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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: L'eresia nel Medio Evo - -Author: Felice Tocco - -Release Date: May 22, 2020 [EBook #62192] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ERESIA NEL MEDIO EVO *** - - - - -Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - - - - - - - L'ERESIA - NEL MEDIO EVO - - - STUDI - - DI - FELICE TOCCO - - - - IN FIRENZE - G. C. SANSONI, EDITORE - 1884 - - - - - PROPRIETÀ LETTERARIA - - Firenze — Tip. G. Carnesecchi e figli. - - - - -ALLA - -CARA E VENERATA MEMORIA - -DI - -MIO PADRE - - - - -AVVERTENZA - - -Messomi a studiare i rapporti tra la filosofia scolastica e la -contemporanea eresia, se non ho trovato quello che a prima giunta -supponevo, mi venne fatto in compenso di formarmi un'opinione ben netta -sulla genesi e sul corso delle molteplici sètte eretiche. Il risultato -di questi studii pubblico nel presente libro, che per conseguenza non -è, nè vuol essere una storia degli eretici, e molto meno un trattato -dommatico sull'eresia. - -L'ho intitolato _Studi sull'eresia del Medio Evo_, prendendo -quest'ultima parola nel senso più ristretto del periodo, in cui -domina la filosofia scolastica. L'età di transizione tra la coltura -antica e la nuova, in cui fiorisce la Patristica, è affatto estranea -al mio compito. Avrei dovuto occuparmi delle sètte contemporanee al -moto francescano, che vanno sotto il nome di Flagellanti, Apostolici, -Beghini e Guglielmiti, e molti materiali avevo raccolti intorno a -codesto argomento. Ma la ristrettezza dello spazio m'impedisce di -trattarlo anche superficialmente, e mi riserbo di farne uno studio a -parte, se i saggi, che ora pubblico, saranno benevolmente accolti, -del che dubito forte. La mancanza di spazio m'impedisce altresì -di pubblicare nella loro integrità alcuni testi inediti, che si -riferiscono all'abate Gioacchino, all'Evangelo eterno, ed al moto -francescano. Ne ho solo riportati quei frammenti, che più s'affacevano -al mio scopo. Ho forse abbondato nelle note, ma non me ne pento, chè -nelle ricerche storiche la mancanza assoluta o la citazione manchevole -delle fonti parmi un vero danno. Del resto se al lettore piace di -saltare le note, e credermi in parola, io gli sarò grato di tanta -fiducia. - - Firenze, marzo 1884. - - - - -INTRODUZIONE - - -Il Medio Evo, che a torto da amici ed avversarii fu detto l'era della -concordia e della pace, ebbe a soffrire non meno dell'età nostra -profondi e dolorosi travagli. Codesta unità delle menti e degli animi, -produttrice secondo gli uni di opere grandiose, segno secondo gli altri -di fiacchezza e torpore, fu sempre e dovunque vagheggiata, giammai -conseguita. Nè ci verrà mai fatto di trovarla nei tre periodi, in cui -vanno divisi i secoli che corrono da Carlo Magno a Carlo di Boemia. - - -I - -Il primo periodo, che diremo di preparazione, è il più lungo di tutti, -protendendosi dal secolo nono sino alla metà del decimosecondo. Vi -primeggiano in filosofia le dispute faticose intorno agli Universali, -nate da una frase dell'Isagoge Porfiriana, la quale racchiude in -germe un problema sempre risoluto e sempre da risolvere. Quel che noi -diciamo i generi e le specie, sono forse entità reali, anzi solo la -vera realtà, o non piuttosto artifizii della mente per non smarrirsi -nel laberinto della natura? Alla prima sentenza piegavano i Realisti, -i Nominalisti alla seconda; ed il loro dissidio, frutto di una profonda -antinomia della ragione, durava ostinato per secoli, e quando parea che -fosse per comporsi, rinasceva sotto altra forma più vivace di prima. -Secondo l'intuizione realistica gli individui sono effimere esistenze, -le quali, a così dire, nell'istessa ora che nascono, scompaiono. Che -siamo noi uomini, presi individualmente? _Pulvis et umbra._ Consacrati -alla morte, un piccolo accidente distrugge in un punto quanti fra noi -aveano redata maggior consistenza e vigore. La sola che sopravvive a -tante ruine, e sfidando le ingiurie del tempo, per volger di secoli -non cresce nè scema, è quel che v'ha di universale in noi, l'umanità. -E lo stesso che diciamo degli uomini, possiamo ripetere degli esseri -tutti. Chè anzi a quel modo che gl'individui umani sono frammenti -dell'umanità, questa è una piccola parte di un essere più sterminato di -lei, l'animale. E l'animale a sua volta è frazione del vivente, ed il -vivente è anch'esso forma fugace di un Essere immenso che è tutte cose, -ma nessuna in particolare. Questo solo è ciò che permane immutato, -è l'ordito su cui s'intesse la variopinta trama della natura, è -l'Oceano che serba costante il volume delle acque, benchè sull'immensa -superficie s'avvicendino i flutti rumorosi. Questi arditi concetti sono -adombrati nel _De divisione naturae_ di Giovanni Scoto Erigena.[1] Così -nella prima metà del nono secolo quella Filosofia, che si dice serva -del domma, prende le mosse da un libro, il quale parecchi secoli dopo -(nel 1225) da Papa Onorio III verrà condannato alle fiamme.[2] - -Nè men libera ed ardita è la scuola opposta dei Nominalisti. Il -concetto dal quale partivano Roscellino e i suoi seguaci, affatto -discorde da quello dei Realisti, è il seguente: la sostanza prima è -l'Individuo; gli universali sono astrazioni che la nostra mente forma -togliendo ed isolando ciò che han di comune gl'individui, e lungi -dall'essere la vera realtà, non hanno maggior consistenza del suono che -li esprime.[3] Se il Realismo menava dritto al concetto di sostanza -unica, di cui gl'individui son gli accidenti, il nominalismo in -quella vece di conseguenza in conseguenza riescir doveva alla dottrina -dell'originalità degli individui, o in altre parole all'atomismo.[4] -Tali erano i due indirizzi della speculazione di quel tempo, i quali, -mutati nomi e fattezze, si sono conservati sino ai nostri giorni. Ma -e l'uno e l'altro sistema eran guardati con sospetto dagli ortodossi, -cui non isfuggì che sotto l'apparenza dell'accordo si nascondesse un -grave dissidio tra la Fede e la Filosofia. Ben fu tentata una via di -mezzo tra i due opposti estremi, la quale sembrava s'accordasse meglio -colla tradizione; ma il tentativo non ostante la pietà e l'ingegno di -Anselmo di Aosta fallì; nè a torto gli scolastici posteriori ebbero a -temere che l'idealismo dell'arcivescovo di Canterbury non fosse meno -avventuroso degli altri sistemi, nè sapesse tenersi egualmente lontano -dal misticismo degli uni e dal razionalismo degli altri.[5] E questi -erano infatti gli scogli, nei quali rompeva la speculazione di quel -tempo, in cui i filosofi, non usi ancora a infingersi, come fu stile -dei secoli posteriori, traevano dai loro principii, saldi argomenti a -trasformare i dommi e le dottrine tradizionali. - -Così i Realisti, al cui misticismo nessun mistero ripugnava, tra -le nebbie della credenza popolare s'argomentavano di scoprire le -proprie teorie. E restaurando il vecchio metodo dell'interpetrazione -allegorica, già tanto usato ed abusato dai gnostici, nel domma della -trinità videro simboleggiato un ciclo cosmogonico, e nella redenzione -l'eterna durata dell'effetto garentita dal perenne intervento della -causa.[6] Ed anche i nominalisti alla lor volta, benchè non spiccassero -voli così alti e ben lontani si tenessero dal nebuloso speculare degli -avversarî, non cessavano per tanto dallo studiare i dommi religiosi, nè -meno uso facevano dell'interpetrazione allegorica. Le loro spiegazioni, -non elaborate certo nel grande stile dei realisti, eran più piane e -sarei per dire volgari, ma meglio confacenti secondo loro a far luce -piena dove più s'addensava l'ombra del mistero. - -La setta nominalistica o concettualistica[7] che dir si voglia fu -per tal guisa l'iniziatrice del razionalismo, ed il suo più illustre -rappresentante, l'infelice Abelardo, ragionatore instancabile e -strenuo propugnatore dei diritti del libero pensiero, cadde vittima -della sua dialettica. _Odiosum me mundo reddidit Logica._[8] Per ben -due volte ei fu tradotto davanti a Sinodi provinciali sotto l'accusa -di eresia. La prima nel 1121 in quella stessa città di Soissons, dove -pochi anni innanzi era stato condannato Roscellino per sospetto di -triteismo;[9] la seconda nel 1140 a Sens, dove egli sperava battere -colle armi delle sue implacabili argomentazioni l'accusatore suo S. -Bernardo. Ma nè l'una volta nè l'altra gli arrise la fortuna; chè a -Soissons fu condannato a bruciare colle sue proprie mani _l'Introductio -ad Theologiam_, e come se ciò non bastasse fu chiuso in espiazione dei -suoi falli nel convento di S. Medard. A Sens poi gli sarebbe capitato -anche peggio, se l'accorto filosofo, presentito l'imperversar della -bufera, non se ne fosse appellato al Pontefice. E ventura per lui che, -mancategli le forze lungo il viaggio alla volta di Roma, riparasse -nell'abbazia di Cluny, ove fu accolto affettuosamente da Pietro il -venerabile, miracolo ed esempio di vera carità cristiana. Se fosse -proceduto oltre, non avrebbe trovata eguale accoglienza nel Papa -Innocenzo II, il quale non poteva al certo darla vinta al filosofo -palatino contro quello stesso S. Bernardo, alla cui opera egli doveva -in parte il trionfo riportato sul rivale Anacleto.[10] E d'altro lato -come mai quel Pontefice, che l'anno innanzi avea imposto silenzio -all'audace Arnaldo da Brescia, avrebbe ora dubitato di condannare il -maestro e la guida dell'abborrito novatore? Non eran forse questi -due uomini stretti siffattamente in un pensiero, che agli occhi -del chiaravallese l'uno paresse il gigante Golia, e l'altro il fido -scudiero? E per fermo lo stesso ardore di libertà scaldava i loro -petti. Entrambi volevano la riforma della Chiesa, l'uno spogliandola -dei mal tolti beni temporali, cagion prima di scandali e corruzioni; -l'altro sciogliendola da quelle pastoie dommatiche che impedivano la -libera espansione del sentimento religioso. - -Ed entrambi sono specchio fedele di quell'età turbinosa, in cui -infranti nella lotta delle riforme e delle investiture i vincoli -dell'antica disciplina, il prestigio della tradizione vien meno, e Papi -combattono contro Papi, come nello scisma di Cadalò, di Guiberto, di -Anacleto; vescovi contro Papi, Imperatori contro questi e quelli; nulla -di saldo e durevole; ed oggi si proclama campione della Chiesa chi -domani vien condannato da eretico e fellone. Si comprende di leggieri -come in queste lotte incessanti crescesse e si dilatasse lo spirito -critico, e quale potere esercitasse sulle giovani menti uno ingegno -così acuto come quello di Abelardo, che mise lo scompiglio nella -teologia autoritaria colle famose antinomie del _sic et non_. La sua -parola affascinava, la sua dialettica stringeva, e quando si ritrasse -nel romitaggio del Paracleto, i discepoli accorrevano a torme alle sue -lezioni, contenti di vivere in miserabili capanne, non curanti dello -scarso nutrimento, che il deserto luogo concedeva. Confortato da queste -prove di affetto, nè fiaccato dalle persecuzioni patite, l'intrepido -maestro continuava a battere in breccia _illum fidei fervorem, qui -ea quae dicantur antequam intelligat, credit, et prius his assentii -ac recipit quam quae ipsa sint videat, et an recipienda sint_.[11] -Era naturale che questa critica assottigliasse fuor di misura i dommi -tradizionali, e riuscisse alle interpetrazioni razionalistiche di un -pallido deismo. Le tre persone, ad esempio, sono tre nomi con cui è -descritta diligentemente la perfezione del sommo Bene;[12] la creazione -non è libera, ma necessaria;[13] il peccato originale non è colpa, ma -trasmissione ereditaria della pena che al primo fallo successe;[14] -il Redentore è l'esempio dell'uomo perfetto che adempie al dover -suo non per timore ma per amore;[15] il cristianesimo in una parola -non è altro se non un ritorno alla legge naturale, la quale è certo -che fu seguita dai filosofi, mentre la legge mosaica si appoggia su -precetti più simbolici che morali (_magis figuralibus quam naturalibus -nitatur mandatis_) ed abbonda più dell'esterna che dell'interiore -giustizia.[16] S. Bernardo, ben consapevole della gravità di questi -arditi commentarii esclama tristamente: _Omnia usurpat sibi humanum -ingenium, fidei nil reservans. Tentat altiora se, fortiora scrutatur, -irruit in divina, sancta temerat magis quam reserat, clausa et signata -non aperit sed diripit_ (Ep. 188). - -Se non che era vano sperare che colla punizione del filosofo si potesse -soffocare la libertà del pensiero, la quale in quella vece si levava -più fiera e minacciosa dalle violenze patite. Colla morte di Abelardo -non perì l'indirizzo razionalistico, e Bernardo Silvestre trova nel -platonismo inteso a modo suo la soluzione dei problemi religiosi;[17] -Guglielmo di Conches attacca la superstizione come la peggior nemica -del progresso intellettuale;[18] persino Gilberto Porretano;[19] dal -1142 vescovo di Poitiers, costruisce una dottrina della trinità così -poco ortodossa, che vien costretto a ricredersene innanzi al concilio -di Rheims del 1148. - -Contro il mal dissimulato razionalismo di questi filosofi seguita -sempre a combattere S. Bernardo, e non meno fieramente di lui i -Vittorini Ugo Riccardo e Gualtiero. Quest'ultimo principalmente non -perdona nè a filosofi, nè a teologi, ma nello stesso biasimo coinvolge -con Abelardo e col Porretano, i due dottori Pietro Lombardo detto il -Maestro delle sentenze, ed il discepolo Pietro di Poitiers,[20] che -raccolsero in trattati scolastici ed in forma dialettica esposero la -somma del sapere teologico.[21] Se non che l'opposizione di codesti -mistici è una ben debole diga contro l'irrompente fiumana. Realisti e -nominalisti seguitano a battagliare, e tra gli opposti estremi nascono -tanti sistemi intermedii, che a noverarli tutti si stanca Guglielmo -di Salisbury. E sovra tutti mira ad innalzarsi quest'uomo singolare, -questo discepolo di Abelardo, che pare appartenga ad altra epoca, ed -assai prima del Petrarca professa come un culto per l'antichità[22] -classica, ed in mezzo al cozzo di tanti dommatismi vorrebbe rinnovare -l'antica Accademia. Così al primo periodo della scolastica non manca -neanco la nota critica. E non più due indirizzi soli si contrastano il -dominio delle menti, ma quattro, il realistico, il nominalistico, il -mistico, lo scettico. - - -II - -Prima che s'aprisse il secondo periodo della coltura medievale, la -guerra tra l'Impero e la Chiesa s'era rinnovata con maggiore violenza, -e tre antipapi l'un dopo l'altro contesero per venti anni la tiara ad -Alessandro III (1158-1178). E durante queste lotte si rinvigorirono -le sette ereticali dei Catari, Valdesi ed Arnaldisti, e accanto -a loro si fecero strada gli avversarii di ogni credenza positiva, -gl'Indifferenti, che riconoscevano a lor capo il grande filosofo -arabo Averroè. Questi sosteneva che tutte le religioni hanno egual -valore innanzi agli occhi della ragione. Son tutte vere perchè tutte -hanno tal forza morale da infrenare il ribelle volere delle masse; -tutte false, perchè la schietta verità filosofica v'è ottenebrata -da imagini ed allegorie. Certo l'importanza e la perfezione relativa -delle religioni è diversa secondo le varie condizioni dei tempi, ma -ciò mostra che il criterio di valutazione delle religioni vuole essere -storico, non speculativo.[23] Questo nuovo nemico era al certo molto -più temibile dei precedenti, imperocchè tra i filosofi ed eruditi arabi -si conservava la più ricca tradizione della coltura ellenica; nè solo -la maggior parte delle opere aristoteliche conoscevano, ma benanco i -più importanti interpetri, Alessandro di Afrodisia, Temistio, Porfirio, -Ammonio. Onde Avicenna nei primordii del secolo undecimo ed Averroè -nel duodecimo scrissero i più estesi commenti allo Stagirita. I quali -commenti voltati ben per tempo in ebraico, e dall'ebraico in latino -furono accolti con trasporto dai filosofi d'occidente, che in tanta -venerazione tenevano Aristotele, per quanto scarsa conoscenza avessero -delle sue opere. Se non che lo studio di Aristotele attraverso questi -infidi espositori non era senza pericolo; perchè l'interpetrazione più -che al testo di Aristotele si confaceva alle chiose neoplatoniche, onde -il teismo aristotelico tramutavasi per tal via in un panteismo mistico, -quale è svolto, ad esempio, nel _Fons vitae_ dell'Avicebronio.[25] Gli -effetti di questi agenti dissolutori si vedono chiari in due filosofi -che vissero tra la fine del secolo XII ed il principio del XIII, -Amorico di Bena e Davide di Dinan, condannati entrambi come eretici in -religione e panteisti in filosofia.[26] - -Ma la Chiesa oramai era uscita più vigorosa dalla lotta sostenuta con -Federico. Alessandro III, che seppe trovare un efficace aiuto nella -forza giovane e rigogliosa dei Comuni, avea disfatto il suo potente -rivale così che neanche il matrimonio di Enrico VI con Costanza di -Sicilia valse a restaurare le sorti dell'Impero. Chè anzi nuovi -danni si maturavano alla causa imperiale, quando morto in fresca -età l'ardimentoso Enrico, del fanciullo erede assumeva la tutela una -donna debole e bigotta, la quale non seppe trovar migliore protezione -all'infuori del Papato, al cui soglio veniva in quel torno levato -uno dei maggiori uomini del tempo, Innocenzo III. Questi procede con -insolito vigore contro gli avversarii della Chiesa. In danno degli -infelici Albigesi bandisce nel 1209 una crociata, che dopo lunghi anni -di guerre e calamità distrugge l'eresia, ma spegne con essa il fiore -della coltura provenzale. Nello stesso anno un sino do provinciale, -tenuto a Parigi, decreta che venga tolto alla pace del sepolcro, e -gettato in terra non benedetta il corpo di Amorico, morto due anni -innanzi; che sieno degradati e condannati a carcere perpetuo parecchi -ecclesiastici, convinti di eresia; che vengano consegnati al vescovo -di Parigi i quaderni del maestro Davide di Dinan; infine che sia -proscritta da Parigi la lettura delle opere di Aristotile. _Nec libri -Aristotelis de naturali philosophia, nec commenta legantur Parisiis -pubblice vel secrete. Et hoc poena excommunicationis inhibemus._[27] - -Insofferente di opposizioni Innocenze taglia quei nodi che non può -sciogliere, e della supremazia dell'autorità sua su tutte le podestà -della terra ha tale coscienza, da costringere a ribellarglisi la sua -stessa creatura, l'Imperatore Ottone IV. Nè per ostacoli che incontri, -vacilla quell'animo gagliardo; ma dalle nuove opposizioni attinge -maggior forza; onde raunato nel 1215 un solenne concilio nel Laterano, -vi scomunica l'Imperatore al quale oppone il suo pupillo Federico; -spoglia dei suoi legittimi possessi il Conte di Tolosa, investendone -Simone di Monforte, ricondanna solennemente l'empio Amorico e tutti gli -altri eterodossi in qualunque modo si chiamino,[28] non dubita infine -di tenere per decaduti dal trono quei principi che non isvelgano col -ferro e col fuoco l'annoso tronco delle eresie.[29] Ed istrumenti di -tali implacabili persecuzioni doveano essere quegli ordini religiosi -dei minoriti, che appunto in quel torno nascevano coll'obbligo di -non restarsene isolati e neghittosi nel silenzio del cenobio, bensì -di vivere in mezzo al popolo, accattare da lui giorno per giorno la -sussistenza, dividerne le gioie ed i dolori, spiarne i più segreti -pensieri, onde non isfuggisse al loro acuto sguardo il più lieve -indizio di opinioni e tendenze ereticali. Nè tutto questo bastava. Le -misure preventive e repressive, per quanto accorte e vigorose, non -potevano eliminare i più profondi bisogni della ragione. Il _credo -ut intelligam_ di S. Anselmo restava sempre come insegna delle menti -superiori. Era dunque necessario che le menti più elevate della Chiesa -si mettessero a scoprire la via di una conciliazione tra la ragione -e l'autorità, e che si ristudiasse da capo il problema filosofico per -metterlo d'accordo col religioso. E come il grande filosofo era tuttora -indiscutibilmente Aristotele, bisognava esaminare se il commento e -l'interpetrazione araba fosse proprio quella che meglio rispondesse al -pensiero dell'autore. Questo è l'intendimento dei maggiori filosofi del -SECONDO PERIODO della scolastica, Vincenzo di Beauvais,[30] Alessandro -di Halès, Alberto Magno, Tommaso d'Aquino, i più grandi raccoglitori -del sapere contemporaneo che condensavano nelle lor enciclopedie e -nelle lor somme, libri chiusi, cui non occorreva aggiungere o toglier -verbo.[31] Ma quale fu il risultato di tanti sforzi generosi? Valga -per tutti S. Tommaso che nell'inferno dantesco dipinto nel camposanto -pisano[32] è rappresentato come il vincitore dei tre nemici della -chiesa, Ario capo degli eretici, l'Anticristo seminatore dello scisma, -ed Averroè principe dei filosofi increduli. - - -III - -La prima cura del Dottore Angelico, come del suo maestro Alberto Magno -fu di comporre il dissidio tra nominalisti e realisti che travagliò il -periodo precedente. Concedevano ai nominalisti l'universale non essere -un'entità a sè,[33] e indipendente dall'intelletto che lo forma pel -noto processo di astrazione o eliminazione;[34] ma nel contempo davan -ragione ai realisti in quanto che la formazione dei concetti di generi -e specie non è punto arbitraria, ma ben fondata sulla natura delle -cose. In una parola l'Universale non è sostanza separata, ma legge di -natura. Per ben intenderci adunque bisogna distinguere l'universale -_ante rem_, _in re_, _post rem_.[35] L'_ante rem_ sono le idee di -Dio creatore; quello _in re_ il divino pensiero, divenuto legge delle -cose; il _post rem_ infine il concetto o volgare o scientifico, che -noi uomini acquistiamo dopo un lungo lavorìo di astrazione. O per -dirla con un noto esempio, l'universale _ante rem_ è il concetto -che l'artista vagheggia nella sua mente; l'_in re_ è l'attuazione di -quello nel marmo o nei colori; il _post rem_ la sua riproduzione nella -mente dello spettatore e del critico. Posto termine in tal guisa agli -interni dissidii, si sperava di raccogliere in un fascio tutte le forze -contro l'eterno nemico, Averroè, il quale di qui innanzi diviene il -rappresentante dell'incredulità pervicace. Ed a prostrare un avversario -così formidabile, S. Tommaso non risparmia nessun'arte; nè contento -di combatterlo nelle opere generali, scrive contro di lui trattati -speciali, come ad esempio il celebre opuscolo: _De unitate intellectus -contra Averroistas_.[36] - -La quistione dell'Intelletto nacque, come è noto, dalle oscurità -della psicologia aristotelica. Nel terzo libro del _De Anima_ lo -Stagirita avea distinto l'intelletto passivo dall'attivo, e l'uno avea -fatto mortale, l'altro eterno e separato. Cosa intendesse Aristotele -per questo doppio intelletto è difficile dire;[37] ma secondo il -principio fondamentale della psicologia aristotelica che le potenze -inferiori sono grado ed avviamento alle superiori, il _Nous_ passivo -dovea significare un intelletto non ancora sviluppato o in potenza, e -l'attivo un intelletto pervenuto al suo più alto grado di energia.[38] -Se non che i caratteri, che separano i due intelletti, sono così -spiccatamente opposti, che le loro differenze più che di grado si -dovrebbero tenere invece per specifiche; onde quell'Essere che è -fornito dell'Intelletto attivo non potrebbe identificarsi con l'Ente -fornito di solo intelletto passivo.[39] In altre parole l'Intelletto -attivo sarebbe estrinseco al passivo; e più che il supremo grado -della mente umana sarebbe invece l'intelligenza divina, ovvero quella -Νόησις νοήσεως che nel XII della metafisica si confonde col Motore -immobile. Tanto vero che uno dei più sottili e fidi interpetri della -dottrina aristotelica, Alessandro, che pure ha la tendenza di eliminare -ogni elemento mistico dalla filosofia peripatetica, mentre considera -l'intelletto passivo come il compendio e l'integrazione delle potenze -inferiori dell'anima, pervenuto all'intelletto attivo cangia metro, e -lo dice tutt'uno con Dio, e lo pone fuori dell'uomo. Qual meraviglia -adunque che i filosofi arabi, dominati dalle intuizioni neoplatoniche, -non pure accettino questa interpetrazione, ma la guastino e complichino -fuor di misura? Era conforme all'indirizzo del loro filosofare -l'accrescere il numero delle entità intermediarie tra l'Unità suprema -e il mondo sensibile; onde a quel modo che Aristotele avea moltiplicato -tante volte il motore estrinseco, per quante sfere celesti gli offriva -l'astronomia del suo tempo, nella stessa guisa i filosofi arabi -moltiplicano l'intelletto attivo, e per ciascuna sfera ne immaginano -uno, che ha la doppia funzione di muovere la sfera ed illuminare -le menti degli abitatori. Nè questo è tutto, ma ben altra stortura -conviene aspettarci. Avicenna (980-1038) avea tenuto come sostanza -separata il solo intelletto attivo, il quale aderisce o serve all'anima -razionale siccome la luce all'occhio.[40] Averroè (1126-1198), come se -ciò non bastasse, dichiara esterno anche l'intelletto passivo, che per -tutti i suoi predecessori era stato tenuto come intrinseco all'anima -umana, o per meglio dire, come la sua funzione più alta. Se è esterna, -ei dice, la sorgente luminosa, esterni sono anche i raggi che da quella -piovono su le cose. E come la sorgente s'agguaglia all'intelletto -attivo, ed i raggi all'intelletto passivo; ragion vuole che l'uno -e l'altro si tengano per esterni all'anima umana; e l'uno e l'altro -siano un solo e medesimo intelletto per tutti gli uomini.[41] E se -volete sapere che cosa sia questo intelletto unico, che illumina le -nostre inferme fantasie, è subito detto. È il motore dell'ultima sfera -celeste, che secondo l'antica astronomia è quella della luna; onde non -a torto Astolfo sale fin lassù per pescarvi il senno di Orlando.[42] Le -conseguenze di questa dottrina sono facili ad intendere. In quel tempo -le prove, che si adducevano dell'immortalità dell'anima, eran tutte -cavate da questo concetto, che l'anima, avendo attività o funzioni -sue proprie, affatto separate dalle corporee, debba essere di una -sostanza diversa da quella del corpo, ed agevolmente separabile. Il -quale ragionamento sarebbe venuto meno quando fossero state accolte -le dottrine averroistiche. Imperocchè se l'intelletto, da qualunque -aspetto si consideri, è estrinseco all'anima, a lei non restano di -proprio se non le funzioni del senso e dell'istinto, le quali, comecchè -legate indissolubilmente coll'organismo, cessano quando questo si -dissolva, e traggono nella loro rovina il soggetto stesso senziente. - -Era ben naturale che i dottori della Chiesa, i quali s'adoperavano a -metter d'accordo la scienza colla fede, si volgessero a combattere -questo punto dell'averroismo. Ed Alessandro e Alberto Magno e S. -Tommaso si fecero a dimostrare esser le teoriche di Averroè non pure -false in sè medesime, ma in aperta contraddizione colle dottrine -aristoteliche. Nè si può negare che la interpetrazione più conforme -allo spirito dell'aristotelismo è quella appunto, che abbraccia -l'Aquinate, secondo la quale l'intelletto attivo ed il passivo -sarebbero bene una stessa cosa, stantecchè l'uno è in potenza quello -che l'altro è in atto; ma e l'uno e l'altro s'han da tenere come -funzioni dell'anima: onde lungi dall'essere unico l'intelletto, o -attivo o passivo che sia, si rompe in quella vece in tanti intelletti -singoli, per quante anime dar si possano.[43] Se non fosse così, -l'anima umana non sarebbe gran fatto diversa dalla parete su cui cadono -i raggi luminosi; e come la parete, benchè illuminata dal sole, non -vede, così l'anima nostra benchè rischiarata dall'Intelletto agente non -intenderebbe nulla di nulla. E se non è lei che intende, così neanco è -lei che vuole e opera, ma quell'Essere dal quale spiccia la fonte della -intelligibilità.[44] - -È indubitato adunque che S. Tommaso vide molto più addentro dei -commentatori neo-platonici ed arabi. Ma quel pericolo che crede di -sfuggire da un lato, gli si presenta dall'altro. Imperocchè a quel modo -che l'intelletto attivo s'identifica col passivo piuttosto secondo lo -spirito che la lettera della psicologia aristotelica, così pure s'ha a -dire lo stesso dell'intelletto passivo rispetto alla fantasia ed alla -percezione sensibile. E come Aristotele dice che senza il fantasma non -potrebbe svolgersi l'intelletto,[45] così è impossibile che l'anima -abbia funzioni e vita propria, ove mai si sciolga da quel corpo che in -lei ingenera sensazioni e fantasmi. Lo Stagirita senza dubbio tenne per -mortale l'intelletto passivo, e ove mai l'attivo ed il passivo son la -medesima cosa, con qual diritto affermeremo dell'uno ciò che dell'altro -si nega? All'acume dell'Aquinate non isfugge questo pericolo, dal -quale s'argomenta di scampare, ammettendo nell'anima una misteriosa -tendenza verso il sensibile, la quale perdura sempre anche quando -s'infrangono i lacci corporei.[46] Questa tendenza è come un corpo -interno, del quale l'anima non si sveste mai; onde nè il sentimento nè -i fantasmi le verranno mai meno, ed è per sempre assicurata la base -su cui poggiano le più alte potenze intellettive e pratiche. Teorica -codesta, strana quant'altra mai, e per giunta non nuova ed attinta a -quella stessa fonte neoplatonica, dalla quale rampollava la teorica -degli intelletti, separati, che S. Tommaso ripudia.[47] Se non che ella -era un espediente inevitabile non solo per sottrarsi alle conseguenze -estreme della teorica dell'unità degl'intelletti; ma per conciliare -altresì l'immortalità dell'anima colla teorica dell'individuazione. - -Questo problema dell'individuazione fu il pomo di discordia tra le -scuole realistiche del secolo XIII, come quello degli universali -travagliò i secoli precedenti. Abbiamo già detto che i Realisti -concordemente ammettevano oltre l'universale _ante rem_, che esiste -solo nella mente di Dio, ed il _post rem_, che sta nella mente umana, -anche un altro universale, che essi dicevano _in re_, vale a dire -insito nelle cose stesse. Ora le cose tutte, secondo i concetti -aristotelici, constano di materia e forma, in che dunque è riposto -l'universale nell'uno o nell'altro di questi fattori? Aristotele -stesso s'era posto in qualche modo questo problema, quando facevasi la -dimanda opposta, cioè che cosa fosse l'individuo. Ed egli dopo lungo -contrasto venne nella conclusione: l'individuo non esser nè la materia, -nè la forma, ma l'unità di entrambi, il _sinolo_, come egli diceva, -dei due universali.[48] Se non che ammessa pure questa soluzione -aristotelica, il problema rinasce sempre sotto un'altra forma. Dei -due fattori, il cui intreccio costituisce l'individuo, quale dei due -è il determinante e quale l'indeterminato, o in altre parole dove sta -il _principium individuationis_? Per un certo rispetto sembra che il -principio individuante stia nella materia: perchè la forma, secondo le -stesse parole di Aristotele, è un tipo unico, il quale si riproduce -in tante differenti impressioni per quanto diverse sono le materie -in cui s'impronta. E questa fu la dottrina seguita da Alberto Magno -e dall'Aquinate;[49] ma non senza gravi e ben fondate opposizioni -da parte delle altre scuole. Come mai, si diceva, sarà la materia il -_principium individuationis_, ovvero la radice di tutte le distinzioni, -e specificazioni quando essa medesima è qualche cosa d'indistinto? Che -cosa è la materia destituita di forma? Non è forse l'indeterminato, la -potenza pura direbbe Aristotele, la quale appunto per opera della forma -acquista limiti e contorni? Il sostrato universale dunque è la materia, -e la forma è il principio che da questo fondo comune cava fuori le -specie e gl'individui.[50] Sembrano discussioni bizantine coteste, e -lo stesso Jourdain così dotto nella filosofia scolastica rimprovera -S. Tommaso di esservisi cacciato dentro. Ma siamo giusti. Non è forse -un profondo bisogno di qualsiasi filosofia realistica la deduzione -o costruzione, che dir si voglia, dell'individuo? Il problema era -adunque inevitabile, e più che a porlo sarebbe occorsa molta industria -per ischivarlo. Comunque sia, egli è fuor di dubbio che il problema -dell'individuazione servì a crear sul finire del secolo XIII due nuove -scuole, che si combattevano non meno aspramente delle antiche, e che -dai loro fondatori tolsero il nome di Tomisti e Scotisti.[51] - -A rinfocolare le ire avrà contribuito senza dubbio l'antico livore -tra Domenicani e Francescani; ma il problema intorno a cui disputavano -non era meno grave di quello degli universali, e qualunque soluzione -si accettasse veniva a rompere contro le barriere della teologia. -In verità lo Scotismo, che, mettendo il principio d'individuazione -nella forma,[52] ha l'aspetto di un Realismo più compatto, cade in -quelle conseguenze panteistiche, che vedemmo non iscompagnarsi mai -dalle intuizioni realistiche. Nè il Dottor sottile se ne dissimula -il pericolo, ma aperto e risoluto gli va incontro dichiarando di -tornare alla posizione dell'abborrito Avicembronio, e rappresentandosi -il mondo tutto come un albero bellissimo, la cui radice e seme sia -la materia prima, le foglie gli accidenti, le frondi e i rami il -creato corruttibile, il fiore l'anima umana, ed il frutto la natura -angelica.[53] Ma neanco è mondo di peccato il Tomismo, nel quale le -dottrine filosofiche solo per via di espedienti artificiosi son messe -d'accordo coi dommi tradizionali. Così ad esempio se Averroè seguendo -Aristotele dimostra l'eternità del mondo, S. Tommaso non ardisce di -provare il contrario, ma s'argomenta di mettere in salvo la fede collo -stabilire che non tutto ciò che si crede debba essere dimostrabile e -conoscibile.[54] Parimenti ei non sconfessa le conseguenze della sua -teorica dell'individuazione, ed interpetrando a suo modo la tradizione, -ammette che la natura angelica, comecchè destituita di materia non -sia capace di differenze individuali, bensì delle sole generiche e -specifiche.[55] Ma dell'anima umana non osa dire altrettanto, e per -salvarne ad ogni costo l'individualità escogita quella teorica della -tendenza al sensibile, di cui abbiam fatta parola. A tale dovea ridursi -una mente eletta, come quella dell'Aquinate; segno evidente che il -dissidio tra il contenuto filosofico ed il dommatico è ben superiore -alla volontà degli uomini, e quel semirazionalismo, che vuol comporre -in armonia le più opposte tendenze, riesce invece a dirimerle di -vantaggio. Onde alcuni contemporanei si argomentarono di battere una -via diversa dalla tomistica. - - -IV - -E primo e più geniale fra tutti è S. Bonaventura (1221-1274), che -venne a ragione chiamato _Doctor Seraphicus_. Animo profondamente -mistico non crede che nelle materie comuni alla fede e alla filosofia -il ragionamento possa aggiunger nulla di forza al convincimento -religioso. E la ragione stessa ha un ufficio affatto secondario, -comecchè serva solo di guida per elevare la mente per varii gradi alla -contemplazione beatifica di Dio. Ma pervenuti a quest'alta cima, lo -splendore dell'infinita luce ne abbaglia la vista; la forza del nostro -argomentare si fiacca, e l'anima dimentica di sè stessa, si smarrisce -nell'oggetto della sua contemplazione e dell'amor suo.[56] - -Fra gli oppositori del Tomismo si potrebbe annoverare anche l'altro -francescano _Raimondo Lullo_ (1235-1315), strano miscuglio di -capestrerie cabalistiche ed astrologiche e sconfinate pretensioni -razionalistiche. Nel Lullo si rovescia affatto la relazione che pone -Bonaventura tra la fede e l'intelletto. Per Bonaventura l'intelletto -è il mezzo, e la fede o la visione beatifica da lei somministrata -il fine; per Lullo invece la fede è il mezzo per elevarci a Dio, e -l'intenderlo, il conoscerlo razionalmente il fine. La fede può bastare -agli uomini volgari, ai contadini, agl'ignoranti, ai mercenarii; ma -quelli forniti di più alto intelletto non se ne contentano, e fan bene -perchè la ragione non è impotente a svelare i più alti misteri; e col -nudo magistero della ragione il Lullo s'affida di distruggere non solo -le false filosofie, ma benanco le false religioni e le eresie. Escogita -anzi a questo fine una tal macchina ragionatrice, una specie di tavola -pitagorica, coll'aiuto della quale senza scomodarsi molto, si può -scoprire e dimostrare qualunque verità. Si sente in lui il filosofo del -Rinascimento,[57] come in un altro francescano ed oppositore del pari -si ravvisa già il precursore dei tempi moderni. - -Intendo parlare di _Rogero Bacone_ (1214-1294), di quel genio -solitario ed infelice, che scontò colle più crude sofferenze il -grave peccato di richiamare sulla buona via le menti smarrite dei -suoi contemporanei. Straniero all'età sua ei ben seppe scoprire dove -stessero i veri impedimenti, e come ei dice _maxima comprehendendae -veritatis offendicula_, che sono la falsa autorità, l'abito inveterato, -l'illusione del senso, il bisogno di nascondere colle lustre di un -falso sapere la propria ignoranza. Ed al falso metodo delle deduzioni -arbitrarie ei vuol sostituire quello di una ben regolata esperienza, ed -ai commenti sui libri naturali degli antichi uno studio diretto della -natura, integrato e compiuto dalle costruzioni matematiche. Povero -Bacone! La tua voce suona nel deserto, e correrà molto tempo prima che -un tuo omonimo riprenda e seguiti con migliori auspicî l'opera da te -intrapresa. Il secolo XIII era per fermo immaturo a tanta riforma, chè -per quante opposizioni gli si movessero, il tomismo pur sempre dominava -le menti, ed alle sue dottrine s'informavano non pure la teologia, ma -benanco le lettere di quel tempo.[58] - - -V - -Una splendida prova del dominio del pensiero filosofico di S. Tommaso -sulla letteratura è senza dubbio la _Divina Commedia_, nella quale con -immagini, spesso nuove, sempre felici, sono chiarite le più astruse -dottrine dell'Aquinate. Valga per tutti il XIII del Paradiso, in cui -Dante mette in bocca a S. Tommaso stesso la dottrina dell'universale -_ante rem_, o pensiero divino e dell'universale _in re_, raggiamento -della divina luce. - - Ciò che non muore, e ciò che può morire - Non è se non splendor di quell'idea - Che partorisce amando il nostro Sire. - Chè quella viva luce che sì mea - Dal suo lucente, che non si disuna - Da lui, nè dall'Amor che in lor s'intrea, - Per sua bontate il suo raggiare aduna, - Quasi specchiato, in nove sussistenze, - Eternamente rimanendosi una. - Quindi discende all'ultime potenze, - Giù d'atto in atto, tanto divenendo, - Che più non fa che brevi contingenze; - E queste contingenze essere intendo - Le cose generate, che produce - Con seme e senza seme il Ciel movendo. - La cera di costoro e chi la duce - Non sta d'un modo, e però sotto il segno - Ideale poi più e men traluce: - Onde egli avvien che un medesimo legno - Secondo spezie, meglio e peggio frutta. - E voi nascete con diverso ingegno. - Se fosse a punto la cera dedutta - E fosse il cielo in sua virtù soprema, - La luce del suggel parrebbe tutta. - Ma la natura la dà sempre scema - Similemente operando all'artista - Che ha l'abito dell'arte, e man che trema. - -Nelle ultime terzine è sfiorato il problema dell'individuazione, e la -cagione della varietà dei frutti di uno stesso albero vien posta parte -nella materia, o nella cera, in cui s'impronta il segno ideale, e parte -nella scarsa efficacia delle cause seconde. Imperocchè Dante, come -ogni buon aristotelico, attribuisce la creazione delle individualità -terrestri non direttamente al primo motore, ma a quella che Aristotele -chiama _natura_, analoga in un certo senso all'anima del mondo di -Platone. Seguitiamo: Se la materia è il principio individuante, non si -può dare una materia non specificata, come sostenevano gli Scotisti. -Questo cosiddetto sostrato universale è una astrazione filosofica; in -realtà: - - Forma e materia, congiunte e purette - Usciro ad atto che non avea fallo - Come d'arco tricorde tre saette. - (_Parad._, XXIX, 22). - -Ed a quel modo che la materia non può essere staccata dalla forma, -il corpo non può del tutto separarsi dall'anima, e l'integrità della -persona umana sta appunto nell'intrinsecazione dei due elementi. Onde -Salomone dice nel _Par._ XIV, 43: - - Come la carne gloriosa e santa - Fia rivestita, la nostra persona - Più grata fia, _per esser tutta quanta_. - -Ed è quindi ben naturale che gli spiriti eccelsi affrettino coi loro -voti il giorno della risurrezione, chè anche nelle loro anime pure v'è -quella tendenza irresistibile verso il corpo, che ammetteva l'Aquinate: - - Tanto mi parver subiti ed accorti - E l'uno e l'altro coro a dicer amme, - _Che ben mostrar disio dei corpi morti_. - (_Ivi_, 61). - -Il corpo adunque non può essere considerato come talmente estrinseco -all'anima, che ella se ne possa spogliare o vestire come d'un abito, -e debbono andar messe tra le fole le utopie platoniche e neoplatoniche -della preesistenza e trasmigrazione delle anime, se pur sotto il velame -di questi miti il grande filosofo non abbia voluto far trasparire una -verità più peregrina. - - Quel che Timeo dell'anima argomenta, - Non è simile a ciò che qui si vede, - Perocchè come dice par che senta. - Dice che l'alma alla sua stella riede, - _Credendo quella quindi esser decisa_, - _Quando natura per forma la diede_. - E forse sua sentenzia è d'altra guisa - Che la voce non suona, ed esser puote - Con intenzion da non esser derisa. - (_Parad._, IV, 49). - -Nè questo solo è l'errore dei platonici, e degli interpetri -platoneggianti di Aristotele, chè non contenti di avere così decisa -o staccata l'anima dal corpo, dividono ancora l'anima stessa in parti -tanto opposte fra loro, che, in luogo di frammenti di un tutto solo, -sembrano al contrario diverse totalità, o anime separate. I fatti più -ovvii della esperienza psichica stanno contro questo - - error che crede - Che un'anima sovr'altra in noi s'accenda; - E però quando s'ode cosa o vede, - Che tenga forte a sè l'anima volta, - Vassene il tempo e l'uom non se ne avvede. - (_Purg._, IV, 5). - -Per lo che alla teoria psicologica fondata sulla separazione assoluta -delle facoltà, bisogna sostituire quella più giusta di Aristotele e S. -Tommaso, che fa svolgere le facoltà superiori dalle inferiori; essendo -la radice di queste potenze - - un'alma sola - Che vive e sente e sè in sè rigira. - E perchè meno ammiri la parola, - Guarda il calor del sol che si fa vino - Giunto all'umor che dalla vite cola; - (_Purg._, XXV, 74). - -E se tutte le facoltà dell'anima si svolgono le une dalle altre, anche -l'intelletto passivo segue la stessa legge, nè v'ha teorica più assurda -dell'averroistica che - - fe' disgiunto - Dall'anima il possibile intelletto: - (_Purg._, ivi, 64). - -Come pure è assurda la dottrina delle idee innate e la reminiscenza -platonica; perchè - - Esce di mano a lui che la vagheggia - Prima che sia, a guisa di fanciulla - Che piangendo e ridendo pargoleggia, - L'anima semplicetta che sa nulla, - Se non che, mossa da lieto Fattore, - Volentier torna a lui che la trastulla. - (_Purg._, XVI, 85). - -Potremmo continuare per un bel pezzo a notare le più evidenti -coincidenze tra le teoriche tomistiche e le dantesche e non pure in -metafisica, ma in etica, in teologia, in esegesi biblica. In un sol -punto Dante discorda dal suo maestro, nelle quistioni politiche, dove -il dissidio è tanto più aperto per quanto più pieno fu l'accordo nelle -altre dottrine. - -L'antica e tragica lotta tra l'impero e il papato s'era già da un -bel pezzo rinnovata con maggior vigore da Gregorio IX in poi. Non -orpelli, non infingimenti da una parte e dall'altra, ma franca e -solenne dichiarazione delle loro dottrine e dei loro fini. Gregorio -afferma apertamente il diritto del papato alla signoria suprema su -tutti i principi e popoli della terra, perchè lo stato non ha un valore -intrinseco, ma quello solo che gli viene dall'autorità pontificia;[59] -e dal canto suo Federico II, anticipando i tempi moderni, difende -l'autonomia dello stato, l'indipendenza dalla podestà ecclesiastica -ed il dritto e dovere di ridurre il papato alla povertà gloriosa dei -primi secoli.[60] S. Tommaso prese parte alla disputa che ferveva -animosa tra i giuristi imperiali, e i canonisti; e traendo le ultime -conseguenze dai suoi presupposti filosofici sostiene apertamente -le ragioni dei papi. Come l'anima esercita un assoluto dominio sul -corpo, così il pontefice sui principi tutti della terra. Ei solo, -rappresentante di Dio, è la fonte dell'autorità; e di seconda mano -da lui la debbon ricevere tutte le altre potestà. Il pontefice sta -all'imperatore come la splendida luce del sole al pallido chiarore -della luna, e la spada che egli brandisce è di tanto più formidabile -di quella che mette in pugno all'Imperatore, di quanto lo spirito vince -la materia; e gl'interessi celesti sovrastano alle meschine gare della -terra.[61] A queste dottrine, che sotto la sembianza di pietà religiosa -nascondevano le più smodate passioni mondane, non sapeva acconciarsi -l'anima fiera del gran fiorentino, e nella _Divina Commedia_ e nel _De -Monarchia_ sdegnosamente vi si ribella. Strano contrasto tra i due -sommi! S. Tommaso, del gentil sangue dei conti di Aquino, pronipote -del Barbarossa e cugino del secondo Federico, rompendo colle tradizioni -degli avi suoi, si caccia nel fitto della mischia, paladino di quella -corte pontificia, che avea giurato e inesorabilmente compiuto lo -sterminio di casa sveva. Dante, che da giovane combattè nelle file dei -guelfi, ricredutosi per tempo dell'error suo, si converte alla fede -ghibellina, ed il dominio temporale e le cupidigie e le ambizioni della -corte romana sfolgora nelle tremende invettive del poema sacro. A quel -genio divinatore ben presto si discoperse l'assurdo ed il danno della -mistione dei due poteri, e con argomenti che calzano anche ai nostri -giorni, sostenne arditamente l'autonomia dello stato, o per dirla col -linguaggio del tempo, l'indipendenza dell'impero.[62] - -Ma non a torto ei protesta di far parte da sè, chè le sue dottrine -politiche, non del tutto conformi a quelle dei ghibellini,[63] -s'inspirano a quello spirito umanistico, che fra non molto farà -rinascere la tradizione ed il culto dell'antichità. Per Dante la storia -antica non era chiusa peranco, nè poteva chiudersi giammai; imperocchè -la Provvidenza affidò al popolo romano il primato su tutto il mondo, -nè altra gente per alte virtù e gesta gloriose se ne rese più degna, -nè accadrà mai che questa veneranda compagine dell'antico stato si -dissolva. Al popolo romano adunque appartiene di diritto l'imperio, ed -ei solo può commetterne a Cesare l'esercizio. Non il pontefice, non -i principi tedeschi sono di diritto gli elettori dell'imperatore, ma -solo il popolo di Roma.[64] Questa teoria bastava a combattere tutte -le prentensioni guelfe; imperocchè se l'imperatore non deve al papa la -elezione sua, non è obbligato a riconoscer da lui la sua autorità. Ma -essa non era nata soltanto da un intendimento polemico, nè si può dire -che sia un sogno da poeta. Fra non molto Ludovico il Bavaro, convocata -un'assemblea popolare nel Campidoglio (11 gennaio 1328) chiederà la -corona imperiale, che per solenne plebiscito gli sarà conferita. E più -tardi campione dei creduti diritti di Roma si leverà un uomo singolare, -il quale assunto il dimenticato nome di tribuno, affermerà l'autorità -sua e il non vano suo potere di contro al papa e all'imperatore. E -gli uomini più celebrati del suo tempo gli crederanno, ed il padre -dell'umanismo, gl'indirizzerà una delle sue più belle canzoni,[65] -e gli scriverà lettere di calda ammirazione, e per cagion di lui si -raffredderà coi Colonna, vecchi suoi amici e protettori. - -Ma benchè nel _De Monarchia_ aliti questo spirito classico e -democratico, pure il fondo del ragionamento è schietto medievale, ed -affatto tomistiche le premesse che Dante pone per trarne conseguenze -affatto opposte a quelle dell'Angelico. Anche egli, come tutti i -filosofi di quel tempo, non sa concepire l'ideale se non incarnato -in una meschina ed angusta realtà; onde stabilita la necessità -dell'unificazione delle genti, la quale soffochi il germe di guerre -intestine, vien di conseguenza che quest'unità si debba impersonare -in un corpo politico, l'impero, ed in un uomo, l'imperatore.[66] Ma -altri avrebbe potuto inferire il vero regno unico e cristiano esser -la Chiesa, e la suprema autorità delle genti il Papa. Per toglier le -conseguenze facea mestieri di negare le premesse, e dimostrare come -l'unità del genere umano sia solo ideale, ed a tradurla in realtà vi -si opponga non pure l'ordine delle cose, che vieta uno stato così -mostruosamente sterminato; ma benanco le profonde ed insuperabili -differenze che la natura e il corso della storia hanno poste tra le -nazioni. Per siffatta guisa si scalzava quel falso realismo, che dando -corpo alle ombre, popolava il mondo di realtà immaginarie. Ma opera -siffatta non poteva essere tentata se non da un riformatore della -filosofia, il quale in verità era già nato e negli ultimi anni della -vita di Dante avea acquistata non poca fama nell'insegnamento.[67] - - -VI - -Con Guglielmo Occam, (morto intorno al 1349) il vigoroso ristauratore -del nominalismo, s'apre l'ultimo periodo, o vogliam dire, la -dissoluzione della Scolastica. Il Realismo, travagliato dalle interne -scissure di tomisti e scotisti, battuto in breccia da opposti lati -per opera dei mistici e degli esperimentalisti, era già un edifizio -scrollato, quando l'ardimentoso minorita gli dette l'ultimo assalto. -Non bisogna, ei diceva, moltiplicare gli Enti senza necessità[68] nè -attribuire un'esistenza sostanziale ai concetti della nostra mente.[69] -La realtà può venir colta soltanto dalla diretta intuizione;[70] ciò -che supera i confini della percezione immediata, o non può da quella -essere mediatamente raccolto, non è argomento di scienza; onde mal -s'appongono i realisti di ragionare di Dio, e del modo come ei pensi, -e delle idee che in lui si accolgano; mentre il nostro circoscritto -intelletto non può penetrare i misteri dell'Essenza divina.[71] Nè -meno assurdo è dimandare il principio dell'individuazione, perchè -l'individuo è posto fin dall'origine tale qual'è, nè acquista per via -le note individuatrici.[72] Questo audace filosofo seppe al pari di -Dante sostenere le teoriche ghibelline, e quando gli se ne porse il -destro, si offerse campione del loro diritto a Re ed Imperatori «_Tu -me defendas gladio_, diceva a Ludovico il Bavaro, _ego te defendam -calamo_». Ormai la teorica dell'indipendenza dello stato avea fatti -grandi passi. E per quanto la chiesa perdurasse negli antichi concetti, -e Bonifacio VIII li esagerasse fuor di misura[73] altrettanto energica -fu la protesta che da tutte parti si sollevava. E Filippo il bello -respinse le pretensioni della Curia, ed una fiera polemica insorse, di -cui abbiamo anche oggi parecchi documenti, a cominciare dallo scritto -intitolato: _disputa tra un cavaliere ed un chierico intorno alla -potestà commessa ai prelati della chiesa ed ai principi della terra_. -Codesto è un dialogo molto vivace ed arguto, dove sono messi alle prese -un prete, che rincalza con sillogismi scolastici le boriose pretensioni -del papa, ed un cavaliere che con apparente bonomia li ribatte ad uno -ad uno. Il prete tenendosi stretto all'argomentare tradizionale esce ad -esempio in questa tirata _a majori ad minus_: Se non negate che Cristo, -padrone del cielo e della terra possa disporre dei beni temporali, -come potrete senza rossore negare questa stessa facoltà al suo vicario -in terra? Ma il buon cavaliere non si lascia prendere all'amo, e -tranquillamente risponde: _audivi a viris sanctis ac devotissimis -duo tempora in Christo distingui, alterum humilitatis et alterum -potestatis. Humilitatis usque ad suam passionem, potestatis post suam -resurrectionem ... Petrus autem constitutus est Christi vicarius pro -statu humilitatis, non pro statu gloriae et majestatis_. Questo dialogo -venne attribuito all'Occam, ma non pare che gli appartenga.[74] Certo -pel concetto che vi domina dell'autonomia dello stato non sarebbe -indegno del filosofo francescano, il quale in un trattato intorno -alla giurisdizione imperiale nelle cause di matrimonio mise in tanto -rilievo l'indipendenza del potere politico, che a lui si deve il primo -schizzo della teorica del tutto moderna del matrimonio civile[75] oltre -a questo piccolo scritto del 1342 Occam scrisse altre opere più vaste. -Giova ricordare le otto quistioni del 1339 e il dialogo del 1343, che -va diviso in tre parti, la prima distinta in sette libri riguardava la -chiesa e le eresie; la seconda riproduceva il trattato composto sin dal -1333 intorno ai dommi di Giovanni XXII; la terza infine dovea andare -suddivisa in nove trattati di cui sono pervenuti infino a noi ed anche -mutili, soltanto i primi due. In questi lunghi e faticosi lavori, non -senza le solite sottigliezze scolastiche, vengon combattuti ad uno -ad uno tutti gli argomenti papalini, e non pure i filosofici, ma i -tradizionali ricavati dai testi biblici, e gli storici fondati sulla -pretesa donazione di Costantino e la successiva traslazione dell'Impero -nei Franchi. Una gran parte di queste critiche non è certo nuova, ma -nuovo è senza dubbio lo spirito che informa la polemica. Il misticismo -medievale scompare affatto, chè l'Impero, se non è una creazione -del Papa, non è neanco una istituzione divina, ma schiettamente -storica. Essa nacque _ex ordinatione humana et non ex divina lege_ per -conservare la pace e la tranquillità delle genti. Quando questo scopo -fallisse, e l'elezione dell'Imperatore lungi dal portar concordia, -dovesse provocare nuove guerre, _non esset talis assumptio attentanda; -quia quod provisum est ad concordiam, non debet tendere ad noxam_.[76] - -Il concetto grandioso dell'Impero, vagheggiato da Dante, era ben -presto venuto meno, talchè Marsilio da Padova al di sopra della maestà -imperiale mise la sovranità del popolo.[77] - -E già da gran tempo le idee degli stessi Ghibellini s'erano -profondamente modificate. La lotta tra Bonifacio e Filippo il Bello -scoppiata per quelle stesse ragioni che tante volte avean messi alle -prese il papato e l'impero, mostrava ben chiaro che nelle lunghe lotte -combattute non era in gioco soltanto l'impero, ma gli stati tutti. Il -pronostico di Federico II si avverò ben presto, e la primogenita della -Chiesa vide torcere contro di sè le stesse armi, che avean ferita a -morte la casa sveva. Se non che ciascuno stato difendendosi in questi -contrasti colle sole sue forze, acquistava piena consapevolezza della -sua indipendenza non pure dalla chiesa, ma benanco dall'impero. A quel -fittizio organamento imperiale, che sotto le sembianze di un vasto -accentramento celava in realtà lo sparpagliarsi di mille signorie -feudali, sottentravano ora le monarchie autonome, o già formate, o -in via di rapida formazione. L'individualismo che in filosofia era -rappresentato dalla scuola dei nominalisti, in politica si ripercuoteva -nella costituzione degli stati autonomi. Ed all'acuto sguardo -dello scrittore del dialogo già citato non isfuggirono questi gravi -mutamenti. «Quando, ei dice, per effetto della divisione dell'impero -carolingio il regno franco si separò dal resto dell'Imperio, tutti -quei diritti che pria spettavano all'Imperatore venner trasferiti -integralmente al re francese. Il quale nei confini del suo regno può -promulgare nuove leggi ed emendare o affatto abolire le antiche».[78] -Così l'Imperatore non vien più riconosciuto come la suprema autorità, -intorno a cui gravitano i re ed i principi, come pianeti intorno al -sole. L'impero non è più lo stato per eccellenza, ma uno stato tra gli -stati, il quale per giunta ha minore forza delle potenti monarchie -che lo circondano. Questa era già da gran tempo la vera condizione -di fatto, ma prima d'ora non s'era mai apertamente dimostrato che la -condizione di fatto rispondesse all'intima ragione del diritto. E per -fare questa dimostrazione occorreva che le menti sgombrassero l'errore -del vecchio realismo di dar corpo e consistenza agli astratti concetti. - -Quanto cammino abbia fatto la mente umana nel volger di pochi anni -si può raccogliere dal confronto tra i due grandi poeti della nostra -letteratura, Dante e Petrarca. Dante non solo mostra una grande -riverenza per i filosofi scolastici, ma ne accoglie e commenta -poeticamente la dottrina; Petrarca non è stanco mai di colpire dei -suoi frizzi quegl'importuni dialettici, quei barbari dello stile, -che fra le dispute astruse smarrirono la tradizione del divino -Platone, e lo stesso Aristotele da dolce e soave che è, tramutarono -in rude scrittore. _Sic jam sola philosophantis infantia et perplessa -balbuties, innitens supercilio atque oscitans, ut Cicero vocat, -sapientia in honore est._ Nel Petrarca rivive lo scetticismo di -Cicerone, dell'autore latino che sopra tutti gli altri avea caro. E ben -volentieri al pari del suo duca e maestro contro le vane elucubrazioni -dei filosofi invoca l'autorità del buon senso e della tradizione. _Sint -plane Aristotelici, sint philosophi... neque enim clara haec nomina -illis invideo, quibus falsis etiam tument, non mihi invideant humile -verumque christiani nominis et catholici._[79] Il Petrarca non è più -dominato, come Dante, dalle idee medievali; ed a ragione vien da tutti -riconosciuto come il primo restauratore del classicismo. Si comprende -da ciò come in lui il concetto dell'Impero non possa avere quel non so -che di grandioso e mistico che gli presta la fantasia dell'Allighieri. -L'impero pel Petrarca non è più di un ricordo classico, e la grandezza -di Roma e la salute dell'Italia, più che l'unificazione di tutte le -genti, è il suo ideale.[80] Venne notato molto opportunamente che il -Petrarca più che Dante insiste sui confini naturali che separano il bel -paese dalle altre regioni; e con maggior compiacenza ricorda l'antica -opposizione tra barbari e latini: - - Che fan qui tante pellegrine spade? - Perchè il verde terreno - Del barbarico sangue si dipinga?[81] - -La salute d'Italia, corsa da sfrenate compagnie di ventura, e in -preda a incessanti guerre intestine; la salute di Roma erede del nome -antico, ed ora vilmente abbandonata da Papi, ed Imperatori, questo -è l'unico scopo a cui intende il poeta. Ed ove si possa conseguire, -anche contro l'Impero, e per opera di un generoso romano — come parve -per poco possibile al tempo di Cola — nessuno meglio di lui affretterà -coi suoi voti il compimento della nobile impresa.[82] Certamente -fallita l'impresa di Rienzo il Petrarca si volgerà ora ai Papi, ora -agl'Imperatori perchè abbiano pietà della patria infelice. Gli sarebbe -parso di mancare al suo dovere, se non avesse cercate tutte le vie -di salvezza; ma non si dissimula pertanto che sull'Impero si debba -contare ben poco, nè che altra speranza vi sia fuor della concordia -degl'Italiani. In una lettera al doge Dandolo esprime chiaramente -questi pensieri: _Italiano qual io mi sono ... lascia che parli delle -sventure d'Italia. Ecco già correre all'armi i due popoli più potenti, -le due più fiorenti città, e a dirlo in breve, i due più splendidi -astri d'Italia, che a mio giudizio acconciamente si parve aver la madre -natura quinci e quindi all'ingresso dell'italico mondo collocati, -perchè cotesto vostro al Settentrione ed al Levante e l'altro al -Mezzogiorno ed al Ponente rivolti, e voi padroni del mare di sopra, -gli altri di quel di sotto alle quattro parti del globo mostraste come -debilitato, vacillante e per poco non dissi disfatto al tutto l'Impero -Romano, fosse pure l'Italia signora e regina_.[83] Altre volte avea -sperato che Roberto di Napoli potesse ridurre in sua mano il governo -della penisola, perchè l'Italia prendesse un posto onorato tra le -grandi monarchie d'Europa.[84] - -Ma torniamo al nostro minorita, il quale non pure prese parte alle -quistioni politiche del tempo, ma benanco alle religiose. Il vecchio -dissidio tra i due ordini frateschi era ricominciato nel 1321 a cagione -di un'accusa di eresia che il domenicano Giovanni Belna muoveva contro -il francescano Berengario Tolon. Il Papa dette ragione al domenicano, -ma l'assemblea generale dei minoriti, tenuta sotto la presidenza di -Michele da Cesena, proclamò come domma di fede la povertà assoluta -di Cristo, e dichiarò eretici e scismatici quelli che non credevano -in questa dottrina, nè seguivano il divino esempio. Questo domma, -che menava diritto alla distruzione del cosiddetto potere temporale, -per quanto tornasse acerbo al pontefice, di tanto vantaggiava lo -imperatore. Onde allorchè Giovanni XXII lanciò la scomunica contro -i sottoscrittori della nuova dottrina, Ludovico li tolse sotto alla -sua protezione, e ne affidò ai suoi giureconsulti la difesa. L'Occam -era uno dei sottoscrittori, nè è a dire con quanto calore sostenesse -la causa del generale del suo ordine, che era per giunta uno degli -amici della sua giovanezza. E coll'Occam si associò il più dotto -giureconsulto di quel tempo Marsilio da Padova, il quale nel _Defensor -pacis_ avea stabilito non esser la Chiesa costituita dal solo Pontefice -e Cardinali, ma da tutti i fedeli; talchè se il maggior numero di -essi, raccolto in assemblea solenne pronunzia una sentenza, le si deve -inchinare il Papa per il primo.[85] Dottrine che non tarderanno molto a -trionfare nel Concilio di Costanza. Nè contento di questo il giurista -patavino nega che il vescovo di Roma abbia un'autorità maggiore degli -altri primati della Chiesa, dubita della venuta di S. Pietro, e, quel -che più monta, mette la scrittura al di sopra della tradizione. In -queste ardite sentenze si riconosce già il precursore di Vicleffo e -Giovanni Huss. Senza dubbio il Medio-Evo è tramontato, e dall'opposto -lido spunta di già la splendida aurora del Risorgimento. - -Riassumiamo. In tre periodi si divide il movimento intellettuale -del Medio Evo. Nel primo di essi mentre il Realismo promuove o si -associa con quelle sètte religiose, che giovandosi dell'allegoria, -trasformavano le credenze tradizionali, il Nominalismo dall'altra parte -vien penetrato da tutte le tendenze razionalistiche di quell'età. Nel -secondo si costruisce quel mirabile sistema, nel quale debbon comporsi -tutti i dissidî dell'età precedente, ed a norma del quale s'hanno a -stabilire immutabili rapporti tra la scienza e la fede, lo stato e -i sudditi, la chiesa e l'impero. Questo sistema non domina solo, e -non pure vien combattuto da molti filosofi contemporanei, ma anche -quelli, che ne accettano le dottrine fondamentali, ricusano poi le più -importanti conseguenze nel campo politico. Nel terzo periodo infine -la dissoluzione della scolastica trae seco la rovina di quel grande -edificio politico e religioso, che fu la gerarchia medievale. Ma in -tutto questo lungo corso di tempo non mancarono profonde agitazioni -religiose. Ed abbiamo citate già molte sette ereticali, i Catari, i -Valdesi, gli Arnaldisti nel primo periodo, i Gioachimiti nel secondo, -i seguaci di Michele da Cesena nel terzo. Quali rapporti hanno queste -eresie colle speculazioni filosofiche e coi moti politici del Medio -Evo? Nel corso del nostro lavoro esamineremo l'origine ed il carattere -di tutte queste eresie, e dopo siffatto studio forse ci verrà fatto di -rispondere al difficile quesito. - - - - -LIBRO PRIMO DALL'ERESIA ALLO SCISMA - - - - -CAPITOLO I - -I CATARI - - -I - -Dall'eresia dei Catari,[86] che fu senza dubbio la più vigorosa ed -infesta al cattolicismo, ha da prender le mosse chi voglia conoscere -l'origine ed il corso delle opposizioni religiose nel medio evo. Noi -adunque esporremo per sommi capi i dommi del Catarismo, e toccato in -seguito dell'origine e della diffusione di questa setta, diremo infine -delle altre che vi si annodano. - -Il sistema cataro si può riassumere in questi brevi tratti. Dacchè il -mondo ribocca di mali non può essere tutto opera di uno spirito buono e -provvidente.[87] Le cose buone, che non sono certo le sensibili, le ha -create Iddio; ma le cattive, le vane, le transitorie non le fece lui, -bensì uno spirito perverso che stampò nel loro disordine l'impronta -della malvagità sua.[88] Naturalmente non tutti i catari la pensavano -ad un modo. Alcuni, come Giovanni di Lugio, non pure ammettevano -quest'opposizione tra il cielo e la terra, ma la tenevano per eterna; -perchè, dicevano, se non cessano le opposte cause debbono durare anche -i due ordini di effetti; onde è falso che col tempo possa sparire il -mondo visibile, e che il Dio della luce sia mai per riportare piena -vittoria sul suo rivale.[89] Altri meno rigidi, come i Bogomil ed -i Catari di Concorrezo, riducevano di molto l'importanza del minor -creatore attribuendo al buon Dio la creazione di una parte del mondo -visibile, come a dire i quattro elementi,[90] e credendo fermamente nel -finale trionfo del bene sul male.[91] Ma tutti si accordavano nel dire -il mondo opera di un genio malefico, sia che l'avesse creato lui stesso -di pianta, o coll'ajuto del Dio buono.[92] - -E al pari del mondo anche l'uomo è fattura dello spirito del male. -Se non che l'uomo, secondo la psicologia neoplatonica accolta dai -catari, è formato di tre elementi, il corpo, l'anima e lo spirito;[93] -e se si può ammettere che il corpo ed il principio che lo vivifica -siano fattura del Dio delle tenebre, lo spirito per fermo, che è puro -intelletto e volontà, vanta origine più nobile, nè altri può averlo -creato se non il Dio della luce. Lo spirito dell'uomo dunque non è -diverso da quelle creature angeliche ed immortali, che il principio -buono crea ab aeterno nella pienezza dell'amor suo;[94] l'anima per -contrario è tutt'uno colla funzione stessa del corpo organico, e quando -l'organismo si dissolve, perisce anch'essa.[95] Ma come mai ha luogo -questo accozzo di elementi così disparati? Per qual misterioso consenso -gli opposti principii del bene e del male, che agiscono sempre a -ritroso, or cooperano nella creazione dell'uomo? - -Questo difficile problema vien risoluto in vario senso dalle sètte -catare. Ed alcuni come i Bogomil, credono che il diavolo, creato l'uomo -dal fango, non potendo trattenere l'anima nel plasmato organismo, -chiedesse al Dio della luce uno spirito fra quelli da lui creati, che -valesse a raffrenare gl'impeti della ribelle. Ed il compiacente Dio, -non si sa perchè, piegatosi alle preghiere del suo nemico, gli fu largo -del richiesto aiuto.[96] Altri più accorti, non a Dio, ma allo spirito -stesso ed alle sue colpe attribuiscono la ragione della caduta; ma non -riescono certamente per questa via a vincere le difficoltà. Imperocchè -difficilmente i Catari possono menar buono che un Dio perfetto immetta -nelle sue creature la funesta possibilità del peccare, tanto che la -maggior parte di loro nega risolutamente la libertà dell'arbitrio;[97] -onde se questo spirito peccò non fu certo per elezione, ma per -necessità di natura; e la ragion del male per tal guisa risalirebbe -sempre al Creatore stesso, che si voleva a tutti i costi scagionare. -A sfuggire questa evidente contraddizione si adoperano i Catari, per -mezzo di miti.[98] E molti tra essi, immaginano che il Dio delle -tenebre accompagnato dai suoi demoni desse la scalata al cielo, e -vinto l'arcangelo Michele, che gli contendeva il passo, di viva forza -ne togliesse la terza parte delle creature celesti, che cacciò nei -corpi degli uomini e dei bruti.[99] Altri, non meno fantastici dei -primi, avvisano che il diavolo non delle violenze si fosse valso, ma -dell'astuzia; e con promesse e lusinghe avesse indotto nel peccato gli -angeli del cielo.[100] Ma nè gli uni dichiarano come mai al Dio del -male si debba attribuire maggior potenza che a quello del bene; nè gli -altri spiegano come creature perfette possano così facilmente divenir -gioco delle astuzie di uno spirito malefico. - -Ma lasciamo queste contraddizioni, che nessun simbolismo religioso può -rimovere. In questo convengono tutte le sette catare, essere in noi uno -spirito celeste, il quale, compiuta l'espiazione del suo fallo, farà -ritorno alla patria antica. Se non che qui rinascono le discrepanze, e -alcuni ammettono l'unicità di questo spirito in tutti gli uomini, altri -la pluralità. I concorrezesi ad esempio, riproducendo il traducianismo -di Tertulliano, insegnano che alla concezione di un nuovo individuo -umano, la parte spirituale non si crea _ex novo_; ma staccasi quasi per -gemmazione dal tronco dei suoi parenti, dai quali colla colpa eredita -giustamente la condanna. Onde lo stesso spirito o angelo, che informò -il corpo di Adamo, seguita tuttora di generazione in generazione il suo -pellegrinaggio doloroso.[101] Le altre sette catare, come i seguaci -del vescovo Balasinanza, e i Bajolensi e i Lugiani, in luogo di uno -suppongono che più angeli fosser caduti.[102] Ma il loro numero dal -dì della colpa non cresce nè diminuisce più, onde al dissolversi di -un organismo passano in altro, e da questo in altro ancora, fino a -che non sia compiuto il giro dell'espiazione.[103] Così vien rinnovata -l'ipotesi della trasmigrazione o metempsicosi, la quale vanta maggiore -antichità del traducianismo.[104] - -Ma o traducianismo o trasmigrazione che sia, è necessaria certo a -queste sètte una ipotesi, che assicuri la continuità dello spirito e -spieghi e giustifichi i secolari dolori dell'umanità. La storia dei -quali è raccontata da tutte le sètte catare presso a poco nello stesso -modo. Da quell'ora funesta, esse dicono, che trionfarono le arti dello -spirito maligno, gli angeli sedotti non ebber più riposo. Scacciati -dal Cielo, dimenticarono e la patria e l'origine loro, nè altro Dio -riconobbero da quello infuori che li avea tratti a rovina. Ed a lui -s'inchinarono tremanti e vittime cruenti offersero per calmarne il -furore e la bieca avidità di sangue. Così nacque la legge mosaica; -così il demone corruttore usurpò per buona pezza il posto del buon -Dio, ed ebbe autorità di codice sacro il vecchio Testamento, da lui -ispirato, e nel quale ben disvelò la sua indole volubile, crudele -e menzognera.[105] E codesto inganno sarebbe durato ancora, se il -principio del bene, riscossosi alla fine, e risoluto di por fine al -regno del suo rivale, non avesse mandato il suo diletto figlio per -insegnare agli uomini la schietta verità. - -Ma chi è mai questo figliuolo prediletto? È forse tutt'uno nella sua -essenza col Padre, come insegna il domma del Concilio Niceno? No. -I Catari riconoscono due soli principii, il Dio del bene e quello -del male, e all'infuori di questi non ammettono altre divinità. Onde -Cristo si deve considerare come un angelo, o se vogliamo un arcangelo, -che scende in terra per ricondurre nella diritta via gli smarriti -fratelli.[106] Quest'opinione evidentemente riproduce l'arianesimo, -e per questo rispetto i catari furon chiamati ariani,[107] sebbene -fossero pochissimi i punti di contatto tra cotesti eretici, ed i -catari oltre alla dualità di natura tra Padre e Figliuolo insegnassero -altresì essere il corpo di Cristo affatto apparente non reale.[108] -L'Arcangelo, essi dicevano, mandato a salvare gli uomini non avendo -peccato come gli altri angeli scacciati dal Cielo, non deve e non può -assumere un vero corpo umano; chè nè di pena egli è meritevole, nè -d'altra parte sarebbe possibile la compenetrazione di uno spirito puro -coll'immonda fattura del Diavolo. Così i Catari insieme all'eresia -di Ario rinnovarono il docetismo gnostico.[109] L'eresia ariana e -la docetica sono agli antipodi, stantechè la prima ponendo maggior -peso all'elemento umano in Cristo, ne assottiglia talmente la parte -divina da ridurla all'influsso o ispirazione profetica; la seconda, -invece rilevando l'elemento divino attenua di tanto il lato umano che -lo tiene per vana apparenza (δόκησις). Eppure non ostante l'aperto -antagonismo e l'una e l'altra opinione vengono accolte di conserva -nel Catarismo.[110] Il quale se non crede alla realtà del corpo, -molto meno può prestar fede alla passione e morte di Gesù.[111] Ben -s'argomentarono gli adoratori del falso Dio di troncare sul labbro -del Cristo la parola rivelatrice; ma non accorgendosi gli stolti -dell'inganno orditogli, misero a morte quel che non potea morire, un -corpo etereo, nel cui velo ben presto riapparve il Maestro ai discepoli -per confermarli nella nova fede. - - -II - -Esposte le dottrine proprie dei Catari, non sarà inutile esaminare -come combattessero le dottrine altrui. Essi riconoscevano nella -Chiesa primitiva la vera Chiesa di Cristo, che custodiva con cura -gelosa gl'insegnamenti del suo Maestro, e ne seguiva scrupolosamente -gli esempi. Ma dall'infausta donazione di Costantino in poi ella si -corruppe, e tolsero a governarla i suoi più fieri nemici, che più -che a Dio servono al Diavolo, a cominciare da quel Silvestro, che -accettando il funesto dono, venne meno ai precetti del divino Maestro, -e ben può dirsi l'Anticristo.[112] Corrotto il costume, fu guasta la -dottrina, e venner proclamati come dommi gli errori più manifesti, -che metton capo nell'intendere alla lettera i simboli e le allegorie -dell'Evangelo. Così nacque il domma della transustanziazione, secondo -il quale il pane ed il vino mutano la propria natura in quella del -corpo e del sangue di Cristo, conservando pure gli accidenti della -prima sostanza.[113] Ma Gesù nel pronunziare le parole: _Hoc est corpus -meum_ adoperava certamente un linguaggio figurato,[114] che stoltamente -vien torto a significare un'assurda consacrazione di sostanze caduche -e create dal malefico Dio.[115] Nè intendeva il divino Maestro che -ogni giorno avesse a rinnovarsi il suo sacrifizio a pro' dei ministri -del culto, che dal mercato delle messe traggono i loro più lauti -profitti; nè molto meno insegnò mai che i suffragi dei sacerdoti -potessero applicarsi alle anime dei defunti per affrettarne l'entrata -in Cielo.[116] - -Ma se la dottrina delle preghiere pei defunti, e quelle del Purgatorio -strettamente connessavi non potevano essere accolte dai Catari, -pei quali l'espiazione sta nel migrare dell'anima da un organismo -nell'altro,[117] molto meno accetto dovea lor tornare il domma della -risurrezione della carne. Imperocchè in esso s'attribuisce allo -strumento, col quale si opera, la pena o il premio proprio solo -dell'operante, e si glorifica e mette quasi a paro del puro spirito -il corpo, che è fattura del Dio malvagio.[118] Parimenti sembra loro -strano che si attribuisca ad un elemento di questo basso mondo, come -l'acqua,[119] una virtù santificante; ma più assurdo ancora pare loro -il battesimo dei bambini, ai quali si somministra un sacramento quando -non ancora sono in istato di accoglierlo; onde il più importante -atto della vita religiosa, qual è quello di riconoscere in altri il -credente nella propria fede, diviene una cerimonia affatto vana ed -esteriore.[120] Nè meno irragionevole è il culto delle imagini, le -quali contrariamente allo spirito del Cristianesimo non si tengono -per simboli degli Enti spirituali che rappresentano, ma per oggetti -forniti di un potere magico e miracoloso.[121] Nello stesso modo -che s'intende per casa del Signore, non il cuore del credente, ma -l'edifizio fabbricato di pietre e mattoni, e superbamente decorato di -marmi e d'oro.[122] E per tal guisa si falsa il significato delle cose, -e non si dubita di fare onore alla croce, che fu ed è uno strumento -d'ignominia.[123] - - -III - -Chi ha seguita l'esposizione delle dottrine dommatiche dei Catari potrà -di leggieri indovinare il carattere severamente ascetico della loro -morale, e delle pratiche religiose. Se il mondo è opera dello spirito -del male, qualunque affetto o desiderio che maggiormente vi leghi lo -spirito penitente, lo allontana dal sospirato termine dell'espiazione. -Il vero cataro adunque, a simiglianza del divino Maestro, non possiede -nè case, nè campi, nè altre ricchezze; tutto l'aver suo mette in comune -cogli altri, e va campando miseramente la vita col lavoro delle sue -mani.[124] - -Ed al pari delle ricchezze ei condanna gli onori e la possanza, intorno -alla quale si affatica la vana ambizione degli uomini, non risparmiando -guerre sanguinose o arti fraudolenti per conquistarla. Ma la guerra -è opera violenta, che i seguaci del cattivo demone possono desiderare -ed imporre nel loro furore, non certo le miti creature del Dio buono, -i quali invece la condannano sempre, anche quando provocata dagli -altri, o fatta a propria difesa.[125] E non meno della guerra riprovano -l'uccisione del proprio simile così da negare financo ai poteri -pubblici il diritto di mettere a morte i cittadini che infrangono -la legge. Questi eretici in mezzo ad una società efferata e violenta -predicavan l'abolizione del patibolo.[126] I costumi dei Catari sono -miti; e solo contro il proprio corpo incrudeliscono, nè per rintuzzare -gli appetiti perdonano a digiuni e mortificazioni, di parchissimo -vitto si contentano, e severamente proibiscono il nutrimento animale, -perchè non è lecito uccidere gli animali, e distruggere l'organismo -ove può essere trasmigrata un'anima peccatrice.[127] E non meno -dei piaceri delle mense il cataro sa vincere gli allettamenti del -sesso, nè s'illude che alcuna differenza corra tra congiungimento -e congiungimento, nè stima il matrimonio meno illecito della venere -vaga.[128] Imperocchè e l'uno e l'altra menano alla stessa conseguenza -di ritardare pel corso di nuove generazioni il ritorno delle anime alla -lor patria celeste.[129] - -Tutte queste massime mettono capo nel principio che governa -l'ascetismo: lo scopo della vita essere la continua preparazione alla -morte. La quale per conseguenza non temuta e aborrita dal Cataro, -è invece ardentemente desiderata, come il termine del doloroso -pellegrinaggio. Talchè si comprende bene come non sia vietato ma -raccomandato il suicidio, quando si corra il pericolo di ricadere -nell'impurità antica. Così i malati, ricevuto l'estremo conforto -religioso, affrettano la morte coll'astenersi dal cibo, o mettersi, -come dicevano, in _endura_.[130] Parimenti si mette in _endura_ chi è -per cadere nelle mani degli inquisitori, o cadutovi venga condannato al -rogo.[131] - -Molto più difficile a spiegare è il divieto del giuramento, il quale -era così assoluto che un Cataro dichiarava agli inquisitori non -giurerebbe anco se col giuramento suo potesse convertire gli uomini -tutti al Catarismo.[132] Che fosse assolutamente proibita la menzogna -è naturale. Il diavolo è di sua natura falso e bugiardo, e chi lo -imita non può entrare nel regno del buon Dio. S'intende anche che il -rigorismo cataro possa per l'amore della verità condannare financo la -menzogna pietosa e la necessaria; ma perchè s'ha da avere in orrore -il giuramento, anche quando nell'interesse della giustizia e dello -Stato serva a stabilire la verità? Questo senza dubbio è uno dei tanti -tratti caratteristici di quel misticismo nebuloso, che per elevare -la Divinità, la circonda di silenzio e mistero impenetrabile. L'Ente -Supremo dagli gnostici è chiamato βοθὸς (profondità) e Σιγή (silenzio), -e dagli gnostici e neoplatonici insieme ἃῥῤητος (innominabile). Non -diversamente lo concepiscono i Catari, ai quali sembra per conseguenza -una profanazione che non solo si ardisca di nominarlo invano,[133] ma -lo si chiami a testimone nelle nostre meschine contese.[134] - - -IV - -Ma non s'ha a credere che tutti i Catari adempissero scrupolosamente -agli obblighi imposti dalla loro religione. Rinunziare alla proprietà, -abbandonare la famiglia, consacrarsi al celibato, digiunare almeno due -volte la settimana, astenersi rigorosamente dalla carne, dalle uova, -dal burro, non era certo da tutti; e se la nuova religione avesse -chiesti sì gravi sacrifizii, le sue fila si sarebbero ben presto -diradate. Furon fatte adunque due classi, i perfetti e i credenti.[135] -Questi ultimi non doveano seguire tutte le pratiche religiose, nè -lasciare le famiglie o spogliarsi dei beni, ma solo tenersi stretti -ai credenti nella stessa fede. E della fede neanco tutti gli articoli -erano loro disvelati, ma quelli solo che meno contrastavano alle -credenze antiche, o eran già preparati da vecchie eresie.[136] E -così venne fatto, come diremo, a suo luogo, che una setta ben più -affine al dualismo persiano che al monoteismo occidentale, mentite -le sembianze di un cristianesimo più razionale,[137] riuscisse non -rare volte a scalzare la religione dominante. Dai credenti dicemmo -doversi distinguere i _Perfetti_, ben meritevoli di questo nome per -la vita aspra e faticosa che menavano, e per l'olocausto che facevano -di tutti gli affetti ed allettamenti del mondo, al quale, come opera -del demonio, viveano affatto estranei. E per questa via sebbene -imprigionati nel corpo, si sentivano uniti col Dio buono, di cui aveano -accolto il santo spirito nel _Consolamentum_.[138] - -Il _Consolamentum_ era la funzione religiosa più importante dei Catari, -che valeva ai loro occhi più del battesimo cattolico. Vedemmo già -come essi condannassero il battesimo coll'acqua, uno degli elementi -creati dal demonio,[139] Siffatta cerimonia non fu istituita da Gesù, -ma dal Battista il quale si deve tenere per falso profeta,[140] onde -a ragione il Vangelo di S. Matteo (III, 11) e i Fatti degli apostoli -(I, 5) opposero al battesimo con l'acqua quello con lo spirito o -col fuoco.[141] E basta secondo il costume degli apostoli imporre le -mani sul capo dell'iniziato, perchè su lui discenda lo spirito del -Signore.[142] - -Per conferire il _Consolamentum_ bisognava esser puri da peccato -mortale, perchè d'accordo coi Patarini i Catari credevano che non possa -assolvere gli altri chi pria non abbia assolto sè dal peccato.[143] -Per ricevere il _Consolamentum_ bisognava esser ben preparati; nè solo -conoscere la vera dottrina religiosa, ma pronti a metterla in pratica. -Imperocchè chi riceveva il _Consolamentum_ poteva altresì trasmetterlo -agli altri. E come sarebbe stato capace di tanto, se non avesse rotto -qualunque vincolo colla materia impura? Il consolato entrava adunque -nella classe dei _Perfetti_, e da quel giorno incominciavano le sue -terribili prove. Ei non apparteneva più a sè, ma alla comunità. La -sua vita non avea altro scopo se non insegnare la verità, combattere -l'errore, disporre e preparare gli animi alla comunione col Santo -Spirito. E se in questo duro e faticoso apostolato gli accadeva -d'incontrare la morte, tanto meglio per lui, chè la sua anima era ben -certa di non ricadere più nella terrestre prigione. - -Avendo il _Consolamentum_ la virtù di sottrarre l'anima all'impero -del Demonio, e congiungerla collo spirito del buon Dio, ei pare che -pervenuti a quest'alta cima, non si debba più ridiscendere a valle. -I _Perfetti_ adunque sarebbero non solo di nome ma di fatto, e la -virtù religiosa ne avrebbe talmente compenetrata l'anima, che non -potrebbero più spogliarsene ricadendo nel peccato. Così par che la -pensassero alcuni Catari, ai quali Moneta[144] rimprovera di tenere -per impeccabili i ministri del Signore. Ma il Moneta stesso e tutte le -altre testimonianze affermano d'accordo che la maggior parte dei Catari -teneva l'opinione affatto opposta, vale a dire che anche ricevuto -il _Consolamentum_ si potesse ricascare nel peccato.[145] Per questa -ragione i più differivano a prendere il _Consolamentum_ fino al punto -di morte, sentendosi allora solo sicuri di non tornare vittima del -Demonio. Durante la vita si era sempre esposti alle sue seduzioni, -che se ei fu da tanto da corrompere i puri spiriti del Cielo, qual -meraviglia che riesca a riconquistare un'anima, pur sempre avvinta -al suo corpo? Se non che la ricaduta è oltremodo pericolosa, e ben -difficile è il rilevarsi, e più dure prove si chiedono per essere degni -di un secondo _Consolamentum_. - -Quelli che non ricevono il _Consolamentum_, non sono uniti collo -spirito del Signore, e se muoiono, la loro anima, tuttora in balìa -del demonio, deve incarnarsi in un altro corpo, e ricominciare di -nuovo il corso della sua espiazione. Si comprende con che ansia -il Cataro aspetti questo sacramento, e come i Perfetti non debbano -risparmiare fatiche e pericoli per somministrarlo a chi lo richiegga. -E non si risparmiavano davvero, che anche in mezzo alle più occhiute -persecuzioni, apparivano presso al letto del moribondo, quando meno lo -aspettavano; onde il popolo li avea in grande venerazione e li chiamava -buoni uomini, ragione per cui l'eresia dei Catari fu detta _des -Bonshommes_.[146] - -Oltre al _Consolamentum_ poche altre funzioni religiose ammettevano -i Catari.[147] Ad imitazione della Cena cristiana celebravano la -_benedizione_ del pane. Quando interveniva un Perfetto alla mensa dei -fedeli, diceva l'orazione domenicale, e poscia benedetto il pane lo -spezzava, distribuendone i pezzetti ai convitati, cui diceva «Che la -grazia del Signore sia sempre con voi».[148] Così anche praticavano -la confessione pubblica e solenne in luogo dell'auricolare, che -condannavano.[149] - -Della gerarchia cattolica la Chiesa Catara non conservava se non -due gradi, i vescovi ed i diaconi.[150] Ogni vescovo avea con sè due -ministri, uno maggiore, l'altro minore. Alla morte del vescovo gli -succedeva il ministro maggiore, il quale era ordinato e consacrato dal -minore.[151] Per togliere questo assurdo più tardi si decretò che il -vescovo stesso ordinasse colui che dovea succedergli.[152] - - -V - -L'origine del Catarismo è molto oscura, onde ogni scrittore si crede -in obbligo di combattere i suoi predecessori, ed escogitare una nuova -congettura. Lo Schmidt, che scrisse la migliore storia del Catarismo, -opina esser nata questa eresia spontaneamente presso i Bulgari sul -cominciare del secolo decimo. Ei ricorda che non appena convertiti -i Bulgari al Cristianesimo nell'862 da Cirillo e Metodio, l'opera -di questi missionarii fu ben presto intralciata da due dissidii che -dilacerarono in quel torno la Chiesa cristiana orientale. Il primo -dei quali fu dovuto all'antica rivalità tra Roma e Costantinopoli, -rinfocolata poi dall'essersi il re Bogoris rivolto al Pontefice -Romano per missionarii che compissero l'opera di Metodio. Il secondo -dissidio nacque tra gli Slavi convertiti da qualche secolo che usavano -la liturgia latina, e quelli recentemente conquistati alla fede da -Metodio, ai quali il Papa avea concesso l'uso della lingua nazionale. -Sino alla morte di Metodio la scissura fu soffocata, ma rinacque -subito dopo, ed i Greco-slavi ebbero a cedere ai prepotenti latini. -Si aggiunga che gli Slavi non potevano obbliare così presto l'antica -religione, tanto vero che nell'869 il Concilio di Costantinopoli fu -costretto d'interdire ai Traci e Macedoni, convertiti sin dal settimo -secolo, le rimembranze dell'antico culto. Non è improbabile che in tale -stato d'incertezza tra l'antica e la nuova fede, da questa prendessero -l'idea monoteistica, e tramutassero i loro antichi Dei nel diavolo, che -avea tanta parte nelle prediche dei missionarii del medio evo. C'est -au milieu de ces circonstances que parut parmi les Slaves, peut-être -dès le commencement du dixième siècle, l'hérésie du dualisme Cathare. -Est-ce une opinion trop hasardée, si nous admettrons que ce système -sortit de quelque couvent greco-slave de la Bulgarie, dont les moines, -irrités de l'invasion d'un culte qui répugnait a leur nationalité, et -se livrant en même temps à des speculations tour à tour subtiles ou -fantastiques, étaient arrivés à la conclusion que deux principes se -partagent le gouvernement du monde, et que pour être pur (καθαρὸς) -il faut affranchir l'esprit de toutes les entraves de la création -matérielle? (Schmidt, I, 7). - -Questa ipotesi non pare che spieghi pienamente l'origine del Catarismo. -Potrebbe benissimo renderci conto del culto reso in segreto agli -antichi dei, trasformati in demoni, come accadde dovunque la religione -cristiana fu innestata a tronco pagano; ma non ci spiegherebbe -come mai si attribuisse al demone tanto potere, da farlo creatore -dell'universo materiale. Nè molto meno è facile ad intendere come in -mezzo a popolazioni semibarbare, appena convertite al Cristianesimo, -nascesse il pensiero di paragonare la nuova religione non alla propria, -ma alla mosaica, e quest'ultima considerare come l'opera di un Dio -maligno.[153] Nei primi secoli del Cristianesimo, in quei centri -cosmopolitici che erano Alessandria ed Antiochia, ove il pensiero -filosofico greco venne tante volte a contatto col misticismo orientale, -si comprende benissimo come nascessero le audaci speculazioni dei -gnostici.[154] Ma non si capisce egualmente come siffatto movimento -intellettuale dovesse aver luogo tra popoli, che non poteano ancora -assimilarsi l'antica coltura. - -Quest'arditezza speculativa è già un sicuro indizio non essere il -Catarismo una creazione bulgara, ma ben piuttosto l'avanzo di antiche -eresie, nate sotto altro cielo, e in altre condizioni sociali, e -trapiantatesi in Bulgaria nel tempo più propizio alla loro diffusione. -Non dubito dunque di seguire l'antica tradizione, secondo la quale i -Catari sarebbero manichei imbastarditi;[155] nè temo che le difficoltà -opposte dallo Schmidt non sieno per rimuoversi facilmente. Ammettiamo -pure che al catarismo manchi cette forme mithologique si remarquable -qui est particulière au manicheisme ... o anche l'idée gnostique de la -matière (ύλη) en lutte avec la divinité (II, 256). Ma è forse strano -che una credenza, una leggenda, un sistema filosofico trapiantandosi -da un luogo ad un altro non perda molti caratteri, e ne acquisti altri -per adattarsi al nuovo ambiente in cui deve vivere? E che meraviglia -se non trovi nel Manicheismo il domma del _Consolamentum_ essenziale -alla religione catara? Non trovi la parola, nè la formola ed il rito -religioso; ma certo il concetto della purificazione dell'anima, che -accolse in sè il Santo Spirito, non manca. Noi non diciamo che il -Catarismo sia il Manicheismo nella sua forma primitiva; tutt'altro. -Il tempo avea già scoloriti molti tratti della dottrina religiosa di -Mani, ed il nome stesso del fondatore era già obbliato; che perciò? non -accadde lo stesso nel secondo secolo a Valentino, a Basilide e ad altri -fondatori di sètte gnostiche, i cui nomi erano sconosciuti a coloro -stessi che se ne appropriavano le dottrine?[156] - -Del resto lo Schmidt stesso non può fare a meno della tradizione -manichea. Quand on songe que les souvenirs du manicheisme s'étaient -conservés longtemps dans les couvents de l'orient notre opinion ne -doit pas paraître dénuée de toute probabilité (I, 8). Nelle quali -parole egli riconosce essere il Manicheismo la prima fonte onde -attinsero i Catari, il che non esclude che altri rivoli secondarii vi -si mescolassero per via. In tutti i grandi movimenti religiosi accade -quello che notammo del Catarismo, nel quale intorno al nucleo della -dottrina dualistica si aggrupparono le più vecchie eresie, che viveano -tuttora occulte e dimenticate nelle lontane solitudini dei pensatori. -E per tal guisa si formò un insieme di dommi non molto omogenei, ma il -cui contrasto sfuggiva all'acume dei recenti alleati. Noi già trovammo -più su accanto alle tradizioni ariane della distinzione sostanziale -tra Padre e Figlio le fantasticherie docetiche sul corpo apparente di -Gesù. Ed insieme alle mistiche descrizioni del regno celeste, e della -trasmigrazione delle anime le polemiche di Claudio di Torino contro -l'adorazione delle immagini, e quelle più radicali di Berengario -contro l'Eucaristia.[157] Ma non perchè queste continue aggiunte dieno -una nuova impronta al Catarismo, non per questo s'ha da sconoscere -la sua stretta parentela coll'antico manicheismo,[158] il quale non -ispento dalle persecuzioni rifioriva prima in Ispagna per opera di -Priscilliano,[159] e più tardi in Armenia coi Paoliciani;[160] di lì si -diffuse tra gli Slavi; e dalla Bulgaria pel tramite dei commerci passò -in Italia, e quindi in Francia. - - -VI - -Toccato dell'origine studiamo ora la DURATA, DIFFUSIONE, ed INTENSITÀ -del movimento cataro. - -Fino dai primi anni del secolo decimoprimo serpeggiava per -l'Aquitania la nuova eresia, come ne fa fede il cronista contemporaneo -Ademaro.[161] E questi e Rodolfo Glaber del pari fanno menzione di -dieci canonici di Orleans, scoperti come manichei nel 1022, e dati -alle fiamme per ordine di Re Roberto.[162] Ma dacchè secondo lo stesso -Glaber siffatto movimento vien propagato dall'Italia, è lecito supporre -che tra noi si manifestasse l'eresia molto prima del 1034, anno in -cui Girardo di Monteforte venne a furor di popolo bruciato vivo in -Milano.[163] Nè andremo lungi dal vero se la faremo risalire alla fine -del secolo decimo. D'altra parte il catarismo militante vien meno al -cominciare del secolo XIV, quando alle cruenti crociate contro gli -Albigesi successero le stragi dell'Inquisizione. Sicchè non tenendo -conto di qualche resto cataro, scoperto da Vincenzo Ferrer nel 1402 o -in Lombardia, o nelle inaccesse valli del Pellice e Clusone, la durata -dell'eresia catara nell'occidente oltrepassa i tre secoli. - -Non meno importante è la diffusione, della quale ora terremo parola -sommariamente, rimandando chi desideri più estesi particolari alla -monografia dello Schmidt. A cominciare dall'Italia settentrionale, -ricordiamo che la Lombardia riboccava di eretici così, che le sètte vi -si moltiplicavano, e la chiesa moderata di Concorrezo combattea la più -rigida del veronese Balasinanza, e quest'ultimo non andava d'accordo -con l'altro rigorista Giovanni di Lugio. A Ferrara spesseggiavano gli -eretici del pari, e per iscacciarneli il vescovo ebbe a ricorrere al -potere civile.[164] In Modena i catari l'impattavano coi cattolici, -tanto da vivere in pace gli uni accanto agli altri, ed il Muratori -ricorda che nel 1192 furono ricompensati con eguale misura catari -e cattolici per la distruzione che a causa di utilità pubblica fu -fatta di loro mulini.[165] Anche in Toscana il Catarismo ebbe non -pochi seguaci, ed il primo vescovo dei Catari moderati o concorrezesi -fu un Pietro Lombardo da Firenze. In questa città le donne stesse -s'adoperavano alla propagazione della setta e gli eretici cresceano a -tal segno che nel 1173 dettero pretesto a mutamenti nel governo.[166] -Dalla Toscana discese l'eresia ad Orvieto, ove, oppressa nel 1125, -fu rilevata nel 1150 dal Diotisalvi di Firenze e da Girardo da S. -Marzano. In seguito, scacciati questi missionarî, ne seguitarono -l'opera due donne, Milita di Monte Meato e Giuditta da Firenze.[167] -Da Orvieto si estese a Viterbo, nè la stessa Roma fu salva, anzi si -serba memoria di una esecuzione di Catari, fatta nel 1231 al tempo di -Gregorio IX.[168] Perfino nella remota Calabria par che attecchissero -i Catari a giudicarne almeno dall'ardore con cui l'abate Gioacchino li -combatteva.[169] - -Dall'Italia, come dicemmo, l'eresia passò in Aquitania, e Tolosa fin -dai primi tempi fu il centro della sua diffusione.[170] Di là s'avanzò -nel Perigord, nel vescovado di Limoges, nella marca di Poitiers, -risalendo su sino ad Orleans, ove trovammo a capo degli eretici alcuni -sacerdoti, grandemente stimati per la loro pietà. Ben presto oltrepassò -la Loira, talchè il vescovo di Chalons, Rogero (1043-1062), chiese -a Wazon vescovo di Liegi se in vista del pericolo imminente non si -dovesse procedere rigorosamente contro gli eretici. Abbiamo tuttora la -risposta del pio prelato: Dio non vuole la morte, ma la conversione dei -peccatori; e la sola pena consentita dal Vangelo contro gli eretici sta -nell'escluderli dalla comunione dei fedeli.[171] Questa lettera porta -la data del 1048, e la pena che in essa vien suggerita fu nel fatto -comminata l'anno appresso dal concilio di Reims.[172] Tanto rapidamente -s'era diffusa l'eresia nel nord della Francia, ove già sin dal 1025 -s'ebbe notizia di eretici, principalmente a Reims, a Liegi, Arras e -Cambray![173] - -Dalla Francia il passaggio in Germania è ben facile, e già nel 1052 -Enrico III fece impiccare in Gosslar (Hannover) alcuni eretici, che -si scopersero per manichei dal rifiuto di uccidere un pollo.[174] -Nel secolo susseguente, come sappiamo dalla lettera di Evervino a S. -Bernardo, l'eresia s'era così diffusa in Colonia, che vi si stabilì -un vescovado cataro. Arrestati nel 1146 il vescovo col suo diacono, -anzi che smentire le loro credenze, salirono animosamente sul rogo. -Pochi anni dopo nel 1160 furono scoperti altri catari a Bonn, con a -capo Arnoldo abile disputatore, conoscitore profondo della scrittura -ed entusiasta della sua fede. A capo a qualche anno salito sul rogo coi -suoi diaconi, fu udito gridare tra le fiamme: «Fratelli, siate costanti -nella fede, oggi sarete riuniti ai martiri del Cristo». E in questo -dire una fanciulla catara, che in grazia della sua bellezza era stata -sottratta al supplizio, copertosi il volto, si precipitò nel fuoco per -morire col suo maestro.[175] - -L'Inghilterra fu salva dall'eresia. Ben tentarono di penetrarvi verso -il 1160 alcuni catari, volgarmente detti pubblicani (paoliciani), -non ammontanti a più di trenta, tutti di nazione e lingua tedesca, e -guidati da un tal Girardo, il solo tra loro che sapesse di lettere. -Ma furono scoperti e segnati nella fronte da un marchio d'infamia, e -poscia battuti a verghe ed espulsi dalle città, e proibito a chiunque -di ospitarli. Perirono per la campagna di freddo e fame, vittime -anch'essi devote e coraggiose della loro fede;[176] ma altri dopo di -loro non ritentò l'ingrata prova. - -Pari alla durata ed estensione l'intensità. Senza un gran vigore di -fede il catarismo non avrebbe potuto opporre così tenace resistenza -alle persecuzioni, che massime dopo il 1200 infierirono senza misura. -Un rapido ricordo storico varrà meglio di qualsia dimostrazione. -Il secolo decimoterzo, che è quello dei grandi uomini della Chiesa, -Innocenzo III, Gregorio IX, Alberto Magno, S. Tommaso, è altresì il -secolo delle più fiere lotte, e più selvagge passioni. Montato sul -trono Innocenzo III mandò suoi legati nella Francia meridionale per -estirparvi l'eresia, e quando uno di essi, il Castelnau, fu ucciso a -tradimento indisse la crociata contro i popoli del mezzogiorno, che -s'erano allontanati dalla Chiesa.[177] Già prima di lui il legato -Enrico[178] vescovo cardinale d'Albano, indetta la crociata contro -gli eretici albigesi, con gran seguito di truppe aveva invase nel -1181 le terre del visconte di Béziers, ed ottenuta la resa del forte -castello di Lavaur. Ma questa prima crociata, benchè non poco cruenta, -fu nulla a petto della seconda, alla quale presero parte molti -signori del nord della Francia, che sotto il pretesto della religione -movevano alla conquista delle ricche contrade del mezzogiorno. Codesta -guerra fu combattuta con furore, e il nome di Simone di Monfort -restò tristamente[179] celebre in quelle infelici contrade, dove gli -eretici furon trattati peggio dei musulmani.[180] Quando Béziers, -dopo un'eroica resistenza, cadde sotto i colpi dei crociati, a quelli -che lo chiedevano sul modo di distinguere i rei dagli innocenti, il -legato Arnaldo rispose: uccideteli tutti, Dio riconoscerà quelli che -gli appartengono.[181] Alla presa di Carcassona 400 arsi vivi, e 50 -impiccati come eretici.[182] Espugnato il castello di Minerva, il -legato Arnaldo promise la salvezza della vita a chi si convertisse, -perchè sapeva che nessuno dei credenti avrebbe rinnegata la sua fede. -Conosco i miei uomini, egli diceva a chi scandolezzavasi di tanta -mitezza. Nè avea torto, chè più di 150 perirono sul rogo martiri -della loro fede.[183] Presa Lavaur, ne fu impiccato il comandante, -gittata nel pozzo la sorella, arsi quattrocento Catari.[184] E più -cruente furono le stragi, quando dopo il concilio lateranense del -1215 si rinnovò la guerra con tanta violenza che i superstiti ebbero -a invidiare la sorte dei caduti in battaglia. E l'infelice conte di -Tolosa Raimondo VII se volle ottenere la pace dopo trenta anni di -guerre rovinose, ebbe a giurare di combattere e punire gli eretici -senza pietà, e conferire un premio di due scudi di argento a chi ne -assicurasse qualcuno alla giustizia.[185] - -Ma questi roghi, queste condanne in massa senza giudizio, son pur -da meno delle persecuzioni posteriori. Si poteva attribuire siffatti -orrori alla necessità della guerra, all'eccitazione degli animi, al -diritto di rappresaglia; d'ora innanzi saranno imposti dalla fredda -ragione. Prima di questo tempo, come dimostrarono il Ficker e l'Havet, -la pena del rogo contro gli eretici non era stabilita per legge in -nessun paese.[186] In Germania si solevano, è vero, mettere a morte -gli eretici o a furor di popolo, come a Colonia nel 1163, o anche per -ordine dell'imperatore, come a Gosslar nel 1052; ma quest'ordine non -fu dato in omaggio ad una legge, bensì per misura politica. Anche in -Francia le molteplici esecuzioni, che ricordammo, ebbero lo stesso -carattere, e prima della legge di Luigi VIII del 1226, non ve ne ha -altra che condanni gli eretici al supplizio del fuoco. Con maggior -ragione si deve dire lo stesso della Francia meridionale e dell'Italia. -Chè anzi mentre nel settentrione dell'Europa la pratica discordava -dal diritto, e tacendo le leggi, vigeva la consuetudine di mettere a -morte gli eretici; nel mezzogiorno al contrario e diritto e pratica -s'univano in una grande mitezza e tolleranza. Dopo l'esempio di Girardo -di Monteforte non v'ha ricordo di altro bruciamento di eretici, e -l'autore delle memorie milanesi dice espressamente che nell'anno 1233 -ebbe luogo la prima esecuzione.[187] In Modena ricordammo come accanto -ai diritti degli altri cittadini eran riconosciuti quelli dei catari. -Nella Francia meridionale Giraldo vescovo di Albi non dubitò d'invitare -gli eretici ad una pubblica disputa a Lombers.[188] - -Questa tolleranza però cessò ben presto in tutti i paesi. Il cardinale -Pietro di San Crisogono, legato del papa nel Tolosano, condannò un -Morand, ricco signore seguace e protettore dell'eresia, alla confisca -dei beni ed alla distruzione delle case. E costui se volle salvarsi -dalla miseria, ebbe a sconfessare solennemente la sua fede, e subire -l'ignominioso castigo della fustigazione.[189] Parimenti in Italia -si serba memoria di un vescovo Guarnasia, legato dell'imperatore -Enrico VI, che confiscò per ordine imperiale i beni dei patarini di -Prato e ne distrusse le case.[190] Ottone IV, in un suo decreto del -1210 contro gli eretici di Ferrara,[191] e gli statuti di Verona: che -rimontano secondo il Ficker, al di là del 1218, prescrivono l'esilio -degli eretici e la distruzione delle loro case. Questa stessa pena -dell'esilio è prescritta nella legge di Federigo II del 1220.[192] - -Dopo poco altro tempo le cose volsero in peggio. Il papa chiedeva -dall'imperatore una più energica repressione dell'eresia, e Federigo, -che avea rinnovato contro la Chiesa l'antica guerra per l'indipendenza -dello Stato, per tema non lo si sospettasse di poca ortodossia, -acconsentì a mutare la sua prima legge.[193] Strana ironia della -storia! Quell'Imperatore che tenne più fermo contro le pretensioni -di Roma, e presso i contemporanei era tanto in voce di miscredente ed -epicureo, da non trovar grazia neanco presso il gran poeta ghibellino; -quell'imperatore che avea ai suoi servigi gente di diversa credenza, -saraceni non meno di cristiani, egli per lo appunto è il primo a -sancire la pena del rogo contro gli eretici,[194] e in servigio della -Chiesa vien meno alle più fondamentali norme del diritto vigente. E -nel luogo dei vescovi stati fin oggi i giudici naturali delle eresie -acconsente che entrino i frati predicatori, facendoli almeno per la -Germania legati imperiali;[195] nè dubita di sancire le più aperte -infrazioni della regolare procedura, ammettendo la testimonianza del -correo o del delatore,[196] e tollerando che si tacesse nei giudizii il -nome del testimone. Un altro passo ancora, e non ci meraviglieremo più -che colla morte del reo non si estingua l'azione penale, ma seguiti il -processo contro i defunti, perchè gli eredi ne scontino la pena.[197] - -Con queste misure violente l'eresia veniva stretta in un cerchio -di ferro, e ben pochi poteano sottrarsi alle occhiute vigilanze -degl'inquisitori, ed alle insidie delle spie prezzolate o interessate. -Ma non ostante questi rigori i Catari non furon domi, e se non -all'aperto, continuavano in segreto a professare il loro culto. E -taluno di essi seppe nascondersi così, che non solo non fu disturbato -finchè visse, ma dopo morto per poco non venne santificato dai -cattolici. Il Muratori pubblicò il processo di un Armanno Pungilupo da -Ferrara morto nel 1269, intorno al quale per anni parecchi continuò -aperto dissenso tra la Curia e i Frati inquisitori. La Curia, ligia -alla voce popolare, che dava il Pungilupo per uomo pio, e morto in -odore di santità, non solo permise che fosse seppellito nella Chiesa -maggiore in magnifico mausoleo; ma raccolte le informazioni sui -miracoli che dicevano fatti da lui, permise s'innalzasse presso alla -tomba un altare votivo. Ed i fedeli v'accorreano numerosi, e con -giuramento attestavano al Vescovo di avere per intercessione del beato -Armanno ricuperata o la vita, o il moto o la parola, e taluno persino -giurò d'essere stato liberato dai demoni, che lo possedevano.[198] -Ma gl'inquisitori diffidavano assai di tal taumaturgo, che pochi -anni innanzi, nel 1254, convinto d'eresia, dovè la sua salvezza -all'abjura.[199] E interrogati parecchi, già appartenenti alla setta -bagnolese, raccolsero che, non ostante la ritrattazione, il Pungilupo -continuò per tutta la vita nella fede catara;[200] nè fu solo -_credente_, ma ricevette il _consolamentum_,[201] e con ardore si mise -a diffondere le dottrine bagnolesi, e predicando contro il lusso e la -corruzione dei preti,[202] fece nuovi seguaci alla sua setta. Istruito -in tal modo il processo si venne alla sentenza, cagione di un violento -dissidio tra le due autorità ecclesiastiche. L'inquisitore ordinò -l'esumazione delle spoglie di Armanno, e, non obbedito, scomunicò -la Curia e interdisse la Chiesa; la Curia dal canto suo respinse la -sentenza, e si appellò al Papa Gregorio X. Ma nè a costui nè a parecchi -dei successori fu dato di comporre le cose, e la controversia si -prolungò per più di un trentennio. Alla fine nel 1301 l'inquisitore Fra -Guido Vicentino, consultati per ordine di Bonifacio VIII il Vescovo di -Bologna e un altro frate, domenicano anche lui, pronunziò la sentenza, -dal Papa già dichiarata inappellabile, che dice: s'infranga il mausoleo -e l'altare innalzato in onore di Armanno, e dissepolto e bruciato il -cadavere, ne si sperdano ai venti le ceneri. E le immagini e le offerte -votive si distruggano, e chiunque s'opponga a queste misure, o seguiti -a ricordare il nome e le opere dell'eresiarca, se privato incorra nella -scomunica, se chierico nella perdita dei suoi benefizii, se università -o terra nell'interdetto.[203] Questo solo fatto, accaduto nella seconda -metà del secolo XIII, vale più di un lungo discorso a provare quanto -rigoglio avesse tuttora l'eresia dopo tante persecuzioni, e come -riescisse difficile ai più zelanti di estirparla. - - -VII - -La diffusione, la durata, la tenace resistenza dell'eresia manichea -sembrano un vero paradosso storico. Perchè se da una parte non si può -negare che l'ascetismo cataro più rigoroso del cattolico s'opponeva -al rifiorire delle scienze, delle arti, dei commerci, e vincendo -avrebbe ritardato di molto altro tempo quel risorgimento classico, -di già cominciato nel medio evo, dall'altra non è men vero che un -misticismo così malsano, e di colore schiettamente orientale attecchì -quasi dappertutto in Europa, ma principalmente nei centri della nuova -coltura. E così accadde che nello stesso linguaggio in cui la nuova -musa cantava i cavalieri, l'armi, gli amori, un'altra voce più severa -predicava i digiuni e le astinenze, segnava d'infamia il matrimonio, -e stillava nelle menti un odio feroce contro il mondo, creatura d'un -malvagio iddio. Non giova addurre la legge dei contrapposti, che fa -passare la natura umana dall'estremo della frivolezza e della gaja -vita alla tetraggine di una inquieta ascesi. Nè si potrebbe invocare -l'esempio recente della Germania, che nel tripudio del patriottismo -trionfante vide rinnovarsi la filosofia pessimistica. Ragioni ben più -profonde e molteplici spiegano le insperate fortune del Catarismo. -E la prima è questa, che la nuova setta al pari delle antiche -pitagoriche e gnostiche si circondava di mistero, nè tutti i suoi -dommi svelava agli iniziati o credenti pria che fossero per lunghe -prove divenuti _perfetti_.[204] Talchè non in grazia delle dottrine -ignorate dai più essa facea il maggior numero dei seguaci, bensì per -l'opposizione alla Chiesa dominante ed alla gerarchia medievale. E come -il bisogno di libertà si sentiva più acutamente nelle contrade, ove -il laicato parlava già e scriveva una lingua diversa dal latino, ed -una nuova letteratura avea creata, ed espressi pensieri e sentimenti -nuovi, era ben naturale che ivi si formasse il centro ed il focolaio -dell'agitazione ereticale. - -L'opposizione che il Catarismo movea al Cattolicesimo abbracciava due -capi, le dottrine ed i costumi. In quanto alle dottrine già vedemmo -come i Catari sapessero far tesoro delle opposizioni precedenti, nè -fa meraviglia che agl'iniziati insegnassero per prime non le proprie -idee, ma quelle invece, che sebbene ostili al Cattolicismo, tornavano -più accettevoli pel ricordo delle antiche eresie. Vedemmo come il -catarismo fosse ariano, docetista, iconoclasta, berengariano. Per tal -guisa la nova religione, non che nemica, si diceva restauratrice del -Cristianesimo, come quella che volea riaddurlo alla forma schietta -dei primi tempi, alla cui semplicità mal s'addicevano i dommi -posteriori.[205] A codesta rinnovazione ben si comprende come giovasse -lo studio degli antichi documenti del Cristianesimo. Onde i Catari -facean pochissimo conto della tradizione ed ai molti libri dei padri e -dei dottori, che i Cattolici soleano addurre[206] opponevano un libro -solo, il Nuovo Testamento, e quello studiavano e mandavano a mente, -e traduceano nelle nove lingue ed interpetravano ora alla lettera -ora allegoricamente, come faceva il bisogno.[207] Per questi motivi -il Catarismo parea come una purificazione della coscienza religiosa, -ritemprata alle pure fonti dei tempi apostolici. Ed ecco un'altra -cagione dei suoi trionfi. Di contro ai sacerdoti cattolici, ingombri -da superstizioni e talvolta così ignoranti da non sapere neanche -leggere la Bibbia, i _Perfetti_ catari parevano animati da una fede -più razionale, e più studiosi dei sacri testi.[208] Era una apparenza e -l'una e l'altra, chè il Catarismo coi suoi presupposti dualistici mal -rispondeva ai bisogni della ragione; e tra i sacerdoti catari nessuno -potè levarsi all'altezza intellettuale di molti fra i cattolici. -Ma tant'è; nelle rinnovazioni religiose l'apparenza giova non meno -della sostanza, e le grandi masse con quella più che con questa si -guadagnavano alla nova fede. - -L'altra opposizione, che facevano i Catari, si riferiva ai costumi. I -cattolici stessi levavano alte grida contro la corruzione del clero, -e basterà per tutti ricordare Benedetto IX, fatto Papa a dodici -anni, il quale dal 1033 al 1045, empì Roma di scandali, ruberie ed -assassinii. Nè a strappare dall'indegno capo la tiara vi fu altro -mezzo se non comprarla a contanti, come fece il buon Gregorio VI, -il quale nonchè rimproverato dell'aperta simonia, venne accolto dai -più come restauratore della Chiesa.[209] Dalla sommità della scala -gerarchica sino agli ultimi gradini si faceva mercato degli ufficii -ecclesiastici.[210] Ed il clero era ognor più avido di ricchezze, -ed alle ricchezze aggiungeva il fasto ed il potere. Non erano rari i -vescovi principi e militari, che con una mano fecevano il segno della -pace e dell'amore e coll'altra stringevano la spada ancor fumante di -sangue.[211] Contro codesto clero le anime profondamente religiose -gridavano: povertà e castità. E quel grido fu abilmente raccolto dai -Catari, che sull'autorità dei sacri testi insegnavano il più rigido -ascetismo, ed il rigore dei precetti confermavano colle opere. Anche -i Catari furono più volte accusati d'immoralità ed ingordigia ma le -stesse testimonianze cattoliche come quella di S. Bernardo smentiscono -le accuse. Gli uomini, che morivano lieti sul rogo in olocausto alla -loro fede, conoscevano bene la virtù del sagrifizio; ed il popolo -ai cui mali essi provvedevano con sollecita ed instancabile cura, in -opposizione al clero egoista li soleva chiamare _bonshommes_. Altra -causa codesta del favore ognor più crescente del Catarismo. - -E questa cagione forse è la più forte di tutti perchè nella lotta -contro i vizii del clero l'opposizione ereticale si collegava -naturalmente colla cattolica. Più tardi parleremo degli oppositori -cattolici o _patarini_. Per ora ci basta questo ricordo storico. Pochi -anni innanzi che S. Arialdo levasse il grido di guerra contro l'alto -clero milanese, un Girardo eretico ricoverato nel castello di Monforte -confessò apertamente all'arcivescovo Ariberto, che egli ed i suoi -seguaci, ammontanti a più di tremila, non mangiavano carne, metteano -tutto in comune, facean voto di verginità, e se anche ammogliati -rispettavano la propria moglie come sorella.[212] Una gran parte di -questi eretici, non volendo rinunziare alla sua fede, fu data dal -popolo tumultuante alle fiamme, ma certo non tutti perirono sul rogo, -ed i superstiti senza dubbio si fusero coi _patarini_.[213] Così -all'ombra del movimento riformatore, capitanato da Gregorio VII, si -dilatava sicura ed inavvertita l'eresia. - -Le ragioni finora addotte delle fortune del Catarismo mettono capo in -quello spirito di opposizione alla Chiesa stabilita, per cui la nuova -eresia facendo causa comune con tutte le antiche prende l'aspetto -di una purificazione della coscienza religiosa. Ma oltre a questo -elemento critico e negativo dobbiamo distinguere nella nuova religione -un altro elemento, non meno importante, voglio dire l'ascetismo, -pel quale non solo va d'accordo col Cattolicesimo, ma lo supera, -offrendo così nuovo e più sostanzioso pascolo alle anime mistiche. -La Chiesa catara sottoscrive di gran cuore alla massima cattolica -che tre sono i nemici dell'uomo, il mondo, il demonio, la carne; -ma ne trae le estreme conseguenze. Fra i tre nemici, ella dice, che -sono uniti contro l'anima, corre di certo un rapporto di parentela, -e come l'anima, per malvagia che sia, è dappiù della materia, così -delle tre potenze avverse la maggiore è quella del demonio; le altre -si possono considerare come sue ausiliarie, o meglio sue geniture. -Ed eccoci in pieno dualismo.[214] Nè vogliamo tacere che questa -trasformazione favoriva per soprammercato certe tendenze, molto comuni -nel Medio Evo, ed anche oggi non estirpate del tutto, come a dire la -fede nell'esistenza ed efficacia di spiriti malefici, che non solo -assalgano gli eremiti del deserto, ma si caccino nelle popolose città, -mescolandosi in tutti i negozii, e talvolta nascondendosi negli angoli -delle case. È stato già notato come in queste superstizioni diaboliche -rivivesse l'antico culto pagano. Per lo che non a caso si estesero e -dilargarono col rifiorire degli studii classici, nè solo nel Medio Evo -ma più ancora nella Rinascenza si credè follemente alle streghe e agli -ossessi. - -Non farà dunque meraviglia che il Catarismo rispondendo a così -diverse tendenze faccia tanti seguaci. Alle anime, avide di libertà, -offre di sottrarsi al ferreo giogo della gerarchia; alle travagliate -dalla sventura svela il mistero dell'infelicità umana, e promette -la fine del doloroso pellegrinaggio. Le menti vigorose alletta -coll'interpetrazione allegorica dei dommi, che tornano più ostichi -alla ragione; le inferme seduce rafforzando le loro credenze nel -diavolo, e giustificando le più strane e paurose superstizioni. Non -per tanto i due elementi, che rilevammo nel Catarismo, non cessano di -essere eterogenei. Chè l'uno tende, come dicemmo, alla purificazione -del contenuto religioso, l'altro per lo contrario favorisce la -superstizione; l'uno coll'andare del tempo riescirà alla reintegrazione -della vita, l'altro ad una condanna di essa più cruda e recisa che non -avesse fatto il Cattolicismo. Questi elementi adunque, così discordi, -dovranno separarsi. Gli spiriti più geniali, e desiderosi di una vera -rinnovazione religiosa lasceranno cadere l'ascetismo dualistico, -importazione affatto orientale, e serberanno invece l'altra parte, -frutto dei più grandi pensatori dell'occidente come Claudio di Torino, -Agobardo di Lione, Berengario di Tours. Per tal guisa nascono i -Valdesi. - - - - -CAPITOLO II - -I VALDESI - - -I - -L'opinione dell'identità di Valdesi e Catari è stata, sostenuta -da nemici ed amici. Il Gretser tra i cattolici ad esempio crede -che tutte le eresie del Medio Evo si riducano ad una sola, e che i -nomi differenti ricordati da Raniero Sacconi e Pier delle Vigne non -accennino se non a varietà locali di una stessa eresia.[215] E così i -Valdesi si chiamano catari non dal greco καθαρὸς come parrebbe a chi -ricordasse il nome che si solevan dare gli antichi Novaziani, bensì dal -tedesco _Kätzer_. Quale sia poi l'origine di _Kätzer_ non è difficile -dire. Forse da _kätzern_ dividere, ma più probabilmente da _cato_. -_Cur autem majores nostri Germani haeretici nomen a cato indiderint -promptum erit intelligere ei, qui proprietates cati cum genio et indole -haereticorum conferre volet._ È inutile discutere queste stranezze, -non tollerabili neanche nel 1612 quando furono scritte; ma voglio -notare solo la contraddizione in cui cadeva il Gretser. Secondo lui i -Valdesi non rimontano prima del 1160 ed hanno per progenitore Pietro -Valdo.[216] Dunque le eresie anteriori, che nel nome di catarine furon -condannate nei concilii di Tolosa del 1056 e 1119, non possono essere -valdesi. - -Il bisogno polemico di fare apparire i Valdesi nella luce più fosca, e -di attribuire loro anche gli errori dualistici per meglio combatterli, -fuorviò il Gretser. E l'opposto disegno condusse allo stesso errore gli -scrittori protestanti, come il Basnage, l'Abbadie, il Monastier.[217] -I quali tutti sostenevano anch'essi l'identità di Valdesi e Catari, -ma credevano che le dottrine dualistiche, attribuite a questi ultimi, -fossero una invenzione dei loro persecutori. Eppure la verità non era -difficile ad appurare, perchè le testimonianze più antiche non lasciano -dubbio che i contemporanei sapessero già ben distinguere la setta -catara dalla valdese. Così il Sacconi dopo avere esaminato le dottrine -dei Catari, e le varie sètte in cui si dividono, serba un capitolo a -parte ai valdesi, di cui parla come di una eresia tutt'affatto diversa, -e che a nessuno verrebbe in mente di confondere colle precedenti.[218] -Parimenti Stefano di Borbone distingue chiaramente i poveri di Lione, -che ebbero e nome e dottrina da un tal Valdense, dai Patarini o -Bulgari, che ei fa risalire direttamente a Mani e chiama senz'altro -Manichei.[219] Più esplicito è Guglielmo di Puy Laurent che nella -sue cronaca dice: nelle provincie narbonese ed albigese erano alcuni -ariani, altri manichei, altri infine valdesi o lugdunesi, i quali -tutti sebbene dissenzienti tra loro cospiravano pur contro la Chiesa -cattolica. I Valdesi eran quelli che più acutamente disputavano contro -gli altri eretici.[220] Oltre a codesti autori bisogna citare Alano che -consacra ai Valdesi il secondo libro della sua opera ed il Moneta che -non ignora esserci Valdesi più vicini ai Cattolici dei Catari. - -Del resto ove pongansi a raffronto le dottrine dei Catari con quelle -dei Valdesi si colgono a colpo d'occhio le differenze. E perchè -la nostra dimostrazione sia più compiuta, scegliamo gli autori del -tempo in cui i Valdesi avean già subito parecchi influssi dei catari. -Togliamo ad esempio il Sacconi, che scrisse nel 1250. Secondo questo -inquisitore, che conosceva di persona gli eretici, i Poveri di Lione si -dividono in due rami, quelli d'oltremonti ed i lombardi. La dottrina -dei primi si assomma in questi quattro punti: 1º ogni giuramento -è vietato dall'Evangelo; 2º non lice alla potestà civile punire di -morte i malfattori;[221] 3º qualsiasi laico può consacrare il corpo di -nostro Signore; 4º la Chiesa Romana non è la Chiesa di Cristo. I poveri -lombardi s'accordano nei due primi punti coi fratelli d'oltremonti, ma -intorno agli altri due vanno anche più in là. Sostengono che chiunque -vive in peccato mortale non possa consacrare il corpo di Cristo, e -la Chiesa Romana raffigurano nella donna dell'Apocalisse, e ai suoi -precetti non vogliono obbedire, talchè non credono peccato mangiare -carne in quaresima e nelle vigilie. Questa esposizione ci mostra non -pure differenza ma opposizione tra le due dottrine. Non solo nella -dottrina valdese manca qualunque traccia del dualismo cataro, ma mentre -i Catari vietano assolutamente il mangiar carne, i poveri di Lione lo -permettono anche nella quaresima e nella vigilia; e laddove quelli a -simiglianza dei cattolici hanno sacerdoti, o Perfetti, ai quali solo -è lecito benedire la tavola spezzando il pane, e somministrare il -_consolamentum_; questi al contrario dicono non esservi bisogno di un -particolare intermediario tra l'Uomo e Dio, ed ogni figliolo potersi -rivolgere direttamente al suo padre celeste. - -Col Sacconi s'accorda Pietro di Vauxcernay, il quale mettendo in -raffronto i Valdesi cogli Albigesi dice che i primi sono meno perversi -dei secondi, perchè in molti punti convengono coi cattolici. A quattro -assommano i loro errori, portar sandali secondo il costume degli -apostoli, credere che ognuno di loro se anche non ordinato possa -consacrare il corpo di Cristo, vietare che si giuri, o che si uccida -per qualsiasi ragione anche giusta.[222] Davide di Augsburgo, che -nell'enumerare le principali dottrine dei valdesi si accorda colle -altre testimonianze, aggiunge questa circostanza, che i Poveri di Lione -si credevano così lontani dagli eretici, da domandare al papa Innocenzo -III il riconoscimento del loro sodalizio, come quello che menava una -vita conforme ai precetti dell'Evangelo.[223] - -È adunque fuor di dubbio che i Valdesi non si possono accomunare coi -Catari, e per la concordia delle più antiche testimonianze e per -l'evidente disformità delle dottrine. Ma queste differenze non ci -debbono far dimenticare i punti di contatto. - -I Valdesi non meno dei Catari adducendo il testo evangelico: che dal -frutto si conosca l'albero,[224] sostenevano concordemente la Chiesa -cattolica non potersi dire la vera chiesa di Dio.[225] Inoltre i -Valdesi al pari dei Catari condannavano qualunque possesso; ed i primi -si chiamarono perciò Poveri di Lione[226] che a somiglianza di Valdo -spogliaronsi dei loro beni, e reputavano indegni seguaci di Cristo -quei sacerdoti, che accettavano pingui prebende e regalie.[227] Per lo -stesso motivo doveano condannare il potere temporale dei Papi,[228] -e Valdesi e Catari solean dire che da quel giorno in cui Silvestro -accolse l'infausto dono di Costantino la santità primitiva venne meno -e la Chiesa di Cristo si tramutò nella donna dell'Apocalisse.[229] Nè -solo in queste massime pratiche sono d'accordo e Catari e Valdesi, -ma in molti punti dottrinali di grave momento. Dimostrammo già a -suo luogo che i Catari per nascondere il loro ascetismo orientale -sotto sembianze razionalistiche, solevano accogliere le più disparate -dottrine eterodosse. E ben per tempo i Valdesi li seguirono per questa -via. Vogliamo tra tutte ricordare questa, che ci viene attestata da -una delle fonti più antiche, dall'abate di Foncaldo. Dio, essi dicono, -ripetendo le parole dei Catari, non può albergare in una casa, fatta -colle mani dell'uomo; nè fa d'uopo andare in chiesa per adorarlo. Lo -s'adora con maggior frutto nelle stalle, nelle camere, chè dappertutto -il figliuolo può invocare l'aiuto del padre suo.[230] - -Ed oltre a questa coincidenza è notevole l'altra del peso che davano -all'autorità della Bibbia al di sopra di tutte le altre. I Catari -nelle loro polemiche non si valevano tanto di prove dottrinali, -tirate a fil di logica dai principii dualistici, ma più che altro -della testimonianza del nuovo Testamento, il cui testo conoscevano -profondamente. Parimenti i Valdesi possono dirsi, colla frase del -Comba, popolo _unius libri_. E del loro capo racconta Stefano di -Borbone, che non intendendo bene il latino, si fece tradurre la Bibbia -in volgare, ed avuto il prezioso testo, lo studiava assiduamente e ne -imprimeva a mente le massime.[231] - -Accanto dunque a notevoli differenze s'hanno pur da ammettere non poche -analogie tra i Catari ed i Valdesi. Ed io non dubito che tra le opposte -opinioni dei vecchi e dei nuovi espositori debba aprirsi la via una più -moderata, che si tenga egualmente lontana dalle esagerazioni dell'una -e dell'altra parte, ed ammettendo pure una diversa origine pei Catari -e pei Valdesi riconosca l'azione efficace che gli uni esercitarono -sugli altri. Sarebbe veramente strano che una agitazione così -profonda, come quella dei Catari, non avesse prodotta una moltiplicità -di sètte, come accadde più tardi al tempo della Riforma. Quando il -sentimento religioso è sovreccitato, e la forza della tradizione è -svigorita dall'urto delle nuove dottrine, è vano sperare l'unità di -opinioni e nell'un campo e nell'altro. Dal contrasto tra quelli, che -voglion distrugger tutto, e gli altri, che tutto intendon conservare, -senza dubbio nasceranno non uno, ma parecchi partiti mediani che si -avvicineranno qual più qual meno ad uno degli estremi. Così accadde -che dal fondo dell'eresia catara emergessero tante eresie di cui -avremo a parlare in seguito, e perfino gli Ebrei trassero partito da -quell'arruffìo, gli Ebrei, che sono pure i meno atti al proselitismo -religioso, e che in quel tempo, in cui si diffondeva una eresia più -avversa della stessa Chiesa Cattolica al Mosaismo, parea poco prudente -si rinzelassero. Ma videro i figli d'Israello propizia l'occasione, -e dalla dottrina ariana, accettata dai Catari, della diversità di -natura delle tre persone trassero la conseguenza che Cristo non -valendo dappiù degli altri profeti del Vecchio Testamento, non avrebbe -potuto distruggere la legge mosaica, la quale vige sempre in tutto -il suo rigore; epperò chi vuol salvarsi ha da osservare il sabato e -circoncidersi.[232] Se dunque l'agitazione religiosa era così intensa -che persino gli ebrei speravano di trovar seguaci tra i cristiani, ed -anch'essi al pari dei Catari si appellavano contro la Chiesa romana al -Nuovo Testamento ed ai Profeti,[233] qual meraviglia che pullulassero -altre sètte più o meno affini tra loro, ma tutte egualmente avverse -alla Chiesa ufficiale? - -Contro queste argomentazioni si potrebbe addurre il fatto rilevato -da tutti gli storici moderni, che i Valdesi nascono in Lione, dove -l'eresia catara, per quanto si sappia, non è mai penetrata; nè io -voglio dubitare del fatto, nè addurrò le solite ragioni contro le -prove negative. Ammetto benissimo che l'impulso del moto valdese sia -partito da Lione e per opera di un uomo, che certo non apparteneva -alla setta catara. Ma questo moto dove si propaga, dove diventa più -largo e minaccioso? Nei paesi dove fervea l'agitazione catara, e le -discussioni religiose commoveano gli animi e le menti. Ivi l'eresia -valdese si staccò definitivamente dalla Chiesa romana, e formò un corpo -di dottrine in parte tolte dal catarismo, in parte a lui ostili. Ivi -fece il maggior numero di seguaci, sottraendoli alla setta rivale, -ed è ben certo che senza questi aiuti efficaci le idee del novatore -lionese sarebbero state, come quelle di Claudio, seme senza frutto. -Qual'è dunque la vera patria dell'eresia valdese? Il luogo dove nasce -e donde ben presto fu scacciata o gli altri dove s'organizza, prende -consistenza e perdura? Anche prima dei valdesi gli eretici Pietro -di Bruys ed Enrico aveano fatto gran seguito nelle provincie di -Arles e di Tours, già devote da gran tempo al catarismo. In seguito -gli Enriciani stendendosi sino al Reno posero il loro quartiere -generale in Colonia, ove sappiamo già da Evervino che pur s'adunava -gran copia di Catari.