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-The Project Gutenberg EBook of L'eresia nel Medio Evo, by Felice Tocco
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: L'eresia nel Medio Evo
-
-Author: Felice Tocco
-
-Release Date: May 22, 2020 [EBook #62192]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK L'ERESIA NEL MEDIO EVO ***
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-
-Produced by Giovanni Fini, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at https://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by The Internet Archive)
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- L'ERESIA
- NEL MEDIO EVO
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- STUDI
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- DI
- FELICE TOCCO
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- IN FIRENZE
- G. C. SANSONI, EDITORE
- 1884
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- PROPRIETÀ LETTERARIA
-
- Firenze — Tip. G. Carnesecchi e figli.
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-ALLA
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-CARA E VENERATA MEMORIA
-
-DI
-
-MIO PADRE
-
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-
-AVVERTENZA
-
-
-Messomi a studiare i rapporti tra la filosofia scolastica e la
-contemporanea eresia, se non ho trovato quello che a prima giunta
-supponevo, mi venne fatto in compenso di formarmi un'opinione ben netta
-sulla genesi e sul corso delle molteplici sètte eretiche. Il risultato
-di questi studii pubblico nel presente libro, che per conseguenza non
-è, nè vuol essere una storia degli eretici, e molto meno un trattato
-dommatico sull'eresia.
-
-L'ho intitolato _Studi sull'eresia del Medio Evo_, prendendo
-quest'ultima parola nel senso più ristretto del periodo, in cui
-domina la filosofia scolastica. L'età di transizione tra la coltura
-antica e la nuova, in cui fiorisce la Patristica, è affatto estranea
-al mio compito. Avrei dovuto occuparmi delle sètte contemporanee al
-moto francescano, che vanno sotto il nome di Flagellanti, Apostolici,
-Beghini e Guglielmiti, e molti materiali avevo raccolti intorno a
-codesto argomento. Ma la ristrettezza dello spazio m'impedisce di
-trattarlo anche superficialmente, e mi riserbo di farne uno studio a
-parte, se i saggi, che ora pubblico, saranno benevolmente accolti,
-del che dubito forte. La mancanza di spazio m'impedisce altresì
-di pubblicare nella loro integrità alcuni testi inediti, che si
-riferiscono all'abate Gioacchino, all'Evangelo eterno, ed al moto
-francescano. Ne ho solo riportati quei frammenti, che più s'affacevano
-al mio scopo. Ho forse abbondato nelle note, ma non me ne pento, chè
-nelle ricerche storiche la mancanza assoluta o la citazione manchevole
-delle fonti parmi un vero danno. Del resto se al lettore piace di
-saltare le note, e credermi in parola, io gli sarò grato di tanta
-fiducia.
-
- Firenze, marzo 1884.
-
-
-
-
-INTRODUZIONE
-
-
-Il Medio Evo, che a torto da amici ed avversarii fu detto l'era della
-concordia e della pace, ebbe a soffrire non meno dell'età nostra
-profondi e dolorosi travagli. Codesta unità delle menti e degli animi,
-produttrice secondo gli uni di opere grandiose, segno secondo gli altri
-di fiacchezza e torpore, fu sempre e dovunque vagheggiata, giammai
-conseguita. Nè ci verrà mai fatto di trovarla nei tre periodi, in cui
-vanno divisi i secoli che corrono da Carlo Magno a Carlo di Boemia.
-
-
-I
-
-Il primo periodo, che diremo di preparazione, è il più lungo di tutti,
-protendendosi dal secolo nono sino alla metà del decimosecondo. Vi
-primeggiano in filosofia le dispute faticose intorno agli Universali,
-nate da una frase dell'Isagoge Porfiriana, la quale racchiude in
-germe un problema sempre risoluto e sempre da risolvere. Quel che noi
-diciamo i generi e le specie, sono forse entità reali, anzi solo la
-vera realtà, o non piuttosto artifizii della mente per non smarrirsi
-nel laberinto della natura? Alla prima sentenza piegavano i Realisti,
-i Nominalisti alla seconda; ed il loro dissidio, frutto di una profonda
-antinomia della ragione, durava ostinato per secoli, e quando parea che
-fosse per comporsi, rinasceva sotto altra forma più vivace di prima.
-Secondo l'intuizione realistica gli individui sono effimere esistenze,
-le quali, a così dire, nell'istessa ora che nascono, scompaiono. Che
-siamo noi uomini, presi individualmente? _Pulvis et umbra._ Consacrati
-alla morte, un piccolo accidente distrugge in un punto quanti fra noi
-aveano redata maggior consistenza e vigore. La sola che sopravvive a
-tante ruine, e sfidando le ingiurie del tempo, per volger di secoli
-non cresce nè scema, è quel che v'ha di universale in noi, l'umanità.
-E lo stesso che diciamo degli uomini, possiamo ripetere degli esseri
-tutti. Chè anzi a quel modo che gl'individui umani sono frammenti
-dell'umanità, questa è una piccola parte di un essere più sterminato di
-lei, l'animale. E l'animale a sua volta è frazione del vivente, ed il
-vivente è anch'esso forma fugace di un Essere immenso che è tutte cose,
-ma nessuna in particolare. Questo solo è ciò che permane immutato,
-è l'ordito su cui s'intesse la variopinta trama della natura, è
-l'Oceano che serba costante il volume delle acque, benchè sull'immensa
-superficie s'avvicendino i flutti rumorosi. Questi arditi concetti sono
-adombrati nel _De divisione naturae_ di Giovanni Scoto Erigena.[1] Così
-nella prima metà del nono secolo quella Filosofia, che si dice serva
-del domma, prende le mosse da un libro, il quale parecchi secoli dopo
-(nel 1225) da Papa Onorio III verrà condannato alle fiamme.[2]
-
-Nè men libera ed ardita è la scuola opposta dei Nominalisti. Il
-concetto dal quale partivano Roscellino e i suoi seguaci, affatto
-discorde da quello dei Realisti, è il seguente: la sostanza prima è
-l'Individuo; gli universali sono astrazioni che la nostra mente forma
-togliendo ed isolando ciò che han di comune gl'individui, e lungi
-dall'essere la vera realtà, non hanno maggior consistenza del suono che
-li esprime.[3] Se il Realismo menava dritto al concetto di sostanza
-unica, di cui gl'individui son gli accidenti, il nominalismo in
-quella vece di conseguenza in conseguenza riescir doveva alla dottrina
-dell'originalità degli individui, o in altre parole all'atomismo.[4]
-Tali erano i due indirizzi della speculazione di quel tempo, i quali,
-mutati nomi e fattezze, si sono conservati sino ai nostri giorni. Ma
-e l'uno e l'altro sistema eran guardati con sospetto dagli ortodossi,
-cui non isfuggì che sotto l'apparenza dell'accordo si nascondesse un
-grave dissidio tra la Fede e la Filosofia. Ben fu tentata una via di
-mezzo tra i due opposti estremi, la quale sembrava s'accordasse meglio
-colla tradizione; ma il tentativo non ostante la pietà e l'ingegno di
-Anselmo di Aosta fallì; nè a torto gli scolastici posteriori ebbero a
-temere che l'idealismo dell'arcivescovo di Canterbury non fosse meno
-avventuroso degli altri sistemi, nè sapesse tenersi egualmente lontano
-dal misticismo degli uni e dal razionalismo degli altri.[5] E questi
-erano infatti gli scogli, nei quali rompeva la speculazione di quel
-tempo, in cui i filosofi, non usi ancora a infingersi, come fu stile
-dei secoli posteriori, traevano dai loro principii, saldi argomenti a
-trasformare i dommi e le dottrine tradizionali.
-
-Così i Realisti, al cui misticismo nessun mistero ripugnava, tra
-le nebbie della credenza popolare s'argomentavano di scoprire le
-proprie teorie. E restaurando il vecchio metodo dell'interpetrazione
-allegorica, già tanto usato ed abusato dai gnostici, nel domma della
-trinità videro simboleggiato un ciclo cosmogonico, e nella redenzione
-l'eterna durata dell'effetto garentita dal perenne intervento della
-causa.[6] Ed anche i nominalisti alla lor volta, benchè non spiccassero
-voli così alti e ben lontani si tenessero dal nebuloso speculare degli
-avversarî, non cessavano per tanto dallo studiare i dommi religiosi, nè
-meno uso facevano dell'interpetrazione allegorica. Le loro spiegazioni,
-non elaborate certo nel grande stile dei realisti, eran più piane e
-sarei per dire volgari, ma meglio confacenti secondo loro a far luce
-piena dove più s'addensava l'ombra del mistero.
-
-La setta nominalistica o concettualistica[7] che dir si voglia fu
-per tal guisa l'iniziatrice del razionalismo, ed il suo più illustre
-rappresentante, l'infelice Abelardo, ragionatore instancabile e
-strenuo propugnatore dei diritti del libero pensiero, cadde vittima
-della sua dialettica. _Odiosum me mundo reddidit Logica._[8] Per ben
-due volte ei fu tradotto davanti a Sinodi provinciali sotto l'accusa
-di eresia. La prima nel 1121 in quella stessa città di Soissons, dove
-pochi anni innanzi era stato condannato Roscellino per sospetto di
-triteismo;[9] la seconda nel 1140 a Sens, dove egli sperava battere
-colle armi delle sue implacabili argomentazioni l'accusatore suo S.
-Bernardo. Ma nè l'una volta nè l'altra gli arrise la fortuna; chè a
-Soissons fu condannato a bruciare colle sue proprie mani _l'Introductio
-ad Theologiam_, e come se ciò non bastasse fu chiuso in espiazione dei
-suoi falli nel convento di S. Medard. A Sens poi gli sarebbe capitato
-anche peggio, se l'accorto filosofo, presentito l'imperversar della
-bufera, non se ne fosse appellato al Pontefice. E ventura per lui che,
-mancategli le forze lungo il viaggio alla volta di Roma, riparasse
-nell'abbazia di Cluny, ove fu accolto affettuosamente da Pietro il
-venerabile, miracolo ed esempio di vera carità cristiana. Se fosse
-proceduto oltre, non avrebbe trovata eguale accoglienza nel Papa
-Innocenzo II, il quale non poteva al certo darla vinta al filosofo
-palatino contro quello stesso S. Bernardo, alla cui opera egli doveva
-in parte il trionfo riportato sul rivale Anacleto.[10] E d'altro lato
-come mai quel Pontefice, che l'anno innanzi avea imposto silenzio
-all'audace Arnaldo da Brescia, avrebbe ora dubitato di condannare il
-maestro e la guida dell'abborrito novatore? Non eran forse questi
-due uomini stretti siffattamente in un pensiero, che agli occhi
-del chiaravallese l'uno paresse il gigante Golia, e l'altro il fido
-scudiero? E per fermo lo stesso ardore di libertà scaldava i loro
-petti. Entrambi volevano la riforma della Chiesa, l'uno spogliandola
-dei mal tolti beni temporali, cagion prima di scandali e corruzioni;
-l'altro sciogliendola da quelle pastoie dommatiche che impedivano la
-libera espansione del sentimento religioso.
-
-Ed entrambi sono specchio fedele di quell'età turbinosa, in cui
-infranti nella lotta delle riforme e delle investiture i vincoli
-dell'antica disciplina, il prestigio della tradizione vien meno, e Papi
-combattono contro Papi, come nello scisma di Cadalò, di Guiberto, di
-Anacleto; vescovi contro Papi, Imperatori contro questi e quelli; nulla
-di saldo e durevole; ed oggi si proclama campione della Chiesa chi
-domani vien condannato da eretico e fellone. Si comprende di leggieri
-come in queste lotte incessanti crescesse e si dilatasse lo spirito
-critico, e quale potere esercitasse sulle giovani menti uno ingegno
-così acuto come quello di Abelardo, che mise lo scompiglio nella
-teologia autoritaria colle famose antinomie del _sic et non_. La sua
-parola affascinava, la sua dialettica stringeva, e quando si ritrasse
-nel romitaggio del Paracleto, i discepoli accorrevano a torme alle sue
-lezioni, contenti di vivere in miserabili capanne, non curanti dello
-scarso nutrimento, che il deserto luogo concedeva. Confortato da queste
-prove di affetto, nè fiaccato dalle persecuzioni patite, l'intrepido
-maestro continuava a battere in breccia _illum fidei fervorem, qui
-ea quae dicantur antequam intelligat, credit, et prius his assentii
-ac recipit quam quae ipsa sint videat, et an recipienda sint_.[11]
-Era naturale che questa critica assottigliasse fuor di misura i dommi
-tradizionali, e riuscisse alle interpetrazioni razionalistiche di un
-pallido deismo. Le tre persone, ad esempio, sono tre nomi con cui è
-descritta diligentemente la perfezione del sommo Bene;[12] la creazione
-non è libera, ma necessaria;[13] il peccato originale non è colpa, ma
-trasmissione ereditaria della pena che al primo fallo successe;[14]
-il Redentore è l'esempio dell'uomo perfetto che adempie al dover
-suo non per timore ma per amore;[15] il cristianesimo in una parola
-non è altro se non un ritorno alla legge naturale, la quale è certo
-che fu seguita dai filosofi, mentre la legge mosaica si appoggia su
-precetti più simbolici che morali (_magis figuralibus quam naturalibus
-nitatur mandatis_) ed abbonda più dell'esterna che dell'interiore
-giustizia.[16] S. Bernardo, ben consapevole della gravità di questi
-arditi commentarii esclama tristamente: _Omnia usurpat sibi humanum
-ingenium, fidei nil reservans. Tentat altiora se, fortiora scrutatur,
-irruit in divina, sancta temerat magis quam reserat, clausa et signata
-non aperit sed diripit_ (Ep. 188).
-
-Se non che era vano sperare che colla punizione del filosofo si potesse
-soffocare la libertà del pensiero, la quale in quella vece si levava
-più fiera e minacciosa dalle violenze patite. Colla morte di Abelardo
-non perì l'indirizzo razionalistico, e Bernardo Silvestre trova nel
-platonismo inteso a modo suo la soluzione dei problemi religiosi;[17]
-Guglielmo di Conches attacca la superstizione come la peggior nemica
-del progresso intellettuale;[18] persino Gilberto Porretano;[19] dal
-1142 vescovo di Poitiers, costruisce una dottrina della trinità così
-poco ortodossa, che vien costretto a ricredersene innanzi al concilio
-di Rheims del 1148.
-
-Contro il mal dissimulato razionalismo di questi filosofi seguita
-sempre a combattere S. Bernardo, e non meno fieramente di lui i
-Vittorini Ugo Riccardo e Gualtiero. Quest'ultimo principalmente non
-perdona nè a filosofi, nè a teologi, ma nello stesso biasimo coinvolge
-con Abelardo e col Porretano, i due dottori Pietro Lombardo detto il
-Maestro delle sentenze, ed il discepolo Pietro di Poitiers,[20] che
-raccolsero in trattati scolastici ed in forma dialettica esposero la
-somma del sapere teologico.[21] Se non che l'opposizione di codesti
-mistici è una ben debole diga contro l'irrompente fiumana. Realisti e
-nominalisti seguitano a battagliare, e tra gli opposti estremi nascono
-tanti sistemi intermedii, che a noverarli tutti si stanca Guglielmo
-di Salisbury. E sovra tutti mira ad innalzarsi quest'uomo singolare,
-questo discepolo di Abelardo, che pare appartenga ad altra epoca, ed
-assai prima del Petrarca professa come un culto per l'antichità[22]
-classica, ed in mezzo al cozzo di tanti dommatismi vorrebbe rinnovare
-l'antica Accademia. Così al primo periodo della scolastica non manca
-neanco la nota critica. E non più due indirizzi soli si contrastano il
-dominio delle menti, ma quattro, il realistico, il nominalistico, il
-mistico, lo scettico.
-
-
-II
-
-Prima che s'aprisse il secondo periodo della coltura medievale, la
-guerra tra l'Impero e la Chiesa s'era rinnovata con maggiore violenza,
-e tre antipapi l'un dopo l'altro contesero per venti anni la tiara ad
-Alessandro III (1158-1178). E durante queste lotte si rinvigorirono
-le sette ereticali dei Catari, Valdesi ed Arnaldisti, e accanto
-a loro si fecero strada gli avversarii di ogni credenza positiva,
-gl'Indifferenti, che riconoscevano a lor capo il grande filosofo
-arabo Averroè. Questi sosteneva che tutte le religioni hanno egual
-valore innanzi agli occhi della ragione. Son tutte vere perchè tutte
-hanno tal forza morale da infrenare il ribelle volere delle masse;
-tutte false, perchè la schietta verità filosofica v'è ottenebrata
-da imagini ed allegorie. Certo l'importanza e la perfezione relativa
-delle religioni è diversa secondo le varie condizioni dei tempi, ma
-ciò mostra che il criterio di valutazione delle religioni vuole essere
-storico, non speculativo.[23] Questo nuovo nemico era al certo molto
-più temibile dei precedenti, imperocchè tra i filosofi ed eruditi arabi
-si conservava la più ricca tradizione della coltura ellenica; nè solo
-la maggior parte delle opere aristoteliche conoscevano, ma benanco i
-più importanti interpetri, Alessandro di Afrodisia, Temistio, Porfirio,
-Ammonio. Onde Avicenna nei primordii del secolo undecimo ed Averroè
-nel duodecimo scrissero i più estesi commenti allo Stagirita. I quali
-commenti voltati ben per tempo in ebraico, e dall'ebraico in latino
-furono accolti con trasporto dai filosofi d'occidente, che in tanta
-venerazione tenevano Aristotele, per quanto scarsa conoscenza avessero
-delle sue opere. Se non che lo studio di Aristotele attraverso questi
-infidi espositori non era senza pericolo; perchè l'interpetrazione più
-che al testo di Aristotele si confaceva alle chiose neoplatoniche, onde
-il teismo aristotelico tramutavasi per tal via in un panteismo mistico,
-quale è svolto, ad esempio, nel _Fons vitae_ dell'Avicebronio.[25] Gli
-effetti di questi agenti dissolutori si vedono chiari in due filosofi
-che vissero tra la fine del secolo XII ed il principio del XIII,
-Amorico di Bena e Davide di Dinan, condannati entrambi come eretici in
-religione e panteisti in filosofia.[26]
-
-Ma la Chiesa oramai era uscita più vigorosa dalla lotta sostenuta con
-Federico. Alessandro III, che seppe trovare un efficace aiuto nella
-forza giovane e rigogliosa dei Comuni, avea disfatto il suo potente
-rivale così che neanche il matrimonio di Enrico VI con Costanza di
-Sicilia valse a restaurare le sorti dell'Impero. Chè anzi nuovi
-danni si maturavano alla causa imperiale, quando morto in fresca
-età l'ardimentoso Enrico, del fanciullo erede assumeva la tutela una
-donna debole e bigotta, la quale non seppe trovar migliore protezione
-all'infuori del Papato, al cui soglio veniva in quel torno levato
-uno dei maggiori uomini del tempo, Innocenzo III. Questi procede con
-insolito vigore contro gli avversarii della Chiesa. In danno degli
-infelici Albigesi bandisce nel 1209 una crociata, che dopo lunghi anni
-di guerre e calamità distrugge l'eresia, ma spegne con essa il fiore
-della coltura provenzale. Nello stesso anno un sino do provinciale,
-tenuto a Parigi, decreta che venga tolto alla pace del sepolcro, e
-gettato in terra non benedetta il corpo di Amorico, morto due anni
-innanzi; che sieno degradati e condannati a carcere perpetuo parecchi
-ecclesiastici, convinti di eresia; che vengano consegnati al vescovo
-di Parigi i quaderni del maestro Davide di Dinan; infine che sia
-proscritta da Parigi la lettura delle opere di Aristotile. _Nec libri
-Aristotelis de naturali philosophia, nec commenta legantur Parisiis
-pubblice vel secrete. Et hoc poena excommunicationis inhibemus._[27]
-
-Insofferente di opposizioni Innocenze taglia quei nodi che non può
-sciogliere, e della supremazia dell'autorità sua su tutte le podestà
-della terra ha tale coscienza, da costringere a ribellarglisi la sua
-stessa creatura, l'Imperatore Ottone IV. Nè per ostacoli che incontri,
-vacilla quell'animo gagliardo; ma dalle nuove opposizioni attinge
-maggior forza; onde raunato nel 1215 un solenne concilio nel Laterano,
-vi scomunica l'Imperatore al quale oppone il suo pupillo Federico;
-spoglia dei suoi legittimi possessi il Conte di Tolosa, investendone
-Simone di Monforte, ricondanna solennemente l'empio Amorico e tutti gli
-altri eterodossi in qualunque modo si chiamino,[28] non dubita infine
-di tenere per decaduti dal trono quei principi che non isvelgano col
-ferro e col fuoco l'annoso tronco delle eresie.[29] Ed istrumenti di
-tali implacabili persecuzioni doveano essere quegli ordini religiosi
-dei minoriti, che appunto in quel torno nascevano coll'obbligo di
-non restarsene isolati e neghittosi nel silenzio del cenobio, bensì
-di vivere in mezzo al popolo, accattare da lui giorno per giorno la
-sussistenza, dividerne le gioie ed i dolori, spiarne i più segreti
-pensieri, onde non isfuggisse al loro acuto sguardo il più lieve
-indizio di opinioni e tendenze ereticali. Nè tutto questo bastava. Le
-misure preventive e repressive, per quanto accorte e vigorose, non
-potevano eliminare i più profondi bisogni della ragione. Il _credo
-ut intelligam_ di S. Anselmo restava sempre come insegna delle menti
-superiori. Era dunque necessario che le menti più elevate della Chiesa
-si mettessero a scoprire la via di una conciliazione tra la ragione
-e l'autorità, e che si ristudiasse da capo il problema filosofico per
-metterlo d'accordo col religioso. E come il grande filosofo era tuttora
-indiscutibilmente Aristotele, bisognava esaminare se il commento e
-l'interpetrazione araba fosse proprio quella che meglio rispondesse al
-pensiero dell'autore. Questo è l'intendimento dei maggiori filosofi del
-SECONDO PERIODO della scolastica, Vincenzo di Beauvais,[30] Alessandro
-di Halès, Alberto Magno, Tommaso d'Aquino, i più grandi raccoglitori
-del sapere contemporaneo che condensavano nelle lor enciclopedie e
-nelle lor somme, libri chiusi, cui non occorreva aggiungere o toglier
-verbo.[31] Ma quale fu il risultato di tanti sforzi generosi? Valga
-per tutti S. Tommaso che nell'inferno dantesco dipinto nel camposanto
-pisano[32] è rappresentato come il vincitore dei tre nemici della
-chiesa, Ario capo degli eretici, l'Anticristo seminatore dello scisma,
-ed Averroè principe dei filosofi increduli.
-
-
-III
-
-La prima cura del Dottore Angelico, come del suo maestro Alberto Magno
-fu di comporre il dissidio tra nominalisti e realisti che travagliò il
-periodo precedente. Concedevano ai nominalisti l'universale non essere
-un'entità a sè,[33] e indipendente dall'intelletto che lo forma pel
-noto processo di astrazione o eliminazione;[34] ma nel contempo davan
-ragione ai realisti in quanto che la formazione dei concetti di generi
-e specie non è punto arbitraria, ma ben fondata sulla natura delle
-cose. In una parola l'Universale non è sostanza separata, ma legge di
-natura. Per ben intenderci adunque bisogna distinguere l'universale
-_ante rem_, _in re_, _post rem_.[35] L'_ante rem_ sono le idee di
-Dio creatore; quello _in re_ il divino pensiero, divenuto legge delle
-cose; il _post rem_ infine il concetto o volgare o scientifico, che
-noi uomini acquistiamo dopo un lungo lavorìo di astrazione. O per
-dirla con un noto esempio, l'universale _ante rem_ è il concetto
-che l'artista vagheggia nella sua mente; l'_in re_ è l'attuazione di
-quello nel marmo o nei colori; il _post rem_ la sua riproduzione nella
-mente dello spettatore e del critico. Posto termine in tal guisa agli
-interni dissidii, si sperava di raccogliere in un fascio tutte le forze
-contro l'eterno nemico, Averroè, il quale di qui innanzi diviene il
-rappresentante dell'incredulità pervicace. Ed a prostrare un avversario
-così formidabile, S. Tommaso non risparmia nessun'arte; nè contento
-di combatterlo nelle opere generali, scrive contro di lui trattati
-speciali, come ad esempio il celebre opuscolo: _De unitate intellectus
-contra Averroistas_.[36]
-
-La quistione dell'Intelletto nacque, come è noto, dalle oscurità
-della psicologia aristotelica. Nel terzo libro del _De Anima_ lo
-Stagirita avea distinto l'intelletto passivo dall'attivo, e l'uno avea
-fatto mortale, l'altro eterno e separato. Cosa intendesse Aristotele
-per questo doppio intelletto è difficile dire;[37] ma secondo il
-principio fondamentale della psicologia aristotelica che le potenze
-inferiori sono grado ed avviamento alle superiori, il _Nous_ passivo
-dovea significare un intelletto non ancora sviluppato o in potenza, e
-l'attivo un intelletto pervenuto al suo più alto grado di energia.[38]
-Se non che i caratteri, che separano i due intelletti, sono così
-spiccatamente opposti, che le loro differenze più che di grado si
-dovrebbero tenere invece per specifiche; onde quell'Essere che è
-fornito dell'Intelletto attivo non potrebbe identificarsi con l'Ente
-fornito di solo intelletto passivo.[39] In altre parole l'Intelletto
-attivo sarebbe estrinseco al passivo; e più che il supremo grado
-della mente umana sarebbe invece l'intelligenza divina, ovvero quella
-Νόησις νοήσεως che nel XII della metafisica si confonde col Motore
-immobile. Tanto vero che uno dei più sottili e fidi interpetri della
-dottrina aristotelica, Alessandro, che pure ha la tendenza di eliminare
-ogni elemento mistico dalla filosofia peripatetica, mentre considera
-l'intelletto passivo come il compendio e l'integrazione delle potenze
-inferiori dell'anima, pervenuto all'intelletto attivo cangia metro, e
-lo dice tutt'uno con Dio, e lo pone fuori dell'uomo. Qual meraviglia
-adunque che i filosofi arabi, dominati dalle intuizioni neoplatoniche,
-non pure accettino questa interpetrazione, ma la guastino e complichino
-fuor di misura? Era conforme all'indirizzo del loro filosofare
-l'accrescere il numero delle entità intermediarie tra l'Unità suprema
-e il mondo sensibile; onde a quel modo che Aristotele avea moltiplicato
-tante volte il motore estrinseco, per quante sfere celesti gli offriva
-l'astronomia del suo tempo, nella stessa guisa i filosofi arabi
-moltiplicano l'intelletto attivo, e per ciascuna sfera ne immaginano
-uno, che ha la doppia funzione di muovere la sfera ed illuminare
-le menti degli abitatori. Nè questo è tutto, ma ben altra stortura
-conviene aspettarci. Avicenna (980-1038) avea tenuto come sostanza
-separata il solo intelletto attivo, il quale aderisce o serve all'anima
-razionale siccome la luce all'occhio.[40] Averroè (1126-1198), come se
-ciò non bastasse, dichiara esterno anche l'intelletto passivo, che per
-tutti i suoi predecessori era stato tenuto come intrinseco all'anima
-umana, o per meglio dire, come la sua funzione più alta. Se è esterna,
-ei dice, la sorgente luminosa, esterni sono anche i raggi che da quella
-piovono su le cose. E come la sorgente s'agguaglia all'intelletto
-attivo, ed i raggi all'intelletto passivo; ragion vuole che l'uno
-e l'altro si tengano per esterni all'anima umana; e l'uno e l'altro
-siano un solo e medesimo intelletto per tutti gli uomini.[41] E se
-volete sapere che cosa sia questo intelletto unico, che illumina le
-nostre inferme fantasie, è subito detto. È il motore dell'ultima sfera
-celeste, che secondo l'antica astronomia è quella della luna; onde non
-a torto Astolfo sale fin lassù per pescarvi il senno di Orlando.[42] Le
-conseguenze di questa dottrina sono facili ad intendere. In quel tempo
-le prove, che si adducevano dell'immortalità dell'anima, eran tutte
-cavate da questo concetto, che l'anima, avendo attività o funzioni
-sue proprie, affatto separate dalle corporee, debba essere di una
-sostanza diversa da quella del corpo, ed agevolmente separabile. Il
-quale ragionamento sarebbe venuto meno quando fossero state accolte
-le dottrine averroistiche. Imperocchè se l'intelletto, da qualunque
-aspetto si consideri, è estrinseco all'anima, a lei non restano di
-proprio se non le funzioni del senso e dell'istinto, le quali, comecchè
-legate indissolubilmente coll'organismo, cessano quando questo si
-dissolva, e traggono nella loro rovina il soggetto stesso senziente.
-
-Era ben naturale che i dottori della Chiesa, i quali s'adoperavano a
-metter d'accordo la scienza colla fede, si volgessero a combattere
-questo punto dell'averroismo. Ed Alessandro e Alberto Magno e S.
-Tommaso si fecero a dimostrare esser le teoriche di Averroè non pure
-false in sè medesime, ma in aperta contraddizione colle dottrine
-aristoteliche. Nè si può negare che la interpetrazione più conforme
-allo spirito dell'aristotelismo è quella appunto, che abbraccia
-l'Aquinate, secondo la quale l'intelletto attivo ed il passivo
-sarebbero bene una stessa cosa, stantecchè l'uno è in potenza quello
-che l'altro è in atto; ma e l'uno e l'altro s'han da tenere come
-funzioni dell'anima: onde lungi dall'essere unico l'intelletto, o
-attivo o passivo che sia, si rompe in quella vece in tanti intelletti
-singoli, per quante anime dar si possano.[43] Se non fosse così,
-l'anima umana non sarebbe gran fatto diversa dalla parete su cui cadono
-i raggi luminosi; e come la parete, benchè illuminata dal sole, non
-vede, così l'anima nostra benchè rischiarata dall'Intelletto agente non
-intenderebbe nulla di nulla. E se non è lei che intende, così neanco è
-lei che vuole e opera, ma quell'Essere dal quale spiccia la fonte della
-intelligibilità.[44]
-
-È indubitato adunque che S. Tommaso vide molto più addentro dei
-commentatori neo-platonici ed arabi. Ma quel pericolo che crede di
-sfuggire da un lato, gli si presenta dall'altro. Imperocchè a quel modo
-che l'intelletto attivo s'identifica col passivo piuttosto secondo lo
-spirito che la lettera della psicologia aristotelica, così pure s'ha a
-dire lo stesso dell'intelletto passivo rispetto alla fantasia ed alla
-percezione sensibile. E come Aristotele dice che senza il fantasma non
-potrebbe svolgersi l'intelletto,[45] così è impossibile che l'anima
-abbia funzioni e vita propria, ove mai si sciolga da quel corpo che in
-lei ingenera sensazioni e fantasmi. Lo Stagirita senza dubbio tenne per
-mortale l'intelletto passivo, e ove mai l'attivo ed il passivo son la
-medesima cosa, con qual diritto affermeremo dell'uno ciò che dell'altro
-si nega? All'acume dell'Aquinate non isfugge questo pericolo, dal
-quale s'argomenta di scampare, ammettendo nell'anima una misteriosa
-tendenza verso il sensibile, la quale perdura sempre anche quando
-s'infrangono i lacci corporei.[46] Questa tendenza è come un corpo
-interno, del quale l'anima non si sveste mai; onde nè il sentimento nè
-i fantasmi le verranno mai meno, ed è per sempre assicurata la base
-su cui poggiano le più alte potenze intellettive e pratiche. Teorica
-codesta, strana quant'altra mai, e per giunta non nuova ed attinta a
-quella stessa fonte neoplatonica, dalla quale rampollava la teorica
-degli intelletti, separati, che S. Tommaso ripudia.[47] Se non che ella
-era un espediente inevitabile non solo per sottrarsi alle conseguenze
-estreme della teorica dell'unità degl'intelletti; ma per conciliare
-altresì l'immortalità dell'anima colla teorica dell'individuazione.
-
-Questo problema dell'individuazione fu il pomo di discordia tra le
-scuole realistiche del secolo XIII, come quello degli universali
-travagliò i secoli precedenti. Abbiamo già detto che i Realisti
-concordemente ammettevano oltre l'universale _ante rem_, che esiste
-solo nella mente di Dio, ed il _post rem_, che sta nella mente umana,
-anche un altro universale, che essi dicevano _in re_, vale a dire
-insito nelle cose stesse. Ora le cose tutte, secondo i concetti
-aristotelici, constano di materia e forma, in che dunque è riposto
-l'universale nell'uno o nell'altro di questi fattori? Aristotele
-stesso s'era posto in qualche modo questo problema, quando facevasi la
-dimanda opposta, cioè che cosa fosse l'individuo. Ed egli dopo lungo
-contrasto venne nella conclusione: l'individuo non esser nè la materia,
-nè la forma, ma l'unità di entrambi, il _sinolo_, come egli diceva,
-dei due universali.[48] Se non che ammessa pure questa soluzione
-aristotelica, il problema rinasce sempre sotto un'altra forma. Dei
-due fattori, il cui intreccio costituisce l'individuo, quale dei due
-è il determinante e quale l'indeterminato, o in altre parole dove sta
-il _principium individuationis_? Per un certo rispetto sembra che il
-principio individuante stia nella materia: perchè la forma, secondo le
-stesse parole di Aristotele, è un tipo unico, il quale si riproduce
-in tante differenti impressioni per quanto diverse sono le materie
-in cui s'impronta. E questa fu la dottrina seguita da Alberto Magno
-e dall'Aquinate;[49] ma non senza gravi e ben fondate opposizioni
-da parte delle altre scuole. Come mai, si diceva, sarà la materia il
-_principium individuationis_, ovvero la radice di tutte le distinzioni,
-e specificazioni quando essa medesima è qualche cosa d'indistinto? Che
-cosa è la materia destituita di forma? Non è forse l'indeterminato, la
-potenza pura direbbe Aristotele, la quale appunto per opera della forma
-acquista limiti e contorni? Il sostrato universale dunque è la materia,
-e la forma è il principio che da questo fondo comune cava fuori le
-specie e gl'individui.[50] Sembrano discussioni bizantine coteste, e
-lo stesso Jourdain così dotto nella filosofia scolastica rimprovera
-S. Tommaso di esservisi cacciato dentro. Ma siamo giusti. Non è forse
-un profondo bisogno di qualsiasi filosofia realistica la deduzione
-o costruzione, che dir si voglia, dell'individuo? Il problema era
-adunque inevitabile, e più che a porlo sarebbe occorsa molta industria
-per ischivarlo. Comunque sia, egli è fuor di dubbio che il problema
-dell'individuazione servì a crear sul finire del secolo XIII due nuove
-scuole, che si combattevano non meno aspramente delle antiche, e che
-dai loro fondatori tolsero il nome di Tomisti e Scotisti.[51]
-
-A rinfocolare le ire avrà contribuito senza dubbio l'antico livore
-tra Domenicani e Francescani; ma il problema intorno a cui disputavano
-non era meno grave di quello degli universali, e qualunque soluzione
-si accettasse veniva a rompere contro le barriere della teologia.
-In verità lo Scotismo, che, mettendo il principio d'individuazione
-nella forma,[52] ha l'aspetto di un Realismo più compatto, cade in
-quelle conseguenze panteistiche, che vedemmo non iscompagnarsi mai
-dalle intuizioni realistiche. Nè il Dottor sottile se ne dissimula
-il pericolo, ma aperto e risoluto gli va incontro dichiarando di
-tornare alla posizione dell'abborrito Avicembronio, e rappresentandosi
-il mondo tutto come un albero bellissimo, la cui radice e seme sia
-la materia prima, le foglie gli accidenti, le frondi e i rami il
-creato corruttibile, il fiore l'anima umana, ed il frutto la natura
-angelica.[53] Ma neanco è mondo di peccato il Tomismo, nel quale le
-dottrine filosofiche solo per via di espedienti artificiosi son messe
-d'accordo coi dommi tradizionali. Così ad esempio se Averroè seguendo
-Aristotele dimostra l'eternità del mondo, S. Tommaso non ardisce di
-provare il contrario, ma s'argomenta di mettere in salvo la fede collo
-stabilire che non tutto ciò che si crede debba essere dimostrabile e
-conoscibile.[54] Parimenti ei non sconfessa le conseguenze della sua
-teorica dell'individuazione, ed interpetrando a suo modo la tradizione,
-ammette che la natura angelica, comecchè destituita di materia non
-sia capace di differenze individuali, bensì delle sole generiche e
-specifiche.[55] Ma dell'anima umana non osa dire altrettanto, e per
-salvarne ad ogni costo l'individualità escogita quella teorica della
-tendenza al sensibile, di cui abbiam fatta parola. A tale dovea ridursi
-una mente eletta, come quella dell'Aquinate; segno evidente che il
-dissidio tra il contenuto filosofico ed il dommatico è ben superiore
-alla volontà degli uomini, e quel semirazionalismo, che vuol comporre
-in armonia le più opposte tendenze, riesce invece a dirimerle di
-vantaggio. Onde alcuni contemporanei si argomentarono di battere una
-via diversa dalla tomistica.
-
-
-IV
-
-E primo e più geniale fra tutti è S. Bonaventura (1221-1274), che
-venne a ragione chiamato _Doctor Seraphicus_. Animo profondamente
-mistico non crede che nelle materie comuni alla fede e alla filosofia
-il ragionamento possa aggiunger nulla di forza al convincimento
-religioso. E la ragione stessa ha un ufficio affatto secondario,
-comecchè serva solo di guida per elevare la mente per varii gradi alla
-contemplazione beatifica di Dio. Ma pervenuti a quest'alta cima, lo
-splendore dell'infinita luce ne abbaglia la vista; la forza del nostro
-argomentare si fiacca, e l'anima dimentica di sè stessa, si smarrisce
-nell'oggetto della sua contemplazione e dell'amor suo.[56]
-
-Fra gli oppositori del Tomismo si potrebbe annoverare anche l'altro
-francescano _Raimondo Lullo_ (1235-1315), strano miscuglio di
-capestrerie cabalistiche ed astrologiche e sconfinate pretensioni
-razionalistiche. Nel Lullo si rovescia affatto la relazione che pone
-Bonaventura tra la fede e l'intelletto. Per Bonaventura l'intelletto
-è il mezzo, e la fede o la visione beatifica da lei somministrata
-il fine; per Lullo invece la fede è il mezzo per elevarci a Dio, e
-l'intenderlo, il conoscerlo razionalmente il fine. La fede può bastare
-agli uomini volgari, ai contadini, agl'ignoranti, ai mercenarii; ma
-quelli forniti di più alto intelletto non se ne contentano, e fan bene
-perchè la ragione non è impotente a svelare i più alti misteri; e col
-nudo magistero della ragione il Lullo s'affida di distruggere non solo
-le false filosofie, ma benanco le false religioni e le eresie. Escogita
-anzi a questo fine una tal macchina ragionatrice, una specie di tavola
-pitagorica, coll'aiuto della quale senza scomodarsi molto, si può
-scoprire e dimostrare qualunque verità. Si sente in lui il filosofo del
-Rinascimento,[57] come in un altro francescano ed oppositore del pari
-si ravvisa già il precursore dei tempi moderni.
-
-Intendo parlare di _Rogero Bacone_ (1214-1294), di quel genio
-solitario ed infelice, che scontò colle più crude sofferenze il
-grave peccato di richiamare sulla buona via le menti smarrite dei
-suoi contemporanei. Straniero all'età sua ei ben seppe scoprire dove
-stessero i veri impedimenti, e come ei dice _maxima comprehendendae
-veritatis offendicula_, che sono la falsa autorità, l'abito inveterato,
-l'illusione del senso, il bisogno di nascondere colle lustre di un
-falso sapere la propria ignoranza. Ed al falso metodo delle deduzioni
-arbitrarie ei vuol sostituire quello di una ben regolata esperienza, ed
-ai commenti sui libri naturali degli antichi uno studio diretto della
-natura, integrato e compiuto dalle costruzioni matematiche. Povero
-Bacone! La tua voce suona nel deserto, e correrà molto tempo prima che
-un tuo omonimo riprenda e seguiti con migliori auspicî l'opera da te
-intrapresa. Il secolo XIII era per fermo immaturo a tanta riforma, chè
-per quante opposizioni gli si movessero, il tomismo pur sempre dominava
-le menti, ed alle sue dottrine s'informavano non pure la teologia, ma
-benanco le lettere di quel tempo.[58]
-
-
-V
-
-Una splendida prova del dominio del pensiero filosofico di S. Tommaso
-sulla letteratura è senza dubbio la _Divina Commedia_, nella quale con
-immagini, spesso nuove, sempre felici, sono chiarite le più astruse
-dottrine dell'Aquinate. Valga per tutti il XIII del Paradiso, in cui
-Dante mette in bocca a S. Tommaso stesso la dottrina dell'universale
-_ante rem_, o pensiero divino e dell'universale _in re_, raggiamento
-della divina luce.
-
- Ciò che non muore, e ciò che può morire
- Non è se non splendor di quell'idea
- Che partorisce amando il nostro Sire.
- Chè quella viva luce che sì mea
- Dal suo lucente, che non si disuna
- Da lui, nè dall'Amor che in lor s'intrea,
- Per sua bontate il suo raggiare aduna,
- Quasi specchiato, in nove sussistenze,
- Eternamente rimanendosi una.
- Quindi discende all'ultime potenze,
- Giù d'atto in atto, tanto divenendo,
- Che più non fa che brevi contingenze;
- E queste contingenze essere intendo
- Le cose generate, che produce
- Con seme e senza seme il Ciel movendo.
- La cera di costoro e chi la duce
- Non sta d'un modo, e però sotto il segno
- Ideale poi più e men traluce:
- Onde egli avvien che un medesimo legno
- Secondo spezie, meglio e peggio frutta.
- E voi nascete con diverso ingegno.
- Se fosse a punto la cera dedutta
- E fosse il cielo in sua virtù soprema,
- La luce del suggel parrebbe tutta.
- Ma la natura la dà sempre scema
- Similemente operando all'artista
- Che ha l'abito dell'arte, e man che trema.
-
-Nelle ultime terzine è sfiorato il problema dell'individuazione, e la
-cagione della varietà dei frutti di uno stesso albero vien posta parte
-nella materia, o nella cera, in cui s'impronta il segno ideale, e parte
-nella scarsa efficacia delle cause seconde. Imperocchè Dante, come
-ogni buon aristotelico, attribuisce la creazione delle individualità
-terrestri non direttamente al primo motore, ma a quella che Aristotele
-chiama _natura_, analoga in un certo senso all'anima del mondo di
-Platone. Seguitiamo: Se la materia è il principio individuante, non si
-può dare una materia non specificata, come sostenevano gli Scotisti.
-Questo cosiddetto sostrato universale è una astrazione filosofica; in
-realtà:
-
- Forma e materia, congiunte e purette
- Usciro ad atto che non avea fallo
- Come d'arco tricorde tre saette.
- (_Parad._, XXIX, 22).
-
-Ed a quel modo che la materia non può essere staccata dalla forma,
-il corpo non può del tutto separarsi dall'anima, e l'integrità della
-persona umana sta appunto nell'intrinsecazione dei due elementi. Onde
-Salomone dice nel _Par._ XIV, 43:
-
- Come la carne gloriosa e santa
- Fia rivestita, la nostra persona
- Più grata fia, _per esser tutta quanta_.
-
-Ed è quindi ben naturale che gli spiriti eccelsi affrettino coi loro
-voti il giorno della risurrezione, chè anche nelle loro anime pure v'è
-quella tendenza irresistibile verso il corpo, che ammetteva l'Aquinate:
-
- Tanto mi parver subiti ed accorti
- E l'uno e l'altro coro a dicer amme,
- _Che ben mostrar disio dei corpi morti_.
- (_Ivi_, 61).
-
-Il corpo adunque non può essere considerato come talmente estrinseco
-all'anima, che ella se ne possa spogliare o vestire come d'un abito,
-e debbono andar messe tra le fole le utopie platoniche e neoplatoniche
-della preesistenza e trasmigrazione delle anime, se pur sotto il velame
-di questi miti il grande filosofo non abbia voluto far trasparire una
-verità più peregrina.
-
- Quel che Timeo dell'anima argomenta,
- Non è simile a ciò che qui si vede,
- Perocchè come dice par che senta.
- Dice che l'alma alla sua stella riede,
- _Credendo quella quindi esser decisa_,
- _Quando natura per forma la diede_.
- E forse sua sentenzia è d'altra guisa
- Che la voce non suona, ed esser puote
- Con intenzion da non esser derisa.
- (_Parad._, IV, 49).
-
-Nè questo solo è l'errore dei platonici, e degli interpetri
-platoneggianti di Aristotele, chè non contenti di avere così decisa
-o staccata l'anima dal corpo, dividono ancora l'anima stessa in parti
-tanto opposte fra loro, che, in luogo di frammenti di un tutto solo,
-sembrano al contrario diverse totalità, o anime separate. I fatti più
-ovvii della esperienza psichica stanno contro questo
-
- error che crede
- Che un'anima sovr'altra in noi s'accenda;
- E però quando s'ode cosa o vede,
- Che tenga forte a sè l'anima volta,
- Vassene il tempo e l'uom non se ne avvede.
- (_Purg._, IV, 5).
-
-Per lo che alla teoria psicologica fondata sulla separazione assoluta
-delle facoltà, bisogna sostituire quella più giusta di Aristotele e S.
-Tommaso, che fa svolgere le facoltà superiori dalle inferiori; essendo
-la radice di queste potenze
-
- un'alma sola
- Che vive e sente e sè in sè rigira.
- E perchè meno ammiri la parola,
- Guarda il calor del sol che si fa vino
- Giunto all'umor che dalla vite cola;
- (_Purg._, XXV, 74).
-
-E se tutte le facoltà dell'anima si svolgono le une dalle altre, anche
-l'intelletto passivo segue la stessa legge, nè v'ha teorica più assurda
-dell'averroistica che
-
- fe' disgiunto
- Dall'anima il possibile intelletto:
- (_Purg._, ivi, 64).
-
-Come pure è assurda la dottrina delle idee innate e la reminiscenza
-platonica; perchè
-
- Esce di mano a lui che la vagheggia
- Prima che sia, a guisa di fanciulla
- Che piangendo e ridendo pargoleggia,
- L'anima semplicetta che sa nulla,
- Se non che, mossa da lieto Fattore,
- Volentier torna a lui che la trastulla.
- (_Purg._, XVI, 85).
-
-Potremmo continuare per un bel pezzo a notare le più evidenti
-coincidenze tra le teoriche tomistiche e le dantesche e non pure in
-metafisica, ma in etica, in teologia, in esegesi biblica. In un sol
-punto Dante discorda dal suo maestro, nelle quistioni politiche, dove
-il dissidio è tanto più aperto per quanto più pieno fu l'accordo nelle
-altre dottrine.
-
-L'antica e tragica lotta tra l'impero e il papato s'era già da un
-bel pezzo rinnovata con maggior vigore da Gregorio IX in poi. Non
-orpelli, non infingimenti da una parte e dall'altra, ma franca e
-solenne dichiarazione delle loro dottrine e dei loro fini. Gregorio
-afferma apertamente il diritto del papato alla signoria suprema su
-tutti i principi e popoli della terra, perchè lo stato non ha un valore
-intrinseco, ma quello solo che gli viene dall'autorità pontificia;[59]
-e dal canto suo Federico II, anticipando i tempi moderni, difende
-l'autonomia dello stato, l'indipendenza dalla podestà ecclesiastica
-ed il dritto e dovere di ridurre il papato alla povertà gloriosa dei
-primi secoli.[60] S. Tommaso prese parte alla disputa che ferveva
-animosa tra i giuristi imperiali, e i canonisti; e traendo le ultime
-conseguenze dai suoi presupposti filosofici sostiene apertamente
-le ragioni dei papi. Come l'anima esercita un assoluto dominio sul
-corpo, così il pontefice sui principi tutti della terra. Ei solo,
-rappresentante di Dio, è la fonte dell'autorità; e di seconda mano
-da lui la debbon ricevere tutte le altre potestà. Il pontefice sta
-all'imperatore come la splendida luce del sole al pallido chiarore
-della luna, e la spada che egli brandisce è di tanto più formidabile
-di quella che mette in pugno all'Imperatore, di quanto lo spirito vince
-la materia; e gl'interessi celesti sovrastano alle meschine gare della
-terra.[61] A queste dottrine, che sotto la sembianza di pietà religiosa
-nascondevano le più smodate passioni mondane, non sapeva acconciarsi
-l'anima fiera del gran fiorentino, e nella _Divina Commedia_ e nel _De
-Monarchia_ sdegnosamente vi si ribella. Strano contrasto tra i due
-sommi! S. Tommaso, del gentil sangue dei conti di Aquino, pronipote
-del Barbarossa e cugino del secondo Federico, rompendo colle tradizioni
-degli avi suoi, si caccia nel fitto della mischia, paladino di quella
-corte pontificia, che avea giurato e inesorabilmente compiuto lo
-sterminio di casa sveva. Dante, che da giovane combattè nelle file dei
-guelfi, ricredutosi per tempo dell'error suo, si converte alla fede
-ghibellina, ed il dominio temporale e le cupidigie e le ambizioni della
-corte romana sfolgora nelle tremende invettive del poema sacro. A quel
-genio divinatore ben presto si discoperse l'assurdo ed il danno della
-mistione dei due poteri, e con argomenti che calzano anche ai nostri
-giorni, sostenne arditamente l'autonomia dello stato, o per dirla col
-linguaggio del tempo, l'indipendenza dell'impero.[62]
-
-Ma non a torto ei protesta di far parte da sè, chè le sue dottrine
-politiche, non del tutto conformi a quelle dei ghibellini,[63]
-s'inspirano a quello spirito umanistico, che fra non molto farà
-rinascere la tradizione ed il culto dell'antichità. Per Dante la storia
-antica non era chiusa peranco, nè poteva chiudersi giammai; imperocchè
-la Provvidenza affidò al popolo romano il primato su tutto il mondo,
-nè altra gente per alte virtù e gesta gloriose se ne rese più degna,
-nè accadrà mai che questa veneranda compagine dell'antico stato si
-dissolva. Al popolo romano adunque appartiene di diritto l'imperio, ed
-ei solo può commetterne a Cesare l'esercizio. Non il pontefice, non
-i principi tedeschi sono di diritto gli elettori dell'imperatore, ma
-solo il popolo di Roma.[64] Questa teoria bastava a combattere tutte
-le prentensioni guelfe; imperocchè se l'imperatore non deve al papa la
-elezione sua, non è obbligato a riconoscer da lui la sua autorità. Ma
-essa non era nata soltanto da un intendimento polemico, nè si può dire
-che sia un sogno da poeta. Fra non molto Ludovico il Bavaro, convocata
-un'assemblea popolare nel Campidoglio (11 gennaio 1328) chiederà la
-corona imperiale, che per solenne plebiscito gli sarà conferita. E più
-tardi campione dei creduti diritti di Roma si leverà un uomo singolare,
-il quale assunto il dimenticato nome di tribuno, affermerà l'autorità
-sua e il non vano suo potere di contro al papa e all'imperatore. E
-gli uomini più celebrati del suo tempo gli crederanno, ed il padre
-dell'umanismo, gl'indirizzerà una delle sue più belle canzoni,[65]
-e gli scriverà lettere di calda ammirazione, e per cagion di lui si
-raffredderà coi Colonna, vecchi suoi amici e protettori.
-
-Ma benchè nel _De Monarchia_ aliti questo spirito classico e
-democratico, pure il fondo del ragionamento è schietto medievale, ed
-affatto tomistiche le premesse che Dante pone per trarne conseguenze
-affatto opposte a quelle dell'Angelico. Anche egli, come tutti i
-filosofi di quel tempo, non sa concepire l'ideale se non incarnato
-in una meschina ed angusta realtà; onde stabilita la necessità
-dell'unificazione delle genti, la quale soffochi il germe di guerre
-intestine, vien di conseguenza che quest'unità si debba impersonare
-in un corpo politico, l'impero, ed in un uomo, l'imperatore.[66] Ma
-altri avrebbe potuto inferire il vero regno unico e cristiano esser
-la Chiesa, e la suprema autorità delle genti il Papa. Per toglier le
-conseguenze facea mestieri di negare le premesse, e dimostrare come
-l'unità del genere umano sia solo ideale, ed a tradurla in realtà vi
-si opponga non pure l'ordine delle cose, che vieta uno stato così
-mostruosamente sterminato; ma benanco le profonde ed insuperabili
-differenze che la natura e il corso della storia hanno poste tra le
-nazioni. Per siffatta guisa si scalzava quel falso realismo, che dando
-corpo alle ombre, popolava il mondo di realtà immaginarie. Ma opera
-siffatta non poteva essere tentata se non da un riformatore della
-filosofia, il quale in verità era già nato e negli ultimi anni della
-vita di Dante avea acquistata non poca fama nell'insegnamento.[67]
-
-
-VI
-
-Con Guglielmo Occam, (morto intorno al 1349) il vigoroso ristauratore
-del nominalismo, s'apre l'ultimo periodo, o vogliam dire, la
-dissoluzione della Scolastica. Il Realismo, travagliato dalle interne
-scissure di tomisti e scotisti, battuto in breccia da opposti lati
-per opera dei mistici e degli esperimentalisti, era già un edifizio
-scrollato, quando l'ardimentoso minorita gli dette l'ultimo assalto.
-Non bisogna, ei diceva, moltiplicare gli Enti senza necessità[68] nè
-attribuire un'esistenza sostanziale ai concetti della nostra mente.[69]
-La realtà può venir colta soltanto dalla diretta intuizione;[70] ciò
-che supera i confini della percezione immediata, o non può da quella
-essere mediatamente raccolto, non è argomento di scienza; onde mal
-s'appongono i realisti di ragionare di Dio, e del modo come ei pensi,
-e delle idee che in lui si accolgano; mentre il nostro circoscritto
-intelletto non può penetrare i misteri dell'Essenza divina.[71] Nè
-meno assurdo è dimandare il principio dell'individuazione, perchè
-l'individuo è posto fin dall'origine tale qual'è, nè acquista per via
-le note individuatrici.[72] Questo audace filosofo seppe al pari di
-Dante sostenere le teoriche ghibelline, e quando gli se ne porse il
-destro, si offerse campione del loro diritto a Re ed Imperatori «_Tu
-me defendas gladio_, diceva a Ludovico il Bavaro, _ego te defendam
-calamo_». Ormai la teorica dell'indipendenza dello stato avea fatti
-grandi passi. E per quanto la chiesa perdurasse negli antichi concetti,
-e Bonifacio VIII li esagerasse fuor di misura[73] altrettanto energica
-fu la protesta che da tutte parti si sollevava. E Filippo il bello
-respinse le pretensioni della Curia, ed una fiera polemica insorse, di
-cui abbiamo anche oggi parecchi documenti, a cominciare dallo scritto
-intitolato: _disputa tra un cavaliere ed un chierico intorno alla
-potestà commessa ai prelati della chiesa ed ai principi della terra_.
-Codesto è un dialogo molto vivace ed arguto, dove sono messi alle prese
-un prete, che rincalza con sillogismi scolastici le boriose pretensioni
-del papa, ed un cavaliere che con apparente bonomia li ribatte ad uno
-ad uno. Il prete tenendosi stretto all'argomentare tradizionale esce ad
-esempio in questa tirata _a majori ad minus_: Se non negate che Cristo,
-padrone del cielo e della terra possa disporre dei beni temporali,
-come potrete senza rossore negare questa stessa facoltà al suo vicario
-in terra? Ma il buon cavaliere non si lascia prendere all'amo, e
-tranquillamente risponde: _audivi a viris sanctis ac devotissimis
-duo tempora in Christo distingui, alterum humilitatis et alterum
-potestatis. Humilitatis usque ad suam passionem, potestatis post suam
-resurrectionem ... Petrus autem constitutus est Christi vicarius pro
-statu humilitatis, non pro statu gloriae et majestatis_. Questo dialogo
-venne attribuito all'Occam, ma non pare che gli appartenga.[74] Certo
-pel concetto che vi domina dell'autonomia dello stato non sarebbe
-indegno del filosofo francescano, il quale in un trattato intorno
-alla giurisdizione imperiale nelle cause di matrimonio mise in tanto
-rilievo l'indipendenza del potere politico, che a lui si deve il primo
-schizzo della teorica del tutto moderna del matrimonio civile[75] oltre
-a questo piccolo scritto del 1342 Occam scrisse altre opere più vaste.
-Giova ricordare le otto quistioni del 1339 e il dialogo del 1343, che
-va diviso in tre parti, la prima distinta in sette libri riguardava la
-chiesa e le eresie; la seconda riproduceva il trattato composto sin dal
-1333 intorno ai dommi di Giovanni XXII; la terza infine dovea andare
-suddivisa in nove trattati di cui sono pervenuti infino a noi ed anche
-mutili, soltanto i primi due. In questi lunghi e faticosi lavori, non
-senza le solite sottigliezze scolastiche, vengon combattuti ad uno
-ad uno tutti gli argomenti papalini, e non pure i filosofici, ma i
-tradizionali ricavati dai testi biblici, e gli storici fondati sulla
-pretesa donazione di Costantino e la successiva traslazione dell'Impero
-nei Franchi. Una gran parte di queste critiche non è certo nuova, ma
-nuovo è senza dubbio lo spirito che informa la polemica. Il misticismo
-medievale scompare affatto, chè l'Impero, se non è una creazione
-del Papa, non è neanco una istituzione divina, ma schiettamente
-storica. Essa nacque _ex ordinatione humana et non ex divina lege_ per
-conservare la pace e la tranquillità delle genti. Quando questo scopo
-fallisse, e l'elezione dell'Imperatore lungi dal portar concordia,
-dovesse provocare nuove guerre, _non esset talis assumptio attentanda;
-quia quod provisum est ad concordiam, non debet tendere ad noxam_.[76]
-
-Il concetto grandioso dell'Impero, vagheggiato da Dante, era ben
-presto venuto meno, talchè Marsilio da Padova al di sopra della maestà
-imperiale mise la sovranità del popolo.[77]
-
-E già da gran tempo le idee degli stessi Ghibellini s'erano
-profondamente modificate. La lotta tra Bonifacio e Filippo il Bello
-scoppiata per quelle stesse ragioni che tante volte avean messi alle
-prese il papato e l'impero, mostrava ben chiaro che nelle lunghe lotte
-combattute non era in gioco soltanto l'impero, ma gli stati tutti. Il
-pronostico di Federico II si avverò ben presto, e la primogenita della
-Chiesa vide torcere contro di sè le stesse armi, che avean ferita a
-morte la casa sveva. Se non che ciascuno stato difendendosi in questi
-contrasti colle sole sue forze, acquistava piena consapevolezza della
-sua indipendenza non pure dalla chiesa, ma benanco dall'impero. A quel
-fittizio organamento imperiale, che sotto le sembianze di un vasto
-accentramento celava in realtà lo sparpagliarsi di mille signorie
-feudali, sottentravano ora le monarchie autonome, o già formate, o
-in via di rapida formazione. L'individualismo che in filosofia era
-rappresentato dalla scuola dei nominalisti, in politica si ripercuoteva
-nella costituzione degli stati autonomi. Ed all'acuto sguardo
-dello scrittore del dialogo già citato non isfuggirono questi gravi
-mutamenti. «Quando, ei dice, per effetto della divisione dell'impero
-carolingio il regno franco si separò dal resto dell'Imperio, tutti
-quei diritti che pria spettavano all'Imperatore venner trasferiti
-integralmente al re francese. Il quale nei confini del suo regno può
-promulgare nuove leggi ed emendare o affatto abolire le antiche».[78]
-Così l'Imperatore non vien più riconosciuto come la suprema autorità,
-intorno a cui gravitano i re ed i principi, come pianeti intorno al
-sole. L'impero non è più lo stato per eccellenza, ma uno stato tra gli
-stati, il quale per giunta ha minore forza delle potenti monarchie
-che lo circondano. Questa era già da gran tempo la vera condizione
-di fatto, ma prima d'ora non s'era mai apertamente dimostrato che la
-condizione di fatto rispondesse all'intima ragione del diritto. E per
-fare questa dimostrazione occorreva che le menti sgombrassero l'errore
-del vecchio realismo di dar corpo e consistenza agli astratti concetti.
-
-Quanto cammino abbia fatto la mente umana nel volger di pochi anni
-si può raccogliere dal confronto tra i due grandi poeti della nostra
-letteratura, Dante e Petrarca. Dante non solo mostra una grande
-riverenza per i filosofi scolastici, ma ne accoglie e commenta
-poeticamente la dottrina; Petrarca non è stanco mai di colpire dei
-suoi frizzi quegl'importuni dialettici, quei barbari dello stile,
-che fra le dispute astruse smarrirono la tradizione del divino
-Platone, e lo stesso Aristotele da dolce e soave che è, tramutarono
-in rude scrittore. _Sic jam sola philosophantis infantia et perplessa
-balbuties, innitens supercilio atque oscitans, ut Cicero vocat,
-sapientia in honore est._ Nel Petrarca rivive lo scetticismo di
-Cicerone, dell'autore latino che sopra tutti gli altri avea caro. E ben
-volentieri al pari del suo duca e maestro contro le vane elucubrazioni
-dei filosofi invoca l'autorità del buon senso e della tradizione. _Sint
-plane Aristotelici, sint philosophi... neque enim clara haec nomina
-illis invideo, quibus falsis etiam tument, non mihi invideant humile
-verumque christiani nominis et catholici._[79] Il Petrarca non è più
-dominato, come Dante, dalle idee medievali; ed a ragione vien da tutti
-riconosciuto come il primo restauratore del classicismo. Si comprende
-da ciò come in lui il concetto dell'Impero non possa avere quel non so
-che di grandioso e mistico che gli presta la fantasia dell'Allighieri.
-L'impero pel Petrarca non è più di un ricordo classico, e la grandezza
-di Roma e la salute dell'Italia, più che l'unificazione di tutte le
-genti, è il suo ideale.[80] Venne notato molto opportunamente che il
-Petrarca più che Dante insiste sui confini naturali che separano il bel
-paese dalle altre regioni; e con maggior compiacenza ricorda l'antica
-opposizione tra barbari e latini:
-
- Che fan qui tante pellegrine spade?
