioni sociali e politiche: quella, cioè,
-di vivere indipendenti e signori e moderatori delle proprie lor sorti,
-e di potersi con gli altri Italiani insieme affrancare dal giogo oltraggioso
-e durissimo dello straniero.
-</p>
-
-<p>
-Ma tornando ora al discorso del generale Cavaignac, a noi si
-<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span>
-rappresenta come molto credibile, che dopo aver egli saputo da' suoi
-commissarj e corrispondenti la quiete profonda in cui vivesi Roma e
-lo Stato sin dal dimane del giorno 16 di novembre; dopo conosciuta
-la concordia mirabile in cui si stringono ogni dì più il Ministero, le
-Camere, il Municipio, la Guardia Civica e tutte l'altre parti del popolo;
-dopo considerato come ciò mantenga in Roma e in ciascuna
-provincia un ordine veramente esemplare, e come in seno alla libertà
-illimitata di pensieri, di scritti e di opere in cui trovansi queste
-genti, non iscorgesi un atto ed un cenno non pure contrario alla
-fede Cattolica, ma nettampoco irriverente, e il quale offenda in alcuna
-parte e frastorni le pratiche numerose e le cotidiane dimostrazioni,
-apparati e cerimonie di culto esteriore; infine, dopo avere quel
-Generale considerato, che il Ministero, le Camere ed ogni altra magistratura
-nulla ànno che fare con le passioni del popolo nè con gli
-eccessi deplorevoli che ne possono rampollare, e come invece tutti
-essi que' governanti e que' magistrati mantengonsi fermi nella legalità
-e nello stretto esercizio de' loro diritti e de' loro doveri; si sentirà
-costretto a mutare opinione e deliberazione, e non verrà con la
-forza e l'impeto soldatesco a difficoltare e tardare quella leale conciliazione,
-la qual dee nascere spontaneamente con segni di perduranza
-e con reciprocazione perfetta; e così per virtù dell'amore e
-della persuasione, come per la necessità delle cose meglio conosciuta
-e sentita d'ambe le parti.
-</p>
-
-<p>
-Ma quello che sia di ciò, la deliberazione del Generale Cavaignac,
-alla quale mal ci soffre l'animo di credere che partecipi di
-buon grado la generosa Nazione Francese, reca un'umiliazione e
-un'ingiuria gravissima a tutte le genti Italiane. Sotto qualunque
-colore, e per qualunque ragione onesta e plausibile, il Generale Cavaignac
-intenda d'intervenire a mano armata in Italia, ciò è un fatto
-che, non consentito dalla Nazione e da chi per legge la rappresenta,
-costituisce una violazione vera e flagrante dell'universale diritto dei
-popoli.
-</p>
-
-<p>
-Il Generale Cavaignac neppure accenna alcun precedente accordo
-nè coi popoli nè coi Principi della Penisola. Egli non fa motto
-della richiesta o, per lo manco, dell'aperto e pieno accettare e aderire
-di Pio IX; la qual richiesta e il quale accettare e aderire noi neghiamo
-d'altra parte, che possa mai essere stato. Pio IX è il più
-mansueto de' Principi, ed à cuore alto e italiano. Però, come potrebb'egli
-voler tornare tra' suoi figliuoli e nella sua sede preceduto e
-fiancheggiato d'armi straniere? Chi ciò afferma, ed anzi chi ciò suppone
-di lui, crudelmente l'oltraggia. Oltre di che (non è soverchio
-il ripeterlo), trattandosi qui non dell'ufficio suo venerando e apostolico,
-ma unicamente delle differenze politiche nate tra lui e i suoi
-popoli, tornare in mezzo di loro mediante le armi e la violenza
-de' forestieri, saría compiere l'atto il più diametralmente contrario
-che far si possa ai principj del reggimento costituzionale, e alle
-massime più manifeste e volgari del dritto pubblico.
-</p>
-
-<p>
-Ciò tutto considerato, noi sottoscritti protestiamo formalmente
-e solennemente in faccia all'Italia e all'Europa contra la invasione
-francese deliberata e apprestata dal Generale Cavaignac; e dichiariamo
-che alle sue truppe verrà, secondo le nostre forze, impedito
-lo sbarco, e l'entrare e violare, dovechessia, il territorio nazionale.
-Il che facendo, noi intendiamo di difender l'onore non solamente
-di queste Provincie Romane, ma dell'Italia tutta quanta, e di
-<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span>
-secondare la volontà e la deliberazione fermissima di tutti i suoi popoli.
-E similmente facciamo caldo, espresso e, più che si può da noi,
-solenne e veemente richiamo ai Potentati di Europa, ed al senso loro
-di equità e di giustizia. Imperocchè la causa e l'ingiuria è comune
-a tutte mai le Nazioni gelose dell'indipendenza, e altere di aver
-conquistato la politica libertà.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Roma, 8 dicembre 1848.
-</p>
-</div>
-
-<h3><i>Nota</i> G, <i>pag.</i> <a href="#Page_352">352</a>.</h3>
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-<i>La Commissione provvisoria</i> di Governo, soli tre dì innanzi all'apertura
-della Costituente Romana, promulgò e sancì di proprio
-arbitrio quella legge medesima sui Municipj, che il Mamiani presentava
-al Consiglio dei Deputati il 21 di decembre. Qualche leggier
-mutazione ed aggiunta vi fu introdotta; ma, per fortuna, elle cadono
-sulle parti meramente disciplinali, e punto non alterano la sostanza
-e l'economia della legge. La sola disposizione nuova da notarsi, è
-questa: «Il diritto di decretare le imposte potrà, dopo l'esperienza
-di tre anni, venire limitato da una legge nazionale, che determini ed
-uniformi al sistema generale alcuni almeno degli oggetti della imposizione.»
-</p>
-
-<p>
-Tale riserva e cautela è superflua, dappoichè ne' consessi legislativi
-permane sempre la facoltà di limitare e modificare, secondo
-ragione e in vista dell'universal bene, l'uso dei diritti comunitativi;
-e ciò per massima di gius pubblico; e per dichiarazione speciale della
-legge di cui discorriamo, ove s'incontrano queste formali parole:
-«I limiti del potere deliberativo de' Municipj sono determinati......
-dalle leggi universali dello Stato, dalle deliberazioni de' Corpi legislativi,
-ec.»
-</p>
-</div>
-
-<h3><i>Nota</i> H, <i>pag.</i> <a href="#Page_354">354</a>.</h3>
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-Non inutili forse alla storia sono le parole con che l'autore domandò,
-il dì primo dicembre, alla Camera facoltà piena di trattare coi
-Governi della Penisola intorno al Congresso Costituente italiano.
-Ogni memoria che concerne il tentamento fatto in que' tempi per
-unire gli Stati Italiani in confederazione, ci sembra che mai non
-debba cadere dall'animo degli ottimi cittadini; perchè in quel concetto
-solo è chiusa la salute e la redenzione vera e fattibile della Patria.
-Le parole, adunque, del Mamiani furono le seguenti.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-«Se apriamo i libri di parecchi gravi politici dell'età nostra, noi
-vi leggiamo questa sentenza; che, cioè, il mutare ed il progredire degli
-Stati d'Europa ànno principalmente mirato al fine di sciogliere i
-piccioli reami ne' grandi, e costruir da per tutto una salda e poderosa
-unità di governo. Il pronunziato di tali scrittori è vero in gran parte,
-nè io mi pongo qui a negarlo od a menomarlo. Per altro, io mantengo
-fermissimamente, che non debbesi in quel fatto avvisare e riconoscere
-sotto veruno aspetto l'ultima perfezione del moto civile
-dei popoli. A quella incorporazione di tante e sì vaste provincie diè
-molto minor cagione la mutua benevolenza e il mutuo vantaggio dei
-docili abitatori, che il material successo delle conquiste, l'accidente
-delle eredità, e i convegni e i maneggi dei principi. All'unità poi rigorosa
-e sempre cresciuta dei governi, porsero avviamento o occasione
-<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span>
-non la saviezza maggiore delle nazioni e il prezioso incremento
-e accomunamento della scienza politica, ma la successiva estinzione
-d'ogni ordine e d'ogni autorità intermedia fra i monarchi ed i sudditi,
-ma l'odio de' privilegi, e la naturale dittatura onde furono investiti
-i re per isbarbare gli ultimi dritti feudali.
-</p>
-
-<p>
-In ogni modo, a me non sembra cosa eccellente e perfetta l'adunare
-e addensare le forze civili e politiche in un solo ed unico punto, e quasi
-impedire le facoltà più svegliate e nobili de' provinciali, e sopprimere
-ogni forma diversa e spontanea di vita comune nel rimanente ed
-amplissimo corpo della repubblica. E s'io non temessi di parlarvi un
-linguaggio troppo accademico e inopportuno al luogo ed al tempo,
-v'inviterei, cittadini, a ben divisare le opere della natura, le quali
-quanta maggior perfezione organica ne dimostrano, tanto in ciascuna
-porzione e in ciascun membro e viscere dell'ente animato rivelano
-maggior varietà, vigorezza, implicazione e incremento di vita propria,
-bene armonizzata e congiunta colla vita centrale e moderatrice del
-composto.
-</p>
-
-<p>
-Ma come ciò sia, sembrami ora certissimo che la Provvidenza
-apparecchi all'Italia questo gran bene di mantenere in ciascuna sua
-parte la originalità, il vigore, la varietà e il maraviglioso dispiegamento
-delle sue forze e virtù speciali e individuali, in debita guisa
-contemperate ed unificate con la potenza e virtù generale e sopraeminente
-del tutto. Cagione di tal miracolo sarà senza meno la
-Confederazione Italiana, il cui patto fondamentale, le cui pertinenze
-e gli uffici verranno determinate e in perpetuo fermate da un
-Congresso Costituente.
-</p>
-
-<p>
-Allorchè io dico, o cittadini, Congresso Costituente, credo col
-nome solo aver chiaramente annunciato, ch'io non piglio a discorrere
-di una confederazione fra i principi soli, ma sibbene de' principi
-insiememente coi popoli; non di una confederazione transitoria ed
-accidentale, ma immobile e persistente, ma sostanziale e feconda;
-non di tali azioni o tali altre per accordo particolare pensate ed effettuate,
-ma di un potere e d'un reggimento centrale, comune e perpetuo,
-pieno di efficacia e d'autorità, saggio, illustre, imparziale e
-venerabile a tutti, sicchè ne' supremi ed universali interessi della Nazione
-non isdegnino di obbedirgli i coronati reggitori de' singoli Stati.
-</p>
-
-<p>
-Il Ministero vostro è pieno di fede nella Confederazione Italiana.
-Imperocchè un popolo diviso per lunghissima età in Istati diversi
-ed indipendenti, avvezzi a leggi, istituti, governi, usi, costumi,
-tradizioni e parlari lor proprj, e soliti da qualche secolo
-a inorgorglirsi e presumere della natura loro e disistimar quella
-di tutti gli altri; un popolo così fatto, io dico, non si scioglie e
-non si confonde in una sola provincia, se non per effetto della conquista
-o d'alcuna violenza interiore: e questa, io nol nego, può riuscire
-in più casi ed in più maniere, ma in nessuna sarà durabile; e un
-po' di conflitto che sorga negl'interessi e nelle ambizioni, il mal sopito
-egoismo delle provincie ridarà su rabbioso e funesto; e quella fortunata
-violenza o sorpresa che voglia chiamarsi, avrà da ultimo non
-altro fatto che apparecchiare i semi delle discordie intestine, e
-forse anche della guerra e del sangue civile. E però a quel popolo
-di cui parlo, o sarà impossibile sempre di ben comporsi in vero e
-durevole essere di nazione; o gli converrà aver ricorso alla forma
-confederativa, la quale tornerà poi tanto più salutare e fruttifera,
-quanto più stretta e maggiormente fornita di facoltà e prerogative.
-<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span>
-Nè tralascerò di notare, come una stretta Confederazione, chi ben la
-considera, non osteggia ed anzi prepara le cose e gli uomini a qualunque
-specie di maggiore unità politica; dove, per lo contrario, le
-unioni e incorporazioni subitanee e premature, e più assai comandate
-ed imposte che accettate e volute, possono convertirsi più tardi in
-cagioni avverse e disturbatrici di una leale e spontanea Confederazione.
-Nè già l'indole di questa e le disposizioni e le regole che si appropria
-sono così determinate e inflessibili, che mal si riesca a piegarle e adattarle
-alle differenti contingenze e necessità che incontra la lunga e rimutevole
-vita d'una nazione. L'ingegno e l'arte politica può invece disegnare
-e attuare un patto confederativo sufficiente ad ogni varietà
-di fortuna; ed ora simile a una dittatura e capace d'ogni unità e
-veemenza d'azione; ora così largo da somigliare più presto una
-compagnia ed un'amicizia, che altra cosa imperativa ed obbligatoria.
-Per contra, se v'à al mondo forma tenace ed aspra e poco arrendevole,
-si è del sicuro l'unità di governo assoluta ed onnipotente; come
-tuttogiorno il dimostra alcuna nazione europea troppo forse celebrata,
-e poco opportunamente imitata.
-</p>
-
-<p>
-Io salgo, pertanto, in ringhiera col grato ufficio di annunziarvi,
-che il Ministero vostro intende quest'oggi medesimo di dare cominciamento
-ad attener la promessa già fatta dinnanzi al popolo sinceramente
-e solennemente; che, cioè, sarebbesi spesa ogni estrema cura,
-sostenuto ogni fatica, adoperato ogni zelo affine che la Costituente
-Italiana possa quanto prima venire ad effetto.
-</p>
-
-<p>
-E certo, se l'impresa nobilissima e santa pendesse dal solo
-nostro arbitrio e giudicio, noi saliremmo qui a proferirvi un disegno
-di legge per iscegliere e convocare i Deputati Costituenti; e presto
-munita quella proposta dell'adesione e sanzione vostra, che altro rimarrebbe
-se non godere del fatto insigne, e nella vista del desiderato
-Congresso pascere lungamente gli sguardi e gli affetti? Ma, pur
-troppo, alla consumazione di tale atto bisogna il consentimento e
-l'unione di tutti gli Stati italiani, o di pressochè tutti. E però il Ministero
-presentasi dinanzi a voi fiducialmente a chiedervi d'esser
-fornito delle congrue facoltà per entrar subito in negoziato con essi
-Governi. E perchè voi non volete, com'è ragione, e mai non dovete,
-così mezzo alla cieca e senza un'antecedente e piena cognizione di causa,
-investire i Ministri di facoltà sì importanti e gelose; imperò noi veniamo
-a significarvi pochi principj, ma sostanziosi e precisi, coi quali
-intendiamo di condurre le pratiche coi Governi italiani. E l'espressione
-di que' principj fatta chiara, semplice e breve al possibile, si
-è la seguente.
-</p>
-
-<p>
-1º Gli Stati Italiani eleggeranno e convocheranno un'Assemblea
-Costituente comune, alla quale si confiderà il mandato supremo
-di compilare un Patto Confederativo, che, rispettando l'esistenza
-e l'autonomia dei singoli Stati, e lasciandone inalterata la forma di
-governo e le leggi fondamentali, valga ad assicurare la libertà,
-l'Unione e l'Indipendenza assoluta e perpetua della Nazione, e a promoverne
-ogni qualunque prosperità e grandezza.
-</p>
-
-<p>
-2º All'Assemblea Costituente ogni Stato manderà un numero
-uguale di Deputati rappresentanti.
-</p>
-
-<p>
-3º Questi verranno eletti in ciascuno Stato giusta il modo che
-ciascun Governo e Parlamento delibererà di usare.
-</p>
-
-<p>
-4º L'Assemblea Costituente si radunerà in Roma.
-</p>
-
-<p>
-5º Il modo col quale i paesi d'Italia occupati al presente dallo
-<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span>
-straniero esser dovranno rappresentati nell'Assemblea, rimarrà a
-trattarsi fra i Governi che aderiranno all'Atto Confederativo.
-</p>
-
-<p>
-6º L'Assemblea Costituente, innanzi pure di procedere alla discussione
-e compilazione del Patto, delibererà sui provvedimenti
-comuni richiesti dall'urgenza somma dei casi e fatti necessarj al
-pronto e compiuto conseguimento dell'Indipendenza Nazionale.
-</p>
-
-<p>
-Ecco i fondamenti e i principj secondo i quali il Ministero proponesi
-di entrar di subito in accordo coi varj Stati della Penisola
-intorno al disegno d'un Congresso Costituente. Se a voi gioverà di
-approvarli, noi, troncando ogni indugio, inizieremo il trattato prima
-col Governo Toscano; siccome quello che è gran zelatore della Costituente
-Italiana, e pur testè ci à fatto sapere che assai di buon grado
-porrà alquante modificazioni e restrizioni alle massime da lui promulgate
-intorno al proposito, essendo egli desiderosissimo di conciliazione
-e concordia. Venuti esso e noi in perfetto convegno (la
-quale opera non credo nè lunga nè malagevole), useremo entrambi
-ogni studio e tutte le forze dell'intelletto e dell'animo per accostare
-al nostro disegno e a tutte le nostre comuni intenzioni il Governo
-Piemontese.<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a>
-</p>
-
-<p>
-Ciò conseguito, il Ministero tornerà innanzi di voi col risultamento
-dell'una e dell'altra pratica; e il vostro terminativo giudicio
-porrà in atto alla fine il desiderato e sospirato Congresso Costituente.
-</p>
-
-<p>
-Dirò schietto e franco, che sta molto discosto da noi il dubio che
-voi non siate per impartirci le facoltà le quali chieggiamo. Conciossiachè
-voi discernete, del sicuro, nella nostra proposta un gran
-mezzo (forse anche l'unico) per ovviare ai mali d'Italia, e i già cominciati
-e presenti ispegnere e riparare. Troppo la nostra Patria comune
-è mutata in questi ultimi tempi, ed anche in peggio è mutata.
-Un primo e solo disastro, rammentatelo o cittadini, sull'armi Subalpine
-caduto, una sola battaglia non vinta riuscì bastante a gittare
-per terra le anime nostre; ed ora eccediamo, per quel ch'io ne giudico,
-nello scoramento e nell'abbandono di noi medesimi, quanto
-eccedemmo da prima non in ardire generoso, ma in giovanile baldanza
-e in temerità sconsigliata.
-</p>
-
-<p>
-Signori, egli è grande necessità di provvedere alle condizioni
-sempre più misere di questa Patria comune, che a noi drizza gli
-occhi e tende le braccia, e mostra i campi Lombardi nel servaggio
-ricaduti, e Venezia stretta da fiera ossidione, e Napoli insanguinata e
-la Sicilia piena di strage civile.
-</p>
-
-<p>
-Io non mentirò all'animo mio, e dirò che la discordia, il sospetto,
-la diffidenza e l'orgoglio ànno la massima parte di que' mali
-su noi rovesciata, e ricaccian l'Italia nelle antiche sventure. Nè v'à
-oggimai provincia della Penisola che sia sana ed intera, non un palmo
-di terra in cui le sètte e i partiti ferocemente non si combattano.
-Eppure, a me sembra di udir tuttora il suono degli inni caldi e infiammati
-di fratellevole amore. Stannomi ancora dinnanzi agli occhi quelle
-giojose dimostranze, quei raduni senza tumulto, quei congressi senza
-contese, quelle feste piene di pura e fiduciale letizia, e in cui gli ornamenti,
-gli addobbi, le insegne, i simboli, le iscrizioni e ogni cosa
-ricordava e ammoniva la somma necessità dell'unione; ed anzi, la
-voglia testimoniava e il proposito fermo e inconcusso della concordia
-<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span>
-generale e perpetua. Ma tutto ciò è durato quanto la fragranza dei
-fiori e delle ghirlande che ai fraterni banchetti c'incoronavano,
-quanto il fumo degli incensi che ardevano per le chiese a ringraziare
-Iddio del risorgimento italiano. E però io v'annunzio col più ponderato
-giudicio e col più profondo convincimento dell'animo, che la
-unione e concordia nostra o per sempre sono perdute e distrutte, o
-non possono rigermogliare e rinascere che dal seno fecondo della
-Costituente Italiana.
-</p>
-</div>
-
-<h3><i>Nota</i> I, <i>pag.</i> <a href="#Page_364">364</a>.</h3>
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-A prova di ciò, ricorderemo un sol fatto tra molti. Durante il
-Governo Provvisorio, vennero le truppe Svizzere comandate, per volere
-espresso del Pontefice, di lasciare Bologna, dove stanziavano, e
-condursi in Roma. Le popolazioni, com'era da tenersi per più che
-certo, insorsero a mano armata per impedire il passo alle truppe; le
-quali non altrimenti potean forzarlo, che empiendo quei luoghi di
-molta strage. Vinse negli Svizzeri un sentimento di umanità, e non
-osarono di partire. Il quale atto così è giudicato dall'Allocuzione del
-20 aprile: — <i>Quae (Helvetiorum copiae) huic nostrae voluntati haudquaquam
-obsequutae sunt, cum præsertim supremus illarum Ductor
-in hac re haud recte atque honorifice se gesserit.</i>&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Del resto, se la bontà di Dio più che la prudenza umana ci
-preservò dal sangue civile, tutti gli altri mali dall'Autore presentiti
-e temuti fanno guasto e strazio crudele delle sfortunate Provincie
-Romane. L'oppressione e la servitù loro è già piena e consumatissima,
-e svaniron con essa le speranze magnifiche di tutta Europa, anzi
-di tutta Cristianità, di vedere il papato rigenerarsi, e la Chiesa procedere
-al fine di pari passo con la civiltà e gli alti concetti del secolo.
-Torna ostinato e funesto, come per innanzi, il dissidio antico tra il pontificato
-e la libertà, tra gl'interessi dello Stato Ecclesiastico e quelli
-della Nazione Italiana; e alla mente di ciascuno si riaffaccia con dolore
-la terribile comparazione di Machiavello della pietra incastrata
-fra le labbra della ferita, sì che mai non può guarire nè chiudersi.
-</p>
-
-<p>
-All'autore di questo scritto rimane, per ultimo, il debito di protestare,
-siccome fa, con tutte quante le forze dell'animo e tutta l'efficacia
-e la santità del diritto, contro l'abolizione violenta, perniciosa,
-illegale e per ogni modo ingiusta e tirannica delle libertà costituzionali
-nelle Provincie Romane. Egli, afflittissimo del presente e oltre
-misura spaventato dell'avvenire, non può non ripetere spesso in
-cuor suo, con angoscia affannosa e divinatrice: — Sventurata Roma,
-sventurato Pontefice!&nbsp;—
-</p>
-</div>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span>
-</p>
-
-<h2 id="parte3">PARTE TERZA.
-<span class="smaller">ULTIMI TEMPI.</span></h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span>
-</p>
-
-<p>
-Collochiamo in quest'ultima parte ciò che in materie
-politiche dettò e pubblicò il nostro Autore dall'abolizione
-dello Statuto Romano in poi.
-</p>
-
-<p>
-Viene per primo quel che inseriva Egli del proprio nel
-sol giornale di opposizione liberale che scrivéssesi in Roma
-durante il governo republicano, e dove difese la libertà,
-come prima e sempre avea fatto, e farà in sua vita. Ma interruppe
-(com'era ben di ragione) la sua dignitosa e franca
-censura, quando gli stranieri sbarcarono, e la Città ebbe animo
-di salvar l'onore delle nostre armi e del nostro vessillo.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span>
-</p>
-
-<h3 id="armist">SULLA DISDETTA DELL'ARMISTIZIO.</h3>
-</div>
-
-<p class="indr">
-20 marzo 1849.
-</p>
-
-<p>
-L'armistizio è disdetto; la guerra sacra è intimata; e in
-quest'ora medesima forse in che noi scriviamo, le aure lombarde
-spirano nuovamente nel vessillo italiano. Il moto primo
-del cuor nostro si è di ringraziare umilmente il Padre delle
-nazioni e il Datore eterno di libertà, per avere infuso ne' Subalpini
-e nel Principe loro tanta magnanimità e fortezza da
-non dubitare di rompere una seconda volta la guerra, quantunque
-si vedano pressochè abbandonati dal rimanente d'Italia,
-e debban riporre migliore speranza nei popoli del Danubio
-che ne' proprj fratelli. À pure piacciuto al benigno Iddio
-di non permettere ch'elli si sgagliardissero per divisione e
-si scompigliassero per furore di partiti e di sètte, e à lor persuaso
-di non aspettare che germinassero i mali semi di diffidenza
-e di fanatismo sparsi di soppiatto da mani abilissime
-a sconciare e disordinare. Stretti, disciplinati e raccolti intorno
-al lor Principe, ànno, benchè soli, protetto l'Italia e
-contro gli stranieri e contro le interne follie. Ora, la spada è di
-nuovo snudata, e in quegli animi generosi non può capire che
-un sol pensiero: redimer l'Italia e vendicare le sventure di
-Somma Campagna e di Custoza.
-</p>
-
-<p>
-Non che il frasario ampolloso e superlativo delle nostre
-gazzette, ma neppur lo stile dei sommi scrittori basterebbe,
-noi crediamo, a descrivere la gioja coraggiosa e terribile che
-invade in questi giorni il petto d'ogni Lombardo. Troppo ravveduti
-e corretti alla scuola dell'infortunio, essi più non son
-per cadere nelle funeste incertezze, nelle superbie municipali,
-e negli stolti e ingiuriosi sospetti ai quali eziandio tra
-l'armi e in mezzo alla guerra sconsigliatamente davano luogo.
-Deh! l'infortunio e l'esperienza corregga noi pure; e
-finchè, almeno, dura la prova pericolosa e finale contro dell'Austria,
-torni la misera Italia a quella invidiata concordia
-e a quella fiamma di fratellanza e d'amore che fece cara e
-maravigliosa all'intero mondo civile l'aurora del nostro risorgimento.
-Anche il medio evo conobbe le <i>tregue di Dio</i>:
-<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span>
-non conoscerem noi per l'Italia una tregua di partiti e di
-smoderate opinioni? Certo, per nostro avviso, ciò è tanto più
-doveroso a coloro i quali, la vigilia medesima della guerra,
-osarono di suscitare in alcune parti della Penisola nuove e
-feconde cagioni d'odio, di scontentezza e di dissensione.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="confeder">SULLA NECESSITÀ DEL CONFEDERARSI.</h3>
-
-<p class="indr">
-27 marzo 1849.
-</p>
-
-<p>
-L'Italia, chi può negarlo? ogni dì più si sconvolge, ogni
-dì più si slega e disgiunge nei fatti, nelle opinioni e negli
-interessi. Ufficio pertanto del buon cittadino è impedire che
-scompigliandosi e dividendosi tuttavia, smarrisca i nobilissimi
-fini a cui vuol pervenire, ed i quali sono principalmente
-la <i>Indipendenza</i>, l'<i>Unione</i>, e la <i>Libertà</i>. E qui pure
-sembra mestieri che risovvenga a tutti la massima del
-Machiavello, che per riordinare gli umani istituti occorre
-di risospingerli inverso i principj. L'Italia diè cominciamento
-al risorgere suo con la universale concordia e armonia
-delle menti e degli animi; mostrò di abborrire da
-ogni fazione, e di voler conciliare con fina e generosa industria
-i pensamenti, le mire e i desiderj di tutti. L'ardenza
-e l'impeto delle passioni non volle adoperati e sfogati nelle
-sètte e nelle brighe interiori, ma rivolti contro dell'Austria, intesi
-al magistero delle armi, ai pericoli della guerra e a quelle
-imprese ardite e magnanime che il riscatto della patria comune
-ricerca ed inspira. Fra i mezzi e gli apparecchi più acconci per
-menare a bene il fiero conflitto, conseguire l'indipendenza,
-acquistare vita e abito di nazione, indicò e raccomandò con
-ardore tutti i modi e tutte le vie per giungere a qualche notabile
-grado di consenso e di unione tra i membri della gran famiglia
-italiana; e desiderò fortemente in fra essi una leale ed intima
-Confederazione. Volle per ciò medesimo, che in ciascuna provincia
-le istituzioni fossero tanto larghe, e tanto almeno vi si
-godesse di libertà, quanto ne bisogna per concorrere speditamente
-<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span>
-e con buon successo alla cacciata degli stranieri e all'unione
-confederativa; il rimanente giudicò doversi lasciare, e
-trattare a guerra finita. Volle poi quella libertà uguale per tutti,
-avversa ad ogni violenza, amica d'ogni ordine di cittadini,
-tutrice spassionata d'ogni diritto, d'ogni prerogativa, d'ogni
-possesso; libertà vera, insomma, e non finta ed inorpellata da
-nomi e simboli grandi e pomposi; libertà fondata sulla giustizia
-comune e imparziale, servita da ministri e ufficiali
-così abili come integri, osservatrice scrupolosa e severa delle
-leggi, promovitrice della pubblica educazione, massime di
-quella del popol minuto, calda di spiriti religiosi e caritativi,
-e informata soprattutto dal sentimento profondo e radicatissimo
-del dovere.
-</p>
-
-<p>
-Noi di queste massime e di queste pratiche, le quali
-tutte furono fin da principio espresse e acclamate dal buon
-senso della nazione, saremo indefessi propugnatori. E non
-è nostra colpa se torna utile ed opportuno, per non dir
-necessario, il ripetere e raccomandare all'Italia verità così
-ovvie ad un tempo, e così salutevoli. Noi aderiremo con fede a
-tutti i governi che mireranno con zelo instancabile ad effettuare
-l'indipendenza e il patto d'unione; a tutti i governi aderiremo
-non ripulsivi ed intolleranti, non agitati e predominati
-da focoso amore di parte, ma professanti equità, moderazione,
-assennatezza, e capaci di annegazione e di sacrificio.
-</p>
-
-<p>
-Da tutto ciò si raccoglie, che noi poco o nulla ci occuperemo
-in questo Periodico delle forme di reggimento politico,
-e assaissimo della bontà delle leggi; e però con diligenza e
-studio ne indagheremo e invigileremo l'applicazione e l'esecuzione.
-Noi (per venire in ispecialità a Roma e al suo Stato)
-in qualunque atto dell'Assemblea, e in qualunque del Comitato
-esecutivo e del Ministero, esamineremo anzi tutto e con
-massima cura le attinenze che avrà col bene comune d'Italia,
-con la guerra del riscatto e col bisogno e l'aspettazione
-del patto confederativo; poi con le condizioni particolari di
-queste nostre provincie, e sempre con gli eterni principj della
-moralità, della libertà e della giustizia.
-</p>
-
-<p>
-Gli uomini passano, le istituzioni non buone si posson
-mutare, le leggi oppressive abrogare. Ma le basse cupidigie
-<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span>
-svegliate, il credito affatto spento, i nodi ministrativi disciolti,
-ogni principio d'autorità sbandito, il dispotismo sotto
-nome di libertà, le coscienze violentate, l'odio, il sospetto,
-la diffidenza, la discordia in ogni canto seminate, sono mali
-tanto peggiori e più profondi e durevoli, in quanto che rendono
-inefficaci e tardivi i rimedj, e corrodono e guastano
-la tempra stessa degli animi e la probità universale, che è
-il primo e l'ultimo fondamento del viver civile.
-</p>
-
-<p>
-Il tempo è giunto che l'opinione dei moderati si mostri
-aperta ed intera, smettendo le reticenze ed i blandimenti.
-Tempo è giunto che la lor falange numerosissima raduni e
-stringa ordinatamente le proprie file, e proceda innanzi a bandiere
-spiegate, usando per la sua Causa, che è la Causa d'Italia,
-quell'attività e quel coraggio che gl'immoderati adoperano
-per la loro.
-</p>
-
-<p>
-Tuttociò, rispetto al generale sistema, e alla franca e ferma
-ragione di Stato che noi professiamo. Venendo ai casi del dì
-d'oggi, il che vuol dire alla guerra santa di già scoppiata, le
-parole e i pensieri nostri non possono nella sostanza differire
-in nulla da quelli d'ogni buon patriota e d'ogni vero italiano,
-qualunque sia l'opinione e il partito al quale s'accosta. La
-guerra è il gran fatto, il nobile scopo, il supremo interesse
-di tutti; e quanto l'opera della penna, quanto l'ufficio d'un'effemeride
-la può ajutare e giovare, tanto sarà da noi praticato
-con sempre viva e premurosa sollecitudine. A noi non
-istanno in cuore gelosie e sospetti dell'altrui fede ed ingrandimento,
-nè si fa gravosa e terribile alcuna delle conseguenze
-della vittoria. Non potrà Carlo Alberto profittare mai
-tanto de' suoi trionfi per sè e pel monarcato, che non riesca
-infinitamente maggiore il bene e il profitto recato dalla sua
-spada all'Italia, dandole seggio fra le nazioni, e arbitrio e
-impero sopra sè stessa.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span>
-</p>
-
-<h3 id="partgl">DEL PARTECIPARE ALLA GUERRA LOMBARDA.</h3>
-
-<p class="indr">
-27 marzo 1849.
-</p>
-
-<p>
-Jeri dal rappresentante del popolo Pietro Sterbini era
-consigliata l'Assemblea di non punto inviare in Lombardia
-le nostre milizie, se il governo di Piemonte non dichiarasse
-prima di riconoscere la nova sovranità della
-Repubblica Romana. A questa opinione singolarissima noi
-non avremmo neppur pensato di contradire, se non ci fosse
-da più bande riferito, tale essere altresì la sentenza del Comitato
-Esecutivo, o almeno di parecchi de' suoi. Nè per questo,
-vogliam credere ancora allo strano proponimento. Imperocchè
-troppo doloroso riuscirebbe all'animo nostro di vedere Roma
-ed il suo governo in sì basso stato caduti, da patteggiare e
-mercanteggiare, quando trattasi del riscatto de' nostri fratelli,
-trattasi dell'indipendenza italiana, anzi di questa medesima
-libertà nostra, che siam gelosi di dilatare e di mantenere.
-</p>
-
-<p>
-E che? la guerra di Lombardia è forse agli occhi dei
-Triunviri una faccenda monarchica, e non una guerra nazionale
-e italiana? Se il re Carlo Alberto fu primo a sguainare
-la spada per la patria comune, gloria a lui in perpetuo,
-gloria a' que' generosi che fra i cimenti e i pericoli lo seguitarono.
-Ma ciò non toglie l'obbligo formale e rigoroso a noi
-tutti di accorrere, almeno secondi, alla comune difesa.
-</p>
-
-<p>
-E che? dopo avere sì altamente gridato la guerra del
-popolo, e riempiuto di frasi magnifiche gazzette e proclami,
-macchina forse il governo della repubblica di vilmente disertare
-dalla Causa Nazionale? No, noi ci ostiniamo a non
-crederlo, e respingiamo con grave sdegno le parole acerbe
-e ingiuriose che ne' giornali di Francia scagliavansi sopra il
-Mazzini ed i suoi seguaci, accagionandoli di codardia, e di cessarsi
-ognora dal luogo dove ferve il combattimento e sovrasta
-il pericolo. A noi sovviene con gran diletto, come parecchi
-fra loro marciassero alla guerra lombarda, e d'ésservi
-prove di bel coraggio e di ardore vivissimo per la indipendenza
-comune. Ma ora ch'elli soli timoneggian lo Stato, ora
-<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span>
-che desso il Mazzini col voto unanime dell'Assemblea viene
-acclamato cittadino romano, e ch'egli è tantissima parte
-dei pensamenti e provedimenti del nostro governo; che cosa
-farebbe dire e opinare di lui, che cosa de' suoi proseliti,
-quando Roma e chi la regge non operasse a questi giorni con
-la prestezza, lo zelo e la veemenza, che il rinnovarsi della
-terribile lotta ricerca e vuole dagl'Italiani?
-</p>
-
-<p>
-Un sol ricordo daremo al Governo, ed è questo: che se
-Roma e le sue provincie lasciarono buttare a terra la potestà
-temporale dei Papi a cagione principalmente che non sembrò
-fervorosa e infiammata abbastanza per la Causa Nazionale,
-non rispetteranno certo il potere e i diritti della Repubblica,
-s'ella mostrerà o lascerà indovinare la benchè menoma esitazione
-ad ajutare con tutte le forze e tutto lo ingegno la
-santa guerra Italiana.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="verita">SULLA VERITÀ NELLA POLITICA.</h3>
-
-<p class="indr">
-28 marzo 1849.
-</p>
-
-<p>
-Una sentenza magnifica si va ripetendo da molti; e questa
-è, che il fondamento d'ogni sistema politico e d'ogni forma
-di governo debb'essere la verità. Noi pigliamo volentieri
-in parola tutti coloro che pronunziano e propagano oggi con
-gravità e sussiego, tale aurea sentenza, e desideriamo forte
-che i fatti non vengano a contraddirli giammai. Intanto prenderemo
-arbitrio di far loro qualche discreta interrogazione,
-per levar di mezzo i dubj e gli scrupoli che ci molestano, e
-forse contro ragione.
-</p>
-
-<p>
-E prima, chiederemo se certi repubblicani, quando parlano
-di libertà, esprimono il vero od il falso; perchè da una
-parte accusano ogni governo costituzionale di fondarsi sulle
-finzioni, e d'impedire e sopprimere molte preziose franchigie;
-dall'altra, pervenuti essi al comando e póstisi alla prova del
-maneggiare lo Stato, si vede troppo sovente che la violenza
-occupa il luogo del diritto. Chiediamo di poi, se operandosi e
-<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span>
-favellandosi sempre in nome del popolo, qualora la grande
-pluralità di questo o non curi o dissenta o dispregi, sia
-mettere innanzi una verità od una menzogna. Chiediamo se
-lo spacciare per effettivo e legittimo il suffragio universale,
-qualora in moltissimi luoghi consista nel voto di poche dozzine
-di uomini, e in altri venga indettato e manipolato dai
-capi soli di un partito, non debba considerarsi come una
-certa e patente finzione. Chiediamo se le ballottazioni e se gli
-scrutinj parlamentarj, eseguiti con pochissima libertà e sotto
-l'influsso prepotente e continuo di un clamoroso uditorio,
-debbansi reputare sinceri e spontanei, o rassegnare anch'essi
-più giustamente nel novero delle finzioni. Chiediamo se l'imporre
-ad un popolo alcuna forma di politico reggimento, alla
-quale si sa e vede che la più parte di lui mal volentieri aderisce,
-e per la quale non è per niente apparecchiato e disposto,
-sia un recare ingiuria alla verità od un soddisfarla. Infine,
-ci sentiamo astretti di chiedere con istanza e premura,
-se da un lato il gridare guerra e indipendenza della patria
-comune, e dall'altro il produrre uno stato di cose che a
-quella guerra non si confà, e sturba e difficulta l'unione di
-tutti gli animi, venga a fondare la Causa italiana nel vero o
-nel falso.
-</p>
-
-<p>
-Noi frattanto non taceremo, che da questo cumulo appunto
-di dissimulazioni e menzogne nasce lo sconforto e il disdegno
-generale dei buoni; perlochè temiamo con gran ragione che il
-popolo se ne stanchi, e pigli ad odiare ed a fastidire la libertà;
-od almeno si lasci andare al dubio, all'indifferenza, all'irrisione
-e allo scherno, rinfacciandoci mille superbe promesse,
-e gridando ad una voce: d'ogni cosa i liberali ànno mentito;
-promettevano la libertà e ci dierono la violenza; promettevano
-un buono e santo governo, e ci dieron lo scredito,
-la povertà, la discordia e l'universale scontentezza.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span>
-</p>
-
-<h3 id="conciliaz">INVITO ALLA CONCILIAZIONE.<a class="tagtitle" id="tag41" href="#note41">[41]</a></h3>
-
-<p class="indr">
-3 aprile 1849.
-</p>
-
-<p>
-Poc'arte e poca dissimulazione bisognerebbe affine di
-dare al nostro Periodico una sembianza vistosa e gradevole a
-tutti coloro i quali può la sventura d'Italia mettere in grado fra
-breve di dispensare dignità ed onori. Ma nessun'arte, nessuna
-dissimulazione si occulterà mai nelle nostre parole; a cagione
-che l'intento a cui miriamo è purissimo, e non abbiamo
-chiesto nulla e nulla aspettato da verun partito. Pregati alcuni
-di noi e sollecitati a condurre a bene la cosa pubblica, il
-fecero con lealtà e zelo, usando temperanza e longanimità,
-insino al punto che non ne venivano offesi i principj da lor
-professati; ed onesto fu l'uscire come l'entrare, perchè l'orgoglio
-e l'ambizione non daranno mai crollo alle nostre
-coscienze. Già disse un Greco, essere troppo rara fortuna
-veder salire la filosofia accanto al seggio de' principi. Noi
-diciamo che altrettanto è raro veder salire la libertà vera e
-compiuta accosto al seggio d'ogni maniera di governanti;
-perchè, in genere, le passioni, gl'interessi ed il fanatismo
-così avversano la libertà, come s'insinuano di leggieri nel
-cuor de' potenti. Da questo deduciamo, che sarà forse ufficio
-nostro perpetuo lo sgradire ai dominanti e censurarne le opere;
-ma non muterà per ciò la Impresa che noi scegliemmo, e nella
-quale sta scritto a grandi lettere d'oro: <i>Tutta la libertà, e per
-tutti</i>. Ciò basti a significare con piena sincerità e franchezza
-le nostre intenzioni, delle quali peraltro crediamo istruito
-e persuaso ciascuno che ci conosce. Il sindacato ch'esercitiamo
-sugli atti di coloro da' quali al presente riceve il nostro
-paese e leggi e comandi, non vuol ferire le persone, e non
-dubita del buon volere. L'inesperienza, la giovinezza, l'accensione
-dell'animo, l'esorbitanze della fazione contraria scusano
-per avventura fra noi la più parte dei neo-montagnardi,
-che, senza troppo avvedersene, menan le cose alla peggio.
-Ma ci è forza di accusare e di rampognare i frequenti e gravissimi
-loro sbagli, affine che il popolo, affatto nuovo alla vita
-<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span>
-politica, odiando la licenza, non odii la libertà, e non confonda
-la interezza e generosità dei principj con l'uso improvido
-che alcuno ne fa. Del rimanente, noi sappiamo distinguere
-i tempi ed i casi; e quella nuda schiettezza di parole
-o acerbità di giudizio che jeri conveniva assai bene contro la
-baldanza e la presunzione, può disdire quest'oggi, che le vicende,
-pur troppo, sono mutate. Noi, certo, non insultiamo la sventura
-e l'abbassamento di alcuno, non solo perchè è la pessima
-delle vigliaccherie, ma perchè insulteremmo eziandio noi
-stessi, colpiti quanti altri mai e crudelmente trafitti dal comune
-infortunio. Sventura grave non è che una forma di
-governo perisca, ovvero che tali uomini invece di tali altri
-ascendano in alto e braveggino. Ma sventura somma e terribile
-è che la santa Causa Italiana pericoli d'estrema ruina
-nei campi della Sesia. E tanto siamo alieni dalla volontà di
-redarguire e recriminare, e dallo spargere tossico sulle ferite
-dell'animo, che a noi sembra nessun cittadino essere in fatto
-esente di colpa, e tutti dover confessarsi di molti errori in faccia
-alle nuove sciagure d'Italia. E che? i moderati ànno forse
-molto meno degli altri fallito? Ma se nella schiera numerosissima
-de' moderati fosse comparso di buon'ora quel coraggio
-civile, quella vigorezza assennata, e quel risolvere pronto e
-reciso che alle dure emergenze de' tempi si confaceva, sarebbe
-forse l'Italia trascorsa agli estremi? avrebbero avuto voce o
-séguito gli ultra-democratici? Sarebbesi ogni cosa empiuta di
-sospetto, di diffidenza e di confusione? Adunque, candidamente
-si dica: <i>Iliacos intra muros peccatur et extra</i>; e siamo
-l'uno inverso l'altro indulgenti e benigni. Purghiamo i nostri
-affetti e le nostre opinioni nel comune dolore. Poco è
-naturale, ed anzi impossibile, che scordando affatto noi stessi,
-e solo pensando e lacrimando d'Italia, Dio non ispiri le
-menti nostre, e non le consocii e affratelli in qualche concetto
-salutare, in qualche generosa risoluzione, che a tutti i
-buoni Italiani debba ugualmente gradire, e venir da tutti voluta
-e operata con quella pronta efficacia che le paurose necessità
-della patria dimandano.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span>
-</p>
-
-<h3 id="sullagu"><span class="smaller">SULLA</span>
-GUERRA DE' NAPOLETANI CONTRO I SICILIANI.</h3>
-
-<p class="indr">
-5 aprile 1849.
-</p>
-
-<p>
-In quest'ora medesima che noi scriviamo, la guerra, anzi
-il fratricidio di Napoli contro Sicilia è già forse incominciato.
-Avvenimento funesto, e pel quale non si può formar voto e augurio
-buono e sincero! Vittorie e disfatte sono deplorabili in
-egual modo, e le bandiere che vi si spiegano debbono andar
-tutte coperte di negri veli, come dietro i funebri cataletti. A
-noi muove gran meraviglia che alcune gazzette italiane ne
-parlino come se non fosse guerra civile; come se il risultamento
-finale, qual ch'egli sia, non debba crescere di necessità
-fra i due popoli l'odio, la rabbia e il comune servaggio,
-e una sete profonda ed abbominevole di mutua vendetta.
-</p>
-
-<p>
-Incredibile a dirsi, il medio evo non è peranco finito in
-Italia. Si mutino solo le date, e crederemo di assistere alle
-battaglie infami di Chiozza e della Meloria. Appena un poco di
-libertà è ricomparsa in Italia, che noi scelleratamente ne profittiamo
-per lacerare le viscere della patria, là con l'aperta
-guerra dell'armi, qua con l'occulta delle fazioni. E, per nostra
-maggior vergogna, quel coraggio ostinato e quel furore
-di popolo che mal sappiamo suscitare ed adoperare contro gli
-Austriaci, mostrasi vivo e terribile nel civile conflitto.