[234] Lo stesso fatto accadde in Lombardia, ove -l'eresia catara si era divisa e suddivisa in tante sètte, che al dir -di Stefano di Borbone, parecchi vescovi rappresentanti ciascuno una -frazione, riunitisi per trovar modo d'intendersi, riuscirono invece -a scomunicarsi a vicenda.[235] In questo paese così travagliato -dai dissensi religiosi ebbero ben presto molti seguaci i Valdesi, e -fin da principio si divisero anche essi in sètte parecchie. Alcuni -col nome di Poveri di Lione serbarono anche l'antica dottrina della -povertà assoluta; gli altri, che si dissero Poveri Lombardi, pare che -transigessero su questo punto dei possessi; altri negando il bisogno -di speciale consacrazione, sostennero tutti gli uomini buoni potersi -dire ministri del Signore, gli uomini, ben inteso, non le donne; altri -scartarono come assurda questa ultima restrizione e così di seguito. -Qual prova più convincente di questa che mostra come i Catari ed i -Valdesi camminino di pari passo?[236] - -Dell'azione che l'antica eresia catara esercitò sulla nascente valdese -fanno sicura testimonianza alcune dottrine che non hanno nessun -nesso coi dommi fondamentali dei Poveri di Lione. Noi già ne abbiamo -ricordato uno, che in nessun caso nè per alcuna necessità sia lecito -torre la vita al suo simile fosse anche per difendere la propria vita, -o per la conservazione dello Stato o della Chiesa. Si comprende che -in opposizione alla Chiesa, inspiratrice delle crociate contro gli -eretici, questi dovessero mettere in rilievo l'orrore dell'omicidio. Ma -la condanna illimitata della pena di morte è un retaggio cataro, perchè -i nuovi manichei come gli antichi proibivano severamente l'uccisione di -ogni vivente, tanto d'un pollo come d'un uomo.[237] Un'altra dottrina -non propria di Valdesi è l'assoluto divieto di giurare, attestato -concordemente da Stefano di Borbone, Alano, Pietro di Vaux Cernay e -Rainero Sacconi.[238] Che questa proibizione così rigorosa, benchè -possa giustificarsi con citazioni bibliche (S. Giacomo, Epist. v, -12; Mat. Ev. v, 34) non risponda allo spirito che informa l'eresia -valdese, lo prova il fatto, che cadde nel protestantesimo. E se i -Valdesi v'insistono tanto da farne il cardine delle loro dottrine, è -dovuto senza dubbio alla tradizione catara. Chè i Catari, al pari dei -gnostici antichi, aveano tanto in orrore il giuramento da metterlo a -paro colla menzogna. Ed anche intorno alla menzogna i Valdesi ereditano -dai Catari la massima che il nasconder la verità sia un peccato mortale -non meno grave dell'omicidio; nè valgono circostanze o buone intenzioni -a scemarne la portata.[239] - -Un'altra traccia si riferisce al matrimonio. Dicemmo già come e perchè -i Catari condannino il matrimonio, nè pongano nessuna differenza -tra l'unione legittima e il concubinato. I Valdesi rifiutando la -metempsicosi non potevano avere gli scrupoli dei Catari, e non solo -tenevano per sacramento il matrimonio, ma tornando ai tempi patriarcali -avvisavano, secondo un'antica fonte, non essere peccato torre in moglie -la sorella o la cugina.[240] Il che spiega come nel Protestantesimo -si sia tolto l'obbligo del celibato pei sacerdoti. Ciò non pertanto è -così stretto il legame tra Catari e Valdesi, che questi ultimi, se pur -non condannano il matrimonio, lo tengono molto da meno del celibato. Nè -vietano che quandochessia la moglie si separi dal marito per attendere -ad una vita più austera; ma invece lodano questa che nel linguaggio -cattolico si chiamerebbe infrazione di un vincolo sacro.[241] Secondo -l'anonimo di Passau vanno più in là, e tengono addirittura per peccato -mortale il coniugio, quando almeno non vi sia speranza di prole.[242] -Si direbbe che mal tollerando il matrimonio, cercano tutte le vie per -frapporgli ostacoli. Similmente s'erano adoperati gli Enriciani, che -come vedremo sono i più prossimi precursori dei Valdesi; ed aveano -anch'essi proibite se non le prime almeno le seconde nozze.[243] Tutte -queste prescrizioni, che ripugnano allo spirito della Riforma, e che -ben presto cadranno, non si possono spiegare se non ad un patto, che -si ammetta un influsso cataro nella formazione della nuova eresia. -Parmi adunque fuori di controversia, che sebbene l'eresia valdese si -distingua profondamente dalla catara e indipendentemente da questa -sia nata, pure crebbe e si diffuse per l'aiuto datole dai Catari, e -per questo intreccio delle due eresie nell'una sono penetrate dottrine -proprie dell'altra, e fu possibile che gli storici posteriori non le -sapessero più distinguere. - -Resta ora da discutere l'altra quistione del tempo in cui nacque la -Chiesa valdese. - - -II - -Gli scrittori valdesi per fini apologetici negano di avere tolto il -loro nome da Pietro Valdez, mercatante lionese, che cominciò a spargere -le sue dottrine nel 1170, e credono che la loro Chiesa rimonti assai -più indietro nel tempo. Anche gli antichi Valdesi si davano il vanto -di essere gl'immediati successori degli apostoli.[244] Ma certo essi -intendevano che durante il lungo tempo che corse tra Costantino -e Pietro Valdez non mancarono santi uomini, mondi dalla generale -corruzione,[245] non certo che il loro patriarca fosse contemporaneo -di papa Silvestro.[246] Ed il prof. Comba opportunamente ricorda che -i primi scrittori valdesi come il Perrin ed il Gillio accettano la -comune ed antica tradizione dell'origine lionese.[247] Fu il primo -Léger che prese a favoleggiare di una origine più remota, e dietro a -lui seguirono altri scrittori fino al Muston, al Monastier, all'Hahn. -Le ragioni più forti le traevano codesti scrittori dall'antica -letteratura valdese, che facevano rimontare al 1100 o giù di lì. Ma il -Dieckhoff prima[248] e poi l'Herzog dimostrarono evidentemente, che le -opere, credute antiche erano invece posteriori ai taboriti. Più tardi -trovati i celebri manoscritti di Cambridge, che si credevano dispersi, -fu constatato che anche la Nobla Leyczon, creduta antichissima dal -Raynouard, è posteriore al 1400, perchè nel famoso verso: _Ben ha -mil et cent ancz_ si deve aggiungere un piccolo quattro, visibilmente -raschiato in un codice, ed altrove scritto a tutte lettere.[249] Così -fu tolto ogni valore alle fonti valdesi, e benchè l'Herzog seguitasse a -farne gran conto, pure è fuori di dubbio che senza le fonti cattoliche -sarebbe ben difficile sceverare negli scritti valdesi la parte antica -della dottrina dalle moderne aggiunte.[250] - -In questa sentenza convengono ormai tutti gli scrittori più autorevoli. -Solo il Muston non si dà per vinto, e con nuovi argomenti rincalza -l'antica sua tesi, che i Vaudois delle valli piemontesi e pel dialetto -che parlano e pei libri che scrissero si chiariscono molto più -antichi di Pietro Valdo, ed indigeni dei luoghi, ove da tanti secoli -abitano.[251] Ma la teoria del Muston, che il dialetto valdese sia -d'origine schiettamente italiana, e non provenzale contraddice ai -risultati più certi della filologia neolatina, come ha dimostrato -un'autorità ben competente, il prof. Förster di Bonn.[252] E la -quistione dell'antichità dei Valdesi si può dire ormai con certezza -risoluta nel senso delle fonti cattoliche. - -Ma se è vana la pretensione dei Valdesi di far rimontare la loro setta -sino ai tempi di papa Silvestro, non è punto falso per lo contrario, -che nei secoli passati si scoprano qua e là segni precursori delle -nuove eresie. La continuità della Chiesa valdese dai tempi apostolici -sino a noi è una favola; la lenta preparazione delle sue dottrine -nei secoli anteriori è un fatto storico. Così non a torto i Valdesi -adducono tra i loro predecessori Claudio, cappellano di Ludovico il -Pio, e vescovo di Torino dall'822 all'839.[253] Certo le sue opinioni -iconoclastiche non lo metton fuori dalla Chiesa cattolica, chè le -decisioni del concilio Niceno del 787, non che accolte negli Stati -occidentali, furono invece respinte nel concilio di Francoforte del -794; e lo stesso Carlo Magno e molti prelati non dissimulavano la loro -avversione al culto delle immagini. Ma è strano che Claudio proscriva -perfino l'adorazione della Croce, rappresentante agli occhi suoi, -come a quelli dei Catari, non un pio ricordo della passione di Gesù, -ma uno strumento d'ignominia.[254] Questo difetto di ogni senso pel -simbolismo religioso non è però il tratto che più raccosta il vescovo -di Torino ai moderni valdesi; perchè più della stessa condanna del -culto delle imagini, le ragioni che adduce per sostenerla arieggiano -al fare protestante. Lui move la tema che il volgo, confondendo il -simbolo col simboleggiato, insieme li adori ricascando nell'antico -paganesimo. A questo timore s'aggiunge il convincimento, che si debba -inchinare solo al Creatore non alla creatura per grande che sia, e -a Dio solo rivolgerci senza l'inutile scorta d'intermediarii; onde -insieme al culto delle imagini proscrive anche l'invocazione dei Santi -e le litanie. Non col metterci nel seguito dei Beati noi partecipiamo -alla loro beatitudine, ma coll'attingere alla stessa fonte di giustizia -e di carità assoluta, a cui attinsero quelli. Siffatta condanna di usi -e riti tradizionali vien giustificata dalla profonda differenza che -corre tra l'essenza della religione e le sue manifestazioni storiche; -che per quanto pura ed elevata è la prima, altrettanto imperfette e -facili a corrompere son le seconde. E l'essenza intima della religione -non è aperta a tutti, bensì a pochi ingegni privilegiati, come quello -di Agostino, cui il nostro Claudio, al pari dei Protestanti, mette al -di sopra degli altri padri della Chiesa. È per questo appunto che la -spiritualità della religione ideale si offusca nel corso della storia, -è necessario che di tempo in tempo nascano coraggiosi prelati, i quali -combattano senza tregua gli errori, e faccian rifiorire la purità -primitiva. In questi pensieri è racchiusa in germe non solo la riforma -della dottrina cattolica, ma benanco un'ulteriore trasformazione -razionalistica.[255] - -Al pari di Claudio vescovo di Torino, è iconoclasta Agobardo -arcivescovo di Lione,[256] autore di un libro _contra eorum -superstitionem, qui imaginibus et picturis sanctorum adorationis -obsequium deferendum putant_. Ma l'opera di Agobardo giovò più alla -causa del razionalismo che a quella della riforma, e la maggior parte -degli scritti di Agobardo sono indirizzati contro le superstizioni -popolari. Nel libro _de grandine et tonitruis_, combatte l'ignoranza -del volgo, il quale crede che con preghiere ed esorcismi si possa -torcere il corso della natura. Il che importerebbe non pure che Dio -possa mutare i suoi consigli, ma che nel governo del mondo abbiano -parte quelli, mediante i quali accadono questi mutamenti. Contro il -duello giudiziario scrive un prezioso trattato, _Liber adversus legem -Gundobaldi_, in cui mette a nudo l'assurdo di chieder la divinità di -opere, che spetta a noi compiere, come la ricerca della verità. Chi ci -assicura che la Divinità si presti al piacer nostro, e che la vittoria -non sia dell'innocente, ma del più abile? La virtù lungi dal trionfare, -anzi il più delle volte suole essere oppressa; talchè al cristiano -s'insegna di nulla sperare e nulla temere da questo mondo. Questi -trattati si rivolgono contro pregiudizii e superstizioni popolari; nè -certo in essi, ma in quelli schiettamente teologici troveremo qualche -accenno alle idee che più tardi saranno sostenute dai Valdesi. Così -nel libro contro Fredegiso sostiene non doversi la Bibbia intendere -sempre alla lettera, chè il contenuto è certo divino, ma la forma, -vale a dire imagini e parole, sono umane, e adatte alla condizione dei -tempi. Tutto ciò che è umano non può pretendere mai all'infallibilità, -e la principale virtù dell'uomo è l'umiltà, nella quale si riconosce -la propria fragilità. Dal che l'avversario Fredegiso nell'interesse -polemico dedusse che Gesù, praticando l'umiltà, si riconosceva capace -di peccare. Conseguenza giusta, a cui Agobardo s'argomenta di sfuggire -adducendo esser l'umanità di Cristo di una natura sua propria, e non -assimilabile a quella degli altri uomini. La qual risposta avrebbe -porto argomento a discutere del rapporto delle due nature in Cristo; -ma la polemica non ebbe seguito. Come anche non ebbe seguito l'altra -discussione sull'eternità della Redenzione. Agobardo volendo conciliare -insieme i due punti, che non si è salvi se non per opera di Cristo, -e che la salute abbia potuto aver luogo in tutti i tempi, ammetteva -la preesistenza del Salvatore all'Incarnazione. Il che veniva negato -da Fridegiso sull'autorità di Agostino.[257] Ma nè questa quistione -nè la precedente si connettono colle polemiche riformistiche; onde -non a torto il Monastier tien più conto di Claudio che di Agobardo, e -questo ultimo solo in un senso molto largo si potrebbe annoverare tra i -predecessori dei Valdesi. - -Nè si può contare a stretto rigore neanche Berengario (999-1088), -sebbene nella polemica che questo coraggioso prete sostenne contro -Lanfranco sono ben messi in rilievo due punti di molto interesse -nel Protestantesimo; il carattere simbolico dell'Eucaristia, e la -preferenza data alla Bibbia (purchè la s'interpetri nel suo spirito) -in confronto della tradizione religiosa. Ma più ci avviciniamo al -secolo XII, ed in maggior numero scopriamo precursori della dottrina -valdese. Verso l'anno 1110 un laico di Amsterdam, di nome Tanchelino, -insurse contro il clero corrotto. Par che cominciasse dal combattere -la dottrina agostiniana, che i doni di Dio arrivano sempre a chi -li riceve con fede, anche se il messo che li porta sia indegno come -Giuda.[258] Egli invece predicava non giovare il sacramento se non in -ragione della santità di chi l'amministra.[259] Dottrina, che s'era -già fatta strada tra i Patarini, e per averla prima di Tanchelino -predicata un tale di Cambray fu arso vivo, esecuzione iniqua contro -la quale protestò Gregorio VII, chiedendone stretto conto al clero -cameracense.[260] Ma pare che non s'arrestasse a questo punto -l'eresiarca di Amsterdam. Se i Sacramenti non valgono di per sè, ma -solo in quanto mettono in comunione le anime pie e devote, non sono -dappiù di un simbolo; nè hanno alcuna virtù sovrannaturale, e ogni -uomo pio può somministrarli.[261] Non c'è dunque ragione di prestare -un ossequio superstizioso ai sacerdoti e vescovi. Ogni fedele, di -anima pura, è sacerdote, massime se è sotto l'ispirazione diretta del -Santo Spirito. E tale è Tanchelino, che predicando la schietta verità, -non è solo al di sopra dei sacerdoti e vescovi, ma può aspirare a -ben più alti onori. Nè la madre stessa di Gesù, la Vergine Maria, gli -rifiuta la sua mano. Anzi queste mistiche nozze, a quel che dice un -cronista, furono celebrate con pompe e donativi. Tanto potere s'era -acquistato sulle turbe il nuovo Profeta, che vestito di gemme, e legati -i capelli da triplice nastro, procedeva alla testa di tremila persone -che lo veneravano più che santo, fino al punto da bere l'acqua del suo -bagno.[262] Non ostante questo favore popolare, Tanchelino fu ucciso da -un prete nel 1125 secondo alcuni, nel 1115 secondo altri.[263] - -Contemporaneamente a questo movimento nelle Fiandre ne scoppia un -altro nel mezzogiorno della Francia, e dalla provincia arelatense si -estende e si dilarga _more pestis validae_, dice l'abate di Cluny. Il -capo di questa eresia è Pietro di Bruys, il quale nega il battesimo -dei bambini, la necessità di consacrare fabbricati appositi al culto, -l'adorazione della croce, l'eucaristia, infine le messe, orazioni -ed elemosine in suffragio dei defunti.[264] Dottrine che abbiamo -già viste mescolate a tante altre nel Catarismo, e che fra non molto -saranno accolte nella loro integrità dai Valdesi. Il numero dei seguaci -s'ingrossava rapidamente, ed uno dei discepoli, il monaco Enrico, -ebbe tal seguito che gli eretici di quel tempo vanno più col nome di -Enriciani, che non Petrobrusiani.[265] - -Enrico cominciò in Tours le sue predicazioni contro il fasto e la -dissolutezza del clero. E l'argomento non era fuor di proposito, chè -non ostante i rigori dei Pontefici, i preti perduravano nelle antiche -consuetudini, e più d'un secolo dopo le riforme gregoriane il concilio -lateranense del 1177 fu costretto ad inserire un canone contro i -sacerdoti concubinarii.[266] Il terreno era dunque bene scelto, e la -vittoria certa. Adoperava le stesse armi dei Patarini e di Tanchelino, -e, nuovo Arialdo, sapeva accendere l'animo del popolo così, che -il vescovo Ildeberto ebbe a durar fatica se volle salvare dall'ira -della turba i sacerdoti e i lor figli.[267] Espulso dalla diocesi di -Tours, continuò la sua propaganda nel Poitou, e di là sino a Tolosa. -E l'eresia faceva così rapidi progressi, che Eugenio III[268] fu -costretto a mandare per suo legato nel Tolosano il cardinale Alberico, -che scelse a suo compagno S. Bernardo. Di questo ultimo abbiamo ancora -due lettere, in cui il pericoloso monaco è ritratto coi più neri -colori; lo si rimprovera d'incontinenza, ingordigia e venalità;[269] -gli si appone a colpa sinanco il peregrinare di città in città secondo -il costume apostolico.[270] Ma queste accuse mal nascondono le ansie -del santo abate, il quale ben conosce il valore dell'avversario suo, -nè si dissimula il successo da lui riportato. Vuote son le chiese, -ei dice, il popolo senza sacerdoti, i sacerdoti senza autorità, i -Cristiani senza Cristo.[271] Il che mal s'accorda col ritratto che ei -fa di Enrico, essendo ben difficile che un uomo sì corrotto operi tali -miracoli, ed un freddo ed astuto calcolatore valga a infondere altrui -il fuoco sacro. - -La verità non s'ha da cercare nelle studiate accuse dei polemisti, -ma nelle ingenue parole della vecchia cronaca, il cui autore pur -non credendoci, ci parla della fama di santità e di scienza che -accompagnava il novatore.[272] E per testimonianza degli stessi -cattolici gli eretici o manichei o petrobusiani o che altro fossero, -appunto per questo ottenevano presto il favor popolare, che di contro -alla mollezza della maggior parte del clero menavano una vita austera -e faticosa.[273] Pellegrinavano di paese in paese, sempre stranieri -dovunque, non possedendo in alcun luogo o un tetto o un campo per -sè, solleciti soltanto della salvezza delle loro anime, non altro -tesoro portando seco, fuor dell'invitta fede che li animava.[274] In -olocausto alla quale essi sacrificavano la lor vita, gittandosi lieti e -volenterosi nelle fiamme. Costanza eroica, degna dei primi martiri del -Cristianesimo, e non ultima causa del rapido dilatarsi delle dottrine -eterodosse![275] - -Gli è vero, che Evervino parla qui dei Catari, ma egli stesso ci narra -di altri eretici, i quali pur non accettando i principii dualistici, -evacuant sacerdotium Ecclesiae et dannant sacramenta praeter baptismum -solum et hunc in adultis.... in suffragiis sanctorum non confidunt .... -orationes vel oblationes pro defunctis annihilant. - -Il qual passo della lettera di Evervino ci mostra come in breve -tempo le dottrine di Enrico e di Pietro dalle rive della Garonna -sieno arrivate sino al Reno, ove questi antichi protestanti non pur -si distinguevano dai Catari, ma entravano bene spesso con essi in -polemiche ardenti.[276] Questo ebbe luogo negli ultimi anni di Eugenio -III, e prima ancora che fosse assunto al trono imperiale Federigo -Barbarossa. Dal che si comprenderà come tal movimento si dilatasse e -divenisse più minaccioso negli anni successivi, in cui i papi Adriano -IV ed Alessandro III ebbero a sostenere contro Federigo I una lotta -non meno aspra e difficile di quella che pressochè un secolo prima -s'impegnò tra Gregorio VII ed Enrico IV. Ed in quegli anni appunto in -cui il mondo cattolico era diviso tra Alessandro III e i tre antipapi, -che successivamente gli furono opposti, s'udì in Lione la voce di -Pietro Valdez,[277] che venduto tutto il suo, e distribuitone il prezzo -ai poveri, si mise alla testa di una setta che da lui prese il nome -di Valdesi, e dal luogo onde mosse, e dalla vita mendica che menava si -disse anche dei _Poveri di Lione_. - - -III - -Le fonti non sono d'accordo sull'occasione che provocò la risoluzione -del Valdez. L'anonimo di Passau l'attribuisce alla morte improvvisa -di un signore di Lione convenuto col Valdez ed altri amici ad -un'adunanza;[278] il cronista laudunense invece fa cenno di un -racconto della vita di S. Alessio, che avrebbe siffattamente tocco il -nostro Pietro da recarsi sull'istante presso un maestro di teologia -per chiedergli della vera via di salute. Ed il mercatante lionese, -arricchito sinoggi ai danni altrui, ottiene in risposta che la via -della salute sta nel disfarsi di tutto, e seguir Cristo, essendo molto -più facile che un cammello entri nella cruna di un ago, anzi che un -ricco in paradiso.[279] Forse il primo racconto sarebbe più verisimile, -e anche di Budda dicesi che lo spettacolo delle miserie umane gli abbia -acceso nell'animo il fervore religioso. Ma comunque sia, l'apparizione -del Valdez, non è un fatto isolato, nè difficile a spiegare. Già prima -di lui altri novatori avean predicate le stesse dottrine. E tutte le -anime religiose sentivan bene che a lungo andare la Chiesa cattolica -sarebbe stata logorata da quei mali, che un Pier Damiani ed un Bernardo -confessavano apertamente. Nè la Chiesa dei Catari, sebbene più austera -della sua rivale, potea farne le veci, che per le stranezze dei dommi -mal s'accomodava al genio occidentale. Non restava dunque se non -una riforma del Cattolicismo molto più profonda e radicale di quella -cominciata da Gregorio VII. E giacchè il clero non ostante le vittorie -patariniche continuava negli antichi errori, se salute era possibile, -del laicato solo si aveva a sperare. - -In queste condizioni sorge Pietro Valdez, ed il primo atto del suo -apostolato è di spogliarsi delle male accumulate ricchezze.[280] E -lasciata alla moglie, secondo la cronaca laudunense, tutta la sostanza -immobiliare, dotate convenientemente le figlie che chiude in un -convento, il resto dei suoi averi distribuisce tra i poveri. Lo stesso -cronista ci racconta che infierendo in quel tempo la carestia per la -Francia e la Germania, il Valdez soleva distribuire pane e carni a -chiunque gli capitasse. Così la fama della sua carità si spargeva di -città in città; tutti i bisognosi facevan capo a lui, e per soccorrerli -ei spendeva l'ultimo denaro. Ben si maravigliavano gli amici, e lo -tenevano per pazzo, ma egli seguendo la sua via, nel dar fondo a tutto -il suo, stimavasi affrancato da una grande servitù.[281] Per tal guisa -il mercatante di Lione cresciuto tra gli agi e le mollezze si compiacea -di tornar povero, ed accattava anche lui battendo alle porte dei -compagni antichi.[282] Quanta differenza dai prelati della Chiesa, che -non istanchi di accumulare ricchezze, misuravano la dignità del loro -ufficio dallo splendore delle vesti e dal lusso degli equipaggi! - -Il primo punto dunque dell'insegnamento di Valdez è la povertà -volontaria, principale mezzo di salute. I Patarini ed i Catari -sull'autorità degli stessi testi evangelici avean sostenute le -medesime dottrine, facendone un'arma potente contro la simonia del -clero.[283] Ma mentre i Catari obbligano anche i perfetti a vivere -del lavoro delle proprie mani, e vietano severamente l'accattonaggio, -il Valdez lo predica, e lo inculca col suo esempio come severa prova -di umiltà. Per questa ragione i seguaci dell'apostolo lionese accanto -alla denominazione di Poveri di Lione si gloriano di portare quella di -Umiliati.[284] Più tardi questa dottrina della povertà assoluta, e del -gran merito dell'accattare verrà ripresa e sostenuta calorosamente dai -Francescani. - -Questa dottrina della povertà se potea suonare come protesta contro -il fasto e le mollezze dell'alta prelatura, non era certamente -anticattolica, nè abbiamo motivo a negar fede all'anonimo laudunense -che racconta essere stato il Valdez grandemente lodato da papa -Alessandro III pel voto fatto di volontaria povertà.[285] Ma sovra un -altro punto lo stesso Papa non poteva transigere, nè egli nè il suo -successore vi si piegarono, voglio dire sulla predicazione. Il Valdez -conosciuta la vera via della salute, non fuggì in un lontano romitaggio -per consacrarsi alla preghiera ed alla penitenza secondo il costume -degli antichi cenobiti; ma bene invece sentì il profondo bisogno -d'insegnare agli altri quello che a lui venne fatto di scoprire. -Il Valdez avea l'istinto del riformatore religioso, e ben sapeva -trasfondere altrui l'intimo suo convincimento. Nè solo lui, ma tutti i -discepoli, a simiglianza degli apostoli, andavano pellegrinando per la -terra a spargere la nova parola; nè ha torto il Dieckhoff di chiamare -il sodalizio fondato dal Valdez col nome di liberi predicanti. E come -ad imitazione dei poveri di Lione sorsero i poveri d'Assisi o frati -minori, così ad imitazione dei predicatori valdesi nacquero i frati -predicatori. In queste faticose pellegrinazioni i Valdesi non solo -sulla povertà predicavano, ma su tutto l'indirizzo morale e religioso, -spiegando i libri sacri,[286] che Valdo avea a sue spese fatto volgere -in provenzale da due ecclesiastici, un Bernardo Idro che scrivea ed -uno Stefano di Ansa che dettava la traduzione.[287] Essi non furono -i primi a volgarizzare la Bibbia, avendoli preceduti i Catari che -dei testi tradotti faceano largo uso nelle loro polemiche contro la -Chiesa cattolica. Certo nessun'altra setta ebbe in tanta venerazione -i sacri testi, la cui autorità più tardi sarà messa al di sopra della -tradizione; e se lo studio della Bibbia non è il tratto più novo e più -caratteristico della nuova setta, certo non è meno importante degli -altri già descritti. Ed io sarei per credere che la povertà, la libera -predicazione ed il culto della Bibbia non si possono scindere l'uno -dall'altro da chi voglia riprodurre tutta intera la fisonomia della -nuova setta. - -Le autorità ecclesiastiche mal tolleravano che dei laici idioti od -illetterati non solo usurpassero l'ufficio della predicazione, ma -s'adoperassero a spiegare i libri santi, i quali vanno interpetrati -e commentati con molta cautela. Talchè lo stesso Alessandro, che -avea lodato il voto di povertà fatto dal Valdez, interrogato forse -il concilio raccolto nel Laterano nel 1179, vietò a lui ed ai suoi -compagni di predicare senza il permesso dell'autorità ecclesiastica -locale.[288] Già questa, ben conscia dei pericoli di una predicazione -laica, lungi dall'incoraggiarla, l'avea repressa, e Stefano di Borbone -ricorda che Giovanni, vescovo di Lione, chiamati a sè i Valdesi, proibì -loro di occuparsi della Bibbia e di commentarla e divulgarla per le -vie.[289] - -Non per questo smesse l'ardito novatore, e dicesi che alle ingiunzioni -del vescovo rispondesse come l'apostolo al principe dei sacerdoti, -doversi obbedire più a Dio che agli uomini.[290] Ma il principe dei -sacerdoti, Lucio III, scomunicò lui e i suoi seguaci,[291] e da quel -giorno cominciarono le ardue prove per la novella società. Espulsi da -Lione, andarono raminghi per diverse contrade, non cessando dal loro -apostolato, e pare che convinti della propria ortodossia contro il -decreto di Lucio, s'appellassero ad Innocenzo III, dal quale invocavano -eziandio l'approvazione del loro sodalizio.[292] - -Innocenzo al certo poneva differenza tra Catari e Valdesi, e questi -come meno eterodossi trattava con maggiore indulgenza. Prova ne sia -quel Durando de Osca, capo di una frazione detta degl'Inzabattati, il -quale appellatosi a lui dalla scomunica dell'arcivescovo terraconese, -non solo fu riammesso nel seno della Chiesa, ma dopo esplicita -dichiarazione di fedeltà alla Santa Sede ebbe licenza di conservare -il suo istituto.[293] Non trovarono però eguale accoglienza gli altri -leonisti, che non vollero abbandonare le dottrine della predicazione -laica, e della libera interpetrazione della Bibbia. Contro costoro -Innocenzo tenne duro, e in luogo di essi approvò un altro sodalizio, -che pur facendo voti di povertà come i Valdesi, ne respingeva le -pericolose dottrine. Questi nuovi zelanti, che col tempo dal loro capo -prenderanno il nome di francescani, dicevansi allora poveri minori, e -più tardi per non andar confusi cogli emuli di Lione si dissero frati -minori.[294] E nel concilio lateranense del 1215 i Valdesi furono -scomunicati non meno dei Catari e dei Passagini, e condannati al pari -di loro al ferro ed al fuoco. - -Le persecuzioni si fecero allora più feroci, e la società valdese -si disperse in opposte e remote contrade. Dove sia andato il Valdez -non si sa, e il luogo e il tempo della sua morte s'ignora. Certo -la sua memoria crebbe venerata tra i suoi seguaci, che lo ebbero -per santo così da rimproverare i Poveri Lombardi che non credessero -all'impeccabilità di lui, come di nessun altro uomo al mondo. - - -IV - -Dalla condanna del concilio lateranense, o forse anche più in su dal -giorno in cui Innocenzo respinse le proteste dei Valdesi, cominciò -per loro un nuovo periodo, che diremo delle lotte, per distinguerlo -dal periodo precedente o delle origini. La differenza tra questi due -periodi fu già rilevata dal Dieckhoff, che seppe ben classificare le -fonti secondo un criterio cronologico.[295] Nè so capire il perchè -gli scrittori di cose valdesi siensi allontanati dalla via così -luminosamente tracciata dal loro predecessore. Si può ben dire che il -Dieckhoff abbia errato in qualche punto secondario, come ad esempio -che faccia l'Alano più antico di quel che sia; ma non si può negare -che in Alano e nel Foncaldo la dottrina valdese poco s'allontani -dal cattolicismo, e che se ne stacchi molto di più nel Borbone, nel -Moneta, nel Sacconi, e rompa di tutto punto in Davide d'Ausburgo. -Questa disparità delle fonti è dovuta al tempo in cui apparvero, ed al -successivo sviluppo della dottrina valdese.[296] - -Dal principio, come dicemmo, i Valdesi si tenevano per buoni -cattolici,[297] nè sapeano intendere il perchè un laico non avesse da -leggere ed interpetrare la Bibbia, e gli fosse conteso di spandere -presso i popoli la parola del Signore.[298] Non erano forse laici -gli apostoli, che andavano di contrada in contrada predicando -la buona novella? E non leggiamo nell'antico Testamento che Mosè -lungi dal portare invidia ai profeti, desiderava invece che tutti -profetassero?[299] Del resto neanco nei nuovi tempi mancarono laici, -che predicassero con successo la parola del Signore, e dalla Chiesa -non che impediti venner levati sugli altari, come ad esempio il beato -Onorato e santo Equizio.[300] I Valdesi non capivano che in una Chiesa -costituita gerarchicamente non possano commettersi a chiunque uffici -così delicati come l'interpetrazione dei sacri testi e la predicazione. -Ed attribuivano perciò il divieto all'invidia o alla gelosia del clero, -che non volendo abbracciare la povertà voluta dal Cristo, mal tollerava -che altri e colla voce e coll'esempio la predicasse.[301] D'una -ingiunzione, dettata da motivi siffatti, era dunque lecito e doveroso -non tener conto, perchè secondo Pietro non agli uomini ma a Dio bisogna -obbedire.[302] - -La disobbedienza agli ordini emanati dal Papa e dal concilio fu -il primo atto di aperta opposizione dei Valdesi,[303] che provocò -polemiche astiose, e novelle scissure. I cattolici sull'autorità -del concilio lateranense sostenevano che l'ufficio di predicazione -spettasse ai soli sacerdoti, e non a tutti, bensì a quelli -prescelti dai vescovi.[304] I Valdesi protestavano contro queste -restrizioni, e stimavano lecito a chiunque sapesse la parola del -Signore il predicarla, senza distinzione nè di sesso nè di età nè di -condizione.[305] E che anche le donne possano esercitare l'apostolato -lo provavano coll'autorità della lettera a Tito, e coll'esempio di -una profetessa.[306] Coteste dottrine erano diametralmente opposte, -l'una ripeteva il diritto della predicazione dalla scelta del vescovo, -l'altra dall'ardore e dalla scienza dell'insegnante. E trapassando -dall'insegnamento a tutti gli altri uffici religiosi, l'una dottrina -non teneva conto se non dell'ordinazione, l'altra del merito.[307] Dal -che seguiva questa conseguenza notevole, tirata dagli Arnaldisti prima -dei Valdesi, che solo ai sacerdoti o ministri buoni bisogna obbedire, -vale a dire a quelli che nella loro vita e nei costumi loro si mostrano -degni seguaci degli apostoli.[308] Imperocchè se il merito solo e non -l'ordinazione è la fonte della dignità sacerdotale, quelli che nelle -opere loro si mostrano impari all'alto ministero, hanno perduto non -ostante l'ordinazione ogni autorità.[309] - -Dottrina siffatta è non solo contraria alla cattolica, che non -riconosce altro giudice del sacerdote all'infuori del superiore -gerarchico; ma benanco alla protestante, che attribuisce minor merito -alle opere che non alla fede.[310] Con tutto questo e gli Arnaldisti, -ed i Valdesi la professavano, come ci viene concordemente attestato da -fonti antichissime, quali Alano e l'Abate di Foncaldo, la cui autorità -nessuno può revocare in dubbio.[311] - -Questa dottrina del merito in opposizione all'ordine venne formolata in -occasione della predicazione; ma è ben certo che a non lungo andare si -applicò anche ad altre funzioni religiose, prima tra le quali fu senza -dubbio la confessione. Che dal sacerdote legittimamente ordinato si -ascoltasse la messa, o si ricevesse la cresima non portava pregiudizio -alla nuova associazione, la quale si credeva sempre sinceramente -cattolica, e nessuno dei sacramenti voleva negare. Ma non era -possibile che i membri del nuovo sodalizio si confessassero a sacerdoti -cattolici, che faceano ai Valdesi una guerra non meno aspra e spietata -che ai Catari. Bisognava dunque svigorire l'autorità della confessione -cattolica, e sostituire a quella un'altra forma che meglio convenisse -ai progressi della nova società. A tale uopo solean dire i Valdesi, -che i sacerdoti cattolici ribelli ai precetti del divino maestro, -non potranno assolvere le colpe altrui se prima non si lavano dalle -proprie.[312] Nè la confessione è indispensabile, perchè chi perdona -non è sacerdote, ma Dio stesso, e quando a Dio ci rivolgiamo col -cuor contrito, che uopo v'ha del sacerdote?[313] Certo il confessore -talvolta ci aiuta coi suoi consigli, e cogli ammonimenti suoi; ma -quest'ufficio può essere disimpegnato da qualunque laico,[314] e la -prima confessione cristiana non si faceva in segreto, ma in pubblico, -non presso un sacerdote solo, ma presso la comunità dei fedeli. - -Il principio di tutte queste argomentazioni è sempre il medesimo, -che al solo merito si debba attribuire valore, onde soltanto chi s'è -saputo rifare nell'intimo della sua coscienza, così da detestare le -colpe commesse, questo solo sarà perdonato da Dio. Quando manchi la -contrizione è assurdo assolvere, perchè non c'è nulla fuori della -coscienza che possa la coscienza purificare. Talchè non s'ha da credere -di poter comprare l'indulgenza a denaro sonante, o in qualsiasi altra -guisa, che non sia il profondo ed intimo dolore di aver peccato.[315] -E se le indulgenze non giovano ai vivi, tanto meno ai morti, i quali -non hanno più modo di rinnovarsi, essendo chiusa ormai loro la via -dell'operare.[316] E ormai sono quel che furono, dannati se vissero -male, beati se vissero bene.[317] Insieme colla dottrina delle -indulgenze si legano sempre quelle dei suffragi pei defunti, e del -Purgatorio; ed i Valdesi che negavano le prime doveano anche riescire -alla negazione dei secondi.[318] - -In questi punti par che fossero d'accordo tutti i Valdesi, il che non -esclude la possibilità della divergenza in altri. Nè solo possibile -tornava questa divergenza ma necessaria, perchè la dottrina valdese -era in continuo movimento, ed ogni giorno come vedemmo e vedremo -s'aggiungevano novi articoli secondo le vicende della lotta, che -sostenevano colla Chiesa ufficiale, ed i bisogni della polemica. -Oltrechè il sodalizio valdese parte pel bisogno dell'apostolato, -parte per isfuggire alle persecuzioni degl'inquisitori s'era sparso -pressochè in tutta l'Europa, e nelle diverse regioni venuto in contatto -con eresie diverse si era fuso con esse, prendendone dottrine, che -al principio gli erano estranee. Di tali divisioni ci dicevano già -qualche cosa le antiche fonti come Stefano di Borbone, il Moneta, ed -il Sacconi. Ma il Preger trovò recentemente un monumento più antico di -queste fonti, e che se non può essere tenuto come il solo autorevole, -come par che pretenda lo scopritore, è certo di grandissimo interesse, -essendo l'unico d'origine valdese che conti una rispettabile antichità. -Codesto documento è una lettera che i Poveri Lombardi mandano ai loro -fratelli d'oltremonte intorno ai dissensi nati tra le due società, e in -gran parte composti in una conferenza tenuta a Bergamo nel 1218.[319] -Questi Poveri Lombardi, come già sappiamo da altre fonti, erano per -qualche rispetto più avversi alla Curia Romana dei loro fratelli -oltremontani;[320] e par certo che sien nati dalle fusioni di Valdesi -con Arnaldisti, forse con prevalenza dell'ultimo elemento. Nè credo -ci sia ragione di farli risalire col Preger agli _Umiliati_,[321] dei -quali è tuttora incerta la provenienza, ma bisogna pur convenire che le -due frazioni valdesi par che abbiano coscienza della loro diversità di -origine.[322] E senza dubbio alcuno i Poveri Lombardi non attribuiscono -al Valdez quella santità ed impeccabilità che, come già dicemmo, era un -articolo di fede pei fratelli oltramontani.[323] Un'altra differenza -tra loro era il lavoro manuale. I Poveri di Lione sostenevano che gli -apostoli non avessero da pensare ad altro fuor che a diffondere la -parola del Signore, nè quindi poteano procacciarsi il necessario se non -accattandolo dai fedeli; i Poveri Lombardi al contrario a somiglianza -dei Catari e dei Patarini dicevano dovere anche gli apostoli vivere -del lavoro delle proprie mani.[324] Una terza differenza riguardava -l'organamento della nova società. Il sodalizio oltramontano non era -solidamente costituito. I Valdesi credevano sempre di formar parte -della vasta società cristiana, talchè non stimavano utile di creare -rettori ed amministratori della nuova società. Tutti quelli che viveano -secondo il costume di Valdez, erano del pari membri della nova società; -ma non si doveva stabilire nessuna differenza e gerarchia tra loro. E -se pure occorresse talvolta di ridurre nelle mani di qualche ministro -il governo della nova società, gli si dovrebbe commettere quell'ufficio -temporaneamente, perchè una società, che nasce in opposizione alla -gerarchia, non può certo tollerarla nel suo seno. I Poveri Lombardi -la pensavano diversamente. Ei rimontavano ad una società, che cominciò -fin dal tempo di Arnaldo da Brescia, e ben sapeva che per conservarsi -nell'urto delle opposte confessioni bisognava solidamente organizzarsi. -Credevano perciò indispensabile nominare dei rettori.[325] - -Altri punti di quistione par che fossero il battesimo coll'acqua, -quello dei bambini, e la indissolubilità del matrimonio. Intorno -ai primi due punti dicemmo già altrove, che i Catari al battesimo -dell'acqua voleano sostituito quello del fuoco o del calore, e che -condannavano recisamente la somministrazione del battesimo a chi -non fosse in grado di capirne l'importanza. Era ben possibile che -queste due dottrine fossero penetrate nella società valdese;[326] ma -certo è che nel convegno di Bergamo pensarono bene di non dipartirsi -dall'insegnamento cattolico.[327] - -In quanto al matrimonio già sappiamo che i Valdesi oltremontani -in seguito ad influssi catari preferivano la verginità allo stato -coniugale, e tolleravano che pei bisogni della nova società il marito -si dividesse dalla moglie anche quando ella non v'acconsentisse. I -Poveri Lombardi par che facessero maggior conto del matrimonio, e -solo in due casi ne permettevano lo scioglimento, o quando entrambi i -conjugi fossero d'accordo a separarsi, o per causa di adulterio.[328] - -Queste divergenze per quanto gravi non erano tali che con poche -concessioni da una parte e dall'altra non fossero per comporsi. -Intorno ad una però non era possibile l'accordo, e riguardava un -punto d'un grandissimo interesse e dommatico e pratico: l'Eucaristia. -I Valdesi d'oltremonte benchè ammettessero che a tutti i membri -della nova società fosse lecito di predicare e di confessare, pure -non erano ancora venuti all'estrema conseguenza di permettere loro -la celebrazione della messa. Certo è che essi ascoltavano la messa -dei sacerdoti cattolici, e credevano che il miracolo eucaristico si -compisse anche quando il ministro fosse indegno di operarlo. Questa -opinione era senza dubbio in contraddizione coll'altra più generale -che nessuna funzione religiosa potesse esercitarsi dal ministro -indegno. Ed a rimovere siffatta contraddizione s'adoperavano in diverse -guise. Alcuni dicevano che il miracolo della transustanziazione si -opera per virtù non del sacerdote, bensì delle parole mistiche da -lui pronunziate.[329] Altri sostenevano che se il sacerdote cattivo -non potesse celebrare la messa, per la medesima ragione non dovrebbe -somministrare il battesimo, mentre è risaputo che il battesimo ha -sempre valore fosse anche dato dalla levatrice.[330] Altri infine non -negavano la partecipazione del sacerdote, ma la dicevano sopraffatta ed -assorbita dall'opera dell'Uomo-Dio, il quale in fine è il vero autore -del miracolo.[331] - -I Poveri Lombardi, che discendevano in diretta linea dagli Arnaldisti, -ed alla purità del sacerdote attribuivano infinito valore, non -potevano accettare nessuna di queste versioni dei Poveri oltramontani. -Non la prima, perchè se il miracolo eucaristico s'operasse solo in -virtù delle parole mistiche, anche il Giudeo od il Pagano potrebbe -operarlo.[332] Non la seconda, perchè tra il battesimo e l'eucaristia -non può correre l'analogia voluta dagli oltramontani, altrimenti -anche il laico, anche la donna potrebbe rompere il pane benedetto, -laddove per gli oltramontani stessi al solo sacerdote è commesso -quest'ufficio.[333] La terza opinione potrebbe accettarsi, purchè -s'aggiunga che oltre all'opera dell'Uomo-Dio per compiere il miracolo -eucaristico occorre la preghiera del sacerdote, e che questa preghiera -non sarà accolta da Dio quando venga sciolta da labbra impure.[334] -Questa terza opinione, non è dunque la stessa della prima, come dice -il Preger, perchè la prima non può essere accettata in nessun modo, -e la terza con opportune aggiunte viene ammessa. La prima pare una -superstiziosa deificazione della parola, la terza rileva sì l'elemento -soprannaturale del sacramento, ma non esclude per questo l'elemento -umano. Modificando questa terza opinione s'ha la vera che non -attribuisce il miracolo eucaristico al solo intervento di Cristo, nè -alla sola virtù del sacrificante, ma all'uno ed all'altro insieme. Se -mancasse l'opera dell'Uomo-Dio, il sacerdote per degno che fosse, non -potrebbe operare tanto prodigio. Come pure se venisse meno l'orazione -del celebrante, o, che torna lo stesso, se questa orazione fosse -detta da chi non avesse il diritto di dirla, il sacrifizio non si -compirebbe neanco. Occorrono dunque i due fattori: il subbiettivo o -la bontà del sacerdote, e l'obbiettivo o l'opera del Cristo. Ma pare -che quest'aggiunta non sia stata accettata e che la conciliazione -fallisse in questo punto delicato. Perchè l'ultima formola degli -oltramontani era questa: il sacerdote ordinato dalla Chiesa, finchè -sia mantenuto in ufficio dalla grande famiglia dei Cristiani, opera -sempre il miracolo eucaristico, o buono o malvagio che sia, e dopo le -mistiche parole da lui pronunziate il pane ed il vino si tramutano nel -corpo e nel sangue del Signore.[335] I Valdesi non potevano giammai -accettare questa dottrina.[336] Forse potevano spingersi all'ultima -concessione di attribuire un valore alla comunione, perchè in luogo -della preghiera del ministro indegno sottentra quella più efficace del -comunicando.[337] Ma che l'opera del sacerdote sia pressochè nulla, -e che Dio voglia accogliere sempre la preghiera purchè detta dal -sacerdote anche quando impure labbra la mormorino, i Poveri Lombardi -non sapeano accettare.[338] - -Anche intorno alla confessione par che ci fosse dissenso tra i -Poveri Lombardi e gli oltramontani. Un tempo credettero i lombardi -all'efficacia della confessione auricolare, ma ora non più, e neanco i -fratelli d'oltremonte li potrebbero far cambiare d'opinione, perchè non -è lecito sottomettere di nuovo alla servitù della legge chi come Paolo -se ne sia affrancato.[339] - -Da queste divergenze, che nella lettera non sono dissimulate, possiamo -raccogliere quel che già si sapeva dal Sacconi, che i Poveri Lombardi -fossero più ostili alla Chiesa dei loro confratelli d'oltremonti. -Perchè questi ultimi credevano tuttora di formar parte insieme ai -cattolici di una sola e grande famiglia, quella dei battezzati o -credenti in Cristo; in qualche punto rilevante come l'Eucaristia, -attribuendo il miracolo ad opera sovrannaturale indipendente dalla -coefficienza del sacerdote, s'adattavano molto più alla dottrina -cattolica, che ai presupposti della loro setta; infine, colla scorta -di queste dottrine potevano seguitare ad ascoltar messa e ricevere la -comunione dai preti cattolici senza tradire la nuova fede. - -L'interpetrazione fin qui esposta dell'importante documento, pubblicato -dal Preger, non s'accorda con quella del dotto editore; ma io non -saprei ammettere senza sforzo che nel paragrafo sedicesimo della -lettera si tratti non d'un punto speciale, ma del fondamento stesso -della dottrina valdese. La quale secondo il Preger sarebbe affatto -identica a quella di Lutero, che cioè il diritto al sacerdozio si -debba ripetere dal battesimo, talchè tutti i battezzati sieno _ipso -jure_ sacerdoti. A me pare, o m'inganno, che il significato attribuito -alla _parola_ di Dio sia molto più profondo di quel che intendevano -gli oltramontani, stando almeno alla testimonianza del Borbone, -che egregiamente s'accorda in questo punto colla lettera dei Poveri -Lombardi. Non nego che dal contesto si potrebbe ricavare il senso -voluto dal Preger, ma interpetrata così la lettera dei Poveri Lombardi -contraddirebbe a tutte le altre fonti che la precedono e la seguono. -E sarebbe veramente strano che a tanti inquisitori, esercitati nelle -controversie del tempo, fosse sfuggito il vero principio della dottrina -valdese così da sostituirvene uno affatto opposto. Colla nostra -interpetrazione invece si mettono d'accordo tutte le fonti, e nel modo -più semplice si spiega che cosa intendessero i Valdesi oltramontani per -la comunità dei battezzati, e perchè in un punto speciale della loro -dottrina contraddicessero ai loro principii medesimi. - - -V - -Dall'esposizione precedente si raccoglie che la lettera dei Poveri -Lombardi compie ma non contraddice alle altre fonti più antiche, che -si riferiscono ai Valdesi. E resta pur sempre tra i principii della -nuova fede questo, che venne giustamente rilevato dal Dieckhoff, che -la dignità dell'ufficio si misura dal valore di chi l'adempie, e la -validità dell'opera dal merito dell'operante. Se la cosa sta così, -è ben certo che non tutti i fedeli possono esercitare l'ufficio -apostolico, perchè non tutti sono meritevoli del pari. Ma come -s'accordano codeste sentenze colle altre conservateci parimente dalle -fonti più antiche: che ogni Valdese possa predicare la parola del -Signore, e sciogliere il suo fratello dal peccato, e somministrare ove -occorra ogni sacramento? Le due proposizioni: magis operatur meritum -quam ordo; omnes bonos esse sacerdotes,[340] non vanno bene d'accordo, -perchè la prima mena alla conseguenza di distinguer tra fedeli e -fedeli, nello stesso modo che faceano i Catari rispetto ai _Perfetti_ -ed ai _Credenti_; la seconda di queste distinzioni non può far conto, -perchè son tutti pari quelli che venner moralmente rinnovati dalla fede -in Cristo. - -Il Dieckhoff per sanare la contraddizione avea proposto d'interpetrare -in un senso restrittivo la seconda sentenza, come se dicesse: non -tutti i fedeli ma solo i buoni, quelli che eccellono per merito -hanno il diritto di esercitare le funzioni sacerdotali. Ma di queste -attenuazioni il Preger non vuole sapere, e preferisce di tagliar netta -una delle due proposizioni per lasciare intatta l'altra. Il nuovo -principio, secondo lui, proclamato dai Valdesi sarebbe questo: che al -di sopra degl'individui sta la comunità dei battezzati. Essa nomina -agli offici, o alle dignità, sieno temporanee o a vita come stima -meglio; scioglie il matrimonio anche senza il consenso dei conjugi -quando l'interesse generale lo richieda; essa è la conservatrice della -_grazia_ che investe l'uomo appena ricevuto il battesimo. Chiunque -entra a far parte di questa comunità è di pieno diritto buono, perchè -rinnovato dalla fede, talchè la frase di Stefano di Borbone, non si -deve intendere nel senso pregnante del Dieckhoff, ma nell'assoluto che -tutti i Valdesi senza distinzione possano esercitare le sacre funzioni. -Sarà pur vero che tra i Valdesi ci siano di quelli che meritano il nome -di perfetti a distinzione dei credenti, e che solo i primi sostengono -i duri travagli della povertà e dell'apostolato; ma codesta perfezione -è un compito morale per l'individuo, non una condizione per esercitare -uffici che spettano egualmente a tutti i battezzati.[341] - -Che valore ha codesta interpetrazione del Preger? Notiamo in primo -luogo che egli ha dovuto modificare le sue opinioni nel più recente -lavoro intorno a Davide d'Asburgo, stante che questo scrittore parla -chiaramente di una distinzione tra perfetti e credenti riguardante -l'ufficio non la perfezione morale.[342] Nè questa distinzione, che -i Valdesi copiarono dai Catari, appartiene solo ai tempi di Davide, -perchè già Stefano di Borbone ne fa cenno.[343] Il trovarsi nello -stesso Stefano tanto la distinzione dei perfetti dai credenti, quanto -la frase: tutti i buoni possono fungere da sacerdoti ed amministrare, -se occorre, i sacramenti,[344] è una prova fortissima che codesta -frase si debba intendere in senso restrittivo. Nell'origine della -setta non era necessaria nessuna distinzione, perchè la nuova -società, molto scarsa di numero, non abbracciava se non gli uomini che -sentivano profondamente il bisogno di una rinnovazione religiosa, nè -erano meno ardenti del loro maestro, e al pari di lui pellegrinavano -faticosamente predicando ed insegnando. Oltrechè alla nuova società non -occorrevano speciali ministri, restringendosi le funzioni religiose -alla predicazione ed alla confessione, ed accettando tutte le altre -dai preti cattolici. Ma ben presto le condizioni mutarono. La società -valdese per ingrossarsi dovea accogliere anche coloro che, sebbene -inchini al nuovo insegnamento, non fosser disposti a spogliarsi dei -loro beni, nè avessero vocazione pel rude ministero dell'apostolato. -D'altra parte lo stacco dal Cattolicismo si facea sempre più netto, -ed alla nuova società facea d'uopo provvedere per tutte le funzioni -religiose, che indarno in tanta rottura veniano chieste ai preti -cattolici. In fine col crescere che facea la nova società avea bisogno -d'un organamento più saldo che non fosse quello dei primi tempi, -quando i Valdesi credendosi membri della vasta famiglia cristiana -mal tolleravano di costituirsi in corpo separato. Per tutte codeste -ragioni, ammesse in parte dal Preger,[345] ben presto si formò -la distinzione tra Perfetti e Credenti, ed ai sacerdoti cattolici -sottentrarono i ministri valdesi. - -Con questa innovazione s'apre quel periodo della storia dei -Valdesi, che per noi sarà l'ultimo, stante che il successivo della -trasformazione di Valdesi in Protestanti esce dai confini del nostro -lavoro. In questo periodo le persecuzioni si facevano sempre più fiere, -ed il Santo Uffizio non metteva alcuna differenza tra Catari o Valdesi: -o per poco o per molto tutti s'allontanavano del pari dalla Chiesa -e tutti eran meritevoli della stessa pena, il rogo. La comunanza del -martirio strinse allora più fortemente i legami tra le due sètte, e -la società valdese accogliendo gli elementi assimilabili delle altre -eresie, si ordinò in comunità separata ed opposta alla cattolica. E -continuando da una parte le persecuzioni e dall'altra le resistenze, -ognor più s'allargava il solco che dividea l'antica dalla nova Chiesa. - -Le fonti di cui ci varremo in questo periodo sono il Borbone, il -Moneta, il Trattato di Davide d'Ausburgo, l'anonimo di Passau e il -Libro dell'Inquisizione tolosana. Stefano di Borbone fin dalle prime -pagine c'informa della trasformazione avvenuta, ripetendo anche lui -colle fonti più antiche che i Valdesi hanno il giuramento e la menzogna -in conto di peccato mortale, ma soggiunge che queste massime rigide -vennero nella pratica temperate, ed a coloro, che non erano tra i -perfetti, venia concesso di mentire e di giurare, se minacciati di -morte.[346] - -Ma una trasformazione ancor più profonda riguarda l'ufficio -sacerdotale. D'accordo colle fonti più antiche Stefano ed il Moneta ci -riconfermano la massima, che la santità del ministro si ripete dalle -sue opere, non dall'ordine ricevuto.[347] E con maggiori particolarità -Stefano racconta di un maestro valdese che gli poneva queste -distinzioni: v'ha taluni che non sono ordinati nè dagli uomini nè da -Dio, come i laici malvagi; altri sono ordinati dagli uomini, ma non -da Dio; altri per contrario sono ordinati da Dio e non dagli uomini, -come i buoni laici, i quali possono legare, sciogliere, consacrare, -ordinare, purchè profferiscano le parole divine secondo il rito.[348] -Dapprima le funzioni religiose, che credevano di poter esercitare -i Catari si restringevano al predicare ed assolvere i peccati. Ora -traggono altre più gravi conseguenze dalle loro premesse, nè soltanto -i Poveri Lombardi, ma benanco i Valdesi d'oltremonti sostengono, che -se non può predicare chi toglie coll'esempio ogni efficacia alle sue -parole, se non può sciogliere altrui chi è già da per sè legato, a -maggior ragione non può spezzare il pane del Signore chi non sia degno -di nutrirsene.[349] Ed in luogo dei sacerdoti indegni è necessario -che sottentrino i buoni, i quali per laici che sieno, potranno non -pertanto celebrare la messa con maggior frutto. Taluni, aggiunge -Stefano, concedevano questa facoltà non solo agli uomini, ma benanco -alle donne, quando al pari di quelli sieno penetrate dallo spirito del -Signore.[350] - -Nè faceva intoppo che mancasse l'ordinazione regolare; stante che nei -primi tempi del Cristianesimo non occorrea, e bastava l'elezione della -comunità dei fedeli, perchè qualunque membro di essa fosse riconosciuto -per sacerdote. Per siffatta guisa un ministro, che fosse scelto a -questo modo, come accadde un tempo di Pietro Valdez, è sacerdote non -meno di chi sia stato consacrato dal vescovo.[351] Questo novo modo di -ordinazione, ovvero l'elezione per parte della comunità, permetteva che -nella nova società s'introducesse la gerarchia, nè andò molto tempo -che alla divisione in Perfetti e Credenti si aggiungesse anche la -distinzione di ufficii sacerdotali. I Valdesi del Piemonte ebbero ad -imitazione dei Catari il Barba, e due ministri a lui subordinati. Gli -altri Valdesi conservarono i tre gradi della gerarchia cattolica, il -vescovo il sacerdote ed il diacono.[352] Colla distinzione dei Perfetti -dai Credenti, e coll'introduzione di speciali funzioni sacerdotali -si collega la quistione del matrimonio, che noi toccammo altre volte, -ed ora ci conviene di riesaminare. Non è dubbio che nei primi tempi i -Valdesi non solo non condannavano il matrimonio, ma non lo tenevano per -un ostacolo all'apostolato.[353] Però in grazia degl'influssi catari -preferivano il celibato, ed il Valdez stesso, come narrammo, abbandonò -la moglie e la casa e mise le figliuole in convento. Sulle orme di -lui alcuni Valdesi, a quel che ne riferisce Stefano, sostenevano esser -lecito separarsi dalle mogli per consacrarsi a Dio, anche quando quelle -non vi consentano.[354] Nè certo la scabrosa missione del Perfetto -poteva essere adempiuta con zelo da chi fosse legato ad una famiglia, -di cui il più delle volte era l'unico sostegno e difesa. Non restava -che un passo per condannare del tutto il matrimonio, nè v'ha ragione -per dubitare che i Valdesi di Germania non l'abbiano fatto, perchè -già sappiamo da precedenti citazioni che essi erano i più disposti a -farlo.[355] - -Dicemmo più sopra che secondo i Valdesi ad ogni laico era dato di -celebrar la messa; ma codesta celebrazione per parte dei laici dovea -portare di conseguenza che il rito si semplificasse, ed alle complicate -funzioni cattoliche fosse sostituita la semplice frazione del pane ad -imitazione della cena di Cristo. Il Libro dell'Inquisizione tolosana -più volte fa cenno di siffatta cerimonia.[356] Codesta semplificazione -del rito dovea portare di conseguenza l'attenuazione della dottrina, e -Davide riferisce che i Valdesi della Germania toglievano al sacramento -quel colore soprannaturale, che pur sempre nel periodo precedente era -gelosamente conservato. Ormai i Valdesi intendevano il sacramento -eucaristico in un modo affatto simbolico; e ripetevano coi Catari -che il corpo di Gesù non si debba prendere nel senso letterale, bensì -allegorico, come quando dicesi: Cristo esser la pietra su cui si eleva -la Chiesa di Dio.[357] - -La Chiesa valdese adunque si è del tutto staccata dalla cattolica, -almeno in Germania. Nè fa meraviglia che ad uno ad uno condanni -tutte le dottrine ed istituti tradizionali. Intorno al battesimo dei -bambini vedemmo già come fossero dissensi tra i Valdesi. E pare che i -Poveri Lombardi solo per amore di conciliazione e deferenza verso gli -oltramontani si piegassero ad ammetterne l'efficacia. Più tardi le cose -mutarono, e gli oltramontani stessi a confessione di Davide stimarono -che il battesimo non possa giovare ai bambini, inetti al credere o -discredere.[358] - -I suffragi pei defunti, la dottrina del Purgatorio e quelle delle -indulgenze già sappiamo che furono ben per tempo revocate in dubbio -dai Valdesi.[359] Ma ora progredisce il loro razionalismo, e dacchè -dichiararono simbolica l'eucaristia, simbolici saranno non pure -i misteri della religione ma benanco i sacramenti del battesimo, -della penitenza, della cresima e dell'estrema unzione,[360] i quali -ultimi per giunta essendo da meno degli altri possono senza danno -venire aboliti.[361] Inoltre avendo tolto ogni valore all'ordinazione -canonica, trasformarono il concetto del sacerdote, cioè di un essere -sacro, mediatore tra l'uomo e Dio, nell'altro più umile di ministro, -che aiuti e sorregga il fedele nel suo cammino, ma non si sostituisca -a lui, nè interrompa la libera e diretta comunicazione tra lui e il -suo creatore.[362] Ma insieme alla mediazione del sacerdote, più -tardi soppressero quella dei Santi, che secondo la testimonianza -di Davide sarebbero così lontani dai mortali, tanto assorbiti nella -loro beatitudine da non potere accogliere le preghiere che a loro si -rivolgono.[363] - -Ed abolita l'adorazione dei santi cadono anche le feste, le -vigilie,[364] i digiuni,[365] le benedizioni, gli uffici[366] tutto -quel complesso di usi e cerimonie che formano il culto esteriore, -contro il quale fin dal principio s'eran ribellati i Valdesi, -condannando la consacrazione delle chiese,[367] l'adorazione delle -imagini e financo della Croce, come prima di loro insegnavano i -Catari.[368] - -Questo è il cammino percorso dall'eresia valdese. L'intendimento primo -del riformatore di Lione non fu di staccarsi dalla Chiesa, bensì -d'introdurvi nuova vita colla partecipazione operosa del laicato. -Ma fin dal principio la nuova società subì l'influsso delle eresie -contemporanee, principalmente dei Catari, così da accogliere massime e -dottrine, a loro affatto straniere, e che più tardi saranno abbandonate -dai Protestanti.[369] In seguito, respinti dalla Chiesa ufficiale, -furono costretti a sostenere un nuovo concetto del sacerdozio che -tolsero in prestito e dai Catari e dagli Arnaldisti. Ma questo -concetto ha una portata molto maggiore di quel che si crede, perchè -smagliato un anello, l'aurea catena va tutta in pezzi. E così nei -periodi successivi, l'uno dopo l'altro tutti i dommi tradizionali -vennero combattuti, ed i Valdesi formarono una società novella, non -più cattolica, benchè non ancora protestante, perchè le mancava e la -dottrina della predestinazione, e quel che più conta, l'altra della -giustificazione per la fede. - -Nel corso della nostra esposizione abbiamo più volte dovuto ricordare -gli Arnaldisti, che secondo noi si connettono strettamente coi -Patarini. E degli uni e degli altri discorreremo nel capitolo seguente. - - - - -CAPITOLO III - -PATARINI ED ARNALDISTI - - -Il Decreto di Lucio III oltre ai Catari, Passagini, Poveri di Lione -colpisce anche i Patarini e gli Arnaldisti. Chi erano i Patarini? La -stessa cosa dei Catari o Catarini, o una setta affatto differente? E -gli Arnaldisti sono eretici anch'essi, e qual dottrina professano? -Rimontano ad Arnaldo da Brescia, ovvero, come par che voglia il -Giesebrecht, ad un vescovo cataro di nome Arnaldo? Per rispondere a -queste dimande dobbiamo rifarci molto indietro, e seguire passo per -passo la storia di quel partito che voleva la riforma della Chiesa non -certo nel domma, come opinavano i Catari ed in parte anche i Valdesi, -bensì nel costume e nella disciplina. E non che peccare d'eresia, ne -accusava invece gli avversarii, perseveranti negli antichi abusi ed -insofferenti delle riforme. - - -I - -Nel secolo XI, in quell'età funesta, in cui il Papato era in balìa or -dei Crescenzi, or dei conti di Tusculo, il partito delle riforme prese -nome e colore imperiale. Nessun'altra potenza all'infuori dell'Impero -sarebbe riescita a liberare la Chiesa dalla soggezione de' nobili -romani, e per conseguire quest'alto scopo i migliori ecclesiastici -acconsentirono che l'elezione del Papa, sottratta al popolo romano, -fosse affidata all'Imperatore, ed accolsero con gioia i pontefici -nominati da lui Clemente II (1046-47), Damaso II (1048), Leone IX -(1049-54), Vittore II (1054-57).[370] - -Prima della nomina imperiale tre papi si contendevano l'alto ufficio, -Benedetto IX dei conti di Tuscolo, nominato ancor dodicenne nel 1033; -Silvestro III, levato su dalla fazione, che nel 1044 si ribellò contro -il dissoluto pontefice; e finalmente Gregorio VI, il buon arciprete -di S. Giovanni che per far cessare lo scisma avea comprata nel 1045 -la tiara pel reddito dell'obolo di S. Pietro. Tutti e tre i papi -furono deposti nel concilio di Sutri,[371] ed in luogo loro fu scelto -da Enrico III il vescovo di Bamberga Clemente II, il quale convocato -ben presto un solenne concilio nel gennaio del 1047 fulminò il primo -decreto contro la simonia del clero, riconfermato due anni dopo da -Leone IX.[372] Questo della compra e della vendita degli ufficii -ecclesiastici era il primo abuso al quale si dovea por riparo, chè -tutti gli ecclesiastici dal _supremo Gerarca all'ostiario_[373] -non erano mondi di colpa. Ma insieme con questa un'altra riforma -si reputava necessaria, quella del matrimonio dei preti. Perchè, -sebbene il celibato fosse sino dai tempi remoti della Chiesa tenuto -in grandissimo pregio, pure nel secolo decimoprimo eran tanti i preti -ammogliati ed in Italia e fuori, che Leone IX temendo di mettere sul -lastrico tante povere donne, permise che seguitassero a vivere coi loro -mariti, purchè cessasse tra loro ogni commercio carnale.[374] - -I mercatanti dei beneficii spirituali furon detti simoniaci da quel -Simone Mago degli _Atti degli Apostoli_, che si fece cristiano per -comprare a contanti il segreto dei miracoli apostolici, superiori -ai suoi sortilegi.[375] Nicolaiti poi eran detti i sacerdoti o -ammogliati o concubinari in ricordo di un'antica setta, menzionata -nell'Apocalisse.[376] Ma non si deve credere che sotto questi nomi -di Simoniaci o Nicolaiti rivivessero eretici, sostenenti con ragioni -dommatiche la legittimità del traffico dei beneficii, o del matrimonio -dei preti. Certamente non mancavano argomenti e storici e dottrinali -in favore di quello che era allora il costume più generale. Si poteva -ad esempio distinguere l'ufficio ecclesiastico dal beneficio temporale -annesso; e sostenere che quest'ultimo al pari di tutti i beni e -possessi fosse ben lecito cedersi od acquistarsi.[377] Si poteva -aggiungere che la mercede chiesta dai chierici pei loro ufficii si -dovesse tenere come una pia elemosina, perchè i ministri del Signore -era ben giusto che vivessero a spese della comunità.[378] In quanto poi -al matrimonio dei preti si poteva fare appello, come fecero i prelati -milanesi, all'antica comunità cristiana, e alla autorità degli Evangeli -e di S. Paolo.[379] Ma benchè non facessero difetto le ragioni, nè -temessero di dirle coloro che dai decreti pontificii venivan colpiti, -pure vere sètte eretiche allora non sursero per questi due capi. E -la ragione forse sta in questo, che il moto ereticale di quel tempo -era fieramente avverso tanto al matrimonio, quanto al possesso delle -ricchezze, talchè i Catari si unirono piuttosto coi seguaci del Papa, -che cogli avversarii suoi. E per tal guisa la simonia ed il concubinato -vennero da tutti tenuti pel frutto non di un convincimento teorico, -ma di una intemperanza pratica, che s'ha da punire e svellere dalle -radici. - -I decreti dei Papi, che richiamavano gli ecclesiastici a norme più -rigorose di vita, incontravano dappertutto tenaci resistenze, ma -più che altrove in Lombardia, dove il maggior numero dei sacerdoti -per antica consuetudine avean moglie e figliuoli, e la vendita dei -beneficii era uno dei maggiori proventi della nobiltà.[380] Oltrechè -l'arcivescovo milanese, capo ad un tempo della Chiesa e dello Stato, -s'era pressochè liberato dalla soggezione di Roma,[381] e sin da gran -tempo antico la Chiesa di Lombardia si distingueva da tutte le altre -in qualche particolarità liturgica.[382] Ma tutte queste ragioni, -che rendevano così difficile l'introduzione delle riforme, servivano -maggiormente ad eccitare lo zelo degli ecclesiastici che le voleano. -Perchè un partito riformatore non poteva al certo mancare in Lombardia -dove più aperto era il contrasto tra l'alto clero, ricco e sfarzoso, ed -il basso povero ed oppresso. Tra queste due parti della Chiesa dovea -esistere lo stesso antagonismo che separava la nobiltà maggiore o dei -capitani dalla minore o dei valvassori, e l'una e l'altra dal popolo -minuto. E coll'andare del tempo le due opposizioni formarono una sola, -e gli artigiani, i commercianti, i servi della gleba si strinsero -intorno al clero minore, e gli assicurarono la vittoria sull'alto -clero. Così nacque in Lombardia la setta dei Patarini, a capo della -quale si misero un sacerdote della classe dei valvassori, di nome -Arialdo, ed un nobile della classe dei capitani, Landolfo.[383] - -Chi erano codesti Patarini, e onde trassero il loro nome? E qual -rapporto corre tra i Patarini, e i Catari, che di lì a poco vengono -chiamati con evidente analogia di suono, Catarini? Che nei secoli -posteriori i due nomi si scambino, e che l'abate Gioacchino non chiami -in altro modo gli eretici dualistici se non _patharenos_, è fuor di -discussione. Ma al principio il nome di Patarini ebbe un'origine ed -un significato del tutto differente. Come ci dice Arnolfo, questa -denominazione nacque per caso, e forse fu un termine d'ingiuria, che i -fautori dell'alto clero appiccarono ai loro avversarî, come se dessero -loro del _cenciajuoli_ o _cenciosi_. Pataria infatti si diceva in -Milano il luogo ove s'adunavano i Patari, ovvero i rivenduglioli di -panni vecchi, e forse o perchè in quel luogo si tenessero le prediche e -le adunanze dei novatori, o perchè il grosso del partito fosse formato -da questi minuti trafficanti, o infine per le due ragioni insieme, -certo è, secondo la testimonianza di un contemporaneo che da Pataria fu -tratto il nome di Patarini.[384] - -Non è a dire però che tra i Patarini non si cacciassero i Catari. -Ricordo che gli eretici di Monforte furono per la prima volta noti nel -1045 in un viaggio che fece per la Lombardia l'arcivescovo Ariberto, -predecessore di quel Guido, contro cui si levavano i Patarini. Ricordo -che il numero dei Catari di Monforte era già salito a tremila e che -i seguaci della nuova dottrina del castello della Contessa si erano -sparsi per tutto il Milanese. Sarebbe veramente strano che gli eretici -non si fossero valsi della propizia occasione, che offrivano i tumulti -milanesi per spandere inavvertitamente la loro dottrina.[385] Tanto -più che nella parte pratica erano del tutto d'accordo coi novatori, e -se condannavano in tutti il matrimonio, tanto più lo doveano aborrire -nei ministri del Signore; se predicavano il disprezzo delle ricchezze e -della gloria mondana non potevano certo approvare il fasto ed il lusso -dell'alto clero milanese. Ed in quanto alla parte teorica sapevano -tacere a tempo quei dommi che non andavano ai versi del maggior numero. -Solo a pochi e più fidi svelavano tutta la loro dottrina; nei nuovi -affiliati bastava che gettassero i semi dai quali col tempo sarebbero -germogliate le nuove convinzioni.[386] - -Non è dubbio adunque che coi Patarini si sieno mescolati i Catari, -ma certo i capi del movimento patarinico nè si credevano, nè erano -per quel momento eretici; chè anzi tutti i loro atti, anche i più -audaci e meno rispettosi della dignità sacerdotale furono approvati -da Roma. Nè certo è da meravigliare perchè la Curia romana teneva a -fare osservare i suoi decreti sopra tutto in Milano, ove l'arcivescovo -già da gran tempo era divenuto l'emulo del Papa. Da gran tempo nella -Chiesa milanese alitava tale spirito d'indipendenza, che quando il -legato di Roma, Pietro Damiani, nell'assemblea raccolta in Duomo prese -la presidenza spettante per grado all'arcivescovo, lo stesso popolo -che giorni prima s'era ribellato all'alto clero, levossi quindi in -furore per rivendicarne l'oltraggiata dignità.[387] Urgeva adunque di -ridurre alla soggezione di Roma il riottoso primate, e col fiaccarne -la potenza, che da signore feudale s'era acquistata, si facea un gran -passo. - -Ed a questa s'aggiungeva un'altra ragione perchè Roma si stringesse -coi Patarini. L'arcivescovo Guido, creatura di Enrico III, e nominato -da lui all'alta dignità, benchè non fosse della classe più nobile, era -certamente legato alla causa imperiale molto più del suo predecessore -Ariberto.[388] Per lo contrario la Curia Romana ed il partito delle -riforme, che da principio avea commesse le sue sorti all'impero, -alla morte di Enrico III, quando le fazioni presero a travagliare la -corte della debole reggente gli si volse contro. Era ormai maturo -il tempo, perchè il Papato, che per opera di Enrico s'era liberato -dalla prepotenza dei conti romani, si liberasse alla sua volta anche -dalla tutela imperiale. Nè tardò molto ad affermarlo pubblicamente il -nuovo pontefice Niccolò II, il quale nel concilio del 1059 stabilì -che da indi innanzi il Papa non sarebbe scelto nè dal popolo, nè -dall'Imperatore, bensì dal collegio cardinalizio. Fiere opposizioni -dovea suscitare quest'audace misura, e le suscitò di fatto; e la guerra -apertamente dichiarata tra la Chiesa e l'Impero non poteva cessare -nè agevolmente nè presto. In queste congiunture non giovava di certo -alla Curia Romana che l'arcivescovato milanese conservasse e crescesse -il suo prestigio all'ombra del favore imperiale. E ben si comprende -come mettesse in opera tutti i mezzi per favorire i Patarini ai danni -dell'arcivescovo, e della sua potestà temporale. A noi non tocca -di rifare un racconto, già fatto maestrevolmente da altri;[389] ma -ricordando le misure prese dalla Corte Romana lungo il ventennio delle -lotte patariniche, mostreremo come la politica dei varii papi fosse -sempre la stessa, nè si smentisse neanche se per favorire la Pataria ne -fosse andata di mezzo la rigidità dell'ortodossia. - -Quando i Patarini, cresciuti di numero in grazie della pietà di -Arialdo e dell'eloquenza di Arnolfo, invasero a mano armata il Duomo -per iscacciarne di viva forza l'arcivescovo, celebrante i divini -ufficii, Stefano IX prese sotto la sua protezione i promotori di -questa violenza, che a lui si appellarono dalla scomunica del sinodo -provinciale. Ed i legati che il Papa mandò per comporre i dissidii -della classe milanese, furono i più validi sostegni della Pataria, -Ildebrando ed Anselmo di Lucca.[390] E l'altro legato Pier Damiani, -che il nuovo papa Niccolò II mandò in Lombardia, benchè forse meno -aspro dei suoi predecessori verso l'arcivescovo, lo condannò pure -ad una grave multa in punizione della simonia, e lo costrinse a -prestargli il giuramento, ed a sottoscrivere la dichiarazione, che -d'ora innanzi somministrerebbe gratuitamente gli ordini, nè più oltre -sopporterebbe il matrimonio o concubinato dei preti.[391] La resistenza -dell'arcivescovo era ormai fiaccata, talchè fu obbligato a prender -parte a quel concilio romano, che tra le nuove misure sulla nomina del -Pontefice,[392] e la condanna dei simoniaci cacciò come di soppiatto -un articolo contro le investiture laicali.[393] Ed in omaggio a questo -articolo il primate di Milano ebbe a ricevere novamente dal Papa -l'investitura già avuta da Enrico III.[394] - -In questo stesso concilio fu preso per la prima volta contro i -simoniaci ed i concubinarii un grave provvedimento, ripetuto dappoi -molte altre volte. Si prescrisse, non dovere i fedeli ascoltare -la messa di quel sacerdote che riconoscano per certa scienza -concubinario.[395] I cronisti del tempo fecero le più alte meraviglie -quando Gregorio VII ripropose questa misura, che capovolgea tutta la -gerarchia, e facea dei laici i giudici del clero.[396] Ma dessa era -un'arme di guerra, e guerra aperta si combatteva da gran tempo tra la -Curia Romana ed il clero milanese. E le ire vie più si rinfocolarono -quando alla morte di Niccolò i cardinali levarono sul soglio pontificio -quell'Anselmo vescovo di Lucca, già legato in Milano, e creduto -promotore delle agitazioni patariniche.[397] Nello scisma che allora -insorse tra il Papa dei Cardinali e quello dell'Imperatrice, il clero -milanese seguì in grande maggioranza le parti di quest'ultimo. E -provocò nuovi rigori dalla Curia Romana, che ormai non abborriva di -conseguire la vittoria col ferro e col fuoco. Talchè Alessandro II non -dubitò di consegnare una bandiera pontificia nelle mani di Erlembardo, -valoroso guerriero tornato testè dalla Palestina e succeduto al -fratello Arnolfo nella difesa della causa patarinica.[398] - -Quest'atto era la consacrazione della guerra civile; ma la Corte Romana -ormai era decisa a tutto, perfino a scomunicare l'arcivescovo, pochi -anni innanzi investito dallo stesso papa. Tale misura però dette il -crollo alla bilancia; ed i Patarini furono sopraffatti dai nemici, e -lo stesso Arialdo, costretto a fuggire, fu preso e messo a morte dalla -nipote dell'arcivescovo.[399] L'alto clero trionfava, ma non sì che -a capo di dieci mesi Erlembardo non potesse rifarsi dei suoi danni, -e muovere armata mano contro l'Isola Madre per riscuotere dall'empia -Jezabel, come ei la chiamava, il corpo del martire suo compagno.[400] -Le sorti in breve ora mutarono, e rientrato Erlembardo in Milano colla -venerata salma, riprese le persecuzioni contro l'alto clero, certo -più spietate di prima. Non furono risparmiate nè le case nè le vite, -e a tale si venne che i legati pontificii ebbero a dare ordini severi -contro gli stessi loro partigiani.[401] - -La lotta s'era fatta sempre più aspra; e non che smettere nuove ragioni -s'apprestarono a rinfocolarla. L'arcivescovo Guido, che da venti -anni reggeva la Chiesa di Milano, stanco dell'interminabile lotta, e -ben sapendo che i Patarini prendevano accordi intorno al successore -da dargli, pensò di cedere il suo ufficio ad un ecclesiastico, più -nobile di lui, a nome Goffredo.[402] L'imperatore, Enrico IV, uscito -da poco di tutela, accolse di buon animo la dimandata investitura, -nella speranza che col nuovo arcivescovo i dissidii sarebbero -cessati e l'autorità imperiale rinvigorita.[403] Ma per le opposte -ragioni il papa non volle saperne di questa nomina, che frustrava i -disegni da lungo tempo concepiti, e contraddiceva al canone contro le -investiture laicali votate nel concilio del 1059. Perlochè Goffredo -fu scomunicato[404] ed alla morte di Guido Erlembardo fece scegliere -coll'intervento del delegato un sacerdote di nome Azzone.[405] Per tal -guisa i partiti tornarono più accanitamente alle prese. L'alto clero -fu talmente irritato dalla nuova scelta, che ruppe in aperta violenza, -ed a furor di popolo fu trascinato il nuovo eletto alla chiesa di S. -Maria, ed ivi più morto che vivo gli fu fatto giurare che non salirebbe -mai sulla cattedra di S. Pietro.[406] Nè vi salì, ma non vi salì -neanche Goffredo, combattuto fieramente da Erlembardo. (1071). A costui -per verità non venne fatto d'impadronirsi del forte di Castiglione, ove -l'arcivescovo scomunicato s'era rinchiuso; ma riescì in quella vece a -sbarrare le porte di Milano, e a ridurre in sua mano il governo della -città. - -In quel tempo (1073) fu assunto al pontificato Ildebrando, l'amico ed -il protettore di Erlembardo, e questi si credeva ormai così sicuro del -suo potere, che ogni giorno più cresceva di audacia ed intemperanza. -Così per mostrare il suo odio e disprezzo contro i vescovi, che aveano -riconosciuto a lor capo uno scomunicato, calpestò pubblicamente l'olio -da uno di loro consacrato, sostituendovi altro d'ignota provenienza. E -ricusando i vescovi di somministrare il battesimo nelle ferie pasquali -di quell'anno e del seguente, ingiunse ad un semplice prete Luiprando, -che facesse le loro veci.[407] Contro queste violenze suonarono ben -alte le grida del clero,[408] ed in occasione di un incendio, che in -quel torno distrusse la bella chiesa, ove fu consacrato Attone, si -disse essere codesto un giusto giudizio dell'empietà commesse. L'ira -dei Milanesi allora non conobbe più freno; i nemici di Erlembardo -non posero tempo in mezzo ad irrompere armata mano contro di lui, -ed il valoroso capitano cadde colla spada in pugno, martire della -sua fede.[409] Non però la morte di Erlembardo restaurò le forze di -Goffredo; e lo stesso Enrico lo ebbe ad abbandonare, scegliendo in -sua vece un uomo più accetto, Tedaldo.[410] Ormai i dissidii milanesi -scomparivano nella lotta delle investiture[411] che per la sua -grandezza supera tutte le altre finora combattute. - - -II - -Il gran disegno di ridurre tutto il clero maggiore e minore in balìa -del Pontefice era attuato a mezzo fino a che un altro potere, il -laicale, avesse in sua mano i beneficii; onde Gregorio non dubita -di trarre le estreme conseguenze, e contrastare all'Imperatore -antichissimi diritti. Ora si chiariva il segreto pensiero del Papa. -La potestà pontificia dovea essere la fonte di tutte le autorità e -temporali e spirituali. Il clero non dovea inchinarsi ad altro capo -fuor del sommo Gerarca, e da lui solo avea a riconoscere non pure -l'ufficio suo spirituale, ma benanco il possesso dei beni ed il dominio -temporale. Nè faceva intoppo che per tal guisa si sarebbero capovolte -tutte le norme giuridiche e politiche del tempo; e che il feudatario -in omaggio al Papa avrebbe talvolta negata obbedienza al suo signore. -Ormai il supremo signore era il Pontefice, e le parti tra il Papato -e l'Impero affatto invertite. L'Imperatore avrebbe nominato il Papa, -non il Papa l'Imperatore, perchè se il sommo sacerdote ha la potestà -d'immettere nel loro ufficio alcuni principi dell'Impero, è naturale -che eserciti lo stesso diritto sul Principe dei Principi. E questo era -veramente l'ideale di Gregorio VII, la costituzione di una società -mondiale, il cui capo fosse il vescovo di Roma, suprema autorità -feudale, da cui come vassalli dipendessero tutti i principi, e primo -fra tutti l'Imperatore.[412] - -Ma ora si scopriva una strana contraddizione tra il principio e la -fine del movimento riformatore, il quale cominciato dal contrastare -il fasto, la dissolutezza e talvolta il potere principesco dell'alto -clero, finiva col mettere in mano del Papa la maggior copia di -ricchezze, onori e potestà mondana. Se al supremo Gerarca è lecito di -circondarsi degli splendori di una corte, perchè non debbono seguire -il suo esempio e vescovi ed abbati? La riforma disciplinare sarà dunque -messa in seconda linea, ed or che nè l'arcivescovo di Milano, nè altro -al mondo può fare ombra alla Curia Romana, non si contrasterà più la -potestà territoriale dei prelati. E purchè questi riconoscano nel Papa -la fonte dell'autorità loro, vivano a lor modo, e camminino pure sulle -orme degli Ariberti e dei Guidi. - -Per tal guisa i mali della Chiesa s'esacerbavano, e secondo la -testimonianza preziosa di S. Bernardo, le intemperanze del clero -metteano nuove radici e tanto più profonde, per quanto la Chiesa -grandeggiava di potenza e splendore.[413] Nettampoco la quistione -politica era risoluta, chè non ostante i trionfi di Canossa la vittoria -del Papato vacillava non poco, e dopo tanto battagliare Callisto II, -ebbe a sottoscrivere il compromesso del 1122, il quale se chiudeva -la grande lotta delle investiture, non ispengeva il germe di nuovi -contrasti. Il dissidio tra la Chiesa e l'Impero, insorto una volta -non sarà più per comporsi; nè solo colla Germania avrà da battersi il -Papato, ma colla Francia, coll'Inghilterra, col Senato di Roma, con -tutti quei governi in una parola, che mal tolleravano le usurpazioni e -frammettenze del potere ecclesiastico. E queste lotte in quell'età di -violenti e rudi costumi tornavano egualmente funeste allo Stato ed alla -Chiesa; e minacciavano l'esistenza stessa di ogni civile consorzio. - - -III - -In questo tempo appare nella storia la misteriosa figura di Arnaldo da -Brescia.[414] - -Il moto patarino ebbe per risultato di togliere in molti luoghi -ai vescovi la potestà territoriale che passò nei comuni, e così -nacquero quelle repubbliche medievali con consoli e consigli e -diritti e pretensioni baronali sui minori comuni. Questo accadde in -Milano, e sarà accaduto anche in Brescia, ove però il vescovo non fu -spogliato di tutta l'autorità, ma sembra prendesse parte coi Consoli -all'amministrazione della Repubblica.[415] Si comprende come dovesse -riescire faticoso questo governo misto, nel quale gli opposti elementi -si odiavano e sospettavano a vicenda; e come le scissure del governo -si ripercotessero nel popolo, diviso anche lui in partiti e fazioni. -Uno dei capi del partito antivescovile par che fosse il famoso -Arnaldo, il quale benchè prete e frate,[416] s'ispirava alle tradizioni -patariniche, tal che pareva in lui rivivesse lo spirito austero degli -Arialdo ed Erlembardo, santificati dalla Chiesa. - -Questo rigido sacerdote, che al dire dell'_Historia pontificalis_ -carnem suam indumentorum asperitate et inedia macerabat,[417] mal -tollerava che il clero s'inframmettesse nei negozii mondani,[418] e -contro il proprio vescovo, semprepiù avido di maggior potere, levava -alta la voce, infiammando il popolo a tal segno, che nel tornare quel -prelato da Roma, a fatica potè rientrare nella sua diocesi.[419] Non -diversamente s'era condotto un tempo Arialdo, e contro l'arcivescovo -milanese e il clero maggiore ben più gravi tumulti avea sollevato -nel popolo. Ma ora i tempi eran mutati, nè sulla cattedra di S. -Pietro sedevano gli Alessandro II e i Gregorio VII, nè gl'interessi -della Corte pontificia del secolo decimosecondo pareggiavan quelli -dell'undecimo. - -Di queste condizioni consapevole il prelato bresciano s'appellò a -Roma contro il mal capitato canonico, e se non ottenne dal Concilio -lateranense del 1139[420] la condanna esplicita delle dottrine -arnaldiane, ebbe dal Papa quello che più gli premea di conseguire, -l'allontanamento del pericoloso oratore. Arnaldo infatti fu deposto -con decreto pontificio dall'uffizio suo, e cacciato in bando -oltremonti.[421] È dubbio se gli fosse proibito anche il predicare. -Ottone di Frisinga lo dice apertamente;[422] ma S. Bernardo non sa -nulla di questo divieto; nè forse alla Curia romana premeva di chiudere -la bocca all'esule sacerdote, convinta che fuori della patria la -sua parola non sarebbe nè cercata nè temuta. Comunque sia, è fuor di -dubbio che Arnaldo riparò in Francia, ove secondo Ottone di Frisinga -era già stato da giovane per udirvi le lezioni d'Abelardo.[423] E vi -tornò appunto in quel tempo, in cui il Concilio di Sens dovea decidere -sulle sorti del filosofo palatino, accusato da San Bernardo. L'esule -bresciano s'adoperò gagliardamente pel suo maestro,[424] e quando -fu pronunziata la sentenza, e l'infelice condannato si ridusse nella -solitudine di Cluny, ei restò impavido sulla breccia, ed occupata la -cattedra deserta, seguitò ad esporre la Bibbia nello stile di Abelardo, -e forse più di lui insisteva sul contrasto tra i primi vescovi -della Chiesa, e quelli che allora disonoravano il loro ministero -coll'avarizia ed il desio di beni mondani, e alle mollezze del secolo -s'abbandonavano, e voleano edificare la Chiesa sul sangue.[425] - -Dell'efficacia di questo insegnamento non è a dubitare. Chi -l'impartiva, educato agli studii classici, possedeva il segreto -dell'eloquenza, che vince le menti,[426] e maggiore autorità dava -alle sue parole coll'esempio di una vita intemerata ed austera che -imponeva il rispetto anche ai nemici. Talchè S. Bernardo, ben conto dei -pericoli che sovrastavano all'opera sua, s'adoperava in tutte le guise -per ridurre al silenzio questo nuovo apostolo, pari al maestro per -ingegno e dottrina, ma d'animo più gagliardo. Già fin dalla chiusura -del concilio con lettere affannose avea sollecitata da Innocenzo II -la condanna del palatino e del bresciano insieme; pervenutogli poi il -decreto pontificio, che non pure condannava i novatori ma ne ordinava -l'arresto,[427] si mise in cerca di chi si prestasse ad eseguirlo. E -fallitogli il tentativo presso il re di Francia, dal quale ottenne -solo ed a stenti l'espulsione di Arnaldo,[428] si volse al vescovo -di Costanza nella cui diocesi s'era quegli rifugiato,[429] pregandolo -di far discacciare il ramingo, se pur non gli riescisse di chiuderlo -in prigione.[430] Ma non tutti la pensavano come l'impetuoso abate. -Nè soltanto l'ordine di arresto non fu eseguito;[431] ma perfino -un cardinale di S. Chiesa, e legato per giunta,[432] in luogo di -perseguitare il profugo sacerdote, lo accolse ospitalmente, e della -sua egida lo ricoperse. E indarno il Chiaravallese gli scrisse una -delle sue lettere più ardenti;[433] l'accorto porporato non si lasciò -prendere all'amo, chè ei ben sapea discernere gl'interessi della -Chiesa da quelli del fanatismo. Pare anzi che con lo stesso legato -Arnaldo abbia fatto ritorno in Italia, e che per opera di lui si sia -rappattumato col novo papa Eugenio III.[434] - -Sembra molto strano che l'esule bresciano, il proscritto da Innocenzo, -trovi grazia appo Eugenio, presso quello stesso Papa, che avrebbe -dovuto più che altri seguire i consigli di S. Bernardo, stato già -suo maestro;[435] e qualcuno potrebbe essere indotto a dubitare -della veracità dell'_Historia pontificalis_. Ma la testimonianza -del Sarisberiense, come ha dimostrato il Giesebrecht, è fuor di -discussione; ed io stimo che si possano sciogliere le dubbiezze, ove si -studii più addentro nei fatti.[436] - -Non appena assunto al pontificato Eugenio III ebbe dal suo venerato -maestro il libro _De Consideratione_, ove è svolta maestrevolmente -la quistione del giorno, quella stessa, che solea trattare Arnaldo -nelle sue predicazioni, e che oggi si direbbe del potere temporale. -S. Bernardo comincia dallo stabilire che la Chiesa non possiede per -diritto apostolico; chè gli apostoli non potevano dare quel che non -aveano.[437] E se non possiede per sè, mal può farsi distributrice di -terre, e giudice di possessi. Quale apostolo mai si attribuì questo -potere?[438] Nè tampoco la Chiesa è fatta per dominare, chè a lei non -lo scettro, ma il sarchio si conviene; e chiaramente traspare dagli -Evangelii il divieto della dominazione mondana.[439] Nè mai Pietro si -ornò di gemme o di seriche vesti, nè su bianco cavallo fu portato, nè -gli si stringevano attorno soldati e ministri.[440] Ed i possessi e -il dominio, e l'aureo manto e l'armi non spettano a chi fu commesso -l'umile ufficio di pascere il suo gregge;[441] bensì ai re e principi -della terra. Nè giova che l'una podestà invada i confini dell'altra, -e meni la sua falce nell'altrui messe.[442] Ma non perchè si spogli -di queste mal tolte attribuzioni, la dignità del sommo sacerdote -vien menomata. Chè per quanto egli si estolga su tutti gli altri -uomini, non può certo farsi maggiore del Signor suo, nè al discepolo -conviene usurpare titoli ed ufficii che al maestro non piacque di -assumere.[443] E d'altra parte ridotta al solo spirituale l'autorità -del Papa non cessa per tanto dal soprastare a quella di tutti i -principi della terra; non essendovi alcun re o imperatore, cui come -al Papa appartengano le due spade, la temporale e la spirituale.[444] -Con questa differenza che quella viene sguainata per suo cenno, ma non -dalla sua mano, questa anche dalla mano. La spada temporale deve essere -adoperata per la Chiesa, non dalla Chiesa.[445] - -Da queste citazioni è facile raccogliere la dottrina di S. Bernardo. -Non avendo lo Stato un contenuto morale suo proprio, la podestà terrena -fino a che non sia consacrata dal Capo della Chiesa, pare agli occhi -del Chiaravallese rude forza non ancora tramutata in diritto; concetto -comune a tutto il Medio Evo, e dai ghibellini non meno accettato -che dai guelfi. Ma ciò non importa che la Chiesa stessa debba godere -autorità territoriale. Superiore a tutti i principi della terra, ella -non può discendere al loro livello, nè esercitare un potere materiale -come il loro; fonte di ogni autorità, la impartisce agli altri, senza -serbare per sè nessuna parte che non sia del tutto spirituale. Il -concetto di S. Bernardo dovea menare diritto al vicariato. Il Micado -per dedicarsi esclusivamente agl'interessi spirituali tralascia la -cura delle terrene cose, la cui amministrazione affida al primo tra i -principi del paese. E questi, il Taicun, ha bensì il vero potere nelle -mani, ma l'esercita nel nome del Micado. - -Non dobbiamo qui dare un giudizio di questo sistema, il più ecclettico -che sia mai apparso. Ma certo è che ad Eugenio sorrise non poco, e ben -presto messolo in pratica nell'accordo che strinse colla Repubblica -romana, si fece restituire dal popolo romano il diritto di sovranità, -esercitata dai suoi predecessori, ma nel contempo s'impegnò di -trasferirne il potere nel Senato romano, come suo vicario.[446] Non è -improbabile che a questo componimento assentisse anche Arnaldo, e per -tal guisa spiegheremmo agevolmente come andasse assolto dalle antiche -censure, e gli fosse data licenza di starsene a Roma. - -Ma non andò molto che si scopersero i vizii di quell'artifizioso -congegno, che metteva alle prese due autorità, una di nome, l'altra -di fatto. Non conosciamo le scissure che ebbero luogo in quel tempo -tra il Papa ed il Senato di Roma; certo è che nella primavera del 1146 -Eugenio fuggì da Roma, e l'anno appresso dall'Italia. Fallito così -l'accomodamento ricominciò la lotta con maggior vigore. Ormai non era -più tempo di mezzi termini, ed Arnaldo riprese il linguaggio antico, -e nelle sue calde predicazioni sfolgorava per primo i cardinali, -nuovi scribi e farisei che si adunano nel tempio, come in mercato, a -trattar di negozii mondani e provvedere al loro fasto ed ingordigia. Nè -risparmiava il Papa, a cui negava il nome di uomo apostolico e pastor -delle anime; perchè gli apostoli non promoveano incendi e rapine come -lui; nè nel sangue fondavano il loro regno spirituale.[447] E da queste -premesse diritto conclude non doversi obbedienza nè al Papa nè ai -Cardinali, che non sono la vera Chiesa di Dio; nè aversi a tollerare -che il Papa rientri in quella città, cui vuole ridurre a servitù, lei -la fonte della libertà, la sede dell'impero e la regina del mondo.[448] - -Arnaldo era dunque l'oratore della Repubblica, il temuto tribuno che -nel breve giro di pochi mesi avea saputo guadagnarsi il favor popolare -così da movere le masse a suo talento. Ben comprese il Senato romano di -quanto giovamento potesse tornargli questo sacerdote, di vita austera -ed intemerata, che spietatamente metteva a nudo le magagne del clero, -e ad un profondo sentimento religioso aggiungeva il culto della Roma -antica, e la fede invitta nei suoi nuovi destini. E con giuramento -solenne Arnaldo ed il Senato romano si strinsero in un patto, quegli -di consacrare tutta l'opera sua in servigio della Repubblica, questi -di difenderlo a tutti i costi dalle insidie nemiche. L'uno e l'altro -seppero mantenere la lor fede.[449] E quando nel 1149 fu costretto il -Senato a rappaciarsi con Eugenio, non permise che rientrando il Papa -nella città eterna, ne fosse bandito lo scomunicato tribuno. Mirabile -fermezza, che permise ad Arnaldo di seguitare a vivere in Roma, ove -sarebbe rimasto tuttora se il successore di Eugenio e di Anastasio, -Adriano IV, fulminando l'interdetto, non avesse indotto il credulo -popolo a chiederne lui stesso l'allontanamento. - -Da quel giorno i destini di Arnaldo furon decisi. Indarno i Visconti -di Compagnatico lo sottrassero al cardinale Odone, in potere del -quale era caduto presso Bricole in Val d'Orcia.[450] Pochi uomini di -Federigo Barbarossa bastarono a ritoglierlo ai suoi salvatori; nè -il re tedesco, cui premeva di sgombrarsi la via all'incoronazione, -dubitò di consegnarlo al Papa. E questi non pago di farlo mandare a -morte,[451] ne fece bruciare il cadavere e disperdere nel Tevere le -ceneri, _ne a stolida plebe corpus ejus veneratione habetur_, come dice -il cronista.[452] Preziosa confessione, che mostra in qual concetto di -santità era tenuto il tribuno, e di quanto odio lo rimeritasse la Curia -Romana. - - -IV - -Qual'era la dottrina di Arnaldo, per quanto almeno possiamo -raccoglierla dalle scarse testimonianze? Noi dicemmo già quali erano -le lotte che scoppiarono in quel tempo tra l'autorità religiosa e -la civile, e di quanti mali fosse cagione questo dissidio.[453] A -questi mali così profondi ed annosi un rimedio solo s'aveva energico, -infallibile e tale che li avrebbe tagliati dalla radice, e la grande -mente del bresciano seppe scoprirlo. Perchè il mondo abbia pace, -ei diceva, fa d'uopo che la Chiesa torni alla purità e semplicità -dei tempi apostolici, e ben si persuada che il Vangelo non tollera -anzi vieta ai ministri del Signore il possesso di beni temporali, e -che i preti e frati renitenti a spogliarsi delle molte ricchezze si -danneranno irreparabilmente. Non al clero spetta la proprietà delle -terre che ora sfrutta, bensì al Principe o allo Stato, al quale deve -restituirsi questa gran massa di beni, perchè sia adoperata in servigio -non di una casta, ma della società tutta.[454] Fatidiche parole, che -sembrano scritte ai nostri giorni, ma di quei tempi doveano riuscire -ben dure ad intendersi. Ricordiamo che prima di Arnaldo un Papa d'alta -mente, Pasquale II (1099-1118), a por fine alla guerra con Enrico V, -avea pattuito che l'Imperatore rinunziasse alle investiture, e per -compenso i vescovi restituissero i lor feudi all'Impero.[455] Ma il -pensiero geniale del Papa, benchè meno radicale di quello di Arnaldo, -non fu meglio accolto da entrambi i partiti. La società non era ancor -matura per queste ardite innovazioni, e come nel 1109 Enrico V ai -vescovi tedeschi, tumultuanti nel S. Pietro, dichiarava non desiderare -la separazione propostagli dal Papa, così parecchi anni più tardi, nel -1154, il Barbarossa si fa esecutore della vendetta pontificia contro -quel sacerdote che sosteneva a viso aperto i diritti dello Stato. - -Ma se le idee di Arnaldo non erano conformi allo spirito dei tempi, -non per questo si doveano tenere per eretiche. Lo stesso Pasquale -II nel trattato stretto con Enrico V avea dichiarato contrario ai -canoni, che il clero coprisse un ufficio politico, e prestasse servizio -nell'esercito, e si fosse insieme servi dell'altare e della Corte.[456] -Nè suonavano diverse le dichiarazioni di S. Bernardo, il quale ben -comprendeva come tutte le idee di Gregorio VII non potessero attuarsi -di pari passo, essendo il primato politico della Chiesa il più forte -ostacolo alla riforma della disciplina. Non fa dunque meraviglia che -qualche ecclesiastico abbracciasse le opinioni di Arnaldo, senza -credere per questo di venir meno alla sua fede ed al suo ufficio. -Questo sappiamo dallo stesso breve di Eugenio III, il quale, com'è -stato più volte notato, chiama Arnaldo scismatico non eretico.[457] - -E certamente se le dottrine arnaldistiche avessero avuta attinenza -soltanto col potere politico o la posizione economica del clero, non -potrebbero esser dette ereticali. E dovremmo assentire al Giesebrecht -che scagiona Arnaldo di ogni accusa di eresia. Ma non possiamo negare -che con quelle dottrine politiche ed economiche strettamente si -legavano altre, che non sono rigidamente ortodosse. Arnaldo stesso, -come già riferimmo dalla _Historia pontificalis_, sosteneva il Collegio -dei cardinali non essere la Chiesa di Dio, il Papa non essere un uomo -apostolico, e a lui non doversi nè obbedienza nè riverenza.[458] Non -più aspro era il linguaggio degli eretici, le cui invettive, imagini, -e citazioni son fedelmente riprodotte dagli arnaldisti. Basta leggere -la lettera, che uno di essi il Wezel,[459] scrive a Federico I. I -preti d'oggi, ei dice, sono i falsi dottori di cui parla Pietro, che -per avarizia mercanteggiano le anime loro affidate, gozzovigliano nei -conviti, e gli occhi han pieni di adulterio. Ei son quelli per cui -la via della verità sarà bestemmiata, e di loro si può dire essere -fonti senz'acqua.[460] Nè possono ripetere con Pietro: _tutto abbiamo -lasciato e te abbiamo seguito, o signore_, nè molto meno: _io non ho nè -argento nè oro_. Nè di loro si può dire che sono il sale della terra, -o la luce del mondo come dice Matteo: ma piuttosto lor conviene il -versetto che segue: _se il sale diviene insipido, con che salerassi -egli? non val più nulla siffatto sale, se non ad essere gittato -via, e calpestato dagli uomini_.[461] Chi dice di credere in Cristo -deve camminar come lui, e chi non conosce Dio, e non osserva i suoi -comandamenti mentisce. E Cristo stesso disse: _se non farò le opere del -padre, non mi credere_. E se a Cristo che fu senza peccato non s'avea a -credere senza le opere, come mai si dee prestar fede a costoro, che mal -s'avvisano ed operano il male pubblicamente? Come potete parlare del -bene, quando siete cattivi? Non ha detto il signore stesso _la vostra -fede senza le opere è morta_?[462] E come mai costoro, ingordi di ogni -ricchezza, possono ascoltare il primo tra i precetti dell'Evangelo: -_beati i poveri di spirito_? - -Degli stessi testi si servivano i Catari e si varranno i Valdesi per -combattere la supremazia del Papa. Ma da queste premesse traevano -agevolmente la conclusione: che se i preti sono ormai così lontani dal -Vangelo non si può loro obbedire senza peccato. Il sacerdote, dicevan -gli eretici, è capo della Chiesa, ed a quel modo che ove sia infermo il -capo, tutte le membre illanguidiscono, così il sacerdote non può essere -indegno senza coinvolgere nella colpa sua tutta la Chiesa che governa. -Onde egli è come il lievito di cui al dir di S. Paolo, poca quantità -empie di sè la pasta tutta. Non si possono servire due padroni nello -stesso tempo, secondo Matteo; onde il prete malvagio non può servire -Dio, ei che serve il diavolo, nè può essere di quello il degno ministro -presso i fedeli.[463] Traevano le stesse conseguenze gli Arnaldisti. -A loro non si rimprovera nè il dualismo, nè la metempsicosi, nè -l'abolizione delle dignità ecclesiastiche o delle feste e delle -pratiche religiose. No, il solo punto nel quale essi differiscono dai -Cattolici è questo, che dicono non doversi accogliere i sacramenti dal -prete che si riconosce malvagio;[464] tutto al contrario della dottrina -cattolica secondo la quale il carattere sacro è indelebile, qualunque -sieno le opere del sacerdote, fino a che non abbia avuto luogo la -deposizione. E fino a questo punto non è lecito negare obbedienza al -sacerdote, e molto meno disdegnare la somministrazione del sacramento. -Il sacerdote in rapporto del sacramento non è se non uno strumento -passivo, nè perchè si compia il miracolo eucaristico importa che il -celebrante sia puro. Anche contro i meriti di chi lo consuma, il pane -si converte nel corpo di Cristo; e sia pure indegno il confessore, -l'assoluzione che ei pronunzia ha sempre la stessa efficacia di lavare -ogni macchia di peccato.[465] - -Possiamo dunque concludere che se rispetto agli altri sacramenti -Arnaldo e gli Arnaldisti erano ortodossi schietti, nè abbiamo alcuna -prova che errassero intorno all'eucaristia; per quel che riguarda -l'ordine sacro la pensavano invece tutt'altrimenti dai Cattolici. - -Prima degli Arnaldisti erano venuti alle stesse conclusioni i Patarini, -i quali nel combattere i preti concubinari o simoniaci, finivano collo -sconoscerne il carattere sacerdotale, prima che l'autorità competente -si fosse pronunziata. Ricordammo altre volte quel tale di Cambray che -predicava intorno al 1077 non doversi obbedienza ai preti simoniaci o -concubinari, nè potere essi celebrar messa, nè i fedeli ricevere da -loro i sacramenti. Il patarino francese fu giudicato come eretico, -e condannato al rogo, e sebbene Gregorio VII protestasse contro la -selvaggia esecuzione, e volesse punirne gli autori, pure non si può -negare che l'accusa di eresia non fosse niente affatto infondata.[466] -Senza dubbio la dottrina del predicatore di Cambray non era diversa da -quella che Gregorio VII sosteneva,[467] ed avea fatto accogliere nei -varii concilii che si succedettero dal 1059 in poi ma non per questo -diveniva più ortodossa,[468] e non andrà molto tempo che la Curia -stessa la ripudierà condannando negli Arnaldisti quei Patarini che un -tempo avea levati sugli altari. - -Se occorressero altre prove della scarsa ortodossia degli Arnaldisti, -potrei addurre questa che mi sembra di non poca importanza. Già dicemmo -a suo tempo che i Valdesi si dividevano in Poveri di Lione, e Poveri -Lombardi. La dottrina particolare di questi ultimi, come apparisce -dall'anonimo di Passau, afferma non potere il cattivo sacerdote -consacrare il corpo di Cristo, nè Dio discendere alle preghiere di -lui. Notammo già nel capitolo precedente, che su questo punto i Poveri -Lombardi si mostravano inconciliabili con quelli d'oltremonti. Il -che ci fa intravvedere che i Valdesi, venuti in Lombardia e trovati -ivi i seguaci di Arnaldo, che al dir dell'_Historia pontificalis_ si -chiamavano già eretici lombardi, si fusero con loro, e tra gli altri -punti di dottrina questo misero in evidenza, in cui e Valdesi ed -Arnaldisti concordavano, che al ministro creduto indegno non si debba -prestare nè onore nè obbedienza. Quali conseguenze si possano trarre da -questo concetto non è mestieri che dica. Solo noterò che coll'elevarsi -il fedele a giudice dei sacerdoti viene scossa dalle fondamenta la -gerarchia cattolica, e crollato questo edificio così sapientemente -architettato, è aperta la via ad ulteriori e più radicali riforme. - -Anche in questo punto il risultato del movimento patarinico dovea -cozzare col suo principio. Cominciato dal combattere quei prelati, che -minacciavano di levarsi in alto contro i diritti e le pretensioni del -sommo Gerarca, finisce coll'introdurre un principio che a lungo andare -sarà per distruggerne l'autorità. Io non voglio affermare che gli -Arnaldisti avessero consapevolezza della loro rottura col cattolicismo; -le loro divergenze erano limitate a pochissimi punti, ed anche in -questi potevano invocare in loro favore l'autorità dei concilii, talchè -più che eretici si potevan dire e furon detti scismatici. Ma ove pure -essi si credessero in buona fede migliori cattolici dei loro avversari, -ciò non prova che fossero in realtà. Anche i Poveri di Lione si -credevano così schiettamente cattolici, che chiesero a due pontefici il -riconoscimento del loro sodalizio. - - -V - -Ed ora possiamo riassumere tutto lo sviluppo di questo moto ereticale. -Il principio di questa profonda agitazione dello spirito religioso s'ha -da porre nel catarismo, che voleva sostituito al domma dell'unicità di -Dio, o del creatore quello del dualismo, ed alla Chiesa cattolica già -gerarchicamente costituita opponeva un'altra, che avesse anch'essa i -suoi sacerdoti e vescovi, e perfino anche un papa. Ma per combattere -la Chiesa di Roma il catarismo dovea accogliere e difendere tutte -quelle dottrine, che nate da ben altre tendenze avean pure lo stesso -risultato di scalzare l'edificio cattolico. Il catarismo è iconoclasta, -berengariano, docetista e simiglianti. Il che fa sì che nella vecchia -eresia si formino due nuclei eterogenei; il primo formato dalle -dottrine dommatiche dualistiche, cagione di austero ascetismo, e di -stravaganti superstizioni; il secondo composto in gran parte dalle -dottrine più o meno razionalistiche, che cercavano di ridurre ognor più -il mistero, limitavano al possibile la sfera d'azione dell'autorità, e -tendevano a sopprimere a poco a poco il bisogno degl'intermediarii tra -l'uomo e Dio. La differenza, anzi opposizione tra queste due parti fece -sì, che la seconda si staccasse dalla prima, e mentre quella si rendea -sempre più estranea al genio occidentale, questa seguia trionfante il -suo corso, e col tempo da valdese tramutossi in protestante. - -Ma i Catari ed i Valdesi per quanto discordi nei convincimenti -dommatici si accordano nell'indirizzo pratico delle dottrine, e contro -le ricchezze e gli ozi del clero vogliono far rifiorire i costumi -apostolici, e non apprezzano se non la povertà, il disinteresse, la -rinunzia ad ogni bene o piacere mondano. In questo indirizzo pratico -conviene una terza setta, la quale benchè più ortodossa dei Valdesi, -non è meno di loro sollecita delle riforme dei costumi. - -Questa terza setta è quella che al principio delle riforme si chiamò -dei Patarini, e più tardi venne detta degli Arnaldisti. Non è a -dire che in qualche punto dommatico non s'allontani anche lei dalla -Chiesa costituita, ma forse ella si credeva sinceramente cattolica e -si conservò tale fino a che non si fuse coi Valdesi. E quando questa -setta scomparve, un'altra ne sorse in luogo suo predicando con maggiore -energia le stesse massime. E questa è la setta dei Gioachimiti, che -riconoscono a lor capo l'abate calabrese, di spirito profetico dotato, -il quale alla dottrina della povertà e dell'abnegazione attribuisce un -valore e significato più generale, e crede che ella debba rigenerare -non pure i preti e i frati, ma la società tutta, che dovrebbe a mente -sua formare un vasto cenobio; talchè mutato con questa trasformazione -l'ordinamento della società e della Chiesa, sottentrerebbe una nova -età, un terzo periodo nella storia del mondo, il regno dello Spirito -Santo. Con l'abate Gioacchino la storia dell'eresia entra in una nuova -fase, che ha caratteri affatto opposti al precedente. Nel primo periodo -dell'eresia catara per successive attenuazioni si riesce allo scisma -arnaldistico, nel secondo dallo scisma gioachinita per successivi -rinforzamenti si arriva all'eresia degli apostolici. - - - - -LIBRO SECONDO - -DALLO SCISMA ALL'ERESIA - - - - -CAPITOLO I - -L'ABBATE GIOACCHINO - - -Sono molto discordi i giudizii intorno al - - Calavrese abate Gioacchino - Di spirito profetico dotato, - -nè fa maraviglia; perchè chi attenda alla sua incontrastata pietà, -all'ampia e solenne dichiarazione di sottomettersi al giudizio di Roma, -e ritrattare tutto quello che nei suoi scritti si trovasse di meno -ortodosso; chi ricordi l'ordine florense ed il cenobio da lui fondato, -se anche non presti fede ai miracoli che si raccontano di lui, certo lo -metterà tra i più ortodossi asceti del medio evo. E la Chiesa stessa -lo disse beato, e permise che si levasse un altare sul suo sepolcro -nell'abbazia di S. Giovanni in Fiore, nè solo i Benedettini, ma benanco -i Gesuiti ne inserirono la vita nelle agiografie. Ma d'altra parte non -si può negare che nel Concilio lateranense del 1215 furono solennemente -condannate alcune dottrine teologiche dell'abate calabrese, e più -tardi nel 1254 una Commissione di cardinali raccolse dalle sue opere -autentiche una messe abbondante di opinioni e sentenze poco ortodosse. -Oltrechè lo stesso nome di profeta appar sospetto alla rigida autorità -ecclesiastica, perchè di santi la Chiesa cattolica ne riconosce -moltissimi, ma di profeti neppur uno, chè secondo molti dottori la vena -profetica andò del tutto esaurita dopo la venuta del Messia, quando -null'altro aveano a predire i veggenti del futuro, fuor che novità -pericolose. Codesta disputa tra gli apologisti e i contraddittori -dell'abate calabrese dura da un pezzo, nè sarà per ismettere, -attendendo gli uni alla purità degl'intendimenti, e gli altri al -tenore delle dottrine. Ma comunque si componga, a noi corre l'obbligo -di aprire questo secondo libro col profeta calabrese. Perchè se anche -dell'ortodossia di lui non si fosse dubitato punto, e concordemente -fosse venerato sugli altari, non sarebbe men vero per questo che nel -suo nome si levarono, e dalle sue opere presero le mosse alcune sètte -manifestamente ereticali. - - -I - -Dell'abate Gioacchino è molto difficile ricomporre la biografia sulle -scarse notizie a noi pervenute. Del cenobio di Fiore, da lui fondato, -non resta ormai se non l'antica mole, e se dura l'incuria nostra, tra -poco cadrà ancor quella. I tesori e le memorie della ricca abbazia -andaron dispersi, ed i cronisti antichi bisogna adoperarli con molta -circospezione, se non si vuol cadere in gravi errori, come toccò al De -Lauro.[469] Nessuna cronaca ci dice nè la data della nascita nè quella -della morte. Ma quest'ultima può essere determinata con certezza da due -documenti riportati dall'Ughelli, dove appare ancor vivo nel settembre -del 1201 e già morto nel giugno 1202. La morte adunque accadde nel -frattempo, e propriamente il 30 marzo 1202; perchè sappiamo da Luca che -morì di sabato quindici giorni avanti la Pasqua.[470] Non è così facile -determinare l'anno della nascita. I calcoli del De Lauro, che lo crede -nato nel 1111 sono tutti fondati sopra una profezia che avrebbe fatta -Gioacchino sulla neonata principessa Costanza. Ma così la profezia, -come tutto il racconto intorno a questa principessa, che il De Lauro -attinse dal Fazelli, è un tessuto di favole. Un altro biografo, il -Greco, o perchè l'abbia trovato in documento antico, o perchè prenda -la media della vita umana, mette tra la nascita e la morte un settanta -anni. Secondo questo calcolo Gioacchino sarebbe nato intorno al 1132. - -Che alla mamma e al babbo apparissero prima della nascita del bambino -parecchie visioni lo raccontano i biografi, nè fa meraviglia, perchè -un profeta non poteva non essere preceduto da quelle apparizioni, che -negli antichi tempi preannunziavano la nascita degli eroi, e nei nostri -quella dei santi. Ma è strano che tra le cose rivelate dall'angelo ai -genitori ci fosse questa, che non s'avesse a battezzare il figliuolo -prima dei sette anni, e più strano che i genitori aspettassero non pure -i sette anni prescritti, ma dieci addirittura. Non saprei veramente -come spiegare questo curioso racconto. - -Giovane di prestante ingegno, bello della persona, largamente fornito -di beni di fortuna, avrebbe fatto gran cammino nel mondo, ed il padre -ben per tempo lo applicò alla regia curia, ove pare che avesse un -uffizio importante anche lui; ma lo splendore della corte non abbagliò -il giovane patrizio che si sentiva chiamato a ben altri destini, e -delle miserie della vita già si mostrava insofferente. Che pensieri -si agitassero nella sua mente è ben difficile dire, ma certo è che -ei sentendosi a disagio nella patria sua ottenne dal padre di fare un -viaggio per l'oriente ad attigere ispirazioni dagli stessi luoghi, ove -ebbe nascimento la nostra fede. Lui non moveva quell'inquieto ardore, -che menerà i Polo nelle lontane regioni della Mongolia, nè desio di -avventure; ma un sentimento indefinito che lì dove nacque il Cristo, -gli verrebbe scoperto il segreto del suo destino. Intraprese il viaggio -non a foggia di pellegrino, bensì circondato da servi ed amici, che -manteneva a proprie spese. Era ben raro anche a quei tempi che un -privato intraprendesse un così lungo viaggio con tanto seguito di gente -e, se s'ha a credere al cronista, il giovane signore ne invanì.[471] -Ma giunto a Costantinopoli, ove forse qualche morbo contagioso mieteva -a migliaia le vittime, il sentimento mistico prese il di sopra, e -spogliate le ricche vesti, e congedati i suoi compagni all'infuori -di uno, cinse il saio del pellegrino, e seguitò faticosamente la sua -via.[472] Ormai avea rinunziato ai piaceri della vita, ed ei stesso -narrava al suo compagno Luca d'una vedova siriaca, ancor giovane e -bella, che accolto in casa l'austero viaggiatore, cercò indarno di -soggiogarlo coi suoi vezzi.[473] Salito sul monte Tabor è fama che vi -restasse tutta la quaresima tra digiuni e preghiere. E se non si può -credere al biografo, che su quel monte concepisse il disegno di opere -scritte molto più tardi e sul cadere degli anni, certo è che vi attinse -il proposito di dedicarsi tutto alla religione di Cristo.[474] - -Tornato in patria, se pure non è vero che ei si nascondesse ai suoi -genitori[475] certo è che non volle rientrare nella casa paterna, ma -invece per fecondare quei germi che avea seco portati di Palestina -entrò nel monastero di Sambucina. Se non che non volle legarvisi con -voti;[476] chè ei non aveva in mira di chiudersi nel silenzio di un -chiostro, ma di spandere la parola del Signore di gente in gente. E a -capo d'un anno dal monastero sambucinese si portò nei dintorni di Rende -per predicare ai popoli, e trasfondere in loro il fervore religioso -che scaldava il suo petto.[477] È strano che Gioacchino nel principio -del suo apostolato fosse ancor laico, e par che non avesse nessuna -fretta a prendere gli ordini. Nè questo è un fatto isolato nella sua -vita; chè nella sua peregrinazione per la Palestina, sebbene avesse -fatto voto di castità, e vestita la bianca tunica del frate, pure tornò -laico quale era partito. E tornato in patria, benchè si chiudesse per -un anno nel monastero sambucinese, pure nè si fece frate, nè prese -gli ordini. E quando più tardi fu fatto abate di Corazzo non vide -l'ora di fuggire dal convento e tornare a predicare all'aere aperto. -Questi fatti hanno certamente un nesso fra loro, nè può darsi che il -ritardo di Gioacchino a prender gli ordini sia accidentale. Egli era di -quegli uomini, che sentivano indispensabile una riforma della Chiesa, -se pur non si volea perpetuare le lotte tra il Papato e l'Impero, che -riaccese nel 1154 continuarono a lacerare la cristianità, e produssero -durante il pontificato di Alessandro III un lungo e disastroso scisma. -Forse istintivamente sentiva che questa riforma non potesse partire -dal clero stesso, che troppo avido si dimostrava di dominio, ed in -vista di temporali vantaggi non rifuggiva dal muovere una guerra -ingiusta, come quella di Adriano contro Guglielmo I di Sicilia. Non -bisogna dimenticare che Gioacchino visse per qualche tempo nella -curia cosentina, e dei contrasti tra i Normanni ed i Papi, che or li -benedicevano come salvatori, or li scomunicavano come empi e ladroni, -dovea sapere qualche cosa. Nè sarebbe strano che ei fin da giovane -avesse un lontano presentimento delle idee che più tardi sarà per -svolgere. - -Comunque sia, è fuor di dubbio che Gioacchino ancor da laico si mise -alla predicazione, come al principio del secolo avea fatto Tanchelino, -e qualche anno dopo di lui farà Valdo. Ma la Chiesa non poteva -permettere che un laico assumesse un ufficio proprio del sacerdote, -nè dubito punto che a Gioacchino fosse proibita la predicazione dal -vescovo di Cosenza. Così si spiegherebbe il fatto, che egli volendo -prender gli ordini, per seguitare nel suo apostolato senza impedimenti, -non si rivolse al vescovo della sua diocesi, come era pur naturale, -ma recossi invece nella vicina Catanzaro,[478] ove fu ordinato da -Norberto, terzo vescovo di quella diocesi.[479] Il cronista racconta -che nel viaggio per Catanzaro arrivato al Crotalo (Corace) smontò -all'abbazia cistercense di Corazo. Ed ivi dall'abate Colombano -fu indotto a restare per prepararsi convenientemente all'ufficio -sacerdotale che volea imprendere, e dopo non molto si lasciò persuadere -a prendere i voti. La via della libera predicazione, per la quale -s'era messo, gli era stata chiusa; nè forse con suo rammarico. Alla sua -indole mite e poco battagliera s'addiceva una missione più calma della -predicazione, e la riforma che ei vagheggiava la potea promuovere più -collo studio e gli scritti che colla parola. E benchè finora non avesse -voluto nè legarsi con voti, nè prendere gli ordini, pure per la tempra -dell'animo suo più inchino alla vita contemplativa che all'attiva, era -un cenobita nato. - -Divenuto frate cistercense, seguitò con ardore gli studii biblici, dai -quali mal tollerava d'andar distolto. E quando alla morte dell'abate -Colombano i confratelli levarono lui all'alta dignità, forse perchè -più schivo di tutti, ricusò l'impaccioso onore. E per sottrarsi alle -pressure, abbandonato il suo convento, riparò prima in quel d'Acri, e -poscia nel Sambucinese, dove era stato anni prima. Ma questa fuga non -intiepidì l'ardore dei suoi elettori, che dall'umiltà sua traevano novo -argomento per desiderarlo a capo. E frappostisi alcuni dignitari della -Chiesa gli convenne accettare[480] il non ambito ufficio, nel quale e -per la relazione di famiglia, e per essere stato egli stesso un tempo -addetto alla curia forse potè giovare più che ogni altro. Certo è che -sotto il suo governo l'abbazia, come dice il cronista, ottenne nuovi -privilegi, come ne fa fede un documento del 1178 riportato dal Greco, -in cui Guglielmo II ordina al suo rappresentante nella Puglia che sia -fatta giustizia ai giusti reclami dell'abate Gioacchino di Corazo.[481] -Ma sebbene adempisse scrupolosamente ai doveri del suo ufficio, pure, -anzi appunto per questo, non cessava di sentirne il peso. Tra quei -conflitti di case religiose, che si disputavano e terre e beneficii, -tra le cure dell'amministrazione di un vasto patrimonio, gli parve -smarrito lo scopo della sua vita. E l'irrequietezza dei primi anni -rinacque, e quell'alto fastidio, che un tempo lo allontanò dalla corte -cosentina, lo mise ora in fuga dall'abazia coracense.[482] Ma non v'era -altro mezzo per essere sgravato dal faticoso incarco, quando i suoi -confratelli non volessero, se non impetrarlo per grazia dall'autorità -del Papa. E l'abate corazzese, ben risoluto questa volta di andare -fino in fondo, prese la via di Roma, ed a Lucio III, salito dal 1181 -sulla cattedra di Pietro, chiese di venire esonerato dall'ufficio, che -gli toglieva il modo di compiere il commento e l'interpetrazione della -Bibbia, da lui per tanto tempo vagheggiata. All'insolita dimanda fra -tanti che chiedevano privilegi e favori fece buon viso il Pontefice, nè -solo permise che deponesse la dignità abbaziale, ma gli dette licenza -di prendere stanza ove meglio gli paresse.[483] Così Gioacchino tornato -in Calabria, abbandonò per sempre l'abbazia di Corazzo, e ad imitazione -degli anacoreti dell'oriente si ridusse nel silenzio di Pietralata, ove -non giungea l'eco delle discordie fratesche, ed ei libero di cure a ben -più alti pensieri potea volgere la mente. - -Da Pietralata par che andasse pellegrinando per le abbazie cistercensi, -lavorando dovunque indefessamente, e partecipando altrui i frutti del -suo lavoro. Questo almeno possiamo raccogliere dalla testimonianza -preziosa di Luca, che lo conobbe per la prima volta nell'abbazia di -Casamari, ove egli si trattenne più di un anno a compiere ed emendare -il libro della _Concordia_, ed il commento all'_Apocalisse_, e por -mano nel contempo all'ultima delle sue opere, il _Decacordo_.[484] -Che una di queste opere fosse già cominciata quando Gioacchino si -presentò a Lucio III è attestato non solo da Luca,[485] ma dalla -lettera di Clemente III.[486] E non è improbabile che l'ammirazione -per il disegno ed il metodo della _Concordia_ non fosse ultimo motivo -dell'arrendevolezza del Papa. Ma è fuor di dubbio che queste opere -furono compiute ed emendate in seguito, appunto nel pellegrinaggio di -abbazia in abbazia. Ed è certo del pari che se queste opere ardite -potevano piacere ai pochi, ai più tornavano ostiche per le ragioni -che diremo a suo luogo. Quei frati che si vedevano così spietatamente -colpiti nelle opere del santo abate, non glie la perdonavano di sicuro, -e non è improbabile che abbiano supplicato il Papa perchè imponesse -silenzio all'importuno censore. E forse per giustificarsi delle accuse -mossegli, come sospetta il De Riso, o per presentargli l'opera della -_Concordia_, Gioacchino si recò a Verona presso il novo papa Urbano -III, il quale confermato il decreto del suo predecessore, incoraggiò il -santo abate a compiere l'opera sua.[487] Ma non per questo cessarono le -accuse, e la Corte Romana stessa par che non fosse del tutto sgombra -da sospetti. Clemente III, almeno nella lettera citata più sopra, -benchè riferendosi ai decreti dei suoi predecessori Lucio ed Urbano, -confermasse anche lui la licenza di seguitare lo studio intrapreso, -pure gli prescrisse che non appena compiuto si recasse al più presto a -Roma per sottoporlo all'esame del Pontefice.[488] E la lettera stessa -che Gioacchino premette alle sue opere, in cui scusatosi di non averle -potute presentare al Pontefice per strettezza di tempo, dichiara di -voler ritirare ogni parola che la Chiesa possa trovare poco ortodossa, -questa lettera, ripeto, è un chiaro segno delle accuse e dei sospetti -che circolavano tra i contemporanei. - -Non ultima delle ragioni che alimentavano la guerra contro Gioacchino, -era senza dubbio la franchezza e la severità con cui rampognava -gli uomini di chiesa, non risparmiando neanco i suoi correligionari -benedettini, che dappertutto trovava non dissimili dai corazzesi, -e meritevoli di una severa riforma.[489] Ad un carattere austero -e mistico come il suo mal s'affacevano e le simulazioni e gli -accorgimenti diplomatici, talchè disdegnando la vita molle dei suoi -correligionari, si ritirò nella sua cara solitudine di Pietralata. -Ed ivi seguitava nelle sue meditazioni, nè a nessuno faceva mistero -della nuova ed ardita interpetrazione della Bibbia, che uno studio -perseverante e diligente gli avea suggerito. Così il romitaggio di -Pietralata divenne in breve ora un centro dal quale s'irraggiava nova -luce,[490] come parecchi anni innanzi era stato il Paracleto per opera -di Abelardo. Il numero dei discepoli ognor più cresceva, a misura che -la fama del maestro s'ingrossava; e molti non sapeano staccarsi dal -fianco di chi scopriva nuovi orizzonti. Così a poco a poco il piccolo -romitorio di Pietralata non bastò più a contenere tante persone e fu -d'uopo edificare altrove un'abbazia. Gioacchino scelse per la nuova -costruzione il luogo più lontano dai centri popolosi, e nel cuore -della Sila, sovra un poggio che si leva per mille metri dal livello -del mare, piantò la rocca dell'ordine novello. Il pittoresco sito -è ben atto all'alta e tranquilla meditazione. Il suo silenzio non è -interrotto se non dal mormorio delle acque dell'Arvo e del Neto, che -venute da lontane sorgenti, si riuniscono ai piedi di quel monte per -formare il maggior fiume della Calabria. Di faccia ha il Monte Nero, -il più elevato della Sila, ed ai fianchi e alle spalle altri monti in -quel tempo più che in oggi vestiti da folta vegetazione. Su quella cima -par di essere separati dal mondo, chè dovunque volgi lo sguardo, ti -si rizzano barriere che sembrano insuperabili, e la valle che s'apre -dinanzi angusta e profonda, pare un burrone più invalicabile delle -stesse montagne. Questo luogo selvaggio chiamavasi Fiore,[491] nome -mal rispondente a quelle alpestri balze, ove fu costruita la chiesa -dell'abbazia e dedicata a S. Giovanni Battista. Il paese, che più tardi -vi si formò attorno, riunendo insieme i due nomi, fu detto e si chiama -tuttora S. Giovanni in Fiore. - -Quando fosse aperta la nuova abbazia, il Greco non sa dire, ma -il De Lauro invece adduce una data precisa, il 18 Luglio 1189, 6ª -indizione, regnante Guglielmo il Bono;[492] ma non cita la fonte di -questa notizia. Certo è che la bolla di Celestino III che approva la -fondazione dell'ordine nuovo, e ne conferma gli statuti non rimonta -al di là del 1196;[493] ed il decreto imperiale che assegna alla -nuova abbazia la rendita di cinquanta bizantini d'oro appartiene -all'anno innanzi, 1195.