- Perchè il verde terreno
- Del barbarico sangue si dipinga?[81]
-
-La salute d'Italia, corsa da sfrenate compagnie di ventura, e in
-preda a incessanti guerre intestine; la salute di Roma erede del nome
-antico, ed ora vilmente abbandonata da Papi, ed Imperatori, questo
-è l'unico scopo a cui intende il poeta. Ed ove si possa conseguire,
-anche contro l'Impero, e per opera di un generoso romano — come parve
-per poco possibile al tempo di Cola — nessuno meglio di lui affretterà
-coi suoi voti il compimento della nobile impresa.[82] Certamente
-fallita l'impresa di Rienzo il Petrarca si volgerà ora ai Papi, ora
-agl'Imperatori perchè abbiano pietà della patria infelice. Gli sarebbe
-parso di mancare al suo dovere, se non avesse cercate tutte le vie
-di salvezza; ma non si dissimula pertanto che sull'Impero si debba
-contare ben poco, nè che altra speranza vi sia fuor della concordia
-degl'Italiani. In una lettera al doge Dandolo esprime chiaramente
-questi pensieri: _Italiano qual io mi sono ... lascia che parli delle
-sventure d'Italia. Ecco già correre all'armi i due popoli più potenti,
-le due più fiorenti città, e a dirlo in breve, i due più splendidi
-astri d'Italia, che a mio giudizio acconciamente si parve aver la madre
-natura quinci e quindi all'ingresso dell'italico mondo collocati,
-perchè cotesto vostro al Settentrione ed al Levante e l'altro al
-Mezzogiorno ed al Ponente rivolti, e voi padroni del mare di sopra,
-gli altri di quel di sotto alle quattro parti del globo mostraste come
-debilitato, vacillante e per poco non dissi disfatto al tutto l'Impero
-Romano, fosse pure l'Italia signora e regina_.[83] Altre volte avea
-sperato che Roberto di Napoli potesse ridurre in sua mano il governo
-della penisola, perchè l'Italia prendesse un posto onorato tra le
-grandi monarchie d'Europa.[84]
-
-Ma torniamo al nostro minorita, il quale non pure prese parte alle
-quistioni politiche del tempo, ma benanco alle religiose. Il vecchio
-dissidio tra i due ordini frateschi era ricominciato nel 1321 a cagione
-di un'accusa di eresia che il domenicano Giovanni Belna muoveva contro
-il francescano Berengario Tolon. Il Papa dette ragione al domenicano,
-ma l'assemblea generale dei minoriti, tenuta sotto la presidenza di
-Michele da Cesena, proclamò come domma di fede la povertà assoluta
-di Cristo, e dichiarò eretici e scismatici quelli che non credevano
-in questa dottrina, nè seguivano il divino esempio. Questo domma,
-che menava diritto alla distruzione del cosiddetto potere temporale,
-per quanto tornasse acerbo al pontefice, di tanto vantaggiava lo
-imperatore. Onde allorchè Giovanni XXII lanciò la scomunica contro
-i sottoscrittori della nuova dottrina, Ludovico li tolse sotto alla
-sua protezione, e ne affidò ai suoi giureconsulti la difesa. L'Occam
-era uno dei sottoscrittori, nè è a dire con quanto calore sostenesse
-la causa del generale del suo ordine, che era per giunta uno degli
-amici della sua giovanezza. E coll'Occam si associò il più dotto
-giureconsulto di quel tempo Marsilio da Padova, il quale nel _Defensor
-pacis_ avea stabilito non esser la Chiesa costituita dal solo Pontefice
-e Cardinali, ma da tutti i fedeli; talchè se il maggior numero di
-essi, raccolto in assemblea solenne pronunzia una sentenza, le si deve
-inchinare il Papa per il primo.[85] Dottrine che non tarderanno molto a
-trionfare nel Concilio di Costanza. Nè contento di questo il giurista
-patavino nega che il vescovo di Roma abbia un'autorità maggiore degli
-altri primati della Chiesa, dubita della venuta di S. Pietro, e, quel
-che più monta, mette la scrittura al di sopra della tradizione. In
-queste ardite sentenze si riconosce già il precursore di Vicleffo e
-Giovanni Huss. Senza dubbio il Medio-Evo è tramontato, e dall'opposto
-lido spunta di già la splendida aurora del Risorgimento.
-
-Riassumiamo. In tre periodi si divide il movimento intellettuale
-del Medio Evo. Nel primo di essi mentre il Realismo promuove o si
-associa con quelle sètte religiose, che giovandosi dell'allegoria,
-trasformavano le credenze tradizionali, il Nominalismo dall'altra parte
-vien penetrato da tutte le tendenze razionalistiche di quell'età. Nel
-secondo si costruisce quel mirabile sistema, nel quale debbon comporsi
-tutti i dissidî dell'età precedente, ed a norma del quale s'hanno a
-stabilire immutabili rapporti tra la scienza e la fede, lo stato e
-i sudditi, la chiesa e l'impero. Questo sistema non domina solo, e
-non pure vien combattuto da molti filosofi contemporanei, ma anche
-quelli, che ne accettano le dottrine fondamentali, ricusano poi le più
-importanti conseguenze nel campo politico. Nel terzo periodo infine
-la dissoluzione della scolastica trae seco la rovina di quel grande
-edificio politico e religioso, che fu la gerarchia medievale. Ma in
-tutto questo lungo corso di tempo non mancarono profonde agitazioni
-religiose. Ed abbiamo citate già molte sette ereticali, i Catari, i
-Valdesi, gli Arnaldisti nel primo periodo, i Gioachimiti nel secondo,
-i seguaci di Michele da Cesena nel terzo. Quali rapporti hanno queste
-eresie colle speculazioni filosofiche e coi moti politici del Medio
-Evo? Nel corso del nostro lavoro esamineremo l'origine ed il carattere
-di tutte queste eresie, e dopo siffatto studio forse ci verrà fatto di
-rispondere al difficile quesito.
-
-
-
-
-LIBRO PRIMO DALL'ERESIA ALLO SCISMA
-
-
-
-
-CAPITOLO I
-
-I CATARI
-
-
-I
-
-Dall'eresia dei Catari,[86] che fu senza dubbio la più vigorosa ed
-infesta al cattolicismo, ha da prender le mosse chi voglia conoscere
-l'origine ed il corso delle opposizioni religiose nel medio evo. Noi
-adunque esporremo per sommi capi i dommi del Catarismo, e toccato in
-seguito dell'origine e della diffusione di questa setta, diremo infine
-delle altre che vi si annodano.
-
-Il sistema cataro si può riassumere in questi brevi tratti. Dacchè il
-mondo ribocca di mali non può essere tutto opera di uno spirito buono e
-provvidente.[87] Le cose buone, che non sono certo le sensibili, le ha
-create Iddio; ma le cattive, le vane, le transitorie non le fece lui,
-bensì uno spirito perverso che stampò nel loro disordine l'impronta
-della malvagità sua.[88] Naturalmente non tutti i catari la pensavano
-ad un modo. Alcuni, come Giovanni di Lugio, non pure ammettevano
-quest'opposizione tra il cielo e la terra, ma la tenevano per eterna;
-perchè, dicevano, se non cessano le opposte cause debbono durare anche
-i due ordini di effetti; onde è falso che col tempo possa sparire il
-mondo visibile, e che il Dio della luce sia mai per riportare piena
-vittoria sul suo rivale.[89] Altri meno rigidi, come i Bogomil ed
-i Catari di Concorrezo, riducevano di molto l'importanza del minor
-creatore attribuendo al buon Dio la creazione di una parte del mondo
-visibile, come a dire i quattro elementi,[90] e credendo fermamente nel
-finale trionfo del bene sul male.[91] Ma tutti si accordavano nel dire
-il mondo opera di un genio malefico, sia che l'avesse creato lui stesso
-di pianta, o coll'ajuto del Dio buono.[92]
-
-E al pari del mondo anche l'uomo è fattura dello spirito del male.
-Se non che l'uomo, secondo la psicologia neoplatonica accolta dai
-catari, è formato di tre elementi, il corpo, l'anima e lo spirito;[93]
-e se si può ammettere che il corpo ed il principio che lo vivifica
-siano fattura del Dio delle tenebre, lo spirito per fermo, che è puro
-intelletto e volontà, vanta origine più nobile, nè altri può averlo
-creato se non il Dio della luce. Lo spirito dell'uomo dunque non è
-diverso da quelle creature angeliche ed immortali, che il principio
-buono crea ab aeterno nella pienezza dell'amor suo;[94] l'anima per
-contrario è tutt'uno colla funzione stessa del corpo organico, e quando
-l'organismo si dissolve, perisce anch'essa.[95] Ma come mai ha luogo
-questo accozzo di elementi così disparati? Per qual misterioso consenso
-gli opposti principii del bene e del male, che agiscono sempre a
-ritroso, or cooperano nella creazione dell'uomo?
-
-Questo difficile problema vien risoluto in vario senso dalle sètte
-catare. Ed alcuni come i Bogomil, credono che il diavolo, creato l'uomo
-dal fango, non potendo trattenere l'anima nel plasmato organismo,
-chiedesse al Dio della luce uno spirito fra quelli da lui creati, che
-valesse a raffrenare gl'impeti della ribelle. Ed il compiacente Dio,
-non si sa perchè, piegatosi alle preghiere del suo nemico, gli fu largo
-del richiesto aiuto.[96] Altri più accorti, non a Dio, ma allo spirito
-stesso ed alle sue colpe attribuiscono la ragione della caduta; ma non
-riescono certamente per questa via a vincere le difficoltà. Imperocchè
-difficilmente i Catari possono menar buono che un Dio perfetto immetta
-nelle sue creature la funesta possibilità del peccare, tanto che la
-maggior parte di loro nega risolutamente la libertà dell'arbitrio;[97]
-onde se questo spirito peccò non fu certo per elezione, ma per
-necessità di natura; e la ragion del male per tal guisa risalirebbe
-sempre al Creatore stesso, che si voleva a tutti i costi scagionare.
-A sfuggire questa evidente contraddizione si adoperano i Catari, per
-mezzo di miti.[98] E molti tra essi, immaginano che il Dio delle
-tenebre accompagnato dai suoi demoni desse la scalata al cielo, e
-vinto l'arcangelo Michele, che gli contendeva il passo, di viva forza
-ne togliesse la terza parte delle creature celesti, che cacciò nei
-corpi degli uomini e dei bruti.[99] Altri, non meno fantastici dei
-primi, avvisano che il diavolo non delle violenze si fosse valso, ma
-dell'astuzia; e con promesse e lusinghe avesse indotto nel peccato gli
-angeli del cielo.[100] Ma nè gli uni dichiarano come mai al Dio del
-male si debba attribuire maggior potenza che a quello del bene; nè gli
-altri spiegano come creature perfette possano così facilmente divenir
-gioco delle astuzie di uno spirito malefico.
-
-Ma lasciamo queste contraddizioni, che nessun simbolismo religioso può
-rimovere. In questo convengono tutte le sette catare, essere in noi uno
-spirito celeste, il quale, compiuta l'espiazione del suo fallo, farà
-ritorno alla patria antica. Se non che qui rinascono le discrepanze, e
-alcuni ammettono l'unicità di questo spirito in tutti gli uomini, altri
-la pluralità. I concorrezesi ad esempio, riproducendo il traducianismo
-di Tertulliano, insegnano che alla concezione di un nuovo individuo
-umano, la parte spirituale non si crea _ex novo_; ma staccasi quasi per
-gemmazione dal tronco dei suoi parenti, dai quali colla colpa eredita
-giustamente la condanna. Onde lo stesso spirito o angelo, che informò
-il corpo di Adamo, seguita tuttora di generazione in generazione il suo
-pellegrinaggio doloroso.[101] Le altre sette catare, come i seguaci
-del vescovo Balasinanza, e i Bajolensi e i Lugiani, in luogo di uno
-suppongono che più angeli fosser caduti.[102] Ma il loro numero dal
-dì della colpa non cresce nè diminuisce più, onde al dissolversi di
-un organismo passano in altro, e da questo in altro ancora, fino a
-che non sia compiuto il giro dell'espiazione.[103] Così vien rinnovata
-l'ipotesi della trasmigrazione o metempsicosi, la quale vanta maggiore
-antichità del traducianismo.[104]
-
-Ma o traducianismo o trasmigrazione che sia, è necessaria certo a
-queste sètte una ipotesi, che assicuri la continuità dello spirito e
-spieghi e giustifichi i secolari dolori dell'umanità. La storia dei
-quali è raccontata da tutte le sètte catare presso a poco nello stesso
-modo. Da quell'ora funesta, esse dicono, che trionfarono le arti dello
-spirito maligno, gli angeli sedotti non ebber più riposo. Scacciati
-dal Cielo, dimenticarono e la patria e l'origine loro, nè altro Dio
-riconobbero da quello infuori che li avea tratti a rovina. Ed a lui
-s'inchinarono tremanti e vittime cruenti offersero per calmarne il
-furore e la bieca avidità di sangue. Così nacque la legge mosaica;
-così il demone corruttore usurpò per buona pezza il posto del buon
-Dio, ed ebbe autorità di codice sacro il vecchio Testamento, da lui
-ispirato, e nel quale ben disvelò la sua indole volubile, crudele
-e menzognera.[105] E codesto inganno sarebbe durato ancora, se il
-principio del bene, riscossosi alla fine, e risoluto di por fine al
-regno del suo rivale, non avesse mandato il suo diletto figlio per
-insegnare agli uomini la schietta verità.
-
-Ma chi è mai questo figliuolo prediletto? È forse tutt'uno nella sua
-essenza col Padre, come insegna il domma del Concilio Niceno? No.
-I Catari riconoscono due soli principii, il Dio del bene e quello
-del male, e all'infuori di questi non ammettono altre divinità. Onde
-Cristo si deve considerare come un angelo, o se vogliamo un arcangelo,
-che scende in terra per ricondurre nella diritta via gli smarriti
-fratelli.[106] Quest'opinione evidentemente riproduce l'arianesimo,
-e per questo rispetto i catari furon chiamati ariani,[107] sebbene
-fossero pochissimi i punti di contatto tra cotesti eretici, ed i
-catari oltre alla dualità di natura tra Padre e Figliuolo insegnassero
-altresì essere il corpo di Cristo affatto apparente non reale.[108]
-L'Arcangelo, essi dicevano, mandato a salvare gli uomini non avendo
-peccato come gli altri angeli scacciati dal Cielo, non deve e non può
-assumere un vero corpo umano; chè nè di pena egli è meritevole, nè
-d'altra parte sarebbe possibile la compenetrazione di uno spirito puro
-coll'immonda fattura del Diavolo. Così i Catari insieme all'eresia
-di Ario rinnovarono il docetismo gnostico.[109] L'eresia ariana e
-la docetica sono agli antipodi, stantechè la prima ponendo maggior
-peso all'elemento umano in Cristo, ne assottiglia talmente la parte
-divina da ridurla all'influsso o ispirazione profetica; la seconda,
-invece rilevando l'elemento divino attenua di tanto il lato umano che
-lo tiene per vana apparenza (δόκησις). Eppure non ostante l'aperto
-antagonismo e l'una e l'altra opinione vengono accolte di conserva
-nel Catarismo.[110] Il quale se non crede alla realtà del corpo,
-molto meno può prestar fede alla passione e morte di Gesù.[111] Ben
-s'argomentarono gli adoratori del falso Dio di troncare sul labbro
-del Cristo la parola rivelatrice; ma non accorgendosi gli stolti
-dell'inganno orditogli, misero a morte quel che non potea morire, un
-corpo etereo, nel cui velo ben presto riapparve il Maestro ai discepoli
-per confermarli nella nova fede.
-
-
-II
-
-Esposte le dottrine proprie dei Catari, non sarà inutile esaminare
-come combattessero le dottrine altrui. Essi riconoscevano nella
-Chiesa primitiva la vera Chiesa di Cristo, che custodiva con cura
-gelosa gl'insegnamenti del suo Maestro, e ne seguiva scrupolosamente
-gli esempi. Ma dall'infausta donazione di Costantino in poi ella si
-corruppe, e tolsero a governarla i suoi più fieri nemici, che più
-che a Dio servono al Diavolo, a cominciare da quel Silvestro, che
-accettando il funesto dono, venne meno ai precetti del divino Maestro,
-e ben può dirsi l'Anticristo.[112] Corrotto il costume, fu guasta la
-dottrina, e venner proclamati come dommi gli errori più manifesti,
-che metton capo nell'intendere alla lettera i simboli e le allegorie
-dell'Evangelo. Così nacque il domma della transustanziazione, secondo
-il quale il pane ed il vino mutano la propria natura in quella del
-corpo e del sangue di Cristo, conservando pure gli accidenti della
-prima sostanza.[113] Ma Gesù nel pronunziare le parole: _Hoc est corpus
-meum_ adoperava certamente un linguaggio figurato,[114] che stoltamente
-vien torto a significare un'assurda consacrazione di sostanze caduche
-e create dal malefico Dio.[115] Nè intendeva il divino Maestro che
-ogni giorno avesse a rinnovarsi il suo sacrifizio a pro' dei ministri
-del culto, che dal mercato delle messe traggono i loro più lauti
-profitti; nè molto meno insegnò mai che i suffragi dei sacerdoti
-potessero applicarsi alle anime dei defunti per affrettarne l'entrata
-in Cielo.[116]
-
-Ma se la dottrina delle preghiere pei defunti, e quelle del Purgatorio
-strettamente connessavi non potevano essere accolte dai Catari,
-pei quali l'espiazione sta nel migrare dell'anima da un organismo
-nell'altro,[117] molto meno accetto dovea lor tornare il domma della
-risurrezione della carne. Imperocchè in esso s'attribuisce allo
-strumento, col quale si opera, la pena o il premio proprio solo
-dell'operante, e si glorifica e mette quasi a paro del puro spirito
-il corpo, che è fattura del Dio malvagio.[118] Parimenti sembra loro
-strano che si attribuisca ad un elemento di questo basso mondo, come
-l'acqua,[119] una virtù santificante; ma più assurdo ancora pare loro
-il battesimo dei bambini, ai quali si somministra un sacramento quando
-non ancora sono in istato di accoglierlo; onde il più importante
-atto della vita religiosa, qual è quello di riconoscere in altri il
-credente nella propria fede, diviene una cerimonia affatto vana ed
-esteriore.[120] Nè meno irragionevole è il culto delle imagini, le
-quali contrariamente allo spirito del Cristianesimo non si tengono
-per simboli degli Enti spirituali che rappresentano, ma per oggetti
-forniti di un potere magico e miracoloso.[121] Nello stesso modo
-che s'intende per casa del Signore, non il cuore del credente, ma
-l'edifizio fabbricato di pietre e mattoni, e superbamente decorato di
-marmi e d'oro.[122] E per tal guisa si falsa il significato delle cose,
-e non si dubita di fare onore alla croce, che fu ed è uno strumento
-d'ignominia.[123]
-
-
-III
-
-Chi ha seguita l'esposizione delle dottrine dommatiche dei Catari potrà
-di leggieri indovinare il carattere severamente ascetico della loro
-morale, e delle pratiche religiose. Se il mondo è opera dello spirito
-del male, qualunque affetto o desiderio che maggiormente vi leghi lo
-spirito penitente, lo allontana dal sospirato termine dell'espiazione.
-Il vero cataro adunque, a simiglianza del divino Maestro, non possiede
-nè case, nè campi, nè altre ricchezze; tutto l'aver suo mette in comune
-cogli altri, e va campando miseramente la vita col lavoro delle sue
-mani.[124]
-
-Ed al pari delle ricchezze ei condanna gli onori e la possanza, intorno
-alla quale si affatica la vana ambizione degli uomini, non risparmiando
-guerre sanguinose o arti fraudolenti per conquistarla. Ma la guerra
-è opera violenta, che i seguaci del cattivo demone possono desiderare
-ed imporre nel loro furore, non certo le miti creature del Dio buono,
-i quali invece la condannano sempre, anche quando provocata dagli
-altri, o fatta a propria difesa.[125] E non meno della guerra riprovano
-l'uccisione del proprio simile così da negare financo ai poteri
-pubblici il diritto di mettere a morte i cittadini che infrangono
-la legge. Questi eretici in mezzo ad una società efferata e violenta
-predicavan l'abolizione del patibolo.[126] I costumi dei Catari sono
-miti; e solo contro il proprio corpo incrudeliscono, nè per rintuzzare
-gli appetiti perdonano a digiuni e mortificazioni, di parchissimo
-vitto si contentano, e severamente proibiscono il nutrimento animale,
-perchè non è lecito uccidere gli animali, e distruggere l'organismo
-ove può essere trasmigrata un'anima peccatrice.[127] E non meno
-dei piaceri delle mense il cataro sa vincere gli allettamenti del
-sesso, nè s'illude che alcuna differenza corra tra congiungimento
-e congiungimento, nè stima il matrimonio meno illecito della venere
-vaga.[128] Imperocchè e l'uno e l'altra menano alla stessa conseguenza
-di ritardare pel corso di nuove generazioni il ritorno delle anime alla
-lor patria celeste.[129]
-
-Tutte queste massime mettono capo nel principio che governa
-l'ascetismo: lo scopo della vita essere la continua preparazione alla
-morte. La quale per conseguenza non temuta e aborrita dal Cataro,
-è invece ardentemente desiderata, come il termine del doloroso
-pellegrinaggio. Talchè si comprende bene come non sia vietato ma
-raccomandato il suicidio, quando si corra il pericolo di ricadere
-nell'impurità antica. Così i malati, ricevuto l'estremo conforto
-religioso, affrettano la morte coll'astenersi dal cibo, o mettersi,
-come dicevano, in _endura_.[130] Parimenti si mette in _endura_ chi è
-per cadere nelle mani degli inquisitori, o cadutovi venga condannato al
-rogo.[131]
-
-Molto più difficile a spiegare è il divieto del giuramento, il quale
-era così assoluto che un Cataro dichiarava agli inquisitori non
-giurerebbe anco se col giuramento suo potesse convertire gli uomini
-tutti al Catarismo.[132] Che fosse assolutamente proibita la menzogna
-è naturale. Il diavolo è di sua natura falso e bugiardo, e chi lo
-imita non può entrare nel regno del buon Dio. S'intende anche che il
-rigorismo cataro possa per l'amore della verità condannare financo la
-menzogna pietosa e la necessaria; ma perchè s'ha da avere in orrore
-il giuramento, anche quando nell'interesse della giustizia e dello
-Stato serva a stabilire la verità? Questo senza dubbio è uno dei tanti
-tratti caratteristici di quel misticismo nebuloso, che per elevare
-la Divinità, la circonda di silenzio e mistero impenetrabile. L'Ente
-Supremo dagli gnostici è chiamato βοθὸς (profondità) e Σιγή (silenzio),
-e dagli gnostici e neoplatonici insieme ἃῥῤητος (innominabile). Non
-diversamente lo concepiscono i Catari, ai quali sembra per conseguenza
-una profanazione che non solo si ardisca di nominarlo invano,[133] ma
-lo si chiami a testimone nelle nostre meschine contese.[134]
-
-
-IV
-
-Ma non s'ha a credere che tutti i Catari adempissero scrupolosamente
-agli obblighi imposti dalla loro religione. Rinunziare alla proprietà,
-abbandonare la famiglia, consacrarsi al celibato, digiunare almeno due
-volte la settimana, astenersi rigorosamente dalla carne, dalle uova,
-dal burro, non era certo da tutti; e se la nuova religione avesse
-chiesti sì gravi sacrifizii, le sue fila si sarebbero ben presto
-diradate. Furon fatte adunque due classi, i perfetti e i credenti.[135]
-Questi ultimi non doveano seguire tutte le pratiche religiose, nè
-lasciare le famiglie o spogliarsi dei beni, ma solo tenersi stretti
-ai credenti nella stessa fede. E della fede neanco tutti gli articoli
-erano loro disvelati, ma quelli solo che meno contrastavano alle
-credenze antiche, o eran già preparati da vecchie eresie.[136] E
-così venne fatto, come diremo, a suo luogo, che una setta ben più
-affine al dualismo persiano che al monoteismo occidentale, mentite
-le sembianze di un cristianesimo più razionale,[137] riuscisse non
-rare volte a scalzare la religione dominante. Dai credenti dicemmo
-doversi distinguere i _Perfetti_, ben meritevoli di questo nome per
-la vita aspra e faticosa che menavano, e per l'olocausto che facevano
-di tutti gli affetti ed allettamenti del mondo, al quale, come opera
-del demonio, viveano affatto estranei. E per questa via sebbene
-imprigionati nel corpo, si sentivano uniti col Dio buono, di cui aveano
-accolto il santo spirito nel _Consolamentum_.[138]
-
-Il _Consolamentum_ era la funzione religiosa più importante dei Catari,
-che valeva ai loro occhi più del battesimo cattolico. Vedemmo già
-come essi condannassero il battesimo coll'acqua, uno degli elementi
-creati dal demonio,[139] Siffatta cerimonia non fu istituita da Gesù,
-ma dal Battista il quale si deve tenere per falso profeta,[140] onde
-a ragione il Vangelo di S. Matteo (III, 11) e i Fatti degli apostoli
-(I, 5) opposero al battesimo con l'acqua quello con lo spirito o
-col fuoco.[141] E basta secondo il costume degli apostoli imporre le
-mani sul capo dell'iniziato, perchè su lui discenda lo spirito del
-Signore.[142]
-
-Per conferire il _Consolamentum_ bisognava esser puri da peccato
-mortale, perchè d'accordo coi Patarini i Catari credevano che non possa
-assolvere gli altri chi pria non abbia assolto sè dal peccato.[143]
-Per ricevere il _Consolamentum_ bisognava esser ben preparati; nè solo
-conoscere la vera dottrina religiosa, ma pronti a metterla in pratica.
-Imperocchè chi riceveva il _Consolamentum_ poteva altresì trasmetterlo
-agli altri. E come sarebbe stato capace di tanto, se non avesse rotto
-qualunque vincolo colla materia impura? Il consolato entrava adunque
-nella classe dei _Perfetti_, e da quel giorno incominciavano le sue
-terribili prove. Ei non apparteneva più a sè, ma alla comunità. La
-sua vita non avea altro scopo se non insegnare la verità, combattere
-l'errore, disporre e preparare gli animi alla comunione col Santo
-Spirito. E se in questo duro e faticoso apostolato gli accadeva
-d'incontrare la morte, tanto meglio per lui, chè la sua anima era ben
-certa di non ricadere più nella terrestre prigione.
-
-Avendo il _Consolamentum_ la virtù di sottrarre l'anima all'impero
-del Demonio, e congiungerla collo spirito del buon Dio, ei pare che
-pervenuti a quest'alta cima, non si debba più ridiscendere a valle.
-I _Perfetti_ adunque sarebbero non solo di nome ma di fatto, e la
-virtù religiosa ne avrebbe talmente compenetrata l'anima, che non
-potrebbero più spogliarsene ricadendo nel peccato. Così par che la
-pensassero alcuni Catari, ai quali Moneta[144] rimprovera di tenere
-per impeccabili i ministri del Signore. Ma il Moneta stesso e tutte le
-altre testimonianze affermano d'accordo che la maggior parte dei Catari
-teneva l'opinione affatto opposta, vale a dire che anche ricevuto
-il _Consolamentum_ si potesse ricascare nel peccato.[145] Per questa
-ragione i più differivano a prendere il _Consolamentum_ fino al punto
-di morte, sentendosi allora solo sicuri di non tornare vittima del
-Demonio. Durante la vita si era sempre esposti alle sue seduzioni,
-che se ei fu da tanto da corrompere i puri spiriti del Cielo, qual
-meraviglia che riesca a riconquistare un'anima, pur sempre avvinta
-al suo corpo? Se non che la ricaduta è oltremodo pericolosa, e ben
-difficile è il rilevarsi, e più dure prove si chiedono per essere degni
-di un secondo _Consolamentum_.
-
-Quelli che non ricevono il _Consolamentum_, non sono uniti collo
-spirito del Signore, e se muoiono, la loro anima, tuttora in balìa
-del demonio, deve incarnarsi in un altro corpo, e ricominciare di
-nuovo il corso della sua espiazione. Si comprende con che ansia
-il Cataro aspetti questo sacramento, e come i Perfetti non debbano
-risparmiare fatiche e pericoli per somministrarlo a chi lo richiegga.
-E non si risparmiavano davvero, che anche in mezzo alle più occhiute
-persecuzioni, apparivano presso al letto del moribondo, quando meno lo
-aspettavano; onde il popolo li avea in grande venerazione e li chiamava
-buoni uomini, ragione per cui l'eresia dei Catari fu detta _des
-Bonshommes_.[146]
-
-Oltre al _Consolamentum_ poche altre funzioni religiose ammettevano
-i Catari.[147] Ad imitazione della Cena cristiana celebravano la
-_benedizione_ del pane. Quando interveniva un Perfetto alla mensa dei
-fedeli, diceva l'orazione domenicale, e poscia benedetto il pane lo
-spezzava, distribuendone i pezzetti ai convitati, cui diceva «Che la
-grazia del Signore sia sempre con voi».[148] Così anche praticavano
-la confessione pubblica e solenne in luogo dell'auricolare, che
-condannavano.[149]
-
-Della gerarchia cattolica la Chiesa Catara non conservava se non
-due gradi, i vescovi ed i diaconi.[150] Ogni vescovo avea con sè due
-ministri, uno maggiore, l'altro minore. Alla morte del vescovo gli
-succedeva il ministro maggiore, il quale era ordinato e consacrato dal
-minore.[151] Per togliere questo assurdo più tardi si decretò che il
-vescovo stesso ordinasse colui che dovea succedergli.[152]
-
-
-V
-
-L'origine del Catarismo è molto oscura, onde ogni scrittore si crede
-in obbligo di combattere i suoi predecessori, ed escogitare una nuova
-congettura. Lo Schmidt, che scrisse la migliore storia del Catarismo,
-opina esser nata questa eresia spontaneamente presso i Bulgari sul
-cominciare del secolo decimo. Ei ricorda che non appena convertiti
-i Bulgari al Cristianesimo nell'862 da Cirillo e Metodio, l'opera
-di questi missionarii fu ben presto intralciata da due dissidii che
-dilacerarono in quel torno la Chiesa cristiana orientale. Il primo
-dei quali fu dovuto all'antica rivalità tra Roma e Costantinopoli,
-rinfocolata poi dall'essersi il re Bogoris rivolto al Pontefice
-Romano per missionarii che compissero l'opera di Metodio. Il secondo
-dissidio nacque tra gli Slavi convertiti da qualche secolo che usavano
-la liturgia latina, e quelli recentemente conquistati alla fede da
-Metodio, ai quali il Papa avea concesso l'uso della lingua nazionale.
-Sino alla morte di Metodio la scissura fu soffocata, ma rinacque
-subito dopo, ed i Greco-slavi ebbero a cedere ai prepotenti latini.
-Si aggiunga che gli Slavi non potevano obbliare così presto l'antica
-religione, tanto vero che nell'869 il Concilio di Costantinopoli fu
-costretto d'interdire ai Traci e Macedoni, convertiti sin dal settimo
-secolo, le rimembranze dell'antico culto. Non è improbabile che in tale
-stato d'incertezza tra l'antica e la nuova fede, da questa prendessero
-l'idea monoteistica, e tramutassero i loro antichi Dei nel diavolo, che
-avea tanta parte nelle prediche dei missionarii del medio evo. C'est
-au milieu de ces circonstances que parut parmi les Slaves, peut-être
-dès le commencement du dixième siècle, l'hérésie du dualisme Cathare.
-Est-ce une opinion trop hasardée, si nous admettrons que ce système
-sortit de quelque couvent greco-slave de la Bulgarie, dont les moines,
-irrités de l'invasion d'un culte qui répugnait a leur nationalité, et
-se livrant en même temps à des speculations tour à tour subtiles ou
-fantastiques, étaient arrivés à la conclusion que deux principes se
-partagent le gouvernement du monde, et que pour être pur (καθαρὸς)
-il faut affranchir l'esprit de toutes les entraves de la création
-matérielle? (Schmidt, I, 7).
-
-Questa ipotesi non pare che spieghi pienamente l'origine del Catarismo.
-Potrebbe benissimo renderci conto del culto reso in segreto agli
-antichi dei, trasformati in demoni, come accadde dovunque la religione
-cristiana fu innestata a tronco pagano; ma non ci spiegherebbe
-come mai si attribuisse al demone tanto potere, da farlo creatore
-dell'universo materiale. Nè molto meno è facile ad intendere come in
-mezzo a popolazioni semibarbare, appena convertite al Cristianesimo,
-nascesse il pensiero di paragonare la nuova religione non alla propria,
-ma alla mosaica, e quest'ultima considerare come l'opera di un Dio
-maligno.[153] Nei primi secoli del Cristianesimo, in quei centri
-cosmopolitici che erano Alessandria ed Antiochia, ove il pensiero
-filosofico greco venne tante volte a contatto col misticismo orientale,
-si comprende benissimo come nascessero le audaci speculazioni dei
-gnostici.[154] Ma non si capisce egualmente come siffatto movimento
-intellettuale dovesse aver luogo tra popoli, che non poteano ancora
-assimilarsi l'antica coltura.
-
-Quest'arditezza speculativa è già un sicuro indizio non essere il
-Catarismo una creazione bulgara, ma ben piuttosto l'avanzo di antiche
-eresie, nate sotto altro cielo, e in altre condizioni sociali, e
-trapiantatesi in Bulgaria nel tempo più propizio alla loro diffusione.
-Non dubito dunque di seguire l'antica tradizione, secondo la quale i
-Catari sarebbero manichei imbastarditi;[155] nè temo che le difficoltà
-opposte dallo Schmidt non sieno per rimuoversi facilmente. Ammettiamo
-pure che al catarismo manchi cette forme mithologique si remarquable
-qui est particulière au manicheisme ... o anche l'idée gnostique de la
-matière (ύλη) en lutte avec la divinité (II, 256). Ma è forse strano
-che una credenza, una leggenda, un sistema filosofico trapiantandosi
-da un luogo ad un altro non perda molti caratteri, e ne acquisti altri
-per adattarsi al nuovo ambiente in cui deve vivere? E che meraviglia
-se non trovi nel Manicheismo il domma del _Consolamentum_ essenziale
-alla religione catara? Non trovi la parola, nè la formola ed il rito
-religioso; ma certo il concetto della purificazione dell'anima, che
-accolse in sè il Santo Spirito, non manca. Noi non diciamo che il
-Catarismo sia il Manicheismo nella sua forma primitiva; tutt'altro.
-Il tempo avea già scoloriti molti tratti della dottrina religiosa di
-Mani, ed il nome stesso del fondatore era già obbliato; che perciò? non
-accadde lo stesso nel secondo secolo a Valentino, a Basilide e ad altri
-fondatori di sètte gnostiche, i cui nomi erano sconosciuti a coloro
-stessi che se ne appropriavano le dottrine?[156]
-
-Del resto lo Schmidt stesso non può fare a meno della tradizione
-manichea. Quand on songe que les souvenirs du manicheisme s'étaient
-conservés longtemps dans les couvents de l'orient notre opinion ne
-doit pas paraître dénuée de toute probabilité (I, 8). Nelle quali
-parole egli riconosce essere il Manicheismo la prima fonte onde
-attinsero i Catari, il che non esclude che altri rivoli secondarii vi
-si mescolassero per via. In tutti i grandi movimenti religiosi accade
-quello che notammo del Catarismo, nel quale intorno al nucleo della
-dottrina dualistica si aggrupparono le più vecchie eresie, che viveano
-tuttora occulte e dimenticate nelle lontane solitudini dei pensatori.
-E per tal guisa si formò un insieme di dommi non molto omogenei, ma il
-cui contrasto sfuggiva all'acume dei recenti alleati. Noi già trovammo
-più su accanto alle tradizioni ariane della distinzione sostanziale
-tra Padre e Figlio le fantasticherie docetiche sul corpo apparente di
-Gesù. Ed insieme alle mistiche descrizioni del regno celeste, e della
-trasmigrazione delle anime le polemiche di Claudio di Torino contro
-l'adorazione delle immagini, e quelle più radicali di Berengario
-contro l'Eucaristia.[157] Ma non perchè queste continue aggiunte dieno
-una nuova impronta al Catarismo, non per questo s'ha da sconoscere
-la sua stretta parentela coll'antico manicheismo,[158] il quale non
-ispento dalle persecuzioni rifioriva prima in Ispagna per opera di
-Priscilliano,[159] e più tardi in Armenia coi Paoliciani;[160] di lì si
-diffuse tra gli Slavi; e dalla Bulgaria pel tramite dei commerci passò
-in Italia, e quindi in Francia.
-
-
-VI
-
-Toccato dell'origine studiamo ora la DURATA, DIFFUSIONE, ed INTENSITÀ
-del movimento cataro.
-
-Fino dai primi anni del secolo decimoprimo serpeggiava per
-l'Aquitania la nuova eresia, come ne fa fede il cronista contemporaneo
-Ademaro.[161] E questi e Rodolfo Glaber del pari fanno menzione di
-dieci canonici di Orleans, scoperti come manichei nel 1022, e dati
-alle fiamme per ordine di Re Roberto.[162] Ma dacchè secondo lo stesso
-Glaber siffatto movimento vien propagato dall'Italia, è lecito supporre
-che tra noi si manifestasse l'eresia molto prima del 1034, anno in
-cui Girardo di Monteforte venne a furor di popolo bruciato vivo in
-Milano.[163] Nè andremo lungi dal vero se la faremo risalire alla fine
-del secolo decimo. D'altra parte il catarismo militante vien meno al
-cominciare del secolo XIV, quando alle cruenti crociate contro gli
-Albigesi successero le stragi dell'Inquisizione. Sicchè non tenendo
-conto di qualche resto cataro, scoperto da Vincenzo Ferrer nel 1402 o
-in Lombardia, o nelle inaccesse valli del Pellice e Clusone, la durata
-dell'eresia catara nell'occidente oltrepassa i tre secoli.
-
-Non meno importante è la diffusione, della quale ora terremo parola
-sommariamente, rimandando chi desideri più estesi particolari alla
-monografia dello Schmidt. A cominciare dall'Italia settentrionale,
-ricordiamo che la Lombardia riboccava di eretici così, che le sètte vi
-si moltiplicavano, e la chiesa moderata di Concorrezo combattea la più
-rigida del veronese Balasinanza, e quest'ultimo non andava d'accordo
-con l'altro rigorista Giovanni di Lugio. A Ferrara spesseggiavano gli
-eretici del pari, e per iscacciarneli il vescovo ebbe a ricorrere al
-potere civile.[164] In Modena i catari l'impattavano coi cattolici,
-tanto da vivere in pace gli uni accanto agli altri, ed il Muratori
-ricorda che nel 1192 furono ricompensati con eguale misura catari
-e cattolici per la distruzione che a causa di utilità pubblica fu
-fatta di loro mulini.[165] Anche in Toscana il Catarismo ebbe non
-pochi seguaci, ed il primo vescovo dei Catari moderati o concorrezesi
-fu un Pietro Lombardo da Firenze. In questa città le donne stesse
-s'adoperavano alla propagazione della setta e gli eretici cresceano a
-tal segno che nel 1173 dettero pretesto a mutamenti nel governo.[166]
-Dalla Toscana discese l'eresia ad Orvieto, ove, oppressa nel 1125,
-fu rilevata nel 1150 dal Diotisalvi di Firenze e da Girardo da S.
-Marzano. In seguito, scacciati questi missionarî, ne seguitarono
-l'opera due donne, Milita di Monte Meato e Giuditta da Firenze.[167]
-Da Orvieto si estese a Viterbo, nè la stessa Roma fu salva, anzi si
-serba memoria di una esecuzione di Catari, fatta nel 1231 al tempo di
-Gregorio IX.[168] Perfino nella remota Calabria par che attecchissero
-i Catari a giudicarne almeno dall'ardore con cui l'abate Gioacchino li
-combatteva.[169]
-
-Dall'Italia, come dicemmo, l'eresia passò in Aquitania, e Tolosa fin
-dai primi tempi fu il centro della sua diffusione.[170] Di là s'avanzò
-nel Perigord, nel vescovado di Limoges, nella marca di Poitiers,
-risalendo su sino ad Orleans, ove trovammo a capo degli eretici alcuni
-sacerdoti, grandemente stimati per la loro pietà. Ben presto oltrepassò
-la Loira, talchè il vescovo di Chalons, Rogero (1043-1062), chiese
-a Wazon vescovo di Liegi se in vista del pericolo imminente non si
-dovesse procedere rigorosamente contro gli eretici. Abbiamo tuttora la
-risposta del pio prelato: Dio non vuole la morte, ma la conversione dei
-peccatori; e la sola pena consentita dal Vangelo contro gli eretici sta
-nell'escluderli dalla comunione dei fedeli.[171] Questa lettera porta
-la data del 1048, e la pena che in essa vien suggerita fu nel fatto
-comminata l'anno appresso dal concilio di Reims.[172] Tanto rapidamente
-s'era diffusa l'eresia nel nord della Francia, ove già sin dal 1025
-s'ebbe notizia di eretici, principalmente a Reims, a Liegi, Arras e
-Cambray![173]
-
-Dalla Francia il passaggio in Germania è ben facile, e già nel 1052
-Enrico III fece impiccare in Gosslar (Hannover) alcuni eretici, che
-si scopersero per manichei dal rifiuto di uccidere un pollo.[174]
-Nel secolo susseguente, come sappiamo dalla lettera di Evervino a S.
-Bernardo, l'eresia s'era così diffusa in Colonia, che vi si stabilì
-un vescovado cataro. Arrestati nel 1146 il vescovo col suo diacono,
-anzi che smentire le loro credenze, salirono animosamente sul rogo.
-Pochi anni dopo nel 1160 furono scoperti altri catari a Bonn, con a
-capo Arnoldo abile disputatore, conoscitore profondo della scrittura
-ed entusiasta della sua fede. A capo a qualche anno salito sul rogo coi
-suoi diaconi, fu udito gridare tra le fiamme: «Fratelli, siate costanti
-nella fede, oggi sarete riuniti ai martiri del Cristo». E in questo
-dire una fanciulla catara, che in grazia della sua bellezza era stata
-sottratta al supplizio, copertosi il volto, si precipitò nel fuoco per
-morire col suo maestro.[175]
-
-L'Inghilterra fu salva dall'eresia. Ben tentarono di penetrarvi verso
-il 1160 alcuni catari, volgarmente detti pubblicani (paoliciani),
-non ammontanti a più di trenta, tutti di nazione e lingua tedesca, e
-guidati da un tal Girardo, il solo tra loro che sapesse di lettere.
-Ma furono scoperti e segnati nella fronte da un marchio d'infamia, e
-poscia battuti a verghe ed espulsi dalle città, e proibito a chiunque
-di ospitarli. Perirono per la campagna di freddo e fame, vittime
-anch'essi devote e coraggiose della loro fede;[176] ma altri dopo di
-loro non ritentò l'ingrata prova.
-
-Pari alla durata ed estensione l'intensità. Senza un gran vigore di
-fede il catarismo non avrebbe potuto opporre così tenace resistenza
-alle persecuzioni, che massime dopo il 1200 infierirono senza misura.
-Un rapido ricordo storico varrà meglio di qualsia dimostrazione.
-Il secolo decimoterzo, che è quello dei grandi uomini della Chiesa,
-Innocenzo III, Gregorio IX, Alberto Magno, S. Tommaso, è altresì il
-secolo delle più fiere lotte, e più selvagge passioni. Montato sul
-trono Innocenzo III mandò suoi legati nella Francia meridionale per
-estirparvi l'eresia, e quando uno di essi, il Castelnau, fu ucciso a
-tradimento indisse la crociata contro i popoli del mezzogiorno, che
-s'erano allontanati dalla Chiesa.[177] Già prima di lui il legato
-Enrico[178] vescovo cardinale d'Albano, indetta la crociata contro
-gli eretici albigesi, con gran seguito di truppe aveva invase nel
-1181 le terre del visconte di Béziers, ed ottenuta la resa del forte
-castello di Lavaur. Ma questa prima crociata, benchè non poco cruenta,
-fu nulla a petto della seconda, alla quale presero parte molti
-signori del nord della Francia, che sotto il pretesto della religione
-movevano alla conquista delle ricche contrade del mezzogiorno. Codesta
-guerra fu combattuta con furore, e il nome di Simone di Monfort
-restò tristamente[179] celebre in quelle infelici contrade, dove gli
-eretici furon trattati peggio dei musulmani.[180] Quando Béziers,
-dopo un'eroica resistenza, cadde sotto i colpi dei crociati, a quelli
-che lo chiedevano sul modo di distinguere i rei dagli innocenti, il
-legato Arnaldo rispose: uccideteli tutti, Dio riconoscerà quelli che
-gli appartengono.[181] Alla presa di Carcassona 400 arsi vivi, e 50
-impiccati come eretici.[182] Espugnato il castello di Minerva, il
-legato Arnaldo promise la salvezza della vita a chi si convertisse,
-perchè sapeva che nessuno dei credenti avrebbe rinnegata la sua fede.
-Conosco i miei uomini, egli diceva a chi scandolezzavasi di tanta
-mitezza. Nè avea torto, chè più di 150 perirono sul rogo martiri
-della loro fede.[183] Presa Lavaur, ne fu impiccato il comandante,
-gittata nel pozzo la sorella, arsi quattrocento Catari.[184] E più
-cruente furono le stragi, quando dopo il concilio lateranense del
-1215 si rinnovò la guerra con tanta violenza che i superstiti ebbero
-a invidiare la sorte dei caduti in battaglia. E l'infelice conte di
-Tolosa Raimondo VII se volle ottenere la pace dopo trenta anni di
-guerre rovinose, ebbe a giurare di combattere e punire gli eretici
-senza pietà, e conferire un premio di due scudi di argento a chi ne
-assicurasse qualcuno alla giustizia.[185]
-
-Ma questi roghi, queste condanne in massa senza giudizio, son pur
-da meno delle persecuzioni posteriori. Si poteva attribuire siffatti
-orrori alla necessità della guerra, all'eccitazione degli animi, al
-diritto di rappresaglia; d'ora innanzi saranno imposti dalla fredda
-ragione. Prima di questo tempo, come dimostrarono il Ficker e l'Havet,
-la pena del rogo contro gli eretici non era stabilita per legge in
-nessun paese.[186] In Germania si solevano, è vero, mettere a morte
-gli eretici o a furor di popolo, come a Colonia nel 1163, o anche per
-ordine dell'imperatore, come a Gosslar nel 1052; ma quest'ordine non
-fu dato in omaggio ad una legge, bensì per misura politica. Anche in
-Francia le molteplici esecuzioni, che ricordammo, ebbero lo stesso
-carattere, e prima della legge di Luigi VIII del 1226, non ve ne ha
-altra che condanni gli eretici al supplizio del fuoco. Con maggior
-ragione si deve dire lo stesso della Francia meridionale e dell'Italia.
-Chè anzi mentre nel settentrione dell'Europa la pratica discordava
-dal diritto, e tacendo le leggi, vigeva la consuetudine di mettere a
-morte gli eretici; nel mezzogiorno al contrario e diritto e pratica
-s'univano in una grande mitezza e tolleranza. Dopo l'esempio di Girardo
-di Monteforte non v'ha ricordo di altro bruciamento di eretici, e
-l'autore delle memorie milanesi dice espressamente che nell'anno 1233
-ebbe luogo la prima esecuzione.[187] In Modena ricordammo come accanto
-ai diritti degli altri cittadini eran riconosciuti quelli dei catari.
-Nella Francia meridionale Giraldo vescovo di Albi non dubitò d'invitare
-gli eretici ad una pubblica disputa a Lombers.[188]
-
-Questa tolleranza però cessò ben presto in tutti i paesi. Il cardinale
-Pietro di San Crisogono, legato del papa nel Tolosano, condannò un
-Morand, ricco signore seguace e protettore dell'eresia, alla confisca
-dei beni ed alla distruzione delle case. E costui se volle salvarsi
-dalla miseria, ebbe a sconfessare solennemente la sua fede, e subire
-l'ignominioso castigo della fustigazione.[189] Parimenti in Italia
-si serba memoria di un vescovo Guarnasia, legato dell'imperatore
-Enrico VI, che confiscò per ordine imperiale i beni dei patarini di
-Prato e ne distrusse le case.[190] Ottone IV, in un suo decreto del
-1210 contro gli eretici di Ferrara,[191] e gli statuti di Verona: che
-rimontano secondo il Ficker, al di là del 1218, prescrivono l'esilio
-degli eretici e la distruzione delle loro case. Questa stessa pena
-dell'esilio è prescritta nella legge di Federigo II del 1220.[192]
-
-Dopo poco altro tempo le cose volsero in peggio. Il papa chiedeva
-dall'imperatore una più energica repressione dell'eresia, e Federigo,
-che avea rinnovato contro la Chiesa l'antica guerra per l'indipendenza
-dello Stato, per tema non lo si sospettasse di poca ortodossia,
-acconsentì a mutare la sua prima legge.[193] Strana ironia della
-storia! Quell'Imperatore che tenne più fermo contro le pretensioni
-di Roma, e presso i contemporanei era tanto in voce di miscredente ed
-epicureo, da non trovar grazia neanco presso il gran poeta ghibellino;
-quell'imperatore che avea ai suoi servigi gente di diversa credenza,
-saraceni non meno di cristiani, egli per lo appunto è il primo a
-sancire la pena del rogo contro gli eretici,[194] e in servigio della
-Chiesa vien meno alle più fondamentali norme del diritto vigente. E
-nel luogo dei vescovi stati fin oggi i giudici naturali delle eresie
-acconsente che entrino i frati predicatori, facendoli almeno per la
-Germania legati imperiali;[195] nè dubita di sancire le più aperte
-infrazioni della regolare procedura, ammettendo la testimonianza del
-correo o del delatore,[196] e tollerando che si tacesse nei giudizii il
-nome del testimone. Un altro passo ancora, e non ci meraviglieremo più
-che colla morte del reo non si estingua l'azione penale, ma seguiti il
-processo contro i defunti, perchè gli eredi ne scontino la pena.[197]
-
-Con queste misure violente l'eresia veniva stretta in un cerchio
-di ferro, e ben pochi poteano sottrarsi alle occhiute vigilanze
-degl'inquisitori, ed alle insidie delle spie prezzolate o interessate.
-Ma non ostante questi rigori i Catari non furon domi, e se non
-all'aperto, continuavano in segreto a professare il loro culto. E
-taluno di essi seppe nascondersi così, che non solo non fu disturbato
-finchè visse, ma dopo morto per poco non venne santificato dai
-cattolici. Il Muratori pubblicò il processo di un Armanno Pungilupo da
-Ferrara morto nel 1269, intorno al quale per anni parecchi continuò
-aperto dissenso tra la Curia e i Frati inquisitori. La Curia, ligia
-alla voce popolare, che dava il Pungilupo per uomo pio, e morto in
-odore di santità, non solo permise che fosse seppellito nella Chiesa
-maggiore in magnifico mausoleo; ma raccolte le informazioni sui
-miracoli che dicevano fatti da lui, permise s'innalzasse presso alla
-tomba un altare votivo. Ed i fedeli v'accorreano numerosi, e con
-giuramento attestavano al Vescovo di avere per intercessione del beato
-Armanno ricuperata o la vita, o il moto o la parola, e taluno persino
-giurò d'essere stato liberato dai demoni, che lo possedevano.[198]
-Ma gl'inquisitori diffidavano assai di tal taumaturgo, che pochi
-anni innanzi, nel 1254, convinto d'eresia, dovè la sua salvezza
-all'abjura.[199] E interrogati parecchi, già appartenenti alla setta
-bagnolese, raccolsero che, non ostante la ritrattazione, il Pungilupo
-continuò per tutta la vita nella fede catara;[200] nè fu solo
-_credente_, ma ricevette il _consolamentum_,[201] e con ardore si mise
-a diffondere le dottrine bagnolesi, e predicando contro il lusso e la
-corruzione dei preti,[202] fece nuovi seguaci alla sua setta. Istruito
-in tal modo il processo si venne alla sentenza, cagione di un violento
-dissidio tra le due autorità ecclesiastiche. L'inquisitore ordinò
-l'esumazione delle spoglie di Armanno, e, non obbedito, scomunicò
-la Curia e interdisse la Chiesa; la Curia dal canto suo respinse la
-sentenza, e si appellò al Papa Gregorio X. Ma nè a costui nè a parecchi
-dei successori fu dato di comporre le cose, e la controversia si
-prolungò per più di un trentennio. Alla fine nel 1301 l'inquisitore Fra
-Guido Vicentino, consultati per ordine di Bonifacio VIII il Vescovo di
-Bologna e un altro frate, domenicano anche lui, pronunziò la sentenza,
-dal Papa già dichiarata inappellabile, che dice: s'infranga il mausoleo
-e l'altare innalzato in onore di Armanno, e dissepolto e bruciato il
-cadavere, ne si sperdano ai venti le ceneri. E le immagini e le offerte
-votive si distruggano, e chiunque s'opponga a queste misure, o seguiti
-a ricordare il nome e le opere dell'eresiarca, se privato incorra nella
-scomunica, se chierico nella perdita dei suoi benefizii, se università
-o terra nell'interdetto.[203] Questo solo fatto, accaduto nella seconda
-metà del secolo XIII, vale più di un lungo discorso a provare quanto
-rigoglio avesse tuttora l'eresia dopo tante persecuzioni, e come
-riescisse difficile ai più zelanti di estirparla.
-
-
-VII
-
-La diffusione, la durata, la tenace resistenza dell'eresia manichea
-sembrano un vero paradosso storico. Perchè se da una parte non si può
-negare che l'ascetismo cataro più rigoroso del cattolico s'opponeva
-al rifiorire delle scienze, delle arti, dei commerci, e vincendo
-avrebbe ritardato di molto altro tempo quel risorgimento classico,
-di già cominciato nel medio evo, dall'altra non è men vero che un
-misticismo così malsano, e di colore schiettamente orientale attecchì
-quasi dappertutto in Europa, ma principalmente nei centri della nuova
-coltura. E così accadde che nello stesso linguaggio in cui la nuova
-musa cantava i cavalieri, l'armi, gli amori, un'altra voce più severa
-predicava i digiuni e le astinenze, segnava d'infamia il matrimonio,
-e stillava nelle menti un odio feroce contro il mondo, creatura d'un
-malvagio iddio. Non giova addurre la legge dei contrapposti, che fa
-passare la natura umana dall'estremo della frivolezza e della gaja
-vita alla tetraggine di una inquieta ascesi. Nè si potrebbe invocare
-l'esempio recente della Germania, che nel tripudio del patriottismo
-trionfante vide rinnovarsi la filosofia pessimistica. Ragioni ben più
-profonde e molteplici spiegano le insperate fortune del Catarismo.
-E la prima è questa, che la nuova setta al pari delle antiche
-pitagoriche e gnostiche si circondava di mistero, nè tutti i suoi
-dommi svelava agli iniziati o credenti pria che fossero per lunghe
-prove divenuti _perfetti_.[204] Talchè non in grazia delle dottrine
-ignorate dai più essa facea il maggior numero dei seguaci, bensì per
-l'opposizione alla Chiesa dominante ed alla gerarchia medievale. E come
-il bisogno di libertà si sentiva più acutamente nelle contrade, ove
-il laicato parlava già e scriveva una lingua diversa dal latino, ed
-una nuova letteratura avea creata, ed espressi pensieri e sentimenti
-nuovi, era ben naturale che ivi si formasse il centro ed il focolaio
-dell'agitazione ereticale.
-
-L'opposizione che il Catarismo movea al Cattolicesimo abbracciava due
-capi, le dottrine ed i costumi. In quanto alle dottrine già vedemmo
-come i Catari sapessero far tesoro delle opposizioni precedenti, nè
-fa meraviglia che agl'iniziati insegnassero per prime non le proprie
-idee, ma quelle invece, che sebbene ostili al Cattolicismo, tornavano
-più accettevoli pel ricordo delle antiche eresie. Vedemmo come il
-catarismo fosse ariano, docetista, iconoclasta, berengariano. Per tal
-guisa la nova religione, non che nemica, si diceva restauratrice del
-Cristianesimo, come quella che volea riaddurlo alla forma schietta
-dei primi tempi, alla cui semplicità mal s'addicevano i dommi
-posteriori.[205] A codesta rinnovazione ben si comprende come giovasse
-lo studio degli antichi documenti del Cristianesimo. Onde i Catari
-facean pochissimo conto della tradizione ed ai molti libri dei padri e
-dei dottori, che i Cattolici soleano addurre[206] opponevano un libro
-solo, il Nuovo Testamento, e quello studiavano e mandavano a mente,
-e traduceano nelle nove lingue ed interpetravano ora alla lettera
-ora allegoricamente, come faceva il bisogno.[207] Per questi motivi
-il Catarismo parea come una purificazione della coscienza religiosa,
-ritemprata alle pure fonti dei tempi apostolici. Ed ecco un'altra
-cagione dei suoi trionfi. Di contro ai sacerdoti cattolici, ingombri
-da superstizioni e talvolta così ignoranti da non sapere neanche
-leggere la Bibbia, i _Perfetti_ catari parevano animati da una fede
-più razionale, e più studiosi dei sacri testi.[208] Era una apparenza e
-l'una e l'altra, chè il Catarismo coi suoi presupposti dualistici mal
-rispondeva ai bisogni della ragione; e tra i sacerdoti catari nessuno
-potè levarsi all'altezza intellettuale di molti fra i cattolici.
-Ma tant'è; nelle rinnovazioni religiose l'apparenza giova non meno
-della sostanza, e le grandi masse con quella più che con questa si
-guadagnavano alla nova fede.
-
-L'altra opposizione, che facevano i Catari, si riferiva ai costumi. I
-cattolici stessi levavano alte grida contro la corruzione del clero,
-e basterà per tutti ricordare Benedetto IX, fatto Papa a dodici
-anni, il quale dal 1033 al 1045, empì Roma di scandali, ruberie ed
-assassinii. Nè a strappare dall'indegno capo la tiara vi fu altro
-mezzo se non comprarla a contanti, come fece il buon Gregorio VI,
-il quale nonchè rimproverato dell'aperta simonia, venne accolto dai
-più come restauratore della Chiesa.[209] Dalla sommità della scala
-gerarchica sino agli ultimi gradini si faceva mercato degli ufficii
-ecclesiastici.[210] Ed il clero era ognor più avido di ricchezze,
-ed alle ricchezze aggiungeva il fasto ed il potere. Non erano rari i
-vescovi principi e militari, che con una mano fecevano il segno della
-pace e dell'amore e coll'altra stringevano la spada ancor fumante di
-sangue.[211] Contro codesto clero le anime profondamente religiose
-gridavano: povertà e castità. E quel grido fu abilmente raccolto dai
-Catari, che sull'autorità dei sacri testi insegnavano il più rigido
-ascetismo, ed il rigore dei precetti confermavano colle opere. Anche
-i Catari furono più volte accusati d'immoralità ed ingordigia ma le
-stesse testimonianze cattoliche come quella di S. Bernardo smentiscono
-le accuse. Gli uomini, che morivano lieti sul rogo in olocausto alla
-loro fede, conoscevano bene la virtù del sagrifizio; ed il popolo
-ai cui mali essi provvedevano con sollecita ed instancabile cura, in
-opposizione al clero egoista li soleva chiamare _bonshommes_. Altra
-causa codesta del favore ognor più crescente del Catarismo.
-
-E questa cagione forse è la più forte di tutti perchè nella lotta
-contro i vizii del clero l'opposizione ereticale si collegava
-naturalmente colla cattolica. Più tardi parleremo degli oppositori
-cattolici o _patarini_. Per ora ci basta questo ricordo storico. Pochi
-anni innanzi che S. Arialdo levasse il grido di guerra contro l'alto
-clero milanese, un Girardo eretico ricoverato nel castello di Monforte
-confessò apertamente all'arcivescovo Ariberto, che egli ed i suoi
-seguaci, ammontanti a più di tremila, non mangiavano carne, metteano
-tutto in comune, facean voto di verginità, e se anche ammogliati
-rispettavano la propria moglie come sorella.[212] Una gran parte di
-questi eretici, non volendo rinunziare alla sua fede, fu data dal
-popolo tumultuante alle fiamme, ma certo non tutti perirono sul rogo,
-ed i superstiti senza dubbio si fusero coi _patarini_.[213] Così
-all'ombra del movimento riformatore, capitanato da Gregorio VII, si
-dilatava sicura ed inavvertita l'eresia.
-
-Le ragioni finora addotte delle fortune del Catarismo mettono capo in
-quello spirito di opposizione alla Chiesa stabilita, per cui la nuova
-eresia facendo causa comune con tutte le antiche prende l'aspetto
-di una purificazione della coscienza religiosa. Ma oltre a questo
-elemento critico e negativo dobbiamo distinguere nella nuova religione
-un altro elemento, non meno importante, voglio dire l'ascetismo,
-pel quale non solo va d'accordo col Cattolicesimo, ma lo supera,
-offrendo così nuovo e più sostanzioso pascolo alle anime mistiche.
-La Chiesa catara sottoscrive di gran cuore alla massima cattolica
-che tre sono i nemici dell'uomo, il mondo, il demonio, la carne;
-ma ne trae le estreme conseguenze. Fra i tre nemici, ella dice, che
-sono uniti contro l'anima, corre di certo un rapporto di parentela,
-e come l'anima, per malvagia che sia, è dappiù della materia, così
-delle tre potenze avverse la maggiore è quella del demonio; le altre
-si possono considerare come sue ausiliarie, o meglio sue geniture.
-Ed eccoci in pieno dualismo.[214] Nè vogliamo tacere che questa
-trasformazione favoriva per soprammercato certe tendenze, molto comuni
-nel Medio Evo, ed anche oggi non estirpate del tutto, come a dire la
-fede nell'esistenza ed efficacia di spiriti malefici, che non solo
-assalgano gli eremiti del deserto, ma si caccino nelle popolose città,
-mescolandosi in tutti i negozii, e talvolta nascondendosi negli angoli
-delle case. È stato già notato come in queste superstizioni diaboliche
-rivivesse l'antico culto pagano. Per lo che non a caso si estesero e
-dilargarono col rifiorire degli studii classici, nè solo nel Medio Evo
-ma più ancora nella Rinascenza si credè follemente alle streghe e agli
-ossessi.
-
-Non farà dunque meraviglia che il Catarismo rispondendo a così
-diverse tendenze faccia tanti seguaci. Alle anime, avide di libertà,
-offre di sottrarsi al ferreo giogo della gerarchia; alle travagliate
-dalla sventura svela il mistero dell'infelicità umana, e promette
-la fine del doloroso pellegrinaggio. Le menti vigorose alletta
-coll'interpetrazione allegorica dei dommi, che tornano più ostichi
-alla ragione; le inferme seduce rafforzando le loro credenze nel
-diavolo, e giustificando le più strane e paurose superstizioni. Non
-per tanto i due elementi, che rilevammo nel Catarismo, non cessano di
-essere eterogenei. Chè l'uno tende, come dicemmo, alla purificazione
-del contenuto religioso, l'altro per lo contrario favorisce la
-superstizione; l'uno coll'andare del tempo riescirà alla reintegrazione
-della vita, l'altro ad una condanna di essa più cruda e recisa che non
-avesse fatto il Cattolicismo. Questi elementi adunque, così discordi,
-dovranno separarsi. Gli spiriti più geniali, e desiderosi di una vera
-rinnovazione religiosa lasceranno cadere l'ascetismo dualistico,
-importazione affatto orientale, e serberanno invece l'altra parte,
-frutto dei più grandi pensatori dell'occidente come Claudio di Torino,
-Agobardo di Lione, Berengario di Tours. Per tal guisa nascono i
-Valdesi.
-
-
-
-
-CAPITOLO II
-
-I VALDESI
-
-
-I
-
-L'opinione dell'identità di Valdesi e Catari è stata, sostenuta
-da nemici ed amici. Il Gretser tra i cattolici ad esempio crede
-che tutte le eresie del Medio Evo si riducano ad una sola, e che i
-nomi differenti ricordati da Raniero Sacconi e Pier delle Vigne non
-accennino se non a varietà locali di una stessa eresia.[215] E così i
-Valdesi si chiamano catari non dal greco καθαρὸς come parrebbe a chi
-ricordasse il nome che si solevan dare gli antichi Novaziani, bensì dal
-tedesco _Kätzer_. Quale sia poi l'origine di _Kätzer_ non è difficile
-dire. Forse da _kätzern_ dividere, ma più probabilmente da _cato_.
-_Cur autem majores nostri Germani haeretici nomen a cato indiderint
-promptum erit intelligere ei, qui proprietates cati cum genio et indole
-haereticorum conferre volet._ È inutile discutere queste stranezze,
-non tollerabili neanche nel 1612 quando furono scritte; ma voglio
-notare solo la contraddizione in cui cadeva il Gretser. Secondo lui i
-Valdesi non rimontano prima del 1160 ed hanno per progenitore Pietro
-Valdo.[216] Dunque le eresie anteriori, che nel nome di catarine furon
-condannate nei concilii di Tolosa del 1056 e 1119, non possono essere
-valdesi.