-</p>
-
-<p>
-In Gaeta è un venerando personaggio a cui debbono più
-che ogni altra cosa del mondo muover dolore ed orrore le
-guerre fraterne degli Italiani, i primogeniti della Chiesa.
-Perchè non esce dal suo ritiro, perchè non entra coraggioso
-fra i due popoli contendenti, perchè non tenta con l'augusta
-presenza sua di far cadere d'ambe le parti le armi inique
-e crudeli? Èvvi ufficio più degno del Gran sacerdote?
-Èvvi coraggio e ardimento speso in causa migliore e con
-migliore speranza di bene? Chè quando, per cagioni a noi
-sconosciute, gli sia impossibile di ciò fare e tentare, non sostenga
-almeno di rimanersi testimonio quasi incurante e impassibile
-di tante colpe e miserie italiane.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span>
-</p>
-
-<h3 id="ajutare">DEL MODO DI AJUTARE LA GUERRA.</h3>
-
-<p class="indr">
-6 aprile 1849.
-</p>
-
-<p>
-Nei pericoli estremi della patria comune conviene attutire
-ogni discussione che non miri alle armi e alla guerra.
-Ogni governo, purchè sia Italiano e la guerra Italica ajuti
-di cuore, dee venire obbedito con lealtà e speditezza. Ai sonori
-proclami, alle enfatiche declamazioni sia fine. Mano ai
-fatti; e le parole si spendano solamente a suggerire opere
-utili daddovero, e a consigliare alcun partito praticabile e
-pronto. Che si può quest'oggi medesimo mettere in atto per
-ajutare i Piemontesi in modo efficace e sollecito? Ecco, a nostro
-avviso, l'oggetto principalissimo, ed anzi unico, nel quale
-dobbiamo occuparci. Apparecchi nuovi, nuovo ordinamento di
-nostre schiere, metodi migliori d'istruzione guerresca, e simili
-cose, come sono desiderabili e ottime, così al presente giungebero
-tarde ed inopportune. Quante milizie regolari, quante
-guardie mobilizzate, quanti volontarj abbiamo, si mandino
-tutti oltre Po a congiungersi con le truppe del General Pepe;
-si mandino a lui subitamente per via di terra o di mare,
-secondo che torna fattibile. Se l'armistizio non è accettato
-e la guerra prosiegue, egli ne farà buona cerna, e i meno
-atti a combattere porrà a difesa della città di Venezia e a
-guarnigione nei forti; gli altri menerà seco a più ardite fazioni.
-In tal guisa il Pepe, avendo possibilità di condurre
-contro al nemico meglio di venti mila uomini scelti e bene
-ordinati, recherà gagliardo soccorso all'esercito subalpino,
-o promovendo la sollevazione del Veneto, o assaltando alle
-spalle alcun corpo smembrato d'Austriaci, o in più altri modi;
-perchè parecchi ne può scegliere, e, secondo le circostanze,
-cambiare le mosse e gl'intenti. Appigliamoci a questo disegno,
-che è il solo proporzionato alle nostre forze, confacente
-allo stato di nostre truppe, atto eziandio a impedire l'invasione
-delle Romagne, e che ricerca per eseguirsi nè molto
-danaro nè molto tempo.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span>
-</p>
-
-<h3 id="canon"><span class="smaller">SULLA</span>
-PENA IMPOSTA AI CANONICI DI SAN PIETRO.</h3>
-
-<p class="indr">
-11 aprile 1849.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo, non con le parole soltanto ma col fatto cotidiano,
-mostrata la risoluzion nostra di non crescere la scontentezza
-e inasprir le passioni con quelle gravi censure che le
-pubbliche cose meriterebbero. Ciò nonostante, quando i principj
-stessi pericolano e l'opinione universale degli uomini può
-venir pervertita, parlare è necessità; e noi il faremo con
-quella schiettezza che la verità e la giustizia prescrivono, e con
-quella moderazione che la temperie dei tempi e consiglia e
-comanda.
-</p>
-
-<p>
-Leggesi nel <i>Monitore</i> di jeri un decreto dei Triumviri,
-col quale i canonici del capitolo Vaticano sono accusati,
-condannati e puniti, per avere <i>reiterato il giorno di Pasqua
-il rifiuto di prestarsi alle funzioni sacre, ordinate dal Governo</i>.
-Il decreto chiama criminosa cotale ripulsa. È dunque materia
-non pure di polizia correttiva, ma di giustizia penale e di Corte
-d'Assise, come direbbesi in Francia. Dopo ciò, vennesi da
-noi cercando nel foglio, così l'atto d'accusa e il compendio
-del processo, come la sentenza formale dei giudici, l'allegazione
-del testo delle leggi rispettive violate, e l'applicazione
-della pena. Ma il foglio tace di tutto questo, ed è notorio all'intera
-Roma, che nessun atto di tribunale e nessuna specie
-ordinaria o straordinaria di giudicio à qui avuto luogo. Or
-come? s'incolpa e si taglieggia una congregazione intera e
-numerosa di ecclesiastici senza veruna formalità e legalità
-di giudicio; e da quelle persone medesime da cui move l'accusa,
-move altresì la condanna e la punizione? Ma in qual
-mondo siam noi? nel bel mezzo d'Europa, nella civilissima
-Roma sotto il più libero de' governi, ovvero in alcun pascialatico
-della Romelia o dell'Asia Minore?
-</p>
-
-<p>
-Una cosa, intanto, è certissima: che, cioè, qualora il dritto
-comune stato fosse rispettato, e avessero i magistrati ordinarj
-assunto, secondo lor debito, di conoscere e giudicare
-l'incolpazione, sarébbene uscita di necessità una sentenza
-<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span>
-di pienissima assoluzione. Imperocchè nessuna nozione di
-dritto, nessuna massima di gius publico, nessun principio di
-equità e di naturale giustizia, indurrà mai il retto e imparziale
-giudice a riconoscere in alcun cittadino il perfetto dovere
-civile di compiere certi atti di culto, e recitar certe
-preci a tal giorno, a tal'ora, per comando di chicchessia. E
-siamo noi che pigliamo arbitrio di chiamar <i>criminose</i> siffatte
-ricuse! noi propugnatori d'ogni libertà, noi banditori dell'inviolabile
-diritto delle coscienze!
-</p>
-
-<p>
-E dopo tanto gridare contra ogni maniera di materiale
-costringimento in fatto di religione, noi stessi diamo ora
-l'esempio della violenza; e non tolleriamo che altri neghi
-di porger mano ad un'opera spirituale per timore, o giusto
-od erroneo, di commettere fallo dinanzi a Dio? Guardando
-all'intimo della cosa e non agli esterni accidenti, in verità
-che pochissima differenza si scorge tra queste nuove multe
-e condanne, e le carceri e gli altri cruciati del Sant'Uffizio;
-e tanto esce dal dritto e dall'equità il prete il quale usa come
-argomento di persuasione la forza esteriore, quanto il magistrato
-civile che pretende con la corporal forza di astringere
-il prete ad un atto di culto e di mera pietà religiosa.
-Nella fede e nel culto vive ed opera (chi non lo sa?) un intelletto
-ed una natura morale e spontanea, e però abborrente
-da coazione; e la storia del medio evo è piena di sangue e
-di lacrime, appunto per avere così i principi come il clero
-dimenticata o disconosciuta, ciascuno dalla sua parte, una
-tanto solenne e salutifera verità.
-</p>
-
-<p>
-Noi di quelli non siamo che disperano facilmente dell'efficacia
-dei principj, e credono la libertà e la giustizia essere
-piuttosto un nobile desiderio de' buoni che un'asseguibile
-realità. Confessiamo pur nondimeno, che questo veder
-ripetuti gli errori antichi, e ripetuti da coloro che senza dubbio
-professano massime affatto opposte, ci perturba e ci affligge
-più che mediocremente.
-</p>
-
-<p>
-La salvezza pubblica è grande e famosa parola, e può
-di molti arbitrj e di molte fiere deliberazioni essere causa e
-scusa ad un tempo. Ma non si pronunzino almeno in simili
-casi i nomi di colpa e di pena, di virtù e di dovere; perchè
-<span class="pagenum" id="Page_418">[418]</span>
-nessuna potenza e nessuna necessità umana potranno alterare
-e scambiare giammai la indefettibile essenza della verità
-e del diritto, di ciò ch'è innocente e di ciò che è reo.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.)
-</p>
-
-<h3 id="studjrom">STUDJ SUL PROGETTO DI COSTITUZIONE
-<span class="smaller">DELLA REPUBLICA ROMANA.</span></h3>
-
-<h4>I.</h4>
-
-<p class="indr">
-21 aprile 1849.
-</p>
-
-<p>
-Nel disegno di Costituzione che jeri l'altro fu letto dal
-deputato relatore signor Agostini, molte cose riescono di necessità
-le medesime che in altri Statuti fondamentali; ma
-parecchie sono nuove, o, a dir meglio, sono innovate e ringiovanite.
-Ai compilatori del <i>Progetto</i> è sembrato convenevole,
-che trattandosi di ordinare e dettare una Costituzione
-repubblicana in Roma, dovessero ricomparire alcune di
-quelle forme politiche, venerande di antichità e di gloria, le
-quali governavano dal Campidoglio tutto il mondo civile.
-Perciò, parecchi concetti e ricordanze classiche, come direbbero
-i letterati, campeggiano in questo disegno di legge
-costitutrice. I Consoli, il Tribunato e i Comizj vi sono risuscitati
-non solo nel nome, ma, in qualche porzione almeno,
-eziandio nel fatto. La questione sta a definire se quelle forme
-vetuste e dagli uomini (rispetto all'uso) dimenticate, posson o
-tanto o quanto ripigliar vita e recare profitto. Appresso i Romani,
-Consolato, Tribunato e Comizj erano parti d'un gran
-tutto bene insieme congegnate e connesse, prodotte e compite
-dalla invisibile azione del tempo e dalla lenta conciliazione degl'interessi,
-e conformate a poco a poco alle singolari e non
-più ricomparse condizioni di quel popolo miracoloso. Tentare
-oggi di ricondurle fra noi, benchè a pezzi e frammenti, si è
-come incastrare nella basilica di Firenze un colonnato di Vitruvio,
-e porre a riscontro del Mosè di Michelangelo l'Apollo
-del Belvedere.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span>
-</p>
-
-<p>
-Oltre di che, ogni pensatore politico è persuaso quest'oggi,
-che le antiche istituzioni si reggevano molto di più
-per l'efficacia dei costumi, che per la virtù e maestria delle
-leggi; e più assai per la forza della religione e dell'uso,
-che per la sapienza ordinatrice interiore. Per contra,
-l'età nostra procaccia di supplire con l'intima bontà delle
-leggi e degl'istituti al difetto delle tradizioni e all'inefficacia
-de' costumi. I tre libri <i>De Republica</i> scritti dal dottissimo
-dei Consoli e giaciuti occulti per tanti secoli, poi ritornati
-inopinatamente alla luce, non ànno niente di più ajutato
-gl'ingegni a capire e scoprire la economia del governo romano;
-quella economia intendiamo che induceva effetti e
-compiva imprese maravigliose a tutto il mondo moderno.
-</p>
-
-<p>
-Due consoli in Roma stavano più che bene, e facevano
-gran profitto alla cosa pubblica, perchè studio cotidiano di
-quella città erano la guerra e la conquista. Laonde, il più del
-tempo, l'uno de' consoli guidava gli eserciti, l'altro provvedeva
-ai negozj civili. Spartivansi parimente fra loro non pur
-gli ufficj, ma le provincie; e con siffatti temperamenti, e forse
-con molti altri che mal conosciamo, evitavasi la discettazione
-e il conflitto in fra due persone investite di egualissima
-potestà e incumbenza.
-</p>
-
-<p>
-Ma i due consoli di questa nostra repubblica, nessuno
-intende come faranno a procedere sempre d'accordo. Il sì
-dell'uno vale quanto il no dell'altro, nè più nè meno; e come
-la legge non partisce fra loro nessun officio e nessuna
-giurisdizione, così quell'altercazione del sì e del no può insorgere
-ad ogni momento e per ogni cosa, e non è provveduto
-alcun modo di farlo cessare.
-</p>
-
-<p>
-Manco male, se i consoli venissero eletti dall'Assemblea;
-perchè quivi i rappresentanti più savj e sperimentati
-potrebbero convenire, e dare i suffragj a persone il men che
-si può disformi di genio, d'opinione e di scienza. Ma i consoli,
-giusta il disegno, escono essi pure dallo scrutinio popolare;
-quindi, per li diversi umori delle provincie, accadrà
-sovente di vedere appajati uomini differentissimi. E neppure
-è lecito di credere che la stanchezza e la noja ovvero l'urgenza
-dei casi costringali a cedere l'uno all'altro secondo i
-<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span>
-tempi e gli accidenti, o a convenire in continui mezzi termini
-per giungere a qualche atto e deliberazione comune.
-Imperocchè, sopra que' poveri consoli pesa una sì tremenda
-e incessante malleveria, da spegnere qualunque buon desiderio
-di mezzi partiti e di mutua condiscendenza. Nelle altre
-Costituzioni sono i parlamenti che tengono arbitrio di sottoporre
-a un'imputazione criminale i capi non inviolabili del
-Governo; ma nella nostra, ogni cittadino può con un semplice
-suo memoriale promuovere l'accusa e la condannagione dei consoli.
-Nè solo debbono essi render ragione delle faccende della
-repubblica ad ogni sei mesi, e quante volte sieno dall'Assemblea
-ricerchi di ciò; ma usciti appena d'uffizio, vengono per
-disposizione suprema di legge posti a sindacato dai Tribuni,
-i quali possiedono facoltà di tradurli di poi in giudicio. In
-Francia, presidente e ministri incontrano tutt'insieme una
-pari obbligazione di mallevare; ma la nostra Costituzione
-fa imputabili di colpe di stato i soli due consoli, e ogni mancamento
-de' primi ufficiali del Governo rovesciasi loro sul
-capo.
-</p>
-
-<p>
-Abbiamo finito? non già, perchè riman di notare in
-questo medesimo subbietto un altro grave disconcio. Conforme
-il disegno di cui parliamo, ogni anno all'uno dei consoli
-tocca di uscire di magistrato, e vien supplito dal console
-nuovo. Per tal guisa, colui che rimane, dopo avere per avventura
-assai faticato e sudato a comporsi nelle massime e
-nella pratica col suo collega, dee ricominciar l'opera e la
-fatica con l'altro che sopraggiunge; al quale altro avverrà
-dopo un anno la sorte medesima; e così senza fine. Oh Consolato
-degno di poca invidia e di molta commiserazione!
-</p>
-
-<h4>II.</h4>
-
-<p class="indr">
-23 aprile 1849.
-</p>
-
-<p>
-La vita politica delle nazioni, simigliando a quella dei
-corpi animati, non può sussistere nè prosperare senza un artificioso
-contrasto delle sue parti. Ma il contendimento in fra
-esse debb'essere tale, che invece di uscirne la disgiunzione
-e la distruzione, e invece che le virtù e le forze contrapponendosi
-<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span>
-vengano a sminuire e cessare, moltiplichino per lo
-contrario la lor vigorezza e la loro efficacia, e compongano,
-quasi a dire, una discorde concordia, piena di varietà e di
-ordine insieme.
-</p>
-
-<p>
-L'arte, pertanto, dei filosofi politici consiste a trovare
-una felice e durevole antagonía (mi si conceda il
-vocabolo) delle forze civili, donde provenga continuamente
-l'ampliazione e la sicurezza delle libertà pubbliche
-e del comune perfezionamento. Per contra, quelle costituzioni
-in cui signoreggia un solo principio e una sola forza
-qualechessia, portano entro sè la cagione dello scadimento
-e ruina propria. Le monarchie assolute appena ebbero consumate
-le reliquie della feudalità e ogni specie di gerarchia
-interposta tra esse e il popol minuto, soggiacquero alla
-violenza di ripetute sollevazioni, e cessero il luogo ai governi
-rappresentativi. Per simile, le aristocrazie di Venezia
-e di Genova, dopo avere in sè accumulata ogni potestà ed
-ogni diritto, si disfecero nella dissolutezza e nell'ozio. L'aristocrazia
-inglese, in quel cambio, ponendo argine a sè medesima
-e alla sua prepotenza con la Camera dei Comuni e con
-altre popolari franchigie, non solo è ancor sussistente e gagliarda,
-ma non sembra dar segno nessuno di decadenza e
-di prossimo disfacimento. Grande errore farebbe colui il
-quale stimasse che i governi popolari vadano esenti da questa
-legge. I Fiorentini, quando ebbero divelto dal seno loro
-ogni ordine di patriziato e ogni autorità senatoria, e raccolto
-tutto il potere in mano delle Arti, non perciò si quietarono,
-ma si divisero in sètte più numerose, e la città e lo stato riempirono
-di tumulti e sollevazioni.
-</p>
-
-<p>
-A coloro, impertanto, che si travagliano di ordinare e
-costituire in maniera durevole le moderne democrazie, debbe
-star ferma in pensiero cotesta massima fondatissima: di non
-permettere che la forza e autorità popolare non abbia contrasto
-legale alcuno, e la vita così politica come civile non
-esca sempre rinnovata e rinvigorita da un ben congegnato
-sistema di antagonía.
-</p>
-
-<p>
-A rispetto di ciò, debolissima e molto pericolante, a credere
-nostro, è l'ultima Costituzione di Francia, e sarà tale
-<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span>
-qualunque altra le voglia rassomigliare. Quivi una sola è la
-fonte e l'emanazione di ogni dignità e di ogni potere; senza
-che alcuna prescrizione di legge od ufficio di magistrato curi
-e provveda se non a impedire, almeno a scemare notabilmente
-gli sconci assai gravi che il suffragio universale conduce
-seco, e i quali dal lato degli elettori sono principalmente
-la <i>volubilità</i>, l'<i>ignoranza</i> e la <i>seduzione</i>. Quivi una sola assemblea,
-originata da quel suffragio, fa e delibera tutte le
-leggi e ne veglia l'esecuzione. Quivi il capo del governo trae
-l'autorità e l'ufficio suo transitorio dallo stesso popolare
-scrutinio; e non possiede per moderare alcun poco la onnipotenza
-dell'assemblea verun altro mezzo, che farla richiedere
-dai ministri entro il termine solo di un mese, di voler
-sottoporre a nuova deliberazione la legge per innanzi approvata;
-e può l'assemblea non accedere alla domanda. Quivi,
-pertanto, è una sola ed unica potenza e dominazione, la
-volontà delle moltitudini; le quali di lor natura, come dicemmo,
-riescon voltabili e passionate, nè si posson difendere
-quanto è bisogno contro la propria ignoranza e l'altrui seduzione.
-Ora, nessun rimedio à trovato la Costituzione nuova
-francese ai difetti e all'eccesso del regno assoluto delle moltitudini,
-e alle esorbitanze del parlamento che discorre ed
-opera in nome di quelle. Tutt'i poteri sono soverchiati continuo
-da una forza incircoscritta e infrenabile; e l'antagonía
-salutare della vita politica è sciolta e annullata.
-</p>
-
-<p>
-In America, alla prevalenza cieca del numero e all'arbitrio
-pieno del popolo minuto contrasta primamente la forma
-di governo confederativo; la quale induce meno impeto
-nel consiglio e nell'opere, e commette al congresso centrale
-la sola trattazione degl'interessi effettivamente comuni, e
-però assai più larghi e meno mescolati ed intorbidati di
-passioni e preoccupazioni. Secondamente, l'abbondanza
-inesauribile del lavoro e l'alto prezzo delle mercedi, fa la
-plebe di necessità meno inquieta ed astiosa, e ne' suoi pensieri
-e suffragi più temperata. In terzo luogo, ognun sa che
-la potestà legislativa è spartita in America tra la Camera
-dei Comuni e il Senato, e che non procedono entrambi dal
-suffragio universale, nè sono eletti con una medesima ragione
-<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span>
-proporzionale; imperocchè il Senato componesi secondo
-il numero degli Stati, e la Camera de' Comuni secondo
-quello dell'universale popolazione. E similmente, non dal
-suffragio delle plebi, ma da certo modo particolare e ristretto
-di eleggere, esce il nome del presidente a ciascun quadriennio.
-</p>
-
-<p>
-Ora, non sussistendo nulla di tutto ciò in Francia, egli
-occorreva di speculare e indagare altra natura di spedienti
-e altra efficacia di rimedj: il che non fu fatto nè procurato.
-</p>
-
-<p>
-Ai degnissimi cittadini che lungamente meditarono l'idea
-della Costituzione romana, sembra che siffatti pensieri e difficoltà
-o non sieno sorti nell'animo, o non li abbiano piegati
-ad altre cogitazioni e risoluzioni. Certo è, che nel lor disegno
-di legge fondamentale incontrasi, come appunto nella
-francese, una sola assemblea, una sola forma di elezione,
-una sola origine di autorità e di potere. Ma in Francia ogni
-proposta accolta nel parlamento dee, per avere forza di decreto,
-venir messa a partito e vinta tre volte consecutive; e
-oltre di ciò, il presidente, innanzi della promulgazione a lui
-affidata, possiede come notammo, la facoltà di richiedere una
-quarta e ultima deliberazione. Giusta il disegno di Costituzione
-di cui parliamo, un consimile temperamento può venire
-usato dai Tribuni. Di questi, adunque, diremo un po' alla
-distesa, e con sempre uguale franchezza e sincerità di discorso.
-</p>
-
-<h4>III.</h4>
-
-<p class="indr">
-25 aprile 1849.
-</p>
-
-<p>
-Chiunque ricorda il tribunato romano antico, pensa una
-tremenda magistratura che, per effetto delle sue interdizioni,
-de' suoi giudizj e de' suoi plebisciti, non solo la forza contrappesava
-e l'autorità del Senato, ma non di rado soprapponeva
-il diritto e la volontà della plebe alle giurisdizioni e alla potenza
-di tutto l'ordine dei patrizj. Nel nostro <i>Progetto</i> dì
-Costituzione il tribunato è cosa molto più innocente e leggiera,
-e tra tutti gli ufficj della repubblica è del sicuro il più
-scioperato ed agevole; tanto che sembrerebbe costituito per
-serbare in Roma alcuna memoria e figura dei Benefizj Semplici,
-<span class="pagenum" id="Page_424">[424]</span>
-quando il tempo e i costumi li sopprimessero. Per vero,
-ad esso non è attribuito altro incarico peculiare e continuo,
-se non quello descritto dall'articolo 33, con queste
-formali parole: «Sopra le leggi adottate con maggioranza
-minore di due terzi, possono i tribuni richiamare il suffragio
-dell'assemblea; e se dopo la seconda discussione
-sono adottate con meno di tre quarti di suffragi, i tribuni
-hanno il diritto di richiamarle a nuova discussione. Dopo
-la terza discussione, se la legge è adottata a qualunque
-maggioranza, viene eseguita.»
-</p>
-
-<p>
-Nella proposta neppure è indicato l'idoneo modo col
-quale il tribunato esercita cotal suo diritto; cioè se il debba
-mettere in atto per messaggio all'assemblea, o se per organo
-dei consoli od altri primi ufficiali, ovvero presentandosi egli
-medesimo nel parlamento, e quivi annunziando essere sua
-volontà che la discussione di tal legge o di tal altra, benchè
-compiuta, si rinnovelli. Ma certo è che la legge fondamentale
-non gli fa obbligo nemmeno di significar le ragioni ond'è
-mosso a chiedere la rinnovazione dei dibattimenti e la prova
-del bossolo.
-</p>
-
-<p>
-Ciascun vede, pertanto, che comoda magistratura sia
-quella del tribunato, scarica affatto di pensieri e di occupazioni,
-e non dovendo ragione ad alcuno del proprio operato;
-imperocchè ella sola, secondo la proposta, non incorre in veruna
-malleveria, e non riconosce potere alcuno che le stia
-sopra.
-</p>
-
-<p>
-Dicemmo nel primo Articolo, che in questo disegno di
-legge fondamentale, chi porta davvero un basto ingrato e
-pericoloso, sono que' tapinelli de' consoli: onde qui Cicerone
-non avrebbe per lo certo di che compiacersi oltremodo, e non
-morderebbe sì spesso ne' suoi discorsi que' tanto numerosi
-e protervi <i>qui honori inviderunt suo</i>. E si avverta di passata
-la ingiusta parzialità che interviene tra i consoli ed
-i tribuni. La proposta di Costituzione prescrive nell'articolo
-22, che i consoli debbono conseguire nei generali comizj
-non meno di centomila suffragi; ai tribuni basta la pluralità
-ordinaria; e ciò non pertanto i consoli sottostanno al
-sindacato dei tribuni. Questi poi, come i prediletti e i beniamini
-<span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span>
-dello Stato, sono mantenuti e spesati dalla repubblica;
-del mantenimento dei consoli la Costituzione non parla: eppure
-la lor bisogna e la briga è grandissima; quella dei tribuni
-è pressochè nulla. Onde ci par di sentirli ogni giorno,
-desinando nel nuovo Pritaneo, sclamare per gratitudine: <i>Populus
-nobis hæc otia fecit.</i>
-</p>
-
-<p>
-Ma, rivenendo al primo proposito, egli si può dire che
-l'officio sopradescritto del tribunato poco importa al corpo
-da' cittadini se riesce lieve o gravoso a chi lo sostiene,
-quando torni in effetto di gran momento e di gran salute
-per la repubblica. Ma qui appunto la mente nostra si smarrisce
-in cercando i principj e le massime che ànno condotto
-i compilatori della proposta ad immaginare questo lor
-tribunato; il quale è inopportuno e soverchio per un rispetto,
-e per un altro è inefficacissimo e vano. Soverchio, all'intento
-di conseguire nuove discussioni e nuovi scrutinj, e
-soverchio altresì, come vedremo più tardi, per sindacare
-l'azione dei consoli; inefficacissimo e vano, per porre limitazione
-alla prepotenza popolare, e introdurre nello stato una
-saggia e provvida antagonia; inefficacissimo, infine, per mantenere
-nella repubblica una giusta misura fra i due elementi
-costitutivi d'ogni progresso civile, la <i>conservazione</i>
-vogliam dire e l'<i>innovazione</i>.
-</p>
-
-<p>
-Tanto è discosto da verità, che l'ufficio di domandare una
-discussione nuova esiga la creazione di una sì alta e insigne
-magistratura qual'è il tribunato, che in Inghilterra viene a ciò
-soddisfatto e supplito da un semplice articolo di regolamento
-parlamentare, e in Francia da una speciale prescrizione della
-legge costitutrice, là dove tratta delle pertinenze e funzioni
-dell'assemblea. Ma sì in Francia e sì in Inghilterra tale
-precetto di rinnovare i dibattimenti e dare più d'una volta
-i partiti, non ad altro serve, salvo che ad impedire la troppa
-sconsideratezza e precipitanza delle deliberazioni. Nè l'opera
-dei tribuni può recare in ciò maggior bene, eziandio per questa
-considerazione, che l'autorità loro appresso i deputati del
-popolo è men che mediocre, venendo eletti, siccome quelli,
-dagli stessi comizj e a pluralità ordinaria di voti: quindi,
-a rispetto del valore e dell'importanza morale, i tribuni agli
-<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span>
-occhi dell'assemblea sono dodici contro dugento; sono dodici
-muti ed inoperanti, contro dugento che discutono e che risolvono.
-</p>
-
-<p>
-Secondo la proposta, i consoli, terminato l'ufficio loro,
-ne rendono conto ai tribuni. A questi poi appartiene o approvarli
-o proporne l'accusa. Con ciò, non v'à dubbio, il tribunato
-ritroverebbe, una fiata almeno ogni due anni, qualche
-giorno di briga e di occupazione. Ma si consideri che
-innanzi a quel termine, ai consoli tocca per quattro volte di
-render conto all'assemblea dello stato de' pubblici affari; la
-qual cosa include di necessità l'esame e il giudicio minuto
-e specificato dell'opere loro: ed anche intralasciamo
-di ricordare che debbono i consoli ripetere punto per punto
-quell'atto, sempre che ciò venga nel desiderio dell'Assemblea.
-</p>
-
-<p>
-Posto, dunque, ch'essi della ministrazione loro sieno
-usciti netti e incolpevoli, e niun cittadino gli abbia accusati
-od abbia potuto far giungere l'imputazione insino alla forma
-del giudicio, la quinta ispezione e indagine de' lor fatti e
-portamenti diventerà di leggieri, piuttosto che altro, una
-formalità ed una sovrabbondanza. In caso poi che il contrario
-avvenisse e proponessero i tribuni l'accusa dei consoli,
-l'assemblea sarà pochissimo disposta ad approvarla e continuarla;
-perchè moverebbe da gente non guari mallevadrice
-dell'atto, sprovveduta di autorità grande, chiamata a
-supplire i consoli per tutto il tempo del giudicio; e più ancora,
-perchè l'assemblea confesserebbe la incapacità propria
-e la negligenza, col non aver saputo o voluto prevenire
-i tribuni intorno al sindacare le azioni dei consoli.
-</p>
-
-<p>
-Rimane di far parola d'una straordinaria incombenza
-data ai tribuni; d'invigilare e conoscere, durante la dittatura,
-se il pericolo della patria è cessato. Merita la cosa che noi
-ne discorriamo a più bell'agio nel prossimo foglio; e vedremo
-quanto curiosa e piacevole invenzione riesca questo aborto
-di Tribunato.
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span>
-</p>
-
-<h3 id="sbarco">SULLO SBARCO DEI FRANCESI A CIVITAVECCHIA.</h3>
-
-<p class="indr">
-26 aprile 1849.
-</p>
-
-<p>
-Lo sbarco delle truppe francesi in Civitavecchia è avvenimento
-gravissimo, nel quale sta inchiusa una questione
-di fatto e una questione di alto diritto. Sebbene, in quanto
-al diritto, la parola questione è forse impropria ed equivoca;
-imperocchè, al sentir nostro, la violazione del diritto è
-patente, e non può muovere alcuna ragionevole controversia.
-Per ciò noi ringraziamo di cuore i Triumviri per avere prontamente
-e con solennità protestato; ed altre grazie avremmo ad
-essi reso, se per compire lo sbarco fosse ai Francesi tornato necessario
-il venire a qualche atto di forza e all'uso dell'armi, e i
-superiori e magistrati del luogo fossersi ritratti in Roma o in
-altra terra sicura, secondo che in simiglianti frangenti è costume
-di fare. Sì nel proclama dei Triumviri e sì in quello dell'Assemblea,
-per ciò che spetta all'invasione del territorio, sono
-adoperate parole piene di giusta indignazione e di romana
-alterezza. Ma ci avrebbe gradito assai che le legittime rimostranze
-non fossero unicamente state fatte nel nome nostro,
-ma di tutta la Nazione Italiana; perchè non è lecito
-mai di scordare che noi siamo provincia d'Italia e nobile
-parte del territorio nazionale comune, il quale gli stranieri
-ànno offeso e violato, offendendo e violando il nostro particolare.
-E in questi sensi per appunto fu dettata la protestazione
-del Ministero del 16 di novembre contro il minacciato
-invio di truppe francesi; in questi sensi parlò il ministro
-Mamiani al Consiglio dei deputati, i quali tutti nella sua sentenza
-convennero con pieni applausi ed unanime deliberazione.
-</p>
-
-<p>
-Ma, salvato il principio, e fatto conoscere agli stranieri
-che alla Nazione Italiana se manca tuttora il nervo non
-manca il senso, e che l'altrui forza può bene opprimerla ma
-non ingannarla, nè indebolire in cuor suo la coscienza piena
-che à racquistata del proprio diritto, deesi considerare con
-gran diligenza la questione del fatto.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span>
-</p>
-
-<p>
-Noi preghiamo strettamente ogni buono e leal cittadino
-a ponderare con fermo giudicio, se nelle condizioni presenti
-d'Italia e nella disposizione più generale degli animi, e dopo
-cadute le armi subalpine a Novara, sia probabile o no di
-trovare mezzi copiosi, séguito e ardore di gente, ostinazione
-invitta e magnanima non diciamo per far trionfare il diritto,
-ma per difenderlo con dignità. D'altro lato, è grandemente
-mestieri di porre eziandio in esame, se la calata de' Francesi
-non abbia per cagion vera e impellente la necessità di prevenire
-altre violente occupazioni, ben davantaggio odiose e
-malefiche, e di gente nimicissima d'ogni libertà nostra e del
-sacro nome d'Italia. Uopo è di considerare se nel pericolo
-sommo in cui si travaglia la patria, e sul punto di naufragare
-e perire, non le corra debito di gettar via nell'onde
-qualche insigne parte del carico perchè tutto il restante
-si salvi. Infine, veggano e considerino gl'ingegni integri e
-imparziali, se in tanto bisogno di concordia e di fratellanza,
-non divenga ufficio doveroso e pietoso insieme di rimovere
-quelle poche cagioni di differenza che peranco insorgono in
-mezzo di noi, e impediscono che noi ci stringiamo tutti in
-un sol pensiere e ci affatichiamo in un solo studio, e il qual
-sia di campare ed assicurare alcuna porzione di libertà, e
-quanta almeno i nuovi infortunj d'Italia e la prepotenza
-degli stranieri ne posson lasciare intatta e sincera . . . . . .
-</p>
-
-<p class="indr">
-(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.)
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span>
-</p>
-
-<h3 id="funebre">ELOGIO FUNEBRE
-<span class="smaller">DI RE CARLO ALBERTO</span></h3>
-
-<p class="center">
-detto da Terenzio Mamiani nella Metropolitana di Genova
-il dì IV ottobre MDCCCXLIX.
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span>
-</p>
-
-<p class="pad2">
-In sul cadere di giugno del 1849, entrati i Francesi in Roma,
-e appresso a pochi giorni intimato insolentemente all'Autore
-di uscirne, egli si rifuggiva in Genova, dove ogni maniera
-di ospitali dimostrazioni e carezze lo accolse e riconfortò. In
-quel mezzo tempo, giunse nuova della morte di Carlo Alberto,
-e Genova si apparecchiava a riceverne le amatissime ceneri
-con riconoscente dolore e con funebre pompa. Allora fu
-scritta al Mamiani la seguente lettera:
-</p>
-
-<div class="blocknote">
-<p class="indl">
-«Chiarissimo signor Conte.
-</p>
-
-<p>
-«Il Municipio di Genova, mosso dal desiderio di tributare un
-estremo omaggio di devozione riconoscente alla memoria del Propugnatore
-dell'Italica Indipendenza, del Monarca Legislatore, cui i
-Popoli Subalpini sono debitori dello Statuto, deliberava che in occasione
-del passaggio per questa città delle venerate spoglie di <span class="smcap">Carlo
-Alberto</span>, gli fossero celebrati solenni Ufficii di espiazione nella
-Chiesa Metropolitana.
-</p>
-
-<p>
-«Bramoso, oltreciò, il Municipio che i pregi e le azioni del
-Principe magnanimo e sventurato formassero in tal congiuntura il
-subbietto d'una Orazione funebre, e che i sentimenti da cui i Genovesi
-sono animati per <span class="smcap">Carlo Alberto</span> fossero espressi da chi sapesse
-rendersi degno interprete d'un dolore che tutti i veri Italiani
-debbono partecipare, ebbe ad ascrivere a sua ventura che la presenza
-in Genova di un Terenzio Mamiani gli porgesse il modo più
-acconcio di soddisfare all'intento.
-</p>
-
-<p>
-«Al Corpo Civico non solo son noti i meriti letterarii e scientifici
-che rendono la S. V. uno de' più specchiati ornamenti d'Italia,
-ma stanno dinanzi i servigi segnalati ch'Ella generosamente prestava
-alla Patria Comune, ed insieme il particolare affetto ch'Ella nutre
-per questa città, la quale tanto si pregia di essere da V. S. Chiarissima
-stata eletta a sede ospitale.
-</p>
-
-<p>
-«Queste considerazioni determinando l'unanime assenso del
-Consiglio Delegato a commettere a V. S. l'incarico della Orazione
-da recitarsi dopo la sacra cerimonia, fanno concepir la fiducia ch'Ella
-<span class="pagenum" id="Page_432">[432]</span>
-vorrà accondiscendere alla preghiera che per mio mezzo Genova tutta
-Le porge.
-</p>
-
-<p>
-«Gradisca, chiarissimo signor Conte, l'attestato del riverente
-ossequio con cui ho l'onore di proferirmi
-</p>
-
-<p class="indl">
-«Di V. S. Chiarissima
-</p>
-
-<p>
-22 agosto 1849
-</p>
-
-<p class="indr">
-Devotissimo Obbedientissimo Servo<br />
-<i>Il Sindaco</i> <span class="smcap">Antonio Profumo</span>.»
-</p>
-</div>
-
-<p>
-L'Autore rispose:
-</p>
-
-<div class="blocknote">
-<p class="indl">
-«Signor Sindaco.
-</p>
-
-<p>
-«Di tutti gli onori e favori segnalatissimi che questa Città insigne
-e ospitale si è degnata parteciparmi, il maggiore senza dubbio è
-quello che la S. V. mi proferisce col suo foglio di jeri, invitandomi
-nelle prossime esequie di Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span> a recitarne publicamente
-le lodi. Ragionare convenientemente di quel gran Personaggio,
-e farsi organo fedele e diserto del popolo Genovese in tanto suo
-lutto e dolore, è certo impresa da sgomentare non pure il mio povero
-ingegno, ma quello eziandio de' più provetti e felici oratori
-d'Italia. Ma d'altra parte, ricusare un sì nobil ufficio e un'offerta
-capace da per sè sola d'illustrare tutta la mia bassa vita e fortuna,
-e in cui risplende un carissimo testimonio della rara predilezione
-per me di tutto questo glorioso popolo, ha sembrato al mio giudicio
-più presto un atto d'orgoglio che di modestia, e il quale non
-passerebbe senza qualche odiosa apparenza d'ingratitudine. A me
-corre obbligo, adunque, accettando l'onore ed il carico, di fare ogni
-sforzo ed ogni fatica per rimanere meno discosto che io potrò dalla
-grandezza del têma, e con lo zelo almeno e lo studio mostrare alla
-S. V., a suoi Colleghi onorandi e alla intera Città, che la riconoscenza
-mia e la devozione inverso di loro, se negli effetti è scarsissima, è
-somma e perpetua nel sentimento e nel desiderio.
-</p>
-
-<p>
-«Mi creda pieno d'osservanza e d'ossequio
-</p>
-
-<p class="indl">
-«Della S. V.
-</p>
-
-<p>
-«Li 23 di agosto 1849.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Umilissimo e Obbedientissimo Servo<br />
-<span class="indr1"><span class="smcap">Terenzio Mamiani</span>.»</span>
-</p>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_433">[433]</span>
-</p>
-
-<h4>I.</h4>
-
-<p>
-Dei veramente grandi e buoni è l'orazion funerale dettata
-prima d'ogni altro dal popolo; e dove questo si tace, non
-vale facondia e abilità d'oratore. A niun tristo principe, morente
-sicuro in suo letto, è accaduto mai di non avere accanto
-al suo feretro un gonfio panegirista, il quale osi di adulare
-e mentire eziandio tra le pareti del tempio, alla presenza
-più viva e più manifesta di Dio. Se non che, in quel caso,
-l'ostinato silenzio del popolo accusa e sbugiarda il celebratore.
-Per lo contrario, dove l'amore e l'ammirazione delle
-genti accompagna la morte d'un giusto re, nessuna eloquenza
-pareggia forse il buon sentimento di quelle; come
-alla vista del feretro suo, nessuna forza, nessuna astuzia,
-nessun pericolo potría ne' petti stagnar le lagrime, e il lutto
-e il rammarico seppellirvi. Quando le ceneri di Germanico
-per mare venute toccaron terra, da ogni loco eziandio non
-vicino piovean le turbe accorate, e con ansia amorosa di vederle
-e onorarle; nè astenevasi alcuno di mostrare e provare
-al mondo, che lui sfortunato e tradito avean caro sopra tutti
-i potenti e felici, e volevanlo glorificato al par d'un Iddio.
-Ora, quell'accoramento medesimo, quell'affollarsi da tutte
-bande, quel gemere luttuoso ed universale s'è pure udito e
-veduto in questo porto di Genova, appena vi salía la nave
-che riconduce a noi dall'esilio la salma d'un re sventurato
-ma grande, e la quale accoglievano afflitti e in gramaglia
-que' Senatori e Rappresentanti a cui lasciava egli in perpetuo
-retaggio la libertà; e circondavanla le milizie di
-que' segni stessi e di quelle bandiere (ahi dimesse oggi e
-abbrunate!) ch'egli volle sopra tutte le torri della Penisola
-inalberare, e farle in ogni terra e sopra ogni mare franche,
-temute e trionfatrici.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_434">[434]</span>
-</p>
-
-<p>
-Ma quanto è maggiore la perdita, più sentito il dolore,
-il tribolo più generale e sincero, altrettanto l'anima del dicitore
-se ne sgomenta; perch'egli non può fare come il pittore
-Timante che figura Atride nascondentesi dentro le palme
-il viso; ma sì è costretto di ragionare mentre non vorrebbe
-che piangere, e mentre in cambio di parole, gittar
-vorrebbe muti sospiri e flebili suoni interrotti. Or che dirò
-della povera mia loquela, o Signori, innanzi a sì alto subbietto,
-e in faccia a sì grande, sì vero e non esprimibil dolore
-di tutta questa città, che nell'ardore de' nobili affetti a
-niun popolo cede, a moltissimi entra innanzi? Ma d'altra
-parte, io vo pensando che qui non si tratta di sole funeree
-lamentazioni, e di solo sfogo al comune e soverchiante cordoglio;
-e nemmanco si tratta di esimia palestra oratoria, e di
-spiegare innanzi alla vostra curiosità sfoggiate bellezze
-d'arte e di stile. Ben altra cosa domandano la santità e solennità
-del luogo e del rito, l'anima augusta per cui preghiamo,
-l'Italia infelice che a questa terra rimira, ultimo asilo e
-sostegno della sua libertà e delle sue speranze, ahi già tanto
-superbe! Lasciamo alle prefiche e alle femminette l'abbondanza
-del pianto e le inconsolabili nenie. Nessuna cosa è più
-degna d'un popol civile raccolto d'intorno alla spoglia mortale
-di strenuo principe, che il chiudersi in grave mestizia e
-meditabonda, piena d'alti documenti e consigli, e che sia lume
-e preparazione di migliori destini.
-</p>
-
-<h4>II.</h4>
-
-<p>
-Suole gran parte di coloro che studiano nelle storie,
-uscire dalla notizia e considerazione di quelle con l'animo
-troppo diverso e fuor misura disingannato, e odiando quasi
-la luce che d'indi è lor balenata. Imperocchè stimano averne
-raccolto questo insegnamento più generale e più certo: che,
-cioè, il genere umano vive e si pasce, come durevolmente
-fanciullo, di perpetue illusioni; la fortuna governare le cose
-nostre con usuale insolenza e perfidia; quei popoli acquistare
-grandezza e quei principi venir lodati e famosi, che son fortunati.
-Le imprese comechè giuste e nobili, gli sforzi comechè
-<span class="pagenum" id="Page_435">[435]</span>
-dolorosi e magnanimi, quando il buon successo non gli
-accompagni, o si estinguono nel silenzio, o con dispregio son
-ricordati. Se il cuore fu schietto e sublime, il tentamento generoso,
-le intenzioni benefiche, la volontà invitta e incrollabile,
-non si chiede. Invece, molti nomi permangono illustri e
-molte opere ricordate nei secoli ed ammirate, le quali la giustizia
-condanna, e la bontà deplora ed abbomina. Insomma
-(sentenzian costoro), la lealtà, il coraggio, la rettitudine, la
-bontà e l'annegazione sola valgono nelle storie meno che
-nulla, e di lor si fa caso unicamente allora che menano seco
-la forza, l'ingegno, l'abilità, la fortuna; e l'abilità, l'ingegno,
-la fortuna e la forza valgono, pur troppo, e prevalgono
-anche sole. Ora, a tale sentenza sconfortatrice e del sicuro
-non tutta falsa, ognun sa che dovrebbe il virtuoso e il cristiano
-non si perturbare; essendo notissimo a lui, che il mondo
-è cieco e strano dispensiere di fama, e il volgo si lascia pigliare
-alle splendide e strepitose apparenze; notissimo è a
-lui, che la virtù è rara e divina cosa per ciò appunto che tragge
-i premj da entro sè stessa. E fuori di sè, non agli uomini li
-domanda ma sì a Dio immortale, e dei parziali e sciocchi
-giudizj umani alteramente sorride. Ciò resta vero; ma la virtù
-comunale e generalmente usata non è profonda nè coraggiosa;
-e d'altra parte, ànno le storie del medio evo mostrato e
-provato assai, quanto torni pericoloso il porre tutte mai le
-speranze e tutti i pensieri fuori del mondo. Ei si fa necessario,
-pertanto, che qualche preludio almeno di gloria, qualche
-cenno di spiritual premio, qualche segno e testimonianza visibile
-di laude e di onore, segna presto o tardi l'animoso ed il
-buono eziandio quaggiù in terra, e gli tenga luogo di lieti
-successi e d'ogni altro bene.