[494] È probabile che la fondazione definitiva -dell'abbazia non risalisse molto al di là del decreto imperiale, -perchè pare che l'abbazia sia nata a poco a poco e per le offerte di -parecchi, non per largizione di un solo fondatore, il cui nome sarebbe -stato ricordato nelle memorie del convento, come fu ricordato quello -del signore di Mamistra che fondò la casa filiale di Fiumefreddo. E se -la cosa è andata come noi sospettiamo, ben si comprende che gli agenti -del fisco si opponessero all'ingrandimento successivo dell'eremitaggio, -ingrandimento che portava di necessità s'abbattessero le foreste e -s'occupasse parte del demanio pubblico. E si comprende altresì come a -far cessare queste opposizioni Gioacchino si recasse dal Re stesso in -Palermo. Il Re, cui forse non piaceva la creazione di un nuovo ordine -cistercense, che avrebbe destato le invidie e le gelosie dell'antico, -offrì all'abate il monastero di S. Martino presso Bisignano. Ma -Gioacchino che mirava non al possesso d'un'abbazia, bensì alla riforma -dell'istituto, ricusò la generosa offerta, nè altro chiese fuorchè di -essere lasciato in pace, lui e i suoi compagni, tra i silenzi delle -alpestri montagne. - -Benchè non favorita dal Governo, la nuova istituzione cresceva e -si dilatava. Sfortunatamente non sappiamo in che differisse dalla -cistercense. Dalla bolla di Gregorio IX, che proibisce ai cistercensi -di accogliere tra loro chi fosse stato scacciato dai Florensi, -si ricava solo che la regola di questi ultimi era più stretta e -rigorosa. Non però si arrivava alla povertà abbracciata più tardi -dai francescani, perchè, come vedemmo, quando il nuovo istituto -cominciò a fiorire accettò le largizioni di Enrico VI, e più tardi -dell'imperatrice Costanza. - -Gli anni in cui nasceva il nuovo ordine furono agitati dalle contese -tra gli Svevi ed i Normanni, e il De Lauro per mettere in luce il -dono profetico di Gioacchino, racconta che egli al tempo in cui -avvennero i disastri dello Svevo prevedesse di già la sua vittoria -finale, e saputo di queste profezie Tancredi montasse in furore e -minacciasse di distruggere tutti i conventi florensi. Ma tutto questo -racconto è fallace perchè è fondato sulle lettere di Gioacchino, che -non hanno maggiore credibilità di quelle attribuite a Platone. Ed è -molto improbabile che il fondatore di un nuovo ordine, il quale dovea -combattere contro tanti ostacoli e rivalità rendesse più difficile -l'opera sua mescolandosi in negozi politici. È verisimile invece che -Enrico VI favorisse la nuova istituzione non in grazia dei sentimenti -politici del fondatore, ma ben piuttosto o per il suggerimento di -Costanza, donna molto pia, che gran stima facea del santo abate, ovvero -perchè l'ordine florense aveva acquistato molto sèguito; e ad una nuova -signoria giova promuovere le istituzioni giovani che par che nascano ad -un parto col nuovo dominio. - -Comunque sia, l'abbazia di Fiore ebbe molti donativi e crebbe così -rapidamente, che vivente Gioacchino cominciò a spiccare rami filiali -all'intorno. Ma l'austero abate, pur rallegrandosi di queste prospere -sorti, volgea non per tanto il pensiero al romitaggio, ove ebbe -nascimento il nuovo ordine. E sentendo appressarsi l'ultima ora, ivi -fece ritorno, e nella stessa camera, che ricordava le più feconde sue -meditazioni, volle chiudere il corso della sua travagliata carriera. - -Nella vita di Gioacchino si possono distinguere nettamente tre periodi. -Quello del giovane signore che senza prender gli ordini, o ascriversi -ad un sodalizio religioso, fa il pellegrinaggio di Terra Santa e -tornato in patria imprende l'apostolato della predicazione. Quello del -frate cistercense, che divenuto abate, non trova posa finchè non sia -libero dal penoso incarco per consacrarsi tutto alla meditazione ed -al commento delle scritture. Quello infine del riformatore che mette -in atto una parte delle sue idee fondando un nuovo ordine più severo -del cistercense, al quale apparteneva. In tutti questi periodi domina -il misticismo. Fin da giovane Gioacchino è più sollecito del cielo che -della terra, e fugge dalla corte, ove avrebbe potuto conseguire i primi -onori, per fare da povero pellegrino il viaggio di Terra Santa. Fin da -giovane, quando ancor non era legato da voti religiosi, si consacrò ad -una vita aspra ed austera, e già vecchio ricordava con compiacenza le -battaglie sostenute e vinte contro le seduzioni della bellezza. Fin -da giovane sentì il bisogno di una rinnovazione religiosa, bisogno -indistinto ed indefinito, eppure sì prepotente che ancor laico si -mise a predicare penitenza. Ma la vita dell'apostolo, che trae seco -le genti, colla parola calda, e il piglio risoluto di chi sa dominar -le anime, non è per lui, nato più al contemplare che al fare.[495] -La lotta lo scoraggia, sebbene non la sfugga, se imposta dal dovere. -E chi non ha l'energia e l'ardore del soldato, nè sa piegare al suo -volere l'altrui, non move le turbe. Non un riformatore, ma un mistico -veggente era Gioacchino, nè in lui riviveva lo spirito di Enrico o di -Arnaldo da Brescia. Se non vi si opponessero moltissime dissimiglianze, -si potrebbe paragonare ad Abelardo almeno in questo, che al pari del -filosofo palatino ei crede di potere agire cogli scritti, se non con le -opere, e al pari di lui mette uno studio indefesso nella Bibbia, e pur -con intendimento diverso adopera lo stesso metodo dell'interpetrazione -allegorica. Ma in opposizione ad Abelardo Gioacchino è una mente -mistica, alla quale piace più la penombra della visione, che la -chiarezza del ragionamento. Egli non è un filosofo, ma un profeta, e -tale lo stimarono i contemporanei, e Vincenzo di Beauvais nel parlare -di lui spiega come si possa avere il dono della preveggenza, nè Dante -ad un secolo di distanza, lo chiama altrimenti. - -Non intendiamo profeta nel senso comune della parola di tale -che preconosca i fatti avvenire in tutte le loro particolarità e -nell'ordine cronologico con cui si svolgeranno. Di queste volute -profezie non abbiamo alcun cenno nell'opera del suo discepolo Luca, -che per noi è la fonte più importante, come quei che, inchino a -scorgere nel suo maestro virtù soprannaturali, non avrebbe certo -taciuto delle profezie di Gioacchino, ove mai gli fossero state note. -Nè nelle opere autentiche si trovano le predizioni, ricordate dai -suoi biografi; nè se anche si trovassero ci darebbero il diritto di -attribuirle piuttosto all'ispirazione divina, che all'accorgimento -umano. Imperocchè le profezie che gli si attribuiscono sono queste tre, -che da Costanza sarebbe nato Federico II, il futuro e più pericoloso -nemico della Chiesa;[496] che fra tre giorni perverrebbe l'annunzio -dell'espugnazione di Gerusalemme per gl'infedeli; che infine il -figlio di Tancredi sarebbe stato ucciso, spegnendosi con lui la casa -normanna. E nessuna di queste previsioni si può dire che ecceda le -facoltà umane. Non era difficile trarre cattivi auspici dall'unione -della casa sveva colla normanna, ed uno sguardo acuto avrebbe potuto -intravvedere i futuri contrasti tra i Papi ed i discendenti di Enrico -IV, che divenuti ad un tempo imperatori e re di Sicilia difficilmente -avrebbero rinnovato il giuramento di vassallaggio al Papa, prestato -dai normanni.[497] Parimente le esperienze fatte dalla seconda Crociata -faceano concepire scarse speranze per la terza, perchè il tempo degli -entusiasmi era passato da un pezzo; nè s'era più rinnovata quella -fermezza e concordia di propositi della prima Crociata.[498] E per -quanto crescevano le discordie nel campo cristiano e più che altrove -nel regno stesso di Gerusalemme, altrettanto si rafforzava l'impero di -Saladino. Parimenti non era impossibile la previsione della vittoria -dello Svevo, il quale se patì una prima sconfitta, poteva e dovea -scendere di nuovo più forte d'uomini e d'armi; e la fine della dinastia -normanna, alla morte di Tancredi, del solo uomo che la seppe ritardare, -era per fermo imminente. - -Se Gioacchino avesse fatto veramente queste previsioni, dovremmo -scorgere in lui l'uomo che conosce da vicino la società in cui vive, -nè le splendide ma passeggiere vittorie lo abbagliano, e non vede la -meta vicina per desiderio che abbia di toccarla, nè per i vantaggi -del presente trascura di porre in calcolo i danni dell'avvenire. Non -sarebbe certamente impossibile, che in Gioacchino al misticismo della -fede andasse congiunta l'esperienza consumata della vita. Per le sue -particolari condizioni ei s'era trovato in contatto colle persone più -eminenti del suo tempo, nè sarebbe strano che conoscesse le discordie -degli uni, la vanità degli altri, e prevedesse un avvenire molto più -buio di quel che i suoi contemporanei si raffigurassero. Anzi in questa -previsione la fede mistica e l'esperienza della vita si sarebbero -incontrate, ed entrambe avrebbero contribuito a confermare il solitario -veggente nella persuasione che bisognasse mutar cammino per ridar la -pace e la giustizia alla travagliata cristianità. - -Comunque sia di queste previsioni di Gioacchino, nel modo come le -abbiamo esposte qui sopra, certo è che nei termini in cui ci son -raccontate dai biografi si tradiscono facilmente per tardive e malcaute -invenzioni, intrecciate di grossi errori e storici e cronologici. -Questi racconti appartengono alla stessa epoca, in cui sotto il nome -di Gioacchino andavan pubblicate e visioni e profezie, e gli uomini -si consolavano dell'acerbità dei loro mali coll'annunziarne facile -ed imminente la fine. In quel tempo nacque una copiosa letteratura -pseudoprofetica, che non ha nulla di comune colle opere genuine -dell'abate calabrese, ove non si preveggono i fatti avvenire nei -loro particolari, e più volte vien dichiarato che solo Iddio conosce -il giorno in cui sarà per cominciare il nuovo periodo della storia -umana.[499] - -Per questo rispetto Gioacchino è di gran lunga inferiore agli antichi -profeti. A lui manca quella potente fantasia, che col magistero -di grandiose allegorie e di visioni estatiche sa bene anticipare -il futuro.[500] Non gli fa difetto certo il profondo sentimento -dell'infelicità presente, nè la viva aspirazione ad un migliore -avvenire, ma il suo pennello non sa colorire questi lontani orizzonti. -Ei non possiede il dono dell'ispirazione profetica come non conosce il -segreto dell'eloquenza; ed in luogo di bandire profezie sue si contenta -d'interpetrare le altrui. Chi sulla fede di Dante pensasse di trovare -nelle opere di Gioacchino le smaglianti pitture di tempi nuovi, ben -presto si sgannerebbe. L'abate calabrese non è un profeta, ma uno -scolastico e pesante commentatore, il quale per scoprire un lembo -dell'avvenire fruga e rifruga nel passato, e non che sciorre il volo -pei campi indefiniti della speranza, s'indugia in faticosi calcoli di -date e generazioni. - -Ma l'effetto che Gioacchino produceva nei suoi contemporanei non -possiamo certo vagliarlo colle nostre misure. Il suo commento alla -Bibbia era secondo il gusto dei tempi, quelle interpetrazioni sforzate, -e che balzan fuori da sottili ragionamenti, avean grande presa -sugl'intelletti, ed i riscontri per quanto più strani e tormentosi -tanta maggior fede riscotevano. Nè faceva intoppo la sconfinata -libertà d'interpetrare allegoricamente quello, che inteso alla lettera -non avrebbe dato il senso voluto. Si era da gran tempo avvezzi a -questo giuoco, nè faceva certo meraviglia che Sara ad esempio ora -s'interpetrasse come il simbolo della vecchia legge, ed ora della -nuova, secondo che la si metteva in confronto di Elisabetta o di -Agar.[501] E tanto più questi contorti commentarii e questi calcoli -artificiosi doveano essere accolti con favore, in quanto che da essi si -cavavano risultati rispondenti ai più profondi bisogni del tempo. Il -secolo decimosecondo fu travagliato quanto altri mai da gravi lotte e -religiose e politiche. Mostrammo nei capitoli precedenti quanto vigore -avesse spiegato l'eresia, che pochi anni dopo la morte di Gioacchino -fu bandita una crociata per estirparla. Le lotte inoltre tra la Chiesa -e l'Impero dettero luogo ad uno scisma lungo e tormentoso, che durò -non meno di un ventennio, e se la pace fu alfine composta, tutti -prevedevano che non sarebbe durata, e che presto o tardi ricomincerebbe -la lotta con maggior furore. Queste discordie perenni, queste battaglie -sanguinose si tenevano allora non come una legge inesorabile della -storia, ma quale effetto passeggiero e transitorio della corruzione -umana, come il segno manifesto dell'appressarsi dell'ultima ora pel -vecchio mondo.[502] Non erano ancora spente le paure millenarie, se non -che le menti più ardite non osavano più preannunziare la fine delle -cose, tante volte indarno aspettata, bensì una profonda rinnovazione -sociale. E Gioacchino fu l'interpetre di questi pensieri che ei facea -scaturire dallo studio assiduo della Bibbia, e dalla profonda ed -instancabile osservazione dei mali presenti. E le sue parole destavano -un'eco tanto più larga, per quanto più alto era il posto onde veniano -profferite. E non è strano che fossero avidamente credute le previsioni -di un uomo eminente, che e per la pietà e la dottrina insieme fu -per forza creato abate, e in seguito divenne o fondatore, o almeno -rinnovatore di un ordine fratesco. - -Le circostanze certamente favorirono assai il progresso delle idee -gioachimitiche, e la creazione dell'ordine francescano, e le scissure -che ben presto lacerarono quel sodalizio, vi contribuirono non poco. -Ma anche prima di quel tempo le ardite divinazioni di Gioacchino -levarono grande rumore. Prova ne sia il fatto raccontato da Rodolfo -di Coggesale, che capitato a Roma nel 1195 l'abate di Perseigne -volle avere una conferenza con Gioacchino intorno alle famose sue -profezie.[503] E non meno curioso fu Riccardo re d'Inghilterra, che al -dire di Roggero Hoveden fece venire a bella posta in Messina l'abate -per conferire seco lui sull'interpetrazione dell'_Apocalisse_. - -Noi certo non lo teniamo per un profeta, nè nel significato razionale -che si suol dare a questa parola, e molto meno nel sovrannaturale; ma -riconosciamo volentieri in lui una mente elevata ed un animo onesto e -desideroso del bene. E se non possiamo dividere le sue idee sul corso -della storia, non gli possiamo negare un'acuta osservazione delle -calamità del suo tempo. E per quanto sieno fantastici i rimedii che ei -consigliava di apprestare, non pertanto i suoi disegni per più d'un -secolo affaticarono le menti, e certo avrebbero grandemente giovato -all'umanità, se il loro valore intrinseco fosse stato pari alla purità -degl'intendimenti di chi li pensava. - - -II - -Benchè molte opere vadano sotto il nome di Gioacchino, tre sole sono -riconosciute autentiche dai più, la _Concordia dell'antico e nuovo -Testamento_, il _Commento all'Apocalisse_ ed il _Salterio delle dieci -corde_. Il Preger recentemente ha dubitato anche di queste, ma le -sue prove non reggono, come ha bene dimostrato il Reuter, alle cui -ragioni in favore dell'autenticità mi sia lecito di aggiungerne qualche -altra, che non va trascurata.[504] Ed in primo luogo è da notare col -Reuter, che le tre opere sono già citate da Guglielmo Alverniate, -morto cinque anni avanti al 1254. Nè ci farebbe meraviglia che qualche -altra citazione più antica, frugando meglio negli scrittori medievali, -si trovasse. Certo è notevole che il gioachimita Salimbene non citi -l'opera principale di Gioacchino la _Concordia_, o almeno che il solo -passo riferibile a questa non solo sia sospetto d'interpolazione, ma -sbagliato di pianta, stantechè nella _Concordia_ il pontefice Leone I, -che arrestò gli Unni, è messo in confronto non con Giosaffatte, come -vuole il Salimbene, ma con Asa, le cui preghiere misero in fuga gli -Etiopi.[505] Tutto questo è vero. Ma che cosa s'ha da inferire? Che -forse il Salimbene non conosca la _Concordia_? No certo, perchè il non -citare o citar male non vuol dire non conoscere un'opera, ma non averla -sottocchio nel momento che si scrive. Nè tampoco si può conchiudere -che il Salimbene conosca la _Concordia_, ma l'abbia in sospetto quale -opera spuria, come opina il Preger. Nessuno oserebbe attribuire tanta -finezza di critica al Salimbene, e molto meno il Preger, che non -ignora il passo della _Cronaca_, ove è citata un'altra opera a parer -suo pur anche spuria, l'_Esposizione dell'Apocalisse_.[506] Perchè -dunque il Salimbene non avrebbe saputo scoprire questa, se avea già -scoperta la falsificazione ben più difficile della _Concordia_? La -verità è che il Salimbene non è critico, nè molto nè poco, e sarebbe -ben strano che le tre opere maggiori facessero intoppo a lui, che -teneva per autentici i commentari a Geremia ed Isaja, la cui falsità -era più facilmente riconoscibile. Chè anzi nel Salimbene scorgiamo -maggiore predilezione per i libri apocrifi, che cita molto soventi. In -un luogo della _Cronaca_ ei ci dice di non aver da gran tempo nè letta -nè vista l'_Esposizione dell'Apocalisse_. E noi gli crediamo, che ai -francescani andavano più ai versi quelle credute opere di Gioacchino, -ove le allusioni ai frati minori erano certe e trasparenti, e più -determinate le profezie. Codesta letteratura apocrifa acquistando ogni -giorno maggior credito metteva in seconda linea la genuina. Così ci -spieghiamo come il Salimbene citi male la _Concordia_. La citazione -probabilmente si riferisce non alla _Concordia_, posta in secondo luogo -nella parentesi, ma al _Liber figurarum_, che forse era un rifacimento -della _Concordia_.[507] - -Un altro passo della _Cronaca_ del Salimbene induce il Preger a -dubitare dell'autenticità della _Concordia_. Se il frate avesse -conosciuto o tenuta per autentica la _Concordia_, come avrebbe potuto -dire che Gioacchino non determina l'anno in cui ha da cominciare -il terzo periodo; mentre in quell'opera è chiaramente fissato il -1260?[508] Ma anche questo ragionamento non stringe. Il Reuter ha -già notato che nel passo di Salimbene non è detto che Gioacchino non -assegni il tempo, bensì che alcuni credano di sì, altri di no. Ed io -soggiungo che questa doppia interpetrazione era giustificatissima. -Perchè sebbene in più luoghi come vedremo, Gioacchino stabilisse il -1260 come anno in cui avrà fine il secondo periodo, pure in altri -luoghi mostra di dubitare di aver colto giusto, e se ne rimette ai -posteri, che saranno spettatori degli avvenimenti, o a Dio che li ha -predeterminati. Si poteva dunque ben dire: Gioacchino dai calcoli fatti -sulle generazioni, prestabilisce il 1260; ma l'esattezza del conto ei -non garentisce, e niente vieta che il terzo periodo entri o avanti o -dopo quest'anno misterioso. Si poteva e dopo il 1260 si doveva dire -così, se pur si volea salvare la reputazione profetica del grande -abate. Qual meraviglia che il Salimbene accolga questa spiegazione, -che rovescia sui cattivi interpetri la colpa, che molti attribuivano -a Gioacchino? Al che s'aggiunga che le parole, messe in bocca a -Gioacchino per iscusare l'incertezza della determinazione numerica, -sono tolte di peso da un luogo della _Concordia_, che facilmente -saltava agli occhi e poteva puranche tenersi a mente, perchè si trova -nel penultimo capitolo verso la fine dell'opera, in una commovente -esortazione ai fedeli.[509] Il passo adunque che il Preger adduceva -contro, è forse la prova più decisiva in favore dell'autenticità della -_Concordia_ che in questo luogo senza nominarla viene esattamente -citata. - -Dopo questa discussione potremo sbrigarci più sollecitamente delle -altre prove del Preger. In un luogo della _Concordia_, ei dice, viene -ricordato Federico per metterlo a riscontro con Assalonne.[510] Non -si può intendere, seguita il Preger, Federigo Barbarossa, perchè -questi dopo lunghe lotte si riconciliò colla Chiesa, e non morì come -Assalonne combattendo contro il padre suo. La citazione si riferisce -piuttosto a Federico II, che da tutti i Gioachimiti era tenuto per -l'Anticristo, o almeno per uno dei precursori dell'Anticristo. Così la -intendeva l'anonimo di Passau, che per questa ragione appunto tiene per -ispuria l'opera della _Concordia_. Ma tutto codesto ragionamento cade, -quando si voglia leggere col Reuter tutto il luogo che si riferisce -a Federigo. Gioacchino avendo già paragonato Salomone, il figlio -prediletto di Davide, a Cristo, dovea riscontrare nell'Anticristo -il figlio ribelle, Assalonne. Se non che l'analogia non tornava, -perchè Davide pianse la morte del suo figlio benchè ribelle, mentre -la Chiesa non potrebbe se non rallegrarsi della fine dell'Anticristo. -Assalonne quindi non può essere l'imagine dell'Anticristo vero, ma di -uno dei precursori, che potè benissimo tornare infesto alla Chiesa, ma -non spezzò con lei tutti i vincoli di filiale affetto, e con questo -intendimento poteva essere ben citato Federico I, che dopo avere -combattuta la Chiesa, tornò nel suo grembo. Certo qualche dissonanza -resta pur sempre, ed è vero che Federico non morì combattendo contro -suo padre al pari di Assalonne. Ma la congruenza tra il vecchio ed -il nuovo Testamento non deve estendersi secondo Gioacchino a tutti i -particolari.[511] Ed in ogni modo il disaccordo sarebbe maggiore se si -trattasse di Federico II, al quale la Chiesa non perdonò mai nè vivo -nè morto, e non che piangere sulla sua fine, giurò un odio pertinace -ai suoi discendenti, nè smise se non quando ebbe mozzo il capo sul -patibolo l'ultimo rampollo della stirpe odiata. - -Il Preger sforzato dalla sua logica demolitrice, deve revocare in -dubbio la lettera di Gioacchino, ove citate le tre opere in discorso, -vuole che sieno sottoposte al giudizio di Roma, e vi si cancelli tutto -ciò che possa parere meno ortodosso. Non è strano, aggiunge il Preger, -che scriva a tal modo un profeta, il quale è ben sicuro del fatto suo, -e detta sotto l'impulso di una alta ispirazione? Nè la Chiesa avrebbe -potuto concedere licenza a chicchessia di pubblicare scritti profetici, -la cui portata non era in grado di misurare.[512] Ma nè l'una nè -l'altra osservazione è esatta. Gioacchino se pur s'ha da chiamare così, -è profeta a modo suo; pieno di scrupoli e d'incertezze. E la lettera -ai confratelli è scritta nello stile delle opere delle quali abbiamo -già riportato parecchi passi, dove non traluce certo l'arditezza dei -profeti e la fiducia nelle proprie forze. Ed i papi che conoscevano per -prova la pietà del santo abate non potevano dubitare dell'opera sua; -ma ciò non pertanto ingiungevano che gli scritti avanti di pubblicarsi -fossero mandati a Roma. Infine dell'autenticità della lettera non si -può dubitare, se ne fu tenuto conto nel Concilio lateranense del 1215, -appena tredici anni dopo la morte di Gioacchino. - -Riconosciuta l'autenticità di questa lettera, segue che sono genuine -non pure la _Concordia_, ma benanco l'_Esposizione dell'Apocalisse_ -citata dal Salimbene, ed il _Salterio delle dieci corde_. In -quest'ultima opera sono esposte alcune opinioni sulla Trinità conformi -a quelle condannate nel Concilio lateranense. E l'Engelhardt da questa -conformità argomentava che il trattato contro Pietro Lombardo non -fosse in realtà se non il primo libro del _Decacordo_. Io riconosco -col Preger che questa opinione non regge, perchè l'opuscolo condannato -nel Concilio lateranense dovea essere indirizzato nominatamente contro -il libro delle sentenze, laddove nel primo libro del _Decacordo_ non -è citata alcuna opera. Ed in secondo luogo il _Decacordo_ è opera -espositiva, non polemica. Ma se per questo rispetto io sono d'accordo -col Preger, non posso acconsentirgli che l'indirizzo di quest'opera -sia affatto contrario a quello dell'opuscolo incriminato. Le dottrine -intorno alla Trinità, condannate dal Concilio, si trovan tutte nel -_Decacordo_, ed il dotto Papebrochio non è riescito di mostrare il -contrario. Nè vi manca l'allusione al Maestro delle sentenze, sebbene -non lo citi, nè lo combatta di proposito.[513] - -Il presupposto dunque del Preger di un'opposizione tra l'opuscolo -condannato nel Concilio e il primo libro del _Decacordo_ non regge, -e cade per tal guisa tutto il ragionamento costruitovi sopra. Nel -_Decacordo_ l'autore è e vuole restare cattolico, ed in moltissimi -punti le sue dottrine non sono differenti dalle più ortodosse. Ma è -questa forse una prova dell'ipotesi del Preger, che il _Decacordo_ sia -stato scritto da un pio Gioachimita nell'intendimento di scagionare il -maestro dalle accuse? Non certo, perchè il contraffattore non avrebbe -dovuto nè ripetere le accuse contro il maestro delle sentenze, nè -sostenere apertamente e senza attenuazioni la dottrina gioachimita -della Trinità, già condannata nel Concilio. Più innanzi esporremo -questa dottrina, e riporteremo altri passi del _Decacordo_. Per ora -ci basterà concludere che il _Decacordo_ è autentico al pari della -_Concordia_ e dell'_Esposizione[514] dell'Apocalisse_. Queste tre opere -sono legate tra loro, perchè non solo Gioacchino le cita tutte e tre -nella lettera al Papa, ma l'una cita l'altra. - -Dalla prefazione del _Decacordo_ sappiamo che il primo libro -di quest'ultima opera fu scritto quando si trovava nel convento -di Casamari, e poi che era stata già composta la _Concordia_ e -l'_Apocalisse_.[515] Codesta notizia ci vien confermata da Luca, che -ci dice benanco l'anno, a cui si riferisce Gioacchino, il 1182. Ed -un'altra conferma la ricaviamo dalla lettera del 1188 di Clemente III, -ove è detto che le opere di Gioacchino furono cominciate a scrivere per -incarico di Lucio III (1181-1185) e di Urbano III (1185-87). - -Da questa stessa lettera ricaviamo che nel giugno 1188 le opere non -erano finite ancora, sicchè la pubblicazione dev'essere posteriore a -quell'anno, ma quando accadesse non sappiamo. Certo la _Concordia_ ebbe -a precedere le altre opere, perchè nella lettera più volte citata di -Gioacchino del 1200 è detto che la prima opera fu mandata al Papa, le -altre non ancora. È probabile che nel 1195 la _Concordia_ fosse già -pubblicata, perchè in quell'anno le profezie dell'abbate Gioacchino -erano così note, che come dicemmo l'abbate di Perseigne mostrò il -desiderio di discorrerne con l'autore. L'_Apocalisse_ poi fu scritta -intorno al 1196 o poco dopo, perchè in un luogo l'autore dice aver -saputo l'anno innanzi ovvero il 1195 che i Patarini mandarono legati ai -Saraceni.[516] L'ultima delle opere, il _Decacordo_, benchè composta -dopo, fu certamente pubblicata insieme al _Commento dell'Apocalisse_, -perchè in un luogo di quest'opera è citato il secondo libro di -quella.[517] - -Da queste tre opere in fuori le altre sono manifestamente apocrife. E -a condannarle basta, come avverte il Renan, la lettera di Gioacchino -premessa così alla _Concordia_ come all'_Esposizione dell'Apocalisse_. -In questa lettera, ricordate la _Concordia_ in cinque libri, il -_Decacordo_ in tre, e l'_Esposizione_ in otto titoli, aggiunge di -avere scritto altri piccoli opuscoli contro gli Ebrei, e contro -gli avversarii della fede cattolica. In quest'ultima categoria può -benissimo entrare lo scritto polemico contro Pietro Lombardo, del -quale abbiamo parlato più sopra, ma restano escluse tutte le opere di -argomento dottrinale, e che non sieno indirizzate contro qualcuno. -Anche Luca, lo scolare ed il copista di Gioacchino, cita soltanto -queste tre opere. - -Sono evidentemente falsi i _Vaticinia Pontificum_, che ebbero tanta -celebrità nel Medio Evo,[518] ed i commenti alle profezie di Cirillo, -di Merlino e della Sibilla Eritrea.[519] Non vogliamo entrare -nell'esame particolareggiato di tutta questa letteratura profetica, -che ci menerebbe molto fuor di strada, ma questo solo notiamo, che ove -pure sieno state in voga prima di Gioacchino le cosiddette profezie di -Merlino e delle Sibille, ei non le cita mai nelle opere autentiche che -abbiamo ricordato più sopra. Senza dubbio persone molto rispettabili, -come Alano di Lilla, tennero in gran conto i vaticinii che andavano -sotto il nome del mago inglese.[520] Ma Gioacchino non mescola il sacro -col profano, nè riconosce altra autorità all'infuori della Bibbia e dei -Padri, e se anche avesse conosciute queste pseudoprofezie, si sarebbe -ben guardato dal trarne partito e commentarle. - -Non meno apocrifi sono i commenti ad Isaja e agli altri profeti -minori, nonchè quel trattatello che serve d'illustrazione alle minacce -profetiche, una specie d'indice geografico delle provincie del mondo -intero per ciascuna delle quali si notano le pene che loro sovrastano. -È noto che nel linguaggio profetico questo cumulo di colpe e minacce è -detto _onus_, onde _onera prophetarum_ sono chiamate le invettive dei -profeti, ed _onera provinciarum_ le colpe di ciascun paese.[521] Che -il trattato geografico non appartenga a Gioacchino è agevole provarlo -da questi pochi passi, che io aggiungo a quelli riportati dal Renan. -Nell'annotazione al ducato Spoletino è fatto cenno dei due ordini -francescano e domenicano, che al pari di luminose stelle sorgono a -predicare un'altra volta il Vangelo del regno coperti di ruvidi sacchi. -La Chiesa di Sardi viene paragonata a quella dei monaci cassinesi, -che la macchiano coi loro desiderii carnali, e col non distinguersi in -nulla dai secolari. Certo Gioacchino ha rimproverati soventi i frati -anche del suo ordine, ma è ben lontano di applicare loro il testo -dell'_Apocalisse_. In questa amara invettiva si scopre facilmente il -mendicante francescano che non può perdonarla al fastoso benedettino. -Nell'annotazione alla provincia narbonese si fa parola della crociata -che sarà bandita contro il focolare dell'eresia albigese.[522] Ma -non occorrerebbero nè questa nè altre prove per dimostrare che il -trattato appartiene al tempo dei commentatori di terza o quarta mano, -che per dir qualche cosa di novo hanno bisogno di scendere a minuti -particolari, e trovare un motto almeno per ciascuna provincia o città -che sia. - -Parimenti apocrifi sono i commenti ad Isaja ed ai profeti minori. -Ed a provarlo poche citazioni basteranno. Nelle opere autentiche di -Gioacchino come nel _Commentario dell'Apocalisse_, la donna ammantata -di oro che fornica coi Regi, è Roma in quanto rappresenta non la -Chiesa dei giusti, ma la moltitudine dei reprobi. Anzi per togliere -ogni equivoco questa moltitudine di reprobi non è chiusa nelle mura -della eterna città, ma si dilarga per tutto l'orbe del cristiano -impero. L'autore della lettera ai fedeli non avrebbe potuto tenere un -altro linguaggio, ed egli che si dichiarava servo devoto della Chiesa -non avrebbe potuto raffigurarla nella donna dell'_Apocalisse_. Ben -altrimenti si comporta lo scrittore del _Commento_, che contro Roma -adopera le stesse parole, dai Catari, Valdesi ed Arnaldisti.[523] -Sotto il nome di Gioacchino mal si nasconde un frate francescano, -che ingenuamente confessa essere nati i due ordini a flagellare la -Chiesa occidentale. Questo chiaro accenno ai due ordini che si ripete -moltissime volte, e il ricordare che fa soventi di Federico II, sono -segni certissimi della tarda età del _Commento_.[524] Io non saprei -certamente determinarla con esattezza; ma come ha notato il Renan pel -libro di Geremia, debbo anch'io notare per questo d'Isaia che l'autore -mette in guardia non solo contro i tedeschi, ma benanco contro i -francesi.[525] Il che vuol dire che il tempo degli entusiasmi angioini -era già passato. Ed in un luogo parmi che sia sfuggito al malcauto -autore l'anno della composizione del libro, ove parlando del terzo -stato dice che sarà compiuto tra novant'anni dopo il mille e trecento, -espressione ben strana per uno che non fosse contemporaneo di Bonifacio -VIII.[526] Secondo questa congettura il commento ad Isaja sarebbe -posteriore al Salimbene. Il che s'accorda col fatto già da noi rilevato -che Salimbene conosce gli _Onera_ non il _Commento_. Gli _Onera_ in -verità sarebbero più antichi, ma certo molto posteriori al 1201 come si -raccoglie da una frase sfuggita allo stesso autore.[527] - -Il commento a Geremia appartiene allo stesso tempo, perchè il Salimbene -racconta che i due frati francescani Bartolomeo Ghiscolo da Parma e -Gherardino da Borgo S. Donnino sulla fede nell'esposizione di Geremia -faceano tristi pronostici della crociata che S. Luigi apparecchiava -nel 1248.[528] Dunque la composizione di questo commentario risale al -di là di quest'anno. Ma forse non indietro al 1239, anno, come nota il -Renan, in cui la rottura tra il partito Guelfo e Federigo II si fece -più aperta. Certo son degne di quel tempo le fiere invettive che si -leggono in questo libro contro l'Imperatore, al quale adattandovi le -parole d'Isaja vien dato del _basilisco_, che esce dalla _radice del -serpente, della vipera e del serpente volante_. Nè gli risparmiano gli -epiteti più obbrobriosi, superbo, astuto, lascivo, avaro, tortuoso, -perfido, violento, iracondo.[529] Il nome in verità qui, a differenza -del commento ad Isaja, è taciuto; ma l'allusione a Federigo II -è trasparentissima. Questo commentario, che dice tante insolenze -dell'Impero si suppone indirizzato ad Enrico VI, ed il profeta non -dubita di annunziargli che il leone d'Isaja vuol significare il padre -(Federigo I), la radice serpentina lui stesso Enrico, e da lui escirà -il basilisco, che è per conseguenza il figlio di Enrico VI o Federigo -II. Più chiaramente in un altro luogo è descritto l'albero genealogico -di Federigo II risalendo ad Enrico IV, che il commentatore chiama -primo, perchè fu il primo degli Enrichi ad opporsi alla Chiesa. E -come se non bastassero tutte queste indicazioni, vi aggiunge l'altro -particolare, che i figli si ribelleranno contro il padre, accennando -alla fellonìa di Enrico, ed alla sua morte.[530] - -Quest'ultimo particolare ci darebbe una indicazione più precisa -dell'età in cui fu composto questo commento, il quale dev'essere -posteriore non solo al 1239 ma benanco al 1242 anno della morte di -Enrico. Ma sulla quistione del tempo torneremo di qui a poco. Ora -basti notare che il solo fatto dell'allusione a Federico II[531] -toglie ogni credito a questo commento, e ci fa maravigliare come anche -dall'Engelhardt sia stato attribuito all'abate Gioacchino. Ma oltre -all'allusione a Federico II, troviamo chiari e numerosi accenni ai -due ordini dei minori e dei predicatori. Nè questo soltanto, ma, il -commentatore sa bene che i nuovi ordini sono combattuti dai prelati, -sospettosi di questi novatori che vestono in strane fogge, e predicano -dottrine di un'assoluta povertà non mai sentite, ed a chi non li segue -predicono calamità.[532] Nè si nasconde che la causa dei prelati viene -sostenuta benanco dal pontefice, sicchè l'autore non dubita di levare -anche contro lui la sua voce. E le parole che egli pronunzia contro la -Chiesa Romana non sono meno vibrate di quelle che leggemmo nel commento -di Isaia, nè ripugnano meno alla pietà di Gioacchino.[533] Il che vuol -dire che avanti alla composizione del libro era scoppiata la scissura -nell'ordine francescano, e la parte più intransigente era già per -volgersi contro i vescovi, i cardinali ed il papa, che mal tolleravano -le nuove dottrine. Una prova manifesta l'abbiamo in un passo ove i -nuovi ordini sono chiamati predicatori dell'evangelio eterno, parola -che nelle opere autentiche di Gioacchino non s'incontra mai.[534] - -Tutte queste prove mettono fuori dubbio che l'opera non è di -Gioacchino, e che la data del 1197,[535] in cui si dà per iscritto -questo commentario, è una pia frode del commentatore. Se Gioacchino, -nota il Renan, avesse fatto questo commentario nel 1197, nella lettera -ai fedeli scritta nel 1200 l'avrebbe certamente rammentato. E noi da -alcuni passi abbiamo potuto raccogliere, che nè nel 1197, nè nel 1200 -fu potuto scrivere questo commento, bensì posteriormente alla morte del -ribelle figlio di Federico II, vale a dire al 1242. E forse neanche -a questo tempo dovremmo arrestarci, perchè anche qui, il linguaggio -violento che si usa contro Roma, l'accenno alle persecuzioni subite dal -nuovo ordine dei frati minori, il nome di Evangelio eterno ci menerebbe -ad una data molto posteriore. E nella stessa opinione ci confermerebbe -l'accenno alla Francia, che secondo questo commento sarebbe come la -canna che ferisce chi vi si appoggia.[536] Non saremmo dunque lontani -dall'attribuire a questo commento la stessa età dello scritto su Isaja. - -Nè vale il notare che questo commento ha dovuto essere scritto prima -del 1260, perchè in qualche passo appar verde la speranza che in -quell'anno fatale avranno fine le calamità del mondo. Nè tampoco -importa che il Salimbene abbia avuto contezza di questo libro sin -dal 1248. Imperocchè è certo che questa letteratura pseudo-profetica -non è nata tutta d'un getto in un anno determinato. E può darsi -benissimo che il commentario, che abbiamo noi oggi di Geremia sia -soltanto in parte quello conosciuto dal Salimbene;[537] e molte -aggiunte ed interpolazioni vi sieno state fatte, e molte altre se ne -farebbero ancora, se queste profezie avessero anche oggi il credito -che riscuotevano nel Medio Evo. Le pseudo-letterature hanno questo -carattere, che si considerano come un patrimonio comune, del quale -nessuno è proprietario in proprio, ed ognuno vi può apportare le -modificazioni che crede più opportune. Così si spiega come di due opere -distinte se ne faccia una sola, o di una due; come si aggiunga ora un -particolare ed ora un altro senza darsi la pena di verificare se stoni -con tutto il resto. Questo è accaduto alla letteratura profetica del -neopitagorismo, e del neoplatonismo, e senza notevoli differenze si è -ripetuto nel sodalizio francescano. - -Intorno alle opere manoscritte dell'abate Gioacchino posso -aggiungere alle notizie date dal Renan alcune altre attinte ai -codici laurenziani. In un codice della biblioteca Santa Croce oltre -all'esposizione di Geremia si trovano altri due scritti dell'abate -calabrese, uno intitolato _De ultimis tribulationibus_, e l'altro _De -articulis fidei_. Il primo è un'esposizione delle ultime guerre che -dovrà sostenere l'umanità, analoghe a quelle sostenute nel Vecchio -Testamento. Non oserei dire che sia autentico, ma non vi ho trovati i -caratteri delle opere evidentemente apocrife, come i commenti a Geremia -ed Isaia.[538] - -L'altro opuscolo è quello ritenuto perduto dal Renan, e di cui ei -pubblicò alcuni brani riportati dal resoconto d'Anagni. Non credo -giusta l'opinione del Renan che sia lo stesso di quello scritto contro -Pietro Lombardo, perchè questo opuscolo non è affatto polemico, e -le opinioni sulla Trinità sono espresse forse più temperatamente -che non nel _Decacordo_ e nell'_Apocalisse_. Benchè questo libro sia -citato dalla Commissione d'Anagni, io sospetto fortemente della sua -autenticità. Gioacchino non avea bisogno di circondar di mistero -le dottrine che aveva di già esposte in altre opere. Nè poi gli -sarebbe giovato di occultare le teorie teologiche, espresse in questo -libercolo, che in sostanza non differiscono dalle ricevute comunemente; -ma ben piuttosto le altre sui tre stati, che qui sono interamente -taciute.[539] - -In un altro codice laurenziano, ove già trovammo il _liber Sybillae_, -esiste la lettera di Gioacchino, che il Renan trovò nel manoscritto -3595 dell'antico fondo. È una esortazione ai fedeli di mutar via -e pentirsi delle proprie colpe perchè il giorno della tremenda -espiazione è vicino.[540] Non v'ha nessuna ragione perchè non si -debba dire autentica, come autentici anche secondo il Renan sono i due -componimenti poetici stampati alla fine del _Decacordo_.[541] - - -III - -Esponiamo ora brevemente le idee di Gioacchino prendendo le mosse -dalle opinioni teologiche, condannate nel solenne Concilio del 1215. -Queste opinioni si riferiscono al domma della trinità, intorno al quale -rinacquero sempre le dispute quando meglio parevano finite, comecchè -non fosse possibile tenersi egualmente lontano dagli opposti estremi, -e col dare maggior rilievo alla diversità delle persone, l'unità divina -correva pericolo; per contrario dando maggior peso all'unità divina, la -differenza delle persone diventava affatto secondaria ed evanescente. -Nella prima difficoltà ruppe Ario, nella seconda Sabellio.[542] -E quando pareva composto il grave dissidio, e trovato il punto di -equilibrio tra queste opposte tendenze, il fatto smentì le previsioni, -ed il problema rinacque intorno alla natura di Cristo. Anche qui quelli -che davano maggior importanza all'unità delle due nature divina ed -umana, correvano il rischio di assottigliare di tanto quest'ultima da -renderla qualche cosa di simbolico (docetismo); quelli al contrario -che mettevano in sodo la realtà della persona umana minavano -l'intrinsecazione delle due nature. Era ben difficile trovare un punto -fermo tra gli opposti indirizzi di Cirillo e Nestorio, ed i concilii -stessi talvolta ebbero a contraddirsi. Non farà dunque meraviglia se -la discordia rinacque nel decimosecondo secolo, e gli stessi pericoli -si manifestarono, e parve novamente difficile di cansare Scilla senza -incorrere in Cariddi. - -Nella mente di Pietro Lombardo, il grande autore del libro delle -sentenze, la cura dell'unità dell'essenza divina appare manifesta. -L'essenza divina è qualche cosa di differente dalle persone, perchè -l'essenza è unica e le persone sono tre. Quindi non si potrebbe -mettere in luogo delle persone l'essenza, e dire ad esempio che -l'essenza del Padre ha generato l'essenza del figlio, e l'essenza del -figlio quella del verbo. Contro questa esposizione si levò l'abate -Gioacchino, il quale pare che scrivesse un opuscolo polemico contro -il grande Lombardo, accusandolo di mettere tale stacco tra l'essenza -e le persone, che in luogo della trinità si dovrebbe ammettere una -quaternità in Dio, vale a dire un'essenza e tre persone. L'opuscolo -è andato perduto, ma le accuse sono ripetute nel primo libro del -_Decacordo_, ove è esposta molto chiaramente la dottrina opposta a -quella del Lombardo.[543] - -Le tre persone, ei dice, non vanno distinte tra loro come l'ulivo, -il mirto e la palma, che sono alberi di diversa natura e specie; nè -tampoco come tre ulivi, che sono bensì della stessa natura, ma di -proprietà differenti; nè quali tre rami impiantati nello stesso tronco, -cosicchè questa rappresenti la sostanza e quelli le persone, il che -tornerebbe lo stesso come ammettere una quaternità. Bisogna metter -da banda codeste imagini, e prendere la similitudine da quella luce, -che illumina tutti gli uomini che vengono al mondo, e dalla quale -procede quel calore che tutte cose avviva. Da questa luce, che si -chiama sole, promanano i raggi luminosi e calorifici, come dal Padre -promana il figlio, che discese per illuminare le menti, e lo spirito -per infiammarle. Tra il calore e lo splendore del sole non sai mettere -distinzione, e frattanto, tu non dubiti che sien due; oh! perchè vuoi -scindere la divina sostanza per credere alla trinità di Dio? Ma un -errore più grave di questo è l'altro, nova invenzione dei nostri tempi, -secondo il quale si dovrebbe ammettere le persone oltre la sostanza, -sicchè in questa si riponga l'unità ed in quella la trinità, come se -dicendo che il foco celeste e la luce ed il calore che ne promanano -sieno lo stesso sole, si voglia sotto il nome del sole indicare una -quarta cosa oltre alle tre.[544] - -Un'altra imagine che chiarisce il mistero della Trinità è quella del -Salterio dalle dieci corde. Questo strumento musicale è uno, perchè -sebbene al pari di ogni corpo possa dividersi, pure ove si divida, non -è più quel dato istrumento. Ma non ostante che sia uno, ha tre lati e -tre vertici, e ciascuno di questi lati o corni non deve essere preso -nel senso di linea, bensì di superficie. Il lato orientale è tutta la -superficie in quanto prospetta sull'oriente, il lato occidentale è la -stessa superficie in quanto prospetta sull'occidente, e dite parimenti -del lato meridionale. Così la stessa superficie ha tre prospettive -differenti, ed ecco come tre può essere uno, ed uno tre.[545] - -Non discuto queste similitudini, che lasciano il tempo che trovano, -nè riescono a far comprendere l'incomprensibile. Nè discuto -dell'ortodossia della dottrina. Il Concilio del 1215 la condannò e S. -Tommaso molto più tardi la combattè notando che se egli è vero che le -tre persone hanno pari valore, non è men vero che si debba adoperare -una parola per indicare ciò che esse han di comune, ed un'altra -pel differente; talchè se la parola persona è tolta a dinotare le -differenze, quella di essenza deve significare l'unità, e viceversa -quest'ultima parola deve esser lasciata da banda quando si tratti di -esprimere la differenza dei rapporti, non l'identità della natura. -Quindi a ragione il Concilio respinse al pari di Pietro Lombardo la -formola: l'essenza genera l'essenza. - -Parrebbe dunque che fosse quistione di parole, e così giudicano i più -delle quistioni teologiche; ma in verità trattasi di gravi divergenze -d'indirizzo. E nessuno ad esempio può sconoscere nella teorica -dell'abate Gioacchino una tendenza a dar risalto alle differenze -personali a discapito dell'unità d'essenza. Per lui l'_unitas_ ben -differisce dall'_unus_. L'_unus_ s'ha da attribuire all'individuo -solo, laddove l'_unitas_ si può e si deve dire di una collezione -d'individui che convengano in un pensiero, o abbiano un volere solo. -Un aggregato d'individui come il popolo, la tribù non si potrebbe dire -uno assolutamente, come se fosse una persona sola, ma all'_unus_ si -deve aggiungere il suo sostantivo, _unus populus_, _una plebs_. Così -parimenti le tre persone della Trinità, avendo un solo intelletto, un -volere ed un potere possono ben dirsi _unitas_, _unum_, ma non _unus_ -se non vi si aggiunga _unus deus_. Sottigliezze senza dubbio; ma in -fondo trasparisce chiaro l'intendimento di attribuire maggior valore -alla differenza delle persone, e ridurre la misteriosa unità di natura -ad una comunanza di pensiero o di volontà.[546] - -Certo egli crede di restare nei confini della dottrina ortodossa, nè -dubita di avere ben fondata l'unità di essenza. Chi potrebbe imaginare, -dice egli, maggiore fusione del fuoco che si aggiunga a fuoco? Eppure -v'ha più profonda ed intima unità, quella dello spirito che si unisce -collo spirito così da formare uno spirito solo. Ma con tuttochè egli -insista sull'unità dell'essenza, e nell'adoperarsi a rinsaldarla usi -talvolta espressioni, che S. Tommaso farebbe sue, ciò non pertanto il -suo pensiero si ferma con compiacenza sulla diversità delle persone, e -sull'incompatibilità dell'ufficio che a ciascuna di esse è attribuito. -Soltanto il Padre è il genitore, solo il Figlio è generato, solo lo -Spirito procede da entrambi. Parimenti soltanto il Padre invia e il -Figlio e lo Spirito; soltanto il Figlio s'incarna, solo lo Spirito -discende in forma di colomba.[547] E per questa diversità di funzioni -spetta a ciascuna persona un nome diverso; il Padre s'ha da chiamare -con nome di Timore, il Figlio con quello di Sapienza, lo Spirito con -quello di Carità. Il che ci spiega come il principio della sapienza -stia nel timore, ed il fine nella carità. Il Padre, creando dal -nulla le cose volle mostrare il poter suo, ed incutere terrore negli -uomini perchè non peccassero, e non che correggere blandamente i -peccatori, li ebbe a punire con terribile severità. Il Figlio invece -non colla potenza debellò i superbi, ma colla dottrina della sapienza -e dell'umiltà. Lo Spirito Santo infine c'inspira l'amor di Dio e -dei nostri simili, così che scacciato il timore noi ci rallegriamo -dell'essere liberi. E nello stesso modo che sono diverse le persone -divine, sono diversi del pari i doveri nostri verso di loro. Ed a -cagione del Padre-timore siamo tenuti ad obbedire; a cagione del -Figlio-sapienza dobbiamo leggere; a cagione dello Spirito-carità -dobbiamo cantare e pregare ed amarci come fratelli.[548] - -Ma se diversi sono gli ufficii delle tre persone e diverso anche il -modo come gli uomini si comportano verso di loro, egli è ben chiaro che -diverso è l'influsso che ciascuna di esse ha esercitato nella storia -del mondo. Secondo che gli uomini progrediscono, ed ai sentimenti -del terrore sottentra la brama del sapere, e poscia l'amore del -prossimo, muta il regno delle persone. Fu un tempo in cui gli uomini -non conobbero se non il rigor della legge, e dominava incontrastato -il Padre. A questo lungo periodo successe l'altro in cui fu scoperta -la verità, sulla quale era da secoli tirato un fitto velo, fu il regno -del Figlio, o dell'eterna sapienza. Ma con questo secondo periodo non -si chiude il corso della storia. L'uomo teme, sa, ma non ancora ama -quanto dovrebbe, e la fiamma del santo spirito non ancora scalda il suo -cuore; onde è necessario che al regno del Figlio sottentri quello dello -Spirito.[549] - -Io non credo che questa dottrina dei tre stati sia la conseguenza di un -ragionamento teologico, come parrebbe dalla nostra esposizione. Altre -ragioni senza dubbio l'hanno dettata, e prima fra tutte l'invitta fede -in un migliore avvenire della cristianità. Ma la dottrina della trinità -se non è la progenitrice di quella dei tre stati, le ha certo fornito -i migliori argomenti di una dimostrazione. A chi tanto insisteva sulla -successione dei due regni del Padre e del Figliuolo dovea parere strano -che fosse lasciato da parte lo Spirito. Per giustificare l'esclusione -sarebbe stato uopo di provare che la terza persona non avesse un -carattere così spiccato come quello del Padre e del Figlio, il che -sarebbe assurdo, perchè la teologia attribuisce alle tre persone pari -valore. Così pari efficacia debbono esercitare nella storia del mondo. - -Quest'ultima ragione ci suggerisce due importanti considerazioni. La -prima è che se l'azione delle persone è parimenti efficace, nello -studio dei due regni o stati, che finora ebbero luogo, si debbono -scoprire più profonde analogie di quel che si creda comunemente; e -la durata del regno ad esempio dev'essere la stessa, perchè pari è -l'intensità dell'azione delle due persone. La seconda considerazione -è questa: che guardando bene addentro nelle due storie per iscoprirvi -la meravigliosa consonanza, non solo conosceremo nella verità sua il -passato, ma divineremo l'avvenire.[550] Perchè in ogni modo l'azione -dello Spirito non dovrà essere da meno delle altre due persone, e -conosciuto il principio ed il corso di un processo storico si può -agevolmente predeterminare la fine. - -Questo è il pensiero fondamentale del più antico e più originale -dei libri di Gioacchino, la _Concordia_. In opposizione agli eretici -contemporanei, che ponevano uno studio a rilevare le contraddizioni -tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento, questo opera di Dio, quello -del Diavolo, Gioacchino mette in luce un'armonia e concordanza anche -in quei punti, dove l'occhio comune non sa scoprirla. Ben vero ei non -nega le stonature non solo tra i due testamenti, ma ben anco tra le -varie parti del Testamento Nuovo.[551] Nè poteva certo dissimularsele -egli che in un secolo, in cui la critica non esisteva ancora, osava -pur distinguere tra libri e libri del sacro canone, nè dubitava di -attribuire minor valore agli evangeli non apostolici di Marco e Luca -in confronto degli apostolici di Matteo e Giovanni, ed approvava -gli ebrei, che fanno maggior conto delle storie di Giobbe ed Ester -in paragone di quelle di Tobia e Giuditta.[552] Ma non ostante le -critiche audaci ad una vera opposizione tra il Vecchio ed il Nuovo -Testamento non prestava fede, ed era convinto che, ben cacciando lo -viso a fondo, quello che pareva alla prima contrasto, andava risoluto -in un accordo. Bisognava solo non tenersi alla lettera, ma interpetrare -in un senso allegorico ciò che nel letterale porgeva argomenti a -dubbiezze.[553] Epperò dell'interpetrazione allegorica nessun Cataro, -nessun Valdese fece mai uso come Gioacchino, che spesso ripete il -detto dell'apostolo: «la lettera uccide, lo spirito vivifica, e ciò -che inteso intellettualmente edifica, preso alla lettera è insipido ed -ingannevole».[554] - -Ma che cosa intende il nostro autore per allegoria? Ascoltiamo lui -stesso. L'allegoria egli dice, è la simiglianza del minimo col massimo, -come ad esempio del giorno coll'anno, della persona coll'ordine, colla -città, col popolo e simiglianti. Così Abramo è un uomo e significa -l'ordine dei patriarchi. Parimenti Zaccaria.[555] Nè si creda che -con questa distinzione vada ristretto il valore ed il significato -dell'allegoria; perchè l'autore sa noverarne sei specie, l'ultima -delle quali suddivide in sette altre, così da toccare il sacro -numero dodici. Le sei specie sono: storica, morale, tropologica, -contemplativa, anagogica, tipica.[556] Parrebbe che la storica fosse -un'interpetrazione letterale e tutt'altro che allegorica. No, risponde -Gioacchino, l'interpetrazione storica è diversa dalla storia, e Abramo -ad esempio diviene il rappresentante degli uomini obbedienti a Dio, -come Isacco il rappresentante dei buoni figli. L'interpetrazione -morale in luogo dell'uomo, mette in rilievo la qualità dominante, come -a dire nell'ancella Agar vien raffigurata la concupiscenza carnale. -L'interpetrazione tropologica non ha di mira se non il modo come in -quel fatto o persona possa intendersi significata la parola di Dio; -così ad esempio Agar o l'ancella rappresenta la lettera, Sara la donna -libera, lo spirito. L'interpetrazione contemplativa riguarda i varii -gradi dell'attività umana; l'ancella ad esempio rappresenta la vita -attiva, la padrona per lo contrario la contemplativa. L'interpetrazione -anagogica ci solleva dalla terra al cielo, così Agar rappresenta la -vita presente, Sara la futura. - -L'interpetrazione tipica già dicemmo si divide in sette specie. La -prima si riferisce soltanto al Padre, nè esce dal Vecchio Testamento. -Per tal guisa se Agar rappresenta, poniamo, la plebe degli Ebrei, -Sara la tribù di Levi. La seconda specie si riferisce al Figlio, ed -agl'istituti che nel suo regno prevalsero; così Agar rappresenta la -Chiesa dei secolari, Sara quella degli ecclesiastici. La terza specie -si riferisce allo Spirito, come ad esempio nell'ordine monastico, che -fiorisce nel terzo stato, Agar rappresenta i conversi, Sara i professi. -La quarta specie si riferisce al Padre e Figlio insieme. Agar è la -Sinagoga, Sara la Chiesa dei latini. La quinta specie si riferisce -invece al Padre ed allo Spirito. Agar è di nuovo la Sinagoga; ma Sara -muta e rappresenta la Chiesa spirituale, che fiorì al principio presso -i Greci nella religione monastica (anacoreti). La sesta si riferisce -al Figlio ed allo Spirito, come a dire Agar rappresenta la Chiesa per -le sue colpe serva ed oppressa, Sara invece la Chiesa spirituale che -durerà sino alla consumazione dei secoli. La settima specie infine si -riferisce a tutte e tre le persone insieme. Agar rappresenta la Chiesa -passata e presente, vale a dire tanto la giudaica quanto la cristiana, -Sara invece la Chiesa futura.[557] - -Seguitando di questo passo ad enumerare i diversi scopi a cui può -essere indirizzata l'interpetrazione allegorica, potremo contare -non solo dodici ma infinite specie di allegorie. Questa viziosa -classificazione giova soltanto a mostrare quanta libertà si prenda -il nostro autore nell'interpetrazione dei sacri testi, e come senza -scrupolo passasse da un'interpetrazione ad un'altra quando la prima -non gli faccia più al caso. Con quest'agile manovra non è difficile -far convergere tutti i testi, ed eliminare tutte le contraddizioni. -S. Paolo ad es. parla per ben due volte di vescovi ammogliati, e gli -antipatarini solevano citare con compiacenza quel passo: chi non voglia -bruciare si ammogli. A Gioacchino propugnatore della castità riesce -agevole d'interpetrare a modo suo questo incomodo testo, intendendo -per moglie non la donna ma la Chiesa.[558] Così nessun ostacolo più ci -sbarra il cammino, perchè l'interpetrazione allegorica non ha nessun -confine. Non solo i personaggi biblici, ma le loro opere altresì hanno -un significato simbolico, come la passione e morte di Cristo vuol -dire il Vecchio Testamento e la risurrezione il Nuovo. Nè i corpi -celesti, nè gli elementi della natura vengono sottratti a questa strana -metamorfosi; chè il sole, la luna, i pianeti non solo sono creati a -risplendere nella volta del cielo, ma a significare ben anco la luce -invisibile. E codesta significazione muta secondo il bisogno. Talvolta -il sole vuol dire Cristo, la luna è la Chiesa, le stelle la moltitudine -dei fedeli; tal'altra il sole rappresenta la vita contemplativa, o -se vogliamo la Chiesa meditante, e la luna invece la vita attiva, -o la Chiesa predicante. Non è esclusa però una terza, una quarta -interpetrazione, come a dire il sole rappresenta la vita futura, la -luna la vita presente. Ed al pari del sole e della luna sono simbolici -anche gli altri corpi celesti. Saturno mettiamo a quel che dicono, di -natura freddo, e che più lentamente compie il suo giro intorno al sole, -rappresenta il padre Adamo, che tremò dal freddo in paradiso, e visse -più di tutti gli uomini, che da lui nacquero. Dopo questo esempio non -parrà strano che al pianeta _Venere_ di qualità temperata si agguagli -il giusto _Noè_; nè che si metta in confronto il sapiente _Mercurio_ -con quel vaso di scienza che fu _Moisè_. Nè certo è più strano il -simbolismo degli elementi, secondo il quale l'acqua, con cui si -battezzano i Cristiani, rappresenta la grazia che fu data agli uomini -nel secondo periodo, l'aria quella che s'impartisce ora nel principio -del terzo, ed il fuoco l'ultima e più meravigliosa che sarà impartita -nel dì della risurrezione.[559] Secondo le idee di Gioacchino i Catari -non avrebbero avuto torto di voler sostituire al battesimo coll'acqua -quello col fuoco, un fuoco che non bruci, un calore che si comunichi da -corpo a corpo imponendo le mani sul capo del convertito. - -Ma torniamo al metodo allegorico. In grazia di questo meraviglioso -processo, che sciogliendo tutte cose nel mistico vapore dei simboli, -raccosta le più lontane, accorda le più opposte, non sarà certo -malagevole di fondere in uno il vecchio ed il nuovo Testamento, non -ostante le loro antinomie. Purchè siate discreti, nè vogliate la -rassomiglianza in tutti i particolari,[560] la dimostrazione è presto -fatta, nè alcuno potrà dubitare che il vecchio Testamento non abbia -valore per sè; bensì come simbolo precursore del nuovo. Questa è la -cosiddetta _Concordia_ dei due Testamenti, o vogliam dire simiglianza -di _giusta_ proporzione tra il nuovo ed il vecchio Testamento, giusta -in quanto al numero non in quanto alla dignità, stantechè persona e -persona, ordine e ordine, guerra e guerra, si raffrontano tra loro, -come Abramo e Zaccaria, Sara ed Elisabetta, Isacco e Giovanni Battista, -Gesù in quanto uomo e Giacobbe, i dodici patriarchi ed in pari numero -gli apostoli.[561] Il parallelo numerico è adunque la base della -concordanza, epperò vanno numerate accuratamente le generazioni che -precedono e quelle che seguono la venuta di Cristo. E se una volta -non torna il calcolo, bisogna rifarlo la seconda e la terza colla -costanza e la fede di un cabalista; perchè non è da dubitare che da -quel congegno sottile di somme e sottrazioni balzerà fuori la cifra -dell'avvenire.[562] - -Basteranno pochissimi cenni per comprendere questa nuova aritmetica. -Matteo nel primo capitolo del suo vangelo numera le quaranta -generazioni, che precorsero secondo lui la nascita di Cristo a -cominciare da Abramo per terminare a Giuseppe. Non deve far caso che -l'Evangelista trascuri le tre generazioni di Ochozia, Gioas ed Amasia, -che tramezzano tra Gioram ed Uzzia; perchè chiudendosi con Gioram un -periodo della storia ebraica, e cominciandone un nuovo con Uzzia è -agevole inserire tra questi due estremi un periodo di transizione, -nel quale si contengano tre termini: l'antico non ancora finito, il -nuovo non ancora cominciato, ed un intermezzo tra il vecchio ed il -nuovo. Sistema molto ingegnoso per accomodare la storia ai nostri -gusti. Il perchè poi con Gioram si chiuda un periodo e con Uzzia ne -cominci un altro è subito detto. Matteo non risale oltre Abramo, ed -a ragione perchè con Abramo comincia l'impero di quella legge della -circoncisione, che durò fino a Cristo. Ma compiendo i calcoli di Matteo -e risalendo sino alla creazione dell'uomo tra il primo padre Adamo -e il primo patriarca, col quale comincia la legge, si contano venti -generazioni. Se dunque dopo le prime venti generazioni s'è chiuso un -periodo, l'analogia vuole che dopo le seconde venti se ne chiuda un -altro. Così con Gioram, che è la ventesima generazione dopo Abramo -si chiuderà un periodo, e trascurando le tre generazioni lasciate -da Matteo, con Uzzia si aprirà un nuovo. E che Uzzia sia il padre di -un'età nuova non è a dubitare, perchè ha molta analogia con Adamo e con -Cristo. Al pari di Adamo venne punito per la superbia, e scacciato da -un luogo santo; al pari di Cristo vinse i Filistei e gli Ammoniti, ed -il suo nome risuonò fino nel lontano Egitto, e volle essere egli stesso -sacerdote del Signore.[563] È ben strano in verità che Gioacchino metta -analogia tra Cristo, il vero sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec, -ed il re Uzzia che assunse l'ufficio sacerdotale indebitamente, e per -la sua prepotenza appunto venne punito colla lebbra. Ma la logica dei -paralleli consente queste licenze, e possiamo tenere per provato che -con Uzzia comincia un nuovo periodo. Ma quale periodo comincia con -Uzzia? Quello stesso che in un altro senso comincia con Cristo, cioè -il periodo dei sacerdoti. E perchè non faccia intoppo questo doppio -incominciamento, si sappia una volta per tutte che in ogni periodo -storico si deve distinguere il tempo in cui si spargono e fecondano -i semi, e quello in cui si raccolgono i frutti. Per tal guisa il -primo periodo della storia germoglia con Adamo e fruttifica con -Abramo, e parimenti il secondo germoglia con Uzzia e fruttifica con -Cristo. Queste anticipazioni sono un prezioso espediente, la cui mercè -Gioacchino può scoprire cristiani prima di Cristo, e spirituali avanti -il regno dello spirito, e talvolta vede effigiati tutti e tre i periodi -nei più antichi patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe.[564] - -Dopo queste spiegazioni facciamo di nuovo il calcolo. Alle quaranta -o meglio quarantatre generazioni, che precedono Cristo, aggiungendo -le venti che si contano tra il primo parente ed Abramo, avremo un -sessantatre generazioni, ventuna per ciascuno dei tre periodi in cui -si può dividere il tempo trascorso avanti Cristo; il periodo che -precede la circoncisione, quello della circoncisione, ed il terzo -dei profeti. Così prima di Cristo abbiamo già una tripartizione che -contiene in effigie le tre età del mondo.[565] E se vogliamo seguitare -oltre nella divisione, divideremo l'èra precristiana in sei periodi da -dieci generazioni l'una, perchè anche il dieci è un numero perfetto. -Il primo periodo da Adamo al diluvio (Noè); il secondo dal diluvio -alla distruzione di Sodoma e Gomorra (Abramo); il terzo sino ad Obed -che fu contemporaneo di Elia, e vide l'arca dell'alleanza in mano -degli stranieri; il quarto fino a Gioas quando Israele cominciò ad -essere sterminata da Azael re di Siria; il quinto sino alla cattività -di Babilonia, ed il sesto fino alla venuta di Cristo.[566] Ma queste -sessanta generazioni non bastano se pur s'hanno da contare le tre -trascurate da Matteo, ed avremo così lo spazio per un settimo periodo, -composto di tre generazioni sole. Sicchè tutto il periodo precristiano -si può suddividere in sette sezioni, come in sette età vedremo che si -divide la storia del mondo. E questo sacro numero sette ritorna più -volte nei divini libri, a cominciare dai sette giorni della creazione -nel Genesi sino ai sette candelabri, ed alle sette Chiese, ed ai sette -angeli ed ai sette suggelli dell'_Apocalisse_.[567] - -Determinate così le divisioni e suddivisioni dell'èra che precede -Cristo, sarà più facile lo studio delle altre che seguono. E -stabiliremo in primo luogo che le generazioni del secondo periodo -dovendo pareggiare le antiche debbono essere nè più nè meno di -sessantatre, ben inteso che queste sessantatre generazioni non si -debbono contare dalla venuta di Cristo, bensì dal re Uzzia; perchè -la prima parte del secondo periodo, ovvero l'età della fecondazione -incomincia,[568] come dicemmo, di là. Quindi in verità al periodo -cristiano in proprio non spettano se non quarantadue generazioni, che -noi, nati, come vedremo nella quarantunesima, possiamo bene paragonare -colle antiche per scoprirne il mirabile accordo. - -Questo paragone vien fatto per minuto confrontando principalmente la -serie dei papi ed imperatori con quella dei re di Giuda e d'Israele. -È naturale che in molti errori è dovuto incorrere l'autore in omaggio -alla desiderata simmetria; ed ei stesso se ne riconosce colpevole, ed -attribuisce alla corruzione delle cronache quello che in grandissima -parte è dovuto al suo modo di studiare ed elaborare la storia.[569] Nè -noi lo seguiremo in questi raffronti; ma daremo soltanto pochi esempi -per mostrare il metodo ed il risultato della ricerca. - -La duodecima generazione, che ebbe principio sotto Costantino -imperatore e Silverio papa, ha notevoli riscontri colla duodecima -generazione giudaica, a cominciare da Giacobbe. Imperocchè in questa il -popolo d'Israele ebbe un re unto dal Signore (Davide), ed in quella il -popolo dei gentili, disfatti i nemici della vera fede, sortì finalmente -un re cristiano (Costantino). Nell'antico fu eletta Gerusalemme e messa -al di sopra di tutti i tabernacoli da David; nel nuovo la Chiesa di -Roma ebbe il primato sopra le orientali. E cominciò per la donazione -di Costantino quel potere temporale la cui legittimità Gioacchino -riconosce, a patto però che il supremo sacerdote abbia la suprema -potestà, ma non l'uso, perchè non accada che chi milita con Dio non -si mescoli nei negozi temporali. Un altro benedettino, come dicemmo -altrove, avea manifestate prima di Gioacchino le stesse idee sulla -potestà terrena dei papi.[570] - -Nella generazione che succede alla duodecima non trova Gioacchino un -imperatore che pareggi per sapienza il corrispondente re Salomone; -ma se mancò l'imperatore, non mancarono dottori della Chiesa come -Ilario, Girolamo, Giovanni Crisostomo ed Agostino, che non temono il -confronto del sapientissimo monarca, e riconoscono la loro scienza -dall'ispirazione di Gesù Cristo, che è un altro Salomone ben più alto. -Il trovato è ingegnoso![571] Nè meno ingegnosi sono i riscontri che -scopre il nostro autore nella sedicesima e diciottesima generazione. -Come Asa re di Giuda (II, _Paral._, 14, 11) con la fervida preghiera -fatta a Dio mette in fuga i nemici, così Leone papa colla forza della -sua parola arresta il barbaro Attila, a cui nessun braccio armato avea -saputo sbarrare la via dell'eterna città. Ed a quel modo che Teodorico -re dei Goti mise a morte Boezio, ed altri cristiani, il re biblico che -vi corrisponde, Joram, uccise i suoi fratelli. E come al tempo di Joram -fiorì il profeta Eliseo, così nell'età corrispondente cristiana visse -S. Benedetto. E quest'altro raffronto è specioso: Gerico, dove Eliseo -si mise a capo dei profeti, fu data in possesso ai figli di Beniamino, -unica tribù, che si fuse colle altre due di Levi e di Giuda. Eliseo -dunque si può dire mediatore tra queste due tribù, come S. Benedetto -è l'anello di congiunzione tra i monaci greci e latini, tenendo da una -parte ferma la fede di Pietro, e dall'altra abbracciando la regola dei -basiliani. Il paragone è tirato su come Dio vuole, ma è importante pel -giudizio che porta il nostro abate su greci e latini.[572] - -E per la stessa ragione è da ricordare il confronto che fa tra il re -Josia e Leone IX. Il primo non credendo che l'invito a sottomettersi, -fattogli dal re egiziano, fosse ispirato da Dio, uscitogli incontro -nella pianura di Nieghiddo, morì nel combattimento (II _Paral._, -35, 22); il secondo volle del pari non ostante la sua pietà muovere -contro i Normanni e fu sconfitto. Benchè non lo dica apertamente, pure -le imprese guerresche dei papi non vanno a sangue a Gioacchino, nè -Gregorio VII è tenuto da lui in quella venerazione che gli tributavano -i guelfi italiani. Quando parla di lui non ricorda i gloriosi fatti, -ma soltanto l'esilio. A quel modo, ei dice, che Joachaz fu fatto re -dei Giudei a dispetto del re egiziano Neco, Gregorio VII fu acclamato -pontefice in odio dell'Imperatore. E come il re egiziano sbalzò di -seggio Joachaz, elevando invece di lui il fratello Joachin; così -l'Imperatore in luogo del Papa, che ebbe ad esulare in Salerno, mise -l'arcivescovo ravennate col nome di Clemente. Non una parola sola di -rimpianto pel gran Papa, che morendo sclamava: Dilexi justitiam, odivi -iniquitatem, propterea morior in exilio. A Gioacchino, così penetrato -dell'umiltà cristiana poco andavano a versi le imperatorie nature come -quella d'Ildebrando, nè dubitava di porlo a riscontro con quel Joachaz, -che secondo il IV _Re_ 32 fecit malum coram Domino.[573] - -A queste citazioni mi permetto di aggiungerne qualche altra importante -per i giudizii che Gioacchino porta su avvenimenti di cui è stato -testimone. Morto Joachin prese a regnare Jeconia, rimosso il quale -dal re di Babilonia gli fu sostituito lo zio Sedechia, iniquo e -pessimo uomo. Allora venne in estrema confusione il regno di Giuda, -nè più secondo l'ordine di generazione regnarono i re di Giuda, ma -ora il fratello, ora il nepote, ora lo zio, ora insieme e l'uno e -l'altro. Lo stesso intervenne alla Chiesa, ove si vide due vescovi -contemporaneamente fatti papi, e l'Imperatore combattere la libertà -della Chiesa. - -Tutto questo accadde durante la trentanovesima generazione al tempo -di Alessandro III e Federigo Barbarossa. Nè ai successori suoi -Lucio e massime Urbano III arrisero le sorti; ed anche oggi, seguita -Gioacchino, portiamo le tristi conseguenze del dissidio scoppiato -al tempo di Leone e di Enrico. E non senza gemito del cuore e dolore -dobbiamo ripetere le rampogne di Geremia, che ben si applicano a noi, -che ci diciamo cristiani e non siamo. Già da due anni era salito sulla -cattedra di S. Pietro Innocenzo III, quando Gioacchino proferiva queste -severe parole, e il famoso _quomodo sedet sola civitas_ applicava alla -Chiesa di Pietro, e contro gl'inerti sacerdoti volgea queste parole -dei Treni: _I profeti tuoi han veduto vanità e cose scempie_ (2, 14): -_Han mutato colore il buon oro fino, e le pietre del santuario sono -state sparse in capo d'ogni strada_ (4, 1).[574] Le fortune d'Innocenzo -non lo illudevano, nè alla pace, che parea dovesse finalmente arridere -alla cristianità, prestava fede: ma invece nuove guerre predicea, nuove -calamità, perchè essendo già cominciata col 1201 la quarantunesima -generazione, non molto andrà che il secondo periodo sarà per chiudersi. -E pria che spunti l'alba del nuovo giorno, gravi mali travaglieranno -ancora l'umanità, come previdero i profeti del vecchio Testamento ed i -veggenti del nuovo.[575] - -Ora possiamo conoscere il risultato di questi faticosi riscontri. Dal -paragone di generazione a generazione si cava la conclusione che siamo -sul finire del secondo periodo, e che il cominciamento della nuova -èra non si farà aspettare lungo tempo. Che cosa sia questa nuova èra -già lo sappiamo, il regno dello Spirito, che tien dietro a quello -del Figliolo. Questo terzo periodo della storia dell'umanità per -un certo rispetto è già cominciato; perchè a quel modo che l'èra di -Cristo fu preparata nell'ultimo scorcio della precedente, così accade -dell'èra nuova, che se non dà frutti ancora, certo è germogliata da -un pezzo. Quest'anticipazione noi già l'abbiamo accennata parlando di -San Benedetto, che al tempo della diciottesima generazione fondò un -nuovo ordine monastico, nel quale il cenobitismo greco fu innestato -alla tradizione latina, e dal quale senza dubbio comincia la nuova -età, in cui posto fine agli abusi del chiericato, ed eliminate le -due cause principali delle discordie umane, l'orgoglio e l'avidità, -sarà finalmente assicurata la pace del mondo. Nello stesso luogo -abbiamo ricordata ancora la parentela che corre tra il profeta Eliseo -dell'antico Testamento e S. Benedetto dei nuovi tempi. In grazia di -quest'analogia l'anticipazione del terzo periodo dovrebbe scoprirsi -nell'antico Testamento stesso al tempo del re Asa. Nè è strano questo -doppio incominciamento, perchè il terzo periodo essendo il regno -dello Spirito, che procede insieme dal Padre e dal Figliuolo, era ben -giusto che mettesse capo nel vecchio e nel nuovo Testamento.[576] -L'interessante è che tornino i calcoli numerici. E torneranno di -sicuro, che sarà nostra cura accorciare o prolungare il tempo quanto -basti. Così ad esempio come da Adamo a Cristo corrono sessantatrè -generazioni, sarebbe desiderabile che altrettante ne corressero da -Eliseo sino a S. Benedetto; ma se questo non è possibile, sceglieremo -un altro termine, quello ad esempio in cui la regola benedettina prese -nuovo vigore per opera dei cistercensi,[577] ed il calcolo torna, e -possiamo con sicurezza predire che l'ora tremenda sta per sonare. Ma -quando? possiamo noi sapere e l'anno e il giorno della catastrofe, -o dobbiamo rassegnarci a più o meno probabili approssimazioni? Noi -già notammo come Gioacchino proceda molto cauto, e soventi ricusa di -addurre determinazioni precise, come si pare dai parecchi passi in -cui esprime le sue dubbiezze, e a chi gli dimandi maggiore precisione -di ciò che ei dice, risponde che solo Iddio sa il futuro.[578] Ma in -questo punto, nella determinazione dell'anno in cui dovrà cominciare la -terza età del mondo è più esplicito di quel che ci aspetteremmo. - -Quando sarà per entrare la 42ª generazione Dio solo lo conosce,[579] -ma quando sia per finire si può argomentare da un gran numero di -prove, le une più indubitabili delle altre. In primo luogo si è già -detto che stante la concordia dei due testamenti il secondo periodo -deve durare in tutto 63 generazioni, e stante che 21 appartengono -al periodo di fecondazione, non restano da Cristo in poi se non 42 -generazioni. La generazione dev'essere presa non secondo la carne, -ma secondo lo spirito. E come il Signore non cominciò ad avere -figli spirituali se non a 30 anni, il che era già prefigurato nella -unzione di David, e nell'iniziazione di Ezechiele, così trent'anni -deve durare ogni generazione nel nuovo tempo. Saputo dunque il numero -delle generazioni, 42, e la durata di ciascuna di esse, 30, basterà -moltiplicare l'un numero per l'altro, e sarà determinato l'anno -fatale, ovvero il 1260.[580] Il qual numero ritorna nei giorni che -Elia stette nascosto,[581] in quelli che passò nel deserto la donna -dell'_Apocalisse_,[582] e nei mesi che Giuditta restò vedova[583] -e la coincidenza torna sicura. Nè fa intoppo che il terzo periodo -cominci non alla metà delle 42 generazioni, che restano dopo Cristo, -cioè alla 21ª, ma invece alla 16ª come dice in un altro luogo della -_Concordia_.[584] Questi ritardi od anticipazioni non iscoraggiano -l'intrepido calcolatore, al quale non torna malagevole aggiungere se -occorra fino a quindici generazioni. Non disse il Signore ad Ezechia: -Io aggiungerò quindici anni al tempo della tua vita? E non fece tornar -l'ombra indietro per i gradi per li quali era discesa nell'orologio -di Achaz, cioè per 10 gradi (IV _Re_, 20, 6-11)?[585] E se la serie -delle generazioni secondo la carne non torna neanche dopo questi -rimendi, possiamo invocarne un'altra che corra più spedita per gradi di -parentela spirituale. Sta bene che Cristo discenda dai re d'Israele, -ma questi alla lor volta non sono i successori dei Giudici?[586] -Noi dunque possiamo movere dal primo Giudice, Moisè, e pei suoi -successori Giosuè, Othonel ecc. arrivare dopo ventuna generazioni ad -Asa, a quel buon re che negli ultimi anni della sua vita vide Israele -in mano di Acab, l'iniquo persecutore di Elia ed Eliseo. Ormai i -calcoli tornano. Perchè da Asa sino a Cristo si contano ventitre -generazioni secondo Matteo; aggiuntevi le tre che questi trascura, si -ha ventisei; aggiunte ancora le sedici che s'interpongono tra Cristo -e S. Benedetto, si ha il famoso numero quarantadue. E sommate queste -generazioni colle ventuna che furono tra Mosè ed Asa, torna il numero -sessantatre, e così le generazioni tra Adamo e Cristo pareggiano in -numero quelle che s'interpongono tra Moisè e S. Benedetto. Non vogliamo -più oltre paragonare le due serie, nè ripetere gli artificii adoperati -dall'autore per dissimularne le discrepanze, che già ben sappiamo, -e quello che Gioacchino ha voluto dimostrare e la via tenuta nel -dimostrarlo. - - -IV - -Che il giorno tremendo sia prossimo, Gioacchino non pure lo dimostra -dalla concordia dei due Testamenti, ma dallo studio dei segni -precursori, descritti nell'_Apocalisse_: grandi calamità, guerre -disastrose, scismi ed eresie, e finalmente più terribile di tutti -l'Anticristo. Molti di questi segni secondo Gioacchino erano già -visibili, e se gli uomini non se ne addavano ancora, si doveva allo -scarso studio che facevano delle antiche rivelazioni in confronto -delle condizioni presenti. A codesto studio si mette il Profeta con -ardore. L'Apocalisse è giustamente prediletta da quanti affatica -l'ansioso problema dell'avvenire; ed a chi si compiaccia d'interpetrare -allegorie, nessun libro nè nel nuovo nè nel vecchio Testamento offre -materia più copiosa. Era dunque ben naturale che Gioacchino ne desse -una minuta esposizione, interpetrandolo e commentandolo dalla prima -all'ultima parola, e dappertutto scoprisse segni di verità arcane, -anche dove il senso letterale è pianissimo, e diventa oscuro solo -quando se ne sospetti altro più nascosto. - -Così sin dalla prima pagina alla dimanda: perchè l'Evangelista mandi -il suo scritto alle sole sette Chiese dell'Asia minore, mentre egli più -degli altri apostoli suole volgersi a tutti i fedeli,[587] l'espositore -risponde: perchè queste sette Chiese non si debbono prendere nel -senso proprio ma nel metaforico. La concordia tra il vecchio e nuovo -Testamento c'insegna che come dodici furono le tribù del popolo -eletto, così dodici sono le Chiese principali fondate sugli albori -del Cristianesimo. Queste dodici si dividono in due gruppi, uno di -cinque l'altro di sette; il primo comprende le Chiese di Gerusalemme, -Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Roma; l'altro gruppo abbraccia -le sette Chiese dell'Asia minore. Ed a ragione l'Apocalisse non nomina -se non queste ultime, perchè le prime cinque simboleggiano l'età, che -precorsero Cristo, le ultime invece quella, che da lui comincia.[588] -Potrebbe fare intoppo che il periodo precristiano si partisca in -cinque e non in sei o sette periodi come si disse più sopra. Ma a -questa difficoltà è subito rimediato. Le cinque Chiese corrispondono -a cinque tribù d'Israele, Ruben, Gad, Manasse, Effraim e Giuda. La -terza di queste tribù fu suddivisa in due parti, una restò al di qua -del Giordano e l'altra passò oltre. Così le cinque tribù diventano -sei, e ben rappresentano le sei età del periodo precristiano. Le prime -tre, dimoranti all'oriente del Giordano, rappresentano il sorgere del -genere umano, le generazioni che si succedono da Adamo sino a Mosè, -sino cioè allo stabilimento della legge; le altre tribù, che restano -al di qua del Giordano, rappresentano le generazioni succedute a Mosè -sino a Cristo, cioè il periodo _post legem_. Dei figli d'Israele -Ruben perdette ogni diritto di preferenza per aver contaminato il -talamo di suo padre (_Gen._, 49, 4), ed a Giuda invece s'inchineranno -i suoi fratelli, e dalla sua tribù non sarà rimosso lo scettro (Ivi, -8, 9); così le generazioni posteriori allo stabilimento della legge, -furono più accette a Dio delle precedenti, che spesso l'obbliarono; e -parimenti la Chiesa di Roma andò innanzi alle altre che la precorsero, -e meglio di loro serbò il tesoro della tradizione. Queste coincidenze -meravigliose ci tolgono ogni dubbio che le cinque Chiese rappresentano -le cinque o meglio le sei tribù, e per esse le sei età che precedono -Cristo. Le rimanenti sette Chiese o sette tribù debbono dunque -rappresentare le età che lo seguono, vale a dire il lungo periodo che -da Cristo arriva sino ai giorni di Gioacchino. Quest'ultimo periodo -poi si suddivide in sette, e non in sei o cinque, per due ragioni -evidentissime: la prima che a tal modo si compie il sacro numero -dodici, la seconda perchè prima di Cristo erano ben pochi i fedeli ed -appartenenti ad una sola nazione, dopo Cristo son molti e di tutte le -nazioni, e ad una turba così numerosa Giovanni ha da volgere la parola -per aprirle il segreto dell'avvenire.[589] - -Dopo questa interpetrazione non farà meraviglia che in quei pochi -luoghi dove Giovanni spiega da sè medesimo il senso delle sue -allegorie, il nostro autore non gli creda, e l'interpetre stesso e la -spiegazione addotta intenda come una nuova allegoria. Ormai si monta -di nube in nube, e la terra sempre più sfugge allo sguardo. Così -quando in fine del primo capitolo si legge che le sette stelle son -gli Angeli delle sette Chiese, e i candelieri d'oro le Chiese stesse -(_Ap._, I, 20), non dobbiamo intendere tutto questo alla lettera, a -quel modo che non bisogna intendere alla lettera la spiegazione, che -Giuseppe recò del sogno di Faraone. Perchè Giuseppe che spiega i sogni -e distribuisce le vettovaglie è il simbolo dell'ordine contemplativo, -che svela gli arcani e distribuisce le grazie spirituali. Ed i sette -anni grassi rappresentano le età del Vecchio Testamento, nelle quali -si fece incetta del grano delle sacre parole, e gli anni magri si -riferiscono all'età nostra povera di nuove rivelazioni, ma studiosa -interpetre delle antiche. Non dimandiamo come si dicano magri i tempi -del Cristianesimo in paragone, per giunta, non dell'avvenire, ma del -passato giudaico; sarebbe ingiusto richiedere esattezza e coerenza in -tanta mobilità d'interpetrazioni. Notiamo solo che per le sette stelle -ed i sette candelabri non si debbono intendere, come parrebbe, le -sette partizioni dell'èra cristiana, bensì i sette doni dello Spirito -Santo. Infatti, dice Gioacchino, le stelle poste alla destra di Gesù, -raffigurano qualche cosa di cui si riconosca l'eccellenza su Gesù -medesimo. E certamente lo Spirito si vantaggia sul Verbo di quanto -la pienezza e gioja dell'amore sovrasta sulle angustie della scienza; -talchè non lo _Spirito_ ma il _Verbo_ s'incarna ed assume le sembianze -del servo, e del servo porta le fatiche e le stanchezze; alla libertà -dello _Spirito_ invece perfino l'apparenza del servaggio ripugna. -Questo significato delle sette stelle ha tanto valore che si estende -alle Chiese, contraddicendo alla spiegazione precedente. Secondo questa -nuova interpetrazione cinque delle dodici Chiese s'hanno a riferire -non più al padre, bensì al figliuolo, del quale rappresentano le -cinque opere principali: la nascita, la passione, la risurrezione, -l'ascensione e l'invio del Paracleto; le altre sette naturalmente -anzichè il figliuolo rappresentano lo Spirito ovvero i suoi sette -doni.[590] - -In un altro luogo le sette stelle non rappresentano più i sette doni -dello Spirito, ma sette grandi uomini, rappresentanti sette periodi. -Adamo, la cui lunga vita lo accomuna con Saturno; Noè che per la sua -temperanza si assomiglia a Venere; Abramo padre dei fedeli parallelo -a Giove che dai Gentili fu detto padre degli uomini e degli Dei; -Moisè sapiente come Mercurio; David valoroso più di Marte; finalmente -Giovanni ed Elia raffigurati nell'umida luna e nell'infocato sole.[591] -Si ritorna così all'antica interpetrazione delle sette Chiese, colle -quali possono andare benissimo paragonati i sette uomini, perchè -l'angelo di Efeso ha di comune con David la prerogativa del governo, -l'angiolo di Smirne pareggia Giovanni nella sofferenza, e così di -seguito. - -Codesti grandi uomini sarebbero i patriarchi di sette ordini, -quello dei coniugati, dei laici continenti, degli apostoli, dei -martiri, dei dottori, delle vergini, dei conventuali, sebbene una -esatta corrispondenza tra gli uni e gli altri nè Gioacchino l'ha -mai dimostrata, nè forse sarebbe agevole a scoprire.[592] Comunque -sia, se per le sette stelle o candelabri o Chiese s'ha da intendere -codesti sette ordini, par che in esse vada effigiata la storia non -del solo periodo cristiano, ma di tutti i tempi; perchè l'ordine dei -conjugati e laici continenti rappresenterebbe l'èra precristiana; -quello degli apostoli, martiri e dottori la cristiana; e infine le -vergini ed i conventuali accennerebbero alla età nuova, già cominciata -con S. Benedetto. E con siffatta interpetrazione andrebbe in parte -d'accordo l'altra dei sette occhi dell'Agnello (_Apoc._, V, 6), -ciascuno dei quali rappresenterebbe il dono conferito dallo Spirito -a ciascun ordine, la fortezza dei prelati, l'intelletto dei dottori -e simiglianti.[593] Ma in quest'ultimo passo già comincia a mutare -l'interpetrazione, perchè i sette ordini non sono quelli di prima, -e si parla ora di prelati e di diaconi, e gli ordini par che tutti -appartengano all'èra cristiana. - -In questo senso certo vanno interpetrati i sette suggelli del famoso -libro scritto dentro e di fuori, perchè codesto libro non è se non -il Nuovo Testamento e le successive rotture dei suggelli vogliono -dire altrettante fasi nello svolgimento dei tempi cristiani. Così -alla rottura del primo suggello l'Evangelista vede un cavallo bianco, -montato da un cavaliere dall'arco, che ebbe una corona e fu dichiarato -vincitore (_Ap._, VI, 1). Questo cavallo bianco è la Chiesa primitiva, -ed il cavaliere è Cristo medesimo. In altre parole abbiamo la -rappresentazione allegorica del primo periodo della Chiesa, governata -dagli Apostoli, e candida della sua purità. Alla rottura del secondo -suggello esce fuori un cavallo sauro, montato da un cavaliere, cui -fu dato di togliere la pace della terra. Questo cavallo sauro sono -i sacerdoti pagani, che combattono spietatamente la nuova Chiesa. -Siamo già nel secondo periodo, quello dei martiri. Un cavallo negro -esce fuori alla rottura del terzo suggello, ed il cavaliere che lo -monta ha una bilancia in mano (_Apoc._, VI, 5). Questo cavallo morello -secondo Gioacchino è il clero ariano, ed il cavaliere, Ario stesso, che -tenendosi strettamente alla lettera sotto l'apparenza di una esatta e -ben pesata interpetrazione uccide lo spirito della nuova dottrina. Ecco -il terzo periodo dei contrasti dommatici, il terzo ordine, i dottori. -Rotto il quarto suggello, sopra un pallido cavallo si mostra un -cavaliere per nome la Morte. Questo cavallo che ha il colore dell'odio -e del livore, vuol significare l'empia genìa dei musulmani che -disertarono moltissime Chiese dei Greci, ed occupano anch'oggi grande -estensione della terra. Questa quarta calamità ha la sua rispondenza -nella cattività di Babilonia. All'apertura del quinto suggello -l'Evangelista non vede più cavalli, ma le anime degli uccisi per la -parola di Dio, che di sotto all'altare gridano con gran voce: Infino -a quando, o Signore, non vendichi il nostro sangue? Qui è chiaramente -annunziata secondo Gioacchino una quinta persecuzione, e come la prima -ebbe luogo nella Giudea, la seconda in Roma, la terza in Grecia, la -quarta in Arabia, così la quinta è scoppiata nella Mauritania e nella -Spagna, ove un gran numero dei cristiani superstiti alle precedenti -persecuzioni, vennero uccisi. A queste anime vien detto, che riposino -ancora un poco di tempo finchè sia compiuto il numero dei fratelli -che han da essere uccisi, perchè dopo questa quinta persecuzione, che -ha luogo oggi, succederà una sesta. Gioacchino dunque crede che l'età -sua sia l'estrema del quinto periodo.[594] All'apertura del sesto -suggello si udì un gran tremuoto, ed il sole si fe' nero come un sacco -e la luna rossa come sangue, e le stelle del cielo caddero in terra, -ed i re della terra e i grandi e i capitani e i ricchi e i possenti e -ogni servo e ogni libero si nascosero nelle spelonche e nelle rocce -(_Ap._, VI, 12 e segg.). Questo evidentemente è l'ultimo giorno, -che in un senso stretto s'ha da riferire al giudizio universale, -avente luogo al termine della storia umana; ma nel senso largo si -può intendere per la fine di ciascun periodo,[595] ed in quest'ultimo -significato l'intende Gioacchino. Alla quinta persecuzione, che accadde -ai giorni suoi, ei prevede abbia a seguirne una più dura ancora; nè -s'illude che i mali dell'età sua sieno per cessare; anzi nell'ultima -età del secondo periodo, ovvero nel sesto tempo (sesto suggello), -si aggraveranno, e se i miscredenti e una parte di fedeli morrà per -la propria fede, un'altra, forse la maggiore, sarà per perderla. E -l'ordine monastico medesimo, del quale erano così evidenti i segni -di corruzione, volgerà all'estrema ruina, il che è come a dire che il -sole si oscurerà.[596] Non occorre dire del clero secolare, al quale -si può applicare l'imagine della luna fatta color di sangue, perchè in -lui non è più niente di spirituale e celeste.[597] Finalmente rotto il -settimo suggello, si fece silenzio nel cielo lo spazio di una mezz'ora -(_Apoc._, VIII, 1). Il che vuol dire che alle guerre e calamità -succederà il riposo, al secondo periodo così tormentato principalmente -negli ultimi suoi giorni, terrà dietro l'età nuova, nella quale regnerà -il silenzio della vita contemplativa.[598] - -Da ora in avanti non si muta più l'interpetrazione. I sette angeli, a -cui furon date sette trombe, rappresentano le sette età del mondo, sei -nelle quali si esaurisce il secondo periodo, ed una in cui si riassume -il terzo. È inutile entrare nei particolari, ed il lettore può colla -scorta delle interpetrazioni precedenti indovinare le altre. La stella, -ad esempio, ardente come un torchio, che al suono della terza tromba -cade nelle acque, convertendo la terza parte di esse in assenzio, -è senza dubbio Ario, per onestà dei costumi uno dei sacerdoti più -specchiati, il quale caduto nell'eresia trae seco innumerevole turba di -vescovi e di preti. Un'altra stella cade al suono della quinta tromba, -in quella che l'angelo apre il pozzo dell'abisso, onde sale un fumo -così denso da ottenebrare l'aria, e vengono fuori locuste, cui fu dato -il potere degli scorpioni della terra. La nuova stella dev'essere un -altro eresiarca non dissimile da Ario, prete e letterato come lui. Di -costui Gioacchino non sa dire il nome, ma accenna vagamente ai filosofi -del suo tempo, che al pari di Abelardo vogliono tutto comprender colla -ragione.[599] Le locuste sono i Patarini, che al tempo di Gioacchino -s'erano moltiplicati a segno, che pochi anni dopo, Innocenzo ebbe a -bandire una crociata contro. Questi eretici sono il vero Anticristo, -come previde chiaramente Giovanni, che in una sua lettera (1 JOH., -2, 22) dice chiaramente: chi nega che Cristo sia venuto in carne è -lo stesso Anticristo. (Evidentemente qui lo scrittore della lettera -parla del docetismo a lui contemporaneo, che poi venne accolto nel -Catarismo). E se tutti questi eretici meritano il nome di Anticristo, -a maggior ragione l'avrà il loro re che secondo l'_Apocalisse_ si dirà -Abadon (_Ap._, X, 11) ed in greco Apollion, distruggitore (!) E stante -che gli eretici patarini erano cresciuti d'audacia e di numero al tempo -di Gioacchino, ei non dubita che anche quei, che si metterà alla loro -testa, sia già nato, sebbene non sia ancora scoccata l'ora della sua -rivelazione, perchè si manifesterà soltanto nell'età seguente, o sesta -ed ultima dell'evo cristiano.[600] Questa età, come già sappiamo, -è la prossima futura, e Gioacchino la crede già cominciata al suo -tempo, sebbene non fosse[601] chiusa ancora l'età precedente. In essa -seguiteranno gli eretici con maggior vigore, stantechè ai patarini -si uniranno i saraceni, come tentarono di fare nel 1195 secondo le -notizie che Gioacchino raccolse da un tale tornato da Alessandria -in Messina. Questi novi eretici nati dalla fusione dei precedenti -sono rappresentati dai cavalli dell'_Apocalisse_ a testa di leone, e -dalla cui bocca escono fuoco e fumo e zolfo, e sul cui dorso montano -cavalieri dagli usberghi di foco (_Ap._, IX, 17). Contro essi non varrà -più resistenza alcuna, come pur troppo, aggiunge Gioacchino, già si -cominciò a sapere per esperienza or non è molto, quando gli eserciti di -Federico primo furono disfatti dagli infedeli.[602] - -A questa età sesta succede, come già sappiamo, la settima, durante la -quale secondo l'espressione dell'_Apocalisse_ (X, 7) si compirà il -segreto di Dio, ovvero si chiuderà la storia dell'uomo, a quel modo -che il settimo giorno chiude la settimana. In questo nuovo periodo -all'intelligenza letterale succederà la spirituale, il che vien -rappresentato nell'iride che circonda il settimo angelo, e che nel -linguaggio simbolico di Gioacchino vuol dire o lo stesso Spirito Santo, -o l'intelletto ripieno dello spirito. E per ciò nell'_Apocalisse_ (X, -2) è detto che l'Angelo pone il suo piè destro sul mare ed il sinistro -sulla terra, perchè in questa è rappresentata la lettera del Vecchio -Testamento, ed in quello la lettera del Nuovo, che vengono entrambe -superate dall'interpetrazione allegorica, la quale sta all'intelligenza -letterale come il fuoco all'aria e all'acqua.[603] - -Anche nel _Commento_ all'_Apocalisse_ come nella _Concordia_ -Gioacchino pone nel 1260 il termine del secondo periodo, e il -cominciamento del terzo. Questa data vien suggerita da moltissimi -luoghi. Nell'_Apocalisse_ X, 2 si legge che i gentili calpesteranno -la santa città quarantadue mesi o meglio mille duecento sessanta -giorni, calcolato il mese a trenta giorni in media. E per 1260 giorni -è data facoltà nel paragrafo seguente ai profeti di profetare. Inoltre -la donna intorniata dal sole, di sotto a' cui piedi era la luna, e -sopra la cui testa una corona di dodici stelle, dopo aver partorito -il figliuol maschio, che ha da reggere le nazioni, fugge nel deserto -perchè sia quivi nudrita mille ducento sessanta giorni. (_Apoc._, XII, -6). Alla bestia dalle dieci corna e dalle sette teste fu data potestà -di durare quarantadue mesi, che secondo Gioacchino valgono 1260 giorni -(_Apoc._, XIII, 5). Queste coincidenze non sono a caso, si spiegano -tutte mirabilmente, se intende che i quarantadue mesi non sono se non -le quarantadue generazioni del secondo periodo, che calcolate a trenta -anni l'una, importano, come già sappiamo, il corso di 1260 anni.[604] - -Dopo tutto quello che abbiamo detto e del corso del tempo, e delle -calamità che sovrastano alla Chiesa, non sono difficili ad interpetrare -le altre allegorie dell'_Apocalisse_. La donna vestita di sole in -generale rappresenta la Chiesa, ma in particolar modo la vergine -madre, che è come la rappresentante dell'ordine degli eremiti. Le -dodici stelle sappiamo ormai che rappresentano le dodici virtù, cinque -minori e sette maggiori. Il sole è lo spirito divino che la riscalda, -la luna che ha sotto i piedi è la concupiscenza carnale o la gloria -del mondo. Ma a quel modo che la donna vestita di sole, oltre al -rappresentare l'ordine verginale, simboleggia ancora la Chiesa in -generale, che dura da Cristo fino ai nostri giorni; così il drago che -le s'oppone rappresenta in un simbolo solo tutti i suoi persecutori, -nei periodi successivi della storia. E così accade che ha sette teste -corrispondenti alle sette età che noi ben conosciamo, e dieci corna che -rappresentano dieci re. La stessa interpetrazione devesi dare della -bestia, che sale dal mare (_Ap._, XII, 1) anch'essa fornita di sette -teste e dieci corna. Essa riassume in uno i caratteri delle quattro -bestie di Daniele (VII, 3), essendo simigliante ad un pardo, coi piedi -d'orso e la bocca di leone e dal drago riceve il suo potere. (_Apoc._, -XIII, 2). Questa bestia dunque personifica in sè i diversi nemici della -Chiesa di Cristo, prima fra tutti la sinagoga degli Ebrei, poi quella -dei pagani, quindi la terza degli ariani, e poi l'ultima dei saraceni: -peccato che il testo di Daniele non gli permetta di aggiungere per -quinta la sinagoga dei patarini.[605] - -Ma ci sarà posto anche per questa, perchè fortunatamente -nell'_Apocalisse_ oltre alla prima si legge di una seconda bestia, -che sale non dal mare ma dalla terra, e in luogo di dieci ha due soli -corni simili all'agnello. E fa gran segni, e persuade gli uomini ad -adorare la prima bestia, che un tempo fu ferita mortalmente in una -delle sue teste, ma ora del tutto è risanata. L'allegoria è trasparente -secondo Gioacchino. Questa seconda bestia sono appunto i Patarini, -che si danno per i veri cristiani e non sono, e stringono, come già -dicemmo, alleanza coi saraceni, i quali un tempo quando al grido di -Urbano si riunì la prima crociata (qui sbaglia la data e in luogo -del 1079 mette il 1015) furono sconfitti; ma poi si rifecero delle -perdite patite, e disfarli oggi torna ben difficile, nè sarà possibile -neanche nell'avvenire se non forse colle armi della parola.[606] È -chiara la simiglianza di questa nuova bestia col piccolo corno di -Daniele (DAN., VII, 8), che ha occhi simiglianti a quelli d'uomo e -bocca che profferisce cose grandi. Le due Apocalissi di Daniele e -Giovanni si chiariscono a vicenda. Secondo Giovanni, la nuova bestia -seduce gli abitanti della terra, e fatta fare una imagine dell'antica -bestia, le infonde uno spirito che parli, e così piega tutti gli uomini -all'adorazione del mostro, e quelli che vi si rifiutano li uccide. E -tutti debbono portare sulla mano o sulla fronte il nome della bestia -o il numero del suo nome. Questa imagine della bestia, che parla per -bocca dei falsi profeti, è senza dubbio quel re undecimo di Daniele, -che (VII, 24) succederà agli altri dieci raffigurati nelle dieci -corna, e proferirà parole contro l'Altissimo, e penserà di mutare i -tempi e la legge. Codesto re sarà senza dubbio dei Saraceni, ed avrà -ai suoi fianchi qualche gran prelato patarino simile a Simon Mago, e -rappresentante l'Anticristo di cui parla Paolo. E l'uno e l'altro sono -rappresentati nell'_Apocalisse_ da un numero 666, perchè 600 vuol dire -le sei età del mondo, 60 la parte che appartiene alla sesta età, 6 il -sesto tempo di quest'età.[607] - -Concorde con siffatte interpetrazioni è l'altra della gran meretrice -(_Apoc._, XVII), con la quale han trescato li re della terra, e del -vino della cui fornicazione sono stati inebbriati gli abitanti della -terra. Che non s'abbia da intendere in un senso diverso dalla bestia -che viene dal mare, lo dicono e il sedere sull'acque della meretrice, -e l'avere ella parimenti sette teste e dieci corna. I padri cattolici -sogliono intendere Roma, in quanto rappresenta non la Chiesa, bensì -la moltitudine dei reprobi, la quale non si raccoglie in un luogo, ma -è sparsa per tutte le latitudini della terra. Ed i re coi quali ella -fornica s'intendono i prelati, cui è commesso il governo delle anime, -e che talvolta per compiacere agli uomini, trascurano il dover loro. -Le sette teste sono i regni che furono molesti alla Chiesa nel corso -del tempo; Erode, Nerone, Constanzo ariano, Maometto o Cosroe re dei -Persiani sono i primi quattro capi. Il quinto è chi cominciò a dar -travaglio alla Chiesa nelle lotte delle investiture (Enrico IV). Il -sesto è il re undecimo di cui parla Daniele. Il settimo capo della -bestia è quello dannato alla morte, spento il quale risplenderà la -pace.[608] Le dieci corna, ovvero i dieci re debbono intendersi forse -di altrettanti sovrani che van compresi tutti nel sesto re, poniamo ad -esempio i successori di quel famoso Saladino, re dei turchi, dal quale -non ha guari fu presa la città santa.[609] - - -V - -Tutte quante le interpetrazioni e della _Concordia_ e del _Commento -all'Apocalisse_ concordano nel disegno di dividere la storia -dell'umanità in sette età. Le prime sei ora rappresentano le epoche -ebraica e cristiana insieme, ora la sola cristiana; la settima sta da -sè e sarà forse la più breve e di poco lontana dalla fine del mondo. Ma -non perchè le due epoche precedenti alla settima si possano suddividere -ciascuna in tre parti, non per questo s'ha da dire che non abbiano un -carattere unico anch'esse. Noi già sappiamo come la pensi Gioacchino, -il quale crede che nella prima epoca abbia regnato il Padre, nella -seconda il Figlio, e nella terza sarà per regnare lo Spirito. La storia -dell'umanità dunque facendo astrazione dalle più minute suddivisioni -in tre grandi periodi si può partire. Il primo in cui si vive sotto il -rigore della legge, il secondo sotto il favore della grazia, il terzo -nella pienezza della grazia medesima. Nel primo ha luogo la servitù -servile, nel secondo la filiale, nel terzo la libertà. Nel primo si -vive in timore, nel secondo si riposa nella fede, nel terzo s'arde di -carità. Il primo periodo appartiene ai vecchi, il secondo ai giovani, -il terzo ai fanciulli. Il primo ai servi, il secondo ai liberi, -il terzo agli amici. Nel primo rilucevano le stelle, nel secondo -biancheggia l'aurora, nel terzo è giorno pieno. Nel primo domina -l'inverno, nel secondo la primavera, nel terzo l'estate. Il primo -produsse le ortiche, il secondo le rose, il terzo i gigli. Il primo -l'erbe, il secondo le spighe, il terzo il grano.[610] Questi paragoni -spargono alquanta luce sugl'intendimenti dell'autore, secondo il quale -i tre stati in cui si divide la storia dell'umanità dalla creazione al -giudizio finale, hanno un corso continuo; sicchè l'uno nasce dall'altro -come da fiore frutto. Nè solo continuo, ma progressivo, dal meno al più -perfetto, dal timore all'amore, dalla servitù alla libertà. - -Ed agli stati corrispondono gli ordini, che ora sono sette, ora cinque, -il più delle volte si riducono a tre, il coniugato, il clericale, il -monastico. L'ordine dei coniugati ebbe principio in Adamo e cominciò a -fruttificare in Abramo, ed ebbe la missione di crescere e moltiplicare. -L'ordine dei sacerdoti prese principio da Uzzia, che offrì sebbene non -impunemente l'incenso al signore, e fruttificò con Cristo, che è il -vero re e sacerdote. L'ordine dei monaci ebbe principio da S. Benedetto -e avrebbe cominciato a gettar frutti ai tempi di Gioacchino.[611] Di -questi tre ordini il primo vien paragonato agli animali terrestri che -non guardano al di là della terra su cui vivono; ai pesci il secondo, -perchè la vita dei santi sacerdoti passa nello studio della scrittura, -come quella dei pesci nell'acqua; finalmente agli uccelli il terzo -perchè i monaci nella mistica contemplazione si movono liberamente -come in aere più salubre. L'ordine dei conjugati in un altro luogo -porta l'imagine del padre, perchè non è stato istituito da Dio se -non a procrear figliuoli; l'ordine dei sacerdoti è fatto ad imagine -del Figlio, verbo del Padre, perchè fu posto appunto per parlare ed -insegnare al popolo la via del Signore; l'ordine dei monaci porta -infine l'imagine dello Spirito Santo, che è l'amor di Dio, perchè non -si può avere in dispregio il mondo e le sue cose se non si è infiammati -dell'amor divino, e portati da quello stesso spirito che menò Gesù nel -deserto.[612] - -Da questi passi ben si raccoglie che cosa voglia intendere Gioacchino. -Ei concentra tutta la storia dell'umanità in quella dell'ordine -sacerdotale. E nel primo periodo trova leviti che di poco si -distinguono dagli altri uomini, e attendono come loro a procrear figli, -e della propria famiglia e dei beni terreni sono solleciti. Nel secondo -periodo fu vietato menar moglie a quelli che si consacrano al divino -ministero, sebbene talvolta per eccezione si conceda. Ma i sacerdoti -vivendo tuttora in contatto colla società prendono parte alle passioni -e cupidigie mondane. E più si mescolano coi laici e più si corrompono -allontanandosi dall'esempio di Cristo. Chi voglia serbarsi puro bisogna -che rompa questo contatto e si raccolga come S. Benedetto nel silenzio -del cenobio. Così è già cominciato il terzo periodo, in cui i ministri -del Signore vengono sottoposti ad una più severa disciplina, nè altra -cura hanno all'infuori del cielo, e spente le passioni del secolo, -spendono la loro vita nella preghiera e nella contemplazione. - -Il primo concetto di Gioacchino è questo senza dubbio, una storia del -sacerdozio che cominciato dai leviti, proseguito nel clero secolare, -si compia nell'ordine benedettino, riformato secondo una regola più -rigorosa. Se non che codesta angusta filosofia della storia, fatta in -servigio di un ordine monastico, gli s'allarga tra le mani. E come nel -primo periodo l'ordine dei coniugati non rappresenta solo i leviti, -ma tutti quelli che vivevano sotto la legge della circoncisione, così -l'ordine dei sacerdoti deve abbracciare tutti quelli che vivono sotto -la legge del Cristo, e l'ordine dei monaci tutti coloro, cui scalda -lo stesso amore delle cose celesti e l'odio delle mondane. La storia -dell'ordine sacerdotale diventa per tal guisa la storia dell'umanità, -e le opposizioni tra preti e frati acquistano una importanza fuor di -misura, e diventano il segno di quella lotta che sarà sempre combattuta -fra il passato e l'avvenire. - -Per ciò che riguarda i due primi periodi dell'umanità il contrasto -secondo Gioacchino è evidente, come è evidente la profonda differenza -dei due Testamenti. Differiscono, già dicemmo, le nascite, le vite, -le guerre, le vittorie; perchè gli Ebrei nacquero dalla carne, i -Cristiani dall'acqua (battesimo) e dallo spirito. Quelli poteano -far divorzio dalle loro mogli, questi la debbono tenere presso di sè -secondo l'esempio di Cristo, che è sempre lo sposo della sua Chiesa; -quelli combatterono per i possessi terreni, questi non tanto per la -terra, quanto per la libertà della Chiesa. Ma se tanta è la differenza -tra il primo ed il secondo periodo, non deve correrne altrettanta tra -il secondo ed il terzo? Nel secondo periodo fu abolita la legge che -dominava il vecchio mondo, fu proscritta la circoncisione, furono -abolite le vittime di animali, ed al rigore e severità della legge -mosaica sottentrò la mitezza del cristianesimo. Pari innovazione dovrà -succedere rispetto al cristianesimo, ed a quel modo che il fuoco di -Elia consumò la catasta del sagrifizio e ne lambì l'acqua, così sarà -mutato l'evangelo, perchè quando sorge ciò che è perfetto, è necessario -che l'imperfetto tramonti.[613] - -Ma che mai sarà codesto stato nuovo? Quali leggi cadranno, e quali -piglieranno il posto delle prime? Come sarà composta la società? -ammettiamo per ipotesi che il clero secolare scomparisca, e le funzioni -attribuite ai vescovi e parroci sieno indi innanzi esercitate dagli -abati e dai conventuali, cesserà forse puranche la divisione tra laici -e sacerdoti, e la società diverrà forse un vasto cenobio? E se diventa -un cenobio come farà a perpetuarsi? La generazione più saggia, più -casta, e più devota sarà forse l'ultima per l'umanità, e dopo questo -idillio di pace sarà troncata la storia dell'uomo, ed avrà luogo il -giudizio finale e la resurrezione della carne? Il genio profetico -intorno a questa dimanda si sarebbe travagliato, ed una pittura fresca -e viva di questa nuova società ci avrebbe data a preferenza. Ma il -nostro autore non s'estende tant'oltre, e la rappresentazione del -terzo periodo dobbiamo comporla noi stessi raccogliendo qua e là sparsi -accenni; ma ben ci guarderemo dal dare ai pensieri dell'autore maggiore -determinatezza o rilievo che non abbiano. - -Il primo carattere di questa nuova epoca è questo, che non ci saranno -più misteri, i veli che coprivano l'esatta intelligenza dell'antica -e nuova lettera saranno squarciati, e sarà dato cogliere la verità -attraverso le molteplici allegorie.[614] Come cessò l'osservanza -dell'agnello pasquale allora che fu cominciata quella del corpo -di Cristo, così, nello schiarimento dello Spirito Santo cesserà -l'ammirazione della figura.[615] Ma se gli uomini vedranno la verità -faccia a faccia, non s'ha da credere pertanto che Gioacchino descriva -l'età futura come il secolo del razionalismo, nel quale la scienza -riporterà grandi vittorie sulla fede. Egli ha scarsa fiducia nella -scienza. Ingegno mistico e vaporoso, abborre la precisione e l'aridità -del ragionamento. La verità secondo lui resta nascosta ai prudenti e -sapienti, e si svela soltanto ai fanciulli, per confondere la vanità -della superstizione filosofica. L'argomentazione dialettica non vale -quindi se non a chiudere ciò che prima era aperto, o rendere oscuro -quello che prima era chiaro. E da essa nascono questioni e contrasti -di parole, ed invidie e contese e bestemmie e corruzioni. La fede, -come ha dimostrato l'abate di Chiaravalle, è al di sopra dei cavilli -della ragione. La scienza non edifica, ma distrugge talvolta, come -attestano quegli scribi, che gonfiati di vanità ed arroganza a forza di -ragionamenti caddero nell'eresia.[616] - -La conoscenza della verità per lui, come per tutti i mistici dei vecchi -e nuovi tempi, è la visione intuitiva, alla quale si arriva non per -via dell'intelletto, ma del sentimento, non col raziocinio, ma colla -preghiera. Epperò il fondatore dell'ordine cenobitico impose l'obbligo -di frequenti cori. Tra i suoni che salgono e si ripercotono per le -volte del tempio, e i profumi degl'incensi, e le misteriose penombre, -l'anima sente e vede ciò di che non può render conto nè a sè stessa nè -agli altri. E codesta mistica visione, che ora è privilegio di pochi, -forse allora sarà comune a tutti, perchè alle distrazioni della vita -attiva succederà il silenzio ed il raccoglimento della contemplativa, -a Lia sottentrerà Rachele. In questi pensieri ben si scopre il -mistico cenobita non dissimile, come bene avverte il Rousselot, dai -Vittorini.[617] - -Ma i mistici del secolo decimosecondo non sono meno arditi dei loro -avversarii razionalisti, ed in nome del sentimento reclamano la stessa -libertà d'interpetrazione, che gli altri chiedevano in nome della -ragione. E già sappiamo come Gioacchino spinga troppo oltre i diritti -dell'interpetre, e nessuna violenza risparmii alla lettera della -Bibbia per salvarne lo spirito. Rimosso l'ostacolo dell'intelligenza -letterale, l'interpetrazione allegorica non ha più freno che la moderi. -In quest'assoluta indipendenza della mente divinatrice sta la _libertà_ -che Gioacchino attribuisce ai nuovi tempi. Cristo sottrasse il mondo -ai rigori dell'antica lettera, lo spirito ci deve liberare dai rigori -della nuova. Questo cammino dalla servitù alla libertà si riscontra -anche nei tre ordini. Il primo passò sotto il giogo dei precetti -legali; il secondo fu sottoposto ai travagli della passione; il terzo -è destinato alla libertà della contemplazione secondo il testo: _Ubi -spiritus, ibi libertas_.[618] Questo è un altro carattere dei tempi -nuovi. - -Non è a dire che nel periodo cristiano sia mancata la libertà; c'è -stata di certo, ma una libertà relativa, chè alle catene dell'antica -legge vennero sostituiti più miti legami. Solo nei nuovi tempi sarà -data un'assoluta libertà, e il vincolo che stringerà gli uomini e -Dio non sarà il timore nè in larga nè in istretta misura, ma l'amore. -L'amore governerà gli uomini, ecco un altro segno del terzo periodo. -Gioacchino non nasconde nessuna delle calamità del tempo suo, e gli -odii che dividevano gli uomini, e le sanguinose guerre, che laceravano -in allora la Chiesa, ben prevede che non saranno per cessare; anzi -pria che il secondo periodo volga al suo termine raddoppieranno -d'intensità. Ma per quanto più gravi sono i mali, altrettanto più vivo -è il desiderio della loro fine, ed il vivo desiderio il più delle volte -fa tramutare la speranza in certezza. Anche ai nostri giorni in cui un -grande statista non dubitò di ripetere: _la force prime le droit_, e le -guerre se non più lunghe sono certo più sanguinose e rovinose di prima, -ai nostri giorni appunto si fa un gran parlare della lega della pace -e degli arbitrati internazionali. Qual meraviglia che in pieno secolo -decimosecondo, Gioacchino non vegga nelle calamità e nei tumulti del -tempo suo se non un avviamento ad un migliore assetto della società? -Egli forse credeva che nelle terribili lotte, che travagliavano -l'ultima parte del secondo periodo, i violenti si sarebbero distrutti -gli uni cogli altri. E dal nuovo diluvio non sarebbero scampati se non -gli animi miti e generosi, che più di sè amano gli altri, ed in ognuno -che soffra e preghi veggono un fratello, e con esso si confondono -nell'amore di chi a tutti è padre.[619] È un sogno forse che verrà -giorno in cui le passioni violente faranno luogo agli affetti più miti, -ma un sogno che riposa e ristora, e soventi l'umanità l'ha sognato, ed -è probabile che seguiti a sognarlo ancora altre volte. - -Questa nova età di pace e di amore Gioacchino la presente vicina, -perchè fra non molto l'uomo sarà del tutto purificato, e svellerà dal -suo cuore gli affetti egoistici; nè vi sarà più lotta pel mio e pel -tuo, e dei beni mondani tutti faranno quel conto che meritano, nè -sarà pregiata la ricchezza, come nei periodi precedenti, ma invece -la povertà.[620] Non era certo una cosa nova questa della povertà. -Il Vangelo, come è noto, fulmina contro i ricchi quelle terribili -parole: _È più facile che un cammello entri nella cruna d'un ago, che -un ricco nel regno dei cieli_. Ma altro è parlar di morte, altro il -morire; e durante tutto il periodo cristiano non solo i laici, ma i -preti, e non pure i preti ma i frati si sono mostrati non meno avidi -dei loro predecessori. E di tutte le guerre medievali, a cominciare -dalle grandiose tra Chiesa e Impero alle minutissime tra una casa di -frati e un'altra, non piccola parte delle loro ragioni la ripeteano -dal tornaconto offeso. E pure quanto più crescea l'avidità delle -ricchezze, altrettanto pel solito contrasto si facea più calda ed -insistente la predicazione della povertà. Nella riforma, che Gioacchino -fa dell'ordine suo, non entra l'obbligo della povertà; ma secondo -lui quello che non poteva farsi al tempo suo, facente parte ancora -del secondo periodo, sarebbe accaduto di certo nell'avvenire.[621] -Quest'obbligo della povertà sarà imposto ai soli conventuali o -agli uomini tutti? Nè Gioacchino, nè i seguaci suoi par che abbiano -inteso parlare se non dei monaci soli; ma certo non è escluso che la -società tutta diventi un vasto cenobio. Anzi sarebbe necessario che -divenisse, perchè il terzo periodo è tenuto per un'età di perfezione, -e la perfezione non può ottenersi se non in una vita cenobitica, in -cui fossero abolite le classi, gli onori e le supremazie sociali. -Tutti sarebbero pari allora non nelle ricchezze, che nessuno pensa -ad accumulare, bensì nella povertà, e cesserebbero per tal guisa -le invidie e le gelosie. Curioso modo di risolvere il problema del -pauperismo, se mai fosse surto al tempo di Gioacchino! - -Per compiere il ritratto del tempo futuro ci resta un sol tratto, la -castità. Certo a quel modo che nel lontano avvenire saranno spente le -cupidigie e le ambizioni, così anche gli appetiti sensuali, ed un'altra -fra le molte ragioni delle discordie tra gli uomini sarà eliminata. -Non v'ha dubbio che dovrà succedere codesto nel terzo periodo. -Gli uomini, da carnali che erano nei periodi anteriori non saranno -divenuti spirituali? E la castità non è uno dei doni più spiccati -dello Spirito santo? Chi è tutto penetrato dell'amore del cielo -può far posto ad amori terreni?[622] Anche qui si nota un progresso -notevole dall'Ebraismo a' nostri giorni. Secondo il Vecchio Testamento -aveano tutti diritto di tor moglie non solo, ma più mogli financo. Nel -Cristianesimo si proibisce la poligamia, il matrimonio si permette -ai laici, ma si vieta ai preti, facendo talvolta qualche eccezione; -ai monaci poi è negato risolutamente. La riforma infine ed il -miglioramento dei secoli avvenire starà nel rinforzare la disciplina, -rendere più rigorosa la castità. Ma anche qui si può chiedere se questo -divieto assoluto del matrimonio riguardi i preti e i frati soltanto, o -tutti gli uomini. E la risposta sarebbe più imbarazzante ancora; perchè -se nel terzo periodo gli uomini fossero divenuti così spirituali da non -pensare a perpetuarsi, la generazione posteriore a Gioacchino sarebbe -stata l'ultima della specie. Ma guardiamoci dal dare ai concetti di -Gioacchino maggiore determinatezza di quel che comportino. L'avvenire -si mostra a lui sotto un colore fortemente ascetico, nè altra immagine -gli soccorre a raffigurarlo fuori del cenobio. Ma più di questo non gli -chiedete, che per quanto lo dicano profeta, il futuro non è meno per -lui che per gli altri uomini ricoperto di nebbia densissima. - - -VI - -Qual'è l'origine della dottrina che più tardi fu detta gioachimita -o gioachita? Il Renan fu il primo a sostenere che se ne debbono -cercare le origini nella Chiesa greca. L'abate Gioacchino, ei dice, -per tutta la sua carriera fu nei rapporti più intimi colla Grecia. -La Calabria, dove egli visse, e dove la sua scuola si continuò per -una tradizione appena interrotta, era un paese per metà greco. I suoi -principali discepoli, i redattori della sua leggenda, i personaggi -profetici, coi quali lo si mette in rapporto, sono greci. Egli stesso -viaggia in Grecia più volte per adoperarsi in favore della riunione -delle due Chiese, e codesta riconciliazione è il pensiero dominante -di tutti coloro che seguono la sua dottrina. Giovanni da Parma passa -molti anni presso i Greci, e al termine della sua vita voleva andare -a morire tra loro. Tutta la scuola dell'Evangelo eterno da Gioacchino -a Telesforo di Cosenza alla fine del secolo XIV non ha se non una -sola voce per proclamare la Chiesa orientale superiore alla latina, -e meglio preparata alla futura innovazione. Coll'ajuto dei Greci -trionferà la riforma della Chiesa carnale dei latini, e questa riforma -non sarà altro se non un ritorno alla Chiesa dei Greci.[623] Cotesto -è in parte vero, nè si può dubitare che la Calabria fino al tempo di -Gioacchino fosse un paese quasi greco. Dacchè Narsete la rivendicò -all'Impero fino ai Normanni questa estrema provincia d'Italia rimase -sotto l'amministrazione di ministri greci. L'invasione longobarda -fu qui arrestata nel suo corso vittorioso, nè i Carolingi vi miser -piede, e gli stessi Saraceni, che tra il nono e il decimo secolo -fondaronvi qualche colonia, non bastarono a ridurre in loro potere -tutta la contrada. E in meno di un anno nell'ottocento ottantacinque -per opera del valoroso Niceforo tutte le Calabrie tornarono sotto il -governo imperiale. Nello stesso tempo l'imperatore Basilio il Macedone, -affrancati tremila schiavi, li mandò a ripopolare alcune terre di -Puglia e Calabria desolate nella guerra dei Musulmani,[624] e così -greco sangue si mescolò al calabrese, e la lingua greca, già da gran -tempo lingua ufficiale del paese, fu anche popolare, ed in greco si -scrissero non pure gli atti pubblici, ma benanco le magre cronache, -principalmente le agiografie. Nè questo è tutto; fin dal tempo di Leone -l'Isaurico, quando scoppiò il movimento iconoclasta, furono sottratti -al Papa e messi sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli -i vescovati della Sicilia, della Calabria e della Puglia. E per rendere -più docili a questo mutamento i vescovi, s'innalzarono ad arcivescovati -le sedi di Reggio, S. Severina, ed Otranto. E l'arcivescovo di -Reggio, da cui dipendevano tredici suffraganei, fu detto primate della -Calabria, come nella novella di Leone il Filosofo dell'anno 887. Più -tardi, quando la Chiesa greca ruppe apertamente contro la latina, il -patriarca di Costantinopoli Luitprando con editto del 968 impose alle -chiese di Puglia e Calabria in luogo del rito latino il greco. Alcune -chiese resistettero, ma non poche obbedirono, e molte conservarono il -rito greco, anche quando dopo la conquista normanna ritornarono sotto -la giurisdizione di Roma.[625] Così le diocesi di Bova ed Oppido, -l'arcivescovato di S. Severina[626] e più di tutte la chiesa di -Rossano, ove nel 1092 fu ben scelto un vescovo latino, ma gli abitanti -non vollero accomodarsi al cangiamento del rito, e tanto s'adoperarono -presso Ruggiero, che l'accorto duca acconsentì alle loro dimande, ed -il rito greco visse indisturbato fino al 1460, in cui il vescovo Matteo -dei minori osservanti lo mutò nel latino.[627] - -A conservare il rito e la tradizione greca concorsero i basiliani, -venuti in Calabria al tempo delle persecuzioni iconoclastiche. Cotesti -frati si possono dire i precursori di Gioacchino, e parecchi di loro -vennero parimenti in riputazione di santi e di profeti. Nè sarà inutile -raccontare brevemente la vita di qualcuno tra loro per conoscere più da -presso l'ambiente nel quale visse l'abate calabrese. - -La regola di S. Basilio, più rigida della benedettina, prescriveva -una vita austera, nè poneva inciampo che qualche frate seguisse le -tracce degli antichi anacoreti. Per tal guisa i basiliani acquistarono -ben presto gran credito presso il popolo, e la loro autorità crebbe -grandemente nei tempi così trepidi e burrascosi delle incursioni -seracinesche, talchè di parecchi fra loro, che colla loro parola -ispirata incuoravano i fedeli nella guerra santa, è rimasta viva -la tradizione in Calabria. Tuttora si venera nel Monteleonese S. -Leoluca o Leone Luca da Corleone in Sicilia, un monaco basiliano che -all'appressarsi dei Saraceni fuggì in Calabria nel monastero di Mula -presso Cassano, ne diventò più tardi abate, e fondate case filiali a -Vena e Monteleone morì intorno al 900.[628] - -Più famoso ancora è un altro basiliano, siciliano pur lui, da Enna -o Castrogiovanni, e chiamato Elia il giovane. Fornito del carisma -profetico, previde a dodici anni che i Saraceni sarebbero entrati nel -castello di S. Maria, ove la sua famiglia s'era rifugiata, e perfino -i nomi di quelli che sarebber caduti nella mischia seppe dire; ma pur -troppo non previde che egli stesso sarebbe stato preso dagl'infedeli, -e per ben due volte di seguito. La prima par che fosse stato ricompro -e liberato da un cristiano; ma la seconda fu menato in Egitto, dove a -quel che narra il biografo ebbe a patire la sorte del casto Giuseppe. -Certo è che ben presto chiarita la sua innocenza, fu lasciato partire -per la Palestina, ove prese l'abito monacale dalle mani del patriarca -Elia, di cui tolse puranche il nome. Dopo tre anni di soggiorno nei -luoghi santi, fallitogli il disegno di recarsi in Persia, si fermò per -poco in Antiochia. E di là saputo che un'armata bizantina comandata da -Basilio Nasar moveva a combattere i Saraceni, fece ritorno in patria, -ove riprese le sue profezie e predisse ai Reggini la sconfitta che -avrebbero patito i Musulmani, già rotti una volta presso le coste -dell'Ellade. Restaurate le sorti delle armi nemiche fuggì di nuovo -in Oriente col compagno Daniele, che in Taormina gli s'era messo ai -fianchi. Riparò prima nel Peloponneso, e di là in Corfù, dove gli era -più agevole tornare alla sua diletta Calabria. E vi tornò, ed in un -luogo presso Capo dell'Armi, detto Saline, fondò un convento basiliano; -ma ben presto dovè riprendere la via dell'esilio per campare dal furore -dei Musulmani, che disfatto nell'888 il navilio imperiale a Milazzo, -minacciavano Reggio. Eccolo di nuovo a Patrasso nel Peloponneso, donde -posate le armi approdò di nuovo in Calabria, ed in luogo più sicuro, -sul vertice del monte S. Elia, tra Palmi e Seminara, fondò un altro -monastero basiliano. Di là, chiamato dall'imperatore Leone partì ancora -una volta per l'Oriente, ma arrivato a Tessalonica le forze gli vennero -meno, e morì nelle braccia del suo fido discepolo.[629] - -Questo eroico cenobita, che non trova mai posa, è come rappresentante -di una forte generazione di Calabresi e Siciliani, che fan da mediatori -tra l'Oriente e l'Occidente, e s'adoperano a comporre i dissidii dei -due centri cristiani per rivolgere concordi le forze contro gl'invasori -musulmani. Ed a questo fine lavora un altro Elia, da Reggio, detto -Speleota dall'amore che porta alla vita solitaria, anche lui fuggente -nel Peloponneso dall'ira dei Saraceni, anche lui dotato dello spirito -profetico, tal che predice la morte del patrizio Bizalone ribellatosi -all'Imperatore intorno al 920. Succeduto ad Elia juniore nella -direzione del convento presso Palmi, vi morì intorno al 960.[630] - -Discepolo di Elia Speleota è un Luca da Demona in Sicilia, che -lasciato il convento basiliano di S. Filippo d'Argira, ove era entrato -giovanetto, recossi in Calabria dal santo eremita, il quale divinate -le buone disposizioni del novizio, lo mise a parte della sua scienza. -Venuto anche in possesso dei doni profetici, previde nuove incursioni -dei Saraceni, dalle quali riparò in un luogo, posto a confine tra la -Calabria e la Lucania, detto Noja. E dopo essere stato ivi per ben -sette anni, venne ad un vecchio e diruto convento di S. Giuliano presso -il fiume Agri. Di là all'appressarsi di Ottone I, che muoveva contro -l'imperatore Niceforo nell'anno 968, fuggì coi suoi sulle montagne -delle Armi in Lucania, ed ivi fondò un nuovo monastero detto Armento. -Su questo ermo sito ei si teneva sicuro, e non a torto, chè neanco -riuscirono ad espugnarlo i Saraceni, contro i quali uscito animosamente -con i più validi dei suoi monaci li mise in fuga. Morì sul cadere del -secolo decimo nel 993.[631] - -Taccio di altri due santi basiliani, a cui la tradizione non -attribuisce la virtù profetica, S. Vitale da Castronovo morto nel -994 e S. Filareto morto verso il 1070. Ma ben dirò di S. Nilo, forse -il maggiore di cotesti profeti, nato verso il 903 in Rossano, città, -dice il cronista, a tutti nota, perchè la sola che finora sia sfuggita -all'ira dei Saraceni. L'amore della vita ascetica ben tardi si accese -nel suo petto, ma così fervido che fattosi frate nel convento di S. -Nazario, non che convivere cogli altri si ritrasse in luogo alpestre -e solitario, dove in compenso delle aspre mortificazioni gli parea di -vedere l'invisibile, e gli si facea presente l'avvenire. Testimone di -una incursione saracinesca del 951, indarno preveduta dall'amico suo -Fantino, ed appena scampato da un'altra posteriore per essersi riparato -in Rossano, ei predicea che ne sarebbero accadute altre più terribili, -e distoglie lo stratego Basilio dal costruire un oratorio, che ben -presto sarebbe disfatto dalle orde nemiche. Nè mal s'appose, chè i -Saraceni vennero di nuovo, e benchè S. Nilo avesse ricevuta dall'emiro -Abu-l-Kasem una lettera piena di rispetto, pure non si tenne sicuro, -e lasciata per sempre la Calabria, riparò nel principato di Capua, ove -ebbe lieta accoglienza dai frati di Montecassino dapprima, e poscia da -quelli di Valle Lucia. - -Non racconteremo più oltre la sua vita, nè diremo dei conventi -basiliani, che ei fondò a Gaeta e Grottaferrata. Ma toccheremo soltanto -di quello che a noi più preme, dei discorsi che tenne in Montecassino, -e le profezie che in quegli anni gli si attribuiscono. In quanto alle -dispute ben s'intende che doveano essere ben frequenti tra gli ospiti -benedettini, seguaci del rito latino, ed il frate basiliano che non -ismetteva l'abito e l'uso greco; ma egli avea la risposta pronta ad -ogni obbiezione. A chi forse menomava il valore della vita solitaria, -che molti basiliani amavano di menare, ei rispondeva che l'eremita -non era più uomo, ma uno di questi due, o angelo o demone. A tale, -che rimproverava i Greci di non digiunare il sabato a simiglianza -degli antichi Ebrei, ei diceva che il digiunare di sabato era comune -puranco ai Catari. Tutte le difficoltà che gli si faceano sui punti -più scabrosi della Bibbia risolveva, come più tardi Gioacchino, con -una interpetrazione allegorica, che salvava lo spirito sacrificando la -lettera. - -Più notevoli sono le sue profezie, o le minacce che coll'accento -risoluto del profeta non temeva di volgere contro i grandi, principi -o pontefici che fossero. Alla principessa di Capua, accusata di avere -instigato il proprio figliuolo all'uccisione di un cugino, che poteva -contrastargli il trono, disse ben alto: non bastare le orazioni e le -elemosine ingiuntele dal vescovo a lavarla dal suo peccato; bensì -dovere in espiazione della sua colpa consegnare l'uccisore alla -famiglia dell'ucciso, e le predisse che nessun rampollo della sua casa -reggerebbe più le sorti di Capua. All'abate di Montecassino, seduto a -tavola tra suonatori di cetra, predisse che non passerebbe molto tempo -che il principe capuano, venuto a lotta con lui, gli farebbe cavare -gli occhi. Le profezie non saranno state così determinate, come _ex -eventu_ le sa dire il biografo; ma io non dubito dell'ardimento del -santo, che in altra occasione seppe tenere non meno aspro linguaggio -collo stesso Papa e coll'Imperatore. Trattavasi di un conterraneo, -di Filogato da Rossano, che venuto in grazia dell'imperatrice di -Costantinopoli, diventò prima vescovo e poi papa in opposizione di -Gregorio V. Pare che S. Nilo avesse dissuaso l'amico suo dal provocare -uno scisma, che sarebbe tornato e alla Chiesa ed a lui stesso di -grandissimo danno; ma quando seppe l'antipapa caduto, e cacciato in -fondo di una prigione dopo essergli stato barbaramente mozzo il naso -e la lingua, e cavati gli occhi, non stette alle mosse e partì per -Roma. Dal Papa e dall'Imperatore impetrò il perdono del vinto, che -oramai non poteva recare più nessun danno, e pare che l'uno e l'altro -glielo promettessero. Ma qual ne sia stato il motivo, vennero meno -alle promesse, e l'infelice antipapa così malconcio e vestito dei -paludamenti pontificali fecero trascinare alla coda di un asino per -le vie di Roma. Tonò contro l'osceno spettacolo il nostro santo, e -predisse al Papa ed all'Imperatore che Dio non avrebbe perdonato loro, -come essi non perdonarono al vinto nemico. Questo ardito linguaggio non -è insolito in tempi burrascosi, e la fama del santo era così diffusa, -che non sarebbe stato prudente recargli offesa. Certo che ei seguitò -a fondare nuovi sodalizii, e grave d'anni morì verso il 998, mentre si -costruiva il convento di Grottaferrata, che in seguito sarà il centro -dell'ordine basiliano.