-
-Il bisogno polemico di fare apparire i Valdesi nella luce più fosca, e
-di attribuire loro anche gli errori dualistici per meglio combatterli,
-fuorviò il Gretser. E l'opposto disegno condusse allo stesso errore gli
-scrittori protestanti, come il Basnage, l'Abbadie, il Monastier.[217]
-I quali tutti sostenevano anch'essi l'identità di Valdesi e Catari,
-ma credevano che le dottrine dualistiche, attribuite a questi ultimi,
-fossero una invenzione dei loro persecutori. Eppure la verità non era
-difficile ad appurare, perchè le testimonianze più antiche non lasciano
-dubbio che i contemporanei sapessero già ben distinguere la setta
-catara dalla valdese. Così il Sacconi dopo avere esaminato le dottrine
-dei Catari, e le varie sètte in cui si dividono, serba un capitolo a
-parte ai valdesi, di cui parla come di una eresia tutt'affatto diversa,
-e che a nessuno verrebbe in mente di confondere colle precedenti.[218]
-Parimenti Stefano di Borbone distingue chiaramente i poveri di Lione,
-che ebbero e nome e dottrina da un tal Valdense, dai Patarini o
-Bulgari, che ei fa risalire direttamente a Mani e chiama senz'altro
-Manichei.[219] Più esplicito è Guglielmo di Puy Laurent che nella
-sue cronaca dice: nelle provincie narbonese ed albigese erano alcuni
-ariani, altri manichei, altri infine valdesi o lugdunesi, i quali
-tutti sebbene dissenzienti tra loro cospiravano pur contro la Chiesa
-cattolica. I Valdesi eran quelli che più acutamente disputavano contro
-gli altri eretici.[220] Oltre a codesti autori bisogna citare Alano che
-consacra ai Valdesi il secondo libro della sua opera ed il Moneta che
-non ignora esserci Valdesi più vicini ai Cattolici dei Catari.
-
-Del resto ove pongansi a raffronto le dottrine dei Catari con quelle
-dei Valdesi si colgono a colpo d'occhio le differenze. E perchè
-la nostra dimostrazione sia più compiuta, scegliamo gli autori del
-tempo in cui i Valdesi avean già subito parecchi influssi dei catari.
-Togliamo ad esempio il Sacconi, che scrisse nel 1250. Secondo questo
-inquisitore, che conosceva di persona gli eretici, i Poveri di Lione si
-dividono in due rami, quelli d'oltremonti ed i lombardi. La dottrina
-dei primi si assomma in questi quattro punti: 1º ogni giuramento
-è vietato dall'Evangelo; 2º non lice alla potestà civile punire di
-morte i malfattori;[221] 3º qualsiasi laico può consacrare il corpo di
-nostro Signore; 4º la Chiesa Romana non è la Chiesa di Cristo. I poveri
-lombardi s'accordano nei due primi punti coi fratelli d'oltremonti, ma
-intorno agli altri due vanno anche più in là. Sostengono che chiunque
-vive in peccato mortale non possa consacrare il corpo di Cristo, e
-la Chiesa Romana raffigurano nella donna dell'Apocalisse, e ai suoi
-precetti non vogliono obbedire, talchè non credono peccato mangiare
-carne in quaresima e nelle vigilie. Questa esposizione ci mostra non
-pure differenza ma opposizione tra le due dottrine. Non solo nella
-dottrina valdese manca qualunque traccia del dualismo cataro, ma mentre
-i Catari vietano assolutamente il mangiar carne, i poveri di Lione lo
-permettono anche nella quaresima e nella vigilia; e laddove quelli a
-simiglianza dei cattolici hanno sacerdoti, o Perfetti, ai quali solo
-è lecito benedire la tavola spezzando il pane, e somministrare il
-_consolamentum_; questi al contrario dicono non esservi bisogno di un
-particolare intermediario tra l'Uomo e Dio, ed ogni figliolo potersi
-rivolgere direttamente al suo padre celeste.
-
-Col Sacconi s'accorda Pietro di Vauxcernay, il quale mettendo in
-raffronto i Valdesi cogli Albigesi dice che i primi sono meno perversi
-dei secondi, perchè in molti punti convengono coi cattolici. A quattro
-assommano i loro errori, portar sandali secondo il costume degli
-apostoli, credere che ognuno di loro se anche non ordinato possa
-consacrare il corpo di Cristo, vietare che si giuri, o che si uccida
-per qualsiasi ragione anche giusta.[222] Davide di Augsburgo, che
-nell'enumerare le principali dottrine dei valdesi si accorda colle
-altre testimonianze, aggiunge questa circostanza, che i Poveri di Lione
-si credevano così lontani dagli eretici, da domandare al papa Innocenzo
-III il riconoscimento del loro sodalizio, come quello che menava una
-vita conforme ai precetti dell'Evangelo.[223]
-
-È adunque fuor di dubbio che i Valdesi non si possono accomunare coi
-Catari, e per la concordia delle più antiche testimonianze e per
-l'evidente disformità delle dottrine. Ma queste differenze non ci
-debbono far dimenticare i punti di contatto.
-
-I Valdesi non meno dei Catari adducendo il testo evangelico: che dal
-frutto si conosca l'albero,[224] sostenevano concordemente la Chiesa
-cattolica non potersi dire la vera chiesa di Dio.[225] Inoltre i
-Valdesi al pari dei Catari condannavano qualunque possesso; ed i primi
-si chiamarono perciò Poveri di Lione[226] che a somiglianza di Valdo
-spogliaronsi dei loro beni, e reputavano indegni seguaci di Cristo
-quei sacerdoti, che accettavano pingui prebende e regalie.[227] Per lo
-stesso motivo doveano condannare il potere temporale dei Papi,[228]
-e Valdesi e Catari solean dire che da quel giorno in cui Silvestro
-accolse l'infausto dono di Costantino la santità primitiva venne meno
-e la Chiesa di Cristo si tramutò nella donna dell'Apocalisse.[229] Nè
-solo in queste massime pratiche sono d'accordo e Catari e Valdesi,
-ma in molti punti dottrinali di grave momento. Dimostrammo già a
-suo luogo che i Catari per nascondere il loro ascetismo orientale
-sotto sembianze razionalistiche, solevano accogliere le più disparate
-dottrine eterodosse. E ben per tempo i Valdesi li seguirono per questa
-via. Vogliamo tra tutte ricordare questa, che ci viene attestata da
-una delle fonti più antiche, dall'abate di Foncaldo. Dio, essi dicono,
-ripetendo le parole dei Catari, non può albergare in una casa, fatta
-colle mani dell'uomo; nè fa d'uopo andare in chiesa per adorarlo. Lo
-s'adora con maggior frutto nelle stalle, nelle camere, chè dappertutto
-il figliuolo può invocare l'aiuto del padre suo.[230]
-
-Ed oltre a questa coincidenza è notevole l'altra del peso che davano
-all'autorità della Bibbia al di sopra di tutte le altre. I Catari
-nelle loro polemiche non si valevano tanto di prove dottrinali,
-tirate a fil di logica dai principii dualistici, ma più che altro
-della testimonianza del nuovo Testamento, il cui testo conoscevano
-profondamente. Parimenti i Valdesi possono dirsi, colla frase del
-Comba, popolo _unius libri_. E del loro capo racconta Stefano di
-Borbone, che non intendendo bene il latino, si fece tradurre la Bibbia
-in volgare, ed avuto il prezioso testo, lo studiava assiduamente e ne
-imprimeva a mente le massime.[231]
-
-Accanto dunque a notevoli differenze s'hanno pur da ammettere non poche
-analogie tra i Catari ed i Valdesi. Ed io non dubito che tra le opposte
-opinioni dei vecchi e dei nuovi espositori debba aprirsi la via una più
-moderata, che si tenga egualmente lontana dalle esagerazioni dell'una
-e dell'altra parte, ed ammettendo pure una diversa origine pei Catari
-e pei Valdesi riconosca l'azione efficace che gli uni esercitarono
-sugli altri. Sarebbe veramente strano che una agitazione così
-profonda, come quella dei Catari, non avesse prodotta una moltiplicità
-di sètte, come accadde più tardi al tempo della Riforma. Quando il
-sentimento religioso è sovreccitato, e la forza della tradizione è
-svigorita dall'urto delle nuove dottrine, è vano sperare l'unità di
-opinioni e nell'un campo e nell'altro. Dal contrasto tra quelli, che
-voglion distrugger tutto, e gli altri, che tutto intendon conservare,
-senza dubbio nasceranno non uno, ma parecchi partiti mediani che si
-avvicineranno qual più qual meno ad uno degli estremi. Così accadde
-che dal fondo dell'eresia catara emergessero tante eresie di cui
-avremo a parlare in seguito, e perfino gli Ebrei trassero partito da
-quell'arruffìo, gli Ebrei, che sono pure i meno atti al proselitismo
-religioso, e che in quel tempo, in cui si diffondeva una eresia più
-avversa della stessa Chiesa Cattolica al Mosaismo, parea poco prudente
-si rinzelassero. Ma videro i figli d'Israello propizia l'occasione,
-e dalla dottrina ariana, accettata dai Catari, della diversità di
-natura delle tre persone trassero la conseguenza che Cristo non
-valendo dappiù degli altri profeti del Vecchio Testamento, non avrebbe
-potuto distruggere la legge mosaica, la quale vige sempre in tutto
-il suo rigore; epperò chi vuol salvarsi ha da osservare il sabato e
-circoncidersi.[232] Se dunque l'agitazione religiosa era così intensa
-che persino gli ebrei speravano di trovar seguaci tra i cristiani, ed
-anch'essi al pari dei Catari si appellavano contro la Chiesa romana al
-Nuovo Testamento ed ai Profeti,[233] qual meraviglia che pullulassero
-altre sètte più o meno affini tra loro, ma tutte egualmente avverse
-alla Chiesa ufficiale?
-
-Contro queste argomentazioni si potrebbe addurre il fatto rilevato
-da tutti gli storici moderni, che i Valdesi nascono in Lione, dove
-l'eresia catara, per quanto si sappia, non è mai penetrata; nè io
-voglio dubitare del fatto, nè addurrò le solite ragioni contro le
-prove negative. Ammetto benissimo che l'impulso del moto valdese sia
-partito da Lione e per opera di un uomo, che certo non apparteneva
-alla setta catara. Ma questo moto dove si propaga, dove diventa più
-largo e minaccioso? Nei paesi dove fervea l'agitazione catara, e le
-discussioni religiose commoveano gli animi e le menti. Ivi l'eresia
-valdese si staccò definitivamente dalla Chiesa romana, e formò un corpo
-di dottrine in parte tolte dal catarismo, in parte a lui ostili. Ivi
-fece il maggior numero di seguaci, sottraendoli alla setta rivale,
-ed è ben certo che senza questi aiuti efficaci le idee del novatore
-lionese sarebbero state, come quelle di Claudio, seme senza frutto.
-Qual'è dunque la vera patria dell'eresia valdese? Il luogo dove nasce
-e donde ben presto fu scacciata o gli altri dove s'organizza, prende
-consistenza e perdura? Anche prima dei valdesi gli eretici Pietro
-di Bruys ed Enrico aveano fatto gran seguito nelle provincie di
-Arles e di Tours, già devote da gran tempo al catarismo. In seguito
-gli Enriciani stendendosi sino al Reno posero il loro quartiere
-generale in Colonia, ove sappiamo già da Evervino che pur s'adunava
-gran copia di Catari.[234] Lo stesso fatto accadde in Lombardia, ove
-l'eresia catara si era divisa e suddivisa in tante sètte, che al dir
-di Stefano di Borbone, parecchi vescovi rappresentanti ciascuno una
-frazione, riunitisi per trovar modo d'intendersi, riuscirono invece
-a scomunicarsi a vicenda.[235] In questo paese così travagliato
-dai dissensi religiosi ebbero ben presto molti seguaci i Valdesi, e
-fin da principio si divisero anche essi in sètte parecchie. Alcuni
-col nome di Poveri di Lione serbarono anche l'antica dottrina della
-povertà assoluta; gli altri, che si dissero Poveri Lombardi, pare che
-transigessero su questo punto dei possessi; altri negando il bisogno
-di speciale consacrazione, sostennero tutti gli uomini buoni potersi
-dire ministri del Signore, gli uomini, ben inteso, non le donne; altri
-scartarono come assurda questa ultima restrizione e così di seguito.
-Qual prova più convincente di questa che mostra come i Catari ed i
-Valdesi camminino di pari passo?[236]
-
-Dell'azione che l'antica eresia catara esercitò sulla nascente valdese
-fanno sicura testimonianza alcune dottrine che non hanno nessun
-nesso coi dommi fondamentali dei Poveri di Lione. Noi già ne abbiamo
-ricordato uno, che in nessun caso nè per alcuna necessità sia lecito
-torre la vita al suo simile fosse anche per difendere la propria vita,
-o per la conservazione dello Stato o della Chiesa. Si comprende che
-in opposizione alla Chiesa, inspiratrice delle crociate contro gli
-eretici, questi dovessero mettere in rilievo l'orrore dell'omicidio. Ma
-la condanna illimitata della pena di morte è un retaggio cataro, perchè
-i nuovi manichei come gli antichi proibivano severamente l'uccisione di
-ogni vivente, tanto d'un pollo come d'un uomo.[237] Un'altra dottrina
-non propria di Valdesi è l'assoluto divieto di giurare, attestato
-concordemente da Stefano di Borbone, Alano, Pietro di Vaux Cernay e
-Rainero Sacconi.[238] Che questa proibizione così rigorosa, benchè
-possa giustificarsi con citazioni bibliche (S. Giacomo, Epist. v,
-12; Mat. Ev. v, 34) non risponda allo spirito che informa l'eresia
-valdese, lo prova il fatto, che cadde nel protestantesimo. E se i
-Valdesi v'insistono tanto da farne il cardine delle loro dottrine, è
-dovuto senza dubbio alla tradizione catara. Chè i Catari, al pari dei
-gnostici antichi, aveano tanto in orrore il giuramento da metterlo a
-paro colla menzogna. Ed anche intorno alla menzogna i Valdesi ereditano
-dai Catari la massima che il nasconder la verità sia un peccato mortale
-non meno grave dell'omicidio; nè valgono circostanze o buone intenzioni
-a scemarne la portata.[239]
-
-Un'altra traccia si riferisce al matrimonio. Dicemmo già come e perchè
-i Catari condannino il matrimonio, nè pongano nessuna differenza
-tra l'unione legittima e il concubinato. I Valdesi rifiutando la
-metempsicosi non potevano avere gli scrupoli dei Catari, e non solo
-tenevano per sacramento il matrimonio, ma tornando ai tempi patriarcali
-avvisavano, secondo un'antica fonte, non essere peccato torre in moglie
-la sorella o la cugina.[240] Il che spiega come nel Protestantesimo
-si sia tolto l'obbligo del celibato pei sacerdoti. Ciò non pertanto è
-così stretto il legame tra Catari e Valdesi, che questi ultimi, se pur
-non condannano il matrimonio, lo tengono molto da meno del celibato. Nè
-vietano che quandochessia la moglie si separi dal marito per attendere
-ad una vita più austera; ma invece lodano questa che nel linguaggio
-cattolico si chiamerebbe infrazione di un vincolo sacro.[241] Secondo
-l'anonimo di Passau vanno più in là, e tengono addirittura per peccato
-mortale il coniugio, quando almeno non vi sia speranza di prole.[242]
-Si direbbe che mal tollerando il matrimonio, cercano tutte le vie per
-frapporgli ostacoli. Similmente s'erano adoperati gli Enriciani, che
-come vedremo sono i più prossimi precursori dei Valdesi; ed aveano
-anch'essi proibite se non le prime almeno le seconde nozze.[243] Tutte
-queste prescrizioni, che ripugnano allo spirito della Riforma, e che
-ben presto cadranno, non si possono spiegare se non ad un patto, che
-si ammetta un influsso cataro nella formazione della nuova eresia.
-Parmi adunque fuori di controversia, che sebbene l'eresia valdese si
-distingua profondamente dalla catara e indipendentemente da questa
-sia nata, pure crebbe e si diffuse per l'aiuto datole dai Catari, e
-per questo intreccio delle due eresie nell'una sono penetrate dottrine
-proprie dell'altra, e fu possibile che gli storici posteriori non le
-sapessero più distinguere.
-
-Resta ora da discutere l'altra quistione del tempo in cui nacque la
-Chiesa valdese.
-
-
-II
-
-Gli scrittori valdesi per fini apologetici negano di avere tolto il
-loro nome da Pietro Valdez, mercatante lionese, che cominciò a spargere
-le sue dottrine nel 1170, e credono che la loro Chiesa rimonti assai
-più indietro nel tempo. Anche gli antichi Valdesi si davano il vanto
-di essere gl'immediati successori degli apostoli.[244] Ma certo essi
-intendevano che durante il lungo tempo che corse tra Costantino
-e Pietro Valdez non mancarono santi uomini, mondi dalla generale
-corruzione,[245] non certo che il loro patriarca fosse contemporaneo
-di papa Silvestro.[246] Ed il prof. Comba opportunamente ricorda che
-i primi scrittori valdesi come il Perrin ed il Gillio accettano la
-comune ed antica tradizione dell'origine lionese.[247] Fu il primo
-Léger che prese a favoleggiare di una origine più remota, e dietro a
-lui seguirono altri scrittori fino al Muston, al Monastier, all'Hahn.
-Le ragioni più forti le traevano codesti scrittori dall'antica
-letteratura valdese, che facevano rimontare al 1100 o giù di lì. Ma il
-Dieckhoff prima[248] e poi l'Herzog dimostrarono evidentemente, che le
-opere, credute antiche erano invece posteriori ai taboriti. Più tardi
-trovati i celebri manoscritti di Cambridge, che si credevano dispersi,
-fu constatato che anche la Nobla Leyczon, creduta antichissima dal
-Raynouard, è posteriore al 1400, perchè nel famoso verso: _Ben ha
-mil et cent ancz_ si deve aggiungere un piccolo quattro, visibilmente
-raschiato in un codice, ed altrove scritto a tutte lettere.[249] Così
-fu tolto ogni valore alle fonti valdesi, e benchè l'Herzog seguitasse a
-farne gran conto, pure è fuori di dubbio che senza le fonti cattoliche
-sarebbe ben difficile sceverare negli scritti valdesi la parte antica
-della dottrina dalle moderne aggiunte.[250]
-
-In questa sentenza convengono ormai tutti gli scrittori più autorevoli.
-Solo il Muston non si dà per vinto, e con nuovi argomenti rincalza
-l'antica sua tesi, che i Vaudois delle valli piemontesi e pel dialetto
-che parlano e pei libri che scrissero si chiariscono molto più
-antichi di Pietro Valdo, ed indigeni dei luoghi, ove da tanti secoli
-abitano.[251] Ma la teoria del Muston, che il dialetto valdese sia
-d'origine schiettamente italiana, e non provenzale contraddice ai
-risultati più certi della filologia neolatina, come ha dimostrato
-un'autorità ben competente, il prof. Förster di Bonn.[252] E la
-quistione dell'antichità dei Valdesi si può dire ormai con certezza
-risoluta nel senso delle fonti cattoliche.
-
-Ma se è vana la pretensione dei Valdesi di far rimontare la loro setta
-sino ai tempi di papa Silvestro, non è punto falso per lo contrario,
-che nei secoli passati si scoprano qua e là segni precursori delle
-nuove eresie. La continuità della Chiesa valdese dai tempi apostolici
-sino a noi è una favola; la lenta preparazione delle sue dottrine
-nei secoli anteriori è un fatto storico. Così non a torto i Valdesi
-adducono tra i loro predecessori Claudio, cappellano di Ludovico il
-Pio, e vescovo di Torino dall'822 all'839.[253] Certo le sue opinioni
-iconoclastiche non lo metton fuori dalla Chiesa cattolica, chè le
-decisioni del concilio Niceno del 787, non che accolte negli Stati
-occidentali, furono invece respinte nel concilio di Francoforte del
-794; e lo stesso Carlo Magno e molti prelati non dissimulavano la loro
-avversione al culto delle immagini. Ma è strano che Claudio proscriva
-perfino l'adorazione della Croce, rappresentante agli occhi suoi,
-come a quelli dei Catari, non un pio ricordo della passione di Gesù,
-ma uno strumento d'ignominia.[254] Questo difetto di ogni senso pel
-simbolismo religioso non è però il tratto che più raccosta il vescovo
-di Torino ai moderni valdesi; perchè più della stessa condanna del
-culto delle imagini, le ragioni che adduce per sostenerla arieggiano
-al fare protestante. Lui move la tema che il volgo, confondendo il
-simbolo col simboleggiato, insieme li adori ricascando nell'antico
-paganesimo. A questo timore s'aggiunge il convincimento, che si debba
-inchinare solo al Creatore non alla creatura per grande che sia, e
-a Dio solo rivolgerci senza l'inutile scorta d'intermediarii; onde
-insieme al culto delle imagini proscrive anche l'invocazione dei Santi
-e le litanie. Non col metterci nel seguito dei Beati noi partecipiamo
-alla loro beatitudine, ma coll'attingere alla stessa fonte di giustizia
-e di carità assoluta, a cui attinsero quelli. Siffatta condanna di usi
-e riti tradizionali vien giustificata dalla profonda differenza che
-corre tra l'essenza della religione e le sue manifestazioni storiche;
-che per quanto pura ed elevata è la prima, altrettanto imperfette e
-facili a corrompere son le seconde. E l'essenza intima della religione
-non è aperta a tutti, bensì a pochi ingegni privilegiati, come quello
-di Agostino, cui il nostro Claudio, al pari dei Protestanti, mette al
-di sopra degli altri padri della Chiesa. È per questo appunto che la
-spiritualità della religione ideale si offusca nel corso della storia,
-è necessario che di tempo in tempo nascano coraggiosi prelati, i quali
-combattano senza tregua gli errori, e faccian rifiorire la purità
-primitiva. In questi pensieri è racchiusa in germe non solo la riforma
-della dottrina cattolica, ma benanco un'ulteriore trasformazione
-razionalistica.[255]
-
-Al pari di Claudio vescovo di Torino, è iconoclasta Agobardo
-arcivescovo di Lione,[256] autore di un libro _contra eorum
-superstitionem, qui imaginibus et picturis sanctorum adorationis
-obsequium deferendum putant_. Ma l'opera di Agobardo giovò più alla
-causa del razionalismo che a quella della riforma, e la maggior parte
-degli scritti di Agobardo sono indirizzati contro le superstizioni
-popolari. Nel libro _de grandine et tonitruis_, combatte l'ignoranza
-del volgo, il quale crede che con preghiere ed esorcismi si possa
-torcere il corso della natura. Il che importerebbe non pure che Dio
-possa mutare i suoi consigli, ma che nel governo del mondo abbiano
-parte quelli, mediante i quali accadono questi mutamenti. Contro il
-duello giudiziario scrive un prezioso trattato, _Liber adversus legem
-Gundobaldi_, in cui mette a nudo l'assurdo di chieder la divinità di
-opere, che spetta a noi compiere, come la ricerca della verità. Chi ci
-assicura che la Divinità si presti al piacer nostro, e che la vittoria
-non sia dell'innocente, ma del più abile? La virtù lungi dal trionfare,
-anzi il più delle volte suole essere oppressa; talchè al cristiano
-s'insegna di nulla sperare e nulla temere da questo mondo. Questi
-trattati si rivolgono contro pregiudizii e superstizioni popolari; nè
-certo in essi, ma in quelli schiettamente teologici troveremo qualche
-accenno alle idee che più tardi saranno sostenute dai Valdesi. Così
-nel libro contro Fredegiso sostiene non doversi la Bibbia intendere
-sempre alla lettera, chè il contenuto è certo divino, ma la forma,
-vale a dire imagini e parole, sono umane, e adatte alla condizione dei
-tempi. Tutto ciò che è umano non può pretendere mai all'infallibilità,
-e la principale virtù dell'uomo è l'umiltà, nella quale si riconosce
-la propria fragilità. Dal che l'avversario Fredegiso nell'interesse
-polemico dedusse che Gesù, praticando l'umiltà, si riconosceva capace
-di peccare. Conseguenza giusta, a cui Agobardo s'argomenta di sfuggire
-adducendo esser l'umanità di Cristo di una natura sua propria, e non
-assimilabile a quella degli altri uomini. La qual risposta avrebbe
-porto argomento a discutere del rapporto delle due nature in Cristo;
-ma la polemica non ebbe seguito. Come anche non ebbe seguito l'altra
-discussione sull'eternità della Redenzione. Agobardo volendo conciliare
-insieme i due punti, che non si è salvi se non per opera di Cristo,
-e che la salute abbia potuto aver luogo in tutti i tempi, ammetteva
-la preesistenza del Salvatore all'Incarnazione. Il che veniva negato
-da Fridegiso sull'autorità di Agostino.[257] Ma nè questa quistione
-nè la precedente si connettono colle polemiche riformistiche; onde
-non a torto il Monastier tien più conto di Claudio che di Agobardo, e
-questo ultimo solo in un senso molto largo si potrebbe annoverare tra i
-predecessori dei Valdesi.
-
-Nè si può contare a stretto rigore neanche Berengario (999-1088),
-sebbene nella polemica che questo coraggioso prete sostenne contro
-Lanfranco sono ben messi in rilievo due punti di molto interesse
-nel Protestantesimo; il carattere simbolico dell'Eucaristia, e la
-preferenza data alla Bibbia (purchè la s'interpetri nel suo spirito)
-in confronto della tradizione religiosa. Ma più ci avviciniamo al
-secolo XII, ed in maggior numero scopriamo precursori della dottrina
-valdese. Verso l'anno 1110 un laico di Amsterdam, di nome Tanchelino,
-insurse contro il clero corrotto. Par che cominciasse dal combattere
-la dottrina agostiniana, che i doni di Dio arrivano sempre a chi
-li riceve con fede, anche se il messo che li porta sia indegno come
-Giuda.[258] Egli invece predicava non giovare il sacramento se non in
-ragione della santità di chi l'amministra.[259] Dottrina, che s'era
-già fatta strada tra i Patarini, e per averla prima di Tanchelino
-predicata un tale di Cambray fu arso vivo, esecuzione iniqua contro
-la quale protestò Gregorio VII, chiedendone stretto conto al clero
-cameracense.[260] Ma pare che non s'arrestasse a questo punto
-l'eresiarca di Amsterdam. Se i Sacramenti non valgono di per sè, ma
-solo in quanto mettono in comunione le anime pie e devote, non sono
-dappiù di un simbolo; nè hanno alcuna virtù sovrannaturale, e ogni
-uomo pio può somministrarli.[261] Non c'è dunque ragione di prestare
-un ossequio superstizioso ai sacerdoti e vescovi. Ogni fedele, di
-anima pura, è sacerdote, massime se è sotto l'ispirazione diretta del
-Santo Spirito. E tale è Tanchelino, che predicando la schietta verità,
-non è solo al di sopra dei sacerdoti e vescovi, ma può aspirare a
-ben più alti onori. Nè la madre stessa di Gesù, la Vergine Maria, gli
-rifiuta la sua mano. Anzi queste mistiche nozze, a quel che dice un
-cronista, furono celebrate con pompe e donativi. Tanto potere s'era
-acquistato sulle turbe il nuovo Profeta, che vestito di gemme, e legati
-i capelli da triplice nastro, procedeva alla testa di tremila persone
-che lo veneravano più che santo, fino al punto da bere l'acqua del suo
-bagno.[262] Non ostante questo favore popolare, Tanchelino fu ucciso da
-un prete nel 1125 secondo alcuni, nel 1115 secondo altri.[263]
-
-Contemporaneamente a questo movimento nelle Fiandre ne scoppia un
-altro nel mezzogiorno della Francia, e dalla provincia arelatense si
-estende e si dilarga _more pestis validae_, dice l'abate di Cluny. Il
-capo di questa eresia è Pietro di Bruys, il quale nega il battesimo
-dei bambini, la necessità di consacrare fabbricati appositi al culto,
-l'adorazione della croce, l'eucaristia, infine le messe, orazioni
-ed elemosine in suffragio dei defunti.[264] Dottrine che abbiamo
-già viste mescolate a tante altre nel Catarismo, e che fra non molto
-saranno accolte nella loro integrità dai Valdesi. Il numero dei seguaci
-s'ingrossava rapidamente, ed uno dei discepoli, il monaco Enrico,
-ebbe tal seguito che gli eretici di quel tempo vanno più col nome di
-Enriciani, che non Petrobrusiani.[265]
-
-Enrico cominciò in Tours le sue predicazioni contro il fasto e la
-dissolutezza del clero. E l'argomento non era fuor di proposito, chè
-non ostante i rigori dei Pontefici, i preti perduravano nelle antiche
-consuetudini, e più d'un secolo dopo le riforme gregoriane il concilio
-lateranense del 1177 fu costretto ad inserire un canone contro i
-sacerdoti concubinarii.[266] Il terreno era dunque bene scelto, e la
-vittoria certa. Adoperava le stesse armi dei Patarini e di Tanchelino,
-e, nuovo Arialdo, sapeva accendere l'animo del popolo così, che
-il vescovo Ildeberto ebbe a durar fatica se volle salvare dall'ira
-della turba i sacerdoti e i lor figli.[267] Espulso dalla diocesi di
-Tours, continuò la sua propaganda nel Poitou, e di là sino a Tolosa.
-E l'eresia faceva così rapidi progressi, che Eugenio III[268] fu
-costretto a mandare per suo legato nel Tolosano il cardinale Alberico,
-che scelse a suo compagno S. Bernardo. Di questo ultimo abbiamo ancora
-due lettere, in cui il pericoloso monaco è ritratto coi più neri
-colori; lo si rimprovera d'incontinenza, ingordigia e venalità;[269]
-gli si appone a colpa sinanco il peregrinare di città in città secondo
-il costume apostolico.[270] Ma queste accuse mal nascondono le ansie
-del santo abate, il quale ben conosce il valore dell'avversario suo,
-nè si dissimula il successo da lui riportato. Vuote son le chiese,
-ei dice, il popolo senza sacerdoti, i sacerdoti senza autorità, i
-Cristiani senza Cristo.[271] Il che mal s'accorda col ritratto che ei
-fa di Enrico, essendo ben difficile che un uomo sì corrotto operi tali
-miracoli, ed un freddo ed astuto calcolatore valga a infondere altrui
-il fuoco sacro.
-
-La verità non s'ha da cercare nelle studiate accuse dei polemisti,
-ma nelle ingenue parole della vecchia cronaca, il cui autore pur
-non credendoci, ci parla della fama di santità e di scienza che
-accompagnava il novatore.[272] E per testimonianza degli stessi
-cattolici gli eretici o manichei o petrobusiani o che altro fossero,
-appunto per questo ottenevano presto il favor popolare, che di contro
-alla mollezza della maggior parte del clero menavano una vita austera
-e faticosa.[273] Pellegrinavano di paese in paese, sempre stranieri
-dovunque, non possedendo in alcun luogo o un tetto o un campo per
-sè, solleciti soltanto della salvezza delle loro anime, non altro
-tesoro portando seco, fuor dell'invitta fede che li animava.[274] In
-olocausto alla quale essi sacrificavano la lor vita, gittandosi lieti e
-volenterosi nelle fiamme. Costanza eroica, degna dei primi martiri del
-Cristianesimo, e non ultima causa del rapido dilatarsi delle dottrine
-eterodosse![275]
-
-Gli è vero, che Evervino parla qui dei Catari, ma egli stesso ci narra
-di altri eretici, i quali pur non accettando i principii dualistici,
-evacuant sacerdotium Ecclesiae et dannant sacramenta praeter baptismum
-solum et hunc in adultis.... in suffragiis sanctorum non confidunt ....
-orationes vel oblationes pro defunctis annihilant.
-
-Il qual passo della lettera di Evervino ci mostra come in breve
-tempo le dottrine di Enrico e di Pietro dalle rive della Garonna
-sieno arrivate sino al Reno, ove questi antichi protestanti non pur
-si distinguevano dai Catari, ma entravano bene spesso con essi in
-polemiche ardenti.[276] Questo ebbe luogo negli ultimi anni di Eugenio
-III, e prima ancora che fosse assunto al trono imperiale Federigo
-Barbarossa. Dal che si comprenderà come tal movimento si dilatasse e
-divenisse più minaccioso negli anni successivi, in cui i papi Adriano
-IV ed Alessandro III ebbero a sostenere contro Federigo I una lotta
-non meno aspra e difficile di quella che pressochè un secolo prima
-s'impegnò tra Gregorio VII ed Enrico IV. Ed in quegli anni appunto in
-cui il mondo cattolico era diviso tra Alessandro III e i tre antipapi,
-che successivamente gli furono opposti, s'udì in Lione la voce di
-Pietro Valdez,[277] che venduto tutto il suo, e distribuitone il prezzo
-ai poveri, si mise alla testa di una setta che da lui prese il nome
-di Valdesi, e dal luogo onde mosse, e dalla vita mendica che menava si
-disse anche dei _Poveri di Lione_.
-
-
-III
-
-Le fonti non sono d'accordo sull'occasione che provocò la risoluzione
-del Valdez. L'anonimo di Passau l'attribuisce alla morte improvvisa
-di un signore di Lione convenuto col Valdez ed altri amici ad
-un'adunanza;[278] il cronista laudunense invece fa cenno di un
-racconto della vita di S. Alessio, che avrebbe siffattamente tocco il
-nostro Pietro da recarsi sull'istante presso un maestro di teologia
-per chiedergli della vera via di salute. Ed il mercatante lionese,
-arricchito sinoggi ai danni altrui, ottiene in risposta che la via
-della salute sta nel disfarsi di tutto, e seguir Cristo, essendo molto
-più facile che un cammello entri nella cruna di un ago, anzi che un
-ricco in paradiso.[279] Forse il primo racconto sarebbe più verisimile,
-e anche di Budda dicesi che lo spettacolo delle miserie umane gli abbia
-acceso nell'animo il fervore religioso. Ma comunque sia, l'apparizione
-del Valdez, non è un fatto isolato, nè difficile a spiegare. Già prima
-di lui altri novatori avean predicate le stesse dottrine. E tutte le
-anime religiose sentivan bene che a lungo andare la Chiesa cattolica
-sarebbe stata logorata da quei mali, che un Pier Damiani ed un Bernardo
-confessavano apertamente. Nè la Chiesa dei Catari, sebbene più austera
-della sua rivale, potea farne le veci, che per le stranezze dei dommi
-mal s'accomodava al genio occidentale. Non restava dunque se non
-una riforma del Cattolicismo molto più profonda e radicale di quella
-cominciata da Gregorio VII. E giacchè il clero non ostante le vittorie
-patariniche continuava negli antichi errori, se salute era possibile,
-del laicato solo si aveva a sperare.
-
-In queste condizioni sorge Pietro Valdez, ed il primo atto del suo
-apostolato è di spogliarsi delle male accumulate ricchezze.[280] E
-lasciata alla moglie, secondo la cronaca laudunense, tutta la sostanza
-immobiliare, dotate convenientemente le figlie che chiude in un
-convento, il resto dei suoi averi distribuisce tra i poveri. Lo stesso
-cronista ci racconta che infierendo in quel tempo la carestia per la
-Francia e la Germania, il Valdez soleva distribuire pane e carni a
-chiunque gli capitasse. Così la fama della sua carità si spargeva di
-città in città; tutti i bisognosi facevan capo a lui, e per soccorrerli
-ei spendeva l'ultimo denaro. Ben si maravigliavano gli amici, e lo
-tenevano per pazzo, ma egli seguendo la sua via, nel dar fondo a tutto
-il suo, stimavasi affrancato da una grande servitù.[281] Per tal guisa
-il mercatante di Lione cresciuto tra gli agi e le mollezze si compiacea
-di tornar povero, ed accattava anche lui battendo alle porte dei
-compagni antichi.[282] Quanta differenza dai prelati della Chiesa, che
-non istanchi di accumulare ricchezze, misuravano la dignità del loro
-ufficio dallo splendore delle vesti e dal lusso degli equipaggi!
-
-Il primo punto dunque dell'insegnamento di Valdez è la povertà
-volontaria, principale mezzo di salute. I Patarini ed i Catari
-sull'autorità degli stessi testi evangelici avean sostenute le
-medesime dottrine, facendone un'arma potente contro la simonia del
-clero.[283] Ma mentre i Catari obbligano anche i perfetti a vivere
-del lavoro delle proprie mani, e vietano severamente l'accattonaggio,
-il Valdez lo predica, e lo inculca col suo esempio come severa prova
-di umiltà. Per questa ragione i seguaci dell'apostolo lionese accanto
-alla denominazione di Poveri di Lione si gloriano di portare quella di
-Umiliati.[284] Più tardi questa dottrina della povertà assoluta, e del
-gran merito dell'accattare verrà ripresa e sostenuta calorosamente dai
-Francescani.
-
-Questa dottrina della povertà se potea suonare come protesta contro
-il fasto e le mollezze dell'alta prelatura, non era certamente
-anticattolica, nè abbiamo motivo a negar fede all'anonimo laudunense
-che racconta essere stato il Valdez grandemente lodato da papa
-Alessandro III pel voto fatto di volontaria povertà.[285] Ma sovra un
-altro punto lo stesso Papa non poteva transigere, nè egli nè il suo
-successore vi si piegarono, voglio dire sulla predicazione. Il Valdez
-conosciuta la vera via della salute, non fuggì in un lontano romitaggio
-per consacrarsi alla preghiera ed alla penitenza secondo il costume
-degli antichi cenobiti; ma bene invece sentì il profondo bisogno
-d'insegnare agli altri quello che a lui venne fatto di scoprire.
-Il Valdez avea l'istinto del riformatore religioso, e ben sapeva
-trasfondere altrui l'intimo suo convincimento. Nè solo lui, ma tutti i
-discepoli, a simiglianza degli apostoli, andavano pellegrinando per la
-terra a spargere la nova parola; nè ha torto il Dieckhoff di chiamare
-il sodalizio fondato dal Valdez col nome di liberi predicanti. E come
-ad imitazione dei poveri di Lione sorsero i poveri d'Assisi o frati
-minori, così ad imitazione dei predicatori valdesi nacquero i frati
-predicatori. In queste faticose pellegrinazioni i Valdesi non solo
-sulla povertà predicavano, ma su tutto l'indirizzo morale e religioso,
-spiegando i libri sacri,[286] che Valdo avea a sue spese fatto volgere
-in provenzale da due ecclesiastici, un Bernardo Idro che scrivea ed
-uno Stefano di Ansa che dettava la traduzione.[287] Essi non furono
-i primi a volgarizzare la Bibbia, avendoli preceduti i Catari che
-dei testi tradotti faceano largo uso nelle loro polemiche contro la
-Chiesa cattolica. Certo nessun'altra setta ebbe in tanta venerazione
-i sacri testi, la cui autorità più tardi sarà messa al di sopra della
-tradizione; e se lo studio della Bibbia non è il tratto più novo e più
-caratteristico della nuova setta, certo non è meno importante degli
-altri già descritti. Ed io sarei per credere che la povertà, la libera
-predicazione ed il culto della Bibbia non si possono scindere l'uno
-dall'altro da chi voglia riprodurre tutta intera la fisonomia della
-nuova setta.
-
-Le autorità ecclesiastiche mal tolleravano che dei laici idioti od
-illetterati non solo usurpassero l'ufficio della predicazione, ma
-s'adoperassero a spiegare i libri santi, i quali vanno interpetrati
-e commentati con molta cautela. Talchè lo stesso Alessandro, che
-avea lodato il voto di povertà fatto dal Valdez, interrogato forse
-il concilio raccolto nel Laterano nel 1179, vietò a lui ed ai suoi
-compagni di predicare senza il permesso dell'autorità ecclesiastica
-locale.[288] Già questa, ben conscia dei pericoli di una predicazione
-laica, lungi dall'incoraggiarla, l'avea repressa, e Stefano di Borbone
-ricorda che Giovanni, vescovo di Lione, chiamati a sè i Valdesi, proibì
-loro di occuparsi della Bibbia e di commentarla e divulgarla per le
-vie.[289]
-
-Non per questo smesse l'ardito novatore, e dicesi che alle ingiunzioni
-del vescovo rispondesse come l'apostolo al principe dei sacerdoti,
-doversi obbedire più a Dio che agli uomini.[290] Ma il principe dei
-sacerdoti, Lucio III, scomunicò lui e i suoi seguaci,[291] e da quel
-giorno cominciarono le ardue prove per la novella società. Espulsi da
-Lione, andarono raminghi per diverse contrade, non cessando dal loro
-apostolato, e pare che convinti della propria ortodossia contro il
-decreto di Lucio, s'appellassero ad Innocenzo III, dal quale invocavano
-eziandio l'approvazione del loro sodalizio.[292]
-
-Innocenzo al certo poneva differenza tra Catari e Valdesi, e questi
-come meno eterodossi trattava con maggiore indulgenza. Prova ne sia
-quel Durando de Osca, capo di una frazione detta degl'Inzabattati, il
-quale appellatosi a lui dalla scomunica dell'arcivescovo terraconese,
-non solo fu riammesso nel seno della Chiesa, ma dopo esplicita
-dichiarazione di fedeltà alla Santa Sede ebbe licenza di conservare
-il suo istituto.[293] Non trovarono però eguale accoglienza gli altri
-leonisti, che non vollero abbandonare le dottrine della predicazione
-laica, e della libera interpetrazione della Bibbia. Contro costoro
-Innocenzo tenne duro, e in luogo di essi approvò un altro sodalizio,
-che pur facendo voti di povertà come i Valdesi, ne respingeva le
-pericolose dottrine. Questi nuovi zelanti, che col tempo dal loro capo
-prenderanno il nome di francescani, dicevansi allora poveri minori, e
-più tardi per non andar confusi cogli emuli di Lione si dissero frati
-minori.[294] E nel concilio lateranense del 1215 i Valdesi furono
-scomunicati non meno dei Catari e dei Passagini, e condannati al pari
-di loro al ferro ed al fuoco.
-
-Le persecuzioni si fecero allora più feroci, e la società valdese
-si disperse in opposte e remote contrade. Dove sia andato il Valdez
-non si sa, e il luogo e il tempo della sua morte s'ignora. Certo
-la sua memoria crebbe venerata tra i suoi seguaci, che lo ebbero
-per santo così da rimproverare i Poveri Lombardi che non credessero
-all'impeccabilità di lui, come di nessun altro uomo al mondo.
-
-
-IV
-
-Dalla condanna del concilio lateranense, o forse anche più in su dal
-giorno in cui Innocenzo respinse le proteste dei Valdesi, cominciò
-per loro un nuovo periodo, che diremo delle lotte, per distinguerlo
-dal periodo precedente o delle origini. La differenza tra questi due
-periodi fu già rilevata dal Dieckhoff, che seppe ben classificare le
-fonti secondo un criterio cronologico.[295] Nè so capire il perchè
-gli scrittori di cose valdesi siensi allontanati dalla via così
-luminosamente tracciata dal loro predecessore. Si può ben dire che il
-Dieckhoff abbia errato in qualche punto secondario, come ad esempio
-che faccia l'Alano più antico di quel che sia; ma non si può negare
-che in Alano e nel Foncaldo la dottrina valdese poco s'allontani
-dal cattolicismo, e che se ne stacchi molto di più nel Borbone, nel
-Moneta, nel Sacconi, e rompa di tutto punto in Davide d'Ausburgo.
-Questa disparità delle fonti è dovuta al tempo in cui apparvero, ed al
-successivo sviluppo della dottrina valdese.[296]
-
-Dal principio, come dicemmo, i Valdesi si tenevano per buoni
-cattolici,[297] nè sapeano intendere il perchè un laico non avesse da
-leggere ed interpetrare la Bibbia, e gli fosse conteso di spandere
-presso i popoli la parola del Signore.[298] Non erano forse laici
-gli apostoli, che andavano di contrada in contrada predicando
-la buona novella? E non leggiamo nell'antico Testamento che Mosè
-lungi dal portare invidia ai profeti, desiderava invece che tutti
-profetassero?[299] Del resto neanco nei nuovi tempi mancarono laici,
-che predicassero con successo la parola del Signore, e dalla Chiesa
-non che impediti venner levati sugli altari, come ad esempio il beato
-Onorato e santo Equizio.[300] I Valdesi non capivano che in una Chiesa
-costituita gerarchicamente non possano commettersi a chiunque uffici
-così delicati come l'interpetrazione dei sacri testi e la predicazione.
-Ed attribuivano perciò il divieto all'invidia o alla gelosia del clero,
-che non volendo abbracciare la povertà voluta dal Cristo, mal tollerava
-che altri e colla voce e coll'esempio la predicasse.[301] D'una
-ingiunzione, dettata da motivi siffatti, era dunque lecito e doveroso
-non tener conto, perchè secondo Pietro non agli uomini ma a Dio bisogna
-obbedire.[302]
-
-La disobbedienza agli ordini emanati dal Papa e dal concilio fu
-il primo atto di aperta opposizione dei Valdesi,[303] che provocò
-polemiche astiose, e novelle scissure. I cattolici sull'autorità
-del concilio lateranense sostenevano che l'ufficio di predicazione
-spettasse ai soli sacerdoti, e non a tutti, bensì a quelli
-prescelti dai vescovi.[304] I Valdesi protestavano contro queste
-restrizioni, e stimavano lecito a chiunque sapesse la parola del
-Signore il predicarla, senza distinzione nè di sesso nè di età nè di
-condizione.[305] E che anche le donne possano esercitare l'apostolato
-lo provavano coll'autorità della lettera a Tito, e coll'esempio di
-una profetessa.[306] Coteste dottrine erano diametralmente opposte,
-l'una ripeteva il diritto della predicazione dalla scelta del vescovo,
-l'altra dall'ardore e dalla scienza dell'insegnante. E trapassando
-dall'insegnamento a tutti gli altri uffici religiosi, l'una dottrina
-non teneva conto se non dell'ordinazione, l'altra del merito.[307] Dal
-che seguiva questa conseguenza notevole, tirata dagli Arnaldisti prima
-dei Valdesi, che solo ai sacerdoti o ministri buoni bisogna obbedire,
-vale a dire a quelli che nella loro vita e nei costumi loro si mostrano
-degni seguaci degli apostoli.[308] Imperocchè se il merito solo e non
-l'ordinazione è la fonte della dignità sacerdotale, quelli che nelle
-opere loro si mostrano impari all'alto ministero, hanno perduto non
-ostante l'ordinazione ogni autorità.[309]
-
-Dottrina siffatta è non solo contraria alla cattolica, che non
-riconosce altro giudice del sacerdote all'infuori del superiore
-gerarchico; ma benanco alla protestante, che attribuisce minor merito
-alle opere che non alla fede.[310] Con tutto questo e gli Arnaldisti,
-ed i Valdesi la professavano, come ci viene concordemente attestato da
-fonti antichissime, quali Alano e l'Abate di Foncaldo, la cui autorità
-nessuno può revocare in dubbio.[311]
-
-Questa dottrina del merito in opposizione all'ordine venne formolata in
-occasione della predicazione; ma è ben certo che a non lungo andare si
-applicò anche ad altre funzioni religiose, prima tra le quali fu senza
-dubbio la confessione. Che dal sacerdote legittimamente ordinato si
-ascoltasse la messa, o si ricevesse la cresima non portava pregiudizio
-alla nuova associazione, la quale si credeva sempre sinceramente
-cattolica, e nessuno dei sacramenti voleva negare. Ma non era
-possibile che i membri del nuovo sodalizio si confessassero a sacerdoti
-cattolici, che faceano ai Valdesi una guerra non meno aspra e spietata
-che ai Catari. Bisognava dunque svigorire l'autorità della confessione
-cattolica, e sostituire a quella un'altra forma che meglio convenisse
-ai progressi della nova società. A tale uopo solean dire i Valdesi,
-che i sacerdoti cattolici ribelli ai precetti del divino maestro,
-non potranno assolvere le colpe altrui se prima non si lavano dalle
-proprie.[312] Nè la confessione è indispensabile, perchè chi perdona
-non è sacerdote, ma Dio stesso, e quando a Dio ci rivolgiamo col
-cuor contrito, che uopo v'ha del sacerdote?[313] Certo il confessore
-talvolta ci aiuta coi suoi consigli, e cogli ammonimenti suoi; ma
-quest'ufficio può essere disimpegnato da qualunque laico,[314] e la
-prima confessione cristiana non si faceva in segreto, ma in pubblico,
-non presso un sacerdote solo, ma presso la comunità dei fedeli.
-
-Il principio di tutte queste argomentazioni è sempre il medesimo,
-che al solo merito si debba attribuire valore, onde soltanto chi s'è
-saputo rifare nell'intimo della sua coscienza, così da detestare le
-colpe commesse, questo solo sarà perdonato da Dio. Quando manchi la
-contrizione è assurdo assolvere, perchè non c'è nulla fuori della
-coscienza che possa la coscienza purificare. Talchè non s'ha da credere
-di poter comprare l'indulgenza a denaro sonante, o in qualsiasi altra
-guisa, che non sia il profondo ed intimo dolore di aver peccato.[315]
-E se le indulgenze non giovano ai vivi, tanto meno ai morti, i quali
-non hanno più modo di rinnovarsi, essendo chiusa ormai loro la via
-dell'operare.[316] E ormai sono quel che furono, dannati se vissero
-male, beati se vissero bene.[317] Insieme colla dottrina delle
-indulgenze si legano sempre quelle dei suffragi pei defunti, e del
-Purgatorio; ed i Valdesi che negavano le prime doveano anche riescire
-alla negazione dei secondi.[318]
-
-In questi punti par che fossero d'accordo tutti i Valdesi, il che non
-esclude la possibilità della divergenza in altri. Nè solo possibile
-tornava questa divergenza ma necessaria, perchè la dottrina valdese
-era in continuo movimento, ed ogni giorno come vedemmo e vedremo
-s'aggiungevano novi articoli secondo le vicende della lotta, che
-sostenevano colla Chiesa ufficiale, ed i bisogni della polemica.
-Oltrechè il sodalizio valdese parte pel bisogno dell'apostolato,
-parte per isfuggire alle persecuzioni degl'inquisitori s'era sparso
-pressochè in tutta l'Europa, e nelle diverse regioni venuto in contatto
-con eresie diverse si era fuso con esse, prendendone dottrine, che
-al principio gli erano estranee. Di tali divisioni ci dicevano già
-qualche cosa le antiche fonti come Stefano di Borbone, il Moneta, ed
-il Sacconi. Ma il Preger trovò recentemente un monumento più antico di
-queste fonti, e che se non può essere tenuto come il solo autorevole,
-come par che pretenda lo scopritore, è certo di grandissimo interesse,
-essendo l'unico d'origine valdese che conti una rispettabile antichità.
-Codesto documento è una lettera che i Poveri Lombardi mandano ai loro
-fratelli d'oltremonte intorno ai dissensi nati tra le due società, e in
-gran parte composti in una conferenza tenuta a Bergamo nel 1218.[319]
-Questi Poveri Lombardi, come già sappiamo da altre fonti, erano per
-qualche rispetto più avversi alla Curia Romana dei loro fratelli
-oltremontani;[320] e par certo che sien nati dalle fusioni di Valdesi
-con Arnaldisti, forse con prevalenza dell'ultimo elemento. Nè credo
-ci sia ragione di farli risalire col Preger agli _Umiliati_,[321] dei
-quali è tuttora incerta la provenienza, ma bisogna pur convenire che le
-due frazioni valdesi par che abbiano coscienza della loro diversità di
-origine.[322] E senza dubbio alcuno i Poveri Lombardi non attribuiscono
-al Valdez quella santità ed impeccabilità che, come già dicemmo, era un
-articolo di fede pei fratelli oltramontani.[323] Un'altra differenza
-tra loro era il lavoro manuale. I Poveri di Lione sostenevano che gli
-apostoli non avessero da pensare ad altro fuor che a diffondere la
-parola del Signore, nè quindi poteano procacciarsi il necessario se non
-accattandolo dai fedeli; i Poveri Lombardi al contrario a somiglianza
-dei Catari e dei Patarini dicevano dovere anche gli apostoli vivere
-del lavoro delle proprie mani.[324] Una terza differenza riguardava
-l'organamento della nova società. Il sodalizio oltramontano non era
-solidamente costituito. I Valdesi credevano sempre di formar parte
-della vasta società cristiana, talchè non stimavano utile di creare
-rettori ed amministratori della nuova società. Tutti quelli che viveano
-secondo il costume di Valdez, erano del pari membri della nova società;
-ma non si doveva stabilire nessuna differenza e gerarchia tra loro. E
-se pure occorresse talvolta di ridurre nelle mani di qualche ministro
-il governo della nova società, gli si dovrebbe commettere quell'ufficio
-temporaneamente, perchè una società, che nasce in opposizione alla
-gerarchia, non può certo tollerarla nel suo seno. I Poveri Lombardi
-la pensavano diversamente. Ei rimontavano ad una società, che cominciò
-fin dal tempo di Arnaldo da Brescia, e ben sapeva che per conservarsi
-nell'urto delle opposte confessioni bisognava solidamente organizzarsi.
-Credevano perciò indispensabile nominare dei rettori.[325]
-
-Altri punti di quistione par che fossero il battesimo coll'acqua,
-quello dei bambini, e la indissolubilità del matrimonio. Intorno
-ai primi due punti dicemmo già altrove, che i Catari al battesimo
-dell'acqua voleano sostituito quello del fuoco o del calore, e che
-condannavano recisamente la somministrazione del battesimo a chi
-non fosse in grado di capirne l'importanza. Era ben possibile che
-queste due dottrine fossero penetrate nella società valdese;[326] ma
-certo è che nel convegno di Bergamo pensarono bene di non dipartirsi
-dall'insegnamento cattolico.[327]
-
-In quanto al matrimonio già sappiamo che i Valdesi oltremontani
-in seguito ad influssi catari preferivano la verginità allo stato
-coniugale, e tolleravano che pei bisogni della nova società il marito
-si dividesse dalla moglie anche quando ella non v'acconsentisse. I
-Poveri Lombardi par che facessero maggior conto del matrimonio, e
-solo in due casi ne permettevano lo scioglimento, o quando entrambi i
-conjugi fossero d'accordo a separarsi, o per causa di adulterio.[328]
-
-Queste divergenze per quanto gravi non erano tali che con poche
-concessioni da una parte e dall'altra non fossero per comporsi.
-Intorno ad una però non era possibile l'accordo, e riguardava un
-punto d'un grandissimo interesse e dommatico e pratico: l'Eucaristia.
-I Valdesi d'oltremonte benchè ammettessero che a tutti i membri
-della nova società fosse lecito di predicare e di confessare, pure
-non erano ancora venuti all'estrema conseguenza di permettere loro
-la celebrazione della messa. Certo è che essi ascoltavano la messa
-dei sacerdoti cattolici, e credevano che il miracolo eucaristico si
-compisse anche quando il ministro fosse indegno di operarlo. Questa
-opinione era senza dubbio in contraddizione coll'altra più generale
-che nessuna funzione religiosa potesse esercitarsi dal ministro
-indegno. Ed a rimovere siffatta contraddizione s'adoperavano in diverse
-guise. Alcuni dicevano che il miracolo della transustanziazione si
-opera per virtù non del sacerdote, bensì delle parole mistiche da
-lui pronunziate.[329] Altri sostenevano che se il sacerdote cattivo
-non potesse celebrare la messa, per la medesima ragione non dovrebbe
-somministrare il battesimo, mentre è risaputo che il battesimo ha
-sempre valore fosse anche dato dalla levatrice.[330] Altri infine non
-negavano la partecipazione del sacerdote, ma la dicevano sopraffatta ed
-assorbita dall'opera dell'Uomo-Dio, il quale in fine è il vero autore
-del miracolo.[331]
-
-I Poveri Lombardi, che discendevano in diretta linea dagli Arnaldisti,
-ed alla purità del sacerdote attribuivano infinito valore, non
-potevano accettare nessuna di queste versioni dei Poveri oltramontani.
-Non la prima, perchè se il miracolo eucaristico s'operasse solo in
-virtù delle parole mistiche, anche il Giudeo od il Pagano potrebbe
-operarlo.[332] Non la seconda, perchè tra il battesimo e l'eucaristia
-non può correre l'analogia voluta dagli oltramontani, altrimenti
-anche il laico, anche la donna potrebbe rompere il pane benedetto,
-laddove per gli oltramontani stessi al solo sacerdote è commesso
-quest'ufficio.[333] La terza opinione potrebbe accettarsi, purchè
-s'aggiunga che oltre all'opera dell'Uomo-Dio per compiere il miracolo
-eucaristico occorre la preghiera del sacerdote, e che questa preghiera
-non sarà accolta da Dio quando venga sciolta da labbra impure.[334]
-Questa terza opinione, non è dunque la stessa della prima, come dice
-il Preger, perchè la prima non può essere accettata in nessun modo,
-e la terza con opportune aggiunte viene ammessa. La prima pare una
-superstiziosa deificazione della parola, la terza rileva sì l'elemento
-soprannaturale del sacramento, ma non esclude per questo l'elemento
-umano. Modificando questa terza opinione s'ha la vera che non
-attribuisce il miracolo eucaristico al solo intervento di Cristo, nè
-alla sola virtù del sacrificante, ma all'uno ed all'altro insieme. Se
-mancasse l'opera dell'Uomo-Dio, il sacerdote per degno che fosse, non
-potrebbe operare tanto prodigio. Come pure se venisse meno l'orazione
-del celebrante, o, che torna lo stesso, se questa orazione fosse
-detta da chi non avesse il diritto di dirla, il sacrifizio non si
-compirebbe neanco. Occorrono dunque i due fattori: il subbiettivo o
-la bontà del sacerdote, e l'obbiettivo o l'opera del Cristo. Ma pare
-che quest'aggiunta non sia stata accettata e che la conciliazione
-fallisse in questo punto delicato. Perchè l'ultima formola degli
-oltramontani era questa: il sacerdote ordinato dalla Chiesa, finchè
-sia mantenuto in ufficio dalla grande famiglia dei Cristiani, opera
-sempre il miracolo eucaristico, o buono o malvagio che sia, e dopo le
-mistiche parole da lui pronunziate il pane ed il vino si tramutano nel
-corpo e nel sangue del Signore.[335] I Valdesi non potevano giammai
-accettare questa dottrina.[336] Forse potevano spingersi all'ultima
-concessione di attribuire un valore alla comunione, perchè in luogo
-della preghiera del ministro indegno sottentra quella più efficace del
-comunicando.[337] Ma che l'opera del sacerdote sia pressochè nulla,
-e che Dio voglia accogliere sempre la preghiera purchè detta dal
-sacerdote anche quando impure labbra la mormorino, i Poveri Lombardi
-non sapeano accettare.[338]
-
-Anche intorno alla confessione par che ci fosse dissenso tra i
-Poveri Lombardi e gli oltramontani. Un tempo credettero i lombardi
-all'efficacia della confessione auricolare, ma ora non più, e neanco i
-fratelli d'oltremonte li potrebbero far cambiare d'opinione, perchè non
-è lecito sottomettere di nuovo alla servitù della legge chi come Paolo
-se ne sia affrancato.[339]
-
-Da queste divergenze, che nella lettera non sono dissimulate, possiamo
-raccogliere quel che già si sapeva dal Sacconi, che i Poveri Lombardi
-fossero più ostili alla Chiesa dei loro confratelli d'oltremonti.
-Perchè questi ultimi credevano tuttora di formar parte insieme ai
-cattolici di una sola e grande famiglia, quella dei battezzati o
-credenti in Cristo; in qualche punto rilevante come l'Eucaristia,
-attribuendo il miracolo ad opera sovrannaturale indipendente dalla
-coefficienza del sacerdote, s'adattavano molto più alla dottrina
-cattolica, che ai presupposti della loro setta; infine, colla scorta
-di queste dottrine potevano seguitare ad ascoltar messa e ricevere la
-comunione dai preti cattolici senza tradire la nuova fede.
-
-L'interpetrazione fin qui esposta dell'importante documento, pubblicato
-dal Preger, non s'accorda con quella del dotto editore; ma io non
-saprei ammettere senza sforzo che nel paragrafo sedicesimo della
-lettera si tratti non d'un punto speciale, ma del fondamento stesso
-della dottrina valdese. La quale secondo il Preger sarebbe affatto
-identica a quella di Lutero, che cioè il diritto al sacerdozio si
-debba ripetere dal battesimo, talchè tutti i battezzati sieno _ipso
-jure_ sacerdoti. A me pare, o m'inganno, che il significato attribuito
-alla _parola_ di Dio sia molto più profondo di quel che intendevano
-gli oltramontani, stando almeno alla testimonianza del Borbone,
-che egregiamente s'accorda in questo punto colla lettera dei Poveri
-Lombardi. Non nego che dal contesto si potrebbe ricavare il senso
-voluto dal Preger, ma interpetrata così la lettera dei Poveri Lombardi
-contraddirebbe a tutte le altre fonti che la precedono e la seguono.
-E sarebbe veramente strano che a tanti inquisitori, esercitati nelle
-controversie del tempo, fosse sfuggito il vero principio della dottrina
-valdese così da sostituirvene uno affatto opposto. Colla nostra
-interpetrazione invece si mettono d'accordo tutte le fonti, e nel modo
-più semplice si spiega che cosa intendessero i Valdesi oltramontani per
-la comunità dei battezzati, e perchè in un punto speciale della loro
-dottrina contraddicessero ai loro principii medesimi.
-
-
-V
-
-Dall'esposizione precedente si raccoglie che la lettera dei Poveri
-Lombardi compie ma non contraddice alle altre fonti più antiche, che
-si riferiscono ai Valdesi. E resta pur sempre tra i principii della
-nuova fede questo, che venne giustamente rilevato dal Dieckhoff, che
-la dignità dell'ufficio si misura dal valore di chi l'adempie, e la
-validità dell'opera dal merito dell'operante. Se la cosa sta così,
-è ben certo che non tutti i fedeli possono esercitare l'ufficio
-apostolico, perchè non tutti sono meritevoli del pari. Ma come
-s'accordano codeste sentenze colle altre conservateci parimente dalle
-fonti più antiche: che ogni Valdese possa predicare la parola del
-Signore, e sciogliere il suo fratello dal peccato, e somministrare ove
-occorra ogni sacramento? Le due proposizioni: magis operatur meritum
-quam ordo; omnes bonos esse sacerdotes,[340] non vanno bene d'accordo,
-perchè la prima mena alla conseguenza di distinguer tra fedeli e
-fedeli, nello stesso modo che faceano i Catari rispetto ai _Perfetti_
-ed ai _Credenti_; la seconda di queste distinzioni non può far conto,
-perchè son tutti pari quelli che venner moralmente rinnovati dalla fede
-in Cristo.
-
-Il Dieckhoff per sanare la contraddizione avea proposto d'interpetrare
-in un senso restrittivo la seconda sentenza, come se dicesse: non
-tutti i fedeli ma solo i buoni, quelli che eccellono per merito
-hanno il diritto di esercitare le funzioni sacerdotali. Ma di queste
-attenuazioni il Preger non vuole sapere, e preferisce di tagliar netta
-una delle due proposizioni per lasciare intatta l'altra. Il nuovo
-principio, secondo lui, proclamato dai Valdesi sarebbe questo: che al
-di sopra degl'individui sta la comunità dei battezzati. Essa nomina
-agli offici, o alle dignità, sieno temporanee o a vita come stima
-meglio; scioglie il matrimonio anche senza il consenso dei conjugi
-quando l'interesse generale lo richieda; essa è la conservatrice della
-_grazia_ che investe l'uomo appena ricevuto il battesimo. Chiunque
-entra a far parte di questa comunità è di pieno diritto buono, perchè
-rinnovato dalla fede, talchè la frase di Stefano di Borbone, non si
-deve intendere nel senso pregnante del Dieckhoff, ma nell'assoluto che
-tutti i Valdesi senza distinzione possano esercitare le sacre funzioni.