-</p>
-
-<p>
-Al presente, io mantengo che quel preludio di gloria,
-quel segno d'onoranza più, direi, celeste che umano, e il
-quale o non mai o rarissimo può mancare alle virtù grandi
-benchè infelici, sì è l'amore appunto di tutti i buoni, e la compassione
-e insieme l'invidia di tutte l'anime generose e gentili;
-si è il giudicio e la sanzione del popolo, il quale tuttavolta
-che non vien soprafatto dalle arti maligne degli
-ambiziosi e de' prepotenti, serbasi retto nell'assegnar la sua
-<span class="pagenum" id="Page_436">[436]</span>
-stima, e scuopre e indovina assai bene la probità delle intenzioni
-e dei fini; e dove non possa altrimenti, sfoga con segrete
-rammemorazioni e qualche nascosta lacrima l'affetto
-riverente e pietoso.
-</p>
-
-<p>
-In tal guisa, e contro i ludibrj della fortuna e a preferenza
-d'altri re abilissimi e potentissimi, l'amore, l'ammirazione,
-l'encomio, il compianto di tutta Genova, di tutto il
-Piemonte, di tutta l'Italia accompagna, circonda, onora e
-quasi non dissi adora l'estreme reliquie di questo Re, e lui
-caduto due volte nel santo intraprendimento, udiam tuttavia
-chiamare e salutare un eroe.
-</p>
-
-<p>
-Insegnamento sublime e più che altri mai profittevole, il
-quale esce da queste esequie! Oggimai dee sapere qualunque
-Italiano, che quando anche o dagli accidenti o dalla natura
-fossegli contrastato e interdetto di segnalarsi per doti peregrine
-ed eccelse d'ingegno e d'arte, sempre gli rimarrà, se
-lo voglia, il tesoro non dissipabile d'un eroico sentire e d'un
-forte operare; e che gl'infortunj più fieri e impensati mai
-non varranno a frodarlo della tacita maraviglia e dell'affezione
-ossequiosa di tutti coloro che il pregio dei pensieri e
-dell'opere umane indagano e pesano alla stadera e al lume
-della coscienza, e riscontrandole esattamente coi dogmi
-eterni della giustizia e del bene. Il qual lume e il quale riscontro
-c'insegnano oggi appunto con gran sicurezza, che il
-peccato dei destini, la crudele indifferenza d'Europa, gli eccessi
-delle fazioni e i funesti errori di tutti, contrastarono e
-soprafecero le intenzioni più alte e schiette e magnanime
-che sieno sorte e dimorate pur mai nel petto d'un re; e che
-sì le opere, i benefizj e i tentamenti di <span class="smcap">Carlo Alberto</span> inverso
-la patria comune, sì ogni mezzo voluto e prescelto da
-lui nell'adempimento di essi, furono tutti impressi e lucenti
-di quella prodezza antica e di quella civile santità, che sola
-può salvare e riordinare, non che l'Italia, ma il secolo, e
-queste viventi e le nasciture generazioni.
-</p>
-
-<h4>III.</h4>
-
-<p>
-Famoso è nelle storie d'Erodoto quel discorso di Solone
-a Creso re dei Lidj, col quale fece il savio ateniese divisare
-<span class="pagenum" id="Page_437">[437]</span>
-e conoscere, come per dar giudicio della bontà e felicità della
-vita convenga soprattutto aspettarne e considerarne il termine;
-e che le ultime parti di quella (quando già non sia
-dalla vecchiezza troppo consunta) ne racchiudono il maggior
-pondo e valore, perchè ne sono, come a dire, il portato a cui
-preparare trascorsero gli anni antecedenti. E sebbene questi
-non paressero tutti laudevoli, o non quanto gli ultimi, fannosi
-di leggieri dimenticare, sembrando tener simiglianza con
-quelle foglie e quei tegumenti che bene allegato che abbia il
-frutto, si diseccano e cadono. Per contra, dove l'ultima maturità
-della vita non riesca corretta e gloriosa, poco o nulla
-stiman gli uomini le virtù e i pregi anteriori. Certo, non è
-senza maraviglia il pensare, come i trascorsi e la ferità di Ottaviano
-Augusto vengano quasi tenuti in non cale per considerazione
-della sapienza e liberalità posteriore. Nè comparisce
-meno strano, che il saper morire da forte e da generoso
-tramandasse ai posteri il nome di Ottone pressochè mondo
-d'ogni sozzura. Ma, per lo contrario, trapassò dubia e macchiata
-in sino a noi la fama di Teodorico, soltanto per avere
-una vita tutta bella e incolpevole bruttata, in sul finire, d'un
-fallo unico, incrudelendo contro que' due gran giusti, Simmaco
-e Boezio.
-</p>
-
-<p>
-Ciò bene osservato, a voi non parrà disdicevole che io,
-stretto dal tempo e dal proseguimento del rito e di sue cerimonie,
-e sceglier dovendo il meglio e il più sostanzioso della vasta
-materia, raccolga il mio ragionare quasi tutto negli ultimi anni
-della vita di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>; ne' quali, d'altra parte, un secolo
-intero sembra esser trascorso, e ai quali porterà invidia in qualunque
-età qualunque principe d'alto sentire, e che abbia cuore
-d'innamorarsi della sventura e di non tremare il martirio.
-</p>
-
-<p>
-Io dico e ripeto, impertanto, con gran fermezza, che i
-concetti e le mire di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, quali segnatamente negli
-ultimi anni si palesarono a tutto il mondo, ed alle quali accomodò
-ogni pensiero e ogni azione, furono le più pure insieme
-e le più eccelse e benefiche a cui può voltarsi una elevatissima
-mente e un petto generoso ed intrepido; e al mio giudicio,
-procede da esse sole tal merito, da tenere viva e onorata
-in perpetuo la sua memoria. Nel vero, di molte e varie
-<span class="pagenum" id="Page_438">[438]</span>
-accidenze di guerra e di molti imprendimenti formidabili
-e strepitosi ragiona la storia; e più a lungo ed enfaticamente
-assai, con quanto maggior sangue e maggiore perturbazione
-e ruina di cose si consumarono. Ma se dalla giustizia ed utilità
-del fine lecito fosse di misurare la bellezza e splendenza
-loro, quante di esse imprese pensiamo, o Signori, che si rimarrebbero
-degne d'encomio e di ammirazione? Certo, lasciando
-pure intatta ed inesplorata l'antichità, io vorrei che
-in qualche dotto e prudente uomo fosse stato arbitrio d'interrogar
-d'improvviso o Carlo quinto, o l'emulo suo Francesco,
-o Luigi decimoquarto, o Carlo di Svezia, o (mi si dia licenza
-d'aprir tutto il vero) quel Genio stesso tragrande che
-regnò, non à molti anni, dal mare germanico al mar siciliano
-e dalla Loira alla Vistola, e osò portar guerra ad un
-tempo medesimo sulle terre Gaditane e sulle Moscovite. Io
-vorrei, dico, che in alcun giorno de' più radiosi e beati del
-viver loro, quel savio che io mi figuro avesse inopinatamente
-potuto a ciascun d'essi addirizzare queste o somiglianti parole: — Creatura
-mortale e peccabile, che pensi, che imprendi,
-ove guardi? Veggo gesti rumorosi e magnifici; veggo
-battaglie e conquiste, paesi sconvolti, ordini antichi mutati;
-ma i fini proporzionati del bene e dell'utile, e la necessità
-e giustizia delle cagioni non veggo. Degna mostrarmi il largo
-e perpetuo profitto che il genere umano intero, od almanco
-la tua nazione, è per trarre da sì gran copia di sangue, da sì
-profondi guastamenti, da guerre sì lunghe e sì disastrose. — Del
-sicuro, a interrogazioni cotali non avrebber fallito risposte
-ingegnose e magniloquenti da ciascuno di que' famosi.
-Ma negli occulti del cuore e negli ultimi penetrali della coscienza
-un subito scompiglio sarebbe pur nato, e una involontaria
-e amarissima dubitazione intorno alla bontà e legittimità
-del proposito. Interrogato in quella vece di ciò medesimo
-Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span> in qualunque tempo e in qual sia frangente
-di cose, chi di noi nol vede e non l'ode speditamente rispondere,
-con pacata serenità e alterezza dal profondo dell'animo
-attinte: — Chiedi quello che io voglio e ch'io fo? io la più santa
-e legittima voglio e procuro di tutte le imprese, l'affrancamento
-d'Italia.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_439">[439]</span>
-</p>
-
-<p>
-D'ogni e qualunque azione civile, la principale e migliore
-per merito, per dignità, per bellezza, per santità, per fama,
-sempre fu reputato il procacciare, con arduo sforzo ed eroico,
-la liberazione della patria dalla tirannide dei forestieri. Imperocchè,
-fondamento d'ogni libertà e d'ogni diritto è la politica
-indipendenza; rimossa la quale, può solo sussistere
-un'apparente libertà e un apparente diritto. Del pari, nella
-indipendenza è il principio vero e spontaneo e la cagione efficace
-e sempre ubertosa di ogni prosperità e grandezza sociale;
-essendo che l'ordine morale del mondo à determinato
-e prescritto ab eterno, che le nazioni, primamente e originalmente
-da natura costituite, rimanendo signore ed arbitre
-de' proprj destini, arrechino all'intera famiglia umana quella
-stessa varietà d'indole e quella eccellenza stessa speciale di
-attitudini e di talenti, che può ogni singolo uomo arrecare
-alla propria città; onde risulta l'armonia portentosa delle differenze,
-il cambio e la mutuazione degli uffici e dei comodi,
-e in fine l'incremento e il progresso del comun bene. Il perchè,
-oppressare l'autonomia naturale dei popoli si è rompere
-guerra scelleratissima alla Provvidenza, la quale a ciascuna
-nazione liberalmente concesse di veder meglio che tutte le
-altre una sembianza del vero e del bene eterno, e assegnò
-qualche proprio e nobile ascendimento su per l'immenso
-scaleo della perfezione civile. Da ciò procede, che l'antichità
-e la modernità puntualmente concordano ad anteporre ad
-ogni specie di nome illustre quello di coloro che, impugnata
-con retto animo la spada di Matatia, spesero i sudori, il sangue
-e la vita per purgare la terra degli avi dal contatto pestifero
-degli stranieri. Da ciò procede eziandio, che il tempo e
-la vecchiezza consumatrice di tutte cose, in luogo di nuocere e
-logorar come tarlo le memorie di quelli, le riforbisce di mano
-in mano, e le cinge di lampi e splendori: tanto che si trasmutano
-in simboli e in figure ideali ed archetipe, e sono segno e
-subbietto alle tradizioni popolari e alle fantasie de' poeti; i
-quali, in tal caso segnatamente, la storia e la favola tessono
-insieme non già per trastullo, ma con intuito secreto d'una
-verità più alta e più vera della storia medesima. Così d'Erminio
-è accaduto appresso i Germani, così di Guglielmo
-<span class="pagenum" id="Page_440">[440]</span>
-Tello appresso gli Svizzeri, così di Giovanna d'Arco in mezzo
-a' Francesi, e di Giovanni da Procida tra' Siciliani, e del Cid
-e de' suoi cinque figliuoli tra' Castigliani. Ed io stimo medesimamente,
-che dai nostri tardi nepoti non verrà nelle canzoni
-loro popolaresche taciuto il nome di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, nè
-andrà egli senza onore di simboliche figurazioni; chè anzi,
-quanto più travaglio e sangue e sudore costerà agli Italiani
-il vendicarsi in essere di nazione, con quanta maggiore felicità
-e amplitudine ripiglieranno di poi il corso delle preterite
-glorie e ritroveranno le orme dell'antica fortuna, altrettanto
-diverrà chiara e di giorno in giorno più rinnovata e
-ringiovanita la tragica memoria di questo principiatore eccelso
-della risurrezione italiana; conciossiachè gli uomini
-delle cose grandissime ammirano sopra modo i principj, e
-gli reputano come divini.
-</p>
-
-<h4>IV.</h4>
-
-<p>
-Ma io non vorrei, uditori, lasciarvi pensare che io vo
-derivando in parte le lodi del mio personaggio dalle fonti
-della poesia. Chè anzi, spiacemi oltre misura di non possedere
-parole tanto significative e semplici insieme, da mostrare la
-materia che tratto nella sua nuda e maestosa grandezza, fuggendo
-i fiori e gli stratagemmi della rettorica.
-</p>
-
-<p>
-Pericle pregato dagli Ateniesi di dir le lodi solenni e
-publiche de' cittadini morti nel primo anno della guerra peloponesiaca,
-usò d'un artificio notato dai buoni maestri dell'eloquenza;
-e ciò fu lo spaziarsi da prima con isplendente
-e copiosa orazione nelle lodi d'Atene e della republica, descriverne
-i pregi, dinumerarne i gran capitani, narrarne i
-gesti più chiari, espor la sapienza delle leggi, i miracoli
-dell'arti e dei monumenti; poi, con subito trapasso e non
-aspettato, conchiudere: — per sì fatta città e republica, per sì
-gloriosa cittadinanza sono combattendo caduti e morti costoro. — Convenientissima
-cosa a me pur sarebbe, o Genovesi,
-il misurare dalle grandezze, come dalle sciagure estreme
-d'Italia, la nobiltà e grandezza dei fini, dell'ardimento e
-dei beneficii di Carlo Alberto. A me pure, dove il subbietto
-<span class="pagenum" id="Page_441">[441]</span>
-chiedesse ornamenti ed amplificazioni, bello sarebbe stato
-entrar nelle lodi d'Italia, e concludere dicendo: — per questa
-patria comune, la più gloriosa fra tutte, come altresì la più
-sventurata; per questa madre onoranda della civiltà dell'intero
-Occidente; per l'Italia due volte dominatrice del mondo
-e legislatrice; per la culla sublime de' più sacri ingegni che
-la stirpe umana abbiano mai decorato; per gli eredi del nome
-latino e della magnitudine vera e pur non credibile del
-romano impero, è insorto, à combattuto, à sofferto, è dal
-trono disceso, à la vita in travagli e angosce trapassata e
-chiusa l'Eroe che qui celebriamo.&nbsp;—
-</p>
-
-<p>
-Ma non sono ben degne di Carlo Alberto le lodi che a
-molti si possono accomunare. Assai gli basta (e vel proverò)
-ciò che à di singolare e di proprio; e vi giuro con sincerissima
-lingua, che io il miro collocato in una cima di gloria,
-ove abita solo. E per rispetto all'Italia, potrebbesi egli tacere
-ciò che il distingue veracemente fra tutti, e che forse non
-tutti ànno a dovere considerato? Io vel dirò molto in breve.
-Antichissima è certo la gentilezza di nostra patria, e comparsa
-adulta e matura fra gli uomini infinito tempo prima
-di quella delle moderne nazioni; imperocchè poco meno di
-trenta secoli di civiltà ricorda e narra, giù per continue trasmutazioni,
-la storia italiana. In tanto corso, adunque, di tempi
-e di avvenimenti, egli è da cercare a quanti principi e capitani
-(chè degli uni e degli altri è innumerevole copia) à
-gradito di sguainare il ferro e pericolarsi a morte per salvare
-e redimere la patria comune. A quanti? Dio immortale!
-a nessuno. Ricorderemo noi forse gl'imperatori tedeschi
-che, facendo d'Italia un feudo alemanno, assumevano come
-per ischerno il titolo di romani e di augusti? O, per lo contrario,
-ricorderemo gli autori e conducitori della Lega Lombarda?
-Ahi lombarda l'appellarono con ragione, e non italiana,
-dacchè tanta parte d'Italia ne venne esclusa. Gran
-dicería si fa (e torna utile che si faccia) del proposito fermo
-e virile che dicesi avesse Giulio secondo di smorbare l'Italia
-dai barbari. Pienamente voglio credere all'alto e animoso
-disegno, non malagevole ad effettuarsi in quel tempo dai Papi,
-quasichè onnipotenti. Ma mentre il fatto non à provato la
-<span class="pagenum" id="Page_442">[442]</span>
-verità di quel desiderio, bene col fatto si prova, che da verun
-altro ricevè Carlo VIII impulsi più frequenti ed acuti per iscendere
-alla conquista di Napoli, da veruno gli furono più raccorci
-gl'indugi, e meglio acchetati e rimossi i dubbj e vinte
-le esitazioni, quanto da esso Giulio, allor Cardinale: e certo,
-divenuto Pontefice, non incominciava egli da buon italiano
-la impresa italiana, collegando seco Francesi e Tedeschi a
-danno e sterminio dei Veneziani. Fu inutile presente della
-fortuna, che quel magno e terribile delle cui vittorie l'età
-nostra non si stanca di ragionare, uscisse dal nostro sangue,
-e stringesse in pugno tutti i nostri destini. Sotto il costui
-impero, Roma, Firenze, Torino, e tu, Genova, foste città
-francesi; e il Regno che portava il sacro nome d'Italia, stringevasi
-tutto fra l'Olona e il Clitunno. Da ultimo, menzioneremo
-noi quel soldato forestiero e audacissimo, che, certo di
-cadere dal trono regalátogli poco dianzi da Buonaparte, gridò
-per estremo suo scampo — Indipendenza italiana, — pronto
-a spartire di poi col cognato la illustre preda, qualora quegli
-non ruinasse? Chiudiamo il discorso. Questa meraviglia dovranno
-attestare i futuri, di questa nessuna storia potrà tacere:
-che, cioè, tra l'immenso numero de' potenti a cui
-venne per li tempi commesso il freno d'alcuna parte delle
-Belle Contrade, tu, <span class="smcap lowercase">CARLO ALBERTO</span>, fosti il primo e il novissimo
-che snudavi la spada per riscaldare tutta quanta la
-terra Ausonica; nè leggiermente o per poco il pensasti e volesti,
-ma sempre, e con tutte mai le potenze dell'animo e
-le forze della mente e del braccio; nè porzione alcuna dell'essere
-tuo rimásesi non addetta, non devota, non sacra all'Italia
-insino alla morte; e morte desiderasti nella guerra
-liberatrice, e che qualche salvezza ed onore all'Italia fruttificasse.
-</p>
-
-<h4>V.</h4>
-
-<p>
-Proviene da ciò, che ne' funerali questo dì celebrati nessuno
-scorge una solennità genovese o ligure o piemontese,
-ma italiana ed universale; e vi assistono in desiderio e in
-ispirito le genti della Penisola quante ci sono. E al nostro
-<span class="pagenum" id="Page_443">[443]</span>
-gran lutto risponde per ogni intorno il lutto della Nazione,
-e in ogni cuore trapassa il nostro compianto, e da innumerabili
-petti esce un solo sospiro. Che se al giusto e pio dolore
-degl'Italiani non fosse dalla violenza o straniera o domestica
-vilmente interdetto il manifestarsi con publico rito, in
-qual parte riposta e remota del Bel Paese, in qual minima
-città, in qual villaggio, oso dire, non vorrebbesi suffragare
-ed esequiare in comune, e con accompagnamento di vere e
-caldissime lacrime, l'anima gloriosa di questo Monarca? il
-quale unico tra gl'infiniti signori di nostra patria, e quasi
-non dissi fra i privati cittadini altresì, amò tutte le genti
-italiane con dilezione ugualissima di fratello e di padre; e,
-contro l'esempio e le inclinazioni de' suoi medesimi precessori,
-in cambio di aver cari gli altri Italiani come prossimi
-e consanguinei, ebbe cari i suoi Subalpini solo perchè Italiani.
-Ma le sciagure stesse d'Italia, e le ingiurie e gli sforzamenti
-del crudele inimico, questo effetto non malo producono
-almeno: che intorno al feretro augusto s'adunano in folla i
-miseri sbandeggiati d'ogni nostra provincia, e qui degnamente
-le figurano e rappresentano, e nel proprio e manifesto
-rammarico attestano il secreto pianto e cordoglio di tutte le
-latine città. Qui voi pure state presenti, ahi sventura! o
-fratelli di Venezia, o invitto e intrepido retroguardo dell'armi
-italiane, rifatti degni di rivestire la gloria di quattordici
-secoli, arditi di combattere soli contro tutto un impero,
-manomessi non dal ferro ma dalla fame, cedenti per accordo,
-non per disfatta. Sia luogo alla verità; di niun corrotto
-e di niuna lacrima trarrà l'anima benedetta di questo Martire
-più compiacimento e più onore, che delle vostre, o prodi
-come incolpevoli, o per ogni virtù militare e civile insigni
-e specchiatissimi Veneziani.
-</p>
-
-<h4>VI.</h4>
-
-<p>
-Bello e magnifico è tutto ciò, e sufficiente, mi sembra,
-a far venerando ai venturi qualunque nome di re. Pur nondimeno,
-se in voi mantiensi, uditori, l'onesto desiderio di
-<span class="pagenum" id="Page_444">[444]</span>
-più avanti considerare l'essere sostanziale della virtù, seguitando
-a bene distinguerlo e segregarlo dagli accidenti,
-massime dagli esteriori assai più soggetti all'arbitrio dei
-casi e al torto giudicio degli uomini, le lodi che mi rimangono
-a dire di <span class="smcap">Carlo Alberto</span> riusciranno maggiori e più
-rare; e se ne riverbererà un lume d'insegnamento da spandersi
-con profitto grande non pure fra i popoli italici, ma sì
-fra tutte le genti civili e cristiane. Il perchè, quando mi fosse
-fattibile, io chiamerei volentieri ad udire questa parte seconda
-del mio discorso gli uomini tutti che ànno in Europa
-autorità e ingerimento continuo e principale nelle faccende
-publiche, ed assai facoltà d'informare e allevare l'animo e
-l'intelletto delle moltitudini. Io dico ed assevero, che io farei
-ciò premuroso e senza paura d'orgoglio; conciossiachè la
-imperizia e la ruvidezza del ragionare non potrebbe dal lato
-mio esser tanta, da spegnere affatto il fulgòre delle verità che
-fuor del mio têma di per sè traluce e sfavilla.
-</p>
-
-<p>
-Per fermo, tra i vizj molti e gravissimi che incattivirono
-la nostra età, e onde marciscono in poco d'ora i frutti
-delle sue fatiche e de' suoi tentamenti, il pessimo, al mio
-sentire, si è quella inerzia della gente mezzana a combattere
-il male e zelare il bene; quel difetto di fede profonda
-ed inconsumabile nella verità e nella giustizia; quei concetti
-o dubitosi o travolti, così intorno ai diritti ed alle franchigie,
-come intorno agli uffici ed alle virtù e imprese cittadinesche;
-quello scarsissimo sentimento dell'annegazione e del dovere,
-e quell'insorgere invece con infinita baldanza ed avventatezza
-contra ogni autorità ed ogni titolo di primazia. Quindi,
-pur troppo, è nato che l'eguaglianza civile e politica viene
-professata e voluta più assai per invidia dei beni e delle
-preminenze altrui, che per ispirito vivo e sincero di dolce
-fraternità: quindi, piuttosto che affaticarsi ad alzare ed accostare
-gl'infimi ai sommi, abbattesi rabbiosamente ogni cima,
-e a quella gretta mediocrità, che riman di poi, d'ogni
-condizione e d'ogni intelletto, dàssi lo specioso nome di pura
-democrazía: quind'infine, spogliato e nudato l'animo delle
-speranze sopramondane, e lasciatogli le sole mondane e caduche,
-l'amor dei piaceri e delle ricchezze predomina e tiranneggia,
-<span class="pagenum" id="Page_445">[445]</span>
-e nel volgo si fa bestiale, ed ogni promettitore
-d'un paradiso in terra acclaman profeta e levano in sullo
-scudo. Dopo ciò, non è da stupire, se in tanta declinazione
-ed alterazione del senso morale, e, d'altra parte, in tanto
-sdegno ed irrequietezza di spiriti, il mondo come tutto si è
-scosso e scomposto, così nessun ordine e nessun assetto naturale
-e durabile abbia per anche trovato; e nessun termine
-di moto e di mutazione al cominciamento loro consenta e
-risponda. Agli impeti coraggiosi e alle sollevazioni formidabili
-e quasichè generali, subito sottentra tedio, diffidenza e
-stanchezza; alla bontà e interezza delle prime intenzioni
-succedono, tra brevissimo, esorbitanze e tristizie: in secolo
-della sua civiltà e de' liberi suoi concetti superbo e fastoso,
-vedesi ogni questione di ordini e istituti politici vinta e risoluta
-dal ferro; e quei governi rimanere al di sopra, che
-meglio conversero le milizie loro in automati armati, e in
-cittadelle sè moventi, e costrutte e murate di uomini. In cotal
-guisa, le idee del bene e del retto appajono dall'una e
-dall'altra banda manomesse e sconvolte, e la forza è il Dio
-dello Stato; e a quella nazione che vive
-</p>
-
-<div class="poem"><div class="stanza">
-<p class="i01">Mai sempre in ghiaccio ed in perpetue nevi,</p>
-</div></div>
-
-<p>
-e geme tuttora, per iscandalo della civiltà e del Cristianesimo,
-in abbiezione di schiavitù, sono concedute al presente le prime
-parti e il supremo arbitrato d'Europa.
-</p>
-
-<h4>VII.</h4>
-
-<p>
-Ora, a siffatto pervertimento dell'ordine, e a tale nuova
-dissipazione delle più care speranze del genere umano, non
-sarà posto compenso nè termine, insino a quando non ritorni
-trionfante nei petti nostri la religione. E d'altro lato, non mai
-questa gl'impronterà del suo saldo e lucente suggello, insino
-a tanto che, permanendo eguale ed immobile nella sostanza
-sua, non muteràssi in parecchie disposizioni e accidenti, e
-non piglierà a santificare e validare con divina sanzione quei
-pensamenti vasti, quegli affetti virili e quelle nobili propensioni,
-le quali sveglia la libertà, la ragione approva, illustra
-<span class="pagenum" id="Page_446">[446]</span>
-e nudre la scienza, e le quali confidansi di menare il consorzio
-umano in più franca e spaziosa via di progresso e di perfezione.
-Da tutto ciò risulta quello che mi sembra doversi
-chiamare assai convenientemente la Religione Civile. E perchè
-non mi accade qui di spiegare e chiarire come in aula
-accademica i larghi e fecondi concetti adunati sotto tale denominazione,
-ve ne darò con qualche acconcia definizione e
-similitudine un cenno ed un saggio. La Religione Civile, pertanto,
-che è dal secolo desiderata più che altro bene, e si va
-nelle menti e nei cuori ogni dì più rivelando, non reca (e
-mai nol potrebbe) alcun detrimento ed alterazione alla santissima
-religion nostra, e alla moralità perfetta degli Evangeli;
-ma, per opposto, ella è un incremento leggiadro e mirabile, e
-una nuova faccia della virtù e del bene, poco avvertita per
-innanzi e male intelletta: chè la virtù umana procede ella
-pure con legge di spiegamento e di ampliazione, non forse a
-rispetto delle sue interiori disposizioni, il cui pregio raccogliesi
-tutto per avventura nella perfezione della volontà, ma sì
-certo a rispetto delle esteriori manifestazioni, e della potenza
-ch'essa virtù acquista maggiore e più celere di effettuare il
-bene e moltiplicarlo, e crescere la universale eccellenza del genere
-umano. La <i>Religione Civile</i>, pertanto, dilata e sublima con
-nuovi uffici la cristiana pietà, in quanto che alle virtù mansuete
-e private aggiunge ed innesta, assai meglio che per addietro,
-le pubbliche, e alle famigliari le cittadine; santifica tutti i
-negozj politici con puro consiglio operati; insegna, più schiettamente
-che in ogni passato tempo, i termini dell'obbedire e
-del comandare; nè si ferma, come insino a qui parean fare
-i buoni, ai lamentevoli libri di Giobbe, ma prosiegue oltre, e
-legge e medita assai intentivamente e con fervoroso animo
-nei santi libri de' Maccabei. Insomma, la Religione Civile infonde
-e sveglia nella mistica lira dell'uman cuore una nuova
-e celeste armonia, stata finora sentita da pochi spiriti eletti,
-e solo con segni e colori simboleggiata dal divino Raffaele,
-quando alla forma greca soavemente trasmise e congiunse la
-idea e il sentimento cristiano. Resta che nel mondo morale
-la medesima contemperanza si effettui, e la immacolata luce
-degli Evangeli penetrando di sè le virtù greche e latine, le
-<span class="pagenum" id="Page_447">[447]</span>
-ammendi e purifichi, e tanto valore lor porga, quanto le virtù
-ascetiche ed eremitiche ànno paruto sino a qui possedere per
-proprio ed unico privilegio.
-</p>
-
-<h4>VIII.</h4>
-
-<p>
-Io sembro, o Signori, avere di mille miglia scostato il
-discorso dal suo subbietto; eppure, mai non mi è partito da
-sotto gli occhi, e, senza bisogno alcuno d'artificiosa transizione,
-torno a lui d'un sol passo. Conciossiachè di quella fede
-inconcussa nel bene, nella verità e nella giustizia; di quel
-senso coraggioso, immutato ed assiduo del dovere, di cui dicemmo
-soffrire inopia grandissima la nostra età; di quella religione
-civile, insomma, che nell'esercizio delle virtù publiche
-ammaestra e infiamma il buon cittadino, e il fa nei pensieri
-e nelle opere riuscire stupendo ed intemerato; io non mi diffido
-di asserire, che il primo e solenne testimonio ed esempio
-dato a questi tempi vanissimi e fluttuanti nel dubio, è Re Carlo
-Alberto. Costui, negli ultimi anni del suo regnare, diventato
-modello a sè stesso, e trovato nella sua rigida e guardinga
-coscienza un nuovo aspetto di virtù, quale l'indole propria
-e il rimutarsi dei casi e i moderni concetti e le necessità
-d'Italia e il corso e perfezionamento della ragion morale gli
-dimostrarono, visse singolare e straordinario come principe
-e come uomo, e a tutti gli avvenire porse subietto imitabile.
-Gloria invidiata d'Italia, potere, in tanta caduta ed umiliazione,
-farsi per lui, in materia gravissima, norma salutare all'Europa,
-e scuola e ammaestramento ai popoli d'una pietà eroica,
-e d'un abito di religione, con solo il quale varranno le odierne
-generazioni a ricomporre la forma dell'animo, e, con l'animo,
-i sociali e politici ordinamenti. Fu <span class="smcap">Carlo Alberto</span> devoto
-e pio quanto il nono Luigi, quanto lui valoroso e leale,
-al par di lui penitente: ma fu datore e servatore di libertà
-come un re di Sparta; amò la patria e la gloria come un antico;
-sentì il debito di cittadino ed ebbe concetti magnanimi
-e smisurati come un romano. Il perchè, chi vuol far ritratto
-fedele di questo Principe, cerchi le credenze più sane e più
-inviscerate del medio evo, e raccolga in uno le cavalleresche
-<span class="pagenum" id="Page_448">[448]</span>
-virtù dei Crociati; componga il rimanente con le luminose
-pagine di Plutarco e di Tito Livio. Darà prova e conferma
-di tutto ciò quanto son per narrare.
-</p>
-
-<h4>IX.</h4>
-
-<p>
-Pochi anni dopo il 1840, apparvero i primi indizj dell'eminente
-e riposto pensiero del Re. Al libro delle Speranze
-d'Italia e all'altro del <i>Primato civile degl'Italiani</i>, mostrò di
-fuori buon viso, nell'animo fece festa e plauso vivissimo, godendo
-di veder gli scrittori persuadere e muovere la nazione
-a più savj consigli e a praticabili proponimenti. In quel mezzo,
-le riforme moltiplicava; e ampliando gli studj, massimamente
-di storia e di giure, promulgando i Codici troppo lungo
-tempo aspettati, promovendo le industrie e i commerci, l'arti
-geniali erudendo e premiando, suscitava ne' popoli le infingardite
-facoltà dell'ingegno e del sentimento, adusavali all'impero
-imparziale e non rimutevole della legge, e alzava
-a cose magnifiche le loro speranze e i lor desiderj. Concordi,
-operosi e disciplinati serbava gli ordini ministrativi, integerrimo
-il magistrato. Altrettanto di bene volea succedesse
-nell'esercito e negli armamenti, dove o l'imperizia o la trascuraggine,
-o molto peggior cagione frustrato non avesse
-l'intento premuroso e continuo del buon Principe. In sostanza,
-ogni cosa avviavasi, benchè lentamente, a preparare i Subalpini
-a gran fatti, e a prove (può dirsi metaforeggiando) non
-da uomini ma da giganti. Già nel 1846 scoppiavano molte faville
-del nazionale ardore che in petto al Re divampava. Già
-al Congresso degli Scienziati raccolto in Genova, e festeggiato
-a cielo da questa ospitalissima cittadinanza, dava il
-Principe libertà di discorso e di stampa; tanto che parve la
-radunanza accademica tramutarsi affatto in politica, e l'Italia
-udire, racconsolata ed attonita, la voce congiunta e concorde
-di tutti i suoi figli. A detti e a sentimenti poco dissimili porgeva
-occasione il primo congregarsi altresì de' Comizj Agrarj,
-dal Re consentito e voluto. Già, senza uscir del buon dritto,
-ricusava <span class="smcap">Carlo Alberto</span> di più oltre osservare certi patti gravosi
-temporalmente convenuti tra l'Austria e il Piemonte
-<span class="pagenum" id="Page_449">[449]</span>
-circa ad alcune merci e derrate dall'uno nell'altro Stato trasmesse.
-All'Austria, avvezza a signoreggiare in ogni corte
-italiana, ciò parve nuovo ed acerbo, e fieramente se ne sdegnò;
-ma non sì che intendesse le mire ultime e generose nascoste
-in que' fatti: imperocchè non possono i despoti figurare
-e credere in altri quel che non sentono essi o dispregiano,
-e che alla volgare loro ambizione d'infinito spazio sovrasta.
-Di tal modo le cose maturavano nel Piemonte. Ma, ciò non
-pertanto, versava l'animo di <span class="smcap">Carlo Alberto</span> in molte dubiezze;
-non a rispetto del fine sovrano, e del volerlo (quando
-che fosse) interamente e con gagliardezza raggiungere ed
-adempire; ma sì bene intorno alla scelta dei mezzi, e all'indirizzo
-da darsi all'eroico intraprendimento, e al come condurlo
-in guise ottime e conformi alla sua pietà, e fermate sopra
-principj d'irrefragabile bontà e giustizia. Conciossiachè molti
-fra suoi cortigiani, e fra' religiosi più intramettenti e troppo
-da lui caldeggiati, veniangli mostrando e raccomandando una
-sorta di pietà, di giustizia e di carità oppostissima al concetto
-che l'indole sua, naturalmente diritta e nobile, s'avea
-foggiato. Ciò più che altro il teneva perplesso. Però scolpiva
-in una medaglia il leone Sabaudo pronto a percuotere con
-l'alzato artiglio l'aquila spuria e difforme, solo che vedesse
-spuntare in cielo l'astro aspettato, cioè un segno precursore
-e fatale ch'egli credeva non dovergli a tempo fallire, e non
-esser remoto. Ed ecco, veracemente, sorgere un lume improvviso
-e sfolgorantissimo in Vaticano, ai cui lampi ed al cui
-tepore sembrano nel miserando deserto d'Italia rigerminar
-tutte le antiche semenze di onore, di libertà, di sapienza e
-di gloria. Certo, nessuno salutò quella luce con più di appagamento
-e letizia, che Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span>; avvegnachè da
-quel punto a lui cessarono le esitanze, e ogni oscurezza si dileguò,
-e raccolse entro l'animo il pieno e sicuro criterio morale
-d'ogni futura opera sua. Stimò allora ed ebbe per fermo,
-nè per qualunque mutare d'uomini e d'avvenimenti cangiò
-egli di poi sentenza, che Dio medesimo gli rivelasse in modo
-patente e straordinario, a quale specie di pietà e a quali virtù
-ardite e maschie e fruttuose fosse chiamato ed eletto. Compiersi,
-alfine, il felice connubio tra la libertà e il papato, tra
-<span class="pagenum" id="Page_450">[450]</span>
-il progredimento civile e la Chiesa; Roma cessare di troppo
-blandire i potenti, e verso i popoli nuovamente accostarsi;
-già riconoscere nelle Nazioni il dritto primitivo ed ingenito
-di possedere sè stesse; già spandere benedizioni sulle armi
-che quello difendono, e più validamente venir sancito da lei
-quel pronunziato antichissimo, che combattere e perire a pro
-della verità e della giustizia torna a un medesimo che combattere
-e morire per Cristo Signore, <i>cum Christus sit veritas
-et justitia</i>.<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> Allora <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, abbracciando la sublime
-impresa d'Italia con la fede viva ed inestinguibile d'un Buglione
-e d'un Riccardo, subito pose in disparte le troppe
-cautele, i viluppi, gli ondeggiamenti e gli artificj dell'usuale
-diplomazia. Quanto più generosi ed aperti i mezzi, tanto gli
-parevano da preferire; la calcolatrice prudenza de' Gabinetti
-spregiò, e neppure si volse indietro a guardare i maneggi e
-le pratiche del passato: così diverso volea che fosse il presente,
-e di così animosi e solleciti fatti ripieno. Gran caso,
-vederlo scostarsi ad un tratto da quella ragion di stato avveduta
-e scaltrita, che mena ordinariamente i negozj di tutte
-le corti, nella quale sono allevati e formati i principi, fatta
-a lui parere più necessaria dalla malagevolezza dei tempi,
-predicatagli da tutta la storia di Casa sua.
-</p>
-
-<h4>X.</h4>
-
-<p>
-Di tal guisa, e per opera di tanta trasmutazione, eragli
-fatta facoltà di pronunziare le parole stesse di Dante Alighieri:
-<i>In quella parte del libro della mia memoria, dinnanzi la quale
-poco si potrebbe leggere</i> d'impensato e straordinario, <i>si trova
-una rubrica la quale dice</i> <span class="smcap">Incipit Vita Nova</span>. Non però, che Re
-<span class="smcap">Carlo Alberto</span> non avesse di lunga mano addestrato sè stesso
-all'eroica trasformazione con abiti malagevoli di virtù, e con
-pratiche disciplinari, cotidiane e durissime. E quantunque Egli
-siasi imbattuto a nascere d'una progenie di re, severa quasi
-sempre di spiriti e austera di costumi e di usanze, ciò non
-pertanto rimarrà notabile ed esemplare a moltissimi principi
-il tenore della sua vita. Levarsi mattutino, e alle cure del regno
-<span class="pagenum" id="Page_451">[451]</span>
-attendere tuttodì, fino alla tardissima notte, con applicazione
-indefessa ed assidua. Non feste, non cacce, non isvagamenti,
-non teatri, non balli: in tanta abbondanza d'agi e
-piaceri, in tanta facilità di trovarli o crearli, niuna specie
-di singolari solazzi, niuna voglia sregolata, niuna vanità.
-Frugale e parsimonioso per sè, splendido negli altri e regalmente
-cortese, e delle arti geniali munifico protettore. Presto
-infermato di quel malore lento e cupo, che al sepolcro
-dovea menarlo molto innanzi del tempo, non pure il sostenne
-con pazienza e serenità inalterabile, ma costantemente gli
-si oppose con tale sobrietà ed astinenza, che ai testimonj giornalieri
-soltanto del vivere suo si faceva credibile. Nè stimando,
-con tutto ciò, spianata ogni ruga dell'anima, e meritato
-lume e soccorso da Dio per la sacrosanta impresa che
-meditava, venne per parecchi anni moltiplicando i digiuni e
-il fervore delle orazioni; le quali più volte fu veduto ripigliare
-nel silenzio delle notti invernali, rompendo quei sonni
-brevissimi che al logoro corpo suo concedeva. Così questo
-eroe cristiano si persuase e credette, a parlare con l'Apostolo,
-<i>di vestir l'uomo nuovo</i>, e riuscire perfetto campione della
-causa d'Italia, che è pure causa di Dio.
-</p>
-
-<h4>XI.</h4>
-
-<p>
-Io m'accorgo, e nol celo, che le cagioni le quali ritrovo
-ed espongo de' fatti che vo raccontando, sembrar possono
-troppo insolite, e troppo tenere del maraviglioso e del mistico.
-Ma, d'altra parte, io sono scusato compiutamente, se necessità
-mi sforza ad attribuire a quei fatti le cagioni proprie e
-impellenti, ancora che al primo aspetto elle ci compariscano
-nè bene congeneri nè proporzionate nè prossime:
-e ch'io le desuma dalla natura vera ed intrinseca del
-personaggio di cui discorro, vi diverrà chiaro e patente,
-quando l'attenzione vostra non si ritiri dalle ultime narrazioni
-che imprendo. Certo, non ò io fabbricato quel
-forte sorprendimento dell'animo, e per poco non dissi
-quello stupore che induce in tutti vedere <span class="smcap">Carlo Alberto</span> in
-sul mettere le prime orme nell'arrischiato e non mai battuto
-<span class="pagenum" id="Page_452">[452]</span>
-sentiero; vederlo, dico, alle più ricise e ferme e sollecite
-risoluzioni appigliarsi, quando per addietro, predominato dal
-vizio stesso della sua complessione, e dalle infermità che dentro
-le forze gli consumavano e i più vigorosi spiriti del sangue
-mungevangli, pareva troppo sovente rivolgersi e travagliarsi
-tra opposti consigli, ed éssersegli fatto ordinario ed
-abituale l'esitare e il temporeggiare. Intelletto assegnato e
-prudente, in nessuna cosa eccessivo, in nessuna impetuoso,
-avvezzo a temere il male più che il bene a sperare, negli uomini
-poco fidante, del rivolgersi dei casi estimator non corrivo;
-diviene, per carità d'Italia, speditissimo e confidentissimo,
-e imprende fatti così audaci e zarosi, che temerarj
-dimanderebbonsi dove men liberale e men santo fosse lo
-scopo. Altrettanto prodigioso à sembrato vederlo ad un tratto
-spogliare quell'apprensione continua dei popolari movimenti,
-e quella voglia ed inclinazione a resistere loro, statagli per
-lunghi anni accresciuta e avvivata da sleali consiglieri, che
-tante volte ànno procurato ingannarlo, tante divertirlo da'
-suoi nobili concepimenti, e d'una in altra contraddizione trabalzarlo.
-In fine (e ciò gli antichi avrebbero quasi chiamato
-un trasumanarsi), dopo consumata la maggior parte di sua
-vita in mediocrità di fama e di opere, non un pensiero, non
-un atto, non una parola lasciar quindi innanzi udire e conoscere,
-che eroica non sia, nè battuta (a così parlare) con lo
-splendido conio della immortalità, e la qual non trascini seco
-la dilezione, la maraviglia e la gratitudine di tutte le Genti
-Italiane.
-</p>
-
-<h4>XII.</h4>
-
-<p>
-Correva la fine del 1847, e crescevano i pegni dati da
-<span class="smcap">Carlo Alberto</span> dei suoi liberalissimi intendimenti. E per fermo,
-quel principe à larghi e veri spiriti liberali, e desiderio
-sincero di spianar la via alle pubbliche libertà, il quale scioglie
-dai vecchi legami la stampa, e inizia in tal guisa l'educazione
-comune politica, e il regno non contrastabile dell'opinione.
-Dalla quale franchezza di stampa incominciò il Re,
-per appunto, l'emancipazione dei popoli suoi; la quale dovea
-<span class="pagenum" id="Page_453">[453]</span>
-per lo meno esser tanta, da suscitare quelle potenze migliori
-della mente e dell'animo, che sono mezzi necessarj all'opera
-somma e finale dell'Indipendenza. A rispetto poi di questa,
-i colloquj degl'Italiani eran tali, e le vistose e pubbliche dimostrazioni
-del comun voto e proposito sì fattamente moltiplicavano
-(fra l'altre, la bellissima e strepitosa dei Genovesi
-il dì decimo di dicembre), che doveano presto o tardi le cose
-precipitare alla guerra; e però alle armi pensava il Re più
-che mai studiosamente.
-</p>
-
-<p>
-Ma Dio gli tolse di poter maturare il gran caso, e con
-molto più forti apparecchi emendare il fallo de' suoi ministri.
-Per vero, al misurato e savio procedere degli Italiani
-di riforma in riforma e d'una in altra miglioranza, fece prima
-interrompimento la sollevazione di Palermo, poi l'altra
-male augurata e tempestosissima di Parigi. Pure, per la rivoltura
-di Palermo, divenne (mercè dell'affaticarsi de' buoni) il
-moto riformativo italiano più concitato d'assai, ma non fazioso
-nè ruinoso. Imperocchè le Carte ottriate dai principi
-ottennero che alla piena subito cresciuta e già traboccante
-dei desiderj e delle esigenze, fosse aperto un letto molto capace,
-e dove il corso di quella pigliar potesse velocità equabile
-e regolare. Invece, il soqquadro di Francia fu seme esiziale
-e non estirpabile de' nostri danni, facendo le menti
-vertiginose, dissolutissimi i desiderj, sbrigliate le passioni,
-audaci e soverchiatici le sètte.