[632] - -La vita di S. Nilo mostra quanta importanza abbiano avuta i monasteri -greci della Calabria nel secolo decimo. E seguitarono ad averla nei -secoli posteriori sotto i Normanni, i quali non pure restaurarono -i conventi rovinati dai Saraceni, ma altri non pochi ne crearono di -nuovi. Ed i privati emulavano in ardore i governanti, talchè secondo -il Barrio a mille ammontarono i conventi basiliani del continente, ed -a cinquecento quelli di Sicilia. Celebre fra tutti fu il monastero di -S. Salvatore presso Messina, fondato dal conte Ruggero ed ampliato dal -figliolo. A capo di questo insigne convento fu messo S. Bartolommeo -da Simmeri presso Catanzaro, già abate del monastero di Patire presso -Rossano. La vita di S. Bartolommeo non differisce gran fatto dalle -altre di santi basiliani. Dotato anche lui di spirito profetico, fondò -un nuovo convento, forse quello di Patire, ed avutane l'approvazione -da Pasquale II (1099-1118), ne divenne abate. Più tardi si recò -dall'imperatore Basilio per promovere la desiderata concordia tra -greci e latini, e rifiutata un'abbazia nella capitale bizantina tornò -in Calabria, e da Ruggero, come dicemmo, fu fatto archimandrita, -perchè il convento di S. Salvatore, al quale fu preposto, esercitava -giurisdizione su 44 conventi. Morì nel 1130.[633] - -Codesti santi basiliani sono i veri precursori di Gioacchino. Tutti -menano al pari di lui vita di stenti e di fatiche, e tormentano -spietatamente il loro corpo per dare più libero volo al loro spirito. -Tutti amano al pari di lui la solitudine, e si ritraggono negli -alpestri silenzii di un eremo, ove a poco a poco per opera loro sorgerà -un nuovo cenobio, di regola ognor più stretta e severa. Ma e nell'eremo -e nel cenobio tutti questi santi spendono la loro vita tra lo studio -dei libri sacri e le frequenti salmodie, e la mente educata in questi -severi esercizii levano alle mistiche contemplazioni, ove par che si -squarci il velame del futuro. Dal più al meno codesti padri basiliani -sono dotati del _carisma_ profetico, e nei giorni angosciosi delle -incursioni saracene, ai popoli minacciati negli averi, nella libertà -e nella fede, fan sentire la loro voce ispirata, che or promette la -vittoria per incoraggiare la resistenza, or predice nuove sventure per -indurre il pentimento dei proprî falli. - -Su questa via aperta dai basiliani fece gran cammino l'abate calabrese. -E se ai suoi tempi non si temevan più le incursioni saracene, gli -animi non erano meno agitati da paure, nè l'avvenire si mostrava -men fosco ai chiaroveggenti. Gl'infedeli erano stati disfatti; ma i -Cristiani seguitavano a battagliare tra loro, e con alterna fortuna -Svevi e Normanni si contrastavano il dominio della Sicilia. D'altro -canto la Chiesa e l'Impero eran di nuovo tornati alle offese, e contro -il Papa dei Guelfi si levava il Papa dei Ghibellini, e tra queste -scissure si faceva largo l'eresia, una d'intento, benchè diversa nei -nomi e dogmi. Così tra gli scismi, l'eresie, le guerre, le calamità -rinasceano le paure dei millenarii, che di un mondo così tormentato -prevedeano imminente la fine. E tornavano in onore gli scritti -profetici, da gran tempo dimenticati, talchè nel 1142 un Gaufrido di -Mounmouth tradusse dall'antico brettone in latino alcune profezie del -bardo o mago Merlino; ed altre ne tradusse per incarico di Roberto, -vescovo di Oxford, quel Giovanni di Cornovaglia che nel 1170 scrisse -un elogio di papa Alessandro III. Ed intorno a codeste profezie un -grave scrittore, Alano da Lilla, che è disputato se sia il dottore -universale, non disdegnò di comporre un lungo commentario. Non è da -meravigliare, scrive questo grave commentatore, che un bardo forse -pagano, o almeno non fervido cristiano, abbia sortite queste virtù -profetiche, perchè anche le Sibille ebbero tali virtù, ed una di esse -predisse l'avvenimento del Signore. Nè ci sarebbe da ridire se Merlino -fosse nato da una vergine e da un incubo, perchè anche Perizione ebbe -da Apollo il suo figliolo Platone, ed a quel che afferma Apulejo tra -la luna e la terra errano spiriti, che assumono talvolta la forma -d'incubi. Tanto era viva in quel tempo la fede nei profeti, tanto -bisogno si sentiva delle profezie![634] - -L'abate Gioacchino non è dunque una manifestazione isolata. E prima e -dopo di lui viveano altri veggenti come quel S. Cirillo, priore dei -Carmelitani, morto intorno al 1224, che secondo un'antica biografia -celebrando la messa, vide in una nube un angelo che reggea due tavole -d'argento scritte in caratteri greci, tavole che recate dal cosentino -Telesforo all'abate Gioacchino furono da lui dottamente interpetrate -e commentate.[635] Tutto questo racconto è un tessuto di errori -cronologici, ed evidentemente apocrifo è il commento alle profezie di -Cirillo, attribuito a Gioacchino. Ma siffatta tradizione mostra come la -letteratura profetica traesse sempre novo alimento dallo scambio d'idee -tra l'Oriente e l'Occidente, che durava tuttora per opera dei frati -calabresi. - -Per tutte queste ragioni ben si comprende come Gioacchino, che cammina -sulle orme dei basiliani, debba fare grandissimo conto della Chiesa -orientale in paragone della romana, nello stesso modo che mette S. -Giovanni, rappresentante secondo lui la Chiesa greca, al di sopra -di S. Pietro, fondatore della romana. E si comprende altresì come -apprezzi lo studio, che i Greci faceano dei libri sacri con maggiore -cura ed assiduità dei preti latini, e del loro metodo d'interpetrazione -allegorica si faccia continuatore. E lodi assai la preferenza data dai -Greci alla vita contemplativa in confronto dell'attiva ed al canto -corale a paragone della semplice lettura, e levi a cielo la vita -faticosa ed aspra, che menano i cenobiti greci di molto superiori ai -molli frati latini.[636] Ma se per questi rispetti tiene la Chiesa -greca superiore alla latina, per altri la stima assai da meno, come -ad esempio per la tolleranza del matrimonio dei preti.[637] E perciò -Gioacchino veste l'abito monacale in un convento di benedettini, non di -basiliani, e da Benedetto fa cominciare il terzo periodo dell'umanità, -non da Basilio. E benchè la dottrina dello Spirito santo insegnata -dalla Chiesa greca rispondesse meglio al suo proposito di attribuire -eguale efficacia alle tre persone, pure la rifiuta, nè soltanto ammette -la doppia processione, ma se ne serve, come vedemmo, per ispiegare -l'anomalia di certi riscontri storici. L'influsso della Chiesa greca in -Calabria se dunque può rendere ragione di alcune parti della dottrina -di Gioacchino, ne lascia inesplicate molte altre. Gioacchino dalle -scuole basiliane potè ben ricavare l'interpetrazione allegorica della -Bibbia, potè sulle orme dei santi basiliani divenire un profeta anche -lui; ma quella ingegnosa filosofia della storia, che sulle tracce del -passato gli fa scoprire le vie del futuro, ei non la trova nè nelle -scuole basiliane, nè nelle bizantine. Nè alcun contemporaneo od eremita -o filosofo o profeta era arrivato sino a questo punto. - -Io son d'avviso, che la dottrina di Gioacchino si connetta strettamente -col Catarismo. Che Gioacchino conosca i Catari è fuori di dubbio. -Dall'esposizione abbiamo già veduto come egli applichi a questi -eretici quel che dice l'_Apocalisse_ dei falsi profeti, che saranno -per precedere la fine del mondo. Ma se rifiuta la parte dommatica -della loro dottrina, se quel loro dualismo gli ripugna, e peggio -ancora quella critica dei dommi cristiani, che fanno sulla scorta -della ragione, e quella loro concezione docetica di Cristo e di -Maria, non pertanto va d'accordo con loro nelle applicazioni etiche. -Quell'ascetismo esagerato, che nega ogni valore alla terra, ed -ogni diritto al corpo; che ingiunge la più rigorosa astensione dal -nutrimento animale, e dichiara colpevole ogni piacere od affetto -terreno; quell'ascetismo che volentieri distoglierebbe gli uomini dalla -procreazione, e vedrebbe con gioja la fine del mondo, non è dubbio che -risponde ai più intimi convincimenti di Gioacchino. Nè hanno tutti i -torti, secondo lui, i Catari di mordere il clero cattolico, che mena -vita intemperante e fastosa, e semprepiù si allontana dall'ideale -ascetico,[638] ed anch'egli, come vedemmo, non risparmia preti e frati, -ed è d'avviso che ormai la corruzione dei cristiani è venuta a tale, da -essere imminente una innovazione radicale nelle pratiche e nei costumi. -I mali estremi sogliono essere il segno di una età che si chiude e di -un'altra che comincia; perchè in quel periodo faticoso di dissoluzione -e di preparazione, pare che sia perduta ogni legge, ed è perduta nel -fatto ma per far posto ad un'altra. E Gioacchino al pari dei Catari -desidera e presente vicina una radicale mutazione non nei dommi o nelle -dottrine, come pretendono essi, bensì nella disciplina e nelle pratiche -del cristianesimo. - -E questa previsione, a cui s'informano tutte le sue opere, ei l'attinge -da quello stesso metodo d'interpetrazione biblica, che solevano così -largamente adoperare gli eretici, la spiegazione allegorica. Certo -per un verso Gioacchino è l'antagonista dei Catari, e se quelli -scoprono ripugnanze e contraddizioni tra i due Testamenti, questi -invece ne dimostra in un libro speciale le armonie. Ma la stessa -opposizione mostra fra loro una certa parentela; e Gioacchino ben -concede che ove si prendano alla lettera i libri sacri, l'opposizione -è innegabile, e secondo lui la concordia nasce solo quando s'intenda -l'antico Testamento non per quello che fu, ma quale anticipazione -del Nuovo.[639] I Catari avrebbero potuto accogliere questa -interpetrazione, e lavorando di allegoria anch'essi trovare non pure -nel Nuovo Testamento, come erano usi, ma anche nel Vecchio i germi -delle loro dottrine. E nel risultato finale agevolmente si sarebbero -trovati d'accordo con Gioacchino, perchè anch'essi si credevano -uomini spirituali di contro a quelli, che tanto tenevano alla lettera -dei due Testamenti; ed anch'essi al battesimo dell'acqua volevano -sostituito quello del fuoco, ed il loro _Consolamentum_ stava appunto -nell'accogliere entro l'anima, pressochè sciolta dai vincoli del corpo, -la pienezza del Santo Spirito. - -Tutti questi riscontri mettono fuor di dubbio la profonda -rassomiglianza tra le dottrine catare e le gioachimite, ed anche -qui troviamo confermata l'ipotesi fatta al principio dei nostri -studii, secondo la quale dal Catarismo per successive restrizioni o -attenuazioni sono provenute tutte le altre eresie medievali. Certo -Gioacchino, che si credeva e dichiarava apertamente cattolico, avrebbe -energicamente protestato contro chi l'avesse messo a pari cogli -eretici; ma di quanto s'allontanino dalle tradizionali le dottrine -gioachimite lo mostreranno nel fatto le sètte, che saranno per -abbracciarle. E che queste nuove eresie si riannodino per occulti fili -alla catara lo prova luminosamente un riscontro storico, che forse -parrà strano ma non è meno evidente. La dottrina dell'abate Gioacchino -ha molti punti di rassomiglianza col Montanismo. I Montanisti si -davano per profeti, nè parlavano se non per ispirazione dello Spirito -Santo. L'uomo, dice Montano, si riferisce al Santo Spirito come la lira -all'arco che ne cava i suoni.[640] Certo v'ebbero profeti e nell'antico -e nel nuovo Testamento, perchè sempre lo Spirito Santo ispirò alcune -anime elette; ma da ora in poi l'azione dello Spirito è continua ed il -profetismo non è più il fiore, bensì la radice della vita religiosa, -nè soltanto i fondatori della nuova dottrina, ma tutti quelli che vi -credono s'hanno a dire uomini spirituali o pneumatici, a differenza -degli altri, che sono soltanto psichici.[641] Codesta nuova profezia -non distrugge la dottrina cristiana, ma la compie e l'integra, perchè -il Paracleto secondo Tertulliano non è institutore, ma restitutore. -Nella natura, sèguita il grande Apologista, è dapprima il seme, poi -la radice, il fusto, i rami, le foglie, le gemme, il fiore, infine il -frutto che per gradi si matura. Così la giustizia umana cominciò dal -temere Dio, quindi per la legge e i profeti venne alla fanciullezza, -di poi per l'evangelio vigoreggiò da giovane, ora per mezzo del -Paracleto arriva alla maturità. Codesta maturità o perfezione sta nel -rinvigorire la disciplina della Chiesa, nel tenere in grande onore la -verginità, sicchè non pure si vietino le seconde nozze, ma benanco -le prime si permettano solo come un male necessario; nel rintuzzare -gli appetiti della carne per mezzo di più severi e frequenti digiuni; -nel rinunziare al mondo e con gioja andare incontro al martirio. -Senza dubbio codesto è un ascetismo rigoroso che mena diritto alla -distruzione del mondo. Nè lo negano i Montanisti, i quali sono pure -chiliasti o millenarii, e credono che noi siamo alla vigilia di quel -gran giorno dell'_Apocalisse_, in cui e terra e cielo andranno a -rifascio, e spenta la vita terrestre dell'uomo, ne comincerà un'altra -celeste ed immortale. Codeste idee riappariscono, di certo modificate -e rielaborate nella _Concordia_ e nel _Commento_ all'_Apocalisse_. -Cosicchè dopo più di mille anni ritornarono le credenze nella fine -del mondo, e rivissero i profeti che l'annunziavano, e riebbe credito -l'ascetismo inteso a diminuire i danni dell'estrema ruina. - -Il Montanismo fiorì nella seconda metà del secondo secolo, quando -ferveano le lotte tra la Gnosi e l'Ortodossia. E benchè tutti i -Montanisti, e principalmente Tertulliano, fossero tra i più fieri -oppositori dei gnostici, pure qualche cosa attinsero dai loro -avversarii. Ammettiamo pure che la dottrina dell'ispirazione profetica -e l'ascetismo intransigente non siano se non esagerazione di dottrine -e precetti schiettamente cristiani; ma difficilmente si può revocare -in dubbio che a cotesta esagerazione abbia contribuito la gnosi. E per -effetto di questo influsso l'ispirazione profetica fu messa al di sopra -della tradizione e dell'autorità, ed una istituzione come quella del -matrimonio, approvata e santificata dalla Chiesa, si disse che solo per -legge, ma non in realtà differiva dal concubinato. - -La stessa relazione che corre tra le sètte del secondo secolo -noi poniamo in quelle del decimosecondo, ed ammettiamo che benchè -Gioacchino fosse costante ed implacabile oppositore dei Catari, non -per questo seppe sottrarsi al loro influsso. Ed anche lui al pari dei -Catari pensava che l'avvenire appartenesse al più rigido ascetismo; e -che fosse d'uopo d'una profonda rinnovazione e sociale e religiosa. -Ed anche lui al pari dei Catari non temeva di affermare che codesta -rinnovazione in confronto della Chiesa dominante fosse come la carne -in paragone dello spirito. Si può dunque ben dire che rinnovatosi dopo -dieci secoli lo Gnosticismo, si dovea puranco rinnovare il Montanismo. -La storia certo non si ripete monotonamente, e grandi differenze -vi scopre chi vi guardi ben addentro; ma nei periodi più lontani e -disparati dominano pure le stesse leggi, che derivano da ciò che v'ha -di permanente nello spirito umano. - - - - -CAPITOLO II - -AMORICO DI BENA ED IL MOVIMENTO FRANCESCANO - - -I - -La fama di Gioacchino par che non tardasse a diffondersi fuori -d'Italia, e già dicemmo che il re d'Inghilterra e l'abate di Perseigne -nel loro viaggio in Italia vollero conoscere di persona quest'uomo -misterioso, che tanto facea parlar di sè. Nè parrà strano che l'eco -delle sue idee si ripercuotesse in Francia, ove i discepoli di Amorico -di Bena le accolsero per innestarle alle loro dottrine filosofiche. -Il Rousselot crede che l'innesto si debba ad Amorico stesso.[642] -Nè certo la cronologia porrebbe inciampo a codesta opinione, perchè -sebbene le opere dell'abate Gioacchino siano state pubblicate intorno -al 1200, e non molto più tardi quelle di Amorico, che venner condannate -dall'Università parigina nel 1204,[643] pure dopo questo tempo Amorico -andò a Roma per appellarsi dalla sentenza dell'Università, e nulla -vieta che a Roma sapesse qualche cosa delle dottrine di Gioacchino, -come nove anni prima era occorso all'abate di Perseigne. Nè sarebbe -temerità il supporre che a tergere la sua dottrina da ogni macchia, -ne mostrasse l'accordo con quella di un santo uomo, fondatore di un -ordine religioso, e tenuto dalla S. Sede in grande venerazione. Questa -prova in verità non avrebbe fruttato, perchè il Papa ribadì la condanna -dell'Università, ed Amorico, tornato a Parigi, fu costretto nel 1207 a -ricredersi pubblicamente, e ne morì, come dicevasi, dal dolore;[644] ma -ciò non toglie che la prova, pur non giovando alla causa del filosofo, -avrebbe contribuito non poco al successo della dottrina. - -Non ostante questi nuovi argomenti da me addotti, io non saprei -accettare l'opinione del Rousselot, perchè le più antiche fonti -attribuiscono la teoria dei tre stati non ad Amorico stesso, nè a -Davide di Dinan, bensì ai loro discepoli.[645] Quando dunque sia nato -siffatto innesto del razionalismo filosofico col misticismo religioso, -mal si saprebbe dire; ma quando sia nato, o a chiunque appartenga, è -certo meritevole di studio. - -La filosofia di Amorico di Bena rinnova il realismo di Scoto Erigena -con colorito più spiccatamente panteistico. Amorico, al pari di Scoto, -move dalla dottrina delle idee mediane tra il mondo e Dio, rispetto -a quelle creatrici, rispetto a questo create. E come le idee eterne -e la mente divina, che le pensa, sono in fondo la stessa cosa, così -parimenti si confonderanno in uno le idee creatrici e gli effetti che -da loro promanano. E così tutte le cose si unificheranno in Dio, e -tutte avranno la stessa natura, come della stessa natura sono Abramo -ed Isacco. Onde si può ben dire che tutte le cose tornano ad una, e -tutte sono Dio, imperocchè Dio è l'essenza di tutte le creature. Ed a -quel modo che la luce non si vede in sè stessa, ma nell'aere, così Dio -nè dagli uomini nè dagli angeli può essere veduto in sè stesso, bensì -nelle sue creature.[646] - -La stessa dottrina venne insegnata dal discepolo di Amorico, Davide di -Dinan. Se non che pare che il discepolo si giovasse a preferenza di -concetti aristotelici, laddove il maestro più volentieri adoperava i -platonici. S. Tommaso ci dice che Davide soleva dividere le cose (il -mondo) in tre parti, corpi, anime e sostanze eterne separate. L'entità -indivisibile, onde sono formati i corpi la diceva ile o materia prima; -l'entità indivisibile, o sostrato delle anime la chiamava nous o mente; -l'entità indivisibile delle sostanze eterne, Dio. E come tutte e tre -queste entità sono prime ed indivisibili, vale a dire hanno gli stessi -attributi, è pur gioco forza che in fondo sieno la stessa entità. -Dal che consegue che tutte le cose nell'essenza loro si riducono ad -uno.[647] - -Da questa dottrina metafisica potevano ricavarsi conseguenze -arditissime. Due sole ci vengono ricordate da Martino Polono. La -prima, riguarda la distinzione dei sessi, la quale al pari di tutte le -differenze, che separano cose da cose, sarebbe affatto provvisoria. Un -tempo siffatta tenzone dei due sessi non esisteva, cominciò soltanto -dal peccato di Adamo, e dopo la resurrezione si tornerà all'unità -primitiva.[648] Con queste sentenze, il cui senso appena si coglie, -e che certo ricordano i miti dell'androgino del _Convito_, forse -si connette l'entusiasmo per l'amore, per quella forza arcana e -misteriosa, che riduce gli esseri diversi all'unità della loro natura. -Certo questa seconda conseguenza traevano gli Almariciani dal loro -panteismo, che allorquando la forza d'amore investe gli uomini, vince -le loro volontà, e rende le loro azioni inimputabili.[649] - -A queste teorie filosofiche Amorico avea già saputo dare un colore -ed espressione religiosa. Ei soleva dire, secondo la testimonianza -di Guglielmo Armorico riprodotta da Vincenzo di Beauvais, che il -primo domma da essere insegnato e creduto è questo: ogni cristiano -essere membro di Cristo, e non potere salvarsi alcuno, che non creda -in questo domma più fermamente della incarnazione o passione di -Gesù.[650] Così pure ammetteva bene che il corpo di Cristo fosse nel -sacro pane, perchè parimenti è in ogni pane, ed in ogni cosa.[651] In -altre parole ei sapeva col magistero dell'allegoria torcere i dommi -tradizionali a quei significati, che la sua filosofia richiedeva. -Questa libertà d'interpetrazione, questa tendenza alla spiegazione -allegorica, è appunto il tratto che raccosta l'abate calabrese al -filosofo di Chartres. E certo se non Amorico, almeno i suoi discepoli -non dubitano di accogliere la teoria dei tre stati. Ed anche essi -pensano che al tempo della legge mosaica, quando così aperto era il -contrasto tra Dio e l'uomo, non si conosceva la verità, ovvero il -monismo nella loro filosofia insegnato. Nel secondo periodo, in cui -Gesù è considerato come l'Uomo-Dio, la verità comincia a rivelarsi, ma -in forma di simboli, e l'unificazione di Dio coll'uomo è rappresentata -come se avesse avuto luogo una volta sola, e per virtù soprannaturale. -Nel terzo periodo poi la verità è svelata pienamente, in Gesù si vede -raffigurata tutta l'umanità, e ciò che si dice dell'uomo deve dirsi -della natura intera, che è tutt'uno con Dio.[652] Nel primo periodo -domina il Padre, senza l'intervento del Figliolo o dello Spirito.[653] -Nel secondo domina il Figliolo, che assunse carne in Maria non certo -nel senso che l'intende la tradizione, bensì a quel modo che si -può dire anche del Padre essersi incarnato in Abramo, il primo dei -patriarchi, o il rappresentante di Jeova. Nel terzo infine domina lo -Spirito Santo il quale s'incarna, anche lui non più in un uomo solo, -ma in tutti i membri della nuova religione.[654] E come alla venuta -del figliolo cessò il regno del Padre, e fu abolita la circoncisione, -e ci affrancammo dalla schiavitù della legge mosaica; così alla -venuta dello Spirito cesserà il regno del Figliolo, ed i dommi ed -i precetti della nuova legge cadranno al pari dell'antica.[655] Non -che cesseranno i sacramenti, ma s'intenderanno nel loro vero spirito. -Abbiamo già citata la trasformazione razionalistica dell'Eucaristia. -Parimenti è trasformato il domma della risurrezione dei morti, la -quale intesa alla lettera non si può ammettere, ma bensì nel senso -allegorico di un ridestarsi dello spirito della verità dal lungo sonno -che l'opprimeva.[656] Parimenti l'Inferno non è altro se non il peccato -mortale stesso, che è come un dente guasto nella bocca, e il Paradiso -lo porta con sè chiunque arrivi alla cognizione filosofica di Dio.[657] -Seguendo questo spirito razionalistico non fa certo maraviglia che -abbiano condannato anch'essi quegli usi e quelle cerimonie del culto -esteriore, che vedemmo proscritti dai Catari e dai Valdesi. Così pare -che abbiano condannato il battesimo dei bambini,[658] il culto delle -imagini, l'adorazione dei santi, la venerazione delle reliquie,[659] -e la confessione e la comunione l'intendevano come una interna -rinnovazione della coscienza religiosa, prodotta dalla grazia dello -Spirito Santo, senza il soccorso di opere o cerimonie esteriori.[660] - -Ben si vede come gli Almariciani andassero molto più in là dell'abate -calabrese, o di qualunque setta religiosa. Ciò non pertanto al pari di -Gioacchino la pretendeano a profeti, e sapeano predire anche loro che -tra cinque anni sarebbero toccate al mondo quattro piaghe. La prima -è la fame, di cui sarebbe morto il popolo, la seconda è la guerra che -avrebbe fatta strage dei principi, la terza un terremoto che avrebbe -fatto inghiottire i Burgensi dalla terra squarciatasi sotto i loro -piedi, la quarta, il fuoco che avrebbe divorato i prelati, che sono -le membra dell'Anticristo, e Roma, la nova Babilonia, che ne è il lor -capo. Allora saranno unificati tutti i regni in un solo, ed il capo di -questa nova società, informata dall'amore dello spirito, sarà Filippo -Augusto, il re di Francia.[661] - -Ma non ostante codeste rassomiglianze la dottrina degli Almariciani -e quella dell'abate Gioacchino sono agli antipodi, e l'innesto del -razionalismo filosofico col misticismo, del quale facemmo parola, dovea -riescire piuttosto ad una meccanica mescolanza che ad un concrescimento -organico. Imperocchè tra il monismo neoplatonico e la dottrina di -Gioacchino, che rasentava il triteismo, non poteva aver luogo nessuna -conciliazione. E se i due novatori si servivano dell'allegoria per -accomodare alle loro idee i sacri testi, certo le idee loro erano -affatto disformi; perchè nel mentre Amorico metteva la scienza al -di sopra della fede, e confidava che la religione in avvenire fosse -assorbita nella filosofia, Gioacchino al contrario faceva pochissimo -conto della scienza, e credeva che, non solo nel presente, ma più -ancora nell'avvenire, la religione avrebbe scacciata dal sacro tempio -la filosofia. Pari all'opposizione tra le dottrine è la disformità -dell'indirizzo pratico. Perchè la mèta dell'umanità secondo Amorico è -vivere la vita della natura, di cui l'uomo non è che una piccola parte; -la mèta secondo Gioacchino è tutt'altra, staccarsi più di quel che non -si faccia ora, dalla natura e raccogliersi nelle austere solitudini -dello spirito. L'ideale di Amorico è la riaffermazione del mondo, -l'ideale di Gioacchino invece ne è la piena ed imminente distruzione. -Non è la prima volta nè sarà l'ultima che una dottrina filosofica tolga -in prestito una forma religiosa, che non le appartiene. Talvolta è -codesto l'unico mezzo per assicurare l'avvenire della dottrina. - - -II - -I veri interpetri del pensiero di Gioacchino non furono i fratelli del -libero spirito, bensì i frati minori, che nel silenzio delle loro celle -ne studiarono e commentarono i libri e formarono una scuola, detta -gioachimita o gioachita, e crearono una completa letteratura profetica, -e pseudonoma. Sarebbe interessante lo studio di questa letteratura, in -parte già pubblicata nel secolo decimosesto, ed in parte sepolta nella -polvere delle nostre biblioteche. Ma pel nostro compito la notizia, che -ne demmo nel parlare delle opere di Gioacchino è più che bastevole. -Ci restringeremo a studiare le idee direttive dei Gioachimiti, ed -il modo come germogliarono tra le lotte del sodalizio francescano. -Giace tuttora inedito nelle nostre biblioteche un antico racconto -dei dissidii francescani, che va sotto il nome di _Cronaca delle -Tribolazioni_.[662] Si conserva una redazione in latino, ed un'altra -in italiano, ma entrambe evidentemente sono composte di frammenti di -cronache più antiche, legate insieme col manifesto disegno di mostrare -non pure la successione cronologica, ma l'intima connessione delle -lotte, che ebbe a durare una parte dei francescani.[663] In codesto -centone, come nei _Fioretti di S. Francesco_, composti nello stesso -modo e collo stesso intendimento se non col medesimo disegno, gli -errori storici e cronologici spesseggiano. Nè certo l'anonima _Cronaca -delle Tribolazioni_ può stare a petto di quella fonte preziosa, che è -il Salimbene, gioachimita anche lui, ma temperato, e narratore ingenuo -dei fatti accaduti sotto i suoi occhi. Ma non ostante questi gravi -difetti nè la Cronaca nè i _Fioretti_ perdono la loro importanza, e -debbono essere posti da banda, come crede l'Affò.[664] Tutte e due -valgono, e la _Cronaca_ a parer mio più dei _Fioretti_, essendo il -primo saggio di una ricostruzione della storia dell'ordine da S. -Francesco ad Ubertino da Casale. Certo codesta ricostruzione, fatta con -intendimento polemico in servigio d'un partito, non ha nè può avere -grande esattezza e schiettezza storica, ma come manifestazione delle -idee e dei sentimenti di quel partito, è certo un documento prezioso. E -tale la reputava il Wadding, che se ne giovò più di quel che dovesse. -Il cronista conta sei tribolazioni, alle quali bisogna aggiungere per -settima quella che ei stesso soffre e di cui crede più prudente tacere. -Secondo codesta partizione della storia francescana si possono bene -agguagliare le tribolazioni francescane alle sette piaghe d'Egitto, -alle calamità predette nell'_Apocalisse_. E da siffatto riscontro il -pio cronista può ben trarre la speranza che la settima tribolazione sia -l'ultima, nè si faccia aspettare il giorno del trionfo; ma perchè il -numero torni deve mettere la prima tribolazione negli ultimi anni di S. -Francesco, il che difficilmente si può ammettere da chi studii le più -antiche fonti, come ci faremo a dimostrare. - -Il Santo d'Assisi nel fondare un nuovo ordine religioso, ebbe in -mente idee più larghe e più feconde dell'Abate di Fiore. Ei ben vide -che il miglior mezzo a combattere gli eretici era quello d'imitarli -nei costumi, e sulle loro orme far getto della propria fortuna, -vestire ruvidi panni, e andar raminghi di città in città, predicando -dappertutto la buona novella. Anche Francesco al pari di Valdez -apparteneva ad un'agiata famiglia, e menava parimenti una vita frivola -e spensierata; ma anche lui, tocco dalle parole del Vangelo, si tolse -in un punto agli agi ed ai piaceri, e abbandonati amici e parenti, -cacciossi animoso nell'ingrata via dell'apostolato.[665] E dappertutto -predicava la sola via della salute essere la povertà, perchè chi non sa -spogliarsi delle ricchezze, nè vende il suo per distribuirlo ai poveri, -non è penetrato da quell'amore del prossimo, che Cristo mette a capo -della sua legge.[666] La povertà volontaria era per Francesco come pel -Valdez la fonte delle virtù, un ideale di sagrifizio e di generosità, -che scaldava il cuore e commovea la fantasia.[667] Nè gli parea di -averlo mai conseguito codesto ideale, al quale sempre si volgeva con -novello ardore. Nulla hai a possedere, neanco il mantello che porti -indosso; una rozza tonaca basta, e se logora, tanto meglio; sarà prova -di umiltà rattopparla con tela da sacco, come l'ultimo mendico della -via.[668] - -L'umiltà è un altro tratto che compie l'ideale della vita mendica. S. -Francesco non è nè un cinico, nè uno stoico, odia le ricchezze, ma non -disprezza i ricchi, nè li tiene da meno di sè. Abborrisce le mollezze -e gli agi, indura il suo corpo alle fatiche, ma non sente l'orgoglio -di chi sapendo di bastare a sè medesimo, sfida superbamente i colpi -della fortuna. Questa fiera coscienza di sè medesimo e del proprio -valore sarebbe troppo ripugnante alle massime cristiane, che rintuzzano -l'orgoglio inspirando una salutare diffidenza delle proprie forze. E -conforme a questa massima raccomanda ai suoi fratelli l'umiltà, insiste -perchè secondo il precetto evangelico cedano alla violenza, nè ammette -che l'uno si faccia o si tenga superiore dell'altro. Non ci debbono -essere priori nel nuovo sodalizio, ma ministri, servi della comunità, -scelti democraticamente col suffragio di tutti, e revocabili.[669] -Anche i Valdesi in opposizione al fasto del clero secolare avean -levata la bandiera dell'umiltà, nè solo poveri, ma umiliati si solevan -chiamare. E in prova d'umiltà curvavan la fronte, e stendeano la mano -elemosinando. S. Francesco non esclude il precetto dei benedettini, -adottato dai Catari, che debbasi procacciare il vitto col lavoro delle -proprie mani;[670] ma ove non basti, anche lui raccomanda ed esalta -l'accattare di casa in casa.[671] - -Questo spirito di sagrifizio e di umiltà dovea eliminare le lotte tra -gli uomini, che non avrebbero potuto avere luogo nè per rivendicare -i diritti, nè per respingere le offese. Ed il regno di Dio sarebbe -finalmente stabilito, e la legge dell'amore avrebbe avuta la sua piena -attuazione. S. Francesco non poteva comprendere la grande efficacia -morale della lotta pel diritto, egli avea sortita una natura così larga -ed espansiva da comprendere nell'amor suo non pure gli uomini, ma gli -esseri tutti, che ei chiama fratelli a cominciare dal sole cui volge -un canto,[672] agli agnelli, che riscatta dal macello, ai lupi che -ammansisce col fascino della parola. Pochi uomini si conoscono nella -storia così riboccanti d'affetto, come il Santo d'Assisi, che a mal -grado le sue ripugnanze stende la mano ai lebbrosi, diventa l'amico ed -il compagno dei poveri e degli abbietti, e si stima felice se possa col -danno suo soccorrere alle altrui miserie.[673] Il sacrificio era per -lui più che un obbligo morale, un bisogno del cuore e tale desiderava -che diventasse pei suoi fidi, sicchè non si desse contrasto nel loro -animo, e il loro dovere si confondesse coll'amor loro, e dell'interna -serenità fosse specchio il volto sempre ilare e composto.[674] - -Ma se il francescano a differenza del valdese non dovea atteggiare -il suo volto a mestizia, non per questo la sua vita era men dura -e faticosa. Ei non si dovea chiudere, come l'antico anacoreta nel -silenzio del cenobio e assorbirsi nella contemplazione. I tempi non -consentivano più questi ozii speculativi, e facea d'uopo operare -energicamente, incessantemente per riguadagnare l'affetto dei popoli. -E se gli eretici sull'esempio degli apostoli non perdonavano a fatiche -e disagi per diffondere la loro fede, certo non si poteva far da meno -di loro. Per queste ragioni, benchè l'istituto della predicazione -non fosse proprio dei francescani, ma dell'altro sodalizio istituito -nello stesso torno da S. Domenico, pure non era estraneo neanche a -loro.[675] Chè anzi i francescani si possono ben dire i frati vaganti. -La necessità di accattare la vita li facea andare di porta in porta, -di borgata in borgata; oltrechè la loro stessa regola non consentiva -riposo, chè alla santa milizia facea d'uopo mutar guarnigione soventi, -per non poltrire nell'immobilità, come era uso dei cenobiti. A -questo fine Francesco raccomanda ai suoi compagni di andare due a due -pellegrini pel mondo a piedi nudi.[676] Non si vincono le battaglie -senza indurare il soldato alle marce faticose, ed il milite di Cristo, -come il legionario di Cesare, non ha da conoscere stanchezza. - -Queste erano le ardite innovazioni che Francesco portava alla vita -cenobitica, e quanto ei ben s'apponesse lo mostrarono i fatti; chè -nessuno istituto religioso si è mai diffuso con tanta rapidità, come -il francescano. Parevan tornati i tempi degli antichi apostoli, e -come allora si fondava una chiesa dopo l'altra, così ora a convento -s'aggiungeva convento, e ben presto il novo sodalizio si sparse per -tutto l'orbe. Ma senza dubbio la regola di S. Francesco era tale, -che nessun uomo poteva adattarvisi senza restarne schiacciato dal -grave peso. Innocenzo III, che pure avea approvato l'istituto di -Durando di Osca, non sapeva dare la sua sanzione alla regola di S. -Francesco, informata ad un ideale di povertà ed umiltà mal rispondente -agli splendori ed alle smodate pretensioni della Corte romana.[677] -Certo non potea respingere queste nuove forze, che gli venivano -inaspettatamente in ajuto per combattere l'eresia, nè si può dubitare -che benedicesse il mendico d'Assisi, senza vietargli di seguitare -nell'opera sua; ma non smise mai i suoi dubbî sulla regola, che a lui -pareva non facesse il debito conto dei reali bisogni e tendenze della -natura umana, nè volle concedere una bolla d'approvazione.[678] Non -smise per questo S. Francesco, ma il disegno presentato ad Innocenzo -colorì nei suoi particolari, e le sue idee giustificò con ragionamenti -e citazioni bibliche. E questa nova regola molti anni dopo presentò -al successore d'Innocenzo Onorio III, e ne ottenne finalmente la -desiderata sanzione con bolla del 1223.[679] Se non che l'approvazione -del papa non rimoveva le difficoltà, e il santo non se le dissimulava. -Pare anzi temesse non poco che morto lui sarebbero nate dispute -e commenti sulla regola, per trarne un senso ben lontano dai suoi -intendimenti. Talchè credette bene restringerla in brevi e succosi -capitoli[680] e con solenne testamento raccomandò ai suoi fratelli, -che codesta regola dovessero mandare a mente, codesta osservare alla -lettera, vietando recisamente qualunque commento, che sotto pretesto -d'interpetrarla, l'avrebbe distrutta.[681] Queste inquietezze di S. -Francesco, attestate da documenti autentici, rendono molto probabile -il sospetto che tra i compagni stessi del Patriarca non mancasse chi -la pensava al modo d'Innocenzo, e credendo la regola molto rigida fosse -ben disposto a tollerarne qualche attenuazione. - -Ma questi discorsi erano forse segno di un'aperta opposizione alle -idee del Patriarca? Parrebbe certo se s'avesse a prestar fede alla -_Cronaca delle Tribolazioni_, che ci narra di violente dispute tra S. -Francesco e frate Elia, il quale mal tollerando la pubblicazione della -regola succinta, alla testa di molti frati si sarebbe presentato a S. -Francesco, come un tempo gli Ebrei a Mosè. E d'altro canto il nuovo -legislatore, scendendo anche lui dal monte come l'antico, avrebbe -rinfacciati i protervi suoi compagni, ben ribadendo che alla regola, -datagli direttamente da Dio, tutti fosser tenuti di prestare cieca ed -intera obbedienza.[682] E d'accordo con questo racconto la cronaca -narra ancora, che S. Francesco, stanco forse di combattere contro -l'ostinatezza dei frati, si ritirò sdegnoso dal governo dell'ordine, -lasciando pure che fosse assunto dal suo oppositore Elia.[683] Se -non che codesta narrazione, ripetuta dal Wadding, è falsa di pianta, -come ben dimostra l'Affò.[684] Perchè le fonti più antiche, come -la Vita di Tommaso da Celano, non solo non dicono nulla di codesta -opposizione tra Francesco ed Elia; ma ci parlano per lo contrario del -loro vicendevole affetto, talchè il Patriarca solo per non dispiacere -all'amico suo, acconsentì ad aversi riguardi nell'ultima e mortale -malattia.[685] E ponendo mente alla grande venerazione in cui i -frati tenevano il fondatore del loro ordine, non par verisimile che -scegliessero a farne le veci chi sarebbe stato a capo degli oppositori. -È molto più probabile invece che Francesco, premuto dai molti mali che -avean logorata la sua fibra, nè più gli consentivano le aspre fatiche -dell'apostolato, avesse chiesto e forse scelto lui stesso come suo -vicario prima fra Pietro, e alla morte di costui Elia, uomini di sua -fiducia.[686] Che invece d'Elia avesse indicato a suo successore fra -Bernardo raccontano concordemente e la _Cronaca delle Tribolazioni_ e -i _Fioretti di S. Francesco_.[687] Ma codesto racconto, foggiato sul -biblico del patriarca Giacobbe, non è più vero dei precedenti, perchè -della pietà di Elia, e delle cure che prestò al suo venerato maestro -abbiamo un documento autentico, la lettera che egli stesso scrisse ai -ministri e frati della provincia annunziando la morte di lui.[688] -È certo altresì, che mancato Francesco non Bernardo, ma Elia resse -l'ordine francescano seguitando nel suo ufficio di vicario. Possiamo -dunque conchiudere che finchè visse S. Francesco, e nei primi anni dopo -la morte di lui, non scoppiarono le discordie nel nuovo sodalizio. Gli -animi e le menti occupava un sol pensiero, rendere onore alla memoria -del fondatore, la cui vita fu un lungo e non interrotto sagrifizio, -e la cui parola infocata sonava sempre pace e carità. E forse per -attendere indisturbato a codeste onoranze, ed alla costruzione -del tempio, che per ordine di Gregorio IX si doveva innalzare al -santo mendico, il Vicario di S. Francesco non volle succedergli nel -generalato, e in luogo suo venne scelto Giovanni Parenti.[689] - - -III - -Ma i dissidii, soffocati dall'autorevole parola del fondatore, morto -lui non tardarono a scoppiare. E ben presto si formarono due partiti -nel nuovo sodalizio, l'intransigente che volea rispettata la regola -alla lettera, il moderato che sosteneva s'avesse a interpetrare meno -rigidamente. Era inevitabile che i due partiti sorgessero non per colpa -o volontà degli uomini, ma per necessità delle cose. Imperocchè da una -parte la regola, data per inspirazione divina e confermata dal Papa, -si dovea osservare scrupolosamente, nè era lecito apportarvi glossa -o commenti, senza violare il testamento del santo fondatore; talchè -temperare la regola sarebbe stato lo stesso che snaturare l'ordine -togliendogli quel carattere, che lo distingueva da tutti gli altri, e -a cui doveva le sue prodigiose fortune. Ma d'altra parte codesta regola -era così rigida e severa, che ben pochi vi si potevano adattare; e più -l'ordine s'ingrossava, e più cresceva il numero dei tepidi osservatori; -oltrechè la povertà rigorosa, l'umiltà a tutta prova formavano di certo -un alto ideale religioso, ma nella lotta contro il clero secolare e gli -altri ordini frateschi, valeva ben poco ad assicurare la vittoria. Se i -frati predicatori fondavano dappertutto nuove case, e collo splendore -delle costruzioni abbagliavano le masse, i francescani non doveano -essere da meno di loro. Se quelli per sostituire il clero secolare -e nei pergami e nelle cattedre coltivavano ardentemente gli studii, -non era lecito ai francescani di trascurarli. Se i predicatori non -solo accettavano, ma sollecitavano dalla Curia onori e dignità, ai -francescani, per non scapitare in prestigio, non conveniva di ritrarsi -indietro. Questi bisogni ben comprese frate Elia, il quale innamorato -dell'arte avea fatto costruire in onore del santo mendico uno dei più -splendidi monumenti della rinata architettura;[690] cultore dei buoni -studii ne volea promosso l'amore nel nuovo sodalizio;[691] scaltro -conoscitore degli uomini non schivava i potenti ma ben presto avea -saputo entrare nelle grazie del Papa e dell'Imperatore.[692] Intorno -a quest'uomo più pratico che mistico si strinsero quanti volevano -interpetrata la regola in modo da non impedire il moto d'espansione -del nuovo sodalizio. Ed il partito s'ingrossò siffattamente che levò -di seggio il generale Parenti per sostituirvi lui, già stato vicario -di S. Francesco, e tenuto da tutti in gran concetto _per la preclara -scientia, e singulare prudentia_, come dice la stessa _Cronaca delle -Tribolazioni_. - -Che il novo generale sentisse altamente del suo ufficio, nè in dignità -si credesse da meno di altri, lo dice il Salimbene, che narra questo -aneddoto, del quale egli stesso fu testimone, che venuto il potestà di -Parma per far visita al generale francescano, questi non si mosse dal -suo posto, nè rispose come dovea al saluto dell'ospite cortese.[693] -Il Salimbene, appartenente al partito opposto a frate Elia, non è -certo una fonte da accogliere a chiusi occhi, come vuole l'Affò. -Nè mi meraviglierei che e nel fatto che narra e nel giudizio che fa -dell'alterigia di frate Elia il cronista fosse poco esatto, ma questo è -fuor di dubbio, che il nuovo generale voleva che l'autorità sua fosse -tenuta in grande rispetto; nè tollerava che altri ridicesse sui suoi -disegni, o ricalcitrasse ai suoi ordini. Un documento riportato dal -Wadding lo prova. È una lettera del generale al Papa per chiedergli -mano forte contro i frati ribelli alla disciplina, e principalmente -contro alcuni compagni di S. Francesco, che forti dell'autorità e del -prestigio del loro nome, non dubitavano di levare alto la voce contro -le novità di frate Elia, e la mite interpetrazione della regola.[694] -Senza il presidio del Papa sarebbe stato pericoloso colpire uomini -tanto autorevoli; ma ottenuta la chiesta licenza, il generale agì -vigorosamente, ed i più riottosi rinchiuse in prigione, altri mandò -in provincie lontane; i ministri a lui men ligi rimosse sostituendoli -con creature sue,[695] altri acconsentì che restassero a patto di -dichiararsegli ligii.[696] Fatti ancor più gravi vengono narrati. -La _Cronaca delle Tribolazioni_ racconta di un fra Cesario da Spira -colpito a morte, mentre fuggiva dalla prigione ove era stato rinchiuso, -non che di S. Antonio imprigionato anche lui e battuto a verghe.[697] -Ma di codesti fatti il Salimbene non sa nulla, ed è ben probabile, come -crede l'Affò, che sieno stati inventati posteriormente. - -Certo è, che il generale governava con mano di ferro la travagliata -società, e correva diritto alla sua mèta senza lasciarsi sviare da -rimostranze. E per togliere ogni ragione al partito intransigente, -chiese ed ottenne dal Papa una interpetrazione della regola, che -rispettasse la lettera sacrificandone lo spirito. Gioverà riassumere -le modificazioni ordinate da Gregorio IX. Il primo temperamento si -riferisce al divieto di possedere ed acquistare. I frati possono nei -casi di bisogno comprare quello che occorra, purchè non trattino -direttamente col venditore, bensì con un rappresentante o nuncio. -Codesto nuncio può ancora essere scelto da loro, ma resta pur sempre -rappresentante non di quelli che l'hanno nominato e presentato, bensì -delle persone a cui lo presentano. In un solo caso l'artificio è -lasciato da parte, quando cioè il nuncio sconosca i bisogni dei frati o -ne manometta i diritti, chè in tale congiuntura i frati hanno facoltà -di agire contro l'infido amministratore, riconoscendolo per tal guisa -come loro rappresentante. Anche oggi le associazioni religiose, che -perdettero la personalità giuridica, adottano l'espediente di farsi -rappresentare da un privato, che in nome suo acquisti, venda, accetti -le donazioni e somiglianti. Se non che oggi contro il rappresentante -infido le associazioni non hanno azione alcuna, perchè lo Stato non -può riconoscere quel patto, che non aveano facoltà di stringere; ma -nel secolo decimoterzo le cose andavano diversamente, ed i francescani -poteano godere tutti i vantaggi della rappresentanza senza temerne i -danni. I legali della Curia la sapean lunga![698] - -Un altro temperamento era questo. La regola proibiva severamente la -rivendicazione dei proprii diritti. Se altri ti porta via il mantello, -cediglielo volentieri. Se poteri pubblici o privati vi scacciano dalle -vostre case, non procurate di restarvi. E se s'impadroniscono delle -suppellettili vostre, non gli resistete; perchè nulla appartiene nè -a voi nè alla comunità; nè sta a voi di decidere chi sia il padrone -vero. Queste disposizioni, che tirate a fil di logica dal precetto -della povertà assoluta, mettevano il nuovo sodalizio in balìa del -primo venuto, furono ingegnosamente attenuate da Gregorio. In luogo dei -frati, ei dice che non possono possedere, sottentra la Santa Sede, alla -quale spetta la proprietà delle case e masserizie fratesche. Questa poi -ne cede l'uso ai sodalizii a patto che non la sperperino, e la facciano -rispettare. Altra finzione giuridica che fece fortuna e venne dipoi più -nettamente formulata da Innocenzo IV.[699] - -Codesta novità, ed il rigido governo di Elia esacerbava il partito -intransigente[700] che ogni giorno più s'ingrossava degli scontenti -di qualunque specie. Fra costoro primeggiavano, al dir di Salimbene, -i frati di messa, i quali mal tolleravano che crescesse il numero dei -colleghi laici, e peggio ancora che fussero messi a pari di loro, che -si tenevano di molto superiori. Ma il generale tenne duro, e nel giro -di pochi anni accolse tanti laici che superavano in qualche casa i -chierici, e conferì loro pari diritti ed onori, e taluni levò anche -al grado di ministri.[701] Così si mostrava osservante della regola, -innanzi alla quale tutti i membri del sodalizio eran pari,[702] e nello -stesso tempo ingrossava il suo partito. - -Ma non ostante queste provvide misure l'opposizione non era fiaccata, -e semprepiù violente si faceano le accuse contro il generale. Lo -s'attaccava ormai non pure nel governo dell'ordine, ma nel carattere -e nel costume rappresentandolo come superbo, disdegnoso di vivere e -mangiare in comune coi frati, amante delle buone vivande e della vita -molle e voluttuosa. Gli si rimproverava di non visitare personalmente -le case dell'ordine, e se mai non a piedi, ma su ben pasciuti cavalli; -di non convocare il capitolo generale per tema che i ministri -oltramontani lo sbalzassero di seggio; nel mentre era novamente -sentito il bisogno di una costituzione generale che ponesse freno -agli abusi.[703] È ben difficile separare in queste accuse il vero -da ciò che v'aggiunge lo spirito di parte; e non è chiaro il perchè -v'abbia prestata fede Gregorio IX, un tempo amico e protettore di frate -Elia. Che il Papa trovasse giuste le accuse del partito intransigente -non è credibile, perchè egli stesso dette licenza ad Elia di punire -i riottosi, e pubblicò una bolla per interpetrare la regola in un -senso assai temperato. Io credo probabile che il Papa la rompesse col -generale francescano per motivi politici. Già dicemmo che costui era -egualmente accetto ed a Gregorio e a Federigo, e Salimbene ci dice -che spesso faceva da mediatore tra l'uno e l'altro. Forse in questi -negoziati ei si mostrò più favorevole alla causa imperiale. Uomo -pratico e moderato avrà fatte le sue osservazioni sull'intemperanze -della Curia, nè v'era bisogno d'altro per cadere in disgrazia del -Papa.[704] - -Per codeste ragioni Gregorio la dette vinta al partito intransigente, -nè solo depose il mal capitato generale, ma fattolo espellere -dall'ordine, lo scomunicò solennemente. E certo gli sarebbe incolto -peggio se Federigo non l'avesse tolto sotto la sua protezione. -All'accorto imperatore, accusato di eresia, tornava di gran giovamento -avere dalla sua il compagno di S. Francesco, che pochi anni innanzi -era tenuto in grande rispetto dallo stesso Papa.[705] E dell'opera -dell'ex francescano Federigo ebbe grandemente a lodarsi, talchè gli -affidò una delicata missione presso l'imperatore di Costantinopoli, -come si rileva da una lettera imperiale al re di Cipro.[706] Così per -tutto il resto della sua vita frate Elia si tenne stretto al partito -imperiale, nè è ben certo che si sia ricreduto sul letto di morte.[707] -L'appoggio prestato dall'Imperatore al capo dei moderati francescani è -senza dubbio una delle ragioni che mossero gl'intransigenti a giurargli -quell'odio implacabile, che traspare dalla Cronaca del Salimbene. I -rigoristi non avevano certo a lodarsi del Papa,[708] e coll'Imperatore -che voleva restituire la Chiesa alla povertà gloriosa dei primi -secoli,[709] avrebbero dovuto andar d'accordo, come fecero più tardi -con Ludovico il Bavaro. Ma l'opposizione ascetica non era ancor matura -per fondersi colla ghibellina. Gl'intransigenti francescani sebbene -aspreggiati dal Papa, si davano per i campioni più risoluti della -Chiesa, nè Federico fece un passo per amicarseli, chè anzi accolse -nel suo consiglio il capo del partito opposto. Non occorreva altro -perchè agli occhi di quegli esaltati apparisse come l'Anticristo, -preannunziato dall'_Apocalisse_.[710] - - -IV - -Dopo la caduta di frate Elia il partito intransigente riprese vigore, -e i due generali che l'un dopo l'altro gli successero, frate Alberto -pisano, e frate Aimone inglese, forse vi appartenevano.[711] L'ultimo -scrisse un Commento ad Isaia senza dubbio sul gusto di quello -attribuito a Gioacchino, stante che gl'intransigenti abbracciavano -con fervore le idee dell'abate calabrese, e per distinguersi dai -loro avversarii volentieri si davano il nome di Gioachiti.[712] Quale -affinità corresse tra le dottrine del Florense e le francescane non è -difficile scoprire. Gioacchino avea predetto che al secondo periodo, -ovvero al regno del clero secolare sarebbe succeduto il terzo periodo, -vale a dire il regno dei monaci. I minoriti ora soggiungevano che -i veri monaci non erano nè i benedettini, sfolgorati da Gioacchino -stesso,[713] nè i florensi, che non avean saputo intendere il segreto -pensiero del loro fondatore, e si mostravano non meno avidi e litigiosi -dei loro predecessori; bensì i nuovi ordini mendicanti, e specialmente -il francescano, il quale solo avea saputo tradurre in atto l'ideale -della carità vagheggiato da Gioacchino. Oltrechè colla creazione -dei nuovi istituti, non si trattava di aggiungere ordine ad ordine, -ma d'innovare profondamente la vita religiosa; chè per conformarsi -scrupolosamente alla regola bisognava che gli uomini, cangiato il -corso delle loro idee, e soffocate le tendenze loro più abituali, si -tramutassero in angeli. - -Con S. Francesco adunque più che con S. Benedetto si poteva dire, -secondo i minoriti, cominciata la nova età, l'ultimo e più splendido -periodo della storia umana, e Gioacchino stesso avrebbe a mente loro -mirabilmente predetto questi avvenimenti, chè dovunque egli parla di -due ordini si deve ben intendere dei domenicani e francescani. E se -l'allusione non era ben chiara nelle opere autentiche, altri scritti -balzavan fuori nel nome dell'abate calabrese, dove le profezie pareano -più determinate, e più trasparenti le allusioni ai fatti recenti.[714] -Nè questa sostituzione era difficile, perchè dopo la solenne condanna -delle opinioni teologiche dell'abate Gioacchino, le sue opere cadute in -sospetto si tenevan come nascoste,[715] ed il Salimbene ci narra di un -frate florense, che da Lucca le trasportò in segretezza in un convento -francescano di Pisa per sottrarle al saccheggio delle soldatesche di -Federico.[716] Siffatto mistero, che ravvolgeva le opere autentiche, -era senza dubbio la condizione più favorevole per la nascita delle -spurie. E l'ordine francescano, dove le menti erano più esaltate, -si mostrava più inchino di tutti gli altri a codesta letteratura -pseudonima. Così nel breve giro di pochi anni nacquero i commenti ai -profeti ed agli evangeli, che abbiamo già ricordato; nè solo i libri -sacri si commentarono ma benanco i profani, come le supposte profezie -della Sibilla e del Mago Merlino. - -Codesta letteratura pseudonima ebbe, come dicemmo, grande credito -e diffusione; ma non sì che gli stessi gioachiti non sapessero ben -distinguere le opere autentiche dalle apocrife. Chè anzi quando si -fecero a raccogliere in un corpo solo le scritture del profeta non -vi ammisero se non la _Concordia_, il _Commento all'Apocalisse_ -e il _Decacordo_.[717] Ed a queste opere, che sono come un'opera -sola, divisa in tre parti, dettero il nome di _Vangelo eterno_, che -tolsero dall'_Apocalisse_, sebbene Gioacchino non ne avesse fatto -uso.[718] Così tornarono alla luce gli scritti di Gioacchino, e senza -interpolazioni a quel che pare; ma quando occorreva di spiegare meglio -il pensiero dell'autore, o dare maggiore esattezza alle sue profezie, -gli editori vi aggiunsero delle note. Ed al tutto poi premisero larga -introduzione (_Introductorius_), in cui, pur riassumendo la dottrina -dell'abate calabrese, le dettero maggior rilievo e colore.[719] - -Questa pubblicazione levò grande rumore non tanto forse per le dottrine -che vi si esponevano con insolita libertà, quanto per le circostanze -che l'accompagnarono e seguirono. Ferveva allora la guerra tra il -clero secolare ed i nuovi ordini religiosi. Il primo, geloso dei -suoi privilegi, mal permetteva che i frati imprendessero a predicare -senza invito o licenza delle autorità ecclesiastiche, ed ai parroci -facessero formidabile concorrenza nelle messe, nella confessione, -nelle sepolture.[720] E come se tutte queste ragioni di dissidio -non bastassero se n'era aggiunta una nuova e più formidabile, quella -dell'insegnamento. I Domenicani da prima, e sul loro esempio anche i -Francescani, ambivano alcune cattedre nell'Università parigina, che -era come il centro della vita intellettuale d'Europa, e dove da gran -tempo dominava indisturbato il clero secolare. I nuovi ordini certo -valevano ad imprimere più vigoroso slancio agli studii, chè gli uomini -più eminenti del secolo quali Alberto Magno, S. Tommaso, Francesco di -Hales, S. Bonaventura appartenevano ai loro sodalizii. Ma l'autorità -universitaria era ben a ragione sospettosa di codesti novi insegnanti, -i quali formavano come un'accademia a parte, emula dell'antica, ed -insofferente di disciplina.[721] E la guerra durò lunga ed ostinata, e -non ostante le quaranta bolle di Alessandro IV in favore degli ordini, -non si fece la pace se non quando ambo i litiganti furono stanchi di -lottare. - -In codeste congiunture fu pubblicato l'_Evangelo eterno_, il quale -porgeva un'arme così poderosa, che si sospettò, manifestamente a torto, -non fosse stata fabbricata dagli stessi avversarii degli ordini.[722] -Certo è che il clero secolare se ne valse abilmente, ed una copia del -terribile libro fu mandata al Papa, e Guglielmo di S. Amore, nella -sua invettiva contro i mendicanti,[723] ne rilevò con mano maestra le -pericolose dottrine. Ma ora che ci venne fatto di ricordare l'opuscolo -del Rettore dell'Università parigina, non sarà inopportuno fermarvisi -alquanto per toccare di alcune somiglianze, forse non abbastanza -avvertite, tra il fare dei Gioachimiti e quello di Guglielmo. Tanto -gli uni che l'altro sostengono essere il loro tempo molto prossimo -ad una grande catastrofe, ed i segni precursori li rintracciano -concordemente colla scorta dell'_Apocalisse_ e dei Profeti. E deplorano -entrambi le calamità del loro secolo, e ne prevedono ancor maggiori -nel prossimo avvenire.[724] Ma non ostante siffatte simiglianze, -anzi forse a cagione di esse, il pensiero di Guglielmo è proprio -l'opposto del gioachimismo. Per i seguaci dell'abate calabrese i -falsi profeti, sorretti da perversi e potenti re, saranno i sacerdoti -sullo stampo d'Ario, o altro dottore simigliante dalla facile parola, -e dall'argomentar sottile; per Guglielmo invece sono i mendicanti -stessi, che usurpano gli ufficii altrui, e sotto il manto di falsa -pietà desiderano maggiori poteri, guadagnando per mezzo delle donne il -favor popolare e per via dei cortigiani quello dei principi.[725] Pei -Gioachimiti l'avvenire della Cristianità sta nella sostituzione degli -ordini mendicanti al clero secolare, per Guglielmo nel rifiorire del -sacerdozio, poi che saranno rimossi gli elementi perturbatori, che -ne minano la potenza.[726] Da questo raffronto non credo temerario -inferire che il libro _De Periculis_ s'è ispirato all'_Evangelo -eterno_, ne è per così dire la palinodia. - -E codesto rapporto tra i Gioachimiti e Guglielmo di S. Amour non si -smentisce neanco negli altri scritti successivi, nè nel rifacimento -del _De Periculis_ che va sotto il titolo _Collectiones catholicae et -canonicae scripturae ad defensionem ecclesiasticae hierarchiae_,[727] -nè nel libro _De Antichristo_, che dal Le Clerc venne rivendicato -al nostro Guglielmo. Intorno a quest'ultima opera va notato che il -discorso sull'Anticristo era comune a quanti credevano alla prossima -rinnovazione del mondo. Chi fosse quest'essere misterioso, che dovea -apportare tanti danni alla Chiesa, quali segni l'avrebbero preceduto, -in qual tempo sarebbe nato, eran tutte dimande che correvano per le -bocche dei Gioachiti. L'abate calabrese avea ben pensato d'intender -per l'Anticristo non un essere unico, bensì il complesso di tutti gli -oppositori e vecchi e novi della Chiesa; ma codesta interpetrazione, -così elastica, non bastava più ai suoi successori, che amavano maggiore -precisione e determinatezza. E già sappiamo che la maggior parte dei -gioachiti intendeva Federigo II. Guglielmo riprende l'interpetrazione -di Gioacchino, e lasciando nell'ombra la figura dell'Anticristo non -ha cura di determinare se non i suoi predecessori, che già indoviniamo -quali debbono essere, quei falsi profeti, quegl'ipocriti, quei monaci -girovaghi, di cui si doleva la Regola di S. Benedetto.[728] - -Ma torniamo al libro _De novissimis periculis_, che fu come il grido -d'allarme dato dal clero regolare contro i frati mendicanti. Non -occorre dire che fu condannato nel 1256 da Alessandro IV, strenuo -protettore dei nuovi ordini.[729] Il Rettore dell'Università parigina, -difendendo la gerarchia cattolica, e l'autorità dei vescovi contro le -usurpazioni fratesche avea stabilito che quest'ordinamento era stato -istituito direttamente da Gesù Cristo, e neanche il Papa avrebbe potuto -mutarla. Talchè quando il Papa concedeva ai domenicani di predicare -nel suo nome, era da supporre vi sottintendesse il beneplacito del -vescovo, senza di che il governo della diocesi non sarebbe stato -affidato ad un solo capo, ed il disordine e la ruina della Chiesa ne -sarebbe conseguita.[730] Codesta argomentazione feriva l'illimitata -supremazia del Pontefice, nè v'è da far le meraviglie che Alessandro -l'abbia condannata. Nel sostenere la causa dei domenicani il Pontefice -sosteneva la sua, perchè i frati e da predicatori e da inquisitori si -presentavano come legati del Papa, e per quanto prestigio e credito -togliessero all'autorità episcopale, altrettanto ne crescevano alla -pontificia.[731] - -La condanna del _De Periculis_ portava con sè quella dell'_Evangelo -eterno_; chè se quel libro colpiva di fianco la gerarchia, questo la -feriva nel cuore. Nè Alessandro senza taccia di parzialità avrebbe -potuto passar sotto silenzio un libro denunziato dall'Università, -e mandato dal vescovo di Parigi al predecessore Innocenzo IV. Ma -d'altra parte il Papa ben sapeva che l'opera incriminata apparteneva -a quel partito gioachimita, che contava tanti illustri seguaci tra -i francescani, a cominciare da frate Giovanni da Parma, eletto a -voti unanimi generale dell'ordine sin dal 1247. Oltrechè una censura -pubblica del libro si sarebbe certo ripercossa su quei frati, dei -quali egli era stato sempre il più strenuo difensore da cardinale, e -seguitava ad esserlo da papa. Per queste ragioni decise di sottoporre -lo scritto incriminato ad una Commissione di prelati consapevoli della -gravità del verdetto, che stavano per pronunziare. I commissarii si -riunirono tosto ad Anagni, e con tutta diligenza si misero all'opera, -come si pare dal resoconto delle loro sedute, che tuttora si conserva -in due manoscritti della Biblioteca Nazionale di Parigi.[732] Ben -s'accorsero i giudici che l'_Evangelo eterno_ constava di due parti, -l'una moderna, l'introduzione e le note, l'altra antica, le tre opere -dell'abate Gioacchino;[733] ma e l'una e l'altra condannarono del -pari come contrarie all'ortodossia, ed Alessandro s'accomodò al loro -giudizio. - -Fu giusta la sentenza dei giudici, e doveva Gioacchino esser coinvolto -nella condanna dei suoi interpetri? Che l'Introduttorio e le note -fossero giudicate poco ortodosse non è da far le meraviglie, perchè -i Gioachimiti non ponevano nessuna cura ad attenuare il contrasto tra -il Vangelo del Figlio e quello dello Spirito, ovvero sia l'_Evangelo -eterno_. E questa differenza abbiamo già notata tra Gioacchino e i suoi -seguaci, che mentre ei cerca di attenuare il contrasto tra la legge -presente e la futura, e questa considera come l'integrazione di quella, -i suoi discepoli al contrario tengono a rilevarne le discrepanze.[734] -E nell'Introduttorio vien dato al nuovo Vangelo un nome differente -chiamandolo, ad imitazione dell'_Apocalisse_, _eterno_ come se -volessero contrapporlo ad un vangelo _mutevole e caduco_;[735] laddove -Gioacchino dichiara espressamente non esservi due evangeli, ma un solo, -nè usa mai il nome di _Vangelo eterno_ parlando del nuovo periodo, -bensì l'altro d'intelletto spirituale. - -L'Introduttorio non dubita di affermare che il Nuovo Testamento avrà -vigore solo fino al 1260, e che da quel tempo in poi al vangelo -di Cristo succederà un nuovo vangelo, come ai sacerdoti di Cristo -sottentreranno altri sacerdoti; perchè nessuno altro potrà insegnare la -dottrina dello Spirito se non quelli che a simiglianza degli apostoli -vanno a piè nudi.[736] Gioacchino non avrebbe mai tenuto un linguaggio -così irriverente. E certo non sono estratti dalle sue opere genuine -quei passi arditi, che feriscono la Chiesa romana, come questo, che a -lei appartiene la sola interpetrazione letterale del Nuovo Testamento, -non la più profonda e spirituale, e che i Greci fecero bene a separarsi -da essa, e che la Chiesa greca cammina sulle orme dello Spirito -molto più che la latina.[737] Abbiamo già ricordate le preferenze -di Gioacchino per la Chiesa greca; ma certo non l'avrebbe esaltata -di tanto egli che soleva rimproverarle alcune istituzioni come il -matrimonio dei preti. Nè avrebbe in ogni modo approvato lo stacco delle -due Chiese, ei che tante volte lo avea rimpianto nei suoi scritti. - -Non meno esplicite dell'Introduttorio son le note, che senza alcun -riguardo coloriscono quelle parti, che Gioacchino lascia nell'ombra. -Come ad esempio nei luoghi della _Concordia_ ove l'abate calabrese -aveva toccato dell'abbominio, che avrà luogo nello scorcio del secondo -periodo, le note ci dicono che cosa s'intenda per codesto abbominio, -che sarebbe il pseudo Papa, ovvero il Papa simoniaco che regnerà sul -finire del sesto tempo.[738] - -Ma se l'Introduttorio e le note usavano frasi più incisive, e davano -al pensiero di Gioacchino maggiore precisione, non s'ha da inferire -che la dottrina, in esse insegnata, fosse diversa da quella del pio -abate. La copia di passi, raccolti dai giudici di Anagni, mette fuor -di dubbio, che nei punti essenziali commento e testo andavan pienamente -d'accordo. La maggior parte delle immagini adoperate nell'Introduttorio -per colorire il rapporto tra i tre periodi sono tolte di peso da -Gioacchino, sopratutto da un capitolo della _Concordia_, da noi già -citato altrove, ed accortamente rilevato dai giudici di Anagni.[739] -E se Gioacchino non adopera la parola di _Vangelo eterno_, certo è che -se avesse dovuto dare un nome all'interpetrazione allegorica dei sacri -testi, non ne avrebbe scelto un altro. Nè solo i giudici di Anagni, ma -i Gioachimiti stessi citavano un luogo del _Decacordo_, a dimostrare -che con quella denominazione non si dipartivano dall'insegnamento -di Gioacchino.[740] Un altro punto rilevavano a ragione i giudici -di Anagni, l'esaltazione del monachismo a scapito[741] del clero -secolare. Ed in verità se pure i commentatori leggevano negli scritti -di Gioacchino accenni a lui, a S. Domenico e S. Francesco, che egli -non avea fatti, nè poteva fare,[742] certo è che dei nuovi ordini -mendicanti non dicevano nè più nè meno di quel che avea scritto -lui intorno ai monaci spirituali. Il monachismo per Gioacchino è un -istituto, che col tempo assorbirà tutti gli altri della Chiesa, quando -al Vangelo inteso secondo la lettera sottentrerà il vero spirito -evangelico. Allora succederà una profonda innovazione, ed a quel modo -che la legge mosaica venne abolita all'apparire della nuova legge, così -il Vangelo letterale dovrà cedere alla nuova interpetrazione. La parola -_evacuatio_ applicata al vangelo non appartiene ai Gioachimiti, ma a -Gioacchino stesso, il quale, benchè non osasse confessarlo a sè stesso, -era pur portato dalla sua teoria dei tre stati alla conseguenza, che il -secondo debba scomparire per far luogo al terzo.[743] E questa teoria -avea profonde radici nelle sue convinzioni teologiche, formulate non -pure nell'opuscolo polemico che nel 1255 non esisteva più, ma nel -_Decacordo_, e nel _De Articulis fidei_, come appar chiaro dai passi, -che i giudici di Anagni seppero raccogliere.[744] - -La condanna dunque del Gioachimismo era giusta, e per nulla -esagerato il grido d'allarme levato dal clero parigino. La dottrina -dell'_Evangelo eterno_ menava dritto alla distruzione della gerarchia, -stantechè nel terzo periodo ha da prevalere quella legge d'amore, che -agguaglia tutti i membri della società umana, sciogliendoli dai vincoli -della subordinazione. Non è dunque meraviglia che Alessandro IV l'abbia -solennemente riprovata, ingiungendo al vescovo di Parigi di sequestrare -e bruciare tutti i libri dove fosse esposta.[745] - -Ma chi è l'autore dell'_Evangelo eterno_? L'Eccard, che scrisse -nella seconda metà del secolo decimoquarto, l'attribuisce secondo -la comune tradizione a Giovanni da Parma.[746] Il Salimbene -invece nomina esplicitamente un altro gioachimita, Gherardo di S. -Donnino.[747] E l'autorità del Salimbene, cronista contemporaneo, -e gioachimita anche lui, è tale, che tutti gli scrittori moderni vi -s'acquetarono. Il buon frate, ammiratore ed amico del suo generale, -avea certo tutto l'interesse di nascondere la verità, ma che la sua -testimonianza almeno in parte sia veridica, è provato dal resoconto -del processo di Anagni, dove esplicitamente è detto che l'autore -delle note è frate Gherardo. Se non che è da dubitare che l'autore -delle note abbia anche scritto l'Introduttorio, perchè gl'inquisitori -d'Anagni nel citare i passi dell'Introduttorio si sarebbero serviti -della stessa dicitura, che costantemente adoperano per le note, nè -avrebbero dato come anonimo l'Introduttorio, mentre tutte le volte -che vien fatto di citare una nota, ripetono costantemente il nome -dell'autore.[748] L'ipotesi più semplice per spiegare le reticenze è -questa, che l'autore dell'Introduttorio sia diverso da quello delle -note, e che agl'inquisitori rincresca di nominarlo. E se codesto -autore fosse Giovanni da Parma, che godeva una grande reputazione di -santità, ed a quel tempo era tuttora generale dell'ordine, i riguardi -degl'Inquisitori sarebbero facilmente spiegabili.[749] Se la cosa -stesse così, dovremmo ammettere che la compilazione dell'_Evangelo -eterno_ non appartenga ad un solo, bensì a due e forse anche a tre -membri del partito gioachimita. L'un d'essi, il più autorevole, scrisse -l'Introduzione generale, l'altro o gli altri le glosse introduttive ed -esplicative.[750] - -Questa ipotesi spiegherebbe perchè dopo la condanna dell'_Evangelo -eterno_ venissero sottoposti a processo non solo fra Gherardo, ma fra -Giovanni e fra Tommaso e tutti e tre condannati del pari. Nè fanno -intoppo le ragioni che il Wadding e l'Affò hanno recato per scagionare -fra Giovanni.[751] Perchè al di sopra di tutte le apologie sta il fatto -che fra Giovanni apparteneva al partito gioachimita, anzi ne era come -il capo e l'ispiratore.[752] E noi vedemmo che tra l'Introduttorio e -le opere autentiche di Gioacchino non corre disparità sostanziale, se -non che in quello sono più nettamente e con maggior vigore formolate -le stesse dottrine, insegnate in queste. Se dunque ripugna che abbia -scritto l'Introduttorio un uomo di grande pietà, da Innocenzo IV -mandato per gravi missioni in Grecia, e da questo e da Niccolò III[753] -preposto ad alti ufficii, ripugnerà altresì che egli abbia appartenuto -al partito gioachimita, e creduto nel prossimo avvenire di una nuova -fase nella vita religiosa dell'umanità.[754] - -Ma chiunque sia stato l'autore dell'_Evangelo eterno_, certo è che la -condanna del libro fu un terribile colpo per la frazione gioachimita -dei francescani, e le stesso generale dell'ordine, appartenente -a quella parte, fu costretto a dimettersi, come un tempo toccò al -capo della parte moderata.[755] Gli successe un uomo di gran cuore -e di grande mente, S. Bonaventura, il quale sapeva tenersi lontano -dagli eccessi dei due partiti, e difensore caloroso della povertà, -sapea pur tener conto dei temperamenti necessarii alla pratica della -vita. I cronisti francescani raccontano che fra Giovanni stesso avea -indicato a suo successore fra Bonaventura. Ma questo racconto, dovuto -all'industre pietà dei narratori, che amavano di attenuare i contrasti, -e mostrare l'ordine molto più unito di quel che in realtà fosse, è -in contraddizione con altre fonti gioachimite che presentano sotto -altra luce S. Bonaventura.[756] Però questo è fuor di dubbio, che il -nuovo generale si comportò con molta umanità verso il partito dei -gioachimiti; nè frate Ugone, nè il Ghiscolo, nè altri molti furono -molestati, benchè è da credere che non abbiano rinunziato all'antica -fede. I soli perseguitati furono gli autori del libro condannato tra -i quali lo stesso generale, testè rimosso.[757] Non valse la dignità -dell'ufficio disimpegnato con apostolico zelo per lo spazio di dieci -anni, non valse la santità della vita, e la grande reputazione a -salvare fra Giovanni, il quale insieme ai suoi compagni, fra Gherardo -e fra Leonardo, sarebbe stato condannato alla prigionia perpetua, se -non fosse accorso in suo ajuto il cardinale Ottoboni, che fu poi papa -Adriano V.[758] In grazia di questo potente intercessore fu concesso -a Giovanni di scegliersi il luogo del suo ritiro, mentre Leonardo e -Gherardo morirono in prigione.[759] - - -V - -Queste misure di rigore portarono lo scoraggiamento nei Gioachimiti, e -parecchi senza dubbio sentirono intiepidire la loro fede, come accadde -al Salimbene, che morto Federico II, prima di avere apportato alla -Chiesa gli estremi danni, cominciò a dubitare delle dottrine a lui sì -care, e le sconfessò del tutto allorchè si chiuse il fatale anno 1260, -senza la sperata innovazione.[760] Ma se i più vacillavano, non mancava -certamente chi tenesse fermo negli antichi convincimenti, e le dottrine -di Gioacchino rinfrescasse adattandole alle nuove condizioni. Tale fu -Pier Giovanni Olivi, col quale la _Cronaca_ a noi già nota comincia la -quinta tribolazione. - -Nacque il nostro frate nel 1247 a Serignano nella diocesi di Béziers; -a dodici anni entrò nella religione dei minoriti, il che non gl'impedì -di fare i suoi studii nell'Università parigina, ove prese il grado -di baccelliere.[761] Scrisse molti libri, tra i quali uno in lode di -Maria, ove pare avesse talmente esaltata la vergine, che il generale -dell'ordine, succeduto a S. Bonaventura, fra Girolamo d'Ascoli, -lo condannò a bruciare il libro colle sue mani.[762] Questa prima -persecuzione ebbe luogo nel 1278; e ben presto le tenne dietro un'altra -più grave. In un Capitolo generale tenuto a Strasburgo nel 1282 fu -accusato d'eresia, e l'anno dopo il generale Bonagrazia si recò a bella -posta in Francia per fare esaminare gli scritti di lui, che da una -Commissione di quattro dottori e tre baccellieri, furono condannati -come pericolosi. Nel frattempo il generale morì, ed essendosi l'autore -sottomesso,[763] le persecuzioni cessarono per ricominciare nel 1285, -quando il nuovo generale, Arlotto da Prato, lo chiamò a Parigi per -difendersi dalle accuse, che gli movevano Riccardo di Middleton e -Giovanni di Muro. Pietro v'andò e si difese abilmente, e confuse così -i suoi accusatori, che il generale non ebbe animo di condannarlo.[764] -Cinque anni dopo ricominciarono le persecuzioni non in verità contro di -lui, bensì contro i suoi discepoli, che per ordine dell'antico generale -Girolamo Ascolano, divenuto ora papa Niccolò IV, vennero inquisiti e -condannati. Il maestro fu risparmiato per quella volta;[765] ma nel -1292 ebbe novamente a scolparsi innanzi ad un Capitolo tenuto a Parigi, -e fu salvo in grazia di alcune accorte dichiarazioni.[766] Morì il 6 -marzo 1297, e dal letto di morte par che abbia ribadita la dottrina -esposta nei suoi scritti.[767] - -Di questi scritti io non conosco se non alcuni opuscoli intorno alla -povertà, ed i commenti all'Evangelo di Matteo e di Luca manoscritti -nella Laurenziana. Frammenti delle quistioni quodlibetali ci sono -conservati nella sentenza pronunziata dai sette dottori nel 1282. Del -_Commento all'Apocalisse_ abbiamo molti estratti nel rapporto della -Commissione dei teologi incaricata da Giovanni XXII dell'esame di -questo scritto.[768] - -Qual'era la dottrina insegnata in codesta opera? La quistione -dell'interpetrazione da dare alla Regola di S. Francesco, quando -meglio si credeva sopita rinasceva con maggior furore. Si era cercato -di sfuggirle dando la proprietà dei beni al Papa, e l'uso di essi ai -frati. Ma codesta finzione legale salvava solo in apparenza la regola, -che sotto il pretesto di farne omaggio al Papa, i minoriti avrebbero -potuto accettare lasciti e doni non meno degli altri ordini religiosi, -e per tal guisa quelli, che si dicevano mendichi o poveri di Cristo, -poteano vivere più lautamente dei benedettini. Rinacque dunque la -quistione, e gl'intransigenti con a capo Pier Giovanni Olivi dicevano, -che per conformarsi alla regola di S. Francesco non bastasse rinunziare -alla proprietà dei beni, ma anche il loro uso dovesse andare ristretto -nei più angusti confini. Per essere veramente poveri bisognava che -l'uso fosse povero del pari. Certo era difficile definire in che cosa -consistesse l'uso povero, e codesta difficoltà dava buon gioco agli -avversari di cogliere in fallo la dottrina degl'intransigenti;[769] ma -chi voleva intendere, sapeva bene a che tenersi. E si capiva benissimo -che i difensori dell'uso povero voleano proscrivere tutto ciò che non -fosse strettamente indispensabile pel sostentamento della vita.[770] -Così ad esempio è necessaria la casa, ove i frati possano convivere, -ma un comodo ed elegante fabbricato non è lecito possederlo nè in -proprietà nè tampoco in usufrutto. È permesso servirsi del pane, che -s'accatta di porta in porta, ma è severamente proibito di tenere ben -provvisti i granai e le cantine del convento.[771] Il seppellire i -morti nella propria chiesa è certo un'opera meritoria, ma i frati, a -cui è vietato di accettar denaro, non possono riscuotere i diritti, che -il clero secolare ricava dalle sepolture. E se a cagione di siffatti -guadagni il clero contende ai frati questo pio ufficio, come tanti -altri parimenti lucrosi, dev'essere proibito severamente di mover -liti, che sono così contrarie allo spirito della Regola.[772] La quale -impone severamente codesto uso povero, e quelli, che le abbiano giurata -obbedienza, debbono osservarlo, se anche diventino vescovi o cardinali. -Codesto era un punto molto delicato. La regola avea consigliato di -schivare gli onori ecclesiastici, ma in pratica anche i zelanti, come -il Salimbene, non che avversare, favorivano le promozioni dei frati, -per fermo assai vantaggiose all'ordine. Volevano solo che anche nel -nuovo stato si sentissero tuttora membri dell'antico sodalizio, ed alla -regola strettamente si conformassero,[773] perchè dal loro giuramento -neanche il Pontefice li poteva sciogliere. Dottrina ardita codesta, -che limitava il potere del sommo gerarca, ed apriva il varco a teorie -più radicali. Per ora il pericolo era lontano, perchè il pontefice -Onorio III nella bolla _Qui exiit_ l'avea data vinta agl'intransigenti -prescrivendo l'uso povero, e condannando qualunque interpetrazione o -attenuazione che si volesse ulteriormente dare della Regola.[774] Ma -l'esperienza avea provato che non sempre i pontefici se l'intendevano -col partito del rigore, e si poteva ben prevedere, quello che di -fatto avvenne, che la pace non sarebbe durata lungo tempo.[775] Perchè -gl'intransigenti non aveano scordate le idee gioachimite, e contro il -clero secolare e la Chiesa di Roma seguitavano a nutrire la diffidenza -e l'odio, punto dissimulati nell'_Evangelo eterno_. - -Che Pier Giovanni Olivi fosse tenero delle idee gioachimite,[776] e -le modificasse per adattarle ai tempi nuovi, è fuor di dubbio. Una -prova inconfutabile ce la porge il _Commento all'Apocalisse_ scritto -nello stile non di Gioacchino, ma dei suoi più fervidi commentatori, -e dove son fatte all'interpetrazione gioachimita quelle mende e -ritocchi, necessarie ormai per le mutate condizioni dei tempi. Così il -re dell'_Apocalisse_ non sarà più Federigo II, già morto da un pezzo, -bensì qualcuno del seme maledetto, che sarà per conquistare non pure -l'impero romano, ma la Francia eziandio.[777] Il terzo periodo che -per Gioacchino cominciava da S. Benedetto, e per i gioachimiti dal -1200 (anno in cui Gioacchino pubblicò i suoi libri) per l'Olivi invece -comincia dal tempo in cui la regola di S. Francesco fu impugnata e -condannata dalla Chiesa carnale.[778] Per i gioachimiti l'angelo che -porta l'_Evangelo eterno_ è Gioacchino stesso, per l'Ulivi invece -è S. Francesco, il quale ad imitazione di Cristo risorgerà al tempo -delle tribolazioni, come ad imitazione del Crocifisso portò le sacre -stimate.[779] Per Gioacchino tutta la storia dell'umanità va divisa -in sette periodi, per l'Ulivi invece soltanto quel tratto di storia -che corre dalla predicazione di Cristo alla consumazione dei secoli, -sicchè a ciascuno di questi periodi poneva cominciamento e fine diversi -da quel che solessero e Gioacchino, e i Gioachimiti insieme.[780] Ma -queste differenze non toccano l'accordo fondamentale delle dottrine. -Anche per l'Ulivi si debbono distinguere tre fasi nel corso religioso -dell'umanità; la prima, che appartiene al Padre, ove regna il timore e -la legge; la seconda, che appartiene al Figlio ove domina la sapienza, -e si predica l'evangelo; la terza che appartiene allo Spirito, ove si -svela tutta la verità, e la legge evangelica viene intesa ed osservata -in tutta la purità sua.[781] E come l'Evangelo pose fine alla legge -mosaica, così l'Evangelo nuovo farà cadere l'antico,[782] ed al clero -secolare che mal si conforma ai precetti di Cristo sottentrerà il -monacato che spoglio di effetti terreni menerà una vita di sacrifizi e -di povertà, in una parola la Chiesa carnale, simboleggiata nell'impura -donna dell'_Apocalisse_, farà luogo alla Chiesa spirituale.[783] Ma -prima del trionfo la Chiesa spirituale sarà combattuta aspramente -dalla carnale, come il Cristianesimo fu perseguitato a morte dalla -Sinagoga.[784] E se S. Francesco non fu condannato al pari di Cristo, -e la guerra contro al sodalizio francescano scoppiò non nel suo -cominciamento, ma alquanto più tardi, ciò si deve a varie ragioni, -tra le quali la principale che l'analogia non esclude le differenze, e -benchè la Chiesa carnale dovesse comportarsi come la Sinagoga, non era -necessario che agisse con pari prontezza.[785] Codeste lotte però non -debbono scoraggiare i fedeli seguaci dell'uso povero, perchè l'avvenire -è loro, nè molto andrà che sarà pronunziato il tremendo giudizio sulla -nuova Babilonia.[786] - -Queste idee doveano incontrare fiera opposizione non pure nel partito -moderato, ma benanco in quella parte degl'intransigenti, che pur -professando la teoria dell'uso povero, non volevano romperla colla -corte di Roma. E forse fino dalle prime persecuzioni contro Giovanni -Olivi si formarono i tre partiti, a cui accenna la testimonianza di -un beghino, i Conventuali che si attenevano all'interpetrazione più -larga della Regola, i Fraticelli che abbracciavano la più rigida ma -non accoglievano per questo le idee gioachimite, infine gli Spirituali -che aspettavano il trionfo dell'uso povero dalla totale rinnovazione -della Chiesa e del mondo.[787] Il nome di fraticelli sarà stato ancor -prematuro al tempo di Giovanni Olivi, ma non è men vero che il partito, -che più tardi prese questo nome, era già formato ed ottenne dal -pontefice Celestino V che si staccasse dal resto dell'ordine e formasse -una corporazione a sè sotto il nome di Celestini o _pauperes heremitae -domini Coelestini_. Codesto sodalizio che aveva a capo fra Liberato, -ed a poeta fra Jacopone, fu costretto ad esulare in Grecia, quando al -Papa che fece per viltate il gran rifiuto successe Bonifacio VIII.[788] -E neanche lì potè vivere in pace, ed i suoi membri perseguitati per -sollecitazione del Papa dal patriarca di Costantinopoli ebbero a far -ritorno in Italia. E fra Jacopone stette molti anni in prigione, e fra -Liberato morì di stenti e di crepacuore.[789] Simili travagli ebbero a -sostenere alcuni frati della Marca, che condannati ad una carcere dura, -non ne uscirono se non per ripartire verso il lontano oriente, ove -parecchi subirono eroicamente il martirio.[790] - -Ma più gravi furono le persecuzioni contro gli Spirituali. Essi eran -cresciuti così di numero che quando fu assunto al cardinalato il -generale Matteo d'Acquasparta, al quale Dante rimprovera la fiacca -interpetrazione della regola, riuscirono a far nominare all'alto -ufficio uno dei loro, Raimondo Gaufrido, amico ed ammiratore -dell'Olivi.[791] E per fino fuori dell'ordine francescano par che -trionfasse la loro propaganda, quando dopo due anni e tre mesi di -vacanza i cardinali levarono al soglio pontificio l'eremita Pietro de -Morrone (1294). Ma queste fortune durarono ben poco. Che dopo pochi -mesi il buon Celestino depose la tiara, e il suo successore rimosse -dall'ufficio fra Gaufrido sostituendogli quel Giovanni di Muro, che era -stato tra i più fieri persecutori dell'Olivi. Allora ricominciarono le -dolorose prove per gli Spirituali. Il loro capo non venne risparmiato -neanco morto, chè il nuovo generale avendone fatte condannare le opere -da un Capitolo generale, ordinò che si bruciassero insieme al cadavere -dell'autore, tolto alla pace del sepolcro sei mesi dopo che v'era stato -calato con solenni esequie.[792] Fu proibito ai frati di leggere e -serbare libri maledetti, ed un fra Ponzio, che non volle consegnarli al -suo superiore morì in prigione tra stenti e sofferenze incredibili, e -molti altri frati furono perquisiti ed incarcerati.[793] - -Ma codeste misure di rigore non scoraggiavano i seguaci dell'Olivi, -ed uno fra essi, Ubertino da Casale, ebbe il coraggio di prenderne le -difese, e scrivere contro i potenti accusatori una calda apologia. -Ubertino nacque nel 1259, e quattordicenne entrò nell'ordine dei -Minori. Lesse per nove anni nello studio parigino, e tornato in Italia -continuò nell'insegnamento per altri quattro; poscia abbandonata la -cattedra si mise alla predicazione, fino a che gli fu imposto silenzio -dai suoi superiori, che lo mandarono nell'eremo della Vernia, ove -scrisse un libro, tuttora esistente, _arbor vitae crucifixae_.[794] -La ragion per cui fu imposto silenzio al focoso predicatore non è -difficile scoprire. Egli apparteneva al partito intransigente, e -forse pubblicò la sua prima apologia di Giovanni Olivi alla morte di -Bonifazio VIII, quando si sperava che col nuovo papa cessassero le -fiere persecuzioni contro gli spirituali. Mi pare molto improbabile -che ei l'avesse scritta prima, come sospetta il Wadding, perchè da -una parte non sarebbe andato impunito, e dall'altra la _Cronaca delle -Tribolazioni_ dice espressamente che fra Ubertino fu accusato al papa -Benedetto XI (1303-1304), e seppe così abilmente difendersi da andare -assolto.[795] Ma quando che fosse scritta, l'apologia era intesa a -provare: 1º che Pier Giovanni nè nella Postilla all'_Apocalisse_ nè in -altro libro non parlò mai irreverentemente della Chiesa, alla quale -invece si mostrò sempre devoto; 2º che l'uso povero è siffattamente -ortodosso da potersi dire la lampada della nostra fede;[796] 3º che -le persecuzioni, patite dai rigidi osservatori della Regola, sono -mostruose, ed il Papa deve interporre la sua autorità per farle -cessare. - -Così si rinnovarono le contese tra i conventuali e gli zelanti, ed -entrambi concordemente se ne appellavano al Papa. Benedetto XI morì -prima di poter dare alcun provvedimento, ma il successore Clemente V -credette opportuno di riprendere la cosa in esame. E chiamò in Avignone -molti francescani, tra i quali il generale dell'ordine che sosteneva -le ragioni dei conventuali, e l'ex generale fra Gauffrido, insieme ad -Ubertino da Casale, fra Siccardo ed altri molti, che rappresentavano la -parte degli spirituali. E comandò che fin che la controversia non fosse -composta dal collegio dei vescovi e cardinali da lui stesso nominato, -dovessero cessare tutte le misure di rigore per ragione di opinione. -E principalmente quegli tra gli Spirituali, che egli aveva chiamati -alla Corte, sottrasse alla giurisdizione dei loro superiori,[797] e -volle che si riprendesse l'esame delle dottrine di Pier Giovanni, e si -definissero i punti controversi della regola più chiaramente che non -fosse riescito a Niccolò III. - -Le discussioni durarono lungamente, i due partiti si rimandarono le -opposte accuse di licenziosi od ipocriti colla consueta acredine. -Gli uni rimproveravano agli altri di voler scalzare l'ordine colla -fiacca interpetrazione della regola, e l'abbandono di quello spirito -di assoluto sagrifizio e di fervida carità, che l'informa; gli altri -replicavano che la rovina dell'ordine viene da coloro che mettono la -propria opinione al di sopra del dovere d'obbedienza, ed intendono la -regola in modo così rigido da non potersi umanamente osservare.[798] -Il più abile tra tutti par che fosse Ubertino, perchè riuscì non solo -a convincere delle verità dell'uso povero, ma benanco a scagionare Pier -Giovanni dalle accuse che gli si movevano. Ed in virtù di queste difese -il Papa nel Concilio di Vienna condannò alcune dottrine teologiche -di Pier Giovanni, ma tacque il nome dell'autore, e pronunziò la sua -decisione, come se si trattasse di punti controversi, intorno ai quali -prima della decisione si potesse opinare in un modo o nell'altro senza -incorrere in eresia.[799] Le altre dottrine di Pier Giovanni, e certo -le più importanti, come quella dei tre stati e dell'uso povero non -solo furono risparmiate, ma una di esse fu solennemente adottata nella -nuova interpetrazione che Clemente dette della regola francescana.[800] -Gl'intransigenti trionfarono di nuovo, ma anche questa volta per -poco. Il partito dei conventuali, non ostante la vittoria dei loro -avversarii, riuscì nel 1313 a creare generale dell'ordine uno dei suoi, -frate Alessandro di Alessandria, stato già appo Clemente uno dei più -vigorosi difensori dell'ordine contro Ubertino di Casale e gli altri -seguaci dell'Olivi.[801] Il che prova quanto fosse numeroso ed audace -codesto partito, il quale anche dopo le raccomandazioni di Clemente non -cessava di perseguitare gli spirituali.[802] - -Per tal guisa seguitarono i dissidii, principalmente nella provincia -toscana, ove gl'intransigenti, seguendo l'esempio dei Celestini, -decisero di staccarsi dall'ordine, e formare un corpo a sè.[803] -Parimenti nelle provincie di Narbona e di Béziers, ove la memoria -di fra Pier Giovanni era più viva, i frati zelanti non vollero più -far vita comune coi loro avversarii, e vestita una tunica più corta -e tutta logora e rattoppata, si ridussero in meschini ricoveri, ove -metteano in pratica le regole dell'uso povero. Codesti frati, che si -dissero per umiltà fraticelli, non poterono certo trarre dalla loro -tutti gli spirituali, e molto meno il capo, Ubertino da Casale, il -quale ben sapeva, che entrando nella nuova comunità avrebbe perduto -in un punto tutto il favore, che s'era acquistato presso il Papa. Nè -furono più fortunati appo Clemente, il quale pur approvando l'uso -povero, non volea a nessun patto che servisse di pretesto ad una -scissione dell'ordine. E scrisse lettere severe ai vescovi di Genova, -Lucca e Bologna per richiamare i dissidenti all'obbedienza, e fulminò -la scomunica contro i ricalcitranti.[804] Perlochè come al tempo di -Celestino, si formarono ora di nuovo i tre partiti nell'ordine dei -francescani, i conventuali, i dissidenti o fraticelli, gli spirituali. -Ma gli ultimi due insieme uniti non eguagliavano nè per numero nè -per forza il primo, il quale ben seppe trarre profitto dall'errore -commesso dai dissidenti toscani e narbonesi per agire più severamente -contro gli avversarii. E le circostanze stesse furono loro propizie, -che a non lungo andare morì Clemente V (20 aprile 1214), e dopo una -vacanza di due anni e quattro mesi fu assunto al trono pontificio -un uomo punto mistico e poco scrupoloso, Giovanni XXII (scelto il -7 agosto, e coronato il 5 settembre 1316). Allora il partito dei -conventuali ebbe la mano libera; il nuovo generale Michele da Capua -potè agire energicamente contro i dissidenti, e lo stesso Ubertino da -Casale ebbe a chiedere in grazia al nuovo Papa il trapasso dall'ordine -francescano a quello dei benedettini. Strano destino del capo degli -spirituali, il quale dopo aver predicata la necessità dell'uso povero, -entra nell'ordine, che a detta di Gioacchino più si allontanava da -quell'uso.[805] - - -VI - -Con Giovanni XXII comincia un'altra fase del movimento francescano. Ad -istanza del generale Michele da Cesena il nuovo Papa non solo scrisse -lettere più incalzanti a principi e vescovi contro i dissidenti,[806] -ma nell'aprile del 1317 in loro danno pubblicò la costituzione -_Quorundam_ per stabilire che la qualità della tunica e le sue -dimensioni debbono essere determinate dai superiori locali, ed al loro -giudizio venga lasciato se pei bisogni del convento si debbano tener -provvisti e granai e cantine.[807] La povertà, aggiunge il Papa, è -una grande cosa, ma al di sopra di lei sta la conservazione di sè, -e al di sopra di entrambe l'obbedienza ai legittimi superiori.[808] -Così la quistione dai meschini piati frateschi era sollevata alla -sua vera altezza. Da una parte s'affermava come primo dovere quello -dell'obbedienza assoluta, senza di che è impossibile la rigida -gerarchia, dall'altro si teneva duro a metter l'osservanza scrupolosa -della regola innanzi a qualunque altro dovere. Imperocchè, la regola -è come l'Evangelo di Cristo, e chiunque porti offesa a lei, viola la -fede; nè c'è persona, per quanto alto sia il suo ufficio, che stia -al di sopra della Regola; talchè quando o il Papa o altro chiunque -comandi qualche cosa che sia contro questa, gli si deve per la -salvezza dell'anima negare obbedienza. Tali dottrine sostenevano -gl'intransigenti francescani, e quattro di essi nel 1318 in Marsiglia -anzi che sconfessarle, preferirono di lasciare la vita sul rogo[809] -e molti altri fuggirono appo gl'infedeli.[810] Certo non eran nuove, -e l'inquisitore a ragione ne riconobbe la prima fonte nell'Olivi, -le cui opere vennero in quel tempo ancora una volta esaminate e -condannate.[811] Ma se l'Olivi aveva detto che S. Francesco era come un -nuovo Cristo, che sofferse al pari di lui, e forse come lui risorgerà, -ora s'aggiunge che la Regola bandita da S. Francesco, per diretta -inspirazione di Dio è da tenersi non meno del Vangelo, ed al pari di -quello non può essere nè abolita, nè forse anco modificata.[812] E la -vita povera, che essa prescrive, è la vera vita evangelica, perchè nè -Cristo, nè gli Apostoli possedevano nulla in proprio, ed a simiglianza -dei frati spirituali andavan ramingando e stentando la vita.[813] - -La quistione, come si vede, si faceva grossa. Non si trattava più -di sapere quanti centimetri dovesse esser lunga la tunica, o di -qual rozzo panno contesta; nè si chiedeva più se fosse lecito tener -granai e cantine, o stringere contratti per mezzo dei procuratori. -Gl'intransigenti sotto questi meschini pretesti miravano ben più -alto, a dichiarare cioè che la vita prescritta dalla regola non -differisce dall'evangelica, e che ad essa si fosse conformato Gesù, e -gli Apostoli, e ad essa quindi dovrebbero conformarsi non soltanto i -frati Minori, ma i cristiani tutti che debbono porre l'Evangelo a norma -della loro vita; il che è come dire che non solo il clero, ma tutta la -Cristianità dovesse tramutarsi in un vasto cenobio francescano. Contro -siffatte massime protestavano già da un pezzo i frati domenicani, emuli -dei francescani, e professanti anche loro il vòto di povertà, ma così -temperato che ben poco differivano per codesto capo degli altri ordini; -ed uno di essi, l'inquisitore fra Giovanni di Belna,[814] citò al suo -tribunale un beghino narbonese per avere affermato secondo un'antica -cronaca «che Cristo e gli apostoli, via di perfezione seguitando, niuna -cosa ebbono per ragione di proprietade e di signoria nè in ispeziale, -nè eziandio in comune. Il quale inquisitore, seguita la cronaca, -vogliendo giudicare il detto bighino, chiamò a consiglio tutti i priori -e guardiani e lettori de' religiosi e molti altri savi. Intra' quali -fu presente frate Beringario Talloni, lettore nel convento de' frati -minori da Nerbona. Et intra l'altre cose che il predetto inquisitore -fece leggere, (si fu) il predetto articolo della povertade di Cristo -e degli appostoli suoi, per lo quale voleva condannare questo cotale -bighino. Ma il predetto frate Beringario lettore, sopra il detto -articolo richiesto, rispuose che questo dire non era eretico, ma era -dottrina sana, cattolica e fedele massimamente, conciò sia cosa che -questo fosse diffinito per la chiesa cattolica nella dicretale che -comincia: _Exijt q. seminat_. La quale cosa fatta, nè più nè meno, come -se il detto lettore avesse affermata eresia, il predetto inquisitore -comandò a questo medesimo lettore che il detto suo immantinente, in -presenza di tutti, rivocasse. Il quale lettore non volse rivocare -per niuno modo, ma imperò ch'era costretto a rivocare quella cosa -che era sana e cattolica, e come sana e cattolica diffinita per la -chiesa. E temendo per questo d'essere agravato per molti modi contra -la giustizia, alla sedia appostolica solennemente appellò, e colla -sua appellazione venne a Vignone dove il predetto papa Giovanni allora -colla sua corte risedeva».[815] - -La quistione, sottoposta al Papa, era ben grave. Deciderla contro i -francescani non si poteva senza contraddire alla bolla _Qui exiit_, -ben a proposito invocata da fra Berengario;[816] deciderla contro i -domenicani sarebbe stato lo stesso che darla vinta agl'intransigenti, -contro i quali Giovanni avea già cominciato a pronunziarsi. In tanta -incertezza il Papa sottopose la vertenza ai più dotti teologi, e tra -gli altri ad Ubertino da Casale, il quale per mostrarsi nello stesso -tempo grato al suo protettore, che gli avea concesso il passaggio -ai benedettini e fedele al suo partito emise un parere, che dovea -contentar tutti, e tutti scontentò.[817] Le mezze misure ormai -a nulla approdavano. Al punto cui erano giunte le cose bisognava -prender partito o per l'uno o per gli altri,[818] e Giovanni lo prese -animosamente, e dopo un lungo concistoro,[819] si decise a revocare la -bolla di Niccolò III, dichiarando: la vera interpetrazione della Regola -non essere peranco trovata; e dopo le nuove quistioni insorte occorrere -nuovi studii per risolverle, ed esser quindi necessario, di togliere -il divieto delle glosse e commenti, per lasciar campo alla libera -discussione,[820] dalla quale sarebbe emersa la verità. - -Questa misura radicale provocò le proteste di tutti i francescani. -Non solo gli spirituali ed i fraticelli, ma benanco i conventuali -se ne risentirono, e lo stesso generale fra Michele da Cesena, che -sinora avea agito con tanta energia contro i dissidenti, ed insieme -all'inquisitore narbonese avea dichiarate eretiche le dottrine dei -beghini e spirituali, ora credendo minacciate le fondamenta stesse -dell'ordine, si mise a capo dell'opposizione contro il Papa. E -convocato un Capitolo generale in Perugia il 4 giugno 1322, fece -dichiarare solennemente «che la renunziazione della proprietà di -tutte le cose sì in speciale come eziandio in comune fatta per Dio, -è meritoria e santa, la quale renunziazione Cristo, via di perfezione -mostrando, per parola la 'nsegnò, e per esemplo la confermò; e la quale -i primi fondatori della Chiesa militante, cioè li apostoli, sì come -da essa fonte, cioè Cristo, aveano attinto, in coloro che volgliono -perfettamente vivere, per rivi di dottrina e di loro vita, dirivarono. -La quale determinazione della Chiesa nel VI libro per essa Chiesa -cattolica è inframessa e per altra decretale nel Concilio di Vienna -promulgata e divulgata...... Et ultimamente per lo santissimo padre -e signiore, messer Giovanni, per divina provvidenzia, papa vigesimo -secundo, in alcuna sua dichiarazione fatta sopra la regola e sopra -lo stato de' frati minori, che comincia: _Quorundam exiit_, è questa -medesima dichiarazione molto commendata, come santamente composta, -soda, lucida e con molta maturità esaminata».[821] - -Tale protesta fu come un guanto di sfida al Papa, e Giovanni -lo raccolse. E per tutta risposta pubblicò la celebre bolla _ad -Conditorem_, nella quale sostenne esser lecito di revocare i decreti e -le costituzioni dei predecessori, quando l'esperienza, maestra della -vita, dimostra che falliscono al fine per cui furono promulgate. E -criticò con vigore l'espediente imaginato dai suoi predecessori di -attribuire alla Chiesa la proprietà di quello, che i frati minori -usano per le necessità della vita. Imperocchè, ei dice, v'ha cose -che struggendosi coll'uso non consentono ne sia proprietaria una -persona diversa da chi le adopera. E nel fatto i mendicanti più che -usufruttuari ne sono i veri padroni, e le vendono e le barattano, -quando loro torni, per mezzo dei loro procuratori, talchè la Chiesa -ha solo di nome siffatta proprietà, della quale altri raccoglie i -frutti, ella invece i danni e l'onta d'interminabili liti. Per queste -ragioni Giovanni dichiarò di rinunziare alla proprietà dei beni -spettanti ai frati minori all'infuori degli stabili, o degli arredi -delle chiese,[822] sicchè i minoriti contro loro volere tornavano -proprietarii a simiglianza degli emuli loro, i frati predicatori. -Era una misura audace codesta, ed i francescani per mezzo del loro -procuratore Buonagrazia da Bergamo[823] seppero ben rilevare come -rompesse contro la tradizione pontificia da Gregorio IX a Clemente -V; ma Giovanni tenne duro, e messo in prigione l'audace autore della -protesta, ritirò la prima bolla per pubblicarne un'altra più diffusa -sotto la stessa data e colla stessa iniziale della precedente.[824] -Nè di ciò pago, più tardi con decretale del 12 novembre 1323 condannò -come eretica la dottrina sostenuta dal Capitolo generale di Perugia -intorno alla povertà di Cristo e degli apostoli.[825] E facendosi -contro codesta bolla sempre più vive le opposizioni, alle quali fece -eco Ludovico il Bavaro nella protesta di Sachsenhäusen,[826] non dubitò -Giovanni di difenderla nella decretale del novembre 1324, combattendo -punto per punto gli argomenti degli avversarii.[827] - -Ma non ostante che la lotta fosse già così ardente, pure i minoriti non -seguirono l'esempio dell'Imperatore, e per tre anni di seguito agirono -copertamente senza romperla del tutto col Papa; talchè il loro generale -quando fu chiamato alla corte pontificia,[828] si fece scusare per la -malattia, che lo tratteneva a Tivoli,[829] e non appena ristabilito si -recò in Avignone. Se non che ben presto le cose volsero al peggio. Il -Papa nell'udienza solenne del 9 aprile 1328 amaramente rimproverava il -generale francescano della sua resistenza ai decreti pontifici,[830] e -dal suo canto il generale non pure tenne fermo nelle sue idee, ma per -sottrarsi all'ira pontificia fuggì la notte del 25 maggio accompagnato -dai frati Occam e Bonagrazia, e tutti insieme ripararono in una nave -imperiale, che li trasportò a Pisa.[831] Gli avvenimenti incalzavano -rapidamente. In un'adunanza tenuta nella Piazza di S. Pietro in Roma -il 18 aprile dello stesso anno Ludovico, mettendo in pratica le idee -rivoluzionarie dei suoi consiglieri Marsilio da Padova e Giovanni di -Gianduno, avea deposto come eretico il papa Giovanni, e nel 12 maggio -successivo gli avea sostituito a voce di popolo il minorita Pietro -da Corbara, che prese il nome di Niccolò V.[832] Non occorre dire -che all'Imperatore s'unirono i francescani fuggiti d'Avignone, ed una -testimonianza della loro opera ce la porge la nuova edizione fatta a -Pisa della sentenza, già pubblicata a Roma contro papa Giovanni.[833] -Dopo questi fatti scoppiò aperta la guerra tra la Curia e gli uomini -più eminenti dell'ordine francescano. Il Papa depose Michele di -Cesena dal suo ufficio, e scomunicò con lui i compagni Bonagrazia ed -Occam,[834] e dal canto suo il generale francescano pubblicò in Pisa -prima una lettera giustificativa della sua condotta[835] e poi due -proteste contro i decreti del Papa, dei quali si appellava al giudizio -di tutta la Chiesa.[836] Alle ragioni addotte in codesti scritti il -Papa credette di rispondere nella bolla _Quia vir reprobus_,[837] e di -rimando il generale minorita pubblicò un'altra protesta, che ribadiva -le accuse contro Giovanni, combattendone le difese.[838] Al generale -si associarono altri minoriti, nè solo i suoi compagni di fuga Occam -e Bonagrazia, ma benanco il provinciale tedesco Enrico di Thalheim -e Francesco d'Ascoli. Ed insieme pubblicarono uno scritto contro la -nomina del nuovo generale frate Oddone fatta nel Capitolo di Parigi il -10 giugno 1329,[839] e quando da molte parti si faceano vive premure al -Cesenate perchè si riconciliasse col Pontefice, ei lo incoraggiavano -a tener fermo salvando il suo diritto e l'autorità sua.[840] Il più -celebre tra loro era certo il provinciale inglese Guglielmo Occam, -non meno forte d'ingegno che d'animo, il quale ben protestava, che -se pure i più piegassero, se pure lo coprissero di vituperii, ei -seguiterebbe sempre a difendere la verità, finchè gli bastino la mano e -la penna.[841] - -E tenne per fermo la promessa, e nel corso di venti anni non ismise -mai di scrivere per la causa, che i più l'un dopo l'altro disertavano. -Intorno al 1330[842] compose in novanta giorni un'opera voluminosa, in -cui seguendo passo per passo la bolla _Quia vir reprobus_, riassume -da prima le ragioni ivi addotte, e poi con più largo discorso espone -le risposte degli avversarii.[843] Più tardi, poichè Giovanni XXII in -concistoro ebbe dichiarato che della visione beatifica non potessero -godere i trapassati se non dopo ripreso il loro corpo, scrisse -animosamente contro la nuova dottrina del Papa.[844] Ed alla morte -di lui, quando fu certo che il successore Benedetto XII seguiva la -stessa via del predecessore, ritornò anch'egli sull'antica polemica, -pubblicando il compendio degli errori di Giovanni XXII.[845] In -questi faticosi lavori, col vuoto argomentare scolastico, infarcito -di sottili distinzioni e di citazioni infinite, vengono provate le -tesi francescane sulla povertà assoluta e sulla vita apostolica, e -contro alle teorie di Giovanni XXII è rifermata la distinzione tra la -proprietà e l'uso anco nelle cose consuntibili. Ma in fondo a codeste -quistioni, che paiono e sono oziose, si nascondeva un'altra ben più -grave sui limiti della potestà papale. E l'Occam, d'accordo colle -proteste del suo generale, credeva che il Papa non potesse revocare le -decisioni dei suoi predecessori in fatto di costumi o di domma,[846] -tanto più se codeste dottrine sono o chiaramente insegnate nei libri -sacri, o approvate dalla Chiesa universale. E se ardisce di farlo -è manifestamente eretico, e per conseguenza perde ipso facto ogni -autorità e dignità.[847] Nè alcun cattolico è tenuto ad obbedirgli, -anzi tutti debbono fuggirlo se non vogliono intingersi della sua pece. -Nè vale il dire che non essendovi al di sopra del Papa altra autorità, -non si può nè convincerlo d'eresia, e molto meno appellarsi di lui -ad un tribunale superiore;[848] perchè, dice Occam, al di sopra del -Papa sta la Chiesa ed il Concilio che la rappresenta. Così stante -l'appello il Papa deve astenersi da qualunque decisione e rimettersene -al Concilio, che ha da essere immantinenti convocato. Se ardisce di -levarsi a giudice, egli che è parte; se nega di riunire il Concilio e -ne usurpa l'autorità, è eretico manifesto,[849] e tale lo dovrebbero -dichiarare i custodi della fede, i vescovi, e deporlo dall'alto -ufficio, che ei mal sa reggere. E quando i vescovi si rifiutino, -l'Imperatore stesso, se cattolico, varrà a condannarlo.[850] - -Quest'ultima sentenza si legge nell'opera pubblicata intorno al 1338, -ove si discutono otto gravi quistioni intorno all'Impero ed ai suoi -rapporti colla Chiesa.[851] L'Occam, al pari degli altri minoriti, -non abbracciava le idee radicali dei consiglieri laici di Ludovico, -come Gianduno e Marsilio da Padova; nè credeva che si dovesse rompere -così contro la tradizione da rimettere nel popolo di Roma la fonte -dell'autorità imperiale, e s'oppose al giurista imperiale Leopoldo di -Bamberga, che in parte rinnovava le idee del _Defensor pacis_.[852] -Ciò non pertanto opinava che le due autorità, la spirituale e la -temporale, non pure non si potessero riunire in una persona, ma -fossero così indipendenti, che l'una non dovesse tenersi per la fonte -dell'altra.[853] Egli in verità era d'avviso che il re dei Romani -non potesse assumere il nome d'Imperatore senza la coronazione e -l'unzione sacerdotale, ed in questo punto certo non andava ai versi di -Ludovico;[854] ma a differenza dei papisti sosteneva che la coronazione -e l'unzione non conferiscono poteri temporali, bensì doni spirituali -soltanto.[855] Talchè allorquando l'autorità ecclesiastica, che per -consuetudine soleva ungere o coronare il re eletto, si rifiuti, può -bene farne le veci un altro arcivescovo,[856] il quale non cessa -pertanto di essere suddito del sovrano che incorona.[857] - -Da queste citazioni ben si raccoglie come l'Occam non fosse da meno -di nessuno nel sostenere la causa dell'Imperatore, il quale, non -perchè sia cristiano, ha perduto nulla dei diritti, che spettavano ai -suoi predecessori pagani. E se questi decidevano intorno alle cause -matrimoniali, perchè il loro successore non potrà fare altrettanto? Lo -può, e lo deve quando sopratutto l'interesse di Stato lo consiglia, -come nel caso del figlio di Ludovico e della principessa Margherita, -il cui matrimonio con Giovanni Enrico di Boemia non essendo stato -consumato, si può tenere per apparente più che per reale.[858] -Questi concetti sono chiaramente ripetuti nella terza parte di quella -voluminosa opera intitolata _il Dialogo_, ove l'Occam fa discutere da -un maestro ed un discepolo le quistioni più ardenti del suo tempo.[859] -Anche qui la teoria, che attribuisce al Papa una padronanza assoluta -non pure nelle cose spirituali, ma nelle temporali, vien condannata -come falsa, perniciosa ed eretica, perchè contraddice all'essenza -stessa del Cristianesimo che sta nella libertà; laddove se il Papa -avesse un così sconfinato potere sui fedeli, la legge di Cristo -sarebbe più dura e più tirannica della legge mosaica.[860] Parimenti -eretica e contraria alle sacre carte è l'altra teorica, derivata dalla -precedente, che riadduce al Sommo Pontefice l'autorità imperiale.[861] -Non che l'Occam creda l'Impero sia una istituzione sacra, emanante -direttamente da Dio; imperocchè già notammo nell'Introduzione, che -ei lo tiene per una creazione umana, voluta per fermo da Dio, ma nata -da certi bisogni degli uomini, e vôlta ad alcuni fini, e ben peritura -quando quei bisogni cessino o quei fini falliscano.[862] Però fin che -vige l'Impero, tutti debbono inchinarsegli, e l'Imperatore, il cui -dominio s'estende per quanto gira il mondo, non pure sugli averi e -sulla libertà dei suoi sudditi ha piena potestà (in quanto almeno alla -legge di natura non contraddica, ed al bene pubblico conferisca);[863] -ma benanco sulle cose e persone spirituali esercita diritti. E talvolta -può bene nominare i papi, non in quanto imperatore per fermo, ma come -rappresentante del laicato, ed in particolare del popolo romano, al -quale dev'essere restituito l'antico diritto di elezione, quando gli -elettori ecclesiastici o per eresia o per quale altra ragione se ne -siano mostrati indegni.[864] E se può nominare il Papa, ha diritto -altresì di giudicarlo, e punirlo se occorra, imperocchè se Cristo e -gli Apostoli si sottomisero alla giurisdizione imperiale, ragion vuole -che anche il Papa vi si pieghi, quando pur la comunità cristiana debba -avere, come ogni Stato ben costituito, un solo e supremo giudice.[865] -Nè manca il caso, in cui lo deve anche deporre, se il Papa, poniamo, -sia caduto in eresia, ed i cardinali ed i vescovi, non che richiamarlo -sulla buona strada, si uniscano a lui.[866] - -Ma come può darsi codesto caso? Che cosa è mai l'eresia? Ed a quali -caratteri si scopre? E chi dovrà riconoscerla? Non forse il canonista, -che ben sa quali dottrine sieno state condannate dalla Chiesa e quali -no? E quale più autorevole canonista del Pontefice, che non pure può -interpetrare i vecchi canoni, ma crearne di nuovi? E come mai chi è -chiamato a definir l'eresia può cadervi dentro? E poniamo che vi cada, -chi può giudicarlo? E se egli è eretico, saranno altresì quelli che gli -prestano obbedienza? Codeste quistioni furono già discusse dall'Occam -nelle opere precedenti, ma ora nella prima parte del Dialogo vi ritorna -su, dibattendole con maggior larghezza ed ordine.[867] Non può cader -dubbio sulle sue opinioni, sebbene dichiari di non manifestarle, per -tema che altro le abbracci sull'autorità di lui, o le rifiuti in _odium -auctoris_.[868] L'eresia secondo l'Occam, è un domma falso contrario -alla fede ortodossa, attestata non pure dalle sacre carte, ma benanco -dalla tradizione della Chiesa,[869] ed eretico è quel cristiano, che -pertinacemente erri o dubiti di codesta fede.[870] Decidere quale -dottrina sia eretica e se altri sia caduto in eresia spetta ai teologi, -non ai canonisti, come si pretendeva dagli aderenti di Giovanni XXII; -perchè i canonisti ben conoscono le regole di procedura da osservare -nei giudizii di eresia, e il modo di accusare, e le pene da infliggere; -ma se non sono teologi, ignorano le più riposte ragioni della fede, -nè sanno riconoscere quello che vi contraddica, nè possono dare da -per loro l'esatta interpretazione dei canoni.[871] Anche il Papa -stesso, quando sia sfornito di studii teologici, non solo non sa -dare autorevole sentenza intorno agli eretici, ma egli medesimo può -cascare in eresia, come lo provano gli esempi e le ragioni.[872] Ed in -tal caso non manca chi possa e debba giudicare il Papa, perchè al di -sopra di lui sta la Chiesa universale. E se fia impossibile che tutti -i cattolici si raccolgano in assemblea, farà le loro veci il Concilio -generale, il quale non ha d'uopo dell'invito del Papa per adunarsi, -quando gl'interessi della fede lo richieggano.[873] E codesto Concilio, -accertata l'eresia del Papa, deve espellerlo dalla sede, spogliarlo -d'ogni dignità ecclesiastica e consegnarlo, se occorre, al braccio -secolare come farebbe di qualunque altro eretico. E dove il Concilio -non si possa riunire, nè altra autorità ecclesiastica ne faccia le -veci, spetterà, come dicemmo più sopra, ai laici ed alle potestà -secolari di salvare la fede.[874] - -Intorno a codesta preminenza del Concilio, l'Occam va pienamente -d'accordo con Marsilio da Padova; ma dissente da lui intorno al -primato del vescovo romano. L'animoso minorita non è certo tenero -della supremazia papale, e spende un libro intero del Dialogo per -discutere se convenga all'università dei fedeli il governo di un solo. -E benchè non neghi i vantaggi della monarchia, pure dichiara in certi -casi preferibile l'aristocrazia; nè teme che la pluralità dei capi -possa recar danno alla forza e compattezza della Chiesa.[875] Ma ciò -non pertanto non gli basta l'animo di accettare le teorie storiche -di Marsilio, secondo le quali nè S. Pietro avrebbe avuto da Cristo -il primato sugli altri apostoli, nè avanti a Costantino il vescovo -di Roma avrebbe esercitato alcun potere sugli altri vescovi. E gli -argomenti addotti nel _Defensor pacis_ in sostegno di codeste teorie -ei li combatte ad uno ad uno,[876] ed apertamente dichiara che la -dottrina del primato romano è una costante tradizione della Chiesa, a -cui s'ha da prestare piena fede.[877] Nè s'ha da credere che codesta -prova non sia secondo le convinzioni dell'Occam, perchè invece va -d'accordo col suo principio fondamentale, che la tradizione cattolica, -continua e costante, è l'unico e saldo criterio di verità. Può fallire -il Papa; dice l'Occam, e non meno di lui il Collegio dei cardinali; può -fallire lo stesso Concilio, e forse anche in qualche momento d'oblìo la -Cristianità tutta; ma la dottrina canonica non verrà meno per questo, e -dopo gl'intervalli d'oscuramento brillerà di più viva luce.[878] Così -pare assicurata la supremazia di Roma, ma i principii da cui parte -l'Occam menano a ben altre conseguenze; perchè se non solo il Papa, -ma il Concilio e la Cristianità tutta può fallire, non resta nulla -di saldo all'infuori dei sacri libri. È manifesto per tal guisa come -per diversa via l'Occam riuscisse allo stesso risultato di Marsilio, -vale a dire alla negazione della gerarchia medievale. E così il moto -francescano, cominciato da un dissidio interno dell'ordine minorita, -si dilarga oltre misura, e si tramuta in opposizione implacabile contro -l'assolutismo teocratico e nell'ordine religioso e nel politico. - -Dal movimento francescano furono provocate alcune sètte più o meno -ereticali, come i flagellanti, gli apostolici, i beghini. I flagellanti -apparvero nell'anno fatale 1260, in cui secondo i gioachimiti doveva -aver luogo la fine del vecchio mondo. Gli apostolici, surti al tempo -delle prime dissensioni francescane, si dettero per i soli e veri -seguaci delle dottrine spirituali. I beghini, nati più tardi, non -erano se non terziarii francescani, i quali mettevano la Regola al pari -dell'Evangelo, e negavano obbedienza a qualunque autorità ecclesiastica -non la interpetrasse a lor modo. Queste sètte solennemente condannate -come eretiche, ci porgono la più chiara prova del fine che sortì -l'agitazione gioachimita. E possiamo ben dire che il secondo periodo -del movimento religioso medievale ha un corso opposto al primo, -comincia dallo scisma e termina nell'eresia. - - - - -CONCLUSIONE - - -Pervenuti alla fine dei nostri studii possiamo riprendere la quistione -dei rapporti, che corrono tra le eresie ed il movimento filosofico -e politico del medio evo. Codesto movimento era indirizzato a tre -scopi, che sono la libertà del pensiero, l'autonomia dello Stato, la -riabilitazione della vita. In quanto al primo punto non si può negare -che le discussioni e le polemiche religiose valevano a scuotere le -menti dal loro torpore dommatico, e già notammo parziali contatti tra -i filosofi e gli eretici. Il capo degli Arnaldisti, ad esempio, era -discepolo fido di Abelardo, e coi gioachimiti si unirono apertamente -gli scolari di Amorico di Bena e di Davide di Dinant. Ma in verità -codesti contatti sono o accidentali, o sforzati. Quanta opposizione -corresse tra il pensiero di Gioacchino e quello di Amorico lo -dimostrammo più sopra, e più sopra notammo che gli Arnaldisti fuori -di un punto solo erano del tutto ligi ai dommi tradizionali, nè v'ha -ricordo che l'intendessero nel modo razionalistico di Abelardo. Ora -aggiungiamo che qualunque delle eresie fosse prevalsa, non esclusa la -valdese, non sarebbe stata meno infesta alla libertà del pensiero, e -vedemmo con quanto disprezzo e sospetto parli Gioacchino della scienza. -Nè va taciuto che alcune delle eresie, principalmente la catara, -erano fatte per favorire le credenze superstiziose, che maggiormente -ripugnano alla sana ragione, come a dire la fede nel diavolo e nelle -stregonerie. Lo stesso possiamo dire per quel che riguarda l'autonomia -dello Stato. Certo tutti codesti eretici, benchè discordi tra loro, -s'uniscono nel combattere la mondanità della Chiesa, e contro il potere -temporale dei Papi e la voluta donazione di Costantino levano unanimi -la voce; ma un'azione diretta dell'eresia sul partito ghibellino -non c'è stata, almeno fino a Ludovico il Bavaro. E ricordo che se -da una parte gl'imperatori, non escluso Federico II, furono aperti -persecutori dell'eresia, dall'altra i gioachimiti tennero Federico -per l'Anticristo. Finalmente intorno al terzo punto, la riabilitazione -della vita, gli eretici di qualunque setta vi si opponevano con maggior -vigore degli ortodossi; imperocchè notammo che nelle più opposte -scuole dominava il medesimo ascetismo. Le due correnti adunque, la -razionalistica e l'eretica, si tennero bene distinte, come ha già -notato il Reuter; ma nella fine del secondo periodo parve che si -ricongiungessero, perchè l'Occam, capo della scuola nominalistica, -fu altresì strenuo difensore della causa di Ludovico il Bavaro, e uno -dei più autorevoli tra i dissidenti francescani, che insorsero contro -l'assolutismo della Curia romana. Se non che l'Occam non apparteneva -a nessuna delle sètte eretiche da noi studiate, neanco a quella dei -gioachimiti, le cui opinioni sul terzo stato egli non insegnò mai. -E se pure eretica s'ha da dire la sua dottrina, certo è un'eresia -che ha uno stampo suo proprio, un carattere più sano e meno mistico -delle precedenti. Per tal guisa il pensiero dell'Occam sopravvive, ed -anche oggi se ne trova una traccia nei vecchi cattolici, laddove le -eresie medievali, l'una dopo l'altra, scomparvero tutte, alcune per -non risorgere più, altre per rifiorire rielaborate e trasformate nella -Protesta. - - - - -TESTI INEDITI - -PUBBLICATI FRAMMENTARIAMENTE NELLE NOTE - - - JOACHIM — _De ultimis tribulationibus_, cod. laur. XI, plut. IX, - dex. Santa Croce (pag. 315, nota 1). - - JOACHIM — _De articulis fidei_, cod. suddetto (pag. 316, nota 1). - - JOACHIM — _Epistola_, cod. laur. XLI, plut. LXXXIX inf. (p. 318, n. - 1). - - ANONIMO — _Cronaca delle Tribolazioni_ (pag. 420, nota 1; p. 431, - nota 1 e 2; pag. 433, n. 3; pag. 437, n. 2; pag. 440, n. 2; pag. - 479, n. 1; pag. 481, n. 1; pag. 483, n. 2; pag. 485, n. 2; pag. - 486, n. 1; pag. 487, n. 1; pag. 488, n. 1; pag. 491, n. 2; pag. - 492, n. 1; pag. 493, n. 1 e 2; pag. 494, n. 3; pag. 501, n. 1; pag. - 502, n. 2; pag. 504, n. 1 e 2; pag. 506, nota 1; pag. 511, n. 2 e - 3). - - _Processo verbale della Commissione d'Anagni_ — Codice della - Sorbona 1726 (pag. 468, nota 1 e 2; pag. 469, n. 2; pag. 471, n. 1; - pag. 475, n. 1). - - _Opuscoli di P. Giovanni Olivi_ — Codice Laurenziano III, plut. - XXXI (pag. 489, n. 1). - - _Cronaca di Niccolò Minorita_ — Codice Magliabechiano, Classe - XXXIV, num. 76 (pag. 530, n. 1; pag. 531, n. 1). - - - Ai passi già riferiti del codice della Sorbona 1726 mi sia lecito - aggiungere quest'altro molto importante per la bibliografia - gioachimitica (carte 143 _tergo_): - - - Item in tractatu (qui c'è una lacuna nel codice) Evangelia exponens - illud de Symeone presentato Christo in templum die Purificationis - ait: Itaque senex iste justus et timoratus ratione presules - designat, in quibus donante Deo manet usque in finem promissio - ista Domini dicentis Petro: Ego rogavi ut non deficiet fides - tua. Semper enim Petri successio affectat videre completum quod - praedicat, et cum dabitur ei videre quod optat, ut videlicet infra - videat consumatum donum Spiritus Sancti in populo christiano, - sicut futurum credimus in adventu Heliae, qui venturus est omnia - consumare, videns sanctum illum ordinem, quem Ecclesia spiritualis - peperit quasi de abditis praesepii locis venientem ad lucem, - accipiet eum in ulnas fidei et dilectionis suae et pronunciabit in - eo illum esse vivificantem spiritum, in quo est salus mundi, qui et - loquetur in eo ad praedicandum evangelium regni in universo mundo. - Illud scilicet evangelium de quo dicit Joannes in Apoc. XIII: vidi - angelum volantem per medium coeli, et datum est illi evangelium - aeternum. Sed quare vel a Domino dicitur evangelium regni, vel a - Joanne evangelium aeternum nisi quia id quod mandatum est nobis - a Christo vel apostolis secundum fidem sacramentorum, quantum ad - ipsa sacramenta transitorium est et temporale, quod autem per ea - significatur, aeternum. - - Sfortunatamente il codice ha una lacuna dove si citava il - titolo dell'opera, da cui i giudici di Anagni tolsero il - passo surriferito. Ma noi possiamo congetturare che essa sia - l'Esposizione dei quattro Evangeli, ricordata dal Salimbene - (pag. 124): Anno Domini MCCXLVIII cum essem cum fratre Hugone in - Provincia Provinciae apud castrum Arearum, ubi Saccati sumpserunt - initium, et ubi habitabat frater Hugo, accepi ab eo quod habebat de - expositione abbatis Joachim super quatuor Evangelistas. - - Non ostante che questa opera sia citata dai giudici di Anagni non - posso tenerla per autentica, perchè Gioacchino nelle opere genuine - non parla mai dell'_Evangelo eterno_ in modo così esplicito, - come nel passo surriferito. E la falsità mi pare più manifesta, - quando confronto questo passo coll'analogo della _Concordia_, - ove è commentato lo stesso testo di S. Luca (_Conc._, V, 43, fol. - 80, col. 3-4): Symeon suscipiens natum Christum dixit «Lumen ad - revelationem gentium» et quod subjunxit «ad gloriam plebis tuae - Israel» ad illos Israelitas referendum est, qui credituri sunt per - verbum in fine postquam introiret plenitudo gentium. - - - - -INDICE - - - AVVERTENZA Pag. VII - - INTRODUZIONE — _Il movimento intellettuale contemporaneo - dell'eresia_. - - I. Primo periodo della scolastica. Nominalismo. Realismo. - Concettualismo 1-18 - II. Condizioni politiche e religiose che preparano il - secondo periodo della scolastica 18-25 - III. Secondo periodo della scolastica. Tomismo e - Scotismo 26-42 - IV. Oppositori del Tomismo 43-46 - V. Influsso del Tomismo sulla letteratura. Dante 46-57 - VI. Terzo periodo della scolastica. Parallelo fra Dante e - Petrarca 57-71 - - LIBRO I - DALL'ERESIA ALLO SCISMA - - CAPITOLO PRIMO — _I Catari_. - - I. I dommi del Catarismo 73-83 - II. Polemiche catare 84-87 - III. Dottrine morali dei Catari 87-93 - IV. Culto esterno e gerarchia 93-99 - V. Origine del Catarismo 100-107 - VI. Durata, diffusione, intensità del movimento - cataro 108-125 - VII. Valore del Catarismo 126-134 - - CAPITOLO SECONDO — _I Valdesi_. - - I. Rapporto tra Catari e Valdesi 134-150 - II. Precursori dei Valdesi 150-164 - III. Pietro Valdez e l'opera sua 165-174 - IV. Dottrine primitive dei Valdesi 174-192 - V. Dottrine posteriori e rottura definitiva col - Cattolicismo 192-206 - - CAPITOLO TERZO — _Patarini ed Arnaldisti_. - - I. Storia dei Patarini sino alla morte di Erlembardo 207-228 - II. La lotta delle investiture 228-231 - III. Arnaldo da Brescia. Sua vita 231-246 - IV. Dottrine di Arnaldo e degli Arnaldisti 246-256 - V. Riassunto del primo periodo 257-259 - - LIBRO II - DALLO SCISMA ALL'ERESIA - - CAPITOLO PRIMO — _L'abbate Gioacchino_. - - Preambolo 261-262 - I. Vita e carattere dell'abbate Gioacchino 262-291 - II. Le opere autentiche e le spurie 291-318 - III. Esposizione del _Decacordo_ e della _Concordia_ 319-352 - IV. Il Commento all'_Apocalisse_ 353-373 - V. La dottrina dell'abbate Gioacchino 373-387 - VI. Origine del Gioachimismo 387-409 - - CAPITOLO SECONDO — _Amorico di Bena ed il movimento - francescano_. - - I. Amorico e gli Almariciani 409-419 - II. L'ordine francescano durante la vita del suo - fondatore 419-435 - III. I primi dissidii francescani. Il generale frate - Elia ed i suoi oppositori 435-448 - IV. Giovanni da Parma e l'_Evangelo eterno_ 449-483 - V. Pier Giovanni Olivi ed Ubertino da Casale 484-514 - VI. La lotta dei francescani contro Giovanni XXII. - Michele da Cesena e Guglielmo Occam 514-555 - - CONCLUSIONE — _Valore dell'eresia medievale_ 557-559 - - -Diversi errori sono sfuggiti nella stampa, i quali saranno facilmente -avvertiti dal sagace lettore. A me preme notare questi soli, che -guastano il senso: - - ----+-----+----------------------------+----------------------------- - Pag.