-Sarà pur vero che tra i Valdesi ci siano di quelli che meritano il nome
-di perfetti a distinzione dei credenti, e che solo i primi sostengono
-i duri travagli della povertà e dell'apostolato; ma codesta perfezione
-è un compito morale per l'individuo, non una condizione per esercitare
-uffici che spettano egualmente a tutti i battezzati.[341]
-
-Che valore ha codesta interpetrazione del Preger? Notiamo in primo
-luogo che egli ha dovuto modificare le sue opinioni nel più recente
-lavoro intorno a Davide d'Asburgo, stante che questo scrittore parla
-chiaramente di una distinzione tra perfetti e credenti riguardante
-l'ufficio non la perfezione morale.[342] Nè questa distinzione, che
-i Valdesi copiarono dai Catari, appartiene solo ai tempi di Davide,
-perchè già Stefano di Borbone ne fa cenno.[343] Il trovarsi nello
-stesso Stefano tanto la distinzione dei perfetti dai credenti, quanto
-la frase: tutti i buoni possono fungere da sacerdoti ed amministrare,
-se occorre, i sacramenti,[344] è una prova fortissima che codesta
-frase si debba intendere in senso restrittivo. Nell'origine della
-setta non era necessaria nessuna distinzione, perchè la nuova
-società, molto scarsa di numero, non abbracciava se non gli uomini che
-sentivano profondamente il bisogno di una rinnovazione religiosa, nè
-erano meno ardenti del loro maestro, e al pari di lui pellegrinavano
-faticosamente predicando ed insegnando. Oltrechè alla nuova società non
-occorrevano speciali ministri, restringendosi le funzioni religiose
-alla predicazione ed alla confessione, ed accettando tutte le altre
-dai preti cattolici. Ma ben presto le condizioni mutarono. La società
-valdese per ingrossarsi dovea accogliere anche coloro che, sebbene
-inchini al nuovo insegnamento, non fosser disposti a spogliarsi dei
-loro beni, nè avessero vocazione pel rude ministero dell'apostolato.
-D'altra parte lo stacco dal Cattolicismo si facea sempre più netto,
-ed alla nuova società facea d'uopo provvedere per tutte le funzioni
-religiose, che indarno in tanta rottura veniano chieste ai preti
-cattolici. In fine col crescere che facea la nova società avea bisogno
-d'un organamento più saldo che non fosse quello dei primi tempi,
-quando i Valdesi credendosi membri della vasta famiglia cristiana
-mal tolleravano di costituirsi in corpo separato. Per tutte codeste
-ragioni, ammesse in parte dal Preger,[345] ben presto si formò
-la distinzione tra Perfetti e Credenti, ed ai sacerdoti cattolici
-sottentrarono i ministri valdesi.
-
-Con questa innovazione s'apre quel periodo della storia dei
-Valdesi, che per noi sarà l'ultimo, stante che il successivo della
-trasformazione di Valdesi in Protestanti esce dai confini del nostro
-lavoro. In questo periodo le persecuzioni si facevano sempre più fiere,
-ed il Santo Uffizio non metteva alcuna differenza tra Catari o Valdesi:
-o per poco o per molto tutti s'allontanavano del pari dalla Chiesa
-e tutti eran meritevoli della stessa pena, il rogo. La comunanza del
-martirio strinse allora più fortemente i legami tra le due sètte, e
-la società valdese accogliendo gli elementi assimilabili delle altre
-eresie, si ordinò in comunità separata ed opposta alla cattolica. E
-continuando da una parte le persecuzioni e dall'altra le resistenze,
-ognor più s'allargava il solco che dividea l'antica dalla nova Chiesa.
-
-Le fonti di cui ci varremo in questo periodo sono il Borbone, il
-Moneta, il Trattato di Davide d'Ausburgo, l'anonimo di Passau e il
-Libro dell'Inquisizione tolosana. Stefano di Borbone fin dalle prime
-pagine c'informa della trasformazione avvenuta, ripetendo anche lui
-colle fonti più antiche che i Valdesi hanno il giuramento e la menzogna
-in conto di peccato mortale, ma soggiunge che queste massime rigide
-vennero nella pratica temperate, ed a coloro, che non erano tra i
-perfetti, venia concesso di mentire e di giurare, se minacciati di
-morte.[346]
-
-Ma una trasformazione ancor più profonda riguarda l'ufficio
-sacerdotale. D'accordo colle fonti più antiche Stefano ed il Moneta ci
-riconfermano la massima, che la santità del ministro si ripete dalle
-sue opere, non dall'ordine ricevuto.[347] E con maggiori particolarità
-Stefano racconta di un maestro valdese che gli poneva queste
-distinzioni: v'ha taluni che non sono ordinati nè dagli uomini nè da
-Dio, come i laici malvagi; altri sono ordinati dagli uomini, ma non
-da Dio; altri per contrario sono ordinati da Dio e non dagli uomini,
-come i buoni laici, i quali possono legare, sciogliere, consacrare,
-ordinare, purchè profferiscano le parole divine secondo il rito.[348]
-Dapprima le funzioni religiose, che credevano di poter esercitare
-i Catari si restringevano al predicare ed assolvere i peccati. Ora
-traggono altre più gravi conseguenze dalle loro premesse, nè soltanto
-i Poveri Lombardi, ma benanco i Valdesi d'oltremonti sostengono, che
-se non può predicare chi toglie coll'esempio ogni efficacia alle sue
-parole, se non può sciogliere altrui chi è già da per sè legato, a
-maggior ragione non può spezzare il pane del Signore chi non sia degno
-di nutrirsene.[349] Ed in luogo dei sacerdoti indegni è necessario
-che sottentrino i buoni, i quali per laici che sieno, potranno non
-pertanto celebrare la messa con maggior frutto. Taluni, aggiunge
-Stefano, concedevano questa facoltà non solo agli uomini, ma benanco
-alle donne, quando al pari di quelli sieno penetrate dallo spirito del
-Signore.[350]
-
-Nè faceva intoppo che mancasse l'ordinazione regolare; stante che nei
-primi tempi del Cristianesimo non occorrea, e bastava l'elezione della
-comunità dei fedeli, perchè qualunque membro di essa fosse riconosciuto
-per sacerdote. Per siffatta guisa un ministro, che fosse scelto a
-questo modo, come accadde un tempo di Pietro Valdez, è sacerdote non
-meno di chi sia stato consacrato dal vescovo.[351] Questo novo modo di
-ordinazione, ovvero l'elezione per parte della comunità, permetteva che
-nella nova società s'introducesse la gerarchia, nè andò molto tempo
-che alla divisione in Perfetti e Credenti si aggiungesse anche la
-distinzione di ufficii sacerdotali. I Valdesi del Piemonte ebbero ad
-imitazione dei Catari il Barba, e due ministri a lui subordinati. Gli
-altri Valdesi conservarono i tre gradi della gerarchia cattolica, il
-vescovo il sacerdote ed il diacono.[352] Colla distinzione dei Perfetti
-dai Credenti, e coll'introduzione di speciali funzioni sacerdotali
-si collega la quistione del matrimonio, che noi toccammo altre volte,
-ed ora ci conviene di riesaminare. Non è dubbio che nei primi tempi i
-Valdesi non solo non condannavano il matrimonio, ma non lo tenevano per
-un ostacolo all'apostolato.[353] Però in grazia degl'influssi catari
-preferivano il celibato, ed il Valdez stesso, come narrammo, abbandonò
-la moglie e la casa e mise le figliuole in convento. Sulle orme di
-lui alcuni Valdesi, a quel che ne riferisce Stefano, sostenevano esser
-lecito separarsi dalle mogli per consacrarsi a Dio, anche quando quelle
-non vi consentano.[354] Nè certo la scabrosa missione del Perfetto
-poteva essere adempiuta con zelo da chi fosse legato ad una famiglia,
-di cui il più delle volte era l'unico sostegno e difesa. Non restava
-che un passo per condannare del tutto il matrimonio, nè v'ha ragione
-per dubitare che i Valdesi di Germania non l'abbiano fatto, perchè
-già sappiamo da precedenti citazioni che essi erano i più disposti a
-farlo.[355]
-
-Dicemmo più sopra che secondo i Valdesi ad ogni laico era dato di
-celebrar la messa; ma codesta celebrazione per parte dei laici dovea
-portare di conseguenza che il rito si semplificasse, ed alle complicate
-funzioni cattoliche fosse sostituita la semplice frazione del pane ad
-imitazione della cena di Cristo. Il Libro dell'Inquisizione tolosana
-più volte fa cenno di siffatta cerimonia.[356] Codesta semplificazione
-del rito dovea portare di conseguenza l'attenuazione della dottrina, e
-Davide riferisce che i Valdesi della Germania toglievano al sacramento
-quel colore soprannaturale, che pur sempre nel periodo precedente era
-gelosamente conservato. Ormai i Valdesi intendevano il sacramento
-eucaristico in un modo affatto simbolico; e ripetevano coi Catari
-che il corpo di Gesù non si debba prendere nel senso letterale, bensì
-allegorico, come quando dicesi: Cristo esser la pietra su cui si eleva
-la Chiesa di Dio.[357]
-
-La Chiesa valdese adunque si è del tutto staccata dalla cattolica,
-almeno in Germania. Nè fa meraviglia che ad uno ad uno condanni
-tutte le dottrine ed istituti tradizionali. Intorno al battesimo dei
-bambini vedemmo già come fossero dissensi tra i Valdesi. E pare che i
-Poveri Lombardi solo per amore di conciliazione e deferenza verso gli
-oltramontani si piegassero ad ammetterne l'efficacia. Più tardi le cose
-mutarono, e gli oltramontani stessi a confessione di Davide stimarono
-che il battesimo non possa giovare ai bambini, inetti al credere o
-discredere.[358]
-
-I suffragi pei defunti, la dottrina del Purgatorio e quelle delle
-indulgenze già sappiamo che furono ben per tempo revocate in dubbio
-dai Valdesi.[359] Ma ora progredisce il loro razionalismo, e dacchè
-dichiararono simbolica l'eucaristia, simbolici saranno non pure
-i misteri della religione ma benanco i sacramenti del battesimo,
-della penitenza, della cresima e dell'estrema unzione,[360] i quali
-ultimi per giunta essendo da meno degli altri possono senza danno
-venire aboliti.[361] Inoltre avendo tolto ogni valore all'ordinazione
-canonica, trasformarono il concetto del sacerdote, cioè di un essere
-sacro, mediatore tra l'uomo e Dio, nell'altro più umile di ministro,
-che aiuti e sorregga il fedele nel suo cammino, ma non si sostituisca
-a lui, nè interrompa la libera e diretta comunicazione tra lui e il
-suo creatore.[362] Ma insieme alla mediazione del sacerdote, più
-tardi soppressero quella dei Santi, che secondo la testimonianza
-di Davide sarebbero così lontani dai mortali, tanto assorbiti nella
-loro beatitudine da non potere accogliere le preghiere che a loro si
-rivolgono.[363]
-
-Ed abolita l'adorazione dei santi cadono anche le feste, le
-vigilie,[364] i digiuni,[365] le benedizioni, gli uffici[366] tutto
-quel complesso di usi e cerimonie che formano il culto esteriore,
-contro il quale fin dal principio s'eran ribellati i Valdesi,
-condannando la consacrazione delle chiese,[367] l'adorazione delle
-imagini e financo della Croce, come prima di loro insegnavano i
-Catari.[368]
-
-Questo è il cammino percorso dall'eresia valdese. L'intendimento primo
-del riformatore di Lione non fu di staccarsi dalla Chiesa, bensì
-d'introdurvi nuova vita colla partecipazione operosa del laicato.
-Ma fin dal principio la nuova società subì l'influsso delle eresie
-contemporanee, principalmente dei Catari, così da accogliere massime e
-dottrine, a loro affatto straniere, e che più tardi saranno abbandonate
-dai Protestanti.[369] In seguito, respinti dalla Chiesa ufficiale,
-furono costretti a sostenere un nuovo concetto del sacerdozio che
-tolsero in prestito e dai Catari e dagli Arnaldisti. Ma questo
-concetto ha una portata molto maggiore di quel che si crede, perchè
-smagliato un anello, l'aurea catena va tutta in pezzi. E così nei
-periodi successivi, l'uno dopo l'altro tutti i dommi tradizionali
-vennero combattuti, ed i Valdesi formarono una società novella, non
-più cattolica, benchè non ancora protestante, perchè le mancava e la
-dottrina della predestinazione, e quel che più conta, l'altra della
-giustificazione per la fede.
-
-Nel corso della nostra esposizione abbiamo più volte dovuto ricordare
-gli Arnaldisti, che secondo noi si connettono strettamente coi
-Patarini. E degli uni e degli altri discorreremo nel capitolo seguente.
-
-
-
-
-CAPITOLO III
-
-PATARINI ED ARNALDISTI
-
-
-Il Decreto di Lucio III oltre ai Catari, Passagini, Poveri di Lione
-colpisce anche i Patarini e gli Arnaldisti. Chi erano i Patarini? La
-stessa cosa dei Catari o Catarini, o una setta affatto differente? E
-gli Arnaldisti sono eretici anch'essi, e qual dottrina professano?
-Rimontano ad Arnaldo da Brescia, ovvero, come par che voglia il
-Giesebrecht, ad un vescovo cataro di nome Arnaldo? Per rispondere a
-queste dimande dobbiamo rifarci molto indietro, e seguire passo per
-passo la storia di quel partito che voleva la riforma della Chiesa non
-certo nel domma, come opinavano i Catari ed in parte anche i Valdesi,
-bensì nel costume e nella disciplina. E non che peccare d'eresia, ne
-accusava invece gli avversarii, perseveranti negli antichi abusi ed
-insofferenti delle riforme.
-
-
-I
-
-Nel secolo XI, in quell'età funesta, in cui il Papato era in balìa or
-dei Crescenzi, or dei conti di Tusculo, il partito delle riforme prese
-nome e colore imperiale. Nessun'altra potenza all'infuori dell'Impero
-sarebbe riescita a liberare la Chiesa dalla soggezione de' nobili
-romani, e per conseguire quest'alto scopo i migliori ecclesiastici
-acconsentirono che l'elezione del Papa, sottratta al popolo romano,
-fosse affidata all'Imperatore, ed accolsero con gioia i pontefici
-nominati da lui Clemente II (1046-47), Damaso II (1048), Leone IX
-(1049-54), Vittore II (1054-57).[370]
-
-Prima della nomina imperiale tre papi si contendevano l'alto ufficio,
-Benedetto IX dei conti di Tuscolo, nominato ancor dodicenne nel 1033;
-Silvestro III, levato su dalla fazione, che nel 1044 si ribellò contro
-il dissoluto pontefice; e finalmente Gregorio VI, il buon arciprete
-di S. Giovanni che per far cessare lo scisma avea comprata nel 1045
-la tiara pel reddito dell'obolo di S. Pietro. Tutti e tre i papi
-furono deposti nel concilio di Sutri,[371] ed in luogo loro fu scelto
-da Enrico III il vescovo di Bamberga Clemente II, il quale convocato
-ben presto un solenne concilio nel gennaio del 1047 fulminò il primo
-decreto contro la simonia del clero, riconfermato due anni dopo da
-Leone IX.[372] Questo della compra e della vendita degli ufficii
-ecclesiastici era il primo abuso al quale si dovea por riparo, chè
-tutti gli ecclesiastici dal _supremo Gerarca all'ostiario_[373]
-non erano mondi di colpa. Ma insieme con questa un'altra riforma
-si reputava necessaria, quella del matrimonio dei preti. Perchè,
-sebbene il celibato fosse sino dai tempi remoti della Chiesa tenuto
-in grandissimo pregio, pure nel secolo decimoprimo eran tanti i preti
-ammogliati ed in Italia e fuori, che Leone IX temendo di mettere sul
-lastrico tante povere donne, permise che seguitassero a vivere coi loro
-mariti, purchè cessasse tra loro ogni commercio carnale.[374]
-
-I mercatanti dei beneficii spirituali furon detti simoniaci da quel
-Simone Mago degli _Atti degli Apostoli_, che si fece cristiano per
-comprare a contanti il segreto dei miracoli apostolici, superiori
-ai suoi sortilegi.[375] Nicolaiti poi eran detti i sacerdoti o
-ammogliati o concubinari in ricordo di un'antica setta, menzionata
-nell'Apocalisse.[376] Ma non si deve credere che sotto questi nomi
-di Simoniaci o Nicolaiti rivivessero eretici, sostenenti con ragioni
-dommatiche la legittimità del traffico dei beneficii, o del matrimonio
-dei preti. Certamente non mancavano argomenti e storici e dottrinali
-in favore di quello che era allora il costume più generale. Si poteva
-ad esempio distinguere l'ufficio ecclesiastico dal beneficio temporale
-annesso; e sostenere che quest'ultimo al pari di tutti i beni e
-possessi fosse ben lecito cedersi od acquistarsi.[377] Si poteva
-aggiungere che la mercede chiesta dai chierici pei loro ufficii si
-dovesse tenere come una pia elemosina, perchè i ministri del Signore
-era ben giusto che vivessero a spese della comunità.[378] In quanto poi
-al matrimonio dei preti si poteva fare appello, come fecero i prelati
-milanesi, all'antica comunità cristiana, e alla autorità degli Evangeli
-e di S. Paolo.[379] Ma benchè non facessero difetto le ragioni, nè
-temessero di dirle coloro che dai decreti pontificii venivan colpiti,
-pure vere sètte eretiche allora non sursero per questi due capi. E
-la ragione forse sta in questo, che il moto ereticale di quel tempo
-era fieramente avverso tanto al matrimonio, quanto al possesso delle
-ricchezze, talchè i Catari si unirono piuttosto coi seguaci del Papa,
-che cogli avversarii suoi. E per tal guisa la simonia ed il concubinato
-vennero da tutti tenuti pel frutto non di un convincimento teorico,
-ma di una intemperanza pratica, che s'ha da punire e svellere dalle
-radici.
-
-I decreti dei Papi, che richiamavano gli ecclesiastici a norme più
-rigorose di vita, incontravano dappertutto tenaci resistenze, ma
-più che altrove in Lombardia, dove il maggior numero dei sacerdoti
-per antica consuetudine avean moglie e figliuoli, e la vendita dei
-beneficii era uno dei maggiori proventi della nobiltà.[380] Oltrechè
-l'arcivescovo milanese, capo ad un tempo della Chiesa e dello Stato,
-s'era pressochè liberato dalla soggezione di Roma,[381] e sin da gran
-tempo antico la Chiesa di Lombardia si distingueva da tutte le altre
-in qualche particolarità liturgica.[382] Ma tutte queste ragioni,
-che rendevano così difficile l'introduzione delle riforme, servivano
-maggiormente ad eccitare lo zelo degli ecclesiastici che le voleano.
-Perchè un partito riformatore non poteva al certo mancare in Lombardia
-dove più aperto era il contrasto tra l'alto clero, ricco e sfarzoso, ed
-il basso povero ed oppresso. Tra queste due parti della Chiesa dovea
-esistere lo stesso antagonismo che separava la nobiltà maggiore o dei
-capitani dalla minore o dei valvassori, e l'una e l'altra dal popolo
-minuto. E coll'andare del tempo le due opposizioni formarono una sola,
-e gli artigiani, i commercianti, i servi della gleba si strinsero
-intorno al clero minore, e gli assicurarono la vittoria sull'alto
-clero. Così nacque in Lombardia la setta dei Patarini, a capo della
-quale si misero un sacerdote della classe dei valvassori, di nome
-Arialdo, ed un nobile della classe dei capitani, Landolfo.[383]
-
-Chi erano codesti Patarini, e onde trassero il loro nome? E qual
-rapporto corre tra i Patarini, e i Catari, che di lì a poco vengono
-chiamati con evidente analogia di suono, Catarini? Che nei secoli
-posteriori i due nomi si scambino, e che l'abate Gioacchino non chiami
-in altro modo gli eretici dualistici se non _patharenos_, è fuor di
-discussione. Ma al principio il nome di Patarini ebbe un'origine ed
-un significato del tutto differente. Come ci dice Arnolfo, questa
-denominazione nacque per caso, e forse fu un termine d'ingiuria, che i
-fautori dell'alto clero appiccarono ai loro avversarî, come se dessero
-loro del _cenciajuoli_ o _cenciosi_. Pataria infatti si diceva in
-Milano il luogo ove s'adunavano i Patari, ovvero i rivenduglioli di
-panni vecchi, e forse o perchè in quel luogo si tenessero le prediche e
-le adunanze dei novatori, o perchè il grosso del partito fosse formato
-da questi minuti trafficanti, o infine per le due ragioni insieme,
-certo è, secondo la testimonianza di un contemporaneo che da Pataria fu
-tratto il nome di Patarini.[384]
-
-Non è a dire però che tra i Patarini non si cacciassero i Catari.
-Ricordo che gli eretici di Monforte furono per la prima volta noti nel
-1045 in un viaggio che fece per la Lombardia l'arcivescovo Ariberto,
-predecessore di quel Guido, contro cui si levavano i Patarini. Ricordo
-che il numero dei Catari di Monforte era già salito a tremila e che
-i seguaci della nuova dottrina del castello della Contessa si erano
-sparsi per tutto il Milanese. Sarebbe veramente strano che gli eretici
-non si fossero valsi della propizia occasione, che offrivano i tumulti
-milanesi per spandere inavvertitamente la loro dottrina.[385] Tanto
-più che nella parte pratica erano del tutto d'accordo coi novatori, e
-se condannavano in tutti il matrimonio, tanto più lo doveano aborrire
-nei ministri del Signore; se predicavano il disprezzo delle ricchezze e
-della gloria mondana non potevano certo approvare il fasto ed il lusso
-dell'alto clero milanese. Ed in quanto alla parte teorica sapevano
-tacere a tempo quei dommi che non andavano ai versi del maggior numero.
-Solo a pochi e più fidi svelavano tutta la loro dottrina; nei nuovi
-affiliati bastava che gettassero i semi dai quali col tempo sarebbero
-germogliate le nuove convinzioni.[386]
-
-Non è dubbio adunque che coi Patarini si sieno mescolati i Catari,
-ma certo i capi del movimento patarinico nè si credevano, nè erano
-per quel momento eretici; chè anzi tutti i loro atti, anche i più
-audaci e meno rispettosi della dignità sacerdotale furono approvati
-da Roma. Nè certo è da meravigliare perchè la Curia romana teneva a
-fare osservare i suoi decreti sopra tutto in Milano, ove l'arcivescovo
-già da gran tempo era divenuto l'emulo del Papa. Da gran tempo nella
-Chiesa milanese alitava tale spirito d'indipendenza, che quando il
-legato di Roma, Pietro Damiani, nell'assemblea raccolta in Duomo prese
-la presidenza spettante per grado all'arcivescovo, lo stesso popolo
-che giorni prima s'era ribellato all'alto clero, levossi quindi in
-furore per rivendicarne l'oltraggiata dignità.[387] Urgeva adunque di
-ridurre alla soggezione di Roma il riottoso primate, e col fiaccarne
-la potenza, che da signore feudale s'era acquistata, si facea un gran
-passo.
-
-Ed a questa s'aggiungeva un'altra ragione perchè Roma si stringesse
-coi Patarini. L'arcivescovo Guido, creatura di Enrico III, e nominato
-da lui all'alta dignità, benchè non fosse della classe più nobile, era
-certamente legato alla causa imperiale molto più del suo predecessore
-Ariberto.[388] Per lo contrario la Curia Romana ed il partito delle
-riforme, che da principio avea commesse le sue sorti all'impero,
-alla morte di Enrico III, quando le fazioni presero a travagliare la
-corte della debole reggente gli si volse contro. Era ormai maturo
-il tempo, perchè il Papato, che per opera di Enrico s'era liberato
-dalla prepotenza dei conti romani, si liberasse alla sua volta anche
-dalla tutela imperiale. Nè tardò molto ad affermarlo pubblicamente il
-nuovo pontefice Niccolò II, il quale nel concilio del 1059 stabilì
-che da indi innanzi il Papa non sarebbe scelto nè dal popolo, nè
-dall'Imperatore, bensì dal collegio cardinalizio. Fiere opposizioni
-dovea suscitare quest'audace misura, e le suscitò di fatto; e la guerra
-apertamente dichiarata tra la Chiesa e l'Impero non poteva cessare
-nè agevolmente nè presto. In queste congiunture non giovava di certo
-alla Curia Romana che l'arcivescovato milanese conservasse e crescesse
-il suo prestigio all'ombra del favore imperiale. E ben si comprende
-come mettesse in opera tutti i mezzi per favorire i Patarini ai danni
-dell'arcivescovo, e della sua potestà temporale. A noi non tocca
-di rifare un racconto, già fatto maestrevolmente da altri;[389] ma
-ricordando le misure prese dalla Corte Romana lungo il ventennio delle
-lotte patariniche, mostreremo come la politica dei varii papi fosse
-sempre la stessa, nè si smentisse neanche se per favorire la Pataria ne
-fosse andata di mezzo la rigidità dell'ortodossia.
-
-Quando i Patarini, cresciuti di numero in grazie della pietà di
-Arialdo e dell'eloquenza di Arnolfo, invasero a mano armata il Duomo
-per iscacciarne di viva forza l'arcivescovo, celebrante i divini
-ufficii, Stefano IX prese sotto la sua protezione i promotori di
-questa violenza, che a lui si appellarono dalla scomunica del sinodo
-provinciale. Ed i legati che il Papa mandò per comporre i dissidii
-della classe milanese, furono i più validi sostegni della Pataria,
-Ildebrando ed Anselmo di Lucca.[390] E l'altro legato Pier Damiani,
-che il nuovo papa Niccolò II mandò in Lombardia, benchè forse meno
-aspro dei suoi predecessori verso l'arcivescovo, lo condannò pure
-ad una grave multa in punizione della simonia, e lo costrinse a
-prestargli il giuramento, ed a sottoscrivere la dichiarazione, che
-d'ora innanzi somministrerebbe gratuitamente gli ordini, nè più oltre
-sopporterebbe il matrimonio o concubinato dei preti.[391] La resistenza
-dell'arcivescovo era ormai fiaccata, talchè fu obbligato a prender
-parte a quel concilio romano, che tra le nuove misure sulla nomina del
-Pontefice,[392] e la condanna dei simoniaci cacciò come di soppiatto
-un articolo contro le investiture laicali.[393] Ed in omaggio a questo
-articolo il primate di Milano ebbe a ricevere novamente dal Papa
-l'investitura già avuta da Enrico III.[394]
-
-In questo stesso concilio fu preso per la prima volta contro i
-simoniaci ed i concubinarii un grave provvedimento, ripetuto dappoi
-molte altre volte. Si prescrisse, non dovere i fedeli ascoltare
-la messa di quel sacerdote che riconoscano per certa scienza
-concubinario.[395] I cronisti del tempo fecero le più alte meraviglie
-quando Gregorio VII ripropose questa misura, che capovolgea tutta la
-gerarchia, e facea dei laici i giudici del clero.[396] Ma dessa era
-un'arme di guerra, e guerra aperta si combatteva da gran tempo tra la
-Curia Romana ed il clero milanese. E le ire vie più si rinfocolarono
-quando alla morte di Niccolò i cardinali levarono sul soglio pontificio
-quell'Anselmo vescovo di Lucca, già legato in Milano, e creduto
-promotore delle agitazioni patariniche.[397] Nello scisma che allora
-insorse tra il Papa dei Cardinali e quello dell'Imperatrice, il clero
-milanese seguì in grande maggioranza le parti di quest'ultimo. E
-provocò nuovi rigori dalla Curia Romana, che ormai non abborriva di
-conseguire la vittoria col ferro e col fuoco. Talchè Alessandro II non
-dubitò di consegnare una bandiera pontificia nelle mani di Erlembardo,
-valoroso guerriero tornato testè dalla Palestina e succeduto al
-fratello Arnolfo nella difesa della causa patarinica.[398]
-
-Quest'atto era la consacrazione della guerra civile; ma la Corte Romana
-ormai era decisa a tutto, perfino a scomunicare l'arcivescovo, pochi
-anni innanzi investito dallo stesso papa. Tale misura però dette il
-crollo alla bilancia; ed i Patarini furono sopraffatti dai nemici, e
-lo stesso Arialdo, costretto a fuggire, fu preso e messo a morte dalla
-nipote dell'arcivescovo.[399] L'alto clero trionfava, ma non sì che
-a capo di dieci mesi Erlembardo non potesse rifarsi dei suoi danni,
-e muovere armata mano contro l'Isola Madre per riscuotere dall'empia
-Jezabel, come ei la chiamava, il corpo del martire suo compagno.[400]
-Le sorti in breve ora mutarono, e rientrato Erlembardo in Milano colla
-venerata salma, riprese le persecuzioni contro l'alto clero, certo
-più spietate di prima. Non furono risparmiate nè le case nè le vite,
-e a tale si venne che i legati pontificii ebbero a dare ordini severi
-contro gli stessi loro partigiani.[401]
-
-La lotta s'era fatta sempre più aspra; e non che smettere nuove ragioni
-s'apprestarono a rinfocolarla. L'arcivescovo Guido, che da venti
-anni reggeva la Chiesa di Milano, stanco dell'interminabile lotta, e
-ben sapendo che i Patarini prendevano accordi intorno al successore
-da dargli, pensò di cedere il suo ufficio ad un ecclesiastico, più
-nobile di lui, a nome Goffredo.[402] L'imperatore, Enrico IV, uscito
-da poco di tutela, accolse di buon animo la dimandata investitura,
-nella speranza che col nuovo arcivescovo i dissidii sarebbero
-cessati e l'autorità imperiale rinvigorita.[403] Ma per le opposte
-ragioni il papa non volle saperne di questa nomina, che frustrava i
-disegni da lungo tempo concepiti, e contraddiceva al canone contro le
-investiture laicali votate nel concilio del 1059. Perlochè Goffredo
-fu scomunicato[404] ed alla morte di Guido Erlembardo fece scegliere
-coll'intervento del delegato un sacerdote di nome Azzone.[405] Per tal
-guisa i partiti tornarono più accanitamente alle prese. L'alto clero
-fu talmente irritato dalla nuova scelta, che ruppe in aperta violenza,
-ed a furor di popolo fu trascinato il nuovo eletto alla chiesa di S.
-Maria, ed ivi più morto che vivo gli fu fatto giurare che non salirebbe
-mai sulla cattedra di S. Pietro.[406] Nè vi salì, ma non vi salì
-neanche Goffredo, combattuto fieramente da Erlembardo. (1071). A costui
-per verità non venne fatto d'impadronirsi del forte di Castiglione, ove
-l'arcivescovo scomunicato s'era rinchiuso; ma riescì in quella vece a
-sbarrare le porte di Milano, e a ridurre in sua mano il governo della
-città.
-
-In quel tempo (1073) fu assunto al pontificato Ildebrando, l'amico ed
-il protettore di Erlembardo, e questi si credeva ormai così sicuro del
-suo potere, che ogni giorno più cresceva di audacia ed intemperanza.
-Così per mostrare il suo odio e disprezzo contro i vescovi, che aveano
-riconosciuto a lor capo uno scomunicato, calpestò pubblicamente l'olio
-da uno di loro consacrato, sostituendovi altro d'ignota provenienza. E
-ricusando i vescovi di somministrare il battesimo nelle ferie pasquali
-di quell'anno e del seguente, ingiunse ad un semplice prete Luiprando,
-che facesse le loro veci.[407] Contro queste violenze suonarono ben
-alte le grida del clero,[408] ed in occasione di un incendio, che in
-quel torno distrusse la bella chiesa, ove fu consacrato Attone, si
-disse essere codesto un giusto giudizio dell'empietà commesse. L'ira
-dei Milanesi allora non conobbe più freno; i nemici di Erlembardo
-non posero tempo in mezzo ad irrompere armata mano contro di lui,
-ed il valoroso capitano cadde colla spada in pugno, martire della
-sua fede.[409] Non però la morte di Erlembardo restaurò le forze di
-Goffredo; e lo stesso Enrico lo ebbe ad abbandonare, scegliendo in
-sua vece un uomo più accetto, Tedaldo.[410] Ormai i dissidii milanesi
-scomparivano nella lotta delle investiture[411] che per la sua
-grandezza supera tutte le altre finora combattute.
-
-
-II
-
-Il gran disegno di ridurre tutto il clero maggiore e minore in balìa
-del Pontefice era attuato a mezzo fino a che un altro potere, il
-laicale, avesse in sua mano i beneficii; onde Gregorio non dubita
-di trarre le estreme conseguenze, e contrastare all'Imperatore
-antichissimi diritti. Ora si chiariva il segreto pensiero del Papa.
-La potestà pontificia dovea essere la fonte di tutte le autorità e
-temporali e spirituali. Il clero non dovea inchinarsi ad altro capo
-fuor del sommo Gerarca, e da lui solo avea a riconoscere non pure
-l'ufficio suo spirituale, ma benanco il possesso dei beni ed il dominio
-temporale. Nè faceva intoppo che per tal guisa si sarebbero capovolte
-tutte le norme giuridiche e politiche del tempo; e che il feudatario
-in omaggio al Papa avrebbe talvolta negata obbedienza al suo signore.
-Ormai il supremo signore era il Pontefice, e le parti tra il Papato
-e l'Impero affatto invertite. L'Imperatore avrebbe nominato il Papa,
-non il Papa l'Imperatore, perchè se il sommo sacerdote ha la potestà
-d'immettere nel loro ufficio alcuni principi dell'Impero, è naturale
-che eserciti lo stesso diritto sul Principe dei Principi. E questo era
-veramente l'ideale di Gregorio VII, la costituzione di una società
-mondiale, il cui capo fosse il vescovo di Roma, suprema autorità
-feudale, da cui come vassalli dipendessero tutti i principi, e primo
-fra tutti l'Imperatore.[412]
-
-Ma ora si scopriva una strana contraddizione tra il principio e la
-fine del movimento riformatore, il quale cominciato dal contrastare
-il fasto, la dissolutezza e talvolta il potere principesco dell'alto
-clero, finiva col mettere in mano del Papa la maggior copia di
-ricchezze, onori e potestà mondana. Se al supremo Gerarca è lecito di
-circondarsi degli splendori di una corte, perchè non debbono seguire
-il suo esempio e vescovi ed abbati? La riforma disciplinare sarà dunque
-messa in seconda linea, ed or che nè l'arcivescovo di Milano, nè altro
-al mondo può fare ombra alla Curia Romana, non si contrasterà più la
-potestà territoriale dei prelati. E purchè questi riconoscano nel Papa
-la fonte dell'autorità loro, vivano a lor modo, e camminino pure sulle
-orme degli Ariberti e dei Guidi.
-
-Per tal guisa i mali della Chiesa s'esacerbavano, e secondo la
-testimonianza preziosa di S. Bernardo, le intemperanze del clero
-metteano nuove radici e tanto più profonde, per quanto la Chiesa
-grandeggiava di potenza e splendore.[413] Nettampoco la quistione
-politica era risoluta, chè non ostante i trionfi di Canossa la vittoria
-del Papato vacillava non poco, e dopo tanto battagliare Callisto II,
-ebbe a sottoscrivere il compromesso del 1122, il quale se chiudeva
-la grande lotta delle investiture, non ispengeva il germe di nuovi
-contrasti. Il dissidio tra la Chiesa e l'Impero, insorto una volta
-non sarà più per comporsi; nè solo colla Germania avrà da battersi il
-Papato, ma colla Francia, coll'Inghilterra, col Senato di Roma, con
-tutti quei governi in una parola, che mal tolleravano le usurpazioni e
-frammettenze del potere ecclesiastico. E queste lotte in quell'età di
-violenti e rudi costumi tornavano egualmente funeste allo Stato ed alla
-Chiesa; e minacciavano l'esistenza stessa di ogni civile consorzio.
-
-
-III
-
-In questo tempo appare nella storia la misteriosa figura di Arnaldo da
-Brescia.[414]
-
-Il moto patarino ebbe per risultato di togliere in molti luoghi
-ai vescovi la potestà territoriale che passò nei comuni, e così
-nacquero quelle repubbliche medievali con consoli e consigli e
-diritti e pretensioni baronali sui minori comuni. Questo accadde in
-Milano, e sarà accaduto anche in Brescia, ove però il vescovo non fu
-spogliato di tutta l'autorità, ma sembra prendesse parte coi Consoli
-all'amministrazione della Repubblica.[415] Si comprende come dovesse
-riescire faticoso questo governo misto, nel quale gli opposti elementi
-si odiavano e sospettavano a vicenda; e come le scissure del governo
-si ripercotessero nel popolo, diviso anche lui in partiti e fazioni.
-Uno dei capi del partito antivescovile par che fosse il famoso
-Arnaldo, il quale benchè prete e frate,[416] s'ispirava alle tradizioni
-patariniche, tal che pareva in lui rivivesse lo spirito austero degli
-Arialdo ed Erlembardo, santificati dalla Chiesa.
-
-Questo rigido sacerdote, che al dire dell'_Historia pontificalis_
-carnem suam indumentorum asperitate et inedia macerabat,[417] mal
-tollerava che il clero s'inframmettesse nei negozii mondani,[418] e
-contro il proprio vescovo, semprepiù avido di maggior potere, levava
-alta la voce, infiammando il popolo a tal segno, che nel tornare quel
-prelato da Roma, a fatica potè rientrare nella sua diocesi.[419] Non
-diversamente s'era condotto un tempo Arialdo, e contro l'arcivescovo
-milanese e il clero maggiore ben più gravi tumulti avea sollevato
-nel popolo. Ma ora i tempi eran mutati, nè sulla cattedra di S.
-Pietro sedevano gli Alessandro II e i Gregorio VII, nè gl'interessi
-della Corte pontificia del secolo decimosecondo pareggiavan quelli
-dell'undecimo.
-
-Di queste condizioni consapevole il prelato bresciano s'appellò a
-Roma contro il mal capitato canonico, e se non ottenne dal Concilio
-lateranense del 1139[420] la condanna esplicita delle dottrine
-arnaldiane, ebbe dal Papa quello che più gli premea di conseguire,
-l'allontanamento del pericoloso oratore. Arnaldo infatti fu deposto
-con decreto pontificio dall'uffizio suo, e cacciato in bando
-oltremonti.[421] È dubbio se gli fosse proibito anche il predicare.
-Ottone di Frisinga lo dice apertamente;[422] ma S. Bernardo non sa
-nulla di questo divieto; nè forse alla Curia romana premeva di chiudere
-la bocca all'esule sacerdote, convinta che fuori della patria la
-sua parola non sarebbe nè cercata nè temuta. Comunque sia, è fuor di
-dubbio che Arnaldo riparò in Francia, ove secondo Ottone di Frisinga
-era già stato da giovane per udirvi le lezioni d'Abelardo.[423] E vi
-tornò appunto in quel tempo, in cui il Concilio di Sens dovea decidere
-sulle sorti del filosofo palatino, accusato da San Bernardo. L'esule
-bresciano s'adoperò gagliardamente pel suo maestro,[424] e quando
-fu pronunziata la sentenza, e l'infelice condannato si ridusse nella
-solitudine di Cluny, ei restò impavido sulla breccia, ed occupata la
-cattedra deserta, seguitò ad esporre la Bibbia nello stile di Abelardo,
-e forse più di lui insisteva sul contrasto tra i primi vescovi
-della Chiesa, e quelli che allora disonoravano il loro ministero
-coll'avarizia ed il desio di beni mondani, e alle mollezze del secolo
-s'abbandonavano, e voleano edificare la Chiesa sul sangue.[425]
-
-Dell'efficacia di questo insegnamento non è a dubitare. Chi
-l'impartiva, educato agli studii classici, possedeva il segreto
-dell'eloquenza, che vince le menti,[426] e maggiore autorità dava
-alle sue parole coll'esempio di una vita intemerata ed austera che
-imponeva il rispetto anche ai nemici. Talchè S. Bernardo, ben conto dei
-pericoli che sovrastavano all'opera sua, s'adoperava in tutte le guise
-per ridurre al silenzio questo nuovo apostolo, pari al maestro per
-ingegno e dottrina, ma d'animo più gagliardo. Già fin dalla chiusura
-del concilio con lettere affannose avea sollecitata da Innocenzo II
-la condanna del palatino e del bresciano insieme; pervenutogli poi il
-decreto pontificio, che non pure condannava i novatori ma ne ordinava
-l'arresto,[427] si mise in cerca di chi si prestasse ad eseguirlo. E
-fallitogli il tentativo presso il re di Francia, dal quale ottenne
-solo ed a stenti l'espulsione di Arnaldo,[428] si volse al vescovo
-di Costanza nella cui diocesi s'era quegli rifugiato,[429] pregandolo
-di far discacciare il ramingo, se pur non gli riescisse di chiuderlo
-in prigione.[430] Ma non tutti la pensavano come l'impetuoso abate.
-Nè soltanto l'ordine di arresto non fu eseguito;[431] ma perfino
-un cardinale di S. Chiesa, e legato per giunta,[432] in luogo di
-perseguitare il profugo sacerdote, lo accolse ospitalmente, e della
-sua egida lo ricoperse. E indarno il Chiaravallese gli scrisse una
-delle sue lettere più ardenti;[433] l'accorto porporato non si lasciò
-prendere all'amo, chè ei ben sapea discernere gl'interessi della
-Chiesa da quelli del fanatismo. Pare anzi che con lo stesso legato
-Arnaldo abbia fatto ritorno in Italia, e che per opera di lui si sia
-rappattumato col novo papa Eugenio III.[434]
-
-Sembra molto strano che l'esule bresciano, il proscritto da Innocenzo,
-trovi grazia appo Eugenio, presso quello stesso Papa, che avrebbe
-dovuto più che altri seguire i consigli di S. Bernardo, stato già
-suo maestro;[435] e qualcuno potrebbe essere indotto a dubitare
-della veracità dell'_Historia pontificalis_. Ma la testimonianza
-del Sarisberiense, come ha dimostrato il Giesebrecht, è fuor di
-discussione; ed io stimo che si possano sciogliere le dubbiezze, ove si
-studii più addentro nei fatti.[436]
-
-Non appena assunto al pontificato Eugenio III ebbe dal suo venerato
-maestro il libro _De Consideratione_, ove è svolta maestrevolmente
-la quistione del giorno, quella stessa, che solea trattare Arnaldo
-nelle sue predicazioni, e che oggi si direbbe del potere temporale.
-S. Bernardo comincia dallo stabilire che la Chiesa non possiede per
-diritto apostolico; chè gli apostoli non potevano dare quel che non
-aveano.[437] E se non possiede per sè, mal può farsi distributrice di
-terre, e giudice di possessi. Quale apostolo mai si attribuì questo
-potere?[438] Nè tampoco la Chiesa è fatta per dominare, chè a lei non
-lo scettro, ma il sarchio si conviene; e chiaramente traspare dagli
-Evangelii il divieto della dominazione mondana.[439] Nè mai Pietro si
-ornò di gemme o di seriche vesti, nè su bianco cavallo fu portato, nè
-gli si stringevano attorno soldati e ministri.[440] Ed i possessi e
-il dominio, e l'aureo manto e l'armi non spettano a chi fu commesso
-l'umile ufficio di pascere il suo gregge;[441] bensì ai re e principi
-della terra. Nè giova che l'una podestà invada i confini dell'altra,
-e meni la sua falce nell'altrui messe.[442] Ma non perchè si spogli
-di queste mal tolte attribuzioni, la dignità del sommo sacerdote
-vien menomata. Chè per quanto egli si estolga su tutti gli altri
-uomini, non può certo farsi maggiore del Signor suo, nè al discepolo
-conviene usurpare titoli ed ufficii che al maestro non piacque di
-assumere.[443] E d'altra parte ridotta al solo spirituale l'autorità
-del Papa non cessa per tanto dal soprastare a quella di tutti i
-principi della terra; non essendovi alcun re o imperatore, cui come
-al Papa appartengano le due spade, la temporale e la spirituale.[444]
-Con questa differenza che quella viene sguainata per suo cenno, ma non
-dalla sua mano, questa anche dalla mano. La spada temporale deve essere
-adoperata per la Chiesa, non dalla Chiesa.[445]
-
-Da queste citazioni è facile raccogliere la dottrina di S. Bernardo.
-Non avendo lo Stato un contenuto morale suo proprio, la podestà terrena
-fino a che non sia consacrata dal Capo della Chiesa, pare agli occhi
-del Chiaravallese rude forza non ancora tramutata in diritto; concetto
-comune a tutto il Medio Evo, e dai ghibellini non meno accettato
-che dai guelfi. Ma ciò non importa che la Chiesa stessa debba godere
-autorità territoriale. Superiore a tutti i principi della terra, ella
-non può discendere al loro livello, nè esercitare un potere materiale
-come il loro; fonte di ogni autorità, la impartisce agli altri, senza
-serbare per sè nessuna parte che non sia del tutto spirituale. Il
-concetto di S. Bernardo dovea menare diritto al vicariato. Il Micado
-per dedicarsi esclusivamente agl'interessi spirituali tralascia la
-cura delle terrene cose, la cui amministrazione affida al primo tra i
-principi del paese. E questi, il Taicun, ha bensì il vero potere nelle
-mani, ma l'esercita nel nome del Micado.
-
-Non dobbiamo qui dare un giudizio di questo sistema, il più ecclettico
-che sia mai apparso. Ma certo è che ad Eugenio sorrise non poco, e ben
-presto messolo in pratica nell'accordo che strinse colla Repubblica
-romana, si fece restituire dal popolo romano il diritto di sovranità,
-esercitata dai suoi predecessori, ma nel contempo s'impegnò di
-trasferirne il potere nel Senato romano, come suo vicario.[446] Non è
-improbabile che a questo componimento assentisse anche Arnaldo, e per
-tal guisa spiegheremmo agevolmente come andasse assolto dalle antiche
-censure, e gli fosse data licenza di starsene a Roma.
-
-Ma non andò molto che si scopersero i vizii di quell'artifizioso
-congegno, che metteva alle prese due autorità, una di nome, l'altra
-di fatto. Non conosciamo le scissure che ebbero luogo in quel tempo
-tra il Papa ed il Senato di Roma; certo è che nella primavera del 1146
-Eugenio fuggì da Roma, e l'anno appresso dall'Italia. Fallito così
-l'accomodamento ricominciò la lotta con maggior vigore. Ormai non era
-più tempo di mezzi termini, ed Arnaldo riprese il linguaggio antico,
-e nelle sue calde predicazioni sfolgorava per primo i cardinali,
-nuovi scribi e farisei che si adunano nel tempio, come in mercato, a
-trattar di negozii mondani e provvedere al loro fasto ed ingordigia. Nè
-risparmiava il Papa, a cui negava il nome di uomo apostolico e pastor
-delle anime; perchè gli apostoli non promoveano incendi e rapine come
-lui; nè nel sangue fondavano il loro regno spirituale.[447] E da queste
-premesse diritto conclude non doversi obbedienza nè al Papa nè ai
-Cardinali, che non sono la vera Chiesa di Dio; nè aversi a tollerare
-che il Papa rientri in quella città, cui vuole ridurre a servitù, lei
-la fonte della libertà, la sede dell'impero e la regina del mondo.[448]
-
-Arnaldo era dunque l'oratore della Repubblica, il temuto tribuno che
-nel breve giro di pochi mesi avea saputo guadagnarsi il favor popolare
-così da movere le masse a suo talento. Ben comprese il Senato romano di
-quanto giovamento potesse tornargli questo sacerdote, di vita austera
-ed intemerata, che spietatamente metteva a nudo le magagne del clero,
-e ad un profondo sentimento religioso aggiungeva il culto della Roma
-antica, e la fede invitta nei suoi nuovi destini. E con giuramento
-solenne Arnaldo ed il Senato romano si strinsero in un patto, quegli
-di consacrare tutta l'opera sua in servigio della Repubblica, questi
-di difenderlo a tutti i costi dalle insidie nemiche. L'uno e l'altro
-seppero mantenere la lor fede.[449] E quando nel 1149 fu costretto il
-Senato a rappaciarsi con Eugenio, non permise che rientrando il Papa
-nella città eterna, ne fosse bandito lo scomunicato tribuno. Mirabile
-fermezza, che permise ad Arnaldo di seguitare a vivere in Roma, ove
-sarebbe rimasto tuttora se il successore di Eugenio e di Anastasio,
-Adriano IV, fulminando l'interdetto, non avesse indotto il credulo
-popolo a chiederne lui stesso l'allontanamento.
-
-Da quel giorno i destini di Arnaldo furon decisi. Indarno i Visconti
-di Compagnatico lo sottrassero al cardinale Odone, in potere del
-quale era caduto presso Bricole in Val d'Orcia.[450] Pochi uomini di
-Federigo Barbarossa bastarono a ritoglierlo ai suoi salvatori; nè
-il re tedesco, cui premeva di sgombrarsi la via all'incoronazione,
-dubitò di consegnarlo al Papa. E questi non pago di farlo mandare a
-morte,[451] ne fece bruciare il cadavere e disperdere nel Tevere le
-ceneri, _ne a stolida plebe corpus ejus veneratione habetur_, come dice
-il cronista.[452] Preziosa confessione, che mostra in qual concetto di
-santità era tenuto il tribuno, e di quanto odio lo rimeritasse la Curia
-Romana.
-
-
-IV
-
-Qual'era la dottrina di Arnaldo, per quanto almeno possiamo
-raccoglierla dalle scarse testimonianze? Noi dicemmo già quali erano
-le lotte che scoppiarono in quel tempo tra l'autorità religiosa e
-la civile, e di quanti mali fosse cagione questo dissidio.[453] A
-questi mali così profondi ed annosi un rimedio solo s'aveva energico,
-infallibile e tale che li avrebbe tagliati dalla radice, e la grande
-mente del bresciano seppe scoprirlo. Perchè il mondo abbia pace,
-ei diceva, fa d'uopo che la Chiesa torni alla purità e semplicità
-dei tempi apostolici, e ben si persuada che il Vangelo non tollera
-anzi vieta ai ministri del Signore il possesso di beni temporali, e
-che i preti e frati renitenti a spogliarsi delle molte ricchezze si
-danneranno irreparabilmente. Non al clero spetta la proprietà delle
-terre che ora sfrutta, bensì al Principe o allo Stato, al quale deve
-restituirsi questa gran massa di beni, perchè sia adoperata in servigio
-non di una casta, ma della società tutta.[454] Fatidiche parole, che
-sembrano scritte ai nostri giorni, ma di quei tempi doveano riuscire
-ben dure ad intendersi. Ricordiamo che prima di Arnaldo un Papa d'alta
-mente, Pasquale II (1099-1118), a por fine alla guerra con Enrico V,
-avea pattuito che l'Imperatore rinunziasse alle investiture, e per
-compenso i vescovi restituissero i lor feudi all'Impero.[455] Ma il
-pensiero geniale del Papa, benchè meno radicale di quello di Arnaldo,
-non fu meglio accolto da entrambi i partiti. La società non era ancor
-matura per queste ardite innovazioni, e come nel 1109 Enrico V ai
-vescovi tedeschi, tumultuanti nel S. Pietro, dichiarava non desiderare
-la separazione propostagli dal Papa, così parecchi anni più tardi, nel
-1154, il Barbarossa si fa esecutore della vendetta pontificia contro
-quel sacerdote che sosteneva a viso aperto i diritti dello Stato.
-
-Ma se le idee di Arnaldo non erano conformi allo spirito dei tempi,
-non per questo si doveano tenere per eretiche. Lo stesso Pasquale
-II nel trattato stretto con Enrico V avea dichiarato contrario ai
-canoni, che il clero coprisse un ufficio politico, e prestasse servizio
-nell'esercito, e si fosse insieme servi dell'altare e della Corte.[456]
-Nè suonavano diverse le dichiarazioni di S. Bernardo, il quale ben
-comprendeva come tutte le idee di Gregorio VII non potessero attuarsi
-di pari passo, essendo il primato politico della Chiesa il più forte
-ostacolo alla riforma della disciplina. Non fa dunque meraviglia che
-qualche ecclesiastico abbracciasse le opinioni di Arnaldo, senza
-credere per questo di venir meno alla sua fede ed al suo ufficio.
-Questo sappiamo dallo stesso breve di Eugenio III, il quale, com'è
-stato più volte notato, chiama Arnaldo scismatico non eretico.[457]
-
-E certamente se le dottrine arnaldistiche avessero avuta attinenza
-soltanto col potere politico o la posizione economica del clero, non
-potrebbero esser dette ereticali. E dovremmo assentire al Giesebrecht
-che scagiona Arnaldo di ogni accusa di eresia. Ma non possiamo negare
-che con quelle dottrine politiche ed economiche strettamente si
-legavano altre, che non sono rigidamente ortodosse. Arnaldo stesso,
-come già riferimmo dalla _Historia pontificalis_, sosteneva il Collegio
-dei cardinali non essere la Chiesa di Dio, il Papa non essere un uomo
-apostolico, e a lui non doversi nè obbedienza nè riverenza.[458] Non
-più aspro era il linguaggio degli eretici, le cui invettive, imagini,
-e citazioni son fedelmente riprodotte dagli arnaldisti. Basta leggere
-la lettera, che uno di essi il Wezel,[459] scrive a Federico I. I
-preti d'oggi, ei dice, sono i falsi dottori di cui parla Pietro, che
-per avarizia mercanteggiano le anime loro affidate, gozzovigliano nei
-conviti, e gli occhi han pieni di adulterio. Ei son quelli per cui
-la via della verità sarà bestemmiata, e di loro si può dire essere
-fonti senz'acqua.[460] Nè possono ripetere con Pietro: _tutto abbiamo
-lasciato e te abbiamo seguito, o signore_, nè molto meno: _io non ho nè
-argento nè oro_. Nè di loro si può dire che sono il sale della terra,
-o la luce del mondo come dice Matteo: ma piuttosto lor conviene il
-versetto che segue: _se il sale diviene insipido, con che salerassi
-egli? non val più nulla siffatto sale, se non ad essere gittato
-via, e calpestato dagli uomini_.[461] Chi dice di credere in Cristo
-deve camminar come lui, e chi non conosce Dio, e non osserva i suoi
-comandamenti mentisce. E Cristo stesso disse: _se non farò le opere del
-padre, non mi credere_. E se a Cristo che fu senza peccato non s'avea a
-credere senza le opere, come mai si dee prestar fede a costoro, che mal
-s'avvisano ed operano il male pubblicamente? Come potete parlare del
-bene, quando siete cattivi? Non ha detto il signore stesso _la vostra
-fede senza le opere è morta_?[462] E come mai costoro, ingordi di ogni
-ricchezza, possono ascoltare il primo tra i precetti dell'Evangelo:
-_beati i poveri di spirito_?
-
-Degli stessi testi si servivano i Catari e si varranno i Valdesi per
-combattere la supremazia del Papa. Ma da queste premesse traevano
-agevolmente la conclusione: che se i preti sono ormai così lontani dal
-Vangelo non si può loro obbedire senza peccato. Il sacerdote, dicevan
-gli eretici, è capo della Chiesa, ed a quel modo che ove sia infermo il
-capo, tutte le membre illanguidiscono, così il sacerdote non può essere
-indegno senza coinvolgere nella colpa sua tutta la Chiesa che governa.
-Onde egli è come il lievito di cui al dir di S. Paolo, poca quantità
-empie di sè la pasta tutta. Non si possono servire due padroni nello
-stesso tempo, secondo Matteo; onde il prete malvagio non può servire
-Dio, ei che serve il diavolo, nè può essere di quello il degno ministro
-presso i fedeli.[463] Traevano le stesse conseguenze gli Arnaldisti.
-A loro non si rimprovera nè il dualismo, nè la metempsicosi, nè
-l'abolizione delle dignità ecclesiastiche o delle feste e delle
-pratiche religiose. No, il solo punto nel quale essi differiscono dai
-Cattolici è questo, che dicono non doversi accogliere i sacramenti dal
-prete che si riconosce malvagio;[464] tutto al contrario della dottrina
-cattolica secondo la quale il carattere sacro è indelebile, qualunque
-sieno le opere del sacerdote, fino a che non abbia avuto luogo la
-deposizione. E fino a questo punto non è lecito negare obbedienza al
-sacerdote, e molto meno disdegnare la somministrazione del sacramento.
-Il sacerdote in rapporto del sacramento non è se non uno strumento
-passivo, nè perchè si compia il miracolo eucaristico importa che il
-celebrante sia puro. Anche contro i meriti di chi lo consuma, il pane
-si converte nel corpo di Cristo; e sia pure indegno il confessore,
-l'assoluzione che ei pronunzia ha sempre la stessa efficacia di lavare
-ogni macchia di peccato.[465]
-
-Possiamo dunque concludere che se rispetto agli altri sacramenti
-Arnaldo e gli Arnaldisti erano ortodossi schietti, nè abbiamo alcuna
-prova che errassero intorno all'eucaristia; per quel che riguarda
-l'ordine sacro la pensavano invece tutt'altrimenti dai Cattolici.
-
-Prima degli Arnaldisti erano venuti alle stesse conclusioni i Patarini,
-i quali nel combattere i preti concubinari o simoniaci, finivano collo
-sconoscerne il carattere sacerdotale, prima che l'autorità competente
-si fosse pronunziata. Ricordammo altre volte quel tale di Cambray che
-predicava intorno al 1077 non doversi obbedienza ai preti simoniaci o
-concubinari, nè potere essi celebrar messa, nè i fedeli ricevere da
-loro i sacramenti. Il patarino francese fu giudicato come eretico,
-e condannato al rogo, e sebbene Gregorio VII protestasse contro la
-selvaggia esecuzione, e volesse punirne gli autori, pure non si può
-negare che l'accusa di eresia non fosse niente affatto infondata.[466]
-Senza dubbio la dottrina del predicatore di Cambray non era diversa da
-quella che Gregorio VII sosteneva,[467] ed avea fatto accogliere nei
-varii concilii che si succedettero dal 1059 in poi ma non per questo
-diveniva più ortodossa,[468] e non andrà molto tempo che la Curia
-stessa la ripudierà condannando negli Arnaldisti quei Patarini che un
-tempo avea levati sugli altari.
-
-Se occorressero altre prove della scarsa ortodossia degli Arnaldisti,
-potrei addurre questa che mi sembra di non poca importanza. Già dicemmo
-a suo tempo che i Valdesi si dividevano in Poveri di Lione, e Poveri
-Lombardi. La dottrina particolare di questi ultimi, come apparisce
-dall'anonimo di Passau, afferma non potere il cattivo sacerdote
-consacrare il corpo di Cristo, nè Dio discendere alle preghiere di
-lui. Notammo già nel capitolo precedente, che su questo punto i Poveri
-Lombardi si mostravano inconciliabili con quelli d'oltremonti. Il
-che ci fa intravvedere che i Valdesi, venuti in Lombardia e trovati
-ivi i seguaci di Arnaldo, che al dir dell'_Historia pontificalis_ si
-chiamavano già eretici lombardi, si fusero con loro, e tra gli altri
-punti di dottrina questo misero in evidenza, in cui e Valdesi ed
-Arnaldisti concordavano, che al ministro creduto indegno non si debba
-prestare nè onore nè obbedienza. Quali conseguenze si possano trarre da
-questo concetto non è mestieri che dica. Solo noterò che coll'elevarsi
-il fedele a giudice dei sacerdoti viene scossa dalle fondamenta la
-gerarchia cattolica, e crollato questo edificio così sapientemente
-architettato, è aperta la via ad ulteriori e più radicali riforme.
-
-Anche in questo punto il risultato del movimento patarinico dovea
-cozzare col suo principio. Cominciato dal combattere quei prelati, che
-minacciavano di levarsi in alto contro i diritti e le pretensioni del
-sommo Gerarca, finisce coll'introdurre un principio che a lungo andare
-sarà per distruggerne l'autorità. Io non voglio affermare che gli
-Arnaldisti avessero consapevolezza della loro rottura col cattolicismo;
-le loro divergenze erano limitate a pochissimi punti, ed anche in
-questi potevano invocare in loro favore l'autorità dei concilii, talchè
-più che eretici si potevan dire e furon detti scismatici. Ma ove pure
-essi si credessero in buona fede migliori cattolici dei loro avversari,
-ciò non prova che fossero in realtà. Anche i Poveri di Lione si
-credevano così schiettamente cattolici, che chiesero a due pontefici il
-riconoscimento del loro sodalizio.
-
-
-V
-
-Ed ora possiamo riassumere tutto lo sviluppo di questo moto ereticale.
-Il principio di questa profonda agitazione dello spirito religioso s'ha
-da porre nel catarismo, che voleva sostituito al domma dell'unicità di
-Dio, o del creatore quello del dualismo, ed alla Chiesa cattolica già
-gerarchicamente costituita opponeva un'altra, che avesse anch'essa i
-suoi sacerdoti e vescovi, e perfino anche un papa. Ma per combattere
-la Chiesa di Roma il catarismo dovea accogliere e difendere tutte
-quelle dottrine, che nate da ben altre tendenze avean pure lo stesso
-risultato di scalzare l'edificio cattolico. Il catarismo è iconoclasta,
-berengariano, docetista e simiglianti. Il che fa sì che nella vecchia
-eresia si formino due nuclei eterogenei; il primo formato dalle
-dottrine dommatiche dualistiche, cagione di austero ascetismo, e di
-stravaganti superstizioni; il secondo composto in gran parte dalle
-dottrine più o meno razionalistiche, che cercavano di ridurre ognor più
-il mistero, limitavano al possibile la sfera d'azione dell'autorità, e
-tendevano a sopprimere a poco a poco il bisogno degl'intermediarii tra
-l'uomo e Dio. La differenza, anzi opposizione tra queste due parti fece
-sì, che la seconda si staccasse dalla prima, e mentre quella si rendea
-sempre più estranea al genio occidentale, questa seguia trionfante il
-suo corso, e col tempo da valdese tramutossi in protestante.
-
-Ma i Catari ed i Valdesi per quanto discordi nei convincimenti
-dommatici si accordano nell'indirizzo pratico delle dottrine, e contro
-le ricchezze e gli ozi del clero vogliono far rifiorire i costumi
-apostolici, e non apprezzano se non la povertà, il disinteresse, la
-rinunzia ad ogni bene o piacere mondano. In questo indirizzo pratico
-conviene una terza setta, la quale benchè più ortodossa dei Valdesi,
-non è meno di loro sollecita delle riforme dei costumi.
-
-Questa terza setta è quella che al principio delle riforme si chiamò
-dei Patarini, e più tardi venne detta degli Arnaldisti. Non è a
-dire che in qualche punto dommatico non s'allontani anche lei dalla
-Chiesa costituita, ma forse ella si credeva sinceramente cattolica e
-si conservò tale fino a che non si fuse coi Valdesi. E quando questa
-setta scomparve, un'altra ne sorse in luogo suo predicando con maggiore
-energia le stesse massime. E questa è la setta dei Gioachimiti, che
-riconoscono a lor capo l'abate calabrese, di spirito profetico dotato,
-il quale alla dottrina della povertà e dell'abnegazione attribuisce un
-valore e significato più generale, e crede che ella debba rigenerare
-non pure i preti e i frati, ma la società tutta, che dovrebbe a mente
-sua formare un vasto cenobio; talchè mutato con questa trasformazione
-l'ordinamento della società e della Chiesa, sottentrerebbe una nova
-età, un terzo periodo nella storia del mondo, il regno dello Spirito
-Santo. Con l'abate Gioacchino la storia dell'eresia entra in una nuova
-fase, che ha caratteri affatto opposti al precedente. Nel primo periodo
-dell'eresia catara per successive attenuazioni si riesce allo scisma
-arnaldistico, nel secondo dallo scisma gioachinita per successivi
-rinforzamenti si arriva all'eresia degli apostolici.