-</p>
-
-<p>
-Ogni buono se ne turbò. <span class="smcap">Carlo Alberto</span> ne pianse in
-cuore, ma nulla cambiò del proposito, nè indietreggiò nè si
-ristette nè schiuse l'animo alle diffidenze ed alle paure. — Dio,
-con impulsioni interiori e con l'esterno e lungo portento
-d'inopinabili fatti, comandami (pensava egli) d'incominciare;
-eziandio a prezzo della vita e della corona, il risorgimento
-italiano; e il cenno dell'alto verrà adempiuto. Se gli uomini
-e la ventura sconceranno in gran parte il gesto sublime,
-esso Dio, col tempo, docile ministro suo, e con l'arti ineffabili
-di sua provvidenza, il ricomporrà. — In tale giudizio s'adagia
-Egli tranquillo ed imperturbato. Ma ciò non toglie che, da
-buon cittadino e da ottimo re, non provveda via via secondo
-l'urgenza e la pressura dei casi. Arrola nuove truppe; a
-<span class="pagenum" id="Page_454">[454]</span>
-nuovi e solleciti apprestamenti fa metter mano. Abolisce per
-le stampe ogni magistrato censorio; pone a guardia delle
-pubbliche libertà le armi cittadine; promulga lieto e spontaneo
-il Patto costituzionale, e affidane l'esecuzione ai più caldi
-e provati fautori e promovitori. E perchè io non ritorni altra
-volta su tale materia delle franchigie politiche largite e mantenute
-da questo Re legislatore, io toccherò qui di volo, come
-Egli, con diligentissima cura, anzi con gelosa e scrupolosa
-vigilazione sopra sè stesso, mai non trasandò d'un attimo
-quei confini ch'egli medesimo avea prescritti all'autorità regia,
-e sempre fece consiglio e volontà propria la volontà e
-il consiglio del Parlamento e dei Ministri: il che adempieva
-egli appunto in quei giorni in cui maggiore sorgeva il bisogno
-d'una leale dittatura, e dopo contratto per diciotto anni
-di quieto regno l'abito cotidiano dell'assoluto comando. Forse
-nei negozj civili gli era comodità e riposo il dimetterlo: gli
-fu duro assai ne' militari, antica e domestica occupazione di
-tutti della sua Casa, e de' quali avea riempiuto le men tristi
-ore della sua vita. Pur nondimeno, così volle al nuovo
-Statuto obbedire e star sottomesso, che quando venne domandato
-da' suoi Ministri di cedere altrui l'impero supremo dell'armi,
-mansuetamente rispose: — Se a voi par bene e giovi
-alla patria e la legge il comandi, si faccia. — E non è dubbio,
-che qualora a lui fosse venuto trovato tra' suoi capitani alcuno
-tanto degno di quell'ufficio da spegner l'invidia e gradire
-all'universale, egli avrebbe, simigliante a quel greco,
-ringraziato publicamente Iddio del dare alla patria cittadini
-di sè più valenti: nè mancò di supplire al difetto, chiedendo
-a Francesi, a Svizzeri, a Polacchi, ripetutamente e con somma
-istanza, un esperto e già vittorioso conducitore. Tanto la
-pietà, lo zelo e il debito sempre vivo e operoso inverso la
-dolce sua terra, facea modesto e premuroso costui, e dimentico
-di sè stesso e d'ogni passato. Proficuo precetto alle genti
-italiane, ed anzi rimprovero fiero e solenne, quando si pensa
-il presumere loro insolente, e l'acuta febbre d'invidia che
-continuo le travaglia e le rode. Nell'altro esempio dell'osservare
-puntualissimamente i patti e le leggi, molti principi
-si specchieranno, speriamo, con buon profitto: a noi rimane
-<span class="pagenum" id="Page_455">[455]</span>
-la felicità di sapere, che alla Maestà di Vittorio Emanuele II
-non fa bisogno, e che in ciò principalmente vuol esser egli
-del padre suo non allievo e seguace, sì bene compagno e
-competitore.
-</p>
-
-<h4>XIII.</h4>
-
-<p>
-Ma giunta è l'ora, e le sorti della Penisola dipendono
-tutte oggimai dal terribil giuoco delle spade. Milano insorge
-disperata e furiosa contra il nostro antico avversario; e il
-popolo suo dà imagine di quel gigante che pugna con innumerabili
-braccia da un sol corpo animate, così congiunta e
-stretta e concordemente feroce combatte quella città. Ne sono
-gl'imperiali alla perfine scacciati, e Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span> è di
-pronto sussidio richiesto, perchè il frutto non si disperda della
-vittoria difficile e sanguinosa. Nel consiglio del Re non siedono
-del sicuro uomini dubitosi e timidi, nè poco caldi della causa
-nazionale. Niente di meno, il passo audacissimo e di momento
-sommo e supremo, pone tutti in grave apprensione, e pendono
-i più nell'avviso di soprattenere la mossa. — Mancare all'esercito
-gran parte ancora dei Contingenti, e molti di questi
-essere affatto svezzi dall'armi: sui nuovi coscritti non potersi
-fare assegnamento veruno, perchè son al tutto e digiuni
-d'ogni istruzione: dei fornimenti stessi da guerra aversi penuria
-grande, e volerci tempo a supplire: sfidarsi uno de' più formidabili
-potentati d'Europa, nel quale, checchè si dica, rimangono
-tuttora vivissime forze; soprattutto, un esercito veterano
-e disciplinatissimo, e turbe infinite da rifornirlo: aver penato
-Napoleone e la Francia intera a domare l'Austria; che potrà
-il Piemonte mal preparato? andarci la corona e l'onore di
-S. M., la salute dei Subalpini, l'avvenire d'Italia. — Così ragionavano
-i consiglieri; ma il Re, con aspetto animato insieme
-e sicuro, rispose: — Signori! i Milanesi, fratelli nostri, son
-minacciati di sterminio e mi domandano scampo; negherò
-io d'ajutarli? innanzi al dovere la volgare prudenza si tace:
-in me riposate; io mi fo di tutto mallevadore: all'armi, Signori,
-all'armi! — Ciò dice, e smosso e conseguito l'assenso
-dei circostanti, manda affrettatamente il Generale Bes, con
-<span class="pagenum" id="Page_456">[456]</span>
-qualche schiera più spedita e vicina, a soccorrer Milano; dentro
-le cui mura, per altro, dichiara di non voler porre il
-piede, quando non abbia per innanzi con lo splendore di qualche
-vittoria ben meritato di visitarla. Godano altri d'ovazioni e
-festeggiamenti dal titolo nudo di re e da lusinghiere aspettazioni
-provocati. Egli arrossirebbe d'esser lodato di sole promesse
-e speranze, colà dove tutti ànno prodigiosamente attenute
-e compiute le proprie. Il dì 22 di marzo, intima guerra agli
-Austriaci con parole le più infiammative del mondo, e che mai
-l'Italia dalla bocca di un principe suo non aveva udite nè sperato
-forse di udire. La notte del 26, egli medesimo il Re monta
-in sella, e ponsi a capitanare il maggior corpo delle sue schiere;
-le quali, per comando espresso di lui, spiegano al vento i
-sospirati colori italiani, e il dì 29 entran le porte di Pavia.
-</p>
-
-<p>
-Così ebbe cominciamento la guerra del riscatto; durante
-la quale, che il Re mostrasse valore e coraggio ad ogni pericolo
-superiori, è poca meraviglia e mediocre pregio a paragone
-con altre sue doti, e pensando che la militare bravura
-è comune a tutti della sua stirpe, e già ne' suoi figliuoli
-risplende segnalata e chiarissima. Ma come non accennare,
-almen di passata, quanta virtù e fermezza ed annegazione
-da lui richiedessero gli altri uffici del guerreggiare? Vi risovvengano,
-Signori, le infermità sue, la complessione distemperata
-e mezzo consunta, i dolori acuti che il trafiggono,
-la lenta febbre che il lima e discarna. E contuttociò, guardate
-come l'indomato suo spirito con istoica sofferenza e
-ferreo vigore di volontà sostenta il corpo affralito, e partecipa
-i disagi più duri, e le privazioni più lunghe e penose de' menomi
-soldati. Ma sulle prime, Egli ebbe almeno a conforto
-ed alleggiamento d'ogni patire i ben succeduti combattimenti,
-le belle e frequenti prove dei nostri; vedere spesso
-il dorso dell'avversario, sperare vicina una prospera e terminativa
-giornata. A Goito, il 30 di maggio, sconfiggeva il Re
-trentamila imperiali con solo diciannovemila de' suoi. A vespro,
-e in quel mentre appunto che la vittoria scoprivasi a
-tutti sicura e patente, giunsero lettere del Duca di Genova
-annunzianti la dedizione di Peschiera; fortezza quanto altre
-mai gagliarda e munita, con abilità e bravura difesa, e per
-<span class="pagenum" id="Page_457">[457]</span>
-soccorrer la quale movea da più bande molto sforzo di gente.
-Corre la nuova tra le ordinanze, ripetesi di schiera in
-ischiera, e d'indi escono voci infinite con un sol suono che
-grida: — Viva <span class="smcap">Carlo Alberto</span> re dell'Italia. — Beatissimo lui,
-se in quella giornata medesima, su quel campo fatto glorioso,
-tra quelle armi vincitrici e incontaminate, avessegli il piombo
-nemico squarciato il petto e recato la morte. Ma sarebbe fallita
-alla misera Italia, troppa gran parte dei documenti e
-degli esempi che le bisognano, e i quali doveano mostrarsi
-specchiati e perfetti nell'esule volontario di Oporto! Molte
-cose memorevoli io taccio e trapasso. Ma se mi vien meno
-il tempo di raccontare le belle e venturose fazioni dell'esercito
-nostro, dovrò io distendermi a far narrazione e pittura
-delle sfortunate e sinistre? Descriverò io con dolore ciò che
-è in mente di ciascheduno, la battaglia di Custoza, le vettovaglie
-a un tratto mancate, l'esercito Subalpino per gli
-stenti della fame e gli spasimi della sete atterrato e non
-vinto? Narrerò come <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, o per difender Milano
-o per procurarle almeno mansuete condizioni dagli imperiali,
-abbandonasse i ripari certi che aveva dietro le sponde del
-Po e del Ticino? Dirò come protestasse a molti più avventati
-che coraggiosi, — poco importargli di farsi uccidere quivi o altrove,
-tal dì o tale altro; e però, quando persistessero fermamente
-a volersi ad ogni costo difendere, e privi eziandio
-d'ogni speranza d'esito buono, ei disdirebbe le convenzioni
-trattate col maresciallo austriaco, e di costa a loro combatterebbe
-insino all'ultimo sangue? — Narrerò altresì com'egli
-effettivamente disdisse i patti, e il Municipio invece li rannodò
-e concluse, scorgendo certissimo lo sterminio della
-città; e come di quindi nascesse scompiglio feroce, ire implacabili
-e pazze, rischio estremo di guerra fraterna, rischio
-estremo di vita pel calunniato Monarca? Scrivano di tal subbietto
-i nemici nostri, e palpino volentieri quelle luride piaghe:
-io ricondurrò prestamente il vostro pensiero sulla bontà
-e intrepidezza di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>; le quali, a guisa di nave
-fatta colle percosse, sotto il martello dell'avversità vedremo
-riuscire compiute e ammirande, e alla civile santità conformissime.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_458">[458]</span>
-</p>
-
-<h4>XIV.</h4>
-
-<p>
-In dieci dì, la ruota dei casi umani l'à dalla celeste cima
-travolto nel fondo, e con lui è inabissata la patria italiana.
-Quante speranze tradite, e che moltitudine tetra d'ingrate
-memorie gli assedian la mente e gli pesan sul cuore! Mai
-non lesse egli in alcuna storia un sì alto principio a sì vil
-fine cascato. L'Europa tutta inarcava le ciglia (or fa pochi
-mesi) sull'assennato, concorde e virtuoso risorgere degl'Italiani.
-Ora ogni cosa è corrotta dalle fazioni, e gli animi appena
-congiunti ed affratellati, si sciolgono e s'inimicano. Dove
-sono i popoli con esso lui confederati? dove la Dieta nazionale?
-dove l'Italia cospirante tutta al gran fine, e travagliantesi
-con tutti i mezzi nella maggiore delle opere? Le scarse
-truppe toscane che seco menava, soprafatte a Curtatone, si
-sperdono; le pontificie, vinte a Vicenza e a Treviso, ripassano
-il Po per non più ritornare; le lombarde vanno in dileguo.
-Napoli rivoca a mezzo cammino le sue fanterie, volta indietro
-l'armata, e all'Austria si ravvicina. Roma riprova la
-guerra in cambio di benedirla, e rappella il Nunzio che aveagli
-spedito nel campo a conforto e amicizia.<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> Non à guari,
-egli scorgeva il regno suo dilatarsi dall'Isonzo al Panaro;
-di presente, Tedeschi e repubblicani minacciangli la corona
-stessa degli avi. Sapessergli almeno le genti buon grado del
-novo e inudito ardire, e di tanto affanno e pericolo! ma in
-quella vece, l'invidiano e l'avversano i principi, lo insidian
-le sètte, e lo ingiuriano le gazzette loro sino ad incolparlo
-e tacciarlo di tradimento vile e insensato; e fra le
-moltitudini stesse à fama non certa e molto dispari alla sua
-bontà e grandezza. Dopo ciò, pongasi in luogo di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>
-qualunque spirito forte e animoso, ma meno invitto
-e prestante, e meno retto e santo di lui; e par verisimile
-assai di sentirlo dire fra sè: — Ò errato a reputare l'Italia
-capace di migliori destini; perocchè sembra men malagevole
-<span class="pagenum" id="Page_459">[459]</span>
-accostare l'una all'altra le cime degli Apennini, che i cuori
-de' suoi figliuoli. In essi la discordia è naturata ed inviscerata,
-e ogni poco di moto e d'ardore che sopravvenga, ne fa pullulare
-i semi, all'infinito fecondi. Bello era il tentare; bello scrivere
-nella storia questa gran prova del mio buon animo. Ora,
-somiglierebbe a sciocchezza, poichè il naufragio della Nazione
-vien sicurissimo, il non procacciare salvezza alla mia corona
-ed al popolo mio. Sentiranno gl'Italiani disconoscenti quello
-che in me possedevano, quello che in me ànno perduto e
-loro è impossibile ricuperare. — Ma l'eroica mente di <span class="smcap">Carlo
-Alberto</span> così non ragiona; imperciocchè, dall'ora ch'ei concepì
-la virtù civile perfetta, e giurò in cuore la impresa illustre
-e magnanima, ei fu, come a dire, trasfigurato, e incentivo
-di privati interessi e ambizioni più nol toccò. Quindi gli
-strabalzamenti della fortuna, i successi dell'armi ingiuste e
-spietate, le malignità umane, le scoperte frodi, le dissipate
-illusioni, possono all'anima sua recare trafiggimento ed angoscia,
-ma non piegarla nè tramutarla. Scordando sè e immedesimandosi
-tutto con la sua patria, vive non della propria
-ma della perpetua vita di quella. Ripiglieràssi la guerra
-o no? placherannosi le sorti o peggioreranno? Risorgerà egli
-onorato o sempre starà giacente; raccoglierà biasimo o lode;
-morrà chiaro o disconosciuto? Queste cose, a petto della salute
-d'Italia, e a vista delle remote e finali vicissitudini delle
-nazioni, sono nel giudizio di lui non più che danni e accidenze
-particolari, e declinazioni transitorie del corso diretto
-e inerrante della provvidenza. A lui basta discernere, che
-quello che oggidì non accade, accadrà domani o il dì dopo o
-non sa ben quando, ma certo accadrà. Fatale è il conseguimento
-dei fini legittimi ed eminenti dei popoli: ma chi lo
-vedrà col lume terreno e gli occhi di carne, Dio solo conosce.
-Forse tutti coloro che travagliansi oggi per ciò con ansiosa
-pena, giammai non mireranno il bene che tentano e sperano;
-ma beato chi scende dentro la tomba consolato dalla
-visione dello immancabile e giocondo avvenire. Per fermo,
-di tutti i beni mondani la gloria e la buona fama tengono il
-colmo, e crucio gravissimo a sostenere è la beffa e lo strazio
-del proprio nome. Pure, gran conforto è a pensare che il
-<span class="pagenum" id="Page_460">[460]</span>
-dì della gloria spunterà nondimeno sull'onesto e sul prode:
-conciossiachè l'onore necessariamente si sposa con la virtù;
-e il sole della verità consuma col tempo il fango e il lezzo
-delle umane tristizie.
-</p>
-
-<p>
-A tale santità di pensieri e a tale prestanza di cuore si
-alzò <span class="smcap">Carlo Alberto</span> per l'efficienza miracolosa della religione
-civile, in cui la pietà verso Dio e la carità inverso la
-patria si contemperano e si confondono: il perchè qui rinasce,
-io ripeto, la virtù greca e latina, ma più integra e meno
-fastosa, e non dubitante di sè medesima come quella di
-Bruto, e insegnante a Catone di saper sopravvivere alla
-sventura. Per tale virtù, mentre i partiti si accusano e si
-rimbrottano rabbiosamente, <span class="smcap">Carlo Alberto</span> nè si adira nè
-accusa nè maledice, e oppone con regia alterezza alle macchinazioni
-la legge, alle improntitudini la pazienza, alle calunnie
-il disprezzo. Per tale virtù, mentre cresce da ogni
-banda lo scoramento, e mentre l'accorta diplomazia si sbraccia
-a persuadere la pace, or proponendo discreti patti e al
-Piemonte assai profittevoli, ora indugiando ed intrattenendo
-e con arti sottilissime spaventando, <span class="smcap">Carlo Alberto</span> maravigliasi
-forte, che un primo rovescio abbia intorno a lui freddato
-tanto bollore, e sdegnasi di negoziare a pro degli Stati
-suoi proprj, dove si tratta della salvezza generale degl'Italiani:
-per questa sola avere pericolato la vita, e quella carissima
-de' suoi figliuoli; aver profuso ogni suo tesoro, interrotto
-ogni studio di pace, ogni domestica contentezza e
-quanto à di bene il regnare. Quindi, del voto risolutissimo
-delle due Camere, di doversi ritentare le sorti dell'armi e ripetere
-con ogni fierezza e ostinazione la guerra, egli più che
-tutti gioisce e l'approva, stimando con buona ragione, che il
-sollevamento Ungarico, i mali umori de' Croati, il resistere
-di Venezia e il prossimo dar nell'arme di tutta la Lombardia,
-porgano alla misera Italia occasione e speranza di una
-felice riscossa. E però, come nulla avesse ancora operato e
-patito, come arridessero appresso di lui le prime intatte lusinghe,
-come non fossersi le fazioni piaciute di satollarlo
-d'oltraggi e con isconce menzogne ucciderne la fama e
-l'onore, tranquillo e fidante, e ne' rischi cresciuti e moltiplicati
-<span class="pagenum" id="Page_461">[461]</span>
-più impavido che per l'innanzi, ecco impugna la seconda
-volta la spada, e pianta di nuovo nel suolo lombardo la bandiera del nostro riscatto.
-</p>
-
-<h4>XV.</h4>
-
-<p>
-Quello che ne seguisse, non è qui, pur troppo! occulto a
-veruno. Sotto i bastioni di Novara, l'Italia stramazzò tuttaquanta;
-e il giardino del mondo, salve queste poche provincie,
-è dalle barbariche torme novellamente calpestato e diserto.
-Fu supremo infortunio; se non che, la bontà eroica di
-<span class="smcap">Carlo Alberto</span> vi lampeggiò di tal lume, che la stessa calunnia
-abbagliata e svergognata si ammutolì. Troppo m'è ingrato
-e penoso, che dovendosi per me toccare queste cose
-leggieramente e per transito, io non possieda almeno una
-più maestrevole arte di compendiarle.
-</p>
-
-<p>
-V'è noto, che nella giornata funesta di Novara, il valore
-tragrande degli ufficiali e di alcune schiere elettissime fece
-per lunga pezza propendere la vittoria dal lato nostro. Se
-non che, in sul tramontare, gl'imperiali ingrossati di nuove
-truppe, rinfrescarono con tal vigore gli assalti, che non pure
-s'ebbero in mano la Biccocca, già presa e ripresa più d'una
-volta e con molto sangue; ma fu forza ai nostri di cedere e
-di ritrarsi da tutte le parti, ricoverándosene buona porzione
-dentro Novara. In quel punto, riarse l'ira pertinace ed arcana
-de' nostri destini. In parecchie ordinanze entrò lo scompiglio,
-in alcune lo sgomento, in altre l'indisciplina, nell'esercito
-intero la certezza e lo sconforto della disfatta. Prima,
-una lunga fila di feriti e fuggiaschi, mista di cavalli, d'artiglierie,
-di carriaggi, si rimpiattava in città, e propagava intorno
-mestizia e paura. Seguivano altre colonne poco ordinate,
-ed altre affatto scomposte e dal digiuno allibbite. Qua
-ufficiali come dissennati per crepacuore; là caterve di ammutinati
-che predavano e saccheggiavano; poi squadroni di
-lancieri avventantisi contro i rapinatori; poi l'aria assordata
-di strida, le vie tinte di sangue e di cadaveri ingombre;
-mentre sugli spalti continuo sparavano le artiglierie, e fuor
-<span class="pagenum" id="Page_462">[462]</span>
-delle porte, a notte già chiusa e sotto la fredda pioggia, duravano
-ancora ostinati alcuni battaglioni a combattere, non più
-per la fortuna delle armi, ma per scemar la vergogna. In
-tutto quel giorno, Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span> aveva così alternati e
-meschiati gli uffici e le parti di capitano e di fantaccino, che
-parecchi de' suoi Ajutanti erangli morti dallato; nè però consentì
-mai di ritrarsi a luoghi men minacciati. Poi, quando in
-sul calare del sole riconobbe la battaglia perduta, e tornare
-inutili le prodezze del Duca di Genova per rivocare al conflitto
-gli stanchi e scorati, inutile ogni uso ch'egli stesso faceva
-per ciò dell'autorità regia ed ogni efficacia d'esempio,
-cesse riluttante al suo fato, ed a lentissimi passi e confusi,
-nulla badando ai projetti che ognora più spesseggiavano, faceasi
-prossimo alla città; quando gli giunsero avvisi certi
-degli sforzamenti e delle rapine che là entro e fuori si commettevano
-dai soldati suoi proprj. Allora, quel grande infelice,
-rotto il silenzio e l'esterior calma che in tanto disastro
-sapea pur mantenere, sclamò, con profondo trambasciamento
-del còre, quelle memorande parole: — Ahi! tutto è perduto, ed
-anche l'onore. — Nè potendo ristarsi nè quietare nè correre,
-cavalcava agitato e affrettato lungo gli spalti ed i baluardi
-della città. Narrano, ma io non ne so netto e sicuro il vero,
-ch'Egli meditando una fazione così temeraria come gloriosa,
-facesse interrogare alcun drappello di cavalieri, se volevano
-in quella medesima ora a un mortale cimento seguirlo: risposero,
-che volentieri; ma che più non reggevano la persona,
-e mal potevano, per la fatica, le armi. Ma, checchessia
-di ciò, quest'un fatto è certissimo ed assai vulgato, che vedendolo
-il generale Durando esposto tuttora alle offese del
-nemico, ed anzi cercare i luoghi di più manifesto pericolo,
-pigliò ardire di usargli alquanto di pietosa e cortese forza, e,
-strettagli affettuosamente la mano ed il braccio, di là lungi
-il traeva. A cui il Re, con ineffabile dolore impresso nel volto
-e nel suono delle parole: — Generale, disse, questo è l'ultimo
-giorno mio, lasciatemi morire. — Voi l'udiste: l'eccesso dei
-publici mali faceagli cara sopra ogni bene la morte, e come
-uomo che veste carne, umanamente si doleva e parlava. Ma
-che niuna disperazione si nascondesse in quei detti non degna
-<span class="pagenum" id="Page_463">[463]</span>
-della civile santità e d'un gran cuore italiano, lo testimoniano
-gli atti di lui successivi, e quello che raccolsero ammirati
-dalla sua bocca gli abitanti di Antibo, ai quali, tre dì
-soltanto dopo il terribile caso, affermava essere la causa italiana
-rivivente ed imperitura; e che quandunque e comunque
-fosse la guerra per rinnovarsi contro dell'Austria, Egli saria
-ricomparso a combattere, volontario soldato tra i volontarj.
-Le quali cose ci rendono certi, che qualora fossegli riuscito
-d'accattar quella sera una pronta morte dalle mani degli
-stranieri, già non avrebbe cadendo gittato come Koschiusco
-la spada, e sconsolatamente gridato: <i>Finis Italiæ</i>. Ed anzi, in
-quel punto medesimo in cui parlò quelle tetre parole al Durando,
-ripigliato l'abituale e fortissimo impero che esercitava
-sul proprio animo, concepì e risolvette un'azione più difficile
-del morire. E per vero, entrato appena in casa il conte
-Mellini, dichiarò ai circostanti, che per attenuare al possibile
-quel tremendo infortunio e far tollerabili i patti del secondo
-armistizio, egli, come specialmente odiato dal capitano dell'Austria
-e sospetto ai diplomatici e ai principi, e d'altra parte
-geloso e sdegnoso supremamente dell'onor suo, risolveva di
-abdicare. Subito, ciascuno gli fu intorno, e i figliuoli segnatamente,
-per ismuoverlo da quel proposito. Ma egli, levatosi in
-piedi, con fermo viso ed atto imperante, soggiunse: — Io non
-sono più il Re; vostro Re è il mio figliuolo Vittorio Emanuele II. — Cresce
-e propagasi il lutto e l'accoramento, scorgendosi
-troppo bene, che piena ed immutabile rimaneva quella sua volontà.
-Egli, ristrettosi a breve colloquio col nuovo Re, parlògli
-l'estreme parole, pienissime di virtù e sapienza: — dolergli
-forte che incominciasse a regnare in congiunture sì gravi e
-sul pendio di tanta ruina; ma i saggi che avea veduti di lui,
-dargli buon pegno che salverebbe il trono, l'onore e la libertà;
-tre cose che pel buon principe fanno una sola, e che
-disgiunte, tradirebber la gloria e la prossima grandezza e
-potenza di Casa di Savoja. Al monarcato non porgere più
-fondamento e splendore il dritto divino, ma la civiltà e larghezza
-degli istituti, la religione del giuramento e l'universale
-dilezione ed estimazione; le quali non saranno
-mai per mancare quanto tempo i re, piuttosto che dominatori
-<span class="pagenum" id="Page_464">[464]</span>
-ed arbitri, gradiranno di essere i primi magistrati delle
-lor patrie. Credesse ciò a lui sopra tutti, il quale avea scòrta
-la differenza che passa tra l'affezione de' cortigiani e quella
-dei popoli, e quanto sia generoso e soave regnare più assai
-come cittadino fra uguali, che come signore fra sudditi. Del
-rimanente, si ricordasse ogni dì, ripensasse in ciascuna ora,
-in ciascun istante, dove fosse egli nato e da cui. — Queste
-cose diceva risoluto e tranquillo, mentre d'ogni intorno non
-era che pianto e costernazione.
-</p>
-
-<h4>XVI.</h4>
-
-<p>
-Oh quanto è vero che gli atti umani tirano ogni pregio
-e decoro da entro sè, e niuna cosa li può far grandi e memorevoli
-eccetto la sola virtù! Di molti principi segna e menziona
-la storia la rinunciazione del trono, e in questo secolo
-massimamente, alle corone poco grazioso e benigno. Ma radissime
-volte all'atto è seguitata la commendazione e la gratitudine
-delle genti, perchè mosso da cagioni o non tutto virtuose,
-o poco o nulla spontanee. A Carlo Xº, a Luigi Filippo,
-a Ferdinando austriaco (per tacere d'altri), diè legge la necessità
-e non l'elezione. In passato, non furono ingiustamente
-a Cristina di Svezia cantate lodi superlative da tutti i poeti
-d'Europa; ma, infine, che fece ella se non posporre il trono
-all'apostasía, e offrirsi poi a fastoso spettacolo a tutte le corti,
-e non si privando d'alcuna pompa e d'alcuna regia delizia?
-Certo, volonterosi abdicarono Diocleziano, Carlo V e Carlo
-Emanuele di Savoja: ma come dell'alta ricusazione si pentissero
-poi e si arrovellassero il primo ed il terzo, a nessuno
-è celato. Carlo V, il glorioso fatto guastò con la boria e
-l'ostentazione, e continuando a voler governare l'Escuriale
-dalla sua cella di San Giusto, troppo ancora sensitivo alle
-umane grandigie, benchè facessesi vivo distendere in sulla
-bara e celebrare il mortorio.
-</p>
-
-<p>
-Il deporre, invece, che fa lo scettro Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span>,
-oltre all'essere volonteroso affatto e spontaneo, à per cagione
-immediata ed unica la intenzione sincera del bene; e vien
-<span class="pagenum" id="Page_465">[465]</span>
-fatto con semplicità e modestia, non ostanti mille contrarie
-preghiere e persuasioni, e quando a lui è cresciuto sopra
-misura l'amore, la venerazione e l'obbedienza dei popoli.
-Egli non iscambia, è vero, la reggia e il monarcale paludamento
-con la povertà superba e affettata d'una cella e d'una
-cocolla: ma perchè l'alto animo suo si mostri aperto ed intero
-qual è, e il frutto che spera dell'abdicazione non sia dimezzato,
-danna sè stesso ad esiglio perpetuo; la consorte, i
-figliuoli (degni tanto di lui), le paterne case, gli amici d'infanzia,
-la sua Torino abbandona; e non soffre che il seguano
-nel remoto ritiro, non che l'apparato orgoglioso, ma gli agi
-e le commodezze del trono. In quella notte medesima, preso
-commiato da tutti e ognun ringraziando affettuosamente, con
-due soli famigli, così stanco e spossato come dalla battaglia
-era uscito, con la poca moneta che improntò da' suoi Ajutanti,
-avviossi quel generoso verso la lontana terra che a ricovero
-s'avea scelto. Procedeva tacito e scompagnato, senza più insegna
-nè onore nè vestigio alcuno di re; ma nelle sale del
-Parlamento rimbombava da ogni lato l'acclamazione del suo
-nome, e solo a tempo a tempo la interrompevano i singhiozzi
-e le lacrime dolci e abbondevoli d'amore e di gratitudine:
-ognuno che di lui ragionava, prendea dal subbietto facondia
-insolita e prepotente; e per dar fine a quell'estasi (se posso
-così domandarla) di meraviglia e dolore, fu bisogno ricordare
-la maestà del luogo e la fierezza sopraccrescente dei casi, la
-quale piuttosto che piangere di tenerezza sulla bontà eroica
-di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, ricercava da ogni buon cittadino che se
-ne imitasse la costanza e il coraggio. Spettacolo novo e sublime,
-e non potutosi ancor mentovare dagli annali d'alcun
-Parlamento. Egli fu quel dì salutato la prima volta pubblicamente
-col nome augusto di Martire: quindi un'aureola celeste
-e perdurabile l'incorona, e il suo trionfo vassi di mano in
-mano tramutando in apoteosi.
-</p>
-
-<p>
-Io mi querelava più sopra di dover tacere nel mio racconto
-moltissimi particolari, pieni di cospicui documenti e
-d'alto e maschio sentire. Pure, non voglio del mesto pellegrinaggio
-di Carlo Alberto lasciare ignoto un accidente, che
-nell'esteriore dimostranza è nulla, e rispetto ai secreti del
-<span class="pagenum" id="Page_466">[466]</span>
-cuore è oltremodo significativo. Guardatelo; egli entra sconosciuto
-in Burgos, metropoli della Vecchia Castiglia. Quante
-memorie in quelle visigotiche mura, in quel combattuto castello
-e in quel tempio vetustissimo, dove Pelagio prometteva
-e giurava al Signore la redenzione delle Spagne, dove i Sanci
-e gli Alfonsi e il Cid Campeadòr e i Cavalieri d'Alcantara
-e di Calatrava sospendevano per trofeo le verdi bandiere e
-le ingemmate scimitarre! Memorie care e venerande, segnatamente
-a Costui, ch'ebbe tutta l'anima sua nudrita di spiriti
-cavallereschi e infiammata della fede dei popoli antichi;
-a costui, ripeto, che adorando nella Causa d'Italia un giusto
-e santo decreto di Dio, scorgeva nel suo Piemonte quasi
-un'immagine delle Asturie Spagnuole, e ne' Croati e negli
-Stiriani una simiglianza di Mori e di Saraceni.
-</p>
-
-<p>
-Chi è questo forestiero, domandava la gente tra curiosa
-ed attonita, così pieno di maestà e di pensosa e tacita melanconia,
-e il quale erra così solo pel mondo? Quindi, con
-atto involontario, fánnogli ossequio e cortéo. Risponde con
-grazioso saluto, e senza nè rallentare i passi nè divertirli, va
-diritto alla Cattedrale. E quivi cadendo ginocchioni, com'era
-usato, dinnanzi a Cristo in sacramento, entra in tale fervor
-di preghiera, che in breve tempo gli occhi e le gote gli si
-empiono e bagnano di caldissime lacrime, senza fine rinascenti
-e copiose. E ricordate, o Signori, che nessuna delle
-sue grandi sventure gli spremette mai dagli occhi una stilla
-nè gli trasse dal petto un gemito sconsolato: solo nel grembo
-di Dio quell'animo generoso non teme di rallentare un poco
-la rigida custodia che fa di sè stesso, e dirottamente piange.
-</p>
-
-<p>
-Oh perchè il mondo non seppe il tenore delle sue preci,
-e non ebbe orecchi per quel colloquio dell'anima! Molti
-apprenderebbero del sicuro, come convenga pregare Iddio
-ne' calamitosi giorni della patria, come adorarlo umilmente
-da Italiani e da cittadini, e conseguire virtù rassegnata insieme
-e imperterrita nelle politiche disavventure. Lacrimava
-dirotto, e la pallida e severa sua faccia pareva in quel santo
-lavacro tramutarsi quasi e rabbellirsi di gioventù. Imperocchè
-non si mescolavano alle lacrime sue nè rimorsi nè terrori,
-ma contentezza invece del bene accetto sacrificio, e sicurezza
-<span class="pagenum" id="Page_467">[467]</span>
-intera di esaudimento; e forse un domandare da sua parte
-e un promettere lassù dal cielo con arcane ed intime spirazioni,
-che presto sarà per uscire dai travagli del doppio esilio.
-</p>
-
-<p>
-Ma come ciò sia, questo rimane vero, che al Principe
-martire Dio non consentì sulla terra neppure un anno di pacato
-raccoglimento e di blando e ricreativo riposo; perchè
-in lui dovea colorirsi e perfezionarsi fino alle menome lineamenta
-la imagine e la figura dell'Eroe italiano, quale il vogliono
-i tempi, e secondo i nobili ed austeri precetti della
-Religione Civile. Quindi, in sul cadere di luglio, aggravatesi
-rapidamente le vecchie infermità sue, immaturo d'anni, maturo
-di magnanimità e di gloria, fu con soave transito ricevuto
-tra i seggi immortali, che ai vendicatori delle nazioni e
-ai benefattori insigni del genere umano sono colassù apparecchiati.
-</p>
-
-<h4>XVII.</h4>
-
-<p>
-Io sempre ò notato e ripensato fra me, con cupa melanconia,
-come la felicità di Giorgio Washington sia troppo
-rara nel mondo, e come troppo sovente agl'iniziatori d'imprese
-sante e magnifiche venga interdetta la gioja di trarnele
-essi medesimi a fine. E qui, per tutti gli esempi valgami
-quello vulgatissimo e sì confacente al luogo ove parlo. Io dico
-del profeta legislatore, morto in sul passo della terra di promissione,
-e innanzi d'aver veduto piantare lungo il sacro
-Giordano i tabernacoli d'Israele. Forse nascondesi in ciò un
-gran mistero di placamento e d'espiazione, parendo che non
-si possa la libertà e prosperità dei popoli conseguire senza
-sconto di dolore e tribolazione, la quale ne' più illustri e innocenti
-torna maggiormente accettevole. O forse è divino
-decreto, il qual vuole per più alta glorificazione degli uomini
-sommi e delle vere virtù, che laddove queste nell'adempimento
-del fine parrebbono assai compensate e ben profittevoli
-a sè, rimangano in quella vece impremiate sempre ed
-a sè disutili, e sieno cimentate e provate insino al dì ultimo
-dalle avversità; la maggior delle quali, senza alcun dubbio, è
-<span class="pagenum" id="Page_468">[468]</span>
-perdere l'intento massimo ed unico per cui fu spesa e logorata
-ed afflitta la vita intera.
-</p>
-
-<p>
-Di quest'arte eccelsa e terribile di provvidenza vedemmo
-essere gran testimonio alle viventi generazioni il giusto
-che qui piangiamo: Egli a tanto dolore e jattura si rassegnò
-con pio e modesto silenzio. E ciò non pertanto, diviso com'era
-da ogni speranza, e sprovveduto d'ogni potere e d'ogni
-ricchezza, volle pur di lontano e insino agli estremi spiriti
-proseguir sempre a giovare l'Italia in qualunque suo
-pensiero ed atto; siccome colui che aveva deliberato di
-lasciar dietro sè ogni cosa, salvo la perfetta bontà e grandezza
-dell'animo esulanti insieme con lui, e per efficacia
-delle quali, eziandio nell'umiltà e solitudine del suo romitaggio,
-ei porgeva esempj e proferiva parole da registrarle
-la storia e ripeterle con meraviglia i nostri nepoti. A lui
-nessuna nuova sciagura della patria era rimasta celata. Sapeva
-le stragi di Brescia e la caduta dei Siciliani; quella dei
-Veneti presentiva. Sapea Toscana invasa, Roma collegarsi
-con Vienna in intimo patto d'amicizia e d'ajuto; la Russia
-schiacciar l'Ungheria; Francia e Inghilterra rimanersene
-spettatrici; in Alemagna quel desiderio spasimante di libertà
-e d'unione confederativa venirsi agghiacciando; sì gran tempesta
-di animi, sì gran turbinio di casi somigliare un esercito
-d'api azzuffato, il quale da pochi grani di sabbia lanciativi
-dentro s'acqueta e discioglie. Cresceva amarezza e cordoglio
-acutissimo all'abbandonato Re ognuna di esse sventure
-o prevista o saputa: ma con tutto questo (giova pur replicarlo),
-la fede di lui nel trionfo del buon diritto e nella libertà
-e indipendenza degl'Italiani, quella robusta fede che
-sempre e ad ogni opera sua porse i fondamenti e i principj,
-uguale a sè stessa e indeclinabile si rimaneva; e quale fu in
-trono, tale durava in esiglio; quale sotto le prime percosse, tale
-si mostrava sotto le ultime e irreparabili dell'infortunio. Conciossiachè
-ella ardeva nel petto di lui nudricata e difesa dalla
-virtù, come fiaccola di santuario perennemente custodita ed
-alimentata, e che i venti e le procelle di fuori nè crollano nè
-oscurano: con ciò insegnando a noi tutti e all'età incredula e
-fiacca che il buon cittadino può d'ogni cosa vivere in dubbio e
-<span class="pagenum" id="Page_469">[469]</span>
-in paura; non delle speranze, però, fondate nella giustizia e nel
-dritto; non della sapienza altissima che creò da principio le
-leggi e gli ordini eterni del mondo civile, e giurò nel profondo
-consiglio suo la salute delle nazioni. Cotale trovarono
-<span class="smcap">Carlo Alberto</span> i messaggi del Parlamento, e sì fatti sensi, e
-non altri giammai, racchiudevano le sue risposte e i suoi
-caldi e ingenui colloqui, nessun dei quali menava egli a fine
-senza molto rammaricarsi e compiangere le nuove conculcazioni
-e gli strazj della dolce patria perduta. Quanto a sè e
-alle avversità proprie, al grande scopo fallitogli, al deposto
-diadema, all'acerbità dell'esiglio, ai sostenuti travagli, alle
-immedicabili infermità, al poco avanzo di vita, nessun lamento
-giammai e nessuna stanchezza, come fossero sacrificj
-appena uguali al suo debito, od accidenti di nulla importanza
-verso la causa comune e perpetua d'Italia. Degli sconoscenti
-e calunniatori, di tanti che lo schernirono, e ne abusarono
-l'amicizia e la fede, si risentiva sì poco, che pareva neppur
-saperli e neppur ricordarli. Ma, rispetto al trasmodare dei
-partiti, ai lor soppiatti maneggi, alle fomentate dissensioni,
-agli eccessi, ai vilipendj, alle slealtà, se reputava dannoso il
-tacere, sempre mansuetamente parlavane, compiangendo
-piuttosto che infierendo e increpando: accusava i tempi, scusava
-gli uomini, e solo pregava da Dio che l'esperienza luttuosa
-giovasse, e a tutti apparisse manifestissima la necessità
-di maggiore prudenza, concordia ed annegazione; perchè
-appena imparato ad esser virtuosi ed uniti, nessuna forza
-umana, diceva, c'impedirebbe di diventare nazione, e pareggiar
-di nuovo con l'opere la inestimabile grandezza delle
-memorie e del nome. Però, quest'unico desiderio raccomandava,
-morendo, alla carità de' figliuoli, all'amore, alla fede
-de' popoli suoi; questo consiglio legava come un tesoro ai
-presenti Italiani ed agli avvenire.
-</p>
-
-<h4>XVIII.</h4>
-
-<p>
-E noi giuriamo d'esser virtuosi ed uniti, e sul tuo feretro
-lo giuriamo, che poco o nulla disgrada dalla santità d'un
-<span class="pagenum" id="Page_470">[470]</span>
-altare. Vero è bene, che secondo l'universal rito, la Chiesa
-(benigna madre) procaccia con molte preci e olocausti di
-suffragare l'anima tua, e propiziarti il giudicio di Dio, il
-quale ad ognuno volge tremendo ed occulto. Ma, in cospetto
-di sì sfolgorante virtù e nel mondo sì inaspettata; per quel
-paterno e incomparabile amore da te dimostrato ne' tuoi
-soggetti; per le libertà e ottime leggi largite loro, e con fede
-antica e gelosissima conservate; per l'esempio e la norma
-che agli uomini tutti ài segnata dell'alta pietà religiosa e
-della civile carità, convenientissime ai tempi; per quel testimonio
-che ài fatto solenne e dolorosissimo della verità e
-della giustizia, onde del nome di Martire ti coroni; lecito è
-a noi di pensare, che già trionfi nel sommo dei cieli, purissimo
-d'ogni tabe, e che meglio ti si addirebbero gli osanna e
-i turiboli, che le piangevoli requie e le funebri lustrazioni.
-Ciò noi crediamo saldissimamente; e quindi dal tuo sepolcro
-come da veneranda reliquia, piglieremo gli augurj e aspetteremo
-l'aura di redenzione; e te accompagnato e seguito
-lassù dagli spiriti benedetti che per l'Italia gettaron le vite
-o crudelmente patirono, te invocheremo celeste riconciliatore
-tra Dio e la patria infelice. Tu per amore di lei soffristi
-di non più rivederla e ogni cosa diletta lasciare; ma la tua
-gloria sopramondana a Lei ti raccosta e congiunge con perpetuo
-bacio ed abbracciamento, e a noi tutti nella tua forma
-migliore ti fa presente; nè mai ci paresti più vivo e spirante,
-nè mai sì vicino, nè meglio sentito e veduto. Noi sentiamo
-nei cuori la possente tua voce; vediamo l'anima tua volante
-sulle nostre bandiere; e il contatto divino e diuturno
-di lei con tutte l'anime nostre ci riempie e scalda non ben
-sappiamo di quali affetti soavi, e di qual pungente desiderio
-d'opere grandi e intemerate e degne d'Italia. Prosiegui,
-etereo intelletto, con quella efficacia stupenda ed ineluttabile
-che ora puoi colassù da Dio medesimo derivare, prosiegui
-a correggere i petti traviati e superbi de' tuoi cittadini.
-Mostra loro, che non accade senza terribile necessità l'accumularsi
-degli infortunj, l'infierire dei destini, l'empie battiture
-dei Barbari; conciossiachè unicamente nelle calamità
-e nel dolore ripurgansi al pari degli individui eziandio le
-<span class="pagenum" id="Page_471">[471]</span>
-nazioni, e come oro nel fuoco lasciano alfine le scorie de' vizj,
-e rimondansi d'ogni macchia e bruttura. E il buon antico
-metallo degli Italiani, scorgesi apertamente che dal secolare
-servaggio, dalle astiose passioni e dalla ruggine dell'invidia
-e dell'albagia, troppo è ancora offuscato e corroso. Mostra
-deh! loro, che in tanta dissoluzione dei vecchi principj e
-delle vecchie credenze per ogni parte d'Europa, e in tanto
-universale rigoglio di basse cupidità e ambizioni, non da alcuna
-autorità di fede e di legge infrenate, a quella nazione
-è promesso non che l'essere e l'arbitrio di sè, ma sì veramente
-il morale e intellettuale imperio del mondo, la quale
-saprà innanzi e meglio dell'altre infiammarsi della virtù,
-riedificare i principj, fuggir le sètte e le sedizioni; e praticando
-ogni più duro e travaglioso dovere di cittadino, procedere
-nobilmente al possesso comune ed inconsumabile del
-diritto e della libertà. Imperocchè una voce arcana mormora
-dentro il cuore dei popoli, e va lor dicendo: — apparecchiate
-le vie, addirizzate i sentieri alla nuova forma di civiltà. Il
-mondo à sete di giustizia e credenza; à sete di libertà germogliata
-dal dovere, di scienza irradiata dalla religione, di
-popolari reggimenti corretti e magnificati dall'educazione e
-bontà delle plebi. Sorgete, apparecchiate le vie; e quel primo
-in fra voi che ritempreràssi nella fede, e arderà del fuoco
-della Religione Civile, e farà gl'infimi e i sommi con più amorevole
-atto insieme abbracciarsi, quello spezzerà del sicuro,
-come Sansone, le porte del carcere suo; quello grandeggierà
-fra voi tutti, e le sue piaghe saranno sanate, e tornerà a
-risplendere sulla montagna come signacolo delle genti.
