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If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Scritti politici - -Author: Terenzio Mamiani - -Release Date: June 2, 2020 [EBook #62302] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SCRITTI POLITICI *** - - - - -Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - SCRITTI POLITICI - - DI - - TERENZIO MAMIANI. - - - EDIZIONE ORDINATA DALL'AUTORE. - - - - FIRENZE. - FELICE LE MONNIER. - 1853. - - - - -AVVERTIMENTO DELL'EDITORE. - - -Un obbligo mi corre di delicata onestà nel dar fuori questo primo -Volume delle Opere dell'egregio Terenzio Mamiani: ed è, che questo -aver dato principio alla collezione di esse dagli _Scritti politici_, -è avvenuto contro il primo concetto formatosi e contro la prima -intenzione a me dichiarata dal medesimo Autore. Non già ch'egli -provasse pentimento nè alcuna vergogna delle opinioni che, secondo -coscienza, aveva in quelli espresse o propugnate: ma pareva a lui, -che quegli articoli ed opuscoli, la maggior parte improvvisati nei -tumultuosi tempi che corsero in ispecie dal 1847 al 49, non fossero -per la lor forma tali, di che la comune patria potesse in qualche modo -onorarsi, nè procederne verace incremento alla fama che il dettatore -di essi erasi con le altre sue produzioni meritata. Ed a me, d'altra -parte, era avviso che quelle scritture già sparse dovessero e insieme -raccogliersi e riprodursi prima che maggiormente invecchiassero (per -così parlare) le questioni che in quelle si agitano; ed anche perchè -dal loro avvicinamento venisse più compiuta e la generale idea di esse, -e più sicuro il giudizio che il pubblico avrebbe dovuto pronunziarne. -Sicchè, quando mi vidi al fine compiaciuto del grazioso assentimento -di lui a questo mio desiderio, mi sentii pure compreso da un doppio -affetto di gratitudine, parendomi che alla già usata cortesia di -permettermi la ristampa delle sue Opere, egli avesse come posto il -colmo col farmi sagrifizio di quella sua particolare opinione. - -Comechessia, essendomi venuto a notizia che il signor Mamiani non -ha interamente deposto gli scrupoli a cui qui dianzi accennavasi; nè -potendosi ormai soprattenere il divulgamento di questo Volume, ch'è -già in procinto di spedizione e da assaissimi richiesto; ho stimato -dicevol consiglio, a far piena fede dell'animo di lui, il produrre -alcuni brani di una lettera ch'egli scrive intorno a ciò ad un suo -quasi conterraneo ed amico. «Temo e dubito forte di avere errato -a cedere alle iterate e cortesissime istanze del signor Felice Le -Monnier. Sónomi avveduto, rileggendo quelle mie povere filastrocche -sbalzate fuori dall'occasione e dalla necessità, che io m'illudeva a -sperare ch'elle facessero cenno a quella forma speciale di perfezione -che l'Italia domanda oggi a' suoi scrittori politici.» — «I tempi non -concedevano (ad Ugo Foscolo) di usare uno stile corretto e purgato; -ma il vigore, l'affetto e la veemenza non possono venir superati. -Io, invece, avevo dai tempi facoltà e modo di scrivere con rigor di -grammatica e proprietà esatta di voci e di frasi..... Ma nemmeno questo -pregio ò saputo ben conseguire, e m'accorgo di avere inciampato troppo -spesso in neologismi, e adoperato una lingua nè schietta nè evidente -nè sicura nè viva.» — «Neppure son tanto acerbo con me medesimo, che -io non conosca le molte e buone scuse che io ò della mia foggia di -scrivere. Tra l'altre, la novità della materia, l'aver dovuto spesso -parlare al popolo, l'esser vissuto in Francia, tornato assai tardi agli -studj della lingua; pressochè ogni cosa scritta come gittava la penna -ec.» — «Ma sopprimere l'edizione non si potrebbe, e conviene mandarla -al palio.» - -In queste parole se molti ammireranno, com'è ben certo, la modestia -rarissima di chi ponevale in carte non coll'intento che fossero -depositate nel seno dell'amicizia, ma con quello assai manifesto che -servissero di avvertenza alla presente pubblicazione; io spero altresì -che altri vorranno leggervi e l'acquiescenza di lui al mio proprio -divisamento, e la mia brama di adempiere ad ogni più squisita maniera -di riguardi verso la persona dell'onorevole Autore. Per ciò poi che -concerne alle materie, delle quali in questo come in ogni altro caso -mai non m'ebbi arrogato il sapere nè il voler giudicare, mi gode -l'animo di poter rimettere i leggitori a quello che ne è ragionato da -un valoroso giovane Piemontese nella qui seguente Prefazione. - - F. LE MONNIER. - - - - -PREFAZIONE - - -Discorrere a parte a parte le opere filosofiche e letterarie in -cui si esercitò l'ingegno di Terenzio Mamiani; seguirne il discorso -speculativo, incominciando col _Rinnovamento della Filosofia Italiana_ -e dimorando ai _Dialoghi di Scienza Prima_; e dire della perpetua -eleganza con cui la classica forma e la pellegrinità dei concetti -si maritano negli _Inni_, negli _Idilii_, e nelle altre minori -composizioni di lui, sarebbe impresa la quale ricercherebbe non pure -comodità di tempo e ampiezza di spazio che non abbiamo, ma, e più -ancora, quella copia di dottrina e vigoria di mente a pochi soltanto -concedute; sulle quali se chi scrive qui credesse di far capitale, -meriterebbe nota più che di presuntuoso, di stolto. - -Men largo e più facile intento hanno le brevi parole onde, a modo di -Prefazione, accompagniamo le _Prose politiche_ del Mamiani; poichè le -nostre avvertenze, pretermesse le altre considerazioni che ragguardano -l'illustre Autore, toccheranno solamente della natura delle dottrine -civili da lui costantemente professate, e di cui il presente volume è -insigne documento. - -Terenzio Mamiani si connumera fra i più valorosi continuatori della -antica scuola politica italiana. La quale fiorita, prima in Europa -dopo il rinascimento, mercè sovrattutto dei Fiorentini e dei Veneti -ingegni, non pure è splendido monumento del passato, ma, siccome quella -che poggiò sui veri ed inconcussi principii, sarà per essere buona -guida sola essa nei progredimenti avvenire. La tradizione sua sembrò -chiudersi con Paolo Sarpi e colla libertà delle Repubbliche, a malgrado -della copiosa bibliografia del seicento, e non ostante le onorate -prove che, pur ormeggiando i Francesi, fecero nello scorso secolo i -Napoletani massimamente; e non venne ripigliata con originalità di vena -e sincerità di nazionale impronta, fuorchè nei tempi a noi più vicini, -dapprima, grazie agli scritti di Gian-Domenico Romagnosi e di Ugo -Foscolo, poscia per opera di quegli illustri coetanei che ognuno nomina -a dito. - -L'antica scuola italiana pose a fondamento suo l'osservazione diligente -dei fatti; e lo studio dell'esperienza ne è il carattere particolare. -Questa dote le fu principalmente conferita dalla qualità degli -scrittori, uomini tutti che si erano mescolati nel vivo delle faccende, -ed erano stati attori pria che disputatori di politica. Mal cercheresti -quindi, a modo di esempio, nel Machiavello o in Donato Giannotti o in -Paolo Paruta quelle nebbiose visioni dei missionarii d'oggidì, per -cui pare dettata la sentenza di Tacito: _omne ignotum pro magnifico -est_; nei padri nostri era notizia profonda delle necessità della -natura umana invincibili e degli insuperabili ostacoli che spesso al -volere frappone la dura legge del fatto. Partecipi dei sommi magistrati -nelle loro città, rammentavano, scrivendo, quante sono le difficoltà -del reggimento, e quante dell'innovare e del mutare le malagevolezze -instanti e le conseguenti; troppo erano rigidi calcolatori di ciò che -è, per lasciarsi adescare dai vapori e dalle noje della fantasia. - -Cotesto ritegno salutare induceva forse in essi una eccessiva timidità -di speculazione, per cui il loro pensiero si raggirava di soverchio -nei nudi fenomeni, e rado assorgeva alle origini e alle supreme ragioni -del diritto, fuor delle quali s'immiserisce la discussione dei problemi -sociali, e l'arte stessa del governare manca di base certa. Per lo che -il progresso naturale della scuola italiana rinnovata dovea consistere -appunto nell'accoppiamento del severo metodo sperimentale del -Machiavello colla generosa e libera signoria dei veri ideali, nella cui -contemplazione il genio di Giambattista Vico si era levato solitario e -gigante. - -Il Vico avea detto che «questo mondo civile egli è certamente stato -fatto dagli uomini: onde se ne possono, perchè se ne debbono, ritrovare -i principii dentro le modificazioni della nostra medesima mente -umana.» Ugo Foscolo costituì il suo discorso sulla detta massima, -tentando l'alleanza dell'osservazione e della filosofia. E noi facciamo -speciale ricordo di lui, così per debito di giustizia, essendo finora -rimasti pressochè ignoti all'Italia gli scritti politici suoi, come -perchè ne parve scorgere nel fiero cantor dei _Sepolcri_ una notabile -parentela d'idee col Mamiani. Fu il Foscolo, infatti, che descrivendo -la servitù della patria, pronunziò che nell'educazione dell'individuo -stava la somma di ogni radicale miglioramento politico, ed ebbe il -coraggio di snudare la piaga velenosa delle fazioni e delle sètte che -dilaniano le viscere d'Italia, e la fecero e fanno impotente; verberò -quindi a sangue con quell'unica sua veemenza di stile le ipocrisie -e le corruttele d'ogni maniera che avea sott'occhio; e ripudiando -una infiammativa teorica che potea sorridergli nell'immaginazione -ardente, si appartò da chi si faceva banditore di stato popolare in -questa contrada martoriata e avvilita da tre secoli di tirannide, e -oppressa da tanta mole di ignoranza e di superstizione. S'industriava -egli pertanto colle parole e cogli atti ad ottenere «il solo governo -comportabile dai nostri costumi; ed è, _un monarca potente per sola -autorità di leggi, per sola forza di armi italiane_.» E discorrendo -collo sguardo la serie delle italiane sventure, e scrutando perchè -così spesso cotanto buoni cominciamenti ebbero pessimo fine, dalle rupi -elvetiche dove andava ramingando e piangendo lo sterminio dell'ultima -speranza italiana, compiuto collo sperperamento dell'esercito del Regno -d'Italia, tuonava con voce di solenne e profetal rampogna, che prima -e sopra di ogni questione di libertà, prima e sopra di ogni contesa -di maggiori o minori larghezze di statuti e di leggi, vi è e vi sarà -la impresa della INDIPENDENZA DELLA PATRIA; e che questa si tenterà -indarno finchè le resíe scandalose delle fazioni apriranno al ferro -nemico la breccia nelle nostre file, le quali, divise e le une dalle -altre divulse, saranno prima sgominate che combattute. - -Chi raccolga questi sensi che informano gli scritti del Foscolo e gli -riscontri con quelli che signoreggiano le prose di Terenzio Mamiani, -vedrà quanta amicizia di pensieri e comunanza di affetti corra fra i -due Italiani, e come si accordino a capello nelle pratiche conclusioni -e negli intendimenti finali. Del che mal si renderebbe ragione ove si -avesse l'occhio solamente alle diversità che passano fra le qualità -dell'ingegno dei due scrittori, l'uno dei quali precipita il corso -coll'impeto della bufera, e l'altro il prosegue colla tranquilla -maestà di un fiume arginato; ma di leggieri se ne avrà la spiegazione -quando si consideri che ambidue, tenerissimi essendo della italianità, -educarono la mente sui patrii esemplari, e da questi ritrassero l'abito -di sperare le cose alla luce del vero obbiettivo, e non già colla -lente variopinta del desiderio e del sentimento proprio. Vero è che -il Foscolo cresciuto fra il sensismo dello scorso secolo e la scuola -dell'Enciclopedia, e, per natura, incline ad una irosa melanconia, -accolse ne' suoi libri principii al tutto contrarii a quelli che -invalgono oggidì intorno ai dogmi della vita universa, e che sulle -origini e su' fini sociali ragiona per lo più colle funeste teorie -del tetro filosofo di Malmesbury; le quali ove si menasser buone da -senno, sarebbe follia il travagliarsi a felicitare la razza umana ed a -riformare il governo dei popoli. Il Mamiani invece, alunno e campione -della spiritualità che regna la filosofia presente, e fedele alle umane -ispirazioni del Cristianesimo, il quale abbraccia l'intiera famiglia -dei viventi come fratelli ed apre ai caduti la via della redenzione -anche quaggiù, si aggira e spazia in più serena regione di pensamenti, -e studia i quesiti del viver socievole colla fede e coll'amore che -ingagliardano l'ingegno e lo allenano allo scoprimento della verità -riposta. - -Ma se questa preminenza filosofica del Mamiani dee in alcuna guisa -attribuirsi a maggior felicità di tempi, è tutta sua loda la copia -larghissima di sapere che ne rincalza le scritture, e la invidiata -castigatezza dello stile e della lingua onde sono da lui tratteggiate -le quistioni di Stato, di economia e di giure pubblico, disusati -argomenti alla prosa italiana. Chi si faccia a considerare la -condizione della letteratura di questi ultimi anni, dovrà pur troppo -lamentar la grande sterilità di opere fortemente pensate e con amore -condotte; e troverà per contro una ridondanza infinita di opuscoletti -e di scrittarelli in cui la gioventù studiosa snerva l'ingegno -impaziente. Addestrata così nella facile palestra dell'improvviso -dettare, si persuade che il magistero dello scrivere, la scienza del -pensare, e, per giunta, l'arte stessa dell'amministrare gli Stati, -s'impara mercè di una specie d'intuito misterioso, o si possiede per -beneficio di natura. Intanto il popolo dei lettori si avvezza a tenersi -erudito in politica, perchè vede manifestamente di saperne quanto lo -scrittore che gli ammannisce il giornale o il libercolo: e si viene -di tal fatta educando, prima, una generazione leggicchiante, il cui -stomaco debilitato ricuserà a corto andare ogni sostanziale e nutritivo -alimento; poi un'altra generazione sfringuellante, che cucendo e -ricucendo a strazio della grammatica qualche decina di frasi, costiperà -il sapere nazionale nelle dosi infinitesimali degli omiopatici. Ma -questo non è buono apparecchio per chi vuol sedere un giorno nei -consigli della Nazione, e i reggimenti liberi male si puntellano colle -sonore iperboli e colle vacue astrattezze, che sono tutto il costoro -bagaglio. Nè strapazzando la lingua, e dando irrecusabil saggio di -non aver avuta dimestichezza di sorta coi Classici nostri, si acquista -vanto di prodi Italiani. - -Gli scritti del Mamiani eserciteranno a questo fine un salutevole -influsso sugli studi dei giovani, e proveranno ad un tempo che il -culto delle ottime lettere, non torna a scapito del profondo pensare, -e non reca nocumento alla costanza delle politiche opinioni. Vedendo -infatti in un sol corpo raccolte le cose da lui dettate in mezzo a -quel vertiginoso incalzarsi di avvenimenti straordinarii di cui fummo -spettatori nell'ultimo quinquennio, nessuno potrà non ammirare la -perduranza insigne del Pubblicista nostro, che per mutar di venti non -piegò costa nè mutò ciglio, e serbò invitta fede ai convincimenti suoi. -Ossequente al senno pratico, che fu già prerogativa degli Italiani, -e che in quegli ultimi casi sembrò smarrito e disperso, ebbe sempre -fisso nell'animo, che in politica il meglio è gran nemico del bene, e -non credette bene vero ciò che non era possibile ed asseguibile; parlò -un linguaggio solo e nell'esiglio quando incerte erano le speranze, e -quando spuntarono i lieti albori del sospirato tempo; poscia, allorchè -colla Repubblica Francese del 1848 crebbero contro i riformati governi -d'Italia i pericoli delle sètte rigermoglianti, con penna fatidica -prenunziò i mali che si apparecchiavano alla patria vezzeggiando -inconsultamente le novità d'oltremonte e discostandosi dalla nativa -spontaneità del nostro rivolgimento; e nel giorno nefasto in cui le -colpe dei regnatori, la levità del popolo e le nequizie delle fazioni -distrussero il Principato, e sfrenando la civile discordia aprirono -le porte all'invasione, alla conquista e al servaggio, secolari fati -d'Italia, protestò dal Campidoglio colla eloquenza dell'uomo di Stato -e col coraggio del cittadino, facendo indarno, cogli scarsi compagni, -ultimo riparo al gonfiato torrente delle passioni. - -Assegnatezza di desiderii o liberalità di tolleranza conciliativa -tanto più rare e commendabili, in quanto che s'incontrano in uomo -percosso dalla domestica tirannia, e che nell'esiglio avea logorata -molta porzione della vita. Sono acerbe le punture dell'esiglio, quando -vivo è l'amore della patria, e lo sbandeggiamento è premio dell'averla -amata con degne opere. Agevolmente si ricevono allora nell'animo -preoccupazioni esiziali, per cui la stessa generosa religione della -libertà riesce a pernicie della nobil causa. L'errore più comune dei -fuorusciti è quello di credersi i veri e soli interpreti della Nazione, -non pure in ciò che concerne l'universale desiderio di più umani -istituti, ma eziandio riguardo alle forme che debbono questi assumere -e alle vie da eleggere per ottenerli. Portano fiducia che un medesimo -calore d'affetto riscaldi tutta quanta la cittadinanza loro, e che la -faccia lieta a qualsivoglia sacrifizio; costretti a vivere in mezzo -ad altri popoli, si avvezzano a loro insaputa a giudicare del popolo -loro colle idee di fuori e con quelle che essi vanno idoleggiando. Il -desiderio della patria perduta e la bramosia di racquistarla generano -in loro una credulità senza pari: credulità negli eventi che reputano -prossimi, immanchevoli ed accomodati ai loro divisamenti: credulità -nelle promesse degli estranei, che, nei paesi liberi, quando stanno -dal lato della opposizione, non si fanno coscienza di largheggiare in -parole per accattare benivoglienza e popolar clientela; ma ove salgano -in palazzo, badano agli interessi dello Stato, e si reggono secondo -la bilancia di questi, non colle voglie altrui: credulità, per ultimo, -nelle forze di lor parte e nei riscontri che ne hanno dai consenzienti -o dai pietosi, i quali leniscono agli assenti il dolore colle lusinghe -del meglio vicino. - -Tra gli esuli poi, molti o per condizione di fortuna o affinità di -pensieri stanno in commercio colle parti più vive delle ospitali -terre; si aggirano così in una temperie artifiziata e ristretta, e si -straniano ovvero abborrono da ciò che nei più numerosi e forti ordini -sociali si pensa e si opera. Quindi è che le giuste ire proprie sono -del continuo rinfocolate dalle ire degli stranieri conventicoli, che -trattano le ombre di lor possanza come cosa salda, e fomentano nei -rifuggiti l'inclinazione alle dottrine estreme ed alle teoriche più -arrisicate di governo. - -Chi mediti le dottrine del Mamiani, apprenderà come abbia egli saputo -tenersi immune da questi erramenti, per così dire, fatali, e come in -ciò niuna lode di moderanza e di senno gli basti. Ed oggidì che la -migliore Italia è proscritta, e confessa la bontà dei propositi col -sigillo della sventura degnamente sopportata, necessario è ricordare -più spesso cotali pericoli dell'esilio. Che se in noi fosse alcuna -autorità di nome, o qualche efficacia di eloquenza, le quali non -abbiamo, qui conchiuderemmo il dire insistendo su quest'ultima virtù -dell'esule Pesarese, e rivolgeremmo la parola alla gioventù della -emigrazione, dicendole con gran cuore: — Durissime sorti vi premono, -e la grandezza delle miserie vostre null'altro agguaglia fuorchè -la immacolata costanza onde la sostenete. Con voi si aduna il fiore -delle provincie e l'onore delle città vostre; e se è vero il detto di -Niccolò Machiavelli, essere più glorioso il titolo di orrevole ribello, -che il vivere schiavo cittadino, voi avete diritto non al rispetto -soltanto, ma all'amore e alla riverenza di ogni buon Italiano, e di -chiunque ama la libertà e la patria. Infelicissime sono le condizioni -d'Italia, e le enormità dei ristorati governi che la disertano, lascian -dietro per ferocia le nefandezze che la storia dei tempi andati abbia -meglio infamate, consacrandone gli autori al vindice abominio dei -secoli. Ogni giorno che spunta illumina scelleranze novelle; ogni -notizia che giunga da quei vietati confini, narra i casi di alcuna -impresa che supera le precedenti in barbarie. E a noi pure, nati nel -Regno Subalpino, felicitati da proteggevoli e bene amate istituzioni, -ai quali perciò costa meno il consigliar prudenza e longanimità, -a noi pure viene spesso sulle labbra la voce della collera indarno -soffocata. Alle ire vostre noi facciam quindi ragione, essendochè -soffrite tanto più di noi, e provate vive e nel petto stridenti le -punte dell'angoscia e dell'insulto. Ma deh! lo sdegno non vincavi, -come sarete vincitori per fermo delle corruttele e dello sconforto -increscioso, corruttela pari alle altre. Appunto perchè non scernete -coll'occhio fiso e bramoso nè lume di stella che splenda, nè vento -che spiri propizio, deh! non aumentate le difficoltà della comune -intrapresa che richiederà unanimità di sforzi eroici, coll'aggiungere -nuovo pondo e nuovo carico alla nave. Respingete i consigli troppo -assoluti, e le idee scombujate e piene d'incertezza; non preoccupate -le contingenze dell'avvenire con sistemi nati nell'ora dello sdegno e -condannati già dall'esperienza, maestra suprema dell'arte politica. È -utopista chiunque mura in aria senza il sussidio dei fatti: se alla -mente umana è dato di antivedere l'ordine generale del movimento -civile, e discoprire anticipatamente i sommi capi di un rinnovamento -politico, le è contesa nondimanco la divinazione degli accidenti e il -conoscimento preventivo degli atti particolari che debbono comporre -il disegno provvidenziale. Ripudiate per conseguente le improntitudini -delle sètte, che compilano e promulgano da qualche affumicata taverna -i capitoli del futuro statuto italiano, e lo inaffiano non col sangue -proprio, ma con quello di ignari ed ingannati seguaci; non vi allettino -le superficiali e fallaci dottrine della così detta sovranità popolare, -che a' suoi patroni procaccia il breve favore del volgo, e al despoto -astuto il lungo impero della spada; disegnando e colorendo l'Italia -futura, non dimentichiamo l'Italia presente, e non iscambiamo le realtà -coi fantasimi vani. Di tre membri consta la proposizione intorno a cui -la generazione presente, erede delle aspirazioni più o men distinte -delle età trascorse, si affatica e si affaticherà senza posa insino -all'integrale suo componimento: l'uno ragguarda l'Indipendenza, -base di ogni Italia e di ogni civil signoria; l'altro versa intorno -all'acquisto di un liberale governo; l'indipendenza poi, quando fosse -acquistata, rimarrebbe pericolante e mal difesa se non la tutelassero -le armi confederate dell'intiera Penisola, e le forme liberali -scapestrerebbero nell'anarchia dei voleri, ove non le moderasse un -supremo centro di azione sovrana. Sappiamo anche noi che non si ritesse -la tela del passato, e che chi si sequestra nelle angustie di una -formola, smarrisce la vena operativa che si apre feconda al cospetto -degli avvenimenti che sorgono e si svolgono improvvisi ed inaspettati; -ma queste dottrine che furono verità, or volgono cinque anni, questi -principii che sono appunto propugnati dal Mamiani insieme coll'altra -onorata schiera, sono verità d'oggi tuttavia, e forse lo saranno -sempre. Lasciamo all'avvenire di risecare ciò che vi sarà di mobile e -di accessorio nella loro attuazione; lasciamo all'avvenire la cura di -gettar la luce fra le tenebre; prepariamo di quest'avvenire l'evento. -Ed a voi, esulanti per amore d'Italia, non cada dall'animo che nella -universale dejezione della Penisola, la libertà e la nazionale dignità -ebbero un rifugio inespugnato nel Piemonte, dove, non ostante le -gelosie e gli odii che lo bersagliano, la concordia degli animi e -gli influssi della libertà ordinata medicano a poco a poco le ferite -amplissime che lo solcarono. E ciò chiarisca alla patria italiana, -che meglio profittano agli Stati i lenti e sicuri progressi, che -non i repentini sconvolgimenti disformi dalle abitudini dei popoli e -dalla tradizione anticata. A voi, reduci un giorno nelle ville natie, -daranno autorità e suffragio di popolo i ben sopportati patimenti, e il -pregio di senno pratico che si suppone in chi dimorò nei paesi retti -a vivere libero: or bene, di questa forza morale valetevi a temperare -le baldanze che trescano nei momenti felici; e al pari di Terenzio -Mamiani, recate con voi quella modestia di giudizio che tanto rimane -offesa dalle astiose rimembranze del passato, quanto è impossibile -allorchè si culla l'intelletto con insulse generalità di politiche -logomachíe: a voi allora si apparterrà il vanto più altero che possa -toccare ad uomo quaggiù, il vanto di autori e conservatori della -libertà nella patria. — - - _Torino, 18 marzo 1853._ - - DOMENICO CARUTTI. - - - - -PARTE PRIMA. - -TEMPI DI RIFORME. - - -Venne in luce questo _Parere_ nel 1839 in Parigi. Ma, come ne avvisa -lo stesso Autore, i _Documenti Pratici_ contenuti nella seconda parte -uscivano l'anno avanti, ed erano, a quanto sappiamo, la prima scrittura -italiana che significasse il concetto di porre in disuso le temerarie -cospirazioni, e volgere tutto l'animo all'educazione delle moltitudini, -ed a persuadere ai governi riforme e miglioramenti. Dell'altra parte -dell'opuscolo la principale intenzione si fu d'indurre a calcare -la nuova via non pure gl'ingegni molto assegnati, ma i fervidi ed -impazienti, e che pigliavano ancora speranza in certa setta famosa e -ne' suoi disegni fantastici. Ma pochi de' moderati conobber lo scritto; -i cospiratori lo dispregiarono, e nessuna menzione ne venne fatta in -istampa, salvo che in un Articolo della _Revue des deux Mondes_, ove fu -censurato con brevi e sentenziose parole. - -Dopo quattordici anni e tanti casi sopravvenuti, riesce ancora -acconcissimo il pensamento più generale del libricciuolo, che è di -educare noi stessi e il popol minuto, e tutta la gran famiglia italiana -infiammare nel sentimento di nazione. Scorgeva sin d'allora l'Autore, -che le moltitudini non educate, e con civile e bene ordinata carità non -soccorse e non provvedute, o rimarrebbono fredde e incuranti dell'opera -dei liberali, o gitterebbonsi in braccio degli utopisti fanatici. Su -molte cose peraltro che in questo scritterello sono annunciate come -operabili, l'Autore à corretto alquanto il giudicio suo, e riconosciuto -maggiori e più numerose le difficoltà che l'attuazione di quelle -impediscono. E d'altra parte, egli ragionava di speranze remote e -d'ultimi perfezionamenti sociali. - - - - -NOSTRO PARERE - -INTORNO ALLE COSE ITALIANE. - - -I. - -Qualora con occhio diligente si osservino le condizioni dello Stato -lombardo, del toscano, del pontificio e del piemontese, vedesi aperto -che in ciascuno di essi malamente si potrebbe tentare con mano armata -l'acquisto della libertà. Il regno lombardo à i forestieri poderosi -sul collo, e la Toscana è picciola e inerme; alle provincie romane -mancheria il tempo per gli apparecchi delle difese; e il simile convien -pensare altresì del Piemonte, alla cui città capitale possono venir -sopra i Tedeschi con due marciate. Genova e la Liguria sono, è vero, -muniti dai monti e dal mare, e nudrono popolazioni assai vigorose -e pugnaci: ma i castelli che à sopra capo quella città, e possono -in poche ore guastarla, debbonla suo malgrado far paurosa a tentare -un'aperta sollevazione. - -Invece, se da queste provincie italiane si volta lo sguardo alle Due -Sicilie e si pon mente alle peculiari lor condizioni, sembra di doverne -dedurre conclusione assai differente. - -Quivi le lunghe distanze e la gagliardia che subito acquista il -commovimento d'un vasto reame porgono agio e modo per ordinarsi a -respingere lo straniero: quivi poco meno che otto milioni di cittadini -abbondanti d'arme, di danaro e di vettovaglie: quivi, sopratutto, un -suolo che pare da natura appostatamente configurato alle guerresche -difese; il perchè un nostro buon cittadino lo assomigliò, con gran -convenienza, ad una fortezza esposta all'assalto degl'inimici nella -sola sua fronte, e questa, bene fortificata e non larga, e avente -dietro di sè muraglie, fosse e bastioni a più ordini, e da ultimo una -vasta e inespugnabile cittadella, che è l'isola di Sicilia. - -Per queste cose, allorchè i forestieri ci chiedono quale cagione -prepotente e continua interdice all'Italia meridionale d'insorgere, noi -non sappiamo trovare le scuse nè molto spedite nè molto legittime. - - -II. - -La Santa Alleanza è disciolta: le massime e le pratiche di libertà -vannosi radicando in Francia, in Belgio, nella Svizzera e nella -Spagna. In Inghilterra, l'autorità e la forza sono passate pressochè -interamente nella Camera dei comuni. La stessa Germania alle forme -costituzionali si lega e si stringe più saldamente ogni giorno. In tale -disposizione d'Europa, non è dubbio nessuno che il generale e compiuto -insorgere delle provincie napolitane, e supposto ch'elle si mostrassero -ferme ed abili a sostenere i primi urti delle schiere tedesche, -raccoglierebbe meglio che i voti e le propensioni della Francia; -imperocchè i medesimi affezionati a Luigi-Filippo ed al reggimento de' -suoi ministri sentono, quasi per atto d'istinto, che alla monarchia -nuova degli Orléans, per vivere riposata e sicura, fa bisogno di -avere amicizia e conformità di principj e di ordini con le nazioni -circonvicine. Lasciando stare che il progresso delle opinioni verso -un andamento più liberale della politica esterna sembra in Francia -divenire tanto più certo, quanto la fiacchezza dei governi assoluti -rendesi più manifesta. Degl'Inglesi poi si può dire che mai sotto il -governo dei Wighs non sopporterebbono di vedere le truppe austriache -sbarcare in copia e padroneggiare nella Sicilia. - -Ma l'Austria medesima, quanto à meno di potenza e di predominio che nel -1821! - -Fuori, le manca la lega dei re, i congressi di Lubiana e di Verona, -la facile prevalenza dei principj del reggimento assoluto: dentro, -à la paura d'ogni mutazione e d'ogni riforma, à l'Ungheria e la -Transilvania in bollore, la Galizia conspirante, la Boemia scontenta, -e le popolazioni scismatiche secretamente devote alla Russia. Aggiungi -il tesoro esausto, le rendite insufficienti, un imperatore idiota, un -ministro vicino a decrepitezza. Aggiungi le gravi apprensioni sugli -affari d'Oriente, e i progressi del moscovita lungo il mar Nero e -intorno al Danubio. Da ultimo, aggiungi il desiderio di libertà e -d'indipendenza, molto più propagato e vivo in tutte le parti della -nostra penisola. Quindi intervenire pericolo grave che a un primo -scontro d'armi per gl'imperiali non fortunato, veggasi tutta l'Italia -avvampare di tanto più sdegno e furore, quanto le umiliazioni sue ed i -patimenti e le sofferenze sono state lunghe e crudeli.[1] - - -III. - -Ora, se tutte insieme queste prospere congiunture non bastano a -persuadere agl'Italiani del mezzogiorno una generale sollevazione -per redimersi in libertà, forza è concludere, o che quivi le opinioni -liberali procedano ancora assai lente, e dimorino in soli quegli ordini -del consorzio civile che quanto abbondano di agi e di buona istruzione, -altrettanto si peritano di affrontare pericoli estremi; ovvero che -la memoria delle passate sventure tenga tutti gli animi impauriti ed -incerti. Nell'un caso e nell'altro noi affermiamo che il sano partito -a cui debbonsi oggi appigliare ostinatamente e con fede i generosi e -i dabbene, si è di darsi ciascuno a rialzare intorno di sè gli spiriti -soverchiamente abbattuti, e a stenebrare le menti del popolo con lunga -e paziente opera. Questo, diciamo, è da farsi con gran pertinacia, con -gran solerzia, con grandissima alacrità; e non commettere la scempiezza -e la codardia insieme o di aspettare oziando e bamboleggiando che i -Francesi scendano giù dalle Alpi per rompere le nostre catene, o che la -fortuna intessa con le sue mani e componga noi non sappiamo bene che -sorta di avvenimenti straordinarj, onde un bel giorno ci ritroviamo, -quasi per atto di negromanzia, divenuti liberi ed indipendenti. - -Noi sentiamo rispondere da parecchi, che per verità ei non aspettano nè -l'uno nè l'altro di tali prodigi, ma sì spiano quel momento desiderato -in cui le forze tedesche occupate e distratte fuori d'Italia non -potranno resistere se non debolmente assai alla rivoluzione italiana. - -Contro a siffatto ragionamento noi obbiettiamo, che visti e considerati -per bene i casi politici odierni, e raffrontate insieme le condizioni -diverse degli Stati d'Europa, niun avvenimento sappiam noi prevedere -di quella natura e di quella efficacia che si spera e attende da -cotestoro. A simile giudicio noi siamo indotti malgrado nostro dalla -virtù prepotente della verità, e non badando ch'ei possa riuscire amaro -a moltissimi: imperocchè la salute d'Italia non pensiamo che sia per -sorgere mai dalle lusinghe e dai sogni del corrivo desiderio e della -troppo accesa immaginazione. - - -IV. - -Le cagioni più gagliarde che ci ànno mossi a formare cotal giudicio -sono le infrascritte: - -Tre avvenimenti crediamo noi che sia lecito di prevedere come capaci -di distrarre e occupare fuori d'Italia le forze tedesche: una guerra -fra i potentati d'Europa; una rivoluzione nuova in Francia; una -sedizione grave e durevole in alcune parti dell'impero austriaco. -Noi del primo affermiamo potersi ben dare alcune guerre parziali fra -i potentati inferiori e alcune dimostrazioni ostili fra i superiori -represse tostochè cominciate; ma una guerra generale europea non mai; -principalmente, perchè tutte le corone ne tremano come di certa ruina -loro: e se lo Czar non ci vede pericolo molto vicino per la propria -dominazione, ei non possiede la metà dell'ardire che gli bisogna per -rompere la prima lancia e strascinar seco a forza i paurosi alleati. -Oltrechè, la rabbia rintuzzata ma inestinguibile della Polonia, la -piaga inciprignita della schiavitù in casa, il tesoro insufficiente e -mal custodito, le triste prove fatte, or son pochi anni, a Varna, a -Silistria, a Ostrolenga; e più, la certezza di perdere le nuove sue -flotte e veder disertate dall'Inghilterra le sue marine, terranlo -indubitatamente a segno. E si osservi quante occasioni prossime e -vive di guerra sono sopravvenute in questi ultimi anni, che poi -si conducevano al niente. Noti ciascuno eziandio come nei casi -dell'Oriente, gravissimi, precipitosi e di suprema importanza, gli -sdegni, le minacce e le offese si risolvono d'ambo i lati in vane -mostre e parole. Debbesi egli tenere per vicina e probabile una guerra -europea, quando si pensa che l'Inghilterra è tuttavia travagliata nelle -proprie sue viscere da un conflitto incessante tra le nuove franchigie -e i vecchi privilegi, dall'esorbitanza del suo debito pubblico, dai -repentini turbamenti e sbilanci delle sue industrie; e più d'ogni -cosa, dallo stato inquieto e miserevole dell'Irlanda, inverso la quale -non giova ormai nè la liberalità nè la forza; la prima insufficiente -a placare, e la seconda a reprimere? Che diremo poi dell'Austria e -della Prussia? Nessuno ignora che gli accorgimenti e le arti famose -di Metternich consistono tutte nel rimuovere a suo potere le cagioni -e le occasioni d'ogni qualunque novità, e segnatamente della guerra; -conoscendo egli assai bene, che al primo cozzo gagliardo fra i re -d'Europa, l'impero austriaco n'anderebbe in pezzi. Quanto è alla -Prussia, basti il considerare le sue inquietezze sempre crescenti -per le provincie renane vogliose di libertà, e pel ducato di Posen; -e la povertà delle sue finanze, che durano a mala pena a mantenere -l'esercito, quantunque trasformato tutto in Landver; istituzione, che -se risparmia moneta, nuoce al nerbo ed alla perizia militare. - -In fine, si voglia por mente che le guerre (massime una così generale -e rischiosa) neppur ne' paesi retti a governo assoluto si risolvono -e s'imprendono oggi contra il volere dei popoli: e questi, rivolti -come sono al presente alle prosperità materiali e a moltiplicare le -officine e i commerci, non si curano punto di guerre intraprese in nome -di alcuni principj speculativi o d'interessi poco visibili agli occhi -loro, siccome sarebbe quello della bilancia politica fra i potentati, -o l'altro di raffermare il diritto delle monarchie assolute, alle quali -suolsi prestare ancora obbedienza, ma non amore nè devozione. - -Non taceremo che alcuni argomentano che appunto per questo scemare di -forza e di autorità delle monarchie assolute, e per questo prevedere -che fanno i principi la caduta poco lontana di lor dittatura, ei -debbono consentire animosamente a scendere in campo, e riguadagnare -ad un tratto colla vittoria quello che perdono a grado a grado in seno -della pace. - -Tal ragionamento (a nostro giudizio) non prova più che una cosa, -cioè a dire che ai principi non rimane oggimai partito buono e sicuro -da scegliere. Da una parte, con la guerra, il rischio estremo d'una -ruina immediata e compiuta; dall'altra, con la pace, un perire assai -lento ma certo e finale. Ora, non vi è dubbio nessuno che la tempra -umana ordinaria com'è pusillanime e fiacca, così appigliasi sempre al -partito che lascia tempo e lusinghe in mezzo, dà luogo ai maneggi, alle -transazioni, agli accomodamenti, e non esige lo sforzo e il coraggio -d'azioni impetuose e piene d'audacia. - - -V. - -Del secondo supposto, cioè che una rivoluzione nuova succeda in -Francia, noi affermiamo similmente che niuna buona ragione la dimostra -vicina e probabile; intendendo, come si dee, sotto nome di rivoluzione -non già un moto popolare in fra pochi dì represso e infrenato assai -facilmente, e qual può dirsi con poca alterazione del vero essere stato -quello del 1830; ma una scossa profonda e durevole che si propaghi -all'Europa tutta, rechi molte e sostanziali novità nell'ordine delle -cose, e ponga la Francia alle prese coi suoi nemici. - -E per fermo, le vere rivoluzioni sono provocate ogni sempre da gravi e -pressanti necessità: ma di queste noi non sappiamo scorgerne alcuna in -Francia a' giorni che corrono. Il desiderio di forma migliore politica -non basta a un sì grande effetto; imperocchè nè un tal desiderio riesce -molto efficace e vivo presso d'un popolo converso tutto ai piaceri e -ai guadagni, nè dopo assai delusioni e le tante prove ed innovazioni -che à praticate, ei conserva grande e robusta fede alle promesse e alle -speranze del meglio. Oltreciò, sentendosi egli pieno di forza e arbitro -effettivamente della propria fortuna, non estima dover entrare in -incerte rivoluzioni per conseguire riforme e perfezionamenti, ai quali -pensa che giungerà senza fallo, e in modo piano e spedito, il giorno -ch'ei sieno desiderati e voluti con fermezza e vigore dalla generalità. -Da ultimo, ei non sa persuadersi che una o più sollevazioni sanguinose -e violente varrebbero a disgroppare il nodo di que' nuovi problemi -sociali, la cui risoluzione appar tenebrosa e lontana così ai filosofi -come al volgo. - -Ben è vero che i _proletarj_ e soffrono e si dolgono tuttavia della -scarsa provvidenza delle leggi in verso di loro. Verissimo ch'ei sono -numerosi e maneschi, e quei di Parigi e di Lione arditi sopra ogni -credere e sprezzatori della morte: ma con tutto ciò, qual potere -effettivo risiede in loro e quale capacità di operare con unione e -perseveranza, bisognevoli come sono del lavoro quotidiano, sprovveduti -di capi e di ordinamento, senza disciplina e governo, senza disegno -e fine determinato? Gran porzione poi d'essi pressente quasi per -istintivo giudicio, e in parte eziandio per le cose vedute e sofferte, -che una rivolta operata dalle sole lor braccia o non reggerebbe contro -le forze unite e ordinate delle classi più ricche e civili, o verrebbe -senza profitto loro maneggiata e usurpata dai demagoghi, o infine non -recherebbe rimedio a quei mali di cui si querelano, e le cui triste -radici pajono penetrare e occultarsi nell'ultimo fondo dell'umana -natura e nelle condizioni essenziali del viver sociale. Il fatto è -poi, che la storia delle nazioni non ci porge esempio notabile alcuno -d'una sollevazione di plebe che senza l'ajuto efficace e spontaneo -delle classi civili abbia proseguito prosperamente e riuscito al fine -proposto. Potrà, pertanto, la porzione men sofferente e più baldanzosa -de' _proletarj_ francesi consumare rivolte gravi e piene di sangue, ma -non mai una rivoluzione profonda e durevole. - - -VI. - -Rimane che si supponga qualche gran rivoltura in alcuno degli Stati -imperiali, come la Boemia, la Galizia, l'Ungheria e la Transilvania. -Ora, noi diciamo che tali provincie ajutano di già non mediocremente -l'Italia con la inquietezza e l'acuta esacerbazione che le tormenta; -perchè costringono l'Austria a mantenere per tutto considerevoli corpi -d'esercito, e scemano ciascun giorno il profitto ch'indi potrebbe -ritrarsi pel comun bene dell'impero. Ma credere che pur durante la pace -europea, esse abbiano forza e audacia d'insorgere e di sostenere guerra -aperta contro esso impero, è giudicio precipitato e vano. Il malumore -de' Boemi non à peranche nè intensione bastevole, nè omogeneità di -opinioni e di sentimenti. La Galizia non può in disparte dall'altre -provincie polacche osare di sollevarsi; e l'Ungheria è frenata dalla -disunione, che in lei perpetuano le differenze di razze e di lingue, le -gare fra i due ordini di nobiltà, e il giogo, difficilissimo a scuotere -in Austria, della militare disciplina. - -Ci vien notizia che molti fra gli Italiani attendono con certezza -d'animo mutazioni e sconvolgimenti tragrandi alla morte di -Luigi-Filippo. Però, se le cose qui innanzi discorse si appongono al -vero, ognuno s'avvede quanto una simile aspettazione dia nell'errore: -imperocchè elle dimostrano molto chiaro lo stato presente d'Europa non -tanto dipendere dalla abilità e scaltrezza di Luigi-Filippo, quanto -dalla necessità dei fatti per parte dei potentati, e dalla natura delle -opinioni e degli interessi per parte della Francia. - -In ultimo luogo, non taceremo neppur di taluni i quali, nonostante -le infelici prove della spedizione di Savoja, ripongono ancora molta -speranza nei tentamenti dei rifuggiti, e aspettano l'adempimento di non -sappiam bene quale sbarco armato sulle coste d'Italia. Ora, a chi ben -considera la sostanza delle cose e la pratica dei negozj, dee parer -manifesto che poche novelle e romanzi tornerebbono così difficili ad -attuarsi, come è difficile di avverare questo bel sogno dello sbarco -dei rifuggiti armati; e l'averci fede e aspettarlo come principio -desiderato e solenne della libertà italica, è, al creder nostro, -soverchia semplicità: la quale poi non sarebbe in alcuno se la storia -antica italiana venisse meglio studiata dai nostri giovani; imperocchè -ei vi leggerebbero quante volte ne' secoli addietro le vane speranze e -i vani disegni degli sbanditi ànno nociuto a quelli di dentro, e come -lo stato del loro animo radamente li rendeva capaci di riconoscere e -confessare la verità che lor dispiaceva sopra misura. - - -VII. - -Debbono adunque gli Italiani, per tutto il fin qui ragionato, rimanere -persuasi e risoluti compiutamente di questo; cioè che lor bisogna o -reputare incerto e remoto assai il giorno dell'affrancamento della -patria comune, o non attendere congiunture molto migliori delle -presenti per dar mano all'opera. Della quale necessità non solamente -noi non ci sgomentiamo, ma invece ringraziamone Dio; imperocchè siamo -in questa ferma credenza, l'Italia non poter risorgere mai daddovvero, -se non fidando nel proprio valore e cimentandosi animosamente con lo -straniero. Le macchie antiche e recenti che oscurano l'onor nostro, -non potranno cancellarsi altramente mai, che tra le armi e col sangue: -tra le armi e col sangue avrem battesimo di nazione: tra le armi -ritempreremo l'animo, alzeremo l'ingegno, purgheremo gli affetti e i -costumi. Il genio di Dante e l'ardire di Masaniello, i prodigj della -lega lombarda e il disperato resistere delle Calabrie, lo splendore di -Roma, la libertà di Firenze, le armate Veneziane, i tesori Genovesi, -ogni gloria passata, ogni grandezza caduta lascerà trovare di sè fra le -armi e le battaglie alcuna semenza vivace e feconda, e tutte largamente -inaffiate dal nostro sangue rifioriranno. - -Base d'ogni prosperità civile è il sentimento del proprio valore e -della propria dignità: vita delle nazioni è la gloria, e salda difesa -loro è la potenza che spiegano e la suggezione che incutono. Se lo -scoramento e la diffidenza stanno oggidì fra le ragioni precipue -del nostro servire, giammai non ne usciremo che per effetto de' lor -contrarj. Che sarebbe la libertà regalataci dallo straniero, salvo che -apparenze, vacillamento ed umiliazione? e i doni e gli ajuti della -fortuna che diverrebbono, se noi non siamo per ajutare noi stessi -gagliardamente? E ben ci sovvenga che più d'una volta in questa prima -parte di secolo la fortuna ci arrise e porse alle nostre mani tutta -quanta la chioma, e noi non sapemmo afferrarla. - - -VIII. - -Io proseguirò pertanto a discorrere alcune cose intorno all'Italia, -ponendo a capo di tutte questo vero importante e solenne, ch'ella -non possa e non debba fidare eccetto che nelle forze proprie e -nella propria energia. E facendomi dal supposto che si voglia dar -mano all'opera dell'affrancamento senza aspettare congiunture molto -migliori, come quelle che non sono per accadere, dico che se il moto -della libertà dee procedere tutto da noi e con proposito fermo di -affrontare lo straniero il quale intenda reprimerlo, non pertanto -noi dobbiam concordarlo e in certa guisa proporzionarlo con lo stato -generale d'Europa. Però coloro i quali consigliano d'incominciare -la rivoluzione italiana proclamando altamente _la repubblica una ed -indivisibile_, domandano agli Italiani servi, divisi ed infemminiti -da tre secoli d'ozio e scoraggiati da tante sventure, ciò che -l'Inghilterra e la Francia non osano anche di porre in fatto. E si -pensi che contro la Francia, forse i re perderebbono ardire in quel -mentre stesso che i popoli l'ajuterebbono tentando sollevazioni. Contro -l'Italia, il più timido dei monarchi prenderà cuore, e i popoli non -confidenti guarderanno da lungi, aspettando l'esito. Noi avremo in -sulle braccia tutte mai le armi e lo sforzo delle corone d'Europa, -le quali temperate o dispotiche verranno in subito accordo e amicizia -per estinguere il primo incendio repubblicano. Dietro gli eserciti poi -staranno i macchinamenti, l'oro, le seduzioni, i terrori, tutto ciò che -la paura e la collera dei monarchi saprà inventare di più efficace e di -più pernicioso. - -Ma instanno i tribuni nostri, dicendo che il proclamare la repubblica -trascina inverso di noi le plebi, le quali d'ogni consorzio civile -sono la parte più numerosa, più gagliarda e più generosamente devota -al bene. Gridando la repubblica, ogni mezzana via è chiusa: la -rivoluzione procede di necessità con modi energici ed assoluti: non -può retrocedere, non può transigere. Propagasi a tutti gli animi una -scossa viva e profonda, e attevole a suscitare in essi ogni facoltà, -e produrvi quella esuberante pienezza di coraggio, di attività e di -ardimento, che all'Italia abbisogna per cacciare d'ogni provincia sua -e per sempre il Tedesco. Atterra la bandiera repubblicana, e tu cadi -issofatto nelle antiche fallacie, nelle tradigioni de' principi, nelle -trame dei cortigiani, in quelle concessioni dissimulate e in quelle -mostre di libertà che addormentano gl'intelletti e il progresso vero -ritardano. — Cotesti, a ridurli alla loro sostanza, sono i ragionamenti -che si ripetono ciascuno dì da parecchi Italiani, in cui quanto -abbonda l'ingegno e lo zelo, altrettanto fallisce il giudicio ed il -senso pratico. Nè si vuol negare da noi, che alcuni aspetti chiari e -vantaggiosi appariscono nel partito che essi propongono, come alcuni -svantaggiosi ed oscuri in quello che propongono gli amici nostri. Ma -nelle faccende politiche niente è netto e assoluto, e sempre si à per -miglior consiglio quello che dà luogo a sconvenienze minori ed è più -praticabile. Molti svantaggi, poi, che sembrano andar di conserva col -tenore dei fatti e il metodo di operare che noi commendiamo, possono -venire scansati assai di leggieri, come si prova qui appresso. - - -IX. - -Tre cose si ricercano per accertare l'esito buono della rivoluzione -italiana. 1º Ministri che mallevino con la vita propria della fedeltà -loro inverso la causa comune. 2º Lo stato-maggiore dell'esercito -rimaneggiato e rifatto compiutamente. 3º Il popolo tutto quanto -infiammato a salvare la libertà, sì per nobile affetto e sì per computo -d'interesse. - -Perchè si ottenga il primo, vuolsi domandare e pretendere dai nuovi -capi dimostrazioni ed opere tali che, vinta la rivoluzione, serrino -loro ogni via di scampo e di perdonanza. Di più, bisogna che essi capi -così cimentati, pigliando la volta loro, inducano i parlamenti e i -capitani dell'esercito a fare opere e dimostrazioni altrettali; sicchè -nessuno di loro possa retrocedere d'una spanna. - -Il rifacimento dello stato-maggiore dell'esercito richiede negli -ufficiali a ciò deputati viva e straordinaria energia e risoluzione. E -intorno a questa materia (come importantissima in supremo grado) verrà -in luce fra breve uno scritto assai meditato e molto savio e proficuo, -dettato da un egregio Napoletano conoscentissimo di tali cose. - -Per infiammare e interessare l'animo dei popolani inverso la -racquistata libertà, sono molte le vie; tra le quali preferiamo di -accennar queste. Sminuire quanto è possibile il più le imposte e i -dazj che gravano sulle infime classi: riconoscere e guarentire ogni -franchigia municipale, con intervento e suffragio del popolo intero -nella scelta dei magistrati, e con _rendiconto_ al popolo stesso di -tutti i ministeri ed uffici loro. Manifestare in parole ed in opere, -che la prima e maggiore sollecitudine del reggimento nuovo sia inverso -le genti minute, le quali riescono da pertutto numerosissime e povere: -accrescere ed ajutare con instancabile zelo gl'istituti caritativi: -decretare scuole, ricoveri ed officine, ove i braccianti e gli operai -di qualunque ragione trovino per continuo istruzione e lavoro. De' -pubblici uffici e delle dignità investire persone specchiate e giuste, -ossequiose della religione e affettuose inverso la plebe. Adoperare -ogni diligenza per amicarsi la parte meno ambiziosa e più frequente del -clero, quella per appunto ch'esce dal popolo minuto e con esso popolo -vive; il che domanda dal lato nostro integrità di costumi, religiosità -di sentimenti, osservanza del culto. Ecco maniere, al nostro giudicio, -migliori e più certe di quelle proposte dai nostri passionati affine -di scuotere validamente le moltitudini, sventare gli intrighi dei -cortigiani e i tradimenti dei re. Del resto, noi dichiariamo di non -parteggiare in alcuna maniera per le opinioni repulsive e troppo -assolute, e di credere che le questioni di repubblica e di monarchia, -di unità e di confederazione, sieno, per rispetto all'Italia, -sommesse più assai che altrove a mille varie congiunture di tempi -e di circostanze. Sopra ogni cosa desideriamo la indipendenza, -come il fondamento primo e saldo della riedificazione italiana; noi -domandiamo eziandio l'unione morale, come il mezzo primo efficiente che -all'acquisto dell'indipendenza ne può condurre. - -Tutte le forme, pertanto, di governo politico che a tali due fini -sembreranno menar l'Italia con maggiore sicurezza e facilità, verranno -da noi e acclamate e obbedite, fossero pure il dispotismo di un re, la -prepotenza di un capitano, la teocrazia di un pontefice. - - -X. - -Ma se il numero degli Italiani ardenti e risoluti a menar le mani è -scarso tuttavia, e sperperato di modo da fare impossibile un degno -e ragionevole tentamento d'aperta sollevazione, rimane, come dicemmo -più sopra, a tutti i buoni e generosi il debito di rinfrancare a poco -a poco gli spiriti fiacchi e allibbiti, e di portar luce e calore in -mezzo alle moltitudini fredde ed intenebrate; impresa lunga e paziente, -piena di fatiche, d'industrie, d'accorgimenti e d'annegazione; ma certa -e maravigliosa altresì negli effetti suoi, qualora si voglia e sappia -condurre tale azione incivilitrice su quella parte principalmente -dell'umana comunanza in cui risiedono la vera forza e il vero coraggio, -e in cui ciascun radicato e nobile convincimento è semenza di fatti -strepitosi ed eroici; noi vogliam dire il popolo. E così non si fossero -scialacquati e dispersi già molti anni in sole cospirazioni e congiure, -senza attendere a coltivare con assidua fatica la mente e l'animo -delle classi inferiori, chè forse il risorgimento morale e politico -della nostra patria infelice sarebbe ora assai bene apparecchiato, e -porgerebbe buona caparra di riuscita. - -Per norma, dunque, di cotesta lenta e difficile preparazione degli -animi alla indipendenza e alla libertà, egli ci par bene di ristampare -qui presso alcuni pratici Documenti, scritti e pubblicati non lungo -tempo addietro, ed ora ampliati notabilmente e corretti dall'autor -loro: con tali indicazioni e consigli, appropriati in ispecial modo -all'educazione del popol minuto, noi compiamo la esposizione del nostro -parere intorno alle condizioni presenti d'Italia. - - - - -DOCUMENTI PRATICI - -INTORNO LA RIGENERAZIONE MORALE E INTELLETTUALE DEGLI ITALIANI. - - -CAPITOLO I. - -PRELIMINARI. - -Per gran ventura d'Italia, ciascuno si va ora persuadendo di questa -capitalissima verità, che il risorgimento italiano non possa aver luogo -senza il concorso efficace ed universale delle moltitudini, e però lo -sforzo di tutti i buoni doversi rivolgere all'educazione progressiva -del popolo. Un'altra persuasione sembra eziandio entrare e radicarsi -forte negli animi; e questa è, che per trascinar seco il popolo a fatti -animosi e ritemperarlo al bene, occorre participare ai sentimenti, agli -affetti e alle credenze di lui: nella qual cosa non pericola punto -la verità; ché quegli affetti e quelle credenze, guardate nel loro -midollo, costituiscono la natura instintiva dell'uomo, e sono fonte -delle passioni più generose, de' concepimenti e delle ispirazioni più -alte e magnanime che ricorda e ammira la storia. Non si dee pertanto nè -dispregiarle nè combatterle, ma sì purgarle di molti errori e di molte -misere superstizioni, e scioglierle dalle abbiette consuetudini indotte -per entro il cuore dalla servitù, dall'ignavia e dall'indigenza. - -Si opina poi dai più assennati, che per giugnere a questo massimo -effetto della rigenerazione italiana, quattro cose sieno da praticare -da ogni buon cittadino. 1º La emendazione di sè stesso. 2º La carità -operosa nella parte minuta del popolo. 3º L'istruzione intellettuale e -morale di essa. 4º La cura e l'arte di convertire il clero alle nostre -opinioni. - - -1. — _Della emendazione di sè stesso._ - -Il buon Italiano a' dì nostri debb'essere un animo forte e incorrotto, -apparecchiato alla sventura, ugualmente sdegnoso della servitù, che -afflitto ed avverso ai vizj e alle colpe de' servi. In mezzo a genti -fiacche, oziose, lascive e non curanti del viver comune, ci dee serbare -austerità e purità di costumi, volontà infiammata e sempre operosa, -prudenza con dignità, coraggio con fede. A lui dee star sempre nel -cuore la dolce patria, e volerne il bene in tutti i modi, per tutte -le vie, con incessante sudore, con ferma perseveranza. Facil cosa -è cospirare; facile aspettare oziando e gozzovigliando il segnale -della rivolta; non troppo difficile e laborioso maneggiarsi nelle -sètte e rischiare la vita in una congiura: ma duro e difficilissimo -travagliarsi quotidianamente e in silenzio per cogliere senza fama un -frutto scarso e tardivo di bene, e per fecondare, con lunga e tediosa -sollecitudine, un suolo smagrato da tre secoli d'infortunj, di vergogne -e di tirannie. - - -2. — _Della carità operosa nel popolo._ - -O per qual buona ragione il minuto popolo à da tener dietro alle mosse -de' liberali? che opere fanno questi in suo pro? che esempj d'alte -virtù gli offeriscono per guadagnarsene la stima e la riverenza? che -dottrine professano intelligibili a lui e confacenti co' suoi pensieri -e co' bisogni suoi quotidiani? - -Vuoi tu, o buon cittadino, tirarti dietro le moltitudini? vuoi tu il -sudore, il sangue, la vita loro per te e per la causa che tu caldeggi e -difendi? Comincia ad amarle di grande affetto: entra continuo a parte -dei lor patimenti: consiglia la loro ignoranza, conversa con esse -domesticamente, amorosamente. L'uno cade infermo; va tu accosto al suo -letto e soccorrilo: un altro à difetto di lavoro; fa di procurarglielo: -ài tu poderi? sii padre de' tuoi contadini, sovvienli nelle carestie, -largheggia ne' patti, instruiscili con pazienza nelle rustiche lor -faccende. Non fuggire la frequenza della gente minuta; e s'ella entra -in chiesa a pregare, e tu prega con lei; se accorre a qualche onesto -sollazzo, vi accorri tu pure e mostra di compiacertene. Per tali atti -e maniere, quando spunteranno giorni di grandi prove, e tu disceso -nelle piazze griderai: — Popolo, a me! — questo, non mai ingrato al -beneficio nè tiepido e pigro al bene che crede, risponderà tostamente: -— Siam teco; menaci dove vuoi; tu se' il nostro amico, sii il nostro -salvatore. - - -3. — _Dell'istruzione intellettuale e morale del popolo._ - -I buoni prendono giusta allegrezza a vedere che in Toscana, in -Lombardia e in altre provincie d'Italia si pensa e suda all'istituzione -delle _casse dei risparmj_, a quella delle scuole infantili e delle -scuole lancastriane, alla compilazione di più giornali popolareschi, -e ad altri mezzi efficaci ad educare e rigenerare la povera plebe. -Se dovunque il popolo è autore di grandi fatti, in Italia è stato di -sommi e miracolosi: e chi fa stima conveniente della vecchia stirpe -latina, ed à ragionevol fede nelle prodigiose facoltà inserite in lei -da natura, debbe ansiosamente aspettar di vedere quello che produrranno -le intelligenze popolane, riscosse dal torpore profondo di quasi tre -secoli; e quello che potrà in loro la coscienza restituita del proprio -ingegno e della dignità propria, la curiosità ridestata e vogliosa di -apprendere alcuna porzione del vero, la notizia sopravvenuta d'altri -paesi, d'altre leggi, d'altri istituti, di tanta maggior ricchezza, -potenza, gloria ed attività. - -Abbiamo fede nelle plebi italiane. - -Ma la nuda, nuda istruzione è strumento così del bene come del male, -e più rado forse del primo che del secondo. Però intendasi con fatica -incessante all'educazione dell'animo: e poichè il buon senso del -popol minuto sempre vuole unificata la moralità con la religione, -sforziamoci, quanto si può meglio, di purgare la pietà religiosa della -scura feccia che la corrompe: sopratutto si volga l'animo a insegnare e -persuadere la _religione civile_, quella cioè che insieme con le virtù -private insegna ed inculca le pubbliche, santifica tutte l'opere volte -ad ajutare il progredimento sociale, e chiama il Vangelo codice eterno -e divino di libertà e di fratellanza. Avventuratissimi gli Italiani, se -riusciranno a instillare nell'animo dei più la _religione civile_: ma -l'impresa è dura e diuturna e piena di cure e travagli; perchè quella -forma di religione non pure è nuova nel popol minuto, ma si è nuova -in gran parte nella cristianità, la quale à più spesso udito insegnare -l'obbedienza passiva, la perfezione dei solitarj e una muta e indolente -rassegnazione: però il vero non istà chiuso, e già comincia a splendere -di gran luce per molti libri. Il mondo impigliato ne' traffichi e -nelle lascivie, infiacchisce di più in più e prende a schifo i nobili -pensamenti, e poco o nulla risponde a quei desiderj e a quelle speranze -che tutto il cuore gli ardevano, or sono appena cinquant'anni. Un -sentimento nuovo bisogna, forte, immaginoso, infinito: e questo dove -lo rinverremo noi, salvo che nella religione civile, in cui la libertà -è santa cosa, la fratellanza e la carità nella plebe sono un supremo -dovere, il progredimento indefinito dell'umanità nel vero e nel bene è -il consiglio perpetuo della Provvidenza? - - -4. — _Della conversione del clero._ - -Il giovine Vito B..... possedeva un poderetto nelle montagne di -Barolo, e spesso andava colà per ricrearsi della caccia e dell'aria -buona. Il curato di quel luogo lo visitava, ed egli lui. Parlavano -di coltivazione, di pastorizia, d'uccellagione, e il curato trovando -il giovane non poco istruito e propenso alla religione, l'avea caro -oltremodo. Vito ne profittava per diradare le male apprensioni del -prete e farlo persuaso di utili verità. Gli accennava abilmente gli -ostacoli numerosi opposti dai reggimenti avari e oppressivi alla -pubblica prosperità: saliva bel bello dagli ultimi effetti alle somme -cagioni, e dai rimedj parziali ed incerti ai certi ed universali. Le -domeniche dopo i divini uffizj, cadendo il discorso più volentieri -sovra materie di chiesa, Vito esponeva prudentemente i principj, le -massime e la bellezza della religione civile. Alle sue parole davano -autorità li suoi specchiati costumi, l'animo caritatevole e l'amor -grande che portavagli la gente minuta di quel contado. Così non gli fu -gran fatica condurre a poco a poco il buon parroco a partecipare alle -sue opinioni, e fu immenso guadagno. Deh! che non potrebbe sperare -l'Italia se alcune centinaja di giovani possedesse simili a questo -Vito? - - -CAPITOLO II. - -DI ALCUNI PRECETTI PARTICOLARI. - -Ora andremo discorrendo partitamente di alquante pratiche relative ad -alcuna delle quattro categorie registrate in principio. E per seguitare -l'ordine loro, noi ci faremo dalle cose che ànno riferimento alla -emendazione di sè medesimo. - - -1. — _Dell'Attività e dell'Energia._ - -1º Piaghe vecchie e incancrenite d'Italia sono la mollezza e l'accidia: -a queste dunque rechiamo gagliardi rimedj. Se tu sei solo a sentirti -vigore d'animo e ad abborrire dall'ozio, fa di riscuotere intorno a te -que' pochi che ànno natura meno dissomiglievole dalla tua. Se non sei -solo, collégati con li tuoi pari, e sveglia in altrui la fermezza e -l'intensione del buon volere. - -2º A questo troverai materia più idonea nelle persone che ànno corsa -la vita fra varj accidenti e pericoli, ovvero sostennero con moderanza -gravi infortunj, o tentarono alcuna cosa onorata e difficile. - -3º Pungi con frizzi acerbi e deplora con isdegno _il dolce non far -niente_ degli Italiani, divenuto tristamente famoso fra gli stranieri. -Di questo scrivi e stampa e predica mille volte, in mille maniere. È -detto comune degli Italiani moderni che _non si può far nulla di bene_: -il tuo cotidiano operato li colga in menzogna. Se declamano sulla -tristizia dei tempi, e che i pericoli sono troppo grandi e frequenti, -mostra loro che non correvano migliori per Dio i tempi in cui Galileo -cadeva ginocchioni dinanzi all'inquisitore, in cui Vannini, Ruggeri -e Giordano Bruno salivano il rogo, Campanella era sette volte messo -al martoro, e il Sarpi mortalmente percosso di stile. Ma costoro, -albergando in petto prodigiosa forza di volontà, renderono sè stessi -gloriosi, onorata l'Italia e sapiente il mondo. - -4º Sarebbe un gran bene a trovare il modo che perfino le donne avessero -a schifo i giovinastri scioperati e dappoco. - -5º Un gran bene procederebbe eziandio dalla frequenza dei viaggi; chè -la vista della tanta operosità e vigoria degli altri popoli ci farà -all'ultimo vergognare della nostra ignavia. - -6º Dal vigore del corpo sorge più pronta e più facile la valentía -dell'animo, e con essa la voglia del fare. Gioverà pertanto assai -l'instituire per tutto scuole di ginnastica, divenute fuor d'Italia non -meno copiose che profittevoli. - -7º S'instilli ne' giovani desiderio della caccia, nuoto, scherma, -cavallerizza, pallone e altri robusti esercizj. - -8º Molti ozieggiano per non trovar che fare: suggeriamo loro di onorate -ed utili occupazioni. I tempi ne offrono in più quantità e varietà -che per l'addietro. Per tutto crescono le faccende degli ingegneri: -s'aprono vie nuove di lucro ai meccanici, agli esperti di miniere, ai -chimici, agli enologi, ec. - -9º Marciscono altri sconoscendo la propria natura: e forse non si dà un -solo ingegno al mondo senza alcuna speciale dote e attitudine. Studiamo -pertanto in ciascuno ciò che v'à di peculiare, e a quello indirizziamo -le facoltà sue. Il sentirsi valente in alcuna cosa e la speranza di -buon successo renderanlo attivo e volonteroso. - -10º L'educazione de' fanciulli procacciamo che sia nè paurosa nè molle, -e ch'ei s'avvezzino alle fatiche e al dolore, nè si spaventino dei -rischj, delle infermità e degli infortunj. - -11º Travagliamoci molto a impedire che la poca energia ed attività de' -giovani non si sperda (come oggi accade) in frivole gare e puntigli, -in basse invidie, in polemiche infruttuose e villane, o in cercare la -gloriuzza della provincia nativa in iscambio del suffragio e lode della -nazione intera. - -12º Gli studj che mirano a poco alto fine e versano sopra materie -futili nè curano di nudrirsi di scienza profonda, snervano l'intelletto -e l'animo. - -Perciò le vecchie accademie o si spengano o si trasformino: sia messa -in deriso la smania tanto comune del poetare e gli sciocchi tèmi -prescelti. Accusinsi d'inettezza i filologi e gli eruditi che non -contemprano le discipline loro con la filosofia e con le scienze. Si -biasimi forte quella turba di letterati egoisti e infingardi che vassi -baloccando coi libri senza voler nulla produrre. - -13º Facciasi contro a tutto ciò che fomenta la vagazione e la -leggerezza degli animi, ajutando e promovendo in quel cambio tutto ciò -che v'induce gravità e meditazione: imperocchè da ambedue queste nasce -il forte sentire, e più tardi il forte volere. - -14º Taluni si scolpano del loro scioperamento dicendosi natifatti -pel travaglio delle guerre, o per altri assai faticosi ed operativi -esercizj. Togliamo di mezzo la scusa, mostrando loro non essere -tuttavia interdette molte specie d'occupazioni travagliose ed ardite; -come viaggiare alla scoperta di luoghi nuovi o mal noti, salire -montagne altissime non ancora _perlustrate_, visitare e descrivere -vulcani, e simiglianti fatiche. Numero grande di viaggiatori francesi, -inglesi e tedeschi, esplora il mondo per ogni parte; e i discendenti -di Marco Polo, del Colombo, di Amerigo e del Cabotto, poltriscono -sonnacchiosi nelle sdimenticate loro case. - -15º Predichiamo il coraggio civile, e noi per primi porgiamone esempio -frequente. Lodiamo a cielo qualunque dimostrazione se ne vegga o -grande o mediocre; ma il fondamento del coraggio civile sta nel nobil -sentire, nella fede profonda al bene e nell'abito delle virtù. Corretti -i costumi, rinvigorite le coscienze, ristaurati i principj, il coraggio -civile rampollerà d'ogni parte. - -16º Svegliamo l'attività eziandio per mezzo di questa voglia smaniosa -d'oggidì delle industrie e del commercio. - -17º Perchè la fiducia in sè medesimo e la speranza del buon successo -cagioni sono validissime a scuotere la volontà, così fa mestieri -di aumentare al possibile negli Italiani la fiducia in sè stessi, e -l'aspettazione certa della rigenerazione del _Bel Paese_. - -18º All'opposto, occorre di combattere virilmente quelle dottrine false -e dannose che screditano lo sforzo dei buoni come sempre insufficienti, -e giudicano mere illusioni le sublimi speranze del genere umano, la -fede nel progresso civile, i premj immancabili della virtù. - -19º Il popolo solo infonde fiducia vera, perchè in lui è la vera forza. -Con quella proporzione adunque che il popolo diverrà nostro amico, -crescerà la comune confidenza e il coraggio. - -20º Condurrà pure a ciò una bene impressa notizia di quello che valga -la natura italiana per testimonio della sua storia, che fra le umane è -tuttora la più maravigliosa e grande. Adopriamoci pertanto a illustrare -la Storia patria e a propagarne la cognizione. - - -CAPITOLO III. - -DELL'EDUCAZIONE DEL POPOLO. - -Ora, seguitando, registreremo alcuni precetti intorno alla educazione, -si voglia morale e si voglia intellettuale, del popol minuto, -incominciando dall'ultima nominata. - -1º Curiamo noi per primi d'istruire il minuto popolo conversando con -lui di frequente, e adattando l'insegnamento alla capacità e gusti -suoi. - -2º Facciamo ogni sforzo perchè s'aprano e si moltiplichino le scuole -primarie, e dove sussistono si migliorino; - -3º Perchè cresca il numero de' giornali popolari, procacciando che la -compilazione loro venga a mano di gente savia e dabbene. - -4º Pubblichiamo trattatelli di geografia, di viaggi, d'agricoltura -e d'altre utili discipline, accomodati alla gente minuta, piegando -l'ingegno a tal sorta di modeste scritture, come Franklin non ischifò -di piegare il suo. - -5º Sopra tutto, scriviamo ristretti di Storia patria, chiari, ordinati, -succosi. A ciascuno poi di cotesti dettati dee presiedere molta -prudenza, e spesso staremo contenti alla esposizione nuda dei fatti, i -quali riescon di per sè stessi istruttivi ed eloquenti. - -6º Procacciamo che sorgano cattedre popolari di fisica, chimica, -geometria e altre scienze affini, con avvedimento applicate alle arti e -ai mestieri. - -7º Si vogliono animare i più industriosi artigiani ad assottigliare -l'ingegno in qualche trovato, a prender notizia di quelli che -compariscono di mano in mano, a imitarli e perfezionarli: nelle quali -cose chi può esser loro di ajuto o col sapere o col denaro o con altro, -sì lo faccia liberalmente. - -8º Sarà proficuo, pertanto, il promovere quelle istituzioni che -svegliano ed incoraggiano l'ingegno inventivo del popolo, come le -pubbliche mostre, i pubblici premj, i comizj agrarj e simiglianti. - -9º Nell'ammaestrare il popolo, non solo si dee metter cura in fornire -la sua mente di utili cognizioni, ma puranche in addestrarlo a saper -pensare da sè ed esercitare abilmente le naturali facoltà sue. - -10º Le statistiche ben compilate sono un mezzo molto acconcio -d'illuminare e persuadere le moltitudini. Utilissimo poi è il far loro -sapere quel che si pratica fuori d'Italia, e per alcuni fatti evidenti -e notorj indurle a paragonare lo stato proprio con quello d'altre -nazioni civili. - -11º Si dica il medesimo per rispetto alle provincie italiane fra loro -paragonate, di modo che se in alcuna sorge qualche utile innovazione -e perfezionamento, il si faccia sapere alle altre, e segnatamente -al popolo; chè l'esempio vicino è stimolo assai più gagliardo. E -pure perciò le gazzette sono proficue, e più saranno col tempo, se -quante cose possono recare a notizia comune, tante registreranno, -singolarmente di governo, di finanze, di tribunali, di municipj ec.; -chè a poco a poco verrà desiderio e bisogno di sapere la cosa pubblica, -e il giudicio comune avrà molto peso nelle deliberazioni di chi regge -lo Stato. - - -1. — _Dell'Istruzione morale._ - -1º Porgendo noi quotidiano esempio di virtù private e civili alla -plebe, avanzeremo non poco la educazione morale di lei; e più, se ci -daremo a conoscere per suoi veri amici e zelatori del bene suo. - -2º Provochiamo e rinvigoriamo per continuo gli istinti generosi, i -quali nel popolo, come meno discosto dalla natura, ànno germe assai -vivace e fecondo. - -3º Si studino l'arti e i secreti dell'eloquenza popolare e quelle forme -di stile che più aggradano alle moltitudini, come gli apologhi, le -novelle, i motti sugosi, i proverbj ec. - -4º Curiamo che le virtù insegnate e gli esempj addotti non si scostino -troppo dalle condizioni odierne del popolo, affine ch'egli riconosca -di avere alle mani materia idonea per praticare le verità che à lette o -ascoltate. - -5º Gli esempj tratti dal popolo stesso riusciranno i migliori; e quante -volte verrà a taglio di raccontare le belle azioni di lui ne' vecchi -tempi e ne' nuovi, tante si faccia con efficace semplicità. - -6º Fondamento dell'educazione civile del popolo è il farlo persuaso di -questo, che i doveri dell'uom dabbene non ànno rispetto alle sole virtù -private e domestiche, ma eziandio alle pubbliche, e maggiormente a -queste che a quelle pel maggiore effetto che n'esce. - -7º Si renda piana tale dottrina applicandola spesso agli interessi -comuni che il popolo sente e conosce, e sono principalmente quelli del -municipio. - -8º Si faccia il medesimo allorchè si passa a ragionare dei diritti. - -9º Diasi forza a cotesti precetti lodando a cielo e onorando con -pubbliche dimostrazioni quei valentuomini, le cui buone opere, ancora -che ristrette al borgo o alla città o alla provincia natia, sono -affettuosamente ricordate e appregiate dal popolo. - -Il trapasso dai negozj municipali ai generali dello Stato e d'Italia -sarà poi naturale ed agevole. - -10º Si abbia cura di mostrar le ragioni poco degne e legittime, -perchè i nostri preti non inculcano mai su dal pergamo nè l'amor -della patria nè le virtù cittadine; e si spieghi come, nientedimeno, -quelle virtù sono comprese nel gran precetto dell'universale carità; e -come l'_Esodo_, il _libro dei Giudici_ e segnatamente i due libri de' -_Maccabei_ producono esempj mirabili per la pratica e santificazione di -tutte esse. - -11º In tal guisa conviene purificare la religione, che le moltitudini -ànno sempre in costume d'unificare colla legge morale. - -12º Ma perchè i preti ànno autorità maggiore sul popolo, e intervengono -in ciascun atto solenne della sua vita, e si spacciano per suoi -consiglieri, maestri e consolatori, occorre di fare due cose: la prima, -partecipare a questi ufficj di consigliero, maestro e consolatore; la -seconda, convertire alle nostre opinioni i preti di cuor retto e di -mente svegliata. - -13º Sopra tutto, adoperiamoci molto per la fondazione e il -miglioramento de' luoghi pii e di qualunque istituto di carità; -imperocchè nessuna cosa è più santa, e nessuna ci dà maggior credito -appresso le moltitudini. - -14º La Storia patria è pure una larga fonte di virtù cittadine. - -15º Scriviamo piccoli Manuali di educazione, acconci all'intelligenza -e alle condizioni del popolo, affine che non gli manchi una scorta -nell'allevare i figliuoli, e a quelli insegnando educhi parimenti sè -stesso. - -16º Le poesie popolari forniscono un altro mezzo efficace di educazione. - -17º Qualora taluno del popolo s'ingegni di raffinare tale industria o -tale altra, invitiamolo a far ciò eziandio per guadagnare bella fama -a sè stesso e utile alla sua patria: nè a cotesti sensi generosi il -popolo è sordo. - -18º Induciamo la plebe a partecipare a quello spirito che si domanda -di associazione, convincendola in molti casi della utilità delle spese -fatte e sostenute in comune. Così da una parte sentirà il profitto -dell'unione e della fratellanza; dall'altra conseguirà l'uso e l'abito -della disciplina, dovendo osservare quegli ordini e quelle regole cui -volontariamente si assoggettò. - - -2. — _Sentimento della propria dignità restituito._ - -1º Che da noi cominci l'esempio di trattare la plebe con dolcezza -fraterna senza ombra d'alterigia, e schivando quei modi che fanno -sentire più o meno al vivo la nostra maggioranza. - -2º Se ci meschieremo o intratterremo a lungo col popolo, ei succederà -che la porzione di lui meno guasta e meno prostrata verrà imitando i -nostri costumi, e prenderà buon concetto di sè medesima. - -3º Ritiriamo, quanto si può, la minuta plebe dall'estrema indigenza, la -quale invilendo l'animo spegne ogni senso di dignità. - -4º Mettiamo il popolo sulla via dell'industria e delle fatiche onorate, -rimovendolo da que' mestieri che servono la persona e i capricci -dell'uomo; e vogliamo ricordare che l'ultimo de' campagnoli à spesso -maggior nobiltà di affetti e di pensamenti che il primo valletto di -corte. - -5º Il vivere pitoccando, l'aspettare in sugli usci le minestre de' -frati, lo strisciare per le case de' ricchi servendo i servi e li -sguatteri, e simili altri mestieri vili, dobbiamo sforzarci di fare -odiosi alla plebe. - -6º Ne' colloquj nostri col popolo, gli si faccia intendere che la bontà -delle opere è ciò solo che debbe innalzare l'uomo sopra i suoi simili: -che uguali sono i doveri, uguali i diritti: e che serbare intatta la -dignità d'uomo e di buon Italiano, è obbligo comune de' ricchi e de' -poveri, dei patrizj e del volgo. - -7º Procacciamo di sopprimere tutti quegli usi e sollazzi che -ingaglioffano il popolo, e gli instillano gusti bassi e indecenti; -come la caccia del bue (molto diversa dalla giostra spagnuola che sa -del feroce, ma dove il coraggio e la destrezza fanno ogni cosa), le -cuccagne, il beffarsi degli idioti e dei pazzarelli, il buffoneggiare -per le bettole, il vituperarsi a parole, ec. - -8º Perfino la nettezza del vestire e dell'alloggiare trae seco un -maggior sentimento di dignità. - -9º A mano a mano che l'infimo popolo prenderà uso e piacere alla -lettura e spoglierà la grossa ignoranza antica, crescerà in istima di -sè medesimo. - -10º Se c'imbattiamo a veder maltrattare alcun popolano o con parole o -con atti, pigliamo gagliardamente le sue difese. - -11º Coloro fra il popolo che usano inverso noi stessi maniere troppo -servili o manifestano pensamenti troppo rimessi e paurosi, sieno da noi -ammoniti di non prostrarsi a guisa di rettili, e di sapere e sentire -che ànno un'anima d'uomo. - -12º Sono più inclinati a pregiare e difendere la dignità propria coloro -fra il popolo che ànno praticato il mestiere dell'armi. Da questi -dunque si faccia capo. - - -3. — _Dell'Energia popolare._ - -I Calabresi e alcune altre popolazioni italiane aveano fino ai dì -nostri conservata o ricuperata molta fierezza e gagliardia. Spesso, gli -è vero, prorompevano in brutta ferocia, in vendette e in ammazzamenti; -ma era forza e non fiacchezza, ardore e non gelo. - -Il dispotismo _eclerado_, come in Ispagna ebbe nome, seppe coi -gendarmi, le forche ed i codici prima spaventare poi addormire quelle -moltitudini, la cui mezza civiltà consiste oggi a non più sentire nè -triste passioni nè buone. Ritemprare quegli animi all'antica asprezza -non è possibile; perchè in parte ella procedeva dall'eccesso medesimo -dell'ignoranza e della selvatichezza, in parte dagli scomposti ordini -dello Stato: le quali cagioni sono rimosse e sminuite ogni giorno più -dalla civiltà crescente e comune d'Europa. - -Ripariamo dunque, per quanto è da noi, alla presente fiacchezza: - -1º Col dar noi al popolo esempj frequenti di vigore, sprezzando i -pericoli, sostenendo gli infortunj, praticando il coraggio civile, di -cui sopra ogni cosa abbisogna l'Italia. - -2º Con allontanare (per quello che sta in noi) dal popolo qualunque -cosa possa ammollirlo e snervarlo di più: ritraendolo dalle costumanze -e dagli abiti effemminati, ai severi e forti allettandolo. - -3º Più facilmente giungeremo a cotesti effetti, operando sulla parte -del popolo che a ciò è meglio disposta; come i tornati a casa dalla -milizia, i marinari lottanti con le tempeste, gli armaruoli e le guide -e altri tali artigiani avvezzi ad opere dure e rischiose. - -4º Ai contadini si ponga in animo la comodità e la sicurezza dello -starsene armati, il piacere della caccia e del tirare al bersaglio. - -5º Nelle sale d'asilo, nelle scuole primarie, negli orfanotrofi e in -simili altri istituti di educazione popolana, travagliamoci assai per -introdurre discipline ed insegnamenti che inducano forza, bravura e -propositi fermi e assai malagevoli. - -6º Le paure e le vigliaccherie si deridano e vilipendano in quante -maniere si può: per contrario, si alzino a cielo gli atti animosi ed -intrepidi. Non che le storie e le poesie, ma le novelle, i proverbj, -gli apologhi, le farse ed ogni altra forma domestica e popolana di -scrivere dee venire a soccorso dell'opera. - -7º Antico dettato è che l'unione dà forza; aggiungiamo, che -dall'unione, perchè forte, procede e abbonda il coraggio: adunque -procacciamo concordia ed unione massima fra tutti gli ordini del -popolo. Più cose che notammo qui sopra intorno all'attività e -all'energia delle classi colte ed agiate, tornano acconce ugualmente -per le rozze e inferiori. - - -CAPITOLO TERZO. - -DELLE SPERANZE DEL POPOLO. - -Nè solo dobbiam noi soccorrere il popolo di questi beneficj ed ajuti, -quali la condizione nostra presente concede di fare; ma dobbiamo -istruirlo altresì di quelli molto maggiori che gli promettiamo, appena -le sorti ci daranno facoltà e comodità di attuarli. - -In altre contrade, la plebe meglio informata de' suoi diritti che -dei doveri, e meglio educata della mente che del cuore; accesa oltre -a questo dai demagoghi in affetti violenti d'odio, d'invidia e di -cupidigia; e infine, inasprita dal patente egoismo degli ottimati e -dei facoltosi, i quali ogni cosa tirano al lor profitto e si mostrano -la più gran parte indifferenti per li suoi mali, o tepidi e lenti a -procurarne i rimedj; la plebe, dico, in quelle contrade sembra divenire -subbietto di gravi paure, e minacciare la ruina degli ordinamenti -sociali. - -Ma gl'Italiani, se intenderanno bene la lor generosa indole, e -studieranno assai nelle storie della comune patria, piene tuttequante -di fatti e di glorie popolaresche, nessuna paura prenderanno delle -povere plebi; e questo alto esempio porgeranno all'Europa di averle -sapute educare e ajutare tanto efficacemente, da sciogliere inverso di -loro il debito antico della civiltà, e farle capaci e degne di assumere -molti diritti e saviamente esercitarli. - -Noi, mettendo da lato le innumerabili e strambe utopie de' _socialisti_ -moderni, e scegliendo quelle riforme e quelle miglioranze che fin da -ora sono possibili e praticabili, segneremo qui qualche linea del vasto -disegno con che il secolo intende a rigenerare le classi inferiori, e -il quale tutti i buoni Italiani debbono meditare e correggere con lunga -e paterna sollecitudine. - - -1. — _Dei Principj direttori._ - -1º Quella comunanza di uomini che non sa trovar modo, o non vuole, -di schermire dalle necessità estreme della vita gl'indigenti onesti -e d'ogni fatica volonterosi, non può dirsi con proprietà _sapiente e -civile_, ma sotto apparenze molto contrarie è _barbara e insipiente_ -tuttavia. - -2º Le genti educate ed agiate sono dalla natura e da Dio costituite -madri e tutrici delle infime plebi, e di queste ànno a rendere conto -molto severo sì innanzi alle società umane e sì innanzi a Dio padre dei -poveri. - -3º Quanto più le classi inferiori dispiacciono per la ignoranza, i -vizj e la ignavia della lor vita, e la viltà dell'animo loro, più le -classi educate perdono diritto di querelarsene; potendosi in generale -affermare, che delle colpe e delle brutture gravi e frequenti dei -figliuoli e dei pupilli sono da accagionarsi i padri e i tutori. - -4º La tutela de' governi inverso la plebe non può consistere -unicamente, rispetto alle cose economiche, in toglier di mezzo ogni -maniera di ostacoli al libero cambio e alla libera concorrenza, siccome -ànno pensato parecchi moderni. Imperocchè la libertà del cambio e della -concorrenza giova a coloro soltanto che portano seco qualche facoltà -e qualche sostanza da competere e da ricambiare; ma la plebe oppressa -dall'ignoranza e dalla miseria, necessitosa del pane e non potendosi -valere nè avvantaggiare di alcuna cosa, rimarrà esclusa sempre da ogni -concorso, e vivrà in tutto all'arbitrio e alla mercede de' ricchi. - -5º Ad ogni educazione morale del popolo mancherà sostegno e -progredimento, qualora non venga ogni giorno fortificata e scaldata -dalla virtù dell'esempio. Parimenti, alle pubbliche beneficenze e -a tutti i provvedimenti nuovi, pensati e trovati per sovvenire ai -bisogni delle plebi indigenti, mancherà gran parte dell'effetto -desiderato, se lo spirito vivo di carità non informi l'animo di coloro -che gl'intraprendono e li mantengono, e se la pietà privata non ripari -continuamente ai difetti della pubblica. - - -2. — _Doveri e Diritti del popolo._ - -1º Dovere del popolo è faticar nel lavoro con assiduità, con diligenza -e con zelo: suo diritto è che glie ne venga procurato almen tanto da -guadagnare ogni giorno il proprio sostentamento con sicurtà, e senza -strazio delle membra e dell'animo. Suo diritto è pure, cadendo infermo, -di essere medicato; e invalidandosi per vecchiezza o per altro, essere -dal Comune nudrito e ricoverato. A cotali diritti una restrizione sola -vien posta; e la segna e determina l'assoluta impossibilità nel Comune -medesimo di supplire all'uopo con sufficienza ed in ogni caso, dovendo -sempre rimanere intangibili la famiglia e la proprietà. - -2º Dovere del popolo è farsi docile alle istruzioni ed ammonizioni -di coloro che lo sopravanzano assai di educazione e di scienza: -suo diritto è che gli si porga continuo il pane dell'intelletto e -dell'animo, e che passi su questa terra ben sapendo di nascere uomo, -e con qualche facoltà di perfezionare sè stesso ogni giorno più in -ciascuna nobile parte dell'essere suo. - -3º Dovere del popolo è di serbarsi modesto nei desiderj, non isdegnare -la sua condizione, non invidiare ai ricchi, riuscire massajo e -sobrio, obbediente e disciplinato. Diritto del popolo è che i bisogni -incessanti ed insopportabili della vita non lo spronino ad ogni -momento al male, nol gettino e nol mantengano nelle bestiali abitudini -dell'intemperanza e della improvvedenza, e nol disperino d'ogni cosa. -Suo diritto è venir rispettato e pregiato nell'umile sua condizione, -e che l'esercizio delle proprie civili prerogative non incontri mai -altro limite e impedimento, salvo che la insufficienza effettiva di -alcune facoltà richieste al buono e sano esercizio di quelle. Suo -dritto è il trovar sempre le leggi ed i magistrati così giusti, benigni -e solleciti inverso di lui, come inverso de' ricchi e potenti. In -fine, è suo diritto (poichè de' beni di fortuna non gode, e vuolsi che -non se ne dolga troppo) essere educato per modo da saper gustare più -che mediocremente le felicità immateriali, come le buone letture, la -bellezza dei monumenti, la prosperità e gloria della patria ed altre sì -fatte. - - -3. — _D'alcuni mezzi per soddisfare ai diritti che risguardano la -sussistenza._ - -1º Abolire i dazj e le imposte d'ogni natura che gravano più -propriamente sull'infimo popolo. - -2º Francarlo eziandio dalle tasse parocchiali assegnate all'adempimento -di certi atti solenni, religiosi e civili. - -3º Moltiplicare e perfezionare gli ospedali, i ricoveri, i monti di -pietà e simili altri istituti di pubblica beneficenza, nell'invenzione -de' quali primeggia nelle storie la pietà italiana. - -4º Propagare tali istituti il più che si può eziandio per le ville, e -imitare da pertutto l'esempio d'alcuni Comuni rurali italiani, che a -loro spese provvedono i contadini di medico e di medicine. - -5º Riformare ed ampliare le leggi e i regolamenti circa ai patti e alle -mutue relazioni tra i fabbricanti, capomastri e bottegai da un lato, -e gli operai, giornalieri, manuali e apprendisti dall'altro, porgendo -a tutti i secondi guarentigia e soccorso nei termini dell'equità, e -contro l'egoismo e la durezza de' primi. - -6º Istituire in ogni città, dove gli operai sovrabbondino, due sorte di -lavoreríe pubbliche permanenti; l'una pei rozzi braccianti, l'altra per -gli operai delle arti più comuni. - -7º Tali istituti verranno ordinando per guisa i regolamenti e le -discipline proprie, e con sì fatta misura verranno proporzionando -le lor mercedi, da non sopraffare in nulla le industrie de' privati; -e d'altra parte, toglieranno a queste l'arbitrio di soverchiare gli -operai in nessuna cosa, e uscire dell'equità e della mansuetudine. - -8º In tali lavorerie e officine pubbliche non debbono gli operai nè -venire costretti a viver rinchiusi, nè perdere alcuna porzione di -quella indipendenza di atti e di pensamenti che la civile libertà -concede ad ogni uomo onesto. - -I lavori, poi, scelti e ordinati in quelle saranno volti con -provvidenza ed accorgimento alla pubblica utilità, e segnatamente a -quella del popolo minuto. - -9º L'intromissione a tali opificj sarà conceduta ad ogni individuo -il quale darà prova di aver senza frutto offerto l'opera sua nelle -officine private; e questo farà esibendo certificati de' capomaestri, -ovvero altrimenti, secondo che la pratica verrà insegnando. Può -eziandio cansarsi in quelle lavoreríe il pericolo della frequenza -degli operai soverchia e non cagionata da mera necessità, con fare -strette più dell'uso ordinario le discipline; le quali poi debbono -esser pensate e trovate con ingegno sì fatto da convertirle in buoni e -cotidiani metodi educativi. - -10º Tutto ciò ricerca che il tesoro arricchisca abbondevolmente per -altre vie. Nuova fonte di ricchezza pubblica può divenire la tassa che -domandano progressiva, ed una sulle eredità trasversali proporzionata -alla più o meno strettezza di parentela, e il far mobili e circolanti -(a parlare alla moderna) i beni immobili camerali, ed infine il fare -sparmio di tutta l'immensa moneta che inghiottono oggidì e scialacquano -i grossi eserciti stanziali, i gran favoriti di corte, i doganieri, li -spioni e mille altre specie di ufficiali e di salariati o perniciosi o -superflui. - -11º Con molto valsente tenuto in riserbo, ovvierassi a quegli accidenti -imprevisti (e ai dì nostri non radi) che turbano a un tratto l'economia -delle industrie e del cotidiano lavoro: come le invenzioni rumorose de' -fisici che fanno inutili issofatto certe specie di manifatture, o le -macchine nuove di subito surrogate alla forza di migliaja di braccia, -o quegli sbilanci improvvisi di commercio e di traffico che mettono -in repentaglio la prosperità de' ricchi e la sussistenza de' poveri. -Così gli Italiani fondatori antichi delle _Case di lavoro_, e pur lungo -tempo innanzi che le altre nazioni ne avessero sentito il pregio, -perfezioneranno secondo conviene alla nostra età il pietoso trovato -degli avi loro. - -12º In risguardo delle campagne, fa mestieri per prima cosa di -riformare e ampliare il codice agrario o forese, onde si tutelino con -più efficacia i patti e le relazioni giornaliere fra i possidenti e -i coloni, migliorando le condizioni di questi ultimi, e mallevandole -contra ogni ingiustizia e sopruso. - -13º Secondamente, è bisogno che in ogni provincia s'instituiscano -compagnie d'assicurazione (sovvenute dal denaro del Comune) contro -i danni delle gragnuole, delle carestie, delle epizoozie e delle -inondazioni; a tale che i contadini si veggano accertato ogni sempre -il frutto del loro sudore. Il giudicio delle spartizioni si eserciti -da periti appostatamente eletti dal popolo. Ma negli anni in cui il -raccolto avrà oltrepassato un termine più che mezzano determinato dalla -legge, pure i contadini concorreranno per la lor quota al pagamento -della tassa di assicurazione. - -14º Che un Consiglio superiore, ajutato dai succorsali delle provincie, -prenda in cura speciale lo studio e la vigilanza degli interessi -dell'infimo popolo. A questo consiglio verranno ascritti molti uomini -pratici e molti versati in dottrine particolari e correlative ai fini -proposti, e tutti poi splenderanno di specchiata probità e di zelo -grande nei poveri. - -15º Una parte del Consiglio provvederà specialmente alla vita sana -del popolo, promovendo nel seno di questo le società di temperanza -felicemente iniziate in America, ed esaminando l'interno delle -officine, la materia e qualità dei lavori, i cibi quotidiani, gli -alloggiamenti, le vesti e simili obbietti. E buono sarà imitare -l'esempio di Leopoldo primo di Toscana, il quale a spese dell'erario -fece murare in buon luogo arioso gran numero di casette decenti -ed acconce pel popol minuto; e compiremo in tutto l'ufficio con -l'aggiungervi la modicità estrema delle pigioni. - -16º Ad una seconda parte del Consiglio si darà incumbenza di vegliare -gli andamenti del popolo, e la qualità delle sue industrie e de' suoi -negozj. Illustrato il Consiglio sì dal lume delle statistiche e sì -dagl'indubbj principj delle scienze economiche, avrà cura d'informare -la gente minuta di quei fatti giornalieri e di quelle regole -sperimentali che possono farla prudente nella scelta e nell'avviamento -de' suoi lavori e de' suoi traffichi, e scostarla dall'imprendere -mali negozj, e dal fomentare, siccome accade, mille vane speranze che -tornano in sua ruina. - -Vedrà eziandio il Consiglio quel che sia da ristorare degli antichi -Statuti dell'arti e quello che sia da aggiungervi; e ad ogni modo, -promoverà con istanza le congregazioni e consorterie legali degli -operai, de' capomaestri e d'ogni maniera artefici, con l'intento -di accrescere a ciascheduno i mezzi di produzione, e (ciò che più -monta) lo spirito di fratellanza e di disciplina; così ristorando e -migliorando, giusta il senno moderno, quelle compagnie italiane di -muratori e di fabbri ferrai che nel medio evo menavan grido per tutta -Europa. Similmente, il Consiglio promoverà con zelo perseverante -le unioni e consorterie dei piccoli proprietarj e dei fittajoli, -compensando di tal guisa i danni e gli inconvenienti dei troppo angusti -poderi. - -Veglierà eziandio sulle pubbliche mostre, sui comizj agrarj, sugli -incoraggiamenti e sui premj da compartire; studierà il valore dei nuovi -trovati e degli ultimi perfezionamenti, ed agevolerà ai poveri artieri -lo smaltimento di loro lavorazioni, contro il monopolio dei troppo -ricchi, ed a freno degli incettatori e rivenditori. - -17º Il Consiglio procaccerà di mettere in buono accordo fra loro -gl'istituti caritativi, facendo che si accostino tutti a certa unità -di massime direttrici, e che l'opera dell'uno venga a soccorso ed a -compimento di quella degli altri con perfetta reciprocazione e armonia. -Egualmente, procaccerà un accordo grande e una corrispondenza continua -tra la privata carità e la pubblica. - - -4. — _D'alcuni mezzi per sodisfare ai diritti che risguardano -l'educazione._ - -1º Le scuole infantili sieno costituite per ogni dove, secondo i -migliori metodi e sotto il vigile occhio del preallegato Consiglio -superiore. - -2º Che le scuole primarie od elementari succedano alle infantili -similmente per tutto, e que' Comuni che mal possono sopperire alla -spesa, ricevano dal tesoro sufficiente sussidio. - -3º I figli del popol minuto uscendo dalle scuole primarie e -principiando ad esercitarsi nell'arti come fattorini e apprendisti, -abbiano in certi dì della settimana licenza di frequentare alcune altre -scuole appostatamente trovate per coltivare l'ingegno loro. - -4º In tali scuole s'insegneranno con gran chiarezza e semplicità i -rudimenti di quegli studj che giovano in modo peculiare e immediato al -buon esercizio delle arti e delle industrie. - -5º Alcune scuole speciali insegneranno gli elementi della scienza del -commercio e della marineria. - -6º Oltre tutto ciò, il popolo in tali scuole verrà istruito, almeno -per sommi capi, nella storia d'Italia, e iniziato a pregiare e sentire -tutte le glorie antiche della sua patria. Gli si mostreranno altresì -i rudimenti della scienza della vita civile, cioè le buone creanze e -gli ufficj da uomo a uomo, i doveri e i diritti del buon cittadino, -la natura e le forme giuridiche dei negozj ordinarj, e simili -ammaestramenti. - -7º Se il Consiglio superiore esaminando le note e le relazioni annuali -delle scuole popolane, scoprirà ingegni di valore non ordinario e tali -da far presagire di loro alte cose, schiuderà in tempo idoneo a quei -giovanetti le scuole degli studj migliori e provvederà al mantenimento -loro. - -8º Il popolo avrà altresì arbitrio di frequentare alcune scuole -domenicali, ove gli si farà lettura e commento (ben conformato alla sua -comprensiva) d'alcuno de' nostri gran poeti e gran prosatori. Che ciò -che vien fatto assai grossamente in sul molo di Napoli da un cencioso -e ignorante rapsoda, molto meglio e con gran profitto si potrà porre ad -effetto da un governo educatore. - -9º Esso governo, per ufficio e preghiera del Consiglio superiore, -farà invito ai più dotti e facondi scrittori della nazione a dettare -opericciuole che ben si attaglino all'intelligenza del popolo, e sieno -ricreamento dell'animo suo in qualche ora disoccupata. Voglionsi -più che ordinarj i premj, e grande l'onore proveniente da siffatte -lucubrazioni. - -10º Similmente farà compilare e stampare qualche efemeride per uso del -popolo, scegliendo scrittori di provata virtù, e ingegnosi nell'arte di -render piane e semplici le dottrine. - -11º Ogni insegnamento popolare verrà concepito e condotto in guisa, -che l'animo se ne nudra tanto o più dell'ingegno. In ogni cosa si farà -luogo con grazia ed acconciatezza ai documenti morali, scansando le -troppo fine disputazioni, e cercando le vie del cuore, che nel popolo è -sempre svegliato e caldo. - -12º Il Consiglio superiore ordinerà in modo la disciplina delle -pubbliche lavoreríe e degli altri istituti di carità, che ne risulti -un ben insieme di precetti, d'esempj e di pratiche appositissime ed -efficaci per riformare e comporre l'animo della plebe. - -13º La somma degli insegnamenti morali, intendiamo di quelli più proprj -e meglio adattati al popolo, consiste nell'insinuare entro l'animo -suo una fede profonda nella giustizia eterna e riparatrice di Dio; e -con questa, un coraggio assiduo contro i mali della vita, e una carità -viva e operosa, segnatamente inverso i proprj consorti. Consiste quella -somma nel coltivare abilmente il germe degli istinti più generosi, e -movere la fantasia verso le imagini del bene; consiste nel far sentire -la dignità e santità del lavoro, e pregiare per quel che sono le -ricchezze e gli agi e l'apparente beatitudine dei doviziosi; infine, -consiste nell'avvezzare la plebe, in difetto dei materiali conforti, a -gustare con abbondanza i beni e i ricreamenti dell'animo, come la pace -e gli affetti della famiglia, i piaceri dell'amicizia, il dirozzamento -dell'intelletto, il perfezionamento dell'arte propria, la stima dei -confratelli, l'amore nella patria, le glorie di lei, gli ornamenti, la -prosperità. - - -5. - -Queste sono le speranze a cui da ogni buon Italiano debbe venire -alzata la mente e il cuore delle moltitudini; queste le riforme e i -perfezionamenti cui darassi mano quando che sia, perchè tutte sono -operabili; questa la vera e sola e legittima _Carta del popolo_.[2] -Conciossiachè, a volerla mettere in atto, non è mestieri (come si -vede) di rovesciare e sconvolgere neppure un solo degli ordini sociali -odierni, nè di fabbricare alcuna forma politica ignota o troppo -discosta dagli usi nostri. Quello che vi si ricerca sostanzialmente, -si è il buon volere e lo zelo delle classi superiori; e, a chiamar le -cose col nome loro, si è la tarda giustizia dei facoltosi e potenti -inverso i poveri ed impotenti; si è il principio attivo e sincero -dell'uguaglianza e della fraternità che il Vangelo di Cristo à -predicata e promessa a tutti gli uomini. - -Infrattanto non debbono i buoni Italiani, aspettando giorni migliori, -desistere mai dal cercare tutti i modi, tentare tutti gli espedienti, -rinvenire tutti gli ingegni per condurre ad effetto alcune parti -almeno di cotesto nobile disegno. E di che non viene a capo, di che non -trionfa la travagliosa operosità, la perseveranza e l'unione? - -_Non chi comincia soltanto, ma chi persevera coraggioso entrerà nel -regno dei Cieli._ - - -CAPITOLO IV. - -DI ALTRI PRECETTI PARTICOLARI. - -Veduto quello che importa di più nell'educazione del popolo, -procederemo a discorrere d'alcuni precetti che toccano materie di gran -momento per la rigenerazione italiana. - - -1. — _Cose conducenti all'unità morale degli Italiani._ - -1º Procacciamo che i parentadi si facciano i più frammisti che si può, -cioè tra famiglie di città, provincie e Stati diversi d'Italia. - -2º Tuttociò che rende lo straniero maggiormente odioso e abborrevole; -tutto ciò che mostra più aperto i mali da lui cagionati e ne rinnova -il senso profondo e lo moltiplica e lo perpetua, torna di necessità -favorevole e vantaggioso alla patria; e per via di contrapposto, ajuta -a far radicare ed invigorire il sentimento nazionale. - -3º Questo è fomentato eziandio da tutte le opere letterarie e -scientifiche il cui subbietto à riferimento speciale con l'intera -Penisola: come, per via d'esempio, una enciclopedia italiana, storia -d'arti italiane, gallerie d'Italia descritte, miniere d'Italia -visitate, e altrettali. - -4º Sforziamoci di accrescere e moltiplicare il carteggio e ogni altra -sorta di relazioni e di contraccambi sì fra tutte le accademie della -Penisola, e sì fra tutti i compilatori delle sue stampe periodiche. - -5º Agevoliamo e moltiplichiamo fra li suoi Stati il cambio de' libri e -d'altre merci attinenti alle lettere. - -6º Similmente, procacciamo che i giornali d'una provincia si occupino -più che non fanno dei negozj letterarj e civili delle altre; e gran -pro farebbe un giornale costituito con questo intento di discorrere e -paragonare insieme le cose letterarie e civili d'ogni parte d'Italia, e -quelle degli altri Stati ancora più che del proprio. - -7º Eccitiamo tutti, massime i giovani, a visitare città per città -e borgo per borgo la nostra Penisola, contraendo e coltivando in -qualunque luogo amichevoli affezioni e corrispondenze. Così fanno, -rispetto alla patria loro, i Tedeschi, molti de' quali stretti da -povertà sostengono di viaggiare a piedi con zaino dietro alle spalle. - -8º Una grande sapienza civile ammirasi dai politici in quell'antico -precetto mosaico del dovere ogni anno tutti gli Ebrei concorrere nel -loco medesimo a celebrare insieme la pasqua. Deh! che non faremmo noi -per convertire in obbligo sacro questa peregrinazione degl'Italiani -per ogni parte del _Bel Paese_. Ma se tanto nè da noi nè da qualunque -altro si può, introducasi almeno appo i buoni la ferma opinione, che di -quindi innanzi quel giovine, il quale in età di trent'anni non abbia -peranche fornito il viaggio della Penisola tuttaquanta, è indegno di -venir reputato buono e caldo Italiano. Simile riprovazione sia fatta -cadere sopra coloro che alla medesima età ignorassero ancora l'antica -storia e la moderna d'Italia. - -9º Tentisi di aprire una fiera annuale di libri, imitando quella -famosa di Lipsia, che è sede e capo del commercio librario di tutta -l'Allemagna. Luogo a ciò accomodato sembra essere Pisa. - -10º Tentisi di istituire ragunanze generali di dotti Italiani, al modo -di quelle incominciate in Germania, che ogni anno mutano residenza.[3] - -11º Tentisi di rimettere in fiore l'Istituto Italiano dal Lorgna -fondato, e di farlo centro e capo de' nostri studj scientifici. - -12º Tentisi di celebrare con pompa solenne i giorni secolari, o come -altri li chiamano, i parentali de' nostri scrittori ed artisti massimi, -con partecipazione di ciascuna provincia, e operando in guisa che ogni -università e accademia invii deputati alla festa. La Germania à dato -testè un esempio insigne e imitabile di tale usanza con la celebrazione -del dì natalizio di Federico Schiller. - -13º In fine, tentisi qualche accordo fra i nostri governi circa -agli ordini _doganali_, in guisa che i commerci interiori acquistino -maggiore franchigia, e tutta l'Italia sia loro comune emporio. - -Nel che dobbiamo porre innanzi l'esempio del governo prussiano, il -quale, per aver forma di monarchia assoluta, dee parere modello non -punto rischioso a copiare: ciò si ripeta eziandio in risguardo di -molte altre innovazioni e provvedimenti che quel governo è per porre -ad effetto; come l'unità e conformità dei pesi, delle misure e delle -monete fra più Stati contigui. - -14º Si offrano premj frequenti ad opere letterarie e scientifiche, -facendo invito a tutti gli ingegni italiani; i têmi proposti versino -sopra materie attinenti alle condizioni ed agl'interessi della Patria -comune. Per gli edifizj e lavori d'arte di gran momento, conserviamo -l'antica usanza italiana dei pubblici concorsi, aperti all'intera -nazione. - -15º Scriviamo compendj di Storia italiana in modo piano e popolare, -ristringendoci, se non si può meglio, all'esposizione nuda dei fatti, e -ingegnandoci di ridurli a qualche forma di unità, e di tornarli spesso -in pensiero sotto diverse fogge ed aspetti, come di tavole sinottiche, -di catechismi, di biografie, di racconti, ec. - -Una specie di scrittura assai popolare e istruttiva è quella degli -almanacchi ordinati per modo, che a ciascun giorno dell'anno cada il -ricordo d'un fatto notevole cercato nelle istorie d'Italia e nelle -biografie de' suoi grandi uomini. - -16º Asteniamci dal parlare i dialetti, e curiamo che si faccia il -simile nelle scuole primarie, nelle sale di asilo e in altrettali -istituti di educazione popolare. - -17º Studiamo e pregiamo assai la nostra lingua comune, purgandola dalle -forme straniere; imperocchè in essa è un legame fortissimo di nazione, -il solo non ancora spezzato; e in essa è pure la sola ricchezza campata -al naufragio del nostro civile imperio. - -18º E gran bene procurerebbe colui che tentasse di trasformare -l'Accademia della Crusca in vero italiano istituto, componendolo di -socj chiamati in Firenze da ogni banda d'Italia, e intesi a imprimere -nella lingua l'universal carattere nazionale, e propagarne lo studio e -l'uso. - -19º Ravviviamo e rinvigoriamo in tutte cose il sentimento italiano, -studiando l'indole e le tendenze che abbiamo sortite in proprio, -e adattando a quelle i pensieri e le opere. Sudiamo a comporre una -agricoltura e una industria italiana, ed abbia la letteratura altresì -sembianza veramente nostrale, e non semifrancese o semitedesca qual'è -la presente: il simile adoperiamo per la filosofia, per la medicina, -per la legislazione, per l'economia. Vorrei che fossimo Italiani -perfino nelle mode e negli usi più minuti del vivere e del conversare. - -20º Buono è ripetere e moltiplicare quanto si può le effigie de' nostri -grand'uomini; vogliate per decoro ed intitolazione di accademie, di -teatri, di biblioteche e d'altri istituti; vogliate (e ciò più spesso -e più agevolmente assai) sotto forma di statuette, di medaglie e di -cammei; vogliate infine per fregio di pendoli, di sigilli, di spilletti -ec. - -Comecchè da qualche tempo la Storia italiana porga materia frequente -alle invenzioni degli artisti e alle composizioni dei drammaturghi, -utile è di accrescere e propagare cotesta nobile usanza; e piacerebbemi -molto vedere più spesso in iscena taluni de' nostri sommi poeti, -artisti, capitani, navigatori e politici. - -21º Similmente, piacerebbemi che i gran casi e le glorie de' nostri -tempi migliori fossero da chi cerca qualche subbietto da tragedia -anteposti e preferiti alle cupe e atroci scelleratezze delle famiglie -principesche. Tuttociò, poi, che riconduce la immagine di quei tempi -sotto gli occhi del popolo, sia che si faccia per via di stampe -e d'intagli, ovvero in pitture, in ispettacoli e in monumenti; e, -se meglio non si può, in mode, in balli, in maschere, in fogge di -vestimenti e di addobbi e in qualunque altra fattibil maniera; riesce -proficuo sopramodo a far radicare negli animi il sentimento nazionale. -E perchè i retori italiani non cesseranno nelle scuole di proporre per -têmi d'esercitazioni i soli eroi della Grecia e di Roma? perchè allato, -almeno, di Epaminonda non parlare di Andrea Doria e di Francesco -Ferrucci? perchè favoleggiar sempre dell'assedio di Troja, e non dir -verbo di quelli sostenuti da Firenze e da Siena? perchè tanto rumore -della lega Acaica, e tanto silenzio della Lombarda? La cacciata dei -Tedeschi da Genova non vale forse quella di Brenno da Roma? - -Perchè non ci acconciamo a scrivere un gazzettino di mode italiane con -figurino italiano, traendo il bene puranche dalle umane frivolezze? -Perchè non s'innovano appresso di noi quanti usi e costumi italiani -antichi possono tuttora tornare graziosi e pregevoli? Perchè alle -stoffe, ai panni, ai fornimenti nostrali si preferiscono sempre gli -oltramontani, qualora non la cedano quelli a questi se non di poco sì -per la bontà e sì pel costo? - -S'inviti l'Accademia dei Georgofili, od altra avuta in riputazione, ad -istituire una mostra triennale d'ogni industria italiana per tutti gli -Stati della Penisola, decretando medaglie e simili segni d'onore ai più -meritevoli. Altrettanto si faccia a rispetto dell'arti belle; e dove -nè alcun ricco privato nè alcun Governo nè alcun istituto vogliasi in -ciò adoperare, rimane che si colleghino con tale proposito i migliori -cittadini d'ogni parte d'Italia, seguitando l'esempio dato (poco è) dai -cittadini di Colonia. - -22º Avvezziamo le menti, e sopratutto le giovanili, a scorgere ed a -riverire nell'eccelsa Roma la sola e legittima città capitale d'Italia. -Spegneremo con ciò molte gare. - -23º Cooperiamo alla moltiplicazione dei battelli a vapore, delle -strade ferrate, dei canali, dei ponti e d'ogni altro mezzo efficace ad -accostare gli uomini ed accorciar le distanze. - -Fra le imprese industriali, promoviamo quelle singolarmente che sono -di qualità da espandersi ed abbracciare l'intera Penisola o molte parti -di essa; come grandi consorteríe di assicurazione, corse di battelli a -vapore, strade che traversino più Stati italiani, e simiglianti. - -24º Combattiamo per tutte le guise le preoccupazioni e i rancori -municipali, le sciocche animosità e invidie fra Stato e Stato, fra -città e città. - -25º Travagliamoci segnatamente a conciliare le opinioni de' buoni, -e a tollerar quelle che non combattano di fronte il fine a cui debbe -tendersi unanimemente, la rigenerazione italiana. - -Tra noi le opinioni riusciranno varie e diverse in qualunque tempo, -perchè troppa per natura è in ciascuno la singolarità e l'indipendenza -dell'ingegno. Ma se il cuor nostro verrà compreso e infiammato da -magnanimi affetti, e se la devozione sincera alla causa comune italiana -rattempererà l'invidia degl'inferiori e l'orgoglio e l'ambizione -smodata dei capi, la discrepanza dei pareri non impedirà mai certa -unità di operare nelle cose di maggior momento; perchè un affetto -generoso e comune e prevalente sugl'interessi privati e individuali -termina sempre col rinvenire alcuno spediente onorato e alcun modo -pratico di conciliazione e d'accordo. Rimedio, adunque, al conflitto -acerbo delle opinioni, al soverchiare dell'orgoglio e all'insorgere -abituale contro l'autorità e la disciplina, è l'amore immenso e puro -nella Patria comune, e il sentimento profondo e radicatissimo del -dovere. - -26º Addottriniamoci delle condizioni topografiche, morali, -intellettuali, economiche, ec. di ciascuna parte d'Italia, affine che -cessi la vergogna perniciosissima di aver più notizia di alcuni Stati -forestieri che della nostra Patria medesima; e affine si sappiano -per appunto così i nostri mali, come i nostri beni, e i dati tutti -richiesti alla soluzione del problema nostro sociale e politico. - -27º Poichè un secondo legame di fratellanza e un avviamento all'essere -di nazione sta riposto per noi Italiani eziandio nella unità delle -religiose credenze, e nel dimorare in Italia il capo e moderatore -augusto di quelle, curiamo d'imprimere in tale unità un carattere -peculiare che ci distingua dagli altri popoli, e faccia la Chiesa -italiana esemplare a tutte le altre. Spieghisi, pertanto, l'antica -bandiera cattolica di Arnaldo da Brescia, di Dante, del Savonarola, del -Marsilio, del Sarpi. La scritta della bandiera sia tale: — Ai dogmi -e all'ortodossía rispetto e osservanza profonda: l'autorità e forza -della Chiesa e l'opera de' suoi pontefici è meramente spirituale: -quindi l'opinione sola e non i governi ànno ingerimento legittimo in -essa: le discipline debbono essere riformate e rivocate alle origini: -debbe tutto il corpo de' chierici partecipare, come in antico, alla -scelta de' suoi gerarchi. — La legge morale evangelica è strettamente -incorporata con la vita civile e con le virtù cittadine. - - -NOTA. - -Tutti i precetti e suggerimenti fino qui registrati sono -insufficientissimi a compire la trattazione delle materie a cui -guardano. Il poco che scrivemmo vuole unicamente delineare un esempio -della maniera d'investigare e proporre simile sorta di pratiche. - - - - -ALLA CONTESSA OTTAVIA MASINO - -DI MOMBELLO.[4] - - - Pregiatissima signora ed amica. - -Alla sua gratissima rispondo molto più tardi del debito e del -conveniente; ma io desiderava pure poterle dir cose ferme e ben -risolute circa il mio tornare in Italia. E prima, io voglio renderle -grazie il più caldamente che posso della memoria sempre amichevole -che mi conserva e della grande amorevolezza di tutte le sue parole: -anzi le dico, che fra le innumerevoli dimostrazioni ch'ella m'à dato -di affetto e bontà in varj tempi e in mille maniere, questa ultima è -delle più care e non riesce inferiore ad alcuna; sicchè io ne custodirò -viva e perpetua nell'animo la ricordanza. Ora vengo al proposito, e -primieramente io mi rallegro con lei, con me, con la nostra patria e -con tutti i buoni, dell'atto d'amnistia promulgata da Sua Santità, pel -quale sonosi alfine vuotate le carceri e le secrete che da lunghissimi -anni mai non cessavano di riempirsi, rinnovando e martoriando gli -squallidi abitatori. L'accoglienza poi benigna e graziosa che Pio IX -à fatto a parecchi scarcerati, la scelta dello Gizzi a segretario di -Stato, e altri segni e dimostrazioni provano chiarissimo la vera e -profonda bontà del pontefice, e il suo desiderio sincero di riformare -lo Stato, contentare i popoli, e così porre termine a una condizione di -cose che veramente scandolezzava il mondo civile, e recava funestissimi -danni alla religione. - -Dubito forte che riesca al pontefice di attuare la metà sola del bene -che disegna di fare; ma non per questo non sarà degno personalmente -di affetto e di riverenza grande; perchè in un secolo quale si è -il nostro, e in mezzo ad una nazione oppressa e degenerata, chi può -pretendere in cotesto sant'uomo la eroica ostinazione di Sisto V, il -coraggio di Giulio II, la mente e la sapienza d'Innocenzo III e di Pio -II? - -Ma per ridurre il discorso alla mia persona, io le debbo far noto, -che contro l'animo, io credo, del papa, la nunziatura di qui richiede -due atti preliminari da ciascheduno che vuol giovarsi dell'amnistia. -L'uno è di far di ciò domanda speciale e in termini di petizione in -grazia, la qual domanda inviasi a Roma, e occorre di aspettare quello -che ne verrà risoluto colà. Secondamente, giunta che sia la risposta e -tenutala (poniam caso) per favorevole, debbesi apporre il proprio nome -ad un foglio, in cui fra l'altre cose vien dichiarato dal soscrivente -di voler godere _della grazia del perdono generoso e spontaneo -concessogli ec_. Ora, io non chiedo perdono di colpe di cui non mi -sento reo; e quando tale mi sentissi, non avrei, certo, aspettato -l'indulto del papa, ma da buon tempo avrei confessato l'errore a Dio -e agli uomini: perchè chi fa, falla; ma il galantuomo si ricrede e -confessa il peccato suo. Chiedano innanzi perdono essi (e qui non -c'entra il papa novello) del sangue che ànno sparso con processi e -giudicj che tutti riconoscono oggi essere stati veri assassinj. Qualora -il papa avesse ricerco agli amnistiati una promessa formale di vivere -quieti e obbedienti alle leggi del suo governo, e di non mescolarsi in -cospirazioni e in qual sia tentamento e sforzo di rovesciare e abolire -l'autorità sua, io tanto più volentieri l'avrei promesso, quanto insino -dal 39 (ed ella forse ne à memoria) mandava fuori un'opericciuola in -cui per tutte guise raccomandava alla gioventù italiana di desistere -dalle sètte e dalle macchinazioni, e di entrar nella via che ora sembra -finalmente voler esser calcata e seguita con buon proposito. Io non -posso adunque, purtroppo, senza fare ingiuria alla mia coscienza, -approfittare dell'amnistia. Il ciel mi guardi dal censurare chi la -intende altrimenti: queste cose, com'ella sa, le delibera e le risolve -ciascuno nel suo proprio sè, pigliando consiglio non da altro che -dall'intimo senso morale. Io non tornerò in patria, salvo che per la -porta dell'onore, diceva un grandissimo; ed io benchè picciolo assai ed -oscuro, non posso non ripetere quel degno concetto; poichè la coscienza -e l'onore ànno ugual pregio e misura uguale per tutti . . . - - . . . . . . . - - Di Parigi, li 31 di agosto del 1846. - - TERENZIO MAMIANI. - - - - -LETTERA IN FORMA DI CIRCOLARE. - - - Signore. - -In questo anno, come v'è noto, compiesi il centenario della cacciata -degli Austriaci dalla città e riviera di Genova. E il primo atto della -gloriosa sollevazione accadde il 5 del vicino dicembre. Tal gesto, il -più bello forse della storia moderna italiana, e che diviene caparra -e simbolo di altri non molto remoti da noi, merita di essere celebrato -con ogni possibile dimostrazione. - -Pare a me ed ai miei amici che uno dei segni di gioja pubblica da -praticarsi in quel giorno, esser dovrebbe di ardere fuochi sulle -colline più prossime a ciascuna città nelle prime ore della notte. Noi -ne abbiamo scritto a parecchi in Romagna, in Liguria e in Piemonte. -Se vi garba l'idea, parlatene ai vostri amici e invitateli a porla in -effetto, facendo loro avvertire ch'ella è cosa la qual non incontra nè -spesa nè rischio; e d'altra parte, è vistosa e significativa oltremodo. -Nè altro per questa. - - Di Parigi, li 20 novembre 1846. - - TERENZIO MAMIANI. - - - - -LETTERA AL CARDINALE FERRETTI - -SEGRETARIO DI STATO. - - -(Dall'_Italico_, semestre II, n. 11. — Roma, 16 settembre 1847.) - - Eminenza Reverendissima. - -L'Eminenza Vostra, senza neppure venir pregata e sollecitata da me, ma -solo per vive raccomandazioni de' miei parenti ed amici, ha voluto, per -gran bontà naturale, favorirmi e beneficarmi. E non essendo riuscita -nel primo atto d'intercessione presso il glorioso Pontefice, si è -pur degnata di replicare le istanze; e jeri mi giunse avviso che Sua -Santità condiscende, a contemplazione della domanda fattane dall'E. V., -a darmi licenza di rivedere la mia provincia natale, e per lo spazio di -tre mesi poter quivi riconfortarmi con la mia famiglia e con gli amici -de' miei primi anni. Quanto poi alla condizione posta da Sua Santità, -ch'io prometta innanzi (trascrivo le parole medesime di V. Eminenza -nella lettera sua al Perfetti) di _non volere in alcun modo cooperare -nè direttamente nè indirettamente a turbare l'ordine delle cose -politiche negli Stati Pontificj_, io pensava che non le fosse nascosto -avere io compiuta assai largamente quella siffatta dichiarazione, -scrivendo nel marzo del corrente anno all'Eminentissimo Gizzi e -chiedendogli di venir posto a parte del benefizio dell'Amnistia; «la -qual promessa (aggiungeva io in quel foglio, e replico nel presente) -io fo molto più volentieri, e intendo di adempiere con tanto maggiore -lealtà, quanto è già lunga pezza che scrivo, e persuado i cittadini -miei di calcare le vie in cui sembrano alla per fine voler entrar tutti -concordemente, e le quali sole posson condurre alla vera e stabile -rigenerazione della Patria nostra.» Ciò io significava e scriveva -or fanno parecchi mesi; ed in questo mezzo tempo il succedere delle -cose è riuscito così favorevole alle speranze dei buoni, che quella -promessa di rispettare le leggi quali sussistono, e fuggire ogni -modo occulto e violento di mutazione, è divenuta un obbligo naturale, -necessario e comune, da poi che, mediante la saggezza miracolosa di -Pio IX, incomincia in cotesti nostri paesi un ordine vero legale, per -addietro sconosciutissimo, e per via di cui si à facoltà di procedere -pacificamente e di grado in grado all'acquisto d'ogni perfezionamento -civile.[5] - -Che io non possa poi ringraziarla condegnamente, e come io desidero, -della bontà e parzialità singolare in me adoperata, scorgesi bene da -ciò, che se il rivedere la patria ed i suoi dopo sedici anni d'esilio -e dopo estinta la speranza di più abbracciarli, è da computarsi -fra le maggiori consolazioni del mondo, a me dee mancare qualunque -fiducia di esprimere all'Eminenza Vostra, non pur coi fatti ma con -le parole, la gratitudine che me le stringe e annoda in perpetuo. -Solo vorrei pregarla a considerare che questi sentimenti li dice un -uomo lontanissimo da ogni maniera d'adulazione, e a cui sono ignoti -affatto le corti ed i grandi, ignoto il conversare e il carteggiare -con esso loro; e a cui infine reca una vera e novissima meraviglia e -soddisfazione il potere e dovere far ciò la prima volta in sua vita -con l'Eminenza Vostra, nella quale si avvera e l'antico adagio che la -bontà soggioga ogni cosa, e l'antica massima dei giuristi filosofi, che -negli ottimi è un diritto naturale e non prescrittibile di dominio e -d'impero. - - Di Genova, li 15 agosto 1847. - -Dell'Eminenza Vostra - - Devotissimo ed Obbligatissimo Servo - TERENZIO MAMIANI. - - - - -DISCORSO RECITATO AL BANCHETTO - -CHE IL CIRCOLO ROMANO OFFRIVA E DEDICAVA ALL'AUTORE il dì 23 di -settembre del 1847. - - - Fratelli e Compatrioti. - -Il massimo de' misfatti è bagnare le mani nel sangue civile; e l'Italia -(eterno suo dolore e rimordimento!) ha per secoli molti lacerato col -proprio ferro le proprie membra. Però, chiunque non reputa le cose -mortali essere governate dal cieco caso, dee nel contemplar le ruine -e il disfacimento della patria comune, ridire a sè stesso: — Tremenda -ma giusta è la tua ragione, o Signore! — Per giudizio dell'alto, il -popolo stato per vigor d'armi e sapienza di leggi arbitro e reggitore -di tutto il mondo agli antichi conosciuto, passò sotto il giogo di -cento nazioni, le quali per insino a jeri se l'hanno diviso, mercatato -e venduto, come torma di vili giumenti. Per giudizio dell'alto, la -schiatta più gloriosa fra tutte le umane fu abbeverata a lentissimi -sorsi di umiliazione e di scherno: e noi miseri che trascinammo per -lunghi anni la vita in esilio, e vedemmo dappresso la boria dello -straniero e gli occulti suoi pensamenti, noi vi testifichiamo, o -fratelli, che il nome d'Italiano era sinonimo di codardo, e apponevasi -a modo d'antonomasia al giullare ed al barattiere. - -Ma infine, le luttuose partite della colpa e della espiazione sono -pareggiate, e la pagina nuova che nel gran volume dei nostri destini -sta ora aperta e spiegata, porta le solenni parole di riscatto e -risurrezione. E perchè in nessun popolo viene ad effetto un profondo -e durevole rinnovamento, salvo che per virtù propria e interiore, e -gli Italiani scaduti e inviliti affatto innanzi al proprio cospetto -aveano dolorosamente smarrito ogni fede e ogni coraggio in sè stessi, -Dio, con consiglio amoroso e misericordievole, mandò loro un segno ed -una caparra evidente e infallibile del patto rinnovato e del perdono -largito. Allora scorgemmo in vetta al Campidoglio e a vista di tutte le -genti cristiane apparire un Angelo col nome di Pio, apparire un Labaro -sacro e vivente, in cui dall'Alpi al Lilibeo le serve e languenti -popolazioni girarono attonite il ciglio, e lesservi giubbilando _In -hoc signo vinces_. Nè questo solo prodigio ha mostrato il Cielo ad -accertare i Popoli nostri della salvezza insperata. - -Di voi, o Romani (lasciatemi parlare il vero), di voi fieramente -si sentenziava e diceva: — Gli altri stanno distesi ed infermi, ma -questi son morti e putono di cadavere; quadriduani ei sono, perchè -da ormai quattro secoli, e propriamente dallo sfortunato Porcari -che esalò l'anima sul patibolo, più non dettero voce nè crollo. — -Ma Pio IX che penetrava gli occulti del vostro spirito, così non -parlò, ed accostatosi a voi come Cristo Signore alla figliuola della -vedova, esclamò pieno di fede: _Non est mortua, sed dormit_. E voi -vi svegliaste, e nel tratto di soli pochi mesi faceste l'Italia -meravigliare delle vostre civili virtù. Nel vero, parecchie di queste, -a guardarle nell'abito solo esteriore, possono sembrare altresì -accomunate a gente o guasta o incivile: l'amore di libertà è naturato -coll'uomo, e non rade volte s'accende tra cittadinanze rozze e feroci; -l'unione dei voleri può sorgere spesso da ferrea necessità, o dalla -fiamma non durevole dell'entusiasmo; sprezzar la morte e i pericoli -è dote eziandio dei selvaggi; ed alcune fiate negli ultimi eccessi -della barbarie ribolle negli animi umani un valor disperato. Ma ciò che -rimane peculiare e qualitativo dei popoli veramente civili, e forniti -di alto senno e di sentire magnanimo, si è la politica temperanza; si è -il reggere, come voi fate, l'impeto stesso degli affetti più generosi, -e il voler che procedano d'ugual passo la moderazione e la forza, la -prudenza e lo zelo, la ragione e l'istinto: ondechè in voi, si può -dire, sono principiati in un dì medesimo e il possesso di parecchi -diritti, e la difficile saggezza di saperli assai convenientemente -usare. Ma v'è più oltre di bene. Imperocchè, o Romani, noi vi accusammo -di angusti pensieri e di gretto egoismo, e che non iscorgevate nè mondo -nè umanità di là da Ponte Molle e da Porta Carmentale: e voi, in quel -cambio, chiamati appena a un cominciamento di vita politica, avete -pensato sopra ogni cosa all'Italia, e ogni vostro atto e consiglio -va sottomesso e coordinato pur sempre alla salute, al risorgimento, -allo scampo di qualunque individuo della comune famiglia Italiana. Vi -accusammo di basse superstizioni; e molti chiamavanvi per istrazio una -congrega di pusilli e di bacchettoni: e voi, a riscontro, mostraste -di avere in cima dell'intelletto e accogliere e serbare entro l'animo -la essenza più pura e fruttifera del Cristianesimo; significaste coi -fatti di professare la sua generosa e razionale moralità, scaldarvi -degli spiriti suoi più progressivi e sociali, ed ardere al fuoco di -libertà che tutto quanto lo investe e il vivifica; in somma, mostraste -di aver in cuore segnata e scolpita la Religione Civile, maestra ed -inculcatrice di tutte quelle virtù, quegli uffici, quelle annegazioni -in che versa la carità cittadina, e le quali assommano la grandezza -e la perfezione del saldo e verace Italiano. Per tante e inaspettate -prove d'un sentire liberale ed altissimo, avete, o Romani, insegnato -al mondo, che, contro a mille apparenze e mille sintòmi, le brutture -e la corrutela rimanevansi esteriori e parziali, e, come a dire, -solamente appastate all'intorno del vostro animo, e che mai la sostanza -e il midollo non intaccarono e offesero: onde esso fu simile a quelle -stupende sculture giacenti tra le vostre ruine o in alcun canto de' -vostri trivj, calpestate dal passeggiere, coperte di lezzo e di mota; -ma le quali rimesse appena in sustante, e lavate e deterse d'ogni -immondizia, subito rivelano agli occhi maravigliati di ognuno la loro -antica e non alterata bellezza. - -A me le sorti non concederono il privilegio e l'onore di nascere -dall'augusta vostra sementa, ma però scorremi dentro le vene il puro -sangue latino; e voi, voi pure, o Romani, siete un latino rampollo, -e di gente latina crebbe e si allargò questa Città eterna e fatale. -A gloria poi ed a singolare compiacimento mi reco l'essere stato in -mezzo di voi e alle medesime vostre scuole allevato; e il Calandrelli, -il Conti, il Gasperini, il Folchi, ed alcuni altri ingegni debitamente -cari ed illustri, furono i primi balj e nutricatori della mia povera -mente. Da ciò pensate se mi tornò in somma dolcezza il rivedere -queste mura, lo spirar di nuovo queste aure, fissare gli occhi negli -occhi vostri, e, più che tutto, con voi conversare d'Italia e di -libertà. Da ciò pensate se mi s'imprime forte nell'animo una perpetua -riconoscenza dei larghi favori, dell'ospitale affabilità e della -fratellevole tenerezza con che vi piace di accogliermi; nè valgo a -significarvi a parole, quanto l'affetto abbondi e moltiplichi nel cuor -mio considerando tra me le splendide dimostrazioni e le segnalate e -invidiabili testimonianze d'onore con cui volete esaltarmi quest'oggi. -Il qual onore voi intendete per certo di conferire non alla mia persona -oscurissima, non ai meriti di buon cittadino in me troppo scarsi, -ma sì bene ai principj e alle massime generose e civili sempre e -invariabilmente da me professate, e all'amore e al desiderio di questa -nostra gran madre Italia, che m'hanno continuo infiammato, e da cui, -in sedici anni di amarissimo bando, mai non ho divertito l'animo un -sol dì e un solo istante. E ciò tutto voi fate perchè sia indizio e -pegno certissimo ed universale del come intendete premiare e onorare -coloro che non di sole parole e consigli (mio vano e sterile pregio), -ma sì bene avranno con tutto l'animo e con tutto il sangue ajutata e -affrettata la italiana rigenerazione; la quale (giova ripeterlo) voi, -Popolo Romano, avete iniziata, per voi s'avanza, da voi si sostiene, -e senza l'opera vostra mai non potrà riuscire nè santa, nè feconda, nè -duratura. - - - - -SULLA TOSCANA. - - - (Dall'_Italico_, semestre II. — Roma 23 settembre 1847.) - -Da lettere di Firenze raccogliesi, che la nuova legge colà pubblicata -circa all'ordinamento della Guardia Civica, non tragge seco l'adesione -e il suffragio di tutti, ed anzi qualche porzione di popolo ha fatto -perciò dimostrazioni sconvenevoli e tumultuose. Noi desideriamo che -quelle lettere sian cadute in amplificazioni: ad ogni modo, teniamo per -fermo che qualora si apponessero in tutto al vero, la stampa periodica -della Toscana, anzi dell'Italia intera, non mancherà al debito suo, -e rivocherà gli avventati e gli sconsigliati dalla via funesta dei -tumulti e delle sommosse. - -Certo, noi non daremo per questo cominciamento di male in escandescenza -e in furore, e non ingiurieremo nessuno col titolo di fazioso, di -ribaldo, di demagogo. La storia e il raziocinio c'insegnan del pari -quanto sia facile entrare in possesso d'alcuni diritti, e quanto -difficile saperli saviamente serbare ed usare. Compatiamo in generale -all'inesperienza de' giovani e all'ardore impaziente delle moltitudini, -e ci sentiamo dispostissimi a ravvisare ne' lor moti disordinati più -presto un eccesso di zelo, che un effetto di male intenzioni, e ne' lor -capi e guidatori un subito accendimento di fantasia e una baldanzosa -presunzione di sè, di quello che mire personali e ambiziose, e voglia -vera e deliberata di perturbare e sconvolgere. - -Con tali considerazioni, noi pigliamo speranza che la voce dei buoni -e degli assennati levandosi viva e concorde per biasimare codesti -eccessi, vedremo di corto i giovani ravvedersi e le moltitudini -rinsavire. A gente così ingegnosa, avvisata e penetrativa come i -Toscani sono, gli è impossibile che non apparisca chiarissimo il danno -grande ed inestimabile, che recherebbe alla causa italiana questo -rompere in clamori e in violenze ad ogni atto ministrativo che non -gradisca (poniamo pur con ragione) a molti ed eziandio all'universale. -Per gran ventura, àvvi oggi in Toscana rimedj regolari e pacifici ai -cattivi provvedimenti. Tanto manca che il buon Principe voglia o possa -al presente imporre a popoli suoi triste leggi ed improvvide, che ha -messo a tutela della giustizia e dei diritti, e a lume e scorta sicura -e comune del progresso civile, la libera e quotidiana esaminazione -e discussione della cosa pubblica. Or vuole essa la plebe, vogliono -essi i giovani inconsiderati preoccupare e sforzare il giudicio -della stampa periodica, rompere l'equo e difficile sindacato degli -atti ministrativi, la lenta e laboriosa maturazione delle riforme -e dei nuovi istituti? Per tutto dov'è conceduto il venir componendo -una mente ed un senso pubblico, e dov'è lecito all'opinione migliore -e più generale il manifestarsi ed il prevalere non subito nè senza -fatica, ma pure in modo efficace e perfettamente legale; il ricorrere -a' mezzi violenti e il far mostra d'ammutinarsi, e dirò anche il solo -turbar di frequente la quiete comune con atti sconci e rumori e grida -minaccevoli ed ingiurose, fa pensare al mondo che il popolo il quale -opera di tal guisa, mentre offende la propria sua dignità, disconosce -la forza suprema della ragione e del vero; rinnega altresì coloro che -tuttogiorno nelle stampe fannosi organo delle giuste querele e dei -comuni desiderj; abusa da selvaggio e da barbaro de' naturali diritti; -e merita di ricadere nell'ignobile stato di servitù e di codardia ove -la smoderatezza e i vizj e le colpe de' padri suoi il cacciarono. E -se questo in generale è vero, torna verissimo per noi Italiani, a cui -tanta maggior prudenza e moderazione abbisogna, quanto le condizioni -nostre sono state le più infelici del mondo, e permangono tuttora -le più pericolose e difficili. A voi Toscani è bellissima gloria -l'essere entrati primi o quasichè primi nell'aringo dell'italiana -rigenerazione: ma di quindi, a voi procede un obbligo vie maggiore di -porgere agli altri fratelli esempio salutare d'un'ordinata, prudente -e incolpabile risurrezione. Non udite voi l'Italia, la nostra madre -comune, la gran _Donna di provincie_, ancor tutta bagnata di lacrime -e coi solchi delle catene nelle braccia e ne' piedi; non l'udite voi, -ripeto, raccomandarvi affettuosamente la vita sua, la sua salvezza, -lo scampo estremo di tutti i suoi figli? Fra questi, Ella dice, v'ha -chi infinitamente più di voi tollerava e soffriva, chi ha dato prove -molto maggiori e malagevoli ad imitare di carità cittadina, costanza -magnanima, vigore indomabile, amore santo e animoso di libertà. Eppure, -vedete ch'ei sanno temperare i lor desiderj, e tenersi stretti e quieti -nelle vie della legge e dell'ordine. Perchè, dunque, sarete voi più -insofferenti ed immoderati? Deh, a che riuscirebbe, o figliuoli, la -vostra sconsigliatezza, salvo che a sbarbicare del tutto le riforme -bene iniziate, e la speranza che acquistan del meglio i fratelli -vostri subalpini, dal cui coraggio e dalla cui disciplina io aspetto, -quando che sia, d'essere fatta signora di me medesima? E non son del -mio sangue, e non sono viscere mie quegl'infelici, che pur mentre -io parlo, cadono laggiù trafitti dal piombo e dal ferro su ciascuna -riva dello Stretto? I vostri savj e ammisurati portamenti, la vostra -ragionevole discrezione e longanimità, il lieto spettacolo del vostro -riposato e concorde vivere civile, può far cessare quelle morti e quel -sangue, chiudere quelle larghe ferite, cambiar la mente e il consiglio -di chi tiene in mano le sorti della Sicilia e del Regno. Il contrario -(ahi misera!) procederà del sicuro dal disordine, dai tumulti e dalle -violenze. In qualunque atto, o figliuoli, e in qualunque deliberazione, -pensate ai profondi sospiri, pensate alle lagrime occulte e amarissime -di tanti vostri fratelli men di voi fortunati, non però meno cari e men -diletti al cuor mio. - - - (Dal medesimo-Roma, 7 ottobre 1847.) - -Ci giungono di Toscana notizie certe ed esatte, dalle quali -siam confermati nella speranza che avemmo, che le molte lettere -mandate di là in cui parlavasi di fatti tumultuosi avvenuti per la -pubblicazione del Regolamento intorno alla Guardia Civica, eran -cadute in amplificazioni, ed entrate in paura non ragionevole di -scompiglio e sommosse. La saviezza della plebe (ci scrivono di colà) -e la discrezione e arrendevolezza de' giovani non è minore in Etruria -che nello Stato Romano, e l'antichissima urbanità e la universale e -pressochè ingenita educazione delle moltitudini toscane non lascian -temere ch'elle trascorrano di leggieri in atti violenti, e in -riprovevoli e licenziose dimostrazioni dei proprj desiderj. - -A noi vengono carissime queste notizie, e con piacere ci affrettiamo -di farle assapere al pubblico. L'ufficio di ammonir con modestia, e -correggere con amore le moltitudini, è forse il più ingrato di quanti -competono al giornalista; il qual conosce assai bene non essere quello -il modo di andare a versi nè del popolo nè de' giovani, cui piace -naturalmente il sentirsi sempre lodati ed accarezzati. Ma la stampa -politica, a riguardarla nell'alto suo ministero, e sceverandola da ogni -basso fine di lucro e di ambizione personale e smodata, tien luogo -oggidì in gran parte di quella solenne censura che fu il magistrato -più austero e imparziale dell'antichità, e che mai non si sgomentava di -dispiacere ai sommi ed agl'infimi, ai governati ed ai governanti. - -La rigenerazione nostra vive una vita ancor tenerella e infantile, e -può ammalare così di languore come di febbre. Noi, secondo le nostre -forze, combatteremo sempre ambedue quelle infermità, quante volte non -pure discoprirannosi apertamente, ma daranno indizio e sospetto di sè. -Sui fatti possiamo ingannarci; le intenzioni sentiamo di avere diritte -e generose. - - - (Dal medesimo-Roma, 14 ottobre 1847.) - -(Precede una lettera sottoscritta da molti Toscani di eletto nome, -nella quale si fa alcuna rimostranza sul penultimo Articolo.) - -Appena da nuove lettere di Toscana fu dissipata la grave apprensione -in che molti vivevano intorno alla quiete ed all'ordine di quella -provincia, io mi affrettai con vivissima compiacenza di ciò pubblicare -in questo giornale medesimo. con data dei 7 di ottobre. Il foglio che -giungemi di Firenze e leggesi qui stampato, riconfermando la buona -novella, riconferma me nella gioja e consolazione ricevutane. V'ha -molti casi nei quali la parola eccitata dalle notizie correnti, perde -opportunità ed efficacia qualora s'aspetti che il tempo o cancelli -appieno o raddrizzi ed emendi il racconto dei fatti. In cotali casi, -chi non vuol mancare al debito di scrittore e di cittadino, e d'altra -parte non vuol censurare senza buon fondamento, parla e ragiona per via -di supposti, dichiarando di avere ferma speranza che le cose narrate -o non s'appongano al vero o di molto l'amplifichino; e ciò appunto -faceva io nell'articolo del 23 di settembre: l'impeto dell'affetto e la -vivezza dei tropi debbesi unicamente recare all'indole dello scrittore -e all'importanza suprema della materia. Come si propalasse la voce -di disordini gravi accaduti e il sospetto di cose molto peggiori, io -non so; ma che ciò si scrivesse in più luoghi e da persone assennate -e di credito, è certo e noto ad ognuno. Nè il raziocinio valeva a -mostrare e provare quegli avvenimenti come impossibili; conciossiachè, -mancando a noi Italiani da troppo gran tempo la vita politica, ci -vien meno similmente il criterio e l'abilità di presumere con molta -certezza quello che siamo per operare. Ed anzi, considerandosi bene la -inesperienza comune, l'ardore delle fantasie, i tempi difficilissimi, è -più forse da maravigliare della universale prudenza e saviezza, che del -loro contrario. Ma d'altra parte, io confesserò volentieri che nessun -prodigio di senno civile è insperabile dai Toscani, privilegiati fra -tutti i popoli italici per altezza d'ingegno, e gentilezza d'animo e -di costumi. Del che mi sembra fare testimonianza molto notabile questo -foglio medesimo che tanti egregi Toscani sonosi degnati mandarmi. -Perchè non poteasi con parole più mansuete e cortesi, e con più -squisita urbanità dimostrarmi l'errore in cui venni indotto, e il quale -son quasi tentato di amare e di carezzare, dappoichè mi ha procacciata -una manifestazione di benevolenza e di stima superiore oltre modo e, -a meglio dire, senza proporzione veruna coi pregi della povera mia -persona. Voglia ciascuno di que' degnissimi soscriventi riconoscere -in queste mie parole un atto sincero di scusa, di ringraziamento e di -ossequio a lui particolarmente indiretto, e il quale io adempio con -la solennità che posso maggiore, per segno durevole di osservanza e di -gratitudine.[6] - - - - -PAROLE DETTE IN PERUGIA NELLE STANZE DE' FILEDONI - -li 18 di ottobre del 1847. - - - Fratelli e Compatrioti. - -Quante solenni memorie, quanti affetti gagliardi, che immagini varie -di grandezze e ruine, di trionfi e cadute mi si adunavano intorno al -cuore, mentre io saliva (or son pochi giorni) questi famosi Apennini, e -scorgeva torreggiar di lontano la città vostra, antica e quasi naturale -regina dell'Umbria! - -E per vero, io discerneva quivi da ciascun lato i vestigi ed i -testimonj d'infinite umane generazioni, e di più forme e procedimenti -di civiltà; e di quindi io raccoglieva come a dire un compendio e un -ritratto della storia intera d'Italia, in quel modo appunto che ne' più -profondi scoscendimenti o dell'Alpi o de' Pirenei avvisa e riconosce il -geologo la storia tutta quanta del globo terraqueo e de' paurosi suoi -cataclismi. Certo è che voi, Perugini, col solo indicare gli avanzi -che qui tuttora grandeggiano dell'opere ciclopee, e con l'aprire que' -sepolcreti non da molto scoperti e tornati alla memoria degli uomini, -ove intorno alle ceneri de' Lucumoni dormono gli antichissimi vostri -padri, voi potete, insieme con l'altre metropoli etrusche, darvi titolo -e gloria di progenitori veri dell'occidentale incivilimento; imperocchè -appo voi le arti, la religione, le leggi, le leghe, i commerci già si -attuavano e si spandevano, quando la Grecia medesima rozza rimaneva e -selvatica. E però, in fra le nazioni tutte moderne, a voi si compete -una specie di nobiltà naturale e di legittimo patriziato, conciossiachè -va ormai pel terzo migliajo d'anni da che siete usciti di stato barbaro -e entrati a iniziare l'umano perfezionamento. - -Ma le vostre valli e colline situate come si veggono fra il Trasimeno -ed il Tevere, son tutte piene altresì di romane memorie; onde gli -antichi libri raccontano che fino a quando stette e durò la Repubblica, -stette e durò prosperevole il vostro Comune; e il ferro e il fuoco che -per le mani scelleratissime dei Triumviri l'ardeva e lo smantellava, -annunziò al mondo il prossimo disfacimento del maggiore degl'imperi. -Ma l'Italia è sacra e non può perire, e di voi similmente fu decretato -che alle ruine etrusche ed alle romane sorvivereste; e quando per lo -crescente splendore del pontificato il nome d'Italia ridivenne temuto e -onorando, e i vecchi municipj latini sentirono di aver riacquistata la -balía di sè stessi, la città vostra, o Perugini, fu in quella nuova e -maravigliosa costellazione di repubbliche un astro sereno e cospicuo: -il perchè leggesi lungamente in tutte le storie patrie quanto la -bravura di Fortebraccio, le armi e le astuzie de' Baglioni, l'autorità -e la prepotenza di sommi gerarchi, faticassero e travagliassero ad -assoggettarvi e a sbarbare dal vostro suolo la pianta divina della -libertà. Ed essendo che la generosa vostra natura dovea farvi partecipi -d'ogni ragione di gloria italiana, allato al valore di Niccolò -Piccinini e d'altri gagliardissimi condottieri usciti del vostro -sangue, nacque per gentil contrapposto quel miracolo d'arte Pietro -Vannucci, la cui fama, avvegnachè grande e perpetua, sarebbe massima -e sola, dov'egli non avesse nudrito del proprio senno e allevato -nelle proprie sue scuole colui al quale voleranno secondi tutti i -contemplatori del bello e gl'imitatori della natura. - -Nell'età più bassa, voi pure, o Perugini, con tutta insieme la nazione -italiana siete caduti, e il comune peccato espiaste delle guerre -fratricide. I Genovesi nel sangue pisano e veneto, i Veneziani nel -genovese e lombardo, voi tingeste le infelici armi vostre nel sangue -fulignate e aretino: di quindi le miserie e le umiliazioni, di quindi -la cresciuta ignoranza, e le pessime leggi, e la tirannia straniera e -domestica. - -Ma l'Italia (giova ridirlo) è terra sacra, e dai destini privilegiata; -conciossiachè si racchiudono nel grembo suo infinite semenze di civiltà -sempre nuova e ripullulante; e sembra che a ciò a punto il consiglio -supremo di Dio lascila di tempo in tempo incolta ed inoperosa, perchè -ristorata di forze quanto bisogna e purgata delle male erbe, faccia -altra volta maravigliare il mondo universo de' peregrini frutti di -sociale sapienza, che in modo affatto insperato produce e matura, e de' -quali nudrisce di poi molto volentieri le menti di tutti i popoli. E -che noi siamo al presente in questo ricominciare il glorioso cammino, -e che la benignità dei cieli conceda a nostri occhi di rimirare i -primordj fortunatissimi d'una quinta epoca d'italiano incivilimento, -il dicono assai manifesto la letizia de' vostri aspetti, la concordia -e meschianza di tutti gli ordini di cittadini, la significazione di -queste scritte e di questi emblemi, le parole calde e leali che a voi -ed a me or si fa lecito di pronunziare e di udire, il vedermi io stesso -in mezzo di voi e da voi festeggiato dopo la lunghezza e l'acerbità -d'un esilio più che trilustre. Ma forse meglio di qualunque altro -indizio, e con chiarezza ed efficacia maggiore di tutti i segni da me -notati, ciò che afferma, persuade e assicura qualunque intelletto del -certo nostro risorgimento, si è lo scorgere qui presenti gli stemmi -e l'effigie dell'Augusto e Ottimo Pio; il quale voi, o Perugini, -con sublime antonomasia e con un senso profondo di verità, chiamar -solete il liberatore, e ch'io credo altresì, senza pericolo niuno -d'adulazione, poter domandare il Divino ed il Taumaturgo; perciocchè la -subita trasformazione ch'egli ha operata nell'essere delle cose e nel -cuore degli uomini, à, più che d'altro, natura e qualità di prodigio. - -Sfavilli, adunque, d'amore e di gratitudine l'anima nostra verso un -tanto Pontefice, al quale ha piaciuto con l'ultimo atto di sua saggezza -di sollevare questi popoli alla giusta partecipazione della politica -potestà; e incominciando in tal guisa fra noi un ordine vero legale, -per addietro sconosciutissimo, e ponendo a principale custodia e difesa -di esso non l'armi forestiere e le mercenarie, ma le proprie e libere -de' cittadini, ha restituito a noi tutti il senso dell'umana dignità, -l'uso dei naturali diritti, l'alterezza del nome italiano. Però, -il modo più acconcio e migliore di mostrarsegli grati e nobilmente -rimeritarlo, si è per lo certo di proseguire, con ispirito animoso -insieme e prudente, la impresa grande e magnanima da lui cominciata, -e volere e operare l'universal bene com'egli l'opera e il vuole; cioè -a dire con cuor mondo e labbro verace, e con interissima annotazione -e rinunciamento de' nostri privati profitti. Affratelliamoci tutti -con franco e devoto animo, tollerando le differenze delle opinioni e -le ombre e le nebbie de' pregiudizj, spegnendo (se fia possibile) per -sino il nome di fazioni e di sètte, e accettando non che per vera ed -eterna, ma per benefica e salutare altresì quella massima la quale -afferma starsene effettivamente gli uomini spartiti e schierati in -due vasti campi; ma che nell'uno già non sono adunati i conservatori -e i retrogradi, e nell'altro i liberali ed i progressisti; nel primo -i solleciti e gl'impazienti, e nel secondo i moderati e i prudenti; -in questo il clero ed i nobili, in quello i laici e la plebe: ma sì -veramente nell'un campo stanno attendati gli onesti, e i disonesti -nell'altro; imperocchè la virtù e il vizio soltanto hanno facoltà di -spartire il genere umano, e inconciliabili sono fra loro pur solamente -la bontà e la tristizia, la leanza e l'ipocrisia. Ogni onesto pertanto -e ogni buono, qual veste o nome o condizione o pensieri ch'egli abbia, -venga lietamente da noi ricevuto, ed anzi ricerco e sollecitato. Ma -chiudansi perpetuamente le nostre porte agl'ipocriti ed ai malvagi, -poco badando che per avventura liberali sien detti e liberali opinioni -professino. Cademmo per le discordie e la corruttela, e per li soli -contrarj loro potremo risorgere. Inebriamoci, a così dire, della carità -cittadina, e un qualche tempo almeno viviamo dimentichi di noi stessi -e ricordevoli unicamente della patria comune: ed io vel giuro per gli -spiriti sacri e immortali dei martiri della libertà, noi salveremo -l'Italia, e tutta la salveremo e per sempre. - -Quanto è poi alla mia persona e alle cagioni ed al fine di questa -lieta vostra adunanza, io pensando alle lodi veramente superlative che -di me ho ascoltate, e guardando a queste singolari dimostrazioni di -osservanza e di affetto, onde a voi, Perugini, gradisce di onorarmi e -fregiarmi oltremodo; io debbo, siccome fo, ringraziarvene con tutto -l'animo, e conoscente rimanervene fin di là dal sepolcro; e sempre -dinanzi agli occhi della mia mente dimoreranno le vostre sembianze -e la dolce e cara memoria di questo giorno: ma io non posso in -guisa alcuna ritrarne, come vorrei, una gioja sincera e un profondo -compiacimento, conciossiachè io mi riconosca di tali onori e di tali -fregi immeritevole affatto, nè piglio speranza per l'avvenire di -crescere tanto nella bontà e negli altri pregi, da molto scemare la -sproporzione coi vostri encomj e con la vostra ospitale cortesia e -larghezza. E per fermo, io m'avvedo di non aver operato a rispetto -d'Italia altra cosa degna e lodevole, fuorchè l'alimentare nel chiuso -petto una infruttifera intenzione e un desiderio inerte ed inefficace -di sua salvezza, e l'aver sostenuto con dignità conveniente la comune -sventura: nel che è piuttosto da lodare la rimozione del male che -l'adoperazione del bene, la quale appresso i popoli civili e magnanimi -non dee consistere mai nel nudo e semplice adempimento di ciò che -è debito universale d'ogni cittadino non reo e non vile. Perlochè, -giovandomi pure della calda affezione che mi portate, e del non poco -di autorità che ripor volete nel mio ragionare, sostenete che io vi -consigli e vi preghi ad essere di tali mostre e testimonianze d'onore -più parchi dispensatori, e serbarle tutte per quei generosi che in -tempi ancor più difficili, tra prove molto più ardue e laboriose, -tra cimenti di grave ed anzi d'estremo pericolo, sapranno, con forti -spiriti e con la spontaneità e religione del sacrificio, fermar le -sorti ancor vacillanti d'Italia, e pareggiar gli avi nostri nella -grandezza loro più malagevole ad imitarsi; io vo' dire, lo spregio -magnanimo d'ogni rischio e d'ogni infortunio, e il far getto sì degli -averi e sì della vita perchè della patria carissima sia la vita eterna -e gloriosa. - - - - -DISCORSO RECITATO AL BANCHETTO - -CHE I PESARESI OFFERIVANO ALL'AUTORE CONCITTADINO il dì 31 di ottobre -del 1847. - - - Fratelli e concittadini. - -Sempre è dolcissima cosa rivedere la patria; e per poco ch'ella sia -stata lungi dagli occhi nostri, un attraimento soave ed irresistibile -a lei ci rimena. Ma rivederla dopo compiuti sedici anni, che sono -sì gran porzione di nostra vita; rivederla dopo l'esilio, e per -cessazione di quel divieto crudele che il desiderio di lei raccendeva -nell'animo e rinnovava senza conforto ogni giorno; rivederla, infine, e -ricuperarla quando la speranza n'era affatto venuta meno, quando parea -cosa certissima dovere il povero rifuggito lasciare in terra straniera -le sue ossa non lacrimate da alcuno, ciò reca tale e tanta squisita -dolcezza e abbondanza di gaudio, che le parole non vi arrivano, e -l'arte del dire smarrisce ogni sua facoltà. Ora, questa per appunto -è la condizione e la insufficienza in che trovasi di presente la mia -lingua e il cuor mio. Nè con tutto ciò, io v'ho ancora ricordato e -dinumerato l'altre cagioni vive e gagliarde di mia profondissima -commozione, e della piena impossibilità di significarvela. -Conciossiachè io pensava che a' miei sospiri e al mio dolore trilustre -fosse unico testimonio Iddio, e solo qualche amico d'infanzia dentro -nel chiuso animo se ne compiangesse; laddove voi mi dimostrate, o -fratelli, con mille prove, che tuttaquanta la mia città e provincia -natale partecipava al mio lutto e dolore. Vollero i nemici del bene, -e più specialmente nemici d'ogni libertà e grandezza d'Italia, non che -sbandeggiarmi per sempre e togliermi ogni cosa cara e diletta quaggiù; -ma eziandio alla pena aggiunger lo sfregio, darmi appellazioni piene -d'ingiuria, svegliarmi contro non l'amore e la compassione de' popoli, -ma bensì l'odio e lo sprezzo. E voi in quel cambio, o miei Pesaresi, -voi m'accogliete con quegli onori che non alla umile mia persona, ma sì -starebbero bene a un uomo illustre e magnanimo; voi vi compiacete di me -come s'io fossi augumento di vostra gloria, e passar mi fate, per così -dire, dall'oscurità alla fama, dall'esilio al trionfo. - -Tutto questo, o concittadini, versa sulle piaghe che m'aprì la -fortuna un balsamo soavissimo, ed anzi elle sono già tutte chiuse e -rimarginate. Se non che, per la necessità ineluttabile in cui vivesi -l'uomo di sentire nelle cose più liete e felici la fralezza di sua -natura, una qualche stilla d'amaro si sparge eziandio nel pieno di -tal contentezza. Imperocchè io mi partiva di questa terra carissima -vigoroso e fiorente di età e di salute, ed ora mi vi riconduco assai -cagionevole e prossimo alla vecchiezza. Il sedere e conversare tra voi -e con voi m'è somma gioja e compiacimento; ma quando io giro lo sguardo -ne' vostri aspetti, troppe sono le sembianze amatissime e nel mio cuore -scolpite che io cerco ed, ahi! non ritrovo. Irreparabile caducità delle -umane sorti! Nello spazio di sedici anni, oh che dolorose trasmutazioni -si compiono, quante memorie soavi s'estinguono, quanti sepolcri si -schiudono, quanta parte della coetanea generazione vi scende! - -Non però di meno, perchè lasciomi io rapire a sì triste meditazioni in -ore sì belle e sì fortunate? E che può mai importare la mia soprastante -vecchiezza e le mie infermità, quando io rimiro che la patria nostra -ringiovanisce, e che lo spirito di libertà cominciando a scorrere -nelle sue vene, tutta maravigliosamente la risana e rintegra? Parecchi -dei miei prediletti amici ànno chiuso gli occhi nel sonno mortale: ma -più non riposano in terra di schiavitù, ma il piede dello straniero -non potrà oggimai calpestare le tombe loro, e la viva riconoscenza -del popolo inverso ciò che vollero ed operarono a bene di lui, a bene -d'Italia, più non fuggirà paurosa li sguardi de' vilissimi spiatori; ed -anzi, mentre esso popolo verserà su quelle tombe dolce e ricordevole -pianto, le mani de' sacerdoti leverannosi a benedirle, e le lor sante -bocche pregheranno la pace de' giusti alle anime infiammate di carità -cittadina: imperocchè il maggiore de' prodigi e il più profittevole -al mondo che la sapiente bontà di PIO IX conduce in atto, si è del -sicuro quel caldo e fratellevole abbracciamento che vediam farsi in -modi così impensati e sublimi tra la virtù privata e la pubblica, -tra la libertà e la religione, tra l'incivilimento e la Chiesa. Io vi -dichiaro, o fratelli, con gran fermezza, che quando anche i miei disagi -e le mie afflizioni state fossero intrise di molto maggiore assenzio, -quando incontrato avessi non pure un esilio quale ho sofferto, ma -dieci altrettali ed ancor più acerbi, queste nuove sorti d'Italia -porgerebbermi una mercede e un compenso oltre misura superiori; e la -letizia che me ne procede, esser dee riposta tra le cose veracemente -ineffabili, e tra quelle divine pregustazioni delle delizie celesti, -che alcuna ben rada volta sono agli uomini concedute affin di aprire -il loro intelletto e crescere il lor desiderio inverso le bellezze -sovramondane ed eterne. - -Per rispetto poi all'intenzione amorevole che tutti manifestate -di onorare in me non le opinioni solamente le quali ò sempre mai -confessate, e la santissima causa a cui son devoto, ma eziandio la -mia persona e quello che di lodevole a voi par di trovare nell'animo -e nell'ingegno mio, sinceramente vi affermo, che delle vostre -onoranze ed encomj io sento di meritare appena una minima parte, e -che pur questa io debbo da voi riconoscere. Imperocchè voi, come se -tutti mi foste padri e fratelli, m'avete con amorosi consigli e con -blandimenti e lodi ed esortazioni continue e infinite avviato al bene, -e, mediante una specie di cortesissima e affettuosa violenza, m'avete -fin dalla puerizia sospinto a desiderare la celebrità delle lettere. -Così da voi s'è mostrato, con bello e utile esempio, che non riesce -dannoso, come pensano molti, al primo svegliamento dell'intelletto e -dell'altre nobili facoltà il nascer discosto dalle grandi e rumorose -città capitali; perchè pure alle aquile, innanzi di avere spiriti e -gagliardezza per volare in cima dell'alpi e affrontar le bufere, fa -d'uopo di crescere quietamente nel piccolo nido, e con tenue cibo -venir nudrite. E similmente da voi s'è mostrato, come quello che suol -domandarsi oggidì _spirito municipale_, quando sia ben temperato e -commisurato all'amore e servigio che tutti dobbiamo alla patria comune, -divenga sorgente perpetua di profitto e virtù, massime in questa nostra -Italia, in cui la potenza individua di ciascun uomo tiene spesso del -prodigio; quando che altrove le grandi cose si operano solo per virtù -collettiva, come sforzo e peso di masse, il quale in ciascun atomo -componente non apparisce e non ha valore assegnabile. - -Ma perchè lo spirito municipale non nuoca ed anzi giovi e fruttifichi, -egli è grandemente mestieri non solo di connettere e subordinare -ciascun atto della vita del proprio Comune all'universal vita della -nazione, ma di stringere quanti più legami si possono di socialità e -di fratellanza con le città finitime e prossime, affinchè un flusso -perenne di scienza e di civiltà corra e ricorra per esse tutte, come -sangue per ogni vena di corpo animato. In cotal guisa, o Signori, poco -avremo ad invidiare a quelle nazioni in cui li sparsi raggi d'ogni -bene comune e d'ogni specie di scibile radunansi tutti in un punto -solo sfolgorantissimo: conciossiachè i lumi del viver nostro civile, -non ostante la picciolezza e tenuità di ciascuno, congiungendosi -spesso e rischiarandosi mutuamente e a simiglianza di specchi l'uno -nell'altro riverberando, cresceranno da ultimo sì fattamente e di -numero e d'intensione, da soverchiare ogni forma e grandezza di -umano splendore. Dalla qual cosa procederà fra gli altri beni questo -prezioso e singolarissimo, di convertire l'astio profondo e le misere -nimistà antiche in emulazione ardente e operosa. Nè a voi, Pesaresi, -dee fare apprensione e paura l'entrare in simile competenza con mille -altre città; dappoichè la natura v'à di raro ingegno e di non comune -gentilezza privilegiati, sicchè picciolo popolo siete, ma glorioso e -caro alla nostra gran madre Italia. Deh vogliate, o giovani, serbare -a questa città natale il titolo suo invidiato di culta e di gentile, -e non vi piaccia di confondere mai l'austerità e la valentía con la -salvatichezza e con la ferocia, e di scompagnare dall'uso dell'armi gli -studi gravi e gli ameni. Ben conoscete che l'armi indòtte sono barbare, -e in guerra non durano e non prevalgono; come, per lo contrario, la -scienza imbelle e indifesa appiccolisce sè stessa e muor nel servaggio. -E a cui non è noto il simbolo esatto ed elegantissimo per via del quale -rappresentavano i Greci l'alleanza perpetua e necessaria dell'armi e -delle lettere? chi non sa che Minerva, figliuola della mente di Giove, -usciva dal capo del Dio brandendo l'asta e imbracciando lo scudo? Ma -perchè m'andrò io ravvolgendo tra le favole greche, mentre la storia -vera d'Italia offre a noi Metaurensi, e ai popoli tutti compaesani, uno -specchiatissimo esempio del sapere alle armi contemperare gli studi, -e fare scorta e governatrice d'ambedue la sapienza civile? E che altro -erano le città famose di Metaponto, di Crotone, di Taranto, di Locri, -di Reggio, se non collegi e famiglie di filosofi e di guerrieri? Quale -altra parte del mondo à saputo a un tempo medesimo e con l'ufficio -degli uomini stessi trovar le scienze e fondar le repubbliche; -eccellere nell'arte della poesia e della musica, come nell'arte del -difendersi e del battagliare? A chi non entrerà in cuore una giusta -e durevole ammirazione, considerando quell'alternare continuo delle -ginnastiche e delle meditazioni, quel passare di frequente dalle -accademie al campo, dalla investigazione profonda delle fisiche e delle -matematiche all'apprendimento disagiato e severo della milizia, e dalla -quiete e solitudine contemplativa al maneggio e all'uso delle faccende -politiche? Sono d'ogni cosa i padri nostri stati trovatori e maestri, -nè mai ci bisogna di trarre altronde gli esempj e gl'insegnamenti. Nè -dicasi che tutto ciò è antichissimo, e troppo remoto e diverso dalle -condizioni moderne. Conciossiachè, a rispetto della natura, noi siamo -sempre i medesimi, e nulla à cangiato sostanzialmente in Italia, salvo -che la tempra degli animi; a ricomporre la quale ci basterà oggimai -il fermo e saldo volere. Nulla nell'ordine delle cose mondane è più -resistente e meno mutabile che i germi primitivi e le forme ingenite -delle specie; e da voi non s'ignora per che serie innumerabile d'anni, -tra quali forze nemiche e pertubatrici, si serbano integre e incorrotte -le minute semenze di mille gracili pianticelle: or quanto più forti -riescono, quanto più perdurevoli i germi primitivi ed originali delle -umane famiglie! Noi siamo, ripeto, e ciò ne serva d'orgoglio insieme -e di vergognoso rimprovero, noi siamo li stessi che i padri nostri; -e la invasione de' barbari altro non à pur fatto, che insinuare -piccioli rivi d'estrania vena nel regal fiume delle razze latine; e -que' rivi o sono già dileguati, o, come insegnano i fisici, servito -ànno a ravvivare la virtù e l'efficacia delle antichissime stirpi. Nè -a chiunque s'ostini di ciò, negare dobbiamo rispondere altra parola, -se non invitarlo a girare gli occhi verso le sacre sponde del Tevere. -Là veggia, là contempli la forza e generosità indomabile delle vecchie -progenie. Essendochè quella misera plebe, giaciuta in sonno, in gelo -e in torpore di servitù e d'ignoranza pel voltare di qualche secolo, -e dopo aver tollerato lo sprezzo oltraggioso non che degli strani ma -de' medesimi compatrioti, ecco si vien riscuotendo alla voce soave del -suo Pontefice, e fa l'Italia e l'Europa maravigliare de' pensamenti e -delle opere sue. Ella così stramazzata nel fango e l'ultima giudicata -fra le plebi italiane, già sorge e procede animosa, già entra innanzi -a noi tutti, e pianta in Campidoglio un Labaro nuovo promettitore di -certa vittoria e in cui, dallato al nome augustissimo dell'autore e -principiatore di nostra risurrezione, potrà, senza paura di scandalo e -con approvazione e contentamento del mondo intero civile, riscrivere le -famose e tremende parole _Senatus Populusque Romanus_. - - - - -Il seguente scritto usciva dai torchi verso il finire dell'anno 47, -e in quel mentre appunto che in Roma si congregavano i deputati ad -una Consulta in cui ponevano le città dell'Italia media speranze più -che grandi. Desiderò l'Autore che il Municipio del suo paese natale -porgesse l'esempio di addirizzare al proprio deputato parole utili e -pubblicamente espresse, affine che da pertutto l'opinion generale dei -popoli avesse comodità di farsi sentire e valere. Al Municipio gradì -molto il pensiere, e l'Autore concittadino ebbe carico di porlo in -atto. Ogni cosa è qui assestata alle circostanze, e parecchi concetti -nuovi si meschiano ad altri comuni ed elementari di scienza politica. - - - - -IL MUNICIPIO DI PESARO - -AL SUO DEPUTATO APPRESSO IL PONTEFICE. - - ALLOCUZIONE. - - -I. - -Noi crediamo debito nostro e utilità e profitto di questi popoli -Metaurensi l'aprire a Voi pubblicamente, o illustre signore, i nostri -pensieri circa que' negozj gravissimi, a trattare i quali siete -chiamato in Roma dal glorioso Pontefice. E del manifestarvi la mente -che abbiamo e i desiderj e le speranze che vi accompagnano, ci sembra -tanto maggiore la opportunità e la convenienza, quanto che noi non -siamo per via diretta e per suffragio proprio e immediato i committenti -vostri; tuttochè a noi sia gran cagione di stimarvi altamente e di -confidarci nel vostro zelo e sapere la scelta che à fatto di voi il -sovrano. Questi, nell'ultimo suo Motuproprio delli 15 ottobre, col -quale à recato gioja sì viva nell'animo de' suoi popoli e in cui -definisce gl'incarichi e le pertinenze dei deputati, rassegna fra esse -l'ufficio _di determinare le regole che la Consulta di Stato debbe -tenere in trattare, deliberare e sindacare gli affari_. Noi, dunque, -v'invitiamo per prima cosa a compiere quell'ufficio in maniera, che -la manifestazione della mente dei deputati e qualunque altro esercizio -di lor facoltà e prerogative sia franco e spontaneo quanto bisogna, ed -abbia per testimonio e per giudice quotidiano e debitamente istruito la -pubblica opinione. - -E voi potete ciò facendo chiarire altresì ed estendere alcune -disposizioni di esso Motuproprio, le quali noi desidereremmo e più -larghe e meglio determinate, affinchè le pubbliche guarentigie che vi -si attengono, riescano da nessun lato apparenti e vacillanti, ma reali, -ferme ed irrevocabili in ogni parte. - - -II. - -Il Santo Padre, nella circolare delli 19 aprile mandata dal cardinal -Gizzi a tutti i governi delle provincie, raccomandava più specialmente -alle cure e meditazioni dei fedeli deputati l'ordinamento nuovo de' -Municipj. E di vero, con gran senno il principe nella riformazione -dello Stato prende le mosse da quella che ragguarda i Comuni; -imperocchè, come puossi dare assetto, figura e vita all'intero corpo, -qualora non sieno per innanzi ben composte e figurate le membra? Noi -vi preghiamo, pertanto, se pure di ciò è mestieri pregarvi, che vi -occupiate con tutto l'animo nella costituzione nuova dei Municipj; -e intendiamo che ciò si faccia da voi con mente affatto imparziale -e con estesi e generali concetti, badando sempre alle condizioni ed -all'esigenze comuni, e non alle minute particolarità e pretensioni -di tal luogo o di tale altro: imperocchè noi non vogliamo che il bene -della città e provincia nostra sia per privilegio e per eccezione, e -meno vogliamo che torni a scapito di qualunque altra parte dell'intero -corpo della patria; ma sì domandiamo che ogni riforma ed innovazione -nostra particolare avvenga per effetto di leggi comuni, e si accordi -perfettamente con l'universale prosperità. Verso tre punti principali -debbe addirizzarsi la perspicacia vostra nella materia dei Municipj. - -Il primo si è, che a rispetto dello Stato risiede nel Municipio una -libertà naturale di azione circa il formare e usare di tutti i suoi -beni, appunto come nell'individuo a rispetto della città. Di quindi -procede che le franchigie non gli son date dalla legge, ma sì dalla -legge sonogli assegnate le giuste limitazioni di quelle; e però, in -generale, la legge non dee (come sotto i governi dispotici) venire -numerando le speciali e singolari facoltà del Comune, e prescrivergli -quello che può, ma quello che non può e non dee. - -Da cotal massima procede il secondo punto, che la legge cioè sappia -e voglia costituire il Comune con quanta maggior larghezza si può; -e intendiamo dire, che la spontanea vita di esso si svolga e cresca -e si eserciti sciolta dalle restrizioni e pragmatiche che or sotto -nome di tutela, or sotto quello di sopraveggenza e di buon governo, -impacciano dannosamente e oltre ad ogni necessità il corso naturale dei -pensamenti e delle azioni commutative. E qui ci piace di ricordarvi, -che la prima e fondamental cagione della prosperità sociale, durevole -e non artefatta, si è la spontaneità, siccome quella che s'ingenera -immediatamente dalla nobile natura umana, la essenza di cui è libera -e _incoercibile_: di tal guisa, l'avviamento dell'uomo al vero ed al -bene non dee venir procurato dalle prescrizioni della legge troppo -speciali e forzose, ma dall'impulso generale dei metodi educativi, -dall'incremento e diffusion del sapere, e da tutte quelle cagioni -che per semplice virtù ed efficienza morale persuadono e ottengono i -miglioramenti e perfezionamenti civili. - -Per la ragione medesima, noi non vi raccomandiamo di estendere e -moltiplicare le pertinenze dei magistrati municipali; stantechè ogni -cosa per natural diritto è di pertinenza loro, quante volte essi -operino a nome e per facoltà del popolo committente, e non invadano -alcun ufficio che le leggi decretarono dover competere allo Stato e a' -suoi reggitori. Molte volte accade, per lo contrario, che al governo -generale dello Stato divenga profittevole sopramodo il chiamare i -Comuni a partecipare ad alcune funzioni politiche; come, per via -d'esempio, al ministero della polizia, ovvero a quello della giustizia -con la istituzione dei pacieri e dei giudicj conciliativi, e ad altri -incarichi d'ugual peso. - -La terza considerazione che accade di fare intorno ai Municipj, si è -di conoscere e misurare sin dove debba la volontà di quelli piegarsi -e cedere alla volontà universale legislatrice, la quale reputa di -comandare a nome del maggior bene comune. Conciossiachè non àvvi bene -comune sì grande (toltone fuori le estreme necessità chiare e visibili -a tutti), che compensi il gran danno di violentar troppo l'arbitrio -individuale, e troppo restringere l'adoperamento e l'uso spontaneo -delle facoltà e dei beni proprj. Scoprire il giusto temperamento tra -l'arbitrio eccessivo dei Municipj e l'eccessivo ingerimento della -potenza legislatrice, imperante a nome del bene comune, non è agevole -impresa, ed è impossibile, noi crediamo, a determinarsi in universale. -Il buon senso e la pratica ammaestrano in ciò, come in altre ardue -questioni, più sicuramente e assai meglio che le ambiziose teoriche; -e però ci contenteremo di ridurvi in pensiero più d'un esempio che la -pratica moderna europea ne reca innanzi. Noi giudichiamo, pertanto, che -l'autorità legislativa in Francia degeneri parecchie volte in violenza, -a rispetto delle libertà individuali e comunitative; e per opposto, -giudichiamo che in Germania ella rimanga troppo timida in faccia de' -privilegi o personali o municipali. In Inghilterra scorgiamo (massime -in questi ultimi anni) una giusta e quasi perfetta proporzione fra -tali due estremi: e tanto più i concetti nostri in questa materia si -accostano all'Inghilterra e divertono dalle consuetudini della Francia, -quanto il comprimere di soverchio in Italia la individuale forza e -spontaneità, si è togliere a lei la più gagliarda cagione e la più -intrinseca di tutte quelle meraviglie e grandezze che la storia ricorda -e l'universo tuttora ammira. - -Per ciò, poi, che s'appartiene alla forma costitutiva del Municipio -medesimo, desideriamo, o signore, che vi sia in mente la massima -professata nel Motuproprio di Sua Santità intorno alla fondazione -del Municipio Romano; e questa è che i titoli e i requisiti così di -elettore come di eligibile e così di magistrato come di consigliere, -scaturiscano tutti dal censo e dalla capacità; e che il censo a ciò -domandato sia tenue quanto si possa il più; e sia indizio della -capacità ogni professione il cui possedimento ed uso ricerca una -sufficiente coltura d'ingegno. Noi non vorremmo, inoltre, che il -censo venisse dalle rendite misurato, ma dalle imposte bensì e dalle -patenti, e da ogni maniera di dazj, inscrizioni e registrature; -imperocchè questi dati compariscono tutti ne' libri pubblici, laddove -le rendite ad essere bene conosciute domandano certa indagine che -à dell'_inquisitorio_, e però è sempre odiosa: che se il censo non -bene risponde all'entrate per difetti e disproporzioni gravissime -del catasto, ei bisogna emendarlo; e ad ogni modo, cotesto sconcio -è assai minore dell'altro accennato. Nè qui varrebbe citar l'esempio -dell'Inghilterra, fondato sopra costumi troppo diversi dai nostrali. -In genere, noi opiniamo che le disposizioni costitutive delle -magistrature e de' Consigli municipali esser debbano liberalissime -ed assai popolari; perchè, parlando secondo ragione, all'uso d'ogni -qualunque diritto non istà dallato altro limite certo e non valicabile, -salvo che la poca o nessuna sufficienza d'esercitarli; e perchè -questa nelle faccende comunitative riesce molto men rara che nelle -politiche, così molto minori e più rare debbono essere le esclusioni. -Non ignoriamo quello che da parecchi pubblicisti si obbietta contro le -assemblee popolari e i larghi ordinamenti elettivi: a noi non esce di -mente che la saggezza e la dottrina sempre sono di pochi; essere la -moltitudine passionata e tumultuosa; dimostrarsi dai matematici, con -certi lor modi speciosi, che la probabilità dell'ottima deliberazione -è in ragione inversa del numero dei deliberanti. Con tutto ciò, noi -pensiamo che l'equità e il diritto debbon passare innanzi ad ogni altra -considerazione, e che dove sta l'equità e il diritto debbe l'azione -del tempo condurre altresì la maggiore utilità pubblica: oltre a ciò, -noi pensiamo, le moltitudini essere più savie degli individui in quel -che s'attiene immediate agl'istinti e ai placiti del senso comune; -essere insofferenti e nimicissime sopra tutto dell'ingiustizia, ed -estimatrici egregie sì del valor morale degli atti e sì della bontà o -malvagità degli animi; lo spirito gretto e calcolatore del secolo farsi -tanto meno scorgere, quanto maggiormente si sale inverso il patriziato -o scendesi inverso il popol minuto; infine, nelle moltitudini scemano -l'ignoranza e le fallaci preoccupazioni col crescere della civiltà, e -questa colà cresce e propagasi più prestamente dov'è maggiore la vita -pubblica e la partecipazione di tutti ai comuni negozj. Oltrechè, il -mondo va ora per cotal via; nè si può fare il bene davvero se non per -essa, posciachè il secolo si può correggere, ma non mutare. Di tali -cose parliamo un po' più disteso, perchè è nostra mente, o signore, -che a voi piaccia, in qualunque caso d'istituzioni elettive, attenervi -sempre ai sistemi e alle pratiche meno strette e più popolari. - -Vogliate del pari, che sciolto si mantenga d'ogni legame non necessario -il deliberare e l'operare del Municipio; e dappoichè al governo -è ragionevolmente serbata la facoltà d'interporre l'autorità sua -tuttavolta che il Municipio o travia dalle forme preordinate di sua -istituzione, o rompe alcuna legge od alcun decreto dello Stato, in -qualunque altro caso non fa mestieri e non giova l'assentimento de' -superiori, siccome atto giustamente presunto e che mai non difetta. -Molto meno, poi, fa d'uopo la presenza e assistenza de' supremi -ufficiali alle discussioni ed alli scrutinj comunitativi; molto meno -il richieder licenza per le ordinarie e straordinarie convocazioni de' -Consigli: e il simigliante si dica per altre suggezioni ed impacci. - -Dopo le cose fino a qui ragionate, ci occorre di aggiungere poche -parole intorno ai Consigli provinciali. Imperocchè gli è manifesto che -molte delle franchigie e delle costituzioni qui avanti domandate pei -Municipj, convengono più che bene ai Consigli delle provincie. Del pari -divien manifesto, che noi vivamente desideriamo che il modo con cui -verranno chiamati i rappresentanti dei Municipj al consesso provinciale -sia il più largo possibile, ed ogni Circondario almeno abbiavi il suo -deputato: la qual cosa diviene oggi tanto più necessaria, quanto, a -tenore dell'ultimo Motuproprio, i Consigli provinciali s'ingeriscono -direttamente nella elezione dei deputati alla Consulta di Stato. E -però, nel determinare l'ordinamento finale di essa Consulta (secondo -l'arbitrio che ve ne lascia il sovrano), voi considererete per bene -tutte le intrinseche attinenze che legar debbono i Municipj ai Consigli -provinciali, e questi alla generale deputazione. - -Possono ancora con vantaggio e con equità i Consigli provinciali -venire investiti del diritto di esamina e di revisione per tutte quelle -risoluzioni comunitative le quali inchiudessero gravi e straordinarie -spese, o decretassero istituzioni nuove di gran momento o l'abolizione -di antiche; il qual diritto dovrebbesi per innanzi determinare con -quanta maggiore esattezza e lucentezza è desiderabile e conseguibile -in tali materie. Nella vita sociale umana appajono quotidianamente -due atti contrarj e insieme correlativi, nel giusto combinamento dei -quali giace la precipua cagione d'ogni prosperità: il primo atto è -innovare, il secondo è conservare; e comechè ambedue facciano d'uopo -ugualmente al bene comune, ciò nondimeno la varietà degli umori e delle -condizioni produce che le tali persone sieno inclinate all'innovare -e le tali altre al conservare. Similmente occorre al bene comune, -che nelle faccende pubbliche gli uomini esercitino con opportunità -e con giusta misura così l'ardore dell'animo, come la riflessione; e -così l'impeto e l'energia del volere, come la lentezza e maturità del -giudicio. Ma egli avviene del pari, che la differenza dell'indole, -delle professioni e d'altri accidenti, facciano l'una specie o classe -di uomini più riflessiva e fredda di quello che operosa e infiammata; -ed un'altra, tutto il contrario. Ei si conviene, per conseguenza -di tutto ciò, stabilire che in ogni ordinamento sociale e politico -deesi far luogo agli innovatori e conservatori, agli ardenti ed ai -giudiziosi, per via di speciali e separate congregazioni. Ma perchè -poi l'umana repubblica è vita e operosità, e suo destino è procedere -innanzi nel nuovo, però nell'autorità conservatrice non mai (per -quello che noi ne sentiamo) debbe dimorare una illimitata potestà e -un divieto assoluto e definitivo, ma bensì una facoltà di rivedere, -sospendere e ritardare; di guisa che la riflessione spassionata e la -cognizione piena e corretta possano entrare in tutte le menti, e che -le ragionevoli rimostranze delle minorità (come suolsi chiamarle) non -sieno dalla prepotenza del numero soffocate. In questi termini, e non -altrimenti, noi vorremmo attribuire ai Consigli provinciali un diritto -di tutela e di moderanza; chè di là da quei termini potrebbero essi -Consigli addivenire tanto più soverchianti e oppressivi, quanto la lor -condizione ed origine non li scioglie abbastanza dalle passioni, dagli -errori e dagli interessi personali e locali. - - -III. - -Ma le franchigie comunitative picciol frutto recherebbero, qualora non -fosse al cittadino guarentita pienamente e durevolmente la libertà e -sicurezza delle azioni private. A voi dunque apparterrà, o signore, -ajutare il principe nella difficile revisione dei codici, senza la -quale verrebbero quasi meno tutti gli altri miglioramenti e progressi. - -Ne' paesi dove à potuto aver luogo il libero svolgimento della -ragion pratica del diritto, e in Francia singolarmente, sempre, nelle -relazioni personali e nell'uso e trasmissione delle proprietà, si è -veduto crescere e dilatare quello spirito di equità e di uguaglianza e -quelle massime di gius naturale, che fin dal tempo dei Cesari penetrava -e animava tutte le parti della legislazione romana, e che piegò il -fiero diritto Quiritario alle esigenze ineluttabili della giustizia e -ai principj assoluti del vero e del bene. In tal materia, pertanto, -men paurosa ai Governi, la saggezza vostra si eserciterà innanzi -tratto nello scegliere ciò che di più equo e insieme di più luminoso e -semplice è stato deposto nei codici meditati dalla sapienza moderna. - -Quei filosofi i quali pensano che la legislazione giuridica delle -nazioni sia l'opera e il frutto lentissimo dei secoli e delle -consuetudini, e vogliono però che a quell'opera ed a quel frutto -s'abbia una riverenza e un rispetto molto prossimo al culto e -all'adorazione, non troverebbero modo alcuno di applicare le lor -dottrine all'Italia, dove le guerre, le invasioni e le rivolture ànno -interrotto e disfatto più d'una volta il tacito lavoro del tempo e -delle costumanze, e ànno quindi spogliata la legge del carattere sacro -e solenne che suole imprimerle l'antichità, e pel quale serbasi ella -più che mai veneranda e inviolabile. Noi, dunque, cadremmo in troppo -grave e sciocco abbaglio, se a fine di mantenere o di ristaurare pochi -avanzi sconnessi ed informi delle antiche legislazioni, rischiassimo -di smarrire i veri e sostanziali vantaggi che mena seco la facoltà -preziosa in che siamo di poter costruire con disegno nuovo, razionale -e abilmente coordinato, la legislazione nostra universale e giuridica. -Noi vi animiamo quindi a imitare anche in ciò la magnanimità del -principe, il quale si fa, dove occorre, non pure riformatore, ma -creatore. Oltrechè, la tradizione più antica e comune di tutti i popoli -italici, quella è del diritto romano, e antica è l'arte appo noi di -commentarlo e correggerlo secondo l'ordine di ragione. Così il nuovo -per noi sarà forse antichissimo, se non nella lettera, nello spirito -certamente. - -Ma gli svolgimenti, le correzioni e le applicazioni del diritto sono -infinite, e non vuolsi credere che la scienza moderna le abbia presso -di qualunque culta nazione esaurite. Gran materia da meditare vedrete -raccolta sotto due rubriche quasi nuove ed importantissime, e sono il -diritto amministrativo e il diritto economico. Noi vi raccomandiamo in -risguardo del primo, di ben discoprire e determinare tutte le relazioni -che il legano con la patria legislazione, e con gli ordini nostri -sociali e politici. Distinguendo ciò accuratamente, e cogliendo la -ragione intrinseca di tutte le pratiche, l'amministrazione cesserà di -comparire arbitraria, incoerente e volubile, e accosterassi viemeglio -ai principj dell'equità, e all'esatto e continuo criterio del comune -interesse. - -A rispetto poi di quello che noi domandiamo diritto economico, a -voi fa d'uopo indagare con diligenza e con perspicacia la varietà -e implicazione tragrande recata in tutti i negozj privati e publici -dallo incremento straordinario che in quest'ultimo mezzo secolo ànno -acquistato le ricchezze, le industrie e i commerci delle nazioni: -certo è che in verun paese, eziandio de' più dotti e operosi, sonosi -ancora definite a dovere le attinenze nuove, i raddrizzamenti e le -ampliazioni che lo stato presente economico vien recando di giorno in -giorno alle prescrizioni dei codici e a tutta insieme la legislazione -civile. Il codice commerciale avrà molta parte de' vostri pensieri; e -come quello ch'è più popolare degli altri, procaccerete che vada lodato -singolarmente di brevità, di semplicità e di chiarezza. - -Il codice penale è fra gl'istituti umani il più necessario, perchè -ripara ai difetti e alla insufficienza così delle leggi e degli -ordini educativi, come di qualunque altra virtù governante e provida -che impedir vuole il delitto, piuttostochè rintracciarlo e punirlo. -In tal subbietto vi è noto, o signore, che a noi Italiani non fa -bisogno uscire di nostra patria, affine di rinvenire gli esempj e i -documenti migliori. A confessione dei dotti d'Europa, il codice penale -napolitano, considerato nel suo beninsieme e nella ragion generale, -risponde meno imperfettamente di tutti gli altri all'idea filosofica -del diritto punitivo. Se non che, le prigioni e le discipline nuove -penitenziali che or si vanno statuendo, e il concetto nobilissimo e -santo, professato ognor più dai legislatori moderni, d'imprimere in -ogni forma di pena il carattere espiatorio insieme e rigeneratore, -ricerca di necessità, che sì cotesto carattere e sì quegli ordini nuovi -penitenziali vengano intimamente legati e proporzionati al sistema -intero del diritto punitivo; il che in niun paese ancora d'Europa s'è -proposto ed effettuato secondo che i savj desiderano. - -Ma lasciando ciò stare, noi reputiamo che a voi sia manifesto per sè -medesimo, che vive nel nostro animo la speranza fermissima di ottenere -dalla magnanimità del principe tutte quelle discipline e quegl'istituti -giuridici, intorno al pregio e dalla proficuità de' quali più non -si muove dubbio dagli statisti di vaglia; come, per via d'esempio, -l'aprire un tribunale di ultimo appello, o, come il domandano, _di -cassazione_; introdurre nei giudicj di reità i pubblici dibattimenti; -abolire i tribunali speciali sotto qualunque nome e colore; stringere -la competenza delle corti marziali alla sola milizia, e in materia sola -di militare disciplina. - -Quanto poi al condurre i giudizj coll'intervento dei giurati, come -che noi vi riconosciamo una delle migliori e quotidiane malleverie -dell'umana giustizia e della libertà individuale e politica, ciò -nondimeno sentiamo che à luogo per esso più specialmente la legge della -opportunità; e l'ordine de' giurati non dice bene veramente se non -laddove ogni funzione della vita sociale e politica è partecipata dal -popolo, e ogni cosa s'adempie sotto il magistero della libertà e della -pubblicità. - -Ma poco o nessun valore avrebbero i codici, poco o nessuno tutte le -leggi difenditrici della libertà personale e d'ogni uso legittimo del -proprio avere, quando non si volessero tramutare e rifare affatto gli -ordinamenti di polizia, il cui nome suona ormai così malgradito e così -pauroso, che si penerà molto a ritornarlo in pregio e osservanza. E -ciò verrà conseguito con questi principali spedienti: che, cioè, la -polizia cessi da quindi innanzi di farsi istrumento violentissimo e -odioso della ragion di Stato; ch'ella venga unicamente in soccorso de' -magistrati per vie legali e palesi; scelga mezzi concordi al tutto con -la moralità e dignità umana, ed usili in modo strettamente subordinato -ai ministeri che serve ed ajuta; non abbia tribunali proprj, non -officio e giurisdizione per sè e da sè, e le venga determinato dai -codici la specie e la guisa d'ogni portamento e d'ogni atto. Bello e -vivo esempio di tutto ciò porge l'Inghilterra, e da lei in tale materia -piglieremo utilissimi ammaestramenti. - - -IV. - -Finito l'esame dei diritti individuali, a voi toccherà trattare e -discutere le leggi e le istituzioni che determinano e prescrivono il -debito dei cittadini inverso lo Stato, e gli uffici eminenti di questo -circa la comune prosperità. L'oggetto primo che si affaccia al pensiero -sono le imposte, cioè il contribuire che fa ognuno secondo sue forze ad -empiere e ristorare il pubblico erario. - -Intorno alle imposte e alle altre sorgenti della ricchezza del -Tesoro, sono sei cose da meditare, e ciascuna di gran momento. La -prima, che i dazj e le tasse d'ogni maniera non eccedano le giuste -esigenze e necessità dello Stato; perché, quantunque non torni -vero (come piacque a moltissimi economisti di dire) che le imposte -sieno danaro infruttifero, o sottratto almeno alla più fruttifera -industria e solerzia privata, pur nondimanco è da pensare che, per -diritto naturale, l'uomo pretende di adoperare e fruire ad arbitrio -suo la propria pecunia, e ne cede allo Stato quella sola porzione -che divien necessaria alla generale comodezza e tutela. Seconda -condizione d'un buon assetto d'imposte, si è ch'elle sieno equamente -spartite, mantenendo la miglior proporzione possibile con l'avere -dei contributori. Perciò voi escluderete, o signore, tutte le tasse -personali, e parecchie di quelle denominate indirette, e che sono -di qualità da gravare il povero con isproporzionata misura, e senza -altronde fornirgli proporzionato compenso. Importa similmente all'equa -distribuzione dei dazj il riordinamento e raddrizzamento del catasto; -cosa da lunghissimo tempo desiderata. Terza condizione si è, che il -Tesoro non s'impingui giammai di denari ritratti per vie non buone -e alla pubblica moralità perniciose; siccome avviene pel giuoco -funesto del lotto, per l'enormità veramente importabile delle tasse -giudiciarie, per le leggi di confiscazione, e in gran parte altresì -per l'imposizione delle multe, essendo che il ricco di quelle non -sente disagio e il povero rimane oppresso. Illecite sono similmente -di lor natura le tasse e gabelle che rompono o scemano notabilmente -lo spaccio, il trasporto e la permutazione dei libri, e di tutt'altro -che giovi l'incremento dello scibile e la comunicazione del sapere; -illecite le tasse che inceppano e difficultano la manifestazione e -pubblicazione del pensiere. Quarta condizione si è, che le imposte -non cadano mai sui primi elementi generatori della ricchezza e del -commercio, e sugli strumenti primi dell'arti più necessarie e proficue: -i quali sconci avvengono (a citar qualche esempio) laddove, per le -tariffe smodate e per effetto di appalti esclusivi, incarar si fanno -gli utensili contadineschi, e dove con imposizioni e diritti eccedenti -si scema nei porti la frequenza delle navi e dei carichi. Quinta -condizione si è, che le materie le quali servono in diretto modo -al sostentamento del popolo, vengano tassate o nulla o pochissimo. -Chè quantunque gli economisti sembrino voler provare, il prezzo dei -salarj proporzionarsi altresì col buon mercato o il caro del vitto, -ciò non ostante gli è da notare che non tutti vivono di salarj, nè le -braccia sempre riescono più numerose della ricerca ed uso che se ne fa. -Oltrechè, nel caso qui divisato, scemando i salarj, scemano le spese di -lavorazione: quindi viene il miglior mercato delle manifatture, quindi -l'operajo provede con poca moneta a molti bisogni. Ad ogni modo, noi -dobbiamo continuamente avere in proposito di sminuire per via diretta -e immediata le privazioni e gli stenti della plebe: questo ci comanda -la carità e la saggezza civile: nè dobbiamo badare se altri accidenti -e viluppi d'interessi e di negozj possono menomare e combattere il -buon effetto da noi voluto. A voi dunque, o signore, starà in animo di -considerare per bene tali specie di dazj, e quelli segnatamente sul -sale e sul macinato, che molto affliggono il popolo nostro minuto. I -compensi, poi, alle rendite diminuite sono da trovarsi tassando invece -le robe di moda e ciò che serve al fasto ed al lusso, e decretando, -laddove occorra, l'imposta progressiva o scalata (come i vecchi nostri -dicevano); la quale, al nostro sentire, è nelle gravi emergenze più -che legittima e ragionevole, ma solo domanda opportunità e senno per -essere effettuata discretamente e con buon successo. Altro compenso -daranno le male spese abolite e le superflue risecate; ed altro -l'aumentato consumo, che sempre tien dietro allo sbassare delle tasse. -Rinfranco altresì dell'Erario saranno i molti capitali immobili ed -infruttiferi che possiede lo Stato, fatti (come dicono) circolanti e -fruttiferi mediante le pratiche nuove economiche, e l'arte d'ampliare -e fermare il credito pubblico. Sesta ed ultima cosa da ponderare nella -materia dei dazj, a noi sembra che sia la lor riscossione medesima, -la quale conviene che si operi senz'ombra di vessazione, con metodi -semplici e speditivi, e con ogni possibile risparmio di spese. Gravi -ed inveterati abusi avrete su tal proposito da censurare e abolire; -dappoichè sembra, a giudicare dalle partite di alcune statistiche, che -più del quinto di ciò che si manda al Tesoro vada sperperato e perduto -in ispese di riscossione. In tal subbietto entra pure la considerazione -dell'appaltare i dazj e le rendite, sul che c'è assaissimo da riformare -e correggere; e v'è altrettanto, e ancor più, in quelle regole e usanze -ministrative che da lunghissimo tempo non sanno impedire la frode e il -peculato. Noi vi raccomandiamo, da ultimo, di fare accorto il governo -di quanto sia pernicioso l'abito da esso contratto di rinnovare e -moltiplicare i prestiti, e quanto riesca illusorio il bene che stima di -ricavare dalle casse d'estinzione. - -L'altra parte più che importante delle dottrine economiche a rispetto -del Tesoro, consiste ad aprir nello Stato fonti larghe e più sempre -copiose di produzione e ricchezza; chè quanto maggiormente abbonderanno -amendue, tanto se ne avvantaggerà il Tesoro senza giunta di aggravio -per li privati. A tale oggetto, pertanto, rivolgerete le vostre cure -e le forze dell'intelletto. Voi ben sapete che primo mezzo e prima -efficienza per arricchire lo Stato è la rimozione d'ogni maniera -d'ostacoli. E qui cade, in ordine alle proprietà, la questione del loro -spedito e facile affrancamento e trapasso, e in ordine alle industrie -e commerci la questione delle tariffe. Per compiere lo affrancamento -dei beni, a noi non pare audace nè intempestivo di dichiararvi, che -è in nostro desiderio l'abolizione ed inibizione dei fedecommessi e -dei maggioraschi, così temporarj come perpetui, e così universali come -parziali; perchè qui non dubitiamo di offendere la individuale libertà, -essendo ch'ella dee trovar sempre un limite saldo e non valicabile -nella naturale giustizia, e nelle leggi eterne dell'amore e della -parentevole imparzialità e uguaglianza. L'affrancamento dei beni vuol -essere unito alla malleveria delle ipoteche, la quale crescendo il -credito e la sicurezza, conduce eziandio la frequenza dei contratti e -spegne le usure. Il sistema, adunque, delle ipoteche debbe al possibile -conciliare tali due opposti della massima guarentigia, e del massimo e -agevole permutamento dei beni. Ognun vede che ciò rende difficile assai -la disposizione generale e le riforme parziali a introdurre in esso -sistema. - -In risguardo delle tariffe, a noi è avviso che l'opinione dei così -detti protettoristi, considerata che sia in massima e nella università -dei casi, mostrasi falsa e divien perniciosa. Ma non pertanto vogliamo -escludere affatto qualche uso transitorio ed accidentale che possa -farsi delle tariffe. Solo intendiamo che in ogni questione in cui si -disputi e si controverta la libertà di commercio, siavi caldamente -raccomandato di seguir sempre le dottrine e la pratica de' padri -nostri, e perciò favorire gli slegamenti e le franchigie d'ogni -ragione: dalle quali essendosi discostate nei tempi più bassi le -nostre grandi città marittime, e segnatamente Venezia, il commercio -e l'industria italiana n'ebbe danno gravissimo e inemendabile. La -seconda scaturigine della ricchezza comune, anzi la maggiore e che -tutte le altre comprende, sì è il vivo eccitamento delle facoltà umane -e della umana operosità. Il governo provvidamente l'ajuta ed accresce -non col solo toglier da mezzo gli ostacoli e fare scorrere in ogni -cosa gli spiriti potenti di libertà, ma promovendo le associazioni e -consorterie, scavando canali, moltiplicando le strade e ogni altro -mezzo di accostamento e comunicazione, soccorrendo e mallevando il -credito pubblico, proteggendo con l'armi e l'autorità in ogni parte -del mondo la propria bandiera. Noi non siamo di quelli che pensano -il governo dover tutto fare e tutto provvedere, ma nemmanco siamo -di quelli che il vogliono spettatore inerte dei traffichi e delle -industrie private: bensì giudichiamo che l'ingerimento e l'ufficio d'un -saggio governo nell'universale ricchezza debba mostrarsi ed operare -assai più discosto e per indiretto che prossimamente e direttamente, -e preparar debba le remote e profonde cagioni piuttosto che gli -ultimi effetti; nè mai turbi quel naturale equilibrio d'interessi e -di profitti che il libero moto delle faccende umane produce; ed anzi -procacci e studi che gli effetti medesimi delle sue provvidenze pajano -al tutto spontanei e indipendenti da lui, e perciò moltiplichino -e durino. Un mezzo, però, immediato ed efficacissimo di aumentar -le ricchezze è in potestà e in arbitrio d'ogni governo, e consiste -nell'iniziare e diffondere la istruzion popolare, e quella segnatamente -che à maggiore attinenza con le arti e il commercio; e tale istruzione -entra debitamente nel novero delle cagioni efficienti e primarie che -noi veniam registrando della ricchezza e industria comune. Scendendo -voi col pensiero ad applicare siffatti principj alla nostra patria, -scoprirete, o signore, se male o bene si apponga al vero quello che -noi crediamo con gran fermezza; dovere, cioè, l'Italia moderna imitare -e gareggiar con l'antica eziandio in questo di cavare e dedurre ogni -sua ricchezza primamente dalle arti agrarie, e secondamente da quelle -industrie che meglio all'agricoltura si legano, in ultimo luogo dalla -navigazione. Egli occorre persuadersi (e vi preghiamo ad averlo molto -in memoria) che ai popoli meramente coltivatori fallisce di grado in -grado la facoltà di competere con le nazioni manifattrici, e sostener -con esse la utilità dei baratti e dei cambj. Per fermo, nell'arti -agrarie i miglioramenti e i trovati non vestono quella varietà e -moltiplicità infinita e maravigliosa di che son capaci le altre -industrie: oltre a ciò, l'agricoltura soddisfacendo alle primitive e -comuni esigenze del vivere, le quali di lor natura sono semplici ed -immutabili, cede pure da questo lato ai lavorii ed agli opificj d'ogni -maniera, da cui si promovono e soddisfano mille desiderj novissimi -e svariatissimi, e per cui si producono all'infinito gli agi, i -ricreamenti e le morbidezze. Ciò scorgendo i nostri progenitori, -all'arte agronomica, in cui furono solenni maestri, congiunsero la -industria dei lanificj e dei setificj, siccome quella che riceve dalla -coltivazione i suoi materiali, e con lei si annoda e collega. - -A noi non vien fatto di conchiudere questi cenni brevissimi intorno -alle imposte ed alla ricchezza pubblica, senza mover parola speciale -delle strade ferrate, caldo e antico desiderio di queste popolazioni. -Insistete, o signore, per la effettuazione la più pronta ed estesa di -quei veicoli meravigliosi; mostrate che se dovunque apportano utilità, -in Italia l'apporterebbero centuplicata, raccostando paesi e genti che -sembran disgiunte e spartite da mari e deserti. Mostrate che quelle -strade non tanto sono da riguardare siccome effetto, ma eziandio, e -molto di più, come cagione iniziale di prosperità pubblica e di rapido -incivilimento. Mostrate, in fine, che lo spendio il qual sosterrebbe -il governo per ciò, sarebbegli in grandissima parte risarcito e -ricompensato dal certo e sollecito aumento d'ogni maniera di rendite, -pel fatto della ricchezza generale accresciuta. - - -V. - -Forza è confessare che la scienza e la pratica insieme conoscono -molto meglio le guise di produr la ricchezza, di quello che il mezzo -e l'arte di equamente distribuirla. Noi vi preghiamo, o signore, con -viva istanza, di condurre spesso le vostre cogitazioni sullo stato -degli indigenti; e, in generale, su tutto ciò che tiene riferimento -col buono o mal essere della plebe, che è la parte maggiore e più -sfortunata dell'umana famiglia. V'à paesi in cui i lavori pubblici, -la polizia, la marineria, la casa del principe ànno sembrato oggetti -di gran pondo e sì vasti e implicati, da domandare la istituzione di -uno special ministero. Ma in niun luogo peranche (a quello che noi -sappiamo) è caduto in animo di commettere ad un supremo ufficiale -lo studio e il carico peculiare della tutela ed educazione del popol -minuto. A noi sarebbe caro oltremodo che questa gloria d'innovazione e -giustizia toccasse all'immortale nostro pontefice.[7] Ma come ciò sia, -noi desideriamo forte che del tutelare ed educare le classi inferiori -stia in voi continuo il pensiero e la cura, imperocchè questo è -domandato con pari istanza dalla civile carità e dalla salute d'Italia. -Nessuna gran cosa si opera al mondo senza l'animo e le braccia del -popolo, e dal popolo solo riceverà l'Italia la sua redenzione ferma e -finale. Ei si conviene pertanto, rimirando tal subbietto eziandio dal -lato degli interessi politici, che le moltitudini veggano apertamente -e si persuadano, la nuova forma dello Stato e le nuove miglioranze -tornare a certo e grande utile loro. Pur troppo, non ci è nascosto che -alla povertà e indigenza delle infime classi le leggi e gl'istituti -civili insino a qui praticati non valgono a recar rimedio sollecito, -sostanziale e durevole; e d'altra parte, sappiamo che nelle teoriche -nuove dei socialisti è poco più altro di bene dal coraggio e dal buon -desiderio in fuori: ciò non ostante, debbesi avere per fermo e per -dimostrato, che la beneficenza pubblica esercitata con zelo prudente e -sagace arreca mille conforti ed alleviamenti alle sventure del popolo, -e non v'è termine fisso ed irremovibile a questo parziale e gradual -scemamento dei mali dell'infima plebe. Ciò che spetta peculiarmente -alle leggi e al governo in tale materia, è il porre in concordia -e il condurre a certa unità d'azione e di mezzi tutte le disparate -e disgregate opere e istituzioni di carità e beneficenza; i quali -istituti ed atti bene coordinati e connessi moltiplicano e variano -senza fine l'efficacia loro, e disgregati invece e sconnessi perdono -non rade volte quasichè per intero il frutto prezioso dello zelo eroico -che gli à promossi e adempiuti. - -Voi porrete altresì gran diligenza e premura a studiare il concetto -generoso e caritativo del principe di voler fondare case di -educazione, e pubblici lavorii e officine pel popolo inferiore; ma -pigliamo arbitrio di avvertirvi, che l'alto proposito è oltre modo -più malagevole ad effettuarsi, di quello che abbia paruto a taluni -chiamati ad ajutarlo col loro consiglio: e ciò diciamo tenendo l'occhio -sul rapporto testè pubblicato da essi, e indiritto all'eminentissimo -segretario di Stato cardinale Ferretti. - - -VI. - -A tutto il fin qui discorso intorno alla comune prosperità, convien -dare il primo e incrollabile fondamento, il primo mezzo e la prima -efficienza; e ciò consiste nell'istruzione. Principio d'ogni cosa -sono le idee, e queste non iscaturiscono belle, luminose e operabili, -se non dalla scienza. La istruzione, quindi, la più sostanziosa e -moltiplice debbe farsi oggetto perpetuo del vostro zelo di deputato. -Nè perchè il Motuproprio di Sua Santità, col quale assegna a voi ed ai -vostri colleghi le pertinenze e gli ufficj, tace al tutto su questo -particolare gravissimo degli studj, voi intenderete giammai che il -principe voglia sottrarli alla vostra investigazione, che sarebbe un -togliervi il primo e più efficace strumento d'ogni riforma e d'ogni -progresso. Ed anzi, gli è tanto più naturale e credibile che la mente -savissima del Pontefice voglia udire intorno di ciò le opinioni de' -suoi consultori, in quanto egli sa e conosce che i popoli pontificj -sono rimasti da tempo lunghissimo esclusi dalla pratica del governare; -e a rispetto della teorica, è stata loro quasi abbarrata ogni via per -inoltrarsi nella cognizione non meno della filosofia civile che di ogni -altra scienza. Noi vi preghiamo, adunque, d'insistere su tal proposito -con animo franco e deliberato, e di condurre le vostre cure e domande a -qualche effetto notabile. - -V'à in parecchi l'errore di credere che, per ristorare gli studj e il -sapere, possa venir sufficiente l'aprire di molte cattedre nuove, e -chiamarvi buoni maestri e scrittori. Ma la impresa è in fatto assai -più avviluppata e difficile, e ricerca un vasto e completivo sistema -di scuole, di accademie, di discipline, in virtù del quale compongasi -di mano in mano intorno alle menti de' giovani una specie (a così -domandarla) d'atmosfera e d'ambiente, per entro il quale vivendo esse, -l'erudizione e la scienza le penetrino da ogni lato, e a poco a poco le -nudriscano e invigoriscano, come piante gentili e tenere che da tutti -i pori e in tutto l'abito loro esteriore bevono l'aria e la luce. Però -voi curerete, o signore, così l'educazione elementarissima ed iniziale, -come la più alta e peregrina; e voi farete che il commercio dei libri, -le adunanze de' letterati, le biblioteche, i laboratorj, i circoli, -le disputazioni, i viaggi e tutti gli altri mezzi privati e pubblici -onde s'accresce e agevola il cambio delle cognizioni, sia per ogni -guisa promosso e per ogni guisa ajutato. Intorno poi alle accademie, ci -piace di farvi avvisato che noi non siamo di quelli che le deridono, -ma sì invece riconosciamo nel numero loro tragrande in ogni parte -d'Italia una prova patente della vecchia e oltremodo sparsa e diffusa -civiltà nostra; onde, quanto è bene di ristorarle, e correggendole -e tramutandole condurre l'opera loro ad utili fini, altrettanto -ci par biasimevole il lasciarle cadere in disuso, e sorridere con -compiacimento e con beffa alla loro ruina. - -A voi è notissimo che le scuole iniziali o primarie fruttano assai -poco di bene, ed anzi torna impossibile vederle propagarsi e fiorire, -semprechè manchino le scuole magistrali, o, come le domandano oggi, -normali; e similmente i robusti e virili studj delle università -rimangono in gran parte infecondi, qualora gli studj mezzani e -preparatori de' licei e de' collegi non sieno condotti a sufficiente -perfezione, e non bene si proporzionino col più alto insegnamento. - -A rispetto poi delle università, tre cose principali desideriamo, o -signore, che vi dimorino innanzi agli occhi. La prima, che se pur si -vogliono nel picciolo Stato nostro parecchie università, elle vengano -almeno disposte e coordinate fra loro in guisa da recare ciascuna un -incremento speciale al comune sapere; il che produrrà da ultimo una -profittevole varietà e copia di cognizioni, e il trapassare frequente -degli studianti da una città ad un'altra, con mutuo cambio di scienza -e di ospitale cortesia. Le circostanze poi e le tradizioni de' luoghi -occasionano e determinano la peculiar condizione di studj a quelli più -confacente: e, per via di esempio, ella è naturalissima cosa che in -Roma riescano più che altrove estesi e compiti gli studj teologici, e -vi splendano le cattedre di archeologia e di lingue orientali. Ma in -quel cambio, bene sta che in Bologna risorgano a grande lume gli studj -del diritto, e ricordino con la loro bontà e perfezione che ivi lessero -un giorno Irnerio, Bartolo e Accursio. Il secondo punto di osservazione -a noi si mostra esser questo, che la forza cioè e l'anima del pubblico -insegnamento risiede sopra tutto nei metodi e nelle discipline; e i -metodi desideriamo sciolti d'ogni pedanteria, e con larga e sintetica -speculazione trovati; le discipline desideriamo vigorose, giuste, -imparziali, immutabili, e che adusino i giovani a molta fatica, al -meditare profondo, e alla ginnastica varia ed assidua di tutte le -facoltà mentali. - -L'ultima cosa che vogliamo vi stia presente allo spirito, si è la -libertà dell'insegnamento; la quale facciam voto che si conceda ai -popoli nostri così estesa ed intera, quanto può conciliarsi col debito -che ànno i governi d'universale tutela, e d'invigilare per tutto e -sempre la moralità pubblica e la santità della religione. L'Inghilterra -trascende forse in questa materia dal lato della libertà, la Francia -dal lato della soggezione; in Germania e nel Belgio si scorgono -migliori temperamenti e degni d'imitazione: ma leggendo e cercando -nelle antichissime istituzioni delle università italiane, forse si -troverà che i moderni poche cose migliori ànno intorno a ciò pensato e -messo ad effetto. - -Di sì gran momento sono gli studj e sì necessarj alle condizioni -attuali d'Italia, che noi non vogliamo tacervi un nostro concetto, il -quale ci sembra molto capace di accalorarvi davvantaggio a favore di -quelli. Egli è difficile agli Italiani, ricordevoli di loro grandezze -non ancor superate da alcuno, egli è difficile, diciamo, il ricuperare -tanto animo, quanto fa mestieri a rigenerar sè medesimi, tuttavolta che -non istia loro in mente la speranza generosa e il pensiere magnanimo -di non solo raggiungere le altre nazioni nel corso della civiltà, -ma in qualche parte almeno di oltrepassarle e di primeggiare: e -ciò proviene eziandio da questo, che la civiltà conseguíta in fatto -dagli altri popoli si vede e si misura quanta è, e molti difetti vi -si discoprono; ma la speranza del primeggiare inchiude una grandezza -invisibile e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella -eccellenza ideale e a quell'infinito di perfezione che solo riempie -ed infiamma l'ambizione immensa dello spirito umano. Ora, noi vediamo -molto remoti quei tempi in cui l'Italia ridiverrà formidabile ai popoli -con gli eserciti e con le armate, ovvero li supererà nei commerci -e nelle ricchezze; ma il primato delle scienze e dell'arti nessuno -può toglierci se noi fermamente il vorremo, dacchè la natura ci à -nell'ingegno e nell'intuizione arcana del bello sovra ogni altra gente -privilegiati: e d'altra parte, qual più invidiabile predominio e quale -più glorioso e civile di quello che sorge e si cardina nella potenza -dell'intelletto? - - -VII. - -Ma un sì vasto e laborioso edificio di leggi e di studj, a costruire -il quale vorrete intendere con ogni ardore, avrebbe fondamento di -creta e di sabbia, quante volte non l'afforzassero da ogni banda i -due sostegni più saldi del franco e sicuro vivere, che sono la libertà -di stampa e l'armi cittadine. E poichè piacque all'anima generosa del -nostro pontefice di voler munire a sufficienza dell'una e delle altre -la incominciata rigenerazione di nostra patria, noi vi preghiamo e -sollecitiamo ad usare ogni accorgimento e ogni modo a fine che il buon -desiderio del principe non sia impedito e frodato, e possiate voi e i -colleghi vostri compire e perfezionare tali due istituzioni; di cui la -prima è la mente e la seconda è il braccio del popolo; e con l'una si -cerca la piena e spontanea cognizione del vero, con l'altra si vieta a -chiunque di contrastarne e turbarne la possibile effettuazione. - -Voi vi adopererete, pertanto, ad ottenere che in ogni materia -d'interesse civile e politico, e la qual non s'attenga nè al dogma -nè a negozj di religione, sia la censura a grado a grado abolita, -e solo rimanga il reprimente delle leggi come si pratica appresso i -popoli più civili. Chè quando anche, in sulle prime, l'esercizio di -tal preziosa facoltà e franchigia non procedesse mai sempre ammodato e -prudente (riuscendo molto più arduo il bene usare d'un diritto che il -possederlo), ciò non può turbare nè sgomentare salvo che i pusillanimi -e gl'inesperti affatto della vita politica: poichè la stampa emancipata -e sciolta da ogni censura, emenda col tempo e frena necessariamente sè -stessa; avverandosi ogni dì questo, ch'ella tanto scapita nel credito -e nell'autorità, quanto falsa il vero e trasmoda; e, per lo contrario, -tanto à maggiore e durevole imperio sugli animi e sulle intelligenze, -quanto si fa temperata, circospetta e severa. Rimane che noi vi -avvertiamo di cosa sopramodo importante; e ciò è ch'eziandio la stampa -non censurata diviene timida e serva con l'apparenza di liberissima, -ognorachè gli scrittori possano venire tradotti innanzi a giudici male -preoccupati e soverchio dipendenti e suggetti al governo. A voi tocca -quindi badare con gran diligenza alla specie di tribunale e alla forma -di giudicio cui si vorranno sottoporre i giornalisti e gli scrittori -d'ogni ragione. - -Quanto è poi alle armi, voi primamente dovete levar di mezzo tutti -quegli impacci e rompere quelle dimore per cui la istituzione sì bene -augurata della Civica procede (sia luogo al vero) lenta, incerta, e -in varia e disforme maniera. Voi mostrerete al glorioso Pio, come i -municipj nostri sieno tutti apparecchiati a largheggiar nelle spese, -con sacrificio ed annegazione, per l'armamento spedito e compiuto -de' cittadini; come desiderino caldamente buon numero d'ufficiali -istruttori, de' quali se lo Stato patisce difetto, vorrebbero pure che -si chiamassero ed invitassero da alcun'altra provincia italiana, e dal -Piemonte segnatamente, che n'è in copia fornito: e ciò condurrebbe -eziandio questi popoli a stringere nuova colleganza e amicizia coi -subalpini fratelli nostri. Voi mostrerete come da tutti i savj delle -provincie pontificie s'aspetti bramosamente che gli ordini disciplinari -della Guardia cittadina sieno presto compiuti, propalati e condotti -all'atto, ed escludasi da essi persino l'ombra e il sospetto della -parzialità e del privilegio, vegliando il governo con assiduità e -rigore per la esecuzione esatta e durevole delle leggi. Imperocchè, -rimossa o rallentata di un poco tal vigilazione e perseveranza, la -istituzione della Civica o non gitterà affatto radici, o potrannosi -sbarbare e recidere più che facilmente; essendochè in Francia stessa, -dove i popoli sono per natura bellicosissimi e così adatti e proclivi -alle armi e arrendevoli alla disciplina, mal si sarebbe introdotta e -corroborata la milizia cittadina, qualora non l'avesse il governo, -con lodevolissima ostinazione e severità, conservata viva, e fatta -sempre istruire ed esercitare. In fine, voi mostrerete come potendosi -rinnovellare la paura e il rischio dell'invasione, sia per noi tutti -bisogno grande di prepararci alle più salde difese con quiete e -subordinazione, ma con prontezza altresì e con energia. Per ciò è -necessario che dalla Civica stanziale, o (come in Francia la dicono) -sedentaria, si cavi la Guardia mobile; la quale, sì per effetto -della cerna che la compone, sì per la speciale disciplina che le si -appropria, è sola capace di ajutare e spalleggiare utilmente la truppa -assoldata. Ma nessuna forma di Guardia civica, nessun ordinamento di -bande, nessun artificio di tattica può reggere e prevalere contro un -nemico assai poderoso, quando non vi sia esercito, o vi sia troppo -scarso e troppo male assettato: e chi non sente tal verità, cade in -errore grave e funesto, e di cui troppo tardi dovremmo pentirci. Le -cure, adunque, del governo e della Consulta sieno pur volte eziandio -inverso le truppe di linea: ne crescano quanto si può il numero; le -forniscano di buoni ufficiali, e di numerose e valide artiglierie; le -addestrino ed esercitino ad ogni fazione, ad ogni fatica; le scaldino e -confermino tuttavia ne' nobili sentimenti di nazionalità e di onore. - - -VIII. - -Deputato delle città Metaurensi! nell'opere e ne' consigli vostri sta -ora collocata gran parte di nostra salute, anzi gran parte della salute -d'Italia; perchè, a similitudine de' tempi antichi, l'Italia torna -maravigliata a girar lo sguardo inverso di Roma; e l'esempio che di là -muove e risplende, i volenti attrae e i non volenti trascina. Per ciò, -la preghiera ultima che vi addirizziamo, si è di considerare in ogni -proposta e in ogni deliberazione non che il bene de' popoli pontificj, -ma le relazioni e i legami altresì che aver possono quelle col bene -e il risorgimento della patria comune. In questo tempo medesimo che -vi parliamo, ci giunge nuova che la lega doganale proposta fra Roma, -Firenze e Torino, viene dai principi contraenti accettata e decretata. -Noi in tal fatto riconosciamo con giubilo il cominciamento e la caparra -d'una Confederazione italica, da cui tutti trarremo, ajutandoci Dio, -la forza e la dignità di nazione; trarremo l'alterezza, il coraggio, -gli spiriti bellicosi, il gagliardo operare, l'audace intraprendere -de' popoli grandi. A voi spetta, con la bontà e opportunità de' -consigli, di preparare a tale evento fortunato e desideratissimo -tutte le vie e tutte le agevolezze. Con questa intenzione noi vorremmo -(per pure indicarvi alcuna particolarità) che ai principi della lega -fosse proposta e raccomandata la conformità perfetta della moneta e -quella dei pesi e delle misure. Vorremmo che fosser pregati a sbassare -di comune accordo la tassa sulle lettere, e a istituire in comune -pubbliche mostre annuali di arti e manifatture, cangiando di luogo come -per li congressi scientifici si costuma, e premiando i più meritevoli -con medaglie e scritte a nome della lega. Vorremmo parimenti, che a -nome di lei una bandiera s'inalberasse su tutte le navi pertinenti ai -tre Stati e a quelli che accederanno, e la quale correndo su i mari e -spiegandosi dentro i porti annunciasse al mondo questo fatto novissimo -e quasi insperato: che, cioè, la nazione italiana esiste, e che è -in via di raccogliere e ricongiungere pacificamente tutte le membra -intorno al sacrosanto suo capo, che è Roma. - - Il 25 di novembre del 1847. - - - - -PROGRAMMA DEL GIORNALE _LA LEGA ITALIANA_ - -CHE PUBBLICAVASI IN GENOVA. - - -Dal titolo che apponiamo a questo Giornale subito vien conosciuto che -il fine peculiare a cui si studia di giungere, e per cui distinguesi -da molti altri, egli è di promuovere con mezzi legittimi, e per quanto -l'opera d'inchiostro il può fare, una Lega Italiana, che da parziale ed -economica quale al presente la vogliono, divenga generale e politica, -e le si possa attribuire il nome di santa con molto maggior ragione -ed effetto, che a quella tentata (or fa trecent'anni) contro alla -prepotenza di Carlo V. Per fermo, l'impresa forse migliore e più -elementata di bontà e di religione che valgono gli uomini ad attuare -in ordine alla politica, a noi par quella di ajutare gagliardamente -un popolo a costituirsi e durare in essere di nazione. Conciossiachè, -come in ciascuna città e provincia la comodezza del viver comune si -origina principalmente dalla varietà delle industrie, delle attitudini -e degli uffici tra i cittadini, così il bene e l'avanzamento dell'uman -genere, più che dall'altre cose, risulta dalla varietà dell'indole -e dei costumi che tra le nazioni interviene. Ondechè, ogni popolo -giunto a potere e saper vivere di vita propria e spontanea, e però -ad assumere le forme ingenite e qualitative di mente e di cuore che -sortì da natura, accresce a tutta la stirpe umana nuove specie di -facoltà operose e fruttifere, e nuove sembianze e virtù di civile -perfezionamento. Perciò, chiunque partecipa e suda a produrre e -dar compitezza a un fermo e perpetuo stato di nazione, visibilmente -obbedisce un decreto de' più solenni e più manifesti di Provvidenza; -e per contrario, chi gli si oppone, reo diventa, per così dire, di -umanità lesa e tradita, e si affatica di sformare e di rompere l'organo -più efficace e maraviglioso dell'universal bene, e che stava in modi -specialissimi prepensato e preordinato nell'idea eterna della vita -sociale del mondo. Da questo procede, che promovendo noi e ajutando -(per quanto i privati il possono) la Lega Italiana, noi effettualmente -ajutiamo un'opera santa; essendo che nelle presenti condizioni di -nostra patria, niuna cosa può meglio d'una confederazione giovare al -fatto finale e massimo della _nazionalità_. Egli s'intende, nè sembra -mestieri il significarlo, che noi desideriamo a un tempo medesimo di -crescere e di solidare l'unione degli animi e delle azioni, stantechè -ella sia il cemento primo e vero della lega politica, come questa a -rincontro non pure dilata, riconferma e riaccresce l'unione, ma la -conduce a presto e abbondevolmente fruttificare; e sì dall'una e sì -dall'altra dee, come da radici validissime e profondissime, rampollare -e fiorire la compiuta e vera italianità, già disposta e iniziata -dalla natura, sancita dalla gloria del nome romano, consacrata dalla -unicità di religione e di culto, maturata dal tempo e dalle stesse -sventure, assentita e predestinata dai cieli, a cui piace di suscitare -per la quinta fiata i figliuoli[8] di questa terra veneranda e famosa -a compire alcun gran prodigio di civiltà, in profitto e splendore di -tutta l'umana repubblica. - -Dappoichè la fortuna, o, meglio, la Provvidenza pone in arbitrio d'ogni -buon cittadino l'adoperarsi con utilità copiosa e attuale al cominciato -risorgimento d'Italia, vogliono la prudenza e il dovere, che, messe -in disparte le speranze troppo ambiziose e troppo fantastiche di cui -ricreavasi e consolavasi la nostra mente nell'inerzia del servaggio, -ora si badi con maggior diligenza alla realtà delle cose, e lasciato -il nudo possibile, addirizziamo l'intelletto al certo od al molto -probabile. L'Italia è da secoli divisa e rotta in più Stati, ed ha fra -essi poca o veruna comunanza di vita politica: per la qual cosa, non -potendosi toglier di mezzo le divisioni, e volendo pure che l'Italia -sia una quanto è fattibile mai, rimane che noi ci acconciamo a quella -forma di unità che sola può coesistere con la pluralità degli Stati: -cioè ad una confederazione la più stretta, la più omogenea, e la -meglio ordinata che dar si possa. A questa, dunque, intenderemo con -tutto l'animo e tutto l'ingegno; e talora con l'autorità della storia, -tal'altra col ragionamento, più spesso con le induzioni chiare ed -aperte che gli avvenimenti quotidiani suggeriranno per sè medesimi, -sforzeremoci di conseguire che il concetto di una Lega Italiana -politica divenga nella mente de' popoli segno e simbolo di nazione, e -desiderio intenso ed inestinguibile; e in quella dei principi, un'alta -necessità di fatto, pericolosa a combattere, profittevole ad accettare. - -Duole ed affligge il pensiero che di tal lega debbano per al presente -rimanere esclusi i nostri fratelli Lombardi, che sono pur quelli da -cui tragghiamo un esempio di lega antichissimo e non superabile di -valore e di gloria, e il quale con la pienezza e felicità del successo -ne persuade l'utilità d'un nuovo nazionale confederamento. Ma, per -l'amore e la fede che l'altre Provincie italiane portano ad essi, ed -essi a tutte quelle, e per la speranza che abbiamo comune del compiuto -affrancamento d'Italia, riuscirà caro ai Lombardi che pur senza loro -noi ci stringiamo e ci colleghiamo, affine principalmente di poterli -con men ritardo e maggior sicurezza raccorre e abbracciare al banchetto -sacro della conquistata nazionalità. - -Di un altro subbietto importante prenderà cura e farà studio -particolare ed assiduo il nostro foglio periodico, e questo è -l'ammendamento, l'educazione ed il bene stare del popol minuto. -Imperocchè, come la lega politica delle Provincie italiane discuopresi, -al giudicio nostro, qual mezzo appositissimo, ed anzi di tutti il -migliore ed il massimo, che nelle condizioni odierne ci può menare -all'indipendenza e al vero essere di nazione; del pari, nell'educazione -morale e intellettuale del popol minuto a noi si lascia conoscere il -mezzo più attivo e lo strumento più addatto ed usabile per conseguire -essa lega, e le altre maggiori felicità e grandezze italiane. E per -fermo, nessuna cosa di gran momento viene attuata nel mondo senza -l'animo e le braccia del popolo, e unicamente da lui riceverà la -nostra carissima patria redenzione certa e finale. E se ciò è vero per -ogni dove, in Italia è assai davvantaggio: perchè di là dalle Alpi -e dal mare si legge e si trova che la maggior parte degl'istituti e -delle glorie nazionali più ragguardevoli riconoscono l'origine loro -dai principi, dalla cavalleria e dagli ordini privilegiati; ma in -Italia, per lo contrario, autore od iniziatore primo di tutte le nostre -glorie fu il popolo. Quindi dovremmo per semplice utilità e cautela -politica voltare le cure e i pensieri alla parte sua più valida e più -numerosa, che è pure la men fortunata, dove lo spirito del Vangelo e -l'umanità dei nostri tempi ad obbligo stretto e incessante non ce lo -ascrivessero. - -Abbiamo definito in breve quello che di speciale e di proprio intende -fare la nostra effemeride. Seguita che diciamo alquante parole intorno -alla sua ragion generale. - -Nel giorno in cui la saggezza del principe concede ai popoli una -franca discussione ed esaminazione degli atti pubblici, il regno -della violenza e del cieco arbitrio ha suo termine; ed ogni potere -materiale ed irrazionale viene dispossessato e surrogato dalla forza -spiritualissima dell'opinione. In quel giorno fortunato, ogni buon -cittadino, giusta i limiti di sue facoltà, sente la necessità e il -debito insieme di promuovere e addirizzare le credenze, le cogitazioni, -i pareri ed i sentimenti della moltitudine, e accostarli a quella -sapienza attiva che è l'apice della perfezione civile. A tale ufficio -d'illuminare e addirizzare le menti a rispetto della politica e d'ogni -condizione assai rilevante del viver comune, noi pure intendiamo -di dar l'opera nostra con quante forze ci ha fornito natura; e d'un -ufficio siffatto scorgiamo assai chiaramente la somma importanza e -solennità, le malagevolezze e i pericoli. Noi sentiam bene, ch'esso -è una specie di magistrato, da cui si assume nel nostro secolo gran -parte di quella dignità e santità di carattere la qual risiedeva nel -tribunale censorio delle antiche repubbliche. Noi, quindi, procacceremo -con ogni industria, che se non l'altezza degli studi e la pellegrinità -del sapere, la purezza almeno delle intenzioni e lo zelo dell'operare -rispondano più che mediocremente al concetto di ciò che debb'essere lo -scrittore entrato ad illuminare e condurre i pensamenti e le credenze -del popolo. Per lungo disuso, è pressochè venuto meno all'Italia il -senso pratico delle faccende politiche, e i figli suoi si ridestano -quasi parvoli e adolescenti in mezzo a nazioni adulte e mature: e -d'altra parte, il comune nostro decoro, le stupende rammemoranze di età -gloriosissime, il viluppo strano de' casi che corrono, la necessità -del premunirsi e difendersi richieggono da tutti noi una vigorosa e -precoce virilità. Noi con questa considerazione pigliamo speranza che -i leggitori del nostro foglio non vorranno di leggieri accusarci nè -di presunzione nè d'ignoranza; chè presumere ci bisogna per la salute -comune, e saper bene non possiamo ciò che l'esperienza, l'uso e le -occasioni sole ne insegnano. - -In due modi suole un giornale politico informare e dirigere la mente -ed il senso pubblico: prima col farsi o annunziatore pronto e fedele, -o raccontatore veridico e giudizioso degli avvenimenti quotidiani; -poi, col discutere sottilmente quel che rilevano, indagarne le cagioni -riposte, predirne gli effetti remoti, e far tutto ciò col lume e i -principii d'un'alta filosofia civile. Noi, dunque, ambedue queste -cose ci studieremo di adempiere secondo nostro potere, e con l'aiuto -efficace de' nostri amici e rispondenti. Noi cureremo sempre di -attinger le nuove alle fonti sincere, e col nostro privato carteggio -suppliremo spesso al silenzio e all'insufficienza delle gazzette. Nè le -notizie si stringeranno nel cerchio della politica, ma sì farem luogo -a quelle altre molte e diverse che importa all'universale di possedere, -ed hanno lor parte notabile nella vita comune. - -A rispetto, poi, del pesar bene il valore dei fatti, scoprirne le -cagioni e le conseguenze, cavarne le massime direttive, e raddurre -il tutto agli assiomi della scienza di stato e alle teoriche della -civile filosofia, i compilatori avranno mente di conciliare del -continuo la pratica colla speculativa; e, per quanto sarà lor dato, -eserciterannosi a scorrere con sicurezza e per vie larghe e spedite -dalla esamina degli avvenimenti alla contemplazione de' principii; -e viceversa, dal concetto delle teoriche astratte ed universali alle -applicazioni certe, particolari e feconde. Noi ci farem debito altresì -di narrare e scrutare i casi correnti con animo affatto imparziale, -e con giudicio non infiammato e preoccupato da passioni di parte e -da bollori di fantasia; e però saremo avversi ad ogni ingiustizia, ad -ogni eccesso, ad ogni esagerazione così in risguardo de' governi come -de' governati: essendo che non s'agogna da noi quel favor popolare il -quale è acquistato e meglio diremmo comprato col piaggiare continuo il -volgo e le sue passioni, e maneggiando tutto dì le arti tribunizie; -ma desideriamo invece di conseguire quell'autorità e quella stima -che cresce occulta e lentissima, che dai tristi è combattuta e dagli -avventati è mal sofferta ed acconsentita, ma che alla perfine sovrasta -alla malvagità degli uni e alle esorbitanze degli altri, e serve come -di aroma prezioso a serbare intatto ed incorruttibile un nome di là -dal sepolcro. Soprattutto ci asterremo (per parlare alla moderna) -dalle personalità; nè mai la indignazione nostra si verserà sull'uomo, -ma bensì sull'azione in astratto considerata, e a riscontro d'alcun -documento morale o politico. La qual moderanza e giustizia a noi -riuscirà non molto difficile, dacchè le azioni malvage e gli affetti -bassi e torbidi sempre ci hanno svegliato più compassione che sdegno; -e quanto le sorti universe del genere umano e l'attuazione de' sommi -principii e la loro abbondevole fruttificazione ci sembrano cosa -grande e degnissima d'ogni onorata fatica, altrettanto gli individui -ci appajono leggier cosa, e non quasi mai meritevoli dell'odio del -saggio. Per le ragioni medesime, e guardando sempre ad effettuare -l'utile pubblico e giudicare imparzialmente uomini e cose, noi ci -pregieremo di dare leale ajuto e libera lode al governo, ognora che -gli piacerà di accrescere e di caldeggiare il sentimento nazionale, -e proseguire animoso nelle riforme. Ma non dubiteremo del pari di -contraddirgli _legalmente_ qualora se ne dilungasse o in tutto od -in parte: e quando (il che per lo certo non accadrà) l'opposizione -nostra sincera e dignitosa diventasse impossibile; esauriti innanzi, -fino ai termini ultimi delle leggi, tutti i rimedii, gli spedienti -e i partiti che lo zelo di buon cittadino sa rinvenire, il periodico -nostro cesserebbe di uscire in luce. Così noi speriamo di concordare la -moderazione e il vigore, la legalità e il coraggio. E perchè di questa -parola moderazione vien frequentissimo l'uso, ma la significazione -sua scorre varia e indefinita per gl'intelletti; a noi giova di -dichiarare, che domandiamo improvide e immoderate tutte quelle opinioni -le quali, impazienti di rimanere in essere di concetto e di desiderio, -discendendo dall'ideale al reale, oltrepassano e turbano ciò che -nell'atto presente si fa praticabile, e però è duraturo e fecondo -del meglio. Similmente, noi domandiamo improvide e immoderate quelle -imprese e quei fatti che conducono a travalicare i termini della -legalità; la quale benchè negli Stati della Lega sia peranche molto -imperfetta, pur tuttavia non nasconde e non confonde siffattamente i -suoi limiti, da lasciare incerto e pauroso l'uomo dabbene e il leal -cittadino. In un popolo vissuto per qualche secolo sotto la forza e -l'autorità dittatoria, sdegnoso sempre del servire, ma sempre ignaro -de' proprii diritti e doveri, niun sentimento è più malagevole a -insinuare e insieme più necessario del rispetto e quasi diremmo del -culto sacro inverso la legge: al qual culto (abbia luogo la verità) -appena cominciano ad avvezzarsi i suoi sacerdoti medesimi. E perciò, -noi raccomanderemo continuo così al popolo come ai principi, così ai -magistrati come alla plebe, la piena e ottemperante venerazione alla -legge, che è il Dio dello Stato. - -Egli non è possibile ad una nazione la qual, risorgendo, à -consapevolezza e fede e ardimento d'incominciare un'epoca nuova, -fidarsi unicamente nella virtù degli instinti, e moversi e operare -secondo che danno i tempi ed i casi. Ma le occorre bensì di conoscere -con sufficiente chiarezza ove s'inoltra e ove tende, e quello che più -le conviene desiderare ed ambire; nè può negarsi, che tanto procederà -men dubiosa nel suo cammino ancora intentato, quanto meglio i suoi savj -le porranno distinto e ben divisato in sugli occhi il disegno intero -dei grandi e varj edifizj di civiltà e di scienza che dee lunghesso -la via costruire, e su vaste e incrollabili fondamenta innalzare. E -noi pure porgerem mano a lineare e colorire (quanto cel concederà -l'intelletto) quell'arduo disegno; e ciò adempiremo col ricercare -dapprima le condizioni odierne d'Italia e alle passate paragonarle; -poi coll'investigare quello che prossimamente debbono riuscire: nè tali -due specie d'indagini imprenderemo senza aver risguardo continuo alla -storia delle altre nazioni, all'essere e fortuna loro presente, alle -attinenze che ha l'Italia con esse; e in più special modo, all'influsso -ed ingerimento morale ch'ella sta forse per ripigliare su tutto quanto -il mondo cristiano e civile col nuovo risvegliamento suo; ed infine, -al concetto speculativo che i filosofi politici vannosi componendo di -tutto insieme il progredimento sociale e la vita dell'umanità. - -Di cotal vita è sì gran porzione oggigiorno l'economia pubblica, sì -poderose diventano le nazioni per attività di traffichi e ampiezza -di commerci; tanto gl'ingegni si assottigliano e si travagliano a -raffinare le arti e moltiplicare le macchine; tante questioni nuove -di scienza da ciò scaturiscono, massime intorno al sostentamento -dell'infimo popolo e all'equa distribuzione delle ricchezze; che a noi -non si fa lecito di pretermettere alcuna di queste materie, o di sol -toccarle di passata e per incidente: e però noi deliberiamo di porle -sovente ad oggetto particolare delle meditazioni e disamine nostre, -e raccogliere con accuratezza minuta i fatti e le notizie ad esse -attinenti. - -Degli eserciti e delle marinerie italiane parleremo tanto più spesso -e più volentieri, quanto il nostro giornale compare nella provincia -meglio agguerrita della Penisola, e in una città che tien viva memoria -dell'avere spiegato una bandiera famosa e temuta su tutti i mari. - -Faremo eziandio occupazione nostra frequente gli studj e i metodi -insegnativi; e delle lettere e delle arti geniali terremo discorso -ognora che le faccende politiche ne lasceranno spazio e opportunità. -Alle genti italiane, ricordevoli di loro grandezze non ancora eccedute -da alcuno, è forse difficile il ricuperare tanto animo ed alacrità e si -ferma perduranza in ogni proposito, quanto ne fa mestieri a rigenerare -tutto l'essere proprio morale, qualora non sorga loro in mente la -speranza generosa e il concetto magnanimo di non solo raggiungere le -nazioni più progredite nel corso della civiltà, ma in qualche parte -almeno di oltrepassarle e di primeggiare. E ciò proviene eziandio da -questo, che la civiltà conseguíta in effetto dagli altri popoli si -scorge e si misura quanta è, e molti e gravi errori vi si discuoprono: -ma la speranza del primeggiare inchiude una grandezza invisibile -e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella eccellenza -ideale e a quell'infinito di perfezione, che solo riempie ed infiamma -l'attività e l'ambizione innata e sublime dello spirito umano. Ora, per -nostro giudicio, sono peranche molto remoti da noi que' tempi in cui -l'Italia ridiverrà formidabile ad ogni popolo con gli eserciti e colle -armate, ovvero li supererà nei commerci, nelle manifatture e nelle -ricchezze. Ma il primato della sapienza civile, e l'imperio altresì -delle lettere e delle arti geniali, nessuno può toglierci se noi -fermamente il vorremo; dacchè la natura ci à nelle virtù della mente e -nell'arcana intuizione del bello sopra ogni nazione privilegiati. In -trattenerci, adunque, con grande amore a discorrere così degli studj -pubblici come d'ogni incremento e progresso di qual sia parte dello -scibile, noi farem opera singolarmente di buoni cittadini, e d'avveduti -e prudenti statisti; e in ciò pure avremo animo di avviare gl'ingegni -all'amore e al culto delle memorie patrie e delle dottrine italiane, -e al saper rappiccare il filo delle tradizioni nostre letterarie ed -estetiche, e ad imprimere in ogni fattura della mente i segni e le -impronte dell'indole nazionale. Per ultima cosa, noi promettiamo a -tutti coloro che volgerannosi al nostro giornale sì con gli occhi e sì -col buon animo, che niuna fatica, niuno studio, niuna diligenza, niuna -parte di zelo sarà da noi trascurata per sollevar quello all'altezza -e alla dignità de' nuovi tempi e dell'Italiana rigenerazione: la -quale, dopo tante sventure e tantissime lacrime, standoci alla perfine -presente, e non ricercando per divenire compiuta e fruttifera se non -l'operosità incessante e l'annegazione sincera e serena dei buoni, -chi si fermasse tra via, ovvero nell'impresa magnanima tramischiasse -affetti privati, proverebbe di essere stato per innanzi non più che -un ipocrita di libertà, e tanto spregio e abbominio si mercherebbe, -quanto, concedendolo Iddio, il nome d'Italiano verrà racquistando -d'autorità, di venerazione e di gloria. - - Genova, il 5 di gennajo del 1848. - - -FATTI DI MILANO NEL GENNAJO 1848. - - 15 gennajo 1848. - -Abbiamo da testimonio oculare e degno di tutta fede una narrazione -esatta e minuta dei deplorevoli casi succeduti in Milano dal 2 al 5 -del mese andante. A noi par bene di farla conoscere intera, perchè in -quegli avvenimenti ogni cosa è stata grave e afflittiva, e l'Italia -debbe sdegnarsene e condolersene profondamente. - -Nella mattina del 2, per effetto del divieto che il popolo milanese -ha posto a sè stesso, non incontravasi per le vie persona che -fumasse tabacco. Ma sulle undici ore uscirono fumando i commissarii -di _polizia_, parte travestiti e parte in divisa, e seguitati da -poliziotti. La plebe traea lor dietro in frotta ma silenziosa, e i -commissarii voltandosi a quella e parlandole in isconci modi, troppo -bene la provocavano, dicendo, in fra le altre cose: _vedete che noi -fumiamo, e a nessuno di voi dà l'animo d'impedirlo_. A questo il popolo -rispondeva con mormorii e con suono di fischiate. Allora i commissarii -ed i _poliziotti_ agguantavano parecchi che li seguivano più d'accosto, -menandoli in luogo d'arresto. Ma ciò non disperdendo la folla, ed anzi -ingrossandola, quelli incominciarono a malmenare ed anche a percuotere; -e verso le quattro dipoi meriggie, come moltiplicavano le pattuglie de' -_poliziotti_, così crebbero ancora i maltrattamenti; a segno che i capi -del Municipio e parecchi cittadini de' più notabili turbandosene ed -affliggendosene, lasciate le case loro, s'introdussero alla spicciolata -in mezzo alla moltitudine, affine d'interporsi autorevolmente fra essa -e le pattuglie. - -Adempiendosi cotale ufficio pietoso e lodevolissimo dallo stesso -Podestà di Milano conte Casati, ei venne violentemente percosso in viso -e quindi arrestato. Poco dopo, essendo molte persone civili adunate -in contrada Santa Margherita contigua al maggior teatro, i gendarmi a -cavallo fieramente le caricavano; e perchè quelle s'erano ricoverate -di là da' quei pilastrini che reggono le catene intorno al detto -teatro, furono pure colà investite dai cacciatori tirolesi, schierati -dietro i cavalli dei gendarmi. Fra questo tempo, il conte Casati già -riconosciuto e sciolto e presto raggiunto dai suoi colleghi, lagnavasi -con giustissima indignazione degli strapazzi sofferti da lui e dal -popolo; e ricevendo dal Torresani, direttore di polizia, parole vane e -mendicate di scusa, si recò dal conte di Spaur, governatore generale -di Lombardia. Questi mostratosi dolentissimo dell'accaduto, negava -risolutamente di averci parte, e sosteneva che quelle cose non erano di -sua pertinenza e non ci poteva quasi nulla. - -Così compievasi la giornata del 2. Il dì dopo era nella gente civile -molta sollecitudine di conoscere le risposte de' superiori, ma il -popolo minuto mantenevasi in quiete. - -Quando, alle tre dipoi meriggie, la polizia fece appiccare su tutti i -canti un avviso, che cominciava con queste false e calunniose parole: -— «Gente _irrequieta e facinorosa_...... osava jeri d'_ingiuriare_ -in pubblico tranquilli abitanti per impedir loro l'uso innocente del -fumare tabacco, e ardiva di farlo anche attruppandosi, _e violentando_ -i passaggeri colti a fumare.» — Alcuno di tali avvisi fu spiccato o -lacerato forse per ira, ed altri il furono con poca o nessuna malizia -da que' monelli che, in Milano singolarmente, usano di ciò fare su -tutti i muri e d'ogni maniera di stampe. E qui non è da tacere d'un -grave accidente; e ciò è, che un agente di polizia, colto un ragazzo -nell'atto di squarciare l'avviso, lasciossi andare alla ferocia di -percuoterlo con uno stile: il qual fatto affermano e testimoniano -cittadini onorevolissimi, che di presente ne hanno scritta una -giuridica deposizione. - -In quel tempo medesimo, uscivano dal Castello pattuglie di dragoni a -cavallo, comandate da soli sotto-uffiziali: e da esso Castello e dalle -caserme uscivano a torme ed alla rinfusa da circa tremila soldati, ben -caldi dal vino e con in bocca i sigari accesi. A costoro erano stati -pagati, qualche ora innanzi, denari di soldo per otto dì, e regalati -parecchi sigari e offerto vino e acquavite. L'_ordine del giorno_ -esentavali dalla chiama, e gli invitava a difendere e conservare la -dignità della milizia contro a pochi perturbatori i quali pretendevano -di por divieto al fumare. Mossero sbandati per le più popolose strade, -e spargendosi nei caffè e nelle bettole, incitavano ogni sorta di gente -con lazzi, contumelie e mal viso. Sulle prime, la plebe guardando e -udendo quegli sbrigliati, maravigliava; poi, tratta da curiosità più -che da altra passione, si mise lor dietro. Ma irritata di mano in mano -da quelle ingiurie e soprusi che vedea fare, cominciò a mormorare e a -gittar fischi come il dì innanzi. Ed ecco le pattuglie si avventano -a caricare, gli agenti di polizia e i soldati sciolti snudano le -sciable e menano colpi alla cieca. Non è duello nè zuffa, ma è rabbia -e furia bestiale contro ad inermi e non resistenti. Qual tumulto ne -seguisse, quali strida ferissero l'aria, di che dolore e squallore si -riempisse di subito la città, non mi proverò a raccontare. Dai rapporti -più esatti degli spedali risulta, che v'ebbe dieci morti, e che i -feriti sommavano molte dozzine. Tra primi è il consiglier d'appello -Carlo Manganini, il quale, percosso in capo da due fendenti, spirò -sugli scalini della Galleria De Cristoforis. Era uomo sessagenario e -quietissimo. Alcuni manovali del carrozziere Giuseppe Sala, uscendo -dalla officina per girsi a coricare e scontrandosi in una di quelle -furiose pattuglie, furono strapazzati e pesti in maniera, che tre sono -morti. Il cuoco stesso del conte di Fiquelmont, in sull'entrare che -faceva da un salumajo a fornire sue spese, venne assalito ed ucciso. In -tal modo macellavansi i cittadini; ed in quel mentre stesso, il polacco -maresciallo Radetski gozzovigliava insieme col generale Scenatz e certo -Vociacoschi, polacco esso pure; e tutti e tre insieme ad ogni vittima -nuova che lor s'annunziava, mescevano e tracannavano. Nè la notte pose -termine pienamente a quella soldatesca licenza, tanto che nelle vie -più remote sull'ora tardissima scorrevano ancora que' mascalzoni, così -avvinazzati e rabbiosi com'erano, minacciando e imprecando; e guai se -taluno s'imbatteva per caso in essi. - -Nei dì 4 e 5 si rinnovarono alcune violenze, e fu tra gli altri ferito -un famiglio di casa Litta. In que' giorni similmente scoppiò profonda -ed universale la indignazione, non che de' giovani e de' più risentiti, -ma di qualunque persona paziente, rassegnata e sommessa. È curioso a -sapersi, che il Fiquelmont, come lo Spaur, lavasi le mani di tutti quei -fatti, e va dichiarando di non avere facoltà e commissione bastevole -per li casi urgenti e straordinarii. Il 5, una deputazione composta -d'uomini i più ragguardevoli, fra' quali l'arcivescovo di Milano, il -conte Borromeo, il conte Giorgio Giulini e taluni altri, presentaronsi -al Vicerè, il quale accolseli secondo l'usanza con aria molto benigna; -promise di fare e di dire, e ciò pure secondo l'usanza; e congedandoli, -ripetè loro la canzone medesima dello Spaur e del Fiquelmont, cioè -a dire che non possedeva facoltà sufficienti: la qual cosa mena a -concludere, che i Milanesi in que' tristissimi giorni non avevano chi -li potesse salvare, e tutti li potevano invece ammazzare. - -In quella sera medesima fu pubblicato dal Vicerè un suo proclama, unto -d'un po' di miele e promettitore di riforme: ma non pertanto, nella -notte à, con grande apparecchio di truppa, fatto chiudere il _Club_ -ove radunavansi i giovani a legger gazzette, e a discorrere di Pio IX e -della Lega Italiana. - -Troncando gran numero di osservazioni che subito corrono in mente a -chi legge e considera parte per parte la qui data narrazione, noi -ci stringeremo a notare, che nel popolo milanese mai non è sorta -la volontà di uscire dai termini della legge, e che il mormorare e -fischiar della plebe furono picciol effetto della molta provocazione. - -Secondamente avvertiamo, che il sentirsi la moltitudine chiamare dal -Torresani _gente irrequieta e facinorosa_, dovè inacerbirla oltremodo, -e che lo strappare su pei canti alcuna copia dell'Avviso fu parimente -picciolissimo effetto allato alla grave ingiuria: ed in ogni modo, -doveansi punire di ciò i pochi operatori del fatto, e non altri. - -Di quindi procede che la illegalità ricade tutta quanta sulla Polizia, -e su coloro che hanno sguinzagliata la truppa e menatala a infierire -contro un popolo inerme, e il quale negli atti medesimi di resistenza -che volea compiere, tenevasi ordinato e pacifico. - -Da ultimo, ci giova molto di sapere, che tutti i particolari di quelle -violenze e ferocie non iscusate da veruna necessità, accesero tanto -sdegno e corruccio, che gli animi più rimessi e per condizione più -dipendenti hanno posta da lato la longanimità e la pazienza, e sonosi -ricordati soltanto d'essere uomini e cittadini. - -A noi giunge notizia certissima, che non pochi impiegati italiani, -e fra questi il consigliere di governo Decio, uomo mitissimo e -fedelissimo, dopo avere tentato senza alcun frutto di conseguire -soddisfazione e riparo di quegli eccessi, hanno pregato che si -accettasse la loro rinunzia. Il signor Bellati, Prefetto di Milano, il -quale quindici giorni or sono ricusando di sottoscrivere la protesta -della Congregazione comunitativa cadeva in tristo concetto appresso del -popolo, convocata di poi la Deputazione provinciale, chiedea piangendo -e scusa e indulgenza; e ad alta voce leggeva a quella un rapporto, -in cui, rappresentata la indegnità ed enormità degli ultimi fatti, -concludeva dicendo: «e devesi maggiormente prestare orecchio e credenza -al rapporto d'un impiegato il quale, sol per servire con zelo il -governo di S. M. I., s'è quasichè attirata addosso la esecrazione de' -suoi patrioti.» - -Infine, dal racconto qui sovrapposto si scorge, che alcuni ingegni -perversi vorrebbero sperimentare nel regno Lombardo-Veneto un modo di -reprimento diverso nella specie ma simile nella ferocia a quello usato, -sono appena due anni, in Galizia. Ma i Lombardi, come si vede, nè -cospirano nè si atterriscono. Nel paese loro non v'ha servi di gleba, -non v'ha classi nè ordini che si nimicano; e la prepotenza e bestialità -soldatesca, qualora volesse farsi durevole e abituale, affogherebbe nel -proprio sangue, non nell'altrui. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DELL'ORDINAMENTO NUOVO DE' MUNICIPJ. - - 15 gennajo 1848. - -Tutti tre i principi nostri riformatori ànno avanti ogni cosa pensato -a riordinare i Comuni: nel che si vennero mostrando e avveduti e -provvidissimi. Il primo, perchè quelle riforme sono accettate più -volentieri, le quali toccano gl'interessi prossimi e cotidiani del -maggior numero; il secondo, perchè incominciare dal porre sesto e -regola al tutto, innanzi di aver bene e fermamente composte le parti, -tanto varrebbe per avventura quanto il costruire e l'architettare non -badando per niente alla forma e acconcezza de' materiali. Nello Stato -della Chiesa il Municipio nuovo romano è già in atto e in autorità: -così volle Pio IX, del quale veramente diranno i posteri, che _romanam -restituit rem_. Fino poi dall'aprile dell'anno poc'anzi cessato, una -circolare del Cardinal Gizzi raccomandava in ispecial modo alla cura e -meditazione dei deputati delle provincie l'ordinamento dei Municipj. -In Toscana, alli 25 di questo vertente mese, vedremo adunata una -Conferenza di sindaci e altre persone notabili affine di raccogliere -i fatti, udire le informazioni, conoscere i desiderj de' popoli, e -determinare le massime direttive della costituzione municipale che là -si prepara. Negli Stati Sardi, quello che in sul cominciare di novembre -fu promesso dal re in ordine a tal subbietto, vedesi ora mantenuto con -la promulgazione del _Regio editto per l'amministrazione dei comuni e -delle provincie_. - -Noi di questo Editto parleremo tra breve, con la ponderazione e -maturità di giudicio che si conviene in tali argomenti. Oggi basterà -l'accennare i punti cardinali che porgono il primo criterio e le prime -norme per esaminar bene così il fatto come il da farsi; e ciò non solo -in Piemonte e in Liguria, ma eziandio negli altri Stati della Penisola. -Conciossiachè sarà intento particolare di questo giornale il discorrere -con egual cura, e (secondo sue forze) con egual cognizione, di tutte -insieme le Provincie italiane e di quelle della Lega segnatamente. - -Ottima cosa è certo da reputarsi, che tutti tre i principi riformatori -partecipino a questo concetto speciale intorno alle istituzioni -comunitative; e ciò è, ch'elle debbono venir fondate con ordini -elettivi larghissimi, e coi principj assoluti dell'uguaglianza civile. -Nè per rispetto alla larghezza elettiva potrebbesi forse desiderare -o più o meglio di quello che si prescrive nell'Editto di re Carlo -Alberto. Ma non deesi porre in dimenticanza, che tale franchigia -può divenire angusta e povera negli effetti, qualora da un lato il -numero de' consiglieri comunitativi sia grande e quello degli elettori -grandissimo, e dall'altro sieno circoscritte e inceppate le facoltà -e pertinenze di essi consiglieri. Onde gli è da considerare, per la -libertà dei Comuni e insieme la spontaneità e il frutto delle opere -loro, qual cosa nel fatto e nell'uso torni migliore: se il numero degli -elettori larghissimo e più legate le facoltà, ovvero più ristretto quel -numero e maggiore la facoltà e scioltezza dell'operare. Per fermo, non -si dà franchigia municipale vera e fruttifera laddove non si componga -di queste tre parti essenziali; che sono: elezione popolare; giudicio -e scrutinio libero d'ogni interesse speciale e proprio del Municipio; -azione libera del suo magistrato. - -Sotto queste considerazioni, a noi sembra che non tutto sia buono e non -tutto largo e lodevole nel Motuproprio del Santo Padre e nell'Editto -di sua Maestà Sarda; e fermamente crediamo, che molte disposizioni -di tale Editto oltrepassino quel bisogno di _unità_, di _uniformità_ -e di _connessione col Principato_, che la legge ha avuto in mente di -soddisfare. - -Se non che tra l'_Editto_ ed il _Motu-proprio_ interviene una -differenza fondamentale; essendo che il primo ha virtù generale, -perpetua ed irrevocabile; quando l'altro non dà fondamento e principio -salvochè a un istituto particolare, qual è il municipio della sola -città di Roma: e oltre a ciò, esso dichiara più d'una volta, che le -disposizioni sue dovranno concordarsi tutte con l'universal legge -riformatrice dei Comuni, alla quale s'affrettano di por mano i -deputati alla Consulta di stato. Ei si può dire pertanto, che su tal -subbietto nulla è per anco determinato nella media Italia, e la cosa -pende tutt'ora dal senno de' principi e de' lor consultori. Il perchè, -prevenendo le nostre parole in que' paesi ogni atto deliberativo, e -però potendone ancora uscire un qualche lume e profitto immediato, -a noi cresce l'obbligo di non tener chiusa la nostra opinione, e di -significarla invece con lealtà e franchezza. - -Notiamo per prima cosa, che nel Regio Editto, ma più molto nel -Motuproprio di Pio IX, le facoltà e pertinenze del Municipio stanno -dinumerate e specificate una per una e con gran minutezza: il che -non accade quivi per abbondanza di dire e a schiarimento ed esempio -delle pratiche del diritto comunitativo, ma si è fatto al fine di -circoscrivere con rigore e definire con esattezza il potere che vien -largito dal Principe a forma di privilegio; e però le cose che son -taciute non possono in guisa veruna venir sottointese in virtù di -una qualche generale franchigia in altre parti del decreto espressa e -riconosciuta: onde ripetiamo, che in ciò il Motuproprio romano vince -in istrettezza l'Editto Regio, dacchè in questo oltre al cominciare -il legislatore dal riconoscere in universale la libertà dei Comuni, -esprime nell'articolo VIII del capo VII, che _il Consiglio Municipale -fa gli atti devoluti alla popolazione in massa, ed in generale delibera -su tutti gli oggetti di amministrazione locale che, eccedendo la -semplice esecuzione, non sono attribuiti al Sindaco_; nelle quali -parole, e segnatamente nella clausola prima pare sottinteso il -principio, che ogni qualunque atto possibile a farsi in comune dal -popolo cade sotto la deliberazione dei Consigli Municipali. - -Ora, secondo noi, risiede nel Comune, a rispetto dello Stato, una -libertà naturale d'azione e di reggimento, appunto come nell'individuo -a rispetto del Comune. Di quindi procede che le franchigie non gli -son date dalla legge, ma sì dalla legge sonogli assegnate le giuste -limitazioni di quelle. E però, in genere, la legge non dee (come sotto -i governi feudali e dispotici) venir numerando le speciali e singolari -facoltà del Comune e prescrivergli ciò che può, ma ciò che non può -e non dee. Noi sentiam bene, che poco importerebbero tali rassegne e -specificazioni ove s'accompagnassero con formole generali di chiaro ed -ampio significato, e in cui lucesse una confessione piena e patente -del dritto. Noi sentiamo altresì, che parlare in nome dei principj -universali del giure non è stile e consuetudine de' _Motuproprj_ e -delle Carte e Statuti alla foggia antica. Ma i tempi ricercano altro -linguaggio, e non son queste del sicuro disputazioni di grammatica. - -Da siffatto principio della libertà naturale d'azione e di reggimento -in che vive ogni Comune a rispetto dello Stato, emerge tutta quanta la -idea dell'ordinamento comunitativo e delle sue piene franchigie. Per -fermo, se il legislatore accoglie nell'animo quel principio, ei non -può non volere costituire il Comune con quanta maggiore larghezza di -facoltà e d'esercizio è fattibile; appunto com'egli adopera nel dettare -le leggi e le guarentigie della libertà privata di ciascun individuo, -ai quali mai non oserebbesi di prescrivere le specie, le condizioni -e i modi dell'uso ed eziandio dell'abuso delle proprie loro sostanze. -Col principio anzidetto, il legislatore dee confessare, che il limite -alle libertà naturali dei Municipj è segnato non dalle restrizioni -governative e ministrative arbitrarie, non dal desiderio di certa unità -fattizia e più militare assai che civile, non dalle vecchie pragmatiche -che, or sotto nome di tutela, or sotto quello di vigilanza e di buon -governo, nojosamente comprimono e impacciano, ma bensì dalle necessità -universali, e dall'ingerimento legittimo e razionale della potestà -legislativa operante a nome della utilità vera e durevole di tutto lo -Stato. - -Col principio anzidetto, si debbono volere disciolte d'ogni legame -non necessario all'ordine e alla salute comune le deliberazioni dei -Consigli municipali e l'azione dei lor magistrati. E poichè al governo -è ragionevolmente serbato d'interporre l'autorità sua tuttavolta che il -municipio o travia dalle forme prestabilite di sua istituzione, o rompe -alcuna legge od alcun mandamento legittimo dello Stato, in qualunque -altro caso non dee far mestieri l'assentimento dei supremi ufficiali, -siccome atto con piena ragione presunto e che vuolsi avere per -compiuto. Molto meno poi fa d'uopo l'assistenza e presenza de' supremi -uffiziali alle discussioni ed alli scrutinj comunitativi; molto meno -il richieder licenza per le ordinarie o straordinarie convocazioni de' -Consigli: e il simigliante si discorra per altri vincoli e suggezioni. -Nè qui ci è lecito di tacere, che sì in risguardo della libertà di -congregarsi, deliberare ed eseguire, sì per la libertà e speditezza -d'azione de' magistrati municipali, sì infine per la indipendenza e -dignità di loro persone, l'Editto piemontese torna senza misura più -restrittivo del Motuproprio Romano, nel quale si legge, in fra le -altre risoluzioni, che _l'approvazione superiore delle deliberazioni -consigliari avrà sempre luogo, tranne il caso della mancanza di forme, -dell'eccesso di potere e di contravvenzioni alle leggi_. (_Titolo_ 1. § -27.) - -E quanto è alla dignità e indipendenza del Magistrato, non v'ha nel -Motuproprio Romano neppur vestigio delle prescrizioni del Regio -Editto che qui registriamo: _Capo II._ § 6. _Il Sindaco è capo -dell'amministrazione comunale ed agente del governo._ § 9. _Il Sindaco -è nominato da noi e scelto fra i consiglieri comunali... Rimane in -carica tre anni e può essere da noi confermato._ § 10. _L'Intendente -generale può sospendere i Sindaci. Capo III._ § 16. _I Vice-sindaci -sono nominati per un anno, sulla proposta del Sindaco, dall'Intendente -generale, cui spetta di sospenderli e rivocarli._ - -Non ci è ignoto che la molta suggezione dei magistrati municipali, -il fluttuare de' sindaci tra il carattere cittadino e il politico, -l'intervenire continuo de' superiori negli atti comunitativi, e la -necessità del consenso e della revisione imposta a pressochè ogni -spesa ed ogni deliberazione, non qui solamente fra noi ma durano e si -perpetuano di là dall'Alpi, appresso di una nazione la quale presume -essere specchiatissimo esempio di libertà. Queste cose sappiamo da -lungo tempo. Ma duole e pesa all'anima nostra, che volendosi pure -imitare i popoli forestieri, non sempre si scelga il lor meglio, ma -talvolta eziandio il peggiore e il più strano. Oltrechè, le istituzioni -de' popoli molto civili sono una vasta e variatissima architettura, -ove la deformità d'alcun membro quasi scompare nella bella simmetria -e acconcezza del tutto insieme. Altrove la poca libertà dei Comuni -è supplita dalla moltissima dello Stato; ma dove questa scarseggia, -par necessario compensarla col dilatare e mallevare la vita franca e -spontanea del Municipio. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DISPACCI FRANCESI SULLE COSE ITALIANE. - -Il _Débats_ delli 7 ci fa conoscere il testo di alcuni dispacci intorno -alle cose d'Italia mandati dal Guizot agli ambasciatori e ministri, -ed ora comunicati alla Camera. Sono tre lettere al conte Rossi in -Roma, una al conte Marescalchi in Vienna ed un'altra al conte di La -Rochefoucauld in Firenze; la sesta è in forma di circolare, e l'ultima -è indirizzata al signore di Bourgoing in Torino. - -Chiunque si ponga a leggere cotesti dispacci, dee notare a bella prima, -quanto nei nostri tempi vada mutando il linguaggio dei diplomatici, -ovvero quanta diversa natura d'uomini sia quella che amministra oggi -i gran fatti politici. Per fermo, in essi dispacci v'ha un lusso di -generalità accademiche e un dissertare così vivo e abbondevole, che la -Sorbona li accetterebbe affatto per suoi. Il secolo, adunque, è gentile -se non vigoroso; gli uomini forse non grandi, ma pieni di facondia e -filosofia. - -Noi confessiamo assai volentieri, che in tutte sette le lettere del -Guizot scorgesi aperto il buon desiderio del governo francese pel -risorgimento italiano. E di tal sentimento non può dubitare alcuno il -quale conosca la fine e classica civiltà della Francia, e pensi che non -v'è quasi villaggio colà ove non si spieghi Virgilio ed Orazio, e non -si stupisca dinnanzi alle tele o copiate od originali di Raffaele e di -Michelangelo. Del pari risulta da quelle lettere, che il Guizot vive -sempre in grave apprensione di veder trionfare i troppo infiammati, e -sembra stimare gl'Italiani non capaci ancora di più larghe concessioni -e più sostanziali riforme. Ma d'altra parte, com'egli ammira -sinceramente la saggezza insperata del popol romano, nè stenta ad -applicare simili elogi agli altri popoli della Penisola già ridestati, -a noi pare che se ne debba dedurre ch'essi sarebbero sufficienti a -molto maggior grado di libertà. - -Sulle cose di Ferrara, spiace particolarmente al Guizot che il governo -Pontificio abbia posta la controversia in piazza. Ciò naturalmente sa -male a un diplomatico consumato, e gli sembra quasi una propalazione -indebita dei misteri e della scienza esoterica. Ma se i Tedeschi -invadessero un palmo solo del territorio francese, io sfido il ministro -Guizot a mantener quivi il secreto, la riservatezza, e la gravità dei -capitolati e dei protocolli. La lettera al Marescalchi, che appunto -s'aggira sul brutto frangente di Ferrara, è da un capo all'altro tutta -mite in verso dell'Austria, tutta lusinghevole e piena d'unzione; -e non v'ha neppure una fiammolina di sdegno, una favilla di giusto -risentimento. Certo, se il Papa non colpiva di religiosa paura il -capo medesimo dell'Impero, ognun può pensare quale difesa efficace e -gagliarda sarebbe uscita dalla dolce e tenera ammonizione del Guizot. -Pur troppo, i casi della Galizia ci fanno presumere che a Vienna le -orecchie non sono così delicate, e il cuore non così cereo come stima -l'insigne autore della Storia dell'incivilimento. - -Vero è che nella lettera al La Rochefoucauld il ministro Guizot -accenna, così di passata, come il Papa abbia fatto richiedergli se in -certe date congiunture potesse fare assegnamento su d'una più attiva -cooperazione della Francia, e com'egli il Guizot crede d'avergli -risposto in modo da contentarlo. Ma qui il velo diplomatico diventa -sì fitto ed oscuro, da simigliare a quello che già copriva la statua -d'Iside, e non è più la intelligenza ma il cuore che giudica, e gli si -comanda un umile atto di fede. - -V'ha però in queste lettere diplomatiche due proposizioni non pure -verissime, ma da stare ferme e inchiodate in mente degli Italiani. -L'una è nel dispaccio al signore di Bourgoing in Torino, e consiste in -dire che gl'Italiani s'ingannerebbero forte sperando la lor salute da -un rovescio di cose in Europa. L'altra è nella terza lettera al conte -Rossi, e la quale afferma che non bene opererebbono i principi nostri -a troppo tardare le riforme e le concessioni le quali fossero divenute -un'alta necessità di fatto. «In quella protratta aspettazione, dice il -Guizot, gli animi traviano per la foga pericolosa delle speranze e dei -timori soverchio aggranditi; e quindi colui che regge sembra cedere, -suo malgrado, all'urto popolare, dove in fatto egli obbedisce soltanto -alle persuasioni di sua coscienza. Il signor conte Rossi ha più d'una -volta ciò espresso con debita moderanza ai consiglieri del Santo Padre, -ed al Santo Padre esso stesso.» - -Noi ringraziamo del dato consiglio e l'ambasciatore e il ministro, al -quale parimente dobbiamo e vogliamo esser tenuti della propensione -(quantunque un po' peritosa e non assai procacciante) che mostra -al bene d'Italia. Noi non ci poniamo tra quelli che da' forestieri -pretendono molto di più e molto di meglio, perchè sempre abbiamo -opinato che niuna nazione si salvi mediante l'altrui braccio: ed -esigere che le genti straniere vuotino per lo scampo nostro le loro -vene ed i loro scrigni, o mettano a repentaglio la pace che godono e i -negozj e le comodezze in cui vivono, ci compare, non sappiam bene, se -una sfrontatezza o una melensaggine: il rimproverarle, poi, fieramente -ed anzi svillaneggiarle perciò di continuo, come piace a molti, ci -sembra che senta del fanciullesco insieme e del vile. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DELLO STATO PRESENTE D'ITALIA. - - 19 gennajo 1848. - -Vogliono i pensatori moderni, che la fortuna non abbia nè molta nè poca -parte nelle faccende umane. Io non so bene di questo, ma so che qualora -ne piacesse di battezzar con quel nome le cagioni occulte ed ignote de' -gran casi che avvengono, la fortuna comparirebbe ancora spessissimo -nella storia de' nostri tempi. E per fermo, chiunque venisse dicendo -di aver previsto punto per punto ciò che ora si compie in Italia, -rischierebbe forte di non essere creduto sincero. Comunque ciò sia, -l'ignoranza nella quale io confesso di rimanere della più parte delle -cagioni a rispetto di quel che accade in Italia, mi piace, perchè ho -sempre veduto gli avvenimenti massimi e fecondi davvero portar seco -questo carattere del farsi ammirare ma non intendere, e tanto più -ammirare quanto ciascuno si assottiglia di penetrarli. - -Di tal genere, per mio giudicio, sono i fatti odierni della Penisola. -Pur nondimeno, egli sembra potersi dire, che la nostra patria dopo le -mutazioni e il conquasso della grande rivoluzione francese, ripiglia -oggi con vigore e saggezza virile il largo moto di civiltà e di -riforma a cui dava principio poco prima della metà del secolo scorso. -Allora, siccome oggi, iniziatori del mutamento furono i principi. Ma -in que' tempi, le riforme ampliavano la potestà regia, rovesciando -la feudalità, le privilegiate corporazioni e gli arbitrj della Curia -Romana: oggidì le riforme assumono, al contrario, per fine di temperare -il regio potere, e rinnovano in mezzo di noi quel genere di monarchici -che i padri nostri, latinamente e con profondo significato, domandavano -civile, come il solo buono e degno effettualmente dell'umano consorzio. -In que' tempi ogni sforzo tendeva all'equità ed all'uguaglianza; -quest'oggi tende alla libertà. Allora, cavatane l'Inghilterra, -nessun principato conosceva il freno degli ordini rappresentativi e -dell'altre pubbliche guarentigie; onde Pietro Leopoldo e il Tanucci -entrarono innanzi in più cose allo stesso Turgot, il quale in Francia -non compariva del certo un rimesso e lento riformatore: ma a questi -giorni, in tutta l'Europa è sciolto e cancellato il potere assoluto, se -n'escludi la Russia che è barbara, e l'Austria incapace di mutazione. -Allora i consiglieri arditi e liberali dei re erano letterati e -filosofi cortigiani; e ciò che persuadevano e conseguivano venía dai -popoli ricevuto o in silenzio rassegnato o con gioja pura ed immensa, -come suol farsi per beneficj inaspettatissimi, e i quali niuno osa -non che richiedere ma nemmanco sperare. Al dì d'oggi, se i letterati -proseguono a consigliare i monarchi, il fanno discosto, e per mandato -espresso e perpetuo delle moltitudini, e segnatamente delle classi -mezzane; e parlano e s'interpongono come la divina forza della ragione -e della giustizia, che vieta e impedisce il conflitto. - -Da queste e da parecchie altre disparità che intervengono tra il moto -riformatore antico ed il nuovo, sorge il concetto generale, che ne' -principi, alle cui mani è affidato presentemente il governo d'Italia, -bisogni maggiore maturità di pensieri, più docilità di animo e minor -lentezza di opere. - -D'altra parte, nel secolo andato e propriamente in quegli anni in cui -s'attuavano le riforme, lo straniero regnava in Italia assai meno -poderoso; e piuttosto che minacciare, difendevasi e patteggiava. -Patteggiava col re di Napoli e col re di Piemonte, patteggiava coi -Genovesi. Quello che oggi ne sia, ciascuno lo sa, ciascuno lo vede. -Nel secolo andato esistevano stati e genti italiane riconosciute -alla dolce favella del _si_, ma la nazione italiana non esisteva. Ne' -giorni nostri, se badasi alla nuda scorza dei fatti, nazione italiana -neppure esiste; se al sentimento, al desiderio, al proposito fermo ed -universale, le genti italiane son già pervenute a costituire una sola -persona morale. E appunto perchè dal sentimento e dal desiderio vuolsi -procedere alla piena realità, e gli ostacoli sono molti e gagliardi; e -perchè prevedesi di dovere o subito o non mai molto tardi invocare sul -Mincio e sul Po il Dio degli eserciti, e però fa mestieri a noi tutti -l'unione e la fiducia perfetta e reciproca; ne segue che abbisogni -eziandio ne' popoli altrettanta assennatezza, docilità e prontezza viva -e operosa. Saggia debb'essere la moltitudine in frenare all'uopo la -naturale impazienza de' suoi desiderj; e frutto primo e salutare di tal -suo senno debb'essere la docilità, cioè il saper riverire e ottemperare -alla legge, mostrarsi arrendevole ai suggerimenti e alle ammonizioni -de' buoni, e comportarsi per guisa che più non abbia verun poeta -moderno a poter replicare la sentenza del Tasso: - - . . . . . . . . . alla virtù latina - O nulla manca o sol la disciplina. - -Ma non pertanto, il popolo dee serbarsi pronto ed attivo, non inerte, -non freddo, non pusillanime. Distinguiamo sempre e in qualunque cosa -l'operosità dal tumulto, la vita dal sonno, l'ordine e la disciplina -dalla sommessione cieca ed irrazionale. Nel moto regolare e crescente -della cosa pubblica educhiamo l'intelletto ed il cuore; delle -concessioni ottenute caviamo buon frutto, le ottenibili maturiamo. -Con l'esempio del nostro vivere franco e pieno d'ardore, ma legale, -dignitoso e pacifico, con l'aspetto della nostra verace e pacata -letizia, con la concordia di tutti gli ordini, ma specialmente di -popolo e principe, facciamo impossibile la tirannia, impossibili -il negare ostinato e il resistere pauroso nelle rimanenti Provincie -italiane. Non si ricerca da noi che ancora un poco di moderanza, di -assennatezza, di longanimità; e i figli della gran madre staranno tutti -raccolti e tutti beati in un solo amplesso. La santa Lega Italiana avrà -compiuto e stretto il suo mistico fascio, nel cui mezzo starà sola una -scure, perchè infinite braccia parranno impugnare una sola spada; e -miseri quegli stranieri che vorranno assaggiarla. - -Come in persone eziandio scorrette e di mala indole sorge tal volta -per mezzo all'anima un senso puro del bene e un desiderio generoso di -nobili geste, così accade che la Provvidenza spiri per qualche tempo -su tutto un popolo l'aura della virtù e del coraggio, e un amore di -sacrificio che agli occhi suoi stessi il fa nuovo e maraviglioso. -Procacciamo con isforzo continuo, che pur sopra noi, infralita -generazione, passi quell'aura sublime; e lo zelo attivo e sincero del -pubblico bene invada tutti i seni dell'anima nostra. Sui canti delle -strade di Genova (or non sono molti giorni) leggevansi stampate a -larghe majuscole queste belle parole: — _Ordine, Fratelli; tutta Italia -ci guarda_. — Ed io dico agl'Italiani: _Fratelli, siamo prudenti, -disciplinati, operosi; tutta Europa ci guarda_; e (facciasi luogo al -vero) ci guarda mezzo ammirata ed incredula, e dubita forte se noi -siamo ancora i figliuoli dell'eroiche generazioni che vinsero il mondo, -ovvero gente spuria e ragunaticcia la qual sogna le grandi cose e le -conta per fatte, agitandosi con furore tra le processioni, le luminarie -e i banchetti. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DEL FATTO DI LIVORNO. - - Adì detto. - -Gli ultimi casi di Livorno rattristano l'anima, perchè sono la prima -nebbia che sorge a intorbidare il sereno della nostra rigenerazione. -Ma forse il male non è tanto grave e profondo, quanto si mostra di -fuori: e a niuno poi venga in animo, come scioccamente fu detto, che -gl'imprigionati cospiravano a pro dell'Austria. Egli non è possibile -ormai in Italia rinvenire dieci persone di mediocre fama, e di vita -e condizione alquanto civile, che accolgano in seno un desiderio così -vile insieme e così scellerato. Se in quegli uomini si troverà colpa -(e speriamo che no), sarà colpa di fanatismo. Non perde subito una -nazione i modi e gli usi funesti a cui l'han menata le sventure e la -tirannia. Si cospirò per lunghissimi anni, e a mali estremi, e che -parevano inemendabili per altra via, si cercarono rimedj violenti e non -sempre legittimi. Si brandì il pugnale accanto alla mannaja, il secreto -fu contrapposto al secreto, l'inquisizione settaria all'inquisizione -di Stato; e, insomma, come i medici temerarj costumano, a fieri veleni -riparossi con altri più fieri e mortali. Forse ad alcuni, que' mezzi -sono paruti ancor necessarj; forse la inconsideratezza dell'ira e -i pungoli dell'orgoglio hanno fatto gabbo alla coscienza e velo al -giudicio. Di più non diciamo, e più là non vogliamo andare colle -presunzioni e i supposti. È debito di carità e di giustizia il non -aggravare coi sospetti e con la baldanza delle parole gente che sia a -repentaglio della vita e dell'onore, sebben della vita non crediamo e -non paventiamo. Nella felice Toscana, fra gli altri esempj di sapiente -mansuetudine che i Principi Lorenesi hanno dato non pure all'Italia, -ma sì all'Europa, questo è il maggiore ed il più solenne; di avere, -ottant'anni addietro, abolito il crimenlese. Poco stanno discosto da -noi que' giusti e benigni tempi, in cui non dico non si puniranno di -morte e d'altri gravi castighi gl'imputati di mere colpe politiche, -ma si prenderà maraviglia che ciò abbiasi potuto praticare per -secoli da tutto il mondo civile e cristiano, come si stupisce oggidì -dell'avere cercata e scrutata la verità con l'opera dei tormenti. Dove -cessa l'evidenza del reato, là cessa il diritto di punire; e v'ha, -pur troppo, infinite quistioni di giure sociale e politico in cui la -ragione vacilla, e il comune senso morale non dá risposta patente e -assoluta. - -Noi non dubitiamo che agli imputati di Livorno non debba, nel processo -a cui danno materia, apparire manifestissimo, quanto il dominio della -pubblicità torni loro giovevole, e quanto gli amici e fautori di -libertà (nelle cui mani sono) procaccino e studino, anzi ogni cosa, la -imparzialità e integrità dei giudicii: o se questo vuol esser vero per -tutti, maggiormente desideriamo che sia per coloro, alcuni de' quali -hanno con noi sospirato e sofferto per la redenzione della patria. -Li tenemmo, pur jeri, compagni ed amici; non può il nostro cuore -assuefarsi a un tratto a stimarli nemici odiosi ed abbominevoli. - -Ma un'altra osservazione importante vien subito fatta a chi bada un -poco a cotesto avvenimento. Il Governo Toscano è sembrato scarseggiar -sempre di forza, di attività e di speditezza. I tempi, infrattanto, da -quetissimi e sonnolenti son divenuti svegliati e vivi. Gli spiriti, -prima indolenti e molli, hanno contratto in poco d'ora alcun che -dell'antica febbre repubblicana. Tra le città poi toscane, Livorno è la -più ardente e più malagevole a governarsi. Un bel giorno, moltitudine -grande adunasi quivi in piazza, gridano armi, vogliono armi. Al -gonfaloniere ed ai superiori vien meno ogni modo di acchetarli. Creasi -a voce di popolo una deputazione, la quale in breve intervallo sembra -fatta signora della città ed arbitra delle cose. Le viene comandato di -cessare e scomporsi; ed ella, a rincontro, dichiara sè stessa organo e -rappresentanza vera del popolo livornese, e pon la sua sede nel palazzo -municipale. In questo mezzo, giunge il ministro Ridolfi, che per -primo atto fa in ogni quartiere assembrare la Civica: questa obbedisce -volonterosa e prestissima, e quattro mila cittadini già stanno accolti -e armati sotto le insegne. Entrasi in molte case, imprigionansi -cittadini non volgari, e parecchi de' quali erano principalissimi -tra i deputati; quindi son menati sul vapore reale il _Giglio_, e -condotti a Porto Ferrajo. Tutto ciò in qualche ora, con risolutezza, -con facilità e corampopulo. Ogni cosa ritorna in quiete; la città -ripiglia i negozj; in niuna parte è spavento, in niuna è sdegno e -rancore. Or che è questo? donde viene al Governo Toscano tanto vigore, -tanta prontezza, un fare sì animoso e sicuro, e il sapersi appigliare -a partiti forti e recisi? Da due cose ciò proviene: dal muovere che -fa il Governo i suoi passi di pari con l'opinione, e dal munirsi e -fidarsi compiutamente nell'armi cittadine. La Guardia Civica riesce in -Toscana ciò che sempre, ciò che per tutto è riuscita; vale a dire lo -scudo e il palladio dell'ordine pubblico, e il sostegno della libertà -vera e durevole, non della avventata e mal ferma. Nel Governo Toscano -ben rincalzato dall'opinione e dall'armi cittadine, è non solo risorta -la gagliardia e l'attività, ma egli porge caparra sicura che di quindi -innanzi sarà del corpo della Lega Italiana un membro saldo, sollecito e -poderoso. - -Che diranno di tali fatti coloro cui la virtù e il regno della -opinione mette sgomento? E quegli altri eziandio che diranno, i quali -si ostinano a giudicare e credere la Guardia Civica non più che una -istituzione militare, apparecchiata in casi di guerra a supplire e -spalleggiare l'esercito? - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -L'ECO DELL'ALPI MARITTIME. - - Adì detto. - -Ci corre all'occhio il programma d'un nuovo giornale nizzardo, col -titolo l'_Eco dell'Alpi Marittime_. I compilatori annunziano di aver -gran fede nel moto vitale e rigeneratore che penetra e fa risentire -di mano in mano le più morte membra di nostra nazione. Desiderano con -ardore il risorgimento suo, la vogliono libera e indipendente, e si -professano e chiamano Italiani di sangue, Italiani di cuore. Ma, cosa -stranissima, ei dicono e ripetono tutto ciò in francese! Per prima -testimonianza dell'animo loro italiano, abiurano l'armonioso idioma di -Dante; e per primo atto d'indipendenza, fannosi servi d'un linguaggio -straniero, il quale tenta di snaturare e viziare sì fattamente il -nostro, che sarà dura e lunga fatica a guarirlo e salvarlo. Ei sembra -che pur anche a que' giornalisti sia caduto in mente un qualche -sospetto della loro stranezza; ma tosto l'hanno cacciato da sè, -racchetandosi con questa ragione, che _dobbiam cercare un po' meno -quello che ci divide, e molto di più quello che ci ravvicina_. O bella -o bella davvero! Ma, signori giornalisti nizzardi, noi per serbare -appunto e convalidare, quanto ci è dato il meglio, ciò che ne può -tenere uniti, abbiamo carissima la nostra lingua, solo segno visibile -e universale della comunanza del sangue, solo retaggio rimasto della -mente e gloria degli avi. Come ad ogni nazione è sortita una forma -propria intellettuale, così è sortito da Dio un organo particolare a -significarla. In esso, in quell'organo particolare e mirabile, sta la -nostra effigie, il nostro stemma, la nostra bandiera; in esso è quel -tesero antico ed inestimabile che nè il correr del tempo, nè le somme -sventure, nè il servaggio lunghissimo, nè la stessa nostra incuria -e viltà ci hanno potuto involare. Signori giornalisti nizzardi, voi -ci avete ferito, senza volerlo (crediamo), nella più nobil parte del -cuore. Certo, voi siete arbitri e liberissimi di parlare e scrivere la -lingua che più v'aggrada. Ma chi non parla e non iscrive la nostra, -dee sentirsi dire con qualche sdegno da tutti i buoni Italiani: — A -che mentite il nostro nome, o signori? a che v'accostate al nostro -banchetto? Uscitene, noi non vi conosciamo. — - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -NOTIZIE DELLA SICILIA. - - 21 gennajo. - -Dalle nuove di Sicilia tutta l'Italia del certo sarà funestata; e -niuna cosa può riuscire più misera ed afflittiva al cuore de' buoni -Italiani, come vedere in mezzo al quieto e ordinato nostro risorgimento -scoppiare un conflitto la cui fine non può tornare se non infelice ad -entrambe le parti. Se la superano i sollevati, chi porrà modo alle -lor domande, e chi interdirà loro d'inalberare il vessillo isolano, -squarciando e dispiccando un membro di più al corpo già troppo lacero -e troppo diviso d'Italia? E se vince la podestà regia, ormai gli è -impossibile che ciò succeda senza moltissimo sangue, fiera semenza di -sollevazioni nuove e più pertinaci; e niun modo, poi, e niuna misura -verrà segnata agli esilii, agli incarceramenti e ai supplizj che già -tanto moltiplicavano in quelle provincie sfortunatissime. Dio conosce -gli autori e gl'istigatori di tanto male; e certo, a chi ha menate le -cose ad estremi così terribili, prepara nella sua giustizia squisiti -castighi e vendette. - -Primamente, noi sentiam bene per tutto ciò, che gli animi colpiti così -a un tratto dalla narrazione di casi lacrimevoli a tutta l'Italia si -abbandonino al dolore e allo sdegno, e quasi disperino della salvezza -pubblica, od almeno si sentan fallire la dolce speranza di campare la -patria dai tumulti sanguinosi, dalle mutazioni violente e immature, -e dalle miserie e dal lutto della guerra intestina. Ma dato sfogo -al primo impeto dell'affetto, e rimenate le forze della ragione e le -virtù dell'animo agli uffici loro, debbono tali forze e virtù, avanti -ogni cosa, impedire che noi ci lasciamo vincere all'immaginazione, -invece di crescere in attività e in coraggio quanto i danni e i -pericoli crescono. Se il vorremo tutti, e gagliardamente il vorremo, -niun uomo, e sia pur coronato, potrà contrastarci di ricondurre la -conciliazione e l'ordine dove ora sono sbanditi, e di far cadere le -armi male impugnate, disfare i patiboli, restituire alla patria i -fuggiaschi, assicurare la pace, dar principio e base a riforme larghe -ed irrevocabili. Per tutto ove abbondano i buoni e accorrono risoluti -e operosi, mai non è mancato rimedio ai più profondi guasti e alle più -cangrenose piaghe dei regni. Poniamoci tutti, con quanta efficacia -di persuasione e con quanti mezzi possediamo di forza e ingerimento -morale, poniamoci in mezzo ai sollevati ed al principe: Dio e la -fortuna d'Italia compiranno il restante. Ma noi siamo privati, e -l'azione nostra va lenta, dislegata e difficile. Tocca pertanto ai -principi nostri riformatori il primo alto e il più vigoroso del morale -intervenimento di cui ragioniamo. E che? potrà una sola volontà, potrà -una sola mente caparbia turbare e sconvolgere a suo talento l'Italia -intera? Permetteranno i principi della Lega, che tante loro fatiche -e buoni desideri e savissime opere, che tante speranze e disegni loro -magnifici per salvate con progressivi e pacifici mutamenti l'Italia, -vadan perduti? No, questo non accadrà, chè sarebbe importabile e -mostruoso. Parlino ed operino essi con tutta la pienezza e la vigoria -di lor dignità, e con tutta quella che porge loro al presente la -necessità delle cose, la santità della causa, il dovere di padri e -salvatori de' popoli, l'orrore del sangue civile; e a ciascuno sarà -giuocoforza obbedire. Ma lascino addietro (noi ne li preghiamo e gli -scongiuriamo) le forme e le lungaggini diplomatiche, e come i fatti -sono straordinarj e giungono subitanei, altrettanto sia straordinaria -e subita l'azione loro. Guai se non riuscissero, guai. V'ha già chi -trae compiacenza di tal prima sollevazione, pigliando fiducia che le -cose precipitino tanto al male, da vedere disfatti e poi ricomposti a -lor modo i regni e i trattati. Ma noi, corretti dalle lunghe sventure, -noi non ignari della bestiale pazienza degli uomini, e che ne' gran -rovesci la libertà e i diritti de' popoli quasichè sempre vanno in -conquasso, noi speriamo tuttavia che la rigenerazione nostra regolare -e incolpabile abbia vita così poderosa e tanto piena di partiti e -compensi, da trionfare eziandio di questa prima battaglia, e rimovere -questo durissimo inciampo che trova nel suo cammino, semprechè i -principi della Lega vi si adoperino di concerto e con intera e pronta -efficacia. Deh! movali almeno l'enormità del pericolo, se altro -sentimento ed affetto non gli riscuote: sebbene dal cuore de' principi -nostri niun sentimento pietoso e nobile rimane escluso; e singolarmente -dal cuore di Pio, il quale benchè sia padre di tutti i fedeli, pure -sa e sente che gl'Italiani sono primogeniti suoi, primogeniti della -Chiesa. - -Usi egli, dunque, larghissimamente della più che umana autorità del -suo grado e carattere; usi della maestà che possiede e della gloria -che ha conquistata; e interceda potentemente e con azione sollecita, -e con quanti modi e mezzi e clientele ed ajuti ha seco, interceda, -diciamo, per otto milioni e più d'Italiani e compatrioti suoi, i -quali pure in mezzo al tumulto e alle armi girano in verso di lui lo -sguardo, e ne invocano in ogni istante il nome venerando e miracoloso. -Noi non sappiamo quali ragioni distogliessero poco fa il Pontefice -dall'interporsi in guisa patente e solenne tra le popolazioni Svizzere -in procinto di azzuffarsi; ma questo sappiamo, che niuna ragione, niun -dubbio, niuna cautela può stoglierlo legittimamente dall'intromettersi -con somma efficacia tra il re delle Due Sicilie e le insorte -popolazioni. Quindi egli debb'essere risoluto di ciò; e noi, chinati ai -suoi piedi, ne lo supplichiamo con quella istanza e con quel fervore -d'affetto e profondità di dolore, che la civile carità e la voce del -sangue italiano ci fa sentire e significare. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DELLA SICILIA. - - 22 gennajo. - -No, la felice innovazione delle sorti d'Italia non debbe così a -un tratto cangiar natura per la cieca pertinacia d'alcuno e l'ira -impaziente di molti. - -Nè il sangue di nostre vene dee piovere in guerra fraterna o sotto -il ferro del manigoldo, ma bensì serbarsi per causa infinitamente -migliore, e spargersi tra le armi nemiche in guerra giustissima, anzi -nella sola accettevole a Dio, e in cui quel sangue laverà l'anime -nostre quasi un nuovo battesimo. - -No, non è lecito ai buoni di starsi con le mani a cintola, in faccia -al nascente incendio dell'Italia meridionale. E noi invitiamo tutti -i buoni a pensare con zelo, e di stretto accordo, gli spedienti e i -ripari migliori e più praticabili: l'amor santo di patria e di libertà -vera, e la necessità di salvare il quieto e progressivo risorgimento -italiano, assottigli l'ingegno così de' privati come de' principi, e li -ajuti a rinvenire ed usare tutte le facoltà e i mezzi morali conducenti -a spegnere colaggiù le sollevazioni violente, abolire le condanne -e i supplizj, fondare e mallevare le progressive riforme. E perchè -l'opinione pubblica cresce ogni giorno di autorità e di efficienza, -ed ora ha modo in Italia di farsi conoscere quale e quanta è, giova -significare in guisa aperta e solenne il nostro cordoglio ed il -biasimo nostro a tutti coloro d'ambe le parti, che vogliono sommerger -nel sangue la speranza e la fede di una trasformazione ordinata e -conciliativa. Siamo certi che nè le distanze nè l'armi nè le polizie -nè il terrore impediranno alla voce di migliaja di buoni Italiani il -farsi intendere in mezzo de' combattenti. Ma la voce senza misura più -potente, efficace e penetrativa di tutte, debb'essere quella del Sommo -Padre e Gerarca. Non ha egli nelle Due Sicilie come nell'orbe intero -cattolico la sua sacra milizia, i suoi ministri e ufficiali? E che non -potrà la falange de' vescovi e de' sacerdoti inviata da lui, con alto -ed espresso comando, a spartire la mischia e riconciliare insieme i -popoli e il re, non a nome del dispotismo ma della ragionevole libertà, -non col diritto del forte ma con quello della civiltà progredita e -delle pubbliche guarentigie? - -Noi per questo intento pigliamo arbitrio di trascrivere qui il -Memoriale che addirizziamo con debito ossequio al Pontefice, facendo -preghiera agli amici nostri, al clero, al popolo ligure e piemontese, -a tutte le genti della Penisola di ripetere questo fatto concordemente -e sollecitamente, affine che l'anima di Pio IX si senta nell'ufficio -santissimo fortificata dal voto manifesto, ardente e affettuoso, di -tutti i suoi figliuoli e compatrioti. - - -BEATISSIMO PADRE. - -Gl'Italiani a Voi concittadini per sangue e figliuoli in Cristo -Signore, recano ai piedi vostri nelle parole di noi sottoscritti -l'espressione e il testimonio di lor profondo cordoglio, vedendo nelle -Due Sicilie scoppiare un conflitto il quale minaccia o di riempiere -nuovamente quelle contrade di crudeli giustizie e in peggiore servitù -sprofondarle, o di pervertire nell'intera Penisola il moto pacifico e -bene ordinato di rigenerazione politica. - -Voi foste, Santo Padre, il glorioso principiatore di quel moto regolare -di civiltà, e a Voi s'appartiene di mantenerlo in sua via. Nè certo noi -veniamo a supplicarvi di ciò per bisogno che faccia di consigliare e -spronare la carità e saggezza vostra, ma solo per isfogo dell'anima, -e per accompagnarvi nell'opera santa con l'ardore de' nostri voti, -e affinchè sappiate essere noi apparecchiati e desiderosi di ogni -qualunque maniera di cooperazione. - -Poco fa, uno tra' maggiori potentati d'Europa si scosse alla vostra -voce, e facendo luogo al diritto, risparmiò a sè e a' suoi regni -di assaggiare gli effetti della vostra lesa giustizia. Non potrà -un altro principe, che è doppiamente vostro figliuolo e si professa -religiosissimo, resistere alle preghiere di tanto padre, e ai consigli -e alle istanze di tanto pacificatore. Nè i popoli dall'altra parte -ricalcitreranno ostinati ed immoderati, ognora che Vostra Beatitudine -entri mallevadrice dei patti e serbatrice della fede. Voglia, per -altro, la Santità Vostra richiamarsi alla mente, che a lei fu fatta -promissione larga ed esplicita di concedere miglioranze e riforme -subitochè le sommosse di Calabria venissero a fine; le quali venute, -non pertanto è apparita nessuna volontà di riforme, e nessun decreto -che le annunzi almeno ed accerti per l'avvenire. - -Ei si conviene, adunque, alla Santità Vostra nell'alto secreto di sua -prudenza investigare e trovare modi assai più efficaci e solleciti -d'intervenimento, e praticare rimedj tanto maggiori, quanto qualunque -indugio diviene sopramisura funesto, e i danni e i pericoli sonosi -fatti ogni giorno più gravi e ogni giorno meno evitabili. - -Pieni di fiducia nella Vostra virtù e sapienza, umilmente ci -rassegniamo di Voi, Padre Santo e glorioso, devotissimi obbligatissimi -servi e figliuoli - - IL DIRETTORE E I COMPILATORI DELLA LEGA ITALIANA. - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -_Iscrizioni dettate pei funerali che Genova celebrò, il 22 di gennajo -1848, alle anime dei Lombardi uccisi in Milano e in Pavia._ - - _Rimpetto alla porta._ - - DEL RISORGIMENTO ITALIANO - GENEROSO INCOLPABILE - INIZIATO DAL GRAN PIO - SALVETE O MARTIRI PRIMI - - _Dall'uno dei lati._ - - ALLE ANIME - DE' MILANESI - NOSTRI FRATELLI - NEL DÌ TERZO DI GENNAIO - DEL MDCCCXLVIII - UCCISI DAL FERRO STRANIERO - INERMI - E NON RELUTTANTI ALLE LEGGI - PREGATE LA GLORIA DE' MACCABEI - - _Dall'altro lato._ - - ORATE PEI GIOVANETTI - STUDENTI - CHE NEL DÌ NONO DI QUESTO MESE - IN PAVIA - CADDERO SOTTO LE PUNTE DE' BARBARI - IN ZUFFA DISUGUALISSIMA - PRELUDENDO AHI TROPPO ANIMOSI - AL FINALE COMBATTIMENTO - - Rimpetto all'altare. - - BEATISSIMI VOI - CHE NEL SENO DI DIO - OVE DAL MARTIRIO SALISTE - SCORGETE D'UN SOLO SGUARDO - TUTTA LA FUTURA GRANDEZZA - D'ITALIA - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DEL MEMORIALE AL PONTEFICE - -PEI FATTI DI SICILIA. - - 24 gennajo. - -Nella vita politica è gran bisogno che le opinioni si manifestino, -e ciascuno caldeggi la propria con lealtà e franchezza e con buon -coraggio civile. Da ciò nasce il profitto comune che la verità sia -discoperta e conosciuta con più sicurezza; e la discussione schietta e -libera sminuendo col tempo gli errori, le discrepanze, le ambiguità e -le amplificazioni, produca nell'universale un giusto criterio pratico: -oltrechè gli uomini politici sostenendo con dignità ed a viso aperto i -proprj pareri, possono divenire avversarj ma non nemici; e in quella -parte in cui tutti convengono, che per lo più sono i principj ed i -sentimenti d'amore patrio, d'indipendenza e di libertà, congiungono il -consiglio e l'azione con vigore e concordia maravigliosa. - -A ciò abbiamo noi inteso con l'atto che jer l'altro compimmo di -addirizzare un Memoriale al Pontefice; il quale atto fortemente -suggella le nostre opinioni, e dichiara la via che vogliamo calcare -con indeclinabile lealtà e franchezza. E nostro pensiere non è stato al -sicuro, come stima taluno, di versar biasimo sulle insorte popolazioni; -e chi leggerà la Lega del 19 conoscerà bene sino a che punto (secondo -il nostro giudicio) sieno esse scusabili, ed a qual grado di fiera -disperazione abbiale trascinate la mala signoria che pure altra volta - - Mosse Palermo a gridar mora mora. - -A noi non fu presente se non solo questo concetto; che, cioè, la -sollevazione de' Siciliani da un lato e l'ostinazione cieca e feroce -dall'altro, mettevano del pari a pericolo estremo il risorgimento -pacifico e progressivo d'Italia; e però convien tentare ogni modo -d'intervenire fra esse, e porre ordine ai moti incomposti e freno agli -sformati voleri. - -Noi non siamo di quelli che desiderano e sperano di vedere oggidì -in Italia rinnovarsi alcun che del furore repubblicano francese; -il quale, con eccessi inauditi e con ispaventevole vigoria, tenne -fronte agli eserciti collegati e domò le intestine discordie; ma poi, -stanco e della metà consumato, si riposò sotto una ferrea dittatura. -E di grazia, dove sono appo noi le oppressioni feudali, le proprietà -conculcate, i diritti sociali offesi che infiammino le moltitudini? -dove l'aspettazione certa ed universale d'un secolo d'oro di civiltà -vicinissimo, e più bello del sogno di tutti gli antichi filosofi? -dove il senso e l'essere di nazione, nudrito appresso i Francesi -da mille anni di vita comune? dove le tradizioni guerresche, dove -l'animo oltremodo disciplinevole, e le vittorie strepitose e continue, -generanti in quel popolo un salutare orgoglio e una fede invitta in sè -stesso? dove, in corpo smisurato, un solo e gagliardo capo, e membra -numerosissime avvezze a obbedire con alacrità e con ardore? dove, -infine, lo spazio dato alla Francia di parecchi anni bastevole ad -educare le moltitudini e prepararle per ogni guisa al combattimento? -E che? noi mezzo inermi e divisi, noi inesperti e indisciplinati, noi -tutto fuori di quelle singolarissime condizioni poc'anzi rassegnate, -sfideremo non che l'Austria ma pur l'Europa, e vinceremo ad un tempo il -nemico esteriore e interiore? - -Chi farà questo enorme prodigio? forse lo immenso vigore della stessa -rivoluzione? Ma quel vigore onde nascerà, se le cagioni anzidette nè -sono nè hanno tempo di sorgere? - -In somma, la salute d'Italia intera estremamente pericola se le -manca tempo e opportunità di unirsi, di educare le plebi, d'armarsi -e apparecchiarsi d'accordo co' suoi governi, d'accordo con tutti -gli ordini dello Stato. E però, a lei conviene fuggire le violenti -rivolture, e l'esorbitanza delle pretese e delle passioni che ne -conseguono, e il porsi in nimistà e in discordia co' principi suoi, -con la diplomazia europea, col Papa e la miglior parte del clero. -Questa è la credenza nostra invittissima; e se in lei sta il vero, e la -pluralità degl'Italiani così la pensa, dico che debbe loro rincrescere -fuor di modo così la caparbietà dell'uno come le sollevazioni degli -altri; dico che il disperar subito di salvare l'ordine e la concordia, -e di raddrizzare il moto delle miglioranze e riforme pacifiche, è -debolezza ed avventatezza; dico che dobbiamo invece por mano a tutti i -rimedj, quanti ne sono in facoltà nostra. - -Obbiettano ancora, che l'intervenzione e ingerimento morale de' -principi e del Pontefice, e qualunque nostra cooperazione ed azione -privata, quando farà sentire gli effetti suoi, le sorti del Regno -saranno già consumate; imperocchè, o la sollevazione avrà ceduto alla -forza regia, o questa alla sollevazione. - -E noi rispondiamo, che ciò per appunto dimostra la grande proficuità -del proposito nostro, riuscendo ugualmente opportuno e ugualmente -utile in ciascuno dei casi. Perchè, se la superano i sollevati, -l'intervenimento morale procaccerà con ogni sforzo di temperare i -vincitori e ricondurli all'ordine ed all'unione; e se il principe -rimarrà superiore, l'intervenimento del pari procaccerà di non pur -scemarne lo sdegno e il risentimento, ma di rompere l'ostinazione -sua contro le larghe riforme ed innovazioni. A chi, poi, estima -che l'una e l'altra cosa sono affatto impossibili ad ottenere, noi -rispondiamo, anzi tutto: che il procedere regolato e concorde del -nostro risorgimento è si bello, sì necessario e sì salutevole, porge -tal nuovo esempio ed arreca tal maraviglia all'Europa, innalza a -siffatta grandezza di fama e d'onore il nome e la sapienza italiana, -che merita sia tentata ogni prova per mantenerlo e difenderlo, e sia -prevenuto col nostro proprio l'intervento degli stranieri. Rispondiamo -in secondo luogo: che mai le cose umane, e massime le politiche, non -riescono tanto assolute ed inesorabili, quanto considerate in astratto -appariscono; e la forza del pubblico voto, qualora sia saldo, manifesto -ed universale, e si conformi affatto col desiderio dei buoni e coi -principii eterni della giustizia e del bene, acquista ne' nostri tempi -un valore ed un'efficacia tanto maggiore ed inestimabile, quanto sembra -celare l'azione sua, ed usar solo le armi spirituali e invisibili della -verità e della persuasione. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -L'ALLOCUZIONE DEI PARI DI FRANCIA. - - Adì detto. - -I Pari di Francia proseguono da qualche giorno a discutere, con -la pacatezza loro ordinaria, l'allocuzione al re, o, come dicono, -l'indirizzo. Il solo incidente gradito e favorevole a noi Italiani è -stato un paragrafetto che vi si volle inserire, dove si parla con lode -di Pio IX e delle riforme iniziate da lui in Italia; cosa dimenticata -affatto nel discorso regio, non senza un po' di maraviglia di tutti i -Francesi. Ai ministri è paruto bene, scorgendo l'assentimento pressochè -unanime, accettare la cosa con garbo, e come se non inchiudesse biasimo -del silenzio. Il Guizot ha ragionato a un dipresso come ne' suoi -dispacci; e a riassumere la generale sentenza del suo discorso, basterà -di notare questo concetto, che mentre il popolo romano va intorno -al cocchio del Papa sclamando: «coraggio, Santo Padre, coraggio;» il -Guizot, in quel cambio, sembra dirgli ed anzi espressamente gli dice: -«adagio, adagissimo, Santo Padre. Oh Dio, vedete quanti pericoli e -quanti malanni. Ecco qua i Trattati, chi può toccarli? L'indipendenza è -delirio, la libertà non è matura, le teste bollono, l'Austria minaccia: -giudizio, per carità.» E se ciò consiglia il Guizot al Pontefice, -in cui (secondo suo dire) di costa al punto di movimento v'ha per -necessità un punto di resistenza continua ed invincibile, quali avvisi -ed ammonizioni andrem noi presumendo che porga ai principi secolari? - -Ciò non ostante, noi ripetiamo che la buona propensione del governo -francese ci è cara, e gliene sappiam grato. Ma vedesi aperto, ch'ella -non può contentare l'opposizione parlamentaria, perchè questa dee -reputare che a un sì potente e sì liberale paese come è la Francia -conviene qualche cosa di più attivo e di più gagliardo. Onde, agli -occhi degli opponenti il sistema politico del Guizot dee far la -comparsa d'un guardiano di serraglio, alla custodia del quale sia -consegnata la pace d'Europa, bellissima favorita del suo signore. - -Parecchi in tal discussione son venuti tratteggiando lo stato e le -condizioni d'Italia; ma, per nostro avviso, chi meglio di tutti ne ha -giudicato, è senza dubbio il Cousin. Il luogo ed i tempi, le ricordanze -di sua passata dignità e forse l'aspettazione della futura, hanno fatto -il suo parlare moderatissimo e assai contegnoso; ma, non pertanto, -egli ha dimostrato abbondevolmente, che la risurrezione italiana e il -bene stare dell'Austria implicano contradizione, se pure a ciò facea -mestieri dimostrazione alcuna. Oh quante parole per provare che la luce -risplende! Anche il ministero ha gli occhi, e la vede: pur nondimeno, -che può far egli volendo tenersi amici e l'Austria e le popolazioni -italiane? Ma del discorso del Cousin, la parte che accogliamo più -volentieri è quella dov'egli ci porge consigli sinceri e non superbi, -affettuosi e non imperiosi; diverso non poco in questo da qualche altro -Pari, e segnatamente dal Montalembert, che mal conosce l'Italia e male -la giudica: il qual errore in sè non farebbe caso, considerandosi -che ai forestieri riesce poco men che impossibile il conoscere con -giustezza e il ben valutare le cose nostre. Ma perchè allora tanta -sicurezza nel sentenziare, e tanta solennità e autorità nell'ammonire? -Stima egli forse il Montalembert, che basti essere nato francese -ed aver seggio nel palazzo del Luxembourg, per assumere quell'aria -boriosa, e far cadere così dall'alto le sue parole su ventiquattro -milioni d'uomini? Chè se la nazione francese operasse alcun gran -sacrificio per la emancipazione de' popoli, potrebbesi pigliare in -pazienza l'alterigia de' suoi oratori. Ma dappoichè ella si ristringe -nel suo diritto e pensa solo all'utile proprio, noi consigliamo il -Montalembert e gli altri colleghi a dismettere affatto il linguaggio -che usano da protettori e da Mentori; chè l'Italia potrebbe a ragione -finire col prenderne un po' di spasso. In quel loro linguaggio si sente -chiaro ch'essi ci trattano, sottosopra, come fanciulli inesperti. -E per fermo, noi non possiamo saper daddovero ciò che dal tempo e -dalla pratica sola viene insegnato. Ma, di grazia, non doveasi perciò -appunto ammirare quella specie di virilità e di senno precoce, e quella -divinazione della scienza politica di cui dà prova al presente la -nazione italiana, involta come è, pur troppo, in casi ed in circostanze -le più intricate e le più malagevoli che dar si possano? - -Per vero, il conte di Boissy à lodato la nostra saviezza, e ha -contraddetto con zelo l'esagerate paure e i sospetti non ben fondati -che molti Pari hanno fatto intendere circa alle mene settarie, e -all'immoderatezza dei desiderj e delle opere negli Stati della Lega. Ma -il bel cuore e il retto senso del vero non sempre sortiscono il dono -delle belle parole; e quell'egregio signore ha confermato un poco il -proverbio, che un mal destro amico equivale a un nemico. - -Noi dobbiamo, poi, ringraziamenti caldi e pienissimi alle parole -d'incoraggimento e di affetto che Vittore Hugo ha pronunziate. Il -risorgere dell'Italia è di necessità una vivente e magnifica poesia; -e però nel cuor d'un poeta doveva essa spegnere tutti i pensamenti -politici e tutte le arguzie parlamentarie, per solo lasciar campeggiare -e risplendere una ammirazione durevole e una speranza sublime. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -RIFORME NEL REGNO. - - 25 gennajo. - -Dio protegge l'Italia; e perchè veggasi viemeglio che tutta opera delle -sue mani è il risorgimento di lei generoso e incolpabile, l'ha lasciata -gire fin sull'orlo estremo ove s'apre l'abisso delle rivoluzioni e -della guerra intestina; e poi tutt'a un tratto ne la ritrae, mutando -con salutari paure le volontà pertinaci, e schiudendo la via delle -conciliazioni e dei provvidi consigli. - -Ieri l'anima nostra gemeva nel lutto; oggi si riconforta e quasi gode -e trionfa, non perchè non sovrastino ancora pericoli gravi e timori di -nuovo inciampo e di nuovo sangue, ma perchè a tali timori e pericoli -v'è tempo e modo di riparare, ed è validissima la speranza del buon -successo. - -Il re di Napoli fa promessa d'un'amnistia; concede a' suoi Stati -larghezza di stampa; aumenta le pertinenze e prerogative della Consulta -di Stato; accresce il numero dei Consultori e cávali da ogni condizione -di cittadini; dilata le facoltà dei Consigli provinciali, e dà loro -adito alla Consulta di Stato. - -Commette ad essa Consulta di far la proposta d'un ordinamento nuovo -di Municipj, al quale dia base: _1º La libera elezione dei Decurioni -conferita agli Elettori; 2º Ogni attribuzione deliberativa conceduta ai -Consigli comunali; 3º Ogni incarico di esecuzione affidato ai Sindaci._ - -Con altro decreto, re Ferdinando concede ai Siciliani governo, -amministrazione ed esercito proprio, rimettendo in atto ciò che fu -statuito nel 1816; epoca dolorosa per l'Isola, dacchè in quell'anno -appunto fu consumato l'annullamento della Costituzione siculo-inglese. - -Di tal regio decreto noi prendiamo consolazione, non perchè ottimo, -spiacendoci forte la divisione nuova che ne risulta tra le due -Provincie italiane, ma perchè ne dee conseguire almeno un pronto -armistizio, e guadagnasi tempo ed agio ad usare mezzi più efficaci e -più accomodati per ricondurre la pace, l'unione e l'affratellamento. - -Noi, dunque, non avemmo il torto a sperare che il moto pacifico e -progressivo della nostra rigenerazione, benchè scomposto e quasi -interrotto, poteva essere ancora raddrizzato e riordinato. I tempi -corrono velocissimi, e i casi nostri s'incalzano e quasi direi -s'accavalcano; onde ai provvedimenti d'un giorno convien dare il dì -dopo modificazione ed assetto nuovo: ma la sostanza non muta, e bisogno -è tuttora d'un morale intervenimento. - -Quel che sappiamo finora delle tarde concessioni di re Ferdinando in -risguardo della Sicilia, non dà certezza di credere che gl'insorti -s'accheteranno e terrannosi per soddisfatti. Sembra, in quel cambio, -probabile assai, che, poichè sono in armi e non domi, ei richiedano la -Costituzione loro del 1812, giurata da Ferdinando il vecchio, e poscia -da lui sospesa e infine abolita di proprio arbitrio. Oltrechè, non -può il rimanente d'Italia vedere senza rammarico, che nel regno delle -Due Sicilie risorga di nuovo uno stato nello stato, invece di quella -unità di governo e perfetta riunione di membra che una larga e libera -legislazione potea solo ottenere. Molti nodi pertanto sono ancora -da sciogliere, ed è nostro debito di procacciare che non li tagli -la spada, nè la malvagità e l'ostinazione li ravviluppi, ma l'amore -ingegnoso e paziente della concordia e dell'italiana fraternità si -travagli e sudi a disfarli. Disponiamoci ad ogni maniera di sacrificj, -ricorriamo ad ogni spediente, imploriamo ogni ajuto così dal Pontefice -come dai principi della Lega; e niuna cosa rimanga intentata, perchè -lo straniero nè perturbi nè si intrometta nelle nostre faccende, e gli -estremi e sanguinosi cimenti sieno rimossi e fatti impossibili. - -Noi non vogliamo sollevazioni e guerra intestina: ecco quello che -intese significare il Memoriale nostro al Pontefice. Noi non le -vogliamo, e con tutte le forze dell'animo, e con quanti mezzi legittimi -e usabili sono in nostro arbitrio, le allontaneremo da noi. Perchè, -tralasciando il discutere de' diritti e de' principj, e ragionando -solo di pratica, a noi sta fermamente fitto in pensiere, che l'Italia -di sconvolgimenti gravi e funesti è capace pur troppo, ma di vera e -generale rivoluzione non mai; e s'anco potesse farla, impossibile le -sarebbe condurla a buon fine: quindi gli stranieri disporrebbero a -lor talento delle sue sorti, rompendo e impedendo con forza e violenza -bestiale il suo felice comporsi in essere di nazione. Sta poi del pari -nel nostro animo una fede saldissima, che posto che tutti coloro i -quali assentono a tal verità vogliano porsi all'atto di scostare con -ogni mezzo e sperdere la tempesta delle rivoluzioni e dei sanguinosi -conflitti, ei del sicuro riusciranno nel nobile intento, raccogliendosi -in loro (per quel che pensiamo) la prevalenza altresì del numero, -e potendosi dalla volontà universale onesta e operosa trovar sempre -qualche riparo ai pubblici danni e qualche sorta di compromesso tra le -parti contendenti. E questo fu il secondo significato del Memoriale -nostro al Pontefice; conciossiachè l'esperienza fa, pur troppo, -vedere che ne' momenti difficili e quando l'azione de' buoni diventa -più necessaria, come ora in Italia, ella suole invece far difetto, -o almeno rallentarsi e rattiepidirsi, perchè la bontà comune non è -coraggiosa, e la comune virtù più presto s'astiene dal male di quello -che osi attuare il bene: quindi accade che gli spiriti turbolenti o -fanatici tengono solo il campo e sgomentano gli avversarj. Noi, dunque, -intendemmo e tuttora intendiamo di fare ai probi e savj Italiani una -chiamata solenne in quest'ora quasi direi formidabile, in cui l'Italia -può correr rischio di lasciare le vie di progresso pacifico e di mutua -confidenza, per entrare alla cieca nei cupi e inestricabili labirinti -delle rivoluzioni; alla porta dei quali, per seguitar la metafora, sta -un mostro biforme: cioè la discordia civile e l'intervento straniero, -pronto ed armato ad uccidere chi per avventura ne uscisse salvo. - -Iddio, inverso l'Italia misericordioso, dischiude, dicemmo, fra le -tenebre che s'addensavano sopra il Regno una via di luce che mena a -salvezza. Guai, se tutti i prudenti e gli onesti non entrano in quella. -Ora fa d'uopo risolvere, e non occorrono declamazioni e sofismi. In -noi pure è il senso delle passioni generose, e freme in petto a noi -pure l'odio sacro e veemente contro i tiranni; a noi pure vengono -a schifo le prepotenze soldatesche, le bindolerie de' diplomatici, -e la fiacchezza e ignoranza del volgo. Ma più che la passione e il -risentimento, più che il desiderio del meglio e della perfetta libertà, -più d'ogni cosa, insomma, e più di noi stessi abbiamo a cuore la salute -estrema d'Italia. - -Ripetiamo, pertanto, che gli è gran mestieri ordinare tutte le forze -morali omogenee, e raccogliere tutti i pensieri e gli affetti comuni, -onde n'esca poi l'unità e l'efficacia delle opere. Probabilmente, -non sono ancora di là dal Faro cadute le armi di mano de' sollevati, -e forse vi dura un'ira profonda e implacabile, una diffidenza cupa -e troppo scusabile, una voglia cocente di certe e irrevocabili -guarentigie. Forse al re non parrà fattibile abbandonare le forme del -governo assoluto; forse per resistere ai Siciliani tenta di amicarsi i -popoli di qua dal Faro, conoscendoli di più miti pensieri e più facile -contentatura. Per ricomporre e sedare sì gran tumulti, sciogliere tanti -viluppi e a tanti e sì vecchi mali recare rimedio stabile, appena sarà -sufficiente la viva e sollecita azione e cooperazione di tutti i buoni, -nè già timida e dislegata, ma stretta, coordinata e animosa. - -Noi, nell'atto di jeri l'altro, arbitrammo di seguir l'uso d'ogni buon -capitano, il quale volendo ordinar la milizia e riempierne meglio le -file, fa, innanzi ogni cosa, la chiama, e così impara quanti accorrono -e quanti mancano al suo vessillo. E noi, del pari, desiderammo -conoscere quanti fra coloro che reputano inopportune e funeste in -Italia le rivoluzioni si dispongono ad operare concordi, vigorosi e -costanti per arretrarle. I tempi son fieri, il momento è più che mai -minaccevole. Innalzi ciascuno la insegna de' principj e delle credenze -sue proprie. Noi, col Memoriale al Pontefice, abbiamo innalzata e -spiegata la nostra. Chi vuol salvare davvero l'Italia, s'accosti a -quella e combatta; se no, adocchi un'altra bandiera e sott'essa si -arruoli. Ma, per Dio, non se ne rimanga indifferente ed inerte; e pensi -alla bontà e necessità della legge ateniese, la quale nelle politiche -alterazioni faceva delitto a ciascun cittadino il ritrarsi e il non -iscegliere la sua parte. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -CONSIGLI AL RE DI NAPOLI. - - 27 gennajo. - -Alle concessioni di re Ferdinando si è fatto mal viso, non solo perchè -carpite a lui dalla subita paura, ma pel medesimo essere loro. Elle -aggiungono qualche larghezza e perfezionamento a quegl'istituti che -da ormai quarant'anni non diciamo governano il Regno, ma dimorano -scritti nelle sue leggi. Ognun sa che dal 1821 in poi è durata in -Napoli questa contraddizione sconcissima; leggi e istituti, cioè, -tanto buoni quanto possono stare in assoluta monarchia, e un Governo -ed una amministrazione pessima e inemendabile. E a ciò ha dato cagione -principalmente la veemenza sconsigliatissima con cui tutta l'opera -del 21 fu atterrata e distrutta. Da indi in poi, i reggitori di quelle -provincie hanno comandato ed amministrato a guisa di setta, e con la -diffidenza e la rabbia di una fazione che schiaccia la sua contraria -e lasciasi vincere alla paura. Questa ha fatto che il reprimento e -le concussioni eccederono tutti i termini comportabili; e d'altra -parte, i pensieri di libertà erano penetrati così addentro nell'animo -dell'universale, che il Governo non ebbe intorno di sè, salvo che i più -ignoranti od i più corrotti. - -Così gl'istituti ottimi di cui fu fornita la monarchia, son rimasti -una lettera morta; e le poche larghezze che ora v'aggiunge il re, -sono comparse agli occhi del popolo come membra vive appiccate a un -gran corpo cangrenoso e disfatto. Per farli utili ed accettevoli, -conveniva, la prima cosa, chiamare al governo persone di fama integra -e di spiriti liberali, e però capaci di render vigore al cadavere delle -leggi: oltrechè avrebbero cominciato da ciò che è prima e fondamentale -necessità d'ogni accordo in quel regno; vogliamo dire dal ricondurre -negli animi un po' di fiducia, la quale n'è tutta uscita da lungo -tempo, ed a gran ragione. - -Da tutto ciò è proceduto che ai nuovi decreti di Ferdinando, non pure -i Siciliani insorti, ma i popoli ancora di qua dal Faro, ne' quali si -stimava essere maggiore arrendevolezza, sembrano voler tutti rispondere -fieramente: «gli è troppo tardi;» terribil parola che muta e travolge -affatto il movimento delle cose italiane. Già l'animo infiammato -dei giovani esulta; già nella baldanza de' lor pensamenti e de' lor -desiderj applaudono ai nuovi successi, e gridano pure a noi, fautori e -propugnatori dell'ordinata e progressiva rigenerazione: «gli è troppo -tardi.» - -Dunque, la ostinazione cieca d'un solo uomo avrà potuto non che mettere -a repentaglio la sua corona e sè stesso, ma la concordia e salute -di tutta l'Italia? Dunque, un risorgere così bello per misuratezza e -virtù, e degno d'essere dato ad esempio in ogni secolo ad ogni popolo, -verrà guasto e annullato dalla colpa di un solo? Quell'amicizia e -cooperazione mirabile di tutti gli ordini, quel consenso perfetto e -continuo di tutti gli animi, quella fratellevole congiunzione d'ogni -città, di ogni provincia, d'ogni Stato, non fia possibile salvare -in alcuna guisa dalla procella che, scoppiata nel mezzogiorno, non -tarderà guari ad invadere tutto il cielo italiano? Se ciò è destino, -non sì ammirino i lettori nostri sentendoci tornare più d'una volta -sulle medesime lamentazioni. Chè mai l'Italia non aveva visto e goduto -di giorni non dico sì fatti ma neppur somiglianti. Nel clero come ne' -laici, nella plebe e nei rozzi come nei dotti e civili, dalle officine -ai palazzi, dalle città ai villaggi, sempre, per ogni luogo ed in tutti -era un sol sentimento; la gioja, vo' dire, del nuovo stato, e la certa -e dolce speranza di veder fra breve l'Italia intera tornata libera e -grande. Nelle feste il pudore e il contegno, nella vita pubblica la -moderazione e l'ossequio alle leggi, in ogni atto politico la pietà -religiosa e la santità e pompa dei riti cattolici. Un aspettare non -inquieto, un domandare dignitoso, un obbedire ragionevole, un giudicare -assennato, un armarsi ed apparecchiarsi senza tumulti e con precoce -maturità di pensieri e d'affetti. E tutto ciò sparirà, dunque, in -un giorno? Tanto merito di prudenza, tanta fatica per riparare agli -eccessi, sì lungo studio per evitarli, finirà (com'è da temere) -nello scompiglio e nel sangue? Noi, benchè quasi sentiamo il rumore -dell'armi e le grida delle insorte popolazioni, benchè ogni corriere -e ogni nave che giunge rechi nuove più gravi e più avverse alla pace -e alla conciliazione, noi non possiamo disperarne del tutto, e mai non -caleremo il vessillo onorato che poco avanti spiegammo. - -I mali sono profondi: mano, dunque, agli eroici rimedj. Tre ne -proporremo fallibili ed efficaci. L'intervenzione del Pontefice; la -immediata istituzione per tutto il Regno della Guardia Cittadina; -l'abdicazione di Ferdinando in favore del suo figliuolo. - -Se il re di Napoli invece di comparire ne' nostri tempi, fosse nato -in quelli favolosi di Grecia e uscito dalla famiglia de' Pelopidi o -degli Atridi, i poeti, parlando di lui, avrebbero immaginato che tutte -tre le Eumenidi siedono invisibili accanto di lui, accecandolo in ogni -consiglio ed in ogni impresa, per vendicare e punire nella persona sua -molti ed antichi misfatti. - - Molte fïate già piansero i figli - Per le colpe de' padri. - -Certo è che ogni cosa ha pensato ed eseguito a rovescio; e quando era -bello di resistere ha conceduto, e quando di concedere ha resistito. -Mai nè i tempi nè gli uomini, nè il valor delle cose, nè i pensieri -e le esigenze del secolo gli sono comparse nell'aspetto loro verace e -istruttivo. Sedici anni d'impero assoluto, invece d'illuminarlo, son -venuti vieppiù annebbiando la non molta intelligenza che à da natura. -Al presente, a lui mancano per intero i due soli mezzi d'ogni regno -e d'ogni comando, il farsi amare o il farsi temere; e similmente, gli -vien fallita quella facoltà che è base e strumento d'ogni transazione -e riconciliazione, il dare e il ricever fiducia. Per nostro avviso, è -necessità suprema di fatto, che re Ferdinando abdichi volontariamente, -e lasci in suo luogo il figliuolo con una reggenza. Noi ripiglieremo -presto il discorso e la trattazione di sì grave materia. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -IL PASSATO E IL PRESENTE DI NAPOLI. - -I. - - 31 gennajo. - -Delle Provincie italiane la più disgraziata ci è sempre paruta la -terra di Napoli. In tutte l'altre, la fortuna girando sua ruota, -ha spinto i popoli, almeno per qualche tempo, in sull'alta cima. In -Napoli io non so quando quella ingegnosa e stupenda natura di uomini -abbia potuto mostrare appieno ciò che sente e che vale. Ogni sorta di -gente straniera ha corso e occupato il paese loro, e trattatolo come -conquista: onde tutte le specie di tirannide ha sostenute, tutte le -forme più improvide di governo ha provate; e quelle che lo potevano -prosperare e difendere, sono cadute appena comparse. Nel mentre -che nella rimanente Europa civile la feudalità rovinava, nel Regno, -per contro, parea col dominio Spagnuolo accrescersi e fortificarsi; -od almeno crescevano le angheríe e i soprusi, cresceva la boria e -l'insolenza dei baroni inverso de' popoli: certo mai non ha pesato -sopra una colta nazione e ricca d'intelletto e di cuore un reggimento -più funesto e più distruttivo di quello dei Vicerè Castigliani. Si -giudichi dopo ciò, qual tempra robusta d'animo e d'intelligenza sia -stata dalla natura impartita ai Regnicoli per avere non che resistito -a sì gran cumulo di sventure, ma dato a quando a quando segni tanto -mirabili or di energia e fermezza, or di eroica magnanimità, or di -luminoso e rapido incivilimento. - -Ma, da ormai mezzo secolo le vicende del reame di Napoli corrono più -del consueto straordinarie e terribili; e variando sempre d'aspetto, -questa sola simiglianza hanno mantenuta con sè medesime, di non mai -riuscire a bene ed a salvamento di quella tanto nobile parte d'Italia. -Chi non sa le stragi del 99, la formidabile sollevazione delle -Calabrie, il tempestoso regno di Gioacchino, e la guerra infelice da -lui tentata nel 1815 a nome dell'indipendenza italiana? A chi non è -noto l'insorgere del ventuno, l'invasione degli Austriaci, il modo sì -deplorevole con che cadde la libertà, le vendette e oppressioni di poi -succedute, gli sforzi e i tentamenti per iscuotere il giogo, sempre con -audacia rinnovellati e sempre conchiusi con le prigioni e i patiboli? -Veramente, quella provincia è stata ed è tuttavia terra vulcanica, e il -Governo ha di continuo camminato - - _per ignes_ - _Suppositos cineri doloso._ - -Ma in ventisei anni già corsi dall'annullamento della Costituzione, è -mancato affatto a quel Governo il senno e l'abilità di procacciarsi -altro migliore sostegno che i gendarmi e gli Svizzeri: onde per lui -nessuna forza morale può supplire alla materiale; quando non si voglia -chiamar del nome della prima quella prostrazione di animo in cui gli -onesti e generosi spiriti eran caduti, e lo sgomento rimasto in essi -dell'armi straniere, e il sentirsi e il vedersi sfregiati innanzi -all'Europa e innanzi a' proprj occhi: tutte cose di cui il Governo non -arrossiva di farsi arme e puntello. - -L'effetto peggiore e più amaro di tal traviamento e di tal servaggio è -stato l'abbiezione e la corruttela. Diciamo l'effetto peggiore, perchè -dove l'animo non è troppo corrotto, le buone leggi tosto il risanano; -ma dove la depravazione abbonda, le buone leggi e le libere istituzioni -non bastano, ed anzi rischiano forte di essere contaminate e guaste -esse stesse. Gli è un fatto, che ovunque l'ingegno e la fantasia sono -più pronti, il sentire più vivo, l'indole più passionata e focosa, -quivi la servitù reca danni molto maggiori; perchè la scaltrezza -vuol supplire alla forza, la simulazione e la frode s'assottigliano -all'infinito; e quanto sono vietati i piaceri dell'animo e l'esercizio -delle maschie virtù cittadine, altrettanto l'accensione naturale del -sangue e le blandizie del clima trascinano l'universale ai piaceri del -senso, alle sconce libidini e alle intemperanze d'ogni maniera. - -Nondimeno, rispetto al Regno, è da distinguere con gran cura le -provincie dalla città capitale. In questa poco rimane, a dir vero, -di sano e d'intatto; e quella plebe singolarissima, la quale insorse -tanto animosa nella metà del cinquecento per cacciar dal suo seno -l'Inquisizione; e un secolo dopo tenne fronte ella sola, può dirsi, a -tutta la gran potenza Spagnuola; e più tardi, in sul primo invadere -delle truppe francesi, mostrò a Championnet come in una città non -murata e senza armi rimanevano ancora nel nudo petto e nelle pronte -braccia del popolo fortissimi baluardi; quella plebe, diciamo, perdendo -il rozzore della barbarie, non per ciò ha contratto la dignità e -gentilezza civile, e con lo smettere a grado a grado le sue vecchie e -profonde credenze, nessuna nuova ne ha guadagnata: onde rimane una cosa -informe e scomposta, che non ha sembianza nè nome, e più s'approssima -al vizio che alla virtù. - -Ma nelle provincie, massime negli Abruzzi e Calabrie, lo stesso -vivere appartato e poco socievole, le ricchezze men che mediocri, le -possidenze minutamente spartite, il trarre pressochè ogni sussistenza -dall'arti agrarie, certa semplicità di costumi durata per mezzo a -mille mutazioni, hanno conservato, per gran ventura, fra quelle genti -molta vivezza di affetti nobili e di pensieri liberali, accanto a molta -naturale bontà e schiettezza. - -A ogni modo, noi siamo di quelli che reputano, che in popolazioni -eziandio guaste e degeneri, il numero dei non corrotti è infinitamente -superiore, e valgono a riparare ogni male e ricondurre ogni -sanità, posto che il vogliano fermamente, e che la bontà loro (nol -ripeteremo mai troppo) sia coraggiosa ed attiva. Per ciò ardentemente -desideriamo, che a qualunque altra innovazione nel Regno preceda la -istituzione della Guardia Cittadina. Imperocchè, tra gli altri profitti -notabilissimi che reca tal Guardia, debbesi annoverare la fortunata -necessità in cui pone gli onesti e assennati a divenire solleciti ed -operosi del bene comune, e a compiere una intervenzione gagliarda e -continua tra la tirannide e la licenza. - -Per la ragione medesima, desideriamo e con calde istanze chieggiamo -l'intervenire del Pontefice; essendochè la sua voce e l'autorità sua -serviranno d'esempio e di sprone a tutti quei tepidi, benchè buoni, -i quali altrimenti starebbersi muti ed inerti, e lascerebbero andare -le cose a seconda delle immoderate passioni, e come la temerità e -improntitudine dei partiti le vuol condurre. - -Ma oltre a tutto questo, a noi non esce dell'animo, che nelle nostre -provincie meridionali, se la natura sensitiva e delicatissima degli -uomini sembra con facilità stemperarsi e corrompersi, altrettanto -guarisce con celerità, e risorge e trasformasi in meglio, con istupore -di chi n'è testimonio. E certo, noi non crediamo che poco prima dello -scoppiare della rivoluzione francese i costumi della città di Napoli -tenessero dell'austero e del forte; chè anzi nella reggia e nelle -case de' grandi e sin nei chiostri e ne' seminarj v'era mollezza, -ignavia e dissolutezza non poca. Venne il turbine delle guerre e della -rivoluzione, corsero tempi e vicende le più rischiose del mondo, e fu -agli spiriti non volgari offerta occasione frequente di dure lotte e -di arditissime prove. Ora, egli avvenne che in seno di quella terra -voluttuosa e indolente, apparvero tutt'a un tratto uomini non solo non -disformi dal secolo, ma grandi come i suoi casi e forti come i suoi -rischi. Noi non possiamo se non accogliere in cuore speranze liete e -magnifiche di quella Provincia italiana ove il Cirillo, il Conforti, -il Caraffa, il Serio, Mario Pagano e cento con essi vestirono in -un momento l'animo antico, e porsero agli scrittori moderni materia -degnissima della penna di Plutarco. - -Noi seguiteremo altra volta a spiegare a quali mezzi e provvedimenti -debbano por mano i nostri fratelli di Napoli per condurre a bene il -nuovo risorgimento loro, e uscire delle gravissime e difficilissime -condizioni in cui la cecità sventurata di alcuni gli ha posti. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -PALERMO BOMBARDATA. - - 31 gennajo. - -Il supplemento dell'ultimo nostro foglio ha dato notizia che Palermo da -parecchi giorni era bombardata, e che aggiugnendosi ciò alli scontri -frequenti delle soldatesche coi cittadini, cagionava _una terribile -mortalità_. Ier sera poi ci venne riferito da testimonio oculare, che -il tredici dal Forte di Castellamare furono scagliate sulla città 132 -bombe. - -Nel 1821 Palermo insorse, e domandò di avere governo proprio sotto la -corona medesima, con la medesima costituzione. Nel Parlamento un'ira -ingiustissima accecò affatto il giudicio, e fu risoluto di vincere -con la forza la sollevazione Palermitana. Sbagliò il Parlamento, come -ora il Governo Napolitano; ma gli è impossibile di non osservare -e notare le differenze fra li due errori. Palermo nel 21 insorgeva -contro Napoli fatta libera, già venuta in possesso d'una forma di -reggimento politico, che in que' tempi volevasi la migliore di tutte e -la perfettissima. Oggi Palermo insorge contro un dispotismo violento -ed improvvido, e che s'incera l'orecchie per non udire richiami e -supplicazioni, e fa rispondere con le sciable agli _evviva il re_ -e _le riforme_. Allora, capo della spedizione fu il generale più -reputato delle Due Sicilie, uomo di nobil cuore e di sentimenti e -pensieri liberalissimi, D. Florestano Pepe: oggi, capo e governatore -è il generale Majo, uomo spregevole affatto, e soldato inetto, e -dall'universale troppo mal visto. Allora il Pepe non accettò i sussidj -che Messina e Catania gli offrivano, abborrendo dal vedere spargere dai -Siciliani il sangue siciliano; potea tagliare i condotti dell'acqua -e nol fece; i mulini già occupati dalle sue truppe rendeva all'uso -cotidiano, in benefizio e ristoro della città; era già penetrato in -Palermo e poteva al tutto sforzarla, e non volle; e impose alle navi di -non danneggiarla, e a tutti di risparmiare al possibile le vite de' lor -fratelli. - -Oggi, il Governo di Napoli non usa alcuno di tali rispetti; e incapace -di sforzar la città, la fa bombardare spietatamente; ed avventa il -fuoco su quelle venerande basiliche, in cui l'arte italiana conserva -gli avanzi e i testimonj maravigliosi di ciò che potè il nostro Genio -nella notte barbarica del medio evo. Tanta è la furia che pone a domare -gl'insorti, che rompe le costumanze e i buoni procedimenti d'ogni -nazione civile, e i quali son divenuti regole certe e costanti del gius -delle genti. Diffatti, la protesta dei Consoli da noi ristampata jer -l'altro, dà prova che niun tempo è stato lor conceduto di riparare e -provvedere così a sè stessi come ai loro compaesani. Le dimostrazioni -di fratellanza, il far luogo all'amore e alla compassione in mezzo -al conflitto medesimo, il saper temprare lo sdegno e reprimere il -risentimento, sono questa volta dal lato de' Siciliani. Dio protegga -la causa di chi fra l'armi e nel sangue non iscorda i doveri di buon -Italiano, e sente nel danno dell'avversario il danno e il dolore della -patria comune. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -IL PRESENTE E IL PASSATO DI NAPOLI. - -II. - - 2 febbrajo. - -Le cose di Napoli, chi ben le guarda, s'avviano verso d'un termine -che le assomiglia a quelle del 1820. Parecchie differenze per altro -intervengono, le quali son tutte, la Dio mercè, in favore della -innovazione presente. Noi ne darem conto ai lettori con brevità e -chiarezza, secondo il nostro istituto. - -E primamente, diciamo che se l'Austria non fa disegno d'intervenire, -questo sol caso porrebbe tra oggi e il venti sì gran differenza, che -lascerebbe ai due tempi una mostra di simiglianza, e non altro. Ma -nell'Austria la voglia d'intervenire non può mancare, qualunque volta -non manchino la opportunità e la potenza. Divisiamo, adunque, per bene -quali condizioni nuove di cose difficultano la intervenzione austriaca -in Napoli. - -Nel venti, la lega dei re assoluti, che per antifrasi fu detta sacra, -toccava il colmo della sua fortuna e potenza. Oggi, quella cospirazione -veramente inaudita e novissima contro le libertà dei popoli, non -solo è sconnessa e mezzo annullata, ma i governi rappresentativi -maggioreggiano in guisa da occupare ormai tutta l'Europa civile. E se -tu ne cavi la Turchia la quale è barbara, e la Russia ove ancor dura -la schiavitù, l'Austria sola accenna di voler, dove può, conservare il -pieno arbitrio monarchico: ma in Ungheria nol può, e in più altre parti -del vecchio e scrollato impero cesserà di poterlo. - -L'Austria nel venti predominava in Germania, predominava in -Europa; pendevano dal suo labbro i gran consiglieri dei re; parea -rinsanguata, robusta e piena di vita. Al presente, è sopraffatta in -Germania dall'arti prussiane, poco ascoltata in Europa, incresciosa -all'universale, massime pei casi di Galizia e Cracovia e per gli orrori -dello Spielberg; la stimano tutti esausta, vacillante e decrepita: la -quale opinione, fosse pur falsa, riesce dannosa oltremodo, infin che i -fatti non la smentiscono. - -Avea l'Austria nel venti quete le provincie, fedeli i popoli, -strette con vigore le redini del governo. Al di d'oggi, neppur ne' -Circoli austriaci è piena tranquillità, e dalle rupi del Tirolo alle -foci del Danubio non v'ha un palmo di suolo in cui si rincontri -buona contentezza e fidanza. Quel malumore, poi, che nel regno -Lombardo-Veneto serpeggiava qua e là al tempo della Costituzione -Napolitana, e non parea farsi intenso e profondo salvo che negli -uomini colti e bollenti d'affetto patrio, ora scoppia da tutte parti, -invade le moltitudini, e manifestasi con tali prove di virtù e coraggio -civile, da superar di gran lunga l'aspettazione medesima de' più caldi -Italiani. - -Allorquando in sul principiare del ventuno l'Austria, poco dubbiosa -dell'esito, fece movere le sue truppe, lasciavasi dietro alle spalle -il Piemonte travagliato da sétte ma non insorto, e che non parea -prossimo a insorgere; e quantunque l'esercito Sardo ponessesi di poi -in sollevazione, subito discordò e si divise e tutto scompaginossi; -onde pochi reggimenti tedeschi bastarono a spegnere quel primo incendio -di libertà. Quest'oggi, l'Austria trova Liguri e Piemontesi tanto -infiammati quanto concordi, e così bene in arme e in assetto, come -docili alle leggi, ordinati nel loro ardore, e affidatissimi ne' loro -capi. - -Nell'anno venti e ventuno, l'Austria scorgea buona parte d'Italia -commossa dalle opinioni liberali più in superficie che nel profondo: -v'avea società secrete estesissime, cospirazioni di ufficiali -d'esercito, scontentezza di molte provincie; ma ardor popolare assai -poco, e il sentimento nazionale appena spuntava, e, per isbaglio quasi -comune, più pensavasi alla libertà che all'indipendenza; ogni Stato -viveva in disparte e per sè, e il concetto di unione e collegazione -di popoli o non nacque o non si mantenne. Oggi, per lo contrario, il -desiderio d'indipendenza entra avanti a tutti gli altri; gli Stati si -confederano, i popoli chiamansi ad alta voce fratelli, e la vita morale -della nazione è già una, e ferve in tutti i suoi membri vigorosa e -omogenea. - -Nel venti, in fine, i Principi nostri o alla scoperta o di soppiatto -tenevan con l'Austria, e taluni non vergognavano di confessarla solo -sostegno e salute rimasta alla persona e potestà loro. Al presente, più -d'uno fra essi sta dalla parte de' popoli, accetta ogni buon progresso -civile, sdegnasi dell'ingiuriosa tutela di Vienna, e gode di avere a -capo e scòrta il nome glorioso e la venerabile autorità del Pontefice. - -Ora, di tutte queste notevoli differenze in fra i due tempi paragonati, -alcune rimangono ferme e indipendenti dai casi, altre si legano -all'andamento e alla fine che avranno le sollevazioni del Regno. Felice -l'Italia, se ne' popoli delle Due Sicilie sarà tanto di virtù e di -senno, da porre insieme due cose nate veramente per procedere bene -unite, ma che il volgo e i partiti disgiungono assai di leggieri: noi -vogliam dire l'energia e la prudenza. - -Occorre a que' popoli l'energia, per rimovere la possibilità -d'ogn'inganno e sventare ogni trama cortigianesca, e mostrando -la gran fermezza e unione di lor desiderj, conseguire sufficiente -malleveria dell'ordine nuovo di cose. Occorre poi sopramodo a que' -popoli la prudenza, per non trascendere in cotesti atti il segno e il -termine della necessità, e saper tornare sollecitamente nell'ordine e -nell'obbedienza alle leggi. - -Adoperando essi in tal guisa, e guadagnandosi e mantenendosi piena -ed intera la propensione e amicizia degli altri Stati Italiani, nè -dando ai Principi della Lega cagione legittima alcuna di spaventarsi; -l'Austria avrà tuttora contro di sè la unione che sì la sgomenta -de' cittadini d'ogni ordine, la consonanza perfetta degli animi, -la tenace confederazione di tutti gli Stati, il desiderio comune -ed inestinguibile d'indipendenza e di libertà, protetto oggimai -e santificato dalla maggiore e miglior parte del Clero, difeso da -eserciti disciplinati, e dalla mutua fede e assistenza di ventiquattro -milioni d'uomini. - -Ma un'altra difficoltà, e forse la maggiore di tutte, debbono -procacciare all'Austria i nostri fratelli del Regno; e questa è di -toglierle ogni presunzione ed ogni speranza di veder rinnovati gli -errori gravissimi in cui la fortuna nemica d'Italia lasciò cadere i -Napoletani nei nove mesi che vissero di risorgimento e di libertà. -Distingueremo altra volta cotesti errori, e accenneremo i mezzi e le -pratiche più confacenti a bene evitarli. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -IL CARROCCIO, - -GIORNALE DELLE PROVINCIE. - - 31 gennajo. - -Con gran piacere leggiamo il Programma d'una nuova Gazzetta Politica -che sta per uscire in luce in Casale, e alla cui direzione intenderà il -conte Pier Dionigi Pinelli; nome che per se stesso è pegno grandissimo -della bontà del Giornale, e ne accerta particolarmente che quel -periodico mai da verun altro verrà sorpassato nella integrità e nobiltà -delle massime e delle dottrine. E veramente, quando vediamo persone -così specchiate e generose come il conte Pier Dionigi Pinelli porsi -a capo di tal sorte d'imprese, debbe ognuno augurare con sicurezza -un bene copioso e durevole per la nostra Italia; ricordandosi, fra -l'altre cose, come appresso molte nazioni, e in Francia segnatamente, -la stampa periodica sia venuta a mano di gente non molto onorevole, e -povera soprattutto di ferme e radicate credenze. Il titolo del giornale -Casalese sarà il _Carroccio_, bello e bene appropriato battesimo; -perchè, volendosi con quel Giornale prender cura peculiare dei municipj -e degl'istituti provinciali, doveasi riporre in mente ai popoli italici -quel simbolo antico de' nostri gloriosi Comuni; e il quale fu loro sì -sacro e cagionò tanto profitto, quanto forse ai Romani quell'ultimo -adito del Pretorio, ove, a modo di reliquie e di numi indigeti, stavano -raccolte le aquile e le altre insegne delle vincitrici legioni. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -ALLOCUZIONE AI NAPOLETANI. - - 2 febbrajo. - -_Era giunta notizia che Ferdinando di Napoli, più non fidandosi di -resistere, apparecchiava una Carta costituzionale._ - - Fratelli Napoletani! - -La gioja che dentro al cuore ci abbonda non può rimanersene chiusa, -ma vuol mostrarsi di fuori ad ognuno; ed a voi particolarmente, o -Popoli Napoletani, aggiunti oggi a quella famiglia di patrioti che, -francheggiata dai Principi riformatori e stretta in lega santissima, -affrettava coi voti, preparava con gli scritti, predicava con gli -esempj la unione e rigenerazione di tutti i figliuoli d'Italia. - -Deh! abbracciamoci strettamente, o Fratelli, in desiderio e in -ispirito, e ringraziamo dal profondo dell'animo il Dio Salvatore de' -Popoli e Datore eterno di libertà. Questi, nelle gran meraviglie che da -due anni fa comparire nella Penisola, manifestamente c'insegna che la -parola increata ha negli abissi di sua sapienza e bontà pronunziato che -l'Italia sia, e l'Italia infallibilmente sarà. - -Oh quanti amari sospiri, quante angosciose sollecitudini, quante -querele sconsolatissime ci cagionavano i vostri mali, o Fratelli! -Oh come lo strapazzo indegno e la servitù miserissima d'una sì nobil -parte d'Italia spargeva di molto assenzio i cittadini banchetti e le -feste a cui entravamo! Oh come le lacrime vostre e ogni stilla del -vostro sangue dalla mannaja versato parea ripiovere sul nostro cuore, e -attristarlo dell'amaritudine della morte! - -Ora godiamo delle speranze comuni, e nel puro e libero abbracciamento -dell'anime nostre esultiamo. Trenta secoli di civiltà sono già corsi -sulla Terra Italiana; e pur questo, o Fratelli, questo è il giorno -primissimo in cui gli abitatori dell'uno e dell'altro estremo di lei -possono pubblicamente e solennemente, in fatto e non in pensiero, -chiamarsi figliuoli e cittadini d'una sola gran patria. Nè cento mila -spade straniere bastano ad interdire quel grido sulle rive stesse del -Po, del Mincio e del Bacchiglione. - -Fratelli Napoletani! sforziamoci con ardore e costanza operosa e -incolpevole di non rimanere inferiori all'altezza de' nostri destini. -Agli altri popoli è gran fatica il gir oltre, a noi il tornare quello -che fummo. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - - - -PARTE SECONDA. - -TEMPI COSTITUZIONALI. - - -CONSIGLI AI PRINCIPI E AI POPOLI. - - 3 febbrajo 1848. - -Noi riputiamo avere a quest'ora dato prove sufficientissime di quanto -teniamo a cuore la conservazione dell'ordine, l'unione di tutti gli -animi, la concordia fra popolo e principe. A noi sembra, pertanto, -aver conseguito qualche buon dritto di non palliare il vero e di non -dimezzarlo; ma, quando ci occorra, esprimerlo francamente, e quale il -sentiamo ed il conosciamo. - -I fatti burrascosi dell'Italia meridionale non recarono (gran bontà -della Provvidenza) quel sanguinoso e profondo conquasso che temer -si potea. La rigenerazione nostra può procedere, oggi pure, ordinata -e con moto equabile, semprechè non si contrasti alla molto maggiore -velocità del suo corso, e non le si nieghino que' premj e guadagni che -già stima di avere in pugno. Occorre pertanto (e ogni giorno ci cresce -il debito di ripeterlo), che tutti i Principi della Lega intendano -questa incessante necessità, e si persuadano che ogni ritardo come è -inopportuno ed inefficace, così può riuscire odioso, e togliere ad essi -non poco credito di lealtà e non poco merito di spontanea risoluzione. -Certo, quel nobil carro, ed anzi propriamente quella nobil quadriga in -cui siede ora l'Italia e onde ai suoi destini è condotta, non potrà far -buona e regolar via, se tutti quattro i popoli non si attelano in riga, -quasi destrieri generosi, e tutti con uguale ardore e uguale prestezza -non muovono. - -Che debbesi oggi da qualunque buon Italiano e sopra ogni cosa -augurare e desiderare alla patria? questo principalmente, che poco -o nulla si muti nel morale stato di lei; perchè migliore di quel -che si mostrava poc'anzi, non potrebb'essere. E quando l'Italia -ha conosciuto giorni così fortunati di concordia e di fratellanza? -quando ha goduto di simile congiunzione fra Stato e Stato, e di simile -amicizia e contemperanza fra la religione e la politica? quando vide -giammai estinte le sètte com'ora? quando cessate le cospirazioni, -ridotti quasi al nulla i partiti? quando i pensieri, i sentimenti, -le speranze, i disegni di tutti si risolvettero si pienamente in -un pensare e in un sentire universale e comune! Tutto ciò, adunque, -non dee mutare; e perchè non muti, occorre rimovere di mano in mano -qualunque cagione grave di risentimento e di turbolenza, e dare sfogo -ai desiderj divenuti impazienti e infrenabili, perocchè fatti maturi -e legittimi dalla prepotenza dei casi e del buon successo. Se da per -tutto gli animi debbon serbarsi in pieno consenso, è grande necessità -che le leggi e gl'istituti eziandio consentano da per tutto; e se non -vuolsi che le fazioni ripullulino, i savj si sgomentino, le passioni -s'inacerbiscano, convien porre in atto sollecitamente ciò che risponda -alla generale esigenza dei tempi. Jeri le cagioni di discordia parean -giacere nell'esorbitanza di certe opinioni e nell'eccesso dell'arder -giovanile; oggi possono rampollare dalle inutili resistenze e dalle -funeste dimore. Ei si vede che noi miriamo sempre al medesimo scopo, -e consigliamo con la debita modestia e imparzialità or l'una parte ed -or l'altra, e così i governati come i governanti; e però ci diamo pace -se mal ci spiegammo o male fummo capiti. Al presente, le nostre parole -debbono piuttosto che alle moltitudini addirizzarsi ai lor reggitori, -pigliando arbitrio di ricordare sentenze utili, benchè non nuove, ed -anzi vecchie quanto la civiltà umana. E già Omero le pose con rara -facondia sulla bocca del savio Fenice, il quale raccontando molto a -distesa di un re d'Etolia come troppo s'indugiasse ad appagare il suo -popolo, conclude che - - . . . . . . . . il tardo - Beneficio rimase inonorato. - -Sta col nostro animo una gran fede nella Provvidenza, che protegge ed -ajuta l'Italia; e confessiamo volentieri, ed anzi con viva letizia -il facciamo, che gli avvenimenti sono infino a qui riusciti più -avventurosi che non ci parea lecito di sperare, ed hanno contraddetto a -parecchi de' nostri timori. Con tutto ciò, non è bene di domandare dal -Cielo nuove maraviglie ogni giorno, e nè i popoli nè i re debbono in -alcuna guisa tentare Iddio. Chi non iscorge in fondo di tutti i cuori -l'ansietà e l'incertezza? Prima e presentanea cagione di sicurezza e di -calma sarà la vista desideratissima dell'armi cittadine. Colui che non -consiglia oggi a' suoi superiori la istituzione immediata della Guardia -Civica, o sconosce affatto la forza de' nuovi accadimenti, o resiste e -mentisce alla propria coscienza. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DEL NUOVO MINISTERO NAPOLETANO. - - 3 febbrajo 1848. - -Noi non vorremmo così subito mostrarci scontenti dei nuovi reggitori -dello Stato, tanto più che si afferma non avere essi voluto accettare -il gravissimo carico, salvo che ricevendo promessa solenne di veder -promulgata una Carta. Ma la sventura di vivere il governo o in -conflitto aperto o in secreto coi governati debbe aver fine, e però -è necessario che l'universale possa di gran cuore stimare e obbedire -i supremi ufficiali; e noi dubitiamo forte, che il popolo napolitano -possa e voglia far ciò lungamente inverso i personaggi testè chiamati -da re Ferdinando. Quattro di loro sono principi. Io non partecipo alle -ingiuste preoccupazioni del volgo contro i gran signori: ma so che ad -essi è, in generale, troppo difficile il pensare e il sentire come la -maggior parte del popolo: so di più, che in Napoli parecchie di quelle -stirpi di gran titolati sono degeneri affatto e d'assai poca levatura: -e so infine, che agli errori quivi commessi debbe assegnarsi per cagion -principale, la turba inetta dei nobili cortigiani, che sconoscendo i -tempi e le cose, adulava e accecava il monarca. - -Nel presidente del Consiglio, Serra Capriola, è molta onestà e naturale -benevolenza, e qualche pratica delle corti: ma troppo manca perchè -l'ingegno e l'animo suo pareggino le difficoltà del grado e del nuovo -reggimento, e dieno pegno bastevole di amare fortemente le libere -istituzioni. Assai minor pegno può darne il Cassero, che già più anni è -stato ministro quando, non dico la libertà, ma le miglioranze politiche -d'ogni maniera trovavano chiuse tutte le porte della reggia e dei -ministeri. Del Bonanni dicono che abbia, parecchi anni addietro, patito -guai per le sue liberali opinioni; ma fama di abilità e di politica -scienza non gode. Il sol nome caro ai Napoletani è il Colonnello -Cianciulli; uomo di spiriti moderatissimi, ma integro, illibato, -caldo dell'onor nazionale e amico sincero di libertà. Però, logoro e -cagionevole da gran tempo e desideroso di quiete, gli è da temere che -sopportar non possa tutta la gravezza di un tanto ufficio. - -Del resto, quel nuovo ministero dee forse unicamente segnare un mezzo -tempo, ed agevolare un passaggio fra 'l regno dell'arbitrio e quel -delle leggi. Ma non ho mai veduto simili tentamenti e saggi riuscire a -bene e a profitto: per consueto, scontentano le due parti, e provocano -le moltitudini. Ad ogni modo, il ministero presente napolitano, nel suo -tutto insieme, non si confà per nulla con le esigenze e le pratiche -dell'Era nuova che in Italia incomincia. Noi ci siamo affrettati a -manifestare tal nostra opinione, perchè in Napoli più che altrove gli -uomini hanno fatto gabbo alle leggi; e ognun ricorda i danni gravissimi -che produsse nel 1820 e 21 quell'aver lasciato maneggiare la cosa -pubblica da gente poco devota alle franchigie costituzionali, e più -disposti a tollerare il giogo tedesco, che l'impero del popolo, e le -fatiche e i pericoli della libertà. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -COSTITUZIONE DESIDERATA DAGLI ITALIANI. - - 6 febbrajo 1848. - -La parola Costituzione giunge gradita oltremodo agli orecchi del -popolo, non già perch'ella gli svegli in pensiero un concetto chiaro -e ben definito di tutto quel che significa, ma perchè gli ricorda -queste due cose bellissime e desideratissime, _Libertà e Guarentigia_ -Conviene, pertanto, distinguere in una Costituzione ciò che ha virtù -e sodezza di fondamento ed è affatto universale, da ciò che muta e si -trasforma secondo l'indole delle nazioni e le varie contingenze dei -tempi e dei casi. - -La prima parte, pertanto, è quella che, supposta certa maturità di -opinioni e certa efficacia di avvenimenti, mal si farebbe d'indugiare a -mettere in atto. L'altra invece (come si notava, fa pochi giorni, nel -_Corriere Mercantile_) ricerca molta meditazione e lunga disamina per -riuscire a bene, e adattarsi con proprietà e giustezza alle condizioni -peculiari d'ogni paese. In cotesta seconda parte si racchiude eziandio -la risoluzione ed applicazione di molte dottrine che non sono ancora -uscite di controversia; laddove la prima più non porge materia di -dubbio, e i suoi principj sonosi fatti, quasi a dire, massime di senso -comune, e come tali compariscono ne' nostri tempi in tutte quelle -provincie del mondo civile in cui mette radici la libertà. - -In essi principj si raccoglie e conchiude quel general concetto della -forma migliore politica che l'epoca odierna venne trovando. Così -accadde della scienza di Stato in ogni tempo e in ogni contrada; e -quelle nazioni nel cui intelletto luceva l'idea d'un'ottima forma -politica, mai non conobbero vero riposo e prosperità insino a che -non la conseguirono ed effettuarono. Ad onta degl'infortunj nostri -grandissimi, la natura ci ha di tale e tanto ingegno forniti, e abbiam -conservato avanzi così notabili della civiltà e sapienza antica, che -la forma generale dei governi rappresentativi ci comparve la migliore -possibile e la più conveniente all'età in cui viviamo, prima ancora -che Montesquieu cantasse l'apoteosi della costituzione inglese. -Tutto ciò che è di poi accaduto, non altro poteva indurre nell'animo -degl'Italiani salvo che un più fermo e invitto convincimento di quella -verità: e però, chi governa l'Italia dee credere con gran saldezza che -questo si è l'inveterato e radicatissimo desiderio nostro, al quale -oggimai non sembra potersi altramente resistere che usando la forza -delle scimitarre straniere. - -Ora, tornando alla distinzione di cui, poco è, parlavamo, occorre di -ricordare, che i fondamenti d'ogni qualunque costituzione debbono star -riposti nelle libertà e guarentigie sostanziali e primarie del diritto -privato e pubblico. E tali libertà e guarentigie riduconsi propriamente -alle cinque infrascritte, cioè: 1º La facoltà compiuta di pubblicare -le proprie opinioni. 2º La Guardia Cittadina. 3º Ministri sindacabili, -e però eziandio punibili. 4º La nazione chiamata per via di -rappresentanti a discutere e a squittinare le leggi e le imposte. 5º La -libertà personale, e l'altre sicurezze e tutele a cui particolarmente -provvedono i Codici. Qualunque di coteste franchigie e malleverie -mancasse in una Costituzione, o vi stesse in mostra ed in apparenza -più che in effetto, farebbe perdere a quella ogni suo valore, perchè -tutte si legano e si mantengono mutuamente; ed in altro caso, ella -somiglierebbe affatto ad una fortezza in cui moltissime porte fosser -guardate eccetto che una: e così nello Stato, per quel solo special -difetto di libertà e di sicurezza, entrar potrebbero a mano salva la -tirannide o la licenza. - -Segue dal fin qui espresso, che ciò che importa di promettere -sollecitamente e in modo solenne ed irrevocabile, sono le cinque -istituzioni summentovate; ed anzi, l'ultima è in buona porzione di già -conceduta e sancita nei codici nuovi. Le due prime poi, con le quali, -a dir vero, componesi la universal mente e il braccio vigoroso del -popolo, come possono venire immediatamente ad effetto, così dovrebbero -esser date e compite senza dimora. Invece, per la seconda parte che -versa sui modi più confacenti di rappresentar la nazione nei congressi -legislativi, e sul restringere od allargare le pertinenze di questi, -e sull'altre materie attinenti; noi desideriamo assaissimo, che in -cambio di promulgare e ottriare in fretta simili leggi e istituti, -vogliasi innanzi ponderarli per bene e con gran diligenza e fatica, -e giovarsi di tutto il senno che emerge dalla pubblica discussione; -onde quelli sieno come il portato ed il parto della migliore sapienza -civile italiana. Passò quel tempo in cui gli statuti e le leggi -uscivano dai penetrali del tempio, o dalla mente d'un solo ed unico -saggio. Ora i popoli sono legislatori a sè stessi, e non riconoscono -mai in veruno il diritto assoluto di prevenire e d'interpretare ad -arbitrio suo il giudicio e la scienza comune. Certo, se al re di -Napoli fossero sovvenute queste verità, non avrebbe in quel primo -disegno di patto costituzionale specificate certe forme politiche, -le quali trovando subito contradittori, o scemarono il pregio ed il -credito della concessione, o indussero a desiderare che la legge non -appena nata venisse mutata: brutto abito contratto dai popoli servi, -alli cui sguardi la legge non ha nulla d'augusto, nulla di sacro e -d'inviolabile. Raro è che le nazioni sieno dalla fortuna condotte in -istato di potere alzare da' fondamenti, e quasi a piena lor voglia -e con un disegno preordinato, l'arduo edificio delle istituzioni -loro politiche. Ma più raro è ancora, che di tale facoltà preziosa e -fuggevole sappiano ritrarre utilità e profitto largo e durabile: chè -anzi quasi sempre sonosi vedute le leggi fondamentali uscire alla luce -o per concorso strano di casi, o da un conflitto passionato e violento -di parti, o dall'intelletto di uomini men che mediocri, balzati dalla -fortuna in cima alla ruota, e che per accidente trovavansi strette -in mano le redini dello Stato. Facciamo noi miglior senno, se gli -è possibile; e sempre ci dimori innanzi alla mente, che in noi si -trasfuse e il sangue e l'ingegno del più gran popolo legislatore -dell'antichità. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -LA LOMBARDIA E IL METTERNICH. - - 7 febbrajo 1848. - -La Cancelleria di Vienna è istizzita, e nol può tacere. Ognuno sa -che le provincie dell'impero sono tutte sue figliuole carissime, -maternamente da lei governate. Fra queste si annovera la Lombardia, -la quale benchè sia figliuola prediletta, siccome l'ultima apparsa in -casa e venuta a consolare la vecchiezza della monarchia, ricalcitra -ingratamente contra i benefizj della tenera madre. E per vero, la -Cancelleria di Vienna dimostra in un articolo molto succoso, dato testè -a pubblicare alla Gazzetta d'Augusta, che il regno Lombardo-Veneto -possiede e fruisce da lunghissimi anni tutte quelle buone leggi e quei -liberali istituti, per la concessione dei quali i Romani, i Toscani o i -Piemontesi vanno in visibilio dalla gioja, e fanno di continue feste e -baldorie. - -A questo osserviamo, che quando pur ciò fosse vero, resterebbe a -spiegare quel verso di Dante: - - Le leggi son, ma chi pon mano ad esse? - -Dappoichè, ancora laggiù nel Regno stavano scritte bellissime leggi, -e ognun conosce il gran caso che ne faceva il Governo. Ma forse -Metternich o il suo segretario non intendono Dante, e occorre a ogni -modo farci sopra un po' di commento: e noi prendiam questo carico -assai volentieri, usando uno stile piano ed aperto, come si ricerca -al buon chiosatore. Diteci, pertanto, o Signori: avete voi conceduto -ai Lombardi la Guardia Civica, e una moderata libertà di stampare le -proprie opinioni? Egli è certo e provato che no: parvi dunque poco -divario avere le medesime leggi con quelle due libertà e guarentigie di -giunta? Una libertà moderata di stampa accanto all'armi cittadine, vuol -dire, e ben lo sapete, l'opinione fatta signora e governatrice: vuol -dir la mente dei savj che à il braccio del popolo per difesa. - -Intendete cotal differenza? In Lombardia sono le bajonette Croate, -che quando accade, vibrano punte mortali alla cieca: e nell'Italia -media, il cittadino medesimo è fatto guardiano della libertà insieme -e dell'ordine, e però è sicuro che ogni riforma conveniente e ogni -progresso legittimo verranno di mano in mano attuati. - -L'achille degli argomenti di Metternich è sempre questo: — La Lombardia -è straricca, la Lombardia è prosperosa. — Ma quante volte deesi, -dunque, suonargli all'orecchio il detto evangelico, che l'uomo non vive -del solo pane? quante volte deesi fargli entrare nel comprendonio, che -al popolo italiano non basta di far vita grassa ed allegra, e sentir -sulla sera suonar i pifferi de' Tirolesi, e vedere l'Essler trinciar -l'aria coi piedi e fare lezj e svenevolezze? Ei bisogna dire di -Metternich, salvo sempre il rispetto che gli si vuol serbare, o ch'egli -à l'anima tutt'adiposa, o che intorno di sè non vede nè conosce uomini -veri, ma gran pezzi di carne con gli occhi, e automati che respirano: -perocchè non so qual altro ministro di Stato abbia mai tenuto così a -vile il genere umano, e siesi dato a credere di poterlo governar bene -ingrassandolo e trastullandolo come si usa fare coi paperi. - -Insomma, il Metternich non vuol pensare che i Lombardi e i Veneziani si -rivoltino così dispettosi e fieri per mancanza di buone leggi. — Tutti -questi tafferugli e subbugli movono, ei dice, da un _capriccio_ in cui -sono entrati, di volere insieme con gli altri Italiani costituirsi -in nazione. — E qui l'uom di Stato lascia di botto quel dolcebrusco -parlare che usa un padre col suo beniamino un po' scapestrato e -bizzarro, e ponendosi le mani sui fianchi e arrossando le gote, -minaccia guai a chi toccherà la corona di ferro sull'augusta fronte -del successore dei Cesari. — Costui, dice, andrà del sicuro col capo -rotto. — E forse in tal passo la minaccia sale più alto, e vuol essere -udita così di qua come di là dal Ticino. Come ciò sia, il diplomatico -senza spiegarsi da vantaggio, soggiunge: — Ma non verranno a tanto quei -sussurroni Lombardi; e però puniremoli non secondo le intenzioni, ma -come porta il fatto. Essi ci forzano a tener grosso esercito lungo il -Po e l'Adda, e sembra che l'incomodo della spesa maggiore cagionata -dal lor _capriccio_ non è per cessare domani nè doman l'altro: però -decretiamo fin da quest'ora, che ogni soprapiù di spesa verrà pagato -e rifatto in contanti dai signori Lombardo-Veneti, e i più ricchi ne -saranno pelati al dovere. — - -Troppa fretta, o Principe! ei non si può dir quattro finchè non si à -nel sacco. Il cielo è nuvolo molto, e mal coprite con la franchezza e -baldanza delle parole l'apprensione e sollecitudine fiera dell'animo. -Voi toccate ormai la decrepitezza, e pure (confessatelo) voi non vi -siete imbattuto mai a vedere in Italia ed in Lombardia quello che ora -vi scorgete. Paese nuovo, nuova vita, uomini nuovi; e i mille sintomi -che d'ogni lato appariscono, fannovi argomentare una malattia sì -profonda e talmente maligna ed appiccaticcia, che tutta la spezieria -dello Spielberg non la guarisce. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -LE CAMERE FRANCESI. - - 8 febbrajo 1848. - -In Francia nella Camera dei Deputati non d'altra cosa s'è ragionato -e discusso per due giorni interi, salvo che d'Italia e del suo -pieno risorgimento. Secondo il costume, i discorsi sono stati a -mostra d'ingegno e a sfogo dell'animo, non a mutare una virgola -nell'allocuzione o indirizzo, come ora il chiamano. Ciò nondimeno, alla -causa italiana non nuoce aver sentito pronunziare parole caldissime -in suo favore; e noi dobbiamo ringraziamenti a quei molti oratori -che hanno provato di amarci, e in particolar modo al Lamartine ed -al Thiers. Certo, quando il primo ha descritto lo spirito nazionale -italiano sempre vivo e rinascente, e il secondo ha versato a man -piene la lode sul nostro sforzo ordinato e gagliardo per attingere -la indipendenza e rinverdire la gloria degli avi, ardea nel lor -favellare una fiamma che rade volte sfavilla al presente nelle arringhe -parlamentarie francesi. Così pure, quando Thiers ha mosso discorso di -Palermo bombardata e delle uccisioni di Milano, e quando per simili -atti ha chiesto che in fondo al cuore di tutti i buoni sorga e ferva -quello sdegno giustissimo che per simili altre scelleratezze ha -commosso l'Europa, subito è parso eloquente e sublime, perchè i santi e -incancellabili dritti dell'uomo tuonavano sulle sue labbra. Per ciò noi -gli condoniamo quell'eccesso di orgoglio francese, per non dir vanità, -il quale gli fe pronunziare, che ogni cosa in Italia, qualora non sia -per le mani stesse della Francia operato, è, del sicuro, operato dal -Genio di lei. Tocca a noi di fare che ciò non sia, e che il solo Genio -italiano presieda alle sorti italiane. - -Quanto è poi ai termini stessi della controversia, bisogna con molta -cura distinguere ciò che s'attiene direttamente alla Francia, e alla -lunga ed aspra contesa che l'opposizione sostiene contro il Guizot, -distinguere, dico, e separar l'uno e l'altro, dall'estimazione e -giudicio che dee farne l'Italia per sua propria norma ed utilità. - -Il Guizot, nella discussione intorno le cose d'Italia, esponeva con -nettezza e franchezza maggiore che per addietro le massime direttive di -sua politica, o vogliam dire della politica di Luigi Filippo. - -«Il nostro governo si fa debito, diceva egli, di conservare i fatti -consumati e accettati, e i diritti perdurabili e positivi; e ciò -per iscansare le rivoluzioni e le guerre. Esso accoglie, pertanto, -i trattati quali sussistono, e quelli del 15 specialmente, perchè -sono base dell'ordine moderno europeo. Esso vive, non che in pace ma -in osservanza e amicizia con tutti i governi, e combatte dove può e -quantunque può la demagogia. Se a Cracovia l'Austria ruppe i trattati, -noi ben l'avremo in memoria: ma non per ciò imiteremo lei ed i suoi -colleghi nell'infrazione dei patti. Abbiam usato in Italia il massimo -d'ogni sforzo per ajutare le riforme: più là v'è la guerra, la qual non -vogliamo e non possiamo volere. Ogni acquisto o perdita di territorio -trascina oggi a conflitto tutte le armi d'Europa: l'Austria assalita -sul Po non difenderebbesi sola.» - -Queste e altrettali ragioni rispondeva il Guizot al Lamartine ed -al Thiers; ragioni connesse con un sistema il quale non rispondendo -all'esigenze naturali e legittime dei Francesi, è per la forza logica -stessa de' suoi principj pervenuto a conseguenze che sentono del -paradosso; e tra le quali poi il Guizot, passionato più che non sembra, -meschia non poche amplificazioni: e tale è senza dubbio quell'accusa -perpetua di radicalismo che scaglia sulla Penisola, e quel dire che -v'ha un partito gagliardo fra noi, a cui sta in mente di menare il -Pontefice a rimpastare tutta l'Italia e costituirvi un reggimento -quasi repubblicano. D'altra parte, la medesima esagerazione lo muove -a chiamar l'Austria del dolce nome di amica e di collegata, e lodarla -segnatamente di molta moderazione, e del compiacimento sincero che -prova per le riforme che vede altrove attuarsi. - -Ma persuadiamoci bene, che non si confuta e non si atterra tutto -un sistema politico, salvo che contrapponendolo ad uno od a più, i -quali oltre al mostrarsi connessi e coordinati in ciascuna parte, -debbono eziandio comparire pratici ed operabili, e insegnar la guisa -di adempiere il lor disegno speditamente e con somma probabilità -di successo. Ora, a nostro giudicio, questo non fu mai definito e -insegnato dagli oratori della sinistra in modo chiaro e persuasivo; e -i discorsi facondi e splendidi loro negano e distruggono (la più parte -almeno) ma non edificano; e percuotono l'avversario di piatto ma non di -punta, ne' fianchi ma non mai nel mezzo del petto. - -Voi temete sopra ogni cosa, noi diremmo al Guizot, le rivoluzioni -e le guerre: ma gli è agevole ritorcere contro di voi gli argomenti -vostri medesimi; perchè, sempre l'Europa vivrà in giusto sospetto e -paura delle rivoluzioni, e però delle guerre, infino a che i diritti -di molte nazioni sieno conculcati, e il gius delle genti non nel -bene comune e durabile, ma nella prepotenza di pochi avrà base. Tra -il rompere e il calpestare i trattati, ovvero osservarli pur come -stanno, e volerli intangibili e inviolabili, corre molto intervallo; -e vi giace in mezzo ciò che è sol degno d'una sì gran nazione come la -Francia, vale a dire osservare i trattati e chiederne e conseguirne -alla fine le necessarie modificazioni, e che le parti affatto sleali -ed inique ne vengan rescisse. Del pari, v'à qualche cosa in mezzo -tra il rispettare ciecamente la lettera dei trattati quando da tutti -i contraenti si faccia il simile, e rispettarli con tale scrupolo -quando gli altri, occorrendo, li trasgrediscono. Delle due parti che -compongono l'influenza politica esterna, cioè di quella che esercitar -si vuole sui re, e dell'altra ch'esercitar si vuole sui popoli, voi -sempre ed unicamente pensaste alla prima, e la seconda avete distrutta. -Eppure, in questa soltanto è la forza e grandezza morale della nazione -francese. Se in diciassette anni di pace non à la vostra diplomazia -saputo o voluto far nulla per emendare i trattati e porgere mano alle -nazioni che soffrono, voi brillate a giusta ragione fra i filosofi e -i cattedranti, ma uomo di Stato non siete. E se la paura delle guerre -e delle rivoluzioni dee fare immobile la politica e perpetuar le -ingiustizie, converrebbe chiamare la diplomazia un'arte deplorevole di -eternare il male e fare impossibile il bene. - -A queste conclusioni, o ad altre poco diverse, è giunto sempre il -nostro pensiero, quante volte si è fermato a considerare la lite -acerba e ostinata che ferve da tanti anni in Francia tra il ministero -e l'opposizione. Ma riducendo ora il discorso alle cose nostre e al -giudicio che far dobbiamo di quei caldi dibattimenti, rispetto al -bene della causa italiana, ci sembra poter fermare le proposizioni che -seguono. - -Le moltitudini in Francia sono inchinevoli e favorevoli alla causa -italiana. - -Il ministero vuol conciliare due cose troppo nemiche; la sua buona -colleganza con l'Austria, e l'ajuto al risorgimento italiano. - -Ad ogni modo, egli non potrà combatterlo scopertamente, nè avversar -molto i Principi nostri nel proposito saldo che ànno di concedere -maggiori franchigie e statuti rappresentativi. - -L'Inghilterra ci favoreggia più alla scoperta e senza ritegni, e solo -domanda che non si rompa lo statu quo, in risguardo della possessione -di territorio. - -Ma rotto che fosse, non moverebbe l'armi per ristorarlo. - -Il ministero francese, quand'anco volesse in quel caso stare dal lato -dell'Austria, non par probabile che il potesse, perchè troppa ingiuria -recherebbe ai sentimenti liberali di sua nazione. - -A noi, dunque, rimane arbitrio di proseguire nel cammino di libertà -in ciascuno Stato non sottomesso alla forza austriaca. In caso poi -di conflitto, ciò che par possibile a prevedere si è, che l'Europa -rimarrebbesi spettatrice. Nè altro noi domandiamo: l'Italia farà da sè. - -La diplomazia europea non ci recherà, dunque, nè molto bene nè molto -male. Uniti ed armati, d'ogni nemico trionferemo, d'ogni impresa -verremo a capo; disuniti e sprovvisti, a niuno darem suggezione, -e s'aprirà di nuovo il mercato del nostro sangue e delle nostre -provincie. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -SULLA COSTITUZIONE CONCEDUTA IN PIEMONTE. - -I. - - 9 febbrajo 1848. - -Inutilmente noi ci sforziamo di contenere la nostra gioja e -padroneggiare il nostro animo, sì che possa questo foglio farsi organo -men difettivo ed araldo meno infedele della pubblica esultazione. A -noi pure, come al popolo intero di Genova, manca modo di raccontare -quel che sentiamo; e invece di parole, ci corrono al labbro tronche e -sospirose esclamazioni: conciossiachè pure il gaudio supremo guarda il -cielo e sospira. - -Ecco sorge, ecco splende sul nostro capo il giorno fortunatissimo, -l'aspettato da cinquant'anni. Ecco ci sta presente e stringiam con mano -il frutto sublime di tanti travagli e pericoli, e il subbietto d'un -desiderio infinito. Ecco l'ultima maturezza dei tempi, il suggello -d'ogni nostra speranza, il fatto primo e novissimo ch'era in cima -d'ogni nostro pensiere, informava il più degno e profondo de' nostri -affetti, e fin dalla tenera giovinezza svegliò nell'ingenuo cuore i -primi moti generosi, e suscitò i germi vivaci d'un sentire forte e -magnanimo. Quel nome che per lunghi anni fu mormorato a bassa voce, e -nudrì e crebbe nel silenzio e nell'ombra la religione nostra politica; -quel nome che parea suonare infortunio, e mai non usciva scompagnato da -un gemito; quel nome che epilogava tutte le libertà, significava i più -fervidi voti, riempieva di sacro ardore tutto lo spirito, ora (bontà di -Dio) esce aperto e risonante dal labbro — Viva la Costituzione! — - -Il sangue dei martiri ha fruttificato; le voci alzate dal fondo delle -prigioni giunsero all'orecchio di Dio; le amare e copiosissime lacrime -dei raminghi e degli esuli sono state convertite in rivo di ubertà, -in rugiada fecondatrice; e il fiore immortale e divino della libertà è -spuntato. - -— Viva la Costituzione! — con tal grido sul labbro è lecito infine -ai Liguri e ai Piemontesi, lecito ai figliuoli tutti d'Italia di -ripigliare intera e lucente la dignità d'uomo, conquistar quella di -nazione, e sentirsi fremer nell'animo l'alterezza del nome italiano. - -Fratelli e figliuoli d'una sola gran patria! stringiamoci caramente, -stringiamoci tutti in quello amplesso ineffabile di cui l'anime sole -sono capaci; e tra gli affetti gagliardi e soavi che d'ogni parte -c'investono e assalgono, predomini di presente la gratitudine, e sia -calda, sincera, abbondevole e quanta ne può capire in umano petto. -Primieramente, chiniamo le ginocchia al Signore Iddio, al largitore -eterno di ogni libertà e d'ogni gloria, e che degna scuotere dal -sonno di morte e dalla polvere dei sepolcri le razze latine, sempre -risorgenti e non mai periture. In secondo luogo, volgiamo l'animo -conoscentissimo a re Carlo Alberto, e ringraziamolo del gran benefizio -nel modo migliore e più conveniente d'un popolo rigenerato; facendogli, -cioè, solenne promessa di seguitar dappertutto la sua spada e le sue -bandiere, e di spendere per la sua Causa, che è la Causa d'Italia, -tutto il sangue nostro e de' nostri figliuoli. - -— Viva Carlo Alberto! — Oggi egli è il più lieto e più avventuroso dei -Principi, conciossiachè gli avviene ciò che troppo radamente incontra -a chi siede sul trono; cioè di possedere certezza perfetta, che le -lodi le quali ascolta sono affatto leali e spontanee, e che vero è il -gaudio, vero l'amore, vera la felicità de' suoi popoli. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -II. - - 10 febbrajo 1848. - -Noi siamo ancor tanto pieni di vera letizia e di gratitudine per la -conceduta Costituzione, che non vorremmo e non sapremmo far luogo -ad alcuna indagine critica intorno al suo contenuto, qualora ciò non -venisse a noi comandato dal nostro ufficio medesimo, che è una specie -d'intellettuale magistratura ordinata a illuminare le moltitudini: e -oltre a questo, ci sorge in pensiero, che il nostro esame può riuscire -non tutto disutile così per le provincie italiane ove ancora non -sono Governi rappresentativi, come per li medesimi Stati Sardi ove il -disegno intero del patto costituzionale non è compiuto. - -Egli è manifesto per quello che noi dettavamo lunedì scorso nella -_Lega_, che molta maggiore soddisfazione ci avrebbe recato il -veder promulgare un decreto, ove promettendosi solennemente al -popolo d'investire i suoi deputati della facoltà legislativa, e -concedendoglisi l'uso immediato della libertà della stampa, e la -istituzione pure immediata della Milizia Cittadina, fossesi pel -rimanente significato di aspettare consiglio dal tempo, dalla scienza e -dalla pubblica discussione. - -Forse il nostro Governo ha pensato che in Piemonte, ove può d'un subito -alzarsi l'incendio di guerra, e al canto giulivo degl'inni succedere -d'ogni parte il rimbombo dell'armi, dovesse provvedersi perchè le genti -non fossero di soverchio commosse e preoccupate dall'alte questioni di -forme e diritti costituzionali. - -Nell'articolo quattordicesimo dell'insigne decreto degli 8, si annunzia -che v'ha chi prepara, per comando del Principe, il disegno intero -dello statuto fondamentale. Noi pigliamo fiducia che que' consiglieri -di Carlo Alberto a cui fu commesso il più grave e il più malagevole -di tutti gl'incarichi, farannosi coscienza di consultare gli uomini -più avvisati e meglio istruiti, e vorranno far buon tesoro di tutte le -cognizioni e giudicj che l'opinion pubblica espone di mano in mano con -l'organo della stampa. - -Due cose ottime sono nel mondo; la scienza consumata di pochi, e -il buon criterio istintivo delle moltitudini. La perfezione sta nel -congiungere insieme tali due termini. Ma vicino ad essi è una terza -cosa non buona; e ciò è la presunzione e la falsa dottrina di quelli -che, tirati su pel ciuffetto della fortuna, o ricchi d'un bel casato e -poveri d'ogni altro bene, o infine avvezzi da lunghi anni al maneggio, -direi quasi, meccanico delle faccende di Stato, spaccian sè stessi per -grandi uomini, assediano tuttogiorno il Principe, nè sopportano che -esca loro di mano la lavorazione delle leggi. Ora, i tempi domandano -assai imperiosamente, che in luogo di questi tali sieno molto più uditi -i pochi veri sapienti tenuti discosto ed inonorati, e il buon criterio -istintivo d'ogni porzione onesta ed illuminata del popolo. - -A noi non sa male la istituzione di due parlamenti, ed anzi la -reputiamo utilissima; perchè, come dice uno scrittore italiano, -«Innovare è mutare, e il mutamento solo non è progresso: adunque, -si fa necessaria la identità e permanenza allato alla mutazione; e -però necessaria si fa la scienza del conservare..... Ma rado è che -coloro i quali sanno ben conservare sappiano altresì innovare; ed, -e converso, rado è che gl'ingegni novatori e inventori sappiano e -vogliano serbare e modificare l'antico. Ma pur bisogna alla umana -società le due sorti d'intelletti e di spiriti insieme contemperare, -affine che la conservazione non diventi superstiziosa, nè l'innovazione -o falsa o immatura o malefica.»[9] Ora, tale contemperanza ritrova -la repubblica con la istituzione appunto di due consessi legislativi. -Nè ciò è nuovo de' nostri tempi, o è dottrina inglese e francese, ma -scaturisce, come vedesi, dall'indole universale e dalle condizioni -perpetue del convivere umano. Ma perchè tali due consessi riescano al -fine loro, uopo è che in ciascuno risieda una forza propria morale. -Ciò posto, quel parlamento che è tutto e solo ordinato ed eletto dal -re, sembra investito di pochissima autorità negli occhi del popolo, -dacchè all'ultimo non è il principe ma sibbene i ministri che scelgono -e chiamano a quella dignità ed ufficio: quindi se ne forma un consesso -affatto ministeriale, che non vien creduto e non è, nel fatto, -indipendente abbastanza. Ma noi ci rifaremo tra breve a parlare di -questo subbietto. - -Nell'ordine e costruzione delle pubbliche guarentigie, la milizia -cittadina fa giusto riscontro alla libertà della stampa, e sono ambedue -le maggiori e più salde colonne del vasto edificio. Per vero dire, la -milizia _Comunale_ promessa dal regio decreto degli 8, non sembra poter -rispondere pienamente agli alti concetti di malleveria e di franchigia -che sogliono presedere alla istituzione e all'ordinamento della Guardia -Nazionale. Stando alle condizioni presenti del Regno Sardo, neppure -uno dei capi di bottega e di fondaco entrerebbe nelle righe della -Milizia Cittadina, essendo ch'essi non pagano censo alcuno diretto; e -posto eziandio che in processo di tempi sia deliberato che il paghino, -rimarrebbesi esclusa dal corpo di quella Milizia tutta la immensa -moltitudine degli operai; e ciò non crediamo nè provvido nè molto -legittimo. La legge non dee nè può senza ingiuria porre quelli affatto -in disparte, ma sì li debbe esentare dall'obbligo; conciossiachè il -costringerli loro malgrado ad interrompere di quando in quando il -lavoro onde traggono di continuo la sussistenza, sarebbe eccessiva -gravezza. - -Da ultimo, nel vedere copiata a lettera la disposizione -dell'ordinamento francese la quale serba al Sovrano la facoltà di -inabilitare o sciogliere la Milizia Cittadina nei luoghi dove crederà -opportuno, ci è corso all'animo il desiderio che tal potestà fosse -accompagnata dall'altro savio temperamento della legge francese, la -quale assegna al Governo un termine certo di tempo entro a cui debbono -que' corpi disciolti di Milizia Cittadina venire rifatti e riordinati. - -Tutto ciò abbiamo notato per iscrupolo quasi di pubblicista, e per -recare qualche utile alle rimanenti deliberazioni. È legge dell'umana -natura desiderare il bene, e questo conseguito, desiderar l'ottimo ed -il perfetto. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -D'UNA MARINERIA ITALIANA. - - 10 febbrajo 1848. - -Io non istarò a numerare tutti i gran beni che recheranno all'Italia i -casi e le condizioni nuove di Napoli e di Palermo. Pure dirò qualcosa -a rispetto d'un particolar vantaggio che debbe uscirne per la comune -difesa. - -Di tutte le Provincie italiane, Napoli è la meglio fornita di marineria -da guerra, massime in bastimenti a vapore. Questi, la maggior parte, -sono ottimamente costrutti, benissimo corredati, e nelle varie fazioni -che occorrono benissimo esercitati. Purtroppo, fino ad ora tale -esercizio ha proceduto da molto trista cagione; perchè il Governo -napolitano, più che d'ogni altro mezzo, valevasi dei legni a vapore -per estinguere rapidamente quelle prime fiamme di sollevazione che -scoppiavano qua e là in Sicilia e nel Regno. Ma Dio tragge il bene dal -male, e ciò che gli uomini ciechi propongono a un fine, Egli dispone -ad un altro. E così quelle navi che furono per tanti anni sgomento dei -popoli e mezzo validissimo di oppressione e di servitù, diverranno da -quindi innanzi buona difesa d'Italia, e a que' degni capitani che le -comandano sarà cessato il sommo cordoglio di spargere l'arte e i sudori -per ribadire i ceppi de' lor fratelli. Dico diverranno buona difesa -d'Italia, perchè supposto libero il mare, è incredibile in tempo di -guerra quale e quanto profitto possa ritrarsi da una buona squadra -di legni a vapore, massime in un paese configurato come l'Italia. -E di vero, quella squadra adoperata e diretta con accorgimento e -opportunità, tiene sempre forniti di armi, di provvigioni, di uomini e -d'ogni altra cosa acconcia alla guerra, le fortezze e i luoghi muniti -lungo le coste; ed a peggio andare, imbarca e salva le guarnigioni e le -artiglierie: e tutto ciò con somma agevolezza e prestezza. - -Ma da una squadra copiosa e bene ordinata di legni a vapore si cava -in guerra quest'altra specie più notabile di utilità, che consiste -a condurre improvvisamente molte migliaja d'uomini e di cavalli e -moltissime artiglierie in qualunque punto si voglia, e farli giungere -inaspettati ad offendere o il fianco o le spalle dell'inimico: le quali -fazioni eseguite spesso e con senno, e validamente ajutate dai popoli -in mezzo de' quali succedono, soglion recare, col tempo, danni maggiori -e men riparabili d'una o due battaglie perdute. - -Tutto questo bene (se Dio ci ajuti) riceverà la difesa d'Italia dalla -marineria da guerra napolitana. Ma perchè ciò succeda, conviene che -Napoli e la Sardegna non solo si dichiarino amiche, ma senza dimora -alcuna strettamente si colleghino; e il patto che le confederi non -sia solo d'interessi economici, ma di militari e politici. Chè anzi, -a dir vero, nella pratica degli affari di Stato, più malagevole assai -delle altre riesce la Lega economica. Per fermo, a volersi due o -più popoli stringere e collegare politicamente, basta che i grandi e -universali interessi loro sieno nella sostanza i medesimi: ma per la -lega doganale, come la chiamano, ricercasi, a poterla subito porre in -atto, non solo la professione delle stesse dottrine, ma una parità sì -perfetta, ovvero una equivalenza e una reciprocazione sì ben bilanciata -nelle condizioni economiche dei paesi collegati, che non è agevole -di trovare ed è difficile assai di comporre: senza dire del danno e -offesa che recasi inevitabilmente a molte industrie private, alle quali -bisogna pure per equità dar soccorso e provvedimento. - -A noi non si fa lecito di nascondere più lungo tempo il vivo -rincrescimento e la grave e continua preoccupazione che ci cagiona il -vedere i Governi nostri così dubbiosi e lenti a promovere fra essi una -politica confederazione. Il tardare e il titubare su ciò, sembra troppo -pericoloso; e non sappiamo indovinare quel che si aspetti, massimamente -dopo i casi e le mutazioni del Governo napolitano. L'Austria stessa -non può ragionevolmente dolersi d'una confederazione ordinata con puro -carattere difensivo, e richiesta dalla crescente e visibile fratellanza -dei popoli. L'Austria, negli editti che manda fuori per interdire -l'entrata alle gazzette dell'Italia media, dà titolo di anarchia allo -stato nuovo di cose. L'Austria fa ripulsa intera e minaccevole alle -domande legali dei popoli del Regno Lombardo-Veneto, e con ciò si -discioglie e distacca viemaggiormente dagli Stati della Penisola, e -dalle massime e dai principj che li governano. L'Austria ingrossa sì -fattamente sul Po le sue truppe, e moltiplica i suoi apparecchi per -guisa, che l'Inghilterra medesima ha stimato debito di ricercarla -del perchè. L'Austria, interpretando a suo modo i trattati, tentò, -mesi sono, d'insignorirsi affatto della città di Ferrara; e sotto -colore or di buona vicinanza e amicizia, or di crescere pompa ad un -funerale, introduce l'armi sue in Modena e in Parma. Che più? Ciò che -al presente succede in Napoli ed in Piemonte, e fra breve succederà -nell'altre provincie italiane, eccetto la Lombardia, non fu nel 1820 -dannato e colpito dagli anatemi dell'Austria? o le possono forse mancar -pretesti e sofismi per pareggiare affatto l'un tempo con l'altro, e -implicarli ambidue in una medesima riprovazione? E dopo tanto, non -sarà lecito ai nostri Principi di collegarsi per mera difesa propria, -e congiungere e ordinare in comune tutte le forze, in quel modo che le -menti e gli animi di tutti i popoli loro sono congiunti? Noi ripetiamo -con l'ossequio e modestia che ci compete, ma sì ancora con l'istanza -e sollecitudine di buoni e veri Italiani, che il collegarsi i Principi -nostri politicamente, e con fermo e tenace patto, entra oggidì fra le -più manifeste e le più calzanti esigenze della salute d'Italia. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DI NUOVO, DEL MINISTERO NAPOLETANO. - - 10 febbrajo 1848. - -A noi non è facile significare quanto ci gode il cuore di veder -chiamato all'ufficio di ministro dell'Interno il cavalier Bozelli, uomo -insigne di virtù e di scienza, stato maggiore delle sventure, serbatosi -puro ed integro nella povertà, nell'esilio e nella prigionia, e alla -libertà e salute d'Italia invariabilmente devoto. Ma oltre a ciò, noi -godiamo di tal promozione, perchè ci è sicura caparra che quasi tutto -il ministero nuovo napolitano dovrà mutare fra breve. Il cavalier -Bozelli non può avere per lungo tempo a colleghi il duca di Serra -Capriola, il principe di Cassero e il generale Garsia; tre nomi che -non dànno alcuna sufficiente malleveria del loro zelo vivo e sincero -per la libertà e per la causa del popolo. Quanto più si vuole intera -e perfetta la inviolabilità del monarca e divertere dal suo capo le -imputazioni d'ogni mal operato, tanto fa bisogno sicurezza maggiore -ed anzi certezza piena dell'animo libero, generoso ed energico dei -ministri. Chi ha patteggiato con gli oppressori, e servito o lontano o -d'appresso un Governo che ha fatto arrossire l'Italia intera in faccia -al mondo civile, non può, non dee sedere nel consiglio del Re. Fratelli -Napolitani, sovvengavi spesso il disastro del 1821. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -FILOSOFIA CIVILE ITALIANA. - - 14 febbrajo 1848. - -Noi, sotto questa rubrica, intendiamo d'intrattenere i lettori -nell'esame e speculazione di quegli alti problemi sociali e politici, -la cui soluzione sembra più specialmente commessa al Genio Italiano -ora ridestato: e così compiremo, se l'ingegno e la fatica ci basti, -quello che si annunzia nel nostro Programma; l'idea e il disegno, -cioè, dell'edificio nuovo civile, a cui tutti i buoni pongono mano. -Che se ciò non vien praticato dalla più parte de' giornali politici -forestieri, si voglia considerare che l'Inghilterra e la Francia -non sono al presente, o non credono essere, in via di profonda -trasformazione; e le leggi che si discutono nei lor parlamenti entrano -molto di rado nel novero di quelle che si domandano organiche, e -sono fondamentali e costitutive. Per lo contrario, chiunque andrà un -poco sfogliando i giornali francesi dettati in sul cadere del secolo -scorso, vedrà con quanto compiacimento e abbondanza discorrevano e -disputavano le teoriche di alta filosofia civile. Ma oltre a ciò, noi -non iscorgiamo ragion sufficiente per imitare in ogni qualunque cosa -le effemeridi oltramontane. E di più aggiungiamo, che tuttavolta che -occorre a quei fogli di entrare ad esaminare i principj (il che avviene -pur di frequente), la povertà e incertezza di lor cognizioni si fa -manifesta ai meno avveduti. Per la ragione stessa, le massime direttive -che nelle questioni cotidiane s'aggirano come spiriti ed elementi -vitali di tutto il corpo della scienza politica, sono accolte ed -asseverate il più del tempo e dalla più gente alla cieca e per forza di -uso. Onde poi interviene che molti e gravissimi errori son mantenuti e -perpetuati: e ne porge esempio l'Economia pubblica, intorno alla quale -ognun si ricorda il ripetere che hanno fatto i giornali francesi, per -tanti anni e con sicurtà e intrepidezza compiuta, abbagli sperticati e -falsissimi ragionamenti. - -Ma come ciò sia, noi vorremmo nell'animo de' lettori trasfondere parte -del convincimento nostro intero e ben radicato; il quale è, che il -risvegliamento d'Italia non può non riuscire principio di cose grandi -e novissime nella vita sociale del mondo; e che però le fa d'uopo una -matura sapienza civile, la qual consiste precipuamente nella cognizione -profonda dell'umana natura, e nell'esperienza trita e copiosa dei -fatti, purgata e universalizzata al lume delle prime cagioni. - -Posto che tale credenza risieda altresì nell'animo della pluralità -de' lettori, noi non temiamo con queste nostre dottrine e teoriche -di lor parere gente infusa di pedanteria e con indosso la zimarra -accademica. Dacchè gli è impossibile a chicchessia di persuadersi -che l'idea non debba antecedere al fatto, e che la repubblica umana -possa rassomigliare e imitare quella delle api, ove lo istinto insegna -misteriosamente ogni cosa. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -LA COSTITUZIONE NAPOLITANA. - - 16 febbrajo 1848. - -Re Ferdinando ha, il 10 febbrajo, _risoluto di proclamare, ed ha -proclamato irrevocabilmente_ il Patto Costituzionale del Regno delle -Due Sicilie. - -Temerario sarebbe il portar giudicio formale e definitivo su tanta -opera, nella strettezza del tempo in cui siamo. Ciò non ostante, a -noi giova di subito dichiarare que' primi concetti che al leggere la -nuova Carta Napolitana sonosi affacciati alla nostra mente. Laddove per -dar sentenza il cuore entra a parte col raziocinio, i primi pensieri -s'appongono forse alla verità meglio che i successivi. E il cuore, -innanzi a tutto, ci dice essere la Costituzione del Regno nel suo tutto -insieme lodevolissima ed assai liberale, e in parecchie materie entrare -innanzi a quella di Francia. - -Sotto la rubrica delle _Disposizioni Generali_, nell'articolo 9, si -assicurano al Regno le franchigie comunitative e l'elezione libera dei -reggitori del Municipio; e non si assegna a tali diritti altro limite, -salvo quello di dover lo Stato vigilare la conservazione del patrimonio -comune. - -Nell'articolo 29 della stessa rubrica, il secreto delle lettere vien -dichiarato inviolabile. Lode a Dio! L'Italia potrà vantarsi di aver -pòrto al mondo civile questo esempio salutare di riconoscere come -colpa di Stato l'apertura delle lettere d'ovunque vengano, da chiunque -scritte. Tanto tempo ha dovuto tardare questo natural diritto dell'uomo -a trovare suo luogo nella legge fondamentale degli ordinamenti -politici! - -Nel capitolo III, che risguarda in peculiar modo la Camera dei -Deputati, le due grandi questioni da più anni agitate in seno dei -parlamenti francesi sono risolute in favore della libertà. Nel -Regno, il solo censo non darà titolo di elettore nè di eleggibile, ma -eziandio i pregi dell'intelletto. Nel secondo, terzo e quarto paragrafo -dell'articolo 56, si statuisce che i socj ordinarj dell'Accademia -Borbonica e dell'altre regie Accademie, e i cattedranti titolari nella -R. Università degli studj e ne' pubblici Licei autorizzati da legge, -ed all'ultimo i professori laureati della R. Università degli studj -in qualsia specie e maniera di scienze, di lettere e di arti belle, -sono tutti elettori. E sono poi eleggibili, conforme si determina nel -paragrafo 2 dell'articolo stesso, tutti coloro che hanno seggio nelle -tre R. Accademie della Società Borbonica, i cattedranti titolari della -R. Università, e in genere i socj ordinarj delle altre R. Accademie. - -L'altra conquista di libertà viene sancita dagli articoli 58 e 59 -del predetto capitolo. Si decreta nel primo, che sono elettori e -sono eleggibili tutti i pubblici magistrati e ufficiali, purché -_inamovibili_; e nel secondo, che gl'Intendenti, i Sotto-intendenti e -i segretarj generali d'Intendenza praticanti gli ufficj loro, mai non -potranno essere nè elettori nè eleggibili. - -Il censo che debbe investire altrui del diritto di eleggere ovvero di -essere eletto, verrà più tardi definito e fermato da quella legge che -porrà norma e governo a tutti i particolari delle elezioni. Ma noi, -così dalle liberali disposizioni dei paragrafi citati, come dalla -fiducia che abbiamo grandissima nel libero animo di chi intenderà -a compilar quella legge, non dubitiamo che il censo prescritto a -condizione primaria ed universale sarà tenue quanto si possa. - -Al Re appartiene la più splendida prerogativa de' Principi, il diritto -cioè di far grazia. Ma non potrà, ciò non ostante, valersi di tale -nobile sua spettanza inverso i ministri condannati, se non per domanda -espressa di una delle due Camere legislative. Alla _risponsabilità_ -dei ministri, affine di bene determinarla, e quando occorre, metterla -in atto, provvederà una legge speciale. Ognun sa che tal subbietto non -è fuori di controversia in verun paese costituzionale; e stringerlo -tutto dentro una legge assai chiara e assai praticabile, è faccenda -malagevole ed implicata. - -Queste a noi sono comparse le parti della Costituzione e più nuove e -migliori, costituendo paragone fra essa e la Carta francese, la quale -il legislatore napolitano ha scelto a solo modello suo. Ci spiace che -non gli abbia gradito di seguitarla in più cose di gran rilievo, e -segnatamente in ciò che spetta alla religione. Possibile, che nella -contrada ove più volte il popolo insorse per non aver sul collo il -funesto e miserando giogo della Inquisizione, si voglia ora decretare -una intolleranza compiuta inverso di tutti i culti? Speriamo che il -tempo farà sentire al Monarca piissimo, nessuna cosa discordar tanto -dallo spirito del Vangelo, quanto la intolleranza, pigli ella qualunque -colore, armisi di qualunque ragione. Trista cosa è altresì vedere -le leggi di reprimento supplite dalla censura per ogni scritto che -s'attiene a religiose materie. - -Le categorie prescritte alla scelta dei Pari, sembrano troppo anguste, -e da riempiere l'alta Camera di uomini soverchio attempati. - -Una grave omissione da non potersi tacere, si è senza dubbio la -istituzione dei giurati negletta. Comportisi per la giustizia -ordinaria; ma per gli abusi di stampa, noi reputiamo fermissimamente, -che dove i giurati non danno sentenza, gli scrittori non hanno -guarentigia vera e proporzionata, e i pericoli dell'ufficio loro -sono troppi ed esorbitanti. A rispetto della stampa, la massima -che può e dee governarla equamente è sol questa: la stampa è organo -dell'opinione; la sola opinione può giudicarla. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -D'UNA DIETA ITALIANA. - - 16 febbrajo 1848. - -Non v'è Lega e Confederazione durevole al mondo, che non si compia e -non si mantenga con una Dieta. Perchè, unendosi e stringendosi i popoli -per lungo tempo, crescono gl'interessi e i negozj comuni, a tutti i -quali volendo dar sesto con mutua soddisfazione, occorre adunarsi a -certi tempi e discutere. Pertanto, la Confederazione Italiana avrà -essa pure una Dieta; e se i Principi nostri vorranno affrettarsi -ad assecondare il voto unanime delle provincie confederande, -saviamente faranno a mostrare all'Europa la volontà ferma in cui -sono di collegarsi, principiando dall'istituire una Dieta. Nessun -pronunziato di dritto pubblico, nessun articolo di trattato può loro -interdirlo; e intanto l'impressione che in tutte le menti e in tutti -gli animi recherebbe un tal fatto, appena si può immaginare. Ma perchè -dalla parte de' nostri popoli quella impressione viva e profonda -perseverasse, e la Dieta si mantenesse forte e autorevole, ognun -comprende che in lei non dovrebbero congregarsi solamente i ministri -plenipotenziarj di ciascun governo della Lega. - -Qual paese in Europa era meglio disposto della Germania a entrare in -istretta confederazione? Certo nessuno. Benchè spartita e quasi direi -sminuzzata in numerosissimi Stati e feudi, pure il nome soltanto e -la dignità quasi inerme dell'imperatore l'avea per secoli tenuta in -certa unità, ed apparecchiata a ricevere un modo e una forma più salda -e più permanente di vita comune. A tutte quelle mutazioni e divisioni -intestine che avea cagionato la guerra terribile dei trent'anni, e -poi l'ambizione della casa di Brandeburgo e il declinare continuo -dell'autorità dell'impero, ponea rimedio e compenso il rinnovamento -dello spirito antico alemanno; il quale, dalla metà del secolo -scorso, invase prima le cattedre e le accademie, quindi comparve nella -politica, ed ebbe suggello dal sangue abbondantemente versato nei campi -di Lipsia. Di tutto quell'ardor nazionale fu erede e signora la nuova -Dieta di Francoforte, e niuna cosa parea doverle tornare difficile per -istringere in un sol volere e in un sol patto di fratellanza la gran -famiglia germanica. Ma tanto bene mancò affatto per questa cagione, -che nella Dieta di Francoforte, oltre al prevalere sfacciatamente i -forti sui deboli, fu rimossa eziandio qualunque rappresentanza diretta -dei popoli. Da ciò avvenne che a poco a poco i ministri dei Principi -non ebbero altra cura nè altro proposito se non di allargare le regie -prerogative, e combattere di concerto il desiderio di libertà che in -ogni parte ripullulava. - -Simili errori non commetterà del certo la Dieta Italiana, perchè ai -Principi nostri la libertà non fa più spavento, ed ei si pregiano di -regnare col suffragio sincero e continuo dell'opinione. Oltrechè, una -Dieta Italiana, come delibera a nome delle provincie collegate, così -dee volerle rappresentare nel vero essere loro; e come in esse la -legislatura è spartita fra il re e i mandatarj del popolo, similmente -la legislatura della Dieta dee procedere da ambedue quelle fonti di -autorità. Del modo parleremo altra volta un po' più alla distesa, -essendo materia non pur di molta ma di suprema importanza. Deh! -affretti il giorno fortunatissimo, che in Roma e nelle stanze del -Campidoglio salutino tutti i figliuoli d'Italia la prima Dieta della -Nazione. Trenta secoli sono corsi per preparare e maturare quel giorno. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -QUESTIONI COSTITUZIONALI. - -I. - - 18 febbrajo 1848. - -Napoli e il Piemonte si son risoluti. Avremo, in sostanza, la Carta -Francese con parecchie modificazioni, e non tutte saranno ammende e -perfezionamenti. In Toscana, ove il sentire italiano è più antico, se -non più profondo, si voleva fare schermo e difesa da tanta invasione -straniera. Ma il torrente trascina tutti, e i giornali di colà -cominciano a chiedere essi medesimi una Costituzione sull'andare -della francese. Nè la ragione che adducono è certo da riprovare, -conciossiachè essi pensano doversi in Italia provvedere sopra ogni -cosa alla uniformità delle istituzioni. Ma per Dio, facciasi punto -una volta; e per tutto ciò che rimane ancora ad edificare, vogliasi -avere in mente l'indole nostra, la nostra storia, le tradizioni, i -costumi, le circostanze speciali. Mai questo Giornale non si stancherà -di ciò ripetere a quegl'Italiani che ora s'adoperano a riformare ed -a ricomporre la vita politica della Nazione. Noi copiamo modelli i -quali non sono essi medesimi veri esemplari, ma imitazioni in gran -parte, e talvolta racconciature e mosaici. Meno male, se di que' -modelli fosse lunghissima la durata, compiuta l'esperienza, sicura la -prova, l'effetto bellissimo e fortunato. E per fermo, in Inghilterra, -ove tutte queste cose in gran parte si avverano nella sua vecchia -costituzione, ben si comprende la tenacità di coloro i quali non ne -vorrebbero cambiare un jota. Ma l'Inghilterra è ammirabile più che -imitabile; e per potere senza pericolo traslatare nel continente le -sue istituzioni, occorre anzi tutto coglierne la ragione profonda ed -universale, e scordarsi affatto le forme speciali che vestono, e sì -il valore che assumono dalle rispondenze e armonie loro col tutto. -Noi dubitiamo forte, che ciò abbiano saputo far sempre i Francesi, -de' quali ci siamo resi fedelissimi copiatori. Ma come ciò sia, gli -è certo, noi ripetiamo, che più di una delle istituzioni moderne -francesi non hanno per sè nè la prova del tempo, nè quella degli ottimi -risultamenti, nè infine l'alta ragione speculativa. - -Quando Luigi XVIII costituì la Camera Alta, fu da questo pensiero -condotto, che in Francia la democrazia traboccava d'ogni parte, con -troppo rischio e danno del trono e delle istituzioni monarchiche. -Sperò farle argine creando una nobiltà non più cortigiana e feudale, ma -essenzialmente civile e politica. Quindi imitò al meglio la Camera dei -Lordi Inglesi; e come in costoro è l'eredità e la ricchezza, dètte a' -suoi Pari l'eredità e gli emolumenti. Nei Lordi Inglesi è un diritto di -giudicatura rimasto loro molto naturalmente dalle antiche prerogative -feudali. Luigi XVIII, senza badar più che tanto alle differenze -de' tempi e de' luoghi, attribuì a' suoi Pari, a un dipresso, quel -diritto medesimo. In Inghilterra ogni cosa ha dell'inopinabile e del -singolare; e inopinabile e singolarissima cosa si è di vedere, che -un'aristocrazia superba e d'origine affatto feudale abbia investito -la Corona della facoltà di chiamare di quando in quando alcuni privati -a sedere nel Parlamento dei nobili, per sola virtù e a titolo solo di -pregi individuali. E questo pure imitò Luigi XVIII. Ma in Inghilterra -i ministri, posti a rincontro d'un Ordine così potente per grado, -ricchezza, clientela e opinione, mai non abusano (e già nol potrebbero) -del diritto di creare nuovi Lordi. In Francia, per lo contrario, non -v'ha ministero quasi, che in ciò non trasmodi, perchè gli mancano -sufficienti ritegni e abituale prudenza. - -Sopravvenne la rivoluzione del 30. Quell'aristocrazia così un po' -svecchiata e tenuta su coi puntelli, subito andò in dileguo, e con essa -perdè la Camera Alta il suo carattere d'indipendenza: per restituirle -il quale, e accrescerle considerazione e valor morale appresso le -moltitudini, bisognava qualche partito reciso; come sarebbe stato che -la Corona scegliesse i Pari sulle terne offertegli da qualche Corpo -elettivo; ovvero, che tutti i primi ufficiali e magistrati del regno -e altre somme dignità fossero Pari di proprio e natural giure, e come -un ultimo premio e una civica corona che lo Stato lor serba, senza -dover mendicare suffragi nè dal principe nè dal popolo. Ma nè queste -nè altre combinazioni cercaronsi, e niuna legge fu vinta e nemmanco -proposta per moderare e ristringere l'uso del diritto d'illimitata -nominazione. Restò poi nei Pari, come per addietro, la facoltà -giudiciaria; e appresso un popolo amicissimo dell'uguaglianza civile -perfetta, e avverso ed intollerante d'ogni forma e guisa di trattare i -giudicj la qual sembri uscire dell'imparzialità e ponga eccezione alla -legge comune, mantennesi un tribunale separatissimo dalla giustizia -ordinaria, e cui manca tuttora una legge scritta circa al suo modo -determinato e speciale d'intavolare e condurre i processi che à ufficio -d'imprendere. - -A noi sembra, dopo ciò, che si convenisse andar più a rilento -nell'imitare simili cose; le quali, come vedemmo, sono copie rimpastate -e ricomposte all'infretta, e come davano i casi. - -Ma v'à di più: della Costituzione inglese medesima, la parte ancor -meno ferma e meno vitale è, del sicuro, la Camera dei Signori. E per -vero, lasciando stare l'alta questione dei majoraschi e il diritto -legislativo trasfuso da padre in figliuolo, questo è certo al presente, -che la Camera dei Comuni, fornita com'è in guisa tutta particolare -e propria della facoltà di ricusare le imposte, e fatta indipendente -e sincera dall'ultimo _bill_ di riforma, prevale oltre misura sulla -Camera aristocratica, e l'equilibrio fra esse due non è più che una -mostra ed una apparenza. Ciò prova che in tutta Europa il modo di -costituir bene una Camera Alta, e dotarla quanto bisogna d'indipendenza -e di morale efficacia, è problema non risoluto; e potea forse recare un -profitto non lieve a tutta la civiltà il prendere tempo per consultare -l'ingegno degl'Italiani. Ma noi riveriamo ora la legge quale ci viene -promulgata e largita; e solo preghiamo novellamente tutti coloro che -intendono a sviluppare e perfezionare i nuovi istituti, a credere meno -alla sapienza straniera, e alquanto di più al naturale criterio e alle -fortunate ispirazioni del Genio Italiano. - - -II. - - 25 febbrajo 1848. - -A noi non cadde in mente giammai di sperare che le nuove Costituzioni -italiane fossero differentissime dalle forestiere, e sapevamo assai -bene che di necessità in molte cose doveano entrambi rassomigliarsi. -Neppure ci corse in pensiere di confondere insieme e artatamente -unificare gl'istituti comunitativi coi politici e universali. Ciò che -desiderammo con fede, fu solo che il senno italiano avesse agio di -meditare e dare sentenza, non potendo alcuno pronunziare con sicurezza, -che non ne sarebbe uscita veruna soluzione giudiziosa ed inaspettata -dei proposti problemi. - -Ad ogni modo, ora il fatto è consumato, e convien solo badare che -presto sorgendo desiderio e necessità di mutarlo, la cosa si adempia -per vie pacifiche e con certo ordine prestabilito. Di ciò ha mosso -parola il nostro Giornale di lunedì, e prosiegue oggi a discorrerne -come di argomento gravissimo, e forse prossimo all'applicazione. -Veramente, a noi recherà sempre gran maraviglia la trascuranza -dei moderni in tale subbietto, parendoci che tra l'esigenze prime -e imperiose della vita odierna civile stia il ben provvedere alle -innovazioni maggiori e insieme non evitabili, le quali uscendo da -ogni termine ordinario, hanno bisogno di straordinarie disposizioni: -e però gli statuti fondamentali debbono essi stessi aprire a quelle il -cammino, e farle giungere al termine con mezzi legali e proporzionati -all'intento. Che tal pensiere non fosse negli antichi legislatori, non -è da stupire; conciossiachè nella più parte di loro stava la ferma -credenza di poter fondare un edificio immutabile; e quando il tempo -consumava o alterava sostanzialmente una forma di repubblica e di -governo, o solevano accusarne la inemendabile caducità e corruzione -delle faccende umane, o procacciavano, per solo rimedio, di ritirarle, -come Macchiavello insegna, verso i loro principj. - -Ma pei moderni non va così; sapendosi oggi da ogni ordinatore di leggi, -che ne' corpi sociali umani è una vita profonda, la qual bisogna o -che sempre si svolga e trasmuti, o che si vizii e perisca. Quindi, -ad essi occorre di operar sempre due cose. La prima, di comporre -intellettualmente una rappresentazione e un prototipo della perfezione -sociale; l'altra, di considerar bene nell'uomo quel che è mutabile -e trasformabile, e quello che no. Nella prima, il divario appunto -da Platone ai moderni è questo, che la repubblica di Platone è un -archetipo assoluto ed immobile; dove quello degli Statisti moderni, -se vuol rispondere ai fatti e servire alle applicazioni, debbe uscir -sempre di quiete, e procedere senza mai fermarsi inver l'assoluto -d'ogni eccellenza. L'altra cosa da operare (che è il ben discernere -dentro l'uomo, e però nella comunanza umana, ciò che muta e ciò che -perdura) dee menare il legislatore a ben distinguere altresì negli -istituti e ne' codici la parte fondamentale e perpetua, da quella -che di mano in mano si va alterando, e che può peranche bisognare di -larghissime correzioni ed innovazioni. - -Da ciò segue, che il dare, come si usa negli odierni Statuti, ai due -Parlamenti facoltà e arbitrio di abrogare certune leggi e produrne -delle nuove, non basta; perchè quelle leggi non valgono ad abolire -alcun difetto essenziale che si scoprisse nei fondamenti medesimi -del sociale edificio. Nè questo, d'altra parte, si dee correggere -con tumulto e violenza, ma con que' mezzi estraordinarj, e non però -illegali e disordinati, che la sapienza stessa legislatrice ha definiti -e previsti. - -Pur l'Inghilterra, solenne maestra al mondo civile del saper -rispettare la legge e porre l'ordine allato alla politica agitazione, -ha rischiato, or fa quindici anni, di soggiacere a sanguinosi -sconvolgimenti, non trovando ne' suoi istituti alcun modo legale e -prestabilito di mutare affatto la forma della sua Camera dei Comuni. Nè -il partito fu vinto nel Parlamento dei Lordi per le vie ordinarie, ma -per la minaccia continua delle moltitudini di rompere e ammutinarsi, -e correre ad ardere gli antichi castelli, e devastare i tenimenti, e -forse ucciderne i possessori. - -Provvedano, dunque, i nostri legislatori perchè in Italia non si corra -un simigliante pericolo; il quale tanto riuscirebbe più grave appo noi, -quanto ai nostri Statuti manca il venerando suggello dell'antichità. -E perchè appunto non sia impossibile a questo suggello di segnare a -grado a grado le leggi e le istituzioni umane, e farle spettabili e -come sacre agli occhi di tutti, conviene fin da principio saper piegare -quelle leggi e quelle istituzioni a ricevere la novità in modo avvisato -e premeditato. In tal guisa, ed unicamente in tal guisa, potrannosi -conciliare i profitti e i risultamenti dell'innovazione e della -conservazione, e le leggi saranno sempre e antichissime e modernissime. -Nè certo si può deplorare abbastanza quell'abito e facilità che ànno -molte nostre popolazioni di poco pregiare la legge e (potendo) di -eluderla; come, per lo contrario, non si dà fondamento migliore alla -perfezione civile, che il grande ossequio e la somma osservanza inverso -la legge. Ma perchè questa giunga ad infondere dentro gli animi tanta -e sì salutevole riverenza, occorre non già che permanga immutabile (la -qual cosa non si può fare), ma bene ch'ella sia inviolabile, e nessuna -forza e nessun arbitrio la manometta: ad ottenere il qual fine (noi -replichiamo), ricercasi che tutte le novità, eziandio sostanziali e -fondamentali, emanino dalla legge medesima. - -L'antichità procacciava di mantenerla inviolabile circondandola di -religione, e convertendo gli umani decreti in divini pronunciati. -Questo significarono, per mio giudizio, i portentosi natali dei -prischi legislatori, e Temide fatta generare direttamente da Giove, -e gli arcani colloquj di Numa con la ninfa Egeria, e la scienza del -giure romano data a custodire al collegio dei pontefici. Nel medio -evo, poi, appresso molti popoli la legge serbavasi immobile per -virtù di consuetudine e forza di autorità, e per certa timidità nel -cercare il meglio e poca speranza di ritrovarlo. Oggi, di tutto ciò -non sussiste quasi vestigio. La legge non può altrimenti rimaner -venerabile, salvo che consonando con la ragione, che è legge suprema, -e veramente assoluta e immutabile. La consuetudine o fu rotta o non -basta, e forse anche è sospetta allo spirito indagatore del secolo. -Progredire si vuole a ogni costo, e correggere e perfezionare si spera -con fiducia e coraggio; e dove i modi usati e regolari fanno difetto, -o presto o tardi si abbracciano i disusati ed irregolari. A rimovere -quest'ultimo danno e pericolo, il rimedio debb'essere suggerito sempre -dalla Costituzione medesima; e tutte quelle in cui non si legge, non -dubitiamo di chiamare incompiute. - -A noi par, dunque, che i nuovi Statuti italiani provvederanno -sapientemente all'indole e all'esigenze universali dei tempi, e molto -più alle condizioni singolarissime dell'Era grande che tutti iniziamo -nella nostra comune Patria, se verranno determinando a quali lunghi -intervalli, da che forma di consessi, con quante prove e dibattimenti, -a che numero di suffragi potrà discutersi e vincersi una proposta la -quale intenda o di mutare o di aggiugnere alcuna cosa di momento alla -legge fondamentale. A breve andare, noi saremo imitati da tutta Europa. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -AGLI UNGHERESI. - - 18 febbrajo 1848. - -È vostro desiderio costituirvi in grande e forte nazione; e noi pure -il vogliamo, o popoli del Danubio. Voi vi sdegnate che al progresso -e spiegamento delle vostre virtù sociali faccia ostacolo la forza -straniera; e questo move del pari lo sdegno nostro. Voi volete la -libertà; e noi similmente. Avete fede e certezza di conseguirla; e -noi pure l'abbiamo. Se dunque i desiderj, gli affetti, il fine, le -speranze sono le stesse, l'Italia e l'Ungheria non che vivere amiche, -debbono giovarsi e schermirsi reciprocamente. All'Italia fa bene ogni -opposizione vostra legale, ma energica e pertinace; come a voi torna -utile soprammodo tutto il presente moto della Penisola, il quale -impaccia, affatica e consuma la prepotenza straniera. Or via dunque, -levatevi su, e al vostro ardore d'indipendenza e di libertà crescete -l'impeto e l'intensione. Fate soprattutto, che le classi e gli ordini -privilegiati cedano spontaneamente ciò che il tempo a non lungo andare -strapperà loro di mano. Perchè la legge preeminente e massima che -governa i casi dell'epoca nostra (ricordatelo, Ungheresi), è legge di -tutta uguaglianza. Non vi salverà il Danubio, non i monti Carpazj, -non la lingua e i costumi separatissimi dal rimanente d'Europa. La -democrazia toccherà e invaderà il vostro suolo; ed anzi, buona parte -l'ha invaso, e nel chiuso animo delle moltitudini vostre di già -trionfa. Onde i privilegi feudali permangono appresso di voi molto -simili a quelle poma del lago Asfaltico, che nell'esterior buccia -serbano colore e freschezza, ma nel midollo sono polve e carbone. - -Profittate, Ungheresi, dell'aura vivace e feconda che spira d'Italia, -e accendetevi singolarmente di vergogna e dispetto considerando che i -vostri vassalli, ed anzi voi stessi in gran numero, serviate ancora -d'istrumento e di braccio all'oppressione e alla tirannia. Veri e -robusti rampolli del sangue Magiaro, come non arrossite che per le vie -di Milano, di Padova, di Pavia, di Brescia, alle scimitarre austriache -sieno tramischiate le ungariche, e le vostre mani grondino sangue -innocente? come non arrossite di vibrare il ferro nel petto di giovani -il cui delitto è simile al vostro, e il cui desiderio è quel medesimo -che vi fa eloquenti e animosi nelle vostre diete? Generoso empito di -Cavalleria vi mosse, già tempo, a salvare la casa di Ausburgo: movetevi -oggi a salvare l'onor vostro medesimo; e a chi vi ricordi la fedeltà -antica e gli allori in comune raccolti, fieramente rispondete: — -Cavalieri siamo, ma non carnefici. — - - (_Dalla Lega Italiana._) - - -LA COSTITUZIONE TOSCANA. - - 19 febbrajo 1848. - -La Costituzione Toscana è promulgata. Al Granduca avrebbe gradito -pensarla e meditarla più lungamente; ma la impazienza non al tutto -ragionevole di moltissimi, e il dubbio e sospetto che già correva non -si volesse, sotto colore di fare opera affatto toscana, privare que' -popoli d'alcune notabili guarentigie, ha mosso il Governo ad affrettare -la pubblicazione del patto fondamentale. Mal si può _stans pede in -uno_ pronunziare giudicio alquanto sicuro intorno ad opera di tanto -e sì grave momento. Pur cediamo al desiderio e al piacere di subito -significare la molta soddisfazione ch'ella ci reca nel suo beninsieme; -e a noi non par temerario di dire ch'ella supera di bontà eziandio -la Carta Napolitana: la qual nostra lode ha però sempre rispetto -alle condizioni in cui sonosi posti senza necessità il Legislatore -Napolitano e il Toscano, d'imitare al possibile il patto costituzionale -francese. - -Noteremo in breve i pregi principalissimi della Carta Toscana; dico i -proprj e speciali, essendochè gli altri sono comuni alla maggior parte -degli Statuti rappresentativi odierni. - -Le parole del Proemio ci sono sembrate bellissime, e tanto degne d'un -Principe generoso, quanto sincere e piene d'affetto. Nè in quelle -parla soltanto il Principe di Toscana, ma l'uno dei contraenti della -Lega Italiana, ma il caldissimo cooperatore della rigenerazione nostra -comune; imperocchè Egli dice, di volere col nuovo Statuto procurare -a' popoli _quella maggiore ampiezza di vita civile e politica, alla -quale è chiamata l'Italia in questa solenne inaugurazione del nazionale -risorgimento_. E zelante e religioso Italiano si mostra pure laddove -conchiude raccomandando l'opera sua al Signore Iddio, _e rafforzando -la preghiera di quella benedizione che il Pontefice della Cristianità -spandeva poc'anzi sull'Italia tutta_. - -L'art. 6 del titolo primo registra fra i principj del Giure pubblico -dei Toscani _la libertà del commercio e dell'industria_: ciò fa -suggello all'antica saviezza di quella contrada, ove non si credè -mai che le ricchezze e le industrie crescessero per privilegi -ed inibizioni. Ma bello è vedere i dogmi dell'Economia Pubblica -conformarsi alle nozioni del dritto universale, e prender luogo alla -perfine nella legge fondamentale d'un popolo. - -Nel titolo terzo, fra le pertinenze dei Senatori non si annovera il -far giudicio di qualunque delitto di Stato. E questa pure è sapienza -toscana e degna del nipote di Leopoldo I, che osò abolire per fino -il nome di crimenlese. Già lo Statuto napolitano avea circoscritta la -facoltà giudiciaria dei Pari, applicandola unicamente ai reati di alto -tradimento _di cui possono essere imputati i componenti di ambedue le -Camere legislative_. Ora lo Statuto di Leopoldo II annulla affatto -quella particolare spettanza, e vuole, con alto senno, che una sola -sia la giustizia, uno il procedere di lei per tutti e per ogni ragione -di colpe. Se non che, fa eccezione a questo la responsabilità dei -ministri, dei quali potrà essere accusatore il Consiglio generale e -solo giudice il Senato. - -Nell'articolo 30 del paragrafo secondo dell'articolo terzo, è scritto: -_il possesso, la capacità, il commercio, l'industria conferiscono -al cittadino toscano il diritto di essere elettore, ai termini e -coi requisiti della legge elettorale._ Non il solo censo, adunque, -porgerà titolo di elettore. Tanto promette lo Statuto; d'ogni rimanente -provvederà la prossima legge. E ben fa lo Statuto a non preoccupare in -gran parte la legge stessa, la quale versando sopra materie implicate e -difficili, dee potere liberamente informarle e coordinarle. L'articolo, -poi, 39 del paragrafo terzo del medesimo titolo, ne lascia intendere -che la legge elettorale vorrà escludere tutti coloro il cui ufficio è -salariato: altra ottima disposizione dello Statuto. - -Nel titolo VII provvedesi alla Lista Civile. Molte cose attinenti -verranno discusse e deliberate dai Corpi legislativi. _Durante il regno -del Granduca attuale, è mantenuta alla R. Corte l'annua assegnazione -della quale è ora dotata, non ostante l'accaduta reversione di Lucca -al Granducato, e la conseguente perdita delle signorie di Boemia._ È -lodevole ed onorando vedere esso medesimo il Principe metter limite ai -proprj assegni, e far sentire con modestia a' suoi popoli quel che ha -perduto in lor beneficio. - -Ma la parte nella quale lo Statuto toscano sopravanza oltremodo -quello del Regno, risguarda le materie di culto, intorno alle quali -poco cede alla Costituzione stessa francese. Il primo articolo del -titolo primo decreta, che _la religione cattolica-apostolica-romana -è la sola religione dello Stato. Gli altri culti ora esistenti sono -permessi conformemente alle leggi._ Dal secondo articolo si decreta, -i Toscani qualunque sia il culto al quale s'addicono, essere tutti -uguali al cospetto della legge, e tutti venire ammessi egualmente ai -civili uffici ed ai militari. Se non andiamo errati, ciò importa la -emancipazione compiuta degl'Israeliti, e il poter essi sedere nelle -assemblee ed esercitare ogni qualunque diritto politico. Nel qual -giudicio siam confermati dai termini e dalle parole del giuramento, non -introdotte a caso dal savio legislatore nello Statuto fondamentale. -Infine, nell'art. 6 dichiarasi che le leggi sulle mani-morte sono -conservate. - -Da ultimo, non possiamo non avvertire con compiacenza, che tanto manca -che il Governo toscano concepisca ombra e sospetto dell'armi cittadine, -ch'egli conclude questa promulgazione del Patto costituzionale con -affidarlo in modo espresso e particolare alla vigilanza e al coraggio -della Guardia Civica, sua naturale tutela. - -Per dire delle imperfezioni della grand'opera, noteremo, fra l'altre -cose, le poco avvedute disposizioni del titolo VIII ne' primi suoi -cinque articoli. La materia loro è il patriziato toscano e gli Ordini -cavallereschi. A noi non par bello del sicuro, nè utile alla patria -comune, abolire le tradizioni e gli onori delle grandi famiglie -storiche. Ma si convien trovare alcun modo dicevole ai tempi e ai -costumi per mantenere ad esse famiglie il lustro, l'autorità e la -considerazione che loro competono: i soli stemmi e titoli baronali e le -onorificenze di corte non giovano, ed anzi operano effetto contrario. -Similmente, noi non vorremmo annullare del tutto gli Ordini antichi -cavallereschi, perchè ogni cosa la quale ha lunghissima pezza durato -e mandato splendore di gloria, ha in sè un'efficienza di bene e un -elemento di vita civile. Però, innanzi di sradicare e spiantare le -istituzioni, deesi venir ricercando se non vi fosse guisa e spediente -di trasformarle e di rinverdirle: ma chi le serba quali già furono e -più non possono rimanere, egli per certo gitta l'opera e la fatica. - -Osserveremo ancora, a rispetto dell'assemblea dei Pari, che se nella -Carta napolitana le categorie entro le quali dee cadere la scelta del -Re sembrano troppo anguste, quelle assegnate dallo Statuto toscano -largheggiano tanto, che la legge viene a dire poco più di questo: non -sceglierai persone volgari nè idiote. - -Ma usciamo delle censure, e torni l'animo riconoscente a encomiare -con orgoglio italiano la saviezza e larghezza legislatrice del Secondo -Leopoldo. - - (Dalla _Lega Italiana._) - - -DELLA PROSSIMA - -LEGGE SULLA LIBERTÀ DELLA STAMPA. - - 19 febbrajo 1848. - -I tempi e gli avvenimenti s'affrettano tanto, ed è così veloce, per -non dire precipitato, il compilar delle leggi che fa ora l'Italia, -che la stampa cotidiana non trova spazio da prevenirle nè la pubblica -opinione da giovarle col suo consiglio. Ma non per tanto a noi si -menoma punto il dovere di ciò tentare ed effettuare, come il possiamo, -e per la tenue porzione che ci compete: ed ora che il re Carlo Alberto -ha commesso ad uomini specchiatissimi, di presentargli tra breve -la proposta d'una legge intorno alla stampa, noi ci facciamo debito -rigoroso di subito manifestare la nostra mente intorno a quella gelosa -materia, con l'usata sincerità e moderazione. - -Ognun sa che l'Inghilterra è in Europa il paese classico della libertà -della stampa. Nulla cosa, dunque, si può suggerire al legislatore tanto -savia ed utile, quanto di accostare l'opera sua alle norme che son -seguite in quell'isola. Se non che, egli dovrà convertire in decreto -scritto e sancito gran parte di quello che in Inghilterra vennesi -costituendo per virtù di consuetudine. Chi sparla della stampa (e sono -moltissimi, e non d'ingegno mediocre) e ardisce accusarla dei mali -di cui s'affligge la nostra età, guardi e mediti sull'Inghilterra, -in cui, insieme con la libertà compiuta di stampa, crebbe, invece di -affievolirsi, il rispetto alle leggi, la bontà dei costumi, la pietà -inverso Dio e inverso gli uomini. - -Non giudichiamo, poi, ad un tratto che l'Italia non sia capace di -tanta larghezza. Ella n'è capace (lasciatemi dire) più forse della -Francia medesima; perchè tutto quello che al presente veggo in Italia, -mostrami un popolo risorto gigante, e a cui l'uso della libertà e della -vita politica sembra non essere venuto meno pur mai, e che gli torni -a mente siccome cosa dimenticata, ma non ignorata. V'ha nell'indole -degli Italiani alcun che di grave e di positivo che salvali dalla furia -e dall'esagerazione: il buon senso pratico similmente li ajuta a non -abusare del dritto; e il sentimento vivo del bello e del grande, li fa -inclinevoli a rispettare ciò che è santo e ciò che è degno. Nel 1820 -durò appresso i Napolitani per nove mesi la libertà della stampa; e fra -gente tanto impetuosa, in tempi così infiammativi, a vista di palpabili -tradimenti e spergiuri, la stampa non traboccò e non fece scandalo. - -Comunque ciò sia, si consideri almeno accuratamente il principio che -in Inghilterra fa largheggiar tanto sul fatto della pubblicità: e il -principio è questo, che non solo il manifestare la propria opinione è -diritto naturale ed incancellabile, ma che è la prima e più vigorosa -e feconda efficienza del bene comune. Onde compete al legislatore, a -stretta ragione di debito, di agevolare al possibile e in tutte maniere -la piena e libera significazione del pensiero. Da ciò procede che in -Inghilterra non si domandano ai giornalisti depositi di gravi somme, e -in quella vece studiano i legislatori di sminuire, quanto è fattibile, -le spese del bollo. Da ciò procede che non è posto quivi in arbitrio di -alcun ministro il ripigliare agli impressori le lor patenti e chiudere -le loro oficine. - -Da ciò procede che non pure son tollerate colà le stampe le quali -toccano gli ultimi termini del diritto, ma eziandio quelle che li -oltrepassano: e però i processi per delitti di stampa sono radissimi, -poichè la Nazione e il Governo serbano fede nelle forze del vero e -nell'universale buon senso; e conoscono per lunga prova, che la stampa -esercitando la sua medesima libertà, imbriglia e corregge a grado a -grado sè stessa; e ciò non facendo, perde di autorità e di credito. - -Ad ogni modo, se ancora in tale materia gradisce al Governo Sardo di -calcar le orme della legislazione francese, piacciagli almeno di non -mozzarla nella parte sua più vitale e che inchiude la massima delle -guarentigie: noi vogliam dire, il condurre i giudicj dei delitti di -stampa con l'intervenimento e partecipazione dei cittadini giurati. - -Sieno pure i giudici _inamovibili_ e de' più integri. Da chi mai -dipende il lor tardo o spedito salire alle superiori dignità? dal -Governo. Chi dà loro segni cospicui di parzialità, ovvero indizj e -prove di malumore e allontanamento? il Governo. D'altra parte, da -chi move l'accusa contro gli scrittori imputati? dal Governo. Chi -s'offende quasi sempre, di chi si sparla, contro chi s'imperversa dagli -scrittori nelle stampe incolpate? contro il Governo. Troppo, adunque, -è difficile la imparzialità dal lato de' giudici, e molto manca -perchè essi intendano al punto la ragione e i diritti dell'opinione, -e sappiano, per così dire, trasfondersi appieno ne' sentimenti e ne' -pensieri del popolo. Ma oltre di ciò, non v'ha nulla sotto il cielo, -nulla nella vita degli uomini di così indefinito ed indefinibile quanto -il pensiero; e però l'espressione sua non mai verrà sottoposta con -esattezza e con dirittura alle fredde disposizioni e circoscrizioni di -qual legge si voglia. Di quindi sorge la massima nostra, che l'opinione -soltanto può dar giudicio delle incolpate opinioni. - -Noi speriamo pertanto, che alla saggezza dei consiglieri del Re non -isfugga quest'alta e vera necessità di concedere, pei delitti almeno -di stampa, la guarentigia preziosa dell'intervenimento de' cittadini -siccome apprezzatori e giudici del valor morale del fatto. - -Ma per sola una cosa noi supplichiamo ed esortiamo, più che per -qualunque altra, i degnissimi compilatori della Legge reprimente -gli abusi di stampa; e ciò è di rimovere affatto dalla proposta di -essa legge qualunque determinazione e parola la qual sembrasse voler -prendere a sindacato e porre a materia di giudicio, non che i fatti -patenti e già consumati, ma eziandio le tendenze e le propensioni degli -scrittori. Conciossiachè, appresso dei tribunali cotesta voce tendenza -piglia un sentimento e un significato così incerto e così inquisitorio -nell'esercizio e nell'uso, e tanto nelle applicazioni divien vessatrice -ed arbitraria, da movere a indignazione giustissima chi medita un -poco i misteri e la natura profonda e inviolabile della coscienza -umana. Applicata poi quella voce a delitti di stampa, tanto cresce e -moltiplica maggiormente la sua tristizia, quanto son più nascoste e -difficili ad affermare e determinare le cupe e tacite macchinazioni del -pensiere e della parola. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -D'UNA CROCIATA DEI RUSSI. - - 21 febbrajo 1848. - -I giornali tedeschi, hanno questi giorni passati, profuso nuove un -po' troppo nuove, cioè strane e non molto credibili. Una di esse -annunziava, che i Russi domandano il passo per 60 mila uomini, i quali -calerebbero giù a furia a soccorrere il re di Napoli e l'ex-ministro -Del Carretto. Gl'Inglesi questa sorta di novelle domandano un _puff_: -noi, pensando alla gran nazione a cui riferiscesi quella notizia, non -la chiameremo una _sparata_, ma una spiritosa invenzione, che accenna -forse scherzando al malumore d'un monarca assoluto. Più volte ho veduto -in Parigi quell'orso badiale che ha nome Martino, e d'intorno al quale -scherzano e ruzzano di continuo e alla spensierata una gran turba di -monelli, perchè l'orso che è giù in una larga lustra murata, non può -loro far danno alcuno. Parecchi potentati europei operano qualcosa di -simile intorno alla grande orsa del Norte. Ben l'accarezzano volentieri -finchè passeggia dentro il circuito vastissimo del suo impero; ma -se le tenta il cuore la voglia di uscirne, tirata dalla dolcezza de' -nostri climi, e' se ne adombrano forte, e si pentono de' troppi vezzi. -E benchè quella proferiscasi ad ajutarli senza interesse alcuno, e -prometta loro di aggiustar le faccende proprio secondo il gusto comune, -cioè tutte a norma e a talento del potere assoluto; ciò nondimeno -ei si spaurano molto in pensando la dura fatica e il fiero impaccio -che avranno per ricondurla poi con le buone dentro alle sue gelide -abitazioni. - -I Russi, adunque, non moverannosi per al presente, e Nicolò non è uomo -da ritrovare le temerarie pedate di Suvaroff. Ma che lo Czar esibisca -denari agli Austriaci, e questi si lascino prendere ed invescare alla -dolce offerta, ciò mi par naturale e molto probabile. L'Austria è -bruciata di danari e cercali da ogni banda, come fa il prodigo che -vuol levarsi un capriccio e va e picchia a tutti gli usci degli usurai. -Alla Russia, invece, le miniere nuove d'argento colmano, a quel che si -dice, tutti gli scrigni; e se l'Austria nel pagare sarà morosa, pagherà -largamente d'altra moneta sulle bocche del Danubio e lungo l'Eusino. - -A questo pensano i Russi, e non a mischiarsi per via di fatto nelle -cose d'Italia. Però, noi replichiam volentieri quello che il nostro -Giornale affermava, son pochi giorni: che, cioè, in caso di qualche -grave conflitto fra l'Austria ed i nostri Principi, l'Europa starebbesi -ansiosa a riguardare le due parti contendenti, ma niuno de' suoi -potentati darebbe nell'armi, a cagione principalmente, che, movendosi -l'uno, subito tutti gli altri verrebbero in campo, e una guerra -generale e terribile ne scoppierebbe. Ora, una simigliante guerra a -tutti fa gran paura, e quasi niuno può sostenerla senza pericolo di -ruina; e l'Europa intera uscirebbene così mutata e scompaginata, che -il sol pensarlo fa sudar freddo ai sovrani ed ai diplomatici. Armiamoci -dunque speditamente, e non confidiamo che in noi medesimi; e ogni buon -cittadino ripeta infinite volte quelle benedette parole: l'Italia farà -da sè. - -Ma, infine (osserverà qui taluno), se un terzo entrasse nello steccato -e l'Europa isse tutta sossopra, come certo avverrebbe movendosi -un esercito russo, o d'altra nazione, che sarà dell'Italia? Sarà -dell'Italia tutto quel maggior bene che le avremo ammannito, armandoci -ora con diligenza, ed affratellandoci di più in più, e collegandosi i -nostri Principi in santa confederazione. Dacchè fra i regni forestieri -gl'interessi sono divisi e sovente opposti, niuno di loro può passarsi -di buoni compagni: e però il coraggio, l'unione e la prudenza trovano -del sicuro poderosi alleati. Li trovarono gli Olandesi, picciola -gente, ma generosa; li trovò l'America divisa e lontana; la Grecia di -questi dì gli ha trovati: al coraggio e all'unione italiana neppur -mancheranno. Armiamoci, su, ed affratelliamoci tuttavia: all'uscir -della lotta, quella nazione starà a galla che avrà tra i guerreggianti -stranieri frapposta con ardire e prodezza la spada propria, e -combattuto con dirittura e magnanimità, così per li suoi sacri diritti, -come per quelli della ragione e della giustizia comune. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DEL POPOLO. - - 22 febbrajo 1848. - -Si affermò nel Programma di questo Giornale, che nessuna gran cosa -nel mondo viene operata e condotta a buon termine senza la immediata -partecipazione della parte più numerosa del Popolo. Or, quanto deesi -pensare che ciò sia più vero, trattandosi del nostro risorgere dopo tre -secoli luttuosi e pieni di servitù e di vizj, che è l'impresa maggiore -a cui si possa applicare qualunque nazione del mondo? A noi liberali -importa, quindi, assaissimo avere dal lato nostro piena d'ardore e -operosa cooperatrice la moltitudine. Due modi furono sempre considerati -come i più efficaci e diretti per affezionarsi durevolmente l'animo -della plebe; ciò sono istruirla e beneficarla. E però, a tali due -istrumenti del bene speciale di cui ragioniamo, s'addirizzeranno del -continuo le nostre parole, e le pratiche che verrem suggerendo. - -La istruzione, a rispetto della vita politica, ha per materia sua -propria l'imprimere nelle menti e ne' cuori delle classi povere quel -senso di dignità che lor manca, e quel concetto de' proprj doveri -e diritti che sempre ànno avuto annebbiato dall'ignoranza, guasto -dall'abito del servire e dagli incitamenti ciechi dell'indigenza, e -viziato persino dal sentimento (per sè ottimo e santo, ma non ben -diretto e non ben purgato) della pietà religiosa. La istruzione -accenderà eziandio nelle lor menti il vero amore di Patria, non -ristretto nel palmo di terra ove nascesi, ma dilatato a tutta quanta la -sacra Terra Italiana. - -Nella plebe stanno riposti (si creda pure) i germi vigorosi de' più -nobili istinti e degli affetti profondi ed eroici, appunto perchè -più prossima alla natura, e meno lisciata e forbita dalle molli e -artificiose consuetudini del vivere signorile. Deesi perciò incolpare -l'inerzia e l'incuria (per non dir l'egoismo) delle classi culte ed -agiate, se quei germi salutari e veramente divini imbozzachiscono -e muojono; imperocchè in tali classi risiede il debito naturale e -incessante di tutelare la plebe, educarla e sovvenirla. E il primo -benefizio e l'educazione prima sarebbero (a parlar sincero) mostrarle -ne' portamenti nostri l'esempio del vivere corretto e severo; laddove -è necessità il riconoscere che nella plebe v'à parecchie virtù che -ella può attribuire solo a sè stessa, e v'à moltissimi vizj che imita e -copia dai facoltosi e ben nati: e noi che scriviamo, vedemmo in Francia -coi proprj nostri occhi riconfermarsi questo vero ogni giorno più. - -Ma non è da pensare che il solo amor di nazione, e il desiderio -solo di libertà e delle altre perfezioni politiche basti a condurre -sollecitamente le moltitudini dal lato nostro, e a farle infiammate -e perseveranti; poichè, per giungere a tanto effetto, occorre di -aspettare che il tempo e i metodi nuovi d'educazione e l'uso protratto -delle franchigie pubbliche convertano que' sentimenti e que' desiderj, -come a dire, in carne ed in sangue, e li rendano parte sostanzialissima -e abituale della vita comune. Ei conviensi, pertanto, supplire a -ciò con l'opera dei beneficj (comandata d'altra parte dalla pietà -cristiana), mostrando in effetto alla plebe che noi liberali siamo veri -e parziali amici di lei e d'ogni suo bene, e provandole altresì, con -saggi e fruttuosi provvedimenti, che il nuovo stato di cose le torna -senza confronto e più profittevole e migliore del già passato. - -In tal guisa, l'interesse ed il sentimento cospirando insieme ad -un fine, avremo, ripeto io, nelle mani il più poderoso strumento -dell'opere grandi e forti, la plebe. In Francia, l'amor di nazione -che pure da secoli era fondatissimo, e il desiderio delle pubbliche -guarentigie nudrito per cinquant'anni da ogni ragione scrittori, non -sarebbero tornati sufficienti ad accendere le moltitudini e persuader -loro le azioni più coraggiose e più disperate, qualora non vi si fosse -aggiunto il pungolo dell'interesse: tanto che, la paura vivissima di -ricadere sotto il giogo dei baroni e sotto il reggimento dei privilegi, -dei balzelli e delle avanie, le tenne forti più che ogni altra cosa -alle difese e alle lotte; e volentieri detter la vita per una causa che -stimarono la santa causa delle plebi angariate ed oppresse. - -In Italia, noi non abbiamo al presente (e siane ringraziato Dio) i -fieri motivi che infiammavano e inviperivano quel popolo minuto. Di -tutte le mutazioni che la rivoluzione francese recò allo Stato e alle -forme propriamente sociali, noi già raccogliemmo il frutto migliore; -e perfetta è oggimai nella nostra patria l'eguaglianza civile e -l'estinzione dei privilegi; e sino nell'isole, rimaste più separate -dal moto universale politico, gli avanzi e gli effetti della lunga -feudalità sono in procinto di scomparire. A noi, dunque, manca da -questo lato una leva molto gagliarda per sommovere le moltitudini, -e un incentivo assai efficace ed acuto per animarle a gran fatti -e tenerle salde ad ogni durissima prova. Ma qui accade considerare -come il presente moto italiano proceda diversissimo dal francese. Chè -quello fu tutto disordinato e violento: nudrivasi d'ira e d'orgoglio, -scuoteva gli ordini dello Stato dall'ultime fondamenta, provocava da -ogni banda nimicizie mortali, salir voleva di balzo all'acquisto d'ogni -libertà e d'ogni ideal perfezione, e affrettavasi al lume incerto -di dottrine fantastiche, e senza tener conto alcuno degli ostacoli e -dell'inopportunità. In quel cambio, il nostro moto presente è tutto -civile e pratico, e molto tende ad edificare, e poco o nulla distrugge. -E però, noi possiamo invitare ogni varietà di gente e ogni condizione -d'uomini all'impresa, universalmente proficua e nociva a nessuno, di -costituire l'Italia in essere di nazione, e di rialzarla a quel grado -di perfezionamento e splendore sociale e politico che la natura e i -cieli le destinarono. - -Non occorre, adunque, alla nostra impresa la rabbia cieca, impetuosa -e infrenabile delle moltitudini, ma sibbene occorre il sentir loro -generoso, il buon senso ravviato e schiarito, e il saldo e intimo -convincimento che gli amici della libertà e della indipendenza italiana -sono gli amici loro costanti ed attivi; e in fine, che dessa libertà e -indipendenza, oltre all'essere cosa bellissima e nobilissima rispetto -a sè, soccorre e giova fruttuosamente le classi inferiori, ne inizia -e fomenta la educazione, ne tronca o mitiga i mali, e le introduce di -mano in mano a gustare il dolce della scienza, e godere il bello e il -maraviglioso della gloria e grandezza umana. - -Ai quali termini tutti noi giungeremo assai prestamente, se il massimo -de' beneficj che usar vorremo nel popol minuto consisterà in una -industria ingegnosa e continua di convertire in qualche profitto certo -e immediato di lui quelle nuove franchigie e diritti, e quelle larghe -istituzioni di cui buona parte degli Italiani è ora dotata. Pur troppo, -ciò non vedesi praticare con molto zelo o perduranza neppure appresso -le nazioni più libere e più civili d'Europa. Nè noi ci ricordiamo dal -1830 in poi, d'aver sentito in Francia nei Parlamenti proporsi, più di -una o due volte, leggi e provvedimenti giovevoli in guisa immediata e -visibile alla porzione più numerosa e infelice del popolo. Noi facciam -voti perchè la sapienza civile italiana sappia calcare una miglior via. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DEI DAZJ DANNOSI AL POPOLO. - - 22 febbrajo 1848. - -Non è facile a dire quanto ci rallegriamo di vedere il Governo -Sardo entrare innanzi ai privati, e dar loro splendido esempio in -questo fatto rilevantissimo del beneficare la plebe. Nell'articolo -quartodecimo del memorabil Decreto degli otto, fra le altre gravissime -disposizioni è registrato e promulgato, che dal primo di luglio in -poi la gabella del sale non eccederà il prezzo di 30 centesimi per -chilogrammo. Di tal benefizio a noi corre obbligo di ringraziare -particolarmente il Principe, così in nome nostro come della gente -minuta e più bisognosa, alla quale non dee sgradire che pure questo -Periodico si faccia interprete e testimonio dei sentimenti di lei. - -Ognun sa che tra le tasse più dure e gravose per l'infimo popolo, -era da computarsi quella del sale, e segnatamente per gli uomini di -contado, a cui tornava costosissimo il quasichè solo condimento del suo -vitto più che frugale. E oltre ciò, difettava d'un mezzo efficace (per -quello che affermano parecchi pratici) di ben ristorare e ben nudrire -il bestiame: e chi considera che dal bestiame, e per conseguente -dal concime che dà, si origina ogni altro miglioramento agrario, dee -confessare che la gabella del sale, quando non sia tenuissima, prende -luogo fra quelle tasse perniciose ed improvvide che offendono la -prosperità e ricchezza comune nelle sue medesime scaturigini. Senza -dire quel che da taluni agronomi si va ripetendo; il sale, cioè, -poter servire da buon letame per praterie, e che non isconverrebbe -punto l'adoperarlo per succedaneo del guano, e d'alcuni altri concimi -artefatti. Ma di ciò veggano gl'intendenti. - -Noi pigliamo fiducia, che da ora in poi il Governo Sardo cercherà e -studierà ogni guisa per iscemare notabilmente tutti quei dazj che -per diretto o per indiretto incarano le cose più necessarie alla -sussistenza. E il Tesoro ne riceverà molto minor danno che non si -stima; poichè il calo delle gabelle verrà riparato in gran parte, se -non in tutto, dall'aumentarsi il consumo, appunto come va succedendo -appresso gl'Inglesi. E quanto è al grave sbilancio che può accadere -ne' primi tempi, il Governo Sardo è in grado di non se ne sgomentare, -perchè i buoni risparmj fatti e l'ottimo assetto ministrativo gli -rendono agevoli molti compensi e molti partiti, di parecchi de' quali -faremo speciale ragionamento tra breve. Egli sarà in tal guisa lodato -da tutti i buoni, ammirato dagli Statisti ed Economisti d'ogni paese, -e, quel che più monta, verrà benedetto ogni giorno dalle famiglie de' -poveri; e la plebe, cogliendo larghi profitti dall'ordinamento nuovo -dello Stato, conoscerà con diletto quanto sia dolce cosa la libertà, -quanto giusto ed utile l'impero dell'opinione, quanto dignitoso -l'obbedire a un Principe liberale, e far parte di una Nazione che -risorge e grandeggia. E per tutti questi beni (siamone certi) la -plebe darà volentieri, occorrendo, il sangue e la vita; perchè nel -cuore di lei la gratitudine, per ordinario, è somma ed eroica, e -la devozione per ciò che ama ed ammira non ha misura nè termine. A -vero dire, il Governo procaccia dal lato suo di condurla a simili -sentimenti, e di ciò pure gli professiamo specialissima riconoscenza. -Per fermo, un pensier gentile e generoso fu quello di promettere al -popolo lo scemamento della gabella del sale in quel Decreto medesimo -che promulgava solennemente lo Statuto rappresentativo. Così vollero -i reggitori, che nell'animo della plebe stessero congiunte insieme -e annodate queste due cose: un suo profitto speciale, e le pubbliche -libertà e guarentigie. Questa è bontà sapiente e fruttifera, e annunzia -il disegno di grandi e malagevoli imprese, per le quali ricercasi non -pure la fedeltà e l'obbedienza, ma lo zelo animoso ed inestinguibile -delle moltitudini. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DI ROMA COSTITUZIONALE. - - 23 febbrajo 1848. - -Da qualche giorno i fogli italiani discutono del potere o non potere -il Pontefice costituire un governo rappresentativo. A noi, tutte -le ragioni che vorrebbero provare il no, sembrano tanto invalide e -frivole, che non concepiam bene come qualche ingegno elettissimo abbia -speso non poche parole per confutarle. Noi nel Papa, come custode santo -de' dommi, vediamo bene certi confini di facoltà, e ch'egli possa -le tali cose e le tali altre non possa; ma come principe temporale -e governatore di popoli, non conosciamo divario nessuno da lui agli -altri. Per fermo, noi vorremmo che gli avversarj, quali che sieno, si -compiacessero di dichiarare sopra qual passo del Vangelo, o sopra qual -massima universale e perpetua di Santa Chiesa, è fondato il governo -assoluto e arbitrario delle province romane. Però, se nulla v'ha -in ciò di dogmatico e nulla d'inconcusso e d'irrevocabile, il Papa -rimane libero e sciolto al pari d'ogni altro monarca, non potendo le -cose spirituali e temporali cambiar natura per l'adagiarsi che fanno -in una sola persona, e come il poter temporale non dee trasformare e -alterare l'indole e la sostanza del potere spirituale, così questo non -dee travolgere l'autorità principesca, e volerla serbare arbitraria -contro la ragion delle genti e le esigenze estreme del secolo. E -quando pur si volesse, che la potestà temporale cedendo infinitamente -di dignità all'altra spirituale, fosse in debito d'imitarla, e di -porsela innanzi agli occhi come modello; ei ne seguirebbe una forma -d'impero oppostissima all'arbitraria, e prossima quanto mai al -governo che domandasi rappresentativo. Tutti conoscono risiedere la -facoltà legislativa ecclesiastica ne' concilj, congiunti nel debito -modo all'augusto lor capo: e similmente, a chi non è noto la facoltà -pontificia essere, per primo e proprio istituto, esecutrice fedele -delle sentenze conciliari; ed anche nelle materie di disciplina, -solersi sempre governare a norma dei canoni, e delle antiche e più -venerabili consuetudini? Il regno, adunque, temporale dei Papi, per -accostarsi come può al divino modello del reggimento ecclesiastico, -debbe porre da banda gli arbitrj ed i motupropri, e vestire le -forme costituzionali. Chè se queste son necessarie alla prosperità e -grandezza di qualunque mai popolo, noi reputiamo che il sono molto di -più alla salute e prosperità delle province romane. Per fermo, che è il -governo assoluto, salvo che una perpetua dittatura e tutela, la qual -presume di fare e maneggiare da sè sola ogni cosa, e reggere i popoli -come minori e pupilli? Ma per ciò adempiere, appena è sufficiente ad un -Principe lo spendere tutto il tempo che ha, e tutte le cure, fatiche, -ingegno, accorgimento ed ostinazione di cui è capace. Ora, come si può -adunar tanto carico sulle spalle al Pontefice, il quale e trema e suda -continuo sotto il peso del gran manto, e al cui ministero sono affidati -i religiosi negozj di tutto l'orbe cattolico? - -Ma più: la dittatura perpetua agli occhi della ragione è -contradittoria; perchè ogni specie di dittatura vale come rimedio, -non come regola permanente; sospende le pubbliche libertà, ma non -può annullarle; compie la educazione dei popoli affine di farli uscir -di pupillo, non per serbarveli senza termine. Adoperata eziandio da -uomini sommi e santissimi, spegne a poco a poco dintorno a sè l'amore -alla causa pubblica, e l'abito delle virtù cittadine; e agli affetti -forti, generosi e magnanimi, fa succeder gl'inetti e i volgari. E -che? l'impero temporale dei Papi che far dovrebbesi specchio lucente -e norma sicura e inerrante di tutti gli altri, verrà condannato alla -indeclinabile necessità di non poter esser buono, e d'infiacchire e -abbassare l'umana natura? - -Ma più ancora: nel comando assoluto è gran pericolo di mal fare, e -d'imbattersi in gravi e funestissimi errori; conciossiachè, quanto -maggiore è l'arbitrio, tanto cresce la facoltà di abusarne; e quando -un solo consiglio move ogni cosa, falso ed errato che sia, nessuna -forza il corregge e radduce al bene. Ma, a qual monarchia fa più -bisogno di non ingannarsi, a quale di non uscire dal buon sentiero, -se non alla pontificia? Evvi cosa al mondo così deplorevole, disordine -così tristo a vedersi, sconcezza tanto deforme, quanto che il Vicario -di Cristo, la persona più veneranda fra gli uomini, e guardiana e -rappresentatrice dell'essenza medesima della saggezza eterna, inciampi -in isbagli gravissimi, e pongasi a rischio di governare e imperare -in modo che tutto il mondo civile ne rida e si scandolezzi? Pur -troppo, non son queste supposizioni assai temerarie; e l'Italia il -sa, e ne piange tuttora. Invece, cambiata la dittatura in reggimento -costituzionale, nessuna imputabilità può salire fino alla seggia di -S. Pietro; e il Principe sacerdote può solo operare il bene e non mai -il male: principio, come è noto ad ognuno, e massima direttiva di quel -reggimento, e la quale sembra appunto pensata per dignità e decoro del -regno pontificale. - -Potremmo senza fine moltiplicar le ragioni; ma le più sono state messe -in buona considerazione da egregi scrittori, e però ci asteniamo -dal ricordarle. Solo qui aggiungiamo, che se all'immortale Pio IX -sta veramente in cuore di tramandare intera la potestà regia a' suoi -successori, debbesi affrettare di darle per fondamento la libertà, -che è oggimai la sola e abbondevole scaturigine d'ogni potere e d'ogni -forza. - -Certo è, che se il conculcare i popoli con le alabarde svizzere e le -bajonette tedesche domandasi pienezza di regno, Pio IX la rifiuta e -l'abbomina, e piglierassi piuttosto la parte che il tutto; e se colmar -le prigioni, sbandeggiare i migliori, erigere tribunali soldateschi e -feroci, armare i centurioni, e tinger di sangue le città di Romagna, -sono i soli mezzi rimasti per tramandare a' successori l'integrità -del potere, a Pio IX fa ribrezzo e dolore pur di pensarlo; e niuno -s'aspetti dalle sue mani innocenti un'eredità cotanto misera ed -abborrita. Il sentir dire, poi, e obiettare che, molti secoli fa, -giurarono i cardinali per sè e per gli ultimi lor successori di -conservare cotal plenitudine di diritti, e che in niuna guisa si può -derogare a quel giuramento antichissimo, ciò suona agli orecchi nostri -quasi come bestemmia. Questo non giurarono del sicuro i cardinali -in lor cuore e pensiero, e se il fecero, malissimo adoperarono, e il -peggiore sarebbe mantenere quel sacramento. Eh via, lasciamo una volta -i sofismi e i cavilli, che a ogni specie di prepotenza e di tirannia -servito hanno di velo e di scusa; e non si meschii, soprattutto, alle -faccende laicali la santità inviolabile della teologia. Il padre Boerio -e il padre Perrone pensino ad altro: qui non fa duopo il lor magistero. -Profani e materialissimi sono coloro che la spiritualità della Chiesa -e le condizioni sue eterne e immutabili involgono, in qualsiasi -maniera, con le contingenze, le varietà e i casi del potere temporale. -La Chiesa di Roma ha esistito e con l'autorità principesca e senza, -e ha provveduto a' suoi fini dallato a ogni forma sociale e politica, -compresavi eziandio la repubblicana, essendo Roma più d'una volta nel -medio evo stata repubblica e affatto signora di sè. A noi fa sdegno -veramente il vedere, che uomini i quali pur jeri l'altro riconoscevano -nel Pontefice ogni possibile latitudine di facoltà e di arbitrio, -sieno disposti a provare la sua impotenza unicamente quando si tratta -di largire ai popoli la libertà, e rivocare l'Italia alla grandezza e -gloria perduta.[10] - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -CARTEGGIO TRA METTERNICH E PALMERSTON. - - 23 febbrajo 1848. - -Jeri e jer l'altro la _Lega_ ha riferito e tradotto un carteggio -ufficiale e di molta importanza tra il visconte Palmerston e il -principe di Metternich intorno ai casi d'Italia. Nel primo dispaccio, -dato alli due d'agosto dell'anno scorso, il gran Cancelliere di Vienna -comincia, secondo suo stile, a chiamare sconvolgimenti vertiginosi -le quiete e ordinate riforme che i Principi nostri han praticato -nell'Italia media. Per l'Austria ogni moto è sconvolgimento, perchè -simbolo del suo governo è il serpente a sonagli in torpore, e perchè -ella si fa gloria di traslatare la Cina in Europa: quindi a Vienna, -come a Pechino, ogni mutazione vien riputata sedizione. Dice poi -Metternich, che di tali scombujamenti le conseguenze si lasciano -indovinare anche troppo. Io non so degli altri, ma se le indovina egli -davvero quel gran Tiresia dei diplomatici, e vedele tutte e ben chiare, -il buon tempo è finito per lui, e nemmeno può confortarsi col motto -di Tiberio che molti pongono sulla sua bocca, _dopo me il finimondo_. -Insomma, avea gran ragione quel Greco di dire a Creso: «Scusami, ma -s'io non ti veggio innanzi morire, io non ti posso chiamar felice.» -Principe di Metternich, le glorie e i trionfi di Lubiana e di Verona -son mezzo affogati, e aspettatevi di vederli ridotti al niente. Oh -bel morire, sono già ventisei o ventisette anni, accosto al tappeto -verde, in su quel seggiolone a bracciuoli ove con maestà e grazia vi -sdrajavate, e l'Europa intera pendeva dal vostro labbro. Ma torniamo al -dispaccio. Metternich vuol tastare e sapere come la pensi l'Inghilterra -intorno al possesso e all'indipendenza reciproca degli Stati Italiani, -e se basti ad essi per piena ed intera malleveria il Trattato di -Vienna. Ogni frase ha senso lato e generalissimo, e conoscesi aperto, -che il fine di quello scritto è soltanto di scoprir terreno, ed esigere -una dichiarazione ex officio. In tal dispaccio stanno pure le famose -parole: _Italia è una espressione geografica._ Metternich pronunzia -il vero. Il Congresso di Vienna tolse alla povera Italia qualunque -altra significazione, fuor quella d'essere un pezzo di terra europea -configurato d'un certo modo, e al quale i geografi impongono per -abitudine un nome solo. A ciò non si risponde con le parole, ma sibbene -coi fatti; e finchè questi non parleranno, taci, popolo Italiano, taci, -ed infrattanto - - Fa dolce l'ira tua nel tuo secreto. - -La seconda lettera del gran Cancelliere va ripetendo, quanto al -costrutto, il medesimo che nella prima; salvo che aggiugnevi una -pittura nerissima, ed oso dire grottesca dei moti d'Italia: e badisi -che al dispaccio è apposta una data anteriore di molti mesi ai fatti -di Sicilia e alle promulgate Costituzioni. Che vogliono gli agitatori -d'Italia e que' settarj malvagi che la sommovono da sì lunghi anni? -Metternich solo ha scoperto il secreto ed avvolto al dito il bandolo -della matassa: ei vogliono fare d'Italia una gran repubblica federata, -con un governo centrale de' più stretti e gagliardi. Scuotetevi dunque, -o Monarchi, alla voce del vostro amico, e provvedete al pericolo che vi -sovrasta. Così parla ed esorta il gran Cancelliere; e sono trent'anni -che la cosa stessa ripete; e veramente, _chordà obberrat eàdem_, -nè altro sa figurare il brav'uomo che sétte e pugnali, _comitati_ e -congreghe, rivoluzioni e repubbliche. Ciò prova che nelle fissazioni -mentali v'ha moltissimi gradi, e non tutti menano alla pazzia: senza -di che, il decano degli Statisti d'Europa soggiacerebbe da lungo tempo -alle docce fredde e agli altri calmanti. - -Lord Palmerston fece da prima una sola risposta alle due lettere di -Metternich, e poi mandò una seconda con data degli 11 di settembre, -cioè in quel torno di tempo in che l'Austria avea sorpresa Ferrara; -laonde v'è inserita questa frase osservabilissima: — L'integrità -degli Stati Romani dee venir reputata siccome un elemento essenziale -dell'indipendenza politica della Penisola italiana. E non può accadere -alcuna invasione di quel territorio senza che ciò non meni gravissime e -importantissime conseguenze. — Parole son queste molto significative; e -la punta loro è sì acuta e pungente, che i soliti fiori segretarieschi -la cuoprono a mala pena. - -In generale, Lord Palmerston ristringesi a dire, che l'Austria -richiamandosi, come fa, al trattato di Vienna per la conservazione -delle province lombarde, ha buon dritto e ragione; e che non solo -debbono venire adempite le determinazioni e le clausole di quel -trattato, ma il debbono essere _tutte_; il che vuol dire, a Cracovia -come in Italia. D'altra parte, prosiegue Palmerston, considerando che -nel congresso di Vienna i Sovrani d'Italia furono riconosciuti liberi -e indipendenti nel modo più formale ed esplicito che mai si possa, ne -discende che non debbono essi venir turbati in qualunque esercizio di -loro sovranità a rispetto del governo interiore; e però, qualunque atto -di cotal genere non può fornire all'Austria buona ragione d'invadere -con le armi veruno degli Stati italiani. - -Questo parlare, nello stile sempre officioso e cortesemente dissimulato -delle cancellerie, ha del risoluto e del vigoroso; e però Metternich, -che squadernava e citava il trattato di Vienna, è stato benissimo -redarguito; e i due dispacci di Palmerston sono, per nostro avviso, -un molto leggiadro e continuo ritorcere d'argomenti, ove non manca -neppure la grazia dell'ironia, e ricorda quel grave e maliziosetto -sorriso de' gran signori, nel quale, eccetto la sincerità, si trova -ogni cosa. Lord Palmerston affermando il diritto che l'Austria possiede -di proteggere i possedimenti suoi sul Po e sul Mincio, fa pur notare -che niuno l'offende e il minaccia, e non si vede chiaro a che proposito -sia ricordato con tanta solennità e premura: laddove, per lo contrario, -il pericolo che non si rispetti l'indipendenza degli Stati d'Italia è -visibile e soprastante. - -Quanto poi al disegno dei caposchiera italiani di giungere a fondare -o una repubblica sola o molte confederate, confessa il Palmerston, -con vera e sentita modestia, che benchè dappertutto abbia consoli, e -gente non poca che attende a ben informarlo, egli non ha avuto neppur -sentore di tanta e sì grave macchinazione. Ma ciò invece che quel -ministro ha da lunghissimo tempo saputo di certa scienza, e per mille -vie e per mille organi, si è che l'Italia veniva retta e governata -miserissimamente, e bisognavanle riforme pronte e larghissime, -soprattutto in Roma ed in Napoli. Laonde, conclude il Palmerston, gli -è da sperare che il ministero di Vienna, al quale più che a qualunque -altro dee stare a cuore la salda pacificazione d'Italia, vorrà dar -mano ai Principi della Penisola per condurre le riforme a termine -fortunato, e caldeggerà ogni determinazione loro intesa a quel fine. -Qui ognun vede che il velo della socratica ironia divien troppo -sottile, e si squarcia. Oh come! il Principe stesso di Metternich -dee con le sue proprie mani ajutare gli altri a scavargli la fossa? -Questo nol chiediamo neanche noi Italiani, perchè le virtù eroiche non -possono domandarsi a veruno. Noi nel servaggio abbiamo bensì perduto -parecchie doti, ma non la discrezione e l'urbanità. Il Metternich -invecchia assai, e gli sta bene, dopo enormi fatiche, un po' di riposo. -E perchè ai molto attempati ogni divertimento si cangia in tedio, la -gentilezza italiana preparagli uno spettacolo tanto vivo e patetico, -che impossibile è non lo svaghi per qualche poco, e non gli riempia gli -occhi e gli orecchi di straordinario e ricreativo diletto. Possa egli -vivere tanto da vedere finito il dramma e calato il sipario. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DI NUOVO, - -DI UNA LEGA POLITICA DIFENSIVA. - - 16 febbrajo 1848. - -Tra la lega de' popoli e la lega de' Principi, qual dee riuscire più -malagevole a praticarsi? certamente la prima; ed anzi, ella non può -essere menata in atto, salvo che dall'azione lenta del tempo, e da un -fortunato concorrere di avvenimenti e di circostanze. Eppure, scorgesi -oggi in Italia questa singolare contrarietà e discrepanza, che la -lega de' popoli tocca oramai la sua perfezione, laddove a quella de' -Principi neppure dàssi cominciamento. Ma che sai tu? mi diranno alcuni; -ella è forse molto innoltrata. Lavoransi ed apparecchiansi tali cose in -piazza? Gelosi negozj son questi, e da tenersi più che celati. Vorresti -tu provocare il nemico senza profitto ed innanzi al tempo? Gran maestri -furono gl'Italiani del secreto di Stato; e se la fortuna li abbandonò, -l'arte non li abbandona. - -Rispondo ai contraddittori in tal guisa. V'ha due metodi, ciascuno -de' quali ha sue convenienze e disconvenienze: ciò sono il maneggio -occulto e diplomatico, e il pubblico e popolare. Quello da cui bisogna -astenersi affatto, si è il confondere insieme od il perturbare l'uno -con l'altro; imperocchè allora perdesi la maggior porzione dell'utile, -e incontrasi la maggior porzione del danno che sta in ambedue. Ora, -gettiamo le illusioni dopo le spalle: pretendere che a quattro Governi -italiani sia mai fattibile d'intavolare un patto e un capitolato -d'unione e confederazione politica senza che l'Austria nol sappia e -non ne conosca le clausole principali, sono supposti troppo innocenti, -e che disdicono alle commedie e ai romanzi medesimi, oltrepassando il -segno d'ogni naturale verisimiglianza. - -Se, dunque, il secreto non è possibile, giovi francamente attenersi al -metodo opposto, e ritraendo tutto l'utile proprio della pubblicità, -saperne tollerare gl'incomodi. Ma noi soggiungiamo assai fermamente, -che quando anche fosse possibile di occultare il maneggio e il -trattato, i Principi non lo dovrebber volere. Conciossiachè i -popoli nostri sono sovrammodo impazienti di vederli e saperli tutti -confederati; e il giorno che ne correrà per Italia la certa notizia, -a ciascheduno di essi Principi crescerà la forza, la dignità e la -facilità dell'impero, come in ciascheduno de' popoli moltiplicherà -la fiducia e il coraggio. In tal guisa, il patto confederativo sarà, -al tempo medesimo, effetto immediato della fratellanza de' popoli, e -cagione efficace di sopraccrescerla, solidarla ed inanimarla. - -Ma si conviene considerare questo medesimo sotto altro aspetto. Ciò che -al presente dà virtù e gagliardezza somma al moto italiano, e persuade -e trascina seco tutte le intelligenze e acquista di giorno in giorno -maggior momento nel giudicio di tutta Europa, si è quell'unione, quella -unanimità e quel profondo spirito di nazione che da un capo all'altro -d'Italia si manifesta in qualunque atto, in qualunque accidente, con -mille variatissime forme e dimostrazioni. Or, che sarebbe un'aperta -e solenne dichiarazione della lega de' nostri Principi, se non -testificare al mondo intero civile quell'unione ed unanimità, sancirla -ed avvalorarla con la importanza e la santità d'un gran patto, porgerle -pregio e vigore di ordinamento e di disciplina, sottoporla a una legge -costante, generale e uniforme, reggerne e governarne sapientemente il -moto e la vita, e farla in tal guisa non che ragguardevole e poderosa -a un potentato straniero, ma temuta ed inespugnabile a tutti? La lega -politica difensiva di circa diciotto milioni d'Italiani, proclamata -e fermata da un patto pubblico e indissolubile, costituirà issofatto -la Nazione Italiana, e per la prima volta la farà comparire nel mondo -unita, armata ed apparecchiata ad ogni qualunque accadimento. - -La diplomazia de' popoli, ne' gran momenti di risurrezione e di -ardore politico, procede differentissima dall'ordinaria de' ministri -ed ambasciatori: questa è piena di sospetti e riguardi, quella di -franchezza e generosità; questa è scaltra, quella è forte; questa -intrecciatissima e involta, quella semplice e dispiegata. A noi -non bisogna al presente l'arte vecchia italiana di Mazzarino e di -Alberoni, ma le pratiche ardite e scoperte degli Olandesi e degli -Americani nei bei giorni dell'emancipazione loro. Conciossiachè, questo -debbono avere tuttodì avanti agli occhi i Principi nostri, cioè che -gl'Italiani conciliano oggi, con ammirazione di tutte le genti, due -cose credute impossibili a ben accordare; l'ordine, la disciplina, la -pronta e dignitosa obbedienza da un lato; e una profonda rivoluzione e -innovazione dall'altro. - -Ma coloro che per abito temono il popolo, e vogliono della politica -fare un mistero, e d'ogni sala di consiglio un antro di Trofonio, -insisteranno dicendo, non essere d'uopo il correre a tali estremi; -imperocchè sembra, ed anzi par certo, e oramai non se ne ha più alcun -dubbio (queste frasi costumano sempre), che l'Inghilterra e la Francia -non consentiranno ad alcuno straniero d'impedire e turbare in nulla il -reggimento nuovo costituzionale degli Stati sovrani d'Italia. - -E che? dipenderà, dunque, la nostra salute dal consentire o non -consentire di Guizot e di Palmerston? E a qual fine, adunque, uscirono -di tutela i Principi nostri; a qual fine s'affrettano di dotare -i lor popoli di larghi e liberali Statuti; a qual fine s'armano -spacciatamente e ordinano da per tutto le Milizie Cittadine, se -non sentono in cuore il legittimo orgoglio, anzi il debito sacro -di difendersi da sè medesimi? Grazie a Dio, l'un di essi ha pur -pronunziato quel detto, che a niuno è per cadere dalla memoria, -_L'Italia farà da sè_. Noi confidiamo nella saggezza di chi mandò -fuori quelle parole generose e profetiche. Di già, per togliere ai -nemici d'Italia qualunque pretesto di risguardare le concessioni di lui -come poco leali e spontanee, egli ha voluto innanzi al tempo, innanzi -a qualunque grave dimostrazione, prima d'ogni necessità, attorniato -dall'esercito fedelissimo, promulgare le nuove franchigie prontamente -e compiutamente. In egual modo, per rimanere saldo nell'armi e d'ogni -cosa ordinato ed apparecchiato, egli viene così ben temperando la -libertà con la disciplina, la vita pubblica con la quiete, l'ardor -nazionale con la prudenza, che ai nemici suoi e della causa italiana -non resta speranza veruna nè di sorprenderlo nè di scompigliarlo. -Noi di tanta saggezza lo ringraziamo con l'animo; ma, in pari tempo, -gli addirizziamo preghiere instanti e caldissime di adoperar quella -speditamente e con modi premurosi ed efficacissimi, per porre in atto e -proclamare in faccia all'Europa la lega politica difensiva dei quattro -Stati sovrani d'Italia. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -DI NUOVO, E SEMPRE - -D'UNA LEGA DIFENSIVA ITALIANA. - - 26 febbrajo 1848. - -Nel mondo politico, rado è che le cose mostrinsi da qualunque aspetto -vantaggiose e favorevoli; onde quelle sono da scegliere il cui bene -supera di lunga il male. Così diciamo, che della Lega costituita, fa -qualche mese, tra l'Austria, Modena e Parma, e al presente pubblicata, -è più assai il bene ritráttone dall'Italia, che il male. E primamente, -nuocono meno i nemici manifesti, di quello che gli amici dubbj e -dissimulati. In secondo luogo, dichiarati come oggi sono Modena e Parma -contro l'Italia risorgente e costituzionale, più non hanno campo di -richiamarsi agli antichi diritti. E qualora si venisse a spartir la -lite col ferro, potrebbesi senza ingiustizia imporre ad esse la legge -dei vinti, e far le acque della Parma e del Panaro scorrere tributarie -o della Toscana o di Roma. - -Ma il profitto maggiore che può l'Italia dedurre da tal lega odiosa -ed ostile, gli è senza dubbio avere occasione, ed anzi necessità, di -risolversi alla perfine a stringere una Lega Italiana tra i quattro -Stati liberali ed amici. Grazie a Dio, le incertezze, i rispetti e -l'esitazioni sono fatte impossibili, e ne dobbiam merito al patto -delli 24 di dicembre. Oggi, a una lega difensiva dell'Austria, sono -i Governi nostri, quanto al diritto, liberissimi di contrapporne una -Italiana: e quanto all'interesse lor proprio, dico che sono in dovere -e in necessità di farlo al più presto; conciossiachè ad apparecchi -gagliardissimi di difesa risponder conviene con altrettanti; ed è -poi debito insieme e necessità il soddisfare al voto comune, che è -il più legittimo forse, il quale abbiano fino a qui espresso i cuori -Italiani. Quanto più ci pensiamo, e tanto ci cresce la maraviglia che -una Confederazione strettissima e veramente fraterna non ancora sia -pubblicata fra i quattro Principi riformatori: e però ci scusino coloro -che leggono, se ci rifacciam sempre a parlare del tèma medesimo; chè -qualunque replicazione in tal caso non è soverchia; e pur tornando -infruttifera, soddisfa al debito ed alla coscienza dello scrittore. -O come? que' Governi stessi che tanto sono solleciti a compiacere a' -legittimi desiderj de' Popoli, si peritano e s'indugiano a contentare -quest'uno solo, che forse supera tutti gli altri di utilità e -ragionevolezza? Che cosa importa l'unione degli animi, la parità delle -opinioni, la voglia intensa ed universale dell'operar di conserto, -se a tali ottime disposizioni è impedito di giungere all'atto? A che -giovano, in che ci avvantaggiono tante dimostrazioni d'amore e fiducia -reciproca, e tante proteste di fratellanza e segni e prove di vita -nazionale comune, quando tutto ciò si rimanga nel chiuso dei petti o -nel suono delle voci, e non ne risulti alcuna notabile congiunzione di -forze, nè alcuna bene avvisata cooperazione? Dubitano forse i Principi -nostri della generalità e caldezza del desiderio? Ma per Dio, se il -modesto pensiero delle moltitudini trasparisse di fuori, e quel che -giace dentro dell'animo sonasse distinto sopra le bocche, null'altro -udirebbesi replicar dappertutto e sempre, salvo che CONFEDERAZIONE, -CONFEDERAZIONE. Nè altro grido noi pure vorremmo innalzare ed -espandere, tutta volta che possedessimo quelle cento lingue d'acciaro -e quei dieci petti di bronzo di cui parla Omero; e se fossero a nostra -requisizione migliaia d'araldi, vorremmo che su dai pinacoli e dalle -torri, seguendo l'uso del popolo ebreo, a mane, a mezzogiorno ed a -sera, ei dessero fiato alle trombe d'oro, e non altro tramandassero -a tutti gli orecchi fuor queste voci: CONFEDERATEVI, O PRINCIPI, -CONFEDERATEVI. - -Se utile poi si stima il silenzio, utili le cautele dei diplomatici, -necessario il tenere occulte le pratiche e i negoziati, noi pensiamo -aver dimostrato nel nostro Foglio del 16 l'errore e il danno di tale -opinione. Ed ora una nuova ragione ci suggerisce intorno al proposito -la Lega patteggiata e conclusa fra l'Austria, Modena e Parma. Di -vero, molte ragioni e molti rispetti consigliavano quelli tre Stati -ad occultare la Lega loro quanto più tempo si fosse potuto; e pur -nondimeno, maggior forza ha avuto sul lor consiglio questa sola -considerazione: che, cioè, rimanendosi occulto il Trattato, rimanevano -altresì impediti e sospesi in gran parte gli apparecchi e le difese -comuni. Ora, il simile si debbe affermare de' Principi nostri, -ai quali, infino a tanto che piacerà di tener celato il convegno -(supponendosi che sussista), verrà impedita ogni preparazione comune di -forte e bene ordinata difesa. - -Ministri e ufficiali supremi de' quattro Stati, deh! risolvetevi una -volta, e rompete il funesto indugio. Noi non pensiamo che il cuore vi -manchi di adempiere il desiderio universale italiano con quell'ardore -e sollecitudine che i casi ricercano: ma quando ciò fosse, a voi non -dispiaccia che spiriti più coraggiosi e gagliardi suppliscano l'opera -vostra. Imperocchè questo è necessario assolutamente, che i Principi -nostri riformatori abbiano uomini intorno a sè, così pieni com'essi, di -forte e generoso sentire, e così grandi e straordinarj, come i tempi, -come l'Italia. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -AI LOMBARDI E VENEZIANI. - - 28 febbrajo 1848. - -Quella angosciosa impotenza che sperimentano gli uomini in consolare -o l'amico o il parente percosso da estremo infortunio, prova, noi -crediamo, l'Italia intera in consolar voi, fratelli sfortunatissimi, e -in provvedervi di pronto ajuto e di sicuro consiglio. Ma se può valere -per conforto efficace, e per ajuto almeno dell'animo, la compagnia -del dolore, sappiate, o carissimi compatrioti, che ogni città, ogni -borgo, ogni casolare d'Italia partecipa al vostro lutto e alle vostre -amarezze. Abbiamo disdette le mense rumorose, acchetati gl'inni, dato -bando a qualunque dimostranza di pubblica contentezza. Nè questo -nostro compianto e rammarico è quale si converrebbe ai fanciulli e -alle femminelle. In noi lo sdegno pareggia la compassione, e a tutti -gli altri affetti prevale. Oltrechè, i tempi fatali maturano, gli -apprestamenti moltiplicano da ogni parte, e ogni cosa è pieno d'armi, -di sospetto e d'irrequieta preoccupazione. Un popolo intero e il qual -somma ventiquattro milioni, freme d'ira giustissima, e a mala pena -si può temperare. Poca favilla gran fiamma seconderà: e dove alcuna -cosa non fa difetto, salvo che l'occasione, può tenersi per certo, che -quella eziandio non è per mancare; tanto di sua natura ella è difficile -a rimanere, e facilissima a giungere. - -Fratelli, grande e straordinaria sventura v'incontra; e voi gemete -veracemente sotto il giogo d'iniquissimi editti di polizia, i quali -non altrimenti sapremmo chiamare, che capricci ed insanie di tirannide -inferocita e ubbriaca di paura. Contuttociò, non vi dee recare poco e -fuggevole alleviamento il conoscere la indignazione di tutti i popoli -civili contro ai vostri oppressori, e l'ammirazione profonda inverso -l'opere vostre. Certo, lungamente stupirà il mondo di quella costanza -ed unanimità, e di quel coraggio ed accorgimento col quale costretto -avete i satelliti del Governo o a ruinare e disfarsi, o a gettar dopo -le spalle ogni verecondia e conculcare le proprie leggi; e uscendo -d'ogni dritto e d'ogni equità, distruggendo ogni ordine di giustizia, -adoperando la dittatura quale non si usa in regioni di barbari, e -confidandola alle mani le più abborrite e insieme le più disprezzate, -imperare a modo di masnadieri, e tener la spada di Damocle sospesa -sul capo d'ogni innocente e leal cittadino. L'Europa vi loda e vi -esalta; e la Polizia degli stranieri, per lo contrario, s'invelenisce -e s'invipera: chè mentre stimava sulle Lagune e sul Po di premere -con poco sforzo e di manomettere un popolo nelle ricchezze e ne' -piaceri avvizzato e sepolto, e dalla dispotica dominazione depravato -e inschiavito, trova in esso ad un tratto, e riconosce con ispavento i -non degeneri discendenti degli eroi di Legnano e di Famagosta. Laonde, -in lei è vera paura e sgomento, in lei è il rimordimento e l'obbrobrio; -dal lato vostro è dolore con serenità, è strazio con intrepidezza, è -oppressione con gloria. - -Da tutte queste considerazioni, o carissimi, noi non dubitiamo -di vedervi raccogliere nuovo coraggio e nuova fermezza, e nelle -accresciute miserie accrescere d'altrettanto la forza, la dignità -e l'alterezza dell'animo. In coloro è una criminosa speranza di -scombujarvi e atterrirvi; e la scelleraggine loro, ben succeduta in -Gallizia, troppo li fa persuasi di conseguire il medesimo, e per qual -sia mezzo, in Lombardia e in Venezia. Ma di ciò noi siamo al tutto -sicuri che vanno ingannati, e del perfido tentamento rimarrà loro -soltanto il vituperio perpetuo e l'abbominazione di tutte le genti. - -Non del coraggio, adunque, non dell'intrepidezza vostra sappiam -dubitare, o Veneziani e Lombardi, ma sì piuttosto della longanimità e -della sofferenza. E certo, a noi manca il cuore di pur consigliarvela; -perchè essendo noi liberi e armati, e sentendo forte nell'anima tutto -il debito della fratellanza, vergogniamo di recarvi ajuto di solo -pietose parole, e pregarvi di pazienza e rassegnazione. Ma gli è -affatto impossibile che voi leggendo nel chiuso de' nostri animi, non -ravvisiate chiarissimamente, che gl'indugi e i trattenimenti tornano -per noi quasi quanto per voi amarissimi. Piaccia a Dio e alla fortuna -d'Italia, o d'interromperli presto, o tanto più accrescere e assicurare -la felicità e pienezza del buon successo, quanto più lungo e doloroso -sarà l'aspettarlo. - -A ogni modo, quello che mai dalla mente vostra non dee fuggire, si -è che tra la quiete e le armi, tra l'eroica pazienza e l'eroico -insorgere, non istà nulla per mezzo; e che il peggiore sarebbe -confondere le due cose, e versar sangue infruttifero, e dar pascolo -frequente alla rabbia de' vostri oppressori con parziali conflitti ed -ammazzamenti. - -In secondo luogo, desideriamo e preghiamo che vi sia sempre -raccomandato il minuto popolo, massime quello sì numeroso e sì -bisognevole del contado; e che non vi paja dura nessuna fatica, nessun -dispendio, nessuna sollecitudine per obbligarvelo e affezionarvelo. -Senza la plebe, tutte imprese grandi vacillano, e le politiche sono -impossibili. Raccogliesi da indizj parecchi, che i vostri nemici -si studiano di seminare zizzania e risentimento tra i poveri e -i facoltosi, tra i signori e la plebe; e si fa verisimile molto, -che qualche nuovo editto di Polizia verrà promulgato, gravoso alli -benestanti e lusinghevole alla gente minuta. Rispondete, o fratelli, -alle arti malvage, con benefizj e larghezze maggiori inverso le -moltitudini; ond'elle s'accorgano e si persuadano, che non già lo -straniero, ma voi, e voi solamente siete gli amici loro operosi e -sinceri, e il naturale presidio e la durevol tutela. Affrettisi ognuno -a istruirle, affrettisi ognuno a beneficarle; e quando spunteranno -giorni di grandi prove, e qualcuno di voi, sceso nelle piazze, griderà: -_Popolo, a me_, questo, non mai ingrato nè tiepido, risponderà -tostamente: _Siam teco, menaci dove vuoi; tu sei il nostro amico e -benefattore: teco ritroveremo o la salute o la morte._ - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - -CENNI D'UNA LEGGE ELETTORALE. - - 1 marzo 1848. - -Machiavello scrive, che dal fiero strazio e dalle frequenti battiture -delle fazioni, Fiorenza in pochi anni di tregua e di pace risorgeva -così vigorosa, che non solo rifacevasi largamente de' danni passati, -ma lasciavasi addietro quasi ogni altra italiana in prosperità e in -ricchezza. La qual cosa, aggiunge quel gran pensatore, procedeva -singolarmente dalla partecipazione immediata d'ogni cittadino al -Governo ed alla sovranità; il che promoveva in ciascuno un tal senso -della dignità e importanza propria, che le facoltà e virtù della mente -e dell'animo in supremo grado s'ingagliardivano. I nostri tempi avendo -abolito i comizj e l'uso delle imborsazioni, e potendo le moltitudini -partecipare al Governo solo indirettamente coi mandati che affida ai -rappresentanti, a noi sembra, parlandosi in genere, che sia molto male -ristringere il numero degli elettori, e molto bene allargarlo; perchè -gli è un diffondere in tutto lo Stato il più importante esercizio e -il più nobile della vita politica; e gli è, quindi, un accrescere -ne' cittadini quell'alto sentire di sè, che nelle antiche nostre -Repubbliche trovasi avere operato tanti prodigj. - -Ciò poi s'accorda con la ragione e col dritto; perchè, a dir vero, -la ragione non concede l'imperio se non ai sapienti ed agli ottimi, -e questi debbono essere dall'universale riconosciuti e salutati: e -però, sotto tale aspetto, quella legge di elezione dovrà reputarsi -migliore, ch'esclude dall'atto di solenne e spontanea ricognizione -coloro soltanto ne' quali difetta compiutamente la facoltà di ravvisare -e stimare il pregio degli uomini. - -Alle moltitudini accade talvolta d'ingannarsi intorno al proprio bene -e profitto; ma più spesso accade che i facoltosi ed i maggiorenti -scordino l'altrui bene, o non se ne curino. Da ciò è proceduto, che le -moderne Costituzioni poco hanno giovato la parte più numerosa e più -sfortunata del popolo. Sotto quest'altro aspetto, adunque, tanto la -legge elettorale parrà più giusta, quanto farà giungere al Parlamento -più numerosi patrocinatori del popolo minuto. - -V'ha nello Stato due specie differentissime d'interessi; il privato de' -Municipj, e il generale di tutta la Patria. Il perfetto temperamento -consiste nel conciliarli, e non nel sottomettere affatto e senza -misura il primo al secondo; come in Francia si fa sovente, ed altri -paesi s'avviano a fare. Per tal riguardo, che è pure di gran momento, -la legge elettorale migliore si dirà quella che faccia ne' Parlamenti -rappresentare, con giusto equilibrio, ciò che vogliono le provincie e i -Comuni, e ciò che lo Stato esige e desidera. - -Due cose, poi, eccellenti (dicemmo noi, giorni addietro) sono nel -mondo; l'istinto e il buon senso delle moltitudini non idiote, e la -scienza fine e consumata dei pochi. Gli è, dunque, con ogni industria -da procacciare che il consesso dei Deputati raccolga in sè quelle -due eccellenze; e v'abbia da un lato chi sia pieno dello spirito -popolare; e chi dall'altro partecipi alla sapienza dei pochi; e di -questi ultimi v'abbia i pratici ed i teorici, i sommi speculatori e -i sommi amministratori. Dove trionfa la sola democrazia e il numero -fa la legge come in America, la plebe padroneggia troppo sovente ogni -cosa, e sparge da per tutto le sue passioni e preoccupazioni. Quivi, -così gli ambiziosi, come coloro a cui preme di servire e giovare la -patria, fannosi a corteggiar la plebe, e pensieri affettano ed usi -ed eloquenza plebea. Debbesi pertanto studiare un modo, il quale -senza togliere al popolo il dritto di concorrere all'elezione e farsi -validamente patrocinare nei consessi legislativi, conservi agli uomini -d'alto ingegno e d'animo indipendente la libertà d'opinione, e gli -esenti affatto o dalla necessità o dall'utile di plebeizzare. Dee -procurarsi altresì che le minoranze (come le chiamano) non siano più -del convenevole sopraffatte dalle maggioranze; e perciò, dee lasciarsi -aperta una qualche via onde alle persone di singolar merito che hanno -ottenuto il suffragio di tale o tal municipio, ma non quello del -generale scrutinio, si possa ciò nonpertanto ascrivere la dignità e -l'ufficio di Deputato. - -Infine, forza è consentire, che nelle città dominanti v'è più sapere e -maggiore esperienza, e che i pensieri vi si compongono meno angusti, e -il modo di giudicare è più franco, e procede con massime razionali ed -universali. - -Dopo queste considerazioni, osiamo trascrivere qui alcuni cenni -d'una proposta di Legge Elettorale Italiana: e diciamo Italiana, non -perchè molto diversa da tutte le forestiere, ma perchè pon sue radici -nel municipio e negli istituti letterarj, i due più antichi e più -peculiari elementi della civiltà italiana. Per mostrar come in rilievo, -e quasichè a dire in concreto, il nostro concetto, noi l'applichiamo -particolarmente allo Stato Romano, ove preparasi una legge municipale -larghissima, e ove la forma attuale della Consulta di Stato ha suo -fondamento ne' Consigli comunitativi e nei provinciali. - -1. In ogni Comune di mille e più abitanti, chiunque partecipa -all'elezione dei consiglieri municipali, partecipa similmente e con -egual diritto a quella de' Deputati. - -2. Tutti gli elettori sono eligibili. - -3. In ogni Comune di mille e più abitanti, ai debiti tempi e con le -forme prescritte, tutto il Corpo degli elettori municipali raccogliesi -in Collegio elettivo per procedere alla scelta dei Deputati. - -4. Son esclusi dal Collegio que' soli elettori che dànno voto nel -Collegio elettivo della provincia, come più avanti dichiarerassi. - -5. In ogni Collegio di municipio saranno eletti a pluralità di suffragi -tre Deputati delli sei che manda ciascuna provincia. Ma gli eletti -serbano nome di candidati fino allo spoglio degli scrutinj che adempie -il Collegio elettivo della provincia, come dichiarerassi nel numero 9. - -6. I nomi dei prescelti, il numero totale degli elettori, quello -dei presenti allo scrutinio e il numero dei voti raccolti, saranno -da ciascun Collegio inviati al presidente ordinario del consiglio -provinciale. - -7. Nel giorno stesso che avvengono le elezioni in ciascun Collegio -di municipio, convocasi il Collegio elettivo della provincia nella -città ove il Consiglio provinciale risiede. Tal Collegio è composto -dei consiglieri di provincia ordinarj. Vi si aggiungono: 1º I rettori -degl'istituti pubblici d'educazione; 2º I rettori de' Licei; 3º -Il presidente e il segretario di ciascuna Accademia o dal Governo -riconosciuta, o che sussiste da dieci anni e stampa gli atti delle -adunanze; 4º I presidenti de' Tribunali di prima istanza e d'appello. - -8. Il Consiglio provinciale, con gli elettori aggiunti, sceglie a -pluralità di suffragi due deputati. - -9. Due dì dopo l'elezione, il Presidente ordinario del Consiglio -provinciale, il Gonfaloniere della città, il Legato della provincia, -il primo Segretario di Legazione e due Assessori, rivedono l'atto di -elezione di ciascun Collegio, e proclamano i nomi de' tre candidati -sui quali cade il maggior numero di voti. Tal numero dee risultare -dal paragone di tutti gli scrutinj onde sono usciti i nomi di tutti i -candidati. - -10. Lo Stato è spartito in due divisioni, meridionale e settentrionale: -della prima è capo Roma, della seconda Bologna. Roma invia al -Parlamento nove deputati, e Bologna sette: l'elezione si fa dal -Corpo degli elettori municipali, eccettuati quelli che dànno voto -nel Collegio provinciale. I Consigli provinciali di Roma e Bologna -costituisconsi, come altrove, in Collegio elettivo, procedono alla -scelta di due deputati; e quindi allo spoglio degli scrutinj di ciascun -Collegio municipale, eccetto quello di Roma e Bologna. - -11. Ma gli elettori aggiunti ai consiglieri ordinarii, sono il doppio -di numero; e porzione è levata dalle categorie sopraddescritte; -porzione dalle maggiori dignità letterarie e forensi che porgono le -due principali città dello Stato, e non sono nelle provincie, come i -rettori dell'Università, il Presidente del Tribunale di ultimo appello, -ec. - -12. Al Collegio provinciale di Roma è inviata la nota dei candidati -di tutte le elezioni dei Collegi municipali compresi nella divisione -meridionale, e al Collegio provinciale di Bologna è inviata quella di -tutti i Collegi municipali compresi nella sua divisione. - -13. Dopo ciò, i due Collegi provinciali scelgono su quelle note di -candidati o fuori di quelle, a pluralità di suffragi, un Deputato per -ciascuna provincia. E così è pieno il novero dei Deputati e consumata -l'opera dell'elezione. - -Mancano a questo abbozzo di legge moltissimi particolari completivi -ed esplicativi. Ma quando il concetto suo generale sia falso, non -gioverebbono quelli per raddrizzarlo; e dove, per lo contrario, ei si -combaci in buona parte col vero, il pronto ingegno de' lettori supplirà -al rimanente. - - (Dalla _Lega Italiana_.) - - - - -Fu dettata questa Lettera appena giungeva notizia della sollevazione -parigina del 48, e venne qualche dì dopo mandata fuori in Firenze -dal Le Monnier. Ciò non pertanto, ella sembra in molte sue parti -piuttosto narrazione che previsione; effetto questo del diligente ed -assiduo studio che l'Autore à posto a conoscere le condizioni morali -e civili della nazione appresso la quale trovò rifugio e ospitalità -cordialissima per lunghi anni. - - - - -LETTERA AD ANTONIO CROCCO, - -INTORNO AGLI ULTIMI CASI DI FRANCIA.[11] - - - Di Firenze, li 10 di marzo del 48. - -Questi giorni addietro, essendo io in procinto di lasciar Genova e -venirmene giù in Romagna per provvedere alle cose mie, cessai del -tutto di scrivere nella gazzetta _La Lega_, non mi bastando il tempo -nè il capo di attendere a parecchie private faccende e di dettar -fogli sopra materie gravissime come le dà ora il mutamento avvenuto -di là dall'Alpi. Ciò à sembrato a qualcuno una specie d'artifizio per -non dichiarar la mia mente e le mie previsioni in subbietto incerto -e rischioso. Io m'affretto, pertanto, a manifestare e spiegare al -pubblico quel che io ne penso, il più distintamente che io posso e per -quanto me ne dà arbitrio la legge;[12] stimando assai minor male il -prendere errore nel giudicare gli eventi umani, che l'incorrere taccia -d'artificioso e dissimulato: benchè, a dir vero, il silenzio mai stato -non sia reputato nè arte nè dissimulazione; ma in tempi difficili, -gli animi sono inchinati al sospettare, e i giudicj hanno qualcosa -d'immoderato, come gli avvenimenti. Però io studio di difendere la -reputazione mia; ed a voi singolarmente la raccomando, amico caro ed -egregio, siccome a colui che vincendo tutti di bontà e rettitudine, -dovete della lealtà e schiettezza delle intenzioni intendervene più che -bene. Quanto è poi al valore di questi miei pareri, se mai in veruna -cosa non può esser grande la importanza delle mie opinioni, impedendolo -la scarsità dell'ingegno e dell'esperienza, ne' nostri giorni elle -debbono assomigliare ai sogni ed ai vaniloquj: perchè ora la scienza -stessa consumatissima de' più prudenti sembra divenire inutile; e -da un lato, ogni paradosso piglia baldanza di apporsi alla verità; -come dall'altro, non v'à raziocinio fondatissimo ed evidente che non -pericoli di mentire. - -L'ultima rivoluzione di Francia è di sì gran momento per tutta -l'Europa, che vi si possono ordir sopra infinite questioni e in -infinite parole condurle. Ma io voglio esser breve, secondo mio -istituto e come porta una semplice lettera. Senza che, le menti sono -a questi dì in sì fatta guisa distratte e preoccupate, che il lungo -sermonatore non trova uditorio. Io risolvo, quindi, di far parola -unicamente di quelle domande che ricorrono sulla bocca di tutti, -ed ànno riferenza maggiore con le cose d'Italia. E per produrre un -discorso alquanto metodico, mi torna bene dividerlo per paragrafi, ed a -ciascuno apporre la sua rubrica. - - -§ I. - -_Se la rivoluzione ultima di Parigi sia pel progresso civile un bene od -un male._ - -Per definir la quistione, accade prima guardare se nel governo -repubblicano uscito della rivoluzione s'incontrino le qualità e -disposizioni dalle quali s'argomenta la fermezza e stabilità delle -cose, ovvero il contrario. E per certo, se la repubblica non durasse, -come la rivoluzione fallito avrebbe il fine suo, mancherebbe la -principal cagione di lodarla e chiamarla un bene e un profitto. -Secondamente, occorre considerare, se la repubblica potrà tenere -inverso del popolo le promesse singolarissime che gli fa; perchè, -quando a lei non fosse fattibile di tenerle nemmanco mediocremente, le -opinioni repubblicane scapiterebbero forte, e gli animi in generale -perderebbono molto della fiducia e speranza in quel progresso civile -che la Francia presume di maturare così prontamente. In fine, egli -è lecito agl'Italiani di valutare il male ed il bene dell'ultime -mutazioni a rispetto di sè medesimi, e pel vantaggio o il danno che sta -per procederne ad essi in particolar guisa. Ciascuna di tali cose noi -metteremo in distinta considerazione: ora qui notiamo soltanto alcuni -pregi ed utilità, e d'altra parte alcuni demeriti e danni parziali -dell'avvenimento straordinario e impensato del quale Parigi medesima -sbalordisce. - -Io dico, pertanto, che ogni accadimento di simil genere è di gran -profitto ed insegnamento agli uomini; ed anzi, è di tanto maggiore, -quanto quello arrivò inopinato e contra l'aspettazione e il giudicio -dell'universale. Un volume intero non capirebbe forse tutte le -dottrinali sentenze e i documenti e precetti politici che scaturiscono -dall'ultimo moto francese: ma, per toccare un poco d'alcuni, e -di quelli segnatamente che ànno più spessa e facile applicazione, -vedesi, per primo, riconfermata con terribil suggello la massima del -Segretario Fiorentino, che, cioè, nessun nuovo re dee rischiarsi -a combattere quel principio in virtù del quale salì al trono. Ma, -certo, Luigi Filippo salito in seggio a nome della libertà e per -odio della Santa Alleanza, tanto ristrinse le libertà quanto n'ebbe -agio, e carezzò poi fuor di modo e senza pudore i governi assoluti e -nemici di Francia. Oltre a ciò, regnando egli principalmente per lo -sostegno e i suffragi del ceto[13] mezzano, mai non dovea nè poco nè -molto alienarsene l'animo e disamorarlo del suo governo. Per fermo, -quello sopratutto che nella giornata memorabile del 24 di febbrajo -fece traboccar la bilancia e dar la vittoria alla plebe, fu l'inerzia -e lo scontentamento della Guardia Cittadina, composta quasichè per -intero del ceto mezzano. Ma re Luigi Filippo è stato da tre principali -cagioni indotto in inganno: dall'adulazione crescente ed ipocrita dei -governi assoluti; dalla pienezza e facilità dei primi successi; e, in -fine, dal troppo basso concetto ch'ei s'era formato degli uomini in -generale, e più specialmente de' mezzani cittadini suoi difensori, -i quali a lui comparivano non altra cosa salvo che una turba di -trafficanti, desiderosi di guadagnare e di spendere e di menar vita -grassa e tranquilla. Il perchè, stimava egli con la pace e il riposo -a qualunque costo serbati, e con la frequenza e moltiplicazione dei -traffichi e delle industrie, tenerseli sempre amici; dimenticando -così, che gli uomini, e massimamente i Francesi, mai non sono una cosa -intera e omogenea, ma un misto di molte e diverse: senza dire che per -resistere alla plebe ardita e scontenta, non basta la pura indolenza -degli altri ceti, ma bisogna la vigilanza e lo zelo; e questo non vive -se non con l'affetto profondo, o con lo stimolo acuto e incessante -degli interessi. Negli uomini è in generale molta fiacchezza, ed ella -degenera non radamente in viltà; ma la natura nemmanco permette loro -di scordarsi del tutto la parte gentile e generosa dell'animo dalle -sue mani medesime fabbricata. Di quindi avviene che i principi i quali -si fidano e fan capitale della sola porzione volgare ed interessata -del cuore umano, trovansi un bel giorno ingannati: il che molte -volte accadde, e moltissime succederà per l'innanzi, conciossiachè i -principi per isventura non veggon sovente daccosto a loro risplendere -l'alterezza, la dignità e la grandezza umana; e benchè non dovessero -misurare il rimanente del mondo dai cortigiani, pure per abito naturale -il fanno, e ruinano. Insomma, nessun impero è saldo nel mondo se non -à fondamento in alcuna forza morale; nè si dà forza morale durabile -veramente, se non concilia con gli interessi la coscienza del bene. Ma -troppo era vecchio Luigi Filippo a mutar metodo ed opinione: e così -riman vera eziandio l'altra sentenza del Machiavello, che gli uomini -pajono grandi e sapienti il più delle volte perchè l'indole loro -si conforma affatto coi tempi; ma se questi o mutano o si alterano -profondamente, non sapendo quelli fare altrettanto perchè la natura -e l'abito non lo concedono, debbono guastare la propria fortuna, e -cadere. - -Tali e inumerabili altri avvisi ed ammonimenti porge a pensare l'ultima -rivoluzione di Francia, ed è questo per sè un profitto molto notabile -a tutti i popoli. In essa è altresì un pregio comune con quella del -1830, e che merita singolar lode. Io vo' dire che ambedue sonosi -unicamente imprese e compiute per dar ragione e sicurezza al diritto, e -per allargare e riconfermare le pubbliche libertà. Per lo certo, nel 30 -il ceto mezzano non combatteva dallato al popol minuto per questo fine -speciale di conquistare predominio ed autorità; come, parimente nel -48, la plebe non à creduto di vincere per solo difendere e migliorare -le condizioni sue proprie. In ambidue i tempi si corse all'armi e si -versò molto sangue a nome di alcuni generali principj di giustizia e -di libertà, e per ardore di sentimenti generosi e magnanimi: la qual -cosa torna ad onore particolare di Francia e della sua civiltà; e a -tutte le culte nazioni dee recare conforto e coraggio il sapere che -v'à un popolo nel bel mezzo d'Europa il quale fia sempre prodigo del -suo sangue per rivendicare alcun diritto comune, e aprir nuove vie al -perfezionamento sociale e politico. - -Ma d'altra parte, e quantunque io sappia affermando ciò di sgradire e -contraddire a moltissimi, pure non tacerò ch'ei non si dee reputare -assai ferma e savia l'indole d'una nazione, nè assai progredita e -matura la sua vita politica, quando per abolire alcune pessime leggi e -impossessarsi d'alcune franchigie, noi la scorgiamo non saper ritrovare -altro mezzo che la via del ferro e del sangue: e questo dico in -ispecial modo per la rivoluzione ultima del 24 febbrajo; conciossiachè, -nell'altra del 1830 fu dura necessità di resistere a un improvviso -e violento assalto di tirannide armata. Io pertanto mantengo che in -quell'intervallo di diciassette anni compiuti, qualora ai Francesi -meglio educati e più autorevoli e savj non avesse fallito il coraggio -civile, la perseveranza e l'unione, e quando elli avessero voluto e -saputo por mano a tutti i mezzi efficaci e legali che lor porgeva la -Carta per conseguire o ricuperare tale franchigia e tal'altra, niuna -forza, niuna abilità, niuna scaltrezza, niuna corruttela di governo -e di deputati potea frodarli del lor desiderio. Ben è vero che non è -da imputarsi cotale errore alla plebe, la quale scorgendo da un lato -la pervicacia del principe e dall'altra la inettitudine d'ogni ordine -dello Stato a spezzarla e domarla, ebbe ricorso al vigore delle sue -braccia, e da sè medesima ricomperossi dell'umiliazione soverchia in -cui governo e governati lasciavano lei e la Francia intera in faccia -alle culte nazioni che la circondano. Ma perchè la vittoria sembra -magnificare ogni cosa e persino gli eccessi, e l'Italia precipita -sempre ad imitare ogni fatto straniero, però giova di ricordare, che -se la plebe à in Francia compiuto il suo debito in modo maraviglioso -ed eroico, avevano innanzi mancato al debito loro tutte le altre parti -della nazione: e ciò è quivi accaduto troppo sovente, e non per mera -accidenza; il perchè quel popolo vanta infinite e strepitosissime -vittorie d'armi, ma vittorie civili assai poche: e pur queste sono le -sole desiderabili, e dovrebbero esser le sole del nostro secolo. - - -§ II. - -_Se la repubblica nuova francese mostri di potersi reggere lungo tempo._ - -I Francesi di maggior conto, e d'ingegno e studio più consumato, -tenevano per impossibile il buttare a terra Luigi Filippo, propriamente -per questo, che tra la repubblica e lui non rimaneva altro termine -a cui appigliarsi. Ora, quella impossibilità stessa di mettere -alcuna cosa in mezzo fra il governo presente e la discendenza di -Luigi Filippo o di Carlo decimo, terrà in piedi la repubblica. -Conciossiachè il frutto più naturale della vittoria ottenuta, si è di -volere sperimentare il governo nuovo che n'è uscito, e che è il solo -espediente non messo in uso da lungo tempo e non caduto di credito: -però, niuna forza può ora subito ricondurre i Francesi a rifar quello -di cui a gran pena si sono disfatti. E per questa necessità che sente -ciascuno, vedete come tutti riconoscono a gara il governo temporaneo -repubblicano, maravigliati insieme e orgogliosi di possederlo. -Ma esaminando la cosa alquanto più addentro, io porrò prima in -ricordazione, che la plebe parigina non professava da sedici anni a -questa parte altre opinioni politiche, salvo le schiette repubblicane. -Ben si potea giudicare che non isperasse di condurle ad effetto; e -come viveasi fuor modo scontenta ed amareggiata di tutto quello che -intorno di lei si operava, così facea mostra, massime negli ultimi -anni, di poco o nulla attendere alla politica. Ma non però cangiava, -o temperava le opinioni ed i desiderj. Al presente, avendola il -coraggio suo proprio e l'altrui cieca ed inesplicabile improvedenza -fatta signora ed arbitra dello Stato, e posseditrice di quella forma -di governo che secretamente agognava, noi non iscorgiamo cagione e -potenza alcuna capace di prontamente dispossessarla della conquista: e -a quel che pare, ne vive non poco gelosa; e nulla varrebbero appresso -di lei i nomi, le lusinghe, le promissioni, le vie mezzane e i termini -conciliativi che altra volta la sedussero; imperocchè l'esperienza è -tanto vicina, la memoria tanto viva, e l'illusione così poco durata, -da non lasciare speranza veruna di ritessere le arti medesime. Oltre -che, la repubblica in Francia è l'ultimo effetto e il termine ultimo -di quel corso preordinato e fatale che ivi ànno proseguito le cose. -Perchè in antico vi fu spiantata col ferro la grossa feudalità; poi -col ferro, con l'arte e col dirozzare le moltitudini, caddero l'uno -vicino all'altro i corpi privilegiati. Nel 30, il terzo stato (come il -domandano) raggiunse il colmo delle sue libertà e del suo predominio. -Nel 48, infine, comparisce la plebe, e segna l'ultima evoluzione -di quel riscuotersi ed affrancarsi di tutte le classi, il quale è -testimoniato da ogni pagina della storia moderna, e in cui forse si -adunano e si sustanziano i fatti più eminenti e cospicui dell'èra -presente. Ora, perchè la plebe trovi suo luogo allato agli altri -ordini e le sia conservata una qualche balía, fa duopo imprimere nello -Stato la forma più popolare che dar gli si possa; e questa o risolvesi -nella dittatura, la qual carezza la gente inferiore per combattere -chi sta sopra; ovvero risolvesi in pretta democrazia. Ma uscendo di -tali generalità, e riducendo il discorso al fatto della sussistenza -della repubblica nuova francese, a me non si lasciano immaginare se -non quattro cagioni per virtù delle quali potria essa repubblica -venire atterrata: e sono, il volere della plebe e della nazione -mutato; il volere e la forza d'alcuna classe speciale di cittadini -ovvero di tutte, levatane solo la plebe; la stanchezza delle continue -mutazioni e dell'anarchia; la violenza delle armi straniere. Il primo -supposto per niente non è probabile, perchè un desiderio sì vivo e -ostinato di sì gran moltitudine non può cangiare per lievi cagioni, -ma per molto straordinarie ed inopinabili; e tuttochè le provincie -si differenzino alquanto dalla metropoli, e in alcune parti della -Bretagna e in alcune del mezzogiorno i campagnoli favoreggino tuttora -in cuore la causa regia, io non dubito che dalle assemblee primarie non -esca una pluralità più che grande di voti per la repubblica. Nessuna -probabilità si accompagna neppure col secondo supposto, cioè che le -classi agiate insorgessero contro la plebe per ristorare la monarchia; -conciossiachè, o non sarieno tanto ardite, o venendo pure alle armi ed -al sangue, del sicuro, soccomberebbono. Nel terzo supposto ci è molto -minore inverisimiglianza; ma solo il tempo vale a condurre la sazietà -e la stanchezza; e innanzi di giungere all'ultimo effetto di queste, -ricercasi una lunga serie di prove e di tentamenti sfortunatissimi. -Il quarto supposto, poi, dell'intervenimento della forza straniera, -troppo è difficile ad avverarsi e a mettersi in atto nel presente -stato d'Europa, come presto discorreremo. Seguita da tutto ciò, che, -per mio avviso, cagione molto prossima ed efficiente della caduta -della repubblica, non appare e non si conosce. Forse taluno vorrà -tra esse annoverare lo sgomento e il ribrezzo che à lasciato di sè la -repubblica sanguinosa del 93. Ma ciò potea valere a non farla nascere, -ma è insufficiente a distruggerla; perchè i mansueti ed i timidi non -oseranno affrontare il pericolo che va insieme con quella caduta, ed -invece si volteranno a sperare che la repubblica d'oggidì dissomigli al -tutto dalla passata; e al governo _provvisorio_ si scorge che sta molto -a cuore di insinuare negli animi cotal concetto, e però ha decretato -l'abolizione della pena capitale per le incolpazioni politiche. -Insomma, il volgo che sempre è credulo e speranzoso, e scambia di -leggieri il fatto col desiderio, mostra di rinnovare sotto a' nostri -occhi la favola della volpe, la quale la prima volta che s'imbattè nel -lione, ebbe a morir di paura, ma la seconda si fece un po' animo, e -la terza gli stiè discosto sol dieci passi ed entrò seco in parole. -A me poi sembrano alquanto curiose eziandio le nostre gazzette, le -quali si sbracciano a dimostrare che le stragi e i supplizj della -passata repubblica non possono ricomparire, unicamente per questa -ragione, che i tempi nostri sono umanissimi e vincono tutti gli altri -di dolcezza, di tolleranza e magnanimità. Questa presunzione che à ogni -secolo di soprapporsi agli antecedenti in ogni bel pregio della mente -e dell'animo, a me si rappresenta come una gran vanità, e nessun vero -filosofo la può menar buona. Oh non sanno costoro quanto era umano e -benigno il secolo scorso, massime in sull'ultimo scorcio suo? Forse -che non predicavasi contro la pena di morte dal Beccaria, con lode -e compiacimento di tutta Europa; e Caterina II e Leopoldo I non la -sbandivano da' loro codici? Per certo, nessuno avrà ingegno da vincere -gli enciclopedisti in soavità di affetto e in mansuetudine di consigli; -e con le parole sul labbro di _fratellanza_ e d'_amore_ iniziarono -i democrati del secolo scorso le lor repubbliche transitorie e non -innocenti. - -Per buona ventura, ciò che rimuove da' nostri tempi il rischio e il -sospetto di veder rinnovate le calamità e le stragi onde ancora si -piange e si teme, non consiste meramente nella bontà e tenerezza dei -cuori odierni, ma nell'essere dappertutto cessate le cagioni precipue -degli odj profondi, e delle ostinate e risorgenti persecuzioni. -Veramente, una caparra di lunga pace e di agevole conciliazione e -concordia, fu data agli uomini il giorno che l'uguaglianza civile entrò -nella ragion delle leggi e nella pratica della vita. Sembrano, adunque, -mancare nel governo nuovo repubblicano le intestine provocazioni alle -passate violenze ed atrocità; e mancherannogli poi le esteriori, -se i regni circonvicini risolveranno di non minacciarlo e di non -costringerlo a disperati partiti e difese. - - -§ III. - -_Se la repubblica può mantenere quel che promette._ - -Ciò che moltiplicar potrebbe in Francia i disordini, e produrre -prestamente fastidio e stanchezza negli animi, e quindi preparare -la lor soggezione a un governo dittatorio assoluto, sarebbe se -la repubblica in niuna guisa potesse appagare ed affezionarsi la -moltitudine ond'ella è sorta. E però, noi dobbiamo con più diligenza -riandar la materia da questo lato. Nel dì stesso della vittoria, la -plebe mandava attorno un Programma ove son registrati i suoi desiderj, -e ove s'accenna in qualche modo il nuovo diritto pubblico ch'ella -intende di promulgare. Il qual Programma è da curarsi e da esaminarsi -in ogni sua parte; perchè, quanto difetta di formole ministrative e -di ordinamento scienziale, tanto mostra alla scoperta il moto primo -dell'intelletto del popol minuto, e c'insegna con sicurezza i voti -e l'esigenze più vive ed universali. Tre specie di enunciati son -nel Programma: l'una discorre delle istituzioni interne politiche; -l'altra delle corrispondenze esteriori; l'ultima di alcune novità ed -istituzioni interne sociali, come si usa chiamarle al dì d'oggi. - -Delle innovazioni politiche, non sarà troppo malagevole contentare -la plebe; ma ne risulterà una tale democrazia, e sì fattamente pura -e gelosa di sue potestà, che il popol minuto sempre farà prevalere -la volontà propria su quella degli altri ceti, e l'impero del numero -non avrà verun contrappeso. In America è tuttociò temperato dalle -condizioni peculiarissime di quella contrada, che porgono modo -di provveder sempre alla sussistenza dell'infimo popolo: un altro -temperamento viene colà dalla forma confederativa, la qual reca meno -impeto nei consigli e nelle opere, e lascia al congresso centrale il -trattar solo i negozj effettivamente e universalmente comuni, e però -più larghi e meno mischiati di passioni e preoccupazioni. Il Senato -eletto a ragione di Stati e non di popolazione, e le franchigie -comunitative estese e intangibili sono un terzo e validissimo -temperamento. Ma in Francia, sino a che la plebe rimarrà sveglia e -manterrà suo potere, le assemblee vestiranno un carattere tribunizio -assoluto, e i deputati più ambiziosi vedrannosi astretti a plebeizzare, -quanto in America e più. Non àvvi, al parer mio, buona e leale -rappresentanza di tutto il popolo, e non è in questa potere e virtù -efficace e fruttifera del bene comune, che allorquando nelle assemblee -raccolgonsi i due elementi migliori dell'universale intelligenza: cioè -a dire, l'istinto morale e il buon senso pratico delle moltitudini -dirozzate; e la fina e meditata sapienza dei pochi, la qual dee -giungere al parlamento per la sua propria virtù e valentía, e non -mendicando il suffragio di chi non sa e non può giudicarla. Egli è -forte da dubitare che le assemblee sovrane e costitutrici in Francia -trovino un ordine di elezione il quale risponda al nostro concetto. - -Il Programma soprannotato, racchiude altresì alcuni enunciati, o, a -dir meglio, alcuni voti e proposte delle dottrine sociali moderne. -Esso vuole che tra i lavoranti da un lato e chi li adopera e paga -dall'altro, intervenga un accordo tale, che il maggiore utile del -secondo mai non si converta in iscapito o in profitto minore de' -primi, ed, e converso, il profitto di questi torni eziandio a bene di -quello. Vuole il Programma in secondo luogo, che l'educazione morale e -intellettuale diffondasi nel popolo di maniera sì larga, imparziale e -compiuta, da non impedire ad alcuno il franco e pieno esercizio d'ogni -diritto civile e politico. Esso vuole, infine, che ai giornalieri e -braccianti mai non sia per mancare il lavoro: e dove i privati non -lo porgessero, provveda lo Stato, e il fornisca egli di continuo ed a -tutti. - -A rispetto della prima pretesa, che, cioè, il governo concilii ed -unifichi gl'interessi de' lavoranti e di chi li adopera nelle officine -e in altre bisogne, è follia di sperare che cotal fatta di accordi -e di aggiustamenti possa procedere da una legge. V'à molte forme e -guise d'associazione tra gli artigiani, e quella pure vi si conta la -qual consiste a fare insieme le spese, insieme faticar il lavoro e -insieme spartire il guadagno. Ma, tuttavolta che da una banda sarà -il capitale e l'ingegno, e dall'altra la nuda opera delle braccia, -nessuna legge e nessuno spediente varrà a rimuovere l'antagonia tra -le due parti; e quello che finora fu speculato intorno al subbietto, o -riuscì insufficiente, o illusorio e non praticabile affatto. Piacesse -a Dio che si potesser levare da entro il consorzio umano le antagonie! -ma ve n'à delle necessarie ed irremovibili, perchè pongon radice -nell'intima costituzione dell'uomo: ed anzi, che è la natura senza -contrasti? Ei pare che rimosse le contrarietà cesserebbe ogni moto, e i -germogliamenti e gli effetti dell'universal vita s'ammortirebbono essi -pure, e di mano in mano dileguerebbero. - -Quanto alla seconda richiesta della pubblica educazione, a me -non par dubbio che un governo popolare davvero, e caldo zelatore -dell'utile dell'infime classi, propagar non possa e moltiplicare -quel bene infinitamente di più e meglio che non s'è fatto fino al dì -d'oggi in Europa. Ma due cose son da notare su tal proposito. L'una -è che l'educazione è termine relativo, e relativa è la convenienza -e proporzione di lei con l'esercizio di tutti i diritti civili e -politici. Quindi, se vuolsi in Francia che la repubblica renda, a -breve andare di tempo, ogni cittadino capace di entrare al parlamento -e scrutarvi le leggi, non chiedonsi più fatti umani ma sovrumani, -e d'altro pianeta che non è questo il quale abitiamo. Se vuolsi, -invece, che la repubblica proceda con metodi tali, che la cultura -dell'ingegno e dell'animo sempre più s'accresca e si spanda nel -popol minuto, ciò non solamente è fattibile, ma sta segnato fra gli -uffici e le obbligazioni primissime d'ogni virtuoso e illuminato -reggimento. L'altra considerazione da compiere e da tener qui -presente, si è, che per isventura tutto ciò che riferiscesi in -diretto modo all'intelligenza ed al cuore, à natura tanto spontanea -ed _incoercibile_, che mal si può domandare a un governo e ad una -legislatura di porlo ad effetto per vie immediate e mezzi imperiosi. -Possono i reggitori e i legislatori mettere in arme un esercito, -costruire una flotta, decretare spedizioni e conquiste; non possono per -via d'impero e con sicurezza di frutto costringere un sol villaggio a -lasciar l'ignoranza ed addottrinarsi. - -Per ultimo, ha domandato la plebe in Parigi, che ad ogni operajo venga -cotidianamente e senza pericolo d'interruzione fornito il lavoro, e col -lavoro accertata sussistenza. Ma di ciò, come di materia gravissima e -ancora molto involuta, faremo discorso distinto e particolare. - - -§ IV. - -_Se la repubblica può fornir lavoro cotidiano agli operai che ne -mancano._ - -Per prima cosa, chi entra a speculare su tali argomenti e non à grande -uso, badi di non iscambiare le dispute e le speranze de' comunisti con -quelle de' socialisti. Ai primi sta fitto in capo di credere che possa -il mondo civile pervenire alla comunanza dei beni, e quindi abolire -affatto la povertà. Questa teorica è tanto disforme non pure dai -fatti fin qui durati fra gli uomini, ma dall'essere intrinseco delle -cose, che non diviene pericolosa se non fra genti di grosso ingegno -e selvatiche, o pel soverchio dei mali e dell'oppressione accecate e -infreneticate. Non vive a questi dì in veruna città d'Europa una plebe -così pronta d'ingegno, provveduta di cognizioni, accorta, sperimentata -e di buon giudicio come la parigina: il che ha bastato per disseccare -le barbe del comunismo in sul primo mettere che facevano; e tutto il -lor succo è stillato nella repubblica Icaria, i cui cittadini, come -s'impara dal nome, hanno l'ale appiccate con un poco di cera, e mai -non esciranno del labirinto che sonosi compiaciuti d'architettare a lor -posta. - -Ma un'altra generazione di scrittori è in Francia, che ha per intento -speciale di meditare su quelle forme comuni di vita socievole, e su -quegli istituti generalissimi che appajono in ogni parte del mondo -cristiano, rimangono quasichè inalterati per mezzo alle mutazioni -e alle rivolture politiche, e compongono tutti insieme l'ordine e -l'assetto primo ed elementare in che si riposa da secoli la parte più -civile e più culta del genere umano. A tali scrittori suolsi dar nome -di socialisti; e non ostante che parecchi di loro trasmodino e corrano -a immaginare sistemi speciosi d'umana socialità, pur nondimeno il -concetto che sveglia le lor fantasie è nobilissimo e fondatissimo; e -in quello s'appuntano tutte le investigazioni della filosofia civile; -in quello fermò la mente Platone, e gli altri insigni intelletti che -guardano come da specola eccelsa i moti, i portamenti e le condizioni -della intera famiglia umana. Ma da un lato, sonosi questi scrittori -imbattuti in fieri problemi che sembrano chiusi e sepolti a qualunque -intelletto; e dall'altro lato, l'indole peculiare degl'ingegni -francesi mal si confà e si proporziona con essi: imperocchè l'acume -non basta ove domandasi profondità; nè la perspicacia analitica, ove -si desidera il sicuro sguardo sintetico; nè l'ordine, la lucidezza, -il minuto distinguere, il presto concludere, il facile concepire, ove -bisogna per vie implicate e tortuose aggirarsi, ove la minutezza, -la facilità e la speditezza non colgono e non abbracciano se non -la buccia e le foglie. Da ciò è seguito, che i libri de' socialisti -francesi con molte parole recano poca sostanza, e filosofano poetando, -e fabbricano castelli incantati. Ma in Francia ove ogni cosa si -volgarizza, e la scienza è trattata in modo assai piano e con favellare -accessibile all'intendimento comune, quelle gran parole _droit de -travail_, _organisation du travail_, _solidarité de tous pour tous_, -e altrettali, non furono dette al sordo: raccolsele il popol minuto -e ne fe capitale; ed oggi che à l'arme in pugno e sente l'aura della -vittoria, volgesi non minaccioso, ma instante e autorevole a coloro -medesimi dalla cui bocca uscivano quelle avviluppate sentenze, e -lor dice con gran franchezza: — Cittadini e maestri, noi vi tenemmo -fede; teneteci voi le fatte promesse, dappoichè la Francia è a vostra -requisizione, e or potete quel che volete. Agli altri ceti à bastato la -libertà e l'uguaglianza: a noi bisogna altra cosa; che la libertà sola -non ci disfama e non ci disseta: noi domandiamo alla repubblica un pane -in cambio del nostro sudore. — Così à discorso la plebe. Or che poteva -il governo rispondere ai vincitori armati, se non quello che disse un -officioso ministro ad una regina: — Vostra maestà stia certa che se la -cosa è possibile, ella è fatta; e se impossibile, si farà? — - -Ma esaminando il subbietto ne' suoi principj, ei vi si trova subito -una dolorosa contraddizione. Che all'operajo voglioso della fatica non -debba mancare la sussistenza, comparisce un diritto così patente e un -debito così essenziale del consorzio civile, che vedendosi tuttogiorno -accadere il contrario, l'animo se ne sdegna profondamente, e viene -indotto a proferire quel medesimo che io scriveva, parecchi anni fa; -cioè «che ogni comunanza di uomini la quale non sa trovar modo, o non -vuole, di riparare dalle necessità estreme della vita gl'individui -suoi innocenti e non istanchi mai del lavoro, non può dirsi con rigore -nè sapiente nè civile, ma sotto sembianze molto contrarie è barbara -tuttavia e insipiente.» D'altra parte, le difficoltà di ben soddisfare -a tali diritti ed esigenze degli operai diventano in pratica così -sformate e quasi direi formidabili, che a pochi governi in sino al dì -d'oggi è bastato l'animo di affrontarle, a nessuno di vincerle; essendo -che noi intendiamo di ricordare i soli provvedimenti e i soli rimedj -conciliati con gli altri diritti umani, e massime con la libertà; e non -chiamiamo spedienti veri e legittimi quelle case di ricovero (a citar -pure un esempio) in cui l'uomo perde sua libertà naturale, disciogliesi -dalla famiglia e gli s'interdice di procrearla. Sta per compiere il -terzo secolo da che sotto il regno di Elisabetta, l'Inghilterra udì -pronunziare la sentenza medesima la quale oggi si va ripetendo dai -socialisti; che, cioè, il povero à buon dritto e buona ragione di -sempre poter barattare con un tozzo di pane il lavoro e la fatica delle -sue braccia. Eppure, quella sentenza fu per addietro e tuttavia si -rimane sì mal praticata e avverata nel suolo stesso ove fu proferita, -che ne dovremmo ritrarre un troppo sinistro augurio, e disperare da -questo lato del progresso del genere umano. Nel vero, assai poco giova -che il governo provvisorio di Francia siasi tanto sollecitato a mandar -decreti per costruire officine e iniziare i pubblici lavorii: qui, -per lo certo, cade in acconcio il trito proverbio, che dal detto al -fatto corre un gran tratto. Ciò non ostante, qualche notabile cosa -è da credere che porranno in istato, perchè a loro fa gran bisogno -di contentare le moltitudini. A noi rimane per al presente l'ufficio -di spettatori; nè l'esempio, comunque riesca, fia mai perduto. Di -questo, peraltro, io mi persuado e vivo certissimo, che quantunque -tra i componenti medesimi del nuovo governo siedano alcuni filosofi -socialisti, ad essi non va ora pel capo di mettere in atto la strana -dottrina dell'organisation du travail quale la c'insegnano alcune -loro stampe ed opericciuole, e che ad effettuarsi e compirsi non -è più spedita e facile o più durabile e profittevole delle utopie -de' sansimonisti e della repubblica Icaria. Niente ancora à trovato -l'ingegno umano di positivo e di pratico in ordine all'economia -pubblica, salvo i principj che si domandano della libera concorrenza; -la qual verità non ci vieta di riconoscere i danni e gli stenti che -ne procedono molte fiate al popolo degli operai. Ma rimane ad indagare -ancor più sottilmente, se la virtù medesima di quei principj sia capace -o no di rimuovere in buona parte, o di sminuire e stremare quelle -pregiudiciose e afflittive conseguenze; ovvero elle sieno tali da non -potersi emendare, eccetto che da riforme ed innovazioni profonde ed -isconosciute. Infrattanto, il senso morale e la intuizione immediata -dei sommi veri ci persuadono, che la libertà e la spontaneità debbono -pure in economia, come in qualunque altra disposizione sociale, essere -il germe fecondo e l'efficienza prima ed inesauribile d'ogni progresso, -d'ogni salute, d'ogni prosperità. Poco importa che il costringimento -s'adempia in nome di pochi, o d'uno, o di tutti: nell'ultimo caso, -è salva la dignità umana, non la spontaneità; e quindi l'energia, la -copia, la varietà e la perduranza dell'opere di mano in mano decadono -e si rallentano. Certo, fa gran maraviglia che quella nazione stessa a -cui in fatto di politiche libertà sembra di mai conseguirle nè larghe -nè sicure abbastanza, pretenda in fatto d'industria di procedere coi -divieti, e con l'intervenimento importuno e dispotico della legge. - -Ciò presupposto, e tornando più strettamente al subietto de' pubblici -lavorii, noi diciamo che l'attuazione compiuta e perpetua di quelli -o tornerà affatto impossibile, o sommamente diverrà perniciosa allo -Stato, se non si conformi con le massime della libera concorrenza, e in -troppa gran porzione impedisca e conturbi la operosità economica dei -privati. Perchè ciò non accada, ricercansi principalmente le quattro -condizioni infrascritte. - -1º Le pubbliche officine debbono istituirsi universalmente, e poco -meno che in qualunque grosso comune. Altrimenti, egli succederà molto -presto un'accumulazione tragrande di popolo in quelle sole città ove -saranno pubblici lavorii. Diciamo poi, che fatto anche che tali opificj -e lavori sieno per ogni luogo moltiplicati, ciò nondimeno rischiasi -forte di veder le campagne vuotarsi di gente e mancare le braccia -all'agricoltura, massime nelle provincie più montagnose e più sterili; -conciossiachè il trovare ne' luoghi murati ad ogni tempo e ad ogni -qualità di persone apparecchiato il lavoro e accertato il salario, -non può non accrescere a dismisura la propensione de' contadini -per ricoverarsi nelle città e lasciar la villa. Converrà, dunque, -in sull'aprirsi le officine per tutto lo stato, cercare compensi e -provvedimenti nuovi e gagliardi perchè le genti sparse per lo contado, -vi si mantengano. - -2º Necessità vuole che si decreti e si fermi, i pubblici lavorii venire -costituiti per supplimento e riparo alla insufficienza delle industrie -private, e però ricevere da queste limitazione e misura; cioè a dire, -che nelle officine della repubblica sieno raccolti quegli operai -solamente a' quali nessuna privata industria ha potuto fornir lavoro. -E ciò si dovrà riconoscere dai commessarj, o in virtù di certificati -de' capo-maestri, o con altri metodi e discipline, secondo si troverà -più agevole e più sicuro. Chi si consigliasse altrimenti, vedrebbe in -cortissimo tempo ogni sorta di lavoranti sgombrare le officine private; -perchè, poste pari tutte le condizioni, ciò nondimeno la sola maggior -sicurezza e stabilità del salario, e il non servire ad uomo particolare -ma sì al pubblico, e non all'umore del principale ma sì agli ordini -disciplinati prestabiliti, indurrebbe gli operai ad abbandonare a mano -a mano il lavoro de' cittadini per quello del comune. - -3º Se il governo non vuol menare a ruina di molte industrie private, -dovrà procacciare che i lavori da lui condotti, sieno di qualità da -non potersi dai particolari cittadini imprendere con profitto: la qual -cosa importa che le pubbliche manifatture quanto più crescono, e tanto -più costino e sieno a maggiore scapito del tesoro. Ogni altra specie -di lavori condotti dal pubblico renderebbe impossibile la concorrenza -privata in quella cotale specie. Ma, d'altra parte, al governo fa -gran bisogno d'assai varietà di lavori, perchè dee dar salario ad ogni -generazione di operai. Tutti questi nodi sono difficili a sciogliersi, -ed esigono nuovi temperamenti e partiti. - -4º Avviata la generale istituzione dei comuni opificj, mai non potrà -il prezzo della mano d'opera (come usan chiamarla) sminuire tanto e sì -presto, quanto si vede ne' paesi ove il numero delle braccia soverchia -l'uopo che se ne à. Però, tutte quelle industrie le quali competono -con gli stranieri, mercè del buon mercato e del potere scemare fino -all'ultimo estremo i salarj, cesseranno e s'annulleranno. Tanto più -è comandato al governo di non recare perturbazione ed impaccio alle -industrie che valgono ad avvantaggiarsi e a fiorire non ostante il -prezzo più che mezzano della mano d'opera. - -Segue dal fin qui ragionato, che più malagevole assai è per riuscire -al governo repubblicano il soddisfare e piacere alle moltitudini, -a rispetto delle nuove opinioni sociali, di quello che negli ordini -della politica; delle quali opinioni sorgerà una copia e una varietà -esorbitante, e così belle d'apparenza e lusinghevoli agli occhi del -popolo, quanto poco fondate e lontanissime dalla pratica. Ma perchè -le maggiori difficoltà della lor materia risiedono nelle viscere della -cosa, e in certe impossibilità naturali e invincibili, l'ingegno molto -svegliato e penetrativo della plebe francese non può non avvedersi, -dopo le prove iterate della discussione ed esaminazione patente e -comune, che il governo non à in pugno una verga da taumaturgo: e però -io penso che tali malagevolezze ed ostacoli non basteranno a mettere -giù la repubblica, ma sì basteranno a commuoverla ed agitarla continuo, -e a crescere l'inquietezza ed il malumore degli operai, i quali per -lungo tempo non poseranno, e correndo poi agli estremi, prepareranno -(com'io diceva in principio) la lor soggezione a un governo dittatorio -assoluto. - -À la repubblica nuova tra mani le sue utopíe, come ebbe l'altra -del secolo scorso. Ma in quella era più arbitrio e più facoltà di -appagare il popol minuto. Conciossiachè, l'estinzione dei privilegi, -lo spezzamento e ripartimento che ne seguiva dei beni stabili, e -l'attuazione compiuta e súbita della libertà e uguaglianza civile, -erano novità ed effetti visibili a tutti, e di presto e general -giovamento. Ora, alla presente repubblica, per empiere i desiderj -di tutta la plebe, occorre di affaticarsi in miglioramenti male -studiati, mal definiti e poco o nulla operabili. Ma d'altra parte, -la repubblica antecedente armava contro di sè profonde passioni e -non placabili inimicizie: la presente fa male a pochi o a nessuno; -del pari, che crescere molto la somma dei beni, massime delle classi -inferiori, s'accorgerà di non potere. Ma quello che non eccede le sue -facoltà, ed entra innanzi a tutte le obbligazioni sue, si è l'ajutare -per ogni guisa la purgazione degli animi e dei costumi; perchè della -corruttela è tollerante la monarchia, intollerante la repubblica. -E la plebe francese presente, non così bene à serbato la severità -e la modestia come l'energia e il coraggio, e nella vita pubblica è -assai migliore che nella domestica. Usanza generalissima degli operai -di Parigi si è lo scialacquare in due dì della settimana il salario -degli altri giorni. La santità del matrimonio conoscono poco o nulla, -e in grossolani piaceri s'ingolfano senza misura e quanto i guadagni -cotidiani il concedono. Della religione serbano un sentimento confuso -e fugace, e mai non si affaccia loro il pensiere ed il desiderio di -meditare intentivamente sulle ultime sorti dell'uomo. A queste male -disposizioni ànno gli scrittori di là piuttosto aggiunto incentivo -che recato rimedio. E per fermo, nella più parte de' libri loro, che -altro s'incontra, salvo una pittura vivissima dei patimenti della -plebe, e un'amplificazione continua delle oppressioni e delle avaníe -ch'ella sostiene dai potenti e dai facoltosi? Quante parole spendono -essi per dimostrare all'infimo volgo i suoi diritti e le doti e i -pregi segnalatissimi che la fregiano, e quante poche per istruirla -de' suoi doveri e ammonirla delle sue colpe! Indicassero almeno le -vie dirette e pacifiche per condurre le moltitudini dalla povertà -all'agiatezza, dalla miseria alla giocondità: ma in quella vece, dopo -avere accresciuto alla plebe la cognizione e il sentimento de' proprj -mali, o si tacciono affatto, o propongono tali compensi e partiti, -ai quali essi medesimi non porgono fede. Medici veramente crudeli -ed improvvidi, che si dilettano di palpar le piaghe del popolo e -inasprirle e dilatarle, senza prima fornirsi di neppure una stilla di -balsamo sedativo e salubre! Insomma, in questi ultimi quindici anni gli -scrittori francesi ànno in troppa gran parte mancato all'ufficio loro; -e la dignità delle lettere ne à scapitato assaissimo; e la repubblica -nuova trovasi ora sulle braccia una plebe molto più adulata e guasta -dai libri che illuminata e corretta, ed emmendar la quale non pensò -nè punto nè poco Luigi Filippo ed il suo ministro, benchè loro non -mancasse tempo quieto ed accomodato. - - -§ V. - -_Massimo impaccio per la repubblica sono le corrispondenze esteriori._ - -Contro forse l'opinione di molti, noi reputiamo che tra gl'impacci -maggiori del nuovo governo repubblicano sono da computarsi le -corrispondenze esteriori. E prima, si voglia notare che a tutti i -governi veduti sorgere in Francia, massime da cinquant'anni addietro, -le malagevolezze maggiori e i pericoli più imminenti e più gravi sono -provenuti dal di fuori; e ciò per l'intima connessione che i fatti e -le disposizioni esterne acquistano in quella contrada con gl'interni -fatti e disposizioni. La Francia tocca da ogni lato le più vitali parti -d'Europa, e mai non è sorto conflitto in alcuna nazione circonvicina, -che la spada del popolo francese non siasi snudata. - -Ad ogni grandezza civile tengono dietro molti rischj e gravezze; e la -Francia grandeggiando in Europa, segnatamente per certo imperio morale -che esercita sugli animi e sugli intelletti, non può in niuna maniera -ristringersi in sè medesima, e goder pace se gli altri non l'anno: -e come ogni suo moto à consenso e ripercussione di fuori, così non -possono i suoi vicini rimanere indifferenti e neutrali, ma o caldi -amici o caldi nemici; e bisogna o ch'elli accettino i suoi principj e -le forme del suo vivere sociale e politico, od ella i loro in massima -parte. - -Ora, venendo al caso presente, volentieri riconosciamo che una nuova -colleganza europea contro la Francia repubblicana non par probabile, -ma nemmeno scorgiamo su che fondamento saldo e durevole possa -costituirsi la pace, e come annodare leali e amichevoli corrispondenze -tra la repubblica e i regni circostanti. La diplomazia della plebe -è differentissima da quella dei principati e delle aristocrazie. Per -solito, non vuol secreti e non sopporta dissimulazioni; s'impazienta -agl'indugi, abborre i mezzani partiti, e (ciò torna a perpetua lode -sua) sempre à nelle risoluzioni dell'ardito e del generoso: testimonj -gli Ateniesi ed i Fiorentini. Aggiungasi a ciò il naturale de' -Francesi audace e mal sofferente, e quello spirito d'antica cavalleria -che mai non li fa quietare, e cacciali volentieri in difficilissime -imprese. Ma oltre di questo, la Francia, avanti ogni cosa, è armigera -e battagliera; à un esercito grosso, avidissimo di romper guerra, e -a cui vengono meno al presente le fazioni dell'Affrica, le quali se -abbastanza non l'occupavano e intrattenevano, pure gli ànno sempre -tenuto vivo il gusto e il senso della vita guerresca, e acceso un -desiderio smanioso di fatti grandi e di gloria un po' meno dispari e -dissomiglievole dall'antica. Ora, come potrà il governo far languire -nell'ozio delle caserme un esercito così fatto, e il cui ardore e la -cui ambizione è di tanto accresciuta dagli ultimi avvenimenti! - -Una cosa è inevitabile al governo nuovo repubblicano; il dovere, cioè, -fare scelta fra due partiti in ugual modo pericolosi. A lui bisogna o -non più riconoscere i trattati di Vienna, e con questo solo perturbare -tutta l'Europa, e nimicarsi fin l'Inghilterra; o riconoscerli, e -smentire nell'atto suo primo tutte le massime insino a qui predicate -con solennità e veemenza da' suoi partigiani. Probabilmente, e malgrado -degli animi fieri e audacissimi, il governo provvisorio manderà fuori -un manifesto pieno d'ambigue parole e di mezzane opinioni, e dove -negherà da un lato ciò che dall'altro verrà affermando; e sopra ogni -cosa, protesterà fermamente di voler vivere non che in pace, ma in -buona concordia e amicizia con tutti i governi.[14] Se ciò sopportasi -dalla plebe, un grande frangente è tolto di mezzo, e può l'Europa -serbarsi in pace per ancora buon tempo. L'Inghilterra, nelle cui mani -sia ora la somma dei comuni destini, non dubiterà punto di mantener -con la Francia amichevoli intelligenze, e avere per legittimo e rato -il nuovo governo repubblicano. Conciossiachè le sue immense armate, e -le enormi ricchezze e l'animo coraggioso ed intrepido non le bastano a' -nostri giorni per rinnovare e assoldare la lega Europea contro Francia: -mancale altresì l'intensione e l'unità del volere, perchè sono mutati -in gran parte i suoi pensamenti e consigli; ed anche appresso di lei -le forme sono antiche ed intatte, ma la sostanza tutto dì si altera e -si trasmuta. La Russia, non ispalleggiata dalla Germania, non può nulla -di grave e di minaccioso intraprendere contro l'occidente europeo; e la -Germania si quieterà, ed anzi farà ottima diversione chiedendo riforme -e franchigie, qualora ne' Francesi stia tanta saviezza e prudenza da -non fiatare nemmanco delle provincie del Reno: chè, quando accadesse -altrimenti, i tre potentati del Norte possono ancora trovare obbedienti -i popoli loro, e collegarli e moverli contro la nascente repubblica. - -Tutto ciò, ripeto, va per li primi tempi ne' quali la sospensione -stessa degli animi, la stravaganza dei casi, la preoccupazione -e il timore reciproco, il non essere i governi apparecchiati nè -consigliati a nessun gran cimento, ajuteranno il desiderio e il -bisogno di conciliazione. Ma si fermi pure la pace tra Francia e -i contermini potentati, rimangano in piedi i trattati di Vienna, -dichiarisi l'Inghilterra amica del nuovo governo, si queti la Germania -e riposi la Russia; pur nondimeno io manterrò sempre, che tal pace e -buona amicizia è vacillante e inferma di sua natura, e che in questo -dimorerà di continuo l'impaccio maggiore della repubblica. A' tempi -che corrono, non può sussistere, massime in un vasto paese, autorevole -e influentissimo, come è la Francia, un governo non pur differente da -quello degli Stati finitimi, ma di natura così attrattivo, e così caro -e invidiabile a tutte le moltitudini. Dico, non può sussistere molti -anni; e chi pensa altrimenti, e crede tra le due forme governative -di scorgere differenze poche e superficiali, fa visibile inganno a -sè stesso; e scorda, fra l'altre cose, che la picciola Svizzera così -divisa e disforme nei suoi elementi, e mista d'istituzioni moderne e di -viete e proprie del medio evo, pur nonostante à dato sospetti gravi e -durevol paura ai governi circonvicini. Come, dunque, non può l'Europa -quetare tanto che dura la repubblica appresso i Francesi, così a -questi, pure ordinandosi e componendosi a casa loro, sempre giungeranno -di fuori nuove perturbazioni, e pericolo instante di scompiglio e di -guerra. - - -§ VI. - -_Conclusione di ciò che precede._ - -Ei si dee concludere primamente, che guardata e considerata parte -per parte ogni condizione dello stato presente di Francia, non -appare cagione alcuna per la quale si giudichi facile e molto vicina -la caduta della repubblica. Questa poi fu fondata per la vittoria -e il voto unanime della plebe; e però al nuovo governo dee stare -a cuore principalmente di farsi a quella grazioso e accettevole, -come ai passati reggitori era principale necessità di contentare e -favorire i borghesi. Ogni cosa, pertanto, in Francia prenderà aspetto -arci-democratico, e verserà intorno ai pensieri, ai sentimenti ed agli -interessi del popol minuto. - -Secondamente, si dee concludere, che al nuovo governo aprirannosi vie -meno erte e scabrose per soddisfare i desiderj del popolo intorno alle -riforme interiori politiche, di quello che a rispetto delle sociali -ed economiche: e altrettanto spinoso e difficile gli sarà di condurre -a pace e a concordia i negoziati e le intelligenze esteriori; ed anzi -ciò gli tornerà impossibile affatto, quando dalla parte de' potentati -del Norte non superi tutti gli altri rispetti il timore incessante -di perdere e inabissare ogni cosa, e dalla parte dell'Inghilterra -il bisogno grande e non transitorio di accrescere e dilatare i suoi -traffichi. - -Contuttociò, dall'alterazione continua delle attinenze esteriori può -scoppiare una general guerra e un totale sconvolgimento d'Europa, nè -alcuna di quelle alterazioni avrà luogo senza commuovere profondamente -tutti gli ordini governativi di Francia. - -Oltrechè, il governo repubblicano non può rimanersi solitario -per lunghi anni; ma non cadendo per forza d'armi straniere, e non -iscompaginandosi con l'anarchia, dee di necessità propagarsi per tutto -ove la materia sarà disposta. Quindi non può col tempo non inquietare -e spiacer sommamente all'Inghilterra medesima; conciossiachè la -perduranza d'una perfetta e vigorosa democrazia pone in gravissimo -compromesso le aristocratiche istituzioni dell'isola. - -Dalle questioni poi economiche, e più ancora dalle sociali agitate -in seno di popolaresche assemblee, pericolo è di veder sorgere in -Francia cagioni copiose di mutamenti e di rivolture, massime non si -conoscendo nessuna via piana e nessun mezzo efficace per attuare certi -concetti fantastici, e giungere a certi fini a cui la plebe si ostina -di pervenire. Però, la salute della repubblica, nell'interior suo, sta -tutta nell'illuminare le menti, evitare le sètte, e all'agitazione -somma degli animi e alla discussione procellosa de' nuovi problemi -trovare sfogo e andamento ordinato sì, che le mutazioni medesime non -compajano eccessi, e non inducano l'anarchia. - -Che poi la repubblica sia per ispiegare tanta virtù e saviezza di -quanta è mestieri per tenere da una banda appagata la plebe, dall'altra -fuggir la guerra e innovare i trattati, e ogni cosa adempiere con -autorità di leggi e senza tirannide di fazioni, è cosa oltremodo ardua, -e assai più da desiderare che da sperare. Contuttociò, mal si può -affermarlo o negarlo assolutamente; imperocchè le storie non ci offrono -esempio nessuno dello stato civile e politico in cui di presente è la -Francia, e la più parte delle proposte che fa e degl'instituti che -va disegnando, riescono nuovi e impensati, segnatamente in Europa; -e quel simigliante che se ne vede in America, riesce, all'ultimo, -dissimilissimo, a cagione della sostanzial differenza che corre tra -i due continenti in ogni abito e forma di vita comune. Solo, non è -temerario di sentenziare, che in tanta incertezza ed oscurità di -dottrine, e in tanta esorbitanza di desiderj e improntitudine di -domande, non è punto credibile che possa trovarsi alla prima e con -quiete il meglio e il più praticabile, e ciò che mostri facoltà di -durare e di solidarsi: impossibile è, poi, che questo s'adempia o con -la guerra o con la perpetua sua minaccia o con l'imperversare delle -fazioni. - -In genere, la Francia, dal lato degli studj e delle teoriche, è mal -preparata alla politica e sociale trasformazione in cui vuol entrare, -e però non istimo che per gran tempo valga ad allargar molto il -circolo delle cognizioni correspettive e ad approssimarle alle ultime -soluzioni; e chiaro è che ella ondeggia fra due sistemi di ordinamento -civile non pur diversi, ma opposti. Il primo produsse e governò la -rivoluzione dell'età scorsa; l'altro risulta, benchè tuttora mal -definito, dai pensamenti e dalle tendenze nuove della filosofia civile, -e dai nuovi fatti che il natural-progresso delle nazioni compie e -mette in considerazione. Il primo s'accorda troppo bene con l'indole e -l'attività del popol francese; l'altro l'è troppo contrario. Il primo -può dirsi consistere singolarmente in tre cose: nella rivoluzione -entro casa; nella propagazione sua di fuori per via dell'armi; nella -negazione ardita di tutto ciò che l'analisi acuta ma frettolosa e -imperfetta non trova e non riconosce in ogni materia di scibile e nelle -più chiuse parti del cuore. Certissimo è, che nelle gare politiche, -quando bisogni venire alle ultime prove, nessun popolo s'agguaglia -al francese in bravura e in ardore. Similmente, nessuno il pareggia -in impeto bellicoso; e tutti i pregi di sua natura risplendono vivi -e abbaglianti nelle fazioni di guerra. Nell'acume poi della critica, -nella perspicacia e ordine dell'analisi, e nella baldanza del negare -e del confutare, nessuno vince e neppur raggiunge l'ingegno francese. -Ma d'altro lato, i costumi nuovi e la nuova filosofia vanno ognor da -vantaggio persuadendo che le rivoluzioni violente distruggon sè stesse -e più non sembrano necessarie; che la guerra abituale è mestiere -da barbari, e affoga nel sangue la libertà; che le conquiste pesano -come cappe di piombo addosso agli occupatori; che la critica à ormai -compiuto il suo magistero, e vuolsi far debito luogo all'autorità delle -tradizioni, e scandagliare giù nel profondo la scienza arcana che si -raccoglie e si occulta nei suggerimenti mirabili dell'istinto: che -le libertà individuali e municipali son fondamento a tutte le altre, -e con esse dee misurarsi, ad esse adattarsi la potestà e l'arbitrio -legislativo; che, infine, dai subitanei consigli, dai mezzi veementi -e forzosi e dai metodi dittatorj mal può germogliare la libertà vera, -e che alla tirannide riesce non rade volte di mascherarsi col nome di -Convenzione, di sovranità popolare, e d'altri titoli strepitosi. - -Dal contrasto di tali due sistemi procedono le contraddizioni molte che -appajono a questi giorni tra uno e altro atto del governo provvisorio, -tra uno e altro enunciato del Programma popolare, e così in ogni parte -e manifestazione della vita politica. Non può da simil conflitto non -provenire assai confusione ed incoerenza nelle deliberazioni e nei -fatti che sono per seguitare. Contuttociò, egli è da sperare e sembra -probabile che mai non verranno al sangue e alla guerra intestina. -Conciossiachè il pericolo maggiore da questo lato può stare nella -porzione più rozza e più indocile della plebe; ma perchè ogni suo moto -armato minaccerebbe l'avere così dei privati come del pubblico, ci par -naturale che tutto il rimanente del popolo sia per essere pronto ed -unito a resistere a quella furia. A tutti gli altri umori è credibile -che la uguaglianza perfetta civile e l'uso interissimo d'ogni maniera -di libertà dischiudano qualche sfogo, e impediscano che alcuna fazione -signoreggi, ed opprima talmente le altre, e s'impadronisca in sì fatta -guisa dell'imperio e dell'armi pubbliche, da ingaggiare battaglia con -gli avversarj, e insanguinar Parigi e la Francia. - -Con tal condizione soltanto di saper fuggire lo sdrucciolo -dell'anarchia e fuggir la guerra civile, la repubblica nuova francese -avrà porto a tutti un esempio imitabile, e adempiuto un grande e -salutifero esperimento; e in solo quel caso potrà fermarsi ciò che in -principio di questa Lettera molto dubbiosamente si proponeva: cioè, -se l'ultima rivoluzione francese sia per riuscire al progresso civile -d'Europa un bene od un male. - - -§ VII. - -_Quello che dee l'Italia pensare degli ultimi casi di Francia._ - -Lodi chi vuole ed esalti a cielo la vittoria fortunatissima del -popolo parigino; e confidisi pure ch'ella tornerà fra non molto a -progresso grande e magnifico di tutta l'Europa: io, come Italiano, -confesso che me ne dolgo, e la reputo, almeno, avvenuta pel nostro -paese nel tempo più disacconcio ed inopportuno che dar si possa. Dopo -tre secoli di silenzio e di sonno, e dopo aver toccato l'ultimo fondo -delle umiliazioni, dell'ignavia e delle sventure, l'Italia risorgeva -in modo sì bello e insperato, con portamenti sì ordinati e pacifici, -con tale pienezza e coscienza della giustizia e del dritto, con un -senso di virtù e di religione tanto istruttivo e tanto esemplare pel -mondo, che forzava i popoli tutti a maravigliarsene. Risorgeva l'Italia -e rigeneravasi per moto sì fattamente proprio e spontaneo, che in -cambio di aspettare e ricevere come l'altre volte, ella dava altrui -l'impulso e l'eccitazione; e tale impulso era tutto civile ed umano, -pieno di moderazione, di prudenza, di longanimità. La nazione stata più -afflitta dalle discordie e più tenuta divisa dalle arti di stato, dalla -fortuna e dalle colpe sue stesse, quella nazione, dico, ritempravasi -per prodigio nella fiamma d'amore, e in amplesso spirituale si -unificava: di ventiquattro milioni d'uomini uno solo era l'animo, -una la mente, uno il fine; e in tanto profondo rivolgimento e in così -subita innovazione, tu non rinvenivi un sol uomo il quale avesse potuto -chiamarsene offeso, e a cui il popolo, uscito appena di servaggio -e inesperto di libertà, avesse torto un capello, recato il sopruso -d'un obolo, fatto segno fugace di risentimento e vendetta. Spettacolo -certamente insolito a tutte le genti, e onorevole non che per l'Italia, -ma per l'intera famiglia umana. Quindi l'Europa e il mondo non potevano -trattenersi dall'encomiarlo: e già riconoscevano in noi le discendenze -e le propaggini auguste di Roma; già domandavano l'Italia la terra -perpetua de' prodigi; e s'annunziava per mille segni, ch'era oggimai -nostro ufficio introdurre le nazioni in nuovo corso di civiltà, e loro -fare scòrta su per li gradi d'altissimo perfezionamento. - -Ora, tanta speranza vien sopraffatta in un subito dagli avvenimenti di -Francia, e siamo della nobile capitananza dispossessati: il mondo torna -all'idolatria antica, e, tra pauroso ed attonito, tien fermo lo sguardo -nella Francia repubblicana. Sieno pure questi nostri lamenti non degni -dell'uomo filosofo, e mantengasi pure con invitti argomenti, che il -bene, dovunque venga e comunque, è sempre avventuroso e accettabile. -Io fui Italiano molto prima di tentare d'esser filosofo, e sin dalla -puerizia ò pianto con isconsolata amarezza le umiliazioni e li sfregi -della mia patria: il perchè, della cara speranza che or balenava del -suo primato esultarono tutti gli spiriti del cuor mio, e chiunque -strappa di mano all'Italia quella sublime lusinga, mi fa dolore e -non gioia; e se questo è colpa o gran debolezza, io sento una forza -soave che rende amabile alli miei sguardi la colpa e invidiabile la -debolezza. - -Ma oltre di ciò, a nessuno è lecito di negare che la rivoluzione -presente di Francia non ispanda per Italia un seme funesto di -divisione, il quale, per occulto ed inerte che si rimanga, non perde -facoltà di scoprirsi e di germogliare laddove i popoli sieno men -giudiziosi o i governi meno prudenti: e questo accade per appunto -quando abbisogniamo vie più dell'unione compita ed universale degli -animi, e quando al misericordevole Iddio era pur piaciuto di prepararla -per tutto, e disporre ogni cosa al finale conseguimento suo. - -Ma perchè qualunque lamentazione non à virtù di cambiare i fatti e -arretrare gli avvenimenti, meglio è di condurre i pensieri su quello -che a noi importi di praticare e di fermamente volere dopo gli -straordinarj casi di Francia. - - -§ VIII. - -_Stato presente d'Italia, e ciò che conviene di fare a' suoi popoli ed -a' suoi principi._ - -E primamente diciamo, che intorno ai consigli, alle risoluzioni ed ai -portamenti che agl'Italiani possono meglio convenire nelle congiunture -nuovissime in cui la rivoluzione francese gli à collocati, è cosa di -gran conforto vedere che l'opinione di tutte l'effemeridi nostre, -variando assai nell'aspetto, non differisce guari nella sostanza, -ed in tutte sembra spirare il senno e l'avvedutezza antica. La quale -opinione, a scioglierla dalle diversità dei modi e ridurla in brevi -concetti e persuasibili ad ogni mente, ci pare dover essere così -espressa. Sta il nerbo principale d'Italia in Piemonte, e l'esercito -di colà è la nostra spada: esso à dirimpetto lo sforzo intero -dell'Austria. Ma fino a che serbasi, come ora è, unito, disciplinato -e volonteroso, non si fa luogo a serj timori. Per lo contrario, tutto -quello che sconnettesse l'esercito e ne rompesse la disciplina, -volterebbesi in danno estremo di tutta la Patria comune; perchè -l'Austria profittando dello scompiglio, piomberebbegli addosso col -fiore delle sue truppe, e vedremmo un disastro non molto dissimile da -quello del 1821. Lo stesso caso, e con maggiore facilità e prontezza, -si compirebbe nell'altre provincie Italiane confinanti con l'Austria. -Nè dicasi che i Francesi repubblicani calerebbero in nostro ajuto. -Conciossiachè (presupposta pure come certissima la loro pronta calata -e la piena vittoria) io sostengo, che quello più non sarebbe ajuto -d'amici e contribuzione di collegati, ma occupazione e conquista; -e ciò che avverrebbe di noi tapini, tra la prepotenza e la ferocia -degli uni, e l'orgoglio e l'ambizione degli altri, la storia medesima -de' nostri tempi lo insegna, e ancora ne permangono i tristi effetti. -Necessario è, dunque, che la Liguria, il Piemonte, la Toscana e gli -Stati romani non tumultuino e non si scompongano, per infino a tanto -che alle frontiere di ciascuna di tali Provincie italiane stanno grosse -e minacciose le truppe austriache. Da ciò segue, che in esse Provincie -chiunque pensi a mutar la natura degl'istituti e imitare le nuove -forme politiche altrove comparse, fa opera pessima, e di turbolento -e reo cittadino. Manifesto è, poi, che se le Provincie meridionali -si sollevassero per mutar forma di reggimento, l'Italia media e la -subalpina non posson quetare: però, a tutti gl'Italiani incombe oggi un -medesimo debito; fuggire le novità che ci disordinano e ci disuniscono. -Abbiam guadagnato pur tanto di libertà, quanto bisognava per dar -dominio sicuro all'universale opinione, e proseguire ordinatamente di -migliorazione in migliorazione, sino a vedere attuato appresso di noi -tutto il più scelto, il più liberale ed il più proficuo delle odierne -istituzioni. A tre cose dobbiam ora voltar la mente con ardore di zelo -e fermezza incrollabile di volontà. La prima è stringere ed afforzare -l'unione; la seconda, armarci; la terza, consumare l'opera santa e -solenne dell'indipendenza. Quelle mutazioni, pertanto, che a tali tre -fini possono recare nocumento o ritardo, si abborrano e si respingano, -qualunque nome e colore specioso e allettativo portino seco. - -Quanto è a nostri Principi, a me sembra di scorgere chiaramente, che -quel cammino che lor conviene di compiere, vada bensì per sentieri -aspri e difficili ma non tortuosi ed oscuri, e dopo molte scoscese -e sdrucciolevoli chine li meni in luogo ove potrebbe loro mancar la -fortuna ma non la gloria, e ove non può abbandonarli l'amore e la -riconoscenza eterna de' popoli. - -A me va per l'animo, che a Vienna gli ultimi casi di Francia recato -abbiano sommo terrore a parecchi; ad altri, apprensione assai, mista -di molta speranza:[15] perchè coloro i quali s'ostinano negli antichi -pensieri, e reputano ogni rivoluzione un delitto e un furore che presto -passa, e debbe quindi espiarsi con servaggio nuovo e lunghissimo, -entrano forse in qualche fiducia di veder rinsavire le menti sedotte, -rannodar le vecchie colleganze, rifare le congreghe de' principi, la -libertà diroccare per li medesimi suoi eccessi, e il mondo spaventato e -sconvolto chiedere di riposarsi sotto lo scudo dei paternali governi. -Primo di tutti il Metternich move forse, in questi giorni medesimi, -tali o poco diverse parole ai Principi nostri: — Ecco, o Signori, -avverate a lettera le mie previsioni, ed anzi troppo più che voi -ed io non temevamo. A voi piacque, per eccessiva mansuetudine, di -carezzare e scaldare nel vostro seno le sètte dei liberali, credendole -assai temperate e pacifiche e ben corrette dall'infortunio. Vedetele -ora che son cresciute ed ingagliardite coi vostri favori. Avvi egli -concessione che li contenti, beneficio che li plachi, liberalità -che li riempia e li sazii? Prima mostravano di non vi chiedere se -non alquante riforme; poi vollero armi, poi licenza di scrivere -ogni enormità ed ogni scempiezza; oggi gli Statuti più larghi, le -guarentigie più salde, le libertà più estese e compiute non sembrano -loro abbastanza; oggi si tratta delle vostre corone medesime; si tratta -dell'essere o del non essere. Or che aspettate, o Signori? Forse che -la Francia espedisca di nuovo le fiere masnade de' suoi giacobini a -sommuovere tutti i popoli, a rovesciare tutti i troni? Deh facciam -senno una volta, e ricompriamoci, se egli è possibile e s'egli è ancor -tempo, dal giogo vile delle cenciose democrazie. Quel che vuol dire -scostarsi dall'amicizia dell'Austria, nudrire speranze inconsiderate -d'ingrandimento, correre dietro agli applausi delle ingratissime -moltitudini, stimo che apertamente il vediate. Ma l'Austria scorda -tutti gli oltraggi passati, compiange gli errori comuni, e solo -desidera e prega che il vostro pentirvi e ricredervi non sia tanto -tardi, ch'ella medesima non conosca e non rinvenga spedienti opportuni -e bastevoli per riscattarvi. Pensate che se i demagoghi si tacciono di -presente, e sembrano ancora avervi in rispetto e in considerazione, -ciò accadrà fino al giorno che le truppe imperiali ostinerannosi a -custodire e fronteggiare la Lombardia. L'ora in che avranno sgombrato -compiutamente l'Italia, sarà l'ultima del vostro regno. — - -A me vien pensato che questi debbono essere gli ammonimenti e i -consigli del Gran cancelliere di Vienna; e a me pare, dall'altro -lato, udire rispondere così i nostri Principi: — Se d'una cosa noi ci -pentiamo, si è di avere troppo indugiato a riconoscere la perfidia -insieme e la vanità de' vostri documenti, pei quali rischiammo di -perdere affatto l'amore de' popoli nostri, che è il solo patrimonio -e la sola conquista degna d'un re. Voi procacciate di spaventarci -mostrando la crescente smoderatezza e la necessaria incontentabilità -delle moltitudini. Ma noi siam di credere, che l'opinione, qualora -possa manifestarsi senza pericoli e incitamenti, e non le manchi agio -nè tempo di esaminare, d'erudirsi e di avvisatamente concludere, mai -non si scompagni dalla moderazione e dalla giustizia: ma come ciò -sia, meglio ci sembra di ottemperare al desiderio eziandio indiscreto -de' nostri concittadini, che al comando del superbo straniero. -Insopportabile a noi s'era fatto il regnare come vostri luogotenenti, -e col puntello de' gesuiti; e ci è più dolce spartire col popolo -l'autorità della legge, che veder cancellato il nome di lui dal -libro delle nazioni, e l'Italia condotta ad essere non altra cosa -fuorchè _una espressione geografica_, come voi testè la domandavate. -Col restituire a' sudditi nostri la dignità d'uomo e di cittadino, -abbiamo a noi medesimi restituito la monarcale dignità, e sentiamo -che d'ora innanzi nella bilancia d'Europa li scettri nostri avranno -pondo e valore. Ad accrescere l'uno e l'altro, noi deliberiamo di -unirci in istretta e saldissima Confederazione; e presto bandiremo -una Dieta Italiana, ove siederanno con buon accordo e amicizia così -i nostri commessarj come i deputati delle assemblee. Voi dite che la -Francia torna minaccevole per tutti i troni, e che noi saremo continuo -tribolati, continuo sopraffatti dall'esorbitanze dei partiti. Ma non -vi cada della memoria quel grande sfogo che dar possiamo all'eccesso -dell'ardor giovanile e alle improntitudini della plebe. A ciò -basteranno, ben vel sapete, queste sole parole: Si passi il Ticino. Ma -sentiamo che replicate, che vinta la guerra, affrancata la Lombardia, -e vuota l'Italia d'Austriaci, nessuno porrà più argini alle passioni -e termine alle speranze e disegni dei democratici. Noi rispondiamo -invece, che niuna cosa può aggiungere credito e forza ai nostri -governi, quanto l'auge della vittoria, le armi avvezze a obbedire e -onorare le nostre persone, il merito sommo acquistato appresso della -nazione. O tutto questo può salvare le nostre corone e prerogative, o -nessun'arte e spediente lo può. Ad ogni modo, la giustizia procede con -noi, e i nostri nomi son consegnati alla fama, e staranno quanto la -storia dell'italiano risorgimento. — - - -AI SIGNORI DIRETTORI DELL'EPOCA.[16] - - 11 aprile 1848. - -Giovandomi della sincera e cortese amicizia vostra, piglio arbitrio di -mandarvi alcune brevi considerazioni sui fatti di Lombardia, le quali -nelle congiunture presenti mi pajono non pur vere ed utili, ma che il -trascurarle torni troppo pregiudicioso alla causa italiana. Nè badate, -signori, che sieno pensieri d'arme e di guerra; imperocchè, a questi -tempi, qual buon cittadino non volge l'animo alle cose militari? Senza -dire che la scienza dell'armi non è tutta chiusa ed inaccessibile a chi -s'astiene dal maneggiarle, ma v'à alcune parti ove il naturale ingegno -può penetrare assai dentro, e scorgere con sicurezza ciò che al buon -capitano occorre d'imprendere e di provvedere. Quando, poi, questi -miei brevi pareri ed accennamenti non pure si raffrontino coi disegni -e le risoluzioni di coloro che al presente governano la guerra santa, -ma nemmanco abbiano spazio di prevenirle, io ripeterò in cuor mio _Hoc -erat in votis_, e coglierò grandissima contentezza dalla inutilità -delle mie parole. - -Io dico, pertanto, che considerandosi da un lato le mosse dei nostri -e dall'altro quelle degli avversarj, s'intende assai chiaro, che -gl'imperiali procacciano di rannodarsi e difendersi principalmente -lungo l'Adige; e quivi, secondo che daranno i casi, o aprirsi -una ritirata sicura sgombrando del tutto l'Italia, o ripararsi in -Peschiera, in Mantova ed in Verona, aspettando quello che venga loro -comandato da Vienna. Possono eziandio tentar la sorte d'una battaglia -campale, con questo consiglio, che riuscendo vincitori, acquistino -facoltà d'invadere nuovamente gran parte della Lombardia e del Veneto; -e quando abbian la peggio, rimanga loro pur sempre un ricovero assai -ben munito e ben proveduto nelle dette fortezze. Sperare in ajuti nuovi -e gagliardi spediti loro di là dal Tirolo non sembra che possano per al -presente, e poco numero di gente non basterebbe al fine di rappiccare -le fila interrotte tra Verona e le terre austriache. - -Dal lato nostro, conoscesi che Carlo Alberto è in pensiere -principalmente di sconnettere in più d'un punto e spezzare quella -continuazione di forze che gl'imperiali si studiano di mantenere fra -l'Adige e il Mincio; e nel tempo stesso, à l'occhio ai passi meno -difesi, e distribuisce sì fattamente le truppe dell'ala sua dritta, da -impedire al nemico di rioccupare per soprassalto alcuna città o luogo -importante. Con l'ala sinistra, poi, dell'esercito proprio spignesi, -a quel che sembra, verso il Tirolo, per soccorrere le popolazioni -insorte, minacciare il nemico alle spalle, e togliergli modo così di -tenersi congiunto colle terre dell'impero di là da' monti, come di -rinfrancarsi con qualche schiera che disegnasse di calare in Italia. - -Ciò veduto, io sostengo, che è grandemente mestieri menar la guerra -con celerità e vigore massimo nel Tirolo, e far quivi grossa testa di -truppe, radunandovi altresì quanta più gente assoldata e disciplinata -può fornire la Venezia. Questo fatto, un buon nerbo di milizie -scendendo dal Cadorino e dal Friulano, dee spingersi con ardire e -prestezza ad occupare Trieste, e porgere ajuto ai partigiani e fautori -della causa italiana che sono pure colà. Sembra oggimai certo, che -Napoli invia legni e soldati nell'Adriatico; ma nessuno sforzo dalla -banda del mare conseguirà prontamente lo scopo della dedizione di -Trieste, qualora dalla banda di terra non sia stretta ed assalita con -istraordinaria gagliardia. In questa sollecita occupazione di tutta -l'Istria raccogliesi, al parer mio, un punto principalissimo della -liberazione d'Italia e un gran pegno della sicurezza avvenire; e però -è necessità di ciò procurare innanzi che il governo nuovo viennese -possa riaversi, e le sue provincie tedesche, paghe delle libertà e -guarentigie ottenute, risolvano di sostenere con ogni mezzo la ruinante -casa di Ausburgo. Fra poco si riordinerà eziandio la dieta Germanica, e -sarà dieta leale di popoli liberi, e quindi tenera sopramodo dell'onor -nazionale e gelosa dei vantaggi comuni degli Stati Alemanni. Tra tali -vantaggi debb'ella per certo annoverare il porto di Trieste, che è -per l'intera Germania il solo uscio aperto sulle acque dei nostri -mari, e la sola diretta via e comunicazione con l'ultimo Oriente.[17] -Potrebbe, adunque, tutta Lamagna commoversi fortemente per serbar -dominio sopra Trieste; la qual città, d'altra parte, rompe in mezzo -le terre italiane poste fra l'Isonzo e il Quarnero. Sino dai tempi di -Augusto, ànno l'Alpi Giulie e le Carniche segnato i confini d'Italia; -e però, tutta l'Istria e il littorale che corre da Pola a Venezia è -nostro, e niun vessillo vi dee sventolare salvo che l'italiano. In -me, pertanto, è gran desiderio e speranza che le schiere piemontesi e -le venete s'accampino presto in tutta quella regione, e chiudano allo -straniero ogni passo fra il Tagliamento e la Sava, e dai Monti della -Vena sino alle rive del mare. Per rispetto, poi, all'Illiria ed alla -Dalmazia, basti per ora il notare, che abita in quelle provincie una -gente nel cui arbitrio sta il dichiararsi o per la causa italiana o -per quella dei popoli Slavi; imperocchè di schiatta nascono slavi; di -costume, di lettere, di governo si sentono italiani. A noi importa sol -questo, ch'elli non sieno e non vogliano essere austriaci, e non possa -l'Austria nei porti di Dalmazia prepararci continue offese e molestie. - - (_Dall'Epoca._) - - -SULLA GUERRA ITALIANA. - - 14 aprile 1848. - -Le operazioni della guerra a me pajono procedere più fortunate che -preste e ben consigliate; e le spingono innanzi le popolazioni insorte, -più assai che l'attività e l'ardire dei capitani. Dell'esercito -di Carlo Alberto, l'ala destra à compiuto l'intento suo primo -(difficilissimo per addietro, e divenuto oggidì poco faticoso) -di snidare i Tedeschi da tutte le sponde del Po. Col marciare poi -raccolta e diritta sopra Desenzano e Montechiaro, e col venir sempre -di più spalleggiata da Bresciani, Bergamaschi, Cremonesi e altri -popoli circostanti, à forzato gli Austriaci a passare il Chiese, e -fermarsi sulla sponda sinistra del Mincio, e propriamente in quel -largo triangolo che fanno insieme Peschiera, Mantova e Verona: elli -abbandonano persino parecchi posti da lor tenuti a mezzo il cammino tra -Vicenza e Verona; e giusta gli ultimi rapporti, sembra potersi credere, -che l'armi piemontesi (e questa era fazione men facile) siensi spinte -col loro antiguardo tra Mantova e Verona. - -Ma d'altra parte, dell'ala sinistra non si à nuova nessuna, e non -compajono bollettini. Di quegli ottomila fanti inviati verso Salò e -Gavarno, e nelle cui mani credesi caduto il forte di Rocca d'Anfo, -neppure una voce. Ad essi spettava di dilatare e soccorrere con -vigoría il sommovimento tirolese, e chiudere e impedire i passi. Certo -è che gli Austriaci mantengono ancora disgombra affatto o con pochi -interrompimenti la via da Bolzano a Trento e da Roveredo a Verona. Ma -come va tal cosa? come non si tenta ogni sforzo e non si opera ogni -bravura per insignorirsi di Trento, vera chiave del Tirolo italiano; -mentre insorgono le campagne, il Bresciano ed il Bergamasco si muovono -ad ajutare l'impresa, e l'ajuta d'altro lato con forte rincalzo la -sollevazione del Friuli e di tutta l'alta Venezia, e possono accorrere -al fine stesso i corpi franchi della Svizzera italiana e della -Valtellina? - -Al presente, gli è ben avverato che il general Zucchi padroneggia Palma -Nova ed Osopo, e che que' montanari e segnatamente gli Udinesi ed i -Trevigiani sono pieni di ardore, e si armano e si disciplinano. Ora, -gran fatto sarebbe che il Zucchi non se ne giovasse quanto bisogna -per varcare al più presto l'Isonzo e piombare su Gorizia e Gradisca; -Gorizia città aperta in fondo a una valle, e Gradisca picciolo luogo -munito di picciol castello. Quella mossa sola basterebbe forse a far -succedere la dedizione di Trieste, tanto forte dal lato del mare, -quanto debole e sprovveduta dal lato di terra. Nè sembra da temersi -che il generale Zucchi e la gente che à seco non vi si potessero -reggere; conciossiachè tra breve essi cresceranno delle schiere del -generale Durando; e buona porzione delle soldatesche e dei corpi -franchi, raccolti qua e là nella bassa Venezia, potrannovisi condurre -sollecitamente; e infine, non mancheranno col tempo le truppe ed i -volontarj quivi recati dai legni Sardi e Napoletani. Ma, pur troppo, -tutto questo ricerca nei capi massima speditezza ed ardire; e ricerca -altresì un comune disegno, e una bene ordinata cooperazione. E però -Dio provveda, perchè di comuni accordi e disegni vedo pochissime -prove, e molte ne vedo contrarie. Certo è, poi, che l'Austria, quanto -sentirà più difficile e più rischioso il resistere e mantenersi nelle -interiori provincie lombarde, tanto radunerà ogni sua forza sulle -sponde dell'Adriatico. L'Istria è tutta intera in sue mani, e Trieste -s'acconcia all'antico giogo. Stando a quello che insegnano l'ultime -nuove, ogni apparecchio che studia di fare il governo Viennese non -è per soccorrere la sua causa in Tirolo, ma sì bene per fronteggiare -gagliardamente i nemici sulla sinistra dell'Isonzo, e proteggere la -Contea di Gorizia e le terre littorali. Mai non m'è rincresciuto -così duramente com'oggi di non possedere autorità di parole nè -arte infiammativa di stile; imperocchè io l'adopererei tuttaquanta -a persuadere i giovani nostri crociati di accorrere sull'Isonzo e -varcarlo coraggiosi, riconquistando a prezzo anche di molto sangue -le antiche e naturali frontiere d'Italia. All'Alpi Giulie, griderei -loro, all'Alpi Giulie, o militi! là su tutte le cime piantate il -vessillo italiano; e non tollerate, per Dio, che attraverso alle nostre -provincie, sulle nostre stesse marine, non diviso da monti e da fiumi, -non impedito non trattenuto da fortezze e bastìe, possa dimorare il -nemico eterno d'Italia, e con quiete e con agio ricominciare le offese -e perpetuar le minacce. - - (_Dall'Epoca._) - - -DI NUOVO, SULLA GUERRA ITALIANA. - - 17 aprile 1848. - -I combattimenti di Goito e di Monzambano recano alle nostre truppe -onor singolare. Il varco del Mincio, qualora gli approcci e le rive -del fiume sieno difese e munite secondo l'arte, non solo è aspra -cosa e difficile, ma compiuta con tanta prestezza come i Piemontesi -ànno fatto, porge prova bellissima di bravura e di abilità; perchè si -computa generalmente dai buoni maestri di tattica, che sia mestieri di -spendervi il triplo di tempo; e tanto ne spesero nelle guerre ultime -d'Italia i Francesi. In Goito s'erano gli Austriaci asserragliati in -più strade, e da ogni casa sparavano addosso agli assalitori. Or, chi -è pratico del guerreggiare, conosce troppo bene quali rischj e fatiche -s'incontrino a smovere e scovare eziandio poca milizia da un luogo in -cui ogni muro le serve di parapetto, e l'è il bersagliare e l'offendere -così agevole, come difficile l'essere offesa. - -Ei pare che tutta la schiera cacciata da Goito retroceda verso Mantova; -e quella, invece, che contrastava il passo tra Monzambano e Valeggio, -si ricoveri sotto Verona. Ma non più padroni della sinistra del Mincio, -e rotta la congiunzione loro tra Mantova, Peschiera e Verona, forse gli -Austriaci in cambio di tenere e difendere animosamente quest'ultima, -s'apparecchiano di far sicura ritirata lungo il Tirolo, e salvar -gente, artiglierie e bagagli. Se il Tirolo fosse tutto in fiamme, come -al creder mio poteva essere, accorrendovi i Piemontesi, la ritirata -de' nemici o verrebbe affatto impedita, o non accadrebbe loro senza -molto sangue e senza perdite dolorose. Ma quando, poi, i Tedeschi -indugiassero e dai nostri si trascurasse di proseguir la vittoria e -di occupare le Alpi con buon nervo di truppe, certo, commetterebbesi -errore assai grave e pregiudicioso. Marciano a quella volta alquanti -volontarj comandati dal generale Alemandi; ma perchè marciano soli, -e nessuna porzione dell'esercito li accompagna? a quella fazione non -bisognano nè cavalli nè artiglierie, ma squadre di volteggiatori e -di bersaglieri, che da molti giorni potevano essere in via. A ogni -modo, raccomandiamo con somma istanza ciò che le presenti congiunture -d'Italia ricercano sopra ogni cosa; vogliamo dire, prestezza, ardimento -e buon accordo. Sono nel Veneto i volontarj Romani, Sardi, Napoletani, -Veneziani, Lombardi. A chi obbediscono essi? ad uno o a più capi? -Nessuno ancora l'à significato, nessuno lo sa. Alle operazioni loro -è guida un disegno e un consiglio prestabilito e comune? Speriamo che -sì, ma se ne ànno indizj e avvisi contrarj. Napoli manda truppe, delle -quali certo non si scarseggia; e trattiene invece la flotta sua, che -sarebbe ai Veneziani compiuto ristoro e salvezza. - -Ricordiamoci che mai Dio non à mandato all'Italia tempi più fortunati. -Ogni giorno che spunta, reca opportunità di gran fatti, e serra nei -suoi brevi confini l'efficacia di tutto un secolo. Ora, i trattati -son rotti, la diplomazia è dispersa e muta; impaurano i gran potentati -per li guai che ànno in casa; l'Inghilterra medesima vive in qualche -apprensione delle sue cose; Lamagna non è concorde, e travaglia e suda -a ben ricomporsi. In tali condizioni e pressure, l'Europa attende di -ricevere nella sua stemperata materia quelle nuove forme che il senno -e l'arbitrio delle nazioni stanno per imprimerle, giusta la naturale -configurazione dei territorj, e l'indole ingenita e sostanziale dei -popoli. Affrettiamoci pure noi, di stender l'armi e le insegne su tutte -le nostre frontiere, e sieno per sempre ricuperate. - - (_Dall'Epoca._) - - -AL GENERALE CARLO ZUCCHI. - - Roma, li 20 di aprile del 1848. - -Io non temo, signor Generale, che a voi sembri temerario e importuno -che io vi scriva; perchè la vostra cortese natura mi rende certo che il -tempo non è bastato ad estinguere quella tanta benevolenza e parzialità -che mi mostraste in Bologna nel 1831, quando faticavamo entrambi a -ottenere che quel tentamento infelice di libertà e d'indipendenza, non -potendo più reggere, cadesse almeno onoratamente. E prima, vi scrivo -per dolce sfogo dell'animo; perchè in mezzo alle tante e insperate -maraviglie del risorgimento italiano, certo non dee reputarsi l'ultima -il veder voi padrone della città che la fredda e lunga vendetta degli -stranieri aveavi assegnata per carcere. E non è senza gran mistero del -providente consiglio di Dio, che voi per mezzo a infinite sventure e -pericoli, e in modi così straordinarj e quasi direi favolosi, foste -riserbato a questo giorno novissimo in cui s'adempie la redenzione -finale di nostra Patria. Non è senza mistero eziandio, che a voi -toccasse per ultimo campo del valore e del senno vostro guerriero -cotesta città, e cotesti popoli situati ai confini d'Italia e naturali -custodi dell'Alpi. Io non ò meco una sì gran dose di vanità, perch'io -presuma non dico di consigliarvi ma di parlare con esso voi di cose -militari, e di quelle segnatamente che avete ora tra mani. Solo, -ricordandomi dell'indole vostra lontana da ogni albagía, vorrei farvi -intendere, che a voi si conviene al presente di porre in disparte la -naturale ed abituale modestia, e sentire in modo compiuto il molto -profitto ed il gran momento di quella parte della guerra nazionale -italiana che a voi cadde in sorte. Chi non vede che l'Austria, ormai -disperata di proseguire le sue difese negli aperti campi di Lombardia, -e mal sicura altresì di Verona e di Mantova, volterà ogni sforzo dalla -banda del Tirolo, e sulle terre frapposte tra l'Isonzo e la Sava? Ma -voi ben premunito dentro le mura di Palmanova, e presto fatto capitano -(come tutta Italia desidera) d'un giusto corpo di esercito, avrete -arbitrio da un lato di soccorrere i Tirolesi insorti, e dall'altro -di assaltar con vigore le truppe austriache le quali pretendessero -di mantenersi di qua dall'Alpi, vogliamo in Trieste e nella contea di -Gorizia, vogliamo nell'Istria e nella Dalmazia. Però, io non dubito che -a voi non prema di sollecitamente istruire il re Carlo Alberto sulla -molta necessità che vi stringe di venir subito provveduto di numerosa e -scelta milizia, e che quanto maggior quantità di truppe italiane sarà -schierata sull'Isonzo, tanto riuscirà più certa e compiuta la nostra -vittoria adesso e nell'avvenire. E similmente, voi conoscete quello -che in tal fazione potrebbe e varrebbe il soccorso del re di Napoli; -il sol potentato italiano che sia fornito di molte navi a vapore ben -costrutte e ben corredate, e quindi attissime a bloccare i porti, -far mostra lungo tutte le rive dalmatiche della nostra bandiera, e -trasportare e sbarcare speditamente e dovunque sia l'uopo notabil copia -di armi e di armati. Ei bisogna che le Alpi segnino da tutte le bande -i confini d'Italia, come volle natura quando primamente configurolla. -Ma ei bisogna altresì, che questo s'adempia prestissimamente, e mentre -l'Austria giace tutta scomposta e di consiglio sprovveduta, e avanti -che la Germania intera non incominci a riordinarsi in forte e omogenea -confederazione. A voi non rimane ignoto, che ne' Tedeschi è ora più che -mai presente e vivissimo il desiderio di far buona comparsa sui mari, -a dispetto quasi della natura; accorgendosi essi, che il poco aver -prevaluto sull'altre nazioni, e poco aggiunto di peso e d'efficacia -infino al dì d'oggi ai gran casi dell'Occidente europeo, sia proceduto -principalmente dal non avere marineria. Il possedere, pertanto, per via -di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia buoni porti sull'Adriatico, -e mezzo di pronta e diretta comunicazione col Levante e con l'Indie, -sembra ai Tedeschi un vantaggio notabilissimo, e circa il quale è -impossibile che non si svegli fra breve molta sollecitudine in tutta -quanta l'Allemagna. - -Fa grandemente mestieri, adunque, che prima che ciò succeda, la vostra -gloriosa spada cacci di là dai gioghi dell'Alpi Giulie quel che rimane -di forze austriache, e i non abbondevoli sussidj che possono uscire -in questi giorni da Vienna. Affrancato una volta quel territorio, e -occupati e muniti i passaggi, tornerà più facile senza comparazione -il difenderli, benchè dal lato degli stranieri moltiplicassero le -armi e gli assalti. Quanto, poi, alle coste Dalmatiche, e a quelle -popolazioni tanto fedeli un tempo a Venezia, ei si conviene adoperare -più ancor della spada l'artificio dei negoziati, e subito entrare in -pratiche di buon accordo non già con l'Austria ma sì coi Dalmati, con -gli Ungaresi e i Croati. Quello che importa all'Italia supremamente, si -è che Dalmazia e Illirio non sieno austriaci nè tedeschi. Pel resto, -puossi trovar modo e via di accomodamento durevole; nè bisogna mai -che la nazione Ungarese, fortissima e potentissima, divenga nostra -inimica, ma invece compagna ed amica, siccome ai giorni per essa -gloriosi di Mattia Corvino. Per tutto ciò, mi sembra doversi pregare -con istanza e premura grande il re di Piemonte a mandar di presente -uomini esperti e avveduti appresso i Dalmati, i Croati e gli Ungaresi, -con ufficio espresso di dimostrare e persuadere a ciascuno dei tre, -— come il nemico loro comune sia l'Austria, e come niun d'essi debba -volere che quel potentato o per sè o in nome della Germania possa -tener dominio sulle coste dell'Adriatico. L'Italia desiderare e -pretendere unicamente ciò che natura le à dato, cioè le sue naturali -frontiere dal Varo al Quarnero; del rimanente, non domandare se non -buona vicinanza e amicizia. Una lega commerciale e doganale perfetta -fra Italia, Dalmazia, Ungaria, Transilvania e Croazia, poter mettere -in continua e profittevolissima congiunzione di traffico il Mar Nero -con l'Adriatico, il Levante col Ponente, le Indie col Baltico, il Po -col Danubio. Nessuna ambizione e interesse avere l'Italia d'uscire de' -suoi confini, nessuno di conquistare e predominare sulle popolazioni -slave dell'Albania, della Boemia, della Servia, della Bulgaria; in quel -mentre che l'Austria le va minacciando tuttavia, e da lungo tempo à -in animo di possederle: nè contra l'ambizione di lei potrebbero essi -popoli rinvenire altro collegato sincero e migliore fuorchè l'Italia; -imperocchè il Russo ajuterebbeli per farli soggetti; il Turco è barbaro -e inerme; la Francia troppo remota e incostante. — - -Ma io mi stendo di soverchio a parlarvi di cose le quali, dove -s'appongano al vero, a voi non son nuove, e meglio e più profondamente -di me le scorgete e considerate. Nè il mio nome val nulla per -aggiungere a queste opinioni alcun grado di autorità; ma sì vi prego -che voi le pigliate a cuore, e Carlo Alberto insieme con voi le -caldeggi e fomenti, onde poi l'effetto dell'opera segua sollecitamente -alla ferma credenza di entrambi. - - - - -Seguitando a distribuire gli scritti del nostro Autore per ordine -di tempo, collochiamo qui alcuni discorsi da lui pronunciati nel -parlamento romano, detto con ispecial nome Consiglio di deputati; e -scegliamo quelli che per la importanza dell'argomento o la caldezza -dell'affetto o qualche lume maggiore recato alla storia degli ultimi -anni, porgono pure al presente materia accetta e non disutile -di lettura. Come poi l'Autore medesimo ne trascrisse più d'uno -nell'opuscolo impresso da lui in Genova nel 1850, e ristampato in -questo volume, noi ci asteniamo di qui registrarli. Invece, poniamo -subito allato ai Discorsi qualche altro breve dettato che in que' -giorni medesimi pubblicava il Mamiani nell'Epoca. - -A ciascun discorso si premettono poche parole, per notificarne -l'occasione e le circostanze. A sminuire la noja del ripeter la -data comune a tutti, avvertiamo il lettore, ch'ei furono pronunziati -nel corso del 1848. Dalle stesse parole loro, poi, si rileva quando -l'Autore discorre secondo sua qualità di Ministro, ovvero da semplice -deputato. - - -Discorso sulla educazione del popolo - - _Discorso pronunziato nella tornata del 26 giugno, in occasione che - alcuni Deputati proponevano di significare nell'Allocuzione al - Principe il desiderio del Consiglio, che intendesse il Governo - particolarmente a giovare ed educare il popol minuto._ - -Il voto col quale la tornata di jeri l'altro venne conclusa, riferivasi -ad un argomento sì grave e solenne pei tempi nostri, che non si fa -lecito al Ministero di non dichiarare sovr'esso la mente sua; e credo -opportuno, come testè io diceva,[18] tale dichiarazione accadere -innanzi che i commessarj sull'Allocuzione al Principe deliberino -intorno al proposito, e trovino quelle espressioni che parranno loro -più acconce e più rispondenti ai pensieri e alle massime del Consiglio -dei deputati. - -Io comincerò dal notare, che sfortunata ed impertinente riesce oggimai -l'appellazione di riforme sociali e di questioni sociali, che molti -dànno per vezzo e per uso a importantissimi studj e a utilissimi -proponimenti. Simili nomi svegliano nella più gente un'apprensione ed -una paura non del tutto irragionevole; perchè il pensier loro corre -drittamente a quelle moderne utopie che non son lasciate spaziare nel -libero campo ed innocuo delle astrazioni accademiche; ma le si fanno -con foga e precipitazione discendere nell'ordine dei fatti civili, -cagionando, come pur troppo si scorge oltr'alpe, fiere e minaccevoli -perturbazioni. Pure, come ciò sia, noi qui non parliamo (od è questa -per lo manco l'opinion mia e de' miei colleghi nel Ministero), non -parliamo noi qui del mutare e rifare le fondamenta al sociale edifizio, -ma del correggere e migliorare la sorte del popol minuto; la quale -sarà sempre in cuore a tutti gli animi generosi e compassionevoli e -singolarmente al cristianissimo popolo di questa città, in cui, diceva -quel nostro, - - Giuste son l'alme e la pietade è antica. - -Circa l'essere e le condizioni del popol minuto, due estremi debbonsi -ugualmente fuggire. Il primo, di non gittarsi a tutt'uomo in quelle -fantasie onde sono uscite con parto infelice le teoriche strane e -avventate che menano sì gran rumore di sè, ma le quali condotte alle -prime e più semplici applicazioni, subito ànno mostrato la vanità loro. -No, concittadini, alle questioni, come sono pensate e proposte oggidì -in Francia e che piglian nome di sociali, non trovasi, per isventura, -risposta veruna assoluta ed affermativa. Certo, io non ficcherò la -pupilla mia debolissima tra le ombre, anzi nella notte profonda del più -remoto avvenire; ed io non so bene se nel lunghissimo corso dei secoli -la provvidenza riserbi all'intelletto degli uomini qualche, dirò così, -impensata divinazione, per cui giungano elli a risolvere quei problemi, -e interpretare quegli enigmi che alla scienza moderna, e intendo -la solida e verace scienza, permangono chiusi ed inesplicati. Pur -troppo, considerandosi per ogni parte cotale materia delle questioni -sociali, si riconosce apertissimo, che stannovi dentro nascoste certe -disuguaglianze, o naturali ed ingenite, o necessarie ed inemendabili, -e certe discrepanze e contrarietà d'interessi, di facoltà e di uffici, -le quali niun mezzo, niun ritrovato, niuna forma d'istituzioni vale -a rimovere compiutamente. Però, chi ben guarda negli spedienti e -ne' partiti proposti, e medita i sistemi ambiziosi che i socialisti -architettano a lor talento, scorgeli tutti offesi da un peccato -medesimo; imperocchè tutti effettivamente rivolgonsi in un perpetuo -paralogismo, come la ruota d'Issione. Vuoi tu scemare al possibile -l'indigenza? noi siamo nel tuo desiderio. Ma se la vuoi sbarbicare -affatto e per sempre, credi che senza arricchire l'universale -diverrai povero tu. E se ben poni l'occhio alle tue vestimenta, alle -supelletili di tua casa, a quelle minute opere che altri adempiono in -tuo sostentamento e servigio ogni dì, affinechè tu possa vacare alli -studj tuoi razionali: e se quindi fai ragguaglio di tutto ciò con -l'intera famiglia umana, e consideri l'immenso apparecchio di ordigni -e manifatture, e il cumulo e la varietà infinita di materiali opere -che occorre alla civiltà per sussistere, crescere e perfezionarsi, -tu verrai nella nostra sentenza: la quale afferma che la porzione -massima del genere umano nasce destinata alle meccaniche faccende, le -quali d'altra parte senza fatica e travaglio grave e incessante non si -compiscono, e però bisogna cotidianamente agli uomini il pungolo acuto -ed amaro della povertà. Che se presumi, o socialista, di possedere -l'arte di far soave e desideratissimo ogni lavoro il più ingrato e il -più schifo, mediante certi compensi e armonie che dici avere scoperte -nell'uomo e nella natura; io affermo assai risolutamente, che tu -contempli un'altra natura ed un altro pianeta che questo dove abitiamo. - -Io veggio bene che tali ubbie fra i nostri dotti non allignano e -non recan pericolo. Ad esse fa ostacolo insuperabile una delle più -comuni e più profittevoli doti che la natura à fornito alle menti -italiane; l'ingegno pratico, io voglio dire, e lo squisito buon senso. -Nè tampoco sono pericolose e attrattive per al presente all'infimo -popolo. Conciossiachè le nostre plebi, la più parte, sono campagnole, -e vivono frugali e modeste e così semplici nelle lor voglie e ne' loro -costumi e pensieri, come la circostante natura, il cui nudo e schietto -sembiante guardano e ammirano a tutte l'ore. Oltre di che, la religione -vive ancora e trionfa con pura fede nelle moltitudini nostre; e per -virtù di lei tollera ciascheduno que' gravissimi mali che crede dovere -infallantemente venir riparati in un mondo migliore; e con serena e -tranquilla pace di spirito non domanda insino a qui a Dio e agli uomini -altra cosa, in compenso del tanto sudore, salvo che uno scarso e rozzo -pane cotidiano. - -Ma, signori, al dirimpetto dell'estremo di cui vi parlo, ne sorge un -altro non meno pernicioso, e consiste nell'incuria e nella dimenticanza -del vasto subbietto intorno al quale vi sto intrattenendo. Alcuni se -ne spaurano a modo, che via il cacciano dalla mente come cosa nefaria -e da porsi in tacere per tutti i tempi. Alcuni invece lo sprezzano e -lo deridono, e forse ciò fanno per cortezza d'ingegno e di scienza; -altri viene nel medesimo effetto per secreto movimento d'egoismo e -d'orgoglio, trattandosi della gente minuta, alla quale non appartiene -e che desidera tener soggetta. Altri spera o finge che non badando -alle questioni appellate sociali, si torrà loro importanza e rinomo, -e stancandosi gli uomini di ragionarne, elle andranno in dileguo. Ma -questo guanciale dell'incredulità e dell'accidia mai non à dato un -buon dormire e un buon riposare a nessuno, e non si cambiano per esso -le condizioni peculiari del secolo. Certissimamente, le questioni -dette sociali sono il vero e proprio qualitativo della età in che -c'imbattemmo a vivere; e non è lecito a un popolo da lunga mano educato -e civile, e similmente a un governo provvido e illuminato, il non -curarle quanto è mestieri. Debbe anzi egli cercarne per tempo e con -diligenza la parte sincera e operabile, affine appunto di resistere e -di combattere con pieno e facil successo ai copiosi e funesti errori -che quelle accompagnano. Nè del presente ei si conviene tanto fidarsi -da chiuder gli occhi sull'avvenire, forse poco discosto. In niuna -parte d'Europa s'alza oggi un incendio che non mandi per tutto le -sue faville: e se le materie, per gran ventura, non son qui disposte -a contrarre l'ardore, teniamo bene in memoria potere l'esempio, le -occasioni, le rivolture, la male usata libertà e gli errori nostri -mutarle; e puossi replicatamente diffondere un seme, che in sino -a quest'ora o non cadde sul nostro suolo, o vi rimase infecondo. -Sopratutto, convien ricordare che quanto succede di là dall'Alpi non è -solo da tribuirsi a cagioni locali ed accidentarie, ma sì a parecchie -universali e durevoli, di cui vi prego di fare attenta considerazione. - -La storia antica, e segnatamente quella di Grecia e di Roma, appena ci -à tramandato il nome degl'infimi lavoranti e della più umile plebe, -e fatto conoscere alla nostra curiosità che in quell'era vivessero -poveri, e come fossero sovvenuti. Del qual silenzio voi ben sapete -la cagione. I veri derelitti allora e indigenti erano i servi, cioè -gregge umana e non cittadini, cose utili e non persone, enti animati, -incapaci di possedere del proprio nemmanco sè stessi e la luce che -loro mandava il sole. Ma il cristianesimo à, la Dio mercè, rivendicato -per sempre i titoli augusti e inviolabili di tutta l'umana famiglia. -E posto ancora, che il proletario de' nostri tempi viva altrettanto o -più disagiato dello schiavo greco e romano, la qual cosa in generale -non reputo vera; ciò nonostante egli occupa oggi con sicurezza e gode -a suo senno un tesoro eccelso ed inestimabile nel conoscere e praticare -la dignità della propria natura, obbedire ed assoggettarsi per patto e -secondo equità, e trovarsi con gli altri uomini in comunanza perfetta -di diritti e di doveri. Ma, come agli altri ordini di cittadini -bastava per affrancarsi compitamente e abilitarsi ad ogni vantaggio -l'estinzione dei privilegi e l'uso della libertà e dell'uguaglianza -civile e politica, comincia il proletario a discernere che ciò a lui -non è sufficiente, bisognandogli una tutela assai più stretta e più -soccorrevole, e desiderando ch'ella riceva a' dì nostri alcuna forma -legislativa e giuridica, nè sia scontata o con qualche specie di -servitudine e d'umiliazione, o col ritorno dei vecchi mali sott'altro -colore e denominazione. Esce da ciò, come vedete, una condizione non -men generale che nuova di tempi e costumi; e la lor ragione è riposta -così nella progressiva emancipazione delle classi, e nel perfezionarsi -a grado a grado i concetti e la pratica della universale equità e del -comune diritto, come eziandio nell'efficacia secreta e incessante delle -dottrine evangeliche, dentro le quali stanno veracemente inseriti e -racchiusi tutti questi germi benefici di ugualità e di fraterna tutela -a rispetto dell'infima plebe. - -Ma, signori, cotali germi divini sono dalla provvidenza medesima -consegnati alla nostra ragione, perchè gl'illumini e li fecondi. -Fu il medio evo caldissimo tutto di carità verso i poveri; ma le -tenebre della mente annullavano quasi l'effetto di tanto ardore. A -noi s'appartiene col senno civile odierno di riparare l'esorbitanze -e gli errori delle vecchie età; e s'ingannerebbero forte coloro i -quali stimassero che la meditazione, l'uso e l'esperimento non abbiano -altresì da cotesto lato raggiunta a' dì nostri molta perfezione di -scienza, nè discoperti di mano in mano e insegnati parecchi progressi -sostanzialissimi. - -Distinguiamo (giova ripetere) la porzione fantastica e ne' fondamenti -suoi mal ferma e cadevole delle teoriche odierne sociali, da quella che -pur vi rimane salda, positiva e operabile. Tra i mali veri e presenti -del popol minuto, e l'ultimo e inaccessibile punto di agiatezza e -prosperità che accennano i socialisti, intervengono moltissimi termini -e quasichè innumerevoli, ciascuno de' quali segna od una privazione -cessata, od una miglioranza speciale ottenuta; quando un qualche -incremento di ben essere materiale, e quando alcun progresso comune -d'istruzione e d'educazione. E a questi termini intermedj (notabile -cosa) mai non vedesi una piena impossibilità di aggiungerne altri -ed altri. Tale, o Colleghi, è l'arringo alle presenti generazioni -dischiuso: questo il campo della scienza moderna che tutti con -isquisita cura e massima diligenza dobbiam coltivare. - -Così e non altramente il Ministero avverte e considera i fatti e -le dottrine che riferisconsi alle questioni dette sociali. E per -iniziare intorno ad esse l'attuazione graduale di quelle massime e di -que' propositi che sembrano a lui non che salutari e degni oltremodo -del vostro suffragio, ma praticabili in sin da ora, ed ottenibili -in qualche porzione, egli avvisò di proporre ai Consigli, come farà -per l'appunto tra pochi giorni, tal disegno di legge, per cui venga -costituito fra noi fermamente e con estese prerogative uno speciale -Ministero inteso alla beneficenza pubblica e alla educazione del popol -minuto. Datemi licenza, onorandi Colleghi, di porre in vostra notizia e -considerazione la circolare che il Governo à inviata, in ordine a ciò, -a' suoi primi ufficiali. - -«Carattere principale del nostro secolo, e titolo vero e degno da lui -posseduto alla lode e conoscenza dei posteri, si è la sollecitudine -grande e sinceramente caritativa che mostra inverso il popol minuto, -nel quale pur troppo s'accoglie la più numerosa e più sfortunata -porzione del genere umano. Fervono da per tutto gli studj e le scienze -denominate sociali, e ad ogni provida e illuminata amministrazione -appartiene l'ufficio d'indurre da quelli ciò che vi si aduna di vero -e di praticabile, e per nulla non contradice ai principj eterni e -moderatori della famiglia, della proprietà e della libertà umana. - -»Il Governo, persuasissimo della gravità e importanza suprema di -tal subbietto, à deliberato di proporre ai Consigli legislativi la -istituzione d'un Ministero nuovo speciale, con titolo di Ministero -della beneficenza publica. A questo spetterà in modo particolare -e proprio, la cura gelosa e il carico difficilissimo di emendare -e migliorare lo stato delle moltitudini più bisognose, scemarne -le privazioni e i disagi, combattere da ogni banda le cagioni -dell'indigenza, estirpare l'accatteria, stenebrare le menti, correggere -gli animi e incivilirli. - -»Per dare un buon fondamento a siffatta impresa, egli è grandemente -mestieri che al Governo sieno fatte avere notizie ordinate e ragguagli -minuti ed esatti circa le opere e gl'istituti di pubblica beneficenza, -quanti e quali sussistono insino al dì d'oggi in ogni provincia dello -Stato, e sotto qualunque giurisdizione e denominazione. - -»Io però invito e prego la Signoria Vostra Illustrissima a voler -commettere ai signori Gonfalonieri, e mediante essi, ai rettori e -ministratori dell'opere e istituti di pubblica beneficenza della -Provincia sua, che nel più breve tratto di tempo sieno raccolte e bene -ordinate le notizie e i ragguagli suddetti, e per mezzo di Lei fatte -giungere speditamente in questo nostro Ministero. - -»Trattandosi di cosa che tanto importa, io non ho dubbio nessuno -dell'assaissima sua diligenza e premura, nè di quella de' signori -Gonfalonieri, ai quali le piacerà di vivamente raccomandarla.» - -Cotal Ministero, o Colleghi, vòlto al beneficare e all'incivilire -le moltitudini travagliate e indigenti, è a noi comparso molto più -rilevante e proficuo di altri che in altre contrade ànno conseguito un -nome ed un essere proprio e distinto. Scorgesi in Inghilterra (a citar -qualche esempio) un Ministro che cura e vigila unicamente i palazzi -della Regina. Più volte si veggon Ministri a' quali nessuno ufficio -particolare viene affidato, e sembrano se non poco opportuni, certo non -necessarj. In parecchi Stati v'ha un Ministero, il cui solo negozio -è di reggere e provvedere i lavori pubblici. Nè io, per lo certo, -nego la importanza e il pregio di tal reggimento, e nemmanco intendo -di scemarli di verun grado nella vostra e mia opinione. Ma come si -potrà mantenere che i lavori meccanici dello Stato rilevino molto più -che la carità sua e i suoi beneficj nella gente minuta, o che questa -porga materia ministrativa meno ampia e meno implicata e difficile, -o non debba più forse di tutte l'altre cose stare a cuore al Governo? -Eppur mi sovviene, che nelle pagine del Vangelo la persona umana che -maggiormente vien ricordata ed accomandata, e posta in cima ai pensieri -e agli affetti, non è mai l'uomo savio o il potente, non è il dovizioso -o il bello o l'addottrinato o l'illustre, ma sì il pusillo ed il -povero; e della plebe minima e povera è naturale e sollecito padre il -Principe che noi obbediamo. - -Io non vi nascondo, che alla istituzione disegnata e proposta da -noi movesi un'altra specie d'accusa. Sostenete che a purgarcene qui -brevemente e con manifeste ragioni, io spenda ancora alquante parole; e -ciò in considerazione di un ingegno elettissimo[19] che quella istanza -accennava. - -Dicesi, pertanto, che la beneficenza pubblica affin di recare al mondo -spessi e abbondevoli frutti, dee pertenere unicamente al senno e allo -zelo dei Municipj. - -Io son pieno, o Colleghi, di quest'albagia (nè la voglio celare), -che io stimo, cioè, e credo fermissimamente nessuno amare più di -me nè più di me prediligere e rispettare le libertà e le pertinenze -comunitative: sopra che il Governo presto darà a divedere coi fatti -la verità compiuta di tal professione. Ma, d'altra parte, egli accade -di giudicare o non vi essere nella società umana bisogno e desiderio -alcuno di norma universale e di pratica unità, ovvero che si convien -fornire sovente il Governo della facoltà di unire e coordinare lo -sforzo e le opere dei privati e dei municipj, e avviarle tutte a uno -scopo medesimo, sebbene gli s'imponga di usare in cotale atto la sola -efficacia dell'esempio e l'armi della scienza e della persuasione. Che -cosa in tale bisogna pretendono i reggitori dello Stato? null'altro -che di voltare a bene e profitto delle misere plebi quelle facoltà e -quei mezzi che solo essi possiedono. Dall'altezza del loro ufficio non -è egli vero che possono come da specula eminente girare all'intorno -il sicuro sguardo, e del tutto insieme dei luoghi (per seguir la -metafora) farsi un chiaro e distinto concetto, notarne le simiglianze -e le varietà, scuoprirne le rispondenze, le congiunzioni, i passaggi, -indicar delle vie quanto e come divertono e i possibili raddrizzamenti -e le scorciatoie e i tragetti; in quel mentre che ciascun uomo privato -e abitante in basso luogo, le parti conosce e non più dove pone i piedi -e può tirar d'occhio? - -Certo è poi, che i censori, con la sentenza loro poc'anzi allegata, -debbono a un tempo scagliare accusa non pure d'inutilità, ma di -soperchieria e di danno contra alcun altro Ministero, e contra -quello massimamente della pubblica istruzione. Non debbono forse o -non possono i Municipj intendere tuttogiorno e con frutto copioso -e durabile all'ammaestramento del popolo? Certo lo possono, ed -anzi lo debbono. Ma sì nell'insegnamento loro, e sì nella scienza -sperperata e sconnessa, e venuta in arbitrio di mille diversi pareri e -consigli, mai non s'adempirà quel vasto e perfetto sistema di studj, -quella unità e vigorezza di discipline, quell'indirizzo potente e -comune degl'intelletti di cui bisogna lo Stato, e il quale nessun -uomo particolare e nessun municipio à forza di conseguire con tanta -pienezza, costanza, università ed autorità, con quanta è necessaria -al mantenimento e progresso di tutto lo scibile, e alla spedita ed -equabile propagazione del comune sapere. - -In sostanza, egli m'è avviso che tal nostra controversia pigli -origine e forza più dal dubbio significato dei nomi, che dall'essere -delle cose. Forse a taluni fra noi (nè fa maraviglia) l'azione e -l'intervento ministrativo mette apprensione e paura, e sembra dover -riuscire, come per addietro, importuno, illimitato e arbitrario, e che -scemi pur sempre in alcuna guisa ed inquieti la libertà e l'opera dei -privati e dei municipj. Ma i nomi (bontà di Dio) tornano alle loro -antiche e naturali significazioni, e Governo più non vuol dire nè -signoria nè arbitrio nè privilegio nè forzoso ingerimento nè ipocrita -paternità. A voi piace che tutto il negozio dell'educare e beneficare -le moltitudini stia nelle mani dei Comuni; altri, in quel cambio, il -vorrebbe unicamente affidato e raccomandato al clero. Ed io vi dico -che il Governo non punto disegna di esautorare i Comuni ed il clero. -Ma se tale individuo o tale altro, se questa o quella congregazione, -se parecchi medesimi Municipj ed alcune provincie chiedono, siccome -accade, e ottengono dal Ministero, varie maniere di ajuti, e solenne -ricognizione e titoli e onorificenze, e stretta e particolare tutela -e malleveria e patrocinio, negherétegli voi il diritto d'invigilare e -sopravedere l'opere e gl'istituti di quelli? E se dove non giungono le -private virtù e il privato avere e la sufficienza e abilità dei Comuni, -vorrà supplire e complire il Governo, chiamerete voi ciò soprafacimento -ed usurpazione? In fine, se in questa bisogna dell'educare e -beneficare, franchi sono e liberi gl'individui, e ciascun Municipio e -ciascuna congregazione ed il clero; vorrete voi privare di libertà il -Governo, sì che non possa studiare l'arte egli pure di farsi liberale -e pietoso al popol minuto, e travagliarsi di porgere a tutti norme -ed esempj imitabili d'ottime scuole, ospizj, istituti e prevenimenti -e soccorsi d'ogni maniera? Ciò che il Ministero domanda, è troppo -discreta cosa; entrare in nobile gara di bene con tutti. - -E che? non debbono dunque i più miseri e i più derelitti avere nessuna -particolare speranza e fiducia nell'opera del Governo? e questo, -che è naturale difenditore e tutore d'ogni interesse, d'ogni diritto -e d'ogni ordine di cittadini, non avrà licenza di mostrare in modo -effettivo e con segni permanenti e visibili il gran caso che fa della -plebe infelice, e le cure continue e diligentissime che disegna di -adoperare nel bene di lei? Osservisi, oltre di ciò, che recar sollievo -ai mali maggiori e più frequenti del popolo, è somma cosa, ma non è -tutto. Gran parte del beneficio consiste nella sua certa aspettazione, -e nella distribuzione uguale e ordinata, e nel poterlo ricevere -con dignità e senza troppo di stento, e nel non vederlo fluttuare e -mutare giusta i mille accidenti di mille consigli, e secondo che porta -l'ignoranza in un luogo e l'inesperienza e la fantasia in un altro; ma -conoscendo apertissimo, che v'ha una mente superiore ed assidua che -da per tutto penetra e invigila, e le fila sparse e disciolte della -carità procaccia di adunare e di tessere in larga tela e inconsutile. -Mal conosce il cuore dell'uomo colui il quale opina che altrove le -moltitudini non siensi inacerbite ne' lor sentimenti, nè indotte più -facilmente ad esorbitare, credendosi non protette e incurate, e nessun -chiaro ed esterno segno scorgendo della sollecitudine dei governanti -inverso di loro. Quindi il contrario operare, come à in animo il -Ministero presente, è gran saviezza ne' nostri tempi. E conciossiachè -la plebe più numerosa e indigente non manda a sedere su questi scanni -i rappresentanti suoi, e nemmanco li manda ne' Consigli delle provincie -e de' municipii; concedetele questo almeno, che il Governo pontificio, -universal curatore e rappresentante, mostri con ufficio particolare -e ordinatamente pietoso di sempre averla in pensiere, e del tacito -mandato di lei stimarsi fornito sempre e onorato. - -Dopo ciò, chiedo perdonanza di avervi intrattenuti, o signori, con -discorso non pure prolisso, ma seminato di concetti e di voci più -cattedratiche assai che politiche. Forse la qualità dell'argomento a -sufficienza me ne scusa. Rimane che avanti di scendere di ringhiera, io -vi manifesti un voto il quale mi dura fervente e profondo nell'animo; -e il voto è questo, che piaccia a Dio provvidissimo di unire e -contemperare insieme nello spirito degl'Italiani, e segnatamente nel -nostro, il sapere dei moderni con la carità degli antichi. Nei secoli -di mezzo ardeva la carità e fiammeggiava, per così dire, insino alle -stelle; se non che l'ignoranza e le tetre superstizioni e le crudeli -giustizie, con l'ombra ed il fumo loro caliginoso, la cuoprivano e -la perturbavano. Sereno invece e splendido come sole è il sapere de' -moderni; ma i raggi che diffonde nè sono ardenti nè scaldano i cuori, -anzi direi che tornano freddi e infecondi, siccome quelli tramandati -la notte dal nostro satellite. Certo, se un simigliante maritaggio -s'adempie della carità antica e del sapere moderno, io non so quasi che -sorta di umane miserie non sia per trovare valido schermo, e conforto -efficace e abbondevole; e sopratutto, quella divina consolazione ch'è -la più dolce e cara, e la meglio accolta e desiderata dall'uomo, il -sincero amore e il fraterno compianto. - - -Discorso in difesa del Ministero - - _Nell'Adunanza delli 27 di giugno, accusato il Ministero di_ AVERE - INIZIATO UNA POLITICA DI SEPARAZIONE, _e fattasi la proposta - d'inserire nell'Allocuzione al Principe alcune frasi a ciò - relative, l'Autore uscì in queste parole:_ - -Io non facea pensiero di parlarvi, o Colleghi, in questo dibattimento -sull'Allocuzione vostra al Principe; considerato che ella è materia -la quale dee più particolarmente esprimere così il vostro proprio -e franco opinare intorno agli atti del Governo, come i peculiari -desiderj e disegni che rivolgete per l'animo. Ma poichè il discorso or -ora udito d'un uomo illustre[20] sembra chiamare i Ministri a render -ragione del loro operato, e di certa diffidenza e separazione che, -dice egli, abbiam seminata dappertutto, e per cui proseguiamo a reggere -la cosa pubblica come di nostro capo e contro il volere d'una persona -augusta e magnanima; io sentomi astretto di addirizzare al deputato di -Viterbo, ed a tutti voi, poche parole ma sostanziose e calzanti; e non -di discolpa, che sembrami non bisognare, ma di più aperta e schietta -dichiarazione. La quale poi sosterrò che possa parere non richiesta ed -inutile a molti, dopo la fiducia espressa da voi per voto due volte. In -materia tanto gelosa, niuna replicata confessione e dichiarazione può -riuscire superflua. - -Voi già udiste, o signori, in sull'aprirsi del Parlamento quel discorso -pensato, e dalle circostanze fatto solenne, col quale il Governo poneva -in luce le massime della politica sua. E voi pure udiste, compiutane -appena la recitazione, che il Ministero per la mia voce manifestò -essere quella enunciazione di principj direttivi e ministrativi stata -pienamente ed interamente approvata dal Principe. Ciò non rivela al -sicuro tra i Ministri e lui nè diffidenza nè sconcordia. E di più -dico, che se di principj e di metodi al Governo attinenti il Ministero -differisse dal Capo inviolabile dello Stato, voi ci vedreste salire -affrettatamente in ringhiera per istruirvi che non siamo più in grado -di ben servire la patria e il Pontefice. - -Che dunque pretendesi dopo ciò? e qual dubbio e quale sospetto non -diventa fra queste pareti inopportuno affatto e illegale? Volete voi -un Ministero eletto e dichiarato secondo gli ordini e le forme usuali? -voi l'avete presente. Lo desiderate sindacabile in ogni atto suo, e -punibile a tenore di leggi? ed egli è tale in modo ancor più perfetto -che il precedente non era. Lo volete ben adatto ai tempi, partecipe -delle vostre opinioni, proveduto della vostra fiducia? ed egli fu -giudicato sì fatto da voi medesimi con doppio suffragio, e con la -risposta ufficiale e consideratissima che apparecchiate al Principe e -a noi. Oh le forme legali non bastano, e le convenienze parlamentari -non impediscono che fuor di questo recinto si sospetti e bisbigli. -Concedo che sì, e bisbigliano ancora che tali sospetti ed accuse sieno -fomentate e accresciute non meno dai poco amici del principato, che -dagli aperti nemici della libertà. Ma il sospettare e mormorar della -gente mai non à fatto legge a nessuno. - -Del resto, guardiamoci, o Colleghi, ne' giorni che corrono -dall'incolpar le persone di certe non dirò discrepanze ed oppugnazioni, -ma differenze vive d'idee, che l'indole varia degli ufficj e -dell'educazione trascina seco; e sopra tutto, asteniamoci dall'accusare -e biasimare gli uomini a cagione di quegli elementi dispari e non -appieno omogenei di cui si compone l'antica e sostanziale forma della -civile comunanza in che ci troviamo. Non possono coteste disparità e -dissomiglianze venire abolite da tale individuo o da tale altro, ma vi -occorre l'azione occulta, travagliosa e ostinata dei secoli; e parecchi -ne sono trascorsi dacchè l'opera ebbe principio, e voi ben sapete che -la perfetta e amichevole conciliazione di quegli elementi ancora non -è compiuta. Per lo certo, a noi corre debito di accelerare con ogni -sforzo e fatica la perfezione e l'assodamento di tale concordia, e di -procurare in essa la gloria più bella e al genere umano più salutifera -del risorgimento italiano. Ma se le fatiche nostre e vostre riescono in -parte manchevoli e non sufficienti al grand'uopo, sieno le scuse e il -compatimento schietti, fiduciali e reciproci. - -Che cosa siam noi, Colleghi, e le nostre forze e gl'ingegni a fronte -di questi alti problemi in cui tutta, può dirsi, la specie umana si -occupa e studia da lunghissima età? Spettatori piuttosto che autori, -impariamo dalla storia la travagliosa e lentissima trasmutazione. -Minuti ed effimeri enti, la ruota immensa del tempo ci preme passando, -e trita e confonde con la polvere della sua via, dove appena le intere -generazioni lasciano un segno e un vestigio. Io vi ripeto, signori, -con gran fermezza, che insino a quell'ultima ora che rimarremo nei -seggi ministeriali, nessuna cura, nessuna diligenza, industria e -arrendevolezza, nessun'arte di fina prudenza verrà intralasciata perchè -la più vera e benevola conciliazione mantengasi tra il Principe e gli -esecutori del suo Governo. - -Però, a questa sempre cercata e desiderata composizione e concordia, -la natura stessa e la necessità delle cose prescrive un confine; e -rispetto a noi, lo segnano e lo mantengono i santi principj che abbiam -professato tutta la vita, e contro ai quali niuna autorità e possanza -del mondo ci farà pensare e operare alcun atto giammai. - -Mi sembra pertanto, raccogliendo in un sol concetto le mie -brevi parole, che ogni cangiamento od aggiungimento al dettato -dell'Allocuzione, proposto con intenzione speciale di far sospettare -una qualchessia diffidenza e discordia fra il Principe e i suoi -Ministri, nè è savio e accettabile, nè punto conformerebbesi agli usi e -alle massime del reggimento costituzionale. - - -Discorso sulla rotta di Vicenza - - _Il dì 6 luglio, mentre gli animi erano turbatissimi della - sconfitta toccata alle milizie romane sotto Vicenza, e - ricalcitravano di assentire ai patti della Capitolazione - seguitane, l'Autore si levò in Consiglio e disse:_ chiedo di - compiere la narrazione insieme e dichiarazione fattavi jeri - dal Ministro di Polizia. _Molte voci allora pronunziarono si - udirà con piacere; e quindi il Mamiani salito in tribuna così - discorreva:_ - -La materia è molto grave e gelosa; imperocchè inchiude una massima -direttiva della nostra politica e s'attiene da più lati ai principj -fondamentali del giure delle genti. Datemi arbitrio, pertanto, che io -svolga più per disteso i concetti che l'onorevole mio collega Ministro -di Polizia significava jeri facendo breve ed acconcia risposta alla -quistione del deputato Bonaparte. E prima, occorre che si conoscano -interi ed esatti quei casi sui quali dobbiam comporre e fermare la -nostra sentenza. Io li verrò esponendo con piano e preciso discorso, -accompagnato da tutta schiettezza di animo; imperocchè non voglio -nè debbo tacervi o nascondervi nulla, massimamente aspettando da -voi un giudicio formale e terminativo, e però pienissimo di matura -considerazione. Infrattanto, pregovi di quetare ogni febbre di affetti -eziandio generosi e legittimi; e già non dubito che tutti non siamo qui -apparecchiati a posporre ogni altro rispetto a quello della verità e -della universale giustizia. - -Quando al Governo fu nota la capitolazione di Vicenza, subito gli -occorse il dubbio (ed era comune a molti) se i termini di quella -impedissero alle milizie romane le fazioni altresì di mera difesa. E -non venendogli trovato nelle storie più note alcun esempio ben chiaro e -bene assestato al caso, rimaneva incerto, e a nessuna ferma risoluzione -appigliavasi. Allora ebbesi ricorso all'acuto senno e alla molta -esperienza di un pubblicista famoso,[21] il quale confessò prestamente -di non conoscere nemmanco esso avvenimenti così conformi al nostro, -da porgere lume di autorità ed agevolare lo sgroppamento del nodo. Nè -si rimase il valentuomo di sfogliare trattati ed altre opere e scritti -all'argomento correspettivi; ed oltre a ciò, mandònne graziosamente una -sua carta, in cui venivano toccate da lui parecchie ragioni ingegnose -(ma sfornite affatto di quella virtù evidente ed irrepugnabile che -conviene si accompagni a tal sorta di prove) per dimostrare che l'armi -pontificie, non ostante il divieto della capitolazione di Vicenza, -mantenevano facoltà di combattere in difesa del territorio. - -In quel mezzo tempo, il Commissario generale appresso l'esercito -convocò in Ferrara, sotto la presidenza del Cardinale Legato, gli -ufficiali tutti delle milizie che sgombrato avevano Vicenza e Treviso, -e fece loro presente il dubbio di cui vi parlo, chiedendo quello che -ne pensavano. Tutti concordemente opinarono, non credersi in guisa -veruna disciolti dal patto, si voglia per le offese, si voglia per -le difese. Di più, aggiunsero in forma di nudo e mero consiglio, -che appena (pregovi di notare la cosa) sarebbero bastati tre mesi, -cioè lo spazio appunto del vietamento dell'armi, a bene riordinare -e ricomporre l'esercito, in cui pur troppo era entrata per cento -porte, a così parlare, la diffidenza e la scorrettezza. Non si fermi -alcuno a considerare se perteneva al Commissario di adunare quegli -ufficiali e di adunarli a quel fine. Nemmanco si badi se lo spiegare ed -interpretare la lettera della convenzione competa ai soldati od a voi; -nè quanta esattezza e imparzialità sia nel giudicio di gente di cui -buona porzione è straniera, e sulle cose d'Italia non può sentire ad -un modo con noi. Voglio solo che vi sia manifesto qual'è la lor mente, -e dove penda la volontà di tutti essi, liberamente e spontaneamente -significata. - -Dopo ciò, al Governo giunse copia d'un bando dell'Imperiale e Regia -delegazione del Polesine, che così dice: «Dietro ordine del 23 -corrente, nº 475, di Sua Eccellenza il Tenente Maresciallo Barone -d'Aspre, si richiamano tutti quelli che avessero emigrato in paesi -rivoluzionarj o all'estero, a dover ritornare entro otto giorni in -patria, sotto la pena di confisca dei loro tesori.» - -Alligata con questo foglio giunse altresì una dichiarazione, o protesta -che a chiamar s'abbia, del Governo _provvisorio_ di Milano; la cui -sostanza viene a dire, che vedutosi dai reggitori temporanei di -Lombardia il bando col quale il comandante delle soldatesche austriache -contraviene all'ultimo articolo e patto della capitolazione di Vicenza, -ei risolvono e decretano che tutti i Lombardi stati partecipi di -quelle fazioni militari, sieno riputati come disciolti affatto da -ogni qualunque promessa, dacchè (uso le formali parole della protesta) -_l'infrazione del patto è flagrante_. - -Signori, che fece allora il vostro Governo, e a qual partito si attenne -egli? Trattandosi di convenzioni solenni e dell'universal giure delle -genti, opinò che niuno esame e niuna meditazione gli fosse soverchia -per colpire nel segno e non dilungarsi punto dal retto e dal vero: Egli -non chiuse gli occhi sul debito che gli correva di porre in silenzio -il giusto risentimento che noi tutti nell'animo racchiudiamo, e quel -bollore di alti e magnanimi affetti da cui provenne e non cesserà, -spero, di provenire ogni più nobil fatto e migliore del nostro -risorgimento. Lecito è ai privati secondare in tutto e sempre i moti -e gl'impeti generosi del cuore inverso la patria; ma chi soprasiede -al governo investigar dee le cose pacatamente, e da quell'alta sfera -giudicarle, in cui fuor della nebbia delle passioni dimorano il dritto, -l'equità, la ragione, e l'utilità certa e durevole dello Stato. - -E prima, a noi parve il capitano dell'armi austriache avesse potuto -così rispondere a chiunque di noi si fosse fatto ad interrogarlo -intorno al proposito. Ma pregovi di tenere ben fermo nella memoria, -che in questo punto io piglio a imitare le parole e i ragionamenti d'un -nostro nemico. Egli avrebbe, dunque, potuto così discorrere. Verissimo -è che l'ultimo articolo della fatta capitolazione annunzia, dovere -il popolo vicentino esser _trattato con li benevoli principj di Sua -Maestà Imperiale_; nè io voglio cavillare su questi vocaboli: principj -e benevolenza nei quali è una molto estesa e troppo indeterminata -significazione. Nel grazioso animo dell'imperatore la benevolenza e -umanità dei principj è grandissima; pur non di manco, ella non può -contraffare nè sovrapporsi d'arbitrio a tutte le leggi dell'impero e -alla general ragione che le informa; e voi sapete che a rispetto delle -colpe politiche, il codice austriaco (ben lo confesso) è il più severo -di quanti ne sieno stati scritti e pensati in Europa. Ma lasciando le -generalità, e scendendo al caso speciale dei Vicentini, io mantengo -saldissimamente, che in fatto ei sono trattati con principj di vera e -speciale benevolenza, ragguagliandola con le leggi e le massime a noi -famigliari e tuttodì praticate. E di grazia, che sono mai i Vicentini -agli occhi dell'Austria? Un popolo ostinatamente ribelle, che due o -tre volte à con deliberato animo resistito e con gagliardia massima à -combattuto le armi fedeli di S. Maestà. Eppure, coteste armi entrate -in Vicenza con piena vittoria e dopo un lungo e sanguinoso conflitto, -non ànno taglieggiata la città, non ispogliata una sola casa, non -appropriatosi nulla. Similmente, la mannaja non s'è bagnata del sangue -d'alcun cittadino; nessuno è sostenuto in carcere per colpa politica. -Forse non sono i feriti vostri con ogni cura e mansuetudine medicati? -ed io Comandante non ò con aspro rigore e difficile sforzo impedito -che la sguinzagliata soldatesca si abbandonasse alla preda e al -saccheggio, il quale in effetto nè cominciò nè con veruna sua mostra -diede spavento? Vero è che abbiamo non già imposta la confiscazione, ma -sol minacciata a que' fuorusciti che in certo termine perentorio non -ritornassero alla nativa loro città. Ma, signori (seguiterebbe a dire -quel capitano), ogni qualunque pietà e benevolenza nei vinti non può -tollerare che, non compiuta ancora la guerra, e instando sempre danni -e pericoli estremi all'integrità dell'Impero, prosieguano i sudditi -nostri senza danno e pericolo niuno ad osteggiarci ed offenderci con -ogni possibile mezzo, e militando alla franca ed alla scoperta sotto -le bandiere e tra le file stesse de' nostri nemici. Per ultimo, vi -risovvenga non si vivere ora in tempi ordinarj, ma in istraordinarj -e di guerra. Il governo militare regna qui come altrove, e necessità -vuole ch'egli segni alcuna transitoria limitazione alla virtù delle -leggi comuni e pacifiche. - -Tolgami Dio, Colleghi degnissimi, che io reputi queste ragioni -tutte valide e buone; e riconosco, oltre a ciò, che il cuore stesso -ci vieta di trovarle ben sufficienti e persuasive. Pur nullameno, -elle ci vietano altresì di ravvisare la infrazione del patto così -intera, aperta e _flagrante_, come il Governo lombardo la stima. -Ed anzi, quell'opinar suo tanto fermo e assoluto parrebbe quasi -incredibile, quando la cotidiana esperienza non insegnasse ad ognuno, -come per troppo amore del bene sia facile in politica di travedere e -travalicare. - -Ma che d'uopo c'è, dirà qui alcuno, di guardarla così per sottile? -non è l'amor della patria mantello largo e onorato per cuoprire e -onestare sì fatta sorta di errori e di mancamenti? Nelle faccende -politiche, poi, il successo è ogni cosa: e quando noi sarem vinti -e col giogo sul collo, poco ci avvantaggerà il poter ricordare -ai nemici, che nell'osservanza dei patti siamo stati a maraviglia -scrupolosi e leali. Bene sta; ma io non posso pretermettere di notare, -che mostrerebbe giudicio povero molto colui, il quale si desse a -credere che il giure delle genti venga osservato nella più parte dei -casi con perfetta scrupolosità, eziandio da popoli mezzo barbari, a -cagione d'un sentimento puro e profondo di universale giustizia. La -necessità e l'interesse v'à la sua parte, ed anzi ardisco dire, la -principale. Abbiamo noi forse cessato di guerreggiare coll'Austria, -e sono chiuse con lei le partite del dare e dell'avere; intendo, i -danni, le rifazioni e le rappresaglie? o non si prevede in quel cambio, -che lunga, ostinata e sanguinosissima dee riuscire la lotta? E nella -guerra, per dirla con Cicerone, Marte è comune; e s'io quest'oggi son -trascurato ad adempiere i patti, domani potrò dolermi assai d'essere -dagl'inimici anche troppo imitato. - -Nè questo ancora sarebbe tutto; ed io vi affermo ed assevero, che il -voto espresso ed unanime degli ufficiali, l'interesse ben calcolato -e la giusta apprensione pei casi avvenire, la dubbia interpretazione -del patto e la più incerta e dubbia contravenzione sua dalla parte -dell'Austria, bastati non sarebbero ad acquetarci la mente e lo -spirito. Conciossiachè al nostro giudicio e alla nostra deliberazione -avrebber dato motivo o il sospetto di non venire obbediti dai -militi, o il timore delle prossime rappresaglie, o la troppo visibile -insufficienza delle ragioni, o tutte insieme cotali considerazioni, -molto più atte a indurre nell'animo una gravosa necessità, che un pieno -e schietto convincimento. - -Ma noi abbiamo pensato, nobili cittadini, che i passi primi della -diplomazia italiana dovesser procedere lucentissimi di fede e -di lealtà. Noi ci siam ricordati che nelle politiche relazioni -e corrispondenze coi popoli accade appunto il medesimo che nelle -commerciali e negoziative; in tutte le quali, l'osservanza gelosa dei -patti e il pronto e lieto mantenimento di ogni promessa cresce ed -accumula a poco a poco quel credito che, in mano soprattutto delle -moderne nazioni, convertesi in uno de' più fecondi e maravigliosi -strumenti della forza e grandezza loro. Noi abbiamo opinato che -mette assai meglio in siffatti casi gittare ogni colpa sugl'inimici, -di quello che arrisicare di farcene autori noi, e di non potere -alla finale vittoria dell'armi aggiungere altresì la vittoria del -dritto. A noi è sembrato che se queste massime tornano vere e sante -e profittevoli a qualunque nazione, fannosi tali infinite volte di -più alla gente romana, cui sta in capo il sommo Pontefice, tutore e -serbatore perpetuo dell'umana giustizia. Infine, da noi fu pensato -che il popolo romano, come il discorso ministeriale già l'esprimeva, -non valendo a gloriare ed a sovrastare tra le nazioni per la vigoria -dell'armi e la vastità dell'impero, farsi almeno doveva al mondo -esempio luminoso e specchiato di ogni forma eccellente e perfetta del -viver comune. - -In una contrada non molto remota da noi scorre e fuma a questi giorni -un torrente di sangue, e nella metropoli sua le vie più frequenti e più -belle si veggono seminate di strage civile.