-
-
-
-
-LIBRO SECONDO
-
-DALLO SCISMA ALL'ERESIA
-
-
-
-
-CAPITOLO I
-
-L'ABBATE GIOACCHINO
-
-
-Sono molto discordi i giudizii intorno al
-
- Calavrese abate Gioacchino
- Di spirito profetico dotato,
-
-nè fa maraviglia; perchè chi attenda alla sua incontrastata pietà,
-all'ampia e solenne dichiarazione di sottomettersi al giudizio di Roma,
-e ritrattare tutto quello che nei suoi scritti si trovasse di meno
-ortodosso; chi ricordi l'ordine florense ed il cenobio da lui fondato,
-se anche non presti fede ai miracoli che si raccontano di lui, certo lo
-metterà tra i più ortodossi asceti del medio evo. E la Chiesa stessa
-lo disse beato, e permise che si levasse un altare sul suo sepolcro
-nell'abbazia di S. Giovanni in Fiore, nè solo i Benedettini, ma benanco
-i Gesuiti ne inserirono la vita nelle agiografie. Ma d'altra parte non
-si può negare che nel Concilio lateranense del 1215 furono solennemente
-condannate alcune dottrine teologiche dell'abate calabrese, e più
-tardi nel 1254 una Commissione di cardinali raccolse dalle sue opere
-autentiche una messe abbondante di opinioni e sentenze poco ortodosse.
-Oltrechè lo stesso nome di profeta appar sospetto alla rigida autorità
-ecclesiastica, perchè di santi la Chiesa cattolica ne riconosce
-moltissimi, ma di profeti neppur uno, chè secondo molti dottori la vena
-profetica andò del tutto esaurita dopo la venuta del Messia, quando
-null'altro aveano a predire i veggenti del futuro, fuor che novità
-pericolose. Codesta disputa tra gli apologisti e i contraddittori
-dell'abate calabrese dura da un pezzo, nè sarà per ismettere,
-attendendo gli uni alla purità degl'intendimenti, e gli altri al
-tenore delle dottrine. Ma comunque si componga, a noi corre l'obbligo
-di aprire questo secondo libro col profeta calabrese. Perchè se anche
-dell'ortodossia di lui non si fosse dubitato punto, e concordemente
-fosse venerato sugli altari, non sarebbe men vero per questo che nel
-suo nome si levarono, e dalle sue opere presero le mosse alcune sètte
-manifestamente ereticali.
-
-
-I
-
-Dell'abate Gioacchino è molto difficile ricomporre la biografia sulle
-scarse notizie a noi pervenute. Del cenobio di Fiore, da lui fondato,
-non resta ormai se non l'antica mole, e se dura l'incuria nostra, tra
-poco cadrà ancor quella. I tesori e le memorie della ricca abbazia
-andaron dispersi, ed i cronisti antichi bisogna adoperarli con molta
-circospezione, se non si vuol cadere in gravi errori, come toccò al De
-Lauro.[469] Nessuna cronaca ci dice nè la data della nascita nè quella
-della morte. Ma quest'ultima può essere determinata con certezza da due
-documenti riportati dall'Ughelli, dove appare ancor vivo nel settembre
-del 1201 e già morto nel giugno 1202. La morte adunque accadde nel
-frattempo, e propriamente il 30 marzo 1202; perchè sappiamo da Luca che
-morì di sabato quindici giorni avanti la Pasqua.[470] Non è così facile
-determinare l'anno della nascita. I calcoli del De Lauro, che lo crede
-nato nel 1111 sono tutti fondati sopra una profezia che avrebbe fatta
-Gioacchino sulla neonata principessa Costanza. Ma così la profezia,
-come tutto il racconto intorno a questa principessa, che il De Lauro
-attinse dal Fazelli, è un tessuto di favole. Un altro biografo, il
-Greco, o perchè l'abbia trovato in documento antico, o perchè prenda
-la media della vita umana, mette tra la nascita e la morte un settanta
-anni. Secondo questo calcolo Gioacchino sarebbe nato intorno al 1132.
-
-Che alla mamma e al babbo apparissero prima della nascita del bambino
-parecchie visioni lo raccontano i biografi, nè fa meraviglia, perchè
-un profeta non poteva non essere preceduto da quelle apparizioni, che
-negli antichi tempi preannunziavano la nascita degli eroi, e nei nostri
-quella dei santi. Ma è strano che tra le cose rivelate dall'angelo ai
-genitori ci fosse questa, che non s'avesse a battezzare il figliuolo
-prima dei sette anni, e più strano che i genitori aspettassero non pure
-i sette anni prescritti, ma dieci addirittura. Non saprei veramente
-come spiegare questo curioso racconto.
-
-Giovane di prestante ingegno, bello della persona, largamente fornito
-di beni di fortuna, avrebbe fatto gran cammino nel mondo, ed il padre
-ben per tempo lo applicò alla regia curia, ove pare che avesse un
-uffizio importante anche lui; ma lo splendore della corte non abbagliò
-il giovane patrizio che si sentiva chiamato a ben altri destini, e
-delle miserie della vita già si mostrava insofferente. Che pensieri
-si agitassero nella sua mente è ben difficile dire, ma certo è che
-ei sentendosi a disagio nella patria sua ottenne dal padre di fare un
-viaggio per l'oriente ad attigere ispirazioni dagli stessi luoghi, ove
-ebbe nascimento la nostra fede. Lui non moveva quell'inquieto ardore,
-che menerà i Polo nelle lontane regioni della Mongolia, nè desio di
-avventure; ma un sentimento indefinito che lì dove nacque il Cristo,
-gli verrebbe scoperto il segreto del suo destino. Intraprese il viaggio
-non a foggia di pellegrino, bensì circondato da servi ed amici, che
-manteneva a proprie spese. Era ben raro anche a quei tempi che un
-privato intraprendesse un così lungo viaggio con tanto seguito di gente
-e, se s'ha a credere al cronista, il giovane signore ne invanì.[471]
-Ma giunto a Costantinopoli, ove forse qualche morbo contagioso mieteva
-a migliaia le vittime, il sentimento mistico prese il di sopra, e
-spogliate le ricche vesti, e congedati i suoi compagni all'infuori
-di uno, cinse il saio del pellegrino, e seguitò faticosamente la sua
-via.[472] Ormai avea rinunziato ai piaceri della vita, ed ei stesso
-narrava al suo compagno Luca d'una vedova siriaca, ancor giovane e
-bella, che accolto in casa l'austero viaggiatore, cercò indarno di
-soggiogarlo coi suoi vezzi.[473] Salito sul monte Tabor è fama che vi
-restasse tutta la quaresima tra digiuni e preghiere. E se non si può
-credere al biografo, che su quel monte concepisse il disegno di opere
-scritte molto più tardi e sul cadere degli anni, certo è che vi attinse
-il proposito di dedicarsi tutto alla religione di Cristo.[474]
-
-Tornato in patria, se pure non è vero che ei si nascondesse ai suoi
-genitori[475] certo è che non volle rientrare nella casa paterna, ma
-invece per fecondare quei germi che avea seco portati di Palestina
-entrò nel monastero di Sambucina. Se non che non volle legarvisi con
-voti;[476] chè ei non aveva in mira di chiudersi nel silenzio di un
-chiostro, ma di spandere la parola del Signore di gente in gente. E a
-capo d'un anno dal monastero sambucinese si portò nei dintorni di Rende
-per predicare ai popoli, e trasfondere in loro il fervore religioso
-che scaldava il suo petto.[477] È strano che Gioacchino nel principio
-del suo apostolato fosse ancor laico, e par che non avesse nessuna
-fretta a prendere gli ordini. Nè questo è un fatto isolato nella sua
-vita; chè nella sua peregrinazione per la Palestina, sebbene avesse
-fatto voto di castità, e vestita la bianca tunica del frate, pure tornò
-laico quale era partito. E tornato in patria, benchè si chiudesse per
-un anno nel monastero sambucinese, pure nè si fece frate, nè prese
-gli ordini. E quando più tardi fu fatto abate di Corazzo non vide
-l'ora di fuggire dal convento e tornare a predicare all'aere aperto.
-Questi fatti hanno certamente un nesso fra loro, nè può darsi che il
-ritardo di Gioacchino a prender gli ordini sia accidentale. Egli era di
-quegli uomini, che sentivano indispensabile una riforma della Chiesa,
-se pur non si volea perpetuare le lotte tra il Papato e l'Impero, che
-riaccese nel 1154 continuarono a lacerare la cristianità, e produssero
-durante il pontificato di Alessandro III un lungo e disastroso scisma.
-Forse istintivamente sentiva che questa riforma non potesse partire
-dal clero stesso, che troppo avido si dimostrava di dominio, ed in
-vista di temporali vantaggi non rifuggiva dal muovere una guerra
-ingiusta, come quella di Adriano contro Guglielmo I di Sicilia. Non
-bisogna dimenticare che Gioacchino visse per qualche tempo nella
-curia cosentina, e dei contrasti tra i Normanni ed i Papi, che or li
-benedicevano come salvatori, or li scomunicavano come empi e ladroni,
-dovea sapere qualche cosa. Nè sarebbe strano che ei fin da giovane
-avesse un lontano presentimento delle idee che più tardi sarà per
-svolgere.
-
-Comunque sia, è fuor di dubbio che Gioacchino ancor da laico si mise
-alla predicazione, come al principio del secolo avea fatto Tanchelino,
-e qualche anno dopo di lui farà Valdo. Ma la Chiesa non poteva
-permettere che un laico assumesse un ufficio proprio del sacerdote,
-nè dubito punto che a Gioacchino fosse proibita la predicazione dal
-vescovo di Cosenza. Così si spiegherebbe il fatto, che egli volendo
-prender gli ordini, per seguitare nel suo apostolato senza impedimenti,
-non si rivolse al vescovo della sua diocesi, come era pur naturale,
-ma recossi invece nella vicina Catanzaro,[478] ove fu ordinato da
-Norberto, terzo vescovo di quella diocesi.[479] Il cronista racconta
-che nel viaggio per Catanzaro arrivato al Crotalo (Corace) smontò
-all'abbazia cistercense di Corazo. Ed ivi dall'abate Colombano
-fu indotto a restare per prepararsi convenientemente all'ufficio
-sacerdotale che volea imprendere, e dopo non molto si lasciò persuadere
-a prendere i voti. La via della libera predicazione, per la quale
-s'era messo, gli era stata chiusa; nè forse con suo rammarico. Alla sua
-indole mite e poco battagliera s'addiceva una missione più calma della
-predicazione, e la riforma che ei vagheggiava la potea promuovere più
-collo studio e gli scritti che colla parola. E benchè finora non avesse
-voluto nè legarsi con voti, nè prendere gli ordini, pure per la tempra
-dell'animo suo più inchino alla vita contemplativa che all'attiva, era
-un cenobita nato.
-
-Divenuto frate cistercense, seguitò con ardore gli studii biblici, dai
-quali mal tollerava d'andar distolto. E quando alla morte dell'abate
-Colombano i confratelli levarono lui all'alta dignità, forse perchè
-più schivo di tutti, ricusò l'impaccioso onore. E per sottrarsi alle
-pressure, abbandonato il suo convento, riparò prima in quel d'Acri, e
-poscia nel Sambucinese, dove era stato anni prima. Ma questa fuga non
-intiepidì l'ardore dei suoi elettori, che dall'umiltà sua traevano novo
-argomento per desiderarlo a capo. E frappostisi alcuni dignitari della
-Chiesa gli convenne accettare[480] il non ambito ufficio, nel quale e
-per la relazione di famiglia, e per essere stato egli stesso un tempo
-addetto alla curia forse potè giovare più che ogni altro. Certo è che
-sotto il suo governo l'abbazia, come dice il cronista, ottenne nuovi
-privilegi, come ne fa fede un documento del 1178 riportato dal Greco,
-in cui Guglielmo II ordina al suo rappresentante nella Puglia che sia
-fatta giustizia ai giusti reclami dell'abate Gioacchino di Corazo.[481]
-Ma sebbene adempisse scrupolosamente ai doveri del suo ufficio, pure,
-anzi appunto per questo, non cessava di sentirne il peso. Tra quei
-conflitti di case religiose, che si disputavano e terre e beneficii,
-tra le cure dell'amministrazione di un vasto patrimonio, gli parve
-smarrito lo scopo della sua vita. E l'irrequietezza dei primi anni
-rinacque, e quell'alto fastidio, che un tempo lo allontanò dalla corte
-cosentina, lo mise ora in fuga dall'abazia coracense.[482] Ma non v'era
-altro mezzo per essere sgravato dal faticoso incarco, quando i suoi
-confratelli non volessero, se non impetrarlo per grazia dall'autorità
-del Papa. E l'abate corazzese, ben risoluto questa volta di andare
-fino in fondo, prese la via di Roma, ed a Lucio III, salito dal 1181
-sulla cattedra di Pietro, chiese di venire esonerato dall'ufficio, che
-gli toglieva il modo di compiere il commento e l'interpetrazione della
-Bibbia, da lui per tanto tempo vagheggiata. All'insolita dimanda fra
-tanti che chiedevano privilegi e favori fece buon viso il Pontefice, nè
-solo permise che deponesse la dignità abbaziale, ma gli dette licenza
-di prendere stanza ove meglio gli paresse.[483] Così Gioacchino tornato
-in Calabria, abbandonò per sempre l'abbazia di Corazzo, e ad imitazione
-degli anacoreti dell'oriente si ridusse nel silenzio di Pietralata, ove
-non giungea l'eco delle discordie fratesche, ed ei libero di cure a ben
-più alti pensieri potea volgere la mente.
-
-Da Pietralata par che andasse pellegrinando per le abbazie cistercensi,
-lavorando dovunque indefessamente, e partecipando altrui i frutti del
-suo lavoro. Questo almeno possiamo raccogliere dalla testimonianza
-preziosa di Luca, che lo conobbe per la prima volta nell'abbazia di
-Casamari, ove egli si trattenne più di un anno a compiere ed emendare
-il libro della _Concordia_, ed il commento all'_Apocalisse_, e por
-mano nel contempo all'ultima delle sue opere, il _Decacordo_.[484]
-Che una di queste opere fosse già cominciata quando Gioacchino si
-presentò a Lucio III è attestato non solo da Luca,[485] ma dalla
-lettera di Clemente III.[486] E non è improbabile che l'ammirazione
-per il disegno ed il metodo della _Concordia_ non fosse ultimo motivo
-dell'arrendevolezza del Papa. Ma è fuor di dubbio che queste opere
-furono compiute ed emendate in seguito, appunto nel pellegrinaggio di
-abbazia in abbazia. Ed è certo del pari che se queste opere ardite
-potevano piacere ai pochi, ai più tornavano ostiche per le ragioni
-che diremo a suo luogo. Quei frati che si vedevano così spietatamente
-colpiti nelle opere del santo abate, non glie la perdonavano di sicuro,
-e non è improbabile che abbiano supplicato il Papa perchè imponesse
-silenzio all'importuno censore. E forse per giustificarsi delle accuse
-mossegli, come sospetta il De Riso, o per presentargli l'opera della
-_Concordia_, Gioacchino si recò a Verona presso il novo papa Urbano
-III, il quale confermato il decreto del suo predecessore, incoraggiò il
-santo abate a compiere l'opera sua.[487] Ma non per questo cessarono le
-accuse, e la Corte Romana stessa par che non fosse del tutto sgombra
-da sospetti. Clemente III, almeno nella lettera citata più sopra,
-benchè riferendosi ai decreti dei suoi predecessori Lucio ed Urbano,
-confermasse anche lui la licenza di seguitare lo studio intrapreso,
-pure gli prescrisse che non appena compiuto si recasse al più presto a
-Roma per sottoporlo all'esame del Pontefice.[488] E la lettera stessa
-che Gioacchino premette alle sue opere, in cui scusatosi di non averle
-potute presentare al Pontefice per strettezza di tempo, dichiara di
-voler ritirare ogni parola che la Chiesa possa trovare poco ortodossa,
-questa lettera, ripeto, è un chiaro segno delle accuse e dei sospetti
-che circolavano tra i contemporanei.
-
-Non ultima delle ragioni che alimentavano la guerra contro Gioacchino,
-era senza dubbio la franchezza e la severità con cui rampognava
-gli uomini di chiesa, non risparmiando neanco i suoi correligionari
-benedettini, che dappertutto trovava non dissimili dai corazzesi,
-e meritevoli di una severa riforma.[489] Ad un carattere austero
-e mistico come il suo mal s'affacevano e le simulazioni e gli
-accorgimenti diplomatici, talchè disdegnando la vita molle dei suoi
-correligionari, si ritirò nella sua cara solitudine di Pietralata.
-Ed ivi seguitava nelle sue meditazioni, nè a nessuno faceva mistero
-della nuova ed ardita interpetrazione della Bibbia, che uno studio
-perseverante e diligente gli avea suggerito. Così il romitaggio di
-Pietralata divenne in breve ora un centro dal quale s'irraggiava nova
-luce,[490] come parecchi anni innanzi era stato il Paracleto per opera
-di Abelardo. Il numero dei discepoli ognor più cresceva, a misura che
-la fama del maestro s'ingrossava; e molti non sapeano staccarsi dal
-fianco di chi scopriva nuovi orizzonti. Così a poco a poco il piccolo
-romitorio di Pietralata non bastò più a contenere tante persone e fu
-d'uopo edificare altrove un'abbazia. Gioacchino scelse per la nuova
-costruzione il luogo più lontano dai centri popolosi, e nel cuore
-della Sila, sovra un poggio che si leva per mille metri dal livello
-del mare, piantò la rocca dell'ordine novello. Il pittoresco sito
-è ben atto all'alta e tranquilla meditazione. Il suo silenzio non è
-interrotto se non dal mormorio delle acque dell'Arvo e del Neto, che
-venute da lontane sorgenti, si riuniscono ai piedi di quel monte per
-formare il maggior fiume della Calabria. Di faccia ha il Monte Nero,
-il più elevato della Sila, ed ai fianchi e alle spalle altri monti in
-quel tempo più che in oggi vestiti da folta vegetazione. Su quella cima
-par di essere separati dal mondo, chè dovunque volgi lo sguardo, ti
-si rizzano barriere che sembrano insuperabili, e la valle che s'apre
-dinanzi angusta e profonda, pare un burrone più invalicabile delle
-stesse montagne. Questo luogo selvaggio chiamavasi Fiore,[491] nome
-mal rispondente a quelle alpestri balze, ove fu costruita la chiesa
-dell'abbazia e dedicata a S. Giovanni Battista. Il paese, che più tardi
-vi si formò attorno, riunendo insieme i due nomi, fu detto e si chiama
-tuttora S. Giovanni in Fiore.
-
-Quando fosse aperta la nuova abbazia, il Greco non sa dire, ma
-il De Lauro invece adduce una data precisa, il 18 Luglio 1189, 6ª
-indizione, regnante Guglielmo il Bono;[492] ma non cita la fonte di
-questa notizia. Certo è che la bolla di Celestino III che approva la
-fondazione dell'ordine nuovo, e ne conferma gli statuti non rimonta
-al di là del 1196;[493] ed il decreto imperiale che assegna alla
-nuova abbazia la rendita di cinquanta bizantini d'oro appartiene
-all'anno innanzi, 1195.[494] È probabile che la fondazione definitiva
-dell'abbazia non risalisse molto al di là del decreto imperiale,
-perchè pare che l'abbazia sia nata a poco a poco e per le offerte di
-parecchi, non per largizione di un solo fondatore, il cui nome sarebbe
-stato ricordato nelle memorie del convento, come fu ricordato quello
-del signore di Mamistra che fondò la casa filiale di Fiumefreddo. E se
-la cosa è andata come noi sospettiamo, ben si comprende che gli agenti
-del fisco si opponessero all'ingrandimento successivo dell'eremitaggio,
-ingrandimento che portava di necessità s'abbattessero le foreste e
-s'occupasse parte del demanio pubblico. E si comprende altresì come a
-far cessare queste opposizioni Gioacchino si recasse dal Re stesso in
-Palermo. Il Re, cui forse non piaceva la creazione di un nuovo ordine
-cistercense, che avrebbe destato le invidie e le gelosie dell'antico,
-offrì all'abate il monastero di S. Martino presso Bisignano. Ma
-Gioacchino che mirava non al possesso d'un'abbazia, bensì alla riforma
-dell'istituto, ricusò la generosa offerta, nè altro chiese fuorchè di
-essere lasciato in pace, lui e i suoi compagni, tra i silenzi delle
-alpestri montagne.
-
-Benchè non favorita dal Governo, la nuova istituzione cresceva e
-si dilatava. Sfortunatamente non sappiamo in che differisse dalla
-cistercense. Dalla bolla di Gregorio IX, che proibisce ai cistercensi
-di accogliere tra loro chi fosse stato scacciato dai Florensi,
-si ricava solo che la regola di questi ultimi era più stretta e
-rigorosa. Non però si arrivava alla povertà abbracciata più tardi
-dai francescani, perchè, come vedemmo, quando il nuovo istituto
-cominciò a fiorire accettò le largizioni di Enrico VI, e più tardi
-dell'imperatrice Costanza.
-
-Gli anni in cui nasceva il nuovo ordine furono agitati dalle contese
-tra gli Svevi ed i Normanni, e il De Lauro per mettere in luce il
-dono profetico di Gioacchino, racconta che egli al tempo in cui
-avvennero i disastri dello Svevo prevedesse di già la sua vittoria
-finale, e saputo di queste profezie Tancredi montasse in furore e
-minacciasse di distruggere tutti i conventi florensi. Ma tutto questo
-racconto è fallace perchè è fondato sulle lettere di Gioacchino, che
-non hanno maggiore credibilità di quelle attribuite a Platone. Ed è
-molto improbabile che il fondatore di un nuovo ordine, il quale dovea
-combattere contro tanti ostacoli e rivalità rendesse più difficile
-l'opera sua mescolandosi in negozi politici. È verisimile invece che
-Enrico VI favorisse la nuova istituzione non in grazia dei sentimenti
-politici del fondatore, ma ben piuttosto o per il suggerimento di
-Costanza, donna molto pia, che gran stima facea del santo abate, ovvero
-perchè l'ordine florense aveva acquistato molto sèguito; e ad una nuova
-signoria giova promuovere le istituzioni giovani che par che nascano ad
-un parto col nuovo dominio.
-
-Comunque sia, l'abbazia di Fiore ebbe molti donativi e crebbe così
-rapidamente, che vivente Gioacchino cominciò a spiccare rami filiali
-all'intorno. Ma l'austero abate, pur rallegrandosi di queste prospere
-sorti, volgea non per tanto il pensiero al romitaggio, ove ebbe
-nascimento il nuovo ordine. E sentendo appressarsi l'ultima ora, ivi
-fece ritorno, e nella stessa camera, che ricordava le più feconde sue
-meditazioni, volle chiudere il corso della sua travagliata carriera.
-
-Nella vita di Gioacchino si possono distinguere nettamente tre periodi.
-Quello del giovane signore che senza prender gli ordini, o ascriversi
-ad un sodalizio religioso, fa il pellegrinaggio di Terra Santa e
-tornato in patria imprende l'apostolato della predicazione. Quello del
-frate cistercense, che divenuto abate, non trova posa finchè non sia
-libero dal penoso incarco per consacrarsi tutto alla meditazione ed
-al commento delle scritture. Quello infine del riformatore che mette
-in atto una parte delle sue idee fondando un nuovo ordine più severo
-del cistercense, al quale apparteneva. In tutti questi periodi domina
-il misticismo. Fin da giovane Gioacchino è più sollecito del cielo che
-della terra, e fugge dalla corte, ove avrebbe potuto conseguire i primi
-onori, per fare da povero pellegrino il viaggio di Terra Santa. Fin da
-giovane, quando ancor non era legato da voti religiosi, si consacrò ad
-una vita aspra ed austera, e già vecchio ricordava con compiacenza le
-battaglie sostenute e vinte contro le seduzioni della bellezza. Fin
-da giovane sentì il bisogno di una rinnovazione religiosa, bisogno
-indistinto ed indefinito, eppure sì prepotente che ancor laico si
-mise a predicare penitenza. Ma la vita dell'apostolo, che trae seco
-le genti, colla parola calda, e il piglio risoluto di chi sa dominar
-le anime, non è per lui, nato più al contemplare che al fare.[495]
-La lotta lo scoraggia, sebbene non la sfugga, se imposta dal dovere.
-E chi non ha l'energia e l'ardore del soldato, nè sa piegare al suo
-volere l'altrui, non move le turbe. Non un riformatore, ma un mistico
-veggente era Gioacchino, nè in lui riviveva lo spirito di Enrico o di
-Arnaldo da Brescia. Se non vi si opponessero moltissime dissimiglianze,
-si potrebbe paragonare ad Abelardo almeno in questo, che al pari del
-filosofo palatino ei crede di potere agire cogli scritti, se non con le
-opere, e al pari di lui mette uno studio indefesso nella Bibbia, e pur
-con intendimento diverso adopera lo stesso metodo dell'interpetrazione
-allegorica. Ma in opposizione ad Abelardo Gioacchino è una mente
-mistica, alla quale piace più la penombra della visione, che la
-chiarezza del ragionamento. Egli non è un filosofo, ma un profeta, e
-tale lo stimarono i contemporanei, e Vincenzo di Beauvais nel parlare
-di lui spiega come si possa avere il dono della preveggenza, nè Dante
-ad un secolo di distanza, lo chiama altrimenti.
-
-Non intendiamo profeta nel senso comune della parola di tale
-che preconosca i fatti avvenire in tutte le loro particolarità e
-nell'ordine cronologico con cui si svolgeranno. Di queste volute
-profezie non abbiamo alcun cenno nell'opera del suo discepolo Luca,
-che per noi è la fonte più importante, come quei che, inchino a
-scorgere nel suo maestro virtù soprannaturali, non avrebbe certo
-taciuto delle profezie di Gioacchino, ove mai gli fossero state note.
-Nè nelle opere autentiche si trovano le predizioni, ricordate dai
-suoi biografi; nè se anche si trovassero ci darebbero il diritto di
-attribuirle piuttosto all'ispirazione divina, che all'accorgimento
-umano. Imperocchè le profezie che gli si attribuiscono sono queste tre,
-che da Costanza sarebbe nato Federico II, il futuro e più pericoloso
-nemico della Chiesa;[496] che fra tre giorni perverrebbe l'annunzio
-dell'espugnazione di Gerusalemme per gl'infedeli; che infine il
-figlio di Tancredi sarebbe stato ucciso, spegnendosi con lui la casa
-normanna. E nessuna di queste previsioni si può dire che ecceda le
-facoltà umane. Non era difficile trarre cattivi auspici dall'unione
-della casa sveva colla normanna, ed uno sguardo acuto avrebbe potuto
-intravvedere i futuri contrasti tra i Papi ed i discendenti di Enrico
-IV, che divenuti ad un tempo imperatori e re di Sicilia difficilmente
-avrebbero rinnovato il giuramento di vassallaggio al Papa, prestato
-dai normanni.[497] Parimente le esperienze fatte dalla seconda Crociata
-faceano concepire scarse speranze per la terza, perchè il tempo degli
-entusiasmi era passato da un pezzo; nè s'era più rinnovata quella
-fermezza e concordia di propositi della prima Crociata.[498] E per
-quanto crescevano le discordie nel campo cristiano e più che altrove
-nel regno stesso di Gerusalemme, altrettanto si rafforzava l'impero di
-Saladino. Parimenti non era impossibile la previsione della vittoria
-dello Svevo, il quale se patì una prima sconfitta, poteva e dovea
-scendere di nuovo più forte d'uomini e d'armi; e la fine della dinastia
-normanna, alla morte di Tancredi, del solo uomo che la seppe ritardare,
-era per fermo imminente.
-
-Se Gioacchino avesse fatto veramente queste previsioni, dovremmo
-scorgere in lui l'uomo che conosce da vicino la società in cui vive,
-nè le splendide ma passeggiere vittorie lo abbagliano, e non vede la
-meta vicina per desiderio che abbia di toccarla, nè per i vantaggi
-del presente trascura di porre in calcolo i danni dell'avvenire. Non
-sarebbe certamente impossibile, che in Gioacchino al misticismo della
-fede andasse congiunta l'esperienza consumata della vita. Per le sue
-particolari condizioni ei s'era trovato in contatto colle persone più
-eminenti del suo tempo, nè sarebbe strano che conoscesse le discordie
-degli uni, la vanità degli altri, e prevedesse un avvenire molto più
-buio di quel che i suoi contemporanei si raffigurassero. Anzi in questa
-previsione la fede mistica e l'esperienza della vita si sarebbero
-incontrate, ed entrambe avrebbero contribuito a confermare il solitario
-veggente nella persuasione che bisognasse mutar cammino per ridar la
-pace e la giustizia alla travagliata cristianità.
-
-Comunque sia di queste previsioni di Gioacchino, nel modo come le
-abbiamo esposte qui sopra, certo è che nei termini in cui ci son
-raccontate dai biografi si tradiscono facilmente per tardive e malcaute
-invenzioni, intrecciate di grossi errori e storici e cronologici.
-Questi racconti appartengono alla stessa epoca, in cui sotto il nome
-di Gioacchino andavan pubblicate e visioni e profezie, e gli uomini
-si consolavano dell'acerbità dei loro mali coll'annunziarne facile
-ed imminente la fine. In quel tempo nacque una copiosa letteratura
-pseudoprofetica, che non ha nulla di comune colle opere genuine
-dell'abate calabrese, ove non si preveggono i fatti avvenire nei
-loro particolari, e più volte vien dichiarato che solo Iddio conosce
-il giorno in cui sarà per cominciare il nuovo periodo della storia
-umana.[499]
-
-Per questo rispetto Gioacchino è di gran lunga inferiore agli antichi
-profeti. A lui manca quella potente fantasia, che col magistero
-di grandiose allegorie e di visioni estatiche sa bene anticipare
-il futuro.[500] Non gli fa difetto certo il profondo sentimento
-dell'infelicità presente, nè la viva aspirazione ad un migliore
-avvenire, ma il suo pennello non sa colorire questi lontani orizzonti.
-Ei non possiede il dono dell'ispirazione profetica come non conosce il
-segreto dell'eloquenza; ed in luogo di bandire profezie sue si contenta
-d'interpetrare le altrui. Chi sulla fede di Dante pensasse di trovare
-nelle opere di Gioacchino le smaglianti pitture di tempi nuovi, ben
-presto si sgannerebbe. L'abate calabrese non è un profeta, ma uno
-scolastico e pesante commentatore, il quale per scoprire un lembo
-dell'avvenire fruga e rifruga nel passato, e non che sciorre il volo
-pei campi indefiniti della speranza, s'indugia in faticosi calcoli di
-date e generazioni.
-
-Ma l'effetto che Gioacchino produceva nei suoi contemporanei non
-possiamo certo vagliarlo colle nostre misure. Il suo commento alla
-Bibbia era secondo il gusto dei tempi, quelle interpetrazioni sforzate,
-e che balzan fuori da sottili ragionamenti, avean grande presa
-sugl'intelletti, ed i riscontri per quanto più strani e tormentosi
-tanta maggior fede riscotevano. Nè faceva intoppo la sconfinata
-libertà d'interpetrare allegoricamente quello, che inteso alla lettera
-non avrebbe dato il senso voluto. Si era da gran tempo avvezzi a
-questo giuoco, nè faceva certo meraviglia che Sara ad esempio ora
-s'interpetrasse come il simbolo della vecchia legge, ed ora della
-nuova, secondo che la si metteva in confronto di Elisabetta o di
-Agar.[501] E tanto più questi contorti commentarii e questi calcoli
-artificiosi doveano essere accolti con favore, in quanto che da essi si
-cavavano risultati rispondenti ai più profondi bisogni del tempo. Il
-secolo decimosecondo fu travagliato quanto altri mai da gravi lotte e
-religiose e politiche. Mostrammo nei capitoli precedenti quanto vigore
-avesse spiegato l'eresia, che pochi anni dopo la morte di Gioacchino
-fu bandita una crociata per estirparla. Le lotte inoltre tra la Chiesa
-e l'Impero dettero luogo ad uno scisma lungo e tormentoso, che durò
-non meno di un ventennio, e se la pace fu alfine composta, tutti
-prevedevano che non sarebbe durata, e che presto o tardi ricomincerebbe
-la lotta con maggior furore. Queste discordie perenni, queste battaglie
-sanguinose si tenevano allora non come una legge inesorabile della
-storia, ma quale effetto passeggiero e transitorio della corruzione
-umana, come il segno manifesto dell'appressarsi dell'ultima ora pel
-vecchio mondo.[502] Non erano ancora spente le paure millenarie, se non
-che le menti più ardite non osavano più preannunziare la fine delle
-cose, tante volte indarno aspettata, bensì una profonda rinnovazione
-sociale. E Gioacchino fu l'interpetre di questi pensieri che ei facea
-scaturire dallo studio assiduo della Bibbia, e dalla profonda ed
-instancabile osservazione dei mali presenti. E le sue parole destavano
-un'eco tanto più larga, per quanto più alto era il posto onde veniano
-profferite. E non è strano che fossero avidamente credute le previsioni
-di un uomo eminente, che e per la pietà e la dottrina insieme fu
-per forza creato abate, e in seguito divenne o fondatore, o almeno
-rinnovatore di un ordine fratesco.
-
-Le circostanze certamente favorirono assai il progresso delle idee
-gioachimitiche, e la creazione dell'ordine francescano, e le scissure
-che ben presto lacerarono quel sodalizio, vi contribuirono non poco.
-Ma anche prima di quel tempo le ardite divinazioni di Gioacchino
-levarono grande rumore. Prova ne sia il fatto raccontato da Rodolfo
-di Coggesale, che capitato a Roma nel 1195 l'abate di Perseigne
-volle avere una conferenza con Gioacchino intorno alle famose sue
-profezie.[503] E non meno curioso fu Riccardo re d'Inghilterra, che al
-dire di Roggero Hoveden fece venire a bella posta in Messina l'abate
-per conferire seco lui sull'interpetrazione dell'_Apocalisse_.
-
-Noi certo non lo teniamo per un profeta, nè nel significato razionale
-che si suol dare a questa parola, e molto meno nel sovrannaturale; ma
-riconosciamo volentieri in lui una mente elevata ed un animo onesto e
-desideroso del bene. E se non possiamo dividere le sue idee sul corso
-della storia, non gli possiamo negare un'acuta osservazione delle
-calamità del suo tempo. E per quanto sieno fantastici i rimedii che ei
-consigliava di apprestare, non pertanto i suoi disegni per più d'un
-secolo affaticarono le menti, e certo avrebbero grandemente giovato
-all'umanità, se il loro valore intrinseco fosse stato pari alla purità
-degl'intendimenti di chi li pensava.
-
-
-II
-
-Benchè molte opere vadano sotto il nome di Gioacchino, tre sole sono
-riconosciute autentiche dai più, la _Concordia dell'antico e nuovo
-Testamento_, il _Commento all'Apocalisse_ ed il _Salterio delle dieci
-corde_. Il Preger recentemente ha dubitato anche di queste, ma le
-sue prove non reggono, come ha bene dimostrato il Reuter, alle cui
-ragioni in favore dell'autenticità mi sia lecito di aggiungerne qualche
-altra, che non va trascurata.[504] Ed in primo luogo è da notare col
-Reuter, che le tre opere sono già citate da Guglielmo Alverniate,
-morto cinque anni avanti al 1254. Nè ci farebbe meraviglia che qualche
-altra citazione più antica, frugando meglio negli scrittori medievali,
-si trovasse. Certo è notevole che il gioachimita Salimbene non citi
-l'opera principale di Gioacchino la _Concordia_, o almeno che il solo
-passo riferibile a questa non solo sia sospetto d'interpolazione, ma
-sbagliato di pianta, stantechè nella _Concordia_ il pontefice Leone I,
-che arrestò gli Unni, è messo in confronto non con Giosaffatte, come
-vuole il Salimbene, ma con Asa, le cui preghiere misero in fuga gli
-Etiopi.[505] Tutto questo è vero. Ma che cosa s'ha da inferire? Che
-forse il Salimbene non conosca la _Concordia_? No certo, perchè il non
-citare o citar male non vuol dire non conoscere un'opera, ma non averla
-sottocchio nel momento che si scrive. Nè tampoco si può conchiudere
-che il Salimbene conosca la _Concordia_, ma l'abbia in sospetto quale
-opera spuria, come opina il Preger. Nessuno oserebbe attribuire tanta
-finezza di critica al Salimbene, e molto meno il Preger, che non
-ignora il passo della _Cronaca_, ove è citata un'altra opera a parer
-suo pur anche spuria, l'_Esposizione dell'Apocalisse_.[506] Perchè
-dunque il Salimbene non avrebbe saputo scoprire questa, se avea già
-scoperta la falsificazione ben più difficile della _Concordia_? La
-verità è che il Salimbene non è critico, nè molto nè poco, e sarebbe
-ben strano che le tre opere maggiori facessero intoppo a lui, che
-teneva per autentici i commentari a Geremia ed Isaja, la cui falsità
-era più facilmente riconoscibile. Chè anzi nel Salimbene scorgiamo
-maggiore predilezione per i libri apocrifi, che cita molto soventi. In
-un luogo della _Cronaca_ ei ci dice di non aver da gran tempo nè letta
-nè vista l'_Esposizione dell'Apocalisse_. E noi gli crediamo, che ai
-francescani andavano più ai versi quelle credute opere di Gioacchino,
-ove le allusioni ai frati minori erano certe e trasparenti, e più
-determinate le profezie. Codesta letteratura apocrifa acquistando ogni
-giorno maggior credito metteva in seconda linea la genuina. Così ci
-spieghiamo come il Salimbene citi male la _Concordia_. La citazione
-probabilmente si riferisce non alla _Concordia_, posta in secondo luogo
-nella parentesi, ma al _Liber figurarum_, che forse era un rifacimento
-della _Concordia_.[507]
-
-Un altro passo della _Cronaca_ del Salimbene induce il Preger a
-dubitare dell'autenticità della _Concordia_. Se il frate avesse
-conosciuto o tenuta per autentica la _Concordia_, come avrebbe potuto
-dire che Gioacchino non determina l'anno in cui ha da cominciare
-il terzo periodo; mentre in quell'opera è chiaramente fissato il
-1260?[508] Ma anche questo ragionamento non stringe. Il Reuter ha
-già notato che nel passo di Salimbene non è detto che Gioacchino non
-assegni il tempo, bensì che alcuni credano di sì, altri di no. Ed io
-soggiungo che questa doppia interpetrazione era giustificatissima.
-Perchè sebbene in più luoghi come vedremo, Gioacchino stabilisse il
-1260 come anno in cui avrà fine il secondo periodo, pure in altri
-luoghi mostra di dubitare di aver colto giusto, e se ne rimette ai
-posteri, che saranno spettatori degli avvenimenti, o a Dio che li ha
-predeterminati. Si poteva dunque ben dire: Gioacchino dai calcoli fatti
-sulle generazioni, prestabilisce il 1260; ma l'esattezza del conto ei
-non garentisce, e niente vieta che il terzo periodo entri o avanti o
-dopo quest'anno misterioso. Si poteva e dopo il 1260 si doveva dire
-così, se pur si volea salvare la reputazione profetica del grande
-abate. Qual meraviglia che il Salimbene accolga questa spiegazione,
-che rovescia sui cattivi interpetri la colpa, che molti attribuivano
-a Gioacchino? Al che s'aggiunga che le parole, messe in bocca a
-Gioacchino per iscusare l'incertezza della determinazione numerica,
-sono tolte di peso da un luogo della _Concordia_, che facilmente
-saltava agli occhi e poteva puranche tenersi a mente, perchè si trova
-nel penultimo capitolo verso la fine dell'opera, in una commovente
-esortazione ai fedeli.[509] Il passo adunque che il Preger adduceva
-contro, è forse la prova più decisiva in favore dell'autenticità della
-_Concordia_ che in questo luogo senza nominarla viene esattamente
-citata.
-
-Dopo questa discussione potremo sbrigarci più sollecitamente delle
-altre prove del Preger. In un luogo della _Concordia_, ei dice, viene
-ricordato Federico per metterlo a riscontro con Assalonne.[510] Non
-si può intendere, seguita il Preger, Federigo Barbarossa, perchè
-questi dopo lunghe lotte si riconciliò colla Chiesa, e non morì come
-Assalonne combattendo contro il padre suo. La citazione si riferisce
-piuttosto a Federico II, che da tutti i Gioachimiti era tenuto per
-l'Anticristo, o almeno per uno dei precursori dell'Anticristo. Così la
-intendeva l'anonimo di Passau, che per questa ragione appunto tiene per
-ispuria l'opera della _Concordia_. Ma tutto codesto ragionamento cade,
-quando si voglia leggere col Reuter tutto il luogo che si riferisce
-a Federigo. Gioacchino avendo già paragonato Salomone, il figlio
-prediletto di Davide, a Cristo, dovea riscontrare nell'Anticristo
-il figlio ribelle, Assalonne. Se non che l'analogia non tornava,
-perchè Davide pianse la morte del suo figlio benchè ribelle, mentre
-la Chiesa non potrebbe se non rallegrarsi della fine dell'Anticristo.
-Assalonne quindi non può essere l'imagine dell'Anticristo vero, ma di
-uno dei precursori, che potè benissimo tornare infesto alla Chiesa, ma
-non spezzò con lei tutti i vincoli di filiale affetto, e con questo
-intendimento poteva essere ben citato Federico I, che dopo avere
-combattuta la Chiesa, tornò nel suo grembo. Certo qualche dissonanza
-resta pur sempre, ed è vero che Federico non morì combattendo contro
-suo padre al pari di Assalonne. Ma la congruenza tra il vecchio ed
-il nuovo Testamento non deve estendersi secondo Gioacchino a tutti i
-particolari.[511] Ed in ogni modo il disaccordo sarebbe maggiore se si
-trattasse di Federico II, al quale la Chiesa non perdonò mai nè vivo
-nè morto, e non che piangere sulla sua fine, giurò un odio pertinace
-ai suoi discendenti, nè smise se non quando ebbe mozzo il capo sul
-patibolo l'ultimo rampollo della stirpe odiata.
-
-Il Preger sforzato dalla sua logica demolitrice, deve revocare in
-dubbio la lettera di Gioacchino, ove citate le tre opere in discorso,
-vuole che sieno sottoposte al giudizio di Roma, e vi si cancelli tutto
-ciò che possa parere meno ortodosso. Non è strano, aggiunge il Preger,
-che scriva a tal modo un profeta, il quale è ben sicuro del fatto suo,
-e detta sotto l'impulso di una alta ispirazione? Nè la Chiesa avrebbe
-potuto concedere licenza a chicchessia di pubblicare scritti profetici,
-la cui portata non era in grado di misurare.[512] Ma nè l'una nè
-l'altra osservazione è esatta. Gioacchino se pur s'ha da chiamare così,
-è profeta a modo suo; pieno di scrupoli e d'incertezze. E la lettera
-ai confratelli è scritta nello stile delle opere delle quali abbiamo
-già riportato parecchi passi, dove non traluce certo l'arditezza dei
-profeti e la fiducia nelle proprie forze. Ed i papi che conoscevano per
-prova la pietà del santo abate non potevano dubitare dell'opera sua;
-ma ciò non pertanto ingiungevano che gli scritti avanti di pubblicarsi
-fossero mandati a Roma. Infine dell'autenticità della lettera non si
-può dubitare, se ne fu tenuto conto nel Concilio lateranense del 1215,
-appena tredici anni dopo la morte di Gioacchino.
-
-Riconosciuta l'autenticità di questa lettera, segue che sono genuine
-non pure la _Concordia_, ma benanco l'_Esposizione dell'Apocalisse_
-citata dal Salimbene, ed il _Salterio delle dieci corde_. In
-quest'ultima opera sono esposte alcune opinioni sulla Trinità conformi
-a quelle condannate nel Concilio lateranense. E l'Engelhardt da questa
-conformità argomentava che il trattato contro Pietro Lombardo non
-fosse in realtà se non il primo libro del _Decacordo_. Io riconosco
-col Preger che questa opinione non regge, perchè l'opuscolo condannato
-nel Concilio lateranense dovea essere indirizzato nominatamente contro
-il libro delle sentenze, laddove nel primo libro del _Decacordo_ non
-è citata alcuna opera. Ed in secondo luogo il _Decacordo_ è opera
-espositiva, non polemica. Ma se per questo rispetto io sono d'accordo
-col Preger, non posso acconsentirgli che l'indirizzo di quest'opera
-sia affatto contrario a quello dell'opuscolo incriminato. Le dottrine
-intorno alla Trinità, condannate dal Concilio, si trovan tutte nel
-_Decacordo_, ed il dotto Papebrochio non è riescito di mostrare il
-contrario. Nè vi manca l'allusione al Maestro delle sentenze, sebbene
-non lo citi, nè lo combatta di proposito.[513]
-
-Il presupposto dunque del Preger di un'opposizione tra l'opuscolo
-condannato nel Concilio e il primo libro del _Decacordo_ non regge,
-e cade per tal guisa tutto il ragionamento costruitovi sopra. Nel
-_Decacordo_ l'autore è e vuole restare cattolico, ed in moltissimi
-punti le sue dottrine non sono differenti dalle più ortodosse. Ma è
-questa forse una prova dell'ipotesi del Preger, che il _Decacordo_ sia
-stato scritto da un pio Gioachimita nell'intendimento di scagionare il
-maestro dalle accuse? Non certo, perchè il contraffattore non avrebbe
-dovuto nè ripetere le accuse contro il maestro delle sentenze, nè
-sostenere apertamente e senza attenuazioni la dottrina gioachimita
-della Trinità, già condannata nel Concilio. Più innanzi esporremo
-questa dottrina, e riporteremo altri passi del _Decacordo_. Per ora
-ci basterà concludere che il _Decacordo_ è autentico al pari della
-_Concordia_ e dell'_Esposizione[514] dell'Apocalisse_. Queste tre opere
-sono legate tra loro, perchè non solo Gioacchino le cita tutte e tre
-nella lettera al Papa, ma l'una cita l'altra.
-
-Dalla prefazione del _Decacordo_ sappiamo che il primo libro
-di quest'ultima opera fu scritto quando si trovava nel convento
-di Casamari, e poi che era stata già composta la _Concordia_ e
-l'_Apocalisse_.[515] Codesta notizia ci vien confermata da Luca, che
-ci dice benanco l'anno, a cui si riferisce Gioacchino, il 1182. Ed
-un'altra conferma la ricaviamo dalla lettera del 1188 di Clemente III,
-ove è detto che le opere di Gioacchino furono cominciate a scrivere per
-incarico di Lucio III (1181-1185) e di Urbano III (1185-87).
-
-Da questa stessa lettera ricaviamo che nel giugno 1188 le opere non
-erano finite ancora, sicchè la pubblicazione dev'essere posteriore a
-quell'anno, ma quando accadesse non sappiamo. Certo la _Concordia_ ebbe
-a precedere le altre opere, perchè nella lettera più volte citata di
-Gioacchino del 1200 è detto che la prima opera fu mandata al Papa, le
-altre non ancora. È probabile che nel 1195 la _Concordia_ fosse già
-pubblicata, perchè in quell'anno le profezie dell'abbate Gioacchino
-erano così note, che come dicemmo l'abbate di Perseigne mostrò il
-desiderio di discorrerne con l'autore. L'_Apocalisse_ poi fu scritta
-intorno al 1196 o poco dopo, perchè in un luogo l'autore dice aver
-saputo l'anno innanzi ovvero il 1195 che i Patarini mandarono legati ai
-Saraceni.[516] L'ultima delle opere, il _Decacordo_, benchè composta
-dopo, fu certamente pubblicata insieme al _Commento dell'Apocalisse_,
-perchè in un luogo di quest'opera è citato il secondo libro di
-quella.[517]
-
-Da queste tre opere in fuori le altre sono manifestamente apocrife. E
-a condannarle basta, come avverte il Renan, la lettera di Gioacchino
-premessa così alla _Concordia_ come all'_Esposizione dell'Apocalisse_.
-In questa lettera, ricordate la _Concordia_ in cinque libri, il
-_Decacordo_ in tre, e l'_Esposizione_ in otto titoli, aggiunge di
-avere scritto altri piccoli opuscoli contro gli Ebrei, e contro
-gli avversarii della fede cattolica. In quest'ultima categoria può
-benissimo entrare lo scritto polemico contro Pietro Lombardo, del
-quale abbiamo parlato più sopra, ma restano escluse tutte le opere di
-argomento dottrinale, e che non sieno indirizzate contro qualcuno.
-Anche Luca, lo scolare ed il copista di Gioacchino, cita soltanto
-queste tre opere.
-
-Sono evidentemente falsi i _Vaticinia Pontificum_, che ebbero tanta
-celebrità nel Medio Evo,[518] ed i commenti alle profezie di Cirillo,
-di Merlino e della Sibilla Eritrea.[519] Non vogliamo entrare
-nell'esame particolareggiato di tutta questa letteratura profetica,
-che ci menerebbe molto fuor di strada, ma questo solo notiamo, che ove
-pure sieno state in voga prima di Gioacchino le cosiddette profezie di
-Merlino e delle Sibille, ei non le cita mai nelle opere autentiche che
-abbiamo ricordato più sopra. Senza dubbio persone molto rispettabili,
-come Alano di Lilla, tennero in gran conto i vaticinii che andavano
-sotto il nome del mago inglese.[520] Ma Gioacchino non mescola il sacro
-col profano, nè riconosce altra autorità all'infuori della Bibbia e dei
-Padri, e se anche avesse conosciute queste pseudoprofezie, si sarebbe
-ben guardato dal trarne partito e commentarle.
-
-Non meno apocrifi sono i commenti ad Isaja e agli altri profeti
-minori, nonchè quel trattatello che serve d'illustrazione alle minacce
-profetiche, una specie d'indice geografico delle provincie del mondo
-intero per ciascuna delle quali si notano le pene che loro sovrastano.
-È noto che nel linguaggio profetico questo cumulo di colpe e minacce è
-detto _onus_, onde _onera prophetarum_ sono chiamate le invettive dei
-profeti, ed _onera provinciarum_ le colpe di ciascun paese.[521] Che
-il trattato geografico non appartenga a Gioacchino è agevole provarlo
-da questi pochi passi, che io aggiungo a quelli riportati dal Renan.
-Nell'annotazione al ducato Spoletino è fatto cenno dei due ordini
-francescano e domenicano, che al pari di luminose stelle sorgono a
-predicare un'altra volta il Vangelo del regno coperti di ruvidi sacchi.
-La Chiesa di Sardi viene paragonata a quella dei monaci cassinesi,
-che la macchiano coi loro desiderii carnali, e col non distinguersi in
-nulla dai secolari. Certo Gioacchino ha rimproverati soventi i frati
-anche del suo ordine, ma è ben lontano di applicare loro il testo
-dell'_Apocalisse_. In questa amara invettiva si scopre facilmente il
-mendicante francescano che non può perdonarla al fastoso benedettino.
-Nell'annotazione alla provincia narbonese si fa parola della crociata
-che sarà bandita contro il focolare dell'eresia albigese.[522] Ma
-non occorrerebbero nè questa nè altre prove per dimostrare che il
-trattato appartiene al tempo dei commentatori di terza o quarta mano,
-che per dir qualche cosa di novo hanno bisogno di scendere a minuti
-particolari, e trovare un motto almeno per ciascuna provincia o città
-che sia.
-
-Parimenti apocrifi sono i commenti ad Isaja ed ai profeti minori.
-Ed a provarlo poche citazioni basteranno. Nelle opere autentiche di
-Gioacchino come nel _Commentario dell'Apocalisse_, la donna ammantata
-di oro che fornica coi Regi, è Roma in quanto rappresenta non la
-Chiesa dei giusti, ma la moltitudine dei reprobi. Anzi per togliere
-ogni equivoco questa moltitudine di reprobi non è chiusa nelle mura
-della eterna città, ma si dilarga per tutto l'orbe del cristiano
-impero. L'autore della lettera ai fedeli non avrebbe potuto tenere un
-altro linguaggio, ed egli che si dichiarava servo devoto della Chiesa
-non avrebbe potuto raffigurarla nella donna dell'_Apocalisse_. Ben
-altrimenti si comporta lo scrittore del _Commento_, che contro Roma
-adopera le stesse parole, dai Catari, Valdesi ed Arnaldisti.[523]
-Sotto il nome di Gioacchino mal si nasconde un frate francescano,
-che ingenuamente confessa essere nati i due ordini a flagellare la
-Chiesa occidentale. Questo chiaro accenno ai due ordini che si ripete
-moltissime volte, e il ricordare che fa soventi di Federico II, sono
-segni certissimi della tarda età del _Commento_.[524] Io non saprei
-certamente determinarla con esattezza; ma come ha notato il Renan pel
-libro di Geremia, debbo anch'io notare per questo d'Isaia che l'autore
-mette in guardia non solo contro i tedeschi, ma benanco contro i
-francesi.[525] Il che vuol dire che il tempo degli entusiasmi angioini
-era già passato. Ed in un luogo parmi che sia sfuggito al malcauto
-autore l'anno della composizione del libro, ove parlando del terzo
-stato dice che sarà compiuto tra novant'anni dopo il mille e trecento,
-espressione ben strana per uno che non fosse contemporaneo di Bonifacio
-VIII.[526] Secondo questa congettura il commento ad Isaja sarebbe
-posteriore al Salimbene. Il che s'accorda col fatto già da noi rilevato
-che Salimbene conosce gli _Onera_ non il _Commento_. Gli _Onera_ in
-verità sarebbero più antichi, ma certo molto posteriori al 1201 come si
-raccoglie da una frase sfuggita allo stesso autore.[527]
-
-Il commento a Geremia appartiene allo stesso tempo, perchè il Salimbene
-racconta che i due frati francescani Bartolomeo Ghiscolo da Parma e
-Gherardino da Borgo S. Donnino sulla fede nell'esposizione di Geremia
-faceano tristi pronostici della crociata che S. Luigi apparecchiava
-nel 1248.[528] Dunque la composizione di questo commentario risale al
-di là di quest'anno. Ma forse non indietro al 1239, anno, come nota il
-Renan, in cui la rottura tra il partito Guelfo e Federigo II si fece
-più aperta. Certo son degne di quel tempo le fiere invettive che si
-leggono in questo libro contro l'Imperatore, al quale adattandovi le
-parole d'Isaja vien dato del _basilisco_, che esce dalla _radice del
-serpente, della vipera e del serpente volante_. Nè gli risparmiano gli
-epiteti più obbrobriosi, superbo, astuto, lascivo, avaro, tortuoso,
-perfido, violento, iracondo.[529] Il nome in verità qui, a differenza
-del commento ad Isaja, è taciuto; ma l'allusione a Federigo II
-è trasparentissima. Questo commentario, che dice tante insolenze
-dell'Impero si suppone indirizzato ad Enrico VI, ed il profeta non
-dubita di annunziargli che il leone d'Isaja vuol significare il padre
-(Federigo I), la radice serpentina lui stesso Enrico, e da lui escirà
-il basilisco, che è per conseguenza il figlio di Enrico VI o Federigo
-II. Più chiaramente in un altro luogo è descritto l'albero genealogico
-di Federigo II risalendo ad Enrico IV, che il commentatore chiama
-primo, perchè fu il primo degli Enrichi ad opporsi alla Chiesa. E
-come se non bastassero tutte queste indicazioni, vi aggiunge l'altro
-particolare, che i figli si ribelleranno contro il padre, accennando
-alla fellonìa di Enrico, ed alla sua morte.[530]
-
-Quest'ultimo particolare ci darebbe una indicazione più precisa
-dell'età in cui fu composto questo commento, il quale dev'essere
-posteriore non solo al 1239 ma benanco al 1242 anno della morte di
-Enrico. Ma sulla quistione del tempo torneremo di qui a poco. Ora
-basti notare che il solo fatto dell'allusione a Federico II[531]
-toglie ogni credito a questo commento, e ci fa maravigliare come anche
-dall'Engelhardt sia stato attribuito all'abate Gioacchino. Ma oltre
-all'allusione a Federico II, troviamo chiari e numerosi accenni ai
-due ordini dei minori e dei predicatori. Nè questo soltanto, ma, il
-commentatore sa bene che i nuovi ordini sono combattuti dai prelati,
-sospettosi di questi novatori che vestono in strane fogge, e predicano
-dottrine di un'assoluta povertà non mai sentite, ed a chi non li segue
-predicono calamità.[532] Nè si nasconde che la causa dei prelati viene
-sostenuta benanco dal pontefice, sicchè l'autore non dubita di levare
-anche contro lui la sua voce. E le parole che egli pronunzia contro la
-Chiesa Romana non sono meno vibrate di quelle che leggemmo nel commento
-di Isaia, nè ripugnano meno alla pietà di Gioacchino.[533] Il che vuol
-dire che avanti alla composizione del libro era scoppiata la scissura
-nell'ordine francescano, e la parte più intransigente era già per
-volgersi contro i vescovi, i cardinali ed il papa, che mal tolleravano
-le nuove dottrine. Una prova manifesta l'abbiamo in un passo ove i
-nuovi ordini sono chiamati predicatori dell'evangelio eterno, parola
-che nelle opere autentiche di Gioacchino non s'incontra mai.[534]
-
-Tutte queste prove mettono fuori dubbio che l'opera non è di
-Gioacchino, e che la data del 1197,[535] in cui si dà per iscritto
-questo commentario, è una pia frode del commentatore. Se Gioacchino,
-nota il Renan, avesse fatto questo commentario nel 1197, nella lettera
-ai fedeli scritta nel 1200 l'avrebbe certamente rammentato. E noi da
-alcuni passi abbiamo potuto raccogliere, che nè nel 1197, nè nel 1200
-fu potuto scrivere questo commento, bensì posteriormente alla morte del
-ribelle figlio di Federico II, vale a dire al 1242. E forse neanche
-a questo tempo dovremmo arrestarci, perchè anche qui, il linguaggio
-violento che si usa contro Roma, l'accenno alle persecuzioni subite dal
-nuovo ordine dei frati minori, il nome di Evangelio eterno ci menerebbe
-ad una data molto posteriore. E nella stessa opinione ci confermerebbe
-l'accenno alla Francia, che secondo questo commento sarebbe come la
-canna che ferisce chi vi si appoggia.[536] Non saremmo dunque lontani
-dall'attribuire a questo commento la stessa età dello scritto su Isaja.
-
-Nè vale il notare che questo commento ha dovuto essere scritto prima
-del 1260, perchè in qualche passo appar verde la speranza che in
-quell'anno fatale avranno fine le calamità del mondo. Nè tampoco
-importa che il Salimbene abbia avuto contezza di questo libro sin
-dal 1248. Imperocchè è certo che questa letteratura pseudo-profetica
-non è nata tutta d'un getto in un anno determinato. E può darsi
-benissimo che il commentario, che abbiamo noi oggi di Geremia sia
-soltanto in parte quello conosciuto dal Salimbene;[537] e molte
-aggiunte ed interpolazioni vi sieno state fatte, e molte altre se ne
-farebbero ancora, se queste profezie avessero anche oggi il credito
-che riscuotevano nel Medio Evo. Le pseudo-letterature hanno questo
-carattere, che si considerano come un patrimonio comune, del quale
-nessuno è proprietario in proprio, ed ognuno vi può apportare le
-modificazioni che crede più opportune. Così si spiega come di due opere
-distinte se ne faccia una sola, o di una due; come si aggiunga ora un
-particolare ed ora un altro senza darsi la pena di verificare se stoni
-con tutto il resto. Questo è accaduto alla letteratura profetica del
-neopitagorismo, e del neoplatonismo, e senza notevoli differenze si è
-ripetuto nel sodalizio francescano.
-
-Intorno alle opere manoscritte dell'abate Gioacchino posso
-aggiungere alle notizie date dal Renan alcune altre attinte ai
-codici laurenziani. In un codice della biblioteca Santa Croce oltre
-all'esposizione di Geremia si trovano altri due scritti dell'abate
-calabrese, uno intitolato _De ultimis tribulationibus_, e l'altro _De
-articulis fidei_. Il primo è un'esposizione delle ultime guerre che
-dovrà sostenere l'umanità, analoghe a quelle sostenute nel Vecchio
-Testamento. Non oserei dire che sia autentico, ma non vi ho trovati i
-caratteri delle opere evidentemente apocrife, come i commenti a Geremia
-ed Isaia.[538]
-
-L'altro opuscolo è quello ritenuto perduto dal Renan, e di cui ei
-pubblicò alcuni brani riportati dal resoconto d'Anagni. Non credo
-giusta l'opinione del Renan che sia lo stesso di quello scritto contro
-Pietro Lombardo, perchè questo opuscolo non è affatto polemico, e
-le opinioni sulla Trinità sono espresse forse più temperatamente
-che non nel _Decacordo_ e nell'_Apocalisse_. Benchè questo libro sia
-citato dalla Commissione d'Anagni, io sospetto fortemente della sua
-autenticità. Gioacchino non avea bisogno di circondar di mistero
-le dottrine che aveva di già esposte in altre opere. Nè poi gli
-sarebbe giovato di occultare le teorie teologiche, espresse in questo
-libercolo, che in sostanza non differiscono dalle ricevute comunemente;
-ma ben piuttosto le altre sui tre stati, che qui sono interamente
-taciute.[539]
-
-In un altro codice laurenziano, ove già trovammo il _liber Sybillae_,
-esiste la lettera di Gioacchino, che il Renan trovò nel manoscritto
-3595 dell'antico fondo. È una esortazione ai fedeli di mutar via
-e pentirsi delle proprie colpe perchè il giorno della tremenda
-espiazione è vicino.[540] Non v'ha nessuna ragione perchè non si
-debba dire autentica, come autentici anche secondo il Renan sono i due
-componimenti poetici stampati alla fine del _Decacordo_.[541]
-
-
-III
-
-Esponiamo ora brevemente le idee di Gioacchino prendendo le mosse
-dalle opinioni teologiche, condannate nel solenne Concilio del 1215.
-Queste opinioni si riferiscono al domma della trinità, intorno al quale
-rinacquero sempre le dispute quando meglio parevano finite, comecchè
-non fosse possibile tenersi egualmente lontano dagli opposti estremi,
-e col dare maggior rilievo alla diversità delle persone, l'unità divina
-correva pericolo; per contrario dando maggior peso all'unità divina, la
-differenza delle persone diventava affatto secondaria ed evanescente.
-Nella prima difficoltà ruppe Ario, nella seconda Sabellio.[542]
-E quando pareva composto il grave dissidio, e trovato il punto di
-equilibrio tra queste opposte tendenze, il fatto smentì le previsioni,
-ed il problema rinacque intorno alla natura di Cristo. Anche qui quelli
-che davano maggior importanza all'unità delle due nature divina ed
-umana, correvano il rischio di assottigliare di tanto quest'ultima da
-renderla qualche cosa di simbolico (docetismo); quelli al contrario
-che mettevano in sodo la realtà della persona umana minavano
-l'intrinsecazione delle due nature. Era ben difficile trovare un punto
-fermo tra gli opposti indirizzi di Cirillo e Nestorio, ed i concilii
-stessi talvolta ebbero a contraddirsi. Non farà dunque meraviglia se
-la discordia rinacque nel decimosecondo secolo, e gli stessi pericoli
-si manifestarono, e parve novamente difficile di cansare Scilla senza
-incorrere in Cariddi.
-
-Nella mente di Pietro Lombardo, il grande autore del libro delle
-sentenze, la cura dell'unità dell'essenza divina appare manifesta.