-</p>
-
-<p>
-Anima di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, regnatrice vera e perpetua
-d'Italia, sento, io medesimo sento che del tuo soffio immortale
-mi scaldo, e già della virtù m'innamoro, della fratellevole
-unione ò desiderio infinito; e parmi, nè stimo di errare,
-che simiglievoli effetti vai tu qui producendo negli astanti
-numerosissimi. Concordia, o Liguri, o Piemontesi, o Siciliani,
-o Napoletani, o Lombardi; amore e concordia, per Dio.
-Dopo tante allucinazioni ed esorbitanze, dopo tanti odj e
-sospetti, dopo le vane congiure, i temerarj conati, le gare
-fratricide e spietate; giovi e talenti a noi pure di scrivere
-<span class="pagenum" id="Page_472">[472]</span>
-nella memoria, o meglio nel sacrario del cuore, quella dantesca
-rubrica: <i>Incipit vita nova.</i> Così i raumiliati e rifatti dalla
-sventura, così legati e stretti d'un nodo, e potenti di fratellanza
-e di carità, faremo vero quel tuo detto sovrano e profetico,
-o Re santo e inspirato; quel detto a cui solamente il
-civile nostro dissidio à dato sembiante di amara menzogna:
-L'ITALIA FARÀ DA SÈ.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_473">[473]</span>
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-<i>Due mesi dopo la recitazione dell'Elogio, veniva l'Autore scelto
-deputato al Parlamento Piemontese dalle città di Genova e di Pinerolo.
-Ma stategli dal Governo negate le lettere di naturalità, Egli
-pubblicava nelle gazzette le parole che seguono:</i>
-</p>
-
-<h3 id="pinerolo">AGLI ELETTORI DI PINEROLO
-E DEL SESTO COLLEGIO DI GENOVA.</h3>
-
-<p>
-Fallitami una condizione richiesta ad esercitare l'ufficio
-di Deputato, a me fallisce, Elettori, eziandio l'onore e la
-dignità di sedere vostro rappresentante nel Parlamento. Ciò,
-per altro, non mi scema il dovere di ringraziarvi pubblicamente,
-siccome fo, del mandato da voi proffertomi; il quale,
-secondo mio costume, nè avea chiesto, nè in alcuna guisa
-brigato e sollecitato. Io vi ringrazio, pertanto, con caldo animo
-di aver voluto, scegliendomi, rendere buona testimonianza all'intera
-mia vita, e dimostrare altresì ai popoli subalpini, che
-voi tenete per concittadini vostri tutti i figliuoli d'Italia, e
-credete ottimo consiglio di non rimovere dalla patria ogni
-soccorso d'ingegno e d'opera che venir le possa da quelli.
-Intanto, col vostro suffragio succeduto alle stampe del Comitato
-Elettorale della Liguria da me sottoscritte, voi dato
-avete conferma e sanzione ai principii in esse manifestati;
-e di ciò pure vi riferisco grazie speciali, e trággone assicuranza
-e compiacimento: perchè non è mancato chi à voluto
-appuntarle, e far chiose e commenti strani intorno ad alcuni
-nomi; quasi che una lista prolissa di candidati non sia materia
-sottoposta a molti accidenti, e ad alcuni peculiari e individuali
-rispetti e motivi; e la volontà e l'opinione dei proponenti
-non uscisse chiara e sincera dal tutto insieme della
-nota. E neppure è mancato in altre provincie d'Italia chi
-quelle mie proteste d'imparzialità e di spirito temperato e
-conciliativo à stimato insufficienti, e non abbastanza al presente
-ministero inchinevoli e amiche: come se un ministero
-leale e fidante nel proprio operato voglia e possa adombrarsi
-d'uomini moderati, imparziali e conciliativi; atteso che questi
-<span class="pagenum" id="Page_474">[474]</span>
-certissimamente piegheranno alla parte sua non pure
-quando la visibile bontà degli atti di lui e il suo antico e assennato
-amore delle libere istituzioni ad essi lo raccomandi,
-ma ben anche allora che, salvo l'onore e i principii, la necessità
-dell'utile pubblico ciò senz'altro rispetto e ragione
-lor comandasse. E in ambo i casi tanto più peserebbe e fruttificherebbe
-il lor voto, quanto non cadrebbero appo veruno
-in sospetto di servilità e di cieca adesione; e in quanto (giova
-serbarlo in memoria) le passate miserie e paure non concedono
-ancora alla moltitudine di spogliarsi di ogni sinistra
-preoccupazione inverso chi regge la cosa pubblica, o loro
-s'accosta senza riserbo. D'altro lato, io non so intendere
-come in paese da passioni tuttora commosso, e dalle quali
-non sembrava abbastanza immune neppure chi amministra
-e provvede, e quando era discrepanza non lieve di giudicii e
-di massime, chi volea ragionar di concordia e persuadere
-ogni mente ad accorrere a dare i suffragi, dovesse tutto
-gittarsi dall'una delle bande, e farsi tromba di un sol partito.
-</p>
-
-<p>
-Il proposito di tutti voi, Elettori, fu di sottrarre da ogni
-rischio non solo la legge fondamentale, ma eziandio ciascuna
-di quelle che sono domandate organiche, e mallevano l'uso
-e l'autorità dei vostri supremi diritti. Nell'una e nell'altre
-torna funesta al presente ogni notabile mutazione; imperocchè
-al popolo fa ora bisogno, sopra ogni cosa, il sentimento
-comune e profondo della sicurezza, della fiducia e della stabilità
-e perduranza; e il potere egli, senza alcuna apprensione
-e sospetto, restringersi tutto col Governo, e francamente
-e vigorosamente ajutarlo. Ma sia lode al vero; da chi temiamo
-oggi che possa procedere maggiore pericolo di mutazione
-e maggior contrasto alle nuove franchigie? dai nemici
-della libertà, ovvero dai troppo amici? Contro questi è
-la condizione grave dei tempi, sono l'uso e l'esperienza
-cresciuti, è il buon senso italiano che disnebbiato dal fumo
-delle astiose passioni, torna a poco a poco a risplendere di
-sua tranquilla e nitida luce. Per contra, ai nemici palesi od
-occulti della libertà, e a coloro che se non ucciderla affatto,
-vorrebbono almeno a tisichezza condurla, ogni cosa sembra
-in Europa dare ansa e recar favore; e poco meno che la intera
-<span class="pagenum" id="Page_475">[475]</span>
-Diplomazia, massime intorno di noi, dà loro di spalla,
-e tutto dì li rinfocola e sprona e consiglia. Ciò posto, chi
-non vede la convenienza, o, meglio, la necessità di mandare
-al Parlamento uomini tanto caldi e fermi e fondati nell'amore
-di libertà, quanto assegnati e riguardosi; e così indipendenti,
-imparziali e scevri d'ogni affetto di parte, come
-leali e conciliativi? Conciossiachè siffatti uomini solamente,
-senza spiacere agli incerti e incuranti, che sono i più, nè
-troppo offendere quelli cui il passato facea prode, valgono a
-spirare fidanza piena e durabile alla parte viva e illuminata
-del popolo, nella quale sola può da ultimo il nostro liberale
-Governo trovare difesa sincera, e sostegno naturale e gagliardo.
-Solo uomini indipendenti e conciliativi insieme ànno
-vera facoltà di porgere ajuto efficace e valido al ministero
-presente, talchè resista, dove occorra, con avveduta saldezza
-e prudenza alle aperte e alle soppiatte esigenze ed insidie
-esterne; e perchè respinga facilmente sì le innovazioni importune
-e immature, e le smoderanze degli impazienti e fanatici;
-e sì quello che al dì d'oggi è più temibile assai, le voglie
-cioè risorte e i disegni ripigliati di reazione, e qualunque infelice
-proposta di legge, con fine d'intaccare e restringere
-le libertà delle quali tutti per lo Statuto godiamo.
-</p>
-
-<p>
-Queste considerazioni moveano voi, Elettori, nella vostra
-scelta; moveano me, con pochi altri buoni italiani, a sottoscrivere
-le circolari del Comitato Elettorale della Liguria.
-Io mi do pace assai facilmente che se ne facciano ora poco
-benevole interpretazioni, e ingiuriose alla fama mia. Più
-d'una volta i fatti ànnomi vendicato e assoluto degli altrui
-torti giudicj;<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> ed io so troppo bene, che pesa continuo sopra
-di me la sventura ostinata, ma non però ingloriosa, di aver
-dispiaciuto a gente che mai non si placa e mai non perdona.
-</p>
-
-<p>
-Genova, li 27 dicembre del 1849.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_477">[477]</span>
-</p>
-
-<h3 id="sulpapato">SUL PAPATO,
-<span class="smaller">LETTERA ORTODOSSA</span>
-A DOMENICO BERTI.</h3>
-
-<div class="poem-container">
-<div class="poem inl"><div class="stanza">
-<p class="i01"><i>An non eligendi ex toto orbe orbem judicaturì?</i></p>
-<p class="i08"> <span class="smcap">San Bernardo</span>, Consid. IV, 4.</p>
-</div></div>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_479">[479]</span>
-</p>
-
-<p>
-Fu la presente lettera scritta per venire inserita nella
-<i>Rivista Italiana</i>, Giornale di scienze morali e politiche che
-stampavasi non à molti mesi in Torino; e però accenna in
-principio a un articolo dettato dal chiarissimo professore
-Berti, intorno alla dominazione temporale dei papi, e pubblicato
-in essa <i>Rivista</i> il 15 di agosto del 1850.
-</p>
-
-<p class="indl">
-(<i>Nota premessa alle due edizioni genovesi del 1854.</i>)
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_481">[481]</span>
-</p>
-
-<h4>I.</h4>
-
-<p>
-Io non ò dubio, Signor mio, che allo scritto vostro intorno
-alle cose di Roma, publicato or fa tre mesi in questa
-effemeride, non tenga dietro l'assentimento e la lode degli
-uomini savj. Contro all'uso corrente de' giornalisti che si
-compiacciono di asserir molto e poco provare, e frondeggiano
-in concetti e in sentenze che, a stringerle bene, dànno scarsa
-e leggiera sostanza, voi con un ragionare stringato e calzante,
-e non iscordando mai (quello che in materie tali à
-gran forza) il testimonio delle storie e il riscontro dei fatti,
-conducete il lettore a certe e lucidissime conclusioni. Libere
-parole e forse anche ardite adoperaste in geloso argomento,
-nel trattare il quale gli assennati fanno ormai troppe reticenze,
-e troppe iperboli i passionati. E d'altra parte, il
-buon senno italiano vi mosse a distinguere sempre e con diligenza
-l'oro purgato ed incorruttibile da sua scoria e mondiglia,
-separando la sostanza eterna di nostra fede dalle
-forme caduche e mutabili. Certo, tale moderanza e giustizia
-che esser dovrebbe usuale, massime in subbietti severi e di
-gran momento, diviene oggi rarissima; e di là dall'Alpi, molto
-di più. Vedete la Francia maneggiar di continuo, inverso il
-papato, o l'adulazione o la contumelia. L'una fazione e l'altra
-avventa i sofismi come saette in battaglia, e quindi accresce
-a dismisura la confusione e alterazione degli animi. A noi
-Italiani, benchè dolorosi di danni e percosse tanto maggiori
-che avemmo a tollerare da Roma, a noi in questa poca di
-terra dove possiamo senza pericolo significare la mente nostra,
-non vien meno la imparzialità del giudicio, e studiamo
-di recare ordine e luce in quel generale scombujamento.
-Così non fossero mai gli stranieri sopravvenuti a sturbare
-l'opera riformatrice de' padri nostri, i quali più volte e con
-<span class="pagenum" id="Page_482">[482]</span>
-sapienza e coraggio altissimo impresero di raddrizzare e
-correggere i traviamenti e le pravità della Curia Romana,
-senza mettere in compromesso alcuno la sostanza della fede
-cattolica, e fuggendo le controversie d'intorno al domma;
-una delle peggiori e più mortifere pesti che affligger possano
-(diceva il Sarpi) l'umana republica.
-</p>
-
-<p>
-Io sono stato in forse di movere novamente la penna
-sui casi di Roma, veggendomi colà fatto segno a incredibile
-odio e a basse e sfrontate calunnie, ed essendomi state sottratte
-da mano più inquisitrice che ladra moltissime carte
-che io preparava di mettere in luce su quel subbietto.
-</p>
-
-<p>
-Ma dalle parole vostre, o Signore, usciva uno spirito il
-quale mi à fatto (io non so come) sentir dentro l'animo che
-il silenzio a questi tempi, e in tale proposito, parrebbe o incuria
-o timidità o insipienza; cagioni tutte tre biasimevoli.
-E se riscrivere tutto un volume sarebbe fatica e tedio sproporzionato
-all'utilità, non per questo voglio astenermi dal
-significare brevemente, e senza apparato di stile e d'erudizione,
-alcuno di que' pensieri che io giudicava dover tornare
-più profittevoli alla religione e alla patria. Nè già le menzogne
-calunniose, e l'odio ostinato e cieco degli avversarj non
-manco miei che d'Italia e dell'universal bene, mi condurranno
-a parlare stizzito, e fuor dei termini del convenevole.
-Non può d'assenzio e di fiele avere tinta la bocca colui il
-quale procaccia continuo di approssimarla alle fonti sincere
-d'un'alta e libera filosofia. Oltre che, la ragione è cosa serena
-ed imperturbabile: e non ostante che in Roma abbiano
-le gazzette spacciato ch'io sono uscito del senno <i>ed ò perduto il
-ben dell'intelletto</i>, desidero mostrar loro che ò l'intendimento
-sanissimo, e neppure riescono di provocarlo all'impazienza e
-allo sdegno. Anzi, voglio entrare con Roma in una gara onesta
-ed insolita, non tacendo nessuna di sue miserie, e sfidandola
-tuttavolta alla prova di appuntare d'eterodossia un solo
-de' miei concetti.
-</p>
-
-<h4>II.</h4>
-
-<p>
-Consento e lodo assaissimo quel pronunziare che fate,
-che le cose romane non possono convenientemente trattarsi
-<span class="pagenum" id="Page_483">[483]</span>
-con l'osservazione sola de' casi politici, e con l'indagar le
-cagioni più materiali e più prossime. E veramente, chi durerà
-nel dubio e nell'incertezza intorno di ciò, pensando
-che il supremo pontificato, di qualunque forza mondana e di
-qualunque regio splendore si attornii, sempre rimane una
-potestà essenzialmente spirituale, e la cui viva scaturigine
-è dal lato dell'uomo riposta tutta quanta nelle comuni credenze?
-Di quindi proviene la necessità (lasciate l'altre ricerche)
-di esaminare parte per parte cotale ultimo sostentamento
-della Roma papale, e di scoprire e indicare preciso
-quali alterazioni profonde ed intrinseche vi sieno accadute,
-e come cessarle durevolmente.
-</p>
-
-<p>
-V'à taluni publicisti in Francia, a cui pare oggi il Pontificato
-sanissimo ed interissimo in ogni sua condizione, e
-pur tanto buono e perfetto, che sono tinti di resía tutti coloro
-a cui entra in capo di dubitarne; e riottosi e pessimi
-sono que' tre milioni d'uomini cui non garbeggia gran fatto
-la paterna e mite censura del Sant'Uffizio, e il dover rimanere
-esclusi soli essi e in perpetuo dalle private e politiche
-libertà, di che godono o son per godere tra breve tutte
-quante le nazioni civili d'Europa. Ma costoro volendo troppo
-glorificare il papato, a me sembra che lo bestemmino, e travaglinsi
-a scavargli sotto a' piedi la fossa, troppo meglio
-de' suoi nemici.
-</p>
-
-<p>
-V'à poi la schiera de' Diplomatici (io volea quasi dire
-turba), la quale o non vede o nega il pregio e l'importanza
-di tutto ciò che trapassa le arti loro e pon fondamento nelle
-coscienze, ed al cui buon esito nè i ripieghi de' protocolli tornano
-sufficienti, nè quelle simulazioni e malizie da cortigiani,
-condite di urbanità e di eleganza. Nel Giulio Cesare di
-Shakespeare, certo ciabattino romano, per nobilitare l'arte
-propria, chiama sè stesso, con lepida antonomasia, un chirurgo
-di scarpe. A me, dico il vero, dove senta discorrere
-di Diplomazia, torna mio malgrado a mente quel ciabattino
-del gran poeta, perchè là pure sotto magnifico nome veggo
-nascosta un'arte infelice di rattoppare cose vecchie e logore,
-che di lì a poco torneranno a sconciarsi.
-</p>
-
-<p>
-Ma, come ciò sia, il pronunziato vostro rimane verissimo,
-<span class="pagenum" id="Page_484">[484]</span>
-che discutere fondatamente del dominio temporale dei papi
-mai non si può, senza discutere insieme, non che delle sorti
-comuni d'Italia, ma dell'essere altresì sostanziale ed universale
-della cattolicità, e senza porsi a scrutare le disposizioni
-odierne de' popoli intorno alla fede, e quello che sia per ricondurre
-nei cuori una religione sincera e viva, e perciò razionabile
-e non cavillosa, e conformissima punto per punto
-alla scienza e alla civiltà.
-</p>
-
-<p>
-Io, per me, sento di potervi bene asserire, che in nessun
-argomento morale e politico ò fermato il pensiere più lungamente
-e sì spesso, come in questo del principato ecclesiastico;
-mosso a ciò eziandio dalla necessità, sì per essermi tocca la
-mala fortuna di nascere a quello soggetto, e sì per avere a
-cagion d'esso la miglior parte della vita trascorso nelle amaritudini
-dell'esilio. Così, dopo assai meditare ed esaminare,
-dopo raffrontate le storie antiche con esse medesime e con
-le presenti realità, e i fatti con le idee, e le applicazioni coi
-principj, sono da ultimo venuto io pure nella conclusione,
-che a rispetto di Roma, la controversia politica in niuna maniera
-non può separarsi e disciogliersi dalla spirituale, siccome
-quelle che sono ambedue informate da una sola e
-stessa ragione e natura; e chi presume di tenerle divise e
-trattar l'una in disparte dall'altra, incorre ad ogni tratto in
-palpabili contradizioni, e somiglia quello inabile e sciocco
-artista che volesse in alcuna pittura emendare e mutare le
-pieghe d'un velo o d'un panno, senza porre veruno studio
-a conoscere il corpo e i membri che ne sono vestiti; conciossiachè
-al principato ecclesiastico dà contorni e pieghe la
-spirituale persona che il regge. E da ciò procede parimente,
-che in verun altro subbietto di scienza civile insorge fluttuazione
-e discrepanza maggiore di pareri e giudicj; in nessuno
-alla verità dei principj contradice e ripugna da ultimo
-sì manifestamente il fatto, e in nessuno la guerra intestina
-e sempre mai rinascente dei contrarj elementi annulla i trovati
-e le risoluzioni dei gran politici.
-</p>
-
-<p>
-Leviámone qualche saggio non men curioso che istruttivo.
-E prima, voi v'imbattete in molti i quali (come onestissimi
-e al papato assai riverenti) si sdegnano dell'opinione
-<span class="pagenum" id="Page_485">[485]</span>
-che si professa oltremonte, che pel Papato non dica bene altra
-maniera di dominio temporale, eccetto la dispotica; e sì
-provano con ragioni eccellenti, la libertà non dovere mai
-riuscire avversa ed inconciliabile col principato ecclesiastico,
-ed anzi dovergli prestar vigorezza e favore. Ma, per contrario,
-lo scritto vostro afferma e prova con l'evidenza del
-fatto, che lo Statuto romano nè fu dalla prelatura accettato
-lealmente, nè voluto eseguire mai, salvo che per cessare i
-fieri e instanti pericoli. D'altro lato, tal quale esso è (e
-parve prodigio), inchiude cento clausole e cento riserbi da
-rendere vana (ove occorra e il consentano i tempi) qualunque
-franchigia publica, e tutta la macchina del governo rappresentativo.
-Il perchè, ogni mente oculata è costretta di credere,
-che rimanendosi Roma quale oggi si vede, e le discipline
-della sua Curia e le condizioni del Pontificato quali al
-presente sussistono, ogni qualunque specie di costituzione
-liberale o diventerebbe in poco d'ora un nome vanissimo, o
-saría cagione di guerra dolorosa ed interminabile tra la corte
-ed il popolo, anzi tra la corte e qualunque altra potestà indipendente
-da lei.
-</p>
-
-<p>
-La repentina e terribile necessità dei casi (io replico)
-carpì ai cardinali quell'informe Statuto; dileguandosi la necessità,
-doveva esso o cadere, o fare illusorie le libertà che
-promette. Dopo la battaglia di Custoza, s'incominciò a Monte
-Cavallo a indietreggiare più alla scoperta, e in governo costituzionale
-far luogo a due Ministri insigniti di porpora e
-immuni però da ogni legale sindacato, sciolti dal pericolo di
-giudizio e di pena, e sempre innanzi alle Camere taciturni
-e invisibili. Dopo la rotta di Novara, sarebbersi i prelati prestamente
-disfatti del Rossi, quando non avesse una scellerata
-mano prevenuto il disegno.
-</p>
-
-<p>
-Del pari, v'à chi dimostra con argomenti robustissimi,
-attinti alla più pura e profonda filosofia cristiana, che il dominio
-temporale dei papi accordasi male con lo spirito del
-Vangelo, e ch'essi potrebbero senza jattura veruna, ed anzi
-con utilità e rinvigorimento massimo della religione, deporlo
-affatto, e tornare all'antica modestia apostolica. Ma, d'altra
-banda, tutti coloro cui manca l'animo di pensare ad alcuna
-<span class="pagenum" id="Page_486">[486]</span>
-essenziale riforma ed innovazione negli ordini della Curia
-romana, veggono assai manifesto (quantunque vergognino
-di confessarlo), che a quella Curia, spogliandola in tutto del
-principato, rimarrebbero brevi anni, forse anche pochi mesi
-d'autorità e di vita.
-</p>
-
-<p>
-E però, mentre parlano ad ogni tratto della fiamma di
-fede cattolica che li avvampa, mostrano di dubitare del sostegno
-saldo e perdurabile promesso alla Chiesa di Dio. Ma
-veramente li turba e tiene perplessi un intimo sentimento,
-il quale li avvisa, non consistere punto la Chiesa di Dio in
-certe giurisdizioni fittizie ed ambigue, e in certe viete e dispotiche
-consuetudini che la sede pontificale s'incaparbisce
-a voler serbare, ed a cui nessuna promissione di celestiale
-soccorso fu fatta. Quindi s'ostinano a dire, che il principato
-ed i suoi conseguenti sono puntello della Chiesa; e a sottrarglielo,
-potrebb'ella, se non cadere, scompaginarsi; e che
-non bisogna tentare Iddio, e stringerlo a forza ad operare
-miracoli: non badando essi che a molto maggior miracolo il
-vanno stringendo ogni giorno, di salvare la fede e il papato
-ad onta delle sconcezze ed enormità che seco mena il poter
-temporale; ed essere un modo assai più sconvenevole di tentare
-Iddio, quello di volere che per prodigio cotidiano di
-grazia efficace i preti, arricchendo, si serbino poveri; imperando
-a modo dei re, si serbino umili; vivendo in delizie, si
-mantengano casti; empiendo le carceri e alzando patiboli, si
-mantengano misericordiosi.
-</p>
-
-<p>
-Udiremo dire a moltissimi, che bisognava perdonare i
-prelati romani di assai difetti. Non potevano a un tratto svecchiarsi,
-e in un giorno solo svestire gli abiti del comando assoluto,
-nè con leggier fatica avvezzarsi alla libertà, tenuta,
-e non senza ragione, in sospetto e in paura per tanto tempo.
-D'ogni bene erano signori e dispensatori; qual maraviglia se
-contendevano a pezzo per pezzo l'antichissimo patrimonio?
-Colpa grave dei liberali fu volere ogni cosa ad un fiato. La
-libertà sarebbe venuta ad oncia ad oncia, e proporzionando
-il carico nuovo alle spalle del popolo che mal lo reggeva.
-Queste parole che sarebbero savie in qualunque luogo, trovano
-in Roma ragioni opposte d'altrettanta validità. Coi prelati
-<span class="pagenum" id="Page_487">[487]</span>
-romani non potersi fare a metà: cedono pur troppo a
-due deità sole e terribili, la necessità e la paura. Altrove
-possono le libere istituzioni avere piccolo cominciamento, ed
-aspettare dal tempo e dalla educazione publica di profondare
-ed allargar le radici; ma in Roma tanti germi ne porresti,
-tanti ne sbarberebbero, e tutto il passato lo testimonia. Però
-bisogna che fra le due potestà intervenga una piena separazione.
-</p>
-
-<p>
-Per simile, molta gente va predicando che agli uffici
-pontificali bisogna l'indipendenza, e questa senza principato
-correr pericolo e vacillare ogni giorno. Guardisi quello che
-era il papato in Francia alla corte d'Avignone, sotto le ferree
-mani di Filippo il Bello e de' suoi discendenti.
-</p>
-
-<p>
-Questa è la sentenza: ora mirate il fatto, e troveretelo
-tanto discorde da lei, che assegnerete al vocabolo indipendenza
-ogni altro significato, salvo il definito dai dizionarj.
-Certo, stranissima indipendenza è quella che gode Pio IX tra
-l'armi tedesche e francesi, e stretto e aggirato da' furiosi ristoratori
-d'ogni clericale tirannide. Nè si dica essere accidente
-che passa. Perchè nessuno à cervello così baldanzoso da indovinarne
-la fine; e tutto il lungo e miserevole regno di Gregorio
-XVI trascorse in altrettanta preoccupazione e servitù di
-mente e di spirito. I perpetui diritti, le vetuste giurisdizioni
-e le libertà intangibili della Chiesa tacevano tutte innanzi
-all'Austria e alla Russia. Quivi tre milioni e più di cattolici
-trapassavano allo scisma con poco o nessun lamento di Roma;
-e con poco o nessuno tornavano a quando a quando in
-Vienna a pigliar vigore le leggi giuseppine: altra maggior
-cura premeva l'animo del pontefice; sventar le congiure,
-sopprimere le cospirazioni, comandare nelle Romagne i supplizj.
-In tale spavento viveva papa Gregorio non pure dei
-moti politici, ma poco meno che d'ogni progresso di civiltà,
-che fu udito affermare, infra l'altre cose, ogni strada nuova
-aperta ai viandanti essere veicolo nuovo di corruzione. E
-nella enciclica addirizzata da lui in principio del regno suo
-a tutti i vescovi moderatori del gregge cattolico, non dubitava
-di registrare tra i flagelli del secolo le politiche libertà:
-il che prova quanta poca misuratezza e imparzialità di giudicio
-<span class="pagenum" id="Page_488">[488]</span>
-lasciavagli il principato, e con che massime dure e imprudenti
-governar voleva la Chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Così da ogni parte balzano fuori (diceva io) le contradizioni;
-perchè tra il regno ed il sacerdozio, quali stanno al
-dì d'oggi e si vogliono mantenere, ogni termine di conciliazione
-è impossibile, e mai non è per uscire ex <i>alienigenis
-membris compacta potestas</i>.
-</p>
-
-<p>
-Tra parecchi partiti indagati e proposti per dare assetto
-e riposo alla dominazione temporale dei papi, voi, Signore,
-scorgete assai più vantaggi all'Italia, ed avviamento molto
-migliore al bene di tutta la cattolicità, nell'avviso di alcuni
-statisti di stringere quella dominazione alla città sola di
-Roma, od a poco altro territorio. Ora, io pronunzio da capo,
-che non mutando l'essere e i privilegi dell'alta ed infima
-prelatura, tanto è impossibile colorir quel disegno, quanto
-tutti gli altri esclusi da voi; conciossiachè, dove l'armi straniere
-non esercitino sempre un violentissimo reprimento, si
-vorrà dalle genti di Roma fruire almeno delle libertà civili
-ordinarie e di larghe franchigie comunitative, com'egli accade,
-per grazia d'esempio, in America ai cittadini di Washington.
-Ma qual mai libertà civile non verrà intorbidata
-ai Romani, ed anzi rotta e annullata, dal Sant'Offizio, dagli
-sbirri del Vicariato, dall'arbitrio continuo ed irrefrenabile
-de' maggiori prelati, dalle parzialità dei giudici, dalle sciocche
-e strabocchevoli revisioni, censure ed inibizioni sulle
-stampe e sui libri, dall'ignoranza e servilità delle publiche
-scuole, e dal potere il governo inframmettere in ogni cosa
-l'autorità d'alcun canone o d'alcuna bolla, dimenticata ma
-non disdetta, e giacente in archivio com'arme vecchia in
-arsenale, che può a tempo e luogo tornare usabile e acconcia?
-</p>
-
-<p>
-Per quello, poi, che s'attiene alle franchigie comunitative,
-non son dubioso di affermare, ch'elle o promuoveranno
-fiero e continuo contrastamento col governo clericale,
-o diverranno ombre vane fuori che nell'aspetto e nel titolo,
-come da secoli sono state. Imperocchè, questa lode della gente
-romana è da ricordare, che cioè non ànno valuto la Curia e
-la prelatura a domare e spiantare qualunque spirito di libertà
-<span class="pagenum" id="Page_489">[489]</span>
-e di resistenza in quel popolo, per insino a tanto che gli rimase
-la possessione di qualche diritto municipale. E già Sisto
-V, appena insediato, e con le prime parole che disse da
-principe ai Conservatori di Campidoglio, li minacciò di togliere
-loro quel poco (trascrivo i suoi termini appunto) che,
-per benignità sola della Santa Sede, rimaneva ad essi di publica
-amministrazione.<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> Ed eziandio quel poco fu tolto. Onde
-gli è accaduto, che forse tra tutti i comuni italiani, sempre
-usi a godere di alcuna franchigia, il comune solo di Roma
-ne venisse per intero spogliato; e quella toga fulgidissima
-d'oro e di porpora in che il Senatore e i Consultori di Campidoglio
-splendevano, altra grandezza ed autorità non significassero,
-eccetto che crescere copia d'arredi e vaghezza di
-addobbi ai vespri e alle messe pontificali. Ma lasciando ciò
-stare, chi, chiedo io, nella pace presente, e senza promovere
-da ogni banda pericolo instante di guerre e sollevazioni, sottrarrà
-le Romagne e le Marche alla signoria dei papi? Tentisi
-e facciasi da chiunque; adóperinsi le maniere, l'arti e gli
-spedienti più sottili ed accomodati; segua per effetto di qual
-vogliate accordo e lega di principi poderosi; la curia romana,
-com'è al dì d'oggi elementata e costituita, lancerà
-scomuniche ed interdetti furiosi e implacabili, e si ajuterà,
-nè senza profitto, di sommovere e d'infiammare tutto il
-mondo cattolico, ed eziandio il greco ed il luterano, con assai
-più zelo ed impeto, che se una nuova eresia od uno scisma
-nuovo intendesse a squarciare e spiccare violentemente alcun
-altro membro dal corpo di santa Chiesa.
-</p>
-
-<p>
-Ben voi direte, che se gl'interdetti veementi e iracondi
-di papa Caraffa non vinsero e non bastarono contro le armi
-del Duca d'Alva nel bel mezzo del secolo XVI, meno assai
-basterebbero nell'età nostra. Ma le plebi allora tacevano
-paurose: oggi quello che pensano e vogliono à peso e pericolo;
-ed a cagione delle publiche libertà, più ardire mostra
-al presente la scarsa fede rimasta, che la grandissima per antico.
-Certo è, che quando gli Ottoni e gli Arrighi si brigarono
-d'aggiustare le cose romane, nol fecero con le armi
-soltanto, ma eleggevano al sommo seggio chi lor talentava
-<span class="pagenum" id="Page_490">[490]</span>
-di più, e l'esterior disciplina della Chiesa a lor senno moderavano.
-Oltre di che, come userebbero i potentati, senza
-troppo manifesta contraddizione, l'aperta violenza in quell'autorità
-e in quell'uomo, per rialzare il quale ànno, poco
-è, sguainate le spade con non picciolo spreco di danaro e di
-sangue? Impossibile, poi, tanto accordo fra tanti principi e
-Stati, massime dove si tratta di ricche spoglie da occupare
-e spartire.
-</p>
-
-<p>
-Rimane inconcussa, dunque, ed irrepugnabile la sentenza,
-che, non modificandosi in nulla la Roma spirituale, nessuna
-composizione si trova tra essa e i popoli che tiene soggetti
-temporalmente; e di pari rimane certo, che le cose d'Italia
-non si possono rassettare in unione ed in libertà; nè la famiglia
-cattolica intera avrà buona pace: anzi, l'autorità della
-religione, parte per isdegno e rabbia, verrà combattuta e negata,
-parte travolta al male, e adoperata a perpetuare vecchie
-superstizioni e tirannidi.
-</p>
-
-<p>
-Per fermo, la gran bisogna dei prelati al presente è
-campare il dominio loro secolaresco; e già da gran tempo
-son usi di accomodare piuttosto le faccende della Chiesa alle
-necessità ed esigenze del principato, di quello che adattare
-gli ordini del principato al miglior bene della Chiesa. Nel
-che non adoperano quasi malignità: primo, perchè aggiustare
-il principato come la Chiesa antica e lo spirito degli
-evangelj ricercherebbero, vuol dire poco meno che rinunziarlo:
-in secondo luogo, tutto quel popolo di chierici e di
-prelati che sale e scende pel Quirinale e per l'Esquilino, cresce
-allevato in un sistema molto fine ed artificioso di principj
-e di massime, venutosi componendo pezzo per pezzo, e
-nel quale i privilegj dell'Ordine e le dignità cortigiane e secolaresche
-sono con buona apparenza accordate e innestate
-con lor dottrine teologiche; sicchè, ajutando quelle, credono
-queste ajutare, essendo osservazione verissima e molto antica,
-che l'uomo s'industria ed ostina a voler trovare un
-qualche utile compromesso tra la coscienza e gli appetiti; e
-quindi, invece di conformare le azioni ed i sentimenti ai sovrani
-dettati, piega bel bello e quasi senza avvedersene i
-dettati all'utilità. La quale opera di storcimento e dissimulazione
-<span class="pagenum" id="Page_491">[491]</span>
-per far bella mostra di sè e nascondere all'universale
-(che è volgo) le fragili sue fondamenta, trova il soccorso degl'ingegni
-battaglieri ed arguti, gran maestri di scrivere,
-autorevoli di scienza e di vita, ed abilissimi a sciogliere nodi
-e viluppi di controversie. E tali furono, per appunto, coloro i
-quali poco dopo la Sinodo Tridentina dettero al sistema surriferito
-l'ultima forma dialettica, non più mutata sostanzialmente
-di poi. E se ne può vedere un ritratto vivissimo e coloritissimo
-nelle storie eleganti che di quel Concilio scriveva
-il Cardinale Pallavicino.
-</p>
-
-<p>
-Ma, come ciò avvenga, certo rimane tuttavia (nè a voi
-nè a niuno rincresca udirlo ripetere), che insino a tanto che
-quella mistione singolarissima di dogmatica, di canonica e
-di politica dura e persiste in Roma, e porge norma quivi all'educazione
-di tutto il clero, perpetuerannosi le cause delle
-sedizioni e delle violenze in Italia, nessuna pace di spirito
-avranno le coscienze cattoliche, e la maestà del gran sacerdozio
-mai non tornerà ad imperare nel mondo con soave e
-spontanea suggezione degli animi. Perchè la Cancelleria e
-la Prelatura romana mai non possono e debbono sostenere
-che lo Stato della Chiesa contermini con popoli liberi, nè che
-l'Italia si componga in essere di nazione e viva signora di
-sè; atteso, principalmente, che ella faría molto presto valere
-le sue franchigie e la sua volontà e i suoi patti confederativi
-altresì in Roma. Similmente, non avrà pace d'intelletto e
-di cuore la cattolicità; perchè oggi ella si viene informando
-di spiriti nuovi e altamente civili; desidera, se non amicizia,
-almeno concordia leale con le diverse confessioni cristiane;
-il culto e le dottrine morali ritira dalla eccessiva misticità,
-e le immedesima con la ragione e l'ordine sostanziale
-ed eterno del bene; accetta e s'allegra d'ogni progresso di
-scienza; vuole la pietà nemica d'ogni esteriore costringimento,
-e la religione separatissima dai fini mondani e dagl'interessi
-di Stato. In quella vece, la Curia romana teme
-ogni sorta d'emancipazione intellettuale e politica, à per
-sospetta la scienza, per ingiuriose le riforme; s'adombra e
-s'inquieta delle novità; nessuna concordia equa e leale consente
-con gli accattolici; e non pure prescrive e propaga usi
-<span class="pagenum" id="Page_492">[492]</span>
-e modi assai poco nobili e razionali d'esercitare la pietà,<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a>
-ma non abborre (dovunque può) dall'inculcarla a furia di
-leggi, e ottenerne l'apparenze e le dimostranze con mezzi
-costrettivi e violenti. Per vero, tenendo altra via, non
-tanto spaurasi ella per la interezza della fede e la incolumità
-della Chiesa, quanto per la propria maggioria e
-pel suo potere temporale assoluto; e perchè, sentendosi
-fiacca al presente di ogni facoltà, e inetta a reggere a qualunque
-specie di paragone e di competenza, rifugge da
-tutto ciò che varrebbe a rompere il cerchio magico entro il
-quale sta chiusa, e in cui poco numero di chierici e di scribi,
-tutti e sempre d'una qualità e d'uno stampo, presume di
-perpetuare in sue mani il governo del mondo cristiano. Nel
-vero, di coloro che maneggiano in Roma gli alti negozj, la
-più parte e la più procacciante o nasce colà medesimo e succhia
-subito il latte delle dottrine curialesche, ovvero è calata
-giù dai monti della Sabina e d'altre terre suburbane; o, se
-pur viene di fuori, riceve ne' chiostri e ne' collegi romani
-una medesima impronta di pensieri e di sentimenti; sicchè
-troppo bene s'appropria loro il carattere e il nome di Casta.
-Quegli altri, poi, che nuovi e inesperti convengono a Roma
-per cercarvi mantellette e prebende, se non sanno l'arte,
-la imparano; e quelle orme, sempre e da tutti e a un modo
-stesso ricalcate, studiano e seguono ad una ad una con indicibile
-diligenza; perchè chi le sgarra o le muta, quando
-peggio non gli succeda, rimane indietro. E poniamo che parecchi
-insigni ecclesiastici vengano per l'Europa onorati
-del cappello, e debitamente onorati. Ciò può recare lustro e
-dignità maggiore all'Ordine; non profitto al concistoro e al
-governo, del quale non sono partecipi.
-</p>
-
-<p>
-Adunque, di cotal gente quale io la descrivo, esce l'ordine
-prelatizio, e di questo la principal porzione del collegio
-de' cardinali; dal cui seno per ultimo esce il Pontefice, il
-quale dee di necessità rispondere con la natura dell'opere
-sue alla natura del terreno e alle qualità del seme di cui è
-rampollo. Ed egli e i suoi porporati e il clero della sua Roma
-tanto meno aprono il cuore ad alcuna novità, e ardiscono
-<span class="pagenum" id="Page_493">[493]</span>
-rompere una sola maglia di quella rete di pratiche e d'opinioni
-in che sónosi da sè medesimi involti, in quanto ogni
-giorno si riconoscono più straniati e divisi dallo spirito dei
-tempi, e manca loro qualunque energia, salvo che di negare
-e resistere. Nell'avvenire, nessun compenso al perduto, nessun
-rimedio al pericolo delle temporali giurisdizioni, eccetto
-l'armi straniere e i patiboli. Mille accadimenti e mutazioni
-reca via via il corso degli anni; ma tutte all'ultimo si discuoprono
-sfavorevoli e inopportune alla prosperità e alla pace
-del Quirinale, perchè a lui fa bene soltanto la immobilità, o
-ricomporre e risuscitare il passato. Ma il flusso delle umane
-cose, simile all'acque correnti, mai non torna allo insù.
-Tale a nostri giorni (nè vi esca mai del pensiero) è il papato,
-e tale la schiera che più dappresso lo circonda, serve e difende.
-Nè, per dir vero, sembra credibile a mente sana ed
-illuminata, che le popolazioni cattoliche abbiano proseguito
-sì lunga pezza a disconoscere il fatto, o conoscendolo, a non
-curarlo; e che gran porzione del clero continui tuttafiata
-nella pietosa finzione di giudicare che Roma e Chiesa riducansi
-ad un medesimo, mediante la viva e fedele rappresentanza
-che far dee la prima della seconda. Oggi l'orbe
-cattolico è rappresentato sì bene e sì lealmente in quella
-metropoli, com'era sotto de' Cesari il mondo politico dai senatori
-servi e adulanti, o dai Narcisi, dai Ninfidj e dagli Aniceti
-del Palatino.
-</p>
-
-<p>
-D'altra parte, l'età nostra è acconcia e matura perchè
-que' funesti e perpetui ripiegamenti e ritorcimenti di Roma in
-sè stessa si rompano, ed ella uscendo con la mente e l'affetto
-a visitar le nazioni, si ritempri e ringiovanisca nello spirito
-nuovo ed universale della cristianità. E dacchè è necessario
-per ciò nella Curia e Prelatura romana mutare o le persone
-o l'animo, e questo è fatto inemendabile dalla forza dell'abito
-e dell'interesse; occorre che l'altro partito si tenti. Ma, per
-condurre e stanziare in Roma nuovo ordine di ecclesiastici,
-assai diverso nell'opinioni e nell'opere dall'anteriore, manifesto
-è ch'ei si conviene piegare e adattare a cotale effetto le
-istituzioni e le discipline; con questo riserbo per altro, che
-tanto solo si modifichino e si correggano, quanto bisogna
-<span class="pagenum" id="Page_494">[494]</span>
-perchè il fatto si avveri e perseveri, e sia fecondo di bene.
-</p>
-
-<p>
-Non m'è avviso per al presente di condurre il discorso
-a meglio definire e specificare coteste mutazioni della Roma
-spirituale: mi basta, egregio Signore, aver fatto rincalzo
-da molti lati a quella proposizione con cui si apriva la lettera
-mia, ed in cui si sostiene e s'incardina: che, cioè, in
-Roma la riforma politica intimamente si connette con l'ecclesiastica;
-e l'una senza l'altra non può succedere, nè,
-succedendo, durare e fruttificare.
-</p>
-
-<p>
-Nemmeno è da mover dubio, mirandosi unicamente al
-valor razionale delle cagioni, se le riforme politiche debbono
-antivenire o no l'ecclesiastiche. Imperocchè noi dimostrammo
-abbisognare innanzi ogni cosa, che per la virtù peculiare d'alcun
-ordine nuovo spirituale muti l'ordine delle persone, e
-con esso gli animi, i pensamenti e i costumi; e così fare asseguibili
-non soltanto le libertà e trasformazioni opportune
-nel temporale, ma ogni buona fortuna d'Italia, e il rinfrancamento
-delle credenze, e una gioventù nuova e robusta di
-tutto il consorzio cattolico: il quale, la Dio mercè, a simile
-risorgimento è apparecchiatissimo, e più assai che non vien
-reputato dai cortigiani in rocchetto ed in cappa magna. Nè
-faccia gabbo al giudicio vederne apparire sol pochi segni;
-perchè tuttavia perseverando nella cattolicità una gerarchia
-stretta, riguardosa e fortemente disciplinata, la infermità e
-torpidezza del principal membro fa sembrare malsano e debole
-tutto quanto il corpo; e veramente, spirano dal Vaticano
-ai dì nostri piuttosto che un soffio ricreante di vita, influssi
-di letargia e d'agghiadamento.
-</p>
-
-<p>
-Imperciò, presupponendosi eziandio che mutare qualcosa
-della Roma spirituale riesca difficile e travaglioso quanto
-l'indurre larghi e intrinseci cambiamenti nel temporale,
-porta la ragione che si voglia piuttosto lo sforzo maggiore
-rivolgere a conseguire il primo. Perchè, vinte quivi le resistenze
-ed appianate le vie, qualunque natura di bene civile
-e politico se ne ingenera quasi di per sè stesso: il che non
-si prova con altrettanta certezza dall'altro lato; stantechè
-(teniamolo saldo in memoria) negli istituti che reggono e
-signoreggiano per l'efficacia e il valore di antiche opinioni
-<span class="pagenum" id="Page_495">[495]</span>
-e consuetudini, le mutazioni materiali ed estrinseche,
-discompagnate dalle morali e interiori, violentano ma
-non correggono, e più sono atte a perturbare che a rassettare.
-Chi mal consente a questo vero, ricordisi almeno di
-ciò che vide egli stesso, o dal padre gli fu narrato. Bonaparte
-condusse prigione Pio VII a Fontanableò, e il vi tenne chiuso
-qualche anno, e dettavagli da ultimo un concordato a sua
-voglia. Era uso di forza e d'audacia fortunatissima, ma sproveduta
-di sapienza riformatrice; e non recò frutto. Cessato
-appena quell'impeto soldatesco, Roma ripigliò le sue antiche
-sembianze, nulla avendo imparato e men che nulla dimenticato.
-D'altra parte, non sembra mai troppo difficile e
-faticoso all'uomo ciò che è necessario ed inevitabile, e si fa
-scala insieme a grandissima utilità, e quando gli vien dimostrato
-che tutt'altro tentamento sarebbe indarno.