| Lin.| ERRORI | CORREZIONI - ----+-----+----------------------------+----------------------------- - | | | - 201 | 1 | Ma la celebrazione della | Dicemmo più sopra che - | | messa per parte dei laici | secondo i Valdesi ad ogni - | | | laico era dato di celebrar - | | | la messa; ma codesta - | | | celebrazione - | | | - 372 | 7-9 | Roma, non in quanto | Roma, in quanto rappresenta - | | rappresenta la Chiesa, ma | non la Chiesa, bensì - | | bensì la moltitudine dei | la moltitudine dei reprobi, - | | reprobi non si raccoglie | la quale non si raccoglie - | | | - 481 |14-15| non solo come gioachimita | non solo quale capo del - | | bensì quale capo del | partito intransigente, - | | partito intransigente | bensì come gioachimita - - - - -NOTE: - - -[1] Giovanni Scoto Erigena nacque in Irlanda (Scotia major) sul -cominciare del secolo nono. Carlo il Calvo non molto dopo il suo -innalzamento al trono (843) lo chiamò a dirigere la scuola palatina, e -più tardi gli commise di tradurre dal greco le opere del pseudo Dionigi -l'Areopagita. Indarno il papa Niccolò I si dolse che questa traduzione -fosse pubblicata prima di venire sottoposta alla censura. Scoto morì -in Francia intorno all'anno 877. Secondo l'Hauréau la fine tragica in -Inghilterra attribuitagli dagli storici è una favola nata dallo scambio -di due omonimi. - -[2] Le immagini adoperate da Scoto sono tutte improntate all'emanatismo -neoplatonico. _De divis. nat._, IV, 5: pag. 311 Est autem generalissima -quaedam et communis omnium natura, ab uno omnium principio creata; ex -qua veluti amplissimo fonte per poros occultos corporales creaturae -velut quidam rivuli derivantur, et in diversas formas singularum rerum -eructant. Nè crediate che questa _communis natura_ sia una cosa diversa -dal _principium_. Basterebbero tra mille questi due passi a mostrarne -l'identità, III, 23: pag. 249 Creatur enim a se ipsa in primordialibus -causis, ac per hoc se ipsam creat, hoc est in suis theophaniis incipit -apparere, ex occultissimis naturae suae sinibus volens emergere III, -17: pag. 238 Proinde non duo a se ipsis distantia debemus intelligere -Dominum et creaturam, sed unum et id ipsum. Nam et creatura in Deo est -subsistens, et Deus in creatura mirabili et ineffabili modo creatur.... -omnia creans in omnibus creatum, et omnium factor factum in omnibus. -Scoto Erigena è il primo rappresentante di quell'indirizzo filosofico, -che attribuisce una realtà a sè ai concetti universali. Ac per hoc -intelligitur quod ars illa, quae dividit genera in species, et species -in genera resolvit, non ab humanis machinationibus sit facta, sed in -natura rerum ab auctore omnium artium, quae vero artes sunt, condita. -_De divis. nat._, IV, 4, pag. 310. Cito l'ediz. del 1838 pubblicata in -Münster. - -[3] ANSELM. _De fide Trinit._, cap. 2. Illi utique nostri temporis -dialectici imo dialectice haeretici, qui non nisi flatum vocis putant -esse universales substantias. Non metto in dubbio che l'espressione -_flatus vocis_ sia stata usata da Roscellino, il quale nella -disputa contro i Realisti ebbe i suoi buoni motivi di opporre ad -un'affermazione assoluta un'assoluta negazione. Dal che non segue -però che si debba intendere alla lettera questa espressione polemica, -come se Roscellino tenga gli universali per puri nomi, ai quali non -corrisponda neanche un concetto. - -[4] ABELARDO nel trattato _De Divis. et definit._ (_Ouv. inéd. -d'Abélard_, pars V. Cousin, 1836, p. 471). Fuit autem, memini, magistri -nostri Roscellini tam insana sententia, ut nullam rem partibus constare -vellet sed sicut solis vocibus species, ita et partes adscribebat. -In altre parole la scomposizione del tutto nelle sue parti (quando la -totalità è organica), è un processo puramente intellettivo. In realtà -non si può staccare una parte dall'altra senza distruggere la parte -stessa, come ad esempio un membro divelto dall'organismo non è più cosa -vivente, ma materia inerte. Ma se si considera la cosa più da vicino, -il vero nominalista non può ammettere questa forza misteriosa, che -conferisce alle parti un nuovo valore, e le trasforma in membra vive -di una totalità ideale. Il vero indivisibile per il nominalista non è -dunque il tutto, ma ciò che non ha parti di sorta. Questo è lo schietto -individuo, ente semplice, che resta sempre eguale a sè medesimo, benchè -la mente nostra guardandolo da varî aspetti, possa artificiosamente -dividerlo in altrettante porzioni. - -[5] S. Tommaso nella _Summa Theolog._ I, _Quaest._ II, art. 1, ricorda -evidentemente il celebre argomento di S. Anselmo: Sed intellecto quid -significet hoc nomen _Deus_, statim habetur quod Deus est. Significatur -enim hoc nomine id quo majus significari non potest: majus autem est -quod est in re et in intellectu, quam quod est in intellectu tantum: -unde cum intellecto hoc nomine _Deus_, statim sit in intellectu, -sequitur etiam quod sit in re. E lo combatte in questo modo: forte ille -qui audit hoc nomen _Deus_ non intelliget significari aliquid, quo -majus cogitari non possit, cum quidam crediderint Deum esse corpus. -Dato etiam quod quilibet intelligat hoc nomine _Deus_ significari -hoc quod dicitur, scilicet illud quo majus cogitari non potest, non -tamen propter hoc sequitur quod intelligat id quod significatur per -nomen, esse in rerum natura sed in apprehensione intellectus tantum. -All'Aquinate non isfuggirono certo i pericoli dell'identificazione -del reale coll'ideale, e di quel semirazionalismo che ne era la -conseguenza, ed il meglio che potesse vi si oppose. Valga ad esempio -il confronto delle due interpretazioni del domma della Trinità. S. -Anselmo nel _Monol._ cap. 47, scrive: At si ipsa substantia Patris -est intelligentia, et scientia, et sapientia et veritas, consequenter -colligitur quia sicut Filius est intelligentia et scientia et sapientia -et veritas paternae substantiae, ita est intelligentia intelligentiae, -scientia scientiae. Cap. 49: Quam enim absurde negetur summus spiritus -se amare sicut sui memor est, et se intelliget!.... otiosa namque et -penitus inutilis est memoria et intelligentia cujuslibet rei, nisi -prout ratio exigit, res ipsa ametur vel reprobetur. La qual dottrina -mena a questo risultato, che non solo l'essenza, ma anche le funzioni -delle tre persone sono identiche; onde se è salva l'unità di natura, -corre pericolo la trina distinzione, o per parlare il linguaggio di S. -Tommaso: Sed secundum Anselmum sicut Pater est intelligens et Filius -est intelligens, et Spiritus Sanctus est intelligens; ita Pater est -dicens, Filius est dicens, et Spiritus Sanctus est dicens, et similiter -quilibet eorum dicitur. Ergo nomen Verbi _essentialiter_ dicitur in -divinis et non _personaliter_. Il che non è vero, perchè sicut Verbum -non est commune Patri et Filio et Spiritui Sancto ita non est verum -quod Pater et Filius et Spiritus Sanctus sint _unus dicens_ (_S. -T._, I, quaest. XXXIV, art. 1). Questa risposta mostra il metodo di -S. Tommaso, che è tutto fondato sull'autorità. Se nei libri canonici -è scritto il Verbo non esser comune al Padre ed allo Spirito, la -relazione, che viene rappresentata dal Verbo, non può attribuirsi alle -altre persone. E qualunque sieno i bisogni della Ragione debbono tacere -innanzi alla sacra testimonianza, la quale sola ci può dar contezza dei -misteri divini. Per rationem igitur naturalem cognosci possunt de Deo -ea quae pertinent ad unitatem essentiae, non autem ea quae pertinent ad -distinctionem personarum (Ivi, qu. XXXII, art. 1). - -[6] SCOTO ERIG., _De divis. nat._, II, 22, pag. 124. Patri dat -(Theologia) omnia facere, Verbo dat omnes.... primordiales rerum -causas aeternaliter fieri: Spiritui dat ipsas primordiales causas in -Verbo factas in effectus suos foecundatas distribuere. V, 25, pag. -479. Ac si aperte diceret: Si Dei sapientia in effectus causarum, quae -in ea aeternaliter vivunt, non descenderet, causarum ratio periret; -pereuntibus enim causarum effectibus nulla causa remaneret, sicuti -pereuntibus causis nulli remanerent effectus. - -[7] Molti scrittori distinguono il nominalismo di Roscellino dal -concettualismo di Abelardo riferendosi al noto passo di Giovanni -Saresberiense (_Metalogicus_, II, 17, pag. 814, Amstelaedami 1664) -alius sermones intuetur et ad illos detorquet quicquid alicubi -meminit scriptum; in hac autem opinione deprehensus est Peripateticus -Palatinus, Abaelardus noster. La testimonianza di Giovanni (nato a -Salisbury intorno al 1110 o 20, morto vescovo di Chartres nel 1180) -è molto importante, comecchè ei fusse discepolo di Abelardo tra il -1136 e il 1148, e degli scrittori di quell'età l'unico che studiasse -di giudicare spassionatamente le opposte scuole, senza abbracciarne -alcuna. È da supporre adunque che una differenza interceda tra il -nominalismo di Roscellino e il concettualismo di Abelardo. Il primo -per opporsi bruscamente ai realisti disse gli universali pure voci, -senza ricercare nè se a questi nomi corrispondano concetti determinati, -nè se questi concetti sieno formati dalla nostra mente in un modo -arbitrario ovvero necessariamente. Abelardo definì meglio la dottrina -nominalistica riempiendo questi vuoti. Gli universali _ut sic_ non sono -entità reali, bensì concetti che il nostro intelletto non può a meno di -formare sulla scorta dei reali rapporti di somiglianza ed affinità tra -i varî esseri della natura. - -[8] Vedi la commovente confessione ad Eloisa che comincia: Heloisa -quondam mihi in seculo cara, nunc in Christo carissima. (_Opp._, ed. -Cousin, I, 680). - -[9] Roscellino, non ammettendo altre realtà dagli individui in fuori, -dovea profondamente modificare il senso tradizionale del domma della -Trinità. E gli erano aperte due vie. O far ritorno al monoteismo -ebraico, tenendo la distinzione delle persone per un fatto subbiettivo -nato dalla necessità in cui si trova l'intelletto nostro di guardare da -tre aspetti diversi ciò che pure è uno in sè; ovvero fare delle persone -tre individui distinti, la cui unità, puramente nominale, stia nella -conformità perfetta dei pensieri e voleri. Quest'ultimo partito sceglie -Roscellino, come ne attesta Sant'Anselmo _De fide Trin._ c. 3. Tres -personae sunt tres res sicut tres angeli aut tres animae, ita animae, -ut voluntas et potentia omnino sint idem. L'eresia dunque di Roscellino -è il Triteismo di Giovanni Filopono non certo il Monarchianismo di -Sabellio. - -[10] S. Bernardo nella lettera a Innocenzo II (Ep. 330) chiama Abelardo -Pier Dragone per metterlo a paro con Pierleone, l'antipapa Anacleto. -Evasimus rugitum Petri Leonis, sedem Simonis Petri occupantem; sed -Petrum Draconem incurrimus, fidem Simonis Petri impugnantem. Gioco di -parole, che delicatamente ricordava al Papa i servigi prestati al tempo -dello scisma. V. lett. 189. Leonem evasimus sed incidimus in draconem, -qui non minus forsan nocet in insidiis quam ille rugiens de excelso. - -[11] _Introd. ad Theolog._, _Opp._, ed. Cousin, Parigi 1859, II, -pag. 78. Nec quia Deus id dixerat creditur, sed quia hoc sic esse -convincitur, recipitur.... At nunquam, si fidei nostrae primordia -statim meritum non habent, ideo ipsa prorsus inutilis est judicanda, -quam postmodum charitas subsecuta obtinet, quod illi defuerat.... Nec -quod levitate geritur, stabilitate firmabitur. Unde et in Ecclesiastico -scriptum est: Qui cito credit levis est corde et minorabitur. - -[12] Op. cit., pag. 12 Videtur autem nobis suprapositis trium -personarum nominibus summi boni perfectio diligentur esse descripta.... -Patris quippe nomini divinae magistratis potentia designatur, -qua videlicet quidquid velit efficere possit.... Filii vero Verbi -appellatone sapientia Dei significatur quia scilicet cuncta discernere -valeat, ut in nullo penitus decipi queat. At vero Spiritus Sancti -vocabulo ipsa ejus charitas seu benignitas exprimitur, qua videlicet -optime cuncta vult fieri seu disponi. Lo Spirito Santo non vuol -dire un rapporto di Dio a sè medesimo, ma ad altro. _Introd._ pag. -101: Procedere quod est Deum se per caritatem ad alternum extendere. -Quodammodo enim per amorem unusquisque ad alterum procedit, cum proprie -nemo ad seipsum caritatem habere dicatur. Notisi anche questo passo che -pare scritto dall'Erigena. _Theol. Christ._, I, 5, pag. 379: Bene autem -Spiritum Sanctum animam mundi, quasi vitam universitatis Plato posuit. -Quest'ultima opinione, così acerbamente censurata da S. Bernardo -(Lettera citata: Dum multum sudat quommodo Platonem faciat christianum, -se probat ethnicum) fu tolta a principale argomento d'accusa nel -Concilio di Sens, e poi sconfessata da Abelardo nel trattato _De -divisione et definitione_ (_Ouvrages inédites d'Abélard_ par V. Cousin, -Paris 1836, p. 475). Sed haec quidem fides platonica ex eo erronea -esse convincitur quod illam quam mundi animam vocat, non coeternam Deo -sed a Deo, more creaturarum, originem habere concedit. Spiritus enim -Sanctus ita in perfectione divinae Trinitatis consistit, ut tara Patri -quam Filio consubstantialis et coaequalis et coaeternus esse a nulla -fidelium dubitetur. Dal che il Cousin ha benissimo dedotto che questo -trattato è posteriore alla _Teologia_, e scritto dopo il Concilio di -Sens. Il libro dunque della _Dialettica_ citato nella _Teologia_ non -può essere questo _de divisione_ pubblicato dal Cousin. - -[13] _Theolog. christ._, V, pag. 566: Necessario itaque Deus mundum -esse voluit, nec otiosus extitit, quia eum priusquam fecit facere non -potuit. - -[14] _Comm. in Epist. ad Rom._, II, pag. 238: Magis hoc ad poenam -peccati,... quam ad culpam animi et contemptum Dei referendum videtur. -Imperocchè (_Eth._, c. 13, pag. 615) non est peccatum nisi contra -conscientiam. In questo punto (sia detto per incidenza) Abelardo -rasenta il Kant (_Eth._, cap. 7): Opera omnia in se indifferentia sunt -nec nisi pro intentione agentis vel bona vel mala dicenda sunt. - -[15] _Comm. in Epist. ad Rom._, II, pag. 207: Est illa summa in nobis -per passionem Christi dilectio, quae non solum a servitute peccati -liberat, sed veram nobis filiorum Dei libertatem acquirit; ut amore -ejus potius quam timore cuncta impleamus. - -[16] _Theol. Christ._, I, 2. - -[17] Sui fratelli Thierry e Bernardo, bretoni, nati a Moclan presso -Quimperlé, vedi HAURÉAU, _Histoire de la Phil. scolastique_, Première -partie, Paris 1872, pag. 392. L'Hauréau ha dimostrato che il vero -autore del rinnovato realismo è Thierry, e che Bernardo nell'opera -sua, recentemente pubblicata dal Barach (_Bernardi Silvestris De mundi -universitate libri duo seu Megocosmus et Microcosmus_, Innsbruck 1876) -non fa se non una parafrasi poetica delle dottrine insegnategli dal -fratello. Lo scritto di Thierry intitolato _De sex dierum operibus_ ci -è pervenuto mutilato, non più che il primo libro e parte del secondo, -tuttora inediti. Dai frammenti pubblicati dall'Hauréau riproduco -questo che espone in forma concisa il più schietto panteismo (pag. -402): Unitas ipsa divinitas est. At divinitas singulis rebus forma -essendi est, nam sicut aliquod ex luce lucidum est, vel ex calore -calidum, ita singulae res ex divinitate esse suum sortiuntur. Unde Deus -totus et essentialiter ubique esse vere perhibetur, unde vere dicitur -omne quod est ideo est quia unum est. Bernardo nel _Megocosmo_ non è -meno esplicito (Barach. pag. 30). Rerum porro universitas mundus nec -invalida senectute decrepitus, nec supremo est obitu dissolvendus, cum -de opifice causaque operis, utrisque sempiternis, de materia formaque -materiae, utrisque perpetuis, ratio cesserit permanendi. Usia namque -primarie aeviterna, et perseveratio fecunda pluralitatis simplicitas. -Una est, sola est, ex se vel in se tota natura Dei. E qui torna la -vecchia imagine neoplatonica già usata da Thierry. Ex ea igitur luce -inaccessibili splender radiatus emicuit.... Bernardo nato forse un -dieci anni più tardi di Guglielmo di Champeaux (intorno al 1080) gli -sopravvisse circa quaranta. Guglielmo morì nel 1121, Bernardo il 1161, -diciannove anni più tardi di Abelardo, del quale una tradizione lo fa -scolare (CHARLES DE REMUSAT, _Abélard_, I, 272). - -[18] Guglielmo nato a Conches in Normandia, insegnò per lungo tempo -a Parigi, ove morì nel 1154. Oltre al commento del Timeo e del -_De Consolatione_ di Boezio scrisse la _Philosophia mundi_, che fu -pubblicata sotto il nome di Beda nelle opere di questo padre, e sotto -il nome di Onorato d'Autun nel tom. XX della _Maxima Bibliotheca -patrum_. Se Guglielmo fosse stato conseguente a sè medesimo, avrebbe -dovuto, come bene avverte l'Hauréau, fare una confessione panteistica -non diversa da quella di Thierry e Bernardo. In verità se lo Spirito -Santo è l'anima del mondo, altrettanto deve dirsi di Dio Padre, con -cui lo Spirito è tutt'uno in essenza. Ma Guglielmo non che ridursi -a questo stremo, difende invece con grave inconseguenza il dualismo -ortodosso. E vedi stranezza di casi! Mentre i fratelli Carnotensi -non patirono nessun danno delle loro audaci e franche rivelazioni, il -filosofo di Conches per lo contrario, molto più timido e circospetto -di loro, fu fatto segno agli assalti dei zelanti. A capo dei quali si -mise Guglielmo di S. Thierry, cui si aggiunse Gualtiero da S. Victor, -ed entrambi chiamarono in aiuto S. Bernardo, per ischiacciare il capo -del nuovo basilisco, che era pur mo' nato dal triste seme dell'antico. -Però non fu convocato un concilio, bensì s'impose all'accusato la -pronta ritrattazione, che ei fece nel dialogo intitolato _Dragmaticon -Philosophiae_ (HAURÉAU, I, pag. 432). - -[19] Gilberto, nato a Poitiers, era nel 1135 cancelliere della chiesa -di Chartres. Nel 1140 scolastico di S. Ilario in Poitiers, e l'anno -appresso vescovo di quella diocesi. Il suo libro _Dei sei principii_ -che tratta diffusamente delle sei ultime categorie toccate di volo -da Aristotile, ebbe tal successo, che fino al secolo XVI fu sempre -unito al pari dell'Isagoge porfiriana al trattato aristotelico. Nel -commento al _De Trinitate_ del pseudo Boezio è svolta la dottrina -realistica, che il contemporaneo Giovanni di Salisbury espone nel -seguente modo (_Metal._, II, 17, pag. 817): Est autem forma nativa -originalis exemplum, et quae non in mente Dei consistit, sed in -rebus creatis inhaeret. Haec greco eloquio dicitur εῖδος habens se ad -idaeam ut exemplum ad exemplar; sensibilis quidem in re sensibili, -sed mente concipitur insensibilis; singularis quoque in singulis, -sed in omnibus universalis. Queste forme sono la vera realtà, e non -sono esse nelle cose, ma piuttosto le cose in loro. Egli è ben certo -che nel nostro mondo la forma non si può staccare dalla materia se -non mentalmente; onde i due fattori sono talmente intrinsecati, da -poter chiamare sensibile o singola la forma, in quanto si manifesta -e determina nelle cose individuali. Ma badiamo bene, l'individuo -non è nulla di originario, bensì il risultato della complicazione -di fattori universali. La saggezza, la forza d'animo, la figura di -Sileno ecc., formano quel tutto che si chiama Socrate, ma ciascuno -di questi fattori considerato da per sè è un universale che può -trovarsi anche in Platone ed Aristotile. Questo tutto così composto -si può dire _substans_, in quanto è il soggetto degli accidenti; il -che non importa che sia la vera sostanza, perchè anzi in tanto esiste -in quanto ha per sè una parte di quell'ουσία che è l'universale. -L'applicazione teologica è la seguente, che io tolgo dall'Hauréau -pag. 472: Dieu est ainsi que Socrate un individue du genre de la -substance; et comme la raison d'être de Socrate est l'humanité qui -vit en lui, de même doit-on distinguer ce qui est Dieu, ce Dieu, de -la forme essentielle qui est la Divinité. Même raisonnement sur les -personnes divines. Elles se distinguent de l'essence et cependant elles -participent non seulement de la même essence, mais encore de la même -subsistance. Ce parquoi les personnes diffèrent entre elles est en -elles un principe di distinction formelle. In altre parole Dio come -tutti gl'individui risulta da fattori od elementi universali. Uno di -questi elementi è il predominante, e costituisce l'essenza di Dio, -o la deità, analogo a quello che in Socrate chiamiamo l'umanità. Ma -come in Socrate distinguiamo anche la saggezza, la forza di volontà e -simili, così in Dio distinguiamo le persone. Il principio adunque di -questa distinzione s'ha da trovare in altri fattori universali, non in -quello che diremmo centrale, e costituisce l'unità di essenza. Quamvis -enim in eo, quo sunt, i. e. essentia, quae de illis praedicatur sit -eorum indifferentia, est tamen ipsorum per quaedam, quae de uno dici -non possunt, ideoqui quae de diversis dici necesse est, differentia. -Questa dottrina non parve meno sospetta delle precedenti. Nel 1146 due -arcidiaconi di Gilberto Calon e Arnauld lo denunziarono come eretico al -Papa Eugenio III. Il quale nel suo viaggio in Francia nel 1148 tenne -un concilio, ove intervenne da promotore il terribile S. Bernardo. -Quattro proposizioni sospette, tolte dai libri di Gilberto, furono -sconfessate, ma non per questo si approvarono le quattro opposte di -S. Bernardo. Bensì furono sottoposte ad esame pochi giorni dopo nel -concilio trasferitosi a Reims, e dopo molte concessioni reciproche si -venne a tali formole, che sebbene suonassero censure per Gilberto, pure -non si sapeva con certezza qual parte avesse vinto se l'accusatore, o -l'accusato. Gilberto morì nel 1154. - -[20] Ugo (1096-1141) ebbe a scolare Riccardo († 1173). Ed entrambi si -chiamano vittorini dall'abbazia di S. Victor in Parigi di cui facean -parte. Gualtiero abbate della stessa abbazia secondo Buleo (_Hist. -univ. paris._, I, pag. 404) scrisse: contra manifestas et damnatas -etiam in Conciliis haereses, quas sophistae Abaelardus, Lambardus, -Petrus Pictavinus et Gilbertus Porretanus, quatuor labyrinti Franciae, -uno spirito aristotelico afflati, libris sententiam suorum acuunt, -limant, roborant. Visse intorno al 1180. Vedi FABRIC., a. q. n. - -[21] Pietro Lombardo da Lumello morto vescovo di Parigi nel 1164. Nel -1152 pubblicò il _Liber sententiarum_, che fece poi da testo nelle -scuole teologiche. Prima di lui Ugo da S. Vittore avea pubblicata -la _Summa sententiarum sive eruditionis theologicae_. (_Opp._, ed. -Rotomagi, 1648, III, 417-472). E dopo di lui Pietro di Poitiers, -suo discepolo (morto arcivescovo nel 1205) scrisse _quinque libros -sententiarum_. (FABRICIO, ed. fior., V, 258). - -[22] Giovanni da Salisbury nato tra il 1110 e il 1120, morto vescovo -di Chartres nel 1180. I due noti libri il _Policraticus_ ed il -_Metalogicus_ furon pubblicati nel 1159 secondo lo Schaarschmidt -(Iohannes Sarisberiens. pag. 143 e 211). Lo stesso autore giustamente -osserva (pag. 84): Grade darauf beruht ein grosser Theil des -Interesses, welches man an ihm nehmen muss, dass er sich von der -unerquicklichen Modewissenschaft der gelehrten Schulen seiner Zeit, -der disputirenden Dialektik, zu den Alten als einer reineren Quelle der -Geistebildung gewandt hat, und ein Vorläufer des Humanismus die Früchte -dieser seiner classischen Studien in eigene Leistungen darzulegen -und auszupragen bestrebt ist. (pag. 313).... von der Unzulänglichkeit -unseres Erkennens in Bezug auf die hochsten Fragen durchdrungen, immer -auf das praktische Gebiet der Ethik hinuber eilte. Che Giovanni penda -per la Filosofia accademica V. _Polic._, VII, 1 e 2; 11, 22; _Metal._, -11, 14; IV, 20. - -[23] Le opinioni filosofiche di Averroè s'accordavano tanto poco col -dommatismo religioso, che la sua alta posizione sociale di Kadì di -Cordova, e la fama che s'era acquistata colle sue faticose opere non -lo salvarono dalle persecuzioni dei fanatici.[24] Il re Almançour, -tolte al vecchio filosofo tutte le dignità da lui stesso e dal suo -predecessore conferitegli, lo relegò in Lucera presso Cordova; e -benchè per intercessione altrui gli permettesse di far ritorno in -Marocco, gl'ingiunse pertanto di passarvi il resto dei suoi giorni -nell'isolamento, e come in reclusione. Da quel tempo Averroè non si -mosse più dalla capitale, dove, affranto dal destino morì nel 1198, -in età di settantadue anni. (Era nato a Cordova nel 1126). Il MUNK -(_Mélanges de philosophie juive et arabe_, pag. 455-56) espone in -questi termini le opinioni del filosofo arabo: Malgré ses opinions -si peu d'accord avec ses croyances religieuses, Ibn-Roschd tenait a -passer pour bon musulman. Selon lui les vérités philosophiques sont -le but plus élevé, que l'homme puisse atteindre, mais il n'y a que peu -d'hommes qui puissent y parvenir par la spéculation et les révélations -prophétiques, qui étaient nécessaires pour répandre parmi les hommes -les vérités éternelles, également proclamées par la religion et la -philosophie. Nous devons tous dans notre jeunesse nous laisser guider -par la religion et suivre strictement ses préceptes; et si plus tard, -nous arrivons à comprendre les hautes vérités de la religion par la -voie de la spéculation, nous ne devons pas dédaigner les doctrines -et les préceptes dans lesquels nous avons été élevés. Intorno -agl'indifferenti riscontra REUTER, _Geschichte der relig. Aufklärung im -Mittelalter_, II, 133 e segg. - -[24] Sul fanatismo dei Musulmani occidentali molto superiore a quello -degli occidentali vedi DOZY, _Hist. de l'Islamisme_, Paris 1879, pag. -340 e segg. - -[25] Sull'importanza che ebbe nel secolo XIII il _Fons vitae_ -dell'Avicebronio il Munk, op. cit. pag. 151, dice: Il paraît avoir -exercé une influence notable dans les écoles chrétiennes et avoir donné -naissance à des doctrines hétérodoxes que les théologiens jugeaient -assez redoutables pour s'armer contre elles de tous les arguments que -leur fournissaient les dogmes religieux et une dialectique subtile. -Les fréquentes citations du livre _Fons vitae_ que nous rencontrons -notamment dans les ouvrages d'Albert le grand et de S. Thomas d'Aquin, -témoignent de la grande vogue qu'avait alors ce livre et de la profonde -sensation que faisaient les doctrines qui y étaient développées. Lo -stesso Munk fece l'importante scoperta che il creduto filosofo arabo -(moro dice Bruno), del quale nessuno sapeva dire quando e dove fosse -nato, è un poeta e filosofo ebraico ben noto, Salomon-Ibn-Gebirol, -nome che passando per le bocche dei latini si corruppe in Avicebronio, -nello stesso modo che Ibn-Roschd divenne Averroé, Ibn-Sina Avicenna. Il -y a peu de noms aussi populaires parmi le Juifs que celui de Salomon -ben-Gebirol; un grand nombre de ses hymnes se sont conservés jusqu'à -nos jours dans la liturgie sinagogale de tous les pays. Mais tout ce -que nous savons de certain sur sa vie, c'est qu'il était né à Malaga -et qu'il reçut son éducation a Saragosse, où il composa en 1045 un -petit traité de morale (pag. 155). La dottrina dell'Avicebronio, -venne compendiata da uno scrittore ebreo di nome Ibn Faléquera, il -quale tradusse dall'arabo i luoghi più importanti dei 5 libri del -_Fons vitae_, che gli parvero contenere tutto il sistema. E dalla -traduzione di questo compendio, e dall'analisi del manoscritto latino -del _Fons vitae_, trovato dal Munk nella biblioteca parigina s'attinge -ora una notizia dell'Avicebronio molto più compiuta ed esatta che non -dalle citazioni dei dottori scolastici. On reconnait dans ce systême -l'influence de la doctrine des Alessandrins, et la philosophie de -Ibn-Gebirol, serait à peu près identique avec celle de Plotin et de -Proclus si, dominé par le dogme religieux, il n'avait pas cherché à -éviter les conséquences de ces doctrines panthéistes en se réfugiant -dans l'hypothèse de la volonté (pag. 231). - -[26] Perversissimum dogma impii Amorici cujus mentem sic pater mendacii -excaecavit, ut ejus doctrina non tam haeretica censenda sit, quam -insana. (MANSI, XXII, 986). - -[27] MARTÈNE, _Thesaurus_, IV, 166. - -[28] Universos haereticos, quibuscumque nominibus censeantur, facies -quidem habentes diversas, sed caudas ad invicem collegatas. (MANSI, l. -c.). - -[29] Moneantur saeculares potestates .... pro defensione fidei -praestent publice juramentum, quod de terris suae jurisdictioni -subjectis universos haereticos ab ecclesia denotatos bona fide -pro viribus exterminare studebunt .... Si vero dominus temporalis -requisitus et monitus ab ecclesia terram suam purgare neglexerit ab -hac haeretica foeditate .... excommunicationis vinculo innodetur. Et si -satisfacere contempserit infra annum, significetur hoc summo pontifici: -ut ex tunc ipse vassallos ab ejus fidelitate denunciet absolutos, et -terram exponat catholicis occupandam, qui eam exterminatis haereticis -sine ulla contradictione possideant, et in fidei puritate conservent. -Il canone del concilio lateranense contro l'eresia fu inserito nella -legge contro gli eretici, che pubblicò Federico II nel 22 novembre 1220 -giorno della sua incoronazione. Quattro anni più tardi due altri editti -più severi (PIETRO DELLE VIGNE, _Lett._, I, ep. 25-27. MANSI, XXIII, -586). - -[30] Sul valore di Vincenzo di Beauvais scrisse acute osservazioni il -BARTOLI nei _Precursori del Rinascimento_, pag. 29, e nella _Storia -della letteratura italiana_, I, pag. 245. - -[31] Riscontrate il bellissimo capitolo del FIORENTINO sulla -scolastica, nella nota opera _Pietro Pompazzi_, pag. 124 e segg., e -dello stesso autore _Manuale di storia di Filosofia_, parte II, pag. 94 -e segg. Inoltre RENAN, _Averroès et l'Averroisme_, pag. 225, 3ª ediz. - -[32] Vedi RENAN, op. cit., pag. 301 e segg. Che l'Anticristo sia -messo come il rappresentante dello scisma si pare dall'affresco del -S. Petronio di Bologna, ove accanto a Maometto ed Averroè è messo -il capo dei nicolaiti, i quali non si confondevano nel medio evo -coi maomettani, come dice il Renan, bensì rappresentavano i preti -concubinarii, aspramente combattuti insieme ai simoniaci dalla chiesa -romana. L'affresco del Gaddi nel cappellone degli Spagnuoli in Santa -Maria Novella in luogo di Nicola ha Sabellio, che insieme ad Ario ed -Averroè vengono rappresentati come confusi e vinti dal loro grande -avversario. V. HETTNER, _Italienische Studien_, Braunschweig 1879, pag. -115. - -[33] S. TOMMASO, _Summa contra Gentes_, 1, 26: Quod est commune multis, -non est aliquid praeter multa nisi sola ratione. Ivi 1, 65: Universalia -non sunt res subsistentes, sed habent esse solum in singularibus ut -probatur in VII met. - -[34] S. TOMMASO, _De univ._ opusc. 50 ed. Parma 1864, tom. XVII, pag. -128 b. Et tangitur in hoc duplex esse universale: unum quod est in -rebus, aliud secundum quod est in anima. Et quantum ad istud esse quod -est rationis, habet rationem praedicabilis; quantum vero ad aliud -esse, est quaedam natura, et non est universale actu, sed potentia; -quia potentiam habet ut talis natura fiat universalis per actionem -intellectus, .... depurantis ipsam (naturam) a conditionibus quae sunt -hic et nunc. - -[35] Cito il noto passo di ALBERTO MAGNO, _De natura et orig. animae_, -Tract. I, cap. II (_Opp._, Lugduni 1651, tom. V, pag. 186 b.): et tunc -resultant tria formarum genera; unum quidem ante rem existens, quod -est causa formativa rerum, praehabens simpliciter et immaterialiter et -immobiliter omnes diversitates formarum factorum materialiter; aliud -autem est ipsum genus formarum, quae fluctuant in materia et materiae -sunt perfectiones; tertium antem est genus formarum, quod abstrahente -intellectu separatur a rebus, secundum modum speciei et generis et -generalissimi in quolibet genere rerum. Et horum trium generum primum -quidem est ante rem, ut diximus. Secundum autem est in re .... tertium -autem est post rem. - -[36] Anche ALBERTO MAGNO scrisse: De unitate intellectus contra -Averrhoem. OPP., V, 218-37. - -[37] Vedi ZELLER, _Philosophie der Griechen_, II, 2^3 pag. 566-78. - -[38] Nel principio del cap. 5 del lib. III _De anima_, 430 a 10-14 -Aristotele dice: che poichè in tutta la natura occorrono differenze di -materia e forma potenza ed atto, si daranno anche nell'anima. - -[39] _De an._ III, 5, pag. 430 a 23-25. - -[40] AVICENNA, _De an._ cap. X, (Venezia 1546): Haec igitur manatio, -vel hoc a quo fit manatio, cum qua conjungitur anima, est substantia -intellectiva non corporea, neque in corpore; sed est existens per -se: quae inhaeret vel accidit vel assistit animae rationali, sicut -inhaeret lumen visui. Verum lumen confert vel tribuit cum semplicitate -essentiae suae visui virtutem super apprehensionem solum, et non formam -apprehensam; et haec substantia confert vel tribuit cum simplicitate -essentiae suae virtuti rationali virtutem super apprehensionem et facit -in ea advenire formas apprehensibiles etiam, sicut declaravimus. - -[41] _Aristotelis De anima cum Averrois commentariis_, Venetiis 1562 -fol. 149 v: Ex hoc dicto nos possumus opinari intellectum materialem -esse unicum in cunctis individuis. _Destr. destruct_ 1, dub. 8: prae -caeteris assimilatur lumini, et sicut lumen dividitur ad divisionem -corporum illuminatorum, deinde fit unum in ablatione corporum, sic -est res in animabus cum corporibus. Per tal guisa Averroè crede -di conciliare le due interpetrazioni di Alessandro d'Afrodisia -e di Temistio. Questi ha ragione di sostenere esser l'intelletto -attivo ed il passivo un solo e medesimo intelletto; ma ha torto -d'intrinsecarlo coll'anima individuale, nè per questo verso si può -dissentire dall'Afrodisio, a mente del quale il vero e compiuto -intelletto è esterno all'anima umana. Prendendo dunque dal Temistio -l'identificazione dei due intelletti, e dall'Afrodisio l'esteriorità -Averroè riesciva ad una dottrina psicologica di questa forma: Ciò -che v'ha d'individuale e di diverso negli uomini è la forma del corpo -organico, cioè l'anima come principio vitale. A quest'anima appartiene -il sentire, l'immaginare, ed anche una certa virtù valutativa. Ma -questo complesso di funzioni non forma ancora l'intelletto neanche in -potenza. Occorre l'opera di una causa esterna, dell'intelletto agente, -perchè da quella oscurità si sprigioni una scintilla, o in altre parole -perchè l'anima sia capace di nuove funzioni. Quindi anche l'intelletto -passivo è creazione dell'Intelletto agente. Formatasi questa nuova -potenza o l'intelletto passivo, si tradurrà in atto sotto l'influsso -permanente del νοῦς ποιητικὸς, e per tal guisa diverrà intelletto -acquisito. - -[42] _Epit. meteor._ tr. 4: Intellectus autem agens ordinatur ex ultimo -horum in ordine, et ponamus ipsum esse motorem orbis Lunae. - -[43] _Summa theol._, I, qu. 79, art. 3: Si noster intellectus agens -non esset aliquid animae, sed esset quaedam substantia separata, -unus esset intellectus agens omnium hominum, et hoc intelligunt qui -ponunt unitatem intellectus agentis. Si autem intellectus agens sit -aliquid animae, et quaedam virtus ipsius, necesse est dicere quod -sint plures intellectus agentes, secundum pluralitatem animarum, quae -multiplicantur secundum multiplicationem hominum. - -[44] S. Tommaso nell'opuscolo citato _De Unitate intellectus_, ediz. -Parma, _Opp._, XVI, 217 a, dice: Se fosse vera la dottrina averroistica -sicut igitur paries non videt, sed videtur ejus color, ita videretur -quod homo non intelligeret, sed quod ejus phantasmata intelligerentur -ab intellectu possibili. Come si vede S. Tommaso combatte Averroè colle -stesse immagini da lui adoperate a colorire le proprie dottrine; nè a -torto conchiude: Impossibile est ergo quod hic homo intelligit secundum -positionem Averrois. E per conseguenza negato l'intelletto, gli si -negherà anche la volontà pag. 218 b et ita hic homo non erit dominus -sui actus .... quod est divellere principia moralis philosophiae. - -[45] Anche S. Tommaso, sebbene con restrizione, ammette questo -(_S. t._, qu. 84, art. VII): Impossibile est intellectum, secundum -praesentis vitae statum, quo possibili corpori conjungitur, aliquid -intelligere in actu nisi convertendo se ad phantasmata. - -[46] S. Tommaso da buon aristotelico non può ammettere l'assoluto -dualismo tra anima e corpo, chè in tal caso la loro unione sarebbe -affatto accidentale. In 111 Sent., dist. V, qu. 3, art. 2: si corpus -animae accidentaliter adveniret, unde hoc nomen _homo_, de cujus -intellectu est anima et corpus, non significaret unum per se, sed per -accidens, et ita non esset in genere substantiae. Altra conseguenza -assurda dell'assoluto dualismo (_S. t._, I, qu. 76, art. 6): Dicendum -quod si anima uniretur corpori solum ut motor, nihil prohiberet, -imo magis necessarium esset, esse aliquas dispositiones medias inter -animam et corpus. Contro questa separazione protesta pure l'esperienza -psichica. Ivi, qu. 75, art. 4: Ostensum est quod sentire non est -operatio animae tantum. Cum igitur sentire sit quaedam operatio hominis -licet non propria, manifestum est quod homo non est animo tantum, sed -aliquid compositum ex anima et corpore. Ivi, qu. 90, art. 4: Anima -autem cum sit pars humanae naturae non habet naturalem perfectionem -nisi secundum quod est corpori unita. Unde non fuisset conveniens -animam sine corpore creari. _C. Gentes_, II, 83: Animae igitur prius -convenit esse unitam corpori quam separatam. - -[47] In Plotino si trova un accenno a questa dottrina. L'anima come -ultimo termine della triade partecipa per un verso della perfezione -del _nous_ che la generò, e per l'altro dell'imperfezione del mondo -sensibile da lei generato. _Enn._, V, 1, 7. E prima di Plotino i -gnostici aveano nello stesso modo determinata la posizione dell'ultimo -eone, della _sophia_ o _achamoth_ la quale bandita dai confini del -beato regno del _plēroma_ vive in trepidazione, e dalle lagrime sue -nasce il mondo sensibile. IRENEO, 1, 4, 2 ci dà la spiegazione del -mito. - -[48] Che l'indecisione ed il problema rimonti ad Aristotele stesso non -v'ha dubbio. Nella _Metafisica_ Aristotele pone nettamente il quesito: -se la sostanza è il sostrato a cui tutto si può attribuire, mentre -esso non s'attribuisce ad alcuno, che cosa s'ha a dire sostanza? la -materia, la forma o il sinolo di entrambe? (Z 3. 1029 a 2). A prima -giunta sembra la materia, perchè essa sarebbe il soggetto di tutti i -predicati qualitativi e quantitativi come rosso, bianco, alto, lungo -e simili (_a_ 18-26). Ma per un altro verso la materia non è mai -separabile dalla forma. La pura materia, destituita di ogni forma, -è una astrazione, in realtà dacchè il mondo è eterno, sono eterni ad -esempio i quattro elementi nei quali la materia è intrinsecata ad una -forma determinata (_a_ 27). Ma neanche la forma è la vera sostanza, -perchè ella è l'essenza espressa nella definizione della cosa (Z. 4. -1030 a 6). E se l'essenza fosse da per sè, come le idee platoniche, -non potrebbe mai predicarsi a soggetti di sorta (Z. 6. 1031 b 16). Il -che è manifesto assurdo, chè tutti distinguono i predicati essenziali -dagli accidentali. La vera sostanza non è dunque nè la materia nè la -forma che sono entrambi fattori universali; ma l'intreccio dell'uno -e dell'altro (Z. 10. 1036 a 27). Se non che questa soluzione non è -senza difficoltà. Aristotele stesso avea detto in un altro capitolo: -_lasciamo pure da parte la sostanza composta dei due fattori, -materia e forma, chè dessa è posteriore ai componenti_. (Z. 3. 1029 -a 30). E poi o questa dualità di fattori è puramente ideale, o come -diremmo oggi subbiettiva, ed in tal caso non è risoluto ma negato -assolutamente il problema. L'individuo è originario, ed è quello -che è. La scomposizione in materia e forma non sarebbe reale, ma una -necessità del nostro pensiero che guarda la cosa da due aspetti. Nella -realtà delle cose non si darebbe nè una materia che si specifichi, nè -una forma che s'individui per via; bensì esisterebbero individui che -generano individui simili a sè (Z. 8. 1033 b 33). Questo mostruoso -individualismo, che ammetterebbe come originarii ed indeducibili non -gli elementi più semplici, gli atomi, ma le individualità più ricche, -è certo lontano dal pensiero di Aristotele, il quale non rinunzia -a spiegare la genesi dell'individuo. Ed in tal caso torna sempre il -problema. Ammettiamo pure che l'individuo o la sostanza vera consti di -due fattori; ma dei due qual'è il determinante e quale l'indeterminato? - -[49] S. Tommaso scrisse un opuscolo sul principio dell'individuazione, -nel quale discute le ragioni della sua teorica, e confuta le obbiezioni -che gli si posson muovere. Parte dal presupposto aristotelico esser -l'individuo nelle cose sensibili ipsum ultimum in genere substantiae, -quod de nullo alio praedicatur, immo ipso est prima substantia (_Opp._, -ed. cit., XVI 329 a). E stantechè la forma ha caratteri affatto -opposti, e di sua natura communicabilis est et in multis accipi -potest.... cum una sit ratio speciei in omnibus individuis, così è -chiaro che il principio d'individuazione si debba porre nella materia. -_S. t._, I, qu. 3, art. 2: formae quae sunt receptibiles in materia -individuantur per materiam quae non potest esse in alio, cum primum -sit subiectum substans. Ma S. Tommaso non si nasconde le difficoltà di -questa posizione, che del resto erano state prima di lui chiaramente -esposte da Aristotele medesimo. _De Princ. ind._ 329 b: Sed huic -objici potest quod materia de sui natura communis est, sicut et forma, -cum possit una sub pluribus esse. E s'argomenta di schivare queste -difficoltà per una scappatoia come nell'opuscolo seguente _De ente et -essentia_ (cap. II, pag. 331 a): materia non quomodo libet accepta est -principium individuationis, sed sola materia signata. Ma che cosa s'ha -da intendere per questo _signum_? Una certa disposizione posta nella -materia a ricevere questa o quella forma, come interpetra il cardinale -Gaetano, ovvero un dato _quantum_, come vuole Egidio pel quale _materia -signata_ non vuol dire altro se non _materia quanta_, o meglio -una determinata quantità di materia? Quest'ultima interpetrazione -certamente è più conforme al testo tomistico. _S. t._, I, qu. 76, -art. 6: dimensiones quantitativae sunt accidentia consequentia -corporeitatem, quae toti materiae convenit. _De ente et essentia_, loc. -cit. consideratur signatio ejus esse sub certis dimensionibus, quae -faciunt esse et hic et nunc. Però si corre il rischio di ridurre le -differenze tra gl'individui alla sola quantità, dottrina che applicata -all'uomo sarebbe gravida di conseguenze che S. Tommaso non saprebbe -accettare. Ma indipendentemente da questo, il _signum_ non è già -l'impronta di una certa forma? Se dunque il principium individuationis -non sta nella materia pura, ma nella segnata, e se per ottenere -questa designazione, o vogliam dire specificazione della materia è -pur necessaria la forma, egli è chiaro esser questa e non quella il -principio d'individuazione. - -[50] SCOTO, _quaest. in met._ VII, qu. 13, scol. 2 (_Opp._, IV, 700, -ed. Lione 1639): Eadem materia quae est sub forma unius individui -potest esse sub forma alterius consequenter. Ergo non est illud, quo -distinguuntur duo individua et quo hoc est hoc. - -[51] Intorno a Scoto tutto è ancora oscuro, il luogo di nascita non si -sa bene se sia in Iscozia, in Irlanda o nel Northumberland, e l'anno -stesso in cui nacque è incerto se sia il 1274, proprio quello in -cui morì S. Tommaso, ovvero il 1266. Giovanissimo entrò nell'ordine -dei Francescani, e a soli 23 anni insegnava con gran successo. Ma -ben presto la sua prodigiosa attività fu tronca dalla morte che lo -colse nel 1308, in Colonia, dove il Generale dell'ordine lo avea -chiamato a dar splendore a quell'antica scuola. L'Erdmann (_Grundriss -der Geschichte der Philos._, 3ª ed. I, 409 e segg.) pone il nostro -filosofo nel periodo della dissoluzione della scolastica. Ed in -verità quell'acume di dialettica, che fece meritare a Scoto il nome -di dottor sottile lo rende più atto a criticare le dottrine altrui, -che a costruirne nuove; a forza di distinzioni e suddistinzioni -notomizza e distrugge l'altrui pensiero; ma a questa forza d'analisi -non corrisponde quella potenza sintetica, che risplende nei periodi -creativi della filosofia. Per questa ragione lo Scoto attende più al -modo come si dimostra la dottrina, che alla dottrina stessa; onde da -lui prende origine quel fare scettico che trae in rovina il dommatismo -scolastico. Queste ragioni dell'Erdmann non son certo di poco valore; -ma non valgono a scuotere l'antica tradizione degli storici della -filosofia di mettere assieme i due grandi emuli, S. Tommaso e Scoto. -Non è punto vero che Scoto non abbracci una dottrina a preferenza -di un'altra. Tutt'altro. Egli invece sostiene un realismo, forse -più logico di quello di S. Tommaso, a costruire il quale ha bisogno -di attribuire realtà e consistenza ai concetti astratti più di quel -che facessero gli scolastici posteriori. Voglio dare un esempio. -Scoto combattè la dottrina tomistica degli attributi divini, i quali -solo a noi parrebber molteplici, mentre in realtà si riducono ad uno -nella semplicità dell'essenza divina, e non nasconde le conseguenze -pericolose di un siffatto docetismo, che minaccia la distinzione reale -delle persone. Aggiunge che non perchè gli attributi divini debbano -intendersi come infiniti, non per questo perdono la loro natura. E se -la saggezza, la bontà, la giustizia debbono elevarsi pel processo di -eminenza al massimo grado, non ne segue che la distanza, che separa -questi concetti, si raccorci. Questa critica è certamente fine, e se -fosse stata rivolta contro tutta la posizione della scolastica, che -cerca la luce dove più si addensano le tenebre, potremmo benissimo -mettere Scoto accanto all'Occam. Ma la cosa non sta così. Scoto vive -nello stesso ambiente di S. Tommaso, e combatte la dottrina di lui non -per mostrare l'impossibilità di quell'ibrido accozzo di dommatismo, -e razionalismo, ma per sostituire alla tomistica una dottrina non -certo più chiara, ma senza dubbio più vuota. Divinae perfectiones -distinguuntur ex parte rei, non realiter quidem sed formaliter. -Possiamo al più dire col Fiorentino che Scoto segna una transizione tra -il periodo della scolastica e quello della dissoluzione (_Manuale_, II, -110). - -[52] Duns Scoto, al pari dell'Erigena e dell'Avicembronio, attribuisce -alla materia il valore di sostrato universale. Il quale sostrato, -benchè destituito di ogni forma, non è una mera possibilità, -un'astrazione, come dice S. Tommaso; ma una realtà bella e buona. Si -materia non esset aliqua res actu, ejus entitas non distingueretur ab -entitate et actualitate formae, et sic nullam realem compositionem -faceret cum ea .... materia habet actualitatem aliam ab actualitate -formae. _De rerum principio_, Qu. 7, art. 1, 3 (_Opp._, ed. cit., III, -38). E questo sostrato generalissimo, che ripetiamo non è un'astrazione -ma realtà vera, è il fondo comune onde emergono e le sostanze sensibili -e le spirituali, e s'ha da chiamare _materia primo prima_ (Qu. 8, art. -3) cioè tale che non accoglie ancora nessuna forma nè accidentale nè -sostanziale, cujus actualitas est immediate prope nihil. (Ivi pag. 51). -Da questa materia _primo prima_ s'ha da distinguere la _secundo prima_ -(quae est subjectum generationis et corruptionis) e la _tertio prima_ -(cujuscunque artis et materia cujuslibet naturalis particularis). Se la -materia è il sostrato universale, il principio d'individuazione s'ha da -trovare nel principio opposto, nella forma. - -[53] Sono spesso citati i due passi seguenti. _De rerum principio_, -qu. 8, art. 4, 24 (_Opp._, III, pag. 52): Ego autem ad positionem -Avicembronis redeo; et primam partem, scilicet quod in omnibus -creatis per se subsistentibus, tam corporalibus, quam spiritualibus, -sit una materia teneo. Loc. cit., pag. 53: Mundus est arbor quaedam -pulcherrima, cujus radix et seminarium est materia prima, folia -fluentia sunt accidentia, frondes et rami sunt creata corruptibilia, -flos anima rationalis, fructus naturae consimilis et perfectionis -natura angelica. - -[54] Averroè nega la creazione nel tempo, se non si vuole ammettere -fuisse mutationem in ipso Deo; et principium concessum ab omnibus est, -quod nulla res se ipsam mutare potest. (_Destr. destr._, disp. 1, dub. -1). S. Tommaso non va certo tanto in là, ma confessa (_Summa st._, 1, -qu. 46, art. 2) mundum incipisse sola fide tenetur ... novitas mundi -non demonstrationem recipere ex parte ipsius mundi, unumquodque autem -secundum rationem suae speciei abstrahit ab hic et nunc .... similiter -etiam neque ex parte causae agentis, quae agit per voluntatem. Noi -riconosciamo col Talamo (_L'Aristotelismo della Scolastica_, pag. 158, -3ª ed.) che S. Tommaso non per ossequio ad Aristotele, ma in forza -d'argomenti razionali sostiene la sua dottrina. E pensiamo anche noi, -che dell'autorità del filosofo l'Angelico se ne sarebbe sbarazzato -presto, come fece nella stessa quistione quando prese a combattere gli -argomenti dell'ottavo della fisica. Il contrasto in cui si dibatteva -era più profondo, e stolti erano quei _murmurantes_ che chiudevano gli -occhi per non vedere. - -[55] _S. th._, I, qu. 50, art. 4. _De Ente et essentia_ c. 5. Sed -quum essentia simplicium non sit recepta in materia, non potest ibi -esse talis multiplicatio. Ed ideo non oporteat quod inveniantur plura -individua unius speciei in illis substantiis, sed quot sunt individui, -tot sunt species. - -[56] Il misticismo di S. Bonaventura si ricollega con quello dei -Vittorini. _Itiner. mentis ad Deum_, cap. 1. Cum beatitudo nihil -aliud sit quam summi boni fruitio, et summum bonum sit supra nos, -nullus potest effici beatus nisi supra seipsum ascendat ... Sed supra -nos levari non possumus, nisi per virtutem superiorem nos elevantem. -Quantumcumque enim gradus inferiores disponantur nihil fit nisi divinum -auxilium comitetur. La via di questa visione beatifica monta per -sei gradi, corrispondenti a sei facoltà dell'animo, senso, ragione, -intelletto, intelligenza, sinderesi, apex mentis. Nel primo grado -si conoscono le cose esterne in peso, numero, e misura. Nel secondo -queste cose esterne o macrocosmo vengono ripercosse nel microcosmo, e -conosciute per mezzo delle specie sensibili. Nel terzo lo spirito si -concentra in sè. Nel quarto già comincia ad escir di sè. Nemo cepit -nisi qui accipit, quia magis est in experientia effectuali quam in -consideratione rationali. Nel quinto si abbraccia l'unità divina. Nel -sesto le tre persone. - -[57] _Philos. princ._, c. 3; _Ars Magna_, part. 9, c. 64. Credere -non est finis intellectus sed intelligere; verumtamen fides est unum -instrumentum ad elevandum suum intelligere cum credere; et ideo -sicut instrumentum consistit inter causam et effectum, sic fides -consistit inter intellectum et Deum. Sotto Gregorio XI l'inquisitore -Eymerich estrasse dalle opere del Lullo cento passi incriminabili -tra i quali scelgo questi: 97. Quod fides est necessaria hominibus -insciis rusticis ministrantibus et non habentibus intellectum -elevatum .... homo subtilis facilius trahitur per rationem quam per -fidem. 98. Ille qui cognoscit per fidem ea quae sunt fidei, potest -decipi; sed ille qui cognoscit per rationem non potest falli. Voglio -anche addurre l'articolo seguente 99: interficientes haereticos sunt -injuriosi et vitiosi etc. (_Directorium inquisitionis_, Roma 1635, p. -277). In seguito alla denunzia dell'inquisitore, udito il parere di -Pietro vescovo d'Ostia ed altri venti maestri di teologia, Gregorio -XI ingiunge all'arcivescovo di Terragona: quod omnibus et singulis -eisdem personis vestrarum civitatum et dioecesum doctrinam seu potius -dogmatizationem, et usum hujusmodi librorum interdicere studeatis. La -bolla riportata nel _Directorium_ pag. 331 è del 25 gennaio 1376. Non -ostante questa condanna seguitarono i Lullisti, e nel rinascimento, -benchè fussero di nuovo condannate da Paolo IV, ebbero grande -importanza le teoriche del Lullo, talchè il Bruno scrisse un'_Ars -lulliana_. - -[58] È commovente la storia di questo francescano, che in luogo -di scrivere somme teologiche o commenti alle sentenze, fa ricerche -ed esperimenti fisici. Ed in grazia di tali studii tenuto per mago -vien più volte molestato, e in fine messo in prigione ove languisce -per nove anni. E poco dopo che ne esce muore pressochè ottantenne. -I papi gli furono ora amici, ora avversi. Clemente IV (1265-68) lo -apprezzò moltissimo, e lo eccitò a scrivere l'_Opus majus_; Niccolò -IV invece (1288-1292) fu inesorabile. Quanto valore dia Rogero -all'esperienza si può vedere nella parte 6ª del suo _Opus majus_, -cap. 1º. Duo enim sunt modi cognitionis, scilicet per argumentum -et experientiam. Argumentum facit concludere quaestionem sed non -certificat neque removet dubitationem, ut quiescat animus in intuitu -veritatis, nisi eam inveniat via experientiae. Il Bacone del secolo -XIII è il vero precursore del Verulamio. E forse in qualche punto gli è -superiore; perchè mentre questi non fa nessun conto della matematica, -quello comprende benissimo di quanto giovamento possa tornare alla -scienza sperimentale. Vedi _Opus majus_, pars IV, dist. 1. Et harum -scientiarium porta et clavis est mathematica. - -[59] Vedi la lettera di Gregorio IX a Federico II (Rieti 23 ottobre) -in BRÉHOLLES, IV, 918 e segg., e principalmente la lettera d'Innocenzo -IV del 1246. J: C. in apostolica sede non solum pontificalem sed et -regalem constituit monarchiam beato Petro ejusque successoribus terreni -simul ac coelestis imperii commissis habenis. - -[60] Vedi la lettera di Federico 20 settembre 1236 e il celebre -manifesto del febbraio 1246 in risposta alla scomunica d'Innocenzo IV. - -[61] _De regimine princip._, I. 14: In lege Christi reges debent -sacerdotibus esse subjecti. Di questo opuscolo tutto il primo libro -e i quattro primi capitoli del secondo appartengono all'Aquinate; il -resto, secondo il De Rubeis, al discepolo Tolomeo di Lucca. (_S. Thom. -Opp._, ed. Parma, XVI, 501). Sulle dottrine politiche di S. Tommaso -vedi BAUMAN, _Die Staatslehre des h. Thomas_, Leipz. 1873, specialmente -a p. 15, 75-81, 179. Lo Scaduto nel bel libro _Stato e Chiesa_, -Firenze 1882, pag. 34, mette una differenza tra la somma teologica e -l'opuscolo. Nè si può negare che nel _De Regimine_ è più nettamente -formolata la superiorità della Chiesa sullo Stato: ma anche nella -_Summa_ al disopra della legge umana è messa la divina, e tanto nel -_De Regimine_ quanto nella _Summa_ la Chiesa può sciogliere i sudditi -dall'obbedienza verso un Principe, che s'allontani dalla fede. - -[62] Vedi principalmente la terza parte del _De Monarchia_, ove -discute: an autorithas monarchae dependeat a Deo immediate vel ab -alio Dei ministro seu vicario. WEGELE, _Dante Alighieri's Leben und -Werke_, 3ª ediz., pag. 312: er muss zugleich auch als einer der ersten -ahnungsvoller Verkündiger des modernen Staats begriffen und anerkannt -werden. - -[63] In questo senso accetterei la nota del Prof. Del Lungo sul -ghibellinismo di Dante (_Dino Compagni e la sua Cronaca_, Firenze -1879, II, 605). Nessuno dubita che Dante avesse a disdegno i guelfi -e i ghibellini dei suoi tempi, partiti più municipali che politici, -e nutriti da discordie e rivalità di famiglia più che da contrasti di -idee. E ben a proposito il Del Lungo ricorda la nota terzina del VI del -_Paradiso_ - - L'uno al pubblico segno i gigli gialli - Oppone, e l'altro _appropria quello a parte_ - Sì che forte a veder è chi più falli. - -Ma col debito rispetto ad un così esperto conoscitore di quei tempi, -io non posso capacitarmi che Dante si fosse fatto ghibellno per -forza e non per intimo convincimento. Se ghibellino nel suo più alto -significato è colui che abbracciava in fatto di sovranità opinioni -del tutto opposte a quelle sostenute sempre dai Papi a cominciare da -Gregorio VII sino a Bonifacio VIII e Giovanni XXII, nessuno può dirsi -ghibellino meglio di Dante, il primo che seppe ridurre a teoria la -politica imperiale. Un altro forse prima di lui Engelberto, abbate -di Admont, scrisse un libro _de ortu, progressu et fine romani -imperii_; ma nè Dante conosceva quest'opera, nè dessa può reggere al -paragone della dantesca. Sarebbe adunque strano che il primo teorico -dell'Imperialismo fosse non un ghibellino, ma un guelfo. Ammetto bene -che i guelfi non volessero distruggere la potestà imperiale, ma neanche -i ghibellini la potestà papale. La quistione non era di distruggere -l'una o l'altra delle istituzioni, a cui tutti credevano; bensì o -di sottomettere l'una all'altra, ovvero di rendere l'una dall'altra -indipendente. Questo voluto guelfismo di Dante ha indotto il prof. -Del Lungo nella credenza che il Veltro debba essere un Papa non un -Imperatore (op. cit., p. 555), opinione vittoriosamente oppugnata dal -Fornaciari (_Studii su Dante_, pag. 25). - -[64] Vedi la seconda parte del _De Monarchia_: An Romanus populus de -jure monarchae officium sibi asciverit. Il Witte ha ben rilevata la -continuità della tradizione classica. - -[65] Le ragioni addotte dal D'Ancona (_Studii di critica e storia -letteraria_, pag. 72-83) mi pare mettano fuori di controversia che lo -_spirto gentil_ non possa essere Stefanuccio Colonna. E fra tutte le -ipotesi la più probabile resta sempre quella che riferisce la canzone a -Cola, interpetrando le parole: _un che non ti vide ancor da presso_ nel -senso: _non ti vide tribuno_. - -[66] Questa in fondo è la dimostrazione della prima parte del -_De Monarchia_: An de bene esse mundi monarchia necessaria sit. -L'imperatore è la miglior guarentìa della pace, della libertà e della -giustizia, perchè egli è spoglio di passioni, è un essere sovrumano. -Anche il Wegele pag. 348 riconosce la fallacia di questo ragionamento, -sebbene non ne rilevi il carattere medievale. - -[67] È nota la disputa tra il Witte ed il Böhmer da una parte ed -il Giuliani ed il Wegele dall'altra. A me pare molto più probabile -la congettura del Wegele che il libro sia stato scritto dopo la -consacrazione di Enrico VII, al quale vanno riferite le parole del -libro II, cap. I: reges et principes in hoc uno concordantes ut -adversentur Domino suo, et uncto (non unico) suo Romano principi. -Ma benchè questo libro sia posteriore agli scritti francesi, che -ricorderemo più sotto, pure ha una tinta medievale più spiccata. Il -Brice (_The holy Roman Empire_, 6ª ed., pag. 264) avea già notato: With -Henry the Seventh ends the history of the Empire in Italy and Dante's -book is an epitaph instead of a prophecy; con non minore acume il -Wegele (op. cit., pag. 334): unter diesen rückwärtsstrebenden Geistern -nimmt Dante den ersten Platz ein, und er hat diese seine Stimmung -so entschieden und sinnreich ausgesprochen, sie zu einem Sistem -ausgebildet und poetisch verewigt, das sie stets ein grosses Interesse -hervorgerufen hat, obwohl sie nichts war, als das kraftvolle tragische -Verneinen des unabänderlichen Fortschrittes der Weltgeschichte. - -[68] In 2 Sent., qu. 17: Non est ponenda pluralitas sine necessitate. - -[69] _Summa totius logicae_, I, cap. XV: Nullum universale esse aliqua -substantia extra animam existentem evidenter probari potest. - -[70] In _Sent._, prolog., qu. 1: Notitia intuitiva rei est talis -notitia virtute cujus potest sciri utrum res sit vel non sit. - -[71] In 1 Sent., dist. 3, qu. 2: Nec divina essentia nec divina -quidditas nec aliquid intrinsecum Deus, nec quid quod est realiter -Deus potest hic cognosci a nobis .... nihil potest probari naturaliter -cognosci in se nisi cognoscatur intuitive. - -[72] In 1 Sent., dist. 11, qu. 8. Non est quaerenda causa -individuationis nisi forte extrinseca. - -[73] Il Kopp, il Theiner ed il Ficker aveano già pubblicata la -bolla inviata da Bonifacio VIII all'elettore Duca di Sassonia -perchè favorisse le pratiche avviate presso Alberto d'Austria per la -retrocessione alla Curia romana dei diritti imperiali sulla Toscana. -Gl'importanti documenti pubblicati dal signor Levi (_Bonifazio VIII -e le sue relazioni col Comune di Firenze_, Roma 1882) mettono fuor -di dubbio questo intendimento, e l'occulto fine del processo contro -Lapo Saltarelli e della missione affidata a Carlo di Valois. Bonifazio -VIII con certo minore accorgimento e prestigio tentava ciò che sarebbe -parsa follia agl'Innocenzo III ed ai Gregorio IX! Questi fatti rendono -molto improbabile l'ipotesi, che la repubblica fiorentina mandasse da -ambasciatore al Papa l'Allighieri, se a quel tempo avesse egli già -pubblicato un libro così ostile alle pretensioni papali come il _De -Monarchia_. Nè parmi probabile che Dante lo scrivesse nel breve ed -agitato tempo che corse tra l'ottobre del 1301, data dell'ambasceria, -ed il gennaio 1302 data della prima condanna. Si potrebbe ammettere -come mi suggerisce un dotto e caro amico, che il _De Monarchia_ fosse -stato scritto prima dell'ambasceria e pubblicato dopo. Ma quando? Prima -della condanna? È possibile che Dante volesse rendere peggiori le sue -sorti, quando pendevano ancora indecise? Sulla pubblicazione del Levi -vedi una bella recensione di Augusto Franchetti nella _Nuova Antologia_ -del 1º gennaio 1883. - -[74] GOLDAST, _Monarchia_, I, 13. Il RIEZLER, _Die literarischen -Widersacher der Päpste zur Zeit Ludwig des Baiers_, pag. 145 e segg., -l'attribuisce al Dubois; perchè la sveltezza di questo dialogo mal -s'accorda colla gravità faticosa dei dialoghi autentici dell'Occam. -Oltrechè le edizioni più antiche danno il dialogo per anonimo, e solo -dall'edizione parigina del 1498 si cominciò ad attribuirlo all'Occam. -Una fedele esposizione del dialogo si può leggere nel libro dello -Scaduto: _Stato e Chiesa_, Firenze 1882, pag. 81 e segg. - -[75] _Tractatus de Jurisdictione Imperatoris in causis matrimonialibus_ -(GOLDAST, tom. II, p. 21). Cum enim secundum scripturas sacras atque -rationem naturalem inter infideles [non _fideles_ come è stampato -dal Goldast] verum licitum et legitimum reperiatur conjugium et -(prout etiam Romanorum Pontificum decretales testantur) infideles -constitutionibus ecclesiasticis non arceantur, evidenti concluditur -argumento, quod causa matrimonialis .... ad Imperatores legitimos -.... pertinebat, p. 23. In specie autem de Sacramento matrimonii (quod -etiam decretales Romanorum Pontificium dicunt apud fideles et infideles -existere) dicitur, quod ad Imperatorem, in quantum solummodo Imperator, -eo quod pluries Imperator extitit infidelis, causa matrimonialis -.... spectat. Queste citazioni bastano a provare come l'Occam senta -vivo il bisogno che il matrimonio diventi una istituzione dello stato -indipendente dalle confessioni religiose. Intorno allo scritto sullo -stesso argomento per Marsilio da Padova, la cui autenticità è da molti -revocata in dubbio, vedi RIEZLER, op. cit., pag. 234. - -[76] GOLDAST, II, p. 877. Anche Bonifazio nella lettera all'elettore -di Sassonia dice alludendo all'impero: quod fuerat ad medelam provisum, -tetendit ad noxam. - -[77] RIEZLER, op. cit., pag. 203 e segg. SCADUTO, op. cit., pag. 118. -Riscontrate anche l'opera recente del LABANCA, _Marsilio da Padova_, -Padova 1882, pag. 135. Acconsento al Labanca che il mettere nel popolo -la fonte della sovranità e non pure della temporale dell'Impero, ma -della spirituale della Chiesa sia un concetto moderno; ma ciò non -toglie che l'opera di Marsilio e pel fine che si propone, e pel metodo -che tiene sa del medievale in confronto del _Principe_ e dei _Discorsi_ -del Machiavelli, come ha ben detto il Villari, _Niccolò Machiavelli_, -II, pag. 237. - -[78] GOLDAST, I, p. 17: regnum Franciae dignissima conditione -Imperii portio est, pari divisione insignita, quicquid privilegii et -dignitatis retinet Imperii nomen in parte una, hoc regnum Franciae -in parte altera. Questo pensiero è comune agli scritti francesi del -1303 così nel trattato _De potestate regia et papali_ di Giovanni da -Parigi (RIEZLER, pag. 153; SCADUTO, pag. 93), come nella _Quaestio de -potestate papae_ (RIEZLER, pag. 142; SCADUTO, pag. 96). Anche OCCAM, -_Dialogus_, in GOLDAST, II, 876, secundum diversitatem qualitatem et -necessitatem temporum expedit regimina et dominia mortalium variari. - -[79] _De sui ipsius et multorum ignorantia liber_, ed. Basilea, pag. -1037, 1043. - -[80] Anche lo Zumbini, che rivendica contro il D'Ancona l'imperialismo -del Petrarca, scrive egregiamente: «In mezzo a quelle lotte della -Chiesa e dell'Impero, a quelle guerre crudeli, a quegli scandali -d'ogni maniera, il più offeso di tutti e insieme il solo incolpevole -era il popolo romano. Roma per il Petrarca era una grande vittima -e intemerata, e lei bisognava soccorrere anzi tutto». _Studi sul -Petrarca_, p. 254. - -[81] FIORENTINO, _Saggio sul Petrarca negli Scritti varii di -letteratura, filosofia e critica_. BARTOLI, _I primi due secoli -della letteratura italiana_, pag. 485 segg. In una serie di lettere -che il Petrarca diresse a parecchi in occasione della guerra tra -Genova e Venezia è messa in rilievo quest'opposizione tra barbari -ed italiani. Lib. XI, ep. 8 indirizzata il 18 marzo 1351 al Doge -Dandolo (FRACASSETTI, pag. 131): Ergone ab Italis ad Italos evertendos -barbarorum regum poscuntur auxilia. Unde infelix opem speret Italia, -si parum est quod certatim a filiis mater colenda discerpitur, nisi -ad publicum parricidium alienigenae concitentur? pag. 132: Postquam -alpes et maria, quibus nos moenibus natura vallaverat, et interjectas -obseratasque divino munere claustrorum valvas, livoris avaritiae -superbiaeque clavibus aperiendos duximus Cimbris, Hunnis etc. Lib. -XIV, ep. 5 al Doge e Consiglio di Genova dopo la vittoria riportata dai -Genovesi sui Veneziani (FRACASSETTI, pag. 295): Et de exterius quidem -hostibus (cioè degli stranieri che pugnavano insieme ai Veneziani) -non doleo. Quid enim laboribus italicis sua tela permiscent, venale -genus ac faedifragum, quos in longinquam infelicemque militiam nummus -impellit etc. Lib. XIV, ep. 6, indirizzata parimente ai Genovesi, -quando nell'anno appresso alla vittoria sui Veneziani si volsero contro -il re d'Aragona: Quod optabam video; ab ortu ad occasum victricia signa -convertite. Hic precor incumbite, viri fortes, hoc agite hoc pium, hoc -justum, hoc sanctum, hoc _minime italicum_ bellum est. Lib. XVII, ep. -3, dopo la disfatta dei Genovesi (FRACASSETTI, pag. 432): ab initio -et semper _a bello italico dehortatus_ eram: deinde autem de externo -hoste quaesitae victoriae plauseram. Lib. XVIII, ep. 16, allo stesso -Dandolo dopo le vittorie veneziane del 1354 (FRACASSETTI, p. 506): -Quousque enim miseri in jugulos patria et in publicam necem barbarica -circumspiciemus auxilia? Quousque qui nos strangulent pretio conducemus -.... nihil insanius quam quod tanta diligentia tantoque dispendio -Italici homines Italiae conducimus vastatores, pag. 510: nec tibi -persuadeas, pereunte Italia, Venetiam salvam fore. - -[82] D'ANCONA, _Il concetto dell'Unità politica nei poeti italiani_ -negli _Studi di Critica e Storia letteraria_; Bologna 1880, p. 30-31. -BARTOLI, _Appunti sulla politica del Petrarca_ nella _Rivista Europea_, -16 gennaio 1878. - -[83] Epist., Lib. XI, 8. A ragione il Bartoli scrive (op. cit. pag. -489): _Come il Petrarca si riconnette da un lato coll'Allighieri, -dall'altro sembra stendere la mano presaga al Machiavelli, il quale coi -versi di lui chiuderà il suo ritratto del Principe_. - -[84] Il D'ANCONA (opera citata, pag. 34) ricorda la famosa lettera [_De -rebus familiaribus_, III, 7] indirizzata a Dionisio di S. Sepolcro nel -1339: Certe ut nostrarum rerum praesens status est, in hac animorum -tam implacata discordia, nulla prorsus apud nos dubitatio relinquitur -monarchiam esse optimam relegendis reparandisque viribus Italis, quas -longus bellorum civilium sparsit furor. Haec ut ego novi, fateorque -regiam manum nostris morbis necessariam, sic te illud credere non -dubito nullum me regem malle, quam hunc nostrum, cujus sub ditione -vivimus. Si deve certo ammettere collo Zumbini (_Saggio_, pag. 84) -che la speranza posta in Roberto non durasse lungo tempo, perchè ben -presto il re napoletano si chiarì indegno dei suoi alti destini. Epperò -il Petrarca si volge altrove, nè indirizza al suo regale amico alcuna -esortatoria, nè sulla tomba di lui rimpiange le fallite speranze. Tutto -questo è vero ed acutamente notato, ma ciò non toglie che in questa -lettera il Petrarca parli sul serio, perchè Roberto, se gli fosse -bastato l'animo, era certo l'unico monarca, a cui si porgevano le più -favorevoli occasioni per fondare un grande stato. - -[85] RIEZLER, op. cit., pag. 215 e segg. LABANCA, op. cit., pag. 148 -e segg. FRIEDBERG, _De finium inter Ecclesiam et civitem regundorum -judicio_, pag. 71 e segg. - -[86] I Catari si dicevano così dal greco _catharos_ puro, perchè essi -soli si reputavano mondi dal commercio col cattivo spirito. HAHN, -_Geschichte der Ketzer im Mittelalter_, Stuttgart 1845, I, pag. 50; -SCHMIDT, _Histoire des Cathares_, Paris 1849, II, 276. - -[87] _Disputatio inter Catholicum et Patarinum_ in MARTÈNE ET DURAND, -_Thesaurus_, V, 1706: Deum creasse omnia concedo. Intellige bona, sed -mala et vana et transitoria et visibilia ipse non fecit, sed minor -creator Lucifer. Vedi EBRARDUS in GRETSER, XII, 11, 136. ERMENGARDUS, -ivi, pag. 223. - -[88] RAINERO SACCONI, _Summa de Catharis et Leonistis_ in DUPLESSIS, -_Collectio judiciorum_, pag. 48 a: Communes opiniones omnium Catharorum -sunt istae videlicet quod Diabolus fecit hoc mundum; pag. 52 a, _De -opinionibus Balasinanza_: Item quod utrunque principium sive uterque -Deus creavit suos angelos, et quod iste mundus est formatus et creatus -a malo Deo. - -[89] _Summa_, pag. 52 b: Johannes de Lugio dicit quod omnes creaturae -sunt ab aeterno bonae cum Deo bono, et malae cum Deo malo; pag. 53 -b: Deus vult et potest omnia bona sed impeditur haec Dei voluntas et -potentia ab hoste suo. - -[90] _Summa_, pag. 54 b, _Sequitur de propriis opinionibus Catharorum -de Concorrezio_: Deus ex nihilo creavit angelos et quatuor elementa ... -diabolus de licentia Dei formavit omnia visibilia. Lo stesso Rainero -ci fornisce preziose notizie sulle varie sette catare, in ispecialità -italiane. I più rigidi erano chiamati, senza dubbio dal luogo di -origine del Catarismo, _Albanenses_. I quali alla lor volta divisi sunt -in duas partes: Hujus partis (quella che si teneva stretta all'antica -tradizione) caput est Balasinansa Veronensis eorum episcopus; alterius -vero partis (la più esagerata) est Johannes de Lugio Bergamensis -(pag. 51 b-52 a). Da queste due parti che costituivano i dualisti -rigorosi, si debbono distinguere i dualisti temperati, dei quali -alcuni si chiamavano da Concorrezo [non dalla modenese Correggio, nè -dalla dalmata Gorizia, come crede lo Schmidt (op. cit., II, 285), ma -da Concorrezo in Lombardia, circondario di Monza]; altri dicevansi -Bagnolensi o Bajolensi [da Bagnolo nel Milanese]. _Summa_, pag. 51 -b: illi autem de Concorrezo diffusi sunt fere per totam Lombardiam; -Baiolensi Mantuae, Brixiae, Bergami et in comitatu mediolanensi. Alla -frazione più temperata appartengono gli Slavi _Bogomil_, o amici di Dio -come spiega Gieseler in Schmidt loc. cit. - -[91] Anche Giovanni di Lugio credeva quod omnes (?) animae liberabuntur -in fine a poena et culpa (_Summa_, pag. 54 b). - -[92] BONACURSUS in D'ACHERY, _Spicilegium_, I, 208: Sententia tamen -omnium est illa elementa diabolum divisisse. - -[93] MONETA, _Adversus Catharos_, Roma 1743, pag. 105: illi enim -Cathari, qui duo ponunt principia dicunt populum Dei constare -ex tribus, scilicet corpore, animo et spiritu praesidente -utrique. Questa antica opinione che si riadduce alle distinzioni -platonico-aristoteliche delle parti dell'anima era stata accettata -dai Padri, come Giustino Taziano ecc. Vedremo che la Gnosi sapea -distinguere nell'uomo due anime, la buona e la cattiva. Lo stesso -affermano i Manichei. (GIESELER _Kirchengeschichte_, I, 306). - -[94] MONETA, 105 B: Sciendum est, quod per spiritum intelligunt isti -Heretici Angelos, de quibus legitur «Qui facit angelos suos spiritus -(Paul. ad Hebr. I, 7)». - -[95] ALANUS, _Adversus haereticos et waldenses_, pag. 53: Hi autem -volunt dicere, ideo resurrectionem non futuram, quia anima perit cum -corpore... Moyses dicit animam esse in sanguino, et sic videtur quod -pereunte sanguine, pereat anima. In questo luogo par che Alano non -faccia distinzione tra i Catari e quelli che negano la immortalità -dell'anima. Al contrario Moneta, pag. 416: In hoc autem non arguo -Catharos (vale a dire animas hominum cum corporibus interire). -L'equivoco nasce dal doppio senso della parola anima, ora intesa come -spirito, ora come principio vitale. - -[96] V. SCHMIDT, II, 59, che cita Euthymius Zigadenus, _Narratio de -Bogomilis_, ed. Gieseler, Gottinga 1842, pag. 8. - -[97] MONETA, pag. 63: de libero arbitrio quod isti negant esse in -populo Dei. E le ragioni di questa negazione vi sono molto sottilmente -esposte. Hujus rei caussa una est quia si populus Dei haberet liberum -arbitrium ad utrumque, scilicet ad bonum et ad malum, ab eodem fonte et -eadem natura esset bonum et malum, sic ergo non esset necesse ponere -duos Deos... Secunda causa quia Deus non habet liberum arbitrium; non -habet flexibilitatem ad bonum et ad malum. Unde ergo haberet populus -Dei liberum arbitrium? L'HAHN, op. cit., I, 69, giustamente osserva che -la negazione del libero arbitrio è intimamente collegata colle dottrine -dei dualisti rigorosi, perchè secondo loro, finchè l'anima è in potere -del cattivo spirito non può far bene, e quando al contrario in virtù -del _consolamentum_ se ne libera non può far male. - -[98] V. SCHMIDT, _Histoire des Cathares_, II, 24. - -[99] _Summa_ in DUPLESSIS, pag. 52 a: _De opinionibus Balasinanza_ -Diabolus cum suis angelis ascendit in coelum, et facto ibi proelio -cum Michaele Archangelo, extraxit tertiam partem creaturarum Dei et -infundit eas quotidie in humanis corporibus et brutis. - -[100] MONETA, pag. 4: Credunt etiam quod Diabolus, invidens Altissimo, -caute ascendit in coelum Dei sancti, et ibi colloquio suo fraudolento -praedictas animas decepit, et ad terram istam et caliginosum aerem -duxit. Rainero dice di Giovanni di Lugio (_Summa_ pag. 53 b): Igitur -cuncta animantia participabant calliditate, sed plus omnibus serpens, -et ideo per eum est facta deceptio. Ma questo inganno pare che non sia -volontario nè per chi l'ordisce nè per chi lo soffre, perchè nihil est -quod habet liberum arbitrium, etiam Deus summus. - -[101] _Summa_, pag. 54 b: Diabolus formavit corpus primi hominis et -in illum effudit unum angelum, qui in modico jam peccaverat. Item quod -omnes animae sunt ex traduce ab illo angelo. Questo domma dell'unicità -dell'elemento spirituale in tutti gli uomini ha una lontana parentela -coll'intelletto unico e separato degli Averroisti. - -[102] _Summa_, pag. 55 b: Bajolensi conveniunt cum praedictis Catharis -de Concorrezo fere in omnibus opinionibus excepto hoc scilicet, quod -dicunt quod animae sunt creatae a Deo ante mundi constitutionem, et -quod tunc etiam peccaverunt. - -[103] _Summa_, pag. 52 a: Et etiam de uno corpore eas transmittit in -alium, donec omnes reducentur in coelum. - -[104] Anche l'antico manicheismo insegnava questa dottrina. Socrate, -_Hist. eccl._ cap. XVII: Manes... animorum ex uno corpore in aliud -manifesto tradit, Empedoclis, Pithagorae et Aegiptiorum secutus -opiniones. - -[105] Quest'opposizione tra il vecchio e nuovo Testamento è un retaggio -gnostico e manicheo. MONETA, pag. 143: Cathari Deum veteris testamenti -... reprobare nituntur... Objectionem haereticorum ex quatuor -radicibus procedunt. Prima ex contrarietate, quae videtur inter vetus -testamentum et novum. Secunda ex mutabilitate ipsius Dei, quae ex ipsis -scriptum apparet. Tertia ex crudelitate ipsius, quae in scripturis -ostenditur. Quarta ex mendacio (il testo ha erroneamente: _mandato_), -de quo Deus ipse in scripturis arguendus videtur. — Concordi le altre -testimonianze. EBRARDUS in GRETSER, tom. XII, pars 2, pag. 127: Ipsi -vero contra conditorem suum latrant, tanquam canes, Dominum ignorantes -et hinc inde de Veteri Testamento quae non intelligunt testimonia -congregantes, simplicium corda decipiunt. ERMENGARDUS in GRETSER, -loc. cit., pag. 224: Dicunt haeretici Legem Moysi ab omnipotenti Deo -non esse datam, sed a principe malignarum spirituum. Anche intorno a -questo punto v'ha differenza tra le sette catare. _Summa_, pag. 52 a: -Balazinanza tenet quod diabolus fuit auctor totius veteris Testamenti, -exceptis his libris Job, Psalterio ecc.; pag. 54 b: Cathari de -Concorrezo reprobant totum vetus Testamentum, putantes quod Diabolus -fuit auctor ejus. - -[106] MONETA, pag. 234: In hoc autem tertio capitulo de Christo -errant Cathari, qui puram creaturam eum confitentur; pag. 239: Ad idem -inducunt illud Apoc. VII, 2, ubi Johannes ait «vidi alterum angelum» si -ergo fuit angelus, et non Deus. - -[107] Nel decreto del concilio Lateranense, e in quello di Federigo II -si parla di _Patarenos_, _Leonistas_, _Arrianistas_. - -[108] Moneta, pag. 247: Qui eam (carnem) credunt a Diabolo fabricatam. -Dicunt enim quod non habuit vere corpus humanum sed phantasticum. -_Liber inquisit. tholosanae_, ed. LIMBORCH, pag. 92: cum verum corpus -humanum et veram carnem hominis ex nostra natura ipsum (Christum) -denegas assumpsisse. Il Sacconi nella _Summa_ attribuisce queste -opinioni docetiche a Balasinanza, p. 52 a: quod Dei filius non -assumpsit humanam naturam in veritate sed ejus similem .... nec vero -comedit et bibit nec vere passus est et mortuus et sepultus, nec ejus -resurrectio fuit vera, sed fuerunt haec omnia putative. Giovanni di -Lugio non pare abbia avute opinioni meno docetiche degli altri catari, -perchè al passo della _Summa_ citato dall'Hahn, I, 65: quod Cristus -natus est secundum carnem .... et vere passus est, crucifixus mortuus -et sepultus, segue quest'altro: putat quod omnia ista fuerunt in alio -mundo superiori et non in isto. I Concorrezesi soltanto dicunt quod -Christus non assumpsit animam humanam; sed fere omnes credunt eum -assumpsisse carnem humanam de B. Virgine (pag. 55 a). Secondo questa -testimonianza i Concorrezesi più che docetisti sarebbero monofisiti. - -[109] Anche Manes secondo Socrate, loc. cit.: Christum natum esse non -vult; illum spectrum fuisse dicit. - -[110] Questo docetismo lo estendono anche alla vergine Maria. MONETA, -pag. 243: Machinantur autem insuper illum Angelum, qui in muliebri -forma appellatus est Maria, assumpsisse intra se alium Angelum, qui -dictus est Jesus, et sic deceptorie mater putaretur et diceretur -ipsius. _Liber inquisitionis_ loc. cit.: Mariam matrem Dei et Domini -Jesu Christi non esse nec fuisse mulierem carnalem asseris et mentiris, -sed tuum ac tuorum ecclesiam... mentiendo confingis hanc esse Mariam -virginem in tenebris dogmatizas. Il Sacconi attribuisce questo errore -ad un Nazario Concorrezese: quod B. Virgo fuit Angelus (pag. 55 a), -ed al vescovo Balasinanza (pag. 52, B), virginem, quam dicunt esse -Angelum. - -[111] MONETA, pag. 256: Forte dices quod non est passus, nec mortuus, -nec aliquam angustiam sustinuit, licet ita videtur. - -[112] BONACURSUS in D'ACHERY _Spicilegium_, pag. 207: Beatum Sylvestrum -dicunt Antichristum fuisse ... a tempore illo dicunt Ecclesiam esse -perditam. MONETA, 263 et de Sylvestro volunt intelligere illud 2 -_Thessalon_. II 3: Homo peccati, filius perditionis. - -[113] ALANUS, pag. 134: Dicunt quod in altari est panis post -consacrationem, quia ibi prius fuit panis, ed adhuc est forma panis. -ECKBERTUS, sermo XI in GALLANDI, XIV, 478: vos omnino renuitis credere -quod ab aliquo sacerdote sive bono sive malo possit ulla consecratione -fieri corpus Domini. - -[114] MONETA, pag. 290. Alii autem intelligunt illa verba Domini: Hoc -est corpus meum: id est significat sicut illud in 1 Cor. 4 «Petra erat -autem Christus» idest significat Christum. Ebrardus contra Waldenses -cap. 8, in GRETSER, XII, 2, pag. 146 sed objiciunt increduli dicentes; -verba sancta dicunt esse _panem_; quia cibus animae sunt verba -evangelica. A sostenere la loro interpetrazione simbolica i Catari -adoperavano per sino argomenti filologici, come quello strano citato da -Ermengardo cap. 11, in Gretser loc. cit. pag. 231, _hoc_ non refertur -ad panem .... sed ad corpus suum. - -[115] Cujus opinionis causa prima est, quia istum materiale panem, et -vinum mala esse dicunt; asserunt enim quidam eorum a Diabolo creata -esse. (MONETA, pag. 295). Cfr. _Summa_, pag. 49, verum tamen albanenses -dicunt, quod ille panis non benedicitur, cura ipse panis sit creatura -diaboli, et in hoc differunt a coeteris omnibus qui dicunt quod ille -panis vere benedicitur. Nemo tamen ex iis credit quod ex illo pane -conficiatur corpus Christi. - -[116] Vedi nel DUPLESSIS il brano della cronaca di Rodolfo Cogeshalense -che si riferisce all'eresia dei Poplicani o Paoliciani. Ermengardus -cap. 17 in GRETSER, XII, 2, pag. 239: nec defunctos vivorum beneficiis -et orationibus relevari. Eckbertus, _sermo_ IX, in GALLANDI, XIV, 466: -animae defunctorum vel in aeterna beatitudine collocentur, vel aeternis -suppliciis tradantur, atque hac ratione nec malis prodesse nec bonis -necessarium esse ut pro eis orationes fiant, aut missae celebrentur. - -[117] MONETA 371: Omnes autem haeretici tam Cathari, quam pauperes -Lugdunenses, hoc (Purgatorium) negant. _Summa_ pag. 50 a: Deus nemini -infert poenam purgatoriam, quam penitus esse negant. - -[118] MONETA, pag. 347: Cathari horum corporum resurrectionem negant, -et hoc ideo quia ea a Diabolo creata vel facta credunt esse.... artifex -tantum remunerabitur non corpus. Vedi Ebrardo cap. 16. - -[119] _Liber inquisitionis tholosanae_, pag. 37: Et sigillatim omnia -sacramenta ecclesiae scilicet eucharistiae et altaris ac baptism aquae -corporalis damnant. Ivi pag. 85: baptismus .... fit in aqua corrupta - -[120] MONETA, pag. 284: Parvuli non sunt docendi.... ergo non sunt -baptizandi ... prius ergo est quod homo poeniteat de peccato suo, -deinde baptizetur. ECKBERTUS, sermo VIII, 1, in GALLANDI, XIV, 464: -Nam baptizandum quidem esse hominem dicitis cum ad annos discretionis -pervenerit. - -[121] MONETA, pag. 460: Impugnant Ecclesiam etiam in picturis et -imaginibus dicentes quod nos sumus Idolatrae, qui imagines adoramus. - -[122] EBRARDO, cap. 4, in GRETSER, XII, 2, pag. 131. Objiciunt enim -Dominus non in manufactis habitat. ERMENGARDO, cap. 9, in GRETSER, -loc. cit., pag. 230. Omnes haeretici Ecclesiam manufactam et altaria -.... et omnia ornamenta ecclesiastica ad nihilum deputant et ad salutem -animorum nihil proficere dicunt. - -[123] MONETA, pag. 461: Et dicit quod ignominiam Christi adoramus, -et ejus ignominiam nostrae fronti imponimus. _Liber inquisitionis -tholosanae_, pag. 348: Item quod crux Christi non debebat adorari, quia -nullus adoraret furcas in quibus pater suus fuisset suspensus. - -[124] Nella lettera di Evervino a S. Bernardo (op. S. Bern., -ed. Mabillon, pag. 1487): Dicunt qui se tantum Ecclesiam esse et -apostolicae vitae veri sectatores permanent, ea quae mundi sunt -non quaerentes, nec domum, nec agros, nec aliquid possidentes sicut -Christus non possedit. È importante notare che i Catari proibivano -anche l'andare accattando al modo dei frati mendicanti. MONETA, pag. -451: Et de elemosynis quaerere victum et vestitum blasphemant ... -Objiciunt etiam illud Matth. VI, 25 «Ne soliciti sitis animae vestrae -quid manducetis ecc.» si enim quaerimus quotidie, inde soliciti sumus; -pag. 453: Objiciunt etiam et dicunt quod contra verba Apostoli venimus, -quia non laboramus manibus nostris. - -[125] MONETA, pag. 513. Isti etiam haeretici omne bellum detestantur -tanquam illicitum, dicentes quod non sit licitum se defendere, pag. -515. Objiciunt etiam illud Matt. V, 38 «Audistis quia dictum est oculum -pro oculo et dentem pro dente. Ego autem dico vobis non resistere -malo», pag. 506. Objiciunt Matt. XXII, 7 «Perdidit homicidas illos», -pag. 507: et illud Matt. V, 44 «Benefacite his qui oderunt vos». - -[126] Il SACCONI, nella _Summa_, pag. 48 b: Item quod potestates -seculares peccant, mortaliter puniendo malefactores vel haereticos. Che -il _mortaliter_ si debba unire a _puniendo_ non a _peccant_ è provato -da Ebrardo, il quale riferisce a pag. 157 che gli eretici solevano -obbiettare: dictum est non occides. Vedi anche a pag. 159 cum sitis -homicidae, homicidas occidere prohibetis. Ermengardo nel cap. XIX parla -solo di _occisione hominis_ non dell'impunità del malfattore. - -[127] Nè il Moneta, pag. 138 e segg. nè l'Alano pag. 169-70 scoprono -il vero motivo del divieto di mangiar carne, comune a tutti i credenti -nella metempsicosi. ECKBERTO, sermo IV, ha in GALLANDI XIV, 458: Ratio -vestra, quia de coitu nascitur omnis caro. Secondo questo autore, pag. -459 pare che ai Catari fosse concesso mangiar pesci. _Summa_, pag. 48 -b: Credunt quod comedere carnes, et ova, vel caseum, etiam in urgenti -necessitate sit peccatum mortale. Ivi pag. 50 a: non enim gravius -puniretur Catharus si biberet toxicum volens occidere se ipsum, quam si -pro morte vitanda comederet pullum de consilio medicinae vel in aliquo -casu necessitatis. BONAC. in D'ACHERY, pag. 209: Quis manducaverit -carnem .... damnationem sibi manducat. Sui testi biblici che solevano -addurre, vedi BONAC. in MANSI, _Miscell. Baluz._ II, 583. - -[128] MONETA, 315: Haeretici conjunctionem istam illegitimam dicunt, -idest contra Dei legem ... quia credunt corpus maris et foeminae -a diabolo fuisse factum. Matrimonium carnale fuit semper mortale -peccatum. _Summa_, 48 a: Item communis opinio omnium catharorum est -quod matrimonium carnale semper fuit mortale peccatum, et quod non -punietur quis gravius in futuro propter adulterium vel incestum quam -propter legittimum conjugium. Fra i Catari alcuni limitavano il divieto -alle seconde nozze. ECKBERTUS, sermo VI, 12, in GALLANDI, XIV, 457: -quidam vestrum, videlicet sequaces Hartuvini, mussitant quod illud -conjugium solum justum est, in quo virgines conjunguntur, et quod unam -prolem tantum gignere debent. - -[129] Lo Schmidt osserva (II, 88) che solo i Bogomil, e i Concorrezesi -avrebbero diritto di ammettere l'assoluto divieto del matrimonio, -perchè secondo loro colla nascita di nuovi organismi si creano nuove -anime, e nuove vittime del demonio. Ma non così dovrebbero pensare -i dualisti assoluti, che ammettono o uno spirito solo o un numero -determinato di anime trasmigranti. Queste finchè si purificano debbono -pure passare per altri organismi, e non si capisce perchè si vieti a -coloro che non sono ancora perfetti di porre al mondo nuovi organismi, -e assicurarsi così la dimora durante l'espiazione che ancor resta -da fare. L'osservazione parmi più ingegnosa che vera, perchè tutti -i Catari debbono condannare come impuro il commercio del corpo, -creatura del diavolo. E l'astensione dai piaceri corporei è il mezzo -più acconcio perchè i meno perfetti si correggano. ECKBERTO, sermo -V, 6 (GALLANDI, XIV, 455) dice: Innotuit mihi per quosdam viros, qui -exierunt de societate vestra .... dicitis enim quod fructus ille de quo -praecepit Deus primo homini in Paradiso, ne gustaret ex eo, nihil aliud -fuit nisi mulier .... Ex hoc probatis, omne genus humanum .... natum -esse ex fornicatione et neminem salvari posse nisi purgatus fuerit per -orationes et sanctificationes eorum, qui inter vos perfecti vocantur. -Anche l'HAHN (op. cit., I, 86), giustamente connette col principio -fondamentale della mortificazione della carne il divieto della -congiunzione carnale. - -[130] _Liber inquisitionis tholosanae_, pag. 179: Item tu (Petre -Raymonde de Hugonibus) ipse vitam corporalem volontarie tibi -subtrahis .... quia posuisti te in illa abstinentia quam haeretici -vocat _enduram_, in qua endura jam per sex dies sine cibo et potu -stetisti; pag. 204: Montolina .... in ultimo fine suo posuit se -in endura haereticorum, in qua endura sine infermitate alia multis -diebus perdurans fuit hereticata (ebbe il consolamentum); pag. 33: -Guilielma uxor quondam Martini de Proaudo .... mortemque corporalem -sibi accelerans, sanguinem minuendo, balneum frequentando, potumque -letisferum .... avide assumendo ad mortem festinavit. In altro luogo -è detto che Guglielma pregò la sua infermiera quod omnino perforaret -eam cum dicta alzena (sutoris) in latere in illa parte in qua erat -cor (pag. 71). I Catari di Monteforte nel 1030 dichiararono secondo -Landolfo seniore (MURAT. _Script._ IV, 90) proximus noster, antequam -animum damus, quoquomodo interficit nos. In quanto al suicidio -ricordiamo che S. Ambrogio e S. Crisostomo lodarono e la Chiesa -santificò la fanciulla Pelagia, che per salvare il suo onore si -precipitò dal tetto di sua casa. LECKY, _History of European morals_, -II, 49. - -[131] _Liber._ pag. 76: dicta Guilielma instanter petiit .... quod mors -sibi acceleraretur timens capi per inquisitores. - -[132] LAMI, _Antichità toscane_, II, 556. MONETA, 469: Cathari vero -ponunt quod semper fuit malum (il giuramento) sicut adulterium et -homicidium. _Summa_, 486: Item quod non licet jurare in aliquo casu, et -ideo hoc esse peccatimi mortale. - -[133] EBRARDUS in GRETSER, XII, 2, 241, adduce i testi biblici dei -quali si servivano: objicis illud «nobite jurare omnino». Item objicis -«sit sermo vester est, est: non, non». - -[134] Questa spiegazione parmi, o che io m'inganno, migliore di -quest'altra adottata dallo Schmidt (II, 83): on ne rougit pas, en -consentant à jurer de paraître capable de mensonge jusqu'à ce qu'on ait -confirmé la vérité par un serment. L'orgoglio di volere essere creduto -sulla semplice parola sarebbe un motivo molto impari al rigore del -divieto, e poco conforme all'umiltà dei Catari. - -[135] In una lettera scritta dalla chiesa di Liegi a Lucio II, nel -1144, e riportata da Martene _Amplis. collect._ I, 776: Haeresis haec -diversis distincta est gradibus, habet enim _auditores_ qui ad errorem -initiantur; habet _credentes_, qui iam decepti sunt (SCHMIDT, II, 98). -Petrus Vallisarnensis Historia Albigensium cap. 2: Sciendum autem quod -quidam inter haereticos dicebantur Perfecti, sive Boni Homines, alii -Credentes. - -[136] SCHMIDT, loc. cit., riproduce questo passo dagli atti -dell'inquisizione di Carcassona. Non omnibus credentibus suis dicunt -omnia ... nisi solum bene suis familiaribus et bene firmis. - -[137] I Catari tenevano a chiamarsi i veri seguaci di Cristo, e -vivamente protestavano contro l'accusa di eresia. Lo Schmidt riporta -dagli atti dell'Inquisizione di Carcassona (manoscritti della -Biblioteca Nazionale di Parigi) questo passo: Malae gentes nos vocant -haereticos, et nos sumus haeretici, imo sumus boni christiani. _Liber -inquisitionis tholosanae_ pag. 37: et nos omnes de ecclesia romana -versa vice asserunt haereticos et errantes. - -[138] Manus impositio vocatur ab eis consolamentum et spirituale -baptisma sive baptisma Spiritus Sancti (_Summa_, pag. 48 b). -L'inquisitore schernisce la funzione catara con un bisticcio -linguistico secondo il gusto del tempo nel _Liber inquisitionis_ pag. -33: consolamentum immo verius desolamentum. - -[139] MONETA, 278. Dicunt etiam quod a Diabolo fuit ille baptismus, et -ad nihil utilis nisi ad impediendum Christi baptismum. - -[140] _Summa_, pag. 52 a: caeteri Patres antiqui atque beatus Johannes -Baptista fuerunt inimici Dei. Questa sarebbe stata l'opinione di -Balasinanza, di Giovanni di Lugio (pag. 54 a), e dei più tra i -Concorrezesi (pag. 55 a). PETRUS VALLISARNENSIS, cap. 2: Johannem -Baptistam unum esse de majoribus Daemonibus asserebant. EBRARDUS, cap. -13: Diffidentes etiam de Domini praecursore vitam ejus repudiant et -baptismum. - -[141] MONETA, 282. Ex quo patet quod Baptismus Ecclesiae alius est quam -Baptismus Johannis et quam doctrina et impositio manuum. - -[142] MONETA, 280. In primis autem illud inducunt quod habetur -Actorum VIII 14, 17. Ecce quod dicitur hic quod receperunt Spiritum -Sanctum per impositionem manuum et non per baptismum aquae materialis, -ergo in baptismo non datur peccatorum remissio. L'imposizione delle -mani è certo il miglior simbolo del battesimo col fuoco, perchè il -porre le mani sopra una parte del corpo ne aumenta il calore; ma -ciò non pertanto parecchi catari alla stessa imposizione delle mani -attribuivano poco valore. _Summa_, pag 48: Albanenses enim dicunt quod -ibi manus nihil operatur, eum ipso ex Diabolo sit creata secundum eos, -ut inferius dicetur, sed sola oratione dominica quam ipsi tunc dicunt -qui manus imponunt. - -[143] _Summa_ 48 b: Non sit aliqua remissio peccatorum si illi, qui -manus imponunt sint tunc in aliquo peccato mortali. Racconta ECKBERTO, -sermo XI, 8, in GALLANDI, XIV, 480, fuit mihi concertatio de his rebus -quadam vice in domo mea Buonae cum quodam viro qui suspectus erat nobis -quod esset de secta Catharorum, et contigit ut incideremus ad loquendum -de sacerdotibus malis, et dicebat ita de eis: Quomodo fieri potest ut -qui tam irrationabiliter vivunt distribuant in Ecclesia corpus Domini? - -[144] MONETA, pag. 274. Nullus Spiritum Sanctum habens potest peccare. - -[145] MONETA, pag. 275. Notandum quod _aliqui_ Cathari dicunt modo quod -amitti potest, sed amissus recuperari non potest: sua fide recedendo, -vel eum impugnando amittitur. Parmi che non ci sia tra i due passi -contraddizione, come crede lo Schmidt; perchè il testo 274 si riferisce -ad alcuni Catari, e ad altri il 275. - -[146] Nel Concilio lombariense del 1165 venner condannati quidam qui -se faciebant appellari boni homines. _Liber sententiarum inquisitionis -tholosanae_, pag. 6: et ipsos haereticos quos _bonos homines_ appellas -et dicis, tu asseris posse dare ad salutem spiritum sanctum illis quos -recipiunt. Anche in Germania pare che prevalesse questa denominazione. -Vedi l'anonimo di Passau in Gretser, XII, 2, 31: Sed perfecti qui -consolati vocantur in Lombardia et in Theutonia _boni homines_ -vocantur. - -[147] _Summa_, 48 b. Cathari quoque ad instar simiarum, quae hominis -acta imitari conantur, quatuor habent sacramenta, falsa tamen et inania -illicita et sacrilega quae sunt: manus impositio, panis benedictio, -poenitentia, et ordo. - -[148] SACCONI in _Summa_, 48 b: Panis benedictio est quaedam fractio -panis quam ipsi quotidie faciunt tam prandio quam in coena. - -[149] _Summa_, pag. 49 b. Fit etiam ista confessio publica coram -omnibus, qui ibi sunt congregati, ubi multoties sunt centum et plures -viri et mulieres et credentes eorum Cathari. MONETA, pag. 305. Peccant -autem circa confessionem arbitrantes quod non est necessarium eam fieri -sacerdoti et quod sufficiat si fiat Deo soli. Pag. 306, objiciunt illud -Ezech. quacumque hora ingemuerit peccator etc. - -[150] _Summa_, pag. 50 b, ordines Catharorum sunt quatuor. Ille qui est -in primo et maxime ordine vocatur Episcopus. Ille qui in secundo filius -major. Qui in tertio filius minor. Qui in quarto vocatur Diaconus. - -[151] Mortuo episcopo, filius minor ordinabat filium majorem in -Episcopum. _Summa_, 51 a. - -[152] Illa vero, quae supra dicitur de Episcopo mutata est ab omnibus -Catharis morantibus extra mare, dicentibus quod per talem ordinationem -videtur quod filius instituat patrem, quod satis apparet incongrum; -unde fit modo aliter in hac forma, scilicet quod Episcopus ante mortem -suam ordinat filium majorem in Episcopum. _Summa_, loc. cit. - -[153] Notiamo che lo Schmidt ammette tra le dottrine primitive del -Catarismo la condamnation de l'ancien Testament comme oeuvre du démon -(II, 273). - -[154] Der Gnosticismus mit der alexandrinischen Religionsphilosophie -und dem Neuplatonismus unter einen und denselben Gesichtspunkt gehört. -Alle diese Erscheinungen haben etwas gemeinsames und verwandtes, sie -sind ebenso religiöser als speculativer Natur. BAUR, _Vorlesungen über -die christliche Dogmengeschichte_, I, 177. - -[155] Lo Schmidt ben conosce l'antichità di questa tradizione (II, -253) Au onzième siècle ils sont ainsi appelés par le moine Adémar de -Chabanois, par l'évêque Roger de Chalons etc. - -[156] Non sarà inutile dare in questa nota un breve cenno dei gnostici, -i più antichi precursori dei Catari. Tutti gli storici della Chiesa -s'accordano nel dividere lo gnosticismo in due grandi categorie, -l'alessandrino e l'orientale. Il primo s'inspira all'emanatismo -delle ultime speculazioni greche, e non arriva in pratica fino alle -estreme conseguenze ascetiche, come il divieto del matrimonio. Il -secondo invece s'informa alle tradizioni orientali, e invece del -monismo emanatistico pone uno spiccato dualismo. Alla prima categoria -appartengono Basilide e Valentino, alla seconda Saturnino e Bardesane. -Secondo Basilide, che insegnava in Alessandria intorno al 125 d. C., -dall'Entità suprema (_theòs arrētos_ l'Innominabile) emanano sette -potestà (_dinàmeis_) che sono _noûs_, _lògos_, _phronēsis_, _sophia_, -_dinamis_, _dìceosynē_, _eirēne_; ragione, verbo, saviezza, scienza, -potestà, giustizia, pace, le quali formano il primo regno degli -spiriti, _ouranòs_. Da questo primo cielo nasce un secondo, dal secondo -un terzo e così di seguito fino a 365 cieli, coll'avvertenza che il -seguente è sempre meno perfetto di quel che precede. L'ultimo cielo ha -sette angeli, ciascuno dei quali è creatore del mondo terrestre; ma più -di tutti il primo angelo (_ò ărchon_) che è il Dio adorato dagli Ebrei. -Perchè lo spirito umano torni al regno celeste, la prima delle potestà, -il nous, si unisce nel battesimo coll'uomo Gesù. Per Valentino [che nel -140 d. C. da Alessandria andò a Roma, e di là a Cipro ove morì nel 160] -dall'Ente primo o _bitòs_ profondità emanano le potestà, o eoni, come -ei li vuol chiamati; ma non è l'ultimo eone, che crea il mondo, bensì -un essere affatto impuro, ed escluso dal corpo degli Spiriti. Dalla -Sofia infatti, ultimo eone, nasce una saggezza bastarda _Achamoth_, -la quale errando fuori del Pleroma, o regno degli Eoni, dà vita alla -materia, e nello stesso tempo produce il Demiurgo, che cotesta materia -deve ordinare. Così nel mondo formato dal demiurgo combattono tre -elementi, il pneumatico, lo psichico, e il materiale: e il corso del -processo cosmico tende a separare lo spirito e l'anima dalla materia, -restituendo il primo al regno degli spiriti, ed il secondo a quel -luogo mediano, dove abita Achamoth. A compiere siffatto ritorno, da -tutti gli eoni emana una nuova entità, il salvatore, a quel modo che -per ristabilire la pace nel regno eonico, turbata dal parto di Sofia, -erano emanati due altri eoni, cioè Cristo e lo Spirito Santo. Saturnino -in Antiochia, contemporaneo di Basilide, ammetteva le emanazioni -degradanti sino agli spiriti dei setti pianeti. Ma contro a questi -buoni spiriti si leva il cattivo Spirito o Satana, il quale agli uomini -ispirati dal buon Dio, o uomini della luce, oppone una generazione -di uomini malvagi e tenebrosi. Per sottrarsi al contatto col cattivo -Spirito i Saturniani si astenevano dal matrimonio e dal mangiar -carne. MATTER, _Histoire du Gnosticisme_, I, 324-31; NEANDER, _General -History of the Christian Religion_, I, 14-26; GIESELER, _Lehrbuch der -Kirchengeschichte_, 4ª ed., I, pag. 179-192. - -[157] Questo intreccio delle diverse eresie spiega i varii nomi dati -a questi eretici. Dell'identificazione di _Catarini_ con _Patarini_ -diremo più tardi. Il nome di _Cathari_ ben presto per effetto -dell'aspirata si tramutò in _Cazari_ o _Gazari_. Come si fosse oscurato -in breve tempo il significato primitivo della parola lo provano le -curiose etimologie di Alano. Hi dicuntur Cathari; idest diffluentes -per vitia, a Catha, quae est fluxus; vel Cathari, quasi casti, quia -se castos et justos faciunt; vel Cathari dicuntur a cato, quia, ut -dicitur, osculantur posteriora cathi in cujus specie, ut dicunt, -apparet eis Lucifer. (Lib. I, c. 63). In Germania trovò favore questa -ultima etimologia stante l'affinità di suono tra _Katze_ (gatto) e -_Ketzer_ (GIESELER, II, 2, pag. 540). I Catari furon detti _Pubblicani_ -[Concilio lateranense del 1179 in MANSI, XXII, 232: alii Catharos, alii -Patrinos, alii Publicanos] corruzione di paoliciani. Forse un'ulteriore -corruzione è il nome _Piphles_, che secondo ECBERTO (GALLANDI, XIV, -pag. 447) sarebbe stato comune nelle Fiandre. Nella costituzione di -Federico II (HUILLARD-BRÉHOLLES, _Hist. dipl._, IV, 298) sono detti -anche Speronisti, da un vescovo cataro Sperone del secolo XII (SCHMIDT, -II, 282). Si dissero _Bulgari_, dal luogo d'origine di questa setta, -ed _Albigesi_ dalla diocesi di Albi ove mise più profonde radici. Il -nome bulgaro o corrottamente _bougre_ significò più tardi al pari del -tedesco _Ketzer_ l'eretico in generale. In Francia si dissero TEXTORES -o TISSERANDS _ab usu texendi_ dice Ecberto; perchè questo era il -mestiere, cui si davan più volentieri i Catari, obbligati dalle loro -leggi a campar la vita col lavoro, non d'accatto. Si dissero anche -_Bonshommes_, perchè sappiamo già che boni homines si chiamavano i -loro Perfetti. Finalmente si dissero talvolta _Manichei_ ed _Ariani_ -per le simiglianze di dottrine tra cotesti eretici e i loro lontani -progenitori. (GIESELER, loc. cit.). - -[158] La Gnosi di Saturnino, che s'adattava mirabilmente al dualismo -orientale, da Antiochia si era rapidamente diffusa sino alla Persia, -e preparava quel sincretismo di Cristianesimo e Parsismo, che fu più -tardi predicato da Mani. Questo ardito novatore partiva dal presupposto -dei due regni, l'uno di Dio o della luce, l'altro di Satana, delle -tenebre o della materia. La quale opposizione si ripercuote in ogni -uomo, dove accanto all'anima buona o luminosa s'asside la malvagia, che -combatte e spesso vince la rivale. La malvagia per lungo tempo conservò -incontrastato dominio, grazie al prevalere delle false religioni come -il Paganesimo ed il Giudaismo, e tuttora le anime luminose sarebbero -schiave, se a liberarle non fosse disceso dal Sole in terra uno -spirito puro, Cristo, che per amor loro vestì un corpo apparente. Ma la -dottrina cristiana non fu bene intesa dagli Apostoli, e peggio ancora -dai successori. Onde occorreva un apostolo novello, che svelasse tutta -la verità. Il qual paraclito ben s'intende essere Mani. Il Manicheismo -rispondeva talmente ai bisogni del tempo, che non ostante il supplizio -del suo fondatore per ordine del Re persiano Baharam (272-275 d. C.), -crebbe in breve ora, e si distese nelle provincie del vicino Impero -Orientale, e di là in Occidente, sfidando le ire degl'Imperatori -(GIESELER, I, 303-11). - -[159] Priscilliano fondò la sua setta in Ispagna nel 379 d. C. L'anno -dopo, 380, fu condannato nel Sinodo di Cesaraugusta, e per ordine -dell'usurpatore Massimo giustiziato nel 385. I Priscillianisti, -secondo la testimonianza di S. Agostino, _De haeres._, c. 70, maxime -Gnosticorum et Manichaeorum dogmata permixta sectantur. Non ostante le -persecuzioni si conservarono sino al VI secolo (GIESELER, I, 2, pag. -99-100). - -[160] I Paoliciani rimontano al 660 d. C., in cui un tal Costantino -da Mananalide presso Samosata, appartenente alla setta gnostica -di Marcione, ispirato dalla lettura di S. Paolo, si annunzia come -restauratore della chiesa paolinica. A lui morto intorno al 684 -succedono Simeone († 690), Paolo († 715), Gennasio († 745), Giuseppe -(† 775), Baanes fino all'801, per opera dei quali il Paolicianismo -si diffuse per tutta l'Asia Minore. Sergio che nell'801 si oppose a -Baanes, accusato d'immoralità, si può tenere come il secondo fondatore -della setta. Alla morte di Sergio accaduta nell'835 si decise di -non nominare più un capo spirituale. Ma scoppiate le persecuzioni -dell'imperatrice Teodora, i Paoliciani fuggirono sotto il comando di -Corbeade, il quale ben presto fattosi lor capo, divenne così potente -che unito ai Saraceni dette battaglia agl'Imperiali. Nè meno ardito -fu il successore Crisocere, che nell'867 fino ad Efeso estese le -sue scorrerie. Vinti poi dall'imperatore Basilio, che di persona -li combattè nell'872, i Paoliciani si sottomisero al vincitore, -ma non rinunziarono alla loro fede. Ed un secolo più tardi nel 970 -l'imperatore Giovanni Zimisce li mandò in Tracia presso Filippopoli, -ove, a patto che custodissero i confini dell'Impero, concesse loro -piena libertà di coscienza. A cotesti paoliciani il Muratori riadduce -i Catari, e non a torto, perchè la setta paoliciana è la più vicina -alla catara sia pel tempo sia per gl'insegnamenti. Certo non si possono -negare nel paolicianismo gl'influssi manichei, e per questo rispetto il -manicheismo è la remota sorgente di tutte queste eresie dualistiche; ma -oltre alle opinioni dualistiche il GIESELER, II, 1, pag. 15 e segg., -400 e segg., rileva nel paolicianismo la condanna di ogni esteriorità -nel culto. Anche il NEANDER, op. cit. V, 362: They maintained that by -the multiplication of external rites and cerimonies in the dominant -church the true life of religion had declined. Dicevano lo stesso i -Catari. - -[161] ADEMARO, _Cronaca_: Pauco post tempore per Aquitaniam exorti sunt -Manichaei seducentes plebem. DUPLESSIS, 1, 5, riferisce l'avvenimento -all'anno 1010; PERTZ, _Mon._, _Germ. Script._, IV, 138, all'anno 1018; -BOUQUET, _Recueil_, X, 159, all'anno 1022. - -[162] Decem ex canonicis Sanctae Crucis Aurelianensis, qui videbantur -aliis religiosores, probati sunt esse Manichaei. Quos rex Rotbertus -.... cremari iussit [D'ARG., 1, 5; _M. G. script._, IV, 143; BOUQUET, -X, 159]. ROD. GLABER, _Hist._ lib. III, cap. 8 (BOUQUET, X, 35) -darebbe il 1023; Tertio de vicesimo infra iam dictum millenium apud -Aurelianensem urbem reperta est cruda ... haeresis. Ma la cronaca -d'Auxerre (BOUQUET, X, 271), anticipa d'un anno: MXXII Aurelianis -cremantur Clerici ... ac si denuo Manichaei haeretici. E questa data -viene accettata dal Bouquet e dal Pertz, perchè è accertato in un -documento pubblico [BOUQUET, X, 35, not. a]. Glaber ci conserva il -nome di due capi degli eretici; quorum unus Lisoius in monasterio -sanctae crucis clericorum clarissimus habetur, alter idem Heribertus -... capitale scholae tenebant dominium. Anche Ademaro (PERTZ, IV, -143; BOUQUET, X, 159) conosce uno di essi. Qui autem flammis iudicati -sunt supradicti decem cum Lisoio, quem Rex valde dilexerat. Ma tanto -Glaber come Ademaro riferiscono imperfettamente il fatto, perchè da -un documento pubblicato dal D'Achery (_Spic._, II, 167; BOUQUET, X, -536) intitolato _Gesta synodi Aurelianensis anno MXXII adversus novos -Manichaeos_ sappiamo che Eriberto nonchè capo era invece un prete -recentemente convertito per opera dei due prelati Stefanus et Lisojus, -apud omnes sapientia clari sanctitate seu religione magnifici. Questo -Eriberto stava presso un Arefasto dei conti normanni, e tornato nella -costui casa da Orleans, dove s'era recato per istruirsi, pare che -volesse convertire il suo ospite alla nuova religione. Ma questi non -che piegarsi alla nuova dottrina la denunziò al conte Riccardo con -preghiera di parteciparla al re. Era una cosa ben grave che in Orleans -fosse apparsa l'eresia, e che vi partecipassero alte persone del -clero, e tenute da tutti in grande stima, come Stefano confessore della -regina, ed un canonico cantore di nome Teodato morto tre anni innanzi -nell'eresia (ADEMARO in BOUQUET, X, 159). Il re Roberto pensò quindi -di riunire intorno a sè un sinodo di prelati, che interrogassero gli -eretici. Stefano e Lisojo non smentirono le loro opinioni. Cumque ab -hora diei prima usque ab horam nonam multifariam elaborarent omnes, -ut illos a suo errore revocarent, et ipsi ferro duriores minime -resipiscerent .... de gremio Sanctae Ecclesiae eiecti sunt. Qui cum -ejicerentur Regina Stephani olim sui confessoris cum baculo, quem -manu gestabat, oculum eruit ... deinde praeter unum clericum et unam -monacham cremati sunt. La stessa narrazione d'accordo con Ademaro e -Glaber ricorda le virtù dei capi dell'eresia. E se anche non ce lo -dicessero le fonti, il fatto solo di non aver mentito nè abiurato -sotto la minaccia del rogo prova una gran forza di convincimento e di -carattere. Il che mal s'accorda colla leggenda che gli eretici usassero -raccogliersi di notte in una casa ad invocare con canti il diavolo, -che non tardava di comparire. Et tunc omnibus extinctis luminibus, -quamprimum quisque poterat mulierem arripiebat: sine peccati respectu -et utrum mater, aut soror, aut monacha haberetur. Ex quo spurcissimo -concubitu infans generatus, octava die ... in igne cremabatur. Cinis -veneratione colligebatur atque custodiebatur. Simili favole non -inventarono un tempo i Pagani in danno dei Cristiani? - -[163] GLABER, loc. cit. Fertur a muliere quadam ex Italia procedente -haec insanissima haeresis in Gallis exorta. Ademaro la fa venire dal -Perigord (_ipsi decepti a quodam rustico Petragoricensi_), il che -non esclude che nel Perigord fosse importata dall'Italia. Anche per -l'eresia di Cambrai del 1025 dicono gli atti del Sinodo di Arras _ab -Italiae finibus advenisse_ (MANSI, Conc., XIX, 425. BOUQUET, X, 540). - -[164] Vedi in MURATORI (_Antiq. Ital._, Diss. 60) il decreto di Ottone -IV: omnes hereticos Ferrarie commorantes, Patharenos sive Gazaros -imperiali banno subiacere, nisi ad unitatem Ecclesie secundum mandatum -Ferrariensis episcopi convertantur. - -[165] MURATORI, l. c., pag. 446: Et pro molendinis Patarinorum, -et Petri de Cagnense dentur eis pro cambio molendina quae fuerent -Bachedeferro ad congruum et convenientem fictum. Il documento è -dell'anno 1192. Non essendo nominato il proprietario cataro il Muratori -crede che il molino fosse una proprietà collettiva degli eretici, che -ivi teneano le loro adunanze. Lo Schmidt sospetta che il passo dello -stesso documento: Molendina Patarinorum penitus destruantur, accenni a -misura presa contro gli eretici, invece trattasi di un'espropriazione -per utilità pubblica, come si direbbe oggi. - -[166] LAMI, (_antichità toscane_, II, 491) che riporta da una cronaca -questo passo: MCLXXIII, XVIII. Kal. Maij: Indictione VI: propter -Paterinos amissum est officium in civitate Fiorentina. Ma da questo -passo male induce il Lami che l'eresia non si propagasse prima del 1170 -contro la testimonianza del Villani e di Simone della Tosa. E come -nel breve giro di tre anni l'eresia poteva acquistare tanta forza, -quanta gliene attribuisce il cronista? Lo stesso Lami pag. 496 dice: -«che favoreggiavano e sostenevano Filippo Paternon (vescovo cataro) -alcuni possenti cittadini .... Barone di Barone, Pulce di Pulce, -Gherardo Cipriani, Chiaro di Manetto, Conte di Lingraccio, Uguccione di -Cavalcante, e le famiglie Saraceni e Malpreso». - -[167] Vedi sui Patarini di Orvieto lo studio del Fumi. _Arch. Stor._, -1875, 4ª dispensa. - -[168] Vita di Gregorio IX, MURAT., _Script._, III, 578. FICKER, _Die -gesetzliche Einführung der Todestrafe für Ketzer_, pag. 207. - -[169] Ioachim in Apoc., f. 131, 167. - -[170] Ademaro all'anno 1022 (PERTZ, IV, 143): Nihilominus apud Tolosam -inventi sunt Manichei, et ipsi destructi et per diversas occidentis -partes nuntii antichristi exorti, per latibula sese occultare, curabant -et quoscumque poterant viros et mulieres subvertebant. - -[171] ANSELMI, _Gesta episc. Leod._ (_M. G. Scrip._, VI, 228). Ut ipsi, -eisque comunicantes catholica communione priventur. Ivi, 227. Qui non -vult mortem peccatorum .... sed per pacientiam et longanimitatem suam -novit peccatores ad poenitentiam reducere. - -[172] MANSI, _Concilia_, XIX, 742. Et quia novi haeretici in gallicanis -partibus emerserant eos excommunicavit, illis additis qui ab eis -aliquod munus vel servitium acciperent. - -[173] MANSI, (_Concilia_, XIX, 424) riferisce gli atti del concilio -di Arras tenuto nel 1025 da Gerardo vescovo di Cambray ed Arras. -Riproduco questo passo col. 425: At illi referunt se esse auditores -Gandulfi cuiusdam ab Italiae partibus viri, et ab eo evangelicis -mandatis et apostolicis informatos, nullamque praeter hanc scripturam -se recipere, sed hanc verbo et opere tenere. Rodolfo Coggeshale nella -sua cronaca (BOUQUET, XVIII, 92), racconta di una bella fanciulla di -Cambray, che scopertasi per catara o publicana ad un chierico, che le -chiedeva amore, fu da costui denunciata ai superiori ecclesiastici. -La fanciulla alle dimande dei giudici non seppe rispondere, ma -ingenuamente se ne rimise alla sua maestra, il cui nome candidamente -svelò. Furono condannate entrambe. La maestra riescì a fuggire in un -modo miracoloso, secondo il cronista, ma la fanciulla igne consumpta -est non sine admiratione multorum, cum nulla suspiria, nullos fletus, -nullum planctum emitteret, sed omne conflagrantis incendii tormentum -constanter alacriter perferret, instar martyrum Christi, qui olim pro -christiana religione a paganis trucidabantur. - -[174] ANSELMI, _Gesta episc. Leod._ (_M. G. Script._, IV, 228) non -aliam condempnationis eorum causam cognoscere potuimus quam quia -cuilibet episcoporum iubenti, ut pullum occiderent, inoboedientes -extiterant. - -[175] CAESAR HEISTERBACH, V, 19. Arnoldus discipulorum capitibus manum -imponens, ait: Constantes estote in fide vestra .... virgo quondam -speciosa, et quorundam compassione ab igne subtracta .... ex manibus -illorum (tenentium) elapsa, facie veste tecta, super extincti (Arnoldi) -corpus ruit. Anche il Cantù in un passo, che riferiremo in seguito, -ricorda senza citare la fonte, una fanciulla lombarda, che si getta nel -rogo per morirvi insieme coi suoi parenti. - -[176] GUILLELMUS NEUBRIGENSIS, _De rebus anglicis_, II, 13, in -D'ARGENTRÉ, _Collectio iudiciorum_, I, 61. Duce quodam Gerardo .... -solus aliquantulum litteratus; caeteri vero sine litteris et idiotae -.... Princeps praecepit haereticae infamiae characterem frontibus eorum -inuri, et spectante populo, virgis coercitos urbe espelli. - -[177] Epist. Inn. III, Lib. IX, 26. Illis autem qui orthodoxae fidei -zelo succensi ad vindicandum sanguinem iustum .... viriliter se -accinxerint .... suorum remissionem peccaminum a Deo eiusque vicario -secure promittatis indultam (PETRI VALLIUM SARNAY, _Hist._ in BOUQUET, -XIX, 13). - -[178] GAUFRIDUS in BOUQUET, XII, 448. - -[179] _Croisade contre les Albigeois_, trad. Fauriel, v. 8693. Si -pour avoir attisé le mal et éteint le bien, égorgé les femmes et -massacré des enfants, un homme peut en ce monde conquerir le règne de -Jesus-Christ, le comte doit porter couronne et resplendir dans le ciel. - -[180] _Croisade_ v. 1055 et le monde entier leur court sus et leur -porte haine plus qu'a sarrasins. - -[181] CAESAR HEIST., VI, 21, pag. 383 (ed. Col. 1591). Cedite eos, -novit enim Dominus qui sunt eius. Il numero dei morti ce lo dà Pietro -di Vaux Cernay, _Hist._, cap. XV (BOUQUET, XIX, 20): Statim intrantes -a minimo ad maximum omnes fere necant, tradentes incendio civitatem -.... fuerunt usque ad septem millia de ipsis Biterrensibus interfecti. -_Croisade_, v. 193. On ne pouvoit leur faire pis, on les égorgea tous, -on égorgea jusqu'à ceux qui s'étaient réfugiés dans la cathédrale. - -[182] Quadringenti combusti sunt, caeteri (quinquaginta) patibulis -appensi. (CAESAR HEIST., loc. cit.). - -[183] P. DE V. CERNAY (BOUQUET, XIX, 32). Ne timeatis, quia credo quod -paucissimi convertentur .... erant autem perfecti haeretici centum -quadraginta vel amplius. Praeparato igitur igni copioso, omnes in -ipso projiciuntur. _Croisade_, v. 1082. Et ils brûlèrent maint felon -d'hérétique fils de pute chienne, et mainte folle mécréante qui brait -dans le feu. - -[184] _Croisade_, v. 1551 e segg. Car jamais dans la chrétienté si -haut baron ne fut, je crois, pendu avec tant d'autres chevaliers à -ses côtés. Car des chevaliers seulement, il en fut là compté plus de -quatre-vingts, à ce que me dit un clerc. Quant à ceux de la ville on -en ressembla dans un prè, jusqu'à quatre cents, qui furent brûlés et -grillés sans y comprendre Dame Giraude que les (croisés) jettèrent dans -un puits et couvrirent de pierres, dont ce fut dommage et pitié. - -[185] GUILLELMI DE PODIO LAURENTII in BOUQUET, XIX, 220. Et promisit -quod iustitiam debitam faciet sine mora de haereticis manifestis .... -Inquiret etiam diligenter .... solvat usque ad biennium duas marcas -argenti, et exinde in perpetuum unam, ei qui haereticum ceperit. - -[186] FICKER, _Die gesetzliche Einführung der Todesstrafe für -die Ketzerei_ (_Mittheilungen des K. Instituts für österr. -Geschichtforschung._, 1880, II. Heft, pag. 180 e seg.). HAVET, -L'_Hérésie et le Bras séculier dans le moyen âge_ (Bibliot. de l'école -des chartes, 1880, pag. 489 e seg.). - -[187] FICKER, loc. cit., che cita _Mon. Germ. Script._, XVIII, pag. 402. - -[188] MANSI, _Concilia_, XXII, 157, electis ac statutis iudicibus ab -utraque parte. - -[189] ROGERO DE HOVEDEN, _Annales_, Francf. 1601, 575 in SCHMIDT, pag. -79. - -[190] In Christi nomine ego H. episcopus de Guarnasia, legatus domine -Imperatoris Henrici et semper augusti, venientes Pratum pro facto -domini imperatoris, bona patarenorum et patarenarum ibi morantium -fecimus pubblicari et domos eorum fecimus subverti et destrui. Questo -documento fu pubblicato dal Lami (_Antichità_, II, 523). - -[191] Decreto di Ottone IV (in MURAT., _antiq. Ital. med._ V, 89) -Ferrara 1210, omnes haereticos, Ferrarie commorantes Patharenos sive -Cataros .... imperiali bauno subjacere .... omnia eorum mobilia et -immobilia publicentur et domus .... destruantur et ulterius non liceat -alicui eas reaedificare. - -[192] Decreto di Federico II in HOUILLARD-BRÉHOLLES, II, 2-6: omnes -haereticos .... perpetua damnamus infamia, diffidamus atque bannimus -censentes ut bona talium confiscentur nec ad eos ulterius revertantur -ita quod filii ad successionem eorum pervenire non possint. - -[193] V. la lettera di Federigo II a Gregorio IX del 28 febbraio 1231 -in BRÉHOLLES, III, 268-269. Quia igitur ex apostolicae provisionis -instantia qua tenemini ad extirpandam haereticam pravitatem potentiam -nostram ad ejusdem haeresis exterminium precibus et monitis excitatis, -ecce ad vocem virtutis vestrae zelo fidei quo tenemur ad fovendam -ecclesiasticam unitatem gratanter assurgimus .... et omnibus innotescat -nos ardenti voto zelare pacem Ecclesiae et adversus hostes fidei et ad -gloriam et honorem matris Ecclesiae ultore gladio potenter accingi. - -[194] Cfr. la costituzione del 1231 in BRÉHOLLES, IV, 7 presentis -nostre legis edicto damnatos mortem pati Patarenos decernimus, quam -affectant, ut vivi in conspectu populi comburantur flammarum commissi -judicio. Questa costituzione che era stata già pubblicata per la -Lombardia nel 1224 (BRÉHOLLES, II, 421-23) fu ripubblicata per la -Germania nel 1232 (BRÉHOLLES, IV, 298), nel 1238 (Bréholles, V, 201) e -nel 1239 (BRÉHOLLES, V, 279). - -[195] Constituzione del 1232 in BRÉHOLLES, IV, 302, fratres ordinis -praedicatorum de Wirceburg pro fidei negotio in partibus Theotoniae -contra hereticos deputatos .... sub nostra et imperii speciali -defensione receptos, et quod apud omnes sub ope ac recommendatione -fidelium imperii esse volumus inoffensos. - -[196] Constituzione citata, p. 301, per viros ab eodem errore conversos -ad fidem nec non per alios qui eos de haeresi convicerunt, quod in hoc -casu licite concedimus faciendum, evidens testimonium habeatur. - -[197] _Liber inquisitionis tholosanae_, pag. 80, crimen heresis propter -sua immanitate et enormitate non solum in vivis sed etiam in mortuis -per jura promptissima debeat vindicari; pag. 81: predictas domos (dove -morirono alcune catare) cum suis appendiciis .... funditus demendas; -pag. 162: et maxime in casu in quo delinquentis heredes ob culpam -sui actoris ad successionem admitti non debent, non obstante quod -ipsis viventibus interveniente ipsorum morte per sentenciam non extit -declaratum. V. la costituzione di Federico, in BRÉHOLLES, IV, 302, -haeredes et posteros usque ad secundam progeniem beneficiis cunctis -temporalibus, pubblicis officiis et honoribus imperiali auctoritate -privantes. - -[198] MURATORI, _Antiq. Ital._ (ed. Arretii 1778, XII, 463-558): Die -XII, exeunte Decembri nova mulier filia quondam Mainardini de Maderio -et uxor Johannini de Achille.... iurato in praesentia venerabilis -patris Domini Alberti, Dei gratia, Episcopi Ferrarensis.... et dixit -quod passa est circa novem annos in oculo dextro. Et hodie personaliter -contulit se ad maiorem Ecclesiam, ubi requiescit corpus viri Dei -Armanni.... oblationes obtulit. Qua oblata tumor evanuit et visura -recepit pag. 465. Marinellus Calegarius.... coepit ire libere et sine -baculo, pag. 468. Perpudam de Adria paraliticam toto corpore et lingua, -ita quod non poterat loqui nec ire, et nunc liberata est pag. 478. -Aloysia de Layde de Brestello.... suo sacramento dixit quod ipsa fuit -detenta et oppressa ex duobus spiritibus malignis.... quum ipsa hodie -venisset ad tumulum beati Armanni.... liberata est, pag. 485. - -[199] Anno millesimo ducentesimo quinquagesimo quarto.... Armannus -venit ad praesentiam Fratris Aldovrandini Prioris Fratrum Praedicatorum -etc. in quorum manibus abiuravit omnem haeresim (pag. 532). - -[200] Il Muratori dice male, pag. 496: is vivebat vitam Pauperum de -Lugduno; perchè una testimone ci sa dire perfino a quale tra le sètte -catare appartenesse: fuit credens Haereticorum sectae de Bagnolo (pag. -504). - -[201] Albertinus qui fuit Haereticus.... iuratus dicit quod ipse -Pungilupus fuit catharus consolatus, recepit manus impositionem in -Verona a Domino Alberto Episcopo sectae de Bagnolo (pag. 513). - -[202] Detrahendo ministris Ecclesiae, appellando eos Daemones et Lupos -rapaces (pag. 526). - -[203] Et corpus eius profanum et ossa extumulari, et extra Ecclesiam -projici et ignibus concremari arcani lapideam.... et altare.... dirui, -destrui et penitus dissipari.... omnes etiam sculpturas et imagines.... -destrui et abradi (pag. 550 e segg.) - -[204] _Summa_, 54 b. Est etiam valde notandum quod praedictus Johannes -et ejus complices non audent revelare dictos errores credentibus suis, -ne ipsi credentes discedant ab iis. Anche i valdesi seguono queste -precauzioni, come riferisce Davide nel suo Trattato su codesti eretici -(p. 34 ed. Preger): Non enim facile cuiquam aperiunt secreta erroris -sui, nisi postquam securi sunt quod credat eis in omnibus, timentes -quod recedat ab eis. - -[205] I Catari di Arras dichiararono nel concilio del 1025 (MANSI, -XIX, col. 425). Lex et disciplina nostra quam a Magistro accepimus, -nec evangelicis decretis, nec apostolicis sanctionibus contraire -videbitur .... Haec namque hujusmodi est mundum relinquere, carnem a -concupiscentiis froenare, de laboribus manuum suarum victum parare, -nulli laesionem quaerere, charitatem cunctis quos zelus hujus propositi -teneat exhibere. - -[206] BONACC. in D'ARG., 44 b: Doctores autem damnant omnes. - -[207] ECKBERTUS in GALLANDI, XIV, 447: Muniti sunt verbis sacrae -scripturae quae aliquo modo sectis eorum concordare videntur, et ex -eis sciunt defendere errores suos, et oblatrare catholicae veritati. -Per questo studio che gli eretici ponevano nella Bibbia il concilio di -Tolosa del 1229 severamente proibì: ne libros veteris Testamenti aut -novi Laici permittantur habere nisi forte Psalterium, vel Breviarum -pro divinis officiis .... sed ne praemissos libros habeant in vulgari -translatos (D'ARGENTRÉ, _Collectio_, I, 76 b). - -[208] Lo stesso Eckberto osserva mestamente nel luogo citato: Et est -non parva verecundia nostri, qui litteras sciunt, ut sint muti et -elingues in conspectu illorum. - -[209] S. Pietro Damiani gl'indirizza una lettera (I, 1), nella quale -s'impromette dal nuovo papa la fine degli scandali: Reprimatur avaritia -ad episcopales infulas anhelantium, evertantur cathedrae columbas -vendentium numulariorum .... Primo Pisaurensis Ecclesia bonae spei -clarum dabit iudicium. Nisi enim praedicta Ecclesia de manu illius -adulteri, incestuosi, perjuri, atque raptoris auferatur, omnis -populorum spes, quae de reparatione mundi erecta fuerit, funditus -enervatur. Cfr. Epist. I, 2, allo stesso: Avaritiae quippe et elationis -igne succensi, ambiunt quidem ad sacerdotium promoveri, sed non student -digni sacerdotes fieri. - -[210] DAMIANI, _Opere_ (Parigi 1664) III, 54: Quis enim nesciat... per -occidentalia regna virus simoniacae haereseos lethaliter ebullisse, ita -ut quod passim flebant, licenter admissum. - -[211] DAMIANI, Epist. I, 12: Arma potius, arma corripimus, vibrantia -telis tela conserimus et non verbo sed ferro contra nostrae ordinis -regulam dimicamus. - -[212] LANDULPHI SENIORIS, _Mediol. Hist._, I, 88: Qui Girardus cum -ante ejus vultum venisset, promptissimum gerens ad passionem animum -laetum si vitam suppliciis gravissimis finiret, vultu alacri ad omnia -respondere paratus astitit.... Nemo nostrum uxore carnaliter utitur, -sed quasi matrem aut sororem diligens tenet. Carnibus nunquam vescimur -.... omnem nostram possessionem cum omnibus hominibus communem habemus -.... Pontificem habemus non illum Romanum. - -[213] Come dice il cronista Landolfo, III, 18. Venientes namque quidam -suburbani diversis, ac variis dogmatibus irretiti, et Arialdus ipse, et -ipse quem animo prae omnibus diligebat, et aliquantis cum Laicis, qui -Girardi de Monteforte sententias fere consentiebant. - -[214] ALANUS, pag. 7. Item Christus ait in Evangelio: venit enim -princeps mundi hujus et in me non habet quicquam. Ibi Luciferum vocat -principium mundi potius quam Christus .... Si peccatum in carne est, -et caro sine peccato esse non potest, caro malum est et ita a Deo non -est. MONETA, pag. 80: Unum (testimonium) est illuc Ecclesiastae, I, -2, _Vanitas vanitatum et omnia vanitas_ et loquitum de creaturis istis -visibilibus et transitoriis. Quomodo autem potest esse quod in operibus -boni Dei aliqua vanitas sit? - -[215] GRETSER, XII, II, 10, cum et Gazari et Patareni Waldenses -fuerint, uno ex stipite Waldo prognati. - -[216] Ivi, pag. 7. Consentiunt ferme auctores sectam Waldensium -extitisse in Gallia progenitore Petro Waldo circa annum Domini MCLX. - -[217] V. SCHMIDT, II, 268 e segg. - -[218] Ecco il principio del capitolo in D'ARGENTRÉ, I, 55: Supra -dictum est sufficienter de haeresi Catharorum, nunc dicendum est de -haeresi leonistarum, sive pauperum de Lugduno, qui sunt divisi in duas -partes. È chiaro da quell'opposizione supra.... nunc, che l'eresia di -Lione non si può confondere con nessuna delle frazioni catare di cui -parla di sopra. Ed è giusto quel che dice il Cantù (_Gli eretici_, I, -79) che Raniero distingue affatto i Catari dai Valdesi. Ma in nessun -luogo il buon frate parla di Valdesi, progenitori degli Albigesi. Nè -sarebbe potuto cadere in questo errore egli, che a pag. 51 annovera -le chiese albigesi tra le catare di Francia, Tholosana, Carcassensis, -Albigensis, e a pag. 55 nota che tutte e tre queste chiese si attengono -alla dottrina di Balasinanza. Del resto il Cantù sembra non abbia un -chiaro concetto del rapporto tra Catari e Valdesi, che mentre a pag. -79 li distingue sulla testimonianza del Sacconi, a pag. 77 li confonde -in uno. _I suoi seguaci [di Pietro Valdo] si dissero poveri di Lione o -Catari, cioè puri._ - -[219] STEFANO in DUPLESSIS, I, 78: Waldenses autem dicti sunt a primo -huius haeresis auctore, qui nominatus fuit Waldensis. Dicuntur etiam -Pauperes de Lugduno, quia ibi inceperunt in professione paupertatis, -pag. 89. De Manicheis Patharenis vel Burgaris .... originem habuerunt a -quodam Persa, dicto Manes, qui vere Maniacus etc. - -[220] Illi quidem Waldenses contra alios acutissime disputabant. -(DUPLESSIS D'ARGENTRÉ, I, 94). - -[221] SACCONI in D'ARGENTRÉ, I, 55: et illud dicunt de justitia -saeculari, quod non licet Regibus et Principibus et Potestatibus -punire malefactores. Sospetto che innanzi a _punire_ si debba mettere -_mortaliter_, come nel luogo del Sacconi già riportato a p. 89 n. 1, -che riguarda i Catari. Si potrebbe intendere il passo del Sacconi -nel senso che non si debbano punire come malfattori quelli che si -allontanano dalla Chiesa, ed in favore di questa interpetrazione si -potrebbe addurre questo passo dell'anonimo di Passau: Quod nullus est -cogendus ad fidem (GRETSER, XII, II, 8: ecc.) e questo altro dalle -annotazioni marginali alla somma del Sacconi riportate dal D'Argentré, -I, 50: quod non licet corporalem iustitiam facere, vale a dire che per -le opinioni religiose non si debbano applicare pene corporali, bensì -spirituali quali l'ammonizione o la scomunica. Ma parmi più probabile -la correzione da me proposta. - -[222] _Historia Albingensium_, cap. 2, longe minus perversi .... in -multis cum nobiscum conveniebant .... in quatuor consistebat error -eorum: in portandis sandalis .... nulla ratione iurandum vel occidendum -.... quemlibet eorum abque ordinibus posse conficere corpus Christi. - -[223] _Tractatus de inquisitione haereticorum_, ed. PREGER, p. 25: -Postulantes autem a Domino papa Innocentio III hanc vivendi formam -auctoritate sua sibi ut sequacibus confirmari, adhuc recognoscentes -primatum apud ipsum residere apostolicae potestatis. - -[224] MONETA, pag. 390, arbor ex fructibus cognoscitur ut habetur -(Matth. 