-L'essenza divina è qualche cosa di differente dalle persone, perchè
-l'essenza è unica e le persone sono tre. Quindi non si potrebbe
-mettere in luogo delle persone l'essenza, e dire ad esempio che
-l'essenza del Padre ha generato l'essenza del figlio, e l'essenza del
-figlio quella del verbo. Contro questa esposizione si levò l'abate
-Gioacchino, il quale pare che scrivesse un opuscolo polemico contro
-il grande Lombardo, accusandolo di mettere tale stacco tra l'essenza
-e le persone, che in luogo della trinità si dovrebbe ammettere una
-quaternità in Dio, vale a dire un'essenza e tre persone. L'opuscolo
-è andato perduto, ma le accuse sono ripetute nel primo libro del
-_Decacordo_, ove è esposta molto chiaramente la dottrina opposta a
-quella del Lombardo.[543]
-
-Le tre persone, ei dice, non vanno distinte tra loro come l'ulivo,
-il mirto e la palma, che sono alberi di diversa natura e specie; nè
-tampoco come tre ulivi, che sono bensì della stessa natura, ma di
-proprietà differenti; nè quali tre rami impiantati nello stesso tronco,
-cosicchè questa rappresenti la sostanza e quelli le persone, il che
-tornerebbe lo stesso come ammettere una quaternità. Bisogna metter
-da banda codeste imagini, e prendere la similitudine da quella luce,
-che illumina tutti gli uomini che vengono al mondo, e dalla quale
-procede quel calore che tutte cose avviva. Da questa luce, che si
-chiama sole, promanano i raggi luminosi e calorifici, come dal Padre
-promana il figlio, che discese per illuminare le menti, e lo spirito
-per infiammarle. Tra il calore e lo splendore del sole non sai mettere
-distinzione, e frattanto, tu non dubiti che sien due; oh! perchè vuoi
-scindere la divina sostanza per credere alla trinità di Dio? Ma un
-errore più grave di questo è l'altro, nova invenzione dei nostri tempi,
-secondo il quale si dovrebbe ammettere le persone oltre la sostanza,
-sicchè in questa si riponga l'unità ed in quella la trinità, come se
-dicendo che il foco celeste e la luce ed il calore che ne promanano
-sieno lo stesso sole, si voglia sotto il nome del sole indicare una
-quarta cosa oltre alle tre.[544]
-
-Un'altra imagine che chiarisce il mistero della Trinità è quella del
-Salterio dalle dieci corde. Questo strumento musicale è uno, perchè
-sebbene al pari di ogni corpo possa dividersi, pure ove si divida, non
-è più quel dato istrumento. Ma non ostante che sia uno, ha tre lati e
-tre vertici, e ciascuno di questi lati o corni non deve essere preso
-nel senso di linea, bensì di superficie. Il lato orientale è tutta la
-superficie in quanto prospetta sull'oriente, il lato occidentale è la
-stessa superficie in quanto prospetta sull'occidente, e dite parimenti
-del lato meridionale. Così la stessa superficie ha tre prospettive
-differenti, ed ecco come tre può essere uno, ed uno tre.[545]
-
-Non discuto queste similitudini, che lasciano il tempo che trovano,
-nè riescono a far comprendere l'incomprensibile. Nè discuto
-dell'ortodossia della dottrina. Il Concilio del 1215 la condannò e S.
-Tommaso molto più tardi la combattè notando che se egli è vero che le
-tre persone hanno pari valore, non è men vero che si debba adoperare
-una parola per indicare ciò che esse han di comune, ed un'altra
-pel differente; talchè se la parola persona è tolta a dinotare le
-differenze, quella di essenza deve significare l'unità, e viceversa
-quest'ultima parola deve esser lasciata da banda quando si tratti di
-esprimere la differenza dei rapporti, non l'identità della natura.
-Quindi a ragione il Concilio respinse al pari di Pietro Lombardo la
-formola: l'essenza genera l'essenza.
-
-Parrebbe dunque che fosse quistione di parole, e così giudicano i più
-delle quistioni teologiche; ma in verità trattasi di gravi divergenze
-d'indirizzo. E nessuno ad esempio può sconoscere nella teorica
-dell'abate Gioacchino una tendenza a dar risalto alle differenze
-personali a discapito dell'unità d'essenza. Per lui l'_unitas_ ben
-differisce dall'_unus_. L'_unus_ s'ha da attribuire all'individuo
-solo, laddove l'_unitas_ si può e si deve dire di una collezione
-d'individui che convengano in un pensiero, o abbiano un volere solo.
-Un aggregato d'individui come il popolo, la tribù non si potrebbe dire
-uno assolutamente, come se fosse una persona sola, ma all'_unus_ si
-deve aggiungere il suo sostantivo, _unus populus_, _una plebs_. Così
-parimenti le tre persone della Trinità, avendo un solo intelletto, un
-volere ed un potere possono ben dirsi _unitas_, _unum_, ma non _unus_
-se non vi si aggiunga _unus deus_. Sottigliezze senza dubbio; ma in
-fondo trasparisce chiaro l'intendimento di attribuire maggior valore
-alla differenza delle persone, e ridurre la misteriosa unità di natura
-ad una comunanza di pensiero o di volontà.[546]
-
-Certo egli crede di restare nei confini della dottrina ortodossa, nè
-dubita di avere ben fondata l'unità di essenza. Chi potrebbe imaginare,
-dice egli, maggiore fusione del fuoco che si aggiunga a fuoco? Eppure
-v'ha più profonda ed intima unità, quella dello spirito che si unisce
-collo spirito così da formare uno spirito solo. Ma con tuttochè egli
-insista sull'unità dell'essenza, e nell'adoperarsi a rinsaldarla usi
-talvolta espressioni, che S. Tommaso farebbe sue, ciò non pertanto il
-suo pensiero si ferma con compiacenza sulla diversità delle persone, e
-sull'incompatibilità dell'ufficio che a ciascuna di esse è attribuito.
-Soltanto il Padre è il genitore, solo il Figlio è generato, solo lo
-Spirito procede da entrambi. Parimenti soltanto il Padre invia e il
-Figlio e lo Spirito; soltanto il Figlio s'incarna, solo lo Spirito
-discende in forma di colomba.[547] E per questa diversità di funzioni
-spetta a ciascuna persona un nome diverso; il Padre s'ha da chiamare
-con nome di Timore, il Figlio con quello di Sapienza, lo Spirito con
-quello di Carità. Il che ci spiega come il principio della sapienza
-stia nel timore, ed il fine nella carità. Il Padre, creando dal
-nulla le cose volle mostrare il poter suo, ed incutere terrore negli
-uomini perchè non peccassero, e non che correggere blandamente i
-peccatori, li ebbe a punire con terribile severità. Il Figlio invece
-non colla potenza debellò i superbi, ma colla dottrina della sapienza
-e dell'umiltà. Lo Spirito Santo infine c'inspira l'amor di Dio e
-dei nostri simili, così che scacciato il timore noi ci rallegriamo
-dell'essere liberi. E nello stesso modo che sono diverse le persone
-divine, sono diversi del pari i doveri nostri verso di loro. Ed a
-cagione del Padre-timore siamo tenuti ad obbedire; a cagione del
-Figlio-sapienza dobbiamo leggere; a cagione dello Spirito-carità
-dobbiamo cantare e pregare ed amarci come fratelli.[548]
-
-Ma se diversi sono gli ufficii delle tre persone e diverso anche il
-modo come gli uomini si comportano verso di loro, egli è ben chiaro che
-diverso è l'influsso che ciascuna di esse ha esercitato nella storia
-del mondo. Secondo che gli uomini progrediscono, ed ai sentimenti
-del terrore sottentra la brama del sapere, e poscia l'amore del
-prossimo, muta il regno delle persone. Fu un tempo in cui gli uomini
-non conobbero se non il rigor della legge, e dominava incontrastato
-il Padre. A questo lungo periodo successe l'altro in cui fu scoperta
-la verità, sulla quale era da secoli tirato un fitto velo, fu il regno
-del Figlio, o dell'eterna sapienza. Ma con questo secondo periodo non
-si chiude il corso della storia. L'uomo teme, sa, ma non ancora ama
-quanto dovrebbe, e la fiamma del santo spirito non ancora scalda il suo
-cuore; onde è necessario che al regno del Figlio sottentri quello dello
-Spirito.[549]
-
-Io non credo che questa dottrina dei tre stati sia la conseguenza di un
-ragionamento teologico, come parrebbe dalla nostra esposizione. Altre
-ragioni senza dubbio l'hanno dettata, e prima fra tutte l'invitta fede
-in un migliore avvenire della cristianità. Ma la dottrina della trinità
-se non è la progenitrice di quella dei tre stati, le ha certo fornito
-i migliori argomenti di una dimostrazione. A chi tanto insisteva sulla
-successione dei due regni del Padre e del Figliuolo dovea parere strano
-che fosse lasciato da parte lo Spirito. Per giustificare l'esclusione
-sarebbe stato uopo di provare che la terza persona non avesse un
-carattere così spiccato come quello del Padre e del Figlio, il che
-sarebbe assurdo, perchè la teologia attribuisce alle tre persone pari
-valore. Così pari efficacia debbono esercitare nella storia del mondo.
-
-Quest'ultima ragione ci suggerisce due importanti considerazioni. La
-prima è che se l'azione delle persone è parimenti efficace, nello
-studio dei due regni o stati, che finora ebbero luogo, si debbono
-scoprire più profonde analogie di quel che si creda comunemente; e
-la durata del regno ad esempio dev'essere la stessa, perchè pari è
-l'intensità dell'azione delle due persone. La seconda considerazione
-è questa: che guardando bene addentro nelle due storie per iscoprirvi
-la meravigliosa consonanza, non solo conosceremo nella verità sua il
-passato, ma divineremo l'avvenire.[550] Perchè in ogni modo l'azione
-dello Spirito non dovrà essere da meno delle altre due persone, e
-conosciuto il principio ed il corso di un processo storico si può
-agevolmente predeterminare la fine.
-
-Questo è il pensiero fondamentale del più antico e più originale
-dei libri di Gioacchino, la _Concordia_. In opposizione agli eretici
-contemporanei, che ponevano uno studio a rilevare le contraddizioni
-tra il Vecchio ed il Nuovo Testamento, questo opera di Dio, quello
-del Diavolo, Gioacchino mette in luce un'armonia e concordanza anche
-in quei punti, dove l'occhio comune non sa scoprirla. Ben vero ei non
-nega le stonature non solo tra i due testamenti, ma ben anco tra le
-varie parti del Testamento Nuovo.[551] Nè poteva certo dissimularsele
-egli che in un secolo, in cui la critica non esisteva ancora, osava
-pur distinguere tra libri e libri del sacro canone, nè dubitava di
-attribuire minor valore agli evangeli non apostolici di Marco e Luca
-in confronto degli apostolici di Matteo e Giovanni, ed approvava
-gli ebrei, che fanno maggior conto delle storie di Giobbe ed Ester
-in paragone di quelle di Tobia e Giuditta.[552] Ma non ostante le
-critiche audaci ad una vera opposizione tra il Vecchio ed il Nuovo
-Testamento non prestava fede, ed era convinto che, ben cacciando lo
-viso a fondo, quello che pareva alla prima contrasto, andava risoluto
-in un accordo. Bisognava solo non tenersi alla lettera, ma interpetrare
-in un senso allegorico ciò che nel letterale porgeva argomenti a
-dubbiezze.[553] Epperò dell'interpetrazione allegorica nessun Cataro,
-nessun Valdese fece mai uso come Gioacchino, che spesso ripete il
-detto dell'apostolo: «la lettera uccide, lo spirito vivifica, e ciò
-che inteso intellettualmente edifica, preso alla lettera è insipido ed
-ingannevole».[554]
-
-Ma che cosa intende il nostro autore per allegoria? Ascoltiamo lui
-stesso. L'allegoria egli dice, è la simiglianza del minimo col massimo,
-come ad esempio del giorno coll'anno, della persona coll'ordine, colla
-città, col popolo e simiglianti. Così Abramo è un uomo e significa
-l'ordine dei patriarchi. Parimenti Zaccaria.[555] Nè si creda che
-con questa distinzione vada ristretto il valore ed il significato
-dell'allegoria; perchè l'autore sa noverarne sei specie, l'ultima
-delle quali suddivide in sette altre, così da toccare il sacro
-numero dodici. Le sei specie sono: storica, morale, tropologica,
-contemplativa, anagogica, tipica.[556] Parrebbe che la storica fosse
-un'interpetrazione letterale e tutt'altro che allegorica. No, risponde
-Gioacchino, l'interpetrazione storica è diversa dalla storia, e Abramo
-ad esempio diviene il rappresentante degli uomini obbedienti a Dio,
-come Isacco il rappresentante dei buoni figli. L'interpetrazione
-morale in luogo dell'uomo, mette in rilievo la qualità dominante, come
-a dire nell'ancella Agar vien raffigurata la concupiscenza carnale.
-L'interpetrazione tropologica non ha di mira se non il modo come in
-quel fatto o persona possa intendersi significata la parola di Dio;
-così ad esempio Agar o l'ancella rappresenta la lettera, Sara la donna
-libera, lo spirito. L'interpetrazione contemplativa riguarda i varii
-gradi dell'attività umana; l'ancella ad esempio rappresenta la vita
-attiva, la padrona per lo contrario la contemplativa. L'interpetrazione
-anagogica ci solleva dalla terra al cielo, così Agar rappresenta la
-vita presente, Sara la futura.
-
-L'interpetrazione tipica già dicemmo si divide in sette specie. La
-prima si riferisce soltanto al Padre, nè esce dal Vecchio Testamento.
-Per tal guisa se Agar rappresenta, poniamo, la plebe degli Ebrei,
-Sara la tribù di Levi. La seconda specie si riferisce al Figlio, ed
-agl'istituti che nel suo regno prevalsero; così Agar rappresenta la
-Chiesa dei secolari, Sara quella degli ecclesiastici. La terza specie
-si riferisce allo Spirito, come ad esempio nell'ordine monastico, che
-fiorisce nel terzo stato, Agar rappresenta i conversi, Sara i professi.
-La quarta specie si riferisce al Padre e Figlio insieme. Agar è la
-Sinagoga, Sara la Chiesa dei latini. La quinta specie si riferisce
-invece al Padre ed allo Spirito. Agar è di nuovo la Sinagoga; ma Sara
-muta e rappresenta la Chiesa spirituale, che fiorì al principio presso
-i Greci nella religione monastica (anacoreti). La sesta si riferisce
-al Figlio ed allo Spirito, come a dire Agar rappresenta la Chiesa per
-le sue colpe serva ed oppressa, Sara invece la Chiesa spirituale che
-durerà sino alla consumazione dei secoli. La settima specie infine si
-riferisce a tutte e tre le persone insieme. Agar rappresenta la Chiesa
-passata e presente, vale a dire tanto la giudaica quanto la cristiana,
-Sara invece la Chiesa futura.[557]
-
-Seguitando di questo passo ad enumerare i diversi scopi a cui può
-essere indirizzata l'interpetrazione allegorica, potremo contare
-non solo dodici ma infinite specie di allegorie. Questa viziosa
-classificazione giova soltanto a mostrare quanta libertà si prenda
-il nostro autore nell'interpetrazione dei sacri testi, e come senza
-scrupolo passasse da un'interpetrazione ad un'altra quando la prima
-non gli faccia più al caso. Con quest'agile manovra non è difficile
-far convergere tutti i testi, ed eliminare tutte le contraddizioni.
-S. Paolo ad es. parla per ben due volte di vescovi ammogliati, e gli
-antipatarini solevano citare con compiacenza quel passo: chi non voglia
-bruciare si ammogli. A Gioacchino propugnatore della castità riesce
-agevole d'interpetrare a modo suo questo incomodo testo, intendendo
-per moglie non la donna ma la Chiesa.[558] Così nessun ostacolo più ci
-sbarra il cammino, perchè l'interpetrazione allegorica non ha nessun
-confine. Non solo i personaggi biblici, ma le loro opere altresì hanno
-un significato simbolico, come la passione e morte di Cristo vuol
-dire il Vecchio Testamento e la risurrezione il Nuovo. Nè i corpi
-celesti, nè gli elementi della natura vengono sottratti a questa strana
-metamorfosi; chè il sole, la luna, i pianeti non solo sono creati a
-risplendere nella volta del cielo, ma a significare ben anco la luce
-invisibile. E codesta significazione muta secondo il bisogno. Talvolta
-il sole vuol dire Cristo, la luna è la Chiesa, le stelle la moltitudine
-dei fedeli; tal'altra il sole rappresenta la vita contemplativa, o
-se vogliamo la Chiesa meditante, e la luna invece la vita attiva,
-o la Chiesa predicante. Non è esclusa però una terza, una quarta
-interpetrazione, come a dire il sole rappresenta la vita futura, la
-luna la vita presente. Ed al pari del sole e della luna sono simbolici
-anche gli altri corpi celesti. Saturno mettiamo a quel che dicono, di
-natura freddo, e che più lentamente compie il suo giro intorno al sole,
-rappresenta il padre Adamo, che tremò dal freddo in paradiso, e visse
-più di tutti gli uomini, che da lui nacquero. Dopo questo esempio non
-parrà strano che al pianeta _Venere_ di qualità temperata si agguagli
-il giusto _Noè_; nè che si metta in confronto il sapiente _Mercurio_
-con quel vaso di scienza che fu _Moisè_. Nè certo è più strano il
-simbolismo degli elementi, secondo il quale l'acqua, con cui si
-battezzano i Cristiani, rappresenta la grazia che fu data agli uomini
-nel secondo periodo, l'aria quella che s'impartisce ora nel principio
-del terzo, ed il fuoco l'ultima e più meravigliosa che sarà impartita
-nel dì della risurrezione.[559] Secondo le idee di Gioacchino i Catari
-non avrebbero avuto torto di voler sostituire al battesimo coll'acqua
-quello col fuoco, un fuoco che non bruci, un calore che si comunichi da
-corpo a corpo imponendo le mani sul capo del convertito.
-
-Ma torniamo al metodo allegorico. In grazia di questo meraviglioso
-processo, che sciogliendo tutte cose nel mistico vapore dei simboli,
-raccosta le più lontane, accorda le più opposte, non sarà certo
-malagevole di fondere in uno il vecchio ed il nuovo Testamento, non
-ostante le loro antinomie. Purchè siate discreti, nè vogliate la
-rassomiglianza in tutti i particolari,[560] la dimostrazione è presto
-fatta, nè alcuno potrà dubitare che il vecchio Testamento non abbia
-valore per sè; bensì come simbolo precursore del nuovo. Questa è la
-cosiddetta _Concordia_ dei due Testamenti, o vogliam dire simiglianza
-di _giusta_ proporzione tra il nuovo ed il vecchio Testamento, giusta
-in quanto al numero non in quanto alla dignità, stantechè persona e
-persona, ordine e ordine, guerra e guerra, si raffrontano tra loro,
-come Abramo e Zaccaria, Sara ed Elisabetta, Isacco e Giovanni Battista,
-Gesù in quanto uomo e Giacobbe, i dodici patriarchi ed in pari numero
-gli apostoli.[561] Il parallelo numerico è adunque la base della
-concordanza, epperò vanno numerate accuratamente le generazioni che
-precedono e quelle che seguono la venuta di Cristo. E se una volta
-non torna il calcolo, bisogna rifarlo la seconda e la terza colla
-costanza e la fede di un cabalista; perchè non è da dubitare che da
-quel congegno sottile di somme e sottrazioni balzerà fuori la cifra
-dell'avvenire.[562]
-
-Basteranno pochissimi cenni per comprendere questa nuova aritmetica.
-Matteo nel primo capitolo del suo vangelo numera le quaranta
-generazioni, che precorsero secondo lui la nascita di Cristo a
-cominciare da Abramo per terminare a Giuseppe. Non deve far caso che
-l'Evangelista trascuri le tre generazioni di Ochozia, Gioas ed Amasia,
-che tramezzano tra Gioram ed Uzzia; perchè chiudendosi con Gioram un
-periodo della storia ebraica, e cominciandone un nuovo con Uzzia è
-agevole inserire tra questi due estremi un periodo di transizione,
-nel quale si contengano tre termini: l'antico non ancora finito, il
-nuovo non ancora cominciato, ed un intermezzo tra il vecchio ed il
-nuovo. Sistema molto ingegnoso per accomodare la storia ai nostri
-gusti. Il perchè poi con Gioram si chiuda un periodo e con Uzzia ne
-cominci un altro è subito detto. Matteo non risale oltre Abramo, ed
-a ragione perchè con Abramo comincia l'impero di quella legge della
-circoncisione, che durò fino a Cristo. Ma compiendo i calcoli di Matteo
-e risalendo sino alla creazione dell'uomo tra il primo padre Adamo
-e il primo patriarca, col quale comincia la legge, si contano venti
-generazioni. Se dunque dopo le prime venti generazioni s'è chiuso un
-periodo, l'analogia vuole che dopo le seconde venti se ne chiuda un
-altro. Così con Gioram, che è la ventesima generazione dopo Abramo
-si chiuderà un periodo, e trascurando le tre generazioni lasciate
-da Matteo, con Uzzia si aprirà un nuovo. E che Uzzia sia il padre di
-un'età nuova non è a dubitare, perchè ha molta analogia con Adamo e con
-Cristo. Al pari di Adamo venne punito per la superbia, e scacciato da
-un luogo santo; al pari di Cristo vinse i Filistei e gli Ammoniti, ed
-il suo nome risuonò fino nel lontano Egitto, e volle essere egli stesso
-sacerdote del Signore.[563] È ben strano in verità che Gioacchino metta
-analogia tra Cristo, il vero sacerdote secondo l'ordine di Melchisedec,
-ed il re Uzzia che assunse l'ufficio sacerdotale indebitamente, e per
-la sua prepotenza appunto venne punito colla lebbra. Ma la logica dei
-paralleli consente queste licenze, e possiamo tenere per provato che
-con Uzzia comincia un nuovo periodo. Ma quale periodo comincia con
-Uzzia? Quello stesso che in un altro senso comincia con Cristo, cioè
-il periodo dei sacerdoti. E perchè non faccia intoppo questo doppio
-incominciamento, si sappia una volta per tutte che in ogni periodo
-storico si deve distinguere il tempo in cui si spargono e fecondano
-i semi, e quello in cui si raccolgono i frutti. Per tal guisa il
-primo periodo della storia germoglia con Adamo e fruttifica con
-Abramo, e parimenti il secondo germoglia con Uzzia e fruttifica con
-Cristo. Queste anticipazioni sono un prezioso espediente, la cui mercè
-Gioacchino può scoprire cristiani prima di Cristo, e spirituali avanti
-il regno dello spirito, e talvolta vede effigiati tutti e tre i periodi
-nei più antichi patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe.[564]
-
-Dopo queste spiegazioni facciamo di nuovo il calcolo. Alle quaranta
-o meglio quarantatre generazioni, che precedono Cristo, aggiungendo
-le venti che si contano tra il primo parente ed Abramo, avremo un
-sessantatre generazioni, ventuna per ciascuno dei tre periodi in cui
-si può dividere il tempo trascorso avanti Cristo; il periodo che
-precede la circoncisione, quello della circoncisione, ed il terzo
-dei profeti. Così prima di Cristo abbiamo già una tripartizione che
-contiene in effigie le tre età del mondo.[565] E se vogliamo seguitare
-oltre nella divisione, divideremo l'èra precristiana in sei periodi da
-dieci generazioni l'una, perchè anche il dieci è un numero perfetto.
-Il primo periodo da Adamo al diluvio (Noè); il secondo dal diluvio
-alla distruzione di Sodoma e Gomorra (Abramo); il terzo sino ad Obed
-che fu contemporaneo di Elia, e vide l'arca dell'alleanza in mano
-degli stranieri; il quarto fino a Gioas quando Israele cominciò ad
-essere sterminata da Azael re di Siria; il quinto sino alla cattività
-di Babilonia, ed il sesto fino alla venuta di Cristo.[566] Ma queste
-sessanta generazioni non bastano se pur s'hanno da contare le tre
-trascurate da Matteo, ed avremo così lo spazio per un settimo periodo,
-composto di tre generazioni sole. Sicchè tutto il periodo precristiano
-si può suddividere in sette sezioni, come in sette età vedremo che si
-divide la storia del mondo. E questo sacro numero sette ritorna più
-volte nei divini libri, a cominciare dai sette giorni della creazione
-nel Genesi sino ai sette candelabri, ed alle sette Chiese, ed ai sette
-angeli ed ai sette suggelli dell'_Apocalisse_.[567]
-
-Determinate così le divisioni e suddivisioni dell'èra che precede
-Cristo, sarà più facile lo studio delle altre che seguono. E
-stabiliremo in primo luogo che le generazioni del secondo periodo
-dovendo pareggiare le antiche debbono essere nè più nè meno di
-sessantatre, ben inteso che queste sessantatre generazioni non si
-debbono contare dalla venuta di Cristo, bensì dal re Uzzia; perchè
-la prima parte del secondo periodo, ovvero l'età della fecondazione
-incomincia,[568] come dicemmo, di là. Quindi in verità al periodo
-cristiano in proprio non spettano se non quarantadue generazioni, che
-noi, nati, come vedremo nella quarantunesima, possiamo bene paragonare
-colle antiche per scoprirne il mirabile accordo.
-
-Questo paragone vien fatto per minuto confrontando principalmente la
-serie dei papi ed imperatori con quella dei re di Giuda e d'Israele.
-È naturale che in molti errori è dovuto incorrere l'autore in omaggio
-alla desiderata simmetria; ed ei stesso se ne riconosce colpevole, ed
-attribuisce alla corruzione delle cronache quello che in grandissima
-parte è dovuto al suo modo di studiare ed elaborare la storia.[569] Nè
-noi lo seguiremo in questi raffronti; ma daremo soltanto pochi esempi
-per mostrare il metodo ed il risultato della ricerca.
-
-La duodecima generazione, che ebbe principio sotto Costantino
-imperatore e Silverio papa, ha notevoli riscontri colla duodecima
-generazione giudaica, a cominciare da Giacobbe. Imperocchè in questa il
-popolo d'Israele ebbe un re unto dal Signore (Davide), ed in quella il
-popolo dei gentili, disfatti i nemici della vera fede, sortì finalmente
-un re cristiano (Costantino). Nell'antico fu eletta Gerusalemme e messa
-al di sopra di tutti i tabernacoli da David; nel nuovo la Chiesa di
-Roma ebbe il primato sopra le orientali. E cominciò per la donazione
-di Costantino quel potere temporale la cui legittimità Gioacchino
-riconosce, a patto però che il supremo sacerdote abbia la suprema
-potestà, ma non l'uso, perchè non accada che chi milita con Dio non
-si mescoli nei negozi temporali. Un altro benedettino, come dicemmo
-altrove, avea manifestate prima di Gioacchino le stesse idee sulla
-potestà terrena dei papi.[570]
-
-Nella generazione che succede alla duodecima non trova Gioacchino un
-imperatore che pareggi per sapienza il corrispondente re Salomone;
-ma se mancò l'imperatore, non mancarono dottori della Chiesa come
-Ilario, Girolamo, Giovanni Crisostomo ed Agostino, che non temono il
-confronto del sapientissimo monarca, e riconoscono la loro scienza
-dall'ispirazione di Gesù Cristo, che è un altro Salomone ben più alto.
-Il trovato è ingegnoso![571] Nè meno ingegnosi sono i riscontri che
-scopre il nostro autore nella sedicesima e diciottesima generazione.
-Come Asa re di Giuda (II, _Paral._, 14, 11) con la fervida preghiera
-fatta a Dio mette in fuga i nemici, così Leone papa colla forza della
-sua parola arresta il barbaro Attila, a cui nessun braccio armato avea
-saputo sbarrare la via dell'eterna città. Ed a quel modo che Teodorico
-re dei Goti mise a morte Boezio, ed altri cristiani, il re biblico che
-vi corrisponde, Joram, uccise i suoi fratelli. E come al tempo di Joram
-fiorì il profeta Eliseo, così nell'età corrispondente cristiana visse
-S. Benedetto. E quest'altro raffronto è specioso: Gerico, dove Eliseo
-si mise a capo dei profeti, fu data in possesso ai figli di Beniamino,
-unica tribù, che si fuse colle altre due di Levi e di Giuda. Eliseo
-dunque si può dire mediatore tra queste due tribù, come S. Benedetto
-è l'anello di congiunzione tra i monaci greci e latini, tenendo da una
-parte ferma la fede di Pietro, e dall'altra abbracciando la regola dei
-basiliani. Il paragone è tirato su come Dio vuole, ma è importante pel
-giudizio che porta il nostro abate su greci e latini.[572]
-
-E per la stessa ragione è da ricordare il confronto che fa tra il re
-Josia e Leone IX. Il primo non credendo che l'invito a sottomettersi,
-fattogli dal re egiziano, fosse ispirato da Dio, uscitogli incontro
-nella pianura di Nieghiddo, morì nel combattimento (II _Paral._,
-35, 22); il secondo volle del pari non ostante la sua pietà muovere
-contro i Normanni e fu sconfitto. Benchè non lo dica apertamente, pure
-le imprese guerresche dei papi non vanno a sangue a Gioacchino, nè
-Gregorio VII è tenuto da lui in quella venerazione che gli tributavano
-i guelfi italiani. Quando parla di lui non ricorda i gloriosi fatti,
-ma soltanto l'esilio. A quel modo, ei dice, che Joachaz fu fatto re
-dei Giudei a dispetto del re egiziano Neco, Gregorio VII fu acclamato
-pontefice in odio dell'Imperatore. E come il re egiziano sbalzò di
-seggio Joachaz, elevando invece di lui il fratello Joachin; così
-l'Imperatore in luogo del Papa, che ebbe ad esulare in Salerno, mise
-l'arcivescovo ravennate col nome di Clemente. Non una parola sola di
-rimpianto pel gran Papa, che morendo sclamava: Dilexi justitiam, odivi
-iniquitatem, propterea morior in exilio. A Gioacchino, così penetrato
-dell'umiltà cristiana poco andavano a versi le imperatorie nature come
-quella d'Ildebrando, nè dubitava di porlo a riscontro con quel Joachaz,
-che secondo il IV _Re_ 32 fecit malum coram Domino.[573]
-
-A queste citazioni mi permetto di aggiungerne qualche altra importante
-per i giudizii che Gioacchino porta su avvenimenti di cui è stato
-testimone. Morto Joachin prese a regnare Jeconia, rimosso il quale
-dal re di Babilonia gli fu sostituito lo zio Sedechia, iniquo e
-pessimo uomo. Allora venne in estrema confusione il regno di Giuda,
-nè più secondo l'ordine di generazione regnarono i re di Giuda, ma
-ora il fratello, ora il nepote, ora lo zio, ora insieme e l'uno e
-l'altro. Lo stesso intervenne alla Chiesa, ove si vide due vescovi
-contemporaneamente fatti papi, e l'Imperatore combattere la libertà
-della Chiesa.
-
-Tutto questo accadde durante la trentanovesima generazione al tempo
-di Alessandro III e Federigo Barbarossa. Nè ai successori suoi
-Lucio e massime Urbano III arrisero le sorti; ed anche oggi, seguita
-Gioacchino, portiamo le tristi conseguenze del dissidio scoppiato
-al tempo di Leone e di Enrico. E non senza gemito del cuore e dolore
-dobbiamo ripetere le rampogne di Geremia, che ben si applicano a noi,
-che ci diciamo cristiani e non siamo. Già da due anni era salito sulla
-cattedra di S. Pietro Innocenzo III, quando Gioacchino proferiva queste
-severe parole, e il famoso _quomodo sedet sola civitas_ applicava alla
-Chiesa di Pietro, e contro gl'inerti sacerdoti volgea queste parole
-dei Treni: _I profeti tuoi han veduto vanità e cose scempie_ (2, 14):
-_Han mutato colore il buon oro fino, e le pietre del santuario sono
-state sparse in capo d'ogni strada_ (4, 1).[574] Le fortune d'Innocenzo
-non lo illudevano, nè alla pace, che parea dovesse finalmente arridere
-alla cristianità, prestava fede: ma invece nuove guerre predicea, nuove
-calamità, perchè essendo già cominciata col 1201 la quarantunesima
-generazione, non molto andrà che il secondo periodo sarà per chiudersi.
-E pria che spunti l'alba del nuovo giorno, gravi mali travaglieranno
-ancora l'umanità, come previdero i profeti del vecchio Testamento ed i
-veggenti del nuovo.[575]
-
-Ora possiamo conoscere il risultato di questi faticosi riscontri. Dal
-paragone di generazione a generazione si cava la conclusione che siamo
-sul finire del secondo periodo, e che il cominciamento della nuova
-èra non si farà aspettare lungo tempo. Che cosa sia questa nuova èra
-già lo sappiamo, il regno dello Spirito, che tien dietro a quello
-del Figliolo. Questo terzo periodo della storia dell'umanità per
-un certo rispetto è già cominciato; perchè a quel modo che l'èra di
-Cristo fu preparata nell'ultimo scorcio della precedente, così accade
-dell'èra nuova, che se non dà frutti ancora, certo è germogliata da
-un pezzo. Quest'anticipazione noi già l'abbiamo accennata parlando di
-San Benedetto, che al tempo della diciottesima generazione fondò un
-nuovo ordine monastico, nel quale il cenobitismo greco fu innestato
-alla tradizione latina, e dal quale senza dubbio comincia la nuova
-età, in cui posto fine agli abusi del chiericato, ed eliminate le
-due cause principali delle discordie umane, l'orgoglio e l'avidità,
-sarà finalmente assicurata la pace del mondo. Nello stesso luogo
-abbiamo ricordata ancora la parentela che corre tra il profeta Eliseo
-dell'antico Testamento e S. Benedetto dei nuovi tempi. In grazia di
-quest'analogia l'anticipazione del terzo periodo dovrebbe scoprirsi
-nell'antico Testamento stesso al tempo del re Asa. Nè è strano questo
-doppio incominciamento, perchè il terzo periodo essendo il regno
-dello Spirito, che procede insieme dal Padre e dal Figliuolo, era ben
-giusto che mettesse capo nel vecchio e nel nuovo Testamento.[576]
-L'interessante è che tornino i calcoli numerici. E torneranno di
-sicuro, che sarà nostra cura accorciare o prolungare il tempo quanto
-basti. Così ad esempio come da Adamo a Cristo corrono sessantatrè
-generazioni, sarebbe desiderabile che altrettante ne corressero da
-Eliseo sino a S. Benedetto; ma se questo non è possibile, sceglieremo
-un altro termine, quello ad esempio in cui la regola benedettina prese
-nuovo vigore per opera dei cistercensi,[577] ed il calcolo torna, e
-possiamo con sicurezza predire che l'ora tremenda sta per sonare. Ma
-quando? possiamo noi sapere e l'anno e il giorno della catastrofe,
-o dobbiamo rassegnarci a più o meno probabili approssimazioni? Noi
-già notammo come Gioacchino proceda molto cauto, e soventi ricusa di
-addurre determinazioni precise, come si pare dai parecchi passi in
-cui esprime le sue dubbiezze, e a chi gli dimandi maggiore precisione
-di ciò che ei dice, risponde che solo Iddio sa il futuro.[578] Ma in
-questo punto, nella determinazione dell'anno in cui dovrà cominciare la
-terza età del mondo è più esplicito di quel che ci aspetteremmo.
-
-Quando sarà per entrare la 42ª generazione Dio solo lo conosce,[579]
-ma quando sia per finire si può argomentare da un gran numero di
-prove, le une più indubitabili delle altre. In primo luogo si è già
-detto che stante la concordia dei due testamenti il secondo periodo
-deve durare in tutto 63 generazioni, e stante che 21 appartengono
-al periodo di fecondazione, non restano da Cristo in poi se non 42
-generazioni. La generazione dev'essere presa non secondo la carne,
-ma secondo lo spirito. E come il Signore non cominciò ad avere
-figli spirituali se non a 30 anni, il che era già prefigurato nella
-unzione di David, e nell'iniziazione di Ezechiele, così trent'anni
-deve durare ogni generazione nel nuovo tempo. Saputo dunque il numero
-delle generazioni, 42, e la durata di ciascuna di esse, 30, basterà
-moltiplicare l'un numero per l'altro, e sarà determinato l'anno
-fatale, ovvero il 1260.[580] Il qual numero ritorna nei giorni che
-Elia stette nascosto,[581] in quelli che passò nel deserto la donna
-dell'_Apocalisse_,[582] e nei mesi che Giuditta restò vedova[583]
-e la coincidenza torna sicura. Nè fa intoppo che il terzo periodo
-cominci non alla metà delle 42 generazioni, che restano dopo Cristo,
-cioè alla 21ª, ma invece alla 16ª come dice in un altro luogo della
-_Concordia_.[584] Questi ritardi od anticipazioni non iscoraggiano
-l'intrepido calcolatore, al quale non torna malagevole aggiungere se
-occorra fino a quindici generazioni. Non disse il Signore ad Ezechia:
-Io aggiungerò quindici anni al tempo della tua vita? E non fece tornar
-l'ombra indietro per i gradi per li quali era discesa nell'orologio
-di Achaz, cioè per 10 gradi (IV _Re_, 20, 6-11)?[585] E se la serie
-delle generazioni secondo la carne non torna neanche dopo questi
-rimendi, possiamo invocarne un'altra che corra più spedita per gradi di
-parentela spirituale. Sta bene che Cristo discenda dai re d'Israele,
-ma questi alla lor volta non sono i successori dei Giudici?[586]
-Noi dunque possiamo movere dal primo Giudice, Moisè, e pei suoi
-successori Giosuè, Othonel ecc. arrivare dopo ventuna generazioni ad
-Asa, a quel buon re che negli ultimi anni della sua vita vide Israele
-in mano di Acab, l'iniquo persecutore di Elia ed Eliseo. Ormai i
-calcoli tornano. Perchè da Asa sino a Cristo si contano ventitre
-generazioni secondo Matteo; aggiuntevi le tre che questi trascura, si
-ha ventisei; aggiunte ancora le sedici che s'interpongono tra Cristo
-e S. Benedetto, si ha il famoso numero quarantadue. E sommate queste
-generazioni colle ventuna che furono tra Mosè ed Asa, torna il numero
-sessantatre, e così le generazioni tra Adamo e Cristo pareggiano in
-numero quelle che s'interpongono tra Moisè e S. Benedetto. Non vogliamo
-più oltre paragonare le due serie, nè ripetere gli artificii adoperati
-dall'autore per dissimularne le discrepanze, che già ben sappiamo,
-e quello che Gioacchino ha voluto dimostrare e la via tenuta nel
-dimostrarlo.
-
-
-IV
-
-Che il giorno tremendo sia prossimo, Gioacchino non pure lo dimostra
-dalla concordia dei due Testamenti, ma dallo studio dei segni
-precursori, descritti nell'_Apocalisse_: grandi calamità, guerre
-disastrose, scismi ed eresie, e finalmente più terribile di tutti
-l'Anticristo. Molti di questi segni secondo Gioacchino erano già
-visibili, e se gli uomini non se ne addavano ancora, si doveva allo
-scarso studio che facevano delle antiche rivelazioni in confronto
-delle condizioni presenti. A codesto studio si mette il Profeta con
-ardore. L'Apocalisse è giustamente prediletta da quanti affatica
-l'ansioso problema dell'avvenire; ed a chi si compiaccia d'interpetrare
-allegorie, nessun libro nè nel nuovo nè nel vecchio Testamento offre
-materia più copiosa. Era dunque ben naturale che Gioacchino ne desse
-una minuta esposizione, interpetrandolo e commentandolo dalla prima
-all'ultima parola, e dappertutto scoprisse segni di verità arcane,
-anche dove il senso letterale è pianissimo, e diventa oscuro solo
-quando se ne sospetti altro più nascosto.
-
-Così sin dalla prima pagina alla dimanda: perchè l'Evangelista mandi
-il suo scritto alle sole sette Chiese dell'Asia minore, mentre egli più
-degli altri apostoli suole volgersi a tutti i fedeli,[587] l'espositore
-risponde: perchè queste sette Chiese non si debbono prendere nel
-senso proprio ma nel metaforico. La concordia tra il vecchio e nuovo
-Testamento c'insegna che come dodici furono le tribù del popolo
-eletto, così dodici sono le Chiese principali fondate sugli albori
-del Cristianesimo. Queste dodici si dividono in due gruppi, uno di
-cinque l'altro di sette; il primo comprende le Chiese di Gerusalemme,
-Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Roma; l'altro gruppo abbraccia
-le sette Chiese dell'Asia minore. Ed a ragione l'Apocalisse non nomina
-se non queste ultime, perchè le prime cinque simboleggiano l'età, che
-precorsero Cristo, le ultime invece quella, che da lui comincia.[588]
-Potrebbe fare intoppo che il periodo precristiano si partisca in
-cinque e non in sei o sette periodi come si disse più sopra. Ma a
-questa difficoltà è subito rimediato. Le cinque Chiese corrispondono
-a cinque tribù d'Israele, Ruben, Gad, Manasse, Effraim e Giuda. La
-terza di queste tribù fu suddivisa in due parti, una restò al di qua
-del Giordano e l'altra passò oltre. Così le cinque tribù diventano
-sei, e ben rappresentano le sei età del periodo precristiano. Le prime
-tre, dimoranti all'oriente del Giordano, rappresentano il sorgere del
-genere umano, le generazioni che si succedono da Adamo sino a Mosè,
-sino cioè allo stabilimento della legge; le altre tribù, che restano
-al di qua del Giordano, rappresentano le generazioni succedute a Mosè
-sino a Cristo, cioè il periodo _post legem_. Dei figli d'Israele
-Ruben perdette ogni diritto di preferenza per aver contaminato il
-talamo di suo padre (_Gen._, 49, 4), ed a Giuda invece s'inchineranno
-i suoi fratelli, e dalla sua tribù non sarà rimosso lo scettro (Ivi,
-8, 9); così le generazioni posteriori allo stabilimento della legge,
-furono più accette a Dio delle precedenti, che spesso l'obbliarono; e
-parimenti la Chiesa di Roma andò innanzi alle altre che la precorsero,
-e meglio di loro serbò il tesoro della tradizione. Queste coincidenze
-meravigliose ci tolgono ogni dubbio che le cinque Chiese rappresentano
-le cinque o meglio le sei tribù, e per esse le sei età che precedono
-Cristo. Le rimanenti sette Chiese o sette tribù debbono dunque
-rappresentare le età che lo seguono, vale a dire il lungo periodo che
-da Cristo arriva sino ai giorni di Gioacchino. Quest'ultimo periodo
-poi si suddivide in sette, e non in sei o cinque, per due ragioni
-evidentissime: la prima che a tal modo si compie il sacro numero
-dodici, la seconda perchè prima di Cristo erano ben pochi i fedeli ed
-appartenenti ad una sola nazione, dopo Cristo son molti e di tutte le
-nazioni, e ad una turba così numerosa Giovanni ha da volgere la parola
-per aprirle il segreto dell'avvenire.[589]
-
-Dopo questa interpetrazione non farà meraviglia che in quei pochi
-luoghi dove Giovanni spiega da sè medesimo il senso delle sue
-allegorie, il nostro autore non gli creda, e l'interpetre stesso e la
-spiegazione addotta intenda come una nuova allegoria. Ormai si monta
-di nube in nube, e la terra sempre più sfugge allo sguardo. Così
-quando in fine del primo capitolo si legge che le sette stelle son
-gli Angeli delle sette Chiese, e i candelieri d'oro le Chiese stesse
-(_Ap._, I, 20), non dobbiamo intendere tutto questo alla lettera, a
-quel modo che non bisogna intendere alla lettera la spiegazione, che
-Giuseppe recò del sogno di Faraone. Perchè Giuseppe che spiega i sogni
-e distribuisce le vettovaglie è il simbolo dell'ordine contemplativo,
-che svela gli arcani e distribuisce le grazie spirituali. Ed i sette
-anni grassi rappresentano le età del Vecchio Testamento, nelle quali
-si fece incetta del grano delle sacre parole, e gli anni magri si
-riferiscono all'età nostra povera di nuove rivelazioni, ma studiosa
-interpetre delle antiche. Non dimandiamo come si dicano magri i tempi
-del Cristianesimo in paragone, per giunta, non dell'avvenire, ma del
-passato giudaico; sarebbe ingiusto richiedere esattezza e coerenza in
-tanta mobilità d'interpetrazioni. Notiamo solo che per le sette stelle
-ed i sette candelabri non si debbono intendere, come parrebbe, le
-sette partizioni dell'èra cristiana, bensì i sette doni dello Spirito
-Santo. Infatti, dice Gioacchino, le stelle poste alla destra di Gesù,
-raffigurano qualche cosa di cui si riconosca l'eccellenza su Gesù
-medesimo. E certamente lo Spirito si vantaggia sul Verbo di quanto
-la pienezza e gioja dell'amore sovrasta sulle angustie della scienza;
-talchè non lo _Spirito_ ma il _Verbo_ s'incarna ed assume le sembianze
-del servo, e del servo porta le fatiche e le stanchezze; alla libertà
-dello _Spirito_ invece perfino l'apparenza del servaggio ripugna.
-Questo significato delle sette stelle ha tanto valore che si estende
-alle Chiese, contraddicendo alla spiegazione precedente. Secondo questa
-nuova interpetrazione cinque delle dodici Chiese s'hanno a riferire
-non più al padre, bensì al figliuolo, del quale rappresentano le
-cinque opere principali: la nascita, la passione, la risurrezione,
-l'ascensione e l'invio del Paracleto; le altre sette naturalmente
-anzichè il figliuolo rappresentano lo Spirito ovvero i suoi sette
-doni.[590]
-
-In un altro luogo le sette stelle non rappresentano più i sette doni
-dello Spirito, ma sette grandi uomini, rappresentanti sette periodi.
-Adamo, la cui lunga vita lo accomuna con Saturno; Noè che per la sua
-temperanza si assomiglia a Venere; Abramo padre dei fedeli parallelo
-a Giove che dai Gentili fu detto padre degli uomini e degli Dei;
-Moisè sapiente come Mercurio; David valoroso più di Marte; finalmente
-Giovanni ed Elia raffigurati nell'umida luna e nell'infocato sole.[591]
-Si ritorna così all'antica interpetrazione delle sette Chiese, colle
-quali possono andare benissimo paragonati i sette uomini, perchè
-l'angelo di Efeso ha di comune con David la prerogativa del governo,
-l'angiolo di Smirne pareggia Giovanni nella sofferenza, e così di
-seguito.
-
-Codesti grandi uomini sarebbero i patriarchi di sette ordini,
-quello dei coniugati, dei laici continenti, degli apostoli, dei
-martiri, dei dottori, delle vergini, dei conventuali, sebbene una
-esatta corrispondenza tra gli uni e gli altri nè Gioacchino l'ha
-mai dimostrata, nè forse sarebbe agevole a scoprire.[592] Comunque
-sia, se per le sette stelle o candelabri o Chiese s'ha da intendere
-codesti sette ordini, par che in esse vada effigiata la storia non
-del solo periodo cristiano, ma di tutti i tempi; perchè l'ordine dei
-conjugati e laici continenti rappresenterebbe l'èra precristiana;
-quello degli apostoli, martiri e dottori la cristiana; e infine le
-vergini ed i conventuali accennerebbero alla età nuova, già cominciata
-con S. Benedetto. E con siffatta interpetrazione andrebbe in parte
-d'accordo l'altra dei sette occhi dell'Agnello (_Apoc._, V, 6),
-ciascuno dei quali rappresenterebbe il dono conferito dallo Spirito
-a ciascun ordine, la fortezza dei prelati, l'intelletto dei dottori
-e simiglianti.[593] Ma in quest'ultimo passo già comincia a mutare
-l'interpetrazione, perchè i sette ordini non sono quelli di prima,
-e si parla ora di prelati e di diaconi, e gli ordini par che tutti
-appartengano all'èra cristiana.
-
-In questo senso certo vanno interpetrati i sette suggelli del famoso
-libro scritto dentro e di fuori, perchè codesto libro non è se non
-il Nuovo Testamento e le successive rotture dei suggelli vogliono
-dire altrettante fasi nello svolgimento dei tempi cristiani. Così
-alla rottura del primo suggello l'Evangelista vede un cavallo bianco,
-montato da un cavaliere dall'arco, che ebbe una corona e fu dichiarato
-vincitore (_Ap._, VI, 1). Questo cavallo bianco è la Chiesa primitiva,
-ed il cavaliere è Cristo medesimo. In altre parole abbiamo la
-rappresentazione allegorica del primo periodo della Chiesa, governata
-dagli Apostoli, e candida della sua purità. Alla rottura del secondo
-suggello esce fuori un cavallo sauro, montato da un cavaliere, cui
-fu dato di togliere la pace della terra. Questo cavallo sauro sono
-i sacerdoti pagani, che combattono spietatamente la nuova Chiesa.
-Siamo già nel secondo periodo, quello dei martiri. Un cavallo negro
-esce fuori alla rottura del terzo suggello, ed il cavaliere che lo
-monta ha una bilancia in mano (_Apoc._, VI, 5). Questo cavallo morello
-secondo Gioacchino è il clero ariano, ed il cavaliere, Ario stesso, che
-tenendosi strettamente alla lettera sotto l'apparenza di una esatta e
-ben pesata interpetrazione uccide lo spirito della nuova dottrina. Ecco
-il terzo periodo dei contrasti dommatici, il terzo ordine, i dottori.
-Rotto il quarto suggello, sopra un pallido cavallo si mostra un
-cavaliere per nome la Morte. Questo cavallo che ha il colore dell'odio
-e del livore, vuol significare l'empia genìa dei musulmani che
-disertarono moltissime Chiese dei Greci, ed occupano anch'oggi grande
-estensione della terra. Questa quarta calamità ha la sua rispondenza
-nella cattività di Babilonia. All'apertura del quinto suggello
-l'Evangelista non vede più cavalli, ma le anime degli uccisi per la
-parola di Dio, che di sotto all'altare gridano con gran voce: Infino
-a quando, o Signore, non vendichi il nostro sangue? Qui è chiaramente
-annunziata secondo Gioacchino una quinta persecuzione, e come la prima
-ebbe luogo nella Giudea, la seconda in Roma, la terza in Grecia, la
-quarta in Arabia, così la quinta è scoppiata nella Mauritania e nella
-Spagna, ove un gran numero dei cristiani superstiti alle precedenti
-persecuzioni, vennero uccisi. A queste anime vien detto, che riposino
-ancora un poco di tempo finchè sia compiuto il numero dei fratelli
-che han da essere uccisi, perchè dopo questa quinta persecuzione, che
-ha luogo oggi, succederà una sesta. Gioacchino dunque crede che l'età
-sua sia l'estrema del quinto periodo.[594] All'apertura del sesto
-suggello si udì un gran tremuoto, ed il sole si fe' nero come un sacco
-e la luna rossa come sangue, e le stelle del cielo caddero in terra,
-ed i re della terra e i grandi e i capitani e i ricchi e i possenti e
-ogni servo e ogni libero si nascosero nelle spelonche e nelle rocce
-(_Ap._, VI, 12 e segg.). Questo evidentemente è l'ultimo giorno,
-che in un senso stretto s'ha da riferire al giudizio universale,
-avente luogo al termine della storia umana; ma nel senso largo si
-può intendere per la fine di ciascun periodo,[595] ed in quest'ultimo
-significato l'intende Gioacchino. Alla quinta persecuzione, che accadde
-ai giorni suoi, ei prevede abbia a seguirne una più dura ancora; nè
-s'illude che i mali dell'età sua sieno per cessare; anzi nell'ultima
-età del secondo periodo, ovvero nel sesto tempo (sesto suggello),
-si aggraveranno, e se i miscredenti e una parte di fedeli morrà per
-la propria fede, un'altra, forse la maggiore, sarà per perderla. E
-l'ordine monastico medesimo, del quale erano così evidenti i segni
-di corruzione, volgerà all'estrema ruina, il che è come a dire che il
-sole si oscurerà.[596] Non occorre dire del clero secolare, al quale
-si può applicare l'imagine della luna fatta color di sangue, perchè in
-lui non è più niente di spirituale e celeste.[597] Finalmente rotto il
-settimo suggello, si fece silenzio nel cielo lo spazio di una mezz'ora
-(_Apoc._, VIII, 1). Il che vuol dire che alle guerre e calamità
-succederà il riposo, al secondo periodo così tormentato principalmente
-negli ultimi suoi giorni, terrà dietro l'età nuova, nella quale regnerà
-il silenzio della vita contemplativa.[598]
-
-Da ora in avanti non si muta più l'interpetrazione. I sette angeli, a
-cui furon date sette trombe, rappresentano le sette età del mondo, sei
-nelle quali si esaurisce il secondo periodo, ed una in cui si riassume
-il terzo. È inutile entrare nei particolari, ed il lettore può colla
-scorta delle interpetrazioni precedenti indovinare le altre. La stella,
-ad esempio, ardente come un torchio, che al suono della terza tromba
-cade nelle acque, convertendo la terza parte di esse in assenzio,
-è senza dubbio Ario, per onestà dei costumi uno dei sacerdoti più
-specchiati, il quale caduto nell'eresia trae seco innumerevole turba di
-vescovi e di preti. Un'altra stella cade al suono della quinta tromba,
-in quella che l'angelo apre il pozzo dell'abisso, onde sale un fumo
-così denso da ottenebrare l'aria, e vengono fuori locuste, cui fu dato
-il potere degli scorpioni della terra. La nuova stella dev'essere un
-altro eresiarca non dissimile da Ario, prete e letterato come lui. Di
-costui Gioacchino non sa dire il nome, ma accenna vagamente ai filosofi
-del suo tempo, che al pari di Abelardo vogliono tutto comprender colla
-ragione.[599] Le locuste sono i Patarini, che al tempo di Gioacchino
-s'erano moltiplicati a segno, che pochi anni dopo, Innocenzo ebbe a
-bandire una crociata contro. Questi eretici sono il vero Anticristo,
-come previde chiaramente Giovanni, che in una sua lettera (1 JOH.,
-2, 22) dice chiaramente: chi nega che Cristo sia venuto in carne è
-lo stesso Anticristo. (Evidentemente qui lo scrittore della lettera
-parla del docetismo a lui contemporaneo, che poi venne accolto nel
-Catarismo). E se tutti questi eretici meritano il nome di Anticristo,
-a maggior ragione l'avrà il loro re che secondo l'_Apocalisse_ si dirà
-Abadon (_Ap._, X, 11) ed in greco Apollion, distruggitore (!) E stante
-che gli eretici patarini erano cresciuti d'audacia e di numero al tempo
-di Gioacchino, ei non dubita che anche quei, che si metterà alla loro
-testa, sia già nato, sebbene non sia ancora scoccata l'ora della sua
-rivelazione, perchè si manifesterà soltanto nell'età seguente, o sesta
-ed ultima dell'evo cristiano.[600] Questa età, come già sappiamo,
-è la prossima futura, e Gioacchino la crede già cominciata al suo
-tempo, sebbene non fosse[601] chiusa ancora l'età precedente. In essa
-seguiteranno gli eretici con maggior vigore, stantechè ai patarini
-si uniranno i saraceni, come tentarono di fare nel 1195 secondo le
-notizie che Gioacchino raccolse da un tale tornato da Alessandria
-in Messina. Questi novi eretici nati dalla fusione dei precedenti
-sono rappresentati dai cavalli dell'_Apocalisse_ a testa di leone, e
-dalla cui bocca escono fuoco e fumo e zolfo, e sul cui dorso montano
-cavalieri dagli usberghi di foco (_Ap._, IX, 17). Contro essi non varrà
-più resistenza alcuna, come pur troppo, aggiunge Gioacchino, già si
-cominciò a sapere per esperienza or non è molto, quando gli eserciti di
-Federico primo furono disfatti dagli infedeli.[602]
-
-A questa età sesta succede, come già sappiamo, la settima, durante la
-quale secondo l'espressione dell'_Apocalisse_ (X, 7) si compirà il
-segreto di Dio, ovvero si chiuderà la storia dell'uomo, a quel modo
-che il settimo giorno chiude la settimana. In questo nuovo periodo
-all'intelligenza letterale succederà la spirituale, il che vien
-rappresentato nell'iride che circonda il settimo angelo, e che nel
-linguaggio simbolico di Gioacchino vuol dire o lo stesso Spirito Santo,
-o l'intelletto ripieno dello spirito. E per ciò nell'_Apocalisse_ (X,
-2) è detto che l'Angelo pone il suo piè destro sul mare ed il sinistro
-sulla terra, perchè in questa è rappresentata la lettera del Vecchio
-Testamento, ed in quello la lettera del Nuovo, che vengono entrambe
-superate dall'interpetrazione allegorica, la quale sta all'intelligenza
-letterale come il fuoco all'aria e all'acqua.[603]
-
-Anche nel _Commento_ all'_Apocalisse_ come nella _Concordia_
-Gioacchino pone nel 1260 il termine del secondo periodo, e il
-cominciamento del terzo. Questa data vien suggerita da moltissimi
-luoghi. Nell'_Apocalisse_ X, 2 si legge che i gentili calpesteranno
-la santa città quarantadue mesi o meglio mille duecento sessanta
-giorni, calcolato il mese a trenta giorni in media. E per 1260 giorni
-è data facoltà nel paragrafo seguente ai profeti di profetare. Inoltre
-la donna intorniata dal sole, di sotto a' cui piedi era la luna, e
-sopra la cui testa una corona di dodici stelle, dopo aver partorito
-il figliuol maschio, che ha da reggere le nazioni, fugge nel deserto
-perchè sia quivi nudrita mille ducento sessanta giorni. (_Apoc._, XII,
-6). Alla bestia dalle dieci corna e dalle sette teste fu data potestà
-di durare quarantadue mesi, che secondo Gioacchino valgono 1260 giorni
-(_Apoc._, XIII, 5). Queste coincidenze non sono a caso, si spiegano
-tutte mirabilmente, se intende che i quarantadue mesi non sono se non
-le quarantadue generazioni del secondo periodo, che calcolate a trenta
-anni l'una, importano, come già sappiamo, il corso di 1260 anni.[604]
-
-Dopo tutto quello che abbiamo detto e del corso del tempo, e delle
-calamità che sovrastano alla Chiesa, non sono difficili ad interpetrare
-le altre allegorie dell'_Apocalisse_. La donna vestita di sole in
-generale rappresenta la Chiesa, ma in particolar modo la vergine
-madre, che è come la rappresentante dell'ordine degli eremiti. Le
-dodici stelle sappiamo ormai che rappresentano le dodici virtù, cinque
-minori e sette maggiori. Il sole è lo spirito divino che la riscalda,
-la luna che ha sotto i piedi è la concupiscenza carnale o la gloria
-del mondo. Ma a quel modo che la donna vestita di sole, oltre al
-rappresentare l'ordine verginale, simboleggia ancora la Chiesa in
-generale, che dura da Cristo fino ai nostri giorni; così il drago che
-le s'oppone rappresenta in un simbolo solo tutti i suoi persecutori,
-nei periodi successivi della storia. E così accade che ha sette teste
-corrispondenti alle sette età che noi ben conosciamo, e dieci corna che
-rappresentano dieci re. La stessa interpetrazione devesi dare della
-bestia, che sale dal mare (_Ap._, XII, 1) anch'essa fornita di sette
-teste e dieci corna. Essa riassume in uno i caratteri delle quattro
-bestie di Daniele (VII, 3), essendo simigliante ad un pardo, coi piedi
-d'orso e la bocca di leone e dal drago riceve il suo potere. (_Apoc._,
-XIII, 2). Questa bestia dunque personifica in sè i diversi nemici della
-Chiesa di Cristo, prima fra tutti la sinagoga degli Ebrei, poi quella
-dei pagani, quindi la terza degli ariani, e poi l'ultima dei saraceni:
-peccato che il testo di Daniele non gli permetta di aggiungere per
-quinta la sinagoga dei patarini.[605]
-
-Ma ci sarà posto anche per questa, perchè fortunatamente
-nell'_Apocalisse_ oltre alla prima si legge di una seconda bestia,
-che sale non dal mare ma dalla terra, e in luogo di dieci ha due soli
-corni simili all'agnello. E fa gran segni, e persuade gli uomini ad
-adorare la prima bestia, che un tempo fu ferita mortalmente in una
-delle sue teste, ma ora del tutto è risanata. L'allegoria è trasparente
-secondo Gioacchino. Questa seconda bestia sono appunto i Patarini,
-che si danno per i veri cristiani e non sono, e stringono, come già
-dicemmo, alleanza coi saraceni, i quali un tempo quando al grido di
-Urbano si riunì la prima crociata (qui sbaglia la data e in luogo
-del 1079 mette il 1015) furono sconfitti; ma poi si rifecero delle
-perdite patite, e disfarli oggi torna ben difficile, nè sarà possibile
-neanche nell'avvenire se non forse colle armi della parola.[606] È
-chiara la simiglianza di questa nuova bestia col piccolo corno di
-Daniele (DAN., VII, 8), che ha occhi simiglianti a quelli d'uomo e
-bocca che profferisce cose grandi. Le due Apocalissi di Daniele e
-Giovanni si chiariscono a vicenda. Secondo Giovanni, la nuova bestia
-seduce gli abitanti della terra, e fatta fare una imagine dell'antica
-bestia, le infonde uno spirito che parli, e così piega tutti gli uomini
-all'adorazione del mostro, e quelli che vi si rifiutano li uccide. E
-tutti debbono portare sulla mano o sulla fronte il nome della bestia
-o il numero del suo nome. Questa imagine della bestia, che parla per
-bocca dei falsi profeti, è senza dubbio quel re undecimo di Daniele,
-che (VII, 24) succederà agli altri dieci raffigurati nelle dieci
-corna, e proferirà parole contro l'Altissimo, e penserà di mutare i
-tempi e la legge. Codesto re sarà senza dubbio dei Saraceni, ed avrà
-ai suoi fianchi qualche gran prelato patarino simile a Simon Mago, e
-rappresentante l'Anticristo di cui parla Paolo. E l'uno e l'altro sono
-rappresentati nell'_Apocalisse_ da un numero 666, perchè 600 vuol dire
-le sei età del mondo, 60 la parte che appartiene alla sesta età, 6 il
-sesto tempo di quest'età.[607]
-
-Concorde con siffatte interpetrazioni è l'altra della gran meretrice
-(_Apoc._, XVII), con la quale han trescato li re della terra, e del
-vino della cui fornicazione sono stati inebbriati gli abitanti della
-terra. Che non s'abbia da intendere in un senso diverso dalla bestia
-che viene dal mare, lo dicono e il sedere sull'acque della meretrice,
-e l'avere ella parimenti sette teste e dieci corna. I padri cattolici
-sogliono intendere Roma, in quanto rappresenta non la Chiesa, bensì
-la moltitudine dei reprobi, la quale non si raccoglie in un luogo, ma
-è sparsa per tutte le latitudini della terra. Ed i re coi quali ella
-fornica s'intendono i prelati, cui è commesso il governo delle anime,
-e che talvolta per compiacere agli uomini, trascurano il dover loro.