-</p>
-
-<p>
-Ben so che l'ordine di ragione troppo rado si accorda
-con quello de' politici accadimenti, e la fortuna e l'armi e
-le passioni non iscelgono la loro via; ma dove l'impeto li
-rivolge, colà si precipitano. Io so bene altresì, che quando per
-effetto di qual sia caso la forza e la volontà popolare venissero
-in Italia al di sopra, elle inesorabilmente proseguirebbero la
-lor vittoria, stimandosi padrone affatto ed onnipotenti. Ciò per
-altro non vieta che quella forza e volontà, scompagnate dalle
-mutazioni morali e spirituali, non rimanessero incerte del
-fine e nella vittoria stessa impacciate; e quindi, per la ostinazione
-indomabile altrui, trascinate ad atti eccessivi, sino
-a che sorgesse una dolorosa necessità di piegare ed indietreggiare,
-perdendo i maggiori frutti e i migliori del buon
-successo. Del resto, gli è assai naturale che le sollevazioni,
-le guerre ed altri violenti e scomposti fatti entrino inconsultamente
-in quel primo sentiere che lor si schiude davanti:
-ma colui che indaga il valore universale ed intrinseco delle
-cagioni e l'ordine di operare che ne proviene, non può nè
-correre nè fermarsi dove lo sdegno e il volgare giudicio e
-corre e si ferma; invece, egli procede tanto oltre, quanto gli
-fa d'uopo a trovare il punto da cui dipende la mole intera
-dei casi, e l'ultima lor ragione. A cotesto punto, e non altrove,
-intende guardare la lettera mia.
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_496">[496]</span>
-</p>
-
-<h4>III.</h4>
-
-<p>
-V'à parecchi onesti e timorati, ai quali ogni pensiero
-d'innovazione, tuttochè ristretta alle condizioni esteriori e
-non sostanziali del Papato, sembra arditezza e profanità incomportabile,
-e uno sdrucciolo all'eterodossia e alla miscredenza.
-Ma perchè non può accadere a' dì nostri ciò stesso
-che più d'una volta à la Chiesa veduto e approvato senza
-scandalo e nocumento, e rimanendosi intatta nell'essere
-proprio e ne' suoi principj di scienza e di pratica? Ei si conviene
-o tener chiuse tutte le storie, o lette dimenticarle,
-perchè risolutamente si neghi le forme del Papato e la costituzione
-della gerarchia suprema cattolica, non avere sostenuto
-mai mutazione profonda. Ma il vero è pur questo, che
-tra le forme e disposizioni del Papato quale esercitavasi da
-Gregorio Magno, e l'altre che incominciarono ad attuarsi e
-valere per opera segnatamente di Niccolò II e Gregorio VII,
-interviene assai più differenza di quella che, al mio sentire,
-ricercherebbesi oggi a ricondurre in concordia piena, e d'infiniti
-beni ubertosa, la civiltà e la religione. Parlo di notizie
-ovvie e non peregrine; pure è necessità ricordarle a chi non
-le ignora, ma le dissimula. Gregorio Magno poteva ogni
-cosa; e i maggiori negozj e le più dure discettazioni d'Italia
-e dell'Occidente venivano trattate da lui, e con autorità e
-sapienza composte. Ma tutto ciò, non per diritto di principato,
-non perchè sudditi avesse nè esercito nè navile nè
-publico erario, ma sì mediante un sommo arbitrato che i
-popoli nelle differenze loro gli concedevano, per caldo di religione,
-e per la gran sicurezza ch'entrava negli animi del
-senno civile di lui, non uguale solamente ma superiore al
-secolo tralignato e ruinante a barbarie. Ildebrando, in quella
-vece, aggiungeva al pastorale lo scettro; e non contento delle
-provincie le quali già tenevano i papi da Carlo Magno, rifermava
-i Normanni sul trono di Napoli con titolo di suoi
-tributarj, e pretendeva diritti regj altresì sull'Ungheria, Danimarca,
-Croazia e Dalmazia; e a Guglielmo il conquistatore
-ingiunse di riconoscere da lui solo il reame d'Inghilterra,
-<span class="pagenum" id="Page_497">[497]</span>
-e di fargliene omaggio. Parvi egli, illustre Signore,
-poca e leggiera trasmutazione, passare nel temporale dallo
-stato di soggetto a quel di monarca, e la mansueta autorità
-dei Vangeli armare di mondana potenza, fornirla di soldati,
-di balzelli e di giustizieri? Ma vi è più oltre di novità. Gregorio
-Magno non solo piacevasi di riconoscere i Cesari a sè
-superiori nelle faccende del secolo, ma li comportava tali
-in molta porzione altresì della polizia esteriore ecclesiastica;
-e obbedivali eziandio (quello che importa assai di notare)
-ne' comandi che gli parevano gravosi al clero, e, sotto qualche
-rispetto, dannosi al far prosperare la religione: come
-testimonia quella lettera sua, mille volte citata, a Maurizio
-imperatore.<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a>
-</p>
-
-<p>
-In quel cambio, Gregorio VII e i suoi prossimi successori
-stimarono a sè inferiori e soggetti i Cesari e tutti i monarchi
-del mondo, i quali (uso della comparazione che leggesi
-nelle bolle), come la luna piglia splendore dal sole, pigliano
-dal pontefice, sole della cristianità, l'autorevole lume
-proprio. Quindi ai papi venne pensato di ben potere (dove
-occorresse estremo castigo) deporre i monarchi dai seggi
-loro, e dispossessarli d'ogni diritto, e dal debito di sommessione
-e obbedienza disciogliere i popoli, ed anzi armarli alle
-volte contro quelli e crocesignarli. Là, pertanto, con San
-Gregorio, un pontificato affatto spirituale e che nulla del mondano
-s'arroga; qua, con Ildebrando e coi proseguenti l'opera
-sua, un pontificato provisto di regale giurisdizione, e divenuto
-signore ed arbitro delle corone. Là, due potestà divise
-ed indipendenti ne' proprj ufficii; qua, una sola, suprema e
-impartibile, che tutte l'altre soggioga, e la quale fabbrica e
-innalza al colmo la universale teocrazia. Nè perciò tutte le
-differenze peranco sono avvisate ed annoverate. Gregorio
-Magno era dai suffragi del popolo, con liberi e appropriati comizj,
-eletto ed alzato allo splendore e alla santità della tiara.
-Gregorio VII, invece, veniva scelto e salutato pontefice nello
-stretto collegio de' cardinali, istituzione singolare e novissima
-nella Chiesa. D'altre minori varietà e differenze fra i
-due tempi paragonati, me ne passerò con silenzio; parendomi
-<span class="pagenum" id="Page_498">[498]</span>
-che alle testè ricordate non se ne possano trovare e neppur
-pensare delle maggiori.
-</p>
-
-<p>
-Al presente, io mantengo essere al Papato sopravvenuta
-una indeclinabile necessità di cambiare in sè stesso parecchie
-condizioni e costituzioni; ed, al creder mio, nessuno fa
-guerra più pericolosa e spietata al bene di quello, quanto
-chi si ostina a volerlo intatto ed immobile in ogni sua forma
-attuale.
-</p>
-
-<p>
-E che? sembrami già udir gridare i Farisei d'oltremonte,
-avresti tu animo d'assomigliare la Roma spirituale moderna
-a quella di Nicolò e d'Alessandro II o del suo magnanimo
-succeditore? Dove oggidì le fazioni che si accoltellano
-e uccidono sulle piazze per tirare a sè col sangue civile la
-elezione d'un papa? Dove oggi il concubinato del clero, le
-simonie cotidiane, la feudale oltracotanza che invade il tempio
-santo di Dio, e trasforma i prelati in baroni e le badie
-in castelli? Dove la generalità dei preti e dei monaci oppressa
-e tiranneggiata dai Vescovi fatti principi, e sì potenti
-divenuti di terre e vassalli, che rendevano necessaria in Gregorio
-VII quella specie di dittatura, e quelle arti medesime
-di cui più tardi usarono tutti i monarchi per isciogliere e disfare
-le aristocrazie? Rispondo (se mi si concede lingua), che
-i corpi morali infermano siccome i fisici di malattie strane
-e diversissime infra di loro, ma pur simili in ciò che annullano
-con effetto uguale la sanità; e posto che sieno gravi ed
-assai radicate, ricercano pronto ed eroico rimedio. Nella
-età d'Ildebrando e d'altri che il precedettero, il Papato ammalava
-d'ardente e acutissima febbre; oggi è infermo di
-languore e di cascante vecchiezza. Roma allora farneticava,
-oggi decrepita bamboleggia. L'un caso è dall'altro differentissimo;
-ma in entrambi fanno mestieri farmachi vigorosi e
-solleciti, sebbene di diversa natura e virtù.
-</p>
-
-<p>
-Che manca ora al discorso? Certo, che si dimostri il
-vero di tanto decadimento. Ma per gli uni è cosa manifestissima;
-per altri non basterebber volumi a provarlo, perchè
-il vero che s'odia, quanto più splende, con più sfrontatezza
-è negato. Fra le due schiere avversarie rimangono
-molti non preoccupati e però imparziali, ma poveri di notizie
-<span class="pagenum" id="Page_499">[499]</span>
-e impazienti di far ragguaglio minuto ed esatto fra tempi e
-cose tanto diverse e lontane; e ad essi un compendio appunto
-di quelle notizie tornerebbe, io credo, gratissimo e profittevole.
-Lasciatemi, dunque, o Signore, delinearlo per sommi
-capi e com'io l'intendo. Userò parole da storico, e forse
-più magistrali che una lettera non comporta; ma da niuno
-scrittore e con nessun'arte si può combattere le necessità
-del suo têma. A comparazione, poi, della vasta materia, sarò
-brevissimo. Darò dei fatti poc'altro che un giusto elenco,
-ma tutti veri e palpabili; quindi sufficientissimi a costruire
-buona dimostrazione.
-</p>
-
-<h4>IV.</h4>
-
-<p>
-Da chiunque conosce fiore delle storie ecclesiastiche
-verrà confessato, che in tutta quasi la età di mezzo nessuna
-maniera di potenza e nessuna specie di grandezza civile conobbe
-il mondo, la quale non rilucesse in massimo grado
-nel Pontificato romano. E può dirsi anzi, che la civiltà tuttaquanta
-foggiavasi allora e informavasi unicamente delle
-fogge e forme che le porgeva la cattolicità, e però i capi supremi
-di questa. Ai dì nostri, per contrario, è visibile che alcune
-di quelle potestà e maggioríe sono affatto scomparse, e
-in tutte le rimanenti è precipitosa declinazione; quando pure
-non se ne voglia eccettuare quella tendenza perpetua della
-Roma papale, a ridurre di più in più il reggimento della
-Chiesa a stretta forma di monarcato. Nel che io concedo
-Roma non essere declinata; ed anzi, i modi del suo governo
-tenere assai più del regio e dell'assoluto quest'oggi, che non
-ai tempi (poniamo) d'Ildebrando e di Bonifacio. Perchè, sebbene
-ai giorni loro niuno sospettasse dell'autenticazione e
-veracità delle false Decretali, e tuttochè le sentenze d'un libro
-che ascrivesi comunalmente a Gregorio VII<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> ricevessero
-confermazione dalla Sinodo ch'egli convocava appo sè in
-Laterano nel 1076, e ponessero con ciò il colmo all'autorità
-dei pontefici, così per la giurisdizione come per gli uffizj
-nell'Ordine; purnondimeno confuse e mal definite e dubiamente
-<span class="pagenum" id="Page_500">[500]</span>
-applicate si rimanevano in molta porzione quelle dottrine,
-e vi ostavano tuttogiorno usanze e possessi antichi, privilegi
-e prepotenze di principi. E però, all'arbitrio pieno ed
-incontroverso che le più volte esercitavano que' pontefici nel
-reggimento della Chiesa, si vuole assegnare per cagione
-principalissima l'altezza di mente, l'energia propria e fortunata
-di parecchi di loro; e la ignoranza, lo scompiglio e la
-dissoluzione estrema dei tempi.
-</p>
-
-<p>
-Non vi sia di tedio, o Signore, lasciarmi alquanto discorrere
-questa materia in cui giova insistere per maggiore
-dichiarazione del nostro subbietto.
-</p>
-
-<p>
-Dico, dunque, che il dominio assoluto dei papi trovò conferma
-e sanzione solenne più tardi, e particolarmente dalla
-Sinodo tridentina, la quale nol contradisse, e, fuori assai dell'aspettazione
-comune, contradisse invece le massime ristrettive
-dei concilj di Costanza e di Basilea. Vero è che alquante
-cose ne tagliò e corresse; ma con ciò appunto a tutto il gran
-rimanente pose suggello, e stimò di rimarginare le piaghe
-mortali aperte nel Papato dalla servitù avignonese e dallo scisma
-durato non meno di quarant'anni. Più modernamente
-non sostenne quel dominio assalti e guerre pericolose; imperocchè
-le dichiarazioni del clero francese nel 1682 non
-vennero dall'Europa imitate, e l'opposizione di Porto Reale
-affogò nella teologia.
-</p>
-
-<p>
-A me non compete il giudicio del fatto. Ma sembrami
-utile assai che il mondo se ne ricordi, e si noti con più diligenza
-il trapassare che à fatto la comunione cattolica
-dagl'istituti (come in politica si direbbe) popolari e misti, a
-quelli di monarchia poco meno che intera e arbitraria.
-</p>
-
-<p>
-A coloro cui mette spavento l'udir parlare di mutazione
-e di novità nella Chiesa, io maraviglio forte come non faccia
-alcuna apprensione nè svegli alcun dubio questa verissima
-e sostanzialissima alterazione insinuatasi nell'orbe cattolico.
-Per fermo, ei non negheranno che l'elezioni de' vescovi
-a popolo da prima si diradassero, e poi si stringessero
-all'ordine solo dei preti, più tardi ai soli capitoli delle
-cattedrali, e da ultimo cadessero tutte o in mano al pontefice,
-ovvero in mano de' principi, con ciascuno de' quali (rimosso
-<span class="pagenum" id="Page_501">[501]</span>
-ed escluso affatto il popolo e il clero) patteggia quegli
-di pieno arbitrio e stipula i concordati: il cui primo esempio
-infelice quello fu tra Leone e Francesco I, ove molto guadagnò
-il papa, moltissimo il re, e perdè invece ogni cosa il
-clero, usato a richiamarsi ai principj e ai diritti della Prammatica
-sanzione.
-</p>
-
-<p>
-Per simil guisa, come in principio ogni vescovo perveniva
-alla risoluzione de' negozj con l'ajuto e consiglio del
-presbiterio suo; e i Patriarchi, i Primati e i Metropolitani,
-con quello dei Vescovi suffraganei e de' Sinodi Provinciali e
-talvolta de' nazionali; e il Papa, infine, con l'assistenza, autorità
-e consultazione di tutti essi: in decorso di età, i vescovi
-pigliarono avviso o dal proprio senno o dai mandamenti di
-Roma; e i papi, sempre meno solleciti di adunar concilj, e
-raccolta ogni potestà consultiva nel Collegio de' cardinali, terminarono
-col non molto inclinare ed attendere a questo medesimo,
-non ostante i capitoli ristrettivi e severi giurati innanzi
-da Martino V e da Eugenio IV, poi da Paolo II, e da
-talun altro lor successore. E dove peraddietro ogni faccenda
-di momento deliberavasi in Concistoro, e si pubblicavano le
-risoluzioni come fatte <i>de consensu Fratrum</i>, oggi quel consentimento
-o non è domandato, o vien presupposto, o piglia valore
-ed uso di cerimonia. Oltre di ciò, il titolo arrogatosi dai pontefici
-di patriarchi d'Occidente; le riserve senza misura moltiplicate;
-le cause avocate a Roma da tutte parti del mondo;
-i legati nelle provincie spediti con facoltà imperiose e superlative;
-le fraterie dall'obbedire agli ordinarj esentate; le dispense
-copiose e gli innumerabili privilegi e favori che dal
-Quirinale tuttogiorno provengono, sottraendo, come può scorgere
-ognuno, e derogando l'un di più che l'altro alla giurisdizione
-propria dei vescovi, ànno altrettanto aggrandita ed esagerata
-quella dei papi. La quale, d'altra banda, di semplice
-esecutrice e custode di leggi, sembra ascesa e trapassata alla
-gran potestà di quelle creare e mutare. E veramente, da lunghissimo
-tempo le decretali e le bolle competono di materia,
-di maestà e di forza, coi canoni più vetusti e solenni. Il perchè,
-la legislazione ecclesiastica, guardata e avvisata negli
-usi suoi cotidiani e nel concetto de' moderni, tende a convertirsi
-<span class="pagenum" id="Page_502">[502]</span>
-in un Editto papale perpetuo, come di già nel civile
-l'Editto imperatorio pigliava il luogo dei Senatoconsulti e
-dei Plebisciti.
-</p>
-
-<p>
-Nè già si nega che questo condursi pian piano il Pontificato
-a più stretti ordini di monarchia, fu condizione e incremento
-naturale di cose, meglio che arte e ambizione di
-prelati e curiali. Conciossiachè, lasciando stare l'altre ragioni,
-ei si fa manifesto per sè medesimo, che in un gran corpo
-sociale composto di membra diverse, interessi discordi, comunità
-orgogliose, superiori gareggianti, appena scema e
-rallentasi quella caritevole unione che le virtù e lo zelo
-primitivo ed eroico annodarono, bisogna o correr pericolo di
-scissure e dismembramenti, o che cresca e pigli nerbo una
-forza interiore, unitrice e moderatrice. E tanto è ciò vero,
-che al forse smoderato predominio papale, ognuno, dopo lo
-scisma germanico, cedette luogo, e lo reputò salutevole e necessario,
-singolarmente in Italia, fatta provincia spagnuola,
-e dove il Papato serbava ancora alla nostra nazione alcun
-titolo di preminenza. Io voglio unicamente notare fra voi e
-me, che per lo stesso naturale procedere delle cose, la potestà
-monarcale, ed anzi ogni potestà di governo, sia in uno
-o in pochi o in tutti raccolta e compiuta, rischia di disfarsi
-e perire tuttavolta che a sè medesima non procura un limite,
-una competenza ed un sindacato. E si affermi pure, che
-il pontificato romano non possa disfarsi e perire; può nondimeno
-infiacchirsi e scadere, e tutti i danni e gli sfregi patire
-della infermità, della decrepitezza e dello scredito universale.
-E però, con gran senno parlava quel vescovo di Granata ai Padri
-di Trento, che s'egli con ardore venia fiancheggiando i
-diritti e le giurisdizioni dei vescovi, ciò era appunto perchè
-volea salva e integra in futuro l'obbedienza e l'ossequio
-de' popoli inverso la Santa Sede. Per fermo, se al presente
-travagliare della Roma spirituale sono da attribuirsi altre
-molte cagioni oltre l'imperio di lei eccessivamente assoluto,
-questo, per lo meno, la reca ad un'accidia e ad un languore
-funesto ed immedicabile, e rendela insufficiente ad ogni gran
-gesto, e incapace per niuna guisa di restaurarsi e di rifiorire.
-Attesochè non ferve la vita e non si mantiene rigogliosa e
-<span class="pagenum" id="Page_503">[503]</span>
-operante laddove alle facoltà e doti de' valentuomini non è
-lasciato libero spazio e sicuro; nè dove i premj e gli onori
-poco dipendono dalla virtù e molto dal patrocinio; e dove, alfine,
-tutto si compie o col regolo di viete prammatiche o col
-maneggio de' cortigiani.
-</p>
-
-<h4>V.</h4>
-
-<p>
-Non accadono molte parole a mostrare la depressione
-estrema e finale di Roma a rincontro delle potestà civili del
-mondo. Cominciò il Papato con assai modestia e prudenza,
-vivendo a quelle sottomesso e obbediente, pure allorquando
-assalivano ed invadevano alcuna libertà vera e legittima della
-Chiesa: testimonj que' Cesari che nei negozj conciliari e nelle
-discipline clericali più del debito s'intramettevano. Dal che
-appare, che mentre con gli anni, migliorandosi la fortuna e
-crescendo le forze del Pontificato, si pensò di mescolare la
-facoltà ecclesiastica con la civile, e rendere questa grado per
-grado suddita a quella; ne' primi secoli, invece, lo sforzo e
-l'ambizione de' papi stringevasi tutta a dividere quant'era
-possibile l'un potere dall'altro: e Papa Gelasio affermava,
-opera di Gesù Cristo essere la lor divisione, e del Diavolo il
-lor meschiamento. Disfacendosi, poi, d'ogni lato l'impero
-orientale, e quello dei barbari smembrandosi in minuti regni,
-mantennesi il Papato per molti anni indipendente ed illeso
-ne' proprj officii spirituali. Alzò la speranza e l'ardire con le
-sacre dei re e de' nuovi Augusti, abilmente intervenendo ad
-autenticare diritti dubiosi ed incerta legittimità di possesso.
-In tal guisa pian piano ascendendo, e vinta più tardi la lite
-pertinace e terribile delle investiture, trovò in fine arbitrio
-di sentenziare, ch'egli era principio e fonte d'ogni potestà
-eziandio politica e laica, e Cesare stesso ricavare da lui l'origine
-della propria.
-</p>
-
-<p>
-E come in sul primo alla elezione dei papi occorreva
-l'assentimento imperiale, nel procedere del tempo fu bisogno
-invece agli imperatori di chiedere per sè medesimi conferma
-e consecrazione ai papi; e quindi stimarono i popoli,
-che da solo il consiglio e l'autorità di Gregorio V venisse
-<span class="pagenum" id="Page_504">[504]</span>
-in Germania ordinato il modo di eleggere i Cesari, corretto
-e sancito dipoi dalla celebratissima Bolla d'oro. Tantochè,
-Innocenzo III (spirito alto e magnanimo) negò da ultimo di
-riconoscere nel Vicario dell'impero alcuna signorile giurisdizione,
-se dal pontefice non n'era investito e dalle sacerdotali
-mani non ne pigliava le insegne.
-</p>
-
-<p>
-Magnifica esaltazione fu questa, ma non duratura; e Bonifacio
-VIII, che del generale e rapido mutar dei pensieri
-non ben s'avvedeva, lottando con Filippo IV di Francia,
-cadde nel conflitto e trascinò seco l'universale teocrazia; la
-quale mai non potè riaversi della guanciata sacrilega e vile
-del Nogarette. Non la guarirono di quel colpo le sottili teoriche
-del Bellarmino e della scuola di Salamanca intorno al
-giure divino e sociale; non le ristampe e promulgazioni reiterate
-per tutta Europa, e massime da Pio V, della bolla in
-<i>Cœna Domini</i>. Essendo principalmente che re e signori, senza
-destar rumore e mover querele, si difendevano e schermivano
-abilissimamente, negando alle stampe e alle intimazioni di
-Roma il <i>placet</i> e l'<i>exequatur</i>; e in quel mentre stesso che
-commettevano ai giuristi di corte di far valere appresso la
-pontificia segreteria l'escusazioni o i privilegi o i diritti di
-lor corone, minacciavano di prigione e di forca il primo
-prete che ne zittiva. Tanto poco furono meritati i pontefici
-di essersi posti in lega strettissima col principato, abbandonando
-quasi al tutto la causa de' popoli, e di guelfi facendosi
-ghibellini, e sforzandosi con gran zelo di far sentire ai monarchi
-quanto necessario era di accordarsi bene insieme, e
-mettere impedimento alle novità temerarie che d'ogni banda
-prorompevano.
-</p>
-
-<p>
-Così declinarono rapidamente nel mondo cattolico l'idea
-e la pratica dell'universale teocrazia: benchè la corte di
-Roma ne venisse poi con diligenza, industria ed ostinazione
-incredibile, conservando e ristorando parecchie parti, le quali
-sminuzzate e particolareggiate sotto nome e titolo di giurisdizioni
-ecclesiastiche, le davano ad ogni poco buona entratura
-nelle faccende temporali dei regni; e con lo Stato civile,
-con le cause miste, con le dispense, con le clausole dei concordati
-e con simili altri intermettimenti, ella occupava per
-<span class="pagenum" id="Page_505">[505]</span>
-tutto e sempre una porzione notabilissima sì del dritto publico
-generale e sì dello speciale e proprio di ciascun popolo.
-</p>
-
-<p>
-Ma verso il mezzo del secolo andato, le cose cambiarono
-e si rinvertirono di maniera, che l'ingerimento indiscreto e
-illegittimo, e la voglia immoderata d'usurpazione passò di
-nuovo, e con molto minore scusa, dai pontefici ai principi. In
-mano di questi ridotto l'eleggere i vescovi, e dispensare altri
-ufficii e onori da chiesa; abolite le immunità; cacciati a forza
-i Gesuiti; soppresse in più luoghi le mani morte; imposte
-regole al noviziato monastico; vôtati più conventi e distribuítone
-altrui l'avere; sottomessi a forza i frati alla giurisdizione
-de' diocesani; annullate le decime; salariato il
-clero; occupata in gran parte la collazione de' beneficj; dappertutto
-aggravata la suggezione del sacerdozio alla autorità
-laicale; un pontefice vecchio méssosi in lungo viaggio e, contra
-tutte usanze, venuto egli stesso a Vienna ad implorare
-da Cesare di non più oltre manomettere le facoltà e i diritti
-della Chiesa Lombarda ed Austriaca, e tornatosi inesaudito:
-e ciò tutto avanti del gran conquasso che i rivolgimenti strani
-e vertiginosi di Francia recarono alla fiacca e logora Europa.
-Confesserò bene che i tempi sembran da capo mutare, e appresso
-molti governi si va moderando il proposito antico di
-assoggettare la Chiesa allo Stato. Ma ciò accade per virtù
-d'un principio avversato ed astiato oltremodo dalla Curia
-Romana, ed i cui medesimi beneficj le sono sospetti e le san
-d'amaro. Io intendo discorrere sì delle libertà politiche, e sì
-di quella preziosa ed inviolabile, che domandano di coscienza.
-La massima odierna si è, che il comando civile non penetra
-negl'intelletti e nelle coscienze; e però essendo la
-Chiesa nella sua vera sostanza una spirituale potestà che non
-dee voler dominare salvo che ne' cuori e negl'intelletti, e
-con forze prettamente morali e persuasive, lo Stato non à
-ragione nè titolo alcuno d'inframmessa e d'impero nei negozj
-di quella. Concetto santo ed alla religione medesima salutifero;
-ma Roma non se ne accomoda, e i frutti buoni che or
-ne coglie, teme di dovere scontare più tardi a grandissimo
-prezzo. Nè in tali apprensioni e paure ella piglia inganno.
-Chè, per lo vero, il termine ultimo della libertà di coscienza
-<span class="pagenum" id="Page_506">[506]</span>
-è pareggiare innanzi allo Stato e alla legge tutte le confessioni
-e i culti cristiani, e far trapassare la Chiesa Cattolica dalle
-ampiezze e privilegi del dritto pubblico che ancor le rimangono,
-alla modestia e alla ugualità del dritto privato, come alla
-Chiesa Cattolica Americana di già interviene. Per fermo, le
-attinenze varie e gelose e le mutue obbligazioni tra Chiesa e
-Stato, che al presente sono dubiose, implicate e in contesa
-acerba ed interminabile, diverrebbero allora nette, piane,
-agevoli ed accettabili d'ambo i lati. Ma il Cattolicesimo dovrebbe,
-in tal presupposto, maggioreggiare per virtù e luce
-soltanto di sua dottrina, e per l'efficacia degli esempj e dell'opere.
-Al qual cimento andranno fidanti e sicuri gli schietti
-e mondi e fervorosi cattolici, ma la Curia romana vi andrà
-trascinata e come la biscia all'incanto.
-</p>
-
-<p>
-Io penso che da voi e da qualunque discreto lettore sarò
-prosciolto affatto dall'obbligo di provare lo scadimento compiuto
-ed irreparabile del potere temporale dei papi. Chi dice
-di nol vedere, o s'infinge, o è talpa dell'intelletto, o vive
-fuor del mondo e del secolo. Oggi più che mai sta vero ciò
-che il Machiavello scriveva, trecent'anni or sono; cioè a
-dire che <i>il papa à Stato e non lo difende, à sudditi e non li
-governa</i>. Ma più non è vero quel ch'ei soggiungeva, e cioè
-che <i>li sudditi, per non essere governati, non se ne curano, nè
-pensano nè possono alienarsi da lui</i>. Oggi se ne curano tanto,
-che per fuggire lo sgovernato regno de' chierici, darebbersi
-in braccio, io stava per dire, al Russo od all'Ottomano; e
-stimo che non si dia fra le nazioni cristiane un reggimento,
-e così odiato insieme e così spregiato: però è debolissimo e
-disordinatissimo. Nè senza l'armi de' forestieri può star su
-in piedi, ed esso le accetta insieme e le abborre con tutta
-l'anima; onde particolarmente fra l'Austria e lui sembra da
-lunghissimi anni durare l'un di que' patti che le leggende
-raccontano essere più d'una volta seguiti tra l'uomo e alcuna
-potenza infernale, con iscambievole necessità e detestazione.
-Quanti passi à fatto il mondo in questi ultimi tempi nella scienza
-delle leggi e nell'arte del governare, di tanto s'è lasciata
-scoprire la inabilità e inettitudine dei prelati, la quale ora è
-veramente spettacolosa all'Europa. Nessuno poi (stimo io)
-<span class="pagenum" id="Page_507">[507]</span>
-può indursi a credere che ciò non sia effetto insieme e cagione
-assai ponderosa dell'affrettato e continuo abbassare del
-Vaticano. Nè la cosa è mai per mutare: e sappiano i Diplomatici,
-qualora ei s'infingessero d'ignorarlo, che niuna loro
-industria, preghiera, esortazione ed ammonizione trarrà il
-governo ecclesiastico a qualche termine di bontà e di saggezza
-civile e politica; ed i suoi sudditi continueranno senza
-posa ed interruzione ad impoverire, e la plebe ad ingaglioffarsi,
-e tutti a scadere più sempre e miseramente in ogni qualità
-e modo del vivere privato e publico.
-</p>
-
-<p>
-Le investiture de' beneficj; le possessioni e ricchezze de'
-monaci, fautori naturali e propagatori dell'alta balía dei papi;
-i feudi e principati ecclesiastici, sparsi segnatamente per la
-Germania; i tribunali di mista giurisdizione; la Santa Inquisizione,
-e simili altre forme e maniere di potestà, io son dubioso
-di rassegnare tra le temporali prerogative di Roma,
-ovvero tra le spirituali. Ma, di qua o di là che si pongano, questo
-permane certo, ch'elle sono privilegj e mezzi di forte e
-generale dominazione, i quali scemano e scapitano tutto
-giorno, e a non lungo andare ne rimarrà piuttosto la memoria
-che il fatto. Di feudi ecclesiastici e della Santa Inquisizione
-non è più vestigio, eccetto che in Roma; delle giudicature
-miste sussistono assai pochi avanzi. Nelle principali
-provincie della cristianità, le frateríe (come testè si accennava)
-o soppresse o de' beni loro spogliate, e le ancora esistenti,
-voi le scorgete senza credito e senza valor morale, e ignoranti
-e goffe la maggior parte. Nè Roma in sì lungo spazio à
-saputo correggerle, addottrinarle, rigenerarle e renderle
-fazionate agli abiti nuovi e alle nuove tendenze del secolo.
-Sopra che io dico: avvi egli dimostrazione di vecchiezza e
-discadimento più chiara di questa, che il pontificato o non
-s'accorga o stiasi inerte ed inoperante a veder calare e discreditarsi
-per ogni luogo queste sue milizie e colonie, mandate
-un giorno insino agli ultimi termini della terra, e per
-mezzo a tutte le genti, a predicare la maestà del suo seggio,
-e la gloria della sua corte?
-</p>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_508">[508]</span>
-</p>
-
-<h4>VI.</h4>
-
-<p>
-Ma la declinazione maggiormente esiziale al papato, e
-men comportevole, è quella accaduta nell'autorità e nella
-preminenza morale e civile; perchè interviene in subbietto
-più sostanziale, e proprio dell'essere suo. E per fermo, d'una
-potenza per al tutto immateriale e signora degl'intelletti e
-degli animi, è peculiare, innanzi ogni cosa, il dirigere ed
-informare i costumi, la scienza e l'educazione, e comporre
-e lumeggiare altresì nelle menti la ragione guidatrice e sovrana
-del vivere sociale.
-</p>
-
-<p>
-Nel fatto, quantunque volte o il durare degli scismi, o
-l'imperversare delle fazioni entro Roma stessa con lunghe
-stragi e abbominazioni, non troncarono affatto i nervi al papato,
-e non gli tolsero di far sentire diuturnamente e con
-efficacia l'azione sua, questa si spiegò vigorosa e mirabile in
-ciascuno dei subietti testè mentovati, e riuscì splendida e
-prevalente, benchè non sempre pura e lodevole, nè ben condecente
-al carattere augusto del sacerdozio e agli spiriti del
-Vangelo. Voi sapete le storie, e una lettera non le può raccontare.
-Basti che riandiamo l'epoche e le date più insigni;
-e l'indole diversa dei fatti paragoniamo. La vera e pienissima
-primazia morale e civile, che Gregorio Magno (torna volentieri
-la penna a quel venerando Gerarca) e alcuni avanti
-e dopo di lui mantenevano in Italia e fuori, per ispontanea
-riverenza e adesione de' popoli, dimostra appunto quello che
-possa la religione, praticante con senno la carità civile, e
-incorporandosi con le arti e la sapienza del viver comune.
-Così accadeva, come notammo più sopra, che Gregorio, sfornito
-di principato e d'eserciti, conseguisse l'effetto medesimo
-che se stato fosse signore d'immenso imperio. Laonde
-lagnavasi egli con parole d'oro, che meno desiderava occuparsi
-nelle faccende secolaresche, come importune e disformi
-all'apostolico ufficio, più gli si moltiplicavan tra mano.
-Fatto è, ch'egli, il santissimo uomo, col senno migliore che
-portavano i tempi infelici e inselvatichiti, riparava alle carestie,
-combatteva i contagi, armava i popoli contra i barbari,
-<span class="pagenum" id="Page_509">[509]</span>
-il furor di questi placava, ottenévano tregue e trattati di
-pace. Qualche parte ancora della latina magniloquenza risuonar
-facea nel suo stile; ornava i templi ed il culto di belle
-pompe, e di nuove ed austere armonie, che da lui pigliarono
-il nome. Per sè e intorno a sè, lautezze e grandigie di corte
-non conosceva; e mitemente querelavasi con alcun suo castaldo,
-che l'avesse proveduto d'un sì sconcio palafreno, che
-cavalcar nol poteva senza noja e disagio. Imbattutosi un
-giorno in certi schiavi d'Ibernia, e forte ammirato di lor
-belle fattezze e bianchissime carni, fermò il proposito di render
-cristiana ed ingentilire tutta Britannia. E quella contrada
-fu convertita; e per lui e per alcuni suoi successori tante semenze
-di buoni studj, e massimamente di lettere greche,
-vennero quivi trasmesse, che tutta la sopravegnente barbarie
-d'Europa non le aduggiò, e Beda e Scotto d'Erigene ed Alcuino
-ne fanno prova.
-</p>
-
-<p>
-Di quello che il pontificato valesse, a rispetto della civiltà,
-sorgendo pian piano, e durando colma e gloriosa la teocrazia
-(e, poniamo, da Adriano I a Innocenzo III), quasi non
-fa mestieri tener discorso, perchè la notizia n'è ormai volgare;
-e in questo secolo ragionatore ed incredulo, la storia
-più di rado commette ingiustizia, ed ànno gli scrittori avuto
-senso e intelletto vivissimo dello smisurato animo e degli altissimi
-intendimenti di alcuni papi, altre volte disconosciuti
-e frantesi. Al presente, accordasi ognuno a credere che quella,
-diremmo, dittatura in istola ed in cámice, fu rimedio e
-schermo terribile ma pur salutare contro alla feroce e superba
-ignoranza dei barbari. Per quella lo spirito disarmato
-comandò alla materia, e l'ingegno domò la forza, e in mezzo
-agli istinti ciechi e disumani della conquista, rampollò l'idea
-del vero e del giusto: per la teocrazia il poco di scienza rimasta
-agli Occidentali scampò nelle scuole dei monasteri, e
-molti avanzi della civiltà latina durarono, e il giure canonico,
-di romano giure impregnato, prevalse al crudele diritto
-feudale. Per quella a cagioni infinite di slegamento e contesa,
-e alle disgregate e minute sovranità dei Teutonici, fu contrapposta
-la grande unità cristiana, il diritto collettivo d'ogni
-sorta congregazioni, e il vivere e il deliberare a comune:
-<span class="pagenum" id="Page_510">[510]</span>
-per quella, in fine, alla schiavitù rinnovellata sotto nome di
-vassallaggio, posero freno e compenso le franchigie ecclesiastiche,
-e qualunque grado e altezza di gerarchia mantenuto
-accessibile a tutto il popolo.
-</p>
-
-<p>
-Non fu adulazione e lusinghería chiamar da Leone il
-secolo d'oro delle lettere e delle arti nuove italiane, se con
-quel nome si volle contrassegnare la Roma pontificale che
-apparve e fiorì, mettiamo, da Nicolò V a papa Boncompagni
-od a Sisto V. Perchè forse nessuna città dominante primeggia
-e sopravanza oggi tanto le altre per civiltà e splendore
-di lettere, di quanto Roma in que' giorni eccedeva il rimanente
-d'Europa, in gentilezza di arti, eleganza di vita, varietà
-di sapere, copia e peregrinità delle cose ajutatrici degli
-studj; nè in Italia medesima Firenze e Venezia potevano
-starle a petto. E ancora che prevalesse il culto del bello, la
-filologia e l'erudizione, nessuna parte ragguardevole dello
-scibile era trasandata, nè avuta in sospetto (innanzi almeno
-allo scoppiare della Riforma), nè impedita di speculare con
-ragionevole libertà il proprio subbietto: siccome vedesi (a
-citar pure un esempio) dall'opera del Copernico dedicata ad
-esso il pontefice, e dove l'antico sistema di Filolao veniva
-rifatto e spacciato per vero; il medesimo che poi condusse
-Galileo nelle prigioni del Sant'Officio. Ed ognun sa che
-infino all'anno 1549 stampavansi le opere del Machiavelli, e
-publicavansi per l'Italia con ispeciali privilegi della corte
-romana. Poi le proscrisse sì fattamente, che sempre da ogni
-licenza del leggere libri inibiti venivano escluse.
-</p>
-
-<h4>VII.</h4>
-
-<p>
-Dopo ciò, se dal raccogliere insieme e dal contemplare
-questi tre aspetti, ed epoche grandi e solenni della civiltà e
-gloria papale, voi conducete, illustre Signore, lo sguardo
-sugli ultimi anni e sugli ultimi concetti e proponimenti del
-Valicano, una grave maraviglia e una secreta pietà, non vi
-stringe egli il cuore, in pensando a che novissimi termini
-di decadenza sia trapassata la più insigne, al sicuro, e più
-veneranda e magnifica delle istituzioni apparse sul mondo?
-<span class="pagenum" id="Page_511">[511]</span>
-Nè solo è venuta in fiacchezza e in decrepità, ma, per mio
-sentire, giacerebbesi affatto spenta e annullata, e incapace di
-uscir del sepolcro, quando l'alito vitale del cristianesimo e
-la virtù delle tradizioni quel moribondo corpo non sostentasse.
-Imperocchè, per ragioni diverse e sotto molti diversi riferimenti,
-sempre torna adatta a Roma la novelletta del Giudeo
-convertito, che il Certaldese raccontava cinque secoli fa.
-</p>
-
-<p>
-Dinanzi all'ultime sollevazioni delle Romagne, s'accorgeva
-egli il mondo, che v'à il papato, salvo che per le continue
-renitenze o censure con cui si sforza di contrastare al
-general moto degl'intelletti e all'affrancamento de' popoli; e
-nega e sconosce pressochè tutte le sembianze e gli abiti nuovi
-del viver civile? Qual ingerimento paterno, accetto, eminente
-e degno del sacerdozio, esercita Roma a' dì nostri ne' gran
-negozj del mondo? In quali è chiamato arbitro e giudice il
-papa? Avvi potentato, avvi popolo che si comprometta in lui?
-Avvi guerra nessuna da lui impedita, discordia civile cessata,
-patto di tregua e di pace concluso? Trovo che l'ultimo atto
-d'intervento efficace della potenza papale, fu sul cadere del
-secolo sedicesimo, rappattumando in Vervino Francesi e Spagnuoli.
-Non molto dopo, nel trattato di Vesfaglia, comecchè
-vi fossero mescolate materie gravissime di religione, i nunzj
-pontificj non valsero con nessun'arte a mettere le negoziazioni
-nella via desiderata e segnata da Roma, ed ella se ne
-querelò e protestò senza frutto. Alla pace de' Pirenei, Mazzarino,
-quantunque prete e cardinale di Santa Chiesa, rifiutò i
-benigni ufficii offertigli dal pontefice; e nel trattato di Utrecca
-non parve insolente e indebito ai contraenti il disporre a lor
-modo d'alcune provincie reputate soggette e tributarie di
-Roma, senza pigliare accordi con lei, e nemmanco far menzione
-de' suoi diritti.
-</p>
-
-<p>
-È strano eziandio e maraviglioso, che quella medesima
-potestà la qual sommoveva e tragittava, unite ed armate,
-d'Europa in Asia poco meno che intere nazioni; e sconfitte
-di poi nelle guerre, e dalla fame mietute e dalle pestilenze,
-persuadevale tuttavia a ritentare l'impresa, oggi non possa
-allegare un sol fatto notabile per cui si dimostri, com'ella
-riesca pure almeno a proteggere con successo le genti cattoliche,
-<span class="pagenum" id="Page_512">[512]</span>
-ovunque o gl'infedeli o le Chiese eterodosse le opprimano;
-ed anzi in que' luoghi stessi di antico pellegrinaggio,
-e ch'erano fine e cagione delle Crociate, cresce di dominio
-e ricchezza il culto scismatico, e soprafà ed ingiuria il culto
-latino.
-</p>
-
-<p>
-Scorrete in altra materia; ponete l'occhio alle missioni
-che Roma al presente prepara ed invia dal grembo suo, e
-subito vi verrà veduto la estrema inferiorità e tepidezza loro,
-a comparazione dei tempi andati; e i veramente grandi e
-portentosi concetti e disegni di Propaganda scorgerete cadere
-in incredibile parvità; e quella sua stamperia poliglota (per
-toccare un solo particolare), che fu prima ed unica al mondo,
-non à quest'oggi caratteri da pubblicare una pagina di sanscritto.
-Nè già potrebbero i papi scusarsi e piangere come
-l'antico Alessandro, che manchi oggimai lo spazio alle sante
-conquiste loro. Di dieci centinaja e più di milioni di uomini
-che nudrisce la terra, un quarto solo sono cristiani. Ma l'ambizione
-di Roma sembra oggi rivolta a ben altro proposito,
-che di recare ai barbari ed agli idolatri la luce dei Vangeli,
-e l'umanità di nostre arti e costumi.
-</p>
-
-<p>
-In mezzo ai traviamenti del secolo che trascorriamo,
-assentirete, o Signore, che questa lode gli rimane interissima,
-di avere con la scienza e le istituzioni moltiplicato ed
-illuminato le publiche beneficenze, preso cura speciale dell'educare
-le moltitudini, cercato alla povertà loro ogni possibile
-compenso, trovato con fina industria copiosi conforti
-agli stenti e tribolazioni delle infime plebi. Avvi cosa al
-mondo più degna e illibata, sollecitudine più cristiana, fatica
-e studio al supremo sacerdozio meglio dicevole? Ma in questa
-sì bella ed intemerata pagina della storia moderna incontri
-tu mai il nome del papa? Delle nuove e tanto ingegnose
-e caritatevoli forme di comune e privata beneficenza, àvvene
-una soltanto scoperta e iniziata in Roma, o presto almeno e
-vivamente caldeggiata ed esercitata? Le sale d'asilo, le sale
-d'allattamento, le prigioni e i metodi penitenziali, le casse
-dei risparmj, le società di temperanza, quelle di mutuo soccorso,
-le infinite miglioranze recate ad ogni maniera di ricoveri
-ed ospedali? Un secolo e mezzo addietro, cadde in pensiero
-<span class="pagenum" id="Page_513">[513]</span>
-a Clemente XI di chiudere in luogo abilmente ordinato
-al lavoro e alla correzione i giovinetti discoli e abbandonati,
-e così camparli dai delitti e dall'ultima corruttela. Pietoso e
-civile concetto insieme; il quale se fu poi per altri l'occasione
-e il germe dei metodi nuovi penitenziali, non so; ma
-questo io so bene, che quel germe fruttificava in pressochè
-tutta l'Europa e l'America, eccetto che in Roma.
-</p>
-
-<p>
-Infine, la scienza, che è tanta porzione di civiltà, ed
-anzi è scorta e lume continuo suo; la scienza, già patrimonio
-del chiericato sì particolare e proprio, che laico venne a
-significare inculto ed illetterato; la scienza, dico, rinverdita
-primamente e riordinata sì nelle scuole dei teologi e sì nelle
-università degli studj, rette e corrette in ogni parte del
-mondo da bolle e prammatiche di pontefici,<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> a che termini
-sta ora nelle lor mani, e come risponde ai progressi e alle
-ampliazioni degli ultimi secoli? Qui la decadenza corre agli
-occhi d'ognuno, ed è tale e sì deplorabile da non ottener
-fede il discorso, salvo che da coloro i quali furono e sono
-testimonj del danno e della vergogna. Penso che basterà il
-dire che Roma, non ostante gli stranieri visitatori, l'intelligenza
-svegliatissima de' suoi cittadini, e quel popolo d'artisti
-che vi dimora a studio de' monumenti, è ormai divenuta
-la metropoli più ignorante d'Europa, e la men fornita di ciò
-che occorre agli svariati incrementi del moderno sapere. Nell'università
-sua, poco degna davvero del borioso titolo di Sapienza
-che porta, si desidera per lo meno la metà delle cattedre
-che ne' più culti paesi e nelle scuole meglio ordinate
-stimansi oggi non che opportune ma necessarie a compiere
-lo ammaestramento delle morali, delle fisiche, del diritto,
-della medicina e della storia; senza voler qui sindacare i
-metodi falsi e le viete dottrine insegnatevi, e il modo incredibilmente
-strano ed illiberale con che tutta insieme quella
-istituzione vien moderata e disciplinata. Da voi non s'ignora
-che sebbene il trovato (io doveva dire il miracolo) della
-stampa accadesse di là dall'Alpi, Roma entrò innanzi a tutti
-in lodarlo e in dargli ricetto, e volle giovarsene largamente
-e sollecitamente. Oh gran mutazione di tempi e di uomini!