[22] Quivi non è principio -di sociale giustizia che non sembri oggimai vacillare e disfarsi. -Quivi le nozioni stesse primigenie ed eterne del bene e del vero pajono -ottenebrarsi e travolgersi, e l'impero della forza e lo stato di guerra -farsi naturale e proprio agli uomini, quasi avverando l'abborrevole -sogno del filosofo di Malmesbury. Signori, a noi tocca nudrire ne' -nostri popoli il generoso ed utile orgoglio, che qui nella sacra -città, in cospetto del Campidoglio, al lume dell'antica sapienza, que' -principj e quelle nozioni sbandeggiate anche da tutto il mondo avranno -un certissimo asilo, e poseranno sicure all'ombra augusta del Vaticano. - -Dopo ciò, non si stimi da alcuno di voi, che siensi messi in -dimenticanza e in non cale i possidenti di Vicenza tra noi rifuggiti -e dal bando dell'Aspre percossi. Al contrario, noi ci facemmo -debito di scrivere senza indugio al capitano dell'armi imperiali, -raccomandandogli con ogni virtù di parole quei miseri; ed anzi, -prevalendoci assai della nostra religiosità, poco da esso meritata, -nella osservanza dei patti, patrocinammo con tanta più forza e caldezza -la causa dei profughi. - -Noi pigliamo speranza che quella nostra scrittura non giacerà senza -effetto: ma quando pure non conseguisse tutto il bene che il cuor -nostro desidera, piaccia a voi di considerare se meglio sarebbero -stati ajutati e difesi i profughi rompendo la fatta capitolazione, e -togliendo con ciò ogni qualunque ritegno alle austriache vendette. -D'altro lato, ricordiamoci che l'Italia tutta è oggimai segnata di -sventure e di martirj, nè serba provincia così riposta e queta e -sommessa, che molti generosi a questi giorni non tingano delle proprie -vene. La via che conduce all'indipendenza e alla libertà (tutte le -storie il confermano) è da ogni parte bagnata e molle di sangue e di -lacrime; e non sono questi per lo certo i danni e gl'infortunj, sotto -il cui fascio l'animo degl'Italiani si piegherà fiaccato e invilito. -E similmente, se per due o tre mesi porzione dell'armi nostre dovrà -ristarsi dal combattere, non perciò la causa nazionale, che è sacra -e perpetua, si verrà meno, o l'armi e le braccia del popolo nostro -mancheranno all'estreme e disperate difese. - -Pericolo vero e solo e incessante sovrasta alla causa italiana nel -dissentire degli animi, nel traboccare delle passioni, nel macchinare -dei partiti. Or fa qualche giorno (io nol vo' tacere, o Colleghi, ed -anzi sovvienmi di averlo in altro ragionamento significato), l'anima -mia era contristata infino alla morte. Perocchè dappertutto io scorgeva -spuntare e moltiplicare i germi delle antiche discordie; e il lievito -micidiale delle vecchie invidie e dell'abituale orgoglio riprender -vigore, e le plebi corrompere e i giovani infatuare. - -Ma qualche angiolo tutelare veglia per lo certo alla nostra salvezza; e -ne' libri del fato è veracemente scritta l'italiana risurrezione: - - Nè sillaba di Dio mai si cancella. - -Signori, alle nuove che giungono di Piemonte mal possono i cuori -gentili temperarsi da un dolce pianto, e non mandare voci e grida di -gioja. Il gran decreto dell'Unione è già sulla Dora dai contraenti -popoli sottoscritto, e il Regno formidabile subalpino è fondato. Superò -l'Italia un gran punto, mirando coi propri occhi le vecchie gelosie -e le ostinate borie municipali dileguarsi innanzi alle necessità -della comune salvezza. In cotesto fatto un valor si racchiude ed -una efficacia più stupenda e migliore di qual sia battaglia campale -guadagnata sugli stranieri. - - -Discorso in difesa del Ministero - - _L'infrascritto discorso fu pronunziato nel Consiglio dei Deputati - il dì 21 di luglio._ - -Io salgo in tribuna ad adempiere un debito ed un officio gravoso -più che difficile, rispondendo a parecchi e lunghi discorsi che jeri -udiva la Camera sull'operare, ed anzi (a dirla più schietta) in accusa -del Ministero. Sapete l'usanza mia d'andare diritto al segno e non -moltiplicare in parole. Quindi, s'io vi prometto di sciogliere da -lunghezza e da tedio l'ascoltazione vostra, mi confido che la vorrete -concedere silenziosa ed attenta. - -Comincerò dal notare una nuova e singolarissima contradizione che va -succedendo tra noi. Sin dal primo suo nascere, il Ministero presente, -che vide egli a rispetto del suo governo? Testimonianze di piena -fiducia da un lato, pronti e ingiuriosi sospetti dall'altro; lodi -magnifiche mescolate a gravi censure, applausi dopo i rimproveri, -favore dopo lo sdegno. Tale vicenda e meschianza non è (per quel che -mi sembra) cessato un dì solo, e alcuna speciale ragione conviene -assegnarle. Io la ravviso in questo, o Colleghi, che il Governo -e voi vi sentite in ugual maniera offesi ed oppressi da durissime -necessità, e giacete mal domi sotto la forza veemente ed irreluttabile -delle cose. Stretta da simil pensiere la coscienza vostra, non che -averci per iscusati e per assoluti, giunge sovente a reputarci degni -d'encomio. Ma, d'altra parte, quell'aspra necessità delle cose premendo -e affliggendo ognuno di noi senza requie ed intermissione, ci fa -impazienti ed irosi, e ci trascina a credere ch'ella può essere vinta -e sopraffatta dall'arte umana: e perciò, in questo noi rassembriamo un -poco agli infermi e alettati, che scorgendo di non guarire o di non -subitamente guarire, muovono alte querele contro ai medici loro, i -quali non sanno o non possono essere taumaturghi. - -Un'altra considerazione, o signori, vogliate serbarvi a mente; e questa -è, che nella più parte degli Stati Europei il vocabolo Ministero -suona la pienezza delle facoltà e dei poteri civili e politici, e -vuole indicare pressochè l'apice e il colmo di quelle forze morali -e autorevoli che assicurano e guidano la vita comune d'un popolo. -Ma guardandosi al vero, o Colleghi, il presente Ministero possiede -egli ed esercita senza contrasto la metà di que' poteri e di quelle -forze? Adunque, se giusti e imparziali mantener vi volete a rispetto -nostro, piacciavi di proporzionare le incolpazioni agl'impedimenti e -alle angustie in cui siamo, e alle avversità dolorose contro le quali -dibattesi il nostro coraggio, pertinace almeno, se non fortunato. - -Ma scendiamo tosto ai fatti che fornivano jeri ragione molto apparente -e occasione pronta ed accomodata alle accuse. Il più rilevante di -tutti è la sventura dell'esercito nostro. Rendeteci trentamila uomini, -voi esclamate, tutta bella e fiorita gente, che dalle nostre braccia -si sciolse e partì volontaria per combattere gli stranieri. Voi, -come Ottaviano Augusto, gridate: rendimi le mie legioni, o Crasso. E -certo, è sommo infortunio e sempremai lacrimevole vedere il fiore de' -nostri giovani, che, or fa qualche mese, moveva a una santa guerra -tra gl'inni, le feste, le luminarie e i popoleschi tripudj, tornare -scemato per le morti, col volto dimesso, le vesti lacere, scorato, -affralito, disfigurato; e oltre a ciò, vedere iti in dileguo in un -giorno solo (può dirsi) i lieti successi, le prosperità e le glorie che -nel partire ei si tenevano in pugno. Parmi, narrando, di non isminuire -dramma alla gravezza del male, e m'industrio di non ammorzar per nulla -i colori vivissimi che jeri usava taluno in certe sue dipinture con -maestria e caldezza pennelleggiate. E pur nondimeno, oso affermarvi, -o Colleghi, che volendosi far giudizio equo e prudente, debbesi un -tanto infortunio recare non agli uomini, ma solo al destino. E crediate -che io sono, in siffatta opinione, non che imparziale, ma sommamente -discreto e benevolo; perch'io non voglio che la colpa levata di dosso a -me, vada a percuotere alcuno. Ma, come ciò sia, questo rimane certo ed -irrefragabile, che a qualunque altra persona si può tentare di chieder -ragione del tristo caso, eccetto che ai presenti Ministri. E veramente, -ruppero essi la guerra agli Austriaci? No. L'apparecchiarono essi di -lunga mano, la promossero con ardore, le porsero adatte occasioni? -No. Ascrissero, almeno, i soldati ed i volontarj, dieder loro gli -ufficiali, ordinarono l'esercito, miserlo in via, condussero di là dal -Po? Nemmanco. Ma in fine, salendo essi in grado, non ebbero a continuar -la guerra già incominciata? E neppur questo propriamente; perchè il -primo atto loro fu di condurre l'esercito sotto il comando immediato -di Carlo Alberto, e le cagioni vi son note. A noi rimase un ufficio -pien di fatica e sollecitudine, ma senza pericolo, e perciò senza -gloria; e fu, di provvedere ogni giorno agli armamenti, alle paghe, -alle salmerie, alle promozioni e alle altre bisogne ministrative: nè -su queste alcuno ci chiama in colpa; e dove non fosse debito rigoroso -del buon cittadino di adempiere ogni consimile incumbenza il meglio che -può, forse avrebbe il Ministero di che compiacersi e lodarsi, guardando -alle strettezze massime del Tesoro, alla precipitazione dei casi, alle -distanze, alle dispari abitudini e a cento altri contrarj accidenti. Ma -io ripeto, che nella sventura di cui tutti piangiamo, non ci fallisce -almeno questo conforto, di doverla recare necessariamente al solo -destino. Ricordatevi come fu composto ed elementato quell'esercito -nostro; ricordatevi (ed altre volte ne feci menzione) ch'egli s'adunò -quasi a furia di popolo e in modo affatto tumultuario; e che, appena -legate insieme le sue parti, o, a dir più giusto, accozzate, mosse -alle fazioni di guerra, e guerra lunga e campale; e contro a nemici -soverchianti per numero, per artiglierie, per uso, scienza, e vecchia -e provatissima disciplina. La scelta degli ufficiali cadde, la massima -parte, sopra uomini designati non dal criterio e dall'esperienza -di buoni giudici e competenti, ma dall'aura fugace e voltabile del -favor popolare. Ricordatevi che i giovani nostri (colpa dei subiti -avvenimenti e del vivere sfaccendato ed imbelle) corsero alle bandiere -mezzo cittadini e mezzo soldati. Io vo' dire che i giovani nostri, per -la inerzia passata, per la cortezza del tempo, e ancor da vantaggio -pel modo di ordinamento, non erano abbastanza disvezzi dalle comodità -e abitudini casalinghe, nè abbastanza avvezzi allo stento, ai disagi, -alla sommessione, e ad altre esigenze ed asperità della militare -disciplina. Nacque da tutto ciò, e, non poteva non nascere, che -alla prima fazione gagliarda e difficile veramente, e al primo cozzo -di schiere agguerrite e con abilità e ardire capitanate, le nostre -sformaronsi in poco d'ora, e da ogni lato scompaginaronsi. - -Ma v'à di più: l'infortunio è gran pietra di paragone degli eserciti -veterani o novelli, bene o male apprestati e composti. Non ostante le -dure percosse e gli scontri sanguinosi e infelici, i ben apprestati -ed antichi cedono, ma non si scompigliano; e se pur questo accade, si -riordinano e si rifanno: ma per contrario, i mal composti e ordinati, -una volta rotti e dispersi, non più mai si raccozzano e si rassettano; -ed anzi, come materia poco omogenea e da poca cera appiccata, -rapidamente pervengono all'ultima dissoluzione. Di ciò appunto fummo -noi tutti, e con gran dolore e rammarico, testimonj. Tornarono non -più le schiere dei nostri, ma gli avanzi di esse; giunsero tumultuando -e disordinando assai peggiormente che non usavano durante la guerra. -Giunsero con mente accesa e avventata, ciascuno accusando i suoi proprj -ufficiali, accusando il Governo, i compagni, i Commissarj, i Piemontesi -e tutti, fuor che sè stessi. E replico che ciò sempre avvenne e avverrà -tuttavia tra soldati subitarj ed accogliticci da somma avversità -sopraggiunti. - -Nè io voglio con tali parole menomare il pregio della fortissima -resistenza e dei gagliardissimi combattimenti che ottomila de' -nostri ànno avuto animo d'imprendere e di sostenere contro a più di -40 mila soldati austriaci: e basterà solo, io credo, la memoria de' -monti Berici per dimostrare al mondo come facilmente può ritemprarsi -all'antico valore, e la virtù de' suoi padri ricuperare questo popol -latino infelice e caduto, ma sempre a risorgere apparecchiato. Io -noto, pertanto, ed accuso non la virtù e il coraggio degl'individui, ma -quegli accidenti e difetti che nessuna bravura è bastevole ad impedire, -e la cui riapparizione è certissima dovunque mai l'esperienza, l'arte, -l'esercizio e l'efficacia del tempo, delle regole e delle tradizioni, -non fan riparo. - -Dopo quel caso, e visto quel deplorevole scombuiamento, che altro -rimaneva da praticare al Governo? Voi tutti con esso e ad un animo -il venite pronunziando: scioglier l'esercito e con altri metodi -ricomporlo. Ma io prestamente m'appello a coloro, quanti pur ve ne sono -e di quante specie e generazioni è possibile ritrovare, i quali ànno -fiore di cognizione delle cose guerresche, e sentenzino essi se dentro -lo spazio di venti giorni una così complicata e malagevole opera sia -fattibile mai; e venti giorni soltanto, o Colleghi, nè un'ora di più è -trascorsa dal tornar delle truppe a quel frangente improvviso e funesto -che l'anime vostre à con giusta ira commosse.[23] Quello a cui non -varrebbe e non basterebbe uomo nessuno, reputo che voi non convertirete -in errore ed in colpa solo ed unicamente per noi. Credo invece, che -ogni spirito gentile e benevolo senta di doversi astenere non pur -dalle accuse, ma dalle superbe e gravose parole contro di tali, cui -la fortuna fa scontare coi subiti rovesci quel po' di bene che prima -ella lusinghevolmente proferse loro, di render la pace a questa città e -nelle provincie serbarla, ristaurarvi l'ordine, ampliarvi le libertà e -con l'impero delle leggi contemperarle. - -Ma io sento voci che gridano: la patria è in pericolo, e questo estremo -frangente non pure debbe eccitare tutte quante le forze e gli spiriti -di chi ci governa, ma suggerir loro partiti straordinarj ed eroici; e -se bisognano prodigj, che i prodigj sien fatti. - -Sta bene; ma le imprese eroiche e i miracoli umani altresì debbono -avere cagioni certe e proporzionate. Osserviamo. Per me, la patria -è solo tutta l'Italia, e non applico quel nome augusto ad alcuna -delle provincie sue, per insigne e bene amata che sia: similmente, -non bado a dove io nascessi, o dove abbia le cose mie o i parenti -o gli amici, ma sì ò per amici e parenti e per carissimi compaesani -coloro tutti che nacquero e vivono nella terra sacra che _Appennin -parte e il mar circonda e l'Alpe_. Ora l'Italia, bontà di Dio, non -corre pericolo estremo insino a che ordinato e gagliardo rimane -l'esercito di Carlo Alberto. E se alle schiere di quel re generoso -toccasse grave sconfitta, ondechè la patria nostra vera, cioè -l'Italia tutta quanta, venisse a rischio dell'ultima sua salute, il -meglio sarebbe, o Colleghi, interrompere queste nostre disputazioni, -prendere popolarmente le armi, e moverci tutti di buon accordo, e -senz'altro pensiere che di ristaurare le sorti mutate e periclitanti. -In questo mezzo, rivocando il discorso ai nostri paesi, i quali -pure bisogna difendere, due mezzi di fare ischermo e riparo avea tra -mano il Governo, ed entrambi mise ad effetto. Il primo, di scambiare -subitamente le truppe che ritornavano con le poche disseminate per le -nostre città. Il secondo, di fare istanze sollecite e ferventissime al -re di Piemonte, perchè mandasse ajuti di gente; ed anche pregarlo di -voler permutare porzione de' pontificj soldati, costretti dai capitoli -di Vicenza, con altrettanti de' suoi distribuiti per le fortezze, i -quali accorressero freschi di forze, animosi di voglie, specchiati di -disciplina a custodire le nostre frontiere. Fu il primo atto adempiuto, -o signori, con prestezza e premura maggior dell'effetto: perchè sapete -voi a qual novero per appunto è da recare la milizia allora rimasta -indietro a presidiare le più interne città? appena a quattro mila -uomini. Arrogo che non furono potuti movere tutti immediatamente, -perchè in Spoleto e in Civitavecchia fece mestieri lasciarne più -compagnie a custodia di circa mille forzati, abbandonando i quali, -giudica ognuno che danno gravissimo sovrastava non pure a quelle -città, ma sì allo intero Stato. Poteansi dunque, or domando, munire e -fronteggiare in guisa valida e sufficiente con due o tre mila uomini le -rive del Po, che nel nostro Stato corrono per la lunghezza di poco meno -che ottanta miglia? Ne dia sentenza chiunque è tanto o quanto perito -nelle militari faccende; anzi chiunque à sentimento delle cose, ed -occhi per vedere e senno per giudicare. - -L'altra parte di nostra opera nemmeno fu da noi pretermessa, o tardata -o trascurata in veruna guisa, ma con fervore e con la massima diligenza -tentammo di adempierla. Ricorremmo affrettatamente a re Carlo Alberto, -e, come testè io diceva, gli domandammo pronti soccorsi non solo, ma la -permutanza di buona porzione delle soldatesche nostre con altrettante -delle sarde. Mostrammo per noi la necessità dell'ajuto, per esso -l'utilità; ricordammo la devozione di questi popoli alla sua persona, -la fede nella sua causa, i mali della guerra lombarda incontrati sì -lietamente da noi, i nostri apparecchi, il sangue sparso, il lutto -di nostre famiglie; quanto danno e pericolo arrecherebbero alle armi -sue le rive del Po signoreggiate dall'Austria, invase le Romagne, -minacciati i Ducati, non sicura la Toscana. Che avvenne? il re Carlo -Alberto assentì, il Ministro della guerra risolutamente negò. In -ultimo, una specie di permutanza ci è stata offerta. Ma quale? Non -è da tutti l'indovinarsela. Spedire gli Svizzeri nostri in Modena, -e i Piemontesi che quivi stanziavano mandarli a Venezia: che è come -chiedere ad uno che ti presti il mantello, e quegli invece proponga di -accomodarne il compare; senza qui aggiungere che gli Svizzeri nostri, -condotti in Modena, abbastanza non si scostavano dall'occasione e -pericolo di combattere; il che per tre mesi è vietato loro dai patti. -L'offerta, dunque, non profittava per niente alla guardia e difesa -delle nostre frontiere. Tacerò d'alcun partito da noi pensato con poca -speranza, ed a fine soltanto di non lasciar cosa del mondo possibile -e immaginabile di cui non facessimo esperimento. Come lo scrivere, per -esempio, al general Pepe in Venezia, e proporgli o di spedire qui a noi -que' soldati nostri che là combattono; o di spesseggiar le sortite e -ingrossarle sì fattamente, da mettere in seria e vivissima suggezione -gli assediatori, talchè non sia loro più agevole l'assottigliarsi di -uomini, e minacciar d'invasione le nostre provincie. - -Or, raccogliendo il tutto, io vi chiedo, se queste vi sembrano -ragioni sode, schiarimenti precisi, allegazioni certe, fatti evidenti -e palpabili? Sa Iddio, quanto io desidero che possibile fosse di -contradirli e negarli, e quindi scemassero i nostri danni e i sospetti, -di quanto crescerebbe il torto e l'errore dei presenti Ministri. -Imperocchè nessuno de' miei avversarj mi reputa così vile e perfido, -che io posponga la salute della carissima patria al mio leso amor -proprio. Ma io sento bene, che la imparzialità de' giudicj non è unque -sperabile laddove il cieco entusiasmo e le offese e i danni di già -sofferti e l'apprensione del peggio farà di nuovo gridare ai più caldi, -e a proposito o no: la patria è in pericolo, e noi vogliamo che ad ogni -costo ella sia salvata. - -Signori, giunto il discorso a questi ultimi termini, io vi pronunzio -che due sole specie di guerra conosce e pratica il mondo; due sole, -ripeto, e non più; e sono di esercito contro esercito, e di popoli -armati contro armate milizie. Ora, nettamente e fermissimamente -dichiaro, che guerra di esercito contra esercito, guerra promettente -non dico bella vittoria, ma lungo e onorato combattimento, non siamo -oggi, non saremo domani o il dì dopo in grado alcuno di fare. No, verun -Ministero ritroverete (e cercatelo pure per tutti i canti d'Europa e -d'America), il quale premendo col piede la terra, ne faccia balzar -fuori un esercito. Non v'à Ministero che possa (come usa dirsi) -improvvisare buoni soldati, esperti capitani e ben guerniti arsenali. - -Ma dell'altro genere di guerreggiare, cioè quello delle moltitudini -che s'armano, e s'azzuffano coi soldati d'ordinanza, certo, non -si nega che può sempre venire in atto; nè altro che una condizione -ricerca per far probabile il buon successo, ma la vuol piena, la vuol -permanente, la vuole assoluta; e questa è il coraggio e la fierezza -intrepida e disperata delle popolazioni. Qualora ogni città di Romagna -convertasi in una Saragozza, o in qualcosa di somigliante, e debbano -gl'inimici pigliar d'assalto le mura, indi le strade asserragliate, -poi ciascheduna casa dalle canove alle antane; non dieci, non venti, -non forse cento mila bajonette imperiali varranno a sforzarle ed a -sottometterle. Però, d'un ardore siffatto, ogni qualunque Ministero -è piuttosto l'effetto che la cagione; il docile e acconcio strumento, -piuttostochè il fondamento e il principio. - -Io so, nullameno, che da un Governo energico veramente e leale, sempre -vigile ed operante, franco, ardito, ingegnoso, e non inferiore, -insomma, alla gravezza minacciosa e straordinaria dei casi, può -accrescersi ed avvivarsi oltremodo la fiamma del popolare entusiasmo; -io lo so. Ma un Governo cotale à gran bisogno della pienezza d'ogni -potere e della libertà intera dell'opere sue; e se a voi piace di -guardar dentro alle cose, confesserete a marcia forza, che non è così -fatta la condizione dei presenti Ministri, i quali già da un mese -sono rinunzianti, ed a cui non è stato mai lecito di proferire nemmeno -quella parola che suona oggi sulla bocca d'ogni verace italiano, e si -attua in fieri e nobili gesti sulle rive del Mincio e dell'Adige.[24] -A questi dì, più assai della consumata politica e della sapienza -legislativa, occorrono le arti con le quali si eccitano e fomentano -le generose passioni. Di tali arti, nudrici del coraggio e della -magnanimità, dar saprebbe qualche saggio onorevole ed utile anche il -presente Ministero; perchè sempre il cuore infiammato avvisa e indovina -ciò che risveglia ed infiamma il cuore; e voi potete vederne forse -gl'indizj leggendo nelle gazzette quel che parliamo e ordiniamo ai -nostri ufficiali nelle provincie. Ma il forte volere non basta; e al -forte operare non abbiam sufficienti le facoltà. - -Egli m'è avviso di avere non iscarsamente risposto alle accuse più -generali e più appariscenti che jeri lanciavansi da taluni contro -il Governo. Delle censure particolari e minute, alcune sono di assai -poco rilievo, altre emergono dall'ignoranza dei fatti, ad altre manca -ogni precisione e somigliano a colpi tirati senza pigliar la mira. -Tuttavolta, non vo' tacere di una, e importante per sè e gravosa al -cuore di tutti i Ministri. - -Questa è di aver noi invitato a sedere nel Consiglio di amministrazione -e di disciplina il generale Durando, chiamato da taluno in -quest'assemblea ed _apertis verbis_ traditore alla patria. Osservisi, -anzi tutto, ch'egli, per ciò che affermano parecchi deputati, viene -accusato al medesimo tempo e qui e in Piemonte; qui come lancia di -Carlo Alberto, in Piemonte come troppo tenero del Pontefice. Chi -dunque tradisce costui? Nessuno, perch'egli non può ad una ordir -frode al Pontefice e a Carlo Alberto. Io credo convenga andar molto -a rilento nel proferire sentenze cotanto odiose e terribili; e per -fermo, così la pensa la più gran parte de' soldati e de' volontarj -che sotto i vessilli suoi combattevano. Essi (domandatene, o signori) -gli conservano stima grande ed amore cordiale. E sapete voi la cagione -principalissima? La cagione è questa, che dove la mischia ferveva più -calda e più sanguinosa, dove il pericolo era imminente, le bajonette -nemiche più numerose, il grandinar delle palle più spesso, là brillava -pur sempre la spada del Durando, il quale, con nuovo genere di -tradimento, ponevasi tuttogiorno al rischio di affogare la sua frode -nel proprio sangue. - -Ora, ditemi, in nome di Dio, se veduto l'aveste fra tante palle e -tante austriache bajonette cadere ferito ed estinto, sarebbe nessuno -di voi stato ardito di domandarlo traditore, e nel cadavere suo ancor -sanguinante e dal ferro dilacerato imprimere un marchio d'infamia? -Ebbene, voi pigliate arbitrio e baldanza di atrocemente accusarlo, -solo perchè la fortuna à conservato quel braccio e quella spada -onorata al profitto d'Italia. Queste sono le ragioni per cui pensò -il Ministero di dar luogo al Durando in seno del consiglio testè -mentovato: e con tutto ciò, abbiamo premesso all'atto una diligente ed -esattissima investigazione dell'opera sua; e in fede di onesti uomini, -vi assicuriamo, che non v'è ombra di colpa e di trascuranza in tutte le -recenti fazioni di guerra del generale Durando. Egli commetteva forse -qualche errore di previdenza e di tattica; ma, con vostra pace, qual -generale non ne commise, o non fu a risico di commettere? - -Dopo ciò, io reputo di toccar già la fine del mio troppo lungo -ragionamento; conciossiachè a rispetto dell'avvenire, di cui pure -moveste discorso, o Colleghi, poco o nulla ci conviene rispondere. -Noi da un mese non siamo solo in istato di rinunzianti, ma con viva -istanza e più d'una fiata abbiamo richiesto e pregato che la rinunzia -nostra si accetti. Jeri stesso abbiamo, ad un animo, rinnovato e -compiuto l'ultimo e risolutissimo atto di tale rinunziazione. E però -noi rimaniamo in sin da ora Ministri unicamente per conservazione -e custodia dell'ordine e quiete pubblica, e per tutela dei comuni -diritti. D'ogni rimanente ricade a voi la cura e il consiglio; e ci è -forza da quindi innanzi di non tollerare che si rovesci sul nostro capo -la più ponderosa e formidabile malleveria che premer possa la coscienza -d'un uomo onesto e d'un incolpabile cittadino. - -Io mi dispenso dal giudicare se a voi venga meno la volontà o il potere -o l'opportunità o l'unione, per ispalleggiare e protegger quegli uomini -che la fiducia popolare condusse al governo, e, più costante di molti -di voi, sembra non abbandonarli ancora. Ma io so questo assai bene, -che i censori ed accusatori del Ministero, cercando una verità e una -utilità molto dubbia ànno indubbiamente peccato di grave imprudenza; e -quando sieno buoni e leali patrioti, com'io li stimo, tardo e doloroso -rincrescimento cagionerà loro il vedere e conoscere che il nostro -uscire di governo non sarà senza manifesta letizia dei nemici eterni -della libertà e indipendenza italiana. - - -Discorso sulla necessità della guerra - - _Il dì 7 d'agosto, occupandosi il Parlamento d'alcuna proposta di - legge con fine di sopperire alle necessità della guerra italiana; - e volendosi da parecchi sottometter quelle a nuova consulta nelle - Sezioni; il Deputato di Pesaro parlò in questi termini:_ - -Io spero dalla vostra usata prudenza, o Colleghi, che le proposte di -legge le quali verrannovi presentate quest'oggi perchè si discutano e -vadano quindi a partito, non saranno rimesse in esame nelle Sezioni, -o di nuovo rimandate ai commissarj, conforme è il parere d'alcuni.... -Odo che si mormora che io voglio sopprimere la libertà del vostro -suffragio: nulla di ciò mi sta in mente. Ma io non son fuori, credo, -del mio diritto, se io fo notare alla Camera che quando una Proposta -di legge fu discussa innanzi nelle Sezioni, quindi consegnata ai -commissarj scelti da quelle perchè ne giudichino e ne riferiscano, e -da ultimo fu da essi commissarj emendata accuratamente, dopo maturo e -libero esame, secondo il migliore lor senno e il frutto raccolto delle -varie opinioni udite; la Camera, tramutando quasi per intero l'opera di -quei commissarj, sembra a me che pongasi in qualche contradizione con -sè medesima; e ad ogni modo, dichiari e testimonii assai manifestamente -la poca stima che fa de' giudici e relatori prescelti da lei. - -Io dico, pertanto, a voi e a me stesso: abbiamo ciò in considerazione -quest'oggi, trattandosi massimamente di leggi la cui opportunità -è sì fatta che dimanda una somma, anzi un'estrema sollecitudine. -Trattasi, ben vel sapete, di provvedere alle bisogne, ai pericoli -ed alle urgenze della gran Causa italiana; le quali dopo il disastro -di Custoza crescono poco meno che d'ora in ora. Quanto a me, io non -mi périto di dichiarare in sin da questo momento, che le proposte di -legge, segnatamente quali vi furono jeri significate dai commissarj, mi -piacciono assai e m'appagano. Ingegnose mi sembrano nella invenzione, -acconce al tempo ed al luogo, bene ordinate, sopratutto, e in ogni lor -parte e membro rispondenti e connesse. Quindi, se vi arrecherete voi -mutazione un po' sostanziale, romperete, del sicuro, quell'armonia che -le governa, e quel dritto filo raziocinale con cui vennero pensate e -dedotte. - -Nè porzione di loro vi è nuova; perchè presentòlla a voi, se ben vi -ricorda, il passato Ministero: se non che, allora fu sottomessa al -vostro giudicio con forma e nome di tassa, non comportando i tempi che -senza pericolo niuno ragionar si potesse di prestazioni forzate. Oggi -le sventure sopravvenute dànnoci questa non desiderabile facoltà e -balía. - -Concludo, pertanto, ch'egli bisogna, colleghi miei, affrettarsi. -Nè basta che ognuno di voi senta e ripeta nell'animo cotal verità. -Conviene vi rispondano i fatti, e rimanga delusa e scornata la -speranza d'alcuni infelici che vorrebbono far vani i vostri disegni -indugiandoli. Forse ch'ei fa mestieri ch'io vi stimoli e infiammi -con nuove e speciose ragioni? e non è suprema ragione il dire: -affrettiamoci, perchè ogni giorno che passa, reca non leggier -detrimento al successo della italiana risurrezione? Certo, io non salgo -a questa tribuna per crescere impacci al Governo; ed anzi saluterò -con vivissima compiacenza il novello Ministero, quando io vi vegga -rilucere il nome del conte Odoardo Fabbri. La sua veneranda e incolpata -canizie mi rassicura. Quella sua vita spesa tuttaquanta in soffrire e -combattere per la libertà e l'Italia, porgemi abbondante caparra che il -Ministero nuovo non tenterà nulla contro le pubbliche guarentigie, nè -contro il finale successo della guerra italiana. Ma per qual cagione -non compare esso qui e non siede fra noi? perchè si cela e non parla? -perchè ad ogni momento, in ogni occasione, sono l'esigenze e gli usi -d'un libero e rappresentativo governo manomessi e frustrati? perchè -taluno de' Ministri non reca, com'è suo debito, a questa o all'altra -Assemblea il disegno di quelle leggi che ambedue i Consigli ànno -già, non nella massima solo, ma nelle principali disposizioni puranco -approvate? Afflittive incertezze, dannose e inesplicabili esitazioni -son queste; ed in ciascun'ora di tale specie d'interregno cresce il -nostro comune pericolo. - -L'esercito di Carlo Alberto dall'Adda e dall'Oglio ci guarda ed aspetta -soccorso. Genova (corre voce) si vuota di popolo, e fanno il simile -le città di Piemonte e di Lombardia. Un grido solo risuona per quelle -provincie, e da tutte le bocche ripetesi un grido solo: al campo, -Italiani, al campo. In me è gran fede, o signori, che se piace al -Governo, se voi lo volete, se i popoli vi udranno parlare, le città di -Romagna, le città delle Marche, e questa Roma medesima alzeranno tutte -insieme quel salutare e magnanimo grido: al campo, al campo. - -Onorandi colleghi, trenta secoli di storia civile già sono trapassati -sopra l'Italia; eppure non vi si rincontra un punto di tempo e una -congiuntura di casi forse tanto solenne e tremenda siccome quella in -cui c'imbattiamo al presente; imperocchè la Penisola intera può con -isforzo gagliardo di volontà fabbricare oggi a sè stessa i proprj -destini, il che mai non le accadde. Può l'Italia effettualmente in -questi giorni (pensiamoci bene) salir tutta e per sempre alla signoria -di sè; e nelle sue monche e lacere membra suscitare e perpetuare la -congiunzione del viver civile, státale ognora interdetta, e principio -e cagione negli altri popoli d'ogni virtù, d'ogni gloria, d'ogni -possanza. Ella può, dico, questi prodigj; ma pareggiar le conviene con -l'ampiezza de' sacrificj il bene immenso ed inestimabile della libertà -e della indipendenza. Dopo molti sentieri trascorsi, dopo infiniti -passi perduti, eccoci alfine al bivio terribile, dove Dio e le sorti -e le nostre colpe e le altrui senza riparo e difesa ci àn trascinato. -O l'Italia sarà libera e grande, e conquisterà pure alfine un pieno -essere di nazione; o ricadrà per sempre nel sonno affannoso d'ogni -abbiezione e d'ogni servaggio. E dico sonno affannoso, perchè dopo -la tentata risurrezione, forza è a lei che quello trapassi turbato -e funestato ad ognora dal rimorso doloroso e profondo della propria -viltà. - -Miriamo, signori, altresì al debito nostro speciale innanzi a Dio e -innanzi agli uomini, e come noi pure siamo posti in fra due estremi, e -sceglier conviene senza dimora. O i nostri nomi soneranno alle venture -generazioni i più benedetti e gloriosi, o i più miseri e abbominati del -mondo. A che giova, in che ci avvantaggia il chiudere gli occhi davanti -a questo fiero dilemma? egli non perciò stringe e martella con minor -furia le nostre coscienze. Rompiamo gl'indugi, tronchiam le parole; ai -fatti, signori, all'opere generose e virili. Se domani stesso io non -vedrò seduti in que' loro posti i nuovi Ministri, risalirò in ringhiera -affin di proporre all'estremo male un qualche estremo rimedio. - - -Discorso sopra tre modi straordinarj di difesa - - _Appena respinti gli Austriaci da Bologna, il Mamiani nella tornata - del dì 11 di agosto proponeva tre insoliti provvedimenti, - e facevali a pieni voti approvare con le infrascritte brevi - parole:_ - -Egli accade delle nazioni come degl'individui per appunto; cioè a -dire che v'à momenti dolorosi e funesti, in cui l'animo di tutto un -popolo s'abbandona, e casca sotto il peso dell'infortunio. Ma quando la -fiamma del viver libero e indipendente arde vivace davvero ed intensa -per entro il cuor suo, ella, simigliante al fuoco sacro di Vesta, -può talvolta affievolire o negli ultimi penetrali occultarsi; ma non -estinguendosi mai, forza è che indi a poco riapparisca più sfavillante, -e tramandi intorno maggior luce e caldezza. Così quest'oggi avviene -all'Italia, ed è ciò che lo spirito mio à creduto e sperato sempre. - -O felice e gloriosa Bologna! o fra le città italiane fortunatissima -e da tutte le generazioni invidiata, posciachè tu risvegli la nuova -favilla del nuovo e inestinguibile incendio. Noi adempiamo, o Colleghi, -un gran debito a renderle grazie solenni, e le più sentite e le -più magnifiche che possano uscire dal petto d'uomini riconoscenti e -autorevoli. Ma egli bisogna altresì, che questa tornata non si consumi -senza compiere qui alcun atto di segnalata cooperazione e d'ajuto -efficace, oltre alle cose dai Ministri saviamente deliberate. - -Signori, nega questo tempo ad ognuno d'intrattenersi in lunghi -ragionamenti: e già non varrebbero mai le parole a bene significare una -parte anche minima di quegli affetti veementi e sublimi che premono e -investono da ogni lato l'anime nostre. - -Bando non che ai discorsi studiati e freddi, agli eloquenti eziandio, -perchè corre l'ora del forte operare. - -Io propongo, pertanto, senz'altro preambolo, tre provisioni, le quali -a me compariscono le più convenienti ed efficaci che la straordinarietà -dei casi ricerca. - -Per prima cosa, io propongo che in ciascuna città dello Stato, sulle -publiche piazze si pongano tavole, alle quali sieda un delegato del -Governo ed uno del Municipio, e quivi sia inalberata e visibile a -tutti una scritta con le parole: _La Patria è in pericolo._ Ufficio -dei delegati sia di raccogliere e registrare i nomi dei Volontarj che -intenderanno di armarsi e combattere. - -Per seconda cosa, dico doversi in ciascuna città istituire un -Commissariato, a cui spetti di ricevere tutte le offerte e le -largizioni dei cittadini e dei comuni per armare e vestire essi -Volontarj, e porli in grado di subito unirsi alle respettive bandiere. - -Per terza cosa, propongo che sia il Ministero invitato e sollecitato, -affine preghi Sua Santità e fortemente il persuada a fare scrivere -a tutti i vescovi, e per essi a tutti i parrochi dello Stato, -perchè dall'altare e dal pulpito esortino con infiammative parole i -diocesani loro ad armarsi a popolo, ed accorrere alla difesa del trono -pontificale e della patria comune. - - -Discorso sullo stato d'Italia - - _In risposta a un discorso pronunziato dal Ministro Odoardo Fabbri, - a dì 14 d'Agosto, per dare notizia dello stato delle Romagne - e d'Italia, dopo che la città di Bologna ebbe valorosamente - respinto l'assalto degli Austriaci; il Mamiani così parlò:_ - -Le parole che abbiamo udite sono, o Colleghi, degnissime di quell'uomo -che per tutta la sua vita non breve combattè, resistette, e travagli -e prigionie e proscrizioni sofferse per la libertà e l'indipendenza -italiana. Io sentomi lieto ed altero il doppio in questo momento -d'essere stretto con esso lui dell'onorevol nodo dell'amicizia. Debbono -le sue parole eziandio rinvigorare ed accendere tutti coloro che l'ànno -ascoltate, e coloro a cui verranno fuor di questo palagio con fedeltà -ripetute. Conciossiachè elle suonano in sostanza, che se gl'Italiani -non vogliono con le proprie mani atterrare ed abbandonare la causa -comune, questa non sarà mai per cadere. - -E che? potea forse la malagevole e contrastata risurrezione del nostro -paese consistere tutta in una catena non mai spezzata nè rallentata di -felici successi, e dovea forse tenere sembianza d'un marciar trionfale -cominciato colà sul Mincio e terminato in pochi giorni sulla vetta -del Campidoglio? E in quai libri, in quali storie abbiamo noi Italiani -letto e imparato cosa a ciò somigliante? Forse nella storia antica di -questa Roma, quando i Galli la saccheggiavano o Pirro ne sconfiggeva -gli eserciti, o Annibale la sbigottiva con la vista delle prossime -insegne cartaginesi, o la guerra sociale le rivoltava contro tutta -l'Italia? E lasciando l'antichità come troppo diversa da noi, troviamo -forse miglior condizione di fatti nelle guerre nazionali moderne? in -quella di Spagna, per modo d'esempio, o in quella d'America, o nella -più recente ancora e terribile della Grecia? V'appellate voi alla -fortuna della rivoluzione francese, vale a dire del maggior fatto che -si compisse dal popolo più bellicoso e più formidabile e unito del -mondo moderno? Eppure a Tournay, in sul cominciar della guerra del -novantuno, le truppe incodardite e non vinte d'ogni parte sbandaronsi. -L'anno dopo, alla mala prova dell'armi in sul Reno aggiungevasi tutta -la Vandea insorta, insorti i Lionesi, sconvolte e riluttanti parecchie -provincie, padroni di Tolone gl'Inglesi. Più tardi, a molte e belle -vittorie succedettero nuovi disastri; ed era perduta la Francia se il -Genio non soccorreva di due sommi italiani, trionfando l'uno a Zurigo, -l'altro a Marengo. - -No, signori, l'inestimabil bene della indipendenza e della libertà non -s'acquista con mediocre fatica, con poco sangue, con poche sventure. -Imperocchè è necessità e ragione che sia pagato tanto caro, quanto è -grande e infinito il suo pregio; e così tenacemente sia poi custodito, -quanto fu duro e difficile l'occuparlo. - -Io non venni qui certo per farla con voi da erudito, e rimettervi in -mente i gesti gloriosi de' popoli che ognuno conosce ed ammira sin -dall'infanzia. Nientedimeno, permettetemi che di passata io vi ricordi -quel pugno di gente che abita le ultime arene del mare Germanico; -quel picciol popolo Olandese che per la causa nostra medesima insorse -e pugnò, ed ebbe ardimento di tener campo contro tutta la potenza -spagnuola, tremendissima allora e pressochè smisurata. Quel pugno -di gente, o colleghi, proseguì vent'anni la guerra, sostenne rovesci -senza numero, tribulazioni senza esempio, e vide con occhio asciutto -e spirito fiero ed intrepido diciotto mila de' suoi montare quando i -roghi e quando i patiboli. Questo ferocemente vogliono ed operano le -nazioni, allorchè ànno vero e santo proposito di sottrarsi al giogo de' -forestieri. - -Che a questi giorni la Causa Italiana corra pericolo grave non è -dubbio; ma ch'ella sia già perduta o prossima ad essere, come osa -taluno affermare, io risolutamente lo nego: e qui ciascuno di noi -giudica e sente che ciò non è vero; imperocchè ciascuno di noi dispone -e sottomette il cuor suo al debito primo ed indeclinabile di tentare -ogni prova, reggere ogni travaglio, affrontare ogni rischio per la -salvezza comune. Ed è natura di tutti i cimenti, e condizione e legge -di tutte le forze morali; è decreto di giustizia, necessità di ragione, -ordine di provvidenza, che la ostinata, coraggiosa e magnanima volontà -di redimersi e di combattere le oppressioni, esca coronata e felice dal -lungo conflitto. - -Io so molto bene, che parecchi di noi sarebber saliti in tribuna a -pronunziare oggi coteste massime con migliore loquela e con più faconda -e potente persuasiva. Ma, d'altra parte, io considero, e i vostri -applausi réndonmene certa testimonianza, che la bocca mia ragiona in -questo punto e dichiara ciò che ragiona e pensa l'animo di tutti gli -astanti. Però son sicuro che a rispetto della Camera intera, io adempio -in questo punto non altra opera che quella d'un araldo fedele, il qual -riferisce alla moltitudine radunata ciò che viengli commesso di dire, -con precisione e semplicità. - -Signori, tempo è giunto che noi assumiamo tutta la nostra dignità -e la nostra maggioranza, e leviamo l'animo e il senno ad uguagliare -l'altezza dei casi, e quella dirò puranco delle sventure. - -Roma è virtual capo d'Italia, e nel Parlamento romano è la naturale -potestà d'un ingerimento legittimo e salutare in tutti i fatti comuni -di tutte le provincie italiane. Se ciò è vero, e la storia e le -tradizioni e la pubblica voce e le nostre coscienze e l'universale -consentimento il conferma, noi non saremo così vili da ricusare la -gravità, le malagevolezze e i pericoli del grande e solenne ufficio. - -Prima d'ogni cosa, è debito nostro, o uomini del Parlamento romano, di -dichiarare dall'alto di questi scanni e in faccia a tutta l'Europa, che -eziandio in vista dell'infortunio di Custoza, in noi non s'è menomata -d'un atomo solo la fede piena e inconcussa che abbiamo nella salute -d'Italia e nel coraggio de' suoi figliuoli. Per la seconda cosa, o -signori, egli appartiene a questo consesso di spegnere affrettatamente -le nuove faville di quell'egoismo antico e funesto che à cento volte -procurato la ruina della patria, ed è insieme una colpa enormissima e -un troppo visibile errore. Quell'egoismo, intendo, che fa credere per -passione alle varie provincie d'Italia, e per empietà le fa sperare -di salvarsi ciascuna da sè, e nel naufragio comune trovare per sè -sola un porto e un asilo. O tutti salvi o tutti perduti; ecco il vero, -colleghi onorandi: e il conformarvi i pensieri e le opere non solamente -è giustizia e dovere, ma è riconoscere altresì un assioma patente ed -irrepugnabile. Egli s'appartiene, per tanto, a noi di svellere con -prestezza i germi di cotale egoismo, che pullulano di già e ribarbano -in diverse contrade d'Italia; e nel tempo medesimo, spetta a noi di -persuadere agli spiriti apprensivi ed irresoluti, ch'ei non v'à cagione -niuna di disperare, ma solo di crescere e centuplicar l'energia, il -coraggio e l'annegazione. Sopratutto a noi s'appartiene, o colleghi, -di dare impulso veemente e dar direzione e coordinazione (quanto in -sì fatte cose è possibile) alla sollevazione dei popoli, che qua e là -serpendo e avvampando e come vasto incendio allargandosi, supplirà con -miglior fortuna alle arti non sempre felici della strategia, e alla -sola guerra dei battaglioni. - -Sì, replico io, al Parlamento romano compete di buon diritto -l'ingerirsi e intromettersi nei comuni negozj di tutte l'altre -provincie d'Italia; perchè certamente il popol romano quello si fu che -nella presente italica guerra mostrò maggiore disinteresse, adesione -più intera, intenzioni più pure e sante e immutabili a rispetto del -bene de' suoi fratelli. Per fermo, quando voi vedeste scorrere in -copia a Vicenza e a Treviso il sangue de' vostri, pensaste forse -di chiedere in ricompensa vantaggio e profitto alcuno o d'oro o di -terreno o d'autorità? No certo; e quando testè s'ingrandivano i Reali -di Savoja ed insignorivansi con mirabile facilità dei Ducati, della -Lombardia e del Veneto; avete voi non dirò pensato ma dentro l'animo -concepito un'ombra sola di sospetto e di gelosia? Nessuna. Ditemi -ancora: quando per opera e zelo del vostro governo procacciavate di -stringere un forte patto di lega tra i Principi della Penisola, avete -voi comandato ad esso governo di fare alcuna riserbazione o clausola in -vostro favore, e di tener pratica per qualche specie di utilità e di -guadagno a queste provincie? No, giammai. Un sol compenso, e una sola -mercede voi domandaste, a un sol patto vi atteneste con gran fermezza; -vedere libera e indipendente l'Italia. Voi siete, adunque, degnissimi -di assumere e reggere il primato morale sulle varie contrade italiane. -Di ciò fare io vi chiedo con somma istanza; di ciò vi prego e supplico -ardentemente e con lacrime: ciò v'è obbligo e necessità d'intraprendere -per la salvezza comune. - -E perchè, o signori, le mie parole non tornino in vano suono, -e i vostri nobili desiderj non giacciano senz'alcun principio -d'effettuazione, io piglio arbitrio di sottomettere alla sentenza del -Parlamento le due seguenti proposizioni: - -1º Che il Consiglio de' Deputati elegga per iscrutinio dieci de' suoi, -i quali in termine di tre giorni gli riferiscano e lo ragguaglino su -tutto ciò che si possa indicare, trovare e proporre così al Ministero, -come ai Consigli deliberanti, per ajutare in modo efficace e immediato -la generale resistenza agli Austriaci e la salvezza di tutta l'Italia. - -2º Che il Ministero sia pregato a scrivere di presente a tutti i -Governi italiani, invitandoli ed esortandoli, udito ciascuno i suoi -Parlamenti, a spedir subito in Roma loro deputati per discutere e -deliberare in comune, e sotto l'alto patrocinio di Pio IX, intorno al -modo migliore di difendere l'Italia ed accertarne l'indipendenza.[25] - - -ESORTAZIONE AI ROMANI. - -I fratelli vostri di Bologna eroicamente combattono, e voi non movete -a soccorrerli? Dunque sosterrete ch'ei, soprafatti alfine dal numero, -scemati per le morti, le ferite e gli stenti, e sopratutto scorati dal -non vedere prossimi ajuti, soccombano all'armi e al furore de' barbari, -e sia l'antica, la dotta Bologna sforzata e manomessa dal ferro e dal -fuoco? imperocchè il dado è tratto; o la vittoria, o lo sterminio; -questa e non altra è la scelta. - -Romani! a voi che sortiste il nome più grande e glorioso del mondo, a -voi darà il cuore di assistere a ciò riposati ed inerti come a curioso -spettacolo? Sorgete tutti, per Dio! armatevi a popolo, accorrete alle -insegne, moltiplicate le file; e scoppi e avvampi di nuovo ne' petti -vostri quel divino entusiasmo che di là dalle pontificie frontiere vi -sospingeva, or fa pochi mesi. - -Siamo prudenti almeno e solleciti di noi stessi, se non giusti nè -pietosi inverso i fratelli. Alla Causa Italiana, ben lo scorgete, -tramischiasi al presente la nostra particolare; e dentro Bologna -si disputa ora la integrità e salvezza degli stati della Chiesa, la -tutela delle leggi, la guardia della libertà, la vita degli ordini -nuovi, la dignità, la pienezza, la inviolabilità del Pontificato. -Quindi il Principe stesso vi comanda e prega di pigliar l'arme -per la santa difesa, nè scende oggi lenta e dubiosa sulle vostre -spade la benedizione di Pio. Sorgete, marciate. Dietro il romano -vessillo seguiranno a frotte i popoli delle provincie, e lo Stato si -cambierà rapidissimo in un campo di valorosi; e a voi combattenti -nell'antiguardo toccherà la gloria invidiata e bella nei secoli, -di avere per ogni parte d'Italia risuscitato l'incendio sacro ed -inestinguibile della nazionale sollevazione. - -Sì, Cittadini, alle arti compassate della strategia e alla sola guerra -de' battaglioni, ecco succede e s'alterna la guerra disperata dei -popoli, e quella lotta incessante ed universale d'ogni città, d'ogni -villa, d'ogni casolare, che à salvata a' dì nostri la Grecia e la -Spagna, e salvò l'Elvezia e l'Olanda. Romani, all'armi. Tutta l'Europa -vi guarda! - - (Dall'_Epoca_, 12 agosto.) - - -AI SIGNORI DIRETTORI DELL'_EPOCA_. - -Ricordevole della calda affezione e della stima particolare e costante -onde vi piace di onorarmi, io vi chiedo di far luogo nel pregiatissimo -vostro foglio alla infrascritta dichiarazione, a dettar la quale sono -mosso dalla stretta necessità di difendere l'onor mio; e chiedo insieme -a voi ed a' vostri lettori infinite scuse dell'intrattenervi per alcun -poco della mia inutile persona in giorni così gravosi e minaccevoli per -l'Italia. - -Molti o ingannati o maligni vanno spargendo da più tempo, che -nell'intimo del cuor mio sta l'intenzione deliberata di rovesciare i -presenti ordini dello Stato, e giungere alla fondazione d'un Governo -provvisorio; a tale occulto ed ultimo fine rivolgere io le cure e i -maneggi, ed alla preparazione sua essermi giovato per ogni guisa del -Ministero che da me pigliò il nome. A voci così bugiarde e ingiuriose -io non poneva, secondo mia costumanza, nessuna mente. Ma ora mi -vien riferito da gente proba e autorevole, ch'esse suonano eziandio -all'orecchio d'un personaggio, inverso del quale debbemi stringere, -oltre a molti altri nodi, quello soave e perpetuo della gratitudine. - -Impertanto, a me corre obbligo di formalmente dichiarare, siccome fo, -che a quelle voci manca ogni sostegno di verità, e mai non sono state -le mie intenzioni quali si fingono dai tristi o si credono dai corrivi, -e che tutto è falso e calunnioso ciò che intorno al proposito si va -divulgando. - -A due fatti poi si accenna più specialmente da' miei detrattori ed -accusatori, siccome a prove e testimonianze delle affermazioni loro; e -nemmanco di tali due fatti moverei qui o altrove alcuna parola, quando -non fossero raccontati nelle anticamere del Quirinale, ed ancora in -più secreti ed alti colloquj. Il primo si è d'avere io questi giorni -passati concluso un discorso alla Camera con questa frase per appunto: -_proporrò ad un estremo male un qualche estremo rimedio_. Sopra che, -affine di dissipare ogni sinistra interpretazione, bastimi di asserire -con pienissima lealtà e fermezza, che i rimedj estremi a' quali pensavo -non erano nè un Governo provvisorio nè altra cosa somigliante. - -Convertonsi da taluni in secondo capo di accusa le parole che io dissi, -e i partiti che io proposi nell'adunanza privata la qual si tenne in -Monte Citorio la sera del primo agosto. - -Ora, come in quell'adunanza si annoverarono non meno di trenta -deputati, e ch'ogni varietà d'opinione e di sentimenti ebbevi -rappresentanti ed interpreti, ciò ch'io vi discorsi e proposi mai non -si potrebbe nè nascondere nè alterare; quindi alla comune testimonianza -di que' deputati mi rimetto compiutamente. Di Governo provvisorio -nessuno fece motto, nessuno fiatò; e quelle proposizioni che io metteva -innanzi molto risolute e gagliarde come i casi portavano, tanto erano -legali e accettabili, che vennero il dì poi con leggier differenza -approvate e accettate da entrambi i Consigli deliberanti. - -Scrissi, è già oltre a un anno, al Segretario di Stato Cardinal Gizzi -e promisigli sull'onor mio, tornando nello Stato Romano, di astenermi -da qualchessia modo violento di mutazione, e che avrei con sincerità ed -esattezza obbedito alle leggi correnti. Quel che promisi ho attenuto e -non cesserò di attenere, sì per debito di onestà e sì per utile della -patria comune, a cui nuovi sommovimenti e scompigli farebbero danno e -ruina. - -Se in Roma si tenne proposito di Governo provvisorio, e nacque -rischio fondato di vederlo costituito, fu certo ne' primi di maggio -del vertente anno; e non si ignora, credo, da alcuno chi fosse colui -il quale contribuì con maggior efficacia e prontezza a rimovere ed a -cessar quel pericolo. - - TERENZIO MAMIANI. - - Di Roma, li 22 di agosto del 1848. - - -_L'Autore venuto in Piemonte a partecipare agli atti della Società per -la_ CONFEDERAZIONE ITALIANA, _ebbe carico di dettare le due seguenti -scritture_. - -RAPPORTO IN NOME DEI COMMISSARJ DEPUTATI A SCEGLIERE E COMPILARE LE -MASSIME DI UN PATTO FEDERATIVO. - - Signori. - -Allorquando molti Italiani convennero da diversi Stati della Penisola -al presente Congresso per tenere l'invito che lor ne fu fatto, e dare -un qualche principio alla grande opera della Confederazione; venne per -prima cosa al giudizio ed esame dei congregati sottoposto un disegno -di Patto federativo; e pochi giorni di poi, un disegno di legge -per l'elezione di un'Assemblea, la quale assumer dovesse il mandato -speciale ed unico di compilare e sanzionare quel Patto. - -Il Congresso posesi tostamente ad esaminare con zelo e diligenza il -primo dei due disegni, rendendo grazie particolari e publiche agli -autori di esso. Ma la intrinseca malagevolezza della materia aggiunta -alla sua novità, e, d'altro lato, il desiderio che molti sentivano di -produrre cosa piana, semplice e non impossibile a venire accettata e -presto condotta in atto, fecero che le discussioni, mosse non pure -da diversi pareri, ma da contrarie tendenze, procedessero lente, -sconnesse e oltremodo implicate. Perlocchè, considerandosi da una -parte la lunghezza di quel disegno e il breve durare del Congresso, -e considerandosi dall'altra che mal si poteva sperare che fossero dai -governi e da qualunque Assemblea costitutrice del Patto accolte quelle -distinzioni e dichiarazioni così particolareggiate e minute, accadde -che la vostra adunanza, dopo aver controversi e ammendati il proemio -e i due primi articoli, impose ad una Commissione a ciò deputata di -scegliere in tutto il disegno quei capi entro ai quali raccoglievasi -la sostanza di un Patto confederativo e la somma delle guarentigie -costituzionali; e questo, affine che non mancando tempo al Congresso di -discutere e pronunziare, ei valesse a produrre un'opera nell'essere suo -compiuta e applicabile. - -Apprestatasi la commissione ad adempiere all'ufficio imposto, subito -le fu bisogno di usare la facoltà conferitale dal Congresso di mutare -cioè in parte il dettato degli articoli che doveva scegliere nel -disegno; conciossiachè conveniva esprimere la sentenza loro in modo -assai più generale; e similmente doveasi dar loro altr'ordine e altra -collegazione. - -Con tali rispetti la Commissione à delineate le basi di un Patto -confederativo, e ne à definiti i principii e le massime direttrici. - -Sembra alla Commissione, o signori, che in tali pochi capi racchiudasi -veramente ciò tutto che è sostanziale in un Patto confederativo. E -per fermo, se l'essenza di qualunque governo consiste nella mente e -nel braccio, o vogliamo dire in una potenza che fa la legge e in una -che l'eseguisce; voi trovate nei capi IV, VI e VII[26] la sostanza -di ciò che informa ed incardina un potere legislativo indipendente e -sovrano, e di ciò che compone le sue principali e massime pertinenze, -trattandosi di una Confederazione. - -Nei capi I e V, poi, scorgete la sostanza di tutto quello che crea ed -ordina il potere esecutivo e ministrativo. - -Quanto al capo X, sotto cui si registrano tutte le massime di gius -pubblico degne di venir confessate dalla Confederazione italiana, noi -volentieri abbiamo seguito pur qui la mente ordinatrice del proposto -disegno, la quale non solamente stimò di fare rassegna delle massime -pertinenti alle relazioni e corrispondenze fra Stato e Stato, ma -di quelle eziandio che fondano da per tutto e preservano la libertà -civile e politica, e perciò da ogni liberale costituzione venir debbono -professate. In tal guisa lasciandosi a ciascuno Stato ogni arbitrio -di foggiare e adattare a sè stesso la propria costituzione, ponsi -impedimento perpetuo ch'ei non conculchi giammai nè dimezzi o neghi o -dimentichi alcun sacro e imprescrittibile diritto dell'uomo. - -La Commissione ha procacciato di segnare e dinumerare cotali diritti -e cotali massime di gius pubblico, secondo il concetto più compito e -migliore che far si possa oggidì delle condizioni morali e politiche -d'un popolo libero ed eminentemente civile; come nei pronunziati che -mirano specialmente alle relazioni e corrispondenze fra i varii popoli -della Confederazione, ha studiato di raccogliere il più importante e il -più pratico di ciò che risguarda i due subbietti predominanti di tutta -quella dottrina, che sono _Unione_ e _Reciprocazione_. Da ultimo, i -commessarii vostri ànno aggiunto ai nove capi prescelti e coordinati -una disposizione transitoria proposta da un vostro collega[27] e -approvata da voi nella tornata delli 22 del corrente mese, e la quale -à per fine di subito rendere profittevole alla Causa nazionale e alla -guerra santa che sosteniamo il primo adunarsi dei Deputati della gran -famiglia italiana. - -S'appartiene ora al Congresso di giudicare se questo schema, a così -chiamarlo, di Patto confederativo sia degno del suo suffragio. Ma ciò -che il Congresso, discutendo la proposta di una legge elettorale, à -già risoluto, si è: 1º Che egli desidera che tale schema (esaminato -e riveduto innanzi da lui) diventi un limite e una disposizione non -alterabile, e sia materia di un mandato imperativo che i Governi -consegneranno a coloro a' quali verrà l'ufficio di terminare e sancire -il Patto confederativo: 2º Che il particolare disegno di una legge -elettorale per la Costituente italiana si conformi e si acconci con -esattezza ai principii e alle massime significate nello schema di -esso Patto. E intorno a tutto ciò la Commissione si ristringe a far -voti perchè la proposta di legge elettorale, tenuta da voi tuttora -in consulta e in esamina, non si dilunghi in nulla da tali due vostre -risoluzioni, e riesca altresì la più semplice, la più spedita e la più -accettabile che mai si possa. - -Per soddisfare al presente, o signori, a quell'altro incarico dato -alla Commissione, di determinare cioè e descrivere le vie pratiche -le quali à da calcare la Società nazionale per la Confederazione -italiana, affine che il programma da lei proposto venga sollecitamente -ad effetto; sembra alla Commissione non altra cosa dover fare, se non -ricordare al Congresso ciò che nel seno della sua Sezione politica fu -discusso e deliberato. - -Ei vi si ricorda pertanto, o signori, che pochi di sono, alcuno dei -vostri colleghi[28] raccomandò al Congresso di non patire che sia -disciolto innanzi di aver fermato alcuna cosa di più effettivo e -pratico che un nudo programma. E perchè è forza temere che esso pure -il programma della Società venga o dimenticato o respinto o al tutto -travisato da alcuni nostri Governi d'Italia, dato ancora che non gli -manchi l'assentimento e la lode della nazione, fa gran mestieri, diceva -quel vostro collega, di porre in consulta la infrascritta proposizione: -— Comunicato e raccomandato nei debiti modi ai Governi il nostro -programma, fatto lor sentire e conoscere la necessità di adempire il -voto comune intorno alla convocazione di una Dieta di governi e di -popoli e all'effettuazione di un Patto confederativo, trascorso non -picciol tempo senza vedere incominciamento buono dell'uno e dell'altro; -qual cosa resta da procurare e da tentare alla Società nazionale per -giungere senza tumulto e rivoluzione all'intento suo? — - -Udita cotal proposta, fu da molti con alacrità disputata, e parecchi -spedienti e trovati vennero suggeriti pel conseguimento del fine. -Pareva ad alcuno che imitar si dovesse la radunanza di Haidelberga, la -quale in assai pochi giorni si trasformò in un'Assemblea costituente, -riconosciuta e obbedita per tutta Germania. Alcun altro escogitava la -convocazione di un consesso nato e formato dal suffragio universale, -tacendo però il modo di poter radunare le moltitudini e raccoglierne -ordinatamente il voto, contro il divieto dei Governi. Alcuno voleva si -facesse richiamo ai Circoli tutti politici per l'Italia disseminati, -e dal grembo loro uscissero i deputati alla dieta. In fine, l'autore -della soprascritta proposizione, avuta facoltà di parlare, e -incominciato dal ribattere ed eliminare ciascuno dei partiti sopra -accennati, definì e descrisse due modi, i quali insieme congiunti e -coordinati egli reputava molto efficaci, ed anzi, a dir vero, i soli da -potersi rinvenire ed usare secondo le vie legali e pacifiche. Il modo -primo, disse egli, essere la forza crescente dell'universale opinione; -il secondo, un richiamo gagliardamente fatto ai Parlamenti italiani, -e un'azione speciale ed assidua sopra essi esercitata. Doversi -moltiplicare la forza dell'opinione con lo spandere rapidamente e in -guisa ben regolata la Società nostra in ogni provincia, in ogni città, -e, se puossi, in ogni borgata, e col darle ajuto continuo di stampe -e pubblicazioni periodiche sotto forma di gazzette, di lettere, di -catechismi e simili scritti popolari, atti e convenienti a diffondere -e radicare in tutte le menti un solo concetto e in tutti gli animi un -sol desiderio. Doversi moltiplicare altresì quella forza coll'apporre -a memoriali diretti così ai Governi come ai Parlamenti migliaja e -migliaja di soscrizioni e più di una volta rinnovellate. La quale -opera non bastando, e proseguendo tuttora la resistenza al desiderio -comune e al diritto che lo sostiene, doversi allora por mano al secondo -modo, e sperimentare ogni via ed ogni arte perchè in un parlamento -almeno della Penisola il programma della Società nazionale trovi -pluralità di suffragi. Non sorgere appo noi fra i Governi e i popoli -altra autorità intermedia legale e dalle moltitudini riconosciuta, -salvo che i Parlamenti, i quali tutti o parte di loro od uno almeno -impossessandosi del gran fatto, e proponendo e vincendo il partito che -si richieda ai Governi italiani l'attuazione di una Dieta e d'un Patto -secondo le massime della Società, divenire certissimo che al Programma -di lei accrescerebbesi oltre misura il credito e l'efficacia, e sarebbe -consegnato a mani siffatte che possono, tentata prima ogni via legale -e conciliativa, condurlo all'atto da per sè medesime, e senza grave -e pericolosa perturbazione. Diffatto, potere quel solo Parlamento o -più d'uno con lui risolvere e decretare, che certo numero di Deputati -da lui prescelti s'adunino in tale o tale città, per quivi deliberare -intorno al Patto confederativo. E del resto, parere impossibile che una -determinazione così ardita e notabile, e un esempio così generoso come -quello sarebbe, non traesse dietro di sè, prima gli altri Parlamenti, -poscia i Governi più illuminati, in ultimo tutta la Nazione. Tale fu -il parere allora significato da quel vostro oratore, al quale aderì -pienamente il maggior numero degli astanti. - -La Commissione vostra facendovene ora esatta e particolareggiata -menzione, siccome n'ebbe l'incarico, si piace d'aggiungere ch'ella -pure si accosta con piena fiducia al parere del vostro collega. E -però vi propone, dando subito un qualche cominciamento all'impresa, -d'inviare il nostro programma così a ciascun Governo, come a ciascun -Parlamento italiano, accompagnandolo con parole validate da tutte -le vostre sottoscrizioni, e proprie ed acconce a far bene intendere -quale sia il concetto, quale il desiderio che vi conduce; e come la -necessità estrema dei tempi vi astringe a pregare ed insiememente -esortare con istanze caldissime perchè l'opera loro s'affretti, e -non vogliano tanta parte della salute d'Italia o negligere o trattare -con tepidezza, o permettere che i demagoghi tumultuando la guastino -e la snaturino, e sia cagione di discordia e di sangue ciò che -dovrebb'essere di fratellanza e di pace. A cotesto primo atto della -Società e del Congresso, la Commissione spera e desidera che conseguiti -altra maggiore dimostrazione del nostro voto comune. Egli occorre, -come notammo qui sopra, che ogni città, e, se è cosa fattibile, ogni -borgata e villaggio possieda fra breve una Giunta della vasta e sempre -crescente Associazione nazionale, e che per opera di tali Giunte -vengasi prestamente ad apporre infinite sottoscrizioni al nostro -programma; il quale così fregiato e rinvigorato della spontanea ed -universale adesione dei popoli, tornerà ai Governi ed ai Parlamenti con -acquisto immenso di morale forza ed autorità. - -In risguardo poi dell'azione speciale e incessante che esercitar -conviensi sui Parlamenti per condurne alcuno a favoreggiare il -programma e disporsi ad effettuarlo; in ogni Giunta della Società -nazionale se ne terrà particolare consiglio, e si vorrà profittare -d'ogni circostanza, spiare qualunque occasione, usare d'ogni mezzo -legale e d'ogni arte onesta e non vile, che la prudenza, l'ingegno, lo -zelo, l'attività e la perseveranza forniscono e insegnano; ed a tutte -queste parziali e locali industrie e provvedimenti darà poi direzione -e collegazione continua quella gerarchia che di necessità costituir fa -bisogno in seno di una società vastissima e numerosissima. - -Se poi (il che tolga Dio) ai partiti che vi sono proposti, o signori, -non seguisse verun effetto notabile, rimarrebbe allora a ciascheduno di -noi il dovere di ristringersi colla propria coscienza, e deliberare e -risolvere qual sia l'officio del buon cittadino, quando ogni via legale -si chiude, ogni espettazione è frustrata, ogni longanimità è senza -frutto. - - -PROGETTO DI UNO SCHEMA D'ATTO FEDERALE, REDATTO DAL CONGRESSO NAZIONALE -PER LA CONFEDERAZIONE ITALIANA, RADUNATASI IN TORINO IL 10 OTTOBRE -1848.[29] - -Allo scopo di creare unità nella vita politica dell'Italia, di -stabilire e difendere l'indipendenza, di conservare la pace interna, -di tutelare ed ampliare le libertà politiche e le utili istituzioni -civili, e di promuovere l'agricoltura, l'industria ed il commercio, il -Regno dell'Alta Italia, il Gran Ducato di Toscana, lo Stato Pontificio, -il Regno di Napoli, il Regno di Sicilia, si riuniscono a costituire la -CONFEDERAZIONE ITALIANA. - -I patti e le norme di tale unione hanno per base i principj e le -massime che qui seguono: - -§ I. La Confederazione ha un esercito, una flotta da guerra, un tesoro -ed una rappresentanza diplomatica all'estero. - -§ II. La bandiera federale è la tricolore italiana. - -§ III. La Confederazione è rappresentata da un'autorità centrale, -composta d'un Congresso legislativo e d'un Potere esecutivo permanente. - -§ IV. Il Congresso legislativo è composto di due Camere; nell'una -ogni Stato è ugualmente rappresentato; nell'altra la rappresentanza è -proporzionale alla popolazione. - -Le due Camere saranno elettive. L'elezione della prima apparterrà ai -poteri costituiti di ciascuno Stato. Quella della seconda, ai popoli. -A tal uopo l'Assemblea Costituente promulgherà una legge elettorale -comune. - -§ V. Il Potere esecutivo è composto di un Presidente responsale, con un -Consiglio di Ministri similmente responsali. Il Presidente è nominato, -a tempo, dal Congresso legislativo. I Ministri sono nominati dal -Presidente. - -§ VI. Appartiene al Congresso di proporre e deliberare sopra ogni -materia d'interesse generale della Confederazione. - -§ VII. S'appartiene pure al Congresso d'intervenire: - -1. Nei casi di collisione fra uno Stato confederato e l'estero; - -2. Nei casi di grave contesa fra Stato e Stato della Confederazione; - -3. Nei casi di perturbamento nell'interno d'uno Stato, qualora ad -impedire la guerra civile riescano insufficienti i poteri quivi -costituiti; - -4. Nei casi di violazione del Patto federale. - -§ VIII. Non esisteranno dogane fra Stato e Stato. Il sistema comune -doganale rispetto all'estero sarà fondato su principj di libero -commercio, salvi gli opportuni temperamenti transitorj. - -§ IX. Una legge provvederà all'istituzione d'un supremo tribunale -federativo per giudicare: - -1. Le controversie di diritto fra Stato e Stato; - -2. Le controversie fra i singoli Stati e il Governo centrale federale. - -§ X. La Confederazione riconosce come massime di gius-pubblico in tutti -i suoi territorj: - -1. Libertà di stampa; - -2. Libertà individuale; - -3. Massime guarentigie giudiciali: non giurisdizioni nè procedure -eccezionali; - -4. Libere istituzioni municipali; - -5. Diritto di petizione individuale e collettivo; - -6. Diritto di associazione; - -7. Uguaglianza civile politica, non impedita da differenza di religione; - -8. Libertà politica guarentita dalle forme rappresentative e dalle armi -cittadine; - -9. Responsalità ministeriale; - -10. Svincolameto della proprietà fondiaria; - -11. Promozione dell'educazione e beneficenza popolare; - -12. Agevolamento della reciprocanza dei diritti politici; - -13. Ammissibilità di ogni cittadino della Confederazione italiana a -tutti gli uffici di qualunque Stato della medesima; - -14. Promozione dell'uniformità in quelle istituzioni che importano -relazione di diritto civile fra i cittadini de' varj Stati; - -15. Abolizione della pena di morte in materia politica. - -_Disposizione transitoria._ - -L'Assemblea Costituente, innanzi di procedere alla discussione e -compilazione del Patto, proclamerà solennemente l'esistenza della -Confederazione italiana, e l'accettazione dei principj e delle -norme qui sopra descritte. E oltre a ciò, proporrà e delibererà sui -provvedimenti comuni richiesti dall'urgenza dei casi e dalla necessità -della guerra italica. - - _Presidenti._ MAMIANI TERENZIO. — GIOBERTI VINCENZO. ROMEO GIOVANNI - ANDREA. - - _Vice-Presid._ PEREZ FRANCESCO. — BONAPARTE DON CARLO. LEOPARDI - PIETRO. - - _Segretarj Gener._ FRESCHI FRANCESCO. — BORSANI GIUSEPPE. BRIGNONE - GIOVANNI EDOARDO. - - -AL RE CARLO ALBERTO - -il Congresso della Società Nazionale per la Confederazione Italiana. - - Sire - -La Provvidenza per nuove ed arcane vie affretta e matura la salvezza -d'Italia. Un popolo forte e animoso combatte sul Danubio quel nemico -medesimo che noi sul Po e sull'Adige abbiam combattuto. Ecco nelle -mani di Jellacich rompesi quella spada che dovea solo ringuainarsi -dopo avere le membra del guasto impero tornate alla soggezione degli -oligarchi. Ma questi non meno abborriti in casa che fuori, affogan di -nuovo nel proprio sangue, e Vienna è testimonia d'una seconda e più -terribile vittoria del popolo. Oltre di che, per confusione profonda -dei Barbari, e consolazione non pure nostra ma di tutte le genti e -dell'umana giustizia, egli piacque lassù che cagione, principio e -sostenimento del notabile fatto fosse una schiera di quegl'Italiani -sfortunatissimi che l'Austria a colpi di verghe costrigne a -guerreggiare la patria e puntellare la sua tirannide. Ma la voce dei -lontani fratelli penetrò nel cuor loro, e sentirono e riconobbero che -il servaggio Ungherese saria primo anello alle dure catene d'Italia. - -In tal guisa, o Principe, la Provvidenza ripara con patenti prodigi -gran parte dei danni che il peccato non vostro ma della sola fortuna -rovesciò sopra alle armi italiane, e che il vostro petto magnanimo -con fermo e sereno coraggio sostenne. Noi sappiamo, o Sire, che ferve -nell'animo vostro un'impazienza eroica di prontamente giovarvi delle -prospere congiunture, e voi solo (sia lode al vero) o pochi altri con -voi non avete guari dubitato delle sorti d'Italia: sicchè, aspettando -tuttora dal congresso di Brusselle patti e proferte di pace, mai non -avete tolta la mano d'in sull'elsa della spada, e mai non vi esce -della memoria l'impavido precessor vostro Emanuele Filiberto; il quale -assalito e spinto fuor dello stato, e perduta ogni sua provincia, -non disperò, ma riebbesi animoso, e vinse e ricuperòlle. A voi, -pertanto, debbe accrescere se non valore ed intrepidezza, conforto -almeno e compiacimento lo scorgere a chiari segni, come non solamente -ne' popoli vostri ma in tutti gli altri della Penisola sorge ora la -stessa impazienza di ripigliare le armi, e romper col ferro i nodi e i -viluppi dell'astuta diplomazia. Il Congresso della Società Nazionale -per la Confederazione Italiana, che parla a voi rispettosamente per -la nostra bocca, ve ne rende ampia e sicura testimonianza; imperocchè, -componendosi esso di cittadini qui accorsi e adunati da ogni provincia -del Bel Paese, fanno credenza interissima del volere e sentire di -quelle. Di giorno in giorno, anzi, a dir più vero, d'ora in ora aumenta -e moltiplica il desiderio e la brama ansiosa d'un nuovo conflitto; -e una profonda voce dell'anima fa a tutti pensare e conoscere, che -l'oscitanza e gl'indugi tanto sono funesti alla Causa nostra, quanto -giovano quella degli avversarj. Lode a Dio, o Principe, comincia -ad avvampare nei petti italiani una generosa vergogna di aver preso -sgomento grave d'un subitaneo disastro, quale arrecano per ordinario -le guerre ostinate e non brevi. Eglino, già ricreduti delle troppo -vive speranze riposte in altrui, tornano con magnanima risoluzione -ad aver fede unicamente in sè stessi. Tal fede, o Sire, riuscirà -cotanto più salda e incrollabile, quanto, non di mobil fortuna, ma -sarà figliuola di costanza e virtù; e quanto sono moltiplicate le -ingiurie e le ferocie dei Barbari; quanto lo sdegno trabocca ora più -veemente e legittimo; quanto l'onore delle armi, la gloria del nome -italiano, il sangue dei fratelli non vendicato, il frutto di amarissimi -sacrifici non ancora raccolto, la necessità stessa dei mali presenti e -la certezza ed enormità dei futuri, ci costringono oggimai a combattere -con salutare e invincibile disperazione. Il Congresso della Società -Nazionale offre e promette alla Maestà Vostra di concorrere alla -santa impresa con tutti que' mezzi che le facoltà proprie non solo, ma -l'ardore, l'efficacia, lo sforzo e l'ostinazione d'uno zelo operoso -e incolpevole sono capaci di porre in atto. La stella che la Maestà -Vostra aspettava tiene il mezzo del cielo: trenta secoli di civiltà le -hanno preparato il cammino. - - - - -Qui, per l'ordine del tempo, intramettiamo l'opuscolo che venne in -luce il 49 in Roma, e fu nell'anno medesimo ristampato dai fratelli -Pagano in Genova, con Appendice e Documenti, e con una prefazioncella -di mano dell'Autore. In questa nuova pubblicazione v'à di giunta alcun -documento e parecchie note. - - - - - DUE LETTERE DI TERENZIO MAMIANI, - - L'UNA - A' SUOI ELETTORI, - - L'ALTRA - ALLA SANTITÀ DI PIO IX. - - -Le nuove accuse e persecuzioni dalle quali viene infestato e -oltraggiato l'Autore di queste lettere, lo persuadono a ristamparle, -e a meglio chiarirne il concetto con qualche nota e documento. E ciò, -non perchè gli atti di sua corta vita politica valgano l'attenzione e -considerazione del secolo, pienissimo di cose grandi; ma solo perchè -coloro a cui giungesse voce di lui, de' suoi scritti e dell'altre opere -sue, non disconoscano le intenzioni rette ed i fini egregi a cui sempre -à mirato con integrità di mente e di animo. Egli non si dorrà mai di -vivere oscuro, come comporta la sua mediocrità e insufficienza; ma non -vuol tollerare che altri procacci di ucciderne per tempo il nome con la -calunnia. Nè debb'esser lecito a coloro i quali ingrassano oggi delle -sventure della Nazione, il mentire con impudenza, solo perchè spogliano -l'avversario d'ogni facoltà di rispondere, e gli appuntano alla gola -le bajonette forestiere. Lecito non debb'esser loro di accusare gli -onesti senza giusto richiamo d'alcuno, e senza trovare chi li sbugiardi -solennemente, e li disusi dal vezzo che van pigliando di attribuire -il titolo di agitatori insidiosi dell'ordine[30] a gente la quale ogni -cosa à procurato e tentato appunto per ricomporre l'ordine, far cessare -le differenze, scansare gli eccessi. Il che a nessuno è più manifesto -che ad essi medesimi detrattori, i quali nelle ultime rivolture -d'Italia e di Roma, caduti in odio all'universale e però venuti in -paura estrema di raccogliere alfine il merito loro, mai non finivano -di ringraziare e lodare di moderazione, giustizia, bontà, modestia e -ogni bene l'Autore di queste lettere. Del rimanente, egli stima che -non dovrà correre moltissimo tempo perchè si veda chiaro ed aperto da -qual sorta di cittadini si commetta opera veramente perturbatrice e -sovvertitrice dello Stato: se da quella, cioè, che trascina oggi Pio IX -sulle fallaci orme del suo predecessore; ovvero da quella che a mani -giunte il pregava di compiere la ben cominciata impresa, separando al -possibile le due potestà, e non avversando negl'Italiani il legittimo -desiderio di costituirsi in pieno e sicuro essere di Nazione. - - -TERENZIO MAMIANI A' SUOI ELETTORI. - -Le Camere sono dal presente Ministero state prorogate, o, a dir più -giusto, disciolte; dappoichè invece loro vien convocata un'Assemblea -generale, a cui si commette il pieno riordinamento delle pubbliche -cose.[31] A me corre pertanto l'obbligazione, o concittadini elettori, -di dichiararvi, almeno in compendio, come abbia io sostenuto il -nobile ufficio che mi affidaste, eseguito il geloso vostro mandato, -raccolte e interpretate le vostre opinioni, difese in ogni frangente -le prerogative e i diritti che vi appartengono Ma innanzi ogni cosa, -perchè a voi sia fattibile il giudicare equamente dei consigli e delle -opere mie, pregovi di ricordare, che queste provincie romane vivono in -condizione civile e politica affatto speciale e straordinaria, e si -differenziano perciò da tutte le altre del mondo. A noi popoli dello -Stato Ecclesiastico, il conseguire od il conservare quegli istituti -liberali di cui l'Europa e le Americhe godono oggimai con saldo -possesso, è impresa non pure assai malagevole e travagliosa, ma non -mai compita e non mai sicura dell'avvenire. Ciò accade principalmente -perchè altrove, presupposta la generalità e maturità di certe opinioni, -le libertà pubbliche sono conquistate e fermate per sempre, mediante -la mutazione d'alcuni fatti, e abbattendo l'armi prezzolate e l'altre -materiali difese che il dispotismo si tiene intorno. Ma contro di noi, -sta tutto intero un sistema antichissimo di dottrine e d'interessi, -il quale si vuol far parere da molti una seconda religione, ed un -tessuto mirabile non di pensieri e credenze assai controverse, ma -di dogmi assoluti e intangibili. E, per esempio, è dogma assoluto ed -irrepugnabile per cotestoro, che la sovranità temporale dei Papi abbia -origine miracolosa, e proceda dai più alti e profondi decreti della -Provvidenza, la qual vuole con essa difendere e tutelare la Chiesa, -e accrescerle autorità e splendore. Perciò, in quel mentre che in -qualunque contrada civile cessa ai dì nostri di venir confessato e -creduto il diritto divino dei principi, la potestà temporale dei Papi -ne rimane necessariamente e perpetuamente investita. Perciò pure, -ogni libertà e franchigia costituzionale che godano o sien per godere -i popoli dello Stato Romano, non muove da alcun diritto naturale in -essi riconosciuto, ma è dono e largimento spontaneo e revocabile del -principe, il quale in sostanza permane mai sempre arbitro supremo e -signore assoluto del tutto. Un altro dogma da cotestoro professato si -è, che alla sovranità temporale dei Papi conviene una ragione di stato -ed una politica diversissima da quella di ogni altro monarca. Nel vero, -i Papi, ricordevoli delle prove guerresche riuscite loro quasi sempre -infelicemente, non muovono l'armi al dì d'oggi contro a nessuno, non -si stringono in leghe, non entrano a parte di alcuna impresa generosa -o di terra o di mare, e serban sè stessi in una perpetua neutralità -ed immobilità; laonde avviene che gli Stati della Chiesa si separano -affatto dalla sorte degli altri regni e non appartengono propriamente -ad alcuna nazione, ma tutte le genti invece si debbono accordare a -rispettarli e a difenderli; e dove non succeda l'accordo, essi vanno -in fascio senza rimedio; e dove succeda, rimangono alla discrezione di -chi li ajuta. E però, conviensi porre gran cura che vicino a loro non -sorga alcun potentato così poderoso ed armigero da tenerli in sospetto -e timore continuo di dipendenza; considerato che alle loro popolazioni -tocca di rimanere perpetuamente inermi ed imbelli, e le provincie sono -aperte ed apparecchiate ad ogni invasione. Forse l'Italia spartita in -più regni e incapace di farsi nazione giova all'indipendenza degli -Stati Ecclesiastici; come lor giova assaissimo che i principi più -formidabili sieno disposti a proteggerli, in contraccambio del gran -sostegno che l'autorità regia e assoluta riceve ora dal papato. Del -rimanente, sentenzian costoro, il dominio temporale dei Papi à da -natura e per debito d'informarsi tutto quanto della potestà spirituale, -ed intendere in ogni cosa a favorire e servire la Chiesa, ed essere -il suo braccio e il suo scudo. Perlochè quei fatti e quelle opinioni -che la Chiesa censura e altrove non può colla forza impedire, ben -li dee impedire con la forza nel proprio Stato; e similmente, quei -precetti spirituali che altrove legano e stringono le sole coscienze, -la Chiesa nel proprio Stato fa ubbidire e osservare con tutti i -mezzi prepotenti di cui il principe si vale e dispone. Laonde v'à -certe libertà sostanziali e che dell'altre son fondamento, come, -exempligrazia, quella dello stampare e del divulgare, e quella del non -soffrire costringimento nella scelta nè nella professione del culto, -ambedue le quali in Roma non possono entrare; ed anzi vi sono dannate -ed abbominate, e l'encicliche pontificie ne scrivono ogni maggior -male e chiamanle _detestande_. Del pari, di quelle altre franchigie -civili e politiche, e di quelle istituzioni popolaresche che dovunque -ora vanno sorgendo e convalidandosi, una porzione molto scarsa e in -rigido modo temperata ed attenuata può accettarsi da Roma; alla quale -veramente, per la libertà pienissima della Chiesa, occorre una libertà -pienissima di comando. In fine, per questa ragione medesima della lega -e contemperanza dello spirituale col temporale, ogni moto politico -il quale intendesse a mutare le forme ministrative e a sottoporre il -principato a leggi e ordini ristrettivi, à negli Stati della Chiesa -nome e valore di sacrilegio, e sacrileghi ne sono tutti gli autori, e -sul capo loro balenano minacciose le folgori del Vaticano. - -Tale è il sistema e tali gli adagi e le massime che sino a jer l'altro -(può dirsi) ànno governato la sovranità temporale dei Papi; la quale, -segnatamente negli ultimi tempi, quanto più scorgeva sè stessa debole -e minima a rispetto dei gran potentati, e sentivasi combattuta e scossa -nell'interno suo seno da incessanti macchinazioni e congiure, tanto più -si opponeva con ira profonda allo spirito di libertà, ed all'apparenza -perfino delle liberali istituzioni. - -Ora, i popoli sempre facili a sperar bene e il passato dimenticare, -credettero (voi vel ricordale, o concittadini) che tutto ciò dovesse -mutarsi all'assunzione di Pio IX. E certo egli accadeva così, dove -avesser potuto bastare all'impresa la bontà specchiata, le intenzioni -purissime, la infinita soavità e mitezza di quella bell'anima; e -d'altra parte, fosse stato presente agli spiriti più caldi e animosi, -come non si spianta in un giorno solo quello che i secoli ànno -radicato, e come l'impeto e la violenza non ajutano a consumare le cose -le quali si reggono nella fede. - -Ma lasciando ciò stare, certissimo è, che i nuovi e risoluti pensieri -dei nostri popoli doveano presto venire in lite con quel sistema di -cui ho discorso, e i cui settatori nè per le mutazioni sopravvenute -in tutta Europa, nè per le riforme di già compite, nè per lo Statuto -medesimo promulgato, erano tanto o quanto disposti a modificare le lor -viete dottrine, e sopprimere una sola di loro ambigue giurisdizioni. -Voi ben sapete che il primo patente conflitto scoppiò al pubblicarsi -dell'allocuzione pontificale del 29 di Aprile, in cui venia riprovata -e interdetta la guerra vivissima che le truppe nostre e il fiore de' -nostri giovani, mescolati con Subalpini e Toscani, combattevano di là -dal Po contro gli stranieri, a fine di riscattare l'Italia e in essere -di nazione rivendicarla. I Romani, che tra le file de' Volontarii -annoveravano chi il figliuolo, chi il padre, ognuno un parente o un -amico, fieramente se ne sdegnarono. La città turbata e sconvolta diè -di piglio alle armi, s'impossessò del Castello, mise guardie a tutte -le porte, ad ogni crocicchio; proruppe in minacce di morte contro ai -prelati che s'imputavano di avere mal consigliato il Pontefice, e sulle -piazze e per tutto parlavasi aperto di dare al governo altra forma e -altro capo. - -Allora fu, come vi è noto, che la Santità Sua si degnò di chiamarmi, -e dopo seguito un lungo colloquio in presenza dei cardinali Altieri e -Antonelli, mi diè quella il carico di comporre un Ministero tutto di -laici, e dal quale fossero per concessione nuova trattati eziandio gli -affari esterni secolari. Io, quantunque conoscessi assai nettamente -che il conflitto era per rinnovarsi infinite altre volte, e nessuna -vittoria formale essersi guadagnata sulle pretensioni e le massime del -sistema sopradescritto; pure, volendo la fortuna che il nome mio avesse -in quei giorni arbitrio di racquetare la città e ricomporre l'ordine -pubblico, e considerando la gran ruina che cagionava l'abbandonarsi -affatto da noi Romani la guerra dell'Indipendenza, accettai la datami -commissione; e mercè della cortesia ed annegazione degli onorevoli -miei colleghi, venne il dì dopo costituito il nuovo governo, e la -città e le provincie quasi per incantesimo ricondotte all'usuale -tranquillità. Fu in sulle prime nostra gran cura, non potendo mettere -in atto se non la minima parte delle riforme ed innovazioni che i tempi -chiedevano, di significare almeno e dichiarare in faccia all'Italia -ed al mondo cattolico, qual modo noi credevamo più razionale insieme -e più pratico per conciliare le differenze, mettere in buon accordo -lo spirito dell'autorità assoluta e quello della libertà, convertire -tutte le forze dello Stato al fine massimo e santo dell'Indipendenza -nazionale, e cavare dalle condizioni speciali di Roma e della civiltà -sua un principio eterno ed universale d'inconcussa moralità e di vero -sociale perfezionamento: conciossiachè io scorgeva assai manifesto, che -alle tante ed inopinate rivolture d'Europa mancava la fede profonda nel -bene e nella giustizia, il concetto chiaro degli uffici e delle virtù -cittadine, e il sentimento vivo, operoso ed assiduo del dovere. - -Le quali tutte cose noi pronunziammo in uno scritto che, il 9 giugno -del 1848, aprendosi per la prima volta i Consigli deliberanti, -leggemmo pubblicamente dalla tribuna, e fu domandato il programma del -Ministero. In esso proposesi quella sola ed unica forma di concordia -e armonia sincera e durevole fra la libertà e il papato, la qual -consisteva principalmente a distinguere e separare al possibile nella -persona medesima il regno spirituale dal temporale; e che il primo si -esercitasse dal Pontefice immediatamente con ogni pienezza di autorità, -l'altro fosse delegato in massima parte e lasciato all'arbitrio delle -due Camere, e dell'opinione più generale e più savia. Il perchè, «se -il governo rappresentativo (diceva il Programma) non esistesse in niun -luogo, inventar dovrebbesi per queste Romane Provincie.» Dalla quale -separazione leale e profonda sarebbersi in ultimo originati quei due -gran beni che il mondo moderno desidera e spera di effettuare; cioè a -dire, che la religione s'adusi a vivere in mezzo alla libertà, e che -questa si purghi, s'infiammi e nobiliti nella religione. In tal guisa -poteva da Roma procedere un influsso nuovo e universale di civiltà, -e noi Italiani ripigliare qualche insigne porzione della preminenza -antica. Essendochè «non sempre (affermava quel nostro scritto) la -grandezza dei popoli è da misurare dall'ampiezza del territorio e dalla -potenza delle armi. Imperocchè ogni vera e salda grandezza scaturisce -dall'intelletto e dall'animo. Epperò, in questa nè molto ampia nè -formidabile provincia italiana, noi tuttavolta siamo chiamati a -grandissime cose.(A)[32] - -Ma tutto ciò non fu che un voto, e una professione accademica di -principj: nel fatto, il Ministero che da me prese il nome, sostenne dai -partigiani del vecchio sistema tal guerra e così contumace e furiosa, -da rendere vano ogni accordo e impossibile ogni transazione. E perchè -v'abbiate, o concittadini, un saggio della tenacità e ignoranza con -cui le intenzioni nostre e i disegni e le opere si combattevano e -denigravano, vi basti di sapere quello che dissero e fecero contro -una delle più pure e sante e insieme delle più civili e lodevoli -istituzioni da noi proposte, io vo' parlare del Ministero della -pubblica beneficenza. Qual cosa, in nome di Dio, era più conveniente -a un Pontefice, che dare al mondo l'esempio di reputare la pubblica -beneficenza e l'educazione del popol minuto una materia sì degna e -pia e sì grave e sollecitosa, da doversi raccogliere in un ministero -speciale e a quella sola materia applicato? Massimamente che, nella -nostra proposta di legge, gli ordinamenti, i metodi e le pertinenze -date a quel ministero mostravano con quanta saviezza (sia lecito -dirlo) erano scansati i due scogli in cui rompe il presente secolo; di -accettare, cioè, come praticabili e vere mille funeste utopie; o, per -lo contrario, di non degnare neppur di uno sguardo quelle quistioni -che versano peculiarmente sulla condizione e la sorte delle classi -più disagiate, quasi bastasse per attutire e sopprimere i fatti il -non tenerne conto e il non ragionarne. Ma gli avversarj nostri ci -accusavano al Principe di favorire e promuovere il socialismo, e che -era mio pensiero ripetere in Roma le prove sfortunatamente fatte dal -Blanc in Parigi.(B) - -Con tutto ciò, io non mancava, o concittadini, nè alcuno de' miei -colleghi, di sostenere la lotta animosamente, e di proporre in -Parlamento profittevoli leggi, seguendo una ragione di stato schietta, -generosa e manifestamente amica d'ogni legale progresso. Avanzarsi -all'acquisto di più larghe franchigie, svolgendo e applicando le già -conseguite, e avvezzando i popoli all'osservanza scrupolosa della legge -e del dritto. Iniziare la vita politica vera, sì con l'esercizio intero -e comune delle libertà municipali, e sì faticando all'educazione delle -povere plebi, e attraendole col benefizio e con l'istruzione inverso i -nuovi istituti. Comprimere le sètte, fomentar la concordia, in nulla -cosa operare come fazione, ma sempre e in tutto come tutela comune e -imparziale. La diplomazia, franca, leale e severissima osservatrice -dei patti; come fu mostrato nella capitolazione di Vicenza e Treviso, -contro il volere di molti, e il fatto e le suggestioni d'altra -Provincia italiana. Primo d'ogni mezzo governativo, la moralità e -l'esempio. Suprema cura, l'Indipendenza nazionale e ajutare l'armi di -Carlo Alberto senza gelosia e secondi fini, con fede e disinteresse di -buoni italiani.(C) A queste mire salutevoli ed alte io volgea la mente -e l'azione, allorquando sopraggiunse il gran disastro di Custoza. Il -quale richiedendo partiti forti e ricisi, furono dal Ministero risolute -alcune proposte di legge da recarsi ai Consigli, vigorose, efficaci -ed ai casi proporzionale. Ma dal Principe non vennero consentite. -Perlochè apparendo chiaro a me ed ai miei colleghi di non potere più -oltre servire lo Stato senza diservire l'Italia, uscimmo dal Governo, -e commettemmo quel dì medesimo ad alcuni amici e fautori di recare -invece nostra quelle proposte dinanzi alle Camere. Così ebbe fine il -Ministero dei 2 di maggio, al quale insino all'ultimo durò ostinato e -fedele il favor popolare. Tornato io ai semplici uffici di deputato, -credo che non vi siano cadute della memoria parecchie provvisioni da me -suggerite e discusse nel Parlamento, e da esso accettate, con sempre un -fine medesimo, il quale era di por mano dal lato nostro a tutti i mezzi -operabili e a tutti gli spedienti arditi ed insoliti per ristorare la -fortuna delle armi italiane Io fo conto che tra voi, cittadini, non -sia nessuna di quell'anime fredde e accidiose cui parve allora cosa -ridevole che, per virtù d'una mia proposta, le Camere e il Ministero -invitassero le moltitudini a crescere e raddensare le file de' nostri -soldati, e a combattere tutti alla disperata e per ogni dove contro -gli Austriaci. Ma che io non proponessi e le Camere non approvassero -alcun concetto vano e fantastico, ben lo provarono i Bolognesi, che -soli, inermi e disordinati, cacciarono pur nondimeno dalle porte loro -molte migliaja di Tedeschi agguerriti, e per fresca vittoria orgogliosi -e feroci. Dal qual fatto è lecito di trarre misura di quello che -l'ardore de' nostri popoli avrebbe adempiuto se ajutavali prontamente e -gagliardamente il Governo. - -Ma i nostri avversarj avevano fermo in cuore di non dare alcun esito -alle deliberazioni del Parlamento; il quale, perchè non mai desisteva -dal suo proposito e sempre ragionava d'Italia, d'indipendenza e di -guerra santa, venne alfine prorogato. Io non mi spiccherò punto dal -mio subbietto per raccontarvi come tornato, o compaesani, in mezzo di -voi, e fatto pensiero di ripigliare gli antichi studj, mi giungesse -invito di recarmi in Torino per assistere di persona a un congresso -promovitore della Confederazione Italiana; e come ciò parendomi cosa -di gran momento e promettitrice di sommo bene alla patria nostra, io -reputassi di dovermi subito metter in via, e sostenere nuovo disagio e -fatica. - -A voi debbo unicamente e insino alla fine dar conto esatto del vostro -mandato. E però vi dico, che giacendo io infermo in Genova di non -leggier malattia, pervennemi notizia, che in una grave e sconcia -sommossa accaduta in Roma il dì 16 di novembre, s'erano al Santo -Padre proposti dal popolo alcuni nomi per un Ministero nuovo, e che -il mio era in capo di lista. Colpito dalla singolarità del caso più -che da altro pensiero, mossi affrettatamente da Genova, e per via -fummi recapitata la lettera in cui, per dispaccio dell'Eminentissimo -Segretario di Stato, io veniva dal Papa chiamato a reggere il ministero -delle corrispondenze esteriori. Similmente, m'istruivano le gazzette, -che i desiderj del popolo non erano andati più oltre di quel Programma -che io leggeva già in Parlamento; e solo, facevasi domanda calorosa e -formale di vederlo eseguito con lealtà e per l'appunto. D'altra parte, -osservando io che nella lista proposta dal popolo il Principe avea -cancellato alcun nome e supplito con altri in essa non designati, e -che similmente in luogo dell'Abbate Rosmini non accettante avea posto -il Decano di Rota Monsignor Muzzarelli, mi recavo a credere che Sua -Beatitudine volesse con tali mutazioni mostrare, non avere in ultimo -nella formazione del Ministero preso consiglio da altri che da sè -stesso. Ma giunto in Roma (il che fu otto dì incirca dopo i tristi casi -del 15 e 16), mi avvidi subitamente, che niuna cosa era concordata -e accettata, quantunque molte apparenze il contrario annunziassero; -e però, non volendo io tornare con eziandio peggior condizioni al -conflitto e travaglio del primo mio ministero, mi risolveva del tutto -a non consentire all'offerta; quando il 25 a mattina, Roma fu piena -della subitanea e soppiatta partenza del Papa. Allora, considerando -il pericolo grave in che rimanea lo Stato di non avere chi lo -reggesse, e di nuocere notabilmente al successo della Causa Italiana; -e considerando più ancora, che il Papa, in luogo d'ogni ordinamento e -d'ogni disposizione acconcia al bisogno, erasi ristretto, partendo, _a -raccomandare al Ministro Galletti e a tutti gli altri Ministri l'ordine -e la quiete della città_, secondo che vedesi scritto nella lettera -autografa al signor Marchese Sacchetti; a me parve quasi atto di -pusillanimità il persistere nel rifiuto, e quel dì medesimo entrai al -governo. - -Non però ch'io non presentissi la guerra che d'ambo i lati avrei -sostenuta, e il difetto pressochè intero di autorità e di forza per -superarla; il che mi piacque più d'una volta di esprimere e dichiarare -dalla tribuna, e giunsi perfino ad assomigliare quella trista vita -ministeriale ad un'agonia:[33] ondechè, lasciando a ciascuno l'arbitrio -di giudicarne a suo modo, a me la coscienza testimonia e confessa, che -quell'entrare al governo fu dal mio lato un penoso atto di annegazione. -Gli ultimi nodi di amore e fiducia tra il popolo e il principe erano -spezzati; niun dubitava che a Gaeta i partigiani del vecchio sistema -avrebber tenute ambo le chiavi del cuore di Pio IX, e sbanditone a -poco a poco i pensieri più miti e più al secolo confacenti. La fuga di -Lui dava principio ad un gagliardo e vasto macchinamento di repulse, -di proteste, di monitorj, da quei partigiani apparecchiato, e intorno -al quale travaglierebbersi con tanta maggior passione, quanto le -umiliazioni in Roma sofferte erano state più numerose e pungenti. -Scomparso il Pontefice, lo Stato, speravano essi, traboccherebbe -nell'anarchia: quindi la stanchezza e lo sdegno dei popoli; quindi -un piano e naturale ritorno all'antica dominazione, senza bisogno -d'armi straniere; a peggio andare, quelle armi chiamate e sollecitate -verrebbero. D'altra parte, accanto a questi errori e perfidie della -corte di Gaeta, crescevano in Roma le smoderanze dei democratici; a -molti dei quali la sommossa del dì 16, ch'elli chiamavano rivoluzione, -pareva non aver recato frutto nessuno; e, secondo l'usato, accusavano -il Ministero di timidezza e d'ignavia: attesochè, a giudicio loro, -il sol fatto da farsi era proclamar la repubblica; il rimanente valea -come nulla. Le altre Provincie Italiane non si attentavano ancora di -giudicare; ma la diplomazia europea s'inveleniva contro di noi ogni -giorno più. E per vero, un Pontefice stato non molto tempo innanzi -il Dio degli Italiani; chiamato da essi tutti Salvatore e Liberatore; -creduto un vivente miracolo della Provvidenza, e levato al cielo con -lodi tanto superlative, che mai sulle bocche degli uomini non suonarono -le maggiori, doveva a forza destare in Europa gran compassione della -mutata fortuna, correndo voce per tutto, ch'Egli era costretto a -riparare e salvare in terra non sua non pure la maestà del pontificato, -ma la persona propria e la vita. S'aggiungeva a questo l'interesse per -ciascun potentato di non dispiacere alle sue provincie cattoliche; -poi la voglia d'ingerirsi nei fatti nostri, e tirarli ognuno al suo -pro. Forse a tali ragioni accompagnavasi un'altra migliore e di più -rilievo. Chi regge gli Stati sente più al vivo il bisogno di fondarli -in cosa ferma e inconcussa; e tanto esso desidera di conservare e di -ristaurare, quanto il popolo, impaziente e voltabile, di demolire e -mutare. Meraviglia non è, pertanto, se negli uomini d'alto affare, -sgomentati dall'accumularsi rapidissimo di tante rovine, è subito nata -una grande sollecitudine per le potestà e prerogative temporali del -Pontefice; giudicando che solo dalla religione possa oggimai rampollare -alcun principio di autorità, e alcuna virtù permanente, capace di -architettare più tardi e ricostruire sul sodo l'ordine intero sociale. -E perchè poi non si avvedono come la religione stessa, immobile nella -sostanza e nelle forme mutabile, dee con le nuove condizioni civili o -innovarsi o scadere, tutta la prudenza loro a rispetto di ciò consiste -a voler serbare intatto e inviolato (se fia possibile) ogni muro e ogni -pietra della fabbrica antica, e mostrarsene zelatori poco opportuni e -poco creduti. - -Posta, dunque, tal natura di casi e tale singolarità di opinioni, -agevolmente se ne cavava ciò che il Governo dovea volere e tentare. -Alla crescente discrepanza degli estremi partiti conveniva procacciare -un termine molto sollecito, affine ch'ella non trascorresse -tant'oltre da giungere tardo qualunque rimedio. All'incertezze e agli -arrischiamenti di quel viver politico, ed alle speranze perverse che -fondavano gli avversarj sugl'intestini sconvolgimenti, doveasi opporre -una gran cura dell'ordine e quiete pubblica, e l'unione e consenso -massimo tra tutti i magistrati e rettori. Alle accuse maligne e alle -nemiche intenzioni della diplomazia facea mestieri rispondere con -la ragione patente del dritto, e con l'osservanza continua e gelosa -della legalità, e serbando scrupoloso rispetto e favore alle cose -singolarmente di religione e di culto. Infine, ogni altra diligenza -e fatica era d'uopo voltare alle armi, ed apparecchiar gli ajuti alla -guerra non evitabile e già soprastante. Tutto ciò per appunto facemmo, -od almeno iniziammo e tentammo io e gli ottimi miei colleghi; e tanto -parve opportuno e assennato questo operare all'universale, che le -Camere, il Municipio ed ogni ordine di cittadini con noi s'accostò e si -strinse; nè mai s'è veduto concordia tale in congiunture tanto strane e -pericolose; e nulla valse a spezzarla finchè stettero quelle massime, e -il Governo lor tenne fede.(D) - -Ben vi è nota, o concittadini, la prima protesta di Pio IX, data in -Gaeta il 27 di Novembre e giunta in Roma il 3 del seguente mese. Da -lei era invalidata qualunque cosa pigliava radice dai fatti tumultuosi -del 16 di Novembre; e a dare poi un capo al Governo, rimasto tronco e -spartito, chiamavansi a reggerlo sette persone, di cui sole quattro -stanziavano in Roma, e di queste una sola non si occultò. Io ed i -miei colleghi, appena fummo sicuri che il Santo Padre infirmava ed -aboliva l'autorità nostra, subito rassegnammo per lettera gli uffici -ministeriali al Pontefice, e da questo lato ogni difficoltà era -rimossa. Ma durava l'altra infinitamente maggiore della Commissione -nuova governativa, la quale non adunatasi mai, e mantenendosi -inoperante e invisibile, avea più forma di sogno che di realtà; tenea -nascosto il mandato e gli altri carichi ricevuti, nè in verun modo -eseguivali; non parlava, non iscriveva, e interrogata e pregata non -rispondeva. Così la città, così le provincie senza governo alcuno si -rimanevano. Il che non potendo stare, massime in tempi straordinarj -e scomposti, le Camere affrettaronsi a provvedere in buon accordo -col Ministero; e questo continuò in via temporanea a reggere la cosa -pubblica; quelle decretarono che una deputazione di ottimi cittadini -scelti ne' due Consigli fosse mandata al Pontefice, e l'istruisse -della condizione vera della città. — La protesta di lui non avere fatto -ricredere alcuno, e invece avere inaspriti gli animi e dato ansa agli -esagerati: volesse tentare le vie di conciliazione, restituirsi alla -sua metropoli, o scegliere alcuna città dello Stato ben accomodata -all'uopo. Ciò non volendo, creasse almeno una Giunta di Governo -effettiva e non apparente, e le cui facoltà bastassero a farle tenere -il luogo del Principe, giusta i diritti e gli usi costituzionali. -Non potersi ai due Consigli addirizzare rimprovero alcuno fondato -e legittimo. Se le forme costituzionali valevano, le Camere dovere -accettare que' Ministri che presentavansi loro con lettera di nomina -sottoscritta dal Cardinale Segretario di Stato; ma se il Pontefice -avea ceduto alla forza ed all'apprensione del peggio, questa medesima -apprensione occupare l'animo dei due Consigli, e scusare gli atti di -adesione con cui si evitavano mali ed esorbitanze molto maggiori. -L'Europa intera e la più parte de' suoi Monarchi non essere stati -esenti da simili coazioni, ed anzi da assai più fiere e più sanguinose. - -Ai deputati delle Camere, il Municipio romano volle aggiungere i suoi, -l'un de' quali fu il senatore stesso Tommaso Corsini. Ma e questo e -gli altri tutti ebbero impedito l'accesso al principe, non per qualche -accidente o per arbitrio di subalterni, ma per comando espresso -di Pio IX, significato da lettera del Cardinale Antonelli, nuovo -segretario di stato. Fu nel parlamento allora vinto il partito, che si -elegessero commissarj i quali, congiunti col Ministero, pensassero a -proporre alcuna provvisione e risoluzione proporzionata alla gravità e -straordinarietà degli avvenimenti. Io posso affermarvi, o concittadini, -che da noi ministri e dagli eletti del Parlamento fu, non ostante -la cortezza del tempo, ricercato ogni modo di accomodamento, e fatto -fare appresso il Pontefice gli ultimi uffici e l'ultime supplicazioni. -Alfine, convenimmo nella determinazione di proporre ai Consigli la -creazione di una temporanea Giunta di Stato, le cui ragioni, la cui -necessità e le cui pertinenze io non mi confido di farvi conoscere con -brevità e chiarezza maggiore di quella che appare nel testo medesimo -del decreto da noi promosso nelle Camere, e il quale io trascrivo qui -tutto intero, perchè confèssovi di averlo per un dettato non indegno -della prudenza civile degli Italiani. - -«Governo Pontificio — Considerando che gli Stati Romani si reggono a -governo rappresentativo, e godono dei diritti e delle guarentigie di -uno Statuto costituzionale. - -Che lo Statuto ha per fondamento la distinzione e insieme la -connessione di tre poteri, e che ove uno di essi faccia difetto, il -reggimento costituzionale è manco e non può adempire i suoi fini. - -Che nella notte del 24 Novembre scorso, il Pontefice si è allontanato -da Roma, e non à lasciato alcuno a tenere le sue veci. - -Che il foglio dato in Gaeta il 27 Novembre, in cui si nomina una -Commissione governativa, manca delle debite forme costituzionali, le -quali servono anche a guarentire l'inviolabilità del Principe. - -Che la Commissione governativa nel sopradetto foglio nominata, non -à palesata la sua accettazione, e in niun modo e per niuna parte à -esercitate le sue funzioni, e neppure si è costituita di fatto. - -Che i due Consigli deliberanti, d'accordo col Ministero e col -Municipio, ànno procacciato di riparare a tanta perturbazione col -mandare messaggi al Principe, chiedendogli istantemente di tornare a -reggere la cosa pubblica. - -Che i messaggi stessi non solo non furono ammessi nello Stato -Napoletano, ma invano adoperarono pratiche per essere dal Principe -accolti, e che altre pratiche più recenti, e altri uffici compiti -appresso di Lui sono riusciti affatto frustranei. - -Che dimorando Egli in terra non sua, ove si vieta l'ingresso per ordine -superiore a qualsiasi deputazione a Lui indirizzata, e togliendosi -così ai deputati un diritto espresso nello Statuto fondamentale, -rimane incerto se egli sia in grado di godere della piena libertà -e spontaneità delle sue azioni, e giovarsi d'imparziali e benevoli -consigli. - -Nè potendo qualunque Stato o città rimanere senza compiuto governo, e -le proprietà e i diritti de' cittadini senza tutela: - -Dovendosi per ogni guisa e con ogni spediente rimovere l'imminente -pericolo dell'anarchia e di civili discordie, e mantenere l'ordine -pubblico: - -Dovendosi conservare intatto lo Statuto fondamentale, il principato e i -suoi diritti costituzionali: - -I due Consigli deliberanti, consci dei loro doveri, e obbedendo -eziandio all'assoluta necessità di provvedere in guisa alcuna regolare -all'urgenza estrema dei casi, con atto deliberato da ciascuno di essi -in seno del proprio Consiglio, - - Decretano - -1. È costituita una provvisoria e suprema Giunta di Stato. - -2. Ella è composta di tre persone scelte fuori del Consiglio dei -deputati, nominata a maggioranza assoluta di schede dal Consiglio dei -deputati stessi, approvata dall'Alto Consiglio. - -3. La Giunta, a nome del Principe ed a maggioranza di suffragi, -eserciterà tutti gli uffici pertinenti al Capo del potere esecutivo -nei termini dello Statuto, e secondo le norme e i principj del diritto -costituzionale. - -4. La Giunta cesserà immediatamente le sue funzioni al ritorno del -Pontefice, o qualora esso deputi con atto vestito della piena legalità -persona a tener le sue veci, ed adempierne gli uffici, e questa assuma -di fatto l'esercizio di dette funzioni.» - -Ora, di codesto decreto, Pio IX à lasciato scrivere al suo segretario -di stato Cardinale Antonelli, essere un'enormità, e la protesta delli -17 di Dicembre lo dichiara e lo pubblica un attentato sacrilego. -D'altra parte, i liberali di larga cintola l'hanno chiamata -un'occupazione temeraria, e un'usurpazione violenta dei diritti -del popolo. Non farò risposta nessuna all'accusa della Protesta, -ove scorgesi un abuso grave e patente della parola sacrilegio, e -rinnovasi quella perpetua e funestissima confusione dello spirituale -col temporale. A riscontro della seconda censura, dirò breve quel -che bisogna. In tutto ciò che il Ministero, e con esso i Consigli -deliberanti vennero ponendo in atto dalli 17 di Novembre al -giorno che altri impresero di governare, che fu il 23 di Dicembre, -ciascuno riconoscerà issofatto la pienezza del giure e la legalità -perfettissima, qualora gli risovvenga che negli estremi frangenti sorge -e prevale una legalità e un diritto superiore a tutti gli altri, e il -qual domandiamo necessità sociale e politica. Non può il consorzio -umano disgregarsi e disciogliersi mai, nè cessare un attimo solo di -correre ai fini santissimi pei quali è costituito. Di quindi nasce -che sempre nei popoli è necessario un governo capace di tutelare assai -competentemente le proprietà e le persone, e indurre obbedienza alle -fondamentali leggi divine ed umane. Ogni volta, pertanto, che i casi -portano la cessazione in fatto d'un governo legale e che altro governo -legale e attuale non gli succede, a qualunque magistrato quivi presente -e il quale per ordine di gerarchia è primario, tocca il debito e viene -il diritto d'instaurare l'autorità e reggere lo Stato finchè altrimenti -non si provveda. Il suo mandato, più che dagli uomini, procede da -Dio; e la potestà di lui, non che regolare e legittima, è sacra e -divinamente provida. Ma questa sua direm naturale dittatura, come -dalla necessità deriva, così prende da lei confine e misura esatta: -il perchè le costituzioni, le leggi e i diritti attuali di ognuno per -ogni parte son rispettati e osservati, o tanto solo s'immutano quanto -lo impone la urgenza dei casi, vera, estrema e in guisa alcuna non -simulata. Or chi chiama tutto ciò occupazione dei diritti del popolo, -non considera che per usare dei suoi diritti, fa innanzi mestieri al -popolo di esser salvato, salvandosi la società civile e politica; e -chi vuole che in siffatte emergenze abbia voce ed imperio non altri -che tutto il corpo dei cittadini, sembra dimenticare che non può tutto -il corpo dei cittadini unirsi e deliberare ordinatamente, e secondo -ragione e giustizia, se a ciò non à provveduto o una legge anteriore -divenuta comune usanza, o un governo temporaneo di già formato e -insediato; essendo che manca agli uomini la virtù istintiva dell'api -di congregarsi e in comune operare quel che bisogna con puntualità e -concordia maravigliosa e immutabile. - -Insomma, così il Ministero come il Parlamento fu savio e operò -legalmente; e ambedue iniziavano un metodo tale di difesa e di -resistenza, e una tal forma di reggimento, che povero è del giudicio -chi non ne scorge i larghissimi effetti, e il fine raggiunto con quiete -e con sicurezza non isperata. - -Ma, secondo che io notava più sopra, non potevano questi accorgimenti -e queste arti di civile prudenza permaner molto saldi e operare con -efficacia. Il Ministero, quantunque non partecipe delle sommosse e -delle violenze, pareva da esse procedere; e il titolo di democratico -che gli fu apposto, quanto poco chiaramente definiva quel che voleasi -ch'egli fosse, tanto più faceva aspettare da lui cose straordinarie e -ben consonanti coi desideri degli esaltati. Nè la immoderanza di questi -poteva essere temperata dal Ministero con alcun'altra forza morale; -poichè le opinioni appresso di noi non sono avvezze ancora a pigliare -animo e farsi valere, sostenendo ciascuna con energia le pubbliche -controversie, e ordinando intorno al proprio vessillo le schiere de' -suoi seguaci. Così avveniva che accanto agli esaltati nessuno parlasse -e contraddicesse; ed elli soli tenevano il campo con tanta maggiore -sicurezza e maggiore arbitrio, in quanto lo Stato, così pel mutare -continuo dei Ministeri e l'incertezza d'ogni cosa, come per l'odio -alle leggi antiche e il difetto di nuove e migliori, avea rallentato -più che mai tutti i nodi ministrativi e infiacchita oltremisura -l'autorità. L'ignoranza de' negozj politici era piena ed universale; -inveterato l'abito delle sètte e delle cospirazioni; poche le armi e -indisciplinate; profondo e furioso l'odio contro la Casta prelatizia. -Al che tutto si aggiungeva la ferma determinazione mia e de' miei -colleghi di non trapassare in nulla i confini della stretta giustizia -e delle pubbliche libertà, e di non accettare per uscire di quelli il -pretesto specioso della salute del popolo. «Tolga Iddio (proferiva -io dalla ringhiera del Parlamento il dì 21 di Decembre) che noi, i -quali in tutta la vita nostra abbiam travagliato e sudato per vedere -alfine spuntar sull'Italia il sole della libertà, noi che nell'esilio -profondamente odiammo e abborrimmo le disposizioni violente e -tiranniche di cui si giovavano le polizie de' nostri governi dispotici, -veniamo ad imitare oggi que' miseri, que' colpevoli procedimenti. Per -conseguente, senza lo scudo della legge, no, questo Ministero anche ne' -suoi estremi momenti mai non vorrà supplir coll'arbitrio al diritto, -mai non farà pensiero nè atto, per quali che siano salutari compensi, -contrario agli eterni principj di libertà che ha scolpiti nel cuore.» - -Il fatto sta, che in quei giorni medesimi in cui il Ministero, di -buon concerto colle Camere, riparava alle più triste e pericolose -occorrenze con senno e gagliardia insieme, una voce uscita da alcuni -circoli popolari acclamò la Costituente Romana. Quella voce, ripetuta -nelle Provincie dagli altri circoli, crebbe tanto di suono, che -parve e fu giudicata un comando espresso ed universale del popolo. La -Giunta suprema di Stato confermò quel comando, e il Ministero nuovo -da lei creato ne fece proposta formale al Consiglio dei deputati; e -perchè mostravansi questi renitenti e mal soddisfatti, l'uno e l'altro -Consiglio fu in apparenza prorogato, in sostanza disciolto. - -A voi non è ignoto, o concittadini, ch'io nel nuovo Ministero non volli -aver parte, sì per mie private ragioni, e sì per gran dubbio che la -Costituente Romana tentando forme nuove politiche, non crescesse oltre -modo i pericoli dello Stato e la divisione degli animi, e maggiormente -non implicasse le faccende italiane in quel mentre che il ricominciare -la guerra sembrava imminente ed inevitabile. Oltre di che, io sempre -avea proceduto in accordo col Parlamento, e la mia ragione di stato -era similmente la sua; da lui gli applausi, da lui i suffragi, da lui -conseguito aveva ogni mezzo e ogni autorità per ben governare: parvemi -onesto, pertanto, di ritirarmi quando egli veniva annullato, e davasi -cominciamento ad una politica nuova, con metodo e con principj molto -diversi dagli anteriori. - -Restami di accennarvi alcuni atti non volgari da me operati nel breve -spazio di questo secondo mio Ministero, durato solo ventotto giorni. E -quanto alle corrispondenze esteriori, le Gazzette ànnovi ultimamente -riferito il disteso di una mia Nota Ufficiale, in cui mi studiava -di fare intendere ai Diplomatici la vera e propria significazione -degli avvenimenti di Roma, e il nessun frutto che nascerebbe dalla -prepotenza e dall'armi de' forestieri.(E) Similmente, avete letto ne' -fogli la protestazione mia e de' miei colleghi contro alla minacciata -occupazione francese; e alla quale non pure il Parlamento fece gran -plauso, ma da me invitato, levòssi a protestare ancor egli con dignità -e fermezza italiana, oltre all'approvare le súbite risoluzioni e -disposizioni affin d'impedire, a nostro potere, lo sbarco delle truppe -di Francia, e la forza respingere con la forza.(F) Ma ciò che non -avete raccolto dalle pubbliche stampe, si è l'altra Nota indiritta da -me al Bastide, con la quale temperandosi convenientemente l'effetto -della protestazione, mostravasi la buona disposizione di questi popoli -inverso la nazione francese, il desiderio sincero di averla collegata, -non che amica; e come all'interesse e alla dignità di Lei convenisse -effettivamente di proteggere la libertà nostra, invece di opprimerla -e di turbarla; e che però, non trovando la Francia ragione legittima -e presentanea d'intervenire con l'armi nel nostro Stato, spettava alla -forza e grandezza sua di vietare vigorosamente ad ogni altra nazione il -poterlo fare sotto colore e pretesto di religione. Non furono, dunque, -come vedete, da me negletti, da un lato, i diritti sacri del territorio -italiano e l'oltraggio recato alla dignità nostra comune; dall'altro, -quella prudenza e quell'accortezza che il debole nostro Stato richiede, -e le quali procacciano di voltare a profitto proprio l'interesse -medesimo altrui e l'altrui albagia. Quel linguaggio e quei blandimenti -potean valere, e valsero in fatto, per tutto il tempo che noi non -uscimmo dal diritto costituzionale, e dalle vere e strette esigenze -della sociale necessità. Per vero, l'ordine d'imbarcare truppe a Tolone -fu revocato; alle prime acerbe impressioni succedevano altre più miti -e più ragionevoli, e qualche pratica potea condursi fra le due parti, -fondata sopra termini di giustizia e moderazione. - -Quanto ai negozj interiori, farò menzione sol di due cose come -notabilmente utili e degne: delle altre tacerò volentieri. La prima -è l'aver presentato al Parlamento un disegno compito della legge sui -Municipj. La utilità e l'importanza di simil legge è grande in ogni -paese, ed è massima nel nostro Stato; conciossiachè, dove le libertà -politiche sono combattute e mal ferme, possono le municipali supplire -a buona misura. A questa nuova costituzione dei Comuni confesso di -aver posta una singolar cura; e lo studio e la diligenza furono pari -così per determinare i principj e le massime direttive di essa legge, -come per rivedere e secondo l'uopo mutare e modificare la compilazione -fattane dal Consiglio di Stato. Giova sperare che nessun consesso -deliberante chiamato a discutere e giudicare quella proposta di Legge, -sia per attenuare e impedire lo spirito largo e fecondo di libertà che -tutta la informa.(G) - -Il secondo subbietto degno di venir ricordato è l'avermi la fortuna -conceduto il bene e la contentezza di proporre io primo, dall'alto di -una tribuna e fra le lodi e gli applausi di un congresso legislativo, -la Costituente Italiana. Ed io chiamo ciò dono e grazia della fortuna; -sì perchè nel primo mio ministero ogni fatica e diligenza dal conte -Marchetti e da me quotidianamente usata per istringere una forte -lega fra i principi nostri era rimasta infruttifera, e sì perchè -dalla sola Confederazione Italiana aspetto conforto e rimedio ai mali -della patria: da lei sola può fra' popoli della Penisola ingenerarsi -concordia durevole, unione sincera e spontanea, fratellanza operosa, -impeto e vigore di guerra, fondata fiducia in noi stessi e nell'armi -nostre. Per lei debbono tutti gli altri minori interessi lasciarsi -in disparte; e ciò che mena all'effettuazione sua debbe con ogni -sollecitudine venir procurato; e colui è più benemerito dell'Italia, -che più sa spianare le vie a quel fine: conciossiacchè, come prima -bisogna essere, e poi procacciare di essere felicemente, così ai -popoli fa bisogno avanti l'indipendenza e quindi la libertà e gli altri -beni civili; e però quei mezzi debbon venire più ricercati ed usati, -che meglio e più drittamente conducono a conseguire l'indipendenza -e l'essere di nazione. Ma che diremo del Congresso Confederativo -Italiano, il quale ad ambedue i fini dell'indipendenza e della -prosperità civile parimente conduce; e non pure fa esistere la nazione -e le porge animo e facoltà di combattere e riscattarsi, ma le presta -quella forma e quell'assetto politico che può unicamente confarsi con -l'indole sua, e rimove tutte le antiche e ostinate cagioni di lite e -di divisione? Io sempre ò pensato che i due cardini del risorgimento -italiano sono, da un lato, le franchigie municipali larghissime, -e dall'altro, la massima unione confederativa; e però ad ambedue ò -rivolto principalmente le cure e i pensieri. Voi già conosceste, o -concittadini, dai pubblici fogli, qual natura di principj e quali -modi discreti e conciliativi venissero per la mia bocca dal Ministero -romano proposti affin di attuare il più speditamente che sia fattibile -e in maniera accettevole a tutti i Governi la Costituente Italiana; -onde alla cosa dovete por mente, non all'appellazione impropria ed -amplificativa e di cui la voga popolare stringevaci a fare uso. Poche -Note da me mandate al Ministero toscano e poche da esso a me, erano -bastate per risolvere ogni difficoltà, e condurre i due Governi ad un -solo e medesimo fine pratico. D'altra parte, le dubbiezze, gl'indugi -e gli ostacoli d'ogni maniera, che il Piemonte sembrava porre alla -santa idea, caddero tutti (or fa un mese) al pigliare che fece le -redini dello stato il sommo cittadino Vincenzo Gioberti. Ora, voglia -Dio che le ultime mutazioni sopravvenute in queste nostre Provincie, -e il tenore della legge toscana testè promulgata in ordine a tal -materia,[34] non tardino e non difficultino la tanto sospirata -convocazione di un Congresso Confederativo.(H) - -Questo è il racconto esatto e sincero, benchè semplice sopramodo e -conciso, del civile adoperamento e profitto che parvemi bene di fare -del vostro mandato, o concittadini elettori. Nè mi concedevano di star -silenzioso il senno e la dignità d'un Collegio del cui suffragio due -volte in pochi mesi sono stato onorato, e a cui mi legano durevolmente -l'amore e la gratitudine. Dal qual racconto io non ispero che si possa -e voglia ritrarre alcun giudizio migliore sull'opere mie, salvo che -in nessun tempo mi sia mancata l'onestà e il buon desiderio, e che la -custodia delle libertà pubbliche sia nelle mie mani riuscita la più -vigilante e la più scrupolosa del mondo. Alli 2 di Maggio dell'anno -scorso, nell'atto di assumere il ministero, la guardia civica, -pigliandomi bene in parola, volle che io promettessi di governare -secondo un programma da me dettato non molto tempo innanzi a nome -di un Comitato per le elezioni, e in cui le speranze nostre migliori -d'ogni libertà e d'ogni progresso erano assai minutamente registrate -e descritte. Ora, chi farà confronto di quel programma colle azioni -mie posteriori, troverà ch'elle nol rinnegano in niuna parte e in -niuna cosa: il qual fatto non è agli uomini di Stato molto comune. -Onesto, adunque, e osservantissimo delle libertà presumo di essere: -per ogni altro rispetto io confesserò volentieri la mia insufficienza, -grande per sè stessa, e grandissima in comparazione del secolo, -il quale domanda ingegni ed animi così vasti e gagliardi, come son -vaste, improvvise e terribili le rivoluzioni sue. Oltre di che, ben -si può dire, e segnatamente in politica, che nulla ha fatto e nulla ha -compiuto colui il quale non si è nè poco nè molto accostato al fine. E -il fine, a rispetto di Roma, era concordare la libertà con l'autorità, -e il Sacerdozio col Principato; per l'Italia, è l'Indipendenza e -l'Unione; per tutto il mondo civile, la riedificazione dei principj e -delle credenze. Tutte le imprese che non raggiungono quell'alte mête -e neppure le approssimano, forza è giudicare o che mal conoscono quel -che fanno, e per la poca utilità loro si confondono con le azioni -volgari; o che solo possiedono il pregio incompiuto ed ormai comune -di affrettare la distruzione di leggi e istituti già mezzo logori dal -tempo e dai nuovi costumi. - - Roma, li 15 di gennajo del 1849. - - -ALLA SANTITÀ DI PIO IX, - -TERENZIO MAMIANI. - -Duolmi, Padre Beatissimo, che la doppia persona la qual sostenete -di Principe e di Pontefice non renda possibile di ragionare all'una -siccome all'altra. Io m'inchino devotamente al Pontefice, e non ò -per la santa persona sua se non parole di encomio, di riverenza e di -religione. Al Principe non sento di poter favellare così umilmente; -e nelle opere sue non iscorgo sempre la santità, e nei suoi giudizj -la sapienza. Però, avendo intenzione con questo foglio d'indirizzarmi -al Principe solo, io prego Vostra Beatitudine di non si sdegnare se i -miei concetti saranno assai liberi, e le parole, quantunque assegnate -e rispettose, non parranno tali abbastanza in comparazione del vostro -augusto carattere. - -Fu per benefizio di Vostra Beatitudine, che dopo sedici anni d'esilio -(gran porzione della vita), io potei rivedere la provincia natale, e -i pochi congiunti ed amici stati dal tempo e dalla fortuna serbati a -que' tardi e desideratissimi abbracciamenti. Nè un tanto bene mi costò -altra cosa se non di promettere alla Santità Vostra quello che gli -onesti fanno ordinariamente per proprio istituto, cioè _di ubbidire -alle leggi correnti e di non perturbare lo Stato_; il che importa, -con altre parole, di mai non uscire nelle cose politiche dai termini -della legalità. Vero è che, a riscontro di tal promessa, io mai non -ottenni nè per iscritto nè a voce di vedermi sciolto affatto dal bando, -e tornato in ogni diritto di cittadino. Solo mi si concedette di poter -visitare i miei, e convivere con esso loro lo spazio di tre mesi. E per -fermo, consumati che furono questi ed io tornátomi a Genova, il Console -di colà ebbe ordine di non mi concedere da indi innanzi il passo -per lo Stato Romano. Più tardi, e per effetto d'un grave infortunio -domestico, ebbi licenza (chiesta per me dagli amici) di altri tre mesi; -durante i quali avendomi la voce del popolo e la necessità delle cose -chiamato al governo, quel resto d'insolito sbandeggiamento andò a forza -in dimenticanza, mal potendosi conciliare la condizione di ministro -di Stato e quella di esule. Io non erro, dunque, ad affermare che -l'obbietto e l'intendimento per cui quella promessa fu pronunziata, -rimasersi mezzo non adempiuti. Ma, come ciò sia, la probità naturale -m'insegna di dover essere d'ogni promissione stretto e non cavilloso -mantenitore. E in più d'un caso, Beatissimo Padre, io l'ò col fatto -mostrato. E quel giorno che la Giunta Suprema di Stato, acclamando -la Costituente Romana e la universalità de' suffragi, trascendeva -i termini dello Statuto, ed anzi abolivalo virtualmente; io con -piena spontaneità, e del contrario pregato e sollecitato, rassegnai -l'incarico di ministro con atto assoluto ed irrevocabile. - -Ma ciò non pertanto, io noto che l'ubbidire alla legge e -l'accompagnarsi in qualunque atto con lei, sono un modo di operare il -quale ne' governi assoluti à un carattere, ed un altro differentissimo -ne' costituzionali. E per fermo, nei primi le scaturigini della legge -stanno da ultimo nel volere e nell'arbitrio del Principe: quindi, chi -mai non vuole scostarsi da quella, dee sempre alla volontà del Principe -sottomettersi. Ma ne' reggimenti costituzionali, interviene tra il -popolo e il suo Sovrano un patto sinallagmatico, che ad ogni legalità -porge fondamento e principio: ed anzi, ogni legalità è quivi, come a -dire, bilaterale, ed obbliga e stringe così il popolo come il Principe. -Nè dove questi mancasse al patto e contraffacesse alle leggi, avrebbe -diritto nessuno che il popolo dall'altra parte non travalicasse egli -pure le convenzioni, nè trasgredisse le leggi che ne derivano. - -Ora, appresso di noi lo Statuto fondamentale, quel gran patto di -fiducia e d'amore voluto e sancito dalla Santità Vostra, segnava per -tutti il cammino certo e drittissimo della legalità. Del qual vero -parevano più che gli altri guardiane gelose ed osservatrici esatte -le Camere legislative, siccome quelle che riputavano di aver trovato -nell'osservanza dello Statuto una salda difesa contro l'enormezze -passate, e un adito piano e legittimo ad attuare a grado a grado le -speranze dell'avvenire. Perciò, quando lo Statuto fu sì profondamente -scrollato dalle violenze del dì 16 di novembre, e di poi dalla infausta -ed inopinata partenza della Santità Vostra, i due Consigli deliberanti, -misurando l'opera loro da un lato con la necessità, dall'altro con -la legge e il diritto, mostrarono di volere salvo a ogni modo il -patto fondamentale; ed eziandio nelle novità transitorie che vennero -ad introdurvi, imitarono il più strettamente che fu possibile gli -esempj e le pratiche d'altri paesi costituzionali. Di presente, la -forza del vero mi stringe a dire alla Santità Vostra, che illusi e -sventuratissimi furon coloro i quali mossero Voi, e il cuor vostro sì -temperato e benigno, a riprovare con parole tanto assolute e sdegnose -le savie deliberazioni de' due Consigli, alle quali tutte mi onoro e -compiaccio di aver largamente partecipato. E che giudicio recherete, -Beatissimo Padre, d'altri men discreti cittadini, e quale fiera -appellazione cader lascerete sovr'essi, quando pure le Camere sono -accusate di fellonia e di sacrilegio? Sacrileghi, adunque, e felloni -que' cospicui prelati e quegli onorandi patrizj che siedevano nell'Alto -Consiglio, e alle anzidette deliberazioni non ricusarono il lor -suffragio? - -Tanto è sembrato all'universale più dura cotale sentenza, quanto tutti -ànno visibilmente riconosciuto nelle due Camere uno zelo e una cura -diligentissima di non uscire dai termini del patto fondamentale; dove, -per lo contrario, nelle tre proteste non brevi della Santità Vostra -neppure un cenno s'incontra, e neppure il nome di esso Statuto, e -delle pubbliche libertà e guarentigie; le quali il popolo, affatto -innocente degli eccessi e ingiurie di pochi, à diritto patente e -pienissimo di veder conservate; massime da Colui il qual dee porgere a -tutti i Principi chiaro e continuo esempio di lealtà, e di fede gelosa -e incontaminata. Laonde, qual maraviglia se in tempi pieni di dubbio -e sommamente corrivi, quel silenzio (al certo stranissimo) induce le -moltitudini a credere che il vostro ritornare non avverrebbe senza la -morte delle libertà, e l'annullazione delle franchigie costituzionali? -Di queste tacciono tutti gli scritti che giungono di Gaeta; e, per -amaro compenso, dei diritti del principato ragionano magnificamente, e -con tali sentenze e con siffatta forma di stile, che sembrano pensati e -dettati quando i regni si governavano con l'autorità del giure divino, -e qualunque concessione rimanevasi revocabile; atteso che niuna d'esse -riconosceva i diritti del cittadino, ma ogni franchigia era privilegio, -e ogni privilegio era grazioso largimento dell'assoluto signore. - -Nè mosse, del sicuro, da altro spirito quel consiglio pure infelice -dato alla Santità Vostra di sopprimere dentro di voi la gentilezza -innata dell'animo, la pronta compassione, l'affabilità e modestia che -sempre mai vi governano, e di rispingere indietro non ascoltati, non -veduti, i messaggi delle due Camere e del Senato Romano. Che se ciò era -contrario alla naturale benignità di qualunque Principe, sembrava poi -importabile e fuor del diritto movendo da un Principe, come voi siete, -Costituzionale. E dove è più la Costituzione, tuttavolta che gli organi -diretti e fedeli del popolo, gli autori e conservatori delle leggi, i -primi e inviolabili patrocinatori di qualunque cittadino aggravato ed -offeso, trovano interdetto l'accesso e chiuse le orecchie del Capo e -moderatore dello Stato? - -Ei pare (e tutti i buoni se ne rammaricano) che nella corte di Gaeta o -non s'intenda o non si curi di intendere la ragione e l'essenza d'un -Governo Rappresentativo, la qual consiste principalmente nella mutua -limitazione dei poteri e dei diritti, e nell'impero assolutissimo -della legge, che obbliga tutti, e non privilegia neppure il Principe. -Che se la intendessero e la curassero quella ragione, non farebbero -forza alla Santità Vostra per tirarla ad atti illegali, e di diretto -contrarj allo spirito dello Statuto. Certo, ai tempi di Niccolò V e -di Giulio II, od a quelli più antichi e più tenebrosi di Adriano IV, -nei quali il Principe era lo Stato, e ogni mezzo tornavagli lecito per -rimenare al giogo i sudditi sollevati, perchè in lui solo credevasi -raccolto il giure di tutti; potea non parere indegno e sleale chiamare -l'armi forestiere, e col sussidio di quelle ripigliarsi la corona. Ma -ne' dì nostri, e nel reggimento Costituzionale, nessun'azione si può -commettere maggiormente odiosa e illegale, ed anzi più sovvertitrice -dell'ordine e della giustizia. Conciossiachè, quando nel Principe -Costituzionale fosse l'arbitrio di chiamare a sussidio proprio, e senza -il consentimento spontaneo della nazione, le armi straniere, niuna -libertà troverebbe difesa contro alla material forza; le pubbliche -guarentigie sparirebbono tutte dinanzi all'ardore e all'impeto -soldatesco, e il giudicio della spada risolverebbe le questioni del -buon diritto e della ragion civile; senza qui discorrere l'oltraggio -che recherebbesi alla dignità della patria, e il mettere a repentaglio -estremo la sua indipendenza. Eppure, v'à di molte persone, Beatissimo -Padre, in cotesta corte, le quali non contente di avere interrotta -fra voi e il popolo vostro ogni corrispondenza, e frustrato ogni -tentamento di composizione e d'accordo, studiansi con ostinazione -d'indurvi a chiamare le armi straniere, ondunque vengano e quali che -sieno. Tolga Iddio che mai questa persuasione possa entrare nell'animo -vostro, e sostener vogliate di rivedere Roma ed il Quirinale circondato -da bajonette che non sien quelle de' vostri figliuoli. Ma non è -poco errore, Padre Santissimo, il lasciare i popoli in dubbio e in -trepidazione sopra tal cosa. Imperocchè mi si condoni la soverchia -franchezza, a Voi principe legato a un patto Costituzionale correva -l'obbligo di dichiarare e di pubblicare, come, per sentimento e -dovere di buon italiano e di buon cittadino, l'animo vostro leale -abborra dall'intervento armato di qualunque straniero, e però averne -sollecitamente ringraziato le corti che il proferivano. Ma in luogo -di ciò, spandesi notizia che sono giunte carissime ed accettissime le -esibizioni spagnuole, e che ànno mosso a vivo dispetto le offerte di -Francia, da prima sì larghe e sì pronte, poi diversamente spiegate -e venute a nulla.[35] Perlocchè, io replico, cresce di giorno in -giorno l'apprensione e il timore de' popoli; e si giunge persino a -credere dalla moltitudine, che la Corte di Gaeta, disperata d'ogni -altro soccorso, non ricuserebbe da ultimo quello stesso dell'Austria. -Al quale torto giudicio del volgo porge occasione, pur troppo, il -vedere accettato e riconosciuto appresso della vostra sacra persona -un ministro e rappresentante della odiata Casa d'Ausburgo, come -pegno e testimonio della concordia e amicizia che corre fra li due -Stati. Fatto, che la più comunale prudenza doveva almeno indugiare -ad adempiere, affine di non avversare ed esacerbare in modo così -irritativo il sentimento degli Italiani, e quello in ispecie de' -Romagnuoli popoli vostri, ed ancora in considerazione della legalità; -essendo che i due Consigli deliberanti ànno sempre, ne' lor discorsi -e nelle proposte di legge e negli scrutinj, dichiarato in modo aperto -e solenne, essere infensi nemici dell'Austria, e consistere il sommo -de' lor desiderj nel vederla sconfitta, e gli avanzi dell'esercito suo -costretti di rivalicare l'Isonzo ed il Brennero. - -D'un altro gran male e d'un'altra offesa profonda alla legge e al -diritto comune vorrebbe cotesto aulico comitato tentar di macchiare -l'anima vostra, la quale tutti siam certi che fieramente resiste -e diniega. E per fermo, ella è impossibile cosa, che Voi, generoso -principiatore del risorgimento nostro; Voi, il più mansueto degli -uomini e il più benigno e amorevole, tanto che per abborrimento dal -sangue e per affezione uguale a tutte le genti cristiane non sosteneste -di muover guerra neppure ai nemici eterni del nome italiano; ora siate -per consentire, non dico alla guerra civile, ma sì al pericolo di -suscitarla. Non permettete, dunque, o Santissimo, che il nome vostro -intatto e glorioso si spenda in impresa ed in trama così scellerata, -della quale appajono segni e testimonianze ogni giorno, e le cui fila -sono distese e introdotte non pur nelle mura di cotesta città, ma nelle -stanze dove abitate.(I) - -Costoro, del rimanente, pajono sì forte occupati in tali pensieri e -disegni, che dimenticano di ajutare Vostra Beatitudine al reggimento -dello Stato, e vi fanno sembrar negligente in cosa senza la quale lo -Statuto è lettera morta, e del Principe si dee giudicare o ch'egli -intende di cedere altrui il governo, o d'operare fuor della legge e -contra la legge. Il fatto è questo, che in tempi di continuo minacciosi -e scomposti, la Santità Vostra, qual ne sia la cagione, lascia da -ormai due mesi lo Stato senza capo e senza governo. E veramente, la -Commissione governativa chiamata da Voi col Motu-Proprio delli 27 di -Novembre a comandare ed amministrare, nè mai si è adunata, nè à compito -alcuno de' vostri comandi e de' suoi ufficii; ond'ella è rimasta, -può dirsi, un desiderio ed una proposta; e l'azione sua invisibile ed -impalpabile, dove presumesse di reggere i popoli e di venire obbedita, -ricorderebbe la favoletta di quell'ostiere che nudrendo altrui -dell'odore dei cibi, fu pagato del suono delle monete. - -Tuttociò è da' consiglieri vostri ben conosciuto e da lungo tempo, -secondo che l'attesta la Nota medesima del Cardinale Segretario di -Stato, poco dianzi venuta in luce. Or perchè, dunque, non vi provvedono -essi, e invece di leggi e di ordinamenti fanno solo moltiplicar le -proteste e scagliare i monitorj? e come sopportano che la Santità -Vostra sembri mancare al debito primo e fondamentale del principato? -come non s'avvedono che tolto di mezzo l'uno dei tre poteri, lo Statuto -conducesi al niente? come fingono a sè medesimi che di tal distruzione -non cada sovr'essi e sul lor Signore nessuna colpa? come non sentono -che mancandosi al patto dall'uno de' contraenti, l'altra parte, che è -il popolo, si stimerà sciolta d'ogni obbigazione e d'ogni obbedienza? - -Ma lasciando stare il giudicio poco appensato e mal fermo delle -moltitudini, e raccogliendo il discorso intorno di ciò che dee fare -l'uomo prudente, e risolutissimo a seguitare la legge e fuggir le -violenze; io primamente ricordo alla Santità Vostra, che a quell'uomo -non è lecito di riconoscer la legge nel volere del Principe, ma sì -nelle prescrizioni Costituzionali, nelle pubbliche guarentigie, e -nell'uso debito e conveniente d'ogni libertà e d'ogni diritto. Vero è -che a lui non fa caso se alcuna fazione insorga, e tumultuando sforzi -le deliberazioni altrui; nè, per lo contrario, se il Principe, o mal -consigliato o da profonde preoccupazioni svolto e sedotto, trasvada -nelle opere sue e si soprapponga al diritto; imperocchè questo -debb'essere propugnato e salvato così contro gli eccessi delle fazioni, -come contro gli arbitrj del Principe: ma egli accade, pur nondimeno, -che molte volte l'amore e l'osservanza medesima della legalità meni il -buon cittadino a dover contraddire al Capo, uscito affatto dal proprio -giure. E, per via d'esempio, egli darà di piglio alle armi e combatterà -gli stranieri quali che sieno, e posto pure che in mezzo delle loro -file veder si facesse, per isventura, il Sovrano. - -Nella Costituzione, pel buon cittadino, è la legge e tutta la legge; -e s'altri quella manomette, non gli varrà l'esempio e l'eccitamento -per fare il simile. Salvochè, se coloro che la Costituzione debbon -guardare e custodire con più gelosia, se ne mostrano osservatori freddi -e trascuratissimi, e per vie indirette le dànno assalto e le recano -offesa; non troverà l'uomo dabbene argomenti persuasivi e forza di -autorità e séguito di gran moltitudine, per ischermire e reggere in -piedi quel patto comune e solenne contro di cui gl'ingegni avventati -dell'una e dell'altra parte congiurano. - -Una cosa poi rimane sciolta d'ogni dubbiezza e a tutti manifestissima; -e questa è, che dove il Principe non governa, e dove non commette nè -ordina che altri in suo nome ed autorità governi e provveda, è obbligo -e necessità insieme al buon cittadino di obbedire a coloro i quali, -per vie pacifiche e ragionevoli, tutelano a sufficienza le proprietà -e le persone, e impediscono al corpo sociale umano di disgregarsi e -dissolversi. - -Ma consideri la Santità Vostra un po' più dappresso, e con occhi -affatto snebbiati, la condizione presente di questo popolo. In esso è -mala contentezza dell'oggi, e dubbietà e paura gravissima del domani. -Se volge lo sguardo a Voi, nel quale avea l'abito di riposarsi e -sperare, non solo ei vi vede lontano e in paese non vostro, e d'accanto -a... - - . . . . . . . - -ma d'intorno a voi scorge indizj e segnali di _reazione_ cieca e -veemente, e macchinazioni non molto coperte contro la libertà; scorge -il mal celato disegno de' cortigiani di risalire a qual sia costo -là onde cadevano, e di ripigliarsi il dominio antico, o per effetto -dell'universale scombujameuto e delle civili discordie, ovvero per la -invasione ingiusta, violenta e soverchiatrice delle truppe straniere. -Per le quali tutte cose, ciò che prima le nostre genti con sincerità -desideravano, vale a dire il vostro pronto ritorno, la vostra -dominazione, il mantenimento dello Statuto e i modi migliori e più -quieti di accordo e riconciliazione, al presente è da esse considerato -con vario consiglio; e di una porzione di quei desiderj disperano, -dell'altra vivono sospettose ed incerte. Per contra, ciò che prima -le sgomentava e parea loro eccessivo ed intollerabile, vale a dire -la dittatura del Ministero, l'esigenze ognor rinnovate e crescenti -de' circoli, l'annullamento dello Statuto, e il porre in balia -d'un'assemblea popolana (già prossima a radunarsi) l'esistenza perfino -del principato, quest'oggi è accolto con molta minor ripugnanza, e sarà -domani accettato come sola tavola nel naufragio: tanta mutazione ànno -operato in breve intervallo le esorbitanze di Gaeta! Nè pensate, Padre -Santo, che da ciò le ritraggano minimamente i Monitorj già promulgati, -o l'aspettazione di un Interdetto. Imperocchè, ne' savj e mezzanamente -istruiti non promuovono quelle scritture altro effetto se non di -addolorarli e attristarli dentro dell'anima per lo deplorevole abuso -degli anatemi e delle pene spirituali, così con ingiustizia applicate -ad atti che non le sopportano, come adoperate indebitamente per cagione -affatto secolare e mondana. Gl'idioti poi, che sono i più numerosi, -seguono, a simiglianza di gregge, l'esempio dato dai caporioni, e -irridono per vezzo e per moda quello che non intendono. - -Dopo ciò, che pensieri e che portamenti saranno quelli del cittadino -leale e dabbene di cui ragiona questa lettera? La legge e il patto in -cui s'affidava stanno per essere spiantati e diradicati; nè scorgendo -alcuno che sorga a difenderli e propugnarli autorevolmente, come -voi solo, Beatissimo Padre, avreste arbitrio e potenza di fare, egli -serberà il suo zelo e l'opera sua a mitigare la foga delle passioni non -generose, e dai partiti temerarj ed arrischiatissimi, affrettatamente -presi per fondare un ordine nuovo politico; egli procaccerà di -dedurre (quanto lo può il privato o parlando o scrivendo) tutto quel -più acconcio e quel più ragionevole che gli detterà l'esperienza, -la probità ed il senno. Perchè, colpa gli sarebbe di rimanersene -inoperante laddove si tratta di campare le nostre provincie dal rischio -grave dell'anarchia, della guerra civile e della occupazione straniera; -i tre disastri maggiori onde può venir percosso uno Stato. Procurerà, -poi, sopra ogni cosa l'unione degli Italiani, l'attiva e forte -confederazione delle Provincie loro, e il sollecito rinnovamento della -guerra del riscatto; siccome colui che serba in cima d'ogni pensiero, -d'ogni desiderio, d'ogni sentimento, il proposito santo e incrollabile -della Indipendenza nazionale, e antepone mille volte i rischi e i -disastri medesimi della guerra ai danni e ai pericoli dell'anarchia e -delle zuffe intestine. - -Queste dichiarazioni e questi pensieri ò creduto debito di recare -sinceramente a notizia della Santità Vostra, perchè io non vi sembri in -nulla diverso da me medesimo, nè possa alcuno accusarmi o di sovvertire -le leggi o di perturbare lo Stato. Del resto, la necessità sola di -porre i fatti in piena e nitida luce, e di condurre la mente a raccòrne -la significazione propria ed intrinseca, m'à mosso a parlarvi con -libertà ed ischiettezza, inusitate in qualunque corte, inusitatissime -nella romana. Ma il vero, ancorchè troppo nudo, mai non à recato -pregiudizio e rincrescimento, e mai non à dispiaciuto agli spiriti -grandi e magnanimi. Oltrechè, la inviolabilità della vostra sacra -persona, e la nobiltà e purezza non alterabile delle vostre intenzioni -tanto disgravano Voi d'ogni colpa, quanto l'accrescono ai diplomatici -ed ai prelati che vi attorniano e vi consigliano. A me dura, Padre -Santo, in cuore una viva speranza di vedervi fra non molti anni con -altre voci e con altri nomi glorificato, senza bisogno alcuno di -sindacare le opere vostre, e senza timore di trovarle in nulla dispari -alla sapienza divina che in Voi riposa, e alla maestà sovrumana che vi -circonda. Allora la Chiesa edificata dallo Spirito tornerà tutta allo -Spirito; e sdegnerà quei puntelli e quelle difese di materiale potenza -di cui non à d'uopo e i quali per molti secoli non conobbe, fiorendo -ciò non ostante di maggior santità, legando i cuori delle nazioni più -barbare, e splendendo più che dipoi non facesse nei miracoli e nelle -dottrine. Allora la religione vivrà sicura e onoranda in seno d'ogni -libertà civile e politica; e per converso, le libertà e i diritti de' -popoli si nudriranno di religione, che sarà domandata Umana e Civile -per eccellenza. E Voi, Padre e Pastore di tutte le genti, svestito -allora della grave cappa di piombo che il dispotico principato favvi -addossare, tornerete albeggiante del mondissimo cámice e luminoso della -stola pontificale; ed or sull'uno or sull'altro dei Sette Colli, quasi -su nuovo Taborre, innalzato e trasfigurato, non mirerete altra cosa -sotto di voi che turiboli agitati e fumanti, nè saliranno alle vostre -orecchie altri suoni se non di parole d'amore e di laudazione. Allora, -infine, salito dalle tempeste mondane e politiche alla serena pace dei -dogmi, e scorgendo di quivi alto il penoso affaticarsi delle presenti -generazioni, più abili assai per distruggere che per fondare, più per -ismuover le terre che per seminarle, più per negare che per affermare; -Voi porgerete le innocenti vostre mani a quell'opera augusta e finale, -senza di cui tutto il travagliare del secolo è vano delirio; dico alla -salda riedificazione dei principj e delle credenze. - - Roma, alli 30 di gennajo del 1849. - - - - -APPENDICE. - - -Terenzio Mamiani, chiamato a sedere nell'Assemblea Costituente Romana -dagli elettori della provincia di Urbino e Pesaro, accettò l'onorevole -ufficio con la speranza di far prevalere nel congresso le opinioni -sue intorno alla forma di governo; essendo che moltissimi deputati -sembravano partecipare a quelle opinioni, e volerle difendere con la -parola e col voto. - -Nella terza tornata dell'Assemblea, cioè subito che si potè, giusta -gli ordinamenti, far luogo alla discussione, il rappresentante signor -Savino Savini salì in tribuna, e propose di dichiarare in quell'ora -medesima essere i Papi scaduti per sempre dal dominio temporale. -Allora il Mamiani, chiesto di parlare, ribattè la proposta col seguente -discorso, già pubblicato nel _Monitore Romano_. - - - Signori, - -Pronunziare la _decadenza_ dei Papi è dir cosa che racchiude due molto -distinte significazioni, le quali fa gran bisogno di ben chiarire e di -ben intendere. Dappoichè l'Assemblea Costituente risiede in Roma, e -giudica di essere qui mandata dal Popolo tornato in possesso di ogni -diritto, i Pontefici non possono più oltre pretendere alcun impero -temporale assoluto, nè alcun principio d'autorità il qual sia superiore -e nè manco pari a quello che rappresentasi dall'Assemblea. Con tale -sentimento, adunque, assumendosi la proposta della decadenza dei Papi, -credo che pochi o nessuno dissentirebbe in quest'Adunanza. Ma per -ciò che risguarda l'altra significazione, che comunemente s'intende -e s'inchiude in quel pronunciato, e ciò è che i Papi non debbano -venire mai più investiti, neppure da voi, di autorità principesca; -ella è cosa sulla quale desidero di manifestare e di esporre alcuni -miei pensamenti. Godo in primo luogo, che la discussione sia subito -pervenuta al suo capo essenziale. Alcuni qui sedenti desideravano -assai di procrastinare, e che l'Assemblea volesse avanti occuparsi -nella legislazione costituitiva del nostro Stato. Ma io godo (ripeto) -che il vero quesito, il principalissimo e fondamentale quesito sia -subito posto innanzi; per trattare il quale io accettava l'onore ed il -carico di rappresentare in questo consesso la Metaurense Provincia. -Per tale subbietto gravissimo, e affine di assistere a così grande e -solenne dibattimento; benchè io sapessi che il mio nome è caduto e -la mia influenza è annullata; benchè sapessi di non poter più fare -assegnamento su quella facile udienza, su quel pronto aderire e su -quegli applausi frequenti che seguitavano i miei discorsi in altra -Assemblea; pure, sciogliendomi da ogni dubbiezza e acchetando nel -cuore qualunque trepidazione, sónomi intieramente affidato alla vostra -benevolenza e alla vostra giustizia. - -Signori, siamo schietti, e fuggiamo le sottigliezze e l'equivocazioni. -In Roma, non ci à via nessuna di mezzo; in Roma non posson regnare -che i Papi, o Cola di Rienzo. Mostriamoci dunque franchi e sinceri -alla prima giunta, e come s'appartiene più specialmente a un'Assemblea -popolana e certa dei proprj diritti, quale è questa appunto qui -radunata. Dichiarare la decadenza dei Papi in tutte e due le -significazioni anzi espresse, vuol dire nè più nè meno che stabilire in -Roma il Governo Repubblicano. - -Approfittando della benignità singolare, ed anche della ragionevolezza -e rettitudine vostra, per cui vi avvisate di lasciarmi libertà piena -di opinioni e di parole, proseguirò ad aprire la mia sentenza con -ischiettezza e un poco distesamente, come ricerca la materia gelosa -e difficile. Innanzi a tutto, io vi annunzio, che qui non intendo -discutere minimamente il valor dei principj. In quanto ad essi, io vo -persuaso, che poca o niuna differenza interviene fra me e buona parte -di questa Assemblea. Io, nel vero, ò sempre opinato che qualora al -poter temporale dei Papi non riesca in niuna guisa di conciliarsi e -accordarsi con tutte le libertà e coi sentimenti nazionali; e qualora -venir non possa delegato in massima parte e rimesso alle Assemblee -ed ai Ministeri e conformato via via con la generale opinione, esso -continuerebbe oggi ad essere quello che, secondo il giudizio mio, è -stato troppo sovente, un flagello per l'Italia, un flagello per la -religione. Similmente io vi dico, che la Repubblica, al mio sentire, è -la più bella parola che suonar possa sul labbro dell'uomo; e dove la -virtù e il senno dei Popoli sia sufficiente all'uopo, la Repubblica -è del sicuro quel reggimento il quale si confà meglio colla dignità -della nostra natura, e tocca l'ideal forma della perfezione civile. -Io non questiono adunque nè di principj, nè di massime universali, nè -di diritti; io voglio solo fermare l'attenzione vostra sull'indole di -alcuni fatti, e indurvi a considerarne parecchie sequele gravissime; -e che ne esaminiate daddovero l'opportunità e la convenienza: -soprattutto, io voglio insieme con voi ponderare ciò che possono -apportare quei fatti alla comune salute e alle sorti estreme d'Italia, -la quale io so bene essere nel petto vostro il primo, il sommo dei -sentimenti e degli interessi. - -Quando i Francesi deliberarono di spiantare il trono di Luigi -decimosesto, tenevano a requisizione loro, ed esecutrici del lor -volere, trecento e più mila militi agguerriti e disciplinati. Io mi -volgo a guardare intorno di voi, o signori, e non vedo l'esercito -ch'eseguir debbe i vostri decreti; perchè non suppongo bastare all'uopo -le non molte migliaja di uomini che noi possediamo, poco agguerriti -finora e disciplinati. Ma v'à di più: dallato alle trecentomila -bajonette francesi cresceva ogni giorno e abbondava un'altra forza -ugualmente o più formidabile ancora, l'attiva e fervososa adesione del -Popolo. Quelle plebi sollevate davano volenterose l'ultima goccia del -proprio sangue per la causa Repubblicana; e voi sapete bene il perchè. -Al sentimento Nazionale, radicato ed innaturato nel cuor de' Francesi -da secoli, aggiungevasi un'apprensione ed una paura assai generale, -che il furioso manifesto del Duca di Brunswick si avverasse; e cioè -a dire che il Popolo minuto tornasse sotto il peso e l'ingiuria delle -servitù personali, sotto il peso delle parangàrie, sotto le avanie, gli -spregi, i soprusi, e tutte mai le usurpazioni e le concussioni delle -classi privilegiate. Per questo principalmente la moltitudine levandosi -a stormo e facendo massa, correva ad affrontare il nemico e a romper -col ferro la congiurazione dei re; per questo principalmente rinnovò la -Francia tredici volte l'eroico esercito suo. Ma non iscordiamo, io vi -prego, non iscordiamo, o Signori, che ciò che la Rivoluzione Francese -à raccolto di veramente fruttifero ed utile alle classi inferiori, -è pressochè in intero accettato e praticato oggi dalle Nazioni più -colte e con saviezza governate. La libertà civile e la parità perfetta -innanzi alla legge, l'estinzione dei privilegi e lo svellimento fin -dall'ultime lor radici delle soperchierie feudali, buona pezza è -che, mercè di Dio, vennero procurati e compiuti in ogni Provincia -Italiana. Laonde, non si volendo aver ricorso ai delirj del Comunismo -e alle speranze vuote e fantastiche de' Socialisti, quello che si può -promettere oggi da noi alle moltitudini perchè ci seguano coraggiose -e infiammate, perchè versino largamente e con letizia il sangue delle -lor vene, si è un profitto ed un bene poco visibile e poco palpabile, -non molto certo, non vicino, non bastante ad accendere la fantasia e -lusingar l'interesse. - -Peraltro, io sento i giovani generosi rispondermi, che la parola -Repubblica à suono portentoso e immortale. La vista del vessillo -repubblicano, dicono essi, esercita nel cuor dei Popoli un'invincibile -attraimento, e sveglia dovecchessia uno spirito sempre nuovo di -splendide azioni e uno zelo infinito di _Propaganda_. Noi dunque, -concludono, afferreremo con fede la santa bandiera, e traendola -trionfalmente per le contrade tutte Italiane, troveremo quell'armi, -que' tesori, quel séguito e ardore di genti e di opere, che alla -vittoria finale della notra causa bisognano. - -A me, in considerazione della salute d'Italia, fa grandemente mestieri -di seguire con l'occhio e un po' più d'accosto indagare ed esaminare -questa trionfale processione del frigio berretto. E prima, concedo -che non sarà molto malagevole fare repubblicana la vicina Etruria; -e confesso che, nel trambusto e scombujamento in cui trovasi quello -Stato, tanto è facile imporgli qualunque forma di governo, quanto -difficile il conservarvela. Contuttociò, nè anche in Toscana mi avviso -sarà senza dolore il piantare la vostra bandiera; perchè, se il gran -Duca si rifuggisse (poniamo) in Siena, si avrebbe forse un lacrimevole -saggio del Medio Evo Italiano; e noi vedremmo ancora il sangue dei -Fiorentini e dei Sanesi bagnare le glebe del più fiorito giardino -d'Italia. Pure, ripeto, vi si conceda che la Toscana presto diventi -Repubblica; ma non molto di forza, non molto di tesoro, non copia -grande di gente, non notabile incremento di armi e soldati recherebbe -quella conquista alla causa che voi caldeggiate. Egli bisogna procedere -più avanti, varcar la Macra e la Sesia, varcar le frontiere del -Piemonte ancora armato ed intatto, perchè là è il nerbo, là il braccio -e lo scudo d'Italia. Ora, in Piemonte la conversione non può succedere -del sicuro con uguale facilità e con uguale prontezza, perchè ciascuno -quivi à la mente e l'animo pieno e informato di regie memorie e di -regie tradizioni e costumi. Il Popolo Piemontese, partecipando più -d'ogni altra stirpe italiana della natura settentrionale, à la fantasia -meno mobile, il consiglio più posato, molta gravità e costanza negli -usi, negli affetti e in qualunque intimo pensiero e convincimento. -E che lo spirito monarcale di quella provincia non sia fugace e non -iscemi rapidamente siccome altrove, si dimostra dalle cagioni. La -storia intera del Piemonte è da secoli parecchi la storia sola della -casa di Savoja. Tutto il bene e tutto il male provenne da lei, e -séguita a provenire. Nè possono i Subalpini dimenticare giammai, che -mediante la spada, il valore, la sagacità e la industria de' principi -loro sieno divenuti una gente che à moltissima dignità, forza, -importanza fra moltissime altre, e che è giunta oggi per effetto di -regie vittorie e di regie conquiste a tenersi in mano la più gran parte -de' destini della Penisola. So che accosto al Piemonte sta Genova, e -so che Genova è, per lo contrario, nutrita di tradizioni repubblicane, -e tra costumi repubblicani è cresciuta. Ma colui s'ingannerebbe -più che mediocremente, il quale reputasse Genova molto disposta ed -apparecchiata ad accettare la vostra bandiera. Genovesi e Liguri sono, -innanzi ogni cosa, mercatanti e navigatori; e per l'esperienza raccolta -in più di trent'anni, non v'à nessun cittadino colà, il quale non -siasi avveduto e non confessi candidamente, che alla città di Genova, -così a rispetto del suo commercio, come dell'importanza sua politica -e della salute comune d'Italia, torna utilissimo essere congiunta al -Piemonte, e rimanere provincia del regno Sabaudo. Ora, ecco il mio -discorso a che viene. Chiamando i Subalpini sotto il vostro vessillo, -voi non perverrete che ad uno di questi due effetti: o si sveglierà e -diffonderà pel paese una oppugnazione micidiale e rabbiosa contro le -idee repubblicane e contro le libere istituzioni; ovvero il vedrete -riempiersi tutto di partiti e di sètte, di sanguinosi tumulti, e di -soppiatte congiure e macchinazioni. Nell'uno e nell'altro caso, il -Piemonte verrà senza meno scompigliato e disfatto: cosa per la quale -l'esercito Subalpino, nel cui cuore e nelle cui braccia sta la vera e -la sola forza italiana, non potrà mantenersi ordinato e disciplinato, -nè congiunto e stretto da un solo legame di affetti, nè rivolto al -proposito solo della guerra santa del riscatto. A me poi non bisognano -molte parole a mostrare le conseguenze di tutto ciò. - -L'astuto Radetzky ripeterà inverso del Piemonte quel medesimo che -operava a rispetto della Lombardia. Chiuso egli e ben trincerato nelle -sue vaste fortezze, venne spiando a grand'agio il luogo, il giorno, il -momento opportuno per assaltare e sbaragliare i nemici. Ora, pensate, -o Colleghi, che una simile cosa va mulinando colui in risguardo del -viver politico degl'Italiani; e visto il Piemonte sossopra e l'esercito -disunito e scompaginato, gli piomberà addosso un bel giorno, e in due -marciate, con poco sangue e contrasto, si accamperà nella nobil Torino. - -Una istanza mi si può movere contro, ed è la presente. La Francia non -può del sicuro abbandonare questa od altre Repubbliche nuove, nate -dell'esempio suo, perchè ucciderebbe insieme il principio che la fa -vivere oggi, e il quale di sua natura è geloso, diffusivo e superbo. -Che quando anche a quel Governo non paresse necessità di soccorrere una -nascente Repubblica, sua compagna e sorella fidissima, il moverebbe -un'altra più certa e più sentita necessità; quella di non poter -tollerare i Tedeschi accampati al piè delle Alpi, e vicinissimi alle -sue sacre e inviolate frontiere. - -A me sembra altresì di udire alcuno che aggiunge: — Forse alla impresa -nostra avremo compagna eziandio tutta la parte più animosa e civile -del genere umano, scossa e maravigliata della portentosa risurrezione -di Roma: i voti, le propensioni e gli sforzi di tutti i Popoli, non -ancora in compiuto modo emancipati e sicuri, in noi si convergeranno, -e starà con noi come vivo e organato lo spirito democratico di tutte -le genti; forse dal nostro esempio, il quale dal luogo e dalle memorie -prende valore inestimabile, scoppierà nuova scintilla di universale -e inestinguibile incendio, e a noi toccherà la gloria, non tocca a -veruno, di avere come cagione prossima affrancato davvero e rigenerato -per sempre l'Europa intiera. — Vedete che io non mi adopero punto a -celare ed attenuare la copia e il vigore delle vostre risposte, nè -le speranze, le congetture, i giudicj e gl'indovinamenti che il nobil -cuore e l'ardir generoso vi detta e vi persuade. - -Signori, il danno d'Italia si è, che spesso ella incomincia e -intraprende ciò appunto che altrove è finito, e procaccia di rialzar -quelle insegne che altrove sono cadute: ella, per sua sventura, non -sa ben cogliere e usare nè il tempo nè l'occasione. Se alquanti mesi -addietro aveste ordito i vostri disegni e le vostre speranze in sulla -democratica forma che pigliava tutta l'Europa, io ci avrei ravvisato -alcun buon fondamento: ma quest'oggi, invece, non può da nessuno -ignorarsi che incomincia a prevalere e predominare in Francia, e per -ogni dove, uno spirito gagliardo di conservazione e di resistenza; e -che, pur troppo, la falange ordinata e strettissima ch'egli conduce, -ha guadagnato assai vittorie sui popoli; e torna peggio che inutile -il volerlo più oltre occultare e negare a noi stessi. Già la seconda -terribile sollevazione di Vienna è caduta e spenta; l'altra di -Berlino s'è tutta rivolta in favore del monarcato; e non mai la Casa -di Brandeburgo à di maggiore autorità e preponderanza e di maggiore -dignità regia goduto ed approfittato. A Francoforte, o Signori, -mentre poco fa nessun principio e forma di reggimento democratico -pareva assai larga e assai popolare a quell'Assemblea, oggi non più -si pensa ad un presidente di condizione privata, e scelto e foggiato -all'americana, ma si pensa e guarda ad un re di vecchia progenie e -di antica possanza, e il qual sia imperatore di tutta Germania, e non -elettivo come in antico, ma nella linea sua rinascente e perpetuo. La -Svizzera, finalmente, la Svizzera stessa che pur si regge a Repubblica, -e soscriveva testè un patto confederativo, fondato sopra massime le -più umane e le più liberali del mondo; quest'oggi, voi lo sapete, -cerca e studia di stringer legami di salda amicizia coi principi che la -circondano; e piuttosto si mostra parziale e tenera dei loro interessi, -che degli interessi e bisogni estremi e angosciosi dei miseri rifuggiti -Italiani. - -Queste sono verità, miei Colleghi, positive e di fatto, e però evidenti -(almeno agli occhi miei) ed irrepugnabili; e se evidenti non sono, se -dubbie, se mescolate di falsità, bisogna ciò provare con allegazione di -altri fatti più veri e più certi, e non altramente. - -Dopo ciò, voi replicherete ancora, il mondo, l'Europa rimanere con noi; -e se non il mondo, la Francia? Signori, a rispetto di quella potente -nostra vicina, io mi rimetto assai volentieri alle parole medesime del -Lamartine, alle parole solenni del Cavaignac. Io non discopro in esse, -e niuno può discoprirvi, se non che espressioni dubbie ed ambigue, -frasi artatamente mozze ed involte, dichiarazioni a doppio aspetto, -generalità con iscarso o nullo significato; poca volontà al certo di -mettere il proprio sangue e i proprj tesori in difesa e in redenzione -di alcuna parte d'Europa; e molta volontà invece di serbare le cose -quiete, munire le Alpi e assicurar le frontiere con accordi tra Governi -e intervenimenti comuni. E se ciò si udiva dalla bocca del Lamartine e -del Cavaignac, qual giudicio dee formarsi quest'oggi, che la Repubblica -in Francia è stenuata ed agonizzante, e che ognuno aspetta in più o -meno lunghezza di tempo un secondo Impero Napoleonico? - -Ma tutto questo considerato, e concludendosi a forza che la -Repubblica è di presente impossibile, e all'Italia troppo funesta, -qual consiglio rimane da seguitare, e che ricisi partiti da vincere? -Riappiccheremo noi quelle pratiche che niuno spera di veder pervenire -ad alcun durevole risultamento? rinnoveremo e ritenteremo accordi -e conciliazioni fatte vane oggimai e impossibili? chiederemo forse -perdono di colpe che non si commisero? o rinuncieremo ai santi diritti -che la medesima natura à scolpito nel cuore di tutti gli uomini, -siccome titoli e note della grandezza dell'esser nostro? - -Anzi ogni cosa, o Rappresentanti, abbiatevi questo per giudicato, che -la gran questione che oggi qui ci raduna non si risolve per intero col -nostro arbitrio e talento, e pigliasi errore non lieve, a pensarlo. - -Per fermo, Voi siete padroni e arbitri della legislazione novella di -questa contrada; e in voi sta il potere legittimo, ed anzi lo stretto -debito di provvedere con ogni ampiezza alla sua vita civile e politica, -ma non più là di quella parte e di quell'ufficio che poco o nulla -s'attiene alla sostanziale ed universale salute d'Italia. Certo, a -voi non è lecito di far cosa la quale rompa la simiglianza, l'accordo -e l'armonia necessaria fra le istituzioni de' nostri popoli; e non -dovete imprendere mutazione che metta in compromesso estremo la quiete, -l'ordine, e il prossimo e ben augurato avvenire di tutte le Provincie -Italiane. Io affermo e sostengo pertanto, che questa gran parte -dell'arduo problema non è in vostra facoltà, e non pende dalla vostra -sentenza; ma voi dovete riporla nelle fraterne mani della Costituente -Italiana: ed aggiungo, che tanto a voi disdirebbe e nuocerebbe di più, -miei Colleghi, il sembrare poco guardinghi d'invadere e sopraffare -i diritti della Costituente Italiana, in quanto vi avete raccolto -il pregio e la lode d'iniziarla e di decretarla; e ciò fareste, o -patrioti, quando, in che giorno, in qual congiuntura, in qual luogo? in -mezzo di Roma, al cospetto de' vostri fratelli, con atto precipitoso e -dispotico, nella vigilia stessa (può dirsi) del dì fortunato che Ella, -la grande Assemblea, verrà a sedere sulle cime del Campidoglio. - -Questo punto, adunque, del mio discorso rimanga ben chiaro, rimanga ben -fermo; che, cioè, pronunziare la decadenza del Papa, nella prenotata -ed ovvia significazione di quella voce, non è riposto onninamente nel -vostro arbitrio, nè pende dai vostri decreti, ma sì dalla Costituente -Italiana. E qualora vi martellasse lo scrupolo o la diffidenza o -l'orgoglio di non cedere nemmanco in ciò ogni giudicio a quel tanto -Consesso, degnatevi almeno di consultarne il parere, e non isfuggite -in sì procelloso e dubbio negozio di avere da lui norma, consiglio, -indirizzo ed approvazione; fate al mondo conoscere che siete veri e -leali Italiani non men nelle azioni che ne' pensamenti; e nessuna gran -cosa voler definire, nessuna deliberare, senza il beneplacito della -Nazione, in concordia con tutti i suoi popoli, in conformità con tutti -i suoi interessi. L'Italia aspetta da voi o l'ultimo esempio della -municipale superbia, o il primo della nazionale unione e docilità. - -Prima che io scenda da questa ringhiera, dove troppo lungo tempo -mi accorgo d'esser rimasto, ma dove peraltro ò raccolto graziose -testimonianze della vostra gran cortesia, favorendomi tutti di una -così attenta e vivissima ascoltazione; io voglio solo mettere innanzi -alla mente vostra certo concetto che non mi sembra da trasandare nella -quistione. - -Se lo straniero, o Colleghi, non istesse contro di noi accampato -in Lombardia, e cento mila bajonette non convergessero di continuo -le punte loro contro le nostre persone, io sosterrei volentieri che -voi compiste la troppo arrischiata prova, alla quale volete a forza -avventurarvi. Io so bene, e tutte le storie me lo insegnano, ed anche -la mia privata esperienza me lo conferma, che il risorgimento dei -popoli mai non procede per una via dritta e ben rispianata: ma, invece, -può il suo cammino venir figurato assai propriamente da una gran curva, -in cima alla quale concorrono e tumultuano le passioni più focose e -infrenabili, i tentamenti ed i conati più temerarj, le speranze fallaci -e la presunzione infinite volte delusa di attingere immediatamente e di -praticare l'idea suprema d'ogni politica perfezione; poi quella curva -gradatamente declina e discende, finchè la nazione che la trascorse -viensi a trovare in quell'assetto sociale e politico che si conforma -coll'indole sua verace e perpetua, si conforma coi suoi costumi, coi -suoi bisogni, co' suoi sentimenti; e allora, in fine, nasce e si assoda -la pace insieme col diritto, la dignità con l'ordine, la libertà con la -sicurezza, e a splender comincia una perdurabile gloria e possanza di -leggi, di scienza e di civiltà. - -Ripeto che gli eccessi medesimi, qualora eccessi ed enormità sanguinose -avessero luogo, non mi sgomenterebbero più che molto; e forse è -vero così dei popoli come de' singoli uomini, che niuna esperienza -giova loro insegnata o dalle storie o dai savi, ma quella soltanto -che fanno eglino penosamente di sè medesimi. Ma quando la guerra è -imminente, e i segni e i forieri ne moltiplicano d'ora in ora; quando -i Croati ripigliano stanza e dominio in Milano, e Radetzky preme col -piede intriso di sangue il petto lacerato e pressochè inanimato della -Lombardia; possiamo noi abbandonarci, senza gran colpa, a lunghe, a -travagliose, a incertissime prove e saggi di forme di governo? Possiamo -noi rischiare di crescere ancor di vantaggio le perturbazioni e le -divisioni della patria nostra infelice? Ricordatevi, o Signori, che se -aveste oggi pupille così penetranti da speculare i campi Lombardi, voi -scorgereste colà i feroci Croati sforzare a torme gli asili innocenti -dei più pacifici e più ragguardevoli cittadini; scorgereste quei -barbari saccheggiare con egual furia i palazzi dei patrizj e le modeste -case dei popolani; e predando ogni cosa e guastando sotto nome e titolo -di balzelli e di taglie, vedreste per opera loro le città manomesse, -devastate le campagne, le donne contaminate, oppressa la più minuta -e misera plebe sotto continue spogliazioni, battiture ed ingiurie. E -similmente, o Signori, se fosse per poco tempo fornita agli orecchi -nostri una virtù tale da vincer lo spazio che si frappone fra noi e -le valli del Po, forse in questo momento medesimo che io vi parlo, -udiremmo lo scoppio orribile dei moschetti che mieton le vite dei -nostri fratelli, le vite care e generose che non sapemmo difendere, e -tanto tardiamo di vendicare. - - -A tale discorso risposero molti e molti, e due soli rappresentanti -favorirono e difesero la sua sentenza. - -Volea l'oratore la sera di quel dì stesso provare il suo tèma con -argomenti d'altra natura, e con quelli in ispecie che guardano le -relazioni di Roma col Mondo Cattolico; ma disperò di venire la seconda -volta ascoltato con pazienza e benignità. - -Acclamato che fu il Governo Repubblicano in seno dell'Assemblea e -fuori, Terenzio Mamiani addirizzò al Presidente di quella la lettera -qui infrascritta. - - - Signor Presidente. - -Fu mia intenzione principalissima, accettando l'insigne onore di sedere -in cotesta Assemblea, di combattervi con ogni forza alcune proposte -ch'io giudicava perniciose alla santa Causa dell'Indipendenza d'Italia. -Ora, essendo chiusi per quelle i dibattimenti; e ad ogni buon cittadino -correndo l'obbligo di rispettare le prese deliberazioni; a me rimane -di pregare i degnissimi Signori Rappresentanti a voler gradire la mia -rinunzia. - -Il qual favore io chiedo con tanto più di ragione, quanto la mia salute -declinata e mal ferma ricerca la quiete e il riposo di qualche mese. Io -spero, Signor Presidente, che alla bontà e cortesia vostra piacerà di -ajutare coi proprj offici la mia giusta domanda. - - - - -NOTE E DOCUMENTI. - - -_Nota_ A, _pag._ 339. - - Il discorso pronunziato fu il seguente: - - «Signori, - - »Egli è bello e doveroso che le prime voci che s'odano risonare - in questo recinto, sieno parole d'ossequio e di gratitudine - all'immortale Principe datore dello Statuto. Pio IX nel cuor suo - generoso à sentito che la cristiana carità dee potere scegliere il - bene migliore e spontaneamente moltiplicarlo, e che la spontanea - scelta del bene non è possibile dove è sbandita la libertà. Però - in questa nobilissima parte d'Italia, e dopo tanto corso di secoli, - il Principe nostro inaugura alla perfine quest'oggi il regno della - libertà vera e legale. Le pubbliche guarentigie largite da lui, - vengono in atto quest'oggi; e all'arbitrio, ai privilegi, alla - tutela strettissima e non sindacabile, succede l'imperio delle - leggi e del comune consiglio. - - »Non sempre la grandezza de' popoli è da misurare dall'ampiezza del - territorio e dalla potenza delle armi. Imperocchè ogni vera e salda - grandezza scaturisce dall'intelletto e dall'animo. E però in questa - nè molto ampia nè formidabile provincia italiana, noi tuttavolta - siamo chiamati a grandissime cose; e noi dobbiamo con coraggio - non presuntuoso e con magnanimo sforzo tentare di non troppo - riuscire inferiori alle memorie di Roma, e all'altezza augusta del - Pontificato. - - »Un'opera vasta e feconda s'è qui incominciata, il cui finale - risultamento riuscirà come un suggello non cancellabile della - civiltà dei moderni. - - »Il Principe nostro, come Padre di tutti i fedeli, dimora nell'alta - sfera della celeste autorità sua, vive nella serena pace dei dogmi, - dispensa al mondo la parola di Dio, prega, benedice e perdona. - - »Come Sovrano e reggitore Costituzionale di questi popoli, lascia - alla vostra saggezza il provvedere alla più parte delle faccende - temporali. Lo Statuto, aggiungendo la sanzione sua propria e - politica alla sanzione Cattolica, dichiara che gli atti del - Principe sono santi e non imputabili, e ch'Egli è autore soltanto - del bene, e al male non può in niuna guisa partecipare. Certo, - guardando la cosa da questo lato, se il Governo rappresentativo - non esistesse in niun luogo, inventar dovrebbesi per queste Romane - Provincie. - - »Voi dunque siete chiamati, o Signori, a consumare un gran fatto - e profittevole a tutti i popoli, ajutando il Sovrano ad elevare - infino al fastigio il nuovo edificio costituzionale; e, oltre ciò, - altri due beni notabilissimi arrecherete all'intero mondo civile. - Il primo consiste a dare alle libertà e guarentigie della vita - sociale e politica quella saggezza e moralità, quell'elevatezza, - purità e perduranza, che la Religione sola imprime alle cose umane, - e di cui le virtù e l'animo del Pontefice sono vivo specchio e - modello. Il secondo bene sarà pur questo, ch'essa medesima la - Religione fiorisca oggimai e grandeggi in mezzo della libertà vera - e ordinata, ed a sè attragga gli uomini molto più efficacemente con - la soave forza della persuasione e della spontaneità, che non coi - mezzi del poter materiale. - - »A noi impertanto, o Signori, non toccherà solo di abbattere gli - ultimi avanzi del medio evo, e gli abusi che necessariamente aduna - ed accumula il tempo; ma ci è impartito un largo e nobile ufficio - nel trovare e perfezionare, insieme con le più culte nazioni, le - forme nuove della vita pubblica odierna. - - »Il Ministero che qui vedete presente, o Signori, non è di tanta - opera se non una parte minimissima e transitoria. Ciò nondimanco, - egli sente l'immenso ed arduo proposito a cui debbe intendere: - a lui tardava assaissimo che voi veniste a indicargli le prime - mête, e a incoraggiarlo del vostro suffragio, a spianargli col - vostro senno le vie scabrosissime che dee calcare. Quando il - Principe augusto lo chiamò a reggere la cosa pubblica, la quiete e - l'ordine interno parevano assai vacillanti, e in alcuna porzione - già manomessi: quindi la libertà stessa nascente, posta a gran - repentaglio; quindi la Causa Italiana per indiretto modo offesa - e messa in qualche pericolo. Impertanto, il debito proprio e - l'ufficio speciale del Ministero, massime nella quasi imminenza - dell'apertura de' due Consigli, fu quello di ristaurare l'ordine, - ricondurre da per tutto la quiete; e, ricomponendo le menti e gli - animi forte commossi, disporli a quella pacatezza ed equanimità, - ch'è oltremodo necessaria a fornire la patria di buone leggi e di - sapienti istituti. Dio à favorito l'opera nostra; e questo popolo - generoso, ancor ricordevole della gravità e moderanza de' suoi - antichi, è tornato in sì piena tranquillità e posatezza di spirito, - che forse la maggiore non s'è veduta da poi che la voce soave di - Pio IX chiamò Roma e l'Italia a nuovi e maravigliosi destini. - - »L'altra opera principale a cui c'invitava, e che anzi - imperiosamente ci commetteva l'universale opinione, si fu di - ajutare per ogni guisa, con ogni sorta di mezzi, con qualunque - sforzo e fatica possibile, la Causa Nazionale Italiana. E in - ciò non era facile a noi l'adoperarci meglio e più attivamente - de' nostri predecessori. Procedendo pertanto assai risolutamente - sulle orme di già segnate, io non istimo che ne' pochi giorni del - nostro governo noi non abbiamo mostrato, con la prova patente del - fatto, le nostre chiare intenzioni, e che lo scopo non sia stato - raggiunto, quanto pur si poteva in questa nostra provincia, e coi - mezzi certo non abbondanti di cui potevamo far uso. - - »Non vi è poi nascosto come, obbedendo più specialmente alla - paterna sollecitudine di Sua Santità, noi ponemmo le truppe nostre - ed i Volontarj sotto la provvida tutela e il comando immediato di - Carlo Alberto; serbando, peraltro, al Pontefice e al suo Governo - tutte quelle prerogative e diritti che la sicurezza e la dignità di - Lui e nostra chiedevano, come agevolmente voi dedurrete dai termini - della convenzione tostochè ne piglierete notizia. - - »Del rimanente, appena noi possiamo dire di avere seguito d'accosto - l'ardore impaziente delle nostre città. V'à nella storia de' - popoli alcuni momenti supremi, in cui lo spirito di nazione così - profondamente gl'investe e commove, che ogni forza resistente - ed avversa non pure diviene fragile, ma sembra convertirsi in - eccitazione e fomento dell'opposta azione. In quel tempo solenne - scalda ed invade tutti i cuori un solo pensiero, un sol sentimento, - una sola incrollabile deliberazione; e tal subita e gagliarda - unanimità, feconda di mille prodigj, parendo maravigliosa a quelli - medesimi che ne partecipano, fa loro esclamare con sacro entusiasmo - quel motto pieno di tanta efficacia e significazione: _Dio lo - vuole_. - - »Testimonio essendo il Pontefice d'un sì gran caso, e d'altra parte - abborrendo egli, pel suo Ministero santissimo, dalle guerre e dal - sangue, à pensato con un affetto apostolico insieme e italiano, - d'interporsi fra i combattenti, e di fare intendere ai nemici della - nostra comune patria quanto crudele e inutile impresa riesca ormai - quella di contendere agl'Italiani le naturali loro frontiere, e il - potersi alla perfine comporre in una sola e concorde famiglia. - - »Il Ministero di Sua Santità, appena fu consapevole di cotale - atto memorando di autorità Pontificia, sentì il debito pieno di - ringraziarnela con effusione sincera di cuore; e segnatamente, - per avere Ella statuito, a condizione prima e fondamentale di - concordia e di pace fra i contendenti, che fossero alla nazione - italiana restituiti per sempre i suoi naturali confini: e oltre - ciò, perchè sperava il Ministero che quella implicita dichiarazione - della giustizia della Causa Italiana spandesse novelle benedizioni - sulle armi generose che i popoli nostri impugnarono, e al re Carlo - Alberto crescesse animo di proseguire senza tregua nessuna la sua - vittoria. - - »Nelle relazioni politiche con le altre Provincie Italiane, noi, - compresi sempre dal debito massimo di secondare e caldeggiare al - possibile la Causa nazionale, abbiamo súbito manifestato un gran - desiderio di entrare con esse tutte in istretta e leale amicizia, - rimossa ogni gelosia funesta ed ignobile dell'altrui ingrandimento, - e pensando sempre ed in ogni cosa a ciò solo, che l'Indipendenza - sia conquistata, e la concordia interiore sia mantenuta. E intorno - a questa ultima, noi vi dichiariamo, o Signori, che appena prese - le redini dello Stato, súbito abbiamo procacciato di rannodare le - pratiche più volte interrotte circa una Lega politica tra i varj - Stati italiani; ed altresì possiamo annunziarvi, che in noi è molta - e ben fondata speranza di cogliere presto il frutto delle nostre - istanze e premure, dalle quali vi promettiamo di non desistere - insino all'adempimento del bello ed alto proposito. - - »Quanto a ciò che risguarda le relazioni coi popoli oltramontani, - esse, come nelle mani del Sommo Gerarca sono di necessità - estesissime, abbracciando tutti i negozj dell'Orbe Cattolico, - nelle nostre mani invece essendo quelle cominciate soltanto da - pochi giorni, non possono non riuscire scarse e ristrette. Dalla - qual cosa noi ricaviamo per al presente piuttosto consolazione - che altro: conciossiachè quello di cui insieme con tutti i buoni - italiani nutriamo maggior desiderio, si è di essere lasciati stare, - e che noi possiamo da noi medesimi provvedere alle nostre sorti. - La massima forse delle sventure che cader potesse a questi giorni - sulla nostra Nazione, saria la troppo fervorosa ed attiva amicizia - di alcun gran Potentato. - - »In risguardo poi dell'Austria e della Nazione Germanica, noi - ripetiamo assai volentieri in vostra presenza quello che altrove - affermammo; cioè a dire, che da noi non si porta odio, ed anzi si - porta stima ed amore alla virtuosa e dottissima Nazione Alemanna; - e che agli Austriaci stessi siamo pronti ed apparecchiati a - profferire la nostra amicizia in quel giorno e in quell'ora che - l'ultimo suo soldato avrà di sè sgombro l'ultimo palmo della - terra italiana. E come l'Italia è lontanissima da ogni ambizione - di conquiste, e da qualunque disegno di valicare i certi confini - suoi, perciò ella desidera sinceramente di stringere molti legami - di buona vicinanza e amicizia coi finitimi popoli. Noi, di ciò - persuasi, abbiamo sollecitato e pregato principalmente il Governo - Sardo a spedire abili Commissarj con queste intenzioni medesime - appresso la valorosa Nazione Ungherese; e noi giunge notizia - certissima, che il Ministro delle relazioni esteriori del Regno - Sardo ha tanto più volentieri accettata e assentita la nostra - proposta, in quanto egli aveva (secondo che scrive) rivolto di già - il pensiero a quel subbietto medesimo. - - »Ripiegando al presente il discorso sui nostri interni negozj e - sulle politiche condizioni di queste Provincie, varia, abbondante - e faticosissima è l'opera che da far ne rimane. Imperocchè non è - parte del pubblico reggimento, la qual non domandi larghe riforme - ed utili innovazioni; e se l'opera in ciascun suo particolare è - laboriosa e difficile, essa è tale infinite volte di più nel suo - tutto insieme, volendolo bene ed intrinsecamente coordinare ed - unificare; la qual cosa ricerca un vasto sistema preconcepito di - civile e politico perfezionamento: e a tale sistema intenderà il - Ministero con tutte le forze sue. - - »Ciascuno di noi vi esporrà tra breve, o Signori, lo stato del - suo special Dicastero, e le mutazioni necessaire e profonde che - fa pensiero d'introdurvi. Il Ministro delle Finanze segnatamente - v'intratterrà delle condizioni attuali del pubblico erario, e vi - proporrà quei partiti che, dopo maturo esame e finissima diligenza, - egli reputa esser migliori per ristorare così il Tesoro come il - credito pubblico, e affine che ciò si adempia col minore aggravio - possibile delle popolazioni. - - »Ai Ministri sta pure a cuore di presto sottoporre al giudizio - e deliberazione vostra quelle proposte di legge che lo Statuto - promette, e sono organi principali alla vita nuova costituzionale - in cui, la Dio mercè, siamo entrati. Principalissime fra - gl'istituti e le leggi nuove e fondamentali a cui dovrete por mano, - saranno la costituzione dei Municipj, e la risponsalità effettiva e - non illusoria dei Ministri e dei pubblici funzionarj. Lo istruirvi - e ragguagliarvi quest'oggi sopra i particolari moltissimi di tali - proposte e di somiglianti, non credo che riuscirebbe opportuno. - Presto l'esigenze del nostro ufficio condurrànnoci a farlo con - quella chiarezza e puntualità che domanda ciascuna materia. - - »Signori! i tempi corrono più che mai procellosi. Nei popoli è - una soverchia impazienza di tramutare gli ordini, e perfino i - principj e le fondamenta della cosa pubblica. Tutto ciò che i - secoli effettuarono e stabilirono con fatica e lentezza, vien - minacciato di súbita distruzione. Ma dopo aver atterrato, conviene - rifabbricare con gran saldezza e con felice magistero; e da questa - opera sola potrà giudicarsi il valore della moderna sapienza - civile. Il Ministero à piena fiducia che voi radunati nella Città - eterna, daccanto all'immobile seggio del Cristianesimo, varrete a - compiere l'impresa difficilissima del riedificare e ricostruire; e - che voi in queste arti di pace e di civiltà saprete pareggiare la - gloria de' nostri armati fratelli, che là sulle rive del Mincio e - dell'Adige rispondono con eroica bravura allo straniere insolente, - che lanciava sul nostro capo inerme e infelice l'accusa bugiarda di - slealtà, d'ignavia e di codardia.» - - Parrà molto strano al lettore oculato e imparziale, che questo - discorso moderatissimo e tutto conciliativo, nè d'altro acceso - che di vero spirito religioso e civile, abbia soggiaciuto ad amare - censure, e provocato da ultimo una riprovazione più che solenne. - Certo, accaddegli in sulle prime il contrario, e infinite lodi - raccolse dall'ordine prelatizio; ed è notissimo in Roma, che - fu letto e consentito dal Principe, il quale si degnò farvi di - proprio pugno alcune ammende e postille. Ma la setta farisaica ed - aggiratrice che mai non si scosta da lui, ed à i liberali tutti per - reprobi, e ogni sentenza loro per abbominosa ed eretica, persuase a - poco a poco al Pontefice, che in quel discorso si nascondeva molto - veleno, e le intenzioni n'erano maligne, disleali e sovvertitrici; - onde alla fine egli dubitò, se proseguiva a tacersi, di gravare la - propria coscienza; e però, nell'Allocuzione sua del 20 aprile del - presente anno,[36] dopo alquante parole fatte sul ministro Mamiani, - aggiungeva queste altre, visibilmente relative al prefato discorso: - — _Atque idem ipse (minister) haud multo post ea de nobis palam - asserere non dubitavit, quibus Summum Pontificem ab humani generis - consortio ejiceret quodammodo et dissociaret._ — Ai, lettore, da un - lato il discorso, dall'altra la interpretazione romana; sei pregato - di giudicare. - - Le altre accuse contro il Mamiani sono così nell'Allocuzione - significate: — Memineritis, Venerabiles Fratres.........., _quomodo - civile ministerium nobis fuerit impositum, Nostris quidem consiliis - ac principiis et Apostolicæ sedis juribus summopere adversum...... - Unus ex illis Ministris asserere non dubitabat, bellum idem, Nobis - licet invitis ac reluctantibus, et absque Pontificia benedictione, - esse duraturum. Qui quidem Minister gravissimam Apostolicæ - Sedi inferens injuriam, haud extimuit proponere, Civilem romani - Pontificis Principatum a Spirituali ejusdem Potestate omnino esse - separandum._ — - - Può darsi che il Ministero del 2 di maggio venisse dagli abitatori - del Quirinale accettato come una dura e molto increscevole - necessità. Ma certo di essa non fu nè autore nè strumento il - Mamiani; il quale avendo prima usato quanta efficacia possedeva di - parole e preghiere per sedare i tumulti, e ricondurre ogni cosa - per entro i confini della legalità e dell'ordine, chiamato poi - a consulta dal Principe, non propose nulla che non rimanesse nei - più stretti termini della Costituzione; e mai, nè dallo spirito - nè dalla lettera di quella si dipartì. Vero è che dopo non molto - tempo, nacque, per isventura, dissentimento tra il Principe e i - suoi nuovi Ministri; ma, giusta le massime costituzionali, eglino - subitamente pregarono Sua Santità di accettare la lor rinunzia, - alla quale non facendosi luogo, fu appresso alquanti giorni - ripetuto quell'atto con instanze più vive, e similmente senza - frutto; insino a che trascorse le cose agli estremi, le rinunzie - furono date in modo assoluto ed irrevocabile, e senza aspettare - accettazione. In tal guisa quei Ministri permasero (come dicesi - oggi) dimissionarj la più parte del tempo che tennero in mano il - governo, e non ebber licenza nè di lasciarlo nè di condurlo a lor - modo, e a modo pure dei Consigli deliberanti, in ciascuno de' quali - il maggior numero de' suffragi fu sempre e abbondevolmente con - quelli. Come ciò rassembri a sopraffacimento e a violenza, e quanto - sia ingiurioso ai principj e ai diritti della Sede Apostolica, - aspettiamo di sapere dall'opinione dei savj. - - Circa alle altre frasi testè trascritte dell'Allocuzione, è - primamente da confessare, che il Mamiani à in fatto desiderato - assai di separare quanto più fosse possibile e conveniente la - potestà principesca dalla pontificale; ma però sempre con l'azione - dello Statuto e nei termini da esso prescritti; e se quelle parole - omnino esse separandum niente più di ciò non vogliono intendere, - il Mamiani non se ne tiene punto aggravato, anzi se ne loda e - compiace. In fine, rispetto al proposito rimproveratogli di aver - voluto proseguire la guerra dell'Indipendenza Italiana in sino a - che rimaneva alle armi nostre speranza d'onore e di buon successo, - ciò è tanto vero e manifesto, quanto non è che dalla tribuna o - nelle sue circolari o in qualunque altro atto ufficiale e pubblico - del suo ministero abbia egli significato quella deliberazione - nel modo e nei termini che l'Allocuzione riferisce. Poco fedeli - rapportatori, pertanto, sono stati coloro ch'ebbero cura ed ufficio - di ragguagliare di tali cose il Pontefice; la colpa e l'eccesso - de' quali è da misurare dall'importanza e solennità che soglion - ricevere i fatti rammemorati, e ciascuna sentenza e ciascun - giudicio espresso nelle allocuzioni pontificali, dette in presenza - del consesso Cardinalizio, use a trattare i maggiori negozj della - cristianità, e a censurare le sole opinioni eterodosse, e quegli - uomini di perduta fede che sono scandalo e pregiudicio a tutto - il mondo cattolico. Dal che si vede ch'era riposto nella mente - di que' pessimi referendarj di assaltar la fama del Mamiani con - parole autorevolissime, e così straziarla a loro agio ed ucciderla: - perchè contro esse parole, per ordinario, o manca l'ardire della - difesa o il mondo non l'accetta; e però possono venire applicate - come aguzzi coltelli addosso a persona sprovveduta ed imbavagliata. - Ma non pensavano i referendarj, che v'à richiamo quest'oggi da - ogni qualunque sentenza la più assoluta e imperiosa; ed anzi, la - parità del diritto al gran tribunale dell'opinione è tanta e così - perfetta, che concedesi a tutti di giustamente recriminare e dar - libello di falsità e di calunnia. - - Qui poi si tace il racconto (strano e curioso sopra ogni credere) - che far potremmo delle vicende di quel discorso ministeriale - poc'anzi riferito; e il quale, in considerazione appunto della - guerra che gli fu mossa e delle menzogne che se ne spacciarono, - abbiamo voluto riscrivere a lettera, e con tutte le mende e le - negligenze di stile con cui fu dettato allora, sì per la fretta e - sì per l'animo inquieto, e d'altro preoccupato che di grammatica. - Ciò non pertanto, porzione di quella storia aneddota può leggersi - nel Libro secondo sullo Stato Romano di L. C. Farini, dov'è - inserita eziandio la bozza d'un'Allocuzione che il Mamiani scriveva - a nome e d'ordine di Pio IX. - - -_Nota_ B, _pag._ 340. - - Ristampiamo volentieri quella Proposta di legge, non meno per la - novità e utilità del concetto suo, come per meglio chiarire la - falsità delle accuse scagliatele contro. Del resto, sfortunata e - soppressa negli Stati Romani, trovò approvazione in Toscana, dove - al Ministero dell'istruzione pubblica fu aggiunto l'officio di - tutelare e dirigere la pubblica beneficenza. Nella infrascritta - Proposta noi preghiamo altresì il lettore a voler notare un - tentamento non ispregevole dell'arte difficilissima ed utilissima - di dare all'opera del Governo quell'ampiezza e quell'efficacia, - che accordasi compiutamente con qualchessia libertà di privati, e - con ogni trasformazione e progresso nello spirito di socialità e - di consorteria. Sopracchè riman di vedere quello che l'autore ne - discorse di poi nell'Accademia di Filosofia Italica.[37] - - - PROPOSTA DI LEGGE PER LA ISTITUZIONE DI UN MINISTERO SPECIALE DI - PUBBLICA BENEFICENZA. - - _Ragione ed economia generale della Legge._ - - Sorgente prima ed inconsumabile di beneficenza è la carità, cioè - quella dilezione attiva ed eroica in verso del prossimo, che ci - vien persuasa e insegnata principalmente dalla religione. - - Ma la carità operar deve _bene ordinata_,[38] e torna impossibile - oggi il credere di avere ogni cosa fatto e ogni cosa provveduto a - sollievo dei poveri, quando siensi, non che largite, ma eziandio - profuse le proprie sostanze in profitto di quelli. E similmente, - non è ragionevole il reputare che agl'istituti di beneficenza - fondati da' padri nostri non bisognino molte e sostanziali riforme, - e non rimanga oltre ciò da promuovere e da creare gran numero - d'altri istituti o poco o nulla noti agli antichi: in fine, vietano - i nostri tempi di giudicare che la carità bene ordinata possa - procedere al vero vantaggio e conforto de' miseri senza attingere - mille variate cognizioni ed applicazioni alla Economia pubblica, - alla Statistica, all'Igiene, all'Industria, all'Agricoltura, alla - Tecnologia. - - Ora, tale funzione della carità illuminata e bene ordinata - appartiene così al Governo come a qualunque uomo particolare. - - Il mondo civile, siccome il fisico, è composto di antagonie. - Quindi, nessuna risoluzione dei problemi civili è buona se - volge le cose a un solo dei due estremi. V'à chi vuole lasciar - imprendere e provvedere il tutto ai Governi; chi invece toglie - loro pressochè ogni incumbenza, e si commette per intero e in ogni - negozio all'opera de' privati e de' municipj. Ma come la natura, - ogni volta che nelle sue creazioni vuol porgere lo splendente - modello di alcuna perfezione, ci mostra sempre un temperamento - mirabile dell'uno nel vario, e della vita vigorosissima delle - membra congiunta e organata con la vita interiore e suprema del lor - composto; così nel corpo sociale umano erra chi vuole, opprimendo - l'agire spontaneo dei singoli cittadini e la libertà dei municipj, - costituire una violenta unità e uno smoderato concentramento - ministrativo. Ed erra del pari chi stima che il bene massimo - della repubblica sia per uscire unicamente dall'azione disparata e - sconnessa degl'individui e dei comuni, e senza bisogno di procurare - e attuare al possibile la collegazione e l'unità dei principj, - delle intenzioni e dei fini, e certo moto iniziale e universalmente - direttivo. - - Con queste considerazioni è meditata la proposta di legge che a - Voi rechiamo, o Signori, intorno al nuovo Ministero di pubblica - beneficenza. - - In tale proposta vedrete, le opere del Governo e il suo legittimo - ingerimento non ledere e non turbare per nulla le libertà del - municipio e i diritti del privato; conciossiachè il modo d'azione - sarà pur sempre o di mera tutela o completivo od esemplare; cioè - a dire che il Governo o difende e protegge appunto quelle libertà - e quei diritti ovvero supplisce alla insufficienza delle facoltà - d'ogni particolare uomo e d'ogni comune, o per ultimo s'ajuta e - sforza di porre nel cospetto dei cittadini un modello e un esempio - luminoso e imitabile. Certo, il geloso rispetto a ciò che non dee - cadere in guisa diretta e immediata sotto la potestà governante, - se in ogni cosa è giusto e proficuo, in materia di beneficenza è al - tutto necessario, non dandosi atto al mondo più nobile e santo, ma - insieme più spontaneo e meno isforzevole della privata e pubblica - carità. - - TESTO DELLA LEGGE. - - IL CONSIGLIO DEI MINISTRI - - Considerando che tra gli uffici principali e più degni di un - governo probo ed illuminato si è quello di soccorrere e di educare - le classi indigenti; - - Considerando che le dottrine e le pratiche della beneficenza - pubblica sonosi ne' nostri tempi mirabilmente accresciute e - affinate, e domandano studio ed occupazione moltiforme e continua; - - Conseguita l'approvazione de' due Consigli deliberanti; - - Avuta la sanzione Sovrana, - - _Decreta_ - - 1. È instituito un Ministero speciale di pubblica beneficenza. - - 2. Le sue pertinenze e funzioni sono dichiarate da un respettivo - ordinamento. - - 3. Le pertinenze del Ministero dell'interno dinumerate nella - distinzione 6ª e nella distinzione 9ª dell'articolo 19 del - Motu-proprio sul Consiglio de' Ministri, divengono pertinenze del - Ministero di pubblica beneficenza. - - 4. Agli stipendj e alle altre spese d'officio del detto Ministero - sono assegnati 9,500 scudi, e 1,000 per le spese del primo assetto. - - Dal Quirinale li..... di...... 1848. - - ORDINAMENTO DEL MINISTERO DI BENEFICENZA PUBBLICA. - - § 1. - - _Funzioni generali del Ministero._ - - 1. Il Ministro procura in genere la riforma, il perfezionamento e - la moltiplicazione degl'istituti e delle opere di beneficenza che - già sono in atto, e la fondazione e l'avviamento degl'istituti - e opere nuove, conosciute per veramente salutari ed insigni e - convenevoli al tempo ed al luogo. - - Invigila da pertutto sulle condizioni delle classi più disagiate, - sui lavoranti, i contadini e i necessitosi di ogni ragione. - - Invigila e cura ogni istituzione ed ogni opera conducente alla - educazione morale e intellettuale delle infime classi. - - 2. Procura con mezzi mediati o immediati d'approssimare le opere - tutte di beneficenza a certa unità e collegazione, affine che se - ne aumenti da ogni lato l'efficacia, e non ne sieno gli effetti o - troppo parziali o manchevoli. - - 3. Promuove appresso i Consigli deliberanti le leggi e gli - ordinamenti giovevoli alle classi indigenti e al popolo minuto. - - 4. Sopraintende agl'istituti laicali di beneficenza da lui fondati - o dal Governo posseduti, e a qualunque disegno e impresa da lui - o dal Governo attuata, e la quale intende al sollievo e alla - educazione delle classi inferiori. - - 5. Sopraintende similmente a quegl'istituti e opere laicali di - beneficenza e di educazione popolare, le quali sono poste dai - fondatori sotto il riguardamento e la cura immediata di chi - governa. - - 6. S'ingerisce, d'accordo coi municipj o coi rettori privati, nel - regolamento di quegl'istituti ed opere comunitative o private, alle - quali viene il Governo in soccorso con la pecunia pubblica, o con - altra maniera efficace e ragguardevole di ajuto. - - 7. Quanto alle fondazioni e congregazioni, e similmente a qualunque - specie ed atto di pubblica beneficenza, dipendenti al tutto dai - municipj o dalla carità di privati, e che si rimangono esclusi - dalle tre predette categorie, il Ministro ne piglia cognizione - esatta e particolareggiata, ed esige copia autentica degli statuti - e regolamenti. - - Invigila che non contravvengano in nulla alle leggi universali - dello Stato. - - Promove e propone in seno de' Consessi legislativi quelle - provvidenze e cautele che impediscono alle beneficenze d'istituto - municipale o privato di fuorviare e corrompersi. - - Risponde ai consigli richiesti, e invita per via officiosa a - modificare, migliorare, propagare e in ogni guisa perfezionare - l'opera della beneficenza. - - Invita similmente e procura la colleganza e reciprocazione degli - uffici e degli ajuti fra l'uno istituto e l'altro, e in genere - favorisce e caldeggia per ogni modo l'azione loro. - - § II. - - _Funzioni speciali._ - - 1. Le pertinenze peculiari del Ministero si raccolgono tutte in due - vaste categorie. - - La prima inchiude le opere di beneficenza riparatrice. - - La seconda le opere di beneficenza preservatrice. Non però che - l'una non si meschi quasi sempre nell'altra; onde si distinguono - solo per la prevalenza dell'uno ufficio sull'altro, cioè della - beneficenza riparatrice sulla preservatrice, o viceversa. - - 2. Nella prima categoria s'inchiudono principalmente: - - Gli Ospizj - pe' sordo-muti, pe' ciechi, per gl'invalidi, per gli orfani, - pe' trovatelli, per le partorienti; - Gli ospedali - I ricoveri per li mendichi - I manicomj - I soccorsi pubblici agl'indigenti - I soccorsi per le case - Gli opificj pubblici - I discolati o case di correzione. - - 3. Nella seconda categoria s'inchiudono principalmente: - - Le istituzioni igieniche - Le sale di asilo - Le sale di allattamento o incunabuli - Le congregazioni di mutuo soccorso - Le casse dei risparmj - I monti di pietà - Le scuole domenicali - Le scuole di carità - Le scuole rurali o di villa - Le scuole industriali o artigiane. - - § III. - - _Funzioni straordinarie._ - - 1. In ogni grave perturbazione civile, e sopravvenendo le carestie, - l'epidemie, i commerciali sconvolgimenti, i subiti stagnamenti - de' traffichi, ed ogni altro sinistro che offenda e flagelli in - guisa immediata il popol minuto, crescono di necessità le cure e - gl'ingerimenti del Ministero. - - 2. In que' casi, il Ministro o propone al Parlamento o delibera co' - suoi Colleghi sul modo di recare straordinarj sussidj alle classi - più povere. Propone e delibera: - - Sui lavori pubblici straordinarj - Sull'ampliare o moltiplicare i ricoveri - Sul sovvenire gli emigranti - Sull'invigilare le incette, agevolare le _importazioni_ ec. - - E sopra ogni altro mezzo e spediente di sollecita ed efficace - riparazione e confortazione. - - § IV. - - _Relazioni speciali con gli altri Ministeri._ - - 1. Le relazioni più frequenti e speciali sono: - - Col Ministero della istruzione pubblica, a rispetto della - istruzione primaria e delle scuole tecniche popolari. - - Col Ministero della Giustizia, principalmente per la patrocinazione - dei poveri, pe' luoghi di pena e per le discipline penitenziali. - - Col Ministero del commercio, dell'agricoltura e dei pubblici - lavori, per la condizione de' lavoranti e dei contadini. - - Col Ministro o prefetto di Polizia, pe' malviventi e gli accattoni, - e per le abitudini e costumanze del basso popolo. - - 2. Regolamenti peculiari, accordati con tutti i Ministri e dettati - secondo la mente del Motu-proprio sul Consiglio dei Ministri, - definiranno più per minuto, e secondo che occorre, la materia e il - modo delle relazioni, i limiti delle pertinenze e la reciprocazione - degli uffici. - - § V. - - _Consiglio privato._ - - 1. Il Ministero di beneficenza à un Consiglio privato, presieduto - dal Ministro medesimo, il quale lo chiama a consulta appresso - di sè due volte almeno in ciaschedun mese, e più spesso ne' casi - straordinarj. - - 2. Il Consiglio non può essere composto di meno di Undici membri. - - Due vi stanno ascritti perpetuamente a cagione di loro dignità, e - sono: - - Il Segretario della Congregazione dei Vescovi, e il Senatore di - Roma. - - 3. Tutti gli altri Consiglieri sono eletti dal Principe. - - 4. Essi vengono scelti in modo da comporre, quanto è possibile, - l'ordine qui segnato: - - 1. Un professore o cultore di Scienze Economiche e di Statistica - 2. Un medico - 3. Un agricoltore - 4. Un pratico delle industrie e commerci - 5. Un professore o cultore di Pedagogia - 6. Un uomo di legge - 7. Un ingegnere - 8. Un ascritto alla Congregazione degli studj - 9. Un pratico delle agenzie. - - 5. Le funzioni di Consigliere sono assolutamente gratuite e - meramente onorifiche. - - § VI. - - _Congregazioni di Carità._ - - 1. In ogni città Capo di provincia risiede una Congregazione di - carità. - - 2. I suoi componenti non possono esser meno di Cinque nè più di - Sette. - - 3. Ciascuno di loro è scelto e deputato dal Principe. - - 4. Oltre questi, siedono nella Congregazione per diritto di dignità - il Vescovo e il Gonfaloniere della città, e ne sono membri onorarj - perpetui. - - 5. Tutti i componenti la Congregazione, così gli eletti dal - Principe come gli onorarj, adempiono l'ufficio loro senza - emolumento alcuno. - - 6. Si adunano appresso il capo della provincia (loro presidente) - una volta almeno per settimana, e più spesso nei casi straordinarj. - - 7. La scelta de' componenti cade in genere sulle persone più dotte - e specchiate e zelanti del bene delle infime classi. - - 8. Ogni triennio la Congregazione si rinnova di un terzo. - - 9. Pei due primi triennj, gli uscenti sono estratti a sorte. - Appresso, seguono l'ordine di anzianità. - - 10. Passato un triennio, ciascuno degli uscenti può venire - rieletto. - - 11. La Congregazione è consultata sopra ogni riforma ed innovazione - in qualunque istituto ed opera caritativa della provincia. - - È consultata sull'amministrazione ordinaria di essi istituti, e le - vengono presentati i bilanci di quelli che sono retti dal Governo e - dai suoi delegati. - - Può venirle commesso dal Presidente qualche officio determinato e - particolare intorno alla Beneficenza. - - Consegna e può raccomandare ad esso i memoriali e i richiami - intorno al subbietto medesimo. - - La Congregazione elegge fuor del suo seno il suo segretario, e gli - assegna uno stipendio. - - Gli atti di ogni sua tornata sono depositati nella cancelleria del - Governo della provincia, e se ne manda copia al Ministro. - - § VII. - - _Segretariato._ - - 1. Il Ministro mantiene assidua corrispondenza officiale coi - Presidi delle provincie, e altri rappresentanti del Governo, - intorno all'opera di beneficenza, e per mezzo de' primi à relazione - pure continua con le Congregazioni provinciali di Carità. - - 2. Similmente, à corrispondenza officiale coi rettori e direttori - di tutti quegl'istituti e opere caritative e di educazione - popolare, le quali dipendono dal Governo, o dal Governo sono - riguardevolmente soccorse. - - 3. Carteggia poi in via officiosa, e in esercizio ed uso - dell'azione sua direttiva e morale, - - Coi municipj, in quanto fondano ed amministrano istituti e opere di - beneficenza dipendenti al tutto ed unicamente dall'autorità loro; - - Con le private congregazioni e consorterie e coi particolari uomini - che fondano ed amministrano a conto proprio ed a bene pubblico esse - opere ed istituti; - - Col Cardinale Prefetto della Congregazione de' Vescovi e Regolari, - intorno al buon andamento degli atti ed istituzioni caritative di - mera fondazione ecclesiastica. - - Similmente e per la stessa cagione carteggia coi Vescovi, ed altri - rettori e direttori di quegli atti ed istituzioni. - - § VIII. - - _Ordinamenti speciali e dichiarativi._ - - _Articolo Unico_. Ognuna delle materie partitamente trattate - nei superiori paragrafi, riceverà di mano in mano maggiore - dichiarazione e più minuta distinzione dai respettivi regolamenti e - dalle circolari ministeriali. - - TERENZIO MAMIANI. - - -_Nota_ C, _pag._ 340. - - Tra l'altre proposte di legge fatte alle Camere dal Ministero del - 2 di maggio, è da citare quella sul secreto postale; un disegno - di Banco Nazionale; varie proposte di legge per provvedere alle - crescenti spese straordinarie; una sulla regolarità dei pesi e - delle misure; una sull'ordinamento delle Guardie Civiche mobili; - una sulla costruzione dei telegrafi. Più proposte di leggi sugli - armamenti e le leve; una sull'abolizione dei fedecommessi e dei - maggioraschi; una sulla trasformazione della tassa del macinato. - Intanto, al Consiglio di Stato che ricevè vita ed ordinamento dal - medesimo Ministero, erano stati dettati i principj e le norme - per compilare la legge sulla istituzione dei Municipj, quella - intorno alla nuova forma dei tribunali, l'altra sul rimutamento - dell'ufficio del Controllore, ec. - - -_Nota_ D, _pag._ 345. - - Il Consiglio dei Deputati, nelle prime parole che pubblicò, e - fu il dì dopo della partenza del Pontefice, riconobbe in modo - aperto e compiuto la legalità dei Ministri e del loro mandato, - dicendo: «Dev'essere manifesto che nell'assenza del Principe - il governo dello Stato permane costituito nelle medesime forme - e colle medesime autorità. Il Consiglio dei Deputati, sempre - fermo nell'esercizio de' suoi diritti e nell'osservanza de' suoi - doveri, si accorda di tutta sua volontà col Ministero al quale il - Santo Padre à conferito i poteri e nell'assenza sua raccomandato - l'ufficio di tutelare l'ordine pubblico.» - - -_Nota_ E, _pag._ 351. - - Forse al lettore gradirà di leggere qui per intero tal Nota, e - vedrà da quanta ragione e moderazione insieme venisse dettata, e - come fosse una voce debole sì ma sincera (e doveva esser l'ultima) - di conciliazione e di pace, alzata in mezzo ai tumulti e agli - strepiti delle fazioni. - - N. 9681. - - DAL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI. - - _Circolare al Corpo Diplomatico_ - - Roma, 29 novembre 1848. - - Gli ultimi casi di Roma, principiati da un atroce assassinio, e - terminati con la improvvisa e soppiatta partenza del Principe, - possono agevolmente far sorgere nella mente dei Ministri e - Rappresentanti Esterni un concetto non giusto e non vero inverso - coloro i quali reggono ora lo Stato, e i quali, invece, reputano di - aver adempiuto un atto di gran devozione alla Patria, consentendo - di sedere al Governo e di tutelare l'ordine pubblico. - - Il sottoscritto giunse in Roma parecchi giorni dopo i fatti - violenti del 16 di novembre, e non accettò il Ministero, al quale - lo chiamava il Principe con dispaccio dell'Eminentissimo Segretario - di Stato, se non quando vide la Patria in pericolo estremo e a - tutti visibile di rimanere senza Governo, e quando un Autografo - del Santo Padre, indiritto al Marchese Sacchetti, Custode dei - Sacri Palazzi, riconfermava ciascun Ministro nel proprio officio, - e voleva ad essi raccomandata in ispecial modo la quiete e l'ordine - pubblico. - - Rispetto poi ai degni Colleghi del sottoscritto, certo è che la - sola parte ch'ebbe alcuno di loro negli avvenimenti del 16 di - novembre, fu d'interporsi continuo fra il Popolo sollevato ed il - Principe, affine di procacciare una composizione onesta e pacifica. - Quanto al deplorevole ammazzamento del Rossi, il presente Ministero - à, come poteva il meglio, soddisfatto al debito suo, col comando - espresso e ripetuto che fece ai respettivi ufficiali, di procedere - vigorosamente e speditamente alla scoperta e alla punizione del - reo. - - Tutta Roma intanto aderisce in modo sollecito e manifestissimo al - Ministero, e mai non s'è veduta maggiore e più intima unione fra i - varj ordini di magistrati, come apertamente lo mostra il Proclama - del Consiglio dei Deputati, quello dell'Alto Consiglio súbito dopo - venuto in luce, e quello infine del nuovo Senato della città. Il - che basti per istruire i Ministri e Rappresentanti dei Governi - Esteriori intorno alla legalità perfetta del presente Ministero - Romano, e alla integrità e schiettezza delle sue intenzioni. - Dopo ciò, il sottoscritto à l'onore di porre in considerazione - dei Ministri e Rappresentanti dei Governi Esteriori certi fatti - e disposizioni morali di gran momento, e acconcissime a ben - discoprire altrui l'indole e l'importanza degli ultimi accadimenti - di questa metropoli. - - Prima cosa da notare si è, che il Santo Padre mai non à sostenuto - la men che minima forza e minaccia, in qualunque esercizio ed atto - dell'autorità sua pontificia. La tempesta più volte insorta con - fiera e minaccevole furia, à sempre quietate e spianate le onde sue - a piè dell'Altare. - - La seconda cosa, degna sopramodo di venir ponderata, si è, che - d'ogni accidente più duro e d'ogni violenza occorsa negli ultimi - tempi in Roma e nelle Provincie, è stata occasione e cagione - perpetua il problema difficilissimo di convenientemente accordare - il temporale dominio collo spirituale; desiderando i popoli tutti - di questa contrada, con pieno ed unanime voto, che fra i due poteri - intervenga una divisione profonda e compiuta, salva rimanendo la - unità di ambedue nella stessa Augusta Persona; laddove dall'altro - lato si è voluto e sperato più che ostinatamente di tenerli, come - per addietro, in istretto modo congiunti e confusi. Alla soluzione - quieta e durevole di tanto problema, abbisognava un mutuo spirito - di tolleranza, di conciliazione e di longanimità; e soprattutto - facea mestieri l'azione lenta del tempo e degli istituti, e la - forza degli abiti nuovi e dei nuovi interessi. Ma le passioni - di entrambi gli estremi partiti, e quella impazienza temeraria - ed improvida che spinge in ogni parte di Europa e del mondo le - presenti generazioni a rompere tutto ciò che di súbito non si piega - e non muta, condussero in Roma la resistenza e il conflitto, e le - rapide e forse immature trasformazioni. - - À poi meschiato ed aggiunto asprezza e impetuosità al conflitto - il sentimento nazionale non soddisfatto, e il credersi in questi - ultimi tempi che venisse a contesa colla politica nuova italiana - la vecchia politica della romana curia, la quale à pensato troppe - volte di scampare ed avvantaggiare sè sola nel naufragio della - Nazione. - - Da tutto ciò il sottoscritto piglia arbitrio di concludere, che - le agitazioni e le rivolture dello Stato Romano mettono radice - in un sentimento universale, e in un bisogno fondatissimo ed - incessante; il quale non verrà, del sicuro, attutato e distrutto - dai temperamenti e uffici dei Diplomatici, e nemmanco dall'uso - dell'armi quali che fossero. Elle sgomenterebbono temporaneamente - gli spiriti senza mutarli nè vincerli; e li vedremmo ad ogni - occasione ribollir più feroci e meno placabili, simiglianti a - finissime molle, che altri può comprimere e storcere, ma non - impedire che mille volte risorgano e scattino. Quindi reputa il - sottoscritto, che niuna azione, niun ingegno, niun'arte e modo - d'intervenzione straniera riuscirà a quetare e a sopprimere - quella rinascente e durissima necessità delle cose, la quale à pur - resistito alla forza attraente e soave delle virtù evangeliche, - della bontà specchiata e della infinita e inalterabile mansuetudine - del Sovrano Pontefice, ed à eziandio prevaluto all'amore - riconoscente dei popoli inverso l'Iniziatore Augusto della - nazionale rigenerazione. - - TERENZIO MAMIANI. - - Ai termini di questa Nota, fattesi a voce da alcun nostro - Commissario le debite chiose, le quali venivano, la più parte, - dedotte dalle norme caute e prudenti allora seguite e che la - presente Lettera accenna più sopra, ambedue i Governi, Francese - cioè e Inglese, mostraronsi soddisfatti, e promisero d'interporsi - tra il Principe e il popolo, come discreti e pacifici mediatori. - Certo è che, innanzi alla convocazione della Costituente romana e - all'acclamazione della repubblica, sebbene dal Cavaignac fu mosso - discorso d'intervento armato e cominciátane l'esecuzione, non - potè il disegno venir proseguito, mancando affatto i pretesti. - Dell'Inghilterra basterà dire, che in ogni dispaccio di lord - Palmerston intorno al proposito, raccomandavansi caldamente tutte - le guise opportune e possibili di conciliazione e d'accordo, e - biasimavasi con ricise parole qual si volesse intervento ed uso - di forza straniera. Non per questo si presume da noi di negare, - che rotto l'esercito italiano a Novara, diventava probabile assai - l'invasione austriaca nelle Provincie Romane, quantunque mantenute - si fossero nella suggezione del Papa, e dentro gli angusti limiti - dello Statuto. Ma l'amore del vero e l'amor d'Italia ci forzano a - dire, che gli ultimi rivolgimenti di Roma e della Toscana nocquero - più che mediocremente al buon esito della riscossa; e ad ogni - modo, l'Austria sola invadente arrecato avrebbe non altro che - odio e scredito immenso alla fazione prelatizia che la chiamava. - Forse mancato sarebbe allora la possibilità eziandio di abolir - lo Statuto rimasto sempre in atto, e dimorando dal lato nostro - intatti e compiuti la ragione e il diritto. Più certo è che non - avrebbe potuto Leopoldo abolire il suo proprio in Toscana, nella - quale senza le mene repubblicane ogni cosa sarebbesi mantenuta - quieta. Ma praticandosi sino alla fine la politica iniziata - dall'autore di queste lettere, ciò che del sicuro veniva impedito, - era il fatto funesto e misero sopra tutti, d'una specie di Santa - Crociata che l'Europa Cattolica à messo insieme per rialzare la - potestà temporale dei papi, e rialzarla assoluta, e secondo le - pretensioni e le massime del giure divino dei Monarchi. Onde, tanto - sono ora angosciati e disanimati i popoli, quanto imbaldanzita e - infreneticata la setta nemica d'ogni concessione e d'ogni interesse - nazionale italiano; e a cui sembrano quasichè ritornati i tempi di - Gregorio VII e d'Innocenzio III. Nè mai si può deplorare quanto - ragion vorrebbe quest'uscio aperto e spalancato oggidì in Italia - all'intromessione armata di tutti i forestieri nelle nostre - faccende, sotto sembiante di reggere e puntellare il principato - ecclesiastico. - - Oh! vi puzzano, dunque, le glorie che i repubblicani sonosi - guadagnate, ed anzi ànno guadagnato all'Italia, combattendo in - guerra disugualissima e senza speranza? Amiamo le vostre glorie, - e come Italiani ne andiamo alteri. Ma lottare a morte contro - l'Austria non era certo men bello che contro la Francia; e le file - de' combattenti, sarebbero state più folte, il diritto più intero, - la colleganza europea renduta impossibile, rimosso dalla patria - un gran principio di divisione, strappato a forza il suffragio di - quanti uomini liberi e onesti illumina il sole. - - -_Nota_ F, _pag._ 351. - - I termini della Protesta furono gl'infrascritti. - - Il Generale Cavaignac, nel dì 28 del mese scorso, significò - all'Assemblea Nazionale di Francia, che giuntagli nuova dei casi - succeduti in Roma il dì 16 di quel mese stesso, aveva, mediante - i telegrafi, comandato fossero di presente imbarcati 3500 uomini - sopra tre fregate a vapore, e diretti verso Civitavecchia, affine - di assicurare la persona del Santo Padre, la sua libertà e la - riverenza che gli si debbe. Nelle norme poi scritte e mandate dal - Generale al signor de Corcelles, e lette all'Assemblea nazionale - in quel medesimo giorno, s'incontrano queste formali parole: — - Voi non siete autorizzato ad intervenire in alcuna delle questioni - politiche in Roma agitate. Spetta solamente all'Assemblea Nazionale - il determinare la parte che vorrà far avere alla Repubblica nei - provvedimenti coi quali s'instaurerà uno stato regolare di cose nei - dominj della Chiesa. — - - A noi sottoscritti è necessità di notare in primo luogo, siccome il - dare ordine di entrare armata mano in un territorio straniero, non - assentendolo i suoi abitanti e chi lo governa, è per sè medesimo - atto contrario alle massime fondamentali del gius delle genti, - ancora quando si compia con intenzione di assicurare la vita e la - libertà del Principe quivi imperante. Conciossiachè ogni popolo è - arbitro in casa sua d'ogni qualunque suo fatto, e giudice solo de' - proprj interessi; e ne' Principi (giusta le dottrine universalmente - ora accettate, e massime in Francia) non risiede una tal signoria e - non vive un diritto tanto assoluto e divino, che facciali superiori - ad ogni altro diritto sociale e politico, e li separi affatto dalla - indipendenza e dalla sovranità nazionale. - - Secondamente, osservano i sottoscritti, come nella istruzione data - dal Generale Cavaignac al signore de Corcelles, il primo inciso - del periodo poc'anzi allegato contraddica patentemente al secondo. - Imperocchè nel primo comandasi al De Corcelles di non intromettersi - punto nella questione insorta tra il popolo ed il suo Principe; e - nell'altro, è considerato il caso che l'Assemblea Francese deliberi - e voglia in diretto modo partecipare ai provvedimenti più idonei - per ricondurre lo Stato ecclesiastico in situazione regolare - e pacifica. Il primo inciso, pertanto, sembra volere escludere - l'intervento politico, e nel secondo si annunzia come possibile. - - I sottoscritti, tacendo per brevità molte ragioni concomitanti, - e parecchi altri principj del giure internazionale che militano - in lor favore, ristringonsi a ricordare al Generale Cavaignac la - prescrizione chiarissima dell'articolo 5º della Costituzione nuova - di Francia, col quale si decretò che le armi francesi mai non - saranno adoperate a detrimento veruno delle libertà dei popoli. - Ora, la prima, senza meno, delle libertà loro è la indipendenza - nazionale, e il rimanere arbitri sempre e signori delle proprie - sorti nel proprio Stato, arbitri e signori dell'interno assetto - della cosa publica. - - Ma il Pontefice, si obbietta, oltre al signoreggiare tre milioni di - sudditi, è Capo e Moderatore di tutto l'Orbe Cattolico; e però ad - ogni Potentato che professi la Cattolica Religione, importa di aver - sicurezza che il sommo Gerarca non sostenga mai veruna violenza, - e nemmanco patisca grave e frequente perturbazione nell'esercizio - piano e spontaneo della pontificia podestà. - - Noi non c'intratterremo qui nè a combattere nè a commentare cotesta - massima, nella sua maggiore astrattezza considerata. Ma vogliasi - riconoscere ad ogni modo, ch'ella dee venire applicata e addatta - ai veri e congrui casi, non ai supposti o simulati od alieni dal - subbietto. Ed oltre a ciò, egli farà bisogno sempre di convenire - e accordarsi per innanzi sul modo di praticare con equità e - imparzialità quella massima, e salvando scrupolosamente i diritti - che a ciascun popolo alla indipendenza, alla libertà e al franco e - intero maneggio de' suoi proprj negozj. - - Il che presupposto, diciamo in primo luogo, che l'intervento non - può venire all'atto giammai, qualora la spirituale autorità del - Pontefice non sia negli uffici suoi nè impedita nè perturbata. Ora, - la differenza sorta fra il Santo Padre ed il popolo è meramente e - unicamente politica. E neppur l'ingegno della calunnia potrebbe - tanto aguzzarsi, da dare apparenza di verità a qual si voglia - asserzione contraria. La _Chiesa_ è intatta ne' suoi diritti, nelle - sue pertinenze, ne' suoi esercizj d'ogni specie e d'ogni ragione. - - In secondo luogo, fermato pure il caso, che il sacerdozio supremo - non sia con la debita libertà e spontaneità esercitato, in guisa - niuna potrebbesi consentire che una sola delle nazioni Europee si - arrogasse il diritto e l'arbitrio d'intervenire da sè ed armata - mano in un paese a lei forestiero, sia qualunque la ragione e il - pretesto che ponga innanzi. Se il Re di Francia (quando era in - seggio) ebbe nome di _Cristianissimo_, l'Imperatore d'Austria fu - ed è chiamato _Apostolico_, il monarca di Spagna _Cattolico_, e - _Fedelissimo_ quello di Portogallo; titoli tutti grandi egualmente - e solenni: e però a ciascuno di tali Principi s'addirebbe il - privilegio medesimo, e competerebbe un egual diritto d'ingerimento - in Italia; e non già alla sola Francia repubblicana, come sembra - opinare il Generale Cavaignac. - - Infine, nella fatta supposizione, occorre, come accennammo, che - l'intervento non calpesti per nulla il dritto de' popoli, e, oltre - di ciò, riesca durevolmente utile ed efficace. Imperocchè senza - tali due condizioni, dell'equità per un lato e della utilità ed - efficacia per l'altro, l'intervento sarebbe vano ed ingiusto, - e però dannoso e riprovevole. Al presente, diciamo ch'egli è - manifesto che l'intervento armato de' forestieri negli Stati della - Chiesa non può succedere senza impedire ed offendere direttamente - e in modo enormissimo le pubbliche libertà e franchigie del popol - Romano, e per indiretto quelle d'ogni altro Stato d'Italia; e - d'altra banda, non può tornare durevolmente utile ed efficace, - e ben consuonare col fine. Problemi siffatti non si risolvono - col taglio della spada, nè con qualunque atto e adoperamento di - materiale forza. E perciò, tutta la parte assennata, temperata e - virtuosa dei popoli pontificj à pensato e procurato di sciogliere - l'arduo problema per vie razionali e pacifiche, correggendo le - prime cagioni e non gli ultimi effetti, la sostanza e non gli - accidenti, e procacciando di sbarbicare le vere e profonde radici - dal male. Per ciò, essa fece plauso grandissimo al programma - ministeriale delli 5 di giugno,[39] in cui si annunciava la lieta - speranza di veder separata per sempre, e in guisa adatta e sincera, - la potestà temporale dalla spirituale; comechè ambedue unite - nella stessa Augusta Persona. E perchè avvi alcune azioni ed usi - speciali del potere monarchico i quali il Pontefice afferma di - non poterli accordare con la sua paterna e apostolica autorità, - egli è grandemente mestieri che quella porzione di regio potere - sia delegata e rimessa ad altrui in maniera conveniente e pratica, - affine che i popoli dello stato Romano non vengano ad ogni tratto - oppugnati nel desiderio legittimo il quale nutrono costantemente - d'ogni ragionevole libertà e d'ogni progresso civile; e sopra - tutto non vengano mai combattuti nel sentimento lor nazionale, - e nella prima e sostanzialissima di tutte le condizioni sociali - e politiche: quella, cioè, di vivere indipendenti e signori e - moderatori delle proprie lor sorti, e di potersi con gli altri - Italiani insieme affrancare dal giogo oltraggioso e durissimo dello - straniero. - - Ma tornando ora al discorso del generale Cavaignac, a noi si - rappresenta come molto credibile, che dopo aver egli saputo da' - suoi commissarj e corrispondenti la quiete profonda in cui vivesi - Roma e lo Stato sin dal dimane del giorno 16 di novembre; dopo - conosciuta la concordia mirabile in cui si stringono ogni dì più - il Ministero, le Camere, il Municipio, la Guardia Civica e tutte - l'altre parti del popolo; dopo considerato come ciò mantenga in - Roma e in ciascuna provincia un ordine veramente esemplare, e - come in seno alla libertà illimitata di pensieri, di scritti e - di opere in cui trovansi queste genti, non iscorgesi un atto ed - un cenno non pure contrario alla fede Cattolica, ma nettampoco - irriverente, e il quale offenda in alcuna parte e frastorni - le pratiche numerose e le cotidiane dimostrazioni, apparati e - cerimonie di culto esteriore; infine, dopo avere quel Generale - considerato, che il Ministero, le Camere ed ogni altra magistratura - nulla ànno che fare con le passioni del popolo nè con gli eccessi - deplorevoli che ne possono rampollare, e come invece tutti essi - que' governanti e que' magistrati mantengonsi fermi nella legalità - e nello stretto esercizio de' loro diritti e de' loro doveri; si - sentirà costretto a mutare opinione e deliberazione, e non verrà - con la forza e l'impeto soldatesco a difficoltare e tardare quella - leale conciliazione, la qual dee nascere spontaneamente con segni - di perduranza e con reciprocazione perfetta; e così per virtù - dell'amore e della persuasione, come per la necessità delle cose - meglio conosciuta e sentita d'ambe le parti. - - Ma quello che sia di ciò, la deliberazione del Generale Cavaignac, - alla quale mal ci soffre l'animo di credere che partecipi di - buon grado la generosa Nazione Francese, reca un'umiliazione e - un'ingiuria gravissima a tutte le genti Italiane. Sotto qualunque - colore, e per qualunque ragione onesta e plausibile, il Generale - Cavaignac intenda d'intervenire a mano armata in Italia, ciò è - un fatto che, non consentito dalla Nazione e da chi per legge - la rappresenta, costituisce una violazione vera e flagrante - dell'universale diritto dei popoli. - - Il Generale Cavaignac neppure accenna alcun precedente accordo nè - coi popoli nè coi Principi della Penisola. Egli non fa motto della - richiesta o, per lo manco, dell'aperto e pieno accettare e aderire - di Pio IX; la qual richiesta e il quale accettare e aderire noi - neghiamo d'altra parte, che possa mai essere stato. Pio IX è il - più mansueto de' Principi, ed à cuore alto e italiano. Però, come - potrebb'egli voler tornare tra' suoi figliuoli e nella sua sede - preceduto e fiancheggiato d'armi straniere? Chi ciò afferma, ed - anzi chi ciò suppone di lui, crudelmente l'oltraggia. Oltre di che - (non è soverchio il ripeterlo), trattandosi qui non dell'ufficio - suo venerando e apostolico, ma unicamente delle differenze - politiche nate tra lui e i suoi popoli, tornare in mezzo di loro - mediante le armi e la violenza de' forestieri, saría compiere - l'atto il più diametralmente contrario che far si possa ai principj - del reggimento costituzionale, e alle massime più manifeste e - volgari del dritto pubblico. - - Ciò tutto considerato, noi sottoscritti protestiamo formalmente e - solennemente in faccia all'Italia e all'Europa contra la invasione - francese deliberata e apprestata dal Generale Cavaignac; e - dichiariamo che alle sue truppe verrà, secondo le nostre forze, - impedito lo sbarco, e l'entrare e violare, dovechessia, il - territorio nazionale. Il che facendo, noi intendiamo di difender - l'onore non solamente di queste Provincie Romane, ma dell'Italia - tutta quanta, e di secondare la volontà e la deliberazione - fermissima di tutti i suoi popoli. E similmente facciamo caldo, - espresso e, più che si può da noi, solenne e veemente richiamo ai - Potentati di Europa, ed al senso loro di equità e di giustizia. - Imperocchè la causa e l'ingiuria è comune a tutte mai le Nazioni - gelose dell'indipendenza, e altere di aver conquistato la politica - libertà. - - Roma, 8 dicembre 1848. - - -_Nota_ G, _pag._ 352. - - _La Commissione provvisoria_ di Governo, soli tre dì innanzi - all'apertura della Costituente Romana, promulgò e sancì di proprio - arbitrio quella legge medesima sui Municipj, che il Mamiani - presentava al Consiglio dei Deputati il 21 di decembre. Qualche - leggier mutazione ed aggiunta vi fu introdotta; ma, per fortuna, - elle cadono sulle parti meramente disciplinali, e punto non - alterano la sostanza e l'economia della legge. La sola disposizione - nuova da notarsi, è questa: «Il diritto di decretare le imposte - potrà, dopo l'esperienza di tre anni, venire limitato da una legge - nazionale, che determini ed uniformi al sistema generale alcuni - almeno degli oggetti della imposizione.» - - Tale riserva e cautela è superflua, dappoichè ne' consessi - legislativi permane sempre la facoltà di limitare e modificare, - secondo ragione e in vista dell'universal bene, l'uso dei - diritti comunitativi; e ciò per massima di gius pubblico; e - per dichiarazione speciale della legge di cui discorriamo, - ove s'incontrano queste formali parole: «I limiti del potere - deliberativo de' Municipj sono determinati...... dalle leggi - universali dello Stato, dalle deliberazioni de' Corpi legislativi, - ec.» - - -_Nota_ H, _pag._ 354. - - Non inutili forse alla storia sono le parole con che l'autore - domandò, il dì primo dicembre, alla Camera facoltà piena - di trattare coi Governi della Penisola intorno al Congresso - Costituente italiano. Ogni memoria che concerne il tentamento fatto - in que' tempi per unire gli Stati Italiani in confederazione, ci - sembra che mai non debba cadere dall'animo degli ottimi cittadini; - perchè in quel concetto solo è chiusa la salute e la redenzione - vera e fattibile della Patria. Le parole, adunque, del Mamiani - furono le seguenti. - - - «Se apriamo i libri di parecchi gravi politici dell'età nostra, - noi vi leggiamo questa sentenza; che, cioè, il mutare ed il - progredire degli Stati d'Europa ànno principalmente mirato al fine - di sciogliere i piccioli reami ne' grandi, e costruir da per tutto - una salda e poderosa unità di governo. Il pronunziato di tali - scrittori è vero in gran parte, nè io mi pongo qui a negarlo od a - menomarlo. Per altro, io mantengo fermissimamente, che non debbesi - in quel fatto avvisare e riconoscere sotto veruno aspetto l'ultima - perfezione del moto civile dei popoli. A quella incorporazione - di tante e sì vaste provincie diè molto minor cagione la mutua - benevolenza e il mutuo vantaggio dei docili abitatori, che il - material successo delle conquiste, l'accidente delle eredità, - e i convegni e i maneggi dei principi. All'unità poi rigorosa e - sempre cresciuta dei governi, porsero avviamento o occasione non - la saviezza maggiore delle nazioni e il prezioso incremento e - accomunamento della scienza politica, ma la successiva estinzione - d'ogni ordine e d'ogni autorità intermedia fra i monarchi ed i - sudditi, ma l'odio de' privilegi, e la naturale dittatura onde - furono investiti i re per isbarbare gli ultimi dritti feudali. - - In ogni modo, a me non sembra cosa eccellente e perfetta l'adunare - e addensare le forze civili e politiche in un solo ed unico punto, - e quasi impedire le facoltà più svegliate e nobili de' provinciali, - e sopprimere ogni forma diversa e spontanea di vita comune nel - rimanente ed amplissimo corpo della repubblica. E s'io non temessi - di parlarvi un linguaggio troppo accademico e inopportuno al luogo - ed al tempo, v'inviterei, cittadini, a ben divisare le opere della - natura, le quali quanta maggior perfezione organica ne dimostrano, - tanto in ciascuna porzione e in ciascun membro e viscere dell'ente - animato rivelano maggior varietà, vigorezza, implicazione e - incremento di vita propria, bene armonizzata e congiunta colla vita - centrale e moderatrice del composto. - - Ma come ciò sia, sembrami ora certissimo che la Provvidenza - apparecchi all'Italia questo gran bene di mantenere in ciascuna - sua parte la originalità, il vigore, la varietà e il maraviglioso - dispiegamento delle sue forze e virtù speciali e individuali, - in debita guisa contemperate ed unificate con la potenza e virtù - generale e sopraeminente del tutto. Cagione di tal miracolo sarà - senza meno la Confederazione Italiana, il cui patto fondamentale, - le cui pertinenze e gli uffici verranno determinate e in perpetuo - fermate da un Congresso Costituente. - - Allorchè io dico, o cittadini, Congresso Costituente, credo - col nome solo aver chiaramente annunciato, ch'io non piglio a - discorrere di una confederazione fra i principi soli, ma sibbene - de' principi insiememente coi popoli; non di una confederazione - transitoria ed accidentale, ma immobile e persistente, ma - sostanziale e feconda; non di tali azioni o tali altre per - accordo particolare pensate ed effettuate, ma di un potere e - d'un reggimento centrale, comune e perpetuo, pieno di efficacia - e d'autorità, saggio, illustre, imparziale e venerabile a tutti, - sicchè ne' supremi ed universali interessi della Nazione non - isdegnino di obbedirgli i coronati reggitori de' singoli Stati. - - Il Ministero vostro è pieno di fede nella Confederazione Italiana. - Imperocchè un popolo diviso per lunghissima età in Istati diversi - ed indipendenti, avvezzi a leggi, istituti, governi, usi, costumi, - tradizioni e parlari lor proprj, e soliti da qualche secolo a - inorgorglirsi e presumere della natura loro e disistimar quella di - tutti gli altri; un popolo così fatto, io dico, non si scioglie e - non si confonde in una sola provincia, se non per effetto della - conquista o d'alcuna violenza interiore: e questa, io nol nego, - può riuscire in più casi ed in più maniere, ma in nessuna sarà - durabile; e un po' di conflitto che sorga negl'interessi e nelle - ambizioni, il mal sopito egoismo delle provincie ridarà su rabbioso - e funesto; e quella fortunata violenza o sorpresa che voglia - chiamarsi, avrà da ultimo non altro fatto che apparecchiare i semi - delle discordie intestine, e forse anche della guerra e del sangue - civile. E però a quel popolo di cui parlo, o sarà impossibile - sempre di ben comporsi in vero e durevole essere di nazione; - o gli converrà aver ricorso alla forma confederativa, la quale - tornerà poi tanto più salutare e fruttifera, quanto più stretta - e maggiormente fornita di facoltà e prerogative. Nè tralascerò di - notare, come una stretta Confederazione, chi ben la considera, non - osteggia ed anzi prepara le cose e gli uomini a qualunque specie - di maggiore unità politica; dove, per lo contrario, le unioni e - incorporazioni subitanee e premature, e più assai comandate ed - imposte che accettate e volute, possono convertirsi più tardi - in cagioni avverse e disturbatrici di una leale e spontanea - Confederazione. Nè già l'indole di questa e le disposizioni e le - regole che si appropria sono così determinate e inflessibili, che - mal si riesca a piegarle e adattarle alle differenti contingenze - e necessità che incontra la lunga e rimutevole vita d'una nazione. - L'ingegno e l'arte politica può invece disegnare e attuare un patto - confederativo sufficiente ad ogni varietà di fortuna; ed ora simile - a una dittatura e capace d'ogni unità e veemenza d'azione; ora - così largo da somigliare più presto una compagnia ed un'amicizia, - che altra cosa imperativa ed obbligatoria. Per contra, se v'à al - mondo forma tenace ed aspra e poco arrendevole, si è del sicuro - l'unità di governo assoluta ed onnipotente; come tuttogiorno il - dimostra alcuna nazione europea troppo forse celebrata, e poco - opportunamente imitata. - - Io salgo, pertanto, in ringhiera col grato ufficio di annunziarvi, - che il Ministero vostro intende quest'oggi medesimo di dare - cominciamento ad attener la promessa già fatta dinnanzi al popolo - sinceramente e solennemente; che, cioè, sarebbesi spesa ogni - estrema cura, sostenuto ogni fatica, adoperato ogni zelo affine che - la Costituente Italiana possa quanto prima venire ad effetto. - - E certo, se l'impresa nobilissima e santa pendesse dal solo nostro - arbitrio e giudicio, noi saliremmo qui a proferirvi un disegno - di legge per iscegliere e convocare i Deputati Costituenti; e - presto munita quella proposta dell'adesione e sanzione vostra, che - altro rimarrebbe se non godere del fatto insigne, e nella vista - del desiderato Congresso pascere lungamente gli sguardi e gli - affetti? Ma, pur troppo, alla consumazione di tale atto bisogna - il consentimento e l'unione di tutti gli Stati italiani, o di - pressochè tutti. E però il Ministero presentasi dinanzi a voi - fiducialmente a chiedervi d'esser fornito delle congrue facoltà - per entrar subito in negoziato con essi Governi. E perchè voi non - volete, com'è ragione, e mai non dovete, così mezzo alla cieca - e senza un'antecedente e piena cognizione di causa, investire i - Ministri di facoltà sì importanti e gelose; imperò noi veniamo - a significarvi pochi principj, ma sostanziosi e precisi, coi - quali intendiamo di condurre le pratiche coi Governi italiani. E - l'espressione di que' principj fatta chiara, semplice e breve al - possibile, si è la seguente. - - 1º Gli Stati Italiani eleggeranno e convocheranno un'Assemblea - Costituente comune, alla quale si confiderà il mandato supremo di - compilare un Patto Confederativo, che, rispettando l'esistenza e - l'autonomia dei singoli Stati, e lasciandone inalterata la forma di - governo e le leggi fondamentali, valga ad assicurare la libertà, - l'Unione e l'Indipendenza assoluta e perpetua della Nazione, e a - promoverne ogni qualunque prosperità e grandezza. - - 2º All'Assemblea Costituente ogni Stato manderà un numero uguale di - Deputati rappresentanti. - - 3º Questi verranno eletti in ciascuno Stato giusta il modo che - ciascun Governo e Parlamento delibererà di usare. - - 4º L'Assemblea Costituente si radunerà in Roma. - - 5º Il modo col quale i paesi d'Italia occupati al presente dallo - straniero esser dovranno rappresentati nell'Assemblea, rimarrà a - trattarsi fra i Governi che aderiranno all'Atto Confederativo. - - 6º L'Assemblea Costituente, innanzi pure di procedere alla - discussione e compilazione del Patto, delibererà sui provvedimenti - comuni richiesti dall'urgenza somma dei casi e fatti necessarj al - pronto e compiuto conseguimento dell'Indipendenza Nazionale. - - Ecco i fondamenti e i principj secondo i quali il Ministero - proponesi di entrar di subito in accordo coi varj Stati della - Penisola intorno al disegno d'un Congresso Costituente. Se a voi - gioverà di approvarli, noi, troncando ogni indugio, inizieremo - il trattato prima col Governo Toscano; siccome quello che è gran - zelatore della Costituente Italiana, e pur testè ci à fatto sapere - che assai di buon grado porrà alquante modificazioni e restrizioni - alle massime da lui promulgate intorno al proposito, essendo - egli desiderosissimo di conciliazione e concordia. Venuti esso - e noi in perfetto convegno (la quale opera non credo nè lunga - nè malagevole), useremo entrambi ogni studio e tutte le forze - dell'intelletto e dell'animo per accostare al nostro disegno e a - tutte le nostre comuni intenzioni il Governo Piemontese.[40] - - Ciò conseguito, il Ministero tornerà innanzi di voi col - risultamento dell'una e dell'altra pratica; e il vostro terminativo - giudicio porrà in atto alla fine il desiderato e sospirato - Congresso Costituente. - - Dirò schietto e franco, che sta molto discosto da noi il dubio - che voi non siate per impartirci le facoltà le quali chieggiamo. - Conciossiachè voi discernete, del sicuro, nella nostra proposta un - gran mezzo (forse anche l'unico) per ovviare ai mali d'Italia, e - i già cominciati e presenti ispegnere e riparare. Troppo la nostra - Patria comune è mutata in questi ultimi tempi, ed anche in peggio - è mutata. Un primo e solo disastro, rammentatelo o cittadini, - sull'armi Subalpine caduto, una sola battaglia non vinta riuscì - bastante a gittare per terra le anime nostre; ed ora eccediamo, - per quel ch'io ne giudico, nello scoramento e nell'abbandono di noi - medesimi, quanto eccedemmo da prima non in ardire generoso, ma in - giovanile baldanza e in temerità sconsigliata. - - Signori, egli è grande necessità di provvedere alle condizioni - sempre più misere di questa Patria comune, che a noi drizza - gli occhi e tende le braccia, e mostra i campi Lombardi nel - servaggio ricaduti, e Venezia stretta da fiera ossidione, e Napoli - insanguinata e la Sicilia piena di strage civile. - - Io non mentirò all'animo mio, e dirò che la discordia, il sospetto, - la diffidenza e l'orgoglio ànno la massima parte di que' mali su - noi rovesciata, e ricaccian l'Italia nelle antiche sventure. Nè - v'à oggimai provincia della Penisola che sia sana ed intera, non - un palmo di terra in cui le sètte e i partiti ferocemente non si - combattano. Eppure, a me sembra di udir tuttora il suono degli - inni caldi e infiammati di fratellevole amore. Stannomi ancora - dinnanzi agli occhi quelle giojose dimostranze, quei raduni senza - tumulto, quei congressi senza contese, quelle feste piene di - pura e fiduciale letizia, e in cui gli ornamenti, gli addobbi, le - insegne, i simboli, le iscrizioni e ogni cosa ricordava e ammoniva - la somma necessità dell'unione; ed anzi, la voglia testimoniava - e il proposito fermo e inconcusso della concordia generale e - perpetua. Ma tutto ciò è durato quanto la fragranza dei fiori e - delle ghirlande che ai fraterni banchetti c'incoronavano, quanto il - fumo degli incensi che ardevano per le chiese a ringraziare Iddio - del risorgimento italiano. E però io v'annunzio col più ponderato - giudicio e col più profondo convincimento dell'animo, che la - unione e concordia nostra o per sempre sono perdute e distrutte, - o non possono rigermogliare e rinascere che dal seno fecondo della - Costituente Italiana. - - -_Nota_ I, _pag._ 364. - - A prova di ciò, ricorderemo un sol fatto tra molti. Durante - il Governo Provvisorio, vennero le truppe Svizzere comandate, - per volere espresso del Pontefice, di lasciare Bologna, dove - stanziavano, e condursi in Roma. Le popolazioni, com'era da tenersi - per più che certo, insorsero a mano armata per impedire il passo - alle truppe; le quali non altrimenti potean forzarlo, che empiendo - quei luoghi di molta strage. Vinse negli Svizzeri un sentimento di - umanità, e non osarono di partire. Il quale atto così è giudicato - dall'Allocuzione del 20 aprile: — _Quae (Helvetiorum copiae) - huic nostrae voluntati haudquaquam obsequutae sunt, cum præsertim - supremus illarum Ductor in hac re haud recte atque honorifice se - gesserit._ — - - Del resto, se la bontà di Dio più che la prudenza umana ci - preservò dal sangue civile, tutti gli altri mali dall'Autore - presentiti e temuti fanno guasto e strazio crudele delle sfortunate - Provincie Romane. L'oppressione e la servitù loro è già piena e - consumatissima, e svaniron con essa le speranze magnifiche di tutta - Europa, anzi di tutta Cristianità, di vedere il papato rigenerarsi, - e la Chiesa procedere al fine di pari passo con la civiltà e - gli alti concetti del secolo. Torna ostinato e funesto, come per - innanzi, il dissidio antico tra il pontificato e la libertà, tra - gl'interessi dello Stato Ecclesiastico e quelli della Nazione - Italiana; e alla mente di ciascuno si riaffaccia con dolore la - terribile comparazione di Machiavello della pietra incastrata fra - le labbra della ferita, sì che mai non può guarire nè chiudersi. - - All'autore di questo scritto rimane, per ultimo, il debito di - protestare, siccome fa, con tutte quante le forze dell'animo e - tutta l'efficacia e la santità del diritto, contro l'abolizione - violenta, perniciosa, illegale e per ogni modo ingiusta e tirannica - delle libertà costituzionali nelle Provincie Romane. Egli, - afflittissimo del presente e oltre misura spaventato dell'avvenire, - non può non ripetere spesso in cuor suo, con angoscia affannosa e - divinatrice: — Sventurata Roma, sventurato Pontefice! — - - - - -PARTE TERZA. - -ULTIMI TEMPI. - - - - -Collochiamo in quest'ultima parte ciò che in materie politiche dettò e -pubblicò il nostro Autore dall'abolizione dello Statuto Romano in poi. - -Viene per primo quel che inseriva Egli del proprio nel sol giornale -di opposizione liberale che scrivéssesi in Roma durante il governo -republicano, e dove difese la libertà, come prima e sempre avea fatto, -e farà in sua vita. Ma interruppe (com'era ben di ragione) la sua -dignitosa e franca censura, quando gli stranieri sbarcarono, e la Città -ebbe animo di salvar l'onore delle nostre armi e del nostro vessillo. - - -SULLA DISDETTA DELL'ARMISTIZIO. - - 20 marzo 1849. - -L'armistizio è disdetto; la guerra sacra è intimata; e in quest'ora -medesima forse in che noi scriviamo, le aure lombarde spirano -nuovamente nel vessillo italiano. Il moto primo del cuor nostro -si è di ringraziare umilmente il Padre delle nazioni e il Datore -eterno di libertà, per avere infuso ne' Subalpini e nel Principe -loro tanta magnanimità e fortezza da non dubitare di rompere una -seconda volta la guerra, quantunque si vedano pressochè abbandonati -dal rimanente d'Italia, e debban riporre migliore speranza nei popoli -del Danubio che ne' proprj fratelli. À pure piacciuto al benigno -Iddio di non permettere ch'elli si sgagliardissero per divisione e si -scompigliassero per furore di partiti e di sètte, e à lor persuaso di -non aspettare che germinassero i mali semi di diffidenza e di fanatismo -sparsi di soppiatto da mani abilissime a sconciare e disordinare. -Stretti, disciplinati e raccolti intorno al lor Principe, ànno, benchè -soli, protetto l'Italia e contro gli stranieri e contro le interne -follie. Ora, la spada è di nuovo snudata, e in quegli animi generosi -non può capire che un sol pensiero: redimer l'Italia e vendicare le -sventure di Somma Campagna e di Custoza. - -Non che il frasario ampolloso e superlativo delle nostre gazzette, -ma neppur lo stile dei sommi scrittori basterebbe, noi crediamo, a -descrivere la gioja coraggiosa e terribile che invade in questi giorni -il petto d'ogni Lombardo. Troppo ravveduti e corretti alla scuola -dell'infortunio, essi più non son per cadere nelle funeste incertezze, -nelle superbie municipali, e negli stolti e ingiuriosi sospetti ai -quali eziandio tra l'armi e in mezzo alla guerra sconsigliatamente -davano luogo. Deh! l'infortunio e l'esperienza corregga noi pure; e -finchè, almeno, dura la prova pericolosa e finale contro dell'Austria, -torni la misera Italia a quella invidiata concordia e a quella fiamma -di fratellanza e d'amore che fece cara e maravigliosa all'intero mondo -civile l'aurora del nostro risorgimento. Anche il medio evo conobbe le -_tregue di Dio_: non conoscerem noi per l'Italia una tregua di partiti -e di smoderate opinioni? Certo, per nostro avviso, ciò è tanto più -doveroso a coloro i quali, la vigilia medesima della guerra, osarono -di suscitare in alcune parti della Penisola nuove e feconde cagioni -d'odio, di scontentezza e di dissensione. - - (Dalla _Speranza dell'Epoca_.) - - -SULLA NECESSITÀ DEL CONFEDERARSI. - - 27 marzo 1849. - -L'Italia, chi può negarlo? ogni dì più si sconvolge, ogni dì più -si slega e disgiunge nei fatti, nelle opinioni e negli interessi. -Ufficio pertanto del buon cittadino è impedire che scompigliandosi -e dividendosi tuttavia, smarrisca i nobilissimi fini a cui vuol -pervenire, ed i quali sono principalmente la _Indipendenza_, -l'_Unione_, e la _Libertà_. E qui pure sembra mestieri che risovvenga a -tutti la massima del Machiavello, che per riordinare gli umani istituti -occorre di risospingerli inverso i principj. L'Italia diè cominciamento -al risorgere suo con la universale concordia e armonia delle menti e -degli animi; mostrò di abborrire da ogni fazione, e di voler conciliare -con fina e generosa industria i pensamenti, le mire e i desiderj -di tutti. L'ardenza e l'impeto delle passioni non volle adoperati -e sfogati nelle sètte e nelle brighe interiori, ma rivolti contro -dell'Austria, intesi al magistero delle armi, ai pericoli della guerra -e a quelle imprese ardite e magnanime che il riscatto della patria -comune ricerca ed inspira. Fra i mezzi e gli apparecchi più acconci per -menare a bene il fiero conflitto, conseguire l'indipendenza, acquistare -vita e abito di nazione, indicò e raccomandò con ardore tutti i modi -e tutte le vie per giungere a qualche notabile grado di consenso e di -unione tra i membri della gran famiglia italiana; e desiderò fortemente -in fra essi una leale ed intima Confederazione. Volle per ciò medesimo, -che in ciascuna provincia le istituzioni fossero tanto larghe, e tanto -almeno vi si godesse di libertà, quanto ne bisogna per concorrere -speditamente e con buon successo alla cacciata degli stranieri e -all'unione confederativa; il rimanente giudicò doversi lasciare, e -trattare a guerra finita. Volle poi quella libertà uguale per tutti, -avversa ad ogni violenza, amica d'ogni ordine di cittadini, tutrice -spassionata d'ogni diritto, d'ogni prerogativa, d'ogni possesso; -libertà vera, insomma, e non finta ed inorpellata da nomi e simboli -grandi e pomposi; libertà fondata sulla giustizia comune e imparziale, -servita da ministri e ufficiali così abili come integri, osservatrice -scrupolosa e severa delle leggi, promovitrice della pubblica -educazione, massime di quella del popol minuto, calda di spiriti -religiosi e caritativi, e informata soprattutto dal sentimento profondo -e radicatissimo del dovere. - -Noi di queste massime e di queste pratiche, le quali tutte furono -fin da principio espresse e acclamate dal buon senso della nazione, -saremo indefessi propugnatori. E non è nostra colpa se torna utile -ed opportuno, per non dir necessario, il ripetere e raccomandare -all'Italia verità così ovvie ad un tempo, e così salutevoli. -Noi aderiremo con fede a tutti i governi che mireranno con zelo -instancabile ad effettuare l'indipendenza e il patto d'unione; a -tutti i governi aderiremo non ripulsivi ed intolleranti, non agitati -e predominati da focoso amore di parte, ma professanti equità, -moderazione, assennatezza, e capaci di annegazione e di sacrificio. - -Da tutto ciò si raccoglie, che noi poco o nulla ci occuperemo in -questo Periodico delle forme di reggimento politico, e assaissimo -della bontà delle leggi; e però con diligenza e studio ne indagheremo -e invigileremo l'applicazione e l'esecuzione. Noi (per venire in -ispecialità a Roma e al suo Stato) in qualunque atto dell'Assemblea, -e in qualunque del Comitato esecutivo e del Ministero, esamineremo -anzi tutto e con massima cura le attinenze che avrà col bene comune -d'Italia, con la guerra del riscatto e col bisogno e l'aspettazione del -patto confederativo; poi con le condizioni particolari di queste nostre -provincie, e sempre con gli eterni principj della moralità, della -libertà e della giustizia. - -Gli uomini passano, le istituzioni non buone si posson mutare, -le leggi oppressive abrogare. Ma le basse cupidigie svegliate, il -credito affatto spento, i nodi ministrativi disciolti, ogni principio -d'autorità sbandito, il dispotismo sotto nome di libertà, le coscienze -violentate, l'odio, il sospetto, la diffidenza, la discordia in ogni -canto seminate, sono mali tanto peggiori e più profondi e durevoli, -in quanto che rendono inefficaci e tardivi i rimedj, e corrodono e -guastano la tempra stessa degli animi e la probità universale, che è il -primo e l'ultimo fondamento del viver civile. - -Il tempo è giunto che l'opinione dei moderati si mostri aperta ed -intera, smettendo le reticenze ed i blandimenti. Tempo è giunto -che la lor falange numerosissima raduni e stringa ordinatamente le -proprie file, e proceda innanzi a bandiere spiegate, usando per la -sua Causa, che è la Causa d'Italia, quell'attività e quel coraggio che -gl'immoderati adoperano per la loro. - -Tuttociò, rispetto al generale sistema, e alla franca e ferma ragione -di Stato che noi professiamo. Venendo ai casi del dì d'oggi, il che -vuol dire alla guerra santa di già scoppiata, le parole e i pensieri -nostri non possono nella sostanza differire in nulla da quelli d'ogni -buon patriota e d'ogni vero italiano, qualunque sia l'opinione e il -partito al quale s'accosta. La guerra è il gran fatto, il nobile scopo, -il supremo interesse di tutti; e quanto l'opera della penna, quanto -l'ufficio d'un'effemeride la può ajutare e giovare, tanto sarà da noi -praticato con sempre viva e premurosa sollecitudine. A noi non istanno -in cuore gelosie e sospetti dell'altrui fede ed ingrandimento, nè si -fa gravosa e terribile alcuna delle conseguenze della vittoria. Non -potrà Carlo Alberto profittare mai tanto de' suoi trionfi per sè e pel -monarcato, che non riesca infinitamente maggiore il bene e il profitto -recato dalla sua spada all'Italia, dandole seggio fra le nazioni, e -arbitrio e impero sopra sè stessa. - - (Dalla _Speranza dell'Epoca_.) - - -DEL PARTECIPARE ALLA GUERRA LOMBARDA. - - 27 marzo 1849. - -Jeri dal rappresentante del popolo Pietro Sterbini era consigliata -l'Assemblea di non punto inviare in Lombardia le nostre milizie, se -il governo di Piemonte non dichiarasse prima di riconoscere la nova -sovranità della Repubblica Romana. A questa opinione singolarissima noi -non avremmo neppur pensato di contradire, se non ci fosse da più bande -riferito, tale essere altresì la sentenza del Comitato Esecutivo, o -almeno di parecchi de' suoi. Nè per questo, vogliam credere ancora allo -strano proponimento. Imperocchè troppo doloroso riuscirebbe all'animo -nostro di vedere Roma ed il suo governo in sì basso stato caduti, da -patteggiare e mercanteggiare, quando trattasi del riscatto de' nostri -fratelli, trattasi dell'indipendenza italiana, anzi di questa medesima -libertà nostra, che siam gelosi di dilatare e di mantenere. - -E che? la guerra di Lombardia è forse agli occhi dei Triunviri una -faccenda monarchica, e non una guerra nazionale e italiana? Se il -re Carlo Alberto fu primo a sguainare la spada per la patria comune, -gloria a lui in perpetuo, gloria a' que' generosi che fra i cimenti e i -pericoli lo seguitarono. Ma ciò non toglie l'obbligo formale e rigoroso -a noi tutti di accorrere, almeno secondi, alla comune difesa. - -E che? dopo avere sì altamente gridato la guerra del popolo, e -riempiuto di frasi magnifiche gazzette e proclami, macchina forse il -governo della repubblica di vilmente disertare dalla Causa Nazionale? -No, noi ci ostiniamo a non crederlo, e respingiamo con grave sdegno le -parole acerbe e ingiuriose che ne' giornali di Francia scagliavansi -sopra il Mazzini ed i suoi seguaci, accagionandoli di codardia, e -di cessarsi ognora dal luogo dove ferve il combattimento e sovrasta -il pericolo. A noi sovviene con gran diletto, come parecchi fra loro -marciassero alla guerra lombarda, e d'ésservi prove di bel coraggio -e di ardore vivissimo per la indipendenza comune. Ma ora ch'elli -soli timoneggian lo Stato, ora che desso il Mazzini col voto unanime -dell'Assemblea viene acclamato cittadino romano, e ch'egli è tantissima -parte dei pensamenti e provedimenti del nostro governo; che cosa -farebbe dire e opinare di lui, che cosa de' suoi proseliti, quando Roma -e chi la regge non operasse a questi giorni con la prestezza, lo zelo -e la veemenza, che il rinnovarsi della terribile lotta ricerca e vuole -dagl'Italiani? - -Un sol ricordo daremo al Governo, ed è questo: che se Roma e le sue -provincie lasciarono buttare a terra la potestà temporale dei Papi a -cagione principalmente che non sembrò fervorosa e infiammata abbastanza -per la Causa Nazionale, non rispetteranno certo il potere e i diritti -della Repubblica, s'ella mostrerà o lascerà indovinare la benchè menoma -esitazione ad ajutare con tutte le forze e tutto lo ingegno la santa -guerra Italiana. - - (Dalla _Speranza dell'Epoca_.) - - -SULLA VERITÀ NELLA POLITICA. - - 28 marzo 1849. - -Una sentenza magnifica si va ripetendo da molti; e questa è, che -il fondamento d'ogni sistema politico e d'ogni forma di governo -debb'essere la verità. Noi pigliamo volentieri in parola tutti coloro -che pronunziano e propagano oggi con gravità e sussiego, tale aurea -sentenza, e desideriamo forte che i fatti non vengano a contraddirli -giammai. Intanto prenderemo arbitrio di far loro qualche discreta -interrogazione, per levar di mezzo i dubj e gli scrupoli che ci -molestano, e forse contro ragione. - -E prima, chiederemo se certi repubblicani, quando parlano di libertà, -esprimono il vero od il falso; perchè da una parte accusano ogni -governo costituzionale di fondarsi sulle finzioni, e d'impedire e -sopprimere molte preziose franchigie; dall'altra, pervenuti essi al -comando e póstisi alla prova del maneggiare lo Stato, si vede troppo -sovente che la violenza occupa il luogo del diritto. Chiediamo di -poi, se operandosi e favellandosi sempre in nome del popolo, qualora -la grande pluralità di questo o non curi o dissenta o dispregi, sia -mettere innanzi una verità od una menzogna. Chiediamo se lo spacciare -per effettivo e legittimo il suffragio universale, qualora in -moltissimi luoghi consista nel voto di poche dozzine di uomini, e in -altri venga indettato e manipolato dai capi soli di un partito, non -debba considerarsi come una certa e patente finzione. Chiediamo se le -ballottazioni e se gli scrutinj parlamentarj, eseguiti con pochissima -libertà e sotto l'influsso prepotente e continuo di un clamoroso -uditorio, debbansi reputare sinceri e spontanei, o rassegnare anch'essi -più giustamente nel novero delle finzioni. Chiediamo se l'imporre ad -un popolo alcuna forma di politico reggimento, alla quale si sa e vede -che la più parte di lui mal volentieri aderisce, e per la quale non è -per niente apparecchiato e disposto, sia un recare ingiuria alla verità -od un soddisfarla. Infine, ci sentiamo astretti di chiedere con istanza -e premura, se da un lato il gridare guerra e indipendenza della patria -comune, e dall'altro il produrre uno stato di cose che a quella guerra -non si confà, e sturba e difficulta l'unione di tutti gli animi, venga -a fondare la Causa italiana nel vero o nel falso. - -Noi frattanto non taceremo, che da questo cumulo appunto di -dissimulazioni e menzogne nasce lo sconforto e il disdegno generale dei -buoni; perlochè temiamo con gran ragione che il popolo se ne stanchi, e -pigli ad odiare ed a fastidire la libertà; od almeno si lasci andare al -dubio, all'indifferenza, all'irrisione e allo scherno, rinfacciandoci -mille superbe promesse, e gridando ad una voce: d'ogni cosa i liberali -ànno mentito; promettevano la libertà e ci dierono la violenza; -promettevano un buono e santo governo, e ci dieron lo scredito, la -povertà, la discordia e l'universale scontentezza. - - (Dalla _Speranza dell'Epoca_.) - - -INVITO ALLA CONCILIAZIONE.