7, v. 7), fructus autem Romanae ecclesiae malus est, ergo -romana Ecclesia mala est. Questa citazione non solo è comune ai Catari -e Valdesi, ma anche ai Cattolici che volevano separato il temporale -dallo spirituale. Valgan per tutti le terzine di Dante: - - Soleva Roma, che il buon mondo feo - Due Soli aver, che l'una e l'altra strada - Facean vedere, e del mondo e di Deo. - L'un l'altro ha spento: ed è giunta la spada - Col pastorale; e l'uno e l'altro insieme - Per viva forza mal convien che vada; - Perocchè, giunti, l'un l'altro non teme, - Se non mi credi, pon mente alla spiga, - Ch'ogni erba si conosce per lo seme. - (_Purg._, XVI, 106-114). - -[225] Ecclesia dei non occidebat (MONETA, 394). Et homicidas deputant -et perditos qui praedicant pugnandum contra Saracenos vel Albigenses. -(STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 88 b). - -[226] STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 87 a: Pauperes de Lugduno, -quia ibi inceperunt in professionem paupertatis. - -[227] L'Anonimo di Passau in D'ARGENTRÉ, I, 93: Quod Clerici et -Claustrales non debeant praebendas habere .... quod Episcopi et abbates -non debeant iura regalia habere. STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, -I, 89. Quod nostri clerici et sacerdotes qui habent divitias et -possessiones sunt filii Diaboli et perditionis. DAVIDE ed. Preger, -pag. 34: Papa et episcopi nostri et clerici qui divicias seculi -habent et sanctitatem apostolorum non imitantur, non sint ecclesiae -gubernatores, nec talibus dignetur Christus dilectam sponsam suam -ecclesiam committere, qui eam potius prostituant malis exemplis et -malis operibus, quam virginem castam Christo exhibeant, custodiendo eam -in illa puritate quam accepit ab ipso. - -[228] BONACURSUS in D'ACHERY, _Spicileg._, I, 209, riferisce che i -Catari beatum Sylvestrum dicunt antichristum fuisse .... a tempore -illius dicunt Ecclesiam esse perditam. Secondo il Sacconi, _Summa_, -pag. 55 b, i poveri di Lione dicono: quod Ecclesia romana non est -Ecclesia Christi; i poveri lombardi aggiungono: Ecclesia Christi -permansit in episcopis et aliis praelatis usque ad b. Silvestrum et -in eo defuit quousque ipsi eam restaurarunt, tamen dicunt quod semper -fuerint aliqui, qui Deum timebunt, et salvabuntur. - -[229] MONETA, pag. 397. Ad detestationem etiam Romanae ecclesiae -induxit haereticus illud (_Apoc._, 17, v. 3), ubi Johannes dicit se -vidisse mulierem sedentem super bestiam coccineam .... Et in fine -eiusdem «et mulier quam vidisti est civitas magna, quae habet regnum -super reges terrae» non est dubium quod Romana Ecclesia tunc dominium -habebat super reges terrae. STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 89, -dicunt Ecclesiam Romanam Babylon meretricem de qua dicitur XVII _Apoc._ -Questa interpretazione allegorica della Apocalissi fu accolta non pure -dai Valdesi, ma benanco dai cattolici Ghibellini. - - Di voi, Pastor, s'accorse il Vangelista - Quando Colei, che siede sovra l'acque, - Puttaneggiar coi Regi a lui fu vista: - Quella che con le sette teste nacque, - E dalle diece corna ebbe argomento, - Fin che virtute al suo marito piacque. - (DANTE, _Inf._, XIX, 106-111). - -[230] ABBAS FONTIS CALIDI, cap. 7º, in GRETSER, XII, II, pag. 213: -Haeretici vero nec domum Dei nec domum orationis vocant, nec in ea -cum electis orare curant, sed malunt in domibus suis quam in domo -Dei orare. Quare ergo impii haeretici jactant se servare evangelium -et sequi apostolos, cum non in templo orent sed in thalamo, nec ibi -doceant sed in foro et quidam clam in domu; pag. 221: Et inquiunt: si -excelsus non habitat in manu factis, non habitat in ecclesiis factis -manu hominum. Si autem ibi non habitat cur iremus illuc ad orandum? Non -dicevano diversamente i Catari nel Concilio di Arras del 1028 (MANSI, -XIX, col. 437) nihilque sanctum ex ea lapidea materia trahere in se -contenditis, et ideo nihil differre quin in domiciliis et privatis -mansionibus vestris orationes factae tantum valeant, quantum et in -templo Sancto Dei. Riportammo già a pag. 87, n. 2, le testimonianze di -Ebrardo ed Ermengardo. - -[231] STEF. DI BORB. in D'ARGENT., I, 87 a: quae cum saepe legeret et -corde tenus firmaret .... evangelium et ea quae corde retinuerat .... -Vedi sopra pag. 9, n. 3. - -[232] BONACURSUS in D'ARGENTRÉ, I, 64.... quod mosaica lex sit ad -literam observanda et quod Sabbatum et Circuncisio et aliae legales -observantiae adhuc habere statum debeant. Dicunt etiam quod Christus -filius Dei non sit aequalis Patri, quod Pater et Filius et Spiritus -Sanctus istae tres personae non sint unus Deus. Questi eretici che il -Bonacorso chiama Pasagii [secondo Ducange santissimi πασάγιος, secondo -Füslin, Jas e Schmidt, II, 294 vagabondi .... viaggiatori] vengono -detti _Circumcisi_ nella legge di Federico II. - -[233] Totam Ecclesiam iudicant et condemnant .... novi Testamenti ac -Prophetarum testimonio (loc. cit.). - -[234] Lettera a S. Bernardo, nelle _Opere_ di quest'ultimo, ediz. -Mabillon, I, 1488. - -[235] STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 86 a. - -[236] Ivi, 86 b. Stefano racconta che un eretico capitato a Joinville -di ritorno dalla Lombardia, dove era rimasto 18 anni, gli disse non -esservi colà meno di 17 confessioni eterodosse. Lo stesso autore, -oltre a quelli che conosciamo (Arnaldistae, Speronistae, Leonistae, -Cathari, Pathareni, Manichaei sive Burgari, a suis inventoribus sic -dicti), enumera: 1. Pauperes de Lugduno, qui dicuntur Waldenses.... -damnant omnes terrena possidentes. 2. Pauperes de Lombardia, qui -possessiones recipiebant. 3. Tortolani qui semel in anno et in coena -solum posse confici a Magistro eorum solo perfecto, qui tortellum -faciunt, de quo ab eo comunicantur. 4. Alii dicunt omnes bonos viros -sacerdotes non mulieres. 5. Alii non distinguunt in sexu. 6. Alii qui -communiati dicebantur, quia communia omnia dicunt esse debere. 7. Alii -rebaptizati, qui rebaptizandos ab Ecclesia esse dicunt. - -[237] I Catari, come dice il Sacconi, _Summa_, 48 b, sostenevano quod -peccaret gravius, quicumque ex iis occideret sponte avem aliquam, -a minima avicula usque ad maximam, et quadrupedia a mastella usque -ad elephantem. E per conseguenza l'omicidio non può avere nessuna -giustificazione (vedi più sopra, p. 89, n. 1). Senza ammettere le -premesse i Valdesi accettano le conseguenze. Dalle annotazioni che -hanno per titolo: Isti sunt errores Valdensium sive Insabbatorum -(D'ARG., I, 57) tolgo questo passo del paragrafo 26: omnem iustitiam -mortis esse illicitam et iudicium similiter. STEF. DI BORBONE -in D'ARG., I, 88: peccant omnes iudicium vel iustitiam sanguinis -exequentes. DAVIDE D'AUSBURGO in PREGER, pag. 37. Non debere quemquam -occidere. PIETRO DI VAUXCERNAY in D'ARG., I, 93: nulla ratione -occidendum. - -[238] _Summa_ (D'ARGENTRÉ, I, 56): In hoc concordant Pauperes de -Lugduno cum Pauperibus Lombardis.... quod non est salus aliquo modo -iurando. STEFANO DI BORBONE (D'ARGENTRÉ, I, 87) dicunt enim omne -mendacium esse mortale peccatum, et iuramentum similiter. ALANUS, lib. -2, cap. 18 e 19. Nullo modo est iurandum. PETRUS VALLIUM CERNAJ, cap. -2, nulla ratione iurandum. - -[239] STEFANO DI BORB., pag. 876: Dicunt enim omne mendacium esse -mortale peccatum et juramentum similiter. - -[240] L'anonimo annotatore del SACCONI, in D'ARG., I, 56 a, riferisce: -Non est peccatum, si homo acciperet sororem suam vel consanguineam in -uxorem. - -[241] STEFANO DI BORBONE (D'ARG., I, 89). Quod uxor potest a viro -recedere, eo invito et converso et sequi eorum societatem et viam -continentiae. DAVIDE, pag. 30 ed. Preger. Coniuges si quas ante -habuerunt relinquunt. - -[242] D'ARG., I, 94. Sacramentum coniugii damnant, dicentes mortaliter -peccare coniuges, si absque spe prolis conveniant. - -[243] Omnem coniugium vocant fornicationem, praeter quod contrahitur -inter utrosque virgines masculum et foeminam (S. BERN., _Opp._, ed. -Mabillon, I, 1489). Che del resto anche i Catari propriamente detti -talvolta interpretassero il divieto del matrimonio come proibizione -soltanto o delle seconde nozze, o della convivenza, lo dice -espressamente Ecberto, in un passo già riportato, e che mi piace di -ripetere: Veniam et ad illud quod mussitant quidam vestrum, videlicet -seguaces Hartuvini, quod illum coniugium solum iustum est, in quo -virgines coniunguntur, et quod unam tantum prolem gignere debent, et -postea statim ab invicem discedere, nec unquam deinceps ad coniugalem -thorum convenire. In questo passo sorprendiamo sarei per dire nel fatto -la trasformazione dei Catari in Valdesi. - -[244] Nel trattato di Davide, ed. Preger, pag. 26. Dicunt se -apostolorum successores et habere apostolicam auctoritatem et claves -ligandi et solvendi. Vedi anche BONACCURSUS in MARTÈNE, V, 1775. - -[245] _Summa_, pag. 55 b, semper fuerunt aliqui qui timebant Deum et -Salvatorem. - -[246] Solo le fonti molto tardive come il pseudo Pilichidorf e Claudio -di Seyssel parlano di un Leone socio di Silvestro. - -[247] COMBA, _Storia della Riforma in Italia_, Firenze 1881, pag. 234 e -segg. - -[248] Prima del Dieckhoff il Maitland avea avuto qualche sentore delle -frodi del Perrin, il primo manipolatore degli scritti valdesi. COMBA, -op. cit., pag. 270. - -[249] MELIA, _The origin, persecutions and doctrines of the Waldenses_. -London, 1870, pag. 53-55. COMBA, op. cit., pag. 271, 550. - -[250] Sarà benissimo che il Dieckhoff sia caduto in esagerazioni come -dice il prof. Comba, op. cit., pag. 270, nota 6; ma se anche dovessero -tenersi per meno giovani, le opere valdesi, hanno senza dubbio -un'antichità assai minore delle fonti cattoliche. - -[251] MUSTON, _Aperçu de l'antiquité des Vaudois des Alpes_, Pignerol -1881. L'antica opera del Muston, _Israel des Alpes_, fu ristampata nel -1880. - -[252] _Rivista Cristiana_, Firenze, Marzo 1882, pag. 97 e segg. - -[253] MONASTIER, _Histoire de l'Église vaudoise_, pag. 21. - -[254] HAHN, _Geschichte der Ketzer im Mittelalter_, I, pag. 52. - -[255] V. REUTER, _Geschichte der religiösen Aufklärung im Mittelalter_, -I, 20 e segg. Er scheint ein biblischer Reformator und ein kritischer -Aufklärer zugleich gewesen zu sein. Il Reuter crede anzi che abbia -giovato più nell'ultimo senso che nel primo (pag. 24), il che l'Herzog -non ammette (_Kirchengeschichte_, II, 118). - -[256] Nato sotto Carlo Magno e morto l'841. Percorse rapidamente la sua -carriera ecclesiastica. Divenuto arcivescovo di Lione dovè mescolarsi -nella lotta tra l'imperatore Ludovico e i suoi figliuoli in favore -dei quali scrisse il libro intitolato: _Liber apologeticus, pro filiis -Ludovici Pii Imperatoris adversus patrem_. (HAHN, op. cit., II, 33). - -[257] REUTER, op. cit., I, 32-41. - -[258] Sono due le fonti principali intorno a Tanchelino: 1. _Epistola -Trajectensis Ecclesiae ad Fridericum Archiepiscopum Coloniensem_; -2. _Vita S. Norberti_ di un anonimo. Nella prima è detto: Contra has -sententias (cioè dona Dei pervenire ad eos, qui cum fide accipiunt, -etiam talis est per quem accipiunt qualis Juda fuit) ille declamans, -dehortabatur populum a perceptione sacramenti, prohibens etiam decimas -ministris Ecclesiae exhiberi (D'ARGENTRÉ, II, 11). - -[259] Ex meritis et sanctitate ministrorum virtutem sacramentis -accedere (loc. cit.). - -[260] Su questo fatto torneremo a suo luogo. La lettera di Gregorio VII -è _ad Jusfredum episcopum parisiacensem_ dell'anno 1077 (lib. IV, ep. -20). - -[261] Ex vita S. Norberti in D'ARG., I, 10: Sacramentum Dei inimicus -.... obsequium episcoporum et sacerdotum nihil esse diceret, -et sacrosancti corporis et sanguinis Domini nostri Jesu Christi -perceptionem ad salutem perpetuam denegaret. Concorda con queste -notizie un'antica cronaca. Sacri ordinis ministros et episcopalem ac -sacerdotalem gradum nihil esse dicebat corporis et sanguinis Christi -perceptionem sumentibus ad salutem prodesse negabat.... sed nec post -ejus mortem error ipsius tam facile extirpari possit. Continuazione -alla cronaca di Sigeberto, PERTZ, _M. G. Script._, VI, 449. D'ARG., I, -15. - -[262] Epist. in D'ARG., I, 12 .... Ut etiam se Deum diceret .... quin -plenitudinem Spiritus Sancti habuisset .... balnei sui aquam potandam -dividerei .... manumque imaginis manu contingens, S. Mariam sibi -desponsavit. - -[263] Il Mayer negli _Annali di Fiandra_ sulla fede di un antico -manoscritto sta pel 1125 (D'ARG., I, 13). Un'altra cronaca in PERTZ, -_M. G. Script._, VI, 459, adduce il 1115. - -[264] Anno 1110 Petrus de Bruis impiae sectae in arelatensi Provincia -dux fuit .... Primum capitulum negat parvulos .... Christi baptismate -salvari posse .... non aliena fides sed propria salvat .... secundum -templorum fabricam fieri non debet, quoniam aeque in taberna .... -invocatus Deus audit. Tertium cruces sacras confringi praecipit. -Quartum capitulum ..... veritatem corporis et sanguinis Domini negat -.... Quintum capitulum: sacrificia orationes, eleymosinas et reliqua -bona pro defunctis (D'ARGENTRÉ, I, 14). - -[265] Par che corresse differenza tra la dottrina di Pietro e quella -di Enrico, a quel che scrive l'abate Cluniacense: sed post regum Petri -de Bruis, haeres nequitiae ejus Heinricus .... doctrinam diabolicam non -quidem emendavit sed immutavit. - -[266] Canone XI del concilio lateranense 1179 sotto Alessandro III: -Clerici, qui in sacris ordinibus constituti muljerculas suas indomibus -suis incontinenti nota tenuerint, aut abjiciant eas et continenter -vivant, aut ab officio et beneficio ecclesiastico fiant alieni. (MANSI, -XXII, 224). - -[267] Da un vecchio codice pubblicato dal Mabillon, _Analect._ III, -512. Verumtamen mirum in modum facundus erat .... Qua haeresi plebes -in clerum versa est in furorem, adeo quod famulis eorum minarentur -cruciatus .... Denique idem Hildebertus modis omnibus procuravit -qualiter furorem plebis ratione pariter et humilitate mitigaret, quam -Henricus contra clerum seditiose concitaverat. - -[268] A Diocesi Cenomannorum expulsus fuerat ad Pictavos adiit, tum -Petragoras, Burdigalam et Tholosam. Cum autem numerus haereticorum in -dies ibi cresceret, Eugenius papa III Albericum S. R. E. cardinalem -delegavit in Tolosanam illam provinciam adversus haereticos, sive -Henrici sectarios, sive Manicheos et Arrianos. Socium autem laboris -Bernardum (D'ARGENTRÉ, I, 16). - -[269] S. BERNARDO, Lettera 241 _ad Hildefunsum Comitem Sancti Aegidii_: -Homo apostata est, qui relicto religionis habitu ad spurcitias -carnis et saeculi, tamquam canis ad suum vomitum est reversus .... -vangelizabat ut manducaret .... cura meretricibus inventus est -praedicator insignis. - -[270] Prae confusione habitare inter cognatos et notos non sustinens -.... factus gyrovagus et profugus. - -[271] Basilicae sine plebibus, plebes sine sacerdotibus, sacerdotes -sine debita reverentia sunt. - -[272] Idem namque mirae sanctitatis et scientiae rumore non merito. -(D'ARGENTRÉ, I, 16). - -[273] Lo stesso S. BERNARDO, _Serm._ 65, pag. 1492. Tam quod ad vitam -moresque spectat, neminem circumvenit, neminem supergreditur, neminem -concutit. Pallent infusa per ora jejuniis, panem non comedit otiosus, -operatur manibus unde vitam sustentat. - -[274] Vedi un discorso degli eretici nella lettera di Evervino preposto -di Steinfeld presso Colonia a S. Bernardo (S. BER., _Opp._, pag. 1489). -Nos pauperes Christi, instabiles, de civitate in civitatem fugientes -.... nos hoc sustinemus, quia de mundo non sumus: vos autem mundi -amatores, cum mundo pacem habetis, quia de mundo estis. - -[275] Possiamo addurre la preziosa testimonianza dello stesso Evervino, -il quale dopo aver detto che gli eretici tormentum ignis non solum cum -patientia sed etiam cum laetitia introierunt, et sustinuerunt dimanda -ingenuamente: unde istis diaboli membris tanta fortitudo, quanta vix -etiam invenitur in valde religiosis in fide Christi. Alla qual dimanda -S. Bernardo risponde non doversi far poco conto della potenza che -esercita il demonio non solo sui corpi, ma anche sui cuori delle sue -creature; quanta sit potestas diaboli non modo in corpora hominum, -sed etiam in corda, quae semel permissus possederit. E bisogna ben -guardarsi dal paragonare la costanza dei martiri colla pertinacia -di costoro; quia mortis contemptum in illis pietas, in istis cordis -duritia operatur. Distinzione molto comoda, ripetuta ai nostri giorni -dal Cantù (_Gli eretici in Italia_, pag. 88). «Ma la colpa onde più -concordemente sono rinfacciati i Paterini è l'ostinazione. Fra strazi -i e tormenti, al cospetto di morte obbrobriosa, non che convertirsi -più s'induravano, protestavansi innocenti spiravano cantando lodi -al Signore. In Lombardia serbarono memoria d'una fanciulla di cui -la bellezza e l'età mettevano in tutti compassione e desiderio di -salvarla. Perciò vollero assistesse, mentre padre, madre, fratelli -venivano consunti dalle fiamme, sperando si sarebbe pel terrore -convertita; ma no: poi che ebbe durato alquanto lo spettacolo si -svincola dalle braccia dei suoi manigoldi, e corre a precipitarsi nelle -fiamme e confondere l'ultimo suo coll'anelito dei parenti». Questo pel -Cantù non è eroismo, è colpa di ostinazione! - -[276] Pag. 1489. Sunt item alii haeretici quidam in terra nostra ab -istis discordantes per quorum mutuam discordiam et contentionem utrique -nobis sunt detecti. - -[277] Il vero nome del novatore lionese è Waldez secondo il -_Rescriptum heresiarcharum Lombardiae ad pauperes de Lugduno quae -sunt in Alamania_, pubblicato dal PREGER, _Beiträge zur Geschichte der -Valdesier im Mittelalter_, 1875, pag. 18. - -[278] ANONIMO DI PASSAU in D'ARGENTRÉ, I, 92. Dum cives maiores pariter -essent in Lugduno, contigit quodam ex eis mori subito coram eis. Unde -quidam inter eos tantum fuit territus quod statim magnum thesaurum -pauperibus erogavit. - -[279] _Chron. laud._, in BOUQUET, XIII, 680. Fuit enim locus -narrationis eius (ioculatoris) qualiter beautus Alexis in domo patris -sui beato quievit. Facto mane .... quaesivit a magistro quae via -aliis omnibus certior esset atque perfectior. Cui magister dominicam -sententiam proposuit: si vis esse perfectus, vade et vende omnia quae -habes. - -[280] _Chron. laud._, qui per iniquitatem foenoris multas sibi pecunias -coacervaverat. - -[281] O civis et amici mei! non enim insanio, sicut vos putatis, sed -ultus sum de hostibus meis qui me fecerunt sibi servum, ut semper plus -essem sollicitus de nummo quam de Deo. (_Chron. laud._, loc. cit.). - -[282] A quodam cive quondam socio petiit dari sibi ad manducandum pro -Deo (loc. cit.). - -[283] Il DIECKHOFF, _Die Waldenser im Mittelalter_, Gottinga 1851, -crede che la vera novità della setta valdese per cui si distingue da -tutte le altre affini è la libera predicazione, che ciascuno benchè -laico e senza licenza dell'autorità ecclesiastica può intraprendere. -Lucio III nel suo decreto contro gli eretici rimprovera la predicazione -dei Valdesi, prohibiti vel non missi. Alano apre la discussione -contro i Valdesi sulla tesi: nullus debeat praedicare nisi sit a -majore Praelato missus. Il che vuol dire che questo ei considera -come l'errore fondamentale dei Valdesi. Contro il Dieckhoff l'Herzog, -_Die romanischen Waldenser_, Halle, 1853, p. 117, osserva che non è -verosimile, nè alcuna fonte ci dice essere stato questo del predicare -il primo impulso dell'intrapresa del Valdez. Ed io aggiungo che prima -di mettersi nella predicazione bisognava che Valdez fosse già in -possesso della verità da predicare o della vera via di salute. Ma se -non possiamo accettare l'interpetrazione del Dieckhoff, neanche quella -dell'Herzog ci par felice; perchè sebbene sin dal principio della sua -carriera apostolica il Waldez avesse avidamente cercato d'istruirsi -nella Bibbia, come racconta Stefano di Borbone, pure non si può dire -che questo ritorno alle fonti bibliche sia il principio del movimento -valdese (pag. 118). È molto più verisimile, e le fonti concordemente -ce lo attestano, che il movimento del Waldez ebbe al principio un -carattere più pratico e meno dottrinale. La vita fastosa rimprovera -il Waldez a preti e laici, non l'obblio della Bibbia. Il nome che i -Valdesi stessi si davano indica chiaramente quello che essi ponevano al -di sopra di tutto, come l'unico mezzo della salute. E codesto nome non -è: fratelli, vuoi predicatori, vuoi biblici; ma invece poveri di Lione, -umiliati. Il primo documento che parla di loro, il decreto del 1183 di -Lucio III, ce li presenta come eos qui se Humiliatos vel Pauperes de -Lugduno falso nomine mentiuntur. - -[284] _Chron. Usperg._, pag. 243: olim duae sectae in Italia exortae, -quorum alii Humiliatos, alii Pauperes de Lugduno se nominabant. Il -Tron, _Pierre Valdo Pignerol_, 1879, appoggiandosi a Reinero e a -Stefano di Borbone che dice: Vocant se pauperes spirito, crede che -la povertà si debba intendere in un senso molto largo. L'amour de -l'argent, ce ver qui range le pauvre aussi bien que le riche, tel est -donc le mal que les amis de la pauvreté spirituelle et volontaire -eussent voulu extirper de leur coeur (pag. 51). Ma le fonti, a cui -attinge il Tron, sono molto tardive. Le più antiche e schiette, parlano -della povertà nel vero senso della parola. E la cronaca laudunense -racconta che la moglie di Valdo, saputo come il marito accattasse la -vita da un amico, non mediocriter contristata sed velut amens effecto -ad Archiepiscopum urbis cucurrit.... Tum ex praecepto Praesulis -Burgensis hospitem suum secum ad praesentiam Praesulis duxit. At mulier -arripiens virum suum per pannos, ait: Numquid non melius est, o homo, -ut ego in te peccata mea eleemosynis redimam, quam extranei. Et extunc -non licuit ei ex praecepto archiepiscopi in ipsa urbe cum aliis cibum -sumere quam cum uxore (loc. cit.). A questa testimonianza aggiungiamo -l'altra di Alano, pag. 225: Dicunt etiam praedicti haeretici quod nullo -modo propriis manibus laborare debent, sed ab illis quibus praedicant -recipere necessaria. - -[285] Valdesium amplexatus est Papa approbans votum quod fecerat -voluntariae paupertatis (loc. cit.). - -[286] STEF. DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, loc. cit. Evangelia et ea quae -corde retinuerat per vicos et plateas praedicando multos homines et -mulieres ad idem faciendum ad se convocando firmans eis Evangelia. - -[287] Incoepit illa secta per hunc modum secundum quod ego accepi a -pluribus qui priores eorum viderunt, et a Sacerdote illo.... qui dictus -fuit Bernardus Ydros, qui cum esset iuvenis scripsit dicto Valdensi -priores libros pro pecunia in Romano, quos ipsi habuerunt, transferente -et dictanti ei Stephano de Ansa. (STEF., loc. cit.). - -[288] _Cronaca laudunense_, loc. cit. anno Domini 1178 [leggi 1179]. -Concilium lateranense a Papa Alexandro huius nominis tertio celebratur -.... Valdesium amplexatus est Papa, approbans votum quod fecerat -voluntariae paupertatis, inhibens eidem ne vel ipse aut socii sui -praedicationis officium praesumerent nisi rogantibus sacerdotibus. Che -i Valdesi si fossero presentati ad Alessandro III ci viene attestato da -Gualtiero Mapes, _De Nugis curialium_, pubblicato dal Wright, London -1850. Non avendo potuto avere questa stampa, riferisco dall'Usser: -_Gravissimae quaestionis de Christianarum Ecclesiarum successione -et statu Historica explicatio_ (Hanoviae 1658, pag. 168). Vidimus in -concilio Romano, sub Alexandro Papa III celebrato, Valdesios, homines -idiotas illiteratos .... qui librum Domino Papae presentaverunt lingua -conscriptum gallica, in quo textus et Glossa Psalterii plurimorumque -legis utriusque librorum continebatur. Hi multa petebant instantia, -praedicationis authoritatem sibi confirmari. L'accordo colla cronaca -laudunense mostra erronea la correzione, voluta da qualcuno, di -Alessandro III con Innocenzo III. - -[289] STEF. DI BORB., loc. cit. Cum autem ex temeritate sua et -ignorantia multus errores scandala circumquaque diffunderunt, vocati -ab episcopo Lugdunensi, qui Ioannes vocabatur, prohibuit eis ne -intromitterent se de scripturis exponendis vel praedicandis. Non -possiamo ammettere che questo divieto sia posteriore a quello di -Alessandro III, perchè Stefano ce lo presenta non come esecuzione -degli ordini di Roma, ma quale misura presa spontaneamente dal vescovo. -Inoltre dal racconto di Stefano la proibizione del concilio del 1179 -parrebbe posteriore a quella del vescovo locale. Post expulsi ab -illa terra, ad concilium quod fecit Romae ante Lateranense vocati et -pertinaces, fuerunt schismatici postea iudicati. - -[290] Magister eorum usurpans Petri officium, sicut ipse respondit -principibus sacerdotum, ait: obedire oportet magis Deo quam hominibus -(STEF. DI B., loc. cit.). - -[291] Omnes qui vel prohibiti, vel non missi, praeter authoritatem -ab apostolica sede vel episcopo loci susceptam, publice vel private -praedicare praesumpserint .... pari vinculo perpetui anathematis -innodamus (MANSI, XXII, 477). - -[292] Per l'appello ad Innocenzo ci sono due testimonianze, l'una -di Davide d'Asburgo (Ivoneto), l'altra della cronaca urspergense. Il -primo scrive: apud Lugdunum fuerunt quidam simplices layci, qui quodam -spiritu inflammati et supra ceteros de se presumentes iactabant, -se omnino vivere secundum evangelii doctrinam, et illam ad literam -perfecte servare, postulantes a domino Papa Innocentio hanc vivendi -formam sibi et suis seguacibus confirmari, adhunc recognoscentes -primatum apud ipsum residere apostolicae potestatis. (Vedi PREGER, -pag. 25). — La cronaca urspergense all'anno 1212: Vidimus tunc temporis -aliquos de numero eorum, qui dicebantur Pauperes de Lugduno apud sedem -apostolicam cum magistero suo quodam ut puto Bernhardo, et hi petebant -sectam suam a sede apostolica confirmare. Essendo dunque attestati -da molte fonti tanto l'appello ad Alessandro III, quanto l'altro ad -Innocenzo III, bisognerà ammettere col D'Argentré che si tratti di due -appelli differenti, non di uno scambio di nomi. - -[293] INNOCENZO III, _Epistolae_, Lib. XI, ep. 196. Vedi GIESELER, -_Lehrbuch_, II, 2, 632. - -[294] _Chr. Ursp._, l. c. Dominus Papa in loco eorum exsurgentes -quosdam alios, qui se appellabant Pauperes minores confirmavit qui -praedicta superstitiosa et probrosa respuebant .... maluerunt appellari -Minores Fratres quam Minores Pauperes. - -[295] DIEKHOFF, _Die Waldenser im Mittelalter_, Göttingen, 1851, pag. -155-58. - -[296] STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 87, ben conosce questi -periodi successivi. Hii ergo, Valdenses videlicet et sui, primo -ex praesuntione et officii apostolici usurpatione ceciderunt in -inobedientiam, demum in contumaciam, demum in excommunicationis -sententiam .... Postea in Provinciae terra et Lombardiae cum aliis -haereticis se admiscentes, et errorem eorum bibentes et serentes, -haeretici sunt judicati infestissimi et periculosissimi. - -[297] L'abate di Foncaldo, verso il 1209, aveva tuttora speranza di -richiamare i Valdesiani nel grembo della Chiesa: _Adversus Valdenses_, -in GRETSER, XII, 2, pag. 207: cui pauca de multis collegimus -ad ostendendum quanta sit episcoporum ac sacerdotum dignitas ac -auctoritas, quo cognito qui hactenus eis ribelles fuerunt, humiliter -eisdem obtemperent. - -[298] FONCALDO, in GRETSER, pag. 203: Ab omni, qui scit verbum dei in -populis seminare, praedicandum esse. Quoniam Jacobus dicit «scienti -bonum facere et non facienti peccatum est illi». Quare autem si scimus -evangelizare et cepimus graviter peccamus? - -[299] FONCALDO, in GRETSER, pag. 204: Moyses non invidit -prophetantibus, imo desideravit, ut omnis populus prophetaret. -Clericorum autem ordo obsistit nobis, et invidet prophetantibus id est -exponentibus mysteria Dei. - -[300] FONCALDO, pag. 205. Ad hoc dicunt quod multi laici verbum Dei -in populo fideli disseminaverunt sicut fecit B. Honoratus et sanctus -Equitius .... Denique et primi apostoli idiotae et sine literis -fuerunt. Et isti omnes, licet Laici, verbum Dei praedicaverunt. - -[301] DAVIDE D'AUSBURGO, ediz. Preger, pag. 26. Illi (Valdenses) autem -contempserunt in hoc claves ecclesie, dicentes clericos hoc facere -per invidiam quia viderent eos meliores se esse et melius docere et -maiorem ex hoc populi favorem habere, cum pro bono et perfecto opere -nullus debeat vel possit excomunicari .... Et illam excomunicationem -reputabant sibi esse aeternam benedictionem, gloriantes se apostolorum -successores esse, quod sicut illi pro doctrina evangelii a scribis et -phariseis extra synagogam eiecti maledictioni eorum et persecutioni -subiacebunt, ita et ipsi a clericis similia paterentur. - -[302] ALANUS, _adversus haereticos_, pag. 1881. Isti Valdenses asserunt -neminem debere obedire alicui nisi Deo freti auctoritate quae est in -actis apostolorum. FONCALDO, pag. 209, sed inquiunt: obedimus Deo non -hominibus, sequens Petrum qui dixit: obedire oportet Deo magis quam -hominibus. - -[303] FONCALDO, p. 198. In primis igitur arguuntur de inobedientia, -quia scilicet non obediunt ecclesiae Romanae. - -[304] ALANO, pag. 184. Laico autem praedicare periculosum quia non -intelligitur quod dicit nec scripturas intelligit. FONCALDO, pag. -199: Ex quibus aperte datur intelligi quod nullus praesumere debet -docere aliquam viam perfectionis nisi sit in civitate id est in sancta -ecclesia, et Christi sit discipulus. Pag. 207: Ex his omnibus videtur -nec Clerico nec Laico cujus habitatio ignoratur (imo etiamsi sciatur -ubi habitet) esse licitum vineam id est plebem et gregem alienum -excolere sine licentia Episcopi vel Presbyteri ad cujus curam spectat. - -[305] Pag. 202: Praedicant omnes passim, et sine delectu conditionis, -aetatis vel sexus. - -[306] FONCALDO, pag. 113. Foeminas quas suo consortio admittunt, decere -permittunt, cum hoc sit apostolicae doctrinae contrarium. — Pag. 114: -sed dicunt inimici veritatis mulieres debere docere eo quod apostolus -dicat ad Titum: .... non criminatrices non multo vino servientes, -bene docentes. — Item hunc errorem confirmare scituntur exemplo Armae -propheticae, Luc. 2. - -[307] ALANO, pag. 191: Magis operatur meritum ad consacrandum .... quam -ordo vel officium. Per l'opposto il cattolico deve sostenere secondo -il Foncaldo pag. 200: Spiritus sanctus plerumque potius dignitatem -sacerdotis pensat quam meritum. - -[308] ALANO, pag. 186. Forte dicunt quidam haeretici quod bonis -Praelatis obediendum, et his qui apostolorum vicarii sunt vita et -officio. Tutto al contrario la dottrina cattolica è questa (pag. 183): -Obediendum esse dominis suis, non solum modestis sed etiam discolis. -Lo stesso ripete Foncaldo (pag. 200): Sacerdotibus etiam peccatoribus -peccatores nequitias suas confiteri debent. - -[309] Per mostrare l'accordo delle fonti in questo punto e la -continuità della dottrina dall'origine sino all'ultimo periodo della -Chiesa valdese, cito STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 89. Item -dicunt nullam esse sanctitatem nisi in bono nomine vel muliere; -ed il MONETA, pag. 408: Audacia Valdensium, qui ab ecclesia romana -propter quorundam vitia exire praesumpserunt .... si enim Scribis et -Pharisaeis, qui nequissimi fuerunt de lege Moysi obtemperandum fuit -propter officium et ordinem sacerdotis usque ad consummationem legis, -quanto magis sacerdotibus et praelatis obediendum est de lege Christi -licet mali sint. Riferiremo altrove un luogo di Davide, ediz. Preger, -pag. 27. - -[310] DIECKHOFF, op. cit., p. 178. Der waldensische Satz stützt ja die -Kräftigkeit und Wahrheit der geistlichen Amts und seiner Thätigkeiten -nicht auf den obiectiven Christus in der Gemeinde. Pag. 181: Das -evangelische Protestantismus steht auf Seiten des Alanus. - -[311] Il PREGER, _Beiträge zur Geschichte der Waldesier im -Mittelalter_, dubita a torto delle fonti cattoliche, perchè l'accordo -di queste fonti, che emanano da inquisitori ben diversi e per tempo e -per nazionalità è una prova inconfutabile della loro veridicità. - -[312] Illis solis potestas ligandi et solvendi data sit, qui doctrinam -simul et vitam apostoli servant. (ALANO, pag. 187). Cfr. DAVIDE, ediz. -Pregar, pag. 27: Dicunt etiam quod sacerdos peccator non possit aliquem -solvere et ligare, cum ipse sit ligatus peccato, et quod quilibet bonus -et sciens laicus possit alium absolvere et paenitenciam imponere. - -[313] ALANO, pag 196. Si vero ante confessionem, per contricionem -cordis, Deus per se ipsum sine ministerio sacerdotis ei debitum omnino -relaxat .... quid dimittit Sacerdos? - -[314] ALANO, pag. 193. Non est necesse hominem peccata sui confiteri -sacedotibus si praesto sit laicus, cui possit peccata confiteri. - -[315] STEFANO DI BORBONE, in D'ARGENTRÉ, I, 88: Derident indulgentias -Papae et absolutiones et Claves ecclesiae. - -[316] FONCALDO, pag. 114-15. Audent jam insani haeretici eis -quos seducunt dicere: defunctis nihil prodesse fidelibus vivorum -eleemosynas, jejunia, orationes, nec etiam missarum solemnia, seu -orationes pro eis factas. - -[317] FONCALDO, pag. 217: Sed ad hoc objiciunt inimici veritatis post -mortem hanc praedictas nulli prodesse. .... Ex his verbis liquet quod -post mortem tenebris poenarum involvitur qui in hac luce viam Dei -perambulare contempserit. - -[318] FONCALDO, pag. 217: Negant enim ignem purgationis. - -[319] Questo documento, pubblicato dal Preger nei _Beiträge_ già -citati, fu riprodotto presso di noi dal COMBA, _Storia della Riforma in -Italia_, pag. 541 e segg. - -[320] SACCONI, _Summa_, pag. 55. Pauperes Lombardi concordant cum -primis in juramento et justitia saeculari. De corpore vero Domini -sentiunt pejus quam primi, dicentes quod concessum est cuilibet homini, -sine peccato mortali existenti, consecrare illud. Item dicunt quod -Ecclesia Romana est Ecclesia malignantium, et bestia et meretrix quae -leguntur in Apocalypsi. - -[321] Anche il Tiraboschi, alla cui opera _Vetera Humiliatorum -monumenta_ (Med. 1766) il Preger ricorre, dice candidamente (I, 76): ea -fere omnia quae ad prima humiliatorum tempera pertinent incerta sunt. -La corporazione degli Umiliati era un ordine religioso, il quale è -fama che abbia ricevuto qualche regola da S. Bernardo, nè certo s'è mai -allontanato dalla Chiesa. E se ne togli l'obbligo del lavorare, che del -resto anche i Catari s'imponevano, non parmi che ci sia niente altro di -comune tra gli Umiliati ed i Poveri Lombardi. - -[322] Da questa frase adoperata dai Poveri Lombardi (§ 3): Controversia -quae inter nos et electos Valdesii socios jam diu versatur, si deve -riconoscere col Preger che i Poveri Lombardi non si sentivano compagni -o socii del Valdez. - -[323] § 15: Facta enim adhuc quadam super Valdesio et Viveto mortuis -questione respondimus: Valdesium et Vivetum si pro omnibus culpis -et offensionibus suis satisfecerint ante obitum posse salvari: quam -dicti ultramontani penitus respuentes ecc. Pare però che la disputa si -potesse comporre nella formola accettabile da ambe le parti: dicimus -Valdesium in dei paradyso esse. - -[324] § 6: Valdesium dixisse quod cum de omnibus aliis esset pax et -concordia inter eum et fratres italycos, nisi separarentur laborancium -congregationes. A ragione il Preger si serve di questo testo per -mostrare la grande autorità esercitata dal Valdez. - -[325] § 4: Valdesium dixisse videlicet se nolle aliquem in societate -ultramontanorum aut ytalicorum fratrem fore prepositum in vita sua nec -post mortem. Anche in questo punto si trovò modo d'intendersi: commune -nostrum .... eligat prepositos aeternaliter vel rectores ad tempus -secundum quod utilius communi videbitur vel amplius ad pacem pertinere. - -[326] Il Sacconi dice che i Poveri Lombardi sostenevano quod infantes -salvabuntur sine baptismo (_Summa_, pag. 55 b.). - -[327] Dalla formola adottata nella lettera (§ 8) parrebbe tutto -l'opposto di quel che pretende il Sacconi, perchè gli ultramontani par -che avessero bisogno di essere richiamati alla vera fede: hoc oramus -eos credere et fateri. La professione di fede suona così: nemo aquae -materialis baptismum respuens potest salvari. - -[328] § 9: Credimus legitimos conjugatos nisi ob fornicationis causam -aut utriusque consensu neminem debere separare. Cfr. STEFANO DI BORBONE -in D'ARG., I, 89. Item in matrimonio carnali dicunt quod uxor potest -a viro recedere eo invito, et e converso et sequi eorum societatem vel -viam continentiae. - -[329] § 16: Una est (sententia), ut quidam ex Valdesii sociis -proferunt, quod panis et vini substancia per solam verborum Dei -prolacionem vertitur in Christi corpus et sanguinem addentes: non -homini sed verbis Dei virtutem attribuimus. - -[330] § 17: Altera quorundam Valdesii sociorum sententia de panis -fraccioni haec est; nemo potest baptizare, qui Christi corpus non valet -conficere. - -[331] § 18: Dixerunt enim per neminem sive bonum sive malum, nisi per -eum qui est deus et homo, _i. e._ Christum, panis et vini visibilem in -corpus Christi et sanguinem transubstanciari substantiam, et hucusque -de hac tertia sacramenti hujus responsione nos et illi concordes -fuimus. De hoc autem quod addiderunt: _oracionem adulteri sive -malitiosi in hoc a domino exaudiri et recipi_, ab eis quia a veritatis -tramite deviat dissentimus. - -[332] § 16: Quisquis sive Judeus sive gentilis verba Dei super panem -et vinum proferens .... Christi corpus et sanguinem conficiet. Questa -opinione di alcuni oltramontani era così indeterminata, che poteva -servire a dimostrare le tesi più opposte, nè solo che il sacramento -amministrato dai cattolici fosse valido, ma valido altresì quello di -qualunque altro sappia dire le sacre parole. In questo ultimo senso -intende la dottrina degli oltramontani STEFANO DI BORBONE in D'ARG., I, -89: Illi autem (Valdenses) qui in aliquo videntur minus male sentire in -hoc errant, quia dicunt corpus Christi posse confici a quocumque bono -vel consecrari qui dicit verba ad hoc statuta, licet, non sit ab homine -ordinatus. - -[333] § 17: Interrogati etiam a nobis de pane fraccione confessi sunt -hoc sacramentum non per mulierem, non per laycum, sed per solum confici -sacerdotem. - -[334] § 20: Item quod dominus iniquorum ministracionem non recipiat, et -eorum oracionem non exaudiat. - -[335] § 22: Ecco la formola degli oltramontani: a sacerdote ab ecclesia -Romana ordinato, donec congregatio baptizatorum sustinet eum in -officio, sit justus vel iniustus, si acceperit panem et vinum et eum -benedixerit in commemoracionem corporis et sanguinis Dei, credimus quod -post benedicionem ab eo dictam corpus et sanguis fiat Dei. - -[336] Loc. cit. Hanc Valdesianorum confessionem, quam contra divina -testimonia faciunt, omnino respuimus. - -[337] § 18: Tamen si quis ad recipiendum hoc sacramentum dignus -accesserit credimus quod licet non per ministri indigni et reprobi -oracionem a domino impetrat quod exoptat, i. e. corpus domini ad sui -salutem juxta suum recipit desiderium (loc. cit.). - -[338] Loc. cit. Si Deus oracionem exaudierit, credimus panis et vini -substanciam post benedictionem esse Christi corpus et sanguinem, -alioquin minime quod ad se et per se .... ad se i. e. quantum ad -ministrantem reprobum etiam si ipse ratione presumpserit, per se i. e. -per ejus orationem si alicui alio tradere voluerit. - -[339] § 25: Cum essem parvulus loquebar ut parvulus. Quando autem -factus sum vir, evacuavi quae erunt parvuli .... Nec etiam licet -Valdesiani in hoc nos vellent cogere, volumus confiteri. Oportet enim -obedire Deo magis quam hominibus. Nec enim Paulus volentibus eum in -legis servitutem redigere, ut ipse testatur, ad horum subjectione -cessit. Questo luogo mi pare una chiara prova che gli ultramontani ai -quali s'indirizza la lettera dei Lombardi erano forse una frazione dei -Valdesi, rimasta ancora in moltissimi punti ligia alla Curia Romana. -Con nessun'altra ipotesi si potrebbe spiegare questa sollecitudine per -la confessione auricolare, che tra i sacramenti fu il primo ad essere -abbandonato, come ne fan fede le fonti più antiche, Alano e l'Abate di -Foncaldo. - -[340] Di queste due sentenze, la prima ci viene conservata da Alano, la -seconda da Stefano di Borbone. - -[341] _Beiträge zur Geschichte der Waldesier_, p. 22-23. - -[342] _Der Tractat des David von Ausburg_, München 1878, p. 15-16. - -[343] In D'ARGENTRÉ, I, 87. Et inveni per multas confessiones eorum in -jure tam perfectorum quam credentium.... Tamen aliqui eorum dicunt, ut -ab eis audivi, timore mortis esse eis, qui non sunt perfecti, licitum -mentire et jurare. - -[344] STEPHANUS, in D'ARGENTRÉ, I, 89. Quilibet bonus homo sit -Dei filius, sicut Christus eodem modo.... cum homo poenitens bonus -efficitur, tunc est ibi verus baptismus. - -[345] PREGER, op. cit., pag. 16: Natürlich konnte man nun nicht Alles, -was aufänglich für den Predigerverein galt, auch zur Vorschrift für die -Gemeinden machen. - -[346] Vedi più sopra, p. 195, n. 1, da riscontrarsi con DAVIDE, § -18, ediz. Preger, pag. 35: Olim desiniverant jurare omnino, sed quia -facilius per hoc deprehendebantur, caute dispensaverunt modo jurare pro -se vel alio a morte defendendo. - -[347] STEF. DI BORB., pag. 89: Nullam esse sanctitatem nisi in bono -homine vel muliere. - -[348] STEF., pag. 88: Sunt quidam qui non sunt ordinati a Deo vel ab -hominibus ut mali laici: alii ab hominibus ut mali sacerdotes nostri et -non a Deo: alii a Deo etsi non ab hominibus, ut boni laici, qui servant -mandata Dei, qui possunt ligare et solvere, et consecrare et ordinare, -si proferant verba Dei ad hoc statuta. - -[349] STEF., loc. cit. Item dicunt malos, qui sunt in peccato, -non posse ligare et solvere vel indulgentias dare, vel peccatorum -relaxationes, vel consecrare, vel aliquid tale facere, quod Deus -habeat ratum. — Riscontrate l'anonimo di Passau (Pseudo Rainero) -in D'ARG., I, 93. Item dicunt quod transsubstantiatio non fiat -in manu indigne conficientis sed in ore digni sumentis et confici -posse in mensa communi. DAVIDE, ediz. Preger, pag. 27: Hoc (cioè la -transustanziazione) autem quidam dicunt tantum per bonos fieri, alii -autem qui verba consecrationis sciunt. - -[350] STEF., p. 88: Vidi haereticam quae combusta fuit, quae super -arcam ad modum altaris parati consecrare se credebat et attentabat. - -[351] MONETA, pag. 403: Quidam dixerunt quod Valdesius ordinem -habuit ab universitate fratrum suorum. Eorum autem, qui hoc dixerunt, -principalis auctor fuit quidam haeresiarcha pauperum lombardorum Doctor -perversus Thomas. Hoc autem probare taliter visus est: Quilibet de illa -congregatione potuit dare Valdesio jus suum scilicet regere seipsum, et -sic tota congregatio illa potuit conferre et contulit Valdesio regimen -omnium, et sic creaverunt illum omnium Ponteficem et Praelatum. - -[352] MONETA, pag. 402: Ipsi ad minus triplicem confitentur (ordinem) -scilicet Episcopatum, Presbyteratum, et Diaconatum. - -[353] L'abbate di Foncaldo tra le altre obbiezioni contro alla libera -predicazione dei Valdesi move questa (pag. 208): Qui uxores habent aut -pondere terrenae solicitudinis opprimuntur ad disseminandum verbum Dei -idonei non sunt. - -[354] Riportammo altrove il passo: Uxor potest a viro recedere eo -invito (D'ARG., I, 89). - -[355] DAVIDE, ediz. Preger, pag. 27: Matrimonium dicunt esse -fornicationem juratam, nisi continenter vivant. Qualescumque alias -luxurie immundicias magis dicunt esse licitas quam copulam conjugalem. -Continenciam laudant, sed urente libidine concedunt ei satisfieri -quocumque modo turpi. Questo ultimo tratto è certo in contraddizione -col precedente, ed è poco credibile. Ma non per questo s'ha da revocare -in dubbio tutta la testimonianza, come fa il Preger, op. cit., pag. -18. Anche l'anonimo di Passau in D'ARG., I, 94, dice in un passo già -riportato: Sacramentum conjugii damnant, dicentes mortaliter peccare se -conjuges si absque spe prolis conveniant. - -[356] Abbiamo riportato sopra, pag. 198, n. 2, il passo dell'anonimo -di Passau et confici posse in mensa communi. DAVIDE in PREGER, pag. -27: Hoc etiam in conventiculis suis celebrant recitantes verba illa -evangelii in mensa sua et sibi mutuo partecipantes sicut in caena -Christi. _Liber inquis. tholos._, pag. 216: Item oravit cum Valdensibus -pluries ante prandium et post inclinatus super bancam secundum modum -et ritum ipsorum. Cfr. pag. 222-23; 229. Dobbiamo dunque ammettere -col Preger, che continuasse la celebrazione dell'Eucaristia; ma che -il rito fosse semplificato, e la funzione cattolica messa da banda lo -dice esplicitamente l'anonimo di Passau in D'ARG., I, 93: Item dicunt -quod missa nihil sit, quia Apostoli eam non habebant et fiat propter -quaestum. L'anonimo del codice Claromontano ci da una descrizione -della cerimonia della consecrazione, che in questa forma forse era -celebrata una volta sola l'anno, nella Pasqua; D'ARG., I, 56: Dicti -Pauperes de Lugduno solum semel consecrant in anno, in coena Domini, et -tunc quasi iuxta noctem: ille qui praeest inter eos, si est Sacerdos, -convocat omnes de familia sua utriusque sexus, et facit ibi ante eos -preparari bancum seu unum scannum, et poni desuper unum mundum gausape, -cui postea supponunt unum bonum scyphum de vino bono et puro, et unam -fugaziam azymam .... Postea vero surgunt et tunc ille qui consecrat, -signat panem et scyphum, et fracto pane dat omnibus astantibus -particulam suam et postea dat omnibus bibere cum Scypho, et stant -semper in pedibus et sic finitur eorum sacrificium et credunt firmiter -et confitentur quod istud est corpus et sanguis Domini nostri Jesu -Christi. - -[357] DAVIDE, pag. 27: Corpus Christi et sanguinem non credunt vere -esse, sed panem tantum benedictum, qui in figura quadam dicitur corpus -Christi, sicut dicitur: Petra autem erat Christus, et simile. Hoc -autem quidam discunt tantum per bonos fieri, alii autem per omnes verba -consecrationis sciunt. - -[358] DAVIDE, in PREGER, pag. 17: Quidam autem dicunt baptismum non -valere parvulis, eo quod nondum actualiter possint credere. - -[359] DAVIDE, loc. cit. Dicunt non esse purgatorium sed omnes morientes -statim transire in celum vel infernum; ideo suffragia pro defunctis -ab ecclesia facta asserunt non prodesse. Unde dicunt quod oblaciones -factae pro defunctis prosunt clericis, qui concedunt, non animabus quae -hujusmodi non utuntur. - -[360] STEFANO DI BORBONE, pag. 89: cum dicunt se credere Incarnationem, -Passionem, Resurrectionem Christi, dicunt quod illam credunt veram -Conceptionem Christi, Nativitatem, Passionem, Resurrectionem et -Ascensionem cum bonus homo concipitur, nascitur, resurgit per -poenitentiam vel ascendit in coelum; cum martyrium patitur, illa est -vera passio Christi. Similiter, cum dicunt se credere Baptismum, -Poenitentiam, et sic de aliis sacramentis dicunt ipsa esse vera -sacramenta solum et tunc compleri, cum homo poenitens bonus efficitur, -tunc est ibi verus Baptismus, Confirmatio, Eucharistia vera, quia tunc -efficitur Corpus Christi, tunc ordinatur, tunc fit in eo conjugium et -unctio. Et per istam spiritualitatem fidem nostram plurimi eorum in -articulis et sacramentis annihilant. - -[361] DAV., loc. cit. unctionem extremam respuunt et oleum consecratum -et crisma nil valere plus quam aliud. - -[362] L'anonimo di Passau, in D'ARG., I, 93, tra gli errori dei Valdesi -di Germania conta questi: XI, quod non sit obediendum praelatis sed -tantum Deo. XII, quod nemo fit major altero in Ecclesia. XIII. Quod -nemo debet flectere genua Sacerdoti. L'anonimo del codice claromontano -in D'ARG., I, 57 dice parimente: Tricesimo, quod Sacerdos non est nisi -pronunciator. STEF. DI BORBONE, pag. 89: Sufficit ad salutem soli Deo -non homini confiteri. - -[363] DAV., pag. 28: Dicunt etiam quod sancti in coelo non audiunt -oraciones fidelium; nec venerationes quibus eos honoramus, attendunt, -arguentes, quod cum corpora sanctorum hic mortua jaceant et spiritus -tam remoti sint a nobis in celo, nullo modo oraciones nostras valeant -auditu percipere neque visu. Dicunt quoque sanctos non orare pro nobis, -et ideo non oporteat nos implorare suffragia eorum qui absorpti gaudio -coelesti nobis non possint intendere. Cfr. l'an. di Passau in D'ARG., -I, 94. Item nullum sanctum credunt nisi Apostolos, nullum sanctum -credunt nisi solum Deum. - -[364] STEF. DI BORB., pag. 89: Irrisibiles dicunt qui faciunt festa -Sanctorum et quod non peccant qui in eis laborant. L'ANONIMO DI PASSAU -in D'ARG., I, 94: Canonisationes, Translationes et Vigilia sanctorum -contemnunt. DAV., pag. 28: unde derident solempnitates quas in -sanctorum venerationem celebramus et alia quibus eos honoramus. - -[365] DAVIDE, loc. cit. In quadragesima et in aliis diebus jejuniorum -ecclesiae non jejunant sed carnes comedunt ubi audent, dicentes -quod Deus non delectatur in afflictionibus amicorum suorum. STEF. DI -BORB., pag. 89: Non peccare dicunt illos, qui jejunia statuta solvunt -quacumque die, et qui ibi carnes comedunt. - -[366] STEF. DI BORB., loc. cit, irrident eos qui luminaria offerunt -sanctis .... irrident cantus Ecclesiae et officium divinum. DAV., pag. -27: Festa, feriarum jejunia, ordines, benedictiones, officia ecclesiae -et similia respuunt omnino. - -[367] Intorno alla consacrazione delle chiese già ricordammo il -Foncaldo, che tra gli errori dei Valdesi nota questo (pag. 218): Malunt -orare in stabulis vel cubiculis seu thalamis quam in Ecclesia, DAV., -§ 11, [non pubblicato dal Martène] pag. 31: Sicut Symea .... imitantur -.... id quod apostoli pro pauperibus collectas in ecclesia procurabant -et in domibus fidelium, quando nondum ecclesiae constructae fuerunt, -quando docebant vel sacra misteria celebrabant, vel ad predicandum per -diversas provincias discipulos destinabant, qui fundarent ecclesias -vel firmarent. L'anonimo del codice Claromontano in D'ARG. I, 57 locis -sacris nullam exhibent reverentiam. - -[368] STEF. DI BORB., pag. 89: solum Deum adorandum dicunt omni genere -adorationis et dicunt peccare eos qui Crucem, vel illud quod nos -dicimus et credimus corpus Christi, adorant, vel sanctos alios a Deo, -vel eorum imagines. L'ANONIMO DI PASSAU in D'ARG., pag. 94: Reliquias -sanctorum contemnunt item sanctam crucem reputant ut simplex lignum, -ed item lignum S. Crucis horrent propter supplicum Christi, nec unquam -signant se. - -[369] Davide conosce molto bene questo processo: § 5, pag. 26: Haec -fuit prima haeresis eorum, contemptus ecclesiasticae potestatis. Ex -hoc traditi Sathanae precipitati sunt ab ipso in errores innumeros, et -antiquorum haereticorum errores suis adinvencionibus miscuerunt. - -[370] Quanta speranza ponesse nell'Imperatore il partito delle riforme -lo attesta tra tante la lettera di Pier Damiani ad Enrico III, in -occasione della sentenza imperiale contro l'arcivescovo di Ravenna -(_P. Damiani Epist._, VII, 2; _Opp._ Parigi 1664, pag. 109, A). Nam in -expulsione Uniquerii vox omnium in laudem sui Creatoris attollitur, -Ecclesia de manu violenti praedonis eripitur, et salus esse totius -mundi vestra Incolumitas judicatur. Laetentur ergo coeli, et exultet -terra quia in Rege suo vere Christus regnare cognoscitur. - -[371] GIESEBRECHT, _Geschichte der deutschen Kaiserzeit_, II, 404. - -[372] MANSI, XIX, 627: Concilii Romani anno 1047 habiti Canon.... -Nullum aut ecclesiarum consecrationem, aut clericatus ordinationem, -aut Archipresbyteratum, aut commendationes altarium, aut traditiones -ecclesiarum, aut abbatias, aut praeposituras vendere. Quisquis -contradixerit aut vendiderit anathema sit. Del Concilio romano -dell'anno 1049, il Mansi, pag. 722, toglie le notizie da una lettera -di S. Pier Damiani ad Enrico arcivescovo ravennate. In questa lettera -è notevole la frase: Ponamus itaque ut simoniaci in nullo a caeteris -haereticis differant, che è forse un'amplificazione retorica. - -[373] Come dice Enrico III (in GLABER, V, 2) Vos autem (qui vice -Christi in Ecclesia constituti estis) avaritia et cupiditate -corrupti, qui dum conferre deberetis in hujusmodi transgressionis -dando et accipiendo canonem maledicti estis.... Omnes quippe gradus -Ecclesiastici a maximo Pontifice usque ad ostiarium opprimuntur per -suae damnationis pretium. - -[374] MANSI, XIX, 696: Omnino confitemur non licere episcopo -presbytero, diacono, subdiacono propriam uxorem causa religionis -abjicere a cura sua, scilicet ut ei victum et vestitum largiatur: sed -non ut cum illa ex more carnaliter jaceat. - -[375] Simone Mago è tenuto dai padri della Chiesa del terzo e quarto -secolo come uno dei quattro capi dello gnosticismo. Le lettere -clementine già lo danno per il principale. Ma questo solo par probabile -che egli, appartenendo alla setta samaritana, cercasse di combinare -insieme la nuova religione col samaritanismo. Il che non importa che la -dottrina gnostica si debba a lui, come non si deve nè al suo discepolo -Menandro, nè a Dositeo; ben piuttosto a Cerinto, che è l'ultimo dei -quattro nominati dai Padri: SCHMID, _Kirchengeschichte Erlangen_, 1880, -Vol. I, pag. 64. - -[376] _Apoc._, II, 6. Cfr. IRENEO, I, 29. CLEM. STROM., I, 3. - -[377] Il decreto di Clemente II (MANSI, loc. cit.), già parla de -haeresia simoniaca. La stessa espressione si trova in Arnolfo, -_Gesta_, lib. III, cap. XI (PERTZ, _Mm. SS._, VIII 19). Il biografo -di Arialdo, Andrea, cap. XI, 7 (PURICELLI, pag. 86), riferisce alcune -ragioni che l'arcivescovo, insieme alla maggior parte del clero e dei -nobili, nonchè di molti del popolo minore solevano portare contro la -proibizione della vendita: Haec namque doctrina si ad profectum venerit -nobis nostrisque filiis profecto nullo modo vivere expedit. Quae -enim est nostra vita nisi ecclesiarum beneficia quae a nobis assidue -venduntur et emuntur? Certo queste ragioni erano deboli assai; ma -provano in ogni modo che si faceva una discussione e taluni sostenevano -la legittimità del traffico. - -[378] LANDULFI, _Hist. Mediol._, II, 36 (PERTZ, VIII, 73): Itaque his -et aliis misericordiarum multarum elemosynis, si quid offensionis -laicis inhaerebat, et sacerdotibus illos moribus bonis imbuentibus -solvebatur. - -[379] LAND., _Hist. med._, II, 35 (PERTZ, VIII, 70): Si autem in -virginitate uxorem aliquis non habens permanere non posse fateretur, -humanam ac fragilem naturam sciens restringi non posse nisi Dei -misericordia adjutus, continuo in testimonio bonorum virorum secundum -legem humanam licentia a pontifice accepta, uxor tamen virgo illi -desponsabatur; unde apostolus: _Qui se non continet, nubat_. Et -unusquisque excepta causa fornicationis suam uxorem habebat; qua -accepta non minus venerabatur et amabatur quam si sine uxore idem -degeret.... Usus enim ecclesiae totius tam latinae quam graecae per -tempora multa sic se habebat. III, 7 (PERTZ, 78): Sed nostri sacerdotes -Deo gratias usque hodie nec sunt nec nominati sunt adulteri, sed -curiose observant apostolicum praeceptum, ut sint unius mulieris -viri. Queste parole sono messe in bocca all'arcivescovo. Altre non -meno energiche sono attribuite all'arcidiacono Guiberto ed al diacono -Ambrogio III, 23, 24 (PERTZ, 89-91), nè meno incalzanti sono le -risposte che fa il sacerdote Andrea ai discorsi tenuti da Arialdo a -Landolfo III, 26 (PERTZ, 92-93). - -[380] BONITH., in JAFFÉ, II, 648: Sed venditores ecclesiarum, -mediolanenses capitanei et valvassores, cum viderent se pecuniis -nudari, contristabantur. - -[381] BONITH., lib. VI (JAFFÉ, II, 638): Ecclesia Mediolanensis, quae -fere per 200 annos superbiae fastu a Romanae ecclesiae se subtraxerat -dicione. ARNULFI, _Gesta_, III, 15 (PERTZ, VIII, 21): O insensati -mediolanenses, qui vos fascinavit? Heri clamastis unius sellae -primatum, hodie confunditis totius ecclesiae statum .... Dicetur enim -in posterum; subjectum Romae Mediolanum. Queste amare parole sfuggono -al cronista nel raccontare che il popolo milanese dopo essersi levato -in tumulto contro il legato di Roma gli si sottomise. - -[382] BONITH. in JAFFÉ II, 638: Gregorius .... mediolanensem ecclesiam -.... secundum antiquum morem [vale a dire secondo il costume orientale -di S. Ambrogio] cantare constituit. Arnolfo, III, 17 (PERTZ, pag. 12): -Interea Arialdus .... letanias illas quas Ambrosiani post ascensionem -celebrant .... praedicabat execrandas. - -[383] ARNOLFO, III, 10 (PERTZ, pag. 19): Qui (Arialdus) cum modicae -foret auctoritatis, humiliter utpote natus, praevidit applicare sibi -Landulfum quasi generosiorem et ad hoc idoneum .... Landulfus vero -cum esset expeditioris linguae ac vocis, nimiusque favoris amator, -repente dux verbi efficitur, usurpato sibi contra morem ecclesiae -praedicationis offitio. Hic cum nullis esset ecclesiasticis gradibus -alteratus etc. LANDOLFO, _Hist. med._, III, 5 (PERTZ, pag. 76), -conferma intorno ad Arnolfo le notizie dell'altro cronista: Landulphus -de magna prosapia oriundus .... Unus de notariis (grado ecclesiastico -inferiore al sottodiacono). Di Arialdo dice soltanto: alium forensem -clericum, levitam (diacono) tantum, Arialdus nomine, ortus in loco -Cuzago prope Canturium artis liberae magister. BONIZONE (JAFFÉ, pag. -639): Landulfus ex majore prosapia natus .... Arialdus ex equestri -progenie trahens originem. ANDREA, cap. I (PURICELLI, pag. 14), Bezo -quidam, cum Beza.... nobiles utrique natione sed nobiliores probitate; -cap. IX, pag. 81: Qui progenie altior erat Landulphus. Tutte queste -notizie concorderebbero se s'intendesse l'_humiliter_ del cronista -milanese in senso relativo non assoluto. - -[384] ARNOLFO, III, 13 (PERTZ, 20): Hos tales cetera vulgaritas -hyronice Patarinos appellat. IV, 11 (PERTZ, 28): non quidem industria -sed casu prolatum. BONIZONE, lib. VI (JAFFÉ, pag. 639): eisque -paupertatem improperantes, paterinos id est pannosos, vocabant. Anche -oggi secondo il Cherubini _pattaria_ in dialetto milanese vuol dire, -ciarpe, cenceria, sferre vecchie. E dall'essere denominati patari o -patarini i novatori si disse pataria la loro setta, ed in seguito la -dottrina da loro insegnata. LAND., _Hist._ III, 12 (PERTZ, 81): Cum -cujus inauditae Pataliae placitum cogitasti commovere. III, 9 (PERTZ, -79): Tu solus per execrabilem pataliam flammam .... super nos accendis. -Arnolfo nel luogo citato del libro quarto aggiunge ingenuamente: dum in -quodam etymologiarum tomo nuper plura revolverem, ita scriptum reperio: -Pathos graece latine dicitur perturbatio. Unde justa meae parvitatis -ingeniolum statim conjicio, quod Patarini possunt perturbatores -rite nuncupari, quod plane rerum probat effectus. Si perdona questa -partigiana etimologia al cronista, che ebbe molto a soffrire dalle -agitazioni patariniche; ma non si può perdonare al nostro Cantù -quest'altra etimologia, tolta di peso dalle costituzioni di Federico -II: _patarini furon detti da pati perchè ostentavano penitenza, o dal -pater che era loro preghiera_ (_Gli eretici in Italia_, pag. 77). Cfr. -BREHOLLES, _Hist. dipl._, IV, I, pag. 298: Patarenos se nominant velut -expositi passioni. - -[385] Il cronista contemporaneo Landolfo conosce bene questo nesso -dei novatori cogli eretici. Lib. III, 19 (PERTZ, 87). Venientes namque -quidam suburbani diversis, ac variis dogmatibus irretiti, et Arialdus -ipse, et ipse quem animo prae omnibus diligebat, et aliquantis cum -Laicis, qui Girardi de Monteforte sententias fere consentiebant, quos -ipse paulo ut filios complexus deosculabatur ecc. Nel cap. 26 dello -stesso libro viene riferito un discorso del sacerdote decumano Andrea, -ove è notevole questo passo (PERTZ, pag. 93): Forsitan adhuc illa -sententia implicitus es, qua olim illi de Monteforte te imbuerant, qui -omnem christianitatem mulierem non tangere et genus humanum sine semine -virili apum more nasci dicentes, falsis sententiis affirmabant? - -[386] Andrea nella vita di Arialdo, cap. IV, 4 (PURICELLI, pag. 78), -attribuisce al santo novatore questo discorso: Ecce Christus clamat: -Discite a me quia mitis sum, et humilis corde. Et iterum de se dicit: -Filius hominis non habet, ubi caput reclinet. Et item Beati pauperes -spiritu, quoniam ipsorum est Regnum Coelorum. E contra vero ut -inspicitis, vestri Sacerdotes, qui effici possunt ditiores in terrenis -rebus, excelsiores in aedificandis turribus et domibus, superbiores in -honoribus, in mollibus delicatisque vestibus pulchriores, ipsi putantur -beatiores. En ipsi, ut cernitis, sicut laici palam uxores ducunt: -stuprum, quemadmodum scelesti laici, sequuntur atque ad nefandum hoc -opus patrandum tanto sunt validiores, quanto a terreno labore minus -oppressi; videlicet viventes de Dono Dei. Possiamo confrontare questo -discorso con le accuse che i Catari faceano alla Chiesa cattolica. (V. -MONETA, pag. 60, e 303). Ecclesia Christi imminentibus tribulationibus -saepe esuriebat .... Romana Ecclesia in divitiis multis est et in -deliciis induta purpura et bysso, et epulatur quotidie splendide -et secure, et stabilis in hoc mundo non laborat manibus suis, sed -ipsa lasciva et otiosa devorat aliorum labores .... Ecclesia Christi -contemnebatur et blasphemabatur a mundo, e converso Ecclesia Romana -a mundo honoratur. Altrettali simiglianze scopriremo nel discorso di -Arialdo riferito da Arnolfo, III, 11 (PERTZ, 19): Pro luce palpatis -tenebras, caeci omnes effecti, quoniam coeci sunt duces vestri sed -numquid potest coecus coecum decere. Nonne ambo in foveam cadunt? - -[387] ARNOLFO, III, 14 (PERTZ, 21): Tamen in presenti coetu, quia -Romanus erat, archiepiscopo praesidere contendit. Unde subito factus -est popularis in urbe tumultus, ut nisi cessisset illius humilitas, -quod suum erat, fecisset impetum, non quidem gratia Widonis, sed -Ambrosiani causa honoris. Pietro Damiani, _Opp._, 42, rimprovera -Arnolfo di non aver mantenuta la promessa fatta in quel tumulto, che si -sarebbe chiuso in un convento se avesse avuta salva la vita. - -[388] PAÉCH, _Die Pataria in Mailand_, pag. 15; ARNOLFO III, 2 (PERTZ, -pag. 17): Heinricus.... neglecto nobili ac sapienti primi ordinis -clero, idiotum et a rure venientem elegit antistitem, cui nomen fuerat -Wido. - -[389] Vedi tra le altre l'importante memoria dello Schupfer: _La -società milanese all'epoca del risorgimento del comune_ (_Archivio -Giuridico_, vol. III-IV, principalmente vol. IV, pag. 308 e segg.). - -[390] Il PAECII (op. cit., pag. 24) dimostra questo viaggio molto -probabile, perchè Anselmo ed Ildebrando che nel 18 ottobre erano a Roma -(MANSI, XIX, 866), e nel 27 dicembre sono in Pöhlde (_Mon. Germ._, -VII, 246), avranno ben toccato Milano nel loro viaggio. Io aggiungo -che la notizia di Landolfo (III, 13) è confermata da Bonizone (pag. -640): et confestim misit a latere suo episcopos et cum eis Deo amabilem -Hildebrandum archidiaconum per tacere di Arnolfo (III, 14), che la dà -pure ma molto confusamente. - -[391] Pietro Damiani si comportò con molta prudenza, chè a tagliar -corto coi simoniaci le chiese sarebbero rimaste senza sacerdoti. Ma -gl'intransigenti non gli perdonavano questa temperanza. (Vedi BONIZONE, -pag. 643). Quod aliquibus visum est culpabile, sapientibus valde -laudabile. Quod enim laudabilius ea tempestate poterat inveniri, quam -ut talis ecclesia sacerdotio non deperiret? Vedi la lettera di Pietro -Damiani ad Ildebrando riportata in MANSI, 887. - -[392] MANSI, _Concilia_, XIX, pag. 907: Si quis apostolicae sedi -sine concordia et canonica electione ac benedictione cardinalium -episcoporum, ac deinde sequentium ordinum religiosorum clericorum -intronizatur, non papa vel apostolicus habeatur. - -[393] Ut per laicos nullo modo quilibet clericus aut presbyter obtineat -ecclesiam, nec gratis nec pretio. - -[394] PAECH (op. cit., pag. 30), con Giulini e Giesebrecht intende -in questo senso le parole di Arnolfo: accepto ab eo (papa) anulo -apostolicae gratiae ac totius potestatis ecclesiasticae (III, 15; -PERTZ, pag. 21). - -[395] Ut nullus missam ad audiat presbyteri quem scit concubinam -indubitanter habere, aut subintroductam mulierem. - -[396] _Lamberti Annales_ (PERTZ, _Mon. Script._, V, 218). Adversus hoc -decretum (quello di Gregorio VII contro i preti ammogliati) infremuit -tota fractio clericorum; hominem plane haereticum et vesani dogmatis -esse clamitans qui oblitus sermonis Domini, quo ait: non omnes capiunt -hoc verbum, et apostolus: qui se non continet nubat: melius est nubere -quam uri, violenta exactione homines vivere cogeret ritu angelorum. -_Sigiberti Chronica_ (PERTZ, _Mon. Script._, VI, 862). Gregorius papa -celebrata synodo symoniacos anathematizavit, et uxoratos sacerdotes -a divino officio removit, et laicis missam eorum audire interdicit, -novo exemplo ut et multis visum est inconsiderato praejudicio contra -sanctorum patrum sententiam, qui scripserunt quod sacramenta quae in -ecclesia fiunt, baptisma scilicit, crisma, corpus et sanguis Christi, -Spiritu Sancto latenter operante eorumdem sacramentorum effectum, seu -per bonos seu per malos intra ecclesia Dei dispensentur. - -[397] LANDOLFO, III, 5 (PERTZ, 77) crede che Anselmo sia stato -l'istigatore di Arialdo ed Arnolfo. Il racconto del cronista, per -inesatto che sia, come dimostra il Paech, pag. 19, è una chiara prova -delle voci che correvano sul conto del vescovo di Lucca. - -[398] ARNOLFO, III, 17 (PERTZ, 22) vorrebbe non credere ad Erlembardo, -tanto gli sembra incredibile quel che ei racconta. Praeterea gloriatur -Arlembardus idem ab ipsa Roma bellicum sancti Petri se accepisse -vexillum contra omnes sibi adversantes. Quod appensum lanceae -homicidiorum videtur iudicium; cum profecto sit nefas tale aliquid -suspicari de Petro, aut aliud habuisse vexillum praeter quod datum est -in Evangelio: _Qui vult post me venire ecc_. Che il vessillo fosse -dato nella prima gita di Erlembardo a Roma è detto da Andrea, cap. -XIV (PURIC., pag. 92), come osserva il Paech contro Giesebrecht, pag. -36. Una conseguenza grave dell'elevazione di Erlembardo a milite della -Chiesa era questa rilevata da Arnolfo, III, 11 (PERTZ, 21): Arlembardus -.... cum esset laycus, quasi fraternae gratia pietatis opus sibi -praesumpsit indebitum .... et quae sunt peccata dijudicans .... Dum -ergo laicus judicat, clericus tantum vapulat. - -[399] ARNOLFO, III, 20 (Arlembardus) excommunicationis litteras dedit -archiepiscopo, quod pluribus grande visum est civitatis obprobium -... ad ultimum factis in medio ecclesiae partibus, clamoroso impeto -vicissim in sese consurgunt .... Remansit pene solus Antistes. Quem -pars aggrediens inimica, fustibus crudeliter caesum et quasi semivivum -reliquit. In crastinum visa tanta crudelitate cives horrescunt mente -confusi. Communiter igitur statuunt, aut tantum punire facinus aut -vivere nolle amplius. Unde factum ut fugiens Arialdus .... incidit -manus quaerentium animam ejus .... quem .... penitus interficiunt. -ARNOLFO (III, 30) non parla della nipote di Guido. Bensì Landolfo -(III, 30): juxta locum Legnani a manibus fidelium domnae Olivae, domni -Guidonis neptae, tentus et captus est .... in insula quadam juxta Lacum -Majorem .... vernulae Olivae furialiter in eum prosilientes, linguam -ejus de sub mentonem trahentes, in insula semimortum reliquerunt. -Questo racconto è confermato da Andrea (cap. 29, pag. 108) il quale non -appena si diffuse in Milano la notizia della morte di Arialdo recatosi -presso il Lago Maggiore, ne seppe alcuni particolari da un prete -Martino, altri ne raccolse in seguito; pag. 111: Quapropter nasus .... -cum labio superno est abscissus .... deinde ambo oculi sunt effossi. -Postea vero dextram detruncant manum. Dehine radicitus membrumque -amputant genitale .... postea vero de sub gutture linguam extrahunt. - -[400] LANDOLFO, III, 30 (PERTZ, 96) racconta che la salma di Arialdo -fu seppellita in Arce Trevali in apotheca Sancti Ambrosii; ma poscia -pel gran fetore ipsam apothecam aqua usque umbelicum coarctantes -foetorem repleverunt. In seguito alle minacce di Erlembardo, corpus -jamdiu truncatum mulieris (causa) fere emarcidum minimeque propter -aquam in qua jacuerat foetens .... orribile nimis ac visu teterrimum, -illis traditum est. Andrea al contrario (cap. 30, pag. 112) racconta -che l'empia Jezabel, o la nipote di Guido valde fecit saxa ingentia -circa ipsum innecti et in profundum laci demergi, e che in seguito un -fedele di nome Algisio vide in riva al lago il corpo del santo sano e -meravigliosamente candido praeter octo membra quae ei erant cum ferro -amputata. Pare che sia più probabile il racconto di Andrea almeno nella -prima parte, perchè entrambi i cronisti s'accordano nel dire che il -cadavere fu seppellito in acqua, e Landolfo colla virtù dell'acqua -spiega perchè non putisse. S'accordano poi entrambi i cronisti anche -in questo, che i Patarini ripresero le spoglie del martire sulle rive -del Ticino. BONIZONE, pag. 649, dice soltanto: Herlembardus tam dierum -castra propinquorum archiepiscopi obsedit, donec corpus venerabilis -Arialdi ei reddiderunt. Quod Mediolani delatum in ecclesia Sancti Celsi -summo cum honore humatum est. - -[401] ARNOLFO, III, 21 (PERTZ, 23). Ad quod sedandum litigium -contigit tunc temporis Maginardum episcopum Silvae candidae et Minutum -cardinalem presbyterum Romanos legatos venisse Mediolanum... deinde -inter clerum judicantes et populum eleganti scripto constituunt quid -fieri debeat in posterum. Si comprende perchè Arnolfo lodi questo -scritto, che prescriveva: neminem predictorum graduum clericum ex -suxpicioni damnari .... nullum clericorum pro cujusquam peccati culpa -in judicio laicorum amodo esse .... illud beneficium quod cuiquam -clericorum aufertur, nullus laicus in suum usum accipiat .... incendia, -depraedationes, sanguinum effusiones, multasque injustas violentias -omnimodo prohibemus ne faciant. MANSI, XIX, 347-48. - -[402] ARNOLFO, III, 21 (PERTZ, 23): Arlembardus .... caute subintulit -juramento causam futuri eligendi pastoris post discessum praesentis -.... Archiepiscopus cum tot nequiret imminentes tollerare pressuras, -aevo jam maturus et diuturno languore membris omnibus dissulutus -arbitratus est fore conveniens ut quod ille faciendum praeviderat, ipse -quoque destruendo praeveniret. - -[403] BONIZ., pag. 652: animumque regis utpote adolescentis facillime -venatus est. Nam et Pataream promittebat se destructurum et Erlembardum -vivum capturum. - -[404] Nelle lettere di Gregorio VII più volte è fatta menzione di -Goffredo. Così nella lettera undecima del primo libro indirizzata -alle contesse Beatrice e Matilde il 24 giugno 1073 (JAFFÉ, II, -21): Longobardorum episcopi .... Gotefredum symoniacum, et ob hoc -excommunicatum atque damnatum sub specie benedictionis maledixerint et -sub umbra ordinationis execratum hereticum constituerint. Cfr. I, 15, -1 luglio 1073 ad Longobardos. Ivi, pag. 26: Gotefredus vivente Guidone -dicto Archiepiscopo mediolanensi eandem ecclesiam .... quasi vilem -ancillam praesumpsit emere. Certo tra i due prelati erano corsi patti, -tanto che secondo Arnolfo (I, 22) Guido riprese il suo ufficio e fece -lega con Erlembardo col pretesto che Gotefredo non avea mantenute le -sue promesse. - -[405] Sull'elezione di Attone vedi LANDOLFO, III, 25. Bonizone, (pag. -653) lo chiama Ottonem, ejusdem ecclesiae clericum, nobilem quidem -genere sed nobiliorem moribus. - -[406] BONIZ., loc. cit. Il Papa dichiarò nullo il giuramento. - -[407] ARNOLFO, IV, 6 (PERTZ, 27): Crisma sacrum, quod unus illorum -dominicae coenae misterio metropolitanae direxit ecclesiae, sicut mos -est deficiente pontifice, profusum humi coram omni populo calcibus -proculcavit, suum producens in medium, a quo confectum vel unde venerit -incognitum. IV, 9 (PERTZ, 28): Liutprandus quidem presbyter nuncupatus -.... jussu ac virtute illius ordinariorum usurpavit officium, venientes -inconsulte baptizans. - -[408] Il PAECH cita una lettera del vescovo di Verdun a Gregorio VII -(MARTÈNE, _Thes._, I, 214), ove è riferita la voce che gli atti di -Erlembardo non fossero senza l'approvazione del Pontefice: Vestro illo -praecepto vel motu vel assensu, in partibus Italiae veneranda misteria -.... non effusa, sed et projecta et pedibus conculcata. - -[409] BONIZ., pag. 663: Eodem quoque tempore Mediolanensis civitas toto -incendio concrematur .... omnes sive amici sive inimici quasi una voce -clamabant, hoc esse peccatum Paterinorum. Post pascha vero, de repente -congregato exercitu et multitudine conjuratorum Herlembardum nihil -male suspicantem invadunt eumque bellare temptantem in media platea -interficiunt. - -[410] Intorno a Tedaldo vedi le lettere di Gregorio VII, III, 8-9, -(JAFFÉ, 214-218). Nel Concilio del 1078 fu sospeso dall'ufficio e -vescovile e sacerdotale insieme a Guiberto di Ravenna (JAFFÉ, p. 305). -Scomunicato di nuovo nel Concilio del 1079 (JAFFÉ, pag. 355) ed in -quello del 1080. Ciò non pertanto resse la Chiesa di Milano per nove -anni, tre mesi e ventun giorno, e morì il 25 maggio 1086. Vedi il -catalogo dei vescovi milanesi, in PERTZ, _Script._, VIII, 104. - -[411] GIESEBRECHT, _Geschichte_, III, I, pag. 186, cfr. 132-33. - -[412] Vedi il cosidetto _Dictatus Papae_ (MANSI, _Concilia_, XX, -168-69), ove in brevi sentenze Gregorio VII compendia i diritti e le -dignità del Pontefice: Quod legatus ejus omnibus episcopis praesit -in concilio etiam inferioris gradus et adversus eos sententiam -depositionis possit dare. — Quod solus possit uti imperialibus -insigniis. — Quod solius papae pedes omnes principes deosculentur. — -Quod illius solius nomen in ecclesis recitetur. — Quod unicum est nomen -in mundo. — Quod illi liceat imperatores deponere. - -[413] Per questa ragione nei concilii posteriori si crede necessario di -ribadire le antiche condanne e così ad esempio nel Concilio di Reims, -nel 1119, Callisto II conferma le sentenze dei suoi predecessori contro -i simoniaci (can. I); contro le investure laicali (can. II); contro -i concubinarii (can. V): Presbyteris et diaconibus, concubinarum et -uxorum contumaciam prorsus interdicimus (MANSI, XX, 236). Il Concilio -lateranense del 1123 fa altrettanto (can. I): ordinari quemquam -per pecuniam vel promoveri .... prohibemus. Can. III: Presbytheris, -diaconibus vel subdianiconibus concubinarum et uxorum contubernia -penitus interdicimus (MANSI, XX, 282). Innocenzo II, nel Concilio -di Clairmont del 1130 sancisce (can. I): Si quis simoniace ordinatus -fuerit .... honore male adquisito careat, et nota infamiae percellatur. -Can. IV: qui a subdiaconatu et supra uxores duxerint aut concubinas -habuerint officio atque beneficio ecclesiastico careant (MANSI, XXI, -438). Nel Concilio lateranense del 1139, infine fu necessario decretare -di nuovo: Si quis simoniace ordinatus fuerit, ab officio omnino cadat -quod illecite usurpavit. VI: Qui .... uxores duxerint aut concubinas -habuerint, officio atque beneficio ecclesiastico careant. II: nullus -missas eorum audiant quos uxores vel concubinas habere cognoverint. -(MANSI, XXI, 527). - -[414] GIESEBRECHT, _Arnold von Brescia_ (_Sitzungsberichte der k. Ak. -der Wiss. zu München_, 1873, 1, pag. 139 e segg.). Il Giesebrecht -ben rileva l'importanza che ha per la vita d'Arnaldo l'_Historia -Pontificalis_, pubblicata dall'Arndt nei _Monum. Germ. Hist._ del -PERTZ, XX, 515 e segg. L'illustre storico attribuisce questa cronaca a -Giovanni di Salisbury. Della monografia del Giesebrecht fu pubblicata -per cura dell'Odorici, anche lui biografo di Arnaldo, una traduzione -italiana (Brescia, tip. Appollonio, 1876). Un'altra fonte importante -fu scoperta dall'infaticabile prof. Monaci nella Vaticana. È un poema -del secolo XII che tratta dei _Gesta per imperatorem Fridericum Barbam -Rubeam in partibus Lombardiae et Italie_. Il valore di questa nuova -fonte fu riconosciuto dal Giesebrecht (_Sopra il poema recentemente -scoperto intorno all'imperatore Federico I. Lettera al prof. E. -Monaci._ Roma, 1879). Di questo poema il Monaci pubblicò un frammento. -(_Il Barbarossa e Arnaldo da Brescia secondo un antico poema inedito -esistente nella Vaticana._ Roma, 1878). Vedi anche _Arnaldo da Brescia -e la rivoluzione romana del secolo XII_, studio di GIOVANNI DE CASTRO, -Livorno, 1875, con una compiuta bibliografia sull'argomento. BONGHI, -_Arnaldo da Brescia_, nell'_Antologia_ del 15 agosto 1882. - -[415] DE CASTRO, op. cit., pag. 253 e segg. - -[416] _Hist. pontif._, cap. 21, in PERTZ, XX, 537. Erat hic dignitate -sacerdos, habitu canonicus regularis, et qui carnem suam indumentorum -asperitate et inedia macerabat. Il BONGHI, pag. 603, interpetra che si -sia fatto monaco agostiniano, diventando più tardi abate dell'ordine. - -[417] Poema, v. 153. Vir nimis austerus dureque per omnia vite. Anche -San Bernardo conferma questo tratto; ma, come sempre accade in lui, -l'elogio finisce in iraconda ingiuria. Homo est neque manducans neque -bibens, solo diabolo esuriens et sitiens sanguinem animarum; utinam tam -sanctae esset doctrinae quam districtae est vitae. (Ep. 195). - -[418] Poema, v. 172. Namque Sacerdotes reprobos Simonisque sequaces -.... Omnes censebat. _Hist. pontif._, loc. cit. Et contemptus mundi -vehemens praedicator. - -[419] Dum episcopus Romam profectus aliquantulum moraretur, sic interim -civium flexit animos, ut episcopum vix voluerint admittere. (_Hist. -pont._, loc. cit.). - -[420] È falso che il Concilio lateranense abbia condannato Arnaldo come -eretico. Nè nel canone XXIII, nè nel XXIV è nominato Arnaldo, nè S. -Bernardo sa nulla di questa condanna conciliare, la quale gli avrebbe -porti nuovi e più vigorosi argomenti alle sue accuse. Vedi DE CASTRO, -_Arnaldo da Brescia_, Livorno, 1875, pag. 261, 262. - -[421] _Hist. pont._, loc. cit. Ob quam causam a domno Innocentio papa -depositus et extrusus ab Italia, descendit in Franciam, et adhesit -Petro Abelardo partesque ejus cum domno Jacinto, qui nunc cardinalis -est, adversus abatem Clarevallensem studiosius fovit. - -[422] OTT., II, 31: Ne perniciosum dogma ad plures serperet, imponendum -viro silentium decernit. I dubbi intorno a questa testimonianza sono -del Giesebrecht. - -[423] OTT., II, 20. Petrum Abailardum olim praeceptorem habuerat. Di -questa notizia non dubitano nè il Giesebrecht (pag. 13) nè il De Castro -(pag. 151). - -[424] Vedi il passo dell'_Historia pontificalis_ riferito più sopra -confermato da S. Bernardo, ep. 156. Execratus quippe a Petro Apostolo, -adhaeserat Petro Abaelardo, cuius omnes errores, ab Ecclesia jam -deprehensos atque damnatos, cum illo defendere acriter et pertinaciter -conabatur. Ep. 189: Squama squamae conjungitur, nec spiraculum incedit -per eos. - -[425] Postquam Petrus Cluniacum profectus est, Parisiis manens in monte -S. Genovefe, divinas litteras scolaribus exponebat apud S. Hilarium -.... Episcopis non parcebat ob avaritiam et turpe questum, et plerumque -propter maculam vitae et quia Ecclesiam Dei in sanguinibus edificare -nituntur. (_Hist. pont._, loc. cit.). - -[426] Poema, v. 155. Facundus et audax confidensque sui, vir multe -litterature. S. BERNARDO, Ep. 196, cujus conversatio mel et doctrina -venenum. - -[427] Ecco il testo del rescritto: Per presentia scripta fraternitati -vestrae mandamus, quatenus P. Abailardum et Arnaldum de Brixia, -perversi dogmatis fabricatores et catholicae fidei impugnatores, in -religionis locos ubi melius vobis visum, faciatis includere. - -[428] Abbatem .... arguebat tamquam vane glorie sectatorem et -qui omnibus invideret, qui alicuius nominis erat in litteris aut -religione, si non essent de scola sua. Obtinuit ergo abbas, ut eum -christianissimus rex ejiceret de regno Francorum. (_Hist. pont._, loc. -cit.). - -[429] Al Vescovo di Costanza è indirizzata la lettera 195 che citammo -più sopra. Nec mirum si non horam praevidere aut nocturnum furis -imgressum observare quivistis. Mirum autem, si deprehensum non -agnoscitis, non tenetis, non prohibetis esportare spolia vestra. -Della dimora in Zurigo non ci dice nulla l'_Historia pontificalis_, -ed in questo punto sembra meglio informato Ottone (II, 21): ibique in -oppido Alemanniae Turego officium doctoris assumens, perniciosum dogma -aliquot diebus seminavit. La qual testimonianza concorda colla lettera -surriferita al vescovo di Costanza nella cui diocesi era compresa -Zurigo. (GIESEBRECHT, op. cit., p. 135). - -[430] S. BERN., l. c. Melius auferre malum ex vobis. Quamquam amicus -sponsi ligare potius, quam fugare curabit, ne jam discurreret. - -[431] S. BERNARDO, lettera 195. Hoc enim et dominus Papa fieri -scribendo mandavit... sed non fuit qui faceret bonum. - -[432] Il Giesebrecht (p. 135) dalle parole Francia repulit, Germania -abominatur argomenta a ragione che tanto Arnaldo quanto il legato si -trovassero entrambi in Germania. Questo legato non è dunque Guido di -Castello, che fu poi Celestino II (sett. 1143, feb. 1144), ma un altro -Guido, legato per Boemia e Moravia nell'agosto 1142. - -[433] A questo cardinal legato è indirizzata la lettera 196 di San -Bernardo. Si accessit favor vester, erit funiculus triplex, qui -difficile rumpitur... Securus annuntiabit et facile persuadebit quae -volet domesticus et contubernalis legati apostolicae sedis... Favere -huic domino papae contradicere est, etiam et Domino Deo. - -[434] Exinde post mortem domni Innocentii reversus est in Italiam, et -promissa satisfatione et obediencia Romane ecclesie a domno Eugenio -receptus est apud Viterbum. (_Hist. pont._, loc. cit.). L'_Historia_ -non ci dice le ragioni di questa conciliazione; ma è lecito parmi -argomentarle per congetture come ho fatto nel testo. - -[435] S. Bernardo, udita la nuova dell'elezione di Eugenio III, suo -discepolo, scrisse ai cardinali la famosa lettera 237, ove non nasconde -i suoi timori. Parcat vobis Deus, quid fecistis? Nisi Dominus supponat -manum suam, heu necesse est obruatur et opprimatur onere et nimio. Ma -dacchè la cosa è fatta, et sicut multi dicunt, [par che ne dubiti] a -Deo factum est, ei per primo s'inchina al nuovo eletto. E nella lettera -238 che gli dirige lo chiama dominum meum, nè ardisce dargli il nome di -figlio, quia filius in patrem, pater mutatus est in filium. Ma neanche -a lui tace le sue trepidazioni. Ego etsi nomen patris deposui sed non -timorem sed non anxietatem... Altiorem quippe locum sortitus es sed non -tutiorem. E per confortarlo dei suoi consigli nella scabrosa via gli -manda l'aureo opuscolo _De Consideratione_, ove candidamente gli dice: -Non enim si bene te novi, quia pater pauperum factus, ideo non pauper -spiritu es. Monebo te proinde non ut magister sed ut mater. - -[436] Anche il Bonghi, p. 617: «Ma come si può spiegare? Arnaldo non -poteva ritornare in Italia senza licenza del Papa, e questa licenza -non era possibile conseguirla senza promettere di rinsavire. Ed -Arnaldo promise. Era già da cinque anni lontano dalla patria sua, se -ne struggeva. E forse in terra straniera non sentiva la sua parola -efficace; non avea amici, conforti, speranze. L'animo che non piegò -avanti alla morte, non resse ad un esilio, per necessità ozioso. O -forse la spiegazione è un'altra». Quest'altra spiegazione ho cercato di -dare quassù forse con troppo lungo discorso. - -[437] _De Consid._, II, 6, p. 419. Nam quid aliud dimisit sanctus -Apostolus.... cum ipse dicat: Argentum et aurum non est mihi?.... Esto, -ut alia quacum ratione haec tibi vindices, sed non apostolico jure. Nec -enim tibi ille dare, quod non habuit, potuit. Quod habuit hoc dedit, -sollicitudinem super Ecclesia. - -[438] _De Consid._, I, 6. Non monstrabunt ubi aliquando quispiam -apostolorum judex sederit hominum, aut divisor terminorum, aut -distributor terrarum. - -[439] _De Cons._, II, 6. Factum superiorem dissimulare nequimus -sed enim ad quid, omnimodo est attendendum. Non enim ad dominandum -opinor.... Disce sarculo tibi opud esse non sceptro, ut opus facias -prophetae. E più appresso: Numquid dominationem? Audi ipsum.... Reges -gentium dominantur eorum (Luc. 22, 55)... planum est, Apostolis -interdicitur dominatus.... si utrumque simul habere voles perdes -utrumque. - -[440] IV, 3. Petrus hic est, qui nescitur processisse aliquando vel -gemmis ornatus, vel sericis; non tectus auro, non vectus equo albo, nec -stipatus milite, nec circumstrepentibus septus militibus. - -[441] Ivi. Etsi purpuratus etsi deauratus incedens, non est tamen quod -horreas operam curamve pastoralem, Pastoris heres. - -[442] _De Cons._, I, 6. Habent haec infima et terrena, judices suos, -reges et principes terrae. Quid fines alienos invaditis? Quid falcem -vestram in alienam messem extenditis? - -[443] _De Consid._, I, 6. Itane imminutor est dignitatis servus si non -vult esse major domino suo? ... Quis me constituit judicem? ait ille -dominus et magister (Luc., 12, 14), et erit iniuria servo discipuloque -nisi judicet universos? .... Ergo in criminibus, non in possessionibus -potestas vestra. - -[444] Epist. 256 ad Eugenio III dopo l'insuccesso della Crociata. -Exserendas est uterque gladius... Petri uterque est. _De Consid._, IV, -3. Uterque ergo Ecclesiae et spiritalis scilicet gladius et materialis. -Sul quale passo si fonda il Giesebrecht per dimostrare che S. Bernardo -è più gregoriano di quel che si creda. Parmi che l'egregio storico -non abbia tenuto nel debito conto le restrizioni delle quali parleremo -nella nota seguente. - -[445] Epist. 256. Uterque Petri est, alter nutu, alter sua manu -evaginandus. Questa stessa restrizione è ripetuta colle stesse parole -nel _De Consideratione_, IV, 3. Sed is quidem pro Ecclesia, ille vero -ab Ecclesia exserendus: ille Sacerdotis, is militis manu, sed sane ad -nutum sacerdotis et jussum imperatoris. - -[446] GREGOROVIUS, _Storia di Roma_, lib. 8. - -[447] Jam palam cardinalibus detrahebant, dicens conventum eorum ex -causa superbie et avaricie, ypocrisis et multimode turpitudinis non -esse ecclesiam Dei, sed domum negociationis et speluncam latronum, -qui scribarum et phariseorum vices exercent in populo christiano. -Ipsum papam non esse, quod profitetur, apostolicum virum et animarum -pastorem, sed virum sanguineum, qui incendiis et homicidiis praestat -auctoritatem, tortorem ecclesiarum, innocentie concussorem, qui nihil -aliud facit in mundo quam carnem pascere et suos replere loculos et -exaurire alienos. (_Hist. pont._, l. c.). Poema, v. 179: - - Pontifices rebus magnos intricare caducis - Et pro terrenis celestia spernere, causas - Nocte, die, precio sumpto trutinare forenses. - -v. 186: - - Heu mala romana presertim sede vigere. - -[448] Dicebat quod sic apostolicus est et non apostolicam doctrinam -imitatur aut vitam, et ideo ei obedentiam aut reverentiam non deberi. -Preterea non esse homines admittendos, qui sedem imperii, fontem -libertatis romanae, mundi dominam, volebant subjicere servituti. -(_Hist. pont._, l. c.). Il poema, v. 175, aggiunge: - - Nec debere illis populum delicta fateri - Sed magis alterutrum nec eorum sumere sacra. - -Che non si debba nè confessarsi con sacerdoti malvagi, nè ascoltarne le -messe era una massima dei Patarini adottata nei Concilii. - -[449] _Hist. pont._, p. 537. Sed pacem tum multa prepediebant, tum -maxime quod ejicere nolebant Ernaldum Brixiensem qui honori urbis et -reipublicae Romanorum se dicebatur obligasse prestito juramento. Et -ei populus Romanus vicissim auxilium centra omnes homines et nominatim -contra domnum papam. - -[450] Vedi su questi particolari il GIESEBRECHT, trad. it., p. 33, nota -2. - -[451] Secondo il poema Arnaldo imprigionato e condotto al supplizio -non volle ricredersi della dottrina sua, che ei riteneva giusta e -degna di sacrificarle la vita. Tanta fermezza riscosse l'ammirazione -dei presenti, ed anche di Federigo, che ebbe una tarda compassione -per la sua vittima. Codesti versi mi permetto di riferirli tutti, chè -contengono particolari interessanti sugli ultimi momenti di Arnaldo, v. -219 e segg.: - - Hic igitur regi delatus nunc Friderico, - Judice prefecto romano, vincitur illum. - Namque jubet rector causam discernere notam, - Dampnaturque suo doctor pro dogmate doctus. - Set cum supplicium sibi cerneret ipse parari - Et laqueo collum fato properante ligari, - Quesitus pravum si dogma relinquere vellet - Atque suas culpas sapientum more fateri, - Intrepidus fidensque sui, mirabile dictu - Respondit proprium sibi dogma salubre videri - Nec dubitare necem propter sua dicta subire, - In quibus absurdum nil esset nilque nocivum. - Orandique moram petiit pro tempore parvum, - Nam Christo culpas dicit se velle fateri. - Tunc genibus flexis, oculis manibusque levatis - Ad celum, gemuit suspirans pectore ab imo - Et sine voce deum celestem mente rogavit, - Ipsi commendans animam; paulumque moratus - Tradit ad interitum corpus tolerare paratus - Constanter, penam lacrimas fudere videntes, - Lictores eciam moti pietate parumper; - Tandem suspensus laqueo retinente pependit. - Set doluisse datur super hoc rex sero misertus. - -[452] OTTONE, loc. cit. - -[453] Un capitolo del Concilio di Guastalla tenuto nel 1106 sotto -Pasquale II incomincia così (MANSI, XX, 1209): Per multos jam annos -regni Theutonici latitudo ab apostolicae sedis unitate divisa est. In -quo nimirum schismate tantum periculum factum est, ut, quod cum dolore -dicimus, vix pauci sacerdotes ant clerici catholici in tanta terrarum -latitudine reperiantur. - -[454] OTT. FRISING., II, 20, in PERTZ, _M. G. Script._, XX, 403: -Dicebat enim nec Clericos proprietatem, nec Episcopos regalia, nec -monachos possessiones habentes, aliqua ratione salvari possent. Cuncta -haec Principis esse, ab ejusque beneficentia in usum tantum Laicorum -cadere oportere. - -[455] V. GIESEBRECHT, op. cit., III, 2, p. 809-10. Sia dovuto il -pensiero di Pasquale II ad una geniale anticipazione di nuovi tempi, -oppure, come pretende il Giesebrecht, alle necessità del momento che -non gli permettevano di levarsi in altro modo d'impaccio, certo è che -era bene immaturo un così ardito disegno. - -[456] _Paschalis Papae II Epist._ (MANSI, XXII, 1007). Ad Henricum -V Imperat. Divinae legis institutionibus sancitum est et sacris -canonibus interdictum, ne sacerdotes curis saecularibus occupantur.... -in vestri autem regni partibus, episcopi vel abbates adeo curis -saecularibus occupantur, ut comitatum assidue frequentare et militiam -exercere cogantur: quae nimirum aut vix aut nullo modo sine rapinis, -sacrilegiis, incendiis, aut homicidiis exhibetur. Interdicimus etiam et -sub anathematis districtione prohibemus, ne qui episcoporum seu abbatum -praesentium vel futurorum eadem regalia invadant. - -[457] Nel rescritto d'Innocenzo II (MANSI, XXI, 565), Arnaldo ed -Abelardo sono chiamati _perversi dogmatis fabricatores, et catholicae -fidei impugnatores_. Il breve di Eugenio (BARONIO, _Annales_, ad an. -1148) ha: _Arnoldum tanquam schismaticum modis omnibus devitetis_. -Ma nella lettera a Guibaldo lo stesso Eugenio usa la frase, _Arnoldo -haeretico_ (MARTÈNE, _Ampl._, coll. II, 553; JAFFÉ, I, 537). - -[458] Anche nel breve di Eugenio III è rilevato in preferenza questo -punto: et cardinalibus atque archipresbyteris suis obedientiam et -reverentiam promittere et exhibere debitam contradicant, vedi pure -GERHOHUS REICHERSPERGENSIS, _De investigatione Antichristi_: Praesules -eorum non episcopi, quemadmodum quidam nostro tempore, Arnaldus -nomine, dogmatizare ausus est plebes a talium episcoporum obedientia -dehortatus. La testimonianza di Geroo è molto importante, perchè -nessun odio di parte gli fa velo alla mente. Anche egli al pari di -Arnaldo deplorava la mistione dei due poteri. Cfr. ad esempio questo -passo tolto dall'opuscolo _De corrupto Statu Ecclesiae_ in GALLANDI, -_Bibl._, XIV, 557. Audiant haec episcopi, qui ultro et contra justitiam -plerumque bella movent .... Officiumque militis et sacerdotis in una -persona confundunt comitis et pontificis dignitatem simul administrant -.... esurimus et sitimus hanc justitiam, ut judicio et negotia -spiritalia per spiritales, saecularia per saeculares ita peragantur, ne -termini a patribus constituti negligantur. Inoltre della fine tragica -di Arnaldo, e dell'odio della Curia Romana portava un severo giudizio; -nè par che credesse alle voci ad arte diffuse in quel tempo, secondo le -quali il Prefetto di Roma avrebbe ordinata l'esecuzione ad insaputa del -Papa: Quem ego vellem pro tali doctrina sua, quamvis prava, vel exilio -vel carcere aut alia poena præter mortem punitum esse, vel saltem -taliter occisum, ut Romana ecclesia seu Curia ejus necis quaestione -careret. Un uomo così schietto merita tutta la nostra fiducia, e se -egli attribuisce ad Arnaldo una dottrina poco ortodossa, non abbiamo -alcun dritto di revocare in dubbio la sua autorità. - -[459] MARTÈNE, _Amp._, coll. II, 554; JAFFÉ, I, 539, 43. - -[460] II. PET. 2, 1; 3, 14 e 17. - -[461] Riscontrate il seguente passo del MONETA, pag. 433: Quod autem -non possint ministrare sacramenta volunt probare haeretici qui Cathari -dicuntur, et etiam Pauperes Lombardi his modis, per illud Matth. V, -v. 13 vos estis sal terrae .... postquam Praelatus evanuit non potest -condire alium .... et ita sacramentorum etiam ministratio facta ab ipso -inefficax est. Istud credunt omnes Cathari et Pauperes Lombardi. - -[462] Anche i Catari e più tardi i Valdesi si varranno di questa -citazione. MONETA, pag. 391. Objcit haereticus malo Praelato illud -Jacobi (2, v. 18 ecc.). - -[463] Basteranno poche citazioni del Moneta tra le moltissime che -potrei addurre: (pag. 431). Sic objiciunt Cathari et Pauperes Lombardi: -Praelatus Ecclesiae caput est. Quomodo erga membra sana erunt, si -caput est languidum? Inducunt illud Matth. VI, 22, nomine oculi volunt -intelligere Praelatum. Si praelatus est tenebrosus tota Ecclesia -tenebrosa (pag. 432). Inducunt iilud I, Cor. V, 6, nescitis quia modium -frumentum totam massam corrumpit? Ex quo videtur, quod in Ecclesia non -posse esse praelatus malus, nec etiam subdolus. - -[464] Bonaccurso (D'ACHERY, I, 214 B), questo solo rimprovera agli -arnaldisti: Quod pro malitia clericorum sacramenta Ecclesiae dicunt -esse vitanda, e loro oppone recisamente: tu qui es qui alienum servum -judices? citammo più sopra i versi del poema che si riferiscono alla -confessione ed alla messa. - -[465] Le decretali sono molto chiare su questo punto (Decreti, pars -II, caus. XV, qu. VIII, cap. V). Non potest aliquis quantumcumque -pollutus fuerit, divina polluere sacramenta quae purgatoria cunctarum -contagionum existunt; nec potest solis radius per cloacas et latrinas -transiens aliquid exinde contaminationis attrahere. Qualiscumque enim -sacerdos sit, quae sancta sunt coinquinari non possunt .... cerea -fax accensa sibi quidem detrimentum praestat, aliis vero lumen in -tenebribus administrat, et unde aliis commodum exhibet, inde sibi -dispendium praebet .... - -[466] _Epist. Gregorii VII_, 20 (MANSI, XX, 226). _Ad Josfredum -episcopum parsiacensem._ Item relatum nobis est Cameracenses hominem -quemdam flammis tradidisse, eo quod simoniacos et presbyteros -fornicatores missam non debere celebrare, et quod illorum officium -minime suscipiendum foret, dicere ausus fuerit. Quod quia nobis -valde terribile, et si verum est, omnis rigore canonicae severitatis -vindicandum esse videtur, fraternitatem tuam solicite hujus rei -veritatem inquirere admonemus: et si eos ad tantam crudelitatem impias -manus suas extendisse cognoveris, ab introitu et omni communione -ecclesiae auctores pariter et complices hujus sceleris separare non -differas. - -[467] Gregorio VII (MANSI, XX, 433). Si qui vero (presbyteri, vel -subdiaconi) in peccato suo perseverare maluerunt, nullus vestrum -eorum audire praesumat officium, quia benedictio eorum vertitur in -maledictionem et oratio in peccatum. - -[468] Abbiamo riferito nella n. 1, p. 253 il testo delle decretali -che stabilisce la dottrina cattolica del sacerdote come strumento -passivo. A questi testi così espliciti si opponeva il canone: nullus -audiat missam, da noi riportato altrove, e ripetuto moltissime volte -in diversi concilii a cominciare dal romano di Niccolò II. Al tempo di -Lucio III (1181-1185), quando la lotta delle investiture era finita da -più di un secolo parvero evidenti queste contraddizioni, e l'accorto -papa cerca di schermirsene facendo distinzioni sottili, le quali -servono a ripristinare la dottrina antica. Riscontrate le decretali -gregoriane, lib. III, tit. 2, cap. 7: Lucius tertius .... Vestra -duxit devotio inquirendum et infra. Alicubi dicitur, nullus audiat -missam sacerdotis, quem scit indubitanter concubinam habere. Alibi -vero legitur non potest aliquis quantumcumque pollutus fuerit, divina -polluere sacramenta. .... Ceterum aliud est crimen notorium, aliud -occultum, notorium diffinitur, de quo presbyter canonici condamnatur; -occultum quod ab ecclesia toleratur. Caeterum aliud est quando -crimen notorium non diffitetur presbytero, vel de ipso est canonice -condamnatus; aliud est pene occultum, quod ab ecclesia toleratur. Item -aliud est a talium officiis abstinere, ut peccandi licentia caeteris -auferatur, et hujusmodi ad poenitentiae fructum trahantur; atque aliud -si totum tamquam in fornicatione jacentium misteria respuantur. Sine -dubitatione itaque teneatis quod a clericis et presbyteris quamquam -fornicariis, quamdiu tolerantur, nec habent operis evidentiam, licite -divina misteria audiantur et alia recipiantur sacramenta ecclesiastica. - -[469] Il De Lauro, abbate cassinese scrisse un'apologia dell'abbate -Gioacchino, facendo tesoro di un'antica biografia pubblicata prima -di lui dal Greco. Ma come si vedrà in seguito è tale la mancanza -di critica e l'inesattezza dell'apologista cassinese, che possiamo -pochissimo giovarci dell'opera sua. Non so comprendere perchè il -Rousselot (_Joachim de Flore_, Paris 1867) si serva della vita -del Barrio, attinta alle stesse fonti di quella del Greco, ma con -minore accorgimento. La vita del Greco, ristampata dai Bollandisti -fu ricavata da una cronaca antica, come dice lo stesso autore (_Acta -Sanctorum_, Maggio, VII, 123). Omnia quae descripsimus [novissimo -excepto, quod de ore fratris Andreae accepimus] de libello manuscripto -in monasterio S. Joannis de Flore [existente] a tempore monachatus mei -in eodem monasterio, quod fuit sub anno Domini millesimo quingentesimo -octogesimo sexto, transcripsimus et adnotavimus, nec de eorum -substantia aliquid addidisse, diminuisse, aut immutasse, tantum aliis -verbis retulisse, sub eodem Domini juramento confitemur. Qui quidem -libellus tum vetustate tum etiam usu cum quadam quasi difficultate -legebatur. - -[470] Il primo di questi documenti riportati dall'Ughelli (_Italia -Sacra_, Venetiis 1721, IX, 453), si riferisce alla fondazione di una -casa florense. Anno Domino Incarnationis 1201 mense Septembris 5 ind. -.... Nos Simon de Mamistra Dominus Fluminis Frigidi .... proposuimus -aedificare domum Religionis infra fines terrae nostrae Fluminis -Frigidi .... vocavimus vos Domine Joachim venerabilis Abbas Floris -rogantes vos omni devotione, quatenus tam administrationem ipsus -monasterii, quam ipsum monasterium acciperetis in manus vestras et -successorum vestrorum. Questa donazione fu confermata da Riccardo -vescovo di Tropea, il quale vi aggiunse la chiesa di S. Domenica e -di S. Pietro e altri beni e diritti come risulta dalla lettera papale -di conferma. Ma nel frattempo l'abate Gioacchino era morto, perchè la -lettera del vescovo tropeano del giugno 1202 riportata nella bolla di -conferma d'Innocenzo III è indirizzata all'abate Matteo, successore di -Gioacchino, e ricorda quest'ultimo come già morto [venerabili quondam -abbati Joachim]. La determinazione del giorno della morte è data dal -Papebrochio nelle note al Greco. - -[471] GRECO, 96 B. Succedente vero Paschatis festo, paratis sibi -vestimentis novis sui ipsius spiritum amoris vigere percepit, eoque -impulsus coepit de temporalibus cogitare, atque illorum voluptatibus -solicitari. Riportato quasi a parola dal De Lauro, che solo vi aggiunge -di suo, essere accaduto questo invanimento cum Bizantium pervenisset, -mentre invece il Greco mette in Bizanzio il ravvedimento. - -[472] GRECO, loc. cit. Ceterum ad Thraciae Bosphorum Byzantium -ingressus, ibidem, tangente manu Domini urbem illam, plurimum hominum -multitudinem interire conspexit qui se cernens absolutum periculo, -prorsus se mundo renuntiaturum vallavit. Anche Valdo allo spettacolo -della morte sente sorgere in lui una nuova vocazione. Il De Lauro che -copia quasi a parola dal Greco, tace questa circostanza. - -[473] Gioacchino stesso raccontava questo aneddoto all'amico suo Luca -(BOLL., loc. cit., pag. 93 F). Retulit mihi aliquando cum in Syria -juvenculus, habitu jam Religionis assumpto, solus fuisset apud quandam -viduam hospitatus; illa in eum oculis impudicis intuens, lasciviis -ipsum ad crimen invitare tentavit, sed servus Dei resistit sapienter -et fortiter. V. DE LAURO, cap. 8º, p. 12, che al suo solito amplifica -il racconto, e lo trasporta dalla Siria all'Asia Minore, interpetrando -male la frase del Greco, p. 98 A: in ea Asiae parte quae Euphrate ac -mediterraneo mare concluditur. - -[474] GRECO, 97 F. Nam tria opera exorsus fuit, quae omnia felici -consummatione complevit. GREGORIO, cap. VI, riportando a questo -tempo la visione della quale parla Gioacchino nell'_Esposizione -dell'Apocalisse_, cap. I, testo 13 [contro questa anticipazione vedi -le giuste osservazioni del Papebrochio] dice: nam difficultates omnes, -simulque quaestionum involucra perspicaciter vidit, memoriter tenuit et -spiritualiter intellexit (!!!) - -[475] GRECO, p. 98 C. Qui vallem Chratis ingressus, justa Bisentium -gradiens, urbem Consentiae, ne forte agnosceretur, abhorruit. Io non -so capire come mai Gioacchino, tornato in patria con alti intendimenti -religiosi, si nascondesse per non essere conosciuto da quegli stessi -conterranei tra i quali non avrebbe dovuto tardare di spargere la -parola del Signore. Parmi, o io m'inganno, che questo racconto sia -fatto tutto nell'intendimento retorico dell'incontro di padre e -figlio, che si scambiano discorsi pieni di reminiscenze classiche, e di -citazioni bibliche. GRECO, loc. cit. e DE LAURO, pag. 15. - -[476] GRECO, 98 E: Licet enim in ipso monasterio adhuc Regulae jugo -colla non subdidisset. Questo fatto vale a spargere un po' di luce -sulla cronologia di Gioacchino. L'abbazia di Sambucina, filiale di -quella di Casimari, fu fondata, secondo il Papebrochio, nel 1157, come -apparisce da una antica cronologia manoscritta, (v. nota 9, al cap. -2 del GRECO, pag. 99 C.). La data del 1160, riportata dal Manrique -si riferisce probabilmente agli atti posteriori di dotazione. Il De -Lauro la crede invece fondata molto prima, ma non per altra ragione -se non per non essere costretto a fare Gioacchino più giovane di quel -che vuole lui. Infatti se Gioacchino è nato nel 1111, ammesso anche -che fosse entrato nell'abbazia di Sambucina nello stesso anno della -fondazione, avrebbe contati 49 anni. Ma noi abbiamo mostrato più sopra -che la cronologia del De Lauro tutta fondata sopra il fatto della -famosa profezia non regge alla critica. Ed ammettendo col Papebrochio -che Gioacchino nacque intorno al 1131 avrebbe contati dai 26 ai 27 anni -quando entrò nel convento di Sambucina tra il 1157 e il 1158. - -[477] Joachim Dei famulus, aestuans spiritus fervore concepto a -memorato coenobio Cistercensium Sambucinae secedens, contra elatae -vallis Chratis terram, ubi Bucchita est nomen, juxta Rendarum oppidum -transvolavit (GRECO, 99 D). - -[478] Il cronista (99 E) racconta il fatto nel modo che torni più ad -onore di Gioacchino; ast in agro dominico uberiores fructus in dies -se producere comperiens, scrupolositate quadam turbatus fuit, metuit -siquidem absque praevia Episcopi ordinatione praedicationis munus -exercere. Più appresso soggiunge: Propterea Cathazarii civitatem ad -tale munus habendum, devotione maxima non imparatus adire constituit. - -[479] Questa notizia la tolgo dall'opuscolo del De Riso _Sull'abbate -Gioacchino_, pag. 143, nota 11, che cita un catalogo antichissimo -manoscritto dei vescovi catanzaresi. Se la data del 1168 è vera, -bisogna inferire che per dieci anni Gioacchino continuasse a menar la -vita da laico dopo l'uscita dal monastero di Sambucina (dato che ivi -sia entrato nel 1158). E gli ordini gli avrebbe presi a 37 anni. Il -De Riso che accetta la data del Lauro dovrebbe ammettere che li abbia -presi a 57 anni e non a 50. - -[480] GRECO, 99 F. Insciis fratribus ex monasterio recessit, et -in cenobium Sanctae Trinitatis ad oppidum Acrae aufugit et inde in -Sambucinam repedavit .... sciens tandem nolle acquiescere esse quasi -peccatum ariolandi, in communi exaltatione abbas in Curatium rediit. - -[481] Il documento comincia così: Redemptoris nostri anno millesimo -centesimo septuagesimo octavo et tertio decimo regnante Domino -Guiglielmo gloriosissimo rege Siciliae tertio decimo mensis februarii, -duodecimae Indictionis nos Gualterius de Moac Regii fortunati Stolii -ammiratus .... dum essemus in Baroli pro regiis agendis, Joachim -venerabilis abbas Sanctae Mariae de Curatii detulit sacras litteras a -Sacra Regia Majestate, quarum continentia talis est: segue la lettera -datata, Panormi duodecimo die mensis Decembris indictione duodecima. -Il De Lauro, pag. 83 crede che la prima data sia sbagliata, e che la -seconda si riferisca all'anno 1149, primo di Guglielmo il Malo, in -cui ricorreva la duodecima indizione (anche il Greco diceva che questa -lettera fosse di Guglielmo il Malo). Il Papebrochio, pag. 92 D, invece -ritenendo giusta la data del 1170, riferisce la lettera a Guglielmo II, -il quale infatti salito al trono nel maggio 1166 contava tredici anni -di regno nel 1178. - -[482] Che sia fuggito dal monastero si raccoglie da un luogo degli -_Statuta Capituli generalis_ (MARTÈNE, IV, 1272). Le ragioni della -fuga le adduce egli stesso nella prefazione al _Salterio_, fol. 227, -col 1-2. Sed cum mihi qui (ut jam videbatur) cogitatione et aviditate -illius superne civitatis habitator effectus, fruebar secundum -interiorem hominem non modica visione pacis, accidere illud quod -sibi multi etsi frustra accidisse queruntur, ut rursum ecclesie cura -rei familiaris cogeret implicari negotiis monasterii, quae secundum -cujusdam coloris sui speciem vere secularia sunt, aut pene secularia -judicanda, compulsus sum iterum cum cordis gemitu non sine formidine -exclamare: Heu mihi quam incolatus meus prolongatus est ecc. - -[483] GRECO, 102 A. Ceterum comperiens Pontifex (Lucius III), quanta -Joachim spiritus illustratione fulgeret, superindictae scribendi -facultati adjunxit pro talenti multiplicatione, ut de cetero, deposito -temporalium monasterii onere enodandis sacrae paginae arcanis se -dederet .... 102 B. At Romani Pontificis auctoritas, expetita seniori -consilio suspendens, Joachim et ab onere Curatii absolvit et alibi -consedendi potestatem adjunxit. - -[484] BOLL., pag. 93 C. Ego Luca archiepiscopus cusentinus, anno -secundo Pontificatus Domini Pape Lucii (cioè nel 1182) jam monachus, -primo in Casa Marii, vidi virum nomine Joachim tunc abbatem Curatii -.... Mansit autem in Casa Marii sedulo quasi anno uno et dimidio, -dictans et emendans simul librum Apocalipsis et Concordiae. Che anche -il _Decacordo_ fosse cominciato a Casamari lo dice Gioacchino stesso -nella prefazione a quel libro, fol. 227, col. 2. - -[485] Loc. cit. Tunc coram eodem Domino Papa et Consistorio ejus, -cepit revelare intelligentiae Scripturarum, et utriusque testamenti -Concordiam. - -[486] Cum ergo, jubente et exhortante te beatae memoriae Lucio Papa -praedecessore nostro expositionem Apocalipsis et opus Concordiae -inchoasse et postmodum de Papae Urbani auctoritate composnisse -judicaris. Lettera di Clemente III, in GRECO, pag. 102 A. Contro queste -due testimonianze cadono tutti gli argomenti del De Lauro, pag. 59-60, -che vuole sia stato papa Urbano e non Lucio che abbia dato a Gioacchino -la licenza di scrivere il commento sulla Bibbia, ed il permesso di -allontanarsi dall'abbazia. - -[487] La gita ad Urbano III è raccontata da Vincenzo Beauvais, -_Specul. hist._, lib. 29, cap. 40. Per hos dies venit ex Calabriae -partibus ad Urbanum papam Veronae commemorantum quidam ab. Joachim -de quo ferebant quia eum primum non plurimum didicisset, divinitus -accessit intelligentiae donum, adeo ut facunda disserteque enodaret -difficultates quasdam Scripturarum. Al tempo del Beauvais s'era già -cominciato a formar la leggenda; ma le fonti più autorevoli come Luca -non sanno nulla di questa voluta ottusità primitiva, la quale serve -mirabilmente a rilevare il merito e l'ispirazione divina del Profeta. - -[488] Et veniens ad nos quam citius se opportunitas dederit, -discussioni apostolicae sedes et judicio te praesentes (lettera di -Clemente, loco cit.). - -[489] Vedi ad esempio _Expositio in Apoc._, fol. 80, col. 3. Plura sub -quinto cursu ecclesiastici temporis sub beati Benedicti nomine fundata -esse monasteria, que et usque ad presens tempus perdurant, in quibus -aliquanto regule capitula ita absorta sunt ac si non sanctus Benedictus -ediderit, ut est precipue de opere manuum, et de abstinentia ciborum ac -potus, quod ideo accidisse cognoscitur quia dum divites esse voluerunt -sub regule paupertatis facti sunt delicati et facti sunt invalidi et -infirmi, facti sunt quibus lacte opus sit, non solido cibo. Ne mirum. -Quis enim unquam inter divitias et delitias potuit tenere inopem vitam -et castitatis propositum ubi multi sunt cibi. Taceo quod infra urbes et -vicos pluraque monasteria sita ecc. - -[490] GRECO, pag. 102 C, dice che Pietralata si chiamò anche Pietra -dell'olio: et hoc non immerito, unctionem etenim Domini in se non parum -proficisse cognovit. - -[491] Si potrebbe sospettare che questo luogo fosse chiamato Fiore -dopo la fondazione dell'abbazia a simboleggiare che da quel tempo le -stanze di feroci animali furon mutate in ameni giardini. Ma il Greco -dice al contrario che si chiamasse già Fiore, 105 B: Placuit ergo, Deo -disponente in Albanetho (parola inventata forse dal Greco stesso dai -duo fiumi Arvo o Albo, e Neto) ubi proprie de Flore est nomen, vestigia -premere. Lo stesso dice De Lauro, pag. 67. Potrebbe sospettarsi che -il luogo si chiamasse Fiore, dal nome di qualche famiglia, che vi -possedeva; ma non saprei dir altro. - -[492] DE LAURO, pag. 68. A Petra Olei prorsus recesserunt anno -Domenicae nativitatis 1189 die 18 mensis Julii 6ª indictione, in -utraque Sicilia bono Guillelmo regnante, pace ubique vigente. - -[493] DE LAURO, pag. 100. Celestinus Episcopus servus servorum Dei. -Dilectis filiis Joachino abati et conventui de Flore salutem et -apostolicam benedictionem .... Datum Romae octavo Kalendas Septembris -Pontificatus nostri anno sexto. [Celestino fu consacrato il 14 aprile -1191]. - -[494] Il decreto imperiale riportato dal Greco, pag. 108 E. Henricus -Sextus, divina favente gratia Romanorum imperator semper augustus -et rex Siciliae .... innotescat quod nos attendentes honestatem -et religionem abbatis Sancti Joannis de Flore, dilecti nostri, -constituimus perpetuo pro redemptione animae nostrae monasterio ejus -quinquaginta aureos Byzantinos de redditibus salinae de Netho .... -Datum apud S. Maurum anno Dominicae incarnationis millesimo centesimo -nonagesimo quinto. - -[495] Gioacchino stesso al di sopra dell'eloquenza mette la -contemplazione. Così nell'_Apocalisse_, fol. 48, col. 4: Proprietas -predicandi verbi est incarnati; proprietas spiritus sancti silentium -magis expectat quam sermonem, et nequaquam vociferando ingerat, sed -silendo inspiret. E nella _Concordia_, III, a, 8, fol. 31, col. 4: -Commmutandus est status Ecclesiae de Lia in Rachel, de verbi eloquentia -ad spiritualem intellectum, de frondium pulchritudine ad soavitatem -pomorum. Hoc est enim illud: nisi ego abiero, paraclitus non veniet ad -vos (JOH., XVI, 7). Nota verbum et signa mysterium. Omnis eloquentia -pertinet ad verbum, omnis intelligentia spiritualis ad spiritum .... -Fol. 32, col. I: precessit regum tempore eloquentissimus Esaias qui -dicit: Ecce ego mitte me. Secutus est Hieremias qui dicit: nescio -loqui quia puer sum. Precessit Paulus facundissimus predicando in -Asia, secutus est Joannes cujus sermo despicabilis est, sed tamen -spiritualis gratie ubertate fecundus. Quin mo quod utilius fiat dominus -ipse demonstrat sum dicit: (JOH., XVI, 1) «Ego veritatem dico vobis, -expedit vobis ut ego vadam; si ego non abieroparaclitus non veniet ad -vos, si autem abiero mittam eum ad vos». Tale est enim ac si diceretur: -nisi cultum eloquentie subtraho, in quo carnalis pascitur intellectus, -propter eos quibus lacte opus erat aliquando et non solido cibo, -spiritualem intellectum accipere non potestis. Eo nempe circa spiritum -mens declarari nequit quo magis animus pascitur suavitate verborum, et -eo plus fructus spiritus quante sit dulcedinis sentitur, quo quicquid -foris resonat carnalibus hominibus et infirmis seponitur. - -[496] Questa sola profezia delle tre ricordate dal Greco è conosciuta -dal Salimbene, pag. 4. Ideo verificatum videtur in Friderico verbum -abbatis Joachim, quod dixit Imperatori patri ejus quaerenti de filio -suo cum adhuc esset puer, qualis esset futurus, respondit: perversus -puer tuus, nequam filius et heres tuus o princeps. Nam dominus turbabit -terram, sanctos altissimi conteret. Omnia ista in Friderico impleta -fuerunt, ut vidimus oculis nostris qui nunc sumus in MCCLXXXIII. - -[497] Che la pace tra la Chiesa e l'Impero non abbia a durare -Gioacchino lo dice chiaramente più volte. Vedi ad esempio nella -_Concordia_, III b, 6, fol. 41, col. 4: Quantum tamen secundum -coaptationem concordie exstimare queo, si pax conceditur ab his malis -usque ad annum millesimum duecentesimum incarnationis dominice; exinde -ne subito ista fiant, suspecta mihi sunt omnimodis et tempora et -momenta. Parimenti IV, 22, fol. 54, col. 2: hoc totum imputandum est -inertie sacerdotum qui consolantur eam dicentes: pax pax cum non sit -pax, de quibus dicitur: (_Threni_, II, 14) Prophete tui viderunt tibi -falsa et stulta, nec aperiebant ignominiam tuam ut te ad penitentiam -provocarent. - -[498] Sulla Crociata del 1190 Gioacchino non ricorda previsioni da lui -fatte, ma scrive invece melanconiche riflessioni, che mostrano come ei -poco fidi nel valore delle armi cristiane. Cito l'_Apocalisse_, fol. -134, col. 4, riserbandomi di citare altrove un luogo parallelo della -_Concordia_: Dictum est autem: quod siccande essent aque Eufratis ut -preparetur via Regibus ab ortu solis, quod sine gemitu dicendum non -est, initiatus quedam terribilis jam precessit, super eo scilicet -quod nuper accidit super inclito illo exercitu Frederici magni et -potentissimi imperatoris et aliis exercitibus populi christiani qui -transeuntes mare in infinita multitudine, vix in paucis reliquiis pene -sine effectu remearunt ad propria. - -[499] _Apocalisse_, fol. 207, col. 4: Que omnia quidem ventura esse -credendum est; sed quibus modis et quo ordine veniant magis tunc -docebit rerum experientia. Fol. 210, col. 4: Quo consumato prelio erit -magna pax qualis non fuit a principio seculi, cujus terminus erit in -arbitrio Dei. - -[500] Sui profeti dell'antico Testamento e principalmente su Ezechiele -vedi le belle pagine del Castelli: _La profezia nella Bibbia_, Firenze, -Sansoni, 1882, pag. 378 e segg. - -[501] _Concordia_, II, 1, fol. 18, 3: Invenimus Helisabette concordare -cum Sarra quia utraque sancta mulier sterilis fuit, utraque visitata -divinitus concepit, et peperit in senectute sua. Utraque autem antiquam -illam hebraeorum designavit ecclesiam .... Cum vero libere Sarrae -jungitur Agar ancilla, tunc profecto Sarra mutat significationem. -Illa enim vetus, haec novum significat testamentum .... Cum vero Agar, -amota eidem Sarra, jungitur Rebecca, tunc Sarra significat synagogam -quae defuncta est, quare defuit in fede; Rebecca vero ecclesiam quae -intravit et obtinuit tabernaculum ejus. III, 1, 16, fol. 32, col. 4: -Igitur Helias qui aliquando et alicubi designat Spiritum Sanctum, in -hoc loco (MALACH., IV, 5) et in aliis significat Christum. - -[502] Vedi ad esempio la _Concordia_, IV, 24, fol. 53, col. 4: Sicut de -nostra temporis hujus angustia quam a diebus, ut jam diximus, Leonis -pape et Henrici theotonicorum regis olerantes portamus, illud quod -nobis proprium est silentio non expedit preteriri, imo nec sine cordis -gemitu et dolore proferre Hieremie increpationem, que peccata judeorum -enumerans in nos, qui christiani dicimus et non simus, redundat. - -[503] _Histoire lettéraire_, XVI, pag. 438; 540-41. Mi piace -riprodurre il passo del cronista inglese, pubblicato prima dal -MARTÈNE, _Amplissima collectio_, V, 839, e poi dal BOUQUET, XVIII, 76. -Hac tempestate extitit quidam abbas non longe ab urbe Roma, ordinis -cisterciensis, sed cisterciensibus minime subjectus, qui quamdam -Expositionem in septem visiones Apocalypsis edidit, accepta, ut ajunt, -divinitus sapientia cum fere esset prius illiteratus. In hac autem -expositione evidenter ostendit vetus Testamentum Novo concordare .... -Quintam vero persecutionem quam sub quinta visione ..... dicit agi -temporibus nostris a Saladino ..... Dicit etiam quod anno Dominicae -incarnationis MCXCIX incipit sexta visio et sexti sigilli apertio, -sub qua visione probat auctoritate Apocalypsis, quod complebitur -omnis antichristi persecutio et ejusdem mors et perditio, sed ante -ejus persecutionem dicit evangelium Christi ubique praedicandum. Post -antichristi vero imperium quot annorum vel dierum fieret expletio -sigilli sexti, id est, mortuorum resurrectio et septimi sigilli -inchoatio, id est, sanctorum aeterna glorificatio, soli Deo cognitum -esse fatetur. - -[504] Le tre opere sono state pubblicate in Venezia nel 1517 la prima, -e nel 1527 le altre due. Il Preger ne ha combattuta l'autenticità nella -memoria letta all'Accademia di Monaco, _Das Evangelium aeternum und -Joachim von Floris_, München 1874. Il Reuter confuta la dimostrazione -del Preger nella sua grande opera _Geschichte der religiösen Aufklärung -im Mittelalter_, II, 356-60. - -[505] PREGER, op. cit., pag. 22 che cita SALIMBENE, _Chronicon_, pag. -85. Hic est Leo I qui secundum abbatem Joachim concordiam habet cum -Josaphath Rege Judae (vide in libro figurarum Joachym et in libro -Concordiae). - -[506] SALIMBENE, pag. 325: quia Expositionem abbatis Joachym super -Apocalypsim habebam, quam super omnes alias reputabam. - -[507] Il _Liber figurarum_ è citato altre due volte (vedi pag. 124 e -224). Che il Salimbene faccia più conto dei libri apocrifi si raccoglie -da questo passo, ove parlando delle opere di Gioacchino, mette in prima -linea l'esposizione di Geremia, pag. 102. Hi duo sollicitabant me ut -scriptis abbatis Joachim crederem et in eis studerem. Habebant enim -expositionem Joachim super Jeremiam et multos alios libros. - -[508] PREGER, op. cit., pag. 27, che riferisce questo passo della -_Cronaca_ pag. 103. Igitur abbas Joachim non limitavit omnino aliquem -certum terminum, licet videatur quibusdam quod sic. Sed posuit plures -terminos dicens: «Potens est Deus adhuc clariora demonstrare mysteria -sua et illi videbunt, qui supererunt». - -[509] Fol. 135, col 2. De exhibendo vero misterio hujus numeri nemo -mihi molestus fit, nemo me ultra statura limitem transire compellat, -_potens est enim Deus clariora adhuc facere mysteria sua_; fol. 134, -col. 2, si queris dierum numerum non est meum dicere neque scire; quod -nobis datum est hoc solvimus. - -[510] PREGER, pag. 27, che cita il luogo della _Concordia_, fol. 95, -dove dopo aver paragonato Assalonne il figlio ribelle, all'Anticristo, -aggiunge: nisi forte quia Antichristi multi erunt aliquis dicat in -Absalon non significari illum maximum persecutorem, quem Dominus -Jesus interficiet spiritu oris sui, sed aliquem alium secundum quod -jam romanam sedem legimus aliquos usurpasse, et nuper sub Federico -imperatore accidisse comperimus. - -[511] _Conc._, IV, 1, fol. 42, col. 3: .... Sicut ergo sunt arbores -silve plurime, que in stipitibus sunt similes, sed tamen in ramis -foliisque dissimiles, sic et duo testamenta in rebus quidem generalibus -similia sunt, sed in specialibus dissimilia. - -[512] PREGER, pag. 29-30. La lettera di Gioacchino è premessa -nell'edizione a stampa così alla _Concordia_ come al _Commento -dell'Apocalisse_. - -[513] Fol. 229, col. 2. Neque ut tres ramos uni radici infixos, ut -substantiam radicem et tres ramos ipostasis arbitraris _juxta aliquorum -perfidiam_, quod est inducere quaternitatem. Ivi, col. 3: Item quod -his nequius est, nescio que tria preter substantiam _nova adinventio_ -assignare presumpsit. - -[514] Sulle antiche testimonianze, che provano l'autenticità delle tre -opere, vedi il RENAN, _Joachim de Flore et l'Évangile éternel_ nella -_Revue des deux mondes_; tome LXIV, pag. 98. - -[515] Fol. 227, col. 2. Cum essem apud cenobium Case maris.... accidit -in me velut haesitatio quaedam de fide Trinitatis ecc. Questa fu -l'occasione, che gli fece scrivere il _Decacordo_ dopo la _Concordia_ -(quod opus incepimus primo) e l'_Esposizione dell'Apocalissi_, quae -(ignorante me omnimodis exitum rei) nescio qua Dei providentia ex eadem -nascendo processit. - -[516] _Apoc._, fol. 134, col. 2. Mirum quod praeterito anno veniens -qui dam vir satis (ut apparebat) providus et timens Deum a partibus -Alexandriae, in quibus detentus fuerat in vinculis, dixit se audisse -a quodam magno Sarraceno mississe Patharenos Legatos suos ad illos -postulantes ab eis communionem et pacem .... Hoc audivi ipse ab eodem -viro in civitate Messana, anno millesimo centesimo nonagesimo quinto -incarnationis dominis tertie decime indictionis. - -[517] _Apoc._, fol. 26, col. 3. De quibus in secundo libri psalterii -sufficienter diximus. - -[518] Ho sott'occhi parecchie edizioni di questi vaticinii col commento -di Paolo Scaligero. Pauli Principis de la Scala et Hungariae Marchionis -Veronae etc. Domini Creutzburgi Prussiae, primi tomi miscellaneorum -de rerum caussis atque successibus, atque secretiori methodo ibidem -expressa effigies ac exemplar nimirum vaticiniorum et imaginum Joachimi -abbatis Florensis Calabriae et Anselmi episcopi marsicani super -statu summorum Pontificum romanae ecclesiae, contra falsam iniquam -vanam confictam et seditiosam cuiusdam Pseudomagi, quae nuper nomine -Theophrasti Paracelsi in lucem prodiit, pseudomagicam expositionem, -vera certa et indubitata explanatio, Coloniae Agrippinae ex officina -typografica Theodori Graminaei anno MDLXX. Dei trenta vaticini i primi -quindici sono attribuiti a Gioacchino. Il primo vaticinio si riferisce -a Papa Niccolò III (1277-80), qui non veretur decalvare sponsam -ut comam ursae nutriat; il quindicesimo si riferisce a Urbano VI -(1378-89), fera crudelis universa consumens. - -[519] Il Salimbene, pag. 176, conosce questi commenti: scripsit etiam -sibi (cioè all'imperatore Enrico VI). Espositionem Sybillae et Merlini -anno Domini MCXCVI. La Sibilla, di cui qui si fa parola è l'Eritrea, -che vien citata insieme alla Tiburtina in questo altro luogo (pag. -62). Verba sunt ista cujusdam Sybillae sed non inveni ea nec in -Erithrea nec in Tyburtina. Scripturas aliarum non vidi. Di queste -opere io non conosco alcuna stampa. Un libercolo, stampato a Venezia, -promette nell'intestazione di pubblicare il commento di Gioacchino -alle profezie di Cirillo, ma poi in luogo di un opuscolo attribuito a -Gioacchino ne stampa un altro di Telesforo Cosentino, abbreviato da -un frate Rusticiano. Non sarà inutile riprodurre l'intestazione del -libro, ed il principio dell'opuscolo sulle ultime tribulazioni. Haec -subjecta continentur in hoc libello Expositio magni prophetae Joachim -in librum beati Cirilli de magnis tribulationibus et statu sancte -matris Ecclesie ab hiis nostris temporibus usque ad finem seculi, una -cum compilatione ex diversis Prophetis novi ac veteris testamenti. — -Item explanatio figurata et pulchra in Apocalypsim de residuo statu -Ecclesie et de tribus veh venturis debitis semper adjectis textibus -sacre scripture ac prophetarum. — Item tractatus de antichristo -magistri Joannis Parisiensis ordinis predicatorum. — Item tractatus de -septem statibus Ecclesie devoti doctoris fratris Ubertini de Casali -ordinis minorum. Venetiis per Bernardinum Benalium (p. 5.). Incipit -liber de magnis tribulationibus in primo futuris, compilatus a docto -et devoto presbytero et heremita Theolosphoro de Cusentia provincia -Calabriae, collectus vero ex vaticiniis novorum prophetarum seu beati -Cirilli, abbatis Joacchim, Dandoli et Merlini ac veterum Sibillarum. -Deinde abbreviatus per venerabilem fratrem Rusticianum .... addidi -sane paucissima locis opportunis predicta a sancto Vincentio nostro et -Brigida. In un codice della biblioteca laurenziana (pluteo LXXXIX, cod. -XLI, a pag. 103) va sotto il nome di Gioacchino il _Liber Sybillae_, -già pubblicato tra le opere di Beda ediz. Basilea, II, 251. - -[520] Il commento di Alano di Lilla pubblicato a Francoforte il 1608 -(l'_Hist. lit._, XIV, 420, dice: 1603). Ecco il titolo: Prophetia -Anglicana et Romana — hoc est — Merlini Ambrosii Britanni ex — -incubo olim ante annos — mille ducentos in Anglia nati vaticinia, -a Galfredo Monumetensi latine conscripta — una cum — septem libris -explanationum in eandem Prophetiam, excellentissimi sui temporis -oratoris — Polyhistoris et Theologi, Alani de Insulis, — Germani, -Doct. universalis et Academ. Paris ante — annos 300, Rectoris amplis. -Addita sunt vaticinia — et praedictiones Joacchimi abbatis Calabri -qui vixit circa annum 1200. Una cum annotationibus et explicatione -Joannis — Adrasder. — Opus nunc prinum pubblici juris — factum et -lectoribus ad historiarum multarumque — rerum cognitionem non parum -— lucis allaturum — Francofurti, Typis Joannis Spiessii, sumptibus -Joannis — Jacobi Possii mdcviii. Secondo l'_Hist. littér._, XVI, 419, -questo commento fu scritto tra il 1174 e il 1179. Nella prefazione -l'autore per giustificare lo studio che fa delle profezie di un pagano -ricorda Giobbe e le Sibille (p. 4): Nec mirum de beato Job, cui similis -in terra non erat, cum Sibyllam non Erythraeam sed Cumanam tanta et -tam vera de Christi incarnatione, passione et morte .... prophetasse -noverimus. - -[521] Il commento ad Isaia fu pubblicato in Venezia nel 1517. Su questa -edizione, che il Renan non potè vedere, è utile fermarsi alquanto. -In essa sono riunite tre opere: 1º il Commentario d'Isaia, o meglio -dei primi undici capitoli (fol. 1-9 _recto_); 2º Il _De oneribus -prophetarum_ trovato dal Renan nel 3595 dell'antico fondo, e nell'836 -Saint Germain e 865 Saint-Victor, (fol. 9 _verso_ — fol. 10; fol. 25 -e segg.); 3º Il _De oneribus provinciarum_ trovato nel n. 836 Saint -Germain (fol. 11-27). La prima opera è divisa in dieci capitoli che -si succedono con numerazione regolare. Non così la seconda, i cui -capitoli prendono il numero non dall'ordine con cui si succedono, -ma dal capitolo del Profeta che commentano. Per esempio dopo il -capitolo 23 che commenta il XXIII d'Isaia, _Onus Tyri_, si salta al -30, che commenta il XXX, 6 d'Isaia, _Onus jumentorum Austri_. Dal -30 si retrocede al 19, commentario al XIX, 1 d'Isaia, _Onus Egypti_. -Inoltre la prima opera si riferisce solo ad Isaia; mentre la seguente -si riferisce in gran parte ad Isaia, ma principia colla citazione del -XX, 17-27, di Geremia, seguita col commento del XIII dell'istesso -profeta, e finisce coi commenti ai profeti minori. Perciò sarebbe -bene intitolarlo _Onera prophetarum_, secondo la nota a fol. 9_b_, -che avverte il lettore: hic ponentur undecim onera secundum Esaiam, -quibus adduntur tres alia secundum prophetas minores. La terza opera, o -l'indice geografico, non ha che fare colle altre, come si vede anche ad -occhio, perchè è stampata a caratteri più piccoli, ed il raccoglitore -stesso per ben due volte adduce il motivo di questa inserzione. Di -queste tre opere il Salimbene par che conosca soltanto la seconda, -perchè a pag. 176 dice che Gioacchino scripsit lecturam Isaie super -oneribus, ed a pag 191: aliquando legi sibi Expositionem abbatis -Joachim de oneribus Isaie. - -[522] Fol. 11 _b_: duo ordines ac si stellae lucidae orientur ad -predicandum regni evangelium iterato saccis cilicinis amicti. Fol. -13_a_ ecclesiam sardensem designare monachos cassinenses utique suam -carnalibus desideriis inquinantes. Fol. 17 _b_. Timeo ne ad eorum (cioè -dei tolosani) infamiam dissolvendam vexillum crucis evidens elevetur. - -[523] Il commento ad Isaia interpetra il 18 _Apoc._ in questo modo, -(fol. 4 _recto_): mulier auro inaurata indifferenter cura terrae -principibus effeminatis moribus fornicatur: Romana ni fallor ecclesia -ista est quae in Babylonem vitae confusione transfusa moechatur, .... -cardinales et presules ac si in coelo lucifer dignitate superbi ecc. -In ben diverso modo interpetra lo stesso testo Gioacchino nella sua -_Esposizione_ (fol. 194, col. 2): Hanc magnam dixerunt patres catholici -esse Romam, non quoad ecclesiam justorum que peregrinata est apud -eam, sed quoad multitudinem reproborum qui blasphemant et impugnant -operibus iniquis eandem apud se peregrinantem ecclesiam .... Non ergo -in uno regno aut in una provincia querendus est locus hujus famosissime -meretricis, sed sicut per totam aream christiani imperii diffusum est -triticum ebetorum et per omnem latitudinem ejus disperse sunt palee -reproborum. - -[524] L'accenno ai due ordini è ripetuto molte volte; fol. 5, 7, 11, -28 ecc. Federico II è nominato nel fol. 4 _a_: verumtamen in Silvestri -vaticinio de Federico secundo et ejus posteris ecc. - -[525] Fol. 6 _verso_: cavendum erit a germanis et francis. - -[526] Fol. 30 _verso_: si vero anni ipsi ad statum ecclesiae -tertium referuntur profecto in nonaginta annis futuris ab anno MCCI -prostrabitur prorsus mundi superbia. - -[527] Fol. 34 _recto_: Tempus Sedechiae regis tangit concorditer -presentem generationem inceptam anno 1201 a Christo sub pontifice -romano post obitum Celestini. Si potrebbe sospettare che in luogo di -1201 s'abbia a leggere 1301, e che il papa Celestino qui ricordato non -sia il predecessore d'Innocenzo III, ma Pietro Morrone addirittura. Ma -pur lasciando il passo com'è, par chiaro che il libro sia stato scritto -dopo il 1201. - -[528] Et cum rex Franciae tempore illo cum aliis crucesignati -praepararet se ad transfretandum isti subsannabant et deridebant -dicentes quod male caderet ei si iret, sicut postea demonstravit -eventus. Et ostendebant mihi in expositione Joachim super Jeremiam et -multos alios libros. SALIMBENE, pag. 102. - -[529] Fol. 46, col 3: Leviathan quoad superbiam, serpens quoad -astutiam, cetus quoad avaritiam, tortuosus quoad doli nequitiam -lubricus quoad lasciviam, voracius quoad perfidiam, virulentus quoad -sevitiam, mare quoad iracundiam. - -[530] Vedi la genealogia di Federico, fol. 45, col. 4; fol. 46, col. -1. In quest'ultimo luogo è accennato alla ribellione ed alla morte -del figlio di Federico II; vel quia ejus filii latera sua rumpent per -discordiam, et tandem in defectum senectutis illius unus centra alterum -insurgendo unus pereat, alter praetium ecclesiae Christi paret. - -[531] Tutta questa letteratura pseudoprofetica che va sotto il nome -del mago Merlino, della Sibilla Eritrea, e dell'abate Gioacchino, pur -non essendo benevola al Papa, non fa grazia neanche all'Imperatore. E -tutti hanno in odio Federico II, come ne fa fede lo stesso commento -a Geremia, fol. 58, col. 4. Sed si secundum Erithream 60 pedes vel -annos habere describitur heres tuus, quod etiam Esaias sentire videtur -(XXIII, 1) in spiritu sub figura Tyri, quae respicit Siciliam equo -vultu, mirum quomodo Merlinus eum bis 5 decadum; qui legis intelligas -et non centenarium sicut sonniat imperitus. Praeterea in 60 annis -terminari debet afflictio juxta prophetam tam in imperio quam in -regno. Nescio quo spiritu ducitur Eritrea, ubi post Aquilam primam -tam dico heredem successorem in imperio et regno suo aquilam secundam -introducat, quod Merlinus subticet. Fol. 62 (correggi 64), col. 1: -Eritrea: post haec veniat Aquila habens caput et pedes 60 colore pardi -ad livorem, vulpis quoad fraudem, leonis quoad terrorem. Quia forte sub -occasione patarenorum coercendorum dolose incedet contra ecclesiam. -Un'altra versione di questa profezia che andava sotto il nome della -sibilla Eritrea fu trovata dal Bréholles in un manoscritto della -Cronaca ghibellina _De rebus in Italia gestis_, pag. XXXVI. (_Chronicon -placentinum_ ecc. edidit J. L. A. Huillard-Bréholles, Parisiis, 1856). -Et veniet Aquila habens caput unum et pedes LX, cui acrescent duo -capita, cujus color sicut Pardi et pedes sicut Leonis et dicet _pax_ ut -pacifice capiat. Mamillis Sponse Agni lactabitur usque dum accrescat -ei caput majus in Eneade terciumque minus, eruntque sibillancia a -Germanis usque Tyrum. Et dabitur ei galina una ex Mauris alteraque -orientalis et duo pulli ex quibus vorabit unum ecc. I sexaginta pedes, -che il Bréholles non sa spiegare, noi già sappiamo dai passi del -pseudo-Gioacchino surriferiti che vogliono dire 60 anni, perchè la fine -dell'Impero si calcolava per il 1260, e la profezia si suppone fatta -nel 1200. - -[532] Fol. 44, col. 2. Satis congruum est ut cardinales et etiam summus -pontifex immendaces praedicatores veritatis percutiant affligendo -et (ponant in nervum) silentium eis imponendo ne eis annuncient mala -futura in clero a Romano Imperio. Ivi, col. 4: _Masculus_ (Hier. XX, -15) est ordo seraphicus in ecclesia oriundus, _pater_ summus pontifex, -ubi doctores cardinalesque prelati de illorum ortu et profectu valde -dolebunt, tanquam eorum solicitudine subvertentur adulterantes verbum -Dei. Fol. 47, col. 1: Sed quia summus pontifex superbiae nititur, ab -exauditione repellitur. - -[533] Fol. 9, col. 4. Igitur Romana ecclesia ac si altera tribus Juda -recessit a Christo .... Quod etiam negasse Petrum et redisse ad pompas -Diaboli et mundi illecebras hujus, seu principes saeculares, cum -quibus est polluta per munera, contaminata per suffragia, fornicata per -fastigia dignitatum .... Fol. 49, col. 1: Hi (pastores) sunt Lazarus -quatriduanus, qui jam mortui sunt in tribus, in avaritia, in perfidia, -in superbia, quarto loco scatent et fetent in luxuria. Fol. 52, col. -2. Aut enim prava vita, et doctrina ecclesiae latinae, quae est Romae, -intelligenda est ipsa pollutio .... dominam babylonem ecclesiam, quae -magistra est omnium meretricum. - -[534] Fol. 43, col. 2. Sed nunc predicatores Evangelii aeterni frangent -doctrinam doctorum fidelium sacraeque scripturae in conspectu ecclesiae -generalis. Fol. 51, col. 3: per omnem orbem et fere omnibus regnis -terrae praedicabitur Evangelium eternum. - -[535] Fol. 53, col. 1: Agitur enim nunc 1197 annus ut extendetur ista -vexatio in 64 annos deteriores prioribus. Vedi fol. 45, col. 3-4, ove -invece appare scritto il 1200: 42 menses 42 generationes sunt in quibus -affligendus est populus christianus et terminatur in anno Christi 1260 -.... in 60 annis terminabitur afflictio ecclesiae. - -[536] Fol. 7, col. 4. Videat Romanum capitulum si non fiet eis -arundineus baculus potentia gallicana, cui si quis innititur perforat -manus ejus. Cfr. fol. 59, col. 2. Necessario Francia .... videbitur -ecclesie adhaerere, quod quanto divine voluntati et dispositioni -displiceat ex consilio perpenditur Hieremiae .... Habet enim hoc -diffidentiae humana debilitas ut magis confidet in nomine quam in Deo, -et iccirco, unde sperat auxilium, justo judicio corruat. - -[537] Il Salimbene infatti a pag. 176 cita questo finale del commento -a Geremia. Ecce Cesar, virgam furoris Domini. Sufficenter est Jeremias -explicitus, qui in replicandis afflictionibus saeculi ubique cernetur -implicitus, utinam et tu non usque expers sis divinae formidinis, cum -ad radicem imperialis arboris ponenda sit evangelica jam securis. Il -finale stampato è ben diverso, e più determinato l'accenno alla ruina -dell'impero. In ipso quoque finitur imperium, quia etsi successores -Christi fuerunt, tamen imperiali vocabulo ex romano fastigio -privabuntur. Cum decies et 1300 anni Antichristus nascetur demone -plenus post partum Virginis alme. - -[538] Riproduco il principio di quest'opuscolo che si trova nel -cod. XI, plut. IX, dext. Santa Croce, carte 54 tergo: De ultimis -tribulationibus disputantes in opusculis nostris posuimus diversorum -opiniones et nostram; sed quia sicut aliquando brevitas, ita nonnunquam -multiplicitas verborum parit obscuritatem, praesertim ubi non est -impetus aliquid absolute dicendi sed exponendi in serie quod occurrit -in libris, opere precium credidimus quid inde nostra opinio teneat in -summa in hac brevi oratiuncula semper quidem et multis modis compilare. -Studio est Sathanae concitare scandalum ecclesiae Dei, et durat tempus -principatus ejus non annis, non mensibus, non diebus, nec cessat -quantum in se est a persecutionibus electorum .... Tria magna et quasi -necessaria bella noscitur gessisse sub veteri Testamento, et totidem -gerere demonstratur in novo. - -[539] L'opuscolo leggesi a p. 59 _recto_ dello stesso cod. XI, plut. -IX. Il prologo ed il primo capitolo erano già riferiti dal resoconto -d'Anagni in questo brano che io pubblico secondo il codice della -Sorbona 1726: «Item habetur apertius in libello ipsius Joachim de -articulis fidei descripto ad querumdam filium suum Johannem, quod -opus suspectum est ex ipso prologo, ubi sic incipit dicens»: Rogasti -me (Joachim), attentius, fili Johannes, ut tibi compilatos traderem -articulos fidei, et notarem illa quae occurrerent scripturarum loca, -in quibus solent simplices frequenter errare: ecce subiecta pagina -invenies quod petisti. Tene apud te, et lege sub silentio, observans ne -perveniat ad manus eorum qui rapiunt verba de convallibus, et currunt -cum clamore ut vocentur ab hominibus rabi, habentes quidem speciem -pietatis, virtutem autem eius penitus abnegantes. «Ecce qualiter in -hoc prologo vult iste Joachim articulos fidei legi in abscondito, -more haereticorum, qui in conventiculos dogmatizant. Item inhibet ne -tractatus suus veniat ad manus magistrorum, quos etiam tam impudenter -quam superbe vituperat». (Fin qui fu già pubblicato dal Renan, op. -cit. pag. 99, n. 1) «Sed de hoc non curetur, quin potius diligenter -attendatur. Primum capitulum huius compilationis, quod intitulatur -de fide trinitatis ubi sic ait Joachim»: Ante omnia intellige Deum -tuum esse tres personas plenas integras atque perfectas, ita ut -credas singulum esse plenum atque perfectum Deum, et simul tres -unum Deum totum simplicem, totum aeternum (_totum virum, totum_, -cod. laur.) invisibilem et impalpabilem. Spiritus enim est Deus -non corpus, et idcirco mirari non debes si tres sunt unum, et unus -(_unum_, cod. laur.) tres; unum tamen dicimus non singularem, non -utique sicut dicimus unum sidus, unum jaspidem, unum smaragdum; sed -unum ab unitate, utpote cum dicimus unum gregem, unum populum, unam -turbam. Unde bene dicunt gramatici: populus currunt, et turba ruunt, -ut id, quod unum taliter dicitur, pluralis esse numeri intelligatur, -loquens (_loquimur_) ad intellectum non ad simplicem vel perfectam -similitudinem, ut videlicet per visibilia invisibilia intelligamus. Si -de duabus tribubus Israel dicit Scriptura: dixit Judas Symoni fratri -suo: veni pugna mecum in sorte mea, ut et ego pugnem in sorte tua, -miratur homo si tota trinitas dicitur unus Deus? si una massa auri -distinguatur (_distingueretur_) in tres statuas maxime si, ut solent -fieri in arte fusoria totae tres partes (manca _partes_ nel cod. laur.) -essent coniunctae, sic diceretur singula statua esse unum aurum, at -tamen simul tres non dicerentur nisi unum aurum. Et miratur homo si -singula divinitatis persona dicitur esse unus Deus, et simul tres -unus Deus? Si incalenti clibano proicierentur stipulae et ligna, licet -deesse viderentur flamma et carbones repente tamen in uno loco, idest -in ardore (male cod. _in uno illo hoc ardore_) tota tria ipsa pariter -apparerent. Si flammae adhaerenti sulphuri adhiberetur competens -fomentum, licet deesse viderentur carbones, repente tamen in uno illo -tota tria illa habentur pariter. Sed etsi carbo solus adesset, mox -adhibitis stipulis, tota tria illa pariter integra apparerent. Il -secondo capitolo s'intitola _De incarnatione verbi Dei_ e comincia -così (cod. laur. p. 60): Fuerunt quidam haeretici qui dicerent Christum -unius esse naturae: fuerunt qui dicerent matrem virginem non deum sed -tantum hominem genuisse. Tu autem horum omnium devitans perfidiam crede -Christum unam personam ex duabus et in duabus consistentem naturis, -secundum quod oliva inserta oleastro cum ipso oleastro una est arbor, -atque hoc totum, quod Christus dicitur, genuisse. Quod si dicis, verbum -dei, quod aliunde venit in virgine, gignere non potuit virgo, ergo nec -corruptibile semen viri gignere potest mulier, et quoniam ipsum semen -aliunde venit ad ipsam. Neque enim gignere de ipsa potest mulier nisi -aliunde concipiat. Hoc autem solum interest quod caeterae mulieres -concipiunt ex hominibus, haec autem sola virgo concepit et peperit -semen divinum, verbum scilicet quod caro factum est et habitavit -in nobis. Gli altri capitoli sono: 3. De sacramento baptismi et -penitentia. — 4. De sacramento crismatis. — 5. De sacramento corporis -et sanguinis Christi. — 6. De libero arbitrio et gratia. — 7. De -predestinatione et prescientia Dei. — 8. Quomodo possit Deus timeri -pariter et amari. — 9. De fide et operibus. — 10. De misericordia et -juditio. — 11. De timore et amore. — 12. De laetitia et tristitia. — -13. De vita conjugali et coelibatu, sive de abstinentia et gustatione -ciborum. — 14. De opere manum et sancto otio. — 15. Item de eodem. -— 16. De quiete claustri et frequenti mysterio. — 17. De utilitate -praedicationis et virtute silentii. — 18. De resurrectione mortuorum. -Manca nel codice l'ultimo capitolo che secondo il resoconto d'Anagni -s'intitolava _Confessio fidei_. - -[540] Plut. LXXXIX, cod. XLI, c. 108 _verso_: Universis Christi -fidelibus, ad quos litterae istae pervenerint, frater Joachim dictus -abbas: vigilate et orate ne intretis in tentationem. Loquens dominus -Ezechieli prophetae, quem tempore transmigrationis Babiloniae -speculatorem constituerat domui Israel, post multa quae ei scribenda -commiserit, comminatus est dicens: si me dicente impio: morte morieris, -non annunciaveris ei, ipse quidem in impietate sua morietur. Sanguinem -autem eius de manu tua requiram etc. - -[541] Fol. 279, col. 3: Incipit hymnus eiusdem abbatis Joachim de -patria celesti. Fol. 280, col. 1: Incipit Visio eiusdem preclara ac -plurimum admiranda de gloria paradisi. - -[542] Gioacchino nel _Psalterium decem cordarum_, fol. 229, col. -4, rileva questa difficoltà: O humana temeritas quam ceca semper! O -inimica semper humane pietati presumptio! Si sic extimasti simplicem -divinam substantiam, uti seorsum a personis cogitaveris illam, -Sabellium sub Arrio palliasti; si seorsum a substantia tres personas, -Arrium sub Sabelli palliatione excusas. - -[543] Vedi anche l'_Expositio in Apocalipsim_, fol. 34, col. 2. - -[544] _Psalt._, fol. 229, col. 3. Inter calorem et splendorem -scissionem facere nequis, et tamen eos non dubitas esse duos; et -divinam vis substantiam scindere, ut trinum deum credere possis? -Item quod his nequius est, nescio que tria preter substantiam nova -adinventio assignare presumpsit, ut in altero unitas in altero trinitas -demonstretur quasi cum substantiam illam igneam, que in celo est, et -radium qui ex ea nascitur, et calorem unum solem esse dicimus, quartum -aliquod solis nomine assignamus. Cfr. fol. 229, col. 2. - -[545] _Psalt._, fol. 230, col. 4: Inter cetera ergo opera domini, -que misterium exhibent trinitatis, magnum tenet locum decacordum -Psalterium. Est enim, ut diximus, vas unum musicum, quod etsi dividi -per partes potest, quia corpus est, non tamen ut esse possit decacordum -Psalterium, quamdiu ergo Psalterium est, indivisum est. Si dividitur in -partes non esse desinit id quod erat. Igitur vas ipsum unum est, sed -tamen in tribus cornibus miro modo consistens. Adeo enim tria cornua -ipsa unitas possidet indivisa, ut et tria videantur esse unum et unum -tria. - -[546] _Psalt._, fol. 231, col. 2: Aliud sonat unus, aliud sonat -unitas. Unus non absolute dici nequit, nisi de una persona. Unitas -vero proprie dici non potest nisi de duobus ad minus. Neque enim cum -iubemur consistere in unitate, ad singularem personam referri posse -credendum est, licet ad populum, ad conventum, ad plebem. Cum enim -dicitur absolute: unus est hic aut illic, non est in loco ille nisi -unus, persona incunctanter intelligo; cum vero dicitur: unitas est in -loco illo, profecto nihil aliud intelligimus, quam multorum cor unum et -animam unam; hoc est unam voluntatem et unum consensum. - -[547] _Psalt._, fol. 240, col. 1: Solus tamen Pater genitor est, solus -Filius genitus, solus Spiritus sanctus ab utroque procedens. Solus -autem Pater sic mittit Filium et Spiritum sanctum, ut a nullo mittatur, -et idcirco eterna Patris divinitas communis est Filio et Spiritui -sancto. Incarnatio vero Filii propria Filii est. Assumptio columbe vel -ignis propria Spiritus sancti, etsi una sit operatio trium. - -[548] _Psalt._, fol. 240, col. 2: Sicut autem timoris nomine Patrem, -sapientie Filium, ita charitatis nomine intelligimus Spiritum sanctum. -Fol. 241, col. 3: In actionis obtinentia timor domini, in lectionis -studio sapientia, in oratione et confessione operatur dilectio. Tenemur -obedire per timorem, qui est Pater; tenemur legere per sapientiam, -qui est Christus; tenemur psallere et orare per charitatem, qui est -Spiritus sanctus. - -[549] Che una connessione corra tra la dottrina della trinità e quella -dei tre stati lo dice l'_Expositio in Apocalipsim_, fol. 142, col. -2. Pro eo enim quod Deus trinitas est, in tribus magnis certaminibus -oportebat dissolvi regnum mundi hujus a compage sua, ut statueretur -perpetue regnum Dei. Cfr. _Concordia_, II, I, 6, fol. 8, col. 4. -Alioquin si una persona esset deus, nec tria distincta opera essent -querenda, nec in uno tamen concordia assignari valeret. - -[550] _Apoc._, fol. 3, col. 2: Est enim clavis veterum notitia -futurorum. _Conc._, II, 5, fol. 8, col. 1: Intelligentia illa quae -Concordia dicitur similis est vie continue, que a deserto porrigitur -ad civitatem, interpositis locis humilioribus, in quibus se viator -ambigat iter rectum adire, et nihilominus interpositis jugis montium, -a quibus possit posteriora et anteriora respicere, et residui itineris -rectitudinem ex retroactae viae contemplatione metui. Omnis enim, qui -coram facie graditur, ubi itineris vestigium non apparet, ex aspectu -retroacti agendi rectitudinem pensat. - -[551] _Conc._, II, I, 1, fol. 6, col. 3. Multum ergo distat inter -utrumque celum, multum inter utrumque testamentum differentia est. -Differunt sane utriusque nativitates, differunt vite, differunt bella, -differunt et victorie. Illi enim ex carne, isti ut jam dixi ex aqua et -spiritu nati sunt .... illi faciebant uxoribus libellum repudii .... -isti in typo Christi et ecclesie singuli singulas teneri jubentur .... -illi pro terrenis possessionibus pugnaverunt, isti non tam pro terra -aut qualibet terrena substantia, sed pro sancte libertate ecclesie et -salute spirituum suorum preliare noscuntur. - -[552] _Apoc._, fol. 3, col. 1. Pro quattuor autem historiis quattuor -evangelia data sunt .... Duo vero medii Marcus et Lucas non apostoli -sunt, sed apostolorum discipuli et audita potius quam visa describunt. -Sicut ergo apud nos si humano liberaretur judicio, majoris auctoritatis -esse quis diceret que apostoli visa, quam quod apostolorum discipuli -non tam visa quam audita scripserunt, ita historiarum quattuor, -prime et ultime, Job scilicet et Hester majorem judeorum presbiteri -auctoritatem dederunt, quam duobus mediis, Tobie vero et Judith. - -[553] _Conc._, II, I, 1, fol. 7, col. 2. Oportet inquam nos in hoc -opere altare testamenti prioris pro dono omnipotentis Dei ordinate -componere, fundentes et statuentes desuper aquam testamenti novi, -ut aliud inter aliud, ac si rota infra rotam inesse per concordiam -videatur. Invisibilem autem spiritum ignem suum spiritualem veluti de -tertio celo dirigere, ut, veniente quod perfectum est, evacuet quod ex -parte. - -[554] _Conc._, III a, 18, fol. 29, col. 4. Attendamus ergo -spiritualiter quae spiritualiter dicta sunt, et quemadmodum aedificent -spiritualiter resoluta quae, carnaliter intellecta, insipida sunt. - -[555] _Conc._, Prol., fol. 8, col. 1. Allegoria est similitudo -cujuscusque rei parve ad maximam ac si dies ad annum, ebdomada ad -etatem, persona ad ordinem vel ad urbem ad gentem ad populum et -mille talia. Verbi gratia Habraam unus est homo et significat ordinem -patriarcharum, in quo multi sunt homines. Zacharias unus est homo et -hoc ipsum significat. Sarra una est femina et significat Synagogam .... -Datus est filius Sarrae, filius non carnis sed permissionis temporis -senectutis suae. Hoc est quando venit plenitudo temporum ut mitteret -Deus filium suum; ergo Elisabethe illud idem significat. - -[556] _Conc._, lib. V, cap. I, fol. 60, col. 3, 4; _Apoc._, fol. 14, -col. 3. Tutte queste interpetrazioni si riducono a quattro principali, -fol. 61, col. 3. Quia ex hiis omnibus quatuor sunt intelligentie -principales, que ceteras omnes continet infra se 1.º Historica seu -et 2.º moralis 3.º contemplativa [sub cujus nomine continentur duo -tropologica et anagogica, quarum prima inferior est contemplativa, -secunda superior] et 4.º typica, que dividitur in septem speciebus. - -[557] _Concordia_, V, 2, fol. 61, col. 1; cfr. II, I, 29, fol. 28, col. -2. - -[558] _Apoc._, fol. 63, col. 4. - -[559] Queste strane allegorie si leggono nel _Commento all'Apocalisse_, -fol. 53, col. 4; fol. 54, col. 3, 4. - -[560] _Conc._, IV, I, fol. 42, col. 2, 3. Sciendum quoque quod -concordia non secundum totum exigenda est, sed secundum quod clarius et -evidentius est; non secundum cursum historie, sed secundum quid .... -Ita novum testamentum simile est veteris testamenti .... Sicut ergo -sunt arbores sylvae plurimae quae in stipitibus sunt similes sed tamen -in ramis foliisque dissimiles, sic et duo testamenta in rebus quidem -generalibus similia sunt sed in specialibus dissimilia. - -[561] _Conc._, II, I, 2, fol. 7, col. 2. Concordiam proprie esse -dicimus similitudinem aeque proportionis novi ac veteris testamenti, -eque dico quoad numerum non quoad dignitatem, cum videlicet persona -et persona, ordo et ordo, bellum et bellum ex parilitate quodam -mutuis se vultibus intuentur, utpote Habraam et Zacharias, Sarra et -Elisabeth, Isaac et Joannes Baptista, et homo Jesus et Jacob, duodecim -Patriarche et numeri ejusdem apostoli, et quodlibet simili, quod totum -ubicumque occurrerit non pro sensu allegorico sed pro concordia duorum -testamentorum facere certum est, unum vero spiritualem intellectum ex -utroque procedere. - -[562] _Conc._, II, I, 10, fol. 10, col. 3. Non igitur secundum -intellectum numerum annorum extimanda sunt tempora ista, sed secundum -numerum generationem. Etenim ab Adam usque ad Christum fuerunt -generationes quadraginta et tres, et ab Osia usque ad finem secundi -status sexaginta tres; ab Osia namque initiatum est testamentum novum -quod confirmatum est in Christo, ne prius videretur deficere vetus quam -novum seminatum et radicatum germinaret ex humo et produceret fructum. - -[563] Oltre alle suddette analogie Gioacchino sa scoprirne un'altra -che per la sua singolarità merita di esser riferita. _Conc._, IV, 2, -fol. 43, col. 2. Sed et illud ad concordiam pertinere non est dubium, -quod sicut Eva prima mater corrupta per serpentem genuit geminos in -peccato, quorum junior a primogenito interfectus est; ita, ut traditur, -tempore predicti Osie mater populi romani, que vocata est Rhea vel -Ilia, geminos concepit de stupro, et nihilominus primogenitus juniorem -occidit. - -[564] _Conc._, II, I, 5, fol. 8, col. 2. Habet autem iter istud, quo -pergere cupimus, duce deo, aliquid securius utpote quam non aliquo casu -agitar aut agi capit, sed in dei sapientia et doctrina habens stationes -suas certis limitibus designatas. Qui videlicet limites diversis modis -considerandi sunt, largo seu et districto secundum majora tempora et -secundum mediocra et minora; quod totum de numero generationum et -temporum proprietate colligitur. Aliud namque tempus fuit, in quo -homines vivebant secundum carnem, hoc est usque ad Christum, cujus -initiatio facta est in Adam. Aliud in quo vivitur inter utrumque, hoc -est inter carnem et spiritum, usque scilicet ad presens tempus, cujus -initiatio facta est ab Heliseo propheta, sive ab Osia rege Juda. Aliud -in quo vivitur secundum spiritum usque videlicet ad finem mundi, cujus -initiatio a diebus beati Benedicti. Fructificatio itaque vel proprietas -primi temporis, sive ut dicimus melius, primi Status ab Habraam usque -ad Zachariam patrem Joannis Baptiste, initiatio ab Adam. Fructificatio -secundi status a Zacharia usque ad generationem quadragesimam secundam; -initiatio ab Osia sive a diebus Asa sub quo vocatus est Heliseus -ab Helya propheta. Fructificatio tertii status ab ea generatione, -quae fuit vigesimasecunda a Sancto Benedicto, usque ad consumationem -seculorum; initiatio a Sancto Benedicto. - -[565] _Conc._, II a, 18, fol. 13, col. 1. Ab Adam usque ad Jacob -fuerunt generationes 21: a Jacob usque ad Asa et alio modo usque ad -Osiam generationes 21; licet enim judices qui prefuerunt populo Israel -non pertineant ad ordinem generationum; tamen pro generationibus -accipiendi sunt, quia quedam propagatio spiritualis fuit in eis sicut -ut in regibus Jude et Israel. Exinde ab Asa usque ad Achim, sive ab -Osia usque ad Christum generationes 21. - -[566] _Conc._, II, I, 19, fol. 13, col. 1. Quia denarius numerus -perfectus est integer in seipso, in eo velut in fonte aliorum -statuendus esset finis inquisitionis nostre .... Si quidem ab Adam -usque ad diluvium generationes decem, a diluvio usque ad subversionem -Sodomorum generationes decem. Exinde usque ad Obed, qui fuit -contemporaneus Hely, generat. X. Exinde usque ad Joas, in cujus diebus -cepit sterminari Israel ab Azael rege Siriae, gen. X. Exinde usque ad -trasmigr. Babilonis gen. X. - -[567] _Conc._, II, I, 23, fol. 14, col. 3. Et que sint illa septem -signacula (memorata in libro Apocalipsi) septem signa quorum sex -peracta sunt in labore filiorum Israel, septimum in otium. - -[568] _Conc._, II, I, 9, fol. 10, col. 2. Primus status tenendus est ab -Adam usque ad Christum, secundus ab Osia rege usque ad presens, tertius -a beato Benedicto usque ad consumationem seculi. - -[569] _Conc._, IV, 24, fol. 53, col. 4. Illud autem lectorem moneo et -maxime in legendis historiis et notandis annorum numeris studiosum, -ut si forte in distinctione pontificum et imperatorum aliquid per -generationes singulas invenerit corrigendum, quod ex corruptione -multimodo chronicarum accidesse posse non nego, liberum sit ei pie -tamen et veraciter emendare, ne forte sicut ego in diversis diversa -repperi, ita accidere potuerit ud ad summam veritatis venire nequierit -.... - -[570] _Conc._, IV, 3, fol. 44-45. Il raffronto si chiude con queste -parole: Quod intelligens Constantinus imperator beato papa Silvestro -imperialem, quam ipse tenere videbatur, tamquam deditam Christo regi -sponte obtulit dignitatem. Verumtamen quia regnum Christi non est -ex hoc mundo, sic visum fuit romanis pontificibus debitam semper -a Christo accipere potestatem, ut tamen usum temporalis regni vel -potius bonorum corporalis regiminis illis cogerentur permittere, -qui mundi gloriam querunt, ne hi, qui juxta Apostolum militant deo, -implicarentur temporalibus negociis. Gioacchino conosce ed apprezza -grandemente l'opuscolo di S. Bernardo indirizzato a papa Eugenio. -(_Conc._, V, 64, fol. 94, col. 4). Bernardus noster abbas Claravallis, -qui in libro suo de Consideratione misso ad Eugenium papam, nihil de -negligentiis aut gravamine subjectorum derelictum est in tantum, ut -adeo liber ipse alter leviticus esse putaretur. Et quamvis sanctus vis -mordacius argueret in romano pontifico occupationem, non tamen absolute -occupationem, sed illam quae est secundum seculum, per quam ea, que est -secundum Deum occupatio, periit. - -[571] IV, 5, fol. 46, col. 1. Non enim in hac generatone aliquis -imperator similis Salomoni in sapientia reperitur. Et tamen per -spiritualem intellectum completum est in hac eadem generatione secundum -aliquod mysterium Salomonis, quia Christus Jesus, quem significat -Salomon altius pre solito per quosdam preordinatos servulos abundanter -influxit .... Hylarius, Hieronimus, Joannes Chrisostomus, Augustinus. - -[572] _Conc._, IV, 6, fol. 46, col. 4; IV, 8, fol. 47, col. 4; fol. 48, -col. 1. - -[573] Il cap. IV, 17, fol. 52, col. 2-3, che riguarda Leone si chiude -con queste secche parole per Gregorio VII: Denique et in sequenti -generatione, que respicit Joachaz (Joachin), quia sine consensu -imperiali electus est Gregorius VII in romanum pontificem, obsessus ab -imperatore idem papa, sublatusque idem a duce normandorum ductus est -usque ad Salernum. In cujus locum idem imperator substituit Gilbertum, -ravennatem episcopum, vocavitque eum Clementem. Completa est autem -in hoc facto similitudo ei que accidit regi Joachaz, quem rex Egypti -amovit a Hierusalem, ne regnaret in eo, et substituit ei Joachim -fratrem ejus pro eo. - -[574] _Conc._, IV, 22-25, fol. 53, col. 2; fol. 54, col. 3. Riporto -solo la fine di questo lungo passo. Etenim ordo ille, qui pro claritate -sapientie dici poterat aurum, modo obscuratum est et rursum velut -in nigrum plumbum. Et hii, qui quasi lapides preciosi contineri -consueverunt in claustro cordis, modo percurrentes vias latas, dispersi -sunt in capite omnium platearum, disponentes exteriora negocia, -dirimentes eas et lites judiciorum non bonorum .... Nunc autem ipsius -ecclesie exigentibus culpis, hii qui successerunt in ipso ordine -sacerdotali, nihil pene habentes de imitatione celestis hominis, -terreni sunt omnino et terrena sectantur. - -[575] IV, 30, fol. 55, col. 4. In ecclesia vero incipit generatio -quadragesima prima anno domini 1201 .... Sed tamen expectandum est cura -ingenti timore. - -[576] _Conc._, I, 8, fol. 9, col. 3: Habet et monachorum ordo imaginem -Spiritus Sancti qui est amor Dei; quia non posset ordo ipse despicere -mundum, et ea quae sunt mundi nisi provocatus amore Dei et tractus ab -eodem Spiritu, qui expulit dominum in desertum, veruntamen spiritualis -dictus est quia non secundum carnem ambulat sed secundum spiritum. -Igitur primus ordo initiatus est ab Adam, secundus ab Osia rege Juda, -tertius secundum aliquid ab Heliseo propheta, secundum aliquid a beato -Benedicto. Quare sic? Quia Spiritus Sanctus a patre filioque procedit. - -[577] _Conc._, II a, 14, fol. 11, col. 4: Si autem incipis ab Asa -sub quo vocatus est Heliseus, ab ipso usque ad trigesimam septimam -generationem ab incarnatione Domini, sub qua et convaluit pre solito -ordo monasticus sub regula sancti Benedicti in partibus Galliarum -generationes sexaginta tres, usque vero ad initium tertii status -septuaginta. - -[578] _Conc._, II, I, 14, fol. 11, col. 3: Et rursus a sancto Benedicto -usque ad consumationem seculi eadem existimatio manet sub eo tamen -dierum numero, quem novit ipse solus, qui fecit omnia secundum -consilium voluntatis sue. Ivi, III, 6, 7, fol. 42, col. 3: Ego autem -mediam horam (Apoc., 8, 13) in loco isto pro dimidio anno accipiendum -esse puto. Quid tamen de hoc verius sit judicio domini relinquendum. -V. 64, fol. 95, col. 1: Sed utrum natus sit puer, qui designatus sit in -Salomone aut in primo nasciturus, deus melius novit. Quia initia semper -obscura et intellectu difficilia. V. 118, fol. 134, col. 2: Si queris -dierum numerum non est meum dicere neque scire; quod nobis datum est -hoc solvimus. - -[579] IV, 31, fol. 56, col. 2: In ecclesia incipiet generatio 42 -anno vel hora quam Deus melius novit. Non è meraviglia che si possa -conoscere la fine di una generazione e non il principio, perchè -Gioacchino più volte ripete che la durata della generazione può -essere maggiore o minore del numero medio. Così _Conc._ II, I, fol. 12 -Generationis in veteri Testamento variae fuerunt et inequales. - -[580] _Conc._, II, I, 16, fol. 12, col. 3: Igitur in Testamento -novo non secundum carnem accipienda est generatio sed secundum -spiritum. Et quoniam triginta annorum erat dominus quando cepit -habere filios spirituales, quod et perfiguratum fuerat in unctione -David et inchoatione prophete Ezechielis prophete, recte spatium -generationis in novo Testamento triginta annorum numero terminatur -nimirum quod perfectio ipsius numeri ad fidem pertinet trinitatis. -Inde est quod nemo absque magna necessitate debet in novo Testamento -suscipere sacerdotii dignitatem ut fiat pater spiritualis nisi sit -triginta amorum .... Igitur generationes ecclesie sub spatio XXX -annorum singule sub singulis tricenariis accipiende sunt, ita ut sic -Mattheus comprehendit tempus primi status sub spatio generationum 42, -ita tempus secundi super eodem generationum numero terminari non sit -dubium, maxime cum ostendatur significatum in numero dierum, quo mansit -absconditus Helias (III _Reg._ 19) a facie Acab, et quo mulier amicta -sole, que designatur ecclesia, mansit abscondita in solitudine a facie -serpentis, (_Apoc._, XII, 6) accepto haud dubium die pro anno et mille -ducentis sexaginta diebus pro totidem annis. - -[581] V, 15, fol. 67, col. 4: Sic quondam Helias certis temporibus -diebus vel annis mansit absconditus a facie Jezabelis, hoc est tribus -annis et mensibus sex, ita in eodem spatio dierum et annorum dicta est -memorata stetisse in solitudine, hoc est 1260 (_Apoc._, XII, 6). Hoc -tempus et tempora et dimidium temporis, quia vero numerus iste dierum -vel annorum noctibus sit ad agnoscenda tempora dies et annos, et in -secundo hujus operis libro sufficienter demonstratum est. Cfr. V, 75, -fol. 104, col. 2. - -[582] _Conc._, V, 89, fol. 118, col. 2. Quod ergo mulier ista -ascenderat in eminentiorem partem domus, et ut fugeret consortia -publica, ibi se contegerat cum puellis suis, quid nisi vitam -contemplativam et anacoreticam significare creditur maxime cum scriptum -sit in libro Apocalypsi de muliere amicta Sole, et mulier fugit in -solitudinem ut pascat ibi diebus 1260. Cfr. _Apoc._, fol. 160, col. 2. - -[583] _Conc._, l. c., fol. 117, col. 4. Vidua Judith ecclesiam -orientalem sicut puto designat .... mansit autem Judith in viduitate -sua annis tribus et mensibus sex. Magnum istud plane et apertum -mysterium. Hic est enim ille magnus numerus qui universa hec continet -facta. Sunt etenim menses 42 sive dies 1260, nihilque aliud designant -quam annos 1260, in quibus novi testamenti sacramenta consistunt. - -[584] II, I, 14, fol. 11, col. 8. Ordo monachorum secundum aliquid -ab Heliseo propheta, qui vocatus est ad gratiam prophetie in extremo -tempore Asa regis Juda, et secundum aliquid a beato Benedicto, qui -quantum datur intelligi ex his que legimus in libro dialogorum vocatus -est a domino ad ordinem monachatus circa extremitatem 16 generationis -ab incarnatione Domini. - -[585] _Conc._, II a, 25, fol. 15, col. 2. Reversus est autem Sol decem -lineis in diebus Ezechiae, qui fuit decimus tertius a Salomone, ut bis -decem generationes numerari debuissent. - -[586] _Conc._, II a, 12, fol. 10, col. 4. Quod in sequentibus -diligentius prosequendum est liquet quod a Jacob patriarcha velut -duobus viis descenditur usque ad David seu per judices et rectores -populi, altera per patres ut ipse unus David veluti quidam prepotens -annis duos in se rivos suscipiat ex uno quidem fonte progressos, sed -diversis usque ad se aquarum ductibus venientes. - -[587] _Apoc._, fol. 27, col. 4. Querendum est nobis .... cur -beatus Johannes, apocalipsis librum eisdem septem ecclesiis quasi -spiritualiter delegaverit, qui non modo ex parte ut prophetae ceteri -sed generalius prae multis aliis fidelibus loquitur universis. - -[588] Ivi, fol. 29, col. 3. Igitur quod ad quinque tribus generaliter -spectat, ab exordio temporum usque ad Christum consummatum est. -Et non in eisdem quinque tribubus omnes illorum temporum electorum -progenies intelligendae sunt, que fide et operibus bonis eterne regnum -beatitudinis hereditare meruerunt. - -[589] _In Apocal._, fol. 29, col. 1. Et recte quoque Ruben et Gad -et dimidia tribus Manasse ad plagam orientalem laborum suorum premia -perceperunt, quia prime ille generationes seculi, que ab Adam usque -ad Noe, a Noe usque ad Habraam, ab Habraam usque ad Moysen, quasi due -tribus et dimidia sine lege vixerunt, et mundi origini adjacentes -fuerunt velut ad plagam orientalem, hoc est in etatibus primis, -in quibus sine lege vivebant. Ivi, col. 2: Igitur a Moyse usque ad -Christum reliqua Manasse tribus dimidia, Effraim quoque et Juda velut -ex hac fluminis parte hereditatem acceperunt, quia sicut duas etates et -dimidiam ante legem, sic duas et dimidiam sub lege Deus onnipotens esse -voluit. Septem vero distinctiones temporum ab initio secundi status -usque ad initium tertii in hac vero etate sexta, secundum quod liber -iste docet, instituit, ut et numeri duodenarii servaretur integritas, -et perfectio quinarii ac septenarii si qua alia non de essent. In -questo luogo cita la _Concordia_: de quibus in opere _Concordie_ -fecimus mentionem. - -[590] _In Apoc._, fol. 48, col. 2. Veruna quod filius Dei, qui -proprie dicitur sapientia, formam servi assumpsit, in qua sustineret -lassitudinem et laborem, Spiritus vero Sanctus, qui vocatur Dei -charitas, non assumpsit; quia et nos in addiscenda sapientia -angustamur, affligimur et laboramus, in amando vero quem amare libet, -nullas afflictionis sustinemus angustias .... Et quia quinque sunt, -ut jam diximus corporis sensus, in quibus se mortalis homo ad studium -actionis exercet, septem vero dona spiritus, quibus homo interior -efficitur spiritalis, merito quinque principales ecclesie unigenita -Dei Filio attribuenda sunt, septem vero Spiritui Sancto .... quinque -opera Christi .... primum opus Christi nativitas fuit, secundum passio, -tertium resurrectio, quartum ascensio, sane quintum opus ipsa est -ostensio linguarum et missio spiritus sancti .... - -[591] Fol. 54, col. 2. .... quid enim velit septem planetarum -distinctio cogitare compellimur, presertim cum septenarius numerus -tante perfectionis sic, ut vix aut nunquam possit carere non dico -qualicumque sed perfecto mysterio. Querimus ergo fide, ratione -juvante, et invenimus in electorum agminibus septem quosdam viros -proprietate quodam in misteriis ab illorum multitudini segregatos. -Adam, Noe, Abraam, Moyses, David, Joannes Baptista, Helias .... deus -omnipotens misit in mundum hos septem viros magnos et nominatos per -diversa intervalla temporum, ut quasi quosdam novos cursus peragerent -preceptorum Dei. - -[592] Fol. 57, col. 1. Sunt itaque istorum radii septem proprietates -eorum, in quibus similitudines septem ordinum denotatae sunt. - -[593] Fol. III, col. 4. Congruit namque proprietate quadam fortitudo -praelatis, scientia dyaconibus, intellectus doctoribus, sapientia -contemplatoribus, consilium conventualibus, pietas eis qui miseratur -pauperibus, timor conjugio alligatis. - -[594] Vedi l'interpetrazione dei suggelli _In Apoc._, fol. 114 e -segg. Nel fol. 117, col. 3, si legge questo passo importante per la -cronologia di Gioacchino: Constet autem quod post quintum sigillum, in -cujus extremitate nos sumus, restat adhuc martyrum pugna. - -[595] Fol. 118, col. 1. Volo enim illum scire, duobus modis accipi diem -ultimum et diem judicii. Accipitur enim largo modo pro quodam incerto -tempore .... et accipitur stricto modo de conclusione ipsius temporis, -quando consummatis cunctis mysteriis, ibunt impii in supplicium -eternum, justi autem in vitam eternam. Cfr. fol. 139, col. 4. - -[596] Fol. 118, col. 4. Cura ordo ille preclarus, qui letus et -ylaris esse debuit, splendore lucidus et candore (fol. 119, col. 1), -accidentibus contra votum contrariis, pro merito pravitatis sue tristis -efficitur et obscurus. Dum enim multum laborat et parum proficit, dum -nimis occupatur in exterioribus pro stipendiis carnis, a studio vite -spiritualis incipit esse alienus .... Obscuratur aurum, cura splendor -vite contemplative in ordine monasticho inanescit, mutatur et color -optimus, cum hii qui positi sunt ad speculanda celestia, inhiare -incipiunt lucra terrena. - -[597] Fol. 119, col. 2. Sed et vita clericorum, que primo radios lucis -sue effundere solebat in populo, proh dolor! in sanguinem versam esse -videmus. Nihil enim in ea spirituale, nihil celicum; sed omne pene -lubricum, totum carnale, totum caro et sanguis et evisceratio spiritus. -Ubi lites, ubi scandala, ubi rixe, ubi invidie, ubi emulationes? -Nonne in ecclesia clericorum? Nonne inter eos qui lucem exemplorum -suorum dare subjectis plebibus debuerunt?... Denique et stellas celi -absque numero cadere (VI, 13) videmus in terra, sive ruina pravitatis -heretice, sive (ut in pluribus) lapsu carnis. - -[598] Fol. 123, col. 1. Silentium sacri sabbati silentium est vite -contemplative. Silent enim sancti consumatis mysteriis ut audiant quid -loquatur in se dominus deus. - -[599] Fol. 130, col. 3. Quis fuit miser iste .... deus scit, clericum -tamen fuisse et imbutum scientia litterarum ex huius textu lectionis -apparet. - -[600] Fol. 133, col. 1. Siquidem ut omnes illis Christi domini -dicebantur, ita et in secta ista multi jam precesserunt, qui essent -pro auctoritate perfidie dicendi Antichristi; maxime cum dicat -Joannes utens presenti vel preterito pro futuro: sicut audistis -quia Antichristus venit, nunc Antichristi multi facti sunt. Et quia -protinus subinfert (JOANN., 1): Unde scimus quia novissima hora est, -sequi non longe post ipsum magnum Antichristum demonstrat, quem ego -_considerans universas facies scripturarum et introitus et exitus -concordiarum, presentem puto esse in mundo, etsi necdum venerit hora -revelationis ipsius_. Oportet enim secundum Hieronimum desolari romanum -imperium, quod resistit ei, antequam reveletur .... revelabitur autem -manifeste sub sexto Angelo tuba canente, etsi antea velut occulte -operari incipiat. Tempus siquidem sexti Angeli omnino credimus -esse breve. A chi si riferisca Gioacchino è ben difficile dire. Non -sarebbe impossibile che accennasse a Federigo II, a quel tempo pupillo -d'Innocenzo III. Molti guelfi dubitavano che il Papato non avesse -a pentirsi dell'aiuto prestato ad un discendente di casa sveva, e -Gioacchino poteva essere bene uno di costoro. Ma è molto più probabile -che accennasse vagamente ad un re dei Saraceni, ad un nuovo Saladino, -che avrebbe recati maggiori danni del suo predecessore non meno alla -Chiesa che all'Impero. - -[601] Fol. 133, col. 3. Tempus sexti angeli tuba canentis, de quo -in presente capitulo sermo est, ita secundum id, quod proprium est, -futurum esse sentimus, ut tamen secundum aliquid sumpsisse exordium -videatur .... Igitur in quantum capere queo, tempus quidem sexti -Angeli initiatum est, sed tamen tempus quinti necdum usque ad presens -consumationem accepit. - -[602] Citammo altrove il passo che si riferisce alle notizie avute in -Messina. Ora citeremo quest'altro, dal quale si narra più chiaramente -che l'Anticristo per Gioacchino non può essere un imperatore cristiano, -ma un pagano, fol. 134, col. 4. Dictum est autem quod siccandae essent -aquae Euphratis, ut preparetur via Regibus ab ortu solis, quod sine -gemitu dicendum non est, initiatio quaedam terribilis precepit super -eo quod nuper accidit sub inclyto illo exercitu Frederici magni et -potentissimi Imperatoris et aliis exercitibus populi christiani, qui -transeuntes mare in infinita multitudine, vix in paucis reliquiis pene -sine effectu remearunt ad propriam. - -[603] Fol. 140-141. Et sciendum quod aqua magis assimilatur rei viventi -quam terra, unde aquam vivam dicere consuevimus, magis autem ignis quam -aqua, quia dignius est Testamentum novum Testamento veteri, multo magis -proximum eterne vite. - -[604] Riunisco in questa nota i passi dell'_Esposizione_, che si -riferiscono al terribile anno 1260. Fol. 145, col. 4: calcanda -(Ecclesia) perhibetur ab eis mensibus quadraginta duobus, quod est -dicere secundum Lucana donec impleuntur tempora nationum. Fol. 157, -col. 3: Et mulier fugiit in solitudinem, ubi pasceret illam Deus diebus -1260. Numerus iste quid significet liber quem propter ipsum et secundum -ipsum edidimus (evidentemente accenna alla _Concordia_) manifeste -declarat. La _Concordia_ è citata esplicitamente a fol. 165, col. 3-4, -nell'interpetrazione della frase di Daniele: in tempus et tempora et -dimidium temporis, che Gioacchino intende per 3 anni e mezzo ovvero -42 mesi. Fol. 164, col. 3: DANIEL scripserat: (VII, 24) .... Decem -cornua, que vidisti in bestia, ipsius regni deum reges erunt. Et alius -consurget post eos, et ipse potentior erit prioribus, et tres reges -humiliabit, et sermones contra excelsum loqueretur, et sancto altissimi -conteret, et putabit quod possit mutare tempora et leges, et tradentur -in manu ejus in tempus et tempora et dimidiam temporis .... Nec aliud -quod dicit Joannes: datum est ei facere menses quadraginta duos. - -[605] Vedi l'interpetrazione della donna ammantata di sole nel fol. -154, col. 3; quella del drago, fol. 156, col. 2; infine quella della -bestia dalle sette teste, fol. 162, col. 2-4. - -[606] Fol. 164, col. 4. Sarracenorum vero ex tot annis semel inchoata -perfidia perseverat in malo, et ubique christianum nomen impugnare pro -viribus non desistit .... forte futurum est ut christiani prevaleant -predicando magis quam preliando. - -[607] Fol. 168, col. I. Sicut prima bestia, que egressa est de mari, -omnino concordat cum sexta visione Danielis, in qua agitur de quatuor -bestiis egressis de mari magno, ita hec secunda, que ascendit de -terra cum septima visione ipsius, in qua agitur de Hyrco caprarum -.... Sicut bestia illa, que ascendit de mari, habitura est quemdam -magnum regem de secta sua, qui similis sit Neronis, et quasi imperator -totius orbis, ita bestia, que ascendit de terra, habitura sit quemdam -magnum prelatum, qui sit similis Simonis Magi, et quasi universalis -Pontifex in toto orbe terrarum, et ipse sit ille Antichristus, de quo -dicit Paulus quod extollitur et adversatur supra omne quod dicitur -deus, aut quod excolitur. Fol. 169, col. 1-2. Igitur et in sexcentis -comprehenditur totum quod pertinet ad sex etates mundi, in sexaginta -specificatur illa pars que pertinet ad sextam etatem et in sex sextum -tempus hujus sexte etatis. - -[608] Fol. 195, col. 3. Civitas, ut jam dixi, riproborum que dicta -est Babylon non tantum romana civitas existimanda est, aut ipsa (quod -absit) secundum totum, sed universa multitudo impiorum et natorum -secundum carnem. Fol. 196, col. 3: Primum caput fuit regnum Herodis et -successorum ejus; secundum, imperium romanorum usque at Diocletianum; -tertium, quartum, quintum et sextum quatuor in opere memorata regna -arrianorum; septimum caput, regnum Sarracenorum .... Et reges septem -sunt ut non isti septem reges singuli per singula capita, sed alio modo -surgere intelliguntur per singula septem temporum .... Horum primus -fuit Herodes .... secundus Nero .... tertius Constantius arrianus .... -quartus Mahomet vel potius Cosroe rex persarum .... quintus is qui -primus in partibus occiduis cepit fatigare ecclesiam pro investitura -ecclesiarum .... sextus autem rex, de quo dicitur, et unus est et ille -est rex undecimus in Daniele in cujus tempore aperienda est ad liquidum -revelatio ista et percutienda nova Babylon .... Post cujus percussionem -occidetur septimum caput bestie, et dabitur tranquillitas ecclesie -Christi. - -[609] Fol. 197, col 1. Et decem cornua que vidisti in bestia decem -reges sunt .... hoc autem quomodo intelligi possit non video nisi ut -sub nomine sexti regis alius surgere intelligatur post alium, quatenus -post illum, de quo dicit Joannes. Unus est, quem propter temporis -instantiam puto fuisse Saladinum, famosissimum illum regem turchorum, -a quo nuper capta est illa civitas, in qua passus est Christus. Surgat -alius in successionem ipsius .... - -[610] Nella _Concordia_, V, 84, fol. 112, col. 2, si troverà il -passo che tradussi nel testo. Ivi si legge: primus senum, secundus -juvenum, tertius puerorum. Il che sarebbe come a dire che l'umanità -segua un cammino a ritroso dei singoli uomini, cominciando dalla -vecchiezza e terminando nella puerizia. Altrimenti dice nel _Commento -all'Apocalisse_, fol. 139, col. 2: in primo erudiuntur parvuli, in -secundo instituuntur adolescentes, in tertio inebriabuntur amici. - -[611] _Conc._, II, 1, fol. 8, col. 3 (cfr. _Apoc._, fol. 5, col. 3-4), -fol. 8, col. 3. Conjugatorum ordo initiatus ab Adam, fructificare cepit -ab Habraam. Clericorum ordo initiatus est ab Osia, qui cuna esset de -tribu Juda obtulit incensum domino, etsi non impune. Fructificavit -autem a Christo, qui verus est rex et sacerdos. Monachorum ordo -secundum quandam propriam formam, cui spiritus sanctus, qui est auctor -beatorum, perfectam exhibuit auctoritatem, incepit a beato Benedicto, -viro utique claro, miraculis ope et sanctitate, cujus fructificatio in -temporibus finis (istis?). - -[612] _Conc._, II, I, 8, fol. 9, col. 3. Habet ergo conjugatorum ordo -imaginem patris, quia sicut pater ideo pater est qui habet filium, ita -ordo conjugatorum non nisi ad procreandos filios istitutum est a Deo -.... habet et clericorum ordo imaginem filii, quia verbum patris, quia -ad hoc constitutus est ipse, ut loquatur et doceat populum viam domini, -et ostendat ei continue legitima Dei sui ... habet et monacorum ordo -imaginem spiritus sancti, qui est amor Dei, quia non posset ordo ipse -despicere mundum nisi provocatus amore dei et tractus ab eodem spiritu, -qui expulit dominum in deserto. - -[613] _Conc._, II a, 1, fol. 7, col. 1. Construendum est nobis cum -Helia (I, _Reg._, 18, 31-38) altare de terra ipsa, terra collocanda -inferius, ut aqua desuper locari queat, expectantibus nobis ignem -de celo, qui consumat terram et aquam, expectantibus spiritualem -intellectum, qui terrenam illam superficiem litere, que de terra est -et de terra loquitur, evacuando consumat, et nihilominus evangelicam -doctrinam designatam hic in aqua lambendo commutet, secundum et aqua -illa crassa, quam posuit in altari Neemias sacerdos (2 _Machab._, I, -20), conversa est in igne, aut sicut in cena Galilee aqua commutata -est in vino. _Conc._, V, 68, col. 1. In primo (periodo) solius patris -gloria revelata est populo illi antiquo, indocto, terreno et animali -nescienti intelligere quod esset verbum domini aut spiritus oris ejus; -in secundo gloria filii; et ex presenti gloria spiritus sancti. In -tertio reverenda est perfecta gloria ipsius spiritus, ut evacuetur -quod ex presente est. Plus ergo glorificati sunt homines secundi -status, quia plus noverunt; plus glorificabuntur homines tertii, quibus -revelata facie loquetur idem spiritus omnem veritatem .... - -[614] _In Apoc._, fol. 86, col. 3. Fuit enim claritas secundi status, -secundum quod dicit idem apostolus: _videmus nunc per speculum in -enigmate_; claritas vero tertii erit jam prope secundum totum, secundum -plenitudinem veritatis, quod est videre facie ad faciem, parvissima -valde obsistente interpositione velaminis. - -[615] _Conc._, V, 74, fol. 102, col. 4. Sicut enim evacuata est -observatio agni paschalis in observatione corporis Christi, ita in -clarificatione Spiritus Sancti cessabit observatio figure, ut non -sequantur ultra homines figuras, sicut ipsam semplicissimam veritatem, -que significatur in igne, dicente domino: spiritus est deus, et eos, -qui adorant eum in spiritu et veritate, oportet adorare. - -[616] _Conc._, I, 9, fol. 5, col. 4. Claudit et nemo aperit abscondens -a prudentibus et sapientibus verba vitae et revelans ea parvulis ut -omnem philosophicae superstitionis vanitatem excludat. _In Apoc._, fol. -70, col. 3. Tales sunt illi scribi infra sanctam ecclesiam constituti, -qui inflati vanitate seculi et scentia mundi et magisterium sibi pravi -dogmatis arroganter usurpant, quorum superbe mentes nidi avium sunt, et -Arrius, Eunomius, Macedonius et fautores eorum. Cfr. _Apoc._, fol. 87, -col. 3. - -[617] ROUSSELOT, _Joachim de Flore_, pag. 43. - -[618] _Conc._, II b, 5, fol. 20, col. 3. Pater siquidem imposuit -laborem legi quia timor est; filius imposuit laborem discipline, quia -sapientia est; Spiritus Sanctus exhibet libertatem quia amor est. Ubi -enim timor, ibi servitus; ubi magisterium ibi disciplina; ubi amor ibi -libertas. - -[619] _In Apoc._, fol. 179, col. 1. Igitur odium cordi radicatum -peccatum est ad mortem et peccatum nihilominus contra spiritum sanctum. -Nam spiritus sanctus amor est, quod est peccatum amori contrarium nisi -odium? - -[620] _In Apoc._, fol. 180, col. 4. Primam perditionis causam peccatum -esse superbie .... peccans utique in ipsum Christum, qui parvus et -humilis factus est .... Qui, sciens paupertatem regis sui, erubescit -egere, nonne Christum offendit positum in presepio? Qui erubescit -ascendere mite animal Christi, et spumantis equi sibi arrogantiam -querit, nonne regem suum offendit, quem ludisse super asinum -reminiscitur. - -[621] _In Apoc._, fol. 183, col. 2. Qui ergo vere monachus est nihil -reputat esse suum nisi citharam. _Conc._, IV, 39, col. 59, fol. 3. -Necesse quippe ut succedat similitudo apostolice vite, in qua non -acquirebatur possessio terrene hereditatis, sed vendebatur potius sicut -scriptum est. - -[622] _Conc._, III, I, 20, fol. 37, col. 3. Danielem vero prophetam -significare spiritum sanctum, sicut et Joseph et Josue et Samuel, ipsa -prerogativa castitatis insinuat, quae ubique pene cum occurrit spiritui -sancto solet ascribi, eo quod fit ipse amor Dei et effusor spiritualis -voluptatis, quam nemo novit nisi qui accipit. - -[623] RENAN, op. cit., pag. 153. - -[624] AMARI, _Storia dei Musulmani in Sicilia_, I, 441. - -[625] RODOTÀ, _Storia del rito Greco in Italia_, I, 153, 174 e segg. - -[626] Che nell'arcivescovato di S. Severina si fosse conservato il rito -greco lo prova una lettera d'Innocenzo III, dalla quale si raccoglie -che un Pietro Guiscardo, protettore dei Florensi, minacciava i canonici -di strappare loro le mogli, se non acconsentivano di affidare ai -Florensi in danno dei cistercensi di Corazzo la chiesa di Calabro -Maria. (UGHELLI, IX, 479). - -[627] UGHELLI, _Italia Sacra_, IX, 302, 307. - -[628] BOLLANDISTI, maggio, II, 48; AMARI, op. cit., I, 519. - -[629] Morì intorno al 903. BOLLAND., agosto, III, 489 e segg. - -[630] BOLL., settembre, III, 343 e segg. - -[631] BOLL., ottobre, VI, 332 e segg. - -[632] BOLL., settembre, VII, 283 e segg. - -[633] BOLL., settembre, VIII, 810 e segg. - -[634] Sul commento di Alano vedi più sopra, pag. 303, n. 1. - -[635] BOLL., marzo, I, 498. Fuit S. Cyrillus Presbyter Montis Carmeli -.... Ipse dum pro reverenda celebritate B. Hilarionis abbatis missarum -solemnia inchoasset .... nebula condensa sibi adstit. Ipso igitur -stupescente, angelus .... in ipsa nebula visus .... offerens virgam -liliatam et duas tabellas argenteas, litteris Graecis descriptas, -dixitque: cum sacramenta compleveris, has scripturas transcribes in -membrana, et constans tabellas formabis in calicem et thuribulum -ad libanda et adolenda in ara sacrificii matutini .... Dum igitur -sanctus iste eas tabellas transcripsisset et conflasset hujusmodi -transcriptum per Telesphorum monachum abbati Joachim, viro sancto et -illuminato, transmisit instantias supplicando ut ratione suae magnae -obscuritatis super eo commentariolum quoddam conficeret, quo abscondita -perducerentur in lucem .... Quod abbas Joachim ad instantiam S. Cyrilli -facere minime desistebat, rescribens ei epistolam, in qua inter cetera -nominat ipsum S. Cyrillum stellam manentem in ordine sanctitatis. -Questi due oracoli insieme alla lettera di S. Cirillo ed alla risposta -di Gioacchino furono pubblicati da Lezana nel 1663. Edidit postea -Abbas Joachim commentarium sive interpetrationem hujus oraculi, paullo -fusiorem, quam Lezana non audet transcribere, quia reperit aliqua -contineri, quae aliquibus pusillis saltem scandali occasionem afferre -possent. - -[636] _In Apoc._, fol. 143, col. 4. Graecorum populo datus est Beatus -Johannis, a quo et incepit perfectorum religio monachorum. Fol. 144, -3. Igitur reliquia Graecorum, agnita veritate, que est in spiritu, -convertentur ad unitatem Ecclesiae. Et reliquie Judaeorum pari modo -convertentur ad dominum. Fol. 145, col. 2. Intelligamus monachorum -ordinem, quem designat Johannis, a Graecis pervenisse ad Latinos .... -revertetur ad eum populum, de quo venit ad nos, permansurus in eodem -populo usque ad finem. _Conc._, II, 1, 27, fol. 17, col. 3. Verumtamen -ut in populo illo claruerunt Helias et Heliseus .... ita inventi -sunt in populo grecorum magis heremite et abbates, habentes plures -discipulos in monastica perfectione. - -[637] _Conc._, V, 47, fol. 82, col. 1. Siquidem clericorum ordo -secundum grecos, non secundum spiritum cepit ambulare sed secundum -litteram. Monacorum vero qui ab eis quidem incepit, sed tamen processu -temporis transiit ad latinos, audiens consilium apostoli de castitate, -magis elegit ambulare secundum spiritum quam secundum literam (1, -_Cor._, 7). Non enim simpliciter voluit audire de sacerdote unius -uxoris viro, sed magis illud: qui sine uxore est sollicitus est que -domini sunt quomodo placeat Deo; qui autem cum uxore est, sollicitus -est quomodo placeat uxori. - -[638] _In Ap._, fol. 131, col. 1. Pathareni haeretici mundos se -coram populo, justitia preditos esse simulant, tamen ex occulto circa -finem verbi producunt aculeos erroris sui, quibus tamen non servos -Dei promittentur ferire, sed illos homines, qui mundanas delitias -concupiscunt .... pro subsidiis tamporalibus (credentes) adheserunt -eis (perfectis) sicut ex relatu eorum, qui tum fuerunt inter eos -et penituerunt, didicimus .... denique convenientes in unum faciunt -collectas bonorum suorum, et si quos vident inopes anhelare ad divitias -mundi, primo ostendut eis affectum misericordiae et miserationis: -deinde culpant Christianos divites et maxime Sacerdotes et clerum -qui deberent (ajunt) servare apostolicum vitam et sublevare miserias -pauperis et egeni, ut nemo esset egens in religione Christiana, sicut -non erat in Ecclesia primitiva. Deinde dicunt eos excidisse a fide, -factos autem persecutores justorum, sicut sacerdotes Judaeorum, qui -persequebantur apostolos. Ad ultimum fatentur se scire homines qui -servent ad integrum apostolicam fidem, ita ut fit aliquis inops inter -eos, et qui pauper venit ad illos, protinus efficetur dives. Haec et -his similia QUASI RATIONABILITER CONCINNANTES munda animalia se esse -fingunt quousque percutiant homines ex improviso dicentes: Et tu quoque -si vis esse de credentibus in fidem etc. - -[639] Tra i molti luoghi in cui Gioacchino critica il Vecchio -Testamento scelgo questo della _Concordia_, II, 15, fol. 6, col. 1. -Qui sciebat duritiam cordis eorum, qui terreni erant, adhuc pro tempore -promisit eis multa, quae non decet sanctos, promisit non celestia sed -terrena, temporalia non eterna. Ergo ne pro terrena patria fundendus -est sanguis, et ut longo vivamus tempore serviendum est Deo .... Si -pro justitia sua Habraam patriarcha multiplicatus est in semine carnis, -quare in singulis regionibus multiplicati sunt filii Adam in gentibus -incredulis et non obedientibus Deo? Si pro munere credulitatis ejus -datum est ei, ut reges egrederentur de lumbis ejus, numquid non merito -paganorum filii preferre potuere numina idolorum suorum, qui colentes -et servientes eis etiam in toto mundo imperasse noscuntur? .... Sed -quasi per tot annos data est terra ipsa gentibus non servantibus -legem Dei, neque obtemperantibus Moisi servo Dei? Col. 2: Quomodo -aliam vitam permisere prophete, quam ea quam vere permiserat Moyses -observantibus legem? .... Si ista, quae deorsum est Hierusalem civitas -revera justorum est et mater credentium, quomodo in ea regnasse impii, -et justi et innocentes viri interfecti leguntur? .... Restat ergo ut -fateantur veram esse sententiam illam Apostoli (II, _Cor._, 3, 6), qua -dictum est: _litera occidit, Spiritus autem vivificat_. - -[640] BONWETSCH, _Die Geschichte des Montanismus_, pag. 57. - -[641] BONWETSCH, pag. 56. - -[642] ROUSSELOT, _Joachim de Flore_, Paris, 1867, pag. 53. - -[643] BULAEUS, _Historia universitatis parisiensis_, III, 26. - -[644] GUILLELMUS ARMORICUS, in D'ARG., I, 127. Redit ergo Parisius, -et compellitur ab Universitate confiteri ore, quod in contrarium -praedictae opinioni suae sentiret ... Taedio ergo et indignatione -affectus, ut dicitur, aegrotavit, et lecto incumbens decessit in brevi. - -[645] La fonte più antica, dalla quale a parola copiò il Rigordo, -voglio dire la Cronaca di Guglielmo Armorico, cappellano di Filippo -Augusto, esposta la dottrina di Amorico senza far cenno delle tre età, -seguita (D'ARG., I, 127): Post mortem ejus surrexerunt quidam, venenosa -ejus doctrina infecti, qui eo subtilius, plus quam oportet, sapere -cupientes, ad exsufflandum Christum, et ad evacuanda novi Testamenti -sacramenta, novos et inauditos errores et inventiones diabolicas -confinxerunt. Parimenti CESARE HEISTERBACH nella sua _Illustrium -miraculorum Historia_, V, 22, attribuisce la dottrina, che ei chiama -maximam blasphemiam in Spiritum Sanctum, non ad Amorico, e neanco a -Davide, bensì ad un mastro Guglielmo, ad un sottodiacono Bernardo, ad -un altro Guglielmo orefice ecc. - -[646] MARTINO POLONO, in D'ARG., I, 128. Qui Almaricus asserit ideas, -quae sunt in mente divina, creare et creari .... Et sicut alterius -naturae non est Abraam, alterius Isaac, sed unius ac ejusdem, sic -dixit: omnia esse unum et omnia esse Deum .... Item dixit quod sicut -lux non videtur in se, sed in aëre, sic Deus nec ab Angelo, neque ab -nomine videbitur in se, sed tantum in creaturis. - -[647] S. TOMMASO in 2 Sent. dist. 17, qu. I, art. I, accenna soltanto -il ragionamento di Davide senza svolgerlo: et haec tria esse unum, et -idem, ex quo iterum consequitur esse omnia per essentiam unum. - -[648] Item asseruit quod si homo non peccasset, in duplicem sexus -partitus non fuisset, nec gravasset; sed eo quo modo sancti angeli -multiplicati sunt, multiplicati fuissent et homines, et quod post -resurrectionem utriusque sexus, adunabitur sicut fuit prius in -creatione. (M. POLONUS in D'ARG., I, 128). - -[649] Dixerat etiam quod in charitate constitutis nullum peccatum -imputabant. MARTINUS, l. c., cfr. GUILLELMUS ARMORICUS in D'ARG., pag. -127. Charitatis virtutem sic ampliabant, ut id quod alias peccatum esse -si in virtute fieret charitatis, dicerent jam non esse peccatum. Unde -et stupra et adulteria in charitatis nomine committebant. - -[650] VINCENZO BELLOV., _Spec. hist._, lib. XXX, cap. VII. Prima -haeresis ejus fuit, quod quilibet tenetur credere se esse membrum -Christi, et hoc esse unum de fidei articulis, sine quo homo non potest -salvari. - -[651] GUILLELMUS ARMORICUS, in D'ARG., I, 130. Dicebant non aliter -esse corpus Christi in pane altaris, quam in alio pane, et qualibet re, -sicque Deum locutum fuisse in Ovidio, sicut in Augustino. Quest'ultimo -pensiero è molto importante. I veggenti della verità non si possono -distinguere in pagani, e gentili, ebrei o cristiani, chè a tutti -parimenti si è rivelata la somma sapienza. In quanto all'Eucaristia la -formola, di cui si solevano servire gli Almariciani, ci è conservata -negli _Atti_ del Concilio di Parigi del 1210 pubblicati dal MARTÈNE, -_Thesaurus_, VI, 163, D'ARGENTRÉ, I, 129: Id quod ibi fuerat prius -formis visibilibus, prolatione verborum subesse ostenditur. Le parole -mistiche, sulle quali insistevano i Valdesi, non sarebbero se non una -constatazione del fatto che il pane, come tutte le cose, possono dirsi -il corpo di Dio. - -[652] Dagli _Atti_ citati, pag. 129. Item, filius incarnatus, id -est visibili formae subjectus, nec aliter illum hominem esse Deum, -quia unum ex eis cognoscere voluerunt. Item Spiritus Sanctus in eis -incarnatus, ut dixerunt, eis omnia revelabat. - -[653] Dagli _Atti_, pag. 128: Pater a principio operatus est sine Filio -et Spiritu Sancto usque ad ejusdem Filii incarnationem. - -[654] Dagli _Atti_, loc. cit. Pater in Abraham incarnatus, filius in -Maria, Spiritus quotidie in nobis incarnatus. - -[655] Dagli _Atti_, pag. 129: Item Filius usque nunc operatus est, -sed Spiritus Sanctus ex hoc nunc usque ad mundi consummationem inchoat -operari. GUILLELMUS ARMORICUS in D'ARG., 127: Potestas Patris duravit -quamdiu viguit lex Mosaica .... postquam Christus venit aboleverunt -omnia Testamenti veteris sacramenta, et viguit nova lex usque ad -illud (istud?) tempus. In hoc ergo tempore dicebant Testamenti Novi -sacramenta finem habere, et tempus Sancti Spiritus incoepisse. CAES. -HEIST., V, 22: Sicut ceciderunt formae legales in primo Christi -adventu, ita nunc cadent omnes formae quibus Filius operatus est, et -cessabunt sacramenta, quia persona Spiritus Sancti dare manifestabit se -in quibus incarnabitur. VINC. BELLOV., XXX, 7: Viguit lex Christi usque -ad tempus Almorici, et ex tunc habuerunt finem, ac fuerunt evacuata -Baptismus, Poenitentia et omnia alia novae legis sacramenta. - -[656] GUILLELMUS ARMORICUS, pag. 130: Negabunt resurrectionem corporum. -La trasformazione razionalistica c'è conservata dagli _Atti_. Riscontra -il passo citato più su, p. 415, n. 1, il quale finisce: et haec -revelatio (dello spirito) nil aliud erat quam mortuorum resurrectio. - -[657] GUILLELMUS, l. c. Nihil esse Paradisum neque Infernum, sed qui -haberet, cognitionem Dei, quam ipsi habebant, paradisum haberet in -se; qui vero mortale peccatum, haberet infernum in se, sicut dentem -putridum in ore. - -[658] Dagli _Atti_, pag. 129: Mentiti sunt bonorum Baptismatis non -egere parvulos. - -[659] Altaria sanctis statui, et sacras imagines thurificari idolatriam -esse dicebant. Eos, qui ossa martyrum deosculabantur, subsannabunt. -(CAES. HEIST., pag. 130). - -[660] Confessionem, Baptismum, Eucharistiam et alia, sine quibus salus -haberi non potest, locum de caetero non habere; sed unumquemque tantum -per gratiam Spiritus Sancti interius, sine actu aliquo, inspiratam -salvari posse. (GUILLELMUS ARMORICUS, pag. 127). - -[661] CAES. HEIST., pag. 130: In quarta descendet ignis super Praelatos -Ecclesiae, qui sunt membra Antichristi. Dicebat enim qui Papa esset -Antichristus et Roma Babylon. Et ipse sedet in Monte Oliveti, id est, -in pinguedine potestatis. - -[662] Debbo la notizia di questa cronaca al bibliotecario della -Nazionale di Napoli, sig. Alvisi, il quale ha studiate e confrontate le -diverse redazioni, e raccolti molti materiali sulle fonti. S'è cercato -finora invano un editore, che voglia pubblicare questo antico documento -nell'originale latino. - -[663] L'AFFÒ, _Vita di frate Elia_, Parma, 1819, pag. 10, crede che la -cronaca rimonti ai principii del secolo XIV, ma non sia stata scritta -dal B. Angelo da Cingoli detto Clareno, come sospettava il Wadding. -La redazione italiana è anch'essa antica, e l'esemplare che vide -l'Affò non conteneva se non cinque Tribolazioni. In fine del volume in -carattere nero si leggeva: «Finisce la clonicha dellordine delli frati -minori ad gli anni MCCCXXIII». - -[664] «Certamente, dice l'Affò a p. 11, questo libro è antico, e vi -sono inseriti dei squarci tolti e copiati interamente da altri ancora -più vecchi, perchè nella seconda tribolazione facendosi memoria di -fra Bernardo ecc., soggiunge l'autore: _E molti altri degli quali -io ne vidi alquanti e udii dalloro quello che io narro_; ma appunto -per essere un accozzamento di cose tolte da molti vi sono mescolate -moltissime falsità .... Accozzamenti di più racconti tolti qua e là -sono pure il Libro intitolato: _Speculum Vitae B. Francisci et sociorum -ejus_ e i _Fioretti di S. Francesco_, onde benchè antichi d'assai non -sono troppo sicuri». Al passo citato dall'Affò aggiungo quest'altro, -che accenna pure all'autore della Cronaca pag. 93_r_. _E noi che fummo -con lui_ (S. Francesco) _quando che scrisse la regola, e quasi tutte -le altre sue scripture, li rendiamo testimonianza che scripse più cose -nella regola e nelli altri suoi decreti, delle quali cose alcuni frati -li furono contrarii in vita sua_. - -[665] TOMMASO DA CELANO, _Vita di S. Francesco_, cap. III, (_Acta -SS._, octobris, II, 689). Cum .... Sanctus Dei assistens ibidem verba -evangelica intellexisset, celebratis missarum solemnis, a sacerdote -sibi exponi Evangelium suppliciter postulavit; pag. 690, solvit -protinus calceamenta de pedibus, baculum deponit e manibus, et tunica -una contentus, pro corrigia funiculum immutavit. - -[666] Vedi la seconda regola in WADDING, _Annales Minorum_, II, 64: -Si qui voluerint hanc vitam illis verbum Sancti Evangelii, quod -vadunt et vendunt omnia sua, et ea studeant pauperibus erogare. -Et caveant fratres et eorum ministri, ne solliciti sint de rebus -suis temporalibus, ut libere faciant de rebus suis quidquid Dominus -inspiraverit eis. - -[667] S. BONAV., _Vita di S. Francesco_, cap. IV (BOLL., l. c. pag. -751) Faciebat namque sancta paupertas .... ipsos ad omnem obedientiam -prontos, robustos, ad labores et ad itinera expeditos. Et quia nihil -terrenum habebant, nihil amabant, nihilque timebant amittere, securi -erant ubique, nullo pavore suspensi, nulla cura distracti, tanquam -qui absque mentis turbatione vivebant, et sine sollicitudine diem -crastinum, et serotinum hospitium expectabant. - -[668] Vedi il cap. II della prima regola in WADDING, II, 67. Alii -vero, qui promiserunt obedientiam, habeant unicam tunicam cum caputio, -et aliam sine caputio, si necesse fuerit, et cingulum et bracas. Et -omnes fratres vilibus vestis induantur, et possint eas repeciare de -sacis et aliis peciis. Cfr. cap. 14, pag. 73. Quando fratres vadunt per -mundum nihil portent per viam nec sacculum, nec peram, nec panem, nec -pecuniam, nec virgam. - -[669] Cap. VIII della prima regola, in WADDING, I, 71. Omnes fratres -studeant sequi humilitatem et paupertatem Domini nostri Jesu Christi. -Così parimenti: Non resistat malo, sed si quis eos in maxillam -percusserit, praebeant ei alteram, et qui auferret eis vestimentum -non prohibeant. Cap. V, pag. 69. Similiter omnes fratres non habeant -potestatem vel dominationem maxime inter se. Cap. VI, pag. 70. Et -nullus vocetur Prior, sed generaliter omnes vocentur fratres minores, -et alter alterius lavet pedes. - -[670] Cap. V. Fratres illi quibus gratiam dedit Dominus laborandi -laborent fideliter et devote .... De mercede vero laboris pro se et -suis fratribus corporis necessaria recipiant praeter denarios vel -pecuniam. - -[671] Cap. VI, pag. 66. Fratres nihil sibi approprient nec domum nec -locum nec aliquam rem sed tanquam peregrini et advenae in hoc saeculo -in paupertate et humilitate Domino famulantes, vadant pro eleemosyna -confidenter. - -[672] Sul cantico del sole vedi il BARTOLI, _Storia della letteratura -italiana_, II, 189 ed i _Fioretti_, cap. XV, XXI, XXII. S. BONAV., in -_Acta SS._, l. c., pag. 704. Affluebat spiritu caritatis, pietatis -viscera gestans, non solum erga homines necessitatem patientes, -verum erga muta brutaque animalia, reptilia, volatilia et caeteras -insensibiles creaturas; pag. 705: Quare sic fratres meos agnos ligatos -et suspensos excrucias? ... tolle pro pretio mantellum, quem porto, et -agnos mihi concede. - -[673] HASE (_Franz von Assisi_, pag. 44) cita questo detto di S. -Francesco attribuitogli da S. Bonav. (_Vita_ nei BOLL., pag. 764): Pro -furto mihi reputo a magno Eleemosynario imputandum, si hoc quod fero -non dedero magis egenti. - -[674] _Regula_, cap. VII, pag. 70. Et caveant sibi quod non ostendant -se tristes extrinsecus, nubilosos et hipocritas; sed ostendant se -gaudentes in Domino, hilares et convenienter gratiosos. - -[675] La predicazione però dovea essere sottoposta alla licenza dei -vescovi. Vedi regola seconda, cap. IX, in WADDING, II, 67. - -[676] _Tres Socii_ (BOLL., l. c., p. 691). Tunc beatus Franciscus omnes -(discipulos) ad se convocavit .... et ait ad eos: ite cautissimi bini -et bini per diversas partes orbis, annunciantes pacem hominibus et -poenitentiam in remissionem peccatorum. Vedi il cap. XV dell'antica -regola: nullo modo apud se nec apud alium et aliquo modo bestiam -aliquam habeant, nec eis liceat equitare nisi infirmitate, vel magna -necessitate cogantur. - -[677] Che nella Corte pontificia Francesco trovasse molte resistenze -lo attestano le fonti più antiche. Tomaso da Celano racconta (pag. -693), che il vescovo di Sabina volea persuadere il Patriarca ut ad -vitam monasticam suam eremiticam diverteret. Il Papa stesso era restio -a favorire l'istituzione di nuovi ordini, come ne fa fede il canone 13 -del Concilio lateranense. Secondo Matteo Paris, ad ann. 1227, avrebbe -accolto così male il santo mendico da dirgli (ed. londinese 1640, pag. -340): Vade frater et quaere porcos quibus potius debes quam hominibus -comparari, et involve te cum eis in volutabro, et regulam illis a -te commentam tradens officium tuae praedicationis impende. Codesto -discorso è inverisimile, perchè Francesco era stato raccomandato dalle -più alte autorità ecclesiastiche; ma è ben certo, come lo attestano i -tre socii, che fece osservazioni sull'applicabilità della regola, nè -si piegò ad approvarla se non dopo una visione, che ebbe in sogno. V. -pag. 736. Dominus Papa .... dixit ei et sociis: Filioli nostri, vita -vestra videtur nobis nimis dura et aspera, licet enim credimus vos esse -tanti fervoris, quod de vobis non oporteat dubitare, tamen considerare -debemus pro illis, qui secuturi sunt vos. Pag. 737: Inn. III .... -viderat in visione quod Ecclesia Sancti Joannis Lateranensis minabatur -ruinam, et quidam vir religiosus, mendicus et despectus eam sustentabat -proprio dorso submisso. Un'altra visione racconta la _Cronaca delle -Tribolazioni_, pag. 352. - -[678] DANTE, _Parad._, XI, 92, dice che Francesco ebbe da Innocenzo -_Primo sigillo a sua religione_, e prima di Dante Onorio III nella -stessa bolla d'approvazione ricordava la regola a bonae memoriae -Innocentio Papa approbatam. Ma si deve intendere di una approvazione -verbale, come dice S. Bonaventura in BOLL., p. 739: licet praefatus -dominus Innocentius tertius ordinem et regulam approbasset ipsorum, -non tamen hoc suis litteris confirmavit. Pag. 749: Distulit tamen -perficere quod Christi postulabat pauperculus pro eo quod aliquibus de -Cardinalibus novum aliquid et supra vires humanas arduum videretur. - -[679] I Bollandisti bene osservano che la regola sottoposta ad -Innocenzo non poteva essere quella, che il Wadding pubblicava nel primo -volume degli _Annali_. Perchè codesta regola è molto diffusa, laddove -la prima, secondo la più antica fonte, il _Celano_, p. 692, era scritta -simpliciter et paucis verbis. Inoltre nella regola pubblicata dal -Wadding manca l'articolo che nessun frate francescano possa lasciare il -suo ordine per entrare in altro, articolo che si sa approvato da Onorio -III. (Lettera di Onorio data XIV Kal. Jan., anno VIII, in WADDING, II, -71). Pare che anche Onorio volesse fare qualche correzione alla regola. -Secondo la _Cronaca delle Tribolazioni_, pag. 103_r_, ed il Wadding che -la copia (II, 69) avrebbe voluto mutare il capitolo X, ma S. Francesco -dichiarò non esser lui, ma Gesù Cristo che ha dettata la regola, che -dev'essere lasciata come sta. - -[680] La seconda regola differisce nei primi otto capitoli tanto -poco dalla prima che vi sono ripetute non solo gli stessi precetti, -ma perfino le stesse parole. La sola differenza sta nella maggior -concisione. - -[681] Il WADDING riporta il testamento di S. Francesco, dal quale tolgo -questi passi (II, 145). Et non dicant fratres: haec est alia Regula, -quia haec est recordatio admonitio et exortatio et meum textamentum, -quod ego frater Franciscus parvulus vester facio vobis fratribus meis -benedictis propter hoc ut Regulam, quam Domino promisimus, melius -catholice observemus. Et generalis minister et omnes alii ministri -et custodes per obedientiam teneantur in istis verbis non addere vel -minuere .... Et omnibus fratribus meis clericis et laicis praecipio -firmiter per obedientiam, ut non mittant glossas in Regula, nec in -istis verbis dicendo: ita volunt intelligi; sed sicut dedit mihi -Dominus pure et simpliciter dicere et scribere Regulam et ista verba, -ita simpliciter et pure et sine glossa intelligatis, et cum sancta -operatione usque in finem observetis. - -[682] Il WADDING, II, 62 e segg., racconta le cose secondo la _Cronaca -delle Tribolazioni_, dalla quale tolgo i seguenti passi: pag. 15 -_verso_: «E mentre questo nostro Francesco vacava e stava congiunto -con Dio, frate Elia con li suoi seguaci e con alcuni ministri si -riscaldorono e infiammorono e con tumulto gridorono. Ma perchè non -ardivano a ponersi al contrario pubblicamente, nascostamente li -tolsono e furorono la Regola a frate Leone, uomo di Dio, al quale S. -Francesco l'avea data a serbo. Pag. 98_r_: In questo mezzo mentre che -esso era tutto assorto con infiammati e celesti desiderii solo in Dio, -e domandando a Gesù Cristo la reparazione della regola, stimola il -diavolo e incita li ministri di diverse provincie, e commossi dallo -spirito dell'aquilone vennono insieme con frate Elia a rammaricarsi e -a porre querele con protestazione .....» Pag. 99_v_: «Qualmente alla -loro infermità basta d'avanzo e di soperchio d'observare le cose le -quali di già hanno promesso, che la loro infermità ha bisogno». Questa -narrazione viene compiuta dallo _Speculum vitae_. - -[683] _Cronaca delle Tribolazioni_, pag. 89_r_: «(I ministri) -multiplicarono gente e non magnificarono letizia, accompagnando in -questo multiplicare l'ordine di gente molti uomini perversi, insieme -con li buoni e innocenti frati. Li quali huomini perversi, confidandosi -della loro prudentia, s'affrettavano e desideravano di reggere e non -d'esser retti, e di fare arrogantemente una regola secondo il loro -proprio senno e secondo la loro propria voluntà a sè e ad altri .... -e tanto crebbono questi mali avanti alla morte di S. Francesco che -esso poverello Francesco, il quale era abitacolo dello Spirito Santo, -non vi potette porre alcuno rimedio di curatione nè con parole, nè con -esempii, nè con segni, nè con miracoli. Ma mandando avanti l'orazione, -elesse per più sicura parte di vacare a Dio e rinunziare in tutto e per -tutto al offitio del generalato, e non aver più cura nè governo alcuno -delli frati». Nel capitolo seguente, è riferito un dialogo, nel quale -S. Francesco dopo la rinunzia al generalato avrebbe detto (pag. 92_r_): -«Solamente che li frati andassino e fussino andati secondo la volontà -di Dio e mia, io non vorria che li frati avessino altro ministro che me -per insino alla mia morte». - -[684] L'AFFÒ, _Vita di frate Elia_, pag. 21, dopo avere riassunto il -racconto della _Cronaca_ e dello _Speculum_ dice: «Simili semplicità -anche dal Waddingo assai più circostanziate si replicano, senza -considerare se al confronto della ragione sussister possano. Ma -rimontando all'origine di tali narrazioni, e non vedendole noi entro -le opere dei coevi scrittori, prendiamo a discorrere dei sussequenti e -cominciamo a veder simil fatto descritto dal mentovato frate Martino da -Casale, il quale per farcelo credere afferma che avanti a tutti ce ne -lasciasse memoria fra Leone, uno dei primi compagni di S. Francesco in -certi rotoli depositati già nel convento di S. Chiara. Confessa però -di non averli potuti vedere, e per togliere a ciascuno la curiosità -di cercarli aggiunse: cum multo dolore audivi illos rotulos fuisse -distructos. A questa maniera è lecito a chiunque fingersi monumenti, ed -ingannar sulla fede i leggitori. Ma buon per noi che quanto fra Leone -e i suoi due compagni scrissero intorno la Vita di S. Francesco non -è perito, e la loro leggenda vedesi pubblicata dai Bollandisti senza -incontrarvi la menoma parola del finto racconto». - -[685] BOLL., loc. cit., pag. 710. Cumque de die in diem infirmitas -illa succresceret, et ex incuria videretur quotidie augmentari, frater -Helias tandem, quem loco matris elegerat sibi, et aliorum fratrum -fecerat patrem, compulit eum ut medicinam non abhorreret. - -[686] Vedi la _Cronaca_ dei XV e quella dei XXIV generali in AFFÒ, pag. -23. Post mortem vero fratris Petri B. Franciscus posuit ad regendum -ordinem fratrem Heliam de Assisyo virum utique famosa providentia -illustratum. Riscontra il passo del Celano nella nota precedente. - -[687] _Cronaca delle Tribolazioni_, pag. 119_v_. «Venendo a morte -Francesco fece chiamare a sè frate Bernardo da Quintavalle, il quale -fu el primo frate dell'ordine dopo S. Francesco, e li pose la sua -mano dricta sopra il capo e davanti a tutti li frati lo benedisse con -cordiale e singulare affectione, e fece scrivere sotto dettato ad un -frate: il primo frate il quale il Signore mi dette fu frate Bernardo -.... Onde io voglio e comando quanto so e posso che ciascheduno il -quale sarà generale di questa religione ami quello, e l'honori come me -medesimo». I _Fioretti di S. Francesco_, cap. VI, rincarano la dose. «E -ponendosi frate Elia dalla mano diritta, Santo Francesco, il quale avea -perduto il vedere per le troppe lagrime, puose la mano ritta sopra il -capo di frate Elia e disse: questo non è il capo del mio primogenito -Bernardo, allora frate Bernardo andò a lui dalla mano sinistra, e S. -Francesco allora acconciò le braccia a modo di croce, e poi puose la -mano dritta sopra il capo di frate Bernardo e la manca sopra il capo -del detto Elia e disse a frate Bernardo .... Sia il principale dei -tuoi fratelli, ed al tuo comandamento tutti i frati obbediscano». Il -racconto dei _Fioretti_ è proprio il rovescio di quello più antico del -Celano, che ricorda pure l'incrociamento delle braccia, ma dice cumque -a sinistris ipsius resideret frates Elias, circumsedentibus reliquis -filiis cancellatis manibus dextram posuit super caput ejus, et dixit: -Te fili mi in omnibus et super omnia benedico. Si vede chiaro come -il racconto originale sia stato guasto per fine polemico. Ed è molto -istruttivo il confronto tra questo discorso del Patriarca, e l'altro -messogli in bocca dai _Fioretti_, cap. IV. _Male fate, frate Elia -superbo_ ecc. Tutto il racconto di questo capitolo è manifestamente -favoloso. - -[688] La riporta l'AFFÒ, op. cit., pag. 29 .... pupilli sumus absque -patre et orbati lumine oculorum nostrorum ecc. - -[689] Gli storici francescani non sono d'accordo su questo punto. -La _Cronaca delle Tribolazioni_ e il Wadding con essa (II, 164) -raccontano che alla morte di S. Francesco il vicario Elia fu fatto -generale, e che poi per dissidii insorti fu deposto e sostituito da -fra Giovanni Parente. Ben presto però Elia rifattosi dalla sconfitta, -avrebbe ripreso il generalato, dal quale dopo molto altro tempo venne -deposto da Gregorio IX. Questo racconto benchè confermato dal Salimbene -che dice di Elia a pag. 402: bis factus generalis minister, è poco -credibile come ha dimostrato l'Affò, op. cit., pag. 32, perchè fonti -antichissime, come Bernardo di Bessa segretario di S. Bonaventura, -dicono chiaramente: Fuerunt igitur post transitum sancti Patris hii -ejus successores videlicet frater Johannes cognominatus Parentius -.... isti successit frater Helyas. Con Bernardo s'accorda la Cronaca -dei XV e l'altra dei XXV Generali. L'espressione del Salimbene si può -intendere nel senso spiegato dall'Affò, che il vicario sino alla nomina -del nuovo generale fu da tutti riconosciuto per capo dell'ordine. - -[690] L'AFFÒ, op. cit., pag. 36, scrive: «Frate Elia seppe tosto -indurre un divoto personaggio chiamato Simone Puzzarelli a fargli dono -del luogo detto Colle d'Inferno presso Assisi, ove gittar i fondamenti -dell'ideato edifizio. Il diligentissimo P. maestro Antonio Maria -Azzoguidi ci ha pubblicato il documento di tal donazione, steso il -30 di Marzo del 1228, per cui il donatore privossi del detto luogo, -e frate Elia a nome del Pontefice lo accettò ad habendum, tenendum, -possidendum, faciendum omnes utilitates et usus fratrum in ea videlicet -locum, Oratorium vel Ecclesiam pro beatissimo corpore Sancti Francisci, -vel quicquid ei de ipsa re placuerit in perpetuum». Codesta costruzione -era contraria alla regola, la quale prescriveva che le case dei frati -si costruissero in legno a guisa piuttosto di provvisorio ricovero che -di stabile dimora. - -[691] La _Cronaca delle Tribolazioni_, pag. 143_r_, c'informa che -molti frati «lassata l'orazione mettevano avanti la curiosa e sterile -sapienza d'Aristotile alla divina sapienza, e che avidamente e con gran -sete desideravano d'udire maestri loici e filosofi, e che procurorono -ardentemente di avere e moltiplicare le scuole di queste scienze. E -che queste e altre simili cose li maggiori come li minori comunemente -predicavano excepto alquanti pochi admaestrati dallo spirito di Gesù -Cristo. Onde quelli frati spirituali si determinorono che era loro -necessario di ricorrere al sommo Pontefice e a la Chiesa romana». -Da questo passo s'inferisce che fin dal tempo di Elia il partito -intransigente cominciava a prendere il nome di SPIRITUALE, conforme -alle idee di Gioacchino. Non tutti i Gioachiti però avevano in dispetto -gli studii, ed il Salimbene (pag. 405) non che biasimare, loda frate -Elia, quia ordinem fratrum minorum ad studium theologiae promovit. -Che oltre alla teologia frate Elia coltivasse altri studii lo dice -il Salimbene, pag. 411: Undecimus defectus fratris Helyae fuit, quia -infamatus fuit quod intromitteret se de alchimia. - -[692] SALIMBENE, pag. 402: Habebat gratiam Imperatoris et Papae. In -quanto al Papa basterà riferire questo brano della _Cronaca delle -Tribolazioni_, pag. 128_v_. «La buona memoria del Pontefice Gregorio -molto si confidava di frate Elia per la grande e costumata onestà, la -quale vedeva in lui e per la singulare prudentia e scientia, per la -quale si credeva che passassi sopra tutti li religiosi di quel tempo». - -[693] Pag. 401: Et dominus Ghirardus de Corrigia, qui dicebatur -de Dentibus eo quod magnos dentes habebat, tunc temporis Potestas -parmensium erat, et venit personaliter cum quibusdam militibus ad locum -fratrum minorum ad visitandum fratrem Helyam generalem ministrum, qui -sedebat in domo, in qua hospites sive forenses comedunt, super lectum -de culcidra, et habebat ignem copiosum coram se et cappellam armenicam -in capite suo, nec Potestati intranti et se salutanti assurrexit, -nec de loco suo motus est, ut vidi oculis meis, quae fuit rusticitas -maxima reputata. Queste citazioni del Salimbene le tolgo dal libro -_De praelato_, il quale secondo il Novati non è un'opera a parte, come -parrebbe dall'edizione parmense, bensì una delle maggiori digressioni -che si leggono nella Cronaca. Vedi NOVATI, _La Cronaca di Salimbene_ -nel _Giornale storico della letteratura italiana_, I, 390. - -[694] La lettera è riportata dal WADDING, III, 20, colla data 1239: -Sunt inter nos aliqui, qui propter discipulatum et societatem sancti -Patris nostri Francisci habentur apud domesticos et exteros in magna -aestimatione, sed hi suo se regentes sensu, laxantes obedientiae -frenum, velut oves absque pastore et homines absque ductore, hic inde -discurrunt, loquentes quae placent ecc. - -[695] SALIMBENE, pag. 405. Item supradictus Helyas ministros -provinciales ita tenebat sub baculo quod tremebant eum, sicut juncus -tremit cum ab acqua concutitur .... Deponebat eos ab officio .... -insuper caputium longum dabat quibusdam et mittebat eos ab oriente in -occidentem. - -[696] Vedi l'aneddoto raccontato dal Salimbene, di un frate Alberto -parmense, ministro di Bologna, stato prima deposto dal suo ufficio, ma -poi che si sottomise restitutus fuit in gradum pristinum, insuper et -multa ab Helya obtinuit pro provincia sua. - -[697] _Cronaca delle Tribolazioni_, pag. 132 (WADDING, III, 20): -«Comanda questo judice che frate Cesare, uomo innocente e in tutte le -sue cose savio e sancto, sia incarcerato con li ferri al piede ecc. -prese una stanga e lo percosse tanto crudelmente e fortemente che -.... si morì e fu il primo ammazzato ed ucciso per le mani delli suoi -fratelli, come el primo martire Stefano orando per li persecutori .... -In quella medesima ora che l'anima sua uscì dal corpo Papa Gregorio -vidde portare dagli angeli un'anima in cielo», pag. 133_v_, (l'angelo -disse al Papa) «della quale anima tu nel giorno della tua morte hai -a rendere ragione a Dio, perocchè per occasione della tua autorità -dopo la prigionia e li ferri e molte afflictioni, le quali tutte lui -pazientemente ha sostenute, dalli suoi frati e per la fede e pura -observantia della sua regola è stato morto da loro», pag. 137_v_. (S. -Antonio venendo in Assisi per avere il cadavere di S. Francesco) «fu -preso dai birri di frate Elia e spogliato e disciplinato insino al -sangue». - -[698] Riporto dalla bolla di Gregorio IX (WADDING, II, 224) questo -passo: Duximus respondendum quod si rem necessariam velint fratres -emere vel solutionem facere pro jam empto possint vel Nuncium ejus a -quo re emitur, vel aliquem alium volentibus sibi eleemosynam facere -nisi iidem per se, vel proprios nuncios maluerint praesentare, -qui taliter praesentatus a fratribus non est eorum nuncius, licet -praesentetur ab ipsis, sed illius potius cujus mandato solutionem -fecit, seu recipientis eandem.... Ad quem etiam fratres pro hujusmodi -necessitatibus poterunt habere recursum, maxime si negligens fuerit, -vel necessitates ignoraverit eorundem. - -[699] Frate Elia accettò in nome del Papa la donazione citata più -sopra (p. 437, n. 1). Vedi inoltre la Bolla di Gregorio, pag. 246: -Dicimus itaque quod nec in communi nec in speciali debent proprietatem -habere, sed utensilium et librorum et eorum mobilium quae licet habere, -eorum usum habeant.... nec vendi debeant mobilia vel extra ordinem -commutari aut alienari quoque modo, nisi Ecclesiae Romanae Cardinalis, -qui fuerit ordinis Gubernator .... auctoritatem super hoc praebuerit. -Confrontate la Bolla d'Innocenzo IV del 1245, riportata dal WADDING, -III, 129. Et licet in eadem Regula sit prohibitum, ne fratres recipiant -per se, vel per alios denarios vel pecuniam ullo modo, possunt tamen, -si rem sibi necessariam aut utilem velint emere, vel solutionem -facere pro re empta, vel nuncium ejus a quo res venditur, vel aliquem -alium volentibus sibi eleemosynam facere, nisi eidem per se vel per -proprios nuncios solvere maluerint. Pag. 130: Et taliter nominati vel -praesentati a fratribus non sunt eorum nuncii, seu depositarii; sed -illorum, a quibus eis pecunia vel denarii committuntur .... Cum tam -immobilium quam mobilium hujusmodi jus proprietas et dominium .... -nullo modo ad ecclesiam ipsam spectent, cui domus et loca praedicta -cuna Ecclesiis caeterisque suis pertinentes (quae omnia in jus et -proprietatem beati Petri suscipimus) omnino tam in spiritualibus quam -in temporalibus immediate subesse noscuntur. - -[700] SALIMBENE, pag. 410: Octavus defectus fratris Helyae fuit quia -violenter voluit tenere dominium ordinis, quod ut melius tenere posset -plures sagacitates habebat. Primam quia frequenter mutabat ministros, -ne nimius radicati fortius insurgerent contra ipsum; secundam quia -illos fratres faciebat ministros, quos reputabat amicos; tertiam quia -non faciebat capitula generalia nisi particularia idest cismontanorum, -non enim vocabat ultramontanos ministros, timens ne deponeretur ab eis. - -[701] SALIMBENE, pag. 403. Porro secundus defectus fratris Helyae -fuit quia multos inutiles recepit ad ordinem. Habitavi in conventu -senensi duobus annis, et vidi ibi XXV fratres laycos .... propter hoc -recipiebat multitudinem laycorum, qua posset melius talibus dominari -.... Tertius defectus fratris Helyae, quia homines indignos promovit -ad officia ordinis, faciebat enim laycos guardianos, custodes et -ministros, quod absurdum erat valde, cum in ordine esset copia bonorum -clericorum. - -[702] Anche il Salimbene deve suo malgrado riconoscerlo, pag. 403. Si -quis autem objiciat verbum Regulae quod dicit: _Ipsi vero ministri si -presbyteri sunt_, dicimus quod hoc pro tempore dictum fuit, quando in -ordine non erat copia sacerdotum. - -[703] Il Salimbene ai rimproveri riportati più su (p. 443, n. 1) -aggiunge questi altri: p. 404. Quartus defectus fratris Helyae -fuit quod toto tempore, quo fuit minister non fuerunt generales -constitutiones. Longum esset valde si vellem ruditates et abusiones, -quas vidi, referre. Pag. 405: Quintus defectus, quia nunquam -personaliter volebat ordinem visitare. Pag. 409: Septimus defectus, -quia nimis volebat splendide et delitiose et pompatice vivere. -Pag. 410: Et habebat palafredos pingues et quadratos .... Item raro -comedebat in conventu .... item specialem coquum habebat in conventu -Assisii, fratrem Bartholemaeum paduanum, quem vidi et cognovi, qui -cibos delicatissimos faciebat. [Il Salimbene se ne intendeva non poco]. - -[704] Questa congettura mi venne suggerita dalla lettera di Federigo -II, che si riferisce a frate Elia (HUILLARD, _Hist. dipl._, V, 346). -Revera papa iste quemdam religiosum et timoratum fratrem Helyam, -ministrum ordinis fratrum minorum, ab ipso beato Francisco padre -ordinis migrationis sue tempore constitutum, pro eo quod amore -justitie, cui est corde et opere dedicatus, pacem imperii promovens, -nomen nostrum, honorem et bonum pacis evidentibus iudiciis proponebat, -IN ODIUM NOSTRUM A MINISTERIO GENERALI REVOCAVIT, reverentia Christi -postposita, et juris sancti Francisci ordinatione contempta, divisionem -in fratribus faciens et in ordinationem et sectionem. - -[705] Quanto rincrescesse al Papa l'accordo dell'Imperatore coll'ex -generale francescano lo prova la lettera di Gregorio IX del 1240, -(_Hist. dipl._, V, 777): Verum idem (Fridericus) non sub pastoris -virga humiliatus est verbere, quia potius super omne quod dicitur -Deus aut colitur elevatus, Helia et Henrico quibusdam non prophetis -sed prophanis apostatis, testibus suae perversitatis assumptis, in -lucis angelum in monte superbie transformatus, Christi claves et Petri -privilegium vilipendens, irriverenter divinis interesse presumit. - -[706] La lettera è del 1243, (_Hist. dipl._, VI, 147): Tanta est bonae -fidei et devotionis probatae constantia, tantaque laudabilium efficacia -meritorum, quam in provido viro fratre Helia, dilecto familiari et -fideli nostro, semper et utiliter invenisse meminimus, quod ipsum jam -a fructibus agnoscentes personam suam domesticam nostris servitiis -libenter admittimus, et suae circumspectiones consiliis fiducialiter -inhaeremus. Cum igitur eundem fratrem nuper ad partes transmarinas -transfretare paratum pro quibusdam arduis excellentiae nostrae -servitiis, in quorum executione personam ejus utilem et necessariam -fore censuimus, a transitu ipso, praeter suae voluntatis propositum, -providerimus retrahendum, et ipsum licet invitum quodammodo in curia -vestra propterea mandavimus aliquandiu moratarum ecc. - -[707] SALIMBENE, p. 412. Tertiusdecimus defectus fratris Helyae -fuit, quia namquam voluit ordini suo reconciliari; sed semper usque -ad ultimum diem vitae suae permansit in pertinacia sua .... Si -fuit absolutus, et si bene ordinavit de anima sua, modo cognoscit. -Viderit ipse .... (Qui la stampa non solo è mutila, ma errata). La -testimonianza del Salimbene, così precisa nei particolari, è certo -superiore a quelle, su cui si appoggia il Wadding per provare che Elia -si fosse ricreduto. - -[708] Neanche Salimbene par che sia molto tenero di Gregorio, del -quale dice a pag. 8: Iste (Gregorius IX) etiam longo tempore fuit in -discordia et pugnavit cum imperatore Friderico secundo, qui multa mala -fecit Ecclesiae Dei, quae eum nutrivit et coronavit; ita quod pene -navis Petri sub praedicto Papa cecidit in profundum. Hoc est quod -abbas Joachim de romanis Pontificibus dixit, videlicet, quod aliqui -CONABUNTUR IN PRINCIPES, aliqui ducent pacificos suos dies. - -[709] Rispetto al clero secolare non è diverso il linguaggio di -Federico da quello dei francescani intransigenti. Vedi la lettera -al Re d'Inghilterra in BRÉHOLLES, III, 37-38, pag. 50: In paupertate -quidem et simplicitate fundata erat Ecclesia primitiva, cum sanctos, -quos catalogus sanctorum commemorat, fecunda parturiret: sed olim -fundamentum nemo potest ponere praeter illud quod positum est a Domino -et stabilitum. Porro quia in divitiis navigant, in divitiis volutantur, -in divitiis aedificant, timendum ne paries inclinetur Ecclesiae, ne -maceria depulsa ruina subsequatur. - -[710] SALIMBENE, pag. 3. Imperator vero Fridericus fuit homo pestifer -et maledictus, schismaticus, haereticus et epicureus, corrumpens -universam terram. Lo stesso frate racconta ingenuamente che -raccapricciò all'annunzio della morte di Federico. Pag. 57: Horrui -cum audirem, et vix potui credere. Eram enim Joachita, et credebam -et expectabam et sperabam quod adhuc Fridericus majora mala esset -facturus, quam illa qua fecerat, quamvis multa fecessit. Ma non tutti -la pensavano così, e Salimbene stesso racconta (pag. 37), di un frate -Gherardo da Modena, amicus et intimus beati Francisci, curialis homo, -liberalis et largus, religiosus et honestus et valde morigeratus, -temperatus in verbis et omnibus operibus suis .... erat multam -imperialis et nihilominus in pace et in aequitate ambulavit coram Deo -.... ed alla sua morte multa miracula Deus per eum operari dignatus -est. Un altro frate Bartolomeo Ghiscolo di Parma, (pag. 101) curialis -et spiritualis homo, sed magnus probator et magnus Joachita, et -partem imperialem diligens .... in vita sua fecit monstra et in morte -mirabilius operatus est. - -[711] Di frate Alberto pisano, che sostituì Elia, non ci dice altro -il Salimbene se non che fu eletto nel 1239, e un anno dopo nel 1240 -morì (pag. 17, 50-51). Il frate Aimone, che gli successe, scrisse -un'esposizione delle profezie d'Isaja, dalla quale Salimbene p. 224 -riferisce questa frase: Manifestum est quod respublica debet subesse -Romano Pontifici. Frate Aimone morì nel 1244 (SAL., p. 60). - -[712] SALIMB., pag. 97. Magni clerici et spirituales viri et maxime -Joachitae. - -[713] _In Apoc._, fol. 77, col. 4. - -[714] Il testo dell'_Apocalisse_, cap. XI: «et dabo duobus testibus -meis, et prophetabunt diebus mille dugentis sexaginta sacris amicti» -va interpetrato secondo Gioacchino così che l'un testimonio significhi -l'ordine dei chierici, l'altro dei monaci. Ille ergo significat -ordinem clericorum, iste ordinem monachorum, quadraginta duo menses, -quibus predicant induti saccis, significant totidem generationes (_In -Apoc._, fol. 148, col. 4). Nei libri apocrifi invece codesti ordini -sono proprio i mendicanti nati ad occidentalem ecclesiam in tota mundi -latitudine flagellandam (_Super Esaiam_, fol. 37 _recto_). - -[715] Il Concilio di Arles dice dei libri di Gioacchino: a majoribus -nostris usque ad haec tempora remanserunt intacti, utpote latitantes -apud quosdam religiosos in angulis et antris, doctoribus indiscussi. - -[716] Pag. 101: Et interfui etiam ego ipse isti doctrinae ut audirem -fratrem Hugonem, [che soleva per lo più dimorare in Nizza]. Nana -prius eram edoctus, et hanc doctrinam audieram, cum habitarem Pisis, -a quodam abate de ordine Floris, qui erat vetulus et sanctus homo -et omnes libros suos, a Joachim editos, in conventu pisano sub -custodia collocaverat, timens ne Imperator Fridericus monasterium suum -destrueret, qui erat inter Lucam et civitatem pisanam .... Credebat -enim quod in Friderico tunc temporis omnia essent complenda mysterio eo -quod cum Ecclesia discordiam habebat non modicam. - -[717] Il Rousselot (_Joachim_, pag. 139), anche dopo la dissertazione -del Renan, seguita a sostenere: que le livre intitulé l'Evangile -eternel n'a jamais existé que sous forme d'un cahier redigé par -ceux, qui accusaient les Dominicains et les Franciscains. Il che è -contraddetto da una fonte molto importante, della quale non so perchè -il Rousselot non vuol fare nessun conto, voglio dire dal processo -verbale della Commissione cardinalizia di Anagni, ove è detto (Cod. -bibl. nat. de Paris, n. 1726, carte 139. Cfr. D'ARGENTRÉ, I, 163; -RENAN, _Revue des deux mondes_, tom. LXIV, pag. 109): Quod liber -Concordiarum vel Concordiae veritatis appelletur primus liber Evangelii -aeterni probatur XVII capitulo, et quod liber iste Concordiae sit -Joachim habetur per totum illud capitulum. Quod liber iste, qui dicitur -Apocalypsis nova, appelletur secundus liber ejusdem Evangelii probatur -XX capitulo. Similiter quod liber, qui dicitur Psalterium decem -chordarum, sit tertius liber ejusdem Evangelii. E più appresso in un -luogo, tronco nel D'Argentré, e pubblicato intero dal Renan, pag. 113: -Item XXVIII cap. ponuntur haec verba: _in primo libro ipsius Evangelii -aeterni videlicet in secundo secundae Concordiae_. Et tria praedicta -probantur similiter expresse XXXI cap., ubi distinguitur simplex -lictera (ibi: _attendent vero_ etc.), et similiter ante finem ultimi -capituli, ubi dicitur: _illud attendendum_ ecc. Da questi passi appar -chiaro: 1º Che l'Evangelio eterno non era altro se non la collezione -delle tre opere dell'abate Gioacchino. 2º Che gli scritti apocrifi -erano così cresciuti da oscurare i genuini dell'abate calabrese, sicchè -i raccoglitori si videro costretti a dimostrare l'autenticità delle -tre opere, che essi ben sapevano distinguere dalle altre falsamente -attribuite a Gioacchino. - -[718] Si veda con che circospezione Gioacchino commenta il testo -dell'_Apocalisse_: «Et vidi alterum Angelum volantem per secundum celum -habentem Evangelium aeternum». Par che schivi di parlarne come al fol. -173, col. 4; conferenda sunt verba, que de eo scripta sunt et de duobus -aliis, qui sequuti sunt eum, ut alia per alia inquisita aut omnino -pateant intellectui nostro, aut quod reliquum fuerit igne comburatur. - -[719] Secondo il Rousselot (op. cit., pag. 140), l'_Introductorius_ -dell'_Evangelo eterno_ sarebbe la stessa cosa dell'_Introductorius_ -premesso da Gioacchino all'_Esposizione dell'Apocalisse_. Basta -confrontare i passi estratti dalla Commissione d'Anagni, e già -pubblicati dal D'Argentré con gli analoghi dell'opera di Gioacchino -per rilevarne le differenze. Vedi Codice, carte 139, (D'ARG., I, 163; -RENAN, pag. 126, n. 1): Item XXIV cap. comparat vetus Testamento primo -coelo, Evangelium Christi secundo coelo, Evangelium aeternum tertio -caelo, et expressius XXV capitulo, ubi comparat vetus Testamentum -claritati stellarum, novum Testamentum claritati lunae, Evangelium -aeternum, sive spiritus sancti, claritati solis. Item XXVII capitulo -comparat vetus Testamentum atrio, novum sancto, aeternum sancto -sanctorum. Item XXX comparat vetus Testamentum cortici, novum testae, -Evangelium aeternum nucleo. Cfr. _Introd. in Apoc._, fol. 5, col. 2: -Secundus status fuit sub Evangelio et manet usque nunc in libertate -quidem respectu praeteriti, sed non in libertate respectu futuri .... -tertius ergo status erit circa finem saeculi, jam non sub velamine -literae sed in plena spiritus libertate. Come si vede qui non c'è -parola di _Evangelo eterno_, e più che l'opposizione è messa in -evidenza la continuità dei varii periodi (col. 3) de lege naturale -ad legem Moysi, de lege Moysi ad Evangelium, de Evangelio Christi ad -spiritalem intellectum, de spiritali intellectu ad veram et aeternam -contemplationem Dei. - -[720] Fin dal tempo di Gregorio IX, erano nati dissidii tra il clero -secolare ed i nuovi ordini, come si raccoglie dalla bolla di questo -papa del 1232 _Nimis iniqua_. Non desunt plerique tam Ecclesiarum -Praelati quam alii, qui coeca cupiditate seducti, propriae aviditati -subtrahi reputantes quidquid praedictis fidelium pietas elargitur, -quietem ipsorum multipliciter inquietant. - -[721] I Domenicani eran entrati come di soppiatto nell'Università -ottenendo una cattedra nel 1228, quando il corpo universitario -per protestare contro l'infrazione di alcuni suoi privilegi s'era -ritirato prima a Reims e poi ad Angers. Dopo pochi anni nel 1250 -ebbero luogo altre proteste, ed il corpo universitario si ritirò di -nuovo, tribus magistris Regularibus, videlicet duobus Praedicatoribus -et uno frate minore exceptis, qui pro suae voluntatis arbitrio suum -renuerunt prestare consensum. Allora l'Università stabilì ut de coetero -nullus in quacunque facultate magister ad Collegium magistrorum vel -consortium Universitatis admittatur, nisi prius in plena congregatione -magistrorum, vel saltem coram quinque magistris suae facultatis, ad hoc -specialiter deputatis, juraverit statuta nostra licita et honesta et -nobis expedientia se firmiter observaturum. Il decreto surriferito si -può leggere nel DU BOULAY, _Historia Universitatis Parisiensis_, III, -250 e segg. - -[722] Questo sospetto si trova in un cronista domenicano in verità -molto tardivo, il Corner, che attribuisce l'Evangelo eterno allo stesso -Guglielmo di S. Amore. (AFFÒ, _Vita del B. Giovanni da Parma_, Parma, -1777, pag. 75). - -[723] Il trattato è intitolato _De periculis novissimorum temporum_. -Non avendo trovate le opere di Guglielmo io cito dall'edizione che -ne fece il Brown (_Appendix ad fasciculum rerum expotendarum et -fugiendarum ab Orthwino editum a.D.MDXXXV_, Londini MDCXC). Il Brown -ignora l'autore del libro, e lo suppone a torto composto nel 1389, -mentre invece fu pubblicato nel 1256 (_Hist. litt._, XIX, 202). - -[724] _De periculis_, cap. 8, pag. 27: Ergo nos sumus in ultima aetate -hujus mundi, e cita parecchie autorità, tra le quali anche l'apocrifo -commento di Gioacchino a Geremia. Pag. 28: Haec omnia initia dolorum -sunt scilicet, quae erunt tempora Antichristi. - -[725] _De periculis_, cap. 3, pag. 23: homines qui apti erunt et idonei -ad praedicta pericula .... charitatem anelantes non verbis sed factis. -Dum enim ambiunt officia praelatorum videlicet praedicandi, corrigendi, -confessiones audiendi .... charitatem factis abnegant. Cap. IV, pag. -23-24: et illi seductores, posteaquam per suam simulatam sapientiam et -sanctitatem principes et populos christianos ita seduxerunt, quod plene -acquiescunt consiliis eorum. Cap. V, pag. 24: Domus mulierum et virorum -seductibilium ingrediuntur .... seducunt mulierculas, prius eas, et per -eas viros eorum, sicut Diabolus seduxit Evam, et per eam Adam. - -[726] Cap. XII, pag. 30-31. Praecipere illis qui sunt de secta illa -ut deserant eam .... inhibere illis, qui non sunt de secta illa, ne -de illa fiant .... Si haec facta fuissent, sufficienter repulsa essent -pericula praedicta. - -[727] Questo scritto fu composto da Guglielmo quando sali sul trono -Clemente IV, che gli concesse di far ritorno a Parigi, donde era -stato esiliato per opera di Alessandro IV. Al benevolo papa Guglielmo -indirizzò il nuovo suo lavoro. Ed il Papa gli rispose in una lettera -pubblicata dal Martène (_Thes._, II, 417) ammonendolo amorevolmente che -il nuovo scritto non differiva dall'antico. (_Hist. litt._, XIX, 207). - -[728] Il titolo del libro pubblicato dal Martène (_Amplissima -collectio_, IX, 1273) è il seguente: _Nicolai Oresme episcopi de -Antichristo et ejus ministris ac de ejusdem adventus signis propinquis -simul et remotis_. Il Leclerc (_Hist. litt._, XXI, 470 e segg.) ha -dimostrato luminosamente che l'Oresme, vescovo di Lisieux nel 1382, -non può essere l'autore di un libro, che appare composto non più tardi -del 1273. Ed è assai probabile l'ipotesi, adottata anche dal Renan, -che il nome di Oresme sia l'anagramma di S. Amore. Tutta la seconda -parte del libro è indirizzata ai precursori dell'Anticristo, che sono -i pseudo-profeti, i falsi predicatori, che sotto il manto della pietà -preparano la rovina della Chiesa. - -[729] La Bolla è riportata dal DE BOULAY, III, 311. Nos libellum -.... tanquam iniquum, scelestum et execrabilem, et instructiones ac -documenta in eo tradita utpote prava, falsa et nefaria de fratrum -nostrorum consilio authoritate apostolica reprobamus, et in perpetuum -condemnamus, districte praecipientes ut quicumque libellum ipsum -habuerit, cum infra 8 dies, ex quo hujusmodi nostram reprobationem et -condemnationem sciverit, prorsus et in toto et in qualibet sui parte -comburere et abolere procuret. - -[730] _De periculis_, cap. 2º, pag. 21. Unde videtur quod authoritate -sedis apostolicae, aut diocesanorum, praedicare possunt. Respondetur -quod de potestate Domini Papae aut Episcoporum disputare non volumus. -Verumtamen cum secundum jura tam divina quam umana in una ecclesia -non possit esse nisi Rector unus, alioquin Ecclesia non esset sponsa -sed scortum .... Si vero dominus Papa concedit aliquibus personis -potestatem praedicandi ubique, intelligendum est ubi ad hoc fuerint -invitati. - -[731] La prima osservazione che fecero i cardinali, cui fu commesso -l'esame del libro di Guglielmo, è che in esso fosser contenute -quaedam perversa et reproba contra potestatem et authoritatem Romani -Pontificis, come dice Alessandro IV nella bolla citata. - -[732] I manoscritti sono segnati al num. 1726, ed al num. 1706, -fondo Sorbona. Alcuni documenti contenuti in questi manoscritti sono -riprodotti anche in un altro manoscritto num. 391 della biblioteca -Mazarino. RENAN, L'_Evangile Eternel_ (_Revue des deux mondes_, tom. -LXIV, pag. 109). I documenti sono quattro: 1º Il primo documento, che -si trova solo nel manoscritto num. 1726, contiene estratti dai libri -di Gioacchino, non pure dei tre autentici, ma anche dagli apocrifi, -come il commentario a Geremia, il _De oneribus provinciarum_, ed il -commentario ad Ezechiele. 2º Il secondo documento, che si trova in -tutti e tre i manoscritti, contiene gli estratti, che la Commissione -di Anagni fece dell'_Introduttorio_ all'_Evangelo eterno_. Fu -pubblicato dal D'Argentré, I, 163, secondo il n. 1706, che è il più -imperfetto. Il principio di questo documento ripubblicato nella sua -integrità dal Renan, pag. 109, nota 1 è il seguente: Haec notavimus et -extraximus de Introductorio in Evangelium aeternum-, misso ad dominum -Papam ab episcopo Parisiensi, et tradito nobis tribus cardinalibus -ad inspiciendum ab eodem domino Papa, videlicet Odone tusculanensi, -Stefano Prenestino episcopis, et Hugone sanctae Sabinae presbytero -cardinali. 3º Il terzo documento (manoscritto 1726 Sorbona e 391 -Mazarino) è un altro processo verbale della Commissione d'Anagni, -nel quale si contengono gli estratti delle opere autentiche di -Gioacchino, certo secondo la nova edizione fatta per l'_Evangelo -eterno_, perchè oltre al testo si citano le note di fra Gherardo. Il -Renan ha pubblicato il principio di questo documento e le note. Io -aggiungerò qualche altro passo secondo il manoscritto del 1726, copiato -dal sig. Bencini e gentilmente collazionato dal mio amico E. Alvisi. -4º Il quarto documento, già pubblicato dal D'Argentré, si trova solo -nel num. 706. È un'altra enumerazione degli errori dell'_Evangelo -eterno_, identica a quella che si legge nel _Directorium inquisitionis_ -dell'Eymerich. - -[733] L'_Introductorius_ talvolta apparisce come un opuscolo -separato, ed il Renan osserva che alcuni scrittori contemporanei -come Matteo Paris, e Guglielmo di S. Amore chiamano Evangelo eterno -l'Introduttorio (op. cit., pag. 115). Nella nota precedente abbiamo -riportato il principio del resoconto d'Anagni, dal quale apparisce che -l'opuscolo, mandato al Papa dal vescovo di Parigi, è appunto codesto -_Introductorius_. Ma che in seguito di esso fossero pubblicate o le -opere autentiche di Gioacchino, o almeno estratti da esso lo prova -l'altro documento, il terzo della nota precedente, del quale sarà -utile riportare il principio (RENAN, pag. 110). Anno Domini MCCLV, -VIII idus Julii Anagniae coram nobis Odone episcopo tusculano, et -fratre Hugone presbytero cardinali, auditoribus et inspectoribus -datis a Papa, una cum reverendo patre Stephano Praenestino episcopo -se excusante per proprium capellanum suum, et nobis quantum ad hoc -vices suas committente, comparuit Magister Florentius episcopus -Acconensis, proponens quaedam verba de libris Joachim extracta -suspecta sibi, ut dicebat, nec publice dogmatizanda aut praedicanda, -sive in scriptis redigenda, ut fieret inde doctrina sive liber (par -che accenni alla nuova pubblicazione fattane) prout sibi videbatur. -Et ad haec audienda et respicienda una nobiscum duos alios scilicet -fratrem Bonevaletum, episcopum Pavendensem, et fratrem Petrum lectorem -fratrum Praedicatorum Anagniae, quorum unus tenebat originalia Joachim -de Florensi monasterio, et inspiciebat coram nobis utrum haec essent -in praedictis libris, quae praedictus Acconensis legebat, et legi -faciebat per tabellionem nostrum et inspiciebat sic. Questi libri, -che Florenzo leggeva, erano probabilmente o la nuova edizione degli -scritti di Gioacchino, o almeno gli estratti, che se ne fecero per uso -dell'_Evangelo eterno_. Ed i giudici di Anagni, che scrupolosamente -riscontrarono la nuova edizione coll'antica, non trovarono differenza. -Il che prova che i Gioachimiti non alterarono i libri dell'abate, come -sospetta il Renan (pag. 121); ma vi aggiunsero note quando pareva loro -di dover compiere il pensiero del profeta. - -[734] L'Introduttorio insisteva sulle differenze nel 30º capitolo, ove -(D'ARG., 161-62) dicit quod ALIA est scriptura divina, quae data est -fidelibus eo tempore, quo Deus pater dictus est operari, et ALIA quae -data est Christianis eo tempore, quo Deus filius dictus est operari, -et ALIA quae danda erit eo tempore, quo Spiritus Sanctus proprietate -mysterii Trinitatis operabitur. L'opposizione è tale tra il secondo -periodo ed il terzo, che il nome di Vangelo par quasi venga negato al -Novo Testamento, e serbato solo ai libri gioachitici. Almeno così si -potrebbe interpetrare questo passo omesso dal D'Argentré e pubblicato -dal Renan, pag. 126, nota 5: Item XXVIII, dicit sacram scripturam -divisam in tres partes scilicet in vetus Testamentum, in Novum et in -Evangelium. (Vero è che si potrebbe sospettare non fosse stata omessa -dal copista la parola aeternum). Quod capitulum totum est notabile -et totum legatur. Si confronti il passo tolto dal quarto documento. -(Cod. Sorbona, num. 1706). EYMERICH, _Directorium_, pag. 271. Secundus -error quod Evangelium Christi non est Evangelium regni, et ideo non est -aedificatum. - -[735] Il Concilio di Arles nel condannare l'_Evangelo eterno_ a ragione -notava che questo nome fosse dato ac si Christi Evangelium non aeternum -nec a Spiritu Sancto nominari debuissent. - -[736] Queste proposizioni si trovano non nel resoconto d'Anagni, ma -in quell'altro fascicolo d'estratti esistente solo nel num. 1706, -già riportato dall'Eymerich (ed incompiutamente dal D'Argentré) -_Directorium inquisitionis_ (Roma, 1585), pag. 271. Quartus error: Quod -Novum Testamentum non durabit virtute sua nisi per sex annos proximos -futuros, videlicet usque ad annum Christi MCCLX. Sextus error, quod -Evangelium Christi aliud Evangelium subdet, et ita pro Sacerdotio -Christi aliud Evangelium (D'Argentré ha sacerdotium) succedat. Septimus -error: Quod nullus simplex homo est idoneus ad instruendum hominem -alium de spiritualibus et aeternis, nisi illis qui incedunt pedibus -nudis. - -[737] EYMERICH, loc. cit. Duodecimus error: Quod spiritualis -intelligentia Novi Testamenti non est commissa Papae romano, sed -tantum litteralis. Tertius decimus error: quod recessus ecclesiae -Graecorum a Romana ecclesia fuit bonus. .... Quintus decimus error, -quod populus Graecus magis ambulat secundum spiritum quam populus -latinus .... Decimus nonus error, quod Christus et apostoli ejus -non fuerunt perfecti in vita contemplativa. Vicesimus error, quod -activa vita usque ad tempus abbatis Joachim fructuosa fuit, sed nunc -fructuosa non est: contemplativa vero ita ab ipso Joachim fructificare -coepit, et amodo in perfectis successoribus ejus perfectius manebit. -Tra questi passi e quelli della nota precedente secondo il D'Argentré -si legge questa nota: Haec de prima parte (cioè i primi sette errori -riportati dall'Eymerich). De secunda parte ejusdem libri, quae -appellatur concordantia Novi et Veteris Testamenti, sive Concordantia -veritatis, isti errores possunt extrahi. Codesti errori e quelli della -nota precedente sono tolti dal quarto documento inserito soltanto -nel cod. num. 1706, e già riportato dall'Eymerich. Secondo questo -documento l'_Evangelo eterno_ si divide in due parti; la prima formata -dall'_Introductorius_ o come è detto qui _Praeparatorium in Evangelium -aeternum_, la seconda dalla _Concordia dei due Testamenti_ divisa in -cinque libri. L'ordinamento dell'_Evangelo eterno_ riferito in questo -documento non differisce, secondo il Renan, da quello del resoconto -d'Anagni. Ed in verità il sostituire la parola _Praeparatorium_ -ad _Introductorium_, ed il mettere come prima parte quello che nel -resoconto era considerato come introduzione sono lievissime differenze. -Messa come prima parte l'_Introduttorio_ era ben naturale che la -_Concordia_ ne fosse la seconda, e l'_Apocalisse_ e il _Decacordo_ -sarebbero state la terza e la quarta, se il raccoglitore non le -avesse trascurate, forse perchè gli pareva che non contenessero nulla -di novo, che non fosse stato detto nella _Concordia_. Ma se queste -differenze sono lievi, altre mi pajono più gravi di quel che crede -il Renan. Nel resoconto di Anagni non sono notati nè il sesto errore, -che al sacerdozio di Cristo debba succedere un altro sacerdozio; nè il -settimo che nessuno all'infuori degli scalzi sia atto ad insegnare le -verità dello Spirito. Non è dunque esatto quel che afferma il Renan -che gli errori dell'_Introduttorio_, notati nel quarto documento, -sieno identici a quelli rilevati dalla Commissione d'Anagni. E meno -esatta ancora è l'altra proposizione del Renan, che gli errori estratti -dalla seconda parte sono effettivamente tolti dalla _Concordia_. Tutto -al contrario, in nessun'opera autentica di Gioacchino si leggono -proposizioni come la duodecima e le altre qui sopra riferite. Nè -i cardinali tra tanti luoghi, che estrassero dalla _Concordia_, ne -riportarono neanche una, che suonasse così aspra ed irriverente per -la Chiesa Romana. Da queste considerazioni s'ha da trarre questa -conclusione affatto opposta a quella del Renan, che cioè la redazione -dell'_Evangelo eterno_, dalla quale furono estratti gli errori -riportati dall'Eymerich, dev'essere ben diversa da quella che avean -sotto gli occhi i cardinali; nè è improbabile che sia posteriore. - -[738] Cod., carte 142; RENAN, pag. 111, nota 1. Quod exponens frater -Girardus scripsit «haec abominatio erit pseudo-papa, ut habetur alibi», -istud alibi reperitur longe infra quinto libro _Concordiae_ de Zacaria -propheta, ubi incipit: _in Evangelio_, et dicitur: cum videritis -abbominationem desolationis, quae dicta est a Daniel. (Cfr. lib. V, -cap. 104, fol. 124, col. 3). Rursus et ibi frater Gerardus: «haec -abbominatio quidam Papa erit simoniaca labe respersus, qui circa finem -sexti temporis obtinebit in sede, sicut scribit in quodam libello ille, -qui fuit minister hujus operis, Gerardus». Il Renan espunge a ragione -Gerardus, ed io aggiungo che forse si dovrà sostituire Joachim, il -quale è chiamato pure minister hujus operis nel passo che riporteremo -più appresso a pag. 469, n. 1. - -[739] Vedi cod. carte 150. Item circa hoc idem diligenter notandum -qualiter praefert tertium statum secundo, et quamvis hoc inveniatur -in locis plurimis, sufficit tamen illa recapitulatio, quam facit in Vº -libro _Concordiae_ in fine secundae distinctionis quod incipit sic: _Ad -explanationem mysterii supra scripti_ (Cfr. ediz. ven. V, 82, fol. 112, -col. 2). - -[740] Una nota di fra Gherardo (cod., carte 148 _tergo_; RENAN, loc. -cit.), rimanda infatti al _Decacordo_: Super hoc glossa fratris Girardi -declaratio est ejus, quod dicitur aevangelium aeternum in secundo -libro Psalterii decem chordarum scilicet XIX capitulo quod incipit: _in -primo sane tempore_ (Cfr. ediz. veneta, fol. 259, col. 4). Fin qui la -nota pubblicata dal Renan. La Commissione segue riportando le parole -di Gioacchino, che sono veramente notevoli. Sed jam nunc agendum est -de tempore quinto, in cujus initio sumus nos, in quo oportet adhuc -Spiritum Sanctum missum a filio operari opera sua multo altius, quam -hactenus operatus est, ut omnes discant honorificare Spiritum Sanctum -sicut Patrem et Filium. In quo? Haud dubium quod in Evangelio ejus. -Non enim sicut decet honorificat illum, qui non subjectus et devotus -recipit evangelium ejus. Et quod est evangelium ejus? illud quod -dicitur Joannes in Apocalipsi: Vidi Angelum Dei volantem per medium -coelum et datum est illi Evangelium aeternum. In quo (ediz. ven., -_quod_) est Evangelium ejus? illud quod procedit de Evangelio Christi, -lictera autem occidit, spiritus autem vivificat. Gioacchino parla -qui per incidenza dell'_Evangelo eterno_, nè certo egli ha la superba -pretensione di dare questo nome ai suoi libri, ma certo è che anche lui -intende per _Vangelo eterno_ l'interpetrazione spirituale od allegorica -del vangelo di Cristo. - -[741] Cod., carte 144 _tergo_: In praenotatis videtur quod iste novas -et falsas opiniones confingat, et hoc maxime vanae gloriae causa, idest -ut exaltet ejus ordinem incredibiliter et intempestive super alios -ordines immo super totam ecclesiam. - -[742] Così ad esempio a carte 150 _tergo_ del codice (RENAN, pag. 112): -Dicit frater Girardus in notula: iste doctor sive Angelus (che apre -il sesto suggello) apparuit circa MCC annum incarnationis dominicae, -hoc est ille liber, de quo loquitur hic, in quo tonitrua loquuta sunt -voces suas, quae sunt mysteria septem signaculorum. È evidente qui -l'allusione a Gioacchino, che pubblicò i suoi libri nel 1200. Più -chiara è l'altra nota (cod., carte 150; RENAN, p. 111). Notula fratris -Gerardi: In hoc loco vir indutus lineis, qui fuit minister hujus -operis, loquitur de se et de duobus (S. Domenico e S. Francesco), qui -secuti sunt eum statim post mcc annis Incarnationis dominicae, quos -Daniel dixit se vidisse super ripam fluminis, quorum unus dicitur in -Apocalipsi: Angelus habens falcem acutam, et alius dicitur Angelus qui -habuit signum Dei vivi, per quem Deus renovavit apostolicam vitam. - -[743] I Giudici d'Anagni a ragione citano a carte 142 la _Concordia_ -(V, 66, fol. 95, col. 4), ove si legge: Senectus David hujus secundi -stati et ordinis ecclesiastici militantis in litera Evangelii -senectutem designat .... Quia vero in servando ordine suo incipiet -Pontifex [_romanus_, aggiunge l'ediz. veneta] frigescere, extollentur -adhuc aliqui de clero qui videbuntur esse strenui ad certamen, ut stent -in regno Ecclesiae pro patre suo. Sed non obtinebunt, quia non erit -adhuc necesse regnare ordinem belli in die pacis, sed magis oporteret -religiosos transire in illum ordinem, qui designatus est in Salomon. -Queste parole sono molto chiare, e sembrano scritte da fra Gherardo. -Egli è vero che in fine del capitolo Gioacchino aggiunge: non igitur, -quod absit, deficiet Ecclesia Petri, quae est tronus Christi, sicut -natis mulierum in fine veteris Testamenti, sed commutata etiam in -majorem gloriam, mauebit stabilis in aeternum. Ma queste pie proteste -non distruggono le precedenti proposizioni, e la Chiesa resterà eterna, -a patto che si trasformi. Non sarà un mutamento violento, ma un pallido -tramonto, come direbbero oggi. In un altro luogo della _Concordia_, -II. I, 28, fol. 18, col. 1, rilevato dai giudici a carte 144 _tergo_ -è detto: Duo perfecti ordines claruerunt .... ecclesiasticorum unus, -alius monachorum, et ipsi duo unus sunt clerus, qui tamen uno modo -CONSUMATIONEM ACCIPIET in tribulatione antichristi, alio (alius?) -modo mansurus usque ad consummationem seculi. È evidente l'artifizio -di porre che i due ordini in fondo facciano un solo, perchè si possa -dire che non ostante sia per cessare l'ordine clericale, dura tuttavia -nel suo successore e continuatore. In qualche altro luogo è detto più -esplicitamente che l'ordine clericale rappresentato da Pietro cederà -al monastico rappresentato da Giovanni, così nel _Decacordo_, fol. 267, -col. 3, (cod., carte 145 _tergo_): Ubi autem transierit quod significat -Petrus sequens Dominum in cruce sua, succedet manifeste quod designat -Johannes .... La parola EVACUATIO è adoperata in molti luoghi. Nella -_Concordia_, II, 1, fol. 7, col. 2 (codice, carte 148, _tergo_) .... -expectantibus nobis ignem de coelo, qui consumat terram et aquam, -expectantibus idest spiritualem intellectum, qui terrenam illam -superficiem licterae .... EVACUANDO CONSUMAT .... Super hoc, aggiungono -i giudici d'Anagni, Girardus in glossa: In hoc mysterio vocat terram -scripturam prioris Testamenti, aquam scripturam Novi Testamenti, -ignem vero scripturam _Aevangeli aeterni_. Parimenti nel V, 74 della -_Concordia_ [ediz. ven. fol. 102, col. 4, codice, carte 151, _tergo_]. -Sicut enim EVACUATA est mactatio (ediz. ven., _observatio_) Agni -paschalis in mactatione (e. v. _observatione_) corporis Christi, ita in -clarificatione Spiritus Sancti cessabit observatio omnis figurae. - -[744] Cod., carte 152. Quinto notandum diligenter illud, quod dicit -in primo libri Psalterii .... ubi invehitur primo contra Sabellium -et Arrium, sed statim post contra magistrum Lombardum. E riprodotto -il luogo già da noi citato, fol. 229, col. 3, seguitano: Et paulo -infra eadem distinctione seu capitulo videtur adhuc astruere haeresim -dannatam in Concilio lateranensi .... Più appresso: Item habetur -apertius in libello ipsius Joachim De Articulis fidei descripto ad -quemdam filium suum Johannem, quod opus suspectum est ex ipso prologo. - -[745] Vedi le bolle in DU BOULAY, III, 292 .... Alexander ecc. -Venerabili fratri Episcopo Parisiensi. Libellum quemdam, qui -in _Evangelium aeternum_, seu quosdam libros Abbatis Joachim -Introductorius dicebatur, et quem felicis recordationis Innocentio -Papae predecessori nostro misisti, postquam illum per venerabiles -fratres .... diligenter examinari fecimus, de fratrum nostrorum -concilio duximus abolendum. In un'altra bolla spedita poco dopo -raccomanda allo stesso arcivescovo (DU BOULAY, pag. 293), quod sic -prudenter, sic provide in apostolici super hoc mandati executione -procedas, quod dicti frates (minores) nullum ex hoc opprobrium, -nullamque infamiam incurrere valeant. - -[746] _Direct._, pag. 271, cujus auctor fuit ut fertur communiter -quidam frater Joannes de Parma, italicus monachus. - -[747] Il Salimbene dopo aver parlato del libro del S. Amour, seguita, -a pag. 233: Alter vero libellus continebat multas falsitates contra -doctrinam abbatis Joachym, quas abbas non scripserat, videlicet quod -Evangelium Christi et doctrina Novi Testamenti neminem ad perfectum -duxerit, et evacuanda erat MCCLX anno. Et nota quod iste, qui fecit -istum libellum, dictus est frater Ghirardinus de burgo Sancti Donnini, -qui in Sicilia nutritus fuit in saeculo, et ibi docuit in grammatica -.... Et Parisius fecit istum libellum, et ignorantibus fratribus -divulgavit, sed valde bene fuit punitus: pag. 255 Porro post multos -annos, cum habitarem in conventu Imolae, venit ad cellam meam frater -Arnulphus guardianus meus cum quodam libello, qui scriptus erat in -chartis de papiro, et dixit mihi: quidam notarius est in terra ista, -qui est amicus fratrum, et istum libellum, quem scripsit Romae quando -fuit ibi cum senatore urbis domino Brancaleone de Bononia, accomodavit -mihi ad legendum, et habet eum valde carum, quia frater Gherardinus de -burgo Sancti Donnini scripsit et composuit eum, quapropter legatis in -eo vos, qui studuistis in libris Ioachym, ut dicatis mihi si continet -aliquid boni. Cumque legissem et vidissem dixi fratri Arnulpho: iste -liber non habet stilum antiquorum doctorum, et habet verba frivola et -risu digna propterea diffamatus est liber et reprobatus .... - -[748] Anche il Renan ha notato, pag. 116: les documents d'Anagni -ne disent pas avec la clarté désirable que Gerard soit l'auteur de -l'Introductorius à l'Evangile éternel. Io aggiungo che non lo dicono nè -chiaramente, nè oscuramente. - -[749] Il Renan ha chiamato l'attenzione su questo passo -dell'Introduttorio: (cod. car. 139; RENAN, pag. 116; cfr. D'ARG., 164). -Item VIII capitulo dicit (cioè lo scrittore dell'Introduttorio) quod -sicut in principio primi status apparuerunt tres magni viri, scilicet -Abraham, Isaac et Jacob, quorum et tertius, scilicet Jacob, habuit XII, -et sicut in principio secundi status tres, scilicet Zacharias, Ioannes -Baptista et homo Jesus Christus, qui similiter secum habuit XII, sic et -in principio tertii status tres similes illorum, scilicet vir indutus -lineis, et angelus quidem habens falcem acutam, et alius angelus -habens signum Dei vivi. (D'altra mano è scritto in parentesi _scilicet -Sanctus Franciscus_. L'angelo della falce acuta è S. Domenico, il -persecutore implacabile degli eretici). Ipse primo habuit XII, (male -il D'Arg. _et habebit similiter angelus_), inter quos et ipse fuit -unus (cioè lo scrittore dell'Introduttorio), sicut Jacob habuit XII in -primo statu, et Christus XII in secundo. Item quod per virum indutum -lineis intelligat Joachim scriptor (sin qui il D'Argentré, il resto -fu pubblicato dal Renan, pag. 116, n. 1) hujus operis probatur XXI -cap. circa medium per haec (_haec_ omesso dal Renan) verba de quinque -intelligentiis et septem tipicis (Renan: _ubi sic ait_) sic ait «vir -indutus lineis in aperitione mysteriorum Isaiae (Renan: _Jeremiae_) -prophetae, ecce, ait, praeter historicum morale tropologicum etc.». -Item XXIII circa principium ita dicitur: «ad quam scripturam tenetur -populus tertii status mundi, quemadmodum populus primi status ad vetus -Testamentum et populus secundus ad novum, quantumcumque hoc displiceat -hominibus generationis istius». In questo passo il Renan stesso nota: -1º che l'autore dell'Introduttorio è detto indeterminatamente scriptor -hujus operis. 