-<span class="pagenum" id="Page_514">[514]</span>
-Oggi quel che si imprime di libri e di giornali in Roma, ragguagliato
-alle più dotte città straniere, sta, senza timore alcuno
-d'amplificazione, siccome uno a cento; e nelle pubbliche
-biblioteche trovi appena uno su mille de' buoni volumi
-moderni, e agli antichi assai poca gente pon mano. Nè in altra
-guisa può andar la bisogna colà dove ogni scritto e libro
-è cacciato tra le filiere di tre censure, l'episcopale, la
-politica e la fratesca del Sant'Officio; dove nell'encicliche
-più solenni chiamasi <i>detestanda</i> la libertà di stampare; dove
-fu proibito per lunghissimi anni il vaccino, e tuttora è proscritto
-l'insegnamento della publica economia; dove l'Inquisizione
-(or fa poco tempo) non dubitò di riprovare e dannare
-con espresso decreto le sale d'asilo; e non volevasi
-testè udir parola di strade ferrate; e chiunque osato avesse
-di condursi a que' congressi scientifici, che Ferdinando stesso
-di Napoli avea tollerato nella sua città e fatto vista di carezzare,
-veniva rimosso o dalla cattedra o dall'impiego, se
-l'uno o l'altro tenea dal governo.
-</p>
-
-<p>
-Durassero quivi almeno fiorenti e profondi gli studj sacri,
-quanto furono altra volta, e quanto sembra domandare
-non che il decoro e la dignità, ma il debito e l'interesse medesimo
-di quella gran sede del mondo cattolico! Nè io dirò
-che in veduta elli sieno scarsi e leggieri, o sia picciolo il numero
-degl'insegnanti, o poca la frequenza ed assiduità
-de' discepoli. Ma dagli effetti cotidiani può ben giudicare ogni
-uomo sensato, che in quegli studj non è più forza alcuna inventiva,
-non robustezza e amplitudine di concetti, non luce
-e svolgimento di feconde dottrine, non copia alfine e peregrinità
-di filologia e d'erudiziene.
-</p>
-
-<p>
-Ma forse voi vi maravigliate della mia maraviglia. Dove
-non ásola un minimo fiato di libertà, può l'albero della
-scienza durar verde e fruttifero? Per vero, di tutte quelle
-opere dottrinali ed apologetiche o sotto altro rispetto fautrici
-e lodatrici di Roma, le quali anno in questa prima metà del
-secolo meritato e conseguito celebrità universale, neppure
-una ebbe principio e nascimento nelle scuole romane, e neppure
-una pagina e un rigo di esse uscì dalla penna di quelle
-insigni congregazioni, da cui si maneggiano colà tuttavia i
-<span class="pagenum" id="Page_515">[515]</span>
-più serj negozj e i più gelosi interessi della intera cattolicità.
-Frayssinous, Bonald, De Maistre, Haller, Göerees, Schlegel,
-Stolberg, Hurter, Lamennais, Lacordaire, Balmes,
-Chateaubriand, Döllinger, per tacer d'altri, mai non furono
-in Roma a dare scienza o riceverla. Due sommi Italiani arbitrerei
-di potersi aggiungere a quel bel novero assai giustamente,
-e sono il Gioberti e il Rosmini; ma la vita loro
-intellettuale sortì l'inizio e il proseguimento, e rendè fiori e
-frutti ammirabili in altro terreno ed in altre scuole. Da Roma
-venne ad essi, per ciò che sappiamo, una cosa soltanto; la
-riprovazione e condanna d'alcun loro scritto.
-</p>
-
-<p>
-Se non che, Roma fu inverso l'uno dei due quasi costretta
-ad essere ingrata: imperocchè, qual più spiacevole
-contrapposto e qual ritratto men somigliante poteva métterlesi
-innanzi agli occhi, di quello che le offerse il Gioberti,
-quando con sì nobil disegno e tinte sì vive e smaglianti le
-figurava l'archetipo del primato civile dei papi, e l'astringeva,
-mirandolo, a fieramente vergognare di sè medesima?
-Del resto, non solo la maggioranza civile dei papi è venuta
-al niente, ma la morale autorità eziandio si perde e consuma
-ogni di, non ostante che sulla cattedra di San Pietro seggano,
-da poi la riforma germanica, uomini per ordinario di
-santa vita, e d'incolpabili costumi, e di specchiatissima religione.
-Ma il chiudersi intorno ad essi e l'immiserirsi vie più
-sempre degl'intelletti e dei cuori, e l'avere il Vaticano aderito
-imprudentemente allo spirito gretto e muliebre di pietà
-e di devozione, che alcuni mistici e i Gesuiti segnatamente
-affettano e inculcano, à menato di passo in passo la cosa a
-questo infelice risultamento, che il mondo stima esservi ora
-due moralità e due devozioni; l'una accettabile ad ogni maniera
-di oneste, gentili e istruite persone, propria e comune
-a tutta cristianità, conforme ai principj eterni della ragione,
-e all'ordine vero ed universale del bene; l'altra involta nelle
-sottilità dei casisti, sopraffatta da pratiche puerili, intinta
-non poco di superstizione, consigliera di virtù monacali e
-alla repubblica inutili, servile ne' sentimenti e negli atti,
-buona per genterelle idiote e da poco; ed è per appunto
-quella lodata e caldeggiata perpetuamente da Roma e da' suoi
-<span class="pagenum" id="Page_516">[516]</span>
-dottori. Ciò à fatto, come ognuno sel può vedere, che pure
-in mezzo ai cattolici si vada oggimai pensando, la virtù essere
-meglio imparata ne' libri degli antichi e dalla nuda lettera
-dei vangeli, che non dai moralisti e predicatori di
-Roma. E rispetto al culto e alle devozioni, è marcia forza
-confessare, che in molta porzione di loro forme e di lor cerimonie
-la significazione scema e si oscura ogni giorno, e
-gli animi ne ricevono una impressione fredda, materiale, e
-non immune spesse volte da invincibile tedio ed increscimento.
-</p>
-
-<p>
-Non è la moralità cosa angusta e servile; e chi spaura
-d'ogni libertà e d'ogni grandezza non può effettivamente e
-sostanzialmente professare e insegnar la virtù: conciossiachè,
-sentenzia un gran moralista,<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> ogni virtù nostra procede
-dalla grandezza dell'animo: <i>ex animi magnitudine</i>. Senza
-dire che le condizioni del principato assoluto, e gli altri conseguenti
-del falso sistema che séguita la Curia Romana, facendola
-indocile e riluttante al vero e germano spirito dei
-documenti evangelici, l'ànno recata bel bello a insegnare e
-inculcare con assai minor zelo l'intrinseco della bontà che
-l'estrinseco, e meglio stimare la buccia e le fronde, che il succoso
-midollo e i frutti fragranti e soavi della pietà operosa
-e magnanima.
-</p>
-
-<p>
-Tornate, o pontefici, alla purezza e semplicità de' costumi
-antichi (gridava dal pergamo fiorentino un fraticello
-di San Marco), e più nel cuor delle genti non vacillerà la
-fede e la riverenza inverso di voi. Certo, all'attuazione di
-quel consiglio, l'effetto saria seguito copioso ed universale;
-e i popoli dimenticavano in poco d'ora le battiture dello scisma,
-le turpitudini di Avignone e le umiliazioni inflitte al
-papato dai concilj di Costanza e di Basilea.
-</p>
-
-<p>
-Per immensa sventura, e segnatamente d'Italia, parve
-al sesto Alessandro, a Giulio II, a Paolo IV e ad altri papi di
-quella età, partito migliore e più valido la stretta amicizia dei
-re, il potere temporale accresciuto, le frateríe moltiplicate,
-la Inquisizione ed i Gesuiti. Da quei tristi giorni, il declinare
-di Roma divenne precipitoso ed irreparabile; perchè la
-<span class="pagenum" id="Page_517">[517]</span>
-mente e l'anima vera e vitale della pietà e dell'incivilimento
-cristiano non restò con lei, salvo che in apparenza, e
-ciascuno di que' mezzi le si voltò in danno e in vergogna; i
-re la illusero e la imbrigliarono; il poter temporale le diè
-forza per quarant'anni, e tólsele credito per tutti i tempi; le
-fraterie finirono incurate o derise, il Sant'Offizio abbominato,
-e i Gesuiti non molto manco.
-</p>
-
-<p>
-Or finiamo, e al crescere e sovrabbondare dell'argomento
-si ponga quella misura che ricercano i termini naturali
-di questo scritto, e l'ascoltazione vostra ch'io non debbo
-nè voglio abusare. E già per molti sarà riuscita come una
-scorsa fuor di subietto questo paragone di tempi antichi e
-moderni, e questa breve delineazione del tanto grandeggiare
-e calare della sedia pontificale. Pure, io non andrò accusato
-da tutti coloro (e voi, spero, sarete del novero) i quali
-comprendono che ciò che importava di recare a saldissima
-prova, si è che l'abbassamento e l'oscurazione continua del
-papato non è parziale nè accidentale, non vizia e inferma
-soltanto l'estrinseche sue condizioni e le men rilevanti e nobili,
-ma invade tutto l'essere, ne storpia gli intendimenti e
-gli uffici, porta detrimento grave a tutta la sua dignità, penetra
-alla viva sostanza, non lascia porzione sana, non fibra
-integra e poderosa.
-</p>
-
-<p>
-Un molto celebrato scrittor francese, ritraendo al vivo
-e con maestrevole stile la bellezza e maestà dei riti pontificali,
-massime nei giorni santi e ne' vespri solenni della Cappella
-Sistina, ove con sì meste armonie e con sì acconcio apparato
-esprimesi il lutto di Santa Chiesa, e lo squallore del
-tempio per la passione e morte del Redentore, va eziandio
-narrando come in cuor suo quell'ultima e diradata nebbia
-d'incensi, quei cantori che a poco a poco s'ammutoliscono,
-quell'estinguersi di mano in mano dei ceri, quell'ombra vespertina
-che cresce ed occupa tutto il luogo, rendevagli immagine
-altresì del venir meno e dileguarsi la gloria e l'oltrapossente
-grandezza papale. Certo, se il pontificato è gran
-parte della Chiesa, e l'intristire o il declinare di quello arrécale
-sventura e declinazione, io non so ben quando le sia
-nato cagione più giusta e vera di significare il cordoglio suo,
-<span class="pagenum" id="Page_518">[518]</span>
-e da tutti gli altari, in tutte le sedi della cristianità levar
-preghiere e supplicazioni al divino autore della fede. Imperocchè,
-non di fuori le son venuti i flagelli, ma da' suoi
-figliuoli e custodi; non per guerre e persecuzioni, ma in
-seno della pace e della comune obbedienza: <i>ecce in pace amaritudo
-mea amarissima</i>.
-</p>
-
-<h4>VIII.</h4>
-
-<p>
-Non, dunque, l'amore ordinario del bene e del meglio,
-non quelle purgazioni ed emendazioni che a tempo a tempo
-fa mestieri di compiere in tutte le cose umane, ma sì veramente
-la fiera ed irrepugnabile necessità costringe e sforza
-a portar mutazione in qualche ordine costitutivo del sommo
-pontificato. Ogni altro partito, qual che si fosse, non ne fermerebbe
-il gran rovinío; nè cesserebbe Roma d'esser cagione,
-o trista occasione almeno, di scandalo e setta nella famiglia
-cattolica, e mai non ricondurrebbesi a tale bontà da saper
-ritrarre, com'è ufficio suo peculiare, dalle viscere del cristianesimo
-virtù spiratrice e riparatrice del mondo moderno.
-A ciò non poter bastare, vi dissi, le riforme ed emendazioni
-del temporale; dovendo elle piuttosto succedere come effetto,
-che antecedere come causa; o, per lo men male, avvenire
-contemporanee con le spirituali ammende e riforme.
-Essere presenti i giorni fortunosi e difficilissimi di Nicolò II
-e Gregorio VII, in quanto che al risanare e reintegrare il
-papato occorrono prammatiche nove, spedienti animosi,
-saldo e virile consiglio.
-</p>
-
-<p>
-Nè anzi mi tratterrò di affermare, che i tempi odierni
-ànno a riscontro di quegli antichi tale disposizione peggiore,
-e certo di gran momento; che, cioè, nel secolo undecimo gli
-occhi soli della Chiesa erano aperti a vedere ed a piangere
-i guasti e le sozzure del proprio suo tempio; laddove oggi
-ogni cosa avviene sotto l'indagatrice pupilla dell'altre Chiese
-cristiane, le quali non si astengono di predicare e trombettare
-su dai pinnacoli, che appresso i popoli loro è la fede molto
-meno rattiepidita, la moralità più sana e profonda, maggiore
-senza verun paragone la dottrina e modestia del clero, e che
-<span class="pagenum" id="Page_519">[519]</span>
-quivi la religione è congiunta e amicata ai concetti generosi,
-e a tutti i rivolgimenti e progressi civili di nostra età: dalle
-quali asserzioni ci porgono poi per riprova, da una parte, lo
-stato fiorente e glorioso di essi popoli, come a dir l'Inghilterra,
-la Prussia, l'Olanda, gli Stati-Uniti; e dall'altra, la
-depressione e lo scadimento di quelli, come Polacchi, Spagnuoli,
-Italiani, Messicani, dove trionfò potentissimo e signoreggia
-tuttora non contrastato il culto cattolico.
-</p>
-
-<p>
-Voi m'avete parecchie volte udito affermare, che il clericato
-romano, sebben muta i corpi, non muta il genio nè
-il vezzo, e che le menti e gli animi vi sono tutti impastojati
-a una foggia, nutriti d'un latte medesimo, fatti e formati a
-un medesimo stampo; laonde in ciascuno di loro è ferma e
-tenacissima la volontà di serbare integro e sempiternare
-(quando il potessero) quel tal misto d'ambizione, d'interesse
-e di santimonia da lor fabbricato, e il quale non si péritano
-di chiamare buono e perfetto governo della Chiesa e dello
-Stato. Quindi è fuor del possibile ch'entri loro in cuore alcuna
-voglia viva e sincera di correggere sè stessi, e innovare
-in parte veruna le lor condizioni, e che ritrovino (quando
-pure il desiderio sorgesse) abilità e forza proporzionate
-all'alto proposito.
-</p>
-
-<p>
-Ora, i fatti più sopra allegati vi porgono di tale pertinacia
-e impotenza una molto chiara dimostrazione. Conciossiachè,
-insegnano tutte le storie, che nessun istituto civile,
-già roso nel suo midollo e pervenuto a decrepitezza, abbia
-voglia ed abilità di rialzare sè da sè stesso; e torna contraddittorio
-che là proprio dove la vita si estingue, si rinvengano
-forze da ristorarla: invece, quelle cagioni medesime che d'un
-abbassamento in altro maggiore trascinano con legge dura e
-ineluttabile di destino, vietano il riaversi e il risorgere; e si
-lo vietarono con l'azione loro incessante e mortifera alla
-Roma d'Augustolo, alla Bisanzio dei Paleologhi, e alla Venezia
-dei Manini e dei Renieri. Similmente, essendosi da
-ogni parte di quegli istituti ritirato lo spirito, e rimanendo
-delle cose la nuda corteccia, mutare per loro suona come
-annullarsi: quindi con severità farisaica vi sono riformati i
-più fradici usi, serbate le più vane apparenze, cresciuto di
-<span class="pagenum" id="Page_520">[520]</span>
-mille doppj il servaggio; i vecchiumi soli vi ànno lode, e
-l'irragionevole ostinazione vi usurpa nome di virtù e di sapienza.
-</p>
-
-<p>
-Nè da tale pervertimento e caducità degli umani fatti
-troviamo arbitrio nessuno di credere esente il pontificato in
-ciò appunto che à d'umano, e nelle sue esteriori e disciplinari
-disposizioni. Ed anzi aggiungiamo, che in queste è maggiore
-necessità o di emendarsi, o di perire. Avvegnachè,
-com'elle sono forme finite e determinate, e abito accidentale
-e sensibile d'una divina sostanza, loro non è conceduto di
-contenerla, e significarla, salvo che parzialmente e imperfettamente;
-e alla inesauribile sua facoltà di ampliazione e d'organamento,
-niuno dee pensare che riuscir possano in ogni
-tempo ed in ogni caso adatte, sufficienti e commisurate.
-Laonde, chi si ostina a volerle serbare intangibili ed immutabili,
-fa sembiante di negare la virtù infinita del cristianesimo;
-la quale per ciò che opera sulla terra e nel tempo, dee
-necessariamente assumere successione e limitazione; nè altrimenti
-può dilatare la sua eccellenza nè le sue maraviglie
-mostrare, che seguitando la legge imposta alla perfezione di
-tutti i finiti, cioè a dire l'indefinito ed interminabile spiegamento
-dell'essere proprio.
-</p>
-
-<p>
-Le quali tutte considerazioni tenendo io vive innanzi
-alla mente, procederò con più stretto discorso alle ultime
-parti del mio subbietto.
-</p>
-
-<h4>IX.</h4>
-
-<p>
-Le mutazioni debbono esser cercate nè inferiori al bisogno
-nè superiori. Debbono alla sostanza delle discipline antiche
-ecclesiastiche non solo non contrastare, ma conformarsi
-intrinsecamente, e rinnovarne lo spirito quanto l'indole dell'età
-nostra il comporta. Debbono eleggersi le più semplici e
-pronte, eleggersi tali che si vedano consentire sapientemente
-ai pensieri nuovi del secolo; infine, eleggersi le più agevoli,
-od, a favellare esatto, le men malagevoli, poichè la cosa di sua
-natura è tra le difficili e travagliose. Gli anteriori discorsi
-provarono, credo, con abbondanza, ch'elle non possono primamente
-<span class="pagenum" id="Page_521">[521]</span>
-e direttamente proceder da Roma, e dovere oggi,
-com'altra volta, nel corpo cattolico il vital calore ed il sangue
-dalle membra estreme salire e rifluire nel capo. Conciossiachè
-per le membra scorre tuttora occulta e sottile
-un'aura di salute e di vigoria più penetrativa e meglio efficace
-che nol giudica il volgo. Dov'io m'inganni e m'illuda
-su cotal punto, e nemmeno nel clero inferiore, il qual vince
-l'altro di sensatezza e di numero, non sia buona disposizione
-a ricevere e seguitare le verità che la general discussione
-va dimostrando e dilucidando, tutto il restante di questa
-lettera confesso che cade e s'annulla.
-</p>
-
-<p>
-D'altro lato, non è forse la Chiesa, per propria essenza,
-la vita spirituale e comune di tutti i fedeli? Ella è in ogni
-luogo, e non è intera in veruna parte; e ciò tutto che piglia
-sostanza ed autorità perdurabile in lei, ottenne per innanzi
-l'universale consentimento, vogliatelo espresso o tacito, posteriore
-ai decreti di Roma o anteriore. Che il pontefice sia
-<i>caput Ecclesiæ</i>, ovvero <i>caput in Ecclesiâ</i>, come sottilmente
-si questionò, poco importa di definire. Conciossiachè nell'una
-e nell'altra sentenza rimane vero pur questo, che da sè e
-per sè il papa non è la Chiesa, nè alla Chiesa può prevalere.
-</p>
-
-<p>
-Ma io vo dubitando non forse questo mio lungo proemiare
-e questo discorrere alquanto sospeso sieno per accendere
-in voi una troppa viva curiosità, la quale io non ò modo
-alcuno di soddisfare. E per fermo, egli trattasi unicamente
-di ricondurre in onoranza e in costume (benchè solo in qualche
-porzione e in maniera assai temperata) ciò che la cristianità
-intera praticò abitualmente per molti secoli e in tutte
-cose; intendo la elezione dei capi e dei reggitori fatta a suffragio
-comune del clero, e accettante e plaudente il popolo.
-Dico di rinnovarsene l'uso in qualche porzione, e in riguardosa
-maniera. Seguite, vi prego, le mie parole, e giudicherete,
-illustre Signore, s'io sono quell'avventato e guasto cervello
-che dicono. Io propongo, adunque, per lo men male, che
-in niuna provincia italiana o straniera si sveglino per al
-presente le gelosie di Stato; e però prosiegua il pontefice,
-prosiegano i principi a scêrre, come per addietro, i pastori
-spirituali de' popoli. Taccio similmente di Sinodo universale
-<span class="pagenum" id="Page_522">[522]</span>
-infino a tanto che popoli e principi con ardore e concordia
-non lo richiedano: il che sarà molto tardi. Ma voglio che dai
-suffragi del clero appostatamente adunato in ciascuna provincia,
-escano tutti coloro a cui spetta il nome e l'ufficio assai
-profanato, ma solenne pur nondimeno e magnifico di cardinale
-di Santa Chiesa; e voglio, quindi, che il capo e giudice
-di tutta la cristiana repubblica venga da tutta essa eletto mediante
-que' suoi deputati nel novello Concistoro raccolti.
-</p>
-
-<p>
-Il principio elettivo fu anima della Chiesa, e sua legge
-sovrana ed universale. I tempi declinando al peggiore, e sempre
-più temperandosi ella agli usi e alle fogge regie e feudali,
-recarono presso che al nulla quel suo spirito di franchigia e
-di fratellanza. Ora, il mondo che in ogni culta contrada esce
-di pupillo e ricompónesi a libertà, e in tutte le funzioni civili
-e politiche e in ogni maniera di magistrati rimena e dilata
-la virtù elettiva e forme più popolari di reggimento, chiede
-con giusta impazienza di scorgere altresì il principio elettivo
-restituito nella repubblica dell'anime e delle coscienze, che
-è la Chiesa. Certo, comparirebbe strano ed intollerabile, che
-il diritto dell'eleggere fosse durato appo lei ne' giorni ch'era
-sbandito dalla città e dal consorzio politico, e non risorgesse
-al presente che è da per tutto ricuperato, e in ogni principale
-esercizio del viver comune è intromesso ed usato assai
-largamente.
-</p>
-
-<p>
-Queste cose non prima si annunziano, che il buon giudicio
-universale le assente, e brillano a tutti gli occhi di verità
-e di evidenza; perchè le necessità e il carattere dell'età nostra,
-la maturezza delle opinioni, l'indole singolare e propria
-de' nuovi costumi e de' nuovi istituti, la mente, a così
-dire, di tutto il secolo le pensa e le persuade. Ponete in disparte
-coloro al cui intelletto fa velo la cupidità e l'orgoglio,
-e coloro alla cui pietà e religione fa misero inganno la tirannia
-dell'uso, e la pochezza e viltà dell'ingegno e dell'animo;
-e voi sopra ogni bocca cristiana udirete oggi suonar di nuovo
-la sentenza antichissima di San Leone pontefice, che nelle
-sacre elezioni <i>sia colui preferito il quale dal clero e dal popolo
-consenzienti è richiesto</i>. Del pari, voi scorgerete esser nel voto
-d'ognuno, che la Casta del Quirinale si sperda; e udrete
-<span class="pagenum" id="Page_523">[523]</span>
-quindi ripetere comunemente quella troppo legittima e naturale
-interrogazione di San Bernardo, ch'io poneva in fronte
-della mia lettera: <i>an non eligendi ex toto orbe orbem judicaturi?</i>
-Ben è vero che molte e significative assai sono state
-le domande di quel non timido cenobita, alle quali nè papa
-Eugenio nè gli eredi suoi nella tiara trovato ànno, infino al
-dì d'oggi, buona e adequata risposta.
-</p>
-
-<h4>X.</h4>
-
-<p>
-Ma vediamo in iscorcio i modi più pratici, e insiememente
-legali, ordinati e pacifici, per conseguire sì grande
-effetto. Voi col veloce ingegno supplite alla parsimonia di mie
-parole.
-</p>
-
-<p>
-Roma per troppa vecchiezza ormai non à lingua nè
-moto, e soltanto la paura le rompe alcuna fiata quel sonno
-a cui torna sì volentieri, e che già piglia sembianza di letargía.
-Mestieri è, pertanto, che le Chiese sì provinciali e sì
-nazionali, risveglinsi e parlino, e quanta vena d'acque pure
-e vitali va disseccandosi in Vaticano, altrettanta ne sgorghi
-e zampilli per ogni dove del bel giardino cattolico. Concedo,
-o Signore, che congregare nel lor concilio nazionale i vescovi
-delle Gallie, o quelli delle Spagne nel loro, e così d'altri
-popoli, riesca oggi difficilissimo; e forse ai governi rispettivi
-non gradirebbe il disegno, ed alcuni de' più sospettosi ne
-impedirebbero l'attuazione. Ciò non ostante, la cosa è da
-reputarsi per buona e fattibile in sè; e gli esempj nelle storie
-ne abondano, e la necessità persuade azioni incomparabilmente
-più malagevoli. Nè mi sgomento a pensare che i
-concilj nazionali (a condurli con ogni piena e scrupolosa
-legalità) ricercano l'assenso di Roma. Perchè mal potrebbe
-esso lungamente e ostinatamente venir negato a un numero
-grande e concorde di vescovi, ciascuno de' quali è al papa
-uguale e compagno nell'ordine, e venerabile nella dignità.
-Ma io stimo e son fermo di credere, che radunanze molto
-più anguste e men rumorose sieno bastevoli all'uopo. E veramente,
-per li sinodi diocesani e annuali de' preti, e per li
-provinciali e triennali de' vescovi (i quali ultimi cominciano
-<span class="pagenum" id="Page_524">[524]</span>
-appena a farsi vedere oltr'Alpe e oltre Reno), il convocarli
-ed aprirli non solo va esente dalle concessioni di Roma; ma
-l'astenersi dal porli in effetto e dar loro favore e incremento,
-contradice ad una delle più salutevoli disposizioni
-della Sinodo Tridentina,<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> la quale toccò in questo i termini
-non del rigore ma dell'indulgenza; conciossiachè dal
-concilio santissimo di Nicea venivano i vescovi comandati
-di abboccarsi nella provincia loro due volte per ciascun
-anno. In tali adunanze, adunque, prescritte non che
-lecite, da nessuno impedite, agevoli e pronte ad effettuarsi,
-io scorgo il punto dove consistere, e il germe fecondo vi riconosco
-d'infinita fruttificazione. Io non sarò presentuoso e
-inconsiderato da voler qui definire per filo e per segno quello
-che in seno di essi concilj dee venirsi deliberando. Una sola
-cosa desidero e spero, e non potendo agli uomini, la chiedo
-a Dio immortale; e ciò è, che i preti ed i vescovi congregati
-guardino alla urgenza estrema dei tempi, la misurino tutta
-quanta è, e di quindi piglino ardire e consiglio.
-</p>
-
-<p>
-Che se alcuni di quei congressi (nè parmi speranza eccessiva)
-l'indole vera de' nostri tempi conosceranno, e nel
-chiuso dei petti umani s'industrieranno di leggere, e massimamente
-del clero inferiore, queste parole o le simili a queste
-addirizzeranno al Pontefice:
-</p>
-
-<h4>XI.</h4>
-
-<p>
-— Un nuovo caldo di evangelico zelo ricerca, Padre Santo,
-le viscere della Chiesa, e scoppiano qua e là faville di luce
-nuova. Imperocchè l'anime pie, forte sgomentate delle vaste
-e crescenti ruine, e trafitte in cuore dell'accidia abituale e
-immedicabile dei ministri di Dio, pregarono con singhiottoso
-pianto al Signore, e sclamarono: <i>Vieni da quattro venti, o
-spirito, e soffia su cotesti morti, e vivano.</i><a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> Però il mondo cristiano
-non à indietreggiato in sui sentieri di perfezione, e
-posto à lunga fatica <i>a riempier di beni i famelici, e nell'esaltazione
-<span class="pagenum" id="Page_525">[525]</span>
-degli umili</i> si è compiaciuto.<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> Se non che (facciasi luogo
-al vero), quegli ubertosi principj di umanità, di scienza e di
-sempre crescente prosperità e gloria di nostra stirpe, che il
-Vangelo va maturando, e quegli eterni ed inessicabili semi
-di libertà, di fratellanza e d'universale amicizia fra i popoli
-che la legge d'amore produce, ànno germinato assai meglio
-ed in maggior copia nell'altrui campo e sotto le mani de' laici,
-che nelle terre de' Chierici all'ombra stessa del santuario.
-Posciachè questi, mal ravvisando il lento portato della cristiana
-carità, sembrano ributtare indietro e combattere fieramente
-il vivere moderno civile, e l'infinita potenza di bene
-che vi si cela. Quindi negano che nel suo grembo prosiegua
-sotto altre sembianze l'effettuazione di quell'annunzio apostolico:
-<i>Voi a libertà siete chiamati, o fratelli</i>;<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> quindi ricusano di
-conoscere il decreto sommo e providissimo, il quale dispone
-che al colmo d'ogni libertà si giunga per la pienezza d'ogni
-scienza e per la progressiva sublimazione degl'intelletti e
-dei cuori; essendochè fu promesso <i>che il vero ci farà liberi</i>,<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a>
-e fu comandato all'umano consorzio di ascendere di grado in
-grado nell'infinito d'ogni eccellenza, <i>tanto che siamo perfetti,
-siccome il padre celeste è perfetto</i>;<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> e similmente s'infingono
-di non sapere <i>che il regno di Dio debba avvenire altresì sulla
-terra</i>;<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> e <i>la città santa debba discendere dall'eccelso acconcia siccome
-sposa che al suo marito s'adorna; mentre una voce uscente
-dal trono divino sarà udita sclamare: Ecco il tabernacolo di
-Dio per mezzo agli uomini, ed egli abiterà con loro, ed essi saranno
-suo popolo</i>.<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a> A tale funesto dissidio è necessità metter
-fine. Necessità grande si è che i pastori dell'anime, entrando
-con esse per le inusate e magnifiche vie del secolo, procaccino
-di divertirle dai precipizj dove, abbandonate da noi e
-di noi fastidite, rischiano di dirupare.
-</p>
-
-<p>
-Può la civiltà senza religione essere altra cosa che apparenza
-ed orgoglio, ludificazione e rimpianto? e può la fede
-<span class="pagenum" id="Page_526">[526]</span>
-e la religione divisa dagli abiti della presente vita comune,
-non riuscire un eccesso di mente solitario e infruttifero, e
-<i>sembiante al tamarisco che sorge nell'aridità del deserto e in
-terra abbruciata ed inabitabile?</i><a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> Eziandio è grande necessità,
-che cotesto verbo evangelico il quale ora udiamo <i>acclamare
-tra i popoli i loro diritti</i>,<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> e con alte e distinte voci parlare
-di carità cittadina, di pubbliche e maschie virtudi, e d'universale
-affrancamento e giustizia; e il quale, come tutte le
-cose divine, è novissimo e antichissimo a un tempo; echeggi
-non solo e riverberi negli orecchi della Santità vostra, ma
-sempre le risuoni vicino; e non possano i motti de' cortigiani
-e lo strepito delle cancellerie romane sopraffarlo ed estinguerlo,
-nè altrui cavare della memoria, che <i>servir si debbe in
-novità di spirito, non in vecchiezza di lettera</i>,<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> e che <i>lo spirito
-solo vivifica e la lettera uccide</i>.<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> Ei fa bisogno oggimai, che gli
-eletti e rappresentanti del clero cattolico, e i veri testimonj
-ed annunziatori del comune ed universale pensiero cristiano,
-siedano accosto all'eccelsa cattedra vostra, sì che la parola
-uscente da quella, torni, siccome fu per antico, augusta ed autorevole
-a tutte le umane prosapie; e sia cessato lo scandalo triste
-e lamentabile senza fine di vederla accolta assai spesse
-fiate con muto dolore dai buoni, con non curanza dalle plebi,
-e con beffevole riso dagli avversarj. Più non è concedibile oggi,
-che tutto un preclaro e venerando collegio il quale debbe
-ad una con la Santità vostra reggere e cardinare la Chiesa,
-esca dall'arbitrante suffragio d'un solo ed unico uomo, sia
-pure principalissimo e il più degno e onorando di tutti i credenti;
-perchè all'individua esperienza e all'individuo consiglio
-di nessun uomo è dato mai di conoscere gl'innumerevoli
-particolari de' luoghi e delle persone, meglio o altrettanto
-di quello che li sa e conosce ciascuna Chiesa a rispetto del
-proprio gregge e nei confini del proprio ovile: però si legge
-nell'Esodo, <i>Peso è cotesto non dagli omeri tuoi, nè potrai durarlo
-tu solo</i>.<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> Oltrechè, nei sacri negozj i quali il divino afflato
-<span class="pagenum" id="Page_527">[527]</span>
-non comanda nè modera egli medesimo, ma sono alla
-prudenza dell'ordine sacerdotale affidati, non par dubioso
-che si convenga di governarli oggidì conformemente al genio
-dei tempi universale e imperioso, ed a cui non apparisce
-ben validato e sancito verun officio ed atto, quando da libera
-e larga elezione non pigli origine e forza. E da qual dubio,
-Padre beatissimo, può rimanere su ciò avviluppata la mente
-nostra, ricordandoci che nella Chiesa fu massima inviolata
-e perenne della esemplarissima antichità, dovere ogni qualunque
-sacro ministro essere conosciuto, amato, desiderato
-da tutti coloro a cui gli appartiene di comandare? e che altro
-modo più proprio e più conducente a cotal fine ci avverrà
-di trovare, se non l'elezione operata da quelli in cui s'adempie
-il comando? Per fermo, egli è scritto <i>il pastore va davanti
-al suo gregge, e questo lo seguita perchè conosce la voce
-sua,<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> e perchè è pasciuto da lui con la spontaneità, e non con
-la forza</i>.<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> E ciò tutto se per ogni luogo è vero, quanto divien
-più vero e più certo in risguardo di Roma, dove al presente
-ogni cosa si va meschiando di cupe passioni e disorbitanti,
-e quasi si è fatto impossibile serbare giudizio imparziale
-e mente non preoccupata e libera? Noi scorgiamo con
-gran dolore, che intorno al seggio pontificale accalcasi una
-sempre medesima specie e natura di uomini, mossi non rado
-da private mire e ambizioni, inesperti del rimanente mondo,
-nati o allevati in iscuole e in dottrine sterili e pedantesche,
-vuote di vera scienza, traboccanti d'orgoglio, ove la lettera
-uccide lo spirito e usurpa il luogo della virtù e della sapienza;
-ondechè ei son fatti <i>un rame risonante e un cembalo
-che tintinna,<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> e i loro umani comandamenti saranno diradicati
-come piantagione che non fu opera del padre celeste</i>.<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a>
-</p>
-
-<p>
-Angoscioso ufficio adempiamo di nudare e trattare le
-piaghe della sposa di Cristo; <i>ma il cuor nostro si rassicura
-nel cospetto della verità</i>,<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> e ci bisogna spegnere qualunque
-<span class="pagenum" id="Page_528">[528]</span>
-temenza di pronunciarla, <i>perchè timore e carità non s'accorda</i>.<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a>
-E come ardiremmo noi di chiudere e sigillare le nostre
-bocche, vedendo tutto giorno lo studio diligente e infelice
-che pongono costà i cortigiani e gli scribi, perchè il
-sommo reggitore dell'orbe cattolico sia sempre una verga
-pullulata di lor semenzajo, e perchè egli, a vicenda, delle propaggini
-loro faccia rinfronzire i più eletti luoghi dell'orto di
-Cristo? Vogliano i cieli misericordiosi disperdere cotale malizia,
-e confondere il serpe, il quale mordendo la propria
-coda e sè in se stesso rigirando continuamente, chiude dentro
-al suo viluppo l'altare e il tempio di Dio. Certo è, beatissimo
-Padre, che fra quegli uomini e l'altre genti diffuse
-per le terre cattoliche, sembrano alzate lunghe muraglie e
-attraversati non valicabili fiumi.
-</p>
-
-<p>
-Ma, per ragionare di ciò che il giudicio umano può,
-circa al proposito nostro, avvisare e provvedere, egli è grandemente
-mestieri che intorno di voi, supremo gerarca, radunisi,
-eletto innanzi nel seno d'ogni nazione, un santo
-concistoro di cherici e vescovi, fiore di tutta cristianità, sale
-della terra, munito, per così dire, e precinto dello spontaneo
-voto e mandato delle chiese e dei popoli. Esente egli dalle
-grette passioni, dalle subite paure, dalle soppiatte carnalità,
-dalle temporali sollecitudini che in cotesta Roma dànno perpetua
-battaglia; esente dalle prelatizie vanezze e piacenteríe,
-ignaro dei sofismi curiali e delle mene e ambagi segretariesche,
-recherà ai piedi della Santità vostra gli affetti e
-i consigli sinceri e patenti delle singole comunanze cattoliche;
-e quivi dinanzi a Voi, con semplicità di cuore e altezza
-d'intendimento, sponendo ciascuno il proprio concetto; da
-ultimo, lo spirito inerrante di Dio trarrà da tutti i lor pensieri,
-siccome da corde di celeste salterio, la mente armonizzata
-ed unificata della gran Chiesa universale. <i>Ecco, io li
-adunerò da tutte quante le terre...., e darò loro un sol cuore e
-una sola via.</i><a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a>
-</p>
-
-<p>
-Antico adiutorio è questo che noi invochiamo, e alle
-apostoliche tradizioni affatto conforme: però un consiglio interiore
-<span class="pagenum" id="Page_529">[529]</span>
-ci ammonisce di sperare in esso altamente. E per solo
-esso, al conflitto acerbissimo e lacrimabile insorto fra lo Stato
-ed il Sacerdozio, fra l'Italia e il Papato, fra il governo clericale
-e le sempre ammutinate e calcitranti provincie, può rinvenirsi
-buona composizione e durevole accordo; perchè ai degni
-eletti delle diverse e remote provincie e nazioni poco importando
-gl'imperj secolareschi e le ricche ed oziose prebende,
-verrà presto veduto alcun modo di perfetta conciliazione fra
-la libertà dei popoli, la franchezza d'Italia; e la indipendenza
-e libertà della Santa Sede, a cui bisogna ugualmente di non
-obbedire nè alle plebi nè ai principi; i quali con finissima
-dissimulazione vogliono alla Santità vostra concedere quante
-più sembianze e mostre e apparati si trovano d'arbitrio e di
-signoria, e quanta minore sostanza è possibile: però si legge,
-<i>e lo vestirono di porpora, e gli posero nella destra una canna, e
-beffandolo s'inginocchiarono</i>. Allora la rinnovata sapienza di
-Roma, sposandosi ad ogni popolare e civile spirito dell'età
-nostra, e cessando di riprovare i sentimenti generosi e le
-aspirazioni magnanime di tanta e si nobil parte dell'umana
-progenie, un filiale amore, un'osservanza ossequiosa e una
-dolce e perdurabile maraviglia entrerà in cuore di tutti verso
-l'apostolico ministero della Santità vostra, e le fornirà schermo
-e difesa infinitamente migliore che non le armi straniere
-e il temporale principato. E per fermo, chi più di voi, Maestà
-spiritale e sovramondana, dee vivere in sospetto e paura
-di quella sentenza, <i>maledetto l'uomo che confida nell'uomo e
-s'appoggia a braccio di carne?</i><a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> Nè dee cadere dalla vostra
-memoria, che la pupilla del profeta vide i re inchinarsi alla
-donna sedente su molte acque, e con lei fornicare e bevere
-alla coppa sua; ma scamparla da mezzo ai rischj ed alle
-ruine già non li vide.
-</p>
-
-<p>
-Non può la indipendenza vera e perpetua del sacerdozio
-d'altronde uscire che dal diritto e incrollabile animo dei
-pontefici per un lato, e dalla comune coscienza per l'altro
-delle nazioni civili, la quale professi altamente e insegni e
-promulghi in tutte le leggi ed insinui in tutti i costumi, essere
-iniquo e barbarico sturbare e comprimere una potestà
-<span class="pagenum" id="Page_530">[530]</span>
-immateriale ed inerme, che chiede ai cuori e agl'ingegni
-suggezione razionale e spontanea, e niun mezzo terreno adopera,
-salvo la parola e l'esempio. Che se dalle Chiese adunate
-innanzi alla Paternità vostra uscirà sapiente e libera
-quella parola, non è sui monti di Dio così bene eretta e fondata,
-nè così d'armi e palvesi celesti guernita la torre di
-Dávide, come sarà la seggia vostra immortale e l'impero del
-Vaticano.
-</p>
-
-<p>
-Noi confessiamo riverenti, che in Voi, santissimo Padre,
-è il colmo d'ogni dignità e la plenitudine d'ogni giurisdizione;
-e sappiamo che lassù prega Cristo Signore perchè la
-vostra fede detrimento non soffra. Ma si consideri benignamente
-da Voi la umiltà degli Apostoli, pieni d'infallibile
-verbo, i quali ciò non pertanto convocata la moltitudine dei
-credenti, dicevano loro: <i>Avvisate di elegger fra voi sette uomini......
-acciocchè noi li costituiamo nel ministerio del diaconato.</i><a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a>
-</p>
-
-<p>
-Piacciavi, dunque, non che di permettere, ma sibbene di
-comandare e sollecitare la pronta convocazione dei nazionali
-concilj, dovunque non gl'interdica la legge secolare e scandalo
-non ne segua. E ad ogni modo, prescriva la Beatitudine
-vostra da per tutto ove ancora è bisogno, e con istudio e cura
-solerte e diligentissima instighi e affretti la esecuzione piena
-e fedele del canone tridentino, il qual vuole s'adunino per
-ogni luogo ed ogni anno le Sinodi diocesane (<i>quotannis</i>); le
-provinciali de' Vescovi una volta almeno (<i>saltem</i>) in ciascun
-triennio! Sia prescritto parimente e raccomandato dall'oracolo
-vostro, ch'elle si pongano quanto più possono, e per ogni
-onesta e spedita maniera, in commercio di mente e d'affetto
-fra loro; talchè i pensieri, le proposte, le controversie, gli
-scrutinj, le deliberazioni e le opere s'accostino fra tutte esse
-alla maggiore unità di concetto, di proponimento e di metodo.
-Essendo, certissimamente, che loro spetta di avverare la sentenza
-di Paolo: che siccome non v'à nei cieli più che un Signore
-Iddio, così nella Chiesa v'à un solo corpo ed un solo
-spirito;<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> e Similmente, elle debbono procacciare che sia la
-<span class="pagenum" id="Page_531">[531]</span>
-preghiera di Cristo esaudita, <i>di rendere tutti i discepoli suoi
-una cosa sola</i>.<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a>
-</p>
-
-<p>
-Fatto ciò, noi supplichiamo l'alto datore e dispensatore
-dei lumi, perchè a Voi persuada fermissimamente e con giudicio
-immutabile, di comandare a ciascuna di quelle pie radunanze
-d'eleggere fra' suoi più illustri e specchiati per virtù
-e sapienza, uno o parecchi, i quali sieno nunzj e rappresentatori
-di lei appo la vostra eccelsa persona. Quindi, convenuti
-a grave consulta innanzi di Voi, con Voi riposatamente
-e con apostolica libertà e zelo ragionino della salute universa
-del cattolico gregge. Ma, principalmente, e per ufficio e mandato
-espresso e particolare, discutano del modo più degno e
-più pronto e meglio operabile di comporre in futuro appresso
-la cattedra santa di Pietro, un Concistoro elettivo, da tutte
-le Chiese costituito, interprete verace ed eloquente di tutte,
-e il quale partecipi ciascun giorno al vostro magno ministero,
-e regga in Laterano le vostre braccia, non per isconfiggere
-e vincere alcuno, ma per benedire e letificare ogni
-umana generazione. Così liberamente appresso di Voi <i>radunato
-il popolo d'Israel</i>, acceso di fiamma profetica e tristo a
-morte delle accumulate ruine di Gerosolima, <i>porrà mano
-tutto lieto e concorde a riedificare sulla pianta loro stessa l'altare
-e il tempio di Dio</i>.<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a>&nbsp;—
-</p>
-
-<h4>XII.</h4>
-
-<p>
-Vere e franche parole, direte voi, ma chi vorrà proferirle?
-Rispondo: proferiránnole prima pubblicamente le lingue
-dei savj, e nel secreto de' lor pensieri i chierici ricreduti
-e buoni; che oggimai sommano gran moltitudine, e da per
-tutto ve n'à uno scelto drappello. A quelle lingue (se trombe
-del vero) converrà pure che schiudan l'orecchie dell'animo
-i prelati più modesti e sinceri di tutta cristianità, e a cui
-le riforme non pesano e non mettono sbigottimento: nè coloro
-che arieggiano tanto o quanto all'arcivescovo di Parigi,
-sono sì scarsi al dì d'oggi; e il novero non può scemare,
-<span class="pagenum" id="Page_532">[532]</span>
-anzi è fatale che cresca. Perocchè, dove non resistono gl'interessi,
-entra e invade la generale opinione; e questa oggi è
-ricevuta dal clero, non fatta; e chi la fa, desidera quel medesimo
-che voi ed io desideriamo.