[41] - - 3 aprile 1849. - -Poc'arte e poca dissimulazione bisognerebbe affine di dare al nostro -Periodico una sembianza vistosa e gradevole a tutti coloro i quali può -la sventura d'Italia mettere in grado fra breve di dispensare dignità -ed onori. Ma nessun'arte, nessuna dissimulazione si occulterà mai nelle -nostre parole; a cagione che l'intento a cui miriamo è purissimo, e -non abbiamo chiesto nulla e nulla aspettato da verun partito. Pregati -alcuni di noi e sollecitati a condurre a bene la cosa pubblica, il -fecero con lealtà e zelo, usando temperanza e longanimità, insino -al punto che non ne venivano offesi i principj da lor professati; ed -onesto fu l'uscire come l'entrare, perchè l'orgoglio e l'ambizione non -daranno mai crollo alle nostre coscienze. Già disse un Greco, essere -troppo rara fortuna veder salire la filosofia accanto al seggio de' -principi. Noi diciamo che altrettanto è raro veder salire la libertà -vera e compiuta accosto al seggio d'ogni maniera di governanti; perchè, -in genere, le passioni, gl'interessi ed il fanatismo così avversano -la libertà, come s'insinuano di leggieri nel cuor de' potenti. Da -questo deduciamo, che sarà forse ufficio nostro perpetuo lo sgradire -ai dominanti e censurarne le opere; ma non muterà per ciò la Impresa -che noi scegliemmo, e nella quale sta scritto a grandi lettere d'oro: -_Tutta la libertà, e per tutti_. Ciò basti a significare con piena -sincerità e franchezza le nostre intenzioni, delle quali peraltro -crediamo istruito e persuaso ciascuno che ci conosce. Il sindacato -ch'esercitiamo sugli atti di coloro da' quali al presente riceve il -nostro paese e leggi e comandi, non vuol ferire le persone, e non -dubita del buon volere. L'inesperienza, la giovinezza, l'accensione -dell'animo, l'esorbitanze della fazione contraria scusano per -avventura fra noi la più parte dei neo-montagnardi, che, senza troppo -avvedersene, menan le cose alla peggio. Ma ci è forza di accusare -e di rampognare i frequenti e gravissimi loro sbagli, affine che il -popolo, affatto nuovo alla vita politica, odiando la licenza, non odii -la libertà, e non confonda la interezza e generosità dei principj -con l'uso improvido che alcuno ne fa. Del rimanente, noi sappiamo -distinguere i tempi ed i casi; e quella nuda schiettezza di parole o -acerbità di giudizio che jeri conveniva assai bene contro la baldanza -e la presunzione, può disdire quest'oggi, che le vicende, pur troppo, -sono mutate. Noi, certo, non insultiamo la sventura e l'abbassamento -di alcuno, non solo perchè è la pessima delle vigliaccherie, ma -perchè insulteremmo eziandio noi stessi, colpiti quanti altri mai e -crudelmente trafitti dal comune infortunio. Sventura grave non è che -una forma di governo perisca, ovvero che tali uomini invece di tali -altri ascendano in alto e braveggino. Ma sventura somma e terribile è -che la santa Causa Italiana pericoli d'estrema ruina nei campi della -Sesia. E tanto siamo alieni dalla volontà di redarguire e recriminare, -e dallo spargere tossico sulle ferite dell'animo, che a noi sembra -nessun cittadino essere in fatto esente di colpa, e tutti dover -confessarsi di molti errori in faccia alle nuove sciagure d'Italia. -E che? i moderati ànno forse molto meno degli altri fallito? Ma se -nella schiera numerosissima de' moderati fosse comparso di buon'ora -quel coraggio civile, quella vigorezza assennata, e quel risolvere -pronto e reciso che alle dure emergenze de' tempi si confaceva, -sarebbe forse l'Italia trascorsa agli estremi? avrebbero avuto voce -o séguito gli ultra-democratici? Sarebbesi ogni cosa empiuta di -sospetto, di diffidenza e di confusione? Adunque, candidamente si dica: -_Iliacos intra muros peccatur et extra_; e siamo l'uno inverso l'altro -indulgenti e benigni. Purghiamo i nostri affetti e le nostre opinioni -nel comune dolore. Poco è naturale, ed anzi impossibile, che scordando -affatto noi stessi, e solo pensando e lacrimando d'Italia, Dio non -ispiri le menti nostre, e non le consocii e affratelli in qualche -concetto salutare, in qualche generosa risoluzione, che a tutti i buoni -Italiani debba ugualmente gradire, e venir da tutti voluta e operata -con quella pronta efficacia che le paurose necessità della patria -dimandano. - - (Dalla _Speranza dell'Epoca_.) - - -SULLA - -GUERRA DE' NAPOLETANI CONTRO I SICILIANI. - - 5 aprile 1849. - -In quest'ora medesima che noi scriviamo, la guerra, anzi il fratricidio -di Napoli contro Sicilia è già forse incominciato. Avvenimento funesto, -e pel quale non si può formar voto e augurio buono e sincero! Vittorie -e disfatte sono deplorabili in egual modo, e le bandiere che vi si -spiegano debbono andar tutte coperte di negri veli, come dietro i -funebri cataletti. A noi muove gran meraviglia che alcune gazzette -italiane ne parlino come se non fosse guerra civile; come se il -risultamento finale, qual ch'egli sia, non debba crescere di necessità -fra i due popoli l'odio, la rabbia e il comune servaggio, e una sete -profonda ed abbominevole di mutua vendetta. - -Incredibile a dirsi, il medio evo non è peranco finito in Italia. Si -mutino solo le date, e crederemo di assistere alle battaglie infami -di Chiozza e della Meloria. Appena un poco di libertà è ricomparsa in -Italia, che noi scelleratamente ne profittiamo per lacerare le viscere -della patria, là con l'aperta guerra dell'armi, qua con l'occulta delle -fazioni. E, per nostra maggior vergogna, quel coraggio ostinato e quel -furore di popolo che mal sappiamo suscitare ed adoperare contro gli -Austriaci, mostrasi vivo e terribile nel civile conflitto. - -In Gaeta è un venerando personaggio a cui debbono più che ogni altra -cosa del mondo muover dolore ed orrore le guerre fraterne degli -Italiani, i primogeniti della Chiesa. Perchè non esce dal suo ritiro, -perchè non entra coraggioso fra i due popoli contendenti, perchè non -tenta con l'augusta presenza sua di far cadere d'ambe le parti le -armi inique e crudeli? Èvvi ufficio più degno del Gran sacerdote? Èvvi -coraggio e ardimento speso in causa migliore e con migliore speranza di -bene? Chè quando, per cagioni a noi sconosciute, gli sia impossibile di -ciò fare e tentare, non sostenga almeno di rimanersi testimonio quasi -incurante e impassibile di tante colpe e miserie italiane. - - (Dalla _Speranza dell'Epoca_.) - - -DEL MODO DI AJUTARE LA GUERRA. - - 6 aprile 1849. - -Nei pericoli estremi della patria comune conviene attutire ogni -discussione che non miri alle armi e alla guerra. Ogni governo, -purchè sia Italiano e la guerra Italica ajuti di cuore, dee venire -obbedito con lealtà e speditezza. Ai sonori proclami, alle enfatiche -declamazioni sia fine. Mano ai fatti; e le parole si spendano -solamente a suggerire opere utili daddovero, e a consigliare alcun -partito praticabile e pronto. Che si può quest'oggi medesimo mettere -in atto per ajutare i Piemontesi in modo efficace e sollecito? Ecco, -a nostro avviso, l'oggetto principalissimo, ed anzi unico, nel quale -dobbiamo occuparci. Apparecchi nuovi, nuovo ordinamento di nostre -schiere, metodi migliori d'istruzione guerresca, e simili cose, come -sono desiderabili e ottime, così al presente giungebero tarde ed -inopportune. Quante milizie regolari, quante guardie mobilizzate, -quanti volontarj abbiamo, si mandino tutti oltre Po a congiungersi -con le truppe del General Pepe; si mandino a lui subitamente per -via di terra o di mare, secondo che torna fattibile. Se l'armistizio -non è accettato e la guerra prosiegue, egli ne farà buona cerna, e -i meno atti a combattere porrà a difesa della città di Venezia e a -guarnigione nei forti; gli altri menerà seco a più ardite fazioni. -In tal guisa il Pepe, avendo possibilità di condurre contro al nemico -meglio di venti mila uomini scelti e bene ordinati, recherà gagliardo -soccorso all'esercito subalpino, o promovendo la sollevazione del -Veneto, o assaltando alle spalle alcun corpo smembrato d'Austriaci, -o in più altri modi; perchè parecchi ne può scegliere, e, secondo le -circostanze, cambiare le mosse e gl'intenti. Appigliamoci a questo -disegno, che è il solo proporzionato alle nostre forze, confacente -allo stato di nostre truppe, atto eziandio a impedire l'invasione delle -Romagne, e che ricerca per eseguirsi nè molto danaro nè molto tempo. - - (Dalla _Speranza dell'Epoca_.) - - -SULLA - -PENA IMPOSTA AI CANONICI DI SAN PIETRO. - - 11 aprile 1849. - -Abbiamo, non con le parole soltanto ma col fatto cotidiano, mostrata -la risoluzion nostra di non crescere la scontentezza e inasprir le -passioni con quelle gravi censure che le pubbliche cose meriterebbero. -Ciò nonostante, quando i principj stessi pericolano e l'opinione -universale degli uomini può venir pervertita, parlare è necessità; -e noi il faremo con quella schiettezza che la verità e la giustizia -prescrivono, e con quella moderazione che la temperie dei tempi e -consiglia e comanda. - -Leggesi nel _Monitore_ di jeri un decreto dei Triumviri, col quale -i canonici del capitolo Vaticano sono accusati, condannati e puniti, -per avere _reiterato il giorno di Pasqua il rifiuto di prestarsi alle -funzioni sacre, ordinate dal Governo_. Il decreto chiama criminosa -cotale ripulsa. È dunque materia non pure di polizia correttiva, -ma di giustizia penale e di Corte d'Assise, come direbbesi in -Francia. Dopo ciò, vennesi da noi cercando nel foglio, così l'atto -d'accusa e il compendio del processo, come la sentenza formale dei -giudici, l'allegazione del testo delle leggi rispettive violate, -e l'applicazione della pena. Ma il foglio tace di tutto questo, ed -è notorio all'intera Roma, che nessun atto di tribunale e nessuna -specie ordinaria o straordinaria di giudicio à qui avuto luogo. Or -come? s'incolpa e si taglieggia una congregazione intera e numerosa -di ecclesiastici senza veruna formalità e legalità di giudicio; e da -quelle persone medesime da cui move l'accusa, move altresì la condanna -e la punizione? Ma in qual mondo siam noi? nel bel mezzo d'Europa, -nella civilissima Roma sotto il più libero de' governi, ovvero in alcun -pascialatico della Romelia o dell'Asia Minore? - -Una cosa, intanto, è certissima: che, cioè, qualora il dritto comune -stato fosse rispettato, e avessero i magistrati ordinarj assunto, -secondo lor debito, di conoscere e giudicare l'incolpazione, sarébbene -uscita di necessità una sentenza di pienissima assoluzione. Imperocchè -nessuna nozione di dritto, nessuna massima di gius publico, nessun -principio di equità e di naturale giustizia, indurrà mai il retto e -imparziale giudice a riconoscere in alcun cittadino il perfetto dovere -civile di compiere certi atti di culto, e recitar certe preci a tal -giorno, a tal'ora, per comando di chicchessia. E siamo noi che pigliamo -arbitrio di chiamar _criminose_ siffatte ricuse! noi propugnatori -d'ogni libertà, noi banditori dell'inviolabile diritto delle coscienze! - -E dopo tanto gridare contra ogni maniera di materiale costringimento -in fatto di religione, noi stessi diamo ora l'esempio della violenza; -e non tolleriamo che altri neghi di porger mano ad un'opera spirituale -per timore, o giusto od erroneo, di commettere fallo dinanzi a Dio? -Guardando all'intimo della cosa e non agli esterni accidenti, in -verità che pochissima differenza si scorge tra queste nuove multe e -condanne, e le carceri e gli altri cruciati del Sant'Uffizio; e tanto -esce dal dritto e dall'equità il prete il quale usa come argomento -di persuasione la forza esteriore, quanto il magistrato civile che -pretende con la corporal forza di astringere il prete ad un atto di -culto e di mera pietà religiosa. Nella fede e nel culto vive ed opera -(chi non lo sa?) un intelletto ed una natura morale e spontanea, e però -abborrente da coazione; e la storia del medio evo è piena di sangue e -di lacrime, appunto per avere così i principi come il clero dimenticata -o disconosciuta, ciascuno dalla sua parte, una tanto solenne e -salutifera verità. - -Noi di quelli non siamo che disperano facilmente dell'efficacia dei -principj, e credono la libertà e la giustizia essere piuttosto un -nobile desiderio de' buoni che un'asseguibile realità. Confessiamo pur -nondimeno, che questo veder ripetuti gli errori antichi, e ripetuti da -coloro che senza dubbio professano massime affatto opposte, ci perturba -e ci affligge più che mediocremente. - -La salvezza pubblica è grande e famosa parola, e può di molti arbitrj -e di molte fiere deliberazioni essere causa e scusa ad un tempo. Ma non -si pronunzino almeno in simili casi i nomi di colpa e di pena, di virtù -e di dovere; perchè nessuna potenza e nessuna necessità umana potranno -alterare e scambiare giammai la indefettibile essenza della verità e -del diritto, di ciò ch'è innocente e di ciò che è reo. - - (Dalla _Speranza dell'Epoca_.) - - -STUDJ SUL PROGETTO DI COSTITUZIONE - -DELLA REPUBLICA ROMANA. - - -I. - - 21 aprile 1849. - -Nel disegno di Costituzione che jeri l'altro fu letto dal deputato -relatore signor Agostini, molte cose riescono di necessità le medesime -che in altri Statuti fondamentali; ma parecchie sono nuove, o, a dir -meglio, sono innovate e ringiovanite. Ai compilatori del _Progetto_ -è sembrato convenevole, che trattandosi di ordinare e dettare una -Costituzione repubblicana in Roma, dovessero ricomparire alcune -di quelle forme politiche, venerande di antichità e di gloria, le -quali governavano dal Campidoglio tutto il mondo civile. Perciò, -parecchi concetti e ricordanze classiche, come direbbero i letterati, -campeggiano in questo disegno di legge costitutrice. I Consoli, -il Tribunato e i Comizj vi sono risuscitati non solo nel nome, ma, -in qualche porzione almeno, eziandio nel fatto. La questione sta a -definire se quelle forme vetuste e dagli uomini (rispetto all'uso) -dimenticate, posson o tanto o quanto ripigliar vita e recare profitto. -Appresso i Romani, Consolato, Tribunato e Comizj erano parti d'un gran -tutto bene insieme congegnate e connesse, prodotte e compite dalla -invisibile azione del tempo e dalla lenta conciliazione degl'interessi, -e conformate a poco a poco alle singolari e non più ricomparse -condizioni di quel popolo miracoloso. Tentare oggi di ricondurle fra -noi, benchè a pezzi e frammenti, si è come incastrare nella basilica -di Firenze un colonnato di Vitruvio, e porre a riscontro del Mosè di -Michelangelo l'Apollo del Belvedere. - -Oltre di che, ogni pensatore politico è persuaso quest'oggi, che le -antiche istituzioni si reggevano molto di più per l'efficacia dei -costumi, che per la virtù e maestria delle leggi; e più assai per -la forza della religione e dell'uso, che per la sapienza ordinatrice -interiore. Per contra, l'età nostra procaccia di supplire con l'intima -bontà delle leggi e degl'istituti al difetto delle tradizioni e -all'inefficacia de' costumi. I tre libri _De Republica_ scritti -dal dottissimo dei Consoli e giaciuti occulti per tanti secoli, poi -ritornati inopinatamente alla luce, non ànno niente di più ajutato -gl'ingegni a capire e scoprire la economia del governo romano; quella -economia intendiamo che induceva effetti e compiva imprese maravigliose -a tutto il mondo moderno. - -Due consoli in Roma stavano più che bene, e facevano gran profitto -alla cosa pubblica, perchè studio cotidiano di quella città erano la -guerra e la conquista. Laonde, il più del tempo, l'uno de' consoli -guidava gli eserciti, l'altro provvedeva ai negozj civili. Spartivansi -parimente fra loro non pur gli ufficj, ma le provincie; e con siffatti -temperamenti, e forse con molti altri che mal conosciamo, evitavasi -la discettazione e il conflitto in fra due persone investite di -egualissima potestà e incumbenza. - -Ma i due consoli di questa nostra repubblica, nessuno intende come -faranno a procedere sempre d'accordo. Il sì dell'uno vale quanto il -no dell'altro, nè più nè meno; e come la legge non partisce fra loro -nessun officio e nessuna giurisdizione, così quell'altercazione del -sì e del no può insorgere ad ogni momento e per ogni cosa, e non è -provveduto alcun modo di farlo cessare. - -Manco male, se i consoli venissero eletti dall'Assemblea; perchè quivi -i rappresentanti più savj e sperimentati potrebbero convenire, e dare -i suffragj a persone il men che si può disformi di genio, d'opinione -e di scienza. Ma i consoli, giusta il disegno, escono essi pure dallo -scrutinio popolare; quindi, per li diversi umori delle provincie, -accadrà sovente di vedere appajati uomini differentissimi. E neppure è -lecito di credere che la stanchezza e la noja ovvero l'urgenza dei casi -costringali a cedere l'uno all'altro secondo i tempi e gli accidenti, -o a convenire in continui mezzi termini per giungere a qualche atto e -deliberazione comune. Imperocchè, sopra que' poveri consoli pesa una sì -tremenda e incessante malleveria, da spegnere qualunque buon desiderio -di mezzi partiti e di mutua condiscendenza. Nelle altre Costituzioni -sono i parlamenti che tengono arbitrio di sottoporre a un'imputazione -criminale i capi non inviolabili del Governo; ma nella nostra, ogni -cittadino può con un semplice suo memoriale promuovere l'accusa e la -condannagione dei consoli. Nè solo debbono essi render ragione delle -faccende della repubblica ad ogni sei mesi, e quante volte sieno -dall'Assemblea ricerchi di ciò; ma usciti appena d'uffizio, vengono -per disposizione suprema di legge posti a sindacato dai Tribuni, i -quali possiedono facoltà di tradurli di poi in giudicio. In Francia, -presidente e ministri incontrano tutt'insieme una pari obbligazione di -mallevare; ma la nostra Costituzione fa imputabili di colpe di stato -i soli due consoli, e ogni mancamento de' primi ufficiali del Governo -rovesciasi loro sul capo. - -Abbiamo finito? non già, perchè riman di notare in questo medesimo -subbietto un altro grave disconcio. Conforme il disegno di cui -parliamo, ogni anno all'uno dei consoli tocca di uscire di magistrato, -e vien supplito dal console nuovo. Per tal guisa, colui che rimane, -dopo avere per avventura assai faticato e sudato a comporsi nelle -massime e nella pratica col suo collega, dee ricominciar l'opera e la -fatica con l'altro che sopraggiunge; al quale altro avverrà dopo un -anno la sorte medesima; e così senza fine. Oh Consolato degno di poca -invidia e di molta commiserazione! - - -II. - - 23 aprile 1849. - -La vita politica delle nazioni, simigliando a quella dei corpi animati, -non può sussistere nè prosperare senza un artificioso contrasto delle -sue parti. Ma il contendimento in fra esse debb'essere tale, che invece -di uscirne la disgiunzione e la distruzione, e invece che le virtù e le -forze contrapponendosi vengano a sminuire e cessare, moltiplichino per -lo contrario la lor vigorezza e la loro efficacia, e compongano, quasi -a dire, una discorde concordia, piena di varietà e di ordine insieme. - -L'arte, pertanto, dei filosofi politici consiste a trovare una felice -e durevole antagonía (mi si conceda il vocabolo) delle forze civili, -donde provenga continuamente l'ampliazione e la sicurezza delle libertà -pubbliche e del comune perfezionamento. Per contra, quelle costituzioni -in cui signoreggia un solo principio e una sola forza qualechessia, -portano entro sè la cagione dello scadimento e ruina propria. Le -monarchie assolute appena ebbero consumate le reliquie della feudalità -e ogni specie di gerarchia interposta tra esse e il popol minuto, -soggiacquero alla violenza di ripetute sollevazioni, e cessero il luogo -ai governi rappresentativi. Per simile, le aristocrazie di Venezia e -di Genova, dopo avere in sè accumulata ogni potestà ed ogni diritto, -si disfecero nella dissolutezza e nell'ozio. L'aristocrazia inglese, -in quel cambio, ponendo argine a sè medesima e alla sua prepotenza con -la Camera dei Comuni e con altre popolari franchigie, non solo è ancor -sussistente e gagliarda, ma non sembra dar segno nessuno di decadenza e -di prossimo disfacimento. Grande errore farebbe colui il quale stimasse -che i governi popolari vadano esenti da questa legge. I Fiorentini, -quando ebbero divelto dal seno loro ogni ordine di patriziato e ogni -autorità senatoria, e raccolto tutto il potere in mano delle Arti, non -perciò si quietarono, ma si divisero in sètte più numerose, e la città -e lo stato riempirono di tumulti e sollevazioni. - -A coloro, impertanto, che si travagliano di ordinare e costituire in -maniera durevole le moderne democrazie, debbe star ferma in pensiero -cotesta massima fondatissima: di non permettere che la forza e -autorità popolare non abbia contrasto legale alcuno, e la vita così -politica come civile non esca sempre rinnovata e rinvigorita da un ben -congegnato sistema di antagonía. - -A rispetto di ciò, debolissima e molto pericolante, a credere nostro, -è l'ultima Costituzione di Francia, e sarà tale qualunque altra le -voglia rassomigliare. Quivi una sola è la fonte e l'emanazione di -ogni dignità e di ogni potere; senza che alcuna prescrizione di legge -od ufficio di magistrato curi e provveda se non a impedire, almeno a -scemare notabilmente gli sconci assai gravi che il suffragio universale -conduce seco, e i quali dal lato degli elettori sono principalmente la -_volubilità_, l'_ignoranza_ e la _seduzione_. Quivi una sola assemblea, -originata da quel suffragio, fa e delibera tutte le leggi e ne veglia -l'esecuzione. Quivi il capo del governo trae l'autorità e l'ufficio -suo transitorio dallo stesso popolare scrutinio; e non possiede per -moderare alcun poco la onnipotenza dell'assemblea verun altro mezzo, -che farla richiedere dai ministri entro il termine solo di un mese, di -voler sottoporre a nuova deliberazione la legge per innanzi approvata; -e può l'assemblea non accedere alla domanda. Quivi, pertanto, è una -sola ed unica potenza e dominazione, la volontà delle moltitudini; le -quali di lor natura, come dicemmo, riescon voltabili e passionate, -nè si posson difendere quanto è bisogno contro la propria ignoranza -e l'altrui seduzione. Ora, nessun rimedio à trovato la Costituzione -nuova francese ai difetti e all'eccesso del regno assoluto delle -moltitudini, e alle esorbitanze del parlamento che discorre ed opera -in nome di quelle. Tutt'i poteri sono soverchiati continuo da una -forza incircoscritta e infrenabile; e l'antagonía salutare della vita -politica è sciolta e annullata. - -In America, alla prevalenza cieca del numero e all'arbitrio pieno del -popolo minuto contrasta primamente la forma di governo confederativo; -la quale induce meno impeto nel consiglio e nell'opere, e commette al -congresso centrale la sola trattazione degl'interessi effettivamente -comuni, e però assai più larghi e meno mescolati ed intorbidati di -passioni e preoccupazioni. Secondamente, l'abbondanza inesauribile del -lavoro e l'alto prezzo delle mercedi, fa la plebe di necessità meno -inquieta ed astiosa, e ne' suoi pensieri e suffragi più temperata. -In terzo luogo, ognun sa che la potestà legislativa è spartita in -America tra la Camera dei Comuni e il Senato, e che non procedono -entrambi dal suffragio universale, nè sono eletti con una medesima -ragione proporzionale; imperocchè il Senato componesi secondo il numero -degli Stati, e la Camera de' Comuni secondo quello dell'universale -popolazione. E similmente, non dal suffragio delle plebi, ma da certo -modo particolare e ristretto di eleggere, esce il nome del presidente a -ciascun quadriennio. - -Ora, non sussistendo nulla di tutto ciò in Francia, egli occorreva di -speculare e indagare altra natura di spedienti e altra efficacia di -rimedj: il che non fu fatto nè procurato. - -Ai degnissimi cittadini che lungamente meditarono l'idea della -Costituzione romana, sembra che siffatti pensieri e difficoltà o non -sieno sorti nell'animo, o non li abbiano piegati ad altre cogitazioni -e risoluzioni. Certo è, che nel lor disegno di legge fondamentale -incontrasi, come appunto nella francese, una sola assemblea, una sola -forma di elezione, una sola origine di autorità e di potere. Ma in -Francia ogni proposta accolta nel parlamento dee, per avere forza di -decreto, venir messa a partito e vinta tre volte consecutive; e oltre -di ciò, il presidente, innanzi della promulgazione a lui affidata, -possiede come notammo, la facoltà di richiedere una quarta e ultima -deliberazione. Giusta il disegno di Costituzione di cui parliamo, -un consimile temperamento può venire usato dai Tribuni. Di questi, -adunque, diremo un po' alla distesa, e con sempre uguale franchezza e -sincerità di discorso. - - -III. - - 25 aprile 1849. - -Chiunque ricorda il tribunato romano antico, pensa una tremenda -magistratura che, per effetto delle sue interdizioni, de' suoi giudizj -e de' suoi plebisciti, non solo la forza contrappesava e l'autorità -del Senato, ma non di rado soprapponeva il diritto e la volontà della -plebe alle giurisdizioni e alla potenza di tutto l'ordine dei patrizj. -Nel nostro _Progetto_ dì Costituzione il tribunato è cosa molto più -innocente e leggiera, e tra tutti gli ufficj della repubblica è del -sicuro il più scioperato ed agevole; tanto che sembrerebbe costituito -per serbare in Roma alcuna memoria e figura dei Benefizj Semplici, -quando il tempo e i costumi li sopprimessero. Per vero, ad esso non è -attribuito altro incarico peculiare e continuo, se non quello descritto -dall'articolo 33, con queste formali parole: «Sopra le leggi adottate -con maggioranza minore di due terzi, possono i tribuni richiamare -il suffragio dell'assemblea; e se dopo la seconda discussione sono -adottate con meno di tre quarti di suffragi, i tribuni hanno il diritto -di richiamarle a nuova discussione. Dopo la terza discussione, se la -legge è adottata a qualunque maggioranza, viene eseguita.» - -Nella proposta neppure è indicato l'idoneo modo col quale il tribunato -esercita cotal suo diritto; cioè se il debba mettere in atto per -messaggio all'assemblea, o se per organo dei consoli od altri primi -ufficiali, ovvero presentandosi egli medesimo nel parlamento, e quivi -annunziando essere sua volontà che la discussione di tal legge o di -tal altra, benchè compiuta, si rinnovelli. Ma certo è che la legge -fondamentale non gli fa obbligo nemmeno di significar le ragioni -ond'è mosso a chiedere la rinnovazione dei dibattimenti e la prova del -bossolo. - -Ciascun vede, pertanto, che comoda magistratura sia quella del -tribunato, scarica affatto di pensieri e di occupazioni, e non dovendo -ragione ad alcuno del proprio operato; imperocchè ella sola, secondo -la proposta, non incorre in veruna malleveria, e non riconosce potere -alcuno che le stia sopra. - -Dicemmo nel primo Articolo, che in questo disegno di legge -fondamentale, chi porta davvero un basto ingrato e pericoloso, sono -que' tapinelli de' consoli: onde qui Cicerone non avrebbe per lo -certo di che compiacersi oltremodo, e non morderebbe sì spesso ne' -suoi discorsi que' tanto numerosi e protervi _qui honori inviderunt -suo_. E si avverta di passata la ingiusta parzialità che interviene -tra i consoli ed i tribuni. La proposta di Costituzione prescrive -nell'articolo 22, che i consoli debbono conseguire nei generali -comizj non meno di centomila suffragi; ai tribuni basta la pluralità -ordinaria; e ciò non pertanto i consoli sottostanno al sindacato dei -tribuni. Questi poi, come i prediletti e i beniamini dello Stato, sono -mantenuti e spesati dalla repubblica; del mantenimento dei consoli la -Costituzione non parla: eppure la lor bisogna e la briga è grandissima; -quella dei tribuni è pressochè nulla. Onde ci par di sentirli ogni -giorno, desinando nel nuovo Pritaneo, sclamare per gratitudine: -_Populus nobis hæc otia fecit._ - -Ma, rivenendo al primo proposito, egli si può dire che l'officio -sopradescritto del tribunato poco importa al corpo da' cittadini se -riesce lieve o gravoso a chi lo sostiene, quando torni in effetto -di gran momento e di gran salute per la repubblica. Ma qui appunto -la mente nostra si smarrisce in cercando i principj e le massime che -ànno condotto i compilatori della proposta ad immaginare questo lor -tribunato; il quale è inopportuno e soverchio per un rispetto, e per un -altro è inefficacissimo e vano. Soverchio, all'intento di conseguire -nuove discussioni e nuovi scrutinj, e soverchio altresì, come vedremo -più tardi, per sindacare l'azione dei consoli; inefficacissimo e -vano, per porre limitazione alla prepotenza popolare, e introdurre -nello stato una saggia e provvida antagonia; inefficacissimo, infine, -per mantenere nella repubblica una giusta misura fra i due elementi -costitutivi d'ogni progresso civile, la _conservazione_ vogliam dire e -l'_innovazione_. - -Tanto è discosto da verità, che l'ufficio di domandare una discussione -nuova esiga la creazione di una sì alta e insigne magistratura qual'è -il tribunato, che in Inghilterra viene a ciò soddisfatto e supplito -da un semplice articolo di regolamento parlamentare, e in Francia da -una speciale prescrizione della legge costitutrice, là dove tratta -delle pertinenze e funzioni dell'assemblea. Ma sì in Francia e sì -in Inghilterra tale precetto di rinnovare i dibattimenti e dare più -d'una volta i partiti, non ad altro serve, salvo che ad impedire la -troppa sconsideratezza e precipitanza delle deliberazioni. Nè l'opera -dei tribuni può recare in ciò maggior bene, eziandio per questa -considerazione, che l'autorità loro appresso i deputati del popolo è -men che mediocre, venendo eletti, siccome quelli, dagli stessi comizj -e a pluralità ordinaria di voti: quindi, a rispetto del valore e -dell'importanza morale, i tribuni agli occhi dell'assemblea sono dodici -contro dugento; sono dodici muti ed inoperanti, contro dugento che -discutono e che risolvono. - -Secondo la proposta, i consoli, terminato l'ufficio loro, ne rendono -conto ai tribuni. A questi poi appartiene o approvarli o proporne -l'accusa. Con ciò, non v'à dubbio, il tribunato ritroverebbe, una fiata -almeno ogni due anni, qualche giorno di briga e di occupazione. Ma -si consideri che innanzi a quel termine, ai consoli tocca per quattro -volte di render conto all'assemblea dello stato de' pubblici affari; -la qual cosa include di necessità l'esame e il giudicio minuto e -specificato dell'opere loro: ed anche intralasciamo di ricordare che -debbono i consoli ripetere punto per punto quell'atto, sempre che ciò -venga nel desiderio dell'Assemblea. - -Posto, dunque, ch'essi della ministrazione loro sieno usciti netti -e incolpevoli, e niun cittadino gli abbia accusati od abbia potuto -far giungere l'imputazione insino alla forma del giudicio, la quinta -ispezione e indagine de' lor fatti e portamenti diventerà di leggieri, -piuttosto che altro, una formalità ed una sovrabbondanza. In caso -poi che il contrario avvenisse e proponessero i tribuni l'accusa -dei consoli, l'assemblea sarà pochissimo disposta ad approvarla -e continuarla; perchè moverebbe da gente non guari mallevadrice -dell'atto, sprovveduta di autorità grande, chiamata a supplire -i consoli per tutto il tempo del giudicio; e più ancora, perchè -l'assemblea confesserebbe la incapacità propria e la negligenza, col -non aver saputo o voluto prevenire i tribuni intorno al sindacare le -azioni dei consoli. - -Rimane di far parola d'una straordinaria incombenza data ai tribuni; -d'invigilare e conoscere, durante la dittatura, se il pericolo della -patria è cessato. Merita la cosa che noi ne discorriamo a più bell'agio -nel prossimo foglio; e vedremo quanto curiosa e piacevole invenzione -riesca questo aborto di Tribunato. - - (Dalla _Speranza dell'Epoca_.) - - -SULLO SBARCO DEI FRANCESI A CIVITAVECCHIA. - - 26 aprile 1849. - -Lo sbarco delle truppe francesi in Civitavecchia è avvenimento -gravissimo, nel quale sta inchiusa una questione di fatto e una -questione di alto diritto. Sebbene, in quanto al diritto, la parola -questione è forse impropria ed equivoca; imperocchè, al sentir -nostro, la violazione del diritto è patente, e non può muovere alcuna -ragionevole controversia. Per ciò noi ringraziamo di cuore i Triumviri -per avere prontamente e con solennità protestato; ed altre grazie -avremmo ad essi reso, se per compire lo sbarco fosse ai Francesi -tornato necessario il venire a qualche atto di forza e all'uso -dell'armi, e i superiori e magistrati del luogo fossersi ritratti in -Roma o in altra terra sicura, secondo che in simiglianti frangenti -è costume di fare. Sì nel proclama dei Triumviri e sì in quello -dell'Assemblea, per ciò che spetta all'invasione del territorio, sono -adoperate parole piene di giusta indignazione e di romana alterezza. -Ma ci avrebbe gradito assai che le legittime rimostranze non fossero -unicamente state fatte nel nome nostro, ma di tutta la Nazione -Italiana; perchè non è lecito mai di scordare che noi siamo provincia -d'Italia e nobile parte del territorio nazionale comune, il quale -gli stranieri ànno offeso e violato, offendendo e violando il nostro -particolare. E in questi sensi per appunto fu dettata la protestazione -del Ministero del 16 di novembre contro il minacciato invio di truppe -francesi; in questi sensi parlò il ministro Mamiani al Consiglio -dei deputati, i quali tutti nella sua sentenza convennero con pieni -applausi ed unanime deliberazione. - -Ma, salvato il principio, e fatto conoscere agli stranieri che alla -Nazione Italiana se manca tuttora il nervo non manca il senso, e che -l'altrui forza può bene opprimerla ma non ingannarla, nè indebolire -in cuor suo la coscienza piena che à racquistata del proprio diritto, -deesi considerare con gran diligenza la questione del fatto. - -Noi preghiamo strettamente ogni buono e leal cittadino a ponderare -con fermo giudicio, se nelle condizioni presenti d'Italia e nella -disposizione più generale degli animi, e dopo cadute le armi subalpine -a Novara, sia probabile o no di trovare mezzi copiosi, séguito e ardore -di gente, ostinazione invitta e magnanima non diciamo per far trionfare -il diritto, ma per difenderlo con dignità. D'altro lato, è grandemente -mestieri di porre eziandio in esame, se la calata de' Francesi non -abbia per cagion vera e impellente la necessità di prevenire altre -violente occupazioni, ben davantaggio odiose e malefiche, e di gente -nimicissima d'ogni libertà nostra e del sacro nome d'Italia. Uopo è -di considerare se nel pericolo sommo in cui si travaglia la patria, -e sul punto di naufragare e perire, non le corra debito di gettar via -nell'onde qualche insigne parte del carico perchè tutto il restante si -salvi. Infine, veggano e considerino gl'ingegni integri e imparziali, -se in tanto bisogno di concordia e di fratellanza, non divenga -ufficio doveroso e pietoso insieme di rimovere quelle poche cagioni -di differenza che peranco insorgono in mezzo di noi, e impediscono -che noi ci stringiamo tutti in un sol pensiere e ci affatichiamo in -un solo studio, e il qual sia di campare ed assicurare alcuna porzione -di libertà, e quanta almeno i nuovi infortunj d'Italia e la prepotenza -degli stranieri ne posson lasciare intatta e sincera . . . . . . - - (Dalla _Speranza dell'Epoca_.) - - - - -ELOGIO FUNEBRE - -DI RE CARLO ALBERTO - -detto da Terenzio Mamiani nella Metropolitana di Genova il dì IV -ottobre MDCCCXLIX. - - -In sul cadere di giugno del 1849, entrati i Francesi in Roma, -e appresso a pochi giorni intimato insolentemente all'Autore di -uscirne, egli si rifuggiva in Genova, dove ogni maniera di ospitali -dimostrazioni e carezze lo accolse e riconfortò. In quel mezzo tempo, -giunse nuova della morte di Carlo Alberto, e Genova si apparecchiava -a riceverne le amatissime ceneri con riconoscente dolore e con funebre -pompa. Allora fu scritta al Mamiani la seguente lettera: - - «Chiarissimo signor Conte. - - «Il Municipio di Genova, mosso dal desiderio di tributare un - estremo omaggio di devozione riconoscente alla memoria del - Propugnatore dell'Italica Indipendenza, del Monarca Legislatore, - cui i Popoli Subalpini sono debitori dello Statuto, deliberava - che in occasione del passaggio per questa città delle venerate - spoglie di CARLO ALBERTO, gli fossero celebrati solenni Ufficii di - espiazione nella Chiesa Metropolitana. - - «Bramoso, oltreciò, il Municipio che i pregi e le azioni del - Principe magnanimo e sventurato formassero in tal congiuntura - il subbietto d'una Orazione funebre, e che i sentimenti da cui i - Genovesi sono animati per CARLO ALBERTO fossero espressi da chi - sapesse rendersi degno interprete d'un dolore che tutti i veri - Italiani debbono partecipare, ebbe ad ascrivere a sua ventura che - la presenza in Genova di un Terenzio Mamiani gli porgesse il modo - più acconcio di soddisfare all'intento. - - «Al Corpo Civico non solo son noti i meriti letterarii e - scientifici che rendono la S. V. uno de' più specchiati - ornamenti d'Italia, ma stanno dinanzi i servigi segnalati - ch'Ella generosamente prestava alla Patria Comune, ed insieme - il particolare affetto ch'Ella nutre per questa città, la quale - tanto si pregia di essere da V. S. Chiarissima stata eletta a sede - ospitale. - - «Queste considerazioni determinando l'unanime assenso del - Consiglio Delegato a commettere a V. S. l'incarico della Orazione - da recitarsi dopo la sacra cerimonia, fanno concepir la fiducia - ch'Ella vorrà accondiscendere alla preghiera che per mio mezzo - Genova tutta Le porge. - - «Gradisca, chiarissimo signor Conte, l'attestato del riverente - ossequio con cui ho l'onore di proferirmi - - «Di V. S. Chiarissima - - 22 agosto 1849 - - Devotissimo Obbedientissimo Servo - - _Il Sindaco_ ANTONIO PROFUMO.» - -L'Autore rispose: - - «Signor Sindaco. - - «Di tutti gli onori e favori segnalatissimi che questa Città - insigne e ospitale si è degnata parteciparmi, il maggiore senza - dubbio è quello che la S. V. mi proferisce col suo foglio di jeri, - invitandomi nelle prossime esequie di Re CARLO ALBERTO a recitarne - publicamente le lodi. Ragionare convenientemente di quel gran - Personaggio, e farsi organo fedele e diserto del popolo Genovese in - tanto suo lutto e dolore, è certo impresa da sgomentare non pure il - mio povero ingegno, ma quello eziandio de' più provetti e felici - oratori d'Italia. Ma d'altra parte, ricusare un sì nobil ufficio - e un'offerta capace da per sè sola d'illustrare tutta la mia - bassa vita e fortuna, e in cui risplende un carissimo testimonio - della rara predilezione per me di tutto questo glorioso popolo, - ha sembrato al mio giudicio più presto un atto d'orgoglio che di - modestia, e il quale non passerebbe senza qualche odiosa apparenza - d'ingratitudine. A me corre obbligo, adunque, accettando l'onore - ed il carico, di fare ogni sforzo ed ogni fatica per rimanere - meno discosto che io potrò dalla grandezza del têma, e con lo zelo - almeno e lo studio mostrare alla S. V., a suoi Colleghi onorandi e - alla intera Città, che la riconoscenza mia e la devozione inverso - di loro, se negli effetti è scarsissima, è somma e perpetua nel - sentimento e nel desiderio. - - «Mi creda pieno d'osservanza e d'ossequio - - «Della S. V. - - «Li 23 di agosto 1849. - - Umilissimo e Obbedientissimo Servo - - TERENZIO MAMIANI.» - - -I. - -Dei veramente grandi e buoni è l'orazion funerale dettata prima d'ogni -altro dal popolo; e dove questo si tace, non vale facondia e abilità -d'oratore. A niun tristo principe, morente sicuro in suo letto, è -accaduto mai di non avere accanto al suo feretro un gonfio panegirista, -il quale osi di adulare e mentire eziandio tra le pareti del tempio, -alla presenza più viva e più manifesta di Dio. Se non che, in quel -caso, l'ostinato silenzio del popolo accusa e sbugiarda il celebratore. -Per lo contrario, dove l'amore e l'ammirazione delle genti accompagna -la morte d'un giusto re, nessuna eloquenza pareggia forse il buon -sentimento di quelle; come alla vista del feretro suo, nessuna forza, -nessuna astuzia, nessun pericolo potría ne' petti stagnar le lagrime, -e il lutto e il rammarico seppellirvi. Quando le ceneri di Germanico -per mare venute toccaron terra, da ogni loco eziandio non vicino -piovean le turbe accorate, e con ansia amorosa di vederle e onorarle; -nè astenevasi alcuno di mostrare e provare al mondo, che lui sfortunato -e tradito avean caro sopra tutti i potenti e felici, e volevanlo -glorificato al par d'un Iddio. Ora, quell'accoramento medesimo, -quell'affollarsi da tutte bande, quel gemere luttuoso ed universale -s'è pure udito e veduto in questo porto di Genova, appena vi salía la -nave che riconduce a noi dall'esilio la salma d'un re sventurato ma -grande, e la quale accoglievano afflitti e in gramaglia que' Senatori -e Rappresentanti a cui lasciava egli in perpetuo retaggio la libertà; e -circondavanla le milizie di que' segni stessi e di quelle bandiere (ahi -dimesse oggi e abbrunate!) ch'egli volle sopra tutte le torri della -Penisola inalberare, e farle in ogni terra e sopra ogni mare franche, -temute e trionfatrici. - -Ma quanto è maggiore la perdita, più sentito il dolore, il tribolo più -generale e sincero, altrettanto l'anima del dicitore se ne sgomenta; -perch'egli non può fare come il pittore Timante che figura Atride -nascondentesi dentro le palme il viso; ma sì è costretto di ragionare -mentre non vorrebbe che piangere, e mentre in cambio di parole, gittar -vorrebbe muti sospiri e flebili suoni interrotti. Or che dirò della -povera mia loquela, o Signori, innanzi a sì alto subbietto, e in faccia -a sì grande, sì vero e non esprimibil dolore di tutta questa città, -che nell'ardore de' nobili affetti a niun popolo cede, a moltissimi -entra innanzi? Ma d'altra parte, io vo pensando che qui non si tratta -di sole funeree lamentazioni, e di solo sfogo al comune e soverchiante -cordoglio; e nemmanco si tratta di esimia palestra oratoria, e di -spiegare innanzi alla vostra curiosità sfoggiate bellezze d'arte e -di stile. Ben altra cosa domandano la santità e solennità del luogo -e del rito, l'anima augusta per cui preghiamo, l'Italia infelice che -a questa terra rimira, ultimo asilo e sostegno della sua libertà e -delle sue speranze, ahi già tanto superbe! Lasciamo alle prefiche -e alle femminette l'abbondanza del pianto e le inconsolabili nenie. -Nessuna cosa è più degna d'un popol civile raccolto d'intorno alla -spoglia mortale di strenuo principe, che il chiudersi in grave mestizia -e meditabonda, piena d'alti documenti e consigli, e che sia lume e -preparazione di migliori destini. - - -II. - -Suole gran parte di coloro che studiano nelle storie, uscire dalla -notizia e considerazione di quelle con l'animo troppo diverso e -fuor misura disingannato, e odiando quasi la luce che d'indi è lor -balenata. Imperocchè stimano averne raccolto questo insegnamento più -generale e più certo: che, cioè, il genere umano vive e si pasce, -come durevolmente fanciullo, di perpetue illusioni; la fortuna -governare le cose nostre con usuale insolenza e perfidia; quei popoli -acquistare grandezza e quei principi venir lodati e famosi, che son -fortunati. Le imprese comechè giuste e nobili, gli sforzi comechè -dolorosi e magnanimi, quando il buon successo non gli accompagni, o si -estinguono nel silenzio, o con dispregio son ricordati. Se il cuore fu -schietto e sublime, il tentamento generoso, le intenzioni benefiche, -la volontà invitta e incrollabile, non si chiede. Invece, molti nomi -permangono illustri e molte opere ricordate nei secoli ed ammirate, le -quali la giustizia condanna, e la bontà deplora ed abbomina. Insomma -(sentenzian costoro), la lealtà, il coraggio, la rettitudine, la -bontà e l'annegazione sola valgono nelle storie meno che nulla, e di -lor si fa caso unicamente allora che menano seco la forza, l'ingegno, -l'abilità, la fortuna; e l'abilità, l'ingegno, la fortuna e la forza -valgono, pur troppo, e prevalgono anche sole. Ora, a tale sentenza -sconfortatrice e del sicuro non tutta falsa, ognun sa che dovrebbe il -virtuoso e il cristiano non si perturbare; essendo notissimo a lui, che -il mondo è cieco e strano dispensiere di fama, e il volgo si lascia -pigliare alle splendide e strepitose apparenze; notissimo è a lui, -che la virtù è rara e divina cosa per ciò appunto che tragge i premj -da entro sè stessa. E fuori di sè, non agli uomini li domanda ma sì -a Dio immortale, e dei parziali e sciocchi giudizj umani alteramente -sorride. Ciò resta vero; ma la virtù comunale e generalmente usata non -è profonda nè coraggiosa; e d'altra parte, ànno le storie del medio evo -mostrato e provato assai, quanto torni pericoloso il porre tutte mai -le speranze e tutti i pensieri fuori del mondo. Ei si fa necessario, -pertanto, che qualche preludio almeno di gloria, qualche cenno di -spiritual premio, qualche segno e testimonianza visibile di laude e di -onore, segna presto o tardi l'animoso ed il buono eziandio quaggiù in -terra, e gli tenga luogo di lieti successi e d'ogni altro bene. - -Al presente, io mantengo che quel preludio di gloria, quel segno -d'onoranza più, direi, celeste che umano, e il quale o non mai o -rarissimo può mancare alle virtù grandi benchè infelici, sì è l'amore -appunto di tutti i buoni, e la compassione e insieme l'invidia di tutte -l'anime generose e gentili; si è il giudicio e la sanzione del popolo, -il quale tuttavolta che non vien soprafatto dalle arti maligne degli -ambiziosi e de' prepotenti, serbasi retto nell'assegnar la sua stima, -e scuopre e indovina assai bene la probità delle intenzioni e dei fini; -e dove non possa altrimenti, sfoga con segrete rammemorazioni e qualche -nascosta lacrima l'affetto riverente e pietoso. - -In tal guisa, e contro i ludibrj della fortuna e a preferenza d'altri -re abilissimi e potentissimi, l'amore, l'ammirazione, l'encomio, il -compianto di tutta Genova, di tutto il Piemonte, di tutta l'Italia -accompagna, circonda, onora e quasi non dissi adora l'estreme reliquie -di questo Re, e lui caduto due volte nel santo intraprendimento, udiam -tuttavia chiamare e salutare un eroe. - -Insegnamento sublime e più che altri mai profittevole, il quale esce da -queste esequie! Oggimai dee sapere qualunque Italiano, che quando anche -o dagli accidenti o dalla natura fossegli contrastato e interdetto di -segnalarsi per doti peregrine ed eccelse d'ingegno e d'arte, sempre gli -rimarrà, se lo voglia, il tesoro non dissipabile d'un eroico sentire -e d'un forte operare; e che gl'infortunj più fieri e impensati mai non -varranno a frodarlo della tacita maraviglia e dell'affezione ossequiosa -di tutti coloro che il pregio dei pensieri e dell'opere umane indagano -e pesano alla stadera e al lume della coscienza, e riscontrandole -esattamente coi dogmi eterni della giustizia e del bene. Il qual lume -e il quale riscontro c'insegnano oggi appunto con gran sicurezza, -che il peccato dei destini, la crudele indifferenza d'Europa, gli -eccessi delle fazioni e i funesti errori di tutti, contrastarono e -soprafecero le intenzioni più alte e schiette e magnanime che sieno -sorte e dimorate pur mai nel petto d'un re; e che sì le opere, i -benefizj e i tentamenti di CARLO ALBERTO inverso la patria comune, sì -ogni mezzo voluto e prescelto da lui nell'adempimento di essi, furono -tutti impressi e lucenti di quella prodezza antica e di quella civile -santità, che sola può salvare e riordinare, non che l'Italia, ma il -secolo, e queste viventi e le nasciture generazioni. - - -III. - -Famoso è nelle storie d'Erodoto quel discorso di Solone a Creso re dei -Lidj, col quale fece il savio ateniese divisare e conoscere, come per -dar giudicio della bontà e felicità della vita convenga soprattutto -aspettarne e considerarne il termine; e che le ultime parti di quella -(quando già non sia dalla vecchiezza troppo consunta) ne racchiudono -il maggior pondo e valore, perchè ne sono, come a dire, il portato -a cui preparare trascorsero gli anni antecedenti. E sebbene questi -non paressero tutti laudevoli, o non quanto gli ultimi, fannosi di -leggieri dimenticare, sembrando tener simiglianza con quelle foglie -e quei tegumenti che bene allegato che abbia il frutto, si diseccano -e cadono. Per contra, dove l'ultima maturità della vita non riesca -corretta e gloriosa, poco o nulla stiman gli uomini le virtù e i pregi -anteriori. Certo, non è senza maraviglia il pensare, come i trascorsi -e la ferità di Ottaviano Augusto vengano quasi tenuti in non cale per -considerazione della sapienza e liberalità posteriore. Nè comparisce -meno strano, che il saper morire da forte e da generoso tramandasse -ai posteri il nome di Ottone pressochè mondo d'ogni sozzura. Ma, -per lo contrario, trapassò dubia e macchiata in sino a noi la fama -di Teodorico, soltanto per avere una vita tutta bella e incolpevole -bruttata, in sul finire, d'un fallo unico, incrudelendo contro que' due -gran giusti, Simmaco e Boezio. - -Ciò bene osservato, a voi non parrà disdicevole che io, stretto dal -tempo e dal proseguimento del rito e di sue cerimonie, e sceglier -dovendo il meglio e il più sostanzioso della vasta materia, raccolga -il mio ragionare quasi tutto negli ultimi anni della vita di CARLO -ALBERTO; ne' quali, d'altra parte, un secolo intero sembra esser -trascorso, e ai quali porterà invidia in qualunque età qualunque -principe d'alto sentire, e che abbia cuore d'innamorarsi della sventura -e di non tremare il martirio. - -Io dico e ripeto, impertanto, con gran fermezza, che i concetti e -le mire di CARLO ALBERTO, quali segnatamente negli ultimi anni si -palesarono a tutto il mondo, ed alle quali accomodò ogni pensiero e -ogni azione, furono le più pure insieme e le più eccelse e benefiche -a cui può voltarsi una elevatissima mente e un petto generoso ed -intrepido; e al mio giudicio, procede da esse sole tal merito, da -tenere viva e onorata in perpetuo la sua memoria. Nel vero, di molte -e varie accidenze di guerra e di molti imprendimenti formidabili e -strepitosi ragiona la storia; e più a lungo ed enfaticamente assai, -con quanto maggior sangue e maggiore perturbazione e ruina di cose -si consumarono. Ma se dalla giustizia ed utilità del fine lecito -fosse di misurare la bellezza e splendenza loro, quante di esse -imprese pensiamo, o Signori, che si rimarrebbero degne d'encomio e di -ammirazione? Certo, lasciando pure intatta ed inesplorata l'antichità, -io vorrei che in qualche dotto e prudente uomo fosse stato arbitrio -d'interrogar d'improvviso o Carlo quinto, o l'emulo suo Francesco, o -Luigi decimoquarto, o Carlo di Svezia, o (mi si dia licenza d'aprir -tutto il vero) quel Genio stesso tragrande che regnò, non à molti -anni, dal mare germanico al mar siciliano e dalla Loira alla Vistola, -e osò portar guerra ad un tempo medesimo sulle terre Gaditane e sulle -Moscovite. Io vorrei, dico, che in alcun giorno de' più radiosi e beati -del viver loro, quel savio che io mi figuro avesse inopinatamente -potuto a ciascun d'essi addirizzare queste o somiglianti parole: — -Creatura mortale e peccabile, che pensi, che imprendi, ove guardi? -Veggo gesti rumorosi e magnifici; veggo battaglie e conquiste, paesi -sconvolti, ordini antichi mutati; ma i fini proporzionati del bene e -dell'utile, e la necessità e giustizia delle cagioni non veggo. Degna -mostrarmi il largo e perpetuo profitto che il genere umano intero, od -almanco la tua nazione, è per trarre da sì gran copia di sangue, da -sì profondi guastamenti, da guerre sì lunghe e sì disastrose. — Del -sicuro, a interrogazioni cotali non avrebber fallito risposte ingegnose -e magniloquenti da ciascuno di que' famosi. Ma negli occulti del cuore -e negli ultimi penetrali della coscienza un subito scompiglio sarebbe -pur nato, e una involontaria e amarissima dubitazione intorno alla -bontà e legittimità del proposito. Interrogato in quella vece di ciò -medesimo Re CARLO ALBERTO in qualunque tempo e in qual sia frangente -di cose, chi di noi nol vede e non l'ode speditamente rispondere, con -pacata serenità e alterezza dal profondo dell'animo attinte: — Chiedi -quello che io voglio e ch'io fo? io la più santa e legittima voglio e -procuro di tutte le imprese, l'affrancamento d'Italia. — - -D'ogni e qualunque azione civile, la principale e migliore per -merito, per dignità, per bellezza, per santità, per fama, sempre fu -reputato il procacciare, con arduo sforzo ed eroico, la liberazione -della patria dalla tirannide dei forestieri. Imperocchè, fondamento -d'ogni libertà e d'ogni diritto è la politica indipendenza; rimossa -la quale, può solo sussistere un'apparente libertà e un apparente -diritto. Del pari, nella indipendenza è il principio vero e spontaneo -e la cagione efficace e sempre ubertosa di ogni prosperità e grandezza -sociale; essendo che l'ordine morale del mondo à determinato e -prescritto ab eterno, che le nazioni, primamente e originalmente da -natura costituite, rimanendo signore ed arbitre de' proprj destini, -arrechino all'intera famiglia umana quella stessa varietà d'indole -e quella eccellenza stessa speciale di attitudini e di talenti, che -può ogni singolo uomo arrecare alla propria città; onde risulta -l'armonia portentosa delle differenze, il cambio e la mutuazione -degli uffici e dei comodi, e in fine l'incremento e il progresso del -comun bene. Il perchè, oppressare l'autonomia naturale dei popoli si è -rompere guerra scelleratissima alla Provvidenza, la quale a ciascuna -nazione liberalmente concesse di veder meglio che tutte le altre una -sembianza del vero e del bene eterno, e assegnò qualche proprio e -nobile ascendimento su per l'immenso scaleo della perfezione civile. -Da ciò procede, che l'antichità e la modernità puntualmente concordano -ad anteporre ad ogni specie di nome illustre quello di coloro che, -impugnata con retto animo la spada di Matatia, spesero i sudori, il -sangue e la vita per purgare la terra degli avi dal contatto pestifero -degli stranieri. Da ciò procede eziandio, che il tempo e la vecchiezza -consumatrice di tutte cose, in luogo di nuocere e logorar come tarlo le -memorie di quelli, le riforbisce di mano in mano, e le cinge di lampi -e splendori: tanto che si trasmutano in simboli e in figure ideali ed -archetipe, e sono segno e subbietto alle tradizioni popolari e alle -fantasie de' poeti; i quali, in tal caso segnatamente, la storia e la -favola tessono insieme non già per trastullo, ma con intuito secreto -d'una verità più alta e più vera della storia medesima. Così d'Erminio -è accaduto appresso i Germani, così di Guglielmo Tello appresso gli -Svizzeri, così di Giovanna d'Arco in mezzo a' Francesi, e di Giovanni -da Procida tra' Siciliani, e del Cid e de' suoi cinque figliuoli tra' -Castigliani. Ed io stimo medesimamente, che dai nostri tardi nepoti non -verrà nelle canzoni loro popolaresche taciuto il nome di CARLO ALBERTO, -nè andrà egli senza onore di simboliche figurazioni; chè anzi, quanto -più travaglio e sangue e sudore costerà agli Italiani il vendicarsi -in essere di nazione, con quanta maggiore felicità e amplitudine -ripiglieranno di poi il corso delle preterite glorie e ritroveranno -le orme dell'antica fortuna, altrettanto diverrà chiara e di giorno -in giorno più rinnovata e ringiovanita la tragica memoria di questo -principiatore eccelso della risurrezione italiana; conciossiachè gli -uomini delle cose grandissime ammirano sopra modo i principj, e gli -reputano come divini. - - -IV. - -Ma io non vorrei, uditori, lasciarvi pensare che io vo derivando in -parte le lodi del mio personaggio dalle fonti della poesia. Chè anzi, -spiacemi oltre misura di non possedere parole tanto significative e -semplici insieme, da mostrare la materia che tratto nella sua nuda e -maestosa grandezza, fuggendo i fiori e gli stratagemmi della rettorica. - -Pericle pregato dagli Ateniesi di dir le lodi solenni e publiche -de' cittadini morti nel primo anno della guerra peloponesiaca, usò -d'un artificio notato dai buoni maestri dell'eloquenza; e ciò fu -lo spaziarsi da prima con isplendente e copiosa orazione nelle lodi -d'Atene e della republica, descriverne i pregi, dinumerarne i gran -capitani, narrarne i gesti più chiari, espor la sapienza delle leggi, -i miracoli dell'arti e dei monumenti; poi, con subito trapasso e -non aspettato, conchiudere: — per sì fatta città e republica, per -sì gloriosa cittadinanza sono combattendo caduti e morti costoro. -— Convenientissima cosa a me pur sarebbe, o Genovesi, il misurare -dalle grandezze, come dalle sciagure estreme d'Italia, la nobiltà e -grandezza dei fini, dell'ardimento e dei beneficii di Carlo Alberto. -A me pure, dove il subbietto chiedesse ornamenti ed amplificazioni, -bello sarebbe stato entrar nelle lodi d'Italia, e concludere dicendo: -— per questa patria comune, la più gloriosa fra tutte, come altresì -la più sventurata; per questa madre onoranda della civiltà dell'intero -Occidente; per l'Italia due volte dominatrice del mondo e legislatrice; -per la culla sublime de' più sacri ingegni che la stirpe umana abbiano -mai decorato; per gli eredi del nome latino e della magnitudine vera -e pur non credibile del romano impero, è insorto, à combattuto, -à sofferto, è dal trono disceso, à la vita in travagli e angosce -trapassata e chiusa l'Eroe che qui celebriamo. — - -Ma non sono ben degne di Carlo Alberto le lodi che a molti si possono -accomunare. Assai gli basta (e vel proverò) ciò che à di singolare -e di proprio; e vi giuro con sincerissima lingua, che io il miro -collocato in una cima di gloria, ove abita solo. E per rispetto -all'Italia, potrebbesi egli tacere ciò che il distingue veracemente fra -tutti, e che forse non tutti ànno a dovere considerato? Io vel dirò -molto in breve. Antichissima è certo la gentilezza di nostra patria, -e comparsa adulta e matura fra gli uomini infinito tempo prima di -quella delle moderne nazioni; imperocchè poco meno di trenta secoli -di civiltà ricorda e narra, giù per continue trasmutazioni, la storia -italiana. In tanto corso, adunque, di tempi e di avvenimenti, egli è -da cercare a quanti principi e capitani (chè degli uni e degli altri -è innumerevole copia) à gradito di sguainare il ferro e pericolarsi a -morte per salvare e redimere la patria comune. A quanti? Dio immortale! -a nessuno. Ricorderemo noi forse gl'imperatori tedeschi che, facendo -d'Italia un feudo alemanno, assumevano come per ischerno il titolo -di romani e di augusti? O, per lo contrario, ricorderemo gli autori -e conducitori della Lega Lombarda? Ahi lombarda l'appellarono con -ragione, e non italiana, dacchè tanta parte d'Italia ne venne esclusa. -Gran dicería si fa (e torna utile che si faccia) del proposito fermo -e virile che dicesi avesse Giulio secondo di smorbare l'Italia dai -barbari. Pienamente voglio credere all'alto e animoso disegno, non -malagevole ad effettuarsi in quel tempo dai Papi, quasichè onnipotenti. -Ma mentre il fatto non à provato la verità di quel desiderio, bene -col fatto si prova, che da verun altro ricevè Carlo VIII impulsi più -frequenti ed acuti per iscendere alla conquista di Napoli, da veruno -gli furono più raccorci gl'indugi, e meglio acchetati e rimossi i dubbj -e vinte le esitazioni, quanto da esso Giulio, allor Cardinale: e certo, -divenuto Pontefice, non incominciava egli da buon italiano la impresa -italiana, collegando seco Francesi e Tedeschi a danno e sterminio -dei Veneziani. Fu inutile presente della fortuna, che quel magno e -terribile delle cui vittorie l'età nostra non si stanca di ragionare, -uscisse dal nostro sangue, e stringesse in pugno tutti i nostri -destini. Sotto il costui impero, Roma, Firenze, Torino, e tu, Genova, -foste città francesi; e il Regno che portava il sacro nome d'Italia, -stringevasi tutto fra l'Olona e il Clitunno. Da ultimo, menzioneremo -noi quel soldato forestiero e audacissimo, che, certo di cadere dal -trono regalátogli poco dianzi da Buonaparte, gridò per estremo suo -scampo — Indipendenza italiana, — pronto a spartire di poi col cognato -la illustre preda, qualora quegli non ruinasse? Chiudiamo il discorso. -Questa meraviglia dovranno attestare i futuri, di questa nessuna storia -potrà tacere: che, cioè, tra l'immenso numero de' potenti a cui venne -per li tempi commesso il freno d'alcuna parte delle Belle Contrade, tu, -CARLO ALBERTO, fosti il primo e il novissimo che snudavi la spada per -riscaldare tutta quanta la terra Ausonica; nè leggiermente o per poco -il pensasti e volesti, ma sempre, e con tutte mai le potenze dell'animo -e le forze della mente e del braccio; nè porzione alcuna dell'essere -tuo rimásesi non addetta, non devota, non sacra all'Italia insino alla -morte; e morte desiderasti nella guerra liberatrice, e che qualche -salvezza ed onore all'Italia fruttificasse. - - -V. - -Proviene da ciò, che ne' funerali questo dì celebrati nessuno -scorge una solennità genovese o ligure o piemontese, ma italiana ed -universale; e vi assistono in desiderio e in ispirito le genti della -Penisola quante ci sono. E al nostro gran lutto risponde per ogni -intorno il lutto della Nazione, e in ogni cuore trapassa il nostro -compianto, e da innumerabili petti esce un solo sospiro. Che se al -giusto e pio dolore degl'Italiani non fosse dalla violenza o straniera -o domestica vilmente interdetto il manifestarsi con publico rito, in -qual parte riposta e remota del Bel Paese, in qual minima città, in -qual villaggio, oso dire, non vorrebbesi suffragare ed esequiare in -comune, e con accompagnamento di vere e caldissime lacrime, l'anima -gloriosa di questo Monarca? il quale unico tra gl'infiniti signori -di nostra patria, e quasi non dissi fra i privati cittadini altresì, -amò tutte le genti italiane con dilezione ugualissima di fratello -e di padre; e, contro l'esempio e le inclinazioni de' suoi medesimi -precessori, in cambio di aver cari gli altri Italiani come prossimi e -consanguinei, ebbe cari i suoi Subalpini solo perchè Italiani. Ma le -sciagure stesse d'Italia, e le ingiurie e gli sforzamenti del crudele -inimico, questo effetto non malo producono almeno: che intorno al -feretro augusto s'adunano in folla i miseri sbandeggiati d'ogni nostra -provincia, e qui degnamente le figurano e rappresentano, e nel proprio -e manifesto rammarico attestano il secreto pianto e cordoglio di tutte -le latine città. Qui voi pure state presenti, ahi sventura! o fratelli -di Venezia, o invitto e intrepido retroguardo dell'armi italiane, -rifatti degni di rivestire la gloria di quattordici secoli, arditi -di combattere soli contro tutto un impero, manomessi non dal ferro -ma dalla fame, cedenti per accordo, non per disfatta. Sia luogo alla -verità; di niun corrotto e di niuna lacrima trarrà l'anima benedetta -di questo Martire più compiacimento e più onore, che delle vostre, o -prodi come incolpevoli, o per ogni virtù militare e civile insigni e -specchiatissimi Veneziani. - - -VI. - -Bello e magnifico è tutto ciò, e sufficiente, mi sembra, a far -venerando ai venturi qualunque nome di re. Pur nondimeno, se in voi -mantiensi, uditori, l'onesto desiderio di più avanti considerare -l'essere sostanziale della virtù, seguitando a bene distinguerlo -e segregarlo dagli accidenti, massime dagli esteriori assai più -soggetti all'arbitrio dei casi e al torto giudicio degli uomini, le -lodi che mi rimangono a dire di CARLO ALBERTO riusciranno maggiori -e più rare; e se ne riverbererà un lume d'insegnamento da spandersi -con profitto grande non pure fra i popoli italici, ma sì fra tutte le -genti civili e cristiane. Il perchè, quando mi fosse fattibile, io -chiamerei volentieri ad udire questa parte seconda del mio discorso -gli uomini tutti che ànno in Europa autorità e ingerimento continuo -e principale nelle faccende publiche, ed assai facoltà d'informare e -allevare l'animo e l'intelletto delle moltitudini. Io dico ed assevero, -che io farei ciò premuroso e senza paura d'orgoglio; conciossiachè la -imperizia e la ruvidezza del ragionare non potrebbe dal lato mio esser -tanta, da spegnere affatto il fulgòre delle verità che fuor del mio -têma di per sè traluce e sfavilla. - -Per fermo, tra i vizj molti e gravissimi che incattivirono la nostra -età, e onde marciscono in poco d'ora i frutti delle sue fatiche e de' -suoi tentamenti, il pessimo, al mio sentire, si è quella inerzia della -gente mezzana a combattere il male e zelare il bene; quel difetto -di fede profonda ed inconsumabile nella verità e nella giustizia; -quei concetti o dubitosi o travolti, così intorno ai diritti ed -alle franchigie, come intorno agli uffici ed alle virtù e imprese -cittadinesche; quello scarsissimo sentimento dell'annegazione e del -dovere, e quell'insorgere invece con infinita baldanza ed avventatezza -contra ogni autorità ed ogni titolo di primazia. Quindi, pur troppo, è -nato che l'eguaglianza civile e politica viene professata e voluta più -assai per invidia dei beni e delle preminenze altrui, che per ispirito -vivo e sincero di dolce fraternità: quindi, piuttosto che affaticarsi -ad alzare ed accostare gl'infimi ai sommi, abbattesi rabbiosamente ogni -cima, e a quella gretta mediocrità, che riman di poi, d'ogni condizione -e d'ogni intelletto, dàssi lo specioso nome di pura democrazía: -quind'infine, spogliato e nudato l'animo delle speranze sopramondane, -e lasciatogli le sole mondane e caduche, l'amor dei piaceri e delle -ricchezze predomina e tiranneggia, e nel volgo si fa bestiale, ed -ogni promettitore d'un paradiso in terra acclaman profeta e levano -in sullo scudo. Dopo ciò, non è da stupire, se in tanta declinazione -ed alterazione del senso morale, e, d'altra parte, in tanto sdegno ed -irrequietezza di spiriti, il mondo come tutto si è scosso e scomposto, -così nessun ordine e nessun assetto naturale e durabile abbia per -anche trovato; e nessun termine di moto e di mutazione al cominciamento -loro consenta e risponda. Agli impeti coraggiosi e alle sollevazioni -formidabili e quasichè generali, subito sottentra tedio, diffidenza e -stanchezza; alla bontà e interezza delle prime intenzioni succedono, -tra brevissimo, esorbitanze e tristizie: in secolo della sua civiltà -e de' liberi suoi concetti superbo e fastoso, vedesi ogni questione -di ordini e istituti politici vinta e risoluta dal ferro; e quei -governi rimanere al di sopra, che meglio conversero le milizie loro in -automati armati, e in cittadelle sè moventi, e costrutte e murate di -uomini. In cotal guisa, le idee del bene e del retto appajono dall'una -e dall'altra banda manomesse e sconvolte, e la forza è il Dio dello -Stato; e a quella nazione che vive - - Mai sempre in ghiaccio ed in perpetue nevi, - -e geme tuttora, per iscandalo della civiltà e del Cristianesimo, in -abbiezione di schiavitù, sono concedute al presente le prime parti e il -supremo arbitrato d'Europa. - - -VII. - -Ora, a siffatto pervertimento dell'ordine, e a tale nuova dissipazione -delle più care speranze del genere umano, non sarà posto compenso -nè termine, insino a quando non ritorni trionfante nei petti nostri -la religione. E d'altro lato, non mai questa gl'impronterà del suo -saldo e lucente suggello, insino a tanto che, permanendo eguale ed -immobile nella sostanza sua, non muteràssi in parecchie disposizioni -e accidenti, e non piglierà a santificare e validare con divina -sanzione quei pensamenti vasti, quegli affetti virili e quelle nobili -propensioni, le quali sveglia la libertà, la ragione approva, illustra -e nudre la scienza, e le quali confidansi di menare il consorzio umano -in più franca e spaziosa via di progresso e di perfezione. Da tutto ciò -risulta quello che mi sembra doversi chiamare assai convenientemente -la Religione Civile. E perchè non mi accade qui di spiegare e chiarire -come in aula accademica i larghi e fecondi concetti adunati sotto -tale denominazione, ve ne darò con qualche acconcia definizione e -similitudine un cenno ed un saggio. La Religione Civile, pertanto, -che è dal secolo desiderata più che altro bene, e si va nelle menti e -nei cuori ogni dì più rivelando, non reca (e mai nol potrebbe) alcun -detrimento ed alterazione alla santissima religion nostra, e alla -moralità perfetta degli Evangeli; ma, per opposto, ella è un incremento -leggiadro e mirabile, e una nuova faccia della virtù e del bene, poco -avvertita per innanzi e male intelletta: chè la virtù umana procede -ella pure con legge di spiegamento e di ampliazione, non forse a -rispetto delle sue interiori disposizioni, il cui pregio raccogliesi -tutto per avventura nella perfezione della volontà, ma sì certo a -rispetto delle esteriori manifestazioni, e della potenza ch'essa virtù -acquista maggiore e più celere di effettuare il bene e moltiplicarlo, -e crescere la universale eccellenza del genere umano. La _Religione -Civile_, pertanto, dilata e sublima con nuovi uffici la cristiana -pietà, in quanto che alle virtù mansuete e private aggiunge ed innesta, -assai meglio che per addietro, le pubbliche, e alle famigliari le -cittadine; santifica tutti i negozj politici con puro consiglio -operati; insegna, più schiettamente che in ogni passato tempo, i -termini dell'obbedire e del comandare; nè si ferma, come insino a qui -parean fare i buoni, ai lamentevoli libri di Giobbe, ma prosiegue -oltre, e legge e medita assai intentivamente e con fervoroso animo -nei santi libri de' Maccabei. Insomma, la Religione Civile infonde e -sveglia nella mistica lira dell'uman cuore una nuova e celeste armonia, -stata finora sentita da pochi spiriti eletti, e solo con segni e colori -simboleggiata dal divino Raffaele, quando alla forma greca soavemente -trasmise e congiunse la idea e il sentimento cristiano. Resta che nel -mondo morale la medesima contemperanza si effettui, e la immacolata -luce degli Evangeli penetrando di sè le virtù greche e latine, -le ammendi e purifichi, e tanto valore lor porga, quanto le virtù -ascetiche ed eremitiche ànno paruto sino a qui possedere per proprio ed -unico privilegio. - - -VIII. - -Io sembro, o Signori, avere di mille miglia scostato il discorso dal -suo subbietto; eppure, mai non mi è partito da sotto gli occhi, e, -senza bisogno alcuno d'artificiosa transizione, torno a lui d'un sol -passo. Conciossiachè di quella fede inconcussa nel bene, nella verità -e nella giustizia; di quel senso coraggioso, immutato ed assiduo del -dovere, di cui dicemmo soffrire inopia grandissima la nostra età; -di quella religione civile, insomma, che nell'esercizio delle virtù -publiche ammaestra e infiamma il buon cittadino, e il fa nei pensieri -e nelle opere riuscire stupendo ed intemerato; io non mi diffido di -asserire, che il primo e solenne testimonio ed esempio dato a questi -tempi vanissimi e fluttuanti nel dubio, è Re Carlo Alberto. Costui, -negli ultimi anni del suo regnare, diventato modello a sè stesso, e -trovato nella sua rigida e guardinga coscienza un nuovo aspetto di -virtù, quale l'indole propria e il rimutarsi dei casi e i moderni -concetti e le necessità d'Italia e il corso e perfezionamento della -ragion morale gli dimostrarono, visse singolare e straordinario come -principe e come uomo, e a tutti gli avvenire porse subietto imitabile. -Gloria invidiata d'Italia, potere, in tanta caduta ed umiliazione, -farsi per lui, in materia gravissima, norma salutare all'Europa, e -scuola e ammaestramento ai popoli d'una pietà eroica, e d'un abito -di religione, con solo il quale varranno le odierne generazioni a -ricomporre la forma dell'animo, e, con l'animo, i sociali e politici -ordinamenti. Fu CARLO ALBERTO devoto e pio quanto il nono Luigi, -quanto lui valoroso e leale, al par di lui penitente: ma fu datore e -servatore di libertà come un re di Sparta; amò la patria e la gloria -come un antico; sentì il debito di cittadino ed ebbe concetti magnanimi -e smisurati come un romano. Il perchè, chi vuol far ritratto fedele -di questo Principe, cerchi le credenze più sane e più inviscerate del -medio evo, e raccolga in uno le cavalleresche virtù dei Crociati; -componga il rimanente con le luminose pagine di Plutarco e di Tito -Livio. Darà prova e conferma di tutto ciò quanto son per narrare. - - -IX. - -Pochi anni dopo il 1840, apparvero i primi indizj dell'eminente -e riposto pensiero del Re. Al libro delle Speranze d'Italia e -all'altro del _Primato civile degl'Italiani_, mostrò di fuori buon -viso, nell'animo fece festa e plauso vivissimo, godendo di veder gli -scrittori persuadere e muovere la nazione a più savj consigli e a -praticabili proponimenti. In quel mezzo, le riforme moltiplicava; e -ampliando gli studj, massimamente di storia e di giure, promulgando -i Codici troppo lungo tempo aspettati, promovendo le industrie e i -commerci, l'arti geniali erudendo e premiando, suscitava ne' popoli -le infingardite facoltà dell'ingegno e del sentimento, adusavali -all'impero imparziale e non rimutevole della legge, e alzava a cose -magnifiche le loro speranze e i lor desiderj. Concordi, operosi -e disciplinati serbava gli ordini ministrativi, integerrimo il -magistrato. Altrettanto di bene volea succedesse nell'esercito e -negli armamenti, dove o l'imperizia o la trascuraggine, o molto -peggior cagione frustrato non avesse l'intento premuroso e continuo -del buon Principe. In sostanza, ogni cosa avviavasi, benchè -lentamente, a preparare i Subalpini a gran fatti, e a prove (può dirsi -metaforeggiando) non da uomini ma da giganti. Già nel 1846 scoppiavano -molte faville del nazionale ardore che in petto al Re divampava. Già -al Congresso degli Scienziati raccolto in Genova, e festeggiato a -cielo da questa ospitalissima cittadinanza, dava il Principe libertà -di discorso e di stampa; tanto che parve la radunanza accademica -tramutarsi affatto in politica, e l'Italia udire, racconsolata ed -attonita, la voce congiunta e concorde di tutti i suoi figli. A detti -e a sentimenti poco dissimili porgeva occasione il primo congregarsi -altresì de' Comizj Agrarj, dal Re consentito e voluto. Già, senza -uscir del buon dritto, ricusava CARLO ALBERTO di più oltre osservare -certi patti gravosi temporalmente convenuti tra l'Austria e il Piemonte -circa ad alcune merci e derrate dall'uno nell'altro Stato trasmesse. -All'Austria, avvezza a signoreggiare in ogni corte italiana, ciò parve -nuovo ed acerbo, e fieramente se ne sdegnò; ma non sì che intendesse -le mire ultime e generose nascoste in que' fatti: imperocchè non -possono i despoti figurare e credere in altri quel che non sentono essi -o dispregiano, e che alla volgare loro ambizione d'infinito spazio -sovrasta. Di tal modo le cose maturavano nel Piemonte. Ma, ciò non -pertanto, versava l'animo di CARLO ALBERTO in molte dubiezze; non a -rispetto del fine sovrano, e del volerlo (quando che fosse) interamente -e con gagliardezza raggiungere ed adempire; ma sì bene intorno alla -scelta dei mezzi, e all'indirizzo da darsi all'eroico intraprendimento, -e al come condurlo in guise ottime e conformi alla sua pietà, e fermate -sopra principj d'irrefragabile bontà e giustizia. Conciossiachè molti -fra suoi cortigiani, e fra' religiosi più intramettenti e troppo da -lui caldeggiati, veniangli mostrando e raccomandando una sorta di -pietà, di giustizia e di carità oppostissima al concetto che l'indole -sua, naturalmente diritta e nobile, s'avea foggiato. Ciò più che -altro il teneva perplesso. Però scolpiva in una medaglia il leone -Sabaudo pronto a percuotere con l'alzato artiglio l'aquila spuria e -difforme, solo che vedesse spuntare in cielo l'astro aspettato, cioè -un segno precursore e fatale ch'egli credeva non dovergli a tempo -fallire, e non esser remoto. Ed ecco, veracemente, sorgere un lume -improvviso e sfolgorantissimo in Vaticano, ai cui lampi ed al cui -tepore sembrano nel miserando deserto d'Italia rigerminar tutte le -antiche semenze di onore, di libertà, di sapienza e di gloria. Certo, -nessuno salutò quella luce con più di appagamento e letizia, che Re -CARLO ALBERTO; avvegnachè da quel punto a lui cessarono le esitanze, -e ogni oscurezza si dileguò, e raccolse entro l'animo il pieno e -sicuro criterio morale d'ogni futura opera sua. Stimò allora ed ebbe -per fermo, nè per qualunque mutare d'uomini e d'avvenimenti cangiò -egli di poi sentenza, che Dio medesimo gli rivelasse in modo patente -e straordinario, a quale specie di pietà e a quali virtù ardite e -maschie e fruttuose fosse chiamato ed eletto. Compiersi, alfine, il -felice connubio tra la libertà e il papato, tra il progredimento civile -e la Chiesa; Roma cessare di troppo blandire i potenti, e verso i -popoli nuovamente accostarsi; già riconoscere nelle Nazioni il dritto -primitivo ed ingenito di possedere sè stesse; già spandere benedizioni -sulle armi che quello difendono, e più validamente venir sancito -da lei quel pronunziato antichissimo, che combattere e perire a pro -della verità e della giustizia torna a un medesimo che combattere e -morire per Cristo Signore, _cum Christus sit veritas et justitia_.[42] -Allora CARLO ALBERTO, abbracciando la sublime impresa d'Italia con -la fede viva ed inestinguibile d'un Buglione e d'un Riccardo, subito -pose in disparte le troppe cautele, i viluppi, gli ondeggiamenti e -gli artificj dell'usuale diplomazia. Quanto più generosi ed aperti i -mezzi, tanto gli parevano da preferire; la calcolatrice prudenza de' -Gabinetti spregiò, e neppure si volse indietro a guardare i maneggi -e le pratiche del passato: così diverso volea che fosse il presente, -e di così animosi e solleciti fatti ripieno. Gran caso, vederlo -scostarsi ad un tratto da quella ragion di stato avveduta e scaltrita, -che mena ordinariamente i negozj di tutte le corti, nella quale sono -allevati e formati i principi, fatta a lui parere più necessaria dalla -malagevolezza dei tempi, predicatagli da tutta la storia di Casa sua. - - -X. - -Di tal guisa, e per opera di tanta trasmutazione, eragli fatta facoltà -di pronunziare le parole stesse di Dante Alighieri: _In quella parte -del libro della mia memoria, dinnanzi la quale poco si potrebbe -leggere_ d'impensato e straordinario, _si trova una rubrica la quale -dice_ INCIPIT VITA NOVA. Non però, che Re CARLO ALBERTO non avesse -di lunga mano addestrato sè stesso all'eroica trasformazione con -abiti malagevoli di virtù, e con pratiche disciplinari, cotidiane e -durissime. E quantunque Egli siasi imbattuto a nascere d'una progenie -di re, severa quasi sempre di spiriti e austera di costumi e di -usanze, ciò non pertanto rimarrà notabile ed esemplare a moltissimi -principi il tenore della sua vita. Levarsi mattutino, e alle cure del -regno attendere tuttodì, fino alla tardissima notte, con applicazione -indefessa ed assidua. Non feste, non cacce, non isvagamenti, non -teatri, non balli: in tanta abbondanza d'agi e piaceri, in tanta -facilità di trovarli o crearli, niuna specie di singolari solazzi, -niuna voglia sregolata, niuna vanità. Frugale e parsimonioso per -sè, splendido negli altri e regalmente cortese, e delle arti geniali -munifico protettore. Presto infermato di quel malore lento e cupo, -che al sepolcro dovea menarlo molto innanzi del tempo, non pure il -sostenne con pazienza e serenità inalterabile, ma costantemente gli si -oppose con tale sobrietà ed astinenza, che ai testimonj giornalieri -soltanto del vivere suo si faceva credibile. Nè stimando, con tutto -ciò, spianata ogni ruga dell'anima, e meritato lume e soccorso da -Dio per la sacrosanta impresa che meditava, venne per parecchi anni -moltiplicando i digiuni e il fervore delle orazioni; le quali più volte -fu veduto ripigliare nel silenzio delle notti invernali, rompendo quei -sonni brevissimi che al logoro corpo suo concedeva. Così questo eroe -cristiano si persuase e credette, a parlare con l'Apostolo, _di vestir -l'uomo nuovo_, e riuscire perfetto campione della causa d'Italia, che è -pure causa di Dio. - - -XI. - -Io m'accorgo, e nol celo, che le cagioni le quali ritrovo ed espongo -de' fatti che vo raccontando, sembrar possono troppo insolite, e troppo -tenere del maraviglioso e del mistico. Ma, d'altra parte, io sono -scusato compiutamente, se necessità mi sforza ad attribuire a quei -fatti le cagioni proprie e impellenti, ancora che al primo aspetto -elle ci compariscano nè bene congeneri nè proporzionate nè prossime: -e ch'io le desuma dalla natura vera ed intrinseca del personaggio -di cui discorro, vi diverrà chiaro e patente, quando l'attenzione -vostra non si ritiri dalle ultime narrazioni che imprendo. Certo, non -ò io fabbricato quel forte sorprendimento dell'animo, e per poco non -dissi quello stupore che induce in tutti vedere CARLO ALBERTO in sul -mettere le prime orme nell'arrischiato e non mai battuto sentiero; -vederlo, dico, alle più ricise e ferme e sollecite risoluzioni -appigliarsi, quando per addietro, predominato dal vizio stesso della -sua complessione, e dalle infermità che dentro le forze gli consumavano -e i più vigorosi spiriti del sangue mungevangli, pareva troppo -sovente rivolgersi e travagliarsi tra opposti consigli, ed éssersegli -fatto ordinario ed abituale l'esitare e il temporeggiare. Intelletto -assegnato e prudente, in nessuna cosa eccessivo, in nessuna impetuoso, -avvezzo a temere il male più che il bene a sperare, negli uomini poco -fidante, del rivolgersi dei casi estimator non corrivo; diviene, per -carità d'Italia, speditissimo e confidentissimo, e imprende fatti così -audaci e zarosi, che temerarj dimanderebbonsi dove men liberale e men -santo fosse lo scopo. Altrettanto prodigioso à sembrato vederlo ad un -tratto spogliare quell'apprensione continua dei popolari movimenti, -e quella voglia ed inclinazione a resistere loro, statagli per lunghi -anni accresciuta e avvivata da sleali consiglieri, che tante volte ànno -procurato ingannarlo, tante divertirlo da' suoi nobili concepimenti, e -d'una in altra contraddizione trabalzarlo. In fine (e ciò gli antichi -avrebbero quasi chiamato un trasumanarsi), dopo consumata la maggior -parte di sua vita in mediocrità di fama e di opere, non un pensiero, -non un atto, non una parola lasciar quindi innanzi udire e conoscere, -che eroica non sia, nè battuta (a così parlare) con lo splendido -conio della immortalità, e la qual non trascini seco la dilezione, la -maraviglia e la gratitudine di tutte le Genti Italiane. - - -XII. - -Correva la fine del 1847, e crescevano i pegni dati da CARLO ALBERTO -dei suoi liberalissimi intendimenti. E per fermo, quel principe à -larghi e veri spiriti liberali, e desiderio sincero di spianar la -via alle pubbliche libertà, il quale scioglie dai vecchi legami la -stampa, e inizia in tal guisa l'educazione comune politica, e il regno -non contrastabile dell'opinione. Dalla quale franchezza di stampa -incominciò il Re, per appunto, l'emancipazione dei popoli suoi; la -quale dovea per lo meno esser tanta, da suscitare quelle potenze -migliori della mente e dell'animo, che sono mezzi necessarj all'opera -somma e finale dell'Indipendenza. A rispetto poi di questa, i colloquj -degl'Italiani eran tali, e le vistose e pubbliche dimostrazioni del -comun voto e proposito sì fattamente moltiplicavano (fra l'altre, la -bellissima e strepitosa dei Genovesi il dì decimo di dicembre), che -doveano presto o tardi le cose precipitare alla guerra; e però alle -armi pensava il Re più che mai studiosamente. - -Ma Dio gli tolse di poter maturare il gran caso, e con molto più forti -apparecchi emendare il fallo de' suoi ministri. Per vero, al misurato e -savio procedere degli Italiani di riforma in riforma e d'una in altra -miglioranza, fece prima interrompimento la sollevazione di Palermo, -poi l'altra male augurata e tempestosissima di Parigi. Pure, per la -rivoltura di Palermo, divenne (mercè dell'affaticarsi de' buoni) il -moto riformativo italiano più concitato d'assai, ma non fazioso nè -ruinoso. Imperocchè le Carte ottriate dai principi ottennero che alla -piena subito cresciuta e già traboccante dei desiderj e delle esigenze, -fosse aperto un letto molto capace, e dove il corso di quella pigliar -potesse velocità equabile e regolare. Invece, il soqquadro di Francia -fu seme esiziale e non estirpabile de' nostri danni, facendo le menti -vertiginose, dissolutissimi i desiderj, sbrigliate le passioni, audaci -e soverchiatici le sètte. - -Ogni buono se ne turbò. CARLO ALBERTO ne pianse in cuore, ma nulla -cambiò del proposito, nè indietreggiò nè si ristette nè schiuse l'animo -alle diffidenze ed alle paure. — Dio, con impulsioni interiori e con -l'esterno e lungo portento d'inopinabili fatti, comandami (pensava -egli) d'incominciare; eziandio a prezzo della vita e della corona, -il risorgimento italiano; e il cenno dell'alto verrà adempiuto. Se -gli uomini e la ventura sconceranno in gran parte il gesto sublime, -esso Dio, col tempo, docile ministro suo, e con l'arti ineffabili -di sua provvidenza, il ricomporrà. — In tale giudizio s'adagia Egli -tranquillo ed imperturbato. Ma ciò non toglie che, da buon cittadino -e da ottimo re, non provveda via via secondo l'urgenza e la pressura -dei casi. Arrola nuove truppe; a nuovi e solleciti apprestamenti fa -metter mano. Abolisce per le stampe ogni magistrato censorio; pone -a guardia delle pubbliche libertà le armi cittadine; promulga lieto -e spontaneo il Patto costituzionale, e affidane l'esecuzione ai più -caldi e provati fautori e promovitori. E perchè io non ritorni altra -volta su tale materia delle franchigie politiche largite e mantenute -da questo Re legislatore, io toccherò qui di volo, come Egli, con -diligentissima cura, anzi con gelosa e scrupolosa vigilazione sopra -sè stesso, mai non trasandò d'un attimo quei confini ch'egli medesimo -avea prescritti all'autorità regia, e sempre fece consiglio e volontà -propria la volontà e il consiglio del Parlamento e dei Ministri: il -che adempieva egli appunto in quei giorni in cui maggiore sorgeva il -bisogno d'una leale dittatura, e dopo contratto per diciotto anni di -quieto regno l'abito cotidiano dell'assoluto comando. Forse nei negozj -civili gli era comodità e riposo il dimetterlo: gli fu duro assai ne' -militari, antica e domestica occupazione di tutti della sua Casa, e de' -quali avea riempiuto le men tristi ore della sua vita. Pur nondimeno, -così volle al nuovo Statuto obbedire e star sottomesso, che quando -venne domandato da' suoi Ministri di cedere altrui l'impero supremo -dell'armi, mansuetamente rispose: — Se a voi par bene e giovi alla -patria e la legge il comandi, si faccia. — E non è dubbio, che qualora -a lui fosse venuto trovato tra' suoi capitani alcuno tanto degno di -quell'ufficio da spegner l'invidia e gradire all'universale, egli -avrebbe, simigliante a quel greco, ringraziato publicamente Iddio del -dare alla patria cittadini di sè più valenti: nè mancò di supplire al -difetto, chiedendo a Francesi, a Svizzeri, a Polacchi, ripetutamente -e con somma istanza, un esperto e già vittorioso conducitore. Tanto -la pietà, lo zelo e il debito sempre vivo e operoso inverso la -dolce sua terra, facea modesto e premuroso costui, e dimentico di sè -stesso e d'ogni passato. Proficuo precetto alle genti italiane, ed -anzi rimprovero fiero e solenne, quando si pensa il presumere loro -insolente, e l'acuta febbre d'invidia che continuo le travaglia e le -rode. Nell'altro esempio dell'osservare puntualissimamente i patti e le -leggi, molti principi si specchieranno, speriamo, con buon profitto: a -noi rimane la felicità di sapere, che alla Maestà di Vittorio Emanuele -II non fa bisogno, e che in ciò principalmente vuol esser egli del -padre suo non allievo e seguace, sì bene compagno e competitore. - - -XIII. - -Ma giunta è l'ora, e le sorti della Penisola dipendono tutte oggimai -dal terribil giuoco delle spade. Milano insorge disperata e furiosa -contra il nostro antico avversario; e il popolo suo dà imagine di quel -gigante che pugna con innumerabili braccia da un sol corpo animate, -così congiunta e stretta e concordemente feroce combatte quella città. -Ne sono gl'imperiali alla perfine scacciati, e Re CARLO ALBERTO è -di pronto sussidio richiesto, perchè il frutto non si disperda della -vittoria difficile e sanguinosa. Nel consiglio del Re non siedono del -sicuro uomini dubitosi e timidi, nè poco caldi della causa nazionale. -Niente di meno, il passo audacissimo e di momento sommo e supremo, pone -tutti in grave apprensione, e pendono i più nell'avviso di soprattenere -la mossa. — Mancare all'esercito gran parte ancora dei Contingenti, e -molti di questi essere affatto svezzi dall'armi: sui nuovi coscritti -non potersi fare assegnamento veruno, perchè son al tutto e digiuni -d'ogni istruzione: dei fornimenti stessi da guerra aversi penuria -grande, e volerci tempo a supplire: sfidarsi uno de' più formidabili -potentati d'Europa, nel quale, checchè si dica, rimangono tuttora -vivissime forze; soprattutto, un esercito veterano e disciplinatissimo, -e turbe infinite da rifornirlo: aver penato Napoleone e la Francia -intera a domare l'Austria; che potrà il Piemonte mal preparato? andarci -la corona e l'onore di S. M., la salute dei Subalpini, l'avvenire -d'Italia. — Così ragionavano i consiglieri; ma il Re, con aspetto -animato insieme e sicuro, rispose: — Signori! i Milanesi, fratelli -nostri, son minacciati di sterminio e mi domandano scampo; negherò -io d'ajutarli? innanzi al dovere la volgare prudenza si tace: in me -riposate; io mi fo di tutto mallevadore: all'armi, Signori, all'armi! -— Ciò dice, e smosso e conseguito l'assenso dei circostanti, manda -affrettatamente il Generale Bes, con qualche schiera più spedita e -vicina, a soccorrer Milano; dentro le cui mura, per altro, dichiara -di non voler porre il piede, quando non abbia per innanzi con lo -splendore di qualche vittoria ben meritato di visitarla. Godano altri -d'ovazioni e festeggiamenti dal titolo nudo di re e da lusinghiere -aspettazioni provocati. Egli arrossirebbe d'esser lodato di sole -promesse e speranze, colà dove tutti ànno prodigiosamente attenute e -compiute le proprie. Il dì 22 di marzo, intima guerra agli Austriaci -con parole le più infiammative del mondo, e che mai l'Italia dalla -bocca di un principe suo non aveva udite nè sperato forse di udire. La -notte del 26, egli medesimo il Re monta in sella, e ponsi a capitanare -il maggior corpo delle sue schiere; le quali, per comando espresso di -lui, spiegano al vento i sospirati colori italiani, e il dì 29 entran -le porte di Pavia. - -Così ebbe cominciamento la guerra del riscatto; durante la quale, -che il Re mostrasse valore e coraggio ad ogni pericolo superiori, è -poca meraviglia e mediocre pregio a paragone con altre sue doti, e -pensando che la militare bravura è comune a tutti della sua stirpe, e -già ne' suoi figliuoli risplende segnalata e chiarissima. Ma come non -accennare, almen di passata, quanta virtù e fermezza ed annegazione da -lui richiedessero gli altri uffici del guerreggiare? Vi risovvengano, -Signori, le infermità sue, la complessione distemperata e mezzo -consunta, i dolori acuti che il trafiggono, la lenta febbre che il -lima e discarna. E contuttociò, guardate come l'indomato suo spirito -con istoica sofferenza e ferreo vigore di volontà sostenta il corpo -affralito, e partecipa i disagi più duri, e le privazioni più lunghe -e penose de' menomi soldati. Ma sulle prime, Egli ebbe almeno a -conforto ed alleggiamento d'ogni patire i ben succeduti combattimenti, -le belle e frequenti prove dei nostri; vedere spesso il dorso -dell'avversario, sperare vicina una prospera e terminativa giornata. -A Goito, il 30 di maggio, sconfiggeva il Re trentamila imperiali con -solo diciannovemila de' suoi. A vespro, e in quel mentre appunto che -la vittoria scoprivasi a tutti sicura e patente, giunsero lettere del -Duca di Genova annunzianti la dedizione di Peschiera; fortezza quanto -altre mai gagliarda e munita, con abilità e bravura difesa, e per -soccorrer la quale movea da più bande molto sforzo di gente. Corre -la nuova tra le ordinanze, ripetesi di schiera in ischiera, e d'indi -escono voci infinite con un sol suono che grida: — Viva CARLO ALBERTO -re dell'Italia. — Beatissimo lui, se in quella giornata medesima, su -quel campo fatto glorioso, tra quelle armi vincitrici e incontaminate, -avessegli il piombo nemico squarciato il petto e recato la morte. Ma -sarebbe fallita alla misera Italia, troppa gran parte dei documenti e -degli esempi che le bisognano, e i quali doveano mostrarsi specchiati -e perfetti nell'esule volontario di Oporto! Molte cose memorevoli io -taccio e trapasso. Ma se mi vien meno il tempo di raccontare le belle -e venturose fazioni dell'esercito nostro, dovrò io distendermi a far -narrazione e pittura delle sfortunate e sinistre? Descriverò io con -dolore ciò che è in mente di ciascheduno, la battaglia di Custoza, le -vettovaglie a un tratto mancate, l'esercito Subalpino per gli stenti -della fame e gli spasimi della sete atterrato e non vinto? Narrerò come -CARLO ALBERTO, o per difender Milano o per procurarle almeno mansuete -condizioni dagli imperiali, abbandonasse i ripari certi che aveva -dietro le sponde del Po e del Ticino? Dirò come protestasse a molti più -avventati che coraggiosi, — poco importargli di farsi uccidere quivi o -altrove, tal dì o tale altro; e però, quando persistessero fermamente -a volersi ad ogni costo difendere, e privi eziandio d'ogni speranza -d'esito buono, ei disdirebbe le convenzioni trattate col maresciallo -austriaco, e di costa a loro combatterebbe insino all'ultimo sangue? -— Narrerò altresì com'egli effettivamente disdisse i patti, e il -Municipio invece li rannodò e concluse, scorgendo certissimo lo -sterminio della città; e come di quindi nascesse scompiglio feroce, -ire implacabili e pazze, rischio estremo di guerra fraterna, rischio -estremo di vita pel calunniato Monarca? Scrivano di tal subbietto i -nemici nostri, e palpino volentieri quelle luride piaghe: io ricondurrò -prestamente il vostro pensiero sulla bontà e intrepidezza di CARLO -ALBERTO; le quali, a guisa di nave fatta colle percosse, sotto il -martello dell'avversità vedremo riuscire compiute e ammirande, e alla -civile santità conformissime. - - -XIV. - -In dieci dì, la ruota dei casi umani l'à dalla celeste cima travolto -nel fondo, e con lui è inabissata la patria italiana. Quante speranze -tradite, e che moltitudine tetra d'ingrate memorie gli assedian la -mente e gli pesan sul cuore! Mai non lesse egli in alcuna storia un -sì alto principio a sì vil fine cascato. L'Europa tutta inarcava le -ciglia (or fa pochi mesi) sull'assennato, concorde e virtuoso risorgere -degl'Italiani. Ora ogni cosa è corrotta dalle fazioni, e gli animi -appena congiunti ed affratellati, si sciolgono e s'inimicano. Dove -sono i popoli con esso lui confederati? dove la Dieta nazionale? -dove l'Italia cospirante tutta al gran fine, e travagliantesi con -tutti i mezzi nella maggiore delle opere? Le scarse truppe toscane -che seco menava, soprafatte a Curtatone, si sperdono; le pontificie, -vinte a Vicenza e a Treviso, ripassano il Po per non più ritornare; -le lombarde vanno in dileguo. Napoli rivoca a mezzo cammino le sue -fanterie, volta indietro l'armata, e all'Austria si ravvicina. Roma -riprova la guerra in cambio di benedirla, e rappella il Nunzio che -aveagli spedito nel campo a conforto e amicizia.[43] Non à guari, egli -scorgeva il regno suo dilatarsi dall'Isonzo al Panaro; di presente, -Tedeschi e repubblicani minacciangli la corona stessa degli avi. -Sapessergli almeno le genti buon grado del novo e inudito ardire, e di -tanto affanno e pericolo! ma in quella vece, l'invidiano e l'avversano -i principi, lo insidian le sètte, e lo ingiuriano le gazzette loro -sino ad incolparlo e tacciarlo di tradimento vile e insensato; e fra -le moltitudini stesse à fama non certa e molto dispari alla sua bontà -e grandezza. Dopo ciò, pongasi in luogo di CARLO ALBERTO qualunque -spirito forte e animoso, ma meno invitto e prestante, e meno retto -e santo di lui; e par verisimile assai di sentirlo dire fra sè: — Ò -errato a reputare l'Italia capace di migliori destini; perocchè sembra -men malagevole accostare l'una all'altra le cime degli Apennini, -che i cuori de' suoi figliuoli. In essi la discordia è naturata ed -inviscerata, e ogni poco di moto e d'ardore che sopravvenga, ne fa -pullulare i semi, all'infinito fecondi. Bello era il tentare; bello -scrivere nella storia questa gran prova del mio buon animo. Ora, -somiglierebbe a sciocchezza, poichè il naufragio della Nazione vien -sicurissimo, il non procacciare salvezza alla mia corona ed al popolo -mio. Sentiranno gl'Italiani disconoscenti quello che in me possedevano, -quello che in me ànno perduto e loro è impossibile ricuperare. — -Ma l'eroica mente di CARLO ALBERTO così non ragiona; imperciocchè, -dall'ora ch'ei concepì la virtù civile perfetta, e giurò in cuore -la impresa illustre e magnanima, ei fu, come a dire, trasfigurato, -e incentivo di privati interessi e ambizioni più nol toccò. Quindi -gli strabalzamenti della fortuna, i successi dell'armi ingiuste -e spietate, le malignità umane, le scoperte frodi, le dissipate -illusioni, possono all'anima sua recare trafiggimento ed angoscia, ma -non piegarla nè tramutarla. Scordando sè e immedesimandosi tutto con la -sua patria, vive non della propria ma della perpetua vita di quella. -Ripiglieràssi la guerra o no? placherannosi le sorti o peggioreranno? -Risorgerà egli onorato o sempre starà giacente; raccoglierà biasimo -o lode; morrà chiaro o disconosciuto? Queste cose, a petto della -salute d'Italia, e a vista delle remote e finali vicissitudini delle -nazioni, sono nel giudizio di lui non più che danni e accidenze -particolari, e declinazioni transitorie del corso diretto e inerrante -della provvidenza. A lui basta discernere, che quello che oggidì non -accade, accadrà domani o il dì dopo o non sa ben quando, ma certo -accadrà. Fatale è il conseguimento dei fini legittimi ed eminenti dei -popoli: ma chi lo vedrà col lume terreno e gli occhi di carne, Dio solo -conosce. Forse tutti coloro che travagliansi oggi per ciò con ansiosa -pena, giammai non mireranno il bene che tentano e sperano; ma beato -chi scende dentro la tomba consolato dalla visione dello immancabile -e giocondo avvenire. Per fermo, di tutti i beni mondani la gloria e -la buona fama tengono il colmo, e crucio gravissimo a sostenere è la -beffa e lo strazio del proprio nome. Pure, gran conforto è a pensare -che il dì della gloria spunterà nondimeno sull'onesto e sul prode: -conciossiachè l'onore necessariamente si sposa con la virtù; e il -sole della verità consuma col tempo il fango e il lezzo delle umane -tristizie. - -A tale santità di pensieri e a tale prestanza di cuore si alzò CARLO -ALBERTO per l'efficienza miracolosa della religione civile, in cui -la pietà verso Dio e la carità inverso la patria si contemperano e -si confondono: il perchè qui rinasce, io ripeto, la virtù greca e -latina, ma più integra e meno fastosa, e non dubitante di sè medesima -come quella di Bruto, e insegnante a Catone di saper sopravvivere -alla sventura. Per tale virtù, mentre i partiti si accusano e si -rimbrottano rabbiosamente, CARLO ALBERTO nè si adira nè accusa nè -maledice, e oppone con regia alterezza alle macchinazioni la legge, -alle improntitudini la pazienza, alle calunnie il disprezzo. Per tale -virtù, mentre cresce da ogni banda lo scoramento, e mentre l'accorta -diplomazia si sbraccia a persuadere la pace, or proponendo discreti -patti e al Piemonte assai profittevoli, ora indugiando ed intrattenendo -e con arti sottilissime spaventando, CARLO ALBERTO maravigliasi forte, -che un primo rovescio abbia intorno a lui freddato tanto bollore, e -sdegnasi di negoziare a pro degli Stati suoi proprj, dove si tratta -della salvezza generale degl'Italiani: per questa sola avere pericolato -la vita, e quella carissima de' suoi figliuoli; aver profuso ogni suo -tesoro, interrotto ogni studio di pace, ogni domestica contentezza -e quanto à di bene il regnare. Quindi, del voto risolutissimo delle -due Camere, di doversi ritentare le sorti dell'armi e ripetere con -ogni fierezza e ostinazione la guerra, egli più che tutti gioisce e -l'approva, stimando con buona ragione, che il sollevamento Ungarico, -i mali umori de' Croati, il resistere di Venezia e il prossimo dar -nell'arme di tutta la Lombardia, porgano alla misera Italia occasione -e speranza di una felice riscossa. E però, come nulla avesse ancora -operato e patito, come arridessero appresso di lui le prime intatte -lusinghe, come non fossersi le fazioni piaciute di satollarlo -d'oltraggi e con isconce menzogne ucciderne la fama e l'onore, -tranquillo e fidante, e ne' rischi cresciuti e moltiplicati più -impavido che per l'innanzi, ecco impugna la seconda volta la spada, e -pianta di nuovo nel suolo lombardo la bandiera del nostro riscatto. - - -XV. - -Quello che ne seguisse, non è qui, pur troppo! occulto a veruno. -Sotto i bastioni di Novara, l'Italia stramazzò tuttaquanta; e il -giardino del mondo, salve queste poche provincie, è dalle barbariche -torme novellamente calpestato e diserto. Fu supremo infortunio; -se non che, la bontà eroica di CARLO ALBERTO vi lampeggiò di tal -lume, che la stessa calunnia abbagliata e svergognata si ammutolì. -Troppo m'è ingrato e penoso, che dovendosi per me toccare queste -cose leggieramente e per transito, io non possieda almeno una più -maestrevole arte di compendiarle. - -V'è noto, che nella giornata funesta di Novara, il valore tragrande -degli ufficiali e di alcune schiere elettissime fece per lunga pezza -propendere la vittoria dal lato nostro. Se non che, in sul tramontare, -gl'imperiali ingrossati di nuove truppe, rinfrescarono con tal vigore -gli assalti, che non pure s'ebbero in mano la Biccocca, già presa e -ripresa più d'una volta e con molto sangue; ma fu forza ai nostri -di cedere e di ritrarsi da tutte le parti, ricoverándosene buona -porzione dentro Novara. In quel punto, riarse l'ira pertinace ed -arcana de' nostri destini. In parecchie ordinanze entrò lo scompiglio, -in alcune lo sgomento, in altre l'indisciplina, nell'esercito intero -la certezza e lo sconforto della disfatta. Prima, una lunga fila di -feriti e fuggiaschi, mista di cavalli, d'artiglierie, di carriaggi, si -rimpiattava in città, e propagava intorno mestizia e paura. Seguivano -altre colonne poco ordinate, ed altre affatto scomposte e dal digiuno -allibbite. Qua ufficiali come dissennati per crepacuore; là caterve di -ammutinati che predavano e saccheggiavano; poi squadroni di lancieri -avventantisi contro i rapinatori; poi l'aria assordata di strida, -le vie tinte di sangue e di cadaveri ingombre; mentre sugli spalti -continuo sparavano le artiglierie, e fuor delle porte, a notte già -chiusa e sotto la fredda pioggia, duravano ancora ostinati alcuni -battaglioni a combattere, non più per la fortuna delle armi, ma per -scemar la vergogna. In tutto quel giorno, Re CARLO ALBERTO aveva -così alternati e meschiati gli uffici e le parti di capitano e di -fantaccino, che parecchi de' suoi Ajutanti erangli morti dallato; nè -però consentì mai di ritrarsi a luoghi men minacciati. Poi, quando -in sul calare del sole riconobbe la battaglia perduta, e tornare -inutili le prodezze del Duca di Genova per rivocare al conflitto gli -stanchi e scorati, inutile ogni uso ch'egli stesso faceva per ciò -dell'autorità regia ed ogni efficacia d'esempio, cesse riluttante al -suo fato, ed a lentissimi passi e confusi, nulla badando ai projetti -che ognora più spesseggiavano, faceasi prossimo alla città; quando gli -giunsero avvisi certi degli sforzamenti e delle rapine che là entro -e fuori si commettevano dai soldati suoi proprj. Allora, quel grande -infelice, rotto il silenzio e l'esterior calma che in tanto disastro -sapea pur mantenere, sclamò, con profondo trambasciamento del còre, -quelle memorande parole: — Ahi! tutto è perduto, ed anche l'onore. — Nè -potendo ristarsi nè quietare nè correre, cavalcava agitato e affrettato -lungo gli spalti ed i baluardi della città. Narrano, ma io non ne so -netto e sicuro il vero, ch'Egli meditando una fazione così temeraria -come gloriosa, facesse interrogare alcun drappello di cavalieri, -se volevano in quella medesima ora a un mortale cimento seguirlo: -risposero, che volentieri; ma che più non reggevano la persona, e mal -potevano, per la fatica, le armi. Ma, checchessia di ciò, quest'un -fatto è certissimo ed assai vulgato, che vedendolo il generale Durando -esposto tuttora alle offese del nemico, ed anzi cercare i luoghi di -più manifesto pericolo, pigliò ardire di usargli alquanto di pietosa -e cortese forza, e, strettagli affettuosamente la mano ed il braccio, -di là lungi il traeva. A cui il Re, con ineffabile dolore impresso nel -volto e nel suono delle parole: — Generale, disse, questo è l'ultimo -giorno mio, lasciatemi morire. — Voi l'udiste: l'eccesso dei publici -mali faceagli cara sopra ogni bene la morte, e come uomo che veste -carne, umanamente si doleva e parlava. Ma che niuna disperazione si -nascondesse in quei detti non degna della civile santità e d'un gran -cuore italiano, lo testimoniano gli atti di lui successivi, e quello -che raccolsero ammirati dalla sua bocca gli abitanti di Antibo, ai -quali, tre dì soltanto dopo il terribile caso, affermava essere la -causa italiana rivivente ed imperitura; e che quandunque e comunque -fosse la guerra per rinnovarsi contro dell'Austria, Egli saria -ricomparso a combattere, volontario soldato tra i volontarj. Le quali -cose ci rendono certi, che qualora fossegli riuscito d'accattar quella -sera una pronta morte dalle mani degli stranieri, già non avrebbe -cadendo gittato come Koschiusco la spada, e sconsolatamente gridato: -_Finis Italiæ_. Ed anzi, in quel punto medesimo in cui parlò quelle -tetre parole al Durando, ripigliato l'abituale e fortissimo impero -che esercitava sul proprio animo, concepì e risolvette un'azione più -difficile del morire. E per vero, entrato appena in casa il conte -Mellini, dichiarò ai circostanti, che per attenuare al possibile -quel tremendo infortunio e far tollerabili i patti del secondo -armistizio, egli, come specialmente odiato dal capitano dell'Austria -e sospetto ai diplomatici e ai principi, e d'altra parte geloso e -sdegnoso supremamente dell'onor suo, risolveva di abdicare. Subito, -ciascuno gli fu intorno, e i figliuoli segnatamente, per ismuoverlo -da quel proposito. Ma egli, levatosi in piedi, con fermo viso ed -atto imperante, soggiunse: — Io non sono più il Re; vostro Re è il -mio figliuolo Vittorio Emanuele II. — Cresce e propagasi il lutto -e l'accoramento, scorgendosi troppo bene, che piena ed immutabile -rimaneva quella sua volontà. Egli, ristrettosi a breve colloquio col -nuovo Re, parlògli l'estreme parole, pienissime di virtù e sapienza: — -dolergli forte che incominciasse a regnare in congiunture sì gravi e -sul pendio di tanta ruina; ma i saggi che avea veduti di lui, dargli -buon pegno che salverebbe il trono, l'onore e la libertà; tre cose -che pel buon principe fanno una sola, e che disgiunte, tradirebber -la gloria e la prossima grandezza e potenza di Casa di Savoja. Al -monarcato non porgere più fondamento e splendore il dritto divino, ma -la civiltà e larghezza degli istituti, la religione del giuramento -e l'universale dilezione ed estimazione; le quali non saranno mai -per mancare quanto tempo i re, piuttosto che dominatori ed arbitri, -gradiranno di essere i primi magistrati delle lor patrie. Credesse ciò -a lui sopra tutti, il quale avea scòrta la differenza che passa tra -l'affezione de' cortigiani e quella dei popoli, e quanto sia generoso e -soave regnare più assai come cittadino fra uguali, che come signore fra -sudditi. Del rimanente, si ricordasse ogni dì, ripensasse in ciascuna -ora, in ciascun istante, dove fosse egli nato e da cui. — Queste cose -diceva risoluto e tranquillo, mentre d'ogni intorno non era che pianto -e costernazione. - - -XVI. - -Oh quanto è vero che gli atti umani tirano ogni pregio e decoro da -entro sè, e niuna cosa li può far grandi e memorevoli eccetto la sola -virtù! Di molti principi segna e menziona la storia la rinunciazione -del trono, e in questo secolo massimamente, alle corone poco grazioso -e benigno. Ma radissime volte all'atto è seguitata la commendazione -e la gratitudine delle genti, perchè mosso da cagioni o non tutto -virtuose, o poco o nulla spontanee. A Carlo Xº, a Luigi Filippo, a -Ferdinando austriaco (per tacere d'altri), diè legge la necessità -e non l'elezione. In passato, non furono ingiustamente a Cristina -di Svezia cantate lodi superlative da tutti i poeti d'Europa; ma, -infine, che fece ella se non posporre il trono all'apostasía, e -offrirsi poi a fastoso spettacolo a tutte le corti, e non si privando -d'alcuna pompa e d'alcuna regia delizia? Certo, volonterosi abdicarono -Diocleziano, Carlo V e Carlo Emanuele di Savoja: ma come dell'alta -ricusazione si pentissero poi e si arrovellassero il primo ed il terzo, -a nessuno è celato. Carlo V, il glorioso fatto guastò con la boria e -l'ostentazione, e continuando a voler governare l'Escuriale dalla sua -cella di San Giusto, troppo ancora sensitivo alle umane grandigie, -benchè facessesi vivo distendere in sulla bara e celebrare il mortorio. - -Il deporre, invece, che fa lo scettro Re CARLO ALBERTO, oltre -all'essere volonteroso affatto e spontaneo, à per cagione immediata -ed unica la intenzione sincera del bene; e vien fatto con semplicità e -modestia, non ostanti mille contrarie preghiere e persuasioni, e quando -a lui è cresciuto sopra misura l'amore, la venerazione e l'obbedienza -dei popoli. Egli non iscambia, è vero, la reggia e il monarcale -paludamento con la povertà superba e affettata d'una cella e d'una -cocolla: ma perchè l'alto animo suo si mostri aperto ed intero qual -è, e il frutto che spera dell'abdicazione non sia dimezzato, danna sè -stesso ad esiglio perpetuo; la consorte, i figliuoli (degni tanto di -lui), le paterne case, gli amici d'infanzia, la sua Torino abbandona; -e non soffre che il seguano nel remoto ritiro, non che l'apparato -orgoglioso, ma gli agi e le commodezze del trono. In quella notte -medesima, preso commiato da tutti e ognun ringraziando affettuosamente, -con due soli famigli, così stanco e spossato come dalla battaglia era -uscito, con la poca moneta che improntò da' suoi Ajutanti, avviossi -quel generoso verso la lontana terra che a ricovero s'avea scelto. -Procedeva tacito e scompagnato, senza più insegna nè onore nè vestigio -alcuno di re; ma nelle sale del Parlamento rimbombava da ogni lato -l'acclamazione del suo nome, e solo a tempo a tempo la interrompevano i -singhiozzi e le lacrime dolci e abbondevoli d'amore e di gratitudine: -ognuno che di lui ragionava, prendea dal subbietto facondia insolita -e prepotente; e per dar fine a quell'estasi (se posso così domandarla) -di meraviglia e dolore, fu bisogno ricordare la maestà del luogo e la -fierezza sopraccrescente dei casi, la quale piuttosto che piangere di -tenerezza sulla bontà eroica di CARLO ALBERTO, ricercava da ogni buon -cittadino che se ne imitasse la costanza e il coraggio. Spettacolo -novo e sublime, e non potutosi ancor mentovare dagli annali d'alcun -Parlamento. Egli fu quel dì salutato la prima volta pubblicamente -col nome augusto di Martire: quindi un'aureola celeste e perdurabile -l'incorona, e il suo trionfo vassi di mano in mano tramutando in -apoteosi. - -Io mi querelava più sopra di dover tacere nel mio racconto moltissimi -particolari, pieni di cospicui documenti e d'alto e maschio sentire. -Pure, non voglio del mesto pellegrinaggio di Carlo Alberto lasciare -ignoto un accidente, che nell'esteriore dimostranza è nulla, e -rispetto ai secreti del cuore è oltremodo significativo. Guardatelo; -egli entra sconosciuto in Burgos, metropoli della Vecchia Castiglia. -Quante memorie in quelle visigotiche mura, in quel combattuto castello -e in quel tempio vetustissimo, dove Pelagio prometteva e giurava al -Signore la redenzione delle Spagne, dove i Sanci e gli Alfonsi e il -Cid Campeadòr e i Cavalieri d'Alcantara e di Calatrava sospendevano -per trofeo le verdi bandiere e le ingemmate scimitarre! Memorie care -e venerande, segnatamente a Costui, ch'ebbe tutta l'anima sua nudrita -di spiriti cavallereschi e infiammata della fede dei popoli antichi; -a costui, ripeto, che adorando nella Causa d'Italia un giusto e santo -decreto di Dio, scorgeva nel suo Piemonte quasi un'immagine delle -Asturie Spagnuole, e ne' Croati e negli Stiriani una simiglianza di -Mori e di Saraceni. - -Chi è questo forestiero, domandava la gente tra curiosa ed attonita, -così pieno di maestà e di pensosa e tacita melanconia, e il quale -erra così solo pel mondo? Quindi, con atto involontario, fánnogli -ossequio e cortéo. Risponde con grazioso saluto, e senza nè rallentare -i passi nè divertirli, va diritto alla Cattedrale. E quivi cadendo -ginocchioni, com'era usato, dinnanzi a Cristo in sacramento, entra in -tale fervor di preghiera, che in breve tempo gli occhi e le gote gli -si empiono e bagnano di caldissime lacrime, senza fine rinascenti e -copiose. E ricordate, o Signori, che nessuna delle sue grandi sventure -gli spremette mai dagli occhi una stilla nè gli trasse dal petto un -gemito sconsolato: solo nel grembo di Dio quell'animo generoso non -teme di rallentare un poco la rigida custodia che fa di sè stesso, e -dirottamente piange. - -Oh perchè il mondo non seppe il tenore delle sue preci, e non ebbe -orecchi per quel colloquio dell'anima! Molti apprenderebbero del -sicuro, come convenga pregare Iddio ne' calamitosi giorni della patria, -come adorarlo umilmente da Italiani e da cittadini, e conseguire -virtù rassegnata insieme e imperterrita nelle politiche disavventure. -Lacrimava dirotto, e la pallida e severa sua faccia pareva in quel -santo lavacro tramutarsi quasi e rabbellirsi di gioventù. Imperocchè -non si mescolavano alle lacrime sue nè rimorsi nè terrori, ma -contentezza invece del bene accetto sacrificio, e sicurezza intera di -esaudimento; e forse un domandare da sua parte e un promettere lassù -dal cielo con arcane ed intime spirazioni, che presto sarà per uscire -dai travagli del doppio esilio. - -Ma come ciò sia, questo rimane vero, che al Principe martire Dio -non consentì sulla terra neppure un anno di pacato raccoglimento -e di blando e ricreativo riposo; perchè in lui dovea colorirsi e -perfezionarsi fino alle menome lineamenta la imagine e la figura -dell'Eroe italiano, quale il vogliono i tempi, e secondo i nobili ed -austeri precetti della Religione Civile. Quindi, in sul cadere di -luglio, aggravatesi rapidamente le vecchie infermità sue, immaturo -d'anni, maturo di magnanimità e di gloria, fu con soave transito -ricevuto tra i seggi immortali, che ai vendicatori delle nazioni e ai -benefattori insigni del genere umano sono colassù apparecchiati. - - -XVII. - -Io sempre ò notato e ripensato fra me, con cupa melanconia, come la -felicità di Giorgio Washington sia troppo rara nel mondo, e come troppo -sovente agl'iniziatori d'imprese sante e magnifiche venga interdetta -la gioja di trarnele essi medesimi a fine. E qui, per tutti gli esempi -valgami quello vulgatissimo e sì confacente al luogo ove parlo. Io dico -del profeta legislatore, morto in sul passo della terra di promissione, -e innanzi d'aver veduto piantare lungo il sacro Giordano i tabernacoli -d'Israele. Forse nascondesi in ciò un gran mistero di placamento e -d'espiazione, parendo che non si possa la libertà e prosperità dei -popoli conseguire senza sconto di dolore e tribolazione, la quale ne' -più illustri e innocenti torna maggiormente accettevole. O forse è -divino decreto, il qual vuole per più alta glorificazione degli uomini -sommi e delle vere virtù, che laddove queste nell'adempimento del fine -parrebbono assai compensate e ben profittevoli a sè, rimangano in -quella vece impremiate sempre ed a sè disutili, e sieno cimentate e -provate insino al dì ultimo dalle avversità; la maggior delle quali, -senza alcun dubbio, è perdere l'intento massimo ed unico per cui fu -spesa e logorata ed afflitta la vita intera. - -Di quest'arte eccelsa e terribile di provvidenza vedemmo essere gran -testimonio alle viventi generazioni il giusto che qui piangiamo: Egli -a tanto dolore e jattura si rassegnò con pio e modesto silenzio. -E ciò non pertanto, diviso com'era da ogni speranza, e sprovveduto -d'ogni potere e d'ogni ricchezza, volle pur di lontano e insino agli -estremi spiriti proseguir sempre a giovare l'Italia in qualunque suo -pensiero ed atto; siccome colui che aveva deliberato di lasciar dietro -sè ogni cosa, salvo la perfetta bontà e grandezza dell'animo esulanti -insieme con lui, e per efficacia delle quali, eziandio nell'umiltà e -solitudine del suo romitaggio, ei porgeva esempj e proferiva parole -da registrarle la storia e ripeterle con meraviglia i nostri nepoti. -A lui nessuna nuova sciagura della patria era rimasta celata. Sapeva -le stragi di Brescia e la caduta dei Siciliani; quella dei Veneti -presentiva. Sapea Toscana invasa, Roma collegarsi con Vienna in -intimo patto d'amicizia e d'ajuto; la Russia schiacciar l'Ungheria; -Francia e Inghilterra rimanersene spettatrici; in Alemagna quel -desiderio spasimante di libertà e d'unione confederativa venirsi -agghiacciando; sì gran tempesta di animi, sì gran turbinio di casi -somigliare un esercito d'api azzuffato, il quale da pochi grani di -sabbia lanciativi dentro s'acqueta e discioglie. Cresceva amarezza -e cordoglio acutissimo all'abbandonato Re ognuna di esse sventure o -prevista o saputa: ma con tutto questo (giova pur replicarlo), la fede -di lui nel trionfo del buon diritto e nella libertà e indipendenza -degl'Italiani, quella robusta fede che sempre e ad ogni opera sua -porse i fondamenti e i principj, uguale a sè stessa e indeclinabile -si rimaneva; e quale fu in trono, tale durava in esiglio; quale sotto -le prime percosse, tale si mostrava sotto le ultime e irreparabili -dell'infortunio. Conciossiachè ella ardeva nel petto di lui nudricata e -difesa dalla virtù, come fiaccola di santuario perennemente custodita -ed alimentata, e che i venti e le procelle di fuori nè crollano nè -oscurano: con ciò insegnando a noi tutti e all'età incredula e fiacca -che il buon cittadino può d'ogni cosa vivere in dubbio e in paura; non -delle speranze, però, fondate nella giustizia e nel dritto; non della -sapienza altissima che creò da principio le leggi e gli ordini eterni -del mondo civile, e giurò nel profondo consiglio suo la salute delle -nazioni. Cotale trovarono CARLO ALBERTO i messaggi del Parlamento, e -sì fatti sensi, e non altri giammai, racchiudevano le sue risposte -e i suoi caldi e ingenui colloqui, nessun dei quali menava egli a -fine senza molto rammaricarsi e compiangere le nuove conculcazioni e -gli strazj della dolce patria perduta. Quanto a sè e alle avversità -proprie, al grande scopo fallitogli, al deposto diadema, all'acerbità -dell'esiglio, ai sostenuti travagli, alle immedicabili infermità, al -poco avanzo di vita, nessun lamento giammai e nessuna stanchezza, come -fossero sacrificj appena uguali al suo debito, od accidenti di nulla -importanza verso la causa comune e perpetua d'Italia. Degli sconoscenti -e calunniatori, di tanti che lo schernirono, e ne abusarono l'amicizia -e la fede, si risentiva sì poco, che pareva neppur saperli e neppur -ricordarli. Ma, rispetto al trasmodare dei partiti, ai lor soppiatti -maneggi, alle fomentate dissensioni, agli eccessi, ai vilipendj, alle -slealtà, se reputava dannoso il tacere, sempre mansuetamente parlavane, -compiangendo piuttosto che infierendo e increpando: accusava i tempi, -scusava gli uomini, e solo pregava da Dio che l'esperienza luttuosa -giovasse, e a tutti apparisse manifestissima la necessità di maggiore -prudenza, concordia ed annegazione; perchè appena imparato ad esser -virtuosi ed uniti, nessuna forza umana, diceva, c'impedirebbe di -diventare nazione, e pareggiar di nuovo con l'opere la inestimabile -grandezza delle memorie e del nome. Però, quest'unico desiderio -raccomandava, morendo, alla carità de' figliuoli, all'amore, alla fede -de' popoli suoi; questo consiglio legava come un tesoro ai presenti -Italiani ed agli avvenire. - - -XVIII. - -E noi giuriamo d'esser virtuosi ed uniti, e sul tuo feretro lo -giuriamo, che poco o nulla disgrada dalla santità d'un altare. Vero è -bene, che secondo l'universal rito, la Chiesa (benigna madre) procaccia -con molte preci e olocausti di suffragare l'anima tua, e propiziarti il -giudicio di Dio, il quale ad ognuno volge tremendo ed occulto. Ma, in -cospetto di sì sfolgorante virtù e nel mondo sì inaspettata; per quel -paterno e incomparabile amore da te dimostrato ne' tuoi soggetti; per -le libertà e ottime leggi largite loro, e con fede antica e gelosissima -conservate; per l'esempio e la norma che agli uomini tutti ài segnata -dell'alta pietà religiosa e della civile carità, convenientissime -ai tempi; per quel testimonio che ài fatto solenne e dolorosissimo -della verità e della giustizia, onde del nome di Martire ti coroni; -lecito è a noi di pensare, che già trionfi nel sommo dei cieli, -purissimo d'ogni tabe, e che meglio ti si addirebbero gli osanna e i -turiboli, che le piangevoli requie e le funebri lustrazioni. Ciò noi -crediamo saldissimamente; e quindi dal tuo sepolcro come da veneranda -reliquia, piglieremo gli augurj e aspetteremo l'aura di redenzione; -e te accompagnato e seguito lassù dagli spiriti benedetti che per -l'Italia gettaron le vite o crudelmente patirono, te invocheremo -celeste riconciliatore tra Dio e la patria infelice. Tu per amore di -lei soffristi di non più rivederla e ogni cosa diletta lasciare; ma -la tua gloria sopramondana a Lei ti raccosta e congiunge con perpetuo -bacio ed abbracciamento, e a noi tutti nella tua forma migliore ti fa -presente; nè mai ci paresti più vivo e spirante, nè mai sì vicino, nè -meglio sentito e veduto. Noi sentiamo nei cuori la possente tua voce; -vediamo l'anima tua volante sulle nostre bandiere; e il contatto divino -e diuturno di lei con tutte l'anime nostre ci riempie e scalda non ben -sappiamo di quali affetti soavi, e di qual pungente desiderio d'opere -grandi e intemerate e degne d'Italia. Prosiegui, etereo intelletto, -con quella efficacia stupenda ed ineluttabile che ora puoi colassù -da Dio medesimo derivare, prosiegui a correggere i petti traviati e -superbi de' tuoi cittadini. Mostra loro, che non accade senza terribile -necessità l'accumularsi degli infortunj, l'infierire dei destini, -l'empie battiture dei Barbari; conciossiachè unicamente nelle calamità -e nel dolore ripurgansi al pari degli individui eziandio le nazioni, -e come oro nel fuoco lasciano alfine le scorie de' vizj, e rimondansi -d'ogni macchia e bruttura. E il buon antico metallo degli Italiani, -scorgesi apertamente che dal secolare servaggio, dalle astiose -passioni e dalla ruggine dell'invidia e dell'albagia, troppo è ancora -offuscato e corroso. Mostra deh! loro, che in tanta dissoluzione dei -vecchi principj e delle vecchie credenze per ogni parte d'Europa, -e in tanto universale rigoglio di basse cupidità e ambizioni, non -da alcuna autorità di fede e di legge infrenate, a quella nazione è -promesso non che l'essere e l'arbitrio di sè, ma sì veramente il morale -e intellettuale imperio del mondo, la quale saprà innanzi e meglio -dell'altre infiammarsi della virtù, riedificare i principj, fuggir le -sètte e le sedizioni; e praticando ogni più duro e travaglioso dovere -di cittadino, procedere nobilmente al possesso comune ed inconsumabile -del diritto e della libertà. Imperocchè una voce arcana mormora -dentro il cuore dei popoli, e va lor dicendo: — apparecchiate le vie, -addirizzate i sentieri alla nuova forma di civiltà. Il mondo à sete -di giustizia e credenza; à sete di libertà germogliata dal dovere, di -scienza irradiata dalla religione, di popolari reggimenti corretti e -magnificati dall'educazione e bontà delle plebi. Sorgete, apparecchiate -le vie; e quel primo in fra voi che ritempreràssi nella fede, e arderà -del fuoco della Religione Civile, e farà gl'infimi e i sommi con più -amorevole atto insieme abbracciarsi, quello spezzerà del sicuro, come -Sansone, le porte del carcere suo; quello grandeggierà fra voi tutti, -e le sue piaghe saranno sanate, e tornerà a risplendere sulla montagna -come signacolo delle genti. - -Anima di CARLO ALBERTO, regnatrice vera e perpetua d'Italia, sento, -io medesimo sento che del tuo soffio immortale mi scaldo, e già della -virtù m'innamoro, della fratellevole unione ò desiderio infinito; -e parmi, nè stimo di errare, che simiglievoli effetti vai tu qui -producendo negli astanti numerosissimi. Concordia, o Liguri, o -Piemontesi, o Siciliani, o Napoletani, o Lombardi; amore e concordia, -per Dio. Dopo tante allucinazioni ed esorbitanze, dopo tanti odj e -sospetti, dopo le vane congiure, i temerarj conati, le gare fratricide -e spietate; giovi e talenti a noi pure di scrivere nella memoria, -o meglio nel sacrario del cuore, quella dantesca rubrica: _Incipit -vita nova._ Così i raumiliati e rifatti dalla sventura, così legati e -stretti d'un nodo, e potenti di fratellanza e di carità, faremo vero -quel tuo detto sovrano e profetico, o Re santo e inspirato; quel detto -a cui solamente il civile nostro dissidio à dato sembiante di amara -menzogna: L'ITALIA FARÀ DA SÈ. - - -_Due mesi dopo la recitazione dell'Elogio, veniva l'Autore scelto -deputato al Parlamento Piemontese dalle città di Genova e di Pinerolo. -Ma stategli dal Governo negate le lettere di naturalità, Egli -pubblicava nelle gazzette le parole che seguono:_ - - -AGLI ELETTORI DI PINEROLO E DEL SESTO COLLEGIO DI GENOVA. - -Fallitami una condizione richiesta ad esercitare l'ufficio di Deputato, -a me fallisce, Elettori, eziandio l'onore e la dignità di sedere -vostro rappresentante nel Parlamento. Ciò, per altro, non mi scema -il dovere di ringraziarvi pubblicamente, siccome fo, del mandato da -voi proffertomi; il quale, secondo mio costume, nè avea chiesto, nè -in alcuna guisa brigato e sollecitato. Io vi ringrazio, pertanto, con -caldo animo di aver voluto, scegliendomi, rendere buona testimonianza -all'intera mia vita, e dimostrare altresì ai popoli subalpini, che -voi tenete per concittadini vostri tutti i figliuoli d'Italia, e -credete ottimo consiglio di non rimovere dalla patria ogni soccorso -d'ingegno e d'opera che venir le possa da quelli. Intanto, col vostro -suffragio succeduto alle stampe del Comitato Elettorale della Liguria -da me sottoscritte, voi dato avete conferma e sanzione ai principii -in esse manifestati; e di ciò pure vi riferisco grazie speciali, e -trággone assicuranza e compiacimento: perchè non è mancato chi à voluto -appuntarle, e far chiose e commenti strani intorno ad alcuni nomi; -quasi che una lista prolissa di candidati non sia materia sottoposta -a molti accidenti, e ad alcuni peculiari e individuali rispetti e -motivi; e la volontà e l'opinione dei proponenti non uscisse chiara -e sincera dal tutto insieme della nota. E neppure è mancato in altre -provincie d'Italia chi quelle mie proteste d'imparzialità e di spirito -temperato e conciliativo à stimato insufficienti, e non abbastanza al -presente ministero inchinevoli e amiche: come se un ministero leale -e fidante nel proprio operato voglia e possa adombrarsi d'uomini -moderati, imparziali e conciliativi; atteso che questi certissimamente -piegheranno alla parte sua non pure quando la visibile bontà degli -atti di lui e il suo antico e assennato amore delle libere istituzioni -ad essi lo raccomandi, ma ben anche allora che, salvo l'onore e i -principii, la necessità dell'utile pubblico ciò senz'altro rispetto -e ragione lor comandasse. E in ambo i casi tanto più peserebbe e -fruttificherebbe il lor voto, quanto non cadrebbero appo veruno in -sospetto di servilità e di cieca adesione; e in quanto (giova serbarlo -in memoria) le passate miserie e paure non concedono ancora alla -moltitudine di spogliarsi di ogni sinistra preoccupazione inverso chi -regge la cosa pubblica, o loro s'accosta senza riserbo. D'altro lato, -io non so intendere come in paese da passioni tuttora commosso, e dalle -quali non sembrava abbastanza immune neppure chi amministra e provvede, -e quando era discrepanza non lieve di giudicii e di massime, chi volea -ragionar di concordia e persuadere ogni mente ad accorrere a dare i -suffragi, dovesse tutto gittarsi dall'una delle bande, e farsi tromba -di un sol partito. - -Il proposito di tutti voi, Elettori, fu di sottrarre da ogni rischio -non solo la legge fondamentale, ma eziandio ciascuna di quelle che sono -domandate organiche, e mallevano l'uso e l'autorità dei vostri supremi -diritti. Nell'una e nell'altre torna funesta al presente ogni notabile -mutazione; imperocchè al popolo fa ora bisogno, sopra ogni cosa, il -sentimento comune e profondo della sicurezza, della fiducia e della -stabilità e perduranza; e il potere egli, senza alcuna apprensione e -sospetto, restringersi tutto col Governo, e francamente e vigorosamente -ajutarlo. Ma sia lode al vero; da chi temiamo oggi che possa procedere -maggiore pericolo di mutazione e maggior contrasto alle nuove -franchigie? dai nemici della libertà, ovvero dai troppo amici? Contro -questi è la condizione grave dei tempi, sono l'uso e l'esperienza -cresciuti, è il buon senso italiano che disnebbiato dal fumo delle -astiose passioni, torna a poco a poco a risplendere di sua tranquilla e -nitida luce. Per contra, ai nemici palesi od occulti della libertà, e -a coloro che se non ucciderla affatto, vorrebbono almeno a tisichezza -condurla, ogni cosa sembra in Europa dare ansa e recar favore; e -poco meno che la intera Diplomazia, massime intorno di noi, dà loro -di spalla, e tutto dì li rinfocola e sprona e consiglia. Ciò posto, -chi non vede la convenienza, o, meglio, la necessità di mandare al -Parlamento uomini tanto caldi e fermi e fondati nell'amore di libertà, -quanto assegnati e riguardosi; e così indipendenti, imparziali e scevri -d'ogni affetto di parte, come leali e conciliativi? Conciossiachè -siffatti uomini solamente, senza spiacere agli incerti e incuranti, -che sono i più, nè troppo offendere quelli cui il passato facea prode, -valgono a spirare fidanza piena e durabile alla parte viva e illuminata -del popolo, nella quale sola può da ultimo il nostro liberale Governo -trovare difesa sincera, e sostegno naturale e gagliardo. Solo uomini -indipendenti e conciliativi insieme ànno vera facoltà di porgere ajuto -efficace e valido al ministero presente, talchè resista, dove occorra, -con avveduta saldezza e prudenza alle aperte e alle soppiatte esigenze -ed insidie esterne; e perchè respinga facilmente sì le innovazioni -importune e immature, e le smoderanze degli impazienti e fanatici; e sì -quello che al dì d'oggi è più temibile assai, le voglie cioè risorte -e i disegni ripigliati di reazione, e qualunque infelice proposta di -legge, con fine d'intaccare e restringere le libertà delle quali tutti -per lo Statuto godiamo. - -Queste considerazioni moveano voi, Elettori, nella vostra scelta; -moveano me, con pochi altri buoni italiani, a sottoscrivere le -circolari del Comitato Elettorale della Liguria. Io mi do pace assai -facilmente che se ne facciano ora poco benevole interpretazioni, e -ingiuriose alla fama mia. Più d'una volta i fatti ànnomi vendicato e -assoluto degli altrui torti giudicj;[44] ed io so troppo bene, che pesa -continuo sopra di me la sventura ostinata, ma non però ingloriosa, di -aver dispiaciuto a gente che mai non si placa e mai non perdona. - -Genova, li 27 dicembre del 1849. - - - - -SUL PAPATO, - -LETTERA ORTODOSSA A DOMENICO BERTI. - - _An non eligendi ex toto orbe orbem judicaturì?_ - SAN BERNARDO, Consid. IV, 4. - - -Fu la presente lettera scritta per venire inserita nella _Rivista -Italiana_, Giornale di scienze morali e politiche che stampavasi non à -molti mesi in Torino; e però accenna in principio a un articolo dettato -dal chiarissimo professore Berti, intorno alla dominazione temporale -dei papi, e pubblicato in essa _Rivista_ il 15 di agosto del 1850. - - (_Nota premessa alle due edizioni genovesi del 1854._) - - -I. - -Io non ò dubio, Signor mio, che allo scritto vostro intorno alle cose -di Roma, publicato or fa tre mesi in questa effemeride, non tenga -dietro l'assentimento e la lode degli uomini savj. Contro all'uso -corrente de' giornalisti che si compiacciono di asserir molto e poco -provare, e frondeggiano in concetti e in sentenze che, a stringerle -bene, dànno scarsa e leggiera sostanza, voi con un ragionare stringato -e calzante, e non iscordando mai (quello che in materie tali à gran -forza) il testimonio delle storie e il riscontro dei fatti, conducete -il lettore a certe e lucidissime conclusioni. Libere parole e forse -anche ardite adoperaste in geloso argomento, nel trattare il quale -gli assennati fanno ormai troppe reticenze, e troppe iperboli i -passionati. E d'altra parte, il buon senno italiano vi mosse a -distinguere sempre e con diligenza l'oro purgato ed incorruttibile da -sua scoria e mondiglia, separando la sostanza eterna di nostra fede -dalle forme caduche e mutabili. Certo, tale moderanza e giustizia che -esser dovrebbe usuale, massime in subbietti severi e di gran momento, -diviene oggi rarissima; e di là dall'Alpi, molto di più. Vedete la -Francia maneggiar di continuo, inverso il papato, o l'adulazione o la -contumelia. L'una fazione e l'altra avventa i sofismi come saette in -battaglia, e quindi accresce a dismisura la confusione e alterazione -degli animi. A noi Italiani, benchè dolorosi di danni e percosse tanto -maggiori che avemmo a tollerare da Roma, a noi in questa poca di terra -dove possiamo senza pericolo significare la mente nostra, non vien -meno la imparzialità del giudicio, e studiamo di recare ordine e luce -in quel generale scombujamento. Così non fossero mai gli stranieri -sopravvenuti a sturbare l'opera riformatrice de' padri nostri, i quali -più volte e con sapienza e coraggio altissimo impresero di raddrizzare -e correggere i traviamenti e le pravità della Curia Romana, senza -mettere in compromesso alcuno la sostanza della fede cattolica, e -fuggendo le controversie d'intorno al domma; una delle peggiori e -più mortifere pesti che affligger possano (diceva il Sarpi) l'umana -republica. - -Io sono stato in forse di movere novamente la penna sui casi di Roma, -veggendomi colà fatto segno a incredibile odio e a basse e sfrontate -calunnie, ed essendomi state sottratte da mano più inquisitrice che -ladra moltissime carte che io preparava di mettere in luce su quel -subbietto. - -Ma dalle parole vostre, o Signore, usciva uno spirito il quale mi à -fatto (io non so come) sentir dentro l'animo che il silenzio a questi -tempi, e in tale proposito, parrebbe o incuria o timidità o insipienza; -cagioni tutte tre biasimevoli. E se riscrivere tutto un volume sarebbe -fatica e tedio sproporzionato all'utilità, non per questo voglio -astenermi dal significare brevemente, e senza apparato di stile e -d'erudizione, alcuno di que' pensieri che io giudicava dover tornare -più profittevoli alla religione e alla patria. Nè già le menzogne -calunniose, e l'odio ostinato e cieco degli avversarj non manco miei -che d'Italia e dell'universal bene, mi condurranno a parlare stizzito, -e fuor dei termini del convenevole. Non può d'assenzio e di fiele avere -tinta la bocca colui il quale procaccia continuo di approssimarla alle -fonti sincere d'un'alta e libera filosofia. Oltre che, la ragione è -cosa serena ed imperturbabile: e non ostante che in Roma abbiano le -gazzette spacciato ch'io sono uscito del senno _ed ò perduto il ben -dell'intelletto_, desidero mostrar loro che ò l'intendimento sanissimo, -e neppure riescono di provocarlo all'impazienza e allo sdegno. Anzi, -voglio entrare con Roma in una gara onesta ed insolita, non tacendo -nessuna di sue miserie, e sfidandola tuttavolta alla prova di appuntare -d'eterodossia un solo de' miei concetti. - - -II. - -Consento e lodo assaissimo quel pronunziare che fate, che le cose -romane non possono convenientemente trattarsi con l'osservazione sola -de' casi politici, e con l'indagar le cagioni più materiali e più -prossime. E veramente, chi durerà nel dubio e nell'incertezza intorno -di ciò, pensando che il supremo pontificato, di qualunque forza -mondana e di qualunque regio splendore si attornii, sempre rimane una -potestà essenzialmente spirituale, e la cui viva scaturigine è dal -lato dell'uomo riposta tutta quanta nelle comuni credenze? Di quindi -proviene la necessità (lasciate l'altre ricerche) di esaminare parte -per parte cotale ultimo sostentamento della Roma papale, e di scoprire -e indicare preciso quali alterazioni profonde ed intrinseche vi sieno -accadute, e come cessarle durevolmente. - -V'à taluni publicisti in Francia, a cui pare oggi il Pontificato -sanissimo ed interissimo in ogni sua condizione, e pur tanto buono -e perfetto, che sono tinti di resía tutti coloro a cui entra in capo -di dubitarne; e riottosi e pessimi sono que' tre milioni d'uomini cui -non garbeggia gran fatto la paterna e mite censura del Sant'Uffizio, -e il dover rimanere esclusi soli essi e in perpetuo dalle private -e politiche libertà, di che godono o son per godere tra breve -tutte quante le nazioni civili d'Europa. Ma costoro volendo troppo -glorificare il papato, a me sembra che lo bestemmino, e travaglinsi a -scavargli sotto a' piedi la fossa, troppo meglio de' suoi nemici. - -V'à poi la schiera de' Diplomatici (io volea quasi dire turba), la -quale o non vede o nega il pregio e l'importanza di tutto ciò che -trapassa le arti loro e pon fondamento nelle coscienze, ed al cui -buon esito nè i ripieghi de' protocolli tornano sufficienti, nè quelle -simulazioni e malizie da cortigiani, condite di urbanità e di eleganza. -Nel Giulio Cesare di Shakespeare, certo ciabattino romano, per -nobilitare l'arte propria, chiama sè stesso, con lepida antonomasia, -un chirurgo di scarpe. A me, dico il vero, dove senta discorrere di -Diplomazia, torna mio malgrado a mente quel ciabattino del gran poeta, -perchè là pure sotto magnifico nome veggo nascosta un'arte infelice -di rattoppare cose vecchie e logore, che di lì a poco torneranno a -sconciarsi. - -Ma, come ciò sia, il pronunziato vostro rimane verissimo, che discutere -fondatamente del dominio temporale dei papi mai non si può, senza -discutere insieme, non che delle sorti comuni d'Italia, ma dell'essere -altresì sostanziale ed universale della cattolicità, e senza porsi a -scrutare le disposizioni odierne de' popoli intorno alla fede, e quello -che sia per ricondurre nei cuori una religione sincera e viva, e perciò -razionabile e non cavillosa, e conformissima punto per punto alla -scienza e alla civiltà. - -Io, per me, sento di potervi bene asserire, che in nessun argomento -morale e politico ò fermato il pensiere più lungamente e sì spesso, -come in questo del principato ecclesiastico; mosso a ciò eziandio dalla -necessità, sì per essermi tocca la mala fortuna di nascere a quello -soggetto, e sì per avere a cagion d'esso la miglior parte della vita -trascorso nelle amaritudini dell'esilio. Così, dopo assai meditare -ed esaminare, dopo raffrontate le storie antiche con esse medesime -e con le presenti realità, e i fatti con le idee, e le applicazioni -coi principj, sono da ultimo venuto io pure nella conclusione, che a -rispetto di Roma, la controversia politica in niuna maniera non può -separarsi e disciogliersi dalla spirituale, siccome quelle che sono -ambedue informate da una sola e stessa ragione e natura; e chi presume -di tenerle divise e trattar l'una in disparte dall'altra, incorre ad -ogni tratto in palpabili contradizioni, e somiglia quello inabile e -sciocco artista che volesse in alcuna pittura emendare e mutare le -pieghe d'un velo o d'un panno, senza porre veruno studio a conoscere -il corpo e i membri che ne sono vestiti; conciossiachè al principato -ecclesiastico dà contorni e pieghe la spirituale persona che il regge. -E da ciò procede parimente, che in verun altro subbietto di scienza -civile insorge fluttuazione e discrepanza maggiore di pareri e giudicj; -in nessuno alla verità dei principj contradice e ripugna da ultimo sì -manifestamente il fatto, e in nessuno la guerra intestina e sempre mai -rinascente dei contrarj elementi annulla i trovati e le risoluzioni dei -gran politici. - -Leviámone qualche saggio non men curioso che istruttivo. E prima, -voi v'imbattete in molti i quali (come onestissimi e al papato assai -riverenti) si sdegnano dell'opinione che si professa oltremonte, che -pel Papato non dica bene altra maniera di dominio temporale, eccetto la -dispotica; e sì provano con ragioni eccellenti, la libertà non dovere -mai riuscire avversa ed inconciliabile col principato ecclesiastico, -ed anzi dovergli prestar vigorezza e favore. Ma, per contrario, lo -scritto vostro afferma e prova con l'evidenza del fatto, che lo Statuto -romano nè fu dalla prelatura accettato lealmente, nè voluto eseguire -mai, salvo che per cessare i fieri e instanti pericoli. D'altro lato, -tal quale esso è (e parve prodigio), inchiude cento clausole e cento -riserbi da rendere vana (ove occorra e il consentano i tempi) qualunque -franchigia publica, e tutta la macchina del governo rappresentativo. Il -perchè, ogni mente oculata è costretta di credere, che rimanendosi Roma -quale oggi si vede, e le discipline della sua Curia e le condizioni -del Pontificato quali al presente sussistono, ogni qualunque specie di -costituzione liberale o diventerebbe in poco d'ora un nome vanissimo, -o saría cagione di guerra dolorosa ed interminabile tra la corte ed -il popolo, anzi tra la corte e qualunque altra potestà indipendente da -lei. - -La repentina e terribile necessità dei casi (io replico) carpì ai -cardinali quell'informe Statuto; dileguandosi la necessità, doveva -esso o cadere, o fare illusorie le libertà che promette. Dopo la -battaglia di Custoza, s'incominciò a Monte Cavallo a indietreggiare più -alla scoperta, e in governo costituzionale far luogo a due Ministri -insigniti di porpora e immuni però da ogni legale sindacato, sciolti -dal pericolo di giudizio e di pena, e sempre innanzi alle Camere -taciturni e invisibili. Dopo la rotta di Novara, sarebbersi i prelati -prestamente disfatti del Rossi, quando non avesse una scellerata mano -prevenuto il disegno. - -Del pari, v'à chi dimostra con argomenti robustissimi, attinti alla più -pura e profonda filosofia cristiana, che il dominio temporale dei papi -accordasi male con lo spirito del Vangelo, e ch'essi potrebbero senza -jattura veruna, ed anzi con utilità e rinvigorimento massimo della -religione, deporlo affatto, e tornare all'antica modestia apostolica. -Ma, d'altra banda, tutti coloro cui manca l'animo di pensare ad alcuna -essenziale riforma ed innovazione negli ordini della Curia romana, -veggono assai manifesto (quantunque vergognino di confessarlo), che a -quella Curia, spogliandola in tutto del principato, rimarrebbero brevi -anni, forse anche pochi mesi d'autorità e di vita. - -E però, mentre parlano ad ogni tratto della fiamma di fede cattolica -che li avvampa, mostrano di dubitare del sostegno saldo e perdurabile -promesso alla Chiesa di Dio. Ma veramente li turba e tiene perplessi un -intimo sentimento, il quale li avvisa, non consistere punto la Chiesa -di Dio in certe giurisdizioni fittizie ed ambigue, e in certe viete e -dispotiche consuetudini che la sede pontificale s'incaparbisce a voler -serbare, ed a cui nessuna promissione di celestiale soccorso fu fatta. -Quindi s'ostinano a dire, che il principato ed i suoi conseguenti sono -puntello della Chiesa; e a sottrarglielo, potrebb'ella, se non cadere, -scompaginarsi; e che non bisogna tentare Iddio, e stringerlo a forza -ad operare miracoli: non badando essi che a molto maggior miracolo il -vanno stringendo ogni giorno, di salvare la fede e il papato ad onta -delle sconcezze ed enormità che seco mena il poter temporale; ed essere -un modo assai più sconvenevole di tentare Iddio, quello di volere che -per prodigio cotidiano di grazia efficace i preti, arricchendo, si -serbino poveri; imperando a modo dei re, si serbino umili; vivendo in -delizie, si mantengano casti; empiendo le carceri e alzando patiboli, -si mantengano misericordiosi. - -Udiremo dire a moltissimi, che bisognava perdonare i prelati romani di -assai difetti. Non potevano a un tratto svecchiarsi, e in un giorno -solo svestire gli abiti del comando assoluto, nè con leggier fatica -avvezzarsi alla libertà, tenuta, e non senza ragione, in sospetto e in -paura per tanto tempo. D'ogni bene erano signori e dispensatori; qual -maraviglia se contendevano a pezzo per pezzo l'antichissimo patrimonio? -Colpa grave dei liberali fu volere ogni cosa ad un fiato. La libertà -sarebbe venuta ad oncia ad oncia, e proporzionando il carico nuovo -alle spalle del popolo che mal lo reggeva. Queste parole che sarebbero -savie in qualunque luogo, trovano in Roma ragioni opposte d'altrettanta -validità. Coi prelati romani non potersi fare a metà: cedono pur troppo -a due deità sole e terribili, la necessità e la paura. Altrove possono -le libere istituzioni avere piccolo cominciamento, ed aspettare dal -tempo e dalla educazione publica di profondare ed allargar le radici; -ma in Roma tanti germi ne porresti, tanti ne sbarberebbero, e tutto il -passato lo testimonia. Però bisogna che fra le due potestà intervenga -una piena separazione. - -Per simile, molta gente va predicando che agli uffici pontificali -bisogna l'indipendenza, e questa senza principato correr pericolo e -vacillare ogni giorno. Guardisi quello che era il papato in Francia -alla corte d'Avignone, sotto le ferree mani di Filippo il Bello e de' -suoi discendenti. - -Questa è la sentenza: ora mirate il fatto, e troveretelo tanto -discorde da lei, che assegnerete al vocabolo indipendenza ogni altro -significato, salvo il definito dai dizionarj. Certo, stranissima -indipendenza è quella che gode Pio IX tra l'armi tedesche e francesi, e -stretto e aggirato da' furiosi ristoratori d'ogni clericale tirannide. -Nè si dica essere accidente che passa. Perchè nessuno à cervello così -baldanzoso da indovinarne la fine; e tutto il lungo e miserevole regno -di Gregorio XVI trascorse in altrettanta preoccupazione e servitù di -mente e di spirito. I perpetui diritti, le vetuste giurisdizioni e le -libertà intangibili della Chiesa tacevano tutte innanzi all'Austria -e alla Russia. Quivi tre milioni e più di cattolici trapassavano -allo scisma con poco o nessun lamento di Roma; e con poco o nessuno -tornavano a quando a quando in Vienna a pigliar vigore le leggi -giuseppine: altra maggior cura premeva l'animo del pontefice; sventar -le congiure, sopprimere le cospirazioni, comandare nelle Romagne i -supplizj. In tale spavento viveva papa Gregorio non pure dei moti -politici, ma poco meno che d'ogni progresso di civiltà, che fu udito -affermare, infra l'altre cose, ogni strada nuova aperta ai viandanti -essere veicolo nuovo di corruzione. E nella enciclica addirizzata da -lui in principio del regno suo a tutti i vescovi moderatori del gregge -cattolico, non dubitava di registrare tra i flagelli del secolo le -politiche libertà: il che prova quanta poca misuratezza e imparzialità -di giudicio lasciavagli il principato, e con che massime dure e -imprudenti governar voleva la Chiesa. - -Così da ogni parte balzano fuori (diceva io) le contradizioni; perchè -tra il regno ed il sacerdozio, quali stanno al dì d'oggi e si vogliono -mantenere, ogni termine di conciliazione è impossibile, e mai non è per -uscire ex _alienigenis membris compacta potestas_. - -Tra parecchi partiti indagati e proposti per dare assetto e riposo -alla dominazione temporale dei papi, voi, Signore, scorgete assai più -vantaggi all'Italia, ed avviamento molto migliore al bene di tutta -la cattolicità, nell'avviso di alcuni statisti di stringere quella -dominazione alla città sola di Roma, od a poco altro territorio. Ora, -io pronunzio da capo, che non mutando l'essere e i privilegi dell'alta -ed infima prelatura, tanto è impossibile colorir quel disegno, quanto -tutti gli altri esclusi da voi; conciossiachè, dove l'armi straniere -non esercitino sempre un violentissimo reprimento, si vorrà dalle -genti di Roma fruire almeno delle libertà civili ordinarie e di larghe -franchigie comunitative, com'egli accade, per grazia d'esempio, -in America ai cittadini di Washington. Ma qual mai libertà civile -non verrà intorbidata ai Romani, ed anzi rotta e annullata, dal -Sant'Offizio, dagli sbirri del Vicariato, dall'arbitrio continuo ed -irrefrenabile de' maggiori prelati, dalle parzialità dei giudici, dalle -sciocche e strabocchevoli revisioni, censure ed inibizioni sulle stampe -e sui libri, dall'ignoranza e servilità delle publiche scuole, e dal -potere il governo inframmettere in ogni cosa l'autorità d'alcun canone -o d'alcuna bolla, dimenticata ma non disdetta, e giacente in archivio -com'arme vecchia in arsenale, che può a tempo e luogo tornare usabile e -acconcia? - -Per quello, poi, che s'attiene alle franchigie comunitative, non -son dubioso di affermare, ch'elle o promuoveranno fiero e continuo -contrastamento col governo clericale, o diverranno ombre vane fuori -che nell'aspetto e nel titolo, come da secoli sono state. Imperocchè, -questa lode della gente romana è da ricordare, che cioè non ànno -valuto la Curia e la prelatura a domare e spiantare qualunque spirito -di libertà e di resistenza in quel popolo, per insino a tanto che -gli rimase la possessione di qualche diritto municipale. E già Sisto -V, appena insediato, e con le prime parole che disse da principe ai -Conservatori di Campidoglio, li minacciò di togliere loro quel poco -(trascrivo i suoi termini appunto) che, per benignità sola della Santa -Sede, rimaneva ad essi di publica amministrazione.[45] Ed eziandio -quel poco fu tolto. Onde gli è accaduto, che forse tra tutti i comuni -italiani, sempre usi a godere di alcuna franchigia, il comune solo -di Roma ne venisse per intero spogliato; e quella toga fulgidissima -d'oro e di porpora in che il Senatore e i Consultori di Campidoglio -splendevano, altra grandezza ed autorità non significassero, eccetto -che crescere copia d'arredi e vaghezza di addobbi ai vespri e alle -messe pontificali. Ma lasciando ciò stare, chi, chiedo io, nella pace -presente, e senza promovere da ogni banda pericolo instante di guerre -e sollevazioni, sottrarrà le Romagne e le Marche alla signoria dei -papi? Tentisi e facciasi da chiunque; adóperinsi le maniere, l'arti -e gli spedienti più sottili ed accomodati; segua per effetto di qual -vogliate accordo e lega di principi poderosi; la curia romana, com'è -al dì d'oggi elementata e costituita, lancerà scomuniche ed interdetti -furiosi e implacabili, e si ajuterà, nè senza profitto, di sommovere -e d'infiammare tutto il mondo cattolico, ed eziandio il greco ed il -luterano, con assai più zelo ed impeto, che se una nuova eresia od uno -scisma nuovo intendesse a squarciare e spiccare violentemente alcun -altro membro dal corpo di santa Chiesa. - -Ben voi direte, che se gl'interdetti veementi e iracondi di papa -Caraffa non vinsero e non bastarono contro le armi del Duca d'Alva nel -bel mezzo del secolo XVI, meno assai basterebbero nell'età nostra. Ma -le plebi allora tacevano paurose: oggi quello che pensano e vogliono à -peso e pericolo; ed a cagione delle publiche libertà, più ardire mostra -al presente la scarsa fede rimasta, che la grandissima per antico. -Certo è, che quando gli Ottoni e gli Arrighi si brigarono d'aggiustare -le cose romane, nol fecero con le armi soltanto, ma eleggevano al sommo -seggio chi lor talentava di più, e l'esterior disciplina della Chiesa a -lor senno moderavano. Oltre di che, come userebbero i potentati, senza -troppo manifesta contraddizione, l'aperta violenza in quell'autorità e -in quell'uomo, per rialzare il quale ànno, poco è, sguainate le spade -con non picciolo spreco di danaro e di sangue? Impossibile, poi, tanto -accordo fra tanti principi e Stati, massime dove si tratta di ricche -spoglie da occupare e spartire. - -Rimane inconcussa, dunque, ed irrepugnabile la sentenza, che, non -modificandosi in nulla la Roma spirituale, nessuna composizione si -trova tra essa e i popoli che tiene soggetti temporalmente; e di -pari rimane certo, che le cose d'Italia non si possono rassettare in -unione ed in libertà; nè la famiglia cattolica intera avrà buona pace: -anzi, l'autorità della religione, parte per isdegno e rabbia, verrà -combattuta e negata, parte travolta al male, e adoperata a perpetuare -vecchie superstizioni e tirannidi. - -Per fermo, la gran bisogna dei prelati al presente è campare il dominio -loro secolaresco; e già da gran tempo son usi di accomodare piuttosto -le faccende della Chiesa alle necessità ed esigenze del principato, -di quello che adattare gli ordini del principato al miglior bene della -Chiesa. Nel che non adoperano quasi malignità: primo, perchè aggiustare -il principato come la Chiesa antica e lo spirito degli evangelj -ricercherebbero, vuol dire poco meno che rinunziarlo: in secondo -luogo, tutto quel popolo di chierici e di prelati che sale e scende -pel Quirinale e per l'Esquilino, cresce allevato in un sistema molto -fine ed artificioso di principj e di massime, venutosi componendo pezzo -per pezzo, e nel quale i privilegj dell'Ordine e le dignità cortigiane -e secolaresche sono con buona apparenza accordate e innestate con -lor dottrine teologiche; sicchè, ajutando quelle, credono queste -ajutare, essendo osservazione verissima e molto antica, che l'uomo -s'industria ed ostina a voler trovare un qualche utile compromesso tra -la coscienza e gli appetiti; e quindi, invece di conformare le azioni -ed i sentimenti ai sovrani dettati, piega bel bello e quasi senza -avvedersene i dettati all'utilità. La quale opera di storcimento e -dissimulazione per far bella mostra di sè e nascondere all'universale -(che è volgo) le fragili sue fondamenta, trova il soccorso degl'ingegni -battaglieri ed arguti, gran maestri di scrivere, autorevoli di scienza -e di vita, ed abilissimi a sciogliere nodi e viluppi di controversie. E -tali furono, per appunto, coloro i quali poco dopo la Sinodo Tridentina -dettero al sistema surriferito l'ultima forma dialettica, non più -mutata sostanzialmente di poi. E se ne può vedere un ritratto vivissimo -e coloritissimo nelle storie eleganti che di quel Concilio scriveva il -Cardinale Pallavicino. - -Ma, come ciò avvenga, certo rimane tuttavia (nè a voi nè a niuno -rincresca udirlo ripetere), che insino a tanto che quella mistione -singolarissima di dogmatica, di canonica e di politica dura e persiste -in Roma, e porge norma quivi all'educazione di tutto il clero, -perpetuerannosi le cause delle sedizioni e delle violenze in Italia, -nessuna pace di spirito avranno le coscienze cattoliche, e la maestà -del gran sacerdozio mai non tornerà ad imperare nel mondo con soave e -spontanea suggezione degli animi. Perchè la Cancelleria e la Prelatura -romana mai non possono e debbono sostenere che lo Stato della Chiesa -contermini con popoli liberi, nè che l'Italia si componga in essere -di nazione e viva signora di sè; atteso, principalmente, che ella -faría molto presto valere le sue franchigie e la sua volontà e i -suoi patti confederativi altresì in Roma. Similmente, non avrà pace -d'intelletto e di cuore la cattolicità; perchè oggi ella si viene -informando di spiriti nuovi e altamente civili; desidera, se non -amicizia, almeno concordia leale con le diverse confessioni cristiane; -il culto e le dottrine morali ritira dalla eccessiva misticità, e -le immedesima con la ragione e l'ordine sostanziale ed eterno del -bene; accetta e s'allegra d'ogni progresso di scienza; vuole la pietà -nemica d'ogni esteriore costringimento, e la religione separatissima -dai fini mondani e dagl'interessi di Stato. In quella vece, la Curia -romana teme ogni sorta d'emancipazione intellettuale e politica, -à per sospetta la scienza, per ingiuriose le riforme; s'adombra e -s'inquieta delle novità; nessuna concordia equa e leale consente con -gli accattolici; e non pure prescrive e propaga usi e modi assai poco -nobili e razionali d'esercitare la pietà,[46] ma non abborre (dovunque -può) dall'inculcarla a furia di leggi, e ottenerne l'apparenze e -le dimostranze con mezzi costrettivi e violenti. Per vero, tenendo -altra via, non tanto spaurasi ella per la interezza della fede e la -incolumità della Chiesa, quanto per la propria maggioria e pel suo -potere temporale assoluto; e perchè, sentendosi fiacca al presente di -ogni facoltà, e inetta a reggere a qualunque specie di paragone e di -competenza, rifugge da tutto ciò che varrebbe a rompere il cerchio -magico entro il quale sta chiusa, e in cui poco numero di chierici -e di scribi, tutti e sempre d'una qualità e d'uno stampo, presume di -perpetuare in sue mani il governo del mondo cristiano. Nel vero, di -coloro che maneggiano in Roma gli alti negozj, la più parte e la più -procacciante o nasce colà medesimo e succhia subito il latte delle -dottrine curialesche, ovvero è calata giù dai monti della Sabina e -d'altre terre suburbane; o, se pur viene di fuori, riceve ne' chiostri -e ne' collegi romani una medesima impronta di pensieri e di sentimenti; -sicchè troppo bene s'appropria loro il carattere e il nome di Casta. -Quegli altri, poi, che nuovi e inesperti convengono a Roma per cercarvi -mantellette e prebende, se non sanno l'arte, la imparano; e quelle -orme, sempre e da tutti e a un modo stesso ricalcate, studiano e -seguono ad una ad una con indicibile diligenza; perchè chi le sgarra -o le muta, quando peggio non gli succeda, rimane indietro. E poniamo -che parecchi insigni ecclesiastici vengano per l'Europa onorati del -cappello, e debitamente onorati. Ciò può recare lustro e dignità -maggiore all'Ordine; non profitto al concistoro e al governo, del quale -non sono partecipi. - -Adunque, di cotal gente quale io la descrivo, esce l'ordine prelatizio, -e di questo la principal porzione del collegio de' cardinali; dal -cui seno per ultimo esce il Pontefice, il quale dee di necessità -rispondere con la natura dell'opere sue alla natura del terreno e -alle qualità del seme di cui è rampollo. Ed egli e i suoi porporati e -il clero della sua Roma tanto meno aprono il cuore ad alcuna novità, -e ardiscono rompere una sola maglia di quella rete di pratiche e -d'opinioni in che sónosi da sè medesimi involti, in quanto ogni giorno -si riconoscono più straniati e divisi dallo spirito dei tempi, e manca -loro qualunque energia, salvo che di negare e resistere. Nell'avvenire, -nessun compenso al perduto, nessun rimedio al pericolo delle temporali -giurisdizioni, eccetto l'armi straniere e i patiboli. Mille accadimenti -e mutazioni reca via via il corso degli anni; ma tutte all'ultimo si -discuoprono sfavorevoli e inopportune alla prosperità e alla pace del -Quirinale, perchè a lui fa bene soltanto la immobilità, o ricomporre e -risuscitare il passato. Ma il flusso delle umane cose, simile all'acque -correnti, mai non torna allo insù. Tale a nostri giorni (nè vi esca -mai del pensiero) è il papato, e tale la schiera che più dappresso lo -circonda, serve e difende. Nè, per dir vero, sembra credibile a mente -sana ed illuminata, che le popolazioni cattoliche abbiano proseguito sì -lunga pezza a disconoscere il fatto, o conoscendolo, a non curarlo; e -che gran porzione del clero continui tuttafiata nella pietosa finzione -di giudicare che Roma e Chiesa riducansi ad un medesimo, mediante la -viva e fedele rappresentanza che far dee la prima della seconda. Oggi -l'orbe cattolico è rappresentato sì bene e sì lealmente in quella -metropoli, com'era sotto de' Cesari il mondo politico dai senatori -servi e adulanti, o dai Narcisi, dai Ninfidj e dagli Aniceti del -Palatino. - -D'altra parte, l'età nostra è acconcia e matura perchè que' funesti e -perpetui ripiegamenti e ritorcimenti di Roma in sè stessa si rompano, -ed ella uscendo con la mente e l'affetto a visitar le nazioni, si -ritempri e ringiovanisca nello spirito nuovo ed universale della -cristianità. E dacchè è necessario per ciò nella Curia e Prelatura -romana mutare o le persone o l'animo, e questo è fatto inemendabile -dalla forza dell'abito e dell'interesse; occorre che l'altro partito -si tenti. Ma, per condurre e stanziare in Roma nuovo ordine di -ecclesiastici, assai diverso nell'opinioni e nell'opere dall'anteriore, -manifesto è ch'ei si conviene piegare e adattare a cotale effetto le -istituzioni e le discipline; con questo riserbo per altro, che tanto -solo si modifichino e si correggano, quanto bisogna perchè il fatto si -avveri e perseveri, e sia fecondo di bene. - -Non m'è avviso per al presente di condurre il discorso a meglio -definire e specificare coteste mutazioni della Roma spirituale: mi -basta, egregio Signore, aver fatto rincalzo da molti lati a quella -proposizione con cui si apriva la lettera mia, ed in cui si sostiene -e s'incardina: che, cioè, in Roma la riforma politica intimamente si -connette con l'ecclesiastica; e l'una senza l'altra non può succedere, -nè, succedendo, durare e fruttificare. - -Nemmeno è da mover dubio, mirandosi unicamente al valor razionale -delle cagioni, se le riforme politiche debbono antivenire o no -l'ecclesiastiche. Imperocchè noi dimostrammo abbisognare innanzi ogni -cosa, che per la virtù peculiare d'alcun ordine nuovo spirituale -muti l'ordine delle persone, e con esso gli animi, i pensamenti -e i costumi; e così fare asseguibili non soltanto le libertà e -trasformazioni opportune nel temporale, ma ogni buona fortuna d'Italia, -e il rinfrancamento delle credenze, e una gioventù nuova e robusta -di tutto il consorzio cattolico: il quale, la Dio mercè, a simile -risorgimento è apparecchiatissimo, e più assai che non vien reputato -dai cortigiani in rocchetto ed in cappa magna. Nè faccia gabbo al -giudicio vederne apparire sol pochi segni; perchè tuttavia perseverando -nella cattolicità una gerarchia stretta, riguardosa e fortemente -disciplinata, la infermità e torpidezza del principal membro fa -sembrare malsano e debole tutto quanto il corpo; e veramente, spirano -dal Vaticano ai dì nostri piuttosto che un soffio ricreante di vita, -influssi di letargia e d'agghiadamento. - -Imperciò, presupponendosi eziandio che mutare qualcosa della Roma -spirituale riesca difficile e travaglioso quanto l'indurre larghi -e intrinseci cambiamenti nel temporale, porta la ragione che si -voglia piuttosto lo sforzo maggiore rivolgere a conseguire il primo. -Perchè, vinte quivi le resistenze ed appianate le vie, qualunque -natura di bene civile e politico se ne ingenera quasi di per sè -stesso: il che non si prova con altrettanta certezza dall'altro lato; -stantechè (teniamolo saldo in memoria) negli istituti che reggono -e signoreggiano per l'efficacia e il valore di antiche opinioni e -consuetudini, le mutazioni materiali ed estrinseche, discompagnate -dalle morali e interiori, violentano ma non correggono, e più sono -atte a perturbare che a rassettare. Chi mal consente a questo vero, -ricordisi almeno di ciò che vide egli stesso, o dal padre gli fu -narrato. Bonaparte condusse prigione Pio VII a Fontanableò, e il vi -tenne chiuso qualche anno, e dettavagli da ultimo un concordato a sua -voglia. Era uso di forza e d'audacia fortunatissima, ma sproveduta di -sapienza riformatrice; e non recò frutto. Cessato appena quell'impeto -soldatesco, Roma ripigliò le sue antiche sembianze, nulla avendo -imparato e men che nulla dimenticato. D'altra parte, non sembra -mai troppo difficile e faticoso all'uomo ciò che è necessario ed -inevitabile, e si fa scala insieme a grandissima utilità, e quando gli -vien dimostrato che tutt'altro tentamento sarebbe indarno. - -Ben so che l'ordine di ragione troppo rado si accorda con quello de' -politici accadimenti, e la fortuna e l'armi e le passioni non iscelgono -la loro via; ma dove l'impeto li rivolge, colà si precipitano. Io so -bene altresì, che quando per effetto di qual sia caso la forza e la -volontà popolare venissero in Italia al di sopra, elle inesorabilmente -proseguirebbero la lor vittoria, stimandosi padrone affatto ed -onnipotenti. Ciò per altro non vieta che quella forza e volontà, -scompagnate dalle mutazioni morali e spirituali, non rimanessero -incerte del fine e nella vittoria stessa impacciate; e quindi, per -la ostinazione indomabile altrui, trascinate ad atti eccessivi, sino -a che sorgesse una dolorosa necessità di piegare ed indietreggiare, -perdendo i maggiori frutti e i migliori del buon successo. Del resto, -gli è assai naturale che le sollevazioni, le guerre ed altri violenti -e scomposti fatti entrino inconsultamente in quel primo sentiere che -lor si schiude davanti: ma colui che indaga il valore universale ed -intrinseco delle cagioni e l'ordine di operare che ne proviene, non può -nè correre nè fermarsi dove lo sdegno e il volgare giudicio e corre -e si ferma; invece, egli procede tanto oltre, quanto gli fa d'uopo a -trovare il punto da cui dipende la mole intera dei casi, e l'ultima lor -ragione. A cotesto punto, e non altrove, intende guardare la lettera -mia. - - -III. - -V'à parecchi onesti e timorati, ai quali ogni pensiero d'innovazione, -tuttochè ristretta alle condizioni esteriori e non sostanziali del -Papato, sembra arditezza e profanità incomportabile, e uno sdrucciolo -all'eterodossia e alla miscredenza. Ma perchè non può accadere a' dì -nostri ciò stesso che più d'una volta à la Chiesa veduto e approvato -senza scandalo e nocumento, e rimanendosi intatta nell'essere proprio -e ne' suoi principj di scienza e di pratica? Ei si conviene o tener -chiuse tutte le storie, o lette dimenticarle, perchè risolutamente si -neghi le forme del Papato e la costituzione della gerarchia suprema -cattolica, non avere sostenuto mai mutazione profonda. Ma il vero è pur -questo, che tra le forme e disposizioni del Papato quale esercitavasi -da Gregorio Magno, e l'altre che incominciarono ad attuarsi e valere -per opera segnatamente di Niccolò II e Gregorio VII, interviene -assai più differenza di quella che, al mio sentire, ricercherebbesi -oggi a ricondurre in concordia piena, e d'infiniti beni ubertosa, la -civiltà e la religione. Parlo di notizie ovvie e non peregrine; pure -è necessità ricordarle a chi non le ignora, ma le dissimula. Gregorio -Magno poteva ogni cosa; e i maggiori negozj e le più dure discettazioni -d'Italia e dell'Occidente venivano trattate da lui, e con autorità -e sapienza composte. Ma tutto ciò, non per diritto di principato, -non perchè sudditi avesse nè esercito nè navile nè publico erario, -ma sì mediante un sommo arbitrato che i popoli nelle differenze loro -gli concedevano, per caldo di religione, e per la gran sicurezza -ch'entrava negli animi del senno civile di lui, non uguale solamente ma -superiore al secolo tralignato e ruinante a barbarie. Ildebrando, in -quella vece, aggiungeva al pastorale lo scettro; e non contento delle -provincie le quali già tenevano i papi da Carlo Magno, rifermava i -Normanni sul trono di Napoli con titolo di suoi tributarj, e pretendeva -diritti regj altresì sull'Ungheria, Danimarca, Croazia e Dalmazia; e a -Guglielmo il conquistatore ingiunse di riconoscere da lui solo il reame -d'Inghilterra, e di fargliene omaggio. Parvi egli, illustre Signore, -poca e leggiera trasmutazione, passare nel temporale dallo stato di -soggetto a quel di monarca, e la mansueta autorità dei Vangeli armare -di mondana potenza, fornirla di soldati, di balzelli e di giustizieri? -Ma vi è più oltre di novità. Gregorio Magno non solo piacevasi di -riconoscere i Cesari a sè superiori nelle faccende del secolo, ma li -comportava tali in molta porzione altresì della polizia esteriore -ecclesiastica; e obbedivali eziandio (quello che importa assai di -notare) ne' comandi che gli parevano gravosi al clero, e, sotto qualche -rispetto, dannosi al far prosperare la religione: come testimonia -quella lettera sua, mille volte citata, a Maurizio imperatore.[47] - -In quel cambio, Gregorio VII e i suoi prossimi successori stimarono -a sè inferiori e soggetti i Cesari e tutti i monarchi del mondo, -i quali (uso della comparazione che leggesi nelle bolle), come la -luna piglia splendore dal sole, pigliano dal pontefice, sole della -cristianità, l'autorevole lume proprio. Quindi ai papi venne pensato -di ben potere (dove occorresse estremo castigo) deporre i monarchi -dai seggi loro, e dispossessarli d'ogni diritto, e dal debito di -sommessione e obbedienza disciogliere i popoli, ed anzi armarli alle -volte contro quelli e crocesignarli. Là, pertanto, con San Gregorio, un -pontificato affatto spirituale e che nulla del mondano s'arroga; qua, -con Ildebrando e coi proseguenti l'opera sua, un pontificato provisto -di regale giurisdizione, e divenuto signore ed arbitro delle corone. -Là, due potestà divise ed indipendenti ne' proprj ufficii; qua, una -sola, suprema e impartibile, che tutte l'altre soggioga, e la quale -fabbrica e innalza al colmo la universale teocrazia. Nè perciò tutte le -differenze peranco sono avvisate ed annoverate. Gregorio Magno era dai -suffragi del popolo, con liberi e appropriati comizj, eletto ed alzato -allo splendore e alla santità della tiara. Gregorio VII, invece, veniva -scelto e salutato pontefice nello stretto collegio de' cardinali, -istituzione singolare e novissima nella Chiesa. D'altre minori varietà -e differenze fra i due tempi paragonati, me ne passerò con silenzio; -parendomi che alle testè ricordate non se ne possano trovare e neppur -pensare delle maggiori. - -Al presente, io mantengo essere al Papato sopravvenuta una -indeclinabile necessità di cambiare in sè stesso parecchie condizioni -e costituzioni; ed, al creder mio, nessuno fa guerra più pericolosa e -spietata al bene di quello, quanto chi si ostina a volerlo intatto ed -immobile in ogni sua forma attuale. - -E che? sembrami già udir gridare i Farisei d'oltremonte, avresti tu -animo d'assomigliare la Roma spirituale moderna a quella di Nicolò e -d'Alessandro II o del suo magnanimo succeditore? Dove oggidì le fazioni -che si accoltellano e uccidono sulle piazze per tirare a sè col sangue -civile la elezione d'un papa? Dove oggi il concubinato del clero, le -simonie cotidiane, la feudale oltracotanza che invade il tempio santo -di Dio, e trasforma i prelati in baroni e le badie in castelli? Dove -la generalità dei preti e dei monaci oppressa e tiranneggiata dai -Vescovi fatti principi, e sì potenti divenuti di terre e vassalli, -che rendevano necessaria in Gregorio VII quella specie di dittatura, -e quelle arti medesime di cui più tardi usarono tutti i monarchi per -isciogliere e disfare le aristocrazie? Rispondo (se mi si concede -lingua), che i corpi morali infermano siccome i fisici di malattie -strane e diversissime infra di loro, ma pur simili in ciò che annullano -con effetto uguale la sanità; e posto che sieno gravi ed assai -radicate, ricercano pronto ed eroico rimedio. Nella età d'Ildebrando e -d'altri che il precedettero, il Papato ammalava d'ardente e acutissima -febbre; oggi è infermo di languore e di cascante vecchiezza. Roma -allora farneticava, oggi decrepita bamboleggia. L'un caso è dall'altro -differentissimo; ma in entrambi fanno mestieri farmachi vigorosi e -solleciti, sebbene di diversa natura e virtù. - -Che manca ora al discorso? Certo, che si dimostri il vero di tanto -decadimento. Ma per gli uni è cosa manifestissima; per altri non -basterebber volumi a provarlo, perchè il vero che s'odia, quanto più -splende, con più sfrontatezza è negato. Fra le due schiere avversarie -rimangono molti non preoccupati e però imparziali, ma poveri di notizie -e impazienti di far ragguaglio minuto ed esatto fra tempi e cose tanto -diverse e lontane; e ad essi un compendio appunto di quelle notizie -tornerebbe, io credo, gratissimo e profittevole. Lasciatemi, dunque, -o Signore, delinearlo per sommi capi e com'io l'intendo. Userò parole -da storico, e forse più magistrali che una lettera non comporta; ma da -niuno scrittore e con nessun'arte si può combattere le necessità del -suo têma. A comparazione, poi, della vasta materia, sarò brevissimo. -Darò dei fatti poc'altro che un giusto elenco, ma tutti veri e -palpabili; quindi sufficientissimi a costruire buona dimostrazione. - - -IV. - -Da chiunque conosce fiore delle storie ecclesiastiche verrà confessato, -che in tutta quasi la età di mezzo nessuna maniera di potenza e nessuna -specie di grandezza civile conobbe il mondo, la quale non rilucesse -in massimo grado nel Pontificato romano. E può dirsi anzi, che la -civiltà tuttaquanta foggiavasi allora e informavasi unicamente delle -fogge e forme che le porgeva la cattolicità, e però i capi supremi di -questa. Ai dì nostri, per contrario, è visibile che alcune di quelle -potestà e maggioríe sono affatto scomparse, e in tutte le rimanenti -è precipitosa declinazione; quando pure non se ne voglia eccettuare -quella tendenza perpetua della Roma papale, a ridurre di più in più -il reggimento della Chiesa a stretta forma di monarcato. Nel che io -concedo Roma non essere declinata; ed anzi, i modi del suo governo -tenere assai più del regio e dell'assoluto quest'oggi, che non ai tempi -(poniamo) d'Ildebrando e di Bonifacio. Perchè, sebbene ai giorni loro -niuno sospettasse dell'autenticazione e veracità delle false Decretali, -e tuttochè le sentenze d'un libro che ascrivesi comunalmente a Gregorio -VII[48] ricevessero confermazione dalla Sinodo ch'egli convocava appo -sè in Laterano nel 1076, e ponessero con ciò il colmo all'autorità dei -pontefici, così per la giurisdizione come per gli uffizj nell'Ordine; -purnondimeno confuse e mal definite e dubiamente applicate si -rimanevano in molta porzione quelle dottrine, e vi ostavano tuttogiorno -usanze e possessi antichi, privilegi e prepotenze di principi. E però, -all'arbitrio pieno ed incontroverso che le più volte esercitavano que' -pontefici nel reggimento della Chiesa, si vuole assegnare per cagione -principalissima l'altezza di mente, l'energia propria e fortunata -di parecchi di loro; e la ignoranza, lo scompiglio e la dissoluzione -estrema dei tempi. - -Non vi sia di tedio, o Signore, lasciarmi alquanto discorrere questa -materia in cui giova insistere per maggiore dichiarazione del nostro -subbietto. - -Dico, dunque, che il dominio assoluto dei papi trovò conferma e -sanzione solenne più tardi, e particolarmente dalla Sinodo tridentina, -la quale nol contradisse, e, fuori assai dell'aspettazione comune, -contradisse invece le massime ristrettive dei concilj di Costanza e -di Basilea. Vero è che alquante cose ne tagliò e corresse; ma con ciò -appunto a tutto il gran rimanente pose suggello, e stimò di rimarginare -le piaghe mortali aperte nel Papato dalla servitù avignonese e dallo -scisma durato non meno di quarant'anni. Più modernamente non sostenne -quel dominio assalti e guerre pericolose; imperocchè le dichiarazioni -del clero francese nel 1682 non vennero dall'Europa imitate, e -l'opposizione di Porto Reale affogò nella teologia. - -A me non compete il giudicio del fatto. Ma sembrami utile assai che -il mondo se ne ricordi, e si noti con più diligenza il trapassare -che à fatto la comunione cattolica dagl'istituti (come in politica si -direbbe) popolari e misti, a quelli di monarchia poco meno che intera e -arbitraria. - -A coloro cui mette spavento l'udir parlare di mutazione e di novità -nella Chiesa, io maraviglio forte come non faccia alcuna apprensione -nè svegli alcun dubio questa verissima e sostanzialissima alterazione -insinuatasi nell'orbe cattolico. Per fermo, ei non negheranno che -l'elezioni de' vescovi a popolo da prima si diradassero, e poi si -stringessero all'ordine solo dei preti, più tardi ai soli capitoli -delle cattedrali, e da ultimo cadessero tutte o in mano al pontefice, -ovvero in mano de' principi, con ciascuno de' quali (rimosso ed escluso -affatto il popolo e il clero) patteggia quegli di pieno arbitrio e -stipula i concordati: il cui primo esempio infelice quello fu tra Leone -e Francesco I, ove molto guadagnò il papa, moltissimo il re, e perdè -invece ogni cosa il clero, usato a richiamarsi ai principj e ai diritti -della Prammatica sanzione. - -Per simil guisa, come in principio ogni vescovo perveniva alla -risoluzione de' negozj con l'ajuto e consiglio del presbiterio suo; -e i Patriarchi, i Primati e i Metropolitani, con quello dei Vescovi -suffraganei e de' Sinodi Provinciali e talvolta de' nazionali; e il -Papa, infine, con l'assistenza, autorità e consultazione di tutti essi: -in decorso di età, i vescovi pigliarono avviso o dal proprio senno -o dai mandamenti di Roma; e i papi, sempre meno solleciti di adunar -concilj, e raccolta ogni potestà consultiva nel Collegio de' cardinali, -terminarono col non molto inclinare ed attendere a questo medesimo, non -ostante i capitoli ristrettivi e severi giurati innanzi da Martino V e -da Eugenio IV, poi da Paolo II, e da talun altro lor successore. E dove -peraddietro ogni faccenda di momento deliberavasi in Concistoro, e si -pubblicavano le risoluzioni come fatte _de consensu Fratrum_, oggi quel -consentimento o non è domandato, o vien presupposto, o piglia valore -ed uso di cerimonia. Oltre di ciò, il titolo arrogatosi dai pontefici -di patriarchi d'Occidente; le riserve senza misura moltiplicate; le -cause avocate a Roma da tutte parti del mondo; i legati nelle provincie -spediti con facoltà imperiose e superlative; le fraterie dall'obbedire -agli ordinarj esentate; le dispense copiose e gli innumerabili -privilegi e favori che dal Quirinale tuttogiorno provengono, -sottraendo, come può scorgere ognuno, e derogando l'un di più che -l'altro alla giurisdizione propria dei vescovi, ànno altrettanto -aggrandita ed esagerata quella dei papi. La quale, d'altra banda, di -semplice esecutrice e custode di leggi, sembra ascesa e trapassata alla -gran potestà di quelle creare e mutare. E veramente, da lunghissimo -tempo le decretali e le bolle competono di materia, di maestà e di -forza, coi canoni più vetusti e solenni. Il perchè, la legislazione -ecclesiastica, guardata e avvisata negli usi suoi cotidiani e nel -concetto de' moderni, tende a convertirsi in un Editto papale perpetuo, -come di già nel civile l'Editto imperatorio pigliava il luogo dei -Senatoconsulti e dei Plebisciti. - -Nè già si nega che questo condursi pian piano il Pontificato a più -stretti ordini di monarchia, fu condizione e incremento naturale di -cose, meglio che arte e ambizione di prelati e curiali. Conciossiachè, -lasciando stare l'altre ragioni, ei si fa manifesto per sè medesimo, -che in un gran corpo sociale composto di membra diverse, interessi -discordi, comunità orgogliose, superiori gareggianti, appena scema e -rallentasi quella caritevole unione che le virtù e lo zelo primitivo -ed eroico annodarono, bisogna o correr pericolo di scissure e -dismembramenti, o che cresca e pigli nerbo una forza interiore, -unitrice e moderatrice. E tanto è ciò vero, che al forse smoderato -predominio papale, ognuno, dopo lo scisma germanico, cedette luogo, -e lo reputò salutevole e necessario, singolarmente in Italia, fatta -provincia spagnuola, e dove il Papato serbava ancora alla nostra -nazione alcun titolo di preminenza. Io voglio unicamente notare fra -voi e me, che per lo stesso naturale procedere delle cose, la potestà -monarcale, ed anzi ogni potestà di governo, sia in uno o in pochi o in -tutti raccolta e compiuta, rischia di disfarsi e perire tuttavolta che -a sè medesima non procura un limite, una competenza ed un sindacato. E -si affermi pure, che il pontificato romano non possa disfarsi e perire; -può nondimeno infiacchirsi e scadere, e tutti i danni e gli sfregi -patire della infermità, della decrepitezza e dello scredito universale. -E però, con gran senno parlava quel vescovo di Granata ai Padri di -Trento, che s'egli con ardore venia fiancheggiando i diritti e le -giurisdizioni dei vescovi, ciò era appunto perchè volea salva e integra -in futuro l'obbedienza e l'ossequio de' popoli inverso la Santa Sede. -Per fermo, se al presente travagliare della Roma spirituale sono da -attribuirsi altre molte cagioni oltre l'imperio di lei eccessivamente -assoluto, questo, per lo meno, la reca ad un'accidia e ad un languore -funesto ed immedicabile, e rendela insufficiente ad ogni gran gesto, -e incapace per niuna guisa di restaurarsi e di rifiorire. Attesochè -non ferve la vita e non si mantiene rigogliosa e operante laddove -alle facoltà e doti de' valentuomini non è lasciato libero spazio e -sicuro; nè dove i premj e gli onori poco dipendono dalla virtù e molto -dal patrocinio; e dove, alfine, tutto si compie o col regolo di viete -prammatiche o col maneggio de' cortigiani. - - -V. - -Non accadono molte parole a mostrare la depressione estrema e finale di -Roma a rincontro delle potestà civili del mondo. Cominciò il Papato con -assai modestia e prudenza, vivendo a quelle sottomesso e obbediente, -pure allorquando assalivano ed invadevano alcuna libertà vera e -legittima della Chiesa: testimonj que' Cesari che nei negozj conciliari -e nelle discipline clericali più del debito s'intramettevano. Dal -che appare, che mentre con gli anni, migliorandosi la fortuna e -crescendo le forze del Pontificato, si pensò di mescolare la facoltà -ecclesiastica con la civile, e rendere questa grado per grado suddita -a quella; ne' primi secoli, invece, lo sforzo e l'ambizione de' -papi stringevasi tutta a dividere quant'era possibile l'un potere -dall'altro: e Papa Gelasio affermava, opera di Gesù Cristo essere la -lor divisione, e del Diavolo il lor meschiamento. Disfacendosi, poi, -d'ogni lato l'impero orientale, e quello dei barbari smembrandosi in -minuti regni, mantennesi il Papato per molti anni indipendente ed -illeso ne' proprj officii spirituali. Alzò la speranza e l'ardire -con le sacre dei re e de' nuovi Augusti, abilmente intervenendo ad -autenticare diritti dubiosi ed incerta legittimità di possesso. In -tal guisa pian piano ascendendo, e vinta più tardi la lite pertinace -e terribile delle investiture, trovò in fine arbitrio di sentenziare, -ch'egli era principio e fonte d'ogni potestà eziandio politica e laica, -e Cesare stesso ricavare da lui l'origine della propria. - -E come in sul primo alla elezione dei papi occorreva l'assentimento -imperiale, nel procedere del tempo fu bisogno invece agli imperatori -di chiedere per sè medesimi conferma e consecrazione ai papi; e quindi -stimarono i popoli, che da solo il consiglio e l'autorità di Gregorio -V venisse in Germania ordinato il modo di eleggere i Cesari, corretto e -sancito dipoi dalla celebratissima Bolla d'oro. Tantochè, Innocenzo III -(spirito alto e magnanimo) negò da ultimo di riconoscere nel Vicario -dell'impero alcuna signorile giurisdizione, se dal pontefice non n'era -investito e dalle sacerdotali mani non ne pigliava le insegne. - -Magnifica esaltazione fu questa, ma non duratura; e Bonifacio VIII, -che del generale e rapido mutar dei pensieri non ben s'avvedeva, -lottando con Filippo IV di Francia, cadde nel conflitto e trascinò seco -l'universale teocrazia; la quale mai non potè riaversi della guanciata -sacrilega e vile del Nogarette. Non la guarirono di quel colpo le -sottili teoriche del Bellarmino e della scuola di Salamanca intorno al -giure divino e sociale; non le ristampe e promulgazioni reiterate per -tutta Europa, e massime da Pio V, della bolla in _Cœna Domini_. Essendo -principalmente che re e signori, senza destar rumore e mover querele, -si difendevano e schermivano abilissimamente, negando alle stampe e -alle intimazioni di Roma il _placet_ e l'_exequatur_; e in quel mentre -stesso che commettevano ai giuristi di corte di far valere appresso -la pontificia segreteria l'escusazioni o i privilegi o i diritti di -lor corone, minacciavano di prigione e di forca il primo prete che ne -zittiva. Tanto poco furono meritati i pontefici di essersi posti in -lega strettissima col principato, abbandonando quasi al tutto la causa -de' popoli, e di guelfi facendosi ghibellini, e sforzandosi con gran -zelo di far sentire ai monarchi quanto necessario era di accordarsi -bene insieme, e mettere impedimento alle novità temerarie che d'ogni -banda prorompevano. - -Così declinarono rapidamente nel mondo cattolico l'idea e la pratica -dell'universale teocrazia: benchè la corte di Roma ne venisse poi -con diligenza, industria ed ostinazione incredibile, conservando e -ristorando parecchie parti, le quali sminuzzate e particolareggiate -sotto nome e titolo di giurisdizioni ecclesiastiche, le davano ad -ogni poco buona entratura nelle faccende temporali dei regni; e con lo -Stato civile, con le cause miste, con le dispense, con le clausole dei -concordati e con simili altri intermettimenti, ella occupava per tutto -e sempre una porzione notabilissima sì del dritto publico generale e sì -dello speciale e proprio di ciascun popolo. - -Ma verso il mezzo del secolo andato, le cose cambiarono e si -rinvertirono di maniera, che l'ingerimento indiscreto e illegittimo, -e la voglia immoderata d'usurpazione passò di nuovo, e con molto -minore scusa, dai pontefici ai principi. In mano di questi ridotto -l'eleggere i vescovi, e dispensare altri ufficii e onori da chiesa; -abolite le immunità; cacciati a forza i Gesuiti; soppresse in più -luoghi le mani morte; imposte regole al noviziato monastico; vôtati più -conventi e distribuítone altrui l'avere; sottomessi a forza i frati -alla giurisdizione de' diocesani; annullate le decime; salariato il -clero; occupata in gran parte la collazione de' beneficj; dappertutto -aggravata la suggezione del sacerdozio alla autorità laicale; un -pontefice vecchio méssosi in lungo viaggio e, contra tutte usanze, -venuto egli stesso a Vienna ad implorare da Cesare di non più oltre -manomettere le facoltà e i diritti della Chiesa Lombarda ed Austriaca, -e tornatosi inesaudito: e ciò tutto avanti del gran conquasso che i -rivolgimenti strani e vertiginosi di Francia recarono alla fiacca e -logora Europa. Confesserò bene che i tempi sembran da capo mutare, -e appresso molti governi si va moderando il proposito antico di -assoggettare la Chiesa allo Stato. Ma ciò accade per virtù d'un -principio avversato ed astiato oltremodo dalla Curia Romana, ed i -cui medesimi beneficj le sono sospetti e le san d'amaro. Io intendo -discorrere sì delle libertà politiche, e sì di quella preziosa ed -inviolabile, che domandano di coscienza. La massima odierna si è, che -il comando civile non penetra negl'intelletti e nelle coscienze; e però -essendo la Chiesa nella sua vera sostanza una spirituale potestà che -non dee voler dominare salvo che ne' cuori e negl'intelletti, e con -forze prettamente morali e persuasive, lo Stato non à ragione nè titolo -alcuno d'inframmessa e d'impero nei negozj di quella. Concetto santo -ed alla religione medesima salutifero; ma Roma non se ne accomoda, e -i frutti buoni che or ne coglie, teme di dovere scontare più tardi a -grandissimo prezzo. Nè in tali apprensioni e paure ella piglia inganno. -Chè, per lo vero, il termine ultimo della libertà di coscienza è -pareggiare innanzi allo Stato e alla legge tutte le confessioni e i -culti cristiani, e far trapassare la Chiesa Cattolica dalle ampiezze e -privilegi del dritto pubblico che ancor le rimangono, alla modestia e -alla ugualità del dritto privato, come alla Chiesa Cattolica Americana -di già interviene. Per fermo, le attinenze varie e gelose e le -mutue obbligazioni tra Chiesa e Stato, che al presente sono dubiose, -implicate e in contesa acerba ed interminabile, diverrebbero allora -nette, piane, agevoli ed accettabili d'ambo i lati. Ma il Cattolicesimo -dovrebbe, in tal presupposto, maggioreggiare per virtù e luce soltanto -di sua dottrina, e per l'efficacia degli esempj e dell'opere. Al qual -cimento andranno fidanti e sicuri gli schietti e mondi e fervorosi -cattolici, ma la Curia romana vi andrà trascinata e come la biscia -all'incanto. - -Io penso che da voi e da qualunque discreto lettore sarò prosciolto -affatto dall'obbligo di provare lo scadimento compiuto ed irreparabile -del potere temporale dei papi. Chi dice di nol vedere, o s'infinge, -o è talpa dell'intelletto, o vive fuor del mondo e del secolo. Oggi -più che mai sta vero ciò che il Machiavello scriveva, trecent'anni or -sono; cioè a dire che _il papa à Stato e non lo difende, à sudditi e -non li governa_. Ma più non è vero quel ch'ei soggiungeva, e cioè che -_li sudditi, per non essere governati, non se ne curano, nè pensano -nè possono alienarsi da lui_. Oggi se ne curano tanto, che per fuggire -lo sgovernato regno de' chierici, darebbersi in braccio, io stava per -dire, al Russo od all'Ottomano; e stimo che non si dia fra le nazioni -cristiane un reggimento, e così odiato insieme e così spregiato: però è -debolissimo e disordinatissimo. Nè senza l'armi de' forestieri può star -su in piedi, ed esso le accetta insieme e le abborre con tutta l'anima; -onde particolarmente fra l'Austria e lui sembra da lunghissimi anni -durare l'un di que' patti che le leggende raccontano essere più d'una -volta seguiti tra l'uomo e alcuna potenza infernale, con iscambievole -necessità e detestazione. Quanti passi à fatto il mondo in questi -ultimi tempi nella scienza delle leggi e nell'arte del governare, di -tanto s'è lasciata scoprire la inabilità e inettitudine dei prelati, la -quale ora è veramente spettacolosa all'Europa. Nessuno poi (stimo io) -può indursi a credere che ciò non sia effetto insieme e cagione assai -ponderosa dell'affrettato e continuo abbassare del Vaticano. Nè la cosa -è mai per mutare: e sappiano i Diplomatici, qualora ei s'infingessero -d'ignorarlo, che niuna loro industria, preghiera, esortazione ed -ammonizione trarrà il governo ecclesiastico a qualche termine di bontà -e di saggezza civile e politica; ed i suoi sudditi continueranno senza -posa ed interruzione ad impoverire, e la plebe ad ingaglioffarsi, e -tutti a scadere più sempre e miseramente in ogni qualità e modo del -vivere privato e publico. - -Le investiture de' beneficj; le possessioni e ricchezze de' monaci, -fautori naturali e propagatori dell'alta balía dei papi; i feudi -e principati ecclesiastici, sparsi segnatamente per la Germania; i -tribunali di mista giurisdizione; la Santa Inquisizione, e simili -altre forme e maniere di potestà, io son dubioso di rassegnare tra le -temporali prerogative di Roma, ovvero tra le spirituali. Ma, di qua -o di là che si pongano, questo permane certo, ch'elle sono privilegj -e mezzi di forte e generale dominazione, i quali scemano e scapitano -tutto giorno, e a non lungo andare ne rimarrà piuttosto la memoria che -il fatto. Di feudi ecclesiastici e della Santa Inquisizione non è più -vestigio, eccetto che in Roma; delle giudicature miste sussistono assai -pochi avanzi. Nelle principali provincie della cristianità, le frateríe -(come testè si accennava) o soppresse o de' beni loro spogliate, e le -ancora esistenti, voi le scorgete senza credito e senza valor morale, e -ignoranti e goffe la maggior parte. Nè Roma in sì lungo spazio à saputo -correggerle, addottrinarle, rigenerarle e renderle fazionate agli abiti -nuovi e alle nuove tendenze del secolo. Sopra che io dico: avvi egli -dimostrazione di vecchiezza e discadimento più chiara di questa, che -il pontificato o non s'accorga o stiasi inerte ed inoperante a veder -calare e discreditarsi per ogni luogo queste sue milizie e colonie, -mandate un giorno insino agli ultimi termini della terra, e per mezzo a -tutte le genti, a predicare la maestà del suo seggio, e la gloria della -sua corte? - - -VI. - -Ma la declinazione maggiormente esiziale al papato, e men comportevole, -è quella accaduta nell'autorità e nella preminenza morale e civile; -perchè interviene in subbietto più sostanziale, e proprio dell'essere -suo. E per fermo, d'una potenza per al tutto immateriale e signora -degl'intelletti e degli animi, è peculiare, innanzi ogni cosa, il -dirigere ed informare i costumi, la scienza e l'educazione, e comporre -e lumeggiare altresì nelle menti la ragione guidatrice e sovrana del -vivere sociale. - -Nel fatto, quantunque volte o il durare degli scismi, o l'imperversare -delle fazioni entro Roma stessa con lunghe stragi e abbominazioni, -non troncarono affatto i nervi al papato, e non gli tolsero di far -sentire diuturnamente e con efficacia l'azione sua, questa si spiegò -vigorosa e mirabile in ciascuno dei subietti testè mentovati, e riuscì -splendida e prevalente, benchè non sempre pura e lodevole, nè ben -condecente al carattere augusto del sacerdozio e agli spiriti del -Vangelo. Voi sapete le storie, e una lettera non le può raccontare. -Basti che riandiamo l'epoche e le date più insigni; e l'indole -diversa dei fatti paragoniamo. La vera e pienissima primazia morale e -civile, che Gregorio Magno (torna volentieri la penna a quel venerando -Gerarca) e alcuni avanti e dopo di lui mantenevano in Italia e fuori, -per ispontanea riverenza e adesione de' popoli, dimostra appunto -quello che possa la religione, praticante con senno la carità civile, -e incorporandosi con le arti e la sapienza del viver comune. Così -accadeva, come notammo più sopra, che Gregorio, sfornito di principato -e d'eserciti, conseguisse l'effetto medesimo che se stato fosse signore -d'immenso imperio. Laonde lagnavasi egli con parole d'oro, che meno -desiderava occuparsi nelle faccende secolaresche, come importune e -disformi all'apostolico ufficio, più gli si moltiplicavan tra mano. -Fatto è, ch'egli, il santissimo uomo, col senno migliore che portavano -i tempi infelici e inselvatichiti, riparava alle carestie, combatteva i -contagi, armava i popoli contra i barbari, il furor di questi placava, -ottenévano tregue e trattati di pace. Qualche parte ancora della latina -magniloquenza risuonar facea nel suo stile; ornava i templi ed il culto -di belle pompe, e di nuove ed austere armonie, che da lui pigliarono -il nome. Per sè e intorno a sè, lautezze e grandigie di corte non -conosceva; e mitemente querelavasi con alcun suo castaldo, che l'avesse -proveduto d'un sì sconcio palafreno, che cavalcar nol poteva senza noja -e disagio. Imbattutosi un giorno in certi schiavi d'Ibernia, e forte -ammirato di lor belle fattezze e bianchissime carni, fermò il proposito -di render cristiana ed ingentilire tutta Britannia. E quella contrada -fu convertita; e per lui e per alcuni suoi successori tante semenze di -buoni studj, e massimamente di lettere greche, vennero quivi trasmesse, -che tutta la sopravegnente barbarie d'Europa non le aduggiò, e Beda e -Scotto d'Erigene ed Alcuino ne fanno prova. - -Di quello che il pontificato valesse, a rispetto della civiltà, -sorgendo pian piano, e durando colma e gloriosa la teocrazia (e, -poniamo, da Adriano I a Innocenzo III), quasi non fa mestieri tener -discorso, perchè la notizia n'è ormai volgare; e in questo secolo -ragionatore ed incredulo, la storia più di rado commette ingiustizia, -ed ànno gli scrittori avuto senso e intelletto vivissimo dello -smisurato animo e degli altissimi intendimenti di alcuni papi, altre -volte disconosciuti e frantesi. Al presente, accordasi ognuno a credere -che quella, diremmo, dittatura in istola ed in cámice, fu rimedio -e schermo terribile ma pur salutare contro alla feroce e superba -ignoranza dei barbari. Per quella lo spirito disarmato comandò alla -materia, e l'ingegno domò la forza, e in mezzo agli istinti ciechi -e disumani della conquista, rampollò l'idea del vero e del giusto: -per la teocrazia il poco di scienza rimasta agli Occidentali scampò -nelle scuole dei monasteri, e molti avanzi della civiltà latina -durarono, e il giure canonico, di romano giure impregnato, prevalse al -crudele diritto feudale. Per quella a cagioni infinite di slegamento -e contesa, e alle disgregate e minute sovranità dei Teutonici, fu -contrapposta la grande unità cristiana, il diritto collettivo d'ogni -sorta congregazioni, e il vivere e il deliberare a comune: per quella, -in fine, alla schiavitù rinnovellata sotto nome di vassallaggio, posero -freno e compenso le franchigie ecclesiastiche, e qualunque grado e -altezza di gerarchia mantenuto accessibile a tutto il popolo. - -Non fu adulazione e lusinghería chiamar da Leone il secolo d'oro -delle lettere e delle arti nuove italiane, se con quel nome si volle -contrassegnare la Roma pontificale che apparve e fiorì, mettiamo, da -Nicolò V a papa Boncompagni od a Sisto V. Perchè forse nessuna città -dominante primeggia e sopravanza oggi tanto le altre per civiltà -e splendore di lettere, di quanto Roma in que' giorni eccedeva il -rimanente d'Europa, in gentilezza di arti, eleganza di vita, varietà -di sapere, copia e peregrinità delle cose ajutatrici degli studj; -nè in Italia medesima Firenze e Venezia potevano starle a petto. E -ancora che prevalesse il culto del bello, la filologia e l'erudizione, -nessuna parte ragguardevole dello scibile era trasandata, nè avuta in -sospetto (innanzi almeno allo scoppiare della Riforma), nè impedita -di speculare con ragionevole libertà il proprio subbietto: siccome -vedesi (a citar pure un esempio) dall'opera del Copernico dedicata ad -esso il pontefice, e dove l'antico sistema di Filolao veniva rifatto e -spacciato per vero; il medesimo che poi condusse Galileo nelle prigioni -del Sant'Officio. Ed ognun sa che infino all'anno 1549 stampavansi -le opere del Machiavelli, e publicavansi per l'Italia con ispeciali -privilegi della corte romana. Poi le proscrisse sì fattamente, che -sempre da ogni licenza del leggere libri inibiti venivano escluse. - - -VII. - -Dopo ciò, se dal raccogliere insieme e dal contemplare questi tre -aspetti, ed epoche grandi e solenni della civiltà e gloria papale, -voi conducete, illustre Signore, lo sguardo sugli ultimi anni e sugli -ultimi concetti e proponimenti del Valicano, una grave maraviglia e -una secreta pietà, non vi stringe egli il cuore, in pensando a che -novissimi termini di decadenza sia trapassata la più insigne, al -sicuro, e più veneranda e magnifica delle istituzioni apparse sul -mondo? Nè solo è venuta in fiacchezza e in decrepità, ma, per mio -sentire, giacerebbesi affatto spenta e annullata, e incapace di uscir -del sepolcro, quando l'alito vitale del cristianesimo e la virtù -delle tradizioni quel moribondo corpo non sostentasse. Imperocchè, -per ragioni diverse e sotto molti diversi riferimenti, sempre torna -adatta a Roma la novelletta del Giudeo convertito, che il Certaldese -raccontava cinque secoli fa. - -Dinanzi all'ultime sollevazioni delle Romagne, s'accorgeva egli il -mondo, che v'à il papato, salvo che per le continue renitenze o censure -con cui si sforza di contrastare al general moto degl'intelletti -e all'affrancamento de' popoli; e nega e sconosce pressochè tutte -le sembianze e gli abiti nuovi del viver civile? Qual ingerimento -paterno, accetto, eminente e degno del sacerdozio, esercita Roma a' -dì nostri ne' gran negozj del mondo? In quali è chiamato arbitro e -giudice il papa? Avvi potentato, avvi popolo che si comprometta in lui? -Avvi guerra nessuna da lui impedita, discordia civile cessata, patto -di tregua e di pace concluso? Trovo che l'ultimo atto d'intervento -efficace della potenza papale, fu sul cadere del secolo sedicesimo, -rappattumando in Vervino Francesi e Spagnuoli. Non molto dopo, nel -trattato di Vesfaglia, comecchè vi fossero mescolate materie gravissime -di religione, i nunzj pontificj non valsero con nessun'arte a mettere -le negoziazioni nella via desiderata e segnata da Roma, ed ella se -ne querelò e protestò senza frutto. Alla pace de' Pirenei, Mazzarino, -quantunque prete e cardinale di Santa Chiesa, rifiutò i benigni ufficii -offertigli dal pontefice; e nel trattato di Utrecca non parve insolente -e indebito ai contraenti il disporre a lor modo d'alcune provincie -reputate soggette e tributarie di Roma, senza pigliare accordi con lei, -e nemmanco far menzione de' suoi diritti. - -È strano eziandio e maraviglioso, che quella medesima potestà la qual -sommoveva e tragittava, unite ed armate, d'Europa in Asia poco meno che -intere nazioni; e sconfitte di poi nelle guerre, e dalla fame mietute -e dalle pestilenze, persuadevale tuttavia a ritentare l'impresa, oggi -non possa allegare un sol fatto notabile per cui si dimostri, com'ella -riesca pure almeno a proteggere con successo le genti cattoliche, -ovunque o gl'infedeli o le Chiese eterodosse le opprimano; ed anzi in -que' luoghi stessi di antico pellegrinaggio, e ch'erano fine e cagione -delle Crociate, cresce di dominio e ricchezza il culto scismatico, e -soprafà ed ingiuria il culto latino. - -Scorrete in altra materia; ponete l'occhio alle missioni che Roma al -presente prepara ed invia dal grembo suo, e subito vi verrà veduto la -estrema inferiorità e tepidezza loro, a comparazione dei tempi andati; -e i veramente grandi e portentosi concetti e disegni di Propaganda -scorgerete cadere in incredibile parvità; e quella sua stamperia -poliglota (per toccare un solo particolare), che fu prima ed unica -al mondo, non à quest'oggi caratteri da pubblicare una pagina di -sanscritto. Nè già potrebbero i papi scusarsi e piangere come l'antico -Alessandro, che manchi oggimai lo spazio alle sante conquiste loro. Di -dieci centinaja e più di milioni di uomini che nudrisce la terra, un -quarto solo sono cristiani. Ma l'ambizione di Roma sembra oggi rivolta -a ben altro proposito, che di recare ai barbari ed agli idolatri la -luce dei Vangeli, e l'umanità di nostre arti e costumi. - -In mezzo ai traviamenti del secolo che trascorriamo, assentirete, -o Signore, che questa lode gli rimane interissima, di avere con -la scienza e le istituzioni moltiplicato ed illuminato le publiche -beneficenze, preso cura speciale dell'educare le moltitudini, cercato -alla povertà loro ogni possibile compenso, trovato con fina industria -copiosi conforti agli stenti e tribolazioni delle infime plebi. Avvi -cosa al mondo più degna e illibata, sollecitudine più cristiana, fatica -e studio al supremo sacerdozio meglio dicevole? Ma in questa sì bella -ed intemerata pagina della storia moderna incontri tu mai il nome del -papa? Delle nuove e tanto ingegnose e caritatevoli forme di comune e -privata beneficenza, àvvene una soltanto scoperta e iniziata in Roma, o -presto almeno e vivamente caldeggiata ed esercitata? Le sale d'asilo, -le sale d'allattamento, le prigioni e i metodi penitenziali, le casse -dei risparmj, le società di temperanza, quelle di mutuo soccorso, le -infinite miglioranze recate ad ogni maniera di ricoveri ed ospedali? Un -secolo e mezzo addietro, cadde in pensiero a Clemente XI di chiudere -in luogo abilmente ordinato al lavoro e alla correzione i giovinetti -discoli e abbandonati, e così camparli dai delitti e dall'ultima -corruttela. Pietoso e civile concetto insieme; il quale se fu poi per -altri l'occasione e il germe dei metodi nuovi penitenziali, non so; -ma questo io so bene, che quel germe fruttificava in pressochè tutta -l'Europa e l'America, eccetto che in Roma. - -Infine, la scienza, che è tanta porzione di civiltà, ed anzi è scorta -e lume continuo suo; la scienza, già patrimonio del chiericato sì -particolare e proprio, che laico venne a significare inculto ed -illetterato; la scienza, dico, rinverdita primamente e riordinata -sì nelle scuole dei teologi e sì nelle università degli studj, -rette e corrette in ogni parte del mondo da bolle e prammatiche di -pontefici,[49] a che termini sta ora nelle lor mani, e come risponde -ai progressi e alle ampliazioni degli ultimi secoli? Qui la decadenza -corre agli occhi d'ognuno, ed è tale e sì deplorabile da non ottener -fede il discorso, salvo che da coloro i quali furono e sono testimonj -del danno e della vergogna. Penso che basterà il dire che Roma, non -ostante gli stranieri visitatori, l'intelligenza svegliatissima de' -suoi cittadini, e quel popolo d'artisti che vi dimora a studio de' -monumenti, è ormai divenuta la metropoli più ignorante d'Europa, e la -men fornita di ciò che occorre agli svariati incrementi del moderno -sapere. Nell'università sua, poco degna davvero del borioso titolo di -Sapienza che porta, si desidera per lo meno la metà delle cattedre che -ne' più culti paesi e nelle scuole meglio ordinate stimansi oggi non -che opportune ma necessarie a compiere lo ammaestramento delle morali, -delle fisiche, del diritto, della medicina e della storia; senza -voler qui sindacare i metodi falsi e le viete dottrine insegnatevi, -e il modo incredibilmente strano ed illiberale con che tutta insieme -quella istituzione vien moderata e disciplinata. Da voi non s'ignora -che sebbene il trovato (io doveva dire il miracolo) della stampa -accadesse di là dall'Alpi, Roma entrò innanzi a tutti in lodarlo e -in dargli ricetto, e volle giovarsene largamente e sollecitamente. Oh -gran mutazione di tempi e di uomini! Oggi quel che si imprime di libri -e di giornali in Roma, ragguagliato alle più dotte città straniere, -sta, senza timore alcuno d'amplificazione, siccome uno a cento; e -nelle pubbliche biblioteche trovi appena uno su mille de' buoni volumi -moderni, e agli antichi assai poca gente pon mano. Nè in altra guisa -può andar la bisogna colà dove ogni scritto e libro è cacciato tra le -filiere di tre censure, l'episcopale, la politica e la fratesca del -Sant'Officio; dove nell'encicliche più solenni chiamasi _detestanda_ la -libertà di stampare; dove fu proibito per lunghissimi anni il vaccino, -e tuttora è proscritto l'insegnamento della publica economia; dove -l'Inquisizione (or fa poco tempo) non dubitò di riprovare e dannare con -espresso decreto le sale d'asilo; e non volevasi testè udir parola di -strade ferrate; e chiunque osato avesse di condursi a que' congressi -scientifici, che Ferdinando stesso di Napoli avea tollerato nella sua -città e fatto vista di carezzare, veniva rimosso o dalla cattedra o -dall'impiego, se l'uno o l'altro tenea dal governo. - -Durassero quivi almeno fiorenti e profondi gli studj sacri, quanto -furono altra volta, e quanto sembra domandare non che il decoro e -la dignità, ma il debito e l'interesse medesimo di quella gran sede -del mondo cattolico! Nè io dirò che in veduta elli sieno scarsi -e leggieri, o sia picciolo il numero degl'insegnanti, o poca la -frequenza ed assiduità de' discepoli. Ma dagli effetti cotidiani può -ben giudicare ogni uomo sensato, che in quegli studj non è più forza -alcuna inventiva, non robustezza e amplitudine di concetti, non luce -e svolgimento di feconde dottrine, non copia alfine e peregrinità di -filologia e d'erudiziene. - -Ma forse voi vi maravigliate della mia maraviglia. Dove non ásola -un minimo fiato di libertà, può l'albero della scienza durar verde e -fruttifero? Per vero, di tutte quelle opere dottrinali ed apologetiche -o sotto altro rispetto fautrici e lodatrici di Roma, le quali anno -in questa prima metà del secolo meritato e conseguito celebrità -universale, neppure una ebbe principio e nascimento nelle scuole -romane, e neppure una pagina e un rigo di esse uscì dalla penna di -quelle insigni congregazioni, da cui si maneggiano colà tuttavia i -più serj negozj e i più gelosi interessi della intera cattolicità. -Frayssinous, Bonald, De Maistre, Haller, Göerees, Schlegel, Stolberg, -Hurter, Lamennais, Lacordaire, Balmes, Chateaubriand, Döllinger, per -tacer d'altri, mai non furono in Roma a dare scienza o riceverla. -Due sommi Italiani arbitrerei di potersi aggiungere a quel bel novero -assai giustamente, e sono il Gioberti e il Rosmini; ma la vita loro -intellettuale sortì l'inizio e il proseguimento, e rendè fiori e frutti -ammirabili in altro terreno ed in altre scuole. Da Roma venne ad essi, -per ciò che sappiamo, una cosa soltanto; la riprovazione e condanna -d'alcun loro scritto. - -Se non che, Roma fu inverso l'uno dei due quasi costretta ad essere -ingrata: imperocchè, qual più spiacevole contrapposto e qual ritratto -men somigliante poteva métterlesi innanzi agli occhi, di quello che -le offerse il Gioberti, quando con sì nobil disegno e tinte sì vive -e smaglianti le figurava l'archetipo del primato civile dei papi, e -l'astringeva, mirandolo, a fieramente vergognare di sè medesima? Del -resto, non solo la maggioranza civile dei papi è venuta al niente, -ma la morale autorità eziandio si perde e consuma ogni di, non -ostante che sulla cattedra di San Pietro seggano, da poi la riforma -germanica, uomini per ordinario di santa vita, e d'incolpabili costumi, -e di specchiatissima religione. Ma il chiudersi intorno ad essi e -l'immiserirsi vie più sempre degl'intelletti e dei cuori, e l'avere -il Vaticano aderito imprudentemente allo spirito gretto e muliebre -di pietà e di devozione, che alcuni mistici e i Gesuiti segnatamente -affettano e inculcano, à menato di passo in passo la cosa a questo -infelice risultamento, che il mondo stima esservi ora due moralità e -due devozioni; l'una accettabile ad ogni maniera di oneste, gentili -e istruite persone, propria e comune a tutta cristianità, conforme -ai principj eterni della ragione, e all'ordine vero ed universale -del bene; l'altra involta nelle sottilità dei casisti, sopraffatta -da pratiche puerili, intinta non poco di superstizione, consigliera -di virtù monacali e alla repubblica inutili, servile ne' sentimenti -e negli atti, buona per genterelle idiote e da poco; ed è per appunto -quella lodata e caldeggiata perpetuamente da Roma e da' suoi dottori. -Ciò à fatto, come ognuno sel può vedere, che pure in mezzo ai cattolici -si vada oggimai pensando, la virtù essere meglio imparata ne' libri -degli antichi e dalla nuda lettera dei vangeli, che non dai moralisti -e predicatori di Roma. E rispetto al culto e alle devozioni, è -marcia forza confessare, che in molta porzione di loro forme e di lor -cerimonie la significazione scema e si oscura ogni giorno, e gli animi -ne ricevono una impressione fredda, materiale, e non immune spesse -volte da invincibile tedio ed increscimento. - -Non è la moralità cosa angusta e servile; e chi spaura d'ogni libertà -e d'ogni grandezza non può effettivamente e sostanzialmente professare -e insegnar la virtù: conciossiachè, sentenzia un gran moralista,[50] -ogni virtù nostra procede dalla grandezza dell'animo: _ex animi -magnitudine_. Senza dire che le condizioni del principato assoluto, e -gli altri conseguenti del falso sistema che séguita la Curia Romana, -facendola indocile e riluttante al vero e germano spirito dei documenti -evangelici, l'ànno recata bel bello a insegnare e inculcare con assai -minor zelo l'intrinseco della bontà che l'estrinseco, e meglio stimare -la buccia e le fronde, che il succoso midollo e i frutti fragranti e -soavi della pietà operosa e magnanima. - -Tornate, o pontefici, alla purezza e semplicità de' costumi antichi -(gridava dal pergamo fiorentino un fraticello di San Marco), e più -nel cuor delle genti non vacillerà la fede e la riverenza inverso di -voi. Certo, all'attuazione di quel consiglio, l'effetto saria seguito -copioso ed universale; e i popoli dimenticavano in poco d'ora le -battiture dello scisma, le turpitudini di Avignone e le umiliazioni -inflitte al papato dai concilj di Costanza e di Basilea. - -Per immensa sventura, e segnatamente d'Italia, parve al sesto -Alessandro, a Giulio II, a Paolo IV e ad altri papi di quella età, -partito migliore e più valido la stretta amicizia dei re, il potere -temporale accresciuto, le frateríe moltiplicate, la Inquisizione -ed i Gesuiti. Da quei tristi giorni, il declinare di Roma divenne -precipitoso ed irreparabile; perchè la mente e l'anima vera e vitale -della pietà e dell'incivilimento cristiano non restò con lei, salvo -che in apparenza, e ciascuno di que' mezzi le si voltò in danno e in -vergogna; i re la illusero e la imbrigliarono; il poter temporale le -diè forza per quarant'anni, e tólsele credito per tutti i tempi; le -fraterie finirono incurate o derise, il Sant'Offizio abbominato, e i -Gesuiti non molto manco. - -Or finiamo, e al crescere e sovrabbondare dell'argomento si ponga -quella misura che ricercano i termini naturali di questo scritto, e -l'ascoltazione vostra ch'io non debbo nè voglio abusare. E già per -molti sarà riuscita come una scorsa fuor di subietto questo paragone -di tempi antichi e moderni, e questa breve delineazione del tanto -grandeggiare e calare della sedia pontificale. Pure, io non andrò -accusato da tutti coloro (e voi, spero, sarete del novero) i quali -comprendono che ciò che importava di recare a saldissima prova, si è -che l'abbassamento e l'oscurazione continua del papato non è parziale -nè accidentale, non vizia e inferma soltanto l'estrinseche sue -condizioni e le men rilevanti e nobili, ma invade tutto l'essere, ne -storpia gli intendimenti e gli uffici, porta detrimento grave a tutta -la sua dignità, penetra alla viva sostanza, non lascia porzione sana, -non fibra integra e poderosa. - -Un molto celebrato scrittor francese, ritraendo al vivo e con -maestrevole stile la bellezza e maestà dei riti pontificali, massime -nei giorni santi e ne' vespri solenni della Cappella Sistina, -ove con sì meste armonie e con sì acconcio apparato esprimesi il -lutto di Santa Chiesa, e lo squallore del tempio per la passione -e morte del Redentore, va eziandio narrando come in cuor suo -quell'ultima e diradata nebbia d'incensi, quei cantori che a poco -a poco s'ammutoliscono, quell'estinguersi di mano in mano dei -ceri, quell'ombra vespertina che cresce ed occupa tutto il luogo, -rendevagli immagine altresì del venir meno e dileguarsi la gloria e -l'oltrapossente grandezza papale. Certo, se il pontificato è gran parte -della Chiesa, e l'intristire o il declinare di quello arrécale sventura -e declinazione, io non so ben quando le sia nato cagione più giusta e -vera di significare il cordoglio suo, e da tutti gli altari, in tutte -le sedi della cristianità levar preghiere e supplicazioni al divino -autore della fede. Imperocchè, non di fuori le son venuti i flagelli, -ma da' suoi figliuoli e custodi; non per guerre e persecuzioni, ma in -seno della pace e della comune obbedienza: _ecce in pace amaritudo mea -amarissima_. - - -VIII. - -Non, dunque, l'amore ordinario del bene e del meglio, non quelle -purgazioni ed emendazioni che a tempo a tempo fa mestieri di compiere -in tutte le cose umane, ma sì veramente la fiera ed irrepugnabile -necessità costringe e sforza a portar mutazione in qualche ordine -costitutivo del sommo pontificato. Ogni altro partito, qual che si -fosse, non ne fermerebbe il gran rovinío; nè cesserebbe Roma d'esser -cagione, o trista occasione almeno, di scandalo e setta nella famiglia -cattolica, e mai non ricondurrebbesi a tale bontà da saper ritrarre, -com'è ufficio suo peculiare, dalle viscere del cristianesimo virtù -spiratrice e riparatrice del mondo moderno. A ciò non poter bastare, vi -dissi, le riforme ed emendazioni del temporale; dovendo elle piuttosto -succedere come effetto, che antecedere come causa; o, per lo men male, -avvenire contemporanee con le spirituali ammende e riforme. Essere -presenti i giorni fortunosi e difficilissimi di Nicolò II e Gregorio -VII, in quanto che al risanare e reintegrare il papato occorrono -prammatiche nove, spedienti animosi, saldo e virile consiglio. - -Nè anzi mi tratterrò di affermare, che i tempi odierni ànno a riscontro -di quegli antichi tale disposizione peggiore, e certo di gran momento; -che, cioè, nel secolo undecimo gli occhi soli della Chiesa erano aperti -a vedere ed a piangere i guasti e le sozzure del proprio suo tempio; -laddove oggi ogni cosa avviene sotto l'indagatrice pupilla dell'altre -Chiese cristiane, le quali non si astengono di predicare e trombettare -su dai pinnacoli, che appresso i popoli loro è la fede molto meno -rattiepidita, la moralità più sana e profonda, maggiore senza verun -paragone la dottrina e modestia del clero, e che quivi la religione è -congiunta e amicata ai concetti generosi, e a tutti i rivolgimenti e -progressi civili di nostra età: dalle quali asserzioni ci porgono poi -per riprova, da una parte, lo stato fiorente e glorioso di essi popoli, -come a dir l'Inghilterra, la Prussia, l'Olanda, gli Stati-Uniti; e -dall'altra, la depressione e lo scadimento di quelli, come Polacchi, -Spagnuoli, Italiani, Messicani, dove trionfò potentissimo e signoreggia -tuttora non contrastato il culto cattolico. - -Voi m'avete parecchie volte udito affermare, che il clericato romano, -sebben muta i corpi, non muta il genio nè il vezzo, e che le menti e -gli animi vi sono tutti impastojati a una foggia, nutriti d'un latte -medesimo, fatti e formati a un medesimo stampo; laonde in ciascuno di -loro è ferma e tenacissima la volontà di serbare integro e sempiternare -(quando il potessero) quel tal misto d'ambizione, d'interesse e di -santimonia da lor fabbricato, e il quale non si péritano di chiamare -buono e perfetto governo della Chiesa e dello Stato. Quindi è fuor -del possibile ch'entri loro in cuore alcuna voglia viva e sincera di -correggere sè stessi, e innovare in parte veruna le lor condizioni, -e che ritrovino (quando pure il desiderio sorgesse) abilità e forza -proporzionate all'alto proposito. - -Ora, i fatti più sopra allegati vi porgono di tale pertinacia e -impotenza una molto chiara dimostrazione. Conciossiachè, insegnano -tutte le storie, che nessun istituto civile, già roso nel suo midollo -e pervenuto a decrepitezza, abbia voglia ed abilità di rialzare sè -da sè stesso; e torna contraddittorio che là proprio dove la vita si -estingue, si rinvengano forze da ristorarla: invece, quelle cagioni -medesime che d'un abbassamento in altro maggiore trascinano con legge -dura e ineluttabile di destino, vietano il riaversi e il risorgere; -e si lo vietarono con l'azione loro incessante e mortifera alla Roma -d'Augustolo, alla Bisanzio dei Paleologhi, e alla Venezia dei Manini -e dei Renieri. Similmente, essendosi da ogni parte di quegli istituti -ritirato lo spirito, e rimanendo delle cose la nuda corteccia, mutare -per loro suona come annullarsi: quindi con severità farisaica vi -sono riformati i più fradici usi, serbate le più vane apparenze, -cresciuto di mille doppj il servaggio; i vecchiumi soli vi ànno lode, e -l'irragionevole ostinazione vi usurpa nome di virtù e di sapienza. - -Nè da tale pervertimento e caducità degli umani fatti troviamo -arbitrio nessuno di credere esente il pontificato in ciò appunto che -à d'umano, e nelle sue esteriori e disciplinari disposizioni. Ed anzi -aggiungiamo, che in queste è maggiore necessità o di emendarsi, o di -perire. Avvegnachè, com'elle sono forme finite e determinate, e abito -accidentale e sensibile d'una divina sostanza, loro non è conceduto di -contenerla, e significarla, salvo che parzialmente e imperfettamente; -e alla inesauribile sua facoltà di ampliazione e d'organamento, niuno -dee pensare che riuscir possano in ogni tempo ed in ogni caso adatte, -sufficienti e commisurate. Laonde, chi si ostina a volerle serbare -intangibili ed immutabili, fa sembiante di negare la virtù infinita -del cristianesimo; la quale per ciò che opera sulla terra e nel tempo, -dee necessariamente assumere successione e limitazione; nè altrimenti -può dilatare la sua eccellenza nè le sue maraviglie mostrare, che -seguitando la legge imposta alla perfezione di tutti i finiti, cioè a -dire l'indefinito ed interminabile spiegamento dell'essere proprio. - -Le quali tutte considerazioni tenendo io vive innanzi alla mente, -procederò con più stretto discorso alle ultime parti del mio subbietto. - - -IX. - -Le mutazioni debbono esser cercate nè inferiori al bisogno -nè superiori. Debbono alla sostanza delle discipline antiche -ecclesiastiche non solo non contrastare, ma conformarsi -intrinsecamente, e rinnovarne lo spirito quanto l'indole dell'età -nostra il comporta. Debbono eleggersi le più semplici e pronte, -eleggersi tali che si vedano consentire sapientemente ai pensieri -nuovi del secolo; infine, eleggersi le più agevoli, od, a favellare -esatto, le men malagevoli, poichè la cosa di sua natura è tra le -difficili e travagliose. Gli anteriori discorsi provarono, credo, con -abbondanza, ch'elle non possono primamente e direttamente proceder -da Roma, e dovere oggi, com'altra volta, nel corpo cattolico il vital -calore ed il sangue dalle membra estreme salire e rifluire nel capo. -Conciossiachè per le membra scorre tuttora occulta e sottile un'aura di -salute e di vigoria più penetrativa e meglio efficace che nol giudica -il volgo. Dov'io m'inganni e m'illuda su cotal punto, e nemmeno nel -clero inferiore, il qual vince l'altro di sensatezza e di numero, non -sia buona disposizione a ricevere e seguitare le verità che la general -discussione va dimostrando e dilucidando, tutto il restante di questa -lettera confesso che cade e s'annulla. - -D'altro lato, non è forse la Chiesa, per propria essenza, la vita -spirituale e comune di tutti i fedeli? Ella è in ogni luogo, e non è -intera in veruna parte; e ciò tutto che piglia sostanza ed autorità -perdurabile in lei, ottenne per innanzi l'universale consentimento, -vogliatelo espresso o tacito, posteriore ai decreti di Roma o -anteriore. Che il pontefice sia _caput Ecclesiæ_, ovvero _caput in -Ecclesiâ_, come sottilmente si questionò, poco importa di definire. -Conciossiachè nell'una e nell'altra sentenza rimane vero pur questo, -che da sè e per sè il papa non è la Chiesa, nè alla Chiesa può -prevalere. - -Ma io vo dubitando non forse questo mio lungo proemiare e questo -discorrere alquanto sospeso sieno per accendere in voi una troppa -viva curiosità, la quale io non ò modo alcuno di soddisfare. E per -fermo, egli trattasi unicamente di ricondurre in onoranza e in costume -(benchè solo in qualche porzione e in maniera assai temperata) ciò -che la cristianità intera praticò abitualmente per molti secoli e -in tutte cose; intendo la elezione dei capi e dei reggitori fatta a -suffragio comune del clero, e accettante e plaudente il popolo. Dico -di rinnovarsene l'uso in qualche porzione, e in riguardosa maniera. -Seguite, vi prego, le mie parole, e giudicherete, illustre Signore, -s'io sono quell'avventato e guasto cervello che dicono. Io propongo, -adunque, per lo men male, che in niuna provincia italiana o straniera -si sveglino per al presente le gelosie di Stato; e però prosiegua il -pontefice, prosiegano i principi a scêrre, come per addietro, i pastori -spirituali de' popoli. Taccio similmente di Sinodo universale infino a -tanto che popoli e principi con ardore e concordia non lo richiedano: -il che sarà molto tardi. Ma voglio che dai suffragi del clero -appostatamente adunato in ciascuna provincia, escano tutti coloro a cui -spetta il nome e l'ufficio assai profanato, ma solenne pur nondimeno e -magnifico di cardinale di Santa Chiesa; e voglio, quindi, che il capo -e giudice di tutta la cristiana repubblica venga da tutta essa eletto -mediante que' suoi deputati nel novello Concistoro raccolti. - -Il principio elettivo fu anima della Chiesa, e sua legge sovrana ed -universale. I tempi declinando al peggiore, e sempre più temperandosi -ella agli usi e alle fogge regie e feudali, recarono presso che al -nulla quel suo spirito di franchigia e di fratellanza. Ora, il mondo -che in ogni culta contrada esce di pupillo e ricompónesi a libertà, e -in tutte le funzioni civili e politiche e in ogni maniera di magistrati -rimena e dilata la virtù elettiva e forme più popolari di reggimento, -chiede con giusta impazienza di scorgere altresì il principio elettivo -restituito nella repubblica dell'anime e delle coscienze, che è la -Chiesa. Certo, comparirebbe strano ed intollerabile, che il diritto -dell'eleggere fosse durato appo lei ne' giorni ch'era sbandito dalla -città e dal consorzio politico, e non risorgesse al presente che è da -per tutto ricuperato, e in ogni principale esercizio del viver comune è -intromesso ed usato assai largamente. - -Queste cose non prima si annunziano, che il buon giudicio universale -le assente, e brillano a tutti gli occhi di verità e di evidenza; -perchè le necessità e il carattere dell'età nostra, la maturezza -delle opinioni, l'indole singolare e propria de' nuovi costumi e de' -nuovi istituti, la mente, a così dire, di tutto il secolo le pensa e -le persuade. Ponete in disparte coloro al cui intelletto fa velo la -cupidità e l'orgoglio, e coloro alla cui pietà e religione fa misero -inganno la tirannia dell'uso, e la pochezza e viltà dell'ingegno -e dell'animo; e voi sopra ogni bocca cristiana udirete oggi suonar -di nuovo la sentenza antichissima di San Leone pontefice, che nelle -sacre elezioni _sia colui preferito il quale dal clero e dal popolo -consenzienti è richiesto_. Del pari, voi scorgerete esser nel voto -d'ognuno, che la Casta del Quirinale si sperda; e udrete quindi -ripetere comunemente quella troppo legittima e naturale interrogazione -di San Bernardo, ch'io poneva in fronte della mia lettera: _an non -eligendi ex toto orbe orbem judicaturi?_ Ben è vero che molte e -significative assai sono state le domande di quel non timido cenobita, -alle quali nè papa Eugenio nè gli eredi suoi nella tiara trovato ànno, -infino al dì d'oggi, buona e adequata risposta. - - -X. - -Ma vediamo in iscorcio i modi più pratici, e insiememente legali, -ordinati e pacifici, per conseguire sì grande effetto. Voi col veloce -ingegno supplite alla parsimonia di mie parole. - -Roma per troppa vecchiezza ormai non à lingua nè moto, e soltanto la -paura le rompe alcuna fiata quel sonno a cui torna sì volentieri, e -che già piglia sembianza di letargía. Mestieri è, pertanto, che le -Chiese sì provinciali e sì nazionali, risveglinsi e parlino, e quanta -vena d'acque pure e vitali va disseccandosi in Vaticano, altrettanta ne -sgorghi e zampilli per ogni dove del bel giardino cattolico. Concedo, -o Signore, che congregare nel lor concilio nazionale i vescovi delle -Gallie, o quelli delle Spagne nel loro, e così d'altri popoli, riesca -oggi difficilissimo; e forse ai governi rispettivi non gradirebbe il -disegno, ed alcuni de' più sospettosi ne impedirebbero l'attuazione. -Ciò non ostante, la cosa è da reputarsi per buona e fattibile in sè; -e gli esempj nelle storie ne abondano, e la necessità persuade azioni -incomparabilmente più malagevoli. Nè mi sgomento a pensare che i -concilj nazionali (a condurli con ogni piena e scrupolosa legalità) -ricercano l'assenso di Roma. Perchè mal potrebbe esso lungamente e -ostinatamente venir negato a un numero grande e concorde di vescovi, -ciascuno de' quali è al papa uguale e compagno nell'ordine, e -venerabile nella dignità. Ma io stimo e son fermo di credere, che -radunanze molto più anguste e men rumorose sieno bastevoli all'uopo. -E veramente, per li sinodi diocesani e annuali de' preti, e per li -provinciali e triennali de' vescovi (i quali ultimi cominciano appena -a farsi vedere oltr'Alpe e oltre Reno), il convocarli ed aprirli non -solo va esente dalle concessioni di Roma; ma l'astenersi dal porli in -effetto e dar loro favore e incremento, contradice ad una delle più -salutevoli disposizioni della Sinodo Tridentina,[51] la quale toccò -in questo i termini non del rigore ma dell'indulgenza; conciossiachè -dal concilio santissimo di Nicea venivano i vescovi comandati di -abboccarsi nella provincia loro due volte per ciascun anno. In tali -adunanze, adunque, prescritte non che lecite, da nessuno impedite, -agevoli e pronte ad effettuarsi, io scorgo il punto dove consistere, -e il germe fecondo vi riconosco d'infinita fruttificazione. Io non -sarò presentuoso e inconsiderato da voler qui definire per filo e per -segno quello che in seno di essi concilj dee venirsi deliberando. Una -sola cosa desidero e spero, e non potendo agli uomini, la chiedo a Dio -immortale; e ciò è, che i preti ed i vescovi congregati guardino alla -urgenza estrema dei tempi, la misurino tutta quanta è, e di quindi -piglino ardire e consiglio. - -Che se alcuni di quei congressi (nè parmi speranza eccessiva) l'indole -vera de' nostri tempi conosceranno, e nel chiuso dei petti umani -s'industrieranno di leggere, e massimamente del clero inferiore, queste -parole o le simili a queste addirizzeranno al Pontefice: - - -XI. - -— Un nuovo caldo di evangelico zelo ricerca, Padre Santo, le viscere -della Chiesa, e scoppiano qua e là faville di luce nuova. Imperocchè -l'anime pie, forte sgomentate delle vaste e crescenti ruine, e trafitte -in cuore dell'accidia abituale e immedicabile dei ministri di Dio, -pregarono con singhiottoso pianto al Signore, e sclamarono: _Vieni da -quattro venti, o spirito, e soffia su cotesti morti, e vivano._[52] -Però il mondo cristiano non à indietreggiato in sui sentieri di -perfezione, e posto à lunga fatica _a riempier di beni i famelici, -e nell'esaltazione degli umili_ si è compiaciuto.[53] Se non che -(facciasi luogo al vero), quegli ubertosi principj di umanità, di -scienza e di sempre crescente prosperità e gloria di nostra stirpe, -che il Vangelo va maturando, e quegli eterni ed inessicabili semi -di libertà, di fratellanza e d'universale amicizia fra i popoli che -la legge d'amore produce, ànno germinato assai meglio ed in maggior -copia nell'altrui campo e sotto le mani de' laici, che nelle terre -de' Chierici all'ombra stessa del santuario. Posciachè questi, mal -ravvisando il lento portato della cristiana carità, sembrano ributtare -indietro e combattere fieramente il vivere moderno civile, e l'infinita -potenza di bene che vi si cela. Quindi negano che nel suo grembo -prosiegua sotto altre sembianze l'effettuazione di quell'annunzio -apostolico: _Voi a libertà siete chiamati, o fratelli_;[54] quindi -ricusano di conoscere il decreto sommo e providissimo, il quale -dispone che al colmo d'ogni libertà si giunga per la pienezza d'ogni -scienza e per la progressiva sublimazione degl'intelletti e dei cuori; -essendochè fu promesso _che il vero ci farà liberi_,[55] e fu comandato -all'umano consorzio di ascendere di grado in grado nell'infinito d'ogni -eccellenza, _tanto che siamo perfetti, siccome il padre celeste è -perfetto_;[56] e similmente s'infingono di non sapere _che il regno -di Dio debba avvenire altresì sulla terra_;[57] e _la città santa -debba discendere dall'eccelso acconcia siccome sposa che al suo marito -s'adorna; mentre una voce uscente dal trono divino sarà udita sclamare: -Ecco il tabernacolo di Dio per mezzo agli uomini, ed egli abiterà -con loro, ed essi saranno suo popolo_.[58] A tale funesto dissidio è -necessità metter fine. Necessità grande si è che i pastori dell'anime, -entrando con esse per le inusate e magnifiche vie del secolo, -procaccino di divertirle dai precipizj dove, abbandonate da noi e di -noi fastidite, rischiano di dirupare. - -Può la civiltà senza religione essere altra cosa che apparenza ed -orgoglio, ludificazione e rimpianto? e può la fede e la religione -divisa dagli abiti della presente vita comune, non riuscire un eccesso -di mente solitario e infruttifero, e _sembiante al tamarisco che sorge -nell'aridità del deserto e in terra abbruciata ed inabitabile?_[59] -Eziandio è grande necessità, che cotesto verbo evangelico il quale -ora udiamo _acclamare tra i popoli i loro diritti_,[60] e con alte -e distinte voci parlare di carità cittadina, di pubbliche e maschie -virtudi, e d'universale affrancamento e giustizia; e il quale, -come tutte le cose divine, è novissimo e antichissimo a un tempo; -echeggi non solo e riverberi negli orecchi della Santità vostra, -ma sempre le risuoni vicino; e non possano i motti de' cortigiani -e lo strepito delle cancellerie romane sopraffarlo ed estinguerlo, -nè altrui cavare della memoria, che _servir si debbe in novità di -spirito, non in vecchiezza di lettera_,[61] e che _lo spirito solo -vivifica e la lettera uccide_.[62] Ei fa bisogno oggimai, che gli -eletti e rappresentanti del clero cattolico, e i veri testimonj ed -annunziatori del comune ed universale pensiero cristiano, siedano -accosto all'eccelsa cattedra vostra, sì che la parola uscente da -quella, torni, siccome fu per antico, augusta ed autorevole a tutte le -umane prosapie; e sia cessato lo scandalo triste e lamentabile senza -fine di vederla accolta assai spesse fiate con muto dolore dai buoni, -con non curanza dalle plebi, e con beffevole riso dagli avversarj. Più -non è concedibile oggi, che tutto un preclaro e venerando collegio -il quale debbe ad una con la Santità vostra reggere e cardinare la -Chiesa, esca dall'arbitrante suffragio d'un solo ed unico uomo, sia -pure principalissimo e il più degno e onorando di tutti i credenti; -perchè all'individua esperienza e all'individuo consiglio di nessun -uomo è dato mai di conoscere gl'innumerevoli particolari de' luoghi -e delle persone, meglio o altrettanto di quello che li sa e conosce -ciascuna Chiesa a rispetto del proprio gregge e nei confini del proprio -ovile: però si legge nell'Esodo, _Peso è cotesto non dagli omeri -tuoi, nè potrai durarlo tu solo_.[63] Oltrechè, nei sacri negozj i -quali il divino afflato non comanda nè modera egli medesimo, ma sono -alla prudenza dell'ordine sacerdotale affidati, non par dubioso che -si convenga di governarli oggidì conformemente al genio dei tempi -universale e imperioso, ed a cui non apparisce ben validato e sancito -verun officio ed atto, quando da libera e larga elezione non pigli -origine e forza. E da qual dubio, Padre beatissimo, può rimanere su -ciò avviluppata la mente nostra, ricordandoci che nella Chiesa fu -massima inviolata e perenne della esemplarissima antichità, dovere -ogni qualunque sacro ministro essere conosciuto, amato, desiderato da -tutti coloro a cui gli appartiene di comandare? e che altro modo più -proprio e più conducente a cotal fine ci avverrà di trovare, se non -l'elezione operata da quelli in cui s'adempie il comando? Per fermo, -egli è scritto _il pastore va davanti al suo gregge, e questo lo -seguita perchè conosce la voce sua,[64] e perchè è pasciuto da lui con -la spontaneità, e non con la forza_.[65] E ciò tutto se per ogni luogo -è vero, quanto divien più vero e più certo in risguardo di Roma, dove -al presente ogni cosa si va meschiando di cupe passioni e disorbitanti, -e quasi si è fatto impossibile serbare giudizio imparziale e mente -non preoccupata e libera? Noi scorgiamo con gran dolore, che intorno -al seggio pontificale accalcasi una sempre medesima specie e natura -di uomini, mossi non rado da private mire e ambizioni, inesperti del -rimanente mondo, nati o allevati in iscuole e in dottrine sterili -e pedantesche, vuote di vera scienza, traboccanti d'orgoglio, ove -la lettera uccide lo spirito e usurpa il luogo della virtù e della -sapienza; ondechè ei son fatti _un rame risonante e un cembalo che -tintinna,[66] e i loro umani comandamenti saranno diradicati come -piantagione che non fu opera del padre celeste_.[67] - -Angoscioso ufficio adempiamo di nudare e trattare le piaghe della -sposa di Cristo; _ma il cuor nostro si rassicura nel cospetto della -verità_,[68] e ci bisogna spegnere qualunque temenza di pronunciarla, -_perchè timore e carità non s'accorda_.[69] E come ardiremmo noi di -chiudere e sigillare le nostre bocche, vedendo tutto giorno lo studio -diligente e infelice che pongono costà i cortigiani e gli scribi, -perchè il sommo reggitore dell'orbe cattolico sia sempre una verga -pullulata di lor semenzajo, e perchè egli, a vicenda, delle propaggini -loro faccia rinfronzire i più eletti luoghi dell'orto di Cristo? -Vogliano i cieli misericordiosi disperdere cotale malizia, e confondere -il serpe, il quale mordendo la propria coda e sè in se stesso rigirando -continuamente, chiude dentro al suo viluppo l'altare e il tempio di -Dio. Certo è, beatissimo Padre, che fra quegli uomini e l'altre genti -diffuse per le terre cattoliche, sembrano alzate lunghe muraglie e -attraversati non valicabili fiumi. - -Ma, per ragionare di ciò che il giudicio umano può, circa al proposito -nostro, avvisare e provvedere, egli è grandemente mestieri che intorno -di voi, supremo gerarca, radunisi, eletto innanzi nel seno d'ogni -nazione, un santo concistoro di cherici e vescovi, fiore di tutta -cristianità, sale della terra, munito, per così dire, e precinto dello -spontaneo voto e mandato delle chiese e dei popoli. Esente egli dalle -grette passioni, dalle subite paure, dalle soppiatte carnalità, dalle -temporali sollecitudini che in cotesta Roma dànno perpetua battaglia; -esente dalle prelatizie vanezze e piacenteríe, ignaro dei sofismi -curiali e delle mene e ambagi segretariesche, recherà ai piedi della -Santità vostra gli affetti e i consigli sinceri e patenti delle singole -comunanze cattoliche; e quivi dinanzi a Voi, con semplicità di cuore -e altezza d'intendimento, sponendo ciascuno il proprio concetto; da -ultimo, lo spirito inerrante di Dio trarrà da tutti i lor pensieri, -siccome da corde di celeste salterio, la mente armonizzata ed unificata -della gran Chiesa universale. _Ecco, io li adunerò da tutte quante le -terre...., e darò loro un sol cuore e una sola via._[70] - -Antico adiutorio è questo che noi invochiamo, e alle apostoliche -tradizioni affatto conforme: però un consiglio interiore ci ammonisce -di sperare in esso altamente. E per solo esso, al conflitto acerbissimo -e lacrimabile insorto fra lo Stato ed il Sacerdozio, fra l'Italia e il -Papato, fra il governo clericale e le sempre ammutinate e calcitranti -provincie, può rinvenirsi buona composizione e durevole accordo; -perchè ai degni eletti delle diverse e remote provincie e nazioni poco -importando gl'imperj secolareschi e le ricche ed oziose prebende, verrà -presto veduto alcun modo di perfetta conciliazione fra la libertà dei -popoli, la franchezza d'Italia; e la indipendenza e libertà della Santa -Sede, a cui bisogna ugualmente di non obbedire nè alle plebi nè ai -principi; i quali con finissima dissimulazione vogliono alla Santità -vostra concedere quante più sembianze e mostre e apparati si trovano -d'arbitrio e di signoria, e quanta minore sostanza è possibile: però -si legge, _e lo vestirono di porpora, e gli posero nella destra una -canna, e beffandolo s'inginocchiarono_. Allora la rinnovata sapienza di -Roma, sposandosi ad ogni popolare e civile spirito dell'età nostra, e -cessando di riprovare i sentimenti generosi e le aspirazioni magnanime -di tanta e si nobil parte dell'umana progenie, un filiale amore, -un'osservanza ossequiosa e una dolce e perdurabile maraviglia entrerà -in cuore di tutti verso l'apostolico ministero della Santità vostra, -e le fornirà schermo e difesa infinitamente migliore che non le armi -straniere e il temporale principato. E per fermo, chi più di voi, -Maestà spiritale e sovramondana, dee vivere in sospetto e paura di -quella sentenza, _maledetto l'uomo che confida nell'uomo e s'appoggia -a braccio di carne?_[71] Nè dee cadere dalla vostra memoria, che la -pupilla del profeta vide i re inchinarsi alla donna sedente su molte -acque, e con lei fornicare e bevere alla coppa sua; ma scamparla da -mezzo ai rischj ed alle ruine già non li vide. - -Non può la indipendenza vera e perpetua del sacerdozio d'altronde -uscire che dal diritto e incrollabile animo dei pontefici per un -lato, e dalla comune coscienza per l'altro delle nazioni civili, -la quale professi altamente e insegni e promulghi in tutte le leggi -ed insinui in tutti i costumi, essere iniquo e barbarico sturbare e -comprimere una potestà immateriale ed inerme, che chiede ai cuori e -agl'ingegni suggezione razionale e spontanea, e niun mezzo terreno -adopera, salvo la parola e l'esempio. Che se dalle Chiese adunate -innanzi alla Paternità vostra uscirà sapiente e libera quella parola, -non è sui monti di Dio così bene eretta e fondata, nè così d'armi e -palvesi celesti guernita la torre di Dávide, come sarà la seggia vostra -immortale e l'impero del Vaticano. - -Noi confessiamo riverenti, che in Voi, santissimo Padre, è il colmo -d'ogni dignità e la plenitudine d'ogni giurisdizione; e sappiamo -che lassù prega Cristo Signore perchè la vostra fede detrimento non -soffra. Ma si consideri benignamente da Voi la umiltà degli Apostoli, -pieni d'infallibile verbo, i quali ciò non pertanto convocata la -moltitudine dei credenti, dicevano loro: _Avvisate di elegger fra voi -sette uomini...... acciocchè noi li costituiamo nel ministerio del -diaconato._[72] - -Piacciavi, dunque, non che di permettere, ma sibbene di comandare e -sollecitare la pronta convocazione dei nazionali concilj, dovunque -non gl'interdica la legge secolare e scandalo non ne segua. E ad -ogni modo, prescriva la Beatitudine vostra da per tutto ove ancora -è bisogno, e con istudio e cura solerte e diligentissima instighi -e affretti la esecuzione piena e fedele del canone tridentino, il -qual vuole s'adunino per ogni luogo ed ogni anno le Sinodi diocesane -(_quotannis_); le provinciali de' Vescovi una volta almeno (_saltem_) -in ciascun triennio! Sia prescritto parimente e raccomandato -dall'oracolo vostro, ch'elle si pongano quanto più possono, e per ogni -onesta e spedita maniera, in commercio di mente e d'affetto fra loro; -talchè i pensieri, le proposte, le controversie, gli scrutinj, le -deliberazioni e le opere s'accostino fra tutte esse alla maggiore unità -di concetto, di proponimento e di metodo. Essendo, certissimamente, che -loro spetta di avverare la sentenza di Paolo: che siccome non v'à nei -cieli più che un Signore Iddio, così nella Chiesa v'à un solo corpo ed -un solo spirito;[73] e Similmente, elle debbono procacciare che sia la -preghiera di Cristo esaudita, _di rendere tutti i discepoli suoi una -cosa sola_.[74] - -Fatto ciò, noi supplichiamo l'alto datore e dispensatore dei lumi, -perchè a Voi persuada fermissimamente e con giudicio immutabile, di -comandare a ciascuna di quelle pie radunanze d'eleggere fra' suoi -più illustri e specchiati per virtù e sapienza, uno o parecchi, i -quali sieno nunzj e rappresentatori di lei appo la vostra eccelsa -persona. Quindi, convenuti a grave consulta innanzi di Voi, con Voi -riposatamente e con apostolica libertà e zelo ragionino della salute -universa del cattolico gregge. Ma, principalmente, e per ufficio e -mandato espresso e particolare, discutano del modo più degno e più -pronto e meglio operabile di comporre in futuro appresso la cattedra -santa di Pietro, un Concistoro elettivo, da tutte le Chiese costituito, -interprete verace ed eloquente di tutte, e il quale partecipi ciascun -giorno al vostro magno ministero, e regga in Laterano le vostre -braccia, non per isconfiggere e vincere alcuno, ma per benedire e -letificare ogni umana generazione. Così liberamente appresso di Voi -_radunato il popolo d'Israel_, acceso di fiamma profetica e tristo a -morte delle accumulate ruine di Gerosolima, _porrà mano tutto lieto e -concorde a riedificare sulla pianta loro stessa l'altare e il tempio di -Dio_.[75] — - - -XII. - -Vere e franche parole, direte voi, ma chi vorrà proferirle? Rispondo: -proferiránnole prima pubblicamente le lingue dei savj, e nel secreto -de' lor pensieri i chierici ricreduti e buoni; che oggimai sommano -gran moltitudine, e da per tutto ve n'à uno scelto drappello. A quelle -lingue (se trombe del vero) converrà pure che schiudan l'orecchie -dell'animo i prelati più modesti e sinceri di tutta cristianità, e a -cui le riforme non pesano e non mettono sbigottimento: nè coloro che -arieggiano tanto o quanto all'arcivescovo di Parigi, sono sì scarsi -al dì d'oggi; e il novero non può scemare, anzi è fatale che cresca. -Perocchè, dove non resistono gl'interessi, entra e invade la generale -opinione; e questa oggi è ricevuta dal clero, non fatta; e chi la fa, -desidera quel medesimo che voi ed io desideriamo. - -Ora, ponete che i Sinodi diocesani ed i provinciali moltiplichino; -le discussioni sdrúcciolino quivi bel bello in tale argomento, e il -discorso popolare se ne occupi e se ne infiammi; ponete che l'esigenze -dei tempi s'aggravino; le strettezze di Roma s'addoppino, le sue sorti -precipitino, la sua smoderanza e gli errori spesseggino, come suole -avvenire ad ogni istituto scassinato e cadente. Fate che i Sinodi, come -par naturale, assicurino ai meno arrischiati e più circospetti libertà -onesta di parlare e di consigliare; e che l'oscitanza e l'ignavia di -gran porzione del clero sia vinta e sforzata, e la sua muta e timida -sottomissione abbia termine; ed ei si risenta alcun poco, e parli -e supplichi con voce riverente bensì, ma concorde e robusta, e non -mai discontinua: tutte cose, chi ben le stima, che il secolo nostro -apparecchia e trae seco quasi per mano. Fate che da alcuni reggimenti -più popolari (e già gli Svizzeri ne ragionano) venga restituito alle -parocchie il diritto di eleggere o di proporre per lo manco i proprj -rettori: esempio ne' nostri giorni impossibile a tenere occulto, e -senza efficacia d'imitazione. Fate, da ultimo, che a ciascun uomo, -ed ai governi e ai principi, non meno che alle popolazioni compaja -verissimo, siccome pur troppo è, nulla concessione, riforma ed -innovazione, potersi più oltre aspettare da Roma, quasi per paura -e viltà impietrita; e questa sola ed unica via che noi indichiamo, -rimanere sgombra e non intercisa, e dare varco e passaggio ad ogni -ammenda, ad ogni salute, ad ogni conseguibile grado di perfezione nella -Chiesa e nel mondo; e la cosa, da speculativa e ipotetica, piglierà -certamente aspetto compiuto di certa e non transitoria realità. - -Io stringo, mio riverito Signore, ogni concetto in uno, e concludo: o -nessun partito e nessuna prudenza è buona e bastevole in tale materia, -perchè l'agita e la governa lo sdegno di Dio: ovvero è bisogno che -la presente prelatura romana si rimpasti e rinsanguini tutta, e muti -gran parte degli ordini suoi; e però faccia luogo a un santo e dotto -sinedrio, scelto e inviato alla città eterna da tutte le Chiese -cattoliche, per essere squille di verità, e nell'universo intero -dispanderla e celebrarla. - -Crispo Salustio, interrogato da Cesare sul riformare lo Stato e il -governo di Roma, provavagli con gran saldezza, doversi cominciare, -anzi tutto, dal condurre in quella nuove schiatte di cittadini. Ora, -io dico ed affermo: chi vuol correggere e riformare la Roma moderna -pontificale, dia nuovi abitatori a Monte Cavallo. - - Di Genova, li 10 di novembre del 1850. - - - - -APPENDICE. - - -Il vivere appartato ed oscuro non bastò sempre all'Autore di queste -prose per sottrarsi alla indiscrezione di certi libri e gazzette, che -alcuna volta il maltrattarono e con menzogne l'assalirono. Ned egli -se ne risentì; perchè le ingiurie sconcie ed immeritate si spuntano; -le accuse zoppe cascan per via. Ma quando parlano scrittori probi, -diligenti ed assai reputati, il silenzio non è scudo buono, e può -parere confessione del torto. - -Ora, l'Italia annovera con gran ragione tra que' probi, diligenti ed -assai reputati, il chiarissimo dettatore degli _Ultimi Rivolgimenti -italiani_, nel primo volume de' quali raccontasi, in fra l'altre -cose, la Convenzione fatta in Ancona il 26 marzo del 1831, tra il -cardinale Benvenuti e il Governo Provvisorio delle provincie unite -italiane, e vi si leggono le infrascritte parole: «Questo atto -però fu causa di recriminazioni anche fra i liberali. Terenzio non -lo aveva voluto firmare, credendo le cose tuttavia non disperate. -Gli eventi non giustificarono le sue speranze; ed egli con questo -rifiuto, che chiarivalo uomo più immaginoso che pratico, trovossi -tra i meno temperanti collocato: ciò era certamente più per eccesso -d'immaginazione, o piuttosto per voglia di primeggiare, che non per -radicali principj che nudrisse in cuore. Il fatto però dee notarsi.» - -Che il Mamiani nel 1831 si chiarisse uomo più immaginoso che pratico, -non fa maraviglia; perchè, oltre all'essere egli il più giovine di -tutti que' suoi colleghi, ignorava interamente i maneggi politici, e i -maggiori negozj ministrativi, dai quali erano i sudditi laici del papa -gelosamente tenuti discosto. Se non che, sotto tal rispetto, non sembra -che fossegli da contrapporre l'ingegno e l'arte de' suoi colleghi; -imperocchè ad essi pure _gli eventi non giustificarono le speranze_, e -poca pratica dimostrarono, presumendo, contro la storia e contro ogni -buon giudicio, che alla convenzione da loro fatta in quel caso e in -que' termini avrebbe Roma tenuto fede. Ad ogni modo, l'abbondare di -fantasia per sè non è male, e la coscienza non se ne grava, potendosi -riversare la colpa sulla natura. Ma perchè promovere il dubbio che il -Mamiani dissentisse da' suoi colleghi per voglia di primeggiare? non -si conveniva egli o tacere l'accusa o fornirla di qualche prova? Se -pigliamo arbitrio di parlare poco lodevolmente delle intenzioni altrui -senza obbligo di citarne i segni e gl'indizj manifesti, nessuno andrà -esente d'errore; e si scriverà, per esempio (ed anzi fu scritto), che -i colleghi del Mamiani si unirono in quell'accordo non per prudenza -ma per paura. Del resto, il Mamiani (come vedesi dal Documento A -stampato qui appresso) ricusò di soscrivere la convenzione solo -perchè ne avea biasimato il concetto quando se ne tenne particolare -consiglio e deliberazione. Nel qual parere egli venne per due ragioni. -La prima, che reputava il patto insufficientissimo, e da non essere -mai serbato e osservato. La seconda, che gli sembrava poco onorevole -il dar quell'esempio agl'Italiani di chiedere venia ad un cardinale -che, mandato a sollevare le plebi delle Marche e delle Romagne, avea -costretto il Governo a trarselo dietro prigione da Bologna ad Ancona; -e falso è che venisse prosciolto prima del trattare la convenzione. -Aggiungeva a tutto ciò il Mamiani, doversi ad ogni modo aspettare -l'arrivo dello Zucchi, nè risolvere tanto affare senza che s'intendesse -la mente del capo delle milizie. Vero è peraltro, che la grande umiltà -di quell'atto rimase come velata agli occhi del popolo; ma non per -industria del Governo, bensì per quella del cardinale, che, divenuto a -un tratto, di prigione che era, padrone ed arbitro d'ogni cosa, mostrò -maravigliosa modestia e mansuetudine, e degna al tutto d'un santo -vescovo. - -Pel rimanente, il Mamiani ringrazia il signor Gualterio del non avergli -attribuito opinioni eccessive, e del lodare che fa le nomine allora -avvenute dei prefetti e vice-prefetti, le quali procederono tutte -da esso Mamiani, che reggeva il ministero degli affari interiori, e -che nella scelta almeno delle persone mostrò di tenere in briglia la -fantasia. - -Quanto poi al giudicio che leggesi nel primo volume dei _Rivolgimenti_ -circa la sollevazione del 1831, non riuscirà forse inutile di -paragonarlo all'altro conciso, ma schietto, che ne dava il Mamiani -or sono parecchi anni, e il quale riferiamo sotto la lettera _B_, -togliendolo dal secondo volume delle _Memorie_ del generai Pepe, ove -primamente venne inserito. - - -A (_Tolto dal volume_ 24mo _della_ REVUE BRITANNIQUE, pag. 404.) - - -RECTIFICATION. - -_A monsieur Amédée Pichot, directeur de la_ Revue Britannique.[76] - - Monsieur, - -J'ai lu, dans le dernier numéro de votre Revue, un article signé par -Mazzini, où cet écrivain raconte et juge à sa manière les événemens de -la révolution de l'Italie centrale en 1831. - -M. Mazzini, en rendant compte de la capitulation d'Ancône conclue -entre le Gouvernement provisoire des Provinces-Unies et le cardinal -_Benvenuti_, dit: «Le 26 (mars), tous les ministres apposèrent leur -signature, à l'exception de _Pepoli_ seul, qui était absent. Je dis -_Pepoli_ seul, quoique je sache bien que le nom de _M. Mamiani_ -ne figure pas parmi les autres; mais j'ai à ma disposition le -procès-verbal de la séance du 25, où est décrétée la capitulation, -dont le traité du 26 n'est que la ratification et où son nom se trouve -joint.» - -Il y a dans ces lignes une erreur de fait qui me regarde, et que je -tiens à rectifier. - -Lors de la capitulation d'Ancône, M. Pepoli n'était pas membre du -Gouvernement, et il résidait à Pesaro en qualité de préfet. - -Le seul ministre qui n'a voulu ni adhérer à la capitulation, ni la -signer, c'est moi, ainsi que cela est bien reconnu par toutes les -personnes qui ont été témoins du fait. - -Si j'ai apposé ma signature au procès-verbal de la séance, d'après -l'usage qu'on avait établi pour chaque réunion, tout le monde sait -qu'un tel acte n'a d'autre valeur que de constater la vérité des faits -qui y sont rapportés. - -Ce même procès-verbal, dont parle M. Mazzini, dit que la résolution -d'entamer un traité de capitulation avec le cardinal Benvenuti _fut -prise à la majorité des voix_, et c'est précisément sur ces paroles -que M. Mazzini devait porter son attention, s'il est vrai que la pièce -authentique soit demeurée dans ses mains. - -Mais il est plus facile de croire qu'il a été induit en erreur par une -brochure du général Armandi, publiée quelques mois après les événemens -de 1831, où il est dit que la capitulation du 26 mars fut décidée à -l'unanimité. Dans ce cas, M. Mazzini ignore que cette erreur de M. -Armandi a été avouée et rectifiée par lui-même, ainsi qu'on le voit par -le document dont vous trouverez la copie ci-dessous. - -Votre politesse, Monsieur, et votre loyauté bien connue me font espérer -que vous voudrez bien porter à la connaissance de vos abonnés cette -rectification qui a pour moi beaucoup d'importance. - -Agréez, Monsieur le Directeur, l'assurance de ma considération -distinguée et de ma profonde estime. - -De Paris, le 16 novembre 1839. - - Votre très-devoué - - TERENZIO MAMIANI. - - _«A M. le général Armandi, ancien ministre de la guerre du - Gouvernement provisoire de Bologne._ - - »Monsieur le Général, - - »Après avoir lu l'opuscule que vous venez de publier sous le titre: - _Ma part dans les événemens de l'Italie centrale_, je me vois - dans la nécessité de révéler une erreur qui vous a échappé. Vous - dites, à l'occasion de la capitulation d'Ancône, que la résolution - d'entrer en négociations avec le cardinal Benvenuti fut prise à - l'unanimité par les membres du Gouvernement. Je dois vous rappeler, - Monsieur, que cette unanimité ne fut pas complète, puisque sur neuf - membres délibérans, il y en eut un qui fut d'un avis absolument - opposé; et vous savez que ce fut précisément moi: c'est pour cela - que le procès-verbal de ladite résolution annonce qu'elle fut prise - _à la majorité des votes_, et non à l'unanimité; et c'est encore - pour cela que je refusai de signer la convention lorsqu'elle fut - conclue. - - »J'ai toute raison de croire, Monsieur le Général, que, par - amour pour la vérité, vous trouverez juste que je donne toute la - publicité possible à cette lettre. - - »Je suis, etc. - - »T. MAMIANI - »Ancien ministre de l'Intérieur du Gouvernement de Bologne. - - _»A M. le comte Mamiani._ - - »Monsieur le Comte, - - »Je me souviens parfaitement des circonstances dont il est question - dans votre lettre. Il est juste de dire que, pendant les débats qui - amenèrent la convention d'Ancône, vous avez été d'un avis contraire - à celui des autres membres du conseil; mais comme le procès-verbal - de la séance a été revêtu de toutes les signatures, et que - vous-même vous avez signé purement et simplement, sans prendre - acte de votre opposition et sans la motiver, je pouvais regarder - la résolution comme unanime, quelle qu'eût été la diversité des - opinions pendant la discussion; diversité dont je n'ai pas oublié - de faire mention dans mon écrit. Au fond, une majorité de huit - voix sur neuf ne diffère pas beaucoup de l'unanimité, et c'était - assez pour le lecteur, auquel je devais épargner des détails peu - importans pour l'ensemble. - - »Je suis maintenant fâché de les avoir supprimés, puisque je vois - que cela vous déplait; mais je vous prie de croire qu'en agissant - de la sorte je ne pouvais jamais avoir l'idée de dissimuler la - justice qui est due à votre manière de penser. - - »Veuillez bien en être persuadé, Monsieur le Comte, et agréer en - même temps mes sentimens distingués. - - »Je suis, etc. etc. - - »Le général ARMANDI.» - - -B (_Tolto dal 2º volume delle Memorie del generale_ GUGLIELMO PEPE.) - -La sollevazione dell'Italia media nel 1831, ebbe a proprio movente -l'odio pubblico e antico inverso il governo di Roma; per occasione, la -cacciata di Carlo decimo dal suolo di Francia; e per ultimo impulso, -il principio del non intervento con solennità proclamato dai ministri -di Luigi Filippo. Senza la fede (comune allora e fermissima) in quel -principio ed in quelle dichiarazioni, noi crediamo che nessuno grave -moto politico sarebbe accaduto in Romagna e nei due Ducati; e ciò, non -per poca avversione contro al governo assoluto, massime contro a quello -sbrigliato e sconvolto de' preti; ma per avere in sulle porte uno -straniero formidabile, apparecchiato a spegner nel sangue ogni sorgente -favilla di libertà. Cominciò dunque la sollevazione dell'Italia media -con ruinoso fondamento, e l'aspettazione certa degli ajuti francesi -fecela operare e procedere in ogni cosa con languore non iscusabile. -Ella dimostrò, peraltro, a rispetto de' moti politici anteriori, un -vero incremento di bene in ciò, ch'ella fu tutta di pensieri e di -voglie italiane, senz'ombra d'interessi e ambizioni municipali: il -che in ispecie lasciòssi scorgere e ravvisare ne' colori nazionali -inalberati dappertutto spontaneamente, nel gridarsi non altro che -_Viva l'Italia_; e in questo eziandio, che il governo principale colà -costituito s'intitolò _Governo provvisorio delle provincie unite -italiane_, volendo significare ch'egli aspettava altro maggiore -e miglior governo sotto di cui diversi Stati italiani sarebbero -addivenuti provincie di un sol paese. Impertanto, non è da badare a -certe frasi stampate allora ne' manifesti, ed a certi atti del governo -particolare della città di Bologna, ingiuriosi ed ostili a' poveri -Modenesi. Ognuno, e in quel governo e fuori, li salutava fratelli e -amávali come tali; ma la sciocca paura di non dare appicco all'Austria -d'intervenire e alla Francia di non impedirlo, fece scrivere e fare -parecchie inutili dissimulazioni, e certe finte e mostre più da -fanciulli che da uomini gravi e sensati. - -«Venendo meno la speranza del non intervento, doveva all'Italia -media mancare altresì ogni fede in sè medesima, e ogni gagliardia -disperata per tentare di mettere in salvo la libertà. Tuttavolta io -penso che più di un fortunato accidente poteva impedire il disastro, -o ripararlo in massima parte, e cangiare forse per sempre i destini -della Penisola. Se il malumore di Modena, di Bologna e di Parma fosse -scoppiato parecchi mesi innanzi, quando in Francia l'ardore degli animi -ancor non freddava; o se in Piemonte ed in Napoli non fossero ascesi -al trono in que' medesimi dì due principi nuovi, a cui riuscì molto -facile il tener sospesi i corrivi ed i pusillanimi (che sempre sono i -più) con vane aspettazioni e sembianze di regno assai liberale, altra -piega avrebbero preso gli avvenimenti. Del pari, se ne' primissimi -giorni dell'insorgere delle provincie unite fosse quivi comparso un -uffiziale sperimentato e animoso, il quale, radunando le poche ma buone -truppe stanziate in que' luoghi, fosse proceduto diritto inverso gli -Abbruzzi per sollevarli, od anche avesse marciato fin sotto Roma; tale -era in que' giorni lo sgomento, la paura e la confusione de' prelati, -che quella Metropoli insigne caduta sarebbe in mano de' nostri, e si -importante caso traevasi dietro, come a forza, molte novità nel vicino -reame di Napoli. Un sol mese più tardi avevano le cose mutato faccia: -tanto nelle rivoluzioni conviene essere attivi e solleciti. Io accenno -poi cotesti varj supposti, ognuno de' quali non mi par temerario a dire -che bastava forse a far cominciare il risorgimento d'Italia, perchè -si vegga che quivi la materia non è così mal disposta ed inerte come -taluni van predicando; e di fatto, niuno, senza ingiuria del vero, -dee stimare immaturo e mal preparato alla libertà quel paese, ove -un qualche favorevole accidente la può far sorgere e far perdurare. -Ma tornando alla sollevazione del 1831, egli è da avvertire che sul -cadere di marzo la corte romana, per lettere autografe di personaggi -altissimi, venne accertata che all'Austria si dava licenza di accorrere -a rimetterla in piede e a schiacciare la generale rivolta. Questa -tolleranza insperata de' Francesi, bastò a farle riavere gli spiriti, -e dar mano a qualche vigoroso provvedimento. Armò gente campagnuola -e rozza, raggranellata nella Sabina e in Marittima; sparse danari e -indulgenze in Trastevere; sollevò gli animi, come potè il meglio, colle -predicazioni, e colle altre solite arti giovátele ne' vecchi tempi -maravigliosamente, e neppure allora sfornite d'ogni efficacia. Dopo -ciò, l'entrare in Roma e occuparla con un pugno di soldati e di giovani -volontarj più non era fattibile; e la causa della libertà italiana -dovette nuovamente soccombere, insegnando alle presenti generazioni -ed alle future, che la salute della patria non istà mai in altre mani -salvo che nelle proprie, e non vien data ma vien rapita, non si trova -ma si conquista. - -Nel corso brevissimo di quella sollevazione dello Stato romano, tre -cose, a mio giudizio, furono di momento. La prima, che quanto grande -mostròssi in ciascuno l'inesperienza de' gravi negozj, altrettanto -riuscì bella e notabile la modestia, la probità e il disinteresse. La -seconda, che troppo si volle diffidar della plebe, e si usò scarsamente -de' mezzi legittimi e acconci, i quali potevano smoverla e trarla tutta -dal nostro lato: errore massimo e più volte ripetuto in Italia. La -terza, che la intenzione manifesta e la dichiarazione iterata e solenne -di abolire affatto il dominio temporale de' papi, nè scandalizzavano -le moltitudini, nè accendevano contro di noi la parte loro più -numerosa e ignorante. Gl'increduli e gl'indifferenti ne giubilavano; -i credenti e pii vi scorgevano la mano di Dio, per punire i vecchi -peccati del clero, e riformare la Chiesa. Per quest'ultimo rispetto, -la sollevazione dell'Italia media nel 1831, benchè tenue assai nelle -sue vicende e infelice nell'esito, segnò un punto rilevantissimo nella -storia civile de' nostri tempi; conciossiachè ella dichiarò al mondo -intiero cristiano, che quel dominio pontificale, stato per secoli una -delle funeste cagioni delle sventure italiane, e la principalissima -de' vizj e disordini della Chiesa, o più non vivrà di virtù e forza -propria, e sarà in odio e in disprezzo crescente ed inestinguibile alle -popolazioni sue stesse; o dovrà mutare dalla radice gli ordini suoi, e -per quanto il comporta la nostra età, ripristinare le forme e gli abiti -popolari antichi, e rimettersi in cuore gli spiriti generosi del regno -di Alessandro III. - - - FINE. - - - - -INDICE. - - - AVVERTIMENTO DELL'EDITORE. Pag. v - PREFAZIONE. ix - - PARTE PRIMA. — TEMPI DI RIFORME. - - Nostro parere intorno alle cose italiane. 5 - Documenti pratici intorno la rigenerazione morale e - intellettuale degli Italiani. 18 - Alla contessa Ottavia Masino di Mombello. — Lettera. 47 - Lettera in forma di circolare. 50 - Lettera al cardinale Ferretti, segretario di Stato. 51 - Discorso recitato al banchetto che il Circolo Romano - offriva e dedicava all'Autore il dì 23 di settembre - del 1847. 53 - Sulla Toscana. 57 - Parole dette in Perugia nelle stanze de' Filedoni, - il 18 di ottobre del 1847. 63 - Discorso recitato al banchetto che i Pesaresi - offerivano all'Autore concittadino, il dì 31 di - ottobre del 1847. 68 - Il Municipio di Pesaro al suo Deputato appresso - il Pontefice. — Allocuzione. 77 - Programma del Giornale La Lega Italiana che - pubblicavasi in Genova. 101 - Fatti di Milano nel gennajo 1848. 110 - Dell'ordinamento nuovo de' Municipj. 114 - Dispacci francesi sulle cose italiane. 119 - Dello stato presente d'Italia. — 19 gennajo 1848. 122 - Del fatto di Livorno. — Adì detto. 125 - _L'Eco dell'Alpi marittime._ — Adì detto. 128 - Notizie della Sicilia. — 21 gennajo 1848. 129 - Della Sicilia. — 22 gennajo 1848. 132 - Iscrizioni dettate pei funerali che Genova celebrò, - il 22 di gennaio 1848, alle anime dei Lombardi - uccisi in Milano e in Pavia. 134 - Del Memoriale al Pontefice pei fatti di - Sicilia. — 24 gennaio 1848. 136 - L'Allocuzione dei Pari di Francia. — Adì detto. 139 - Riforme nel Regno. — 25 gennajo 1848. 141 - Consigli al re di Napoli. — 27 gennajo 1848. 145 - Il passato e il presente di Napoli. — 31 gennajo 1848. 148 - Palermo bombardata. — 31 gennajo 1848. 152 - Il presente e il passato di Napoli. — 2 febbrajo - 1848. 153 - _Il Carroccio_, giornale delle provincie. — 31 - gennajo 1848. 156 - Allocuzione ai Napoletani. — 2 febbrajo 1848. 157 - - PARTE SECONDA. — TEMPI COSTITUZIONALI. - - Consigli ai principi e ai popoli. — 3 febbrajo 1848. 161 - Del nuovo Ministero napoletano. — 3 febbrajo 1848. 163 - Costituzione desiderata dagli Italiani. — 6 febbrajo - 1848. 164 - La Lombardia e il Metternich. — 7 febbrajo 1848. 167 - Le Camere francesi. — 8 febbrajo 1848. 170 - Sulla Costituzione conceduta in Piemonte. — 9 - febbrajo 1848. 174 - D'una marineria italiana. — 10 febbrajo 1848. 178 - Di nuovo, del Ministero napoletano. — 10 febbrajo - 1848. 181 - Filosofia civile italiana. — 14 febbrajo 1848. 182 - La Costituzione napolitana. — 16 febbrajo 1848. 183 - D'una Dieta italiana. — 16 febbrajo 1848. 186 - Questioni costituzionali. — 18 febbrajo 1848. 187 - Agli Ungheresi. — 18 febbrajo 1848. 193 - La Costituzione toscana. — 19 febbrajo 1848. 195 - Della prossima legge sulla libertà della stampa. — 19 - febbrajo 1848. 198 - D'una crociata dei Russi. — 21 febbrajo 1848. 201 - Del popolo. — 22 febbrajo 1848. 203 - Dei dazj dannosi al popolo. — 22 febbrajo 1848. 207 - Di Roma costituzionale. — 23 febbrajo 1848. 208 - Carteggio tra Metternich e Palmerston. — 23 febbrajo - 1848. 212 - Di nuovo, di una Lega politica difensiva. — 16 - febbrajo 1848. 216 - Di nuovo, e sempre d'una Lega difensiva - italiana. — 26 febbrajo 1848. 219 - Ai Lombardi e Veneziani. — 28 febbrajo 1848. 221 - Cenni d'una legge elettorale. — 1 marzo 1848. 224 - Lettera ad Antonio Crocco, intorno agli ultimi casi - di Francia. — 10 marzo 1848. 231 - Ai signori Direttori dell'_Epoca_. — 11 - aprile 1848. 263 - Sulla guerra italiana. — 14 aprile 1848. 265 - Di nuovo, sulla guerra italiana. — 17 aprile 1848. 267 - Al generale Carlo Zucchi. — 20 aprile 1848. 269 - Discorso sulla educazione del popolo. — 26 giugno - 1848. 275 - Discorso in difesa del Ministero. — 27 giugno 1848. 286 - Discorso sulla rotta di Vicenza. — 6 luglio 1848. 288 - Discorso in difesa del Ministero. — 21 luglio 1848. 296 - Discorso sulla necessità della guerra. — 7 agosto - 1848. 306 - Discorso sopra tre modi straordinarj di difesa. — 11 - agosto 1848. 309 - Discorso sullo stato d'Italia. — 14 agosto 1848. 311 - Esortazione ai Romani. — 12 agosto 1848. 315 - Ai signori Direttori dell'_Epoca_. — 22 - agosto 1848. 316 - Rapporto in nome dei Commissarj deputati a scegliere - e compilare le massime di un Patto federativo. 318 - Progetto di uno schema d'Atto federale, redatto dal - Congresso nazionale per la Confederazione italiana, - radunatosi in Torino il 10 ottobre 1848. 324 - Al re Carlo Alberto, il Congresso della Società - nazionale per la Confederazione italiana. 327 - Terenzio Mamiani a' suoi Elettori. 333 - Alla Santità di Pio IX, Terenzio Mamiani. 355 - Appendice. 366 - Note e Documenti. 378 - - PARTE TERZA. — ULTIMI TEMPI. - - Sulla disdetta dell'armistizio. — 20 marzo 1849. 405 - Sulla necessità del confederarsi. — 27 marzo 1849. 406 - Del partecipare alla guerra lombarda. — 27 marzo 1849. 409 - Sulla verità nella politica. — 28 marzo 1849. 410 - Invito alla conciliazione. — 3 aprile 1849. 412 - Sulla guerra de' Napoletani contro i Siciliani. — 5 - aprile 1849. 414 - Del modo di ajutare la guerra. — 6 aprile 1849. 415 - Sulla pena imposta ai Canonici di San Pietro. — 11 - aprile 1849. 416 - Studj sul progetto di Costituzione della Repubblica - Romana. — 21 aprile 1849. 418 - Sullo sbarco de' Francesi a Civitavecchia. — 26 - aprile 1849. 427 - Elogio funebre di re Carlo Alberto. 433 - Agli Elettori di Pinerolo e del sesto Collegio di - Genova. 473 - Sul Papato, lettera ortodossa a Domenico Berti. 481 - - APPENDICE. 537 - - - - -_Recenti Pubblicazioni_ - - - =VITA DI DANTE=, scritta da =Cesare Balbo=: con le Annotazioni - di Emmanuele Rocco. — Un volume. _Paoli_ 7 - - =FOSCOLO= (Ugo). =Epistolario=, raccolto e ordinato da F. S. - Orlandini e da E. Mayer. — Volume 1º. 7 - - =VITA DI VITTORIO ALFIERI= scritta da esso. Questa edizione, - riscontrata accuratamente sull'autografo esistente nella - Libreria Mediceo-Laurenziana, è arricchita di un'Appendice - che contiene parecchie Lettere edite ed inedite di Vittorio - Alfieri, ed alcune a lui dell'abate di Caluso (finora inedite) - che riguardano principalmente gli studi che l'Alfieri faceva - della lingua greca. — Un volume, col _fac-simile_ della - scrittura dell'Alfieri. 7 - - =DAVANZATI= (Bernardo). =Le Opere=, ridotte a corretta lezione - coll'aiuto de' manoscritti e delle migliori stampe, e annotate - per cura di Enrico Bindi. — Volume 1º. 7 - - =TASSO= (Torquato). =Le Lettere=, disposte per ordine di tempo - ed illustrate da Cesare Guasti. — Volume 1º. 7 - - =RACCOLTA ARTISTICA=, pubblicata per cura di una Società di - Amatori delle Arti belle. — Tomo IX. 7 - - =CARCANO= (Giulio). =Angiola Maria=, storia domestica. — =Il - Manoscritto del Vicecurato.= — =Ida della Torre=, episodio - patrio. — _La Nunziata_, racconto campagnuolo. — =Canzoni - popolari= e =Armonie domestiche=, inedite. — Un volume. 7 - - =MACHIAVELLI= (Niccolò). =Le Opere minori=, rivedute sulle - migliori edizioni; con Note filologiche e critiche, ed un - Avvertimento preliminare di F.-L. Polidori. — Un volume. 7 - - -_Prossime Pubblicazioni._ - - =STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA=, di _Giuseppe Maffei_. - Terza edizione originale, nuovamente rivista dall'Autore. — - Saranno 2 volumi. - - =VINCENZO GIOBERTI.= =Del Buono e Del Bello.= Edizione - condotta sopra un esemplare rivisto dall'Autore. — Un volume. - - =MEMORIE= dei più insigni =PITTORI, SCULTORI E ARCHITETTI - DOMENICANI=, del P. Vincenzo Marchese, dello stesso Istituto. — - Seconda edizione, con giunte e correzioni. — Due volumi. - - =NOVELLE CASALINGHE DI GIULIO CARCANO=: _Memorie d'un - fanciullo. — Una povera tosa. — Il giovine sconosciuto._ — - _Benedetta._ — _La vecchia della Mezzegra._ — _La madre e il - figlio._ — _Un buon galantuomo._ — _Rachele._ — _Una simpatia._ — - _Tecla._ — _Il Cappellano della Rovella._ — _L'Ameda._ — Un - volume. - - _Aprile 1853._ - - - - -NOTE: - - -[1] A Bologna, nel marzo del 1831, giunta la nuova del fatto d'armi di -Rimini e sparsasi voce che i Tedeschi erano stati in quello respinti -e assai maltrattati, già i facchini e altra gente minuta macchinavano -d'impadronirsi d'alcune artiglierie poste sulla piazza del Gigante, e -in tutte le case si ricavavano fuori le armi con indicibile audacia. - -[2] Si accenna ai Cartisti inglesi e al loro Programma. - -[3] Non molti mesi dopo la prima stampa di questi documenti, sparsesi -voce d'una radunanza in Pisa di scienziati Italiani, proposta da alcuni -benemeriti cittadini; alla qual voce à tenuto dietro, per gran ventura, -il fatto. Ciò provi ai lettori nostri, che quanto noi proponiamo non è -impossibile che venga all'atto se i buoni fermamente il vorranno. - -[4] Questa privatissima lettera è qui stampata, perchè da alcune -Gazzette fecesi pubblica con onesta intenzione, ma senza saputa -dell'autor suo. - -[5] Accenna all'istituzione della Consulta di stato con voce -deliberativa in cose di Finanza. - -[6] Da ultimo si trovò che le notizie corse avevano qualche buon -fondamento. - -[7] Cosa che l'autore tentò di eseguire entrato che fu nel governo. - -[8] Che succedono agli Etrusci, ai Romani, ai Papi, alla rinascenza. - -[9] _Dell'Ontologia e del Metodo_, Appendice, 1843. - -[10] Venne poi la certezza di questi principj negata e disfatta dalla -contraria natura non delle cose ma degli uomini; ed oggi è necessità -ripetere con l'Autore: chi vuol correggere e riformare la Roma moderna -pontificale, dia nuovi abitatori a Monte Cavallo. - -[11] Quelli succeduti nel febbraio del 1848. - -[12] In niuna parte d'Italia, era in que' giorni la stampa esente da -censura. - -[13] L'uso à raccolto e approvato questo latinismo non guari superfluo, -perchè è termine proprio ed univoco, laddove tali non sono _ordine_, -_classe_, _grado_, e se altri ve n'à. - -[14] Ciò appena era scritto, quando comparve la Circolare del Lamartine -agli ufficiali delle ambascerie francesi. Le parole ed il sentimento -sono grandi e magnifici; ma la sostanza risponde alla previsione -nostra: non pertanto la Nota del Lamartine farà scandalo nelle Corti. -(_Nota della prima edizione_.) - -[15] Nè Vienna ancora era insorta, nè Milano avea cacciato gli -Austriaci. - -[16] Giornale Romano, succeduto all'_Italico_. - -[17] E così fece per appunto la nuova Dieta. - -[18] In una corta discussione che precedeva il discorso. Vedi la -Gazzetta di Roma. - -[19] Il deputato Bianchini, chiaro scrittore, artista e filologo. - -[20] Il professore F. Orioli, deputato di Viterbo. - -[21] Pellegrino Rossi. - -[22] Si accenna ai fatti sanguinosi del giugno del 48 in Parigi. - -[23] Gli austriaci entrati grossi e minacciosi nel Ferrarese; e se ne -discorre più sotto. - -[24] Si tollerava che i Ministri ajutassero in silenzio e come di -soppiatto la guerra, ma senza neppur nominarla. - -[25] Ambedue le proposte furono tra vivi applausi accettate. - -[26] Vedi qui appresso la proposta del Patto. - -[27] Il Mamiani. - -[28] Medesimamente il Mamiani. - -[29] Non è scrittura dell'Autore, e solo si aggiunge per chiarire e -intendere quel che precede. - -[30] Vedi la _Gazzetta di Roma_, 17 agosto 1849. - -[31] Questi atti si compivano il 22 e il 23 di dicembre del 1848. - -[32] Veggansi le Note a pag. 378 e seguenti. - -[33] Vedi nella Gazzetta Romana la tornata del 4 dicembre. - -[34] La Legge Elettorale per la Costituente Italiana. - -[35] Intendi quelle del Cavaignac. - -[36] 1849, data dell'edizione genovese di queste due lettere. - -[37] Vedi _Saggi di Filosofia Civile ec._, pag. 113 e segg. - -[38] San Paolo. - -[39] Quello medesimo che leggesi a pag. 378 e seg. - -[40] Il quale acconsentì poi nettamente e con zelo. - -[41] Scritto appena giunte le prime e confuse nuove della rotta di -Novara. - -[42] _Eadmeri_, _De Vitâ Anselmi_, lib. 1, pag. 2. - -[43] CARLO ALBERTO, Memorie ed osservazioni sulla guerra -dell'Indipendenza d'Italia, pag. 122. - -[44] Per vero, trascorsi appena due anni, è stato forza al Governo -Sardo, perchè le istituzioni non vacillassero, di accostarsi a quelle -persone che l'autore avea particolarmente lodate e raccomandate agli -Elettori. - -[45] Coppi, _Discorso sul Consiglio e Senato di Roma_, 1848, pag. 58. - -[46] Leggi _Della regolata devozione_ di L. Muratori. - -[47] Vedi _Graziano nel Can. I, dist. 53._ - -[48] _Dictatus papæ._ - -[49] Vedi, fra le altre, la bolla: _Lignum vitæ._ - -[50] Jacopo Stellini. - -[51] Sessione XXIV, _De Reformatione_, Cap. II. - -[52] Ezechiello, Cap. XXXVII. - -[53] San Luca, Cap. I, 52, 53. - -[54] Ai Galati, Cap. V, 13. - -[55] San Giovanni, Cap. VIII, 32. - -[56] San Matteo, Cap. V, 48. - -[57] San Matteo, Cap. VI, 10. - -[58] Apocalisse, Cap. XXI, 2 e 3. - -[59] Geremia, Cap. XVII. - -[60] Maccabei, Cap. IV; 11. Ester, Cap. XVI, 4. - -[61] Ai Romani, Cap. VII, 6. - -[62] La seconda ai Corintj, Cap. III, 6. - -[63] Esodo, Cap. XVIII. - -[64] San Giovanni, Cap. X. - -[65] Epistola prima di San Pietro, Cap. V, 2. - -[66] La prima ai Corintj, Cap. XIII. - -[67] San Matteo, Cap. XV, 9 e 13. - -[68] San Giovanni, la prima Epistola, Cap. III. - -[69] San Giovanni, la prima Epistola, Cap. IV. - -[70] Geremia, cap. XXXII. - -[71] Geremia, Cap. XVII. - -[72] Atti degli Apostoli, Cap. VI. - -[73] Agli Efesj, Cap. IV. - -[74] San Giovanni, Cap. XVII. - -[75] Esdra, Cap. III. - -[76] NOTE DU DIRECTEUR. La _Revue Britannique_ n'a pas prétendu -accepter la responsabilité des articles de M. Mazzini sur l'Italie. -Nous nous empressons donc de publier la lettre suivante que nous -adresse le comte Mamiani, ancien ministre du gouvernement à Bologne. -Nous espérons que M. Mazzini lui-même, qui est à Londres, et dont M. le -comte Mamiani, pas plus que nous, n'inculpe la loyauté, s'empressera de -faire insérer cette rectification dans le _Magazine_ auquel la _Revue -Britannique_ avait emprunté sa lettre. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Scritti politici, by Terenzio Mamiani - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SCRITTI POLITICI *** - -***** This file should be named 62302-0.txt or 62302-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/2/3/0/62302/ - -Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. 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You may copy it, give it away or re-use it under the terms -of the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll -have to check the laws of the country where you are located before using -this ebook. - - - -Title: Scritti politici - -Author: Terenzio Mamiani - -Release Date: June 2, 2020 [EBook #62302] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SCRITTI POLITICI *** - - - - -Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -SCRITTI POLITICI<br /> -DI<br /> -TERENZIO MAMIANI. -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="x-large"> -SCRITTI POLITICI -</p> - -<p class="pad2 small"> -DI -</p> - -<p class="pad1 main-t"> -TERENZIO MAMIANI. -</p> -<hr class="tiny" /> -<p class="pad2 small"> -EDIZIONE ORDINATA DALL'AUTORE. -</p> - -<p class="pad6"> -<span class="large">FIRENZE.</span><br /> -<span class="small">FELICE LE MONNIER.</span><br /> -—<br /> -<span class="small">1853.</span> -</p> -</div> - -<div class="somm"> -<hr /> -<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> -<hr /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span> -</p> - -<h2 id="avvertimento">AVVERTIMENTO DELL'EDITORE.</h2> -</div> - -<p> -Un obbligo mi corre di delicata onestà nel dar fuori -questo primo Volume delle Opere dell'egregio Terenzio -Mamiani: ed è, che questo aver dato principio alla collezione -di esse dagli <i>Scritti politici</i>, è avvenuto contro -il primo concetto formatosi e contro la prima intenzione -a me dichiarata dal medesimo Autore. Non già ch'egli -provasse pentimento nè alcuna vergogna delle opinioni -che, secondo coscienza, aveva in quelli espresse o propugnate: -ma pareva a lui, che quegli articoli ed opuscoli, -la maggior parte improvvisati nei tumultuosi tempi che -corsero in ispecie dal 1847 al 49, non fossero per la lor -forma tali, di che la comune patria potesse in qualche -modo onorarsi, nè procederne verace incremento alla -fama che il dettatore di essi erasi con le altre sue produzioni -meritata. Ed a me, d'altra parte, era avviso che -quelle scritture già sparse dovessero e insieme raccogliersi -e riprodursi prima che maggiormente invecchiassero -(per così parlare) le questioni che in quelle si agitano; -ed anche perchè dal loro avvicinamento venisse -più compiuta e la generale idea di esse, e più sicuro -il giudizio che il pubblico avrebbe dovuto pronunziarne. -Sicchè, quando mi vidi al fine compiaciuto del grazioso -assentimento di lui a questo mio desiderio, mi sentii -pure compreso da un doppio affetto di gratitudine, -parendomi che alla già usata cortesia di permettermi -la ristampa delle sue Opere, egli avesse come posto -<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span> -il colmo col farmi sagrifizio di quella sua particolare -opinione. -</p> - -<p> -Comechessia, essendomi venuto a notizia che il signor -Mamiani non ha interamente deposto gli scrupoli -a cui qui dianzi accennavasi; nè potendosi ormai soprattenere -il divulgamento di questo Volume, ch'è già -in procinto di spedizione e da assaissimi richiesto; ho -stimato dicevol consiglio, a far piena fede dell'animo -di lui, il produrre alcuni brani di una lettera ch'egli -scrive intorno a ciò ad un suo quasi conterraneo ed -amico. «Temo e dubito forte di avere errato a cedere -alle iterate e cortesissime istanze del signor Felice -Le Monnier. Sónomi avveduto, rileggendo quelle mie -povere filastrocche sbalzate fuori dall'occasione e dalla -necessità, che io m'illudeva a sperare ch'elle facessero -cenno a quella forma speciale di perfezione che -l'Italia domanda oggi a' suoi scrittori politici.» — «I -tempi non concedevano (ad Ugo Foscolo) di usare -uno stile corretto e purgato; ma il vigore, l'affetto e -la veemenza non possono venir superati. Io, invece, -avevo dai tempi facoltà e modo di scrivere con rigor -di grammatica e proprietà esatta di voci e di frasi..... -Ma nemmeno questo pregio ò saputo ben conseguire, -e m'accorgo di avere inciampato troppo spesso in neologismi, -e adoperato una lingua nè schietta nè evidente -nè sicura nè viva.» — «Neppure son tanto -acerbo con me medesimo, che io non conosca le -molte e buone scuse che io ò della mia foggia di -scrivere. Tra l'altre, la novità della materia, l'aver -dovuto spesso parlare al popolo, l'esser vissuto in -Francia, tornato assai tardi agli studj della lingua; -pressochè ogni cosa scritta come gittava la penna ec.» — «Ma -sopprimere l'edizione non si potrebbe, e conviene -mandarla al palio.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> -</p> - -<p> -In queste parole se molti ammireranno, com'è ben -certo, la modestia rarissima di chi ponevale in carte -non coll'intento che fossero depositate nel seno dell'amicizia, -ma con quello assai manifesto che servissero di -avvertenza alla presente pubblicazione; io spero altresì -che altri vorranno leggervi e l'acquiescenza di lui al -mio proprio divisamento, e la mia brama di adempiere -ad ogni più squisita maniera di riguardi verso la persona -dell'onorevole Autore. Per ciò poi che concerne -alle materie, delle quali in questo come in ogni altro -caso mai non m'ebbi arrogato il sapere nè il voler giudicare, -mi gode l'animo di poter rimettere i leggitori a -quello che ne è ragionato da un valoroso giovane Piemontese -nella qui seguente Prefazione. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">F. Le Monnier.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_ix">[ix]</span> -</p> - -<h2 id="prefazione">PREFAZIONE</h2> -</div> - -<p> -Discorrere a parte a parte le opere filosofiche e letterarie -in cui si esercitò l'ingegno di Terenzio Mamiani; seguirne -il discorso speculativo, incominciando col <i>Rinnovamento della -Filosofia Italiana</i> e dimorando ai <i>Dialoghi di Scienza Prima</i>; -e dire della perpetua eleganza con cui la classica forma e la pellegrinità -dei concetti si maritano negli <i>Inni</i>, negli <i>Idilii</i>, e -nelle altre minori composizioni di lui, sarebbe impresa la -quale ricercherebbe non pure comodità di tempo e ampiezza -di spazio che non abbiamo, ma, e più ancora, quella copia -di dottrina e vigoria di mente a pochi soltanto concedute; -sulle quali se chi scrive qui credesse di far capitale, meriterebbe -nota più che di presuntuoso, di stolto. -</p> - -<p> -Men largo e più facile intento hanno le brevi parole onde, -a modo di Prefazione, accompagniamo le <i>Prose politiche</i> del -Mamiani; poichè le nostre avvertenze, pretermesse le altre -considerazioni che ragguardano l'illustre Autore, toccheranno -solamente della natura delle dottrine civili da lui costantemente -professate, e di cui il presente volume è insigne documento. -</p> - -<p> -Terenzio Mamiani si connumera fra i più valorosi continuatori -della antica scuola politica italiana. La quale fiorita, -prima in Europa dopo il rinascimento, mercè sovrattutto dei -Fiorentini e dei Veneti ingegni, non pure è splendido monumento -del passato, ma, siccome quella che poggiò sui veri ed -<span class="pagenum" id="Page_x">[x]</span> -inconcussi principii, sarà per essere buona guida sola essa -nei progredimenti avvenire. La tradizione sua sembrò chiudersi -con Paolo Sarpi e colla libertà delle Repubbliche, a malgrado -della copiosa bibliografia del seicento, e non ostante le -onorate prove che, pur ormeggiando i Francesi, fecero nello -scorso secolo i Napoletani massimamente; e non venne ripigliata -con originalità di vena e sincerità di nazionale impronta, -fuorchè nei tempi a noi più vicini, dapprima, grazie agli -scritti di Gian-Domenico Romagnosi e di Ugo Foscolo, poscia -per opera di quegli illustri coetanei che ognuno nomina -a dito. -</p> - -<p> -L'antica scuola italiana pose a fondamento suo l'osservazione -diligente dei fatti; e lo studio dell'esperienza ne è il -carattere particolare. Questa dote le fu principalmente conferita -dalla qualità degli scrittori, uomini tutti che si erano -mescolati nel vivo delle faccende, ed erano stati attori pria -che disputatori di politica. Mal cercheresti quindi, a modo di -esempio, nel Machiavello o in Donato Giannotti o in Paolo Paruta -quelle nebbiose visioni dei missionarii d'oggidì, per cui -pare dettata la sentenza di Tacito: <i>omne ignotum pro magnifico -est</i>; nei padri nostri era notizia profonda delle necessità -della natura umana invincibili e degli insuperabili ostacoli -che spesso al volere frappone la dura legge del fatto. Partecipi -dei sommi magistrati nelle loro città, rammentavano, -scrivendo, quante sono le difficoltà del reggimento, -e quante dell'innovare e del mutare le malagevolezze -instanti e le conseguenti; troppo erano rigidi calcolatori di -ciò che è, per lasciarsi adescare dai vapori e dalle noje della -fantasia. -</p> - -<p> -Cotesto ritegno salutare induceva forse in essi una eccessiva -timidità di speculazione, per cui il loro pensiero si -raggirava di soverchio nei nudi fenomeni, e rado assorgeva alle -origini e alle supreme ragioni del diritto, fuor delle quali s'immiserisce -la discussione dei problemi sociali, e l'arte stessa -<span class="pagenum" id="Page_xi">[xi]</span> -del governare manca di base certa. Per lo che il progresso -naturale della scuola italiana rinnovata dovea consistere appunto -nell'accoppiamento del severo metodo sperimentale -del Machiavello colla generosa e libera signoria dei veri ideali, -nella cui contemplazione il genio di Giambattista Vico si era -levato solitario e gigante. -</p> - -<p> -Il Vico avea detto che «questo mondo civile egli è certamente -stato fatto dagli uomini: onde se ne possono, -perchè se ne debbono, ritrovare i principii dentro le modificazioni -della nostra medesima mente umana.» Ugo Foscolo -costituì il suo discorso sulla detta massima, tentando -l'alleanza dell'osservazione e della filosofia. E noi facciamo -speciale ricordo di lui, così per debito di giustizia, essendo -finora rimasti pressochè ignoti all'Italia gli scritti politici suoi, -come perchè ne parve scorgere nel fiero cantor dei <i>Sepolcri</i> -una notabile parentela d'idee col Mamiani. Fu il Foscolo, -infatti, che descrivendo la servitù della patria, pronunziò che -nell'educazione dell'individuo stava la somma di ogni radicale -miglioramento politico, ed ebbe il coraggio di snudare -la piaga velenosa delle fazioni e delle sètte che dilaniano le -viscere d'Italia, e la fecero e fanno impotente; verberò quindi -a sangue con quell'unica sua veemenza di stile le ipocrisie e -le corruttele d'ogni maniera che avea sott'occhio; e ripudiando -una infiammativa teorica che potea sorridergli nell'immaginazione -ardente, si appartò da chi si faceva banditore -di stato popolare in questa contrada martoriata e avvilita da -tre secoli di tirannide, e oppressa da tanta mole di ignoranza -e di superstizione. S'industriava egli pertanto colle parole e -cogli atti ad ottenere «il solo governo comportabile dai nostri -costumi; ed è, <i>un monarca potente per sola autorità di -leggi, per sola forza di armi italiane</i>.» E discorrendo collo -sguardo la serie delle italiane sventure, e scrutando perchè -così spesso cotanto buoni cominciamenti ebbero pessimo -fine, dalle rupi elvetiche dove andava ramingando e piangendo -<span class="pagenum" id="Page_xii">[xii]</span> -lo sterminio dell'ultima speranza italiana, compiuto -collo sperperamento dell'esercito del Regno d'Italia, tuonava -con voce di solenne e profetal rampogna, che prima e -sopra di ogni questione di libertà, prima e sopra di ogni -contesa di maggiori o minori larghezze di statuti e di leggi, -vi è e vi sarà la impresa della <span class="smcap">Indipendenza della Patria</span>; e -che questa si tenterà indarno finchè le resíe scandalose delle -fazioni apriranno al ferro nemico la breccia nelle nostre file, -le quali, divise e le une dalle altre divulse, saranno prima -sgominate che combattute. -</p> - -<p> -Chi raccolga questi sensi che informano gli scritti del -Foscolo e gli riscontri con quelli che signoreggiano le prose -di Terenzio Mamiani, vedrà quanta amicizia di pensieri e -comunanza di affetti corra fra i due Italiani, e come si accordino -a capello nelle pratiche conclusioni e negli intendimenti -finali. Del che mal si renderebbe ragione ove si avesse l'occhio -solamente alle diversità che passano fra le qualità dell'ingegno -dei due scrittori, l'uno dei quali precipita il corso -coll'impeto della bufera, e l'altro il prosegue colla tranquilla -maestà di un fiume arginato; ma di leggieri se ne avrà la -spiegazione quando si consideri che ambidue, tenerissimi -essendo della italianità, educarono la mente sui patrii esemplari, -e da questi ritrassero l'abito di sperare le cose alla -luce del vero obbiettivo, e non già colla lente variopinta del -desiderio e del sentimento proprio. Vero è che il Foscolo -cresciuto fra il sensismo dello scorso secolo e la scuola dell'Enciclopedia, -e, per natura, incline ad una irosa melanconia, -accolse ne' suoi libri principii al tutto contrarii a quelli che -invalgono oggidì intorno ai dogmi della vita universa, e che -sulle origini e su' fini sociali ragiona per lo più colle funeste -teorie del tetro filosofo di Malmesbury; le quali ove si menasser -buone da senno, sarebbe follia il travagliarsi a felicitare -la razza umana ed a riformare il governo dei popoli. Il -Mamiani invece, alunno e campione della spiritualità che -<span class="pagenum" id="Page_xiii">[xiii]</span> -regna la filosofia presente, e fedele alle umane ispirazioni del -Cristianesimo, il quale abbraccia l'intiera famiglia dei viventi -come fratelli ed apre ai caduti la via della redenzione anche -quaggiù, si aggira e spazia in più serena regione di pensamenti, -e studia i quesiti del viver socievole colla fede e coll'amore -che ingagliardano l'ingegno e lo allenano allo scoprimento -della verità riposta. -</p> - -<p> -Ma se questa preminenza filosofica del Mamiani dee in -alcuna guisa attribuirsi a maggior felicità di tempi, è tutta sua -loda la copia larghissima di sapere che ne rincalza le scritture, -e la invidiata castigatezza dello stile e della lingua onde sono da -lui tratteggiate le quistioni di Stato, di economia e di giure -pubblico, disusati argomenti alla prosa italiana. Chi si faccia a -considerare la condizione della letteratura di questi ultimi anni, -dovrà pur troppo lamentar la grande sterilità di opere fortemente -pensate e con amore condotte; e troverà per contro una ridondanza -infinita di opuscoletti e di scrittarelli in cui la gioventù -studiosa snerva l'ingegno impaziente. Addestrata così -nella facile palestra dell'improvviso dettare, si persuade che -il magistero dello scrivere, la scienza del pensare, e, per -giunta, l'arte stessa dell'amministrare gli Stati, s'impara -mercè di una specie d'intuito misterioso, o si possiede per -beneficio di natura. Intanto il popolo dei lettori si avvezza a -tenersi erudito in politica, perchè vede manifestamente di saperne -quanto lo scrittore che gli ammannisce il giornale o il -libercolo: e si viene di tal fatta educando, prima, una generazione -leggicchiante, il cui stomaco debilitato ricuserà a corto -andare ogni sostanziale e nutritivo alimento; poi un'altra generazione -sfringuellante, che cucendo e ricucendo a strazio -della grammatica qualche decina di frasi, costiperà il sapere -nazionale nelle dosi infinitesimali degli omiopatici. Ma questo -non è buono apparecchio per chi vuol sedere un giorno nei -consigli della Nazione, e i reggimenti liberi male si puntellano -colle sonore iperboli e colle vacue astrattezze, che -<span class="pagenum" id="Page_xiv">[xiv]</span> -sono tutto il costoro bagaglio. Nè strapazzando la lingua, -e dando irrecusabil saggio di non aver avuta dimestichezza -di sorta coi Classici nostri, si acquista vanto di prodi -Italiani. -</p> - -<p> -Gli scritti del Mamiani eserciteranno a questo fine un -salutevole influsso sugli studi dei giovani, e proveranno ad -un tempo che il culto delle ottime lettere, non torna a scapito -del profondo pensare, e non reca nocumento alla costanza -delle politiche opinioni. Vedendo infatti in un sol corpo raccolte -le cose da lui dettate in mezzo a quel vertiginoso incalzarsi -di avvenimenti straordinarii di cui fummo spettatori nell'ultimo -quinquennio, nessuno potrà non ammirare la perduranza -insigne del Pubblicista nostro, che per mutar di venti -non piegò costa nè mutò ciglio, e serbò invitta fede ai convincimenti -suoi. Ossequente al senno pratico, che fu già prerogativa -degli Italiani, e che in quegli ultimi casi sembrò -smarrito e disperso, ebbe sempre fisso nell'animo, che in -politica il meglio è gran nemico del bene, e non credette -bene vero ciò che non era possibile ed asseguibile; parlò un -linguaggio solo e nell'esiglio quando incerte erano le speranze, -e quando spuntarono i lieti albori del sospirato tempo; -poscia, allorchè colla Repubblica Francese del 1848 -crebbero contro i riformati governi d'Italia i pericoli delle -sètte rigermoglianti, con penna fatidica prenunziò i mali -che si apparecchiavano alla patria vezzeggiando inconsultamente -le novità d'oltremonte e discostandosi dalla nativa -spontaneità del nostro rivolgimento; e nel giorno nefasto -in cui le colpe dei regnatori, la levità del popolo e le nequizie -delle fazioni distrussero il Principato, e sfrenando la -civile discordia aprirono le porte all'invasione, alla conquista -e al servaggio, secolari fati d'Italia, protestò dal Campidoglio -colla eloquenza dell'uomo di Stato e col coraggio del -cittadino, facendo indarno, cogli scarsi compagni, ultimo riparo -al gonfiato torrente delle passioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_xv">[xv]</span> -</p> - -<p> -Assegnatezza di desiderii o liberalità di tolleranza conciliativa -tanto più rare e commendabili, in quanto che s'incontrano -in uomo percosso dalla domestica tirannia, e che -nell'esiglio avea logorata molta porzione della vita. Sono -acerbe le punture dell'esiglio, quando vivo è l'amore della patria, -e lo sbandeggiamento è premio dell'averla amata con -degne opere. Agevolmente si ricevono allora nell'animo -preoccupazioni esiziali, per cui la stessa generosa religione -della libertà riesce a pernicie della nobil causa. L'errore -più comune dei fuorusciti è quello di credersi i veri e soli -interpreti della Nazione, non pure in ciò che concerne l'universale -desiderio di più umani istituti, ma eziandio riguardo -alle forme che debbono questi assumere e alle vie da eleggere -per ottenerli. Portano fiducia che un medesimo calore -d'affetto riscaldi tutta quanta la cittadinanza loro, e che la faccia -lieta a qualsivoglia sacrifizio; costretti a vivere in mezzo -ad altri popoli, si avvezzano a loro insaputa a giudicare del -popolo loro colle idee di fuori e con quelle che essi vanno -idoleggiando. Il desiderio della patria perduta e la bramosia -di racquistarla generano in loro una credulità senza pari: -credulità negli eventi che reputano prossimi, immanchevoli -ed accomodati ai loro divisamenti: credulità nelle promesse -degli estranei, che, nei paesi liberi, quando stanno dal lato -della opposizione, non si fanno coscienza di largheggiare in -parole per accattare benivoglienza e popolar clientela; ma -ove salgano in palazzo, badano agli interessi dello Stato, e si -reggono secondo la bilancia di questi, non colle voglie altrui: -credulità, per ultimo, nelle forze di lor parte e nei riscontri -che ne hanno dai consenzienti o dai pietosi, i quali -leniscono agli assenti il dolore colle lusinghe del meglio -vicino. -</p> - -<p> -Tra gli esuli poi, molti o per condizione di fortuna o -affinità di pensieri stanno in commercio colle parti più vive -delle ospitali terre; si aggirano così in una temperie artifiziata -<span class="pagenum" id="Page_xvi">[xvi]</span> -e ristretta, e si straniano ovvero abborrono da ciò che nei più -numerosi e forti ordini sociali si pensa e si opera. Quindi è che -le giuste ire proprie sono del continuo rinfocolate dalle ire -degli stranieri conventicoli, che trattano le ombre di lor -possanza come cosa salda, e fomentano nei rifuggiti l'inclinazione -alle dottrine estreme ed alle teoriche più arrisicate -di governo. -</p> - -<p> -Chi mediti le dottrine del Mamiani, apprenderà come -abbia egli saputo tenersi immune da questi erramenti, per così -dire, fatali, e come in ciò niuna lode di moderanza e di senno -gli basti. Ed oggidì che la migliore Italia è proscritta, e confessa -la bontà dei propositi col sigillo della sventura degnamente -sopportata, necessario è ricordare più spesso cotali -pericoli dell'esilio. Che se in noi fosse alcuna autorità di -nome, o qualche efficacia di eloquenza, le quali non abbiamo, -qui conchiuderemmo il dire insistendo su quest'ultima -virtù dell'esule Pesarese, e rivolgeremmo la parola alla -gioventù della emigrazione, dicendole con gran cuore: — Durissime -sorti vi premono, e la grandezza delle miserie vostre -null'altro agguaglia fuorchè la immacolata costanza onde la -sostenete. Con voi si aduna il fiore delle provincie e l'onore -delle città vostre; e se è vero il detto di Niccolò Machiavelli, -essere più glorioso il titolo di orrevole ribello, che il vivere -schiavo cittadino, voi avete diritto non al rispetto soltanto, -ma all'amore e alla riverenza di ogni buon Italiano, e di -chiunque ama la libertà e la patria. Infelicissime sono le -condizioni d'Italia, e le enormità dei ristorati governi che la -disertano, lascian dietro per ferocia le nefandezze che la -storia dei tempi andati abbia meglio infamate, consacrandone -gli autori al vindice abominio dei secoli. Ogni giorno che -spunta illumina scelleranze novelle; ogni notizia che giunga -da quei vietati confini, narra i casi di alcuna impresa che -supera le precedenti in barbarie. E a noi pure, nati nel Regno -Subalpino, felicitati da proteggevoli e bene amate istituzioni, -<span class="pagenum" id="Page_xvii">[xvii]</span> -ai quali perciò costa meno il consigliar prudenza e -longanimità, a noi pure viene spesso sulle labbra la voce -della collera indarno soffocata. Alle ire vostre noi facciam -quindi ragione, essendochè soffrite tanto più di noi, e -provate vive e nel petto stridenti le punte dell'angoscia -e dell'insulto. Ma deh! lo sdegno non vincavi, come sarete -vincitori per fermo delle corruttele e dello sconforto -increscioso, corruttela pari alle altre. Appunto perchè -non scernete coll'occhio fiso e bramoso nè lume di -stella che splenda, nè vento che spiri propizio, deh! -non aumentate le difficoltà della comune intrapresa che richiederà -unanimità di sforzi eroici, coll'aggiungere nuovo -pondo e nuovo carico alla nave. Respingete i consigli troppo -assoluti, e le idee scombujate e piene d'incertezza; non -preoccupate le contingenze dell'avvenire con sistemi nati -nell'ora dello sdegno e condannati già dall'esperienza, -maestra suprema dell'arte politica. È utopista chiunque -mura in aria senza il sussidio dei fatti: se alla mente umana -è dato di antivedere l'ordine generale del movimento civile, -e discoprire anticipatamente i sommi capi di un rinnovamento -politico, le è contesa nondimanco la divinazione degli accidenti -e il conoscimento preventivo degli atti particolari che -debbono comporre il disegno provvidenziale. Ripudiate per -conseguente le improntitudini delle sètte, che compilano e -promulgano da qualche affumicata taverna i capitoli del futuro -statuto italiano, e lo inaffiano non col sangue proprio, ma -con quello di ignari ed ingannati seguaci; non vi allettino le -superficiali e fallaci dottrine della così detta sovranità popolare, -che a' suoi patroni procaccia il breve favore del volgo, e -al despoto astuto il lungo impero della spada; disegnando e -colorendo l'Italia futura, non dimentichiamo l'Italia presente, -e non iscambiamo le realtà coi fantasimi vani. Di tre membri -consta la proposizione intorno a cui la generazione presente, -erede delle aspirazioni più o men distinte delle età trascorse, -<span class="pagenum" id="Page_xviii">[xviii]</span> -si affatica e si affaticherà senza posa insino all'integrale suo -componimento: l'uno ragguarda l'Indipendenza, base di -ogni Italia e di ogni civil signoria; l'altro versa intorno all'acquisto -di un liberale governo; l'indipendenza poi, quando -fosse acquistata, rimarrebbe pericolante e mal difesa se non -la tutelassero le armi confederate dell'intiera Penisola, e le -forme liberali scapestrerebbero nell'anarchia dei voleri, ove -non le moderasse un supremo centro di azione sovrana. Sappiamo -anche noi che non si ritesse la tela del passato, e che -chi si sequestra nelle angustie di una formola, smarrisce la -vena operativa che si apre feconda al cospetto degli avvenimenti -che sorgono e si svolgono improvvisi ed inaspettati; ma -queste dottrine che furono verità, or volgono cinque anni, -questi principii che sono appunto propugnati dal Mamiani insieme -coll'altra onorata schiera, sono verità d'oggi tuttavia, e -forse lo saranno sempre. Lasciamo all'avvenire di risecare ciò -che vi sarà di mobile e di accessorio nella loro attuazione; lasciamo -all'avvenire la cura di gettar la luce fra le tenebre; -prepariamo di quest'avvenire l'evento. Ed a voi, esulanti per -amore d'Italia, non cada dall'animo che nella universale dejezione -della Penisola, la libertà e la nazionale dignità ebbero un -rifugio inespugnato nel Piemonte, dove, non ostante le gelosie -e gli odii che lo bersagliano, la concordia degli animi e gli -influssi della libertà ordinata medicano a poco a poco le -ferite amplissime che lo solcarono. E ciò chiarisca alla patria -italiana, che meglio profittano agli Stati i lenti e sicuri progressi, -che non i repentini sconvolgimenti disformi dalle abitudini -dei popoli e dalla tradizione anticata. A voi, reduci -un giorno nelle ville natie, daranno autorità e suffragio di -popolo i ben sopportati patimenti, e il pregio di senno pratico -che si suppone in chi dimorò nei paesi retti a vivere libero: -or bene, di questa forza morale valetevi a temperare le baldanze -che trescano nei momenti felici; e al pari di Terenzio -Mamiani, recate con voi quella modestia di giudizio che tanto -<span class="pagenum" id="Page_xix">[xix]</span> -rimane offesa dalle astiose rimembranze del passato, quanto -è impossibile allorchè si culla l'intelletto con insulse generalità -di politiche logomachíe: a voi allora si apparterrà il -vanto più altero che possa toccare ad uomo quaggiù, il vanto -di autori e conservatori della libertà nella patria. — -</p> - -<p class="indl"> -<i>Torino, 18 marzo 1853.</i> -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Domenico Carutti.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> -</p> - -<h2 id="parte1">PARTE PRIMA. -<span class="smaller">TEMPI DI RIFORME.</span></h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> -</p> - -<p> -Venne in luce questo <i>Parere</i> nel 1839 in Parigi. Ma, -come ne avvisa lo stesso Autore, i <i>Documenti Pratici</i> contenuti -nella seconda parte uscivano l'anno avanti, ed erano, -a quanto sappiamo, la prima scrittura italiana che significasse -il concetto di porre in disuso le temerarie cospirazioni, -e volgere tutto l'animo all'educazione delle moltitudini, ed -a persuadere ai governi riforme e miglioramenti. Dell'altra -parte dell'opuscolo la principale intenzione si fu d'indurre -a calcare la nuova via non pure gl'ingegni molto assegnati, -ma i fervidi ed impazienti, e che pigliavano ancora speranza -in certa setta famosa e ne' suoi disegni fantastici. Ma pochi -de' moderati conobber lo scritto; i cospiratori lo dispregiarono, -e nessuna menzione ne venne fatta in istampa, salvo -che in un Articolo della <i>Revue des deux Mondes</i>, ove fu censurato -con brevi e sentenziose parole. -</p> -</div> - -<p> -Dopo quattordici anni e tanti casi sopravvenuti, riesce ancora -acconcissimo il pensamento più generale del libricciuolo, -che è di educare noi stessi e il popol minuto, e tutta la gran -famiglia italiana infiammare nel sentimento di nazione. Scorgeva -sin d'allora l'Autore, che le moltitudini non educate, e con -civile e bene ordinata carità non soccorse e non provvedute, -o rimarrebbono fredde e incuranti dell'opera dei liberali, o -gitterebbonsi in braccio degli utopisti fanatici. Su molte cose -peraltro che in questo scritterello sono annunciate come operabili, -l'Autore à corretto alquanto il giudicio suo, e riconosciuto -maggiori e più numerose le difficoltà che l'attuazione -di quelle impediscono. E d'altra parte, egli ragionava di speranze -remote e d'ultimi perfezionamenti sociali. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -</p> - -<h3 id="parere">NOSTRO PARERE -<span class="smaller">INTORNO ALLE COSE ITALIANE.</span></h3> - -<h4>I.</h4> -</div> - -<p> -Qualora con occhio diligente si osservino le condizioni -dello Stato lombardo, del toscano, del pontificio e del piemontese, -vedesi aperto che in ciascuno di essi malamente -si potrebbe tentare con mano armata l'acquisto della libertà. -Il regno lombardo à i forestieri poderosi sul collo, e la Toscana -è picciola e inerme; alle provincie romane mancheria -il tempo per gli apparecchi delle difese; e il simile convien -pensare altresì del Piemonte, alla cui città capitale possono -venir sopra i Tedeschi con due marciate. Genova e la Liguria -sono, è vero, muniti dai monti e dal mare, e nudrono popolazioni -assai vigorose e pugnaci: ma i castelli che à sopra -capo quella città, e possono in poche ore guastarla, debbonla -suo malgrado far paurosa a tentare un'aperta sollevazione. -</p> - -<p> -Invece, se da queste provincie italiane si volta lo sguardo -alle Due Sicilie e si pon mente alle peculiari lor condizioni, -sembra di doverne dedurre conclusione assai differente. -</p> - -<p> -Quivi le lunghe distanze e la gagliardia che subito acquista -il commovimento d'un vasto reame porgono agio e -modo per ordinarsi a respingere lo straniero: quivi poco -meno che otto milioni di cittadini abbondanti d'arme, di danaro -e di vettovaglie: quivi, sopratutto, un suolo che pare -da natura appostatamente configurato alle guerresche difese; -il perchè un nostro buon cittadino lo assomigliò, con gran -convenienza, ad una fortezza esposta all'assalto degl'inimici -nella sola sua fronte, e questa, bene fortificata e non larga, e -avente dietro di sè muraglie, fosse e bastioni a più ordini, e -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -da ultimo una vasta e inespugnabile cittadella, che è l'isola -di Sicilia. -</p> - -<p> -Per queste cose, allorchè i forestieri ci chiedono quale -cagione prepotente e continua interdice all'Italia meridionale -d'insorgere, noi non sappiamo trovare le scuse nè molto -spedite nè molto legittime. -</p> - -<h4>II.</h4> - -<p> -La Santa Alleanza è disciolta: le massime e le pratiche -di libertà vannosi radicando in Francia, in Belgio, nella -Svizzera e nella Spagna. In Inghilterra, l'autorità e la forza -sono passate pressochè interamente nella Camera dei comuni. -La stessa Germania alle forme costituzionali si lega e si -stringe più saldamente ogni giorno. In tale disposizione d'Europa, -non è dubbio nessuno che il generale e compiuto insorgere -delle provincie napolitane, e supposto ch'elle si mostrassero -ferme ed abili a sostenere i primi urti delle schiere -tedesche, raccoglierebbe meglio che i voti e le propensioni -della Francia; imperocchè i medesimi affezionati a Luigi-Filippo -ed al reggimento de' suoi ministri sentono, quasi per -atto d'istinto, che alla monarchia nuova degli Orléans, per -vivere riposata e sicura, fa bisogno di avere amicizia e conformità -di principj e di ordini con le nazioni circonvicine. -Lasciando stare che il progresso delle opinioni verso un andamento -più liberale della politica esterna sembra in Francia -divenire tanto più certo, quanto la fiacchezza dei governi assoluti -rendesi più manifesta. Degl'Inglesi poi si può dire che -mai sotto il governo dei Wighs non sopporterebbono di vedere -le truppe austriache sbarcare in copia e padroneggiare -nella Sicilia. -</p> - -<p> -Ma l'Austria medesima, quanto à meno di potenza e di -predominio che nel 1821! -</p> - -<p> -Fuori, le manca la lega dei re, i congressi di Lubiana -e di Verona, la facile prevalenza dei principj del reggimento -assoluto: dentro, à la paura d'ogni mutazione e d'ogni riforma, -à l'Ungheria e la Transilvania in bollore, la Galizia -conspirante, la Boemia scontenta, e le popolazioni scismatiche -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -secretamente devote alla Russia. Aggiungi il tesoro esausto, -le rendite insufficienti, un imperatore idiota, un ministro vicino -a decrepitezza. Aggiungi le gravi apprensioni sugli affari -d'Oriente, e i progressi del moscovita lungo il mar Nero -e intorno al Danubio. Da ultimo, aggiungi il desiderio di libertà -e d'indipendenza, molto più propagato e vivo in tutte -le parti della nostra penisola. Quindi intervenire pericolo -grave che a un primo scontro d'armi per gl'imperiali non -fortunato, veggasi tutta l'Italia avvampare di tanto più sdegno -e furore, quanto le umiliazioni sue ed i patimenti e le -sofferenze sono state lunghe e crudeli.<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> -</p> - -<h4>III.</h4> - -<p> -Ora, se tutte insieme queste prospere congiunture non -bastano a persuadere agl'Italiani del mezzogiorno una generale -sollevazione per redimersi in libertà, forza è concludere, -o che quivi le opinioni liberali procedano ancora assai -lente, e dimorino in soli quegli ordini del consorzio civile che -quanto abbondano di agi e di buona istruzione, altrettanto si -peritano di affrontare pericoli estremi; ovvero che la memoria -delle passate sventure tenga tutti gli animi impauriti ed -incerti. Nell'un caso e nell'altro noi affermiamo che il sano -partito a cui debbonsi oggi appigliare ostinatamente e con -fede i generosi e i dabbene, si è di darsi ciascuno a rialzare -intorno di sè gli spiriti soverchiamente abbattuti, e a stenebrare -le menti del popolo con lunga e paziente opera. Questo, -diciamo, è da farsi con gran pertinacia, con gran solerzia, -con grandissima alacrità; e non commettere la scempiezza e -la codardia insieme o di aspettare oziando e bamboleggiando -che i Francesi scendano giù dalle Alpi per rompere le nostre -catene, o che la fortuna intessa con le sue mani e componga -noi non sappiamo bene che sorta di avvenimenti -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -straordinarj, onde un bel giorno ci ritroviamo, quasi per -atto di negromanzia, divenuti liberi ed indipendenti. -</p> - -<p> -Noi sentiamo rispondere da parecchi, che per verità ei -non aspettano nè l'uno nè l'altro di tali prodigi, ma sì spiano -quel momento desiderato in cui le forze tedesche occupate e -distratte fuori d'Italia non potranno resistere se non debolmente -assai alla rivoluzione italiana. -</p> - -<p> -Contro a siffatto ragionamento noi obbiettiamo, che visti -e considerati per bene i casi politici odierni, e raffrontate insieme -le condizioni diverse degli Stati d'Europa, niun avvenimento -sappiam noi prevedere di quella natura e di quella -efficacia che si spera e attende da cotestoro. A simile giudicio -noi siamo indotti malgrado nostro dalla virtù prepotente -della verità, e non badando ch'ei possa riuscire amaro a -moltissimi: imperocchè la salute d'Italia non pensiamo che -sia per sorgere mai dalle lusinghe e dai sogni del corrivo -desiderio e della troppo accesa immaginazione. -</p> - -<h4>IV.</h4> - -<p> -Le cagioni più gagliarde che ci ànno mossi a formare -cotal giudicio sono le infrascritte: -</p> - -<p> -Tre avvenimenti crediamo noi che sia lecito di prevedere -come capaci di distrarre e occupare fuori d'Italia le -forze tedesche: una guerra fra i potentati d'Europa; una rivoluzione -nuova in Francia; una sedizione grave e durevole in -alcune parti dell'impero austriaco. Noi del primo affermiamo -potersi ben dare alcune guerre parziali fra i potentati inferiori -e alcune dimostrazioni ostili fra i superiori represse -tostochè cominciate; ma una guerra generale europea non -mai; principalmente, perchè tutte le corone ne tremano come -di certa ruina loro: e se lo Czar non ci vede pericolo molto -vicino per la propria dominazione, ei non possiede la metà -dell'ardire che gli bisogna per rompere la prima lancia e -strascinar seco a forza i paurosi alleati. Oltrechè, la rabbia -rintuzzata ma inestinguibile della Polonia, la piaga inciprignita -della schiavitù in casa, il tesoro insufficiente e mal -custodito, le triste prove fatte, or son pochi anni, a Varna, a -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -Silistria, a Ostrolenga; e più, la certezza di perdere le nuove -sue flotte e veder disertate dall'Inghilterra le sue marine, -terranlo indubitatamente a segno. E si osservi quante occasioni -prossime e vive di guerra sono sopravvenute in questi -ultimi anni, che poi si conducevano al niente. Noti ciascuno -eziandio come nei casi dell'Oriente, gravissimi, precipitosi -e di suprema importanza, gli sdegni, le minacce e le offese -si risolvono d'ambo i lati in vane mostre e parole. Debbesi -egli tenere per vicina e probabile una guerra europea, -quando si pensa che l'Inghilterra è tuttavia travagliata nelle -proprie sue viscere da un conflitto incessante tra le nuove -franchigie e i vecchi privilegi, dall'esorbitanza del suo debito -pubblico, dai repentini turbamenti e sbilanci delle sue -industrie; e più d'ogni cosa, dallo stato inquieto e miserevole -dell'Irlanda, inverso la quale non giova ormai nè la liberalità -nè la forza; la prima insufficiente a placare, e la -seconda a reprimere? Che diremo poi dell'Austria e della -Prussia? Nessuno ignora che gli accorgimenti e le arti famose -di Metternich consistono tutte nel rimuovere a suo potere -le cagioni e le occasioni d'ogni qualunque novità, e segnatamente -della guerra; conoscendo egli assai bene, che al -primo cozzo gagliardo fra i re d'Europa, l'impero austriaco -n'anderebbe in pezzi. Quanto è alla Prussia, basti il considerare -le sue inquietezze sempre crescenti per le provincie -renane vogliose di libertà, e pel ducato di Posen; e la povertà -delle sue finanze, che durano a mala pena a mantenere -l'esercito, quantunque trasformato tutto in Landver; istituzione, -che se risparmia moneta, nuoce al nerbo ed alla perizia -militare. -</p> - -<p> -In fine, si voglia por mente che le guerre (massime una -così generale e rischiosa) neppur ne' paesi retti a governo -assoluto si risolvono e s'imprendono oggi contra il volere -dei popoli: e questi, rivolti come sono al presente alle prosperità -materiali e a moltiplicare le officine e i commerci, non -si curano punto di guerre intraprese in nome di alcuni principj -speculativi o d'interessi poco visibili agli occhi loro, siccome -sarebbe quello della bilancia politica fra i potentati, o -l'altro di raffermare il diritto delle monarchie assolute, alle -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -quali suolsi prestare ancora obbedienza, ma non amore nè -devozione. -</p> - -<p> -Non taceremo che alcuni argomentano che appunto per -questo scemare di forza e di autorità delle monarchie assolute, -e per questo prevedere che fanno i principi la caduta -poco lontana di lor dittatura, ei debbono consentire animosamente -a scendere in campo, e riguadagnare ad un tratto -colla vittoria quello che perdono a grado a grado in seno -della pace. -</p> - -<p> -Tal ragionamento (a nostro giudizio) non prova più che -una cosa, cioè a dire che ai principi non rimane oggimai -partito buono e sicuro da scegliere. Da una parte, con la -guerra, il rischio estremo d'una ruina immediata e compiuta; -dall'altra, con la pace, un perire assai lento ma certo e -finale. Ora, non vi è dubbio nessuno che la tempra umana -ordinaria com'è pusillanime e fiacca, così appigliasi sempre -al partito che lascia tempo e lusinghe in mezzo, dà luogo ai -maneggi, alle transazioni, agli accomodamenti, e non esige -lo sforzo e il coraggio d'azioni impetuose e piene d'audacia. -</p> - -<h4>V.