2º Che la frase _inter quos ipse fuit unus_ conviendrait -mieux à Jean de Parme qu'à Gerard. Queste due osservazioni basterebbero -a provare che l'autore dell'Introduttorio non può essere Gherardo; ma -v'ha una terza osservazione da fare. In un luogo del codice, pubblicato -pure dal Renan (pag. 110, n. 2) si legge: Item in XII c. versus finem -ponit haec verba: «usque ad illum angelum, qui habuit signum Dei vivi, -qui apparuit circa MCC incarnationis dominicae, quem angelum frater -Gerardus vocat et confitetur sanctum Franciscum». Secondo il contesto -di questo estratto quei che ponit haec verba, non è lo stesso di chi -vocat et confitetur. Codeste prove non sono sì lievi da poter dire -col Renan: rien n'autorise à croire que Jean de Parme ait participé -directement à la rédaction du livre poursuivi de tant d'anathèmes. Io -direi piuttosto il contrario, che molti indizii ci menano a conchiudere -essere l'autore dell'Introduttorio ben diverso da quello delle note, e -molto probabilmente Giovanni da Parma. - -[750] Dico note introduttive, perchè parmi che si debbano distinguere -nell'_Evangelo eterno_ tre introduttorii. 1º Uno generale a tutte le -tre opere di Gioacchino; 2º uno speciale al _commento dell'Apocalisse_ -il quale andava sotto il nome di Enchiridion seu Introductorius. 3º -Finalmente un terzo introduttorio, appartenente a Gioacchino stesso, -e pubblicato nell'edizione a capo dell'_Expositio in Apocalipsim_. Che -si debba distinguere l'Enchiridion dall'Introductorius appar manifesto -dal codice, perchè tutte le volte che si cita l'Enchiridion vengon -riferiti capitoli, che non si trovano nell'Introductorius pubblicato a -Venezia, e per i opposto tutte le volte che si cita l'Introductorius -la conformità tra il resoconto d'Anagni e l'edizione stampata è -così perfetta come per le altre opere autentiche di Gioacchino. -Cito alcuni esempi; a carte 141 si legge: Hoc expressius dicitur in -Enchiridion sive Introductorio novae Apocalypsis quod sic incipit: -nunc de VII signaculo et septem temporibus. Non c'è nessun capitolo -dell'Introduttorio stampato, che cominci con queste parole. Poche -righe più sotto seguitano gl'inquisitori: Similiter in Introductorio -_Apocalypsis_ cap. III quod intitulatur de tribus statibus mundi et -incipit «primus trium statuum» citazione che risponde a capello al cap. -V dell'ediz. veneta, fol. 5, col. 2. A carte 147 _recto_ e carte 151 -_recto_, si citano dal capitolo dell'Enchiridion de septimo signaculo -passi che non si trovano nella stampa. Nel mentre a carte 147 _tergo_ -è citato il cap. V dell'Introduttorio rispondente al cap. VII, fol. -9, col. 4 dell'ediz. veneta. A carte 144 _recto_ si cita il cap. XVII -dell'Introduttorio corrispondente al fol. 20, col. 1 della stessa -edizione. - -[751] L'AFFÒ, _Vita del beato Giovanni_, Parma 1776, per iscagionare -non solo il generale, ma tutto l'ordine francescano, escogita l'ipotesi -strana che l'_Evangelo Eterno_ appartenga o agli Almariciani, (pag. 67) -o ad un ignoto Giovanni da Parma (pag. 77) ben diverso dal generale. Nè -vuol neanche (pag. 95 in nota) che se ne faccia autore fra Gherardino. -_E questo sia detto in prova di questa gran verità, che l'ordine dei -minori non ebbe alcun individuo tanto sfrontato, che fosse capace di -metter fuori libro sì pernicioso._ Eppure l'Affò conosceva benissimo la -Cronaca del Salimbene! - -[752] Salimbene, pag. 97: Porro frater Hugo solitus erat dicere, quod -quatuor habebat amicos, quos specialiter diligebat, quorum primus -erat frater Johannis de Parma generalis minister (et hoc congruum -fuit quia ambo erant magni clerici et spirituales viri et maxime -Joachitae); cujus etiam amore mihi fuit familiaris et quia videbar -credere scripturis abbatis Joachim de ordine Floris. P. 132-33: Et -notandum quod quamvis frater Johannes de Parma habuerit multos mordaces -occasione doctrinae abbatis Joachim, habuit tamen multos qui eum -dilexerunt, inter quos fuit magister Petrus Hispanus (Papa Johannes -XXI). - -[753] L'Affò, pag. 87 cita il Salimbene che a pag. 133 narra: Papa -etiam Innocentius IV diligebat fratrem Johannem sicut animam suam, et -quando ibat ad eum, recipiebat eum ad osculum oris, et cogitavit eum -facere cardinalem, sed morte praeventus, non potuit. Come mai, seguita -l'erudito francescano, il Papa che conosceva l'_Evangelo Eterno_ potea -pensare di elevare ai supremi onori l'autore del pessimo libro? Ma è da -notare che Innocenzo IV non potè esaminare codesto libro, mandatogli -dall'arcivescovo di Parigi nello stesso anno che morì. L'Affò -avrebbe potuto citare un altro luogo del Salimbene, del quale già -riproducemmo il principio nella nota precedente, e che seguita così: -Petrus Hispanus, qui factus cardinalis et postea ipse idem factus Papa -Johannes XXI, cum esset magnus sophista, loicus et disputator atque -theologus misit pro fratre Johanne de Parma, qui similia in se habebat, -voluit ergo Papa quod semper esset cum eo in curia et cogitabat eum -facere cardinalem, sed morte praeventus non potuit facere. Ma anche -questo passo non concluderebbe nulla, perchè al tempo di papa Giovanni -XXI (1276-77) le agitazioni francescane erano cessate, ed un profondo -obblio copriva l'_Evangelo Eterno_, condannato già 21 anni prima. -Anche per Niccolò III l'Affò avrebbe ben fatto a riprodurre tutto il -passo del Salimbene, dal quale si ha da cavare una conclusione affatto -opposta alla sua. Eccolo (pag. 131): Hic (Johannes de Parma) propter -doctrinam abbatis Joachym, quia nimis adhesit dictis suis, exosus -fuit quibusdam ministris et papae Alexandro quarto et papae Nicolao -tertio, qui ambo cum essent cardinales, fuerunt ordinis gubernatores, -protectores et correctores, et prius diligebant eum intime sicut -semetipsos propter ejus scientiam et sanctam vitam. Unde post longum -tempus dominus Johannes Cajetanus, qui erat papa Nicolaus tertius, -accepit eum per manum, et familiariter ducebat eum per palatium dicendo -sibi: cum tu sis homo magni consilii, non melius esset tibi et ordini -tuo quod tu esses hic nobiscum cardinalis in curia, quam sequi verba -stultorum, qui de corde suo prophetant? Respondit frater Johannes et -dixit Papae: de dignitatibus vestris non curo, quia de hoc commendatur -quilibet sanctus, ad cujus laudem cantatur: nec terrenae dignitatis -gloriam quaesivit, sed ad coelestia regna pervenit. De consilio autem -dando dico vobis quod bene sanum darem consilium si essent qui me -vellent audire; _sed in curia romana his diebus parum aliud tractatur -nisi de guerris et de tropheis et non de animarum salute_. Audiens -haec Papa ingemuit et dixit: sic sumus talibus consueti, quod omnia -quae dicimus et facimus utilia fore credamus. Cui frater Johannes -respondit: Et beatus Gregorius, sicut in dialogo legitur, de talibus -suspirasset. Post hoc dimissus frater Johannes reversus est ad heremum. -Da questo racconto risulta certo non l'innocenza di Giovanni, ma la -sua persistenza nelle opinioni gioachimitiche, non ostante che il Papa -cercasse di distiogliernelo. Si può dubitare che Giovanni abbia tenuto -un linguaggio così acre col Pontefice, ma certo quelle frasi erano in -bocca di tutti i Gioachimiti. - -[754] SALIMBENE, pag. 131. Dixit mihi frater Bartholomaeus Calarosus -de Mantua; .... dico vobis, frater Salimbene, quod frater Johannes -de Parma turbavit semetipsum et ordinem suum, quia tantae scientiae -et sanctitatis et excellentissimae vitae erat, quod curiam romanam -corrigere poterat, si credidissent sibi; sed postquam secutus est -prophetias hominum fantasticorum, vituperavit seipsum, et amicos suos -non modicum laesit. Et respondi et dixi: ita etiam et mihi videtur, et -tristor non modicum, quia intime diligebam eum; sed Joachitae dicunt: -prophetias nolite spernere .... Pag. 132: cum disset mihi frater -Johannes de Castroveri .... quod frater Johannes de Parma, quondam -generalis minister adhuc erat in credulitate sua, et ego dixissem sibi -quod si essem cum eo sperabam quod possem eum revocare ab illa, dixit -mihi: vade ergo ad eum etc. L'Affò non nega che fra Giovanni fosse -Gioachita, ma per salvare l'ortodossia di lui, mutila le dottrine -di Gioacchino, riducendole al solo capo dell'Anticristo, nella cui -imminente venuta molti padri della Chiesa fermamente credettero (pag. -130). Invece noi abbiamo già dimostrato che le dottrine dell'_Evangelo -Eterno_ non che essere foggiate dagli Almariciani, si trovano -sostanzialmente nelle opere autentiche dell'abate florense. - -[755] Secondo il Salimbene (pag. 137) le dimissioni furono spontanee, -e più d'un giorno insisterono i capitolari perchè le ritirasse, ma -persistendo il generale nel suo proposito, lo pregarono che indicasse -lui il successore. Et statim assignavit fratrem Bonaventuram de -Bagnoreto et dixit quod in ordine meliorem eo non cognoscebat: et -statim omnes consenserunt in eum et fuit electus. Non è probabile -che fra Giovanni indicasse a suo successore chi dopo eletto gli aprì -un processo. E l'Affò stesso cita un contemporaneo fra Peregrino -di Bologna, il quale (pag. 105) dice al contrario: idem Papa sibi -in secreto praecepit, quod renunciaret officio et quod nullo modo -assentiret, si ministri eum vellent in officio retinere. Et ego, -inquit, in capitulo fui mediator inter ipsum et ministros, et hoc -habui ex ore ejus. E se l'Affò non crede al racconto di fra Pellegrino, -perchè appartenente al partito di frate Elia, altri potrebbe dubitare -del Salimbene, appartenente al partito Gioachimita. Tanto più che il -racconto di Salimbene è improbabile, e non scevro di pie invenzioni -come questa che nel romitorio di Grecia, ove si ritirò fra Giovanni, -duae aves de sylva sylvestres, ad modum anseris grandis, et sub -disco suo, ubi studebat continue, fecerunt nidum ova et pullos, et -permittebant se tangi ab eo. - -[756] Per esempio la _Cronaca delle tribolazioni_ a carte 181_v_: «Ma -secondo che testifica esso frate Giovanni in questa parte molto fallì -Bonaventura, perocchè parlando e conferendo insieme con frate Giovanni -dentro in cella della predetta quistione, si concordava e mostrava -di sentire e di tenere una medesima cosa con frate Giovanni, ma nel -cospetto delli frati, ed in comune si mostrava di tenere il contrario. -E per questo frate Giovanni molto temeva frate Bonaventura». Così pure -a carte 199 _recto_ e _tergo_: «è fatto stupendo a ciascheduna mente -come presummettono di trattare iniquamente e irriverentemente tanto -e sì fatto uomo con loro infamia con scandalo e vituperio di tutto -l'ordine e confusione di tutta la religione .... venne frate Giovanni, -e fu costretto di giurare come sospetto d'eresia, e fu inquisito il -savio dalli stolti e l'antico dalli giovani ecc. E allora s'oscurò -e impallidì la sapientia e sanctità di frate Bonaventura, e la sua -mansuetudine dal maligno spirito, che il commoveva, fu voltata in -furore». Questi passi mostrano chiaramente l'irritazione del partito -intransigente contro fra Bonaventura. Contro il quale solevano addurre -una pretesa profezia di fra Jacopo della Massa, come riferisce la -stessa cronaca a pag. 186 _recto_: « .... Questo frate Jacopo da Massa -nel principio del generalato di frate Giovanni da Parma stette tre -giorni rapto fuori di sè .... A costui fu data la intelligenza delle -scripture e lo spirito della prophetia, allora lui mi disse e manifestò -una cosa molto stupenda, cioè che .... vidde un arbore molto bello -e alto, la cui radice era d'oro ed il pedale d'argento, le foglie -d'argento inorato, li frutti dell'arbore erano huomini ed erano frati -minori, e vedde frate Giovanni da Parma, il quale stava nella cima del -ramo di mezzo di quest'arbore. E venne S. Francesco ad amministrare lo -spirito della vita alli suoi frati, secondo che li era stato comandato, -ed incominciandosi da frate Giovanni da Parma li dette il calice dello -spirito della vita .... e avendolo bevuto diventò lucente come sole, -quelli pochi che divotamente tutti lo bevevono, tutti diventavano -lucidi come il sole, ma quelli, li quali lo versavano, diventavano -tenebrosi e neri e orribili a vedere e simili alli demonii .... furono -date a frate Bonaventura, unghie di ferro taglienti come rasori (pag. -190): Gesù Cristo chiamò S. Francesco e li dette una pietra focaja -molto tagliente .... e S. Francesco venne e tagliò le unghie di frate -Bonaventura, e frate Giovanni si restò nel loco suo lucente come -il sole». Questa visione, riferita anche nei _Fioretti_, ed accolta -dal Mariano e dal Wadding, è certamente una invenzione del partito -intransigente, e l'Affò ben fece a dubitarne (pag. 109 e segg.), benchè -le ragioni addotte da lui tengano poco. - -[757] Certo fra Giovanni fu accusato non solo quale capo del partito -intransigente, bensì come gioachimita e l'Affò ha ben torto di -sostenere che principalmente sul primo motivo gli fu aperto il -processo. Se non ci fosse stata la condanna dell'_Evangelo Eterno_, -e la necessità di salvare la riputazione dell'ordine, non si avrebbe -avuto il coraggio di sottoporre ad accusa un uomo come fra Giovanni. -Anche la _Cronaca delle Tribolazioni_ adduce varii capi di accusa, ma -confessa che il più grave fu quello delle opinioni gioachimite. Non -credo inutile riferire da questa cronaca inedita le accuse, riportate -pure dal Wadding e dall'Affò. Carte 148 _tergo_: «Una delle ragioni -dell'odio che molti ebbero contro Giovanni è il linguaggio severo che -teneva contro tutti, perchè i frati insegnano loro, (ai novizii) di -riservarsi le loro cose per libri, o veramente di darsi alli frati per -edificare Chiese o luoghi o per altri loro bisogni, e non annunziano -loro fedelmente come dice la regola, cioè che le distribuischino alli -poveri del secolo». Carte 170 _t_: «e li frati non sono contenti di -avere due tuniche di panno vile e di rappezzarle di sacco e d'altri -pezzi con la benedizione di Dio, ma procurano d'avere vestimenti -preziosi e delicati e duplicati e tutti quelli li quali amano li -vestimenti vili, e che predicano l'observantia regolare, li giudicano -come uomini indiscreti, e che si vogliono mostrare santi e li chiamano -hypocriti». Carte 171_r_: appena dicono l'ore loro. Carte 174_r_: -«diventano (li frati) mercanti, vendendo le cose spirituali per le -temporali, e le cose che acquistano le convertono nelli proprii usi». -Carte 175_r_: «non possono ascoltare pazientemente la verità delle -loro transgressioni; ma reputano che sia loro lecito d'inpugnare e -perseguitare tutti quelli parlano o sentono il contrario delle loro -opere». Carte 175 _t_: «tornando una volta da Roma un lettore della -nostra provincia riferiva alli frati in comune e ad alcun altro -lectore, come frate Giovanni predicando in Roma alli frati avea dicto -nel suo sermone ai frati contro ad ogni stato, e specialmente contro -alli frati tanto duramente che giammai li frati della Marca non -l'averrebbono perdonata a nessun altro frate». Carte 176 _t_: «diceva -qualmente il testamento e la Regola sono substantialmente una medesima -cosa». Carte 779 _t_: «Frate Giovanni biasimava molto quelli, li quali -addimandavano sopra la regola altre declarationi oltre al testamento, -e admonitioni di San Francesco, come coloro che revocavano in dubbio la -certezza della vera intelligenzia della Regola, e contro la obedientia -e comandamento del padre loro la storcevano al beneplacito della loro -tepida volontà; epperò portavano molestamente le sue parole e il -suo parere e sentimento; e apostata e presa la cagione di un'altra -questione perseguitarono e punirono acerbamente lui e li principali -compagni come infecti di eretica pravità .... Perocchè frate Giovanni -da Parma lui con li conpagni tenevano che l'abate Gioacchino aveano -tenuto e sentito sanctamente e cattolicamente della sancta trinità, -e dell'unità e divina essenza .... e la decretale d'Innocenzio Papa -non damnava lui, nè la sua dottrina per rispetto della sua posizione -e affermazione che lui fa di quella questione, ma riprova quello -libello che Joacchino compose contro mastro Pietro Lombardo .... però -quello libello fu dannato in quanto che era diffamatorio di maestro -Pietro Lombardo .... perocchè maestro Pietro non sentì nè tenne il -contrario di quello che tennono li sancti. Per questa seconda ragione -e cagione mossi li frati apparentemente provocorono frate Bonaventura -ad esaminare frate Giovanni e li compagni della fede e promossone -il figliuolo contro il padre, e il promosso contro il promotore e il -dilecto già discepolo contro all'amante maestro e pastore. La tertia -ragione della persecuzione fu lo scrivere di due sermoni fatti dai due -compagni di frate Giovanni. Dei quali il primo per empio e per modo -dire senza sale lodava la doctrina dell'abate Gioacchino insieme con la -persona, il secondo induceva nel suo sermone tutti li principali passi -della scriptura di Joachino, e che fanno e che sono a commendatione di -S. Francesco e della Regola e a declarazione della vita evangelica e -della sua istituzione e depravazione .... e principalmente toccava li -prelati e li più principali principalmente. Il quale libro leggiendo -frate Bonaventura si dice che sospirò e lagrimò perchè queste cose si -potevano intendere particolarmente per lui». - -[758] Salimbene non fa nessun cenno nè del processo nè della condanna, -sebbene nel passo riportato più sopra dica chiaramente che Giovanni -cadde in disgrazia dei Papi Alessandro IV e Niccolò III. Ma la _Cronaca -delle Tribolazioni_, seguita dal Mariano e dal Wadding, racconta quello -che riferiamo nel testo, nè l'Affò ne dubita. - -[759] _Cronaca delle Tribolazioni_, carte 186: «E chiamati prima li due -principali compagni di frate Giovanni, ciascuno delli quali era molto -suffitiente e molto docto nella divina scriptura, cioè frate Leonardo -e frate Giraldo li costrinsero a giurare di rispondere puramente -la verità. Carte 196 _t_: frate Giraldo era di tenace memoria e di -deserta e di pulita lingua e di acuto intelletto e dalla bocca sua -usciva un fiume d'auctorità: Carte 198_r_: come eretico condannarono -alla perpetua carcere lui e il suo compagno, il quale frate Giraldo -entrando nella carcere disse: in loco pascue ibi me collocavit, ove -stetti diciocto anni con tanto gaudio e letizia come se continuamente -avessi avute tutte le delicatezze del mondo .... vivendo come eretico e -scomunicato, e alla fine fu privato dell'ecclesiastica sepoltura sotto -la medesima penitenza vivette e morì frate Leonardo. Dopo molto tempo -Pietro dei Nubili perchè non volessi dare alii frati un trattato, il -quale avea compilato frate Giovanni, morì in carcere». Questa ultima -notizia è molto importante, perchè mostra che anche fra Giovanni avea -composto un trattato (l'Introduttorio?) sullo stile degli scritti -di Leonardo e fra Gherardo e al pari di quelli severamente proibito. -D'accordo colla _Cronaca_ il SALIMBENE, pag. 102: frater Ghirardinus -Parisius missus fuit, ut studeret pro provincia Siciliae, pro qua -receptus fuerat. Et studuit ibi IIII annos et excogitavit fatuitatem, -componendo libellum, et divulgavit stultitiam suam. De quo libello -iterum dicam, cum ad Papam Alexandrum quartum pervenero, qui ipsum -reprobavit. Et qui occasione istius libelli improperatum fuit ordini et -Parisius et alibi, ideo praedictus Ghirardinus, qui libellum fecerat, -privatus fuit lectoris officio et praedicationibus et confessionibus -audiendis et omni actu legitimo ordinis. Et quia noluit resipicere -et culpam suam humiliter recognoscere, sed perseveravit obstinatus -procaciter in pertinacia et contumacia sua, posuerunt eum fratres -minores in compedibus et in carcere, et sustentaverunt eum pane -tribulationis et aqua angustiae. Iste miser nec sic voluit resilire a -proposito obstinationis suae, permisit itaque se mori in carcere, et -privatus fuit ecclesiastica sepoltura. Sepultus in angulo horti. - -[760] SALIMBENE, pag. 131 .... Et tu similiter Joachita fuisti, cui -dixi: verum dicitis sed postquam mortuus est Fridericus, qui Imperator -jam fuit et annus millesimus ducentesimus sexagesimus est elapsus, -dimisi totaliter istam doctrinam, et dispono non credere nisi quae -videro. - -[761] WADDING, _Annales minorum_, V, 52, che segna la _Cronaca delle -Tribolazioni_, da lui citata nel nome di Chronica antiqua. Nelle note -seguenti mi varrò direttamente di questa fonte, pubblicandone per -quanto lo spazio mi consente, i brani più importanti. - -[762] _Cronaca_, carte 204 _tergo_: «Della quinta tribolazione -dell'ordine delli frati minori della quale nelle parti ultramontane -frate Pier Giovanni fu il principale che ne partecipò, come si dirà -nel subsequente capitolo — Essendo assunto al cardinalato frate -Bonaventura contro alla sua volontà per la fama della sua scienza -ed eloquentia e sanctità, li succedette nell'offizio del generalato -frate Girolamo d'Ascoli, il quale poi fu Papa Niccolao quarto, che -fu uomo assai mansueto e modesto e tardo ad ira e a fare ingiuria, -posto che fossi tepido e rimesso a promuovere li buoni. Pag. 205: A -costui .... accusato il sancto uomo di Dio frate Pier Giovanni d'Ulivo -della provincia di Provenza e della custodia di Herbona, e nativo -d'un castello chiamato Serignano, che esso frate Pier Giovanni per -audacia e temeraria presunzione haveva composto alcune quistioni piene -di temerarie novitati. La qual cosa udendo frate Girolamo generale -lo fece chiamare a sè, e li disse che li portasse quelle quistioni -che lui haveva fatte della nostra donna, il quale frate Pier Giovanni -subitamente ebbe porto, e come il generale l'hebbe letto, li comandò -che li mettessi in sul fuoco e l'ardesse. La qual cosa fatta frate -Pier Giovanni senza mutare volto con l'animo tranquillo, come se avessi -ricevuto un grande honore, rallegrandosi si lavò le mani e celebrò la -messa. La qual cosa notando alcuni di quelli, che di già per lo merito -delle sue virtù l'amarono, appostata l'ora opportuna l'addimandorono -dicendo: frate Pier Giovanni come potesti tu dire la messa così -subitamente dopo tanta ingiuria e riprensione, che ti fu facta dal -generale non ti confessando tu avanti. Ai quali quello rispose e disse: -Io ho ricevuta quella riprensione e ingiuria per grande benefizio et -honore, e però non me ne sono dolsuto nè rammaricato. Anzi me ne sono -rallegrato, che se voi pensate che per quello ardere e distruggere di -quelle quistioni l'uomo se ne debba dolere, questo è niente, perchè a -me è agevole cosa di ritrovare e riparare quelle medesime». - -[763] _Cronaca_, carte 214 «(fra Pier Giovanni) tolse un compagno, -e non chiamato nè licenziato se ne andò a frate Bonagratia generale -ministro .... E volendosi el generale spacciare di lui, e punirlo -aspramente con penitentia confusibile per la inobbedentia, la quale -avea commessa, fece radunare il capitolo spacciatamente, e frate -Giovanni propose per tema del suo parlare: spiritu oris interficient -ineptum. E poi seguitò il suo sermone con tanta efficacia e tanto -fervore di spirito, che tutti si stupirono nella virtù delle sue -parole. E tutti confusi nel cuore e nella mente, e non avendo ardire -di rispondere alle sue parole, tacettono. Ma agghiadato nel cuore -il generale non lo riprese della sua venuta, e non li dette alcuna -penitentia, e dissimulò il dispiacere il quale lui avea conceputo -contro a quello. Ma dipoi a pochi giorni, il generale infracidandosi -e consumandosi d'amaritudine si cadde in infermità e morì, e insieme -con lui morirono due principali adversari di fra Pier Giovanni». La -Cronaca non conosce nè l'accusa del capitolo nè la sentenza della -Commissione, nè la ritrattazione. Ma la condanna c'è nota dalla -risposta dello stesso Olivi ai suoi giudici pubblicata dal Duplessis -(D'ARGENTRÉ, _Collectio judiciorum_ I, 226). Il principio di questo -documento è il seguente: Reverendis in Christo fratribus fratri Arloto -de Prato, fratri Richardo de Mediavilla, fratri Drocho, fratri Joanni -Valensii, fratri Symoni sacrae theologiae doctoribus; fratri Aegidio -de Baysi, fratri Joanni de Murro, Bachalariis domus Parisiensis, -homuncius peccator vilissimus dictus frater Petrus Joannes Olivi, eam -reverentiae plenitudinem, quam decet Magistros et Patres tantos ac -tales etc. Quello di cui si duole principalmente l'Olivi è che sieno -state condannate le sue opinioni quaedam vero haeretica, quaedam in -fide dubia, quaedam nostro ordini periculosa, quaedam nescia, quaedam -praesumptuosa; nel mentre l'autore non fu ammesso a discolparsi, e -neanco venne interrogato. Miror satis quomodo tum rigidus processus -contra me actus, et quomodo tam solemnis tamque inusitata sententia, -tamque diffamatoria per viros tam solemne est data, me super his omnino -irrequisito. La formola di ritrattazione è riportata dal Wadding, -V, 122. Ego frater Petrus Joannes consentio in verba magistrorum -nostrorum, quae continentur in litteris sigillorum septem, qui Patres -ad praeceptum venerabilis Patris fratris Bonagratiae, tunc generalis -ministri, requisiti per obedientiam responderunt. Quel _tunc_ mostra -che la sottomissione ebbe luogo dopo la morte del generale, avvenuta -nel 1283. - -[764] _Cronaca_, carte 222-23: «Esso fu chiamato dal generale a Parigi, -che dovessi rispondere alle cose proposte contro a lui davanti alli -maestri e alli altri frati quivi congregati. Alle quali cose lui -rispose tanto saviamente e pienamente e abbondantemente, che tutti li -circostanti se ne meravigliarono e stupirono e confessorono che vera e -cattolica era la sua posizione, e assertione delli predicti articoli, -e nessuno di quelli, che l'accusarono, fu ardito di dire una parola -contro a quello». - -[765] _Cronaca_, carte 213: «Per la qual cosa si voltarono a -perseguitare li germogli e figlioli delli suoi razzi, e tutti li -giovani, che si sforzavano di conformarsi alli suoi costumi e alla -sua dottrina, con maligne inquisitione e perplesse e intrincate -examinationi, come se fossero morti nell'eretica pravità, li -incidevano col coltello dell'iniqua lingua diffamandoli, gittandoli e -nascondendoli nelle fosse e sepolture, nelle fosse delle loro carceri e -prigioni, e temendo li razzi delle loro chiarissime ragioni, infiammate -del calore di charità del sole padre loro, cioè frate Pier Giovanni, e -non potendo sostenere la sua presenzia, non avevono ardire di fare di -lui inquisitione». - -[766] Anche quest'altra dichiarazione fu pubblicata dal WADDING, V, -p. 299: Ego frater Petrus Joannes dico et profiteor, fratres minores -non teneri ad aliquem usum pauperem neque ad aliam vivendi modum ultra -contentum in declaratione Regulae facta a domino Nicholao III etc. - -[767] Il WADDING, V, 378, ci conserva le ultime parole dell'Ulivi. - -[768] Il Daunou nell'articolo sull'Olivi (_Hist. litt._, XXI, 44) -parla d'un codice di Santa Croce, che conterrebbe l'_Esposizione -dell'Apocalisse_. Ma il Bandini non cita se non due soli codici -riferentisi all'Olivi, il primo (pluteo X dextr. cod. IV) contiene -l'esposizione di Matteo fino a carte 197, e da carte 110 l'esposizione -dell'evangelo di Luca. È notevole che in fondo al codice si legge una -nota di mano di fra Tedaldo, la quale ricorda le postille di fra Pietro -su Isaja, Ezechiele, le Sentenze, Geremia; ma non fa cenno alcuno del -_Commento all'Apocalisse_. Il secondo codice (plut. XXXI, sin. cod. -III) contiene parecchi opuscoli sulla povertà, e tra gli altri alcuni -di Pier Giovanni. Eccone l'indice: - -Utrum sit melius aliquid facere ex voto, quam illud idem sine voto -(carte 131). Utrum vovere alteri homini obedientiam; Utrum appellare -ab inferiori (imperfecta et incompleta) (c. 132). Quod trium votorum, -castitatis, paupertatis et obedientiae sit perfectius (132). Utrum -Papa possit in omni voto dispensare (134). Utrum romano pontifici sit -in fide et moribus ab omnibus obedire (139). Item sine argumento, an -promittere alteri obedientiam in omnibus universaliter sit evangelicae -perfectionis (140). Expositio regulae sancti Francisci (141). Quaeritur -an status altissimae paupertatis sit simpliciter melior omni statu -divitiarum (142). Ad oppositum quaestionis arguitur. Quaestio est -pulchra. (162). Videtur quod status habens aliquid in commune sit -melior (164). Quaestio an usus pauper includatur in consilio seu votu -paupertatis (170). Utrum professoribus paupertatis evangelicae usus -pecuniae sit totaliter interdictus (172). Quaeritur utrum praedicti -pauperes teneantur vilissimis vestibus indui (174). Utrum Episcopi -et Praelati, qui ad perfectionem evangelicam sunt ex voto adstricti -teneantur ad pauperem usum (176). Utrum liceat professoribus evangelici -aliquid repetere per se vel per alium (177). Utrum liceat professoribus -evangelicis debita contrahere quacunque ex causa (178). Utrum ei liceat -annualia convivia, seu pietantias recipere, seu procurare (178). Utrum -virginitas, vel castitas, abstrahens ab omni concubitu, sit simpliciter -melior matrimonio (178). Utrum votum vitandi suspectum consortium, -vel colloquium includatur in voto evangelico (181). Utrum Religiosus -vovens ea, quae non obsunt observantiae regulare, teneatur votum illud -adimplere (182). Utrum sit conveniens ad professionem religionis, vel -solemnis voti castitatis multos recipi (182). Utrum vovens ingredi -Religionem si ducat uxorem, peccat semper mortaliter petendo debitum -(182). De antiqui hostis versutia contra statum evangelicae paupertatis -seraphici viri Francisci multiformi (183). Utrum perfectio evangelicae -paupertatis possit ad talem modum vivendi reduci, quod sufficienter -vivat de possessionibus et contradicitur a Papa vel Patribus (189). -Responsio Petri Joannis in Capitulo generali quando fuit requisitus -quid de usu paupere sentiret (204). De obitu dicti fratris Petri -Joannis et quid receptis sacramentis dixit quando et ubi recepit -scientiam suam, et quid senserit de usu paupere (206). Articuli -abstracti descriptis tuis ab aemulis et impugnatoribus (206). Item -tractatus ejus de usu paupere in fine quinti capitulo (206). Quaestio -pulchra seu tractatus ejusdem de vita activa et contemplativa (206). - -[769] Nella professione di fede al letto di morte diceva l'Olivi -(WADDING, V, 378): dico abdicationem omnis juris, seu jurisdictionis -temporalis et pauperem rerum usum de substantia vitae nostrae -evangelicae; pauperem vero usum hunc ita explico: ut omnibus -consideratis censeatur potius pauper quam dives, seu declinet potius ad -paupertatem quam opulentiam. Si vede in questa formola, che pare tanto -logica, l'imbarazzo di definire il limite, al di là del quale l'uso -cessa di essere povero. - -[770] I giudici del 1282 condannano la sentenza dell'Olivi (D'ARG., I, -pag. 231): quod usus pauper rerum, prout in se includit necessitatem, -quae dicit indigentiam manifeste existentem, vel de proximo imminentem -et talem quod debitus status corporis, vel personae Deo servientis, -nisi sibi succurratur, stare non potest, includitur in voto evangelicae -paupertatis. Cfr. _Cronaca delle Tribolazioni_, carte 224 _tergo_: -«provava e affermava che la renunziazione d'ogni giurisdizione e l'uso -povero era della sostanza della vita apostolica, e della professione -della regola di S. Francesco, e chiamava l'uso povero tale uso, il -quale, pensate tutte le circostanzie, vistamente si può chiamare -più povero che ricco, non quello il quale induce estrema necessità -delle cose da vivere, per il quale lo stato della nostra religione -diventa pericoloso, nè quello il quale esclude le cose necessarie alla -vita, e l'uso delle cose, cioè massaritie, ad usare per esecutione -delli uffizii dello stato loro; perocchè li frati non debbono avere -l'uso di tutte le cose, nè a nessuna superfluità ricchezze o pompe o -abbundantia, che diminuisce la povertà, o veramente a tesaurizare, -o per animo di vendere o dare ad altri o alienare, nè sotto spetie -di provvedersi per il tempo futuro nè per altra cagione. Anzi debba -apparire ed essere in loro quanto al dominio la espropriazione per ogni -modo e nell'uso la necessità». - -[771] _Cronaca_, carte 226 «epperò diceva esso frate Giovanni che li -notabili eccessi delli luoghi e delli hedifitii quanto alla preziosità -della materia e alla curiosità della forma, pulitezza e bellezza e -quanto alla qualità e sumptuosità e spese e quanto alle molte maniere -delli acolti e procuratori che inducono e che richiedono per li -edifizii, diceva che era impurità pericolosa». Vedi in WADDING, V, pag. -379. Dico quarto, notabiles excessus in aedificiis quoad materiam et -curiositatem, pro quibus construendis multiplices et importuni fiunt -quaestus, periculosos esse .... Idemque censendum est de iis, qui -procurant suis monasteriis annuos redditus et determinatas vel statutas -sub singulis annis provisiones, praevenientes nimia sollicitudine omnes -necessitates. - -[772] _Cronaca_, carte 227 «e similmente litigare e piatire per -jurisdictione delle sepolture o delli funerali o per qualunque cosa -temporale diceva esser notabile impurità .... et che fare questo per -persone seculari instigandole e conducendole a questo, pagando le -spese, e consigliandosi per questo modo, il quale noi vediamo che si -fa da molti, non solamente è impurità, ma è una frauda nascosta della -Regola». WADDING, loc. cit.: litigare vel causas movere coram judicibus -circa funeralia aut legata pia nobis relicta impuritas est maxima -contra Regulam; neque obstat quod per seculares seu fratrum amicos -fiant. - -[773] _Cronaca_, carte 228 _tergo_ «Predicava ancora e diceva che li -apostoli e li episcopi, li quali hanno professato la vita apostolica, -come li apostoli quanto che per vigore del voto evangelico e della -professione evangelica sono tenuti di osservare l'uso povero». Cfr. -Wadding, loc. cit. Dico octavo quod viri apostolici, seu nostri -fratres, qui evangelicam vitam se gloriantur profiteri, debent etiam -in superioribus gradibus dignitatum, seu Episcopatuum constituti, -quantum eorum status permittit, quod Domino voverunt, observare. Cfr. -D'ARG., I, 232, ove l'Olivi rispondendo ai suoi giudici concede quod -non tenentur ad usum pauperem in illis, in quibus usus pauper impediret -eorum officium debitum. - -[774] _Sexti Decret. De verb. signif._, cap. 3. Insuper nec utensilia -nec alia praeter eorum usum ad necessitatem et officiorum sui status -executionem, non enim omnium rerum usura habere debent, ut dictum est, -ad ullam superfluitatem divitias, seu copiam quae deroget paupertati -etc. - -[775] L'ampia professione di fede cattolica riportata dal Wadding loc. -cit., non impediva all'Olivi di sostenere che ei si sentiva obbligato -di non credere nisi solo Romano Pontifici aut Concilio generali, nisi -quantum ratio vel auctoritas Sacrae Scripturae vel fidei Catholicae per -seipsam me cogit ut credam. Cfr. la _Cronaca_ carte 230 .... «credere -al Romano Pontefice o veramente al Concilio generale se non quanto la -ragione e l'autorità della sacra scriptura o della cattolica fede per -sè medesima diffinisce». - -[776] Che l'Olivi appartenesse al partito creatore della letteratura -pseudo profetica lo mostra la _Cronaca delle Tribolazioni_, a c. 208: -«perocchè l'abate Gioacchino profetò di lui e mostrò che quello era -stato profetato dalli antichi e dalli altri, e tutta la prima parte -della profezia di Cirillo heremita, la quale esso abate Gioacchino -magnifica grandemente, principalmente tocca Pier Giovanni, il loco -della sua natività, l'ordine nel quale doveva entrare, e tutte le -persecuzioni le quali lui doveva avere lui e i suoi seguaci». A c. -209: «la Sibilla Eritrea li prophetò mille anni avanti al advenimento -di Christo intanto che la simplicità e la innocentia di S. Piero del -Murrone, e la renunziazione del Papato, ed il loco della seductione -(1294) e le persone seducenti, e profeti, e scrisse chiaramente, e così -ancora piacque acio che fussino profetati li singolari fatti di Pier -Giovanni.» - -[777] Dagli estratti dell'_Apocalisse_ in BALUZE, ediz. Mansi, II, -267 a: Quidam ex pluribus, quae Joachim de Friderico secundo et ejus -semine scribit, et ex quibusdam, quae beatus Franciscus secrete fratri -Leoni et quibusdam aliis sociis suis revelasse fertur, opinantur quod -Fredericus praefatus cum suo semine sit respectu hujus temporis quasi -caput occisum, et quod tempore mistici Antichristi ita reviviscat in -aliquo de semine ejus, ut non solum Romanum imperium, sed etiam Francis -ab ipso devictis obtineat regnum Francorum, quinque caeteris Regibus -Christianorum sibi cohaerentibus. - -[778] BALUZE, pag. 261 (cfr. _Direct. inquis._, pag. 268). Igitur -commemorato est adhuc notandum a quo tempore debeat sumi initium -hujus sextae apertionis. Videtur enim quibusdam quod ab initio -ordinis et regula sancti patris praefati; alii vero quod a solemni -revelatione tertii status generalis, continentis sextum et septimum -statum Ecclesiae, facta abbati Joachim et forte quibusdam aliis sibi -contemporaneis; alii vero quod ab exterminio Babylonis et Ecclesiae -carnalis per decem cornua bestiae, id est per decem Reges fiendo; -alii vero quod a suscitatione spiritus seu quorundam ad spiritum -Christi et Francisci, tempore quo ejus regula est a pluribus nequiter -et sophistice impugnanda et condemnanda ab Ecclesia carnalium et -superborum, sicut Christus condemnatus fuit a Synagoga reprobe -iudaeorum. Hoc enim oportet praeire temporale exterminium Ecclesiae, -sicut illud praeivit exterminium Synagogae. - -[779] BALUZE, pag. 263 a (_Direct._, V). Hic ergo angelus est -Franciscus, evangelicae vitae et regulae sexto et septimo tempore -propagandae et magnificandae renovator, et summus post Christum et ejus -matrem observator .... Audivi etiam a viro spirituali valde fide digno, -et fratri Leoni confessori et socio beati Francisci valde familiari -quoddam huic scripturae consonum, quod nec assero, neque scio, nec -censeo esse asserendum, scilicet quod tam per verba fratris Leonis quam -per propriam revelationem sibi factam perceperat quod beatus Franciscus -in illa pressura tentationis Babylonicae, in qua ejus status et regula -quasi instar Christi crucifigetur, resurget gloriosus; ut sicut in vita -et in crucis stigmatibus est Christo singulariter assimilatus, sic et -in resurrectione Christo assimiletur necessaria tunc suis discipulis -confirmandis et informandis. - -[780] BALUZE, pag. 258 (_Direct._, I). Primus status proprie coepit -a Spiritus Sancti missione, licet alio modo coeperit a Christi -praedicatione. Secundus vero proprie caepit a persecutione Ecclesiae -facta sub Nerone Imperatore, quamvis alio modo coeperit a Stephani -lapidatione vel Christi passione. Tertius vero coepit a tempore -Constantini Imperatoris ad fidem Christi conversi, seu a tempore -Silvestri Papae, seu Concilii Nicaeni contra Arrianorum haeresim -celebrati. Quartus vero proprie coepit a tempore magni Antonii -anachoretae, seu a tempore Pauli primi eremitae, vel secundum Joachim -a tempore Justiniani Augusti, de quo infra in decimo notabili amplius -tangetur. Quintus vero proprie coepit a tempore Karoli Magni. Sextus -vero aliqualiter coepit a tempore beati viri patri nostri Francisci. -Plenius tamen debet incipere a damnatione Babylonis meretricis magnae, -quando praefatus angelus Christi signo signabit per suos futuram -militiam Christi. Septimus autem uno modo inchoat ab interfectione -illius Antichristi, qui dicet se Deum et Messiam Judaeorum, alio modo -inchoat ab initio extremi judicii omnium reproborum et electorum. - -[781] BALUZE, pag. 260 b. Sicut enim in primo statu saeculi ante -Christum studium fuit patribus enarrare magna opera Domini inchoata ab -origine mundi, in secundo vero statu a Christo usque ad tertium statum -cura fuit filiis quaerere sapientiam mysticarum rerum et mysteria -occulta a generationibus saeculorum, sic in tertio nil restat nisi -ut psallamus et jubilemus Deo, laudantes ejus opera magna, et ejus -multiformem sapientiam et bonitatem in suis operibus et scripturarum -sermonibus clare manifestatam. Sicut enim in primo tempore exhibuit se -Deus pater ut terribilem et metuendum, nude tunc claruit ejus timor, -sic in secundo exhibuit se Deus filius ut magistrum et revelatorem; et -ut verbum expressissimum sapientiae sui patris. Ergo in tertio tempore -spiritus sanctus exhibebit se ut flammam et fornacem divini amoris etc. - -[782] BALUZE, pag. 258 b. Septimum est quare sextus status describitur -ut notabiliter praeeminens quinque primis, et sicut finis priorum, -et tanquam initium novi saeculi, evacuans quoddam vetus saeculum, -sicut status Christi evacuavit vetus testamentum et vetustatem humani -generis. Cfr. pag. 260 a: Sicut etiam in sexta aetate rejecto carnali -judaismo et vetustate prioris saeculi venit novus homo Christus cum -nova lege vita et cruce, sic in sexto statu, rejecta carnali Ecclesia -et vetustate prioris saeculi, renovabitur Christi lex et vita et crux. -Propter quod in ejus primo initio Franciscus apparuit Christi plagis -characterizatus et Christo totus concrucifixus et configuratus. - -[783] Pag. 261 a: Secunda ratio est, quia uterque illorum substitutus -est alteri. Nam sicut gloria, quae fuerat Synagogae parata et -Pontificibus suis, si in Christum credidissent, translata fuit ad -primitivam Ecclesiam et ad pastores ejus, sic etiam gloria parata -finali Ecclesiae quinti status transferetur, propter ejus adulteria, -ad electos sexti status. Unde et in hoc libro vocatur Babylon meretrix -circa initium sexti status damnanda. Pag. 263 a: Tunc enim totus status -Ecclesiae in praelatis et plebibus et religiosis funditus subvertetur, -praeter id quod in paucis electis remanebit occulte. - -[784] BALUZE, pag. 263 b: Ex praedictis autem patent aliquae rationes -quare ante exterminium novae Babilonis sit evangelica vita veritas a -reprobis solemniter impugnanda et condemnanda, e contra a spiritalibus -suscitandis ferventius defendenda et observanda. Pag. 264. Nunc fere -omnes clerici et regulares possidentes aliquid in communi videntur -minus bene sentire de evangelica abrenuntiatione. - -[785] BALUZE, pag. 262 a: Si quaeras quare Franciscus cum primis -sui ordinis sociis non fuit personaliter in initio tertio et quarto -.... dicendum quod ad hoc potest octuplex ratio dari. Prima est -generalis, non enim oportet nec congruit quod posteriora prioribus suis -correspondentibus in omnibus conformentur etc. - -[786] BALUZE, pag. 263 a. Est enim tunc nova Babylon sic judicanda -sicut fuit carnalis Hierusalem, quia Christum Dominum crucifixit. Che -cosa s'intenda per la nova Babilonia nessun può ignorare. L'Olivi dice -ben chiaro: Potestas enim Papae et multitudo plebium sibi obediens et -favor ipsius est quasi magnus fluvius Eufrates impediens transitum. - -[787] _Liber sententiarum inquis. tholos._, pag. 326: Dixit tamen quod -audivit ab aliquibus fratribus minoribus de illis vocatis spiritualibus -de Narbona et ita fore credidit quod ordo fratrum minorum debebat -dividi in tres partes, scilicet in communitate ordinis, quae vult -habere granaria et cellaria, et in fratissellis et fratribus, qui -sunt in Sicilia sub fratre Henrico de Ceva, et fratribus vocatis -spiritualibus vel pauperibus et etiam beguinis. Et dicebant quod prime -due partes, quia non observant regulam beati Francisci debebant cadere -et cassari, set tercia pars quia observabat regulam evangelicam debebat -remanere usque ad finem mundi, licet pateretur multas persecutiones, -sicut dicunt fuisse revelatum beato Francisco, et probabant quod dicta -tertia pars usque ad finem mundi debebat durare vel in multis vel in -paucis, quia Evangelium Christi durabit usque ad finem mundi, et regula -beati Francisci est regula evangelica. La separazione dei fraticelli -sotto Enrico di Ceva accadde nel 1318 (WADDING, VI, 312), ma è ben -certo che la formazione di questi partiti risale per lo meno al tempo -in cui gl'intransigenti per la prima volta tentarono di separarsi -dall'ordine per costituirne un altro, che prese il nome dal papa -Celestino V. Infatti a codesto movimento di separazione Pier Giovanni -e i suoi aderenti non presero parte, perchè essi volevano che tutto -l'ordine, anzi tutta la cristianità si convertisse alla loro fede; -talchè anche allora dai Celestini, come più tardi dai Fraticelli, si -distinsero gli Spirituali. Non occorre spiegare perchè prendessero -codesto nome i seguaci dell'Olivi, che credevano fermamente nel regno -avvenire dello Spirito Santo. - -[788] _Cronaca delle Tribolazioni_, carte 249: «In questo mezzo essendo -frate Pietro detto Murrone fatto Papa, piacque al generale e a tutti li -principali frati .... principalmente a frate Currado d'Offida, a frate -Pietro da Montecchio, a frate Jacopo da Todi, a frate Tommaso da Trevi, -a frate Currado da Spoleto, e a tutti quegli altri, li quali amarono -la regola, che frate Pietro da Macerata ed il compagno (fra Liberato) -fossino mandati al sommo Pontefice. Perocchè quelli erano stati suoi -familiari avanti al papato». Carte 251: «absolvette frate Liberato e il -compagnio da ciascheduna obbedentia delli frati, e lo comandò .... che -non si chiamassino frati minori, ma frati di Papa Celestino o poveri -heremiti». Carte 252_r_: «rinunziando Papa Celestino l'offizio del -papato parve a quelli frati di dare luogo all'ira ed al furore; detti -frati per maggior pace e salute se ne andarono a luoghi (lontani?)». - -[789] _Cronaca_, carte 262: «Ingannato il Papa (Bonifazio) colle loro -bugie consentì alla loro perversa petizione e fecie fare littere -nelle quali fece esecutori della loro punizione tre prelati cioè -messer Pietro patriarca di Costantinopoli e l'archiepiscopo di Atene, -e l'archiepiscopo di Patrasso. Il patriarca stava allora a Vinegia». -Carte 267_r_: «Subitamente che frate Consalvo sentì che frate Liberato -con li suoi compagni erano tornati, e che stavano in certi eremitori -nelle parti della Puglia, esso generale li armò delle littere della -sedia apostolica e se ne andò al Re di Sicilia .... e fu chiamato fra -Tommaso d'Aversa inquisitore». Carte 267_v_: «(fuggì fra Liberato) e -molti mesi giacque non cognosciuto da alcuna persona nel loco delli -Armeni di Viterbo, e doppo due anni si morì nel loco di S. Angelo della -Vena». - -[790] _Cronaca_, c. 237: «Questa quinta tribolazione ebbe un altro -principio nella provincia della Marca Anconitana pigliandola al tempo -del Concilio generale facto a Lione da Papa Gregorio X». Carte 237_v_: -«alcuni frati dicevano che rivorrebbero le possessioni e le rendite -per observare la obedientia e il comandamento del sommo Pontefice, -e li decreti del Concilio, costoro rispondevano che farebbono il -contrario». Carte 238_v_: «Tre frati cioè frate Iramondo, frate Tommaso -da Tolentino e frate Pietro da Macerata confermavano la loro opinione -con ragioni e auctorità e ardentemente la difendevano dicendo, che -nè la Chiesa nè il Papa non farebbono mai questa cosa, come cosa la -quale non solamente era inconveniente e che conduceva all'apostasia -e che non cadeva sotto potestà del sommo Pontefice e però non li era -possibile» Carte 239: «Uno frate savio, che avea nome frate Beniamino, -par che componesse la quistione, la quale cessò dopo tre anni della -loro penitentia. Ma rimasono l'una parte e l'altra nella coscienza -discordante di studii diversi e di desiderî contrari, perocchè quelli -della maggior parte reputavano lo stato e il vigore ed il mantenimento -in edificare luoghi nel mezzo delle città e delli castelli per -attrarre a loro li populi, e in procurare le sepolture, in ricevere -testamenti e legati, e in multiplicare libri scuole e scuolari e in -inpetrare privilegi e simili cose. Ma quelli altri sentivano tutto -il contrario delle predecte cose». Carte 242: «furono messi di nuovo -in carcere come eretici e privati della confessione e delli altri -sacramenti e alla fine della sepoltura ecclesiastica». Carte 244 _v_: -«Morendosi il generale ministro Matteo Acquispartano, successe a lui -frate Raimondo di Gauffredo della provincia di Provenza (WADDING, V, -210), uomo mansueto, pietoso .... che radunato il Capitolo della Marca -chiese conto della sentenza pronunziata contro alcuni frati, e saputo -li scarcerò e li mandò al re Ayecon d'Herminia (Armenia)». Carte 246 -_r_: «I frati erano frate Agniolo, frate Tommaso da Tolentino (morto -martire), frate Marco da Monte Lupone, frate Pietro di Macerata e un -altro frate Pietro». Questi fatti successero nel 1289-90. Vedi WADDING, -V, pag. 211, 236. - -[791] DANTE, _Parad._, XII, 124. - - Ma non fia da Casal, né d'Acquasparta, - Là onde vengon tali alla scrittura, - Ch'uno la fugge e l'altro la coarta. - -Di Ubertino da Casale, lo scolare di Pier Giovanni Olivi, diremo più -giù. Dante condanna i due opposti partiti i conventuali, rappresentati -dal generale Matteo d'Acquasparta, e gli spirituali rappresentati da -Ubertino. A Matteo successe Gaufrido nominato il 1289 (WADDING, V, 210) -e rimosso da Bonifacio VIII nel 1295 (op. cit., 338). - -[792] _Cronaca_, carte 218: «Nientedimeno ebbe victoria la protervia e -la voluntà delli persequitori, e condannorono la sua dottrina insieme -con la persona, disotterrorono e scavorono li suoi ossi, e furiosamente -e con gran contumelia destrussono il suo sepolcro e li segni della sua -santità e li segni delle divotioni a lui offerti, e con tutte le forze -spensono le operazioni dello spirito nelli fedeli». - -[793] _Cronaca_, carte 233: «Di poi quel sancto uomo di singolare -perfectione, cioè frate Pontio di Buontungato, potente in opere e -in parole .... perchè non volse dare ad ardere alcuni tractati, li -quali aveva fatti il sancto uomo frate Pier Giovanni, lo tractorono -tanto crudelmente e spietatamente, che la impietà della crudeltà, -la quale li fu facta, turba et empie d'amaritudine li animi delli -auditori. Lo rinchiusono in una carcere strettissima oscurissima e -putridissima, ligato colli ferri alli piedi, ficcando un ceppo nel -muro ed appiccandoci una catena ligata alli ferri, che haveva in piè, -e tanto lo ristringono et opprimono che non poteva andare un poco pure -alla necessità della natura se non dove sedeva, e non poteva se non -sedere, e aggravato dal peso del ferro e della strettezza della carcere -sopra la terra nuda, la quale era lotosa e fetente per l'orina e per -lo sterco, il quale li stava socto, e così sedeva nel brutto fango, e -li gettavano stretto pane e breve acqua voltando la faccia quelli, li -quali erano più crudeli che le bestie e più velenosi che li serpenti, -non mostrando mai a quello huomo, il quale cognoscevano bene che era -veramente sancto, alcuno obsequio nè alcuna humanitade, nè per opere -nè per parole insino alla morte sua, e alla fine essendo infermato -giaceva inchinato sotto il peso del ferro, e nel puzzo dello sterco e -dell'orina, lieto nell'animo e acceso del fuoco di carità e referendo -a Dio infinite grazie, rendette lo spirito a Jesu Christo, lassando -a tutti esempi e forma di fortitudine insuperabile e di patientia -imperturbabile». Il Wadding, che riproduce (V, 380) molto laconicamente -questo racconto, mette la morte di fra Ponzio nel 1297, poco dopo la -morte dell'Olivi. Oltre a frate Ponzio furono incarcerati altri frati -(come dice la _Cronaca_, a c. 233, e ripete il Wadding): frate Giovanni -da Valle, frate Giovanni da Quiliano, frate Francesco di Lionetto, -frate Raimondo di Auriolo, frate Giovanni del Primo e molti altri. - -[794] Queste notizie il Wadding raccolse dall'opera stessa di Ubertino, -_Annales_, V, 417-18. - -[795] _Cronaca_, c. 297: «Questo frate Ubertino habitando sul Monte -della Vernia della provincia di Toscana tutto devoto a S. Francesco, -fedele testimonio della prima ed ultima perfezione regolare, sincero -e fervente predicatore dell'evangelica verità infiammò e destò per -esempio della vita e per virtù della sua parola molti nella religione -e specialmente nella provincia della Marca e della Valle e di Toscana -alla pura e fedele observantia della promessa perfectione, e per la -vera charità, lassando lui stare la sua quiete, la quale lui haveva -in Gesù Christo, attendendo solamente a Dio e alle cose celestiali, e -assentendo al consiglio delle sancte persone per potere favorire li -frati e le persone spirituali, li quali pativono dalli frati molte -tribolazioni nella provincia di Toscana e della Valle di Spoleto, e -si mise scientemente a molti pericoli, e si dette a molte fatiche. -Imperocchè fu infamato a Papa Benedetto undecimo ed acusato di molte -cose dalli suoi adversari, e fu citato dal Papa e chiamato a Roma -a loro instantia, ma per lo ajuto di Gesù Cristo fu liberato per -mirabile modo da tutte le calunnie. Ma pochi giorni doppo mandando -li Peruggini solenni ambasciatori al predetto Papa, imposono a questi -ambasciatori che addimandissino al S. P. due cose principali, la prima -di restituirli il lume della loro direzione cioè frate Ubertino, il -quale aveva inluminata e singularmente tirata a Dio tutta la loro -città, la seconda cosa fu che offerendo al Papa come a padre e signore -liberamente tutta loro città e tutte le loro persone, e che li dovesse -piacere di venire a stare senza dimora insieme con li suoi fratelli -cardinali, allora il sommo pontefice sorridendo rispose: voi avete -messo frate Ubertino avanti a noi». - -[796] Delle apologie, che Ubertino fece di Pier Giovanni, oltre -al sunto che ne riporta il Wadding, V, 380, 390 abbiamo alcuni -frammenti negli _Articuli Probationum contra fratrem Ubertinum de -Casali inductarum a frate Bonagratia_ pubblicati dal Baluze, ediz. -Mansi, II, 276. Riproduco questi passi. Pag. 276: Malignissime et -impiissime dicunt quod frater P. Johannis in scriptis et in postilla, -quam scripsit super _Apocalipsim_, vocat romanam ecclesiam meretricem -magnam, et alia multa in ecclesie vituperium dogmatizet. Hoc enim est -mendacissimum. Pag. 277: abdicatio proprietatis et dominii et omnis -juris et jurisdictionis temporalis, tam in speciali quam in communi, et -usus pauper omnium rerum nobilium est lampas nostrae fidei. - -[797] Il Wadding, VI, pag. 168, pubblica la lettera di Clemente V -dilecto filio generali ministro, caeterisque fratribus tum praelatis -quam subditis ordinis minorum, nella quale dice di aver chiamato ad -inquirendum de propositis veritatem oltre al ministro generale, altri -ben noti, videlicet dilectos filios fratres Raymundum Gaufridi .... -olim generalem ministrum, Raymundum de Giniaco, dudum provinciae -Aragoniae provincialem ministrum, Guillelmum de Cornelione custodem -Arelatensem, Guidonem de Levis, Ubertinum de Casali, Bartholomeum -Siccardi, Guillelmum de Agantico, Petrum Rajmondi, Petrum Malodii. -E codesti frati ab omni obedientia et jurisdictione vestra, filii -minister, et praelati ac successorum vestrorum prorsus eximimus durante -negotio supradicto. - -[798] Nella bolla _Exivi de paradiso_ (CLEMENTINARUM, lib. V, tit. -XI) Clemente espone così la questione insorta tra i frati, e che egli -risolve in favore del partito degli spirituali: Quibusdam ex ipsis -credentibus et dicentibus, quod sicut quoad dominium rerum habent ex -voto abdicationem arctissimam, ita ipsis quoad usum arctitudo maxima -et exilitas est indicta; aliis in contrarium asserentibus, quod ex -professione sua ad nullum usum pauperem, qui non exprimatur in regula -obligantur, licet teneantur ad usum moderatum temperantiae, sicut et -magis ex condecenti quam caeteri Christiani. - -[799] CLEM., lib. I, tit. I .... ipsum Dei verbi non solum affigi -cruci et in ea mori voluit, sed etiam emisso jam spirito perforari -lancea sustinuit latus suum .... Porro doctrinam omnem seu positionem -asserentem aut vertentem in dubium, quod substantia animae rationalis -seu intellectivae vere ac per se humani non sit forma, velut erroneam -ac veritati catholicae inimicam fidei praedicto sacro approbante -concilio reprobamus .... opinionem secundam, quae dicit tam parvulis -quam adultis conferri in baptismo informantem gratiam et virtutes -tamquam probabiliorem .... sacro approbante Concilio duximus eligenda. -Che queste tre proposizioni si riferiscano a Pier Giovanni non è -dubbio. Per il colpo di lancia lo confessa il Wadding stesso (VI, 386); -per gli altri due basterà citare lo scritto stesso dell'Olivi riportato -dal Duplessis (_Collectio_, I, pag. 232): Quod anima intellectualis -non informat corpus sed tantum per sensitivam, pag. 231. Quod virtutes -non dentur parvulis in baptismo: De hoc, sicut jam dixi, nihil est in -scriptis meis, nihil etiam unquam asserui. Sed quod ex necessitate ad -eorum salvationem hoc fieri non oporteat, aut communiter hoc non fiat, -dixi ante tempora Fr. Hieronymi esse opinionem profundo et solemni -scrutinio discutiendam, et non temerarie tanquam haereticam a quolibet -reprobandam. - -[800] Così si esprime Clemente nella bolla _Exivi_: declarando dicimus -quod fratres minores ex professione suae regulae specialiter obligantur -ad arctos usus seu pauperes, qui in ipsorum regula continentur -.... Dicere autem quod hereticum sit tenere usum pauperem includi -vel non includi sub voto evangelicae paupertatis praesumptuosum et -temerarium judicamus. Di questa dichiarazione scrive la _Cronaca delle -Tribolazioni_, carte 307-8 «fu facta la quarta declaratione papale, -la quale è in fra le altre come un'aquila volante tanto s'appressa -all'intenzione di S. Francesco, la substantia della quale la trassono -li Episcopi e li maestri di quelle cose, che frate Ubertino proponeva -per se e per li compagni». Quanta parte abbia avuta in codesta -decisione frate Ubertino, lo dice con viva compiacenza la _Cronaca_, -carte 298: «Ma perchè frate Ubertino dovea sostenere le insidie li -empiti e li assalti della sesta battaglia, però Dio li dette l'uscio -aperto delle sacre scripture, ed il chiaro e sottile ingegno della -intelligentia, e lo riempiè dell'acqua della sapientia del salvatore -Christo Jesu, intanto sparivano e mancavano dalla faccia sua le ragioni -delli adversarii, come le tenebre dalla faccia dello inradiante sole. -E questo fu manifesto a tutti avanti e dopo il Concilio, perchè uno -solo delli electi delli trentamila vinse fortemente la schiera delli -adversari e roppe le reti delli loro sophismi, come se fussino teli di -ragnia». - -[801] WADDING, VI, pag. 313. - -[802] _Cronaca delle Tribolazioni_, carte 300: «Per la quale cosa il -Papa non volse che havessi alcuno vigore cosa, che si proponesse in -juditio per parte del generale o veramente dell'ordine contro frate -Ubertino e li suoi compagni. E per questo arrabbiandosi molto più -li frati adversarii delli umili poveri di Gesu Christo, predicavano -e dicevano che era sacrifizio mattutino e vespertino offenderli e -perseguitarli come destructori e diffamatori dell'ordine, e questo -perchè essi humili figlioli della obbedientia e zelatori della -verità li aveano detta la verità, la quale conveniva loro dire per -l'ordine. E intanto si erono questi persequitori inanimiti contro alli -persequitati, che uno di loro non si vergognò di confessare arditamente -e pubblicamente avere avvelenato frate Raymondo di Gaufredo, frate -Guido dei Mirapesci, e frate Bartolomeo Sicardo, e un altro frate; -onde questa fama riempie quasi tutta la corte. Il Papa ancora più -volte massime nel Concilio di Vienna si lamentò della irreverentia e -l'inobedientia delli frati». - -[803] _Cronaca delle Tribolazioni_, carte 305: «Conciosia cosa che -Papa Clemente quinto avessi assignato nel Concilio di Vienna episcopi -doctori in jure canonico e molti maestri in teologia per udire ed -esaminare quelle cose, le quali erano proposte per la riformatione -di tutta la religione da frate Ubertino e da tutti li altri fratelli -secondo che havevano havuto comandamento da esso Papa Clemente, tanta -crudeltà e tanto odio mostravano loro e alli loro aderenti li frati -in Provenza e in Toscana e nella provincia della Valle di Spoleto, che -ciascheduna persona si poteva accorgere che in poco o nulla reverentia -havevono l'obbedientia del Papa, e mostravano un odio tanto implacabile -contro a questi zelatori della Regola, che per le diverse persecutioni -furono costretti li frati zelatori della Regola di dividersi dalla -comunità delli frati e di separarsi da loro. Ridussonsi adunque -doppo quella segregatione e separazione dalli persecutori al convento -di Narbona e di Bises. Perocchè quelli uomini di quelle cittadi li -havevono in grande reverentia e devotione sì per la santità, la quale -cognoscevono in loro, sì per li miracoli che tutto il giorno vedevono -al sepolcro del santo uomo Pier Giovanni». Carte 310: «Per la qual cosa -conoscendo questi poverelli, che lo stare con quelli che li avevono -in odio ne seguitava loro pericolo corporale, trovorono una chiesa -derelicta e solitaria appresso a Malusana, dove era dell'acqua e alcuna -spelonca, ed ivi si raccolsono quelli frati zelatori di licentia del -Patron di quello loco, vivendo in vera e pura observantia della regola. -E la vernata seguente si stettono nel loco di S. Lazzaro di Vignone per -insino che fu data la diffinitiva sententia del Papa». - -[804] Le lettere di Clemente V sono riportate dal Wadding, VI, 214. -Quia tamen relatione intelleximus fide digna quod nonnulli fratres -occasione dissensionis predictae, ad illicita laxatis habenis, quaedam -loca dicti ordines in eadem provincia constituta contra ipsius statuta -ordinis temeritate propria occuparunt .... non mandamus quatenus vos -vel unus aut duo vestrum per vos seu alium vel alios eisdem fratribus -ex parte nostra in virtute sanctae obedientiae districte praecipere -studeatis. La _Cronaca delle Tribolazioni_ ben rileva le conseguenze -funeste del dissidio toscano e narbonese .... carte 308-309: «Elessonsi -questi frati il generale e li altri prelati secondo la regola. La -qual cosa e tornò in scandolo a loro e a tutti li lor compagni, Papa -Clemente e li cardinali e tutti quelli ancora che per la reformatione -li davano favore ne furono turbati ed agevolmente potessono credere di -loro tutti li mali che di loro erano proposti in juditio dalli loro -avversarii. E avvenga che essi frati partiti mandassero appresso la -morte di Papa Clemente littere, che di tutto erano apparecchiati ad -obbedire a tutte le cose che comandassi sua Santità, e di stare sotto -alla sua correptione, nientedimeno quelle lettere non pervenneno alla -presentia del sancto padre». - -[805] Il Wadding riporta (VI, 271) la lettera indirizzata da Giovanni -XXII dilecto filio fratri Ubertino de Ilia de Casali, vercellensis -dioecesis monacho monasterii sancti Petri de Gemblaco ordinis sancti -Benedicti dioecesis leodiensis .... Sane nobis exponere curavisti, quod -propter debilitates varias et infirmitates proprii corporis, quibus -frequenter molestaris et propter alias causas nobis explicitas, de -ordine fratrum minorum, quem ab olim fuisti professus .... ad ordinem -sancti Benedicti desideras transferre. Nos .... tuis in hac parte -desideriis annuentes, te ex nunc ab omni subjectione, jurisdictione, -obligatione, jugo et obedientia Regulae dicti ordinis fratrum minorum -et omnium Praelatorum ipsius, auctoritate Apostolica prorsus absolvimus -ecc. Datum Avenion. Kal. octobris anno II (1317). - -[806] Contro i dissidenti toscani, che s'erano rifugiati in Sicilia -sotto la protezione di Federico II d'Aragona, scrisse la lettera del -marzo 1317 carissimo in Cristo filio regi Trinacriae, riportata dal -Wadding (VI, 266). Riferisco questo passo: Non modicum excellentiae -tuae derogatur honori, si hujusmodi viros devios, professionis propriae -ac sacrorum canonum transgressores, ac etiam seminatores errorum in -dicta insula permittas ulterius commorari. Simili lettere del maggio -1317 furono indirizzate dilecto filio officiali narbonesi, dilecto -filio officiali Biterrensi (WADDING, p. 268). - -[807] _Extravag._, tit. XIV _De verborum significatione_. Nelle due -disposizioni accennate Giovanni non avea fatto se non riprodurre, come -lui stesso dichiara, le prescrizioni di Clemente V. Ma nella Clementina -_Exivi_ § 11 era chiaramente detto: non est verisimile voluisse -ipsum (Franciscum) eos habere granaria vel cellaria, ubi quotidianis -mendicationibus deberent sperare posse transigere vitam suam; e -solo per via di eccezione si permettevano le provviste: tunc tantum -cuna esset multum credibile ex jam expertis, quod non possent vitae -necessaria aliter invenire. L'_Estravagante_ riproduce la concessione, -ma tace la massima. - -[808] _Extravag._, loc. cit. Magna quidem paupertas, sed major -integritas, horumque obedientia maximum, si custodiatur illaesa. Nam -prima rebus, secunda carni, tertia vero menti dominatur et animo. - -[809] L'inquisitore che li condannò fu frate Michele dell'ordine -dei Minori, al quale Giovanni XXII nella bolla riportata dal Baluze -(ediz. Mansi, II, pag. 247) e dal Wadding (VI, 259) avea ingiunto -di procedere contro coloro che ricalcitravano alla costituzione -_Quorundam_. La sentenza di condanna pubblicata dallo stesso Baluze -(ediz. Mansi, II, 248), fu pronunziata in cimiterio beatae Mariae -de Aquis Curiatis Massiliae anno Domini MCCCXVIII, indictione prima, -VII maji, pontificatus sanctissimi Patris Johannis XXI anno secundo. -Tra i considerandi riporto questi: Asseruerunt quoc sanctissimus -Pater Johannes XXII non habuit nec habet potestatem faciendi -quosdam declarationes, commissiones et praecepta contenta in quadam -constitutione sive decretali .... quae incipi _Quorundam_, et quod ipsi -Domino Papae non tenebantur obedire. Et insuper coram nobis constituti -protestati sunt verbo et in scripti quod stabant et stare intendunt -usque in diem judicii in protestationibus .... videlicet quod illud -quod est contra regulae fratrum minorum observantiam et intelligentiam -est per consequens contra evangelium et fidem, alias non esset penitus -quod regula evangelica, et quod nullus mortalis potest eos cogere ad -deponendun ipsos habitos curtos et strictos. - -[810] Vedi le aggiunte al rapporto sulla Postilla dell'Olivi -(BALUZE-MANSI, II, 271): nonnulli alii ejusdem ordinis, qui praedictos -errore abjuraverunt, fuerunt ad poenam carceris condemnati, ex quibus -aliqui postmodum infra annum .... transierunt ad gentes infedeles, -reliquentes in scriptis ea quae sequuntur, videlicet quod ipsi non -dimittebant ordinem, sed parietes; non habitum sed pannum; non fidem, -sed corticem; non Ecclesiam, sed Synagogam coecam; non pastorem, sed -divoratorem. - -[811] _Inquisitoris sententia_ (BALUZE, II, 249). Et quia constat -nobis quod praefati errores imo haereses manifeste processerunt seu -originem habuerunt a venenato fonte doctrinae immo verius seductrinae, -quam frater Petrus Johannis Olivi .... temere scriptitavit, et -doctrinam ejus et libros .... fuisse per praefatum ordinem de consilio -etiam plurium magistrorum in sacra pagina condemnatos ac etiam igni -adjudicatos, et attendentes nihilominus quod praefatus sanctissimus -Pater Johannes Papa certis ex dominis cardinalibus et quibusdam in -sacra pagina magistris examinationem praedictorum librorum commisit -.... praecipimus .... quod pendente dicto negotio coram praefato Domino -Papa et ejus facto collegio nullus praesumat praenominato Petro Johanni -tanquam sancto aut catholico viro et approbato reverentiam exhibere. -La Commissione, a cui accenna qui la sentenza, è la stessa che scrisse -il rapporto a Giovanni XXII, pubblicato dal Baluze (II, 258 e segg.), e -dal quale ci siam serviti nell'esposizione delle dottrine dell'Olivi. - -[812] L'inquisitore oppone naturalmente (pag. 247): quod nulla -regula religiosorum aequanda est evangelio, cum evangelium Christi -Sancta Universalis atque Romana Ecclesia propter eminentissimam ejus -auctoritatem nec mutet nec corrigat nec confirmet .... regulae vero -praedictae et quorumcumque religiosorum omnis tenor et vigor sic a -Romanae sedis potestate manat, ut nulla sit ejus auctoritas, quae ab -indulgentia seu confirmatione sedis apostolicae non decurrat. - -[813] _Inquisitoris sententia_, pag. 248: ea quae in constitutione sive -decretali de habitu et quaestu et similia mandabuntur (nella decretale -_Quorundam_) erant contra consilium Christi evangelium et eorum votum -de altissima et evangelica paupertate, quam Christus servavit, et -Apostolis ac professoribus evangelicis imposuit ac servandum: Anche -l'Olivi (BALUZE, II, 261) aveva scritto: consta regulam minorum per -beatum Franciscum editam esse vere e proprie illam evangelicam, quam -Christus in se ipso servavit e apostolis imposuit, et in evangeliis -suis conscribi fecit. - -[814] Il Baluze attribuisce a Giovanni di Belna l'opuscolo intorno -ai beghini e spirituali che comincia: Quaestiones aut dubia quae -circa illa, quae sunt fidei, oriuntur, ad sedem apostolicam pertinet -interpretari, declarare (II, 274). - -[815] _Cronica della Quistione insorta nella corte di Papa Giovanni -XXII circa la povertà di Cristo_ pubblicata dallo ZAMBRINI in -appendice alla _Storia di fra Michele Minorita_ (_Scelta di curiosità -letterarie_, dispensa 50). Codesta cronaca è una traduzione del -_Chronicon de Gestis contra fraticellos auctore Joanne Minorita_ -pubblicata dal Mansi in appendice al terzo volume del Baluze, pag. 206 -e segg. Il Müller nella sua opera _Der Kampf Ludwigs des Baiern mit -der römischen Curie_ (Tübingen 1879-80, I, 354 e segg.), ed in una -memoria speciale inserita nella _Zeitschrift für Kirchengeschichte -herausgegeben von Brieger_ (VI. I pag. 63 e segg.) ha dimostrato non -solo l'identità della cronaca italiana colla latina, ma confrontando -un manoscritto parigino (Bibl. Naz., cod. lat. 5154) ha messo fuori -discussione che l'opera, attribuita a Giovanni dal Mansi, è identica -a quella di Niccolò Minorita, dalla quale il Raynald, il Wadding ed il -Böhmer cavarono alcuni estratti. Il vero nome è certo Niccolò, perchè -si trova non solo nella traduzione italiana, ma nel codice parigino e -nel vaticano. Ed io aggiungo che essendo scritto il nome dell'autore -colla sola iniziale, come nella traduzione italiana, era ben facile lo -scambio tra un J ed un N. - -[816] Niccolò III teneva per evangelica la regola della povertà -(_Sext. Decr._, tit. XII, cap. III): Hi sunt illius sanctae regulae -professores, quae evangelico fundatur eloquio, vitae Christi roboratur -exemplo, fundatoris militantis ecclesiae, apostolorum ejus sermonibus -actibusque firmatur. - -[817] La risposta di frate Ubertino è pubblicata dal Baluze (ediz. -Mansi, II, 279). Vedi anche _Cronica della Quistione_, pag. 77-80. - -[818] MARCOUR, _Antheil der Minoriten im Kampfe zwischen Ludwig IV von -Baiern und Papst Johann XXII_, Emmerich, 1874, pag. 7. - -[819] La traduzione italiana, pag. 64-76, tra le parole _tradi fecit_ -e _volens igitur_ (BALUZE, MANSI, 207 _b_) inserisce un lungo racconto -del concistoro tenuto da Giovanni XXII nel 6 marzo 1322. Il racconto, -conforme in sostanza a quello che più brevemente si legge nella stampa -del Baluze pag. 270 _b_, par dettato, secondo il Müller (_Zeitschrift_, -pag. 66), da un testimone oculare. - -[820] Vedi la Bolla _Quia nonnumquam_ (_Extravag._, tit. XIV, cap. -II). Nos autem attendentes quod argumentis frequenter et collationibus -latens veritas aperitur .... praesertim cum de novo suborta sint dubia -.... prohibitiones et poenas praedictas .... auctoritate apostolica -duximus .... suspendas. È data VII Kal. april, anno VII (1322). - -[821] NICCOLÒ MINORITA ediz. Zambrini, pag. 84. Nell'originale -latino sono riportate per disteso le due circolari di fra Michele -(BALUZE-MANSI, III, pag. 208-211). Il Preger nella memoria _Ueber die -Anfange des kirchenpolitischen Kampfes unter Ludwig dem Baier_ (München -1882) ha con ragione notato che Michele da Cesena, Occam e gli altri -non si debbono considerare come rappresentanti degli spirituali, bensì -dei conventuali. Tanto vero che Bonagrazia da Bergamo nella protesta, -che fece quale procuratore dell'ordine contro Giovanni XXII, tenne a -distinguere la causa loro da quella degli spirituali, che ei chiama -_pseudo prophetas_ (BALUZE-MANSI, 220, col. a). Io aggiungo che Michele -da Cesena sottoscrisse la dichiarazione, che ritiene eretici questi -tre punti... 1º quod illud, quod est contra observantiam praefatae -regulae beati Francisci et ejus intelligentiam, est per consequens -contra evangelium et fidem et e converso, alias ipsa non esset penitus -pro regula evangelica 2º.... quod dominus Papa non habuit nec habet -potestatem nec auctoritatem faciendi constitutionem _Quorundam_.... 3º -Quod nec Papae nec praelatis dicti ordinis obediendum est in his, quae -in praefata constitutione continentur. (BALUZE-MANSI, II, 270-71). - -[822] _Extrav._, tit. XIV, cap. III. Ad conditorem .... ipsum (cioè il -compromesso) non profuisse sed potius tam ipsis fratribus quam aliis -obfuisse subsequens magistra rerum experientia noscitur declarasse. -Quis enim simplicem usuarium dicere poterit, cui rem usuariam licet -permutare, vendere ac donare? .... nequaquam potest in rebus usu -consumptibilibus reperiri, in quibus nec jus utendi nec usus facti -separati a rei proprietate seu dominio possunt constitui vel haberi -.... De fratrum nostrorum Consilio hoc edicto in perpetuo volitare -sancimus, quod in bonis, quae in posterum conferentur .... fratribus -seu ordini supradictis (exceptis ecclesiis, oratoriis, officius, -et habitationibus, ac vasis, libris et vestimentis divinis officiis -dedicatis ....) nullum jus seu dominium aliquod .... Romanae Ecclesiae -acquiratur. - -[823] La protesta francescana è riportata da Niccolò (BALUZE-MANSI, -III, 213-221). Il frate Bonagrazia che la distese è quello stesso, -come nota il Riezler (op. cit., pag. 69), che scrisse contro Ubertino -da Casale un opuscolo riportato dal Baluze (ediz. MANSI, II, 270). Il -MARCOUR (op. cit., pag. 39) dubita di questa identificazione, forse -indotto dalla data che il Raynald assegna a questo scritto, vale a dire -il 1325. Sarebbe stato infatti molto strano che dell'inchiesta contro -Ubertino fosse incaricato dalla Curia chi un anno prima era stato -messo in carcere per avere protestato contro il Papa. Ma io dubiterei -piuttosto della data, non dell'identificazione, che va d'accordo colle -notizie del Wadding, secondo le quali il Bonagrazia era così nemico -degli spirituali, che al dire della _Cronaca delle Tribolazioni_ e -del Wadding (VI, 317) dopo la dichiarazione di Clemente V in favore -dell'uso povero fu bandito dalla Curia. E morto Clemente tornò a -perseguitarli, e per opera sua morì in prigione un fra Bernardo delli -Consi, compagno dei quattro bruciati in Marsiglia (WADDING, VI, 321). -Questo altro fatto avrebbe potuto addurre il Preger per mostrare come -i più fieri nemici degli spirituali ora facessero causa comune con loro -contro il papa Giovanni XXII. - -[824] Le due bolle sono riportate da Niccolò Minorita, la prima da pag. -211 _b_ a 213 _a_, la seconda da pag. 221 a 224 _a_. Nelle decretali è -riportata naturalmente la seconda, che fu la definitiva. - -[825] _Extrav._, tit. XIV, cap. IV: _Cum inter nonnullos_ .... -assertionem hujusmodi pertinacem, cum scripturae sacrae, quae in -plurisque locis ipsos nonnulla habuisse asserit .... erroneam fore -censendam et hereticam de fratrum nostrorum consilio hoc perpetuo -declaramus edicto. - -[826] La protesta di Ludovico si trova nel Baluze (_Vitae pap. Aven._, -II, 478-512) e nella Cronaca di Niccolò Minorita (BALUZE-MANSI, 224 -_b_-232 _b_). Il Müller (_Der Kampf_, I, 357-58) le assegna la data -del 22 maggio 1324. Nella protesta di Norimberga del 18 dicembre 1323 -Ludovico accusava il Papa di aver menomata l'autorità dei vescovi per -favorire i minoriti, contro i quali da tutte parti si levavano giuste -lagnanze (MÜLLER, op. cit., I, 70); nella protesta di Sachsenhäusen -invece l'accusava di perseguitare i minoriti col distruggere la -legge della povertà, fondamento del loro ordine. Tra le due proteste -però non corre, secondo il Preger (_Ueber die Anfange_, pag. 43), la -contradizione che vi scopre il Marcour (op. cit., pag. 32); perchè -nella prima protesta si difende la causa dei vescovi contro i minoriti -conventuali, e nella seconda la causa dei frati spirituali, che in -Spira s'erano messi dalla parte del vescovo, e non meno di lui si -opponevano alle pretensioni ed agli abusi dei conventuali. Il più -attivo fra codesti spirituali era frate Francesco di Lutra, a cui -secondo il Preger si deve la parte della protesta di Sachsenhäusen, che -riguarda le quistioni minoritiche. Non si potrebbe pensare ad Ubertino -di Casale, come sospetta il Riezler (_Die litt. Widersacher_, pag. 73), -perchè, come ha notato il Müller, Ubertino non lasciò Avignone prima -del 1325. Nè tampoco al provinciale tedesco Enrico di Thalheim, come -credono il Marcour (_Der Antheil_, pag. 35) e lo stesso Müller (_Der -Kampf_, I, 24), perchè nella bolla del 10 gennaio 1831 il Papa non lo -rimprovera di veruna partecipazione alla protesta di Sachsenhäusen. - -[827] _Extrav._, tit. XIV, cap. V. Il Müller, op. cit., pag. 96, -giustamente riproduce il giudizio del Wadding, al quale il Papa -apparisce in questa bolla scholasticorum potius more disputans quam -pontificia auctoritate decernens. - -[828] Nella lettera papale, riportata da Niccolò Minorita (BALUZE, pag. -237; ZAMBRINI, pag. 95) non pure Michele da Cesena è chiamato diletto -figlio, ma in una forma mitissima si accenna alle quistioni del giorno: -Cum propter aliqua negotia tuum Ordinem contingentia, tua fit nobis -praesentia opportuna ecc. - -[829] Lo stesso fra Michele nella sua protesta del 13 aprile 1328 -(BALUZE, 328) racconta che il Papa l'ebbe per iscusato, et quod -non fuerat suae intentionis nec volebat quod supra posse laborem in -veniendo ad eum. - -[830] NICCOLÒ MINORITA, in BALUZE, pag. 237; ZAMBRINI, pag. 99: «Disse -il detto Papa Giovanni a esso general ministro, riprendendolo intra -molte altre cose, che egli era stolto, temerario, capitoso, tiranno e -favoreggiatore d'eretici, e che egli era serpente nutricato nel seno -da essa Chiesa. E spezialmente lo riprese d'alcuna lettera del capitolo -generale fatta a Perugia, che pendendo la quistione nella Corte di Roma -egli avea presunto di determinarla nel capitolo generale». - -[831] NICCOLÒ MINORITA, in BALUZE, pag. 243; ZAMBRINI, pag. 105. «Da -poi che il predetto frate Michele, general ministro, udì che Papa -Giovanni pronunziava per eretica la lettera del capitolo generale -.... resistendogli nella faccia affermò lo detto papa Giovanni -essere eretico .... et a modo dei santi padri, i quali si partirono -dall'ubbidienza dei sommi pontefici, et eziandio perchè egli correva -pericolo di morte .... a dì XXIV di Maggio del detto anno MCCCXXVIII si -partì dalla ubbidienza e dalla corte del predetto papa Giovanni». - -[832] NICCOLÒ MINORITA (in BALUZE, pag. 243 _a_-_b_) dopo aver -raccontato dell'elezione del frate di Corbara, cerca di giustificare -con citazioni canoniche la misura audace di Ludovico, intorno alla -quale a nonnullis fuit haesitatum hactenus, et adhuc haesitatum. Tutto -il passo da _deinde praefatus_ sino _ad brachium seculare_ è saltato -nella traduzione italiana. - -[833] La sentenza fu pubblicata due volte, la prima a Roma il 18 -aprile, e la seconda il 12 dicembre 1328 a Pisa. La prima edizione si -trova nel BALUZE _Vitae_ II, 512, ed in Niccolò Minorita (BALUZE-MANSI, -III, 240). Il Müller nella citata opera _Der Kampf_, I, 187, a ragione -rileva che nella prima edizione solo di sfuggita si accenna al domma -della povertà, che formava uno dei punti capitali della protesta di -Sachsenhäusen, e ne inferisce che in Roma ai minoriti era sottentrato -un altro consigliere, molto più radicale e che delle quistioni -fratesche non facea gran conto, Marsilio da Padova. Nella seconda -edizione invece (BALUZE-MANSI, 310_a_-314_a_), che sebbene riporti -l'antica data del 18 aprile, è del tutto una redazione nuova, tornano -ad occupare il primo posto le quistioni minoritiche. Il che mostra -che l'ispiratore in luogo di Marsilio fu ora Michele da Cesena, come -ha dimostrato il Müller, op. cit., p. 214 e 372. Il passo di Niccolò -(BALUZE, pag. 243 _a_), che si riferisce alla doppia redazione, non è -riconoscibile nella traduzione italiana (ZAMBRINI, pag. 104-105). - -[834] La sentenza del papa inserita in Niccolò Minorita (BALUZE, -pag. 243; ZAMBRINI, pag. 106) porta la data: Avinionis VIII Idus -Junii Pontificatus nostri anno XII (6 Giugno 1328). Riproduco questo -passo: Ipse Michael .... associatis sibi quibusdam suae iniquitatis -complicibus, inter quos erant duo nequam viri, videlicet Bonagratia -de ordine praedicto .... et quidam Anglicus vocatus Guillelmus Ockam -ordinis praedicti, contra quem ratione multarum opinionum erronearum, -et haereticalium, quas ipse scripserat et dogmatizaverat, pendebat -in eadem Curia inquisitio auctoritate nostra diu jam incepta .... ad -portum supradictum deveniens .... galeam supradictam conscendit. - -[835] La lettera indirizzata universis ministris, Custodibus, -Guardianis et eorum vicariis porta la data: nona die Julii a. d. -MCCCXXVIII. (NICCOLÒ, in BALUZE, pag. 244-46; ZAMBRINI, pag. 107). - -[836] Delle due proteste, la prima più diffusa (in majori forma) -si suppone già fatta in Avignone nel mese di aprile in presenza di -frate Guidone, notajo pubblico di detto ordine, e rinnovata poi in -Pisa in domo fratrum minorum anno praedicto a nativitate Domini 1328, -Indictione XI, 14 Kalendas octobris, praesentibus testibus vocatis .... -et infrascriptis notariis pubblicis. La riporta Niccolò in BALUZE, pag. -246-303. ZAMBRINI, pag. 110. Questa protesta è una confutazione delle -tre decretali _ad Conditorem_ (pag. 246-75), _Cum inter_ (pag. 275-86), -_Et quia quorundam_ (pag. 287 e segg.) .... tres constitutiones -haereticales .... vitae et doctrinae evangelicae et apostolicae et -S. R. Ecclesiae et SS. PP. eam sequentium, statutis multipliciter -adversantes, quae tanquam fumus teter et horridus e puteo abissali, et -ab eo, qui pater est mendacii et schismatis, prorumpentes, veritatis -et doctrinae solem evangelicae obnubilant et obscurant. La seconda -protesta (appellatio in forma minori, BALUZE, pag. 303-310) ha la -stessa data della precedente; anno supradicto decimo (leggi vigesimo) -octavo mensis septembris. (ZAMBRINI, pag. 112). Il Müller (op. cit., -I, 211) crede che codesta protesta sia stata redatta tardi, per esser -letta nell'assemblea tenuta dall'Imperatore nel 13 dicembre (VILLANI, -10, 111). In questa seconda protesta sono notevoli i seguenti passi, -che mancano nella prima (pag. 310): licet frater Bonagratia .... et -subsequenter serenissimus Dominus Ludovicus Romanorum rex appellaverit -legitime .... tamen dictus Joannes noluit corrigi, nec permisit quod -Concilium generale congregaretur super praedictis .... Ex quibus -patet dictum dominum Joannem fuisse et esse pertinacem et notorium et -manifestum haereticum. Et quod secundum jura, ex quo Papa in haeresim -lapsus est, ipso jure et facto est omni dignitate ecclesiastica, -potestate, authoritate et jurisdictione privatus .... nec obviat illa -regula per parem non potest solvere vel ligare, quia Papa haereticus -minor est quocumque Catholico. - -[837] La data di codesta costituzione è del 16 novembre 1329 -(BALUZE-MANSI, pag. 323-341). La traduzione italiana della -_Cronaca_ nel capitolo, di cui lo Zambrini (pag. 116) pubblica solo -l'intestazione, dopo aver riportato il principio della costituzione -sino alle parole _in rebus usu consumtilibus_ aggiunge: «Et così -seguita di parte in parte replicando le aleghationi di frate Michele -generale isforzandosi d'impugnarle per confermare le sue agiungniendo -tanti errori sopra errori, che una confusione pestifera pazza e -bestiale (_sic_). Perchè sarebbe troppo lungo e tedioso volgarizzare -tucte sue costituzioni et heresie, e le opposite appelationi et -alleghationi facte pro e contra, si pone in questa astrazioncella -(_sic_) della chronica il principio e il fine delle cose più notabili, -volgarizzandone alcune, che si possono dimostrare con più brevità -e convenevole chiarezza ai non litterati divoti ricercatori, i -quali avuta la introductione d'essa verità con meno fatica potranno -investigare la plenitudine sua dalli licterati intendenti et -ammaestrati nella sacra scriptura». (Codice Magliabechiano XXXIV, 76, -carte 63 _recto e verso_). - -[838] La cronaca del Minorita (in BALUZE, pag. 341-355) riporta -un'_appellatio fratris Michelis a Generalis a Constitutione -praescripta_. Il Müller però (_Aktenstücke_, pag. 78) ha dimostrato, -che la protesta di fra Michele non poteva esser questa, ove si parla -non solo di Giovanni, ma dei successori suoi (pag. 351) e più sotto -dei tre successori (pag. 352 _b_). Inoltre questa protesta, che in -verità non ha la forma delle solite appellationes, non è se non il -_Defensorium_, male attribuito all'Occam, e già pubblicato dal Brown -(_Fasciculus rerum expetendarum_, II, 434-65), e prima di lui nel -_Firmamentum trinum ordinum_, Parigi 1512, e nel _Singulare opus -ordinis Seraphici Francisci_, Venezia 1513. Il codice parigino, a -differenza della stampa del Baluze, ha la vera protesta (pubblicata -in parte dal Müller, pag. 83). La traduzione italiana (cod. -Magliabechiano, carte 63 _verso_) ha soltanto il principio e la fine -della protesta conformi al testo pubblicato dal Müller. Eccoli: In -nomine patris et filii et spiritus sancti amen. Anno a nativitate -domini MCCCXXX indictione XIII in Monaco in domo fratrum minorum -venerabilis et religiosus vir frater Michael. E finisce così: Acta et -facta fuerunt predicta in Monaco, in domo fratrum minorum in refectorio -ejusdem domus anno predicto a nativitate domini MCCCXXX indictione -XIII, VII Kal. aprilis presentibus (la lacuna è nel codice). Explicit. -Amen. Oltre alla protesta Niccolò Minorita riporta una lettera del -Cesenate spedita a tutti i ministri, custodi e guardiani, che ha la -data del 4 gennaio 1331 (BALUZE, pag. 356-361). È riportata anche -dal Goldast, II, 1338 (leggi 1328). La traduzione italiana la dà per -intero volgarizzata da carte 64 a carte 86. Con questa lettera finisce -la stampa della cronaca fatta dal Mansi e la traduzione italiana. Gli -altri capitoli, la cui intestazione è riportata dallo Zambrini, non -appartengono più alla cronaca, bensì formano altri opuscoli riuniti, -come suole accadere, nello stesso codice. A differenza del testo del -Mansi e della traduzione italiana il codice parigino seguita più oltre -sino all'anno 1338. - -[839] NICCOLÒ, in BALUZE, pag. 315-323. Una delle ragioni, su cui si -appoggiavano è questa (pag. 319 _b_): Sed constat quod dictus Dominus -Bertrandus se vicarium asserens ordinis antedicti pro libito voluntatis -contra formam Juris et Concilii instituit et creavit ministros -provinciales et custodes .... Et quod illi, qui fuerunt in dicta -congregatione imo verius conspiratione facta Parisiis, fuerunt pro -majori parte per dictum D. Bertrandum Provinciales et custodes creati. - -[840] Vedi la lettera di fra Michele pubblicata dal Goldast, II, 1236, -che comincia: Literas plurium magistrorum in sacra pagina aliorumque -notabilium fratrum ordinis Beati Francisci tum Parisius quam de -partibus aliis me noveritis recepisse, per quas me inducere videbuntur -ut ad unitatem sanctae ecclesiae ac dicti ordinis, a qua me dicebant -aversum, accedere festinarem .... e finisce: Ex parte fratris Michaelis -generalis ministri dicti ordinis licet inviti de voluntate et assensu -fratrum Henrici de Thalheim. Francisci de Esculo, Guilhelmi de Okam in -sacra pagina magistrorum, et fratris Bonagratiae, et aliorum fratrum -eis adhaerentium .... Questa lettera è riportata anche nel codice -parigino della Cronaca di Niccolò (MÜLLER, pag. 75). - -[841] In una lettera scritta la pentecoste del 1324 e pubblicata -da un codice parigino dal Müller (_Aktenstücke_, pag. 111) dice -l'Occam: Nam contra errores pseudopape prefati posui faciem meam -ut petram durissimam, ita quod nec mendacia nec false infamie nec -persecutio qualiscumque, que personam meam corporaliter non attingit, -nec multitudo quantacumque credencium sibi aut favencium vel eciam -deffendencium me ab impugnatione et reprobatione errorum ipsius, -quamdiu manum cartam calamum et atramentum habuero, numquam in -perpetuum poterunt cohibere. - -[842] NICCOLÒ MINORITA, in ZAMBRINI, pag. 116: «Questa (_Quia vir -reprobus_) è la quarta decretale eretica di papa Giovanni XXII, eretico -manifesto, contra la quale appellò frate Michele, generale dell'ordine -de' frati minori, e compuose e fe' pubblicare contro a essa la sua -distesa appelazione da Monaco, e il maestro Guilglielmo Ocam fe' contro -l'opera de' novanta dì, e la quarta parte del suo dialogo e il maestro -Francesco Rosso fe' contro il libro, che comincia: _Del padre empio -si rammaricano i figliuoli_; i quali, con molti altri, solennemente -impugniorono sì essa sua decretale, come l'altre sue eresie». - -[843] _Opus nonaginta dierum_, in GOLDAST, II, 993-1236. La bolla -_Quia vir reprobus_ secondo l'Occam pag. 996, in tres partes -principales dividitur. Primo siquidem respondetur ad objectiones contra -constitutionem _Ad conditorem_; secundo respondetur ad objectiones -contra constitutionem _Cum inter_; tertio ad objectiones contra -constitutionem _Quia quorundam_. Analogamente a questa divisione o -l'Occam stesso o l'editore, come vuole il Riezler, ha diviso l'_Opus_ -in tre parti. La prima da pag. 966 a 1139; la seconda da pag. 1136 -a 1220; la terza da pag. 1221 a 123 _b_. Benchè l'Occam adduca gli -argomenti delle due parti, naturalmente svolge con maggior copia e -forza le ragioni degli oppositori. E pare che egli sia stato il primo -ad esporle con larghezza, perchè dice nella chiusa: impugnantium -rationes scripturae mandavi, et quantum in me est omnibus pubblicavi, -quod ipsos audio toto desiderio cordis affectare. Forse lo scritto di -Occam precede quello di Michele da Cesena del 24 (o 4) Gennajo 1331 -riportato da Niccolò in Baluze pag. 356-58, e pubblicato anche dal -Goldast, II, 1238 (V. MÜLLER, _Aktenstücke_, pag. 75). - -[844] Questo libro, come già dicemmo altrove, forma la seconda parte -del _Dialogo_ (GOLDAST, II, 740-70). È intitolato: _De dogmatibus -Papae Johannis XXII_, e si divide in due trattati. Il primo, in -dodici capitoli, si riferisce alla predica tenuta da Giovanni XXII -nel concistoro, e ne combatte ad una ad una le ragioni (pag. 740-61). -Il secondo, in dieci capitoli (pag. 761-70), non si riferisce a -Giovanni, ma ai suoi difensori. V. pag. 761: Non tamen principalem -errorem improbare studebo, quia in aliis operibus inquisitus ejus -poterit improbatio reperiri, sed ad quasdam rationes sophisticas, quas -ad muniendum praedictum errorem adducunt, satagam respondere. I due -trattati non mostrano nessuna connessione tra di loro, ma il secondo -pare che vagamente ricordi il primo nelle parole surriferite. Il primo -pare che sia stato scritto nel 1333, perchè l'autore stesso dice che -il 3 gennaio di quell'anno gli venne fatto di leggere la narrazione di -ciò che era stato detto da Giovanni nel pubblico concistoro, tenuto, -come dice Niccolò Minorita in un passo pubblicato dal Müller (_Akten_, -pag. 89), la vigilia della Pentecoste dell'anno precedente (5 gennaio -1332). È molto improbabile che, lette le ragioni di Giovanni, tardasse -a rispondervi. Il secondo trattato è posteriore, ma non può essere -scritto al di là del 1334, perchè, come osserva il Riezler, si parla -di Giovanni XXII come ancora vivo, nè si fa cenno della bolla del 3 -dicembre 1334, in cui pria di morire il Papa ritirò la sua dottrina -della visione beatifica, che egli in verità dava solo come una -opinione, secondo che confessa lo stesso Occam nel cap. VIII del primo -trattato. - -[845] _Compendium errorum Johannis Papae XXII_ (GOLDAST, II, 957-76). -Qui sono combattute di nuovo le quattro costituzioni di Giovanni, che -l'Occam colla consueta arguzia medievale chiama _destitutiones_. Nella -prima _Ad conditorem_ (pag. 958-60) vengono trovati tredici errori; -sette nella seconda _Cum inter_ (pag. 261-62); diciotto nella terza -_Quia quorumdam_ (pag. 962-964); trentadue nella quarta _Quia vir -reprobus_. Oltre a queste si combattono altre sette eresie di Giovanni -XXII. Nella chiusa protesta contro una costituzione di Benedetto XII. -Quae quidem destitutio praefatam haeresim retro seculis inauditam -continens talis est: Districtius inhibemus ne postquam super negotio -fidei quaestio seu dubitatio aliqua, super qua sunt opiniones adversae -vel diversae, deducta fuerit ad Apostolicae Sedis examen, quisquam -extunc alterutram partem declinare, eligere vel approbare praesumat, -sed super ea sedis ejusdem judicium seu declaratio expectetur .... Unde -licet ille nomine non re Benedictus XII praedecessori suo, in doctrina -haeretica nunquam partecipasse .... tamen propter istam solam haeresim, -cujus est auctor .... est inter haereticos computandus. Il Riezler -(op. cit., pag. 77) crede che quest'opuscolo sia stato composto tra il -1335 ed il 1338. Nel 23 agosto 1338 Fra Michele da Cesena pubblicò la -protesta contro Benedetto XII, alla quale s'associarono Buonagrazia, -Occam ed Enrico di Thalheim, come racconta Niccolò Minorita nel -frammento pubblicato dal Müller (_Akten_, pag. 100-102). - -[846] L'_Opus nonaginta dierum_, cap. 122, pag. 1224, riproduce la -protesta di Fra Michele contro quella parte della decretale _Quia -quorundam_, ove si sostiene che il Papa può revocare i decreti dei suoi -predecessori, e nel capitolo susseguente espone largamente le ragioni, -che stanno in favore della protesta, nonostante le denegazioni fatte -dal Papa nella bolla _Quia vir reprobus_. Parimenti nel _Compendium -errorum_, cap. 4, pag. 962. Primus error quod illa, quae per clavem -scientiae sunt a summis pontificibus in fide et moribus diffinita, -possunt a suis successoribus in dubium revocari .... et per consequens -fides esset in potestate hominum. - -[847] _Compendium_, cap. 124, pag. 1232. Omnis error, qui contradicit -aperte scripturae divinae vel determinationi ab universali ecclesia -approbatae, est haeresis damnata explicite .... pag. 1233, sed iste -impugnatus (Johannis XXII) cogit christianam veritatem catholicam -abjurare, cum cogat multos veritatem declaratam per Niccolaum tertium -de paupertate Christi abjurare, ergo debet inter haereticos computari. - -[848] Queste erano le obiezioni tra gli altri del nuovo generale -francescano Giraldo Odone, come dice l'Occam nell'_Opus_, pag. 1235. -Il cap. 8 del _Compendium_ torna su codeste opposizioni (pag. 973). -Et prima quidem objectio est, quod non potest papa haereticari, nec -contra fidem errare. Sed huic cavillationi leviter potest obviari. (E -vi risponde adducendo alcuni esempi di papi che fallirono). Secunda -objectio cavillosa est quod Papa non habet superiorem in his. (Anche -qui adduce alcuni esempi di Papi accusati e giudicati). Tertia objectio -cavillosa est, quod a Papa non potest appellari. — Sed Papa habet -superiorem, quia concilium generale. Cum etiam Papa haereticus effectus -minor sit quocumque catholico. [Vedi più sopra, p. 529, nota 1]. - -[849] _Opus nonaginta_, pag. 1233. Ipse autem non permittit generale -concilium congregari, et ita se subjicere correctioni et emendationi -illorum, quorum interest, recusat. Ergo haereticus est censendus. - -[850] _Octo quaestiones_, I, cap. 17 (GOLDAST, pag. 332). Si autem -episcopi vel noluerint vel nequiverint papam haereticum judicare, -alii catholici, maxime Imperator, si catholicus fuerit, ipsum judicare -valebit. - -[851] MAGISTRI GUILHELMI DE OCKAM, _Super Potestate summi Pontificis -Octo quaestionum decisiones_ (GOLDAST, II, 313-391). Bisogna convenire -col Riezler (op. cit., pag. 249) che questo titolo è affatto sbagliato, -perchè nè Occam decide nulla (pag. 391: Quid autem sentiam de -praedictis non expressi); nè discute solo della potestà pontificia, ma -benanco dell'imperiale. Se non che se l'opinione personale di Occam -non è espressa apertamente, egli però ben ne aveva una, come dice -lui stesso (non ut aliqua CERTA VERITAS in dubium revocetur, l. c.), -e parmi che il dotto storico esageri affermando che mal si potrebbe -indovinare qual sia. Non i singoli passi, ma l'orditura stessa del -libro ci dice qui, come nell'_Opus nonaginta dierum_, che cosa pensi -l'autore. Basterà addurre per esempio la prima quistione, perchè -allo stesso modo sono discusse tutte le altre. La quistione è: utrum -potestas spiritualis suprema et laicalis suprema, ex natura rei, in -tantum ex opposito distinguuntur, quod non possint formaliter simul -cadere in eundem hominem. Nel primo capitolo viene svolta l'opinione -che respinge la fusione dei due poteri. Nel secondo quella che -l'ammette. Nel terzo e quarto un'opinione intermedia, la quale ammette -la separazione, non però per necessità di natura, bensì quale istituto -di fatto e voluto da Dio. Nel quinto capitolo l'autore adduce le -ragioni, che si oppongono all'opinione antipapista, ma molto brevemente -e quasi chiedendo scusa del fatto suo. (Quia autem in hoc opuscolo -censui solum modo recitando et allegando procedere, narrandum est, -ecc.) Molto più diffusamente nei successivi dodici capitoli espone le -obbiezioni contro la teoria papista, e poscia ad una ad una combatte le -ragioni, che si sogliono addurre in suo favore. In un solo capitolo, -nell'ottavo (pag. 323), cita alcune repliche contro le obbiezioni -precedenti, ma per respingerle. Può esservi dubbio, che egli sta per la -separazione dei due poteri? - -[852] Leopoldo di Bamberga avea distinto tra il regno tedesco e -l'impero romano. Il re tedesco non appena eletto ha diritto di -governare le provincie, che stavano sotto lo scettro di Carlo Magno, -come immediato suo successore, nè gli occorre alcuna conferma del -Papa. Non può però nè prendere la corona imperiale, nè esercitare -alcun potere sulle provincie, che non appartenevano a Carlo Magno, -se pria il popolo romano, secondo l'antica consuetudine, non l'abbia -acclamato imperatore. In quest'ultimo punto (MÜLLER, _Der Kampf_, II, -86) Leopoldo è d'accordo con Marsilio. E l'Occam lo combatte (pag. -383): Electio regis et imperatoris, quae nunc per principes electores -succedit, subrogata est in locum successionis vel electionis, quae -quondam fiebat per populum romanum, seu per exercitum, qui populus -romanus seu exercitus tunc repraesentabat totum populum romano imperio -subjectum secundum istum Doctorem (evidentemente Leopoldo). Da questo -accenno a Leopoldo il Riezler trae la prova che le _Octo quaestiones_ -sono state scritte non pria del 1339, perchè a quel tempo rimonta lo -scritto del bambergese. Io aggiungo che l'Occam (pag. 382) cita anche -la decisione, data dai principi elettori riuniti a Rense il 16 luglio -1338. - -[853] V. più sopra, p. 538, nota 2. Qui aggiungo che nella seconda -quistione: utrum suprema potestas laicalis proprietatem sibi proprie -habeat immediate a Deo, l'Occam non nasconde le sue ripugnanze contro -l'opinione: imperium est a Papa, e spende ben nove capitoli dal 6 al 14 -per ribattere le ragioni, che se ne solevano addurre in sostegno. - -[854] Ludovico nel decreto _licet juris_ stabiliva che anche il titolo -d'imperatore vien conferito dall'elezione, mentre i principi elettori -credevano che non si potesse prendere se non dopo l'incoronazione, -come s'era sempre praticato sin qui. E l'imperatore ebbe a piegarsi al -loro avviso nel decreto _fidem catholicam_, che fu certo redatto dal -minorita Bonagrazia, uno dei compagni di fuga dell'Occam (MÜLLER, _Der -Kampf_, pag. 76-81). - -[855] Pag. 369. Quinto quaeritur: utrum rex haereditarie succedens -accipiat aliquam potestatem super temporalia ex eo quod a persona -ecclesiastica inungitur consecratur et coronatur, vel solum ex hoc -aliquam consequatur gratiam doni spiritualis. Che l'Occam rifiutasse -la prima alternativa parrà chiaro a chi confronti il capitolo quinto -col successivo (pag. 370-71), e che abbracciasse la seconda si vede da -questo, che alle brevi obbiezioni fatte nel capitolo ottavo si risponde -con forza nell'ultimo capitolo, che chiude la discussione. - -[856] Pag. 374. Septima quaestio: utrum si talis rex ab aliquo -altero archiepiscopo, quam ab eo, qui antiquitus coronare consuevit, -vel sibi ipsi coronam imponeret, per hoc perderet titulum vel -potestatem regalem? La risposta negativa, che l'Occam preferisce, -è svolta largamente nel capitolo secondo, laddove l'affermativa è -accennata di volo nel capitolo primo. Questo partito di ammettere che -l'incoronazione possa farsi anche da altra autorità ecclesiastica, che -non fosse il Papa, era, secondo il Müller (_Der Kampf_, pag. 78-80), un -tentativo di conciliazione tra l'avviso dell'imperatore e quello dei -principi elettori. Lo stesso Müller ha trovato riscontri importanti -tra le _Octo quaestiones_ ed una scrittura pubblicata dal Ficker, -e precedentemente nota pei memorabili di Enrico di Hervord, e prima -ancora per la cronaca di Ermanno Corner. - -[857] Pag. 374. Sexto quaeritur: utrum rex hereditarie succedens sit -coronatori in aliquo subjectus. Anche qui la risposta negativa è più -validamente dimostrata della positiva. E s'adduce questo argomento ad -hominem contro le pretensioni papali: Non enim Papa, qui nullum jus -habet, nisi eligatur canonice, electoribus est subjectus .... Imperator -.... non habet jus imperiale nisi a populo, et tamen populo non erit -subjectus .... ergo multo minus coronatori suo est subjectus. - -[858] _Tractatus de Jurisdictione in causis matrimonialibus_ (GOLDAST, -I, 21-24). Vedi più sopra pag. 61, nota 1, ove ho riportato alcuni -passi che accennano al concetto del matrimonio civile. Debbo però -aggiungere a quella nota che il Riezler nell'_Historische Zeitschrift_ -(40, 328), arrendendosi alle osservazioni del Scheffer-Boichorst, non -crede più che lo scritto di Marsilio da Padova sullo stesso argomento -(GOLDAST, II, 1386-1391) sia apocrifo. Sulle differenze tra i due -trattati vedi il MÜLLER, _Der Kampf_, II, 160. - -[859] Il Dialogo, come dicemmo più sopra (pag. 62), va diviso in tre -parti. La prima (GOLDAST, II, 398-739) suddivisa in sette libri, è -intitolata _De haereticis_ e vi torneremo di qui a poco. La seconda -(740-770) è l'opera già esaminata _De dogmatibus Papae Johannis_. -La terza (771-976) è intitolata _De gestis circa fidem altercantium -catholicam_, e si divide, come dice l'autore stesso (pag. 771), in -nove trattati. Primus quidem disputando de potestate papae et cleri. -Secundum de potestate et juribus Romani Imperii. .... Tertius de gestis -Johannis XXII .... Quartus de gestis Domini Ludovici de Bavaria. -Quintus de gestis Benedicti XII. Sextus de gestis fratris Michelis -de Cesena. Septimus de gestis et doctrine fratris Giraldi Odonis. -Octavus de gestis fratris Guillelmi de Ockam. Nonus de gestis aliorum -christianorum, ecc. Il Riezler (op. cit., pag. 263) ha già notato -che dalla lettera del Badio al Tritemio, riportata dal Goldast (pag. -392-93), si raccoglie che il primo editore Trechsel ebbe tra mani tutti -i trattati; ma gli ultimi sette, ove si contenevano difese ed accuse -amariores, quam ut vulgo legerentur, lasciò da parte. E così non sono -pervenuti a noi se non due trattati. Il primo trattato si suddivide in -quattro libri, dei quali il 1º tratta de potestate Papae (pag. 770-82); -il 2º discute la quistione: an expediat toti communitati fidelium uni -capiti, principi ac praelato fideli sub Christo subjici et subesse -(pag. 788-819); il 3º torna sull'argomento toccato anche nella prima -parte del Dialogo: qualis fides scripturis aliis, quam canonicis, -debeat adhiberi (pag. 819-845); il 4º riesamina il quesito anch'esso -svolto nella prima parte del Dialogo: an Christus de facto constituerit -beatum Petrum principem et praelatum aliorum apostolorum et universorum -fidelium (pag. 846-889). Il secondo trattato si suddivide in tre -libri, dei quali il 1º inquirit an toti generi humano expediat unum -Imperatorem universo orbi praeesse (pag. 889-902); il 2º quae jura -habeat Imperator romanus super temporalia investigat (pag. 902-925); il -3º perscrutat, an Imperator romanus super spiritualia habeat potestatem -aliquam (pag. 926-957). - -[860] _Dialogus_, III, I, 5 (GOLDAST, pag. 776). Lex enim christiana -ex institutione Christi est lex libertatis respectu veteris legis .... -Et ita constat, quod lex christiana esset majoris servitutis, quoad -temporalia, quam lex vetus, si Papa in temporalibus haberet hujusmodi -plenitudinem potestatis; quia illi, qui erunt sub lege mosaica, nulli -mortali erant in temporabilibus modo subjecti. Cap. 6, pag. 177, istud -est principalius vel de principalibus fondamentis et motivis quare -quidam dicunt quod Papa non habet talem plenitudinem potestatis. Anche -il Riezler ammette che codesta è l'opinione dell'Occam. Io aggiungo -che l'argomento della libertà è addotto colle stesse parole nelle _Octo -quaestiones_, I, 6, pag. 320. - -[861] Anche nella terza parte del Dialogo (trattato 2º, libro 1º) come -nelle otto quistioni è discussa largamente la teoria: verum imperium -romanum est a Papa. E dal capitolo 18 sino al 24 sono bene addotte -dieci ragioni in suo sostegno, ma per scalzarle immediatamente. Nè -pago di queste confutazioni indirette ne adduce altre ben stringenti -e dirette nel capitolo 25 (pag. 896). Quod repugnat divinae scripturae -est haereticum; sed non posse esse verum imperium nisi a Papa, repugnat -divinae scripturae (Cfr. cap. 28, pag. 901). - -[862] Nello stesso libro, citato nella nota precedente, l'Occam discute -separatamente le due quistioni sull'utilità e sull'origine di una -monarchia universale. Intorno all'origine si contano tre opinioni -(pag. 885): una est opinio quod imperium fuit a Deo constitutum et -non ab hominibus. Alia est quod fuit primo institutum et tamen per -homines scilicet per Romanos. Tertia opinio est quod verum imperium -fuit a Papa. Quest'ultima opinione dicemmo già nella nota precedente -come sia combattuta più vigorosamente delle altre due. L'opinione -dell'origine divina è fiaccamente difesa nel capitolo XXVI, pag. -898, ed alla spiccia combattuta con quest'osservazione, che chiude -il capitolo: Unico verbo respondetur, quia cum dicitur quod potestas -imperialis et universaliter omnis potestas licita et legitima est a -Deo, non tamen a solo Deo, sed quaedam est a Deo per homines, et talis -est potestas imperialis (la stampa del Goldast è guasta: non solo -ci sono ripetizioni dovute evidentemente ad errori di stampa, ma in -luogo d'_institutum ab hominibus_ deve leggersi _institutum a Deo_). -Non resta se non l'opinione dell'origine mista mediatamente da Dio ed -immediatamente dagli uomini (pag. 899): A populo est imperium. Item -ab illis fuit Imperium romanum, qui caeteras nationes Romam imperio -subdiderunt. Quest'opinione, che raccosta l'Occam a Marsilio, è difesa -nel capitolo XXVII, e resta padrona del campo, essendo risolute tutte -le obbiezioni che le si muovono. In quanto poi all'utilità di una -monarchia universale ci sono pure diversi pareri: 1º Una opinio (pag. -871), quod per unum principem secularem, qui non incongrue imperatoris -nomine censetur, mundus quoad temporalia, optime regeretur. Nec -sufficienter paci et quieti totius societatis humanae potest per aliud -regimen provideri. 2º Alia opinio (pag. 874) est contraria quod non -expedit mundo, ut universalitas mortalium uni imperatori seu principi -sit subjecta. 3º (pag. 875) Alia opinio .... quod expediret unum -principem non secularem sed ecclesiasticum universitati mortalium -presidere. 4º (pag. 875) Alia opinio: Mundus optime regeretur, si -plures simul mundi dominium obtinerent. 5º (pag. 876) Alia opinio est -quod secundum diversitatem, qualitatem et necessitatem temporum expedit -regimina et dominia mortalium variari. (Vedi più sopra, pag. 63, nota -1). La prima opinione non è certo quella dell'autore, perchè alle -ragioni, che da Dante in poi si addussero in favore della monarchia -universale, risponde vigorosamente in cinque capitoli, dal sesto al -decimo. Confuta parimenti le altre tre opinioni; ma l'unica che resta -inconfutata è la quinta, che dobbiamo quindi tenere per la preferita -dall'autore. - -[863] Dialogo, 3ª parte, trattato 2, lib. 2, ove, stabilita la -distinzione delle due potestà temporale e spirituale, esamina (pag. -904) la quistione: an Imperator verus Romanorum per universum mundum -super temporalia habeat hanc potestatem, ita ut cunctae regionis mundi -ei in temporalibus oboediant. E l'Occam sta per l'affermativa, perchè -alle ragioni addotte nel capitolo 5º (pag. 904-906) per sostenerla non -replica più, laddove combatte nei capitoli 6º, 7º e 8º quanti argomenti -s'adducono in favore dell'opinione contraria. In quanto al diritto di -punire, alcuni sostengono: per judicem ecclesiasticum sunt criminosi -et pro criminibus secularibus puniendi (cap. X, pag. 910-11). (Anche -qui parmi errata la stampa, che a pag. 910 in finem dovrebbe leggersi: -una est, quod _non_ pro omni crimine seculari potest Imperator punire -omnes sibi subjectos). Altri per lo contrario: ad Imperatorem et -judicem secularem solummodo spectat pro criminibus secularibus plectere -criminosos (cap. II, pag. 911). Tra queste due opinioni tramezza una -terza, preferita evidentemente dall'Occam, secondo la quale solo in -alcuni casi è lecito l'intervento del giudice ecclesiastico, quando -ad esempio non est judex secularis: vel quando judex secularis est -negligens facere justitiam (pag. 913). In quanto poi ai beni, tra -l'opinione: imperator omnium rerum hujus mundi non est dominus (cap. -XXI, pag. 919), e la contraria: est dominus (cap. XXII, pag. 919-20) -c'è posto per questa terza, preferita dall'Occam: imperator non est sic -dominus omnium rerum temporalium, ut ad libitum suum liceat sibi vel -valeat de omnibus hujusmodi rebus, quod voluerit ordinare, est tamen -Dominus quodammodo omnium pro eo quod omnibus rebus .... potest uti et -eas applicare ad utilitatem communem (Cap. 23, pag. 920). - -[864] _Dialogus_, P. 3ª, tr. 2, lib. 3, cap. 3 (pag. 927) licet -imperator specialiter ratione imperatoria dignitatis non habeat jus -eligendi summum Pontificem, vel alios praelatos inferiores, in quantum -Christianus catholicus et fidelis jus eligendi Summum Pontificem -potest sibi competere. Che codesta sia l'opinione dell'autore lo dice -il discepolo (pag. 929): Allegationes pro ista opinione secunda tam -evidentes mihi videntur, ut non curem ad ipsas responsiones audire. Il -popolo romano è per diritto di natura il vero elettore del Pontefice, -perchè (pag. 932) electio semper debet concedi paucis .... quia igitur -romani respectu aliorum catholicorum sunt pauci, et summus pontifex -est quodammodo episcopus eorum .... ideo rationabiliter alii catholici -non habent jus eligendi summum pontificem, nisi quando electio non -spectaret ad Romanos. I Romani poterono cedere ad altri il loro -diritto, come a dire ai cardinali, e ben fecero (pag. 937), quia saepe -aliqua multitudo habet jus eligendi, et tamen non expedit quod omnes -eligant; ma lo riacquistano subito nel caso che il papa e gli elettori -omnes infecti fuerint haeretica pravitate. - -[865] Dialogo, loc. cit., cap. 17, pag. 947. Quod imperator possit et -debeat papam pro omni crimine judicare quampluribus viis ostenditur, -quorum una (quae etiam est in prima parte facta istius dialogi) sumitur -ex unitate summi judicis, quam omnis communitas bene ordinata habere -debet. E nello stesso capitolo e nei seguenti sono combattute le cinque -opinioni, che ammettono la pluralità dei giudici supremi. Finalmente -nel cap. XXIII, col quale si chiude il trattato, dice (pag. 956): Papa -non est magis exemptus a jurisdictione coactiva imperatoris et aliorum -secularium judicum, quam fuerunt Christus et Apostoli. - -[866] Vedi più sopra, p. 538, nota 1. - -[867] La prima parte del Dialogo (pag. 398-739) si divide in sette -libri, come dice l'autore stesso nel Prologo. Primam ergo partem de -haereticis acceleres inchoare: materiam in septem divide libros, quorum -primus investiget ad quos (theologos videlicet vel canonistas) pertinet -principaliter diffinire, quae assertiones catholicae, quae haereticae; -qui etiam haeretici et catholici debeant reputari. Secundus inquirat, -quae assertiones haereticae, quae catholicae sunt censendae. Tertius -principaliter consideret, quis errans inter haereticos est computandus. -Quartus quomodo de pertinacitate et pravitate haeretica debeat quis -convinci. Quintus, qui possunt pravitate haeretica maculari. Sextus -agat de punitione haereticorum, et maxime Papae, si efficiatur -haereticus. Septimus tractet de credentibus, fautoribus, defensoribus -et receptoribus haereticorum. - -[868] Che la opinione del maestro traspaia dal Dialogo, sebbene non -la manifesti, lo dice chiaramente il discepolo nel Prologo: _tuam -conclusionem minime praetermittas_, quae tamen tua sit nullatenus -manifestes. - -[869] _Dialog._, Parte 1ª, lib. II, cap. V, pag. 415-16. Quinque sunt -genera veritatum, quibus non licet Christianis aliter dissentire. -Primum est earum, quae in scriptura sacra dicuntur .... Secundus est -quae ab Apostolis ad nos per succedentem relationem vel scripturas -fidelium pervenerunt. Tertium est earum, quas in fide dignis cronicis -et historicis relationibus fidelium invenimus. Quartum est earum, quae -ex veritatibus primi generis et secundi tantummodo, vel quae ex eis vel -alterius eorum una cum veritatibus tertii generis possunt concludi. -Quintum est earum, quas Deus praeter veritates revelatas Apostolis -aliis revelavit vel etiam inspiravit. Si vede che l'Occam è molto largo -e non accetta l'opinione esposta a pag. 410: quod illae solae veritates -sunt catholicae, quae implicite vel esplicite in canone Bibliae -asseruntur. Ma ciò non pertanto ei combatte aspramente l'opinione di -alcuni canonisti del suo tempo, i quali sostenevano (pag. 418) quod -Papa potest facere novum articulum fidei; opinione della quale nonnulli -theologi scandalizantur (pag. 421). - -[870] Lib. III, cap. III, pag. 437. Hereticus est vere baptizatus, -vel pro baptizato se gerens, pertinaciter dubitans vel errans contra -catholicam fidem. Eretico non è nè l'ebreo, nè il pagano, perchè non -sono battezzati, ma è bene eretico il cataro, il quale, sebbene non -sia, pure si dice e si crede cristiano. Che la pertinacia poi sia un -carattere essenziale nella definizione dell'eretico non pure lo prova -con argomenti di autorità e di ragioni (cap. VI-VIII), ma combatte -ampiamente le obbiezioni (cap. V, IX, X, XI). Tutto il libro quarto è -vôlto a definire la pertinacia ed enumerarne le specie, che ammontano -a 17. La decimasesta è la seguente (pag. 466): Potest Papa specialiter -convinci de pertinacia et haeretica pravitate si errorem, quem contra -fidem diffinit, solemniter a Christianis asserit tanquam catholicum -esse censendum. - -[871] Tutto il libro primo della prima parte del Dialogo discute -codesta quistione. E non è dubbia l'opinione dell'Occam, che viene -riassunta nell'ultimo capitolo del libro (pag. 409-10) per rationes -autem universales ad ipsos (theologos) pertinet judicare, ubi deficeret -canonistarum prudentia ecc. - -[872] Nel capitolo 2º del 5º libro, pag. 469-70 adduce alcuni esempii -di papi eretici, a cominciare da S. Pietro, al quale S. Paolo resistè -in faccia quia reprehensibilis erat. E cita le parole di S. Tommaso -che nella Somma, II, 2 qu. 33, art. 4: Paulus qui erat subditus Petro, -propter imminens periculum scandali circa fidem Petrum pubblice arguit. -Nel capitolo susseguente prova con 15 ragioni quod Papa canonice -electus potest manens Papa errare a fide et haereticari. Nel capitolo -IV muove alcune obbiezioni che vengono risolute nel quinto. - -[873] Lib. VI, cap. 57, pag. 561. Praedicta inquisitio primo et -principaliter spectaret ad universalem ecclesiam, si essent ita -pauci, quod omnes convenirent in unum, vel possent leviter convenire. -Secundo pertineret ad Concilium generale, quod vicem tenet universalis -ecclesiae. Ivi, cap. 84, pag. 602. La convocazione del Concilio nel -caso di un Papa eretico spectat principalius ad praelatos et in Divina -lege peritos, secundo spectat ad reges et principes et alias publicas -potestates; tertio autem spectat ad omnes catholicos. - -[874] Lib. VI, cap. 86, pag. 605. Concilium generale debet Papam -haereticum expellere de sede .... ab omni ecclesiastico ordine -degradare .... et potest ipsum curiae tradere seculari. Intorno -ai laici non accetta che all'autorità secolare spetti la condanna -dell'eretico, come dicono alcuni (Cap. 91, pag. 608-10), e tiene invece -questo altro modum ponendi, qui minus veritati repugnare videtur (Cap. -93, pag. 611-12): si clerici crederent eidem, ac circa correctionem -at cohibitionem ipsius essent damnabiliter negligentes, principes -saeculares, in quorum dominio moratur, et etiam populus, qui sciret -ipsum haereticum, coercere debent. - -[875] Dicemmo più sopra che il secondo libro del primo trattato -della terza parte discute la quistione: an expediat toti communitati -fidelium uni capiti principi et prelato fideli sub Christo subjici et -subesse. Resta senza risposta il capitolo 25 (pag. 812-814), nel quale -è provato che absque unitate Summi Pontificis potest unitas ecclesiae -perdurare, vacante enim apostolica sede manet unitas ecclesiae. Così -pure rimane senza risposta il capitolo 28, nel quale sono enumerati -i casi, in quibus liceret plures tales constituere Patriarchas seu -primates. E finalmente nell'ultimo capitolo del libro sono ribattute -ad una ad una le ragioni addotte nel capitolo primo in sostegno -del governo monarchico della Chiesa. Noto tra le altre questa, che -è il segreto motivo dell'avversione dell'Occam al monarcato (pag. -818): si Papa efficeretur haereticus, praesertim habens potestam -temporalem .... formidandum esset ne fere omnes Christianos inficeret -haeretica pravitate. Quale fosse l'opinione dell'Occam lo dice il -discepolo nel principio del libro seguente: Quamvis regulariter -minime expediret totam universitatem fidelium uni capiti fideli sub -Christo subesse, tamen videtur quod nullus catholicus debeat dubitare -quin pro necessitate temporis, vel propter excellentiam beati Petri -vel ex alia causa speciali nobis fortassis ignota, aut de potentia -absoluta Christus potuit constituere beatum Petrum caput, principem -et praelatum aliorum apostolorum. Questo passo prova due cose: 1º che -la discussione del libro precedente la dà vinta contro il monarcato; -2º che la quistione teoretica sull'utilità di questo o quel governo è -indipendente nella mente dell'Occam dalla questione storica intorno a -S. Pietro. - -[876] La quistione sul primato di Pietro è trattata, come dicemmo, -nella 3ª parte, 2º trattato, libro 4º. Che l'Occam vi risponda in -modo affermativo lo dimostra tutta l'orditura del libro, come ha -ben rilevato il Riezler. Ma al Riezler è sfuggito che in questo -libro l'Occam risponde a Marsilio, del quale riproduce a parola -l'argomentazione. Il capitolo primo dell'Occam (pag. 846-48) non è -altro se non il capitolo sedicesimo della seconda parte del _Defensor -pacis_ dalle parole: _nam tribuens Christus Apostolis_ sino a _vos -autem omnes fratres estis_ (GOLDAST, II, 241-44). Un solo brano è -saltato dall'Occam, quello che comincia: _dic igitur mihi_ e finisce -_probavimus supra_ (pag. 243), il quale salto rende inintelligibile -la citazione di S. Agostino, che l'Occam riproduce. Alle ragioni -di Marsilio l'Occam risponde in tutto il libro, ma principalmente -nel penultimo capitolo, contro il quale non s'adducono ulteriori -obbiezioni. - -[877] Cap. 22, pag. 865. Tenendum est quod eadem assertio universali -ecclesiae debet adscribi, universalis autem ecclesia nullo tempore -etiam parvo errore potest contra fidem. Il Riezler (op. cit., pag. -259-267) crede che questo libro della terza parte contraddica al libro -quarto della prima parte, ove par che l'Occam abbracci un'opinione -affatto opposta. Ma io non credo che nel capitolo della prima parte -(p. 483), ove si adducono le ragioni contro il primato di S. Pietro, -l'Occam esprima la sua opinione, perchè nel capitolo susseguente -viene sostenuta l'opinione contraria, ed il discepolo dichiara che -non occorre andare più avanti (pag. 486): cum auctoritas debeat ad -eam tenendam sufficere. Canit enim ecclesia universalis de beato -Petro: _Tu es pastor ovium princeps Apostolorum_. Codesta, come si -vede, è la stessa ragione addotta nella terza parte, e in essa si -acquetano i disputanti e si passa alle altre proposizioni sostenute -dagli antipapisti, come a dire: 1º che la Scrittura non parla mai -della venuta di S. Pietro a Roma, nè S. Luca dice mai che abbia -retta la Chiesa di Roma (_Defensor pacis_, pag. 245; _Dialogus_, pag. -486); 2º Che giusta l'ordinamento di Gesù Cristo, nessun sacerdote -ha potere sull'altro, e la distinzione tra vescovi, arcivescovi, -sacerdoti è solummodo ex ordinatione humana et non ex ordinatione -Christi (_Defensor_, pag. 238-41; _Dialogus_, pag. 486-87); 3º Che -solo da Costantino in poi la Chiesa di Roma ebbe un primato sulle -altre (_Defensor_, pag. 293; _Dialogus_, pag. 487). Contro codeste -asserzioni viene opposto nel cap. XIX quod Romana Ecclesia ante tempora -Constantini super omnes alias habuit principatum.... auctoritate -Conciliorum generalium. Nel capitolo XX si adducono i testi per -provare quod Romana Ecclesia ab ipso Christo ante ascensionem recepii -principatum. Ma nel capitolo XXI, che chiude la digressione, si espone -l'opinione intermedia: quod Romana Ecclesia non habuit immediate a -Christo super alias ecclesias principatum .... sed primo immediate -habuit principatum a B. Petro transferente sedem suam in Romanam -Ecclesiam. Codesta terza opinione, contro la quale non s'oppone più -nulla, dovrebbe essere anche secondo il Riezler quella abbracciata -dall'Occam. Per tal guisa non v'ha contraddizione tra la 1ª e la 3ª -parte del Dialogo. - -[878] Che il Concilio possa errare lo dimostra con cinque ragioni nel -capitolo 25 dello stesso libro quinto (pag. 494-95), e con esempi nel -capitolo 26. Adduce nel successivo capitolo gli argomenti in favore -dell'opinione contraria, ma nel 29 vi risponde diffusamente. E nel -successivo capitolo 30 passa all'altro argomento, se cioè possa errare -tutta la Cristianità. Che possa errare tutto il Clero lo dimostra -nel capitolo XXIX e lo riafferma nel XXXI ribattendo le ragioni in -contrario. Ma il Clero, anche preso nel suo complesso, non è la Chiesa, -perchè (pag. 500) ad congregationem autem fidelium ita pertinent laici -fideles, sicut clerici. Igitur de multitudine clericorum non debet -intelligi, quod errare non possit. Anche la Chiesa tutta può fallire in -qualche congiuntura, come alla venuta dell'anticristo, ma anche a quel -tempo aliqui erunt sancti viri electi qui in errorem minime inducentur -(pag. 594). E bastano queste eccezioni perchè la vera fede non perisca. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -Le correzioni indicate a pag. 565 sono state riportate nel testo. - - - - - -End of the Project Gutenberg EBook of L'eresia nel Medio Evo, by Felice Tocco - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ERESIA NEL MEDIO EVO *** - -***** This file should be named 62192-0.txt or 62192-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/2/1/9/62192/ - -Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by The Internet Archive) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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