-Le sette teste sono i regni che furono molesti alla Chiesa nel corso
-del tempo; Erode, Nerone, Constanzo ariano, Maometto o Cosroe re dei
-Persiani sono i primi quattro capi. Il quinto è chi cominciò a dar
-travaglio alla Chiesa nelle lotte delle investiture (Enrico IV). Il
-sesto è il re undecimo di cui parla Daniele. Il settimo capo della
-bestia è quello dannato alla morte, spento il quale risplenderà la
-pace.[608] Le dieci corna, ovvero i dieci re debbono intendersi forse
-di altrettanti sovrani che van compresi tutti nel sesto re, poniamo ad
-esempio i successori di quel famoso Saladino, re dei turchi, dal quale
-non ha guari fu presa la città santa.[609]
-
-
-V
-
-Tutte quante le interpetrazioni e della _Concordia_ e del _Commento
-all'Apocalisse_ concordano nel disegno di dividere la storia
-dell'umanità in sette età. Le prime sei ora rappresentano le epoche
-ebraica e cristiana insieme, ora la sola cristiana; la settima sta da
-sè e sarà forse la più breve e di poco lontana dalla fine del mondo. Ma
-non perchè le due epoche precedenti alla settima si possano suddividere
-ciascuna in tre parti, non per questo s'ha da dire che non abbiano un
-carattere unico anch'esse. Noi già sappiamo come la pensi Gioacchino,
-il quale crede che nella prima epoca abbia regnato il Padre, nella
-seconda il Figlio, e nella terza sarà per regnare lo Spirito. La storia
-dell'umanità dunque facendo astrazione dalle più minute suddivisioni
-in tre grandi periodi si può partire. Il primo in cui si vive sotto il
-rigore della legge, il secondo sotto il favore della grazia, il terzo
-nella pienezza della grazia medesima. Nel primo ha luogo la servitù
-servile, nel secondo la filiale, nel terzo la libertà. Nel primo si
-vive in timore, nel secondo si riposa nella fede, nel terzo s'arde di
-carità. Il primo periodo appartiene ai vecchi, il secondo ai giovani,
-il terzo ai fanciulli. Il primo ai servi, il secondo ai liberi,
-il terzo agli amici. Nel primo rilucevano le stelle, nel secondo
-biancheggia l'aurora, nel terzo è giorno pieno. Nel primo domina
-l'inverno, nel secondo la primavera, nel terzo l'estate. Il primo
-produsse le ortiche, il secondo le rose, il terzo i gigli. Il primo
-l'erbe, il secondo le spighe, il terzo il grano.[610] Questi paragoni
-spargono alquanta luce sugl'intendimenti dell'autore, secondo il quale
-i tre stati in cui si divide la storia dell'umanità dalla creazione al
-giudizio finale, hanno un corso continuo; sicchè l'uno nasce dall'altro
-come da fiore frutto. Nè solo continuo, ma progressivo, dal meno al più
-perfetto, dal timore all'amore, dalla servitù alla libertà.
-
-Ed agli stati corrispondono gli ordini, che ora sono sette, ora cinque,
-il più delle volte si riducono a tre, il coniugato, il clericale, il
-monastico. L'ordine dei coniugati ebbe principio in Adamo e cominciò a
-fruttificare in Abramo, ed ebbe la missione di crescere e moltiplicare.
-L'ordine dei sacerdoti prese principio da Uzzia, che offrì sebbene non
-impunemente l'incenso al signore, e fruttificò con Cristo, che è il
-vero re e sacerdote. L'ordine dei monaci ebbe principio da S. Benedetto
-e avrebbe cominciato a gettar frutti ai tempi di Gioacchino.[611] Di
-questi tre ordini il primo vien paragonato agli animali terrestri che
-non guardano al di là della terra su cui vivono; ai pesci il secondo,
-perchè la vita dei santi sacerdoti passa nello studio della scrittura,
-come quella dei pesci nell'acqua; finalmente agli uccelli il terzo
-perchè i monaci nella mistica contemplazione si movono liberamente
-come in aere più salubre. L'ordine dei conjugati in un altro luogo
-porta l'imagine del padre, perchè non è stato istituito da Dio se
-non a procrear figliuoli; l'ordine dei sacerdoti è fatto ad imagine
-del Figlio, verbo del Padre, perchè fu posto appunto per parlare ed
-insegnare al popolo la via del Signore; l'ordine dei monaci porta
-infine l'imagine dello Spirito Santo, che è l'amor di Dio, perchè non
-si può avere in dispregio il mondo e le sue cose se non si è infiammati
-dell'amor divino, e portati da quello stesso spirito che menò Gesù nel
-deserto.[612]
-
-Da questi passi ben si raccoglie che cosa voglia intendere Gioacchino.
-Ei concentra tutta la storia dell'umanità in quella dell'ordine
-sacerdotale. E nel primo periodo trova leviti che di poco si
-distinguono dagli altri uomini, e attendono come loro a procrear figli,
-e della propria famiglia e dei beni terreni sono solleciti. Nel secondo
-periodo fu vietato menar moglie a quelli che si consacrano al divino
-ministero, sebbene talvolta per eccezione si conceda. Ma i sacerdoti
-vivendo tuttora in contatto colla società prendono parte alle passioni
-e cupidigie mondane. E più si mescolano coi laici e più si corrompono
-allontanandosi dall'esempio di Cristo. Chi voglia serbarsi puro bisogna
-che rompa questo contatto e si raccolga come S. Benedetto nel silenzio
-del cenobio. Così è già cominciato il terzo periodo, in cui i ministri
-del Signore vengono sottoposti ad una più severa disciplina, nè altra
-cura hanno all'infuori del cielo, e spente le passioni del secolo,
-spendono la loro vita nella preghiera e nella contemplazione.
-
-Il primo concetto di Gioacchino è questo senza dubbio, una storia del
-sacerdozio che cominciato dai leviti, proseguito nel clero secolare,
-si compia nell'ordine benedettino, riformato secondo una regola più
-rigorosa. Se non che codesta angusta filosofia della storia, fatta in
-servigio di un ordine monastico, gli s'allarga tra le mani. E come nel
-primo periodo l'ordine dei coniugati non rappresenta solo i leviti,
-ma tutti quelli che vivevano sotto la legge della circoncisione, così
-l'ordine dei sacerdoti deve abbracciare tutti quelli che vivono sotto
-la legge del Cristo, e l'ordine dei monaci tutti coloro, cui scalda
-lo stesso amore delle cose celesti e l'odio delle mondane. La storia
-dell'ordine sacerdotale diventa per tal guisa la storia dell'umanità,
-e le opposizioni tra preti e frati acquistano una importanza fuor di
-misura, e diventano il segno di quella lotta che sarà sempre combattuta
-fra il passato e l'avvenire.
-
-Per ciò che riguarda i due primi periodi dell'umanità il contrasto
-secondo Gioacchino è evidente, come è evidente la profonda differenza
-dei due Testamenti. Differiscono, già dicemmo, le nascite, le vite,
-le guerre, le vittorie; perchè gli Ebrei nacquero dalla carne, i
-Cristiani dall'acqua (battesimo) e dallo spirito. Quelli poteano
-far divorzio dalle loro mogli, questi la debbono tenere presso di sè
-secondo l'esempio di Cristo, che è sempre lo sposo della sua Chiesa;
-quelli combatterono per i possessi terreni, questi non tanto per la
-terra, quanto per la libertà della Chiesa. Ma se tanta è la differenza
-tra il primo ed il secondo periodo, non deve correrne altrettanta tra
-il secondo ed il terzo? Nel secondo periodo fu abolita la legge che
-dominava il vecchio mondo, fu proscritta la circoncisione, furono
-abolite le vittime di animali, ed al rigore e severità della legge
-mosaica sottentrò la mitezza del cristianesimo. Pari innovazione dovrà
-succedere rispetto al cristianesimo, ed a quel modo che il fuoco di
-Elia consumò la catasta del sagrifizio e ne lambì l'acqua, così sarà
-mutato l'evangelo, perchè quando sorge ciò che è perfetto, è necessario
-che l'imperfetto tramonti.[613]
-
-Ma che mai sarà codesto stato nuovo? Quali leggi cadranno, e quali
-piglieranno il posto delle prime? Come sarà composta la società?
-ammettiamo per ipotesi che il clero secolare scomparisca, e le funzioni
-attribuite ai vescovi e parroci sieno indi innanzi esercitate dagli
-abati e dai conventuali, cesserà forse puranche la divisione tra laici
-e sacerdoti, e la società diverrà forse un vasto cenobio? E se diventa
-un cenobio come farà a perpetuarsi? La generazione più saggia, più
-casta, e più devota sarà forse l'ultima per l'umanità, e dopo questo
-idillio di pace sarà troncata la storia dell'uomo, ed avrà luogo il
-giudizio finale e la resurrezione della carne? Il genio profetico
-intorno a questa dimanda si sarebbe travagliato, ed una pittura fresca
-e viva di questa nuova società ci avrebbe data a preferenza. Ma il
-nostro autore non s'estende tant'oltre, e la rappresentazione del
-terzo periodo dobbiamo comporla noi stessi raccogliendo qua e là sparsi
-accenni; ma ben ci guarderemo dal dare ai pensieri dell'autore maggiore
-determinatezza o rilievo che non abbiano.
-
-Il primo carattere di questa nuova epoca è questo, che non ci saranno
-più misteri, i veli che coprivano l'esatta intelligenza dell'antica
-e nuova lettera saranno squarciati, e sarà dato cogliere la verità
-attraverso le molteplici allegorie.[614] Come cessò l'osservanza
-dell'agnello pasquale allora che fu cominciata quella del corpo
-di Cristo, così, nello schiarimento dello Spirito Santo cesserà
-l'ammirazione della figura.[615] Ma se gli uomini vedranno la verità
-faccia a faccia, non s'ha da credere pertanto che Gioacchino descriva
-l'età futura come il secolo del razionalismo, nel quale la scienza
-riporterà grandi vittorie sulla fede. Egli ha scarsa fiducia nella
-scienza. Ingegno mistico e vaporoso, abborre la precisione e l'aridità
-del ragionamento. La verità secondo lui resta nascosta ai prudenti e
-sapienti, e si svela soltanto ai fanciulli, per confondere la vanità
-della superstizione filosofica. L'argomentazione dialettica non vale
-quindi se non a chiudere ciò che prima era aperto, o rendere oscuro
-quello che prima era chiaro. E da essa nascono questioni e contrasti
-di parole, ed invidie e contese e bestemmie e corruzioni. La fede,
-come ha dimostrato l'abate di Chiaravalle, è al di sopra dei cavilli
-della ragione. La scienza non edifica, ma distrugge talvolta, come
-attestano quegli scribi, che gonfiati di vanità ed arroganza a forza di
-ragionamenti caddero nell'eresia.[616]
-
-La conoscenza della verità per lui, come per tutti i mistici dei vecchi
-e nuovi tempi, è la visione intuitiva, alla quale si arriva non per
-via dell'intelletto, ma del sentimento, non col raziocinio, ma colla
-preghiera. Epperò il fondatore dell'ordine cenobitico impose l'obbligo
-di frequenti cori. Tra i suoni che salgono e si ripercotono per le
-volte del tempio, e i profumi degl'incensi, e le misteriose penombre,
-l'anima sente e vede ciò di che non può render conto nè a sè stessa nè
-agli altri. E codesta mistica visione, che ora è privilegio di pochi,
-forse allora sarà comune a tutti, perchè alle distrazioni della vita
-attiva succederà il silenzio ed il raccoglimento della contemplativa,
-a Lia sottentrerà Rachele. In questi pensieri ben si scopre il
-mistico cenobita non dissimile, come bene avverte il Rousselot, dai
-Vittorini.[617]
-
-Ma i mistici del secolo decimosecondo non sono meno arditi dei loro
-avversarii razionalisti, ed in nome del sentimento reclamano la stessa
-libertà d'interpetrazione, che gli altri chiedevano in nome della
-ragione. E già sappiamo come Gioacchino spinga troppo oltre i diritti
-dell'interpetre, e nessuna violenza risparmii alla lettera della
-Bibbia per salvarne lo spirito. Rimosso l'ostacolo dell'intelligenza
-letterale, l'interpetrazione allegorica non ha più freno che la moderi.
-In quest'assoluta indipendenza della mente divinatrice sta la _libertà_
-che Gioacchino attribuisce ai nuovi tempi. Cristo sottrasse il mondo
-ai rigori dell'antica lettera, lo spirito ci deve liberare dai rigori
-della nuova. Questo cammino dalla servitù alla libertà si riscontra
-anche nei tre ordini. Il primo passò sotto il giogo dei precetti
-legali; il secondo fu sottoposto ai travagli della passione; il terzo
-è destinato alla libertà della contemplazione secondo il testo: _Ubi
-spiritus, ibi libertas_.[618] Questo è un altro carattere dei tempi
-nuovi.
-
-Non è a dire che nel periodo cristiano sia mancata la libertà; c'è
-stata di certo, ma una libertà relativa, chè alle catene dell'antica
-legge vennero sostituiti più miti legami. Solo nei nuovi tempi sarà
-data un'assoluta libertà, e il vincolo che stringerà gli uomini e
-Dio non sarà il timore nè in larga nè in istretta misura, ma l'amore.
-L'amore governerà gli uomini, ecco un altro segno del terzo periodo.
-Gioacchino non nasconde nessuna delle calamità del tempo suo, e gli
-odii che dividevano gli uomini, e le sanguinose guerre, che laceravano
-in allora la Chiesa, ben prevede che non saranno per cessare; anzi
-pria che il secondo periodo volga al suo termine raddoppieranno
-d'intensità. Ma per quanto più gravi sono i mali, altrettanto più vivo
-è il desiderio della loro fine, ed il vivo desiderio il più delle volte
-fa tramutare la speranza in certezza. Anche ai nostri giorni in cui un
-grande statista non dubitò di ripetere: _la force prime le droit_, e le
-guerre se non più lunghe sono certo più sanguinose e rovinose di prima,
-ai nostri giorni appunto si fa un gran parlare della lega della pace
-e degli arbitrati internazionali. Qual meraviglia che in pieno secolo
-decimosecondo, Gioacchino non vegga nelle calamità e nei tumulti del
-tempo suo se non un avviamento ad un migliore assetto della società?
-Egli forse credeva che nelle terribili lotte, che travagliavano
-l'ultima parte del secondo periodo, i violenti si sarebbero distrutti
-gli uni cogli altri. E dal nuovo diluvio non sarebbero scampati se non
-gli animi miti e generosi, che più di sè amano gli altri, ed in ognuno
-che soffra e preghi veggono un fratello, e con esso si confondono
-nell'amore di chi a tutti è padre.[619] È un sogno forse che verrà
-giorno in cui le passioni violente faranno luogo agli affetti più miti,
-ma un sogno che riposa e ristora, e soventi l'umanità l'ha sognato, ed
-è probabile che seguiti a sognarlo ancora altre volte.
-
-Questa nova età di pace e di amore Gioacchino la presente vicina,
-perchè fra non molto l'uomo sarà del tutto purificato, e svellerà dal
-suo cuore gli affetti egoistici; nè vi sarà più lotta pel mio e pel
-tuo, e dei beni mondani tutti faranno quel conto che meritano, nè
-sarà pregiata la ricchezza, come nei periodi precedenti, ma invece
-la povertà.[620] Non era certo una cosa nova questa della povertà.
-Il Vangelo, come è noto, fulmina contro i ricchi quelle terribili
-parole: _È più facile che un cammello entri nella cruna d'un ago, che
-un ricco nel regno dei cieli_. Ma altro è parlar di morte, altro il
-morire; e durante tutto il periodo cristiano non solo i laici, ma i
-preti, e non pure i preti ma i frati si sono mostrati non meno avidi
-dei loro predecessori. E di tutte le guerre medievali, a cominciare
-dalle grandiose tra Chiesa e Impero alle minutissime tra una casa di
-frati e un'altra, non piccola parte delle loro ragioni la ripeteano
-dal tornaconto offeso. E pure quanto più crescea l'avidità delle
-ricchezze, altrettanto pel solito contrasto si facea più calda ed
-insistente la predicazione della povertà. Nella riforma, che Gioacchino
-fa dell'ordine suo, non entra l'obbligo della povertà; ma secondo
-lui quello che non poteva farsi al tempo suo, facente parte ancora
-del secondo periodo, sarebbe accaduto di certo nell'avvenire.[621]
-Quest'obbligo della povertà sarà imposto ai soli conventuali o
-agli uomini tutti? Nè Gioacchino, nè i seguaci suoi par che abbiano
-inteso parlare se non dei monaci soli; ma certo non è escluso che la
-società tutta diventi un vasto cenobio. Anzi sarebbe necessario che
-divenisse, perchè il terzo periodo è tenuto per un'età di perfezione,
-e la perfezione non può ottenersi se non in una vita cenobitica, in
-cui fossero abolite le classi, gli onori e le supremazie sociali.
-Tutti sarebbero pari allora non nelle ricchezze, che nessuno pensa
-ad accumulare, bensì nella povertà, e cesserebbero per tal guisa
-le invidie e le gelosie. Curioso modo di risolvere il problema del
-pauperismo, se mai fosse surto al tempo di Gioacchino!
-
-Per compiere il ritratto del tempo futuro ci resta un sol tratto, la
-castità. Certo a quel modo che nel lontano avvenire saranno spente le
-cupidigie e le ambizioni, così anche gli appetiti sensuali, ed un'altra
-fra le molte ragioni delle discordie tra gli uomini sarà eliminata.
-Non v'ha dubbio che dovrà succedere codesto nel terzo periodo.
-Gli uomini, da carnali che erano nei periodi anteriori non saranno
-divenuti spirituali? E la castità non è uno dei doni più spiccati
-dello Spirito santo? Chi è tutto penetrato dell'amore del cielo
-può far posto ad amori terreni?[622] Anche qui si nota un progresso
-notevole dall'Ebraismo a' nostri giorni. Secondo il Vecchio Testamento
-aveano tutti diritto di tor moglie non solo, ma più mogli financo. Nel
-Cristianesimo si proibisce la poligamia, il matrimonio si permette
-ai laici, ma si vieta ai preti, facendo talvolta qualche eccezione;
-ai monaci poi è negato risolutamente. La riforma infine ed il
-miglioramento dei secoli avvenire starà nel rinforzare la disciplina,
-rendere più rigorosa la castità. Ma anche qui si può chiedere se questo
-divieto assoluto del matrimonio riguardi i preti e i frati soltanto, o
-tutti gli uomini. E la risposta sarebbe più imbarazzante ancora; perchè
-se nel terzo periodo gli uomini fossero divenuti così spirituali da non
-pensare a perpetuarsi, la generazione posteriore a Gioacchino sarebbe
-stata l'ultima della specie. Ma guardiamoci dal dare ai concetti di
-Gioacchino maggiore determinatezza di quel che comportino. L'avvenire
-si mostra a lui sotto un colore fortemente ascetico, nè altra immagine
-gli soccorre a raffigurarlo fuori del cenobio. Ma più di questo non gli
-chiedete, che per quanto lo dicano profeta, il futuro non è meno per
-lui che per gli altri uomini ricoperto di nebbia densissima.
-
-
-VI
-
-Qual'è l'origine della dottrina che più tardi fu detta gioachimita
-o gioachita? Il Renan fu il primo a sostenere che se ne debbono
-cercare le origini nella Chiesa greca. L'abate Gioacchino, ei dice,
-per tutta la sua carriera fu nei rapporti più intimi colla Grecia.
-La Calabria, dove egli visse, e dove la sua scuola si continuò per
-una tradizione appena interrotta, era un paese per metà greco. I suoi
-principali discepoli, i redattori della sua leggenda, i personaggi
-profetici, coi quali lo si mette in rapporto, sono greci. Egli stesso
-viaggia in Grecia più volte per adoperarsi in favore della riunione
-delle due Chiese, e codesta riconciliazione è il pensiero dominante
-di tutti coloro che seguono la sua dottrina. Giovanni da Parma passa
-molti anni presso i Greci, e al termine della sua vita voleva andare
-a morire tra loro. Tutta la scuola dell'Evangelo eterno da Gioacchino
-a Telesforo di Cosenza alla fine del secolo XIV non ha se non una
-sola voce per proclamare la Chiesa orientale superiore alla latina,
-e meglio preparata alla futura innovazione. Coll'ajuto dei Greci
-trionferà la riforma della Chiesa carnale dei latini, e questa riforma
-non sarà altro se non un ritorno alla Chiesa dei Greci.[623] Cotesto
-è in parte vero, nè si può dubitare che la Calabria fino al tempo di
-Gioacchino fosse un paese quasi greco. Dacchè Narsete la rivendicò
-all'Impero fino ai Normanni questa estrema provincia d'Italia rimase
-sotto l'amministrazione di ministri greci. L'invasione longobarda
-fu qui arrestata nel suo corso vittorioso, nè i Carolingi vi miser
-piede, e gli stessi Saraceni, che tra il nono e il decimo secolo
-fondaronvi qualche colonia, non bastarono a ridurre in loro potere
-tutta la contrada. E in meno di un anno nell'ottocento ottantacinque
-per opera del valoroso Niceforo tutte le Calabrie tornarono sotto il
-governo imperiale. Nello stesso tempo l'imperatore Basilio il Macedone,
-affrancati tremila schiavi, li mandò a ripopolare alcune terre di
-Puglia e Calabria desolate nella guerra dei Musulmani,[624] e così
-greco sangue si mescolò al calabrese, e la lingua greca, già da gran
-tempo lingua ufficiale del paese, fu anche popolare, ed in greco si
-scrissero non pure gli atti pubblici, ma benanco le magre cronache,
-principalmente le agiografie. Nè questo è tutto; fin dal tempo di Leone
-l'Isaurico, quando scoppiò il movimento iconoclasta, furono sottratti
-al Papa e messi sotto la giurisdizione del Patriarca di Costantinopoli
-i vescovati della Sicilia, della Calabria e della Puglia. E per rendere
-più docili a questo mutamento i vescovi, s'innalzarono ad arcivescovati
-le sedi di Reggio, S. Severina, ed Otranto. E l'arcivescovo di
-Reggio, da cui dipendevano tredici suffraganei, fu detto primate della
-Calabria, come nella novella di Leone il Filosofo dell'anno 887. Più
-tardi, quando la Chiesa greca ruppe apertamente contro la latina, il
-patriarca di Costantinopoli Luitprando con editto del 968 impose alle
-chiese di Puglia e Calabria in luogo del rito latino il greco. Alcune
-chiese resistettero, ma non poche obbedirono, e molte conservarono il
-rito greco, anche quando dopo la conquista normanna ritornarono sotto
-la giurisdizione di Roma.[625] Così le diocesi di Bova ed Oppido,
-l'arcivescovato di S. Severina[626] e più di tutte la chiesa di
-Rossano, ove nel 1092 fu ben scelto un vescovo latino, ma gli abitanti
-non vollero accomodarsi al cangiamento del rito, e tanto s'adoperarono
-presso Ruggiero, che l'accorto duca acconsentì alle loro dimande, ed
-il rito greco visse indisturbato fino al 1460, in cui il vescovo Matteo
-dei minori osservanti lo mutò nel latino.[627]
-
-A conservare il rito e la tradizione greca concorsero i basiliani,
-venuti in Calabria al tempo delle persecuzioni iconoclastiche. Cotesti
-frati si possono dire i precursori di Gioacchino, e parecchi di loro
-vennero parimenti in riputazione di santi e di profeti. Nè sarà inutile
-raccontare brevemente la vita di qualcuno tra loro per conoscere più da
-presso l'ambiente nel quale visse l'abate calabrese.
-
-La regola di S. Basilio, più rigida della benedettina, prescriveva
-una vita austera, nè poneva inciampo che qualche frate seguisse le
-tracce degli antichi anacoreti. Per tal guisa i basiliani acquistarono
-ben presto gran credito presso il popolo, e la loro autorità crebbe
-grandemente nei tempi così trepidi e burrascosi delle incursioni
-seracinesche, talchè di parecchi fra loro, che colla loro parola
-ispirata incuoravano i fedeli nella guerra santa, è rimasta viva
-la tradizione in Calabria. Tuttora si venera nel Monteleonese S.
-Leoluca o Leone Luca da Corleone in Sicilia, un monaco basiliano che
-all'appressarsi dei Saraceni fuggì in Calabria nel monastero di Mula
-presso Cassano, ne diventò più tardi abate, e fondate case filiali a
-Vena e Monteleone morì intorno al 900.[628]
-
-Più famoso ancora è un altro basiliano, siciliano pur lui, da Enna
-o Castrogiovanni, e chiamato Elia il giovane. Fornito del carisma
-profetico, previde a dodici anni che i Saraceni sarebbero entrati nel
-castello di S. Maria, ove la sua famiglia s'era rifugiata, e perfino
-i nomi di quelli che sarebber caduti nella mischia seppe dire; ma pur
-troppo non previde che egli stesso sarebbe stato preso dagl'infedeli,
-e per ben due volte di seguito. La prima par che fosse stato ricompro
-e liberato da un cristiano; ma la seconda fu menato in Egitto, dove a
-quel che narra il biografo ebbe a patire la sorte del casto Giuseppe.
-Certo è che ben presto chiarita la sua innocenza, fu lasciato partire
-per la Palestina, ove prese l'abito monacale dalle mani del patriarca
-Elia, di cui tolse puranche il nome. Dopo tre anni di soggiorno nei
-luoghi santi, fallitogli il disegno di recarsi in Persia, si fermò per
-poco in Antiochia. E di là saputo che un'armata bizantina comandata da
-Basilio Nasar moveva a combattere i Saraceni, fece ritorno in patria,
-ove riprese le sue profezie e predisse ai Reggini la sconfitta che
-avrebbero patito i Musulmani, già rotti una volta presso le coste
-dell'Ellade. Restaurate le sorti delle armi nemiche fuggì di nuovo
-in Oriente col compagno Daniele, che in Taormina gli s'era messo ai
-fianchi. Riparò prima nel Peloponneso, e di là in Corfù, dove gli era
-più agevole tornare alla sua diletta Calabria. E vi tornò, ed in un
-luogo presso Capo dell'Armi, detto Saline, fondò un convento basiliano;
-ma ben presto dovè riprendere la via dell'esilio per campare dal furore
-dei Musulmani, che disfatto nell'888 il navilio imperiale a Milazzo,
-minacciavano Reggio. Eccolo di nuovo a Patrasso nel Peloponneso, donde
-posate le armi approdò di nuovo in Calabria, ed in luogo più sicuro,
-sul vertice del monte S. Elia, tra Palmi e Seminara, fondò un altro
-monastero basiliano. Di là, chiamato dall'imperatore Leone partì ancora
-una volta per l'Oriente, ma arrivato a Tessalonica le forze gli vennero
-meno, e morì nelle braccia del suo fido discepolo.[629]
-
-Questo eroico cenobita, che non trova mai posa, è come rappresentante
-di una forte generazione di Calabresi e Siciliani, che fan da mediatori
-tra l'Oriente e l'Occidente, e s'adoperano a comporre i dissidii dei
-due centri cristiani per rivolgere concordi le forze contro gl'invasori
-musulmani. Ed a questo fine lavora un altro Elia, da Reggio, detto
-Speleota dall'amore che porta alla vita solitaria, anche lui fuggente
-nel Peloponneso dall'ira dei Saraceni, anche lui dotato dello spirito
-profetico, tal che predice la morte del patrizio Bizalone ribellatosi
-all'Imperatore intorno al 920. Succeduto ad Elia juniore nella
-direzione del convento presso Palmi, vi morì intorno al 960.[630]
-
-Discepolo di Elia Speleota è un Luca da Demona in Sicilia, che
-lasciato il convento basiliano di S. Filippo d'Argira, ove era entrato
-giovanetto, recossi in Calabria dal santo eremita, il quale divinate
-le buone disposizioni del novizio, lo mise a parte della sua scienza.
-Venuto anche in possesso dei doni profetici, previde nuove incursioni
-dei Saraceni, dalle quali riparò in un luogo, posto a confine tra la
-Calabria e la Lucania, detto Noja. E dopo essere stato ivi per ben
-sette anni, venne ad un vecchio e diruto convento di S. Giuliano presso
-il fiume Agri. Di là all'appressarsi di Ottone I, che muoveva contro
-l'imperatore Niceforo nell'anno 968, fuggì coi suoi sulle montagne
-delle Armi in Lucania, ed ivi fondò un nuovo monastero detto Armento.
-Su questo ermo sito ei si teneva sicuro, e non a torto, chè neanco
-riuscirono ad espugnarlo i Saraceni, contro i quali uscito animosamente
-con i più validi dei suoi monaci li mise in fuga. Morì sul cadere del
-secolo decimo nel 993.[631]
-
-Taccio di altri due santi basiliani, a cui la tradizione non
-attribuisce la virtù profetica, S. Vitale da Castronovo morto nel
-994 e S. Filareto morto verso il 1070. Ma ben dirò di S. Nilo, forse
-il maggiore di cotesti profeti, nato verso il 903 in Rossano, città,
-dice il cronista, a tutti nota, perchè la sola che finora sia sfuggita
-all'ira dei Saraceni. L'amore della vita ascetica ben tardi si accese
-nel suo petto, ma così fervido che fattosi frate nel convento di S.
-Nazario, non che convivere cogli altri si ritrasse in luogo alpestre
-e solitario, dove in compenso delle aspre mortificazioni gli parea di
-vedere l'invisibile, e gli si facea presente l'avvenire. Testimone di
-una incursione saracinesca del 951, indarno preveduta dall'amico suo
-Fantino, ed appena scampato da un'altra posteriore per essersi riparato
-in Rossano, ei predicea che ne sarebbero accadute altre più terribili,
-e distoglie lo stratego Basilio dal costruire un oratorio, che ben
-presto sarebbe disfatto dalle orde nemiche. Nè mal s'appose, chè i
-Saraceni vennero di nuovo, e benchè S. Nilo avesse ricevuta dall'emiro
-Abu-l-Kasem una lettera piena di rispetto, pure non si tenne sicuro,
-e lasciata per sempre la Calabria, riparò nel principato di Capua, ove
-ebbe lieta accoglienza dai frati di Montecassino dapprima, e poscia da
-quelli di Valle Lucia.
-
-Non racconteremo più oltre la sua vita, nè diremo dei conventi
-basiliani, che ei fondò a Gaeta e Grottaferrata. Ma toccheremo soltanto
-di quello che a noi più preme, dei discorsi che tenne in Montecassino,
-e le profezie che in quegli anni gli si attribuiscono. In quanto alle
-dispute ben s'intende che doveano essere ben frequenti tra gli ospiti
-benedettini, seguaci del rito latino, ed il frate basiliano che non
-ismetteva l'abito e l'uso greco; ma egli avea la risposta pronta ad
-ogni obbiezione. A chi forse menomava il valore della vita solitaria,
-che molti basiliani amavano di menare, ei rispondeva che l'eremita
-non era più uomo, ma uno di questi due, o angelo o demone. A tale,
-che rimproverava i Greci di non digiunare il sabato a simiglianza
-degli antichi Ebrei, ei diceva che il digiunare di sabato era comune
-puranco ai Catari. Tutte le difficoltà che gli si faceano sui punti
-più scabrosi della Bibbia risolveva, come più tardi Gioacchino, con
-una interpetrazione allegorica, che salvava lo spirito sacrificando la
-lettera.
-
-Più notevoli sono le sue profezie, o le minacce che coll'accento
-risoluto del profeta non temeva di volgere contro i grandi, principi
-o pontefici che fossero. Alla principessa di Capua, accusata di avere
-instigato il proprio figliuolo all'uccisione di un cugino, che poteva
-contrastargli il trono, disse ben alto: non bastare le orazioni e le
-elemosine ingiuntele dal vescovo a lavarla dal suo peccato; bensì
-dovere in espiazione della sua colpa consegnare l'uccisore alla
-famiglia dell'ucciso, e le predisse che nessun rampollo della sua casa
-reggerebbe più le sorti di Capua. All'abate di Montecassino, seduto a
-tavola tra suonatori di cetra, predisse che non passerebbe molto tempo
-che il principe capuano, venuto a lotta con lui, gli farebbe cavare
-gli occhi. Le profezie non saranno state così determinate, come _ex
-eventu_ le sa dire il biografo; ma io non dubito dell'ardimento del
-santo, che in altra occasione seppe tenere non meno aspro linguaggio
-collo stesso Papa e coll'Imperatore. Trattavasi di un conterraneo,
-di Filogato da Rossano, che venuto in grazia dell'imperatrice di
-Costantinopoli, diventò prima vescovo e poi papa in opposizione di
-Gregorio V. Pare che S. Nilo avesse dissuaso l'amico suo dal provocare
-uno scisma, che sarebbe tornato e alla Chiesa ed a lui stesso di
-grandissimo danno; ma quando seppe l'antipapa caduto, e cacciato in
-fondo di una prigione dopo essergli stato barbaramente mozzo il naso
-e la lingua, e cavati gli occhi, non stette alle mosse e partì per
-Roma. Dal Papa e dall'Imperatore impetrò il perdono del vinto, che
-oramai non poteva recare più nessun danno, e pare che l'uno e l'altro
-glielo promettessero. Ma qual ne sia stato il motivo, vennero meno
-alle promesse, e l'infelice antipapa così malconcio e vestito dei
-paludamenti pontificali fecero trascinare alla coda di un asino per
-le vie di Roma. Tonò contro l'osceno spettacolo il nostro santo, e
-predisse al Papa ed all'Imperatore che Dio non avrebbe perdonato loro,
-come essi non perdonarono al vinto nemico. Questo ardito linguaggio non
-è insolito in tempi burrascosi, e la fama del santo era così diffusa,
-che non sarebbe stato prudente recargli offesa. Certo che ei seguitò
-a fondare nuovi sodalizii, e grave d'anni morì verso il 998, mentre si
-costruiva il convento di Grottaferrata, che in seguito sarà il centro
-dell'ordine basiliano.[632]
-
-La vita di S. Nilo mostra quanta importanza abbiano avuta i monasteri
-greci della Calabria nel secolo decimo. E seguitarono ad averla nei
-secoli posteriori sotto i Normanni, i quali non pure restaurarono
-i conventi rovinati dai Saraceni, ma altri non pochi ne crearono di
-nuovi. Ed i privati emulavano in ardore i governanti, talchè secondo
-il Barrio a mille ammontarono i conventi basiliani del continente, ed
-a cinquecento quelli di Sicilia. Celebre fra tutti fu il monastero di
-S. Salvatore presso Messina, fondato dal conte Ruggero ed ampliato dal
-figliolo. A capo di questo insigne convento fu messo S. Bartolommeo
-da Simmeri presso Catanzaro, già abate del monastero di Patire presso
-Rossano. La vita di S. Bartolommeo non differisce gran fatto dalle
-altre di santi basiliani. Dotato anche lui di spirito profetico, fondò
-un nuovo convento, forse quello di Patire, ed avutane l'approvazione
-da Pasquale II (1099-1118), ne divenne abate. Più tardi si recò
-dall'imperatore Basilio per promovere la desiderata concordia tra
-greci e latini, e rifiutata un'abbazia nella capitale bizantina tornò
-in Calabria, e da Ruggero, come dicemmo, fu fatto archimandrita,
-perchè il convento di S. Salvatore, al quale fu preposto, esercitava
-giurisdizione su 44 conventi. Morì nel 1130.[633]
-
-Codesti santi basiliani sono i veri precursori di Gioacchino. Tutti
-menano al pari di lui vita di stenti e di fatiche, e tormentano
-spietatamente il loro corpo per dare più libero volo al loro spirito.
-Tutti amano al pari di lui la solitudine, e si ritraggono negli
-alpestri silenzii di un eremo, ove a poco a poco per opera loro sorgerà
-un nuovo cenobio, di regola ognor più stretta e severa. Ma e nell'eremo
-e nel cenobio tutti questi santi spendono la loro vita tra lo studio
-dei libri sacri e le frequenti salmodie, e la mente educata in questi
-severi esercizii levano alle mistiche contemplazioni, ove par che si
-squarci il velame del futuro. Dal più al meno codesti padri basiliani
-sono dotati del _carisma_ profetico, e nei giorni angosciosi delle
-incursioni saracene, ai popoli minacciati negli averi, nella libertà
-e nella fede, fan sentire la loro voce ispirata, che or promette la
-vittoria per incoraggiare la resistenza, or predice nuove sventure per
-indurre il pentimento dei proprî falli.
-
-Su questa via aperta dai basiliani fece gran cammino l'abate calabrese.
-E se ai suoi tempi non si temevan più le incursioni saracene, gli
-animi non erano meno agitati da paure, nè l'avvenire si mostrava
-men fosco ai chiaroveggenti. Gl'infedeli erano stati disfatti; ma i
-Cristiani seguitavano a battagliare tra loro, e con alterna fortuna
-Svevi e Normanni si contrastavano il dominio della Sicilia. D'altro
-canto la Chiesa e l'Impero eran di nuovo tornati alle offese, e contro
-il Papa dei Guelfi si levava il Papa dei Ghibellini, e tra queste
-scissure si faceva largo l'eresia, una d'intento, benchè diversa nei
-nomi e dogmi. Così tra gli scismi, l'eresie, le guerre, le calamità
-rinasceano le paure dei millenarii, che di un mondo così tormentato
-prevedeano imminente la fine. E tornavano in onore gli scritti
-profetici, da gran tempo dimenticati, talchè nel 1142 un Gaufrido di
-Mounmouth tradusse dall'antico brettone in latino alcune profezie del
-bardo o mago Merlino; ed altre ne tradusse per incarico di Roberto,
-vescovo di Oxford, quel Giovanni di Cornovaglia che nel 1170 scrisse
-un elogio di papa Alessandro III. Ed intorno a codeste profezie un
-grave scrittore, Alano da Lilla, che è disputato se sia il dottore
-universale, non disdegnò di comporre un lungo commentario. Non è da
-meravigliare, scrive questo grave commentatore, che un bardo forse
-pagano, o almeno non fervido cristiano, abbia sortite queste virtù
-profetiche, perchè anche le Sibille ebbero tali virtù, ed una di esse
-predisse l'avvenimento del Signore. Nè ci sarebbe da ridire se Merlino
-fosse nato da una vergine e da un incubo, perchè anche Perizione ebbe
-da Apollo il suo figliolo Platone, ed a quel che afferma Apulejo tra
-la luna e la terra errano spiriti, che assumono talvolta la forma
-d'incubi. Tanto era viva in quel tempo la fede nei profeti, tanto
-bisogno si sentiva delle profezie![634]
-
-L'abate Gioacchino non è dunque una manifestazione isolata. E prima e
-dopo di lui viveano altri veggenti come quel S. Cirillo, priore dei
-Carmelitani, morto intorno al 1224, che secondo un'antica biografia
-celebrando la messa, vide in una nube un angelo che reggea due tavole
-d'argento scritte in caratteri greci, tavole che recate dal cosentino
-Telesforo all'abate Gioacchino furono da lui dottamente interpetrate
-e commentate.[635] Tutto questo racconto è un tessuto di errori
-cronologici, ed evidentemente apocrifo è il commento alle profezie di
-Cirillo, attribuito a Gioacchino. Ma siffatta tradizione mostra come la
-letteratura profetica traesse sempre novo alimento dallo scambio d'idee
-tra l'Oriente e l'Occidente, che durava tuttora per opera dei frati
-calabresi.
-
-Per tutte queste ragioni ben si comprende come Gioacchino, che cammina
-sulle orme dei basiliani, debba fare grandissimo conto della Chiesa
-orientale in paragone della romana, nello stesso modo che mette S.
-Giovanni, rappresentante secondo lui la Chiesa greca, al di sopra
-di S. Pietro, fondatore della romana. E si comprende altresì come
-apprezzi lo studio, che i Greci faceano dei libri sacri con maggiore
-cura ed assiduità dei preti latini, e del loro metodo d'interpetrazione
-allegorica si faccia continuatore. E lodi assai la preferenza data dai
-Greci alla vita contemplativa in confronto dell'attiva ed al canto
-corale a paragone della semplice lettura, e levi a cielo la vita
-faticosa ed aspra, che menano i cenobiti greci di molto superiori ai
-molli frati latini.[636] Ma se per questi rispetti tiene la Chiesa
-greca superiore alla latina, per altri la stima assai da meno, come
-ad esempio per la tolleranza del matrimonio dei preti.[637] E perciò
-Gioacchino veste l'abito monacale in un convento di benedettini, non di
-basiliani, e da Benedetto fa cominciare il terzo periodo dell'umanità,
-non da Basilio. E benchè la dottrina dello Spirito santo insegnata
-dalla Chiesa greca rispondesse meglio al suo proposito di attribuire
-eguale efficacia alle tre persone, pure la rifiuta, nè soltanto ammette
-la doppia processione, ma se ne serve, come vedemmo, per ispiegare
-l'anomalia di certi riscontri storici. L'influsso della Chiesa greca in
-Calabria se dunque può rendere ragione di alcune parti della dottrina
-di Gioacchino, ne lascia inesplicate molte altre. Gioacchino dalle
-scuole basiliane potè ben ricavare l'interpetrazione allegorica della
-Bibbia, potè sulle orme dei santi basiliani divenire un profeta anche
-lui; ma quella ingegnosa filosofia della storia, che sulle tracce del
-passato gli fa scoprire le vie del futuro, ei non la trova nè nelle
-scuole basiliane, nè nelle bizantine. Nè alcun contemporaneo od eremita
-o filosofo o profeta era arrivato sino a questo punto.
-
-Io son d'avviso, che la dottrina di Gioacchino si connetta strettamente
-col Catarismo. Che Gioacchino conosca i Catari è fuori di dubbio.
-Dall'esposizione abbiamo già veduto come egli applichi a questi
-eretici quel che dice l'_Apocalisse_ dei falsi profeti, che saranno
-per precedere la fine del mondo. Ma se rifiuta la parte dommatica
-della loro dottrina, se quel loro dualismo gli ripugna, e peggio
-ancora quella critica dei dommi cristiani, che fanno sulla scorta
-della ragione, e quella loro concezione docetica di Cristo e di
-Maria, non pertanto va d'accordo con loro nelle applicazioni etiche.
-Quell'ascetismo esagerato, che nega ogni valore alla terra, ed
-ogni diritto al corpo; che ingiunge la più rigorosa astensione dal
-nutrimento animale, e dichiara colpevole ogni piacere od affetto
-terreno; quell'ascetismo che volentieri distoglierebbe gli uomini dalla
-procreazione, e vedrebbe con gioja la fine del mondo, non è dubbio che
-risponde ai più intimi convincimenti di Gioacchino. Nè hanno tutti i
-torti, secondo lui, i Catari di mordere il clero cattolico, che mena
-vita intemperante e fastosa, e semprepiù si allontana dall'ideale
-ascetico,[638] ed anch'egli, come vedemmo, non risparmia preti e frati,
-ed è d'avviso che ormai la corruzione dei cristiani è venuta a tale, da
-essere imminente una innovazione radicale nelle pratiche e nei costumi.
-I mali estremi sogliono essere il segno di una età che si chiude e di
-un'altra che comincia; perchè in quel periodo faticoso di dissoluzione
-e di preparazione, pare che sia perduta ogni legge, ed è perduta nel
-fatto ma per far posto ad un'altra. E Gioacchino al pari dei Catari
-desidera e presente vicina una radicale mutazione non nei dommi o nelle
-dottrine, come pretendono essi, bensì nella disciplina e nelle pratiche
-del cristianesimo.
-
-E questa previsione, a cui s'informano tutte le sue opere, ei l'attinge
-da quello stesso metodo d'interpetrazione biblica, che solevano così
-largamente adoperare gli eretici, la spiegazione allegorica. Certo
-per un verso Gioacchino è l'antagonista dei Catari, e se quelli
-scoprono ripugnanze e contraddizioni tra i due Testamenti, questi
-invece ne dimostra in un libro speciale le armonie. Ma la stessa
-opposizione mostra fra loro una certa parentela; e Gioacchino ben
-concede che ove si prendano alla lettera i libri sacri, l'opposizione
-è innegabile, e secondo lui la concordia nasce solo quando s'intenda
-l'antico Testamento non per quello che fu, ma quale anticipazione
-del Nuovo.[639] I Catari avrebbero potuto accogliere questa
-interpetrazione, e lavorando di allegoria anch'essi trovare non pure
-nel Nuovo Testamento, come erano usi, ma anche nel Vecchio i germi
-delle loro dottrine. E nel risultato finale agevolmente si sarebbero
-trovati d'accordo con Gioacchino, perchè anch'essi si credevano
-uomini spirituali di contro a quelli, che tanto tenevano alla lettera
-dei due Testamenti; ed anch'essi al battesimo dell'acqua volevano
-sostituito quello del fuoco, ed il loro _Consolamentum_ stava appunto
-nell'accogliere entro l'anima, pressochè sciolta dai vincoli del corpo,
-la pienezza del Santo Spirito.
-
-Tutti questi riscontri mettono fuor di dubbio la profonda
-rassomiglianza tra le dottrine catare e le gioachimite, ed anche
-qui troviamo confermata l'ipotesi fatta al principio dei nostri
-studii, secondo la quale dal Catarismo per successive restrizioni o
-attenuazioni sono provenute tutte le altre eresie medievali. Certo
-Gioacchino, che si credeva e dichiarava apertamente cattolico, avrebbe
-energicamente protestato contro chi l'avesse messo a pari cogli
-eretici; ma di quanto s'allontanino dalle tradizionali le dottrine
-gioachimite lo mostreranno nel fatto le sètte, che saranno per
-abbracciarle. E che queste nuove eresie si riannodino per occulti fili
-alla catara lo prova luminosamente un riscontro storico, che forse
-parrà strano ma non è meno evidente. La dottrina dell'abate Gioacchino
-ha molti punti di rassomiglianza col Montanismo. I Montanisti si
-davano per profeti, nè parlavano se non per ispirazione dello Spirito
-Santo. L'uomo, dice Montano, si riferisce al Santo Spirito come la lira
-all'arco che ne cava i suoni.[640] Certo v'ebbero profeti e nell'antico
-e nel nuovo Testamento, perchè sempre lo Spirito Santo ispirò alcune
-anime elette; ma da ora in poi l'azione dello Spirito è continua ed il
-profetismo non è più il fiore, bensì la radice della vita religiosa,
-nè soltanto i fondatori della nuova dottrina, ma tutti quelli che vi
-credono s'hanno a dire uomini spirituali o pneumatici, a differenza
-degli altri, che sono soltanto psichici.[641] Codesta nuova profezia
-non distrugge la dottrina cristiana, ma la compie e l'integra, perchè
-il Paracleto secondo Tertulliano non è institutore, ma restitutore.
-Nella natura, sèguita il grande Apologista, è dapprima il seme, poi
-la radice, il fusto, i rami, le foglie, le gemme, il fiore, infine il
-frutto che per gradi si matura. Così la giustizia umana cominciò dal
-temere Dio, quindi per la legge e i profeti venne alla fanciullezza,
-di poi per l'evangelio vigoreggiò da giovane, ora per mezzo del
-Paracleto arriva alla maturità. Codesta maturità o perfezione sta nel
-rinvigorire la disciplina della Chiesa, nel tenere in grande onore la
-verginità, sicchè non pure si vietino le seconde nozze, ma benanco
-le prime si permettano solo come un male necessario; nel rintuzzare
-gli appetiti della carne per mezzo di più severi e frequenti digiuni;
-nel rinunziare al mondo e con gioja andare incontro al martirio.
-Senza dubbio codesto è un ascetismo rigoroso che mena diritto alla
-distruzione del mondo. Nè lo negano i Montanisti, i quali sono pure
-chiliasti o millenarii, e credono che noi siamo alla vigilia di quel
-gran giorno dell'_Apocalisse_, in cui e terra e cielo andranno a
-rifascio, e spenta la vita terrestre dell'uomo, ne comincerà un'altra
-celeste ed immortale. Codeste idee riappariscono, di certo modificate
-e rielaborate nella _Concordia_ e nel _Commento_ all'_Apocalisse_.
-Cosicchè dopo più di mille anni ritornarono le credenze nella fine
-del mondo, e rivissero i profeti che l'annunziavano, e riebbe credito
-l'ascetismo inteso a diminuire i danni dell'estrema ruina.
-
-Il Montanismo fiorì nella seconda metà del secondo secolo, quando
-ferveano le lotte tra la Gnosi e l'Ortodossia. E benchè tutti i
-Montanisti, e principalmente Tertulliano, fossero tra i più fieri
-oppositori dei gnostici, pure qualche cosa attinsero dai loro
-avversarii. Ammettiamo pure che la dottrina dell'ispirazione profetica
-e l'ascetismo intransigente non siano se non esagerazione di dottrine
-e precetti schiettamente cristiani; ma difficilmente si può revocare
-in dubbio che a cotesta esagerazione abbia contribuito la gnosi. E per
-effetto di questo influsso l'ispirazione profetica fu messa al di sopra
-della tradizione e dell'autorità, ed una istituzione come quella del
-matrimonio, approvata e santificata dalla Chiesa, si disse che solo per
-legge, ma non in realtà differiva dal concubinato.
-
-La stessa relazione che corre tra le sètte del secondo secolo
-noi poniamo in quelle del decimosecondo, ed ammettiamo che benchè
-Gioacchino fosse costante ed implacabile oppositore dei Catari, non
-per questo seppe sottrarsi al loro influsso. Ed anche lui al pari dei
-Catari pensava che l'avvenire appartenesse al più rigido ascetismo; e
-che fosse d'uopo d'una profonda rinnovazione e sociale e religiosa.
-Ed anche lui al pari dei Catari non temeva di affermare che codesta
-rinnovazione in confronto della Chiesa dominante fosse come la carne
-in paragone dello spirito. Si può dunque ben dire che rinnovatosi dopo
-dieci secoli lo Gnosticismo, si dovea puranco rinnovare il Montanismo.
-La storia certo non si ripete monotonamente, e grandi differenze
-vi scopre chi vi guardi ben addentro; ma nei periodi più lontani e
-disparati dominano pure le stesse leggi, che derivano da ciò che v'ha
-di permanente nello spirito umano.
-
-
-
-
-CAPITOLO II
-
-AMORICO DI BENA ED IL MOVIMENTO FRANCESCANO
-
-
-I
-
-La fama di Gioacchino par che non tardasse a diffondersi fuori
-d'Italia, e già dicemmo che il re d'Inghilterra e l'abate di Perseigne
-nel loro viaggio in Italia vollero conoscere di persona quest'uomo
-misterioso, che tanto facea parlar di sè. Nè parrà strano che l'eco
-delle sue idee si ripercuotesse in Francia, ove i discepoli di Amorico
-di Bena le accolsero per innestarle alle loro dottrine filosofiche.
-Il Rousselot crede che l'innesto si debba ad Amorico stesso.[642]
-Nè certo la cronologia porrebbe inciampo a codesta opinione, perchè
-sebbene le opere dell'abate Gioacchino siano state pubblicate intorno
-al 1200, e non molto più tardi quelle di Amorico, che venner condannate
-dall'Università parigina nel 1204,[643] pure dopo questo tempo Amorico
-andò a Roma per appellarsi dalla sentenza dell'Università, e nulla
-vieta che a Roma sapesse qualche cosa delle dottrine di Gioacchino,
-come nove anni prima era occorso all'abate di Perseigne. Nè sarebbe
-temerità il supporre che a tergere la sua dottrina da ogni macchia,
-ne mostrasse l'accordo con quella di un santo uomo, fondatore di un
-ordine religioso, e tenuto dalla S. Sede in grande venerazione. Questa
-prova in verità non avrebbe fruttato, perchè il Papa ribadì la condanna
-dell'Università, ed Amorico, tornato a Parigi, fu costretto nel 1207 a
-ricredersi pubblicamente, e ne morì, come dicevasi, dal dolore;[644] ma
-ciò non toglie che la prova, pur non giovando alla causa del filosofo,
-avrebbe contribuito non poco al successo della dottrina.
-
-Non ostante questi nuovi argomenti da me addotti, io non saprei
-accettare l'opinione del Rousselot, perchè le più antiche fonti
-attribuiscono la teoria dei tre stati non ad Amorico stesso, nè a
-Davide di Dinan, bensì ai loro discepoli.[645] Quando dunque sia nato
-siffatto innesto del razionalismo filosofico col misticismo religioso,
-mal si saprebbe dire; ma quando sia nato, o a chiunque appartenga, è
-certo meritevole di studio.
-
-La filosofia di Amorico di Bena rinnova il realismo di Scoto Erigena
-con colorito più spiccatamente panteistico. Amorico, al pari di Scoto,
-move dalla dottrina delle idee mediane tra il mondo e Dio, rispetto
-a quelle creatrici, rispetto a questo create. E come le idee eterne
-e la mente divina, che le pensa, sono in fondo la stessa cosa, così
-parimenti si confonderanno in uno le idee creatrici e gli effetti che
-da loro promanano. E così tutte le cose si unificheranno in Dio, e
-tutte avranno la stessa natura, come della stessa natura sono Abramo
-ed Isacco. Onde si può ben dire che tutte le cose tornano ad una, e
-tutte sono Dio, imperocchè Dio è l'essenza di tutte le creature. Ed a
-quel modo che la luce non si vede in sè stessa, ma nell'aere, così Dio
-nè dagli uomini nè dagli angeli può essere veduto in sè stesso, bensì
-nelle sue creature.[646]
-
-La stessa dottrina venne insegnata dal discepolo di Amorico, Davide di
-Dinan. Se non che pare che il discepolo si giovasse a preferenza di
-concetti aristotelici, laddove il maestro più volentieri adoperava i
-platonici. S. Tommaso ci dice che Davide soleva dividere le cose (il
-mondo) in tre parti, corpi, anime e sostanze eterne separate. L'entità
-indivisibile, onde sono formati i corpi la diceva ile o materia prima;
-l'entità indivisibile, o sostrato delle anime la chiamava nous o mente;
-l'entità indivisibile delle sostanze eterne, Dio. E come tutte e tre
-queste entità sono prime ed indivisibili, vale a dire hanno gli stessi
-attributi, è pur gioco forza che in fondo sieno la stessa entità.
-Dal che consegue che tutte le cose nell'essenza loro si riducono ad
-uno.[647]
-
-Da questa dottrina metafisica potevano ricavarsi conseguenze
-arditissime. Due sole ci vengono ricordate da Martino Polono. La
-prima, riguarda la distinzione dei sessi, la quale al pari di tutte le
-differenze, che separano cose da cose, sarebbe affatto provvisoria. Un
-tempo siffatta tenzone dei due sessi non esisteva, cominciò soltanto
-dal peccato di Adamo, e dopo la resurrezione si tornerà all'unità
-primitiva.[648] Con queste sentenze, il cui senso appena si coglie,
-e che certo ricordano i miti dell'androgino del _Convito_, forse
-si connette l'entusiasmo per l'amore, per quella forza arcana e
-misteriosa, che riduce gli esseri diversi all'unità della loro natura.
-Certo questa seconda conseguenza traevano gli Almariciani dal loro
-panteismo, che allorquando la forza d'amore investe gli uomini, vince
-le loro volontà, e rende le loro azioni inimputabili.[649]
-
-A queste teorie filosofiche Amorico avea già saputo dare un colore
-ed espressione religiosa. Ei soleva dire, secondo la testimonianza
-di Guglielmo Armorico riprodotta da Vincenzo di Beauvais, che il
-primo domma da essere insegnato e creduto è questo: ogni cristiano
-essere membro di Cristo, e non potere salvarsi alcuno, che non creda
-in questo domma più fermamente della incarnazione o passione di
-Gesù.[650] Così pure ammetteva bene che il corpo di Cristo fosse nel
-sacro pane, perchè parimenti è in ogni pane, ed in ogni cosa.[651] In
-altre parole ei sapeva col magistero dell'allegoria torcere i dommi
-tradizionali a quei significati, che la sua filosofia richiedeva.
-Questa libertà d'interpetrazione, questa tendenza alla spiegazione
-allegorica, è appunto il tratto che raccosta l'abate calabrese al
-filosofo di Chartres. E certo se non Amorico, almeno i suoi discepoli
-non dubitano di accogliere la teoria dei tre stati. Ed anche essi
-pensano che al tempo della legge mosaica, quando così aperto era il
-contrasto tra Dio e l'uomo, non si conosceva la verità, ovvero il
-monismo nella loro filosofia insegnato. Nel secondo periodo, in cui
-Gesù è considerato come l'Uomo-Dio, la verità comincia a rivelarsi, ma
-in forma di simboli, e l'unificazione di Dio coll'uomo è rappresentata
-come se avesse avuto luogo una volta sola, e per virtù soprannaturale.
-Nel terzo periodo poi la verità è svelata pienamente, in Gesù si vede
-raffigurata tutta l'umanità, e ciò che si dice dell'uomo deve dirsi
-della natura intera, che è tutt'uno con Dio.[652] Nel primo periodo
-domina il Padre, senza l'intervento del Figliolo o dello Spirito.[653]
-Nel secondo domina il Figliolo, che assunse carne in Maria non certo
-nel senso che l'intende la tradizione, bensì a quel modo che si
-può dire anche del Padre essersi incarnato in Abramo, il primo dei
-patriarchi, o il rappresentante di Jeova. Nel terzo infine domina lo
-Spirito Santo il quale s'incarna, anche lui non più in un uomo solo,
-ma in tutti i membri della nuova religione.[654] E come alla venuta
-del figliolo cessò il regno del Padre, e fu abolita la circoncisione,
-e ci affrancammo dalla schiavitù della legge mosaica; così alla
-venuta dello Spirito cesserà il regno del Figliolo, ed i dommi ed
-i precetti della nuova legge cadranno al pari dell'antica.[655] Non
-che cesseranno i sacramenti, ma s'intenderanno nel loro vero spirito.
-Abbiamo già citata la trasformazione razionalistica dell'Eucaristia.
-Parimenti è trasformato il domma della risurrezione dei morti, la
-quale intesa alla lettera non si può ammettere, ma bensì nel senso
-allegorico di un ridestarsi dello spirito della verità dal lungo sonno
-che l'opprimeva.[656] Parimenti l'Inferno non è altro se non il peccato
-mortale stesso, che è come un dente guasto nella bocca, e il Paradiso
-lo porta con sè chiunque arrivi alla cognizione filosofica di Dio.[657]
-Seguendo questo spirito razionalistico non fa certo maraviglia che
-abbiano condannato anch'essi quegli usi e quelle cerimonie del culto
-esteriore, che vedemmo proscritti dai Catari e dai Valdesi. Così pare
-che abbiano condannato il battesimo dei bambini,[658] il culto delle
-imagini, l'adorazione dei santi, la venerazione delle reliquie,[659]
-e la confessione e la comunione l'intendevano come una interna
-rinnovazione della coscienza religiosa, prodotta dalla grazia dello
-Spirito Santo, senza il soccorso di opere o cerimonie esteriori.[660]
-
-Ben si vede come gli Almariciani andassero molto più in là dell'abate
-calabrese, o di qualunque setta religiosa. Ciò non pertanto al pari di
-Gioacchino la pretendeano a profeti, e sapeano predire anche loro che
-tra cinque anni sarebbero toccate al mondo quattro piaghe. La prima
-è la fame, di cui sarebbe morto il popolo, la seconda è la guerra che
-avrebbe fatta strage dei principi, la terza un terremoto che avrebbe
-fatto inghiottire i Burgensi dalla terra squarciatasi sotto i loro
-piedi, la quarta, il fuoco che avrebbe divorato i prelati, che sono
-le membra dell'Anticristo, e Roma, la nova Babilonia, che ne è il lor
-capo. Allora saranno unificati tutti i regni in un solo, ed il capo di
-questa nova società, informata dall'amore dello spirito, sarà Filippo
-Augusto, il re di Francia.[661]
-
-Ma non ostante codeste rassomiglianze la dottrina degli Almariciani
-e quella dell'abate Gioacchino sono agli antipodi, e l'innesto del
-razionalismo filosofico col misticismo, del quale facemmo parola, dovea
-riescire piuttosto ad una meccanica mescolanza che ad un concrescimento
-organico. Imperocchè tra il monismo neoplatonico e la dottrina di
-Gioacchino, che rasentava il triteismo, non poteva aver luogo nessuna
-conciliazione. E se i due novatori si servivano dell'allegoria per
-accomodare alle loro idee i sacri testi, certo le idee loro erano
-affatto disformi; perchè nel mentre Amorico metteva la scienza al
-di sopra della fede, e confidava che la religione in avvenire fosse
-assorbita nella filosofia, Gioacchino al contrario faceva pochissimo
-conto della scienza, e credeva che, non solo nel presente, ma più
-ancora nell'avvenire, la religione avrebbe scacciata dal sacro tempio
-la filosofia. Pari all'opposizione tra le dottrine è la disformità
-dell'indirizzo pratico. Perchè la mèta dell'umanità secondo Amorico è
-vivere la vita della natura, di cui l'uomo non è che una piccola parte;
-la mèta secondo Gioacchino è tutt'altra, staccarsi più di quel che non
-si faccia ora, dalla natura e raccogliersi nelle austere solitudini
-dello spirito. L'ideale di Amorico è la riaffermazione del mondo,
-l'ideale di Gioacchino invece ne è la piena ed imminente distruzione.
-Non è la prima volta nè sarà l'ultima che una dottrina filosofica tolga
-in prestito una forma religiosa, che non le appartiene. Talvolta è
-codesto l'unico mezzo per assicurare l'avvenire della dottrina.
-
-
-II
-
-I veri interpetri del pensiero di Gioacchino non furono i fratelli del
-libero spirito, bensì i frati minori, che nel silenzio delle loro celle
-ne studiarono e commentarono i libri e formarono una scuola, detta
-gioachimita o gioachita, e crearono una completa letteratura profetica,
-e pseudonoma. Sarebbe interessante lo studio di questa letteratura, in
-parte già pubblicata nel secolo decimosesto, ed in parte sepolta nella
-polvere delle nostre biblioteche. Ma pel nostro compito la notizia, che
-ne demmo nel parlare delle opere di Gioacchino è più che bastevole.
-Ci restringeremo a studiare le idee direttive dei Gioachimiti, ed
-il modo come germogliarono tra le lotte del sodalizio francescano.
-Giace tuttora inedito nelle nostre biblioteche un antico racconto
-dei dissidii francescani, che va sotto il nome di _Cronaca delle
-Tribolazioni_.[662] Si conserva una redazione in latino, ed un'altra
-in italiano, ma entrambe evidentemente sono composte di frammenti di
-cronache più antiche, legate insieme col manifesto disegno di mostrare
-non pure la successione cronologica, ma l'intima connessione delle
-lotte, che ebbe a durare una parte dei francescani.[663] In codesto
-centone, come nei _Fioretti di S. Francesco_, composti nello stesso
-modo e collo stesso intendimento se non col medesimo disegno, gli
-errori storici e cronologici spesseggiano. Nè certo l'anonima _Cronaca
-delle Tribolazioni_ può stare a petto di quella fonte preziosa, che è
-il Salimbene, gioachimita anche lui, ma temperato, e narratore ingenuo
-dei fatti accaduti sotto i suoi occhi. Ma non ostante questi gravi
-difetti nè la Cronaca nè i _Fioretti_ perdono la loro importanza, e
-debbono essere posti da banda, come crede l'Affò.[664] Tutte e due
-valgono, e la _Cronaca_ a parer mio più dei _Fioretti_, essendo il
-primo saggio di una ricostruzione della storia dell'ordine da S.
-Francesco ad Ubertino da Casale. Certo codesta ricostruzione, fatta con
-intendimento polemico in servigio d'un partito, non ha nè può avere
-grande esattezza e schiettezza storica, ma come manifestazione delle
-idee e dei sentimenti di quel partito, è certo un documento prezioso. E
-tale la reputava il Wadding, che se ne giovò più di quel che dovesse.
-Il cronista conta sei tribolazioni, alle quali bisogna aggiungere per
-settima quella che ei stesso soffre e di cui crede più prudente tacere.
-Secondo codesta partizione della storia francescana si possono bene
-agguagliare le tribolazioni francescane alle sette piaghe d'Egitto,
-alle calamità predette nell'_Apocalisse_. E da siffatto riscontro il
-pio cronista può ben trarre la speranza che la settima tribolazione sia
-l'ultima, nè si faccia aspettare il giorno del trionfo; ma perchè il
-numero torni deve mettere la prima tribolazione negli ultimi anni di S.
-Francesco, il che difficilmente si può ammettere da chi studii le più
-antiche fonti, come ci faremo a dimostrare.