</h4> - -<p> -Del secondo supposto, cioè che una rivoluzione nuova -succeda in Francia, noi affermiamo similmente che niuna -buona ragione la dimostra vicina e probabile; intendendo, come -si dee, sotto nome di rivoluzione non già un moto popolare -in fra pochi dì represso e infrenato assai facilmente, e qual -può dirsi con poca alterazione del vero essere stato quello -del 1830; ma una scossa profonda e durevole che si propaghi -all'Europa tutta, rechi molte e sostanziali novità nell'ordine -delle cose, e ponga la Francia alle prese coi suoi nemici. -</p> - -<p> -E per fermo, le vere rivoluzioni sono provocate ogni -sempre da gravi e pressanti necessità: ma di queste noi non -sappiamo scorgerne alcuna in Francia a' giorni che corrono. -Il desiderio di forma migliore politica non basta a un sì -grande effetto; imperocchè nè un tal desiderio riesce molto -efficace e vivo presso d'un popolo converso tutto ai piaceri e -ai guadagni, nè dopo assai delusioni e le tante prove ed innovazioni -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -che à praticate, ei conserva grande e robusta fede -alle promesse e alle speranze del meglio. Oltreciò, sentendosi -egli pieno di forza e arbitro effettivamente della propria -fortuna, non estima dover entrare in incerte rivoluzioni per -conseguire riforme e perfezionamenti, ai quali pensa che -giungerà senza fallo, e in modo piano e spedito, il giorno -ch'ei sieno desiderati e voluti con fermezza e vigore dalla -generalità. Da ultimo, ei non sa persuadersi che una o più -sollevazioni sanguinose e violente varrebbero a disgroppare -il nodo di que' nuovi problemi sociali, la cui risoluzione appar -tenebrosa e lontana così ai filosofi come al volgo. -</p> - -<p> -Ben è vero che i <i>proletarj</i> e soffrono e si dolgono tuttavia -della scarsa provvidenza delle leggi in verso di loro. Verissimo -ch'ei sono numerosi e maneschi, e quei di Parigi e -di Lione arditi sopra ogni credere e sprezzatori della morte: -ma con tutto ciò, qual potere effettivo risiede in loro e quale -capacità di operare con unione e perseveranza, bisognevoli -come sono del lavoro quotidiano, sprovveduti di capi e di -ordinamento, senza disciplina e governo, senza disegno e -fine determinato? Gran porzione poi d'essi pressente quasi -per istintivo giudicio, e in parte eziandio per le cose vedute -e sofferte, che una rivolta operata dalle sole lor braccia o non -reggerebbe contro le forze unite e ordinate delle classi più -ricche e civili, o verrebbe senza profitto loro maneggiata e -usurpata dai demagoghi, o infine non recherebbe rimedio a -quei mali di cui si querelano, e le cui triste radici pajono penetrare -e occultarsi nell'ultimo fondo dell'umana natura e -nelle condizioni essenziali del viver sociale. Il fatto è poi, -che la storia delle nazioni non ci porge esempio notabile alcuno -d'una sollevazione di plebe che senza l'ajuto efficace e -spontaneo delle classi civili abbia proseguito prosperamente -e riuscito al fine proposto. Potrà, pertanto, la porzione men -sofferente e più baldanzosa de' <i>proletarj</i> francesi consumare -rivolte gravi e piene di sangue, ma non mai una rivoluzione -profonda e durevole. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -</p> - -<h4>VI.</h4> - -<p> -Rimane che si supponga qualche gran rivoltura in alcuno -degli Stati imperiali, come la Boemia, la Galizia, l'Ungheria -e la Transilvania. Ora, noi diciamo che tali provincie -ajutano di già non mediocremente l'Italia con la inquietezza -e l'acuta esacerbazione che le tormenta; perchè costringono -l'Austria a mantenere per tutto considerevoli corpi d'esercito, -e scemano ciascun giorno il profitto ch'indi potrebbe -ritrarsi pel comun bene dell'impero. Ma credere che pur durante -la pace europea, esse abbiano forza e audacia d'insorgere -e di sostenere guerra aperta contro esso impero, è -giudicio precipitato e vano. Il malumore de' Boemi non à -peranche nè intensione bastevole, nè omogeneità di opinioni -e di sentimenti. La Galizia non può in disparte dall'altre -provincie polacche osare di sollevarsi; e l'Ungheria è frenata -dalla disunione, che in lei perpetuano le differenze di -razze e di lingue, le gare fra i due ordini di nobiltà, e il -giogo, difficilissimo a scuotere in Austria, della militare disciplina. -</p> - -<p> -Ci vien notizia che molti fra gli Italiani attendono con -certezza d'animo mutazioni e sconvolgimenti tragrandi alla -morte di Luigi-Filippo. Però, se le cose qui innanzi discorse -si appongono al vero, ognuno s'avvede quanto una simile -aspettazione dia nell'errore: imperocchè elle dimostrano -molto chiaro lo stato presente d'Europa non tanto dipendere -dalla abilità e scaltrezza di Luigi-Filippo, quanto dalla necessità -dei fatti per parte dei potentati, e dalla natura delle -opinioni e degli interessi per parte della Francia. -</p> - -<p> -In ultimo luogo, non taceremo neppur di taluni i quali, -nonostante le infelici prove della spedizione di Savoja, ripongono -ancora molta speranza nei tentamenti dei rifuggiti, e -aspettano l'adempimento di non sappiam bene quale sbarco -armato sulle coste d'Italia. Ora, a chi ben considera la sostanza -delle cose e la pratica dei negozj, dee parer manifesto -che poche novelle e romanzi tornerebbono così difficili -ad attuarsi, come è difficile di avverare questo bel sogno dello -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -sbarco dei rifuggiti armati; e l'averci fede e aspettarlo come -principio desiderato e solenne della libertà italica, è, al creder -nostro, soverchia semplicità: la quale poi non sarebbe in alcuno -se la storia antica italiana venisse meglio studiata dai -nostri giovani; imperocchè ei vi leggerebbero quante volte -ne' secoli addietro le vane speranze e i vani disegni degli -sbanditi ànno nociuto a quelli di dentro, e come lo stato del -loro animo radamente li rendeva capaci di riconoscere e -confessare la verità che lor dispiaceva sopra misura. -</p> - -<h4>VII.</h4> - -<p> -Debbono adunque gli Italiani, per tutto il fin qui ragionato, -rimanere persuasi e risoluti compiutamente di questo; -cioè che lor bisogna o reputare incerto e remoto assai il -giorno dell'affrancamento della patria comune, o non attendere -congiunture molto migliori delle presenti per dar mano -all'opera. Della quale necessità non solamente noi non ci -sgomentiamo, ma invece ringraziamone Dio; imperocchè -siamo in questa ferma credenza, l'Italia non poter risorgere -mai daddovvero, se non fidando nel proprio valore e cimentandosi -animosamente con lo straniero. Le macchie antiche -e recenti che oscurano l'onor nostro, non potranno cancellarsi -altramente mai, che tra le armi e col sangue: tra le -armi e col sangue avrem battesimo di nazione: tra le armi -ritempreremo l'animo, alzeremo l'ingegno, purgheremo gli -affetti e i costumi. Il genio di Dante e l'ardire di Masaniello, -i prodigj della lega lombarda e il disperato resistere delle -Calabrie, lo splendore di Roma, la libertà di Firenze, le armate -Veneziane, i tesori Genovesi, ogni gloria passata, ogni -grandezza caduta lascerà trovare di sè fra le armi e le battaglie -alcuna semenza vivace e feconda, e tutte largamente -inaffiate dal nostro sangue rifioriranno. -</p> - -<p> -Base d'ogni prosperità civile è il sentimento del proprio -valore e della propria dignità: vita delle nazioni è la gloria, -e salda difesa loro è la potenza che spiegano e la suggezione -che incutono. Se lo scoramento e la diffidenza stanno oggidì -fra le ragioni precipue del nostro servire, giammai non ne -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -usciremo che per effetto de' lor contrarj. Che sarebbe la libertà -regalataci dallo straniero, salvo che apparenze, vacillamento -ed umiliazione? e i doni e gli ajuti della fortuna che -diverrebbono, se noi non siamo per ajutare noi stessi gagliardamente? -E ben ci sovvenga che più d'una volta in questa -prima parte di secolo la fortuna ci arrise e porse alle -nostre mani tutta quanta la chioma, e noi non sapemmo -afferrarla. -</p> - -<h4>VIII.</h4> - -<p> -Io proseguirò pertanto a discorrere alcune cose intorno -all'Italia, ponendo a capo di tutte questo vero importante e -solenne, ch'ella non possa e non debba fidare eccetto che -nelle forze proprie e nella propria energia. E facendomi dal -supposto che si voglia dar mano all'opera dell'affrancamento -senza aspettare congiunture molto migliori, come quelle che -non sono per accadere, dico che se il moto della libertà dee -procedere tutto da noi e con proposito fermo di affrontare lo -straniero il quale intenda reprimerlo, non pertanto noi dobbiam -concordarlo e in certa guisa proporzionarlo con lo stato -generale d'Europa. Però coloro i quali consigliano d'incominciare -la rivoluzione italiana proclamando altamente <i>la -repubblica una ed indivisibile</i>, domandano agli Italiani servi, divisi -ed infemminiti da tre secoli d'ozio e scoraggiati da tante -sventure, ciò che l'Inghilterra e la Francia non osano anche -di porre in fatto. E si pensi che contro la Francia, forse i -re perderebbono ardire in quel mentre stesso che i popoli -l'ajuterebbono tentando sollevazioni. Contro l'Italia, il più -timido dei monarchi prenderà cuore, e i popoli non confidenti -guarderanno da lungi, aspettando l'esito. Noi avremo in sulle -braccia tutte mai le armi e lo sforzo delle corone d'Europa, -le quali temperate o dispotiche verranno in subito accordo e -amicizia per estinguere il primo incendio repubblicano. Dietro -gli eserciti poi staranno i macchinamenti, l'oro, le seduzioni, -i terrori, tutto ciò che la paura e la collera dei monarchi -saprà inventare di più efficace e di più pernicioso. -</p> - -<p> -Ma instanno i tribuni nostri, dicendo che il proclamare -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -la repubblica trascina inverso di noi le plebi, le quali -d'ogni consorzio civile sono la parte più numerosa, più gagliarda -e più generosamente devota al bene. Gridando la -repubblica, ogni mezzana via è chiusa: la rivoluzione procede -di necessità con modi energici ed assoluti: non può retrocedere, -non può transigere. Propagasi a tutti gli animi -una scossa viva e profonda, e attevole a suscitare in essi ogni -facoltà, e produrvi quella esuberante pienezza di coraggio, -di attività e di ardimento, che all'Italia abbisogna per cacciare -d'ogni provincia sua e per sempre il Tedesco. Atterra -la bandiera repubblicana, e tu cadi issofatto nelle antiche -fallacie, nelle tradigioni de' principi, nelle trame dei cortigiani, -in quelle concessioni dissimulate e in quelle mostre di -libertà che addormentano gl'intelletti e il progresso vero -ritardano. — Cotesti, a ridurli alla loro sostanza, sono i ragionamenti -che si ripetono ciascuno dì da parecchi Italiani, in -cui quanto abbonda l'ingegno e lo zelo, altrettanto fallisce il -giudicio ed il senso pratico. Nè si vuol negare da noi, che alcuni -aspetti chiari e vantaggiosi appariscono nel partito che -essi propongono, come alcuni svantaggiosi ed oscuri in quello -che propongono gli amici nostri. Ma nelle faccende politiche -niente è netto e assoluto, e sempre si à per miglior consiglio -quello che dà luogo a sconvenienze minori ed è più praticabile. -Molti svantaggi, poi, che sembrano andar di conserva col tenore -dei fatti e il metodo di operare che noi commendiamo, possono -venire scansati assai di leggieri, come si prova qui appresso. -</p> - -<h4>IX.</h4> - -<p> -Tre cose si ricercano per accertare l'esito buono della -rivoluzione italiana. 1º Ministri che mallevino con la vita -propria della fedeltà loro inverso la causa comune. 2º Lo -stato-maggiore dell'esercito rimaneggiato e rifatto compiutamente. -3º Il popolo tutto quanto infiammato a salvare la libertà, -sì per nobile affetto e sì per computo d'interesse. -</p> - -<p> -Perchè si ottenga il primo, vuolsi domandare e pretendere -dai nuovi capi dimostrazioni ed opere tali che, vinta la -rivoluzione, serrino loro ogni via di scampo e di perdonanza. -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -Di più, bisogna che essi capi così cimentati, pigliando la -volta loro, inducano i parlamenti e i capitani dell'esercito a -fare opere e dimostrazioni altrettali; sicchè nessuno di loro -possa retrocedere d'una spanna. -</p> - -<p> -Il rifacimento dello stato-maggiore dell'esercito richiede -negli ufficiali a ciò deputati viva e straordinaria energia e -risoluzione. E intorno a questa materia (come importantissima -in supremo grado) verrà in luce fra breve uno scritto assai -meditato e molto savio e proficuo, dettato da un egregio -Napoletano conoscentissimo di tali cose. -</p> - -<p> -Per infiammare e interessare l'animo dei popolani inverso -la racquistata libertà, sono molte le vie; tra le quali preferiamo -di accennar queste. Sminuire quanto è possibile il più -le imposte e i dazj che gravano sulle infime classi: riconoscere -e guarentire ogni franchigia municipale, con intervento -e suffragio del popolo intero nella scelta dei magistrati, e con -<i>rendiconto</i> al popolo stesso di tutti i ministeri ed uffici loro. -Manifestare in parole ed in opere, che la prima e maggiore -sollecitudine del reggimento nuovo sia inverso le genti -minute, le quali riescono da pertutto numerosissime e povere: -accrescere ed ajutare con instancabile zelo gl'istituti caritativi: -decretare scuole, ricoveri ed officine, ove i braccianti -e gli operai di qualunque ragione trovino per continuo -istruzione e lavoro. De' pubblici uffici e delle dignità investire -persone specchiate e giuste, ossequiose della religione e affettuose -inverso la plebe. Adoperare ogni diligenza per amicarsi -la parte meno ambiziosa e più frequente del clero, -quella per appunto ch'esce dal popolo minuto e con esso popolo -vive; il che domanda dal lato nostro integrità di costumi, -religiosità di sentimenti, osservanza del culto. Ecco maniere, -al nostro giudicio, migliori e più certe di quelle proposte dai -nostri passionati affine di scuotere validamente le moltitudini, -sventare gli intrighi dei cortigiani e i tradimenti dei -re. Del resto, noi dichiariamo di non parteggiare in alcuna maniera -per le opinioni repulsive e troppo assolute, e di credere -che le questioni di repubblica e di monarchia, di unità e di -confederazione, sieno, per rispetto all'Italia, sommesse più -assai che altrove a mille varie congiunture di tempi e di circostanze. -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -Sopra ogni cosa desideriamo la indipendenza, come -il fondamento primo e saldo della riedificazione italiana; noi -domandiamo eziandio l'unione morale, come il mezzo primo -efficiente che all'acquisto dell'indipendenza ne può condurre. -</p> - -<p> -Tutte le forme, pertanto, di governo politico che a tali -due fini sembreranno menar l'Italia con maggiore sicurezza -e facilità, verranno da noi e acclamate e obbedite, fossero -pure il dispotismo di un re, la prepotenza di un capitano, la -teocrazia di un pontefice. -</p> - -<h4>X.</h4> - -<p> -Ma se il numero degli Italiani ardenti e risoluti a menar -le mani è scarso tuttavia, e sperperato di modo da fare -impossibile un degno e ragionevole tentamento d'aperta sollevazione, -rimane, come dicemmo più sopra, a tutti i buoni -e generosi il debito di rinfrancare a poco a poco gli spiriti -fiacchi e allibbiti, e di portar luce e calore in mezzo alle moltitudini -fredde ed intenebrate; impresa lunga e paziente, -piena di fatiche, d'industrie, d'accorgimenti e d'annegazione; -ma certa e maravigliosa altresì negli effetti suoi, qualora -si voglia e sappia condurre tale azione incivilitrice su quella -parte principalmente dell'umana comunanza in cui risiedono -la vera forza e il vero coraggio, e in cui ciascun radicato e -nobile convincimento è semenza di fatti strepitosi ed eroici; -noi vogliam dire il popolo. E così non si fossero scialacquati -e dispersi già molti anni in sole cospirazioni e congiure, -senza attendere a coltivare con assidua fatica la mente e -l'animo delle classi inferiori, chè forse il risorgimento morale -e politico della nostra patria infelice sarebbe ora assai -bene apparecchiato, e porgerebbe buona caparra di riuscita. -</p> - -<p> -Per norma, dunque, di cotesta lenta e difficile preparazione -degli animi alla indipendenza e alla libertà, egli ci par -bene di ristampare qui presso alcuni pratici Documenti, scritti -e pubblicati non lungo tempo addietro, ed ora ampliati notabilmente -e corretti dall'autor loro: con tali indicazioni e -consigli, appropriati in ispecial modo all'educazione del popol -minuto, noi compiamo la esposizione del nostro parere intorno -alle condizioni presenti d'Italia. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -</p> - -<h3 id="pratici">DOCUMENTI PRATICI -<span class="smaller">INTORNO LA RIGENERAZIONE MORALE E INTELLETTUALE -DEGLI ITALIANI.</span></h3> -</div> - -<h4>CAPITOLO I. -<span class="smaller"><span class="smcap">Preliminari.</span></span></h4> - -<p> -Per gran ventura d'Italia, ciascuno si va ora persuadendo -di questa capitalissima verità, che il risorgimento italiano -non possa aver luogo senza il concorso efficace ed universale -delle moltitudini, e però lo sforzo di tutti i buoni doversi -rivolgere all'educazione progressiva del popolo. Un'altra persuasione -sembra eziandio entrare e radicarsi forte negli animi; -e questa è, che per trascinar seco il popolo a fatti animosi -e ritemperarlo al bene, occorre participare ai sentimenti, -agli affetti e alle credenze di lui: nella qual cosa non pericola -punto la verità; ché quegli affetti e quelle credenze, guardate -nel loro midollo, costituiscono la natura instintiva dell'uomo, -e sono fonte delle passioni più generose, de' concepimenti -e delle ispirazioni più alte e magnanime che ricorda -e ammira la storia. Non si dee pertanto nè dispregiarle nè -combatterle, ma sì purgarle di molti errori e di molte misere -superstizioni, e scioglierle dalle abbiette consuetudini -indotte per entro il cuore dalla servitù, dall'ignavia e dall'indigenza. -</p> - -<p> -Si opina poi dai più assennati, che per giugnere a questo -massimo effetto della rigenerazione italiana, quattro cose -sieno da praticare da ogni buon cittadino. 1º La emendazione -di sè stesso. 2º La carità operosa nella parte minuta del -popolo. 3º L'istruzione intellettuale e morale di essa. 4º La -cura e l'arte di convertire il clero alle nostre opinioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -</p> - -<h5>1. — <i>Della emendazione di sè stesso.</i></h5> - -<p> -Il buon Italiano a' dì nostri debb'essere un animo forte -e incorrotto, apparecchiato alla sventura, ugualmente sdegnoso -della servitù, che afflitto ed avverso ai vizj e alle colpe -de' servi. In mezzo a genti fiacche, oziose, lascive e non curanti -del viver comune, ci dee serbare austerità e purità di -costumi, volontà infiammata e sempre operosa, prudenza -con dignità, coraggio con fede. A lui dee star sempre nel -cuore la dolce patria, e volerne il bene in tutti i modi, per -tutte le vie, con incessante sudore, con ferma perseveranza. -Facil cosa è cospirare; facile aspettare oziando e gozzovigliando -il segnale della rivolta; non troppo difficile e laborioso -maneggiarsi nelle sètte e rischiare la vita in una congiura: -ma duro e difficilissimo travagliarsi quotidianamente -e in silenzio per cogliere senza fama un frutto scarso e tardivo -di bene, e per fecondare, con lunga e tediosa sollecitudine, -un suolo smagrato da tre secoli d'infortunj, di -vergogne e di tirannie. -</p> - -<h5>2. — <i>Della carità operosa nel popolo.</i></h5> - -<p> -O per qual buona ragione il minuto popolo à da tener -dietro alle mosse de' liberali? che opere fanno questi in suo -pro? che esempj d'alte virtù gli offeriscono per guadagnarsene -la stima e la riverenza? che dottrine professano intelligibili -a lui e confacenti co' suoi pensieri e co' bisogni suoi -quotidiani? -</p> - -<p> -Vuoi tu, o buon cittadino, tirarti dietro le moltitudini? -vuoi tu il sudore, il sangue, la vita loro per te e per la causa -che tu caldeggi e difendi? Comincia ad amarle di grande affetto: -entra continuo a parte dei lor patimenti: consiglia la -loro ignoranza, conversa con esse domesticamente, amorosamente. -L'uno cade infermo; va tu accosto al suo letto e -soccorrilo: un altro à difetto di lavoro; fa di procurarglielo: -ài tu poderi? sii padre de' tuoi contadini, sovvienli nelle carestie, -largheggia ne' patti, instruiscili con pazienza nelle -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -rustiche lor faccende. Non fuggire la frequenza della gente -minuta; e s'ella entra in chiesa a pregare, e tu prega con lei; se -accorre a qualche onesto sollazzo, vi accorri tu pure e mostra -di compiacertene. Per tali atti e maniere, quando spunteranno -giorni di grandi prove, e tu disceso nelle piazze griderai: — Popolo, -a me! — questo, non mai ingrato al beneficio nè tiepido -e pigro al bene che crede, risponderà tostamente: — Siam teco; -menaci dove vuoi; tu se' il nostro amico, sii il nostro salvatore. -</p> - -<h5>3. — <i>Dell'istruzione intellettuale e morale del popolo.</i></h5> - -<p> -I buoni prendono giusta allegrezza a vedere che in Toscana, -in Lombardia e in altre provincie d'Italia si pensa e -suda all'istituzione delle <i>casse dei risparmj</i>, a quella delle -scuole infantili e delle scuole lancastriane, alla compilazione -di più giornali popolareschi, e ad altri mezzi efficaci ad educare -e rigenerare la povera plebe. Se dovunque il popolo è -autore di grandi fatti, in Italia è stato di sommi e miracolosi: -e chi fa stima conveniente della vecchia stirpe latina, ed -à ragionevol fede nelle prodigiose facoltà inserite in lei da -natura, debbe ansiosamente aspettar di vedere quello che -produrranno le intelligenze popolane, riscosse dal torpore -profondo di quasi tre secoli; e quello che potrà in loro la coscienza -restituita del proprio ingegno e della dignità propria, -la curiosità ridestata e vogliosa di apprendere alcuna porzione -del vero, la notizia sopravvenuta d'altri paesi, d'altre leggi, -d'altri istituti, di tanta maggior ricchezza, potenza, gloria -ed attività. -</p> - -<p> -Abbiamo fede nelle plebi italiane. -</p> - -<p> -Ma la nuda, nuda istruzione è strumento così del bene -come del male, e più rado forse del primo che del secondo. -Però intendasi con fatica incessante all'educazione dell'animo: -e poichè il buon senso del popol minuto sempre -vuole unificata la moralità con la religione, sforziamoci, -quanto si può meglio, di purgare la pietà religiosa della -scura feccia che la corrompe: sopratutto si volga l'animo a -insegnare e persuadere la <i>religione civile</i>, quella cioè che insieme -con le virtù private insegna ed inculca le pubbliche, -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -santifica tutte l'opere volte ad ajutare il progredimento sociale, -e chiama il Vangelo codice eterno e divino di libertà -e di fratellanza. Avventuratissimi gli Italiani, se riusciranno -a instillare nell'animo dei più la <i>religione civile</i>: ma l'impresa -è dura e diuturna e piena di cure e travagli; perchè quella -forma di religione non pure è nuova nel popol minuto, ma -si è nuova in gran parte nella cristianità, la quale à più -spesso udito insegnare l'obbedienza passiva, la perfezione -dei solitarj e una muta e indolente rassegnazione: però il -vero non istà chiuso, e già comincia a splendere di gran luce -per molti libri. Il mondo impigliato ne' traffichi e nelle lascivie, -infiacchisce di più in più e prende a schifo i nobili pensamenti, -e poco o nulla risponde a quei desiderj e a quelle -speranze che tutto il cuore gli ardevano, or sono appena -cinquant'anni. Un sentimento nuovo bisogna, forte, immaginoso, -infinito: e questo dove lo rinverremo noi, salvo che -nella religione civile, in cui la libertà è santa cosa, la fratellanza -e la carità nella plebe sono un supremo dovere, il -progredimento indefinito dell'umanità nel vero e nel bene è -il consiglio perpetuo della Provvidenza? -</p> - -<h5>4. — <i>Della conversione del clero.</i></h5> - -<p> -Il giovine Vito B..... possedeva un poderetto nelle montagne -di Barolo, e spesso andava colà per ricrearsi della -caccia e dell'aria buona. Il curato di quel luogo lo visitava, -ed egli lui. Parlavano di coltivazione, di pastorizia, d'uccellagione, -e il curato trovando il giovane non poco istruito e -propenso alla religione, l'avea caro oltremodo. Vito ne profittava -per diradare le male apprensioni del prete e farlo persuaso -di utili verità. Gli accennava abilmente gli ostacoli -numerosi opposti dai reggimenti avari e oppressivi alla pubblica -prosperità: saliva bel bello dagli ultimi effetti alle somme -cagioni, e dai rimedj parziali ed incerti ai certi ed universali. -Le domeniche dopo i divini uffizj, cadendo il discorso -più volentieri sovra materie di chiesa, Vito esponeva prudentemente -i principj, le massime e la bellezza della religione -civile. Alle sue parole davano autorità li suoi specchiati -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -costumi, l'animo caritatevole e l'amor grande che portavagli -la gente minuta di quel contado. Così non gli fu gran fatica -condurre a poco a poco il buon parroco a partecipare alle sue -opinioni, e fu immenso guadagno. Deh! che non potrebbe -sperare l'Italia se alcune centinaja di giovani possedesse simili -a questo Vito? -</p> - -<h4>CAPITOLO II. -<span class="smaller"><span class="smcap">Di alcuni Precetti particolari.</span></span></h4> - -<p> -Ora andremo discorrendo partitamente di alquante pratiche -relative ad alcuna delle quattro categorie registrate in -principio. E per seguitare l'ordine loro, noi ci faremo dalle -cose che ànno riferimento alla emendazione di sè medesimo. -</p> - -<h5>1. — <i>Dell'Attività e dell'Energia.</i></h5> - -<p> -1º Piaghe vecchie e incancrenite d'Italia sono la mollezza -e l'accidia: a queste dunque rechiamo gagliardi rimedj. -Se tu sei solo a sentirti vigore d'animo e ad abborrire -dall'ozio, fa di riscuotere intorno a te que' pochi che ànno -natura meno dissomiglievole dalla tua. Se non sei solo, collégati -con li tuoi pari, e sveglia in altrui la fermezza e l'intensione -del buon volere. -</p> - -<p> -2º A questo troverai materia più idonea nelle persone -che ànno corsa la vita fra varj accidenti e pericoli, ovvero -sostennero con moderanza gravi infortunj, o tentarono alcuna -cosa onorata e difficile. -</p> - -<p> -3º Pungi con frizzi acerbi e deplora con isdegno <i>il dolce -non far niente</i> degli Italiani, divenuto tristamente famoso -fra gli stranieri. Di questo scrivi e stampa e predica mille -volte, in mille maniere. È detto comune degli Italiani moderni -che <i>non si può far nulla di bene</i>: il tuo cotidiano operato -li colga in menzogna. Se declamano sulla tristizia dei -tempi, e che i pericoli sono troppo grandi e frequenti, mostra -loro che non correvano migliori per Dio i tempi in cui -Galileo cadeva ginocchioni dinanzi all'inquisitore, in cui -<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> -Vannini, Ruggeri e Giordano Bruno salivano il rogo, Campanella -era sette volte messo al martoro, e il Sarpi mortalmente -percosso di stile. Ma costoro, albergando in petto prodigiosa -forza di volontà, renderono sè stessi gloriosi, onorata -l'Italia e sapiente il mondo. -</p> - -<p> -4º Sarebbe un gran bene a trovare il modo che perfino -le donne avessero a schifo i giovinastri scioperati e dappoco. -</p> - -<p> -5º Un gran bene procederebbe eziandio dalla frequenza -dei viaggi; chè la vista della tanta operosità e vigoria degli -altri popoli ci farà all'ultimo vergognare della nostra ignavia. -</p> - -<p> -6º Dal vigore del corpo sorge più pronta e più facile la -valentía dell'animo, e con essa la voglia del fare. Gioverà -pertanto assai l'instituire per tutto scuole di ginnastica, divenute -fuor d'Italia non meno copiose che profittevoli. -</p> - -<p> -7º S'instilli ne' giovani desiderio della caccia, nuoto, -scherma, cavallerizza, pallone e altri robusti esercizj. -</p> - -<p> -8º Molti ozieggiano per non trovar che fare: suggeriamo -loro di onorate ed utili occupazioni. I tempi ne offrono in più -quantità e varietà che per l'addietro. Per tutto crescono le -faccende degli ingegneri: s'aprono vie nuove di lucro ai meccanici, -agli esperti di miniere, ai chimici, agli enologi, ec. -</p> - -<p> -9º Marciscono altri sconoscendo la propria natura: e -forse non si dà un solo ingegno al mondo senza alcuna speciale -dote e attitudine. Studiamo pertanto in ciascuno ciò -che v'à di peculiare, e a quello indirizziamo le facoltà sue. -Il sentirsi valente in alcuna cosa e la speranza di buon successo -renderanlo attivo e volonteroso. -</p> - -<p> -10º L'educazione de' fanciulli procacciamo che sia nè -paurosa nè molle, e ch'ei s'avvezzino alle fatiche e al dolore, -nè si spaventino dei rischj, delle infermità e degli infortunj. -</p> - -<p> -11º Travagliamoci molto a impedire che la poca energia -ed attività de' giovani non si sperda (come oggi accade) in -frivole gare e puntigli, in basse invidie, in polemiche infruttuose -e villane, o in cercare la gloriuzza della provincia nativa -in iscambio del suffragio e lode della nazione intera. -</p> - -<p> -12º Gli studj che mirano a poco alto fine e versano sopra -materie futili nè curano di nudrirsi di scienza profonda, -snervano l'intelletto e l'animo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> -</p> - -<p> -Perciò le vecchie accademie o si spengano o si trasformino: -sia messa in deriso la smania tanto comune del poetare -e gli sciocchi tèmi prescelti. Accusinsi d'inettezza i filologi -e gli eruditi che non contemprano le discipline loro con -la filosofia e con le scienze. Si biasimi forte quella turba di -letterati egoisti e infingardi che vassi baloccando coi libri -senza voler nulla produrre. -</p> - -<p> -13º Facciasi contro a tutto ciò che fomenta la vagazione -e la leggerezza degli animi, ajutando e promovendo in quel -cambio tutto ciò che v'induce gravità e meditazione: imperocchè -da ambedue queste nasce il forte sentire, e più tardi -il forte volere. -</p> - -<p> -14º Taluni si scolpano del loro scioperamento dicendosi -natifatti pel travaglio delle guerre, o per altri assai faticosi -ed operativi esercizj. Togliamo di mezzo la scusa, mostrando -loro non essere tuttavia interdette molte specie d'occupazioni -travagliose ed ardite; come viaggiare alla scoperta di luoghi -nuovi o mal noti, salire montagne altissime non ancora <i>perlustrate</i>, -visitare e descrivere vulcani, e simiglianti fatiche. -Numero grande di viaggiatori francesi, inglesi e tedeschi, -esplora il mondo per ogni parte; e i discendenti di Marco -Polo, del Colombo, di Amerigo e del Cabotto, poltriscono -sonnacchiosi nelle sdimenticate loro case. -</p> - -<p> -15º Predichiamo il coraggio civile, e noi per primi porgiamone -esempio frequente. Lodiamo a cielo qualunque dimostrazione -se ne vegga o grande o mediocre; ma il fondamento -del coraggio civile sta nel nobil sentire, nella fede -profonda al bene e nell'abito delle virtù. Corretti i costumi, -rinvigorite le coscienze, ristaurati i principj, il coraggio civile -rampollerà d'ogni parte. -</p> - -<p> -16º Svegliamo l'attività eziandio per mezzo di questa -voglia smaniosa d'oggidì delle industrie e del commercio. -</p> - -<p> -17º Perchè la fiducia in sè medesimo e la speranza del -buon successo cagioni sono validissime a scuotere la volontà, -così fa mestieri di aumentare al possibile negli Italiani la -fiducia in sè stessi, e l'aspettazione certa della rigenerazione -del <i>Bel Paese</i>. -</p> - -<p> -18º All'opposto, occorre di combattere virilmente quelle -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -dottrine false e dannose che screditano lo sforzo dei buoni -come sempre insufficienti, e giudicano mere illusioni le sublimi -speranze del genere umano, la fede nel progresso civile, -i premj immancabili della virtù. -</p> - -<p> -19º Il popolo solo infonde fiducia vera, perchè in lui è -la vera forza. Con quella proporzione adunque che il popolo -diverrà nostro amico, crescerà la comune confidenza e il -coraggio. -</p> - -<p> -20º Condurrà pure a ciò una bene impressa notizia di -quello che valga la natura italiana per testimonio della sua -storia, che fra le umane è tuttora la più maravigliosa e -grande. Adopriamoci pertanto a illustrare la Storia patria e -a propagarne la cognizione. -</p> - -<h4>CAPITOLO III. -<span class="smaller"><span class="smcap">Dell'Educazione del Popolo.</span></span></h4> - -<p> -Ora, seguitando, registreremo alcuni precetti intorno alla -educazione, si voglia morale e si voglia intellettuale, del popol -minuto, incominciando dall'ultima nominata. -</p> - -<p> -1º Curiamo noi per primi d'istruire il minuto popolo -conversando con lui di frequente, e adattando l'insegnamento -alla capacità e gusti suoi. -</p> - -<p> -2º Facciamo ogni sforzo perchè s'aprano e si moltiplichino -le scuole primarie, e dove sussistono si migliorino; -</p> - -<p> -3º Perchè cresca il numero de' giornali popolari, procacciando -che la compilazione loro venga a mano di gente -savia e dabbene. -</p> - -<p> -4º Pubblichiamo trattatelli di geografia, di viaggi, d'agricoltura -e d'altre utili discipline, accomodati alla gente minuta, -piegando l'ingegno a tal sorta di modeste scritture, come -Franklin non ischifò di piegare il suo. -</p> - -<p> -5º Sopra tutto, scriviamo ristretti di Storia patria, chiari, -ordinati, succosi. A ciascuno poi di cotesti dettati dee -presiedere molta prudenza, e spesso staremo contenti alla -esposizione nuda dei fatti, i quali riescon di per sè stessi -istruttivi ed eloquenti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -</p> - -<p> -6º Procacciamo che sorgano cattedre popolari di fisica, -chimica, geometria e altre scienze affini, con avvedimento -applicate alle arti e ai mestieri. -</p> - -<p> -7º Si vogliono animare i più industriosi artigiani ad assottigliare -l'ingegno in qualche trovato, a prender notizia di -quelli che compariscono di mano in mano, a imitarli e perfezionarli: -nelle quali cose chi può esser loro di ajuto o col -sapere o col denaro o con altro, sì lo faccia liberalmente. -</p> - -<p> -8º Sarà proficuo, pertanto, il promovere quelle istituzioni -che svegliano ed incoraggiano l'ingegno inventivo del popolo, -come le pubbliche mostre, i pubblici premj, i comizj -agrarj e simiglianti. -</p> - -<p> -9º Nell'ammaestrare il popolo, non solo si dee metter -cura in fornire la sua mente di utili cognizioni, ma puranche -in addestrarlo a saper pensare da sè ed esercitare abilmente -le naturali facoltà sue. -</p> - -<p> -10º Le statistiche ben compilate sono un mezzo molto -acconcio d'illuminare e persuadere le moltitudini. Utilissimo -poi è il far loro sapere quel che si pratica fuori d'Italia, e -per alcuni fatti evidenti e notorj indurle a paragonare lo -stato proprio con quello d'altre nazioni civili. -</p> - -<p> -11º Si dica il medesimo per rispetto alle provincie italiane -fra loro paragonate, di modo che se in alcuna sorge qualche -utile innovazione e perfezionamento, il si faccia sapere alle -altre, e segnatamente al popolo; chè l'esempio vicino è stimolo -assai più gagliardo. E pure perciò le gazzette sono proficue, -e più saranno col tempo, se quante cose possono recare -a notizia comune, tante registreranno, singolarmente -di governo, di finanze, di tribunali, di municipj ec.; chè a -poco a poco verrà desiderio e bisogno di sapere la cosa pubblica, -e il giudicio comune avrà molto peso nelle deliberazioni -di chi regge lo Stato. -</p> - -<h5>1. — <i>Dell'Istruzione morale.</i></h5> - -<p> -1º Porgendo noi quotidiano esempio di virtù private e -civili alla plebe, avanzeremo non poco la educazione morale -di lei; e più, se ci daremo a conoscere per suoi veri amici -e zelatori del bene suo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<p> -2º Provochiamo e rinvigoriamo per continuo gli istinti -generosi, i quali nel popolo, come meno discosto dalla natura, -ànno germe assai vivace e fecondo. -</p> - -<p> -3º Si studino l'arti e i secreti dell'eloquenza popolare e -quelle forme di stile che più aggradano alle moltitudini, come -gli apologhi, le novelle, i motti sugosi, i proverbj ec. -</p> - -<p> -4º Curiamo che le virtù insegnate e gli esempj addotti -non si scostino troppo dalle condizioni odierne del popolo, -affine ch'egli riconosca di avere alle mani materia idonea -per praticare le verità che à lette o ascoltate. -</p> - -<p> -5º Gli esempj tratti dal popolo stesso riusciranno i migliori; -e quante volte verrà a taglio di raccontare le belle -azioni di lui ne' vecchi tempi e ne' nuovi, tante si faccia con -efficace semplicità. -</p> - -<p> -6º Fondamento dell'educazione civile del popolo è il -farlo persuaso di questo, che i doveri dell'uom dabbene non -ànno rispetto alle sole virtù private e domestiche, ma eziandio -alle pubbliche, e maggiormente a queste che a quelle pel -maggiore effetto che n'esce. -</p> - -<p> -7º Si renda piana tale dottrina applicandola spesso agli -interessi comuni che il popolo sente e conosce, e sono principalmente -quelli del municipio. -</p> - -<p> -8º Si faccia il medesimo allorchè si passa a ragionare -dei diritti. -</p> - -<p> -9º Diasi forza a cotesti precetti lodando a cielo e onorando -con pubbliche dimostrazioni quei valentuomini, le cui -buone opere, ancora che ristrette al borgo o alla città o alla -provincia natia, sono affettuosamente ricordate e appregiate -dal popolo. -</p> - -<p> -Il trapasso dai negozj municipali ai generali dello Stato -e d'Italia sarà poi naturale ed agevole. -</p> - -<p> -10º Si abbia cura di mostrar le ragioni poco degne e legittime, -perchè i nostri preti non inculcano mai su dal pergamo -nè l'amor della patria nè le virtù cittadine; e si spieghi -come, nientedimeno, quelle virtù sono comprese nel gran -precetto dell'universale carità; e come l'<i>Esodo</i>, il <i>libro dei -Giudici</i> e segnatamente i due libri de' <i>Maccabei</i> producono -esempj mirabili per la pratica e santificazione di tutte esse. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -</p> - -<p> -11º In tal guisa conviene purificare la religione, che le -moltitudini ànno sempre in costume d'unificare colla legge -morale. -</p> - -<p> -12º Ma perchè i preti ànno autorità maggiore sul popolo, -e intervengono in ciascun atto solenne della sua vita, e -si spacciano per suoi consiglieri, maestri e consolatori, occorre -di fare due cose: la prima, partecipare a questi ufficj -di consigliero, maestro e consolatore; la seconda, convertire -alle nostre opinioni i preti di cuor retto e di mente svegliata. -</p> - -<p> -13º Sopra tutto, adoperiamoci molto per la fondazione e -il miglioramento de' luoghi pii e di qualunque istituto di carità; -imperocchè nessuna cosa è più santa, e nessuna ci dà -maggior credito appresso le moltitudini. -</p> - -<p> -14º La Storia patria è pure una larga fonte di virtù cittadine. -</p> - -<p> -15º Scriviamo piccoli Manuali di educazione, acconci -all'intelligenza e alle condizioni del popolo, affine che non -gli manchi una scorta nell'allevare i figliuoli, e a quelli insegnando -educhi parimenti sè stesso. -</p> - -<p> -16º Le poesie popolari forniscono un altro mezzo efficace -di educazione. -</p> - -<p> -17º Qualora taluno del popolo s'ingegni di raffinare tale -industria o tale altra, invitiamolo a far ciò eziandio per guadagnare -bella fama a sè stesso e utile alla sua patria: nè a -cotesti sensi generosi il popolo è sordo. -</p> - -<p> -18º Induciamo la plebe a partecipare a quello spirito che -si domanda di associazione, convincendola in molti casi -della utilità delle spese fatte e sostenute in comune. Così da -una parte sentirà il profitto dell'unione e della fratellanza; -dall'altra conseguirà l'uso e l'abito della disciplina, dovendo -osservare quegli ordini e quelle regole cui volontariamente -si assoggettò. -</p> - -<h5>2. — <i>Sentimento della propria dignità restituito.</i></h5> - -<p> -1º Che da noi cominci l'esempio di trattare la plebe con -dolcezza fraterna senza ombra d'alterigia, e schivando quei -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -modi che fanno sentire più o meno al vivo la nostra maggioranza. -</p> - -<p> -2º Se ci meschieremo o intratterremo a lungo col popolo, -ei succederà che la porzione di lui meno guasta e meno -prostrata verrà imitando i nostri costumi, e prenderà buon -concetto di sè medesima. -</p> - -<p> -3º Ritiriamo, quanto si può, la minuta plebe dall'estrema -indigenza, la quale invilendo l'animo spegne ogni senso -di dignità. -</p> - -<p> -4º Mettiamo il popolo sulla via dell'industria e delle -fatiche onorate, rimovendolo da que' mestieri che servono la -persona e i capricci dell'uomo; e vogliamo ricordare che -l'ultimo de' campagnoli à spesso maggior nobiltà di affetti e -di pensamenti che il primo valletto di corte. -</p> - -<p> -5º Il vivere pitoccando, l'aspettare in sugli usci le minestre -de' frati, lo strisciare per le case de' ricchi servendo -i servi e li sguatteri, e simili altri mestieri vili, dobbiamo -sforzarci di fare odiosi alla plebe. -</p> - -<p> -6º Ne' colloquj nostri col popolo, gli si faccia intendere -che la bontà delle opere è ciò solo che debbe innalzare -l'uomo sopra i suoi simili: che uguali sono i doveri, uguali i -diritti: e che serbare intatta la dignità d'uomo e di buon -Italiano, è obbligo comune de' ricchi e de' poveri, dei patrizj -e del volgo. -</p> - -<p> -7º Procacciamo di sopprimere tutti quegli usi e sollazzi -che ingaglioffano il popolo, e gli instillano gusti bassi e indecenti; -come la caccia del bue (molto diversa dalla giostra -spagnuola che sa del feroce, ma dove il coraggio e la destrezza -fanno ogni cosa), le cuccagne, il beffarsi degli idioti -e dei pazzarelli, il buffoneggiare per le bettole, il vituperarsi -a parole, ec. -</p> - -<p> -8º Perfino la nettezza del vestire e dell'alloggiare trae -seco un maggior sentimento di dignità. -</p> - -<p> -9º A mano a mano che l'infimo popolo prenderà uso e -piacere alla lettura e spoglierà la grossa ignoranza antica, -crescerà in istima di sè medesimo. -</p> - -<p> -10º Se c'imbattiamo a veder maltrattare alcun popolano -o con parole o con atti, pigliamo gagliardamente le sue difese. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -</p> - -<p> -11º Coloro fra il popolo che usano inverso noi stessi maniere -troppo servili o manifestano pensamenti troppo rimessi -e paurosi, sieno da noi ammoniti di non prostrarsi a guisa -di rettili, e di sapere e sentire che ànno un'anima d'uomo. -</p> - -<p> -12º Sono più inclinati a pregiare e difendere la dignità -propria coloro fra il popolo che ànno praticato il mestiere -dell'armi. Da questi dunque si faccia capo. -</p> - -<h5>3. — <i>Dell'Energia popolare.</i></h5> - -<p> -I Calabresi e alcune altre popolazioni italiane aveano -fino ai dì nostri conservata o ricuperata molta fierezza e gagliardia. -Spesso, gli è vero, prorompevano in brutta ferocia, -in vendette e in ammazzamenti; ma era forza e non fiacchezza, -ardore e non gelo. -</p> - -<p> -Il dispotismo <i>eclerado</i>, come in Ispagna ebbe nome, -seppe coi gendarmi, le forche ed i codici prima spaventare -poi addormire quelle moltitudini, la cui mezza civiltà consiste -oggi a non più sentire nè triste passioni nè buone. Ritemprare -quegli animi all'antica asprezza non è possibile; -perchè in parte ella procedeva dall'eccesso medesimo dell'ignoranza -e della selvatichezza, in parte dagli scomposti -ordini dello Stato: le quali cagioni sono rimosse e sminuite -ogni giorno più dalla civiltà crescente e comune d'Europa. -</p> - -<p> -Ripariamo dunque, per quanto è da noi, alla presente -fiacchezza: -</p> - -<p> -1º Col dar noi al popolo esempj frequenti di vigore, -sprezzando i pericoli, sostenendo gli infortunj, praticando il -coraggio civile, di cui sopra ogni cosa abbisogna l'Italia. -</p> - -<p> -2º Con allontanare (per quello che sta in noi) dal popolo -qualunque cosa possa ammollirlo e snervarlo di più: ritraendolo -dalle costumanze e dagli abiti effemminati, ai severi e -forti allettandolo. -</p> - -<p> -3º Più facilmente giungeremo a cotesti effetti, operando -sulla parte del popolo che a ciò è meglio disposta; come i -tornati a casa dalla milizia, i marinari lottanti con le tempeste, -gli armaruoli e le guide e altri tali artigiani avvezzi -ad opere dure e rischiose. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -</p> - -<p> -4º Ai contadini si ponga in animo la comodità e la sicurezza -dello starsene armati, il piacere della caccia e del -tirare al bersaglio. -</p> - -<p> -5º Nelle sale d'asilo, nelle scuole primarie, negli orfanotrofi -e in simili altri istituti di educazione popolana, travagliamoci -assai per introdurre discipline ed insegnamenti -che inducano forza, bravura e propositi fermi e assai malagevoli. -</p> - -<p> -6º Le paure e le vigliaccherie si deridano e vilipendano -in quante maniere si può: per contrario, si alzino a cielo gli -atti animosi ed intrepidi. Non che le storie e le poesie, ma le -novelle, i proverbj, gli apologhi, le farse ed ogni altra forma -domestica e popolana di scrivere dee venire a soccorso dell'opera. -</p> - -<p> -7º Antico dettato è che l'unione dà forza; aggiungiamo, -che dall'unione, perchè forte, procede e abbonda il coraggio: -adunque procacciamo concordia ed unione massima fra -tutti gli ordini del popolo. Più cose che notammo qui sopra -intorno all'attività e all'energia delle classi colte ed agiate, -tornano acconce ugualmente per le rozze e inferiori. -</p> - -<h4>CAPITOLO TERZO. -<span class="smaller"><span class="smcap">Delle Speranze del Popolo.</span></span></h4> - -<p> -Nè solo dobbiam noi soccorrere il popolo di questi beneficj -ed ajuti, quali la condizione nostra presente concede -di fare; ma dobbiamo istruirlo altresì di quelli molto maggiori -che gli promettiamo, appena le sorti ci daranno facoltà -e comodità di attuarli. -</p> - -<p> -In altre contrade, la plebe meglio informata de' suoi -diritti che dei doveri, e meglio educata della mente che del -cuore; accesa oltre a questo dai demagoghi in affetti violenti -d'odio, d'invidia e di cupidigia; e infine, inasprita dal patente -egoismo degli ottimati e dei facoltosi, i quali ogni cosa -tirano al lor profitto e si mostrano la più gran parte indifferenti -per li suoi mali, o tepidi e lenti a procurarne i rimedj; -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -la plebe, dico, in quelle contrade sembra divenire subbietto -di gravi paure, e minacciare la ruina degli ordinamenti sociali. -</p> - -<p> -Ma gl'Italiani, se intenderanno bene la lor generosa indole, -e studieranno assai nelle storie della comune patria, -piene tuttequante di fatti e di glorie popolaresche, nessuna -paura prenderanno delle povere plebi; e questo alto esempio -porgeranno all'Europa di averle sapute educare e ajutare -tanto efficacemente, da sciogliere inverso di loro il debito antico -della civiltà, e farle capaci e degne di assumere molti -diritti e saviamente esercitarli. -</p> - -<p> -Noi, mettendo da lato le innumerabili e strambe utopie -de' <i>socialisti</i> moderni, e scegliendo quelle riforme e quelle miglioranze -che fin da ora sono possibili e praticabili, segneremo -qui qualche linea del vasto disegno con che il secolo -intende a rigenerare le classi inferiori, e il quale tutti i buoni -Italiani debbono meditare e correggere con lunga e paterna -sollecitudine. -</p> - -<h5>1. — <i>Dei Principj direttori.</i></h5> - -<p> -1º Quella comunanza di uomini che non sa trovar -modo, o non vuole, di schermire dalle necessità estreme -della vita gl'indigenti onesti e d'ogni fatica volonterosi, non -può dirsi con proprietà <i>sapiente e civile</i>, ma sotto apparenze -molto contrarie è <i>barbara e insipiente</i> tuttavia. -</p> - -<p> -2º Le genti educate ed agiate sono dalla natura e da Dio -costituite madri e tutrici delle infime plebi, e di queste ànno -a rendere conto molto severo sì innanzi alle società umane -e sì innanzi a Dio padre dei poveri. -</p> - -<p> -3º Quanto più le classi inferiori dispiacciono per la ignoranza, -i vizj e la ignavia della lor vita, e la viltà dell'animo -loro, più le classi educate perdono diritto di querelarsene; -potendosi in generale affermare, che delle colpe e delle brutture -gravi e frequenti dei figliuoli e dei pupilli sono da accagionarsi -i padri e i tutori. -</p> - -<p> -4º La tutela de' governi inverso la plebe non può consistere -unicamente, rispetto alle cose economiche, in toglier -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -di mezzo ogni maniera di ostacoli al libero cambio e alla libera -concorrenza, siccome ànno pensato parecchi moderni. -Imperocchè la libertà del cambio e della concorrenza giova -a coloro soltanto che portano seco qualche facoltà e qualche -sostanza da competere e da ricambiare; ma la plebe oppressa -dall'ignoranza e dalla miseria, necessitosa del pane e non -potendosi valere nè avvantaggiare di alcuna cosa, rimarrà -esclusa sempre da ogni concorso, e vivrà in tutto all'arbitrio -e alla mercede de' ricchi. -</p> - -<p> -5º Ad ogni educazione morale del popolo mancherà sostegno -e progredimento, qualora non venga ogni giorno fortificata -e scaldata dalla virtù dell'esempio. Parimenti, alle pubbliche -beneficenze e a tutti i provvedimenti nuovi, pensati e trovati -per sovvenire ai bisogni delle plebi indigenti, mancherà -gran parte dell'effetto desiderato, se lo spirito vivo di carità -non informi l'animo di coloro che gl'intraprendono e li mantengono, -e se la pietà privata non ripari continuamente ai -difetti della pubblica. -</p> - -<h5>2. — <i>Doveri e Diritti del popolo.</i></h5> - -<p> -1º Dovere del popolo è faticar nel lavoro con assiduità, -con diligenza e con zelo: suo diritto è che glie ne venga procurato -almen tanto da guadagnare ogni giorno il proprio sostentamento -con sicurtà, e senza strazio delle membra e dell'animo. -Suo diritto è pure, cadendo infermo, di essere medicato; -e invalidandosi per vecchiezza o per altro, essere -dal Comune nudrito e ricoverato. A cotali diritti una restrizione -sola vien posta; e la segna e determina l'assoluta impossibilità -nel Comune medesimo di supplire all'uopo con -sufficienza ed in ogni caso, dovendo sempre rimanere intangibili -la famiglia e la proprietà. -</p> - -<p> -2º Dovere del popolo è farsi docile alle istruzioni ed ammonizioni -di coloro che lo sopravanzano assai di educazione -e di scienza: suo diritto è che gli si porga continuo il pane -dell'intelletto e dell'animo, e che passi su questa terra ben -sapendo di nascere uomo, e con qualche facoltà di perfezionare -sè stesso ogni giorno più in ciascuna nobile parte dell'essere -suo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -</p> - -<p> -3º Dovere del popolo è di serbarsi modesto nei desiderj, -non isdegnare la sua condizione, non invidiare ai ricchi, -riuscire massajo e sobrio, obbediente e disciplinato. Diritto -del popolo è che i bisogni incessanti ed insopportabili -della vita non lo spronino ad ogni momento al -male, nol gettino e nol mantengano nelle bestiali abitudini -dell'intemperanza e della improvvedenza, e nol disperino -d'ogni cosa. Suo diritto è venir rispettato e pregiato nell'umile -sua condizione, e che l'esercizio delle proprie civili -prerogative non incontri mai altro limite e impedimento, -salvo che la insufficienza effettiva di alcune facoltà richieste -al buono e sano esercizio di quelle. Suo dritto è il trovar -sempre le leggi ed i magistrati così giusti, benigni e solleciti -inverso di lui, come inverso de' ricchi e potenti. In fine, -è suo diritto (poichè de' beni di fortuna non gode, e vuolsi -che non se ne dolga troppo) essere educato per modo da saper -gustare più che mediocremente le felicità immateriali, -come le buone letture, la bellezza dei monumenti, la prosperità -e gloria della patria ed altre sì fatte. -</p> - -<h5>3. — <i>D'alcuni mezzi per soddisfare ai diritti -che risguardano la sussistenza.</i></h5> - -<p> -1º Abolire i dazj e le imposte d'ogni natura che gravano -più propriamente sull'infimo popolo. -</p> - -<p> -2º Francarlo eziandio dalle tasse parocchiali assegnate -all'adempimento di certi atti solenni, religiosi e civili. -</p> - -<p> -3º Moltiplicare e perfezionare gli ospedali, i ricoveri, i -monti di pietà e simili altri istituti di pubblica beneficenza, -nell'invenzione de' quali primeggia nelle storie la pietà italiana. -</p> - -<p> -4º Propagare tali istituti il più che si può eziandio per -le ville, e imitare da pertutto l'esempio d'alcuni Comuni rurali -italiani, che a loro spese provvedono i contadini di medico -e di medicine. -</p> - -<p> -5º Riformare ed ampliare le leggi e i regolamenti circa -ai patti e alle mutue relazioni tra i fabbricanti, capomastri -e bottegai da un lato, e gli operai, giornalieri, manuali e -apprendisti dall'altro, porgendo a tutti i secondi guarentigia -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -e soccorso nei termini dell'equità, e contro l'egoismo e la -durezza de' primi. -</p> - -<p> -6º Istituire in ogni città, dove gli operai sovrabbondino, -due sorte di lavoreríe pubbliche permanenti; l'una pei rozzi -braccianti, l'altra per gli operai delle arti più comuni. -</p> - -<p> -7º Tali istituti verranno ordinando per guisa i regolamenti -e le discipline proprie, e con sì fatta misura verranno -proporzionando le lor mercedi, da non sopraffare in nulla le -industrie de' privati; e d'altra parte, toglieranno a queste -l'arbitrio di soverchiare gli operai in nessuna cosa, e uscire -dell'equità e della mansuetudine. -</p> - -<p> -8º In tali lavorerie e officine pubbliche non debbono gli -operai nè venire costretti a viver rinchiusi, nè perdere alcuna -porzione di quella indipendenza di atti e di pensamenti che -la civile libertà concede ad ogni uomo onesto. -</p> - -<p> -I lavori, poi, scelti e ordinati in quelle saranno volti con -provvidenza ed accorgimento alla pubblica utilità, e segnatamente -a quella del popolo minuto. -</p> - -<p> -9º L'intromissione a tali opificj sarà conceduta ad ogni -individuo il quale darà prova di aver senza frutto offerto -l'opera sua nelle officine private; e questo farà esibendo certificati -de' capomaestri, ovvero altrimenti, secondo che la pratica -verrà insegnando. Può eziandio cansarsi in quelle lavoreríe -il pericolo della frequenza degli operai soverchia e non cagionata -da mera necessità, con fare strette più dell'uso ordinario -le discipline; le quali poi debbono esser pensate e -trovate con ingegno sì fatto da convertirle in buoni e cotidiani -metodi educativi. -</p> - -<p> -10º Tutto ciò ricerca che il tesoro arricchisca abbondevolmente -per altre vie. Nuova fonte di ricchezza pubblica -può divenire la tassa che domandano progressiva, ed una -sulle eredità trasversali proporzionata alla più o meno strettezza -di parentela, e il far mobili e circolanti (a parlare alla -moderna) i beni immobili camerali, ed infine il fare sparmio -di tutta l'immensa moneta che inghiottono oggidì e scialacquano -i grossi eserciti stanziali, i gran favoriti di corte, -i doganieri, li spioni e mille altre specie di ufficiali e di salariati -o perniciosi o superflui. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -</p> - -<p> -11º Con molto valsente tenuto in riserbo, ovvierassi a -quegli accidenti imprevisti (e ai dì nostri non radi) che turbano -a un tratto l'economia delle industrie e del cotidiano -lavoro: come le invenzioni rumorose de' fisici che fanno inutili -issofatto certe specie di manifatture, o le macchine nuove -di subito surrogate alla forza di migliaja di braccia, o quegli -sbilanci improvvisi di commercio e di traffico che mettono -in repentaglio la prosperità de' ricchi e la sussistenza de' poveri. -Così gli Italiani fondatori antichi delle <i>Case di lavoro</i>, e -pur lungo tempo innanzi che le altre nazioni ne avessero -sentito il pregio, perfezioneranno secondo conviene alla nostra -età il pietoso trovato degli avi loro. -</p> - -<p> -12º In risguardo delle campagne, fa mestieri per prima -cosa di riformare e ampliare il codice agrario o forese, onde -si tutelino con più efficacia i patti e le relazioni giornaliere -fra i possidenti e i coloni, migliorando le condizioni di questi -ultimi, e mallevandole contra ogni ingiustizia e sopruso. -</p> - -<p> -13º Secondamente, è bisogno che in ogni provincia s'instituiscano -compagnie d'assicurazione (sovvenute dal denaro del -Comune) contro i danni delle gragnuole, delle carestie, delle -epizoozie e delle inondazioni; a tale che i contadini si veggano -accertato ogni sempre il frutto del loro sudore. Il giudicio -delle spartizioni si eserciti da periti appostatamente -eletti dal popolo. Ma negli anni in cui il raccolto avrà oltrepassato -un termine più che mezzano determinato dalla legge, -pure i contadini concorreranno per la lor quota al pagamento -della tassa di assicurazione. -</p> - -<p> -14º Che un Consiglio superiore, ajutato dai succorsali -delle provincie, prenda in cura speciale lo studio e la vigilanza -degli interessi dell'infimo popolo. A questo consiglio -verranno ascritti molti uomini pratici e molti versati in -dottrine particolari e correlative ai fini proposti, e tutti poi -splenderanno di specchiata probità e di zelo grande nei poveri. -</p> - -<p> -15º Una parte del Consiglio provvederà specialmente alla -vita sana del popolo, promovendo nel seno di questo le società -di temperanza felicemente iniziate in America, ed esaminando -l'interno delle officine, la materia e qualità dei lavori, -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -i cibi quotidiani, gli alloggiamenti, le vesti e simili -obbietti. E buono sarà imitare l'esempio di Leopoldo primo -di Toscana, il quale a spese dell'erario fece murare in buon -luogo arioso gran numero di casette decenti ed acconce pel -popol minuto; e compiremo in tutto l'ufficio con l'aggiungervi -la modicità estrema delle pigioni. -</p> - -<p> -16º Ad una seconda parte del Consiglio si darà incumbenza -di vegliare gli andamenti del popolo, e la qualità delle -sue industrie e de' suoi negozj. Illustrato il Consiglio sì dal -lume delle statistiche e sì dagl'indubbj principj delle scienze -economiche, avrà cura d'informare la gente minuta di quei -fatti giornalieri e di quelle regole sperimentali che possono -farla prudente nella scelta e nell'avviamento de' suoi lavori -e de' suoi traffichi, e scostarla dall'imprendere mali negozj, e -dal fomentare, siccome accade, mille vane speranze che -tornano in sua ruina. -</p> - -<p> -Vedrà eziandio il Consiglio quel che sia da ristorare degli -antichi Statuti dell'arti e quello che sia da aggiungervi; -e ad ogni modo, promoverà con istanza le congregazioni e -consorterie legali degli operai, de' capomaestri e d'ogni maniera -artefici, con l'intento di accrescere a ciascheduno i -mezzi di produzione, e (ciò che più monta) lo spirito di fratellanza -e di disciplina; così ristorando e migliorando, giusta -il senno moderno, quelle compagnie italiane di muratori -e di fabbri ferrai che nel medio evo menavan grido per tutta -Europa. Similmente, il Consiglio promoverà con zelo perseverante -le unioni e consorterie dei piccoli proprietarj e dei -fittajoli, compensando di tal guisa i danni e gli inconvenienti -dei troppo angusti poderi. -</p> - -<p> -Veglierà eziandio sulle pubbliche mostre, sui comizj -agrarj, sugli incoraggiamenti e sui premj da compartire; studierà -il valore dei nuovi trovati e degli ultimi perfezionamenti, -ed agevolerà ai poveri artieri lo smaltimento di loro -lavorazioni, contro il monopolio dei troppo ricchi, ed a freno -degli incettatori e rivenditori. -</p> - -<p> -17º Il Consiglio procaccerà di mettere in buono accordo -fra loro gl'istituti caritativi, facendo che si accostino tutti a -certa unità di massime direttrici, e che l'opera dell'uno venga -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -a soccorso ed a compimento di quella degli altri con perfetta -reciprocazione e armonia. Egualmente, procaccerà un accordo -grande e una corrispondenza continua tra la privata carità -e la pubblica. -</p> - -<h5>4. — <i>D'alcuni mezzi per sodisfare ai diritti che risguardano -l'educazione.</i></h5> - -<p> -1º Le scuole infantili sieno costituite per ogni dove, secondo -i migliori metodi e sotto il vigile occhio del preallegato -Consiglio superiore. -</p> - -<p> -2º Che le scuole primarie od elementari succedano alle -infantili similmente per tutto, e que' Comuni che mal possono -sopperire alla spesa, ricevano dal tesoro sufficiente sussidio. -</p> - -<p> -3º I figli del popol minuto uscendo dalle scuole primarie -e principiando ad esercitarsi nell'arti come fattorini e -apprendisti, abbiano in certi dì della settimana licenza di -frequentare alcune altre scuole appostatamente trovate per -coltivare l'ingegno loro. -</p> - -<p> -4º In tali scuole s'insegneranno con gran chiarezza e -semplicità i rudimenti di quegli studj che giovano in modo -peculiare e immediato al buon esercizio delle arti e delle industrie. -</p> - -<p> -5º Alcune scuole speciali insegneranno gli elementi della -scienza del commercio e della marineria. -</p> - -<p> -6º Oltre tutto ciò, il popolo in tali scuole verrà istruito, -almeno per sommi capi, nella storia d'Italia, e iniziato a pregiare -e sentire tutte le glorie antiche della sua patria. Gli si -mostreranno altresì i rudimenti della scienza della vita civile, -cioè le buone creanze e gli ufficj da uomo a uomo, i -doveri e i diritti del buon cittadino, la natura e le forme giuridiche -dei negozj ordinarj, e simili ammaestramenti. -</p> - -<p> -7º Se il Consiglio superiore esaminando le note e le relazioni -annuali delle scuole popolane, scoprirà ingegni di valore -non ordinario e tali da far presagire di loro alte cose, -schiuderà in tempo idoneo a quei giovanetti le scuole degli -studj migliori e provvederà al mantenimento loro. -</p> - -<p> -8º Il popolo avrà altresì arbitrio di frequentare alcune -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -scuole domenicali, ove gli si farà lettura e commento (ben -conformato alla sua comprensiva) d'alcuno de' nostri gran -poeti e gran prosatori. Che ciò che vien fatto assai grossamente -in sul molo di Napoli da un cencioso e ignorante rapsoda, -molto meglio e con gran profitto si potrà porre ad -effetto da un governo educatore. -</p> - -<p> -9º Esso governo, per ufficio e preghiera del Consiglio superiore, -farà invito ai più dotti e facondi scrittori della nazione -a dettare opericciuole che ben si attaglino all'intelligenza -del popolo, e sieno ricreamento dell'animo suo in qualche ora -disoccupata. Voglionsi più che ordinarj i premj, e grande -l'onore proveniente da siffatte lucubrazioni. -</p> - -<p> -10º Similmente farà compilare e stampare qualche efemeride -per uso del popolo, scegliendo scrittori di provata virtù, -e ingegnosi nell'arte di render piane e semplici le dottrine. -</p> - -<p> -11º Ogni insegnamento popolare verrà concepito e condotto -in guisa, che l'animo se ne nudra tanto o più dell'ingegno. -In ogni cosa si farà luogo con grazia ed acconciatezza -ai documenti morali, scansando le troppo fine disputazioni, -e cercando le vie del cuore, che nel popolo è sempre svegliato -e caldo. -</p> - -<p> -12º Il Consiglio superiore ordinerà in modo la disciplina -delle pubbliche lavoreríe e degli altri istituti di carità, che ne -risulti un ben insieme di precetti, d'esempj e di pratiche -appositissime ed efficaci per riformare e comporre l'animo -della plebe. -</p> - -<p> -13º La somma degli insegnamenti morali, intendiamo di -quelli più proprj e meglio adattati al popolo, consiste nell'insinuare -entro l'animo suo una fede profonda nella giustizia -eterna e riparatrice di Dio; e con questa, un coraggio -assiduo contro i mali della vita, e una carità viva e operosa, -segnatamente inverso i proprj consorti. Consiste quella somma -nel coltivare abilmente il germe degli istinti più generosi, -e movere la fantasia verso le imagini del bene; consiste nel -far sentire la dignità e santità del lavoro, e pregiare per quel -che sono le ricchezze e gli agi e l'apparente beatitudine dei -doviziosi; infine, consiste nell'avvezzare la plebe, in difetto -dei materiali conforti, a gustare con abbondanza i beni e i -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -ricreamenti dell'animo, come la pace e gli affetti della famiglia, -i piaceri dell'amicizia, il dirozzamento dell'intelletto, -il perfezionamento dell'arte propria, la stima dei confratelli, -l'amore nella patria, le glorie di lei, gli ornamenti, -la prosperità. -</p> - -<h5>5.</h5> - -<p> -Queste sono le speranze a cui da ogni buon Italiano -debbe venire alzata la mente e il cuore delle moltitudini; -queste le riforme e i perfezionamenti cui darassi mano quando -che sia, perchè tutte sono operabili; questa la vera e sola e -legittima <i>Carta del popolo</i>.<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> Conciossiachè, a volerla mettere -in atto, non è mestieri (come si vede) di rovesciare e sconvolgere -neppure un solo degli ordini sociali odierni, nè di -fabbricare alcuna forma politica ignota o troppo discosta dagli -usi nostri. Quello che vi si ricerca sostanzialmente, si è -il buon volere e lo zelo delle classi superiori; e, a chiamar le -cose col nome loro, si è la tarda giustizia dei facoltosi e potenti -inverso i poveri ed impotenti; si è il principio attivo e -sincero dell'uguaglianza e della fraternità che il Vangelo di -Cristo à predicata e promessa a tutti gli uomini. -</p> - -<p> -Infrattanto non debbono i buoni Italiani, aspettando -giorni migliori, desistere mai dal cercare tutti i modi, tentare -tutti gli espedienti, rinvenire tutti gli ingegni per condurre -ad effetto alcune parti almeno di cotesto nobile disegno. E di -che non viene a capo, di che non trionfa la travagliosa operosità, -la perseveranza e l'unione? -</p> - -<p> -<i>Non chi comincia soltanto, ma chi persevera coraggioso entrerà -nel regno dei Cieli.</i> -</p> - -<h4>CAPITOLO IV. -<span class="smaller"><span class="smcap">Di altri precetti particolari.</span></span></h4> - -<p> -Veduto quello che importa di più nell'educazione del -popolo, procederemo a discorrere d'alcuni precetti che toccano -materie di gran momento per la rigenerazione italiana. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -</p> - -<h5>1. — <i>Cose conducenti all'unità morale degli Italiani.</i></h5> - -<p> -1º Procacciamo che i parentadi si facciano i più frammisti -che si può, cioè tra famiglie di città, provincie e Stati -diversi d'Italia. -</p> - -<p> -2º Tuttociò che rende lo straniero maggiormente odioso -e abborrevole; tutto ciò che mostra più aperto i mali da lui -cagionati e ne rinnova il senso profondo e lo moltiplica e lo -perpetua, torna di necessità favorevole e vantaggioso alla -patria; e per via di contrapposto, ajuta a far radicare ed invigorire -il sentimento nazionale. -</p> - -<p> -3º Questo è fomentato eziandio da tutte le opere letterarie -e scientifiche il cui subbietto à riferimento speciale con -l'intera Penisola: come, per via d'esempio, una enciclopedia -italiana, storia d'arti italiane, gallerie d'Italia descritte, -miniere d'Italia visitate, e altrettali. -</p> - -<p> -4º Sforziamoci di accrescere e moltiplicare il carteggio -e ogni altra sorta di relazioni e di contraccambi sì fra tutte -le accademie della Penisola, e sì fra tutti i compilatori delle -sue stampe periodiche. -</p> - -<p> -5º Agevoliamo e moltiplichiamo fra li suoi Stati il cambio -de' libri e d'altre merci attinenti alle lettere. -</p> - -<p> -6º Similmente, procacciamo che i giornali d'una provincia -si occupino più che non fanno dei negozj letterarj e -civili delle altre; e gran pro farebbe un giornale costituito -con questo intento di discorrere e paragonare insieme le cose -letterarie e civili d'ogni parte d'Italia, e quelle degli altri -Stati ancora più che del proprio. -</p> - -<p> -7º Eccitiamo tutti, massime i giovani, a visitare città -per città e borgo per borgo la nostra Penisola, contraendo e -coltivando in qualunque luogo amichevoli affezioni e corrispondenze. -Così fanno, rispetto alla patria loro, i Tedeschi, -molti de' quali stretti da povertà sostengono di viaggiare a -piedi con zaino dietro alle spalle. -</p> - -<p> -8º Una grande sapienza civile ammirasi dai politici in -quell'antico precetto mosaico del dovere ogni anno tutti -gli Ebrei concorrere nel loco medesimo a celebrare insieme -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -la pasqua. Deh! che non faremmo noi per convertire in obbligo -sacro questa peregrinazione degl'Italiani per ogni parte -del <i>Bel Paese</i>. Ma se tanto nè da noi nè da qualunque altro -si può, introducasi almeno appo i buoni la ferma opinione, -che di quindi innanzi quel giovine, il quale in età di trent'anni -non abbia peranche fornito il viaggio della Penisola -tuttaquanta, è indegno di venir reputato buono e caldo Italiano. -Simile riprovazione sia fatta cadere sopra coloro che -alla medesima età ignorassero ancora l'antica storia e la moderna -d'Italia. -</p> - -<p> -9º Tentisi di aprire una fiera annuale di libri, imitando -quella famosa di Lipsia, che è sede e capo del commercio -librario di tutta l'Allemagna. Luogo a ciò accomodato sembra -essere Pisa. -</p> - -<p> -10º Tentisi di istituire ragunanze generali di dotti Italiani, -al modo di quelle incominciate in Germania, che ogni -anno mutano residenza.<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> -</p> - -<p> -11º Tentisi di rimettere in fiore l'Istituto Italiano dal Lorgna -fondato, e di farlo centro e capo de' nostri studj scientifici. -</p> - -<p> -12º Tentisi di celebrare con pompa solenne i giorni -secolari, o come altri li chiamano, i parentali de' nostri -scrittori ed artisti massimi, con partecipazione di ciascuna -provincia, e operando in guisa che ogni università e -accademia invii deputati alla festa. La Germania à dato testè -un esempio insigne e imitabile di tale usanza con la celebrazione -del dì natalizio di Federico Schiller. -</p> - -<p> -13º In fine, tentisi qualche accordo fra i nostri governi -circa agli ordini <i>doganali</i>, in guisa che i commerci interiori -acquistino maggiore franchigia, e tutta l'Italia sia loro comune -emporio. -</p> - -<p> -Nel che dobbiamo porre innanzi l'esempio del governo -prussiano, il quale, per aver forma di monarchia assoluta, -dee parere modello non punto rischioso a copiare: ciò si ripeta -eziandio in risguardo di molte altre innovazioni e provvedimenti -<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> -che quel governo è per porre ad effetto; come -l'unità e conformità dei pesi, delle misure e delle monete -fra più Stati contigui. -</p> - -<p> -14º Si offrano premj frequenti ad opere letterarie e -scientifiche, facendo invito a tutti gli ingegni italiani; i têmi -proposti versino sopra materie attinenti alle condizioni ed -agl'interessi della Patria comune. Per gli edifizj e lavori -d'arte di gran momento, conserviamo l'antica usanza italiana -dei pubblici concorsi, aperti all'intera nazione. -</p> - -<p> -15º Scriviamo compendj di Storia italiana in modo piano -e popolare, ristringendoci, se non si può meglio, all'esposizione -nuda dei fatti, e ingegnandoci di ridurli a qualche -forma di unità, e di tornarli spesso in pensiero sotto diverse -fogge ed aspetti, come di tavole sinottiche, di catechismi, -di biografie, di racconti, ec. -</p> - -<p> -Una specie di scrittura assai popolare e istruttiva è -quella degli almanacchi ordinati per modo, che a ciascun -giorno dell'anno cada il ricordo d'un fatto notevole cercato -nelle istorie d'Italia e nelle biografie de' suoi grandi uomini. -</p> - -<p> -16º Asteniamci dal parlare i dialetti, e curiamo che si -faccia il simile nelle scuole primarie, nelle sale di asilo e in -altrettali istituti di educazione popolare. -</p> - -<p> -17º Studiamo e pregiamo assai la nostra lingua comune, -purgandola dalle forme straniere; imperocchè in essa è un -legame fortissimo di nazione, il solo non ancora spezzato; e -in essa è pure la sola ricchezza campata al naufragio del -nostro civile imperio. -</p> - -<p> -18º E gran bene procurerebbe colui che tentasse di trasformare -l'Accademia della Crusca in vero italiano istituto, -componendolo di socj chiamati in Firenze da ogni banda -d'Italia, e intesi a imprimere nella lingua l'universal carattere -nazionale, e propagarne lo studio e l'uso. -</p> - -<p> -19º Ravviviamo e rinvigoriamo in tutte cose il sentimento -italiano, studiando l'indole e le tendenze che abbiamo -sortite in proprio, e adattando a quelle i pensieri e le opere. -Sudiamo a comporre una agricoltura e una industria italiana, -ed abbia la letteratura altresì sembianza veramente nostrale, -e non semifrancese o semitedesca qual'è la presente: -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -il simile adoperiamo per la filosofia, per la medicina, per la -legislazione, per l'economia. Vorrei che fossimo Italiani perfino -nelle mode e negli usi più minuti del vivere e del conversare. -</p> - -<p> -20º Buono è ripetere e moltiplicare quanto si può le effigie -de' nostri grand'uomini; vogliate per decoro ed intitolazione -di accademie, di teatri, di biblioteche e d'altri istituti; -vogliate (e ciò più spesso e più agevolmente assai) sotto -forma di statuette, di medaglie e di cammei; vogliate infine -per fregio di pendoli, di sigilli, di spilletti ec. -</p> - -<p> -Comecchè da qualche tempo la Storia italiana porga materia -frequente alle invenzioni degli artisti e alle composizioni -dei drammaturghi, utile è di accrescere e propagare -cotesta nobile usanza; e piacerebbemi molto vedere più -spesso in iscena taluni de' nostri sommi poeti, artisti, capitani, -navigatori e politici. -</p> - -<p> -21º Similmente, piacerebbemi che i gran casi e le glorie -de' nostri tempi migliori fossero da chi cerca qualche -subbietto da tragedia anteposti e preferiti alle cupe e atroci -scelleratezze delle famiglie principesche. Tuttociò, poi, che riconduce -la immagine di quei tempi sotto gli occhi del popolo, -sia che si faccia per via di stampe e d'intagli, ovvero in pitture, -in ispettacoli e in monumenti; e, se meglio non si può, in mode, -in balli, in maschere, in fogge di vestimenti e di addobbi e -in qualunque altra fattibil maniera; riesce proficuo sopramodo -a far radicare negli animi il sentimento nazionale. E perchè -i retori italiani non cesseranno nelle scuole di proporre per -têmi d'esercitazioni i soli eroi della Grecia e di Roma? perchè -allato, almeno, di Epaminonda non parlare di Andrea -Doria e di Francesco Ferrucci? perchè favoleggiar sempre -dell'assedio di Troja, e non dir verbo di quelli sostenuti da -Firenze e da Siena? perchè tanto rumore della lega Acaica, -e tanto silenzio della Lombarda? La cacciata dei Tedeschi -da Genova non vale forse quella di Brenno da Roma? -</p> - -<p> -Perchè non ci acconciamo a scrivere un gazzettino di -mode italiane con figurino italiano, traendo il bene puranche -dalle umane frivolezze? Perchè non s'innovano appresso di -noi quanti usi e costumi italiani antichi possono tuttora tornare -graziosi e pregevoli? Perchè alle stoffe, ai panni, ai -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -fornimenti nostrali si preferiscono sempre gli oltramontani, -qualora non la cedano quelli a questi se non di poco sì per -la bontà e sì pel costo? -</p> - -<p> -S'inviti l'Accademia dei Georgofili, od altra avuta in riputazione, -ad istituire una mostra triennale d'ogni industria -italiana per tutti gli Stati della Penisola, decretando medaglie -e simili segni d'onore ai più meritevoli. Altrettanto si faccia -a rispetto dell'arti belle; e dove nè alcun ricco privato nè -alcun Governo nè alcun istituto vogliasi in ciò adoperare, -rimane che si colleghino con tale proposito i migliori cittadini -d'ogni parte d'Italia, seguitando l'esempio dato (poco è) -dai cittadini di Colonia. -</p> - -<p> -22º Avvezziamo le menti, e sopratutto le giovanili, a scorgere -ed a riverire nell'eccelsa Roma la sola e legittima città -capitale d'Italia. Spegneremo con ciò molte gare. -</p> - -<p> -23º Cooperiamo alla moltiplicazione dei battelli a vapore, -delle strade ferrate, dei canali, dei ponti e d'ogni altro mezzo -efficace ad accostare gli uomini ed accorciar le distanze. -</p> - -<p> -Fra le imprese industriali, promoviamo quelle singolarmente -che sono di qualità da espandersi ed abbracciare l'intera -Penisola o molte parti di essa; come grandi consorteríe -di assicurazione, corse di battelli a vapore, strade che traversino -più Stati italiani, e simiglianti. -</p> - -<p> -24º Combattiamo per tutte le guise le preoccupazioni e -i rancori municipali, le sciocche animosità e invidie fra Stato -e Stato, fra città e città. -</p> - -<p> -25º Travagliamoci segnatamente a conciliare le opinioni -de' buoni, e a tollerar quelle che non combattano di fronte il -fine a cui debbe tendersi unanimemente, la rigenerazione -italiana. -</p> - -<p> -Tra noi le opinioni riusciranno varie e diverse in qualunque -tempo, perchè troppa per natura è in ciascuno la -singolarità e l'indipendenza dell'ingegno. Ma se il cuor nostro -verrà compreso e infiammato da magnanimi affetti, e se -la devozione sincera alla causa comune italiana rattempererà -l'invidia degl'inferiori e l'orgoglio e l'ambizione smodata -dei capi, la discrepanza dei pareri non impedirà mai certa -unità di operare nelle cose di maggior momento; perchè un -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -affetto generoso e comune e prevalente sugl'interessi privati -e individuali termina sempre col rinvenire alcuno spediente -onorato e alcun modo pratico di conciliazione e d'accordo. -Rimedio, adunque, al conflitto acerbo delle opinioni, al soverchiare -dell'orgoglio e all'insorgere abituale contro l'autorità -e la disciplina, è l'amore immenso e puro nella Patria comune, -e il sentimento profondo e radicatissimo del dovere. -</p> - -<p> -26º Addottriniamoci delle condizioni topografiche, morali, -intellettuali, economiche, ec. di ciascuna parte d'Italia, -affine che cessi la vergogna perniciosissima di aver più -notizia di alcuni Stati forestieri che della nostra Patria medesima; -e affine si sappiano per appunto così i nostri mali, -come i nostri beni, e i dati tutti richiesti alla soluzione del -problema nostro sociale e politico. -</p> - -<p> -27º Poichè un secondo legame di fratellanza e un avviamento -all'essere di nazione sta riposto per noi Italiani -eziandio nella unità delle religiose credenze, e nel dimorare -in Italia il capo e moderatore augusto di quelle, curiamo -d'imprimere in tale unità un carattere peculiare che ci distingua -dagli altri popoli, e faccia la Chiesa italiana esemplare -a tutte le altre. Spieghisi, pertanto, l'antica bandiera cattolica -di Arnaldo da Brescia, di Dante, del Savonarola, del Marsilio, -del Sarpi. La scritta della bandiera sia tale: — Ai dogmi e -all'ortodossía rispetto e osservanza profonda: l'autorità e -forza della Chiesa e l'opera de' suoi pontefici è meramente -spirituale: quindi l'opinione sola e non i governi ànno ingerimento -legittimo in essa: le discipline debbono essere riformate -e rivocate alle origini: debbe tutto il corpo de' chierici -partecipare, come in antico, alla scelta de' suoi gerarchi. — La -legge morale evangelica è strettamente incorporata con la -vita civile e con le virtù cittadine. -</p> - -<h5>NOTA.</h5> - -<p> -Tutti i precetti e suggerimenti fino qui registrati sono -insufficientissimi a compire la trattazione delle materie a -cui guardano. Il poco che scrivemmo vuole unicamente delineare -un esempio della maniera d'investigare e proporre -simile sorta di pratiche. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -</p> - -<h3 id="ottavia">ALLA CONTESSA OTTAVIA MASINO -<span class="smaller">DI MOMBELLO.<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a></span></h3> -</div> - -<p class="indl"> -Pregiatissima signora ed amica. -</p> - -<p> -Alla sua gratissima rispondo molto più tardi del debito -e del conveniente; ma io desiderava pure poterle dir cose -ferme e ben risolute circa il mio tornare in Italia. E prima, -io voglio renderle grazie il più caldamente che posso della -memoria sempre amichevole che mi conserva e della grande -amorevolezza di tutte le sue parole: anzi le dico, che fra le -innumerevoli dimostrazioni ch'ella m'à dato di affetto e -bontà in varj tempi e in mille maniere, questa ultima è -delle più care e non riesce inferiore ad alcuna; sicchè io ne -custodirò viva e perpetua nell'animo la ricordanza. Ora -vengo al proposito, e primieramente io mi rallegro con lei, -con me, con la nostra patria e con tutti i buoni, dell'atto -d'amnistia promulgata da Sua Santità, pel quale sonosi alfine -vuotate le carceri e le secrete che da lunghissimi anni -mai non cessavano di riempirsi, rinnovando e martoriando -gli squallidi abitatori. L'accoglienza poi benigna e graziosa -che Pio IX à fatto a parecchi scarcerati, la scelta dello -Gizzi a segretario di Stato, e altri segni e dimostrazioni provano -chiarissimo la vera e profonda bontà del pontefice, e il -suo desiderio sincero di riformare lo Stato, contentare i popoli, -e così porre termine a una condizione di cose che veramente -scandolezzava il mondo civile, e recava funestissimi -danni alla religione. -</p> - -<p> -Dubito forte che riesca al pontefice di attuare la metà -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -sola del bene che disegna di fare; ma non per questo non -sarà degno personalmente di affetto e di riverenza grande; -perchè in un secolo quale si è il nostro, e in mezzo ad una -nazione oppressa e degenerata, chi può pretendere in cotesto -sant'uomo la eroica ostinazione di Sisto V, il coraggio di -Giulio II, la mente e la sapienza d'Innocenzo III e di Pio II? -</p> - -<p> -Ma per ridurre il discorso alla mia persona, io le debbo -far noto, che contro l'animo, io credo, del papa, la nunziatura -di qui richiede due atti preliminari da ciascheduno che -vuol giovarsi dell'amnistia. L'uno è di far di ciò domanda -speciale e in termini di petizione in grazia, la qual domanda -inviasi a Roma, e occorre di aspettare quello che ne verrà -risoluto colà. Secondamente, giunta che sia la risposta e tenutala -(poniam caso) per favorevole, debbesi apporre il proprio -nome ad un foglio, in cui fra l'altre cose vien dichiarato dal -soscrivente di voler godere <i>della grazia del perdono generoso e -spontaneo concessogli ec</i>. Ora, io non chiedo perdono di colpe di -cui non mi sento reo; e quando tale mi sentissi, non avrei, -certo, aspettato l'indulto del papa, ma da buon tempo avrei -confessato l'errore a Dio e agli uomini: perchè chi fa, falla; -ma il galantuomo si ricrede e confessa il peccato suo. Chiedano -innanzi perdono essi (e qui non c'entra il papa novello) -del sangue che ànno sparso con processi e giudicj che -tutti riconoscono oggi essere stati veri assassinj. Qualora il -papa avesse ricerco agli amnistiati una promessa formale di -vivere quieti e obbedienti alle leggi del suo governo, e di non -mescolarsi in cospirazioni e in qual sia tentamento e sforzo -di rovesciare e abolire l'autorità sua, io tanto più volentieri -l'avrei promesso, quanto insino dal 39 (ed ella forse ne à -memoria) mandava fuori un'opericciuola in cui per tutte guise -raccomandava alla gioventù italiana di desistere dalle sètte -e dalle macchinazioni, e di entrar nella via che ora sembra -finalmente voler esser calcata e seguita con buon proposito. -Io non posso adunque, purtroppo, senza fare ingiuria alla mia -coscienza, approfittare dell'amnistia. Il ciel mi guardi dal -censurare chi la intende altrimenti: queste cose, com'ella -sa, le delibera e le risolve ciascuno nel suo proprio sè, pigliando -consiglio non da altro che dall'intimo senso morale. -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -Io non tornerò in patria, salvo che per la porta dell'onore, -diceva un grandissimo; ed io benchè picciolo assai ed oscuro, -non posso non ripetere quel degno concetto; poichè la -coscienza e l'onore ànno ugual pregio e misura uguale per -tutti . . . -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p class="indl"> -Di Parigi, li 31 di agosto del 1846. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Terenzio Mamiani.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -</p> - -<h3 id="circ">LETTERA IN FORMA DI CIRCOLARE.</h3> -</div> - -<p class="indl"> -Signore. -</p> - -<p> -In questo anno, come v'è noto, compiesi il centenario -della cacciata degli Austriaci dalla città e riviera di Genova. -E il primo atto della gloriosa sollevazione accadde il 5 del -vicino dicembre. Tal gesto, il più bello forse della storia moderna -italiana, e che diviene caparra e simbolo di altri non -molto remoti da noi, merita di essere celebrato con ogni -possibile dimostrazione. -</p> - -<p> -Pare a me ed ai miei amici che uno dei segni di gioja -pubblica da praticarsi in quel giorno, esser dovrebbe di ardere -fuochi sulle colline più prossime a ciascuna città nelle -prime ore della notte. Noi ne abbiamo scritto a parecchi in -Romagna, in Liguria e in Piemonte. Se vi garba l'idea, -parlatene ai vostri amici e invitateli a porla in effetto, facendo -loro avvertire ch'ella è cosa la qual non incontra nè -spesa nè rischio; e d'altra parte, è vistosa e significativa -oltremodo. Nè altro per questa. -</p> - -<p class="indl"> -Di Parigi, li 20 novembre 1846. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Terenzio Mamiani.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<h3 id="ferretti">LETTERA -AL CARDINALE FERRETTI -<span class="smaller">SEGRETARIO DI STATO.</span></h3> - -<p class="center"> -(Dall'<i>Italico</i>, semestre II, n. 11. — Roma, 16 settembre 1847.) -</p> -</div> - -<p class="pad2 indl"> -Eminenza Reverendissima. -</p> - -<p> -L'Eminenza Vostra, senza neppure venir pregata e -sollecitata da me, ma solo per vive raccomandazioni de' miei -parenti ed amici, ha voluto, per gran bontà naturale, favorirmi -e beneficarmi. E non essendo riuscita nel primo atto -d'intercessione presso il glorioso Pontefice, si è pur degnata -di replicare le istanze; e jeri mi giunse avviso che Sua Santità -condiscende, a contemplazione della domanda fattane -dall'E. V., a darmi licenza di rivedere la mia provincia natale, -e per lo spazio di tre mesi poter quivi riconfortarmi -con la mia famiglia e con gli amici de' miei primi anni. -Quanto poi alla condizione posta da Sua Santità, ch'io prometta -innanzi (trascrivo le parole medesime di V. Eminenza -nella lettera sua al Perfetti) di <i>non volere in alcun modo cooperare -nè direttamente nè indirettamente a turbare l'ordine -delle cose politiche negli Stati Pontificj</i>, io pensava che non le -fosse nascosto avere io compiuta assai largamente quella -siffatta dichiarazione, scrivendo nel marzo del corrente anno -all'Eminentissimo Gizzi e chiedendogli di venir posto a parte -del benefizio dell'Amnistia; «la qual promessa (aggiungeva -io in quel foglio, e replico nel presente) io fo molto più -volentieri, e intendo di adempiere con tanto maggiore -lealtà, quanto è già lunga pezza che scrivo, e persuado i -cittadini miei di calcare le vie in cui sembrano alla per -fine voler entrar tutti concordemente, e le quali sole posson -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -condurre alla vera e stabile rigenerazione della Patria -nostra.» Ciò io significava e scriveva or fanno -parecchi mesi; ed in questo mezzo tempo il succedere delle -cose è riuscito così favorevole alle speranze dei buoni, che -quella promessa di rispettare le leggi quali sussistono, e -fuggire ogni modo occulto e violento di mutazione, è divenuta -un obbligo naturale, necessario e comune, da poi che, -mediante la saggezza miracolosa di Pio IX, incomincia in -cotesti nostri paesi un ordine vero legale, per addietro sconosciutissimo, -e per via di cui si à facoltà di procedere pacificamente -e di grado in grado all'acquisto d'ogni perfezionamento -civile.<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> -</p> - -<p> -Che io non possa poi ringraziarla condegnamente, e -come io desidero, della bontà e parzialità singolare in me -adoperata, scorgesi bene da ciò, che se il rivedere la patria -ed i suoi dopo sedici anni d'esilio e dopo estinta la speranza -di più abbracciarli, è da computarsi fra le maggiori -consolazioni del mondo, a me dee mancare qualunque fiducia -di esprimere all'Eminenza Vostra, non pur coi fatti ma -con le parole, la gratitudine che me le stringe e annoda in -perpetuo. Solo vorrei pregarla a considerare che questi sentimenti -li dice un uomo lontanissimo da ogni maniera d'adulazione, -e a cui sono ignoti affatto le corti ed i grandi, ignoto -il conversare e il carteggiare con esso loro; e a cui infine reca -una vera e novissima meraviglia e soddisfazione il potere e -dovere far ciò la prima volta in sua vita con l'Eminenza -Vostra, nella quale si avvera e l'antico adagio che la bontà -soggioga ogni cosa, e l'antica massima dei giuristi filosofi, -che negli ottimi è un diritto naturale e non prescrittibile di -dominio e d'impero. -</p> - -<p class="indl"> -Di Genova, li 15 agosto 1847. -</p> - -<p> -Dell'Eminenza Vostra -</p> - -<p class="indr"> -Devotissimo ed Obbligatissimo Servo<br /> -<span class="smcap indr1">Terenzio Mamiani.</span> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -</p> - -<h3 id="banchetto">DISCORSO -RECITATO AL BANCHETTO -<span class="smaller">CHE IL CIRCOLO ROMANO OFFRIVA E DEDICAVA ALL'AUTORE<br /> -il dì 23 di settembre del 1847.</span></h3> -</div> - -<p class="indl"> -Fratelli e Compatrioti. -</p> - -<p> -Il massimo de' misfatti è bagnare le mani nel sangue -civile; e l'Italia (eterno suo dolore e rimordimento!) ha per -secoli molti lacerato col proprio ferro le proprie membra. -Però, chiunque non reputa le cose mortali essere governate -dal cieco caso, dee nel contemplar le ruine e il disfacimento -della patria comune, ridire a sè stesso: — Tremenda ma giusta -è la tua ragione, o Signore! — Per giudizio dell'alto, il -popolo stato per vigor d'armi e sapienza di leggi arbitro e -reggitore di tutto il mondo agli antichi conosciuto, passò -sotto il giogo di cento nazioni, le quali per insino a jeri se -l'hanno diviso, mercatato e venduto, come torma di vili -giumenti. Per giudizio dell'alto, la schiatta più gloriosa fra -tutte le umane fu abbeverata a lentissimi sorsi di umiliazione -e di scherno: e noi miseri che trascinammo per lunghi -anni la vita in esilio, e vedemmo dappresso la boria dello -straniero e gli occulti suoi pensamenti, noi vi testifichiamo, -o fratelli, che il nome d'Italiano era sinonimo di codardo, -e apponevasi a modo d'antonomasia al giullare ed al barattiere. -</p> - -<p> -Ma infine, le luttuose partite della colpa e della espiazione -sono pareggiate, e la pagina nuova che nel gran volume dei -nostri destini sta ora aperta e spiegata, porta le solenni parole -di riscatto e risurrezione. E perchè in nessun popolo -viene ad effetto un profondo e durevole rinnovamento, salvo -che per virtù propria e interiore, e gli Italiani scaduti e inviliti -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -affatto innanzi al proprio cospetto aveano dolorosamente -smarrito ogni fede e ogni coraggio in sè stessi, Dio, con consiglio -amoroso e misericordievole, mandò loro un segno ed -una caparra evidente e infallibile del patto rinnovato e del -perdono largito. Allora scorgemmo in vetta al Campidoglio -e a vista di tutte le genti cristiane apparire un Angelo col -nome di Pio, apparire un Labaro sacro e vivente, in cui -dall'Alpi al Lilibeo le serve e languenti popolazioni girarono -attonite il ciglio, e lesservi giubbilando <i>In hoc signo vinces</i>. -Nè questo solo prodigio ha mostrato il Cielo ad accertare i -Popoli nostri della salvezza insperata. -</p> - -<p> -Di voi, o Romani (lasciatemi parlare il vero), di voi fieramente -si sentenziava e diceva: — Gli altri stanno distesi ed -infermi, ma questi son morti e putono di cadavere; quadriduani -ei sono, perchè da ormai quattro secoli, e propriamente -dallo sfortunato Porcari che esalò l'anima sul patibolo, -più non dettero voce nè crollo. — Ma Pio IX che penetrava -gli occulti del vostro spirito, così non parlò, ed accostatosi -a voi come Cristo Signore alla figliuola della vedova, esclamò -pieno di fede: <i>Non est mortua, sed dormit</i>. E voi vi svegliaste, -e nel tratto di soli pochi mesi faceste l'Italia meravigliare -delle vostre civili virtù. Nel vero, parecchie di queste, -a guardarle nell'abito solo esteriore, possono sembrare altresì -accomunate a gente o guasta o incivile: l'amore di libertà è -naturato coll'uomo, e non rade volte s'accende tra cittadinanze -rozze e feroci; l'unione dei voleri può sorgere spesso -da ferrea necessità, o dalla fiamma non durevole dell'entusiasmo; -sprezzar la morte e i pericoli è dote eziandio dei -selvaggi; ed alcune fiate negli ultimi eccessi della barbarie -ribolle negli animi umani un valor disperato. Ma ciò che -rimane peculiare e qualitativo dei popoli veramente civili, -e forniti di alto senno e di sentire magnanimo, si è la politica -temperanza; si è il reggere, come voi fate, l'impeto -stesso degli affetti più generosi, e il voler che procedano -d'ugual passo la moderazione e la forza, la prudenza e lo -zelo, la ragione e l'istinto: ondechè in voi, si può dire, -sono principiati in un dì medesimo e il possesso di parecchi diritti, -e la difficile saggezza di saperli assai convenientemente -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -usare. Ma v'è più oltre di bene. Imperocchè, o Romani, -noi vi accusammo di angusti pensieri e di gretto egoismo, e -che non iscorgevate nè mondo nè umanità di là da Ponte -Molle e da Porta Carmentale: e voi, in quel cambio, chiamati -appena a un cominciamento di vita politica, avete pensato -sopra ogni cosa all'Italia, e ogni vostro atto e consiglio -va sottomesso e coordinato pur sempre alla salute, al risorgimento, -allo scampo di qualunque individuo della comune -famiglia Italiana. Vi accusammo di basse superstizioni; e -molti chiamavanvi per istrazio una congrega di pusilli e di -bacchettoni: e voi, a riscontro, mostraste di avere in cima -dell'intelletto e accogliere e serbare entro l'animo la essenza -più pura e fruttifera del Cristianesimo; significaste coi fatti di -professare la sua generosa e razionale moralità, scaldarvi -degli spiriti suoi più progressivi e sociali, ed ardere al fuoco -di libertà che tutto quanto lo investe e il vivifica; in somma, -mostraste di aver in cuore segnata e scolpita la Religione Civile, -maestra ed inculcatrice di tutte quelle virtù, quegli uffici, -quelle annegazioni in che versa la carità cittadina, e le quali -assommano la grandezza e la perfezione del saldo e verace -Italiano. Per tante e inaspettate prove d'un sentire liberale -ed altissimo, avete, o Romani, insegnato al mondo, che, contro -a mille apparenze e mille sintòmi, le brutture e la corrutela -rimanevansi esteriori e parziali, e, come a dire, solamente -appastate all'intorno del vostro animo, e che mai la -sostanza e il midollo non intaccarono e offesero: onde esso -fu simile a quelle stupende sculture giacenti tra le vostre ruine -o in alcun canto de' vostri trivj, calpestate dal passeggiere, -coperte di lezzo e di mota; ma le quali rimesse appena -in sustante, e lavate e deterse d'ogni immondizia, subito rivelano -agli occhi maravigliati di ognuno la loro antica e non -alterata bellezza. -</p> - -<p> -A me le sorti non concederono il privilegio e l'onore di -nascere dall'augusta vostra sementa, ma però scorremi -dentro le vene il puro sangue latino; e voi, voi pure, o Romani, -siete un latino rampollo, e di gente latina crebbe e si -allargò questa Città eterna e fatale. A gloria poi ed a singolare -compiacimento mi reco l'essere stato in mezzo di voi -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -e alle medesime vostre scuole allevato; e il Calandrelli, il -Conti, il Gasperini, il Folchi, ed alcuni altri ingegni debitamente -cari ed illustri, furono i primi balj e nutricatori -della mia povera mente. Da ciò pensate se mi tornò in somma -dolcezza il rivedere queste mura, lo spirar di nuovo -queste aure, fissare gli occhi negli occhi vostri, e, più che -tutto, con voi conversare d'Italia e di libertà. Da ciò pensate -se mi s'imprime forte nell'animo una perpetua riconoscenza -dei larghi favori, dell'ospitale affabilità e della fratellevole -tenerezza con che vi piace di accogliermi; nè valgo a significarvi -a parole, quanto l'affetto abbondi e moltiplichi nel -cuor mio considerando tra me le splendide dimostrazioni e -le segnalate e invidiabili testimonianze d'onore con cui -volete esaltarmi quest'oggi. Il qual onore voi intendete per -certo di conferire non alla mia persona oscurissima, non ai -meriti di buon cittadino in me troppo scarsi, ma sì bene ai -principj e alle massime generose e civili sempre e invariabilmente -da me professate, e all'amore e al desiderio di -questa nostra gran madre Italia, che m'hanno continuo -infiammato, e da cui, in sedici anni di amarissimo bando, mai -non ho divertito l'animo un sol dì e un solo istante. E ciò -tutto voi fate perchè sia indizio e pegno certissimo ed universale -del come intendete premiare e onorare coloro che -non di sole parole e consigli (mio vano e sterile pregio), ma -sì bene avranno con tutto l'animo e con tutto il sangue ajutata -e affrettata la italiana rigenerazione; la quale (giova ripeterlo) -voi, Popolo Romano, avete iniziata, per voi s'avanza, -da voi si sostiene, e senza l'opera vostra mai non potrà riuscire -nè santa, nè feconda, nè duratura. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -</p> - -<h3 id="toscana">SULLA TOSCANA.</h3> - -<p class="center"> -(Dall'<i>Italico</i>, semestre II. — Roma 23 settembre 1847.) -</p> -</div> - -<p class="pad2"> -Da lettere di Firenze raccogliesi, che la nuova legge -colà pubblicata circa all'ordinamento della Guardia Civica, -non tragge seco l'adesione e il suffragio di tutti, ed anzi -qualche porzione di popolo ha fatto perciò dimostrazioni -sconvenevoli e tumultuose. Noi desideriamo che quelle lettere -sian cadute in amplificazioni: ad ogni modo, teniamo -per fermo che qualora si apponessero in tutto al vero, la -stampa periodica della Toscana, anzi dell'Italia intera, non -mancherà al debito suo, e rivocherà gli avventati e gli sconsigliati -dalla via funesta dei tumulti e delle sommosse. -</p> - -<p> -Certo, noi non daremo per questo cominciamento di -male in escandescenza e in furore, e non ingiurieremo nessuno -col titolo di fazioso, di ribaldo, di demagogo. La storia -e il raziocinio c'insegnan del pari quanto sia facile entrare -in possesso d'alcuni diritti, e quanto difficile saperli saviamente -serbare ed usare. Compatiamo in generale all'inesperienza -de' giovani e all'ardore impaziente delle moltitudini, -e ci sentiamo dispostissimi a ravvisare ne' lor moti disordinati -più presto un eccesso di zelo, che un effetto di male -intenzioni, e ne' lor capi e guidatori un subito accendimento -di fantasia e una baldanzosa presunzione di sè, di quello che -mire personali e ambiziose, e voglia vera e deliberata di -perturbare e sconvolgere. -</p> - -<p> -Con tali considerazioni, noi pigliamo speranza che la -voce dei buoni e degli assennati levandosi viva e concorde -per biasimare codesti eccessi, vedremo di corto i giovani -ravvedersi e le moltitudini rinsavire. A gente così ingegnosa, -avvisata e penetrativa come i Toscani sono, gli è impossibile -che non apparisca chiarissimo il danno grande ed -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -inestimabile, che recherebbe alla causa italiana questo rompere -in clamori e in violenze ad ogni atto ministrativo che -non gradisca (poniamo pur con ragione) a molti ed eziandio -all'universale. Per gran ventura, àvvi oggi in Toscana rimedj -regolari e pacifici ai cattivi provvedimenti. Tanto manca -che il buon Principe voglia o possa al presente imporre a -popoli suoi triste leggi ed improvvide, che ha messo a tutela -della giustizia e dei diritti, e a lume e scorta sicura e -comune del progresso civile, la libera e quotidiana esaminazione -e discussione della cosa pubblica. Or vuole essa la -plebe, vogliono essi i giovani inconsiderati preoccupare e -sforzare il giudicio della stampa periodica, rompere l'equo -e difficile sindacato degli atti ministrativi, la lenta e laboriosa -maturazione delle riforme e dei nuovi istituti? Per tutto -dov'è conceduto il venir componendo una mente ed un senso -pubblico, e dov'è lecito all'opinione migliore e più generale il -manifestarsi ed il prevalere non subito nè senza fatica, ma -pure in modo efficace e perfettamente legale; il ricorrere -a' mezzi violenti e il far mostra d'ammutinarsi, e dirò anche -il solo turbar di frequente la quiete comune con atti sconci e -rumori e grida minaccevoli ed ingiurose, fa pensare al mondo -che il popolo il quale opera di tal guisa, mentre offende la -propria sua dignità, disconosce la forza suprema della ragione -e del vero; rinnega altresì coloro che tuttogiorno nelle -stampe fannosi organo delle giuste querele e dei comuni -desiderj; abusa da selvaggio e da barbaro de' naturali diritti; -e merita di ricadere nell'ignobile stato di servitù e di codardia -ove la smoderatezza e i vizj e le colpe de' padri suoi -il cacciarono. E se questo in generale è vero, torna verissimo -per noi Italiani, a cui tanta maggior prudenza e moderazione -abbisogna, quanto le condizioni nostre sono state le -più infelici del mondo, e permangono tuttora le più pericolose -e difficili. A voi Toscani è bellissima gloria l'essere -entrati primi o quasichè primi nell'aringo dell'italiana rigenerazione: -ma di quindi, a voi procede un obbligo vie maggiore -di porgere agli altri fratelli esempio salutare d'un'ordinata, -prudente e incolpabile risurrezione. Non udite voi -l'Italia, la nostra madre comune, la gran <i>Donna di provincie</i>, -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -ancor tutta bagnata di lacrime e coi solchi delle catene nelle -braccia e ne' piedi; non l'udite voi, ripeto, raccomandarvi -affettuosamente la vita sua, la sua salvezza, lo scampo estremo -di tutti i suoi figli? Fra questi, Ella dice, v'ha chi infinitamente -più di voi tollerava e soffriva, chi ha dato -prove molto maggiori e malagevoli ad imitare di carità cittadina, -costanza magnanima, vigore indomabile, amore santo -e animoso di libertà. Eppure, vedete ch'ei sanno temperare i -lor desiderj, e tenersi stretti e quieti nelle vie della legge e -dell'ordine. Perchè, dunque, sarete voi più insofferenti ed immoderati? -Deh, a che riuscirebbe, o figliuoli, la vostra sconsigliatezza, -salvo che a sbarbicare del tutto le riforme bene -iniziate, e la speranza che acquistan del meglio i fratelli vostri -subalpini, dal cui coraggio e dalla cui disciplina io aspetto, -quando che sia, d'essere fatta signora di me medesima? E non -son del mio sangue, e non sono viscere mie quegl'infelici, -che pur mentre io parlo, cadono laggiù trafitti dal piombo e -dal ferro su ciascuna riva dello Stretto? I vostri savj e ammisurati -portamenti, la vostra ragionevole discrezione e longanimità, -il lieto spettacolo del vostro riposato e concorde -vivere civile, può far cessare quelle morti e quel sangue, -chiudere quelle larghe ferite, cambiar la mente e il consiglio -di chi tiene in mano le sorti della Sicilia e del Regno. -Il contrario (ahi misera!) procederà del sicuro dal disordine, -dai tumulti e dalle violenze. In qualunque atto, o figliuoli, -e in qualunque deliberazione, pensate ai profondi sospiri, -pensate alle lagrime occulte e amarissime di tanti vostri -fratelli men di voi fortunati, non però meno cari e men diletti -al cuor mio. -</p> - -<p class="center"> -(Dal medesimo-Roma, 7 ottobre 1847.) -</p> - -<p> -Ci giungono di Toscana notizie certe ed esatte, dalle -quali siam confermati nella speranza che avemmo, che le -molte lettere mandate di là in cui parlavasi di fatti tumultuosi -avvenuti per la pubblicazione del Regolamento intorno -alla Guardia Civica, eran cadute in amplificazioni, ed entrate -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -in paura non ragionevole di scompiglio e sommosse. La saviezza -della plebe (ci scrivono di colà) e la discrezione e arrendevolezza -de' giovani non è minore in Etruria che nello -Stato Romano, e l'antichissima urbanità e la universale e -pressochè ingenita educazione delle moltitudini toscane non -lascian temere ch'elle trascorrano di leggieri in atti violenti, -e in riprovevoli e licenziose dimostrazioni dei proprj desiderj. -</p> - -<p> -A noi vengono carissime queste notizie, e con piacere -ci affrettiamo di farle assapere al pubblico. L'ufficio di ammonir -con modestia, e correggere con amore le moltitudini, -è forse il più ingrato di quanti competono al giornalista; il -qual conosce assai bene non essere quello il modo di andare -a versi nè del popolo nè de' giovani, cui piace naturalmente -il sentirsi sempre lodati ed accarezzati. Ma la stampa politica, -a riguardarla nell'alto suo ministero, e sceverandola da ogni -basso fine di lucro e di ambizione personale e smodata, tien -luogo oggidì in gran parte di quella solenne censura che fu -il magistrato più austero e imparziale dell'antichità, e che -mai non si sgomentava di dispiacere ai sommi ed agl'infimi, -ai governati ed ai governanti. -</p> - -<p> -La rigenerazione nostra vive una vita ancor tenerella e -infantile, e può ammalare così di languore come di febbre. -Noi, secondo le nostre forze, combatteremo sempre ambedue -quelle infermità, quante volte non pure discoprirannosi -apertamente, ma daranno indizio e sospetto di sè. Sui fatti -possiamo ingannarci; le intenzioni sentiamo di avere diritte -e generose. -</p> - -<p class="center"> -(Dal medesimo-Roma, 14 ottobre 1847.) -</p> - -<p> -(Precede una lettera sottoscritta da molti Toscani di eletto nome, -nella quale si fa alcuna rimostranza sul penultimo Articolo.) -</p> - -<p> -Appena da nuove lettere di Toscana fu dissipata la -grave apprensione in che molti vivevano intorno alla quiete -ed all'ordine di quella provincia, io mi affrettai con vivissima -compiacenza di ciò pubblicare in questo giornale medesimo. -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -con data dei 7 di ottobre. Il foglio che giungemi di Firenze -e leggesi qui stampato, riconfermando la buona novella, riconferma -me nella gioja e consolazione ricevutane. V'ha -molti casi nei quali la parola eccitata dalle notizie correnti, -perde opportunità ed efficacia qualora s'aspetti che il tempo -o cancelli appieno o raddrizzi ed emendi il racconto dei -fatti. In cotali casi, chi non vuol mancare al debito di scrittore -e di cittadino, e d'altra parte non vuol censurare -senza buon fondamento, parla e ragiona per via di supposti, -dichiarando di avere ferma speranza che le cose narrate o -non s'appongano al vero o di molto l'amplifichino; e ciò -appunto faceva io nell'articolo del 23 di settembre: l'impeto -dell'affetto e la vivezza dei tropi debbesi unicamente recare -all'indole dello scrittore e all'importanza suprema della -materia. Come si propalasse la voce di disordini gravi accaduti -e il sospetto di cose molto peggiori, io non so; ma -che ciò si scrivesse in più luoghi e da persone assennate -e di credito, è certo e noto ad ognuno. Nè il raziocinio valeva -a mostrare e provare quegli avvenimenti come impossibili; -conciossiachè, mancando a noi Italiani da troppo gran -tempo la vita politica, ci vien meno similmente il criterio -e l'abilità di presumere con molta certezza quello che siamo -per operare. Ed anzi, considerandosi bene la inesperienza -comune, l'ardore delle fantasie, i tempi difficilissimi, è più -forse da maravigliare della universale prudenza e saviezza, -che del loro contrario. Ma d'altra parte, io confesserò volentieri -che nessun prodigio di senno civile è insperabile dai -Toscani, privilegiati fra tutti i popoli italici per altezza d'ingegno, -e gentilezza d'animo e di costumi. Del che mi sembra -fare testimonianza molto notabile questo foglio medesimo -che tanti egregi Toscani sonosi degnati mandarmi. Perchè -non poteasi con parole più mansuete e cortesi, e con più -squisita urbanità dimostrarmi l'errore in cui venni indotto, -e il quale son quasi tentato di amare e di carezzare, dappoichè -mi ha procacciata una manifestazione di benevolenza e -di stima superiore oltre modo e, a meglio dire, senza proporzione -veruna coi pregi della povera mia persona. Voglia -ciascuno di que' degnissimi soscriventi riconoscere in queste -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -mie parole un atto sincero di scusa, di ringraziamento e di -ossequio a lui particolarmente indiretto, e il quale io adempio -con la solennità che posso maggiore, per segno durevole -di osservanza e di gratitudine.<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a> -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -</p> - -<h3 id="filedoni">PAROLE DETTE IN PERUGIA<br /> -NELLE STANZE DE' FILEDONI -<span class="smaller">li 18 di ottobre del 1847.</span></h3> -</div> - -<p class="indl"> -Fratelli e Compatrioti. -</p> - -<p> -Quante solenni memorie, quanti affetti gagliardi, che -immagini varie di grandezze e ruine, di trionfi e cadute mi -si adunavano intorno al cuore, mentre io saliva (or son -pochi giorni) questi famosi Apennini, e scorgeva torreggiar -di lontano la città vostra, antica e quasi naturale regina dell'Umbria! -</p> - -<p> -E per vero, io discerneva quivi da ciascun lato i vestigi -ed i testimonj d'infinite umane generazioni, e di più forme e -procedimenti di civiltà; e di quindi io raccoglieva come a dire -un compendio e un ritratto della storia intera d'Italia, in quel -modo appunto che ne' più profondi scoscendimenti o dell'Alpi -o de' Pirenei avvisa e riconosce il geologo la storia tutta -quanta del globo terraqueo e de' paurosi suoi cataclismi. -Certo è che voi, Perugini, col solo indicare gli avanzi che -qui tuttora grandeggiano dell'opere ciclopee, e con l'aprire -que' sepolcreti non da molto scoperti e tornati alla memoria -degli uomini, ove intorno alle ceneri de' Lucumoni dormono -gli antichissimi vostri padri, voi potete, insieme con l'altre -metropoli etrusche, darvi titolo e gloria di progenitori veri -dell'occidentale incivilimento; imperocchè appo voi le arti, -la religione, le leggi, le leghe, i commerci già si attuavano -e si spandevano, quando la Grecia medesima rozza rimaneva -e selvatica. E però, in fra le nazioni tutte moderne, a -voi si compete una specie di nobiltà naturale e di legittimo -<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> -patriziato, conciossiachè va ormai pel terzo migliajo d'anni -da che siete usciti di stato barbaro e entrati a iniziare l'umano -perfezionamento. -</p> - -<p> -Ma le vostre valli e colline situate come si veggono fra -il Trasimeno ed il Tevere, son tutte piene altresì di romane -memorie; onde gli antichi libri raccontano che fino a quando -stette e durò la Repubblica, stette e durò prosperevole il vostro -Comune; e il ferro e il fuoco che per le mani scelleratissime -dei Triumviri l'ardeva e lo smantellava, annunziò al -mondo il prossimo disfacimento del maggiore degl'imperi. -Ma l'Italia è sacra e non può perire, e di voi similmente fu -decretato che alle ruine etrusche ed alle romane sorvivereste; -e quando per lo crescente splendore del pontificato il -nome d'Italia ridivenne temuto e onorando, e i vecchi municipj -latini sentirono di aver riacquistata la balía di sè stessi, -la città vostra, o Perugini, fu in quella nuova e maravigliosa -costellazione di repubbliche un astro sereno e cospicuo: il -perchè leggesi lungamente in tutte le storie patrie quanto la -bravura di Fortebraccio, le armi e le astuzie de' Baglioni, -l'autorità e la prepotenza di sommi gerarchi, faticassero e -travagliassero ad assoggettarvi e a sbarbare dal vostro suolo -la pianta divina della libertà. Ed essendo che la generosa -vostra natura dovea farvi partecipi d'ogni ragione di gloria -italiana, allato al valore di Niccolò Piccinini e d'altri gagliardissimi -condottieri usciti del vostro sangue, nacque per -gentil contrapposto quel miracolo d'arte Pietro Vannucci, -la cui fama, avvegnachè grande e perpetua, sarebbe massima -e sola, dov'egli non avesse nudrito del proprio senno e -allevato nelle proprie sue scuole colui al quale voleranno secondi -tutti i contemplatori del bello e gl'imitatori della natura. -</p> - -<p> -Nell'età più bassa, voi pure, o Perugini, con tutta insieme -la nazione italiana siete caduti, e il comune peccato -espiaste delle guerre fratricide. I Genovesi nel sangue pisano -e veneto, i Veneziani nel genovese e lombardo, voi tingeste -le infelici armi vostre nel sangue fulignate e aretino: -di quindi le miserie e le umiliazioni, di quindi la cresciuta -ignoranza, e le pessime leggi, e la tirannia straniera e domestica. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -</p> - -<p> -Ma l'Italia (giova ridirlo) è terra sacra, e dai destini -privilegiata; conciossiachè si racchiudono nel grembo suo -infinite semenze di civiltà sempre nuova e ripullulante; e -sembra che a ciò a punto il consiglio supremo di Dio lascila -di tempo in tempo incolta ed inoperosa, perchè ristorata di -forze quanto bisogna e purgata delle male erbe, faccia altra -volta maravigliare il mondo universo de' peregrini frutti di -sociale sapienza, che in modo affatto insperato produce e -matura, e de' quali nudrisce di poi molto volentieri le menti -di tutti i popoli. E che noi siamo al presente in questo ricominciare -il glorioso cammino, e che la benignità dei cieli -conceda a nostri occhi di rimirare i primordj fortunatissimi -d'una quinta epoca d'italiano incivilimento, il dicono assai -manifesto la letizia de' vostri aspetti, la concordia e meschianza -di tutti gli ordini di cittadini, la significazione di -queste scritte e di questi emblemi, le parole calde e leali -che a voi ed a me or si fa lecito di pronunziare e di udire, -il vedermi io stesso in mezzo di voi e da voi festeggiato dopo -la lunghezza e l'acerbità d'un esilio più che trilustre. Ma -forse meglio di qualunque altro indizio, e con chiarezza ed -efficacia maggiore di tutti i segni da me notati, ciò che afferma, -persuade e assicura qualunque intelletto del certo nostro -risorgimento, si è lo scorgere qui presenti gli stemmi e -l'effigie dell'Augusto e Ottimo Pio; il quale voi, o Perugini, -con sublime antonomasia e con un senso profondo di verità, -chiamar solete il liberatore, e ch'io credo altresì, senza pericolo -niuno d'adulazione, poter domandare il Divino ed il Taumaturgo; -perciocchè la subita trasformazione ch'egli ha operata -nell'essere delle cose e nel cuore degli uomini, à, più che -d'altro, natura e qualità di prodigio. -</p> - -<p> -Sfavilli, adunque, d'amore e di gratitudine l'anima nostra -verso un tanto Pontefice, al quale ha piaciuto con l'ultimo -atto di sua saggezza di sollevare questi popoli alla giusta -partecipazione della politica potestà; e incominciando in tal -guisa fra noi un ordine vero legale, per addietro sconosciutissimo, -e ponendo a principale custodia e difesa di esso non -l'armi forestiere e le mercenarie, ma le proprie e libere -de' cittadini, ha restituito a noi tutti il senso dell'umana dignità, -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -l'uso dei naturali diritti, l'alterezza del nome italiano. -Però, il modo più acconcio e migliore di mostrarsegli -grati e nobilmente rimeritarlo, si è per lo certo di proseguire, -con ispirito animoso insieme e prudente, la impresa -grande e magnanima da lui cominciata, e volere e operare -l'universal bene com'egli l'opera e il vuole; cioè a dire con -cuor mondo e labbro verace, e con interissima annotazione -e rinunciamento de' nostri privati profitti. Affratelliamoci -tutti con franco e devoto animo, tollerando le differenze delle -opinioni e le ombre e le nebbie de' pregiudizj, spegnendo -(se fia possibile) per sino il nome di fazioni e di sètte, e accettando -non che per vera ed eterna, ma per benefica e -salutare altresì quella massima la quale afferma starsene effettivamente -gli uomini spartiti e schierati in due vasti campi; -ma che nell'uno già non sono adunati i conservatori e i retrogradi, -e nell'altro i liberali ed i progressisti; nel primo i solleciti -e gl'impazienti, e nel secondo i moderati e i prudenti; -in questo il clero ed i nobili, in quello i laici e la plebe: ma -sì veramente nell'un campo stanno attendati gli onesti, e i -disonesti nell'altro; imperocchè la virtù e il vizio soltanto -hanno facoltà di spartire il genere umano, e inconciliabili -sono fra loro pur solamente la bontà e la tristizia, la leanza -e l'ipocrisia. Ogni onesto pertanto e ogni buono, qual veste -o nome o condizione o pensieri ch'egli abbia, venga lietamente -da noi ricevuto, ed anzi ricerco e sollecitato. Ma chiudansi -perpetuamente le nostre porte agl'ipocriti ed ai malvagi, -poco badando che per avventura liberali sien detti e -liberali opinioni professino. Cademmo per le discordie e la -corruttela, e per li soli contrarj loro potremo risorgere. -Inebriamoci, a così dire, della carità cittadina, e un qualche -tempo almeno viviamo dimentichi di noi stessi e ricordevoli -unicamente della patria comune: ed io vel giuro per gli spiriti -sacri e immortali dei martiri della libertà, noi salveremo -l'Italia, e tutta la salveremo e per sempre. -</p> - -<p> -Quanto è poi alla mia persona e alle cagioni ed al fine -di questa lieta vostra adunanza, io pensando alle lodi veramente -superlative che di me ho ascoltate, e guardando a -queste singolari dimostrazioni di osservanza e di affetto, -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -onde a voi, Perugini, gradisce di onorarmi e fregiarmi -oltremodo; io debbo, siccome fo, ringraziarvene con tutto l'animo, -e conoscente rimanervene fin di là dal sepolcro; e sempre -dinanzi agli occhi della mia mente dimoreranno le -vostre sembianze e la dolce e cara memoria di questo giorno: -ma io non posso in guisa alcuna ritrarne, come vorrei, -una gioja sincera e un profondo compiacimento, conciossiachè -io mi riconosca di tali onori e di tali fregi immeritevole -affatto, nè piglio speranza per l'avvenire di crescere tanto -nella bontà e negli altri pregi, da molto scemare la sproporzione -coi vostri encomj e con la vostra ospitale cortesia e -larghezza. E per fermo, io m'avvedo di non aver operato a -rispetto d'Italia altra cosa degna e lodevole, fuorchè l'alimentare -nel chiuso petto una infruttifera intenzione e un -desiderio inerte ed inefficace di sua salvezza, e l'aver sostenuto -con dignità conveniente la comune sventura: nel che -è piuttosto da lodare la rimozione del male che l'adoperazione -del bene, la quale appresso i popoli civili e magnanimi -non dee consistere mai nel nudo e semplice adempimento di -ciò che è debito universale d'ogni cittadino non reo e non -vile. Perlochè, giovandomi pure della calda affezione che -mi portate, e del non poco di autorità che ripor volete nel -mio ragionare, sostenete che io vi consigli e vi preghi ad -essere di tali mostre e testimonianze d'onore più parchi -dispensatori, e serbarle tutte per quei generosi che in tempi -ancor più difficili, tra prove molto più ardue e laboriose, tra -cimenti di grave ed anzi d'estremo pericolo, sapranno, con -forti spiriti e con la spontaneità e religione del sacrificio, -fermar le sorti ancor vacillanti d'Italia, e pareggiar gli avi -nostri nella grandezza loro più malagevole ad imitarsi; io -vo' dire, lo spregio magnanimo d'ogni rischio e d'ogni infortunio, -e il far getto sì degli averi e sì della vita perchè della -patria carissima sia la vita eterna e gloriosa. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> -</p> - -<h3 id="banchetto2">DISCORSO -RECITATO AL BANCHETTO -<span class="smaller">CHE I PESARESI OFFERIVANO ALL'AUTORE CONCITTADINO<br /> -il dì 31 di ottobre del 1847.</span></h3> -</div> - -<p class="indl"> -Fratelli e concittadini. -</p> - -<p> -Sempre è dolcissima cosa rivedere la patria; e per poco -ch'ella sia stata lungi dagli occhi nostri, un attraimento -soave ed irresistibile a lei ci rimena. Ma rivederla dopo -compiuti sedici anni, che sono sì gran porzione di nostra -vita; rivederla dopo l'esilio, e per cessazione di quel divieto -crudele che il desiderio di lei raccendeva nell'animo e rinnovava -senza conforto ogni giorno; rivederla, infine, e ricuperarla -quando la speranza n'era affatto venuta meno, -quando parea cosa certissima dovere il povero rifuggito lasciare -in terra straniera le sue ossa non lacrimate da alcuno, -ciò reca tale e tanta squisita dolcezza e abbondanza di -gaudio, che le parole non vi arrivano, e l'arte del dire smarrisce -ogni sua facoltà. Ora, questa per appunto è la condizione -e la insufficienza in che trovasi di presente la mia -lingua e il cuor mio. Nè con tutto ciò, io v'ho ancora ricordato -e dinumerato l'altre cagioni vive e gagliarde di mia -profondissima commozione, e della piena impossibilità di -significarvela. Conciossiachè io pensava che a' miei sospiri -e al mio dolore trilustre fosse unico testimonio Iddio, e solo -qualche amico d'infanzia dentro nel chiuso animo se ne -compiangesse; laddove voi mi dimostrate, o fratelli, con -mille prove, che tuttaquanta la mia città e provincia natale -partecipava al mio lutto e dolore. Vollero i nemici del -bene, e più specialmente nemici d'ogni libertà e grandezza -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -d'Italia, non che sbandeggiarmi per sempre e togliermi ogni -cosa cara e diletta quaggiù; ma eziandio alla pena aggiunger -lo sfregio, darmi appellazioni piene d'ingiuria, svegliarmi -contro non l'amore e la compassione de' popoli, ma bensì -l'odio e lo sprezzo. E voi in quel cambio, o miei Pesaresi, -voi m'accogliete con quegli onori che non alla umile mia -persona, ma sì starebbero bene a un uomo illustre e magnanimo; -voi vi compiacete di me come s'io fossi augumento di -vostra gloria, e passar mi fate, per così dire, dall'oscurità -alla fama, dall'esilio al trionfo. -</p> - -<p> -Tutto questo, o concittadini, versa sulle piaghe che -m'aprì la fortuna un balsamo soavissimo, ed anzi elle sono -già tutte chiuse e rimarginate. Se non che, per la necessità -ineluttabile in cui vivesi l'uomo di sentire nelle cose più -liete e felici la fralezza di sua natura, una qualche stilla -d'amaro si sparge eziandio nel pieno di tal contentezza. Imperocchè -io mi partiva di questa terra carissima vigoroso e -fiorente di età e di salute, ed ora mi vi riconduco assai cagionevole -e prossimo alla vecchiezza. Il sedere e conversare -tra voi e con voi m'è somma gioja e compiacimento; ma -quando io giro lo sguardo ne' vostri aspetti, troppe sono le -sembianze amatissime e nel mio cuore scolpite che io cerco -ed, ahi! non ritrovo. Irreparabile caducità delle umane sorti! -Nello spazio di sedici anni, oh che dolorose trasmutazioni si -compiono, quante memorie soavi s'estinguono, quanti sepolcri -si schiudono, quanta parte della coetanea generazione -vi scende! -</p> - -<p> -Non però di meno, perchè lasciomi io rapire a sì triste -meditazioni in ore sì belle e sì fortunate? E che può mai -importare la mia soprastante vecchiezza e le mie infermità, -quando io rimiro che la patria nostra ringiovanisce, e che -lo spirito di libertà cominciando a scorrere nelle sue vene, -tutta maravigliosamente la risana e rintegra? Parecchi dei -miei prediletti amici ànno chiuso gli occhi nel sonno mortale: -ma più non riposano in terra di schiavitù, ma il piede -dello straniero non potrà oggimai calpestare le tombe loro, e -la viva riconoscenza del popolo inverso ciò che vollero ed -operarono a bene di lui, a bene d'Italia, più non fuggirà -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -paurosa li sguardi de' vilissimi spiatori; ed anzi, mentre esso -popolo verserà su quelle tombe dolce e ricordevole pianto, -le mani de' sacerdoti leverannosi a benedirle, e le lor sante -bocche pregheranno la pace de' giusti alle anime infiammate -di carità cittadina: imperocchè il maggiore de' prodigi e il -più profittevole al mondo che la sapiente bontà di PIO IX -conduce in atto, si è del sicuro quel caldo e fratellevole abbracciamento -che vediam farsi in modi così impensati e sublimi -tra la virtù privata e la pubblica, tra la libertà e la -religione, tra l'incivilimento e la Chiesa. Io vi dichiaro, o -fratelli, con gran fermezza, che quando anche i miei disagi -e le mie afflizioni state fossero intrise di molto maggiore assenzio, -quando incontrato avessi non pure un esilio quale ho -sofferto, ma dieci altrettali ed ancor più acerbi, queste nuove -sorti d'Italia porgerebbermi una mercede e un compenso oltre -misura superiori; e la letizia che me ne procede, esser dee -riposta tra le cose veracemente ineffabili, e tra quelle divine -pregustazioni delle delizie celesti, che alcuna ben rada volta -sono agli uomini concedute affin di aprire il loro intelletto -e crescere il lor desiderio inverso le bellezze sovramondane -ed eterne. -</p> - -<p> -Per rispetto poi all'intenzione amorevole che tutti manifestate -di onorare in me non le opinioni solamente le quali -ò sempre mai confessate, e la santissima causa a cui son devoto, -ma eziandio la mia persona e quello che di lodevole a -voi par di trovare nell'animo e nell'ingegno mio, sinceramente -vi affermo, che delle vostre onoranze ed encomj io -sento di meritare appena una minima parte, e che pur questa -io debbo da voi riconoscere. Imperocchè voi, come se tutti -mi foste padri e fratelli, m'avete con amorosi consigli e con -blandimenti e lodi ed esortazioni continue e infinite avviato -al bene, e, mediante una specie di cortesissima e affettuosa -violenza, m'avete fin dalla puerizia sospinto a desiderare la celebrità -delle lettere. Così da voi s'è mostrato, con bello e utile -esempio, che non riesce dannoso, come pensano molti, al primo -svegliamento dell'intelletto e dell'altre nobili facoltà il -nascer discosto dalle grandi e rumorose città capitali; perchè -pure alle aquile, innanzi di avere spiriti e gagliardezza -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -per volare in cima dell'alpi e affrontar le bufere, fa d'uopo -di crescere quietamente nel piccolo nido, e con tenue cibo -venir nudrite. E similmente da voi s'è mostrato, come quello -che suol domandarsi oggidì <i>spirito municipale</i>, quando sia -ben temperato e commisurato all'amore e servigio che tutti -dobbiamo alla patria comune, divenga sorgente perpetua di -profitto e virtù, massime in questa nostra Italia, in cui la potenza -individua di ciascun uomo tiene spesso del prodigio; -quando che altrove le grandi cose si operano solo per virtù -collettiva, come sforzo e peso di masse, il quale in ciascun -atomo componente non apparisce e non ha valore assegnabile. -</p> - -<p> -Ma perchè lo spirito municipale non nuoca ed anzi giovi -e fruttifichi, egli è grandemente mestieri non solo di connettere -e subordinare ciascun atto della vita del proprio Comune -all'universal vita della nazione, ma di stringere quanti -più legami si possono di socialità e di fratellanza con le città -finitime e prossime, affinchè un flusso perenne di scienza e -di civiltà corra e ricorra per esse tutte, come sangue per ogni -vena di corpo animato. In cotal guisa, o Signori, poco avremo -ad invidiare a quelle nazioni in cui li sparsi raggi d'ogni bene -comune e d'ogni specie di scibile radunansi tutti in un punto -solo sfolgorantissimo: conciossiachè i lumi del viver nostro civile, -non ostante la picciolezza e tenuità di ciascuno, congiungendosi -spesso e rischiarandosi mutuamente e a simiglianza -di specchi l'uno nell'altro riverberando, cresceranno da ultimo -sì fattamente e di numero e d'intensione, da soverchiare -ogni forma e grandezza di umano splendore. Dalla qual cosa -procederà fra gli altri beni questo prezioso e singolarissimo, -di convertire l'astio profondo e le misere nimistà antiche in -emulazione ardente e operosa. Nè a voi, Pesaresi, dee fare -apprensione e paura l'entrare in simile competenza con -mille altre città; dappoichè la natura v'à di raro ingegno e di -non comune gentilezza privilegiati, sicchè picciolo popolo -siete, ma glorioso e caro alla nostra gran madre Italia. Deh -vogliate, o giovani, serbare a questa città natale il titolo -suo invidiato di culta e di gentile, e non vi piaccia di confondere -mai l'austerità e la valentía con la salvatichezza e -con la ferocia, e di scompagnare dall'uso dell'armi gli studi -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -gravi e gli ameni. Ben conoscete che l'armi indòtte sono -barbare, e in guerra non durano e non prevalgono; come, per -lo contrario, la scienza imbelle e indifesa appiccolisce sè stessa -e muor nel servaggio. E a cui non è noto il simbolo esatto ed -elegantissimo per via del quale rappresentavano i Greci -l'alleanza perpetua e necessaria dell'armi e delle lettere? chi -non sa che Minerva, figliuola della mente di Giove, usciva -dal capo del Dio brandendo l'asta e imbracciando lo scudo? -Ma perchè m'andrò io ravvolgendo tra le favole greche, -mentre la storia vera d'Italia offre a noi Metaurensi, e ai popoli -tutti compaesani, uno specchiatissimo esempio del sapere -alle armi contemperare gli studi, e fare scorta e governatrice -d'ambedue la sapienza civile? E che altro erano le città famose -di Metaponto, di Crotone, di Taranto, di Locri, di Reggio, -se non collegi e famiglie di filosofi e di guerrieri? Quale -altra parte del mondo à saputo a un tempo medesimo e con -l'ufficio degli uomini stessi trovar le scienze e fondar le repubbliche; -eccellere nell'arte della poesia e della musica, come -nell'arte del difendersi e del battagliare? A chi non entrerà in -cuore una giusta e durevole ammirazione, considerando quell'alternare -continuo delle ginnastiche e delle meditazioni, quel -passare di frequente dalle accademie al campo, dalla investigazione -profonda delle fisiche e delle matematiche all'apprendimento -disagiato e severo della milizia, e dalla quiete e solitudine -contemplativa al maneggio e all'uso delle faccende -politiche? Sono d'ogni cosa i padri nostri stati trovatori e -maestri, nè mai ci bisogna di trarre altronde gli esempj e -gl'insegnamenti. Nè dicasi che tutto ciò è antichissimo, e -troppo remoto e diverso dalle condizioni moderne. Conciossiachè, -a rispetto della natura, noi siamo sempre i medesimi, -e nulla à cangiato sostanzialmente in Italia, salvo che la -tempra degli animi; a ricomporre la quale ci basterà oggimai -il fermo e saldo volere. Nulla nell'ordine delle cose mondane -è più resistente e meno mutabile che i germi primitivi -e le forme ingenite delle specie; e da voi non s'ignora per -che serie innumerabile d'anni, tra quali forze nemiche e pertubatrici, -si serbano integre e incorrotte le minute semenze -di mille gracili pianticelle: or quanto più forti riescono, -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -quanto più perdurevoli i germi primitivi ed originali delle -umane famiglie! Noi siamo, ripeto, e ciò ne serva d'orgoglio -insieme e di vergognoso rimprovero, noi siamo li stessi -che i padri nostri; e la invasione de' barbari altro non à pur -fatto, che insinuare piccioli rivi d'estrania vena nel regal fiume -delle razze latine; e que' rivi o sono già dileguati, o, come -insegnano i fisici, servito ànno a ravvivare la virtù e l'efficacia -delle antichissime stirpi. Nè a chiunque s'ostini di ciò, -negare dobbiamo rispondere altra parola, se non invitarlo a -girare gli occhi verso le sacre sponde del Tevere. Là veggia, -là contempli la forza e generosità indomabile delle -vecchie progenie. Essendochè quella misera plebe, giaciuta -in sonno, in gelo e in torpore di servitù e d'ignoranza pel -voltare di qualche secolo, e dopo aver tollerato lo sprezzo -oltraggioso non che degli strani ma de' medesimi compatrioti, -ecco si vien riscuotendo alla voce soave del suo Pontefice, -e fa l'Italia e l'Europa maravigliare de' pensamenti e delle -opere sue. Ella così stramazzata nel fango e l'ultima giudicata -fra le plebi italiane, già sorge e procede animosa, già -entra innanzi a noi tutti, e pianta in Campidoglio un Labaro -nuovo promettitore di certa vittoria e in cui, dallato al nome -augustissimo dell'autore e principiatore di nostra risurrezione, -potrà, senza paura di scandalo e con approvazione -e contentamento del mondo intero civile, riscrivere le famose -e tremende parole <i>Senatus Populusque Romanus</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -</p> - -<p> -Il seguente scritto usciva dai torchi verso il finire dell'anno -47, e in quel mentre appunto che in Roma si congregavano -i deputati ad una Consulta in cui ponevano le città -dell'Italia media speranze più che grandi. Desiderò l'Autore -che il Municipio del suo paese natale porgesse l'esempio di -addirizzare al proprio deputato parole utili e pubblicamente -espresse, affine che da pertutto l'opinion generale dei popoli -avesse comodità di farsi sentire e valere. Al Municipio gradì -molto il pensiere, e l'Autore concittadino ebbe carico di porlo -in atto. Ogni cosa è qui assestata alle circostanze, e parecchi -concetti nuovi si meschiano ad altri comuni ed elementari di -scienza politica. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -</p> - -<h3 id="municipio">IL MUNICIPIO DI PESARO -<span class="smaller">AL SUO DEPUTATO APPRESSO IL PONTEFICE.</span></h3> -</div> - -<p class="center"> -ALLOCUZIONE. -</p> - -<h4>I.</h4> - -<p> -Noi crediamo debito nostro e utilità e profitto di questi -popoli Metaurensi l'aprire a Voi pubblicamente, o illustre -signore, i nostri pensieri circa que' negozj gravissimi, a -trattare i quali siete chiamato in Roma dal glorioso Pontefice. -E del manifestarvi la mente che abbiamo e i desiderj e -le speranze che vi accompagnano, ci sembra tanto maggiore la -opportunità e la convenienza, quanto che noi non siamo per -via diretta e per suffragio proprio e immediato i committenti -vostri; tuttochè a noi sia gran cagione di stimarvi altamente -e di confidarci nel vostro zelo e sapere la scelta che à fatto -di voi il sovrano. Questi, nell'ultimo suo Motuproprio delli -15 ottobre, col quale à recato gioja sì viva nell'animo de' suoi -popoli e in cui definisce gl'incarichi e le pertinenze dei deputati, -rassegna fra esse l'ufficio <i>di determinare le regole che -la Consulta di Stato debbe tenere in trattare, deliberare e sindacare -gli affari</i>. Noi, dunque, v'invitiamo per prima cosa a compiere -quell'ufficio in maniera, che la manifestazione della -mente dei deputati e qualunque altro esercizio di lor facoltà -e prerogative sia franco e spontaneo quanto bisogna, ed abbia -per testimonio e per giudice quotidiano e debitamente -istruito la pubblica opinione. -</p> - -<p> -E voi potete ciò facendo chiarire altresì ed estendere -alcune disposizioni di esso Motuproprio, le quali noi desidereremmo -e più larghe e meglio determinate, affinchè le pubbliche -guarentigie che vi si attengono, riescano da nessun -lato apparenti e vacillanti, ma reali, ferme ed irrevocabili -in ogni parte. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -</p> - -<h4>II.</h4> - -<p> -Il Santo Padre, nella circolare delli 19 aprile mandata -dal cardinal Gizzi a tutti i governi delle provincie, raccomandava -più specialmente alle cure e meditazioni dei fedeli -deputati l'ordinamento nuovo de' Municipj. E di vero, con -gran senno il principe nella riformazione dello Stato prende -le mosse da quella che ragguarda i Comuni; imperocchè, come -puossi dare assetto, figura e vita all'intero corpo, qualora -non sieno per innanzi ben composte e figurate le membra? -Noi vi preghiamo, pertanto, se pure di ciò è mestieri pregarvi, -che vi occupiate con tutto l'animo nella costituzione nuova -dei Municipj; e intendiamo che ciò si faccia da voi con mente -affatto imparziale e con estesi e generali concetti, badando -sempre alle condizioni ed all'esigenze comuni, e non alle -minute particolarità e pretensioni di tal luogo o di tale altro: -imperocchè noi non vogliamo che il bene della città e provincia -nostra sia per privilegio e per eccezione, e meno vogliamo -che torni a scapito di qualunque altra parte dell'intero -corpo della patria; ma sì domandiamo che ogni riforma -ed innovazione nostra particolare avvenga per effetto di leggi -comuni, e si accordi perfettamente con l'universale prosperità. -Verso tre punti principali debbe addirizzarsi la perspicacia -vostra nella materia dei Municipj. -</p> - -<p> -Il primo si è, che a rispetto dello Stato risiede nel Municipio -una libertà naturale di azione circa il formare e -usare di tutti i suoi beni, appunto come nell'individuo a rispetto -della città. Di quindi procede che le franchigie non -gli son date dalla legge, ma sì dalla legge sonogli assegnate -le giuste limitazioni di quelle; e però, in generale, la legge -non dee (come sotto i governi dispotici) venire numerando -le speciali e singolari facoltà del Comune, e prescrivergli quello -che può, ma quello che non può e non dee. -</p> - -<p> -Da cotal massima procede il secondo punto, che la legge -cioè sappia e voglia costituire il Comune con quanta maggior -larghezza si può; e intendiamo dire, che la spontanea -vita di esso si svolga e cresca e si eserciti sciolta dalle restrizioni -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -e pragmatiche che or sotto nome di tutela, or sotto -quello di sopraveggenza e di buon governo, impacciano dannosamente -e oltre ad ogni necessità il corso naturale dei -pensamenti e delle azioni commutative. E qui ci piace di ricordarvi, -che la prima e fondamental cagione della prosperità -sociale, durevole e non artefatta, si è la spontaneità, siccome -quella che s'ingenera immediatamente dalla nobile natura -umana, la essenza di cui è libera e <i>incoercibile</i>: di tal guisa, -l'avviamento dell'uomo al vero ed al bene non dee venir procurato -dalle prescrizioni della legge troppo speciali e forzose, -ma dall'impulso generale dei metodi educativi, dall'incremento -e diffusion del sapere, e da tutte quelle cagioni che per -semplice virtù ed efficienza morale persuadono e ottengono i -miglioramenti e perfezionamenti civili. -</p> - -<p> -Per la ragione medesima, noi non vi raccomandiamo di -estendere e moltiplicare le pertinenze dei magistrati municipali; -stantechè ogni cosa per natural diritto è di pertinenza -loro, quante volte essi operino a nome e per facoltà del popolo -committente, e non invadano alcun ufficio che le leggi -decretarono dover competere allo Stato e a' suoi reggitori. -Molte volte accade, per lo contrario, che al governo generale -dello Stato divenga profittevole sopramodo il chiamare i Comuni -a partecipare ad alcune funzioni politiche; come, per -via d'esempio, al ministero della polizia, ovvero a quello della -giustizia con la istituzione dei pacieri e dei giudicj conciliativi, -e ad altri incarichi d'ugual peso. -</p> - -<p> -La terza considerazione che accade di fare intorno ai -Municipj, si è di conoscere e misurare sin dove debba la volontà -di quelli piegarsi e cedere alla volontà universale legislatrice, -la quale reputa di comandare a nome del maggior -bene comune. Conciossiachè non àvvi bene comune sì grande -(toltone fuori le estreme necessità chiare e visibili a tutti), che -compensi il gran danno di violentar troppo l'arbitrio individuale, -e troppo restringere l'adoperamento e l'uso spontaneo -delle facoltà e dei beni proprj. Scoprire il giusto temperamento -tra l'arbitrio eccessivo dei Municipj e l'eccessivo -ingerimento della potenza legislatrice, imperante a nome -del bene comune, non è agevole impresa, ed è impossibile, -<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> -noi crediamo, a determinarsi in universale. Il buon senso e -la pratica ammaestrano in ciò, come in altre ardue questioni, -più sicuramente e assai meglio che le ambiziose teoriche; -e però ci contenteremo di ridurvi in pensiero più d'un -esempio che la pratica moderna europea ne reca innanzi. -Noi giudichiamo, pertanto, che l'autorità legislativa in Francia -degeneri parecchie volte in violenza, a rispetto delle libertà -individuali e comunitative; e per opposto, giudichiamo -che in Germania ella rimanga troppo timida in faccia de' privilegi -o personali o municipali. In Inghilterra scorgiamo -(massime in questi ultimi anni) una giusta e quasi perfetta -proporzione fra tali due estremi: e tanto più i concetti nostri -in questa materia si accostano all'Inghilterra e divertono -dalle consuetudini della Francia, quanto il comprimere di -soverchio in Italia la individuale forza e spontaneità, si è -togliere a lei la più gagliarda cagione e la più intrinseca di -tutte quelle meraviglie e grandezze che la storia ricorda e -l'universo tuttora ammira. -</p> - -<p> -Per ciò, poi, che s'appartiene alla forma costitutiva del -Municipio medesimo, desideriamo, o signore, che vi sia in -mente la massima professata nel Motuproprio di Sua Santità -intorno alla fondazione del Municipio Romano; e questa è -che i titoli e i requisiti così di elettore come di eligibile e così -di magistrato come di consigliere, scaturiscano tutti dal censo -e dalla capacità; e che il censo a ciò domandato sia tenue quanto -si possa il più; e sia indizio della capacità ogni professione il -cui possedimento ed uso ricerca una sufficiente coltura d'ingegno. -Noi non vorremmo, inoltre, che il censo venisse dalle -rendite misurato, ma dalle imposte bensì e dalle patenti, e da -ogni maniera di dazj, inscrizioni e registrature; imperocchè -questi dati compariscono tutti ne' libri pubblici, laddove le -rendite ad essere bene conosciute domandano certa indagine -che à dell'<i>inquisitorio</i>, e però è sempre odiosa: che se il -censo non bene risponde all'entrate per difetti e disproporzioni -gravissime del catasto, ei bisogna emendarlo; e ad -ogni modo, cotesto sconcio è assai minore dell'altro accennato. -Nè qui varrebbe citar l'esempio dell'Inghilterra, fondato -sopra costumi troppo diversi dai nostrali. In genere, noi -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -opiniamo che le disposizioni costitutive delle magistrature e -de' Consigli municipali esser debbano liberalissime ed assai -popolari; perchè, parlando secondo ragione, all'uso d'ogni -qualunque diritto non istà dallato altro limite certo e non -valicabile, salvo che la poca o nessuna sufficienza d'esercitarli; -e perchè questa nelle faccende comunitative riesce -molto men rara che nelle politiche, così molto minori e -più rare debbono essere le esclusioni. Non ignoriamo quello -che da parecchi pubblicisti si obbietta contro le assemblee -popolari e i larghi ordinamenti elettivi: a noi non esce di -mente che la saggezza e la dottrina sempre sono di pochi; -essere la moltitudine passionata e tumultuosa; dimostrarsi -dai matematici, con certi lor modi speciosi, che la probabilità -dell'ottima deliberazione è in ragione inversa del -numero dei deliberanti. Con tutto ciò, noi pensiamo che -l'equità e il diritto debbon passare innanzi ad ogni altra -considerazione, e che dove sta l'equità e il diritto debbe -l'azione del tempo condurre altresì la maggiore utilità pubblica: -oltre a ciò, noi pensiamo, le moltitudini essere più -savie degli individui in quel che s'attiene immediate -agl'istinti e ai placiti del senso comune; essere insofferenti -e nimicissime sopra tutto dell'ingiustizia, ed estimatrici egregie -sì del valor morale degli atti e sì della bontà o malvagità -degli animi; lo spirito gretto e calcolatore del secolo farsi -tanto meno scorgere, quanto maggiormente si sale inverso -il patriziato o scendesi inverso il popol minuto; infine, nelle -moltitudini scemano l'ignoranza e le fallaci preoccupazioni -col crescere della civiltà, e questa colà cresce e propagasi -più prestamente dov'è maggiore la vita pubblica e la partecipazione -di tutti ai comuni negozj. Oltrechè, il mondo va -ora per cotal via; nè si può fare il bene davvero se non per -essa, posciachè il secolo si può correggere, ma non mutare. -Di tali cose parliamo un po' più disteso, perchè è nostra -mente, o signore, che a voi piaccia, in qualunque caso d'istituzioni -elettive, attenervi sempre ai sistemi e alle pratiche -meno strette e più popolari. -</p> - -<p> -Vogliate del pari, che sciolto si mantenga d'ogni legame -non necessario il deliberare e l'operare del Municipio; -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -e dappoichè al governo è ragionevolmente serbata la facoltà -d'interporre l'autorità sua tuttavolta che il Municipio o -travia dalle forme preordinate di sua istituzione, o rompe alcuna -legge od alcun decreto dello Stato, in qualunque altro -caso non fa mestieri e non giova l'assentimento de' superiori, -siccome atto giustamente presunto e che mai non difetta. -Molto meno, poi, fa d'uopo la presenza e assistenza de' supremi -ufficiali alle discussioni ed alli scrutinj comunitativi; -molto meno il richieder licenza per le ordinarie e straordinarie -convocazioni de' Consigli: e il simigliante si dica per -altre suggezioni ed impacci. -</p> - -<p> -Dopo le cose fino a qui ragionate, ci occorre di aggiungere -poche parole intorno ai Consigli provinciali. Imperocchè -gli è manifesto che molte delle franchigie e delle costituzioni -qui avanti domandate pei Municipj, convengono più che bene -ai Consigli delle provincie. Del pari divien manifesto, che noi -vivamente desideriamo che il modo con cui verranno chiamati -i rappresentanti dei Municipj al consesso provinciale -sia il più largo possibile, ed ogni Circondario almeno abbiavi -il suo deputato: la qual cosa diviene oggi tanto più necessaria, -quanto, a tenore dell'ultimo Motuproprio, i Consigli provinciali -s'ingeriscono direttamente nella elezione dei deputati -alla Consulta di Stato. E però, nel determinare l'ordinamento -finale di essa Consulta (secondo l'arbitrio che ve -ne lascia il sovrano), voi considererete per bene tutte le intrinseche -attinenze che legar debbono i Municipj ai Consigli -provinciali, e questi alla generale deputazione. -</p> - -<p> -Possono ancora con vantaggio e con equità i Consigli -provinciali venire investiti del diritto di esamina e di revisione -per tutte quelle risoluzioni comunitative le quali inchiudessero -gravi e straordinarie spese, o decretassero istituzioni -nuove di gran momento o l'abolizione di antiche; il -qual diritto dovrebbesi per innanzi determinare con quanta -maggiore esattezza e lucentezza è desiderabile e conseguibile -in tali materie. Nella vita sociale umana appajono quotidianamente -due atti contrarj e insieme correlativi, nel -giusto combinamento dei quali giace la precipua cagione -d'ogni prosperità: il primo atto è innovare, il secondo è -<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> -conservare; e comechè ambedue facciano d'uopo ugualmente -al bene comune, ciò nondimeno la varietà degli umori e delle -condizioni produce che le tali persone sieno inclinate all'innovare -e le tali altre al conservare. Similmente occorre al -bene comune, che nelle faccende pubbliche gli uomini esercitino -con opportunità e con giusta misura così l'ardore dell'animo, -come la riflessione; e così l'impeto e l'energia del -volere, come la lentezza e maturità del giudicio. Ma egli -avviene del pari, che la differenza dell'indole, delle professioni -e d'altri accidenti, facciano l'una specie o classe di -uomini più riflessiva e fredda di quello che operosa e infiammata; -ed un'altra, tutto il contrario. Ei si conviene, per -conseguenza di tutto ciò, stabilire che in ogni ordinamento -sociale e politico deesi far luogo agli innovatori e conservatori, -agli ardenti ed ai giudiziosi, per via di speciali e separate -congregazioni. Ma perchè poi l'umana repubblica è vita -e operosità, e suo destino è procedere innanzi nel nuovo, -però nell'autorità conservatrice non mai (per quello che noi -ne sentiamo) debbe dimorare una illimitata potestà e un divieto -assoluto e definitivo, ma bensì una facoltà di rivedere, -sospendere e ritardare; di guisa che la riflessione spassionata -e la cognizione piena e corretta possano entrare in -tutte le menti, e che le ragionevoli rimostranze delle minorità -(come suolsi chiamarle) non sieno dalla prepotenza del -numero soffocate. In questi termini, e non altrimenti, noi -vorremmo attribuire ai Consigli provinciali un diritto di tutela -e di moderanza; chè di là da quei termini potrebbero -essi Consigli addivenire tanto più soverchianti e oppressivi, -quanto la lor condizione ed origine non li scioglie abbastanza -dalle passioni, dagli errori e dagli interessi personali -e locali. -</p> - -<h4>III.</h4> - -<p> -Ma le franchigie comunitative picciol frutto recherebbero, -qualora non fosse al cittadino guarentita pienamente e -durevolmente la libertà e sicurezza delle azioni private. A -voi dunque apparterrà, o signore, ajutare il principe nella -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -difficile revisione dei codici, senza la quale verrebbero quasi -meno tutti gli altri miglioramenti e progressi. -</p> - -<p> -Ne' paesi dove à potuto aver luogo il libero svolgimento -della ragion pratica del diritto, e in Francia singolarmente, -sempre, nelle relazioni personali e nell'uso e trasmissione -delle proprietà, si è veduto crescere e dilatare quello spirito -di equità e di uguaglianza e quelle massime di gius naturale, -che fin dal tempo dei Cesari penetrava e animava tutte le -parti della legislazione romana, e che piegò il fiero diritto Quiritario -alle esigenze ineluttabili della giustizia e ai principj assoluti -del vero e del bene. In tal materia, pertanto, men paurosa -ai Governi, la saggezza vostra si eserciterà innanzi tratto nello -scegliere ciò che di più equo e insieme di più luminoso e semplice -è stato deposto nei codici meditati dalla sapienza moderna. -</p> - -<p> -Quei filosofi i quali pensano che la legislazione giuridica -delle nazioni sia l'opera e il frutto lentissimo dei secoli -e delle consuetudini, e vogliono però che a quell'opera ed a -quel frutto s'abbia una riverenza e un rispetto molto prossimo -al culto e all'adorazione, non troverebbero modo alcuno -di applicare le lor dottrine all'Italia, dove le guerre, le invasioni -e le rivolture ànno interrotto e disfatto più d'una volta -il tacito lavoro del tempo e delle costumanze, e ànno quindi -spogliata la legge del carattere sacro e solenne che suole imprimerle -l'antichità, e pel quale serbasi ella più che mai veneranda -e inviolabile. Noi, dunque, cadremmo in troppo grave -e sciocco abbaglio, se a fine di mantenere o di ristaurare pochi -avanzi sconnessi ed informi delle antiche legislazioni, -rischiassimo di smarrire i veri e sostanziali vantaggi che -mena seco la facoltà preziosa in che siamo di poter costruire -con disegno nuovo, razionale e abilmente coordinato, la legislazione -nostra universale e giuridica. Noi vi animiamo -quindi a imitare anche in ciò la magnanimità del principe, -il quale si fa, dove occorre, non pure riformatore, ma creatore. -Oltrechè, la tradizione più antica e comune di tutti i -popoli italici, quella è del diritto romano, e antica è l'arte -appo noi di commentarlo e correggerlo secondo l'ordine di -ragione. Così il nuovo per noi sarà forse antichissimo, se -non nella lettera, nello spirito certamente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -</p> - -<p> -Ma gli svolgimenti, le correzioni e le applicazioni del diritto -sono infinite, e non vuolsi credere che la scienza moderna -le abbia presso di qualunque culta nazione esaurite. -Gran materia da meditare vedrete raccolta sotto due rubriche -quasi nuove ed importantissime, e sono il diritto amministrativo -e il diritto economico. Noi vi raccomandiamo in -risguardo del primo, di ben discoprire e determinare tutte -le relazioni che il legano con la patria legislazione, e con -gli ordini nostri sociali e politici. Distinguendo ciò accuratamente, -e cogliendo la ragione intrinseca di tutte le pratiche, -l'amministrazione cesserà di comparire arbitraria, incoerente -e volubile, e accosterassi viemeglio ai principj dell'equità, e -all'esatto e continuo criterio del comune interesse. -</p> - -<p> -A rispetto poi di quello che noi domandiamo diritto -economico, a voi fa d'uopo indagare con diligenza e con perspicacia -la varietà e implicazione tragrande recata in tutti i -negozj privati e publici dallo incremento straordinario che -in quest'ultimo mezzo secolo ànno acquistato le ricchezze, -le industrie e i commerci delle nazioni: certo è che in verun -paese, eziandio de' più dotti e operosi, sonosi ancora definite -a dovere le attinenze nuove, i raddrizzamenti e le ampliazioni -che lo stato presente economico vien recando di -giorno in giorno alle prescrizioni dei codici e a tutta insieme -la legislazione civile. Il codice commerciale avrà molta -parte de' vostri pensieri; e come quello ch'è più popolare -degli altri, procaccerete che vada lodato singolarmente di -brevità, di semplicità e di chiarezza. -</p> - -<p> -Il codice penale è fra gl'istituti umani il più necessario, -perchè ripara ai difetti e alla insufficienza così delle leggi e -degli ordini educativi, come di qualunque altra virtù governante -e provida che impedir vuole il delitto, piuttostochè -rintracciarlo e punirlo. In tal subbietto vi è noto, o signore, -che a noi Italiani non fa bisogno uscire di nostra patria, affine -di rinvenire gli esempj e i documenti migliori. A confessione -dei dotti d'Europa, il codice penale napolitano, considerato -nel suo beninsieme e nella ragion generale, risponde -meno imperfettamente di tutti gli altri all'idea filosofica del -diritto punitivo. Se non che, le prigioni e le discipline nuove -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -penitenziali che or si vanno statuendo, e il concetto nobilissimo -e santo, professato ognor più dai legislatori moderni, -d'imprimere in ogni forma di pena il carattere espiatorio -insieme e rigeneratore, ricerca di necessità, che sì cotesto -carattere e sì quegli ordini nuovi penitenziali vengano intimamente -legati e proporzionati al sistema intero del diritto -punitivo; il che in niun paese ancora d'Europa s'è proposto -ed effettuato secondo che i savj desiderano. -</p> - -<p> -Ma lasciando ciò stare, noi reputiamo che a voi sia manifesto -per sè medesimo, che vive nel nostro animo la speranza -fermissima di ottenere dalla magnanimità del principe -tutte quelle discipline e quegl'istituti giuridici, intorno al pregio -e dalla proficuità de' quali più non si muove dubbio dagli statisti -di vaglia; come, per via d'esempio, l'aprire un tribunale -di ultimo appello, o, come il domandano, <i>di cassazione</i>; introdurre -nei giudicj di reità i pubblici dibattimenti; abolire i -tribunali speciali sotto qualunque nome e colore; stringere la -competenza delle corti marziali alla sola milizia, e in materia -sola di militare disciplina. -</p> - -<p> -Quanto poi al condurre i giudizj coll'intervento dei giurati, -come che noi vi riconosciamo una delle migliori e quotidiane -malleverie dell'umana giustizia e della libertà individuale -e politica, ciò nondimeno sentiamo che à luogo per -esso più specialmente la legge della opportunità; e l'ordine -de' giurati non dice bene veramente se non laddove ogni -funzione della vita sociale e politica è partecipata dal popolo, -e ogni cosa s'adempie sotto il magistero della libertà e della -pubblicità. -</p> - -<p> -Ma poco o nessun valore avrebbero i codici, poco o nessuno -tutte le leggi difenditrici della libertà personale e d'ogni -uso legittimo del proprio avere, quando non si volessero tramutare -e rifare affatto gli ordinamenti di polizia, il cui nome -suona ormai così malgradito e così pauroso, che si penerà -molto a ritornarlo in pregio e osservanza. E ciò verrà conseguito -con questi principali spedienti: che, cioè, la polizia cessi -da quindi innanzi di farsi istrumento violentissimo e odioso -della ragion di Stato; ch'ella venga unicamente in soccorso -de' magistrati per vie legali e palesi; scelga mezzi concordi al -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -tutto con la moralità e dignità umana, ed usili in modo strettamente -subordinato ai ministeri che serve ed ajuta; non abbia -tribunali proprj, non officio e giurisdizione per sè e da sè, e le -venga determinato dai codici la specie e la guisa d'ogni portamento -e d'ogni atto. Bello e vivo esempio di tutto ciò porge -l'Inghilterra, e da lei in tale materia piglieremo utilissimi -ammaestramenti. -</p> - -<h4>IV.</h4> - -<p> -Finito l'esame dei diritti individuali, a voi toccherà -trattare e discutere le leggi e le istituzioni che determinano -e prescrivono il debito dei cittadini inverso lo Stato, e gli uffici -eminenti di questo circa la comune prosperità. L'oggetto -primo che si affaccia al pensiero sono le imposte, cioè il -contribuire che fa ognuno secondo sue forze ad empiere e -ristorare il pubblico erario. -</p> - -<p> -Intorno alle imposte e alle altre sorgenti della ricchezza -del Tesoro, sono sei cose da meditare, e ciascuna di gran momento. -La prima, che i dazj e le tasse d'ogni maniera non -eccedano le giuste esigenze e necessità dello Stato; perché, -quantunque non torni vero (come piacque a moltissimi economisti -di dire) che le imposte sieno danaro infruttifero, o -sottratto almeno alla più fruttifera industria e solerzia privata, -pur nondimanco è da pensare che, per diritto naturale, -l'uomo pretende di adoperare e fruire ad arbitrio suo la propria -pecunia, e ne cede allo Stato quella sola porzione che -divien necessaria alla generale comodezza e tutela. Seconda -condizione d'un buon assetto d'imposte, si è ch'elle sieno -equamente spartite, mantenendo la miglior proporzione possibile -con l'avere dei contributori. Perciò voi escluderete, o -signore, tutte le tasse personali, e parecchie di quelle denominate -indirette, e che sono di qualità da gravare il povero -con isproporzionata misura, e senza altronde fornirgli proporzionato -compenso. Importa similmente all'equa distribuzione -dei dazj il riordinamento e raddrizzamento del catasto; -cosa da lunghissimo tempo desiderata. Terza condizione si è, -che il Tesoro non s'impingui giammai di denari ritratti per -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -vie non buone e alla pubblica moralità perniciose; siccome -avviene pel giuoco funesto del lotto, per l'enormità veramente -importabile delle tasse giudiciarie, per le leggi di confiscazione, -e in gran parte altresì per l'imposizione delle multe, -essendo che il ricco di quelle non sente disagio e il povero -rimane oppresso. Illecite sono similmente di lor natura -le tasse e gabelle che rompono o scemano notabilmente lo -spaccio, il trasporto e la permutazione dei libri, e di tutt'altro -che giovi l'incremento dello scibile e la comunicazione -del sapere; illecite le tasse che inceppano e difficultano la -manifestazione e pubblicazione del pensiere. Quarta condizione -si è, che le imposte non cadano mai sui primi elementi -generatori della ricchezza e del commercio, e sugli strumenti -primi dell'arti più necessarie e proficue: i quali sconci avvengono -(a citar qualche esempio) laddove, per le tariffe smodate -e per effetto di appalti esclusivi, incarar si fanno gli utensili -contadineschi, e dove con imposizioni e diritti eccedenti si scema -nei porti la frequenza delle navi e dei carichi. Quinta condizione -si è, che le materie le quali servono in diretto modo al -sostentamento del popolo, vengano tassate o nulla o pochissimo. -Chè quantunque gli economisti sembrino voler provare, il -prezzo dei salarj proporzionarsi altresì col buon mercato o il -caro del vitto, ciò non ostante gli è da notare che non tutti -vivono di salarj, nè le braccia sempre riescono più numerose -della ricerca ed uso che se ne fa. Oltrechè, nel caso qui divisato, -scemando i salarj, scemano le spese di lavorazione: quindi -viene il miglior mercato delle manifatture, quindi l'operajo -provede con poca moneta a molti bisogni. Ad ogni modo, noi -dobbiamo continuamente avere in proposito di sminuire per -via diretta e immediata le privazioni e gli stenti della plebe: -questo ci comanda la carità e la saggezza civile: nè dobbiamo -badare se altri accidenti e viluppi d'interessi e di negozj -possono menomare e combattere il buon effetto da noi -voluto. A voi dunque, o signore, starà in animo di considerare -per bene tali specie di dazj, e quelli segnatamente sul -sale e sul macinato, che molto affliggono il popolo nostro -minuto. I compensi, poi, alle rendite diminuite sono da trovarsi -tassando invece le robe di moda e ciò che serve al fasto -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -ed al lusso, e decretando, laddove occorra, l'imposta progressiva -o scalata (come i vecchi nostri dicevano); la quale, al -nostro sentire, è nelle gravi emergenze più che legittima e -ragionevole, ma solo domanda opportunità e senno per essere -effettuata discretamente e con buon successo. Altro compenso -daranno le male spese abolite e le superflue risecate; ed altro -l'aumentato consumo, che sempre tien dietro allo sbassare -delle tasse. Rinfranco altresì dell'Erario saranno i molti -capitali immobili ed infruttiferi che possiede lo Stato, fatti -(come dicono) circolanti e fruttiferi mediante le pratiche -nuove economiche, e l'arte d'ampliare e fermare il credito -pubblico. Sesta ed ultima cosa da ponderare nella materia -dei dazj, a noi sembra che sia la lor riscossione medesima, la -quale conviene che si operi senz'ombra di vessazione, con -metodi semplici e speditivi, e con ogni possibile risparmio di -spese. Gravi ed inveterati abusi avrete su tal proposito da censurare -e abolire; dappoichè sembra, a giudicare dalle partite -di alcune statistiche, che più del quinto di ciò che si manda -al Tesoro vada sperperato e perduto in ispese di riscossione. -In tal subbietto entra pure la considerazione dell'appaltare -i dazj e le rendite, sul che c'è assaissimo da riformare -e correggere; e v'è altrettanto, e ancor più, in quelle regole -e usanze ministrative che da lunghissimo tempo non sanno -impedire la frode e il peculato. Noi vi raccomandiamo, da -ultimo, di fare accorto il governo di quanto sia pernicioso -l'abito da esso contratto di rinnovare e moltiplicare i prestiti, -e quanto riesca illusorio il bene che stima di ricavare -dalle casse d'estinzione. -</p> - -<p> -L'altra parte più che importante delle dottrine economiche -a rispetto del Tesoro, consiste ad aprir nello Stato -fonti larghe e più sempre copiose di produzione e ricchezza; -chè quanto maggiormente abbonderanno amendue, tanto se -ne avvantaggerà il Tesoro senza giunta di aggravio per li -privati. A tale oggetto, pertanto, rivolgerete le vostre cure e -le forze dell'intelletto. Voi ben sapete che primo mezzo e -prima efficienza per arricchire lo Stato è la rimozione d'ogni -maniera d'ostacoli. E qui cade, in ordine alle proprietà, la -questione del loro spedito e facile affrancamento e trapasso, -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -e in ordine alle industrie e commerci la questione delle tariffe. -Per compiere lo affrancamento dei beni, a noi non pare -audace nè intempestivo di dichiararvi, che è in nostro desiderio -l'abolizione ed inibizione dei fedecommessi e dei -maggioraschi, così temporarj come perpetui, e così universali -come parziali; perchè qui non dubitiamo di offendere la individuale -libertà, essendo ch'ella dee trovar sempre un limite -saldo e non valicabile nella naturale giustizia, e nelle -leggi eterne dell'amore e della parentevole imparzialità e -uguaglianza. L'affrancamento dei beni vuol essere unito alla -malleveria delle ipoteche, la quale crescendo il credito e la -sicurezza, conduce eziandio la frequenza dei contratti e spegne -le usure. Il sistema, adunque, delle ipoteche debbe al -possibile conciliare tali due opposti della massima guarentigia, -e del massimo e agevole permutamento dei beni. Ognun -vede che ciò rende difficile assai la disposizione generale e -le riforme parziali a introdurre in esso sistema. -</p> - -<p> -In risguardo delle tariffe, a noi è avviso che l'opinione -dei così detti protettoristi, considerata che sia in massima e -nella università dei casi, mostrasi falsa e divien perniciosa. -Ma non pertanto vogliamo escludere affatto qualche uso transitorio -ed accidentale che possa farsi delle tariffe. Solo intendiamo -che in ogni questione in cui si disputi e si controverta -la libertà di commercio, siavi caldamente raccomandato di -seguir sempre le dottrine e la pratica de' padri nostri, e perciò -favorire gli slegamenti e le franchigie d'ogni ragione: -dalle quali essendosi discostate nei tempi più bassi le nostre -grandi città marittime, e segnatamente Venezia, il commercio -e l'industria italiana n'ebbe danno gravissimo e inemendabile. -La seconda scaturigine della ricchezza comune, anzi -la maggiore e che tutte le altre comprende, sì è il vivo eccitamento -delle facoltà umane e della umana operosità. Il governo -provvidamente l'ajuta ed accresce non col solo toglier -da mezzo gli ostacoli e fare scorrere in ogni cosa gli spiriti -potenti di libertà, ma promovendo le associazioni e consorterie, -scavando canali, moltiplicando le strade e ogni altro -mezzo di accostamento e comunicazione, soccorrendo e mallevando -il credito pubblico, proteggendo con l'armi e l'autorità -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -in ogni parte del mondo la propria bandiera. Noi non -siamo di quelli che pensano il governo dover tutto fare e -tutto provvedere, ma nemmanco siamo di quelli che il vogliono -spettatore inerte dei traffichi e delle industrie private: -bensì giudichiamo che l'ingerimento e l'ufficio d'un -saggio governo nell'universale ricchezza debba mostrarsi -ed operare assai più discosto e per indiretto che prossimamente -e direttamente, e preparar debba le remote e profonde -cagioni piuttosto che gli ultimi effetti; nè mai turbi quel naturale -equilibrio d'interessi e di profitti che il libero moto -delle faccende umane produce; ed anzi procacci e studi che -gli effetti medesimi delle sue provvidenze pajano al tutto -spontanei e indipendenti da lui, e perciò moltiplichino e durino. -Un mezzo, però, immediato ed efficacissimo di aumentar -le ricchezze è in potestà e in arbitrio d'ogni governo, e consiste -nell'iniziare e diffondere la istruzion popolare, e quella -segnatamente che à maggiore attinenza con le arti e il -commercio; e tale istruzione entra debitamente nel novero -delle cagioni efficienti e primarie che noi veniam registrando -della ricchezza e industria comune. Scendendo voi col pensiero -ad applicare siffatti principj alla nostra patria, scoprirete, -o signore, se male o bene si apponga al vero quello che -noi crediamo con gran fermezza; dovere, cioè, l'Italia moderna -imitare e gareggiar con l'antica eziandio in questo -di cavare e dedurre ogni sua ricchezza primamente dalle -arti agrarie, e secondamente da quelle industrie che meglio -all'agricoltura si legano, in ultimo luogo dalla navigazione. -Egli occorre persuadersi (e vi preghiamo ad averlo molto in -memoria) che ai popoli meramente coltivatori fallisce di -grado in grado la facoltà di competere con le nazioni manifattrici, -e sostener con esse la utilità dei baratti e dei cambj. -Per fermo, nell'arti agrarie i miglioramenti e i trovati non -vestono quella varietà e moltiplicità infinita e maravigliosa -di che son capaci le altre industrie: oltre a ciò, l'agricoltura -soddisfacendo alle primitive e comuni esigenze del vivere, -le quali di lor natura sono semplici ed immutabili, cede -pure da questo lato ai lavorii ed agli opificj d'ogni maniera, -da cui si promovono e soddisfano mille desiderj novissimi e -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -svariatissimi, e per cui si producono all'infinito gli agi, i ricreamenti -e le morbidezze. Ciò scorgendo i nostri progenitori, -all'arte agronomica, in cui furono solenni maestri, congiunsero -la industria dei lanificj e dei setificj, siccome quella -che riceve dalla coltivazione i suoi materiali, e con lei si annoda -e collega. -</p> - -<p> -A noi non vien fatto di conchiudere questi cenni brevissimi -intorno alle imposte ed alla ricchezza pubblica, senza -mover parola speciale delle strade ferrate, caldo e antico desiderio -di queste popolazioni. Insistete, o signore, per la effettuazione -la più pronta ed estesa di quei veicoli meravigliosi; -mostrate che se dovunque apportano utilità, in Italia -l'apporterebbero centuplicata, raccostando paesi e genti che -sembran disgiunte e spartite da mari e deserti. Mostrate che -quelle strade non tanto sono da riguardare siccome effetto, -ma eziandio, e molto di più, come cagione iniziale di prosperità -pubblica e di rapido incivilimento. Mostrate, in fine, che -lo spendio il qual sosterrebbe il governo per ciò, sarebbegli -in grandissima parte risarcito e ricompensato dal certo e -sollecito aumento d'ogni maniera di rendite, pel fatto della -ricchezza generale accresciuta. -</p> - -<h4>V.</h4> - -<p> -Forza è confessare che la scienza e la pratica insieme -conoscono molto meglio le guise di produr la ricchezza, di -quello che il mezzo e l'arte di equamente distribuirla. Noi -vi preghiamo, o signore, con viva istanza, di condurre spesso -le vostre cogitazioni sullo stato degli indigenti; e, in generale, -su tutto ciò che tiene riferimento col buono o mal essere -della plebe, che è la parte maggiore e più sfortunata dell'umana -famiglia. V'à paesi in cui i lavori pubblici, la polizia, -la marineria, la casa del principe ànno sembrato oggetti -di gran pondo e sì vasti e implicati, da domandare la istituzione -di uno special ministero. Ma in niun luogo peranche -(a quello che noi sappiamo) è caduto in animo di commettere -ad un supremo ufficiale lo studio e il carico peculiare della -tutela ed educazione del popol minuto. A noi sarebbe caro oltremodo -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -che questa gloria d'innovazione e giustizia toccasse -all'immortale nostro pontefice.<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a> Ma come ciò sia, noi desideriamo -forte che del tutelare ed educare le classi inferiori stia -in voi continuo il pensiero e la cura, imperocchè questo è -domandato con pari istanza dalla civile carità e dalla salute -d'Italia. Nessuna gran cosa si opera al mondo senza l'animo -e le braccia del popolo, e dal popolo solo riceverà l'Italia -la sua redenzione ferma e finale. Ei si conviene pertanto, -rimirando tal subbietto eziandio dal lato degli interessi politici, -che le moltitudini veggano apertamente e si persuadano, -la nuova forma dello Stato e le nuove miglioranze tornare a -certo e grande utile loro. Pur troppo, non ci è nascosto che -alla povertà e indigenza delle infime classi le leggi e gl'istituti -civili insino a qui praticati non valgono a recar rimedio -sollecito, sostanziale e durevole; e d'altra parte, sappiamo -che nelle teoriche nuove dei socialisti è poco più altro di -bene dal coraggio e dal buon desiderio in fuori: ciò non -ostante, debbesi avere per fermo e per dimostrato, che la beneficenza -pubblica esercitata con zelo prudente e sagace arreca -mille conforti ed alleviamenti alle sventure del popolo, -e non v'è termine fisso ed irremovibile a questo parziale e -gradual scemamento dei mali dell'infima plebe. Ciò che -spetta peculiarmente alle leggi e al governo in tale materia, -è il porre in concordia e il condurre a certa unità d'azione -e di mezzi tutte le disparate e disgregate opere e istituzioni -di carità e beneficenza; i quali istituti ed atti bene coordinati -e connessi moltiplicano e variano senza fine l'efficacia -loro, e disgregati invece e sconnessi perdono non rade volte -quasichè per intero il frutto prezioso dello zelo eroico che -gli à promossi e adempiuti. -</p> - -<p> -Voi porrete altresì gran diligenza e premura a studiare -il concetto generoso e caritativo del principe di voler fondare -case di educazione, e pubblici lavorii e officine pel popolo inferiore; -ma pigliamo arbitrio di avvertirvi, che l'alto proposito -è oltre modo più malagevole ad effettuarsi, di quello che abbia -paruto a taluni chiamati ad ajutarlo col loro consiglio: e ciò -diciamo tenendo l'occhio sul rapporto testè pubblicato da -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -essi, e indiritto all'eminentissimo segretario di Stato cardinale -Ferretti. -</p> - -<h4>VI.</h4> - -<p> -A tutto il fin qui discorso intorno alla comune prosperità, -convien dare il primo e incrollabile fondamento, il primo -mezzo e la prima efficienza; e ciò consiste nell'istruzione. -Principio d'ogni cosa sono le idee, e queste non -iscaturiscono belle, luminose e operabili, se non dalla scienza. -La istruzione, quindi, la più sostanziosa e moltiplice debbe -farsi oggetto perpetuo del vostro zelo di deputato. Nè perchè -il Motuproprio di Sua Santità, col quale assegna a voi ed ai -vostri colleghi le pertinenze e gli ufficj, tace al tutto su questo -particolare gravissimo degli studj, voi intenderete giammai -che il principe voglia sottrarli alla vostra investigazione, -che sarebbe un togliervi il primo e più efficace strumento -d'ogni riforma e d'ogni progresso. Ed anzi, gli è tanto più -naturale e credibile che la mente savissima del Pontefice voglia -udire intorno di ciò le opinioni de' suoi consultori, in -quanto egli sa e conosce che i popoli pontificj sono rimasti -da tempo lunghissimo esclusi dalla pratica del governare; e -a rispetto della teorica, è stata loro quasi abbarrata ogni via -per inoltrarsi nella cognizione non meno della filosofia civile -che di ogni altra scienza. Noi vi preghiamo, adunque, d'insistere -su tal proposito con animo franco e deliberato, e di -condurre le vostre cure e domande a qualche effetto notabile. -</p> - -<p> -V'à in parecchi l'errore di credere che, per ristorare gli -studj e il sapere, possa venir sufficiente l'aprire di molte cattedre -nuove, e chiamarvi buoni maestri e scrittori. Ma la impresa -è in fatto assai più avviluppata e difficile, e ricerca un -vasto e completivo sistema di scuole, di accademie, di discipline, -in virtù del quale compongasi di mano in mano intorno alle -menti de' giovani una specie (a così domandarla) d'atmosfera -e d'ambiente, per entro il quale vivendo esse, l'erudizione e la -scienza le penetrino da ogni lato, e a poco a poco le nudriscano -e invigoriscano, come piante gentili e tenere che da tutti i pori -e in tutto l'abito loro esteriore bevono l'aria e la luce. Però -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -voi curerete, o signore, così l'educazione elementarissima ed -iniziale, come la più alta e peregrina; e voi farete che il commercio -dei libri, le adunanze de' letterati, le biblioteche, i -laboratorj, i circoli, le disputazioni, i viaggi e tutti gli altri -mezzi privati e pubblici onde s'accresce e agevola il cambio -delle cognizioni, sia per ogni guisa promosso e per ogni guisa -ajutato. Intorno poi alle accademie, ci piace di farvi avvisato -che noi non siamo di quelli che le deridono, ma sì invece -riconosciamo nel numero loro tragrande in ogni parte d'Italia -una prova patente della vecchia e oltremodo sparsa e -diffusa civiltà nostra; onde, quanto è bene di ristorarle, e -correggendole e tramutandole condurre l'opera loro ad utili -fini, altrettanto ci par biasimevole il lasciarle cadere in disuso, -e sorridere con compiacimento e con beffa alla loro ruina. -</p> - -<p> -A voi è notissimo che le scuole iniziali o primarie fruttano -assai poco di bene, ed anzi torna impossibile vederle -propagarsi e fiorire, semprechè manchino le scuole magistrali, -o, come le domandano oggi, normali; e similmente i -robusti e virili studj delle università rimangono in gran parte -infecondi, qualora gli studj mezzani e preparatori de' licei e -de' collegi non sieno condotti a sufficiente perfezione, e non -bene si proporzionino col più alto insegnamento. -</p> - -<p> -A rispetto poi delle università, tre cose principali desideriamo, -o signore, che vi dimorino innanzi agli occhi. La -prima, che se pur si vogliono nel picciolo Stato nostro parecchie -università, elle vengano almeno disposte e coordinate -fra loro in guisa da recare ciascuna un incremento speciale -al comune sapere; il che produrrà da ultimo una profittevole -varietà e copia di cognizioni, e il trapassare frequente -degli studianti da una città ad un'altra, con mutuo cambio di -scienza e di ospitale cortesia. Le circostanze poi e le tradizioni -de' luoghi occasionano e determinano la peculiar condizione -di studj a quelli più confacente: e, per via di esempio, -ella è naturalissima cosa che in Roma riescano più che -altrove estesi e compiti gli studj teologici, e vi splendano le -cattedre di archeologia e di lingue orientali. Ma in quel -cambio, bene sta che in Bologna risorgano a grande lume -gli studj del diritto, e ricordino con la loro bontà e perfezione -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -che ivi lessero un giorno Irnerio, Bartolo e Accursio. Il secondo -punto di osservazione a noi si mostra esser questo, che -la forza cioè e l'anima del pubblico insegnamento risiede -sopra tutto nei metodi e nelle discipline; e i metodi desideriamo -sciolti d'ogni pedanteria, e con larga e sintetica speculazione -trovati; le discipline desideriamo vigorose, giuste, -imparziali, immutabili, e che adusino i giovani a molta fatica, -al meditare profondo, e alla ginnastica varia ed assidua -di tutte le facoltà mentali. -</p> - -<p> -L'ultima cosa che vogliamo vi stia presente allo spirito, -si è la libertà dell'insegnamento; la quale facciam voto che -si conceda ai popoli nostri così estesa ed intera, quanto può -conciliarsi col debito che ànno i governi d'universale tutela, -e d'invigilare per tutto e sempre la moralità pubblica e la -santità della religione. L'Inghilterra trascende forse in questa -materia dal lato della libertà, la Francia dal lato della -soggezione; in Germania e nel Belgio si scorgono migliori -temperamenti e degni d'imitazione: ma leggendo e cercando -nelle antichissime istituzioni delle università italiane, forse -si troverà che i moderni poche cose migliori ànno intorno a -ciò pensato e messo ad effetto. -</p> - -<p> -Di sì gran momento sono gli studj e sì necessarj alle -condizioni attuali d'Italia, che noi non vogliamo tacervi un -nostro concetto, il quale ci sembra molto capace di accalorarvi -davvantaggio a favore di quelli. Egli è difficile agli Italiani, -ricordevoli di loro grandezze non ancor superate da -alcuno, egli è difficile, diciamo, il ricuperare tanto animo, -quanto fa mestieri a rigenerar sè medesimi, tuttavolta che -non istia loro in mente la speranza generosa e il pensiere -magnanimo di non solo raggiungere le altre nazioni nel -corso della civiltà, ma in qualche parte almeno di oltrepassarle -e di primeggiare: e ciò proviene eziandio da questo, -che la civiltà conseguíta in fatto dagli altri popoli si vede e -si misura quanta è, e molti difetti vi si discoprono; ma la -speranza del primeggiare inchiude una grandezza invisibile -e immensurabile, e perciò risponde assai bene a quella eccellenza -ideale e a quell'infinito di perfezione che solo riempie -ed infiamma l'ambizione immensa dello spirito umano. -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -Ora, noi vediamo molto remoti quei tempi in cui l'Italia ridiverrà -formidabile ai popoli con gli eserciti e con le armate, -ovvero li supererà nei commerci e nelle ricchezze; ma -il primato delle scienze e dell'arti nessuno può toglierci se -noi fermamente il vorremo, dacchè la natura ci à nell'ingegno -e nell'intuizione arcana del bello sovra ogni altra gente -privilegiati: e d'altra parte, qual più invidiabile predominio -e quale più glorioso e civile di quello che sorge e si cardina -nella potenza dell'intelletto? -</p> - -<h4>VII.</h4> - -<p> -Ma un sì vasto e laborioso edificio di leggi e di studj, a -costruire il quale vorrete intendere con ogni ardore, avrebbe -fondamento di creta e di sabbia, quante volte non l'afforzassero -da ogni banda i due sostegni più saldi del franco e sicuro -vivere, che sono la libertà di stampa e l'armi cittadine. -E poichè piacque all'anima generosa del nostro pontefice di -voler munire a sufficienza dell'una e delle altre la incominciata -rigenerazione di nostra patria, noi vi preghiamo e sollecitiamo -ad usare ogni accorgimento e ogni modo a fine che -il buon desiderio del principe non sia impedito e frodato, e -possiate voi e i colleghi vostri compire e perfezionare tali -due istituzioni; di cui la prima è la mente e la seconda è il -braccio del popolo; e con l'una si cerca la piena e spontanea -cognizione del vero, con l'altra si vieta a chiunque di contrastarne -e turbarne la possibile effettuazione. -</p> - -<p> -Voi vi adopererete, pertanto, ad ottenere che in ogni materia -d'interesse civile e politico, e la qual non s'attenga nè -al dogma nè a negozj di religione, sia la censura a grado a -grado abolita, e solo rimanga il reprimente delle leggi come -si pratica appresso i popoli più civili. Chè quando anche, in -sulle prime, l'esercizio di tal preziosa facoltà e franchigia non -procedesse mai sempre ammodato e prudente (riuscendo molto -più arduo il bene usare d'un diritto che il possederlo), -ciò non può turbare nè sgomentare salvo che i pusillanimi -e gl'inesperti affatto della vita politica: poichè la stampa -emancipata e sciolta da ogni censura, emenda col tempo e -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -frena necessariamente sè stessa; avverandosi ogni dì questo, -ch'ella tanto scapita nel credito e nell'autorità, quanto falsa -il vero e trasmoda; e, per lo contrario, tanto à maggiore e durevole -imperio sugli animi e sulle intelligenze, quanto si fa -temperata, circospetta e severa. Rimane che noi vi avvertiamo -di cosa sopramodo importante; e ciò è ch'eziandio la -stampa non censurata diviene timida e serva con l'apparenza -di liberissima, ognorachè gli scrittori possano venire tradotti -innanzi a giudici male preoccupati e soverchio dipendenti e -suggetti al governo. A voi tocca quindi badare con gran -diligenza alla specie di tribunale e alla forma di giudicio -cui si vorranno sottoporre i giornalisti e gli scrittori d'ogni -ragione. -</p> - -<p> -Quanto è poi alle armi, voi primamente dovete levar di -mezzo tutti quegli impacci e rompere quelle dimore per cui -la istituzione sì bene augurata della Civica procede (sia -luogo al vero) lenta, incerta, e in varia e disforme maniera. -Voi mostrerete al glorioso Pio, come i municipj nostri sieno -tutti apparecchiati a largheggiar nelle spese, con sacrificio ed -annegazione, per l'armamento spedito e compiuto de' cittadini; -come desiderino caldamente buon numero d'ufficiali -istruttori, de' quali se lo Stato patisce difetto, vorrebbero pure -che si chiamassero ed invitassero da alcun'altra provincia -italiana, e dal Piemonte segnatamente, che n'è in copia fornito: -e ciò condurrebbe eziandio questi popoli a stringere -nuova colleganza e amicizia coi subalpini fratelli nostri. Voi -mostrerete come da tutti i savj delle provincie pontificie -s'aspetti bramosamente che gli ordini disciplinari della Guardia -cittadina sieno presto compiuti, propalati e condotti all'atto, -ed escludasi da essi persino l'ombra e il sospetto della -parzialità e del privilegio, vegliando il governo con assiduità -e rigore per la esecuzione esatta e durevole delle leggi. Imperocchè, -rimossa o rallentata di un poco tal vigilazione e -perseveranza, la istituzione della Civica o non gitterà affatto -radici, o potrannosi sbarbare e recidere più che facilmente; -essendochè in Francia stessa, dove i popoli sono per natura -bellicosissimi e così adatti e proclivi alle armi e arrendevoli -alla disciplina, mal si sarebbe introdotta e corroborata la -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -milizia cittadina, qualora non l'avesse il governo, con lodevolissima -ostinazione e severità, conservata viva, e fatta sempre -istruire ed esercitare. In fine, voi mostrerete come potendosi -rinnovellare la paura e il rischio dell'invasione, sia -per noi tutti bisogno grande di prepararci alle più salde difese -con quiete e subordinazione, ma con prontezza altresì -e con energia. Per ciò è necessario che dalla Civica stanziale, -o (come in Francia la dicono) sedentaria, si cavi la -Guardia mobile; la quale, sì per effetto della cerna che la -compone, sì per la speciale disciplina che le si appropria, è -sola capace di ajutare e spalleggiare utilmente la truppa assoldata. -Ma nessuna forma di Guardia civica, nessun ordinamento -di bande, nessun artificio di tattica può reggere e -prevalere contro un nemico assai poderoso, quando non vi -sia esercito, o vi sia troppo scarso e troppo male assettato: e -chi non sente tal verità, cade in errore grave e funesto, e di -cui troppo tardi dovremmo pentirci. Le cure, adunque, del -governo e della Consulta sieno pur volte eziandio inverso -le truppe di linea: ne crescano quanto si può il numero; le -forniscano di buoni ufficiali, e di numerose e valide artiglierie; -le addestrino ed esercitino ad ogni fazione, ad ogni fatica; -le scaldino e confermino tuttavia ne' nobili sentimenti -di nazionalità e di onore. -</p> - -<h4>VIII.</h4> - -<p> -Deputato delle città Metaurensi! nell'opere e ne' consigli -vostri sta ora collocata gran parte di nostra salute, anzi -gran parte della salute d'Italia; perchè, a similitudine -de' tempi antichi, l'Italia torna maravigliata a girar lo -sguardo inverso di Roma; e l'esempio che di là muove e risplende, -i volenti attrae e i non volenti trascina. Per ciò, la -preghiera ultima che vi addirizziamo, si è di considerare in -ogni proposta e in ogni deliberazione non che il bene de' popoli -pontificj, ma le relazioni e i legami altresì che aver possono -quelle col bene e il risorgimento della patria comune. -In questo tempo medesimo che vi parliamo, ci giunge nuova -che la lega doganale proposta fra Roma, Firenze e Torino, -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -viene dai principi contraenti accettata e decretata. Noi in tal -fatto riconosciamo con giubilo il cominciamento e la caparra -d'una Confederazione italica, da cui tutti trarremo, ajutandoci -Dio, la forza e la dignità di nazione; trarremo l'alterezza, -il coraggio, gli spiriti bellicosi, il gagliardo operare, -l'audace intraprendere de' popoli grandi. A voi spetta, con la -bontà e opportunità de' consigli, di preparare a tale evento -fortunato e desideratissimo tutte le vie e tutte le agevolezze. -Con questa intenzione noi vorremmo (per pure indicarvi alcuna -particolarità) che ai principi della lega fosse proposta e -raccomandata la conformità perfetta della moneta e quella -dei pesi e delle misure. Vorremmo che fosser pregati a -sbassare di comune accordo la tassa sulle lettere, e a istituire -in comune pubbliche mostre annuali di arti e manifatture, -cangiando di luogo come per li congressi scientifici si costuma, -e premiando i più meritevoli con medaglie e scritte a -nome della lega. Vorremmo parimenti, che a nome di lei una -bandiera s'inalberasse su tutte le navi pertinenti ai tre Stati -e a quelli che accederanno, e la quale correndo su i mari e -spiegandosi dentro i porti annunciasse al mondo questo fatto -novissimo e quasi insperato: che, cioè, la nazione italiana -esiste, e che è in via di raccogliere e ricongiungere pacificamente -tutte le membra intorno al sacrosanto suo capo, che è -Roma. -</p> - -<p class="indl"> -Il 25 di novembre del 1847. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -</p> - -<h3 id="giornlega">PROGRAMMA DEL GIORNALE <i>LA LEGA ITALIANA</i> -<span class="smaller">CHE PUBBLICAVASI IN GENOVA.</span></h3> -</div> - -<p> -Dal titolo che apponiamo a questo Giornale subito vien -conosciuto che il fine peculiare a cui si studia di giungere, e -per cui distinguesi da molti altri, egli è di promuovere con -mezzi legittimi, e per quanto l'opera d'inchiostro il può fare, -una Lega Italiana, che da parziale ed economica quale al -presente la vogliono, divenga generale e politica, e le si -possa attribuire il nome di santa con molto maggior ragione -ed effetto, che a quella tentata (or fa trecent'anni) contro -alla prepotenza di Carlo V. Per fermo, l'impresa forse -migliore e più elementata di bontà e di religione che valgono -gli uomini ad attuare in ordine alla politica, a noi par -quella di ajutare gagliardamente un popolo a costituirsi e -durare in essere di nazione. Conciossiachè, come in ciascuna -città e provincia la comodezza del viver comune si origina -principalmente dalla varietà delle industrie, delle attitudini -e degli uffici tra i cittadini, così il bene e l'avanzamento -dell'uman genere, più che dall'altre cose, risulta dalla varietà -dell'indole e dei costumi che tra le nazioni interviene. -Ondechè, ogni popolo giunto a potere e saper vivere di vita -propria e spontanea, e però ad assumere le forme ingenite e -qualitative di mente e di cuore che sortì da natura, accresce -a tutta la stirpe umana nuove specie di facoltà operose -e fruttifere, e nuove sembianze e virtù di civile perfezionamento. -Perciò, chiunque partecipa e suda a produrre e dar -compitezza a un fermo e perpetuo stato di nazione, visibilmente -obbedisce un decreto de' più solenni e più manifesti di -Provvidenza; e per contrario, chi gli si oppone, reo diventa, -per così dire, di umanità lesa e tradita, e si affatica di sformare -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -e di rompere l'organo più efficace e maraviglioso dell'universal -bene, e che stava in modi specialissimi prepensato e -preordinato nell'idea eterna della vita sociale del mondo. -Da questo procede, che promovendo noi e ajutando (per -quanto i privati il possono) la Lega Italiana, noi effettualmente -ajutiamo un'opera santa; essendo che nelle presenti -condizioni di nostra patria, niuna cosa può meglio d'una -confederazione giovare al fatto finale e massimo della <i>nazionalità</i>. -Egli s'intende, nè sembra mestieri il significarlo, -che noi desideriamo a un tempo medesimo di crescere e di -solidare l'unione degli animi e delle azioni, stantechè ella -sia il cemento primo e vero della lega politica, come questa -a rincontro non pure dilata, riconferma e riaccresce l'unione, -ma la conduce a presto e abbondevolmente fruttificare; e -sì dall'una e sì dall'altra dee, come da radici validissime e -profondissime, rampollare e fiorire la compiuta e vera italianità, -già disposta e iniziata dalla natura, sancita dalla gloria -del nome romano, consacrata dalla unicità di religione e -di culto, maturata dal tempo e dalle stesse sventure, assentita -e predestinata dai cieli, a cui piace di suscitare per -la quinta fiata i figliuoli<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a> di questa terra veneranda e famosa -a compire alcun gran prodigio di civiltà, in profitto e splendore -di tutta l'umana repubblica. -</p> - -<p> -Dappoichè la fortuna, o, meglio, la Provvidenza pone in -arbitrio d'ogni buon cittadino l'adoperarsi con utilità copiosa -e attuale al cominciato risorgimento d'Italia, vogliono -la prudenza e il dovere, che, messe in disparte le speranze -troppo ambiziose e troppo fantastiche di cui ricreavasi e -consolavasi la nostra mente nell'inerzia del servaggio, ora -si badi con maggior diligenza alla realtà delle cose, e lasciato -il nudo possibile, addirizziamo l'intelletto al certo od al -molto probabile. L'Italia è da secoli divisa e rotta in più -Stati, ed ha fra essi poca o veruna comunanza di vita politica: -per la qual cosa, non potendosi toglier di mezzo le divisioni, -e volendo pure che l'Italia sia una quanto è fattibile -mai, rimane che noi ci acconciamo a quella forma di -unità che sola può coesistere con la pluralità degli Stati: -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -cioè ad una confederazione la più stretta, la più omogenea, -e la meglio ordinata che dar si possa. A questa, dunque, intenderemo -con tutto l'animo e tutto l'ingegno; e talora con -l'autorità della storia, tal'altra col ragionamento, più -spesso con le induzioni chiare ed aperte che gli avvenimenti -quotidiani suggeriranno per sè medesimi, sforzeremoci di -conseguire che il concetto di una Lega Italiana politica divenga -nella mente de' popoli segno e simbolo di nazione, e -desiderio intenso ed inestinguibile; e in quella dei principi, -un'alta necessità di fatto, pericolosa a combattere, profittevole -ad accettare. -</p> - -<p> -Duole ed affligge il pensiero che di tal lega debbano per -al presente rimanere esclusi i nostri fratelli Lombardi, che -sono pur quelli da cui tragghiamo un esempio di lega antichissimo -e non superabile di valore e di gloria, e il quale -con la pienezza e felicità del successo ne persuade l'utilità -d'un nuovo nazionale confederamento. Ma, per l'amore e la -fede che l'altre Provincie italiane portano ad essi, ed essi a -tutte quelle, e per la speranza che abbiamo comune del -compiuto affrancamento d'Italia, riuscirà caro ai Lombardi -che pur senza loro noi ci stringiamo e ci colleghiamo, affine -principalmente di poterli con men ritardo e maggior sicurezza -raccorre e abbracciare al banchetto sacro della conquistata -nazionalità. -</p> - -<p> -Di un altro subbietto importante prenderà cura e farà -studio particolare ed assiduo il nostro foglio periodico, e questo -è l'ammendamento, l'educazione ed il bene stare del -popol minuto. Imperocchè, come la lega politica delle Provincie -italiane discuopresi, al giudicio nostro, qual mezzo appositissimo, -ed anzi di tutti il migliore ed il massimo, che -nelle condizioni odierne ci può menare all'indipendenza e al -vero essere di nazione; del pari, nell'educazione morale e -intellettuale del popol minuto a noi si lascia conoscere il -mezzo più attivo e lo strumento più addatto ed usabile per -conseguire essa lega, e le altre maggiori felicità e grandezze -italiane. E per fermo, nessuna cosa di gran momento viene -attuata nel mondo senza l'animo e le braccia del popolo, -e unicamente da lui riceverà la nostra carissima patria redenzione -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -certa e finale. E se ciò è vero per ogni dove, in -Italia è assai davvantaggio: perchè di là dalle Alpi e dal -mare si legge e si trova che la maggior parte degl'istituti e -delle glorie nazionali più ragguardevoli riconoscono l'origine -loro dai principi, dalla cavalleria e dagli ordini privilegiati; -ma in Italia, per lo contrario, autore od iniziatore primo -di tutte le nostre glorie fu il popolo. Quindi dovremmo per -semplice utilità e cautela politica voltare le cure e i pensieri -alla parte sua più valida e più numerosa, che è pure la men -fortunata, dove lo spirito del Vangelo e l'umanità dei nostri -tempi ad obbligo stretto e incessante non ce lo ascrivessero. -</p> - -<p> -Abbiamo definito in breve quello che di speciale e di -proprio intende fare la nostra effemeride. Seguita che diciamo -alquante parole intorno alla sua ragion generale. -</p> - -<p> -Nel giorno in cui la saggezza del principe concede ai -popoli una franca discussione ed esaminazione degli atti -pubblici, il regno della violenza e del cieco arbitrio ha suo -termine; ed ogni potere materiale ed irrazionale viene dispossessato -e surrogato dalla forza spiritualissima dell'opinione. -In quel giorno fortunato, ogni buon cittadino, giusta i limiti di -sue facoltà, sente la necessità e il debito insieme di promuovere -e addirizzare le credenze, le cogitazioni, i pareri ed i sentimenti -della moltitudine, e accostarli a quella sapienza attiva -che è l'apice della perfezione civile. A tale ufficio d'illuminare -e addirizzare le menti a rispetto della politica e d'ogni -condizione assai rilevante del viver comune, noi pure intendiamo -di dar l'opera nostra con quante forze ci ha fornito -natura; e d'un ufficio siffatto scorgiamo assai chiaramente -la somma importanza e solennità, le malagevolezze e -i pericoli. Noi sentiam bene, ch'esso è una specie di magistrato, -da cui si assume nel nostro secolo gran parte di -quella dignità e santità di carattere la qual risiedeva nel tribunale -censorio delle antiche repubbliche. Noi, quindi, procacceremo -con ogni industria, che se non l'altezza degli -studi e la pellegrinità del sapere, la purezza almeno delle -intenzioni e lo zelo dell'operare rispondano più che mediocremente -al concetto di ciò che debb'essere lo scrittore entrato -ad illuminare e condurre i pensamenti e le credenze -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -del popolo. Per lungo disuso, è pressochè venuto meno all'Italia -il senso pratico delle faccende politiche, e i figli suoi -si ridestano quasi parvoli e adolescenti in mezzo a nazioni -adulte e mature: e d'altra parte, il comune nostro decoro, -le stupende rammemoranze di età gloriosissime, il viluppo -strano de' casi che corrono, la necessità del premunirsi e -difendersi richieggono da tutti noi una vigorosa e precoce -virilità. Noi con questa considerazione pigliamo speranza che -i leggitori del nostro foglio non vorranno di leggieri accusarci -nè di presunzione nè d'ignoranza; chè presumere ci -bisogna per la salute comune, e saper bene non possiamo ciò -che l'esperienza, l'uso e le occasioni sole ne insegnano. -</p> - -<p> -In due modi suole un giornale politico informare e dirigere -la mente ed il senso pubblico: prima col farsi o annunziatore -pronto e fedele, o raccontatore veridico e giudizioso -degli avvenimenti quotidiani; poi, col discutere sottilmente -quel che rilevano, indagarne le cagioni riposte, predirne -gli effetti remoti, e far tutto ciò col lume e i principii -d'un'alta filosofia civile. Noi, dunque, ambedue queste cose ci -studieremo di adempiere secondo nostro potere, e con l'aiuto -efficace de' nostri amici e rispondenti. Noi cureremo sempre -di attinger le nuove alle fonti sincere, e col nostro privato -carteggio suppliremo spesso al silenzio e all'insufficienza -delle gazzette. Nè le notizie si stringeranno nel cerchio -della politica, ma sì farem luogo a quelle altre molte e diverse -che importa all'universale di possedere, ed hanno lor -parte notabile nella vita comune. -</p> - -<p> -A rispetto, poi, del pesar bene il valore dei fatti, scoprirne -le cagioni e le conseguenze, cavarne le massime direttive, -e raddurre il tutto agli assiomi della scienza di stato -e alle teoriche della civile filosofia, i compilatori avranno -mente di conciliare del continuo la pratica colla speculativa; -e, per quanto sarà lor dato, eserciterannosi a scorrere con -sicurezza e per vie larghe e spedite dalla esamina degli avvenimenti -alla contemplazione de' principii; e viceversa, dal -concetto delle teoriche astratte ed universali alle applicazioni -certe, particolari e feconde. Noi ci farem debito altresì di narrare -e scrutare i casi correnti con animo affatto imparziale, -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -e con giudicio non infiammato e preoccupato da passioni di -parte e da bollori di fantasia; e però saremo avversi ad -ogni ingiustizia, ad ogni eccesso, ad ogni esagerazione -così in risguardo de' governi come de' governati: essendo -che non s'agogna da noi quel favor popolare il quale è -acquistato e meglio diremmo comprato col piaggiare continuo -il volgo e le sue passioni, e maneggiando tutto dì le -arti tribunizie; ma desideriamo invece di conseguire quell'autorità -e quella stima che cresce occulta e lentissima, -che dai tristi è combattuta e dagli avventati è mal sofferta -ed acconsentita, ma che alla perfine sovrasta alla malvagità -degli uni e alle esorbitanze degli altri, e serve come -di aroma prezioso a serbare intatto ed incorruttibile un -nome di là dal sepolcro. Soprattutto ci asterremo (per parlare -alla moderna) dalle personalità; nè mai la indignazione -nostra si verserà sull'uomo, ma bensì sull'azione in astratto -considerata, e a riscontro d'alcun documento morale o politico. -La qual moderanza e giustizia a noi riuscirà non -molto difficile, dacchè le azioni malvage e gli affetti bassi -e torbidi sempre ci hanno svegliato più compassione che -sdegno; e quanto le sorti universe del genere umano e l'attuazione -de' sommi principii e la loro abbondevole fruttificazione -ci sembrano cosa grande e degnissima d'ogni -onorata fatica, altrettanto gli individui ci appajono leggier -cosa, e non quasi mai meritevoli dell'odio del saggio. Per le -ragioni medesime, e guardando sempre ad effettuare l'utile -pubblico e giudicare imparzialmente uomini e cose, noi ci -pregieremo di dare leale ajuto e libera lode al governo, -ognora che gli piacerà di accrescere e di caldeggiare il sentimento -nazionale, e proseguire animoso nelle riforme. Ma -non dubiteremo del pari di contraddirgli <i>legalmente</i> qualora -se ne dilungasse o in tutto od in parte: e quando (il che per -lo certo non accadrà) l'opposizione nostra sincera e dignitosa -diventasse impossibile; esauriti innanzi, fino ai termini -ultimi delle leggi, tutti i rimedii, gli spedienti e i partiti -che lo zelo di buon cittadino sa rinvenire, il periodico nostro -cesserebbe di uscire in luce. Così noi speriamo di concordare -la moderazione e il vigore, la legalità e il coraggio. -<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> -E perchè di questa parola moderazione vien frequentissimo -l'uso, ma la significazione sua scorre varia e indefinita per -gl'intelletti; a noi giova di dichiarare, che domandiamo improvide -e immoderate tutte quelle opinioni le quali, impazienti -di rimanere in essere di concetto e di desiderio, discendendo -dall'ideale al reale, oltrepassano e turbano ciò -che nell'atto presente si fa praticabile, e però è duraturo e -fecondo del meglio. Similmente, noi domandiamo improvide -e immoderate quelle imprese e quei fatti che conducono -a travalicare i termini della legalità; la quale benchè negli -Stati della Lega sia peranche molto imperfetta, pur tuttavia -non nasconde e non confonde siffattamente i suoi limiti, da -lasciare incerto e pauroso l'uomo dabbene e il leal cittadino. -In un popolo vissuto per qualche secolo sotto la forza e -l'autorità dittatoria, sdegnoso sempre del servire, ma sempre -ignaro de' proprii diritti e doveri, niun sentimento è -più malagevole a insinuare e insieme più necessario del rispetto -e quasi diremmo del culto sacro inverso la legge: al -qual culto (abbia luogo la verità) appena cominciano ad avvezzarsi -i suoi sacerdoti medesimi. E perciò, noi raccomanderemo -continuo così al popolo come ai principi, così ai -magistrati come alla plebe, la piena e ottemperante venerazione -alla legge, che è il Dio dello Stato. -</p> - -<p> -Egli non è possibile ad una nazione la qual, risorgendo, -à consapevolezza e fede e ardimento d'incominciare un'epoca -nuova, fidarsi unicamente nella virtù degli instinti, e -moversi e operare secondo che danno i tempi ed i casi. Ma -le occorre bensì di conoscere con sufficiente chiarezza ove -s'inoltra e ove tende, e quello che più le conviene desiderare -ed ambire; nè può negarsi, che tanto procederà men dubiosa -nel suo cammino ancora intentato, quanto meglio i -suoi savj le porranno distinto e ben divisato in sugli occhi -il disegno intero dei grandi e varj edifizj di civiltà e di -scienza che dee lunghesso la via costruire, e su vaste e incrollabili -fondamenta innalzare. E noi pure porgerem mano -a lineare e colorire (quanto cel concederà l'intelletto) quell'arduo -disegno; e ciò adempiremo col ricercare dapprima -le condizioni odierne d'Italia e alle passate paragonarle; -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -poi coll'investigare quello che prossimamente debbono riuscire: -nè tali due specie d'indagini imprenderemo senza -aver risguardo continuo alla storia delle altre nazioni, all'essere -e fortuna loro presente, alle attinenze che ha l'Italia -con esse; e in più special modo, all'influsso ed ingerimento -morale ch'ella sta forse per ripigliare su tutto quanto -il mondo cristiano e civile col nuovo risvegliamento suo; ed -infine, al concetto speculativo che i filosofi politici vannosi -componendo di tutto insieme il progredimento sociale e la -vita dell'umanità. -</p> - -<p> -Di cotal vita è sì gran porzione oggigiorno l'economia -pubblica, sì poderose diventano le nazioni per attività di traffichi -e ampiezza di commerci; tanto gl'ingegni si assottigliano -e si travagliano a raffinare le arti e moltiplicare le macchine; -tante questioni nuove di scienza da ciò scaturiscono, -massime intorno al sostentamento dell'infimo popolo e all'equa -distribuzione delle ricchezze; che a noi non si fa lecito -di pretermettere alcuna di queste materie, o di sol toccarle -di passata e per incidente: e però noi deliberiamo di porle -sovente ad oggetto particolare delle meditazioni e disamine -nostre, e raccogliere con accuratezza minuta i fatti e le notizie -ad esse attinenti. -</p> - -<p> -Degli eserciti e delle marinerie italiane parleremo tanto -più spesso e più volentieri, quanto il nostro giornale compare -nella provincia meglio agguerrita della Penisola, e in una -città che tien viva memoria dell'avere spiegato una bandiera -famosa e temuta su tutti i mari. -</p> - -<p> -Faremo eziandio occupazione nostra frequente gli studj -e i metodi insegnativi; e delle lettere e delle arti geniali -terremo discorso ognora che le faccende politiche ne lasceranno -spazio e opportunità. Alle genti italiane, ricordevoli di -loro grandezze non ancora eccedute da alcuno, è forse difficile -il ricuperare tanto animo ed alacrità e si ferma perduranza -in ogni proposito, quanto ne fa mestieri a rigenerare tutto -l'essere proprio morale, qualora non sorga loro in mente la -speranza generosa e il concetto magnanimo di non solo raggiungere -le nazioni più progredite nel corso della civiltà, ma -in qualche parte almeno di oltrepassarle e di primeggiare. E -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -ciò proviene eziandio da questo, che la civiltà conseguíta in -effetto dagli altri popoli si scorge e si misura quanta è, e molti -e gravi errori vi si discuoprono: ma la speranza del primeggiare -inchiude una grandezza invisibile e immensurabile, e -perciò risponde assai bene a quella eccellenza ideale e a quell'infinito -di perfezione, che solo riempie ed infiamma l'attività -e l'ambizione innata e sublime dello spirito umano. Ora, per -nostro giudicio, sono peranche molto remoti da noi que' tempi -in cui l'Italia ridiverrà formidabile ad ogni popolo con gli -eserciti e colle armate, ovvero li supererà nei commerci, nelle -manifatture e nelle ricchezze. Ma il primato della sapienza -civile, e l'imperio altresì delle lettere e delle arti geniali, nessuno -può toglierci se noi fermamente il vorremo; dacchè la -natura ci à nelle virtù della mente e nell'arcana intuizione -del bello sopra ogni nazione privilegiati. In trattenerci, adunque, -con grande amore a discorrere così degli studj pubblici -come d'ogni incremento e progresso di qual sia parte dello -scibile, noi farem opera singolarmente di buoni cittadini, e -d'avveduti e prudenti statisti; e in ciò pure avremo animo -di avviare gl'ingegni all'amore e al culto delle memorie -patrie e delle dottrine italiane, e al saper rappiccare il filo -delle tradizioni nostre letterarie ed estetiche, e ad imprimere -in ogni fattura della mente i segni e le impronte dell'indole -nazionale. Per ultima cosa, noi promettiamo a tutti coloro che -volgerannosi al nostro giornale sì con gli occhi e sì col buon -animo, che niuna fatica, niuno studio, niuna diligenza, niuna -parte di zelo sarà da noi trascurata per sollevar quello all'altezza -e alla dignità de' nuovi tempi e dell'Italiana rigenerazione: -la quale, dopo tante sventure e tantissime lacrime, -standoci alla perfine presente, e non ricercando per divenire -compiuta e fruttifera se non l'operosità incessante e l'annegazione -sincera e serena dei buoni, chi si fermasse tra via, -ovvero nell'impresa magnanima tramischiasse affetti privati, -proverebbe di essere stato per innanzi non più che un ipocrita -di libertà, e tanto spregio e abbominio si mercherebbe, -quanto, concedendolo Iddio, il nome d'Italiano verrà racquistando -d'autorità, di venerazione e di gloria. -</p> - -<p class="indl"> -Genova, il 5 di gennajo del 1848. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<h3 id="mil48">FATTI DI MILANO NEL GENNAJO 1848.</h3> -</div> - -<p class="indr"> -15 gennajo 1848. -</p> - -<p> -Abbiamo da testimonio oculare e degno di tutta fede -una narrazione esatta e minuta dei deplorevoli casi succeduti -in Milano dal 2 al 5 del mese andante. A noi par bene di -farla conoscere intera, perchè in quegli avvenimenti ogni -cosa è stata grave e afflittiva, e l'Italia debbe sdegnarsene -e condolersene profondamente. -</p> - -<p> -Nella mattina del 2, per effetto del divieto che il popolo -milanese ha posto a sè stesso, non incontravasi per le vie -persona che fumasse tabacco. Ma sulle undici ore uscirono -fumando i commissarii di <i>polizia</i>, parte travestiti e parte in -divisa, e seguitati da poliziotti. La plebe traea lor dietro in -frotta ma silenziosa, e i commissarii voltandosi a quella e -parlandole in isconci modi, troppo bene la provocavano, dicendo, -in fra le altre cose: <i>vedete che noi fumiamo, e a nessuno di -voi dà l'animo d'impedirlo</i>. A questo il popolo rispondeva con -mormorii e con suono di fischiate. Allora i commissarii ed i <i>poliziotti</i> -agguantavano parecchi che li seguivano più d'accosto, -menandoli in luogo d'arresto. Ma ciò non disperdendo la folla, -ed anzi ingrossandola, quelli incominciarono a malmenare -ed anche a percuotere; e verso le quattro dipoi meriggie, come -moltiplicavano le pattuglie de' <i>poliziotti</i>, così crebbero ancora -i maltrattamenti; a segno che i capi del Municipio e parecchi -cittadini de' più notabili turbandosene ed affliggendosene, -lasciate le case loro, s'introdussero alla spicciolata in mezzo -alla moltitudine, affine d'interporsi autorevolmente fra essa -e le pattuglie. -</p> - -<p> -Adempiendosi cotale ufficio pietoso e lodevolissimo dallo -stesso Podestà di Milano conte Casati, ei venne violentemente -percosso in viso e quindi arrestato. Poco dopo, essendo molte -persone civili adunate in contrada Santa Margherita contigua -al maggior teatro, i gendarmi a cavallo fieramente le caricavano; -e perchè quelle s'erano ricoverate di là da' quei pilastrini -che reggono le catene intorno al detto teatro, furono -pure colà investite dai cacciatori tirolesi, schierati dietro i cavalli -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -dei gendarmi. Fra questo tempo, il conte Casati già riconosciuto -e sciolto e presto raggiunto dai suoi colleghi, -lagnavasi con giustissima indignazione degli strapazzi sofferti -da lui e dal popolo; e ricevendo dal Torresani, direttore di -polizia, parole vane e mendicate di scusa, si recò dal conte -di Spaur, governatore generale di Lombardia. Questi mostratosi -dolentissimo dell'accaduto, negava risolutamente di averci -parte, e sosteneva che quelle cose non erano di sua pertinenza -e non ci poteva quasi nulla. -</p> - -<p> -Così compievasi la giornata del 2. Il dì dopo era nella -gente civile molta sollecitudine di conoscere le risposte de' superiori, -ma il popolo minuto mantenevasi in quiete. -</p> - -<p> -Quando, alle tre dipoi meriggie, la polizia fece appiccare -su tutti i canti un avviso, che cominciava con queste false e -calunniose parole: — «Gente <i>irrequieta e facinorosa</i>...... osava -jeri d'<i>ingiuriare</i> in pubblico tranquilli abitanti per impedir -loro l'uso innocente del fumare tabacco, e ardiva di -farlo anche attruppandosi, <i>e violentando</i> i passaggeri colti -a fumare.» — Alcuno di tali avvisi fu spiccato o lacerato -forse per ira, ed altri il furono con poca o nessuna malizia -da que' monelli che, in Milano singolarmente, usano di ciò -fare su tutti i muri e d'ogni maniera di stampe. E qui non -è da tacere d'un grave accidente; e ciò è, che un agente di -polizia, colto un ragazzo nell'atto di squarciare l'avviso, lasciossi -andare alla ferocia di percuoterlo con uno stile: il -qual fatto affermano e testimoniano cittadini onorevolissimi, -che di presente ne hanno scritta una giuridica deposizione. -</p> - -<p> -In quel tempo medesimo, uscivano dal Castello pattuglie -di dragoni a cavallo, comandate da soli sotto-uffiziali: e da -esso Castello e dalle caserme uscivano a torme ed alla rinfusa -da circa tremila soldati, ben caldi dal vino e con in bocca i -sigari accesi. A costoro erano stati pagati, qualche ora innanzi, -denari di soldo per otto dì, e regalati parecchi sigari e offerto -vino e acquavite. L'<i>ordine del giorno</i> esentavali dalla chiama, -e gli invitava a difendere e conservare la dignità della milizia -contro a pochi perturbatori i quali pretendevano di por divieto -al fumare. Mossero sbandati per le più popolose strade, -e spargendosi nei caffè e nelle bettole, incitavano ogni sorta -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -di gente con lazzi, contumelie e mal viso. Sulle prime, la -plebe guardando e udendo quegli sbrigliati, maravigliava; -poi, tratta da curiosità più che da altra passione, si mise lor -dietro. Ma irritata di mano in mano da quelle ingiurie e soprusi -che vedea fare, cominciò a mormorare e a gittar fischi -come il dì innanzi. Ed ecco le pattuglie si avventano a caricare, -gli agenti di polizia e i soldati sciolti snudano le sciable -e menano colpi alla cieca. Non è duello nè zuffa, ma è rabbia -e furia bestiale contro ad inermi e non resistenti. Qual tumulto -ne seguisse, quali strida ferissero l'aria, di che dolore -e squallore si riempisse di subito la città, non mi proverò -a raccontare. Dai rapporti più esatti degli spedali risulta, che -v'ebbe dieci morti, e che i feriti sommavano molte dozzine. -Tra primi è il consiglier d'appello Carlo Manganini, il quale, -percosso in capo da due fendenti, spirò sugli scalini della Galleria -De Cristoforis. Era uomo sessagenario e quietissimo. Alcuni -manovali del carrozziere Giuseppe Sala, uscendo dalla officina -per girsi a coricare e scontrandosi in una di quelle -furiose pattuglie, furono strapazzati e pesti in maniera, che tre -sono morti. Il cuoco stesso del conte di Fiquelmont, in sull'entrare -che faceva da un salumajo a fornire sue spese, venne assalito -ed ucciso. In tal modo macellavansi i cittadini; ed in -quel mentre stesso, il polacco maresciallo Radetski gozzovigliava -insieme col generale Scenatz e certo Vociacoschi, polacco -esso pure; e tutti e tre insieme ad ogni vittima nuova -che lor s'annunziava, mescevano e tracannavano. Nè la notte -pose termine pienamente a quella soldatesca licenza, tanto -che nelle vie più remote sull'ora tardissima scorrevano ancora -que' mascalzoni, così avvinazzati e rabbiosi com'erano, -minacciando e imprecando; e guai se taluno s'imbatteva per -caso in essi. -</p> - -<p> -Nei dì 4 e 5 si rinnovarono alcune violenze, e fu tra gli -altri ferito un famiglio di casa Litta. In que' giorni similmente -scoppiò profonda ed universale la indignazione, non -che de' giovani e de' più risentiti, ma di qualunque persona -paziente, rassegnata e sommessa. È curioso a sapersi, che il -Fiquelmont, come lo Spaur, lavasi le mani di tutti quei -fatti, e va dichiarando di non avere facoltà e commissione -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -bastevole per li casi urgenti e straordinarii. Il 5, una deputazione -composta d'uomini i più ragguardevoli, fra' quali -l'arcivescovo di Milano, il conte Borromeo, il conte Giorgio -Giulini e taluni altri, presentaronsi al Vicerè, il quale accolseli -secondo l'usanza con aria molto benigna; promise di -fare e di dire, e ciò pure secondo l'usanza; e congedandoli, -ripetè loro la canzone medesima dello Spaur e del Fiquelmont, -cioè a dire che non possedeva facoltà sufficienti: la -qual cosa mena a concludere, che i Milanesi in que' tristissimi -giorni non avevano chi li potesse salvare, e tutti li potevano -invece ammazzare. -</p> - -<p> -In quella sera medesima fu pubblicato dal Vicerè un -suo proclama, unto d'un po' di miele e promettitore di riforme: -ma non pertanto, nella notte à, con grande apparecchio -di truppa, fatto chiudere il <i>Club</i> ove radunavansi i giovani -a legger gazzette, e a discorrere di Pio IX e della Lega -Italiana. -</p> - -<p> -Troncando gran numero di osservazioni che subito corrono -in mente a chi legge e considera parte per parte la -qui data narrazione, noi ci stringeremo a notare, che nel -popolo milanese mai non è sorta la volontà di uscire dai -termini della legge, e che il mormorare e fischiar della plebe -furono picciol effetto della molta provocazione. -</p> - -<p> -Secondamente avvertiamo, che il sentirsi la moltitudine -chiamare dal Torresani <i>gente irrequieta e facinorosa</i>, dovè -inacerbirla oltremodo, e che lo strappare su pei canti alcuna -copia dell'Avviso fu parimente picciolissimo effetto allato -alla grave ingiuria: ed in ogni modo, doveansi punire di ciò -i pochi operatori del fatto, e non altri. -</p> - -<p> -Di quindi procede che la illegalità ricade tutta quanta -sulla Polizia, e su coloro che hanno sguinzagliata la truppa -e menatala a infierire contro un popolo inerme, e il quale -negli atti medesimi di resistenza che volea compiere, tenevasi -ordinato e pacifico. -</p> - -<p> -Da ultimo, ci giova molto di sapere, che tutti i particolari -di quelle violenze e ferocie non iscusate da veruna necessità, -accesero tanto sdegno e corruccio, che gli animi più -rimessi e per condizione più dipendenti hanno posta da lato -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -la longanimità e la pazienza, e sonosi ricordati soltanto d'essere -uomini e cittadini. -</p> - -<p> -A noi giunge notizia certissima, che non pochi impiegati -italiani, e fra questi il consigliere di governo Decio, -uomo mitissimo e fedelissimo, dopo avere tentato senza alcun -frutto di conseguire soddisfazione e riparo di quegli -eccessi, hanno pregato che si accettasse la loro rinunzia. Il -signor Bellati, Prefetto di Milano, il quale quindici giorni or -sono ricusando di sottoscrivere la protesta della Congregazione -comunitativa cadeva in tristo concetto appresso del -popolo, convocata di poi la Deputazione provinciale, chiedea -piangendo e scusa e indulgenza; e ad alta voce leggeva a -quella un rapporto, in cui, rappresentata la indegnità ed -enormità degli ultimi fatti, concludeva dicendo: «e devesi -maggiormente prestare orecchio e credenza al rapporto -d'un impiegato il quale, sol per servire con zelo il governo -di S. M. I., s'è quasichè attirata addosso la esecrazione -de' suoi patrioti.» -</p> - -<p> -Infine, dal racconto qui sovrapposto si scorge, che alcuni -ingegni perversi vorrebbero sperimentare nel regno -Lombardo-Veneto un modo di reprimento diverso nella specie -ma simile nella ferocia a quello usato, sono appena due -anni, in Galizia. Ma i Lombardi, come si vede, nè cospirano -nè si atterriscono. Nel paese loro non v'ha servi di -gleba, non v'ha classi nè ordini che si nimicano; e la prepotenza -e bestialità soldatesca, qualora volesse farsi durevole -e abituale, affogherebbe nel proprio sangue, non nell'altrui. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="ordmun">DELL'ORDINAMENTO NUOVO DE' MUNICIPJ.</h3> - -<p class="indr"> -15 gennajo 1848. -</p> - -<p> -Tutti tre i principi nostri riformatori ànno avanti ogni -cosa pensato a riordinare i Comuni: nel che si vennero mostrando -e avveduti e provvidissimi. Il primo, perchè quelle -riforme sono accettate più volentieri, le quali toccano gl'interessi -<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> -prossimi e cotidiani del maggior numero; il secondo, -perchè incominciare dal porre sesto e regola al tutto, innanzi -di aver bene e fermamente composte le parti, tanto varrebbe -per avventura quanto il costruire e l'architettare non badando -per niente alla forma e acconcezza de' materiali. Nello -Stato della Chiesa il Municipio nuovo romano è già in atto e -in autorità: così volle Pio IX, del quale veramente diranno -i posteri, che <i>romanam restituit rem</i>. Fino poi dall'aprile dell'anno -poc'anzi cessato, una circolare del Cardinal Gizzi -raccomandava in ispecial modo alla cura e meditazione dei -deputati delle provincie l'ordinamento dei Municipj. In Toscana, -alli 25 di questo vertente mese, vedremo adunata una -Conferenza di sindaci e altre persone notabili affine di raccogliere -i fatti, udire le informazioni, conoscere i desiderj -de' popoli, e determinare le massime direttive della costituzione -municipale che là si prepara. Negli Stati Sardi, quello -che in sul cominciare di novembre fu promesso dal re in ordine -a tal subbietto, vedesi ora mantenuto con la promulgazione -del <i>Regio editto per l'amministrazione dei comuni e delle -provincie</i>. -</p> - -<p> -Noi di questo Editto parleremo tra breve, con la ponderazione -e maturità di giudicio che si conviene in tali argomenti. -Oggi basterà l'accennare i punti cardinali che porgono -il primo criterio e le prime norme per esaminar bene così il -fatto come il da farsi; e ciò non solo in Piemonte e in Liguria, -ma eziandio negli altri Stati della Penisola. Conciossiachè -sarà intento particolare di questo giornale il discorrere con -egual cura, e (secondo sue forze) con egual cognizione, di tutte -insieme le Provincie italiane e di quelle della Lega segnatamente. -</p> - -<p> -Ottima cosa è certo da reputarsi, che tutti tre i principi -riformatori partecipino a questo concetto speciale intorno alle -istituzioni comunitative; e ciò è, ch'elle debbono venir fondate -con ordini elettivi larghissimi, e coi principj assoluti dell'uguaglianza -civile. Nè per rispetto alla larghezza elettiva -potrebbesi forse desiderare o più o meglio di quello che si -prescrive nell'Editto di re Carlo Alberto. Ma non deesi porre -in dimenticanza, che tale franchigia può divenire angusta e -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -povera negli effetti, qualora da un lato il numero de' consiglieri -comunitativi sia grande e quello degli elettori grandissimo, -e dall'altro sieno circoscritte e inceppate le facoltà -e pertinenze di essi consiglieri. Onde gli è da considerare, -per la libertà dei Comuni e insieme la spontaneità e il frutto -delle opere loro, qual cosa nel fatto e nell'uso torni migliore: -se il numero degli elettori larghissimo e più legate le facoltà, -ovvero più ristretto quel numero e maggiore la facoltà e -scioltezza dell'operare. Per fermo, non si dà franchigia municipale -vera e fruttifera laddove non si componga di queste -tre parti essenziali; che sono: elezione popolare; giudicio e -scrutinio libero d'ogni interesse speciale e proprio del Municipio; -azione libera del suo magistrato. -</p> - -<p> -Sotto queste considerazioni, a noi sembra che non tutto -sia buono e non tutto largo e lodevole nel Motuproprio del -Santo Padre e nell'Editto di sua Maestà Sarda; e fermamente -crediamo, che molte disposizioni di tale Editto oltrepassino -quel bisogno di <i>unità</i>, di <i>uniformità</i> e di <i>connessione col Principato</i>, -che la legge ha avuto in mente di soddisfare. -</p> - -<p> -Se non che tra l'<i>Editto</i> ed il <i>Motu-proprio</i> interviene -una differenza fondamentale; essendo che il primo ha virtù -generale, perpetua ed irrevocabile; quando l'altro non dà -fondamento e principio salvochè a un istituto particolare, qual -è il municipio della sola città di Roma: e oltre a ciò, esso -dichiara più d'una volta, che le disposizioni sue dovranno -concordarsi tutte con l'universal legge riformatrice dei Comuni, -alla quale s'affrettano di por mano i deputati alla Consulta -di stato. Ei si può dire pertanto, che su tal subbietto -nulla è per anco determinato nella media Italia, e la cosa -pende tutt'ora dal senno de' principi e de' lor consultori. Il perchè, -prevenendo le nostre parole in que' paesi ogni atto deliberativo, -e però potendone ancora uscire un qualche lume e -profitto immediato, a noi cresce l'obbligo di non tener chiusa -la nostra opinione, e di significarla invece con lealtà e franchezza. -</p> - -<p> -Notiamo per prima cosa, che nel Regio Editto, ma più -molto nel Motuproprio di Pio IX, le facoltà e pertinenze del -Municipio stanno dinumerate e specificate una per una e con -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -gran minutezza: il che non accade quivi per abbondanza di -dire e a schiarimento ed esempio delle pratiche del diritto -comunitativo, ma si è fatto al fine di circoscrivere con rigore -e definire con esattezza il potere che vien largito dal Principe -a forma di privilegio; e però le cose che son taciute -non possono in guisa veruna venir sottointese in virtù di -una qualche generale franchigia in altre parti del decreto -espressa e riconosciuta: onde ripetiamo, che in ciò il Motuproprio -romano vince in istrettezza l'Editto Regio, dacchè -in questo oltre al cominciare il legislatore dal riconoscere -in universale la libertà dei Comuni, esprime nell'articolo -VIII del capo VII, che <i>il Consiglio Municipale fa gli atti -devoluti alla popolazione in massa, ed in generale delibera -su tutti gli oggetti di amministrazione locale che, eccedendo -la semplice esecuzione, non sono attribuiti al Sindaco</i>; nelle -quali parole, e segnatamente nella clausola prima pare sottinteso -il principio, che ogni qualunque atto possibile a farsi -in comune dal popolo cade sotto la deliberazione dei Consigli -Municipali. -</p> - -<p> -Ora, secondo noi, risiede nel Comune, a rispetto dello -Stato, una libertà naturale d'azione e di reggimento, appunto -come nell'individuo a rispetto del Comune. Di quindi procede -che le franchigie non gli son date dalla legge, ma sì dalla -legge sonogli assegnate le giuste limitazioni di quelle. E però, -in genere, la legge non dee (come sotto i governi feudali e -dispotici) venir numerando le speciali e singolari facoltà del -Comune e prescrivergli ciò che può, ma ciò che non può e -non dee. Noi sentiam bene, che poco importerebbero tali rassegne -e specificazioni ove s'accompagnassero con formole -generali di chiaro ed ampio significato, e in cui lucesse una -confessione piena e patente del dritto. Noi sentiamo altresì, -che parlare in nome dei principj universali del giure non è -stile e consuetudine de' <i>Motuproprj</i> e delle Carte e Statuti -alla foggia antica. Ma i tempi ricercano altro linguaggio, e -non son queste del sicuro disputazioni di grammatica. -</p> - -<p> -Da siffatto principio della libertà naturale d'azione e di -reggimento in che vive ogni Comune a rispetto dello Stato, -emerge tutta quanta la idea dell'ordinamento comunitativo -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -e delle sue piene franchigie. Per fermo, se il legislatore accoglie -nell'animo quel principio, ei non può non volere costituire -il Comune con quanta maggiore larghezza di facoltà -e d'esercizio è fattibile; appunto com'egli adopera nel dettare -le leggi e le guarentigie della libertà privata di ciascun -individuo, ai quali mai non oserebbesi di prescrivere le -specie, le condizioni e i modi dell'uso ed eziandio dell'abuso -delle proprie loro sostanze. Col principio anzidetto, -il legislatore dee confessare, che il limite alle libertà naturali -dei Municipj è segnato non dalle restrizioni governative -e ministrative arbitrarie, non dal desiderio di certa -unità fattizia e più militare assai che civile, non dalle vecchie -pragmatiche che, or sotto nome di tutela, or sotto quello -di vigilanza e di buon governo, nojosamente comprimono e -impacciano, ma bensì dalle necessità universali, e dall'ingerimento -legittimo e razionale della potestà legislativa operante -a nome della utilità vera e durevole di tutto lo Stato. -</p> - -<p> -Col principio anzidetto, si debbono volere disciolte d'ogni -legame non necessario all'ordine e alla salute comune le deliberazioni -dei Consigli municipali e l'azione dei lor magistrati. -E poichè al governo è ragionevolmente serbato d'interporre -l'autorità sua tuttavolta che il municipio o travia -dalle forme prestabilite di sua istituzione, o rompe alcuna -legge od alcun mandamento legittimo dello Stato, in qualunque -altro caso non dee far mestieri l'assentimento dei supremi -ufficiali, siccome atto con piena ragione presunto e che -vuolsi avere per compiuto. Molto meno poi fa d'uopo l'assistenza -e presenza de' supremi uffiziali alle discussioni ed alli -scrutinj comunitativi; molto meno il richieder licenza per le -ordinarie o straordinarie convocazioni de' Consigli: e il simigliante -si discorra per altri vincoli e suggezioni. Nè qui ci è -lecito di tacere, che sì in risguardo della libertà di congregarsi, -deliberare ed eseguire, sì per la libertà e speditezza d'azione -de' magistrati municipali, sì infine per la indipendenza e -dignità di loro persone, l'Editto piemontese torna senza misura -più restrittivo del Motuproprio Romano, nel quale si -legge, in fra le altre risoluzioni, che <i>l'approvazione superiore -delle deliberazioni consigliari avrà sempre luogo, tranne il caso -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -della mancanza di forme, dell'eccesso di potere e di contravvenzioni -alle leggi</i>. (<i>Titolo</i> 1. § 27.) -</p> - -<p> -E quanto è alla dignità e indipendenza del Magistrato, -non v'ha nel Motuproprio Romano neppur vestigio delle -prescrizioni del Regio Editto che qui registriamo: <i>Capo II.</i> -§ 6. <i>Il Sindaco è capo dell'amministrazione comunale ed agente -del governo.</i> § 9. <i>Il Sindaco è nominato da noi e scelto fra i consiglieri -comunali... Rimane in carica tre anni e può essere da -noi confermato.</i> § 10. <i>L'Intendente generale può sospendere i -Sindaci. Capo III.</i> § 16. <i>I Vice-sindaci sono nominati per un -anno, sulla proposta del Sindaco, dall'Intendente generale, cui -spetta di sospenderli e rivocarli.</i> -</p> - -<p> -Non ci è ignoto che la molta suggezione dei magistrati -municipali, il fluttuare de' sindaci tra il carattere cittadino -e il politico, l'intervenire continuo de' superiori negli atti -comunitativi, e la necessità del consenso e della revisione -imposta a pressochè ogni spesa ed ogni deliberazione, non -qui solamente fra noi ma durano e si perpetuano di là dall'Alpi, -appresso di una nazione la quale presume essere -specchiatissimo esempio di libertà. Queste cose sappiamo da -lungo tempo. Ma duole e pesa all'anima nostra, che volendosi -pure imitare i popoli forestieri, non sempre si scelga -il lor meglio, ma talvolta eziandio il peggiore e il più strano. -Oltrechè, le istituzioni de' popoli molto civili sono una vasta -e variatissima architettura, ove la deformità d'alcun membro -quasi scompare nella bella simmetria e acconcezza del tutto -insieme. Altrove la poca libertà dei Comuni è supplita dalla -moltissima dello Stato; ma dove questa scarseggia, par necessario -compensarla col dilatare e mallevare la vita franca -e spontanea del Municipio. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="dispfran">DISPACCI FRANCESI SULLE COSE ITALIANE.</h3> - -<p> -Il <i>Débats</i> delli 7 ci fa conoscere il testo di alcuni dispacci -intorno alle cose d'Italia mandati dal Guizot agli ambasciatori -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -e ministri, ed ora comunicati alla Camera. Sono -tre lettere al conte Rossi in Roma, una al conte Marescalchi -in Vienna ed un'altra al conte di La Rochefoucauld in Firenze; -la sesta è in forma di circolare, e l'ultima è indirizzata -al signore di Bourgoing in Torino. -</p> - -<p> -Chiunque si ponga a leggere cotesti dispacci, dee notare -a bella prima, quanto nei nostri tempi vada mutando il linguaggio -dei diplomatici, ovvero quanta diversa natura d'uomini -sia quella che amministra oggi i gran fatti politici. Per -fermo, in essi dispacci v'ha un lusso di generalità accademiche -e un dissertare così vivo e abbondevole, che la Sorbona -li accetterebbe affatto per suoi. Il secolo, adunque, è gentile -se non vigoroso; gli uomini forse non grandi, ma pieni di -facondia e filosofia. -</p> - -<p> -Noi confessiamo assai volentieri, che in tutte sette le lettere -del Guizot scorgesi aperto il buon desiderio del governo -francese pel risorgimento italiano. E di tal sentimento non può -dubitare alcuno il quale conosca la fine e classica civiltà della -Francia, e pensi che non v'è quasi villaggio colà ove non si -spieghi Virgilio ed Orazio, e non si stupisca dinnanzi alle -tele o copiate od originali di Raffaele e di Michelangelo. Del -pari risulta da quelle lettere, che il Guizot vive sempre in -grave apprensione di veder trionfare i troppo infiammati, e -sembra stimare gl'Italiani non capaci ancora di più larghe -concessioni e più sostanziali riforme. Ma d'altra parte, -com'egli ammira sinceramente la saggezza insperata del -popol romano, nè stenta ad applicare simili elogi agli altri -popoli della Penisola già ridestati, a noi pare che se ne -debba dedurre ch'essi sarebbero sufficienti a molto maggior -grado di libertà. -</p> - -<p> -Sulle cose di Ferrara, spiace particolarmente al Guizot -che il governo Pontificio abbia posta la controversia in piazza. -Ciò naturalmente sa male a un diplomatico consumato, -e gli sembra quasi una propalazione indebita dei misteri e -della scienza esoterica. Ma se i Tedeschi invadessero un palmo -solo del territorio francese, io sfido il ministro Guizot a -mantener quivi il secreto, la riservatezza, e la gravità dei -capitolati e dei protocolli. La lettera al Marescalchi, che appunto -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -s'aggira sul brutto frangente di Ferrara, è da un capo -all'altro tutta mite in verso dell'Austria, tutta lusinghevole -e piena d'unzione; e non v'ha neppure una fiammolina di -sdegno, una favilla di giusto risentimento. Certo, se il Papa -non colpiva di religiosa paura il capo medesimo dell'Impero, -ognun può pensare quale difesa efficace e gagliarda sarebbe -uscita dalla dolce e tenera ammonizione del Guizot. Pur -troppo, i casi della Galizia ci fanno presumere che a Vienna -le orecchie non sono così delicate, e il cuore non così cereo -come stima l'insigne autore della Storia dell'incivilimento. -</p> - -<p> -Vero è che nella lettera al La Rochefoucauld il ministro -Guizot accenna, così di passata, come il Papa abbia fatto richiedergli -se in certe date congiunture potesse fare assegnamento -su d'una più attiva cooperazione della Francia, e -com'egli il Guizot crede d'avergli risposto in modo da contentarlo. -Ma qui il velo diplomatico diventa sì fitto ed oscuro, -da simigliare a quello che già copriva la statua d'Iside, e -non è più la intelligenza ma il cuore che giudica, e gli si comanda -un umile atto di fede. -</p> - -<p> -V'ha però in queste lettere diplomatiche due proposizioni -non pure verissime, ma da stare ferme e inchiodate -in mente degli Italiani. L'una è nel dispaccio al signore di -Bourgoing in Torino, e consiste in dire che gl'Italiani s'ingannerebbero -forte sperando la lor salute da un rovescio di -cose in Europa. L'altra è nella terza lettera al conte Rossi, -e la quale afferma che non bene opererebbono i principi -nostri a troppo tardare le riforme e le concessioni le quali -fossero divenute un'alta necessità di fatto. «In quella protratta -aspettazione, dice il Guizot, gli animi traviano per -la foga pericolosa delle speranze e dei timori soverchio -aggranditi; e quindi colui che regge sembra cedere, suo -malgrado, all'urto popolare, dove in fatto egli obbedisce -soltanto alle persuasioni di sua coscienza. Il signor conte -Rossi ha più d'una volta ciò espresso con debita moderanza -ai consiglieri del Santo Padre, ed al Santo Padre -esso stesso.» -</p> - -<p> -Noi ringraziamo del dato consiglio e l'ambasciatore e -il ministro, al quale parimente dobbiamo e vogliamo esser -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -tenuti della propensione (quantunque un po' peritosa e non -assai procacciante) che mostra al bene d'Italia. Noi non ci -poniamo tra quelli che da' forestieri pretendono molto di più -e molto di meglio, perchè sempre abbiamo opinato che -niuna nazione si salvi mediante l'altrui braccio: ed esigere -che le genti straniere vuotino per lo scampo nostro le loro -vene ed i loro scrigni, o mettano a repentaglio la pace che -godono e i negozj e le comodezze in cui vivono, ci compare, -non sappiam bene, se una sfrontatezza o una melensaggine: -il rimproverarle, poi, fieramente ed anzi svillaneggiarle perciò -di continuo, come piace a molti, ci sembra che senta del -fanciullesco insieme e del vile. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="statital">DELLO STATO PRESENTE D'ITALIA.</h3> - -<p class="indr"> -19 gennajo 1848. -</p> - -<p> -Vogliono i pensatori moderni, che la fortuna non abbia -nè molta nè poca parte nelle faccende umane. Io non so -bene di questo, ma so che qualora ne piacesse di battezzar -con quel nome le cagioni occulte ed ignote de' gran casi che -avvengono, la fortuna comparirebbe ancora spessissimo nella -storia de' nostri tempi. E per fermo, chiunque venisse dicendo -di aver previsto punto per punto ciò che ora si compie -in Italia, rischierebbe forte di non essere creduto sincero. -Comunque ciò sia, l'ignoranza nella quale io confesso -di rimanere della più parte delle cagioni a rispetto di quel -che accade in Italia, mi piace, perchè ho sempre veduto gli -avvenimenti massimi e fecondi davvero portar seco questo -carattere del farsi ammirare ma non intendere, e tanto più -ammirare quanto ciascuno si assottiglia di penetrarli. -</p> - -<p> -Di tal genere, per mio giudicio, sono i fatti odierni della -Penisola. Pur nondimeno, egli sembra potersi dire, che la -nostra patria dopo le mutazioni e il conquasso della grande -rivoluzione francese, ripiglia oggi con vigore e saggezza virile -il largo moto di civiltà e di riforma a cui dava principio -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -poco prima della metà del secolo scorso. Allora, siccome oggi, -iniziatori del mutamento furono i principi. Ma in que' -tempi, le riforme ampliavano la potestà regia, rovesciando -la feudalità, le privilegiate corporazioni e gli arbitrj della -Curia Romana: oggidì le riforme assumono, al contrario, per -fine di temperare il regio potere, e rinnovano in mezzo di -noi quel genere di monarchici che i padri nostri, latinamente -e con profondo significato, domandavano civile, come il solo -buono e degno effettualmente dell'umano consorzio. In que' -tempi ogni sforzo tendeva all'equità ed all'uguaglianza; quest'oggi -tende alla libertà. Allora, cavatane l'Inghilterra, nessun -principato conosceva il freno degli ordini rappresentativi -e dell'altre pubbliche guarentigie; onde Pietro Leopoldo e il -Tanucci entrarono innanzi in più cose allo stesso Turgot, il -quale in Francia non compariva del certo un rimesso e lento -riformatore: ma a questi giorni, in tutta l'Europa è sciolto -e cancellato il potere assoluto, se n'escludi la Russia che è -barbara, e l'Austria incapace di mutazione. Allora i consiglieri -arditi e liberali dei re erano letterati e filosofi cortigiani; -e ciò che persuadevano e conseguivano venía dai popoli -ricevuto o in silenzio rassegnato o con gioja pura ed -immensa, come suol farsi per beneficj inaspettatissimi, e i -quali niuno osa non che richiedere ma nemmanco sperare. -Al dì d'oggi, se i letterati proseguono a consigliare i monarchi, -il fanno discosto, e per mandato espresso e perpetuo -delle moltitudini, e segnatamente delle classi mezzane; e parlano -e s'interpongono come la divina forza della ragione e -della giustizia, che vieta e impedisce il conflitto. -</p> - -<p> -Da queste e da parecchie altre disparità che intervengono -tra il moto riformatore antico ed il nuovo, sorge il -concetto generale, che ne' principi, alle cui mani è affidato -presentemente il governo d'Italia, bisogni maggiore maturità -di pensieri, più docilità di animo e minor lentezza di opere. -</p> - -<p> -D'altra parte, nel secolo andato e propriamente in quegli -anni in cui s'attuavano le riforme, lo straniero regnava -in Italia assai meno poderoso; e piuttosto che minacciare, difendevasi -e patteggiava. Patteggiava col re di Napoli e col -re di Piemonte, patteggiava coi Genovesi. Quello che oggi -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -ne sia, ciascuno lo sa, ciascuno lo vede. Nel secolo andato -esistevano stati e genti italiane riconosciute alla dolce favella -del <i>si</i>, ma la nazione italiana non esisteva. Ne' giorni -nostri, se badasi alla nuda scorza dei fatti, nazione italiana -neppure esiste; se al sentimento, al desiderio, al proposito -fermo ed universale, le genti italiane son già pervenute a -costituire una sola persona morale. E appunto perchè dal -sentimento e dal desiderio vuolsi procedere alla piena realità, -e gli ostacoli sono molti e gagliardi; e perchè prevedesi di -dovere o subito o non mai molto tardi invocare sul Mincio -e sul Po il Dio degli eserciti, e però fa mestieri a noi tutti -l'unione e la fiducia perfetta e reciproca; ne segue che abbisogni -eziandio ne' popoli altrettanta assennatezza, docilità -e prontezza viva e operosa. Saggia debb'essere la moltitudine -in frenare all'uopo la naturale impazienza de' suoi desiderj; -e frutto primo e salutare di tal suo senno debb'essere -la docilità, cioè il saper riverire e ottemperare alla legge, -mostrarsi arrendevole ai suggerimenti e alle ammonizioni -de' buoni, e comportarsi per guisa che più non abbia verun -poeta moderno a poter replicare la sentenza del Tasso: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . .</span> alla virtù latina</p> -<p class="i01">O nulla manca o sol la disciplina.</p> -</div></div> - -<p> -Ma non pertanto, il popolo dee serbarsi pronto ed attivo, -non inerte, non freddo, non pusillanime. Distinguiamo sempre -e in qualunque cosa l'operosità dal tumulto, la vita dal -sonno, l'ordine e la disciplina dalla sommessione cieca ed -irrazionale. Nel moto regolare e crescente della cosa pubblica -educhiamo l'intelletto ed il cuore; delle concessioni ottenute -caviamo buon frutto, le ottenibili maturiamo. Con l'esempio -del nostro vivere franco e pieno d'ardore, ma legale, dignitoso -e pacifico, con l'aspetto della nostra verace e pacata letizia, -con la concordia di tutti gli ordini, ma specialmente di -popolo e principe, facciamo impossibile la tirannia, impossibili -il negare ostinato e il resistere pauroso nelle rimanenti -Provincie italiane. Non si ricerca da noi che ancora un poco -di moderanza, di assennatezza, di longanimità; e i figli della -gran madre staranno tutti raccolti e tutti beati in un solo -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -amplesso. La santa Lega Italiana avrà compiuto e stretto il -suo mistico fascio, nel cui mezzo starà sola una scure, perchè -infinite braccia parranno impugnare una sola spada; e -miseri quegli stranieri che vorranno assaggiarla. -</p> - -<p> -Come in persone eziandio scorrette e di mala indole -sorge tal volta per mezzo all'anima un senso puro del bene -e un desiderio generoso di nobili geste, così accade che la -Provvidenza spiri per qualche tempo su tutto un popolo -l'aura della virtù e del coraggio, e un amore di sacrificio -che agli occhi suoi stessi il fa nuovo e maraviglioso. Procacciamo -con isforzo continuo, che pur sopra noi, infralita generazione, -passi quell'aura sublime; e lo zelo attivo e sincero -del pubblico bene invada tutti i seni dell'anima nostra. Sui -canti delle strade di Genova (or non sono molti giorni) leggevansi -stampate a larghe majuscole queste belle parole: — <i>Ordine, -Fratelli; tutta Italia ci guarda</i>. — Ed io dico agl'Italiani: -<i>Fratelli, siamo prudenti, disciplinati, operosi; tutta Europa -ci guarda</i>; e (facciasi luogo al vero) ci guarda mezzo -ammirata ed incredula, e dubita forte se noi siamo ancora i -figliuoli dell'eroiche generazioni che vinsero il mondo, ovvero -gente spuria e ragunaticcia la qual sogna le grandi cose -e le conta per fatte, agitandosi con furore tra le processioni, -le luminarie e i banchetti. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="livorno">DEL FATTO DI LIVORNO.</h3> - -<p class="indr"> -Adì detto. -</p> - -<p> -Gli ultimi casi di Livorno rattristano l'anima, perchè -sono la prima nebbia che sorge a intorbidare il sereno della -nostra rigenerazione. Ma forse il male non è tanto grave e -profondo, quanto si mostra di fuori: e a niuno poi venga in -animo, come scioccamente fu detto, che gl'imprigionati cospiravano -a pro dell'Austria. Egli non è possibile ormai in -Italia rinvenire dieci persone di mediocre fama, e di vita e -condizione alquanto civile, che accolgano in seno un desiderio -<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> -così vile insieme e così scellerato. Se in quegli uomini -si troverà colpa (e speriamo che no), sarà colpa di fanatismo. -Non perde subito una nazione i modi e gli usi funesti a cui -l'han menata le sventure e la tirannia. Si cospirò per lunghissimi -anni, e a mali estremi, e che parevano inemendabili -per altra via, si cercarono rimedj violenti e non sempre -legittimi. Si brandì il pugnale accanto alla mannaja, il secreto -fu contrapposto al secreto, l'inquisizione settaria all'inquisizione -di Stato; e, insomma, come i medici temerarj costumano, -a fieri veleni riparossi con altri più fieri e mortali. Forse ad -alcuni, que' mezzi sono paruti ancor necessarj; forse la inconsideratezza -dell'ira e i pungoli dell'orgoglio hanno fatto -gabbo alla coscienza e velo al giudicio. Di più non diciamo, -e più là non vogliamo andare colle presunzioni e i supposti. -È debito di carità e di giustizia il non aggravare coi sospetti -e con la baldanza delle parole gente che sia a repentaglio -della vita e dell'onore, sebben della vita non crediamo e -non paventiamo. Nella felice Toscana, fra gli altri esempj di -sapiente mansuetudine che i Principi Lorenesi hanno dato -non pure all'Italia, ma sì all'Europa, questo è il maggiore -ed il più solenne; di avere, ottant'anni addietro, abolito il -crimenlese. Poco stanno discosto da noi que' giusti e benigni -tempi, in cui non dico non si puniranno di morte e d'altri gravi -castighi gl'imputati di mere colpe politiche, ma si prenderà -maraviglia che ciò abbiasi potuto praticare per secoli da tutto -il mondo civile e cristiano, come si stupisce oggidì dell'avere -cercata e scrutata la verità con l'opera dei tormenti. -Dove cessa l'evidenza del reato, là cessa il diritto di punire; -e v'ha, pur troppo, infinite quistioni di giure sociale e politico -in cui la ragione vacilla, e il comune senso morale non -dá risposta patente e assoluta. -</p> - -<p> -Noi non dubitiamo che agli imputati di Livorno non -debba, nel processo a cui danno materia, apparire manifestissimo, -quanto il dominio della pubblicità torni loro giovevole, -e quanto gli amici e fautori di libertà (nelle cui mani -sono) procaccino e studino, anzi ogni cosa, la imparzialità e -integrità dei giudicii: o se questo vuol esser vero per tutti, -maggiormente desideriamo che sia per coloro, alcuni de' quali -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -hanno con noi sospirato e sofferto per la redenzione della -patria. Li tenemmo, pur jeri, compagni ed amici; non può -il nostro cuore assuefarsi a un tratto a stimarli nemici odiosi -ed abbominevoli. -</p> - -<p> -Ma un'altra osservazione importante vien subito fatta a -chi bada un poco a cotesto avvenimento. Il Governo Toscano -è sembrato scarseggiar sempre di forza, di attività e di speditezza. -I tempi, infrattanto, da quetissimi e sonnolenti son -divenuti svegliati e vivi. Gli spiriti, prima indolenti e molli, -hanno contratto in poco d'ora alcun che dell'antica febbre -repubblicana. Tra le città poi toscane, Livorno è la più ardente -e più malagevole a governarsi. Un bel giorno, moltitudine -grande adunasi quivi in piazza, gridano armi, vogliono -armi. Al gonfaloniere ed ai superiori vien meno -ogni modo di acchetarli. Creasi a voce di popolo una deputazione, -la quale in breve intervallo sembra fatta signora della -città ed arbitra delle cose. Le viene comandato di cessare e -scomporsi; ed ella, a rincontro, dichiara sè stessa organo e -rappresentanza vera del popolo livornese, e pon la sua sede -nel palazzo municipale. In questo mezzo, giunge il ministro -Ridolfi, che per primo atto fa in ogni quartiere assembrare -la Civica: questa obbedisce volonterosa e prestissima, e quattro -mila cittadini già stanno accolti e armati sotto le insegne. -Entrasi in molte case, imprigionansi cittadini non volgari, e -parecchi de' quali erano principalissimi tra i deputati; quindi -son menati sul vapore reale il <i>Giglio</i>, e condotti a Porto Ferrajo. -Tutto ciò in qualche ora, con risolutezza, con facilità -e corampopulo. Ogni cosa ritorna in quiete; la città ripiglia -i negozj; in niuna parte è spavento, in niuna è sdegno e -rancore. Or che è questo? donde viene al Governo Toscano -tanto vigore, tanta prontezza, un fare sì animoso e sicuro, e -il sapersi appigliare a partiti forti e recisi? Da due cose ciò -proviene: dal muovere che fa il Governo i suoi passi di pari -con l'opinione, e dal munirsi e fidarsi compiutamente nell'armi -cittadine. La Guardia Civica riesce in Toscana ciò -che sempre, ciò che per tutto è riuscita; vale a dire lo -scudo e il palladio dell'ordine pubblico, e il sostegno della libertà -vera e durevole, non della avventata e mal ferma. Nel -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -Governo Toscano ben rincalzato dall'opinione e dall'armi -cittadine, è non solo risorta la gagliardia e l'attività, ma egli -porge caparra sicura che di quindi innanzi sarà del corpo -della Lega Italiana un membro saldo, sollecito e poderoso. -</p> - -<p> -Che diranno di tali fatti coloro cui la virtù e il regno -della opinione mette sgomento? E quegli altri eziandio che -diranno, i quali si ostinano a giudicare e credere la Guardia -Civica non più che una istituzione militare, apparecchiata in -casi di guerra a supplire e spalleggiare l'esercito? -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="ecomar">L'ECO DELL'ALPI MARITTIME.</h3> - -<p class="indr"> -Adì detto. -</p> - -<p> -Ci corre all'occhio il programma d'un nuovo giornale -nizzardo, col titolo l'<i>Eco dell'Alpi Marittime</i>. I compilatori annunziano -di aver gran fede nel moto vitale e rigeneratore che -penetra e fa risentire di mano in mano le più morte membra di -nostra nazione. Desiderano con ardore il risorgimento suo, la -vogliono libera e indipendente, e si professano e chiamano -Italiani di sangue, Italiani di cuore. Ma, cosa stranissima, ei -dicono e ripetono tutto ciò in francese! Per prima testimonianza -dell'animo loro italiano, abiurano l'armonioso idioma -di Dante; e per primo atto d'indipendenza, fannosi servi -d'un linguaggio straniero, il quale tenta di snaturare e viziare -sì fattamente il nostro, che sarà dura e lunga fatica a guarirlo -e salvarlo. Ei sembra che pur anche a que' giornalisti -sia caduto in mente un qualche sospetto della loro stranezza; -ma tosto l'hanno cacciato da sè, racchetandosi con questa -ragione, che <i>dobbiam cercare un po' meno quello che ci divide, -e molto di più quello che ci ravvicina</i>. O bella o bella davvero! -Ma, signori giornalisti nizzardi, noi per serbare appunto -e convalidare, quanto ci è dato il meglio, ciò che ne può tenere -uniti, abbiamo carissima la nostra lingua, solo segno -visibile e universale della comunanza del sangue, solo retaggio -rimasto della mente e gloria degli avi. Come ad ogni -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -nazione è sortita una forma propria intellettuale, così è sortito -da Dio un organo particolare a significarla. In esso, in -quell'organo particolare e mirabile, sta la nostra effigie, il -nostro stemma, la nostra bandiera; in esso è quel tesero antico -ed inestimabile che nè il correr del tempo, nè le somme -sventure, nè il servaggio lunghissimo, nè la stessa nostra -incuria e viltà ci hanno potuto involare. Signori giornalisti -nizzardi, voi ci avete ferito, senza volerlo (crediamo), nella -più nobil parte del cuore. Certo, voi siete arbitri e liberissimi -di parlare e scrivere la lingua che più v'aggrada. Ma chi -non parla e non iscrive la nostra, dee sentirsi dire con qualche -sdegno da tutti i buoni Italiani: — A che mentite il nostro -nome, o signori? a che v'accostate al nostro banchetto? Uscitene, -noi non vi conosciamo. — -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="notsic">NOTIZIE DELLA SICILIA.</h3> - -<p class="indr"> -21 gennajo. -</p> - -<p> -Dalle nuove di Sicilia tutta l'Italia del certo sarà funestata; -e niuna cosa può riuscire più misera ed afflittiva al cuore -de' buoni Italiani, come vedere in mezzo al quieto e ordinato -nostro risorgimento scoppiare un conflitto la cui fine non -può tornare se non infelice ad entrambe le parti. Se la superano -i sollevati, chi porrà modo alle lor domande, e chi interdirà -loro d'inalberare il vessillo isolano, squarciando e -dispiccando un membro di più al corpo già troppo lacero e -troppo diviso d'Italia? E se vince la podestà regia, ormai -gli è impossibile che ciò succeda senza moltissimo sangue, -fiera semenza di sollevazioni nuove e più pertinaci; e niun -modo, poi, e niuna misura verrà segnata agli esilii, agli incarceramenti -e ai supplizj che già tanto moltiplicavano in quelle -provincie sfortunatissime. Dio conosce gli autori e gl'istigatori -di tanto male; e certo, a chi ha menate le cose ad estremi -così terribili, prepara nella sua giustizia squisiti castighi -e vendette. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -</p> - -<p> -Primamente, noi sentiam bene per tutto ciò, che gli -animi colpiti così a un tratto dalla narrazione di casi lacrimevoli -a tutta l'Italia si abbandonino al dolore e allo sdegno, -e quasi disperino della salvezza pubblica, od almeno si sentan -fallire la dolce speranza di campare la patria dai tumulti -sanguinosi, dalle mutazioni violente e immature, e dalle -miserie e dal lutto della guerra intestina. Ma dato sfogo al primo -impeto dell'affetto, e rimenate le forze della ragione e le -virtù dell'animo agli uffici loro, debbono tali forze e virtù, -avanti ogni cosa, impedire che noi ci lasciamo vincere all'immaginazione, -invece di crescere in attività e in coraggio -quanto i danni e i pericoli crescono. Se il vorremo tutti, e -gagliardamente il vorremo, niun uomo, e sia pur coronato, -potrà contrastarci di ricondurre la conciliazione e l'ordine -dove ora sono sbanditi, e di far cadere le armi male impugnate, -disfare i patiboli, restituire alla patria i fuggiaschi, -assicurare la pace, dar principio e base a riforme larghe -ed irrevocabili. Per tutto ove abbondano i buoni e accorrono -risoluti e operosi, mai non è mancato rimedio ai più -profondi guasti e alle più cangrenose piaghe dei regni. Poniamoci -tutti, con quanta efficacia di persuasione e con -quanti mezzi possediamo di forza e ingerimento morale, -poniamoci in mezzo ai sollevati ed al principe: Dio e la fortuna -d'Italia compiranno il restante. Ma noi siamo privati, -e l'azione nostra va lenta, dislegata e difficile. Tocca pertanto -ai principi nostri riformatori il primo alto e il più -vigoroso del morale intervenimento di cui ragioniamo. E -che? potrà una sola volontà, potrà una sola mente caparbia -turbare e sconvolgere a suo talento l'Italia intera? Permetteranno -i principi della Lega, che tante loro fatiche e buoni -desideri e savissime opere, che tante speranze e disegni -loro magnifici per salvate con progressivi e pacifici mutamenti -l'Italia, vadan perduti? No, questo non accadrà, chè -sarebbe importabile e mostruoso. Parlino ed operino essi con -tutta la pienezza e la vigoria di lor dignità, e con tutta quella -che porge loro al presente la necessità delle cose, la santità -della causa, il dovere di padri e salvatori de' popoli, l'orrore -del sangue civile; e a ciascuno sarà giuocoforza obbedire. -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -Ma lascino addietro (noi ne li preghiamo e gli scongiuriamo) -le forme e le lungaggini diplomatiche, e come i fatti -sono straordinarj e giungono subitanei, altrettanto sia straordinaria -e subita l'azione loro. Guai se non riuscissero, guai. -V'ha già chi trae compiacenza di tal prima sollevazione, -pigliando fiducia che le cose precipitino tanto al male, da vedere -disfatti e poi ricomposti a lor modo i regni e i trattati. -Ma noi, corretti dalle lunghe sventure, noi non ignari della -bestiale pazienza degli uomini, e che ne' gran rovesci la libertà -e i diritti de' popoli quasichè sempre vanno in conquasso, -noi speriamo tuttavia che la rigenerazione nostra regolare -e incolpabile abbia vita così poderosa e tanto piena di -partiti e compensi, da trionfare eziandio di questa prima battaglia, -e rimovere questo durissimo inciampo che trova nel -suo cammino, semprechè i principi della Lega vi si adoperino -di concerto e con intera e pronta efficacia. Deh! movali -almeno l'enormità del pericolo, se altro sentimento ed -affetto non gli riscuote: sebbene dal cuore de' principi nostri -niun sentimento pietoso e nobile rimane escluso; e singolarmente -dal cuore di Pio, il quale benchè sia padre di tutti -i fedeli, pure sa e sente che gl'Italiani sono primogeniti -suoi, primogeniti della Chiesa. -</p> - -<p> -Usi egli, dunque, larghissimamente della più che umana -autorità del suo grado e carattere; usi della maestà che possiede -e della gloria che ha conquistata; e interceda potentemente -e con azione sollecita, e con quanti modi e mezzi e -clientele ed ajuti ha seco, interceda, diciamo, per otto milioni -e più d'Italiani e compatrioti suoi, i quali pure in mezzo al -tumulto e alle armi girano in verso di lui lo sguardo, e ne -invocano in ogni istante il nome venerando e miracoloso. -Noi non sappiamo quali ragioni distogliessero poco fa il Pontefice -dall'interporsi in guisa patente e solenne tra le popolazioni -Svizzere in procinto di azzuffarsi; ma questo sappiamo, -che niuna ragione, niun dubbio, niuna cautela può -stoglierlo legittimamente dall'intromettersi con somma efficacia -tra il re delle Due Sicilie e le insorte popolazioni. -Quindi egli debb'essere risoluto di ciò; e noi, chinati ai suoi -piedi, ne lo supplichiamo con quella istanza e con quel fervore -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -d'affetto e profondità di dolore, che la civile carità e la voce -del sangue italiano ci fa sentire e significare. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="sicilia">DELLA SICILIA.</h3> - -<p class="indr"> -22 gennajo. -</p> - -<p> -No, la felice innovazione delle sorti d'Italia non debbe -così a un tratto cangiar natura per la cieca pertinacia d'alcuno -e l'ira impaziente di molti. -</p> - -<p> -Nè il sangue di nostre vene dee piovere in guerra fraterna -o sotto il ferro del manigoldo, ma bensì serbarsi per -causa infinitamente migliore, e spargersi tra le armi nemiche -in guerra giustissima, anzi nella sola accettevole a Dio, e in -cui quel sangue laverà l'anime nostre quasi un nuovo battesimo. -</p> - -<p> -No, non è lecito ai buoni di starsi con le mani a cintola, -in faccia al nascente incendio dell'Italia meridionale. E noi -invitiamo tutti i buoni a pensare con zelo, e di stretto accordo, -gli spedienti e i ripari migliori e più praticabili: l'amor -santo di patria e di libertà vera, e la necessità di salvare il -quieto e progressivo risorgimento italiano, assottigli l'ingegno -così de' privati come de' principi, e li ajuti a rinvenire -ed usare tutte le facoltà e i mezzi morali conducenti a spegnere -colaggiù le sollevazioni violente, abolire le condanne e -i supplizj, fondare e mallevare le progressive riforme. E -perchè l'opinione pubblica cresce ogni giorno di autorità e -di efficienza, ed ora ha modo in Italia di farsi conoscere quale -e quanta è, giova significare in guisa aperta e solenne il nostro -cordoglio ed il biasimo nostro a tutti coloro d'ambe le -parti, che vogliono sommerger nel sangue la speranza e la -fede di una trasformazione ordinata e conciliativa. Siamo -certi che nè le distanze nè l'armi nè le polizie nè il terrore -impediranno alla voce di migliaja di buoni Italiani il farsi intendere -in mezzo de' combattenti. Ma la voce senza misura -più potente, efficace e penetrativa di tutte, debb'essere quella -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -del Sommo Padre e Gerarca. Non ha egli nelle Due Sicilie -come nell'orbe intero cattolico la sua sacra milizia, i suoi ministri -e ufficiali? E che non potrà la falange de' vescovi e -de' sacerdoti inviata da lui, con alto ed espresso comando, a -spartire la mischia e riconciliare insieme i popoli e il re, non -a nome del dispotismo ma della ragionevole libertà, non col -diritto del forte ma con quello della civiltà progredita e delle -pubbliche guarentigie? -</p> - -<p> -Noi per questo intento pigliamo arbitrio di trascrivere -qui il Memoriale che addirizziamo con debito ossequio al -Pontefice, facendo preghiera agli amici nostri, al clero, al popolo -ligure e piemontese, a tutte le genti della Penisola di ripetere -questo fatto concordemente e sollecitamente, affine -che l'anima di Pio IX si senta nell'ufficio santissimo fortificata -dal voto manifesto, ardente e affettuoso, di tutti i suoi -figliuoli e compatrioti. -</p> - -<h3>BEATISSIMO PADRE.</h3> - -<p> -Gl'Italiani a Voi concittadini per sangue e figliuoli in -Cristo Signore, recano ai piedi vostri nelle parole di noi sottoscritti -l'espressione e il testimonio di lor profondo cordoglio, -vedendo nelle Due Sicilie scoppiare un conflitto il quale -minaccia o di riempiere nuovamente quelle contrade di crudeli -giustizie e in peggiore servitù sprofondarle, o di pervertire -nell'intera Penisola il moto pacifico e bene ordinato di -rigenerazione politica. -</p> - -<p> -Voi foste, Santo Padre, il glorioso principiatore di quel -moto regolare di civiltà, e a Voi s'appartiene di mantenerlo -in sua via. Nè certo noi veniamo a supplicarvi di ciò per bisogno -che faccia di consigliare e spronare la carità e saggezza -vostra, ma solo per isfogo dell'anima, e per accompagnarvi -nell'opera santa con l'ardore de' nostri voti, e affinchè sappiate -essere noi apparecchiati e desiderosi di ogni qualunque maniera -di cooperazione. -</p> - -<p> -Poco fa, uno tra' maggiori potentati d'Europa si scosse -alla vostra voce, e facendo luogo al diritto, risparmiò a sè e -a' suoi regni di assaggiare gli effetti della vostra lesa giustizia. -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -Non potrà un altro principe, che è doppiamente vostro -figliuolo e si professa religiosissimo, resistere alle preghiere -di tanto padre, e ai consigli e alle istanze di tanto pacificatore. -Nè i popoli dall'altra parte ricalcitreranno ostinati ed immoderati, -ognora che Vostra Beatitudine entri mallevadrice -dei patti e serbatrice della fede. Voglia, per altro, la Santità -Vostra richiamarsi alla mente, che a lei fu fatta promissione -larga ed esplicita di concedere miglioranze e riforme subitochè -le sommosse di Calabria venissero a fine; le quali venute, -non pertanto è apparita nessuna volontà di riforme, e -nessun decreto che le annunzi almeno ed accerti per l'avvenire. -</p> - -<p> -Ei si conviene, adunque, alla Santità Vostra nell'alto secreto -di sua prudenza investigare e trovare modi assai più -efficaci e solleciti d'intervenimento, e praticare rimedj tanto -maggiori, quanto qualunque indugio diviene sopramisura funesto, -e i danni e i pericoli sonosi fatti ogni giorno più gravi -e ogni giorno meno evitabili. -</p> - -<p> -Pieni di fiducia nella Vostra virtù e sapienza, umilmente -ci rassegniamo di Voi, Padre Santo e glorioso, devotissimi obbligatissimi -servi e figliuoli -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Il Direttore e i Compilatori della Lega Italiana.</span><br /> -<span class="indr2">(Dalla <i>Lega Italiana</i>.)</span> -</p> - -<h3 id="iscrfun"><i>Iscrizioni dettate pei funerali che Genova celebrò, il 22 di -gennajo 1848, alle anime dei Lombardi uccisi in Milano e -in Pavia.</i></h3> - -<p class="pad2 center"> -<i>Rimpetto alla porta.</i> -</p> - -<p class="center"> -DEL RISORGIMENTO ITALIANO<br /> -GENEROSO INCOLPABILE<br /> -INIZIATO DAL GRAN PIO<br /> -SALVETE O MARTIRI PRIMI -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -</p> - -<p class="pad2 center"> -<i>Dall'uno dei lati.</i> -</p> - -<p class="center"> -ALLE ANIME<br /> -DE' MILANESI<br /> -NOSTRI FRATELLI<br /> -NEL DÌ TERZO DI GENNAIO<br /> -DEL MDCCCXLVIII<br /> -UCCISI DAL FERRO STRANIERO<br /> -INERMI<br /> -E NON RELUTTANTI ALLE LEGGI<br /> -PREGATE LA GLORIA DE' MACCABEI -</p> - -<p class="pad2 center"> -<i>Dall'altro lato.</i> -</p> - -<p class="center"> -ORATE PEI GIOVANETTI<br /> -STUDENTI<br /> -CHE NEL DÌ NONO DI QUESTO MESE<br /> -IN PAVIA<br /> -CADDERO SOTTO LE PUNTE DE' BARBARI<br /> -IN ZUFFA DISUGUALISSIMA<br /> -PRELUDENDO AHI TROPPO ANIMOSI<br /> -AL FINALE COMBATTIMENTO -</p> - -<p class="pad2 center"> -<i>Rimpetto all'altare.</i> -</p> - -<p class="center"> -BEATISSIMI VOI<br /> -CHE NEL SENO DI DIO<br /> -OVE DAL MARTIRIO SALISTE<br /> -SCORGETE D'UN SOLO SGUARDO<br /> -TUTTA LA FUTURA GRANDEZZA<br /> -D'ITALIA -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -</p> - -<h3 id="mempon">DEL MEMORIALE AL PONTEFICE -<span class="smaller">PEI FATTI DI SICILIA.</span></h3> -</div> - -<p class="indr"> -24 gennajo. -</p> - -<p> -Nella vita politica è gran bisogno che le opinioni si manifestino, -e ciascuno caldeggi la propria con lealtà e franchezza -e con buon coraggio civile. Da ciò nasce il profitto -comune che la verità sia discoperta e conosciuta con più sicurezza; -e la discussione schietta e libera sminuendo col tempo -gli errori, le discrepanze, le ambiguità e le amplificazioni, -produca nell'universale un giusto criterio pratico: oltrechè -gli uomini politici sostenendo con dignità ed a viso aperto i -proprj pareri, possono divenire avversarj ma non nemici; e -in quella parte in cui tutti convengono, che per lo più sono i -principj ed i sentimenti d'amore patrio, d'indipendenza e -di libertà, congiungono il consiglio e l'azione con vigore e -concordia maravigliosa. -</p> - -<p> -A ciò abbiamo noi inteso con l'atto che jer l'altro compimmo -di addirizzare un Memoriale al Pontefice; il quale -atto fortemente suggella le nostre opinioni, e dichiara la -via che vogliamo calcare con indeclinabile lealtà e franchezza. -E nostro pensiere non è stato al sicuro, come stima taluno, -di versar biasimo sulle insorte popolazioni; e chi leggerà -la Lega del 19 conoscerà bene sino a che punto (secondo -il nostro giudicio) sieno esse scusabili, ed a qual grado di -fiera disperazione abbiale trascinate la mala signoria che -pure altra volta -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Mosse Palermo a gridar mora mora.</p> -</div></div> - -<p> -A noi non fu presente se non solo questo concetto; che, -cioè, la sollevazione de' Siciliani da un lato e l'ostinazione -cieca e feroce dall'altro, mettevano del pari a pericolo -estremo il risorgimento pacifico e progressivo d'Italia; e -però convien tentare ogni modo d'intervenire fra esse, e -porre ordine ai moti incomposti e freno agli sformati voleri. -</p> - -<p> -Noi non siamo di quelli che desiderano e sperano di -vedere oggidì in Italia rinnovarsi alcun che del furore repubblicano -<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> -francese; il quale, con eccessi inauditi e con ispaventevole -vigoria, tenne fronte agli eserciti collegati e domò -le intestine discordie; ma poi, stanco e della metà consumato, -si riposò sotto una ferrea dittatura. E di grazia, dove sono -appo noi le oppressioni feudali, le proprietà conculcate, i -diritti sociali offesi che infiammino le moltitudini? dove -l'aspettazione certa ed universale d'un secolo d'oro di civiltà -vicinissimo, e più bello del sogno di tutti gli antichi -filosofi? dove il senso e l'essere di nazione, nudrito appresso -i Francesi da mille anni di vita comune? dove le tradizioni -guerresche, dove l'animo oltremodo disciplinevole, e -le vittorie strepitose e continue, generanti in quel popolo un -salutare orgoglio e una fede invitta in sè stesso? dove, in -corpo smisurato, un solo e gagliardo capo, e membra numerosissime -avvezze a obbedire con alacrità e con ardore? dove, -infine, lo spazio dato alla Francia di parecchi anni bastevole -ad educare le moltitudini e prepararle per ogni guisa al -combattimento? E che? noi mezzo inermi e divisi, noi inesperti -e indisciplinati, noi tutto fuori di quelle singolarissime -condizioni poc'anzi rassegnate, sfideremo non che l'Austria -ma pur l'Europa, e vinceremo ad un tempo il nemico esteriore -e interiore? -</p> - -<p> -Chi farà questo enorme prodigio? forse lo immenso vigore -della stessa rivoluzione? Ma quel vigore onde nascerà, -se le cagioni anzidette nè sono nè hanno tempo di sorgere? -</p> - -<p> -In somma, la salute d'Italia intera estremamente pericola -se le manca tempo e opportunità di unirsi, di educare -le plebi, d'armarsi e apparecchiarsi d'accordo co' suoi governi, -d'accordo con tutti gli ordini dello Stato. E però, a -lei conviene fuggire le violenti rivolture, e l'esorbitanza delle -pretese e delle passioni che ne conseguono, e il porsi in nimistà -e in discordia co' principi suoi, con la diplomazia -europea, col Papa e la miglior parte del clero. Questa è la -credenza nostra invittissima; e se in lei sta il vero, e la -pluralità degl'Italiani così la pensa, dico che debbe loro -rincrescere fuor di modo così la caparbietà dell'uno come le -sollevazioni degli altri; dico che il disperar subito di salvare -l'ordine e la concordia, e di raddrizzare il moto delle miglioranze -<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> -e riforme pacifiche, è debolezza ed avventatezza; -dico che dobbiamo invece por mano a tutti i rimedj, quanti -ne sono in facoltà nostra. -</p> - -<p> -Obbiettano ancora, che l'intervenzione e ingerimento -morale de' principi e del Pontefice, e qualunque nostra cooperazione -ed azione privata, quando farà sentire gli effetti -suoi, le sorti del Regno saranno già consumate; imperocchè, -o la sollevazione avrà ceduto alla forza regia, o questa alla -sollevazione. -</p> - -<p> -E noi rispondiamo, che ciò per appunto dimostra la grande -proficuità del proposito nostro, riuscendo ugualmente opportuno -e ugualmente utile in ciascuno dei casi. Perchè, se la -superano i sollevati, l'intervenimento morale procaccerà con -ogni sforzo di temperare i vincitori e ricondurli all'ordine -ed all'unione; e se il principe rimarrà superiore, l'intervenimento -del pari procaccerà di non pur scemarne lo sdegno -e il risentimento, ma di rompere l'ostinazione sua contro -le larghe riforme ed innovazioni. A chi, poi, estima che l'una -e l'altra cosa sono affatto impossibili ad ottenere, noi rispondiamo, -anzi tutto: che il procedere regolato e concorde del -nostro risorgimento è si bello, sì necessario e sì salutevole, -porge tal nuovo esempio ed arreca tal maraviglia all'Europa, -innalza a siffatta grandezza di fama e d'onore il nome -e la sapienza italiana, che merita sia tentata ogni prova per -mantenerlo e difenderlo, e sia prevenuto col nostro proprio -l'intervento degli stranieri. Rispondiamo in secondo luogo: -che mai le cose umane, e massime le politiche, non riescono -tanto assolute ed inesorabili, quanto considerate in astratto -appariscono; e la forza del pubblico voto, qualora sia saldo, -manifesto ed universale, e si conformi affatto col desiderio -dei buoni e coi principii eterni della giustizia e del bene, -acquista ne' nostri tempi un valore ed un'efficacia tanto -maggiore ed inestimabile, quanto sembra celare l'azione sua, -ed usar solo le armi spirituali e invisibili della verità e della -persuasione. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> -</p> - -<h3 id="parifr">L'ALLOCUZIONE DEI PARI DI FRANCIA.</h3> -</div> - -<p class="indr"> -Adì detto. -</p> - -<p> -I Pari di Francia proseguono da qualche giorno a discutere, -con la pacatezza loro ordinaria, l'allocuzione al re, o, come -dicono, l'indirizzo. Il solo incidente gradito e favorevole a -noi Italiani è stato un paragrafetto che vi si volle inserire, -dove si parla con lode di Pio IX e delle riforme iniziate da -lui in Italia; cosa dimenticata affatto nel discorso regio, non -senza un po' di maraviglia di tutti i Francesi. Ai ministri è -paruto bene, scorgendo l'assentimento pressochè unanime, -accettare la cosa con garbo, e come se non inchiudesse biasimo -del silenzio. Il Guizot ha ragionato a un dipresso come -ne' suoi dispacci; e a riassumere la generale sentenza del -suo discorso, basterà di notare questo concetto, che mentre -il popolo romano va intorno al cocchio del Papa sclamando: -«coraggio, Santo Padre, coraggio;» il Guizot, in quel cambio, -sembra dirgli ed anzi espressamente gli dice: «adagio, adagissimo, -Santo Padre. Oh Dio, vedete quanti pericoli e quanti -malanni. Ecco qua i Trattati, chi può toccarli? L'indipendenza -è delirio, la libertà non è matura, le teste bollono, -l'Austria minaccia: giudizio, per carità.» E se ciò consiglia -il Guizot al Pontefice, in cui (secondo suo dire) di costa al -punto di movimento v'ha per necessità un punto di resistenza -continua ed invincibile, quali avvisi ed ammonizioni -andrem noi presumendo che porga ai principi secolari? -</p> - -<p> -Ciò non ostante, noi ripetiamo che la buona propensione -del governo francese ci è cara, e gliene sappiam grato. Ma -vedesi aperto, ch'ella non può contentare l'opposizione parlamentaria, -perchè questa dee reputare che a un sì potente -e sì liberale paese come è la Francia conviene qualche cosa -di più attivo e di più gagliardo. Onde, agli occhi degli opponenti -il sistema politico del Guizot dee far la comparsa d'un -guardiano di serraglio, alla custodia del quale sia consegnata -la pace d'Europa, bellissima favorita del suo signore. -</p> - -<p> -Parecchi in tal discussione son venuti tratteggiando lo -stato e le condizioni d'Italia; ma, per nostro avviso, chi meglio -<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> -di tutti ne ha giudicato, è senza dubbio il Cousin. Il -luogo ed i tempi, le ricordanze di sua passata dignità e forse -l'aspettazione della futura, hanno fatto il suo parlare moderatissimo -e assai contegnoso; ma, non pertanto, egli ha dimostrato -abbondevolmente, che la risurrezione italiana e il bene -stare dell'Austria implicano contradizione, se pure a ciò -facea mestieri dimostrazione alcuna. Oh quante parole per -provare che la luce risplende! Anche il ministero ha gli occhi, -e la vede: pur nondimeno, che può far egli volendo tenersi -amici e l'Austria e le popolazioni italiane? Ma del discorso -del Cousin, la parte che accogliamo più volentieri è quella -dov'egli ci porge consigli sinceri e non superbi, affettuosi e -non imperiosi; diverso non poco in questo da qualche altro -Pari, e segnatamente dal Montalembert, che mal conosce l'Italia -e male la giudica: il qual errore in sè non farebbe caso, -considerandosi che ai forestieri riesce poco men che impossibile -il conoscere con giustezza e il ben valutare le cose nostre. -Ma perchè allora tanta sicurezza nel sentenziare, e -tanta solennità e autorità nell'ammonire? Stima egli forse il -Montalembert, che basti essere nato francese ed aver seggio -nel palazzo del Luxembourg, per assumere quell'aria boriosa, -e far cadere così dall'alto le sue parole su ventiquattro milioni -d'uomini? Chè se la nazione francese operasse alcun -gran sacrificio per la emancipazione de' popoli, potrebbesi -pigliare in pazienza l'alterigia de' suoi oratori. Ma dappoichè -ella si ristringe nel suo diritto e pensa solo all'utile -proprio, noi consigliamo il Montalembert e gli altri colleghi -a dismettere affatto il linguaggio che usano da protettori e -da Mentori; chè l'Italia potrebbe a ragione finire col prenderne -un po' di spasso. In quel loro linguaggio si sente chiaro -ch'essi ci trattano, sottosopra, come fanciulli inesperti. E per -fermo, noi non possiamo saper daddovero ciò che dal tempo -e dalla pratica sola viene insegnato. Ma, di grazia, non doveasi -perciò appunto ammirare quella specie di virilità e di -senno precoce, e quella divinazione della scienza politica di -cui dà prova al presente la nazione italiana, involta come è, -pur troppo, in casi ed in circostanze le più intricate e le -più malagevoli che dar si possano? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> -</p> - -<p> -Per vero, il conte di Boissy à lodato la nostra saviezza, -e ha contraddetto con zelo l'esagerate paure e i sospetti non -ben fondati che molti Pari hanno fatto intendere circa alle -mene settarie, e all'immoderatezza dei desiderj e delle opere -negli Stati della Lega. Ma il bel cuore e il retto senso del -vero non sempre sortiscono il dono delle belle parole; e quell'egregio -signore ha confermato un poco il proverbio, che un -mal destro amico equivale a un nemico. -</p> - -<p> -Noi dobbiamo, poi, ringraziamenti caldi e pienissimi alle -parole d'incoraggimento e di affetto che Vittore Hugo ha -pronunziate. Il risorgere dell'Italia è di necessità una vivente -e magnifica poesia; e però nel cuor d'un poeta doveva -essa spegnere tutti i pensamenti politici e tutte le arguzie -parlamentarie, per solo lasciar campeggiare e risplendere una -ammirazione durevole e una speranza sublime. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="rifregno">RIFORME NEL REGNO.</h3> - -<p class="indr"> -25 gennajo. -</p> - -<p> -Dio protegge l'Italia; e perchè veggasi viemeglio che -tutta opera delle sue mani è il risorgimento di lei generoso e -incolpabile, l'ha lasciata gire fin sull'orlo estremo ove s'apre -l'abisso delle rivoluzioni e della guerra intestina; e poi tutt'a -un tratto ne la ritrae, mutando con salutari paure le volontà -pertinaci, e schiudendo la via delle conciliazioni e dei provvidi -consigli. -</p> - -<p> -Ieri l'anima nostra gemeva nel lutto; oggi si riconforta -e quasi gode e trionfa, non perchè non sovrastino ancora -pericoli gravi e timori di nuovo inciampo e di nuovo sangue, -ma perchè a tali timori e pericoli v'è tempo e modo di riparare, -ed è validissima la speranza del buon successo. -</p> - -<p> -Il re di Napoli fa promessa d'un'amnistia; concede a' -suoi Stati larghezza di stampa; aumenta le pertinenze e prerogative -della Consulta di Stato; accresce il numero dei Consultori -e cávali da ogni condizione di cittadini; dilata le facoltà -<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> -dei Consigli provinciali, e dà loro adito alla Consulta -di Stato. -</p> - -<p> -Commette ad essa Consulta di far la proposta d'un ordinamento -nuovo di Municipj, al quale dia base: <i>1º La libera -elezione dei Decurioni conferita agli Elettori; 2º Ogni attribuzione -deliberativa conceduta ai Consigli comunali; 3º Ogni incarico -di esecuzione affidato ai Sindaci.</i> -</p> - -<p> -Con altro decreto, re Ferdinando concede ai Siciliani -governo, amministrazione ed esercito proprio, rimettendo in -atto ciò che fu statuito nel 1816; epoca dolorosa per l'Isola, -dacchè in quell'anno appunto fu consumato l'annullamento -della Costituzione siculo-inglese. -</p> - -<p> -Di tal regio decreto noi prendiamo consolazione, non -perchè ottimo, spiacendoci forte la divisione nuova che ne -risulta tra le due Provincie italiane, ma perchè ne dee conseguire -almeno un pronto armistizio, e guadagnasi tempo -ed agio ad usare mezzi più efficaci e più accomodati per ricondurre -la pace, l'unione e l'affratellamento. -</p> - -<p> -Noi, dunque, non avemmo il torto a sperare che il moto -pacifico e progressivo della nostra rigenerazione, benchè -scomposto e quasi interrotto, poteva essere ancora raddrizzato -e riordinato. I tempi corrono velocissimi, e i casi nostri -s'incalzano e quasi direi s'accavalcano; onde ai provvedimenti -d'un giorno convien dare il dì dopo modificazione ed -assetto nuovo: ma la sostanza non muta, e bisogno è tuttora -d'un morale intervenimento. -</p> - -<p> -Quel che sappiamo finora delle tarde concessioni di re -Ferdinando in risguardo della Sicilia, non dà certezza di -credere che gl'insorti s'accheteranno e terrannosi per soddisfatti. -Sembra, in quel cambio, probabile assai, che, poichè -sono in armi e non domi, ei richiedano la Costituzione loro -del 1812, giurata da Ferdinando il vecchio, e poscia da lui -sospesa e infine abolita di proprio arbitrio. Oltrechè, non -può il rimanente d'Italia vedere senza rammarico, che nel -regno delle Due Sicilie risorga di nuovo uno stato nello -stato, invece di quella unità di governo e perfetta riunione -di membra che una larga e libera legislazione potea solo ottenere. -Molti nodi pertanto sono ancora da sciogliere, ed è -<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> -nostro debito di procacciare che non li tagli la spada, nè -la malvagità e l'ostinazione li ravviluppi, ma l'amore ingegnoso -e paziente della concordia e dell'italiana fraternità si -travagli e sudi a disfarli. Disponiamoci ad ogni maniera di -sacrificj, ricorriamo ad ogni spediente, imploriamo ogni -ajuto così dal Pontefice come dai principi della Lega; e niuna -cosa rimanga intentata, perchè lo straniero nè perturbi nè -si intrometta nelle nostre faccende, e gli estremi e sanguinosi -cimenti sieno rimossi e fatti impossibili. -</p> - -<p> -Noi non vogliamo sollevazioni e guerra intestina: ecco -quello che intese significare il Memoriale nostro al Pontefice. -Noi non le vogliamo, e con tutte le forze dell'animo, e -con quanti mezzi legittimi e usabili sono in nostro arbitrio, -le allontaneremo da noi. Perchè, tralasciando il discutere de' -diritti e de' principj, e ragionando solo di pratica, a noi sta -fermamente fitto in pensiere, che l'Italia di sconvolgimenti -gravi e funesti è capace pur troppo, ma di vera e generale -rivoluzione non mai; e s'anco potesse farla, impossibile le -sarebbe condurla a buon fine: quindi gli stranieri disporrebbero -a lor talento delle sue sorti, rompendo e impedendo con -forza e violenza bestiale il suo felice comporsi in essere di -nazione. Sta poi del pari nel nostro animo una fede saldissima, -che posto che tutti coloro i quali assentono a tal verità -vogliano porsi all'atto di scostare con ogni mezzo e sperdere -la tempesta delle rivoluzioni e dei sanguinosi conflitti, ei del -sicuro riusciranno nel nobile intento, raccogliendosi in loro -(per quel che pensiamo) la prevalenza altresì del numero, e -potendosi dalla volontà universale onesta e operosa trovar -sempre qualche riparo ai pubblici danni e qualche sorta di -compromesso tra le parti contendenti. E questo fu il secondo -significato del Memoriale nostro al Pontefice; conciossiachè -l'esperienza fa, pur troppo, vedere che ne' momenti difficili e -quando l'azione de' buoni diventa più necessaria, come ora -in Italia, ella suole invece far difetto, o almeno rallentarsi e -rattiepidirsi, perchè la bontà comune non è coraggiosa, e la -comune virtù più presto s'astiene dal male di quello che -osi attuare il bene: quindi accade che gli spiriti turbolenti -o fanatici tengono solo il campo e sgomentano gli avversarj. -<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> -Noi, dunque, intendemmo e tuttora intendiamo di fare ai probi -e savj Italiani una chiamata solenne in quest'ora quasi direi -formidabile, in cui l'Italia può correr rischio di lasciare le vie -di progresso pacifico e di mutua confidenza, per entrare alla -cieca nei cupi e inestricabili labirinti delle rivoluzioni; alla -porta dei quali, per seguitar la metafora, sta un mostro biforme: -cioè la discordia civile e l'intervento straniero, pronto -ed armato ad uccidere chi per avventura ne uscisse salvo. -</p> - -<p> -Iddio, inverso l'Italia misericordioso, dischiude, dicemmo, -fra le tenebre che s'addensavano sopra il Regno una via -di luce che mena a salvezza. Guai, se tutti i prudenti e gli -onesti non entrano in quella. Ora fa d'uopo risolvere, e non -occorrono declamazioni e sofismi. In noi pure è il senso -delle passioni generose, e freme in petto a noi pure l'odio -sacro e veemente contro i tiranni; a noi pure vengono a -schifo le prepotenze soldatesche, le bindolerie de' diplomatici, -e la fiacchezza e ignoranza del volgo. Ma più che la passione -e il risentimento, più che il desiderio del meglio e -della perfetta libertà, più d'ogni cosa, insomma, e più di noi -stessi abbiamo a cuore la salute estrema d'Italia. -</p> - -<p> -Ripetiamo, pertanto, che gli è gran mestieri ordinare -tutte le forze morali omogenee, e raccogliere tutti i pensieri -e gli affetti comuni, onde n'esca poi l'unità e l'efficacia delle -opere. Probabilmente, non sono ancora di là dal Faro cadute -le armi di mano de' sollevati, e forse vi dura un'ira profonda -e implacabile, una diffidenza cupa e troppo scusabile, una voglia -cocente di certe e irrevocabili guarentigie. Forse al re -non parrà fattibile abbandonare le forme del governo assoluto; -forse per resistere ai Siciliani tenta di amicarsi i popoli -di qua dal Faro, conoscendoli di più miti pensieri e più -facile contentatura. Per ricomporre e sedare sì gran tumulti, -sciogliere tanti viluppi e a tanti e sì vecchi mali recare -rimedio stabile, appena sarà sufficiente la viva e sollecita -azione e cooperazione di tutti i buoni, nè già timida e -dislegata, ma stretta, coordinata e animosa. -</p> - -<p> -Noi, nell'atto di jeri l'altro, arbitrammo di seguir l'uso -d'ogni buon capitano, il quale volendo ordinar la milizia e -riempierne meglio le file, fa, innanzi ogni cosa, la chiama, e -<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> -così impara quanti accorrono e quanti mancano al suo vessillo. -E noi, del pari, desiderammo conoscere quanti fra coloro -che reputano inopportune e funeste in Italia le rivoluzioni -si dispongono ad operare concordi, vigorosi e costanti per -arretrarle. I tempi son fieri, il momento è più che mai minaccevole. -Innalzi ciascuno la insegna de' principj e delle credenze -sue proprie. Noi, col Memoriale al Pontefice, abbiamo -innalzata e spiegata la nostra. Chi vuol salvare davvero l'Italia, -s'accosti a quella e combatta; se no, adocchi un'altra bandiera -e sott'essa si arruoli. Ma, per Dio, non se ne rimanga -indifferente ed inerte; e pensi alla bontà e necessità della legge -ateniese, la quale nelle politiche alterazioni faceva delitto a -ciascun cittadino il ritrarsi e il non iscegliere la sua parte. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="consre">CONSIGLI AL RE DI NAPOLI.</h3> - -<p class="indr"> -27 gennajo. -</p> - -<p> -Alle concessioni di re Ferdinando si è fatto mal viso, non -solo perchè carpite a lui dalla subita paura, ma pel medesimo -essere loro. Elle aggiungono qualche larghezza e perfezionamento -a quegl'istituti che da ormai quarant'anni non diciamo -governano il Regno, ma dimorano scritti nelle sue leggi. -Ognun sa che dal 1821 in poi è durata in Napoli questa contraddizione -sconcissima; leggi e istituti, cioè, tanto buoni quanto -possono stare in assoluta monarchia, e un Governo ed una -amministrazione pessima e inemendabile. E a ciò ha dato cagione -principalmente la veemenza sconsigliatissima con cui -tutta l'opera del 21 fu atterrata e distrutta. Da indi in poi, i -reggitori di quelle provincie hanno comandato ed amministrato -a guisa di setta, e con la diffidenza e la rabbia di una -fazione che schiaccia la sua contraria e lasciasi vincere alla -paura. Questa ha fatto che il reprimento e le concussioni eccederono -tutti i termini comportabili; e d'altra parte, i pensieri -di libertà erano penetrati così addentro nell'animo dell'universale, -che il Governo non ebbe intorno di sè, salvo che -i più ignoranti od i più corrotti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> -</p> - -<p> -Così gl'istituti ottimi di cui fu fornita la monarchia, son -rimasti una lettera morta; e le poche larghezze che ora v'aggiunge -il re, sono comparse agli occhi del popolo come membra -vive appiccate a un gran corpo cangrenoso e disfatto. Per -farli utili ed accettevoli, conveniva, la prima cosa, chiamare -al governo persone di fama integra e di spiriti liberali, e -però capaci di render vigore al cadavere delle leggi: oltrechè -avrebbero cominciato da ciò che è prima e fondamentale necessità -d'ogni accordo in quel regno; vogliamo dire dal ricondurre -negli animi un po' di fiducia, la quale n'è tutta -uscita da lungo tempo, ed a gran ragione. -</p> - -<p> -Da tutto ciò è proceduto che ai nuovi decreti di Ferdinando, -non pure i Siciliani insorti, ma i popoli ancora di qua -dal Faro, ne' quali si stimava essere maggiore arrendevolezza, -sembrano voler tutti rispondere fieramente: «gli è troppo tardi;» -terribil parola che muta e travolge affatto il movimento -delle cose italiane. Già l'animo infiammato dei giovani esulta; -già nella baldanza de' lor pensamenti e de' lor desiderj applaudono -ai nuovi successi, e gridano pure a noi, fautori e propugnatori -dell'ordinata e progressiva rigenerazione: «gli è -troppo tardi.» -</p> - -<p> -Dunque, la ostinazione cieca d'un solo uomo avrà potuto -non che mettere a repentaglio la sua corona e sè stesso, -ma la concordia e salute di tutta l'Italia? Dunque, un risorgere -così bello per misuratezza e virtù, e degno d'essere dato -ad esempio in ogni secolo ad ogni popolo, verrà guasto e annullato -dalla colpa di un solo? Quell'amicizia e cooperazione -mirabile di tutti gli ordini, quel consenso perfetto e continuo -di tutti gli animi, quella fratellevole congiunzione d'ogni -città, di ogni provincia, d'ogni Stato, non fia possibile salvare -in alcuna guisa dalla procella che, scoppiata nel mezzogiorno, -non tarderà guari ad invadere tutto il cielo italiano? Se ciò è -destino, non sì ammirino i lettori nostri sentendoci tornare -più d'una volta sulle medesime lamentazioni. Chè mai l'Italia -non aveva visto e goduto di giorni non dico sì fatti ma neppur -somiglianti. Nel clero come ne' laici, nella plebe e nei rozzi -come nei dotti e civili, dalle officine ai palazzi, dalle città ai villaggi, -sempre, per ogni luogo ed in tutti era un sol sentimento; -<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> -la gioja, vo' dire, del nuovo stato, e la certa e dolce speranza -di veder fra breve l'Italia intera tornata libera e grande. -Nelle feste il pudore e il contegno, nella vita pubblica la moderazione -e l'ossequio alle leggi, in ogni atto politico la pietà -religiosa e la santità e pompa dei riti cattolici. Un aspettare -non inquieto, un domandare dignitoso, un obbedire ragionevole, -un giudicare assennato, un armarsi ed apparecchiarsi -senza tumulti e con precoce maturità di pensieri e d'affetti. -E tutto ciò sparirà, dunque, in un giorno? Tanto merito di -prudenza, tanta fatica per riparare agli eccessi, sì lungo studio -per evitarli, finirà (com'è da temere) nello scompiglio e -nel sangue? Noi, benchè quasi sentiamo il rumore dell'armi -e le grida delle insorte popolazioni, benchè ogni corriere e -ogni nave che giunge rechi nuove più gravi e più avverse -alla pace e alla conciliazione, noi non possiamo disperarne -del tutto, e mai non caleremo il vessillo onorato che poco -avanti spiegammo. -</p> - -<p> -I mali sono profondi: mano, dunque, agli eroici rimedj. -Tre ne proporremo fallibili ed efficaci. L'intervenzione del -Pontefice; la immediata istituzione per tutto il Regno della -Guardia Cittadina; l'abdicazione di Ferdinando in favore del -suo figliuolo. -</p> - -<p> -Se il re di Napoli invece di comparire ne' nostri tempi, -fosse nato in quelli favolosi di Grecia e uscito dalla famiglia -de' Pelopidi o degli Atridi, i poeti, parlando di lui, -avrebbero immaginato che tutte tre le Eumenidi siedono invisibili -accanto di lui, accecandolo in ogni consiglio ed in ogni -impresa, per vendicare e punire nella persona sua molti ed -antichi misfatti. -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Molte fïate già piansero i figli</p> -<p class="i01">Per le colpe de' padri.</p> -</div></div> - -<p> -Certo è che ogni cosa ha pensato ed eseguito a rovescio; -e quando era bello di resistere ha conceduto, e quando -di concedere ha resistito. Mai nè i tempi nè gli uomini, -nè il valor delle cose, nè i pensieri e le esigenze del secolo -gli sono comparse nell'aspetto loro verace e istruttivo. Sedici -anni d'impero assoluto, invece d'illuminarlo, son venuti -<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> -vieppiù annebbiando la non molta intelligenza che à da natura. -Al presente, a lui mancano per intero i due soli mezzi -d'ogni regno e d'ogni comando, il farsi amare o il farsi temere; -e similmente, gli vien fallita quella facoltà che è base -e strumento d'ogni transazione e riconciliazione, il dare e il -ricever fiducia. Per nostro avviso, è necessità suprema di -fatto, che re Ferdinando abdichi volontariamente, e lasci in -suo luogo il figliuolo con una reggenza. Noi ripiglieremo presto -il discorso e la trattazione di sì grave materia. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="ppnap">IL PASSATO E IL PRESENTE DI NAPOLI.</h3> - -<h4>I.</h4> - -<p class="indr"> -31 gennajo. -</p> - -<p> -Delle Provincie italiane la più disgraziata ci è sempre -paruta la terra di Napoli. In tutte l'altre, la fortuna girando -sua ruota, ha spinto i popoli, almeno per qualche tempo, in -sull'alta cima. In Napoli io non so quando quella ingegnosa -e stupenda natura di uomini abbia potuto mostrare appieno -ciò che sente e che vale. Ogni sorta di gente straniera ha corso -e occupato il paese loro, e trattatolo come conquista: onde -tutte le specie di tirannide ha sostenute, tutte le forme più -improvide di governo ha provate; e quelle che lo potevano -prosperare e difendere, sono cadute appena comparse. Nel -mentre che nella rimanente Europa civile la feudalità rovinava, -nel Regno, per contro, parea col dominio Spagnuolo -accrescersi e fortificarsi; od almeno crescevano le angheríe e -i soprusi, cresceva la boria e l'insolenza dei baroni inverso -de' popoli: certo mai non ha pesato sopra una colta nazione -e ricca d'intelletto e di cuore un reggimento più funesto e -più distruttivo di quello dei Vicerè Castigliani. Si giudichi -dopo ciò, qual tempra robusta d'animo e d'intelligenza sia -stata dalla natura impartita ai Regnicoli per avere non che -resistito a sì gran cumulo di sventure, ma dato a quando a -<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> -quando segni tanto mirabili or di energia e fermezza, or di -eroica magnanimità, or di luminoso e rapido incivilimento. -</p> - -<p> -Ma, da ormai mezzo secolo le vicende del reame di Napoli -corrono più del consueto straordinarie e terribili; e variando -sempre d'aspetto, questa sola simiglianza hanno mantenuta -con sè medesime, di non mai riuscire a bene ed a salvamento -di quella tanto nobile parte d'Italia. Chi non sa le -stragi del 99, la formidabile sollevazione delle Calabrie, il -tempestoso regno di Gioacchino, e la guerra infelice da lui tentata -nel 1815 a nome dell'indipendenza italiana? A chi non -è noto l'insorgere del ventuno, l'invasione degli Austriaci, -il modo sì deplorevole con che cadde la libertà, le vendette -e oppressioni di poi succedute, gli sforzi e i tentamenti per -iscuotere il giogo, sempre con audacia rinnovellati e sempre -conchiusi con le prigioni e i patiboli? Veramente, quella provincia -è stata ed è tuttavia terra vulcanica, e il Governo ha -di continuo camminato -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i07"> <i>per ignes</i></p> -<p class="i01"><i>Suppositos cineri doloso.</i></p> -</div></div> - -<p> -Ma in ventisei anni già corsi dall'annullamento della -Costituzione, è mancato affatto a quel Governo il senno e -l'abilità di procacciarsi altro migliore sostegno che i gendarmi -e gli Svizzeri: onde per lui nessuna forza morale può supplire -alla materiale; quando non si voglia chiamar del nome -della prima quella prostrazione di animo in cui gli onesti e -generosi spiriti eran caduti, e lo sgomento rimasto in essi -dell'armi straniere, e il sentirsi e il vedersi sfregiati innanzi -all'Europa e innanzi a' proprj occhi: tutte cose di cui il Governo -non arrossiva di farsi arme e puntello. -</p> - -<p> -L'effetto peggiore e più amaro di tal traviamento e di -tal servaggio è stato l'abbiezione e la corruttela. Diciamo -l'effetto peggiore, perchè dove l'animo non è troppo corrotto, -le buone leggi tosto il risanano; ma dove la depravazione -abbonda, le buone leggi e le libere istituzioni non bastano, -ed anzi rischiano forte di essere contaminate e guaste esse -stesse. Gli è un fatto, che ovunque l'ingegno e la fantasia -sono più pronti, il sentire più vivo, l'indole più passionata -<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> -e focosa, quivi la servitù reca danni molto maggiori; perchè -la scaltrezza vuol supplire alla forza, la simulazione e la -frode s'assottigliano all'infinito; e quanto sono vietati i piaceri -dell'animo e l'esercizio delle maschie virtù cittadine, -altrettanto l'accensione naturale del sangue e le blandizie -del clima trascinano l'universale ai piaceri del senso, alle -sconce libidini e alle intemperanze d'ogni maniera. -</p> - -<p> -Nondimeno, rispetto al Regno, è da distinguere con -gran cura le provincie dalla città capitale. In questa poco -rimane, a dir vero, di sano e d'intatto; e quella plebe singolarissima, -la quale insorse tanto animosa nella metà del -cinquecento per cacciar dal suo seno l'Inquisizione; e un -secolo dopo tenne fronte ella sola, può dirsi, a tutta la gran -potenza Spagnuola; e più tardi, in sul primo invadere delle -truppe francesi, mostrò a Championnet come in una città non -murata e senza armi rimanevano ancora nel nudo petto e nelle -pronte braccia del popolo fortissimi baluardi; quella plebe, -diciamo, perdendo il rozzore della barbarie, non per ciò ha -contratto la dignità e gentilezza civile, e con lo smettere a -grado a grado le sue vecchie e profonde credenze, nessuna -nuova ne ha guadagnata: onde rimane una cosa informe e -scomposta, che non ha sembianza nè nome, e più s'approssima -al vizio che alla virtù. -</p> - -<p> -Ma nelle provincie, massime negli Abruzzi e Calabrie, -lo stesso vivere appartato e poco socievole, le ricchezze men -che mediocri, le possidenze minutamente spartite, il trarre -pressochè ogni sussistenza dall'arti agrarie, certa semplicità -di costumi durata per mezzo a mille mutazioni, hanno conservato, -per gran ventura, fra quelle genti molta vivezza di -affetti nobili e di pensieri liberali, accanto a molta naturale -bontà e schiettezza. -</p> - -<p> -A ogni modo, noi siamo di quelli che reputano, che in -popolazioni eziandio guaste e degeneri, il numero dei non -corrotti è infinitamente superiore, e valgono a riparare ogni -male e ricondurre ogni sanità, posto che il vogliano fermamente, -e che la bontà loro (nol ripeteremo mai troppo) sia -coraggiosa ed attiva. Per ciò ardentemente desideriamo, che -a qualunque altra innovazione nel Regno preceda la istituzione -<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> -della Guardia Cittadina. Imperocchè, tra gli altri profitti -notabilissimi che reca tal Guardia, debbesi annoverare -la fortunata necessità in cui pone gli onesti e assennati a divenire -solleciti ed operosi del bene comune, e a compiere una -intervenzione gagliarda e continua tra la tirannide e la licenza. -</p> - -<p> -Per la ragione medesima, desideriamo e con calde istanze -chieggiamo l'intervenire del Pontefice; essendochè la sua -voce e l'autorità sua serviranno d'esempio e di sprone a tutti -quei tepidi, benchè buoni, i quali altrimenti starebbersi muti -ed inerti, e lascerebbero andare le cose a seconda delle immoderate -passioni, e come la temerità e improntitudine dei -partiti le vuol condurre. -</p> - -<p> -Ma oltre a tutto questo, a noi non esce dell'animo, che -nelle nostre provincie meridionali, se la natura sensitiva e -delicatissima degli uomini sembra con facilità stemperarsi e -corrompersi, altrettanto guarisce con celerità, e risorge e trasformasi -in meglio, con istupore di chi n'è testimonio. E certo, -noi non crediamo che poco prima dello scoppiare della -rivoluzione francese i costumi della città di Napoli tenessero -dell'austero e del forte; chè anzi nella reggia e nelle case -de' grandi e sin nei chiostri e ne' seminarj v'era mollezza, -ignavia e dissolutezza non poca. Venne il turbine delle -guerre e della rivoluzione, corsero tempi e vicende le più -rischiose del mondo, e fu agli spiriti non volgari offerta -occasione frequente di dure lotte e di arditissime prove. -Ora, egli avvenne che in seno di quella terra voluttuosa e -indolente, apparvero tutt'a un tratto uomini non solo non -disformi dal secolo, ma grandi come i suoi casi e forti come -i suoi rischi. Noi non possiamo se non accogliere in cuore -speranze liete e magnifiche di quella Provincia italiana ove -il Cirillo, il Conforti, il Caraffa, il Serio, Mario Pagano e -cento con essi vestirono in un momento l'animo antico, e -porsero agli scrittori moderni materia degnissima della penna -di Plutarco. -</p> - -<p> -Noi seguiteremo altra volta a spiegare a quali mezzi e -provvedimenti debbano por mano i nostri fratelli di Napoli -per condurre a bene il nuovo risorgimento loro, e uscire delle -<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> -gravissime e difficilissime condizioni in cui la cecità sventurata -di alcuni gli ha posti. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="palbomb">PALERMO BOMBARDATA.</h3> - -<p class="indr"> -31 gennajo. -</p> - -<p> -Il supplemento dell'ultimo nostro foglio ha dato notizia -che Palermo da parecchi giorni era bombardata, e che aggiugnendosi -ciò alli scontri frequenti delle soldatesche coi cittadini, -cagionava <i>una terribile mortalità</i>. Ier sera poi ci venne -riferito da testimonio oculare, che il tredici dal Forte di Castellamare -furono scagliate sulla città 132 bombe. -</p> - -<p> -Nel 1821 Palermo insorse, e domandò di avere governo -proprio sotto la corona medesima, con la medesima costituzione. -Nel Parlamento un'ira ingiustissima accecò affatto il giudicio, -e fu risoluto di vincere con la forza la sollevazione -Palermitana. Sbagliò il Parlamento, come ora il Governo -Napolitano; ma gli è impossibile di non osservare e notare -le differenze fra li due errori. Palermo nel 21 insorgeva -contro Napoli fatta libera, già venuta in possesso d'una -forma di reggimento politico, che in que' tempi volevasi -la migliore di tutte e la perfettissima. Oggi Palermo insorge -contro un dispotismo violento ed improvvido, e che -s'incera l'orecchie per non udire richiami e supplicazioni, e -fa rispondere con le sciable agli <i>evviva il re</i> e <i>le riforme</i>. Allora, -capo della spedizione fu il generale più reputato delle -Due Sicilie, uomo di nobil cuore e di sentimenti e pensieri -liberalissimi, D. Florestano Pepe: oggi, capo e governatore -è il generale Majo, uomo spregevole affatto, e soldato inetto, -e dall'universale troppo mal visto. Allora il Pepe non accettò -i sussidj che Messina e Catania gli offrivano, abborrendo -dal vedere spargere dai Siciliani il sangue siciliano; potea -tagliare i condotti dell'acqua e nol fece; i mulini già occupati -dalle sue truppe rendeva all'uso cotidiano, in benefizio e -ristoro della città; era già penetrato in Palermo e poteva al -<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> -tutto sforzarla, e non volle; e impose alle navi di non danneggiarla, -e a tutti di risparmiare al possibile le vite de' lor -fratelli. -</p> - -<p> -Oggi, il Governo di Napoli non usa alcuno di tali rispetti; -e incapace di sforzar la città, la fa bombardare spietatamente; -ed avventa il fuoco su quelle venerande basiliche, in cui -l'arte italiana conserva gli avanzi e i testimonj maravigliosi -di ciò che potè il nostro Genio nella notte barbarica del -medio evo. Tanta è la furia che pone a domare gl'insorti, -che rompe le costumanze e i buoni procedimenti d'ogni nazione -civile, e i quali son divenuti regole certe e costanti -del gius delle genti. Diffatti, la protesta dei Consoli da noi ristampata -jer l'altro, dà prova che niun tempo è stato lor conceduto -di riparare e provvedere così a sè stessi come ai loro -compaesani. Le dimostrazioni di fratellanza, il far luogo -all'amore e alla compassione in mezzo al conflitto medesimo, -il saper temprare lo sdegno e reprimere il risentimento, sono -questa volta dal lato de' Siciliani. Dio protegga la causa di chi -fra l'armi e nel sangue non iscorda i doveri di buon Italiano, -e sente nel danno dell'avversario il danno e il dolore della -patria comune. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="prpnap">IL PRESENTE E IL PASSATO DI NAPOLI.</h3> - -<h4>II.</h4> - -<p class="indr"> -2 febbrajo. -</p> - -<p> -Le cose di Napoli, chi ben le guarda, s'avviano verso -d'un termine che le assomiglia a quelle del 1820. Parecchie -differenze per altro intervengono, le quali son tutte, la Dio -mercè, in favore della innovazione presente. Noi ne darem -conto ai lettori con brevità e chiarezza, secondo il nostro -istituto. -</p> - -<p> -E primamente, diciamo che se l'Austria non fa disegno -d'intervenire, questo sol caso porrebbe tra oggi e il venti sì -<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> -gran differenza, che lascerebbe ai due tempi una mostra di -simiglianza, e non altro. Ma nell'Austria la voglia d'intervenire -non può mancare, qualunque volta non manchino la opportunità -e la potenza. Divisiamo, adunque, per bene quali -condizioni nuove di cose difficultano la intervenzione austriaca -in Napoli. -</p> - -<p> -Nel venti, la lega dei re assoluti, che per antifrasi fu detta -sacra, toccava il colmo della sua fortuna e potenza. Oggi, -quella cospirazione veramente inaudita e novissima contro -le libertà dei popoli, non solo è sconnessa e mezzo annullata, -ma i governi rappresentativi maggioreggiano in guisa da occupare -ormai tutta l'Europa civile. E se tu ne cavi la Turchia -la quale è barbara, e la Russia ove ancor dura la schiavitù, -l'Austria sola accenna di voler, dove può, conservare -il pieno arbitrio monarchico: ma in Ungheria nol può, e in più -altre parti del vecchio e scrollato impero cesserà di poterlo. -</p> - -<p> -L'Austria nel venti predominava in Germania, predominava -in Europa; pendevano dal suo labbro i gran consiglieri -dei re; parea rinsanguata, robusta e piena di vita. Al -presente, è sopraffatta in Germania dall'arti prussiane, poco -ascoltata in Europa, incresciosa all'universale, massime pei -casi di Galizia e Cracovia e per gli orrori dello Spielberg; -la stimano tutti esausta, vacillante e decrepita: la quale opinione, -fosse pur falsa, riesce dannosa oltremodo, infin che i -fatti non la smentiscono. -</p> - -<p> -Avea l'Austria nel venti quete le provincie, fedeli i -popoli, strette con vigore le redini del governo. Al di d'oggi, -neppur ne' Circoli austriaci è piena tranquillità, e dalle rupi -del Tirolo alle foci del Danubio non v'ha un palmo di suolo -in cui si rincontri buona contentezza e fidanza. Quel malumore, -poi, che nel regno Lombardo-Veneto serpeggiava qua -e là al tempo della Costituzione Napolitana, e non parea farsi -intenso e profondo salvo che negli uomini colti e bollenti -d'affetto patrio, ora scoppia da tutte parti, invade le moltitudini, -e manifestasi con tali prove di virtù e coraggio civile, -da superar di gran lunga l'aspettazione medesima de' -più caldi Italiani. -</p> - -<p> -Allorquando in sul principiare del ventuno l'Austria, -<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> -poco dubbiosa dell'esito, fece movere le sue truppe, lasciavasi -dietro alle spalle il Piemonte travagliato da sétte ma -non insorto, e che non parea prossimo a insorgere; e quantunque -l'esercito Sardo ponessesi di poi in sollevazione, subito -discordò e si divise e tutto scompaginossi; onde pochi -reggimenti tedeschi bastarono a spegnere quel primo incendio -di libertà. Quest'oggi, l'Austria trova Liguri e Piemontesi -tanto infiammati quanto concordi, e così bene in arme e in -assetto, come docili alle leggi, ordinati nel loro ardore, e -affidatissimi ne' loro capi. -</p> - -<p> -Nell'anno venti e ventuno, l'Austria scorgea buona parte -d'Italia commossa dalle opinioni liberali più in superficie -che nel profondo: v'avea società secrete estesissime, cospirazioni -di ufficiali d'esercito, scontentezza di molte provincie; -ma ardor popolare assai poco, e il sentimento nazionale appena -spuntava, e, per isbaglio quasi comune, più pensavasi -alla libertà che all'indipendenza; ogni Stato viveva in disparte -e per sè, e il concetto di unione e collegazione di popoli -o non nacque o non si mantenne. Oggi, per lo contrario, -il desiderio d'indipendenza entra avanti a tutti gli altri; gli -Stati si confederano, i popoli chiamansi ad alta voce fratelli, -e la vita morale della nazione è già una, e ferve in tutti i -suoi membri vigorosa e omogenea. -</p> - -<p> -Nel venti, in fine, i Principi nostri o alla scoperta o di soppiatto -tenevan con l'Austria, e taluni non vergognavano di -confessarla solo sostegno e salute rimasta alla persona e potestà -loro. Al presente, più d'uno fra essi sta dalla parte de' -popoli, accetta ogni buon progresso civile, sdegnasi dell'ingiuriosa -tutela di Vienna, e gode di avere a capo e scòrta il nome -glorioso e la venerabile autorità del Pontefice. -</p> - -<p> -Ora, di tutte queste notevoli differenze in fra i due tempi -paragonati, alcune rimangono ferme e indipendenti dai casi, -altre si legano all'andamento e alla fine che avranno le sollevazioni -del Regno. Felice l'Italia, se ne' popoli delle Due -Sicilie sarà tanto di virtù e di senno, da porre insieme due -cose nate veramente per procedere bene unite, ma che il -volgo e i partiti disgiungono assai di leggieri: noi vogliam dire -l'energia e la prudenza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> -</p> - -<p> -Occorre a que' popoli l'energia, per rimovere la possibilità -d'ogn'inganno e sventare ogni trama cortigianesca, e -mostrando la gran fermezza e unione di lor desiderj, conseguire -sufficiente malleveria dell'ordine nuovo di cose. Occorre -poi sopramodo a que' popoli la prudenza, per non trascendere -in cotesti atti il segno e il termine della necessità, -e saper tornare sollecitamente nell'ordine e nell'obbedienza -alle leggi. -</p> - -<p> -Adoperando essi in tal guisa, e guadagnandosi e mantenendosi -piena ed intera la propensione e amicizia degli altri -Stati Italiani, nè dando ai Principi della Lega cagione legittima -alcuna di spaventarsi; l'Austria avrà tuttora contro di sè -la unione che sì la sgomenta de' cittadini d'ogni ordine, la -consonanza perfetta degli animi, la tenace confederazione di -tutti gli Stati, il desiderio comune ed inestinguibile d'indipendenza -e di libertà, protetto oggimai e santificato dalla maggiore -e miglior parte del Clero, difeso da eserciti disciplinati, e -dalla mutua fede e assistenza di ventiquattro milioni d'uomini. -</p> - -<p> -Ma un'altra difficoltà, e forse la maggiore di tutte, debbono -procacciare all'Austria i nostri fratelli del Regno; e questa -è di toglierle ogni presunzione ed ogni speranza di veder rinnovati -gli errori gravissimi in cui la fortuna nemica d'Italia -lasciò cadere i Napoletani nei nove mesi che vissero di risorgimento -e di libertà. Distingueremo altra volta cotesti errori, -e accenneremo i mezzi e le pratiche più confacenti a bene -evitarli. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="carroccio">IL CARROCCIO, -<span class="smaller">GIORNALE DELLE PROVINCIE.</span></h3> - -<p class="indr"> -31 gennajo. -</p> - -<p> -Con gran piacere leggiamo il Programma d'una nuova -Gazzetta Politica che sta per uscire in luce in Casale, e alla -cui direzione intenderà il conte Pier Dionigi Pinelli; nome -che per se stesso è pegno grandissimo della bontà del Giornale, -<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> -e ne accerta particolarmente che quel periodico mai da -verun altro verrà sorpassato nella integrità e nobiltà delle -massime e delle dottrine. E veramente, quando vediamo persone -così specchiate e generose come il conte Pier Dionigi Pinelli -porsi a capo di tal sorte d'imprese, debbe ognuno augurare -con sicurezza un bene copioso e durevole per la nostra -Italia; ricordandosi, fra l'altre cose, come appresso molte nazioni, -e in Francia segnatamente, la stampa periodica sia venuta -a mano di gente non molto onorevole, e povera soprattutto -di ferme e radicate credenze. Il titolo del giornale Casalese -sarà il <i>Carroccio</i>, bello e bene appropriato battesimo; -perchè, volendosi con quel Giornale prender cura peculiare -dei municipj e degl'istituti provinciali, doveasi riporre in -mente ai popoli italici quel simbolo antico de' nostri gloriosi -Comuni; e il quale fu loro sì sacro e cagionò tanto profitto, -quanto forse ai Romani quell'ultimo adito del Pretorio, ove, a -modo di reliquie e di numi indigeti, stavano raccolte le aquile -e le altre insegne delle vincitrici legioni. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="allnap">ALLOCUZIONE AI NAPOLETANI.</h3> - -<p class="indr"> -2 febbrajo. -</p> - -<p> -<i>Era giunta notizia che Ferdinando di Napoli, più non fidandosi -di resistere, apparecchiava una Carta costituzionale.</i> -</p> - -<p class="indl"> -Fratelli Napoletani! -</p> - -<p> -La gioja che dentro al cuore ci abbonda non può rimanersene -chiusa, ma vuol mostrarsi di fuori ad ognuno; ed a voi -particolarmente, o Popoli Napoletani, aggiunti oggi a quella -famiglia di patrioti che, francheggiata dai Principi riformatori -e stretta in lega santissima, affrettava coi voti, preparava -con gli scritti, predicava con gli esempj la unione e rigenerazione -di tutti i figliuoli d'Italia. -</p> - -<p> -Deh! abbracciamoci strettamente, o Fratelli, in desiderio -e in ispirito, e ringraziamo dal profondo dell'animo il Dio -<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> -Salvatore de' Popoli e Datore eterno di libertà. Questi, nelle -gran meraviglie che da due anni fa comparire nella Penisola, -manifestamente c'insegna che la parola increata ha negli -abissi di sua sapienza e bontà pronunziato che l'Italia sia, e -l'Italia infallibilmente sarà. -</p> - -<p> -Oh quanti amari sospiri, quante angosciose sollecitudini, -quante querele sconsolatissime ci cagionavano i vostri mali, -o Fratelli! Oh come lo strapazzo indegno e la servitù miserissima -d'una sì nobil parte d'Italia spargeva di molto assenzio -i cittadini banchetti e le feste a cui entravamo! Oh come le -lacrime vostre e ogni stilla del vostro sangue dalla mannaja -versato parea ripiovere sul nostro cuore, e attristarlo dell'amaritudine -della morte! -</p> - -<p> -Ora godiamo delle speranze comuni, e nel puro e libero -abbracciamento dell'anime nostre esultiamo. Trenta secoli -di civiltà sono già corsi sulla Terra Italiana; e pur questo, o -Fratelli, questo è il giorno primissimo in cui gli abitatori dell'uno -e dell'altro estremo di lei possono pubblicamente e solennemente, -in fatto e non in pensiero, chiamarsi figliuoli e -cittadini d'una sola gran patria. Nè cento mila spade straniere -bastano ad interdire quel grido sulle rive stesse del Po, -del Mincio e del Bacchiglione. -</p> - -<p> -Fratelli Napoletani! sforziamoci con ardore e costanza -operosa e incolpevole di non rimanere inferiori all'altezza -de' nostri destini. Agli altri popoli è gran fatica il gir oltre, -a noi il tornare quello che fummo. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> -</p> - -<h2 id="parte2">PARTE SECONDA. -<span class="smaller">TEMPI COSTITUZIONALI.</span></h2> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> -</p> - -<h3 id="conspr">CONSIGLI AI PRINCIPI E AI POPOLI.</h3> -</div> - -<p class="indr"> -3 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Noi riputiamo avere a quest'ora dato prove sufficientissime -di quanto teniamo a cuore la conservazione dell'ordine, -l'unione di tutti gli animi, la concordia fra popolo e principe. -A noi sembra, pertanto, aver conseguito qualche buon -dritto di non palliare il vero e di non dimezzarlo; ma, quando -ci occorra, esprimerlo francamente, e quale il sentiamo ed -il conosciamo. -</p> - -<p> -I fatti burrascosi dell'Italia meridionale non recarono -(gran bontà della Provvidenza) quel sanguinoso e profondo -conquasso che temer si potea. La rigenerazione nostra può -procedere, oggi pure, ordinata e con moto equabile, semprechè -non si contrasti alla molto maggiore velocità del suo -corso, e non le si nieghino que' premj e guadagni che già -stima di avere in pugno. Occorre pertanto (e ogni giorno ci -cresce il debito di ripeterlo), che tutti i Principi della Lega -intendano questa incessante necessità, e si persuadano che -ogni ritardo come è inopportuno ed inefficace, così può riuscire -odioso, e togliere ad essi non poco credito di lealtà e -non poco merito di spontanea risoluzione. Certo, quel nobil -carro, ed anzi propriamente quella nobil quadriga in cui -siede ora l'Italia e onde ai suoi destini è condotta, non potrà -far buona e regolar via, se tutti quattro i popoli non si -attelano in riga, quasi destrieri generosi, e tutti con uguale -ardore e uguale prestezza non muovono. -</p> - -<p> -Che debbesi oggi da qualunque buon Italiano e sopra -ogni cosa augurare e desiderare alla patria? questo principalmente, -che poco o nulla si muti nel morale stato di -lei; perchè migliore di quel che si mostrava poc'anzi, non -potrebb'essere. E quando l'Italia ha conosciuto giorni così -fortunati di concordia e di fratellanza? quando ha goduto -di simile congiunzione fra Stato e Stato, e di simile amicizia -e contemperanza fra la religione e la politica? quando -vide giammai estinte le sètte com'ora? quando cessate -le cospirazioni, ridotti quasi al nulla i partiti? quando i -<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> -pensieri, i sentimenti, le speranze, i disegni di tutti si risolvettero -si pienamente in un pensare e in un sentire universale -e comune! Tutto ciò, adunque, non dee mutare; e perchè -non muti, occorre rimovere di mano in mano qualunque -cagione grave di risentimento e di turbolenza, e dare sfogo -ai desiderj divenuti impazienti e infrenabili, perocchè fatti -maturi e legittimi dalla prepotenza dei casi e del buon successo. -Se da per tutto gli animi debbon serbarsi in pieno consenso, -è grande necessità che le leggi e gl'istituti eziandio -consentano da per tutto; e se non vuolsi che le fazioni ripullulino, -i savj si sgomentino, le passioni s'inacerbiscano, -convien porre in atto sollecitamente ciò che risponda alla -generale esigenza dei tempi. Jeri le cagioni di discordia parean -giacere nell'esorbitanza di certe opinioni e nell'eccesso -dell'arder giovanile; oggi possono rampollare dalle inutili -resistenze e dalle funeste dimore. Ei si vede che noi miriamo -sempre al medesimo scopo, e consigliamo con la debita modestia -e imparzialità or l'una parte ed or l'altra, e così i -governati come i governanti; e però ci diamo pace se mal ci -spiegammo o male fummo capiti. Al presente, le nostre parole -debbono piuttosto che alle moltitudini addirizzarsi ai lor -reggitori, pigliando arbitrio di ricordare sentenze utili, benchè -non nuove, ed anzi vecchie quanto la civiltà umana. E -già Omero le pose con rara facondia sulla bocca del savio -Fenice, il quale raccontando molto a distesa di un re d'Etolia -come troppo s'indugiasse ad appagare il suo popolo, conclude -che -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . .</span> il tardo</p> -<p class="i01">Beneficio rimase inonorato.</p> -</div></div> - -<p> -Sta col nostro animo una gran fede nella Provvidenza, -che protegge ed ajuta l'Italia; e confessiamo volentieri, ed -anzi con viva letizia il facciamo, che gli avvenimenti sono -infino a qui riusciti più avventurosi che non ci parea lecito -di sperare, ed hanno contraddetto a parecchi de' nostri -timori. Con tutto ciò, non è bene di domandare dal Cielo nuove -maraviglie ogni giorno, e nè i popoli nè i re debbono in alcuna -guisa tentare Iddio. Chi non iscorge in fondo di tutti i -cuori l'ansietà e l'incertezza? Prima e presentanea cagione -<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> -di sicurezza e di calma sarà la vista desideratissima dell'armi -cittadine. Colui che non consiglia oggi a' suoi superiori la -istituzione immediata della Guardia Civica, o sconosce affatto -la forza de' nuovi accadimenti, o resiste e mentisce alla -propria coscienza. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="nuovomin">DEL NUOVO MINISTERO NAPOLETANO.</h3> - -<p class="indr"> -3 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Noi non vorremmo così subito mostrarci scontenti dei -nuovi reggitori dello Stato, tanto più che si afferma non avere -essi voluto accettare il gravissimo carico, salvo che ricevendo -promessa solenne di veder promulgata una Carta. Ma la sventura -di vivere il governo o in conflitto aperto o in secreto coi -governati debbe aver fine, e però è necessario che l'universale -possa di gran cuore stimare e obbedire i supremi ufficiali; -e noi dubitiamo forte, che il popolo napolitano possa e voglia -far ciò lungamente inverso i personaggi testè chiamati da re -Ferdinando. Quattro di loro sono principi. Io non partecipo -alle ingiuste preoccupazioni del volgo contro i gran signori: -ma so che ad essi è, in generale, troppo difficile il pensare e -il sentire come la maggior parte del popolo: so di più, che -in Napoli parecchie di quelle stirpi di gran titolati sono degeneri -affatto e d'assai poca levatura: e so infine, che agli -errori quivi commessi debbe assegnarsi per cagion principale, -la turba inetta dei nobili cortigiani, che sconoscendo i -tempi e le cose, adulava e accecava il monarca. -</p> - -<p> -Nel presidente del Consiglio, Serra Capriola, è molta -onestà e naturale benevolenza, e qualche pratica delle corti: -ma troppo manca perchè l'ingegno e l'animo suo pareggino -le difficoltà del grado e del nuovo reggimento, e dieno pegno -bastevole di amare fortemente le libere istituzioni. Assai -minor pegno può darne il Cassero, che già più anni è -stato ministro quando, non dico la libertà, ma le miglioranze -politiche d'ogni maniera trovavano chiuse tutte le porte -<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> -della reggia e dei ministeri. Del Bonanni dicono che abbia, -parecchi anni addietro, patito guai per le sue liberali opinioni; -ma fama di abilità e di politica scienza non gode. Il sol -nome caro ai Napoletani è il Colonnello Cianciulli; uomo di -spiriti moderatissimi, ma integro, illibato, caldo dell'onor -nazionale e amico sincero di libertà. Però, logoro e cagionevole -da gran tempo e desideroso di quiete, gli è da temere -che sopportar non possa tutta la gravezza di un tanto -ufficio. -</p> - -<p> -Del resto, quel nuovo ministero dee forse unicamente -segnare un mezzo tempo, ed agevolare un passaggio fra 'l -regno dell'arbitrio e quel delle leggi. Ma non ho mai veduto -simili tentamenti e saggi riuscire a bene e a profitto: -per consueto, scontentano le due parti, e provocano le moltitudini. -Ad ogni modo, il ministero presente napolitano, -nel suo tutto insieme, non si confà per nulla con le esigenze -e le pratiche dell'Era nuova che in Italia incomincia. Noi -ci siamo affrettati a manifestare tal nostra opinione, perchè -in Napoli più che altrove gli uomini hanno fatto gabbo alle -leggi; e ognun ricorda i danni gravissimi che produsse nel -1820 e 21 quell'aver lasciato maneggiare la cosa pubblica da -gente poco devota alle franchigie costituzionali, e più disposti -a tollerare il giogo tedesco, che l'impero del popolo, e -le fatiche e i pericoli della libertà. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="costdes">COSTITUZIONE DESIDERATA DAGLI ITALIANI.</h3> - -<p class="indr"> -6 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -La parola Costituzione giunge gradita oltremodo agli -orecchi del popolo, non già perch'ella gli svegli in pensiero -un concetto chiaro e ben definito di tutto quel che significa, -ma perchè gli ricorda queste due cose bellissime e desideratissime, -<i>Libertà e Guarentigia</i> Conviene, pertanto, distinguere -in una Costituzione ciò che ha virtù e sodezza di -fondamento ed è affatto universale, da ciò che muta e si trasforma -<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> -secondo l'indole delle nazioni e le varie contingenze -dei tempi e dei casi. -</p> - -<p> -La prima parte, pertanto, è quella che, supposta certa -maturità di opinioni e certa efficacia di avvenimenti, mal si -farebbe d'indugiare a mettere in atto. L'altra invece (come -si notava, fa pochi giorni, nel <i>Corriere Mercantile</i>) ricerca -molta meditazione e lunga disamina per riuscire a bene, e -adattarsi con proprietà e giustezza alle condizioni peculiari -d'ogni paese. In cotesta seconda parte si racchiude eziandio -la risoluzione ed applicazione di molte dottrine che non sono -ancora uscite di controversia; laddove la prima più non porge -materia di dubbio, e i suoi principj sonosi fatti, quasi a dire, -massime di senso comune, e come tali compariscono ne' nostri -tempi in tutte quelle provincie del mondo civile in cui -mette radici la libertà. -</p> - -<p> -In essi principj si raccoglie e conchiude quel general -concetto della forma migliore politica che l'epoca odierna -venne trovando. Così accadde della scienza di Stato in ogni -tempo e in ogni contrada; e quelle nazioni nel cui intelletto -luceva l'idea d'un'ottima forma politica, mai non conobbero -vero riposo e prosperità insino a che non la conseguirono ed -effettuarono. Ad onta degl'infortunj nostri grandissimi, la -natura ci ha di tale e tanto ingegno forniti, e abbiam conservato -avanzi così notabili della civiltà e sapienza antica, che -la forma generale dei governi rappresentativi ci comparve -la migliore possibile e la più conveniente all'età in cui viviamo, -prima ancora che Montesquieu cantasse l'apoteosi -della costituzione inglese. Tutto ciò che è di poi accaduto, non -altro poteva indurre nell'animo degl'Italiani salvo che un -più fermo e invitto convincimento di quella verità: e però, -chi governa l'Italia dee credere con gran saldezza che questo -si è l'inveterato e radicatissimo desiderio nostro, al quale -oggimai non sembra potersi altramente resistere che usando -la forza delle scimitarre straniere. -</p> - -<p> -Ora, tornando alla distinzione di cui, poco è, parlavamo, -occorre di ricordare, che i fondamenti d'ogni qualunque costituzione -debbono star riposti nelle libertà e guarentigie sostanziali -e primarie del diritto privato e pubblico. E tali libertà -<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> -e guarentigie riduconsi propriamente alle cinque infrascritte, -cioè: 1º La facoltà compiuta di pubblicare le proprie -opinioni. 2º La Guardia Cittadina. 3º Ministri sindacabili, e -però eziandio punibili. 4º La nazione chiamata per via di rappresentanti -a discutere e a squittinare le leggi e le imposte. -5º La libertà personale, e l'altre sicurezze e tutele a cui -particolarmente provvedono i Codici. Qualunque di coteste -franchigie e malleverie mancasse in una Costituzione, o vi -stesse in mostra ed in apparenza più che in effetto, farebbe -perdere a quella ogni suo valore, perchè tutte si legano e si -mantengono mutuamente; ed in altro caso, ella somiglierebbe -affatto ad una fortezza in cui moltissime porte fosser -guardate eccetto che una: e così nello Stato, per quel solo -special difetto di libertà e di sicurezza, entrar potrebbero a -mano salva la tirannide o la licenza. -</p> - -<p> -Segue dal fin qui espresso, che ciò che importa di promettere -sollecitamente e in modo solenne ed irrevocabile, sono -le cinque istituzioni summentovate; ed anzi, l'ultima è in buona -porzione di già conceduta e sancita nei codici nuovi. Le -due prime poi, con le quali, a dir vero, componesi la universal -mente e il braccio vigoroso del popolo, come possono venire -immediatamente ad effetto, così dovrebbero esser date e -compite senza dimora. Invece, per la seconda parte che versa -sui modi più confacenti di rappresentar la nazione nei congressi -legislativi, e sul restringere od allargare le pertinenze -di questi, e sull'altre materie attinenti; noi desideriamo assaissimo, -che in cambio di promulgare e ottriare in fretta simili -leggi e istituti, vogliasi innanzi ponderarli per bene e con -gran diligenza e fatica, e giovarsi di tutto il senno che emerge -dalla pubblica discussione; onde quelli sieno come il portato -ed il parto della migliore sapienza civile italiana. Passò -quel tempo in cui gli statuti e le leggi uscivano dai penetrali -del tempio, o dalla mente d'un solo ed unico saggio. Ora i -popoli sono legislatori a sè stessi, e non riconoscono mai in -veruno il diritto assoluto di prevenire e d'interpretare ad arbitrio -suo il giudicio e la scienza comune. Certo, se al re di -Napoli fossero sovvenute queste verità, non avrebbe in quel -primo disegno di patto costituzionale specificate certe forme -<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> -politiche, le quali trovando subito contradittori, o scemarono il -pregio ed il credito della concessione, o indussero a desiderare -che la legge non appena nata venisse mutata: brutto -abito contratto dai popoli servi, alli cui sguardi la legge non -ha nulla d'augusto, nulla di sacro e d'inviolabile. Raro è che -le nazioni sieno dalla fortuna condotte in istato di potere alzare -da' fondamenti, e quasi a piena lor voglia e con un disegno -preordinato, l'arduo edificio delle istituzioni loro politiche. -Ma più raro è ancora, che di tale facoltà preziosa e fuggevole -sappiano ritrarre utilità e profitto largo e durabile: chè anzi -quasi sempre sonosi vedute le leggi fondamentali uscire alla -luce o per concorso strano di casi, o da un conflitto passionato -e violento di parti, o dall'intelletto di uomini men che mediocri, -balzati dalla fortuna in cima alla ruota, e che per accidente -trovavansi strette in mano le redini dello Stato. Facciamo -noi miglior senno, se gli è possibile; e sempre ci dimori -innanzi alla mente, che in noi si trasfuse e il sangue e l'ingegno -del più gran popolo legislatore dell'antichità. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="lombmett">LA LOMBARDIA E IL METTERNICH.</h3> - -<p class="indr"> -7 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -La Cancelleria di Vienna è istizzita, e nol può tacere. -Ognuno sa che le provincie dell'impero sono tutte sue figliuole -carissime, maternamente da lei governate. Fra queste si annovera -la Lombardia, la quale benchè sia figliuola prediletta, -siccome l'ultima apparsa in casa e venuta a consolare la vecchiezza -della monarchia, ricalcitra ingratamente contra i benefizj -della tenera madre. E per vero, la Cancelleria di -Vienna dimostra in un articolo molto succoso, dato testè a -pubblicare alla Gazzetta d'Augusta, che il regno Lombardo-Veneto -possiede e fruisce da lunghissimi anni tutte quelle -buone leggi e quei liberali istituti, per la concessione dei quali -i Romani, i Toscani o i Piemontesi vanno in visibilio dalla -gioja, e fanno di continue feste e baldorie. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> -</p> - -<p> -A questo osserviamo, che quando pur ciò fosse vero, resterebbe -a spiegare quel verso di Dante: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?</p> -</div></div> - -<p> -Dappoichè, ancora laggiù nel Regno stavano scritte bellissime -leggi, e ognun conosce il gran caso che ne faceva il Governo. -Ma forse Metternich o il suo segretario non intendono -Dante, e occorre a ogni modo farci sopra un po' di commento: -e noi prendiam questo carico assai volentieri, usando uno -stile piano ed aperto, come si ricerca al buon chiosatore. Diteci, -pertanto, o Signori: avete voi conceduto ai Lombardi -la Guardia Civica, e una moderata libertà di stampare le proprie -opinioni? Egli è certo e provato che no: parvi dunque -poco divario avere le medesime leggi con quelle due libertà -e guarentigie di giunta? Una libertà moderata di stampa accanto -all'armi cittadine, vuol dire, e ben lo sapete, l'opinione -fatta signora e governatrice: vuol dir la mente dei savj -che à il braccio del popolo per difesa. -</p> - -<p> -Intendete cotal differenza? In Lombardia sono le bajonette -Croate, che quando accade, vibrano punte mortali alla -cieca: e nell'Italia media, il cittadino medesimo è fatto guardiano -della libertà insieme e dell'ordine, e però è sicuro che -ogni riforma conveniente e ogni progresso legittimo verranno -di mano in mano attuati. -</p> - -<p> -L'achille degli argomenti di Metternich è sempre questo: — La -Lombardia è straricca, la Lombardia è prosperosa. — Ma -quante volte deesi, dunque, suonargli all'orecchio il detto -evangelico, che l'uomo non vive del solo pane? quante volte -deesi fargli entrare nel comprendonio, che al popolo italiano -non basta di far vita grassa ed allegra, e sentir sulla sera suonar -i pifferi de' Tirolesi, e vedere l'Essler trinciar l'aria coi -piedi e fare lezj e svenevolezze? Ei bisogna dire di Metternich, -salvo sempre il rispetto che gli si vuol serbare, o -ch'egli à l'anima tutt'adiposa, o che intorno di sè non vede -nè conosce uomini veri, ma gran pezzi di carne con gli occhi, -e automati che respirano: perocchè non so qual altro ministro -di Stato abbia mai tenuto così a vile il genere umano, e -<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> -siesi dato a credere di poterlo governar bene ingrassandolo -e trastullandolo come si usa fare coi paperi. -</p> - -<p> -Insomma, il Metternich non vuol pensare che i Lombardi -e i Veneziani si rivoltino così dispettosi e fieri per mancanza -di buone leggi. — Tutti questi tafferugli e subbugli movono, ei -dice, da un <i>capriccio</i> in cui sono entrati, di volere insieme -con gli altri Italiani costituirsi in nazione. — E qui l'uom di -Stato lascia di botto quel dolcebrusco parlare che usa un padre -col suo beniamino un po' scapestrato e bizzarro, e ponendosi le -mani sui fianchi e arrossando le gote, minaccia guai a chi toccherà -la corona di ferro sull'augusta fronte del successore dei -Cesari. — Costui, dice, andrà del sicuro col capo rotto. — E forse -in tal passo la minaccia sale più alto, e vuol essere udita così -di qua come di là dal Ticino. Come ciò sia, il diplomatico -senza spiegarsi da vantaggio, soggiunge: — Ma non verranno -a tanto quei sussurroni Lombardi; e però puniremoli non secondo -le intenzioni, ma come porta il fatto. Essi ci forzano -a tener grosso esercito lungo il Po e l'Adda, e sembra che -l'incomodo della spesa maggiore cagionata dal lor <i>capriccio</i> -non è per cessare domani nè doman l'altro: però decretiamo -fin da quest'ora, che ogni soprapiù di spesa verrà pagato -e rifatto in contanti dai signori Lombardo-Veneti, e i più ricchi -ne saranno pelati al dovere. — -</p> - -<p> -Troppa fretta, o Principe! ei non si può dir quattro finchè -non si à nel sacco. Il cielo è nuvolo molto, e mal coprite -con la franchezza e baldanza delle parole l'apprensione e -sollecitudine fiera dell'animo. Voi toccate ormai la decrepitezza, -e pure (confessatelo) voi non vi siete imbattuto mai a -vedere in Italia ed in Lombardia quello che ora vi scorgete. -Paese nuovo, nuova vita, uomini nuovi; e i mille sintomi che -d'ogni lato appariscono, fannovi argomentare una malattia sì -profonda e talmente maligna ed appiccaticcia, che tutta la -spezieria dello Spielberg non la guarisce. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> -</p> - -<h3 id="camfran">LE CAMERE FRANCESI.</h3> - -<p class="indr"> -8 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -In Francia nella Camera dei Deputati non d'altra cosa -s'è ragionato e discusso per due giorni interi, salvo che d'Italia -e del suo pieno risorgimento. Secondo il costume, i discorsi -sono stati a mostra d'ingegno e a sfogo dell'animo, non -a mutare una virgola nell'allocuzione o indirizzo, come ora il -chiamano. Ciò nondimeno, alla causa italiana non nuoce aver -sentito pronunziare parole caldissime in suo favore; e noi dobbiamo -ringraziamenti a quei molti oratori che hanno provato -di amarci, e in particolar modo al Lamartine ed al Thiers. Certo, -quando il primo ha descritto lo spirito nazionale italiano -sempre vivo e rinascente, e il secondo ha versato a man -piene la lode sul nostro sforzo ordinato e gagliardo per attingere -la indipendenza e rinverdire la gloria degli avi, ardea -nel lor favellare una fiamma che rade volte sfavilla al presente -nelle arringhe parlamentarie francesi. Così pure, quando -Thiers ha mosso discorso di Palermo bombardata e delle uccisioni -di Milano, e quando per simili atti ha chiesto che in -fondo al cuore di tutti i buoni sorga e ferva quello sdegno giustissimo -che per simili altre scelleratezze ha commosso l'Europa, -subito è parso eloquente e sublime, perchè i santi e incancellabili -dritti dell'uomo tuonavano sulle sue labbra. Per -ciò noi gli condoniamo quell'eccesso di orgoglio francese, per -non dir vanità, il quale gli fe pronunziare, che ogni cosa in -Italia, qualora non sia per le mani stesse della Francia operato, -è, del sicuro, operato dal Genio di lei. Tocca a noi di -fare che ciò non sia, e che il solo Genio italiano presieda alle -sorti italiane. -</p> - -<p> -Quanto è poi ai termini stessi della controversia, bisogna -con molta cura distinguere ciò che s'attiene direttamente -alla Francia, e alla lunga ed aspra contesa che l'opposizione -sostiene contro il Guizot, distinguere, dico, e separar -l'uno e l'altro, dall'estimazione e giudicio che dee farne l'Italia -per sua propria norma ed utilità. -</p> - -<p> -Il Guizot, nella discussione intorno le cose d'Italia, esponeva -<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> -con nettezza e franchezza maggiore che per addietro -le massime direttive di sua politica, o vogliam dire della politica -di Luigi Filippo. -</p> - -<p> -«Il nostro governo si fa debito, diceva egli, di conservare -i fatti consumati e accettati, e i diritti perdurabili e positivi; -e ciò per iscansare le rivoluzioni e le guerre. Esso accoglie, -pertanto, i trattati quali sussistono, e quelli del 15 specialmente, -perchè sono base dell'ordine moderno europeo. Esso -vive, non che in pace ma in osservanza e amicizia con tutti -i governi, e combatte dove può e quantunque può la demagogia. -Se a Cracovia l'Austria ruppe i trattati, noi ben l'avremo -in memoria: ma non per ciò imiteremo lei ed i suoi colleghi -nell'infrazione dei patti. Abbiam usato in Italia il massimo -d'ogni sforzo per ajutare le riforme: più là v'è la guerra, la -qual non vogliamo e non possiamo volere. Ogni acquisto o -perdita di territorio trascina oggi a conflitto tutte le armi -d'Europa: l'Austria assalita sul Po non difenderebbesi sola.» -</p> - -<p> -Queste e altrettali ragioni rispondeva il Guizot al Lamartine -ed al Thiers; ragioni connesse con un sistema il -quale non rispondendo all'esigenze naturali e legittime dei -Francesi, è per la forza logica stessa de' suoi principj pervenuto -a conseguenze che sentono del paradosso; e tra le quali -poi il Guizot, passionato più che non sembra, meschia non -poche amplificazioni: e tale è senza dubbio quell'accusa perpetua -di radicalismo che scaglia sulla Penisola, e quel dire -che v'ha un partito gagliardo fra noi, a cui sta in mente di -menare il Pontefice a rimpastare tutta l'Italia e costituirvi -un reggimento quasi repubblicano. D'altra parte, la medesima -esagerazione lo muove a chiamar l'Austria del dolce -nome di amica e di collegata, e lodarla segnatamente di molta -moderazione, e del compiacimento sincero che prova per le -riforme che vede altrove attuarsi. -</p> - -<p> -Ma persuadiamoci bene, che non si confuta e non si atterra -tutto un sistema politico, salvo che contrapponendolo ad -uno od a più, i quali oltre al mostrarsi connessi e coordinati -in ciascuna parte, debbono eziandio comparire pratici ed -operabili, e insegnar la guisa di adempiere il lor disegno -speditamente e con somma probabilità di successo. Ora, a nostro -<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> -giudicio, questo non fu mai definito e insegnato dagli -oratori della sinistra in modo chiaro e persuasivo; e i discorsi -facondi e splendidi loro negano e distruggono (la più parte -almeno) ma non edificano; e percuotono l'avversario di piatto -ma non di punta, ne' fianchi ma non mai nel mezzo del petto. -</p> - -<p> -Voi temete sopra ogni cosa, noi diremmo al Guizot, le -rivoluzioni e le guerre: ma gli è agevole ritorcere contro di -voi gli argomenti vostri medesimi; perchè, sempre l'Europa -vivrà in giusto sospetto e paura delle rivoluzioni, e però delle -guerre, infino a che i diritti di molte nazioni sieno conculcati, -e il gius delle genti non nel bene comune e durabile, ma -nella prepotenza di pochi avrà base. Tra il rompere e il calpestare -i trattati, ovvero osservarli pur come stanno, e volerli -intangibili e inviolabili, corre molto intervallo; e vi giace -in mezzo ciò che è sol degno d'una sì gran nazione come la -Francia, vale a dire osservare i trattati e chiederne e conseguirne -alla fine le necessarie modificazioni, e che le parti affatto -sleali ed inique ne vengan rescisse. Del pari, v'à qualche -cosa in mezzo tra il rispettare ciecamente la lettera dei trattati -quando da tutti i contraenti si faccia il simile, e rispettarli -con tale scrupolo quando gli altri, occorrendo, li trasgrediscono. -Delle due parti che compongono l'influenza politica -esterna, cioè di quella che esercitar si vuole sui re, e dell'altra -ch'esercitar si vuole sui popoli, voi sempre ed unicamente -pensaste alla prima, e la seconda avete distrutta. Eppure, -in questa soltanto è la forza e grandezza morale della -nazione francese. Se in diciassette anni di pace non à la -vostra diplomazia saputo o voluto far nulla per emendare i -trattati e porgere mano alle nazioni che soffrono, voi brillate -a giusta ragione fra i filosofi e i cattedranti, ma uomo -di Stato non siete. E se la paura delle guerre e delle rivoluzioni -dee fare immobile la politica e perpetuar le ingiustizie, -converrebbe chiamare la diplomazia un'arte deplorevole di -eternare il male e fare impossibile il bene. -</p> - -<p> -A queste conclusioni, o ad altre poco diverse, è giunto -sempre il nostro pensiero, quante volte si è fermato a considerare -la lite acerba e ostinata che ferve da tanti anni in -Francia tra il ministero e l'opposizione. Ma riducendo ora il -<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> -discorso alle cose nostre e al giudicio che far dobbiamo di -quei caldi dibattimenti, rispetto al bene della causa italiana, -ci sembra poter fermare le proposizioni che seguono. -</p> - -<p> -Le moltitudini in Francia sono inchinevoli e favorevoli -alla causa italiana. -</p> - -<p> -Il ministero vuol conciliare due cose troppo nemiche; la -sua buona colleganza con l'Austria, e l'ajuto al risorgimento -italiano. -</p> - -<p> -Ad ogni modo, egli non potrà combatterlo scopertamente, -nè avversar molto i Principi nostri nel proposito saldo che -ànno di concedere maggiori franchigie e statuti rappresentativi. -</p> - -<p> -L'Inghilterra ci favoreggia più alla scoperta e senza ritegni, -e solo domanda che non si rompa lo statu quo, in risguardo -della possessione di territorio. -</p> - -<p> -Ma rotto che fosse, non moverebbe l'armi per ristorarlo. -</p> - -<p> -Il ministero francese, quand'anco volesse in quel caso -stare dal lato dell'Austria, non par probabile che il potesse, -perchè troppa ingiuria recherebbe ai sentimenti liberali di -sua nazione. -</p> - -<p> -A noi, dunque, rimane arbitrio di proseguire nel cammino -di libertà in ciascuno Stato non sottomesso alla forza austriaca. -In caso poi di conflitto, ciò che par possibile a prevedere -si è, che l'Europa rimarrebbesi spettatrice. Nè altro noi -domandiamo: l'Italia farà da sè. -</p> - -<p> -La diplomazia europea non ci recherà, dunque, nè molto -bene nè molto male. Uniti ed armati, d'ogni nemico trionferemo, -d'ogni impresa verremo a capo; disuniti e sprovvisti, -a niuno darem suggezione, e s'aprirà di nuovo il mercato -del nostro sangue e delle nostre provincie. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> -</p> - -<h3 id="costpiem">SULLA COSTITUZIONE CONCEDUTA IN PIEMONTE.</h3> - -<h4>I.</h4> - -<p class="indr"> -9 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Inutilmente noi ci sforziamo di contenere la nostra gioja -e padroneggiare il nostro animo, sì che possa questo foglio -farsi organo men difettivo ed araldo meno infedele della -pubblica esultazione. A noi pure, come al popolo intero di -Genova, manca modo di raccontare quel che sentiamo; e -invece di parole, ci corrono al labbro tronche e sospirose -esclamazioni: conciossiachè pure il gaudio supremo guarda -il cielo e sospira. -</p> - -<p> -Ecco sorge, ecco splende sul nostro capo il giorno fortunatissimo, -l'aspettato da cinquant'anni. Ecco ci sta presente -e stringiam con mano il frutto sublime di tanti travagli -e pericoli, e il subbietto d'un desiderio infinito. Ecco -l'ultima maturezza dei tempi, il suggello d'ogni nostra speranza, -il fatto primo e novissimo ch'era in cima d'ogni nostro -pensiere, informava il più degno e profondo de' nostri -affetti, e fin dalla tenera giovinezza svegliò nell'ingenuo -cuore i primi moti generosi, e suscitò i germi vivaci d'un -sentire forte e magnanimo. Quel nome che per lunghi anni -fu mormorato a bassa voce, e nudrì e crebbe nel silenzio e -nell'ombra la religione nostra politica; quel nome che parea -suonare infortunio, e mai non usciva scompagnato da un -gemito; quel nome che epilogava tutte le libertà, significava -i più fervidi voti, riempieva di sacro ardore tutto lo spirito, -ora (bontà di Dio) esce aperto e risonante dal labbro — Viva -la Costituzione! — -</p> - -<p> -Il sangue dei martiri ha fruttificato; le voci alzate dal -fondo delle prigioni giunsero all'orecchio di Dio; le amare -e copiosissime lacrime dei raminghi e degli esuli sono state -convertite in rivo di ubertà, in rugiada fecondatrice; e il fiore -immortale e divino della libertà è spuntato. -</p> - -<p> -— Viva la Costituzione! — con tal grido sul labbro è lecito -infine ai Liguri e ai Piemontesi, lecito ai figliuoli tutti -<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> -d'Italia di ripigliare intera e lucente la dignità d'uomo, -conquistar quella di nazione, e sentirsi fremer nell'animo -l'alterezza del nome italiano. -</p> - -<p> -Fratelli e figliuoli d'una sola gran patria! stringiamoci -caramente, stringiamoci tutti in quello amplesso ineffabile -di cui l'anime sole sono capaci; e tra gli affetti gagliardi e -soavi che d'ogni parte c'investono e assalgono, predomini -di presente la gratitudine, e sia calda, sincera, abbondevole -e quanta ne può capire in umano petto. Primieramente, -chiniamo le ginocchia al Signore Iddio, al largitore -eterno di ogni libertà e d'ogni gloria, e che degna scuotere -dal sonno di morte e dalla polvere dei sepolcri le -razze latine, sempre risorgenti e non mai periture. In secondo -luogo, volgiamo l'animo conoscentissimo a re Carlo -Alberto, e ringraziamolo del gran benefizio nel modo migliore -e più conveniente d'un popolo rigenerato; facendogli, cioè, -solenne promessa di seguitar dappertutto la sua spada e le -sue bandiere, e di spendere per la sua Causa, che è la Causa -d'Italia, tutto il sangue nostro e de' nostri figliuoli. -</p> - -<p> -— Viva Carlo Alberto! — Oggi egli è il più lieto e più -avventuroso dei Principi, conciossiachè gli avviene ciò che -troppo radamente incontra a chi siede sul trono; cioè di possedere -certezza perfetta, che le lodi le quali ascolta sono affatto -leali e spontanee, e che vero è il gaudio, vero l'amore, -vera la felicità de' suoi popoli. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h4>II.</h4> - -<p class="indr"> -10 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Noi siamo ancor tanto pieni di vera letizia e di gratitudine -per la conceduta Costituzione, che non vorremmo e -non sapremmo far luogo ad alcuna indagine critica intorno -al suo contenuto, qualora ciò non venisse a noi comandato -dal nostro ufficio medesimo, che è una specie d'intellettuale -magistratura ordinata a illuminare le moltitudini: e oltre a -questo, ci sorge in pensiero, che il nostro esame può riuscire -non tutto disutile così per le provincie italiane ove ancora -<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> -non sono Governi rappresentativi, come per li medesimi -Stati Sardi ove il disegno intero del patto costituzionale non -è compiuto. -</p> - -<p> -Egli è manifesto per quello che noi dettavamo lunedì -scorso nella <i>Lega</i>, che molta maggiore soddisfazione ci avrebbe -recato il veder promulgare un decreto, ove promettendosi -solennemente al popolo d'investire i suoi deputati della facoltà -legislativa, e concedendoglisi l'uso immediato della libertà -della stampa, e la istituzione pure immediata della Milizia -Cittadina, fossesi pel rimanente significato di aspettare -consiglio dal tempo, dalla scienza e dalla pubblica discussione. -</p> - -<p> -Forse il nostro Governo ha pensato che in Piemonte, -ove può d'un subito alzarsi l'incendio di guerra, e al canto -giulivo degl'inni succedere d'ogni parte il rimbombo dell'armi, -dovesse provvedersi perchè le genti non fossero di soverchio -commosse e preoccupate dall'alte questioni di forme e diritti -costituzionali. -</p> - -<p> -Nell'articolo quattordicesimo dell'insigne decreto degli -8, si annunzia che v'ha chi prepara, per comando del Principe, -il disegno intero dello statuto fondamentale. Noi pigliamo -fiducia che que' consiglieri di Carlo Alberto a cui fu commesso -il più grave e il più malagevole di tutti gl'incarichi, farannosi -coscienza di consultare gli uomini più avvisati e meglio -istruiti, e vorranno far buon tesoro di tutte le cognizioni e -giudicj che l'opinion pubblica espone di mano in mano con -l'organo della stampa. -</p> - -<p> -Due cose ottime sono nel mondo; la scienza consumata -di pochi, e il buon criterio istintivo delle moltitudini. La perfezione -sta nel congiungere insieme tali due termini. Ma vicino -ad essi è una terza cosa non buona; e ciò è la presunzione -e la falsa dottrina di quelli che, tirati su pel ciuffetto -della fortuna, o ricchi d'un bel casato e poveri d'ogni altro -bene, o infine avvezzi da lunghi anni al maneggio, direi quasi, -meccanico delle faccende di Stato, spaccian sè stessi per -grandi uomini, assediano tuttogiorno il Principe, nè sopportano -che esca loro di mano la lavorazione delle leggi. Ora, -i tempi domandano assai imperiosamente, che in luogo di -<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> -questi tali sieno molto più uditi i pochi veri sapienti tenuti -discosto ed inonorati, e il buon criterio istintivo d'ogni porzione -onesta ed illuminata del popolo. -</p> - -<p> -A noi non sa male la istituzione di due parlamenti, ed -anzi la reputiamo utilissima; perchè, come dice uno scrittore -italiano, «Innovare è mutare, e il mutamento solo non è progresso: -adunque, si fa necessaria la identità e permanenza -allato alla mutazione; e però necessaria si fa la scienza del -conservare..... Ma rado è che coloro i quali sanno ben conservare -sappiano altresì innovare; ed, e converso, rado è -che gl'ingegni novatori e inventori sappiano e vogliano serbare -e modificare l'antico. Ma pur bisogna alla umana società -le due sorti d'intelletti e di spiriti insieme contemperare, -affine che la conservazione non diventi superstiziosa, nè -l'innovazione o falsa o immatura o malefica.»<a class="tag" id="tag9" href="#note9">[9]</a> Ora, tale -contemperanza ritrova la repubblica con la istituzione appunto -di due consessi legislativi. Nè ciò è nuovo de' nostri -tempi, o è dottrina inglese e francese, ma scaturisce, -come vedesi, dall'indole universale e dalle condizioni perpetue -del convivere umano. Ma perchè tali due consessi -riescano al fine loro, uopo è che in ciascuno risieda una forza -propria morale. Ciò posto, quel parlamento che è tutto e solo -ordinato ed eletto dal re, sembra investito di pochissima autorità -negli occhi del popolo, dacchè all'ultimo non è il -principe ma sibbene i ministri che scelgono e chiamano a -quella dignità ed ufficio: quindi se ne forma un consesso affatto -ministeriale, che non vien creduto e non è, nel fatto, -indipendente abbastanza. Ma noi ci rifaremo tra breve a -parlare di questo subbietto. -</p> - -<p> -Nell'ordine e costruzione delle pubbliche guarentigie, la -milizia cittadina fa giusto riscontro alla libertà della stampa, -e sono ambedue le maggiori e più salde colonne del vasto -edificio. Per vero dire, la milizia <i>Comunale</i> promessa dal regio -decreto degli 8, non sembra poter rispondere pienamente -agli alti concetti di malleveria e di franchigia che sogliono -presedere alla istituzione e all'ordinamento della Guardia -Nazionale. Stando alle condizioni presenti del Regno Sardo, -<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> -neppure uno dei capi di bottega e di fondaco entrerebbe nelle -righe della Milizia Cittadina, essendo ch'essi non pagano -censo alcuno diretto; e posto eziandio che in processo di -tempi sia deliberato che il paghino, rimarrebbesi esclusa -dal corpo di quella Milizia tutta la immensa moltitudine degli -operai; e ciò non crediamo nè provvido nè molto legittimo. -La legge non dee nè può senza ingiuria porre quelli affatto -in disparte, ma sì li debbe esentare dall'obbligo; conciossiachè -il costringerli loro malgrado ad interrompere di quando -in quando il lavoro onde traggono di continuo la sussistenza, -sarebbe eccessiva gravezza. -</p> - -<p> -Da ultimo, nel vedere copiata a lettera la disposizione -dell'ordinamento francese la quale serba al Sovrano la facoltà -di inabilitare o sciogliere la Milizia Cittadina nei luoghi dove -crederà opportuno, ci è corso all'animo il desiderio che tal -potestà fosse accompagnata dall'altro savio temperamento -della legge francese, la quale assegna al Governo un termine -certo di tempo entro a cui debbono que' corpi disciolti di Milizia -Cittadina venire rifatti e riordinati. -</p> - -<p> -Tutto ciò abbiamo notato per iscrupolo quasi di pubblicista, -e per recare qualche utile alle rimanenti deliberazioni. -È legge dell'umana natura desiderare il bene, e questo conseguito, -desiderar l'ottimo ed il perfetto. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="marinit">D'UNA MARINERIA ITALIANA.</h3> - -<p class="indr"> -10 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Io non istarò a numerare tutti i gran beni che recheranno -all'Italia i casi e le condizioni nuove di Napoli e di Palermo. -Pure dirò qualcosa a rispetto d'un particolar vantaggio che -debbe uscirne per la comune difesa. -</p> - -<p> -Di tutte le Provincie italiane, Napoli è la meglio fornita -di marineria da guerra, massime in bastimenti a vapore. -Questi, la maggior parte, sono ottimamente costrutti, benissimo -corredati, e nelle varie fazioni che occorrono benissimo -<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> -esercitati. Purtroppo, fino ad ora tale esercizio ha proceduto -da molto trista cagione; perchè il Governo napolitano, più che -d'ogni altro mezzo, valevasi dei legni a vapore per estinguere -rapidamente quelle prime fiamme di sollevazione che scoppiavano -qua e là in Sicilia e nel Regno. Ma Dio tragge il -bene dal male, e ciò che gli uomini ciechi propongono a un -fine, Egli dispone ad un altro. E così quelle navi che furono -per tanti anni sgomento dei popoli e mezzo validissimo di -oppressione e di servitù, diverranno da quindi innanzi buona -difesa d'Italia, e a que' degni capitani che le comandano sarà -cessato il sommo cordoglio di spargere l'arte e i sudori per -ribadire i ceppi de' lor fratelli. Dico diverranno buona difesa -d'Italia, perchè supposto libero il mare, è incredibile in tempo -di guerra quale e quanto profitto possa ritrarsi da una buona -squadra di legni a vapore, massime in un paese configurato -come l'Italia. E di vero, quella squadra adoperata e diretta -con accorgimento e opportunità, tiene sempre forniti di armi, -di provvigioni, di uomini e d'ogni altra cosa acconcia alla -guerra, le fortezze e i luoghi muniti lungo le coste; ed a peggio -andare, imbarca e salva le guarnigioni e le artiglierie: e -tutto ciò con somma agevolezza e prestezza. -</p> - -<p> -Ma da una squadra copiosa e bene ordinata di legni a -vapore si cava in guerra quest'altra specie più notabile di -utilità, che consiste a condurre improvvisamente molte migliaja -d'uomini e di cavalli e moltissime artiglierie in qualunque -punto si voglia, e farli giungere inaspettati ad offendere -o il fianco o le spalle dell'inimico: le quali fazioni -eseguite spesso e con senno, e validamente ajutate dai popoli -in mezzo de' quali succedono, soglion recare, col tempo, -danni maggiori e men riparabili d'una o due battaglie -perdute. -</p> - -<p> -Tutto questo bene (se Dio ci ajuti) riceverà la difesa d'Italia -dalla marineria da guerra napolitana. Ma perchè ciò succeda, -conviene che Napoli e la Sardegna non solo si dichiarino -amiche, ma senza dimora alcuna strettamente si colleghino; e -il patto che le confederi non sia solo d'interessi economici, ma -di militari e politici. Chè anzi, a dir vero, nella pratica degli -affari di Stato, più malagevole assai delle altre riesce la Lega -<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> -economica. Per fermo, a volersi due o più popoli stringere e -collegare politicamente, basta che i grandi e universali interessi -loro sieno nella sostanza i medesimi: ma per la lega -doganale, come la chiamano, ricercasi, a poterla subito -porre in atto, non solo la professione delle stesse dottrine, ma -una parità sì perfetta, ovvero una equivalenza e una reciprocazione -sì ben bilanciata nelle condizioni economiche dei -paesi collegati, che non è agevole di trovare ed è difficile -assai di comporre: senza dire del danno e offesa che recasi -inevitabilmente a molte industrie private, alle quali bisogna -pure per equità dar soccorso e provvedimento. -</p> - -<p> -A noi non si fa lecito di nascondere più lungo tempo il -vivo rincrescimento e la grave e continua preoccupazione -che ci cagiona il vedere i Governi nostri così dubbiosi e lenti -a promovere fra essi una politica confederazione. Il tardare -e il titubare su ciò, sembra troppo pericoloso; e non sappiamo -indovinare quel che si aspetti, massimamente dopo i casi e -le mutazioni del Governo napolitano. L'Austria stessa non -può ragionevolmente dolersi d'una confederazione ordinata -con puro carattere difensivo, e richiesta dalla crescente e visibile -fratellanza dei popoli. L'Austria, negli editti che manda -fuori per interdire l'entrata alle gazzette dell'Italia media, -dà titolo di anarchia allo stato nuovo di cose. L'Austria fa -ripulsa intera e minaccevole alle domande legali dei popoli -del Regno Lombardo-Veneto, e con ciò si discioglie e distacca -viemaggiormente dagli Stati della Penisola, e dalle massime -e dai principj che li governano. L'Austria ingrossa sì fattamente -sul Po le sue truppe, e moltiplica i suoi apparecchi -per guisa, che l'Inghilterra medesima ha stimato debito di -ricercarla del perchè. L'Austria, interpretando a suo modo -i trattati, tentò, mesi sono, d'insignorirsi affatto della città -di Ferrara; e sotto colore or di buona vicinanza e amicizia, -or di crescere pompa ad un funerale, introduce l'armi sue in -Modena e in Parma. Che più? Ciò che al presente succede -in Napoli ed in Piemonte, e fra breve succederà nell'altre -provincie italiane, eccetto la Lombardia, non fu nel 1820 -dannato e colpito dagli anatemi dell'Austria? o le possono -forse mancar pretesti e sofismi per pareggiare affatto l'un -<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> -tempo con l'altro, e implicarli ambidue in una medesima riprovazione? -E dopo tanto, non sarà lecito ai nostri Principi -di collegarsi per mera difesa propria, e congiungere e ordinare -in comune tutte le forze, in quel modo che le menti e gli -animi di tutti i popoli loro sono congiunti? Noi ripetiamo -con l'ossequio e modestia che ci compete, ma sì ancora con -l'istanza e sollecitudine di buoni e veri Italiani, che il collegarsi -i Principi nostri politicamente, e con fermo e tenace -patto, entra oggidì fra le più manifeste e le più calzanti esigenze -della salute d'Italia. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="nmnap">DI NUOVO, DEL MINISTERO NAPOLETANO.</h3> - -<p class="indr"> -10 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -A noi non è facile significare quanto ci gode il cuore di -veder chiamato all'ufficio di ministro dell'Interno il cavalier -Bozelli, uomo insigne di virtù e di scienza, stato maggiore -delle sventure, serbatosi puro ed integro nella povertà, -nell'esilio e nella prigionia, e alla libertà e salute d'Italia -invariabilmente devoto. Ma oltre a ciò, noi godiamo di tal -promozione, perchè ci è sicura caparra che quasi tutto il ministero -nuovo napolitano dovrà mutare fra breve. Il cavalier -Bozelli non può avere per lungo tempo a colleghi il duca di -Serra Capriola, il principe di Cassero e il generale Garsia; -tre nomi che non dànno alcuna sufficiente malleveria del -loro zelo vivo e sincero per la libertà e per la causa del popolo. -Quanto più si vuole intera e perfetta la inviolabilità -del monarca e divertere dal suo capo le imputazioni d'ogni -mal operato, tanto fa bisogno sicurezza maggiore ed anzi -certezza piena dell'animo libero, generoso ed energico dei -ministri. Chi ha patteggiato con gli oppressori, e servito o -lontano o d'appresso un Governo che ha fatto arrossire l'Italia -intera in faccia al mondo civile, non può, non dee sedere -nel consiglio del Re. Fratelli Napolitani, sovvengavi spesso -il disastro del 1821. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> -</p> - -<h3 id="filosciv">FILOSOFIA CIVILE ITALIANA.</h3> - -<p class="indr"> -14 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Noi, sotto questa rubrica, intendiamo d'intrattenere i lettori -nell'esame e speculazione di quegli alti problemi sociali -e politici, la cui soluzione sembra più specialmente commessa -al Genio Italiano ora ridestato: e così compiremo, se l'ingegno -e la fatica ci basti, quello che si annunzia nel nostro -Programma; l'idea e il disegno, cioè, dell'edificio nuovo civile, -a cui tutti i buoni pongono mano. Che se ciò non vien -praticato dalla più parte de' giornali politici forestieri, si voglia -considerare che l'Inghilterra e la Francia non sono al -presente, o non credono essere, in via di profonda trasformazione; -e le leggi che si discutono nei lor parlamenti entrano -molto di rado nel novero di quelle che si domandano organiche, -e sono fondamentali e costitutive. Per lo contrario, -chiunque andrà un poco sfogliando i giornali francesi dettati -in sul cadere del secolo scorso, vedrà con quanto compiacimento -e abbondanza discorrevano e disputavano le teoriche -di alta filosofia civile. Ma oltre a ciò, noi non iscorgiamo -ragion sufficiente per imitare in ogni qualunque -cosa le effemeridi oltramontane. E di più aggiungiamo, che -tuttavolta che occorre a quei fogli di entrare ad esaminare -i principj (il che avviene pur di frequente), la povertà e incertezza -di lor cognizioni si fa manifesta ai meno avveduti. Per -la ragione stessa, le massime direttive che nelle questioni -cotidiane s'aggirano come spiriti ed elementi vitali di tutto -il corpo della scienza politica, sono accolte ed asseverate il -più del tempo e dalla più gente alla cieca e per forza di uso. -Onde poi interviene che molti e gravissimi errori son mantenuti -e perpetuati: e ne porge esempio l'Economia pubblica, -intorno alla quale ognun si ricorda il ripetere che hanno -fatto i giornali francesi, per tanti anni e con sicurtà e intrepidezza -compiuta, abbagli sperticati e falsissimi ragionamenti. -</p> - -<p> -Ma come ciò sia, noi vorremmo nell'animo de' lettori -trasfondere parte del convincimento nostro intero e ben radicato; -il quale è, che il risvegliamento d'Italia non può non -<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> -riuscire principio di cose grandi e novissime nella vita sociale -del mondo; e che però le fa d'uopo una matura sapienza -civile, la qual consiste precipuamente nella cognizione profonda -dell'umana natura, e nell'esperienza trita e copiosa -dei fatti, purgata e universalizzata al lume delle prime cagioni. -</p> - -<p> -Posto che tale credenza risieda altresì nell'animo della -pluralità de' lettori, noi non temiamo con queste nostre dottrine -e teoriche di lor parere gente infusa di pedanteria e -con indosso la zimarra accademica. Dacchè gli è impossibile -a chicchessia di persuadersi che l'idea non debba antecedere -al fatto, e che la repubblica umana possa rassomigliare e imitare -quella delle api, ove lo istinto insegna misteriosamente -ogni cosa. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="costituznap">LA COSTITUZIONE NAPOLITANA.</h3> - -<p class="indr"> -16 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Re Ferdinando ha, il 10 febbrajo, <i>risoluto di proclamare, -ed ha proclamato irrevocabilmente</i> il Patto Costituzionale del -Regno delle Due Sicilie. -</p> - -<p> -Temerario sarebbe il portar giudicio formale e definitivo -su tanta opera, nella strettezza del tempo in cui siamo. Ciò -non ostante, a noi giova di subito dichiarare que' primi concetti -che al leggere la nuova Carta Napolitana sonosi affacciati -alla nostra mente. Laddove per dar sentenza il cuore -entra a parte col raziocinio, i primi pensieri s'appongono -forse alla verità meglio che i successivi. E il cuore, innanzi -a tutto, ci dice essere la Costituzione del Regno nel suo tutto -insieme lodevolissima ed assai liberale, e in parecchie materie -entrare innanzi a quella di Francia. -</p> - -<p> -Sotto la rubrica delle <i>Disposizioni Generali</i>, nell'articolo -9, si assicurano al Regno le franchigie comunitative e -l'elezione libera dei reggitori del Municipio; e non si assegna -<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> -a tali diritti altro limite, salvo quello di dover lo Stato -vigilare la conservazione del patrimonio comune. -</p> - -<p> -Nell'articolo 29 della stessa rubrica, il secreto delle lettere -vien dichiarato inviolabile. Lode a Dio! L'Italia potrà -vantarsi di aver pòrto al mondo civile questo esempio salutare -di riconoscere come colpa di Stato l'apertura delle lettere -d'ovunque vengano, da chiunque scritte. Tanto tempo -ha dovuto tardare questo natural diritto dell'uomo a trovare -suo luogo nella legge fondamentale degli ordinamenti politici! -</p> - -<p> -Nel capitolo III, che risguarda in peculiar modo la Camera -dei Deputati, le due grandi questioni da più anni agitate in -seno dei parlamenti francesi sono risolute in favore della libertà. -Nel Regno, il solo censo non darà titolo di elettore nè di -eleggibile, ma eziandio i pregi dell'intelletto. Nel secondo, -terzo e quarto paragrafo dell'articolo 56, si statuisce che i socj -ordinarj dell'Accademia Borbonica e dell'altre regie Accademie, -e i cattedranti titolari nella R. Università degli studj -e ne' pubblici Licei autorizzati da legge, ed all'ultimo i professori -laureati della R. Università degli studj in qualsia specie e -maniera di scienze, di lettere e di arti belle, sono tutti elettori. -E sono poi eleggibili, conforme si determina nel paragrafo -2 dell'articolo stesso, tutti coloro che hanno seggio nelle -tre R. Accademie della Società Borbonica, i cattedranti titolari -della R. Università, e in genere i socj ordinarj delle altre -R. Accademie. -</p> - -<p> -L'altra conquista di libertà viene sancita dagli articoli -58 e 59 del predetto capitolo. Si decreta nel primo, che -sono elettori e sono eleggibili tutti i pubblici magistrati e ufficiali, -purché <i>inamovibili</i>; e nel secondo, che gl'Intendenti, i -Sotto-intendenti e i segretarj generali d'Intendenza praticanti -gli ufficj loro, mai non potranno essere nè elettori nè -eleggibili. -</p> - -<p> -Il censo che debbe investire altrui del diritto di eleggere -ovvero di essere eletto, verrà più tardi definito e fermato -da quella legge che porrà norma e governo a tutti i particolari -delle elezioni. Ma noi, così dalle liberali disposizioni -dei paragrafi citati, come dalla fiducia che abbiamo grandissima -nel libero animo di chi intenderà a compilar quella legge, -<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> -non dubitiamo che il censo prescritto a condizione primaria -ed universale sarà tenue quanto si possa. -</p> - -<p> -Al Re appartiene la più splendida prerogativa de' Principi, -il diritto cioè di far grazia. Ma non potrà, ciò non ostante, -valersi di tale nobile sua spettanza inverso i ministri -condannati, se non per domanda espressa di una delle due -Camere legislative. Alla <i>risponsabilità</i> dei ministri, affine di -bene determinarla, e quando occorre, metterla in atto, provvederà -una legge speciale. Ognun sa che tal subbietto non -è fuori di controversia in verun paese costituzionale; e -stringerlo tutto dentro una legge assai chiara e assai praticabile, -è faccenda malagevole ed implicata. -</p> - -<p> -Queste a noi sono comparse le parti della Costituzione e -più nuove e migliori, costituendo paragone fra essa e la Carta -francese, la quale il legislatore napolitano ha scelto a solo -modello suo. Ci spiace che non gli abbia gradito di seguitarla -in più cose di gran rilievo, e segnatamente in ciò che spetta -alla religione. Possibile, che nella contrada ove più volte il -popolo insorse per non aver sul collo il funesto e miserando -giogo della Inquisizione, si voglia ora decretare una intolleranza -compiuta inverso di tutti i culti? Speriamo che il tempo -farà sentire al Monarca piissimo, nessuna cosa discordar tanto -dallo spirito del Vangelo, quanto la intolleranza, pigli ella -qualunque colore, armisi di qualunque ragione. Trista cosa -è altresì vedere le leggi di reprimento supplite dalla censura -per ogni scritto che s'attiene a religiose materie. -</p> - -<p> -Le categorie prescritte alla scelta dei Pari, sembrano -troppo anguste, e da riempiere l'alta Camera di uomini soverchio -attempati. -</p> - -<p> -Una grave omissione da non potersi tacere, si è senza -dubbio la istituzione dei giurati negletta. Comportisi per la -giustizia ordinaria; ma per gli abusi di stampa, noi reputiamo -fermissimamente, che dove i giurati non danno sentenza, gli -scrittori non hanno guarentigia vera e proporzionata, e i pericoli -dell'ufficio loro sono troppi ed esorbitanti. A rispetto della -stampa, la massima che può e dee governarla equamente è -sol questa: la stampa è organo dell'opinione; la sola opinione -può giudicarla. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> -</p> - -<h3 id="dietait">D'UNA DIETA ITALIANA.</h3> - -<p class="indr"> -16 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Non v'è Lega e Confederazione durevole al mondo, che -non si compia e non si mantenga con una Dieta. Perchè, unendosi -e stringendosi i popoli per lungo tempo, crescono gl'interessi -e i negozj comuni, a tutti i quali volendo dar sesto con -mutua soddisfazione, occorre adunarsi a certi tempi e discutere. -Pertanto, la Confederazione Italiana avrà essa pure una -Dieta; e se i Principi nostri vorranno affrettarsi ad assecondare -il voto unanime delle provincie confederande, saviamente faranno -a mostrare all'Europa la volontà ferma in cui sono di -collegarsi, principiando dall'istituire una Dieta. Nessun pronunziato -di dritto pubblico, nessun articolo di trattato può -loro interdirlo; e intanto l'impressione che in tutte le menti e -in tutti gli animi recherebbe un tal fatto, appena si può immaginare. -Ma perchè dalla parte de' nostri popoli quella impressione -viva e profonda perseverasse, e la Dieta si mantenesse -forte e autorevole, ognun comprende che in lei non -dovrebbero congregarsi solamente i ministri plenipotenziarj -di ciascun governo della Lega. -</p> - -<p> -Qual paese in Europa era meglio disposto della Germania -a entrare in istretta confederazione? Certo nessuno. -Benchè spartita e quasi direi sminuzzata in numerosissimi -Stati e feudi, pure il nome soltanto e la dignità quasi -inerme dell'imperatore l'avea per secoli tenuta in certa -unità, ed apparecchiata a ricevere un modo e una forma più -salda e più permanente di vita comune. A tutte quelle mutazioni -e divisioni intestine che avea cagionato la guerra -terribile dei trent'anni, e poi l'ambizione della casa di Brandeburgo -e il declinare continuo dell'autorità dell'impero, -ponea rimedio e compenso il rinnovamento dello spirito -antico alemanno; il quale, dalla metà del secolo scorso, -invase prima le cattedre e le accademie, quindi comparve -nella politica, ed ebbe suggello dal sangue abbondantemente -versato nei campi di Lipsia. Di tutto quell'ardor nazionale -fu erede e signora la nuova Dieta di Francoforte, e niuna cosa -<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> -parea doverle tornare difficile per istringere in un sol volere -e in un sol patto di fratellanza la gran famiglia germanica. -Ma tanto bene mancò affatto per questa cagione, che nella -Dieta di Francoforte, oltre al prevalere sfacciatamente i forti -sui deboli, fu rimossa eziandio qualunque rappresentanza diretta -dei popoli. Da ciò avvenne che a poco a poco i ministri -dei Principi non ebbero altra cura nè altro proposito se non -di allargare le regie prerogative, e combattere di concerto il -desiderio di libertà che in ogni parte ripullulava. -</p> - -<p> -Simili errori non commetterà del certo la Dieta Italiana, -perchè ai Principi nostri la libertà non fa più spavento, -ed ei si pregiano di regnare col suffragio sincero e continuo -dell'opinione. Oltrechè, una Dieta Italiana, come delibera a -nome delle provincie collegate, così dee volerle rappresentare -nel vero essere loro; e come in esse la legislatura è -spartita fra il re e i mandatarj del popolo, similmente la legislatura -della Dieta dee procedere da ambedue quelle fonti -di autorità. Del modo parleremo altra volta un po' più alla -distesa, essendo materia non pur di molta ma di suprema importanza. -Deh! affretti il giorno fortunatissimo, che in Roma -e nelle stanze del Campidoglio salutino tutti i figliuoli -d'Italia la prima Dieta della Nazione. Trenta secoli sono -corsi per preparare e maturare quel giorno. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="questcost">QUESTIONI COSTITUZIONALI.</h3> - -<h4>I.</h4> - -<p class="indr"> -18 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Napoli e il Piemonte si son risoluti. Avremo, in sostanza, -la Carta Francese con parecchie modificazioni, e non tutte -saranno ammende e perfezionamenti. In Toscana, ove il sentire -italiano è più antico, se non più profondo, si voleva fare -schermo e difesa da tanta invasione straniera. Ma il torrente -trascina tutti, e i giornali di colà cominciano a chiedere essi -medesimi una Costituzione sull'andare della francese. Nè la -<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> -ragione che adducono è certo da riprovare, conciossiachè essi -pensano doversi in Italia provvedere sopra ogni cosa alla uniformità -delle istituzioni. Ma per Dio, facciasi punto una volta; -e per tutto ciò che rimane ancora ad edificare, vogliasi avere in -mente l'indole nostra, la nostra storia, le tradizioni, i costumi, -le circostanze speciali. Mai questo Giornale non si stancherà -di ciò ripetere a quegl'Italiani che ora s'adoperano a riformare -ed a ricomporre la vita politica della Nazione. Noi copiamo -modelli i quali non sono essi medesimi veri esemplari, -ma imitazioni in gran parte, e talvolta racconciature e mosaici. -Meno male, se di que' modelli fosse lunghissima la durata, -compiuta l'esperienza, sicura la prova, l'effetto bellissimo -e fortunato. E per fermo, in Inghilterra, ove tutte queste -cose in gran parte si avverano nella sua vecchia costituzione, -ben si comprende la tenacità di coloro i quali non ne -vorrebbero cambiare un jota. Ma l'Inghilterra è ammirabile -più che imitabile; e per potere senza pericolo traslatare nel -continente le sue istituzioni, occorre anzi tutto coglierne la -ragione profonda ed universale, e scordarsi affatto le forme -speciali che vestono, e sì il valore che assumono dalle rispondenze -e armonie loro col tutto. Noi dubitiamo forte, che ciò -abbiano saputo far sempre i Francesi, de' quali ci siamo resi -fedelissimi copiatori. Ma come ciò sia, gli è certo, noi ripetiamo, -che più di una delle istituzioni moderne francesi non -hanno per sè nè la prova del tempo, nè quella degli ottimi -risultamenti, nè infine l'alta ragione speculativa. -</p> - -<p> -Quando Luigi XVIII costituì la Camera Alta, fu da questo -pensiero condotto, che in Francia la democrazia traboccava -d'ogni parte, con troppo rischio e danno del trono e delle istituzioni -monarchiche. Sperò farle argine creando una nobiltà -non più cortigiana e feudale, ma essenzialmente civile e politica. -Quindi imitò al meglio la Camera dei Lordi Inglesi; e -come in costoro è l'eredità e la ricchezza, dètte a' suoi Pari -l'eredità e gli emolumenti. Nei Lordi Inglesi è un diritto di -giudicatura rimasto loro molto naturalmente dalle antiche -prerogative feudali. Luigi XVIII, senza badar più che tanto -alle differenze de' tempi e de' luoghi, attribuì a' suoi Pari, a -un dipresso, quel diritto medesimo. In Inghilterra ogni cosa -<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> -ha dell'inopinabile e del singolare; e inopinabile e singolarissima -cosa si è di vedere, che un'aristocrazia superba e d'origine -affatto feudale abbia investito la Corona della facoltà di chiamare -di quando in quando alcuni privati a sedere nel Parlamento -dei nobili, per sola virtù e a titolo solo di pregi individuali. -E questo pure imitò Luigi XVIII. Ma in Inghilterra i -ministri, posti a rincontro d'un Ordine così potente per grado, -ricchezza, clientela e opinione, mai non abusano (e già nol -potrebbero) del diritto di creare nuovi Lordi. In Francia, per -lo contrario, non v'ha ministero quasi, che in ciò non trasmodi, -perchè gli mancano sufficienti ritegni e abituale prudenza. -</p> - -<p> -Sopravvenne la rivoluzione del 30. Quell'aristocrazia così -un po' svecchiata e tenuta su coi puntelli, subito andò in dileguo, -e con essa perdè la Camera Alta il suo carattere d'indipendenza: -per restituirle il quale, e accrescerle considerazione e -valor morale appresso le moltitudini, bisognava qualche partito -reciso; come sarebbe stato che la Corona scegliesse i Pari -sulle terne offertegli da qualche Corpo elettivo; ovvero, che -tutti i primi ufficiali e magistrati del regno e altre somme -dignità fossero Pari di proprio e natural giure, e come un ultimo -premio e una civica corona che lo Stato lor serba, senza -dover mendicare suffragi nè dal principe nè dal popolo. -Ma nè queste nè altre combinazioni cercaronsi, e niuna legge -fu vinta e nemmanco proposta per moderare e ristringere -l'uso del diritto d'illimitata nominazione. Restò poi nei Pari, -come per addietro, la facoltà giudiciaria; e appresso un popolo -amicissimo dell'uguaglianza civile perfetta, e avverso ed intollerante -d'ogni forma e guisa di trattare i giudicj la qual -sembri uscire dell'imparzialità e ponga eccezione alla legge -comune, mantennesi un tribunale separatissimo dalla giustizia -ordinaria, e cui manca tuttora una legge scritta circa al -suo modo determinato e speciale d'intavolare e condurre i -processi che à ufficio d'imprendere. -</p> - -<p> -A noi sembra, dopo ciò, che si convenisse andar più a rilento -nell'imitare simili cose; le quali, come vedemmo, sono -copie rimpastate e ricomposte all'infretta, e come davano -i casi. -</p> - -<p> -Ma v'à di più: della Costituzione inglese medesima, -<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> -la parte ancor meno ferma e meno vitale è, del sicuro, la -Camera dei Signori. E per vero, lasciando stare l'alta questione -dei majoraschi e il diritto legislativo trasfuso da padre -in figliuolo, questo è certo al presente, che la Camera dei Comuni, -fornita com'è in guisa tutta particolare e propria della -facoltà di ricusare le imposte, e fatta indipendente e sincera -dall'ultimo <i>bill</i> di riforma, prevale oltre misura sulla Camera -aristocratica, e l'equilibrio fra esse due non è più che una mostra -ed una apparenza. Ciò prova che in tutta Europa il modo -di costituir bene una Camera Alta, e dotarla quanto bisogna -d'indipendenza e di morale efficacia, è problema non risoluto; -e potea forse recare un profitto non lieve a tutta la civiltà -il prendere tempo per consultare l'ingegno degl'Italiani. -Ma noi riveriamo ora la legge quale ci viene promulgata -e largita; e solo preghiamo novellamente tutti coloro che intendono -a sviluppare e perfezionare i nuovi istituti, a credere -meno alla sapienza straniera, e alquanto di più al naturale -criterio e alle fortunate ispirazioni del Genio Italiano. -</p> - -<h4>II.</h4> - -<p class="indr"> -25 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -A noi non cadde in mente giammai di sperare che le -nuove Costituzioni italiane fossero differentissime dalle forestiere, -e sapevamo assai bene che di necessità in molte cose -doveano entrambi rassomigliarsi. Neppure ci corse in pensiere -di confondere insieme e artatamente unificare gl'istituti comunitativi -coi politici e universali. Ciò che desiderammo con -fede, fu solo che il senno italiano avesse agio di meditare e -dare sentenza, non potendo alcuno pronunziare con sicurezza, -che non ne sarebbe uscita veruna soluzione giudiziosa ed -inaspettata dei proposti problemi. -</p> - -<p> -Ad ogni modo, ora il fatto è consumato, e convien solo -badare che presto sorgendo desiderio e necessità di mutarlo, -la cosa si adempia per vie pacifiche e con certo ordine prestabilito. -Di ciò ha mosso parola il nostro Giornale di lunedì, e -prosiegue oggi a discorrerne come di argomento gravissimo, -e forse prossimo all'applicazione. Veramente, a noi recherà -<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> -sempre gran maraviglia la trascuranza dei moderni in tale -subbietto, parendoci che tra l'esigenze prime e imperiose della -vita odierna civile stia il ben provvedere alle innovazioni -maggiori e insieme non evitabili, le quali uscendo da ogni termine -ordinario, hanno bisogno di straordinarie disposizioni: -e però gli statuti fondamentali debbono essi stessi aprire a -quelle il cammino, e farle giungere al termine con mezzi legali -e proporzionati all'intento. Che tal pensiere non fosse negli -antichi legislatori, non è da stupire; conciossiachè nella più -parte di loro stava la ferma credenza di poter fondare un -edificio immutabile; e quando il tempo consumava o alterava -sostanzialmente una forma di repubblica e di governo, o solevano -accusarne la inemendabile caducità e corruzione delle -faccende umane, o procacciavano, per solo rimedio, di ritirarle, -come Macchiavello insegna, verso i loro principj. -</p> - -<p> -Ma pei moderni non va così; sapendosi oggi da ogni ordinatore -di leggi, che ne' corpi sociali umani è una vita profonda, -la qual bisogna o che sempre si svolga e trasmuti, o che si -vizii e perisca. Quindi, ad essi occorre di operar sempre due -cose. La prima, di comporre intellettualmente una rappresentazione -e un prototipo della perfezione sociale; l'altra, di -considerar bene nell'uomo quel che è mutabile e trasformabile, -e quello che no. Nella prima, il divario appunto da Platone -ai moderni è questo, che la repubblica di Platone è un archetipo -assoluto ed immobile; dove quello degli Statisti moderni, -se vuol rispondere ai fatti e servire alle applicazioni, debbe -uscir sempre di quiete, e procedere senza mai fermarsi inver -l'assoluto d'ogni eccellenza. L'altra cosa da operare (che è il -ben discernere dentro l'uomo, e però nella comunanza umana, -ciò che muta e ciò che perdura) dee menare il legislatore a -ben distinguere altresì negli istituti e ne' codici la parte fondamentale -e perpetua, da quella che di mano in mano si va -alterando, e che può peranche bisognare di larghissime correzioni -ed innovazioni. -</p> - -<p> -Da ciò segue, che il dare, come si usa negli odierni Statuti, -ai due Parlamenti facoltà e arbitrio di abrogare certune -leggi e produrne delle nuove, non basta; perchè quelle leggi -non valgono ad abolire alcun difetto essenziale che si scoprisse -<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> -nei fondamenti medesimi del sociale edificio. Nè questo, -d'altra parte, si dee correggere con tumulto e violenza, ma -con que' mezzi estraordinarj, e non però illegali e disordinati, -che la sapienza stessa legislatrice ha definiti e previsti. -</p> - -<p> -Pur l'Inghilterra, solenne maestra al mondo civile del -saper rispettare la legge e porre l'ordine allato alla politica -agitazione, ha rischiato, or fa quindici anni, di soggiacere a -sanguinosi sconvolgimenti, non trovando ne' suoi istituti alcun -modo legale e prestabilito di mutare affatto la forma -della sua Camera dei Comuni. Nè il partito fu vinto nel Parlamento -dei Lordi per le vie ordinarie, ma per la minaccia -continua delle moltitudini di rompere e ammutinarsi, e correre -ad ardere gli antichi castelli, e devastare i tenimenti, e -forse ucciderne i possessori. -</p> - -<p> -Provvedano, dunque, i nostri legislatori perchè in Italia -non si corra un simigliante pericolo; il quale tanto riuscirebbe -più grave appo noi, quanto ai nostri Statuti manca il -venerando suggello dell'antichità. E perchè appunto non sia -impossibile a questo suggello di segnare a grado a grado le -leggi e le istituzioni umane, e farle spettabili e come sacre -agli occhi di tutti, conviene fin da principio saper piegare -quelle leggi e quelle istituzioni a ricevere la novità in modo -avvisato e premeditato. In tal guisa, ed unicamente in tal -guisa, potrannosi conciliare i profitti e i risultamenti dell'innovazione -e della conservazione, e le leggi saranno sempre e -antichissime e modernissime. Nè certo si può deplorare abbastanza -quell'abito e facilità che ànno molte nostre popolazioni -di poco pregiare la legge e (potendo) di eluderla; come, per -lo contrario, non si dà fondamento migliore alla perfezione -civile, che il grande ossequio e la somma osservanza inverso -la legge. Ma perchè questa giunga ad infondere dentro gli -animi tanta e sì salutevole riverenza, occorre non già che permanga -immutabile (la qual cosa non si può fare), ma bene -ch'ella sia inviolabile, e nessuna forza e nessun arbitrio la -manometta: ad ottenere il qual fine (noi replichiamo), ricercasi -che tutte le novità, eziandio sostanziali e fondamentali, -emanino dalla legge medesima. -</p> - -<p> -L'antichità procacciava di mantenerla inviolabile circondandola -<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> -di religione, e convertendo gli umani decreti in -divini pronunciati. Questo significarono, per mio giudizio, i -portentosi natali dei prischi legislatori, e Temide fatta generare -direttamente da Giove, e gli arcani colloquj di Numa -con la ninfa Egeria, e la scienza del giure romano data a -custodire al collegio dei pontefici. Nel medio evo, poi, appresso -molti popoli la legge serbavasi immobile per virtù -di consuetudine e forza di autorità, e per certa timidità nel -cercare il meglio e poca speranza di ritrovarlo. Oggi, di -tutto ciò non sussiste quasi vestigio. La legge non può altrimenti -rimaner venerabile, salvo che consonando con la -ragione, che è legge suprema, e veramente assoluta e immutabile. -La consuetudine o fu rotta o non basta, e forse anche è -sospetta allo spirito indagatore del secolo. Progredire si vuole -a ogni costo, e correggere e perfezionare si spera con fiducia e -coraggio; e dove i modi usati e regolari fanno difetto, o presto -o tardi si abbracciano i disusati ed irregolari. A rimovere -quest'ultimo danno e pericolo, il rimedio debb'essere suggerito -sempre dalla Costituzione medesima; e tutte quelle -in cui non si legge, non dubitiamo di chiamare incompiute. -</p> - -<p> -A noi par, dunque, che i nuovi Statuti italiani provvederanno -sapientemente all'indole e all'esigenze universali dei -tempi, e molto più alle condizioni singolarissime dell'Era -grande che tutti iniziamo nella nostra comune Patria, se verranno -determinando a quali lunghi intervalli, da che forma -di consessi, con quante prove e dibattimenti, a che numero -di suffragi potrà discutersi e vincersi una proposta la quale -intenda o di mutare o di aggiugnere alcuna cosa di momento -alla legge fondamentale. A breve andare, noi saremo imitati -da tutta Europa. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="ungher">AGLI UNGHERESI.</h3> - -<p class="indr"> -18 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -È vostro desiderio costituirvi in grande e forte nazione; -e noi pure il vogliamo, o popoli del Danubio. Voi vi sdegnate -<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> -che al progresso e spiegamento delle vostre virtù sociali -faccia ostacolo la forza straniera; e questo move del pari lo -sdegno nostro. Voi volete la libertà; e noi similmente. Avete -fede e certezza di conseguirla; e noi pure l'abbiamo. Se dunque -i desiderj, gli affetti, il fine, le speranze sono le stesse, -l'Italia e l'Ungheria non che vivere amiche, debbono giovarsi -e schermirsi reciprocamente. All'Italia fa bene ogni opposizione -vostra legale, ma energica e pertinace; come a voi torna -utile soprammodo tutto il presente moto della Penisola, il quale -impaccia, affatica e consuma la prepotenza straniera. Or via -dunque, levatevi su, e al vostro ardore d'indipendenza e di libertà -crescete l'impeto e l'intensione. Fate soprattutto, che le -classi e gli ordini privilegiati cedano spontaneamente ciò che -il tempo a non lungo andare strapperà loro di mano. Perchè -la legge preeminente e massima che governa i casi dell'epoca -nostra (ricordatelo, Ungheresi), è legge di tutta uguaglianza. -Non vi salverà il Danubio, non i monti Carpazj, non la lingua -e i costumi separatissimi dal rimanente d'Europa. La -democrazia toccherà e invaderà il vostro suolo; ed anzi, buona -parte l'ha invaso, e nel chiuso animo delle moltitudini vostre -di già trionfa. Onde i privilegi feudali permangono appresso -di voi molto simili a quelle poma del lago Asfaltico, che nell'esterior -buccia serbano colore e freschezza, ma nel midollo -sono polve e carbone. -</p> - -<p> -Profittate, Ungheresi, dell'aura vivace e feconda che -spira d'Italia, e accendetevi singolarmente di vergogna e dispetto -considerando che i vostri vassalli, ed anzi voi stessi in -gran numero, serviate ancora d'istrumento e di braccio all'oppressione -e alla tirannia. Veri e robusti rampolli del sangue -Magiaro, come non arrossite che per le vie di Milano, di -Padova, di Pavia, di Brescia, alle scimitarre austriache -sieno tramischiate le ungariche, e le vostre mani grondino -sangue innocente? come non arrossite di vibrare il ferro nel -petto di giovani il cui delitto è simile al vostro, e il cui desiderio -è quel medesimo che vi fa eloquenti e animosi nelle -vostre diete? Generoso empito di Cavalleria vi mosse, già -tempo, a salvare la casa di Ausburgo: movetevi oggi a salvare -l'onor vostro medesimo; e a chi vi ricordi la fedeltà antica -<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> -e gli allori in comune raccolti, fieramente rispondete: — Cavalieri -siamo, ma non carnefici. — -</p> - -<p class="indr"> -(<i>Dalla Lega Italiana.</i>) -</p> - -<h3 id="costoscan">LA COSTITUZIONE TOSCANA.</h3> - -<p class="indr"> -19 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -La Costituzione Toscana è promulgata. Al Granduca -avrebbe gradito pensarla e meditarla più lungamente; ma la -impazienza non al tutto ragionevole di moltissimi, e il dubbio -e sospetto che già correva non si volesse, sotto colore di fare -opera affatto toscana, privare que' popoli d'alcune notabili -guarentigie, ha mosso il Governo ad affrettare la pubblicazione -del patto fondamentale. Mal si può <i>stans pede in uno</i> -pronunziare giudicio alquanto sicuro intorno ad opera di -tanto e sì grave momento. Pur cediamo al desiderio e al piacere -di subito significare la molta soddisfazione ch'ella ci -reca nel suo beninsieme; e a noi non par temerario di -dire ch'ella supera di bontà eziandio la Carta Napolitana: -la qual nostra lode ha però sempre rispetto alle condizioni -in cui sonosi posti senza necessità il Legislatore Napolitano -e il Toscano, d'imitare al possibile il patto costituzionale -francese. -</p> - -<p> -Noteremo in breve i pregi principalissimi della Carta -Toscana; dico i proprj e speciali, essendochè gli altri sono -comuni alla maggior parte degli Statuti rappresentativi -odierni. -</p> - -<p> -Le parole del Proemio ci sono sembrate bellissime, e -tanto degne d'un Principe generoso, quanto sincere e piene -d'affetto. Nè in quelle parla soltanto il Principe di Toscana, -ma l'uno dei contraenti della Lega Italiana, ma il caldissimo -cooperatore della rigenerazione nostra comune; imperocchè -Egli dice, di volere col nuovo Statuto procurare a' popoli -<i>quella maggiore ampiezza di vita civile e politica, alla quale è -chiamata l'Italia in questa solenne inaugurazione del nazionale -risorgimento</i>. E zelante e religioso Italiano si mostra pure -<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> -laddove conchiude raccomandando l'opera sua al Signore Iddio, -<i>e rafforzando la preghiera di quella benedizione che il Pontefice -della Cristianità spandeva poc'anzi sull'Italia tutta</i>. -</p> - -<p> -L'art. 6 del titolo primo registra fra i principj del Giure -pubblico dei Toscani <i>la libertà del commercio e dell'industria</i>: -ciò fa suggello all'antica saviezza di quella contrada, ove -non si credè mai che le ricchezze e le industrie crescessero -per privilegi ed inibizioni. Ma bello è vedere i dogmi dell'Economia -Pubblica conformarsi alle nozioni del dritto -universale, e prender luogo alla perfine nella legge fondamentale -d'un popolo. -</p> - -<p> -Nel titolo terzo, fra le pertinenze dei Senatori non si -annovera il far giudicio di qualunque delitto di Stato. E -questa pure è sapienza toscana e degna del nipote di Leopoldo -I, che osò abolire per fino il nome di crimenlese. Già -lo Statuto napolitano avea circoscritta la facoltà giudiciaria -dei Pari, applicandola unicamente ai reati di alto tradimento -<i>di cui possono essere imputati i componenti di ambedue le Camere -legislative</i>. Ora lo Statuto di Leopoldo II annulla affatto -quella particolare spettanza, e vuole, con alto senno, che una -sola sia la giustizia, uno il procedere di lei per tutti e per -ogni ragione di colpe. Se non che, fa eccezione a questo la -responsabilità dei ministri, dei quali potrà essere accusatore -il Consiglio generale e solo giudice il Senato. -</p> - -<p> -Nell'articolo 30 del paragrafo secondo dell'articolo terzo, -è scritto: <i>il possesso, la capacità, il commercio, l'industria conferiscono -al cittadino toscano il diritto di essere elettore, ai termini -e coi requisiti della legge elettorale.</i> Non il solo censo, -adunque, porgerà titolo di elettore. Tanto promette lo Statuto; -d'ogni rimanente provvederà la prossima legge. E ben fa -lo Statuto a non preoccupare in gran parte la legge stessa, la -quale versando sopra materie implicate e difficili, dee potere -liberamente informarle e coordinarle. L'articolo, poi, 39 del -paragrafo terzo del medesimo titolo, ne lascia intendere che -la legge elettorale vorrà escludere tutti coloro il cui ufficio -è salariato: altra ottima disposizione dello Statuto. -</p> - -<p> -Nel titolo <span class="smcap lowercase">VII</span> provvedesi alla Lista Civile. Molte cose attinenti -verranno discusse e deliberate dai Corpi legislativi. -<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> -<i>Durante il regno del Granduca attuale, è mantenuta alla R. Corte -l'annua assegnazione della quale è ora dotata, non ostante l'accaduta -reversione di Lucca al Granducato, e la conseguente perdita -delle signorie di Boemia.</i> È lodevole ed onorando vedere -esso medesimo il Principe metter limite ai proprj assegni, e -far sentire con modestia a' suoi popoli quel che ha perduto in -lor beneficio. -</p> - -<p> -Ma la parte nella quale lo Statuto toscano sopravanza -oltremodo quello del Regno, risguarda le materie di culto, -intorno alle quali poco cede alla Costituzione stessa francese. -Il primo articolo del titolo primo decreta, che <i>la religione cattolica-apostolica-romana -è la sola religione dello Stato. Gli altri -culti ora esistenti sono permessi conformemente alle leggi.</i> Dal -secondo articolo si decreta, i Toscani qualunque sia il culto -al quale s'addicono, essere tutti uguali al cospetto della legge, -e tutti venire ammessi egualmente ai civili uffici ed ai -militari. Se non andiamo errati, ciò importa la emancipazione -compiuta degl'Israeliti, e il poter essi sedere nelle assemblee -ed esercitare ogni qualunque diritto politico. Nel qual giudicio -siam confermati dai termini e dalle parole del giuramento, -non introdotte a caso dal savio legislatore nello Statuto -fondamentale. Infine, nell'art. 6 dichiarasi che le leggi -sulle mani-morte sono conservate. -</p> - -<p> -Da ultimo, non possiamo non avvertire con compiacenza, -che tanto manca che il Governo toscano concepisca ombra e -sospetto dell'armi cittadine, ch'egli conclude questa promulgazione -del Patto costituzionale con affidarlo in modo espresso -e particolare alla vigilanza e al coraggio della Guardia Civica, -sua naturale tutela. -</p> - -<p> -Per dire delle imperfezioni della grand'opera, noteremo, -fra l'altre cose, le poco avvedute disposizioni del titolo <span class="smcap lowercase">VIII</span> -ne' primi suoi cinque articoli. La materia loro è il patriziato -toscano e gli Ordini cavallereschi. A noi non par bello del -sicuro, nè utile alla patria comune, abolire le tradizioni e gli -onori delle grandi famiglie storiche. Ma si convien trovare -alcun modo dicevole ai tempi e ai costumi per mantenere ad -esse famiglie il lustro, l'autorità e la considerazione che -loro competono: i soli stemmi e titoli baronali e le onorificenze -<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> -di corte non giovano, ed anzi operano effetto contrario. -Similmente, noi non vorremmo annullare del tutto gli Ordini -antichi cavallereschi, perchè ogni cosa la quale ha lunghissima -pezza durato e mandato splendore di gloria, ha in -sè un'efficienza di bene e un elemento di vita civile. Però, -innanzi di sradicare e spiantare le istituzioni, deesi venir -ricercando se non vi fosse guisa e spediente di trasformarle -e di rinverdirle: ma chi le serba quali già furono e più -non possono rimanere, egli per certo gitta l'opera e la -fatica. -</p> - -<p> -Osserveremo ancora, a rispetto dell'assemblea dei Pari, -che se nella Carta napolitana le categorie entro le quali dee -cadere la scelta del Re sembrano troppo anguste, quelle assegnate -dallo Statuto toscano largheggiano tanto, che la -legge viene a dire poco più di questo: non sceglierai persone -volgari nè idiote. -</p> - -<p> -Ma usciamo delle censure, e torni l'animo riconoscente -a encomiare con orgoglio italiano la saviezza e larghezza legislatrice -del Secondo Leopoldo. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana.</i>) -</p> - -<h3 id="libstampa"><span class="smaller">DELLA PROSSIMA</span> -LEGGE SULLA LIBERTÀ DELLA STAMPA.</h3> - -<p class="indr"> -19 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -I tempi e gli avvenimenti s'affrettano tanto, ed è così -veloce, per non dire precipitato, il compilar delle leggi che -fa ora l'Italia, che la stampa cotidiana non trova spazio da -prevenirle nè la pubblica opinione da giovarle col suo consiglio. -Ma non per tanto a noi si menoma punto il dovere di -ciò tentare ed effettuare, come il possiamo, e per la tenue porzione -che ci compete: ed ora che il re Carlo Alberto ha commesso -ad uomini specchiatissimi, di presentargli tra breve -la proposta d'una legge intorno alla stampa, noi ci facciamo -debito rigoroso di subito manifestare la nostra mente -intorno a quella gelosa materia, con l'usata sincerità e moderazione. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> -</p> - -<p> -Ognun sa che l'Inghilterra è in Europa il paese classico -della libertà della stampa. Nulla cosa, dunque, si può suggerire -al legislatore tanto savia ed utile, quanto di accostare -l'opera sua alle norme che son seguite in quell'isola. Se non -che, egli dovrà convertire in decreto scritto e sancito gran -parte di quello che in Inghilterra vennesi costituendo per -virtù di consuetudine. Chi sparla della stampa (e sono moltissimi, -e non d'ingegno mediocre) e ardisce accusarla dei -mali di cui s'affligge la nostra età, guardi e mediti sull'Inghilterra, -in cui, insieme con la libertà compiuta di stampa, -crebbe, invece di affievolirsi, il rispetto alle leggi, la -bontà dei costumi, la pietà inverso Dio e inverso gli uomini. -</p> - -<p> -Non giudichiamo, poi, ad un tratto che l'Italia non sia -capace di tanta larghezza. Ella n'è capace (lasciatemi dire) -più forse della Francia medesima; perchè tutto quello che al -presente veggo in Italia, mostrami un popolo risorto gigante, -e a cui l'uso della libertà e della vita politica sembra non -essere venuto meno pur mai, e che gli torni a mente siccome -cosa dimenticata, ma non ignorata. V'ha nell'indole degli -Italiani alcun che di grave e di positivo che salvali dalla furia -e dall'esagerazione: il buon senso pratico similmente li -ajuta a non abusare del dritto; e il sentimento vivo del bello -e del grande, li fa inclinevoli a rispettare ciò che è santo e -ciò che è degno. Nel 1820 durò appresso i Napolitani per -nove mesi la libertà della stampa; e fra gente tanto impetuosa, -in tempi così infiammativi, a vista di palpabili tradimenti -e spergiuri, la stampa non traboccò e non fece -scandalo. -</p> - -<p> -Comunque ciò sia, si consideri almeno accuratamente il -principio che in Inghilterra fa largheggiar tanto sul fatto -della pubblicità: e il principio è questo, che non solo il manifestare -la propria opinione è diritto naturale ed incancellabile, -ma che è la prima e più vigorosa e feconda efficienza -del bene comune. Onde compete al legislatore, a stretta ragione -di debito, di agevolare al possibile e in tutte maniere -la piena e libera significazione del pensiero. Da ciò -procede che in Inghilterra non si domandano ai giornalisti -depositi di gravi somme, e in quella vece studiano i legislatori -<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> -di sminuire, quanto è fattibile, le spese del bollo. Da ciò -procede che non è posto quivi in arbitrio di alcun ministro -il ripigliare agli impressori le lor patenti e chiudere le loro oficine. -</p> - -<p> -Da ciò procede che non pure son tollerate colà le stampe -le quali toccano gli ultimi termini del diritto, ma eziandio -quelle che li oltrepassano: e però i processi per delitti di -stampa sono radissimi, poichè la Nazione e il Governo serbano -fede nelle forze del vero e nell'universale buon senso; -e conoscono per lunga prova, che la stampa esercitando la -sua medesima libertà, imbriglia e corregge a grado a grado -sè stessa; e ciò non facendo, perde di autorità e di credito. -</p> - -<p> -Ad ogni modo, se ancora in tale materia gradisce al Governo -Sardo di calcar le orme della legislazione francese, -piacciagli almeno di non mozzarla nella parte sua più vitale -e che inchiude la massima delle guarentigie: noi vogliam -dire, il condurre i giudicj dei delitti di stampa con l'intervenimento -e partecipazione dei cittadini giurati. -</p> - -<p> -Sieno pure i giudici <i>inamovibili</i> e de' più integri. Da chi -mai dipende il lor tardo o spedito salire alle superiori dignità? -dal Governo. Chi dà loro segni cospicui di parzialità, -ovvero indizj e prove di malumore e allontanamento? il Governo. -D'altra parte, da chi move l'accusa contro gli scrittori -imputati? dal Governo. Chi s'offende quasi sempre, di -chi si sparla, contro chi s'imperversa dagli scrittori nelle -stampe incolpate? contro il Governo. Troppo, adunque, è difficile -la imparzialità dal lato de' giudici, e molto manca perchè -essi intendano al punto la ragione e i diritti dell'opinione, -e sappiano, per così dire, trasfondersi appieno ne' sentimenti -e ne' pensieri del popolo. Ma oltre di ciò, non v'ha -nulla sotto il cielo, nulla nella vita degli uomini di così indefinito -ed indefinibile quanto il pensiero; e però l'espressione -sua non mai verrà sottoposta con esattezza e con dirittura -alle fredde disposizioni e circoscrizioni di qual legge -si voglia. Di quindi sorge la massima nostra, che l'opinione -soltanto può dar giudicio delle incolpate opinioni. -</p> - -<p> -Noi speriamo pertanto, che alla saggezza dei consiglieri -del Re non isfugga quest'alta e vera necessità di concedere, -pei delitti almeno di stampa, la guarentigia preziosa dell'intervenimento -<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> -de' cittadini siccome apprezzatori e giudici del -valor morale del fatto. -</p> - -<p> -Ma per sola una cosa noi supplichiamo ed esortiamo, -più che per qualunque altra, i degnissimi compilatori della -Legge reprimente gli abusi di stampa; e ciò è di rimovere -affatto dalla proposta di essa legge qualunque determinazione -e parola la qual sembrasse voler prendere a sindacato e porre -a materia di giudicio, non che i fatti patenti e già consumati, -ma eziandio le tendenze e le propensioni degli scrittori. -Conciossiachè, appresso dei tribunali cotesta voce tendenza -piglia un sentimento e un significato così incerto e -così inquisitorio nell'esercizio e nell'uso, e tanto nelle applicazioni -divien vessatrice ed arbitraria, da movere a indignazione -giustissima chi medita un poco i misteri e la natura -profonda e inviolabile della coscienza umana. Applicata poi -quella voce a delitti di stampa, tanto cresce e moltiplica maggiormente -la sua tristizia, quanto son più nascoste e difficili -ad affermare e determinare le cupe e tacite macchinazioni -del pensiere e della parola. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="crocrussi">D'UNA CROCIATA DEI RUSSI.</h3> - -<p class="indr"> -21 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -I giornali tedeschi, hanno questi giorni passati, profuso -nuove un po' troppo nuove, cioè strane e non molto credibili. -Una di esse annunziava, che i Russi domandano il passo -per 60 mila uomini, i quali calerebbero giù a furia a soccorrere -il re di Napoli e l'ex-ministro Del Carretto. Gl'Inglesi -questa sorta di novelle domandano un <i>puff</i>: noi, pensando -alla gran nazione a cui riferiscesi quella notizia, non la chiameremo -una <i>sparata</i>, ma una spiritosa invenzione, che accenna -forse scherzando al malumore d'un monarca assoluto. -Più volte ho veduto in Parigi quell'orso badiale che ha nome -Martino, e d'intorno al quale scherzano e ruzzano di continuo -e alla spensierata una gran turba di monelli, perchè -<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> -l'orso che è giù in una larga lustra murata, non può loro far -danno alcuno. Parecchi potentati europei operano qualcosa -di simile intorno alla grande orsa del Norte. Ben l'accarezzano -volentieri finchè passeggia dentro il circuito vastissimo -del suo impero; ma se le tenta il cuore la voglia di uscirne, -tirata dalla dolcezza de' nostri climi, e' se ne adombrano -forte, e si pentono de' troppi vezzi. E benchè quella proferiscasi -ad ajutarli senza interesse alcuno, e prometta loro di -aggiustar le faccende proprio secondo il gusto comune, cioè -tutte a norma e a talento del potere assoluto; ciò nondimeno -ei si spaurano molto in pensando la dura fatica e il fiero impaccio -che avranno per ricondurla poi con le buone dentro -alle sue gelide abitazioni. -</p> - -<p> -I Russi, adunque, non moverannosi per al presente, e Nicolò -non è uomo da ritrovare le temerarie pedate di Suvaroff. -Ma che lo Czar esibisca denari agli Austriaci, e questi si lascino -prendere ed invescare alla dolce offerta, ciò mi par naturale e -molto probabile. L'Austria è bruciata di danari e cercali da -ogni banda, come fa il prodigo che vuol levarsi un capriccio -e va e picchia a tutti gli usci degli usurai. Alla Russia, invece, -le miniere nuove d'argento colmano, a quel che si dice, -tutti gli scrigni; e se l'Austria nel pagare sarà morosa, pagherà -largamente d'altra moneta sulle bocche del Danubio e -lungo l'Eusino. -</p> - -<p> -A questo pensano i Russi, e non a mischiarsi per via di -fatto nelle cose d'Italia. Però, noi replichiam volentieri quello -che il nostro Giornale affermava, son pochi giorni: che, cioè, -in caso di qualche grave conflitto fra l'Austria ed i nostri Principi, -l'Europa starebbesi ansiosa a riguardare le due parti -contendenti, ma niuno de' suoi potentati darebbe nell'armi, a -cagione principalmente, che, movendosi l'uno, subito tutti -gli altri verrebbero in campo, e una guerra generale e terribile -ne scoppierebbe. Ora, una simigliante guerra a tutti fa -gran paura, e quasi niuno può sostenerla senza pericolo di -ruina; e l'Europa intera uscirebbene così mutata e scompaginata, -che il sol pensarlo fa sudar freddo ai sovrani ed ai -diplomatici. Armiamoci dunque speditamente, e non confidiamo -che in noi medesimi; e ogni buon cittadino ripeta -<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> -infinite volte quelle benedette parole: l'Italia farà da sè. -</p> - -<p> -Ma, infine (osserverà qui taluno), se un terzo entrasse -nello steccato e l'Europa isse tutta sossopra, come certo avverrebbe -movendosi un esercito russo, o d'altra nazione, -che sarà dell'Italia? Sarà dell'Italia tutto quel maggior bene -che le avremo ammannito, armandoci ora con diligenza, ed -affratellandoci di più in più, e collegandosi i nostri Principi -in santa confederazione. Dacchè fra i regni forestieri gl'interessi -sono divisi e sovente opposti, niuno di loro può passarsi -di buoni compagni: e però il coraggio, l'unione e la -prudenza trovano del sicuro poderosi alleati. Li trovarono -gli Olandesi, picciola gente, ma generosa; li trovò l'America -divisa e lontana; la Grecia di questi dì gli ha trovati: al coraggio -e all'unione italiana neppur mancheranno. Armiamoci, su, -ed affratelliamoci tuttavia: all'uscir della lotta, quella nazione -starà a galla che avrà tra i guerreggianti stranieri frapposta -con ardire e prodezza la spada propria, e combattuto con -dirittura e magnanimità, così per li suoi sacri diritti, come -per quelli della ragione e della giustizia comune. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="delpop">DEL POPOLO.</h3> - -<p class="indr"> -22 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Si affermò nel Programma di questo Giornale, che nessuna -gran cosa nel mondo viene operata e condotta a buon -termine senza la immediata partecipazione della parte più -numerosa del Popolo. Or, quanto deesi pensare che ciò sia -più vero, trattandosi del nostro risorgere dopo tre secoli luttuosi -e pieni di servitù e di vizj, che è l'impresa maggiore a -cui si possa applicare qualunque nazione del mondo? A noi -liberali importa, quindi, assaissimo avere dal lato nostro piena -d'ardore e operosa cooperatrice la moltitudine. Due modi furono -sempre considerati come i più efficaci e diretti per affezionarsi -durevolmente l'animo della plebe; ciò sono istruirla -e beneficarla. E però, a tali due istrumenti del bene speciale -<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> -di cui ragioniamo, s'addirizzeranno del continuo le nostre -parole, e le pratiche che verrem suggerendo. -</p> - -<p> -La istruzione, a rispetto della vita politica, ha per materia -sua propria l'imprimere nelle menti e ne' cuori delle -classi povere quel senso di dignità che lor manca, e quel concetto -de' proprj doveri e diritti che sempre ànno avuto annebbiato -dall'ignoranza, guasto dall'abito del servire e dagli -incitamenti ciechi dell'indigenza, e viziato persino dal -sentimento (per sè ottimo e santo, ma non ben diretto e non -ben purgato) della pietà religiosa. La istruzione accenderà -eziandio nelle lor menti il vero amore di Patria, non ristretto -nel palmo di terra ove nascesi, ma dilatato a tutta quanta la -sacra Terra Italiana. -</p> - -<p> -Nella plebe stanno riposti (si creda pure) i germi vigorosi -de' più nobili istinti e degli affetti profondi ed eroici, appunto -perchè più prossima alla natura, e meno lisciata e forbita -dalle molli e artificiose consuetudini del vivere signorile. -Deesi perciò incolpare l'inerzia e l'incuria (per non dir -l'egoismo) delle classi culte ed agiate, se quei germi salutari -e veramente divini imbozzachiscono e muojono; imperocchè -in tali classi risiede il debito naturale e incessante di tutelare -la plebe, educarla e sovvenirla. E il primo benefizio e l'educazione -prima sarebbero (a parlar sincero) mostrarle ne' portamenti -nostri l'esempio del vivere corretto e severo; laddove -è necessità il riconoscere che nella plebe v'à parecchie -virtù che ella può attribuire solo a sè stessa, e v'à -moltissimi vizj che imita e copia dai facoltosi e ben nati: e -noi che scriviamo, vedemmo in Francia coi proprj nostri -occhi riconfermarsi questo vero ogni giorno più. -</p> - -<p> -Ma non è da pensare che il solo amor di nazione, e il -desiderio solo di libertà e delle altre perfezioni politiche basti -a condurre sollecitamente le moltitudini dal lato nostro, e -a farle infiammate e perseveranti; poichè, per giungere a -tanto effetto, occorre di aspettare che il tempo e i metodi -nuovi d'educazione e l'uso protratto delle franchigie pubbliche -convertano que' sentimenti e que' desiderj, come a dire, -in carne ed in sangue, e li rendano parte sostanzialissima e -abituale della vita comune. Ei conviensi, pertanto, supplire -<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> -a ciò con l'opera dei beneficj (comandata d'altra parte dalla -pietà cristiana), mostrando in effetto alla plebe che noi liberali -siamo veri e parziali amici di lei e d'ogni suo bene, e -provandole altresì, con saggi e fruttuosi provvedimenti, che il -nuovo stato di cose le torna senza confronto e più profittevole -e migliore del già passato. -</p> - -<p> -In tal guisa, l'interesse ed il sentimento cospirando insieme -ad un fine, avremo, ripeto io, nelle mani il più poderoso -strumento dell'opere grandi e forti, la plebe. In Francia, -l'amor di nazione che pure da secoli era fondatissimo, e -il desiderio delle pubbliche guarentigie nudrito per cinquant'anni -da ogni ragione scrittori, non sarebbero tornati sufficienti -ad accendere le moltitudini e persuader loro le azioni -più coraggiose e più disperate, qualora non vi si fosse aggiunto -il pungolo dell'interesse: tanto che, la paura vivissima -di ricadere sotto il giogo dei baroni e sotto il reggimento -dei privilegi, dei balzelli e delle avanie, le tenne forti più che -ogni altra cosa alle difese e alle lotte; e volentieri detter la -vita per una causa che stimarono la santa causa delle plebi -angariate ed oppresse. -</p> - -<p> -In Italia, noi non abbiamo al presente (e siane ringraziato -Dio) i fieri motivi che infiammavano e inviperivano -quel popolo minuto. Di tutte le mutazioni che la rivoluzione -francese recò allo Stato e alle forme propriamente sociali, noi -già raccogliemmo il frutto migliore; e perfetta è oggimai -nella nostra patria l'eguaglianza civile e l'estinzione dei privilegi; -e sino nell'isole, rimaste più separate dal moto universale -politico, gli avanzi e gli effetti della lunga feudalità -sono in procinto di scomparire. A noi, dunque, manca da questo -lato una leva molto gagliarda per sommovere le moltitudini, -e un incentivo assai efficace ed acuto per animarle a -gran fatti e tenerle salde ad ogni durissima prova. Ma qui -accade considerare come il presente moto italiano proceda -diversissimo dal francese. Chè quello fu tutto disordinato e -violento: nudrivasi d'ira e d'orgoglio, scuoteva gli ordini -dello Stato dall'ultime fondamenta, provocava da ogni banda -nimicizie mortali, salir voleva di balzo all'acquisto d'ogni -libertà e d'ogni ideal perfezione, e affrettavasi al lume incerto -<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> -di dottrine fantastiche, e senza tener conto alcuno degli -ostacoli e dell'inopportunità. In quel cambio, il nostro moto -presente è tutto civile e pratico, e molto tende ad edificare, -e poco o nulla distrugge. E però, noi possiamo invitare ogni -varietà di gente e ogni condizione d'uomini all'impresa, universalmente -proficua e nociva a nessuno, di costituire l'Italia -in essere di nazione, e di rialzarla a quel grado di perfezionamento -e splendore sociale e politico che la natura e i -cieli le destinarono. -</p> - -<p> -Non occorre, adunque, alla nostra impresa la rabbia cieca, -impetuosa e infrenabile delle moltitudini, ma sibbene -occorre il sentir loro generoso, il buon senso ravviato e schiarito, -e il saldo e intimo convincimento che gli amici della libertà -e della indipendenza italiana sono gli amici loro costanti -ed attivi; e in fine, che dessa libertà e indipendenza, -oltre all'essere cosa bellissima e nobilissima rispetto a sè, -soccorre e giova fruttuosamente le classi inferiori, ne inizia e -fomenta la educazione, ne tronca o mitiga i mali, e le introduce -di mano in mano a gustare il dolce della scienza, e godere -il bello e il maraviglioso della gloria e grandezza umana. -</p> - -<p> -Ai quali termini tutti noi giungeremo assai prestamente, -se il massimo de' beneficj che usar vorremo nel popol minuto -consisterà in una industria ingegnosa e continua di convertire -in qualche profitto certo e immediato di lui quelle -nuove franchigie e diritti, e quelle larghe istituzioni di cui -buona parte degli Italiani è ora dotata. Pur troppo, ciò non -vedesi praticare con molto zelo o perduranza neppure appresso -le nazioni più libere e più civili d'Europa. Nè noi ci -ricordiamo dal 1830 in poi, d'aver sentito in Francia nei Parlamenti -proporsi, più di una o due volte, leggi e provvedimenti -giovevoli in guisa immediata e visibile alla porzione più numerosa -e infelice del popolo. Noi facciam voti perchè la sapienza -civile italiana sappia calcare una miglior via. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> -</p> - -<h3 id="dazjdan">DEI DAZJ DANNOSI AL POPOLO.</h3> - -<p class="indr"> -22 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Non è facile a dire quanto ci rallegriamo di vedere il -Governo Sardo entrare innanzi ai privati, e dar loro splendido -esempio in questo fatto rilevantissimo del beneficare la plebe. -Nell'articolo quartodecimo del memorabil Decreto degli otto, -fra le altre gravissime disposizioni è registrato e promulgato, -che dal primo di luglio in poi la gabella del sale non eccederà -il prezzo di 30 centesimi per chilogrammo. Di tal benefizio -a noi corre obbligo di ringraziare particolarmente il -Principe, così in nome nostro come della gente minuta e più -bisognosa, alla quale non dee sgradire che pure questo Periodico -si faccia interprete e testimonio dei sentimenti di lei. -</p> - -<p> -Ognun sa che tra le tasse più dure e gravose per l'infimo -popolo, era da computarsi quella del sale, e segnatamente -per gli uomini di contado, a cui tornava costosissimo il quasichè -solo condimento del suo vitto più che frugale. E oltre -ciò, difettava d'un mezzo efficace (per quello che affermano -parecchi pratici) di ben ristorare e ben nudrire il bestiame: -e chi considera che dal bestiame, e per conseguente dal concime -che dà, si origina ogni altro miglioramento agrario, dee -confessare che la gabella del sale, quando non sia tenuissima, -prende luogo fra quelle tasse perniciose ed improvvide -che offendono la prosperità e ricchezza comune nelle sue medesime -scaturigini. Senza dire quel che da taluni agronomi -si va ripetendo; il sale, cioè, poter servire da buon letame -per praterie, e che non isconverrebbe punto l'adoperarlo per -succedaneo del guano, e d'alcuni altri concimi artefatti. Ma -di ciò veggano gl'intendenti. -</p> - -<p> -Noi pigliamo fiducia, che da ora in poi il Governo Sardo -cercherà e studierà ogni guisa per iscemare notabilmente -tutti quei dazj che per diretto o per indiretto incarano le -cose più necessarie alla sussistenza. E il Tesoro ne riceverà -molto minor danno che non si stima; poichè il calo delle gabelle -verrà riparato in gran parte, se non in tutto, dall'aumentarsi -il consumo, appunto come va succedendo appresso -<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> -gl'Inglesi. E quanto è al grave sbilancio che può accadere -ne' primi tempi, il Governo Sardo è in grado di non se ne -sgomentare, perchè i buoni risparmj fatti e l'ottimo assetto -ministrativo gli rendono agevoli molti compensi e molti partiti, -di parecchi de' quali faremo speciale ragionamento tra -breve. Egli sarà in tal guisa lodato da tutti i buoni, ammirato -dagli Statisti ed Economisti d'ogni paese, e, quel che più -monta, verrà benedetto ogni giorno dalle famiglie de' poveri; -e la plebe, cogliendo larghi profitti dall'ordinamento nuovo -dello Stato, conoscerà con diletto quanto sia dolce cosa la libertà, -quanto giusto ed utile l'impero dell'opinione, quanto -dignitoso l'obbedire a un Principe liberale, e far parte di una -Nazione che risorge e grandeggia. E per tutti questi beni -(siamone certi) la plebe darà volentieri, occorrendo, il sangue -e la vita; perchè nel cuore di lei la gratitudine, per ordinario, -è somma ed eroica, e la devozione per ciò che ama ed -ammira non ha misura nè termine. A vero dire, il Governo -procaccia dal lato suo di condurla a simili sentimenti, e di ciò -pure gli professiamo specialissima riconoscenza. Per fermo, -un pensier gentile e generoso fu quello di promettere al popolo -lo scemamento della gabella del sale in quel Decreto medesimo -che promulgava solennemente lo Statuto rappresentativo. -Così vollero i reggitori, che nell'animo della plebe -stessero congiunte insieme e annodate queste due cose: un suo -profitto speciale, e le pubbliche libertà e guarentigie. Questa -è bontà sapiente e fruttifera, e annunzia il disegno di grandi e -malagevoli imprese, per le quali ricercasi non pure la fedeltà -e l'obbedienza, ma lo zelo animoso ed inestinguibile delle -moltitudini. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="zionale">DI ROMA COSTITUZIONALE.</h3> - -<p class="indr"> -23 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Da qualche giorno i fogli italiani discutono del potere o -non potere il Pontefice costituire un governo rappresentativo. -<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> -A noi, tutte le ragioni che vorrebbero provare il no, sembrano -tanto invalide e frivole, che non concepiam bene come -qualche ingegno elettissimo abbia speso non poche parole per -confutarle. Noi nel Papa, come custode santo de' dommi, vediamo -bene certi confini di facoltà, e ch'egli possa le tali cose -e le tali altre non possa; ma come principe temporale e governatore -di popoli, non conosciamo divario nessuno da lui -agli altri. Per fermo, noi vorremmo che gli avversarj, quali -che sieno, si compiacessero di dichiarare sopra qual passo -del Vangelo, o sopra qual massima universale e perpetua di -Santa Chiesa, è fondato il governo assoluto e arbitrario delle -province romane. Però, se nulla v'ha in ciò di dogmatico e -nulla d'inconcusso e d'irrevocabile, il Papa rimane libero e -sciolto al pari d'ogni altro monarca, non potendo le cose spirituali -e temporali cambiar natura per l'adagiarsi che fanno -in una sola persona, e come il poter temporale non dee trasformare -e alterare l'indole e la sostanza del potere spirituale, -così questo non dee travolgere l'autorità principesca, e -volerla serbare arbitraria contro la ragion delle genti e le esigenze -estreme del secolo. E quando pur si volesse, che la potestà -temporale cedendo infinitamente di dignità all'altra spirituale, -fosse in debito d'imitarla, e di porsela innanzi agli -occhi come modello; ei ne seguirebbe una forma d'impero -oppostissima all'arbitraria, e prossima quanto mai al governo -che domandasi rappresentativo. Tutti conoscono risiedere la -facoltà legislativa ecclesiastica ne' concilj, congiunti nel debito -modo all'augusto lor capo: e similmente, a chi non è -noto la facoltà pontificia essere, per primo e proprio istituto, -esecutrice fedele delle sentenze conciliari; ed anche nelle -materie di disciplina, solersi sempre governare a norma dei -canoni, e delle antiche e più venerabili consuetudini? Il regno, -adunque, temporale dei Papi, per accostarsi come può al -divino modello del reggimento ecclesiastico, debbe porre da -banda gli arbitrj ed i motupropri, e vestire le forme costituzionali. -Chè se queste son necessarie alla prosperità e grandezza -di qualunque mai popolo, noi reputiamo che il sono -molto di più alla salute e prosperità delle province romane. -Per fermo, che è il governo assoluto, salvo che una perpetua -<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> -dittatura e tutela, la qual presume di fare e maneggiare -da sè sola ogni cosa, e reggere i popoli come minori e pupilli? -Ma per ciò adempiere, appena è sufficiente ad un Principe -lo spendere tutto il tempo che ha, e tutte le cure, fatiche, -ingegno, accorgimento ed ostinazione di cui è capace. -Ora, come si può adunar tanto carico sulle spalle al Pontefice, -il quale e trema e suda continuo sotto il peso del -gran manto, e al cui ministero sono affidati i religiosi negozj -di tutto l'orbe cattolico? -</p> - -<p> -Ma più: la dittatura perpetua agli occhi della ragione è -contradittoria; perchè ogni specie di dittatura vale come rimedio, -non come regola permanente; sospende le pubbliche -libertà, ma non può annullarle; compie la educazione dei popoli -affine di farli uscir di pupillo, non per serbarveli senza -termine. Adoperata eziandio da uomini sommi e santissimi, -spegne a poco a poco dintorno a sè l'amore alla causa pubblica, -e l'abito delle virtù cittadine; e agli affetti forti, generosi -e magnanimi, fa succeder gl'inetti e i volgari. E che? -l'impero temporale dei Papi che far dovrebbesi specchio lucente -e norma sicura e inerrante di tutti gli altri, verrà condannato -alla indeclinabile necessità di non poter esser buono, -e d'infiacchire e abbassare l'umana natura? -</p> - -<p> -Ma più ancora: nel comando assoluto è gran pericolo di -mal fare, e d'imbattersi in gravi e funestissimi errori; conciossiachè, -quanto maggiore è l'arbitrio, tanto cresce la facoltà -di abusarne; e quando un solo consiglio move ogni cosa, -falso ed errato che sia, nessuna forza il corregge e radduce -al bene. Ma, a qual monarchia fa più bisogno di non -ingannarsi, a quale di non uscire dal buon sentiero, se non -alla pontificia? Evvi cosa al mondo così deplorevole, disordine -così tristo a vedersi, sconcezza tanto deforme, quanto che -il Vicario di Cristo, la persona più veneranda fra gli uomini, -e guardiana e rappresentatrice dell'essenza medesima della -saggezza eterna, inciampi in isbagli gravissimi, e pongasi a -rischio di governare e imperare in modo che tutto il mondo -civile ne rida e si scandolezzi? Pur troppo, non son queste -supposizioni assai temerarie; e l'Italia il sa, e ne piange tuttora. -Invece, cambiata la dittatura in reggimento costituzionale, -<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> -nessuna imputabilità può salire fino alla seggia di S. -Pietro; e il Principe sacerdote può solo operare il bene e non -mai il male: principio, come è noto ad ognuno, e massima -direttiva di quel reggimento, e la quale sembra appunto pensata -per dignità e decoro del regno pontificale. -</p> - -<p> -Potremmo senza fine moltiplicar le ragioni; ma le più -sono state messe in buona considerazione da egregi scrittori, -e però ci asteniamo dal ricordarle. Solo qui aggiungiamo, che -se all'immortale Pio IX sta veramente in cuore di tramandare -intera la potestà regia a' suoi successori, debbesi affrettare -di darle per fondamento la libertà, che è oggimai la sola -e abbondevole scaturigine d'ogni potere e d'ogni forza. -</p> - -<p> -Certo è, che se il conculcare i popoli con le alabarde svizzere -e le bajonette tedesche domandasi pienezza di regno, -Pio IX la rifiuta e l'abbomina, e piglierassi piuttosto la parte -che il tutto; e se colmar le prigioni, sbandeggiare i migliori, -erigere tribunali soldateschi e feroci, armare i centurioni, -e tinger di sangue le città di Romagna, sono i soli mezzi rimasti -per tramandare a' successori l'integrità del potere, a -Pio IX fa ribrezzo e dolore pur di pensarlo; e niuno s'aspetti -dalle sue mani innocenti un'eredità cotanto misera ed abborrita. -Il sentir dire, poi, e obiettare che, molti secoli fa, giurarono -i cardinali per sè e per gli ultimi lor successori di conservare -cotal plenitudine di diritti, e che in niuna guisa si -può derogare a quel giuramento antichissimo, ciò suona agli -orecchi nostri quasi come bestemmia. Questo non giurarono -del sicuro i cardinali in lor cuore e pensiero, e se il fecero, -malissimo adoperarono, e il peggiore sarebbe mantenere quel -sacramento. Eh via, lasciamo una volta i sofismi e i cavilli, -che a ogni specie di prepotenza e di tirannia servito hanno -di velo e di scusa; e non si meschii, soprattutto, alle faccende -laicali la santità inviolabile della teologia. Il padre Boerio e -il padre Perrone pensino ad altro: qui non fa duopo il lor -magistero. Profani e materialissimi sono coloro che la spiritualità -della Chiesa e le condizioni sue eterne e immutabili -involgono, in qualsiasi maniera, con le contingenze, le varietà -e i casi del potere temporale. La Chiesa di Roma ha esistito -e con l'autorità principesca e senza, e ha provveduto a' suoi -<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> -fini dallato a ogni forma sociale e politica, compresavi eziandio -la repubblicana, essendo Roma più d'una volta nel medio -evo stata repubblica e affatto signora di sè. A noi fa sdegno -veramente il vedere, che uomini i quali pur jeri l'altro -riconoscevano nel Pontefice ogni possibile latitudine di facoltà -e di arbitrio, sieno disposti a provare la sua impotenza -unicamente quando si tratta di largire ai popoli la libertà, e -rivocare l'Italia alla grandezza e gloria perduta.<a class="tag" id="tag10" href="#note10">[10]</a> -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="mettpalm">CARTEGGIO TRA METTERNICH E PALMERSTON.</h3> - -<p class="indr"> -23 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Jeri e jer l'altro la <i>Lega</i> ha riferito e tradotto un carteggio -ufficiale e di molta importanza tra il visconte Palmerston -e il principe di Metternich intorno ai casi d'Italia. -Nel primo dispaccio, dato alli due d'agosto dell'anno scorso, -il gran Cancelliere di Vienna comincia, secondo suo stile, -a chiamare sconvolgimenti vertiginosi le quiete e ordinate -riforme che i Principi nostri han praticato nell'Italia media. -Per l'Austria ogni moto è sconvolgimento, perchè simbolo -del suo governo è il serpente a sonagli in torpore, e -perchè ella si fa gloria di traslatare la Cina in Europa: quindi -a Vienna, come a Pechino, ogni mutazione vien riputata sedizione. -Dice poi Metternich, che di tali scombujamenti le -conseguenze si lasciano indovinare anche troppo. Io non so -degli altri, ma se le indovina egli davvero quel gran Tiresia -dei diplomatici, e vedele tutte e ben chiare, il buon tempo -è finito per lui, e nemmeno può confortarsi col motto di Tiberio -che molti pongono sulla sua bocca, <i>dopo me il finimondo</i>. -Insomma, avea gran ragione quel Greco di dire a Creso: -«Scusami, ma s'io non ti veggio innanzi morire, io non ti -<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> -posso chiamar felice.» Principe di Metternich, le glorie e i -trionfi di Lubiana e di Verona son mezzo affogati, e aspettatevi -di vederli ridotti al niente. Oh bel morire, sono già -ventisei o ventisette anni, accosto al tappeto verde, in su quel -seggiolone a bracciuoli ove con maestà e grazia vi sdrajavate, -e l'Europa intera pendeva dal vostro labbro. Ma torniamo -al dispaccio. Metternich vuol tastare e sapere come la -pensi l'Inghilterra intorno al possesso e all'indipendenza -reciproca degli Stati Italiani, e se basti ad essi per piena ed -intera malleveria il Trattato di Vienna. Ogni frase ha senso -lato e generalissimo, e conoscesi aperto, che il fine di quello -scritto è soltanto di scoprir terreno, ed esigere una dichiarazione -ex officio. In tal dispaccio stanno pure le famose parole: -<i>Italia è una espressione geografica.</i> Metternich pronunzia -il vero. Il Congresso di Vienna tolse alla povera Italia qualunque -altra significazione, fuor quella d'essere un pezzo di -terra europea configurato d'un certo modo, e al quale i geografi -impongono per abitudine un nome solo. A ciò non si -risponde con le parole, ma sibbene coi fatti; e finchè questi -non parleranno, taci, popolo Italiano, taci, ed infrattanto -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Fa dolce l'ira tua nel tuo secreto.</p> -</div></div> - -<p> -La seconda lettera del gran Cancelliere va ripetendo, -quanto al costrutto, il medesimo che nella prima; salvo che -aggiugnevi una pittura nerissima, ed oso dire grottesca dei -moti d'Italia: e badisi che al dispaccio è apposta una data -anteriore di molti mesi ai fatti di Sicilia e alle promulgate -Costituzioni. Che vogliono gli agitatori d'Italia e que' settarj -malvagi che la sommovono da sì lunghi anni? Metternich -solo ha scoperto il secreto ed avvolto al dito il bandolo della -matassa: ei vogliono fare d'Italia una gran repubblica federata, -con un governo centrale de' più stretti e gagliardi. Scuotetevi -dunque, o Monarchi, alla voce del vostro amico, e -provvedete al pericolo che vi sovrasta. Così parla ed esorta -il gran Cancelliere; e sono trent'anni che la cosa stessa ripete; -e veramente, <i>chordà obberrat eàdem</i>, nè altro sa figurare -il brav'uomo che sétte e pugnali, <i>comitati</i> e congreghe, rivoluzioni -e repubbliche. Ciò prova che nelle fissazioni mentali -<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> -v'ha moltissimi gradi, e non tutti menano alla pazzia: -senza di che, il decano degli Statisti d'Europa soggiacerebbe -da lungo tempo alle docce fredde e agli altri calmanti. -</p> - -<p> -Lord Palmerston fece da prima una sola risposta alle -due lettere di Metternich, e poi mandò una seconda con data -degli 11 di settembre, cioè in quel torno di tempo in che -l'Austria avea sorpresa Ferrara; laonde v'è inserita questa -frase osservabilissima: — L'integrità degli Stati Romani dee -venir reputata siccome un elemento essenziale dell'indipendenza -politica della Penisola italiana. E non può accadere -alcuna invasione di quel territorio senza che ciò non meni -gravissime e importantissime conseguenze. — Parole son -queste molto significative; e la punta loro è sì acuta e pungente, -che i soliti fiori segretarieschi la cuoprono a mala -pena. -</p> - -<p> -In generale, Lord Palmerston ristringesi a dire, che -l'Austria richiamandosi, come fa, al trattato di Vienna per -la conservazione delle province lombarde, ha buon dritto e -ragione; e che non solo debbono venire adempite le determinazioni -e le clausole di quel trattato, ma il debbono essere -<i>tutte</i>; il che vuol dire, a Cracovia come in Italia. D'altra -parte, prosiegue Palmerston, considerando che nel congresso -di Vienna i Sovrani d'Italia furono riconosciuti liberi -e indipendenti nel modo più formale ed esplicito che mai si -possa, ne discende che non debbono essi venir turbati in -qualunque esercizio di loro sovranità a rispetto del governo -interiore; e però, qualunque atto di cotal genere non può fornire -all'Austria buona ragione d'invadere con le armi veruno -degli Stati italiani. -</p> - -<p> -Questo parlare, nello stile sempre officioso e cortesemente -dissimulato delle cancellerie, ha del risoluto e del vigoroso; -e però Metternich, che squadernava e citava il trattato -di Vienna, è stato benissimo redarguito; e i due dispacci -di Palmerston sono, per nostro avviso, un molto leggiadro -e continuo ritorcere d'argomenti, ove non manca neppure -la grazia dell'ironia, e ricorda quel grave e maliziosetto sorriso -de' gran signori, nel quale, eccetto la sincerità, si trova -ogni cosa. Lord Palmerston affermando il diritto che l'Austria -<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> -possiede di proteggere i possedimenti suoi sul Po e sul -Mincio, fa pur notare che niuno l'offende e il minaccia, e -non si vede chiaro a che proposito sia ricordato con tanta solennità -e premura: laddove, per lo contrario, il pericolo che -non si rispetti l'indipendenza degli Stati d'Italia è visibile -e soprastante. -</p> - -<p> -Quanto poi al disegno dei caposchiera italiani di giungere -a fondare o una repubblica sola o molte confederate, -confessa il Palmerston, con vera e sentita modestia, che benchè -dappertutto abbia consoli, e gente non poca che attende -a ben informarlo, egli non ha avuto neppur sentore di tanta -e sì grave macchinazione. Ma ciò invece che quel ministro -ha da lunghissimo tempo saputo di certa scienza, e per mille -vie e per mille organi, si è che l'Italia veniva retta e governata -miserissimamente, e bisognavanle riforme pronte e larghissime, -soprattutto in Roma ed in Napoli. Laonde, conclude -il Palmerston, gli è da sperare che il ministero di Vienna, -al quale più che a qualunque altro dee stare a cuore la salda -pacificazione d'Italia, vorrà dar mano ai Principi della Penisola -per condurre le riforme a termine fortunato, e caldeggerà -ogni determinazione loro intesa a quel fine. Qui ognun -vede che il velo della socratica ironia divien troppo sottile, -e si squarcia. Oh come! il Principe stesso di Metternich dee -con le sue proprie mani ajutare gli altri a scavargli la fossa? -Questo nol chiediamo neanche noi Italiani, perchè le virtù -eroiche non possono domandarsi a veruno. Noi nel servaggio -abbiamo bensì perduto parecchie doti, ma non la discrezione -e l'urbanità. Il Metternich invecchia assai, e gli sta -bene, dopo enormi fatiche, un po' di riposo. E perchè ai molto -attempati ogni divertimento si cangia in tedio, la gentilezza -italiana preparagli uno spettacolo tanto vivo e patetico, che -impossibile è non lo svaghi per qualche poco, e non gli riempia -gli occhi e gli orecchi di straordinario e ricreativo diletto. -Possa egli vivere tanto da vedere finito il dramma e calato -il sipario. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> -</p> - -<h3 id="nuovodif"><span class="smaller">DI NUOVO,</span> -DI UNA LEGA POLITICA DIFENSIVA.</h3> - -<p class="indr"> -16 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Tra la lega de' popoli e la lega de' Principi, qual dee riuscire -più malagevole a praticarsi? certamente la prima; ed -anzi, ella non può essere menata in atto, salvo che dall'azione -lenta del tempo, e da un fortunato concorrere di avvenimenti -e di circostanze. Eppure, scorgesi oggi in Italia questa -singolare contrarietà e discrepanza, che la lega de' popoli -tocca oramai la sua perfezione, laddove a quella de' Principi -neppure dàssi cominciamento. Ma che sai tu? mi diranno -alcuni; ella è forse molto innoltrata. Lavoransi ed apparecchiansi -tali cose in piazza? Gelosi negozj son questi, e da tenersi -più che celati. Vorresti tu provocare il nemico senza -profitto ed innanzi al tempo? Gran maestri furono gl'Italiani -del secreto di Stato; e se la fortuna li abbandonò, l'arte -non li abbandona. -</p> - -<p> -Rispondo ai contraddittori in tal guisa. V'ha due metodi, -ciascuno de' quali ha sue convenienze e disconvenienze: -ciò sono il maneggio occulto e diplomatico, e il pubblico e -popolare. Quello da cui bisogna astenersi affatto, si è il confondere -insieme od il perturbare l'uno con l'altro; imperocchè -allora perdesi la maggior porzione dell'utile, e incontrasi -la maggior porzione del danno che sta in ambedue. -Ora, gettiamo le illusioni dopo le spalle: pretendere che a -quattro Governi italiani sia mai fattibile d'intavolare un -patto e un capitolato d'unione e confederazione politica -senza che l'Austria nol sappia e non ne conosca le clausole -principali, sono supposti troppo innocenti, e che disdicono -alle commedie e ai romanzi medesimi, oltrepassando il segno -d'ogni naturale verisimiglianza. -</p> - -<p> -Se, dunque, il secreto non è possibile, giovi francamente -attenersi al metodo opposto, e ritraendo tutto l'utile proprio -della pubblicità, saperne tollerare gl'incomodi. Ma noi soggiungiamo -assai fermamente, che quando anche fosse possibile -di occultare il maneggio e il trattato, i Principi non lo -<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> -dovrebber volere. Conciossiachè i popoli nostri sono sovrammodo -impazienti di vederli e saperli tutti confederati; e il -giorno che ne correrà per Italia la certa notizia, a ciascheduno -di essi Principi crescerà la forza, la dignità e la facilità -dell'impero, come in ciascheduno de' popoli moltiplicherà -la fiducia e il coraggio. In tal guisa, il patto confederativo -sarà, al tempo medesimo, effetto immediato della fratellanza -de' popoli, e cagione efficace di sopraccrescerla, -solidarla ed inanimarla. -</p> - -<p> -Ma si conviene considerare questo medesimo sotto altro -aspetto. Ciò che al presente dà virtù e gagliardezza somma -al moto italiano, e persuade e trascina seco tutte le intelligenze -e acquista di giorno in giorno maggior momento nel -giudicio di tutta Europa, si è quell'unione, quella unanimità -e quel profondo spirito di nazione che da un capo all'altro -d'Italia si manifesta in qualunque atto, in qualunque accidente, -con mille variatissime forme e dimostrazioni. Or, che -sarebbe un'aperta e solenne dichiarazione della lega de' nostri -Principi, se non testificare al mondo intero civile quell'unione -ed unanimità, sancirla ed avvalorarla con la importanza -e la santità d'un gran patto, porgerle pregio e -vigore di ordinamento e di disciplina, sottoporla a una legge -costante, generale e uniforme, reggerne e governarne sapientemente -il moto e la vita, e farla in tal guisa non che -ragguardevole e poderosa a un potentato straniero, ma temuta -ed inespugnabile a tutti? La lega politica difensiva di -circa diciotto milioni d'Italiani, proclamata e fermata da un -patto pubblico e indissolubile, costituirà issofatto la Nazione -Italiana, e per la prima volta la farà comparire nel mondo unita, -armata ed apparecchiata ad ogni qualunque accadimento. -</p> - -<p> -La diplomazia de' popoli, ne' gran momenti di risurrezione -e di ardore politico, procede differentissima dall'ordinaria -de' ministri ed ambasciatori: questa è piena di sospetti e -riguardi, quella di franchezza e generosità; questa è scaltra, -quella è forte; questa intrecciatissima e involta, quella semplice -e dispiegata. A noi non bisogna al presente l'arte vecchia -italiana di Mazzarino e di Alberoni, ma le pratiche ardite e -scoperte degli Olandesi e degli Americani nei bei giorni -<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> -dell'emancipazione loro. Conciossiachè, questo debbono avere -tuttodì avanti agli occhi i Principi nostri, cioè che gl'Italiani -conciliano oggi, con ammirazione di tutte le genti, due cose -credute impossibili a ben accordare; l'ordine, la disciplina, -la pronta e dignitosa obbedienza da un lato; e una profonda -rivoluzione e innovazione dall'altro. -</p> - -<p> -Ma coloro che per abito temono il popolo, e vogliono -della politica fare un mistero, e d'ogni sala di consiglio un -antro di Trofonio, insisteranno dicendo, non essere d'uopo il -correre a tali estremi; imperocchè sembra, ed anzi par certo, -e oramai non se ne ha più alcun dubbio (queste frasi costumano -sempre), che l'Inghilterra e la Francia non consentiranno -ad alcuno straniero d'impedire e turbare in nulla il -reggimento nuovo costituzionale degli Stati sovrani d'Italia. -</p> - -<p> -E che? dipenderà, dunque, la nostra salute dal consentire -o non consentire di Guizot e di Palmerston? E a qual -fine, adunque, uscirono di tutela i Principi nostri; a qual fine -s'affrettano di dotare i lor popoli di larghi e liberali Statuti; -a qual fine s'armano spacciatamente e ordinano da per tutto -le Milizie Cittadine, se non sentono in cuore il legittimo orgoglio, -anzi il debito sacro di difendersi da sè medesimi? -Grazie a Dio, l'un di essi ha pur pronunziato quel detto, che -a niuno è per cadere dalla memoria, <i>L'Italia farà da sè</i>. Noi -confidiamo nella saggezza di chi mandò fuori quelle parole generose -e profetiche. Di già, per togliere ai nemici d'Italia qualunque -pretesto di risguardare le concessioni di lui come poco -leali e spontanee, egli ha voluto innanzi al tempo, innanzi a -qualunque grave dimostrazione, prima d'ogni necessità, attorniato -dall'esercito fedelissimo, promulgare le nuove franchigie -prontamente e compiutamente. In egual modo, per rimanere -saldo nell'armi e d'ogni cosa ordinato ed apparecchiato, -egli viene così ben temperando la libertà con la disciplina, -la vita pubblica con la quiete, l'ardor nazionale con la prudenza, -che ai nemici suoi e della causa italiana non resta -speranza veruna nè di sorprenderlo nè di scompigliarlo. Noi -di tanta saggezza lo ringraziamo con l'animo; ma, in pari -tempo, gli addirizziamo preghiere instanti e caldissime di -adoperar quella speditamente e con modi premurosi ed efficacissimi, -<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> -per porre in atto e proclamare in faccia all'Europa -la lega politica difensiva dei quattro Stati sovrani d'Italia. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="sempredif"><span class="smaller">DI NUOVO, E SEMPRE</span> -D'UNA LEGA DIFENSIVA ITALIANA.</h3> - -<p class="indr"> -26 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Nel mondo politico, rado è che le cose mostrinsi da qualunque -aspetto vantaggiose e favorevoli; onde quelle sono da -scegliere il cui bene supera di lunga il male. Così diciamo, -che della Lega costituita, fa qualche mese, tra l'Austria, Modena -e Parma, e al presente pubblicata, è più assai il bene -ritráttone dall'Italia, che il male. E primamente, nuocono -meno i nemici manifesti, di quello che gli amici dubbj e dissimulati. -In secondo luogo, dichiarati come oggi sono Modena -e Parma contro l'Italia risorgente e costituzionale, più -non hanno campo di richiamarsi agli antichi diritti. E qualora -si venisse a spartir la lite col ferro, potrebbesi senza -ingiustizia imporre ad esse la legge dei vinti, e far le acque -della Parma e del Panaro scorrere tributarie o della Toscana -o di Roma. -</p> - -<p> -Ma il profitto maggiore che può l'Italia dedurre da tal -lega odiosa ed ostile, gli è senza dubbio avere occasione, ed -anzi necessità, di risolversi alla perfine a stringere una Lega -Italiana tra i quattro Stati liberali ed amici. Grazie a Dio, -le incertezze, i rispetti e l'esitazioni sono fatte impossibili, -e ne dobbiam merito al patto delli 24 di dicembre. Oggi, a -una lega difensiva dell'Austria, sono i Governi nostri, quanto -al diritto, liberissimi di contrapporne una Italiana: e quanto -all'interesse lor proprio, dico che sono in dovere e in necessità -di farlo al più presto; conciossiachè ad apparecchi -gagliardissimi di difesa risponder conviene con altrettanti; -ed è poi debito insieme e necessità il soddisfare al voto comune, -che è il più legittimo forse, il quale abbiano fino a qui -espresso i cuori Italiani. Quanto più ci pensiamo, e tanto ci -<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> -cresce la maraviglia che una Confederazione strettissima e -veramente fraterna non ancora sia pubblicata fra i quattro -Principi riformatori: e però ci scusino coloro che leggono, -se ci rifacciam sempre a parlare del tèma medesimo; chè qualunque -replicazione in tal caso non è soverchia; e pur tornando -infruttifera, soddisfa al debito ed alla coscienza dello -scrittore. O come? que' Governi stessi che tanto sono solleciti -a compiacere a' legittimi desiderj de' Popoli, si peritano -e s'indugiano a contentare quest'uno solo, che forse supera -tutti gli altri di utilità e ragionevolezza? Che cosa importa -l'unione degli animi, la parità delle opinioni, la voglia intensa -ed universale dell'operar di conserto, se a tali ottime disposizioni -è impedito di giungere all'atto? A che giovano, in che ci -avvantaggiono tante dimostrazioni d'amore e fiducia reciproca, -e tante proteste di fratellanza e segni e prove di vita nazionale -comune, quando tutto ciò si rimanga nel chiuso dei petti o -nel suono delle voci, e non ne risulti alcuna notabile congiunzione -di forze, nè alcuna bene avvisata cooperazione? Dubitano -forse i Principi nostri della generalità e caldezza del desiderio? -Ma per Dio, se il modesto pensiero delle moltitudini trasparisse -di fuori, e quel che giace dentro dell'animo sonasse -distinto sopra le bocche, null'altro udirebbesi replicar dappertutto -e sempre, salvo che <span class="smcap lowercase">CONFEDERAZIONE, CONFEDERAZIONE</span>. -Nè altro grido noi pure vorremmo innalzare ed espandere, -tutta volta che possedessimo quelle cento lingue d'acciaro e -quei dieci petti di bronzo di cui parla Omero; e se fossero -a nostra requisizione migliaia d'araldi, vorremmo che su dai -pinacoli e dalle torri, seguendo l'uso del popolo ebreo, a -mane, a mezzogiorno ed a sera, ei dessero fiato alle trombe -d'oro, e non altro tramandassero a tutti gli orecchi fuor queste -voci: <span class="smcap lowercase">CONFEDERATEVI, O PRINCIPI, CONFEDERATEVI</span>. -</p> - -<p> -Se utile poi si stima il silenzio, utili le cautele dei diplomatici, -necessario il tenere occulte le pratiche e i negoziati, -noi pensiamo aver dimostrato nel nostro Foglio del 16 -l'errore e il danno di tale opinione. Ed ora una nuova -ragione ci suggerisce intorno al proposito la Lega patteggiata -e conclusa fra l'Austria, Modena e Parma. Di vero, -molte ragioni e molti rispetti consigliavano quelli tre Stati -<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> -ad occultare la Lega loro quanto più tempo si fosse potuto; -e pur nondimeno, maggior forza ha avuto sul lor consiglio -questa sola considerazione: che, cioè, rimanendosi occulto il -Trattato, rimanevano altresì impediti e sospesi in gran -parte gli apparecchi e le difese comuni. Ora, il simile si -debbe affermare de' Principi nostri, ai quali, infino a tanto -che piacerà di tener celato il convegno (supponendosi che -sussista), verrà impedita ogni preparazione comune di forte -e bene ordinata difesa. -</p> - -<p> -Ministri e ufficiali supremi de' quattro Stati, deh! risolvetevi -una volta, e rompete il funesto indugio. Noi non pensiamo -che il cuore vi manchi di adempiere il desiderio universale -italiano con quell'ardore e sollecitudine che i casi -ricercano: ma quando ciò fosse, a voi non dispiaccia che -spiriti più coraggiosi e gagliardi suppliscano l'opera vostra. -Imperocchè questo è necessario assolutamente, che i Principi -nostri riformatori abbiano uomini intorno a sè, così pieni -com'essi, di forte e generoso sentire, e così grandi e straordinarj, -come i tempi, come l'Italia. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="lombven">AI LOMBARDI E VENEZIANI.</h3> - -<p class="indr"> -28 febbrajo 1848. -</p> - -<p> -Quella angosciosa impotenza che sperimentano gli uomini -in consolare o l'amico o il parente percosso da estremo -infortunio, prova, noi crediamo, l'Italia intera in consolar -voi, fratelli sfortunatissimi, e in provvedervi di pronto ajuto -e di sicuro consiglio. Ma se può valere per conforto efficace, -e per ajuto almeno dell'animo, la compagnia del dolore, sappiate, -o carissimi compatrioti, che ogni città, ogni borgo, -ogni casolare d'Italia partecipa al vostro lutto e alle vostre -amarezze. Abbiamo disdette le mense rumorose, acchetati -gl'inni, dato bando a qualunque dimostranza di pubblica -contentezza. Nè questo nostro compianto e rammarico è quale -si converrebbe ai fanciulli e alle femminelle. In noi lo sdegno -<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> -pareggia la compassione, e a tutti gli altri affetti prevale. -Oltrechè, i tempi fatali maturano, gli apprestamenti moltiplicano -da ogni parte, e ogni cosa è pieno d'armi, di sospetto -e d'irrequieta preoccupazione. Un popolo intero e il -qual somma ventiquattro milioni, freme d'ira giustissima, e -a mala pena si può temperare. Poca favilla gran fiamma seconderà: -e dove alcuna cosa non fa difetto, salvo che l'occasione, -può tenersi per certo, che quella eziandio non è per -mancare; tanto di sua natura ella è difficile a rimanere, e facilissima -a giungere. -</p> - -<p> -Fratelli, grande e straordinaria sventura v'incontra; e -voi gemete veracemente sotto il giogo d'iniquissimi editti di -polizia, i quali non altrimenti sapremmo chiamare, che capricci -ed insanie di tirannide inferocita e ubbriaca di paura. -Contuttociò, non vi dee recare poco e fuggevole alleviamento -il conoscere la indignazione di tutti i popoli civili contro ai -vostri oppressori, e l'ammirazione profonda inverso l'opere -vostre. Certo, lungamente stupirà il mondo di quella costanza -ed unanimità, e di quel coraggio ed accorgimento col quale -costretto avete i satelliti del Governo o a ruinare e disfarsi, -o a gettar dopo le spalle ogni verecondia e conculcare le proprie -leggi; e uscendo d'ogni dritto e d'ogni equità, distruggendo -ogni ordine di giustizia, adoperando la dittatura quale -non si usa in regioni di barbari, e confidandola alle mani le -più abborrite e insieme le più disprezzate, imperare a modo -di masnadieri, e tener la spada di Damocle sospesa sul capo -d'ogni innocente e leal cittadino. L'Europa vi loda e vi esalta; -e la Polizia degli stranieri, per lo contrario, s'invelenisce e -s'invipera: chè mentre stimava sulle Lagune e sul Po di premere -con poco sforzo e di manomettere un popolo nelle ricchezze -e ne' piaceri avvizzato e sepolto, e dalla dispotica dominazione -depravato e inschiavito, trova in esso ad un tratto, e -riconosce con ispavento i non degeneri discendenti degli eroi -di Legnano e di Famagosta. Laonde, in lei è vera paura e -sgomento, in lei è il rimordimento e l'obbrobrio; dal lato -vostro è dolore con serenità, è strazio con intrepidezza, è -oppressione con gloria. -</p> - -<p> -Da tutte queste considerazioni, o carissimi, noi non dubitiamo -<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> -di vedervi raccogliere nuovo coraggio e nuova fermezza, -e nelle accresciute miserie accrescere d'altrettanto -la forza, la dignità e l'alterezza dell'animo. In coloro è una -criminosa speranza di scombujarvi e atterrirvi; e la scelleraggine -loro, ben succeduta in Gallizia, troppo li fa persuasi -di conseguire il medesimo, e per qual sia mezzo, in Lombardia -e in Venezia. Ma di ciò noi siamo al tutto sicuri che -vanno ingannati, e del perfido tentamento rimarrà loro -soltanto il vituperio perpetuo e l'abbominazione di tutte le -genti. -</p> - -<p> -Non del coraggio, adunque, non dell'intrepidezza vostra -sappiam dubitare, o Veneziani e Lombardi, ma sì piuttosto -della longanimità e della sofferenza. E certo, a noi manca il -cuore di pur consigliarvela; perchè essendo noi liberi e armati, -e sentendo forte nell'anima tutto il debito della fratellanza, -vergogniamo di recarvi ajuto di solo pietose parole, e -pregarvi di pazienza e rassegnazione. Ma gli è affatto impossibile -che voi leggendo nel chiuso de' nostri animi, non ravvisiate -chiarissimamente, che gl'indugi e i trattenimenti tornano -per noi quasi quanto per voi amarissimi. Piaccia a Dio -e alla fortuna d'Italia, o d'interromperli presto, o tanto più -accrescere e assicurare la felicità e pienezza del buon successo, -quanto più lungo e doloroso sarà l'aspettarlo. -</p> - -<p> -A ogni modo, quello che mai dalla mente vostra non -dee fuggire, si è che tra la quiete e le armi, tra l'eroica pazienza -e l'eroico insorgere, non istà nulla per mezzo; e che -il peggiore sarebbe confondere le due cose, e versar sangue -infruttifero, e dar pascolo frequente alla rabbia de' vostri oppressori -con parziali conflitti ed ammazzamenti. -</p> - -<p> -In secondo luogo, desideriamo e preghiamo che vi sia -sempre raccomandato il minuto popolo, massime quello sì -numeroso e sì bisognevole del contado; e che non vi paja -dura nessuna fatica, nessun dispendio, nessuna sollecitudine -per obbligarvelo e affezionarvelo. Senza la plebe, tutte imprese -grandi vacillano, e le politiche sono impossibili. Raccogliesi -da indizj parecchi, che i vostri nemici si studiano -di seminare zizzania e risentimento tra i poveri e i facoltosi, -tra i signori e la plebe; e si fa verisimile molto, che -<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> -qualche nuovo editto di Polizia verrà promulgato, gravoso -alli benestanti e lusinghevole alla gente minuta. Rispondete, -o fratelli, alle arti malvage, con benefizj e larghezze maggiori -inverso le moltitudini; ond'elle s'accorgano e si persuadano, -che non già lo straniero, ma voi, e voi solamente -siete gli amici loro operosi e sinceri, e il naturale presidio -e la durevol tutela. Affrettisi ognuno a istruirle, affrettisi -ognuno a beneficarle; e quando spunteranno giorni di grandi -prove, e qualcuno di voi, sceso nelle piazze, griderà: <i>Popolo, -a me</i>, questo, non mai ingrato nè tiepido, risponderà tostamente: -<i>Siam teco, menaci dove vuoi; tu sei il nostro amico e -benefattore: teco ritroveremo o la salute o la morte.</i> -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<h3 id="leggelet">CENNI D'UNA LEGGE ELETTORALE.</h3> - -<p class="indr"> -1 marzo 1848. -</p> - -<p> -Machiavello scrive, che dal fiero strazio e dalle frequenti -battiture delle fazioni, Fiorenza in pochi anni di tregua e di -pace risorgeva così vigorosa, che non solo rifacevasi largamente -de' danni passati, ma lasciavasi addietro quasi ogni altra -italiana in prosperità e in ricchezza. La qual cosa, aggiunge -quel gran pensatore, procedeva singolarmente dalla partecipazione -immediata d'ogni cittadino al Governo ed alla sovranità; -il che promoveva in ciascuno un tal senso della dignità -e importanza propria, che le facoltà e virtù della mente -e dell'animo in supremo grado s'ingagliardivano. I nostri -tempi avendo abolito i comizj e l'uso delle imborsazioni, e -potendo le moltitudini partecipare al Governo solo indirettamente -coi mandati che affida ai rappresentanti, a noi sembra, -parlandosi in genere, che sia molto male ristringere il -numero degli elettori, e molto bene allargarlo; perchè gli è -un diffondere in tutto lo Stato il più importante esercizio e -il più nobile della vita politica; e gli è, quindi, un accrescere -ne' cittadini quell'alto sentire di sè, che nelle antiche nostre -Repubbliche trovasi avere operato tanti prodigj. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> -</p> - -<p> -Ciò poi s'accorda con la ragione e col dritto; perchè, a -dir vero, la ragione non concede l'imperio se non ai sapienti -ed agli ottimi, e questi debbono essere dall'universale riconosciuti -e salutati: e però, sotto tale aspetto, quella legge di elezione -dovrà reputarsi migliore, ch'esclude dall'atto di solenne -e spontanea ricognizione coloro soltanto ne' quali difetta -compiutamente la facoltà di ravvisare e stimare il pregio -degli uomini. -</p> - -<p> -Alle moltitudini accade talvolta d'ingannarsi intorno al -proprio bene e profitto; ma più spesso accade che i facoltosi -ed i maggiorenti scordino l'altrui bene, o non se ne curino. -Da ciò è proceduto, che le moderne Costituzioni poco hanno -giovato la parte più numerosa e più sfortunata del popolo. -Sotto quest'altro aspetto, adunque, tanto la legge elettorale -parrà più giusta, quanto farà giungere al Parlamento più numerosi -patrocinatori del popolo minuto. -</p> - -<p> -V'ha nello Stato due specie differentissime d'interessi; -il privato de' Municipj, e il generale di tutta la Patria. Il perfetto -temperamento consiste nel conciliarli, e non nel sottomettere -affatto e senza misura il primo al secondo; come in -Francia si fa sovente, ed altri paesi s'avviano a fare. Per tal -riguardo, che è pure di gran momento, la legge elettorale -migliore si dirà quella che faccia ne' Parlamenti rappresentare, -con giusto equilibrio, ciò che vogliono le provincie e i -Comuni, e ciò che lo Stato esige e desidera. -</p> - -<p> -Due cose, poi, eccellenti (dicemmo noi, giorni addietro) -sono nel mondo; l'istinto e il buon senso delle moltitudini -non idiote, e la scienza fine e consumata dei pochi. Gli è, dunque, -con ogni industria da procacciare che il consesso dei -Deputati raccolga in sè quelle due eccellenze; e v'abbia da -un lato chi sia pieno dello spirito popolare; e chi dall'altro -partecipi alla sapienza dei pochi; e di questi ultimi v'abbia -i pratici ed i teorici, i sommi speculatori e i sommi amministratori. -Dove trionfa la sola democrazia e il numero fa la -legge come in America, la plebe padroneggia troppo sovente -ogni cosa, e sparge da per tutto le sue passioni e preoccupazioni. -Quivi, così gli ambiziosi, come coloro a cui preme di -servire e giovare la patria, fannosi a corteggiar la plebe, e -<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> -pensieri affettano ed usi ed eloquenza plebea. Debbesi pertanto -studiare un modo, il quale senza togliere al popolo il -dritto di concorrere all'elezione e farsi validamente patrocinare -nei consessi legislativi, conservi agli uomini d'alto ingegno -e d'animo indipendente la libertà d'opinione, e gli -esenti affatto o dalla necessità o dall'utile di plebeizzare. Dee -procurarsi altresì che le minoranze (come le chiamano) non -siano più del convenevole sopraffatte dalle maggioranze; e -perciò, dee lasciarsi aperta una qualche via onde alle persone -di singolar merito che hanno ottenuto il suffragio di tale o -tal municipio, ma non quello del generale scrutinio, si possa -ciò nonpertanto ascrivere la dignità e l'ufficio di Deputato. -</p> - -<p> -Infine, forza è consentire, che nelle città dominanti -v'è più sapere e maggiore esperienza, e che i pensieri vi si -compongono meno angusti, e il modo di giudicare è più franco, -e procede con massime razionali ed universali. -</p> - -<p> -Dopo queste considerazioni, osiamo trascrivere qui alcuni -cenni d'una proposta di Legge Elettorale Italiana: e -diciamo Italiana, non perchè molto diversa da tutte le forestiere, -ma perchè pon sue radici nel municipio e negli istituti -letterarj, i due più antichi e più peculiari elementi della -civiltà italiana. Per mostrar come in rilievo, e quasichè a dire -in concreto, il nostro concetto, noi l'applichiamo particolarmente -allo Stato Romano, ove preparasi una legge municipale -larghissima, e ove la forma attuale della Consulta di -Stato ha suo fondamento ne' Consigli comunitativi e nei provinciali. -</p> - -<p> -1. In ogni Comune di mille e più abitanti, chiunque partecipa -all'elezione dei consiglieri municipali, partecipa similmente -e con egual diritto a quella de' Deputati. -</p> - -<p> -2. Tutti gli elettori sono eligibili. -</p> - -<p> -3. In ogni Comune di mille e più abitanti, ai debiti tempi -e con le forme prescritte, tutto il Corpo degli elettori municipali -raccogliesi in Collegio elettivo per procedere alla scelta -dei Deputati. -</p> - -<p> -4. Son esclusi dal Collegio que' soli elettori che dànno -voto nel Collegio elettivo della provincia, come più avanti dichiarerassi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> -</p> - -<p> -5. In ogni Collegio di municipio saranno eletti a pluralità -di suffragi tre Deputati delli sei che manda ciascuna provincia. -Ma gli eletti serbano nome di candidati fino allo spoglio -degli scrutinj che adempie il Collegio elettivo della provincia, -come dichiarerassi nel numero 9. -</p> - -<p> -6. I nomi dei prescelti, il numero totale degli elettori, -quello dei presenti allo scrutinio e il numero dei voti raccolti, -saranno da ciascun Collegio inviati al presidente ordinario -del consiglio provinciale. -</p> - -<p> -7. Nel giorno stesso che avvengono le elezioni in ciascun -Collegio di municipio, convocasi il Collegio elettivo della provincia -nella città ove il Consiglio provinciale risiede. Tal -Collegio è composto dei consiglieri di provincia ordinarj. Vi -si aggiungono: 1º I rettori degl'istituti pubblici d'educazione; -2º I rettori de' Licei; 3º Il presidente e il segretario di -ciascuna Accademia o dal Governo riconosciuta, o che sussiste -da dieci anni e stampa gli atti delle adunanze; 4º I presidenti -de' Tribunali di prima istanza e d'appello. -</p> - -<p> -8. Il Consiglio provinciale, con gli elettori aggiunti, sceglie -a pluralità di suffragi due deputati. -</p> - -<p> -9. Due dì dopo l'elezione, il Presidente ordinario del -Consiglio provinciale, il Gonfaloniere della città, il Legato -della provincia, il primo Segretario di Legazione e due Assessori, -rivedono l'atto di elezione di ciascun Collegio, e proclamano -i nomi de' tre candidati sui quali cade il maggior -numero di voti. Tal numero dee risultare dal paragone di -tutti gli scrutinj onde sono usciti i nomi di tutti i candidati. -</p> - -<p> -10. Lo Stato è spartito in due divisioni, meridionale e settentrionale: -della prima è capo Roma, della seconda Bologna. -Roma invia al Parlamento nove deputati, e Bologna sette: -l'elezione si fa dal Corpo degli elettori municipali, eccettuati -quelli che dànno voto nel Collegio provinciale. I Consigli -provinciali di Roma e Bologna costituisconsi, come altrove, in -Collegio elettivo, procedono alla scelta di due deputati; e -quindi allo spoglio degli scrutinj di ciascun Collegio municipale, -eccetto quello di Roma e Bologna. -</p> - -<p> -11. Ma gli elettori aggiunti ai consiglieri ordinarii, sono -il doppio di numero; e porzione è levata dalle categorie sopraddescritte; -<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> -porzione dalle maggiori dignità letterarie e forensi -che porgono le due principali città dello Stato, e non -sono nelle provincie, come i rettori dell'Università, il Presidente -del Tribunale di ultimo appello, ec. -</p> - -<p> -12. Al Collegio provinciale di Roma è inviata la nota -dei candidati di tutte le elezioni dei Collegi municipali compresi -nella divisione meridionale, e al Collegio provinciale -di Bologna è inviata quella di tutti i Collegi municipali compresi -nella sua divisione. -</p> - -<p> -13. Dopo ciò, i due Collegi provinciali scelgono su quelle -note di candidati o fuori di quelle, a pluralità di suffragi, un -Deputato per ciascuna provincia. E così è pieno il novero -dei Deputati e consumata l'opera dell'elezione. -</p> - -<p> -Mancano a questo abbozzo di legge moltissimi particolari -completivi ed esplicativi. Ma quando il concetto suo generale -sia falso, non gioverebbono quelli per raddrizzarlo; -e dove, per lo contrario, ei si combaci in buona parte col vero, -il pronto ingegno de' lettori supplirà al rimanente. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Lega Italiana</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> -</p> - -<p> -Fu dettata questa Lettera appena giungeva notizia della -sollevazione parigina del 48, e venne qualche dì dopo mandata -fuori in Firenze dal Le Monnier. Ciò non pertanto, ella -sembra in molte sue parti piuttosto narrazione che previsione; -effetto questo del diligente ed assiduo studio che l'Autore à -posto a conoscere le condizioni morali e civili della nazione -appresso la quale trovò rifugio e ospitalità cordialissima per -lunghi anni. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> -</p> - -<h3 id="crocco">LETTERA AD ANTONIO CROCCO, -<span class="smaller">INTORNO AGLI ULTIMI CASI DI FRANCIA.<a class="tag" id="tag11" href="#note11">[11]</a></span></h3> -</div> - -<p class="indr"> -Di Firenze, li 10 di marzo del 48. -</p> - -<p> -Questi giorni addietro, essendo io in procinto di lasciar -Genova e venirmene giù in Romagna per provvedere alle -cose mie, cessai del tutto di scrivere nella gazzetta <i>La Lega</i>, -non mi bastando il tempo nè il capo di attendere a parecchie -private faccende e di dettar fogli sopra materie gravissime -come le dà ora il mutamento avvenuto di là dall'Alpi. -Ciò à sembrato a qualcuno una specie d'artifizio per non -dichiarar la mia mente e le mie previsioni in subbietto incerto -e rischioso. Io m'affretto, pertanto, a manifestare e -spiegare al pubblico quel che io ne penso, il più distintamente -che io posso e per quanto me ne dà arbitrio la legge;<a class="tag" id="tag12" href="#note12">[12]</a> -stimando assai minor male il prendere errore nel giudicare -gli eventi umani, che l'incorrere taccia d'artificioso e dissimulato: -benchè, a dir vero, il silenzio mai stato non sia -reputato nè arte nè dissimulazione; ma in tempi difficili, gli -animi sono inchinati al sospettare, e i giudicj hanno qualcosa -d'immoderato, come gli avvenimenti. Però io studio di -difendere la reputazione mia; ed a voi singolarmente la raccomando, -amico caro ed egregio, siccome a colui che vincendo -tutti di bontà e rettitudine, dovete della lealtà e -schiettezza delle intenzioni intendervene più che bene. Quanto -è poi al valore di questi miei pareri, se mai in veruna cosa -non può esser grande la importanza delle mie opinioni, impedendolo -la scarsità dell'ingegno e dell'esperienza, ne' nostri -giorni elle debbono assomigliare ai sogni ed ai vaniloquj: -<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> -perchè ora la scienza stessa consumatissima de' più prudenti -sembra divenire inutile; e da un lato, ogni paradosso piglia -baldanza di apporsi alla verità; come dall'altro, non v'à -raziocinio fondatissimo ed evidente che non pericoli di -mentire. -</p> - -<p> -L'ultima rivoluzione di Francia è di sì gran momento -per tutta l'Europa, che vi si possono ordir sopra infinite -questioni e in infinite parole condurle. Ma io voglio esser -breve, secondo mio istituto e come porta una semplice lettera. -Senza che, le menti sono a questi dì in sì fatta guisa -distratte e preoccupate, che il lungo sermonatore non trova -uditorio. Io risolvo, quindi, di far parola unicamente di quelle -domande che ricorrono sulla bocca di tutti, ed ànno riferenza -maggiore con le cose d'Italia. E per produrre un -discorso alquanto metodico, mi torna bene dividerlo per paragrafi, -ed a ciascuno apporre la sua rubrica. -</p> - -<h4>§ I.<br /> -<i>Se la rivoluzione ultima di Parigi sia pel progresso civile -un bene od un male.</i></h4> - -<p> -Per definir la quistione, accade prima guardare se nel -governo repubblicano uscito della rivoluzione s'incontrino -le qualità e disposizioni dalle quali s'argomenta la fermezza -e stabilità delle cose, ovvero il contrario. E per certo, se la -repubblica non durasse, come la rivoluzione fallito avrebbe -il fine suo, mancherebbe la principal cagione di lodarla e -chiamarla un bene e un profitto. Secondamente, occorre considerare, -se la repubblica potrà tenere inverso del popolo le -promesse singolarissime che gli fa; perchè, quando a lei non -fosse fattibile di tenerle nemmanco mediocremente, le opinioni -repubblicane scapiterebbero forte, e gli animi in generale -perderebbono molto della fiducia e speranza in quel -progresso civile che la Francia presume di maturare così -prontamente. In fine, egli è lecito agl'Italiani di valutare il -male ed il bene dell'ultime mutazioni a rispetto di sè medesimi, -e pel vantaggio o il danno che sta per procederne ad -<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> -essi in particolar guisa. Ciascuna di tali cose noi metteremo -in distinta considerazione: ora qui notiamo soltanto alcuni -pregi ed utilità, e d'altra parte alcuni demeriti e danni parziali -dell'avvenimento straordinario e impensato del quale -Parigi medesima sbalordisce. -</p> - -<p> -Io dico, pertanto, che ogni accadimento di simil genere -è di gran profitto ed insegnamento agli uomini; ed anzi, è -di tanto maggiore, quanto quello arrivò inopinato e contra -l'aspettazione e il giudicio dell'universale. Un volume intero -non capirebbe forse tutte le dottrinali sentenze e i documenti -e precetti politici che scaturiscono dall'ultimo moto francese: -ma, per toccare un poco d'alcuni, e di quelli segnatamente -che ànno più spessa e facile applicazione, vedesi, per -primo, riconfermata con terribil suggello la massima del Segretario -Fiorentino, che, cioè, nessun nuovo re dee rischiarsi -a combattere quel principio in virtù del quale salì al trono. -Ma, certo, Luigi Filippo salito in seggio a nome della libertà -e per odio della Santa Alleanza, tanto ristrinse le libertà -quanto n'ebbe agio, e carezzò poi fuor di modo e senza -pudore i governi assoluti e nemici di Francia. Oltre a ciò, -regnando egli principalmente per lo sostegno e i suffragi -del ceto<a class="tag" id="tag13" href="#note13">[13]</a> mezzano, mai non dovea nè poco nè molto alienarsene -l'animo e disamorarlo del suo governo. Per fermo, -quello sopratutto che nella giornata memorabile del 24 di -febbrajo fece traboccar la bilancia e dar la vittoria alla plebe, -fu l'inerzia e lo scontentamento della Guardia Cittadina, -composta quasichè per intero del ceto mezzano. Ma re Luigi -Filippo è stato da tre principali cagioni indotto in inganno: -dall'adulazione crescente ed ipocrita dei governi assoluti; -dalla pienezza e facilità dei primi successi; e, in fine, dal -troppo basso concetto ch'ei s'era formato degli uomini in -generale, e più specialmente de' mezzani cittadini suoi difensori, -i quali a lui comparivano non altra cosa salvo che -una turba di trafficanti, desiderosi di guadagnare e di spendere -e di menar vita grassa e tranquilla. Il perchè, stimava -<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> -egli con la pace e il riposo a qualunque costo serbati, -e con la frequenza e moltiplicazione dei traffichi e delle industrie, -tenerseli sempre amici; dimenticando così, che gli -uomini, e massimamente i Francesi, mai non sono una cosa -intera e omogenea, ma un misto di molte e diverse: senza -dire che per resistere alla plebe ardita e scontenta, non basta -la pura indolenza degli altri ceti, ma bisogna la vigilanza e -lo zelo; e questo non vive se non con l'affetto profondo, o -con lo stimolo acuto e incessante degli interessi. Negli uomini -è in generale molta fiacchezza, ed ella degenera non -radamente in viltà; ma la natura nemmanco permette loro -di scordarsi del tutto la parte gentile e generosa dell'animo -dalle sue mani medesime fabbricata. Di quindi avviene che -i principi i quali si fidano e fan capitale della sola porzione -volgare ed interessata del cuore umano, trovansi un bel -giorno ingannati: il che molte volte accadde, e moltissime -succederà per l'innanzi, conciossiachè i principi per isventura -non veggon sovente daccosto a loro risplendere l'alterezza, -la dignità e la grandezza umana; e benchè non dovessero -misurare il rimanente del mondo dai cortigiani, -pure per abito naturale il fanno, e ruinano. Insomma, nessun -impero è saldo nel mondo se non à fondamento in -alcuna forza morale; nè si dà forza morale durabile veramente, -se non concilia con gli interessi la coscienza del -bene. Ma troppo era vecchio Luigi Filippo a mutar metodo -ed opinione: e così riman vera eziandio l'altra sentenza del -Machiavello, che gli uomini pajono grandi e sapienti il più -delle volte perchè l'indole loro si conforma affatto coi tempi; -ma se questi o mutano o si alterano profondamente, non -sapendo quelli fare altrettanto perchè la natura e l'abito -non lo concedono, debbono guastare la propria fortuna, e -cadere. -</p> - -<p> -Tali e inumerabili altri avvisi ed ammonimenti porge a -pensare l'ultima rivoluzione di Francia, ed è questo per sè -un profitto molto notabile a tutti i popoli. In essa è altresì un -pregio comune con quella del 1830, e che merita singolar lode. -Io vo' dire che ambedue sonosi unicamente imprese e compiute -per dar ragione e sicurezza al diritto, e per allargare e riconfermare -<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> -le pubbliche libertà. Per lo certo, nel 30 il ceto -mezzano non combatteva dallato al popol minuto per questo -fine speciale di conquistare predominio ed autorità; come, -parimente nel 48, la plebe non à creduto di vincere per -solo difendere e migliorare le condizioni sue proprie. In ambidue -i tempi si corse all'armi e si versò molto sangue a -nome di alcuni generali principj di giustizia e di libertà, e -per ardore di sentimenti generosi e magnanimi: la qual cosa -torna ad onore particolare di Francia e della sua civiltà; e a -tutte le culte nazioni dee recare conforto e coraggio il sapere -che v'à un popolo nel bel mezzo d'Europa il quale fia -sempre prodigo del suo sangue per rivendicare alcun diritto -comune, e aprir nuove vie al perfezionamento sociale e politico. -</p> - -<p> -Ma d'altra parte, e quantunque io sappia affermando -ciò di sgradire e contraddire a moltissimi, pure non tacerò -ch'ei non si dee reputare assai ferma e savia l'indole d'una -nazione, nè assai progredita e matura la sua vita politica, -quando per abolire alcune pessime leggi e impossessarsi d'alcune -franchigie, noi la scorgiamo non saper ritrovare altro -mezzo che la via del ferro e del sangue: e questo dico in -ispecial modo per la rivoluzione ultima del 24 febbrajo; conciossiachè, -nell'altra del 1830 fu dura necessità di resistere -a un improvviso e violento assalto di tirannide armata. Io -pertanto mantengo che in quell'intervallo di diciassette -anni compiuti, qualora ai Francesi meglio educati e più -autorevoli e savj non avesse fallito il coraggio civile, la perseveranza -e l'unione, e quando elli avessero voluto e saputo -por mano a tutti i mezzi efficaci e legali che lor porgeva la -Carta per conseguire o ricuperare tale franchigia e tal'altra, -niuna forza, niuna abilità, niuna scaltrezza, niuna corruttela -di governo e di deputati potea frodarli del lor desiderio. -Ben è vero che non è da imputarsi cotale errore alla plebe, -la quale scorgendo da un lato la pervicacia del principe e -dall'altra la inettitudine d'ogni ordine dello Stato a spezzarla e -domarla, ebbe ricorso al vigore delle sue braccia, e da sè medesima -ricomperossi dell'umiliazione soverchia in cui governo -e governati lasciavano lei e la Francia intera in faccia alle -<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> -culte nazioni che la circondano. Ma perchè la vittoria sembra -magnificare ogni cosa e persino gli eccessi, e l'Italia precipita -sempre ad imitare ogni fatto straniero, però giova di -ricordare, che se la plebe à in Francia compiuto il suo debito -in modo maraviglioso ed eroico, avevano innanzi mancato -al debito loro tutte le altre parti della nazione: e ciò è -quivi accaduto troppo sovente, e non per mera accidenza; -il perchè quel popolo vanta infinite e strepitosissime vittorie -d'armi, ma vittorie civili assai poche: e pur queste sono le -sole desiderabili, e dovrebbero esser le sole del nostro secolo. -</p> - -<h4>§ II.<br /> -<i>Se la repubblica nuova francese mostri di potersi -reggere lungo tempo.</i></h4> - -<p> -I Francesi di maggior conto, e d'ingegno e studio più -consumato, tenevano per impossibile il buttare a terra Luigi -Filippo, propriamente per questo, che tra la repubblica e lui -non rimaneva altro termine a cui appigliarsi. Ora, quella impossibilità -stessa di mettere alcuna cosa in mezzo fra il governo -presente e la discendenza di Luigi Filippo o di Carlo -decimo, terrà in piedi la repubblica. Conciossiachè il frutto -più naturale della vittoria ottenuta, si è di volere sperimentare -il governo nuovo che n'è uscito, e che è il solo espediente -non messo in uso da lungo tempo e non caduto di -credito: però, niuna forza può ora subito ricondurre i Francesi -a rifar quello di cui a gran pena si sono disfatti. E per -questa necessità che sente ciascuno, vedete come tutti riconoscono -a gara il governo temporaneo repubblicano, maravigliati -insieme e orgogliosi di possederlo. Ma esaminando la -cosa alquanto più addentro, io porrò prima in ricordazione, -che la plebe parigina non professava da sedici anni a questa -parte altre opinioni politiche, salvo le schiette repubblicane. -Ben si potea giudicare che non isperasse di condurle ad effetto; -e come viveasi fuor modo scontenta ed amareggiata di -tutto quello che intorno di lei si operava, così facea mostra, -massime negli ultimi anni, di poco o nulla attendere alla -<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> -politica. Ma non però cangiava, o temperava le opinioni ed -i desiderj. Al presente, avendola il coraggio suo proprio e -l'altrui cieca ed inesplicabile improvedenza fatta signora ed -arbitra dello Stato, e posseditrice di quella forma di governo -che secretamente agognava, noi non iscorgiamo cagione e -potenza alcuna capace di prontamente dispossessarla della -conquista: e a quel che pare, ne vive non poco gelosa; e -nulla varrebbero appresso di lei i nomi, le lusinghe, le promissioni, -le vie mezzane e i termini conciliativi che altra -volta la sedussero; imperocchè l'esperienza è tanto vicina, -la memoria tanto viva, e l'illusione così poco durata, da -non lasciare speranza veruna di ritessere le arti medesime. -Oltre che, la repubblica in Francia è l'ultimo effetto e il -termine ultimo di quel corso preordinato e fatale che ivi -ànno proseguito le cose. Perchè in antico vi fu spiantata -col ferro la grossa feudalità; poi col ferro, con l'arte e col -dirozzare le moltitudini, caddero l'uno vicino all'altro i -corpi privilegiati. Nel 30, il terzo stato (come il domandano) -raggiunse il colmo delle sue libertà e del suo predominio. -Nel 48, infine, comparisce la plebe, e segna l'ultima evoluzione -di quel riscuotersi ed affrancarsi di tutte le classi, il -quale è testimoniato da ogni pagina della storia moderna, e -in cui forse si adunano e si sustanziano i fatti più eminenti -e cospicui dell'èra presente. Ora, perchè la plebe trovi suo -luogo allato agli altri ordini e le sia conservata una qualche -balía, fa duopo imprimere nello Stato la forma più popolare -che dar gli si possa; e questa o risolvesi nella dittatura, la -qual carezza la gente inferiore per combattere chi sta sopra; -ovvero risolvesi in pretta democrazia. Ma uscendo di tali -generalità, e riducendo il discorso al fatto della sussistenza -della repubblica nuova francese, a me non si lasciano immaginare -se non quattro cagioni per virtù delle quali potria -essa repubblica venire atterrata: e sono, il volere della plebe -e della nazione mutato; il volere e la forza d'alcuna classe -speciale di cittadini ovvero di tutte, levatane solo la plebe; -la stanchezza delle continue mutazioni e dell'anarchia; la -violenza delle armi straniere. Il primo supposto per niente -non è probabile, perchè un desiderio sì vivo e ostinato di -<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> -sì gran moltitudine non può cangiare per lievi cagioni, ma -per molto straordinarie ed inopinabili; e tuttochè le provincie -si differenzino alquanto dalla metropoli, e in alcune parti -della Bretagna e in alcune del mezzogiorno i campagnoli favoreggino -tuttora in cuore la causa regia, io non dubito che -dalle assemblee primarie non esca una pluralità più che grande -di voti per la repubblica. Nessuna probabilità si accompagna -neppure col secondo supposto, cioè che le classi agiate insorgessero -contro la plebe per ristorare la monarchia; conciossiachè, -o non sarieno tanto ardite, o venendo pure alle -armi ed al sangue, del sicuro, soccomberebbono. Nel terzo -supposto ci è molto minore inverisimiglianza; ma solo il -tempo vale a condurre la sazietà e la stanchezza; e innanzi -di giungere all'ultimo effetto di queste, ricercasi una lunga -serie di prove e di tentamenti sfortunatissimi. Il quarto supposto, -poi, dell'intervenimento della forza straniera, troppo è -difficile ad avverarsi e a mettersi in atto nel presente stato -d'Europa, come presto discorreremo. Seguita da tutto ciò, -che, per mio avviso, cagione molto prossima ed efficiente -della caduta della repubblica, non appare e non si conosce. -Forse taluno vorrà tra esse annoverare lo sgomento e il -ribrezzo che à lasciato di sè la repubblica sanguinosa del 93. -Ma ciò potea valere a non farla nascere, ma è insufficiente -a distruggerla; perchè i mansueti ed i timidi non oseranno -affrontare il pericolo che va insieme con quella caduta, ed invece -si volteranno a sperare che la repubblica d'oggidì dissomigli -al tutto dalla passata; e al governo <i>provvisorio</i> si -scorge che sta molto a cuore di insinuare negli animi cotal -concetto, e però ha decretato l'abolizione della pena -capitale per le incolpazioni politiche. Insomma, il volgo che -sempre è credulo e speranzoso, e scambia di leggieri il fatto -col desiderio, mostra di rinnovare sotto a' nostri occhi la -favola della volpe, la quale la prima volta che s'imbattè nel -lione, ebbe a morir di paura, ma la seconda si fece un -po' animo, e la terza gli stiè discosto sol dieci passi ed entrò -seco in parole. A me poi sembrano alquanto curiose eziandio -le nostre gazzette, le quali si sbracciano a dimostrare che le -stragi e i supplizj della passata repubblica non possono ricomparire, -<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> -unicamente per questa ragione, che i tempi nostri -sono umanissimi e vincono tutti gli altri di dolcezza, di -tolleranza e magnanimità. Questa presunzione che à ogni -secolo di soprapporsi agli antecedenti in ogni bel pregio della -mente e dell'animo, a me si rappresenta come una gran vanità, -e nessun vero filosofo la può menar buona. Oh non sanno -costoro quanto era umano e benigno il secolo scorso, massime -in sull'ultimo scorcio suo? Forse che non predicavasi contro -la pena di morte dal Beccaria, con lode e compiacimento di -tutta Europa; e Caterina II e Leopoldo I non la sbandivano -da' loro codici? Per certo, nessuno avrà ingegno da vincere -gli enciclopedisti in soavità di affetto e in mansuetudine di -consigli; e con le parole sul labbro di <i>fratellanza</i> e d'<i>amore</i> -iniziarono i democrati del secolo scorso le lor repubbliche -transitorie e non innocenti. -</p> - -<p> -Per buona ventura, ciò che rimuove da' nostri tempi il -rischio e il sospetto di veder rinnovate le calamità e le stragi -onde ancora si piange e si teme, non consiste meramente -nella bontà e tenerezza dei cuori odierni, ma nell'essere -dappertutto cessate le cagioni precipue degli odj profondi, e -delle ostinate e risorgenti persecuzioni. Veramente, una caparra -di lunga pace e di agevole conciliazione e concordia, -fu data agli uomini il giorno che l'uguaglianza civile entrò -nella ragion delle leggi e nella pratica della vita. Sembrano, -adunque, mancare nel governo nuovo repubblicano le intestine -provocazioni alle passate violenze ed atrocità; e mancherannogli -poi le esteriori, se i regni circonvicini risolveranno -di non minacciarlo e di non costringerlo a disperati -partiti e difese. -</p> - -<h4>§ III.<br /> -<i>Se la repubblica può mantenere quel che promette.</i></h4> - -<p> -Ciò che moltiplicar potrebbe in Francia i disordini, e -produrre prestamente fastidio e stanchezza negli animi, e -quindi preparare la lor soggezione a un governo dittatorio -assoluto, sarebbe se la repubblica in niuna guisa potesse appagare -ed affezionarsi la moltitudine ond'ella è sorta. E -<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> -però, noi dobbiamo con più diligenza riandar la materia da -questo lato. Nel dì stesso della vittoria, la plebe mandava attorno -un Programma ove son registrati i suoi desiderj, e ove -s'accenna in qualche modo il nuovo diritto pubblico ch'ella -intende di promulgare. Il qual Programma è da curarsi e da -esaminarsi in ogni sua parte; perchè, quanto difetta di formole -ministrative e di ordinamento scienziale, tanto mostra -alla scoperta il moto primo dell'intelletto del popol minuto, e -c'insegna con sicurezza i voti e l'esigenze più vive ed universali. -Tre specie di enunciati son nel Programma: l'una -discorre delle istituzioni interne politiche; l'altra delle corrispondenze -esteriori; l'ultima di alcune novità ed istituzioni -interne sociali, come si usa chiamarle al dì d'oggi. -</p> - -<p> -Delle innovazioni politiche, non sarà troppo malagevole -contentare la plebe; ma ne risulterà una tale democrazia, e -sì fattamente pura e gelosa di sue potestà, che il popol minuto -sempre farà prevalere la volontà propria su quella degli -altri ceti, e l'impero del numero non avrà verun contrappeso. -In America è tuttociò temperato dalle condizioni -peculiarissime di quella contrada, che porgono modo di provveder -sempre alla sussistenza dell'infimo popolo: un altro -temperamento viene colà dalla forma confederativa, la qual -reca meno impeto nei consigli e nelle opere, e lascia al congresso -centrale il trattar solo i negozj effettivamente e universalmente -comuni, e però più larghi e meno mischiati di -passioni e preoccupazioni. Il Senato eletto a ragione di Stati -e non di popolazione, e le franchigie comunitative estese e -intangibili sono un terzo e validissimo temperamento. Ma -in Francia, sino a che la plebe rimarrà sveglia e manterrà -suo potere, le assemblee vestiranno un carattere tribunizio -assoluto, e i deputati più ambiziosi vedrannosi astretti -a plebeizzare, quanto in America e più. Non àvvi, al parer -mio, buona e leale rappresentanza di tutto il popolo, e non -è in questa potere e virtù efficace e fruttifera del bene comune, -che allorquando nelle assemblee raccolgonsi i due -elementi migliori dell'universale intelligenza: cioè a dire, -l'istinto morale e il buon senso pratico delle moltitudini dirozzate; -e la fina e meditata sapienza dei pochi, la qual dee -<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> -giungere al parlamento per la sua propria virtù e valentía, -e non mendicando il suffragio di chi non sa e non può giudicarla. -Egli è forte da dubitare che le assemblee sovrane e -costitutrici in Francia trovino un ordine di elezione il quale -risponda al nostro concetto. -</p> - -<p> -Il Programma soprannotato, racchiude altresì alcuni -enunciati, o, a dir meglio, alcuni voti e proposte delle dottrine -sociali moderne. Esso vuole che tra i lavoranti da un lato e -chi li adopera e paga dall'altro, intervenga un accordo tale, -che il maggiore utile del secondo mai non si converta in iscapito -o in profitto minore de' primi, ed, e converso, il profitto -di questi torni eziandio a bene di quello. Vuole il Programma -in secondo luogo, che l'educazione morale e intellettuale diffondasi -nel popolo di maniera sì larga, imparziale e compiuta, -da non impedire ad alcuno il franco e pieno esercizio -d'ogni diritto civile e politico. Esso vuole, infine, che ai -giornalieri e braccianti mai non sia per mancare il lavoro: -e dove i privati non lo porgessero, provveda lo Stato, e il -fornisca egli di continuo ed a tutti. -</p> - -<p> -A rispetto della prima pretesa, che, cioè, il governo -concilii ed unifichi gl'interessi de' lavoranti e di chi li adopera -nelle officine e in altre bisogne, è follia di sperare che -cotal fatta di accordi e di aggiustamenti possa procedere da -una legge. V'à molte forme e guise d'associazione tra gli -artigiani, e quella pure vi si conta la qual consiste a fare -insieme le spese, insieme faticar il lavoro e insieme spartire -il guadagno. Ma, tuttavolta che da una banda sarà il capitale -e l'ingegno, e dall'altra la nuda opera delle braccia, -nessuna legge e nessuno spediente varrà a rimuovere l'antagonia -tra le due parti; e quello che finora fu speculato intorno -al subbietto, o riuscì insufficiente, o illusorio e non praticabile -affatto. Piacesse a Dio che si potesser levare da entro -il consorzio umano le antagonie! ma ve n'à delle necessarie -ed irremovibili, perchè pongon radice nell'intima costituzione -dell'uomo: ed anzi, che è la natura senza contrasti? -Ei pare che rimosse le contrarietà cesserebbe ogni moto, e i -germogliamenti e gli effetti dell'universal vita s'ammortirebbono -essi pure, e di mano in mano dileguerebbero. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> -</p> - -<p> -Quanto alla seconda richiesta della pubblica educazione, -a me non par dubbio che un governo popolare davvero, e caldo -zelatore dell'utile dell'infime classi, propagar non possa e -moltiplicare quel bene infinitamente di più e meglio che non -s'è fatto fino al dì d'oggi in Europa. Ma due cose son da notare -su tal proposito. L'una è che l'educazione è termine relativo, -e relativa è la convenienza e proporzione di lei con l'esercizio -di tutti i diritti civili e politici. Quindi, se vuolsi in -Francia che la repubblica renda, a breve andare di tempo, -ogni cittadino capace di entrare al parlamento e scrutarvi le -leggi, non chiedonsi più fatti umani ma sovrumani, e d'altro -pianeta che non è questo il quale abitiamo. Se vuolsi, invece, -che la repubblica proceda con metodi tali, che la cultura -dell'ingegno e dell'animo sempre più s'accresca e si -spanda nel popol minuto, ciò non solamente è fattibile, ma -sta segnato fra gli uffici e le obbligazioni primissime d'ogni -virtuoso e illuminato reggimento. L'altra considerazione da -compiere e da tener qui presente, si è, che per isventura -tutto ciò che riferiscesi in diretto modo all'intelligenza ed -al cuore, à natura tanto spontanea ed <i>incoercibile</i>, che mal -si può domandare a un governo e ad una legislatura di porlo -ad effetto per vie immediate e mezzi imperiosi. Possono i -reggitori e i legislatori mettere in arme un esercito, costruire -una flotta, decretare spedizioni e conquiste; non possono per -via d'impero e con sicurezza di frutto costringere un sol villaggio -a lasciar l'ignoranza ed addottrinarsi. -</p> - -<p> -Per ultimo, ha domandato la plebe in Parigi, che ad -ogni operajo venga cotidianamente e senza pericolo d'interruzione -fornito il lavoro, e col lavoro accertata sussistenza. -Ma di ciò, come di materia gravissima e ancora molto -involuta, faremo discorso distinto e particolare. -</p> - -<h4>§ IV.<br /> -<i>Se la repubblica può fornir lavoro cotidiano -agli operai che ne mancano.</i></h4> - -<p> -Per prima cosa, chi entra a speculare su tali argomenti -e non à grande uso, badi di non iscambiare le dispute e le -<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> -speranze de' comunisti con quelle de' socialisti. Ai primi sta -fitto in capo di credere che possa il mondo civile pervenire -alla comunanza dei beni, e quindi abolire affatto la povertà. -Questa teorica è tanto disforme non pure dai fatti fin qui -durati fra gli uomini, ma dall'essere intrinseco delle cose, -che non diviene pericolosa se non fra genti di grosso ingegno -e selvatiche, o pel soverchio dei mali e dell'oppressione -accecate e infreneticate. Non vive a questi dì in veruna -città d'Europa una plebe così pronta d'ingegno, provveduta -di cognizioni, accorta, sperimentata e di buon giudicio come -la parigina: il che ha bastato per disseccare le barbe del comunismo -in sul primo mettere che facevano; e tutto il lor -succo è stillato nella repubblica Icaria, i cui cittadini, come -s'impara dal nome, hanno l'ale appiccate con un poco di -cera, e mai non esciranno del labirinto che sonosi compiaciuti -d'architettare a lor posta. -</p> - -<p> -Ma un'altra generazione di scrittori è in Francia, che -ha per intento speciale di meditare su quelle forme comuni di -vita socievole, e su quegli istituti generalissimi che appajono -in ogni parte del mondo cristiano, rimangono quasichè inalterati -per mezzo alle mutazioni e alle rivolture politiche, e -compongono tutti insieme l'ordine e l'assetto primo ed elementare -in che si riposa da secoli la parte più civile e più -culta del genere umano. A tali scrittori suolsi dar nome di -socialisti; e non ostante che parecchi di loro trasmodino e -corrano a immaginare sistemi speciosi d'umana socialità, pur -nondimeno il concetto che sveglia le lor fantasie è nobilissimo -e fondatissimo; e in quello s'appuntano tutte le investigazioni -della filosofia civile; in quello fermò la mente Platone, -e gli altri insigni intelletti che guardano come da specola -eccelsa i moti, i portamenti e le condizioni della intera -famiglia umana. Ma da un lato, sonosi questi scrittori imbattuti -in fieri problemi che sembrano chiusi e sepolti a -qualunque intelletto; e dall'altro lato, l'indole peculiare -degl'ingegni francesi mal si confà e si proporziona con -essi: imperocchè l'acume non basta ove domandasi profondità; -nè la perspicacia analitica, ove si desidera il sicuro -sguardo sintetico; nè l'ordine, la lucidezza, il minuto distinguere, -<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> -il presto concludere, il facile concepire, ove bisogna -per vie implicate e tortuose aggirarsi, ove la minutezza, -la facilità e la speditezza non colgono e non abbracciano se -non la buccia e le foglie. Da ciò è seguito, che i libri de' socialisti -francesi con molte parole recano poca sostanza, e -filosofano poetando, e fabbricano castelli incantati. Ma in -Francia ove ogni cosa si volgarizza, e la scienza è trattata -in modo assai piano e con favellare accessibile all'intendimento -comune, quelle gran parole <i>droit de travail</i>, <i>organisation -du travail</i>, <i>solidarité de tous pour tous</i>, e altrettali, non -furono dette al sordo: raccolsele il popol minuto e ne fe capitale; -ed oggi che à l'arme in pugno e sente l'aura della -vittoria, volgesi non minaccioso, ma instante e autorevole a -coloro medesimi dalla cui bocca uscivano quelle avviluppate -sentenze, e lor dice con gran franchezza: — Cittadini e maestri, -noi vi tenemmo fede; teneteci voi le fatte promesse, dappoichè -la Francia è a vostra requisizione, e or potete quel -che volete. Agli altri ceti à bastato la libertà e l'uguaglianza: -a noi bisogna altra cosa; che la libertà sola non ci disfama -e non ci disseta: noi domandiamo alla repubblica un pane -in cambio del nostro sudore. — Così à discorso la plebe. Or -che poteva il governo rispondere ai vincitori armati, se non -quello che disse un officioso ministro ad una regina: — Vostra -maestà stia certa che se la cosa è possibile, ella è fatta; e se -impossibile, si farà? — -</p> - -<p> -Ma esaminando il subbietto ne' suoi principj, ei vi si -trova subito una dolorosa contraddizione. Che all'operajo voglioso -della fatica non debba mancare la sussistenza, comparisce -un diritto così patente e un debito così essenziale del -consorzio civile, che vedendosi tuttogiorno accadere il contrario, -l'animo se ne sdegna profondamente, e viene indotto -a proferire quel medesimo che io scriveva, parecchi anni fa; -cioè «che ogni comunanza di uomini la quale non sa trovar -modo, o non vuole, di riparare dalle necessità estreme della -vita gl'individui suoi innocenti e non istanchi mai del lavoro, -non può dirsi con rigore nè sapiente nè civile, ma -sotto sembianze molto contrarie è barbara tuttavia e insipiente.» -D'altra parte, le difficoltà di ben soddisfare a -<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> -tali diritti ed esigenze degli operai diventano in pratica così -sformate e quasi direi formidabili, che a pochi governi in -sino al dì d'oggi è bastato l'animo di affrontarle, a nessuno -di vincerle; essendo che noi intendiamo di ricordare i soli -provvedimenti e i soli rimedj conciliati con gli altri diritti -umani, e massime con la libertà; e non chiamiamo spedienti -veri e legittimi quelle case di ricovero (a citar pure un esempio) -in cui l'uomo perde sua libertà naturale, disciogliesi -dalla famiglia e gli s'interdice di procrearla. Sta per compiere -il terzo secolo da che sotto il regno di Elisabetta, -l'Inghilterra udì pronunziare la sentenza medesima la quale -oggi si va ripetendo dai socialisti; che, cioè, il povero à -buon dritto e buona ragione di sempre poter barattare con -un tozzo di pane il lavoro e la fatica delle sue braccia. Eppure, -quella sentenza fu per addietro e tuttavia si rimane sì mal -praticata e avverata nel suolo stesso ove fu proferita, che ne -dovremmo ritrarre un troppo sinistro augurio, e disperare da -questo lato del progresso del genere umano. Nel vero, assai -poco giova che il governo provvisorio di Francia siasi tanto -sollecitato a mandar decreti per costruire officine e iniziare -i pubblici lavorii: qui, per lo certo, cade in acconcio il trito -proverbio, che dal detto al fatto corre un gran tratto. Ciò -non ostante, qualche notabile cosa è da credere che porranno -in istato, perchè a loro fa gran bisogno di contentare -le moltitudini. A noi rimane per al presente l'ufficio di -spettatori; nè l'esempio, comunque riesca, fia mai perduto. -Di questo, peraltro, io mi persuado e vivo certissimo, che -quantunque tra i componenti medesimi del nuovo governo -siedano alcuni filosofi socialisti, ad essi non va ora pel capo -di mettere in atto la strana dottrina dell'organisation du travail -quale la c'insegnano alcune loro stampe ed opericciuole, -e che ad effettuarsi e compirsi non è più spedita e facile o più -durabile e profittevole delle utopie de' sansimonisti e della -repubblica Icaria. Niente ancora à trovato l'ingegno umano di -positivo e di pratico in ordine all'economia pubblica, salvo i -principj che si domandano della libera concorrenza; la qual -verità non ci vieta di riconoscere i danni e gli stenti che ne -procedono molte fiate al popolo degli operai. Ma rimane ad -<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> -indagare ancor più sottilmente, se la virtù medesima di quei -principj sia capace o no di rimuovere in buona parte, o di -sminuire e stremare quelle pregiudiciose e afflittive conseguenze; -ovvero elle sieno tali da non potersi emendare, eccetto -che da riforme ed innovazioni profonde ed isconosciute. -Infrattanto, il senso morale e la intuizione immediata dei -sommi veri ci persuadono, che la libertà e la spontaneità -debbono pure in economia, come in qualunque altra disposizione -sociale, essere il germe fecondo e l'efficienza prima -ed inesauribile d'ogni progresso, d'ogni salute, d'ogni prosperità. -Poco importa che il costringimento s'adempia in -nome di pochi, o d'uno, o di tutti: nell'ultimo caso, è salva -la dignità umana, non la spontaneità; e quindi l'energia, la -copia, la varietà e la perduranza dell'opere di mano in -mano decadono e si rallentano. Certo, fa gran maraviglia -che quella nazione stessa a cui in fatto di politiche libertà -sembra di mai conseguirle nè larghe nè sicure abbastanza, -pretenda in fatto d'industria di procedere coi divieti, e con -l'intervenimento importuno e dispotico della legge. -</p> - -<p> -Ciò presupposto, e tornando più strettamente al subietto -de' pubblici lavorii, noi diciamo che l'attuazione compiuta e -perpetua di quelli o tornerà affatto impossibile, o sommamente -diverrà perniciosa allo Stato, se non si conformi con -le massime della libera concorrenza, e in troppa gran porzione -impedisca e conturbi la operosità economica dei privati. -Perchè ciò non accada, ricercansi principalmente le -quattro condizioni infrascritte. -</p> - -<p> -1º Le pubbliche officine debbono istituirsi universalmente, -e poco meno che in qualunque grosso comune. Altrimenti, -egli succederà molto presto un'accumulazione tragrande -di popolo in quelle sole città ove saranno pubblici -lavorii. Diciamo poi, che fatto anche che tali opificj e lavori -sieno per ogni luogo moltiplicati, ciò nondimeno rischiasi -forte di veder le campagne vuotarsi di gente e mancare le -braccia all'agricoltura, massime nelle provincie più montagnose -e più sterili; conciossiachè il trovare ne' luoghi -murati ad ogni tempo e ad ogni qualità di persone apparecchiato -il lavoro e accertato il salario, non può non accrescere -<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> -a dismisura la propensione de' contadini per ricoverarsi -nelle città e lasciar la villa. Converrà, dunque, in sull'aprirsi -le officine per tutto lo stato, cercare compensi e -provvedimenti nuovi e gagliardi perchè le genti sparse per -lo contado, vi si mantengano. -</p> - -<p> -2º Necessità vuole che si decreti e si fermi, i pubblici -lavorii venire costituiti per supplimento e riparo alla insufficienza -delle industrie private, e però ricevere da queste limitazione -e misura; cioè a dire, che nelle officine della repubblica -sieno raccolti quegli operai solamente a' quali nessuna privata -industria ha potuto fornir lavoro. E ciò si dovrà riconoscere -dai commessarj, o in virtù di certificati de' capo-maestri, o con -altri metodi e discipline, secondo si troverà più agevole e -più sicuro. Chi si consigliasse altrimenti, vedrebbe in cortissimo -tempo ogni sorta di lavoranti sgombrare le officine -private; perchè, poste pari tutte le condizioni, ciò nondimeno -la sola maggior sicurezza e stabilità del salario, e il non servire -ad uomo particolare ma sì al pubblico, e non all'umore -del principale ma sì agli ordini disciplinati prestabiliti, indurrebbe -gli operai ad abbandonare a mano a mano il lavoro -de' cittadini per quello del comune. -</p> - -<p> -3º Se il governo non vuol menare a ruina di molte industrie -private, dovrà procacciare che i lavori da lui condotti, -sieno di qualità da non potersi dai particolari cittadini -imprendere con profitto: la qual cosa importa che le pubbliche -manifatture quanto più crescono, e tanto più costino -e sieno a maggiore scapito del tesoro. Ogni altra specie di -lavori condotti dal pubblico renderebbe impossibile la concorrenza -privata in quella cotale specie. Ma, d'altra parte, -al governo fa gran bisogno d'assai varietà di lavori, perchè -dee dar salario ad ogni generazione di operai. Tutti questi -nodi sono difficili a sciogliersi, ed esigono nuovi temperamenti -e partiti. -</p> - -<p> -4º Avviata la generale istituzione dei comuni opificj, mai -non potrà il prezzo della mano d'opera (come usan chiamarla) -sminuire tanto e sì presto, quanto si vede ne' paesi ove il -numero delle braccia soverchia l'uopo che se ne à. Però, -tutte quelle industrie le quali competono con gli stranieri, -<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> -mercè del buon mercato e del potere scemare fino all'ultimo -estremo i salarj, cesseranno e s'annulleranno. Tanto -più è comandato al governo di non recare perturbazione ed -impaccio alle industrie che valgono ad avvantaggiarsi e a -fiorire non ostante il prezzo più che mezzano della mano -d'opera. -</p> - -<p> -Segue dal fin qui ragionato, che più malagevole assai è -per riuscire al governo repubblicano il soddisfare e piacere -alle moltitudini, a rispetto delle nuove opinioni sociali, di -quello che negli ordini della politica; delle quali opinioni -sorgerà una copia e una varietà esorbitante, e così belle -d'apparenza e lusinghevoli agli occhi del popolo, quanto -poco fondate e lontanissime dalla pratica. Ma perchè le -maggiori difficoltà della lor materia risiedono nelle viscere -della cosa, e in certe impossibilità naturali e invincibili, -l'ingegno molto svegliato e penetrativo della plebe francese -non può non avvedersi, dopo le prove iterate della discussione -ed esaminazione patente e comune, che il governo non -à in pugno una verga da taumaturgo: e però io penso che -tali malagevolezze ed ostacoli non basteranno a mettere giù -la repubblica, ma sì basteranno a commuoverla ed agitarla -continuo, e a crescere l'inquietezza ed il malumore degli -operai, i quali per lungo tempo non poseranno, e correndo -poi agli estremi, prepareranno (com'io diceva in principio) -la lor soggezione a un governo dittatorio assoluto. -</p> - -<p> -À la repubblica nuova tra mani le sue utopíe, come -ebbe l'altra del secolo scorso. Ma in quella era più arbitrio -e più facoltà di appagare il popol minuto. Conciossiachè, -l'estinzione dei privilegi, lo spezzamento e ripartimento -che ne seguiva dei beni stabili, e l'attuazione compiuta -e súbita della libertà e uguaglianza civile, erano novità -ed effetti visibili a tutti, e di presto e general giovamento. -Ora, alla presente repubblica, per empiere i desiderj di tutta -la plebe, occorre di affaticarsi in miglioramenti male studiati, -mal definiti e poco o nulla operabili. Ma d'altra parte, -la repubblica antecedente armava contro di sè profonde -passioni e non placabili inimicizie: la presente fa male a pochi -o a nessuno; del pari, che crescere molto la somma dei -<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> -beni, massime delle classi inferiori, s'accorgerà di non potere. -Ma quello che non eccede le sue facoltà, ed entra innanzi -a tutte le obbligazioni sue, si è l'ajutare per ogni -guisa la purgazione degli animi e dei costumi; perchè della -corruttela è tollerante la monarchia, intollerante la repubblica. -E la plebe francese presente, non così bene à serbato -la severità e la modestia come l'energia e il coraggio, e nella -vita pubblica è assai migliore che nella domestica. Usanza -generalissima degli operai di Parigi si è lo scialacquare in -due dì della settimana il salario degli altri giorni. La santità -del matrimonio conoscono poco o nulla, e in grossolani piaceri -s'ingolfano senza misura e quanto i guadagni cotidiani -il concedono. Della religione serbano un sentimento confuso -e fugace, e mai non si affaccia loro il pensiere ed il desiderio -di meditare intentivamente sulle ultime sorti dell'uomo. -A queste male disposizioni ànno gli scrittori di là piuttosto -aggiunto incentivo che recato rimedio. E per fermo, nella -più parte de' libri loro, che altro s'incontra, salvo una pittura -vivissima dei patimenti della plebe, e un'amplificazione -continua delle oppressioni e delle avaníe ch'ella sostiene -dai potenti e dai facoltosi? Quante parole spendono essi per -dimostrare all'infimo volgo i suoi diritti e le doti e i pregi -segnalatissimi che la fregiano, e quante poche per istruirla -de' suoi doveri e ammonirla delle sue colpe! Indicassero almeno -le vie dirette e pacifiche per condurre le moltitudini -dalla povertà all'agiatezza, dalla miseria alla giocondità: ma -in quella vece, dopo avere accresciuto alla plebe la cognizione -e il sentimento de' proprj mali, o si tacciono affatto, o propongono -tali compensi e partiti, ai quali essi medesimi non -porgono fede. Medici veramente crudeli ed improvvidi, che si -dilettano di palpar le piaghe del popolo e inasprirle e dilatarle, -senza prima fornirsi di neppure una stilla di balsamo sedativo -e salubre! Insomma, in questi ultimi quindici anni gli -scrittori francesi ànno in troppa gran parte mancato all'ufficio -loro; e la dignità delle lettere ne à scapitato assaissimo; -e la repubblica nuova trovasi ora sulle braccia una -plebe molto più adulata e guasta dai libri che illuminata e -corretta, ed emmendar la quale non pensò nè punto nè poco -<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> -Luigi Filippo ed il suo ministro, benchè loro non mancasse -tempo quieto ed accomodato. -</p> - -<h4>§ V.<br /> -<i>Massimo impaccio per la repubblica sono le corrispondenze -esteriori.</i></h4> - -<p> -Contro forse l'opinione di molti, noi reputiamo che tra -gl'impacci maggiori del nuovo governo repubblicano sono da -computarsi le corrispondenze esteriori. E prima, si voglia notare -che a tutti i governi veduti sorgere in Francia, massime -da cinquant'anni addietro, le malagevolezze maggiori e i pericoli -più imminenti e più gravi sono provenuti dal di fuori; -e ciò per l'intima connessione che i fatti e le disposizioni -esterne acquistano in quella contrada con gl'interni fatti e -disposizioni. La Francia tocca da ogni lato le più vitali parti -d'Europa, e mai non è sorto conflitto in alcuna nazione circonvicina, -che la spada del popolo francese non siasi snudata. -</p> - -<p> -Ad ogni grandezza civile tengono dietro molti rischj e -gravezze; e la Francia grandeggiando in Europa, segnatamente -per certo imperio morale che esercita sugli animi e -sugli intelletti, non può in niuna maniera ristringersi in sè -medesima, e goder pace se gli altri non l'anno: e come ogni -suo moto à consenso e ripercussione di fuori, così non possono -i suoi vicini rimanere indifferenti e neutrali, ma o caldi -amici o caldi nemici; e bisogna o ch'elli accettino i suoi principj -e le forme del suo vivere sociale e politico, od ella i loro -in massima parte. -</p> - -<p> -Ora, venendo al caso presente, volentieri riconosciamo -che una nuova colleganza europea contro la Francia repubblicana -non par probabile, ma nemmeno scorgiamo su che -fondamento saldo e durevole possa costituirsi la pace, e come -annodare leali e amichevoli corrispondenze tra la repubblica -e i regni circostanti. La diplomazia della plebe è differentissima -da quella dei principati e delle aristocrazie. Per solito, -non vuol secreti e non sopporta dissimulazioni; s'impazienta -<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> -agl'indugi, abborre i mezzani partiti, e (ciò torna a perpetua -lode sua) sempre à nelle risoluzioni dell'ardito e del -generoso: testimonj gli Ateniesi ed i Fiorentini. Aggiungasi -a ciò il naturale de' Francesi audace e mal sofferente, e quello -spirito d'antica cavalleria che mai non li fa quietare, e cacciali -volentieri in difficilissime imprese. Ma oltre di questo, -la Francia, avanti ogni cosa, è armigera e battagliera; à un -esercito grosso, avidissimo di romper guerra, e a cui vengono -meno al presente le fazioni dell'Affrica, le quali se abbastanza -non l'occupavano e intrattenevano, pure gli ànno -sempre tenuto vivo il gusto e il senso della vita guerresca, -e acceso un desiderio smanioso di fatti grandi e di gloria un -po' meno dispari e dissomiglievole dall'antica. Ora, come potrà -il governo far languire nell'ozio delle caserme un esercito -così fatto, e il cui ardore e la cui ambizione è di tanto -accresciuta dagli ultimi avvenimenti! -</p> - -<p> -Una cosa è inevitabile al governo nuovo repubblicano; -il dovere, cioè, fare scelta fra due partiti in ugual modo pericolosi. -A lui bisogna o non più riconoscere i trattati di -Vienna, e con questo solo perturbare tutta l'Europa, e nimicarsi -fin l'Inghilterra; o riconoscerli, e smentire nell'atto suo -primo tutte le massime insino a qui predicate con solennità -e veemenza da' suoi partigiani. Probabilmente, e malgrado -degli animi fieri e audacissimi, il governo provvisorio manderà -fuori un manifesto pieno d'ambigue parole e di mezzane -opinioni, e dove negherà da un lato ciò che dall'altro verrà -affermando; e sopra ogni cosa, protesterà fermamente di voler -vivere non che in pace, ma in buona concordia e amicizia -con tutti i governi.<a class="tag" id="tag14" href="#note14">[14]</a> Se ciò sopportasi dalla plebe, un -grande frangente è tolto di mezzo, e può l'Europa serbarsi -in pace per ancora buon tempo. L'Inghilterra, nelle cui mani -sia ora la somma dei comuni destini, non dubiterà punto di -mantener con la Francia amichevoli intelligenze, e avere per -legittimo e rato il nuovo governo repubblicano. Conciossiachè -<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> -le sue immense armate, e le enormi ricchezze e l'animo coraggioso -ed intrepido non le bastano a' nostri giorni per rinnovare -e assoldare la lega Europea contro Francia: mancale -altresì l'intensione e l'unità del volere, perchè sono mutati -in gran parte i suoi pensamenti e consigli; ed anche appresso -di lei le forme sono antiche ed intatte, ma la sostanza -tutto dì si altera e si trasmuta. La Russia, non ispalleggiata -dalla Germania, non può nulla di grave e di minaccioso intraprendere -contro l'occidente europeo; e la Germania si -quieterà, ed anzi farà ottima diversione chiedendo riforme e -franchigie, qualora ne' Francesi stia tanta saviezza e prudenza -da non fiatare nemmanco delle provincie del Reno: -chè, quando accadesse altrimenti, i tre potentati del Norte -possono ancora trovare obbedienti i popoli loro, e collegarli e -moverli contro la nascente repubblica. -</p> - -<p> -Tutto ciò, ripeto, va per li primi tempi ne' quali la sospensione -stessa degli animi, la stravaganza dei casi, la -preoccupazione e il timore reciproco, il non essere i governi -apparecchiati nè consigliati a nessun gran cimento, ajuteranno -il desiderio e il bisogno di conciliazione. Ma si fermi -pure la pace tra Francia e i contermini potentati, rimangano -in piedi i trattati di Vienna, dichiarisi l'Inghilterra amica -del nuovo governo, si queti la Germania e riposi la Russia; -pur nondimeno io manterrò sempre, che tal pace e buona -amicizia è vacillante e inferma di sua natura, e che in questo -dimorerà di continuo l'impaccio maggiore della repubblica. -A' tempi che corrono, non può sussistere, massime in un vasto -paese, autorevole e influentissimo, come è la Francia, un -governo non pur differente da quello degli Stati finitimi, ma -di natura così attrattivo, e così caro e invidiabile a tutte le -moltitudini. Dico, non può sussistere molti anni; e chi pensa -altrimenti, e crede tra le due forme governative di scorgere -differenze poche e superficiali, fa visibile inganno a sè stesso; -e scorda, fra l'altre cose, che la picciola Svizzera così divisa -e disforme nei suoi elementi, e mista d'istituzioni moderne -e di viete e proprie del medio evo, pur nonostante à dato -sospetti gravi e durevol paura ai governi circonvicini. Come, -dunque, non può l'Europa quetare tanto che dura la repubblica -<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> -appresso i Francesi, così a questi, pure ordinandosi -e componendosi a casa loro, sempre giungeranno di fuori -nuove perturbazioni, e pericolo instante di scompiglio e di -guerra. -</p> - -<h4>§ VI.<br /> -<i>Conclusione di ciò che precede.</i></h4> - -<p> -Ei si dee concludere primamente, che guardata e considerata -parte per parte ogni condizione dello stato presente di -Francia, non appare cagione alcuna per la quale si giudichi -facile e molto vicina la caduta della repubblica. Questa poi -fu fondata per la vittoria e il voto unanime della plebe; e -però al nuovo governo dee stare a cuore principalmente di -farsi a quella grazioso e accettevole, come ai passati reggitori -era principale necessità di contentare e favorire i borghesi. -Ogni cosa, pertanto, in Francia prenderà aspetto arci-democratico, -e verserà intorno ai pensieri, ai sentimenti ed -agli interessi del popol minuto. -</p> - -<p> -Secondamente, si dee concludere, che al nuovo governo -aprirannosi vie meno erte e scabrose per soddisfare i desiderj -del popolo intorno alle riforme interiori politiche, di -quello che a rispetto delle sociali ed economiche: e altrettanto -spinoso e difficile gli sarà di condurre a pace e a concordia -i negoziati e le intelligenze esteriori; ed anzi ciò gli tornerà -impossibile affatto, quando dalla parte de' potentati del Norte -non superi tutti gli altri rispetti il timore incessante di perdere -e inabissare ogni cosa, e dalla parte dell'Inghilterra il -bisogno grande e non transitorio di accrescere e dilatare i -suoi traffichi. -</p> - -<p> -Contuttociò, dall'alterazione continua delle attinenze -esteriori può scoppiare una general guerra e un totale sconvolgimento -d'Europa, nè alcuna di quelle alterazioni avrà -luogo senza commuovere profondamente tutti gli ordini governativi -di Francia. -</p> - -<p> -Oltrechè, il governo repubblicano non può rimanersi solitario -per lunghi anni; ma non cadendo per forza d'armi -straniere, e non iscompaginandosi con l'anarchia, dee di necessità -<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> -propagarsi per tutto ove la materia sarà disposta. -Quindi non può col tempo non inquietare e spiacer sommamente -all'Inghilterra medesima; conciossiachè la perduranza -d'una perfetta e vigorosa democrazia pone in gravissimo -compromesso le aristocratiche istituzioni dell'isola. -</p> - -<p> -Dalle questioni poi economiche, e più ancora dalle sociali -agitate in seno di popolaresche assemblee, pericolo è di -veder sorgere in Francia cagioni copiose di mutamenti e di -rivolture, massime non si conoscendo nessuna via piana e -nessun mezzo efficace per attuare certi concetti fantastici, e -giungere a certi fini a cui la plebe si ostina di pervenire. -Però, la salute della repubblica, nell'interior suo, sta tutta -nell'illuminare le menti, evitare le sètte, e all'agitazione somma -degli animi e alla discussione procellosa de' nuovi problemi -trovare sfogo e andamento ordinato sì, che le mutazioni -medesime non compajano eccessi, e non inducano -l'anarchia. -</p> - -<p> -Che poi la repubblica sia per ispiegare tanta virtù e saviezza -di quanta è mestieri per tenere da una banda appagata -la plebe, dall'altra fuggir la guerra e innovare i trattati, -e ogni cosa adempiere con autorità di leggi e senza tirannide -di fazioni, è cosa oltremodo ardua, e assai più da desiderare -che da sperare. Contuttociò, mal si può affermarlo o negarlo -assolutamente; imperocchè le storie non ci offrono esempio -nessuno dello stato civile e politico in cui di presente è la -Francia, e la più parte delle proposte che fa e degl'instituti -che va disegnando, riescono nuovi e impensati, segnatamente -in Europa; e quel simigliante che se ne vede in America, -riesce, all'ultimo, dissimilissimo, a cagione della sostanzial -differenza che corre tra i due continenti in ogni -abito e forma di vita comune. Solo, non è temerario di sentenziare, -che in tanta incertezza ed oscurità di dottrine, -e in tanta esorbitanza di desiderj e improntitudine di domande, -non è punto credibile che possa trovarsi alla prima -e con quiete il meglio e il più praticabile, e ciò che mostri -facoltà di durare e di solidarsi: impossibile è, poi, che questo -s'adempia o con la guerra o con la perpetua sua minaccia -o con l'imperversare delle fazioni. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> -</p> - -<p> -In genere, la Francia, dal lato degli studj e delle teoriche, -è mal preparata alla politica e sociale trasformazione -in cui vuol entrare, e però non istimo che per gran tempo -valga ad allargar molto il circolo delle cognizioni correspettive -e ad approssimarle alle ultime soluzioni; e chiaro è che -ella ondeggia fra due sistemi di ordinamento civile non pur -diversi, ma opposti. Il primo produsse e governò la rivoluzione -dell'età scorsa; l'altro risulta, benchè tuttora mal definito, -dai pensamenti e dalle tendenze nuove della filosofia -civile, e dai nuovi fatti che il natural-progresso delle nazioni -compie e mette in considerazione. Il primo s'accorda troppo -bene con l'indole e l'attività del popol francese; l'altro l'è -troppo contrario. Il primo può dirsi consistere singolarmente -in tre cose: nella rivoluzione entro casa; nella propagazione -sua di fuori per via dell'armi; nella negazione ardita di tutto -ciò che l'analisi acuta ma frettolosa e imperfetta non trova -e non riconosce in ogni materia di scibile e nelle più chiuse -parti del cuore. Certissimo è, che nelle gare politiche, quando -bisogni venire alle ultime prove, nessun popolo s'agguaglia -al francese in bravura e in ardore. Similmente, nessuno -il pareggia in impeto bellicoso; e tutti i pregi di sua natura -risplendono vivi e abbaglianti nelle fazioni di guerra. Nell'acume -poi della critica, nella perspicacia e ordine dell'analisi, -e nella baldanza del negare e del confutare, nessuno -vince e neppur raggiunge l'ingegno francese. Ma d'altro -lato, i costumi nuovi e la nuova filosofia vanno ognor da -vantaggio persuadendo che le rivoluzioni violente distruggon -sè stesse e più non sembrano necessarie; che la guerra abituale -è mestiere da barbari, e affoga nel sangue la libertà; -che le conquiste pesano come cappe di piombo addosso agli -occupatori; che la critica à ormai compiuto il suo magistero, -e vuolsi far debito luogo all'autorità delle tradizioni, e -scandagliare giù nel profondo la scienza arcana che si raccoglie -e si occulta nei suggerimenti mirabili dell'istinto: -che le libertà individuali e municipali son fondamento a tutte -le altre, e con esse dee misurarsi, ad esse adattarsi la potestà -e l'arbitrio legislativo; che, infine, dai subitanei consigli, -dai mezzi veementi e forzosi e dai metodi dittatorj mal -<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> -può germogliare la libertà vera, e che alla tirannide riesce -non rade volte di mascherarsi col nome di Convenzione, di -sovranità popolare, e d'altri titoli strepitosi. -</p> - -<p> -Dal contrasto di tali due sistemi procedono le contraddizioni -molte che appajono a questi giorni tra uno e altro atto -del governo provvisorio, tra uno e altro enunciato del Programma -popolare, e così in ogni parte e manifestazione della -vita politica. Non può da simil conflitto non provenire assai -confusione ed incoerenza nelle deliberazioni e nei fatti che -sono per seguitare. Contuttociò, egli è da sperare e sembra -probabile che mai non verranno al sangue e alla guerra intestina. -Conciossiachè il pericolo maggiore da questo lato -può stare nella porzione più rozza e più indocile della plebe; -ma perchè ogni suo moto armato minaccerebbe l'avere così -dei privati come del pubblico, ci par naturale che tutto il -rimanente del popolo sia per essere pronto ed unito a resistere -a quella furia. A tutti gli altri umori è credibile che -la uguaglianza perfetta civile e l'uso interissimo d'ogni maniera -di libertà dischiudano qualche sfogo, e impediscano -che alcuna fazione signoreggi, ed opprima talmente le altre, -e s'impadronisca in sì fatta guisa dell'imperio e dell'armi -pubbliche, da ingaggiare battaglia con gli avversarj, e insanguinar -Parigi e la Francia. -</p> - -<p> -Con tal condizione soltanto di saper fuggire lo sdrucciolo -dell'anarchia e fuggir la guerra civile, la repubblica nuova -francese avrà porto a tutti un esempio imitabile, e adempiuto -un grande e salutifero esperimento; e in solo quel caso -potrà fermarsi ciò che in principio di questa Lettera molto -dubbiosamente si proponeva: cioè, se l'ultima rivoluzione -francese sia per riuscire al progresso civile d'Europa un -bene od un male. -</p> - -<h4>§ VII.<br /> -<i>Quello che dee l'Italia pensare degli ultimi casi -di Francia.</i></h4> - -<p> -Lodi chi vuole ed esalti a cielo la vittoria fortunatissima -del popolo parigino; e confidisi pure ch'ella tornerà fra non -<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> -molto a progresso grande e magnifico di tutta l'Europa: io, -come Italiano, confesso che me ne dolgo, e la reputo, almeno, -avvenuta pel nostro paese nel tempo più disacconcio -ed inopportuno che dar si possa. Dopo tre secoli di silenzio -e di sonno, e dopo aver toccato l'ultimo fondo delle umiliazioni, -dell'ignavia e delle sventure, l'Italia risorgeva in -modo sì bello e insperato, con portamenti sì ordinati e pacifici, -con tale pienezza e coscienza della giustizia e del -dritto, con un senso di virtù e di religione tanto istruttivo -e tanto esemplare pel mondo, che forzava i popoli tutti a -maravigliarsene. Risorgeva l'Italia e rigeneravasi per moto -sì fattamente proprio e spontaneo, che in cambio di aspettare -e ricevere come l'altre volte, ella dava altrui l'impulso -e l'eccitazione; e tale impulso era tutto civile ed -umano, pieno di moderazione, di prudenza, di longanimità. -La nazione stata più afflitta dalle discordie e più tenuta divisa -dalle arti di stato, dalla fortuna e dalle colpe sue stesse, -quella nazione, dico, ritempravasi per prodigio nella -fiamma d'amore, e in amplesso spirituale si unificava: di -ventiquattro milioni d'uomini uno solo era l'animo, una la -mente, uno il fine; e in tanto profondo rivolgimento e in -così subita innovazione, tu non rinvenivi un sol uomo il -quale avesse potuto chiamarsene offeso, e a cui il popolo, -uscito appena di servaggio e inesperto di libertà, avesse -torto un capello, recato il sopruso d'un obolo, fatto segno -fugace di risentimento e vendetta. Spettacolo certamente -insolito a tutte le genti, e onorevole non che per l'Italia, -ma per l'intera famiglia umana. Quindi l'Europa e il mondo -non potevano trattenersi dall'encomiarlo: e già riconoscevano -in noi le discendenze e le propaggini auguste di Roma; -già domandavano l'Italia la terra perpetua de' prodigi; e -s'annunziava per mille segni, ch'era oggimai nostro ufficio -introdurre le nazioni in nuovo corso di civiltà, e loro fare -scòrta su per li gradi d'altissimo perfezionamento. -</p> - -<p> -Ora, tanta speranza vien sopraffatta in un subito dagli -avvenimenti di Francia, e siamo della nobile capitananza -dispossessati: il mondo torna all'idolatria antica, e, tra -pauroso ed attonito, tien fermo lo sguardo nella Francia repubblicana. -<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> -Sieno pure questi nostri lamenti non degni dell'uomo -filosofo, e mantengasi pure con invitti argomenti, -che il bene, dovunque venga e comunque, è sempre avventuroso -e accettabile. Io fui Italiano molto prima di tentare -d'esser filosofo, e sin dalla puerizia ò pianto con isconsolata -amarezza le umiliazioni e li sfregi della mia patria: il -perchè, della cara speranza che or balenava del suo primato -esultarono tutti gli spiriti del cuor mio, e chiunque strappa -di mano all'Italia quella sublime lusinga, mi fa dolore e non -gioia; e se questo è colpa o gran debolezza, io sento una -forza soave che rende amabile alli miei sguardi la colpa e -invidiabile la debolezza. -</p> - -<p> -Ma oltre di ciò, a nessuno è lecito di negare che la rivoluzione -presente di Francia non ispanda per Italia un -seme funesto di divisione, il quale, per occulto ed inerte -che si rimanga, non perde facoltà di scoprirsi e di germogliare -laddove i popoli sieno men giudiziosi o i governi meno -prudenti: e questo accade per appunto quando abbisogniamo -vie più dell'unione compita ed universale degli animi, e -quando al misericordevole Iddio era pur piaciuto di prepararla -per tutto, e disporre ogni cosa al finale conseguimento -suo. -</p> - -<p> -Ma perchè qualunque lamentazione non à virtù di cambiare -i fatti e arretrare gli avvenimenti, meglio è di condurre -i pensieri su quello che a noi importi di praticare e di -fermamente volere dopo gli straordinarj casi di Francia. -</p> - -<h4>§ VIII.<br /> -<i>Stato presente d'Italia, e ciò che conviene di fare -a' suoi popoli ed a' suoi principi.</i></h4> - -<p> -E primamente diciamo, che intorno ai consigli, alle -risoluzioni ed ai portamenti che agl'Italiani possono meglio -convenire nelle congiunture nuovissime in cui la rivoluzione -francese gli à collocati, è cosa di gran conforto -vedere che l'opinione di tutte l'effemeridi nostre, variando -assai nell'aspetto, non differisce guari nella sostanza, ed -in tutte sembra spirare il senno e l'avvedutezza antica. -<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> -La quale opinione, a scioglierla dalle diversità dei modi -e ridurla in brevi concetti e persuasibili ad ogni mente, -ci pare dover essere così espressa. Sta il nerbo principale -d'Italia in Piemonte, e l'esercito di colà è la nostra -spada: esso à dirimpetto lo sforzo intero dell'Austria. Ma -fino a che serbasi, come ora è, unito, disciplinato e volonteroso, -non si fa luogo a serj timori. Per lo contrario, tutto -quello che sconnettesse l'esercito e ne rompesse la disciplina, -volterebbesi in danno estremo di tutta la Patria comune; -perchè l'Austria profittando dello scompiglio, piomberebbegli -addosso col fiore delle sue truppe, e vedremmo un -disastro non molto dissimile da quello del 1821. Lo stesso -caso, e con maggiore facilità e prontezza, si compirebbe nell'altre -provincie Italiane confinanti con l'Austria. Nè dicasi -che i Francesi repubblicani calerebbero in nostro ajuto. Conciossiachè -(presupposta pure come certissima la loro pronta -calata e la piena vittoria) io sostengo, che quello più non sarebbe -ajuto d'amici e contribuzione di collegati, ma occupazione -e conquista; e ciò che avverrebbe di noi tapini, tra la -prepotenza e la ferocia degli uni, e l'orgoglio e l'ambizione -degli altri, la storia medesima de' nostri tempi lo insegna, e -ancora ne permangono i tristi effetti. Necessario è, dunque, -che la Liguria, il Piemonte, la Toscana e gli Stati romani -non tumultuino e non si scompongano, per infino a tanto -che alle frontiere di ciascuna di tali Provincie italiane stanno -grosse e minacciose le truppe austriache. Da ciò segue, che -in esse Provincie chiunque pensi a mutar la natura degl'istituti -e imitare le nuove forme politiche altrove comparse, -fa opera pessima, e di turbolento e reo cittadino. Manifesto -è, poi, che se le Provincie meridionali si sollevassero per mutar -forma di reggimento, l'Italia media e la subalpina non -posson quetare: però, a tutti gl'Italiani incombe oggi un medesimo -debito; fuggire le novità che ci disordinano e ci disuniscono. -Abbiam guadagnato pur tanto di libertà, quanto bisognava -per dar dominio sicuro all'universale opinione, e -proseguire ordinatamente di migliorazione in migliorazione, -sino a vedere attuato appresso di noi tutto il più scelto, -il più liberale ed il più proficuo delle odierne istituzioni. A -<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> -tre cose dobbiam ora voltar la mente con ardore di zelo e -fermezza incrollabile di volontà. La prima è stringere ed -afforzare l'unione; la seconda, armarci; la terza, consumare -l'opera santa e solenne dell'indipendenza. Quelle mutazioni, -pertanto, che a tali tre fini possono recare nocumento o ritardo, -si abborrano e si respingano, qualunque nome e colore -specioso e allettativo portino seco. -</p> - -<p> -Quanto è a nostri Principi, a me sembra di scorgere -chiaramente, che quel cammino che lor conviene di compiere, -vada bensì per sentieri aspri e difficili ma non tortuosi ed -oscuri, e dopo molte scoscese e sdrucciolevoli chine li meni -in luogo ove potrebbe loro mancar la fortuna ma non la gloria, -e ove non può abbandonarli l'amore e la riconoscenza -eterna de' popoli. -</p> - -<p> -A me va per l'animo, che a Vienna gli ultimi casi di -Francia recato abbiano sommo terrore a parecchi; ad altri, -apprensione assai, mista di molta speranza:<a class="tag" id="tag15" href="#note15">[15]</a> perchè coloro -i quali s'ostinano negli antichi pensieri, e reputano ogni rivoluzione -un delitto e un furore che presto passa, e debbe -quindi espiarsi con servaggio nuovo e lunghissimo, entrano -forse in qualche fiducia di veder rinsavire le menti sedotte, -rannodar le vecchie colleganze, rifare le congreghe de' principi, -la libertà diroccare per li medesimi suoi eccessi, e il -mondo spaventato e sconvolto chiedere di riposarsi sotto lo -scudo dei paternali governi. Primo di tutti il Metternich -move forse, in questi giorni medesimi, tali o poco diverse -parole ai Principi nostri: — Ecco, o Signori, avverate a lettera -le mie previsioni, ed anzi troppo più che voi ed io -non temevamo. A voi piacque, per eccessiva mansuetudine, -di carezzare e scaldare nel vostro seno le sètte dei liberali, -credendole assai temperate e pacifiche e ben corrette dall'infortunio. -Vedetele ora che son cresciute ed ingagliardite -coi vostri favori. Avvi egli concessione che li contenti, beneficio -che li plachi, liberalità che li riempia e li sazii? Prima -mostravano di non vi chiedere se non alquante riforme; -poi vollero armi, poi licenza di scrivere ogni enormità ed -ogni scempiezza; oggi gli Statuti più larghi, le guarentigie -<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> -più salde, le libertà più estese e compiute non sembrano -loro abbastanza; oggi si tratta delle vostre corone medesime; -si tratta dell'essere o del non essere. Or che aspettate, -o Signori? Forse che la Francia espedisca di nuovo le fiere -masnade de' suoi giacobini a sommuovere tutti i popoli, a -rovesciare tutti i troni? Deh facciam senno una volta, e ricompriamoci, -se egli è possibile e s'egli è ancor tempo, dal -giogo vile delle cenciose democrazie. Quel che vuol dire -scostarsi dall'amicizia dell'Austria, nudrire speranze inconsiderate -d'ingrandimento, correre dietro agli applausi delle -ingratissime moltitudini, stimo che apertamente il vediate. -Ma l'Austria scorda tutti gli oltraggi passati, compiange gli -errori comuni, e solo desidera e prega che il vostro pentirvi -e ricredervi non sia tanto tardi, ch'ella medesima non conosca -e non rinvenga spedienti opportuni e bastevoli per -riscattarvi. Pensate che se i demagoghi si tacciono di presente, -e sembrano ancora avervi in rispetto e in considerazione, -ciò accadrà fino al giorno che le truppe imperiali -ostinerannosi a custodire e fronteggiare la Lombardia. L'ora -in che avranno sgombrato compiutamente l'Italia, sarà l'ultima -del vostro regno. — -</p> - -<p> -A me vien pensato che questi debbono essere gli ammonimenti -e i consigli del Gran cancelliere di Vienna; e a me -pare, dall'altro lato, udire rispondere così i nostri Principi: — Se -d'una cosa noi ci pentiamo, si è di avere troppo indugiato -a riconoscere la perfidia insieme e la vanità de' vostri documenti, -pei quali rischiammo di perdere affatto l'amore de' -popoli nostri, che è il solo patrimonio e la sola conquista -degna d'un re. Voi procacciate di spaventarci mostrando -la crescente smoderatezza e la necessaria incontentabilità -delle moltitudini. Ma noi siam di credere, che l'opinione, -qualora possa manifestarsi senza pericoli e incitamenti, e -non le manchi agio nè tempo di esaminare, d'erudirsi e di -avvisatamente concludere, mai non si scompagni dalla moderazione -e dalla giustizia: ma come ciò sia, meglio ci sembra -di ottemperare al desiderio eziandio indiscreto de' nostri -concittadini, che al comando del superbo straniero. Insopportabile -a noi s'era fatto il regnare come vostri luogotenenti, -<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> -e col puntello de' gesuiti; e ci è più dolce spartire col -popolo l'autorità della legge, che veder cancellato il nome -di lui dal libro delle nazioni, e l'Italia condotta ad essere -non altra cosa fuorchè <i>una espressione geografica</i>, come voi -testè la domandavate. Col restituire a' sudditi nostri la dignità -d'uomo e di cittadino, abbiamo a noi medesimi restituito la -monarcale dignità, e sentiamo che d'ora innanzi nella bilancia -d'Europa li scettri nostri avranno pondo e valore. Ad -accrescere l'uno e l'altro, noi deliberiamo di unirci in -istretta e saldissima Confederazione; e presto bandiremo una -Dieta Italiana, ove siederanno con buon accordo e amicizia -così i nostri commessarj come i deputati delle assemblee. -Voi dite che la Francia torna minaccevole per tutti i troni, -e che noi saremo continuo tribolati, continuo sopraffatti dall'esorbitanze -dei partiti. Ma non vi cada della memoria quel -grande sfogo che dar possiamo all'eccesso dell'ardor giovanile -e alle improntitudini della plebe. A ciò basteranno, -ben vel sapete, queste sole parole: Si passi il Ticino. Ma -sentiamo che replicate, che vinta la guerra, affrancata la -Lombardia, e vuota l'Italia d'Austriaci, nessuno porrà più -argini alle passioni e termine alle speranze e disegni dei -democratici. Noi rispondiamo invece, che niuna cosa può -aggiungere credito e forza ai nostri governi, quanto l'auge -della vittoria, le armi avvezze a obbedire e onorare le nostre -persone, il merito sommo acquistato appresso della nazione. -O tutto questo può salvare le nostre corone e prerogative, -o nessun'arte e spediente lo può. Ad ogni modo, -la giustizia procede con noi, e i nostri nomi son consegnati -alla fama, e staranno quanto la storia dell'italiano risorgimento. — -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> -</p> - -<h3 id="epoca">AI SIGNORI DIRETTORI DELL'<i>EPOCA</i>.<a class="tagtitle" id="tag16" href="#note16">[16]</a></h3> -</div> - -<p class="indr"> -11 aprile 1848. -</p> - -<p> -Giovandomi della sincera e cortese amicizia vostra, piglio -arbitrio di mandarvi alcune brevi considerazioni sui fatti -di Lombardia, le quali nelle congiunture presenti mi pajono -non pur vere ed utili, ma che il trascurarle torni troppo -pregiudicioso alla causa italiana. Nè badate, signori, che -sieno pensieri d'arme e di guerra; imperocchè, a questi tempi, -qual buon cittadino non volge l'animo alle cose militari? -Senza dire che la scienza dell'armi non è tutta chiusa ed -inaccessibile a chi s'astiene dal maneggiarle, ma v'à alcune -parti ove il naturale ingegno può penetrare assai dentro, e -scorgere con sicurezza ciò che al buon capitano occorre -d'imprendere e di provvedere. Quando, poi, questi miei -brevi pareri ed accennamenti non pure si raffrontino coi -disegni e le risoluzioni di coloro che al presente governano -la guerra santa, ma nemmanco abbiano spazio di prevenirle, -io ripeterò in cuor mio <i>Hoc erat in votis</i>, e coglierò grandissima -contentezza dalla inutilità delle mie parole. -</p> - -<p> -Io dico, pertanto, che considerandosi da un lato le mosse -dei nostri e dall'altro quelle degli avversarj, s'intende assai -chiaro, che gl'imperiali procacciano di rannodarsi e difendersi -principalmente lungo l'Adige; e quivi, secondo che daranno -i casi, o aprirsi una ritirata sicura sgombrando del -tutto l'Italia, o ripararsi in Peschiera, in Mantova ed in Verona, -aspettando quello che venga loro comandato da Vienna. -Possono eziandio tentar la sorte d'una battaglia campale, -con questo consiglio, che riuscendo vincitori, acquistino facoltà -d'invadere nuovamente gran parte della Lombardia e -del Veneto; e quando abbian la peggio, rimanga loro pur -sempre un ricovero assai ben munito e ben proveduto nelle -dette fortezze. Sperare in ajuti nuovi e gagliardi spediti loro -di là dal Tirolo non sembra che possano per al presente, -e poco numero di gente non basterebbe al fine di rappiccare -le fila interrotte tra Verona e le terre austriache. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> -</p> - -<p> -Dal lato nostro, conoscesi che Carlo Alberto è in pensiere -principalmente di sconnettere in più d'un punto e -spezzare quella continuazione di forze che gl'imperiali si -studiano di mantenere fra l'Adige e il Mincio; e nel tempo -stesso, à l'occhio ai passi meno difesi, e distribuisce sì fattamente -le truppe dell'ala sua dritta, da impedire al nemico di -rioccupare per soprassalto alcuna città o luogo importante. -Con l'ala sinistra, poi, dell'esercito proprio spignesi, a quel che -sembra, verso il Tirolo, per soccorrere le popolazioni insorte, -minacciare il nemico alle spalle, e togliergli modo così di tenersi -congiunto colle terre dell'impero di là da' monti, come -di rinfrancarsi con qualche schiera che disegnasse di -calare in Italia. -</p> - -<p> -Ciò veduto, io sostengo, che è grandemente mestieri -menar la guerra con celerità e vigore massimo nel Tirolo, e -far quivi grossa testa di truppe, radunandovi altresì quanta -più gente assoldata e disciplinata può fornire la Venezia. -Questo fatto, un buon nerbo di milizie scendendo dal Cadorino -e dal Friulano, dee spingersi con ardire e prestezza ad -occupare Trieste, e porgere ajuto ai partigiani e fautori della -causa italiana che sono pure colà. Sembra oggimai certo, che -Napoli invia legni e soldati nell'Adriatico; ma nessuno sforzo -dalla banda del mare conseguirà prontamente lo scopo -della dedizione di Trieste, qualora dalla banda di terra non -sia stretta ed assalita con istraordinaria gagliardia. In questa -sollecita occupazione di tutta l'Istria raccogliesi, al parer -mio, un punto principalissimo della liberazione d'Italia e un -gran pegno della sicurezza avvenire; e però è necessità di -ciò procurare innanzi che il governo nuovo viennese possa -riaversi, e le sue provincie tedesche, paghe delle libertà e -guarentigie ottenute, risolvano di sostenere con ogni mezzo -la ruinante casa di Ausburgo. Fra poco si riordinerà eziandio -la dieta Germanica, e sarà dieta leale di popoli liberi, e quindi -tenera sopramodo dell'onor nazionale e gelosa dei vantaggi -comuni degli Stati Alemanni. Tra tali vantaggi debb'ella -per certo annoverare il porto di Trieste, che è per l'intera -Germania il solo uscio aperto sulle acque dei nostri mari, -e la sola diretta via e comunicazione con l'ultimo -<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> -Oriente.<a class="tag" id="tag17" href="#note17">[17]</a> Potrebbe, adunque, tutta Lamagna commoversi fortemente -per serbar dominio sopra Trieste; la qual città, d'altra parte, -rompe in mezzo le terre italiane poste fra l'Isonzo e il Quarnero. -Sino dai tempi di Augusto, ànno l'Alpi Giulie e le Carniche -segnato i confini d'Italia; e però, tutta l'Istria e il littorale -che corre da Pola a Venezia è nostro, e niun vessillo vi -dee sventolare salvo che l'italiano. In me, pertanto, è gran -desiderio e speranza che le schiere piemontesi e le venete s'accampino -presto in tutta quella regione, e chiudano allo straniero -ogni passo fra il Tagliamento e la Sava, e dai Monti -della Vena sino alle rive del mare. Per rispetto, poi, all'Illiria -ed alla Dalmazia, basti per ora il notare, che abita in -quelle provincie una gente nel cui arbitrio sta il dichiararsi -o per la causa italiana o per quella dei popoli Slavi; imperocchè -di schiatta nascono slavi; di costume, di lettere, di governo -si sentono italiani. A noi importa sol questo, ch'elli non -sieno e non vogliano essere austriaci, e non possa l'Austria -nei porti di Dalmazia prepararci continue offese e molestie. -</p> - -<p class="indr"> -(<i>Dall'Epoca.</i>) -</p> - -<h3 id="guerrait">SULLA GUERRA ITALIANA.</h3> - -<p class="indr"> -14 aprile 1848. -</p> - -<p> -Le operazioni della guerra a me pajono procedere più -fortunate che preste e ben consigliate; e le spingono innanzi -le popolazioni insorte, più assai che l'attività e l'ardire dei -capitani. Dell'esercito di Carlo Alberto, l'ala destra à compiuto -l'intento suo primo (difficilissimo per addietro, e divenuto -oggidì poco faticoso) di snidare i Tedeschi da tutte le -sponde del Po. Col marciare poi raccolta e diritta sopra Desenzano -e Montechiaro, e col venir sempre di più spalleggiata -da Bresciani, Bergamaschi, Cremonesi e altri popoli -circostanti, à forzato gli Austriaci a passare il Chiese, e -fermarsi sulla sponda sinistra del Mincio, e propriamente -in quel largo triangolo che fanno insieme Peschiera, Mantova -e Verona: elli abbandonano persino parecchi posti -<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> -da lor tenuti a mezzo il cammino tra Vicenza e Verona; e -giusta gli ultimi rapporti, sembra potersi credere, che l'armi -piemontesi (e questa era fazione men facile) siensi spinte col -loro antiguardo tra Mantova e Verona. -</p> - -<p> -Ma d'altra parte, dell'ala sinistra non si à nuova nessuna, -e non compajono bollettini. Di quegli ottomila fanti inviati -verso Salò e Gavarno, e nelle cui mani credesi caduto il -forte di Rocca d'Anfo, neppure una voce. Ad essi spettava di -dilatare e soccorrere con vigoría il sommovimento tirolese, -e chiudere e impedire i passi. Certo è che gli Austriaci mantengono -ancora disgombra affatto o con pochi interrompimenti -la via da Bolzano a Trento e da Roveredo a Verona. -Ma come va tal cosa? come non si tenta ogni sforzo e non -si opera ogni bravura per insignorirsi di Trento, vera chiave -del Tirolo italiano; mentre insorgono le campagne, il Bresciano -ed il Bergamasco si muovono ad ajutare l'impresa, -e l'ajuta d'altro lato con forte rincalzo la sollevazione del -Friuli e di tutta l'alta Venezia, e possono accorrere al fine -stesso i corpi franchi della Svizzera italiana e della Valtellina? -</p> - -<p> -Al presente, gli è ben avverato che il general Zucchi padroneggia -Palma Nova ed Osopo, e che que' montanari e segnatamente -gli Udinesi ed i Trevigiani sono pieni di ardore, -e si armano e si disciplinano. Ora, gran fatto sarebbe che il -Zucchi non se ne giovasse quanto bisogna per varcare al più -presto l'Isonzo e piombare su Gorizia e Gradisca; Gorizia -città aperta in fondo a una valle, e Gradisca picciolo luogo -munito di picciol castello. Quella mossa sola basterebbe forse -a far succedere la dedizione di Trieste, tanto forte dal lato -del mare, quanto debole e sprovveduta dal lato di terra. Nè -sembra da temersi che il generale Zucchi e la gente che à -seco non vi si potessero reggere; conciossiachè tra breve essi -cresceranno delle schiere del generale Durando; e buona -porzione delle soldatesche e dei corpi franchi, raccolti qua e -là nella bassa Venezia, potrannovisi condurre sollecitamente; -e infine, non mancheranno col tempo le truppe ed i volontarj -quivi recati dai legni Sardi e Napoletani. Ma, pur troppo, -tutto questo ricerca nei capi massima speditezza ed ardire; -<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> -e ricerca altresì un comune disegno, e una bene ordinata cooperazione. -E però Dio provveda, perchè di comuni accordi e -disegni vedo pochissime prove, e molte ne vedo contrarie. -Certo è, poi, che l'Austria, quanto sentirà più difficile e più -rischioso il resistere e mantenersi nelle interiori provincie -lombarde, tanto radunerà ogni sua forza sulle sponde dell'Adriatico. -L'Istria è tutta intera in sue mani, e Trieste s'acconcia -all'antico giogo. Stando a quello che insegnano l'ultime -nuove, ogni apparecchio che studia di fare il governo Viennese -non è per soccorrere la sua causa in Tirolo, ma sì bene -per fronteggiare gagliardamente i nemici sulla sinistra dell'Isonzo, -e proteggere la Contea di Gorizia e le terre littorali. -Mai non m'è rincresciuto così duramente com'oggi di -non possedere autorità di parole nè arte infiammativa di stile; -imperocchè io l'adopererei tuttaquanta a persuadere i -giovani nostri crociati di accorrere sull'Isonzo e varcarlo -coraggiosi, riconquistando a prezzo anche di molto sangue -le antiche e naturali frontiere d'Italia. All'Alpi Giulie, griderei -loro, all'Alpi Giulie, o militi! là su tutte le cime piantate -il vessillo italiano; e non tollerate, per Dio, che attraverso -alle nostre provincie, sulle nostre stesse marine, non diviso -da monti e da fiumi, non impedito non trattenuto da fortezze -e bastìe, possa dimorare il nemico eterno d'Italia, e con quiete -e con agio ricominciare le offese e perpetuar le minacce. -</p> - -<p class="indr"> -(<i>Dall'Epoca.</i>) -</p> - -<h3 id="nuovoguer">DI NUOVO, SULLA GUERRA ITALIANA.</h3> - -<p class="indr"> -17 aprile 1848. -</p> - -<p> -I combattimenti di Goito e di Monzambano recano alle -nostre truppe onor singolare. Il varco del Mincio, qualora -gli approcci e le rive del fiume sieno difese e munite secondo -l'arte, non solo è aspra cosa e difficile, ma compiuta con -tanta prestezza come i Piemontesi ànno fatto, porge prova -bellissima di bravura e di abilità; perchè si computa generalmente -dai buoni maestri di tattica, che sia mestieri di -spendervi il triplo di tempo; e tanto ne spesero nelle guerre -<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> -ultime d'Italia i Francesi. In Goito s'erano gli Austriaci asserragliati -in più strade, e da ogni casa sparavano addosso -agli assalitori. Or, chi è pratico del guerreggiare, conosce -troppo bene quali rischj e fatiche s'incontrino a smovere e -scovare eziandio poca milizia da un luogo in cui ogni muro -le serve di parapetto, e l'è il bersagliare e l'offendere così -agevole, come difficile l'essere offesa. -</p> - -<p> -Ei pare che tutta la schiera cacciata da Goito retroceda -verso Mantova; e quella, invece, che contrastava il passo tra -Monzambano e Valeggio, si ricoveri sotto Verona. Ma non più -padroni della sinistra del Mincio, e rotta la congiunzione loro -tra Mantova, Peschiera e Verona, forse gli Austriaci in cambio -di tenere e difendere animosamente quest'ultima, s'apparecchiano -di far sicura ritirata lungo il Tirolo, e salvar -gente, artiglierie e bagagli. Se il Tirolo fosse tutto in fiamme, -come al creder mio poteva essere, accorrendovi i Piemontesi, -la ritirata de' nemici o verrebbe affatto impedita, o non -accadrebbe loro senza molto sangue e senza perdite dolorose. -Ma quando, poi, i Tedeschi indugiassero e dai nostri si trascurasse -di proseguir la vittoria e di occupare le Alpi con buon -nervo di truppe, certo, commetterebbesi errore assai grave e -pregiudicioso. Marciano a quella volta alquanti volontarj comandati -dal generale Alemandi; ma perchè marciano soli, e -nessuna porzione dell'esercito li accompagna? a quella fazione -non bisognano nè cavalli nè artiglierie, ma squadre di volteggiatori -e di bersaglieri, che da molti giorni potevano essere in -via. A ogni modo, raccomandiamo con somma istanza ciò che -le presenti congiunture d'Italia ricercano sopra ogni cosa; -vogliamo dire, prestezza, ardimento e buon accordo. Sono nel -Veneto i volontarj Romani, Sardi, Napoletani, Veneziani, -Lombardi. A chi obbediscono essi? ad uno o a più capi? Nessuno -ancora l'à significato, nessuno lo sa. Alle operazioni -loro è guida un disegno e un consiglio prestabilito e comune? -Speriamo che sì, ma se ne ànno indizj e avvisi contrarj. -Napoli manda truppe, delle quali certo non si scarseggia; -e trattiene invece la flotta sua, che sarebbe ai Veneziani -compiuto ristoro e salvezza. -</p> - -<p> -Ricordiamoci che mai Dio non à mandato all'Italia -<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> -tempi più fortunati. Ogni giorno che spunta, reca opportunità -di gran fatti, e serra nei suoi brevi confini l'efficacia di tutto -un secolo. Ora, i trattati son rotti, la diplomazia è dispersa -e muta; impaurano i gran potentati per li guai che ànno in -casa; l'Inghilterra medesima vive in qualche apprensione -delle sue cose; Lamagna non è concorde, e travaglia e suda -a ben ricomporsi. In tali condizioni e pressure, l'Europa attende -di ricevere nella sua stemperata materia quelle nuove -forme che il senno e l'arbitrio delle nazioni stanno per imprimerle, -giusta la naturale configurazione dei territorj, e -l'indole ingenita e sostanziale dei popoli. Affrettiamoci pure -noi, di stender l'armi e le insegne su tutte le nostre frontiere, -e sieno per sempre ricuperate. -</p> - -<p class="indr"> -(<i>Dall'Epoca.</i>) -</p> - -<h3 id="zucchi">AL GENERALE CARLO ZUCCHI.</h3> - -<p class="indr"> -Roma, li 20 di aprile del 1848. -</p> - -<p> -Io non temo, signor Generale, che a voi sembri temerario -e importuno che io vi scriva; perchè la vostra cortese -natura mi rende certo che il tempo non è bastato ad estinguere -quella tanta benevolenza e parzialità che mi mostraste -in Bologna nel 1831, quando faticavamo entrambi a ottenere -che quel tentamento infelice di libertà e d'indipendenza, non -potendo più reggere, cadesse almeno onoratamente. E prima, -vi scrivo per dolce sfogo dell'animo; perchè in mezzo alle -tante e insperate maraviglie del risorgimento italiano, certo -non dee reputarsi l'ultima il veder voi padrone della città -che la fredda e lunga vendetta degli stranieri aveavi assegnata -per carcere. E non è senza gran mistero del providente -consiglio di Dio, che voi per mezzo a infinite sventure e pericoli, -e in modi così straordinarj e quasi direi favolosi, foste -riserbato a questo giorno novissimo in cui s'adempie la redenzione -finale di nostra Patria. Non è senza mistero eziandio, -che a voi toccasse per ultimo campo del valore e del -senno vostro guerriero cotesta città, e cotesti popoli situati ai -confini d'Italia e naturali custodi dell'Alpi. Io non ò meco -<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> -una sì gran dose di vanità, perch'io presuma non dico di -consigliarvi ma di parlare con esso voi di cose militari, e di -quelle segnatamente che avete ora tra mani. Solo, ricordandomi -dell'indole vostra lontana da ogni albagía, vorrei farvi -intendere, che a voi si conviene al presente di porre in disparte -la naturale ed abituale modestia, e sentire in modo -compiuto il molto profitto ed il gran momento di quella parte -della guerra nazionale italiana che a voi cadde in sorte. Chi -non vede che l'Austria, ormai disperata di proseguire le sue -difese negli aperti campi di Lombardia, e mal sicura altresì -di Verona e di Mantova, volterà ogni sforzo dalla banda -del Tirolo, e sulle terre frapposte tra l'Isonzo e la Sava? Ma -voi ben premunito dentro le mura di Palmanova, e presto -fatto capitano (come tutta Italia desidera) d'un giusto corpo -di esercito, avrete arbitrio da un lato di soccorrere i Tirolesi -insorti, e dall'altro di assaltar con vigore le truppe austriache -le quali pretendessero di mantenersi di qua dall'Alpi, vogliamo -in Trieste e nella contea di Gorizia, vogliamo nell'Istria -e nella Dalmazia. Però, io non dubito che a voi non -prema di sollecitamente istruire il re Carlo Alberto sulla -molta necessità che vi stringe di venir subito provveduto di -numerosa e scelta milizia, e che quanto maggior quantità di -truppe italiane sarà schierata sull'Isonzo, tanto riuscirà più -certa e compiuta la nostra vittoria adesso e nell'avvenire. E -similmente, voi conoscete quello che in tal fazione potrebbe -e varrebbe il soccorso del re di Napoli; il sol potentato italiano -che sia fornito di molte navi a vapore ben costrutte e -ben corredate, e quindi attissime a bloccare i porti, far mostra -lungo tutte le rive dalmatiche della nostra bandiera, e -trasportare e sbarcare speditamente e dovunque sia l'uopo -notabil copia di armi e di armati. Ei bisogna che le Alpi segnino -da tutte le bande i confini d'Italia, come volle natura -quando primamente configurolla. Ma ei bisogna altresì, che -questo s'adempia prestissimamente, e mentre l'Austria giace -tutta scomposta e di consiglio sprovveduta, e avanti che la -Germania intera non incominci a riordinarsi in forte e omogenea -confederazione. A voi non rimane ignoto, che ne' Tedeschi -è ora più che mai presente e vivissimo il desiderio di -<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> -far buona comparsa sui mari, a dispetto quasi della natura; -accorgendosi essi, che il poco aver prevaluto sull'altre nazioni, -e poco aggiunto di peso e d'efficacia infino al dì d'oggi -ai gran casi dell'Occidente europeo, sia proceduto principalmente -dal non avere marineria. Il possedere, pertanto, per -via di Trieste, dell'Istria e della Dalmazia buoni porti sull'Adriatico, -e mezzo di pronta e diretta comunicazione col -Levante e con l'Indie, sembra ai Tedeschi un vantaggio -notabilissimo, e circa il quale è impossibile che non si svegli -fra breve molta sollecitudine in tutta quanta l'Allemagna. -</p> - -<p> -Fa grandemente mestieri, adunque, che prima che ciò -succeda, la vostra gloriosa spada cacci di là dai gioghi dell'Alpi -Giulie quel che rimane di forze austriache, e i non -abbondevoli sussidj che possono uscire in questi giorni da -Vienna. Affrancato una volta quel territorio, e occupati e muniti -i passaggi, tornerà più facile senza comparazione il difenderli, -benchè dal lato degli stranieri moltiplicassero le -armi e gli assalti. Quanto, poi, alle coste Dalmatiche, e a quelle -popolazioni tanto fedeli un tempo a Venezia, ei si conviene -adoperare più ancor della spada l'artificio dei negoziati, e subito -entrare in pratiche di buon accordo non già con l'Austria -ma sì coi Dalmati, con gli Ungaresi e i Croati. Quello -che importa all'Italia supremamente, si è che Dalmazia e Illirio -non sieno austriaci nè tedeschi. Pel resto, puossi trovar -modo e via di accomodamento durevole; nè bisogna mai -che la nazione Ungarese, fortissima e potentissima, divenga -nostra inimica, ma invece compagna ed amica, siccome ai -giorni per essa gloriosi di Mattia Corvino. Per tutto ciò, mi -sembra doversi pregare con istanza e premura grande il re -di Piemonte a mandar di presente uomini esperti e avveduti -appresso i Dalmati, i Croati e gli Ungaresi, con ufficio -espresso di dimostrare e persuadere a ciascuno dei tre, — come -il nemico loro comune sia l'Austria, e come niun d'essi debba -volere che quel potentato o per sè o in nome della Germania -possa tener dominio sulle coste dell'Adriatico. L'Italia desiderare -e pretendere unicamente ciò che natura le à dato, -cioè le sue naturali frontiere dal Varo al Quarnero; del rimanente, -non domandare se non buona vicinanza e amicizia. -<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> -Una lega commerciale e doganale perfetta fra Italia, Dalmazia, -Ungaria, Transilvania e Croazia, poter mettere in continua -e profittevolissima congiunzione di traffico il Mar Nero -con l'Adriatico, il Levante col Ponente, le Indie col Baltico, -il Po col Danubio. Nessuna ambizione e interesse avere -l'Italia d'uscire de' suoi confini, nessuno di conquistare e -predominare sulle popolazioni slave dell'Albania, della Boemia, -della Servia, della Bulgaria; in quel mentre che l'Austria -le va minacciando tuttavia, e da lungo tempo à in animo -di possederle: nè contra l'ambizione di lei potrebbero essi -popoli rinvenire altro collegato sincero e migliore fuorchè -l'Italia; imperocchè il Russo ajuterebbeli per farli soggetti; -il Turco è barbaro e inerme; la Francia troppo remota e incostante. — -</p> - -<p> -Ma io mi stendo di soverchio a parlarvi di cose le quali, -dove s'appongano al vero, a voi non son nuove, e meglio e -più profondamente di me le scorgete e considerate. Nè il mio -nome val nulla per aggiungere a queste opinioni alcun grado -di autorità; ma sì vi prego che voi le pigliate a cuore, e Carlo -Alberto insieme con voi le caldeggi e fomenti, onde poi l'effetto -dell'opera segua sollecitamente alla ferma credenza di -entrambi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> -</p> - -<p> -Seguitando a distribuire gli scritti del nostro Autore per -ordine di tempo, collochiamo qui alcuni discorsi da lui pronunciati -nel parlamento romano, detto con ispecial nome Consiglio -di deputati; e scegliamo quelli che per la importanza dell'argomento -o la caldezza dell'affetto o qualche lume maggiore -recato alla storia degli ultimi anni, porgono pure al presente -materia accetta e non disutile di lettura. Come poi l'Autore -medesimo ne trascrisse più d'uno nell'opuscolo impresso -da lui in Genova nel 1850, e ristampato in questo -volume, noi ci asteniamo di qui registrarli. Invece, poniamo -subito allato ai Discorsi qualche altro breve dettato che in -que' giorni medesimi pubblicava il Mamiani nell'Epoca. -</p> - -<p> -A ciascun discorso si premettono poche parole, per notificarne -l'occasione e le circostanze. A sminuire la noja del -ripeter la data comune a tutti, avvertiamo il lettore, ch'ei furono -pronunziati nel corso del 1848. Dalle stesse parole loro, -poi, si rileva quando l'Autore discorre secondo sua qualità di -Ministro, ovvero da semplice deputato. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> -</p> - -<h3 class="hidden" id="edupop">Discorso sulla educazione del popolo</h3> - -<div class="blockquote"> -<p> -<i>Discorso pronunziato nella tornata del 26 giugno, in occasione che -alcuni Deputati proponevano di significare nell'Allocuzione al -Principe il desiderio del Consiglio, che intendesse il Governo -particolarmente a giovare ed educare il popol minuto.</i> -</p> -</div> -</div> - -<p> -Il voto col quale la tornata di jeri l'altro venne conclusa, -riferivasi ad un argomento sì grave e solenne pei -tempi nostri, che non si fa lecito al Ministero di non dichiarare -sovr'esso la mente sua; e credo opportuno, come testè -io diceva,<a class="tag" id="tag18" href="#note18">[18]</a> tale dichiarazione accadere innanzi che i commessarj -sull'Allocuzione al Principe deliberino intorno al -proposito, e trovino quelle espressioni che parranno loro più -acconce e più rispondenti ai pensieri e alle massime del -Consiglio dei deputati. -</p> - -<p> -Io comincerò dal notare, che sfortunata ed impertinente -riesce oggimai l'appellazione di riforme sociali e di questioni -sociali, che molti dànno per vezzo e per uso a importantissimi -studj e a utilissimi proponimenti. Simili nomi -svegliano nella più gente un'apprensione ed una paura non -del tutto irragionevole; perchè il pensier loro corre drittamente -a quelle moderne utopie che non son lasciate spaziare -nel libero campo ed innocuo delle astrazioni accademiche; ma -le si fanno con foga e precipitazione discendere nell'ordine -dei fatti civili, cagionando, come pur troppo si scorge oltr'alpe, -fiere e minaccevoli perturbazioni. Pure, come ciò -sia, noi qui non parliamo (od è questa per lo manco l'opinion -mia e de' miei colleghi nel Ministero), non parliamo noi -qui del mutare e rifare le fondamenta al sociale edifizio, ma -del correggere e migliorare la sorte del popol minuto; la -quale sarà sempre in cuore a tutti gli animi generosi e compassionevoli -<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> -e singolarmente al cristianissimo popolo di questa -città, in cui, diceva quel nostro, -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Giuste son l'alme e la pietade è antica.</p> -</div></div> - -<p> -Circa l'essere e le condizioni del popol minuto, due -estremi debbonsi ugualmente fuggire. Il primo, di non gittarsi -a tutt'uomo in quelle fantasie onde sono uscite con -parto infelice le teoriche strane e avventate che menano sì -gran rumore di sè, ma le quali condotte alle prime e più -semplici applicazioni, subito ànno mostrato la vanità loro. -No, concittadini, alle questioni, come sono pensate e proposte -oggidì in Francia e che piglian nome di sociali, non -trovasi, per isventura, risposta veruna assoluta ed affermativa. -Certo, io non ficcherò la pupilla mia debolissima tra le -ombre, anzi nella notte profonda del più remoto avvenire; -ed io non so bene se nel lunghissimo corso dei secoli la provvidenza -riserbi all'intelletto degli uomini qualche, dirò così, -impensata divinazione, per cui giungano elli a risolvere quei -problemi, e interpretare quegli enigmi che alla scienza -moderna, e intendo la solida e verace scienza, permangono -chiusi ed inesplicati. Pur troppo, considerandosi per ogni -parte cotale materia delle questioni sociali, si riconosce -apertissimo, che stannovi dentro nascoste certe disuguaglianze, -o naturali ed ingenite, o necessarie ed inemendabili, e -certe discrepanze e contrarietà d'interessi, di facoltà e di -uffici, le quali niun mezzo, niun ritrovato, niuna forma -d'istituzioni vale a rimovere compiutamente. Però, chi ben -guarda negli spedienti e ne' partiti proposti, e medita i sistemi -ambiziosi che i socialisti architettano a lor talento, -scorgeli tutti offesi da un peccato medesimo; imperocchè -tutti effettivamente rivolgonsi in un perpetuo paralogismo, -come la ruota d'Issione. Vuoi tu scemare al possibile l'indigenza? -noi siamo nel tuo desiderio. Ma se la vuoi sbarbicare -affatto e per sempre, credi che senza arricchire l'universale -diverrai povero tu. E se ben poni l'occhio alle tue -vestimenta, alle supelletili di tua casa, a quelle minute -opere che altri adempiono in tuo sostentamento e servigio -ogni dì, affinechè tu possa vacare alli studj tuoi razionali: e -<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> -se quindi fai ragguaglio di tutto ciò con l'intera famiglia -umana, e consideri l'immenso apparecchio di ordigni e -manifatture, e il cumulo e la varietà infinita di materiali -opere che occorre alla civiltà per sussistere, crescere e perfezionarsi, -tu verrai nella nostra sentenza: la quale afferma -che la porzione massima del genere umano nasce destinata -alle meccaniche faccende, le quali d'altra parte senza fatica -e travaglio grave e incessante non si compiscono, e però -bisogna cotidianamente agli uomini il pungolo acuto ed -amaro della povertà. Che se presumi, o socialista, di possedere -l'arte di far soave e desideratissimo ogni lavoro il più -ingrato e il più schifo, mediante certi compensi e armonie -che dici avere scoperte nell'uomo e nella natura; io affermo -assai risolutamente, che tu contempli un'altra natura ed un -altro pianeta che questo dove abitiamo. -</p> - -<p> -Io veggio bene che tali ubbie fra i nostri dotti non allignano -e non recan pericolo. Ad esse fa ostacolo insuperabile -una delle più comuni e più profittevoli doti che la natura -à fornito alle menti italiane; l'ingegno pratico, io -voglio dire, e lo squisito buon senso. Nè tampoco sono pericolose -e attrattive per al presente all'infimo popolo. Conciossiachè -le nostre plebi, la più parte, sono campagnole, e vivono -frugali e modeste e così semplici nelle lor voglie e ne' loro -costumi e pensieri, come la circostante natura, il cui nudo e -schietto sembiante guardano e ammirano a tutte l'ore. Oltre -di che, la religione vive ancora e trionfa con pura fede nelle -moltitudini nostre; e per virtù di lei tollera ciascheduno -que' gravissimi mali che crede dovere infallantemente venir -riparati in un mondo migliore; e con serena e tranquilla pace -di spirito non domanda insino a qui a Dio e agli uomini altra -cosa, in compenso del tanto sudore, salvo che uno scarso -e rozzo pane cotidiano. -</p> - -<p> -Ma, signori, al dirimpetto dell'estremo di cui vi parlo, -ne sorge un altro non meno pernicioso, e consiste nell'incuria -e nella dimenticanza del vasto subbietto intorno al quale -vi sto intrattenendo. Alcuni se ne spaurano a modo, che via -il cacciano dalla mente come cosa nefaria e da porsi in tacere -per tutti i tempi. Alcuni invece lo sprezzano e lo deridono, -<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> -e forse ciò fanno per cortezza d'ingegno e di scienza; altri -viene nel medesimo effetto per secreto movimento d'egoismo e -d'orgoglio, trattandosi della gente minuta, alla quale non appartiene -e che desidera tener soggetta. Altri spera o finge che -non badando alle questioni appellate sociali, si torrà loro importanza -e rinomo, e stancandosi gli uomini di ragionarne, elle -andranno in dileguo. Ma questo guanciale dell'incredulità e -dell'accidia mai non à dato un buon dormire e un buon riposare -a nessuno, e non si cambiano per esso le condizioni -peculiari del secolo. Certissimamente, le questioni dette -sociali sono il vero e proprio qualitativo della età in che -c'imbattemmo a vivere; e non è lecito a un popolo da lunga -mano educato e civile, e similmente a un governo provvido e -illuminato, il non curarle quanto è mestieri. Debbe anzi egli -cercarne per tempo e con diligenza la parte sincera e operabile, -affine appunto di resistere e di combattere con pieno -e facil successo ai copiosi e funesti errori che quelle accompagnano. -Nè del presente ei si conviene tanto fidarsi -da chiuder gli occhi sull'avvenire, forse poco discosto. In -niuna parte d'Europa s'alza oggi un incendio che non -mandi per tutto le sue faville: e se le materie, per gran ventura, -non son qui disposte a contrarre l'ardore, teniamo -bene in memoria potere l'esempio, le occasioni, le rivolture, -la male usata libertà e gli errori nostri mutarle; e puossi -replicatamente diffondere un seme, che in sino a quest'ora -o non cadde sul nostro suolo, o vi rimase infecondo. Sopratutto, -convien ricordare che quanto succede di là dall'Alpi -non è solo da tribuirsi a cagioni locali ed accidentarie, ma -sì a parecchie universali e durevoli, di cui vi prego di fare -attenta considerazione. -</p> - -<p> -La storia antica, e segnatamente quella di Grecia e di -Roma, appena ci à tramandato il nome degl'infimi lavoranti -e della più umile plebe, e fatto conoscere alla nostra curiosità -che in quell'era vivessero poveri, e come fossero sovvenuti. -Del qual silenzio voi ben sapete la cagione. I veri derelitti -allora e indigenti erano i servi, cioè gregge umana e non cittadini, -cose utili e non persone, enti animati, incapaci di possedere -del proprio nemmanco sè stessi e la luce che loro mandava -<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> -il sole. Ma il cristianesimo à, la Dio mercè, rivendicato -per sempre i titoli augusti e inviolabili di tutta l'umana famiglia. -E posto ancora, che il proletario de' nostri tempi viva altrettanto -o più disagiato dello schiavo greco e romano, la qual -cosa in generale non reputo vera; ciò nonostante egli occupa -oggi con sicurezza e gode a suo senno un tesoro eccelso ed -inestimabile nel conoscere e praticare la dignità della propria -natura, obbedire ed assoggettarsi per patto e secondo equità, -e trovarsi con gli altri uomini in comunanza perfetta di diritti -e di doveri. Ma, come agli altri ordini di cittadini bastava -per affrancarsi compitamente e abilitarsi ad ogni vantaggio -l'estinzione dei privilegi e l'uso della libertà e dell'uguaglianza -civile e politica, comincia il proletario a -discernere che ciò a lui non è sufficiente, bisognandogli una -tutela assai più stretta e più soccorrevole, e desiderando -ch'ella riceva a' dì nostri alcuna forma legislativa e giuridica, -nè sia scontata o con qualche specie di servitudine e -d'umiliazione, o col ritorno dei vecchi mali sott'altro colore -e denominazione. Esce da ciò, come vedete, una condizione -non men generale che nuova di tempi e costumi; e la lor -ragione è riposta così nella progressiva emancipazione delle -classi, e nel perfezionarsi a grado a grado i concetti e la -pratica della universale equità e del comune diritto, come -eziandio nell'efficacia secreta e incessante delle dottrine -evangeliche, dentro le quali stanno veracemente inseriti e -racchiusi tutti questi germi benefici di ugualità e di fraterna -tutela a rispetto dell'infima plebe. -</p> - -<p> -Ma, signori, cotali germi divini sono dalla provvidenza -medesima consegnati alla nostra ragione, perchè gl'illumini -e li fecondi. Fu il medio evo caldissimo tutto di carità verso -i poveri; ma le tenebre della mente annullavano quasi l'effetto -di tanto ardore. A noi s'appartiene col senno civile -odierno di riparare l'esorbitanze e gli errori delle vecchie -età; e s'ingannerebbero forte coloro i quali stimassero che -la meditazione, l'uso e l'esperimento non abbiano altresì -da cotesto lato raggiunta a' dì nostri molta perfezione di -scienza, nè discoperti di mano in mano e insegnati parecchi -progressi sostanzialissimi. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span> -</p> - -<p> -Distinguiamo (giova ripetere) la porzione fantastica e -ne' fondamenti suoi mal ferma e cadevole delle teoriche -odierne sociali, da quella che pur vi rimane salda, positiva e -operabile. Tra i mali veri e presenti del popol minuto, e l'ultimo -e inaccessibile punto di agiatezza e prosperità che accennano -i socialisti, intervengono moltissimi termini e quasichè -innumerevoli, ciascuno de' quali segna od una privazione -cessata, od una miglioranza speciale ottenuta; quando -un qualche incremento di ben essere materiale, e quando -alcun progresso comune d'istruzione e d'educazione. E a -questi termini intermedj (notabile cosa) mai non vedesi una -piena impossibilità di aggiungerne altri ed altri. Tale, o -Colleghi, è l'arringo alle presenti generazioni dischiuso: -questo il campo della scienza moderna che tutti con isquisita -cura e massima diligenza dobbiam coltivare. -</p> - -<p> -Così e non altramente il Ministero avverte e considera -i fatti e le dottrine che riferisconsi alle questioni dette sociali. -E per iniziare intorno ad esse l'attuazione graduale di -quelle massime e di que' propositi che sembrano a lui non -che salutari e degni oltremodo del vostro suffragio, ma praticabili -in sin da ora, ed ottenibili in qualche porzione, egli -avvisò di proporre ai Consigli, come farà per l'appunto tra -pochi giorni, tal disegno di legge, per cui venga costituito -fra noi fermamente e con estese prerogative uno speciale -Ministero inteso alla beneficenza pubblica e alla educazione -del popol minuto. Datemi licenza, onorandi Colleghi, di -porre in vostra notizia e considerazione la circolare che -il Governo à inviata, in ordine a ciò, a' suoi primi ufficiali. -</p> - -<p> -«Carattere principale del nostro secolo, e titolo vero -e degno da lui posseduto alla lode e conoscenza dei posteri, -si è la sollecitudine grande e sinceramente caritativa che -mostra inverso il popol minuto, nel quale pur troppo s'accoglie -la più numerosa e più sfortunata porzione del genere -umano. Fervono da per tutto gli studj e le scienze -denominate sociali, e ad ogni provida e illuminata amministrazione -appartiene l'ufficio d'indurre da quelli ciò che -vi si aduna di vero e di praticabile, e per nulla non contradice -<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> -ai principj eterni e moderatori della famiglia, della -proprietà e della libertà umana. -</p> - -<p> -»Il Governo, persuasissimo della gravità e importanza suprema -di tal subbietto, à deliberato di proporre ai Consigli -legislativi la istituzione d'un Ministero nuovo speciale, con -titolo di Ministero della beneficenza publica. A questo spetterà -in modo particolare e proprio, la cura gelosa e il carico -difficilissimo di emendare e migliorare lo stato delle moltitudini -più bisognose, scemarne le privazioni e i disagi, combattere -da ogni banda le cagioni dell'indigenza, estirpare l'accatteria, -stenebrare le menti, correggere gli animi e incivilirli. -</p> - -<p> -»Per dare un buon fondamento a siffatta impresa, egli -è grandemente mestieri che al Governo sieno fatte avere -notizie ordinate e ragguagli minuti ed esatti circa le opere -e gl'istituti di pubblica beneficenza, quanti e quali sussistono -insino al dì d'oggi in ogni provincia dello Stato, e sotto -qualunque giurisdizione e denominazione. -</p> - -<p> -»Io però invito e prego la Signoria Vostra Illustrissima -a voler commettere ai signori Gonfalonieri, e mediante essi, -ai rettori e ministratori dell'opere e istituti di pubblica beneficenza -della Provincia sua, che nel più breve tratto di -tempo sieno raccolte e bene ordinate le notizie e i ragguagli -suddetti, e per mezzo di Lei fatte giungere speditamente in -questo nostro Ministero. -</p> - -<p> -»Trattandosi di cosa che tanto importa, io non ho dubbio -nessuno dell'assaissima sua diligenza e premura, nè di -quella de' signori Gonfalonieri, ai quali le piacerà di vivamente -raccomandarla.» -</p> - -<p> -Cotal Ministero, o Colleghi, vòlto al beneficare e all'incivilire -le moltitudini travagliate e indigenti, è a noi comparso -molto più rilevante e proficuo di altri che in altre -contrade ànno conseguito un nome ed un essere proprio e -distinto. Scorgesi in Inghilterra (a citar qualche esempio) un -Ministro che cura e vigila unicamente i palazzi della Regina. -Più volte si veggon Ministri a' quali nessuno ufficio particolare -viene affidato, e sembrano se non poco opportuni, certo non -necessarj. In parecchi Stati v'ha un Ministero, il cui solo negozio -è di reggere e provvedere i lavori pubblici. Nè io, per lo -<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> -certo, nego la importanza e il pregio di tal reggimento, e nemmanco -intendo di scemarli di verun grado nella vostra e mia -opinione. Ma come si potrà mantenere che i lavori meccanici -dello Stato rilevino molto più che la carità sua e i suoi beneficj -nella gente minuta, o che questa porga materia ministrativa -meno ampia e meno implicata e difficile, o non debba più -forse di tutte l'altre cose stare a cuore al Governo? Eppur -mi sovviene, che nelle pagine del Vangelo la persona umana -che maggiormente vien ricordata ed accomandata, e posta -in cima ai pensieri e agli affetti, non è mai l'uomo savio o -il potente, non è il dovizioso o il bello o l'addottrinato o l'illustre, -ma sì il pusillo ed il povero; e della plebe minima e povera -è naturale e sollecito padre il Principe che noi obbediamo. -</p> - -<p> -Io non vi nascondo, che alla istituzione disegnata e proposta -da noi movesi un'altra specie d'accusa. Sostenete che -a purgarcene qui brevemente e con manifeste ragioni, io -spenda ancora alquante parole; e ciò in considerazione di un -ingegno elettissimo<a class="tag" id="tag19" href="#note19">[19]</a> che quella istanza accennava. -</p> - -<p> -Dicesi, pertanto, che la beneficenza pubblica affin di -recare al mondo spessi e abbondevoli frutti, dee pertenere -unicamente al senno e allo zelo dei Municipj. -</p> - -<p> -Io son pieno, o Colleghi, di quest'albagia (nè la voglio -celare), che io stimo, cioè, e credo fermissimamente nessuno -amare più di me nè più di me prediligere e rispettare le libertà -e le pertinenze comunitative: sopra che il Governo -presto darà a divedere coi fatti la verità compiuta di tal professione. -Ma, d'altra parte, egli accade di giudicare o non vi -essere nella società umana bisogno e desiderio alcuno di -norma universale e di pratica unità, ovvero che si convien -fornire sovente il Governo della facoltà di unire e coordinare -lo sforzo e le opere dei privati e dei municipj, e avviarle tutte -a uno scopo medesimo, sebbene gli s'imponga di usare in -cotale atto la sola efficacia dell'esempio e l'armi della -scienza e della persuasione. Che cosa in tale bisogna pretendono -i reggitori dello Stato? null'altro che di voltare a bene -e profitto delle misere plebi quelle facoltà e quei mezzi che -solo essi possiedono. Dall'altezza del loro ufficio non è egli -<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> -vero che possono come da specula eminente girare all'intorno -il sicuro sguardo, e del tutto insieme dei luoghi (per -seguir la metafora) farsi un chiaro e distinto concetto, notarne -le simiglianze e le varietà, scuoprirne le rispondenze, le congiunzioni, -i passaggi, indicar delle vie quanto e come divertono -e i possibili raddrizzamenti e le scorciatoie e i tragetti; in quel -mentre che ciascun uomo privato e abitante in basso luogo, le -parti conosce e non più dove pone i piedi e può tirar d'occhio? -</p> - -<p> -Certo è poi, che i censori, con la sentenza loro poc'anzi -allegata, debbono a un tempo scagliare accusa non pure -d'inutilità, ma di soperchieria e di danno contra alcun altro -Ministero, e contra quello massimamente della pubblica istruzione. -Non debbono forse o non possono i Municipj intendere -tuttogiorno e con frutto copioso e durabile all'ammaestramento -del popolo? Certo lo possono, ed anzi lo debbono. Ma -sì nell'insegnamento loro, e sì nella scienza sperperata e sconnessa, -e venuta in arbitrio di mille diversi pareri e consigli, -mai non s'adempirà quel vasto e perfetto sistema di studj, -quella unità e vigorezza di discipline, quell'indirizzo potente -e comune degl'intelletti di cui bisogna lo Stato, e il quale -nessun uomo particolare e nessun municipio à forza di conseguire -con tanta pienezza, costanza, università ed autorità, -con quanta è necessaria al mantenimento e progresso di -tutto lo scibile, e alla spedita ed equabile propagazione del -comune sapere. -</p> - -<p> -In sostanza, egli m'è avviso che tal nostra controversia -pigli origine e forza più dal dubbio significato dei nomi, che -dall'essere delle cose. Forse a taluni fra noi (nè fa maraviglia) -l'azione e l'intervento ministrativo mette apprensione -e paura, e sembra dover riuscire, come per addietro, importuno, -illimitato e arbitrario, e che scemi pur sempre in alcuna -guisa ed inquieti la libertà e l'opera dei privati e dei municipj. -Ma i nomi (bontà di Dio) tornano alle loro antiche e -naturali significazioni, e Governo più non vuol dire nè signoria -nè arbitrio nè privilegio nè forzoso ingerimento nè -ipocrita paternità. A voi piace che tutto il negozio dell'educare -e beneficare le moltitudini stia nelle mani dei Comuni; -altri, in quel cambio, il vorrebbe unicamente affidato e raccomandato -<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> -al clero. Ed io vi dico che il Governo non punto -disegna di esautorare i Comuni ed il clero. Ma se tale individuo -o tale altro, se questa o quella congregazione, se parecchi -medesimi Municipj ed alcune provincie chiedono, siccome -accade, e ottengono dal Ministero, varie maniere di ajuti, -e solenne ricognizione e titoli e onorificenze, e stretta e particolare -tutela e malleveria e patrocinio, negherétegli voi il -diritto d'invigilare e sopravedere l'opere e gl'istituti di -quelli? E se dove non giungono le private virtù e il privato -avere e la sufficienza e abilità dei Comuni, vorrà supplire e -complire il Governo, chiamerete voi ciò soprafacimento ed -usurpazione? In fine, se in questa bisogna dell'educare e beneficare, -franchi sono e liberi gl'individui, e ciascun Municipio e -ciascuna congregazione ed il clero; vorrete voi privare di -libertà il Governo, sì che non possa studiare l'arte egli pure -di farsi liberale e pietoso al popol minuto, e travagliarsi di -porgere a tutti norme ed esempj imitabili d'ottime scuole, -ospizj, istituti e prevenimenti e soccorsi d'ogni maniera? -Ciò che il Ministero domanda, è troppo discreta cosa; entrare -in nobile gara di bene con tutti. -</p> - -<p> -E che? non debbono dunque i più miseri e i più derelitti -avere nessuna particolare speranza e fiducia nell'opera -del Governo? e questo, che è naturale difenditore e tutore -d'ogni interesse, d'ogni diritto e d'ogni ordine di cittadini, -non avrà licenza di mostrare in modo effettivo e con segni -permanenti e visibili il gran caso che fa della plebe infelice, -e le cure continue e diligentissime che disegna di adoperare -nel bene di lei? Osservisi, oltre di ciò, che recar sollievo ai -mali maggiori e più frequenti del popolo, è somma cosa, ma -non è tutto. Gran parte del beneficio consiste nella sua certa -aspettazione, e nella distribuzione uguale e ordinata, e nel -poterlo ricevere con dignità e senza troppo di stento, e nel -non vederlo fluttuare e mutare giusta i mille accidenti di -mille consigli, e secondo che porta l'ignoranza in un luogo -e l'inesperienza e la fantasia in un altro; ma conoscendo -apertissimo, che v'ha una mente superiore ed assidua che -da per tutto penetra e invigila, e le fila sparse e disciolte -della carità procaccia di adunare e di tessere in larga tela e -<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> -inconsutile. Mal conosce il cuore dell'uomo colui il quale -opina che altrove le moltitudini non siensi inacerbite ne' lor -sentimenti, nè indotte più facilmente ad esorbitare, credendosi -non protette e incurate, e nessun chiaro ed esterno segno -scorgendo della sollecitudine dei governanti inverso di loro. -Quindi il contrario operare, come à in animo il Ministero -presente, è gran saviezza ne' nostri tempi. E conciossiachè -la plebe più numerosa e indigente non manda a sedere su -questi scanni i rappresentanti suoi, e nemmanco li manda -ne' Consigli delle provincie e de' municipii; concedetele questo -almeno, che il Governo pontificio, universal curatore e -rappresentante, mostri con ufficio particolare e ordinatamente -pietoso di sempre averla in pensiere, e del tacito -mandato di lei stimarsi fornito sempre e onorato. -</p> - -<p> -Dopo ciò, chiedo perdonanza di avervi intrattenuti, o -signori, con discorso non pure prolisso, ma seminato di concetti -e di voci più cattedratiche assai che politiche. Forse la -qualità dell'argomento a sufficienza me ne scusa. Rimane -che avanti di scendere di ringhiera, io vi manifesti un voto -il quale mi dura fervente e profondo nell'animo; e il voto -è questo, che piaccia a Dio provvidissimo di unire e contemperare -insieme nello spirito degl'Italiani, e segnatamente -nel nostro, il sapere dei moderni con la carità degli antichi. -Nei secoli di mezzo ardeva la carità e fiammeggiava, per -così dire, insino alle stelle; se non che l'ignoranza e le tetre -superstizioni e le crudeli giustizie, con l'ombra ed il fumo -loro caliginoso, la cuoprivano e la perturbavano. Sereno invece -e splendido come sole è il sapere de' moderni; ma i raggi -che diffonde nè sono ardenti nè scaldano i cuori, anzi direi -che tornano freddi e infecondi, siccome quelli tramandati la -notte dal nostro satellite. Certo, se un simigliante maritaggio -s'adempie della carità antica e del sapere moderno, io -non so quasi che sorta di umane miserie non sia per trovare -valido schermo, e conforto efficace e abbondevole; e sopratutto, -quella divina consolazione ch'è la più dolce e cara, e la -meglio accolta e desiderata dall'uomo, il sincero amore e il -fraterno compianto. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> -</p> - -<h3 class="hidden" id="difmin">Discorso in difesa del Ministero</h3> - -<div class="blockquote"> -<p> -<i>Nell'Adunanza delli 27 di giugno, accusato il Ministero di</i> <span class="smcap lowercase">AVERE -INIZIATO UNA POLITICA DI SEPARAZIONE</span>, <i>e fattasi la proposta -d'inserire nell'Allocuzione al Principe alcune frasi a ciò relative, -l'Autore uscì in queste parole:</i> -</p> -</div> -</div> - -<p> -Io non facea pensiero di parlarvi, o Colleghi, in questo -dibattimento sull'Allocuzione vostra al Principe; considerato -che ella è materia la quale dee più particolarmente esprimere -così il vostro proprio e franco opinare intorno agli atti del Governo, -come i peculiari desiderj e disegni che rivolgete per -l'animo. Ma poichè il discorso or ora udito d'un uomo illustre<a class="tag" id="tag20" href="#note20">[20]</a> -sembra chiamare i Ministri a render ragione del loro operato, -e di certa diffidenza e separazione che, dice egli, abbiam -seminata dappertutto, e per cui proseguiamo a reggere -la cosa pubblica come di nostro capo e contro il volere d'una -persona augusta e magnanima; io sentomi astretto di addirizzare -al deputato di Viterbo, ed a tutti voi, poche parole -ma sostanziose e calzanti; e non di discolpa, che sembrami -non bisognare, ma di più aperta e schietta dichiarazione. La -quale poi sosterrò che possa parere non richiesta ed inutile -a molti, dopo la fiducia espressa da voi per voto due volte. -In materia tanto gelosa, niuna replicata confessione e dichiarazione -può riuscire superflua. -</p> - -<p> -Voi già udiste, o signori, in sull'aprirsi del Parlamento -quel discorso pensato, e dalle circostanze fatto solenne, col -quale il Governo poneva in luce le massime della politica -sua. E voi pure udiste, compiutane appena la recitazione, -che il Ministero per la mia voce manifestò essere quella -enunciazione di principj direttivi e ministrativi stata pienamente -ed interamente approvata dal Principe. Ciò non rivela -al sicuro tra i Ministri e lui nè diffidenza nè sconcordia. E -di più dico, che se di principj e di metodi al Governo attinenti -il Ministero differisse dal Capo inviolabile dello Stato, -voi ci vedreste salire affrettatamente in ringhiera per istruirvi -che non siamo più in grado di ben servire la patria e il Pontefice. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> -</p> - -<p> -Che dunque pretendesi dopo ciò? e qual dubbio e quale -sospetto non diventa fra queste pareti inopportuno affatto e -illegale? Volete voi un Ministero eletto e dichiarato secondo -gli ordini e le forme usuali? voi l'avete presente. Lo desiderate -sindacabile in ogni atto suo, e punibile a tenore di leggi? -ed egli è tale in modo ancor più perfetto che il precedente -non era. Lo volete ben adatto ai tempi, partecipe delle vostre -opinioni, proveduto della vostra fiducia? ed egli fu giudicato -sì fatto da voi medesimi con doppio suffragio, e con la -risposta ufficiale e consideratissima che apparecchiate al Principe -e a noi. Oh le forme legali non bastano, e le convenienze -parlamentari non impediscono che fuor di questo recinto -si sospetti e bisbigli. Concedo che sì, e bisbigliano ancora -che tali sospetti ed accuse sieno fomentate e accresciute -non meno dai poco amici del principato, che dagli aperti nemici -della libertà. Ma il sospettare e mormorar della gente -mai non à fatto legge a nessuno. -</p> - -<p> -Del resto, guardiamoci, o Colleghi, ne' giorni che corrono -dall'incolpar le persone di certe non dirò discrepanze ed oppugnazioni, -ma differenze vive d'idee, che l'indole varia degli ufficj -e dell'educazione trascina seco; e sopra tutto, asteniamoci -dall'accusare e biasimare gli uomini a cagione di quegli elementi -dispari e non appieno omogenei di cui si compone l'antica -e sostanziale forma della civile comunanza in che ci troviamo. -Non possono coteste disparità e dissomiglianze venire -abolite da tale individuo o da tale altro, ma vi occorre l'azione -occulta, travagliosa e ostinata dei secoli; e parecchi ne sono -trascorsi dacchè l'opera ebbe principio, e voi ben sapete che -la perfetta e amichevole conciliazione di quegli elementi ancora -non è compiuta. Per lo certo, a noi corre debito di accelerare -con ogni sforzo e fatica la perfezione e l'assodamento -di tale concordia, e di procurare in essa la gloria più -bella e al genere umano più salutifera del risorgimento italiano. -Ma se le fatiche nostre e vostre riescono in parte manchevoli -e non sufficienti al grand'uopo, sieno le scuse e il -compatimento schietti, fiduciali e reciproci. -</p> - -<p> -Che cosa siam noi, Colleghi, e le nostre forze e gl'ingegni -a fronte di questi alti problemi in cui tutta, può dirsi, la -<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> -specie umana si occupa e studia da lunghissima età? Spettatori -piuttosto che autori, impariamo dalla storia la travagliosa -e lentissima trasmutazione. Minuti ed effimeri enti, la ruota -immensa del tempo ci preme passando, e trita e confonde con -la polvere della sua via, dove appena le intere generazioni -lasciano un segno e un vestigio. Io vi ripeto, signori, con -gran fermezza, che insino a quell'ultima ora che rimarremo -nei seggi ministeriali, nessuna cura, nessuna diligenza, industria -e arrendevolezza, nessun'arte di fina prudenza verrà -intralasciata perchè la più vera e benevola conciliazione mantengasi -tra il Principe e gli esecutori del suo Governo. -</p> - -<p> -Però, a questa sempre cercata e desiderata composizione -e concordia, la natura stessa e la necessità delle cose prescrive -un confine; e rispetto a noi, lo segnano e lo mantengono -i santi principj che abbiam professato tutta la vita, e -contro ai quali niuna autorità e possanza del mondo ci farà -pensare e operare alcun atto giammai. -</p> - -<p> -Mi sembra pertanto, raccogliendo in un sol concetto le -mie brevi parole, che ogni cangiamento od aggiungimento al -dettato dell'Allocuzione, proposto con intenzione speciale di far -sospettare una qualchessia diffidenza e discordia fra il Principe -e i suoi Ministri, nè è savio e accettabile, nè punto conformerebbesi -agli usi e alle massime del reggimento costituzionale. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 class="hidden" id="vicenza">Discorso sulla rotta di Vicenza</h3> - -<div class="blockquote"> -<p> -<i>Il dì 6 luglio, mentre gli animi erano turbatissimi della sconfitta toccata -alle milizie romane sotto Vicenza, e ricalcitravano di assentire -ai patti della Capitolazione seguitane, l'Autore si levò in -Consiglio e disse:</i> chiedo di compiere la narrazione insieme e -dichiarazione fattavi jeri dal Ministro di Polizia. <i>Molte voci allora -pronunziarono si udirà con piacere; e quindi il Mamiani -salito in tribuna così discorreva:</i> -</p> -</div> -</div> - -<p> -La materia è molto grave e gelosa; imperocchè inchiude -una massima direttiva della nostra politica e s'attiene da più -lati ai principj fondamentali del giure delle genti. Datemi arbitrio, -pertanto, che io svolga più per disteso i concetti che -l'onorevole mio collega Ministro di Polizia significava jeri -<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> -facendo breve ed acconcia risposta alla quistione del deputato -Bonaparte. E prima, occorre che si conoscano interi -ed esatti quei casi sui quali dobbiam comporre e fermare la -nostra sentenza. Io li verrò esponendo con piano e preciso -discorso, accompagnato da tutta schiettezza di animo; imperocchè -non voglio nè debbo tacervi o nascondervi nulla, massimamente -aspettando da voi un giudicio formale e terminativo, -e però pienissimo di matura considerazione. Infrattanto, -pregovi di quetare ogni febbre di affetti eziandio generosi e -legittimi; e già non dubito che tutti non siamo qui apparecchiati -a posporre ogni altro rispetto a quello della verità -e della universale giustizia. -</p> - -<p> -Quando al Governo fu nota la capitolazione di Vicenza, -subito gli occorse il dubbio (ed era comune a molti) se i termini -di quella impedissero alle milizie romane le fazioni altresì -di mera difesa. E non venendogli trovato nelle storie -più note alcun esempio ben chiaro e bene assestato al caso, -rimaneva incerto, e a nessuna ferma risoluzione appigliavasi. -Allora ebbesi ricorso all'acuto senno e alla molta esperienza -di un pubblicista famoso,<a class="tag" id="tag21" href="#note21">[21]</a> il quale confessò prestamente di -non conoscere nemmanco esso avvenimenti così conformi al -nostro, da porgere lume di autorità ed agevolare lo sgroppamento -del nodo. Nè si rimase il valentuomo di sfogliare trattati -ed altre opere e scritti all'argomento correspettivi; ed oltre a -ciò, mandònne graziosamente una sua carta, in cui venivano -toccate da lui parecchie ragioni ingegnose (ma sfornite affatto -di quella virtù evidente ed irrepugnabile che conviene si accompagni -a tal sorta di prove) per dimostrare che l'armi pontificie, -non ostante il divieto della capitolazione di Vicenza, -mantenevano facoltà di combattere in difesa del territorio. -</p> - -<p> -In quel mezzo tempo, il Commissario generale appresso -l'esercito convocò in Ferrara, sotto la presidenza del Cardinale -Legato, gli ufficiali tutti delle milizie che sgombrato -avevano Vicenza e Treviso, e fece loro presente il dubbio di -cui vi parlo, chiedendo quello che ne pensavano. Tutti concordemente -opinarono, non credersi in guisa veruna disciolti -dal patto, si voglia per le offese, si voglia per le difese. Di -<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> -più, aggiunsero in forma di nudo e mero consiglio, che appena -(pregovi di notare la cosa) sarebbero bastati tre mesi, -cioè lo spazio appunto del vietamento dell'armi, a bene riordinare -e ricomporre l'esercito, in cui pur troppo era entrata -per cento porte, a così parlare, la diffidenza e la scorrettezza. -Non si fermi alcuno a considerare se perteneva al Commissario -di adunare quegli ufficiali e di adunarli a quel fine. -Nemmanco si badi se lo spiegare ed interpretare la lettera -della convenzione competa ai soldati od a voi; nè quanta esattezza -e imparzialità sia nel giudicio di gente di cui buona -porzione è straniera, e sulle cose d'Italia non può sentire ad -un modo con noi. Voglio solo che vi sia manifesto qual'è la -lor mente, e dove penda la volontà di tutti essi, liberamente -e spontaneamente significata. -</p> - -<p> -Dopo ciò, al Governo giunse copia d'un bando dell'Imperiale -e Regia delegazione del Polesine, che così dice: «Dietro -ordine del 23 corrente, nº 475, di Sua Eccellenza il Tenente -Maresciallo Barone d'Aspre, si richiamano tutti quelli -che avessero emigrato in paesi rivoluzionarj o all'estero, a -dover ritornare entro otto giorni in patria, sotto la pena di -confisca dei loro tesori.» -</p> - -<p> -Alligata con questo foglio giunse altresì una dichiarazione, -o protesta che a chiamar s'abbia, del Governo <i>provvisorio</i> -di Milano; la cui sostanza viene a dire, che vedutosi dai -reggitori temporanei di Lombardia il bando col quale il comandante -delle soldatesche austriache contraviene all'ultimo -articolo e patto della capitolazione di Vicenza, ei risolvono e -decretano che tutti i Lombardi stati partecipi di quelle fazioni -militari, sieno riputati come disciolti affatto da ogni qualunque -promessa, dacchè (uso le formali parole della protesta) -<i>l'infrazione del patto è flagrante</i>. -</p> - -<p> -Signori, che fece allora il vostro Governo, e a qual partito -si attenne egli? Trattandosi di convenzioni solenni e dell'universal -giure delle genti, opinò che niuno esame e niuna -meditazione gli fosse soverchia per colpire nel segno e non -dilungarsi punto dal retto e dal vero: Egli non chiuse gli occhi -sul debito che gli correva di porre in silenzio il giusto -risentimento che noi tutti nell'animo racchiudiamo, e quel -<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> -bollore di alti e magnanimi affetti da cui provenne e non -cesserà, spero, di provenire ogni più nobil fatto e migliore -del nostro risorgimento. Lecito è ai privati secondare in tutto -e sempre i moti e gl'impeti generosi del cuore inverso la -patria; ma chi soprasiede al governo investigar dee le cose -pacatamente, e da quell'alta sfera giudicarle, in cui fuor della -nebbia delle passioni dimorano il dritto, l'equità, la ragione, -e l'utilità certa e durevole dello Stato. -</p> - -<p> -E prima, a noi parve il capitano dell'armi austriache -avesse potuto così rispondere a chiunque di noi si fosse fatto -ad interrogarlo intorno al proposito. Ma pregovi di tenere -ben fermo nella memoria, che in questo punto io piglio a -imitare le parole e i ragionamenti d'un nostro nemico. Egli -avrebbe, dunque, potuto così discorrere. Verissimo è che l'ultimo -articolo della fatta capitolazione annunzia, dovere il popolo -vicentino esser <i>trattato con li benevoli principj di Sua -Maestà Imperiale</i>; nè io voglio cavillare su questi vocaboli: -principj e benevolenza nei quali è una molto estesa e troppo -indeterminata significazione. Nel grazioso animo dell'imperatore -la benevolenza e umanità dei principj è grandissima; pur -non di manco, ella non può contraffare nè sovrapporsi d'arbitrio -a tutte le leggi dell'impero e alla general ragione che le -informa; e voi sapete che a rispetto delle colpe politiche, il -codice austriaco (ben lo confesso) è il più severo di quanti ne -sieno stati scritti e pensati in Europa. Ma lasciando le generalità, -e scendendo al caso speciale dei Vicentini, io mantengo -saldissimamente, che in fatto ei sono trattati con principj di -vera e speciale benevolenza, ragguagliandola con le leggi e le -massime a noi famigliari e tuttodì praticate. E di grazia, che -sono mai i Vicentini agli occhi dell'Austria? Un popolo ostinatamente -ribelle, che due o tre volte à con deliberato animo -resistito e con gagliardia massima à combattuto le armi fedeli -di S. Maestà. Eppure, coteste armi entrate in Vicenza -con piena vittoria e dopo un lungo e sanguinoso conflitto, non -ànno taglieggiata la città, non ispogliata una sola casa, non -appropriatosi nulla. Similmente, la mannaja non s'è bagnata -del sangue d'alcun cittadino; nessuno è sostenuto in carcere -per colpa politica. Forse non sono i feriti vostri con ogni -<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> -cura e mansuetudine medicati? ed io Comandante non ò con -aspro rigore e difficile sforzo impedito che la sguinzagliata -soldatesca si abbandonasse alla preda e al saccheggio, il quale -in effetto nè cominciò nè con veruna sua mostra diede spavento? -Vero è che abbiamo non già imposta la confiscazione, -ma sol minacciata a que' fuorusciti che in certo termine perentorio -non ritornassero alla nativa loro città. Ma, signori -(seguiterebbe a dire quel capitano), ogni qualunque pietà e -benevolenza nei vinti non può tollerare che, non compiuta -ancora la guerra, e instando sempre danni e pericoli estremi -all'integrità dell'Impero, prosieguano i sudditi nostri senza -danno e pericolo niuno ad osteggiarci ed offenderci con ogni -possibile mezzo, e militando alla franca ed alla scoperta sotto -le bandiere e tra le file stesse de' nostri nemici. Per ultimo, -vi risovvenga non si vivere ora in tempi ordinarj, ma in -istraordinarj e di guerra. Il governo militare regna qui come -altrove, e necessità vuole ch'egli segni alcuna transitoria limitazione -alla virtù delle leggi comuni e pacifiche. -</p> - -<p> -Tolgami Dio, Colleghi degnissimi, che io reputi queste -ragioni tutte valide e buone; e riconosco, oltre a ciò, che il -cuore stesso ci vieta di trovarle ben sufficienti e persuasive. -Pur nullameno, elle ci vietano altresì di ravvisare la infrazione -del patto così intera, aperta e <i>flagrante</i>, come il Governo -lombardo la stima. Ed anzi, quell'opinar suo tanto -fermo e assoluto parrebbe quasi incredibile, quando la cotidiana -esperienza non insegnasse ad ognuno, come per troppo -amore del bene sia facile in politica di travedere e travalicare. -</p> - -<p> -Ma che d'uopo c'è, dirà qui alcuno, di guardarla così -per sottile? non è l'amor della patria mantello largo e onorato -per cuoprire e onestare sì fatta sorta di errori e di mancamenti? -Nelle faccende politiche, poi, il successo è ogni cosa: -e quando noi sarem vinti e col giogo sul collo, poco ci avvantaggerà -il poter ricordare ai nemici, che nell'osservanza -dei patti siamo stati a maraviglia scrupolosi e leali. Bene -sta; ma io non posso pretermettere di notare, che mostrerebbe -giudicio povero molto colui, il quale si desse a credere -che il giure delle genti venga osservato nella più parte dei -<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> -casi con perfetta scrupolosità, eziandio da popoli mezzo barbari, -a cagione d'un sentimento puro e profondo di universale -giustizia. La necessità e l'interesse v'à la sua parte, ed -anzi ardisco dire, la principale. Abbiamo noi forse cessato -di guerreggiare coll'Austria, e sono chiuse con lei le partite -del dare e dell'avere; intendo, i danni, le rifazioni e le rappresaglie? -o non si prevede in quel cambio, che lunga, ostinata -e sanguinosissima dee riuscire la lotta? E nella guerra, -per dirla con Cicerone, Marte è comune; e s'io quest'oggi -son trascurato ad adempiere i patti, domani potrò dolermi -assai d'essere dagl'inimici anche troppo imitato. -</p> - -<p> -Nè questo ancora sarebbe tutto; ed io vi affermo ed assevero, -che il voto espresso ed unanime degli ufficiali, l'interesse -ben calcolato e la giusta apprensione pei casi avvenire, -la dubbia interpretazione del patto e la più incerta e -dubbia contravenzione sua dalla parte dell'Austria, bastati -non sarebbero ad acquetarci la mente e lo spirito. Conciossiachè -al nostro giudicio e alla nostra deliberazione avrebber -dato motivo o il sospetto di non venire obbediti dai militi, -o il timore delle prossime rappresaglie, o la troppo visibile -insufficienza delle ragioni, o tutte insieme cotali considerazioni, -molto più atte a indurre nell'animo una gravosa necessità, -che un pieno e schietto convincimento. -</p> - -<p> -Ma noi abbiamo pensato, nobili cittadini, che i passi primi -della diplomazia italiana dovesser procedere lucentissimi di -fede e di lealtà. Noi ci siam ricordati che nelle politiche relazioni -e corrispondenze coi popoli accade appunto il medesimo -che nelle commerciali e negoziative; in tutte le quali, l'osservanza -gelosa dei patti e il pronto e lieto mantenimento di ogni -promessa cresce ed accumula a poco a poco quel credito che, -in mano soprattutto delle moderne nazioni, convertesi in uno -de' più fecondi e maravigliosi strumenti della forza e grandezza -loro. Noi abbiamo opinato che mette assai meglio in -siffatti casi gittare ogni colpa sugl'inimici, di quello che arrisicare -di farcene autori noi, e di non potere alla finale vittoria -dell'armi aggiungere altresì la vittoria del dritto. A noi -è sembrato che se queste massime tornano vere e sante e -profittevoli a qualunque nazione, fannosi tali infinite volte di -<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> -più alla gente romana, cui sta in capo il sommo Pontefice, tutore -e serbatore perpetuo dell'umana giustizia. Infine, da -noi fu pensato che il popolo romano, come il discorso ministeriale -già l'esprimeva, non valendo a gloriare ed a sovrastare -tra le nazioni per la vigoria dell'armi e la vastità -dell'impero, farsi almeno doveva al mondo esempio luminoso -e specchiato di ogni forma eccellente e perfetta del viver -comune. -</p> - -<p> -In una contrada non molto remota da noi scorre e fuma -a questi giorni un torrente di sangue, e nella metropoli sua -le vie più frequenti e più belle si veggono seminate di strage -civile.<a class="tag" id="tag22" href="#note22">[22]</a> Quivi non è principio di sociale giustizia che non -sembri oggimai vacillare e disfarsi. Quivi le nozioni stesse -primigenie ed eterne del bene e del vero pajono ottenebrarsi -e travolgersi, e l'impero della forza e lo stato di guerra farsi -naturale e proprio agli uomini, quasi avverando l'abborrevole -sogno del filosofo di Malmesbury. Signori, a noi tocca nudrire -ne' nostri popoli il generoso ed utile orgoglio, che qui -nella sacra città, in cospetto del Campidoglio, al lume dell'antica -sapienza, que' principj e quelle nozioni sbandeggiate -anche da tutto il mondo avranno un certissimo asilo, e poseranno -sicure all'ombra augusta del Vaticano. -</p> - -<p> -Dopo ciò, non si stimi da alcuno di voi, che siensi messi -in dimenticanza e in non cale i possidenti di Vicenza tra -noi rifuggiti e dal bando dell'Aspre percossi. Al contrario, -noi ci facemmo debito di scrivere senza indugio al capitano -dell'armi imperiali, raccomandandogli con ogni virtù di parole -quei miseri; ed anzi, prevalendoci assai della nostra religiosità, -poco da esso meritata, nella osservanza dei patti, -patrocinammo con tanta più forza e caldezza la causa dei -profughi. -</p> - -<p> -Noi pigliamo speranza che quella nostra scrittura non -giacerà senza effetto: ma quando pure non conseguisse tutto -il bene che il cuor nostro desidera, piaccia a voi di considerare -se meglio sarebbero stati ajutati e difesi i profughi rompendo -la fatta capitolazione, e togliendo con ciò ogni qualunque -ritegno alle austriache vendette. D'altro lato, ricordiamoci -<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> -che l'Italia tutta è oggimai segnata di sventure e di -martirj, nè serba provincia così riposta e queta e sommessa, -che molti generosi a questi giorni non tingano delle proprie -vene. La via che conduce all'indipendenza e alla libertà -(tutte le storie il confermano) è da ogni parte bagnata e -molle di sangue e di lacrime; e non sono questi per lo certo -i danni e gl'infortunj, sotto il cui fascio l'animo degl'Italiani -si piegherà fiaccato e invilito. E similmente, se per due -o tre mesi porzione dell'armi nostre dovrà ristarsi dal combattere, -non perciò la causa nazionale, che è sacra e perpetua, -si verrà meno, o l'armi e le braccia del popolo nostro -mancheranno all'estreme e disperate difese. -</p> - -<p> -Pericolo vero e solo e incessante sovrasta alla causa italiana -nel dissentire degli animi, nel traboccare delle passioni, -nel macchinare dei partiti. Or fa qualche giorno (io nol -vo' tacere, o Colleghi, ed anzi sovvienmi di averlo in altro -ragionamento significato), l'anima mia era contristata infino -alla morte. Perocchè dappertutto io scorgeva spuntare e moltiplicare -i germi delle antiche discordie; e il lievito micidiale -delle vecchie invidie e dell'abituale orgoglio riprender vigore, -e le plebi corrompere e i giovani infatuare. -</p> - -<p> -Ma qualche angiolo tutelare veglia per lo certo alla nostra -salvezza; e ne' libri del fato è veracemente scritta l'italiana -risurrezione: -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Nè sillaba di Dio mai si cancella.</p> -</div></div> - -<p> -Signori, alle nuove che giungono di Piemonte mal possono -i cuori gentili temperarsi da un dolce pianto, e non mandare -voci e grida di gioja. Il gran decreto dell'Unione è già -sulla Dora dai contraenti popoli sottoscritto, e il Regno formidabile -subalpino è fondato. Superò l'Italia un gran punto, -mirando coi propri occhi le vecchie gelosie e le ostinate borie -municipali dileguarsi innanzi alle necessità della comune -salvezza. In cotesto fatto un valor si racchiude ed una efficacia -più stupenda e migliore di qual sia battaglia campale -guadagnata sugli stranieri. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> -</p> - -<h3 class="hidden" id="difmin2">Discorso in difesa del Ministero</h3> - -<div class="blockquote"> -<p> -<i>L'infrascritto discorso fu pronunziato nel Consiglio dei Deputati -il dì 21 di luglio.</i> -</p> -</div> -</div> - -<p> -Io salgo in tribuna ad adempiere un debito ed un officio -gravoso più che difficile, rispondendo a parecchi e lunghi discorsi -che jeri udiva la Camera sull'operare, ed anzi (a dirla -più schietta) in accusa del Ministero. Sapete l'usanza mia -d'andare diritto al segno e non moltiplicare in parole. Quindi, -s'io vi prometto di sciogliere da lunghezza e da tedio l'ascoltazione -vostra, mi confido che la vorrete concedere silenziosa -ed attenta. -</p> - -<p> -Comincerò dal notare una nuova e singolarissima contradizione -che va succedendo tra noi. Sin dal primo suo nascere, -il Ministero presente, che vide egli a rispetto del suo -governo? Testimonianze di piena fiducia da un lato, pronti -e ingiuriosi sospetti dall'altro; lodi magnifiche mescolate a -gravi censure, applausi dopo i rimproveri, favore dopo lo -sdegno. Tale vicenda e meschianza non è (per quel che mi -sembra) cessato un dì solo, e alcuna speciale ragione conviene -assegnarle. Io la ravviso in questo, o Colleghi, che il -Governo e voi vi sentite in ugual maniera offesi ed oppressi -da durissime necessità, e giacete mal domi sotto la forza veemente -ed irreluttabile delle cose. Stretta da simil pensiere la -coscienza vostra, non che averci per iscusati e per assoluti, -giunge sovente a reputarci degni d'encomio. Ma, d'altra -parte, quell'aspra necessità delle cose premendo e affliggendo -ognuno di noi senza requie ed intermissione, ci fa impazienti -ed irosi, e ci trascina a credere ch'ella può essere -vinta e sopraffatta dall'arte umana: e perciò, in questo noi -rassembriamo un poco agli infermi e alettati, che scorgendo -di non guarire o di non subitamente guarire, muovono alte -querele contro ai medici loro, i quali non sanno o non possono -essere taumaturghi. -</p> - -<p> -Un'altra considerazione, o signori, vogliate serbarvi a -mente; e questa è, che nella più parte degli Stati Europei il -vocabolo Ministero suona la pienezza delle facoltà e dei poteri -<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> -civili e politici, e vuole indicare pressochè l'apice e il -colmo di quelle forze morali e autorevoli che assicurano e -guidano la vita comune d'un popolo. Ma guardandosi al vero, -o Colleghi, il presente Ministero possiede egli ed esercita -senza contrasto la metà di que' poteri e di quelle forze? Adunque, -se giusti e imparziali mantener vi volete a rispetto nostro, -piacciavi di proporzionare le incolpazioni agl'impedimenti -e alle angustie in cui siamo, e alle avversità dolorose -contro le quali dibattesi il nostro coraggio, pertinace almeno, -se non fortunato. -</p> - -<p> -Ma scendiamo tosto ai fatti che fornivano jeri ragione -molto apparente e occasione pronta ed accomodata alle accuse. -Il più rilevante di tutti è la sventura dell'esercito nostro. Rendeteci -trentamila uomini, voi esclamate, tutta bella e fiorita -gente, che dalle nostre braccia si sciolse e partì volontaria -per combattere gli stranieri. Voi, come Ottaviano Augusto, -gridate: rendimi le mie legioni, o Crasso. E certo, è sommo -infortunio e sempremai lacrimevole vedere il fiore de' nostri -giovani, che, or fa qualche mese, moveva a una santa guerra -tra gl'inni, le feste, le luminarie e i popoleschi tripudj, tornare -scemato per le morti, col volto dimesso, le vesti lacere, -scorato, affralito, disfigurato; e oltre a ciò, vedere iti in dileguo -in un giorno solo (può dirsi) i lieti successi, le prosperità -e le glorie che nel partire ei si tenevano in pugno. -Parmi, narrando, di non isminuire dramma alla gravezza -del male, e m'industrio di non ammorzar per nulla i colori -vivissimi che jeri usava taluno in certe sue dipinture con -maestria e caldezza pennelleggiate. E pur nondimeno, oso -affermarvi, o Colleghi, che volendosi far giudizio equo e prudente, -debbesi un tanto infortunio recare non agli uomini, -ma solo al destino. E crediate che io sono, in siffatta opinione, -non che imparziale, ma sommamente discreto e benevolo; -perch'io non voglio che la colpa levata di dosso a me, vada -a percuotere alcuno. Ma, come ciò sia, questo rimane certo -ed irrefragabile, che a qualunque altra persona si può tentare -di chieder ragione del tristo caso, eccetto che ai presenti -Ministri. E veramente, ruppero essi la guerra agli Austriaci? -No. L'apparecchiarono essi di lunga mano, la promossero -<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> -con ardore, le porsero adatte occasioni? No. Ascrissero, almeno, -i soldati ed i volontarj, dieder loro gli ufficiali, ordinarono -l'esercito, miserlo in via, condussero di là dal Po? -Nemmanco. Ma in fine, salendo essi in grado, non ebbero -a continuar la guerra già incominciata? E neppur questo -propriamente; perchè il primo atto loro fu di condurre l'esercito -sotto il comando immediato di Carlo Alberto, e le cagioni -vi son note. A noi rimase un ufficio pien di fatica e -sollecitudine, ma senza pericolo, e perciò senza gloria; e fu, di -provvedere ogni giorno agli armamenti, alle paghe, alle salmerie, -alle promozioni e alle altre bisogne ministrative: nè -su queste alcuno ci chiama in colpa; e dove non fosse debito -rigoroso del buon cittadino di adempiere ogni consimile incumbenza -il meglio che può, forse avrebbe il Ministero di -che compiacersi e lodarsi, guardando alle strettezze massime -del Tesoro, alla precipitazione dei casi, alle distanze, alle -dispari abitudini e a cento altri contrarj accidenti. Ma io ripeto, -che nella sventura di cui tutti piangiamo, non ci fallisce -almeno questo conforto, di doverla recare necessariamente -al solo destino. Ricordatevi come fu composto ed elementato -quell'esercito nostro; ricordatevi (ed altre volte ne -feci menzione) ch'egli s'adunò quasi a furia di popolo e in -modo affatto tumultuario; e che, appena legate insieme le sue -parti, o, a dir più giusto, accozzate, mosse alle fazioni di -guerra, e guerra lunga e campale; e contro a nemici soverchianti -per numero, per artiglierie, per uso, scienza, e vecchia -e provatissima disciplina. La scelta degli ufficiali cadde, -la massima parte, sopra uomini designati non dal criterio e -dall'esperienza di buoni giudici e competenti, ma dall'aura -fugace e voltabile del favor popolare. Ricordatevi che i -giovani nostri (colpa dei subiti avvenimenti e del vivere -sfaccendato ed imbelle) corsero alle bandiere mezzo cittadini -e mezzo soldati. Io vo' dire che i giovani nostri, per la inerzia -passata, per la cortezza del tempo, e ancor da vantaggio -pel modo di ordinamento, non erano abbastanza disvezzi dalle -comodità e abitudini casalinghe, nè abbastanza avvezzi allo -stento, ai disagi, alla sommessione, e ad altre esigenze ed -asperità della militare disciplina. Nacque da tutto ciò, e, non -<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> -poteva non nascere, che alla prima fazione gagliarda e difficile -veramente, e al primo cozzo di schiere agguerrite e con -abilità e ardire capitanate, le nostre sformaronsi in poco -d'ora, e da ogni lato scompaginaronsi. -</p> - -<p> -Ma v'à di più: l'infortunio è gran pietra di paragone -degli eserciti veterani o novelli, bene o male apprestati e composti. -Non ostante le dure percosse e gli scontri sanguinosi -e infelici, i ben apprestati ed antichi cedono, ma non si scompigliano; -e se pur questo accade, si riordinano e si rifanno: -ma per contrario, i mal composti e ordinati, una volta rotti e -dispersi, non più mai si raccozzano e si rassettano; ed anzi, -come materia poco omogenea e da poca cera appiccata, rapidamente -pervengono all'ultima dissoluzione. Di ciò appunto -fummo noi tutti, e con gran dolore e rammarico, testimonj. -Tornarono non più le schiere dei nostri, ma gli avanzi di -esse; giunsero tumultuando e disordinando assai peggiormente -che non usavano durante la guerra. Giunsero con -mente accesa e avventata, ciascuno accusando i suoi proprj -ufficiali, accusando il Governo, i compagni, i Commissarj, i -Piemontesi e tutti, fuor che sè stessi. E replico che ciò sempre -avvenne e avverrà tuttavia tra soldati subitarj ed accogliticci -da somma avversità sopraggiunti. -</p> - -<p> -Nè io voglio con tali parole menomare il pregio della -fortissima resistenza e dei gagliardissimi combattimenti che -ottomila de' nostri ànno avuto animo d'imprendere e di sostenere -contro a più di 40 mila soldati austriaci: e basterà -solo, io credo, la memoria de' monti Berici per dimostrare al -mondo come facilmente può ritemprarsi all'antico valore, e -la virtù de' suoi padri ricuperare questo popol latino infelice -e caduto, ma sempre a risorgere apparecchiato. Io noto, pertanto, -ed accuso non la virtù e il coraggio degl'individui, ma -quegli accidenti e difetti che nessuna bravura è bastevole ad -impedire, e la cui riapparizione è certissima dovunque mai -l'esperienza, l'arte, l'esercizio e l'efficacia del tempo, -delle regole e delle tradizioni, non fan riparo. -</p> - -<p> -Dopo quel caso, e visto quel deplorevole scombuiamento, -che altro rimaneva da praticare al Governo? Voi tutti con -esso e ad un animo il venite pronunziando: scioglier l'esercito -<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> -e con altri metodi ricomporlo. Ma io prestamente m'appello -a coloro, quanti pur ve ne sono e di quante specie e -generazioni è possibile ritrovare, i quali ànno fiore di cognizione -delle cose guerresche, e sentenzino essi se dentro -lo spazio di venti giorni una così complicata e malagevole -opera sia fattibile mai; e venti giorni soltanto, o Colleghi, -nè un'ora di più è trascorsa dal tornar delle truppe a quel -frangente improvviso e funesto che l'anime vostre à con -giusta ira commosse.<a class="tag" id="tag23" href="#note23">[23]</a> Quello a cui non varrebbe e non basterebbe -uomo nessuno, reputo che voi non convertirete in -errore ed in colpa solo ed unicamente per noi. Credo invece, -che ogni spirito gentile e benevolo senta di doversi astenere -non pur dalle accuse, ma dalle superbe e gravose parole -contro di tali, cui la fortuna fa scontare coi subiti rovesci quel -po' di bene che prima ella lusinghevolmente proferse loro, di -render la pace a questa città e nelle provincie serbarla, ristaurarvi -l'ordine, ampliarvi le libertà e con l'impero delle -leggi contemperarle. -</p> - -<p> -Ma io sento voci che gridano: la patria è in pericolo, e -questo estremo frangente non pure debbe eccitare tutte quante -le forze e gli spiriti di chi ci governa, ma suggerir loro partiti -straordinarj ed eroici; e se bisognano prodigj, che i prodigj -sien fatti. -</p> - -<p> -Sta bene; ma le imprese eroiche e i miracoli umani altresì -debbono avere cagioni certe e proporzionate. Osserviamo. -Per me, la patria è solo tutta l'Italia, e non applico quel -nome augusto ad alcuna delle provincie sue, per insigne e -bene amata che sia: similmente, non bado a dove io nascessi, -o dove abbia le cose mie o i parenti o gli amici, ma sì ò per -amici e parenti e per carissimi compaesani coloro tutti che -nacquero e vivono nella terra sacra che <i>Appennin parte e il mar -circonda e l'Alpe</i>. Ora l'Italia, bontà di Dio, non corre pericolo -estremo insino a che ordinato e gagliardo rimane l'esercito -di Carlo Alberto. E se alle schiere di quel re generoso -toccasse grave sconfitta, ondechè la patria nostra vera, cioè -l'Italia tutta quanta, venisse a rischio dell'ultima sua salute, -<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> -il meglio sarebbe, o Colleghi, interrompere queste nostre disputazioni, -prendere popolarmente le armi, e moverci tutti -di buon accordo, e senz'altro pensiere che di ristaurare le -sorti mutate e periclitanti. In questo mezzo, rivocando il discorso -ai nostri paesi, i quali pure bisogna difendere, due mezzi -di fare ischermo e riparo avea tra mano il Governo, ed entrambi -mise ad effetto. Il primo, di scambiare subitamente le -truppe che ritornavano con le poche disseminate per le nostre -città. Il secondo, di fare istanze sollecite e ferventissime -al re di Piemonte, perchè mandasse ajuti di gente; ed -anche pregarlo di voler permutare porzione de' pontificj soldati, -costretti dai capitoli di Vicenza, con altrettanti de' suoi -distribuiti per le fortezze, i quali accorressero freschi di forze, -animosi di voglie, specchiati di disciplina a custodire le -nostre frontiere. Fu il primo atto adempiuto, o signori, con -prestezza e premura maggior dell'effetto: perchè sapete voi -a qual novero per appunto è da recare la milizia allora rimasta -indietro a presidiare le più interne città? appena a quattro -mila uomini. Arrogo che non furono potuti movere tutti -immediatamente, perchè in Spoleto e in Civitavecchia fece -mestieri lasciarne più compagnie a custodia di circa mille -forzati, abbandonando i quali, giudica ognuno che danno gravissimo -sovrastava non pure a quelle città, ma sì allo intero -Stato. Poteansi dunque, or domando, munire e fronteggiare in -guisa valida e sufficiente con due o tre mila uomini le rive del -Po, che nel nostro Stato corrono per la lunghezza di poco meno -che ottanta miglia? Ne dia sentenza chiunque è tanto o quanto -perito nelle militari faccende; anzi chiunque à sentimento -delle cose, ed occhi per vedere e senno per giudicare. -</p> - -<p> -L'altra parte di nostra opera nemmeno fu da noi pretermessa, -o tardata o trascurata in veruna guisa, ma con fervore -e con la massima diligenza tentammo di adempierla. -Ricorremmo affrettatamente a re Carlo Alberto, e, come testè -io diceva, gli domandammo pronti soccorsi non solo, ma -la permutanza di buona porzione delle soldatesche nostre -con altrettante delle sarde. Mostrammo per noi la necessità -dell'ajuto, per esso l'utilità; ricordammo la devozione di -questi popoli alla sua persona, la fede nella sua causa, i -<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> -mali della guerra lombarda incontrati sì lietamente da noi, -i nostri apparecchi, il sangue sparso, il lutto di nostre famiglie; -quanto danno e pericolo arrecherebbero alle armi sue -le rive del Po signoreggiate dall'Austria, invase le Romagne, -minacciati i Ducati, non sicura la Toscana. Che avvenne? il -re Carlo Alberto assentì, il Ministro della guerra risolutamente -negò. In ultimo, una specie di permutanza ci è stata -offerta. Ma quale? Non è da tutti l'indovinarsela. Spedire gli -Svizzeri nostri in Modena, e i Piemontesi che quivi stanziavano -mandarli a Venezia: che è come chiedere ad uno che -ti presti il mantello, e quegli invece proponga di accomodarne -il compare; senza qui aggiungere che gli Svizzeri nostri, -condotti in Modena, abbastanza non si scostavano dall'occasione -e pericolo di combattere; il che per tre mesi è vietato -loro dai patti. L'offerta, dunque, non profittava per niente -alla guardia e difesa delle nostre frontiere. Tacerò d'alcun -partito da noi pensato con poca speranza, ed a fine soltanto -di non lasciar cosa del mondo possibile e immaginabile di -cui non facessimo esperimento. Come lo scrivere, per esempio, -al general Pepe in Venezia, e proporgli o di spedire qui a noi -que' soldati nostri che là combattono; o di spesseggiar le sortite -e ingrossarle sì fattamente, da mettere in seria e vivissima -suggezione gli assediatori, talchè non sia loro più agevole -l'assottigliarsi di uomini, e minacciar d'invasione le nostre -provincie. -</p> - -<p> -Or, raccogliendo il tutto, io vi chiedo, se queste vi sembrano -ragioni sode, schiarimenti precisi, allegazioni certe, -fatti evidenti e palpabili? Sa Iddio, quanto io desidero che -possibile fosse di contradirli e negarli, e quindi scemassero i -nostri danni e i sospetti, di quanto crescerebbe il torto e l'errore -dei presenti Ministri. Imperocchè nessuno de' miei avversarj -mi reputa così vile e perfido, che io posponga la salute -della carissima patria al mio leso amor proprio. Ma io -sento bene, che la imparzialità de' giudicj non è unque sperabile -laddove il cieco entusiasmo e le offese e i danni di già -sofferti e l'apprensione del peggio farà di nuovo gridare ai -più caldi, e a proposito o no: la patria è in pericolo, e noi vogliamo -che ad ogni costo ella sia salvata. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> -</p> - -<p> -Signori, giunto il discorso a questi ultimi termini, io vi -pronunzio che due sole specie di guerra conosce e pratica -il mondo; due sole, ripeto, e non più; e sono di esercito contro -esercito, e di popoli armati contro armate milizie. Ora, -nettamente e fermissimamente dichiaro, che guerra di esercito -contra esercito, guerra promettente non dico bella vittoria, -ma lungo e onorato combattimento, non siamo oggi, -non saremo domani o il dì dopo in grado alcuno di fare. -No, verun Ministero ritroverete (e cercatelo pure per tutti -i canti d'Europa e d'America), il quale premendo col piede -la terra, ne faccia balzar fuori un esercito. Non v'à Ministero -che possa (come usa dirsi) improvvisare buoni soldati, -esperti capitani e ben guerniti arsenali. -</p> - -<p> -Ma dell'altro genere di guerreggiare, cioè quello delle -moltitudini che s'armano, e s'azzuffano coi soldati d'ordinanza, -certo, non si nega che può sempre venire in atto; nè -altro che una condizione ricerca per far probabile il buon -successo, ma la vuol piena, la vuol permanente, la vuole assoluta; -e questa è il coraggio e la fierezza intrepida e disperata -delle popolazioni. Qualora ogni città di Romagna convertasi -in una Saragozza, o in qualcosa di somigliante, e -debbano gl'inimici pigliar d'assalto le mura, indi le strade -asserragliate, poi ciascheduna casa dalle canove alle antane; -non dieci, non venti, non forse cento mila bajonette imperiali -varranno a sforzarle ed a sottometterle. Però, d'un ardore -siffatto, ogni qualunque Ministero è piuttosto l'effetto -che la cagione; il docile e acconcio strumento, piuttostochè -il fondamento e il principio. -</p> - -<p> -Io so, nullameno, che da un Governo energico veramente -e leale, sempre vigile ed operante, franco, ardito, ingegnoso, -e non inferiore, insomma, alla gravezza minacciosa -e straordinaria dei casi, può accrescersi ed avvivarsi oltremodo -la fiamma del popolare entusiasmo; io lo so. Ma un -Governo cotale à gran bisogno della pienezza d'ogni potere -e della libertà intera dell'opere sue; e se a voi piace di -guardar dentro alle cose, confesserete a marcia forza, che -non è così fatta la condizione dei presenti Ministri, i quali -già da un mese sono rinunzianti, ed a cui non è stato mai -<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> -lecito di proferire nemmeno quella parola che suona oggi -sulla bocca d'ogni verace italiano, e si attua in fieri e nobili -gesti sulle rive del Mincio e dell'Adige.<a class="tag" id="tag24" href="#note24">[24]</a> A questi dì, più assai -della consumata politica e della sapienza legislativa, occorrono -le arti con le quali si eccitano e fomentano le generose -passioni. Di tali arti, nudrici del coraggio e della magnanimità, -dar saprebbe qualche saggio onorevole ed utile -anche il presente Ministero; perchè sempre il cuore infiammato -avvisa e indovina ciò che risveglia ed infiamma il cuore; -e voi potete vederne forse gl'indizj leggendo nelle gazzette -quel che parliamo e ordiniamo ai nostri ufficiali nelle -provincie. Ma il forte volere non basta; e al forte operare -non abbiam sufficienti le facoltà. -</p> - -<p> -Egli m'è avviso di avere non iscarsamente risposto alle -accuse più generali e più appariscenti che jeri lanciavansi da -taluni contro il Governo. Delle censure particolari e minute, -alcune sono di assai poco rilievo, altre emergono dall'ignoranza -dei fatti, ad altre manca ogni precisione e somigliano a -colpi tirati senza pigliar la mira. Tuttavolta, non vo' tacere di -una, e importante per sè e gravosa al cuore di tutti i Ministri. -</p> - -<p> -Questa è di aver noi invitato a sedere nel Consiglio di -amministrazione e di disciplina il generale Durando, chiamato -da taluno in quest'assemblea ed <i>apertis verbis</i> traditore -alla patria. Osservisi, anzi tutto, ch'egli, per ciò che affermano -parecchi deputati, viene accusato al medesimo tempo -e qui e in Piemonte; qui come lancia di Carlo Alberto, in -Piemonte come troppo tenero del Pontefice. Chi dunque -tradisce costui? Nessuno, perch'egli non può ad una ordir -frode al Pontefice e a Carlo Alberto. Io credo convenga andar -molto a rilento nel proferire sentenze cotanto odiose e -terribili; e per fermo, così la pensa la più gran parte de' soldati -e de' volontarj che sotto i vessilli suoi combattevano. -Essi (domandatene, o signori) gli conservano stima grande -ed amore cordiale. E sapete voi la cagione principalissima? -La cagione è questa, che dove la mischia ferveva più calda -e più sanguinosa, dove il pericolo era imminente, le bajonette -<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> -nemiche più numerose, il grandinar delle palle più -spesso, là brillava pur sempre la spada del Durando, il -quale, con nuovo genere di tradimento, ponevasi tuttogiorno -al rischio di affogare la sua frode nel proprio sangue. -</p> - -<p> -Ora, ditemi, in nome di Dio, se veduto l'aveste fra tante -palle e tante austriache bajonette cadere ferito ed estinto, sarebbe -nessuno di voi stato ardito di domandarlo traditore, e -nel cadavere suo ancor sanguinante e dal ferro dilacerato -imprimere un marchio d'infamia? Ebbene, voi pigliate arbitrio -e baldanza di atrocemente accusarlo, solo perchè la fortuna -à conservato quel braccio e quella spada onorata al -profitto d'Italia. Queste sono le ragioni per cui pensò il Ministero -di dar luogo al Durando in seno del consiglio testè -mentovato: e con tutto ciò, abbiamo premesso all'atto una -diligente ed esattissima investigazione dell'opera sua; e in -fede di onesti uomini, vi assicuriamo, che non v'è ombra di -colpa e di trascuranza in tutte le recenti fazioni di guerra -del generale Durando. Egli commetteva forse qualche errore -di previdenza e di tattica; ma, con vostra pace, qual generale -non ne commise, o non fu a risico di commettere? -</p> - -<p> -Dopo ciò, io reputo di toccar già la fine del mio troppo -lungo ragionamento; conciossiachè a rispetto dell'avvenire, -di cui pure moveste discorso, o Colleghi, poco o nulla ci conviene -rispondere. Noi da un mese non siamo solo in istato -di rinunzianti, ma con viva istanza e più d'una fiata abbiamo -richiesto e pregato che la rinunzia nostra si accetti. Jeri -stesso abbiamo, ad un animo, rinnovato e compiuto l'ultimo -e risolutissimo atto di tale rinunziazione. E però noi rimaniamo -in sin da ora Ministri unicamente per conservazione -e custodia dell'ordine e quiete pubblica, e per tutela dei comuni -diritti. D'ogni rimanente ricade a voi la cura e il consiglio; -e ci è forza da quindi innanzi di non tollerare che si -rovesci sul nostro capo la più ponderosa e formidabile malleveria -che premer possa la coscienza d'un uomo onesto e -d'un incolpabile cittadino. -</p> - -<p> -Io mi dispenso dal giudicare se a voi venga meno la volontà -o il potere o l'opportunità o l'unione, per ispalleggiare -e protegger quegli uomini che la fiducia popolare condusse -<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> -al governo, e, più costante di molti di voi, sembra non -abbandonarli ancora. Ma io so questo assai bene, che i censori -ed accusatori del Ministero, cercando una verità e una -utilità molto dubbia ànno indubbiamente peccato di grave -imprudenza; e quando sieno buoni e leali patrioti, com'io li -stimo, tardo e doloroso rincrescimento cagionerà loro il vedere -e conoscere che il nostro uscire di governo non sarà -senza manifesta letizia dei nemici eterni della libertà e indipendenza -italiana. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 class="hidden" id="necguer">Discorso sulla necessità della guerra</h3> - -<div class="blockquote"> -<p> -<i>Il dì 7 d'agosto, occupandosi il Parlamento d'alcuna proposta di -legge con fine di sopperire alle necessità della guerra italiana; -e volendosi da parecchi sottometter quelle a nuova consulta nelle -Sezioni; il Deputato di Pesaro parlò in questi termini:</i> -</p> -</div> -</div> - -<p> -Io spero dalla vostra usata prudenza, o Colleghi, che le -proposte di legge le quali verrannovi presentate quest'oggi -perchè si discutano e vadano quindi a partito, non saranno rimesse -in esame nelle Sezioni, o di nuovo rimandate ai commissarj, -conforme è il parere d'alcuni.... Odo che si mormora che -io voglio sopprimere la libertà del vostro suffragio: nulla di ciò -mi sta in mente. Ma io non son fuori, credo, del mio diritto, -se io fo notare alla Camera che quando una Proposta di legge -fu discussa innanzi nelle Sezioni, quindi consegnata ai commissarj -scelti da quelle perchè ne giudichino e ne riferiscano, -e da ultimo fu da essi commissarj emendata accuratamente, -dopo maturo e libero esame, secondo il migliore lor senno e il -frutto raccolto delle varie opinioni udite; la Camera, tramutando -quasi per intero l'opera di quei commissarj, sembra a -me che pongasi in qualche contradizione con sè medesima; -e ad ogni modo, dichiari e testimonii assai manifestamente la -poca stima che fa de' giudici e relatori prescelti da lei. -</p> - -<p> -Io dico, pertanto, a voi e a me stesso: abbiamo ciò in -considerazione quest'oggi, trattandosi massimamente di leggi -la cui opportunità è sì fatta che dimanda una somma, anzi -un'estrema sollecitudine. Trattasi, ben vel sapete, di provvedere -<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> -alle bisogne, ai pericoli ed alle urgenze della gran -Causa italiana; le quali dopo il disastro di Custoza crescono -poco meno che d'ora in ora. Quanto a me, io non mi périto -di dichiarare in sin da questo momento, che le proposte di -legge, segnatamente quali vi furono jeri significate dai commissarj, -mi piacciono assai e m'appagano. Ingegnose mi -sembrano nella invenzione, acconce al tempo ed al luogo, -bene ordinate, sopratutto, e in ogni lor parte e membro rispondenti -e connesse. Quindi, se vi arrecherete voi mutazione -un po' sostanziale, romperete, del sicuro, quell'armonia -che le governa, e quel dritto filo raziocinale con cui vennero -pensate e dedotte. -</p> - -<p> -Nè porzione di loro vi è nuova; perchè presentòlla a -voi, se ben vi ricorda, il passato Ministero: se non che, allora -fu sottomessa al vostro giudicio con forma e nome di -tassa, non comportando i tempi che senza pericolo niuno -ragionar si potesse di prestazioni forzate. Oggi le sventure -sopravvenute dànnoci questa non desiderabile facoltà e -balía. -</p> - -<p> -Concludo, pertanto, ch'egli bisogna, colleghi miei, affrettarsi. -Nè basta che ognuno di voi senta e ripeta nell'animo -cotal verità. Conviene vi rispondano i fatti, e rimanga delusa -e scornata la speranza d'alcuni infelici che vorrebbono far -vani i vostri disegni indugiandoli. Forse ch'ei fa mestieri -ch'io vi stimoli e infiammi con nuove e speciose ragioni? -e non è suprema ragione il dire: affrettiamoci, perchè ogni -giorno che passa, reca non leggier detrimento al successo della -italiana risurrezione? Certo, io non salgo a questa tribuna per -crescere impacci al Governo; ed anzi saluterò con vivissima -compiacenza il novello Ministero, quando io vi vegga rilucere -il nome del conte Odoardo Fabbri. La sua veneranda e -incolpata canizie mi rassicura. Quella sua vita spesa tuttaquanta -in soffrire e combattere per la libertà e l'Italia, porgemi -abbondante caparra che il Ministero nuovo non tenterà -nulla contro le pubbliche guarentigie, nè contro il finale successo -della guerra italiana. Ma per qual cagione non compare -esso qui e non siede fra noi? perchè si cela e non parla? -perchè ad ogni momento, in ogni occasione, sono l'esigenze -<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span> -e gli usi d'un libero e rappresentativo governo manomessi -e frustrati? perchè taluno de' Ministri non reca, com'è -suo debito, a questa o all'altra Assemblea il disegno di quelle -leggi che ambedue i Consigli ànno già, non nella massima -solo, ma nelle principali disposizioni puranco approvate? -Afflittive incertezze, dannose e inesplicabili esitazioni son -queste; ed in ciascun'ora di tale specie d'interregno cresce -il nostro comune pericolo. -</p> - -<p> -L'esercito di Carlo Alberto dall'Adda e dall'Oglio ci -guarda ed aspetta soccorso. Genova (corre voce) si vuota di -popolo, e fanno il simile le città di Piemonte e di Lombardia. -Un grido solo risuona per quelle provincie, e da tutte le -bocche ripetesi un grido solo: al campo, Italiani, al campo. -In me è gran fede, o signori, che se piace al Governo, se -voi lo volete, se i popoli vi udranno parlare, le città di Romagna, -le città delle Marche, e questa Roma medesima alzeranno -tutte insieme quel salutare e magnanimo grido: -al campo, al campo. -</p> - -<p> -Onorandi colleghi, trenta secoli di storia civile già sono -trapassati sopra l'Italia; eppure non vi si rincontra un punto -di tempo e una congiuntura di casi forse tanto solenne e tremenda -siccome quella in cui c'imbattiamo al presente; imperocchè -la Penisola intera può con isforzo gagliardo di volontà -fabbricare oggi a sè stessa i proprj destini, il che mai non le -accadde. Può l'Italia effettualmente in questi giorni (pensiamoci -bene) salir tutta e per sempre alla signoria di sè; e nelle -sue monche e lacere membra suscitare e perpetuare la congiunzione del -viver civile, státale ognora interdetta, e principio -e cagione negli altri popoli d'ogni virtù, d'ogni gloria, d'ogni -possanza. Ella può, dico, questi prodigj; ma pareggiar le conviene -con l'ampiezza de' sacrificj il bene immenso ed inestimabile -della libertà e della indipendenza. Dopo molti sentieri -trascorsi, dopo infiniti passi perduti, eccoci alfine al -bivio terribile, dove Dio e le sorti e le nostre colpe e le altrui -senza riparo e difesa ci àn trascinato. O l'Italia sarà libera -e grande, e conquisterà pure alfine un pieno essere di nazione; -o ricadrà per sempre nel sonno affannoso d'ogni abbiezione -e d'ogni servaggio. E dico sonno affannoso, perchè -<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> -dopo la tentata risurrezione, forza è a lei che quello trapassi -turbato e funestato ad ognora dal rimorso doloroso e profondo -della propria viltà. -</p> - -<p> -Miriamo, signori, altresì al debito nostro speciale innanzi -a Dio e innanzi agli uomini, e come noi pure siamo posti in -fra due estremi, e sceglier conviene senza dimora. O i nostri -nomi soneranno alle venture generazioni i più benedetti e -gloriosi, o i più miseri e abbominati del mondo. A che giova, -in che ci avvantaggia il chiudere gli occhi davanti a questo -fiero dilemma? egli non perciò stringe e martella con minor -furia le nostre coscienze. Rompiamo gl'indugi, tronchiam le -parole; ai fatti, signori, all'opere generose e virili. Se domani -stesso io non vedrò seduti in que' loro posti i nuovi -Ministri, risalirò in ringhiera affin di proporre all'estremo -male un qualche estremo rimedio. -</p> - -<div class="chapter"> -<h3 class="hidden" id="modidif">Discorso sopra tre modi straordinarj di difesa</h3> - -<div class="blockquote"> -<p> -<i>Appena respinti gli Austriaci da Bologna, il Mamiani nella tornata -del dì 11 di agosto proponeva tre insoliti provvedimenti, e facevali -a pieni voti approvare con le infrascritte brevi parole:</i> -</p> -</div> -</div> - -<p> -Egli accade delle nazioni come degl'individui per appunto; -cioè a dire che v'à momenti dolorosi e funesti, in cui -l'animo di tutto un popolo s'abbandona, e casca sotto il peso -dell'infortunio. Ma quando la fiamma del viver libero e indipendente -arde vivace davvero ed intensa per entro il cuor -suo, ella, simigliante al fuoco sacro di Vesta, può talvolta -affievolire o negli ultimi penetrali occultarsi; ma non estinguendosi -mai, forza è che indi a poco riapparisca più sfavillante, -e tramandi intorno maggior luce e caldezza. Così -quest'oggi avviene all'Italia, ed è ciò che lo spirito mio à -creduto e sperato sempre. -</p> - -<p> -O felice e gloriosa Bologna! o fra le città italiane fortunatissima -e da tutte le generazioni invidiata, posciachè tu -risvegli la nuova favilla del nuovo e inestinguibile incendio. -Noi adempiamo, o Colleghi, un gran debito a renderle grazie -solenni, e le più sentite e le più magnifiche che possano -<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span> -uscire dal petto d'uomini riconoscenti e autorevoli. Ma egli -bisogna altresì, che questa tornata non si consumi senza -compiere qui alcun atto di segnalata cooperazione e d'ajuto -efficace, oltre alle cose dai Ministri saviamente deliberate. -</p> - -<p> -Signori, nega questo tempo ad ognuno d'intrattenersi -in lunghi ragionamenti: e già non varrebbero mai le parole -a bene significare una parte anche minima di quegli affetti -veementi e sublimi che premono e investono da ogni lato -l'anime nostre. -</p> - -<p> -Bando non che ai discorsi studiati e freddi, agli eloquenti -eziandio, perchè corre l'ora del forte operare. -</p> - -<p> -Io propongo, pertanto, senz'altro preambolo, tre provisioni, -le quali a me compariscono le più convenienti ed -efficaci che la straordinarietà dei casi ricerca. -</p> - -<p> -Per prima cosa, io propongo che in ciascuna città dello -Stato, sulle publiche piazze si pongano tavole, alle quali -sieda un delegato del Governo ed uno del Municipio, e quivi -sia inalberata e visibile a tutti una scritta con le parole: <i>La -Patria è in pericolo.</i> Ufficio dei delegati sia di raccogliere e -registrare i nomi dei Volontarj che intenderanno di armarsi -e combattere. -</p> - -<p> -Per seconda cosa, dico doversi in ciascuna città istituire -un Commissariato, a cui spetti di ricevere tutte le offerte e -le largizioni dei cittadini e dei comuni per armare e vestire -essi Volontarj, e porli in grado di subito unirsi alle respettive -bandiere. -</p> - -<p> -Per terza cosa, propongo che sia il Ministero invitato -e sollecitato, affine preghi Sua Santità e fortemente il persuada -a fare scrivere a tutti i vescovi, e per essi a tutti i -parrochi dello Stato, perchè dall'altare e dal pulpito esortino -con infiammative parole i diocesani loro ad armarsi a -popolo, ed accorrere alla difesa del trono pontificale e della -patria comune. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span> -</p> - -<h3 class="hidden" id="stita">Discorso sullo stato d'Italia</h3> - -<div class="blockquote"> -<p> -<i>In risposta a un discorso pronunziato dal Ministro Odoardo Fabbri, -a dì 14 d'Agosto, per dare notizia dello stato delle Romagne e -d'Italia, dopo che la città di Bologna ebbe valorosamente respinto -l'assalto degli Austriaci; il Mamiani così parlò:</i> -</p> -</div> -</div> - -<p> -Le parole che abbiamo udite sono, o Colleghi, degnissime -di quell'uomo che per tutta la sua vita non breve combattè, -resistette, e travagli e prigionie e proscrizioni sofferse -per la libertà e l'indipendenza italiana. Io sentomi lieto ed -altero il doppio in questo momento d'essere stretto con esso -lui dell'onorevol nodo dell'amicizia. Debbono le sue parole -eziandio rinvigorare ed accendere tutti coloro che l'ànno -ascoltate, e coloro a cui verranno fuor di questo palagio con -fedeltà ripetute. Conciossiachè elle suonano in sostanza, che -se gl'Italiani non vogliono con le proprie mani atterrare ed -abbandonare la causa comune, questa non sarà mai per -cadere. -</p> - -<p> -E che? potea forse la malagevole e contrastata risurrezione -del nostro paese consistere tutta in una catena non mai -spezzata nè rallentata di felici successi, e dovea forse tenere -sembianza d'un marciar trionfale cominciato colà sul Mincio -e terminato in pochi giorni sulla vetta del Campidoglio? -E in quai libri, in quali storie abbiamo noi Italiani letto e -imparato cosa a ciò somigliante? Forse nella storia antica -di questa Roma, quando i Galli la saccheggiavano o Pirro -ne sconfiggeva gli eserciti, o Annibale la sbigottiva con la -vista delle prossime insegne cartaginesi, o la guerra sociale -le rivoltava contro tutta l'Italia? E lasciando l'antichità come -troppo diversa da noi, troviamo forse miglior condizione -di fatti nelle guerre nazionali moderne? in quella di Spagna, -per modo d'esempio, o in quella d'America, o nella più recente -ancora e terribile della Grecia? V'appellate voi alla -fortuna della rivoluzione francese, vale a dire del maggior -fatto che si compisse dal popolo più bellicoso e più formidabile -e unito del mondo moderno? Eppure a Tournay, in sul -cominciar della guerra del novantuno, le truppe incodardite -<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span> -e non vinte d'ogni parte sbandaronsi. L'anno dopo, alla -mala prova dell'armi in sul Reno aggiungevasi tutta la Vandea -insorta, insorti i Lionesi, sconvolte e riluttanti parecchie -provincie, padroni di Tolone gl'Inglesi. Più tardi, a molte e -belle vittorie succedettero nuovi disastri; ed era perduta la -Francia se il Genio non soccorreva di due sommi italiani, -trionfando l'uno a Zurigo, l'altro a Marengo. -</p> - -<p> -No, signori, l'inestimabil bene della indipendenza e -della libertà non s'acquista con mediocre fatica, con poco -sangue, con poche sventure. Imperocchè è necessità e ragione -che sia pagato tanto caro, quanto è grande e infinito -il suo pregio; e così tenacemente sia poi custodito, quanto fu -duro e difficile l'occuparlo. -</p> - -<p> -Io non venni qui certo per farla con voi da erudito, e -rimettervi in mente i gesti gloriosi de' popoli che ognuno -conosce ed ammira sin dall'infanzia. Nientedimeno, permettetemi -che di passata io vi ricordi quel pugno di gente -che abita le ultime arene del mare Germanico; quel picciol -popolo Olandese che per la causa nostra medesima insorse e -pugnò, ed ebbe ardimento di tener campo contro tutta la -potenza spagnuola, tremendissima allora e pressochè smisurata. -Quel pugno di gente, o colleghi, proseguì vent'anni -la guerra, sostenne rovesci senza numero, tribulazioni senza -esempio, e vide con occhio asciutto e spirito fiero ed intrepido -diciotto mila de' suoi montare quando i roghi e quando -i patiboli. Questo ferocemente vogliono ed operano le nazioni, -allorchè ànno vero e santo proposito di sottrarsi al giogo -de' forestieri. -</p> - -<p> -Che a questi giorni la Causa Italiana corra pericolo -grave non è dubbio; ma ch'ella sia già perduta o prossima -ad essere, come osa taluno affermare, io risolutamente lo -nego: e qui ciascuno di noi giudica e sente che ciò non -è vero; imperocchè ciascuno di noi dispone e sottomette il -cuor suo al debito primo ed indeclinabile di tentare ogni prova, -reggere ogni travaglio, affrontare ogni rischio per la salvezza -comune. Ed è natura di tutti i cimenti, e condizione e legge -di tutte le forze morali; è decreto di giustizia, necessità di -ragione, ordine di provvidenza, che la ostinata, coraggiosa e -<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span> -magnanima volontà di redimersi e di combattere le oppressioni, -esca coronata e felice dal lungo conflitto. -</p> - -<p> -Io so molto bene, che parecchi di noi sarebber saliti in -tribuna a pronunziare oggi coteste massime con migliore loquela -e con più faconda e potente persuasiva. Ma, d'altra parte, -io considero, e i vostri applausi réndonmene certa testimonianza, -che la bocca mia ragiona in questo punto e dichiara -ciò che ragiona e pensa l'animo di tutti gli astanti. Però son -sicuro che a rispetto della Camera intera, io adempio in questo -punto non altra opera che quella d'un araldo fedele, il qual -riferisce alla moltitudine radunata ciò che viengli commesso -di dire, con precisione e semplicità. -</p> - -<p> -Signori, tempo è giunto che noi assumiamo tutta la nostra -dignità e la nostra maggioranza, e leviamo l'animo e il -senno ad uguagliare l'altezza dei casi, e quella dirò puranco -delle sventure. -</p> - -<p> -Roma è virtual capo d'Italia, e nel Parlamento romano -è la naturale potestà d'un ingerimento legittimo e salutare -in tutti i fatti comuni di tutte le provincie italiane. Se ciò è -vero, e la storia e le tradizioni e la pubblica voce e le nostre -coscienze e l'universale consentimento il conferma, noi non -saremo così vili da ricusare la gravità, le malagevolezze e i -pericoli del grande e solenne ufficio. -</p> - -<p> -Prima d'ogni cosa, è debito nostro, o uomini del Parlamento -romano, di dichiarare dall'alto di questi scanni e in -faccia a tutta l'Europa, che eziandio in vista dell'infortunio -di Custoza, in noi non s'è menomata d'un atomo solo la fede -piena e inconcussa che abbiamo nella salute d'Italia e nel -coraggio de' suoi figliuoli. Per la seconda cosa, o signori, egli -appartiene a questo consesso di spegnere affrettatamente le -nuove faville di quell'egoismo antico e funesto che à cento -volte procurato la ruina della patria, ed è insieme una colpa -enormissima e un troppo visibile errore. Quell'egoismo, -intendo, che fa credere per passione alle varie provincie -d'Italia, e per empietà le fa sperare di salvarsi ciascuna da -sè, e nel naufragio comune trovare per sè sola un porto e un -asilo. O tutti salvi o tutti perduti; ecco il vero, colleghi onorandi: -e il conformarvi i pensieri e le opere non solamente -<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span> -è giustizia e dovere, ma è riconoscere altresì un assioma patente -ed irrepugnabile. Egli s'appartiene, per tanto, a noi -di svellere con prestezza i germi di cotale egoismo, che pullulano -di già e ribarbano in diverse contrade d'Italia; e nel -tempo medesimo, spetta a noi di persuadere agli spiriti apprensivi -ed irresoluti, ch'ei non v'à cagione niuna di disperare, -ma solo di crescere e centuplicar l'energia, il coraggio -e l'annegazione. Sopratutto a noi s'appartiene, o colleghi, -di dare impulso veemente e dar direzione e coordinazione -(quanto in sì fatte cose è possibile) alla sollevazione dei popoli, -che qua e là serpendo e avvampando e come vasto incendio -allargandosi, supplirà con miglior fortuna alle arti -non sempre felici della strategia, e alla sola guerra dei battaglioni. -</p> - -<p> -Sì, replico io, al Parlamento romano compete di buon -diritto l'ingerirsi e intromettersi nei comuni negozj di tutte -l'altre provincie d'Italia; perchè certamente il popol romano -quello si fu che nella presente italica guerra mostrò -maggiore disinteresse, adesione più intera, intenzioni più -pure e sante e immutabili a rispetto del bene de' suoi fratelli. -Per fermo, quando voi vedeste scorrere in copia a Vicenza -e a Treviso il sangue de' vostri, pensaste forse di chiedere -in ricompensa vantaggio e profitto alcuno o d'oro o di terreno -o d'autorità? No certo; e quando testè s'ingrandivano -i Reali di Savoja ed insignorivansi con mirabile facilità dei -Ducati, della Lombardia e del Veneto; avete voi non dirò -pensato ma dentro l'animo concepito un'ombra sola di sospetto -e di gelosia? Nessuna. Ditemi ancora: quando per -opera e zelo del vostro governo procacciavate di stringere -un forte patto di lega tra i Principi della Penisola, avete voi -comandato ad esso governo di fare alcuna riserbazione o -clausola in vostro favore, e di tener pratica per qualche specie -di utilità e di guadagno a queste provincie? No, giammai. -Un sol compenso, e una sola mercede voi domandaste, -a un sol patto vi atteneste con gran fermezza; vedere libera -e indipendente l'Italia. Voi siete, adunque, degnissimi di assumere -e reggere il primato morale sulle varie contrade italiane. -Di ciò fare io vi chiedo con somma istanza; di ciò vi -<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span> -prego e supplico ardentemente e con lacrime: ciò v'è obbligo -e necessità d'intraprendere per la salvezza comune. -</p> - -<p> -E perchè, o signori, le mie parole non tornino in vano -suono, e i vostri nobili desiderj non giacciano senz'alcun -principio d'effettuazione, io piglio arbitrio di sottomettere -alla sentenza del Parlamento le due seguenti proposizioni: -</p> - -<p> -1º Che il Consiglio de' Deputati elegga per iscrutinio -dieci de' suoi, i quali in termine di tre giorni gli riferiscano -e lo ragguaglino su tutto ciò che si possa indicare, trovare -e proporre così al Ministero, come ai Consigli deliberanti, per -ajutare in modo efficace e immediato la generale resistenza -agli Austriaci e la salvezza di tutta l'Italia. -</p> - -<p> -2º Che il Ministero sia pregato a scrivere di presente -a tutti i Governi italiani, invitandoli ed esortandoli, udito -ciascuno i suoi Parlamenti, a spedir subito in Roma loro -deputati per discutere e deliberare in comune, e sotto l'alto -patrocinio di Pio IX, intorno al modo migliore di difendere -l'Italia ed accertarne l'indipendenza.<a class="tag" id="tag25" href="#note25">[25]</a> -</p> - -<h3 id="esortaz">ESORTAZIONE AI ROMANI.</h3> - -<p> -I fratelli vostri di Bologna eroicamente combattono, e -voi non movete a soccorrerli? Dunque sosterrete ch'ei, soprafatti -alfine dal numero, scemati per le morti, le ferite e -gli stenti, e sopratutto scorati dal non vedere prossimi ajuti, -soccombano all'armi e al furore de' barbari, e sia l'antica, -la dotta Bologna sforzata e manomessa dal ferro e dal fuoco? -imperocchè il dado è tratto; o la vittoria, o lo sterminio; -questa e non altra è la scelta. -</p> - -<p> -Romani! a voi che sortiste il nome più grande e glorioso -del mondo, a voi darà il cuore di assistere a ciò riposati -ed inerti come a curioso spettacolo? Sorgete tutti, per -Dio! armatevi a popolo, accorrete alle insegne, moltiplicate -le file; e scoppi e avvampi di nuovo ne' petti vostri quel divino -<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span> -entusiasmo che di là dalle pontificie frontiere vi sospingeva, -or fa pochi mesi. -</p> - -<p> -Siamo prudenti almeno e solleciti di noi stessi, se non -giusti nè pietosi inverso i fratelli. Alla Causa Italiana, ben -lo scorgete, tramischiasi al presente la nostra particolare; -e dentro Bologna si disputa ora la integrità e salvezza degli -stati della Chiesa, la tutela delle leggi, la guardia della libertà, -la vita degli ordini nuovi, la dignità, la pienezza, la -inviolabilità del Pontificato. Quindi il Principe stesso vi comanda -e prega di pigliar l'arme per la santa difesa, nè -scende oggi lenta e dubiosa sulle vostre spade la benedizione -di Pio. Sorgete, marciate. Dietro il romano vessillo -seguiranno a frotte i popoli delle provincie, e lo Stato si cambierà -rapidissimo in un campo di valorosi; e a voi combattenti -nell'antiguardo toccherà la gloria invidiata e bella nei -secoli, di avere per ogni parte d'Italia risuscitato l'incendio -sacro ed inestinguibile della nazionale sollevazione. -</p> - -<p> -Sì, Cittadini, alle arti compassate della strategia e alla -sola guerra de' battaglioni, ecco succede e s'alterna la -guerra disperata dei popoli, e quella lotta incessante ed universale -d'ogni città, d'ogni villa, d'ogni casolare, che à -salvata a' dì nostri la Grecia e la Spagna, e salvò l'Elvezia -e l'Olanda. Romani, all'armi. Tutta l'Europa vi guarda! -</p> - -<p class="indr"> -(Dall'<i>Epoca</i>, 12 agosto.) -</p> - -<h3 id="direpoca">AI SIGNORI DIRETTORI DELL'<i>EPOCA</i>.</h3> - -<p> -Ricordevole della calda affezione e della stima particolare -e costante onde vi piace di onorarmi, io vi chiedo di -far luogo nel pregiatissimo vostro foglio alla infrascritta dichiarazione, -a dettar la quale sono mosso dalla stretta necessità -di difendere l'onor mio; e chiedo insieme a voi ed -a' vostri lettori infinite scuse dell'intrattenervi per alcun -poco della mia inutile persona in giorni così gravosi e minaccevoli -per l'Italia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span> -</p> - -<p> -Molti o ingannati o maligni vanno spargendo da più -tempo, che nell'intimo del cuor mio sta l'intenzione deliberata -di rovesciare i presenti ordini dello Stato, e giungere -alla fondazione d'un Governo provvisorio; a tale occulto ed -ultimo fine rivolgere io le cure e i maneggi, ed alla preparazione -sua essermi giovato per ogni guisa del Ministero che -da me pigliò il nome. A voci così bugiarde e ingiuriose io -non poneva, secondo mia costumanza, nessuna mente. Ma -ora mi vien riferito da gente proba e autorevole, ch'esse suonano -eziandio all'orecchio d'un personaggio, inverso del -quale debbemi stringere, oltre a molti altri nodi, quello soave -e perpetuo della gratitudine. -</p> - -<p> -Impertanto, a me corre obbligo di formalmente dichiarare, -siccome fo, che a quelle voci manca ogni sostegno di -verità, e mai non sono state le mie intenzioni quali si fingono -dai tristi o si credono dai corrivi, e che tutto è falso e -calunnioso ciò che intorno al proposito si va divulgando. -</p> - -<p> -A due fatti poi si accenna più specialmente da' miei detrattori -ed accusatori, siccome a prove e testimonianze delle -affermazioni loro; e nemmanco di tali due fatti moverei qui -o altrove alcuna parola, quando non fossero raccontati nelle -anticamere del Quirinale, ed ancora in più secreti ed alti -colloquj. Il primo si è d'avere io questi giorni passati concluso -un discorso alla Camera con questa frase per appunto: -<i>proporrò ad un estremo male un qualche estremo rimedio</i>. Sopra -che, affine di dissipare ogni sinistra interpretazione, bastimi -di asserire con pienissima lealtà e fermezza, che i rimedj -estremi a' quali pensavo non erano nè un Governo -provvisorio nè altra cosa somigliante. -</p> - -<p> -Convertonsi da taluni in secondo capo di accusa le parole -che io dissi, e i partiti che io proposi nell'adunanza -privata la qual si tenne in Monte Citorio la sera del primo -agosto. -</p> - -<p> -Ora, come in quell'adunanza si annoverarono non -meno di trenta deputati, e ch'ogni varietà d'opinione e di -sentimenti ebbevi rappresentanti ed interpreti, ciò ch'io vi -discorsi e proposi mai non si potrebbe nè nascondere nè alterare; -quindi alla comune testimonianza di que' deputati mi -<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span> -rimetto compiutamente. Di Governo provvisorio nessuno fece -motto, nessuno fiatò; e quelle proposizioni che io metteva -innanzi molto risolute e gagliarde come i casi portavano, -tanto erano legali e accettabili, che vennero il dì poi con leggier -differenza approvate e accettate da entrambi i Consigli -deliberanti. -</p> - -<p> -Scrissi, è già oltre a un anno, al Segretario di Stato -Cardinal Gizzi e promisigli sull'onor mio, tornando nello -Stato Romano, di astenermi da qualchessia modo violento di -mutazione, e che avrei con sincerità ed esattezza obbedito -alle leggi correnti. Quel che promisi ho attenuto e non cesserò -di attenere, sì per debito di onestà e sì per utile della -patria comune, a cui nuovi sommovimenti e scompigli farebbero -danno e ruina. -</p> - -<p> -Se in Roma si tenne proposito di Governo provvisorio, -e nacque rischio fondato di vederlo costituito, fu certo ne' -primi di maggio del vertente anno; e non si ignora, credo, -da alcuno chi fosse colui il quale contribuì con maggior efficacia -e prontezza a rimovere ed a cessar quel pericolo. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Terenzio Mamiani.</span> -</p> - -<p class="indl"> -Di Roma, li 22 di agosto del 1848. -</p> - -<p> -<i>L'Autore venuto in Piemonte a partecipare agli atti della Società -per la</i> <span class="smcap">Confederazione Italiana</span>, <i>ebbe carico di dettare le due -seguenti scritture</i>. -</p> - -<h3 id="rapporto">RAPPORTO IN NOME DEI COMMISSARJ DEPUTATI A SCEGLIERE<br /> -E COMPILARE LE MASSIME DI UN PATTO FEDERATIVO.</h3> - -<p class="indl"> -Signori. -</p> - -<p> -Allorquando molti Italiani convennero da diversi Stati -della Penisola al presente Congresso per tenere l'invito che -lor ne fu fatto, e dare un qualche principio alla grande opera -della Confederazione; venne per prima cosa al giudizio ed -esame dei congregati sottoposto un disegno di Patto federativo; -e pochi giorni di poi, un disegno di legge per l'elezione -di un'Assemblea, la quale assumer dovesse il mandato -<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span> -speciale ed unico di compilare e sanzionare quel Patto. -</p> - -<p> -Il Congresso posesi tostamente ad esaminare con zelo e -diligenza il primo dei due disegni, rendendo grazie particolari -e publiche agli autori di esso. Ma la intrinseca malagevolezza -della materia aggiunta alla sua novità, e, d'altro lato, il desiderio -che molti sentivano di produrre cosa piana, semplice e -non impossibile a venire accettata e presto condotta in atto, fecero -che le discussioni, mosse non pure da diversi pareri, ma -da contrarie tendenze, procedessero lente, sconnesse e oltremodo -implicate. Perlocchè, considerandosi da una parte la -lunghezza di quel disegno e il breve durare del Congresso, e -considerandosi dall'altra che mal si poteva sperare che fossero -dai governi e da qualunque Assemblea costitutrice del -Patto accolte quelle distinzioni e dichiarazioni così particolareggiate -e minute, accadde che la vostra adunanza, dopo aver -controversi e ammendati il proemio e i due primi articoli, impose -ad una Commissione a ciò deputata di scegliere in tutto -il disegno quei capi entro ai quali raccoglievasi la sostanza di -un Patto confederativo e la somma delle guarentigie costituzionali; -e questo, affine che non mancando tempo al Congresso -di discutere e pronunziare, ei valesse a produrre -un'opera nell'essere suo compiuta e applicabile. -</p> - -<p> -Apprestatasi la commissione ad adempiere all'ufficio -imposto, subito le fu bisogno di usare la facoltà conferitale -dal Congresso di mutare cioè in parte il dettato degli articoli -che doveva scegliere nel disegno; conciossiachè conveniva -esprimere la sentenza loro in modo assai più generale; e -similmente doveasi dar loro altr'ordine e altra collegazione. -</p> - -<p> -Con tali rispetti la Commissione à delineate le basi di -un Patto confederativo, e ne à definiti i principii e le massime -direttrici. -</p> - -<p> -Sembra alla Commissione, o signori, che in tali pochi -capi racchiudasi veramente ciò tutto che è sostanziale in un -Patto confederativo. E per fermo, se l'essenza di qualunque -governo consiste nella mente e nel braccio, o vogliamo dire in -una potenza che fa la legge e in una che l'eseguisce; voi trovate -nei capi IV, VI e VII<a class="tag" id="tag26" href="#note26">[26]</a> la sostanza di ciò che informa ed -<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span> -incardina un potere legislativo indipendente e sovrano, e di -ciò che compone le sue principali e massime pertinenze, -trattandosi di una Confederazione. -</p> - -<p> -Nei capi I e V, poi, scorgete la sostanza di tutto quello -che crea ed ordina il potere esecutivo e ministrativo. -</p> - -<p> -Quanto al capo X, sotto cui si registrano tutte le massime -di gius pubblico degne di venir confessate dalla Confederazione -italiana, noi volentieri abbiamo seguito pur qui la mente -ordinatrice del proposto disegno, la quale non solamente stimò -di fare rassegna delle massime pertinenti alle relazioni e -corrispondenze fra Stato e Stato, ma di quelle eziandio che -fondano da per tutto e preservano la libertà civile e politica, -e perciò da ogni liberale costituzione venir debbono professate. -In tal guisa lasciandosi a ciascuno Stato ogni arbitrio -di foggiare e adattare a sè stesso la propria costituzione, -ponsi impedimento perpetuo ch'ei non conculchi giammai -nè dimezzi o neghi o dimentichi alcun sacro e imprescrittibile -diritto dell'uomo. -</p> - -<p> -La Commissione ha procacciato di segnare e dinumerare -cotali diritti e cotali massime di gius pubblico, -secondo il concetto più compito e migliore che far si possa -oggidì delle condizioni morali e politiche d'un popolo libero -ed eminentemente civile; come nei pronunziati che -mirano specialmente alle relazioni e corrispondenze fra -i varii popoli della Confederazione, ha studiato di raccogliere -il più importante e il più pratico di ciò che risguarda i due -subbietti predominanti di tutta quella dottrina, che sono -<i>Unione</i> e <i>Reciprocazione</i>. Da ultimo, i commessarii vostri -ànno aggiunto ai nove capi prescelti e coordinati una disposizione -transitoria proposta da un vostro collega<a class="tag" id="tag27" href="#note27">[27]</a> e approvata -da voi nella tornata delli 22 del corrente mese, e la -quale à per fine di subito rendere profittevole alla Causa -nazionale e alla guerra santa che sosteniamo il primo adunarsi -dei Deputati della gran famiglia italiana. -</p> - -<p> -S'appartiene ora al Congresso di giudicare se questo -schema, a così chiamarlo, di Patto confederativo sia degno -del suo suffragio. Ma ciò che il Congresso, discutendo la proposta -<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span> -di una legge elettorale, à già risoluto, si è: 1º Che egli -desidera che tale schema (esaminato e riveduto innanzi da -lui) diventi un limite e una disposizione non alterabile, e sia -materia di un mandato imperativo che i Governi consegneranno -a coloro a' quali verrà l'ufficio di terminare e sancire -il Patto confederativo: 2º Che il particolare disegno di una -legge elettorale per la Costituente italiana si conformi e si -acconci con esattezza ai principii e alle massime significate -nello schema di esso Patto. E intorno a tutto ciò -la Commissione si ristringe a far voti perchè la proposta di -legge elettorale, tenuta da voi tuttora in consulta e in esamina, -non si dilunghi in nulla da tali due vostre risoluzioni, -e riesca altresì la più semplice, la più spedita e la più accettabile -che mai si possa. -</p> - -<p> -Per soddisfare al presente, o signori, a quell'altro incarico -dato alla Commissione, di determinare cioè e descrivere -le vie pratiche le quali à da calcare la Società nazionale -per la Confederazione italiana, affine che il programma -da lei proposto venga sollecitamente ad effetto; sembra alla -Commissione non altra cosa dover fare, se non ricordare al -Congresso ciò che nel seno della sua Sezione politica fu discusso -e deliberato. -</p> - -<p> -Ei vi si ricorda pertanto, o signori, che pochi di sono, alcuno -dei vostri colleghi<a class="tag" id="tag28" href="#note28">[28]</a> raccomandò al Congresso di non patire -che sia disciolto innanzi di aver fermato alcuna cosa di più -effettivo e pratico che un nudo programma. E perchè è forza -temere che esso pure il programma della Società venga o dimenticato -o respinto o al tutto travisato da alcuni nostri Governi -d'Italia, dato ancora che non gli manchi l'assentimento -e la lode della nazione, fa gran mestieri, diceva quel vostro collega, -di porre in consulta la infrascritta proposizione: — Comunicato -e raccomandato nei debiti modi ai Governi il nostro -programma, fatto lor sentire e conoscere la necessità di -adempire il voto comune intorno alla convocazione di una -Dieta di governi e di popoli e all'effettuazione di un Patto -confederativo, trascorso non picciol tempo senza vedere -incominciamento buono dell'uno e dell'altro; qual cosa resta -<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span> -da procurare e da tentare alla Società nazionale per giungere -senza tumulto e rivoluzione all'intento suo? — -</p> - -<p> -Udita cotal proposta, fu da molti con alacrità disputata, -e parecchi spedienti e trovati vennero suggeriti pel conseguimento -del fine. Pareva ad alcuno che imitar si dovesse la -radunanza di Haidelberga, la quale in assai pochi giorni si -trasformò in un'Assemblea costituente, riconosciuta e obbedita -per tutta Germania. Alcun altro escogitava la convocazione -di un consesso nato e formato dal suffragio universale, -tacendo però il modo di poter radunare le moltitudini e raccoglierne -ordinatamente il voto, contro il divieto dei Governi. -Alcuno voleva si facesse richiamo ai Circoli tutti politici -per l'Italia disseminati, e dal grembo loro uscissero i -deputati alla dieta. In fine, l'autore della soprascritta proposizione, -avuta facoltà di parlare, e incominciato dal ribattere -ed eliminare ciascuno dei partiti sopra accennati, definì e -descrisse due modi, i quali insieme congiunti e coordinati egli -reputava molto efficaci, ed anzi, a dir vero, i soli da potersi -rinvenire ed usare secondo le vie legali e pacifiche. Il modo -primo, disse egli, essere la forza crescente dell'universale -opinione; il secondo, un richiamo gagliardamente fatto ai -Parlamenti italiani, e un'azione speciale ed assidua sopra -essi esercitata. Doversi moltiplicare la forza dell'opinione -con lo spandere rapidamente e in guisa ben regolata la Società -nostra in ogni provincia, in ogni città, e, se puossi, in -ogni borgata, e col darle ajuto continuo di stampe e pubblicazioni -periodiche sotto forma di gazzette, di lettere, di -catechismi e simili scritti popolari, atti e convenienti a -diffondere e radicare in tutte le menti un solo concetto e -in tutti gli animi un sol desiderio. Doversi moltiplicare altresì -quella forza coll'apporre a memoriali diretti così ai -Governi come ai Parlamenti migliaja e migliaja di soscrizioni -e più di una volta rinnovellate. La quale opera non bastando, -e proseguendo tuttora la resistenza al desiderio -comune e al diritto che lo sostiene, doversi allora por mano -al secondo modo, e sperimentare ogni via ed ogni arte perchè -in un parlamento almeno della Penisola il programma -della Società nazionale trovi pluralità di suffragi. Non sorgere -<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span> -appo noi fra i Governi e i popoli altra autorità intermedia legale -e dalle moltitudini riconosciuta, salvo che i Parlamenti, -i quali tutti o parte di loro od uno almeno impossessandosi -del gran fatto, e proponendo e vincendo il partito che si richieda -ai Governi italiani l'attuazione di una Dieta e d'un -Patto secondo le massime della Società, divenire certissimo -che al Programma di lei accrescerebbesi oltre misura il -credito e l'efficacia, e sarebbe consegnato a mani siffatte -che possono, tentata prima ogni via legale e conciliativa, -condurlo all'atto da per sè medesime, e senza grave e pericolosa -perturbazione. Diffatto, potere quel solo Parlamento -o più d'uno con lui risolvere e decretare, che certo numero -di Deputati da lui prescelti s'adunino in tale o tale città, per -quivi deliberare intorno al Patto confederativo. E del resto, -parere impossibile che una determinazione così ardita e notabile, -e un esempio così generoso come quello sarebbe, -non traesse dietro di sè, prima gli altri Parlamenti, poscia -i Governi più illuminati, in ultimo tutta la Nazione. Tale fu -il parere allora significato da quel vostro oratore, al quale -aderì pienamente il maggior numero degli astanti. -</p> - -<p> -La Commissione vostra facendovene ora esatta e particolareggiata -menzione, siccome n'ebbe l'incarico, si piace -d'aggiungere ch'ella pure si accosta con piena fiducia al -parere del vostro collega. E però vi propone, dando subito -un qualche cominciamento all'impresa, d'inviare il nostro -programma così a ciascun Governo, come a ciascun Parlamento -italiano, accompagnandolo con parole validate da tutte -le vostre sottoscrizioni, e proprie ed acconce a far bene intendere -quale sia il concetto, quale il desiderio che vi conduce; -e come la necessità estrema dei tempi vi astringe a -pregare ed insiememente esortare con istanze caldissime -perchè l'opera loro s'affretti, e non vogliano tanta parte -della salute d'Italia o negligere o trattare con tepidezza, o -permettere che i demagoghi tumultuando la guastino e la -snaturino, e sia cagione di discordia e di sangue ciò che dovrebb'essere -di fratellanza e di pace. A cotesto primo atto -della Società e del Congresso, la Commissione spera e desidera -che conseguiti altra maggiore dimostrazione del nostro -<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span> -voto comune. Egli occorre, come notammo qui sopra, -che ogni città, e, se è cosa fattibile, ogni borgata e villaggio -possieda fra breve una Giunta della vasta e sempre crescente -Associazione nazionale, e che per opera di tali Giunte -vengasi prestamente ad apporre infinite sottoscrizioni al nostro -programma; il quale così fregiato e rinvigorato della -spontanea ed universale adesione dei popoli, tornerà ai Governi -ed ai Parlamenti con acquisto immenso di morale forza -ed autorità. -</p> - -<p> -In risguardo poi dell'azione speciale e incessante che -esercitar conviensi sui Parlamenti per condurne alcuno a favoreggiare -il programma e disporsi ad effettuarlo; in ogni -Giunta della Società nazionale se ne terrà particolare consiglio, -e si vorrà profittare d'ogni circostanza, spiare qualunque -occasione, usare d'ogni mezzo legale e d'ogni arte onesta -e non vile, che la prudenza, l'ingegno, lo zelo, l'attività -e la perseveranza forniscono e insegnano; ed a tutte queste -parziali e locali industrie e provvedimenti darà poi direzione -e collegazione continua quella gerarchia che di necessità costituir -fa bisogno in seno di una società vastissima e numerosissima. -</p> - -<p> -Se poi (il che tolga Dio) ai partiti che vi sono proposti, -o signori, non seguisse verun effetto notabile, rimarrebbe allora -a ciascheduno di noi il dovere di ristringersi colla propria -coscienza, e deliberare e risolvere qual sia l'officio del -buon cittadino, quando ogni via legale si chiude, ogni espettazione -è frustrata, ogni longanimità è senza frutto. -</p> - -<h4 id="progetto">PROGETTO DI UNO SCHEMA D'ATTO FEDERALE, REDATTO DAL CONGRESSO -NAZIONALE PER LA CONFEDERAZIONE ITALIANA, RADUNATASI -IN TORINO IL 10 OTTOBRE 1848.<a class="tag" id="tag29" href="#note29">[29]</a></h4> - -<p> -Allo scopo di creare unità nella vita politica dell'Italia, -di stabilire e difendere l'indipendenza, di conservare la pace -<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span> -interna, di tutelare ed ampliare le libertà politiche e le utili -istituzioni civili, e di promuovere l'agricoltura, l'industria -ed il commercio, il Regno dell'Alta Italia, il Gran Ducato -di Toscana, lo Stato Pontificio, il Regno di Napoli, il Regno -di Sicilia, si riuniscono a costituire la <span class="smcap">Confederazione Italiana</span>. -</p> - -<p> -I patti e le norme di tale unione hanno per base i principj -e le massime che qui seguono: -</p> - -<p> -§ I. La Confederazione ha un esercito, una flotta da -guerra, un tesoro ed una rappresentanza diplomatica all'estero. -</p> - -<p> -§ II. La bandiera federale è la tricolore italiana. -</p> - -<p> -§ III. La Confederazione è rappresentata da un'autorità -centrale, composta d'un Congresso legislativo e d'un Potere -esecutivo permanente. -</p> - -<p> -§ IV. Il Congresso legislativo è composto di due Camere; -nell'una ogni Stato è ugualmente rappresentato; nell'altra -la rappresentanza è proporzionale alla popolazione. -</p> - -<p> -Le due Camere saranno elettive. L'elezione della prima -apparterrà ai poteri costituiti di ciascuno Stato. Quella della -seconda, ai popoli. A tal uopo l'Assemblea Costituente promulgherà -una legge elettorale comune. -</p> - -<p> -§ V. Il Potere esecutivo è composto di un Presidente -responsale, con un Consiglio di Ministri similmente responsali. -Il Presidente è nominato, a tempo, dal Congresso legislativo. -I Ministri sono nominati dal Presidente. -</p> - -<p> -§ VI. Appartiene al Congresso di proporre e deliberare -sopra ogni materia d'interesse generale della Confederazione. -</p> - -<p> -§ VII. S'appartiene pure al Congresso d'intervenire: -</p> - -<p> -1. Nei casi di collisione fra uno Stato confederato e -l'estero; -</p> - -<p> -2. Nei casi di grave contesa fra Stato e Stato della Confederazione; -</p> - -<p> -3. Nei casi di perturbamento nell'interno d'uno Stato, -qualora ad impedire la guerra civile riescano insufficienti i -poteri quivi costituiti; -</p> - -<p> -4. Nei casi di violazione del Patto federale. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span> -</p> - -<p> -§ VIII. Non esisteranno dogane fra Stato e Stato. Il sistema -comune doganale rispetto all'estero sarà fondato su -principj di libero commercio, salvi gli opportuni temperamenti -transitorj. -</p> - -<p> -§ IX. Una legge provvederà all'istituzione d'un supremo -tribunale federativo per giudicare: -</p> - -<p> -1. Le controversie di diritto fra Stato e Stato; -</p> - -<p> -2. Le controversie fra i singoli Stati e il Governo -centrale federale. -</p> - -<p> -§ X. La Confederazione riconosce come massime di -gius-pubblico in tutti i suoi territorj: -</p> - -<p> -1. Libertà di stampa; -</p> - -<p> -2. Libertà individuale; -</p> - -<p> -3. Massime guarentigie giudiciali: non giurisdizioni -nè procedure eccezionali; -</p> - -<p> -4. Libere istituzioni municipali; -</p> - -<p> -5. Diritto di petizione individuale e collettivo; -</p> - -<p> -6. Diritto di associazione; -</p> - -<p> -7. Uguaglianza civile politica, non impedita da differenza -di religione; -</p> - -<p> -8. Libertà politica guarentita dalle forme rappresentative -e dalle armi cittadine; -</p> - -<p> -9. Responsalità ministeriale; -</p> - -<p> -10. Svincolameto della proprietà fondiaria; -</p> - -<p> -11. Promozione dell'educazione e beneficenza popolare; -</p> - -<p> -12. Agevolamento della reciprocanza dei diritti politici; -</p> - -<p> -13. Ammissibilità di ogni cittadino della Confederazione -italiana a tutti gli uffici di qualunque Stato della medesima; -</p> - -<p> -14. Promozione dell'uniformità in quelle istituzioni -che importano relazione di diritto civile fra i cittadini de' varj -Stati; -</p> - -<p> -15. Abolizione della pena di morte in materia politica. -</p> - -<p class="center"> -<i>Disposizione transitoria.</i> -</p> - -<p> -L'Assemblea Costituente, innanzi di procedere alla discussione -e compilazione del Patto, proclamerà solennemente -l'esistenza della Confederazione italiana, e l'accettazione dei -<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span> -principj e delle norme qui sopra descritte. E oltre a ciò, -proporrà e delibererà sui provvedimenti comuni richiesti -dall'urgenza dei casi e dalla necessità della guerra italica. -</p> - -<div class="blockquote"> -<p> -<i>Presidenti.</i> <span class="smcap">Mamiani Terenzio. — Gioberti Vincenzo. -Romeo Giovanni Andrea.</span> -</p> - -<p> -<i>Vice-Presid.</i> <span class="smcap">Perez Francesco. — Bonaparte Don Carlo. -Leopardi Pietro.</span> -</p> - -<p> -<i>Segretarj Gener.</i> <span class="smcap">Freschi Francesco. — Borsani Giuseppe. -Brignone Giovanni Edoardo.</span> -</p> -</div> - -<h4 id="calberto">AL RE CARLO ALBERTO -<span class="smaller">il Congresso della Società Nazionale per la Confederazione Italiana.</span></h4> - -<p class="indl"> -Sire -</p> - -<p> -La Provvidenza per nuove ed arcane vie affretta e matura -la salvezza d'Italia. Un popolo forte e animoso combatte -sul Danubio quel nemico medesimo che noi sul Po e -sull'Adige abbiam combattuto. Ecco nelle mani di Jellacich -rompesi quella spada che dovea solo ringuainarsi dopo avere -le membra del guasto impero tornate alla soggezione degli -oligarchi. Ma questi non meno abborriti in casa che fuori, -affogan di nuovo nel proprio sangue, e Vienna è testimonia -d'una seconda e più terribile vittoria del popolo. Oltre -di che, per confusione profonda dei Barbari, e consolazione -non pure nostra ma di tutte le genti e dell'umana -giustizia, egli piacque lassù che cagione, principio e sostenimento -del notabile fatto fosse una schiera di quegl'Italiani -sfortunatissimi che l'Austria a colpi di verghe costrigne -a guerreggiare la patria e puntellare la sua tirannide. -Ma la voce dei lontani fratelli penetrò nel cuor loro, e sentirono -e riconobbero che il servaggio Ungherese saria primo -anello alle dure catene d'Italia. -</p> - -<p> -In tal guisa, o Principe, la Provvidenza ripara con patenti -prodigi gran parte dei danni che il peccato non vostro -<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span> -ma della sola fortuna rovesciò sopra alle armi italiane, e -che il vostro petto magnanimo con fermo e sereno coraggio -sostenne. Noi sappiamo, o Sire, che ferve nell'animo -vostro un'impazienza eroica di prontamente giovarvi delle -prospere congiunture, e voi solo (sia lode al vero) o pochi -altri con voi non avete guari dubitato delle sorti d'Italia: -sicchè, aspettando tuttora dal congresso di Brusselle patti e -proferte di pace, mai non avete tolta la mano d'in sull'elsa -della spada, e mai non vi esce della memoria l'impavido precessor -vostro Emanuele Filiberto; il quale assalito e spinto -fuor dello stato, e perduta ogni sua provincia, non disperò, ma -riebbesi animoso, e vinse e ricuperòlle. A voi, pertanto, debbe -accrescere se non valore ed intrepidezza, conforto almeno -e compiacimento lo scorgere a chiari segni, come non solamente -ne' popoli vostri ma in tutti gli altri della Penisola -sorge ora la stessa impazienza di ripigliare le armi, e romper -col ferro i nodi e i viluppi dell'astuta diplomazia. Il -Congresso della Società Nazionale per la Confederazione -Italiana, che parla a voi rispettosamente per la nostra bocca, -ve ne rende ampia e sicura testimonianza; imperocchè, componendosi -esso di cittadini qui accorsi e adunati da ogni provincia -del Bel Paese, fanno credenza interissima del volere e -sentire di quelle. Di giorno in giorno, anzi, a dir più vero, -d'ora in ora aumenta e moltiplica il desiderio e la brama -ansiosa d'un nuovo conflitto; e una profonda voce dell'anima -fa a tutti pensare e conoscere, che l'oscitanza e -gl'indugi tanto sono funesti alla Causa nostra, quanto giovano -quella degli avversarj. Lode a Dio, o Principe, comincia -ad avvampare nei petti italiani una generosa vergogna -di aver preso sgomento grave d'un subitaneo disastro, -quale arrecano per ordinario le guerre ostinate e non -brevi. Eglino, già ricreduti delle troppo vive speranze riposte -in altrui, tornano con magnanima risoluzione ad aver -fede unicamente in sè stessi. Tal fede, o Sire, riuscirà cotanto -più salda e incrollabile, quanto, non di mobil fortuna, -ma sarà figliuola di costanza e virtù; e quanto sono moltiplicate -le ingiurie e le ferocie dei Barbari; quanto lo sdegno -trabocca ora più veemente e legittimo; quanto l'onore -<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span> -delle armi, la gloria del nome italiano, il sangue dei fratelli -non vendicato, il frutto di amarissimi sacrifici non ancora -raccolto, la necessità stessa dei mali presenti e la -certezza ed enormità dei futuri, ci costringono oggimai a -combattere con salutare e invincibile disperazione. Il Congresso -della Società Nazionale offre e promette alla Maestà -Vostra di concorrere alla santa impresa con tutti que' mezzi -che le facoltà proprie non solo, ma l'ardore, l'efficacia, lo -sforzo e l'ostinazione d'uno zelo operoso e incolpevole sono -capaci di porre in atto. La stella che la Maestà Vostra -aspettava tiene il mezzo del cielo: trenta secoli di civiltà le -hanno preparato il cammino. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span> -</p> - -<p> -Qui, per l'ordine del tempo, intramettiamo l'opuscolo -che venne in luce il 49 in Roma, e fu nell'anno medesimo -ristampato dai fratelli Pagano in Genova, con Appendice e -Documenti, e con una prefazioncella di mano dell'Autore. -In questa nuova pubblicazione v'à di giunta alcun documento -e parecchie note. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span> -</p> - -<p class="title"> -DUE LETTERE DI TERENZIO MAMIANI, -</p> - -<p class="title"> -L'UNA -A' SUOI ELETTORI, -</p> - -<p class="title"> -L'ALTRA -ALLA SANTITÀ DI PIO IX. -</p> -</div> - -<p class="pad2"> -Le nuove accuse e persecuzioni dalle quali viene infestato -e oltraggiato l'Autore di queste lettere, lo persuadono -a ristamparle, e a meglio chiarirne il concetto con qualche -nota e documento. E ciò, non perchè gli atti di sua corta -vita politica valgano l'attenzione e considerazione del secolo, -pienissimo di cose grandi; ma solo perchè coloro a cui giungesse -voce di lui, de' suoi scritti e dell'altre opere sue, non -disconoscano le intenzioni rette ed i fini egregi a cui sempre -à mirato con integrità di mente e di animo. Egli non si -dorrà mai di vivere oscuro, come comporta la sua mediocrità -e insufficienza; ma non vuol tollerare che altri procacci -di ucciderne per tempo il nome con la calunnia. Nè -debb'esser lecito a coloro i quali ingrassano oggi delle sventure -della Nazione, il mentire con impudenza, solo perchè -spogliano l'avversario d'ogni facoltà di rispondere, e gli -appuntano alla gola le bajonette forestiere. Lecito non debb'esser -loro di accusare gli onesti senza giusto richiamo -d'alcuno, e senza trovare chi li sbugiardi solennemente, e -li disusi dal vezzo che van pigliando di attribuire il titolo -di agitatori insidiosi dell'ordine<a class="tag" id="tag30" href="#note30">[30]</a> a gente la quale -ogni cosa à procurato e tentato appunto per ricomporre -l'ordine, far cessare le differenze, scansare gli eccessi. -<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span> -Il che a nessuno è più manifesto che ad essi medesimi -detrattori, i quali nelle ultime rivolture d'Italia e di Roma, -caduti in odio all'universale e però venuti in paura estrema -di raccogliere alfine il merito loro, mai non finivano di -ringraziare e lodare di moderazione, giustizia, bontà, modestia -e ogni bene l'Autore di queste lettere. Del rimanente, -egli stima che non dovrà correre moltissimo tempo perchè -si veda chiaro ed aperto da qual sorta di cittadini si -commetta opera veramente perturbatrice e sovvertitrice -dello Stato: se da quella, cioè, che trascina oggi Pio IX sulle -fallaci orme del suo predecessore; ovvero da quella che a -mani giunte il pregava di compiere la ben cominciata impresa, -separando al possibile le due potestà, e non avversando -negl'Italiani il legittimo desiderio di costituirsi in -pieno e sicuro essere di Nazione. -</p> - -<h3 id="elettori">TERENZIO MAMIANI A' SUOI ELETTORI.</h3> - -<p> -Le Camere sono dal presente Ministero state prorogate, -o, a dir più giusto, disciolte; dappoichè invece loro vien -convocata un'Assemblea generale, a cui si commette il pieno -riordinamento delle pubbliche cose.<a class="tag" id="tag31" href="#note31">[31]</a> A me corre pertanto -l'obbligazione, o concittadini elettori, di dichiararvi, -almeno in compendio, come abbia io sostenuto il nobile ufficio -che mi affidaste, eseguito il geloso vostro mandato, raccolte -e interpretate le vostre opinioni, difese in ogni frangente -le prerogative e i diritti che vi appartengono Ma innanzi -ogni cosa, perchè a voi sia fattibile il giudicare equamente -dei consigli e delle opere mie, pregovi di ricordare, che -queste provincie romane vivono in condizione civile e politica -affatto speciale e straordinaria, e si differenziano perciò -da tutte le altre del mondo. A noi popoli dello Stato Ecclesiastico, -il conseguire od il conservare quegli istituti liberali -di cui l'Europa e le Americhe godono oggimai con -<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span> -saldo possesso, è impresa non pure assai malagevole e travagliosa, -ma non mai compita e non mai sicura dell'avvenire. -Ciò accade principalmente perchè altrove, presupposta -la generalità e maturità di certe opinioni, le libertà pubbliche -sono conquistate e fermate per sempre, mediante -la mutazione d'alcuni fatti, e abbattendo l'armi prezzolate -e l'altre materiali difese che il dispotismo si tiene intorno. -Ma contro di noi, sta tutto intero un sistema antichissimo -di dottrine e d'interessi, il quale si vuol far parere -da molti una seconda religione, ed un tessuto mirabile non -di pensieri e credenze assai controverse, ma di dogmi assoluti -e intangibili. E, per esempio, è dogma assoluto ed irrepugnabile -per cotestoro, che la sovranità temporale dei Papi -abbia origine miracolosa, e proceda dai più alti e profondi -decreti della Provvidenza, la qual vuole con essa difendere -e tutelare la Chiesa, e accrescerle autorità e splendore. Perciò, -in quel mentre che in qualunque contrada civile cessa ai -dì nostri di venir confessato e creduto il diritto divino dei -principi, la potestà temporale dei Papi ne rimane necessariamente -e perpetuamente investita. Perciò pure, ogni libertà -e franchigia costituzionale che godano o sien per godere -i popoli dello Stato Romano, non muove da alcun diritto naturale -in essi riconosciuto, ma è dono e largimento spontaneo -e revocabile del principe, il quale in sostanza permane mai -sempre arbitro supremo e signore assoluto del tutto. Un altro -dogma da cotestoro professato si è, che alla sovranità temporale -dei Papi conviene una ragione di stato ed una politica -diversissima da quella di ogni altro monarca. Nel vero, -i Papi, ricordevoli delle prove guerresche riuscite loro quasi -sempre infelicemente, non muovono l'armi al dì d'oggi -contro a nessuno, non si stringono in leghe, non entrano a -parte di alcuna impresa generosa o di terra o di mare, e serban -sè stessi in una perpetua neutralità ed immobilità; laonde -avviene che gli Stati della Chiesa si separano affatto dalla -sorte degli altri regni e non appartengono propriamente ad -alcuna nazione, ma tutte le genti invece si debbono accordare -a rispettarli e a difenderli; e dove non succeda l'accordo, -essi vanno in fascio senza rimedio; e dove succeda, rimangono -<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span> -alla discrezione di chi li ajuta. E però, conviensi -porre gran cura che vicino a loro non sorga alcun potentato -così poderoso ed armigero da tenerli in sospetto e timore -continuo di dipendenza; considerato che alle loro popolazioni -tocca di rimanere perpetuamente inermi ed imbelli, e le provincie -sono aperte ed apparecchiate ad ogni invasione. Forse -l'Italia spartita in più regni e incapace di farsi nazione -giova all'indipendenza degli Stati Ecclesiastici; come lor -giova assaissimo che i principi più formidabili sieno disposti -a proteggerli, in contraccambio del gran sostegno che l'autorità -regia e assoluta riceve ora dal papato. Del rimanente, -sentenzian costoro, il dominio temporale dei Papi à da natura -e per debito d'informarsi tutto quanto della potestà -spirituale, ed intendere in ogni cosa a favorire e servire la -Chiesa, ed essere il suo braccio e il suo scudo. Perlochè quei -fatti e quelle opinioni che la Chiesa censura e altrove non -può colla forza impedire, ben li dee impedire con la forza -nel proprio Stato; e similmente, quei precetti spirituali che -altrove legano e stringono le sole coscienze, la Chiesa nel -proprio Stato fa ubbidire e osservare con tutti i mezzi prepotenti -di cui il principe si vale e dispone. Laonde v'à -certe libertà sostanziali e che dell'altre son fondamento, -come, exempligrazia, quella dello stampare e del divulgare, -e quella del non soffrire costringimento nella scelta nè nella -professione del culto, ambedue le quali in Roma non possono -entrare; ed anzi vi sono dannate ed abbominate, e l'encicliche -pontificie ne scrivono ogni maggior male e chiamanle -<i>detestande</i>. Del pari, di quelle altre franchigie civili e -politiche, e di quelle istituzioni popolaresche che dovunque -ora vanno sorgendo e convalidandosi, una porzione molto -scarsa e in rigido modo temperata ed attenuata può accettarsi -da Roma; alla quale veramente, per la libertà pienissima -della Chiesa, occorre una libertà pienissima di comando. -In fine, per questa ragione medesima della lega e -contemperanza dello spirituale col temporale, ogni moto politico -il quale intendesse a mutare le forme ministrative e -a sottoporre il principato a leggi e ordini ristrettivi, à negli -Stati della Chiesa nome e valore di sacrilegio, e sacrileghi -<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span> -ne sono tutti gli autori, e sul capo loro balenano minacciose -le folgori del Vaticano. -</p> - -<p> -Tale è il sistema e tali gli adagi e le massime che sino -a jer l'altro (può dirsi) ànno governato la sovranità temporale -dei Papi; la quale, segnatamente negli ultimi tempi, -quanto più scorgeva sè stessa debole e minima a rispetto dei -gran potentati, e sentivasi combattuta e scossa nell'interno -suo seno da incessanti macchinazioni e congiure, tanto più -si opponeva con ira profonda allo spirito di libertà, ed all'apparenza -perfino delle liberali istituzioni. -</p> - -<p> -Ora, i popoli sempre facili a sperar bene e il passato -dimenticare, credettero (voi vel ricordale, o concittadini) che -tutto ciò dovesse mutarsi all'assunzione di Pio IX. E certo -egli accadeva così, dove avesser potuto bastare all'impresa -la bontà specchiata, le intenzioni purissime, la infinita soavità -e mitezza di quella bell'anima; e d'altra parte, fosse -stato presente agli spiriti più caldi e animosi, come non si -spianta in un giorno solo quello che i secoli ànno radicato, -e come l'impeto e la violenza non ajutano a consumare le -cose le quali si reggono nella fede. -</p> - -<p> -Ma lasciando ciò stare, certissimo è, che i nuovi e risoluti -pensieri dei nostri popoli doveano presto venire in lite -con quel sistema di cui ho discorso, e i cui settatori nè per -le mutazioni sopravvenute in tutta Europa, nè per le riforme -di già compite, nè per lo Statuto medesimo promulgato, -erano tanto o quanto disposti a modificare le lor viete dottrine, -e sopprimere una sola di loro ambigue giurisdizioni. -Voi ben sapete che il primo patente conflitto scoppiò al pubblicarsi -dell'allocuzione pontificale del 29 di Aprile, in cui -venia riprovata e interdetta la guerra vivissima che le truppe -nostre e il fiore de' nostri giovani, mescolati con Subalpini e -Toscani, combattevano di là dal Po contro gli stranieri, a fine -di riscattare l'Italia e in essere di nazione rivendicarla. I Romani, -che tra le file de' Volontarii annoveravano chi il figliuolo, -chi il padre, ognuno un parente o un amico, fieramente se ne -sdegnarono. La città turbata e sconvolta diè di piglio alle armi, -s'impossessò del Castello, mise guardie a tutte le porte, -ad ogni crocicchio; proruppe in minacce di morte contro ai -<span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span> -prelati che s'imputavano di avere mal consigliato il Pontefice, -e sulle piazze e per tutto parlavasi aperto di dare al -governo altra forma e altro capo. -</p> - -<p> -Allora fu, come vi è noto, che la Santità Sua si degnò -di chiamarmi, e dopo seguito un lungo colloquio in presenza -dei cardinali Altieri e Antonelli, mi diè quella il carico di -comporre un Ministero tutto di laici, e dal quale fossero per -concessione nuova trattati eziandio gli affari esterni secolari. -Io, quantunque conoscessi assai nettamente che il conflitto era -per rinnovarsi infinite altre volte, e nessuna vittoria formale -essersi guadagnata sulle pretensioni e le massime del sistema -sopradescritto; pure, volendo la fortuna che il nome mio -avesse in quei giorni arbitrio di racquetare la città e ricomporre -l'ordine pubblico, e considerando la gran ruina che -cagionava l'abbandonarsi affatto da noi Romani la guerra -dell'Indipendenza, accettai la datami commissione; e mercè -della cortesia ed annegazione degli onorevoli miei colleghi, -venne il dì dopo costituito il nuovo governo, e la città e le -provincie quasi per incantesimo ricondotte all'usuale tranquillità. -Fu in sulle prime nostra gran cura, non potendo -mettere in atto se non la minima parte delle riforme ed innovazioni -che i tempi chiedevano, di significare almeno e -dichiarare in faccia all'Italia ed al mondo cattolico, qual -modo noi credevamo più razionale insieme e più pratico per -conciliare le differenze, mettere in buon accordo lo spirito -dell'autorità assoluta e quello della libertà, convertire tutte -le forze dello Stato al fine massimo e santo dell'Indipendenza -nazionale, e cavare dalle condizioni speciali di Roma e -della civiltà sua un principio eterno ed universale d'inconcussa -moralità e di vero sociale perfezionamento: conciossiachè -io scorgeva assai manifesto, che alle tante ed inopinate -rivolture d'Europa mancava la fede profonda nel bene -e nella giustizia, il concetto chiaro degli uffici e delle virtù -cittadine, e il sentimento vivo, operoso ed assiduo del dovere. -</p> - -<p> -Le quali tutte cose noi pronunziammo in uno scritto che, -il 9 giugno del 1848, aprendosi per la prima volta i Consigli -deliberanti, leggemmo pubblicamente dalla tribuna, e fu domandato -il programma del Ministero. In esso proposesi quella -<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span> -sola ed unica forma di concordia e armonia sincera e durevole -fra la libertà e il papato, la qual consisteva principalmente -a distinguere e separare al possibile nella persona -medesima il regno spirituale dal temporale; e che il primo -si esercitasse dal Pontefice immediatamente con ogni pienezza -di autorità, l'altro fosse delegato in massima parte e -lasciato all'arbitrio delle due Camere, e dell'opinione più -generale e più savia. Il perchè, «se il governo rappresentativo -(diceva il Programma) non esistesse in niun luogo, inventar -dovrebbesi per queste Romane Provincie.» Dalla quale -separazione leale e profonda sarebbersi in ultimo originati -quei due gran beni che il mondo moderno desidera e spera -di effettuare; cioè a dire, che la religione s'adusi a vivere -in mezzo alla libertà, e che questa si purghi, s'infiammi e -nobiliti nella religione. In tal guisa poteva da Roma procedere -un influsso nuovo e universale di civiltà, e noi Italiani -ripigliare qualche insigne porzione della preminenza antica. -Essendochè «non sempre (affermava quel nostro scritto) la -grandezza dei popoli è da misurare dall'ampiezza del territorio -e dalla potenza delle armi. Imperocchè ogni vera e -salda grandezza scaturisce dall'intelletto e dall'animo. Epperò, -in questa nè molto ampia nè formidabile provincia -italiana, noi tuttavolta siamo chiamati a grandissime cose.(A)<a class="tag" id="tag32" href="#note32">[32]</a> -</p> - -<p> -Ma tutto ciò non fu che un voto, e una professione accademica -di principj: nel fatto, il Ministero che da me prese -il nome, sostenne dai partigiani del vecchio sistema tal guerra -e così contumace e furiosa, da rendere vano ogni accordo e -impossibile ogni transazione. E perchè v'abbiate, o concittadini, -un saggio della tenacità e ignoranza con cui le intenzioni -nostre e i disegni e le opere si combattevano e denigravano, -vi basti di sapere quello che dissero e fecero contro -una delle più pure e sante e insieme delle più civili e -lodevoli istituzioni da noi proposte, io vo' parlare del Ministero -della pubblica beneficenza. Qual cosa, in nome di Dio, -era più conveniente a un Pontefice, che dare al mondo -l'esempio di reputare la pubblica beneficenza e l'educazione -del popol minuto una materia sì degna e pia e sì grave e -<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span> -sollecitosa, da doversi raccogliere in un ministero speciale e a -quella sola materia applicato? Massimamente che, nella nostra -proposta di legge, gli ordinamenti, i metodi e le pertinenze date -a quel ministero mostravano con quanta saviezza (sia lecito -dirlo) erano scansati i due scogli in cui rompe il presente secolo; -di accettare, cioè, come praticabili e vere mille funeste utopie; -o, per lo contrario, di non degnare neppur di uno sguardo -quelle quistioni che versano peculiarmente sulla condizione e -la sorte delle classi più disagiate, quasi bastasse per attutire e -sopprimere i fatti il non tenerne conto e il non ragionarne. Ma -gli avversarj nostri ci accusavano al Principe di favorire e -promuovere il socialismo, e che era mio pensiero ripetere in -Roma le prove sfortunatamente fatte dal Blanc in Parigi.(B) -</p> - -<p> -Con tutto ciò, io non mancava, o concittadini, nè alcuno -de' miei colleghi, di sostenere la lotta animosamente, e di -proporre in Parlamento profittevoli leggi, seguendo una ragione -di stato schietta, generosa e manifestamente amica -d'ogni legale progresso. Avanzarsi all'acquisto di più larghe -franchigie, svolgendo e applicando le già conseguite, e avvezzando -i popoli all'osservanza scrupolosa della legge e del -dritto. Iniziare la vita politica vera, sì con l'esercizio intero -e comune delle libertà municipali, e sì faticando all'educazione -delle povere plebi, e attraendole col benefizio e con -l'istruzione inverso i nuovi istituti. Comprimere le sètte, fomentar -la concordia, in nulla cosa operare come fazione, ma -sempre e in tutto come tutela comune e imparziale. La diplomazia, -franca, leale e severissima osservatrice dei patti; -come fu mostrato nella capitolazione di Vicenza e Treviso, -contro il volere di molti, e il fatto e le suggestioni d'altra -Provincia italiana. Primo d'ogni mezzo governativo, la moralità -e l'esempio. Suprema cura, l'Indipendenza nazionale -e ajutare l'armi di Carlo Alberto senza gelosia e secondi -fini, con fede e disinteresse di buoni italiani.(C) A queste mire -salutevoli ed alte io volgea la mente e l'azione, allorquando -sopraggiunse il gran disastro di Custoza. Il quale richiedendo -partiti forti e ricisi, furono dal Ministero risolute alcune -proposte di legge da recarsi ai Consigli, vigorose, efficaci ed -ai casi proporzionale. Ma dal Principe non vennero consentite. -<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span> -Perlochè apparendo chiaro a me ed ai miei colleghi di -non potere più oltre servire lo Stato senza diservire l'Italia, -uscimmo dal Governo, e commettemmo quel dì medesimo ad -alcuni amici e fautori di recare invece nostra quelle proposte -dinanzi alle Camere. Così ebbe fine il Ministero dei 2 di -maggio, al quale insino all'ultimo durò ostinato e fedele il -favor popolare. Tornato io ai semplici uffici di deputato, credo -che non vi siano cadute della memoria parecchie provvisioni -da me suggerite e discusse nel Parlamento, e da esso accettate, -con sempre un fine medesimo, il quale era di por mano -dal lato nostro a tutti i mezzi operabili e a tutti gli spedienti -arditi ed insoliti per ristorare la fortuna delle armi italiane -Io fo conto che tra voi, cittadini, non sia nessuna di quell'anime -fredde e accidiose cui parve allora cosa ridevole che, -per virtù d'una mia proposta, le Camere e il Ministero invitassero -le moltitudini a crescere e raddensare le file de' nostri -soldati, e a combattere tutti alla disperata e per ogni dove contro -gli Austriaci. Ma che io non proponessi e le Camere non approvassero -alcun concetto vano e fantastico, ben lo provarono i -Bolognesi, che soli, inermi e disordinati, cacciarono pur nondimeno -dalle porte loro molte migliaja di Tedeschi agguerriti, e -per fresca vittoria orgogliosi e feroci. Dal qual fatto è lecito di -trarre misura di quello che l'ardore de' nostri popoli avrebbe -adempiuto se ajutavali prontamente e gagliardamente il Governo. -</p> - -<p> -Ma i nostri avversarj avevano fermo in cuore di non -dare alcun esito alle deliberazioni del Parlamento; il quale, -perchè non mai desisteva dal suo proposito e sempre ragionava -d'Italia, d'indipendenza e di guerra santa, venne alfine -prorogato. Io non mi spiccherò punto dal mio subbietto -per raccontarvi come tornato, o compaesani, in mezzo di -voi, e fatto pensiero di ripigliare gli antichi studj, mi giungesse -invito di recarmi in Torino per assistere di persona a -un congresso promovitore della Confederazione Italiana; e -come ciò parendomi cosa di gran momento e promettitrice -di sommo bene alla patria nostra, io reputassi di dovermi subito -metter in via, e sostenere nuovo disagio e fatica. -</p> - -<p> -A voi debbo unicamente e insino alla fine dar conto -<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span> -esatto del vostro mandato. E però vi dico, che giacendo io -infermo in Genova di non leggier malattia, pervennemi notizia, -che in una grave e sconcia sommossa accaduta in Roma -il dì 16 di novembre, s'erano al Santo Padre proposti dal popolo -alcuni nomi per un Ministero nuovo, e che il mio era in -capo di lista. Colpito dalla singolarità del caso più che da -altro pensiero, mossi affrettatamente da Genova, e per via -fummi recapitata la lettera in cui, per dispaccio dell'Eminentissimo -Segretario di Stato, io veniva dal Papa chiamato a reggere -il ministero delle corrispondenze esteriori. Similmente, -m'istruivano le gazzette, che i desiderj del popolo non erano -andati più oltre di quel Programma che io leggeva già in -Parlamento; e solo, facevasi domanda calorosa e formale -di vederlo eseguito con lealtà e per l'appunto. D'altra -parte, osservando io che nella lista proposta dal popolo il -Principe avea cancellato alcun nome e supplito con altri in -essa non designati, e che similmente in luogo dell'Abbate -Rosmini non accettante avea posto il Decano di Rota Monsignor -Muzzarelli, mi recavo a credere che Sua Beatitudine -volesse con tali mutazioni mostrare, non avere in ultimo nella -formazione del Ministero preso consiglio da altri che da sè -stesso. Ma giunto in Roma (il che fu otto dì incirca dopo i -tristi casi del 15 e 16), mi avvidi subitamente, che niuna cosa -era concordata e accettata, quantunque molte apparenze il -contrario annunziassero; e però, non volendo io tornare con -eziandio peggior condizioni al conflitto e travaglio del primo -mio ministero, mi risolveva del tutto a non consentire all'offerta; -quando il 25 a mattina, Roma fu piena della subitanea -e soppiatta partenza del Papa. Allora, considerando il pericolo -grave in che rimanea lo Stato di non avere chi lo reggesse, -e di nuocere notabilmente al successo della Causa Italiana; -e considerando più ancora, che il Papa, in luogo d'ogni ordinamento -e d'ogni disposizione acconcia al bisogno, erasi ristretto, -partendo, <i>a raccomandare al Ministro Galletti e a tutti -gli altri Ministri l'ordine e la quiete della città</i>, secondo che -vedesi scritto nella lettera autografa al signor Marchese Sacchetti; -a me parve quasi atto di pusillanimità il persistere -nel rifiuto, e quel dì medesimo entrai al governo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span> -</p> - -<p> -Non però ch'io non presentissi la guerra che d'ambo i -lati avrei sostenuta, e il difetto pressochè intero di autorità -e di forza per superarla; il che mi piacque più d'una volta -di esprimere e dichiarare dalla tribuna, e giunsi perfino ad -assomigliare quella trista vita ministeriale ad un'agonia:<a class="tag" id="tag33" href="#note33">[33]</a> -ondechè, lasciando a ciascuno l'arbitrio di giudicarne a suo -modo, a me la coscienza testimonia e confessa, che quell'entrare -al governo fu dal mio lato un penoso atto di annegazione. -Gli ultimi nodi di amore e fiducia tra il popolo e il -principe erano spezzati; niun dubitava che a Gaeta i partigiani -del vecchio sistema avrebber tenute ambo le chiavi del -cuore di Pio IX, e sbanditone a poco a poco i pensieri più -miti e più al secolo confacenti. La fuga di Lui dava principio -ad un gagliardo e vasto macchinamento di repulse, di -proteste, di monitorj, da quei partigiani apparecchiato, e intorno -al quale travaglierebbersi con tanta maggior passione, -quanto le umiliazioni in Roma sofferte erano state più numerose -e pungenti. Scomparso il Pontefice, lo Stato, speravano -essi, traboccherebbe nell'anarchia: quindi la stanchezza -e lo sdegno dei popoli; quindi un piano e naturale ritorno -all'antica dominazione, senza bisogno d'armi straniere; a -peggio andare, quelle armi chiamate e sollecitate verrebbero. -D'altra parte, accanto a questi errori e perfidie della -corte di Gaeta, crescevano in Roma le smoderanze dei democratici; -a molti dei quali la sommossa del dì 16, ch'elli chiamavano -rivoluzione, pareva non aver recato frutto nessuno; -e, secondo l'usato, accusavano il Ministero di timidezza e -d'ignavia: attesochè, a giudicio loro, il sol fatto da farsi era -proclamar la repubblica; il rimanente valea come nulla. Le -altre Provincie Italiane non si attentavano ancora di giudicare; -ma la diplomazia europea s'inveleniva contro di noi -ogni giorno più. E per vero, un Pontefice stato non molto -tempo innanzi il Dio degli Italiani; chiamato da essi tutti -Salvatore e Liberatore; creduto un vivente miracolo della -Provvidenza, e levato al cielo con lodi tanto superlative, che -mai sulle bocche degli uomini non suonarono le maggiori, -doveva a forza destare in Europa gran compassione della -<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span> -mutata fortuna, correndo voce per tutto, ch'Egli era costretto -a riparare e salvare in terra non sua non pure la maestà del -pontificato, ma la persona propria e la vita. S'aggiungeva a -questo l'interesse per ciascun potentato di non dispiacere -alle sue provincie cattoliche; poi la voglia d'ingerirsi nei -fatti nostri, e tirarli ognuno al suo pro. Forse a tali ragioni -accompagnavasi un'altra migliore e di più rilievo. Chi regge -gli Stati sente più al vivo il bisogno di fondarli in cosa ferma -e inconcussa; e tanto esso desidera di conservare e di -ristaurare, quanto il popolo, impaziente e voltabile, di demolire -e mutare. Meraviglia non è, pertanto, se negli uomini -d'alto affare, sgomentati dall'accumularsi rapidissimo di tante -rovine, è subito nata una grande sollecitudine per le potestà -e prerogative temporali del Pontefice; giudicando che solo -dalla religione possa oggimai rampollare alcun principio di -autorità, e alcuna virtù permanente, capace di architettare -più tardi e ricostruire sul sodo l'ordine intero sociale. E perchè -poi non si avvedono come la religione stessa, immobile -nella sostanza e nelle forme mutabile, dee con le nuove condizioni -civili o innovarsi o scadere, tutta la prudenza loro a -rispetto di ciò consiste a voler serbare intatto e inviolato (se -fia possibile) ogni muro e ogni pietra della fabbrica antica, -e mostrarsene zelatori poco opportuni e poco creduti. -</p> - -<p> -Posta, dunque, tal natura di casi e tale singolarità di opinioni, -agevolmente se ne cavava ciò che il Governo dovea -volere e tentare. Alla crescente discrepanza degli estremi -partiti conveniva procacciare un termine molto sollecito, affine -ch'ella non trascorresse tant'oltre da giungere tardo -qualunque rimedio. All'incertezze e agli arrischiamenti di -quel viver politico, ed alle speranze perverse che fondavano -gli avversarj sugl'intestini sconvolgimenti, doveasi opporre -una gran cura dell'ordine e quiete pubblica, e l'unione e -consenso massimo tra tutti i magistrati e rettori. Alle accuse -maligne e alle nemiche intenzioni della diplomazia facea mestieri -rispondere con la ragione patente del dritto, e con l'osservanza -continua e gelosa della legalità, e serbando scrupoloso -rispetto e favore alle cose singolarmente di religione e -di culto. Infine, ogni altra diligenza e fatica era d'uopo voltare -<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span> -alle armi, ed apparecchiar gli ajuti alla guerra non evitabile -e già soprastante. Tutto ciò per appunto facemmo, od -almeno iniziammo e tentammo io e gli ottimi miei colleghi; e -tanto parve opportuno e assennato questo operare all'universale, -che le Camere, il Municipio ed ogni ordine di cittadini -con noi s'accostò e si strinse; nè mai s'è veduto concordia -tale in congiunture tanto strane e pericolose; e nulla valse -a spezzarla finchè stettero quelle massime, e il Governo lor -tenne fede.(D) -</p> - -<p> -Ben vi è nota, o concittadini, la prima protesta di Pio IX, -data in Gaeta il 27 di Novembre e giunta in Roma il 3 del -seguente mese. Da lei era invalidata qualunque cosa pigliava -radice dai fatti tumultuosi del 16 di Novembre; e a dare poi -un capo al Governo, rimasto tronco e spartito, chiamavansi -a reggerlo sette persone, di cui sole quattro stanziavano in -Roma, e di queste una sola non si occultò. Io ed i miei colleghi, -appena fummo sicuri che il Santo Padre infirmava ed -aboliva l'autorità nostra, subito rassegnammo per lettera gli -uffici ministeriali al Pontefice, e da questo lato ogni difficoltà -era rimossa. Ma durava l'altra infinitamente maggiore della -Commissione nuova governativa, la quale non adunatasi mai, -e mantenendosi inoperante e invisibile, avea più forma di sogno -che di realtà; tenea nascosto il mandato e gli altri carichi -ricevuti, nè in verun modo eseguivali; non parlava, non iscriveva, e -interrogata e pregata non rispondeva. Così la città, così -le provincie senza governo alcuno si rimanevano. Il che non -potendo stare, massime in tempi straordinarj e scomposti, le -Camere affrettaronsi a provvedere in buon accordo col Ministero; -e questo continuò in via temporanea a reggere la cosa -pubblica; quelle decretarono che una deputazione di ottimi -cittadini scelti ne' due Consigli fosse mandata al Pontefice, e -l'istruisse della condizione vera della città. — La protesta di lui -non avere fatto ricredere alcuno, e invece avere inaspriti gli -animi e dato ansa agli esagerati: volesse tentare le vie di -conciliazione, restituirsi alla sua metropoli, o scegliere alcuna -città dello Stato ben accomodata all'uopo. Ciò non volendo, -creasse almeno una Giunta di Governo effettiva e non apparente, -e le cui facoltà bastassero a farle tenere il luogo del -<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span> -Principe, giusta i diritti e gli usi costituzionali. Non potersi -ai due Consigli addirizzare rimprovero alcuno fondato e legittimo. -Se le forme costituzionali valevano, le Camere -dovere accettare que' Ministri che presentavansi loro con lettera -di nomina sottoscritta dal Cardinale Segretario di Stato; -ma se il Pontefice avea ceduto alla forza ed all'apprensione -del peggio, questa medesima apprensione occupare -l'animo dei due Consigli, e scusare gli atti di adesione con -cui si evitavano mali ed esorbitanze molto maggiori. L'Europa -intera e la più parte de' suoi Monarchi non essere stati -esenti da simili coazioni, ed anzi da assai più fiere e più -sanguinose. -</p> - -<p> -Ai deputati delle Camere, il Municipio romano volle aggiungere -i suoi, l'un de' quali fu il senatore stesso Tommaso -Corsini. Ma e questo e gli altri tutti ebbero impedito l'accesso -al principe, non per qualche accidente o per arbitrio di subalterni, -ma per comando espresso di Pio IX, significato da lettera -del Cardinale Antonelli, nuovo segretario di stato. Fu nel -parlamento allora vinto il partito, che si elegessero commissarj -i quali, congiunti col Ministero, pensassero a proporre alcuna -provvisione e risoluzione proporzionata alla gravità e straordinarietà -degli avvenimenti. Io posso affermarvi, o concittadini, -che da noi ministri e dagli eletti del Parlamento fu, non -ostante la cortezza del tempo, ricercato ogni modo di accomodamento, -e fatto fare appresso il Pontefice gli ultimi uffici -e l'ultime supplicazioni. Alfine, convenimmo nella determinazione -di proporre ai Consigli la creazione di una temporanea -Giunta di Stato, le cui ragioni, la cui necessità e le cui -pertinenze io non mi confido di farvi conoscere con brevità -e chiarezza maggiore di quella che appare nel testo medesimo -del decreto da noi promosso nelle Camere, e il quale io -trascrivo qui tutto intero, perchè confèssovi di averlo per -un dettato non indegno della prudenza civile degli Italiani. -</p> - -<p> -«Governo Pontificio — Considerando che gli Stati Romani -si reggono a governo rappresentativo, e godono dei diritti -e delle guarentigie di uno Statuto costituzionale. -</p> - -<p> -Che lo Statuto ha per fondamento la distinzione e insieme -la connessione di tre poteri, e che ove uno di essi faccia -<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span> -difetto, il reggimento costituzionale è manco e non può adempire -i suoi fini. -</p> - -<p> -Che nella notte del 24 Novembre scorso, il Pontefice si è -allontanato da Roma, e non à lasciato alcuno a tenere le sue -veci. -</p> - -<p> -Che il foglio dato in Gaeta il 27 Novembre, in cui si nomina -una Commissione governativa, manca delle debite forme -costituzionali, le quali servono anche a guarentire l'inviolabilità -del Principe. -</p> - -<p> -Che la Commissione governativa nel sopradetto foglio -nominata, non à palesata la sua accettazione, e in niun modo -e per niuna parte à esercitate le sue funzioni, e neppure -si è costituita di fatto. -</p> - -<p> -Che i due Consigli deliberanti, d'accordo col Ministero -e col Municipio, ànno procacciato di riparare a tanta perturbazione -col mandare messaggi al Principe, chiedendogli -istantemente di tornare a reggere la cosa pubblica. -</p> - -<p> -Che i messaggi stessi non solo non furono ammessi nello -Stato Napoletano, ma invano adoperarono pratiche per essere -dal Principe accolti, e che altre pratiche più recenti, e altri -uffici compiti appresso di Lui sono riusciti affatto frustranei. -</p> - -<p> -Che dimorando Egli in terra non sua, ove si vieta l'ingresso -per ordine superiore a qualsiasi deputazione a Lui indirizzata, -e togliendosi così ai deputati un diritto espresso -nello Statuto fondamentale, rimane incerto se egli sia in -grado di godere della piena libertà e spontaneità delle sue -azioni, e giovarsi d'imparziali e benevoli consigli. -</p> - -<p> -Nè potendo qualunque Stato o città rimanere senza compiuto -governo, e le proprietà e i diritti de' cittadini senza -tutela: -</p> - -<p> -Dovendosi per ogni guisa e con ogni spediente rimovere -l'imminente pericolo dell'anarchia e di civili discordie, e -mantenere l'ordine pubblico: -</p> - -<p> -Dovendosi conservare intatto lo Statuto fondamentale, -il principato e i suoi diritti costituzionali: -</p> - -<p> -I due Consigli deliberanti, consci dei loro doveri, e obbedendo -eziandio all'assoluta necessità di provvedere in guisa -alcuna regolare all'urgenza estrema dei casi, con atto deliberato -<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span> -da ciascuno di essi in seno del proprio Consiglio, -</p> - -<p class="center"> -Decretano -</p> - -<p> -1. È costituita una provvisoria e suprema Giunta di Stato. -</p> - -<p> -2. Ella è composta di tre persone scelte fuori del Consiglio -dei deputati, nominata a maggioranza assoluta di schede -dal Consiglio dei deputati stessi, approvata dall'Alto Consiglio. -</p> - -<p> -3. La Giunta, a nome del Principe ed a maggioranza -di suffragi, eserciterà tutti gli uffici pertinenti al Capo del -potere esecutivo nei termini dello Statuto, e secondo le norme -e i principj del diritto costituzionale. -</p> - -<p> -4. La Giunta cesserà immediatamente le sue funzioni -al ritorno del Pontefice, o qualora esso deputi con atto vestito -della piena legalità persona a tener le sue veci, ed -adempierne gli uffici, e questa assuma di fatto l'esercizio -di dette funzioni.» -</p> - -<p> -Ora, di codesto decreto, Pio IX à lasciato scrivere al suo -segretario di stato Cardinale Antonelli, essere un'enormità, -e la protesta delli 17 di Dicembre lo dichiara e lo pubblica -un attentato sacrilego. D'altra parte, i liberali di larga cintola -l'hanno chiamata un'occupazione temeraria, e un'usurpazione -violenta dei diritti del popolo. Non farò risposta nessuna -all'accusa della Protesta, ove scorgesi un abuso grave -e patente della parola sacrilegio, e rinnovasi quella perpetua -e funestissima confusione dello spirituale col temporale. -A riscontro della seconda censura, dirò breve quel che bisogna. -In tutto ciò che il Ministero, e con esso i Consigli deliberanti -vennero ponendo in atto dalli 17 di Novembre al -giorno che altri impresero di governare, che fu il 23 di Dicembre, -ciascuno riconoscerà issofatto la pienezza del giure e la -legalità perfettissima, qualora gli risovvenga che negli estremi -frangenti sorge e prevale una legalità e un diritto superiore a -tutti gli altri, e il qual domandiamo necessità sociale e politica. -Non può il consorzio umano disgregarsi e disciogliersi -mai, nè cessare un attimo solo di correre ai fini santissimi -pei quali è costituito. Di quindi nasce che sempre nei popoli -è necessario un governo capace di tutelare assai competentemente -le proprietà e le persone, e indurre obbedienza alle -fondamentali leggi divine ed umane. Ogni volta, pertanto, che -<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span> -i casi portano la cessazione in fatto d'un governo legale e che -altro governo legale e attuale non gli succede, a qualunque -magistrato quivi presente e il quale per ordine di gerarchia è -primario, tocca il debito e viene il diritto d'instaurare l'autorità -e reggere lo Stato finchè altrimenti non si provveda. -Il suo mandato, più che dagli uomini, procede da Dio; e la -potestà di lui, non che regolare e legittima, è sacra e divinamente -provida. Ma questa sua direm naturale dittatura, -come dalla necessità deriva, così prende da lei confine e misura -esatta: il perchè le costituzioni, le leggi e i diritti attuali -di ognuno per ogni parte son rispettati e osservati, o -tanto solo s'immutano quanto lo impone la urgenza dei casi, -vera, estrema e in guisa alcuna non simulata. Or chi chiama -tutto ciò occupazione dei diritti del popolo, non considera che -per usare dei suoi diritti, fa innanzi mestieri al popolo di esser -salvato, salvandosi la società civile e politica; e chi vuole -che in siffatte emergenze abbia voce ed imperio non altri -che tutto il corpo dei cittadini, sembra dimenticare che non -può tutto il corpo dei cittadini unirsi e deliberare ordinatamente, -e secondo ragione e giustizia, se a ciò non à provveduto -o una legge anteriore divenuta comune usanza, o un -governo temporaneo di già formato e insediato; essendo che -manca agli uomini la virtù istintiva dell'api di congregarsi -e in comune operare quel che bisogna con puntualità e concordia -maravigliosa e immutabile. -</p> - -<p> -Insomma, così il Ministero come il Parlamento fu savio -e operò legalmente; e ambedue iniziavano un metodo tale -di difesa e di resistenza, e una tal forma di reggimento, che -povero è del giudicio chi non ne scorge i larghissimi effetti, -e il fine raggiunto con quiete e con sicurezza non isperata. -</p> - -<p> -Ma, secondo che io notava più sopra, non potevano questi -accorgimenti e queste arti di civile prudenza permaner molto -saldi e operare con efficacia. Il Ministero, quantunque non -partecipe delle sommosse e delle violenze, pareva da esse -procedere; e il titolo di democratico che gli fu apposto, quanto -poco chiaramente definiva quel che voleasi ch'egli fosse, -tanto più faceva aspettare da lui cose straordinarie e ben -consonanti coi desideri degli esaltati. Nè la immoderanza di -<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span> -questi poteva essere temperata dal Ministero con alcun'altra -forza morale; poichè le opinioni appresso di noi non sono -avvezze ancora a pigliare animo e farsi valere, sostenendo -ciascuna con energia le pubbliche controversie, e ordinando -intorno al proprio vessillo le schiere de' suoi seguaci. Così -avveniva che accanto agli esaltati nessuno parlasse e contraddicesse; -ed elli soli tenevano il campo con tanta maggiore -sicurezza e maggiore arbitrio, in quanto lo Stato, così pel -mutare continuo dei Ministeri e l'incertezza d'ogni cosa, -come per l'odio alle leggi antiche e il difetto di nuove e -migliori, avea rallentato più che mai tutti i nodi ministrativi -e infiacchita oltremisura l'autorità. L'ignoranza de' negozj -politici era piena ed universale; inveterato l'abito delle sètte -e delle cospirazioni; poche le armi e indisciplinate; profondo -e furioso l'odio contro la Casta prelatizia. Al che tutto si -aggiungeva la ferma determinazione mia e de' miei colleghi -di non trapassare in nulla i confini della stretta giustizia e -delle pubbliche libertà, e di non accettare per uscire di quelli -il pretesto specioso della salute del popolo. «Tolga Iddio -(proferiva io dalla ringhiera del Parlamento il dì 21 di Decembre) -che noi, i quali in tutta la vita nostra abbiam -travagliato e sudato per vedere alfine spuntar sull'Italia -il sole della libertà, noi che nell'esilio profondamente -odiammo e abborrimmo le disposizioni violente e tiranniche -di cui si giovavano le polizie de' nostri governi dispotici, -veniamo ad imitare oggi que' miseri, que' colpevoli -procedimenti. Per conseguente, senza lo scudo della legge, -no, questo Ministero anche ne' suoi estremi momenti mai -non vorrà supplir coll'arbitrio al diritto, mai non farà pensiero -nè atto, per quali che siano salutari compensi, contrario -agli eterni principj di libertà che ha scolpiti nel cuore.» -</p> - -<p> -Il fatto sta, che in quei giorni medesimi in cui il Ministero, -di buon concerto colle Camere, riparava alle più triste -e pericolose occorrenze con senno e gagliardia insieme, una -voce uscita da alcuni circoli popolari acclamò la Costituente -Romana. Quella voce, ripetuta nelle Provincie dagli altri -circoli, crebbe tanto di suono, che parve e fu giudicata un -comando espresso ed universale del popolo. La Giunta suprema -<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span> -di Stato confermò quel comando, e il Ministero nuovo -da lei creato ne fece proposta formale al Consiglio dei deputati; -e perchè mostravansi questi renitenti e mal soddisfatti, -l'uno e l'altro Consiglio fu in apparenza prorogato, -in sostanza disciolto. -</p> - -<p> -A voi non è ignoto, o concittadini, ch'io nel nuovo Ministero -non volli aver parte, sì per mie private ragioni, e sì -per gran dubbio che la Costituente Romana tentando forme -nuove politiche, non crescesse oltre modo i pericoli dello -Stato e la divisione degli animi, e maggiormente non implicasse -le faccende italiane in quel mentre che il ricominciare -la guerra sembrava imminente ed inevitabile. Oltre di -che, io sempre avea proceduto in accordo col Parlamento, -e la mia ragione di stato era similmente la sua; da lui gli -applausi, da lui i suffragi, da lui conseguito aveva ogni mezzo -e ogni autorità per ben governare: parvemi onesto, pertanto, -di ritirarmi quando egli veniva annullato, e davasi cominciamento -ad una politica nuova, con metodo e con principj -molto diversi dagli anteriori. -</p> - -<p> -Restami di accennarvi alcuni atti non volgari da me -operati nel breve spazio di questo secondo mio Ministero, durato -solo ventotto giorni. E quanto alle corrispondenze esteriori, -le Gazzette ànnovi ultimamente riferito il disteso di -una mia Nota Ufficiale, in cui mi studiava di fare intendere -ai Diplomatici la vera e propria significazione degli avvenimenti -di Roma, e il nessun frutto che nascerebbe dalla prepotenza -e dall'armi de' forestieri.(E) Similmente, avete letto -ne' fogli la protestazione mia e de' miei colleghi contro alla -minacciata occupazione francese; e alla quale non pure il -Parlamento fece gran plauso, ma da me invitato, levòssi a -protestare ancor egli con dignità e fermezza italiana, oltre -all'approvare le súbite risoluzioni e disposizioni affin d'impedire, -a nostro potere, lo sbarco delle truppe di Francia, e la -forza respingere con la forza.(F) Ma ciò che non avete raccolto -dalle pubbliche stampe, si è l'altra Nota indiritta da me al -Bastide, con la quale temperandosi convenientemente l'effetto -della protestazione, mostravasi la buona disposizione di questi -popoli inverso la nazione francese, il desiderio sincero -<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span> -di averla collegata, non che amica; e come all'interesse e -alla dignità di Lei convenisse effettivamente di proteggere -la libertà nostra, invece di opprimerla e di turbarla; e che -però, non trovando la Francia ragione legittima e presentanea -d'intervenire con l'armi nel nostro Stato, spettava alla -forza e grandezza sua di vietare vigorosamente ad ogni altra -nazione il poterlo fare sotto colore e pretesto di religione. -Non furono, dunque, come vedete, da me negletti, da un lato, -i diritti sacri del territorio italiano e l'oltraggio recato alla -dignità nostra comune; dall'altro, quella prudenza e quell'accortezza -che il debole nostro Stato richiede, e le quali procacciano -di voltare a profitto proprio l'interesse medesimo -altrui e l'altrui albagia. Quel linguaggio e quei blandimenti -potean valere, e valsero in fatto, per tutto il tempo che noi -non uscimmo dal diritto costituzionale, e dalle vere e strette -esigenze della sociale necessità. Per vero, l'ordine d'imbarcare -truppe a Tolone fu revocato; alle prime acerbe impressioni -succedevano altre più miti e più ragionevoli, e qualche -pratica potea condursi fra le due parti, fondata sopra -termini di giustizia e moderazione. -</p> - -<p> -Quanto ai negozj interiori, farò menzione sol di due -cose come notabilmente utili e degne: delle altre tacerò volentieri. -La prima è l'aver presentato al Parlamento un -disegno compito della legge sui Municipj. La utilità e l'importanza -di simil legge è grande in ogni paese, ed è massima -nel nostro Stato; conciossiachè, dove le libertà politiche -sono combattute e mal ferme, possono le municipali -supplire a buona misura. A questa nuova costituzione dei -Comuni confesso di aver posta una singolar cura; e lo studio -e la diligenza furono pari così per determinare i principj -e le massime direttive di essa legge, come per rivedere -e secondo l'uopo mutare e modificare la compilazione fattane -dal Consiglio di Stato. Giova sperare che nessun consesso -deliberante chiamato a discutere e giudicare quella -proposta di Legge, sia per attenuare e impedire lo spirito -largo e fecondo di libertà che tutta la informa.(G) -</p> - -<p> -Il secondo subbietto degno di venir ricordato è l'avermi -la fortuna conceduto il bene e la contentezza di proporre -<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span> -io primo, dall'alto di una tribuna e fra le lodi e gli applausi -di un congresso legislativo, la Costituente Italiana. Ed io -chiamo ciò dono e grazia della fortuna; sì perchè nel primo -mio ministero ogni fatica e diligenza dal conte Marchetti e -da me quotidianamente usata per istringere una forte lega -fra i principi nostri era rimasta infruttifera, e sì perchè dalla -sola Confederazione Italiana aspetto conforto e rimedio ai -mali della patria: da lei sola può fra' popoli della Penisola -ingenerarsi concordia durevole, unione sincera e spontanea, -fratellanza operosa, impeto e vigore di guerra, fondata fiducia -in noi stessi e nell'armi nostre. Per lei debbono tutti gli altri -minori interessi lasciarsi in disparte; e ciò che mena all'effettuazione -sua debbe con ogni sollecitudine venir procurato; -e colui è più benemerito dell'Italia, che più sa spianare -le vie a quel fine: conciossiacchè, come prima bisogna -essere, e poi procacciare di essere felicemente, così ai popoli -fa bisogno avanti l'indipendenza e quindi la libertà e -gli altri beni civili; e però quei mezzi debbon venire più ricercati -ed usati, che meglio e più drittamente conducono a -conseguire l'indipendenza e l'essere di nazione. Ma che -diremo del Congresso Confederativo Italiano, il quale ad -ambedue i fini dell'indipendenza e della prosperità civile -parimente conduce; e non pure fa esistere la nazione e le -porge animo e facoltà di combattere e riscattarsi, ma le -presta quella forma e quell'assetto politico che può unicamente -confarsi con l'indole sua, e rimove tutte le antiche e -ostinate cagioni di lite e di divisione? Io sempre ò pensato -che i due cardini del risorgimento italiano sono, da un lato, -le franchigie municipali larghissime, e dall'altro, la massima -unione confederativa; e però ad ambedue ò rivolto -principalmente le cure e i pensieri. Voi già conosceste, o -concittadini, dai pubblici fogli, qual natura di principj e -quali modi discreti e conciliativi venissero per la mia bocca -dal Ministero romano proposti affin di attuare il più speditamente -che sia fattibile e in maniera accettevole a tutti i -Governi la Costituente Italiana; onde alla cosa dovete por -mente, non all'appellazione impropria ed amplificativa e di -cui la voga popolare stringevaci a fare uso. Poche Note da -<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span> -me mandate al Ministero toscano e poche da esso a me, -erano bastate per risolvere ogni difficoltà, e condurre i due -Governi ad un solo e medesimo fine pratico. D'altra parte, le -dubbiezze, gl'indugi e gli ostacoli d'ogni maniera, che il -Piemonte sembrava porre alla santa idea, caddero tutti (or -fa un mese) al pigliare che fece le redini dello stato il sommo -cittadino Vincenzo Gioberti. Ora, voglia Dio che le ultime -mutazioni sopravvenute in queste nostre Provincie, e il -tenore della legge toscana testè promulgata in ordine a tal -materia,<a class="tag" id="tag34" href="#note34">[34]</a> non tardino e non difficultino la tanto sospirata -convocazione di un Congresso Confederativo.(H) -</p> - -<p> -Questo è il racconto esatto e sincero, benchè semplice -sopramodo e conciso, del civile adoperamento e profitto che -parvemi bene di fare del vostro mandato, o concittadini elettori. -Nè mi concedevano di star silenzioso il senno e la dignità -d'un Collegio del cui suffragio due volte in pochi mesi -sono stato onorato, e a cui mi legano durevolmente l'amore -e la gratitudine. Dal qual racconto io non ispero che si possa -e voglia ritrarre alcun giudizio migliore sull'opere mie, -salvo che in nessun tempo mi sia mancata l'onestà e il buon -desiderio, e che la custodia delle libertà pubbliche sia nelle -mie mani riuscita la più vigilante e la più scrupolosa del -mondo. Alli 2 di Maggio dell'anno scorso, nell'atto di assumere -il ministero, la guardia civica, pigliandomi bene in -parola, volle che io promettessi di governare secondo un -programma da me dettato non molto tempo innanzi a nome -di un Comitato per le elezioni, e in cui le speranze nostre -migliori d'ogni libertà e d'ogni progresso erano assai minutamente -registrate e descritte. Ora, chi farà confronto di -quel programma colle azioni mie posteriori, troverà ch'elle -nol rinnegano in niuna parte e in niuna cosa: il qual fatto -non è agli uomini di Stato molto comune. Onesto, adunque, -e osservantissimo delle libertà presumo di essere: per ogni -altro rispetto io confesserò volentieri la mia insufficienza, -grande per sè stessa, e grandissima in comparazione del secolo, -il quale domanda ingegni ed animi così vasti e gagliardi, -come son vaste, improvvise e terribili le rivoluzioni sue. -<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span> -Oltre di che, ben si può dire, e segnatamente in politica, che -nulla ha fatto e nulla ha compiuto colui il quale non si è nè -poco nè molto accostato al fine. E il fine, a rispetto di Roma, -era concordare la libertà con l'autorità, e il Sacerdozio -col Principato; per l'Italia, è l'Indipendenza e l'Unione; -per tutto il mondo civile, la riedificazione dei principj e -delle credenze. Tutte le imprese che non raggiungono quell'alte -mête e neppure le approssimano, forza è giudicare o -che mal conoscono quel che fanno, e per la poca utilità loro -si confondono con le azioni volgari; o che solo possiedono il -pregio incompiuto ed ormai comune di affrettare la distruzione -di leggi e istituti già mezzo logori dal tempo e dai -nuovi costumi. -</p> - -<p class="indl"> -Roma, li 15 di gennajo del 1849. -</p> - -<h3 id="pionono">ALLA SANTITÀ DI PIO IX, -<span class="smaller">TERENZIO MAMIANI.</span></h3> - -<p> -Duolmi, Padre Beatissimo, che la doppia persona la qual -sostenete di Principe e di Pontefice non renda possibile di -ragionare all'una siccome all'altra. Io m'inchino devotamente -al Pontefice, e non ò per la santa persona sua se non -parole di encomio, di riverenza e di religione. Al Principe -non sento di poter favellare così umilmente; e nelle opere -sue non iscorgo sempre la santità, e nei suoi giudizj la sapienza. -Però, avendo intenzione con questo foglio d'indirizzarmi -al Principe solo, io prego Vostra Beatitudine di non si -sdegnare se i miei concetti saranno assai liberi, e le parole, -quantunque assegnate e rispettose, non parranno tali abbastanza -in comparazione del vostro augusto carattere. -</p> - -<p> -Fu per benefizio di Vostra Beatitudine, che dopo sedici -anni d'esilio (gran porzione della vita), io potei rivedere la -provincia natale, e i pochi congiunti ed amici stati dal tempo -e dalla fortuna serbati a que' tardi e desideratissimi abbracciamenti. -Nè un tanto bene mi costò altra cosa se non di -<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span> -promettere alla Santità Vostra quello che gli onesti fanno -ordinariamente per proprio istituto, cioè <i>di ubbidire alle leggi -correnti e di non perturbare lo Stato</i>; il che importa, con altre -parole, di mai non uscire nelle cose politiche dai termini -della legalità. Vero è che, a riscontro di tal promessa, io mai -non ottenni nè per iscritto nè a voce di vedermi sciolto affatto -dal bando, e tornato in ogni diritto di cittadino. Solo mi -si concedette di poter visitare i miei, e convivere con esso -loro lo spazio di tre mesi. E per fermo, consumati che furono -questi ed io tornátomi a Genova, il Console di colà ebbe -ordine di non mi concedere da indi innanzi il passo per lo -Stato Romano. Più tardi, e per effetto d'un grave infortunio -domestico, ebbi licenza (chiesta per me dagli amici) di altri -tre mesi; durante i quali avendomi la voce del popolo e la -necessità delle cose chiamato al governo, quel resto d'insolito -sbandeggiamento andò a forza in dimenticanza, mal potendosi -conciliare la condizione di ministro di Stato e quella -di esule. Io non erro, dunque, ad affermare che l'obbietto e -l'intendimento per cui quella promessa fu pronunziata, rimasersi -mezzo non adempiuti. Ma, come ciò sia, la probità -naturale m'insegna di dover essere d'ogni promissione stretto -e non cavilloso mantenitore. E in più d'un caso, Beatissimo -Padre, io l'ò col fatto mostrato. E quel giorno che la Giunta -Suprema di Stato, acclamando la Costituente Romana e la -universalità de' suffragi, trascendeva i termini dello Statuto, -ed anzi abolivalo virtualmente; io con piena spontaneità, e -del contrario pregato e sollecitato, rassegnai l'incarico di -ministro con atto assoluto ed irrevocabile. -</p> - -<p> -Ma ciò non pertanto, io noto che l'ubbidire alla legge -e l'accompagnarsi in qualunque atto con lei, sono un modo -di operare il quale ne' governi assoluti à un carattere, ed -un altro differentissimo ne' costituzionali. E per fermo, nei -primi le scaturigini della legge stanno da ultimo nel volere -e nell'arbitrio del Principe: quindi, chi mai non vuole scostarsi -da quella, dee sempre alla volontà del Principe sottomettersi. -Ma ne' reggimenti costituzionali, interviene tra il -popolo e il suo Sovrano un patto sinallagmatico, che ad ogni -legalità porge fondamento e principio: ed anzi, ogni legalità -<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span> -è quivi, come a dire, bilaterale, ed obbliga e stringe così il -popolo come il Principe. Nè dove questi mancasse al patto e -contraffacesse alle leggi, avrebbe diritto nessuno che il popolo -dall'altra parte non travalicasse egli pure le convenzioni, nè -trasgredisse le leggi che ne derivano. -</p> - -<p> -Ora, appresso di noi lo Statuto fondamentale, quel gran -patto di fiducia e d'amore voluto e sancito dalla Santità Vostra, -segnava per tutti il cammino certo e drittissimo della -legalità. Del qual vero parevano più che gli altri guardiane -gelose ed osservatrici esatte le Camere legislative, siccome -quelle che riputavano di aver trovato nell'osservanza dello -Statuto una salda difesa contro l'enormezze passate, e un -adito piano e legittimo ad attuare a grado a grado le speranze -dell'avvenire. Perciò, quando lo Statuto fu sì profondamente -scrollato dalle violenze del dì 16 di novembre, e -di poi dalla infausta ed inopinata partenza della Santità Vostra, -i due Consigli deliberanti, misurando l'opera loro da -un lato con la necessità, dall'altro con la legge e il diritto, -mostrarono di volere salvo a ogni modo il patto fondamentale; -ed eziandio nelle novità transitorie che vennero ad -introdurvi, imitarono il più strettamente che fu possibile gli -esempj e le pratiche d'altri paesi costituzionali. Di presente, -la forza del vero mi stringe a dire alla Santità Vostra, che illusi -e sventuratissimi furon coloro i quali mossero Voi, e il -cuor vostro sì temperato e benigno, a riprovare con parole -tanto assolute e sdegnose le savie deliberazioni de' due Consigli, -alle quali tutte mi onoro e compiaccio di aver largamente -partecipato. E che giudicio recherete, Beatissimo Padre, -d'altri men discreti cittadini, e quale fiera appellazione -cader lascerete sovr'essi, quando pure le Camere sono accusate -di fellonia e di sacrilegio? Sacrileghi, adunque, e felloni -que' cospicui prelati e quegli onorandi patrizj che siedevano -nell'Alto Consiglio, e alle anzidette deliberazioni non ricusarono -il lor suffragio? -</p> - -<p> -Tanto è sembrato all'universale più dura cotale sentenza, -quanto tutti ànno visibilmente riconosciuto nelle due Camere -uno zelo e una cura diligentissima di non uscire dai -termini del patto fondamentale; dove, per lo contrario, nelle -<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span> -tre proteste non brevi della Santità Vostra neppure un cenno -s'incontra, e neppure il nome di esso Statuto, e delle pubbliche -libertà e guarentigie; le quali il popolo, affatto innocente -degli eccessi e ingiurie di pochi, à diritto patente e pienissimo -di veder conservate; massime da Colui il qual dee porgere -a tutti i Principi chiaro e continuo esempio di lealtà, e -di fede gelosa e incontaminata. Laonde, qual maraviglia se -in tempi pieni di dubbio e sommamente corrivi, quel silenzio -(al certo stranissimo) induce le moltitudini a credere che il -vostro ritornare non avverrebbe senza la morte delle libertà, -e l'annullazione delle franchigie costituzionali? Di queste -tacciono tutti gli scritti che giungono di Gaeta; e, per amaro -compenso, dei diritti del principato ragionano magnificamente, -e con tali sentenze e con siffatta forma di stile, che -sembrano pensati e dettati quando i regni si governavano -con l'autorità del giure divino, e qualunque concessione rimanevasi -revocabile; atteso che niuna d'esse riconosceva i -diritti del cittadino, ma ogni franchigia era privilegio, e ogni -privilegio era grazioso largimento dell'assoluto signore. -</p> - -<p> -Nè mosse, del sicuro, da altro spirito quel consiglio pure -infelice dato alla Santità Vostra di sopprimere dentro di voi la -gentilezza innata dell'animo, la pronta compassione, l'affabilità -e modestia che sempre mai vi governano, e di rispingere -indietro non ascoltati, non veduti, i messaggi delle due Camere -e del Senato Romano. Che se ciò era contrario alla -naturale benignità di qualunque Principe, sembrava poi importabile -e fuor del diritto movendo da un Principe, come voi -siete, Costituzionale. E dove è più la Costituzione, tuttavolta -che gli organi diretti e fedeli del popolo, gli autori e conservatori -delle leggi, i primi e inviolabili patrocinatori di -qualunque cittadino aggravato ed offeso, trovano interdetto -l'accesso e chiuse le orecchie del Capo e moderatore dello -Stato? -</p> - -<p> -Ei pare (e tutti i buoni se ne rammaricano) che nella -corte di Gaeta o non s'intenda o non si curi di intendere la -ragione e l'essenza d'un Governo Rappresentativo, la qual -consiste principalmente nella mutua limitazione dei poteri e -dei diritti, e nell'impero assolutissimo della legge, che obbliga -<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span> -tutti, e non privilegia neppure il Principe. Che se la intendessero -e la curassero quella ragione, non farebbero forza -alla Santità Vostra per tirarla ad atti illegali, e di diretto -contrarj allo spirito dello Statuto. Certo, ai tempi di Niccolò V -e di Giulio II, od a quelli più antichi e più tenebrosi di Adriano -IV, nei quali il Principe era lo Stato, e ogni mezzo tornavagli -lecito per rimenare al giogo i sudditi sollevati, perchè in lui -solo credevasi raccolto il giure di tutti; potea non parere indegno -e sleale chiamare l'armi forestiere, e col sussidio di quelle -ripigliarsi la corona. Ma ne' dì nostri, e nel reggimento Costituzionale, -nessun'azione si può commettere maggiormente -odiosa e illegale, ed anzi più sovvertitrice dell'ordine e della -giustizia. Conciossiachè, quando nel Principe Costituzionale -fosse l'arbitrio di chiamare a sussidio proprio, e senza il consentimento -spontaneo della nazione, le armi straniere, niuna -libertà troverebbe difesa contro alla material forza; le pubbliche -guarentigie sparirebbono tutte dinanzi all'ardore e -all'impeto soldatesco, e il giudicio della spada risolverebbe -le questioni del buon diritto e della ragion civile; senza qui -discorrere l'oltraggio che recherebbesi alla dignità della patria, -e il mettere a repentaglio estremo la sua indipendenza. -Eppure, v'à di molte persone, Beatissimo Padre, in cotesta -corte, le quali non contente di avere interrotta fra voi e -il popolo vostro ogni corrispondenza, e frustrato ogni tentamento -di composizione e d'accordo, studiansi con ostinazione -d'indurvi a chiamare le armi straniere, ondunque vengano -e quali che sieno. Tolga Iddio che mai questa persuasione -possa entrare nell'animo vostro, e sostener vogliate di rivedere -Roma ed il Quirinale circondato da bajonette che non -sien quelle de' vostri figliuoli. Ma non è poco errore, Padre -Santissimo, il lasciare i popoli in dubbio e in trepidazione -sopra tal cosa. Imperocchè mi si condoni la soverchia franchezza, -a Voi principe legato a un patto Costituzionale correva -l'obbligo di dichiarare e di pubblicare, come, per sentimento -e dovere di buon italiano e di buon cittadino, l'animo -vostro leale abborra dall'intervento armato di qualunque -straniero, e però averne sollecitamente ringraziato le corti -che il proferivano. Ma in luogo di ciò, spandesi notizia che -<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span> -sono giunte carissime ed accettissime le esibizioni spagnuole, -e che ànno mosso a vivo dispetto le offerte di Francia, da -prima sì larghe e sì pronte, poi diversamente spiegate e venute -a nulla.<a class="tag" id="tag35" href="#note35">[35]</a> Perlocchè, io replico, cresce di giorno in giorno -l'apprensione e il timore de' popoli; e si giunge persino a -credere dalla moltitudine, che la Corte di Gaeta, disperata -d'ogni altro soccorso, non ricuserebbe da ultimo quello -stesso dell'Austria. Al quale torto giudicio del volgo porge -occasione, pur troppo, il vedere accettato e riconosciuto appresso -della vostra sacra persona un ministro e rappresentante -della odiata Casa d'Ausburgo, come pegno e testimonio della -concordia e amicizia che corre fra li due Stati. Fatto, che la -più comunale prudenza doveva almeno indugiare ad adempiere, -affine di non avversare ed esacerbare in modo così -irritativo il sentimento degli Italiani, e quello in ispecie de' -Romagnuoli popoli vostri, ed ancora in considerazione della -legalità; essendo che i due Consigli deliberanti ànno sempre, -ne' lor discorsi e nelle proposte di legge e negli scrutinj, -dichiarato in modo aperto e solenne, essere infensi nemici -dell'Austria, e consistere il sommo de' lor desiderj nel vederla -sconfitta, e gli avanzi dell'esercito suo costretti di rivalicare -l'Isonzo ed il Brennero. -</p> - -<p> -D'un altro gran male e d'un'altra offesa profonda alla -legge e al diritto comune vorrebbe cotesto aulico comitato -tentar di macchiare l'anima vostra, la quale tutti siam certi -che fieramente resiste e diniega. E per fermo, ella è impossibile -cosa, che Voi, generoso principiatore del risorgimento -nostro; Voi, il più mansueto degli uomini e il più benigno e -amorevole, tanto che per abborrimento dal sangue e per affezione -uguale a tutte le genti cristiane non sosteneste di -muover guerra neppure ai nemici eterni del nome italiano; -ora siate per consentire, non dico alla guerra civile, ma sì -al pericolo di suscitarla. Non permettete, dunque, o Santissimo, -che il nome vostro intatto e glorioso si spenda in impresa -ed in trama così scellerata, della quale appajono segni -e testimonianze ogni giorno, e le cui fila sono distese e introdotte -<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span> -non pur nelle mura di cotesta città, ma nelle stanze -dove abitate.(I) -</p> - -<p> -Costoro, del rimanente, pajono sì forte occupati in tali -pensieri e disegni, che dimenticano di ajutare Vostra Beatitudine -al reggimento dello Stato, e vi fanno sembrar negligente -in cosa senza la quale lo Statuto è lettera morta, e -del Principe si dee giudicare o ch'egli intende di cedere altrui -il governo, o d'operare fuor della legge e contra la legge. -Il fatto è questo, che in tempi di continuo minacciosi e scomposti, -la Santità Vostra, qual ne sia la cagione, lascia da -ormai due mesi lo Stato senza capo e senza governo. E veramente, -la Commissione governativa chiamata da Voi col -Motu-Proprio delli 27 di Novembre a comandare ed amministrare, -nè mai si è adunata, nè à compito alcuno de' vostri -comandi e de' suoi ufficii; ond'ella è rimasta, può dirsi, -un desiderio ed una proposta; e l'azione sua invisibile ed -impalpabile, dove presumesse di reggere i popoli e di venire -obbedita, ricorderebbe la favoletta di quell'ostiere che -nudrendo altrui dell'odore dei cibi, fu pagato del suono delle -monete. -</p> - -<p> -Tuttociò è da' consiglieri vostri ben conosciuto e da -lungo tempo, secondo che l'attesta la Nota medesima del -Cardinale Segretario di Stato, poco dianzi venuta in luce. -Or perchè, dunque, non vi provvedono essi, e invece di leggi -e di ordinamenti fanno solo moltiplicar le proteste e scagliare -i monitorj? e come sopportano che la Santità Vostra sembri -mancare al debito primo e fondamentale del principato? -come non s'avvedono che tolto di mezzo l'uno dei tre poteri, -lo Statuto conducesi al niente? come fingono a sè medesimi -che di tal distruzione non cada sovr'essi e sul lor -Signore nessuna colpa? come non sentono che mancandosi -al patto dall'uno de' contraenti, l'altra parte, che è il popolo, -si stimerà sciolta d'ogni obbigazione e d'ogni obbedienza? -</p> - -<p> -Ma lasciando stare il giudicio poco appensato e mal fermo -delle moltitudini, e raccogliendo il discorso intorno di ciò -che dee fare l'uomo prudente, e risolutissimo a seguitare la -legge e fuggir le violenze; io primamente ricordo alla Santità -<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span> -Vostra, che a quell'uomo non è lecito di riconoscer la -legge nel volere del Principe, ma sì nelle prescrizioni Costituzionali, -nelle pubbliche guarentigie, e nell'uso debito e -conveniente d'ogni libertà e d'ogni diritto. Vero è che a -lui non fa caso se alcuna fazione insorga, e tumultuando -sforzi le deliberazioni altrui; nè, per lo contrario, se il Principe, -o mal consigliato o da profonde preoccupazioni svolto -e sedotto, trasvada nelle opere sue e si soprapponga al diritto; -imperocchè questo debb'essere propugnato e salvato -così contro gli eccessi delle fazioni, come contro gli arbitrj -del Principe: ma egli accade, pur nondimeno, che molte volte -l'amore e l'osservanza medesima della legalità meni il buon -cittadino a dover contraddire al Capo, uscito affatto dal -proprio giure. E, per via d'esempio, egli darà di piglio alle -armi e combatterà gli stranieri quali che sieno, e posto pure -che in mezzo delle loro file veder si facesse, per isventura, il -Sovrano. -</p> - -<p> -Nella Costituzione, pel buon cittadino, è la legge e tutta la -legge; e s'altri quella manomette, non gli varrà l'esempio e -l'eccitamento per fare il simile. Salvochè, se coloro che la Costituzione -debbon guardare e custodire con più gelosia, se ne -mostrano osservatori freddi e trascuratissimi, e per vie indirette -le dànno assalto e le recano offesa; non troverà l'uomo -dabbene argomenti persuasivi e forza di autorità e séguito -di gran moltitudine, per ischermire e reggere in piedi quel -patto comune e solenne contro di cui gl'ingegni avventati -dell'una e dell'altra parte congiurano. -</p> - -<p> -Una cosa poi rimane sciolta d'ogni dubbiezza e a tutti -manifestissima; e questa è, che dove il Principe non governa, -e dove non commette nè ordina che altri in suo nome ed -autorità governi e provveda, è obbligo e necessità insieme -al buon cittadino di obbedire a coloro i quali, per vie pacifiche -e ragionevoli, tutelano a sufficienza le proprietà e le persone, -e impediscono al corpo sociale umano di disgregarsi e -dissolversi. -</p> - -<p> -Ma consideri la Santità Vostra un po' più dappresso, e con -occhi affatto snebbiati, la condizione presente di questo popolo. -In esso è mala contentezza dell'oggi, e dubbietà e paura -<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span> -gravissima del domani. Se volge lo sguardo a Voi, nel quale -avea l'abito di riposarsi e sperare, non solo ei vi vede lontano -e in paese non vostro, e d'accanto a... -</p> - -<p class="dots">················</p> - -<p> -ma d'intorno a voi scorge indizj e segnali di <i>reazione</i> cieca -e veemente, e macchinazioni non molto coperte contro la -libertà; scorge il mal celato disegno de' cortigiani di risalire -a qual sia costo là onde cadevano, e di ripigliarsi il dominio -antico, o per effetto dell'universale scombujameuto e -delle civili discordie, ovvero per la invasione ingiusta, violenta -e soverchiatrice delle truppe straniere. Per le quali tutte -cose, ciò che prima le nostre genti con sincerità desideravano, -vale a dire il vostro pronto ritorno, la vostra dominazione, -il mantenimento dello Statuto e i modi migliori e più -quieti di accordo e riconciliazione, al presente è da esse considerato -con vario consiglio; e di una porzione di quei desiderj -disperano, dell'altra vivono sospettose ed incerte. Per -contra, ciò che prima le sgomentava e parea loro eccessivo -ed intollerabile, vale a dire la dittatura del Ministero, l'esigenze -ognor rinnovate e crescenti de' circoli, l'annullamento -dello Statuto, e il porre in balia d'un'assemblea popolana -(già prossima a radunarsi) l'esistenza perfino del principato, -quest'oggi è accolto con molta minor ripugnanza, e sarà -domani accettato come sola tavola nel naufragio: tanta mutazione -ànno operato in breve intervallo le esorbitanze di -Gaeta! Nè pensate, Padre Santo, che da ciò le ritraggano -minimamente i Monitorj già promulgati, o l'aspettazione di -un Interdetto. Imperocchè, ne' savj e mezzanamente istruiti -non promuovono quelle scritture altro effetto se non di addolorarli -e attristarli dentro dell'anima per lo deplorevole -abuso degli anatemi e delle pene spirituali, così con ingiustizia -applicate ad atti che non le sopportano, come adoperate -indebitamente per cagione affatto secolare e mondana. -Gl'idioti poi, che sono i più numerosi, seguono, a simiglianza -di gregge, l'esempio dato dai caporioni, e irridono per -vezzo e per moda quello che non intendono. -</p> - -<p> -Dopo ciò, che pensieri e che portamenti saranno quelli -del cittadino leale e dabbene di cui ragiona questa lettera? -<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span> -La legge e il patto in cui s'affidava stanno per essere spiantati -e diradicati; nè scorgendo alcuno che sorga a difenderli -e propugnarli autorevolmente, come voi solo, Beatissimo Padre, -avreste arbitrio e potenza di fare, egli serberà il suo -zelo e l'opera sua a mitigare la foga delle passioni non generose, -e dai partiti temerarj ed arrischiatissimi, affrettatamente -presi per fondare un ordine nuovo politico; egli procaccerà -di dedurre (quanto lo può il privato o parlando o -scrivendo) tutto quel più acconcio e quel più ragionevole che -gli detterà l'esperienza, la probità ed il senno. Perchè, -colpa gli sarebbe di rimanersene inoperante laddove si tratta -di campare le nostre provincie dal rischio grave dell'anarchia, -della guerra civile e della occupazione straniera; i tre -disastri maggiori onde può venir percosso uno Stato. Procurerà, -poi, sopra ogni cosa l'unione degli Italiani, l'attiva e -forte confederazione delle Provincie loro, e il sollecito rinnovamento -della guerra del riscatto; siccome colui che serba -in cima d'ogni pensiero, d'ogni desiderio, d'ogni sentimento, -il proposito santo e incrollabile della Indipendenza nazionale, -e antepone mille volte i rischi e i disastri medesimi della -guerra ai danni e ai pericoli dell'anarchia e delle zuffe intestine. -</p> - -<p> -Queste dichiarazioni e questi pensieri ò creduto debito -di recare sinceramente a notizia della Santità Vostra, perchè -io non vi sembri in nulla diverso da me medesimo, nè possa -alcuno accusarmi o di sovvertire le leggi o di perturbare lo -Stato. Del resto, la necessità sola di porre i fatti in piena e -nitida luce, e di condurre la mente a raccòrne la significazione -propria ed intrinseca, m'à mosso a parlarvi con libertà -ed ischiettezza, inusitate in qualunque corte, inusitatissime -nella romana. Ma il vero, ancorchè troppo nudo, mai -non à recato pregiudizio e rincrescimento, e mai non à -dispiaciuto agli spiriti grandi e magnanimi. Oltrechè, la inviolabilità -della vostra sacra persona, e la nobiltà e purezza -non alterabile delle vostre intenzioni tanto disgravano Voi -d'ogni colpa, quanto l'accrescono ai diplomatici ed ai prelati -che vi attorniano e vi consigliano. A me dura, Padre -Santo, in cuore una viva speranza di vedervi fra non molti -<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span> -anni con altre voci e con altri nomi glorificato, senza bisogno -alcuno di sindacare le opere vostre, e senza timore di trovarle -in nulla dispari alla sapienza divina che in Voi riposa, -e alla maestà sovrumana che vi circonda. Allora la Chiesa -edificata dallo Spirito tornerà tutta allo Spirito; e sdegnerà -quei puntelli e quelle difese di materiale potenza di cui non -à d'uopo e i quali per molti secoli non conobbe, fiorendo -ciò non ostante di maggior santità, legando i cuori delle nazioni -più barbare, e splendendo più che dipoi non facesse nei -miracoli e nelle dottrine. Allora la religione vivrà sicura e -onoranda in seno d'ogni libertà civile e politica; e per converso, -le libertà e i diritti de' popoli si nudriranno di religione, -che sarà domandata Umana e Civile per eccellenza. E -Voi, Padre e Pastore di tutte le genti, svestito allora della -grave cappa di piombo che il dispotico principato favvi addossare, -tornerete albeggiante del mondissimo cámice e luminoso -della stola pontificale; ed or sull'uno or sull'altro -dei Sette Colli, quasi su nuovo Taborre, innalzato e trasfigurato, -non mirerete altra cosa sotto di voi che turiboli agitati -e fumanti, nè saliranno alle vostre orecchie altri suoni se -non di parole d'amore e di laudazione. Allora, infine, salito -dalle tempeste mondane e politiche alla serena pace dei -dogmi, e scorgendo di quivi alto il penoso affaticarsi delle -presenti generazioni, più abili assai per distruggere che per -fondare, più per ismuover le terre che per seminarle, più -per negare che per affermare; Voi porgerete le innocenti vostre -mani a quell'opera augusta e finale, senza di cui tutto il -travagliare del secolo è vano delirio; dico alla salda riedificazione -dei principj e delle credenze. -</p> - -<p class="indl"> -Roma, alli 30 di gennajo del 1849. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span> -</p> - -<h2 id="appendice">APPENDICE.</h2> -</div> - -<p> -Terenzio Mamiani, chiamato a sedere nell'Assemblea -Costituente Romana dagli elettori della provincia di Urbino -e Pesaro, accettò l'onorevole ufficio con la speranza di far -prevalere nel congresso le opinioni sue intorno alla forma di -governo; essendo che moltissimi deputati sembravano partecipare -a quelle opinioni, e volerle difendere con la parola -e col voto. -</p> - -<p> -Nella terza tornata dell'Assemblea, cioè subito che si -potè, giusta gli ordinamenti, far luogo alla discussione, il rappresentante -signor Savino Savini salì in tribuna, e propose -di dichiarare in quell'ora medesima essere i Papi scaduti per -sempre dal dominio temporale. Allora il Mamiani, chiesto di -parlare, ribattè la proposta col seguente discorso, già pubblicato -nel <i>Monitore Romano</i>. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p class="indl"> -Signori, -</p> - -<p> -Pronunziare la <i>decadenza</i> dei Papi è dir cosa che -racchiude due molto distinte significazioni, le quali fa gran -bisogno di ben chiarire e di ben intendere. Dappoichè l'Assemblea -Costituente risiede in Roma, e giudica di essere qui -mandata dal Popolo tornato in possesso di ogni diritto, i -Pontefici non possono più oltre pretendere alcun impero -temporale assoluto, nè alcun principio d'autorità il qual sia -superiore e nè manco pari a quello che rappresentasi dall'Assemblea. -Con tale sentimento, adunque, assumendosi la proposta -della decadenza dei Papi, credo che pochi o nessuno dissentirebbe -in quest'Adunanza. Ma per ciò che risguarda l'altra -significazione, che comunemente s'intende e s'inchiude in -quel pronunciato, e ciò è che i Papi non debbano venire mai -più investiti, neppure da voi, di autorità principesca; ella è -cosa sulla quale desidero di manifestare e di esporre alcuni -miei pensamenti. Godo in primo luogo, che la discussione sia -subito pervenuta al suo capo essenziale. Alcuni qui sedenti -<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span> -desideravano assai di procrastinare, e che l'Assemblea volesse -avanti occuparsi nella legislazione costituitiva del nostro -Stato. Ma io godo (ripeto) che il vero quesito, il principalissimo -e fondamentale quesito sia subito posto innanzi; -per trattare il quale io accettava l'onore ed il carico di rappresentare -in questo consesso la Metaurense Provincia. Per -tale subbietto gravissimo, e affine di assistere a così grande -e solenne dibattimento; benchè io sapessi che il mio nome è -caduto e la mia influenza è annullata; benchè sapessi di non -poter più fare assegnamento su quella facile udienza, su quel -pronto aderire e su quegli applausi frequenti che seguitavano -i miei discorsi in altra Assemblea; pure, sciogliendomi da -ogni dubbiezza e acchetando nel cuore qualunque trepidazione, -sónomi intieramente affidato alla vostra benevolenza e -alla vostra giustizia. -</p> - -<p> -Signori, siamo schietti, e fuggiamo le sottigliezze e l'equivocazioni. -In Roma, non ci à via nessuna di mezzo; in Roma -non posson regnare che i Papi, o Cola di Rienzo. Mostriamoci -dunque franchi e sinceri alla prima giunta, e come -s'appartiene più specialmente a un'Assemblea popolana e -certa dei proprj diritti, quale è questa appunto qui radunata. -Dichiarare la decadenza dei Papi in tutte e due le significazioni -anzi espresse, vuol dire nè più nè meno che stabilire -in Roma il Governo Repubblicano. -</p> - -<p> -Approfittando della benignità singolare, ed anche della -ragionevolezza e rettitudine vostra, per cui vi avvisate di lasciarmi -libertà piena di opinioni e di parole, proseguirò ad -aprire la mia sentenza con ischiettezza e un poco distesamente, -come ricerca la materia gelosa e difficile. Innanzi a -tutto, io vi annunzio, che qui non intendo discutere minimamente -il valor dei principj. In quanto ad essi, io vo persuaso, -che poca o niuna differenza interviene fra me e buona parte di -questa Assemblea. Io, nel vero, ò sempre opinato che qualora -al poter temporale dei Papi non riesca in niuna guisa -di conciliarsi e accordarsi con tutte le libertà e coi sentimenti -nazionali; e qualora venir non possa delegato in massima -parte e rimesso alle Assemblee ed ai Ministeri e conformato -via via con la generale opinione, esso continuerebbe oggi ad -<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span> -essere quello che, secondo il giudizio mio, è stato troppo sovente, -un flagello per l'Italia, un flagello per la religione. -Similmente io vi dico, che la Repubblica, al mio sentire, è -la più bella parola che suonar possa sul labbro dell'uomo; e -dove la virtù e il senno dei Popoli sia sufficiente all'uopo, la -Repubblica è del sicuro quel reggimento il quale si confà meglio -colla dignità della nostra natura, e tocca l'ideal forma -della perfezione civile. Io non questiono adunque nè di principj, -nè di massime universali, nè di diritti; io voglio solo -fermare l'attenzione vostra sull'indole di alcuni fatti, e indurvi -a considerarne parecchie sequele gravissime; e che ne -esaminiate daddovero l'opportunità e la convenienza: soprattutto, -io voglio insieme con voi ponderare ciò che possono -apportare quei fatti alla comune salute e alle sorti estreme -d'Italia, la quale io so bene essere nel petto vostro il primo, -il sommo dei sentimenti e degli interessi. -</p> - -<p> -Quando i Francesi deliberarono di spiantare il trono di -Luigi decimosesto, tenevano a requisizione loro, ed esecutrici -del lor volere, trecento e più mila militi agguerriti e disciplinati. -Io mi volgo a guardare intorno di voi, o signori, -e non vedo l'esercito ch'eseguir debbe i vostri decreti; perchè -non suppongo bastare all'uopo le non molte migliaja di -uomini che noi possediamo, poco agguerriti finora e disciplinati. -Ma v'à di più: dallato alle trecentomila bajonette francesi -cresceva ogni giorno e abbondava un'altra forza ugualmente -o più formidabile ancora, l'attiva e fervososa adesione -del Popolo. Quelle plebi sollevate davano volenterose l'ultima -goccia del proprio sangue per la causa Repubblicana; e -voi sapete bene il perchè. Al sentimento Nazionale, radicato -ed innaturato nel cuor de' Francesi da secoli, aggiungevasi -un'apprensione ed una paura assai generale, che il furioso -manifesto del Duca di Brunswick si avverasse; e cioè a dire -che il Popolo minuto tornasse sotto il peso e l'ingiuria delle -servitù personali, sotto il peso delle parangàrie, sotto le avanie, -gli spregi, i soprusi, e tutte mai le usurpazioni e le concussioni -delle classi privilegiate. Per questo principalmente la -moltitudine levandosi a stormo e facendo massa, correva ad -affrontare il nemico e a romper col ferro la congiurazione -<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span> -dei re; per questo principalmente rinnovò la Francia tredici -volte l'eroico esercito suo. Ma non iscordiamo, io vi prego, -non iscordiamo, o Signori, che ciò che la Rivoluzione Francese -à raccolto di veramente fruttifero ed utile alle classi -inferiori, è pressochè in intero accettato e praticato oggi dalle -Nazioni più colte e con saviezza governate. La libertà civile -e la parità perfetta innanzi alla legge, l'estinzione dei privilegi -e lo svellimento fin dall'ultime lor radici delle soperchierie -feudali, buona pezza è che, mercè di Dio, vennero -procurati e compiuti in ogni Provincia Italiana. Laonde, non -si volendo aver ricorso ai delirj del Comunismo e alle speranze -vuote e fantastiche de' Socialisti, quello che si può promettere -oggi da noi alle moltitudini perchè ci seguano coraggiose -e infiammate, perchè versino largamente e con letizia -il sangue delle lor vene, si è un profitto ed un bene poco visibile -e poco palpabile, non molto certo, non vicino, non -bastante ad accendere la fantasia e lusingar l'interesse. -</p> - -<p> -Peraltro, io sento i giovani generosi rispondermi, che la -parola Repubblica à suono portentoso e immortale. La vista -del vessillo repubblicano, dicono essi, esercita nel cuor dei -Popoli un'invincibile attraimento, e sveglia dovecchessia uno -spirito sempre nuovo di splendide azioni e uno zelo infinito -di <i>Propaganda</i>. Noi dunque, concludono, afferreremo con fede -la santa bandiera, e traendola trionfalmente per le contrade -tutte Italiane, troveremo quell'armi, que' tesori, quel séguito -e ardore di genti e di opere, che alla vittoria finale della notra -causa bisognano. -</p> - -<p> -A me, in considerazione della salute d'Italia, fa grandemente -mestieri di seguire con l'occhio e un po' più d'accosto -indagare ed esaminare questa trionfale processione del frigio -berretto. E prima, concedo che non sarà molto malagevole fare -repubblicana la vicina Etruria; e confesso che, nel trambusto -e scombujamento in cui trovasi quello Stato, tanto è facile imporgli -qualunque forma di governo, quanto difficile il conservarvela. -Contuttociò, nè anche in Toscana mi avviso sarà -senza dolore il piantare la vostra bandiera; perchè, se il gran -Duca si rifuggisse (poniamo) in Siena, si avrebbe forse un -lacrimevole saggio del Medio Evo Italiano; e noi vedremmo -<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span> -ancora il sangue dei Fiorentini e dei Sanesi bagnare le glebe -del più fiorito giardino d'Italia. Pure, ripeto, vi si conceda che -la Toscana presto diventi Repubblica; ma non molto di forza, -non molto di tesoro, non copia grande di gente, non notabile -incremento di armi e soldati recherebbe quella conquista alla -causa che voi caldeggiate. Egli bisogna procedere più avanti, -varcar la Macra e la Sesia, varcar le frontiere del Piemonte -ancora armato ed intatto, perchè là è il nerbo, là il braccio -e lo scudo d'Italia. Ora, in Piemonte la conversione non -può succedere del sicuro con uguale facilità e con uguale -prontezza, perchè ciascuno quivi à la mente e l'animo pieno -e informato di regie memorie e di regie tradizioni e costumi. -Il Popolo Piemontese, partecipando più d'ogni altra stirpe -italiana della natura settentrionale, à la fantasia meno mobile, -il consiglio più posato, molta gravità e costanza negli -usi, negli affetti e in qualunque intimo pensiero e convincimento. -E che lo spirito monarcale di quella provincia non -sia fugace e non iscemi rapidamente siccome altrove, si dimostra -dalle cagioni. La storia intera del Piemonte è da secoli -parecchi la storia sola della casa di Savoja. Tutto il bene -e tutto il male provenne da lei, e séguita a provenire. Nè -possono i Subalpini dimenticare giammai, che mediante la -spada, il valore, la sagacità e la industria de' principi loro -sieno divenuti una gente che à moltissima dignità, forza, importanza -fra moltissime altre, e che è giunta oggi per effetto di -regie vittorie e di regie conquiste a tenersi in mano la più gran -parte de' destini della Penisola. So che accosto al Piemonte sta -Genova, e so che Genova è, per lo contrario, nutrita di tradizioni -repubblicane, e tra costumi repubblicani è cresciuta. Ma -colui s'ingannerebbe più che mediocremente, il quale reputasse -Genova molto disposta ed apparecchiata ad accettare la -vostra bandiera. Genovesi e Liguri sono, innanzi ogni cosa, -mercatanti e navigatori; e per l'esperienza raccolta in più di -trent'anni, non v'à nessun cittadino colà, il quale non siasi -avveduto e non confessi candidamente, che alla città di Genova, -così a rispetto del suo commercio, come dell'importanza -sua politica e della salute comune d'Italia, torna utilissimo -essere congiunta al Piemonte, e rimanere provincia del -<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span> -regno Sabaudo. Ora, ecco il mio discorso a che viene. Chiamando -i Subalpini sotto il vostro vessillo, voi non perverrete -che ad uno di questi due effetti: o si sveglierà e diffonderà pel -paese una oppugnazione micidiale e rabbiosa contro le idee -repubblicane e contro le libere istituzioni; ovvero il vedrete -riempiersi tutto di partiti e di sètte, di sanguinosi tumulti, e di -soppiatte congiure e macchinazioni. Nell'uno e nell'altro caso, -il Piemonte verrà senza meno scompigliato e disfatto: -cosa per la quale l'esercito Subalpino, nel cui cuore e nelle -cui braccia sta la vera e la sola forza italiana, non potrà -mantenersi ordinato e disciplinato, nè congiunto e stretto da -un solo legame di affetti, nè rivolto al proposito solo della -guerra santa del riscatto. A me poi non bisognano molte parole -a mostrare le conseguenze di tutto ciò. -</p> - -<p> -L'astuto Radetzky ripeterà inverso del Piemonte quel -medesimo che operava a rispetto della Lombardia. Chiuso -egli e ben trincerato nelle sue vaste fortezze, venne spiando -a grand'agio il luogo, il giorno, il momento opportuno per -assaltare e sbaragliare i nemici. Ora, pensate, o Colleghi, -che una simile cosa va mulinando colui in risguardo del viver -politico degl'Italiani; e visto il Piemonte sossopra e -l'esercito disunito e scompaginato, gli piomberà addosso un -bel giorno, e in due marciate, con poco sangue e contrasto, -si accamperà nella nobil Torino. -</p> - -<p> -Una istanza mi si può movere contro, ed è la presente. -La Francia non può del sicuro abbandonare questa od altre -Repubbliche nuove, nate dell'esempio suo, perchè ucciderebbe -insieme il principio che la fa vivere oggi, e il quale di sua -natura è geloso, diffusivo e superbo. Che quando anche -a quel Governo non paresse necessità di soccorrere una nascente -Repubblica, sua compagna e sorella fidissima, il moverebbe -un'altra più certa e più sentita necessità; quella di -non poter tollerare i Tedeschi accampati al piè delle Alpi, e -vicinissimi alle sue sacre e inviolate frontiere. -</p> - -<p> -A me sembra altresì di udire alcuno che aggiunge: — Forse -alla impresa nostra avremo compagna eziandio tutta la -parte più animosa e civile del genere umano, scossa e maravigliata -della portentosa risurrezione di Roma: i voti, le propensioni -<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span> -e gli sforzi di tutti i Popoli, non ancora in compiuto modo -emancipati e sicuri, in noi si convergeranno, e starà con noi -come vivo e organato lo spirito democratico di tutte le genti; -forse dal nostro esempio, il quale dal luogo e dalle memorie -prende valore inestimabile, scoppierà nuova scintilla di universale -e inestinguibile incendio, e a noi toccherà la gloria, -non tocca a veruno, di avere come cagione prossima affrancato -davvero e rigenerato per sempre l'Europa intiera. — Vedete -che io non mi adopero punto a celare ed attenuare -la copia e il vigore delle vostre risposte, nè le speranze, le -congetture, i giudicj e gl'indovinamenti che il nobil cuore -e l'ardir generoso vi detta e vi persuade. -</p> - -<p> -Signori, il danno d'Italia si è, che spesso ella incomincia -e intraprende ciò appunto che altrove è finito, e procaccia di -rialzar quelle insegne che altrove sono cadute: ella, per sua -sventura, non sa ben cogliere e usare nè il tempo nè l'occasione. -Se alquanti mesi addietro aveste ordito i vostri disegni e -le vostre speranze in sulla democratica forma che pigliava -tutta l'Europa, io ci avrei ravvisato alcun buon fondamento: -ma quest'oggi, invece, non può da nessuno ignorarsi che incomincia -a prevalere e predominare in Francia, e per ogni dove, -uno spirito gagliardo di conservazione e di resistenza; e che, -pur troppo, la falange ordinata e strettissima ch'egli conduce, -ha guadagnato assai vittorie sui popoli; e torna peggio che -inutile il volerlo più oltre occultare e negare a noi stessi. -Già la seconda terribile sollevazione di Vienna è caduta e -spenta; l'altra di Berlino s'è tutta rivolta in favore del monarcato; -e non mai la Casa di Brandeburgo à di maggiore autorità -e preponderanza e di maggiore dignità regia goduto ed -approfittato. A Francoforte, o Signori, mentre poco fa nessun -principio e forma di reggimento democratico pareva assai larga -e assai popolare a quell'Assemblea, oggi non più si pensa ad -un presidente di condizione privata, e scelto e foggiato all'americana, -ma si pensa e guarda ad un re di vecchia progenie -e di antica possanza, e il qual sia imperatore di tutta -Germania, e non elettivo come in antico, ma nella linea sua -rinascente e perpetuo. La Svizzera, finalmente, la Svizzera -stessa che pur si regge a Repubblica, e soscriveva testè un -<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span> -patto confederativo, fondato sopra massime le più umane e le -più liberali del mondo; quest'oggi, voi lo sapete, cerca e studia -di stringer legami di salda amicizia coi principi che la -circondano; e piuttosto si mostra parziale e tenera dei loro -interessi, che degli interessi e bisogni estremi e angosciosi -dei miseri rifuggiti Italiani. -</p> - -<p> -Queste sono verità, miei Colleghi, positive e di fatto, e -però evidenti (almeno agli occhi miei) ed irrepugnabili; e se -evidenti non sono, se dubbie, se mescolate di falsità, bisogna -ciò provare con allegazione di altri fatti più veri e più -certi, e non altramente. -</p> - -<p> -Dopo ciò, voi replicherete ancora, il mondo, l'Europa -rimanere con noi; e se non il mondo, la Francia? Signori, -a rispetto di quella potente nostra vicina, io mi rimetto assai -volentieri alle parole medesime del Lamartine, alle parole -solenni del Cavaignac. Io non discopro in esse, e niuno -può discoprirvi, se non che espressioni dubbie ed ambigue, -frasi artatamente mozze ed involte, dichiarazioni a doppio -aspetto, generalità con iscarso o nullo significato; poca volontà -al certo di mettere il proprio sangue e i proprj tesori -in difesa e in redenzione di alcuna parte d'Europa; e molta -volontà invece di serbare le cose quiete, munire le Alpi e -assicurar le frontiere con accordi tra Governi e intervenimenti -comuni. E se ciò si udiva dalla bocca del Lamartine -e del Cavaignac, qual giudicio dee formarsi quest'oggi, che -la Repubblica in Francia è stenuata ed agonizzante, e che -ognuno aspetta in più o meno lunghezza di tempo un secondo -Impero Napoleonico? -</p> - -<p> -Ma tutto questo considerato, e concludendosi a forza -che la Repubblica è di presente impossibile, e all'Italia troppo -funesta, qual consiglio rimane da seguitare, e che ricisi partiti -da vincere? Riappiccheremo noi quelle pratiche che niuno -spera di veder pervenire ad alcun durevole risultamento? rinnoveremo -e ritenteremo accordi e conciliazioni fatte vane -oggimai e impossibili? chiederemo forse perdono di colpe che -non si commisero? o rinuncieremo ai santi diritti che la medesima -natura à scolpito nel cuore di tutti gli uomini, siccome -titoli e note della grandezza dell'esser nostro? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span> -</p> - -<p> -Anzi ogni cosa, o Rappresentanti, abbiatevi questo per -giudicato, che la gran questione che oggi qui ci raduna non si -risolve per intero col nostro arbitrio e talento, e pigliasi errore -non lieve, a pensarlo. -</p> - -<p> -Per fermo, Voi siete padroni e arbitri della legislazione -novella di questa contrada; e in voi sta il potere legittimo, -ed anzi lo stretto debito di provvedere con ogni ampiezza -alla sua vita civile e politica, ma non più là di quella parte -e di quell'ufficio che poco o nulla s'attiene alla sostanziale -ed universale salute d'Italia. Certo, a voi non è lecito di far -cosa la quale rompa la simiglianza, l'accordo e l'armonia -necessaria fra le istituzioni de' nostri popoli; e non dovete -imprendere mutazione che metta in compromesso estremo -la quiete, l'ordine, e il prossimo e ben augurato avvenire di -tutte le Provincie Italiane. Io affermo e sostengo pertanto, -che questa gran parte dell'arduo problema non è in vostra -facoltà, e non pende dalla vostra sentenza; ma voi dovete -riporla nelle fraterne mani della Costituente Italiana: ed aggiungo, -che tanto a voi disdirebbe e nuocerebbe di più, miei -Colleghi, il sembrare poco guardinghi d'invadere e sopraffare -i diritti della Costituente Italiana, in quanto vi avete -raccolto il pregio e la lode d'iniziarla e di decretarla; e ciò -fareste, o patrioti, quando, in che giorno, in qual congiuntura, -in qual luogo? in mezzo di Roma, al cospetto de' vostri -fratelli, con atto precipitoso e dispotico, nella vigilia stessa -(può dirsi) del dì fortunato che Ella, la grande Assemblea, -verrà a sedere sulle cime del Campidoglio. -</p> - -<p> -Questo punto, adunque, del mio discorso rimanga ben -chiaro, rimanga ben fermo; che, cioè, pronunziare la decadenza -del Papa, nella prenotata ed ovvia significazione di -quella voce, non è riposto onninamente nel vostro arbitrio, -nè pende dai vostri decreti, ma sì dalla Costituente Italiana. -E qualora vi martellasse lo scrupolo o la diffidenza o l'orgoglio -di non cedere nemmanco in ciò ogni giudicio a quel -tanto Consesso, degnatevi almeno di consultarne il parere, e -non isfuggite in sì procelloso e dubbio negozio di avere da -lui norma, consiglio, indirizzo ed approvazione; fate al mondo -conoscere che siete veri e leali Italiani non men nelle -<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span> -azioni che ne' pensamenti; e nessuna gran cosa voler definire, -nessuna deliberare, senza il beneplacito della Nazione, in -concordia con tutti i suoi popoli, in conformità con tutti i -suoi interessi. L'Italia aspetta da voi o l'ultimo esempio -della municipale superbia, o il primo della nazionale unione -e docilità. -</p> - -<p> -Prima che io scenda da questa ringhiera, dove troppo -lungo tempo mi accorgo d'esser rimasto, ma dove peraltro -ò raccolto graziose testimonianze della vostra gran cortesia, -favorendomi tutti di una così attenta e vivissima ascoltazione; -io voglio solo mettere innanzi alla mente vostra certo -concetto che non mi sembra da trasandare nella quistione. -</p> - -<p> -Se lo straniero, o Colleghi, non istesse contro di noi -accampato in Lombardia, e cento mila bajonette non convergessero -di continuo le punte loro contro le nostre persone, -io sosterrei volentieri che voi compiste la troppo arrischiata -prova, alla quale volete a forza avventurarvi. Io so bene, -e tutte le storie me lo insegnano, ed anche la mia privata -esperienza me lo conferma, che il risorgimento dei popoli -mai non procede per una via dritta e ben rispianata: ma, invece, -può il suo cammino venir figurato assai propriamente -da una gran curva, in cima alla quale concorrono e tumultuano -le passioni più focose e infrenabili, i tentamenti ed i -conati più temerarj, le speranze fallaci e la presunzione infinite -volte delusa di attingere immediatamente e di praticare -l'idea suprema d'ogni politica perfezione; poi quella -curva gradatamente declina e discende, finchè la nazione che -la trascorse viensi a trovare in quell'assetto sociale e politico -che si conforma coll'indole sua verace e perpetua, si -conforma coi suoi costumi, coi suoi bisogni, co' suoi sentimenti; -e allora, in fine, nasce e si assoda la pace insieme col -diritto, la dignità con l'ordine, la libertà con la sicurezza, -e a splender comincia una perdurabile gloria e possanza di -leggi, di scienza e di civiltà. -</p> - -<p> -Ripeto che gli eccessi medesimi, qualora eccessi ed enormità -sanguinose avessero luogo, non mi sgomenterebbero -più che molto; e forse è vero così dei popoli come de' singoli -uomini, che niuna esperienza giova loro insegnata o -<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span> -dalle storie o dai savi, ma quella soltanto che fanno eglino -penosamente di sè medesimi. Ma quando la guerra è imminente, -e i segni e i forieri ne moltiplicano d'ora in ora; quando -i Croati ripigliano stanza e dominio in Milano, e Radetzky -preme col piede intriso di sangue il petto lacerato e pressochè -inanimato della Lombardia; possiamo noi abbandonarci, -senza gran colpa, a lunghe, a travagliose, a incertissime -prove e saggi di forme di governo? Possiamo noi -rischiare di crescere ancor di vantaggio le perturbazioni e -le divisioni della patria nostra infelice? Ricordatevi, o Signori, -che se aveste oggi pupille così penetranti da speculare -i campi Lombardi, voi scorgereste colà i feroci Croati -sforzare a torme gli asili innocenti dei più pacifici e più ragguardevoli -cittadini; scorgereste quei barbari saccheggiare -con egual furia i palazzi dei patrizj e le modeste case dei -popolani; e predando ogni cosa e guastando sotto nome e -titolo di balzelli e di taglie, vedreste per opera loro le città -manomesse, devastate le campagne, le donne contaminate, -oppressa la più minuta e misera plebe sotto continue spogliazioni, -battiture ed ingiurie. E similmente, o Signori, se -fosse per poco tempo fornita agli orecchi nostri una virtù -tale da vincer lo spazio che si frappone fra noi e le valli del -Po, forse in questo momento medesimo che io vi parlo, udiremmo -lo scoppio orribile dei moschetti che mieton le vite -dei nostri fratelli, le vite care e generose che non sapemmo -difendere, e tanto tardiamo di vendicare. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -A tale discorso risposero molti e molti, e due soli rappresentanti -favorirono e difesero la sua sentenza. -</p> - -<p> -Volea l'oratore la sera di quel dì stesso provare il suo -tèma con argomenti d'altra natura, e con quelli in ispecie -che guardano le relazioni di Roma col Mondo Cattolico; ma -disperò di venire la seconda volta ascoltato con pazienza e -benignità. -</p> - -<p> -Acclamato che fu il Governo Repubblicano in seno dell'Assemblea -e fuori, Terenzio Mamiani addirizzò al Presidente -di quella la lettera qui infrascritta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p class="indl"> -Signor Presidente. -</p> - -<p> -Fu mia intenzione principalissima, accettando l'insigne -onore di sedere in cotesta Assemblea, di combattervi con -ogni forza alcune proposte ch'io giudicava perniciose alla -santa Causa dell'Indipendenza d'Italia. Ora, essendo chiusi -per quelle i dibattimenti; e ad ogni buon cittadino correndo -l'obbligo di rispettare le prese deliberazioni; a me rimane -di pregare i degnissimi Signori Rappresentanti a voler gradire -la mia rinunzia. -</p> - -<p> -Il qual favore io chiedo con tanto più di ragione, quanto -la mia salute declinata e mal ferma ricerca la quiete e il -riposo di qualche mese. Io spero, Signor Presidente, che alla -bontà e cortesia vostra piacerà di ajutare coi proprj offici la -mia giusta domanda. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span> -</p> - -<h2 id="note">NOTE E DOCUMENTI.</h2> -</div> - -<h3><i>Nota</i> A, <i>pag.</i> <a href="#Page_339">339</a>.</h3> - -<div class="blocknote"> -<p> -Il discorso pronunziato fu il seguente: -</p> - -<p class="indl"> -«Signori, -</p> - -<p> -»Egli è bello e doveroso che le prime voci che s'odano risonare -in questo recinto, sieno parole d'ossequio e di gratitudine all'immortale -Principe datore dello Statuto. Pio IX nel cuor suo generoso -à sentito che la cristiana carità dee potere scegliere il bene -migliore e spontaneamente moltiplicarlo, e che la spontanea scelta -del bene non è possibile dove è sbandita la libertà. Però in questa -nobilissima parte d'Italia, e dopo tanto corso di secoli, il Principe -nostro inaugura alla perfine quest'oggi il regno della libertà vera e -legale. Le pubbliche guarentigie largite da lui, vengono in atto quest'oggi; -e all'arbitrio, ai privilegi, alla tutela strettissima e non -sindacabile, succede l'imperio delle leggi e del comune consiglio. -</p> - -<p> -»Non sempre la grandezza de' popoli è da misurare dall'ampiezza -del territorio e dalla potenza delle armi. Imperocchè ogni vera -e salda grandezza scaturisce dall'intelletto e dall'animo. E però in -questa nè molto ampia nè formidabile provincia italiana, noi tuttavolta -siamo chiamati a grandissime cose; e noi dobbiamo con coraggio -non presuntuoso e con magnanimo sforzo tentare di non -troppo riuscire inferiori alle memorie di Roma, e all'altezza augusta -del Pontificato. -</p> - -<p> -»Un'opera vasta e feconda s'è qui incominciata, il cui finale -risultamento riuscirà come un suggello non cancellabile della civiltà -dei moderni. -</p> - -<p> -»Il Principe nostro, come Padre di tutti i fedeli, dimora nell'alta -sfera della celeste autorità sua, vive nella serena pace dei -dogmi, dispensa al mondo la parola di Dio, prega, benedice e perdona. -</p> - -<p> -»Come Sovrano e reggitore Costituzionale di questi popoli, lascia -alla vostra saggezza il provvedere alla più parte delle faccende -temporali. Lo Statuto, aggiungendo la sanzione sua propria e politica -alla sanzione Cattolica, dichiara che gli atti del Principe sono -santi e non imputabili, e ch'Egli è autore soltanto del bene, e al -male non può in niuna guisa partecipare. Certo, guardando la cosa -da questo lato, se il Governo rappresentativo non esistesse in niun -luogo, inventar dovrebbesi per queste Romane Provincie. -</p> - -<p> -»Voi dunque siete chiamati, o Signori, a consumare un gran -fatto e profittevole a tutti i popoli, ajutando il Sovrano ad elevare -infino al fastigio il nuovo edificio costituzionale; e, oltre ciò, altri -due beni notabilissimi arrecherete all'intero mondo civile. Il primo -consiste a dare alle libertà e guarentigie della vita sociale e politica -quella saggezza e moralità, quell'elevatezza, purità e perduranza, -che la Religione sola imprime alle cose umane, e di cui le virtù e -<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span> -l'animo del Pontefice sono vivo specchio e modello. Il secondo bene -sarà pur questo, ch'essa medesima la Religione fiorisca oggimai e -grandeggi in mezzo della libertà vera e ordinata, ed a sè attragga -gli uomini molto più efficacemente con la soave forza della persuasione -e della spontaneità, che non coi mezzi del poter materiale. -</p> - -<p> -»A noi impertanto, o Signori, non toccherà solo di abbattere -gli ultimi avanzi del medio evo, e gli abusi che necessariamente -aduna ed accumula il tempo; ma ci è impartito un largo e nobile ufficio -nel trovare e perfezionare, insieme con le più culte nazioni, le -forme nuove della vita pubblica odierna. -</p> - -<p> -»Il Ministero che qui vedete presente, o Signori, non è di tanta -opera se non una parte minimissima e transitoria. Ciò nondimanco, -egli sente l'immenso ed arduo proposito a cui debbe intendere: a -lui tardava assaissimo che voi veniste a indicargli le prime mête, e -a incoraggiarlo del vostro suffragio, a spianargli col vostro senno le -vie scabrosissime che dee calcare. Quando il Principe augusto lo -chiamò a reggere la cosa pubblica, la quiete e l'ordine interno parevano -assai vacillanti, e in alcuna porzione già manomessi: quindi -la libertà stessa nascente, posta a gran repentaglio; quindi la Causa -Italiana per indiretto modo offesa e messa in qualche pericolo. Impertanto, -il debito proprio e l'ufficio speciale del Ministero, massime -nella quasi imminenza dell'apertura de' due Consigli, fu quello di ristaurare -l'ordine, ricondurre da per tutto la quiete; e, ricomponendo -le menti e gli animi forte commossi, disporli a quella pacatezza -ed equanimità, ch'è oltremodo necessaria a fornire la patria di buone -leggi e di sapienti istituti. Dio à favorito l'opera nostra; e questo -popolo generoso, ancor ricordevole della gravità e moderanza de' suoi -antichi, è tornato in sì piena tranquillità e posatezza di spirito, che -forse la maggiore non s'è veduta da poi che la voce soave di Pio IX -chiamò Roma e l'Italia a nuovi e maravigliosi destini. -</p> - -<p> -»L'altra opera principale a cui c'invitava, e che anzi imperiosamente -ci commetteva l'universale opinione, si fu di ajutare per -ogni guisa, con ogni sorta di mezzi, con qualunque sforzo e fatica -possibile, la Causa Nazionale Italiana. E in ciò non era facile a noi -l'adoperarci meglio e più attivamente de' nostri predecessori. Procedendo -pertanto assai risolutamente sulle orme di già segnate, io -non istimo che ne' pochi giorni del nostro governo noi non abbiamo -mostrato, con la prova patente del fatto, le nostre chiare intenzioni, -e che lo scopo non sia stato raggiunto, quanto pur si poteva in questa -nostra provincia, e coi mezzi certo non abbondanti di cui potevamo -far uso. -</p> - -<p> -»Non vi è poi nascosto come, obbedendo più specialmente alla -paterna sollecitudine di Sua Santità, noi ponemmo le truppe nostre -ed i Volontarj sotto la provvida tutela e il comando immediato di -Carlo Alberto; serbando, peraltro, al Pontefice e al suo Governo tutte -quelle prerogative e diritti che la sicurezza e la dignità di Lui e nostra -chiedevano, come agevolmente voi dedurrete dai termini della -convenzione tostochè ne piglierete notizia. -</p> - -<p> -»Del rimanente, appena noi possiamo dire di avere seguito -d'accosto l'ardore impaziente delle nostre città. V'à nella storia -de' popoli alcuni momenti supremi, in cui lo spirito di nazione così -profondamente gl'investe e commove, che ogni forza resistente ed -avversa non pure diviene fragile, ma sembra convertirsi in eccitazione -e fomento dell'opposta azione. In quel tempo solenne scalda -<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span> -ed invade tutti i cuori un solo pensiero, un sol sentimento, una sola -incrollabile deliberazione; e tal subita e gagliarda unanimità, feconda -di mille prodigj, parendo maravigliosa a quelli medesimi che ne partecipano, -fa loro esclamare con sacro entusiasmo quel motto pieno -di tanta efficacia e significazione: <i>Dio lo vuole</i>. -</p> - -<p> -»Testimonio essendo il Pontefice d'un sì gran caso, e d'altra -parte abborrendo egli, pel suo Ministero santissimo, dalle guerre e -dal sangue, à pensato con un affetto apostolico insieme e italiano, -d'interporsi fra i combattenti, e di fare intendere ai nemici della nostra -comune patria quanto crudele e inutile impresa riesca ormai -quella di contendere agl'Italiani le naturali loro frontiere, e il potersi -alla perfine comporre in una sola e concorde famiglia. -</p> - -<p> -»Il Ministero di Sua Santità, appena fu consapevole di cotale -atto memorando di autorità Pontificia, sentì il debito pieno di ringraziarnela -con effusione sincera di cuore; e segnatamente, per avere -Ella statuito, a condizione prima e fondamentale di concordia e di -pace fra i contendenti, che fossero alla nazione italiana restituiti per -sempre i suoi naturali confini: e oltre ciò, perchè sperava il Ministero -che quella implicita dichiarazione della giustizia della Causa Italiana -spandesse novelle benedizioni sulle armi generose che i popoli -nostri impugnarono, e al re Carlo Alberto crescesse animo di proseguire -senza tregua nessuna la sua vittoria. -</p> - -<p> -»Nelle relazioni politiche con le altre Provincie Italiane, noi, -compresi sempre dal debito massimo di secondare e caldeggiare al -possibile la Causa nazionale, abbiamo súbito manifestato un gran -desiderio di entrare con esse tutte in istretta e leale amicizia, rimossa -ogni gelosia funesta ed ignobile dell'altrui ingrandimento, e -pensando sempre ed in ogni cosa a ciò solo, che l'Indipendenza sia -conquistata, e la concordia interiore sia mantenuta. E intorno a questa -ultima, noi vi dichiariamo, o Signori, che appena prese le redini -dello Stato, súbito abbiamo procacciato di rannodare le pratiche più -volte interrotte circa una Lega politica tra i varj Stati italiani; ed altresì -possiamo annunziarvi, che in noi è molta e ben fondata speranza -di cogliere presto il frutto delle nostre istanze e premure, dalle quali -vi promettiamo di non desistere insino all'adempimento del bello ed -alto proposito. -</p> - -<p> -»Quanto a ciò che risguarda le relazioni coi popoli oltramontani, -esse, come nelle mani del Sommo Gerarca sono di necessità -estesissime, abbracciando tutti i negozj dell'Orbe Cattolico, nelle -nostre mani invece essendo quelle cominciate soltanto da pochi -giorni, non possono non riuscire scarse e ristrette. Dalla qual cosa -noi ricaviamo per al presente piuttosto consolazione che altro: conciossiachè -quello di cui insieme con tutti i buoni italiani nutriamo -maggior desiderio, si è di essere lasciati stare, e che noi possiamo -da noi medesimi provvedere alle nostre sorti. La massima forse delle -sventure che cader potesse a questi giorni sulla nostra Nazione, -saria la troppo fervorosa ed attiva amicizia di alcun gran Potentato. -</p> - -<p> -»In risguardo poi dell'Austria e della Nazione Germanica, noi -ripetiamo assai volentieri in vostra presenza quello che altrove affermammo; -cioè a dire, che da noi non si porta odio, ed anzi si porta -stima ed amore alla virtuosa e dottissima Nazione Alemanna; e che -agli Austriaci stessi siamo pronti ed apparecchiati a profferire la nostra -amicizia in quel giorno e in quell'ora che l'ultimo suo soldato -<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span> -avrà di sè sgombro l'ultimo palmo della terra italiana. E come l'Italia -è lontanissima da ogni ambizione di conquiste, e da qualunque -disegno di valicare i certi confini suoi, perciò ella desidera sinceramente -di stringere molti legami di buona vicinanza e amicizia coi -finitimi popoli. Noi, di ciò persuasi, abbiamo sollecitato e pregato -principalmente il Governo Sardo a spedire abili Commissarj con queste -intenzioni medesime appresso la valorosa Nazione Ungherese; e -noi giunge notizia certissima, che il Ministro delle relazioni esteriori -del Regno Sardo ha tanto più volentieri accettata e assentita la -nostra proposta, in quanto egli aveva (secondo che scrive) rivolto di -già il pensiero a quel subbietto medesimo. -</p> - -<p> -»Ripiegando al presente il discorso sui nostri interni negozj e -sulle politiche condizioni di queste Provincie, varia, abbondante e -faticosissima è l'opera che da far ne rimane. Imperocchè non è parte -del pubblico reggimento, la qual non domandi larghe riforme ed -utili innovazioni; e se l'opera in ciascun suo particolare è laboriosa -e difficile, essa è tale infinite volte di più nel suo tutto insieme, volendolo -bene ed intrinsecamente coordinare ed unificare; la qual -cosa ricerca un vasto sistema preconcepito di civile e politico perfezionamento: -e a tale sistema intenderà il Ministero con tutte le -forze sue. -</p> - -<p> -»Ciascuno di noi vi esporrà tra breve, o Signori, lo stato del -suo special Dicastero, e le mutazioni necessaire e profonde che fa -pensiero d'introdurvi. Il Ministro delle Finanze segnatamente v'intratterrà -delle condizioni attuali del pubblico erario, e vi proporrà -quei partiti che, dopo maturo esame e finissima diligenza, egli reputa -esser migliori per ristorare così il Tesoro come il credito pubblico, -e affine che ciò si adempia col minore aggravio possibile delle popolazioni. -</p> - -<p> -»Ai Ministri sta pure a cuore di presto sottoporre al giudizio e -deliberazione vostra quelle proposte di legge che lo Statuto promette, -e sono organi principali alla vita nuova costituzionale in cui, -la Dio mercè, siamo entrati. Principalissime fra gl'istituti e le leggi -nuove e fondamentali a cui dovrete por mano, saranno la costituzione -dei Municipj, e la risponsalità effettiva e non illusoria dei Ministri -e dei pubblici funzionarj. Lo istruirvi e ragguagliarvi quest'oggi -sopra i particolari moltissimi di tali proposte e di somiglianti, non -credo che riuscirebbe opportuno. Presto l'esigenze del nostro ufficio -condurrànnoci a farlo con quella chiarezza e puntualità che domanda -ciascuna materia. -</p> - -<p> -»Signori! i tempi corrono più che mai procellosi. Nei popoli è -una soverchia impazienza di tramutare gli ordini, e perfino i principj -e le fondamenta della cosa pubblica. Tutto ciò che i secoli effettuarono -e stabilirono con fatica e lentezza, vien minacciato di súbita -distruzione. Ma dopo aver atterrato, conviene rifabbricare con gran -saldezza e con felice magistero; e da questa opera sola potrà giudicarsi -il valore della moderna sapienza civile. Il Ministero à piena -fiducia che voi radunati nella Città eterna, daccanto all'immobile seggio -del Cristianesimo, varrete a compiere l'impresa difficilissima del -riedificare e ricostruire; e che voi in queste arti di pace e di civiltà -saprete pareggiare la gloria de' nostri armati fratelli, che là sulle rive -del Mincio e dell'Adige rispondono con eroica bravura allo straniere -insolente, che lanciava sul nostro capo inerme e infelice l'accusa bugiarda -di slealtà, d'ignavia e di codardia.» -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_382">[382]</span> -</p> - -<p> -Parrà molto strano al lettore oculato e imparziale, che questo discorso -moderatissimo e tutto conciliativo, nè d'altro acceso che di -vero spirito religioso e civile, abbia soggiaciuto ad amare censure, e -provocato da ultimo una riprovazione più che solenne. Certo, accaddegli -in sulle prime il contrario, e infinite lodi raccolse dall'ordine -prelatizio; ed è notissimo in Roma, che fu letto e consentito dal Principe, -il quale si degnò farvi di proprio pugno alcune ammende e postille. -Ma la setta farisaica ed aggiratrice che mai non si scosta da lui, ed à -i liberali tutti per reprobi, e ogni sentenza loro per abbominosa ed eretica, -persuase a poco a poco al Pontefice, che in quel discorso si nascondeva -molto veleno, e le intenzioni n'erano maligne, disleali e sovvertitrici; -onde alla fine egli dubitò, se proseguiva a tacersi, di gravare -la propria coscienza; e però, nell'Allocuzione sua del 20 aprile -del presente anno,<a class="tag" id="tag36" href="#note36">[36]</a> dopo alquante parole fatte sul ministro Mamiani, -aggiungeva queste altre, visibilmente relative al prefato discorso: — <i>Atque -idem ipse (minister) haud multo post ea de nobis palam asserere -non dubitavit, quibus Summum Pontificem ab humani generis consortio -ejiceret quodammodo et dissociaret.</i> — Ai, lettore, da un lato il -discorso, dall'altra la interpretazione romana; sei pregato di giudicare. -</p> - -<p> -Le altre accuse contro il Mamiani sono così nell'Allocuzione significate: — Memineritis, -Venerabiles Fratres.........., <i>quomodo civile -ministerium nobis fuerit impositum, Nostris quidem consiliis ac principiis -et Apostolicæ sedis juribus summopere adversum...... Unus ex illis -Ministris asserere non dubitabat, bellum idem, Nobis licet invitis ac -reluctantibus, et absque Pontificia benedictione, esse duraturum. Qui -quidem Minister gravissimam Apostolicæ Sedi inferens injuriam, haud -extimuit proponere, Civilem romani Pontificis Principatum a Spirituali -ejusdem Potestate omnino esse separandum.</i> — -</p> - -<p> -Può darsi che il Ministero del 2 di maggio venisse dagli abitatori -del Quirinale accettato come una dura e molto increscevole necessità. -Ma certo di essa non fu nè autore nè strumento il Mamiani; il quale -avendo prima usato quanta efficacia possedeva di parole e preghiere -per sedare i tumulti, e ricondurre ogni cosa per entro i confini della -legalità e dell'ordine, chiamato poi a consulta dal Principe, non propose -nulla che non rimanesse nei più stretti termini della Costituzione; -e mai, nè dallo spirito nè dalla lettera di quella si dipartì. Vero -è che dopo non molto tempo, nacque, per isventura, dissentimento -tra il Principe e i suoi nuovi Ministri; ma, giusta le massime costituzionali, -eglino subitamente pregarono Sua Santità di accettare la lor -rinunzia, alla quale non facendosi luogo, fu appresso alquanti giorni -ripetuto quell'atto con instanze più vive, e similmente senza frutto; -insino a che trascorse le cose agli estremi, le rinunzie furono date -in modo assoluto ed irrevocabile, e senza aspettare accettazione. In -tal guisa quei Ministri permasero (come dicesi oggi) dimissionarj la -più parte del tempo che tennero in mano il governo, e non ebber licenza -nè di lasciarlo nè di condurlo a lor modo, e a modo pure dei -Consigli deliberanti, in ciascuno de' quali il maggior numero de' suffragi -fu sempre e abbondevolmente con quelli. Come ciò rassembri -a sopraffacimento e a violenza, e quanto sia ingiurioso ai principj e -ai diritti della Sede Apostolica, aspettiamo di sapere dall'opinione -dei savj. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_383">[383]</span> -</p> - -<p> -Circa alle altre frasi testè trascritte dell'Allocuzione, è primamente -da confessare, che il Mamiani à in fatto desiderato assai di separare -quanto più fosse possibile e conveniente la potestà principesca -dalla pontificale; ma però sempre con l'azione dello Statuto e nei termini -da esso prescritti; e se quelle parole omnino esse separandum -niente più di ciò non vogliono intendere, il Mamiani non se ne tiene -punto aggravato, anzi se ne loda e compiace. In fine, rispetto al -proposito rimproveratogli di aver voluto proseguire la guerra dell'Indipendenza -Italiana in sino a che rimaneva alle armi nostre speranza -d'onore e di buon successo, ciò è tanto vero e manifesto, -quanto non è che dalla tribuna o nelle sue circolari o in qualunque altro -atto ufficiale e pubblico del suo ministero abbia egli significato quella -deliberazione nel modo e nei termini che l'Allocuzione riferisce. Poco -fedeli rapportatori, pertanto, sono stati coloro ch'ebbero cura ed ufficio -di ragguagliare di tali cose il Pontefice; la colpa e l'eccesso -de' quali è da misurare dall'importanza e solennità che soglion ricevere -i fatti rammemorati, e ciascuna sentenza e ciascun giudicio -espresso nelle allocuzioni pontificali, dette in presenza del consesso -Cardinalizio, use a trattare i maggiori negozj della cristianità, e a -censurare le sole opinioni eterodosse, e quegli uomini di perduta -fede che sono scandalo e pregiudicio a tutto il mondo cattolico. Dal -che si vede ch'era riposto nella mente di que' pessimi referendarj -di assaltar la fama del Mamiani con parole autorevolissime, e così -straziarla a loro agio ed ucciderla: perchè contro esse parole, per ordinario, -o manca l'ardire della difesa o il mondo non l'accetta; e però -possono venire applicate come aguzzi coltelli addosso a persona sprovveduta -ed imbavagliata. Ma non pensavano i referendarj, che v'à richiamo -quest'oggi da ogni qualunque sentenza la più assoluta e imperiosa; -ed anzi, la parità del diritto al gran tribunale dell'opinione -è tanta e così perfetta, che concedesi a tutti di giustamente recriminare -e dar libello di falsità e di calunnia. -</p> - -<p> -Qui poi si tace il racconto (strano e curioso sopra ogni credere) -che far potremmo delle vicende di quel discorso ministeriale poc'anzi -riferito; e il quale, in considerazione appunto della guerra che gli fu -mossa e delle menzogne che se ne spacciarono, abbiamo voluto riscrivere -a lettera, e con tutte le mende e le negligenze di stile con -cui fu dettato allora, sì per la fretta e sì per l'animo inquieto, e d'altro -preoccupato che di grammatica. Ciò non pertanto, porzione di -quella storia aneddota può leggersi nel Libro secondo sullo Stato Romano -di L. C. Farini, dov'è inserita eziandio la bozza d'un'Allocuzione -che il Mamiani scriveva a nome e d'ordine di Pio IX. -</p> -</div> - -<h3><i>Nota</i> B, <i>pag.</i> <a href="#Page_340">340</a>.</h3> - -<div class="blocknote"> -<p> -Ristampiamo volentieri quella Proposta di legge, non meno per -la novità e utilità del concetto suo, come per meglio chiarire la falsità -delle accuse scagliatele contro. Del resto, sfortunata e soppressa -negli Stati Romani, trovò approvazione in Toscana, dove al Ministero -dell'istruzione pubblica fu aggiunto l'officio di tutelare e dirigere la -pubblica beneficenza. Nella infrascritta Proposta noi preghiamo altresì -il lettore a voler notare un tentamento non ispregevole dell'arte -difficilissima ed utilissima di dare all'opera del Governo quell'ampiezza -e quell'efficacia, che accordasi compiutamente con qualchessia -libertà di privati, e con ogni trasformazione e progresso nello spirito -<span class="pagenum" id="Page_384">[384]</span> -di socialità e di consorteria. Sopracchè riman di vedere quello che -l'autore ne discorse di poi nell'Accademia di Filosofia Italica.<a class="tag" id="tag37" href="#note37">[37]</a> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p class="center"> -PROPOSTA DI LEGGE PER LA ISTITUZIONE DI UN MINISTERO SPECIALE -DI PUBBLICA BENEFICENZA. -</p> - -<p class="center"> -<i>Ragione ed economia generale della Legge.</i> -</p> - -<p> -Sorgente prima ed inconsumabile di beneficenza è la carità, cioè -quella dilezione attiva ed eroica in verso del prossimo, che ci vien -persuasa e insegnata principalmente dalla religione. -</p> - -<p> -Ma la carità operar deve <i>bene ordinata</i>,<a class="tag" id="tag38" href="#note38">[38]</a> e torna impossibile oggi -il credere di avere ogni cosa fatto e ogni cosa provveduto a sollievo -dei poveri, quando siensi, non che largite, ma eziandio profuse le -proprie sostanze in profitto di quelli. E similmente, non è ragionevole -il reputare che agl'istituti di beneficenza fondati da' padri nostri non -bisognino molte e sostanziali riforme, e non rimanga oltre ciò da -promuovere e da creare gran numero d'altri istituti o poco o nulla -noti agli antichi: in fine, vietano i nostri tempi di giudicare che la -carità bene ordinata possa procedere al vero vantaggio e conforto -de' miseri senza attingere mille variate cognizioni ed applicazioni -alla Economia pubblica, alla Statistica, all'Igiene, all'Industria, all'Agricoltura, -alla Tecnologia. -</p> - -<p> -Ora, tale funzione della carità illuminata e bene ordinata appartiene -così al Governo come a qualunque uomo particolare. -</p> - -<p> -Il mondo civile, siccome il fisico, è composto di antagonie. Quindi, -nessuna risoluzione dei problemi civili è buona se volge le cose -a un solo dei due estremi. V'à chi vuole lasciar imprendere e provvedere -il tutto ai Governi; chi invece toglie loro pressochè ogni incumbenza, -e si commette per intero e in ogni negozio all'opera de' -privati e de' municipj. Ma come la natura, ogni volta che nelle sue -creazioni vuol porgere lo splendente modello di alcuna perfezione, ci -mostra sempre un temperamento mirabile dell'uno nel vario, e della -vita vigorosissima delle membra congiunta e organata con la vita -interiore e suprema del lor composto; così nel corpo sociale umano -erra chi vuole, opprimendo l'agire spontaneo dei singoli cittadini e la -libertà dei municipj, costituire una violenta unità e uno smoderato -concentramento ministrativo. Ed erra del pari chi stima che il bene -massimo della repubblica sia per uscire unicamente dall'azione disparata -e sconnessa degl'individui e dei comuni, e senza bisogno di -procurare e attuare al possibile la collegazione e l'unità dei principj, -delle intenzioni e dei fini, e certo moto iniziale e universalmente -direttivo. -</p> - -<p> -Con queste considerazioni è meditata la proposta di legge che a -Voi rechiamo, o Signori, intorno al nuovo Ministero di pubblica beneficenza. -</p> - -<p> -In tale proposta vedrete, le opere del Governo e il suo legittimo -ingerimento non ledere e non turbare per nulla le libertà del municipio -e i diritti del privato; conciossiachè il modo d'azione sarà pur -sempre o di mera tutela o completivo od esemplare; cioè a dire che -il Governo o difende e protegge appunto quelle libertà e quei diritti -<span class="pagenum" id="Page_385">[385]</span> -ovvero supplisce alla insufficienza delle facoltà d'ogni particolare uomo -e d'ogni comune, o per ultimo s'ajuta e sforza di porre nel cospetto -dei cittadini un modello e un esempio luminoso e imitabile. Certo, il -geloso rispetto a ciò che non dee cadere in guisa diretta e immediata -sotto la potestà governante, se in ogni cosa è giusto e proficuo, in -materia di beneficenza è al tutto necessario, non dandosi atto al -mondo più nobile e santo, ma insieme più spontaneo e meno isforzevole -della privata e pubblica carità. -</p> - -<p class="center"> -TESTO DELLA LEGGE. -</p> - -<p class="center"> -IL CONSIGLIO DEI MINISTRI -</p> - -<p> -Considerando che tra gli uffici principali e più degni di un governo -probo ed illuminato si è quello di soccorrere e di educare le -classi indigenti; -</p> - -<p> -Considerando che le dottrine e le pratiche della beneficenza pubblica -sonosi ne' nostri tempi mirabilmente accresciute e affinate, e domandano -studio ed occupazione moltiforme e continua; -</p> - -<p> -Conseguita l'approvazione de' due Consigli deliberanti; -</p> - -<p> -Avuta la sanzione Sovrana, -</p> - -<p class="center"> -<i>Decreta</i> -</p> - -<p> -1. È instituito un Ministero speciale di pubblica beneficenza. -</p> - -<p> -2. Le sue pertinenze e funzioni sono dichiarate da un respettivo -ordinamento. -</p> - -<p> -3. Le pertinenze del Ministero dell'interno dinumerate nella distinzione -6ª e nella distinzione 9ª dell'articolo 19 del Motu-proprio -sul Consiglio de' Ministri, divengono pertinenze del Ministero di pubblica -beneficenza. -</p> - -<p> -4. Agli stipendj e alle altre spese d'officio del detto Ministero -sono assegnati 9,500 scudi, e 1,000 per le spese del primo assetto. -</p> - -<p class="indl"> -Dal Quirinale li..... di...... 1848. -</p> - -<p class="center"> -<span class="smcap">Ordinamento del ministero di beneficenza pubblica.</span> -</p> - -<p class="center"> -§ 1. -</p> - -<p class="center"> -<i>Funzioni generali del Ministero.</i> -</p> - -<p> -1. Il Ministro procura in genere la riforma, il perfezionamento -e la moltiplicazione degl'istituti e delle opere di beneficenza che già -sono in atto, e la fondazione e l'avviamento degl'istituti e opere -nuove, conosciute per veramente salutari ed insigni e convenevoli al -tempo ed al luogo. -</p> - -<p> -Invigila da pertutto sulle condizioni delle classi più disagiate, -sui lavoranti, i contadini e i necessitosi di ogni ragione. -</p> - -<p> -Invigila e cura ogni istituzione ed ogni opera conducente alla -educazione morale e intellettuale delle infime classi. -</p> - -<p> -2. Procura con mezzi mediati o immediati d'approssimare le -opere tutte di beneficenza a certa unità e collegazione, affine che -se ne aumenti da ogni lato l'efficacia, e non ne sieno gli effetti o -troppo parziali o manchevoli. -</p> - -<p> -3. Promuove appresso i Consigli deliberanti le leggi e gli ordinamenti -giovevoli alle classi indigenti e al popolo minuto. -</p> - -<p> -4. Sopraintende agl'istituti laicali di beneficenza da lui fondati -o dal Governo posseduti, e a qualunque disegno e impresa da lui o -<span class="pagenum" id="Page_386">[386]</span> -dal Governo attuata, e la quale intende al sollievo e alla educazione -delle classi inferiori. -</p> - -<p> -5. Sopraintende similmente a quegl'istituti e opere laicali di -beneficenza e di educazione popolare, le quali sono poste dai fondatori -sotto il riguardamento e la cura immediata di chi governa. -</p> - -<p> -6. S'ingerisce, d'accordo coi municipj o coi rettori privati, nel -regolamento di quegl'istituti ed opere comunitative o private, alle -quali viene il Governo in soccorso con la pecunia pubblica, o con altra -maniera efficace e ragguardevole di ajuto. -</p> - -<p> -7. Quanto alle fondazioni e congregazioni, e similmente a qualunque -specie ed atto di pubblica beneficenza, dipendenti al tutto dai -municipj o dalla carità di privati, e che si rimangono esclusi dalle -tre predette categorie, il Ministro ne piglia cognizione esatta e particolareggiata, -ed esige copia autentica degli statuti e regolamenti. -</p> - -<p> -Invigila che non contravvengano in nulla alle leggi universali -dello Stato. -</p> - -<p> -Promove e propone in seno de' Consessi legislativi quelle provvidenze -e cautele che impediscono alle beneficenze d'istituto municipale -o privato di fuorviare e corrompersi. -</p> - -<p> -Risponde ai consigli richiesti, e invita per via officiosa a modificare, -migliorare, propagare e in ogni guisa perfezionare l'opera -della beneficenza. -</p> - -<p> -Invita similmente e procura la colleganza e reciprocazione degli -uffici e degli ajuti fra l'uno istituto e l'altro, e in genere favorisce -e caldeggia per ogni modo l'azione loro. -</p> - -<p class="center"> -§ II. -</p> - -<p class="center"> -<i>Funzioni speciali.</i> -</p> - -<p> -1. Le pertinenze peculiari del Ministero si raccolgono tutte in -due vaste categorie. -</p> - -<p> -La prima inchiude le opere di beneficenza riparatrice. -</p> - -<p> -La seconda le opere di beneficenza preservatrice. Non però che -l'una non si meschi quasi sempre nell'altra; onde si distinguono -solo per la prevalenza dell'uno ufficio sull'altro, cioè della beneficenza -riparatrice sulla preservatrice, o viceversa. -</p> - -<p> -2. Nella prima categoria s'inchiudono principalmente: -</p> - -<ul> -<li>Gli Ospizj</li> -<li class="in">pe' sordo-muti, pe' ciechi, per gl'invalidi, per gli orfani, pe' trovatelli, per le partorienti;</li> -<li>Gli ospedali</li> -<li>I ricoveri per li mendichi</li> -<li>I manicomj</li> -<li>I soccorsi pubblici agl'indigenti</li> -<li>I soccorsi per le case</li> -<li>Gli opificj pubblici</li> -<li>I discolati o case di correzione.</li> -</ul> - -<p> -3. Nella seconda categoria s'inchiudono principalmente: -</p> - -<ul> -<li>Le istituzioni igieniche</li> -<li>Le sale di asilo</li> -<li>Le sale di allattamento o incunabuli</li> -<li><span class="pagenum" id="Page_387">[387]</span></li> -<li>Le congregazioni di mutuo soccorso</li> -<li>Le casse dei risparmj</li> -<li>I monti di pietà</li> -<li>Le scuole domenicali</li> -<li>Le scuole di carità</li> -<li>Le scuole rurali o di villa</li> -<li>Le scuole industriali o artigiane.</li> -</ul> - -<p class="center"> -§ III. -</p> - -<p class="center"> -<i>Funzioni straordinarie.</i> -</p> - -<p> -1. In ogni grave perturbazione civile, e sopravvenendo le carestie, -l'epidemie, i commerciali sconvolgimenti, i subiti stagnamenti -de' traffichi, ed ogni altro sinistro che offenda e flagelli in guisa immediata -il popol minuto, crescono di necessità le cure e gl'ingerimenti -del Ministero. -</p> - -<p> -2. In que' casi, il Ministro o propone al Parlamento o delibera -co' suoi Colleghi sul modo di recare straordinarj sussidj alle classi -più povere. Propone e delibera: -</p> - -<ul> -<li>Sui lavori pubblici straordinarj</li> -<li>Sull'ampliare o moltiplicare i ricoveri</li> -<li>Sul sovvenire gli emigranti</li> -<li>Sull'invigilare le incette, agevolare le <i>importazioni</i> ec.</li> -</ul> - -<p> -E sopra ogni altro mezzo e spediente di sollecita ed efficace -riparazione e confortazione. -</p> - -<p class="center"> -§ IV. -</p> - -<p class="center"> -<i>Relazioni speciali con gli altri Ministeri.</i> -</p> - -<p> -1. Le relazioni più frequenti e speciali sono: -</p> - -<p> -Col Ministero della istruzione pubblica, a rispetto della istruzione -primaria e delle scuole tecniche popolari. -</p> - -<p> -Col Ministero della Giustizia, principalmente per la patrocinazione -dei poveri, pe' luoghi di pena e per le discipline penitenziali. -</p> - -<p> -Col Ministero del commercio, dell'agricoltura e dei pubblici -lavori, per la condizione de' lavoranti e dei contadini. -</p> - -<p> -Col Ministro o prefetto di Polizia, pe' malviventi e gli accattoni, -e per le abitudini e costumanze del basso popolo. -</p> - -<p> -2. Regolamenti peculiari, accordati con tutti i Ministri e dettati -secondo la mente del Motu-proprio sul Consiglio dei Ministri, definiranno -più per minuto, e secondo che occorre, la materia e il modo -delle relazioni, i limiti delle pertinenze e la reciprocazione degli uffici. -</p> - -<p class="center"> -§ V. -</p> - -<p class="center"> -<i>Consiglio privato.</i> -</p> - -<p> -1. Il Ministero di beneficenza à un Consiglio privato, presieduto -dal Ministro medesimo, il quale lo chiama a consulta appresso -di sè due volte almeno in ciaschedun mese, e più spesso ne' casi straordinarj. -</p> - -<p> -2. Il Consiglio non può essere composto di meno di Undici -membri. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_388">[388]</span> -</p> - -<p> -Due vi stanno ascritti perpetuamente a cagione di loro dignità, -e sono: -</p> - -<p> -Il Segretario della Congregazione dei Vescovi, e il Senatore -di Roma. -</p> - -<p> -3. Tutti gli altri Consiglieri sono eletti dal Principe. -</p> - -<p> -4. Essi vengono scelti in modo da comporre, quanto è possibile, -l'ordine qui segnato: -</p> - -<ul> -<li>1. Un professore o cultore di Scienze Economiche e di Statistica</li> -<li>2. Un medico</li> -<li>3. Un agricoltore</li> -<li>4. Un pratico delle industrie e commerci</li> -<li>5. Un professore o cultore di Pedagogia</li> -<li>6. Un uomo di legge</li> -<li>7. Un ingegnere</li> -<li>8. Un ascritto alla Congregazione degli studj</li> -<li>9. Un pratico delle agenzie.</li> -</ul> - -<p> -5. Le funzioni di Consigliere sono assolutamente gratuite e meramente -onorifiche. -</p> - -<p class="center"> -§ VI. -</p> - -<p class="center"> -<i>Congregazioni di Carità.</i> -</p> - -<p> -1. In ogni città Capo di provincia risiede una Congregazione -di carità. -</p> - -<p> -2. I suoi componenti non possono esser meno di Cinque nè più -di Sette. -</p> - -<p> -3. Ciascuno di loro è scelto e deputato dal Principe. -</p> - -<p> -4. Oltre questi, siedono nella Congregazione per diritto di dignità -il Vescovo e il Gonfaloniere della città, e ne sono membri onorarj -perpetui. -</p> - -<p> -5. Tutti i componenti la Congregazione, così gli eletti dal Principe -come gli onorarj, adempiono l'ufficio loro senza emolumento -alcuno. -</p> - -<p> -6. Si adunano appresso il capo della provincia (loro presidente) -una volta almeno per settimana, e più spesso nei casi straordinarj. -</p> - -<p> -7. La scelta de' componenti cade in genere sulle persone più -dotte e specchiate e zelanti del bene delle infime classi. -</p> - -<p> -8. Ogni triennio la Congregazione si rinnova di un terzo. -</p> - -<p> -9. Pei due primi triennj, gli uscenti sono estratti a sorte. Appresso, -seguono l'ordine di anzianità. -</p> - -<p> -10. Passato un triennio, ciascuno degli uscenti può venire -rieletto. -</p> - -<p> -11. La Congregazione è consultata sopra ogni riforma ed innovazione -in qualunque istituto ed opera caritativa della provincia. -</p> - -<p> -È consultata sull'amministrazione ordinaria di essi istituti, e -le vengono presentati i bilanci di quelli che sono retti dal Governo -e dai suoi delegati. -</p> - -<p> -Può venirle commesso dal Presidente qualche officio determinato -e particolare intorno alla Beneficenza. -</p> - -<p> -Consegna e può raccomandare ad esso i memoriali e i richiami -intorno al subbietto medesimo. -</p> - -<p> -La Congregazione elegge fuor del suo seno il suo segretario, -e gli assegna uno stipendio. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_389">[389]</span> -</p> - -<p> -Gli atti di ogni sua tornata sono depositati nella cancelleria -del Governo della provincia, e se ne manda copia al Ministro. -</p> - -<p class="center"> -§ VII. -</p> - -<p class="center"> -<i>Segretariato.</i> -</p> - -<p> -1. Il Ministro mantiene assidua corrispondenza officiale coi Presidi -delle provincie, e altri rappresentanti del Governo, intorno all'opera -di beneficenza, e per mezzo de' primi à relazione pure continua -con le Congregazioni provinciali di Carità. -</p> - -<p> -2. Similmente, à corrispondenza officiale coi rettori e direttori -di tutti quegl'istituti e opere caritative e di educazione popolare, le -quali dipendono dal Governo, o dal Governo sono riguardevolmente -soccorse. -</p> - -<p> -3. Carteggia poi in via officiosa, e in esercizio ed uso dell'azione -sua direttiva e morale, -</p> - -<p> -Coi municipj, in quanto fondano ed amministrano istituti e -opere di beneficenza dipendenti al tutto ed unicamente dall'autorità -loro; -</p> - -<p> -Con le private congregazioni e consorterie e coi particolari -uomini che fondano ed amministrano a conto proprio ed a bene pubblico -esse opere ed istituti; -</p> - -<p> -Col Cardinale Prefetto della Congregazione de' Vescovi e Regolari, -intorno al buon andamento degli atti ed istituzioni caritative -di mera fondazione ecclesiastica. -</p> - -<p> -Similmente e per la stessa cagione carteggia coi Vescovi, ed -altri rettori e direttori di quegli atti ed istituzioni. -</p> - -<p class="center"> -§ VIII. -</p> - -<p class="center"> -<i>Ordinamenti speciali e dichiarativi.</i> -</p> - -<p> -<i>Articolo Unico</i>. Ognuna delle materie partitamente trattate nei -superiori paragrafi, riceverà di mano in mano maggiore dichiarazione -e più minuta distinzione dai respettivi regolamenti e dalle circolari -ministeriali. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Terenzio Mamiani.</span> -</p> -</div> - -<h3><i>Nota</i> C, <i>pag.</i> <a href="#Page_340">340</a>.</h3> - -<div class="blocknote"> -<p> -Tra l'altre proposte di legge fatte alle Camere dal Ministero -del 2 di maggio, è da citare quella sul secreto postale; un disegno di -Banco Nazionale; varie proposte di legge per provvedere alle crescenti -spese straordinarie; una sulla regolarità dei pesi e delle misure; -una sull'ordinamento delle Guardie Civiche mobili; una sulla -costruzione dei telegrafi. Più proposte di leggi sugli armamenti e le -leve; una sull'abolizione dei fedecommessi e dei maggioraschi; una -sulla trasformazione della tassa del macinato. Intanto, al Consiglio di -Stato che ricevè vita ed ordinamento dal medesimo Ministero, erano -stati dettati i principj e le norme per compilare la legge sulla istituzione -dei Municipj, quella intorno alla nuova forma dei tribunali, l'altra -sul rimutamento dell'ufficio del Controllore, ec. -</p> -</div> - -<h3><i>Nota</i> D, <i>pag.</i> <a href="#Page_345">345</a>.</h3> - -<div class="blocknote"> -<p> -Il Consiglio dei Deputati, nelle prime parole che pubblicò, e -fu il dì dopo della partenza del Pontefice, riconobbe in modo aperto -<span class="pagenum" id="Page_390">[390]</span> -e compiuto la legalità dei Ministri e del loro mandato, dicendo: «Dev'essere -manifesto che nell'assenza del Principe il governo dello -Stato permane costituito nelle medesime forme e colle medesime -autorità. Il Consiglio dei Deputati, sempre fermo nell'esercizio de' suoi -diritti e nell'osservanza de' suoi doveri, si accorda di tutta sua volontà -col Ministero al quale il Santo Padre à conferito i poteri e -nell'assenza sua raccomandato l'ufficio di tutelare l'ordine pubblico.» -</p> -</div> - -<h3><i>Nota</i> E, <i>pag.</i> <a href="#Page_351">351</a>.</h3> - -<div class="blocknote"> -<p> -Forse al lettore gradirà di leggere qui per intero tal Nota, e vedrà -da quanta ragione e moderazione insieme venisse dettata, e come -fosse una voce debole sì ma sincera (e doveva esser l'ultima) di -conciliazione e di pace, alzata in mezzo ai tumulti e agli strepiti delle -fazioni. -</p> - -<p class="center"> -N. 9681. -</p> - -<p class="center"> -DAL MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI. -</p> - -<p class="center"> -<i>Circolare al Corpo Diplomatico</i> -</p> - -<p class="indr"> -Roma, 29 novembre 1848. -</p> - -<p> -Gli ultimi casi di Roma, principiati da un atroce assassinio, e -terminati con la improvvisa e soppiatta partenza del Principe, possono -agevolmente far sorgere nella mente dei Ministri e Rappresentanti -Esterni un concetto non giusto e non vero inverso coloro i -quali reggono ora lo Stato, e i quali, invece, reputano di aver adempiuto -un atto di gran devozione alla Patria, consentendo di sedere -al Governo e di tutelare l'ordine pubblico. -</p> - -<p> -Il sottoscritto giunse in Roma parecchi giorni dopo i fatti violenti -del 16 di novembre, e non accettò il Ministero, al quale lo -chiamava il Principe con dispaccio dell'Eminentissimo Segretario di -Stato, se non quando vide la Patria in pericolo estremo e a tutti visibile -di rimanere senza Governo, e quando un Autografo del Santo -Padre, indiritto al Marchese Sacchetti, Custode dei Sacri Palazzi, -riconfermava ciascun Ministro nel proprio officio, e voleva ad essi -raccomandata in ispecial modo la quiete e l'ordine pubblico. -</p> - -<p> -Rispetto poi ai degni Colleghi del sottoscritto, certo è che la -sola parte ch'ebbe alcuno di loro negli avvenimenti del 16 di novembre, -fu d'interporsi continuo fra il Popolo sollevato ed il Principe, -affine di procacciare una composizione onesta e pacifica. Quanto al -deplorevole ammazzamento del Rossi, il presente Ministero à, come -poteva il meglio, soddisfatto al debito suo, col comando espresso -e ripetuto che fece ai respettivi ufficiali, di procedere vigorosamente -e speditamente alla scoperta e alla punizione del reo. -</p> - -<p> -Tutta Roma intanto aderisce in modo sollecito e manifestissimo al -Ministero, e mai non s'è veduta maggiore e più intima unione fra i -varj ordini di magistrati, come apertamente lo mostra il Proclama -del Consiglio dei Deputati, quello dell'Alto Consiglio súbito dopo -venuto in luce, e quello infine del nuovo Senato della città. Il che basti -per istruire i Ministri e Rappresentanti dei Governi Esteriori intorno -alla legalità perfetta del presente Ministero Romano, e alla integrità -e schiettezza delle sue intenzioni. Dopo ciò, il sottoscritto à l'onore -di porre in considerazione dei Ministri e Rappresentanti dei Governi -Esteriori certi fatti e disposizioni morali di gran momento, e acconcissime -<span class="pagenum" id="Page_391">[391]</span> -a ben discoprire altrui l'indole e l'importanza degli ultimi -accadimenti di questa metropoli. -</p> - -<p> -Prima cosa da notare si è, che il Santo Padre mai non à sostenuto -la men che minima forza e minaccia, in qualunque esercizio -ed atto dell'autorità sua pontificia. La tempesta più volte insorta -con fiera e minaccevole furia, à sempre quietate e spianate le onde -sue a piè dell'Altare. -</p> - -<p> -La seconda cosa, degna sopramodo di venir ponderata, si è, che -d'ogni accidente più duro e d'ogni violenza occorsa negli ultimi tempi -in Roma e nelle Provincie, è stata occasione e cagione perpetua il -problema difficilissimo di convenientemente accordare il temporale dominio -collo spirituale; desiderando i popoli tutti di questa contrada, -con pieno ed unanime voto, che fra i due poteri intervenga una divisione -profonda e compiuta, salva rimanendo la unità di ambedue -nella stessa Augusta Persona; laddove dall'altro lato si è voluto e -sperato più che ostinatamente di tenerli, come per addietro, in -istretto modo congiunti e confusi. Alla soluzione quieta e durevole -di tanto problema, abbisognava un mutuo spirito di tolleranza, di -conciliazione e di longanimità; e soprattutto facea mestieri l'azione -lenta del tempo e degli istituti, e la forza degli abiti nuovi e dei nuovi -interessi. Ma le passioni di entrambi gli estremi partiti, e quella impazienza -temeraria ed improvida che spinge in ogni parte di Europa -e del mondo le presenti generazioni a rompere tutto ciò che di súbito -non si piega e non muta, condussero in Roma la resistenza e il conflitto, -e le rapide e forse immature trasformazioni. -</p> - -<p> -À poi meschiato ed aggiunto asprezza e impetuosità al conflitto -il sentimento nazionale non soddisfatto, e il credersi in questi ultimi -tempi che venisse a contesa colla politica nuova italiana la vecchia -politica della romana curia, la quale à pensato troppe volte di -scampare ed avvantaggiare sè sola nel naufragio della Nazione. -</p> - -<p> -Da tutto ciò il sottoscritto piglia arbitrio di concludere, che le -agitazioni e le rivolture dello Stato Romano mettono radice in un -sentimento universale, e in un bisogno fondatissimo ed incessante; il -quale non verrà, del sicuro, attutato e distrutto dai temperamenti e uffici -dei Diplomatici, e nemmanco dall'uso dell'armi quali che fossero. -Elle sgomenterebbono temporaneamente gli spiriti senza mutarli nè -vincerli; e li vedremmo ad ogni occasione ribollir più feroci e meno -placabili, simiglianti a finissime molle, che altri può comprimere e -storcere, ma non impedire che mille volte risorgano e scattino. Quindi -reputa il sottoscritto, che niuna azione, niun ingegno, niun'arte e -modo d'intervenzione straniera riuscirà a quetare e a sopprimere -quella rinascente e durissima necessità delle cose, la quale à pur resistito -alla forza attraente e soave delle virtù evangeliche, della bontà -specchiata e della infinita e inalterabile mansuetudine del Sovrano -Pontefice, ed à eziandio prevaluto all'amore riconoscente dei popoli -inverso l'Iniziatore Augusto della nazionale rigenerazione. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap">Terenzio Mamiani.</span> -</p> - -<p> -Ai termini di questa Nota, fattesi a voce da alcun nostro Commissario -le debite chiose, le quali venivano, la più parte, dedotte dalle norme -caute e prudenti allora seguite e che la presente Lettera accenna -più sopra, ambedue i Governi, Francese cioè e Inglese, mostraronsi -soddisfatti, e promisero d'interporsi tra il Principe e il popolo, -come discreti e pacifici mediatori. Certo è che, innanzi alla convocazione -<span class="pagenum" id="Page_392">[392]</span> -della Costituente romana e all'acclamazione della repubblica, -sebbene dal Cavaignac fu mosso discorso d'intervento armato e -cominciátane l'esecuzione, non potè il disegno venir proseguito, -mancando affatto i pretesti. Dell'Inghilterra basterà dire, che in ogni -dispaccio di lord Palmerston intorno al proposito, raccomandavansi -caldamente tutte le guise opportune e possibili di conciliazione e -d'accordo, e biasimavasi con ricise parole qual si volesse intervento -ed uso di forza straniera. Non per questo si presume da noi di negare, -che rotto l'esercito italiano a Novara, diventava probabile assai l'invasione -austriaca nelle Provincie Romane, quantunque mantenute si -fossero nella suggezione del Papa, e dentro gli angusti limiti dello -Statuto. Ma l'amore del vero e l'amor d'Italia ci forzano a dire, che -gli ultimi rivolgimenti di Roma e della Toscana nocquero più che -mediocremente al buon esito della riscossa; e ad ogni modo, l'Austria -sola invadente arrecato avrebbe non altro che odio e scredito -immenso alla fazione prelatizia che la chiamava. Forse mancato sarebbe -allora la possibilità eziandio di abolir lo Statuto rimasto sempre -in atto, e dimorando dal lato nostro intatti e compiuti la ragione -e il diritto. Più certo è che non avrebbe potuto Leopoldo abolire il suo -proprio in Toscana, nella quale senza le mene repubblicane ogni cosa -sarebbesi mantenuta quieta. Ma praticandosi sino alla fine la politica -iniziata dall'autore di queste lettere, ciò che del sicuro veniva impedito, -era il fatto funesto e misero sopra tutti, d'una specie di Santa Crociata -che l'Europa Cattolica à messo insieme per rialzare la potestà -temporale dei papi, e rialzarla assoluta, e secondo le pretensioni e le -massime del giure divino dei Monarchi. Onde, tanto sono ora angosciati -e disanimati i popoli, quanto imbaldanzita e infreneticata la setta -nemica d'ogni concessione e d'ogni interesse nazionale italiano; e a -cui sembrano quasichè ritornati i tempi di Gregorio VII e d'Innocenzio -III. Nè mai si può deplorare quanto ragion vorrebbe quest'uscio -aperto e spalancato oggidì in Italia all'intromessione armata -di tutti i forestieri nelle nostre faccende, sotto sembiante di reggere -e puntellare il principato ecclesiastico. -</p> - -<p> -Oh! vi puzzano, dunque, le glorie che i repubblicani sonosi guadagnate, -ed anzi ànno guadagnato all'Italia, combattendo in guerra disugualissima -e senza speranza? Amiamo le vostre glorie, e come Italiani -ne andiamo alteri. Ma lottare a morte contro l'Austria non era -certo men bello che contro la Francia; e le file de' combattenti, -sarebbero state più folte, il diritto più intero, la colleganza europea -renduta impossibile, rimosso dalla patria un gran principio di divisione, -strappato a forza il suffragio di quanti uomini liberi e onesti -illumina il sole. -</p> -</div> - -<h3><i>Nota</i> F, <i>pag.</i> <a href="#Page_351">351</a>.</h3> - -<div class="blocknote"> -<p> -I termini della Protesta furono gl'infrascritti. -</p> - -<p> -Il Generale Cavaignac, nel dì 28 del mese scorso, significò all'Assemblea -Nazionale di Francia, che giuntagli nuova dei casi succeduti -in Roma il dì 16 di quel mese stesso, aveva, mediante i telegrafi, -comandato fossero di presente imbarcati 3500 uomini sopra -tre fregate a vapore, e diretti verso Civitavecchia, affine di assicurare -la persona del Santo Padre, la sua libertà e la riverenza che gli si -debbe. Nelle norme poi scritte e mandate dal Generale al signor de Corcelles, -e lette all'Assemblea nazionale in quel medesimo giorno, s'incontrano -<span class="pagenum" id="Page_393">[393]</span> -queste formali parole: — Voi non siete autorizzato ad intervenire -in alcuna delle questioni politiche in Roma agitate. Spetta -solamente all'Assemblea Nazionale il determinare la parte che vorrà -far avere alla Repubblica nei provvedimenti coi quali s'instaurerà -uno stato regolare di cose nei dominj della Chiesa. — -</p> - -<p> -A noi sottoscritti è necessità di notare in primo luogo, siccome -il dare ordine di entrare armata mano in un territorio straniero, -non assentendolo i suoi abitanti e chi lo governa, è per sè medesimo -atto contrario alle massime fondamentali del gius delle genti, -ancora quando si compia con intenzione di assicurare la vita e la -libertà del Principe quivi imperante. Conciossiachè ogni popolo è -arbitro in casa sua d'ogni qualunque suo fatto, e giudice solo de' proprj -interessi; e ne' Principi (giusta le dottrine universalmente ora -accettate, e massime in Francia) non risiede una tal signoria e non -vive un diritto tanto assoluto e divino, che facciali superiori ad ogni -altro diritto sociale e politico, e li separi affatto dalla indipendenza e -dalla sovranità nazionale. -</p> - -<p> -Secondamente, osservano i sottoscritti, come nella istruzione -data dal Generale Cavaignac al signore de Corcelles, il primo inciso -del periodo poc'anzi allegato contraddica patentemente al secondo. -Imperocchè nel primo comandasi al De Corcelles di non intromettersi -punto nella questione insorta tra il popolo ed il suo Principe; -e nell'altro, è considerato il caso che l'Assemblea Francese deliberi -e voglia in diretto modo partecipare ai provvedimenti più idonei -per ricondurre lo Stato ecclesiastico in situazione regolare e pacifica. -Il primo inciso, pertanto, sembra volere escludere l'intervento -politico, e nel secondo si annunzia come possibile. -</p> - -<p> -I sottoscritti, tacendo per brevità molte ragioni concomitanti, e -parecchi altri principj del giure internazionale che militano in lor -favore, ristringonsi a ricordare al Generale Cavaignac la prescrizione -chiarissima dell'articolo 5º della Costituzione nuova di Francia, col -quale si decretò che le armi francesi mai non saranno adoperate a -detrimento veruno delle libertà dei popoli. Ora, la prima, senza -meno, delle libertà loro è la indipendenza nazionale, e il rimanere -arbitri sempre e signori delle proprie sorti nel proprio Stato, arbitri -e signori dell'interno assetto della cosa publica. -</p> - -<p> -Ma il Pontefice, si obbietta, oltre al signoreggiare tre milioni di -sudditi, è Capo e Moderatore di tutto l'Orbe Cattolico; e però ad -ogni Potentato che professi la Cattolica Religione, importa di aver -sicurezza che il sommo Gerarca non sostenga mai veruna violenza, e -nemmanco patisca grave e frequente perturbazione nell'esercizio -piano e spontaneo della pontificia podestà. -</p> - -<p> -Noi non c'intratterremo qui nè a combattere nè a commentare -cotesta massima, nella sua maggiore astrattezza considerata. Ma vogliasi -riconoscere ad ogni modo, ch'ella dee venire applicata e addatta -ai veri e congrui casi, non ai supposti o simulati od alieni dal -subbietto. Ed oltre a ciò, egli farà bisogno sempre di convenire e accordarsi -per innanzi sul modo di praticare con equità e imparzialità -quella massima, e salvando scrupolosamente i diritti che a ciascun -popolo alla indipendenza, alla libertà e al franco e intero maneggio -de' suoi proprj negozj. -</p> - -<p> -Il che presupposto, diciamo in primo luogo, che l'intervento -non può venire all'atto giammai, qualora la spirituale autorità del -Pontefice non sia negli uffici suoi nè impedita nè perturbata. Ora, -<span class="pagenum" id="Page_394">[394]</span> -la differenza sorta fra il Santo Padre ed il popolo è meramente e unicamente -politica. E neppur l'ingegno della calunnia potrebbe tanto -aguzzarsi, da dare apparenza di verità a qual si voglia asserzione -contraria. La <i>Chiesa</i> è intatta ne' suoi diritti, nelle sue pertinenze, -ne' suoi esercizj d'ogni specie e d'ogni ragione. -</p> - -<p> -In secondo luogo, fermato pure il caso, che il sacerdozio supremo -non sia con la debita libertà e spontaneità esercitato, in -guisa niuna potrebbesi consentire che una sola delle nazioni Europee -si arrogasse il diritto e l'arbitrio d'intervenire da sè ed armata -mano in un paese a lei forestiero, sia qualunque la ragione e il pretesto -che ponga innanzi. Se il Re di Francia (quando era in seggio) -ebbe nome di <i>Cristianissimo</i>, l'Imperatore d'Austria fu ed è chiamato -<i>Apostolico</i>, il monarca di Spagna <i>Cattolico</i>, e <i>Fedelissimo</i> quello -di Portogallo; titoli tutti grandi egualmente e solenni: e però a ciascuno -di tali Principi s'addirebbe il privilegio medesimo, e competerebbe -un egual diritto d'ingerimento in Italia; e non già alla sola -Francia repubblicana, come sembra opinare il Generale Cavaignac. -</p> - -<p> -Infine, nella fatta supposizione, occorre, come accennammo, -che l'intervento non calpesti per nulla il dritto de' popoli, e, oltre -di ciò, riesca durevolmente utile ed efficace. Imperocchè senza tali -due condizioni, dell'equità per un lato e della utilità ed efficacia per -l'altro, l'intervento sarebbe vano ed ingiusto, e però dannoso e -riprovevole. Al presente, diciamo ch'egli è manifesto che l'intervento -armato de' forestieri negli Stati della Chiesa non può succedere -senza impedire ed offendere direttamente e in modo enormissimo -le pubbliche libertà e franchigie del popol Romano, e per indiretto -quelle d'ogni altro Stato d'Italia; e d'altra banda, non può -tornare durevolmente utile ed efficace, e ben consuonare col fine. -Problemi siffatti non si risolvono col taglio della spada, nè con qualunque -atto e adoperamento di materiale forza. E perciò, tutta la -parte assennata, temperata e virtuosa dei popoli pontificj à pensato -e procurato di sciogliere l'arduo problema per vie razionali e pacifiche, -correggendo le prime cagioni e non gli ultimi effetti, la sostanza -e non gli accidenti, e procacciando di sbarbicare le vere e profonde -radici dal male. Per ciò, essa fece plauso grandissimo al -programma ministeriale delli 5 di giugno,<a class="tag" id="tag39" href="#note39">[39]</a> in cui si annunciava la -lieta speranza di veder separata per sempre, e in guisa adatta e -sincera, la potestà temporale dalla spirituale; comechè ambedue -unite nella stessa Augusta Persona. E perchè avvi alcune azioni ed -usi speciali del potere monarchico i quali il Pontefice afferma di non -poterli accordare con la sua paterna e apostolica autorità, egli è grandemente -mestieri che quella porzione di regio potere sia delegata -e rimessa ad altrui in maniera conveniente e pratica, affine che i popoli -dello stato Romano non vengano ad ogni tratto oppugnati nel -desiderio legittimo il quale nutrono costantemente d'ogni ragionevole -libertà e d'ogni progresso civile; e sopra tutto non vengano -mai combattuti nel sentimento lor nazionale, e nella prima e sostanzialissima -di tutte le condizioni sociali e politiche: quella, cioè, -di vivere indipendenti e signori e moderatori delle proprie lor sorti, -e di potersi con gli altri Italiani insieme affrancare dal giogo oltraggioso -e durissimo dello straniero. -</p> - -<p> -Ma tornando ora al discorso del generale Cavaignac, a noi si -<span class="pagenum" id="Page_395">[395]</span> -rappresenta come molto credibile, che dopo aver egli saputo da' suoi -commissarj e corrispondenti la quiete profonda in cui vivesi Roma e -lo Stato sin dal dimane del giorno 16 di novembre; dopo conosciuta -la concordia mirabile in cui si stringono ogni dì più il Ministero, le -Camere, il Municipio, la Guardia Civica e tutte l'altre parti del popolo; -dopo considerato come ciò mantenga in Roma e in ciascuna -provincia un ordine veramente esemplare, e come in seno alla libertà -illimitata di pensieri, di scritti e di opere in cui trovansi queste -genti, non iscorgesi un atto ed un cenno non pure contrario alla -fede Cattolica, ma nettampoco irriverente, e il quale offenda in alcuna -parte e frastorni le pratiche numerose e le cotidiane dimostrazioni, -apparati e cerimonie di culto esteriore; infine, dopo avere quel -Generale considerato, che il Ministero, le Camere ed ogni altra magistratura -nulla ànno che fare con le passioni del popolo nè con gli -eccessi deplorevoli che ne possono rampollare, e come invece tutti -essi que' governanti e que' magistrati mantengonsi fermi nella legalità -e nello stretto esercizio de' loro diritti e de' loro doveri; si sentirà -costretto a mutare opinione e deliberazione, e non verrà con la -forza e l'impeto soldatesco a difficoltare e tardare quella leale conciliazione, -la qual dee nascere spontaneamente con segni di perduranza -e con reciprocazione perfetta; e così per virtù dell'amore e -della persuasione, come per la necessità delle cose meglio conosciuta -e sentita d'ambe le parti. -</p> - -<p> -Ma quello che sia di ciò, la deliberazione del Generale Cavaignac, -alla quale mal ci soffre l'animo di credere che partecipi di -buon grado la generosa Nazione Francese, reca un'umiliazione e -un'ingiuria gravissima a tutte le genti Italiane. Sotto qualunque -colore, e per qualunque ragione onesta e plausibile, il Generale Cavaignac -intenda d'intervenire a mano armata in Italia, ciò è un fatto -che, non consentito dalla Nazione e da chi per legge la rappresenta, -costituisce una violazione vera e flagrante dell'universale diritto dei -popoli. -</p> - -<p> -Il Generale Cavaignac neppure accenna alcun precedente accordo -nè coi popoli nè coi Principi della Penisola. Egli non fa motto -della richiesta o, per lo manco, dell'aperto e pieno accettare e aderire -di Pio IX; la qual richiesta e il quale accettare e aderire noi neghiamo -d'altra parte, che possa mai essere stato. Pio IX è il più -mansueto de' Principi, ed à cuore alto e italiano. Però, come potrebb'egli -voler tornare tra' suoi figliuoli e nella sua sede preceduto e -fiancheggiato d'armi straniere? Chi ciò afferma, ed anzi chi ciò suppone -di lui, crudelmente l'oltraggia. Oltre di che (non è soverchio -il ripeterlo), trattandosi qui non dell'ufficio suo venerando e apostolico, -ma unicamente delle differenze politiche nate tra lui e i suoi -popoli, tornare in mezzo di loro mediante le armi e la violenza -de' forestieri, saría compiere l'atto il più diametralmente contrario -che far si possa ai principj del reggimento costituzionale, e alle -massime più manifeste e volgari del dritto pubblico. -</p> - -<p> -Ciò tutto considerato, noi sottoscritti protestiamo formalmente -e solennemente in faccia all'Italia e all'Europa contra la invasione -francese deliberata e apprestata dal Generale Cavaignac; e dichiariamo -che alle sue truppe verrà, secondo le nostre forze, impedito -lo sbarco, e l'entrare e violare, dovechessia, il territorio nazionale. -Il che facendo, noi intendiamo di difender l'onore non solamente -di queste Provincie Romane, ma dell'Italia tutta quanta, e di -<span class="pagenum" id="Page_396">[396]</span> -secondare la volontà e la deliberazione fermissima di tutti i suoi popoli. -E similmente facciamo caldo, espresso e, più che si può da noi, -solenne e veemente richiamo ai Potentati di Europa, ed al senso loro -di equità e di giustizia. Imperocchè la causa e l'ingiuria è comune -a tutte mai le Nazioni gelose dell'indipendenza, e altere di aver -conquistato la politica libertà. -</p> - -<p class="indl"> -Roma, 8 dicembre 1848. -</p> -</div> - -<h3><i>Nota</i> G, <i>pag.</i> <a href="#Page_352">352</a>.</h3> - -<div class="blocknote"> -<p> -<i>La Commissione provvisoria</i> di Governo, soli tre dì innanzi all'apertura -della Costituente Romana, promulgò e sancì di proprio -arbitrio quella legge medesima sui Municipj, che il Mamiani presentava -al Consiglio dei Deputati il 21 di decembre. Qualche leggier -mutazione ed aggiunta vi fu introdotta; ma, per fortuna, elle cadono -sulle parti meramente disciplinali, e punto non alterano la sostanza -e l'economia della legge. La sola disposizione nuova da notarsi, è -questa: «Il diritto di decretare le imposte potrà, dopo l'esperienza -di tre anni, venire limitato da una legge nazionale, che determini ed -uniformi al sistema generale alcuni almeno degli oggetti della imposizione.» -</p> - -<p> -Tale riserva e cautela è superflua, dappoichè ne' consessi legislativi -permane sempre la facoltà di limitare e modificare, secondo -ragione e in vista dell'universal bene, l'uso dei diritti comunitativi; -e ciò per massima di gius pubblico; e per dichiarazione speciale della -legge di cui discorriamo, ove s'incontrano queste formali parole: -«I limiti del potere deliberativo de' Municipj sono determinati...... -dalle leggi universali dello Stato, dalle deliberazioni de' Corpi legislativi, -ec.» -</p> -</div> - -<h3><i>Nota</i> H, <i>pag.</i> <a href="#Page_354">354</a>.</h3> - -<div class="blocknote"> -<p> -Non inutili forse alla storia sono le parole con che l'autore domandò, -il dì primo dicembre, alla Camera facoltà piena di trattare coi -Governi della Penisola intorno al Congresso Costituente italiano. -Ogni memoria che concerne il tentamento fatto in que' tempi per -unire gli Stati Italiani in confederazione, ci sembra che mai non -debba cadere dall'animo degli ottimi cittadini; perchè in quel concetto -solo è chiusa la salute e la redenzione vera e fattibile della Patria. -Le parole, adunque, del Mamiani furono le seguenti. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -«Se apriamo i libri di parecchi gravi politici dell'età nostra, noi -vi leggiamo questa sentenza; che, cioè, il mutare ed il progredire degli -Stati d'Europa ànno principalmente mirato al fine di sciogliere i -piccioli reami ne' grandi, e costruir da per tutto una salda e poderosa -unità di governo. Il pronunziato di tali scrittori è vero in gran parte, -nè io mi pongo qui a negarlo od a menomarlo. Per altro, io mantengo -fermissimamente, che non debbesi in quel fatto avvisare e riconoscere -sotto veruno aspetto l'ultima perfezione del moto civile -dei popoli. A quella incorporazione di tante e sì vaste provincie diè -molto minor cagione la mutua benevolenza e il mutuo vantaggio dei -docili abitatori, che il material successo delle conquiste, l'accidente -delle eredità, e i convegni e i maneggi dei principi. All'unità poi rigorosa -e sempre cresciuta dei governi, porsero avviamento o occasione -<span class="pagenum" id="Page_397">[397]</span> -non la saviezza maggiore delle nazioni e il prezioso incremento -e accomunamento della scienza politica, ma la successiva estinzione -d'ogni ordine e d'ogni autorità intermedia fra i monarchi ed i sudditi, -ma l'odio de' privilegi, e la naturale dittatura onde furono investiti -i re per isbarbare gli ultimi dritti feudali. -</p> - -<p> -In ogni modo, a me non sembra cosa eccellente e perfetta l'adunare -e addensare le forze civili e politiche in un solo ed unico punto, e quasi -impedire le facoltà più svegliate e nobili de' provinciali, e sopprimere -ogni forma diversa e spontanea di vita comune nel rimanente ed -amplissimo corpo della repubblica. E s'io non temessi di parlarvi un -linguaggio troppo accademico e inopportuno al luogo ed al tempo, -v'inviterei, cittadini, a ben divisare le opere della natura, le quali -quanta maggior perfezione organica ne dimostrano, tanto in ciascuna -porzione e in ciascun membro e viscere dell'ente animato rivelano -maggior varietà, vigorezza, implicazione e incremento di vita propria, -bene armonizzata e congiunta colla vita centrale e moderatrice del -composto. -</p> - -<p> -Ma come ciò sia, sembrami ora certissimo che la Provvidenza -apparecchi all'Italia questo gran bene di mantenere in ciascuna sua -parte la originalità, il vigore, la varietà e il maraviglioso dispiegamento -delle sue forze e virtù speciali e individuali, in debita guisa -contemperate ed unificate con la potenza e virtù generale e sopraeminente -del tutto. Cagione di tal miracolo sarà senza meno la -Confederazione Italiana, il cui patto fondamentale, le cui pertinenze -e gli uffici verranno determinate e in perpetuo fermate da un -Congresso Costituente. -</p> - -<p> -Allorchè io dico, o cittadini, Congresso Costituente, credo col -nome solo aver chiaramente annunciato, ch'io non piglio a discorrere -di una confederazione fra i principi soli, ma sibbene de' principi -insiememente coi popoli; non di una confederazione transitoria ed -accidentale, ma immobile e persistente, ma sostanziale e feconda; -non di tali azioni o tali altre per accordo particolare pensate ed effettuate, -ma di un potere e d'un reggimento centrale, comune e perpetuo, -pieno di efficacia e d'autorità, saggio, illustre, imparziale e -venerabile a tutti, sicchè ne' supremi ed universali interessi della Nazione -non isdegnino di obbedirgli i coronati reggitori de' singoli Stati. -</p> - -<p> -Il Ministero vostro è pieno di fede nella Confederazione Italiana. -Imperocchè un popolo diviso per lunghissima età in Istati diversi -ed indipendenti, avvezzi a leggi, istituti, governi, usi, costumi, -tradizioni e parlari lor proprj, e soliti da qualche secolo -a inorgorglirsi e presumere della natura loro e disistimar quella -di tutti gli altri; un popolo così fatto, io dico, non si scioglie e -non si confonde in una sola provincia, se non per effetto della conquista -o d'alcuna violenza interiore: e questa, io nol nego, può riuscire -in più casi ed in più maniere, ma in nessuna sarà durabile; e un -po' di conflitto che sorga negl'interessi e nelle ambizioni, il mal sopito -egoismo delle provincie ridarà su rabbioso e funesto; e quella fortunata -violenza o sorpresa che voglia chiamarsi, avrà da ultimo non -altro fatto che apparecchiare i semi delle discordie intestine, e -forse anche della guerra e del sangue civile. E però a quel popolo -di cui parlo, o sarà impossibile sempre di ben comporsi in vero e -durevole essere di nazione; o gli converrà aver ricorso alla forma -confederativa, la quale tornerà poi tanto più salutare e fruttifera, -quanto più stretta e maggiormente fornita di facoltà e prerogative. -<span class="pagenum" id="Page_398">[398]</span> -Nè tralascerò di notare, come una stretta Confederazione, chi ben la -considera, non osteggia ed anzi prepara le cose e gli uomini a qualunque -specie di maggiore unità politica; dove, per lo contrario, le -unioni e incorporazioni subitanee e premature, e più assai comandate -ed imposte che accettate e volute, possono convertirsi più tardi in -cagioni avverse e disturbatrici di una leale e spontanea Confederazione. -Nè già l'indole di questa e le disposizioni e le regole che si appropria -sono così determinate e inflessibili, che mal si riesca a piegarle e adattarle -alle differenti contingenze e necessità che incontra la lunga e rimutevole -vita d'una nazione. L'ingegno e l'arte politica può invece disegnare -e attuare un patto confederativo sufficiente ad ogni varietà -di fortuna; ed ora simile a una dittatura e capace d'ogni unità e -veemenza d'azione; ora così largo da somigliare più presto una -compagnia ed un'amicizia, che altra cosa imperativa ed obbligatoria. -Per contra, se v'à al mondo forma tenace ed aspra e poco arrendevole, -si è del sicuro l'unità di governo assoluta ed onnipotente; come -tuttogiorno il dimostra alcuna nazione europea troppo forse celebrata, -e poco opportunamente imitata. -</p> - -<p> -Io salgo, pertanto, in ringhiera col grato ufficio di annunziarvi, -che il Ministero vostro intende quest'oggi medesimo di dare cominciamento -ad attener la promessa già fatta dinnanzi al popolo sinceramente -e solennemente; che, cioè, sarebbesi spesa ogni estrema cura, -sostenuto ogni fatica, adoperato ogni zelo affine che la Costituente -Italiana possa quanto prima venire ad effetto. -</p> - -<p> -E certo, se l'impresa nobilissima e santa pendesse dal solo -nostro arbitrio e giudicio, noi saliremmo qui a proferirvi un disegno -di legge per iscegliere e convocare i Deputati Costituenti; e presto -munita quella proposta dell'adesione e sanzione vostra, che altro rimarrebbe -se non godere del fatto insigne, e nella vista del desiderato -Congresso pascere lungamente gli sguardi e gli affetti? Ma, pur -troppo, alla consumazione di tale atto bisogna il consentimento e -l'unione di tutti gli Stati italiani, o di pressochè tutti. E però il Ministero -presentasi dinanzi a voi fiducialmente a chiedervi d'esser -fornito delle congrue facoltà per entrar subito in negoziato con essi -Governi. E perchè voi non volete, com'è ragione, e mai non dovete, -così mezzo alla cieca e senza un'antecedente e piena cognizione di causa, -investire i Ministri di facoltà sì importanti e gelose; imperò noi veniamo -a significarvi pochi principj, ma sostanziosi e precisi, coi quali -intendiamo di condurre le pratiche coi Governi italiani. E l'espressione -di que' principj fatta chiara, semplice e breve al possibile, si -è la seguente. -</p> - -<p> -1º Gli Stati Italiani eleggeranno e convocheranno un'Assemblea -Costituente comune, alla quale si confiderà il mandato supremo -di compilare un Patto Confederativo, che, rispettando l'esistenza -e l'autonomia dei singoli Stati, e lasciandone inalterata la forma di -governo e le leggi fondamentali, valga ad assicurare la libertà, -l'Unione e l'Indipendenza assoluta e perpetua della Nazione, e a promoverne -ogni qualunque prosperità e grandezza. -</p> - -<p> -2º All'Assemblea Costituente ogni Stato manderà un numero -uguale di Deputati rappresentanti. -</p> - -<p> -3º Questi verranno eletti in ciascuno Stato giusta il modo che -ciascun Governo e Parlamento delibererà di usare. -</p> - -<p> -4º L'Assemblea Costituente si radunerà in Roma. -</p> - -<p> -5º Il modo col quale i paesi d'Italia occupati al presente dallo -<span class="pagenum" id="Page_399">[399]</span> -straniero esser dovranno rappresentati nell'Assemblea, rimarrà a -trattarsi fra i Governi che aderiranno all'Atto Confederativo. -</p> - -<p> -6º L'Assemblea Costituente, innanzi pure di procedere alla discussione -e compilazione del Patto, delibererà sui provvedimenti -comuni richiesti dall'urgenza somma dei casi e fatti necessarj al -pronto e compiuto conseguimento dell'Indipendenza Nazionale. -</p> - -<p> -Ecco i fondamenti e i principj secondo i quali il Ministero proponesi -di entrar di subito in accordo coi varj Stati della Penisola -intorno al disegno d'un Congresso Costituente. Se a voi gioverà di -approvarli, noi, troncando ogni indugio, inizieremo il trattato prima -col Governo Toscano; siccome quello che è gran zelatore della Costituente -Italiana, e pur testè ci à fatto sapere che assai di buon grado -porrà alquante modificazioni e restrizioni alle massime da lui promulgate -intorno al proposito, essendo egli desiderosissimo di conciliazione -e concordia. Venuti esso e noi in perfetto convegno (la -quale opera non credo nè lunga nè malagevole), useremo entrambi -ogni studio e tutte le forze dell'intelletto e dell'animo per accostare -al nostro disegno e a tutte le nostre comuni intenzioni il Governo -Piemontese.<a class="tag" id="tag40" href="#note40">[40]</a> -</p> - -<p> -Ciò conseguito, il Ministero tornerà innanzi di voi col risultamento -dell'una e dell'altra pratica; e il vostro terminativo giudicio -porrà in atto alla fine il desiderato e sospirato Congresso Costituente. -</p> - -<p> -Dirò schietto e franco, che sta molto discosto da noi il dubio che -voi non siate per impartirci le facoltà le quali chieggiamo. Conciossiachè -voi discernete, del sicuro, nella nostra proposta un gran -mezzo (forse anche l'unico) per ovviare ai mali d'Italia, e i già cominciati -e presenti ispegnere e riparare. Troppo la nostra Patria comune -è mutata in questi ultimi tempi, ed anche in peggio è mutata. -Un primo e solo disastro, rammentatelo o cittadini, sull'armi Subalpine -caduto, una sola battaglia non vinta riuscì bastante a gittare -per terra le anime nostre; ed ora eccediamo, per quel ch'io ne giudico, -nello scoramento e nell'abbandono di noi medesimi, quanto -eccedemmo da prima non in ardire generoso, ma in giovanile baldanza -e in temerità sconsigliata. -</p> - -<p> -Signori, egli è grande necessità di provvedere alle condizioni -sempre più misere di questa Patria comune, che a noi drizza gli -occhi e tende le braccia, e mostra i campi Lombardi nel servaggio -ricaduti, e Venezia stretta da fiera ossidione, e Napoli insanguinata e -la Sicilia piena di strage civile. -</p> - -<p> -Io non mentirò all'animo mio, e dirò che la discordia, il sospetto, -la diffidenza e l'orgoglio ànno la massima parte di que' mali -su noi rovesciata, e ricaccian l'Italia nelle antiche sventure. Nè v'à -oggimai provincia della Penisola che sia sana ed intera, non un palmo -di terra in cui le sètte e i partiti ferocemente non si combattano. -Eppure, a me sembra di udir tuttora il suono degli inni caldi e infiammati -di fratellevole amore. Stannomi ancora dinnanzi agli occhi quelle -giojose dimostranze, quei raduni senza tumulto, quei congressi senza -contese, quelle feste piene di pura e fiduciale letizia, e in cui gli ornamenti, -gli addobbi, le insegne, i simboli, le iscrizioni e ogni cosa -ricordava e ammoniva la somma necessità dell'unione; ed anzi, la -voglia testimoniava e il proposito fermo e inconcusso della concordia -<span class="pagenum" id="Page_400">[400]</span> -generale e perpetua. Ma tutto ciò è durato quanto la fragranza dei -fiori e delle ghirlande che ai fraterni banchetti c'incoronavano, -quanto il fumo degli incensi che ardevano per le chiese a ringraziare -Iddio del risorgimento italiano. E però io v'annunzio col più ponderato -giudicio e col più profondo convincimento dell'animo, che la -unione e concordia nostra o per sempre sono perdute e distrutte, o -non possono rigermogliare e rinascere che dal seno fecondo della -Costituente Italiana. -</p> -</div> - -<h3><i>Nota</i> I, <i>pag.</i> <a href="#Page_364">364</a>.</h3> - -<div class="blocknote"> -<p> -A prova di ciò, ricorderemo un sol fatto tra molti. Durante il -Governo Provvisorio, vennero le truppe Svizzere comandate, per volere -espresso del Pontefice, di lasciare Bologna, dove stanziavano, e -condursi in Roma. Le popolazioni, com'era da tenersi per più che -certo, insorsero a mano armata per impedire il passo alle truppe; le -quali non altrimenti potean forzarlo, che empiendo quei luoghi di -molta strage. Vinse negli Svizzeri un sentimento di umanità, e non -osarono di partire. Il quale atto così è giudicato dall'Allocuzione del -20 aprile: — <i>Quae (Helvetiorum copiae) huic nostrae voluntati haudquaquam -obsequutae sunt, cum præsertim supremus illarum Ductor -in hac re haud recte atque honorifice se gesserit.</i> — -</p> - -<p> -Del resto, se la bontà di Dio più che la prudenza umana ci -preservò dal sangue civile, tutti gli altri mali dall'Autore presentiti -e temuti fanno guasto e strazio crudele delle sfortunate Provincie -Romane. L'oppressione e la servitù loro è già piena e consumatissima, -e svaniron con essa le speranze magnifiche di tutta Europa, anzi -di tutta Cristianità, di vedere il papato rigenerarsi, e la Chiesa procedere -al fine di pari passo con la civiltà e gli alti concetti del secolo. -Torna ostinato e funesto, come per innanzi, il dissidio antico tra il pontificato -e la libertà, tra gl'interessi dello Stato Ecclesiastico e quelli -della Nazione Italiana; e alla mente di ciascuno si riaffaccia con dolore -la terribile comparazione di Machiavello della pietra incastrata -fra le labbra della ferita, sì che mai non può guarire nè chiudersi. -</p> - -<p> -All'autore di questo scritto rimane, per ultimo, il debito di protestare, -siccome fa, con tutte quante le forze dell'animo e tutta l'efficacia -e la santità del diritto, contro l'abolizione violenta, perniciosa, -illegale e per ogni modo ingiusta e tirannica delle libertà costituzionali -nelle Provincie Romane. Egli, afflittissimo del presente e oltre -misura spaventato dell'avvenire, non può non ripetere spesso in -cuor suo, con angoscia affannosa e divinatrice: — Sventurata Roma, -sventurato Pontefice! — -</p> -</div> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_401">[401]</span> -</p> - -<h2 id="parte3">PARTE TERZA. -<span class="smaller">ULTIMI TEMPI.</span></h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_403">[403]</span> -</p> - -<p> -Collochiamo in quest'ultima parte ciò che in materie -politiche dettò e pubblicò il nostro Autore dall'abolizione -dello Statuto Romano in poi. -</p> - -<p> -Viene per primo quel che inseriva Egli del proprio nel -sol giornale di opposizione liberale che scrivéssesi in Roma -durante il governo republicano, e dove difese la libertà, -come prima e sempre avea fatto, e farà in sua vita. Ma interruppe -(com'era ben di ragione) la sua dignitosa e franca -censura, quando gli stranieri sbarcarono, e la Città ebbe animo -di salvar l'onore delle nostre armi e del nostro vessillo. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_405">[405]</span> -</p> - -<h3 id="armist">SULLA DISDETTA DELL'ARMISTIZIO.</h3> -</div> - -<p class="indr"> -20 marzo 1849. -</p> - -<p> -L'armistizio è disdetto; la guerra sacra è intimata; e in -quest'ora medesima forse in che noi scriviamo, le aure lombarde -spirano nuovamente nel vessillo italiano. Il moto primo -del cuor nostro si è di ringraziare umilmente il Padre delle -nazioni e il Datore eterno di libertà, per avere infuso ne' Subalpini -e nel Principe loro tanta magnanimità e fortezza da -non dubitare di rompere una seconda volta la guerra, quantunque -si vedano pressochè abbandonati dal rimanente d'Italia, -e debban riporre migliore speranza nei popoli del Danubio -che ne' proprj fratelli. À pure piacciuto al benigno Iddio -di non permettere ch'elli si sgagliardissero per divisione e -si scompigliassero per furore di partiti e di sètte, e à lor persuaso -di non aspettare che germinassero i mali semi di diffidenza -e di fanatismo sparsi di soppiatto da mani abilissime -a sconciare e disordinare. Stretti, disciplinati e raccolti intorno -al lor Principe, ànno, benchè soli, protetto l'Italia e -contro gli stranieri e contro le interne follie. Ora, la spada è di -nuovo snudata, e in quegli animi generosi non può capire che -un sol pensiero: redimer l'Italia e vendicare le sventure di -Somma Campagna e di Custoza. -</p> - -<p> -Non che il frasario ampolloso e superlativo delle nostre -gazzette, ma neppur lo stile dei sommi scrittori basterebbe, -noi crediamo, a descrivere la gioja coraggiosa e terribile che -invade in questi giorni il petto d'ogni Lombardo. Troppo ravveduti -e corretti alla scuola dell'infortunio, essi più non son -per cadere nelle funeste incertezze, nelle superbie municipali, -e negli stolti e ingiuriosi sospetti ai quali eziandio tra -l'armi e in mezzo alla guerra sconsigliatamente davano luogo. -Deh! l'infortunio e l'esperienza corregga noi pure; e -finchè, almeno, dura la prova pericolosa e finale contro dell'Austria, -torni la misera Italia a quella invidiata concordia -e a quella fiamma di fratellanza e d'amore che fece cara e -maravigliosa all'intero mondo civile l'aurora del nostro risorgimento. -Anche il medio evo conobbe le <i>tregue di Dio</i>: -<span class="pagenum" id="Page_406">[406]</span> -non conoscerem noi per l'Italia una tregua di partiti e di -smoderate opinioni? Certo, per nostro avviso, ciò è tanto più -doveroso a coloro i quali, la vigilia medesima della guerra, -osarono di suscitare in alcune parti della Penisola nuove e -feconde cagioni d'odio, di scontentezza e di dissensione. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.) -</p> - -<h3 id="confeder">SULLA NECESSITÀ DEL CONFEDERARSI.</h3> - -<p class="indr"> -27 marzo 1849. -</p> - -<p> -L'Italia, chi può negarlo? ogni dì più si sconvolge, ogni -dì più si slega e disgiunge nei fatti, nelle opinioni e negli -interessi. Ufficio pertanto del buon cittadino è impedire che -scompigliandosi e dividendosi tuttavia, smarrisca i nobilissimi -fini a cui vuol pervenire, ed i quali sono principalmente -la <i>Indipendenza</i>, l'<i>Unione</i>, e la <i>Libertà</i>. E qui pure -sembra mestieri che risovvenga a tutti la massima del -Machiavello, che per riordinare gli umani istituti occorre -di risospingerli inverso i principj. L'Italia diè cominciamento -al risorgere suo con la universale concordia e armonia -delle menti e degli animi; mostrò di abborrire da -ogni fazione, e di voler conciliare con fina e generosa industria -i pensamenti, le mire e i desiderj di tutti. L'ardenza -e l'impeto delle passioni non volle adoperati e sfogati nelle -sètte e nelle brighe interiori, ma rivolti contro dell'Austria, intesi -al magistero delle armi, ai pericoli della guerra e a quelle -imprese ardite e magnanime che il riscatto della patria comune -ricerca ed inspira. Fra i mezzi e gli apparecchi più acconci per -menare a bene il fiero conflitto, conseguire l'indipendenza, -acquistare vita e abito di nazione, indicò e raccomandò con -ardore tutti i modi e tutte le vie per giungere a qualche notabile -grado di consenso e di unione tra i membri della gran famiglia -italiana; e desiderò fortemente in fra essi una leale ed intima -Confederazione. Volle per ciò medesimo, che in ciascuna provincia -le istituzioni fossero tanto larghe, e tanto almeno vi si -godesse di libertà, quanto ne bisogna per concorrere speditamente -<span class="pagenum" id="Page_407">[407]</span> -e con buon successo alla cacciata degli stranieri e all'unione -confederativa; il rimanente giudicò doversi lasciare, e -trattare a guerra finita. Volle poi quella libertà uguale per tutti, -avversa ad ogni violenza, amica d'ogni ordine di cittadini, -tutrice spassionata d'ogni diritto, d'ogni prerogativa, d'ogni -possesso; libertà vera, insomma, e non finta ed inorpellata da -nomi e simboli grandi e pomposi; libertà fondata sulla giustizia -comune e imparziale, servita da ministri e ufficiali -così abili come integri, osservatrice scrupolosa e severa delle -leggi, promovitrice della pubblica educazione, massime di -quella del popol minuto, calda di spiriti religiosi e caritativi, -e informata soprattutto dal sentimento profondo e radicatissimo -del dovere. -</p> - -<p> -Noi di queste massime e di queste pratiche, le quali -tutte furono fin da principio espresse e acclamate dal buon -senso della nazione, saremo indefessi propugnatori. E non -è nostra colpa se torna utile ed opportuno, per non dir -necessario, il ripetere e raccomandare all'Italia verità così -ovvie ad un tempo, e così salutevoli. Noi aderiremo con fede a -tutti i governi che mireranno con zelo instancabile ad effettuare -l'indipendenza e il patto d'unione; a tutti i governi aderiremo -non ripulsivi ed intolleranti, non agitati e predominati -da focoso amore di parte, ma professanti equità, moderazione, -assennatezza, e capaci di annegazione e di sacrificio. -</p> - -<p> -Da tutto ciò si raccoglie, che noi poco o nulla ci occuperemo -in questo Periodico delle forme di reggimento politico, -e assaissimo della bontà delle leggi; e però con diligenza e -studio ne indagheremo e invigileremo l'applicazione e l'esecuzione. -Noi (per venire in ispecialità a Roma e al suo Stato) -in qualunque atto dell'Assemblea, e in qualunque del Comitato -esecutivo e del Ministero, esamineremo anzi tutto e con -massima cura le attinenze che avrà col bene comune d'Italia, -con la guerra del riscatto e col bisogno e l'aspettazione -del patto confederativo; poi con le condizioni particolari di -queste nostre provincie, e sempre con gli eterni principj della -moralità, della libertà e della giustizia. -</p> - -<p> -Gli uomini passano, le istituzioni non buone si posson -mutare, le leggi oppressive abrogare. Ma le basse cupidigie -<span class="pagenum" id="Page_408">[408]</span> -svegliate, il credito affatto spento, i nodi ministrativi disciolti, -ogni principio d'autorità sbandito, il dispotismo sotto -nome di libertà, le coscienze violentate, l'odio, il sospetto, -la diffidenza, la discordia in ogni canto seminate, sono mali -tanto peggiori e più profondi e durevoli, in quanto che rendono -inefficaci e tardivi i rimedj, e corrodono e guastano -la tempra stessa degli animi e la probità universale, che è -il primo e l'ultimo fondamento del viver civile. -</p> - -<p> -Il tempo è giunto che l'opinione dei moderati si mostri -aperta ed intera, smettendo le reticenze ed i blandimenti. -Tempo è giunto che la lor falange numerosissima raduni e -stringa ordinatamente le proprie file, e proceda innanzi a bandiere -spiegate, usando per la sua Causa, che è la Causa d'Italia, -quell'attività e quel coraggio che gl'immoderati adoperano -per la loro. -</p> - -<p> -Tuttociò, rispetto al generale sistema, e alla franca e ferma -ragione di Stato che noi professiamo. Venendo ai casi del dì -d'oggi, il che vuol dire alla guerra santa di già scoppiata, le -parole e i pensieri nostri non possono nella sostanza differire -in nulla da quelli d'ogni buon patriota e d'ogni vero italiano, -qualunque sia l'opinione e il partito al quale s'accosta. La -guerra è il gran fatto, il nobile scopo, il supremo interesse -di tutti; e quanto l'opera della penna, quanto l'ufficio d'un'effemeride -la può ajutare e giovare, tanto sarà da noi praticato -con sempre viva e premurosa sollecitudine. A noi non -istanno in cuore gelosie e sospetti dell'altrui fede ed ingrandimento, -nè si fa gravosa e terribile alcuna delle conseguenze -della vittoria. Non potrà Carlo Alberto profittare mai -tanto de' suoi trionfi per sè e pel monarcato, che non riesca -infinitamente maggiore il bene e il profitto recato dalla sua -spada all'Italia, dandole seggio fra le nazioni, e arbitrio e -impero sopra sè stessa. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_409">[409]</span> -</p> - -<h3 id="partgl">DEL PARTECIPARE ALLA GUERRA LOMBARDA.</h3> - -<p class="indr"> -27 marzo 1849. -</p> - -<p> -Jeri dal rappresentante del popolo Pietro Sterbini era -consigliata l'Assemblea di non punto inviare in Lombardia -le nostre milizie, se il governo di Piemonte non dichiarasse -prima di riconoscere la nova sovranità della -Repubblica Romana. A questa opinione singolarissima noi -non avremmo neppur pensato di contradire, se non ci fosse -da più bande riferito, tale essere altresì la sentenza del Comitato -Esecutivo, o almeno di parecchi de' suoi. Nè per questo, -vogliam credere ancora allo strano proponimento. Imperocchè -troppo doloroso riuscirebbe all'animo nostro di vedere Roma -ed il suo governo in sì basso stato caduti, da patteggiare e -mercanteggiare, quando trattasi del riscatto de' nostri fratelli, -trattasi dell'indipendenza italiana, anzi di questa medesima -libertà nostra, che siam gelosi di dilatare e di mantenere. -</p> - -<p> -E che? la guerra di Lombardia è forse agli occhi dei -Triunviri una faccenda monarchica, e non una guerra nazionale -e italiana? Se il re Carlo Alberto fu primo a sguainare -la spada per la patria comune, gloria a lui in perpetuo, -gloria a' que' generosi che fra i cimenti e i pericoli lo seguitarono. -Ma ciò non toglie l'obbligo formale e rigoroso a noi -tutti di accorrere, almeno secondi, alla comune difesa. -</p> - -<p> -E che? dopo avere sì altamente gridato la guerra del -popolo, e riempiuto di frasi magnifiche gazzette e proclami, -macchina forse il governo della repubblica di vilmente disertare -dalla Causa Nazionale? No, noi ci ostiniamo a non -crederlo, e respingiamo con grave sdegno le parole acerbe -e ingiuriose che ne' giornali di Francia scagliavansi sopra il -Mazzini ed i suoi seguaci, accagionandoli di codardia, e di cessarsi -ognora dal luogo dove ferve il combattimento e sovrasta -il pericolo. A noi sovviene con gran diletto, come parecchi -fra loro marciassero alla guerra lombarda, e d'ésservi -prove di bel coraggio e di ardore vivissimo per la indipendenza -comune. Ma ora ch'elli soli timoneggian lo Stato, ora -<span class="pagenum" id="Page_410">[410]</span> -che desso il Mazzini col voto unanime dell'Assemblea viene -acclamato cittadino romano, e ch'egli è tantissima parte -dei pensamenti e provedimenti del nostro governo; che cosa -farebbe dire e opinare di lui, che cosa de' suoi proseliti, -quando Roma e chi la regge non operasse a questi giorni con -la prestezza, lo zelo e la veemenza, che il rinnovarsi della -terribile lotta ricerca e vuole dagl'Italiani? -</p> - -<p> -Un sol ricordo daremo al Governo, ed è questo: che se -Roma e le sue provincie lasciarono buttare a terra la potestà -temporale dei Papi a cagione principalmente che non sembrò -fervorosa e infiammata abbastanza per la Causa Nazionale, -non rispetteranno certo il potere e i diritti della Repubblica, -s'ella mostrerà o lascerà indovinare la benchè menoma esitazione -ad ajutare con tutte le forze e tutto lo ingegno la -santa guerra Italiana. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.) -</p> - -<h3 id="verita">SULLA VERITÀ NELLA POLITICA.</h3> - -<p class="indr"> -28 marzo 1849. -</p> - -<p> -Una sentenza magnifica si va ripetendo da molti; e questa -è, che il fondamento d'ogni sistema politico e d'ogni forma -di governo debb'essere la verità. Noi pigliamo volentieri -in parola tutti coloro che pronunziano e propagano oggi con -gravità e sussiego, tale aurea sentenza, e desideriamo forte -che i fatti non vengano a contraddirli giammai. Intanto prenderemo -arbitrio di far loro qualche discreta interrogazione, -per levar di mezzo i dubj e gli scrupoli che ci molestano, e -forse contro ragione. -</p> - -<p> -E prima, chiederemo se certi repubblicani, quando parlano -di libertà, esprimono il vero od il falso; perchè da una -parte accusano ogni governo costituzionale di fondarsi sulle -finzioni, e d'impedire e sopprimere molte preziose franchigie; -dall'altra, pervenuti essi al comando e póstisi alla prova del -maneggiare lo Stato, si vede troppo sovente che la violenza -occupa il luogo del diritto. Chiediamo di poi, se operandosi e -<span class="pagenum" id="Page_411">[411]</span> -favellandosi sempre in nome del popolo, qualora la grande -pluralità di questo o non curi o dissenta o dispregi, sia -mettere innanzi una verità od una menzogna. Chiediamo se -lo spacciare per effettivo e legittimo il suffragio universale, -qualora in moltissimi luoghi consista nel voto di poche dozzine -di uomini, e in altri venga indettato e manipolato dai -capi soli di un partito, non debba considerarsi come una -certa e patente finzione. Chiediamo se le ballottazioni e se gli -scrutinj parlamentarj, eseguiti con pochissima libertà e sotto -l'influsso prepotente e continuo di un clamoroso uditorio, -debbansi reputare sinceri e spontanei, o rassegnare anch'essi -più giustamente nel novero delle finzioni. Chiediamo se l'imporre -ad un popolo alcuna forma di politico reggimento, alla -quale si sa e vede che la più parte di lui mal volentieri aderisce, -e per la quale non è per niente apparecchiato e disposto, -sia un recare ingiuria alla verità od un soddisfarla. Infine, -ci sentiamo astretti di chiedere con istanza e premura, -se da un lato il gridare guerra e indipendenza della patria -comune, e dall'altro il produrre uno stato di cose che a -quella guerra non si confà, e sturba e difficulta l'unione di -tutti gli animi, venga a fondare la Causa italiana nel vero o -nel falso. -</p> - -<p> -Noi frattanto non taceremo, che da questo cumulo appunto -di dissimulazioni e menzogne nasce lo sconforto e il disdegno -generale dei buoni; perlochè temiamo con gran ragione che il -popolo se ne stanchi, e pigli ad odiare ed a fastidire la libertà; -od almeno si lasci andare al dubio, all'indifferenza, all'irrisione -e allo scherno, rinfacciandoci mille superbe promesse, -e gridando ad una voce: d'ogni cosa i liberali ànno mentito; -promettevano la libertà e ci dierono la violenza; promettevano -un buono e santo governo, e ci dieron lo scredito, -la povertà, la discordia e l'universale scontentezza. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_412">[412]</span> -</p> - -<h3 id="conciliaz">INVITO ALLA CONCILIAZIONE.<a class="tagtitle" id="tag41" href="#note41">[41]</a></h3> - -<p class="indr"> -3 aprile 1849. -</p> - -<p> -Poc'arte e poca dissimulazione bisognerebbe affine di -dare al nostro Periodico una sembianza vistosa e gradevole a -tutti coloro i quali può la sventura d'Italia mettere in grado fra -breve di dispensare dignità ed onori. Ma nessun'arte, nessuna -dissimulazione si occulterà mai nelle nostre parole; a cagione -che l'intento a cui miriamo è purissimo, e non abbiamo -chiesto nulla e nulla aspettato da verun partito. Pregati alcuni -di noi e sollecitati a condurre a bene la cosa pubblica, il -fecero con lealtà e zelo, usando temperanza e longanimità, -insino al punto che non ne venivano offesi i principj da lor -professati; ed onesto fu l'uscire come l'entrare, perchè l'orgoglio -e l'ambizione non daranno mai crollo alle nostre -coscienze. Già disse un Greco, essere troppo rara fortuna -veder salire la filosofia accanto al seggio de' principi. Noi -diciamo che altrettanto è raro veder salire la libertà vera e -compiuta accosto al seggio d'ogni maniera di governanti; -perchè, in genere, le passioni, gl'interessi ed il fanatismo -così avversano la libertà, come s'insinuano di leggieri nel -cuor de' potenti. Da questo deduciamo, che sarà forse ufficio -nostro perpetuo lo sgradire ai dominanti e censurarne le opere; -ma non muterà per ciò la Impresa che noi scegliemmo, e nella -quale sta scritto a grandi lettere d'oro: <i>Tutta la libertà, e per -tutti</i>. Ciò basti a significare con piena sincerità e franchezza -le nostre intenzioni, delle quali peraltro crediamo istruito -e persuaso ciascuno che ci conosce. Il sindacato ch'esercitiamo -sugli atti di coloro da' quali al presente riceve il nostro -paese e leggi e comandi, non vuol ferire le persone, e non -dubita del buon volere. L'inesperienza, la giovinezza, l'accensione -dell'animo, l'esorbitanze della fazione contraria scusano -per avventura fra noi la più parte dei neo-montagnardi, -che, senza troppo avvedersene, menan le cose alla peggio. -Ma ci è forza di accusare e di rampognare i frequenti e gravissimi -loro sbagli, affine che il popolo, affatto nuovo alla vita -<span class="pagenum" id="Page_413">[413]</span> -politica, odiando la licenza, non odii la libertà, e non confonda -la interezza e generosità dei principj con l'uso improvido -che alcuno ne fa. Del rimanente, noi sappiamo distinguere -i tempi ed i casi; e quella nuda schiettezza di parole -o acerbità di giudizio che jeri conveniva assai bene contro la -baldanza e la presunzione, può disdire quest'oggi, che le vicende, -pur troppo, sono mutate. Noi, certo, non insultiamo la sventura -e l'abbassamento di alcuno, non solo perchè è la pessima -delle vigliaccherie, ma perchè insulteremmo eziandio noi -stessi, colpiti quanti altri mai e crudelmente trafitti dal comune -infortunio. Sventura grave non è che una forma di -governo perisca, ovvero che tali uomini invece di tali altri -ascendano in alto e braveggino. Ma sventura somma e terribile -è che la santa Causa Italiana pericoli d'estrema ruina -nei campi della Sesia. E tanto siamo alieni dalla volontà di -redarguire e recriminare, e dallo spargere tossico sulle ferite -dell'animo, che a noi sembra nessun cittadino essere in fatto -esente di colpa, e tutti dover confessarsi di molti errori in faccia -alle nuove sciagure d'Italia. E che? i moderati ànno forse -molto meno degli altri fallito? Ma se nella schiera numerosissima -de' moderati fosse comparso di buon'ora quel coraggio -civile, quella vigorezza assennata, e quel risolvere pronto e -reciso che alle dure emergenze de' tempi si confaceva, sarebbe -forse l'Italia trascorsa agli estremi? avrebbero avuto voce o -séguito gli ultra-democratici? Sarebbesi ogni cosa empiuta di -sospetto, di diffidenza e di confusione? Adunque, candidamente -si dica: <i>Iliacos intra muros peccatur et extra</i>; e siamo -l'uno inverso l'altro indulgenti e benigni. Purghiamo i nostri -affetti e le nostre opinioni nel comune dolore. Poco è -naturale, ed anzi impossibile, che scordando affatto noi stessi, -e solo pensando e lacrimando d'Italia, Dio non ispiri le -menti nostre, e non le consocii e affratelli in qualche concetto -salutare, in qualche generosa risoluzione, che a tutti i -buoni Italiani debba ugualmente gradire, e venir da tutti voluta -e operata con quella pronta efficacia che le paurose necessità -della patria dimandano. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_414">[414]</span> -</p> - -<h3 id="sullagu"><span class="smaller">SULLA</span> -GUERRA DE' NAPOLETANI CONTRO I SICILIANI.</h3> - -<p class="indr"> -5 aprile 1849. -</p> - -<p> -In quest'ora medesima che noi scriviamo, la guerra, anzi -il fratricidio di Napoli contro Sicilia è già forse incominciato. -Avvenimento funesto, e pel quale non si può formar voto e augurio -buono e sincero! Vittorie e disfatte sono deplorabili in -egual modo, e le bandiere che vi si spiegano debbono andar -tutte coperte di negri veli, come dietro i funebri cataletti. A -noi muove gran meraviglia che alcune gazzette italiane ne -parlino come se non fosse guerra civile; come se il risultamento -finale, qual ch'egli sia, non debba crescere di necessità -fra i due popoli l'odio, la rabbia e il comune servaggio, -e una sete profonda ed abbominevole di mutua vendetta. -</p> - -<p> -Incredibile a dirsi, il medio evo non è peranco finito in -Italia. Si mutino solo le date, e crederemo di assistere alle -battaglie infami di Chiozza e della Meloria. Appena un poco di -libertà è ricomparsa in Italia, che noi scelleratamente ne profittiamo -per lacerare le viscere della patria, là con l'aperta -guerra dell'armi, qua con l'occulta delle fazioni. E, per nostra -maggior vergogna, quel coraggio ostinato e quel furore -di popolo che mal sappiamo suscitare ed adoperare contro gli -Austriaci, mostrasi vivo e terribile nel civile conflitto. -</p> - -<p> -In Gaeta è un venerando personaggio a cui debbono più -che ogni altra cosa del mondo muover dolore ed orrore le -guerre fraterne degli Italiani, i primogeniti della Chiesa. -Perchè non esce dal suo ritiro, perchè non entra coraggioso -fra i due popoli contendenti, perchè non tenta con l'augusta -presenza sua di far cadere d'ambe le parti le armi inique -e crudeli? Èvvi ufficio più degno del Gran sacerdote? -Èvvi coraggio e ardimento speso in causa migliore e con -migliore speranza di bene? Chè quando, per cagioni a noi -sconosciute, gli sia impossibile di ciò fare e tentare, non sostenga -almeno di rimanersi testimonio quasi incurante e impassibile -di tante colpe e miserie italiane. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_415">[415]</span> -</p> - -<h3 id="ajutare">DEL MODO DI AJUTARE LA GUERRA.</h3> - -<p class="indr"> -6 aprile 1849. -</p> - -<p> -Nei pericoli estremi della patria comune conviene attutire -ogni discussione che non miri alle armi e alla guerra. -Ogni governo, purchè sia Italiano e la guerra Italica ajuti -di cuore, dee venire obbedito con lealtà e speditezza. Ai sonori -proclami, alle enfatiche declamazioni sia fine. Mano ai -fatti; e le parole si spendano solamente a suggerire opere -utili daddovero, e a consigliare alcun partito praticabile e -pronto. Che si può quest'oggi medesimo mettere in atto per -ajutare i Piemontesi in modo efficace e sollecito? Ecco, a nostro -avviso, l'oggetto principalissimo, ed anzi unico, nel quale -dobbiamo occuparci. Apparecchi nuovi, nuovo ordinamento di -nostre schiere, metodi migliori d'istruzione guerresca, e simili -cose, come sono desiderabili e ottime, così al presente giungebero -tarde ed inopportune. Quante milizie regolari, quante -guardie mobilizzate, quanti volontarj abbiamo, si mandino -tutti oltre Po a congiungersi con le truppe del General Pepe; -si mandino a lui subitamente per via di terra o di mare, -secondo che torna fattibile. Se l'armistizio non è accettato -e la guerra prosiegue, egli ne farà buona cerna, e i meno -atti a combattere porrà a difesa della città di Venezia e a -guarnigione nei forti; gli altri menerà seco a più ardite fazioni. -In tal guisa il Pepe, avendo possibilità di condurre -contro al nemico meglio di venti mila uomini scelti e bene -ordinati, recherà gagliardo soccorso all'esercito subalpino, -o promovendo la sollevazione del Veneto, o assaltando alle -spalle alcun corpo smembrato d'Austriaci, o in più altri modi; -perchè parecchi ne può scegliere, e, secondo le circostanze, -cambiare le mosse e gl'intenti. Appigliamoci a questo disegno, -che è il solo proporzionato alle nostre forze, confacente -allo stato di nostre truppe, atto eziandio a impedire l'invasione -delle Romagne, e che ricerca per eseguirsi nè molto -danaro nè molto tempo. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_416">[416]</span> -</p> - -<h3 id="canon"><span class="smaller">SULLA</span> -PENA IMPOSTA AI CANONICI DI SAN PIETRO.</h3> - -<p class="indr"> -11 aprile 1849. -</p> - -<p> -Abbiamo, non con le parole soltanto ma col fatto cotidiano, -mostrata la risoluzion nostra di non crescere la scontentezza -e inasprir le passioni con quelle gravi censure che le -pubbliche cose meriterebbero. Ciò nonostante, quando i principj -stessi pericolano e l'opinione universale degli uomini può -venir pervertita, parlare è necessità; e noi il faremo con -quella schiettezza che la verità e la giustizia prescrivono, e con -quella moderazione che la temperie dei tempi e consiglia e -comanda. -</p> - -<p> -Leggesi nel <i>Monitore</i> di jeri un decreto dei Triumviri, -col quale i canonici del capitolo Vaticano sono accusati, -condannati e puniti, per avere <i>reiterato il giorno di Pasqua -il rifiuto di prestarsi alle funzioni sacre, ordinate dal Governo</i>. -Il decreto chiama criminosa cotale ripulsa. È dunque materia -non pure di polizia correttiva, ma di giustizia penale e di Corte -d'Assise, come direbbesi in Francia. Dopo ciò, vennesi da -noi cercando nel foglio, così l'atto d'accusa e il compendio -del processo, come la sentenza formale dei giudici, l'allegazione -del testo delle leggi rispettive violate, e l'applicazione -della pena. Ma il foglio tace di tutto questo, ed è notorio all'intera -Roma, che nessun atto di tribunale e nessuna specie -ordinaria o straordinaria di giudicio à qui avuto luogo. Or -come? s'incolpa e si taglieggia una congregazione intera e -numerosa di ecclesiastici senza veruna formalità e legalità -di giudicio; e da quelle persone medesime da cui move l'accusa, -move altresì la condanna e la punizione? Ma in qual -mondo siam noi? nel bel mezzo d'Europa, nella civilissima -Roma sotto il più libero de' governi, ovvero in alcun pascialatico -della Romelia o dell'Asia Minore? -</p> - -<p> -Una cosa, intanto, è certissima: che, cioè, qualora il dritto -comune stato fosse rispettato, e avessero i magistrati ordinarj -assunto, secondo lor debito, di conoscere e giudicare -l'incolpazione, sarébbene uscita di necessità una sentenza -<span class="pagenum" id="Page_417">[417]</span> -di pienissima assoluzione. Imperocchè nessuna nozione di -dritto, nessuna massima di gius publico, nessun principio di -equità e di naturale giustizia, indurrà mai il retto e imparziale -giudice a riconoscere in alcun cittadino il perfetto dovere -civile di compiere certi atti di culto, e recitar certe -preci a tal giorno, a tal'ora, per comando di chicchessia. E -siamo noi che pigliamo arbitrio di chiamar <i>criminose</i> siffatte -ricuse! noi propugnatori d'ogni libertà, noi banditori dell'inviolabile -diritto delle coscienze! -</p> - -<p> -E dopo tanto gridare contra ogni maniera di materiale -costringimento in fatto di religione, noi stessi diamo ora -l'esempio della violenza; e non tolleriamo che altri neghi -di porger mano ad un'opera spirituale per timore, o giusto -od erroneo, di commettere fallo dinanzi a Dio? Guardando -all'intimo della cosa e non agli esterni accidenti, in verità -che pochissima differenza si scorge tra queste nuove multe -e condanne, e le carceri e gli altri cruciati del Sant'Uffizio; -e tanto esce dal dritto e dall'equità il prete il quale usa come -argomento di persuasione la forza esteriore, quanto il magistrato -civile che pretende con la corporal forza di astringere -il prete ad un atto di culto e di mera pietà religiosa. -Nella fede e nel culto vive ed opera (chi non lo sa?) un intelletto -ed una natura morale e spontanea, e però abborrente -da coazione; e la storia del medio evo è piena di sangue e -di lacrime, appunto per avere così i principi come il clero -dimenticata o disconosciuta, ciascuno dalla sua parte, una -tanto solenne e salutifera verità. -</p> - -<p> -Noi di quelli non siamo che disperano facilmente dell'efficacia -dei principj, e credono la libertà e la giustizia essere -piuttosto un nobile desiderio de' buoni che un'asseguibile -realità. Confessiamo pur nondimeno, che questo veder -ripetuti gli errori antichi, e ripetuti da coloro che senza dubbio -professano massime affatto opposte, ci perturba e ci affligge -più che mediocremente. -</p> - -<p> -La salvezza pubblica è grande e famosa parola, e può -di molti arbitrj e di molte fiere deliberazioni essere causa e -scusa ad un tempo. Ma non si pronunzino almeno in simili -casi i nomi di colpa e di pena, di virtù e di dovere; perchè -<span class="pagenum" id="Page_418">[418]</span> -nessuna potenza e nessuna necessità umana potranno alterare -e scambiare giammai la indefettibile essenza della verità -e del diritto, di ciò ch'è innocente e di ciò che è reo. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.) -</p> - -<h3 id="studjrom">STUDJ SUL PROGETTO DI COSTITUZIONE -<span class="smaller">DELLA REPUBLICA ROMANA.</span></h3> - -<h4>I.</h4> - -<p class="indr"> -21 aprile 1849. -</p> - -<p> -Nel disegno di Costituzione che jeri l'altro fu letto dal -deputato relatore signor Agostini, molte cose riescono di necessità -le medesime che in altri Statuti fondamentali; ma -parecchie sono nuove, o, a dir meglio, sono innovate e ringiovanite. -Ai compilatori del <i>Progetto</i> è sembrato convenevole, -che trattandosi di ordinare e dettare una Costituzione -repubblicana in Roma, dovessero ricomparire alcune di -quelle forme politiche, venerande di antichità e di gloria, le -quali governavano dal Campidoglio tutto il mondo civile. -Perciò, parecchi concetti e ricordanze classiche, come direbbero -i letterati, campeggiano in questo disegno di legge -costitutrice. I Consoli, il Tribunato e i Comizj vi sono risuscitati -non solo nel nome, ma, in qualche porzione almeno, -eziandio nel fatto. La questione sta a definire se quelle forme -vetuste e dagli uomini (rispetto all'uso) dimenticate, posson o -tanto o quanto ripigliar vita e recare profitto. Appresso i Romani, -Consolato, Tribunato e Comizj erano parti d'un gran -tutto bene insieme congegnate e connesse, prodotte e compite -dalla invisibile azione del tempo e dalla lenta conciliazione degl'interessi, -e conformate a poco a poco alle singolari e non -più ricomparse condizioni di quel popolo miracoloso. Tentare -oggi di ricondurle fra noi, benchè a pezzi e frammenti, si è -come incastrare nella basilica di Firenze un colonnato di Vitruvio, -e porre a riscontro del Mosè di Michelangelo l'Apollo -del Belvedere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_419">[419]</span> -</p> - -<p> -Oltre di che, ogni pensatore politico è persuaso quest'oggi, -che le antiche istituzioni si reggevano molto di più -per l'efficacia dei costumi, che per la virtù e maestria delle -leggi; e più assai per la forza della religione e dell'uso, -che per la sapienza ordinatrice interiore. Per contra, -l'età nostra procaccia di supplire con l'intima bontà delle -leggi e degl'istituti al difetto delle tradizioni e all'inefficacia -de' costumi. I tre libri <i>De Republica</i> scritti dal dottissimo -dei Consoli e giaciuti occulti per tanti secoli, poi ritornati -inopinatamente alla luce, non ànno niente di più ajutato -gl'ingegni a capire e scoprire la economia del governo romano; -quella economia intendiamo che induceva effetti e -compiva imprese maravigliose a tutto il mondo moderno. -</p> - -<p> -Due consoli in Roma stavano più che bene, e facevano -gran profitto alla cosa pubblica, perchè studio cotidiano di -quella città erano la guerra e la conquista. Laonde, il più del -tempo, l'uno de' consoli guidava gli eserciti, l'altro provvedeva -ai negozj civili. Spartivansi parimente fra loro non pur -gli ufficj, ma le provincie; e con siffatti temperamenti, e forse -con molti altri che mal conosciamo, evitavasi la discettazione -e il conflitto in fra due persone investite di egualissima -potestà e incumbenza. -</p> - -<p> -Ma i due consoli di questa nostra repubblica, nessuno -intende come faranno a procedere sempre d'accordo. Il sì -dell'uno vale quanto il no dell'altro, nè più nè meno; e come -la legge non partisce fra loro nessun officio e nessuna -giurisdizione, così quell'altercazione del sì e del no può insorgere -ad ogni momento e per ogni cosa, e non è provveduto -alcun modo di farlo cessare. -</p> - -<p> -Manco male, se i consoli venissero eletti dall'Assemblea; -perchè quivi i rappresentanti più savj e sperimentati -potrebbero convenire, e dare i suffragj a persone il men che -si può disformi di genio, d'opinione e di scienza. Ma i consoli, -giusta il disegno, escono essi pure dallo scrutinio popolare; -quindi, per li diversi umori delle provincie, accadrà -sovente di vedere appajati uomini differentissimi. E neppure -è lecito di credere che la stanchezza e la noja ovvero l'urgenza -dei casi costringali a cedere l'uno all'altro secondo i -<span class="pagenum" id="Page_420">[420]</span> -tempi e gli accidenti, o a convenire in continui mezzi termini -per giungere a qualche atto e deliberazione comune. -Imperocchè, sopra que' poveri consoli pesa una sì tremenda -e incessante malleveria, da spegnere qualunque buon desiderio -di mezzi partiti e di mutua condiscendenza. Nelle altre -Costituzioni sono i parlamenti che tengono arbitrio di sottoporre -a un'imputazione criminale i capi non inviolabili del -Governo; ma nella nostra, ogni cittadino può con un semplice -suo memoriale promuovere l'accusa e la condannagione dei consoli. -Nè solo debbono essi render ragione delle faccende della -repubblica ad ogni sei mesi, e quante volte sieno dall'Assemblea -ricerchi di ciò; ma usciti appena d'uffizio, vengono per -disposizione suprema di legge posti a sindacato dai Tribuni, -i quali possiedono facoltà di tradurli di poi in giudicio. In -Francia, presidente e ministri incontrano tutt'insieme una -pari obbligazione di mallevare; ma la nostra Costituzione -fa imputabili di colpe di stato i soli due consoli, e ogni mancamento -de' primi ufficiali del Governo rovesciasi loro sul -capo. -</p> - -<p> -Abbiamo finito? non già, perchè riman di notare in -questo medesimo subbietto un altro grave disconcio. Conforme -il disegno di cui parliamo, ogni anno all'uno dei consoli -tocca di uscire di magistrato, e vien supplito dal console -nuovo. Per tal guisa, colui che rimane, dopo avere per avventura -assai faticato e sudato a comporsi nelle massime e -nella pratica col suo collega, dee ricominciar l'opera e la -fatica con l'altro che sopraggiunge; al quale altro avverrà -dopo un anno la sorte medesima; e così senza fine. Oh Consolato -degno di poca invidia e di molta commiserazione! -</p> - -<h4>II.</h4> - -<p class="indr"> -23 aprile 1849. -</p> - -<p> -La vita politica delle nazioni, simigliando a quella dei -corpi animati, non può sussistere nè prosperare senza un artificioso -contrasto delle sue parti. Ma il contendimento in fra -esse debb'essere tale, che invece di uscirne la disgiunzione -e la distruzione, e invece che le virtù e le forze contrapponendosi -<span class="pagenum" id="Page_421">[421]</span> -vengano a sminuire e cessare, moltiplichino per lo -contrario la lor vigorezza e la loro efficacia, e compongano, -quasi a dire, una discorde concordia, piena di varietà e di -ordine insieme. -</p> - -<p> -L'arte, pertanto, dei filosofi politici consiste a trovare -una felice e durevole antagonía (mi si conceda il -vocabolo) delle forze civili, donde provenga continuamente -l'ampliazione e la sicurezza delle libertà pubbliche -e del comune perfezionamento. Per contra, quelle costituzioni -in cui signoreggia un solo principio e una sola forza -qualechessia, portano entro sè la cagione dello scadimento -e ruina propria. Le monarchie assolute appena ebbero consumate -le reliquie della feudalità e ogni specie di gerarchia -interposta tra esse e il popol minuto, soggiacquero alla -violenza di ripetute sollevazioni, e cessero il luogo ai governi -rappresentativi. Per simile, le aristocrazie di Venezia -e di Genova, dopo avere in sè accumulata ogni potestà ed -ogni diritto, si disfecero nella dissolutezza e nell'ozio. L'aristocrazia -inglese, in quel cambio, ponendo argine a sè medesima -e alla sua prepotenza con la Camera dei Comuni e con -altre popolari franchigie, non solo è ancor sussistente e gagliarda, -ma non sembra dar segno nessuno di decadenza e -di prossimo disfacimento. Grande errore farebbe colui il -quale stimasse che i governi popolari vadano esenti da questa -legge. I Fiorentini, quando ebbero divelto dal seno loro -ogni ordine di patriziato e ogni autorità senatoria, e raccolto -tutto il potere in mano delle Arti, non perciò si quietarono, -ma si divisero in sètte più numerose, e la città e lo stato riempirono -di tumulti e sollevazioni. -</p> - -<p> -A coloro, impertanto, che si travagliano di ordinare e -costituire in maniera durevole le moderne democrazie, debbe -star ferma in pensiero cotesta massima fondatissima: di non -permettere che la forza e autorità popolare non abbia contrasto -legale alcuno, e la vita così politica come civile non -esca sempre rinnovata e rinvigorita da un ben congegnato -sistema di antagonía. -</p> - -<p> -A rispetto di ciò, debolissima e molto pericolante, a credere -nostro, è l'ultima Costituzione di Francia, e sarà tale -<span class="pagenum" id="Page_422">[422]</span> -qualunque altra le voglia rassomigliare. Quivi una sola è la -fonte e l'emanazione di ogni dignità e di ogni potere; senza -che alcuna prescrizione di legge od ufficio di magistrato curi -e provveda se non a impedire, almeno a scemare notabilmente -gli sconci assai gravi che il suffragio universale conduce -seco, e i quali dal lato degli elettori sono principalmente -la <i>volubilità</i>, l'<i>ignoranza</i> e la <i>seduzione</i>. Quivi una sola assemblea, -originata da quel suffragio, fa e delibera tutte le -leggi e ne veglia l'esecuzione. Quivi il capo del governo trae -l'autorità e l'ufficio suo transitorio dallo stesso popolare -scrutinio; e non possiede per moderare alcun poco la onnipotenza -dell'assemblea verun altro mezzo, che farla richiedere -dai ministri entro il termine solo di un mese, di voler -sottoporre a nuova deliberazione la legge per innanzi approvata; -e può l'assemblea non accedere alla domanda. Quivi, -pertanto, è una sola ed unica potenza e dominazione, la -volontà delle moltitudini; le quali di lor natura, come dicemmo, -riescon voltabili e passionate, nè si posson difendere -quanto è bisogno contro la propria ignoranza e l'altrui seduzione. -Ora, nessun rimedio à trovato la Costituzione nuova -francese ai difetti e all'eccesso del regno assoluto delle moltitudini, -e alle esorbitanze del parlamento che discorre ed -opera in nome di quelle. Tutt'i poteri sono soverchiati continuo -da una forza incircoscritta e infrenabile; e l'antagonía -salutare della vita politica è sciolta e annullata. -</p> - -<p> -In America, alla prevalenza cieca del numero e all'arbitrio -pieno del popolo minuto contrasta primamente la forma -di governo confederativo; la quale induce meno impeto -nel consiglio e nell'opere, e commette al congresso centrale -la sola trattazione degl'interessi effettivamente comuni, e -però assai più larghi e meno mescolati ed intorbidati di -passioni e preoccupazioni. Secondamente, l'abbondanza -inesauribile del lavoro e l'alto prezzo delle mercedi, fa la -plebe di necessità meno inquieta ed astiosa, e ne' suoi pensieri -e suffragi più temperata. In terzo luogo, ognun sa che -la potestà legislativa è spartita in America tra la Camera -dei Comuni e il Senato, e che non procedono entrambi dal -suffragio universale, nè sono eletti con una medesima ragione -<span class="pagenum" id="Page_423">[423]</span> -proporzionale; imperocchè il Senato componesi secondo -il numero degli Stati, e la Camera de' Comuni secondo -quello dell'universale popolazione. E similmente, non dal -suffragio delle plebi, ma da certo modo particolare e ristretto -di eleggere, esce il nome del presidente a ciascun quadriennio. -</p> - -<p> -Ora, non sussistendo nulla di tutto ciò in Francia, egli -occorreva di speculare e indagare altra natura di spedienti -e altra efficacia di rimedj: il che non fu fatto nè procurato. -</p> - -<p> -Ai degnissimi cittadini che lungamente meditarono l'idea -della Costituzione romana, sembra che siffatti pensieri e difficoltà -o non sieno sorti nell'animo, o non li abbiano piegati -ad altre cogitazioni e risoluzioni. Certo è, che nel lor disegno -di legge fondamentale incontrasi, come appunto nella -francese, una sola assemblea, una sola forma di elezione, -una sola origine di autorità e di potere. Ma in Francia ogni -proposta accolta nel parlamento dee, per avere forza di decreto, -venir messa a partito e vinta tre volte consecutive; e -oltre di ciò, il presidente, innanzi della promulgazione a lui -affidata, possiede come notammo, la facoltà di richiedere una -quarta e ultima deliberazione. Giusta il disegno di Costituzione -di cui parliamo, un consimile temperamento può venire -usato dai Tribuni. Di questi, adunque, diremo un po' alla -distesa, e con sempre uguale franchezza e sincerità di discorso. -</p> - -<h4>III.</h4> - -<p class="indr"> -25 aprile 1849. -</p> - -<p> -Chiunque ricorda il tribunato romano antico, pensa una -tremenda magistratura che, per effetto delle sue interdizioni, -de' suoi giudizj e de' suoi plebisciti, non solo la forza contrappesava -e l'autorità del Senato, ma non di rado soprapponeva -il diritto e la volontà della plebe alle giurisdizioni e alla potenza -di tutto l'ordine dei patrizj. Nel nostro <i>Progetto</i> dì -Costituzione il tribunato è cosa molto più innocente e leggiera, -e tra tutti gli ufficj della repubblica è del sicuro il più -scioperato ed agevole; tanto che sembrerebbe costituito per -serbare in Roma alcuna memoria e figura dei Benefizj Semplici, -<span class="pagenum" id="Page_424">[424]</span> -quando il tempo e i costumi li sopprimessero. Per vero, -ad esso non è attribuito altro incarico peculiare e continuo, -se non quello descritto dall'articolo 33, con queste -formali parole: «Sopra le leggi adottate con maggioranza -minore di due terzi, possono i tribuni richiamare il suffragio -dell'assemblea; e se dopo la seconda discussione -sono adottate con meno di tre quarti di suffragi, i tribuni -hanno il diritto di richiamarle a nuova discussione. Dopo -la terza discussione, se la legge è adottata a qualunque -maggioranza, viene eseguita.» -</p> - -<p> -Nella proposta neppure è indicato l'idoneo modo col -quale il tribunato esercita cotal suo diritto; cioè se il debba -mettere in atto per messaggio all'assemblea, o se per organo -dei consoli od altri primi ufficiali, ovvero presentandosi egli -medesimo nel parlamento, e quivi annunziando essere sua -volontà che la discussione di tal legge o di tal altra, benchè -compiuta, si rinnovelli. Ma certo è che la legge fondamentale -non gli fa obbligo nemmeno di significar le ragioni ond'è -mosso a chiedere la rinnovazione dei dibattimenti e la prova -del bossolo. -</p> - -<p> -Ciascun vede, pertanto, che comoda magistratura sia -quella del tribunato, scarica affatto di pensieri e di occupazioni, -e non dovendo ragione ad alcuno del proprio operato; -imperocchè ella sola, secondo la proposta, non incorre in veruna -malleveria, e non riconosce potere alcuno che le stia -sopra. -</p> - -<p> -Dicemmo nel primo Articolo, che in questo disegno di -legge fondamentale, chi porta davvero un basto ingrato e -pericoloso, sono que' tapinelli de' consoli: onde qui Cicerone -non avrebbe per lo certo di che compiacersi oltremodo, e non -morderebbe sì spesso ne' suoi discorsi que' tanto numerosi -e protervi <i>qui honori inviderunt suo</i>. E si avverta di passata -la ingiusta parzialità che interviene tra i consoli ed -i tribuni. La proposta di Costituzione prescrive nell'articolo -22, che i consoli debbono conseguire nei generali comizj -non meno di centomila suffragi; ai tribuni basta la pluralità -ordinaria; e ciò non pertanto i consoli sottostanno al -sindacato dei tribuni. Questi poi, come i prediletti e i beniamini -<span class="pagenum" id="Page_425">[425]</span> -dello Stato, sono mantenuti e spesati dalla repubblica; -del mantenimento dei consoli la Costituzione non parla: eppure -la lor bisogna e la briga è grandissima; quella dei tribuni -è pressochè nulla. Onde ci par di sentirli ogni giorno, -desinando nel nuovo Pritaneo, sclamare per gratitudine: <i>Populus -nobis hæc otia fecit.</i> -</p> - -<p> -Ma, rivenendo al primo proposito, egli si può dire che -l'officio sopradescritto del tribunato poco importa al corpo -da' cittadini se riesce lieve o gravoso a chi lo sostiene, -quando torni in effetto di gran momento e di gran salute -per la repubblica. Ma qui appunto la mente nostra si smarrisce -in cercando i principj e le massime che ànno condotto -i compilatori della proposta ad immaginare questo lor -tribunato; il quale è inopportuno e soverchio per un rispetto, -e per un altro è inefficacissimo e vano. Soverchio, all'intento -di conseguire nuove discussioni e nuovi scrutinj, e -soverchio altresì, come vedremo più tardi, per sindacare -l'azione dei consoli; inefficacissimo e vano, per porre limitazione -alla prepotenza popolare, e introdurre nello stato una -saggia e provvida antagonia; inefficacissimo, infine, per mantenere -nella repubblica una giusta misura fra i due elementi -costitutivi d'ogni progresso civile, la <i>conservazione</i> -vogliam dire e l'<i>innovazione</i>. -</p> - -<p> -Tanto è discosto da verità, che l'ufficio di domandare una -discussione nuova esiga la creazione di una sì alta e insigne -magistratura qual'è il tribunato, che in Inghilterra viene a ciò -soddisfatto e supplito da un semplice articolo di regolamento -parlamentare, e in Francia da una speciale prescrizione della -legge costitutrice, là dove tratta delle pertinenze e funzioni -dell'assemblea. Ma sì in Francia e sì in Inghilterra tale -precetto di rinnovare i dibattimenti e dare più d'una volta -i partiti, non ad altro serve, salvo che ad impedire la troppa -sconsideratezza e precipitanza delle deliberazioni. Nè l'opera -dei tribuni può recare in ciò maggior bene, eziandio per questa -considerazione, che l'autorità loro appresso i deputati del -popolo è men che mediocre, venendo eletti, siccome quelli, -dagli stessi comizj e a pluralità ordinaria di voti: quindi, -a rispetto del valore e dell'importanza morale, i tribuni agli -<span class="pagenum" id="Page_426">[426]</span> -occhi dell'assemblea sono dodici contro dugento; sono dodici -muti ed inoperanti, contro dugento che discutono e che risolvono. -</p> - -<p> -Secondo la proposta, i consoli, terminato l'ufficio loro, -ne rendono conto ai tribuni. A questi poi appartiene o approvarli -o proporne l'accusa. Con ciò, non v'à dubbio, il tribunato -ritroverebbe, una fiata almeno ogni due anni, qualche -giorno di briga e di occupazione. Ma si consideri che -innanzi a quel termine, ai consoli tocca per quattro volte di -render conto all'assemblea dello stato de' pubblici affari; la -qual cosa include di necessità l'esame e il giudicio minuto -e specificato dell'opere loro: ed anche intralasciamo -di ricordare che debbono i consoli ripetere punto per punto -quell'atto, sempre che ciò venga nel desiderio dell'Assemblea. -</p> - -<p> -Posto, dunque, ch'essi della ministrazione loro sieno -usciti netti e incolpevoli, e niun cittadino gli abbia accusati -od abbia potuto far giungere l'imputazione insino alla forma -del giudicio, la quinta ispezione e indagine de' lor fatti e -portamenti diventerà di leggieri, piuttosto che altro, una -formalità ed una sovrabbondanza. In caso poi che il contrario -avvenisse e proponessero i tribuni l'accusa dei consoli, -l'assemblea sarà pochissimo disposta ad approvarla e continuarla; -perchè moverebbe da gente non guari mallevadrice -dell'atto, sprovveduta di autorità grande, chiamata a -supplire i consoli per tutto il tempo del giudicio; e più ancora, -perchè l'assemblea confesserebbe la incapacità propria -e la negligenza, col non aver saputo o voluto prevenire -i tribuni intorno al sindacare le azioni dei consoli. -</p> - -<p> -Rimane di far parola d'una straordinaria incombenza -data ai tribuni; d'invigilare e conoscere, durante la dittatura, -se il pericolo della patria è cessato. Merita la cosa che noi -ne discorriamo a più bell'agio nel prossimo foglio; e vedremo -quanto curiosa e piacevole invenzione riesca questo aborto -di Tribunato. -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_427">[427]</span> -</p> - -<h3 id="sbarco">SULLO SBARCO DEI FRANCESI A CIVITAVECCHIA.</h3> - -<p class="indr"> -26 aprile 1849. -</p> - -<p> -Lo sbarco delle truppe francesi in Civitavecchia è avvenimento -gravissimo, nel quale sta inchiusa una questione -di fatto e una questione di alto diritto. Sebbene, in quanto -al diritto, la parola questione è forse impropria ed equivoca; -imperocchè, al sentir nostro, la violazione del diritto è -patente, e non può muovere alcuna ragionevole controversia. -Per ciò noi ringraziamo di cuore i Triumviri per avere prontamente -e con solennità protestato; ed altre grazie avremmo ad -essi reso, se per compire lo sbarco fosse ai Francesi tornato necessario -il venire a qualche atto di forza e all'uso dell'armi, e i -superiori e magistrati del luogo fossersi ritratti in Roma o in -altra terra sicura, secondo che in simiglianti frangenti è costume -di fare. Sì nel proclama dei Triumviri e sì in quello dell'Assemblea, -per ciò che spetta all'invasione del territorio, sono -adoperate parole piene di giusta indignazione e di romana -alterezza. Ma ci avrebbe gradito assai che le legittime rimostranze -non fossero unicamente state fatte nel nome nostro, -ma di tutta la Nazione Italiana; perchè non è lecito -mai di scordare che noi siamo provincia d'Italia e nobile -parte del territorio nazionale comune, il quale gli stranieri -ànno offeso e violato, offendendo e violando il nostro particolare. -E in questi sensi per appunto fu dettata la protestazione -del Ministero del 16 di novembre contro il minacciato -invio di truppe francesi; in questi sensi parlò il ministro -Mamiani al Consiglio dei deputati, i quali tutti nella sua sentenza -convennero con pieni applausi ed unanime deliberazione. -</p> - -<p> -Ma, salvato il principio, e fatto conoscere agli stranieri -che alla Nazione Italiana se manca tuttora il nervo non -manca il senso, e che l'altrui forza può bene opprimerla ma -non ingannarla, nè indebolire in cuor suo la coscienza piena -che à racquistata del proprio diritto, deesi considerare con -gran diligenza la questione del fatto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_428">[428]</span> -</p> - -<p> -Noi preghiamo strettamente ogni buono e leal cittadino -a ponderare con fermo giudicio, se nelle condizioni presenti -d'Italia e nella disposizione più generale degli animi, e dopo -cadute le armi subalpine a Novara, sia probabile o no di -trovare mezzi copiosi, séguito e ardore di gente, ostinazione -invitta e magnanima non diciamo per far trionfare il diritto, -ma per difenderlo con dignità. D'altro lato, è grandemente -mestieri di porre eziandio in esame, se la calata de' Francesi -non abbia per cagion vera e impellente la necessità di prevenire -altre violente occupazioni, ben davantaggio odiose e -malefiche, e di gente nimicissima d'ogni libertà nostra e del -sacro nome d'Italia. Uopo è di considerare se nel pericolo -sommo in cui si travaglia la patria, e sul punto di naufragare -e perire, non le corra debito di gettar via nell'onde -qualche insigne parte del carico perchè tutto il restante -si salvi. Infine, veggano e considerino gl'ingegni integri e -imparziali, se in tanto bisogno di concordia e di fratellanza, -non divenga ufficio doveroso e pietoso insieme di rimovere -quelle poche cagioni di differenza che peranco insorgono in -mezzo di noi, e impediscono che noi ci stringiamo tutti in -un sol pensiere e ci affatichiamo in un solo studio, e il qual -sia di campare ed assicurare alcuna porzione di libertà, e -quanta almeno i nuovi infortunj d'Italia e la prepotenza -degli stranieri ne posson lasciare intatta e sincera . . . . . . -</p> - -<p class="indr"> -(Dalla <i>Speranza dell'Epoca</i>.) -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_429">[429]</span> -</p> - -<h3 id="funebre">ELOGIO FUNEBRE -<span class="smaller">DI RE CARLO ALBERTO</span></h3> - -<p class="center"> -detto da Terenzio Mamiani nella Metropolitana di Genova -il dì IV ottobre MDCCCXLIX. -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_431">[431]</span> -</p> - -<p class="pad2"> -In sul cadere di giugno del 1849, entrati i Francesi in Roma, -e appresso a pochi giorni intimato insolentemente all'Autore -di uscirne, egli si rifuggiva in Genova, dove ogni maniera -di ospitali dimostrazioni e carezze lo accolse e riconfortò. In -quel mezzo tempo, giunse nuova della morte di Carlo Alberto, -e Genova si apparecchiava a riceverne le amatissime ceneri -con riconoscente dolore e con funebre pompa. Allora fu -scritta al Mamiani la seguente lettera: -</p> - -<div class="blocknote"> -<p class="indl"> -«Chiarissimo signor Conte. -</p> - -<p> -«Il Municipio di Genova, mosso dal desiderio di tributare un -estremo omaggio di devozione riconoscente alla memoria del Propugnatore -dell'Italica Indipendenza, del Monarca Legislatore, cui i -Popoli Subalpini sono debitori dello Statuto, deliberava che in occasione -del passaggio per questa città delle venerate spoglie di <span class="smcap">Carlo -Alberto</span>, gli fossero celebrati solenni Ufficii di espiazione nella -Chiesa Metropolitana. -</p> - -<p> -«Bramoso, oltreciò, il Municipio che i pregi e le azioni del -Principe magnanimo e sventurato formassero in tal congiuntura il -subbietto d'una Orazione funebre, e che i sentimenti da cui i Genovesi -sono animati per <span class="smcap">Carlo Alberto</span> fossero espressi da chi sapesse -rendersi degno interprete d'un dolore che tutti i veri Italiani -debbono partecipare, ebbe ad ascrivere a sua ventura che la presenza -in Genova di un Terenzio Mamiani gli porgesse il modo più -acconcio di soddisfare all'intento. -</p> - -<p> -«Al Corpo Civico non solo son noti i meriti letterarii e scientifici -che rendono la S. V. uno de' più specchiati ornamenti d'Italia, -ma stanno dinanzi i servigi segnalati ch'Ella generosamente prestava -alla Patria Comune, ed insieme il particolare affetto ch'Ella nutre -per questa città, la quale tanto si pregia di essere da V. S. Chiarissima -stata eletta a sede ospitale. -</p> - -<p> -«Queste considerazioni determinando l'unanime assenso del -Consiglio Delegato a commettere a V. S. l'incarico della Orazione -da recitarsi dopo la sacra cerimonia, fanno concepir la fiducia ch'Ella -<span class="pagenum" id="Page_432">[432]</span> -vorrà accondiscendere alla preghiera che per mio mezzo Genova tutta -Le porge. -</p> - -<p> -«Gradisca, chiarissimo signor Conte, l'attestato del riverente -ossequio con cui ho l'onore di proferirmi -</p> - -<p class="indl"> -«Di V. S. Chiarissima -</p> - -<p> -22 agosto 1849 -</p> - -<p class="indr"> -Devotissimo Obbedientissimo Servo<br /> -<i>Il Sindaco</i> <span class="smcap">Antonio Profumo</span>.» -</p> -</div> - -<p> -L'Autore rispose: -</p> - -<div class="blocknote"> -<p class="indl"> -«Signor Sindaco. -</p> - -<p> -«Di tutti gli onori e favori segnalatissimi che questa Città insigne -e ospitale si è degnata parteciparmi, il maggiore senza dubbio è -quello che la S. V. mi proferisce col suo foglio di jeri, invitandomi -nelle prossime esequie di Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span> a recitarne publicamente -le lodi. Ragionare convenientemente di quel gran Personaggio, -e farsi organo fedele e diserto del popolo Genovese in tanto suo -lutto e dolore, è certo impresa da sgomentare non pure il mio povero -ingegno, ma quello eziandio de' più provetti e felici oratori -d'Italia. Ma d'altra parte, ricusare un sì nobil ufficio e un'offerta -capace da per sè sola d'illustrare tutta la mia bassa vita e fortuna, -e in cui risplende un carissimo testimonio della rara predilezione -per me di tutto questo glorioso popolo, ha sembrato al mio giudicio -più presto un atto d'orgoglio che di modestia, e il quale non -passerebbe senza qualche odiosa apparenza d'ingratitudine. A me -corre obbligo, adunque, accettando l'onore ed il carico, di fare ogni -sforzo ed ogni fatica per rimanere meno discosto che io potrò dalla -grandezza del têma, e con lo zelo almeno e lo studio mostrare alla -S. V., a suoi Colleghi onorandi e alla intera Città, che la riconoscenza -mia e la devozione inverso di loro, se negli effetti è scarsissima, è -somma e perpetua nel sentimento e nel desiderio. -</p> - -<p> -«Mi creda pieno d'osservanza e d'ossequio -</p> - -<p class="indl"> -«Della S. V. -</p> - -<p> -«Li 23 di agosto 1849. -</p> - -<p class="indr"> -Umilissimo e Obbedientissimo Servo<br /> -<span class="indr1"><span class="smcap">Terenzio Mamiani</span>.»</span> -</p> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_433">[433]</span> -</p> - -<h4>I.</h4> - -<p> -Dei veramente grandi e buoni è l'orazion funerale dettata -prima d'ogni altro dal popolo; e dove questo si tace, non -vale facondia e abilità d'oratore. A niun tristo principe, morente -sicuro in suo letto, è accaduto mai di non avere accanto -al suo feretro un gonfio panegirista, il quale osi di adulare -e mentire eziandio tra le pareti del tempio, alla presenza -più viva e più manifesta di Dio. Se non che, in quel caso, -l'ostinato silenzio del popolo accusa e sbugiarda il celebratore. -Per lo contrario, dove l'amore e l'ammirazione delle -genti accompagna la morte d'un giusto re, nessuna eloquenza -pareggia forse il buon sentimento di quelle; come -alla vista del feretro suo, nessuna forza, nessuna astuzia, -nessun pericolo potría ne' petti stagnar le lagrime, e il lutto -e il rammarico seppellirvi. Quando le ceneri di Germanico -per mare venute toccaron terra, da ogni loco eziandio non -vicino piovean le turbe accorate, e con ansia amorosa di vederle -e onorarle; nè astenevasi alcuno di mostrare e provare -al mondo, che lui sfortunato e tradito avean caro sopra tutti -i potenti e felici, e volevanlo glorificato al par d'un Iddio. -Ora, quell'accoramento medesimo, quell'affollarsi da tutte -bande, quel gemere luttuoso ed universale s'è pure udito e -veduto in questo porto di Genova, appena vi salía la nave -che riconduce a noi dall'esilio la salma d'un re sventurato -ma grande, e la quale accoglievano afflitti e in gramaglia -que' Senatori e Rappresentanti a cui lasciava egli in perpetuo -retaggio la libertà; e circondavanla le milizie di -que' segni stessi e di quelle bandiere (ahi dimesse oggi e -abbrunate!) ch'egli volle sopra tutte le torri della Penisola -inalberare, e farle in ogni terra e sopra ogni mare franche, -temute e trionfatrici. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_434">[434]</span> -</p> - -<p> -Ma quanto è maggiore la perdita, più sentito il dolore, -il tribolo più generale e sincero, altrettanto l'anima del dicitore -se ne sgomenta; perch'egli non può fare come il pittore -Timante che figura Atride nascondentesi dentro le palme -il viso; ma sì è costretto di ragionare mentre non vorrebbe -che piangere, e mentre in cambio di parole, gittar -vorrebbe muti sospiri e flebili suoni interrotti. Or che dirò -della povera mia loquela, o Signori, innanzi a sì alto subbietto, -e in faccia a sì grande, sì vero e non esprimibil dolore -di tutta questa città, che nell'ardore de' nobili affetti a -niun popolo cede, a moltissimi entra innanzi? Ma d'altra -parte, io vo pensando che qui non si tratta di sole funeree -lamentazioni, e di solo sfogo al comune e soverchiante cordoglio; -e nemmanco si tratta di esimia palestra oratoria, e di -spiegare innanzi alla vostra curiosità sfoggiate bellezze -d'arte e di stile. Ben altra cosa domandano la santità e solennità -del luogo e del rito, l'anima augusta per cui preghiamo, -l'Italia infelice che a questa terra rimira, ultimo asilo e -sostegno della sua libertà e delle sue speranze, ahi già tanto -superbe! Lasciamo alle prefiche e alle femminette l'abbondanza -del pianto e le inconsolabili nenie. Nessuna cosa è più -degna d'un popol civile raccolto d'intorno alla spoglia mortale -di strenuo principe, che il chiudersi in grave mestizia e -meditabonda, piena d'alti documenti e consigli, e che sia lume -e preparazione di migliori destini. -</p> - -<h4>II.</h4> - -<p> -Suole gran parte di coloro che studiano nelle storie, -uscire dalla notizia e considerazione di quelle con l'animo -troppo diverso e fuor misura disingannato, e odiando quasi -la luce che d'indi è lor balenata. Imperocchè stimano averne -raccolto questo insegnamento più generale e più certo: che, -cioè, il genere umano vive e si pasce, come durevolmente -fanciullo, di perpetue illusioni; la fortuna governare le cose -nostre con usuale insolenza e perfidia; quei popoli acquistare -grandezza e quei principi venir lodati e famosi, che son fortunati. -Le imprese comechè giuste e nobili, gli sforzi comechè -<span class="pagenum" id="Page_435">[435]</span> -dolorosi e magnanimi, quando il buon successo non gli -accompagni, o si estinguono nel silenzio, o con dispregio son -ricordati. Se il cuore fu schietto e sublime, il tentamento generoso, -le intenzioni benefiche, la volontà invitta e incrollabile, -non si chiede. Invece, molti nomi permangono illustri e -molte opere ricordate nei secoli ed ammirate, le quali la giustizia -condanna, e la bontà deplora ed abbomina. Insomma -(sentenzian costoro), la lealtà, il coraggio, la rettitudine, la -bontà e l'annegazione sola valgono nelle storie meno che -nulla, e di lor si fa caso unicamente allora che menano seco -la forza, l'ingegno, l'abilità, la fortuna; e l'abilità, l'ingegno, -la fortuna e la forza valgono, pur troppo, e prevalgono -anche sole. Ora, a tale sentenza sconfortatrice e del sicuro -non tutta falsa, ognun sa che dovrebbe il virtuoso e il cristiano -non si perturbare; essendo notissimo a lui, che il mondo -è cieco e strano dispensiere di fama, e il volgo si lascia pigliare -alle splendide e strepitose apparenze; notissimo è a -lui, che la virtù è rara e divina cosa per ciò appunto che tragge -i premj da entro sè stessa. E fuori di sè, non agli uomini li -domanda ma sì a Dio immortale, e dei parziali e sciocchi -giudizj umani alteramente sorride. Ciò resta vero; ma la virtù -comunale e generalmente usata non è profonda nè coraggiosa; -e d'altra parte, ànno le storie del medio evo mostrato e -provato assai, quanto torni pericoloso il porre tutte mai le -speranze e tutti i pensieri fuori del mondo. Ei si fa necessario, -pertanto, che qualche preludio almeno di gloria, qualche -cenno di spiritual premio, qualche segno e testimonianza visibile -di laude e di onore, segna presto o tardi l'animoso ed il -buono eziandio quaggiù in terra, e gli tenga luogo di lieti -successi e d'ogni altro bene. -</p> - -<p> -Al presente, io mantengo che quel preludio di gloria, -quel segno d'onoranza più, direi, celeste che umano, e il -quale o non mai o rarissimo può mancare alle virtù grandi -benchè infelici, sì è l'amore appunto di tutti i buoni, e la compassione -e insieme l'invidia di tutte l'anime generose e gentili; -si è il giudicio e la sanzione del popolo, il quale tuttavolta -che non vien soprafatto dalle arti maligne degli -ambiziosi e de' prepotenti, serbasi retto nell'assegnar la sua -<span class="pagenum" id="Page_436">[436]</span> -stima, e scuopre e indovina assai bene la probità delle intenzioni -e dei fini; e dove non possa altrimenti, sfoga con segrete -rammemorazioni e qualche nascosta lacrima l'affetto -riverente e pietoso. -</p> - -<p> -In tal guisa, e contro i ludibrj della fortuna e a preferenza -d'altri re abilissimi e potentissimi, l'amore, l'ammirazione, -l'encomio, il compianto di tutta Genova, di tutto il -Piemonte, di tutta l'Italia accompagna, circonda, onora e -quasi non dissi adora l'estreme reliquie di questo Re, e lui -caduto due volte nel santo intraprendimento, udiam tuttavia -chiamare e salutare un eroe. -</p> - -<p> -Insegnamento sublime e più che altri mai profittevole, il -quale esce da queste esequie! Oggimai dee sapere qualunque -Italiano, che quando anche o dagli accidenti o dalla natura -fossegli contrastato e interdetto di segnalarsi per doti peregrine -ed eccelse d'ingegno e d'arte, sempre gli rimarrà, se -lo voglia, il tesoro non dissipabile d'un eroico sentire e d'un -forte operare; e che gl'infortunj più fieri e impensati mai -non varranno a frodarlo della tacita maraviglia e dell'affezione -ossequiosa di tutti coloro che il pregio dei pensieri e -dell'opere umane indagano e pesano alla stadera e al lume -della coscienza, e riscontrandole esattamente coi dogmi -eterni della giustizia e del bene. Il qual lume e il quale riscontro -c'insegnano oggi appunto con gran sicurezza, che il -peccato dei destini, la crudele indifferenza d'Europa, gli eccessi -delle fazioni e i funesti errori di tutti, contrastarono e -soprafecero le intenzioni più alte e schiette e magnanime -che sieno sorte e dimorate pur mai nel petto d'un re; e che -sì le opere, i benefizj e i tentamenti di <span class="smcap">Carlo Alberto</span> inverso -la patria comune, sì ogni mezzo voluto e prescelto da -lui nell'adempimento di essi, furono tutti impressi e lucenti -di quella prodezza antica e di quella civile santità, che sola -può salvare e riordinare, non che l'Italia, ma il secolo, e -queste viventi e le nasciture generazioni. -</p> - -<h4>III.</h4> - -<p> -Famoso è nelle storie d'Erodoto quel discorso di Solone -a Creso re dei Lidj, col quale fece il savio ateniese divisare -<span class="pagenum" id="Page_437">[437]</span> -e conoscere, come per dar giudicio della bontà e felicità della -vita convenga soprattutto aspettarne e considerarne il termine; -e che le ultime parti di quella (quando già non sia -dalla vecchiezza troppo consunta) ne racchiudono il maggior -pondo e valore, perchè ne sono, come a dire, il portato a cui -preparare trascorsero gli anni antecedenti. E sebbene questi -non paressero tutti laudevoli, o non quanto gli ultimi, fannosi -di leggieri dimenticare, sembrando tener simiglianza con -quelle foglie e quei tegumenti che bene allegato che abbia il -frutto, si diseccano e cadono. Per contra, dove l'ultima maturità -della vita non riesca corretta e gloriosa, poco o nulla -stiman gli uomini le virtù e i pregi anteriori. Certo, non è -senza maraviglia il pensare, come i trascorsi e la ferità di Ottaviano -Augusto vengano quasi tenuti in non cale per considerazione -della sapienza e liberalità posteriore. Nè comparisce -meno strano, che il saper morire da forte e da generoso -tramandasse ai posteri il nome di Ottone pressochè mondo -d'ogni sozzura. Ma, per lo contrario, trapassò dubia e macchiata -in sino a noi la fama di Teodorico, soltanto per avere -una vita tutta bella e incolpevole bruttata, in sul finire, d'un -fallo unico, incrudelendo contro que' due gran giusti, Simmaco -e Boezio. -</p> - -<p> -Ciò bene osservato, a voi non parrà disdicevole che io, -stretto dal tempo e dal proseguimento del rito e di sue cerimonie, -e sceglier dovendo il meglio e il più sostanzioso della vasta -materia, raccolga il mio ragionare quasi tutto negli ultimi anni -della vita di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>; ne' quali, d'altra parte, un secolo -intero sembra esser trascorso, e ai quali porterà invidia in qualunque -età qualunque principe d'alto sentire, e che abbia cuore -d'innamorarsi della sventura e di non tremare il martirio. -</p> - -<p> -Io dico e ripeto, impertanto, con gran fermezza, che i -concetti e le mire di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, quali segnatamente negli -ultimi anni si palesarono a tutto il mondo, ed alle quali accomodò -ogni pensiero e ogni azione, furono le più pure insieme -e le più eccelse e benefiche a cui può voltarsi una elevatissima -mente e un petto generoso ed intrepido; e al mio giudicio, -procede da esse sole tal merito, da tenere viva e onorata -in perpetuo la sua memoria. Nel vero, di molte e varie -<span class="pagenum" id="Page_438">[438]</span> -accidenze di guerra e di molti imprendimenti formidabili -e strepitosi ragiona la storia; e più a lungo ed enfaticamente -assai, con quanto maggior sangue e maggiore perturbazione -e ruina di cose si consumarono. Ma se dalla giustizia ed utilità -del fine lecito fosse di misurare la bellezza e splendenza -loro, quante di esse imprese pensiamo, o Signori, che si rimarrebbero -degne d'encomio e di ammirazione? Certo, lasciando -pure intatta ed inesplorata l'antichità, io vorrei che -in qualche dotto e prudente uomo fosse stato arbitrio d'interrogar -d'improvviso o Carlo quinto, o l'emulo suo Francesco, -o Luigi decimoquarto, o Carlo di Svezia, o (mi si dia licenza -d'aprir tutto il vero) quel Genio stesso tragrande che -regnò, non à molti anni, dal mare germanico al mar siciliano -e dalla Loira alla Vistola, e osò portar guerra ad un -tempo medesimo sulle terre Gaditane e sulle Moscovite. Io -vorrei, dico, che in alcun giorno de' più radiosi e beati del -viver loro, quel savio che io mi figuro avesse inopinatamente -potuto a ciascun d'essi addirizzare queste o somiglianti parole: — Creatura -mortale e peccabile, che pensi, che imprendi, -ove guardi? Veggo gesti rumorosi e magnifici; veggo -battaglie e conquiste, paesi sconvolti, ordini antichi mutati; -ma i fini proporzionati del bene e dell'utile, e la necessità -e giustizia delle cagioni non veggo. Degna mostrarmi il largo -e perpetuo profitto che il genere umano intero, od almanco -la tua nazione, è per trarre da sì gran copia di sangue, da sì -profondi guastamenti, da guerre sì lunghe e sì disastrose. — Del -sicuro, a interrogazioni cotali non avrebber fallito risposte -ingegnose e magniloquenti da ciascuno di que' famosi. -Ma negli occulti del cuore e negli ultimi penetrali della coscienza -un subito scompiglio sarebbe pur nato, e una involontaria -e amarissima dubitazione intorno alla bontà e legittimità -del proposito. Interrogato in quella vece di ciò medesimo -Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span> in qualunque tempo e in qual sia frangente -di cose, chi di noi nol vede e non l'ode speditamente rispondere, -con pacata serenità e alterezza dal profondo dell'animo -attinte: — Chiedi quello che io voglio e ch'io fo? io la più santa -e legittima voglio e procuro di tutte le imprese, l'affrancamento -d'Italia. — -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_439">[439]</span> -</p> - -<p> -D'ogni e qualunque azione civile, la principale e migliore -per merito, per dignità, per bellezza, per santità, per fama, -sempre fu reputato il procacciare, con arduo sforzo ed eroico, -la liberazione della patria dalla tirannide dei forestieri. Imperocchè, -fondamento d'ogni libertà e d'ogni diritto è la politica -indipendenza; rimossa la quale, può solo sussistere -un'apparente libertà e un apparente diritto. Del pari, nella -indipendenza è il principio vero e spontaneo e la cagione efficace -e sempre ubertosa di ogni prosperità e grandezza sociale; -essendo che l'ordine morale del mondo à determinato -e prescritto ab eterno, che le nazioni, primamente e originalmente -da natura costituite, rimanendo signore ed arbitre -de' proprj destini, arrechino all'intera famiglia umana quella -stessa varietà d'indole e quella eccellenza stessa speciale di -attitudini e di talenti, che può ogni singolo uomo arrecare -alla propria città; onde risulta l'armonia portentosa delle differenze, -il cambio e la mutuazione degli uffici e dei comodi, -e in fine l'incremento e il progresso del comun bene. Il perchè, -oppressare l'autonomia naturale dei popoli si è rompere -guerra scelleratissima alla Provvidenza, la quale a ciascuna -nazione liberalmente concesse di veder meglio che tutte le -altre una sembianza del vero e del bene eterno, e assegnò -qualche proprio e nobile ascendimento su per l'immenso -scaleo della perfezione civile. Da ciò procede, che l'antichità -e la modernità puntualmente concordano ad anteporre ad -ogni specie di nome illustre quello di coloro che, impugnata -con retto animo la spada di Matatia, spesero i sudori, il sangue -e la vita per purgare la terra degli avi dal contatto pestifero -degli stranieri. Da ciò procede eziandio, che il tempo e -la vecchiezza consumatrice di tutte cose, in luogo di nuocere e -logorar come tarlo le memorie di quelli, le riforbisce di mano -in mano, e le cinge di lampi e splendori: tanto che si trasmutano -in simboli e in figure ideali ed archetipe, e sono segno e -subbietto alle tradizioni popolari e alle fantasie de' poeti; i -quali, in tal caso segnatamente, la storia e la favola tessono -insieme non già per trastullo, ma con intuito secreto d'una -verità più alta e più vera della storia medesima. Così d'Erminio -è accaduto appresso i Germani, così di Guglielmo -<span class="pagenum" id="Page_440">[440]</span> -Tello appresso gli Svizzeri, così di Giovanna d'Arco in mezzo -a' Francesi, e di Giovanni da Procida tra' Siciliani, e del Cid -e de' suoi cinque figliuoli tra' Castigliani. Ed io stimo medesimamente, -che dai nostri tardi nepoti non verrà nelle canzoni -loro popolaresche taciuto il nome di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, nè -andrà egli senza onore di simboliche figurazioni; chè anzi, -quanto più travaglio e sangue e sudore costerà agli Italiani -il vendicarsi in essere di nazione, con quanta maggiore felicità -e amplitudine ripiglieranno di poi il corso delle preterite -glorie e ritroveranno le orme dell'antica fortuna, altrettanto -diverrà chiara e di giorno in giorno più rinnovata e -ringiovanita la tragica memoria di questo principiatore eccelso -della risurrezione italiana; conciossiachè gli uomini -delle cose grandissime ammirano sopra modo i principj, e -gli reputano come divini. -</p> - -<h4>IV.</h4> - -<p> -Ma io non vorrei, uditori, lasciarvi pensare che io vo -derivando in parte le lodi del mio personaggio dalle fonti -della poesia. Chè anzi, spiacemi oltre misura di non possedere -parole tanto significative e semplici insieme, da mostrare la -materia che tratto nella sua nuda e maestosa grandezza, fuggendo -i fiori e gli stratagemmi della rettorica. -</p> - -<p> -Pericle pregato dagli Ateniesi di dir le lodi solenni e -publiche de' cittadini morti nel primo anno della guerra peloponesiaca, -usò d'un artificio notato dai buoni maestri dell'eloquenza; -e ciò fu lo spaziarsi da prima con isplendente -e copiosa orazione nelle lodi d'Atene e della republica, descriverne -i pregi, dinumerarne i gran capitani, narrarne i -gesti più chiari, espor la sapienza delle leggi, i miracoli -dell'arti e dei monumenti; poi, con subito trapasso e non -aspettato, conchiudere: — per sì fatta città e republica, per sì -gloriosa cittadinanza sono combattendo caduti e morti costoro. — Convenientissima -cosa a me pur sarebbe, o Genovesi, -il misurare dalle grandezze, come dalle sciagure estreme -d'Italia, la nobiltà e grandezza dei fini, dell'ardimento e -dei beneficii di Carlo Alberto. A me pure, dove il subbietto -<span class="pagenum" id="Page_441">[441]</span> -chiedesse ornamenti ed amplificazioni, bello sarebbe stato -entrar nelle lodi d'Italia, e concludere dicendo: — per questa -patria comune, la più gloriosa fra tutte, come altresì la più -sventurata; per questa madre onoranda della civiltà dell'intero -Occidente; per l'Italia due volte dominatrice del mondo -e legislatrice; per la culla sublime de' più sacri ingegni che -la stirpe umana abbiano mai decorato; per gli eredi del nome -latino e della magnitudine vera e pur non credibile del -romano impero, è insorto, à combattuto, à sofferto, è dal -trono disceso, à la vita in travagli e angosce trapassata e -chiusa l'Eroe che qui celebriamo. — -</p> - -<p> -Ma non sono ben degne di Carlo Alberto le lodi che a -molti si possono accomunare. Assai gli basta (e vel proverò) -ciò che à di singolare e di proprio; e vi giuro con sincerissima -lingua, che io il miro collocato in una cima di gloria, -ove abita solo. E per rispetto all'Italia, potrebbesi egli tacere -ciò che il distingue veracemente fra tutti, e che forse non -tutti ànno a dovere considerato? Io vel dirò molto in breve. -Antichissima è certo la gentilezza di nostra patria, e comparsa -adulta e matura fra gli uomini infinito tempo prima -di quella delle moderne nazioni; imperocchè poco meno di -trenta secoli di civiltà ricorda e narra, giù per continue trasmutazioni, -la storia italiana. In tanto corso, adunque, di tempi -e di avvenimenti, egli è da cercare a quanti principi e capitani -(chè degli uni e degli altri è innumerevole copia) à -gradito di sguainare il ferro e pericolarsi a morte per salvare -e redimere la patria comune. A quanti? Dio immortale! -a nessuno. Ricorderemo noi forse gl'imperatori tedeschi -che, facendo d'Italia un feudo alemanno, assumevano come -per ischerno il titolo di romani e di augusti? O, per lo contrario, -ricorderemo gli autori e conducitori della Lega Lombarda? -Ahi lombarda l'appellarono con ragione, e non italiana, -dacchè tanta parte d'Italia ne venne esclusa. Gran -dicería si fa (e torna utile che si faccia) del proposito fermo -e virile che dicesi avesse Giulio secondo di smorbare l'Italia -dai barbari. Pienamente voglio credere all'alto e animoso -disegno, non malagevole ad effettuarsi in quel tempo dai Papi, -quasichè onnipotenti. Ma mentre il fatto non à provato la -<span class="pagenum" id="Page_442">[442]</span> -verità di quel desiderio, bene col fatto si prova, che da verun -altro ricevè Carlo VIII impulsi più frequenti ed acuti per iscendere -alla conquista di Napoli, da veruno gli furono più raccorci -gl'indugi, e meglio acchetati e rimossi i dubbj e vinte -le esitazioni, quanto da esso Giulio, allor Cardinale: e certo, -divenuto Pontefice, non incominciava egli da buon italiano -la impresa italiana, collegando seco Francesi e Tedeschi a -danno e sterminio dei Veneziani. Fu inutile presente della -fortuna, che quel magno e terribile delle cui vittorie l'età -nostra non si stanca di ragionare, uscisse dal nostro sangue, -e stringesse in pugno tutti i nostri destini. Sotto il costui -impero, Roma, Firenze, Torino, e tu, Genova, foste città -francesi; e il Regno che portava il sacro nome d'Italia, stringevasi -tutto fra l'Olona e il Clitunno. Da ultimo, menzioneremo -noi quel soldato forestiero e audacissimo, che, certo di -cadere dal trono regalátogli poco dianzi da Buonaparte, gridò -per estremo suo scampo — Indipendenza italiana, — pronto -a spartire di poi col cognato la illustre preda, qualora quegli -non ruinasse? Chiudiamo il discorso. Questa meraviglia dovranno -attestare i futuri, di questa nessuna storia potrà tacere: -che, cioè, tra l'immenso numero de' potenti a cui -venne per li tempi commesso il freno d'alcuna parte delle -Belle Contrade, tu, <span class="smcap lowercase">CARLO ALBERTO</span>, fosti il primo e il novissimo -che snudavi la spada per riscaldare tutta quanta la -terra Ausonica; nè leggiermente o per poco il pensasti e volesti, -ma sempre, e con tutte mai le potenze dell'animo e -le forze della mente e del braccio; nè porzione alcuna dell'essere -tuo rimásesi non addetta, non devota, non sacra all'Italia -insino alla morte; e morte desiderasti nella guerra -liberatrice, e che qualche salvezza ed onore all'Italia fruttificasse. -</p> - -<h4>V.</h4> - -<p> -Proviene da ciò, che ne' funerali questo dì celebrati nessuno -scorge una solennità genovese o ligure o piemontese, -ma italiana ed universale; e vi assistono in desiderio e in -ispirito le genti della Penisola quante ci sono. E al nostro -<span class="pagenum" id="Page_443">[443]</span> -gran lutto risponde per ogni intorno il lutto della Nazione, -e in ogni cuore trapassa il nostro compianto, e da innumerabili -petti esce un solo sospiro. Che se al giusto e pio dolore -degl'Italiani non fosse dalla violenza o straniera o domestica -vilmente interdetto il manifestarsi con publico rito, in -qual parte riposta e remota del Bel Paese, in qual minima -città, in qual villaggio, oso dire, non vorrebbesi suffragare -ed esequiare in comune, e con accompagnamento di vere e -caldissime lacrime, l'anima gloriosa di questo Monarca? il -quale unico tra gl'infiniti signori di nostra patria, e quasi -non dissi fra i privati cittadini altresì, amò tutte le genti -italiane con dilezione ugualissima di fratello e di padre; e, -contro l'esempio e le inclinazioni de' suoi medesimi precessori, -in cambio di aver cari gli altri Italiani come prossimi -e consanguinei, ebbe cari i suoi Subalpini solo perchè Italiani. -Ma le sciagure stesse d'Italia, e le ingiurie e gli sforzamenti -del crudele inimico, questo effetto non malo producono -almeno: che intorno al feretro augusto s'adunano in folla i -miseri sbandeggiati d'ogni nostra provincia, e qui degnamente -le figurano e rappresentano, e nel proprio e manifesto -rammarico attestano il secreto pianto e cordoglio di tutte le -latine città. Qui voi pure state presenti, ahi sventura! o -fratelli di Venezia, o invitto e intrepido retroguardo dell'armi -italiane, rifatti degni di rivestire la gloria di quattordici -secoli, arditi di combattere soli contro tutto un impero, -manomessi non dal ferro ma dalla fame, cedenti per accordo, -non per disfatta. Sia luogo alla verità; di niun corrotto -e di niuna lacrima trarrà l'anima benedetta di questo Martire -più compiacimento e più onore, che delle vostre, o prodi -come incolpevoli, o per ogni virtù militare e civile insigni -e specchiatissimi Veneziani. -</p> - -<h4>VI.</h4> - -<p> -Bello e magnifico è tutto ciò, e sufficiente, mi sembra, -a far venerando ai venturi qualunque nome di re. Pur nondimeno, -se in voi mantiensi, uditori, l'onesto desiderio di -<span class="pagenum" id="Page_444">[444]</span> -più avanti considerare l'essere sostanziale della virtù, seguitando -a bene distinguerlo e segregarlo dagli accidenti, -massime dagli esteriori assai più soggetti all'arbitrio dei -casi e al torto giudicio degli uomini, le lodi che mi rimangono -a dire di <span class="smcap">Carlo Alberto</span> riusciranno maggiori e più -rare; e se ne riverbererà un lume d'insegnamento da spandersi -con profitto grande non pure fra i popoli italici, ma sì -fra tutte le genti civili e cristiane. Il perchè, quando mi fosse -fattibile, io chiamerei volentieri ad udire questa parte seconda -del mio discorso gli uomini tutti che ànno in Europa -autorità e ingerimento continuo e principale nelle faccende -publiche, ed assai facoltà d'informare e allevare l'animo e -l'intelletto delle moltitudini. Io dico ed assevero, che io farei -ciò premuroso e senza paura d'orgoglio; conciossiachè la -imperizia e la ruvidezza del ragionare non potrebbe dal lato -mio esser tanta, da spegnere affatto il fulgòre delle verità che -fuor del mio têma di per sè traluce e sfavilla. -</p> - -<p> -Per fermo, tra i vizj molti e gravissimi che incattivirono -la nostra età, e onde marciscono in poco d'ora i frutti -delle sue fatiche e de' suoi tentamenti, il pessimo, al mio -sentire, si è quella inerzia della gente mezzana a combattere -il male e zelare il bene; quel difetto di fede profonda -ed inconsumabile nella verità e nella giustizia; quei concetti -o dubitosi o travolti, così intorno ai diritti ed alle franchigie, -come intorno agli uffici ed alle virtù e imprese cittadinesche; -quello scarsissimo sentimento dell'annegazione e del dovere, -e quell'insorgere invece con infinita baldanza ed avventatezza -contra ogni autorità ed ogni titolo di primazia. Quindi, -pur troppo, è nato che l'eguaglianza civile e politica viene -professata e voluta più assai per invidia dei beni e delle -preminenze altrui, che per ispirito vivo e sincero di dolce -fraternità: quindi, piuttosto che affaticarsi ad alzare ed accostare -gl'infimi ai sommi, abbattesi rabbiosamente ogni cima, -e a quella gretta mediocrità, che riman di poi, d'ogni -condizione e d'ogni intelletto, dàssi lo specioso nome di pura -democrazía: quind'infine, spogliato e nudato l'animo delle -speranze sopramondane, e lasciatogli le sole mondane e caduche, -l'amor dei piaceri e delle ricchezze predomina e tiranneggia, -<span class="pagenum" id="Page_445">[445]</span> -e nel volgo si fa bestiale, ed ogni promettitore -d'un paradiso in terra acclaman profeta e levano in sullo -scudo. Dopo ciò, non è da stupire, se in tanta declinazione -ed alterazione del senso morale, e, d'altra parte, in tanto -sdegno ed irrequietezza di spiriti, il mondo come tutto si è -scosso e scomposto, così nessun ordine e nessun assetto naturale -e durabile abbia per anche trovato; e nessun termine -di moto e di mutazione al cominciamento loro consenta e -risponda. Agli impeti coraggiosi e alle sollevazioni formidabili -e quasichè generali, subito sottentra tedio, diffidenza e -stanchezza; alla bontà e interezza delle prime intenzioni -succedono, tra brevissimo, esorbitanze e tristizie: in secolo -della sua civiltà e de' liberi suoi concetti superbo e fastoso, -vedesi ogni questione di ordini e istituti politici vinta e risoluta -dal ferro; e quei governi rimanere al di sopra, che -meglio conversero le milizie loro in automati armati, e in -cittadelle sè moventi, e costrutte e murate di uomini. In cotal -guisa, le idee del bene e del retto appajono dall'una e -dall'altra banda manomesse e sconvolte, e la forza è il Dio -dello Stato; e a quella nazione che vive -</p> - -<div class="poem"><div class="stanza"> -<p class="i01">Mai sempre in ghiaccio ed in perpetue nevi,</p> -</div></div> - -<p> -e geme tuttora, per iscandalo della civiltà e del Cristianesimo, -in abbiezione di schiavitù, sono concedute al presente le prime -parti e il supremo arbitrato d'Europa. -</p> - -<h4>VII.</h4> - -<p> -Ora, a siffatto pervertimento dell'ordine, e a tale nuova -dissipazione delle più care speranze del genere umano, non -sarà posto compenso nè termine, insino a quando non ritorni -trionfante nei petti nostri la religione. E d'altro lato, non mai -questa gl'impronterà del suo saldo e lucente suggello, insino -a tanto che, permanendo eguale ed immobile nella sostanza -sua, non muteràssi in parecchie disposizioni e accidenti, e -non piglierà a santificare e validare con divina sanzione quei -pensamenti vasti, quegli affetti virili e quelle nobili propensioni, -le quali sveglia la libertà, la ragione approva, illustra -<span class="pagenum" id="Page_446">[446]</span> -e nudre la scienza, e le quali confidansi di menare il consorzio -umano in più franca e spaziosa via di progresso e di perfezione. -Da tutto ciò risulta quello che mi sembra doversi -chiamare assai convenientemente la Religione Civile. E perchè -non mi accade qui di spiegare e chiarire come in aula -accademica i larghi e fecondi concetti adunati sotto tale denominazione, -ve ne darò con qualche acconcia definizione e -similitudine un cenno ed un saggio. La Religione Civile, pertanto, -che è dal secolo desiderata più che altro bene, e si va -nelle menti e nei cuori ogni dì più rivelando, non reca (e -mai nol potrebbe) alcun detrimento ed alterazione alla santissima -religion nostra, e alla moralità perfetta degli Evangeli; -ma, per opposto, ella è un incremento leggiadro e mirabile, e -una nuova faccia della virtù e del bene, poco avvertita per -innanzi e male intelletta: chè la virtù umana procede ella -pure con legge di spiegamento e di ampliazione, non forse a -rispetto delle sue interiori disposizioni, il cui pregio raccogliesi -tutto per avventura nella perfezione della volontà, ma sì -certo a rispetto delle esteriori manifestazioni, e della potenza -ch'essa virtù acquista maggiore e più celere di effettuare il -bene e moltiplicarlo, e crescere la universale eccellenza del genere -umano. La <i>Religione Civile</i>, pertanto, dilata e sublima con -nuovi uffici la cristiana pietà, in quanto che alle virtù mansuete -e private aggiunge ed innesta, assai meglio che per addietro, -le pubbliche, e alle famigliari le cittadine; santifica tutti i -negozj politici con puro consiglio operati; insegna, più schiettamente -che in ogni passato tempo, i termini dell'obbedire e -del comandare; nè si ferma, come insino a qui parean fare -i buoni, ai lamentevoli libri di Giobbe, ma prosiegue oltre, e -legge e medita assai intentivamente e con fervoroso animo -nei santi libri de' Maccabei. Insomma, la Religione Civile infonde -e sveglia nella mistica lira dell'uman cuore una nuova -e celeste armonia, stata finora sentita da pochi spiriti eletti, -e solo con segni e colori simboleggiata dal divino Raffaele, -quando alla forma greca soavemente trasmise e congiunse la -idea e il sentimento cristiano. Resta che nel mondo morale -la medesima contemperanza si effettui, e la immacolata luce -degli Evangeli penetrando di sè le virtù greche e latine, le -<span class="pagenum" id="Page_447">[447]</span> -ammendi e purifichi, e tanto valore lor porga, quanto le virtù -ascetiche ed eremitiche ànno paruto sino a qui possedere per -proprio ed unico privilegio. -</p> - -<h4>VIII.</h4> - -<p> -Io sembro, o Signori, avere di mille miglia scostato il -discorso dal suo subbietto; eppure, mai non mi è partito da -sotto gli occhi, e, senza bisogno alcuno d'artificiosa transizione, -torno a lui d'un sol passo. Conciossiachè di quella fede -inconcussa nel bene, nella verità e nella giustizia; di quel -senso coraggioso, immutato ed assiduo del dovere, di cui dicemmo -soffrire inopia grandissima la nostra età; di quella religione -civile, insomma, che nell'esercizio delle virtù publiche -ammaestra e infiamma il buon cittadino, e il fa nei pensieri -e nelle opere riuscire stupendo ed intemerato; io non mi diffido -di asserire, che il primo e solenne testimonio ed esempio -dato a questi tempi vanissimi e fluttuanti nel dubio, è Re Carlo -Alberto. Costui, negli ultimi anni del suo regnare, diventato -modello a sè stesso, e trovato nella sua rigida e guardinga -coscienza un nuovo aspetto di virtù, quale l'indole propria -e il rimutarsi dei casi e i moderni concetti e le necessità -d'Italia e il corso e perfezionamento della ragion morale gli -dimostrarono, visse singolare e straordinario come principe -e come uomo, e a tutti gli avvenire porse subietto imitabile. -Gloria invidiata d'Italia, potere, in tanta caduta ed umiliazione, -farsi per lui, in materia gravissima, norma salutare all'Europa, -e scuola e ammaestramento ai popoli d'una pietà eroica, -e d'un abito di religione, con solo il quale varranno le odierne -generazioni a ricomporre la forma dell'animo, e, con l'animo, -i sociali e politici ordinamenti. Fu <span class="smcap">Carlo Alberto</span> devoto -e pio quanto il nono Luigi, quanto lui valoroso e leale, -al par di lui penitente: ma fu datore e servatore di libertà -come un re di Sparta; amò la patria e la gloria come un antico; -sentì il debito di cittadino ed ebbe concetti magnanimi -e smisurati come un romano. Il perchè, chi vuol far ritratto -fedele di questo Principe, cerchi le credenze più sane e più -inviscerate del medio evo, e raccolga in uno le cavalleresche -<span class="pagenum" id="Page_448">[448]</span> -virtù dei Crociati; componga il rimanente con le luminose -pagine di Plutarco e di Tito Livio. Darà prova e conferma -di tutto ciò quanto son per narrare. -</p> - -<h4>IX.</h4> - -<p> -Pochi anni dopo il 1840, apparvero i primi indizj dell'eminente -e riposto pensiero del Re. Al libro delle Speranze -d'Italia e all'altro del <i>Primato civile degl'Italiani</i>, mostrò di -fuori buon viso, nell'animo fece festa e plauso vivissimo, godendo -di veder gli scrittori persuadere e muovere la nazione -a più savj consigli e a praticabili proponimenti. In quel mezzo, -le riforme moltiplicava; e ampliando gli studj, massimamente -di storia e di giure, promulgando i Codici troppo lungo -tempo aspettati, promovendo le industrie e i commerci, l'arti -geniali erudendo e premiando, suscitava ne' popoli le infingardite -facoltà dell'ingegno e del sentimento, adusavali all'impero -imparziale e non rimutevole della legge, e alzava -a cose magnifiche le loro speranze e i lor desiderj. Concordi, -operosi e disciplinati serbava gli ordini ministrativi, integerrimo -il magistrato. Altrettanto di bene volea succedesse -nell'esercito e negli armamenti, dove o l'imperizia o la trascuraggine, -o molto peggior cagione frustrato non avesse -l'intento premuroso e continuo del buon Principe. In sostanza, -ogni cosa avviavasi, benchè lentamente, a preparare i Subalpini -a gran fatti, e a prove (può dirsi metaforeggiando) non -da uomini ma da giganti. Già nel 1846 scoppiavano molte faville -del nazionale ardore che in petto al Re divampava. Già -al Congresso degli Scienziati raccolto in Genova, e festeggiato -a cielo da questa ospitalissima cittadinanza, dava il -Principe libertà di discorso e di stampa; tanto che parve la -radunanza accademica tramutarsi affatto in politica, e l'Italia -udire, racconsolata ed attonita, la voce congiunta e concorde -di tutti i suoi figli. A detti e a sentimenti poco dissimili porgeva -occasione il primo congregarsi altresì de' Comizj Agrarj, -dal Re consentito e voluto. Già, senza uscir del buon dritto, -ricusava <span class="smcap">Carlo Alberto</span> di più oltre osservare certi patti gravosi -temporalmente convenuti tra l'Austria e il Piemonte -<span class="pagenum" id="Page_449">[449]</span> -circa ad alcune merci e derrate dall'uno nell'altro Stato trasmesse. -All'Austria, avvezza a signoreggiare in ogni corte -italiana, ciò parve nuovo ed acerbo, e fieramente se ne sdegnò; -ma non sì che intendesse le mire ultime e generose nascoste -in que' fatti: imperocchè non possono i despoti figurare -e credere in altri quel che non sentono essi o dispregiano, -e che alla volgare loro ambizione d'infinito spazio sovrasta. -Di tal modo le cose maturavano nel Piemonte. Ma, ciò non -pertanto, versava l'animo di <span class="smcap">Carlo Alberto</span> in molte dubiezze; -non a rispetto del fine sovrano, e del volerlo (quando -che fosse) interamente e con gagliardezza raggiungere ed -adempire; ma sì bene intorno alla scelta dei mezzi, e all'indirizzo -da darsi all'eroico intraprendimento, e al come condurlo -in guise ottime e conformi alla sua pietà, e fermate sopra -principj d'irrefragabile bontà e giustizia. Conciossiachè molti -fra suoi cortigiani, e fra' religiosi più intramettenti e troppo -da lui caldeggiati, veniangli mostrando e raccomandando una -sorta di pietà, di giustizia e di carità oppostissima al concetto -che l'indole sua, naturalmente diritta e nobile, s'avea -foggiato. Ciò più che altro il teneva perplesso. Però scolpiva -in una medaglia il leone Sabaudo pronto a percuotere con -l'alzato artiglio l'aquila spuria e difforme, solo che vedesse -spuntare in cielo l'astro aspettato, cioè un segno precursore -e fatale ch'egli credeva non dovergli a tempo fallire, e non -esser remoto. Ed ecco, veracemente, sorgere un lume improvviso -e sfolgorantissimo in Vaticano, ai cui lampi ed al cui -tepore sembrano nel miserando deserto d'Italia rigerminar -tutte le antiche semenze di onore, di libertà, di sapienza e -di gloria. Certo, nessuno salutò quella luce con più di appagamento -e letizia, che Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span>; avvegnachè da -quel punto a lui cessarono le esitanze, e ogni oscurezza si dileguò, -e raccolse entro l'animo il pieno e sicuro criterio morale -d'ogni futura opera sua. Stimò allora ed ebbe per fermo, -nè per qualunque mutare d'uomini e d'avvenimenti cangiò -egli di poi sentenza, che Dio medesimo gli rivelasse in modo -patente e straordinario, a quale specie di pietà e a quali virtù -ardite e maschie e fruttuose fosse chiamato ed eletto. Compiersi, -alfine, il felice connubio tra la libertà e il papato, tra -<span class="pagenum" id="Page_450">[450]</span> -il progredimento civile e la Chiesa; Roma cessare di troppo -blandire i potenti, e verso i popoli nuovamente accostarsi; -già riconoscere nelle Nazioni il dritto primitivo ed ingenito -di possedere sè stesse; già spandere benedizioni sulle armi -che quello difendono, e più validamente venir sancito da lei -quel pronunziato antichissimo, che combattere e perire a pro -della verità e della giustizia torna a un medesimo che combattere -e morire per Cristo Signore, <i>cum Christus sit veritas -et justitia</i>.<a class="tag" id="tag42" href="#note42">[42]</a> Allora <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, abbracciando la sublime -impresa d'Italia con la fede viva ed inestinguibile d'un Buglione -e d'un Riccardo, subito pose in disparte le troppe -cautele, i viluppi, gli ondeggiamenti e gli artificj dell'usuale -diplomazia. Quanto più generosi ed aperti i mezzi, tanto gli -parevano da preferire; la calcolatrice prudenza de' Gabinetti -spregiò, e neppure si volse indietro a guardare i maneggi e -le pratiche del passato: così diverso volea che fosse il presente, -e di così animosi e solleciti fatti ripieno. Gran caso, -vederlo scostarsi ad un tratto da quella ragion di stato avveduta -e scaltrita, che mena ordinariamente i negozj di tutte -le corti, nella quale sono allevati e formati i principi, fatta -a lui parere più necessaria dalla malagevolezza dei tempi, -predicatagli da tutta la storia di Casa sua. -</p> - -<h4>X.</h4> - -<p> -Di tal guisa, e per opera di tanta trasmutazione, eragli -fatta facoltà di pronunziare le parole stesse di Dante Alighieri: -<i>In quella parte del libro della mia memoria, dinnanzi la quale -poco si potrebbe leggere</i> d'impensato e straordinario, <i>si trova -una rubrica la quale dice</i> <span class="smcap">Incipit Vita Nova</span>. Non però, che Re -<span class="smcap">Carlo Alberto</span> non avesse di lunga mano addestrato sè stesso -all'eroica trasformazione con abiti malagevoli di virtù, e con -pratiche disciplinari, cotidiane e durissime. E quantunque Egli -siasi imbattuto a nascere d'una progenie di re, severa quasi -sempre di spiriti e austera di costumi e di usanze, ciò non -pertanto rimarrà notabile ed esemplare a moltissimi principi -il tenore della sua vita. Levarsi mattutino, e alle cure del regno -<span class="pagenum" id="Page_451">[451]</span> -attendere tuttodì, fino alla tardissima notte, con applicazione -indefessa ed assidua. Non feste, non cacce, non isvagamenti, -non teatri, non balli: in tanta abbondanza d'agi e -piaceri, in tanta facilità di trovarli o crearli, niuna specie -di singolari solazzi, niuna voglia sregolata, niuna vanità. -Frugale e parsimonioso per sè, splendido negli altri e regalmente -cortese, e delle arti geniali munifico protettore. Presto -infermato di quel malore lento e cupo, che al sepolcro -dovea menarlo molto innanzi del tempo, non pure il sostenne -con pazienza e serenità inalterabile, ma costantemente gli -si oppose con tale sobrietà ed astinenza, che ai testimonj giornalieri -soltanto del vivere suo si faceva credibile. Nè stimando, -con tutto ciò, spianata ogni ruga dell'anima, e meritato -lume e soccorso da Dio per la sacrosanta impresa che -meditava, venne per parecchi anni moltiplicando i digiuni e -il fervore delle orazioni; le quali più volte fu veduto ripigliare -nel silenzio delle notti invernali, rompendo quei sonni -brevissimi che al logoro corpo suo concedeva. Così questo -eroe cristiano si persuase e credette, a parlare con l'Apostolo, -<i>di vestir l'uomo nuovo</i>, e riuscire perfetto campione della -causa d'Italia, che è pure causa di Dio. -</p> - -<h4>XI.</h4> - -<p> -Io m'accorgo, e nol celo, che le cagioni le quali ritrovo -ed espongo de' fatti che vo raccontando, sembrar possono -troppo insolite, e troppo tenere del maraviglioso e del mistico. -Ma, d'altra parte, io sono scusato compiutamente, se necessità -mi sforza ad attribuire a quei fatti le cagioni proprie e -impellenti, ancora che al primo aspetto elle ci compariscano -nè bene congeneri nè proporzionate nè prossime: -e ch'io le desuma dalla natura vera ed intrinseca del -personaggio di cui discorro, vi diverrà chiaro e patente, -quando l'attenzione vostra non si ritiri dalle ultime narrazioni -che imprendo. Certo, non ò io fabbricato quel -forte sorprendimento dell'animo, e per poco non dissi -quello stupore che induce in tutti vedere <span class="smcap">Carlo Alberto</span> in -sul mettere le prime orme nell'arrischiato e non mai battuto -<span class="pagenum" id="Page_452">[452]</span> -sentiero; vederlo, dico, alle più ricise e ferme e sollecite -risoluzioni appigliarsi, quando per addietro, predominato dal -vizio stesso della sua complessione, e dalle infermità che dentro -le forze gli consumavano e i più vigorosi spiriti del sangue -mungevangli, pareva troppo sovente rivolgersi e travagliarsi -tra opposti consigli, ed éssersegli fatto ordinario ed -abituale l'esitare e il temporeggiare. Intelletto assegnato e -prudente, in nessuna cosa eccessivo, in nessuna impetuoso, -avvezzo a temere il male più che il bene a sperare, negli uomini -poco fidante, del rivolgersi dei casi estimator non corrivo; -diviene, per carità d'Italia, speditissimo e confidentissimo, -e imprende fatti così audaci e zarosi, che temerarj -dimanderebbonsi dove men liberale e men santo fosse lo -scopo. Altrettanto prodigioso à sembrato vederlo ad un tratto -spogliare quell'apprensione continua dei popolari movimenti, -e quella voglia ed inclinazione a resistere loro, statagli per -lunghi anni accresciuta e avvivata da sleali consiglieri, che -tante volte ànno procurato ingannarlo, tante divertirlo da' -suoi nobili concepimenti, e d'una in altra contraddizione trabalzarlo. -In fine (e ciò gli antichi avrebbero quasi chiamato -un trasumanarsi), dopo consumata la maggior parte di sua -vita in mediocrità di fama e di opere, non un pensiero, non -un atto, non una parola lasciar quindi innanzi udire e conoscere, -che eroica non sia, nè battuta (a così parlare) con lo -splendido conio della immortalità, e la qual non trascini seco -la dilezione, la maraviglia e la gratitudine di tutte le Genti -Italiane. -</p> - -<h4>XII.</h4> - -<p> -Correva la fine del 1847, e crescevano i pegni dati da -<span class="smcap">Carlo Alberto</span> dei suoi liberalissimi intendimenti. E per fermo, -quel principe à larghi e veri spiriti liberali, e desiderio -sincero di spianar la via alle pubbliche libertà, il quale scioglie -dai vecchi legami la stampa, e inizia in tal guisa l'educazione -comune politica, e il regno non contrastabile dell'opinione. -Dalla quale franchezza di stampa incominciò il Re, -per appunto, l'emancipazione dei popoli suoi; la quale dovea -<span class="pagenum" id="Page_453">[453]</span> -per lo meno esser tanta, da suscitare quelle potenze migliori -della mente e dell'animo, che sono mezzi necessarj all'opera -somma e finale dell'Indipendenza. A rispetto poi di questa, -i colloquj degl'Italiani eran tali, e le vistose e pubbliche dimostrazioni -del comun voto e proposito sì fattamente moltiplicavano -(fra l'altre, la bellissima e strepitosa dei Genovesi -il dì decimo di dicembre), che doveano presto o tardi le cose -precipitare alla guerra; e però alle armi pensava il Re più -che mai studiosamente. -</p> - -<p> -Ma Dio gli tolse di poter maturare il gran caso, e con -molto più forti apparecchi emendare il fallo de' suoi ministri. -Per vero, al misurato e savio procedere degli Italiani -di riforma in riforma e d'una in altra miglioranza, fece prima -interrompimento la sollevazione di Palermo, poi l'altra -male augurata e tempestosissima di Parigi. Pure, per la rivoltura -di Palermo, divenne (mercè dell'affaticarsi de' buoni) il -moto riformativo italiano più concitato d'assai, ma non fazioso -nè ruinoso. Imperocchè le Carte ottriate dai principi -ottennero che alla piena subito cresciuta e già traboccante -dei desiderj e delle esigenze, fosse aperto un letto molto capace, -e dove il corso di quella pigliar potesse velocità equabile -e regolare. Invece, il soqquadro di Francia fu seme esiziale -e non estirpabile de' nostri danni, facendo le menti -vertiginose, dissolutissimi i desiderj, sbrigliate le passioni, -audaci e soverchiatici le sètte. -</p> - -<p> -Ogni buono se ne turbò. <span class="smcap">Carlo Alberto</span> ne pianse in -cuore, ma nulla cambiò del proposito, nè indietreggiò nè si -ristette nè schiuse l'animo alle diffidenze ed alle paure. — Dio, -con impulsioni interiori e con l'esterno e lungo portento -d'inopinabili fatti, comandami (pensava egli) d'incominciare; -eziandio a prezzo della vita e della corona, il risorgimento -italiano; e il cenno dell'alto verrà adempiuto. Se gli uomini -e la ventura sconceranno in gran parte il gesto sublime, -esso Dio, col tempo, docile ministro suo, e con l'arti ineffabili -di sua provvidenza, il ricomporrà. — In tale giudizio s'adagia -Egli tranquillo ed imperturbato. Ma ciò non toglie che, da -buon cittadino e da ottimo re, non provveda via via secondo -l'urgenza e la pressura dei casi. Arrola nuove truppe; a -<span class="pagenum" id="Page_454">[454]</span> -nuovi e solleciti apprestamenti fa metter mano. Abolisce per -le stampe ogni magistrato censorio; pone a guardia delle -pubbliche libertà le armi cittadine; promulga lieto e spontaneo -il Patto costituzionale, e affidane l'esecuzione ai più caldi -e provati fautori e promovitori. E perchè io non ritorni altra -volta su tale materia delle franchigie politiche largite e mantenute -da questo Re legislatore, io toccherò qui di volo, come -Egli, con diligentissima cura, anzi con gelosa e scrupolosa -vigilazione sopra sè stesso, mai non trasandò d'un attimo -quei confini ch'egli medesimo avea prescritti all'autorità regia, -e sempre fece consiglio e volontà propria la volontà e -il consiglio del Parlamento e dei Ministri: il che adempieva -egli appunto in quei giorni in cui maggiore sorgeva il bisogno -d'una leale dittatura, e dopo contratto per diciotto anni -di quieto regno l'abito cotidiano dell'assoluto comando. Forse -nei negozj civili gli era comodità e riposo il dimetterlo: gli -fu duro assai ne' militari, antica e domestica occupazione di -tutti della sua Casa, e de' quali avea riempiuto le men tristi -ore della sua vita. Pur nondimeno, così volle al nuovo -Statuto obbedire e star sottomesso, che quando venne domandato -da' suoi Ministri di cedere altrui l'impero supremo dell'armi, -mansuetamente rispose: — Se a voi par bene e giovi -alla patria e la legge il comandi, si faccia. — E non è dubbio, -che qualora a lui fosse venuto trovato tra' suoi capitani alcuno -tanto degno di quell'ufficio da spegner l'invidia e gradire -all'universale, egli avrebbe, simigliante a quel greco, -ringraziato publicamente Iddio del dare alla patria cittadini -di sè più valenti: nè mancò di supplire al difetto, chiedendo -a Francesi, a Svizzeri, a Polacchi, ripetutamente e con somma -istanza, un esperto e già vittorioso conducitore. Tanto la -pietà, lo zelo e il debito sempre vivo e operoso inverso la -dolce sua terra, facea modesto e premuroso costui, e dimentico -di sè stesso e d'ogni passato. Proficuo precetto alle genti -italiane, ed anzi rimprovero fiero e solenne, quando si pensa -il presumere loro insolente, e l'acuta febbre d'invidia che -continuo le travaglia e le rode. Nell'altro esempio dell'osservare -puntualissimamente i patti e le leggi, molti principi -si specchieranno, speriamo, con buon profitto: a noi rimane -<span class="pagenum" id="Page_455">[455]</span> -la felicità di sapere, che alla Maestà di Vittorio Emanuele II -non fa bisogno, e che in ciò principalmente vuol esser egli -del padre suo non allievo e seguace, sì bene compagno e -competitore. -</p> - -<h4>XIII.</h4> - -<p> -Ma giunta è l'ora, e le sorti della Penisola dipendono -tutte oggimai dal terribil giuoco delle spade. Milano insorge -disperata e furiosa contra il nostro antico avversario; e il -popolo suo dà imagine di quel gigante che pugna con innumerabili -braccia da un sol corpo animate, così congiunta e -stretta e concordemente feroce combatte quella città. Ne sono -gl'imperiali alla perfine scacciati, e Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span> è di -pronto sussidio richiesto, perchè il frutto non si disperda della -vittoria difficile e sanguinosa. Nel consiglio del Re non siedono -del sicuro uomini dubitosi e timidi, nè poco caldi della causa -nazionale. Niente di meno, il passo audacissimo e di momento -sommo e supremo, pone tutti in grave apprensione, e pendono -i più nell'avviso di soprattenere la mossa. — Mancare all'esercito -gran parte ancora dei Contingenti, e molti di questi -essere affatto svezzi dall'armi: sui nuovi coscritti non potersi -fare assegnamento veruno, perchè son al tutto e digiuni -d'ogni istruzione: dei fornimenti stessi da guerra aversi penuria -grande, e volerci tempo a supplire: sfidarsi uno de' più formidabili -potentati d'Europa, nel quale, checchè si dica, rimangono -tuttora vivissime forze; soprattutto, un esercito veterano -e disciplinatissimo, e turbe infinite da rifornirlo: aver penato -Napoleone e la Francia intera a domare l'Austria; che potrà -il Piemonte mal preparato? andarci la corona e l'onore di -S. M., la salute dei Subalpini, l'avvenire d'Italia. — Così ragionavano -i consiglieri; ma il Re, con aspetto animato insieme -e sicuro, rispose: — Signori! i Milanesi, fratelli nostri, son -minacciati di sterminio e mi domandano scampo; negherò -io d'ajutarli? innanzi al dovere la volgare prudenza si tace: -in me riposate; io mi fo di tutto mallevadore: all'armi, Signori, -all'armi! — Ciò dice, e smosso e conseguito l'assenso -dei circostanti, manda affrettatamente il Generale Bes, con -<span class="pagenum" id="Page_456">[456]</span> -qualche schiera più spedita e vicina, a soccorrer Milano; dentro -le cui mura, per altro, dichiara di non voler porre il -piede, quando non abbia per innanzi con lo splendore di qualche -vittoria ben meritato di visitarla. Godano altri d'ovazioni e -festeggiamenti dal titolo nudo di re e da lusinghiere aspettazioni -provocati. Egli arrossirebbe d'esser lodato di sole promesse -e speranze, colà dove tutti ànno prodigiosamente attenute -e compiute le proprie. Il dì 22 di marzo, intima guerra agli -Austriaci con parole le più infiammative del mondo, e che mai -l'Italia dalla bocca di un principe suo non aveva udite nè sperato -forse di udire. La notte del 26, egli medesimo il Re monta -in sella, e ponsi a capitanare il maggior corpo delle sue schiere; -le quali, per comando espresso di lui, spiegano al vento i -sospirati colori italiani, e il dì 29 entran le porte di Pavia. -</p> - -<p> -Così ebbe cominciamento la guerra del riscatto; durante -la quale, che il Re mostrasse valore e coraggio ad ogni pericolo -superiori, è poca meraviglia e mediocre pregio a paragone -con altre sue doti, e pensando che la militare bravura -è comune a tutti della sua stirpe, e già ne' suoi figliuoli -risplende segnalata e chiarissima. Ma come non accennare, -almen di passata, quanta virtù e fermezza ed annegazione -da lui richiedessero gli altri uffici del guerreggiare? Vi risovvengano, -Signori, le infermità sue, la complessione distemperata -e mezzo consunta, i dolori acuti che il trafiggono, -la lenta febbre che il lima e discarna. E contuttociò, guardate -come l'indomato suo spirito con istoica sofferenza e -ferreo vigore di volontà sostenta il corpo affralito, e partecipa -i disagi più duri, e le privazioni più lunghe e penose de' menomi -soldati. Ma sulle prime, Egli ebbe almeno a conforto -ed alleggiamento d'ogni patire i ben succeduti combattimenti, -le belle e frequenti prove dei nostri; vedere spesso -il dorso dell'avversario, sperare vicina una prospera e terminativa -giornata. A Goito, il 30 di maggio, sconfiggeva il Re -trentamila imperiali con solo diciannovemila de' suoi. A vespro, -e in quel mentre appunto che la vittoria scoprivasi a -tutti sicura e patente, giunsero lettere del Duca di Genova -annunzianti la dedizione di Peschiera; fortezza quanto altre -mai gagliarda e munita, con abilità e bravura difesa, e per -<span class="pagenum" id="Page_457">[457]</span> -soccorrer la quale movea da più bande molto sforzo di gente. -Corre la nuova tra le ordinanze, ripetesi di schiera in -ischiera, e d'indi escono voci infinite con un sol suono che -grida: — Viva <span class="smcap">Carlo Alberto</span> re dell'Italia. — Beatissimo lui, -se in quella giornata medesima, su quel campo fatto glorioso, -tra quelle armi vincitrici e incontaminate, avessegli il piombo -nemico squarciato il petto e recato la morte. Ma sarebbe fallita -alla misera Italia, troppa gran parte dei documenti e -degli esempi che le bisognano, e i quali doveano mostrarsi -specchiati e perfetti nell'esule volontario di Oporto! Molte -cose memorevoli io taccio e trapasso. Ma se mi vien meno -il tempo di raccontare le belle e venturose fazioni dell'esercito -nostro, dovrò io distendermi a far narrazione e pittura -delle sfortunate e sinistre? Descriverò io con dolore ciò che -è in mente di ciascheduno, la battaglia di Custoza, le vettovaglie -a un tratto mancate, l'esercito Subalpino per gli -stenti della fame e gli spasimi della sete atterrato e non -vinto? Narrerò come <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, o per difender Milano -o per procurarle almeno mansuete condizioni dagli imperiali, -abbandonasse i ripari certi che aveva dietro le sponde del -Po e del Ticino? Dirò come protestasse a molti più avventati -che coraggiosi, — poco importargli di farsi uccidere quivi o altrove, -tal dì o tale altro; e però, quando persistessero fermamente -a volersi ad ogni costo difendere, e privi eziandio -d'ogni speranza d'esito buono, ei disdirebbe le convenzioni -trattate col maresciallo austriaco, e di costa a loro combatterebbe -insino all'ultimo sangue? — Narrerò altresì com'egli -effettivamente disdisse i patti, e il Municipio invece li rannodò -e concluse, scorgendo certissimo lo sterminio della -città; e come di quindi nascesse scompiglio feroce, ire implacabili -e pazze, rischio estremo di guerra fraterna, rischio -estremo di vita pel calunniato Monarca? Scrivano di tal subbietto -i nemici nostri, e palpino volentieri quelle luride piaghe: -io ricondurrò prestamente il vostro pensiero sulla bontà -e intrepidezza di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>; le quali, a guisa di nave -fatta colle percosse, sotto il martello dell'avversità vedremo -riuscire compiute e ammirande, e alla civile santità conformissime. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_458">[458]</span> -</p> - -<h4>XIV.</h4> - -<p> -In dieci dì, la ruota dei casi umani l'à dalla celeste cima -travolto nel fondo, e con lui è inabissata la patria italiana. -Quante speranze tradite, e che moltitudine tetra d'ingrate -memorie gli assedian la mente e gli pesan sul cuore! Mai -non lesse egli in alcuna storia un sì alto principio a sì vil -fine cascato. L'Europa tutta inarcava le ciglia (or fa pochi -mesi) sull'assennato, concorde e virtuoso risorgere degl'Italiani. -Ora ogni cosa è corrotta dalle fazioni, e gli animi appena -congiunti ed affratellati, si sciolgono e s'inimicano. Dove -sono i popoli con esso lui confederati? dove la Dieta nazionale? -dove l'Italia cospirante tutta al gran fine, e travagliantesi -con tutti i mezzi nella maggiore delle opere? Le scarse -truppe toscane che seco menava, soprafatte a Curtatone, si -sperdono; le pontificie, vinte a Vicenza e a Treviso, ripassano -il Po per non più ritornare; le lombarde vanno in dileguo. -Napoli rivoca a mezzo cammino le sue fanterie, volta indietro -l'armata, e all'Austria si ravvicina. Roma riprova la -guerra in cambio di benedirla, e rappella il Nunzio che aveagli -spedito nel campo a conforto e amicizia.<a class="tag" id="tag43" href="#note43">[43]</a> Non à guari, -egli scorgeva il regno suo dilatarsi dall'Isonzo al Panaro; -di presente, Tedeschi e repubblicani minacciangli la corona -stessa degli avi. Sapessergli almeno le genti buon grado del -novo e inudito ardire, e di tanto affanno e pericolo! ma in -quella vece, l'invidiano e l'avversano i principi, lo insidian -le sètte, e lo ingiuriano le gazzette loro sino ad incolparlo -e tacciarlo di tradimento vile e insensato; e fra le -moltitudini stesse à fama non certa e molto dispari alla sua -bontà e grandezza. Dopo ciò, pongasi in luogo di <span class="smcap">Carlo Alberto</span> -qualunque spirito forte e animoso, ma meno invitto -e prestante, e meno retto e santo di lui; e par verisimile -assai di sentirlo dire fra sè: — Ò errato a reputare l'Italia -capace di migliori destini; perocchè sembra men malagevole -<span class="pagenum" id="Page_459">[459]</span> -accostare l'una all'altra le cime degli Apennini, che i cuori -de' suoi figliuoli. In essi la discordia è naturata ed inviscerata, -e ogni poco di moto e d'ardore che sopravvenga, ne fa pullulare -i semi, all'infinito fecondi. Bello era il tentare; bello scrivere -nella storia questa gran prova del mio buon animo. Ora, -somiglierebbe a sciocchezza, poichè il naufragio della Nazione -vien sicurissimo, il non procacciare salvezza alla mia corona -ed al popolo mio. Sentiranno gl'Italiani disconoscenti quello -che in me possedevano, quello che in me ànno perduto e -loro è impossibile ricuperare. — Ma l'eroica mente di <span class="smcap">Carlo -Alberto</span> così non ragiona; imperciocchè, dall'ora ch'ei concepì -la virtù civile perfetta, e giurò in cuore la impresa illustre -e magnanima, ei fu, come a dire, trasfigurato, e incentivo -di privati interessi e ambizioni più nol toccò. Quindi gli -strabalzamenti della fortuna, i successi dell'armi ingiuste e -spietate, le malignità umane, le scoperte frodi, le dissipate -illusioni, possono all'anima sua recare trafiggimento ed angoscia, -ma non piegarla nè tramutarla. Scordando sè e immedesimandosi -tutto con la sua patria, vive non della propria -ma della perpetua vita di quella. Ripiglieràssi la guerra -o no? placherannosi le sorti o peggioreranno? Risorgerà egli -onorato o sempre starà giacente; raccoglierà biasimo o lode; -morrà chiaro o disconosciuto? Queste cose, a petto della salute -d'Italia, e a vista delle remote e finali vicissitudini delle -nazioni, sono nel giudizio di lui non più che danni e accidenze -particolari, e declinazioni transitorie del corso diretto -e inerrante della provvidenza. A lui basta discernere, che -quello che oggidì non accade, accadrà domani o il dì dopo o -non sa ben quando, ma certo accadrà. Fatale è il conseguimento -dei fini legittimi ed eminenti dei popoli: ma chi lo -vedrà col lume terreno e gli occhi di carne, Dio solo conosce. -Forse tutti coloro che travagliansi oggi per ciò con ansiosa -pena, giammai non mireranno il bene che tentano e sperano; -ma beato chi scende dentro la tomba consolato dalla -visione dello immancabile e giocondo avvenire. Per fermo, -di tutti i beni mondani la gloria e la buona fama tengono il -colmo, e crucio gravissimo a sostenere è la beffa e lo strazio -del proprio nome. Pure, gran conforto è a pensare che il -<span class="pagenum" id="Page_460">[460]</span> -dì della gloria spunterà nondimeno sull'onesto e sul prode: -conciossiachè l'onore necessariamente si sposa con la virtù; -e il sole della verità consuma col tempo il fango e il lezzo -delle umane tristizie. -</p> - -<p> -A tale santità di pensieri e a tale prestanza di cuore si -alzò <span class="smcap">Carlo Alberto</span> per l'efficienza miracolosa della religione -civile, in cui la pietà verso Dio e la carità inverso la -patria si contemperano e si confondono: il perchè qui rinasce, -io ripeto, la virtù greca e latina, ma più integra e meno -fastosa, e non dubitante di sè medesima come quella di -Bruto, e insegnante a Catone di saper sopravvivere alla -sventura. Per tale virtù, mentre i partiti si accusano e si -rimbrottano rabbiosamente, <span class="smcap">Carlo Alberto</span> nè si adira nè -accusa nè maledice, e oppone con regia alterezza alle macchinazioni -la legge, alle improntitudini la pazienza, alle calunnie -il disprezzo. Per tale virtù, mentre cresce da ogni -banda lo scoramento, e mentre l'accorta diplomazia si sbraccia -a persuadere la pace, or proponendo discreti patti e al -Piemonte assai profittevoli, ora indugiando ed intrattenendo -e con arti sottilissime spaventando, <span class="smcap">Carlo Alberto</span> maravigliasi -forte, che un primo rovescio abbia intorno a lui freddato -tanto bollore, e sdegnasi di negoziare a pro degli Stati -suoi proprj, dove si tratta della salvezza generale degl'Italiani: -per questa sola avere pericolato la vita, e quella carissima -de' suoi figliuoli; aver profuso ogni suo tesoro, interrotto -ogni studio di pace, ogni domestica contentezza e -quanto à di bene il regnare. Quindi, del voto risolutissimo -delle due Camere, di doversi ritentare le sorti dell'armi e ripetere -con ogni fierezza e ostinazione la guerra, egli più che -tutti gioisce e l'approva, stimando con buona ragione, che il -sollevamento Ungarico, i mali umori de' Croati, il resistere -di Venezia e il prossimo dar nell'arme di tutta la Lombardia, -porgano alla misera Italia occasione e speranza di una -felice riscossa. E però, come nulla avesse ancora operato e -patito, come arridessero appresso di lui le prime intatte lusinghe, -come non fossersi le fazioni piaciute di satollarlo -d'oltraggi e con isconce menzogne ucciderne la fama e -l'onore, tranquillo e fidante, e ne' rischi cresciuti e moltiplicati -<span class="pagenum" id="Page_461">[461]</span> -più impavido che per l'innanzi, ecco impugna la seconda -volta la spada, e pianta di nuovo nel suolo lombardo la bandiera del nostro riscatto. -</p> - -<h4>XV.</h4> - -<p> -Quello che ne seguisse, non è qui, pur troppo! occulto a -veruno. Sotto i bastioni di Novara, l'Italia stramazzò tuttaquanta; -e il giardino del mondo, salve queste poche provincie, -è dalle barbariche torme novellamente calpestato e diserto. -Fu supremo infortunio; se non che, la bontà eroica di -<span class="smcap">Carlo Alberto</span> vi lampeggiò di tal lume, che la stessa calunnia -abbagliata e svergognata si ammutolì. Troppo m'è ingrato -e penoso, che dovendosi per me toccare queste cose -leggieramente e per transito, io non possieda almeno una -più maestrevole arte di compendiarle. -</p> - -<p> -V'è noto, che nella giornata funesta di Novara, il valore -tragrande degli ufficiali e di alcune schiere elettissime fece -per lunga pezza propendere la vittoria dal lato nostro. Se -non che, in sul tramontare, gl'imperiali ingrossati di nuove -truppe, rinfrescarono con tal vigore gli assalti, che non pure -s'ebbero in mano la Biccocca, già presa e ripresa più d'una -volta e con molto sangue; ma fu forza ai nostri di cedere e -di ritrarsi da tutte le parti, ricoverándosene buona porzione -dentro Novara. In quel punto, riarse l'ira pertinace ed arcana -de' nostri destini. In parecchie ordinanze entrò lo scompiglio, -in alcune lo sgomento, in altre l'indisciplina, nell'esercito -intero la certezza e lo sconforto della disfatta. Prima, -una lunga fila di feriti e fuggiaschi, mista di cavalli, d'artiglierie, -di carriaggi, si rimpiattava in città, e propagava intorno -mestizia e paura. Seguivano altre colonne poco ordinate, -ed altre affatto scomposte e dal digiuno allibbite. Qua -ufficiali come dissennati per crepacuore; là caterve di ammutinati -che predavano e saccheggiavano; poi squadroni di -lancieri avventantisi contro i rapinatori; poi l'aria assordata -di strida, le vie tinte di sangue e di cadaveri ingombre; -mentre sugli spalti continuo sparavano le artiglierie, e fuor -<span class="pagenum" id="Page_462">[462]</span> -delle porte, a notte già chiusa e sotto la fredda pioggia, duravano -ancora ostinati alcuni battaglioni a combattere, non più -per la fortuna delle armi, ma per scemar la vergogna. In -tutto quel giorno, Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span> aveva così alternati e -meschiati gli uffici e le parti di capitano e di fantaccino, che -parecchi de' suoi Ajutanti erangli morti dallato; nè però consentì -mai di ritrarsi a luoghi men minacciati. Poi, quando in -sul calare del sole riconobbe la battaglia perduta, e tornare -inutili le prodezze del Duca di Genova per rivocare al conflitto -gli stanchi e scorati, inutile ogni uso ch'egli stesso faceva -per ciò dell'autorità regia ed ogni efficacia d'esempio, -cesse riluttante al suo fato, ed a lentissimi passi e confusi, -nulla badando ai projetti che ognora più spesseggiavano, faceasi -prossimo alla città; quando gli giunsero avvisi certi -degli sforzamenti e delle rapine che là entro e fuori si commettevano -dai soldati suoi proprj. Allora, quel grande infelice, -rotto il silenzio e l'esterior calma che in tanto disastro -sapea pur mantenere, sclamò, con profondo trambasciamento -del còre, quelle memorande parole: — Ahi! tutto è perduto, ed -anche l'onore. — Nè potendo ristarsi nè quietare nè correre, -cavalcava agitato e affrettato lungo gli spalti ed i baluardi -della città. Narrano, ma io non ne so netto e sicuro il vero, -ch'Egli meditando una fazione così temeraria come gloriosa, -facesse interrogare alcun drappello di cavalieri, se volevano -in quella medesima ora a un mortale cimento seguirlo: risposero, -che volentieri; ma che più non reggevano la persona, -e mal potevano, per la fatica, le armi. Ma, checchessia -di ciò, quest'un fatto è certissimo ed assai vulgato, che vedendolo -il generale Durando esposto tuttora alle offese del -nemico, ed anzi cercare i luoghi di più manifesto pericolo, -pigliò ardire di usargli alquanto di pietosa e cortese forza, e, -strettagli affettuosamente la mano ed il braccio, di là lungi -il traeva. A cui il Re, con ineffabile dolore impresso nel volto -e nel suono delle parole: — Generale, disse, questo è l'ultimo -giorno mio, lasciatemi morire. — Voi l'udiste: l'eccesso dei -publici mali faceagli cara sopra ogni bene la morte, e come -uomo che veste carne, umanamente si doleva e parlava. Ma -che niuna disperazione si nascondesse in quei detti non degna -<span class="pagenum" id="Page_463">[463]</span> -della civile santità e d'un gran cuore italiano, lo testimoniano -gli atti di lui successivi, e quello che raccolsero ammirati -dalla sua bocca gli abitanti di Antibo, ai quali, tre dì -soltanto dopo il terribile caso, affermava essere la causa italiana -rivivente ed imperitura; e che quandunque e comunque -fosse la guerra per rinnovarsi contro dell'Austria, Egli saria -ricomparso a combattere, volontario soldato tra i volontarj. -Le quali cose ci rendono certi, che qualora fossegli riuscito -d'accattar quella sera una pronta morte dalle mani degli -stranieri, già non avrebbe cadendo gittato come Koschiusco -la spada, e sconsolatamente gridato: <i>Finis Italiæ</i>. Ed anzi, in -quel punto medesimo in cui parlò quelle tetre parole al Durando, -ripigliato l'abituale e fortissimo impero che esercitava -sul proprio animo, concepì e risolvette un'azione più difficile -del morire. E per vero, entrato appena in casa il conte -Mellini, dichiarò ai circostanti, che per attenuare al possibile -quel tremendo infortunio e far tollerabili i patti del secondo -armistizio, egli, come specialmente odiato dal capitano dell'Austria -e sospetto ai diplomatici e ai principi, e d'altra parte -geloso e sdegnoso supremamente dell'onor suo, risolveva di -abdicare. Subito, ciascuno gli fu intorno, e i figliuoli segnatamente, -per ismuoverlo da quel proposito. Ma egli, levatosi in -piedi, con fermo viso ed atto imperante, soggiunse: — Io non -sono più il Re; vostro Re è il mio figliuolo Vittorio Emanuele II. — Cresce -e propagasi il lutto e l'accoramento, scorgendosi -troppo bene, che piena ed immutabile rimaneva quella sua volontà. -Egli, ristrettosi a breve colloquio col nuovo Re, parlògli -l'estreme parole, pienissime di virtù e sapienza: — dolergli -forte che incominciasse a regnare in congiunture sì gravi e -sul pendio di tanta ruina; ma i saggi che avea veduti di lui, -dargli buon pegno che salverebbe il trono, l'onore e la libertà; -tre cose che pel buon principe fanno una sola, e che -disgiunte, tradirebber la gloria e la prossima grandezza e -potenza di Casa di Savoja. Al monarcato non porgere più -fondamento e splendore il dritto divino, ma la civiltà e larghezza -degli istituti, la religione del giuramento e l'universale -dilezione ed estimazione; le quali non saranno -mai per mancare quanto tempo i re, piuttosto che dominatori -<span class="pagenum" id="Page_464">[464]</span> -ed arbitri, gradiranno di essere i primi magistrati delle -lor patrie. Credesse ciò a lui sopra tutti, il quale avea scòrta -la differenza che passa tra l'affezione de' cortigiani e quella -dei popoli, e quanto sia generoso e soave regnare più assai -come cittadino fra uguali, che come signore fra sudditi. Del -rimanente, si ricordasse ogni dì, ripensasse in ciascuna ora, -in ciascun istante, dove fosse egli nato e da cui. — Queste -cose diceva risoluto e tranquillo, mentre d'ogni intorno non -era che pianto e costernazione. -</p> - -<h4>XVI.</h4> - -<p> -Oh quanto è vero che gli atti umani tirano ogni pregio -e decoro da entro sè, e niuna cosa li può far grandi e memorevoli -eccetto la sola virtù! Di molti principi segna e menziona -la storia la rinunciazione del trono, e in questo secolo -massimamente, alle corone poco grazioso e benigno. Ma radissime -volte all'atto è seguitata la commendazione e la gratitudine -delle genti, perchè mosso da cagioni o non tutto virtuose, -o poco o nulla spontanee. A Carlo Xº, a Luigi Filippo, -a Ferdinando austriaco (per tacere d'altri), diè legge la necessità -e non l'elezione. In passato, non furono ingiustamente -a Cristina di Svezia cantate lodi superlative da tutti i poeti -d'Europa; ma, infine, che fece ella se non posporre il trono -all'apostasía, e offrirsi poi a fastoso spettacolo a tutte le corti, -e non si privando d'alcuna pompa e d'alcuna regia delizia? -Certo, volonterosi abdicarono Diocleziano, Carlo V e Carlo -Emanuele di Savoja: ma come dell'alta ricusazione si pentissero -poi e si arrovellassero il primo ed il terzo, a nessuno -è celato. Carlo V, il glorioso fatto guastò con la boria e -l'ostentazione, e continuando a voler governare l'Escuriale -dalla sua cella di San Giusto, troppo ancora sensitivo alle -umane grandigie, benchè facessesi vivo distendere in sulla -bara e celebrare il mortorio. -</p> - -<p> -Il deporre, invece, che fa lo scettro Re <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, -oltre all'essere volonteroso affatto e spontaneo, à per cagione -immediata ed unica la intenzione sincera del bene; e vien -<span class="pagenum" id="Page_465">[465]</span> -fatto con semplicità e modestia, non ostanti mille contrarie -preghiere e persuasioni, e quando a lui è cresciuto sopra -misura l'amore, la venerazione e l'obbedienza dei popoli. -Egli non iscambia, è vero, la reggia e il monarcale paludamento -con la povertà superba e affettata d'una cella e d'una -cocolla: ma perchè l'alto animo suo si mostri aperto ed intero -qual è, e il frutto che spera dell'abdicazione non sia dimezzato, -danna sè stesso ad esiglio perpetuo; la consorte, i -figliuoli (degni tanto di lui), le paterne case, gli amici d'infanzia, -la sua Torino abbandona; e non soffre che il seguano -nel remoto ritiro, non che l'apparato orgoglioso, ma gli agi -e le commodezze del trono. In quella notte medesima, preso -commiato da tutti e ognun ringraziando affettuosamente, con -due soli famigli, così stanco e spossato come dalla battaglia -era uscito, con la poca moneta che improntò da' suoi Ajutanti, -avviossi quel generoso verso la lontana terra che a ricovero -s'avea scelto. Procedeva tacito e scompagnato, senza più insegna -nè onore nè vestigio alcuno di re; ma nelle sale del -Parlamento rimbombava da ogni lato l'acclamazione del suo -nome, e solo a tempo a tempo la interrompevano i singhiozzi -e le lacrime dolci e abbondevoli d'amore e di gratitudine: -ognuno che di lui ragionava, prendea dal subbietto facondia -insolita e prepotente; e per dar fine a quell'estasi (se posso -così domandarla) di meraviglia e dolore, fu bisogno ricordare -la maestà del luogo e la fierezza sopraccrescente dei casi, la -quale piuttosto che piangere di tenerezza sulla bontà eroica -di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, ricercava da ogni buon cittadino che se -ne imitasse la costanza e il coraggio. Spettacolo novo e sublime, -e non potutosi ancor mentovare dagli annali d'alcun -Parlamento. Egli fu quel dì salutato la prima volta pubblicamente -col nome augusto di Martire: quindi un'aureola celeste -e perdurabile l'incorona, e il suo trionfo vassi di mano in -mano tramutando in apoteosi. -</p> - -<p> -Io mi querelava più sopra di dover tacere nel mio racconto -moltissimi particolari, pieni di cospicui documenti e -d'alto e maschio sentire. Pure, non voglio del mesto pellegrinaggio -di Carlo Alberto lasciare ignoto un accidente, che -nell'esteriore dimostranza è nulla, e rispetto ai secreti del -<span class="pagenum" id="Page_466">[466]</span> -cuore è oltremodo significativo. Guardatelo; egli entra sconosciuto -in Burgos, metropoli della Vecchia Castiglia. Quante -memorie in quelle visigotiche mura, in quel combattuto castello -e in quel tempio vetustissimo, dove Pelagio prometteva -e giurava al Signore la redenzione delle Spagne, dove i Sanci -e gli Alfonsi e il Cid Campeadòr e i Cavalieri d'Alcantara -e di Calatrava sospendevano per trofeo le verdi bandiere e -le ingemmate scimitarre! Memorie care e venerande, segnatamente -a Costui, ch'ebbe tutta l'anima sua nudrita di spiriti -cavallereschi e infiammata della fede dei popoli antichi; -a costui, ripeto, che adorando nella Causa d'Italia un giusto -e santo decreto di Dio, scorgeva nel suo Piemonte quasi -un'immagine delle Asturie Spagnuole, e ne' Croati e negli -Stiriani una simiglianza di Mori e di Saraceni. -</p> - -<p> -Chi è questo forestiero, domandava la gente tra curiosa -ed attonita, così pieno di maestà e di pensosa e tacita melanconia, -e il quale erra così solo pel mondo? Quindi, con -atto involontario, fánnogli ossequio e cortéo. Risponde con -grazioso saluto, e senza nè rallentare i passi nè divertirli, va -diritto alla Cattedrale. E quivi cadendo ginocchioni, com'era -usato, dinnanzi a Cristo in sacramento, entra in tale fervor -di preghiera, che in breve tempo gli occhi e le gote gli si -empiono e bagnano di caldissime lacrime, senza fine rinascenti -e copiose. E ricordate, o Signori, che nessuna delle -sue grandi sventure gli spremette mai dagli occhi una stilla -nè gli trasse dal petto un gemito sconsolato: solo nel grembo -di Dio quell'animo generoso non teme di rallentare un poco -la rigida custodia che fa di sè stesso, e dirottamente piange. -</p> - -<p> -Oh perchè il mondo non seppe il tenore delle sue preci, -e non ebbe orecchi per quel colloquio dell'anima! Molti -apprenderebbero del sicuro, come convenga pregare Iddio -ne' calamitosi giorni della patria, come adorarlo umilmente -da Italiani e da cittadini, e conseguire virtù rassegnata insieme -e imperterrita nelle politiche disavventure. Lacrimava -dirotto, e la pallida e severa sua faccia pareva in quel santo -lavacro tramutarsi quasi e rabbellirsi di gioventù. Imperocchè -non si mescolavano alle lacrime sue nè rimorsi nè terrori, -ma contentezza invece del bene accetto sacrificio, e sicurezza -<span class="pagenum" id="Page_467">[467]</span> -intera di esaudimento; e forse un domandare da sua parte -e un promettere lassù dal cielo con arcane ed intime spirazioni, -che presto sarà per uscire dai travagli del doppio esilio. -</p> - -<p> -Ma come ciò sia, questo rimane vero, che al Principe -martire Dio non consentì sulla terra neppure un anno di pacato -raccoglimento e di blando e ricreativo riposo; perchè -in lui dovea colorirsi e perfezionarsi fino alle menome lineamenta -la imagine e la figura dell'Eroe italiano, quale il vogliono -i tempi, e secondo i nobili ed austeri precetti della -Religione Civile. Quindi, in sul cadere di luglio, aggravatesi -rapidamente le vecchie infermità sue, immaturo d'anni, maturo -di magnanimità e di gloria, fu con soave transito ricevuto -tra i seggi immortali, che ai vendicatori delle nazioni e -ai benefattori insigni del genere umano sono colassù apparecchiati. -</p> - -<h4>XVII.</h4> - -<p> -Io sempre ò notato e ripensato fra me, con cupa melanconia, -come la felicità di Giorgio Washington sia troppo -rara nel mondo, e come troppo sovente agl'iniziatori d'imprese -sante e magnifiche venga interdetta la gioja di trarnele -essi medesimi a fine. E qui, per tutti gli esempi valgami -quello vulgatissimo e sì confacente al luogo ove parlo. Io dico -del profeta legislatore, morto in sul passo della terra di promissione, -e innanzi d'aver veduto piantare lungo il sacro -Giordano i tabernacoli d'Israele. Forse nascondesi in ciò un -gran mistero di placamento e d'espiazione, parendo che non -si possa la libertà e prosperità dei popoli conseguire senza -sconto di dolore e tribolazione, la quale ne' più illustri e innocenti -torna maggiormente accettevole. O forse è divino -decreto, il qual vuole per più alta glorificazione degli uomini -sommi e delle vere virtù, che laddove queste nell'adempimento -del fine parrebbono assai compensate e ben profittevoli -a sè, rimangano in quella vece impremiate sempre ed -a sè disutili, e sieno cimentate e provate insino al dì ultimo -dalle avversità; la maggior delle quali, senza alcun dubbio, è -<span class="pagenum" id="Page_468">[468]</span> -perdere l'intento massimo ed unico per cui fu spesa e logorata -ed afflitta la vita intera. -</p> - -<p> -Di quest'arte eccelsa e terribile di provvidenza vedemmo -essere gran testimonio alle viventi generazioni il giusto -che qui piangiamo: Egli a tanto dolore e jattura si rassegnò -con pio e modesto silenzio. E ciò non pertanto, diviso com'era -da ogni speranza, e sprovveduto d'ogni potere e d'ogni -ricchezza, volle pur di lontano e insino agli estremi spiriti -proseguir sempre a giovare l'Italia in qualunque suo -pensiero ed atto; siccome colui che aveva deliberato di -lasciar dietro sè ogni cosa, salvo la perfetta bontà e grandezza -dell'animo esulanti insieme con lui, e per efficacia -delle quali, eziandio nell'umiltà e solitudine del suo romitaggio, -ei porgeva esempj e proferiva parole da registrarle -la storia e ripeterle con meraviglia i nostri nepoti. A lui -nessuna nuova sciagura della patria era rimasta celata. Sapeva -le stragi di Brescia e la caduta dei Siciliani; quella dei -Veneti presentiva. Sapea Toscana invasa, Roma collegarsi -con Vienna in intimo patto d'amicizia e d'ajuto; la Russia -schiacciar l'Ungheria; Francia e Inghilterra rimanersene -spettatrici; in Alemagna quel desiderio spasimante di libertà -e d'unione confederativa venirsi agghiacciando; sì gran tempesta -di animi, sì gran turbinio di casi somigliare un esercito -d'api azzuffato, il quale da pochi grani di sabbia lanciativi -dentro s'acqueta e discioglie. Cresceva amarezza e cordoglio -acutissimo all'abbandonato Re ognuna di esse sventure -o prevista o saputa: ma con tutto questo (giova pur replicarlo), -la fede di lui nel trionfo del buon diritto e nella libertà -e indipendenza degl'Italiani, quella robusta fede che -sempre e ad ogni opera sua porse i fondamenti e i principj, -uguale a sè stessa e indeclinabile si rimaneva; e quale fu in -trono, tale durava in esiglio; quale sotto le prime percosse, tale -si mostrava sotto le ultime e irreparabili dell'infortunio. Conciossiachè -ella ardeva nel petto di lui nudricata e difesa dalla -virtù, come fiaccola di santuario perennemente custodita ed -alimentata, e che i venti e le procelle di fuori nè crollano nè -oscurano: con ciò insegnando a noi tutti e all'età incredula e -fiacca che il buon cittadino può d'ogni cosa vivere in dubbio e -<span class="pagenum" id="Page_469">[469]</span> -in paura; non delle speranze, però, fondate nella giustizia e nel -dritto; non della sapienza altissima che creò da principio le -leggi e gli ordini eterni del mondo civile, e giurò nel profondo -consiglio suo la salute delle nazioni. Cotale trovarono -<span class="smcap">Carlo Alberto</span> i messaggi del Parlamento, e sì fatti sensi, e -non altri giammai, racchiudevano le sue risposte e i suoi -caldi e ingenui colloqui, nessun dei quali menava egli a fine -senza molto rammaricarsi e compiangere le nuove conculcazioni -e gli strazj della dolce patria perduta. Quanto a sè e -alle avversità proprie, al grande scopo fallitogli, al deposto -diadema, all'acerbità dell'esiglio, ai sostenuti travagli, alle -immedicabili infermità, al poco avanzo di vita, nessun lamento -giammai e nessuna stanchezza, come fossero sacrificj -appena uguali al suo debito, od accidenti di nulla importanza -verso la causa comune e perpetua d'Italia. Degli sconoscenti -e calunniatori, di tanti che lo schernirono, e ne abusarono -l'amicizia e la fede, si risentiva sì poco, che pareva neppur -saperli e neppur ricordarli. Ma, rispetto al trasmodare dei -partiti, ai lor soppiatti maneggi, alle fomentate dissensioni, -agli eccessi, ai vilipendj, alle slealtà, se reputava dannoso il -tacere, sempre mansuetamente parlavane, compiangendo -piuttosto che infierendo e increpando: accusava i tempi, scusava -gli uomini, e solo pregava da Dio che l'esperienza luttuosa -giovasse, e a tutti apparisse manifestissima la necessità -di maggiore prudenza, concordia ed annegazione; perchè -appena imparato ad esser virtuosi ed uniti, nessuna forza -umana, diceva, c'impedirebbe di diventare nazione, e pareggiar -di nuovo con l'opere la inestimabile grandezza delle -memorie e del nome. Però, quest'unico desiderio raccomandava, -morendo, alla carità de' figliuoli, all'amore, alla fede -de' popoli suoi; questo consiglio legava come un tesoro ai -presenti Italiani ed agli avvenire. -</p> - -<h4>XVIII.</h4> - -<p> -E noi giuriamo d'esser virtuosi ed uniti, e sul tuo feretro -lo giuriamo, che poco o nulla disgrada dalla santità d'un -<span class="pagenum" id="Page_470">[470]</span> -altare. Vero è bene, che secondo l'universal rito, la Chiesa -(benigna madre) procaccia con molte preci e olocausti di -suffragare l'anima tua, e propiziarti il giudicio di Dio, il -quale ad ognuno volge tremendo ed occulto. Ma, in cospetto -di sì sfolgorante virtù e nel mondo sì inaspettata; per quel -paterno e incomparabile amore da te dimostrato ne' tuoi -soggetti; per le libertà e ottime leggi largite loro, e con fede -antica e gelosissima conservate; per l'esempio e la norma -che agli uomini tutti ài segnata dell'alta pietà religiosa e -della civile carità, convenientissime ai tempi; per quel testimonio -che ài fatto solenne e dolorosissimo della verità e -della giustizia, onde del nome di Martire ti coroni; lecito è -a noi di pensare, che già trionfi nel sommo dei cieli, purissimo -d'ogni tabe, e che meglio ti si addirebbero gli osanna e -i turiboli, che le piangevoli requie e le funebri lustrazioni. -Ciò noi crediamo saldissimamente; e quindi dal tuo sepolcro -come da veneranda reliquia, piglieremo gli augurj e aspetteremo -l'aura di redenzione; e te accompagnato e seguito -lassù dagli spiriti benedetti che per l'Italia gettaron le vite -o crudelmente patirono, te invocheremo celeste riconciliatore -tra Dio e la patria infelice. Tu per amore di lei soffristi -di non più rivederla e ogni cosa diletta lasciare; ma la tua -gloria sopramondana a Lei ti raccosta e congiunge con perpetuo -bacio ed abbracciamento, e a noi tutti nella tua forma -migliore ti fa presente; nè mai ci paresti più vivo e spirante, -nè mai sì vicino, nè meglio sentito e veduto. Noi sentiamo -nei cuori la possente tua voce; vediamo l'anima tua volante -sulle nostre bandiere; e il contatto divino e diuturno -di lei con tutte l'anime nostre ci riempie e scalda non ben -sappiamo di quali affetti soavi, e di qual pungente desiderio -d'opere grandi e intemerate e degne d'Italia. Prosiegui, -etereo intelletto, con quella efficacia stupenda ed ineluttabile -che ora puoi colassù da Dio medesimo derivare, prosiegui -a correggere i petti traviati e superbi de' tuoi cittadini. -Mostra loro, che non accade senza terribile necessità l'accumularsi -degli infortunj, l'infierire dei destini, l'empie battiture -dei Barbari; conciossiachè unicamente nelle calamità -e nel dolore ripurgansi al pari degli individui eziandio le -<span class="pagenum" id="Page_471">[471]</span> -nazioni, e come oro nel fuoco lasciano alfine le scorie de' vizj, -e rimondansi d'ogni macchia e bruttura. E il buon antico -metallo degli Italiani, scorgesi apertamente che dal secolare -servaggio, dalle astiose passioni e dalla ruggine dell'invidia -e dell'albagia, troppo è ancora offuscato e corroso. Mostra -deh! loro, che in tanta dissoluzione dei vecchi principj e -delle vecchie credenze per ogni parte d'Europa, e in tanto -universale rigoglio di basse cupidità e ambizioni, non da alcuna -autorità di fede e di legge infrenate, a quella nazione -è promesso non che l'essere e l'arbitrio di sè, ma sì veramente -il morale e intellettuale imperio del mondo, la quale -saprà innanzi e meglio dell'altre infiammarsi della virtù, -riedificare i principj, fuggir le sètte e le sedizioni; e praticando -ogni più duro e travaglioso dovere di cittadino, procedere -nobilmente al possesso comune ed inconsumabile del -diritto e della libertà. Imperocchè una voce arcana mormora -dentro il cuore dei popoli, e va lor dicendo: — apparecchiate -le vie, addirizzate i sentieri alla nuova forma di civiltà. Il -mondo à sete di giustizia e credenza; à sete di libertà germogliata -dal dovere, di scienza irradiata dalla religione, di -popolari reggimenti corretti e magnificati dall'educazione e -bontà delle plebi. Sorgete, apparecchiate le vie; e quel primo -in fra voi che ritempreràssi nella fede, e arderà del fuoco -della Religione Civile, e farà gl'infimi e i sommi con più amorevole -atto insieme abbracciarsi, quello spezzerà del sicuro, -come Sansone, le porte del carcere suo; quello grandeggierà -fra voi tutti, e le sue piaghe saranno sanate, e tornerà a -risplendere sulla montagna come signacolo delle genti. -</p> - -<p> -Anima di <span class="smcap">Carlo Alberto</span>, regnatrice vera e perpetua -d'Italia, sento, io medesimo sento che del tuo soffio immortale -mi scaldo, e già della virtù m'innamoro, della fratellevole -unione ò desiderio infinito; e parmi, nè stimo di errare, -che simiglievoli effetti vai tu qui producendo negli astanti -numerosissimi. Concordia, o Liguri, o Piemontesi, o Siciliani, -o Napoletani, o Lombardi; amore e concordia, per Dio. -Dopo tante allucinazioni ed esorbitanze, dopo tanti odj e -sospetti, dopo le vane congiure, i temerarj conati, le gare -fratricide e spietate; giovi e talenti a noi pure di scrivere -<span class="pagenum" id="Page_472">[472]</span> -nella memoria, o meglio nel sacrario del cuore, quella dantesca -rubrica: <i>Incipit vita nova.</i> Così i raumiliati e rifatti dalla -sventura, così legati e stretti d'un nodo, e potenti di fratellanza -e di carità, faremo vero quel tuo detto sovrano e profetico, -o Re santo e inspirato; quel detto a cui solamente il -civile nostro dissidio à dato sembiante di amara menzogna: -L'ITALIA FARÀ DA SÈ. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_473">[473]</span> -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -<i>Due mesi dopo la recitazione dell'Elogio, veniva l'Autore scelto -deputato al Parlamento Piemontese dalle città di Genova e di Pinerolo. -Ma stategli dal Governo negate le lettere di naturalità, Egli -pubblicava nelle gazzette le parole che seguono:</i> -</p> - -<h3 id="pinerolo">AGLI ELETTORI DI PINEROLO -E DEL SESTO COLLEGIO DI GENOVA.</h3> - -<p> -Fallitami una condizione richiesta ad esercitare l'ufficio -di Deputato, a me fallisce, Elettori, eziandio l'onore e la -dignità di sedere vostro rappresentante nel Parlamento. Ciò, -per altro, non mi scema il dovere di ringraziarvi pubblicamente, -siccome fo, del mandato da voi proffertomi; il quale, -secondo mio costume, nè avea chiesto, nè in alcuna guisa -brigato e sollecitato. Io vi ringrazio, pertanto, con caldo animo -di aver voluto, scegliendomi, rendere buona testimonianza all'intera -mia vita, e dimostrare altresì ai popoli subalpini, che -voi tenete per concittadini vostri tutti i figliuoli d'Italia, e -credete ottimo consiglio di non rimovere dalla patria ogni -soccorso d'ingegno e d'opera che venir le possa da quelli. -Intanto, col vostro suffragio succeduto alle stampe del Comitato -Elettorale della Liguria da me sottoscritte, voi dato -avete conferma e sanzione ai principii in esse manifestati; -e di ciò pure vi riferisco grazie speciali, e trággone assicuranza -e compiacimento: perchè non è mancato chi à voluto -appuntarle, e far chiose e commenti strani intorno ad alcuni -nomi; quasi che una lista prolissa di candidati non sia materia -sottoposta a molti accidenti, e ad alcuni peculiari e individuali -rispetti e motivi; e la volontà e l'opinione dei proponenti -non uscisse chiara e sincera dal tutto insieme della -nota. E neppure è mancato in altre provincie d'Italia chi -quelle mie proteste d'imparzialità e di spirito temperato e -conciliativo à stimato insufficienti, e non abbastanza al presente -ministero inchinevoli e amiche: come se un ministero -leale e fidante nel proprio operato voglia e possa adombrarsi -d'uomini moderati, imparziali e conciliativi; atteso che questi -<span class="pagenum" id="Page_474">[474]</span> -certissimamente piegheranno alla parte sua non pure -quando la visibile bontà degli atti di lui e il suo antico e assennato -amore delle libere istituzioni ad essi lo raccomandi, -ma ben anche allora che, salvo l'onore e i principii, la necessità -dell'utile pubblico ciò senz'altro rispetto e ragione -lor comandasse. E in ambo i casi tanto più peserebbe e fruttificherebbe -il lor voto, quanto non cadrebbero appo veruno -in sospetto di servilità e di cieca adesione; e in quanto (giova -serbarlo in memoria) le passate miserie e paure non concedono -ancora alla moltitudine di spogliarsi di ogni sinistra -preoccupazione inverso chi regge la cosa pubblica, o loro -s'accosta senza riserbo. D'altro lato, io non so intendere -come in paese da passioni tuttora commosso, e dalle quali -non sembrava abbastanza immune neppure chi amministra -e provvede, e quando era discrepanza non lieve di giudicii e -di massime, chi volea ragionar di concordia e persuadere -ogni mente ad accorrere a dare i suffragi, dovesse tutto -gittarsi dall'una delle bande, e farsi tromba di un sol partito. -</p> - -<p> -Il proposito di tutti voi, Elettori, fu di sottrarre da ogni -rischio non solo la legge fondamentale, ma eziandio ciascuna -di quelle che sono domandate organiche, e mallevano l'uso -e l'autorità dei vostri supremi diritti. Nell'una e nell'altre -torna funesta al presente ogni notabile mutazione; imperocchè -al popolo fa ora bisogno, sopra ogni cosa, il sentimento -comune e profondo della sicurezza, della fiducia e della stabilità -e perduranza; e il potere egli, senza alcuna apprensione -e sospetto, restringersi tutto col Governo, e francamente -e vigorosamente ajutarlo. Ma sia lode al vero; da chi temiamo -oggi che possa procedere maggiore pericolo di mutazione -e maggior contrasto alle nuove franchigie? dai nemici -della libertà, ovvero dai troppo amici? Contro questi è -la condizione grave dei tempi, sono l'uso e l'esperienza -cresciuti, è il buon senso italiano che disnebbiato dal fumo -delle astiose passioni, torna a poco a poco a risplendere di -sua tranquilla e nitida luce. Per contra, ai nemici palesi od -occulti della libertà, e a coloro che se non ucciderla affatto, -vorrebbono almeno a tisichezza condurla, ogni cosa sembra -in Europa dare ansa e recar favore; e poco meno che la intera -<span class="pagenum" id="Page_475">[475]</span> -Diplomazia, massime intorno di noi, dà loro di spalla, -e tutto dì li rinfocola e sprona e consiglia. Ciò posto, chi -non vede la convenienza, o, meglio, la necessità di mandare -al Parlamento uomini tanto caldi e fermi e fondati nell'amore -di libertà, quanto assegnati e riguardosi; e così indipendenti, -imparziali e scevri d'ogni affetto di parte, come -leali e conciliativi? Conciossiachè siffatti uomini solamente, -senza spiacere agli incerti e incuranti, che sono i più, nè -troppo offendere quelli cui il passato facea prode, valgono a -spirare fidanza piena e durabile alla parte viva e illuminata -del popolo, nella quale sola può da ultimo il nostro liberale -Governo trovare difesa sincera, e sostegno naturale e gagliardo. -Solo uomini indipendenti e conciliativi insieme ànno -vera facoltà di porgere ajuto efficace e valido al ministero -presente, talchè resista, dove occorra, con avveduta saldezza -e prudenza alle aperte e alle soppiatte esigenze ed insidie -esterne; e perchè respinga facilmente sì le innovazioni importune -e immature, e le smoderanze degli impazienti e fanatici; -e sì quello che al dì d'oggi è più temibile assai, le voglie -cioè risorte e i disegni ripigliati di reazione, e qualunque infelice -proposta di legge, con fine d'intaccare e restringere -le libertà delle quali tutti per lo Statuto godiamo. -</p> - -<p> -Queste considerazioni moveano voi, Elettori, nella vostra -scelta; moveano me, con pochi altri buoni italiani, a sottoscrivere -le circolari del Comitato Elettorale della Liguria. -Io mi do pace assai facilmente che se ne facciano ora poco -benevole interpretazioni, e ingiuriose alla fama mia. Più -d'una volta i fatti ànnomi vendicato e assoluto degli altrui -torti giudicj;<a class="tag" id="tag44" href="#note44">[44]</a> ed io so troppo bene, che pesa continuo sopra -di me la sventura ostinata, ma non però ingloriosa, di aver -dispiaciuto a gente che mai non si placa e mai non perdona. -</p> - -<p> -Genova, li 27 dicembre del 1849. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_477">[477]</span> -</p> - -<h3 id="sulpapato">SUL PAPATO, -<span class="smaller">LETTERA ORTODOSSA</span> -A DOMENICO BERTI.</h3> - -<div class="poem-container"> -<div class="poem inl"><div class="stanza"> -<p class="i01"><i>An non eligendi ex toto orbe orbem judicaturì?</i></p> -<p class="i08"> <span class="smcap">San Bernardo</span>, Consid. IV, 4.</p> -</div></div> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_479">[479]</span> -</p> - -<p> -Fu la presente lettera scritta per venire inserita nella -<i>Rivista Italiana</i>, Giornale di scienze morali e politiche che -stampavasi non à molti mesi in Torino; e però accenna in -principio a un articolo dettato dal chiarissimo professore -Berti, intorno alla dominazione temporale dei papi, e pubblicato -in essa <i>Rivista</i> il 15 di agosto del 1850. -</p> - -<p class="indl"> -(<i>Nota premessa alle due edizioni genovesi del 1854.</i>) -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_481">[481]</span> -</p> - -<h4>I.</h4> - -<p> -Io non ò dubio, Signor mio, che allo scritto vostro intorno -alle cose di Roma, publicato or fa tre mesi in questa -effemeride, non tenga dietro l'assentimento e la lode degli -uomini savj. Contro all'uso corrente de' giornalisti che si -compiacciono di asserir molto e poco provare, e frondeggiano -in concetti e in sentenze che, a stringerle bene, dànno scarsa -e leggiera sostanza, voi con un ragionare stringato e calzante, -e non iscordando mai (quello che in materie tali à -gran forza) il testimonio delle storie e il riscontro dei fatti, -conducete il lettore a certe e lucidissime conclusioni. Libere -parole e forse anche ardite adoperaste in geloso argomento, -nel trattare il quale gli assennati fanno ormai troppe reticenze, -e troppe iperboli i passionati. E d'altra parte, il -buon senno italiano vi mosse a distinguere sempre e con diligenza -l'oro purgato ed incorruttibile da sua scoria e mondiglia, -separando la sostanza eterna di nostra fede dalle -forme caduche e mutabili. Certo, tale moderanza e giustizia -che esser dovrebbe usuale, massime in subbietti severi e di -gran momento, diviene oggi rarissima; e di là dall'Alpi, molto -di più. Vedete la Francia maneggiar di continuo, inverso il -papato, o l'adulazione o la contumelia. L'una fazione e l'altra -avventa i sofismi come saette in battaglia, e quindi accresce -a dismisura la confusione e alterazione degli animi. A noi -Italiani, benchè dolorosi di danni e percosse tanto maggiori -che avemmo a tollerare da Roma, a noi in questa poca di -terra dove possiamo senza pericolo significare la mente nostra, -non vien meno la imparzialità del giudicio, e studiamo -di recare ordine e luce in quel generale scombujamento. -Così non fossero mai gli stranieri sopravvenuti a sturbare -l'opera riformatrice de' padri nostri, i quali più volte e con -<span class="pagenum" id="Page_482">[482]</span> -sapienza e coraggio altissimo impresero di raddrizzare e -correggere i traviamenti e le pravità della Curia Romana, -senza mettere in compromesso alcuno la sostanza della fede -cattolica, e fuggendo le controversie d'intorno al domma; -una delle peggiori e più mortifere pesti che affligger possano -(diceva il Sarpi) l'umana republica. -</p> - -<p> -Io sono stato in forse di movere novamente la penna -sui casi di Roma, veggendomi colà fatto segno a incredibile -odio e a basse e sfrontate calunnie, ed essendomi state sottratte -da mano più inquisitrice che ladra moltissime carte -che io preparava di mettere in luce su quel subbietto. -</p> - -<p> -Ma dalle parole vostre, o Signore, usciva uno spirito il -quale mi à fatto (io non so come) sentir dentro l'animo che -il silenzio a questi tempi, e in tale proposito, parrebbe o incuria -o timidità o insipienza; cagioni tutte tre biasimevoli. -E se riscrivere tutto un volume sarebbe fatica e tedio sproporzionato -all'utilità, non per questo voglio astenermi dal -significare brevemente, e senza apparato di stile e d'erudizione, -alcuno di que' pensieri che io giudicava dover tornare -più profittevoli alla religione e alla patria. Nè già le menzogne -calunniose, e l'odio ostinato e cieco degli avversarj non -manco miei che d'Italia e dell'universal bene, mi condurranno -a parlare stizzito, e fuor dei termini del convenevole. -Non può d'assenzio e di fiele avere tinta la bocca colui il -quale procaccia continuo di approssimarla alle fonti sincere -d'un'alta e libera filosofia. Oltre che, la ragione è cosa serena -ed imperturbabile: e non ostante che in Roma abbiano -le gazzette spacciato ch'io sono uscito del senno <i>ed ò perduto il -ben dell'intelletto</i>, desidero mostrar loro che ò l'intendimento -sanissimo, e neppure riescono di provocarlo all'impazienza e -allo sdegno. Anzi, voglio entrare con Roma in una gara onesta -ed insolita, non tacendo nessuna di sue miserie, e sfidandola -tuttavolta alla prova di appuntare d'eterodossia un solo -de' miei concetti. -</p> - -<h4>II.</h4> - -<p> -Consento e lodo assaissimo quel pronunziare che fate, -che le cose romane non possono convenientemente trattarsi -<span class="pagenum" id="Page_483">[483]</span> -con l'osservazione sola de' casi politici, e con l'indagar le -cagioni più materiali e più prossime. E veramente, chi durerà -nel dubio e nell'incertezza intorno di ciò, pensando -che il supremo pontificato, di qualunque forza mondana e di -qualunque regio splendore si attornii, sempre rimane una -potestà essenzialmente spirituale, e la cui viva scaturigine -è dal lato dell'uomo riposta tutta quanta nelle comuni credenze? -Di quindi proviene la necessità (lasciate l'altre ricerche) -di esaminare parte per parte cotale ultimo sostentamento -della Roma papale, e di scoprire e indicare preciso -quali alterazioni profonde ed intrinseche vi sieno accadute, -e come cessarle durevolmente. -</p> - -<p> -V'à taluni publicisti in Francia, a cui pare oggi il Pontificato -sanissimo ed interissimo in ogni sua condizione, e -pur tanto buono e perfetto, che sono tinti di resía tutti coloro -a cui entra in capo di dubitarne; e riottosi e pessimi -sono que' tre milioni d'uomini cui non garbeggia gran fatto -la paterna e mite censura del Sant'Uffizio, e il dover rimanere -esclusi soli essi e in perpetuo dalle private e politiche -libertà, di che godono o son per godere tra breve tutte -quante le nazioni civili d'Europa. Ma costoro volendo troppo -glorificare il papato, a me sembra che lo bestemmino, e travaglinsi -a scavargli sotto a' piedi la fossa, troppo meglio -de' suoi nemici. -</p> - -<p> -V'à poi la schiera de' Diplomatici (io volea quasi dire -turba), la quale o non vede o nega il pregio e l'importanza -di tutto ciò che trapassa le arti loro e pon fondamento nelle -coscienze, ed al cui buon esito nè i ripieghi de' protocolli tornano -sufficienti, nè quelle simulazioni e malizie da cortigiani, -condite di urbanità e di eleganza. Nel Giulio Cesare di -Shakespeare, certo ciabattino romano, per nobilitare l'arte -propria, chiama sè stesso, con lepida antonomasia, un chirurgo -di scarpe. A me, dico il vero, dove senta discorrere -di Diplomazia, torna mio malgrado a mente quel ciabattino -del gran poeta, perchè là pure sotto magnifico nome veggo -nascosta un'arte infelice di rattoppare cose vecchie e logore, -che di lì a poco torneranno a sconciarsi. -</p> - -<p> -Ma, come ciò sia, il pronunziato vostro rimane verissimo, -<span class="pagenum" id="Page_484">[484]</span> -che discutere fondatamente del dominio temporale dei papi -mai non si può, senza discutere insieme, non che delle sorti -comuni d'Italia, ma dell'essere altresì sostanziale ed universale -della cattolicità, e senza porsi a scrutare le disposizioni -odierne de' popoli intorno alla fede, e quello che sia per ricondurre -nei cuori una religione sincera e viva, e perciò razionabile -e non cavillosa, e conformissima punto per punto -alla scienza e alla civiltà. -</p> - -<p> -Io, per me, sento di potervi bene asserire, che in nessun -argomento morale e politico ò fermato il pensiere più lungamente -e sì spesso, come in questo del principato ecclesiastico; -mosso a ciò eziandio dalla necessità, sì per essermi tocca la -mala fortuna di nascere a quello soggetto, e sì per avere a -cagion d'esso la miglior parte della vita trascorso nelle amaritudini -dell'esilio. Così, dopo assai meditare ed esaminare, -dopo raffrontate le storie antiche con esse medesime e con -le presenti realità, e i fatti con le idee, e le applicazioni coi -principj, sono da ultimo venuto io pure nella conclusione, -che a rispetto di Roma, la controversia politica in niuna maniera -non può separarsi e disciogliersi dalla spirituale, siccome -quelle che sono ambedue informate da una sola e -stessa ragione e natura; e chi presume di tenerle divise e -trattar l'una in disparte dall'altra, incorre ad ogni tratto in -palpabili contradizioni, e somiglia quello inabile e sciocco -artista che volesse in alcuna pittura emendare e mutare le -pieghe d'un velo o d'un panno, senza porre veruno studio -a conoscere il corpo e i membri che ne sono vestiti; conciossiachè -al principato ecclesiastico dà contorni e pieghe la -spirituale persona che il regge. E da ciò procede parimente, -che in verun altro subbietto di scienza civile insorge fluttuazione -e discrepanza maggiore di pareri e giudicj; in nessuno -alla verità dei principj contradice e ripugna da ultimo -sì manifestamente il fatto, e in nessuno la guerra intestina -e sempre mai rinascente dei contrarj elementi annulla i trovati -e le risoluzioni dei gran politici. -</p> - -<p> -Leviámone qualche saggio non men curioso che istruttivo. -E prima, voi v'imbattete in molti i quali (come onestissimi -e al papato assai riverenti) si sdegnano dell'opinione -<span class="pagenum" id="Page_485">[485]</span> -che si professa oltremonte, che pel Papato non dica bene altra -maniera di dominio temporale, eccetto la dispotica; e sì -provano con ragioni eccellenti, la libertà non dovere mai -riuscire avversa ed inconciliabile col principato ecclesiastico, -ed anzi dovergli prestar vigorezza e favore. Ma, per contrario, -lo scritto vostro afferma e prova con l'evidenza del -fatto, che lo Statuto romano nè fu dalla prelatura accettato -lealmente, nè voluto eseguire mai, salvo che per cessare i -fieri e instanti pericoli. D'altro lato, tal quale esso è (e -parve prodigio), inchiude cento clausole e cento riserbi da -rendere vana (ove occorra e il consentano i tempi) qualunque -franchigia publica, e tutta la macchina del governo rappresentativo. -Il perchè, ogni mente oculata è costretta di credere, -che rimanendosi Roma quale oggi si vede, e le discipline -della sua Curia e le condizioni del Pontificato quali al -presente sussistono, ogni qualunque specie di costituzione -liberale o diventerebbe in poco d'ora un nome vanissimo, o -saría cagione di guerra dolorosa ed interminabile tra la corte -ed il popolo, anzi tra la corte e qualunque altra potestà indipendente -da lei. -</p> - -<p> -La repentina e terribile necessità dei casi (io replico) -carpì ai cardinali quell'informe Statuto; dileguandosi la necessità, -doveva esso o cadere, o fare illusorie le libertà che -promette. Dopo la battaglia di Custoza, s'incominciò a Monte -Cavallo a indietreggiare più alla scoperta, e in governo costituzionale -far luogo a due Ministri insigniti di porpora e -immuni però da ogni legale sindacato, sciolti dal pericolo di -giudizio e di pena, e sempre innanzi alle Camere taciturni -e invisibili. Dopo la rotta di Novara, sarebbersi i prelati prestamente -disfatti del Rossi, quando non avesse una scellerata -mano prevenuto il disegno. -</p> - -<p> -Del pari, v'à chi dimostra con argomenti robustissimi, -attinti alla più pura e profonda filosofia cristiana, che il dominio -temporale dei papi accordasi male con lo spirito del -Vangelo, e ch'essi potrebbero senza jattura veruna, ed anzi -con utilità e rinvigorimento massimo della religione, deporlo -affatto, e tornare all'antica modestia apostolica. Ma, d'altra -banda, tutti coloro cui manca l'animo di pensare ad alcuna -<span class="pagenum" id="Page_486">[486]</span> -essenziale riforma ed innovazione negli ordini della Curia -romana, veggono assai manifesto (quantunque vergognino -di confessarlo), che a quella Curia, spogliandola in tutto del -principato, rimarrebbero brevi anni, forse anche pochi mesi -d'autorità e di vita. -</p> - -<p> -E però, mentre parlano ad ogni tratto della fiamma di -fede cattolica che li avvampa, mostrano di dubitare del sostegno -saldo e perdurabile promesso alla Chiesa di Dio. Ma -veramente li turba e tiene perplessi un intimo sentimento, -il quale li avvisa, non consistere punto la Chiesa di Dio in -certe giurisdizioni fittizie ed ambigue, e in certe viete e dispotiche -consuetudini che la sede pontificale s'incaparbisce -a voler serbare, ed a cui nessuna promissione di celestiale -soccorso fu fatta. Quindi s'ostinano a dire, che il principato -ed i suoi conseguenti sono puntello della Chiesa; e a sottrarglielo, -potrebb'ella, se non cadere, scompaginarsi; e che -non bisogna tentare Iddio, e stringerlo a forza ad operare -miracoli: non badando essi che a molto maggior miracolo il -vanno stringendo ogni giorno, di salvare la fede e il papato -ad onta delle sconcezze ed enormità che seco mena il poter -temporale; ed essere un modo assai più sconvenevole di tentare -Iddio, quello di volere che per prodigio cotidiano di -grazia efficace i preti, arricchendo, si serbino poveri; imperando -a modo dei re, si serbino umili; vivendo in delizie, si -mantengano casti; empiendo le carceri e alzando patiboli, si -mantengano misericordiosi. -</p> - -<p> -Udiremo dire a moltissimi, che bisognava perdonare i -prelati romani di assai difetti. Non potevano a un tratto svecchiarsi, -e in un giorno solo svestire gli abiti del comando assoluto, -nè con leggier fatica avvezzarsi alla libertà, tenuta, -e non senza ragione, in sospetto e in paura per tanto tempo. -D'ogni bene erano signori e dispensatori; qual maraviglia se -contendevano a pezzo per pezzo l'antichissimo patrimonio? -Colpa grave dei liberali fu volere ogni cosa ad un fiato. La -libertà sarebbe venuta ad oncia ad oncia, e proporzionando -il carico nuovo alle spalle del popolo che mal lo reggeva. -Queste parole che sarebbero savie in qualunque luogo, trovano -in Roma ragioni opposte d'altrettanta validità. Coi prelati -<span class="pagenum" id="Page_487">[487]</span> -romani non potersi fare a metà: cedono pur troppo a -due deità sole e terribili, la necessità e la paura. Altrove -possono le libere istituzioni avere piccolo cominciamento, ed -aspettare dal tempo e dalla educazione publica di profondare -ed allargar le radici; ma in Roma tanti germi ne porresti, -tanti ne sbarberebbero, e tutto il passato lo testimonia. Però -bisogna che fra le due potestà intervenga una piena separazione. -</p> - -<p> -Per simile, molta gente va predicando che agli uffici -pontificali bisogna l'indipendenza, e questa senza principato -correr pericolo e vacillare ogni giorno. Guardisi quello che -era il papato in Francia alla corte d'Avignone, sotto le ferree -mani di Filippo il Bello e de' suoi discendenti. -</p> - -<p> -Questa è la sentenza: ora mirate il fatto, e troveretelo -tanto discorde da lei, che assegnerete al vocabolo indipendenza -ogni altro significato, salvo il definito dai dizionarj. -Certo, stranissima indipendenza è quella che gode Pio IX tra -l'armi tedesche e francesi, e stretto e aggirato da' furiosi ristoratori -d'ogni clericale tirannide. Nè si dica essere accidente -che passa. Perchè nessuno à cervello così baldanzoso da indovinarne -la fine; e tutto il lungo e miserevole regno di Gregorio -XVI trascorse in altrettanta preoccupazione e servitù di -mente e di spirito. I perpetui diritti, le vetuste giurisdizioni -e le libertà intangibili della Chiesa tacevano tutte innanzi -all'Austria e alla Russia. Quivi tre milioni e più di cattolici -trapassavano allo scisma con poco o nessun lamento di Roma; -e con poco o nessuno tornavano a quando a quando in -Vienna a pigliar vigore le leggi giuseppine: altra maggior -cura premeva l'animo del pontefice; sventar le congiure, -sopprimere le cospirazioni, comandare nelle Romagne i supplizj. -In tale spavento viveva papa Gregorio non pure dei -moti politici, ma poco meno che d'ogni progresso di civiltà, -che fu udito affermare, infra l'altre cose, ogni strada nuova -aperta ai viandanti essere veicolo nuovo di corruzione. E -nella enciclica addirizzata da lui in principio del regno suo -a tutti i vescovi moderatori del gregge cattolico, non dubitava -di registrare tra i flagelli del secolo le politiche libertà: -il che prova quanta poca misuratezza e imparzialità di giudicio -<span class="pagenum" id="Page_488">[488]</span> -lasciavagli il principato, e con che massime dure e imprudenti -governar voleva la Chiesa. -</p> - -<p> -Così da ogni parte balzano fuori (diceva io) le contradizioni; -perchè tra il regno ed il sacerdozio, quali stanno al -dì d'oggi e si vogliono mantenere, ogni termine di conciliazione -è impossibile, e mai non è per uscire ex <i>alienigenis -membris compacta potestas</i>. -</p> - -<p> -Tra parecchi partiti indagati e proposti per dare assetto -e riposo alla dominazione temporale dei papi, voi, Signore, -scorgete assai più vantaggi all'Italia, ed avviamento molto -migliore al bene di tutta la cattolicità, nell'avviso di alcuni -statisti di stringere quella dominazione alla città sola di -Roma, od a poco altro territorio. Ora, io pronunzio da capo, -che non mutando l'essere e i privilegi dell'alta ed infima -prelatura, tanto è impossibile colorir quel disegno, quanto -tutti gli altri esclusi da voi; conciossiachè, dove l'armi straniere -non esercitino sempre un violentissimo reprimento, si -vorrà dalle genti di Roma fruire almeno delle libertà civili -ordinarie e di larghe franchigie comunitative, com'egli accade, -per grazia d'esempio, in America ai cittadini di Washington. -Ma qual mai libertà civile non verrà intorbidata -ai Romani, ed anzi rotta e annullata, dal Sant'Offizio, dagli -sbirri del Vicariato, dall'arbitrio continuo ed irrefrenabile -de' maggiori prelati, dalle parzialità dei giudici, dalle sciocche -e strabocchevoli revisioni, censure ed inibizioni sulle -stampe e sui libri, dall'ignoranza e servilità delle publiche -scuole, e dal potere il governo inframmettere in ogni cosa -l'autorità d'alcun canone o d'alcuna bolla, dimenticata ma -non disdetta, e giacente in archivio com'arme vecchia in -arsenale, che può a tempo e luogo tornare usabile e acconcia? -</p> - -<p> -Per quello, poi, che s'attiene alle franchigie comunitative, -non son dubioso di affermare, ch'elle o promuoveranno -fiero e continuo contrastamento col governo clericale, -o diverranno ombre vane fuori che nell'aspetto e nel titolo, -come da secoli sono state. Imperocchè, questa lode della gente -romana è da ricordare, che cioè non ànno valuto la Curia e -la prelatura a domare e spiantare qualunque spirito di libertà -<span class="pagenum" id="Page_489">[489]</span> -e di resistenza in quel popolo, per insino a tanto che gli rimase -la possessione di qualche diritto municipale. E già Sisto -V, appena insediato, e con le prime parole che disse da -principe ai Conservatori di Campidoglio, li minacciò di togliere -loro quel poco (trascrivo i suoi termini appunto) che, -per benignità sola della Santa Sede, rimaneva ad essi di publica -amministrazione.<a class="tag" id="tag45" href="#note45">[45]</a> Ed eziandio quel poco fu tolto. Onde -gli è accaduto, che forse tra tutti i comuni italiani, sempre -usi a godere di alcuna franchigia, il comune solo di Roma -ne venisse per intero spogliato; e quella toga fulgidissima -d'oro e di porpora in che il Senatore e i Consultori di Campidoglio -splendevano, altra grandezza ed autorità non significassero, -eccetto che crescere copia d'arredi e vaghezza di -addobbi ai vespri e alle messe pontificali. Ma lasciando ciò -stare, chi, chiedo io, nella pace presente, e senza promovere -da ogni banda pericolo instante di guerre e sollevazioni, sottrarrà -le Romagne e le Marche alla signoria dei papi? Tentisi -e facciasi da chiunque; adóperinsi le maniere, l'arti e gli -spedienti più sottili ed accomodati; segua per effetto di qual -vogliate accordo e lega di principi poderosi; la curia romana, -com'è al dì d'oggi elementata e costituita, lancerà -scomuniche ed interdetti furiosi e implacabili, e si ajuterà, -nè senza profitto, di sommovere e d'infiammare tutto il -mondo cattolico, ed eziandio il greco ed il luterano, con assai -più zelo ed impeto, che se una nuova eresia od uno scisma -nuovo intendesse a squarciare e spiccare violentemente alcun -altro membro dal corpo di santa Chiesa. -</p> - -<p> -Ben voi direte, che se gl'interdetti veementi e iracondi -di papa Caraffa non vinsero e non bastarono contro le armi -del Duca d'Alva nel bel mezzo del secolo XVI, meno assai -basterebbero nell'età nostra. Ma le plebi allora tacevano -paurose: oggi quello che pensano e vogliono à peso e pericolo; -ed a cagione delle publiche libertà, più ardire mostra -al presente la scarsa fede rimasta, che la grandissima per antico. -Certo è, che quando gli Ottoni e gli Arrighi si brigarono -d'aggiustare le cose romane, nol fecero con le armi -soltanto, ma eleggevano al sommo seggio chi lor talentava -<span class="pagenum" id="Page_490">[490]</span> -di più, e l'esterior disciplina della Chiesa a lor senno moderavano. -Oltre di che, come userebbero i potentati, senza -troppo manifesta contraddizione, l'aperta violenza in quell'autorità -e in quell'uomo, per rialzare il quale ànno, poco -è, sguainate le spade con non picciolo spreco di danaro e di -sangue? Impossibile, poi, tanto accordo fra tanti principi e -Stati, massime dove si tratta di ricche spoglie da occupare -e spartire. -</p> - -<p> -Rimane inconcussa, dunque, ed irrepugnabile la sentenza, -che, non modificandosi in nulla la Roma spirituale, nessuna -composizione si trova tra essa e i popoli che tiene soggetti -temporalmente; e di pari rimane certo, che le cose d'Italia -non si possono rassettare in unione ed in libertà; nè la famiglia -cattolica intera avrà buona pace: anzi, l'autorità della -religione, parte per isdegno e rabbia, verrà combattuta e negata, -parte travolta al male, e adoperata a perpetuare vecchie -superstizioni e tirannidi. -</p> - -<p> -Per fermo, la gran bisogna dei prelati al presente è -campare il dominio loro secolaresco; e già da gran tempo -son usi di accomodare piuttosto le faccende della Chiesa alle -necessità ed esigenze del principato, di quello che adattare -gli ordini del principato al miglior bene della Chiesa. Nel -che non adoperano quasi malignità: primo, perchè aggiustare -il principato come la Chiesa antica e lo spirito degli -evangelj ricercherebbero, vuol dire poco meno che rinunziarlo: -in secondo luogo, tutto quel popolo di chierici e di -prelati che sale e scende pel Quirinale e per l'Esquilino, cresce -allevato in un sistema molto fine ed artificioso di principj -e di massime, venutosi componendo pezzo per pezzo, e -nel quale i privilegj dell'Ordine e le dignità cortigiane e secolaresche -sono con buona apparenza accordate e innestate -con lor dottrine teologiche; sicchè, ajutando quelle, credono -queste ajutare, essendo osservazione verissima e molto antica, -che l'uomo s'industria ed ostina a voler trovare un -qualche utile compromesso tra la coscienza e gli appetiti; e -quindi, invece di conformare le azioni ed i sentimenti ai sovrani -dettati, piega bel bello e quasi senza avvedersene i -dettati all'utilità. La quale opera di storcimento e dissimulazione -<span class="pagenum" id="Page_491">[491]</span> -per far bella mostra di sè e nascondere all'universale -(che è volgo) le fragili sue fondamenta, trova il soccorso degl'ingegni -battaglieri ed arguti, gran maestri di scrivere, -autorevoli di scienza e di vita, ed abilissimi a sciogliere nodi -e viluppi di controversie. E tali furono, per appunto, coloro i -quali poco dopo la Sinodo Tridentina dettero al sistema surriferito -l'ultima forma dialettica, non più mutata sostanzialmente -di poi. E se ne può vedere un ritratto vivissimo e coloritissimo -nelle storie eleganti che di quel Concilio scriveva -il Cardinale Pallavicino. -</p> - -<p> -Ma, come ciò avvenga, certo rimane tuttavia (nè a voi -nè a niuno rincresca udirlo ripetere), che insino a tanto che -quella mistione singolarissima di dogmatica, di canonica e -di politica dura e persiste in Roma, e porge norma quivi all'educazione -di tutto il clero, perpetuerannosi le cause delle -sedizioni e delle violenze in Italia, nessuna pace di spirito -avranno le coscienze cattoliche, e la maestà del gran sacerdozio -mai non tornerà ad imperare nel mondo con soave e -spontanea suggezione degli animi. Perchè la Cancelleria e -la Prelatura romana mai non possono e debbono sostenere -che lo Stato della Chiesa contermini con popoli liberi, nè che -l'Italia si componga in essere di nazione e viva signora di -sè; atteso, principalmente, che ella faría molto presto valere -le sue franchigie e la sua volontà e i suoi patti confederativi -altresì in Roma. Similmente, non avrà pace d'intelletto e -di cuore la cattolicità; perchè oggi ella si viene informando -di spiriti nuovi e altamente civili; desidera, se non amicizia, -almeno concordia leale con le diverse confessioni cristiane; -il culto e le dottrine morali ritira dalla eccessiva misticità, -e le immedesima con la ragione e l'ordine sostanziale -ed eterno del bene; accetta e s'allegra d'ogni progresso di -scienza; vuole la pietà nemica d'ogni esteriore costringimento, -e la religione separatissima dai fini mondani e dagl'interessi -di Stato. In quella vece, la Curia romana teme -ogni sorta d'emancipazione intellettuale e politica, à per -sospetta la scienza, per ingiuriose le riforme; s'adombra e -s'inquieta delle novità; nessuna concordia equa e leale consente -con gli accattolici; e non pure prescrive e propaga usi -<span class="pagenum" id="Page_492">[492]</span> -e modi assai poco nobili e razionali d'esercitare la pietà,<a class="tag" id="tag46" href="#note46">[46]</a> -ma non abborre (dovunque può) dall'inculcarla a furia di -leggi, e ottenerne l'apparenze e le dimostranze con mezzi -costrettivi e violenti. Per vero, tenendo altra via, non -tanto spaurasi ella per la interezza della fede e la incolumità -della Chiesa, quanto per la propria maggioria e -pel suo potere temporale assoluto; e perchè, sentendosi -fiacca al presente di ogni facoltà, e inetta a reggere a qualunque -specie di paragone e di competenza, rifugge da -tutto ciò che varrebbe a rompere il cerchio magico entro il -quale sta chiusa, e in cui poco numero di chierici e di scribi, -tutti e sempre d'una qualità e d'uno stampo, presume di -perpetuare in sue mani il governo del mondo cristiano. Nel -vero, di coloro che maneggiano in Roma gli alti negozj, la -più parte e la più procacciante o nasce colà medesimo e succhia -subito il latte delle dottrine curialesche, ovvero è calata -giù dai monti della Sabina e d'altre terre suburbane; o, se -pur viene di fuori, riceve ne' chiostri e ne' collegi romani -una medesima impronta di pensieri e di sentimenti; sicchè -troppo bene s'appropria loro il carattere e il nome di Casta. -Quegli altri, poi, che nuovi e inesperti convengono a Roma -per cercarvi mantellette e prebende, se non sanno l'arte, -la imparano; e quelle orme, sempre e da tutti e a un modo -stesso ricalcate, studiano e seguono ad una ad una con indicibile -diligenza; perchè chi le sgarra o le muta, quando -peggio non gli succeda, rimane indietro. E poniamo che parecchi -insigni ecclesiastici vengano per l'Europa onorati -del cappello, e debitamente onorati. Ciò può recare lustro e -dignità maggiore all'Ordine; non profitto al concistoro e al -governo, del quale non sono partecipi. -</p> - -<p> -Adunque, di cotal gente quale io la descrivo, esce l'ordine -prelatizio, e di questo la principal porzione del collegio -de' cardinali; dal cui seno per ultimo esce il Pontefice, il -quale dee di necessità rispondere con la natura dell'opere -sue alla natura del terreno e alle qualità del seme di cui è -rampollo. Ed egli e i suoi porporati e il clero della sua Roma -tanto meno aprono il cuore ad alcuna novità, e ardiscono -<span class="pagenum" id="Page_493">[493]</span> -rompere una sola maglia di quella rete di pratiche e d'opinioni -in che sónosi da sè medesimi involti, in quanto ogni -giorno si riconoscono più straniati e divisi dallo spirito dei -tempi, e manca loro qualunque energia, salvo che di negare -e resistere. Nell'avvenire, nessun compenso al perduto, nessun -rimedio al pericolo delle temporali giurisdizioni, eccetto -l'armi straniere e i patiboli. Mille accadimenti e mutazioni -reca via via il corso degli anni; ma tutte all'ultimo si discuoprono -sfavorevoli e inopportune alla prosperità e alla pace -del Quirinale, perchè a lui fa bene soltanto la immobilità, o -ricomporre e risuscitare il passato. Ma il flusso delle umane -cose, simile all'acque correnti, mai non torna allo insù. -Tale a nostri giorni (nè vi esca mai del pensiero) è il papato, -e tale la schiera che più dappresso lo circonda, serve e difende. -Nè, per dir vero, sembra credibile a mente sana ed -illuminata, che le popolazioni cattoliche abbiano proseguito -sì lunga pezza a disconoscere il fatto, o conoscendolo, a non -curarlo; e che gran porzione del clero continui tuttafiata -nella pietosa finzione di giudicare che Roma e Chiesa riducansi -ad un medesimo, mediante la viva e fedele rappresentanza -che far dee la prima della seconda. Oggi l'orbe -cattolico è rappresentato sì bene e sì lealmente in quella -metropoli, com'era sotto de' Cesari il mondo politico dai senatori -servi e adulanti, o dai Narcisi, dai Ninfidj e dagli Aniceti -del Palatino. -</p> - -<p> -D'altra parte, l'età nostra è acconcia e matura perchè -que' funesti e perpetui ripiegamenti e ritorcimenti di Roma in -sè stessa si rompano, ed ella uscendo con la mente e l'affetto -a visitar le nazioni, si ritempri e ringiovanisca nello spirito -nuovo ed universale della cristianità. E dacchè è necessario -per ciò nella Curia e Prelatura romana mutare o le persone -o l'animo, e questo è fatto inemendabile dalla forza dell'abito -e dell'interesse; occorre che l'altro partito si tenti. Ma, per -condurre e stanziare in Roma nuovo ordine di ecclesiastici, -assai diverso nell'opinioni e nell'opere dall'anteriore, manifesto -è ch'ei si conviene piegare e adattare a cotale effetto le -istituzioni e le discipline; con questo riserbo per altro, che -tanto solo si modifichino e si correggano, quanto bisogna -<span class="pagenum" id="Page_494">[494]</span> -perchè il fatto si avveri e perseveri, e sia fecondo di bene. -</p> - -<p> -Non m'è avviso per al presente di condurre il discorso -a meglio definire e specificare coteste mutazioni della Roma -spirituale: mi basta, egregio Signore, aver fatto rincalzo -da molti lati a quella proposizione con cui si apriva la lettera -mia, ed in cui si sostiene e s'incardina: che, cioè, in -Roma la riforma politica intimamente si connette con l'ecclesiastica; -e l'una senza l'altra non può succedere, nè, -succedendo, durare e fruttificare. -</p> - -<p> -Nemmeno è da mover dubio, mirandosi unicamente al -valor razionale delle cagioni, se le riforme politiche debbono -antivenire o no l'ecclesiastiche. Imperocchè noi dimostrammo -abbisognare innanzi ogni cosa, che per la virtù peculiare d'alcun -ordine nuovo spirituale muti l'ordine delle persone, e -con esso gli animi, i pensamenti e i costumi; e così fare asseguibili -non soltanto le libertà e trasformazioni opportune -nel temporale, ma ogni buona fortuna d'Italia, e il rinfrancamento -delle credenze, e una gioventù nuova e robusta di -tutto il consorzio cattolico: il quale, la Dio mercè, a simile -risorgimento è apparecchiatissimo, e più assai che non vien -reputato dai cortigiani in rocchetto ed in cappa magna. Nè -faccia gabbo al giudicio vederne apparire sol pochi segni; -perchè tuttavia perseverando nella cattolicità una gerarchia -stretta, riguardosa e fortemente disciplinata, la infermità e -torpidezza del principal membro fa sembrare malsano e debole -tutto quanto il corpo; e veramente, spirano dal Vaticano -ai dì nostri piuttosto che un soffio ricreante di vita, influssi -di letargia e d'agghiadamento. -</p> - -<p> -Imperciò, presupponendosi eziandio che mutare qualcosa -della Roma spirituale riesca difficile e travaglioso quanto -l'indurre larghi e intrinseci cambiamenti nel temporale, -porta la ragione che si voglia piuttosto lo sforzo maggiore -rivolgere a conseguire il primo. Perchè, vinte quivi le resistenze -ed appianate le vie, qualunque natura di bene civile -e politico se ne ingenera quasi di per sè stesso: il che non -si prova con altrettanta certezza dall'altro lato; stantechè -(teniamolo saldo in memoria) negli istituti che reggono e -signoreggiano per l'efficacia e il valore di antiche opinioni -<span class="pagenum" id="Page_495">[495]</span> -e consuetudini, le mutazioni materiali ed estrinseche, -discompagnate dalle morali e interiori, violentano ma -non correggono, e più sono atte a perturbare che a rassettare. -Chi mal consente a questo vero, ricordisi almeno di -ciò che vide egli stesso, o dal padre gli fu narrato. Bonaparte -condusse prigione Pio VII a Fontanableò, e il vi tenne chiuso -qualche anno, e dettavagli da ultimo un concordato a sua -voglia. Era uso di forza e d'audacia fortunatissima, ma sproveduta -di sapienza riformatrice; e non recò frutto. Cessato -appena quell'impeto soldatesco, Roma ripigliò le sue antiche -sembianze, nulla avendo imparato e men che nulla dimenticato. -D'altra parte, non sembra mai troppo difficile e -faticoso all'uomo ciò che è necessario ed inevitabile, e si fa -scala insieme a grandissima utilità, e quando gli vien dimostrato -che tutt'altro tentamento sarebbe indarno. -</p> - -<p> -Ben so che l'ordine di ragione troppo rado si accorda -con quello de' politici accadimenti, e la fortuna e l'armi e -le passioni non iscelgono la loro via; ma dove l'impeto li -rivolge, colà si precipitano. Io so bene altresì, che quando per -effetto di qual sia caso la forza e la volontà popolare venissero -in Italia al di sopra, elle inesorabilmente proseguirebbero la -lor vittoria, stimandosi padrone affatto ed onnipotenti. Ciò per -altro non vieta che quella forza e volontà, scompagnate dalle -mutazioni morali e spirituali, non rimanessero incerte del -fine e nella vittoria stessa impacciate; e quindi, per la ostinazione -indomabile altrui, trascinate ad atti eccessivi, sino -a che sorgesse una dolorosa necessità di piegare ed indietreggiare, -perdendo i maggiori frutti e i migliori del buon -successo. Del resto, gli è assai naturale che le sollevazioni, -le guerre ed altri violenti e scomposti fatti entrino inconsultamente -in quel primo sentiere che lor si schiude davanti: -ma colui che indaga il valore universale ed intrinseco delle -cagioni e l'ordine di operare che ne proviene, non può nè -correre nè fermarsi dove lo sdegno e il volgare giudicio e -corre e si ferma; invece, egli procede tanto oltre, quanto gli -fa d'uopo a trovare il punto da cui dipende la mole intera -dei casi, e l'ultima lor ragione. A cotesto punto, e non altrove, -intende guardare la lettera mia. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_496">[496]</span> -</p> - -<h4>III.</h4> - -<p> -V'à parecchi onesti e timorati, ai quali ogni pensiero -d'innovazione, tuttochè ristretta alle condizioni esteriori e -non sostanziali del Papato, sembra arditezza e profanità incomportabile, -e uno sdrucciolo all'eterodossia e alla miscredenza. -Ma perchè non può accadere a' dì nostri ciò stesso -che più d'una volta à la Chiesa veduto e approvato senza -scandalo e nocumento, e rimanendosi intatta nell'essere -proprio e ne' suoi principj di scienza e di pratica? Ei si conviene -o tener chiuse tutte le storie, o lette dimenticarle, -perchè risolutamente si neghi le forme del Papato e la costituzione -della gerarchia suprema cattolica, non avere sostenuto -mai mutazione profonda. Ma il vero è pur questo, che -tra le forme e disposizioni del Papato quale esercitavasi da -Gregorio Magno, e l'altre che incominciarono ad attuarsi e -valere per opera segnatamente di Niccolò II e Gregorio VII, -interviene assai più differenza di quella che, al mio sentire, -ricercherebbesi oggi a ricondurre in concordia piena, e d'infiniti -beni ubertosa, la civiltà e la religione. Parlo di notizie -ovvie e non peregrine; pure è necessità ricordarle a chi non -le ignora, ma le dissimula. Gregorio Magno poteva ogni -cosa; e i maggiori negozj e le più dure discettazioni d'Italia -e dell'Occidente venivano trattate da lui, e con autorità e -sapienza composte. Ma tutto ciò, non per diritto di principato, -non perchè sudditi avesse nè esercito nè navile nè -publico erario, ma sì mediante un sommo arbitrato che i -popoli nelle differenze loro gli concedevano, per caldo di religione, -e per la gran sicurezza ch'entrava negli animi del -senno civile di lui, non uguale solamente ma superiore al -secolo tralignato e ruinante a barbarie. Ildebrando, in quella -vece, aggiungeva al pastorale lo scettro; e non contento delle -provincie le quali già tenevano i papi da Carlo Magno, rifermava -i Normanni sul trono di Napoli con titolo di suoi -tributarj, e pretendeva diritti regj altresì sull'Ungheria, Danimarca, -Croazia e Dalmazia; e a Guglielmo il conquistatore -ingiunse di riconoscere da lui solo il reame d'Inghilterra, -<span class="pagenum" id="Page_497">[497]</span> -e di fargliene omaggio. Parvi egli, illustre Signore, -poca e leggiera trasmutazione, passare nel temporale dallo -stato di soggetto a quel di monarca, e la mansueta autorità -dei Vangeli armare di mondana potenza, fornirla di soldati, -di balzelli e di giustizieri? Ma vi è più oltre di novità. Gregorio -Magno non solo piacevasi di riconoscere i Cesari a sè -superiori nelle faccende del secolo, ma li comportava tali -in molta porzione altresì della polizia esteriore ecclesiastica; -e obbedivali eziandio (quello che importa assai di notare) -ne' comandi che gli parevano gravosi al clero, e, sotto qualche -rispetto, dannosi al far prosperare la religione: come -testimonia quella lettera sua, mille volte citata, a Maurizio -imperatore.<a class="tag" id="tag47" href="#note47">[47]</a> -</p> - -<p> -In quel cambio, Gregorio VII e i suoi prossimi successori -stimarono a sè inferiori e soggetti i Cesari e tutti i monarchi -del mondo, i quali (uso della comparazione che leggesi -nelle bolle), come la luna piglia splendore dal sole, pigliano -dal pontefice, sole della cristianità, l'autorevole lume -proprio. Quindi ai papi venne pensato di ben potere (dove -occorresse estremo castigo) deporre i monarchi dai seggi -loro, e dispossessarli d'ogni diritto, e dal debito di sommessione -e obbedienza disciogliere i popoli, ed anzi armarli alle -volte contro quelli e crocesignarli. Là, pertanto, con San -Gregorio, un pontificato affatto spirituale e che nulla del mondano -s'arroga; qua, con Ildebrando e coi proseguenti l'opera -sua, un pontificato provisto di regale giurisdizione, e divenuto -signore ed arbitro delle corone. Là, due potestà divise -ed indipendenti ne' proprj ufficii; qua, una sola, suprema e -impartibile, che tutte l'altre soggioga, e la quale fabbrica e -innalza al colmo la universale teocrazia. Nè perciò tutte le -differenze peranco sono avvisate ed annoverate. Gregorio -Magno era dai suffragi del popolo, con liberi e appropriati comizj, -eletto ed alzato allo splendore e alla santità della tiara. -Gregorio VII, invece, veniva scelto e salutato pontefice nello -stretto collegio de' cardinali, istituzione singolare e novissima -nella Chiesa. D'altre minori varietà e differenze fra i -due tempi paragonati, me ne passerò con silenzio; parendomi -<span class="pagenum" id="Page_498">[498]</span> -che alle testè ricordate non se ne possano trovare e neppur -pensare delle maggiori. -</p> - -<p> -Al presente, io mantengo essere al Papato sopravvenuta -una indeclinabile necessità di cambiare in sè stesso parecchie -condizioni e costituzioni; ed, al creder mio, nessuno fa -guerra più pericolosa e spietata al bene di quello, quanto -chi si ostina a volerlo intatto ed immobile in ogni sua forma -attuale. -</p> - -<p> -E che? sembrami già udir gridare i Farisei d'oltremonte, -avresti tu animo d'assomigliare la Roma spirituale moderna -a quella di Nicolò e d'Alessandro II o del suo magnanimo -succeditore? Dove oggidì le fazioni che si accoltellano -e uccidono sulle piazze per tirare a sè col sangue civile la -elezione d'un papa? Dove oggi il concubinato del clero, le -simonie cotidiane, la feudale oltracotanza che invade il tempio -santo di Dio, e trasforma i prelati in baroni e le badie -in castelli? Dove la generalità dei preti e dei monaci oppressa -e tiranneggiata dai Vescovi fatti principi, e sì potenti -divenuti di terre e vassalli, che rendevano necessaria in Gregorio -VII quella specie di dittatura, e quelle arti medesime -di cui più tardi usarono tutti i monarchi per isciogliere e disfare -le aristocrazie? Rispondo (se mi si concede lingua), che -i corpi morali infermano siccome i fisici di malattie strane -e diversissime infra di loro, ma pur simili in ciò che annullano -con effetto uguale la sanità; e posto che sieno gravi ed -assai radicate, ricercano pronto ed eroico rimedio. Nella -età d'Ildebrando e d'altri che il precedettero, il Papato ammalava -d'ardente e acutissima febbre; oggi è infermo di -languore e di cascante vecchiezza. Roma allora farneticava, -oggi decrepita bamboleggia. L'un caso è dall'altro differentissimo; -ma in entrambi fanno mestieri farmachi vigorosi e -solleciti, sebbene di diversa natura e virtù. -</p> - -<p> -Che manca ora al discorso? Certo, che si dimostri il -vero di tanto decadimento. Ma per gli uni è cosa manifestissima; -per altri non basterebber volumi a provarlo, perchè -il vero che s'odia, quanto più splende, con più sfrontatezza -è negato. Fra le due schiere avversarie rimangono -molti non preoccupati e però imparziali, ma poveri di notizie -<span class="pagenum" id="Page_499">[499]</span> -e impazienti di far ragguaglio minuto ed esatto fra tempi e -cose tanto diverse e lontane; e ad essi un compendio appunto -di quelle notizie tornerebbe, io credo, gratissimo e profittevole. -Lasciatemi, dunque, o Signore, delinearlo per sommi -capi e com'io l'intendo. Userò parole da storico, e forse -più magistrali che una lettera non comporta; ma da niuno -scrittore e con nessun'arte si può combattere le necessità -del suo têma. A comparazione, poi, della vasta materia, sarò -brevissimo. Darò dei fatti poc'altro che un giusto elenco, -ma tutti veri e palpabili; quindi sufficientissimi a costruire -buona dimostrazione. -</p> - -<h4>IV.</h4> - -<p> -Da chiunque conosce fiore delle storie ecclesiastiche -verrà confessato, che in tutta quasi la età di mezzo nessuna -maniera di potenza e nessuna specie di grandezza civile conobbe -il mondo, la quale non rilucesse in massimo grado -nel Pontificato romano. E può dirsi anzi, che la civiltà tuttaquanta -foggiavasi allora e informavasi unicamente delle -fogge e forme che le porgeva la cattolicità, e però i capi supremi -di questa. Ai dì nostri, per contrario, è visibile che alcune -di quelle potestà e maggioríe sono affatto scomparse, e -in tutte le rimanenti è precipitosa declinazione; quando pure -non se ne voglia eccettuare quella tendenza perpetua della -Roma papale, a ridurre di più in più il reggimento della -Chiesa a stretta forma di monarcato. Nel che io concedo -Roma non essere declinata; ed anzi, i modi del suo governo -tenere assai più del regio e dell'assoluto quest'oggi, che non -ai tempi (poniamo) d'Ildebrando e di Bonifacio. Perchè, sebbene -ai giorni loro niuno sospettasse dell'autenticazione e -veracità delle false Decretali, e tuttochè le sentenze d'un libro -che ascrivesi comunalmente a Gregorio VII<a class="tag" id="tag48" href="#note48">[48]</a> ricevessero -confermazione dalla Sinodo ch'egli convocava appo sè in -Laterano nel 1076, e ponessero con ciò il colmo all'autorità -dei pontefici, così per la giurisdizione come per gli uffizj -nell'Ordine; purnondimeno confuse e mal definite e dubiamente -<span class="pagenum" id="Page_500">[500]</span> -applicate si rimanevano in molta porzione quelle dottrine, -e vi ostavano tuttogiorno usanze e possessi antichi, privilegi -e prepotenze di principi. E però, all'arbitrio pieno ed -incontroverso che le più volte esercitavano que' pontefici nel -reggimento della Chiesa, si vuole assegnare per cagione -principalissima l'altezza di mente, l'energia propria e fortunata -di parecchi di loro; e la ignoranza, lo scompiglio e la -dissoluzione estrema dei tempi. -</p> - -<p> -Non vi sia di tedio, o Signore, lasciarmi alquanto discorrere -questa materia in cui giova insistere per maggiore -dichiarazione del nostro subbietto. -</p> - -<p> -Dico, dunque, che il dominio assoluto dei papi trovò conferma -e sanzione solenne più tardi, e particolarmente dalla -Sinodo tridentina, la quale nol contradisse, e, fuori assai dell'aspettazione -comune, contradisse invece le massime ristrettive -dei concilj di Costanza e di Basilea. Vero è che alquante -cose ne tagliò e corresse; ma con ciò appunto a tutto il gran -rimanente pose suggello, e stimò di rimarginare le piaghe -mortali aperte nel Papato dalla servitù avignonese e dallo scisma -durato non meno di quarant'anni. Più modernamente -non sostenne quel dominio assalti e guerre pericolose; imperocchè -le dichiarazioni del clero francese nel 1682 non -vennero dall'Europa imitate, e l'opposizione di Porto Reale -affogò nella teologia. -</p> - -<p> -A me non compete il giudicio del fatto. Ma sembrami -utile assai che il mondo se ne ricordi, e si noti con più diligenza -il trapassare che à fatto la comunione cattolica -dagl'istituti (come in politica si direbbe) popolari e misti, a -quelli di monarchia poco meno che intera e arbitraria. -</p> - -<p> -A coloro cui mette spavento l'udir parlare di mutazione -e di novità nella Chiesa, io maraviglio forte come non faccia -alcuna apprensione nè svegli alcun dubio questa verissima -e sostanzialissima alterazione insinuatasi nell'orbe cattolico. -Per fermo, ei non negheranno che l'elezioni de' vescovi -a popolo da prima si diradassero, e poi si stringessero -all'ordine solo dei preti, più tardi ai soli capitoli delle -cattedrali, e da ultimo cadessero tutte o in mano al pontefice, -ovvero in mano de' principi, con ciascuno de' quali (rimosso -<span class="pagenum" id="Page_501">[501]</span> -ed escluso affatto il popolo e il clero) patteggia quegli -di pieno arbitrio e stipula i concordati: il cui primo esempio -infelice quello fu tra Leone e Francesco I, ove molto guadagnò -il papa, moltissimo il re, e perdè invece ogni cosa il -clero, usato a richiamarsi ai principj e ai diritti della Prammatica -sanzione. -</p> - -<p> -Per simil guisa, come in principio ogni vescovo perveniva -alla risoluzione de' negozj con l'ajuto e consiglio del -presbiterio suo; e i Patriarchi, i Primati e i Metropolitani, -con quello dei Vescovi suffraganei e de' Sinodi Provinciali e -talvolta de' nazionali; e il Papa, infine, con l'assistenza, autorità -e consultazione di tutti essi: in decorso di età, i vescovi -pigliarono avviso o dal proprio senno o dai mandamenti di -Roma; e i papi, sempre meno solleciti di adunar concilj, e -raccolta ogni potestà consultiva nel Collegio de' cardinali, terminarono -col non molto inclinare ed attendere a questo medesimo, -non ostante i capitoli ristrettivi e severi giurati innanzi -da Martino V e da Eugenio IV, poi da Paolo II, e da -talun altro lor successore. E dove peraddietro ogni faccenda -di momento deliberavasi in Concistoro, e si pubblicavano le -risoluzioni come fatte <i>de consensu Fratrum</i>, oggi quel consentimento -o non è domandato, o vien presupposto, o piglia valore -ed uso di cerimonia. Oltre di ciò, il titolo arrogatosi dai pontefici -di patriarchi d'Occidente; le riserve senza misura moltiplicate; -le cause avocate a Roma da tutte parti del mondo; -i legati nelle provincie spediti con facoltà imperiose e superlative; -le fraterie dall'obbedire agli ordinarj esentate; le dispense -copiose e gli innumerabili privilegi e favori che dal -Quirinale tuttogiorno provengono, sottraendo, come può scorgere -ognuno, e derogando l'un di più che l'altro alla giurisdizione -propria dei vescovi, ànno altrettanto aggrandita ed esagerata -quella dei papi. La quale, d'altra banda, di semplice -esecutrice e custode di leggi, sembra ascesa e trapassata alla -gran potestà di quelle creare e mutare. E veramente, da lunghissimo -tempo le decretali e le bolle competono di materia, -di maestà e di forza, coi canoni più vetusti e solenni. Il perchè, -la legislazione ecclesiastica, guardata e avvisata negli -usi suoi cotidiani e nel concetto de' moderni, tende a convertirsi -<span class="pagenum" id="Page_502">[502]</span> -in un Editto papale perpetuo, come di già nel civile -l'Editto imperatorio pigliava il luogo dei Senatoconsulti e -dei Plebisciti. -</p> - -<p> -Nè già si nega che questo condursi pian piano il Pontificato -a più stretti ordini di monarchia, fu condizione e incremento -naturale di cose, meglio che arte e ambizione di -prelati e curiali. Conciossiachè, lasciando stare l'altre ragioni, -ei si fa manifesto per sè medesimo, che in un gran corpo -sociale composto di membra diverse, interessi discordi, comunità -orgogliose, superiori gareggianti, appena scema e -rallentasi quella caritevole unione che le virtù e lo zelo -primitivo ed eroico annodarono, bisogna o correr pericolo di -scissure e dismembramenti, o che cresca e pigli nerbo una -forza interiore, unitrice e moderatrice. E tanto è ciò vero, -che al forse smoderato predominio papale, ognuno, dopo lo -scisma germanico, cedette luogo, e lo reputò salutevole e necessario, -singolarmente in Italia, fatta provincia spagnuola, -e dove il Papato serbava ancora alla nostra nazione alcun -titolo di preminenza. Io voglio unicamente notare fra voi e -me, che per lo stesso naturale procedere delle cose, la potestà -monarcale, ed anzi ogni potestà di governo, sia in uno -o in pochi o in tutti raccolta e compiuta, rischia di disfarsi -e perire tuttavolta che a sè medesima non procura un limite, -una competenza ed un sindacato. E si affermi pure, che -il pontificato romano non possa disfarsi e perire; può nondimeno -infiacchirsi e scadere, e tutti i danni e gli sfregi patire -della infermità, della decrepitezza e dello scredito universale. -E però, con gran senno parlava quel vescovo di Granata ai Padri -di Trento, che s'egli con ardore venia fiancheggiando i -diritti e le giurisdizioni dei vescovi, ciò era appunto perchè -volea salva e integra in futuro l'obbedienza e l'ossequio -de' popoli inverso la Santa Sede. Per fermo, se al presente -travagliare della Roma spirituale sono da attribuirsi altre -molte cagioni oltre l'imperio di lei eccessivamente assoluto, -questo, per lo meno, la reca ad un'accidia e ad un languore -funesto ed immedicabile, e rendela insufficiente ad ogni gran -gesto, e incapace per niuna guisa di restaurarsi e di rifiorire. -Attesochè non ferve la vita e non si mantiene rigogliosa e -<span class="pagenum" id="Page_503">[503]</span> -operante laddove alle facoltà e doti de' valentuomini non è -lasciato libero spazio e sicuro; nè dove i premj e gli onori -poco dipendono dalla virtù e molto dal patrocinio; e dove, alfine, -tutto si compie o col regolo di viete prammatiche o col -maneggio de' cortigiani. -</p> - -<h4>V.</h4> - -<p> -Non accadono molte parole a mostrare la depressione -estrema e finale di Roma a rincontro delle potestà civili del -mondo. Cominciò il Papato con assai modestia e prudenza, -vivendo a quelle sottomesso e obbediente, pure allorquando -assalivano ed invadevano alcuna libertà vera e legittima della -Chiesa: testimonj que' Cesari che nei negozj conciliari e nelle -discipline clericali più del debito s'intramettevano. Dal che -appare, che mentre con gli anni, migliorandosi la fortuna e -crescendo le forze del Pontificato, si pensò di mescolare la -facoltà ecclesiastica con la civile, e rendere questa grado per -grado suddita a quella; ne' primi secoli, invece, lo sforzo e -l'ambizione de' papi stringevasi tutta a dividere quant'era -possibile l'un potere dall'altro: e Papa Gelasio affermava, -opera di Gesù Cristo essere la lor divisione, e del Diavolo il -lor meschiamento. Disfacendosi, poi, d'ogni lato l'impero -orientale, e quello dei barbari smembrandosi in minuti regni, -mantennesi il Papato per molti anni indipendente ed illeso -ne' proprj officii spirituali. Alzò la speranza e l'ardire con le -sacre dei re e de' nuovi Augusti, abilmente intervenendo ad -autenticare diritti dubiosi ed incerta legittimità di possesso. -In tal guisa pian piano ascendendo, e vinta più tardi la lite -pertinace e terribile delle investiture, trovò in fine arbitrio -di sentenziare, ch'egli era principio e fonte d'ogni potestà -eziandio politica e laica, e Cesare stesso ricavare da lui l'origine -della propria. -</p> - -<p> -E come in sul primo alla elezione dei papi occorreva -l'assentimento imperiale, nel procedere del tempo fu bisogno -invece agli imperatori di chiedere per sè medesimi conferma -e consecrazione ai papi; e quindi stimarono i popoli, -che da solo il consiglio e l'autorità di Gregorio V venisse -<span class="pagenum" id="Page_504">[504]</span> -in Germania ordinato il modo di eleggere i Cesari, corretto -e sancito dipoi dalla celebratissima Bolla d'oro. Tantochè, -Innocenzo III (spirito alto e magnanimo) negò da ultimo di -riconoscere nel Vicario dell'impero alcuna signorile giurisdizione, -se dal pontefice non n'era investito e dalle sacerdotali -mani non ne pigliava le insegne. -</p> - -<p> -Magnifica esaltazione fu questa, ma non duratura; e Bonifacio -VIII, che del generale e rapido mutar dei pensieri -non ben s'avvedeva, lottando con Filippo IV di Francia, -cadde nel conflitto e trascinò seco l'universale teocrazia; la -quale mai non potè riaversi della guanciata sacrilega e vile -del Nogarette. Non la guarirono di quel colpo le sottili teoriche -del Bellarmino e della scuola di Salamanca intorno al -giure divino e sociale; non le ristampe e promulgazioni reiterate -per tutta Europa, e massime da Pio V, della bolla in -<i>Cœna Domini</i>. Essendo principalmente che re e signori, senza -destar rumore e mover querele, si difendevano e schermivano -abilissimamente, negando alle stampe e alle intimazioni di -Roma il <i>placet</i> e l'<i>exequatur</i>; e in quel mentre stesso che -commettevano ai giuristi di corte di far valere appresso la -pontificia segreteria l'escusazioni o i privilegi o i diritti di -lor corone, minacciavano di prigione e di forca il primo -prete che ne zittiva. Tanto poco furono meritati i pontefici -di essersi posti in lega strettissima col principato, abbandonando -quasi al tutto la causa de' popoli, e di guelfi facendosi -ghibellini, e sforzandosi con gran zelo di far sentire ai monarchi -quanto necessario era di accordarsi bene insieme, e -mettere impedimento alle novità temerarie che d'ogni banda -prorompevano. -</p> - -<p> -Così declinarono rapidamente nel mondo cattolico l'idea -e la pratica dell'universale teocrazia: benchè la corte di -Roma ne venisse poi con diligenza, industria ed ostinazione -incredibile, conservando e ristorando parecchie parti, le quali -sminuzzate e particolareggiate sotto nome e titolo di giurisdizioni -ecclesiastiche, le davano ad ogni poco buona entratura -nelle faccende temporali dei regni; e con lo Stato civile, -con le cause miste, con le dispense, con le clausole dei concordati -e con simili altri intermettimenti, ella occupava per -<span class="pagenum" id="Page_505">[505]</span> -tutto e sempre una porzione notabilissima sì del dritto publico -generale e sì dello speciale e proprio di ciascun popolo. -</p> - -<p> -Ma verso il mezzo del secolo andato, le cose cambiarono -e si rinvertirono di maniera, che l'ingerimento indiscreto e -illegittimo, e la voglia immoderata d'usurpazione passò di -nuovo, e con molto minore scusa, dai pontefici ai principi. In -mano di questi ridotto l'eleggere i vescovi, e dispensare altri -ufficii e onori da chiesa; abolite le immunità; cacciati a forza -i Gesuiti; soppresse in più luoghi le mani morte; imposte -regole al noviziato monastico; vôtati più conventi e distribuítone -altrui l'avere; sottomessi a forza i frati alla giurisdizione -de' diocesani; annullate le decime; salariato il -clero; occupata in gran parte la collazione de' beneficj; dappertutto -aggravata la suggezione del sacerdozio alla autorità -laicale; un pontefice vecchio méssosi in lungo viaggio e, contra -tutte usanze, venuto egli stesso a Vienna ad implorare -da Cesare di non più oltre manomettere le facoltà e i diritti -della Chiesa Lombarda ed Austriaca, e tornatosi inesaudito: -e ciò tutto avanti del gran conquasso che i rivolgimenti strani -e vertiginosi di Francia recarono alla fiacca e logora Europa. -Confesserò bene che i tempi sembran da capo mutare, e appresso -molti governi si va moderando il proposito antico di -assoggettare la Chiesa allo Stato. Ma ciò accade per virtù -d'un principio avversato ed astiato oltremodo dalla Curia -Romana, ed i cui medesimi beneficj le sono sospetti e le san -d'amaro. Io intendo discorrere sì delle libertà politiche, e sì -di quella preziosa ed inviolabile, che domandano di coscienza. -La massima odierna si è, che il comando civile non penetra -negl'intelletti e nelle coscienze; e però essendo la -Chiesa nella sua vera sostanza una spirituale potestà che non -dee voler dominare salvo che ne' cuori e negl'intelletti, e -con forze prettamente morali e persuasive, lo Stato non à -ragione nè titolo alcuno d'inframmessa e d'impero nei negozj -di quella. Concetto santo ed alla religione medesima salutifero; -ma Roma non se ne accomoda, e i frutti buoni che or -ne coglie, teme di dovere scontare più tardi a grandissimo -prezzo. Nè in tali apprensioni e paure ella piglia inganno. -Chè, per lo vero, il termine ultimo della libertà di coscienza -<span class="pagenum" id="Page_506">[506]</span> -è pareggiare innanzi allo Stato e alla legge tutte le confessioni -e i culti cristiani, e far trapassare la Chiesa Cattolica dalle -ampiezze e privilegi del dritto pubblico che ancor le rimangono, -alla modestia e alla ugualità del dritto privato, come alla -Chiesa Cattolica Americana di già interviene. Per fermo, le -attinenze varie e gelose e le mutue obbligazioni tra Chiesa e -Stato, che al presente sono dubiose, implicate e in contesa -acerba ed interminabile, diverrebbero allora nette, piane, -agevoli ed accettabili d'ambo i lati. Ma il Cattolicesimo dovrebbe, -in tal presupposto, maggioreggiare per virtù e luce -soltanto di sua dottrina, e per l'efficacia degli esempj e dell'opere. -Al qual cimento andranno fidanti e sicuri gli schietti -e mondi e fervorosi cattolici, ma la Curia romana vi andrà -trascinata e come la biscia all'incanto. -</p> - -<p> -Io penso che da voi e da qualunque discreto lettore sarò -prosciolto affatto dall'obbligo di provare lo scadimento compiuto -ed irreparabile del potere temporale dei papi. Chi dice -di nol vedere, o s'infinge, o è talpa dell'intelletto, o vive -fuor del mondo e del secolo. Oggi più che mai sta vero ciò -che il Machiavello scriveva, trecent'anni or sono; cioè a -dire che <i>il papa à Stato e non lo difende, à sudditi e non li -governa</i>. Ma più non è vero quel ch'ei soggiungeva, e cioè -che <i>li sudditi, per non essere governati, non se ne curano, nè -pensano nè possono alienarsi da lui</i>. Oggi se ne curano tanto, -che per fuggire lo sgovernato regno de' chierici, darebbersi -in braccio, io stava per dire, al Russo od all'Ottomano; e -stimo che non si dia fra le nazioni cristiane un reggimento, -e così odiato insieme e così spregiato: però è debolissimo e -disordinatissimo. Nè senza l'armi de' forestieri può star su -in piedi, ed esso le accetta insieme e le abborre con tutta -l'anima; onde particolarmente fra l'Austria e lui sembra da -lunghissimi anni durare l'un di que' patti che le leggende -raccontano essere più d'una volta seguiti tra l'uomo e alcuna -potenza infernale, con iscambievole necessità e detestazione. -Quanti passi à fatto il mondo in questi ultimi tempi nella scienza -delle leggi e nell'arte del governare, di tanto s'è lasciata -scoprire la inabilità e inettitudine dei prelati, la quale ora è -veramente spettacolosa all'Europa. Nessuno poi (stimo io) -<span class="pagenum" id="Page_507">[507]</span> -può indursi a credere che ciò non sia effetto insieme e cagione -assai ponderosa dell'affrettato e continuo abbassare del -Vaticano. Nè la cosa è mai per mutare: e sappiano i Diplomatici, -qualora ei s'infingessero d'ignorarlo, che niuna loro -industria, preghiera, esortazione ed ammonizione trarrà il -governo ecclesiastico a qualche termine di bontà e di saggezza -civile e politica; ed i suoi sudditi continueranno senza -posa ed interruzione ad impoverire, e la plebe ad ingaglioffarsi, -e tutti a scadere più sempre e miseramente in ogni qualità -e modo del vivere privato e publico. -</p> - -<p> -Le investiture de' beneficj; le possessioni e ricchezze de' -monaci, fautori naturali e propagatori dell'alta balía dei papi; -i feudi e principati ecclesiastici, sparsi segnatamente per la -Germania; i tribunali di mista giurisdizione; la Santa Inquisizione, -e simili altre forme e maniere di potestà, io son dubioso -di rassegnare tra le temporali prerogative di Roma, -ovvero tra le spirituali. Ma, di qua o di là che si pongano, questo -permane certo, ch'elle sono privilegj e mezzi di forte e -generale dominazione, i quali scemano e scapitano tutto -giorno, e a non lungo andare ne rimarrà piuttosto la memoria -che il fatto. Di feudi ecclesiastici e della Santa Inquisizione -non è più vestigio, eccetto che in Roma; delle giudicature -miste sussistono assai pochi avanzi. Nelle principali -provincie della cristianità, le frateríe (come testè si accennava) -o soppresse o de' beni loro spogliate, e le ancora esistenti, -voi le scorgete senza credito e senza valor morale, e ignoranti -e goffe la maggior parte. Nè Roma in sì lungo spazio à -saputo correggerle, addottrinarle, rigenerarle e renderle -fazionate agli abiti nuovi e alle nuove tendenze del secolo. -Sopra che io dico: avvi egli dimostrazione di vecchiezza e -discadimento più chiara di questa, che il pontificato o non -s'accorga o stiasi inerte ed inoperante a veder calare e discreditarsi -per ogni luogo queste sue milizie e colonie, mandate -un giorno insino agli ultimi termini della terra, e per -mezzo a tutte le genti, a predicare la maestà del suo seggio, -e la gloria della sua corte? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_508">[508]</span> -</p> - -<h4>VI.</h4> - -<p> -Ma la declinazione maggiormente esiziale al papato, e -men comportevole, è quella accaduta nell'autorità e nella -preminenza morale e civile; perchè interviene in subbietto -più sostanziale, e proprio dell'essere suo. E per fermo, d'una -potenza per al tutto immateriale e signora degl'intelletti e -degli animi, è peculiare, innanzi ogni cosa, il dirigere ed -informare i costumi, la scienza e l'educazione, e comporre -e lumeggiare altresì nelle menti la ragione guidatrice e sovrana -del vivere sociale. -</p> - -<p> -Nel fatto, quantunque volte o il durare degli scismi, o -l'imperversare delle fazioni entro Roma stessa con lunghe -stragi e abbominazioni, non troncarono affatto i nervi al papato, -e non gli tolsero di far sentire diuturnamente e con -efficacia l'azione sua, questa si spiegò vigorosa e mirabile in -ciascuno dei subietti testè mentovati, e riuscì splendida e -prevalente, benchè non sempre pura e lodevole, nè ben condecente -al carattere augusto del sacerdozio e agli spiriti del -Vangelo. Voi sapete le storie, e una lettera non le può raccontare. -Basti che riandiamo l'epoche e le date più insigni; -e l'indole diversa dei fatti paragoniamo. La vera e pienissima -primazia morale e civile, che Gregorio Magno (torna volentieri -la penna a quel venerando Gerarca) e alcuni avanti -e dopo di lui mantenevano in Italia e fuori, per ispontanea -riverenza e adesione de' popoli, dimostra appunto quello che -possa la religione, praticante con senno la carità civile, e -incorporandosi con le arti e la sapienza del viver comune. -Così accadeva, come notammo più sopra, che Gregorio, sfornito -di principato e d'eserciti, conseguisse l'effetto medesimo -che se stato fosse signore d'immenso imperio. Laonde -lagnavasi egli con parole d'oro, che meno desiderava occuparsi -nelle faccende secolaresche, come importune e disformi -all'apostolico ufficio, più gli si moltiplicavan tra mano. -Fatto è, ch'egli, il santissimo uomo, col senno migliore che -portavano i tempi infelici e inselvatichiti, riparava alle carestie, -combatteva i contagi, armava i popoli contra i barbari, -<span class="pagenum" id="Page_509">[509]</span> -il furor di questi placava, ottenévano tregue e trattati di -pace. Qualche parte ancora della latina magniloquenza risuonar -facea nel suo stile; ornava i templi ed il culto di belle -pompe, e di nuove ed austere armonie, che da lui pigliarono -il nome. Per sè e intorno a sè, lautezze e grandigie di corte -non conosceva; e mitemente querelavasi con alcun suo castaldo, -che l'avesse proveduto d'un sì sconcio palafreno, che -cavalcar nol poteva senza noja e disagio. Imbattutosi un -giorno in certi schiavi d'Ibernia, e forte ammirato di lor -belle fattezze e bianchissime carni, fermò il proposito di render -cristiana ed ingentilire tutta Britannia. E quella contrada -fu convertita; e per lui e per alcuni suoi successori tante semenze -di buoni studj, e massimamente di lettere greche, -vennero quivi trasmesse, che tutta la sopravegnente barbarie -d'Europa non le aduggiò, e Beda e Scotto d'Erigene ed Alcuino -ne fanno prova. -</p> - -<p> -Di quello che il pontificato valesse, a rispetto della civiltà, -sorgendo pian piano, e durando colma e gloriosa la teocrazia -(e, poniamo, da Adriano I a Innocenzo III), quasi non -fa mestieri tener discorso, perchè la notizia n'è ormai volgare; -e in questo secolo ragionatore ed incredulo, la storia -più di rado commette ingiustizia, ed ànno gli scrittori avuto -senso e intelletto vivissimo dello smisurato animo e degli altissimi -intendimenti di alcuni papi, altre volte disconosciuti -e frantesi. Al presente, accordasi ognuno a credere che quella, -diremmo, dittatura in istola ed in cámice, fu rimedio e -schermo terribile ma pur salutare contro alla feroce e superba -ignoranza dei barbari. Per quella lo spirito disarmato -comandò alla materia, e l'ingegno domò la forza, e in mezzo -agli istinti ciechi e disumani della conquista, rampollò l'idea -del vero e del giusto: per la teocrazia il poco di scienza rimasta -agli Occidentali scampò nelle scuole dei monasteri, e -molti avanzi della civiltà latina durarono, e il giure canonico, -di romano giure impregnato, prevalse al crudele diritto -feudale. Per quella a cagioni infinite di slegamento e contesa, -e alle disgregate e minute sovranità dei Teutonici, fu contrapposta -la grande unità cristiana, il diritto collettivo d'ogni -sorta congregazioni, e il vivere e il deliberare a comune: -<span class="pagenum" id="Page_510">[510]</span> -per quella, in fine, alla schiavitù rinnovellata sotto nome di -vassallaggio, posero freno e compenso le franchigie ecclesiastiche, -e qualunque grado e altezza di gerarchia mantenuto -accessibile a tutto il popolo. -</p> - -<p> -Non fu adulazione e lusinghería chiamar da Leone il -secolo d'oro delle lettere e delle arti nuove italiane, se con -quel nome si volle contrassegnare la Roma pontificale che -apparve e fiorì, mettiamo, da Nicolò V a papa Boncompagni -od a Sisto V. Perchè forse nessuna città dominante primeggia -e sopravanza oggi tanto le altre per civiltà e splendore -di lettere, di quanto Roma in que' giorni eccedeva il rimanente -d'Europa, in gentilezza di arti, eleganza di vita, varietà -di sapere, copia e peregrinità delle cose ajutatrici degli -studj; nè in Italia medesima Firenze e Venezia potevano -starle a petto. E ancora che prevalesse il culto del bello, la -filologia e l'erudizione, nessuna parte ragguardevole dello -scibile era trasandata, nè avuta in sospetto (innanzi almeno -allo scoppiare della Riforma), nè impedita di speculare con -ragionevole libertà il proprio subbietto: siccome vedesi (a -citar pure un esempio) dall'opera del Copernico dedicata ad -esso il pontefice, e dove l'antico sistema di Filolao veniva -rifatto e spacciato per vero; il medesimo che poi condusse -Galileo nelle prigioni del Sant'Officio. Ed ognun sa che -infino all'anno 1549 stampavansi le opere del Machiavelli, e -publicavansi per l'Italia con ispeciali privilegi della corte -romana. Poi le proscrisse sì fattamente, che sempre da ogni -licenza del leggere libri inibiti venivano escluse. -</p> - -<h4>VII.</h4> - -<p> -Dopo ciò, se dal raccogliere insieme e dal contemplare -questi tre aspetti, ed epoche grandi e solenni della civiltà e -gloria papale, voi conducete, illustre Signore, lo sguardo -sugli ultimi anni e sugli ultimi concetti e proponimenti del -Valicano, una grave maraviglia e una secreta pietà, non vi -stringe egli il cuore, in pensando a che novissimi termini -di decadenza sia trapassata la più insigne, al sicuro, e più -veneranda e magnifica delle istituzioni apparse sul mondo? -<span class="pagenum" id="Page_511">[511]</span> -Nè solo è venuta in fiacchezza e in decrepità, ma, per mio -sentire, giacerebbesi affatto spenta e annullata, e incapace di -uscir del sepolcro, quando l'alito vitale del cristianesimo e -la virtù delle tradizioni quel moribondo corpo non sostentasse. -Imperocchè, per ragioni diverse e sotto molti diversi riferimenti, -sempre torna adatta a Roma la novelletta del Giudeo -convertito, che il Certaldese raccontava cinque secoli fa. -</p> - -<p> -Dinanzi all'ultime sollevazioni delle Romagne, s'accorgeva -egli il mondo, che v'à il papato, salvo che per le continue -renitenze o censure con cui si sforza di contrastare al -general moto degl'intelletti e all'affrancamento de' popoli; e -nega e sconosce pressochè tutte le sembianze e gli abiti nuovi -del viver civile? Qual ingerimento paterno, accetto, eminente -e degno del sacerdozio, esercita Roma a' dì nostri ne' gran -negozj del mondo? In quali è chiamato arbitro e giudice il -papa? Avvi potentato, avvi popolo che si comprometta in lui? -Avvi guerra nessuna da lui impedita, discordia civile cessata, -patto di tregua e di pace concluso? Trovo che l'ultimo atto -d'intervento efficace della potenza papale, fu sul cadere del -secolo sedicesimo, rappattumando in Vervino Francesi e Spagnuoli. -Non molto dopo, nel trattato di Vesfaglia, comecchè -vi fossero mescolate materie gravissime di religione, i nunzj -pontificj non valsero con nessun'arte a mettere le negoziazioni -nella via desiderata e segnata da Roma, ed ella se ne -querelò e protestò senza frutto. Alla pace de' Pirenei, Mazzarino, -quantunque prete e cardinale di Santa Chiesa, rifiutò i -benigni ufficii offertigli dal pontefice; e nel trattato di Utrecca -non parve insolente e indebito ai contraenti il disporre a lor -modo d'alcune provincie reputate soggette e tributarie di -Roma, senza pigliare accordi con lei, e nemmanco far menzione -de' suoi diritti. -</p> - -<p> -È strano eziandio e maraviglioso, che quella medesima -potestà la qual sommoveva e tragittava, unite ed armate, -d'Europa in Asia poco meno che intere nazioni; e sconfitte -di poi nelle guerre, e dalla fame mietute e dalle pestilenze, -persuadevale tuttavia a ritentare l'impresa, oggi non possa -allegare un sol fatto notabile per cui si dimostri, com'ella -riesca pure almeno a proteggere con successo le genti cattoliche, -<span class="pagenum" id="Page_512">[512]</span> -ovunque o gl'infedeli o le Chiese eterodosse le opprimano; -ed anzi in que' luoghi stessi di antico pellegrinaggio, -e ch'erano fine e cagione delle Crociate, cresce di dominio -e ricchezza il culto scismatico, e soprafà ed ingiuria il culto -latino. -</p> - -<p> -Scorrete in altra materia; ponete l'occhio alle missioni -che Roma al presente prepara ed invia dal grembo suo, e -subito vi verrà veduto la estrema inferiorità e tepidezza loro, -a comparazione dei tempi andati; e i veramente grandi e -portentosi concetti e disegni di Propaganda scorgerete cadere -in incredibile parvità; e quella sua stamperia poliglota (per -toccare un solo particolare), che fu prima ed unica al mondo, -non à quest'oggi caratteri da pubblicare una pagina di sanscritto. -Nè già potrebbero i papi scusarsi e piangere come -l'antico Alessandro, che manchi oggimai lo spazio alle sante -conquiste loro. Di dieci centinaja e più di milioni di uomini -che nudrisce la terra, un quarto solo sono cristiani. Ma l'ambizione -di Roma sembra oggi rivolta a ben altro proposito, -che di recare ai barbari ed agli idolatri la luce dei Vangeli, -e l'umanità di nostre arti e costumi. -</p> - -<p> -In mezzo ai traviamenti del secolo che trascorriamo, -assentirete, o Signore, che questa lode gli rimane interissima, -di avere con la scienza e le istituzioni moltiplicato ed -illuminato le publiche beneficenze, preso cura speciale dell'educare -le moltitudini, cercato alla povertà loro ogni possibile -compenso, trovato con fina industria copiosi conforti -agli stenti e tribolazioni delle infime plebi. Avvi cosa al -mondo più degna e illibata, sollecitudine più cristiana, fatica -e studio al supremo sacerdozio meglio dicevole? Ma in questa -sì bella ed intemerata pagina della storia moderna incontri -tu mai il nome del papa? Delle nuove e tanto ingegnose -e caritatevoli forme di comune e privata beneficenza, àvvene -una soltanto scoperta e iniziata in Roma, o presto almeno e -vivamente caldeggiata ed esercitata? Le sale d'asilo, le sale -d'allattamento, le prigioni e i metodi penitenziali, le casse -dei risparmj, le società di temperanza, quelle di mutuo soccorso, -le infinite miglioranze recate ad ogni maniera di ricoveri -ed ospedali? Un secolo e mezzo addietro, cadde in pensiero -<span class="pagenum" id="Page_513">[513]</span> -a Clemente XI di chiudere in luogo abilmente ordinato -al lavoro e alla correzione i giovinetti discoli e abbandonati, -e così camparli dai delitti e dall'ultima corruttela. Pietoso e -civile concetto insieme; il quale se fu poi per altri l'occasione -e il germe dei metodi nuovi penitenziali, non so; ma -questo io so bene, che quel germe fruttificava in pressochè -tutta l'Europa e l'America, eccetto che in Roma. -</p> - -<p> -Infine, la scienza, che è tanta porzione di civiltà, ed -anzi è scorta e lume continuo suo; la scienza, già patrimonio -del chiericato sì particolare e proprio, che laico venne a -significare inculto ed illetterato; la scienza, dico, rinverdita -primamente e riordinata sì nelle scuole dei teologi e sì nelle -università degli studj, rette e corrette in ogni parte del -mondo da bolle e prammatiche di pontefici,<a class="tag" id="tag49" href="#note49">[49]</a> a che termini -sta ora nelle lor mani, e come risponde ai progressi e alle -ampliazioni degli ultimi secoli? Qui la decadenza corre agli -occhi d'ognuno, ed è tale e sì deplorabile da non ottener -fede il discorso, salvo che da coloro i quali furono e sono -testimonj del danno e della vergogna. Penso che basterà il -dire che Roma, non ostante gli stranieri visitatori, l'intelligenza -svegliatissima de' suoi cittadini, e quel popolo d'artisti -che vi dimora a studio de' monumenti, è ormai divenuta -la metropoli più ignorante d'Europa, e la men fornita di ciò -che occorre agli svariati incrementi del moderno sapere. Nell'università -sua, poco degna davvero del borioso titolo di Sapienza -che porta, si desidera per lo meno la metà delle cattedre -che ne' più culti paesi e nelle scuole meglio ordinate -stimansi oggi non che opportune ma necessarie a compiere -lo ammaestramento delle morali, delle fisiche, del diritto, -della medicina e della storia; senza voler qui sindacare i -metodi falsi e le viete dottrine insegnatevi, e il modo incredibilmente -strano ed illiberale con che tutta insieme quella -istituzione vien moderata e disciplinata. Da voi non s'ignora -che sebbene il trovato (io doveva dire il miracolo) della -stampa accadesse di là dall'Alpi, Roma entrò innanzi a tutti -in lodarlo e in dargli ricetto, e volle giovarsene largamente -e sollecitamente. Oh gran mutazione di tempi e di uomini! -<span class="pagenum" id="Page_514">[514]</span> -Oggi quel che si imprime di libri e di giornali in Roma, ragguagliato -alle più dotte città straniere, sta, senza timore alcuno -d'amplificazione, siccome uno a cento; e nelle pubbliche -biblioteche trovi appena uno su mille de' buoni volumi -moderni, e agli antichi assai poca gente pon mano. Nè in altra -guisa può andar la bisogna colà dove ogni scritto e libro -è cacciato tra le filiere di tre censure, l'episcopale, la -politica e la fratesca del Sant'Officio; dove nell'encicliche -più solenni chiamasi <i>detestanda</i> la libertà di stampare; dove -fu proibito per lunghissimi anni il vaccino, e tuttora è proscritto -l'insegnamento della publica economia; dove l'Inquisizione -(or fa poco tempo) non dubitò di riprovare e dannare -con espresso decreto le sale d'asilo; e non volevasi -testè udir parola di strade ferrate; e chiunque osato avesse -di condursi a que' congressi scientifici, che Ferdinando stesso -di Napoli avea tollerato nella sua città e fatto vista di carezzare, -veniva rimosso o dalla cattedra o dall'impiego, se -l'uno o l'altro tenea dal governo. -</p> - -<p> -Durassero quivi almeno fiorenti e profondi gli studj sacri, -quanto furono altra volta, e quanto sembra domandare -non che il decoro e la dignità, ma il debito e l'interesse medesimo -di quella gran sede del mondo cattolico! Nè io dirò -che in veduta elli sieno scarsi e leggieri, o sia picciolo il numero -degl'insegnanti, o poca la frequenza ed assiduità -de' discepoli. Ma dagli effetti cotidiani può ben giudicare ogni -uomo sensato, che in quegli studj non è più forza alcuna inventiva, -non robustezza e amplitudine di concetti, non luce -e svolgimento di feconde dottrine, non copia alfine e peregrinità -di filologia e d'erudiziene. -</p> - -<p> -Ma forse voi vi maravigliate della mia maraviglia. Dove -non ásola un minimo fiato di libertà, può l'albero della -scienza durar verde e fruttifero? Per vero, di tutte quelle -opere dottrinali ed apologetiche o sotto altro rispetto fautrici -e lodatrici di Roma, le quali anno in questa prima metà del -secolo meritato e conseguito celebrità universale, neppure -una ebbe principio e nascimento nelle scuole romane, e neppure -una pagina e un rigo di esse uscì dalla penna di quelle -insigni congregazioni, da cui si maneggiano colà tuttavia i -<span class="pagenum" id="Page_515">[515]</span> -più serj negozj e i più gelosi interessi della intera cattolicità. -Frayssinous, Bonald, De Maistre, Haller, Göerees, Schlegel, -Stolberg, Hurter, Lamennais, Lacordaire, Balmes, -Chateaubriand, Döllinger, per tacer d'altri, mai non furono -in Roma a dare scienza o riceverla. Due sommi Italiani arbitrerei -di potersi aggiungere a quel bel novero assai giustamente, -e sono il Gioberti e il Rosmini; ma la vita loro -intellettuale sortì l'inizio e il proseguimento, e rendè fiori e -frutti ammirabili in altro terreno ed in altre scuole. Da Roma -venne ad essi, per ciò che sappiamo, una cosa soltanto; la -riprovazione e condanna d'alcun loro scritto. -</p> - -<p> -Se non che, Roma fu inverso l'uno dei due quasi costretta -ad essere ingrata: imperocchè, qual più spiacevole -contrapposto e qual ritratto men somigliante poteva métterlesi -innanzi agli occhi, di quello che le offerse il Gioberti, -quando con sì nobil disegno e tinte sì vive e smaglianti le -figurava l'archetipo del primato civile dei papi, e l'astringeva, -mirandolo, a fieramente vergognare di sè medesima? -Del resto, non solo la maggioranza civile dei papi è venuta -al niente, ma la morale autorità eziandio si perde e consuma -ogni di, non ostante che sulla cattedra di San Pietro seggano, -da poi la riforma germanica, uomini per ordinario di -santa vita, e d'incolpabili costumi, e di specchiatissima religione. -Ma il chiudersi intorno ad essi e l'immiserirsi vie più -sempre degl'intelletti e dei cuori, e l'avere il Vaticano aderito -imprudentemente allo spirito gretto e muliebre di pietà -e di devozione, che alcuni mistici e i Gesuiti segnatamente -affettano e inculcano, à menato di passo in passo la cosa a -questo infelice risultamento, che il mondo stima esservi ora -due moralità e due devozioni; l'una accettabile ad ogni maniera -di oneste, gentili e istruite persone, propria e comune -a tutta cristianità, conforme ai principj eterni della ragione, -e all'ordine vero ed universale del bene; l'altra involta nelle -sottilità dei casisti, sopraffatta da pratiche puerili, intinta -non poco di superstizione, consigliera di virtù monacali e -alla repubblica inutili, servile ne' sentimenti e negli atti, -buona per genterelle idiote e da poco; ed è per appunto -quella lodata e caldeggiata perpetuamente da Roma e da' suoi -<span class="pagenum" id="Page_516">[516]</span> -dottori. Ciò à fatto, come ognuno sel può vedere, che pure -in mezzo ai cattolici si vada oggimai pensando, la virtù essere -meglio imparata ne' libri degli antichi e dalla nuda lettera -dei vangeli, che non dai moralisti e predicatori di -Roma. E rispetto al culto e alle devozioni, è marcia forza -confessare, che in molta porzione di loro forme e di lor cerimonie -la significazione scema e si oscura ogni giorno, e -gli animi ne ricevono una impressione fredda, materiale, e -non immune spesse volte da invincibile tedio ed increscimento. -</p> - -<p> -Non è la moralità cosa angusta e servile; e chi spaura -d'ogni libertà e d'ogni grandezza non può effettivamente e -sostanzialmente professare e insegnar la virtù: conciossiachè, -sentenzia un gran moralista,<a class="tag" id="tag50" href="#note50">[50]</a> ogni virtù nostra procede -dalla grandezza dell'animo: <i>ex animi magnitudine</i>. Senza -dire che le condizioni del principato assoluto, e gli altri conseguenti -del falso sistema che séguita la Curia Romana, facendola -indocile e riluttante al vero e germano spirito dei -documenti evangelici, l'ànno recata bel bello a insegnare e -inculcare con assai minor zelo l'intrinseco della bontà che -l'estrinseco, e meglio stimare la buccia e le fronde, che il succoso -midollo e i frutti fragranti e soavi della pietà operosa -e magnanima. -</p> - -<p> -Tornate, o pontefici, alla purezza e semplicità de' costumi -antichi (gridava dal pergamo fiorentino un fraticello -di San Marco), e più nel cuor delle genti non vacillerà la -fede e la riverenza inverso di voi. Certo, all'attuazione di -quel consiglio, l'effetto saria seguito copioso ed universale; -e i popoli dimenticavano in poco d'ora le battiture dello scisma, -le turpitudini di Avignone e le umiliazioni inflitte al -papato dai concilj di Costanza e di Basilea. -</p> - -<p> -Per immensa sventura, e segnatamente d'Italia, parve -al sesto Alessandro, a Giulio II, a Paolo IV e ad altri papi di -quella età, partito migliore e più valido la stretta amicizia dei -re, il potere temporale accresciuto, le frateríe moltiplicate, -la Inquisizione ed i Gesuiti. Da quei tristi giorni, il declinare -di Roma divenne precipitoso ed irreparabile; perchè la -<span class="pagenum" id="Page_517">[517]</span> -mente e l'anima vera e vitale della pietà e dell'incivilimento -cristiano non restò con lei, salvo che in apparenza, e -ciascuno di que' mezzi le si voltò in danno e in vergogna; i -re la illusero e la imbrigliarono; il poter temporale le diè -forza per quarant'anni, e tólsele credito per tutti i tempi; le -fraterie finirono incurate o derise, il Sant'Offizio abbominato, -e i Gesuiti non molto manco. -</p> - -<p> -Or finiamo, e al crescere e sovrabbondare dell'argomento -si ponga quella misura che ricercano i termini naturali -di questo scritto, e l'ascoltazione vostra ch'io non debbo -nè voglio abusare. E già per molti sarà riuscita come una -scorsa fuor di subietto questo paragone di tempi antichi e -moderni, e questa breve delineazione del tanto grandeggiare -e calare della sedia pontificale. Pure, io non andrò accusato -da tutti coloro (e voi, spero, sarete del novero) i quali -comprendono che ciò che importava di recare a saldissima -prova, si è che l'abbassamento e l'oscurazione continua del -papato non è parziale nè accidentale, non vizia e inferma -soltanto l'estrinseche sue condizioni e le men rilevanti e nobili, -ma invade tutto l'essere, ne storpia gli intendimenti e -gli uffici, porta detrimento grave a tutta la sua dignità, penetra -alla viva sostanza, non lascia porzione sana, non fibra -integra e poderosa. -</p> - -<p> -Un molto celebrato scrittor francese, ritraendo al vivo -e con maestrevole stile la bellezza e maestà dei riti pontificali, -massime nei giorni santi e ne' vespri solenni della Cappella -Sistina, ove con sì meste armonie e con sì acconcio apparato -esprimesi il lutto di Santa Chiesa, e lo squallore del -tempio per la passione e morte del Redentore, va eziandio -narrando come in cuor suo quell'ultima e diradata nebbia -d'incensi, quei cantori che a poco a poco s'ammutoliscono, -quell'estinguersi di mano in mano dei ceri, quell'ombra vespertina -che cresce ed occupa tutto il luogo, rendevagli immagine -altresì del venir meno e dileguarsi la gloria e l'oltrapossente -grandezza papale. Certo, se il pontificato è gran -parte della Chiesa, e l'intristire o il declinare di quello arrécale -sventura e declinazione, io non so ben quando le sia -nato cagione più giusta e vera di significare il cordoglio suo, -<span class="pagenum" id="Page_518">[518]</span> -e da tutti gli altari, in tutte le sedi della cristianità levar -preghiere e supplicazioni al divino autore della fede. Imperocchè, -non di fuori le son venuti i flagelli, ma da' suoi -figliuoli e custodi; non per guerre e persecuzioni, ma in -seno della pace e della comune obbedienza: <i>ecce in pace amaritudo -mea amarissima</i>. -</p> - -<h4>VIII.</h4> - -<p> -Non, dunque, l'amore ordinario del bene e del meglio, -non quelle purgazioni ed emendazioni che a tempo a tempo -fa mestieri di compiere in tutte le cose umane, ma sì veramente -la fiera ed irrepugnabile necessità costringe e sforza -a portar mutazione in qualche ordine costitutivo del sommo -pontificato. Ogni altro partito, qual che si fosse, non ne fermerebbe -il gran rovinío; nè cesserebbe Roma d'esser cagione, -o trista occasione almeno, di scandalo e setta nella famiglia -cattolica, e mai non ricondurrebbesi a tale bontà da saper -ritrarre, com'è ufficio suo peculiare, dalle viscere del cristianesimo -virtù spiratrice e riparatrice del mondo moderno. -A ciò non poter bastare, vi dissi, le riforme ed emendazioni -del temporale; dovendo elle piuttosto succedere come effetto, -che antecedere come causa; o, per lo men male, avvenire -contemporanee con le spirituali ammende e riforme. -Essere presenti i giorni fortunosi e difficilissimi di Nicolò II -e Gregorio VII, in quanto che al risanare e reintegrare il -papato occorrono prammatiche nove, spedienti animosi, -saldo e virile consiglio. -</p> - -<p> -Nè anzi mi tratterrò di affermare, che i tempi odierni -ànno a riscontro di quegli antichi tale disposizione peggiore, -e certo di gran momento; che, cioè, nel secolo undecimo gli -occhi soli della Chiesa erano aperti a vedere ed a piangere -i guasti e le sozzure del proprio suo tempio; laddove oggi -ogni cosa avviene sotto l'indagatrice pupilla dell'altre Chiese -cristiane, le quali non si astengono di predicare e trombettare -su dai pinnacoli, che appresso i popoli loro è la fede molto -meno rattiepidita, la moralità più sana e profonda, maggiore -senza verun paragone la dottrina e modestia del clero, e che -<span class="pagenum" id="Page_519">[519]</span> -quivi la religione è congiunta e amicata ai concetti generosi, -e a tutti i rivolgimenti e progressi civili di nostra età: dalle -quali asserzioni ci porgono poi per riprova, da una parte, lo -stato fiorente e glorioso di essi popoli, come a dir l'Inghilterra, -la Prussia, l'Olanda, gli Stati-Uniti; e dall'altra, la -depressione e lo scadimento di quelli, come Polacchi, Spagnuoli, -Italiani, Messicani, dove trionfò potentissimo e signoreggia -tuttora non contrastato il culto cattolico. -</p> - -<p> -Voi m'avete parecchie volte udito affermare, che il clericato -romano, sebben muta i corpi, non muta il genio nè -il vezzo, e che le menti e gli animi vi sono tutti impastojati -a una foggia, nutriti d'un latte medesimo, fatti e formati a -un medesimo stampo; laonde in ciascuno di loro è ferma e -tenacissima la volontà di serbare integro e sempiternare -(quando il potessero) quel tal misto d'ambizione, d'interesse -e di santimonia da lor fabbricato, e il quale non si péritano -di chiamare buono e perfetto governo della Chiesa e dello -Stato. Quindi è fuor del possibile ch'entri loro in cuore alcuna -voglia viva e sincera di correggere sè stessi, e innovare -in parte veruna le lor condizioni, e che ritrovino (quando -pure il desiderio sorgesse) abilità e forza proporzionate -all'alto proposito. -</p> - -<p> -Ora, i fatti più sopra allegati vi porgono di tale pertinacia -e impotenza una molto chiara dimostrazione. Conciossiachè, -insegnano tutte le storie, che nessun istituto civile, -già roso nel suo midollo e pervenuto a decrepitezza, abbia -voglia ed abilità di rialzare sè da sè stesso; e torna contraddittorio -che là proprio dove la vita si estingue, si rinvengano -forze da ristorarla: invece, quelle cagioni medesime che d'un -abbassamento in altro maggiore trascinano con legge dura e -ineluttabile di destino, vietano il riaversi e il risorgere; e si -lo vietarono con l'azione loro incessante e mortifera alla -Roma d'Augustolo, alla Bisanzio dei Paleologhi, e alla Venezia -dei Manini e dei Renieri. Similmente, essendosi da -ogni parte di quegli istituti ritirato lo spirito, e rimanendo -delle cose la nuda corteccia, mutare per loro suona come -annullarsi: quindi con severità farisaica vi sono riformati i -più fradici usi, serbate le più vane apparenze, cresciuto di -<span class="pagenum" id="Page_520">[520]</span> -mille doppj il servaggio; i vecchiumi soli vi ànno lode, e -l'irragionevole ostinazione vi usurpa nome di virtù e di sapienza. -</p> - -<p> -Nè da tale pervertimento e caducità degli umani fatti -troviamo arbitrio nessuno di credere esente il pontificato in -ciò appunto che à d'umano, e nelle sue esteriori e disciplinari -disposizioni. Ed anzi aggiungiamo, che in queste è maggiore -necessità o di emendarsi, o di perire. Avvegnachè, -com'elle sono forme finite e determinate, e abito accidentale -e sensibile d'una divina sostanza, loro non è conceduto di -contenerla, e significarla, salvo che parzialmente e imperfettamente; -e alla inesauribile sua facoltà di ampliazione e d'organamento, -niuno dee pensare che riuscir possano in ogni -tempo ed in ogni caso adatte, sufficienti e commisurate. -Laonde, chi si ostina a volerle serbare intangibili ed immutabili, -fa sembiante di negare la virtù infinita del cristianesimo; -la quale per ciò che opera sulla terra e nel tempo, dee -necessariamente assumere successione e limitazione; nè altrimenti -può dilatare la sua eccellenza nè le sue maraviglie -mostrare, che seguitando la legge imposta alla perfezione di -tutti i finiti, cioè a dire l'indefinito ed interminabile spiegamento -dell'essere proprio. -</p> - -<p> -Le quali tutte considerazioni tenendo io vive innanzi -alla mente, procederò con più stretto discorso alle ultime -parti del mio subbietto. -</p> - -<h4>IX.</h4> - -<p> -Le mutazioni debbono esser cercate nè inferiori al bisogno -nè superiori. Debbono alla sostanza delle discipline antiche -ecclesiastiche non solo non contrastare, ma conformarsi -intrinsecamente, e rinnovarne lo spirito quanto l'indole dell'età -nostra il comporta. Debbono eleggersi le più semplici e -pronte, eleggersi tali che si vedano consentire sapientemente -ai pensieri nuovi del secolo; infine, eleggersi le più agevoli, -od, a favellare esatto, le men malagevoli, poichè la cosa di sua -natura è tra le difficili e travagliose. Gli anteriori discorsi -provarono, credo, con abbondanza, ch'elle non possono primamente -<span class="pagenum" id="Page_521">[521]</span> -e direttamente proceder da Roma, e dovere oggi, -com'altra volta, nel corpo cattolico il vital calore ed il sangue -dalle membra estreme salire e rifluire nel capo. Conciossiachè -per le membra scorre tuttora occulta e sottile -un'aura di salute e di vigoria più penetrativa e meglio efficace -che nol giudica il volgo. Dov'io m'inganni e m'illuda -su cotal punto, e nemmeno nel clero inferiore, il qual vince -l'altro di sensatezza e di numero, non sia buona disposizione -a ricevere e seguitare le verità che la general discussione -va dimostrando e dilucidando, tutto il restante di questa -lettera confesso che cade e s'annulla. -</p> - -<p> -D'altro lato, non è forse la Chiesa, per propria essenza, -la vita spirituale e comune di tutti i fedeli? Ella è in ogni -luogo, e non è intera in veruna parte; e ciò tutto che piglia -sostanza ed autorità perdurabile in lei, ottenne per innanzi -l'universale consentimento, vogliatelo espresso o tacito, posteriore -ai decreti di Roma o anteriore. Che il pontefice sia -<i>caput Ecclesiæ</i>, ovvero <i>caput in Ecclesiâ</i>, come sottilmente -si questionò, poco importa di definire. Conciossiachè nell'una -e nell'altra sentenza rimane vero pur questo, che da sè e -per sè il papa non è la Chiesa, nè alla Chiesa può prevalere. -</p> - -<p> -Ma io vo dubitando non forse questo mio lungo proemiare -e questo discorrere alquanto sospeso sieno per accendere -in voi una troppa viva curiosità, la quale io non ò modo -alcuno di soddisfare. E per fermo, egli trattasi unicamente -di ricondurre in onoranza e in costume (benchè solo in qualche -porzione e in maniera assai temperata) ciò che la cristianità -intera praticò abitualmente per molti secoli e in tutte -cose; intendo la elezione dei capi e dei reggitori fatta a suffragio -comune del clero, e accettante e plaudente il popolo. -Dico di rinnovarsene l'uso in qualche porzione, e in riguardosa -maniera. Seguite, vi prego, le mie parole, e giudicherete, -illustre Signore, s'io sono quell'avventato e guasto cervello -che dicono. Io propongo, adunque, per lo men male, che -in niuna provincia italiana o straniera si sveglino per al -presente le gelosie di Stato; e però prosiegua il pontefice, -prosiegano i principi a scêrre, come per addietro, i pastori -spirituali de' popoli. Taccio similmente di Sinodo universale -<span class="pagenum" id="Page_522">[522]</span> -infino a tanto che popoli e principi con ardore e concordia -non lo richiedano: il che sarà molto tardi. Ma voglio che dai -suffragi del clero appostatamente adunato in ciascuna provincia, -escano tutti coloro a cui spetta il nome e l'ufficio assai -profanato, ma solenne pur nondimeno e magnifico di cardinale -di Santa Chiesa; e voglio, quindi, che il capo e giudice -di tutta la cristiana repubblica venga da tutta essa eletto mediante -que' suoi deputati nel novello Concistoro raccolti. -</p> - -<p> -Il principio elettivo fu anima della Chiesa, e sua legge -sovrana ed universale. I tempi declinando al peggiore, e sempre -più temperandosi ella agli usi e alle fogge regie e feudali, -recarono presso che al nulla quel suo spirito di franchigia e -di fratellanza. Ora, il mondo che in ogni culta contrada esce -di pupillo e ricompónesi a libertà, e in tutte le funzioni civili -e politiche e in ogni maniera di magistrati rimena e dilata -la virtù elettiva e forme più popolari di reggimento, chiede -con giusta impazienza di scorgere altresì il principio elettivo -restituito nella repubblica dell'anime e delle coscienze, che -è la Chiesa. Certo, comparirebbe strano ed intollerabile, che -il diritto dell'eleggere fosse durato appo lei ne' giorni ch'era -sbandito dalla città e dal consorzio politico, e non risorgesse -al presente che è da per tutto ricuperato, e in ogni principale -esercizio del viver comune è intromesso ed usato assai -largamente. -</p> - -<p> -Queste cose non prima si annunziano, che il buon giudicio -universale le assente, e brillano a tutti gli occhi di verità -e di evidenza; perchè le necessità e il carattere dell'età nostra, -la maturezza delle opinioni, l'indole singolare e propria -de' nuovi costumi e de' nuovi istituti, la mente, a così -dire, di tutto il secolo le pensa e le persuade. Ponete in disparte -coloro al cui intelletto fa velo la cupidità e l'orgoglio, -e coloro alla cui pietà e religione fa misero inganno la tirannia -dell'uso, e la pochezza e viltà dell'ingegno e dell'animo; -e voi sopra ogni bocca cristiana udirete oggi suonar di nuovo -la sentenza antichissima di San Leone pontefice, che nelle -sacre elezioni <i>sia colui preferito il quale dal clero e dal popolo -consenzienti è richiesto</i>. Del pari, voi scorgerete esser nel voto -d'ognuno, che la Casta del Quirinale si sperda; e udrete -<span class="pagenum" id="Page_523">[523]</span> -quindi ripetere comunemente quella troppo legittima e naturale -interrogazione di San Bernardo, ch'io poneva in fronte -della mia lettera: <i>an non eligendi ex toto orbe orbem judicaturi?</i> -Ben è vero che molte e significative assai sono state -le domande di quel non timido cenobita, alle quali nè papa -Eugenio nè gli eredi suoi nella tiara trovato ànno, infino al -dì d'oggi, buona e adequata risposta. -</p> - -<h4>X.</h4> - -<p> -Ma vediamo in iscorcio i modi più pratici, e insiememente -legali, ordinati e pacifici, per conseguire sì grande -effetto. Voi col veloce ingegno supplite alla parsimonia di mie -parole. -</p> - -<p> -Roma per troppa vecchiezza ormai non à lingua nè -moto, e soltanto la paura le rompe alcuna fiata quel sonno -a cui torna sì volentieri, e che già piglia sembianza di letargía. -Mestieri è, pertanto, che le Chiese sì provinciali e sì -nazionali, risveglinsi e parlino, e quanta vena d'acque pure -e vitali va disseccandosi in Vaticano, altrettanta ne sgorghi -e zampilli per ogni dove del bel giardino cattolico. Concedo, -o Signore, che congregare nel lor concilio nazionale i vescovi -delle Gallie, o quelli delle Spagne nel loro, e così d'altri -popoli, riesca oggi difficilissimo; e forse ai governi rispettivi -non gradirebbe il disegno, ed alcuni de' più sospettosi ne -impedirebbero l'attuazione. Ciò non ostante, la cosa è da -reputarsi per buona e fattibile in sè; e gli esempj nelle storie -ne abondano, e la necessità persuade azioni incomparabilmente -più malagevoli. Nè mi sgomento a pensare che i -concilj nazionali (a condurli con ogni piena e scrupolosa -legalità) ricercano l'assenso di Roma. Perchè mal potrebbe -esso lungamente e ostinatamente venir negato a un numero -grande e concorde di vescovi, ciascuno de' quali è al papa -uguale e compagno nell'ordine, e venerabile nella dignità. -Ma io stimo e son fermo di credere, che radunanze molto -più anguste e men rumorose sieno bastevoli all'uopo. E veramente, -per li sinodi diocesani e annuali de' preti, e per li -provinciali e triennali de' vescovi (i quali ultimi cominciano -<span class="pagenum" id="Page_524">[524]</span> -appena a farsi vedere oltr'Alpe e oltre Reno), il convocarli -ed aprirli non solo va esente dalle concessioni di Roma; ma -l'astenersi dal porli in effetto e dar loro favore e incremento, -contradice ad una delle più salutevoli disposizioni -della Sinodo Tridentina,<a class="tag" id="tag51" href="#note51">[51]</a> la quale toccò in questo i termini -non del rigore ma dell'indulgenza; conciossiachè dal -concilio santissimo di Nicea venivano i vescovi comandati -di abboccarsi nella provincia loro due volte per ciascun -anno. In tali adunanze, adunque, prescritte non che -lecite, da nessuno impedite, agevoli e pronte ad effettuarsi, -io scorgo il punto dove consistere, e il germe fecondo vi riconosco -d'infinita fruttificazione. Io non sarò presentuoso e -inconsiderato da voler qui definire per filo e per segno quello -che in seno di essi concilj dee venirsi deliberando. Una sola -cosa desidero e spero, e non potendo agli uomini, la chiedo -a Dio immortale; e ciò è, che i preti ed i vescovi congregati -guardino alla urgenza estrema dei tempi, la misurino tutta -quanta è, e di quindi piglino ardire e consiglio. -</p> - -<p> -Che se alcuni di quei congressi (nè parmi speranza eccessiva) -l'indole vera de' nostri tempi conosceranno, e nel -chiuso dei petti umani s'industrieranno di leggere, e massimamente -del clero inferiore, queste parole o le simili a queste -addirizzeranno al Pontefice: -</p> - -<h4>XI.</h4> - -<p> -— Un nuovo caldo di evangelico zelo ricerca, Padre Santo, -le viscere della Chiesa, e scoppiano qua e là faville di luce -nuova. Imperocchè l'anime pie, forte sgomentate delle vaste -e crescenti ruine, e trafitte in cuore dell'accidia abituale e -immedicabile dei ministri di Dio, pregarono con singhiottoso -pianto al Signore, e sclamarono: <i>Vieni da quattro venti, o -spirito, e soffia su cotesti morti, e vivano.</i><a class="tag" id="tag52" href="#note52">[52]</a> Però il mondo cristiano -non à indietreggiato in sui sentieri di perfezione, e -posto à lunga fatica <i>a riempier di beni i famelici, e nell'esaltazione -<span class="pagenum" id="Page_525">[525]</span> -degli umili</i> si è compiaciuto.<a class="tag" id="tag53" href="#note53">[53]</a> Se non che (facciasi luogo -al vero), quegli ubertosi principj di umanità, di scienza e di -sempre crescente prosperità e gloria di nostra stirpe, che il -Vangelo va maturando, e quegli eterni ed inessicabili semi -di libertà, di fratellanza e d'universale amicizia fra i popoli -che la legge d'amore produce, ànno germinato assai meglio -ed in maggior copia nell'altrui campo e sotto le mani de' laici, -che nelle terre de' Chierici all'ombra stessa del santuario. -Posciachè questi, mal ravvisando il lento portato della cristiana -carità, sembrano ributtare indietro e combattere fieramente -il vivere moderno civile, e l'infinita potenza di bene -che vi si cela. Quindi negano che nel suo grembo prosiegua -sotto altre sembianze l'effettuazione di quell'annunzio apostolico: -<i>Voi a libertà siete chiamati, o fratelli</i>;<a class="tag" id="tag54" href="#note54">[54]</a> quindi ricusano di -conoscere il decreto sommo e providissimo, il quale dispone -che al colmo d'ogni libertà si giunga per la pienezza d'ogni -scienza e per la progressiva sublimazione degl'intelletti e -dei cuori; essendochè fu promesso <i>che il vero ci farà liberi</i>,<a class="tag" id="tag55" href="#note55">[55]</a> -e fu comandato all'umano consorzio di ascendere di grado in -grado nell'infinito d'ogni eccellenza, <i>tanto che siamo perfetti, -siccome il padre celeste è perfetto</i>;<a class="tag" id="tag56" href="#note56">[56]</a> e similmente s'infingono -di non sapere <i>che il regno di Dio debba avvenire altresì sulla -terra</i>;<a class="tag" id="tag57" href="#note57">[57]</a> e <i>la città santa debba discendere dall'eccelso acconcia siccome -sposa che al suo marito s'adorna; mentre una voce uscente -dal trono divino sarà udita sclamare: Ecco il tabernacolo di -Dio per mezzo agli uomini, ed egli abiterà con loro, ed essi saranno -suo popolo</i>.<a class="tag" id="tag58" href="#note58">[58]</a> A tale funesto dissidio è necessità metter -fine. Necessità grande si è che i pastori dell'anime, entrando -con esse per le inusate e magnifiche vie del secolo, procaccino -di divertirle dai precipizj dove, abbandonate da noi e -di noi fastidite, rischiano di dirupare. -</p> - -<p> -Può la civiltà senza religione essere altra cosa che apparenza -ed orgoglio, ludificazione e rimpianto? e può la fede -<span class="pagenum" id="Page_526">[526]</span> -e la religione divisa dagli abiti della presente vita comune, -non riuscire un eccesso di mente solitario e infruttifero, e -<i>sembiante al tamarisco che sorge nell'aridità del deserto e in -terra abbruciata ed inabitabile?</i><a class="tag" id="tag59" href="#note59">[59]</a> Eziandio è grande necessità, -che cotesto verbo evangelico il quale ora udiamo <i>acclamare -tra i popoli i loro diritti</i>,<a class="tag" id="tag60" href="#note60">[60]</a> e con alte e distinte voci parlare -di carità cittadina, di pubbliche e maschie virtudi, e d'universale -affrancamento e giustizia; e il quale, come tutte le -cose divine, è novissimo e antichissimo a un tempo; echeggi -non solo e riverberi negli orecchi della Santità vostra, ma -sempre le risuoni vicino; e non possano i motti de' cortigiani -e lo strepito delle cancellerie romane sopraffarlo ed estinguerlo, -nè altrui cavare della memoria, che <i>servir si debbe in -novità di spirito, non in vecchiezza di lettera</i>,<a class="tag" id="tag61" href="#note61">[61]</a> e che <i>lo spirito -solo vivifica e la lettera uccide</i>.<a class="tag" id="tag62" href="#note62">[62]</a> Ei fa bisogno oggimai, che gli -eletti e rappresentanti del clero cattolico, e i veri testimonj -ed annunziatori del comune ed universale pensiero cristiano, -siedano accosto all'eccelsa cattedra vostra, sì che la parola -uscente da quella, torni, siccome fu per antico, augusta ed autorevole -a tutte le umane prosapie; e sia cessato lo scandalo triste -e lamentabile senza fine di vederla accolta assai spesse -fiate con muto dolore dai buoni, con non curanza dalle plebi, -e con beffevole riso dagli avversarj. Più non è concedibile oggi, -che tutto un preclaro e venerando collegio il quale debbe -ad una con la Santità vostra reggere e cardinare la Chiesa, -esca dall'arbitrante suffragio d'un solo ed unico uomo, sia -pure principalissimo e il più degno e onorando di tutti i credenti; -perchè all'individua esperienza e all'individuo consiglio -di nessun uomo è dato mai di conoscere gl'innumerevoli -particolari de' luoghi e delle persone, meglio o altrettanto -di quello che li sa e conosce ciascuna Chiesa a rispetto del -proprio gregge e nei confini del proprio ovile: però si legge -nell'Esodo, <i>Peso è cotesto non dagli omeri tuoi, nè potrai durarlo -tu solo</i>.<a class="tag" id="tag63" href="#note63">[63]</a> Oltrechè, nei sacri negozj i quali il divino afflato -<span class="pagenum" id="Page_527">[527]</span> -non comanda nè modera egli medesimo, ma sono alla -prudenza dell'ordine sacerdotale affidati, non par dubioso -che si convenga di governarli oggidì conformemente al genio -dei tempi universale e imperioso, ed a cui non apparisce -ben validato e sancito verun officio ed atto, quando da libera -e larga elezione non pigli origine e forza. E da qual dubio, -Padre beatissimo, può rimanere su ciò avviluppata la mente -nostra, ricordandoci che nella Chiesa fu massima inviolata -e perenne della esemplarissima antichità, dovere ogni qualunque -sacro ministro essere conosciuto, amato, desiderato -da tutti coloro a cui gli appartiene di comandare? e che altro -modo più proprio e più conducente a cotal fine ci avverrà -di trovare, se non l'elezione operata da quelli in cui s'adempie -il comando? Per fermo, egli è scritto <i>il pastore va davanti -al suo gregge, e questo lo seguita perchè conosce la voce -sua,<a class="tag" id="tag64" href="#note64">[64]</a> e perchè è pasciuto da lui con la spontaneità, e non con -la forza</i>.<a class="tag" id="tag65" href="#note65">[65]</a> E ciò tutto se per ogni luogo è vero, quanto divien -più vero e più certo in risguardo di Roma, dove al presente -ogni cosa si va meschiando di cupe passioni e disorbitanti, -e quasi si è fatto impossibile serbare giudizio imparziale -e mente non preoccupata e libera? Noi scorgiamo con -gran dolore, che intorno al seggio pontificale accalcasi una -sempre medesima specie e natura di uomini, mossi non rado -da private mire e ambizioni, inesperti del rimanente mondo, -nati o allevati in iscuole e in dottrine sterili e pedantesche, -vuote di vera scienza, traboccanti d'orgoglio, ove la lettera -uccide lo spirito e usurpa il luogo della virtù e della sapienza; -ondechè ei son fatti <i>un rame risonante e un cembalo -che tintinna,<a class="tag" id="tag66" href="#note66">[66]</a> e i loro umani comandamenti saranno diradicati -come piantagione che non fu opera del padre celeste</i>.<a class="tag" id="tag67" href="#note67">[67]</a> -</p> - -<p> -Angoscioso ufficio adempiamo di nudare e trattare le -piaghe della sposa di Cristo; <i>ma il cuor nostro si rassicura -nel cospetto della verità</i>,<a class="tag" id="tag68" href="#note68">[68]</a> e ci bisogna spegnere qualunque -<span class="pagenum" id="Page_528">[528]</span> -temenza di pronunciarla, <i>perchè timore e carità non s'accorda</i>.<a class="tag" id="tag69" href="#note69">[69]</a> -E come ardiremmo noi di chiudere e sigillare le nostre -bocche, vedendo tutto giorno lo studio diligente e infelice -che pongono costà i cortigiani e gli scribi, perchè il -sommo reggitore dell'orbe cattolico sia sempre una verga -pullulata di lor semenzajo, e perchè egli, a vicenda, delle propaggini -loro faccia rinfronzire i più eletti luoghi dell'orto di -Cristo? Vogliano i cieli misericordiosi disperdere cotale malizia, -e confondere il serpe, il quale mordendo la propria -coda e sè in se stesso rigirando continuamente, chiude dentro -al suo viluppo l'altare e il tempio di Dio. Certo è, beatissimo -Padre, che fra quegli uomini e l'altre genti diffuse -per le terre cattoliche, sembrano alzate lunghe muraglie e -attraversati non valicabili fiumi. -</p> - -<p> -Ma, per ragionare di ciò che il giudicio umano può, -circa al proposito nostro, avvisare e provvedere, egli è grandemente -mestieri che intorno di voi, supremo gerarca, radunisi, -eletto innanzi nel seno d'ogni nazione, un santo -concistoro di cherici e vescovi, fiore di tutta cristianità, sale -della terra, munito, per così dire, e precinto dello spontaneo -voto e mandato delle chiese e dei popoli. Esente egli dalle -grette passioni, dalle subite paure, dalle soppiatte carnalità, -dalle temporali sollecitudini che in cotesta Roma dànno perpetua -battaglia; esente dalle prelatizie vanezze e piacenteríe, -ignaro dei sofismi curiali e delle mene e ambagi segretariesche, -recherà ai piedi della Santità vostra gli affetti e -i consigli sinceri e patenti delle singole comunanze cattoliche; -e quivi dinanzi a Voi, con semplicità di cuore e altezza -d'intendimento, sponendo ciascuno il proprio concetto; da -ultimo, lo spirito inerrante di Dio trarrà da tutti i lor pensieri, -siccome da corde di celeste salterio, la mente armonizzata -ed unificata della gran Chiesa universale. <i>Ecco, io li -adunerò da tutte quante le terre...., e darò loro un sol cuore e -una sola via.</i><a class="tag" id="tag70" href="#note70">[70]</a> -</p> - -<p> -Antico adiutorio è questo che noi invochiamo, e alle -apostoliche tradizioni affatto conforme: però un consiglio interiore -<span class="pagenum" id="Page_529">[529]</span> -ci ammonisce di sperare in esso altamente. E per solo -esso, al conflitto acerbissimo e lacrimabile insorto fra lo Stato -ed il Sacerdozio, fra l'Italia e il Papato, fra il governo clericale -e le sempre ammutinate e calcitranti provincie, può rinvenirsi -buona composizione e durevole accordo; perchè ai degni -eletti delle diverse e remote provincie e nazioni poco importando -gl'imperj secolareschi e le ricche ed oziose prebende, -verrà presto veduto alcun modo di perfetta conciliazione fra -la libertà dei popoli, la franchezza d'Italia; e la indipendenza -e libertà della Santa Sede, a cui bisogna ugualmente di non -obbedire nè alle plebi nè ai principi; i quali con finissima -dissimulazione vogliono alla Santità vostra concedere quante -più sembianze e mostre e apparati si trovano d'arbitrio e di -signoria, e quanta minore sostanza è possibile: però si legge, -<i>e lo vestirono di porpora, e gli posero nella destra una canna, e -beffandolo s'inginocchiarono</i>. Allora la rinnovata sapienza di -Roma, sposandosi ad ogni popolare e civile spirito dell'età -nostra, e cessando di riprovare i sentimenti generosi e le -aspirazioni magnanime di tanta e si nobil parte dell'umana -progenie, un filiale amore, un'osservanza ossequiosa e una -dolce e perdurabile maraviglia entrerà in cuore di tutti verso -l'apostolico ministero della Santità vostra, e le fornirà schermo -e difesa infinitamente migliore che non le armi straniere -e il temporale principato. E per fermo, chi più di voi, Maestà -spiritale e sovramondana, dee vivere in sospetto e paura -di quella sentenza, <i>maledetto l'uomo che confida nell'uomo e -s'appoggia a braccio di carne?</i><a class="tag" id="tag71" href="#note71">[71]</a> Nè dee cadere dalla vostra -memoria, che la pupilla del profeta vide i re inchinarsi alla -donna sedente su molte acque, e con lei fornicare e bevere -alla coppa sua; ma scamparla da mezzo ai rischj ed alle -ruine già non li vide. -</p> - -<p> -Non può la indipendenza vera e perpetua del sacerdozio -d'altronde uscire che dal diritto e incrollabile animo dei -pontefici per un lato, e dalla comune coscienza per l'altro -delle nazioni civili, la quale professi altamente e insegni e -promulghi in tutte le leggi ed insinui in tutti i costumi, essere -iniquo e barbarico sturbare e comprimere una potestà -<span class="pagenum" id="Page_530">[530]</span> -immateriale ed inerme, che chiede ai cuori e agl'ingegni -suggezione razionale e spontanea, e niun mezzo terreno adopera, -salvo la parola e l'esempio. Che se dalle Chiese adunate -innanzi alla Paternità vostra uscirà sapiente e libera -quella parola, non è sui monti di Dio così bene eretta e fondata, -nè così d'armi e palvesi celesti guernita la torre di -Dávide, come sarà la seggia vostra immortale e l'impero del -Vaticano. -</p> - -<p> -Noi confessiamo riverenti, che in Voi, santissimo Padre, -è il colmo d'ogni dignità e la plenitudine d'ogni giurisdizione; -e sappiamo che lassù prega Cristo Signore perchè la -vostra fede detrimento non soffra. Ma si consideri benignamente -da Voi la umiltà degli Apostoli, pieni d'infallibile -verbo, i quali ciò non pertanto convocata la moltitudine dei -credenti, dicevano loro: <i>Avvisate di elegger fra voi sette uomini...... -acciocchè noi li costituiamo nel ministerio del diaconato.</i><a class="tag" id="tag72" href="#note72">[72]</a> -</p> - -<p> -Piacciavi, dunque, non che di permettere, ma sibbene di -comandare e sollecitare la pronta convocazione dei nazionali -concilj, dovunque non gl'interdica la legge secolare e scandalo -non ne segua. E ad ogni modo, prescriva la Beatitudine -vostra da per tutto ove ancora è bisogno, e con istudio e cura -solerte e diligentissima instighi e affretti la esecuzione piena -e fedele del canone tridentino, il qual vuole s'adunino per -ogni luogo ed ogni anno le Sinodi diocesane (<i>quotannis</i>); le -provinciali de' Vescovi una volta almeno (<i>saltem</i>) in ciascun -triennio! Sia prescritto parimente e raccomandato dall'oracolo -vostro, ch'elle si pongano quanto più possono, e per ogni -onesta e spedita maniera, in commercio di mente e d'affetto -fra loro; talchè i pensieri, le proposte, le controversie, gli -scrutinj, le deliberazioni e le opere s'accostino fra tutte esse -alla maggiore unità di concetto, di proponimento e di metodo. -Essendo, certissimamente, che loro spetta di avverare la sentenza -di Paolo: che siccome non v'à nei cieli più che un Signore -Iddio, così nella Chiesa v'à un solo corpo ed un solo -spirito;<a class="tag" id="tag73" href="#note73">[73]</a> e Similmente, elle debbono procacciare che sia la -<span class="pagenum" id="Page_531">[531]</span> -preghiera di Cristo esaudita, <i>di rendere tutti i discepoli suoi -una cosa sola</i>.<a class="tag" id="tag74" href="#note74">[74]</a> -</p> - -<p> -Fatto ciò, noi supplichiamo l'alto datore e dispensatore -dei lumi, perchè a Voi persuada fermissimamente e con giudicio -immutabile, di comandare a ciascuna di quelle pie radunanze -d'eleggere fra' suoi più illustri e specchiati per virtù -e sapienza, uno o parecchi, i quali sieno nunzj e rappresentatori -di lei appo la vostra eccelsa persona. Quindi, convenuti -a grave consulta innanzi di Voi, con Voi riposatamente -e con apostolica libertà e zelo ragionino della salute universa -del cattolico gregge. Ma, principalmente, e per ufficio e mandato -espresso e particolare, discutano del modo più degno e -più pronto e meglio operabile di comporre in futuro appresso -la cattedra santa di Pietro, un Concistoro elettivo, da tutte -le Chiese costituito, interprete verace ed eloquente di tutte, -e il quale partecipi ciascun giorno al vostro magno ministero, -e regga in Laterano le vostre braccia, non per isconfiggere -e vincere alcuno, ma per benedire e letificare ogni -umana generazione. Così liberamente appresso di Voi <i>radunato -il popolo d'Israel</i>, acceso di fiamma profetica e tristo a -morte delle accumulate ruine di Gerosolima, <i>porrà mano -tutto lieto e concorde a riedificare sulla pianta loro stessa l'altare -e il tempio di Dio</i>.<a class="tag" id="tag75" href="#note75">[75]</a> — -</p> - -<h4>XII.</h4> - -<p> -Vere e franche parole, direte voi, ma chi vorrà proferirle? -Rispondo: proferiránnole prima pubblicamente le lingue -dei savj, e nel secreto de' lor pensieri i chierici ricreduti -e buoni; che oggimai sommano gran moltitudine, e da per -tutto ve n'à uno scelto drappello. A quelle lingue (se trombe -del vero) converrà pure che schiudan l'orecchie dell'animo -i prelati più modesti e sinceri di tutta cristianità, e a cui -le riforme non pesano e non mettono sbigottimento: nè coloro -che arieggiano tanto o quanto all'arcivescovo di Parigi, -sono sì scarsi al dì d'oggi; e il novero non può scemare, -<span class="pagenum" id="Page_532">[532]</span> -anzi è fatale che cresca. Perocchè, dove non resistono gl'interessi, -entra e invade la generale opinione; e questa oggi è -ricevuta dal clero, non fatta; e chi la fa, desidera quel medesimo -che voi ed io desideriamo. -</p> - -<p> -Ora, ponete che i Sinodi diocesani ed i provinciali moltiplichino; -le discussioni sdrúcciolino quivi bel bello in tale -argomento, e il discorso popolare se ne occupi e se ne infiammi; -ponete che l'esigenze dei tempi s'aggravino; le strettezze -di Roma s'addoppino, le sue sorti precipitino, la sua -smoderanza e gli errori spesseggino, come suole avvenire ad -ogni istituto scassinato e cadente. Fate che i Sinodi, come -par naturale, assicurino ai meno arrischiati e più circospetti -libertà onesta di parlare e di consigliare; e che l'oscitanza -e l'ignavia di gran porzione del clero sia vinta e sforzata, e -la sua muta e timida sottomissione abbia termine; ed ei si -risenta alcun poco, e parli e supplichi con voce riverente bensì, -ma concorde e robusta, e non mai discontinua: tutte cose, -chi ben le stima, che il secolo nostro apparecchia e trae seco -quasi per mano. Fate che da alcuni reggimenti più popolari -(e già gli Svizzeri ne ragionano) venga restituito alle parocchie -il diritto di eleggere o di proporre per lo manco i proprj -rettori: esempio ne' nostri giorni impossibile a tenere occulto, -e senza efficacia d'imitazione. Fate, da ultimo, che -a ciascun uomo, ed ai governi e ai principi, non meno che -alle popolazioni compaja verissimo, siccome pur troppo è, -nulla concessione, riforma ed innovazione, potersi più oltre -aspettare da Roma, quasi per paura e viltà impietrita; e questa -sola ed unica via che noi indichiamo, rimanere sgombra -e non intercisa, e dare varco e passaggio ad ogni ammenda, -ad ogni salute, ad ogni conseguibile grado di perfezione nella -Chiesa e nel mondo; e la cosa, da speculativa e ipotetica, piglierà -certamente aspetto compiuto di certa e non transitoria -realità. -</p> - -<p> -Io stringo, mio riverito Signore, ogni concetto in uno, e -concludo: o nessun partito e nessuna prudenza è buona e -bastevole in tale materia, perchè l'agita e la governa lo sdegno -di Dio: ovvero è bisogno che la presente prelatura romana -si rimpasti e rinsanguini tutta, e muti gran parte degli -<span class="pagenum" id="Page_533">[533]</span> -ordini suoi; e però faccia luogo a un santo e dotto sinedrio, -scelto e inviato alla città eterna da tutte le Chiese cattoliche, -per essere squille di verità, e nell'universo intero dispanderla -e celebrarla. -</p> - -<p> -Crispo Salustio, interrogato da Cesare sul riformare lo -Stato e il governo di Roma, provavagli con gran saldezza, -doversi cominciare, anzi tutto, dal condurre in quella nuove -schiatte di cittadini. Ora, io dico ed affermo: chi vuol correggere -e riformare la Roma moderna pontificale, dia nuovi -abitatori a Monte Cavallo. -</p> - -<p class="indl"> -Di Genova, li 10 di novembre del 1850. -</p> - -<div class="chapter"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_535">[535]</span> -</p> - -<h2 id="appendi">APPENDICE.</h2> -</div> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_537">[537]</span> -</p> - -<p> -Il vivere appartato ed oscuro non bastò sempre all'Autore -di queste prose per sottrarsi alla indiscrezione di certi -libri e gazzette, che alcuna volta il maltrattarono e con menzogne -l'assalirono. Ned egli se ne risentì; perchè le ingiurie -sconcie ed immeritate si spuntano; le accuse zoppe cascan -per via. Ma quando parlano scrittori probi, diligenti ed assai -reputati, il silenzio non è scudo buono, e può parere confessione -del torto. -</p> - -<p> -Ora, l'Italia annovera con gran ragione tra que' probi, -diligenti ed assai reputati, il chiarissimo dettatore degli <i>Ultimi -Rivolgimenti italiani</i>, nel primo volume de' quali raccontasi, -in fra l'altre cose, la Convenzione fatta in Ancona il -26 marzo del 1831, tra il cardinale Benvenuti e il Governo -Provvisorio delle provincie unite italiane, e vi si leggono le -infrascritte parole: «Questo atto però fu causa di recriminazioni -anche fra i liberali. Terenzio non lo aveva voluto -firmare, credendo le cose tuttavia non disperate. Gli eventi -non giustificarono le sue speranze; ed egli con questo rifiuto, -che chiarivalo uomo più immaginoso che pratico, -trovossi tra i meno temperanti collocato: ciò era certamente -più per eccesso d'immaginazione, o piuttosto per -voglia di primeggiare, che non per radicali principj che -nudrisse in cuore. Il fatto però dee notarsi.» -</p> - -<p> -Che il Mamiani nel 1831 si chiarisse uomo più immaginoso -che pratico, non fa maraviglia; perchè, oltre all'essere -egli il più giovine di tutti que' suoi colleghi, ignorava interamente -i maneggi politici, e i maggiori negozj ministrativi, -dai quali erano i sudditi laici del papa gelosamente tenuti -discosto. Se non che, sotto tal rispetto, non sembra che fossegli -da contrapporre l'ingegno e l'arte de' suoi colleghi; imperocchè -<span class="pagenum" id="Page_538">[538]</span> -ad essi pure <i>gli eventi non giustificarono le speranze</i>, -e poca pratica dimostrarono, presumendo, contro la storia e -contro ogni buon giudicio, che alla convenzione da loro fatta -in quel caso e in que' termini avrebbe Roma tenuto fede. -Ad ogni modo, l'abbondare di fantasia per sè non è male, e -la coscienza non se ne grava, potendosi riversare la colpa -sulla natura. Ma perchè promovere il dubbio che il Mamiani -dissentisse da' suoi colleghi per voglia di primeggiare? non -si conveniva egli o tacere l'accusa o fornirla di qualche prova? -Se pigliamo arbitrio di parlare poco lodevolmente delle -intenzioni altrui senza obbligo di citarne i segni e gl'indizj -manifesti, nessuno andrà esente d'errore; e si scriverà, per -esempio (ed anzi fu scritto), che i colleghi del Mamiani si -unirono in quell'accordo non per prudenza ma per paura. -Del resto, il Mamiani (come vedesi dal Documento A stampato -qui appresso) ricusò di soscrivere la convenzione solo -perchè ne avea biasimato il concetto quando se ne tenne -particolare consiglio e deliberazione. Nel qual parere egli -venne per due ragioni. La prima, che reputava il patto insufficientissimo, -e da non essere mai serbato e osservato. La -seconda, che gli sembrava poco onorevole il dar quell'esempio -agl'Italiani di chiedere venia ad un cardinale che, mandato -a sollevare le plebi delle Marche e delle Romagne, avea -costretto il Governo a trarselo dietro prigione da Bologna -ad Ancona; e falso è che venisse prosciolto prima del trattare -la convenzione. Aggiungeva a tutto ciò il Mamiani, doversi -ad ogni modo aspettare l'arrivo dello Zucchi, nè risolvere -tanto affare senza che s'intendesse la mente del capo -delle milizie. Vero è peraltro, che la grande umiltà di quell'atto -rimase come velata agli occhi del popolo; ma non per -industria del Governo, bensì per quella del cardinale, che, -divenuto a un tratto, di prigione che era, padrone ed arbitro -d'ogni cosa, mostrò maravigliosa modestia e mansuetudine, -e degna al tutto d'un santo vescovo. -</p> - -<p> -Pel rimanente, il Mamiani ringrazia il signor Gualterio -del non avergli attribuito opinioni eccessive, e del lodare che -fa le nomine allora avvenute dei prefetti e vice-prefetti, le -quali procederono tutte da esso Mamiani, che reggeva il ministero -<span class="pagenum" id="Page_539">[539]</span> -degli affari interiori, e che nella scelta almeno delle -persone mostrò di tenere in briglia la fantasia. -</p> - -<p> -Quanto poi al giudicio che leggesi nel primo volume dei -<i>Rivolgimenti</i> circa la sollevazione del 1831, non riuscirà forse -inutile di paragonarlo all'altro conciso, ma schietto, che ne -dava il Mamiani or sono parecchi anni, e il quale riferiamo -sotto la lettera <i>B</i>, togliendolo dal secondo volume delle <i>Memorie</i> -del generai Pepe, ove primamente venne inserito. -</p> - -<h3>A -<span class="smaller">(<i>Tolto dal volume</i> 24<sup>mo</sup> <i>della</i> <span class="smcap">Revue Britannique</span>, pag. 404.)</span></h3> - -<p class="center"> -RECTIFICATION. -</p> - -<p class="center"> -<i>A monsieur Amédée Pichot, directeur de la</i> Revue Britannique.<a class="tag" id="tag76" href="#note76">[76]</a> -</p> - -<p class="pad2 indl"> -Monsieur, -</p> - -<p> -J'ai lu, dans le dernier numéro de votre Revue, un article -signé par Mazzini, où cet écrivain raconte et juge à sa -manière les événemens de la révolution de l'Italie centrale -en 1831. -</p> - -<p> -M. Mazzini, en rendant compte de la capitulation d'Ancône -conclue entre le Gouvernement provisoire des Provinces-Unies -et le cardinal <i>Benvenuti</i>, dit: «Le 26 (mars), tous -les ministres apposèrent leur signature, à l'exception de -<i>Pepoli</i> seul, qui était absent. Je dis <i>Pepoli</i> seul, quoique je -sache bien que le nom de <i>M. Mamiani</i> ne figure pas parmi -<span class="pagenum" id="Page_540">[540]</span> -les autres; mais j'ai à ma disposition le procès-verbal de -la séance du 25, où est décrétée la capitulation, dont le -traité du 26 n'est que la ratification et où son nom se -trouve joint.» -</p> - -<p> -Il y a dans ces lignes une erreur de fait qui me regarde, -et que je tiens à rectifier. -</p> - -<p> -Lors de la capitulation d'Ancône, M. Pepoli n'était pas -membre du Gouvernement, et il résidait à Pesaro en qualité -de préfet. -</p> - -<p> -Le seul ministre qui n'a voulu ni adhérer à la capitulation, -ni la signer, c'est moi, ainsi que cela est bien reconnu -par toutes les personnes qui ont été témoins du fait. -</p> - -<p> -Si j'ai apposé ma signature au procès-verbal de la séance, -d'après l'usage qu'on avait établi pour chaque réunion, -tout le monde sait qu'un tel acte n'a d'autre valeur que de -constater la vérité des faits qui y sont rapportés. -</p> - -<p> -Ce même procès-verbal, dont parle M. Mazzini, dit que -la résolution d'entamer un traité de capitulation avec le cardinal -Benvenuti <i>fut prise à la majorité des voix</i>, et c'est précisément -sur ces paroles que M. Mazzini devait porter son -attention, s'il est vrai que la pièce authentique soit demeurée -dans ses mains. -</p> - -<p> -Mais il est plus facile de croire qu'il a été induit en erreur -par une brochure du général Armandi, publiée quelques -mois après les événemens de 1831, où il est dit que la -capitulation du 26 mars fut décidée à l'unanimité. Dans ce -cas, M. Mazzini ignore que cette erreur de M. Armandi a -été avouée et rectifiée par lui-même, ainsi qu'on le voit par -le document dont vous trouverez la copie ci-dessous. -</p> - -<p> -Votre politesse, Monsieur, et votre loyauté bien connue -me font espérer que vous voudrez bien porter à la connaissance -de vos abonnés cette rectification qui a pour moi beaucoup -d'importance. -</p> - -<p> -Agréez, Monsieur le Directeur, l'assurance de ma considération -distinguée et de ma profonde estime. -</p> - -<p> -De Paris, le 16 novembre 1839. -</p> - -<p class="indr"> -Votre très-devoué<br /> -<span class="smcap">Terenzio Mamiani</span>. -</p> - -<hr class="tbs" /> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_541">[541]</span> -</p> - -<div class="blocknote"> -<p> -<i>«A M. le général Armandi, ancien ministre de la guerre -du Gouvernement provisoire de Bologne.</i> -</p> - -<p class="indl"> -»Monsieur le Général, -</p> - -<p> -»Après avoir lu l'opuscule que vous venez de publier sous le titre: <i>Ma part -dans les événemens de l'Italie centrale</i>, je me vois dans la nécessité de révéler -une erreur qui vous a échappé. Vous dites, à l'occasion de la capitulation -d'Ancône, que la résolution d'entrer en négociations avec le cardinal Benvenuti -fut prise à l'unanimité par les membres du Gouvernement. Je dois vous -rappeler, Monsieur, que cette unanimité ne fut pas complète, puisque sur -neuf membres délibérans, il y en eut un qui fut d'un avis absolument opposé; -et vous savez que ce fut précisément moi: c'est pour cela que le procès-verbal de -ladite résolution annonce qu'elle fut prise <i>à la majorité des votes</i>, et non à -l'unanimité; et c'est encore pour cela que je refusai de signer la convention lorsqu'elle -fut conclue. -</p> - -<p> -»J'ai toute raison de croire, Monsieur le Général, que, par amour pour la -vérité, vous trouverez juste que je donne toute la publicité possible à cette lettre. -</p> - -<p> -»Je suis, etc. -</p> - -<p class="indr"> -<span class="smcap indr2">»T. Mamiani</span><br /> -»Ancien ministre de l'Intérieur du Gouvernement de Bologne. -</p> -</div> - -<hr class="tbs" /> - -<div class="blocknote"> -<p> -<i>»A M. le comte Mamiani.</i> -</p> - -<p class="indl"> -»Monsieur le Comte, -</p> - -<p> -»Je me souviens parfaitement des circonstances dont il est question dans votre -lettre. Il est juste de dire que, pendant les débats qui amenèrent la convention -d'Ancône, vous avez été d'un avis contraire à celui des autres membres du conseil; -mais comme le procès-verbal de la séance a été revêtu de toutes les signatures, -et que vous-même vous avez signé purement et simplement, sans prendre -acte de votre opposition et sans la motiver, je pouvais regarder la résolution -comme unanime, quelle qu'eût été la diversité des opinions pendant la discussion; -diversité dont je n'ai pas oublié de faire mention dans mon écrit. Au fond, -une majorité de huit voix sur neuf ne diffère pas beaucoup de l'unanimité, et -c'était assez pour le lecteur, auquel je devais épargner des détails peu importans -pour l'ensemble. -</p> - -<p> -»Je suis maintenant fâché de les avoir supprimés, puisque je vois que cela -vous déplait; mais je vous prie de croire qu'en agissant de la sorte je ne pouvais -jamais avoir l'idée de dissimuler la justice qui est due à votre manière de penser. -</p> - -<p> -»Veuillez bien en être persuadé, Monsieur le Comte, et agréer en même -temps mes sentimens distingués. -</p> - -<p> -»Je suis, etc. etc. -</p> - -<p class="indr"> -»Le général <span class="smcap">Armandi</span>.» -</p> -</div> - -<h3>B -<span class="smaller">(<i>Tolto dal 2º volume delle Memorie del generale</i> <span class="smcap">Guglielmo Pepe</span>.)</span></h3> - -<p> -La sollevazione dell'Italia media nel 1831, ebbe a proprio -movente l'odio pubblico e antico inverso il governo di -<span class="pagenum" id="Page_542">[542]</span> -Roma; per occasione, la cacciata di Carlo decimo dal suolo -di Francia; e per ultimo impulso, il principio del non intervento -con solennità proclamato dai ministri di Luigi Filippo. -Senza la fede (comune allora e fermissima) in quel principio -ed in quelle dichiarazioni, noi crediamo che nessuno grave -moto politico sarebbe accaduto in Romagna e nei due Ducati; -e ciò, non per poca avversione contro al governo assoluto, -massime contro a quello sbrigliato e sconvolto de' preti; -ma per avere in sulle porte uno straniero formidabile, apparecchiato -a spegner nel sangue ogni sorgente favilla di libertà. -Cominciò dunque la sollevazione dell'Italia media con -ruinoso fondamento, e l'aspettazione certa degli ajuti francesi -fecela operare e procedere in ogni cosa con languore -non iscusabile. Ella dimostrò, peraltro, a rispetto de' moti -politici anteriori, un vero incremento di bene in ciò, ch'ella -fu tutta di pensieri e di voglie italiane, senz'ombra d'interessi -e ambizioni municipali: il che in ispecie lasciòssi scorgere -e ravvisare ne' colori nazionali inalberati dappertutto -spontaneamente, nel gridarsi non altro che <i>Viva l'Italia</i>; e -in questo eziandio, che il governo principale colà costituito -s'intitolò <i>Governo provvisorio delle provincie unite italiane</i>, volendo -significare ch'egli aspettava altro maggiore e miglior -governo sotto di cui diversi Stati italiani sarebbero addivenuti -provincie di un sol paese. Impertanto, non è da badare -a certe frasi stampate allora ne' manifesti, ed a certi atti del -governo particolare della città di Bologna, ingiuriosi ed ostili -a' poveri Modenesi. Ognuno, e in quel governo e fuori, li -salutava fratelli e amávali come tali; ma la sciocca paura di -non dare appicco all'Austria d'intervenire e alla Francia di -non impedirlo, fece scrivere e fare parecchie inutili dissimulazioni, -e certe finte e mostre più da fanciulli che da uomini -gravi e sensati. -</p> - -<p> -«Venendo meno la speranza del non intervento, doveva -all'Italia media mancare altresì ogni fede in sè medesima, -e ogni gagliardia disperata per tentare di mettere in salvo -la libertà. Tuttavolta io penso che più di un fortunato accidente -poteva impedire il disastro, o ripararlo in massima -parte, e cangiare forse per sempre i destini della Penisola. -<span class="pagenum" id="Page_543">[543]</span> -Se il malumore di Modena, di Bologna e di Parma fosse -scoppiato parecchi mesi innanzi, quando in Francia l'ardore -degli animi ancor non freddava; o se in Piemonte ed in Napoli -non fossero ascesi al trono in que' medesimi dì due -principi nuovi, a cui riuscì molto facile il tener sospesi i -corrivi ed i pusillanimi (che sempre sono i più) con vane -aspettazioni e sembianze di regno assai liberale, altra piega -avrebbero preso gli avvenimenti. Del pari, se ne' primissimi -giorni dell'insorgere delle provincie unite fosse quivi comparso -un uffiziale sperimentato e animoso, il quale, radunando -le poche ma buone truppe stanziate in que' luoghi, fosse -proceduto diritto inverso gli Abbruzzi per sollevarli, od anche -avesse marciato fin sotto Roma; tale era in que' giorni -lo sgomento, la paura e la confusione de' prelati, che quella -Metropoli insigne caduta sarebbe in mano de' nostri, e si -importante caso traevasi dietro, come a forza, molte novità -nel vicino reame di Napoli. Un sol mese più tardi avevano -le cose mutato faccia: tanto nelle rivoluzioni conviene essere -attivi e solleciti. Io accenno poi cotesti varj supposti, ognuno -de' quali non mi par temerario a dire che bastava forse a -far cominciare il risorgimento d'Italia, perchè si vegga che -quivi la materia non è così mal disposta ed inerte come taluni -van predicando; e di fatto, niuno, senza ingiuria del -vero, dee stimare immaturo e mal preparato alla libertà -quel paese, ove un qualche favorevole accidente la può far -sorgere e far perdurare. Ma tornando alla sollevazione -del 1831, egli è da avvertire che sul cadere di marzo la corte -romana, per lettere autografe di personaggi altissimi, venne -accertata che all'Austria si dava licenza di accorrere a rimetterla -in piede e a schiacciare la generale rivolta. Questa -tolleranza insperata de' Francesi, bastò a farle riavere gli -spiriti, e dar mano a qualche vigoroso provvedimento. Armò -gente campagnuola e rozza, raggranellata nella Sabina e in -Marittima; sparse danari e indulgenze in Trastevere; sollevò -gli animi, come potè il meglio, colle predicazioni, e colle altre -solite arti giovátele ne' vecchi tempi maravigliosamente, e -neppure allora sfornite d'ogni efficacia. Dopo ciò, l'entrare -in Roma e occuparla con un pugno di soldati e di giovani volontarj -<span class="pagenum" id="Page_544">[544]</span> -più non era fattibile; e la causa della libertà italiana -dovette nuovamente soccombere, insegnando alle presenti -generazioni ed alle future, che la salute della patria non istà -mai in altre mani salvo che nelle proprie, e non vien data -ma vien rapita, non si trova ma si conquista. -</p> - -<p> -Nel corso brevissimo di quella sollevazione dello Stato -romano, tre cose, a mio giudizio, furono di momento. La -prima, che quanto grande mostròssi in ciascuno l'inesperienza -de' gravi negozj, altrettanto riuscì bella e notabile la -modestia, la probità e il disinteresse. La seconda, che troppo -si volle diffidar della plebe, e si usò scarsamente de' mezzi -legittimi e acconci, i quali potevano smoverla e trarla tutta -dal nostro lato: errore massimo e più volte ripetuto in Italia. -La terza, che la intenzione manifesta e la dichiarazione -iterata e solenne di abolire affatto il dominio temporale -de' papi, nè scandalizzavano le moltitudini, nè accendevano -contro di noi la parte loro più numerosa e ignorante. Gl'increduli -e gl'indifferenti ne giubilavano; i credenti e pii vi -scorgevano la mano di Dio, per punire i vecchi peccati del -clero, e riformare la Chiesa. Per quest'ultimo rispetto, la -sollevazione dell'Italia media nel 1831, benchè tenue assai -nelle sue vicende e infelice nell'esito, segnò un punto rilevantissimo -nella storia civile de' nostri tempi; conciossiachè -ella dichiarò al mondo intiero cristiano, che quel dominio -pontificale, stato per secoli una delle funeste cagioni delle -sventure italiane, e la principalissima de' vizj e disordini -della Chiesa, o più non vivrà di virtù e forza propria, e -sarà in odio e in disprezzo crescente ed inestinguibile alle -popolazioni sue stesse; o dovrà mutare dalla radice gli ordini -suoi, e per quanto il comporta la nostra età, ripristinare -le forme e gli abiti popolari antichi, e rimettersi in cuore gli -spiriti generosi del regno di Alessandro III. -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<div class="somm"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_545">[545]</span> -</p> - -<h2><a id="indice" href="#indfront"> -INDICE.</a></h2> - -<table class="indice" summary=""> - <tr> - <td><span class="smcap">Avvertimento dell'Editore.</span></td> <td class="pag"><a href="#avvertimento">Pag. v</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">Prefazione.</span></td> <td class="pag"><a href="#prefazione">ix</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="2" class="center"><a href="#parte1">PARTE PRIMA.</a> — <span class="smcap">Tempi di riforme.</span></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>Nostro parere intorno alle cose italiane.</td> <td class="pag"><a href="#parere">5</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="sp1">Documenti pratici intorno la rigenerazione morale e intellettuale degli Italiani.</td> <td class="pag"><a href="#pratici">18</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Alla contessa Ottavia Masino di Mombello. — Lettera.</td> <td class="pag"><a href="#ottavia">47</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Lettera in forma di circolare.</td> <td class="pag"><a href="#circ">50</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Lettera al cardinale Ferretti, segretario di Stato.</td> <td class="pag"><a href="#ferretti">51</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Discorso recitato al banchetto che il Circolo Romano offriva e dedicava all'Autore il dì 23 di settembre del 1847.</td> <td class="pag"><a href="#banchetto">53</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sulla Toscana.</td> <td class="pag"><a href="#toscana">57</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Parole dette in Perugia nelle stanze de' Filedoni, il 18 di ottobre del 1847.</td> <td class="pag"><a href="#filedoni">63</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Discorso recitato al banchetto che i Pesaresi offerivano all'Autore concittadino, il dì 31 di ottobre del 1847.</td> <td class="pag"><a href="#banchetto2">68</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Il Municipio di Pesaro al suo Deputato appresso il Pontefice. — Allocuzione.</td> <td class="pag"><a href="#municipio">77</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Programma del Giornale <i>La Lega Italiana</i> che pubblicavasi in Genova.</td> <td class="pag"><a href="#giornlega">101</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Fatti di Milano nel gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#mil48">110</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Dell'ordinamento nuovo de' Municipj.</td> <td class="pag"><a href="#ordmun">114</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Dispacci francesi sulle cose italiane.</td> <td class="pag"><a href="#dispfran">119</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Dello stato presente d'Italia. — 19 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#statital">122</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Del fatto di Livorno. — Adì detto.</td> <td class="pag"><a href="#livorno">125</a></td> - </tr> - <tr> - <td><i>L'Eco dell'Alpi marittime.</i> — Adì detto.</td> <td class="pag"><a href="#ecomar">128</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Notizie della Sicilia. — 21 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#notsic">129</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Della Sicilia. — 22 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#sicilia">132</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Iscrizioni dettate pei funerali che Genova celebrò, il 22 di gennaio 1848, alle anime dei Lombardi uccisi in Milano e in Pavia.</td> <td class="pag"><a href="#iscrfun">134</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Del Memoriale al Pontefice pei fatti di Sicilia. — 24 gennaio 1848.</td> <td class="pag"><a href="#mempon">136</a></td> - </tr> - <tr> - <td>L'Allocuzione dei Pari di Francia. — Adì detto.</td> <td class="pag"><a href="#parifr">139</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Riforme nel Regno. — 25 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#rifregno">141</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Consigli al re di Napoli. — 27 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#consre">145</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Il passato e il presente di Napoli. — 31 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#ppnap">148</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Palermo bombardata. — 31 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#palbomb">152</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Il presente e il passato di Napoli. — 2 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#prpnap">153</a></td> - </tr> - <tr> - <td><i>Il Carroccio</i>, giornale delle provincie. — 31 gennajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#carroccio">156</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Allocuzione ai Napoletani. — 2 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#allnap">157</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_546">[546]</span></td> - </tr> - <tr> - <td colspan="2" class="center"><a href="#parte2">PARTE SECONDA.</a> — <span class="smcap">Tempi costituzionali.</span></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>Consigli ai principi e ai popoli. — 3 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#conspr">161</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Del nuovo Ministero napoletano. — 3 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#nuovomin">163</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Costituzione desiderata dagli Italiani. — 6 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#costdes">164</a></td> - </tr> - <tr> - <td>La Lombardia e il Metternich. — 7 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#lombmett">167</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Le Camere francesi. — 8 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#camfran">170</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sulla Costituzione conceduta in Piemonte. — 9 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#costpiem">174</a></td> - </tr> - <tr> - <td>D'una marineria italiana. — 10 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#marinit">178</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Di nuovo, del Ministero napoletano. — 10 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#nmnap">181</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Filosofia civile italiana. — 14 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#filosciv">182</a></td> - </tr> - <tr> - <td>La Costituzione napolitana. — 16 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#costituznap">183</a></td> - </tr> - <tr> - <td>D'una Dieta italiana. — 16 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#dietait">186</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Questioni costituzionali. — 18 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#questcost">187</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Agli Ungheresi. — 18 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#ungher">193</a></td> - </tr> - <tr> - <td>La Costituzione toscana. — 19 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#costoscan">195</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Della prossima legge sulla libertà della stampa. — 19 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#libstampa">198</a></td> - </tr> - <tr> - <td>D'una crociata dei Russi. — 21 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#crocrussi">201</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Del popolo. — 22 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#delpop">203</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Dei dazj dannosi al popolo. — 22 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#dazjdan">207</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Di Roma costituzionale. — 23 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#zionale">208</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Carteggio tra Metternich e Palmerston. — 23 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#mettpalm">212</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Di nuovo, di una Lega politica difensiva. — 16 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#nuovodif">216</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Di nuovo, e sempre d'una Lega difensiva italiana. — 26 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#sempredif">219</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Ai Lombardi e Veneziani. — 28 febbrajo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#lombven">221</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Cenni d'una legge elettorale. — 1 marzo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#leggelet">224</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Lettera ad Antonio Crocco, intorno agli ultimi casi di Francia. — 10 marzo 1848.</td> <td class="pag"><a href="#crocco">231</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Ai signori Direttori dell'<i>Epoca</i>. — 11 aprile 1848.</td> <td class="pag"><a href="#epoca">263</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sulla guerra italiana. — 14 aprile 1848.</td> <td class="pag"><a href="#guerrait">265</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Di nuovo, sulla guerra italiana. — 17 aprile 1848.</td> <td class="pag"><a href="#nuovoguer">267</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Al generale Carlo Zucchi. — 20 aprile 1848.</td> <td class="pag"><a href="#zucchi">269</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Discorso sulla educazione del popolo. — 26 giugno 1848.</td> <td class="pag"><a href="#edupop">275</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Discorso in difesa del Ministero. — 27 giugno 1848.</td> <td class="pag"><a href="#difmin">286</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Discorso sulla rotta di Vicenza. — 6 luglio 1848.</td> <td class="pag"><a href="#vicenza">288</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Discorso in difesa del Ministero. — 21 luglio 1848.</td> <td class="pag"><a href="#difmin2">296</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Discorso sulla necessità della guerra. — 7 agosto 1848.</td> <td class="pag"><a href="#necguer">306</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Discorso sopra tre modi straordinarj di difesa. — 11 agosto 1848.</td> <td class="pag"><a href="#modidif">309</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Discorso sullo stato d'Italia. — 14 agosto 1848.</td> <td class="pag"><a href="#stita">311</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Esortazione ai Romani. — 12 agosto 1848.</td> <td class="pag"><a href="#esortaz">315</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Ai signori Direttori dell'<i>Epoca</i>. — 22 agosto 1848.</td> <td class="pag"><a href="#direpoca">316</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Rapporto in nome dei Commissarj deputati a scegliere e compilare le massime di un Patto federativo.</td> <td class="pag"><a href="#rapporto">318</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="sp1">Progetto di uno schema d'Atto federale, redatto dal Congresso nazionale per la Confederazione italiana, radunatosi in Torino il 10 ottobre 1848.</td> <td class="pag"><a href="#progetto">324</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="sp1">Al re Carlo Alberto, il Congresso della Società nazionale per la Confederazione italiana.</td> <td class="pag"><a href="#calberto">327</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Terenzio Mamiani a' suoi Elettori.</td> <td class="pag"><a href="#elettori">333</a></td> - </tr> - <tr> - <td><span class="pagenum" id="Page_547">[547]</span></td> - </tr> - <tr> - <td>Alla Santità di Pio IX, Terenzio Mamiani.</td> <td class="pag"><a href="#pionono">355</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="sp1">Appendice.</td> <td class="pag"><a href="#appendice">366</a></td> - </tr> - <tr> - <td class="sp1">Note e Documenti.</td> <td class="pag"><a href="#note">378</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td colspan="2" class="center"><a href="#parte3">PARTE TERZA.</a> — <span class="smcap">Ultimi tempi.</span></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td>Sulla disdetta dell'armistizio. — 20 marzo 1849.</td> <td class="pag"><a href="#armist">405</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sulla necessità del confederarsi. — 27 marzo 1849.</td> <td class="pag"><a href="#confeder">406</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Del partecipare alla guerra lombarda. — 27 marzo 1849.</td> <td class="pag"><a href="#partgl">409</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sulla verità nella politica. — 28 marzo 1849.</td> <td class="pag"><a href="#verita">410</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Invito alla conciliazione. — 3 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#conciliaz">412</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sulla guerra de' Napoletani contro i Siciliani. — 5 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#sullagu">414</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Del modo di ajutare la guerra. — 6 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#ajutare">415</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sulla pena imposta ai Canonici di San Pietro. — 11 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#canon">416</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Studj sul progetto di Costituzione della Repubblica Romana. — 21 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#studjrom">418</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sullo sbarco de' Francesi a Civitavecchia. — 26 aprile 1849.</td> <td class="pag"><a href="#sbarco">427</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Elogio funebre di re Carlo Alberto.</td> <td class="pag"><a href="#funebre">433</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Agli Elettori di Pinerolo e del sesto Collegio di Genova.</td> <td class="pag"><a href="#pinerolo">473</a></td> - </tr> - <tr> - <td>Sul Papato, lettera ortodossa a Domenico Berti.</td> <td class="pag"><a href="#sulpapato">481</a></td> - </tr> - <tr> - <td> </td> - </tr> - <tr> - <td><span class="smcap">Appendice.</span></td> <td class="pag"><a href="#appendi">537</a></td> - </tr> -</table> - -<hr /> - -</div> - -<div class="opere"> -<p> -<span class="pagenum" id="Page_548">[548]</span> -</p> - -<p class="title"> -<i>Recenti Pubblicazioni</i> -</p> - -<p> -<b>VITA DI DANTE</b>, scritta da <b>Cesare Balbo</b>: con le Annotazioni -di Emmanuele Rocco. — Un volume. <span class="last-r"><i>Paoli</i> 7</span> -</p> - -<p> -<b>FOSCOLO</b> (Ugo). <b>Epistolario</b>, raccolto e ordinato da F. S. Orlandini -e da E. Mayer. — Volume 1º. <span class="last-r">7</span> -</p> - -<p> -<b>VITA DI VITTORIO ALFIERI</b> scritta da esso. Questa edizione, riscontrata -accuratamente sull'autografo esistente nella Libreria -Mediceo-Laurenziana, è arricchita di un'Appendice che -contiene parecchie Lettere edite ed inedite di Vittorio Alfieri, ed -alcune a lui dell'abate di Caluso (finora inedite) che riguardano -principalmente gli studi che l'Alfieri faceva della lingua -greca. — Un volume, col <i>fac-simile</i> della scrittura dell'Alfieri. <span class="last-r">7</span> -</p> - -<p> -<b>DAVANZATI</b> (Bernardo). <b>Le Opere</b>, ridotte a corretta lezione -coll'aiuto de' manoscritti e delle migliori stampe, e annotate -per cura di Enrico Bindi. — Volume 1º. <span class="last-r">7</span> -</p> - -<p> -<b>TASSO</b> (Torquato). <b>Le Lettere</b>, disposte per ordine di tempo -ed illustrate da Cesare Guasti. — Volume 1º. <span class="last-r">7</span> -</p> - -<p> -<b>RACCOLTA ARTISTICA</b>, pubblicata per cura di una Società di -Amatori delle Arti belle. — Tomo IX. <span class="last-r">7</span> -</p> - -<p> -<b>CARCANO</b> (Giulio). <b>Angiola Maria</b>, storia domestica. — <b>Il -Manoscritto del Vicecurato.</b> — <b>Ida della Torre</b>, -episodio patrio. — <i>La Nunziata</i>, racconto campagnuolo. — <b>Canzoni -popolari</b> e <b>Armonie domestiche</b>, inedite. — Un -volume. <span class="last-r">7</span> -</p> - -<p> -<b>MACHIAVELLI</b> (Niccolò). <b>Le Opere minori</b>, rivedute sulle -migliori edizioni; con Note filologiche e critiche, ed un Avvertimento -preliminare di F.-L. Polidori. — Un volume. <span class="last-r">7</span> -</p> - -<p class="title"> -<i>Prossime Pubblicazioni.</i> -</p> - -<p> -<b>STORIA DELLA LETTERATURA ITALIANA</b>, di <i>Giuseppe -Maffei</i>. Terza edizione originale, nuovamente rivista dall'Autore. — Saranno -2 volumi. -</p> - -<p> -<b>VINCENZO GIOBERTI.</b> <b>Del Buono e Del Bello.</b> Edizione -condotta sopra un esemplare rivisto dall'Autore. — Un volume. -</p> - -<p> -<b>MEMORIE</b> dei più insigni <b>PITTORI, SCULTORI E ARCHITETTI DOMENICANI</b>, -del P. Vincenzo Marchese, dello stesso Istituto. — Seconda -edizione, con giunte e correzioni. — Due volumi. -</p> - -<p> -<b>NOVELLE CASALINGHE DI GIULIO CARCANO</b>: <i>Memorie d'un -fanciullo. — Una povera tosa. — Il giovine sconosciuto.</i> — <i>Benedetta.</i> — <i>La -vecchia della Mezzegra.</i> — <i>La madre e il -figlio.</i> — <i>Un buon galantuomo.</i> — <i>Rachele.</i> — <i>Una simpatia.</i> — <i>Tecla.</i> — <i>Il -Cappellano della Rovella.</i> — <i>L'Ameda.</i> — Un -volume. -</p> - -<p class="indr"> -<i>Aprile 1853.</i> -</p> -</div> - -<div class="footnotes"> - -<h2> -NOTE: -</h2> - -<div class="footnote" id="note1"> -<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>. </span>A Bologna, nel marzo del 1831, giunta la nuova del fatto d'armi di Rimini -e sparsasi voce che i Tedeschi erano stati in quello respinti e assai maltrattati, già -i facchini e altra gente minuta macchinavano d'impadronirsi d'alcune artiglierie -poste sulla piazza del Gigante, e in tutte le case si ricavavano fuori le armi con -indicibile audacia.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note2"> -<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>. </span>Si accenna ai Cartisti inglesi e al loro Programma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note3"> -<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>. </span>Non molti mesi dopo la prima stampa di questi documenti, sparsesi -voce d'una radunanza in Pisa di scienziati Italiani, proposta da alcuni benemeriti -cittadini; alla qual voce à tenuto dietro, per gran ventura, il fatto. Ciò -provi ai lettori nostri, che quanto noi proponiamo non è impossibile che -venga all'atto se i buoni fermamente il vorranno.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note4"> -<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>. </span>Questa privatissima lettera è qui stampata, perchè da alcune Gazzette -fecesi pubblica con onesta intenzione, ma senza saputa dell'autor suo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note5"> -<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>. </span>Accenna all'istituzione della Consulta di stato con voce deliberativa in -cose di Finanza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note6"> -<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>. </span>Da ultimo si trovò che le notizie corse avevano qualche buon fondamento.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note7"> -<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>. </span>Cosa che l'autore tentò di eseguire entrato che fu nel governo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note8"> -<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>. </span>Che succedono agli Etrusci, ai Romani, ai Papi, alla rinascenza.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note9"> -<p><span class="label"><a href="#tag9">9</a>. </span><i>Dell'Ontologia e del Metodo</i>, Appendice, 1843.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note10"> -<p><span class="label"><a href="#tag10">10</a>. </span>Venne poi la certezza di questi principj negata e disfatta dalla contraria -natura non delle cose ma degli uomini; ed oggi è necessità ripetere con l'Autore: -chi vuol correggere e riformare la Roma moderna pontificale, dia nuovi abitatori -a Monte Cavallo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note11"> -<p><span class="label"><a href="#tag11">11</a>. </span>Quelli succeduti nel febbraio del 1848.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note12"> -<p><span class="label"><a href="#tag12">12</a>. </span>In niuna parte d'Italia, era in que' giorni la stampa esente da censura.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note13"> -<p><span class="label"><a href="#tag13">13</a>. </span>L'uso à raccolto e approvato questo latinismo non guari superfluo, perchè -è termine proprio ed univoco, laddove tali non sono <i>ordine</i>, <i>classe</i>, <i>grado</i>, -e se altri ve n'à.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note14"> -<p><span class="label"><a href="#tag14">14</a>. </span>Ciò appena era scritto, quando comparve la Circolare del Lamartine agli -ufficiali delle ambascerie francesi. Le parole ed il sentimento sono grandi e magnifici; -ma la sostanza risponde alla previsione nostra: non pertanto la Nota -del Lamartine farà scandalo nelle Corti. (<i>Nota della prima edizione</i>.)</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note15"> -<p><span class="label"><a href="#tag15">15</a>. </span>Nè Vienna ancora era insorta, nè Milano avea cacciato gli Austriaci.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note16"> -<p><span class="label"><a href="#tag16">16</a>. </span>Giornale Romano, succeduto all'<i>Italico</i>.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note17"> -<p><span class="label"><a href="#tag17">17</a>. </span>E così fece per appunto la nuova Dieta.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note18"> -<p><span class="label"><a href="#tag18">18</a>. </span>In una corta discussione che precedeva il discorso. Vedi la Gazzetta di -Roma.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note19"> -<p><span class="label"><a href="#tag19">19</a>. </span>Il deputato Bianchini, chiaro scrittore, artista e filologo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note20"> -<p><span class="label"><a href="#tag20">20</a>. </span>Il professore F. Orioli, deputato di Viterbo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note21"> -<p><span class="label"><a href="#tag21">21</a>. </span>Pellegrino Rossi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note22"> -<p><span class="label"><a href="#tag22">22</a>. </span>Si accenna ai fatti sanguinosi del giugno del 48 in Parigi.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note23"> -<p><span class="label"><a href="#tag23">23</a>. </span>Gli austriaci entrati grossi e minacciosi nel Ferrarese; e se ne discorre -più sotto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note24"> -<p><span class="label"><a href="#tag24">24</a>. </span>Si tollerava che i Ministri ajutassero in silenzio e come di soppiatto la -guerra, ma senza neppur nominarla.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note25"> -<p><span class="label"><a href="#tag25">25</a>. </span>Ambedue le proposte furono tra vivi applausi accettate.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note26"> -<p><span class="label"><a href="#tag26">26</a>. </span>Vedi qui appresso la proposta del Patto.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note27"> -<p><span class="label"><a href="#tag27">27</a>. </span>Il Mamiani.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note28"> -<p><span class="label"><a href="#tag28">28</a>. </span>Medesimamente il Mamiani.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note29"> -<p><span class="label"><a href="#tag29">29</a>. </span>Non è scrittura dell'Autore, e solo si aggiunge per chiarire e intendere -quel che precede.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note30"> -<p><span class="label"><a href="#tag30">30</a>. </span>Vedi la <i>Gazzetta di Roma</i>, 17 agosto 1849.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note31"> -<p><span class="label"><a href="#tag31">31</a>. </span>Questi atti si compivano il 22 e il 23 di dicembre del 1848.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note32"> -<p><span class="label"><a href="#tag32">32</a>. </span>Veggansi le Note a pag. <a href="#Page_378">378</a> e seguenti.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note33"> -<p><span class="label"><a href="#tag33">33</a>. </span>Vedi nella Gazzetta Romana la tornata del 4 dicembre.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note34"> -<p><span class="label"><a href="#tag34">34</a>. </span>La Legge Elettorale per la Costituente Italiana.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note35"> -<p><span class="label"><a href="#tag35">35</a>. </span>Intendi quelle del Cavaignac.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note36"> -<p><span class="label"><a href="#tag36">36</a>. </span>1849, data dell'edizione genovese di queste due lettere.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note37"> -<p><span class="label"><a href="#tag37">37</a>. </span>Vedi <i>Saggi di Filosofia Civile ec.</i>, pag. 113 e segg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note38"> -<p><span class="label"><a href="#tag38">38</a>. </span>San Paolo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note39"> -<p><span class="label"><a href="#tag39">39</a>. </span>Quello medesimo che leggesi a pag. 378 e seg.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note40"> -<p><span class="label"><a href="#tag40">40</a>. </span>Il quale acconsentì poi nettamente e con zelo.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note41"> -<p><span class="label"><a href="#tag41">41</a>. </span>Scritto appena giunte le prime e confuse nuove della rotta di Novara.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note42"> -<p><span class="label"><a href="#tag42">42</a>. </span><i>Eadmeri</i>, <i>De Vitâ Anselmi</i>, lib. 1, pag. 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note43"> -<p><span class="label"><a href="#tag43">43</a>. </span><span class="smcap">Carlo Alberto</span>, Memorie ed osservazioni sulla guerra dell'Indipendenza -d'Italia, pag. 122.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note44"> -<p><span class="label"><a href="#tag44">44</a>. </span>Per vero, trascorsi appena due anni, è stato forza al Governo Sardo, -perchè le istituzioni non vacillassero, di accostarsi a quelle persone che l'autore -avea particolarmente lodate e raccomandate agli Elettori.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note45"> -<p><span class="label"><a href="#tag45">45</a>. </span>Coppi, <i>Discorso sul Consiglio e Senato di Roma</i>, 1848, pag. 58.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note46"> -<p><span class="label"><a href="#tag46">46</a>. </span>Leggi <i>Della regolata devozione</i> di L. Muratori.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note47"> -<p><span class="label"><a href="#tag47">47</a>. </span>Vedi <i>Graziano nel Can. I, dist. 53.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note48"> -<p><span class="label"><a href="#tag48">48</a>. </span><i>Dictatus papæ.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note49"> -<p><span class="label"><a href="#tag49">49</a>. </span>Vedi, fra le altre, la bolla: <i>Lignum vitæ.</i></p> -</div> - -<div class="footnote" id="note50"> -<p><span class="label"><a href="#tag50">50</a>. </span>Jacopo Stellini.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note51"> -<p><span class="label"><a href="#tag51">51</a>. </span>Sessione XXIV, <i>De Reformatione</i>, Cap. II.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note52"> -<p><span class="label"><a href="#tag52">52</a>. </span>Ezechiello, Cap. XXXVII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note53"> -<p><span class="label"><a href="#tag53">53</a>. </span>San Luca, Cap. I, 52, 53.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note54"> -<p><span class="label"><a href="#tag54">54</a>. </span>Ai Galati, Cap. V, 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note55"> -<p><span class="label"><a href="#tag55">55</a>. </span>San Giovanni, Cap. VIII, 32.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note56"> -<p><span class="label"><a href="#tag56">56</a>. </span>San Matteo, Cap. V, 48.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note57"> -<p><span class="label"><a href="#tag57">57</a>. </span>San Matteo, Cap. VI, 10.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note58"> -<p><span class="label"><a href="#tag58">58</a>. </span>Apocalisse, Cap. XXI, 2 e 3.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note59"> -<p><span class="label"><a href="#tag59">59</a>. </span>Geremia, Cap. XVII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note60"> -<p><span class="label"><a href="#tag60">60</a>. </span>Maccabei, Cap. IV; 11. Ester, Cap. XVI, 4.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note61"> -<p><span class="label"><a href="#tag61">61</a>. </span>Ai Romani, Cap. VII, 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note62"> -<p><span class="label"><a href="#tag62">62</a>. </span>La seconda ai Corintj, Cap. III, 6.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note63"> -<p><span class="label"><a href="#tag63">63</a>. </span>Esodo, Cap. XVIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note64"> -<p><span class="label"><a href="#tag64">64</a>. </span>San Giovanni, Cap. X.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note65"> -<p><span class="label"><a href="#tag65">65</a>. </span>Epistola prima di San Pietro, Cap. V, 2.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note66"> -<p><span class="label"><a href="#tag66">66</a>. </span>La prima ai Corintj, Cap. XIII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note67"> -<p><span class="label"><a href="#tag67">67</a>. </span>San Matteo, Cap. XV, 9 e 13.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note68"> -<p><span class="label"><a href="#tag68">68</a>. </span>San Giovanni, la prima Epistola, Cap. III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note69"> -<p><span class="label"><a href="#tag69">69</a>. </span>San Giovanni, la prima Epistola, Cap. IV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note70"> -<p><span class="label"><a href="#tag70">70</a>. </span>Geremia, cap. XXXII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note71"> -<p><span class="label"><a href="#tag71">71</a>. </span>Geremia, Cap. XVII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note72"> -<p><span class="label"><a href="#tag72">72</a>. </span>Atti degli Apostoli, Cap. VI.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note73"> -<p><span class="label"><a href="#tag73">73</a>. </span>Agli Efesj, Cap. IV.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note74"> -<p><span class="label"><a href="#tag74">74</a>. </span>San Giovanni, Cap. XVII.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note75"> -<p><span class="label"><a href="#tag75">75</a>. </span>Esdra, Cap. III.</p> -</div> - -<div class="footnote" id="note76"> -<p><span class="label"><a href="#tag76">76</a>. </span><span class="smcap">Note du Directeur.</span> La <i>Revue Britannique</i> n'a pas prétendu accepter -la responsabilité des articles de M. Mazzini sur l'Italie. Nous nous empressons -donc de publier la lettre suivante que nous adresse le comte Mamiani, ancien ministre -du gouvernement à Bologne. Nous espérons que M. Mazzini lui-même, -qui est à Londres, et dont M. le comte Mamiani, pas plus que nous, n'inculpe la -loyauté, s'empressera de faire insérer cette rectification dans le <i>Magazine</i> auquel -la <i>Revue Britannique</i> avait emprunté sa lettre.</p> -</div> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of Scritti politici, by Terenzio Mamiani - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK SCRITTI POLITICI *** - -***** This file should be named 62302-h.htm or 62302-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/2/3/0/62302/ - -Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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