-</p>
-
-<p>
-Ora, ponete che i Sinodi diocesani ed i provinciali moltiplichino;
-le discussioni sdrúcciolino quivi bel bello in tale
-argomento, e il discorso popolare se ne occupi e se ne infiammi;
-ponete che l'esigenze dei tempi s'aggravino; le strettezze
-di Roma s'addoppino, le sue sorti precipitino, la sua
-smoderanza e gli errori spesseggino, come suole avvenire ad
-ogni istituto scassinato e cadente. Fate che i Sinodi, come
-par naturale, assicurino ai meno arrischiati e più circospetti
-libertà onesta di parlare e di consigliare; e che l'oscitanza
-e l'ignavia di gran porzione del clero sia vinta e sforzata, e
-la sua muta e timida sottomissione abbia termine; ed ei si
-risenta alcun poco, e parli e supplichi con voce riverente bensì,
-ma concorde e robusta, e non mai discontinua: tutte cose,
-chi ben le stima, che il secolo nostro apparecchia e trae seco
-quasi per mano. Fate che da alcuni reggimenti più popolari
-(e già gli Svizzeri ne ragionano) venga restituito alle parocchie
-il diritto di eleggere o di proporre per lo manco i proprj
-rettori: esempio ne' nostri giorni impossibile a tenere occulto,
-e senza efficacia d'imitazione. Fate, da ultimo, che
-a ciascun uomo, ed ai governi e ai principi, non meno che
-alle popolazioni compaja verissimo, siccome pur troppo è,
-nulla concessione, riforma ed innovazione, potersi più oltre
-aspettare da Roma, quasi per paura e viltà impietrita; e questa
-sola ed unica via che noi indichiamo, rimanere sgombra
-e non intercisa, e dare varco e passaggio ad ogni ammenda,
-ad ogni salute, ad ogni conseguibile grado di perfezione nella
-Chiesa e nel mondo; e la cosa, da speculativa e ipotetica, piglierà
-certamente aspetto compiuto di certa e non transitoria
-realità.
-</p>
-
-<p>
-Io stringo, mio riverito Signore, ogni concetto in uno, e
-concludo: o nessun partito e nessuna prudenza è buona e
-bastevole in tale materia, perchè l'agita e la governa lo sdegno
-di Dio: ovvero è bisogno che la presente prelatura romana
-si rimpasti e rinsanguini tutta, e muti gran parte degli
-<span class="pagenum" id="Page_533">[533]</span>
-ordini suoi; e però faccia luogo a un santo e dotto sinedrio,
-scelto e inviato alla città eterna da tutte le Chiese cattoliche,
-per essere squille di verità, e nell'universo intero dispanderla
-e celebrarla.
-</p>
-
-<p>
-Crispo Salustio, interrogato da Cesare sul riformare lo
-Stato e il governo di Roma, provavagli con gran saldezza,
-doversi cominciare, anzi tutto, dal condurre in quella nuove
-schiatte di cittadini. Ora, io dico ed affermo: chi vuol correggere
-e riformare la Roma moderna pontificale, dia nuovi
-abitatori a Monte Cavallo.
-</p>
-
-<p class="indl">
-Di Genova, li 10 di novembre del 1850.
-</p>
-
-<div class="chapter">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_535">[535]</span>
-</p>
-
-<h2 id="appendi">APPENDICE.</h2>
-</div>
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_537">[537]</span>
-</p>
-
-<p>
-Il vivere appartato ed oscuro non bastò sempre all'Autore
-di queste prose per sottrarsi alla indiscrezione di certi
-libri e gazzette, che alcuna volta il maltrattarono e con menzogne
-l'assalirono. Ned egli se ne risentì; perchè le ingiurie
-sconcie ed immeritate si spuntano; le accuse zoppe cascan
-per via. Ma quando parlano scrittori probi, diligenti ed assai
-reputati, il silenzio non è scudo buono, e può parere confessione
-del torto.
-</p>
-
-<p>
-Ora, l'Italia annovera con gran ragione tra que' probi,
-diligenti ed assai reputati, il chiarissimo dettatore degli <i>Ultimi
-Rivolgimenti italiani</i>, nel primo volume de' quali raccontasi,
-in fra l'altre cose, la Convenzione fatta in Ancona il
-26 marzo del 1831, tra il cardinale Benvenuti e il Governo
-Provvisorio delle provincie unite italiane, e vi si leggono le
-infrascritte parole: «Questo atto però fu causa di recriminazioni
-anche fra i liberali. Terenzio non lo aveva voluto
-firmare, credendo le cose tuttavia non disperate. Gli eventi
-non giustificarono le sue speranze; ed egli con questo rifiuto,
-che chiarivalo uomo più immaginoso che pratico,
-trovossi tra i meno temperanti collocato: ciò era certamente
-più per eccesso d'immaginazione, o piuttosto per
-voglia di primeggiare, che non per radicali principj che
-nudrisse in cuore. Il fatto però dee notarsi.»
-</p>
-
-<p>
-Che il Mamiani nel 1831 si chiarisse uomo più immaginoso
-che pratico, non fa maraviglia; perchè, oltre all'essere
-egli il più giovine di tutti que' suoi colleghi, ignorava interamente
-i maneggi politici, e i maggiori negozj ministrativi,
-dai quali erano i sudditi laici del papa gelosamente tenuti
-discosto. Se non che, sotto tal rispetto, non sembra che fossegli
-da contrapporre l'ingegno e l'arte de' suoi colleghi; imperocchè
-<span class="pagenum" id="Page_538">[538]</span>
-ad essi pure <i>gli eventi non giustificarono le speranze</i>,
-e poca pratica dimostrarono, presumendo, contro la storia e
-contro ogni buon giudicio, che alla convenzione da loro fatta
-in quel caso e in que' termini avrebbe Roma tenuto fede.
-Ad ogni modo, l'abbondare di fantasia per sè non è male, e
-la coscienza non se ne grava, potendosi riversare la colpa
-sulla natura. Ma perchè promovere il dubbio che il Mamiani
-dissentisse da' suoi colleghi per voglia di primeggiare? non
-si conveniva egli o tacere l'accusa o fornirla di qualche prova?
-Se pigliamo arbitrio di parlare poco lodevolmente delle
-intenzioni altrui senza obbligo di citarne i segni e gl'indizj
-manifesti, nessuno andrà esente d'errore; e si scriverà, per
-esempio (ed anzi fu scritto), che i colleghi del Mamiani si
-unirono in quell'accordo non per prudenza ma per paura.
-Del resto, il Mamiani (come vedesi dal Documento A stampato
-qui appresso) ricusò di soscrivere la convenzione solo
-perchè ne avea biasimato il concetto quando se ne tenne
-particolare consiglio e deliberazione. Nel qual parere egli
-venne per due ragioni. La prima, che reputava il patto insufficientissimo,
-e da non essere mai serbato e osservato. La
-seconda, che gli sembrava poco onorevole il dar quell'esempio
-agl'Italiani di chiedere venia ad un cardinale che, mandato
-a sollevare le plebi delle Marche e delle Romagne, avea
-costretto il Governo a trarselo dietro prigione da Bologna
-ad Ancona; e falso è che venisse prosciolto prima del trattare
-la convenzione. Aggiungeva a tutto ciò il Mamiani, doversi
-ad ogni modo aspettare l'arrivo dello Zucchi, nè risolvere
-tanto affare senza che s'intendesse la mente del capo
-delle milizie. Vero è peraltro, che la grande umiltà di quell'atto
-rimase come velata agli occhi del popolo; ma non per
-industria del Governo, bensì per quella del cardinale, che,
-divenuto a un tratto, di prigione che era, padrone ed arbitro
-d'ogni cosa, mostrò maravigliosa modestia e mansuetudine,
-e degna al tutto d'un santo vescovo.
-</p>
-
-<p>
-Pel rimanente, il Mamiani ringrazia il signor Gualterio
-del non avergli attribuito opinioni eccessive, e del lodare che
-fa le nomine allora avvenute dei prefetti e vice-prefetti, le
-quali procederono tutte da esso Mamiani, che reggeva il ministero
-<span class="pagenum" id="Page_539">[539]</span>
-degli affari interiori, e che nella scelta almeno delle
-persone mostrò di tenere in briglia la fantasia.
-</p>
-
-<p>
-Quanto poi al giudicio che leggesi nel primo volume dei
-<i>Rivolgimenti</i> circa la sollevazione del 1831, non riuscirà forse
-inutile di paragonarlo all'altro conciso, ma schietto, che ne
-dava il Mamiani or sono parecchi anni, e il quale riferiamo
-sotto la lettera <i>B</i>, togliendolo dal secondo volume delle <i>Memorie</i>
-del generai Pepe, ove primamente venne inserito.
-</p>
-
-<h3>A
-<span class="smaller">(<i>Tolto dal volume</i> 24<sup>mo</sup> <i>della</i> <span class="smcap">Revue Britannique</span>, pag. 404.)</span></h3>
-
-<p class="center">
-RECTIFICATION.
-</p>
-
-<p class="center">
-<i>A monsieur Amédée Pichot, directeur de la</i> Revue Britannique.<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a>
-</p>
-
-<p class="pad2 indl">
-Monsieur,
-</p>
-
-<p>
-J'ai lu, dans le dernier numéro de votre Revue, un article
-signé par Mazzini, où cet écrivain raconte et juge à sa
-manière les événemens de la révolution de l'Italie centrale
-en 1831.
-</p>
-
-<p>
-M. Mazzini, en rendant compte de la capitulation d'Ancône
-conclue entre le Gouvernement provisoire des Provinces-Unies
-et le cardinal <i>Benvenuti</i>, dit: «Le 26 (mars), tous
-les ministres apposèrent leur signature, à l'exception de
-<i>Pepoli</i> seul, qui était absent. Je dis <i>Pepoli</i> seul, quoique je
-sache bien que le nom de <i>M. Mamiani</i> ne figure pas parmi
-<span class="pagenum" id="Page_540">[540]</span>
-les autres; mais j'ai à ma disposition le procès-verbal de
-la séance du 25, où est décrétée la capitulation, dont le
-traité du 26 n'est que la ratification et où son nom se
-trouve joint.»
-</p>
-
-<p>
-Il y a dans ces lignes une erreur de fait qui me regarde,
-et que je tiens à rectifier.
-</p>
-
-<p>
-Lors de la capitulation d'Ancône, M. Pepoli n'était pas
-membre du Gouvernement, et il résidait à Pesaro en qualité
-de préfet.
-</p>
-
-<p>
-Le seul ministre qui n'a voulu ni adhérer à la capitulation,
-ni la signer, c'est moi, ainsi que cela est bien reconnu
-par toutes les personnes qui ont été témoins du fait.
-</p>
-
-<p>
-Si j'ai apposé ma signature au procès-verbal de la séance,
-d'après l'usage qu'on avait établi pour chaque réunion,
-tout le monde sait qu'un tel acte n'a d'autre valeur que de
-constater la vérité des faits qui y sont rapportés.
-</p>
-
-<p>
-Ce même procès-verbal, dont parle M. Mazzini, dit que
-la résolution d'entamer un traité de capitulation avec le cardinal
-Benvenuti <i>fut prise à la majorité des voix</i>, et c'est précisément
-sur ces paroles que M. Mazzini devait porter son
-attention, s'il est vrai que la pièce authentique soit demeurée
-dans ses mains.
-</p>
-
-<p>
-Mais il est plus facile de croire qu'il a été induit en erreur
-par une brochure du général Armandi, publiée quelques
-mois après les événemens de 1831, où il est dit que la
-capitulation du 26 mars fut décidée à l'unanimité. Dans ce
-cas, M. Mazzini ignore que cette erreur de M. Armandi a
-été avouée et rectifiée par lui-même, ainsi qu'on le voit par
-le document dont vous trouverez la copie ci-dessous.
-</p>
-
-<p>
-Votre politesse, Monsieur, et votre loyauté bien connue
-me font espérer que vous voudrez bien porter à la connaissance
-de vos abonnés cette rectification qui a pour moi beaucoup
-d'importance.
-</p>
-
-<p>
-Agréez, Monsieur le Directeur, l'assurance de ma considération
-distinguée et de ma profonde estime.
-</p>
-
-<p>
-De Paris, le 16 novembre 1839.
-</p>
-
-<p class="indr">
-Votre très-devoué<br />
-<span class="smcap">Terenzio Mamiani</span>.
-</p>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_541">[541]</span>
-</p>
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-<i>«A M. le général Armandi, ancien ministre de la guerre
-du Gouvernement provisoire de Bologne.</i>
-</p>
-
-<p class="indl">
-»Monsieur le Général,
-</p>
-
-<p>
-»Après avoir lu l'opuscule que vous venez de publier sous le titre: <i>Ma part
-dans les événemens de l'Italie centrale</i>, je me vois dans la nécessité de révéler
-une erreur qui vous a échappé. Vous dites, à l'occasion de la capitulation
-d'Ancône, que la résolution d'entrer en négociations avec le cardinal Benvenuti
-fut prise à l'unanimité par les membres du Gouvernement. Je dois vous
-rappeler, Monsieur, que cette unanimité ne fut pas complète, puisque sur
-neuf membres délibérans, il y en eut un qui fut d'un avis absolument opposé;
-et vous savez que ce fut précisément moi: c'est pour cela que le procès-verbal de
-ladite résolution annonce qu'elle fut prise <i>à la majorité des votes</i>, et non à
-l'unanimité; et c'est encore pour cela que je refusai de signer la convention lorsqu'elle
-fut conclue.
-</p>
-
-<p>
-»J'ai toute raison de croire, Monsieur le Général, que, par amour pour la
-vérité, vous trouverez juste que je donne toute la publicité possible à cette lettre.
-</p>
-
-<p>
-»Je suis, etc.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<span class="smcap indr2">»T. Mamiani</span><br />
-»Ancien ministre de l'Intérieur du Gouvernement de Bologne.
-</p>
-</div>
-
-<hr class="tbs" />
-
-<div class="blocknote">
-<p>
-<i>»A M. le comte Mamiani.</i>
-</p>
-
-<p class="indl">
-»Monsieur le Comte,
-</p>
-
-<p>
-»Je me souviens parfaitement des circonstances dont il est question dans votre
-lettre. Il est juste de dire que, pendant les débats qui amenèrent la convention
-d'Ancône, vous avez été d'un avis contraire à celui des autres membres du conseil;
-mais comme le procès-verbal de la séance a été revêtu de toutes les signatures,
-et que vous-même vous avez signé purement et simplement, sans prendre
-acte de votre opposition et sans la motiver, je pouvais regarder la résolution
-comme unanime, quelle qu'eût été la diversité des opinions pendant la discussion;
-diversité dont je n'ai pas oublié de faire mention dans mon écrit. Au fond,
-une majorité de huit voix sur neuf ne diffère pas beaucoup de l'unanimité, et
-c'était assez pour le lecteur, auquel je devais épargner des détails peu importans
-pour l'ensemble.
-</p>
-
-<p>
-»Je suis maintenant fâché de les avoir supprimés, puisque je vois que cela
-vous déplait; mais je vous prie de croire qu'en agissant de la sorte je ne pouvais
-jamais avoir l'idée de dissimuler la justice qui est due à votre manière de penser.
-</p>
-
-<p>
-»Veuillez bien en être persuadé, Monsieur le Comte, et agréer en même
-temps mes sentimens distingués.
-</p>
-
-<p>
-»Je suis, etc. etc.
-</p>
-
-<p class="indr">
-»Le général <span class="smcap">Armandi</span>.»
-</p>
-</div>
-
-<h3>B
-<span class="smaller">(<i>Tolto dal 2º volume delle Memorie del generale</i> <span class="smcap">Guglielmo Pepe</span>.)</span></h3>
-
-<p>
-La sollevazione dell'Italia media nel 1831, ebbe a proprio
-movente l'odio pubblico e antico inverso il governo di
-<span class="pagenum" id="Page_542">[542]</span>
-Roma; per occasione, la cacciata di Carlo decimo dal suolo
-di Francia; e per ultimo impulso, il principio del non intervento
-con solennità proclamato dai ministri di Luigi Filippo.
-Senza la fede (comune allora e fermissima) in quel principio
-ed in quelle dichiarazioni, noi crediamo che nessuno grave
-moto politico sarebbe accaduto in Romagna e nei due Ducati;
-e ciò, non per poca avversione contro al governo assoluto,
-massime contro a quello sbrigliato e sconvolto de' preti;
-ma per avere in sulle porte uno straniero formidabile, apparecchiato
-a spegner nel sangue ogni sorgente favilla di libertà.
-Cominciò dunque la sollevazione dell'Italia media con
-ruinoso fondamento, e l'aspettazione certa degli ajuti francesi
-fecela operare e procedere in ogni cosa con languore
-non iscusabile. Ella dimostrò, peraltro, a rispetto de' moti
-politici anteriori, un vero incremento di bene in ciò, ch'ella
-fu tutta di pensieri e di voglie italiane, senz'ombra d'interessi
-e ambizioni municipali: il che in ispecie lasciòssi scorgere
-e ravvisare ne' colori nazionali inalberati dappertutto
-spontaneamente, nel gridarsi non altro che <i>Viva l'Italia</i>; e
-in questo eziandio, che il governo principale colà costituito
-s'intitolò <i>Governo provvisorio delle provincie unite italiane</i>, volendo
-significare ch'egli aspettava altro maggiore e miglior
-governo sotto di cui diversi Stati italiani sarebbero addivenuti
-provincie di un sol paese. Impertanto, non è da badare
-a certe frasi stampate allora ne' manifesti, ed a certi atti del
-governo particolare della città di Bologna, ingiuriosi ed ostili
-a' poveri Modenesi. Ognuno, e in quel governo e fuori, li
-salutava fratelli e amávali come tali; ma la sciocca paura di
-non dare appicco all'Austria d'intervenire e alla Francia di
-non impedirlo, fece scrivere e fare parecchie inutili dissimulazioni,
-e certe finte e mostre più da fanciulli che da uomini
-gravi e sensati.
-</p>
-
-<p>
-«Venendo meno la speranza del non intervento, doveva
-all'Italia media mancare altresì ogni fede in sè medesima,
-e ogni gagliardia disperata per tentare di mettere in salvo
-la libertà. Tuttavolta io penso che più di un fortunato accidente
-poteva impedire il disastro, o ripararlo in massima
-parte, e cangiare forse per sempre i destini della Penisola.
-<span class="pagenum" id="Page_543">[543]</span>
-Se il malumore di Modena, di Bologna e di Parma fosse
-scoppiato parecchi mesi innanzi, quando in Francia l'ardore
-degli animi ancor non freddava; o se in Piemonte ed in Napoli
-non fossero ascesi al trono in que' medesimi dì due
-principi nuovi, a cui riuscì molto facile il tener sospesi i
-corrivi ed i pusillanimi (che sempre sono i più) con vane
-aspettazioni e sembianze di regno assai liberale, altra piega
-avrebbero preso gli avvenimenti. Del pari, se ne' primissimi
-giorni dell'insorgere delle provincie unite fosse quivi comparso
-un uffiziale sperimentato e animoso, il quale, radunando
-le poche ma buone truppe stanziate in que' luoghi, fosse
-proceduto diritto inverso gli Abbruzzi per sollevarli, od anche
-avesse marciato fin sotto Roma; tale era in que' giorni
-lo sgomento, la paura e la confusione de' prelati, che quella
-Metropoli insigne caduta sarebbe in mano de' nostri, e si
-importante caso traevasi dietro, come a forza, molte novità
-nel vicino reame di Napoli. Un sol mese più tardi avevano
-le cose mutato faccia: tanto nelle rivoluzioni conviene essere
-attivi e solleciti. Io accenno poi cotesti varj supposti, ognuno
-de' quali non mi par temerario a dire che bastava forse a
-far cominciare il risorgimento d'Italia, perchè si vegga che
-quivi la materia non è così mal disposta ed inerte come taluni
-van predicando; e di fatto, niuno, senza ingiuria del
-vero, dee stimare immaturo e mal preparato alla libertà
-quel paese, ove un qualche favorevole accidente la può far
-sorgere e far perdurare. Ma tornando alla sollevazione
-del 1831, egli è da avvertire che sul cadere di marzo la corte
-romana, per lettere autografe di personaggi altissimi, venne
-accertata che all'Austria si dava licenza di accorrere a rimetterla
-in piede e a schiacciare la generale rivolta. Questa
-tolleranza insperata de' Francesi, bastò a farle riavere gli
-spiriti, e dar mano a qualche vigoroso provvedimento. Armò
-gente campagnuola e rozza, raggranellata nella Sabina e in
-Marittima; sparse danari e indulgenze in Trastevere; sollevò
-gli animi, come potè il meglio, colle predicazioni, e colle altre
-solite arti giovátele ne' vecchi tempi maravigliosamente, e
-neppure allora sfornite d'ogni efficacia. Dopo ciò, l'entrare
-in Roma e occuparla con un pugno di soldati e di giovani volontarj
-<span class="pagenum" id="Page_544">[544]</span>
-più non era fattibile; e la causa della libertà italiana
-dovette nuovamente soccombere, insegnando alle presenti
-generazioni ed alle future, che la salute della patria non istà
-mai in altre mani salvo che nelle proprie, e non vien data
-ma vien rapita, non si trova ma si conquista.
-</p>
-
-<p>
-Nel corso brevissimo di quella sollevazione dello Stato
-romano, tre cose, a mio giudizio, furono di momento. La
-prima, che quanto grande mostròssi in ciascuno l'inesperienza
-de' gravi negozj, altrettanto riuscì bella e notabile la
-modestia, la probità e il disinteresse. La seconda, che troppo
-si volle diffidar della plebe, e si usò scarsamente de' mezzi
-legittimi e acconci, i quali potevano smoverla e trarla tutta
-dal nostro lato: errore massimo e più volte ripetuto in Italia.
-La terza, che la intenzione manifesta e la dichiarazione
-iterata e solenne di abolire affatto il dominio temporale
-de' papi, nè scandalizzavano le moltitudini, nè accendevano
-contro di noi la parte loro più numerosa e ignorante. Gl'increduli
-e gl'indifferenti ne giubilavano; i credenti e pii vi
-scorgevano la mano di Dio, per punire i vecchi peccati del
-clero, e riformare la Chiesa. Per quest'ultimo rispetto, la
-sollevazione dell'Italia media nel 1831, benchè tenue assai
-nelle sue vicende e infelice nell'esito, segnò un punto rilevantissimo
-nella storia civile de' nostri tempi; conciossiachè
-ella dichiarò al mondo intiero cristiano, che quel dominio
-pontificale, stato per secoli una delle funeste cagioni delle
-sventure italiane, e la principalissima de' vizj e disordini
-della Chiesa, o più non vivrà di virtù e forza propria, e
-sarà in odio e in disprezzo crescente ed inestinguibile alle
-popolazioni sue stesse; o dovrà mutare dalla radice gli ordini
-suoi, e per quanto il comporta la nostra età, ripristinare
-le forme e gli abiti popolari antichi, e rimettersi in cuore gli
-spiriti generosi del regno di Alessandro III.
-</p>
-
-<p class="pad2 center large">
-FINE.
-</p>
-
-<div class="somm">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_545">[545]</span>
-</p>
-
-<h2><a id="indice" href="#indfront">
-INDICE.</a></h2>
-
-<table class="indice" summary="">
- <tr>
- <td><span class="smcap">Avvertimento dell'Editore.</span></td> <td class="pag"><a href="#avvertimento">Pag. v</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Prefazione.</span></td> <td class="pag"><a href="#prefazione">ix</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="2" class="center"><a href="#parte1">PARTE PRIMA.</a> — <span class="smcap">Tempi di riforme.</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Nostro parere intorno alle cose italiane.</td> <td class="pag"><a href="#parere">5</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sp1">Documenti pratici intorno la rigenerazione morale e intellettuale degli Italiani.</td> <td class="pag"><a href="#pratici">18</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Alla contessa Ottavia Masino di Mombello. — Lettera.</td> <td class="pag"><a href="#ottavia">47</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Lettera in forma di circolare.</td> <td class="pag"><a href="#circ">50</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Lettera al cardinale Ferretti, segretario di Stato.</td> <td class="pag"><a href="#ferretti">51</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Discorso recitato al banchetto che il Circolo Romano offriva e dedicava all'Autore il dì 23 di settembre del 1847.</td> <td class="pag"><a href="#banchetto">53</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sulla Toscana.</td> <td class="pag"><a href="#toscana">57</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Parole dette in Perugia nelle stanze de' Filedoni, il 18 di ottobre del 1847.</td> <td class="pag"><a href="#filedoni">63</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Discorso recitato al banchetto che i Pesaresi offerivano all'Autore concittadino, il dì 31 di ottobre del 1847.</td> <td class="pag"><a href="#banchetto2">68</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Il Municipio di Pesaro al suo Deputato appresso il Pontefice. — Allocuzione.</td> <td class="pag"><a href="#municipio">77</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Programma del Giornale <i>La Lega Italiana</i> che pubblicavasi in Genova.</td> <td class="pag"><a href="#giornlega">101</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Fatti di Milano nel gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#mil48">110</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Dell'ordinamento nuovo de' Municipj.</td> <td class="pag"><a href="#ordmun">114</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Dispacci francesi sulle cose italiane.</td> <td class="pag"><a href="#dispfran">119</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Dello stato presente d'Italia. — 19 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#statital">122</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Del fatto di Livorno. — Adì detto.</td> <td class="pag"><a href="#livorno">125</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>L'Eco dell'Alpi marittime.</i> — Adì detto.</td> <td class="pag"><a href="#ecomar">128</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Notizie della Sicilia. — 21 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#notsic">129</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Della Sicilia. — 22 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#sicilia">132</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Iscrizioni dettate pei funerali che Genova celebrò, il 22 di gennaio 1848, alle anime dei Lombardi uccisi in Milano e in Pavia.</td> <td class="pag"><a href="#iscrfun">134</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Del Memoriale al Pontefice pei fatti di Sicilia. — 24 gennaio 1848.</td> <td class="pag"><a href="#mempon">136</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>L'Allocuzione dei Pari di Francia. — Adì detto.</td> <td class="pag"><a href="#parifr">139</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Riforme nel Regno. — 25 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#rifregno">141</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Consigli al re di Napoli. — 27 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#consre">145</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Il passato e il presente di Napoli. — 31 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#ppnap">148</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Palermo bombardata. — 31 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#palbomb">152</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Il presente e il passato di Napoli. — 2 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#prpnap">153</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><i>Il Carroccio</i>, giornale delle provincie. — 31 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#carroccio">156</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Allocuzione ai Napoletani. — 2 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#allnap">157</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_546">[546]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="2" class="center"><a href="#parte2">PARTE SECONDA.</a> — <span class="smcap">Tempi costituzionali.</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Consigli ai principi e ai popoli. — 3 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#conspr">161</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Del nuovo Ministero napoletano. — 3 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#nuovomin">163</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Costituzione desiderata dagli Italiani. — 6 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#costdes">164</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La Lombardia e il Metternich. — 7 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#lombmett">167</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Le Camere francesi. — 8 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#camfran">170</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sulla Costituzione conceduta in Piemonte. — 9 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#costpiem">174</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>D'una marineria italiana. — 10 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#marinit">178</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Di nuovo, del Ministero napoletano. — 10 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#nmnap">181</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Filosofia civile italiana. — 14 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#filosciv">182</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La Costituzione napolitana. — 16 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#costituznap">183</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>D'una Dieta italiana. — 16 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#dietait">186</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Questioni costituzionali. — 18 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#questcost">187</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Agli Ungheresi. — 18 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#ungher">193</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>La Costituzione toscana. — 19 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#costoscan">195</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Della prossima legge sulla libertà della stampa. — 19 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#libstampa">198</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>D'una crociata dei Russi. — 21 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#crocrussi">201</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Del popolo. — 22 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#delpop">203</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Dei dazj dannosi al popolo. — 22 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#dazjdan">207</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Di Roma costituzionale. — 23 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#zionale">208</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Carteggio tra Metternich e Palmerston. — 23 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#mettpalm">212</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Di nuovo, di una Lega politica difensiva. — 16 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#nuovodif">216</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Di nuovo, e sempre d'una Lega difensiva italiana. — 26 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#sempredif">219</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Ai Lombardi e Veneziani. — 28 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#lombven">221</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Cenni d'una legge elettorale. — 1 marzo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#leggelet">224</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Lettera ad Antonio Crocco, intorno agli ultimi casi di Francia. — 10 marzo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#crocco">231</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Ai signori Direttori dell'<i>Epoca</i>. — 11 aprile 1848.</td> <td class="pag"><a href="#epoca">263</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sulla guerra italiana. — 14 aprile 1848.</td> <td class="pag"><a href="#guerrait">265</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Di nuovo, sulla guerra italiana. — 17 aprile 1848.</td> <td class="pag"><a href="#nuovoguer">267</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Al generale Carlo Zucchi. — 20 aprile 1848.</td> <td class="pag"><a href="#zucchi">269</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Discorso sulla educazione del popolo. — 26 giugno 1848.</td> <td class="pag"><a href="#edupop">275</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Discorso in difesa del Ministero. — 27 giugno 1848.</td> <td class="pag"><a href="#difmin">286</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Discorso sulla rotta di Vicenza. — 6 luglio 1848.</td> <td class="pag"><a href="#vicenza">288</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Discorso in difesa del Ministero. — 21 luglio 1848.</td> <td class="pag"><a href="#difmin2">296</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Discorso sulla necessità della guerra. — 7 agosto 1848.</td> <td class="pag"><a href="#necguer">306</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Discorso sopra tre modi straordinarj di difesa. — 11 agosto 1848.</td> <td class="pag"><a href="#modidif">309</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Discorso sullo stato d'Italia. — 14 agosto 1848.</td> <td class="pag"><a href="#stita">311</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Esortazione ai Romani. — 12 agosto 1848.</td> <td class="pag"><a href="#esortaz">315</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Ai signori Direttori dell'<i>Epoca</i>. — 22 agosto 1848.</td> <td class="pag"><a href="#direpoca">316</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Rapporto in nome dei Commissarj deputati a scegliere e compilare le massime di un Patto federativo.</td> <td class="pag"><a href="#rapporto">318</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sp1">Progetto di uno schema d'Atto federale, redatto dal Congresso nazionale per la Confederazione italiana, radunatosi in Torino il 10 ottobre 1848.</td> <td class="pag"><a href="#progetto">324</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sp1">Al re Carlo Alberto, il Congresso della Società nazionale per la Confederazione italiana.</td> <td class="pag"><a href="#calberto">327</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Terenzio Mamiani a' suoi Elettori.</td> <td class="pag"><a href="#elettori">333</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="pagenum" id="Page_547">[547]</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Alla Santità di Pio IX, Terenzio Mamiani.</td> <td class="pag"><a href="#pionono">355</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sp1">Appendice.</td> <td class="pag"><a href="#appendice">366</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td class="sp1">Note e Documenti.</td> <td class="pag"><a href="#note">378</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td colspan="2" class="center"><a href="#parte3">PARTE TERZA.</a> — <span class="smcap">Ultimi tempi.</span></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sulla disdetta dell'armistizio. — 20 marzo 1849.</td> <td class="pag"><a href="#armist">405</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sulla necessità del confederarsi. — 27 marzo 1849.</td> <td class="pag"><a href="#confeder">406</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Del partecipare alla guerra lombarda. — 27 marzo 1849.</td> <td class="pag"><a href="#partgl">409</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sulla verità nella politica. — 28 marzo 1849.</td> <td class="pag"><a href="#verita">410</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Invito alla conciliazione. — 3 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#conciliaz">412</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sulla guerra de' Napoletani contro i Siciliani. — 5 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#sullagu">414</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Del modo di ajutare la guerra. — 6 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#ajutare">415</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sulla pena imposta ai Canonici di San Pietro. — 11 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#canon">416</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Studj sul progetto di Costituzione della Repubblica Romana. — 21 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#studjrom">418</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sullo sbarco de' Francesi a Civitavecchia. — 26 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#sbarco">427</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Elogio funebre di re Carlo Alberto.</td> <td class="pag"><a href="#funebre">433</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Agli Elettori di Pinerolo e del sesto Collegio di Genova.</td> <td class="pag"><a href="#pinerolo">473</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>Sul Papato, lettera ortodossa a Domenico Berti.</td> <td class="pag"><a href="#sulpapato">481</a></td>
- </tr>
- <tr>
- <td>&nbsp;</td>
- </tr>
- <tr>
- <td><span class="smcap">Appendice.</span></td> <td class="pag"><a href="#appendi">537</a></td>
- </tr>
-</table>
-
-<hr />
-
-</div>
-
-<div class="opere">
-<p>
-<span class="pagenum" id="Page_548">[548]</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-<i>Recenti Pubblicazioni</i>
-</p>
-
-<p>
-<b>VITA DI DANTE</b>, scritta da <b>Cesare Balbo</b>: con le Annotazioni
-di Emmanuele Rocco. — Un volume. <span class="last-r"><i>Paoli</i> 7</span>
-</p>
-
-<p>
-<b>FOSCOLO</b> (Ugo). <b>Epistolario</b>, raccolto e ordinato da F. S. Orlandini
-e da E. Mayer. — Volume 1º. <span class="last-r">7</span>
-</p>
-
-<p>
-<b>VITA DI VITTORIO ALFIERI</b> scritta da esso. Questa edizione, riscontrata
-accuratamente sull'autografo esistente nella Libreria
-Mediceo-Laurenziana, è arricchita di un'Appendice che
-contiene parecchie Lettere edite ed inedite di Vittorio Alfieri, ed
-alcune a lui dell'abate di Caluso (finora inedite) che riguardano
-principalmente gli studi che l'Alfieri faceva della lingua
-greca. — Un volume, col <i>fac-simile</i> della scrittura dell'Alfieri. <span class="last-r">7</span>
-</p>
-
-<p>
-<b>DAVANZATI</b> (Bernardo). <b>Le Opere</b>, ridotte a corretta lezione
-coll'aiuto de' manoscritti e delle migliori stampe, e annotate
-per cura di Enrico Bindi. — Volume 1º. <span class="last-r">7</span>
-</p>
-
-<p>
-<b>TASSO</b> (Torquato). <b>Le Lettere</b>, disposte per ordine di tempo
-ed illustrate da Cesare Guasti. — Volume 1º. <span class="last-r">7</span>
-</p>
-
-<p>
-<b>RACCOLTA ARTISTICA</b>, pubblicata per cura di una Società di
-Amatori delle Arti belle. — Tomo IX. <span class="last-r">7</span>
-</p>
-
-<p>
-<b>CARCANO</b> (Giulio). <b>Angiola Maria</b>, storia domestica. — <b>Il
-Manoscritto del Vicecurato.</b> — <b>Ida della Torre</b>,
-episodio patrio. — <i>La Nunziata</i>, racconto campagnuolo. — <b>Canzoni
-popolari</b> e <b>Armonie domestiche</b>, inedite. — Un
-volume. <span class="last-r">7</span>
-</p>
-
-<p>
-<b>MACHIAVELLI</b> (Niccolò). <b>Le Opere minori</b>, rivedute sulle
-migliori edizioni; con Note filologiche e critiche, ed un Avvertimento
-preliminare di F.-L. Polidori. — Un volume. <span class="last-r">7</span>
-</p>
-
-<p class="title">
-<i>Prossime Pubblicazioni.</i>
-</p>
-
-<p>
-<b>STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA</b>, di <i>Giuseppe
-Maffei</i>. Terza edizione originale, nuovamente rivista dall'Autore. — Saranno
-2 volumi.
-</p>
-
-<p>
-<b>VINCENZO GIOBERTI.</b> <b>Del Buono e Del Bello.</b> Edizione
-condotta sopra un esemplare rivisto dall'Autore. — Un volume.
-</p>
-
-<p>
-<b>MEMORIE</b> dei più insigni <b>PITTORI, SCULTORI E ARCHITETTI DOMENICANI</b>,
-del P. Vincenzo Marchese, dello stesso Istituto. — Seconda
-edizione, con giunte e correzioni. — Due volumi.
-</p>
-
-<p>
-<b>NOVELLE CASALINGHE DI GIULIO CARCANO</b>: <i>Memorie d'un
-fanciullo. — Una povera tosa. — Il giovine sconosciuto.</i> — <i>Benedetta.</i> — <i>La
-vecchia della Mezzegra.</i> — <i>La madre e il
-figlio.</i> — <i>Un buon galantuomo.</i> — <i>Rachele.</i> — <i>Una simpatia.</i> — <i>Tecla.</i> — <i>Il
-Cappellano della Rovella.</i> — <i>L'Ameda.</i> — Un
-volume.
-</p>
-
-<p class="indr">
-<i>Aprile 1853.</i>
-</p>
-</div>
-
-<div class="footnotes">
-
-<h2>
-NOTE:
-</h2>
-
-<div class="footnote" id="note1">
-<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&nbsp;&nbsp;</span>A Bologna, nel marzo del 1831, giunta la nuova del fatto d'armi di Rimini
-e sparsasi voce che i Tedeschi erano stati in quello respinti e assai maltrattati, già
-i facchini e altra gente minuta macchinavano d'impadronirsi d'alcune artiglierie
-poste sulla piazza del Gigante, e in tutte le case si ricavavano fuori le armi con
-indicibile audacia.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note2">
-<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si accenna ai Cartisti inglesi e al loro Programma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note3">
-<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non molti mesi dopo la prima stampa di questi documenti, sparsesi
-voce d'una radunanza in Pisa di scienziati Italiani, proposta da alcuni benemeriti
-cittadini; alla qual voce à tenuto dietro, per gran ventura, il fatto. Ciò
-provi ai lettori nostri, che quanto noi proponiamo non è impossibile che
-venga all'atto se i buoni fermamente il vorranno.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note4">
-<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questa privatissima lettera è qui stampata, perchè da alcune Gazzette
-fecesi pubblica con onesta intenzione, ma senza saputa dell'autor suo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note5">
-<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Accenna all'istituzione della Consulta di stato con voce deliberativa in
-cose di Finanza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note6">
-<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Da ultimo si trovò che le notizie corse avevano qualche buon fondamento.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note7">
-<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Cosa che l'autore tentò di eseguire entrato che fu nel governo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note8">
-<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Che succedono agli Etrusci, ai Romani, ai Papi, alla rinascenza.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note9">
-<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Dell'Ontologia e del Metodo</i>, Appendice, 1843.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note10">
-<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Venne poi la certezza di questi principj negata e disfatta dalla contraria
-natura non delle cose ma degli uomini; ed oggi è necessità ripetere con l'Autore:
-chi vuol correggere e riformare la Roma moderna pontificale, dia nuovi abitatori
-a Monte Cavallo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note11">
-<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quelli succeduti nel febbraio del 1848.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note12">
-<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In niuna parte d'Italia, era in que' giorni la stampa esente da censura.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note13">
-<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>.&nbsp;&nbsp;</span>L'uso à raccolto e approvato questo latinismo non guari superfluo, perchè
-è termine proprio ed univoco, laddove tali non sono <i>ordine</i>, <i>classe</i>, <i>grado</i>,
-e se altri ve n'à.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note14">
-<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ciò appena era scritto, quando comparve la Circolare del Lamartine agli
-ufficiali delle ambascerie francesi. Le parole ed il sentimento sono grandi e magnifici;
-ma la sostanza risponde alla previsione nostra: non pertanto la Nota
-del Lamartine farà scandalo nelle Corti. (<i>Nota della prima edizione</i>.)</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note15">
-<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Nè Vienna ancora era insorta, nè Milano avea cacciato gli Austriaci.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note16">
-<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Giornale Romano, succeduto all'<i>Italico</i>.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note17">
-<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>.&nbsp;&nbsp;</span>E così fece per appunto la nuova Dieta.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note18">
-<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>.&nbsp;&nbsp;</span>In una corta discussione che precedeva il discorso. Vedi la Gazzetta di
-Roma.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note19">
-<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il deputato Bianchini, chiaro scrittore, artista e filologo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note20">
-<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il professore F. Orioli, deputato di Viterbo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note21">
-<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Pellegrino Rossi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note22">
-<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si accenna ai fatti sanguinosi del giugno del 48 in Parigi.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note23">
-<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Gli austriaci entrati grossi e minacciosi nel Ferrarese; e se ne discorre
-più sotto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note24">
-<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Si tollerava che i Ministri ajutassero in silenzio e come di soppiatto la
-guerra, ma senza neppur nominarla.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note25">
-<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ambedue le proposte furono tra vivi applausi accettate.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note26">
-<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi qui appresso la proposta del Patto.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note27">
-<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il Mamiani.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note28">
-<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Medesimamente il Mamiani.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note29">
-<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Non è scrittura dell'Autore, e solo si aggiunge per chiarire e intendere
-quel che precede.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note30">
-<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi la <i>Gazzetta di Roma</i>, 17 agosto 1849.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note31">
-<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Questi atti si compivano il 22 e il 23 di dicembre del 1848.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note32">
-<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Veggansi le Note a pag. <a href="#Page_378">378</a> e seguenti.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note33">
-<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi nella Gazzetta Romana la tornata del 4 dicembre.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note34">
-<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La Legge Elettorale per la Costituente Italiana.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note35">
-<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Intendi quelle del Cavaignac.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note36">
-<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>.&nbsp;&nbsp;</span>1849, data dell'edizione genovese di queste due lettere.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note37">
-<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Saggi di Filosofia Civile ec.</i>, pag. 113 e segg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note38">
-<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Paolo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note39">
-<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Quello medesimo che leggesi a pag. 378 e seg.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note40">
-<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Il quale acconsentì poi nettamente e con zelo.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note41">
-<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Scritto appena giunte le prime e confuse nuove della rotta di Novara.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note42">
-<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Eadmeri</i>, <i>De Vitâ Anselmi</i>, lib. 1, pag. 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note43">
-<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Carlo Alberto</span>, Memorie ed osservazioni sulla guerra dell'Indipendenza
-d'Italia, pag. 122.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note44">
-<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Per vero, trascorsi appena due anni, è stato forza al Governo Sardo,
-perchè le istituzioni non vacillassero, di accostarsi a quelle persone che l'autore
-avea particolarmente lodate e raccomandate agli Elettori.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note45">
-<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Coppi, <i>Discorso sul Consiglio e Senato di Roma</i>, 1848, pag. 58.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note46">
-<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Leggi <i>Della regolata devozione</i> di L. Muratori.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note47">
-<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi <i>Graziano nel Can. I, dist. 53.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note48">
-<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>.&nbsp;&nbsp;</span><i>Dictatus papæ.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note49">
-<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Vedi, fra le altre, la bolla: <i>Lignum vitæ.</i></p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note50">
-<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Jacopo Stellini.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note51">
-<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Sessione XXIV, <i>De Reformatione</i>, Cap. II.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note52">
-<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ezechiello, Cap. XXXVII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note53">
-<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Luca, Cap. I, 52, 53.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note54">
-<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ai Galati, Cap. V, 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note55">
-<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Giovanni, Cap. VIII, 32.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note56">
-<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Matteo, Cap. V, 48.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note57">
-<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Matteo, Cap. VI, 10.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note58">
-<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Apocalisse, Cap. XXI, 2 e 3.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note59">
-<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Geremia, Cap. XVII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note60">
-<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Maccabei, Cap. IV; 11. Ester, Cap. XVI, 4.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note61">
-<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Ai Romani, Cap. VII, 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note62">
-<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La seconda ai Corintj, Cap. III, 6.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note63">
-<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Esodo, Cap. XVIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note64">
-<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Giovanni, Cap. X.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note65">
-<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Epistola prima di San Pietro, Cap. V, 2.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note66">
-<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>.&nbsp;&nbsp;</span>La prima ai Corintj, Cap. XIII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note67">
-<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Matteo, Cap. XV, 9 e 13.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note68">
-<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Giovanni, la prima Epistola, Cap. III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note69">
-<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Giovanni, la prima Epistola, Cap. IV.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note70">
-<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Geremia, cap. XXXII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note71">
-<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Geremia, Cap. XVII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note72">
-<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Atti degli Apostoli, Cap. VI.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note73">
-<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Agli Efesj, Cap. IV.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note74">
-<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>.&nbsp;&nbsp;</span>San Giovanni, Cap. XVII.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note75">
-<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>.&nbsp;&nbsp;</span>Esdra, Cap. III.</p>
-</div>
-
-<div class="footnote" id="note76">
-<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>.&nbsp;&nbsp;</span><span class="smcap">Note du Directeur.</span> La <i>Revue Britannique</i> n'a pas prétendu accepter
-la responsabilité des articles de M. Mazzini sur l'Italie. Nous nous empressons
-donc de publier la lettre suivante que nous adresse le comte Mamiani, ancien ministre
-du gouvernement à Bologne. Nous espérons que M. Mazzini lui-même,
-qui est à Londres, et dont M. le comte Mamiani, pas plus que nous, n'inculpe la
-loyauté, s'empressera de faire insérer cette rectification dans le <i>Magazine</i> auquel
-la <i>Revue Britannique</i> avait emprunté sa lettre.</p>
-</div>
-</div>
-
-<div class="tnote">
-<p class="tntitle">
-Nota del Trascrittore
-</p>
-
-<p>
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
-minimi errori tipografici.
-</p>
-
-<p class="covernote">
-Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
-</p>
-</div>
-
-
-
-
-
-
-
-
-<pre>
-
-
-
-
-
-End of the Project Gutenberg EBook of Scritti politici, by Terenzio Mamiani
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SCRITTI POLITICI ***
-
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