-
-Il Santo d'Assisi nel fondare un nuovo ordine religioso, ebbe in
-mente idee più larghe e più feconde dell'Abate di Fiore. Ei ben vide
-che il miglior mezzo a combattere gli eretici era quello d'imitarli
-nei costumi, e sulle loro orme far getto della propria fortuna,
-vestire ruvidi panni, e andar raminghi di città in città, predicando
-dappertutto la buona novella. Anche Francesco al pari di Valdez
-apparteneva ad un'agiata famiglia, e menava parimenti una vita frivola
-e spensierata; ma anche lui, tocco dalle parole del Vangelo, si tolse
-in un punto agli agi ed ai piaceri, e abbandonati amici e parenti,
-cacciossi animoso nell'ingrata via dell'apostolato.[665] E dappertutto
-predicava la sola via della salute essere la povertà, perchè chi non sa
-spogliarsi delle ricchezze, nè vende il suo per distribuirlo ai poveri,
-non è penetrato da quell'amore del prossimo, che Cristo mette a capo
-della sua legge.[666] La povertà volontaria era per Francesco come pel
-Valdez la fonte delle virtù, un ideale di sagrifizio e di generosità,
-che scaldava il cuore e commovea la fantasia.[667] Nè gli parea di
-averlo mai conseguito codesto ideale, al quale sempre si volgeva con
-novello ardore. Nulla hai a possedere, neanco il mantello che porti
-indosso; una rozza tonaca basta, e se logora, tanto meglio; sarà prova
-di umiltà rattopparla con tela da sacco, come l'ultimo mendico della
-via.[668]
-
-L'umiltà è un altro tratto che compie l'ideale della vita mendica. S.
-Francesco non è nè un cinico, nè uno stoico, odia le ricchezze, ma non
-disprezza i ricchi, nè li tiene da meno di sè. Abborrisce le mollezze
-e gli agi, indura il suo corpo alle fatiche, ma non sente l'orgoglio
-di chi sapendo di bastare a sè medesimo, sfida superbamente i colpi
-della fortuna. Questa fiera coscienza di sè medesimo e del proprio
-valore sarebbe troppo ripugnante alle massime cristiane, che rintuzzano
-l'orgoglio inspirando una salutare diffidenza delle proprie forze. E
-conforme a questa massima raccomanda ai suoi fratelli l'umiltà, insiste
-perchè secondo il precetto evangelico cedano alla violenza, nè ammette
-che l'uno si faccia o si tenga superiore dell'altro. Non ci debbono
-essere priori nel nuovo sodalizio, ma ministri, servi della comunità,
-scelti democraticamente col suffragio di tutti, e revocabili.[669]
-Anche i Valdesi in opposizione al fasto del clero secolare avean
-levata la bandiera dell'umiltà, nè solo poveri, ma umiliati si solevan
-chiamare. E in prova d'umiltà curvavan la fronte, e stendeano la mano
-elemosinando. S. Francesco non esclude il precetto dei benedettini,
-adottato dai Catari, che debbasi procacciare il vitto col lavoro delle
-proprie mani;[670] ma ove non basti, anche lui raccomanda ed esalta
-l'accattare di casa in casa.[671]
-
-Questo spirito di sagrifizio e di umiltà dovea eliminare le lotte tra
-gli uomini, che non avrebbero potuto avere luogo nè per rivendicare
-i diritti, nè per respingere le offese. Ed il regno di Dio sarebbe
-finalmente stabilito, e la legge dell'amore avrebbe avuta la sua piena
-attuazione. S. Francesco non poteva comprendere la grande efficacia
-morale della lotta pel diritto, egli avea sortita una natura così larga
-ed espansiva da comprendere nell'amor suo non pure gli uomini, ma gli
-esseri tutti, che ei chiama fratelli a cominciare dal sole cui volge
-un canto,[672] agli agnelli, che riscatta dal macello, ai lupi che
-ammansisce col fascino della parola. Pochi uomini si conoscono nella
-storia così riboccanti d'affetto, come il Santo d'Assisi, che a mal
-grado le sue ripugnanze stende la mano ai lebbrosi, diventa l'amico ed
-il compagno dei poveri e degli abbietti, e si stima felice se possa col
-danno suo soccorrere alle altrui miserie.[673] Il sacrificio era per
-lui più che un obbligo morale, un bisogno del cuore e tale desiderava
-che diventasse pei suoi fidi, sicchè non si desse contrasto nel loro
-animo, e il loro dovere si confondesse coll'amor loro, e dell'interna
-serenità fosse specchio il volto sempre ilare e composto.[674]
-
-Ma se il francescano a differenza del valdese non dovea atteggiare
-il suo volto a mestizia, non per questo la sua vita era men dura
-e faticosa. Ei non si dovea chiudere, come l'antico anacoreta nel
-silenzio del cenobio e assorbirsi nella contemplazione. I tempi non
-consentivano più questi ozii speculativi, e facea d'uopo operare
-energicamente, incessantemente per riguadagnare l'affetto dei popoli.
-E se gli eretici sull'esempio degli apostoli non perdonavano a fatiche
-e disagi per diffondere la loro fede, certo non si poteva far da meno
-di loro. Per queste ragioni, benchè l'istituto della predicazione
-non fosse proprio dei francescani, ma dell'altro sodalizio istituito
-nello stesso torno da S. Domenico, pure non era estraneo neanche a
-loro.[675] Chè anzi i francescani si possono ben dire i frati vaganti.
-La necessità di accattare la vita li facea andare di porta in porta,
-di borgata in borgata; oltrechè la loro stessa regola non consentiva
-riposo, chè alla santa milizia facea d'uopo mutar guarnigione soventi,
-per non poltrire nell'immobilità, come era uso dei cenobiti. A
-questo fine Francesco raccomanda ai suoi compagni di andare due a due
-pellegrini pel mondo a piedi nudi.[676] Non si vincono le battaglie
-senza indurare il soldato alle marce faticose, ed il milite di Cristo,
-come il legionario di Cesare, non ha da conoscere stanchezza.
-
-Queste erano le ardite innovazioni che Francesco portava alla vita
-cenobitica, e quanto ei ben s'apponesse lo mostrarono i fatti; chè
-nessuno istituto religioso si è mai diffuso con tanta rapidità, come
-il francescano. Parevan tornati i tempi degli antichi apostoli, e
-come allora si fondava una chiesa dopo l'altra, così ora a convento
-s'aggiungeva convento, e ben presto il novo sodalizio si sparse per
-tutto l'orbe. Ma senza dubbio la regola di S. Francesco era tale,
-che nessun uomo poteva adattarvisi senza restarne schiacciato dal
-grave peso. Innocenzo III, che pure avea approvato l'istituto di
-Durando di Osca, non sapeva dare la sua sanzione alla regola di S.
-Francesco, informata ad un ideale di povertà ed umiltà mal rispondente
-agli splendori ed alle smodate pretensioni della Corte romana.[677]
-Certo non potea respingere queste nuove forze, che gli venivano
-inaspettatamente in ajuto per combattere l'eresia, nè si può dubitare
-che benedicesse il mendico d'Assisi, senza vietargli di seguitare
-nell'opera sua; ma non smise mai i suoi dubbî sulla regola, che a lui
-pareva non facesse il debito conto dei reali bisogni e tendenze della
-natura umana, nè volle concedere una bolla d'approvazione.[678] Non
-smise per questo S. Francesco, ma il disegno presentato ad Innocenzo
-colorì nei suoi particolari, e le sue idee giustificò con ragionamenti
-e citazioni bibliche. E questa nova regola molti anni dopo presentò
-al successore d'Innocenzo Onorio III, e ne ottenne finalmente la
-desiderata sanzione con bolla del 1223.[679] Se non che l'approvazione
-del papa non rimoveva le difficoltà, e il santo non se le dissimulava.
-Pare anzi temesse non poco che morto lui sarebbero nate dispute
-e commenti sulla regola, per trarne un senso ben lontano dai suoi
-intendimenti. Talchè credette bene restringerla in brevi e succosi
-capitoli[680] e con solenne testamento raccomandò ai suoi fratelli,
-che codesta regola dovessero mandare a mente, codesta osservare alla
-lettera, vietando recisamente qualunque commento, che sotto pretesto
-d'interpetrarla, l'avrebbe distrutta.[681] Queste inquietezze di S.
-Francesco, attestate da documenti autentici, rendono molto probabile
-il sospetto che tra i compagni stessi del Patriarca non mancasse chi
-la pensava al modo d'Innocenzo, e credendo la regola molto rigida fosse
-ben disposto a tollerarne qualche attenuazione.
-
-Ma questi discorsi erano forse segno di un'aperta opposizione alle
-idee del Patriarca? Parrebbe certo se s'avesse a prestar fede alla
-_Cronaca delle Tribolazioni_, che ci narra di violente dispute tra S.
-Francesco e frate Elia, il quale mal tollerando la pubblicazione della
-regola succinta, alla testa di molti frati si sarebbe presentato a S.
-Francesco, come un tempo gli Ebrei a Mosè. E d'altro canto il nuovo
-legislatore, scendendo anche lui dal monte come l'antico, avrebbe
-rinfacciati i protervi suoi compagni, ben ribadendo che alla regola,
-datagli direttamente da Dio, tutti fosser tenuti di prestare cieca ed
-intera obbedienza.[682] E d'accordo con questo racconto la cronaca
-narra ancora, che S. Francesco, stanco forse di combattere contro
-l'ostinatezza dei frati, si ritirò sdegnoso dal governo dell'ordine,
-lasciando pure che fosse assunto dal suo oppositore Elia.[683] Se
-non che codesta narrazione, ripetuta dal Wadding, è falsa di pianta,
-come ben dimostra l'Affò.[684] Perchè le fonti più antiche, come
-la Vita di Tommaso da Celano, non solo non dicono nulla di codesta
-opposizione tra Francesco ed Elia; ma ci parlano per lo contrario del
-loro vicendevole affetto, talchè il Patriarca solo per non dispiacere
-all'amico suo, acconsentì ad aversi riguardi nell'ultima e mortale
-malattia.[685] E ponendo mente alla grande venerazione in cui i
-frati tenevano il fondatore del loro ordine, non par verisimile che
-scegliessero a farne le veci chi sarebbe stato a capo degli oppositori.
-È molto più probabile invece che Francesco, premuto dai molti mali che
-avean logorata la sua fibra, nè più gli consentivano le aspre fatiche
-dell'apostolato, avesse chiesto e forse scelto lui stesso come suo
-vicario prima fra Pietro, e alla morte di costui Elia, uomini di sua
-fiducia.[686] Che invece d'Elia avesse indicato a suo successore fra
-Bernardo raccontano concordemente e la _Cronaca delle Tribolazioni_ e
-i _Fioretti di S. Francesco_.[687] Ma codesto racconto, foggiato sul
-biblico del patriarca Giacobbe, non è più vero dei precedenti, perchè
-della pietà di Elia, e delle cure che prestò al suo venerato maestro
-abbiamo un documento autentico, la lettera che egli stesso scrisse ai
-ministri e frati della provincia annunziando la morte di lui.[688]
-È certo altresì, che mancato Francesco non Bernardo, ma Elia resse
-l'ordine francescano seguitando nel suo ufficio di vicario. Possiamo
-dunque conchiudere che finchè visse S. Francesco, e nei primi anni dopo
-la morte di lui, non scoppiarono le discordie nel nuovo sodalizio. Gli
-animi e le menti occupava un sol pensiero, rendere onore alla memoria
-del fondatore, la cui vita fu un lungo e non interrotto sagrifizio,
-e la cui parola infocata sonava sempre pace e carità. E forse per
-attendere indisturbato a codeste onoranze, ed alla costruzione
-del tempio, che per ordine di Gregorio IX si doveva innalzare al
-santo mendico, il Vicario di S. Francesco non volle succedergli nel
-generalato, e in luogo suo venne scelto Giovanni Parenti.[689]
-
-
-III
-
-Ma i dissidii, soffocati dall'autorevole parola del fondatore, morto
-lui non tardarono a scoppiare. E ben presto si formarono due partiti
-nel nuovo sodalizio, l'intransigente che volea rispettata la regola
-alla lettera, il moderato che sosteneva s'avesse a interpetrare meno
-rigidamente. Era inevitabile che i due partiti sorgessero non per colpa
-o volontà degli uomini, ma per necessità delle cose. Imperocchè da una
-parte la regola, data per inspirazione divina e confermata dal Papa,
-si dovea osservare scrupolosamente, nè era lecito apportarvi glossa
-o commenti, senza violare il testamento del santo fondatore; talchè
-temperare la regola sarebbe stato lo stesso che snaturare l'ordine
-togliendogli quel carattere, che lo distingueva da tutti gli altri, e
-a cui doveva le sue prodigiose fortune. Ma d'altra parte codesta regola
-era così rigida e severa, che ben pochi vi si potevano adattare; e più
-l'ordine s'ingrossava, e più cresceva il numero dei tepidi osservatori;
-oltrechè la povertà rigorosa, l'umiltà a tutta prova formavano di certo
-un alto ideale religioso, ma nella lotta contro il clero secolare e gli
-altri ordini frateschi, valeva ben poco ad assicurare la vittoria. Se i
-frati predicatori fondavano dappertutto nuove case, e collo splendore
-delle costruzioni abbagliavano le masse, i francescani non doveano
-essere da meno di loro. Se quelli per sostituire il clero secolare
-e nei pergami e nelle cattedre coltivavano ardentemente gli studii,
-non era lecito ai francescani di trascurarli. Se i predicatori non
-solo accettavano, ma sollecitavano dalla Curia onori e dignità, ai
-francescani, per non scapitare in prestigio, non conveniva di ritrarsi
-indietro. Questi bisogni ben comprese frate Elia, il quale innamorato
-dell'arte avea fatto costruire in onore del santo mendico uno dei più
-splendidi monumenti della rinata architettura;[690] cultore dei buoni
-studii ne volea promosso l'amore nel nuovo sodalizio;[691] scaltro
-conoscitore degli uomini non schivava i potenti ma ben presto avea
-saputo entrare nelle grazie del Papa e dell'Imperatore.[692] Intorno
-a quest'uomo più pratico che mistico si strinsero quanti volevano
-interpetrata la regola in modo da non impedire il moto d'espansione
-del nuovo sodalizio. Ed il partito s'ingrossò siffattamente che levò
-di seggio il generale Parenti per sostituirvi lui, già stato vicario
-di S. Francesco, e tenuto da tutti in gran concetto _per la preclara
-scientia, e singulare prudentia_, come dice la stessa _Cronaca delle
-Tribolazioni_.
-
-Che il novo generale sentisse altamente del suo ufficio, nè in dignità
-si credesse da meno di altri, lo dice il Salimbene, che narra questo
-aneddoto, del quale egli stesso fu testimone, che venuto il potestà di
-Parma per far visita al generale francescano, questi non si mosse dal
-suo posto, nè rispose come dovea al saluto dell'ospite cortese.[693]
-Il Salimbene, appartenente al partito opposto a frate Elia, non è
-certo una fonte da accogliere a chiusi occhi, come vuole l'Affò.
-Nè mi meraviglierei che e nel fatto che narra e nel giudizio che fa
-dell'alterigia di frate Elia il cronista fosse poco esatto, ma questo è
-fuor di dubbio, che il nuovo generale voleva che l'autorità sua fosse
-tenuta in grande rispetto; nè tollerava che altri ridicesse sui suoi
-disegni, o ricalcitrasse ai suoi ordini. Un documento riportato dal
-Wadding lo prova. È una lettera del generale al Papa per chiedergli
-mano forte contro i frati ribelli alla disciplina, e principalmente
-contro alcuni compagni di S. Francesco, che forti dell'autorità e del
-prestigio del loro nome, non dubitavano di levare alto la voce contro
-le novità di frate Elia, e la mite interpetrazione della regola.[694]
-Senza il presidio del Papa sarebbe stato pericoloso colpire uomini
-tanto autorevoli; ma ottenuta la chiesta licenza, il generale agì
-vigorosamente, ed i più riottosi rinchiuse in prigione, altri mandò
-in provincie lontane; i ministri a lui men ligi rimosse sostituendoli
-con creature sue,[695] altri acconsentì che restassero a patto di
-dichiararsegli ligii.[696] Fatti ancor più gravi vengono narrati.
-La _Cronaca delle Tribolazioni_ racconta di un fra Cesario da Spira
-colpito a morte, mentre fuggiva dalla prigione ove era stato rinchiuso,
-non che di S. Antonio imprigionato anche lui e battuto a verghe.[697]
-Ma di codesti fatti il Salimbene non sa nulla, ed è ben probabile, come
-crede l'Affò, che sieno stati inventati posteriormente.
-
-Certo è, che il generale governava con mano di ferro la travagliata
-società, e correva diritto alla sua mèta senza lasciarsi sviare da
-rimostranze. E per togliere ogni ragione al partito intransigente,
-chiese ed ottenne dal Papa una interpetrazione della regola, che
-rispettasse la lettera sacrificandone lo spirito. Gioverà riassumere
-le modificazioni ordinate da Gregorio IX. Il primo temperamento si
-riferisce al divieto di possedere ed acquistare. I frati possono nei
-casi di bisogno comprare quello che occorra, purchè non trattino
-direttamente col venditore, bensì con un rappresentante o nuncio.
-Codesto nuncio può ancora essere scelto da loro, ma resta pur sempre
-rappresentante non di quelli che l'hanno nominato e presentato, bensì
-delle persone a cui lo presentano. In un solo caso l'artificio è
-lasciato da parte, quando cioè il nuncio sconosca i bisogni dei frati o
-ne manometta i diritti, chè in tale congiuntura i frati hanno facoltà
-di agire contro l'infido amministratore, riconoscendolo per tal guisa
-come loro rappresentante. Anche oggi le associazioni religiose, che
-perdettero la personalità giuridica, adottano l'espediente di farsi
-rappresentare da un privato, che in nome suo acquisti, venda, accetti
-le donazioni e somiglianti. Se non che oggi contro il rappresentante
-infido le associazioni non hanno azione alcuna, perchè lo Stato non
-può riconoscere quel patto, che non aveano facoltà di stringere; ma
-nel secolo decimoterzo le cose andavano diversamente, ed i francescani
-poteano godere tutti i vantaggi della rappresentanza senza temerne i
-danni. I legali della Curia la sapean lunga![698]
-
-Un altro temperamento era questo. La regola proibiva severamente la
-rivendicazione dei proprii diritti. Se altri ti porta via il mantello,
-cediglielo volentieri. Se poteri pubblici o privati vi scacciano dalle
-vostre case, non procurate di restarvi. E se s'impadroniscono delle
-suppellettili vostre, non gli resistete; perchè nulla appartiene nè
-a voi nè alla comunità; nè sta a voi di decidere chi sia il padrone
-vero. Queste disposizioni, che tirate a fil di logica dal precetto
-della povertà assoluta, mettevano il nuovo sodalizio in balìa del
-primo venuto, furono ingegnosamente attenuate da Gregorio. In luogo dei
-frati, ei dice che non possono possedere, sottentra la Santa Sede, alla
-quale spetta la proprietà delle case e masserizie fratesche. Questa poi
-ne cede l'uso ai sodalizii a patto che non la sperperino, e la facciano
-rispettare. Altra finzione giuridica che fece fortuna e venne dipoi più
-nettamente formulata da Innocenzo IV.[699]
-
-Codesta novità, ed il rigido governo di Elia esacerbava il partito
-intransigente[700] che ogni giorno più s'ingrossava degli scontenti
-di qualunque specie. Fra costoro primeggiavano, al dir di Salimbene,
-i frati di messa, i quali mal tolleravano che crescesse il numero dei
-colleghi laici, e peggio ancora che fussero messi a pari di loro, che
-si tenevano di molto superiori. Ma il generale tenne duro, e nel giro
-di pochi anni accolse tanti laici che superavano in qualche casa i
-chierici, e conferì loro pari diritti ed onori, e taluni levò anche
-al grado di ministri.[701] Così si mostrava osservante della regola,
-innanzi alla quale tutti i membri del sodalizio eran pari,[702] e nello
-stesso tempo ingrossava il suo partito.
-
-Ma non ostante queste provvide misure l'opposizione non era fiaccata,
-e semprepiù violente si faceano le accuse contro il generale. Lo
-s'attaccava ormai non pure nel governo dell'ordine, ma nel carattere
-e nel costume rappresentandolo come superbo, disdegnoso di vivere e
-mangiare in comune coi frati, amante delle buone vivande e della vita
-molle e voluttuosa. Gli si rimproverava di non visitare personalmente
-le case dell'ordine, e se mai non a piedi, ma su ben pasciuti cavalli;
-di non convocare il capitolo generale per tema che i ministri
-oltramontani lo sbalzassero di seggio; nel mentre era novamente
-sentito il bisogno di una costituzione generale che ponesse freno
-agli abusi.[703] È ben difficile separare in queste accuse il vero
-da ciò che v'aggiunge lo spirito di parte; e non è chiaro il perchè
-v'abbia prestata fede Gregorio IX, un tempo amico e protettore di frate
-Elia. Che il Papa trovasse giuste le accuse del partito intransigente
-non è credibile, perchè egli stesso dette licenza ad Elia di punire
-i riottosi, e pubblicò una bolla per interpetrare la regola in un
-senso assai temperato. Io credo probabile che il Papa la rompesse col
-generale francescano per motivi politici. Già dicemmo che costui era
-egualmente accetto ed a Gregorio e a Federigo, e Salimbene ci dice
-che spesso faceva da mediatore tra l'uno e l'altro. Forse in questi
-negoziati ei si mostrò più favorevole alla causa imperiale. Uomo
-pratico e moderato avrà fatte le sue osservazioni sull'intemperanze
-della Curia, nè v'era bisogno d'altro per cadere in disgrazia del
-Papa.[704]
-
-Per codeste ragioni Gregorio la dette vinta al partito intransigente,
-nè solo depose il mal capitato generale, ma fattolo espellere
-dall'ordine, lo scomunicò solennemente. E certo gli sarebbe incolto
-peggio se Federigo non l'avesse tolto sotto la sua protezione.
-All'accorto imperatore, accusato di eresia, tornava di gran giovamento
-avere dalla sua il compagno di S. Francesco, che pochi anni innanzi
-era tenuto in grande rispetto dallo stesso Papa.[705] E dell'opera
-dell'ex francescano Federigo ebbe grandemente a lodarsi, talchè gli
-affidò una delicata missione presso l'imperatore di Costantinopoli,
-come si rileva da una lettera imperiale al re di Cipro.[706] Così per
-tutto il resto della sua vita frate Elia si tenne stretto al partito
-imperiale, nè è ben certo che si sia ricreduto sul letto di morte.[707]
-L'appoggio prestato dall'Imperatore al capo dei moderati francescani è
-senza dubbio una delle ragioni che mossero gl'intransigenti a giurargli
-quell'odio implacabile, che traspare dalla Cronaca del Salimbene. I
-rigoristi non avevano certo a lodarsi del Papa,[708] e coll'Imperatore
-che voleva restituire la Chiesa alla povertà gloriosa dei primi
-secoli,[709] avrebbero dovuto andar d'accordo, come fecero più tardi
-con Ludovico il Bavaro. Ma l'opposizione ascetica non era ancor matura
-per fondersi colla ghibellina. Gl'intransigenti francescani sebbene
-aspreggiati dal Papa, si davano per i campioni più risoluti della
-Chiesa, nè Federico fece un passo per amicarseli, chè anzi accolse
-nel suo consiglio il capo del partito opposto. Non occorreva altro
-perchè agli occhi di quegli esaltati apparisse come l'Anticristo,
-preannunziato dall'_Apocalisse_.[710]
-
-
-IV
-
-Dopo la caduta di frate Elia il partito intransigente riprese vigore,
-e i due generali che l'un dopo l'altro gli successero, frate Alberto
-pisano, e frate Aimone inglese, forse vi appartenevano.[711] L'ultimo
-scrisse un Commento ad Isaia senza dubbio sul gusto di quello
-attribuito a Gioacchino, stante che gl'intransigenti abbracciavano
-con fervore le idee dell'abate calabrese, e per distinguersi dai
-loro avversarii volentieri si davano il nome di Gioachiti.[712] Quale
-affinità corresse tra le dottrine del Florense e le francescane non è
-difficile scoprire. Gioacchino avea predetto che al secondo periodo,
-ovvero al regno del clero secolare sarebbe succeduto il terzo periodo,
-vale a dire il regno dei monaci. I minoriti ora soggiungevano che
-i veri monaci non erano nè i benedettini, sfolgorati da Gioacchino
-stesso,[713] nè i florensi, che non avean saputo intendere il segreto
-pensiero del loro fondatore, e si mostravano non meno avidi e litigiosi
-dei loro predecessori; bensì i nuovi ordini mendicanti, e specialmente
-il francescano, il quale solo avea saputo tradurre in atto l'ideale
-della carità vagheggiato da Gioacchino. Oltrechè colla creazione
-dei nuovi istituti, non si trattava di aggiungere ordine ad ordine,
-ma d'innovare profondamente la vita religiosa; chè per conformarsi
-scrupolosamente alla regola bisognava che gli uomini, cangiato il
-corso delle loro idee, e soffocate le tendenze loro più abituali, si
-tramutassero in angeli.
-
-Con S. Francesco adunque più che con S. Benedetto si poteva dire,
-secondo i minoriti, cominciata la nova età, l'ultimo e più splendido
-periodo della storia umana, e Gioacchino stesso avrebbe a mente loro
-mirabilmente predetto questi avvenimenti, chè dovunque egli parla di
-due ordini si deve ben intendere dei domenicani e francescani. E se
-l'allusione non era ben chiara nelle opere autentiche, altri scritti
-balzavan fuori nel nome dell'abate calabrese, dove le profezie pareano
-più determinate, e più trasparenti le allusioni ai fatti recenti.[714]
-Nè questa sostituzione era difficile, perchè dopo la solenne condanna
-delle opinioni teologiche dell'abate Gioacchino, le sue opere cadute in
-sospetto si tenevan come nascoste,[715] ed il Salimbene ci narra di un
-frate florense, che da Lucca le trasportò in segretezza in un convento
-francescano di Pisa per sottrarle al saccheggio delle soldatesche di
-Federico.[716] Siffatto mistero, che ravvolgeva le opere autentiche,
-era senza dubbio la condizione più favorevole per la nascita delle
-spurie. E l'ordine francescano, dove le menti erano più esaltate,
-si mostrava più inchino di tutti gli altri a codesta letteratura
-pseudonima. Così nel breve giro di pochi anni nacquero i commenti ai
-profeti ed agli evangeli, che abbiamo già ricordato; nè solo i libri
-sacri si commentarono ma benanco i profani, come le supposte profezie
-della Sibilla e del Mago Merlino.
-
-Codesta letteratura pseudonima ebbe, come dicemmo, grande credito
-e diffusione; ma non sì che gli stessi gioachiti non sapessero ben
-distinguere le opere autentiche dalle apocrife. Chè anzi quando si
-fecero a raccogliere in un corpo solo le scritture del profeta non
-vi ammisero se non la _Concordia_, il _Commento all'Apocalisse_
-e il _Decacordo_.[717] Ed a queste opere, che sono come un'opera
-sola, divisa in tre parti, dettero il nome di _Vangelo eterno_, che
-tolsero dall'_Apocalisse_, sebbene Gioacchino non ne avesse fatto
-uso.[718] Così tornarono alla luce gli scritti di Gioacchino, e senza
-interpolazioni a quel che pare; ma quando occorreva di spiegare meglio
-il pensiero dell'autore, o dare maggiore esattezza alle sue profezie,
-gli editori vi aggiunsero delle note. Ed al tutto poi premisero larga
-introduzione (_Introductorius_), in cui, pur riassumendo la dottrina
-dell'abate calabrese, le dettero maggior rilievo e colore.[719]
-
-Questa pubblicazione levò grande rumore non tanto forse per le dottrine
-che vi si esponevano con insolita libertà, quanto per le circostanze
-che l'accompagnarono e seguirono. Ferveva allora la guerra tra il
-clero secolare ed i nuovi ordini religiosi. Il primo, geloso dei
-suoi privilegi, mal permetteva che i frati imprendessero a predicare
-senza invito o licenza delle autorità ecclesiastiche, ed ai parroci
-facessero formidabile concorrenza nelle messe, nella confessione,
-nelle sepolture.[720] E come se tutte queste ragioni di dissidio
-non bastassero se n'era aggiunta una nuova e più formidabile, quella
-dell'insegnamento. I Domenicani da prima, e sul loro esempio anche i
-Francescani, ambivano alcune cattedre nell'Università parigina, che
-era come il centro della vita intellettuale d'Europa, e dove da gran
-tempo dominava indisturbato il clero secolare. I nuovi ordini certo
-valevano ad imprimere più vigoroso slancio agli studii, chè gli uomini
-più eminenti del secolo quali Alberto Magno, S. Tommaso, Francesco di
-Hales, S. Bonaventura appartenevano ai loro sodalizii. Ma l'autorità
-universitaria era ben a ragione sospettosa di codesti novi insegnanti,
-i quali formavano come un'accademia a parte, emula dell'antica, ed
-insofferente di disciplina.[721] E la guerra durò lunga ed ostinata, e
-non ostante le quaranta bolle di Alessandro IV in favore degli ordini,
-non si fece la pace se non quando ambo i litiganti furono stanchi di
-lottare.
-
-In codeste congiunture fu pubblicato l'_Evangelo eterno_, il quale
-porgeva un'arme così poderosa, che si sospettò, manifestamente a torto,
-non fosse stata fabbricata dagli stessi avversarii degli ordini.[722]
-Certo è che il clero secolare se ne valse abilmente, ed una copia del
-terribile libro fu mandata al Papa, e Guglielmo di S. Amore, nella
-sua invettiva contro i mendicanti,[723] ne rilevò con mano maestra le
-pericolose dottrine. Ma ora che ci venne fatto di ricordare l'opuscolo
-del Rettore dell'Università parigina, non sarà inopportuno fermarvisi
-alquanto per toccare di alcune somiglianze, forse non abbastanza
-avvertite, tra il fare dei Gioachimiti e quello di Guglielmo. Tanto
-gli uni che l'altro sostengono essere il loro tempo molto prossimo
-ad una grande catastrofe, ed i segni precursori li rintracciano
-concordemente colla scorta dell'_Apocalisse_ e dei Profeti. E deplorano
-entrambi le calamità del loro secolo, e ne prevedono ancor maggiori
-nel prossimo avvenire.[724] Ma non ostante siffatte simiglianze,
-anzi forse a cagione di esse, il pensiero di Guglielmo è proprio
-l'opposto del gioachimismo. Per i seguaci dell'abate calabrese i
-falsi profeti, sorretti da perversi e potenti re, saranno i sacerdoti
-sullo stampo d'Ario, o altro dottore simigliante dalla facile parola,
-e dall'argomentar sottile; per Guglielmo invece sono i mendicanti
-stessi, che usurpano gli ufficii altrui, e sotto il manto di falsa
-pietà desiderano maggiori poteri, guadagnando per mezzo delle donne il
-favor popolare e per via dei cortigiani quello dei principi.[725] Pei
-Gioachimiti l'avvenire della Cristianità sta nella sostituzione degli
-ordini mendicanti al clero secolare, per Guglielmo nel rifiorire del
-sacerdozio, poi che saranno rimossi gli elementi perturbatori, che
-ne minano la potenza.[726] Da questo raffronto non credo temerario
-inferire che il libro _De Periculis_ s'è ispirato all'_Evangelo
-eterno_, ne è per così dire la palinodia.
-
-E codesto rapporto tra i Gioachimiti e Guglielmo di S. Amour non si
-smentisce neanco negli altri scritti successivi, nè nel rifacimento
-del _De Periculis_ che va sotto il titolo _Collectiones catholicae et
-canonicae scripturae ad defensionem ecclesiasticae hierarchiae_,[727]
-nè nel libro _De Antichristo_, che dal Le Clerc venne rivendicato
-al nostro Guglielmo. Intorno a quest'ultima opera va notato che il
-discorso sull'Anticristo era comune a quanti credevano alla prossima
-rinnovazione del mondo. Chi fosse quest'essere misterioso, che dovea
-apportare tanti danni alla Chiesa, quali segni l'avrebbero preceduto,
-in qual tempo sarebbe nato, eran tutte dimande che correvano per le
-bocche dei Gioachiti. L'abate calabrese avea ben pensato d'intender
-per l'Anticristo non un essere unico, bensì il complesso di tutti gli
-oppositori e vecchi e novi della Chiesa; ma codesta interpetrazione,
-così elastica, non bastava più ai suoi successori, che amavano maggiore
-precisione e determinatezza. E già sappiamo che la maggior parte dei
-gioachiti intendeva Federigo II. Guglielmo riprende l'interpetrazione
-di Gioacchino, e lasciando nell'ombra la figura dell'Anticristo non
-ha cura di determinare se non i suoi predecessori, che già indoviniamo
-quali debbono essere, quei falsi profeti, quegl'ipocriti, quei monaci
-girovaghi, di cui si doleva la Regola di S. Benedetto.[728]
-
-Ma torniamo al libro _De novissimis periculis_, che fu come il grido
-d'allarme dato dal clero regolare contro i frati mendicanti. Non
-occorre dire che fu condannato nel 1256 da Alessandro IV, strenuo
-protettore dei nuovi ordini.[729] Il Rettore dell'Università parigina,
-difendendo la gerarchia cattolica, e l'autorità dei vescovi contro le
-usurpazioni fratesche avea stabilito che quest'ordinamento era stato
-istituito direttamente da Gesù Cristo, e neanche il Papa avrebbe potuto
-mutarla. Talchè quando il Papa concedeva ai domenicani di predicare
-nel suo nome, era da supporre vi sottintendesse il beneplacito del
-vescovo, senza di che il governo della diocesi non sarebbe stato
-affidato ad un solo capo, ed il disordine e la ruina della Chiesa ne
-sarebbe conseguita.[730] Codesta argomentazione feriva l'illimitata
-supremazia del Pontefice, nè v'è da far le meraviglie che Alessandro
-l'abbia condannata. Nel sostenere la causa dei domenicani il Pontefice
-sosteneva la sua, perchè i frati e da predicatori e da inquisitori si
-presentavano come legati del Papa, e per quanto prestigio e credito
-togliessero all'autorità episcopale, altrettanto ne crescevano alla
-pontificia.[731]
-
-La condanna del _De Periculis_ portava con sè quella dell'_Evangelo
-eterno_; chè se quel libro colpiva di fianco la gerarchia, questo la
-feriva nel cuore. Nè Alessandro senza taccia di parzialità avrebbe
-potuto passar sotto silenzio un libro denunziato dall'Università,
-e mandato dal vescovo di Parigi al predecessore Innocenzo IV. Ma
-d'altra parte il Papa ben sapeva che l'opera incriminata apparteneva
-a quel partito gioachimita, che contava tanti illustri seguaci tra
-i francescani, a cominciare da frate Giovanni da Parma, eletto a
-voti unanimi generale dell'ordine sin dal 1247. Oltrechè una censura
-pubblica del libro si sarebbe certo ripercossa su quei frati, dei
-quali egli era stato sempre il più strenuo difensore da cardinale, e
-seguitava ad esserlo da papa. Per queste ragioni decise di sottoporre
-lo scritto incriminato ad una Commissione di prelati consapevoli della
-gravità del verdetto, che stavano per pronunziare. I commissarii si
-riunirono tosto ad Anagni, e con tutta diligenza si misero all'opera,
-come si pare dal resoconto delle loro sedute, che tuttora si conserva
-in due manoscritti della Biblioteca Nazionale di Parigi.[732] Ben
-s'accorsero i giudici che l'_Evangelo eterno_ constava di due parti,
-l'una moderna, l'introduzione e le note, l'altra antica, le tre opere
-dell'abate Gioacchino;[733] ma e l'una e l'altra condannarono del
-pari come contrarie all'ortodossia, ed Alessandro s'accomodò al loro
-giudizio.
-
-Fu giusta la sentenza dei giudici, e doveva Gioacchino esser coinvolto
-nella condanna dei suoi interpetri? Che l'Introduttorio e le note
-fossero giudicate poco ortodosse non è da far le meraviglie, perchè
-i Gioachimiti non ponevano nessuna cura ad attenuare il contrasto tra
-il Vangelo del Figlio e quello dello Spirito, ovvero sia l'_Evangelo
-eterno_. E questa differenza abbiamo già notata tra Gioacchino e i suoi
-seguaci, che mentre ei cerca di attenuare il contrasto tra la legge
-presente e la futura, e questa considera come l'integrazione di quella,
-i suoi discepoli al contrario tengono a rilevarne le discrepanze.[734]
-E nell'Introduttorio vien dato al nuovo Vangelo un nome differente
-chiamandolo, ad imitazione dell'_Apocalisse_, _eterno_ come se
-volessero contrapporlo ad un vangelo _mutevole e caduco_;[735] laddove
-Gioacchino dichiara espressamente non esservi due evangeli, ma un solo,
-nè usa mai il nome di _Vangelo eterno_ parlando del nuovo periodo,
-bensì l'altro d'intelletto spirituale.
-
-L'Introduttorio non dubita di affermare che il Nuovo Testamento avrà
-vigore solo fino al 1260, e che da quel tempo in poi al vangelo
-di Cristo succederà un nuovo vangelo, come ai sacerdoti di Cristo
-sottentreranno altri sacerdoti; perchè nessuno altro potrà insegnare la
-dottrina dello Spirito se non quelli che a simiglianza degli apostoli
-vanno a piè nudi.[736] Gioacchino non avrebbe mai tenuto un linguaggio
-così irriverente. E certo non sono estratti dalle sue opere genuine
-quei passi arditi, che feriscono la Chiesa romana, come questo, che a
-lei appartiene la sola interpetrazione letterale del Nuovo Testamento,
-non la più profonda e spirituale, e che i Greci fecero bene a separarsi
-da essa, e che la Chiesa greca cammina sulle orme dello Spirito
-molto più che la latina.[737] Abbiamo già ricordate le preferenze
-di Gioacchino per la Chiesa greca; ma certo non l'avrebbe esaltata
-di tanto egli che soleva rimproverarle alcune istituzioni come il
-matrimonio dei preti. Nè avrebbe in ogni modo approvato lo stacco delle
-due Chiese, ei che tante volte lo avea rimpianto nei suoi scritti.
-
-Non meno esplicite dell'Introduttorio son le note, che senza alcun
-riguardo coloriscono quelle parti, che Gioacchino lascia nell'ombra.
-Come ad esempio nei luoghi della _Concordia_ ove l'abate calabrese
-aveva toccato dell'abbominio, che avrà luogo nello scorcio del secondo
-periodo, le note ci dicono che cosa s'intenda per codesto abbominio,
-che sarebbe il pseudo Papa, ovvero il Papa simoniaco che regnerà sul
-finire del sesto tempo.[738]
-
-Ma se l'Introduttorio e le note usavano frasi più incisive, e davano
-al pensiero di Gioacchino maggiore precisione, non s'ha da inferire
-che la dottrina, in esse insegnata, fosse diversa da quella del pio
-abate. La copia di passi, raccolti dai giudici di Anagni, mette fuor
-di dubbio, che nei punti essenziali commento e testo andavan pienamente
-d'accordo. La maggior parte delle immagini adoperate nell'Introduttorio
-per colorire il rapporto tra i tre periodi sono tolte di peso da
-Gioacchino, sopratutto da un capitolo della _Concordia_, da noi già
-citato altrove, ed accortamente rilevato dai giudici di Anagni.[739]
-E se Gioacchino non adopera la parola di _Vangelo eterno_, certo è che
-se avesse dovuto dare un nome all'interpetrazione allegorica dei sacri
-testi, non ne avrebbe scelto un altro. Nè solo i giudici di Anagni, ma
-i Gioachimiti stessi citavano un luogo del _Decacordo_, a dimostrare
-che con quella denominazione non si dipartivano dall'insegnamento
-di Gioacchino.[740] Un altro punto rilevavano a ragione i giudici
-di Anagni, l'esaltazione del monachismo a scapito[741] del clero
-secolare. Ed in verità se pure i commentatori leggevano negli scritti
-di Gioacchino accenni a lui, a S. Domenico e S. Francesco, che egli
-non avea fatti, nè poteva fare,[742] certo è che dei nuovi ordini
-mendicanti non dicevano nè più nè meno di quel che avea scritto
-lui intorno ai monaci spirituali. Il monachismo per Gioacchino è un
-istituto, che col tempo assorbirà tutti gli altri della Chiesa, quando
-al Vangelo inteso secondo la lettera sottentrerà il vero spirito
-evangelico. Allora succederà una profonda innovazione, ed a quel modo
-che la legge mosaica venne abolita all'apparire della nuova legge, così
-il Vangelo letterale dovrà cedere alla nuova interpetrazione. La parola
-_evacuatio_ applicata al vangelo non appartiene ai Gioachimiti, ma a
-Gioacchino stesso, il quale, benchè non osasse confessarlo a sè stesso,
-era pur portato dalla sua teoria dei tre stati alla conseguenza, che il
-secondo debba scomparire per far luogo al terzo.[743] E questa teoria
-avea profonde radici nelle sue convinzioni teologiche, formulate non
-pure nell'opuscolo polemico che nel 1255 non esisteva più, ma nel
-_Decacordo_, e nel _De Articulis fidei_, come appar chiaro dai passi,
-che i giudici di Anagni seppero raccogliere.[744]
-
-La condanna dunque del Gioachimismo era giusta, e per nulla
-esagerato il grido d'allarme levato dal clero parigino. La dottrina
-dell'_Evangelo eterno_ menava dritto alla distruzione della gerarchia,
-stantechè nel terzo periodo ha da prevalere quella legge d'amore, che
-agguaglia tutti i membri della società umana, sciogliendoli dai vincoli
-della subordinazione. Non è dunque meraviglia che Alessandro IV l'abbia
-solennemente riprovata, ingiungendo al vescovo di Parigi di sequestrare
-e bruciare tutti i libri dove fosse esposta.[745]
-
-Ma chi è l'autore dell'_Evangelo eterno_? L'Eccard, che scrisse
-nella seconda metà del secolo decimoquarto, l'attribuisce secondo
-la comune tradizione a Giovanni da Parma.[746] Il Salimbene
-invece nomina esplicitamente un altro gioachimita, Gherardo di S.
-Donnino.[747] E l'autorità del Salimbene, cronista contemporaneo,
-e gioachimita anche lui, è tale, che tutti gli scrittori moderni vi
-s'acquetarono. Il buon frate, ammiratore ed amico del suo generale,
-avea certo tutto l'interesse di nascondere la verità, ma che la sua
-testimonianza almeno in parte sia veridica, è provato dal resoconto
-del processo di Anagni, dove esplicitamente è detto che l'autore
-delle note è frate Gherardo. Se non che è da dubitare che l'autore
-delle note abbia anche scritto l'Introduttorio, perchè gl'inquisitori
-d'Anagni nel citare i passi dell'Introduttorio si sarebbero serviti
-della stessa dicitura, che costantemente adoperano per le note, nè
-avrebbero dato come anonimo l'Introduttorio, mentre tutte le volte
-che vien fatto di citare una nota, ripetono costantemente il nome
-dell'autore.[748] L'ipotesi più semplice per spiegare le reticenze è
-questa, che l'autore dell'Introduttorio sia diverso da quello delle
-note, e che agl'inquisitori rincresca di nominarlo. E se codesto
-autore fosse Giovanni da Parma, che godeva una grande reputazione di
-santità, ed a quel tempo era tuttora generale dell'ordine, i riguardi
-degl'Inquisitori sarebbero facilmente spiegabili.[749] Se la cosa
-stesse così, dovremmo ammettere che la compilazione dell'_Evangelo
-eterno_ non appartenga ad un solo, bensì a due e forse anche a tre
-membri del partito gioachimita. L'un d'essi, il più autorevole, scrisse
-l'Introduzione generale, l'altro o gli altri le glosse introduttive ed
-esplicative.[750]
-
-Questa ipotesi spiegherebbe perchè dopo la condanna dell'_Evangelo
-eterno_ venissero sottoposti a processo non solo fra Gherardo, ma fra
-Giovanni e fra Tommaso e tutti e tre condannati del pari. Nè fanno
-intoppo le ragioni che il Wadding e l'Affò hanno recato per scagionare
-fra Giovanni.[751] Perchè al di sopra di tutte le apologie sta il fatto
-che fra Giovanni apparteneva al partito gioachimita, anzi ne era come
-il capo e l'ispiratore.[752] E noi vedemmo che tra l'Introduttorio e
-le opere autentiche di Gioacchino non corre disparità sostanziale, se
-non che in quello sono più nettamente e con maggior vigore formolate
-le stesse dottrine, insegnate in queste. Se dunque ripugna che abbia
-scritto l'Introduttorio un uomo di grande pietà, da Innocenzo IV
-mandato per gravi missioni in Grecia, e da questo e da Niccolò III[753]
-preposto ad alti ufficii, ripugnerà altresì che egli abbia appartenuto
-al partito gioachimita, e creduto nel prossimo avvenire di una nuova
-fase nella vita religiosa dell'umanità.[754]
-
-Ma chiunque sia stato l'autore dell'_Evangelo eterno_, certo è che la
-condanna del libro fu un terribile colpo per la frazione gioachimita
-dei francescani, e le stesso generale dell'ordine, appartenente
-a quella parte, fu costretto a dimettersi, come un tempo toccò al
-capo della parte moderata.[755] Gli successe un uomo di gran cuore
-e di grande mente, S. Bonaventura, il quale sapeva tenersi lontano
-dagli eccessi dei due partiti, e difensore caloroso della povertà,
-sapea pur tener conto dei temperamenti necessarii alla pratica della
-vita. I cronisti francescani raccontano che fra Giovanni stesso avea
-indicato a suo successore fra Bonaventura. Ma questo racconto, dovuto
-all'industre pietà dei narratori, che amavano di attenuare i contrasti,
-e mostrare l'ordine molto più unito di quel che in realtà fosse, è
-in contraddizione con altre fonti gioachimite che presentano sotto
-altra luce S. Bonaventura.[756] Però questo è fuor di dubbio, che il
-nuovo generale si comportò con molta umanità verso il partito dei
-gioachimiti; nè frate Ugone, nè il Ghiscolo, nè altri molti furono
-molestati, benchè è da credere che non abbiano rinunziato all'antica
-fede. I soli perseguitati furono gli autori del libro condannato tra
-i quali lo stesso generale, testè rimosso.[757] Non valse la dignità
-dell'ufficio disimpegnato con apostolico zelo per lo spazio di dieci
-anni, non valse la santità della vita, e la grande reputazione a
-salvare fra Giovanni, il quale insieme ai suoi compagni, fra Gherardo
-e fra Leonardo, sarebbe stato condannato alla prigionia perpetua, se
-non fosse accorso in suo ajuto il cardinale Ottoboni, che fu poi papa
-Adriano V.[758] In grazia di questo potente intercessore fu concesso
-a Giovanni di scegliersi il luogo del suo ritiro, mentre Leonardo e
-Gherardo morirono in prigione.[759]
-
-
-V
-
-Queste misure di rigore portarono lo scoraggiamento nei Gioachimiti, e
-parecchi senza dubbio sentirono intiepidire la loro fede, come accadde
-al Salimbene, che morto Federico II, prima di avere apportato alla
-Chiesa gli estremi danni, cominciò a dubitare delle dottrine a lui sì
-care, e le sconfessò del tutto allorchè si chiuse il fatale anno 1260,
-senza la sperata innovazione.[760] Ma se i più vacillavano, non mancava
-certamente chi tenesse fermo negli antichi convincimenti, e le dottrine
-di Gioacchino rinfrescasse adattandole alle nuove condizioni. Tale fu
-Pier Giovanni Olivi, col quale la _Cronaca_ a noi già nota comincia la
-quinta tribolazione.
-
-Nacque il nostro frate nel 1247 a Serignano nella diocesi di Béziers;
-a dodici anni entrò nella religione dei minoriti, il che non gl'impedì
-di fare i suoi studii nell'Università parigina, ove prese il grado
-di baccelliere.[761] Scrisse molti libri, tra i quali uno in lode di
-Maria, ove pare avesse talmente esaltata la vergine, che il generale
-dell'ordine, succeduto a S. Bonaventura, fra Girolamo d'Ascoli,
-lo condannò a bruciare il libro colle sue mani.[762] Questa prima
-persecuzione ebbe luogo nel 1278; e ben presto le tenne dietro un'altra
-più grave. In un Capitolo generale tenuto a Strasburgo nel 1282 fu
-accusato d'eresia, e l'anno dopo il generale Bonagrazia si recò a bella
-posta in Francia per fare esaminare gli scritti di lui, che da una
-Commissione di quattro dottori e tre baccellieri, furono condannati
-come pericolosi. Nel frattempo il generale morì, ed essendosi l'autore
-sottomesso,[763] le persecuzioni cessarono per ricominciare nel 1285,
-quando il nuovo generale, Arlotto da Prato, lo chiamò a Parigi per
-difendersi dalle accuse, che gli movevano Riccardo di Middleton e
-Giovanni di Muro. Pietro v'andò e si difese abilmente, e confuse così
-i suoi accusatori, che il generale non ebbe animo di condannarlo.[764]
-Cinque anni dopo ricominciarono le persecuzioni non in verità contro di
-lui, bensì contro i suoi discepoli, che per ordine dell'antico generale
-Girolamo Ascolano, divenuto ora papa Niccolò IV, vennero inquisiti e
-condannati. Il maestro fu risparmiato per quella volta;[765] ma nel
-1292 ebbe novamente a scolparsi innanzi ad un Capitolo tenuto a Parigi,
-e fu salvo in grazia di alcune accorte dichiarazioni.[766] Morì il 6
-marzo 1297, e dal letto di morte par che abbia ribadita la dottrina
-esposta nei suoi scritti.[767]
-
-Di questi scritti io non conosco se non alcuni opuscoli intorno alla
-povertà, ed i commenti all'Evangelo di Matteo e di Luca manoscritti
-nella Laurenziana. Frammenti delle quistioni quodlibetali ci sono
-conservati nella sentenza pronunziata dai sette dottori nel 1282. Del
-_Commento all'Apocalisse_ abbiamo molti estratti nel rapporto della
-Commissione dei teologi incaricata da Giovanni XXII dell'esame di
-questo scritto.[768]
-
-Qual'era la dottrina insegnata in codesta opera? La quistione
-dell'interpetrazione da dare alla Regola di S. Francesco, quando
-meglio si credeva sopita rinasceva con maggior furore. Si era cercato
-di sfuggirle dando la proprietà dei beni al Papa, e l'uso di essi ai
-frati. Ma codesta finzione legale salvava solo in apparenza la regola,
-che sotto il pretesto di farne omaggio al Papa, i minoriti avrebbero
-potuto accettare lasciti e doni non meno degli altri ordini religiosi,
-e per tal guisa quelli, che si dicevano mendichi o poveri di Cristo,
-poteano vivere più lautamente dei benedettini. Rinacque dunque la
-quistione, e gl'intransigenti con a capo Pier Giovanni Olivi dicevano,
-che per conformarsi alla regola di S. Francesco non bastasse rinunziare
-alla proprietà dei beni, ma anche il loro uso dovesse andare ristretto
-nei più angusti confini. Per essere veramente poveri bisognava che
-l'uso fosse povero del pari. Certo era difficile definire in che cosa
-consistesse l'uso povero, e codesta difficoltà dava buon gioco agli
-avversari di cogliere in fallo la dottrina degl'intransigenti;[769] ma
-chi voleva intendere, sapeva bene a che tenersi. E si capiva benissimo
-che i difensori dell'uso povero voleano proscrivere tutto ciò che non
-fosse strettamente indispensabile pel sostentamento della vita.[770]
-Così ad esempio è necessaria la casa, ove i frati possano convivere,
-ma un comodo ed elegante fabbricato non è lecito possederlo nè in
-proprietà nè tampoco in usufrutto. È permesso servirsi del pane, che
-s'accatta di porta in porta, ma è severamente proibito di tenere ben
-provvisti i granai e le cantine del convento.[771] Il seppellire i
-morti nella propria chiesa è certo un'opera meritoria, ma i frati, a
-cui è vietato di accettar denaro, non possono riscuotere i diritti, che
-il clero secolare ricava dalle sepolture. E se a cagione di siffatti
-guadagni il clero contende ai frati questo pio ufficio, come tanti
-altri parimenti lucrosi, dev'essere proibito severamente di mover
-liti, che sono così contrarie allo spirito della Regola.[772] La quale
-impone severamente codesto uso povero, e quelli, che le abbiano giurata
-obbedienza, debbono osservarlo, se anche diventino vescovi o cardinali.
-Codesto era un punto molto delicato. La regola avea consigliato di
-schivare gli onori ecclesiastici, ma in pratica anche i zelanti, come
-il Salimbene, non che avversare, favorivano le promozioni dei frati,
-per fermo assai vantaggiose all'ordine. Volevano solo che anche nel
-nuovo stato si sentissero tuttora membri dell'antico sodalizio, ed alla
-regola strettamente si conformassero,[773] perchè dal loro giuramento
-neanche il Pontefice li poteva sciogliere. Dottrina ardita codesta,
-che limitava il potere del sommo gerarca, ed apriva il varco a teorie
-più radicali. Per ora il pericolo era lontano, perchè il pontefice
-Onorio III nella bolla _Qui exiit_ l'avea data vinta agl'intransigenti
-prescrivendo l'uso povero, e condannando qualunque interpetrazione o
-attenuazione che si volesse ulteriormente dare della Regola.[774] Ma
-l'esperienza avea provato che non sempre i pontefici se l'intendevano
-col partito del rigore, e si poteva ben prevedere, quello che di
-fatto avvenne, che la pace non sarebbe durata lungo tempo.[775] Perchè
-gl'intransigenti non aveano scordate le idee gioachimite, e contro il
-clero secolare e la Chiesa di Roma seguitavano a nutrire la diffidenza
-e l'odio, punto dissimulati nell'_Evangelo eterno_.
-
-Che Pier Giovanni Olivi fosse tenero delle idee gioachimite,[776] e
-le modificasse per adattarle ai tempi nuovi, è fuor di dubbio. Una
-prova inconfutabile ce la porge il _Commento all'Apocalisse_ scritto
-nello stile non di Gioacchino, ma dei suoi più fervidi commentatori,
-e dove son fatte all'interpetrazione gioachimita quelle mende e
-ritocchi, necessarie ormai per le mutate condizioni dei tempi. Così il
-re dell'_Apocalisse_ non sarà più Federigo II, già morto da un pezzo,
-bensì qualcuno del seme maledetto, che sarà per conquistare non pure
-l'impero romano, ma la Francia eziandio.[777] Il terzo periodo che
-per Gioacchino cominciava da S. Benedetto, e per i gioachimiti dal
-1200 (anno in cui Gioacchino pubblicò i suoi libri) per l'Olivi invece
-comincia dal tempo in cui la regola di S. Francesco fu impugnata e
-condannata dalla Chiesa carnale.[778] Per i gioachimiti l'angelo che
-porta l'_Evangelo eterno_ è Gioacchino stesso, per l'Ulivi invece
-è S. Francesco, il quale ad imitazione di Cristo risorgerà al tempo
-delle tribolazioni, come ad imitazione del Crocifisso portò le sacre
-stimate.[779] Per Gioacchino tutta la storia dell'umanità va divisa
-in sette periodi, per l'Ulivi invece soltanto quel tratto di storia
-che corre dalla predicazione di Cristo alla consumazione dei secoli,
-sicchè a ciascuno di questi periodi poneva cominciamento e fine diversi
-da quel che solessero e Gioacchino, e i Gioachimiti insieme.[780] Ma
-queste differenze non toccano l'accordo fondamentale delle dottrine.
-Anche per l'Ulivi si debbono distinguere tre fasi nel corso religioso
-dell'umanità; la prima, che appartiene al Padre, ove regna il timore e
-la legge; la seconda, che appartiene al Figlio ove domina la sapienza,
-e si predica l'evangelo; la terza che appartiene allo Spirito, ove si
-svela tutta la verità, e la legge evangelica viene intesa ed osservata
-in tutta la purità sua.[781] E come l'Evangelo pose fine alla legge
-mosaica, così l'Evangelo nuovo farà cadere l'antico,[782] ed al clero
-secolare che mal si conforma ai precetti di Cristo sottentrerà il
-monacato che spoglio di effetti terreni menerà una vita di sacrifizi e
-di povertà, in una parola la Chiesa carnale, simboleggiata nell'impura
-donna dell'_Apocalisse_, farà luogo alla Chiesa spirituale.[783] Ma
-prima del trionfo la Chiesa spirituale sarà combattuta aspramente
-dalla carnale, come il Cristianesimo fu perseguitato a morte dalla
-Sinagoga.[784] E se S. Francesco non fu condannato al pari di Cristo,
-e la guerra contro al sodalizio francescano scoppiò non nel suo
-cominciamento, ma alquanto più tardi, ciò si deve a varie ragioni,
-tra le quali la principale che l'analogia non esclude le differenze, e
-benchè la Chiesa carnale dovesse comportarsi come la Sinagoga, non era
-necessario che agisse con pari prontezza.[785] Codeste lotte però non
-debbono scoraggiare i fedeli seguaci dell'uso povero, perchè l'avvenire
-è loro, nè molto andrà che sarà pronunziato il tremendo giudizio sulla
-nuova Babilonia.[786]
-
-Queste idee doveano incontrare fiera opposizione non pure nel partito
-moderato, ma benanco in quella parte degl'intransigenti, che pur
-professando la teoria dell'uso povero, non volevano romperla colla
-corte di Roma. E forse fino dalle prime persecuzioni contro Giovanni
-Olivi si formarono i tre partiti, a cui accenna la testimonianza di
-un beghino, i Conventuali che si attenevano all'interpetrazione più
-larga della Regola, i Fraticelli che abbracciavano la più rigida ma
-non accoglievano per questo le idee gioachimite, infine gli Spirituali
-che aspettavano il trionfo dell'uso povero dalla totale rinnovazione
-della Chiesa e del mondo.[787] Il nome di fraticelli sarà stato ancor
-prematuro al tempo di Giovanni Olivi, ma non è men vero che il partito,
-che più tardi prese questo nome, era già formato ed ottenne dal
-pontefice Celestino V che si staccasse dal resto dell'ordine e formasse
-una corporazione a sè sotto il nome di Celestini o _pauperes heremitae
-domini Coelestini_. Codesto sodalizio che aveva a capo fra Liberato,
-ed a poeta fra Jacopone, fu costretto ad esulare in Grecia, quando al
-Papa che fece per viltate il gran rifiuto successe Bonifacio VIII.[788]
-E neanche lì potè vivere in pace, ed i suoi membri perseguitati per
-sollecitazione del Papa dal patriarca di Costantinopoli ebbero a far
-ritorno in Italia. E fra Jacopone stette molti anni in prigione, e fra
-Liberato morì di stenti e di crepacuore.[789] Simili travagli ebbero a
-sostenere alcuni frati della Marca, che condannati ad una carcere dura,
-non ne uscirono se non per ripartire verso il lontano oriente, ove
-parecchi subirono eroicamente il martirio.[790]
-
-Ma più gravi furono le persecuzioni contro gli Spirituali. Essi eran
-cresciuti così di numero che quando fu assunto al cardinalato il
-generale Matteo d'Acquasparta, al quale Dante rimprovera la fiacca
-interpetrazione della regola, riuscirono a far nominare all'alto
-ufficio uno dei loro, Raimondo Gaufrido, amico ed ammiratore
-dell'Olivi.[791] E per fino fuori dell'ordine francescano par che
-trionfasse la loro propaganda, quando dopo due anni e tre mesi di
-vacanza i cardinali levarono al soglio pontificio l'eremita Pietro de
-Morrone (1294). Ma queste fortune durarono ben poco. Che dopo pochi
-mesi il buon Celestino depose la tiara, e il suo successore rimosse
-dall'ufficio fra Gaufrido sostituendogli quel Giovanni di Muro, che era
-stato tra i più fieri persecutori dell'Olivi. Allora ricominciarono le
-dolorose prove per gli Spirituali. Il loro capo non venne risparmiato
-neanco morto, chè il nuovo generale avendone fatte condannare le opere
-da un Capitolo generale, ordinò che si bruciassero insieme al cadavere
-dell'autore, tolto alla pace del sepolcro sei mesi dopo che v'era stato
-calato con solenni esequie.[792] Fu proibito ai frati di leggere e
-serbare libri maledetti, ed un fra Ponzio, che non volle consegnarli al
-suo superiore morì in prigione tra stenti e sofferenze incredibili, e
-molti altri frati furono perquisiti ed incarcerati.[793]
-
-Ma codeste misure di rigore non scoraggiavano i seguaci dell'Olivi,
-ed uno fra essi, Ubertino da Casale, ebbe il coraggio di prenderne le
-difese, e scrivere contro i potenti accusatori una calda apologia.
-Ubertino nacque nel 1259, e quattordicenne entrò nell'ordine dei
-Minori. Lesse per nove anni nello studio parigino, e tornato in Italia
-continuò nell'insegnamento per altri quattro; poscia abbandonata la
-cattedra si mise alla predicazione, fino a che gli fu imposto silenzio
-dai suoi superiori, che lo mandarono nell'eremo della Vernia, ove
-scrisse un libro, tuttora esistente, _arbor vitae crucifixae_.[794]
-La ragion per cui fu imposto silenzio al focoso predicatore non è
-difficile scoprire. Egli apparteneva al partito intransigente, e
-forse pubblicò la sua prima apologia di Giovanni Olivi alla morte di
-Bonifazio VIII, quando si sperava che col nuovo papa cessassero le
-fiere persecuzioni contro gli spirituali. Mi pare molto improbabile
-che ei l'avesse scritta prima, come sospetta il Wadding, perchè da
-una parte non sarebbe andato impunito, e dall'altra la _Cronaca delle
-Tribolazioni_ dice espressamente che fra Ubertino fu accusato al papa
-Benedetto XI (1303-1304), e seppe così abilmente difendersi da andare
-assolto.[795] Ma quando che fosse scritta, l'apologia era intesa a
-provare: 1º che Pier Giovanni nè nella Postilla all'_Apocalisse_ nè in
-altro libro non parlò mai irreverentemente della Chiesa, alla quale
-invece si mostrò sempre devoto; 2º che l'uso povero è siffattamente
-ortodosso da potersi dire la lampada della nostra fede;[796] 3º che
-le persecuzioni, patite dai rigidi osservatori della Regola, sono
-mostruose, ed il Papa deve interporre la sua autorità per farle
-cessare.
-
-Così si rinnovarono le contese tra i conventuali e gli zelanti, ed
-entrambi concordemente se ne appellavano al Papa. Benedetto XI morì
-prima di poter dare alcun provvedimento, ma il successore Clemente V
-credette opportuno di riprendere la cosa in esame. E chiamò in Avignone
-molti francescani, tra i quali il generale dell'ordine che sosteneva
-le ragioni dei conventuali, e l'ex generale fra Gauffrido, insieme ad
-Ubertino da Casale, fra Siccardo ed altri molti, che rappresentavano la
-parte degli spirituali. E comandò che fin che la controversia non fosse
-composta dal collegio dei vescovi e cardinali da lui stesso nominato,
-dovessero cessare tutte le misure di rigore per ragione di opinione.
-E principalmente quegli tra gli Spirituali, che egli aveva chiamati
-alla Corte, sottrasse alla giurisdizione dei loro superiori,[797] e
-volle che si riprendesse l'esame delle dottrine di Pier Giovanni, e si
-definissero i punti controversi della regola più chiaramente che non
-fosse riescito a Niccolò III.
-
-Le discussioni durarono lungamente, i due partiti si rimandarono le
-opposte accuse di licenziosi od ipocriti colla consueta acredine.
-Gli uni rimproveravano agli altri di voler scalzare l'ordine colla
-fiacca interpetrazione della regola, e l'abbandono di quello spirito
-di assoluto sagrifizio e di fervida carità, che l'informa; gli altri
-replicavano che la rovina dell'ordine viene da coloro che mettono la
-propria opinione al di sopra del dovere d'obbedienza, ed intendono la
-regola in modo così rigido da non potersi umanamente osservare.[798]
-Il più abile tra tutti par che fosse Ubertino, perchè riuscì non solo
-a convincere delle verità dell'uso povero, ma benanco a scagionare Pier
-Giovanni dalle accuse che gli si movevano. Ed in virtù di queste difese
-il Papa nel Concilio di Vienna condannò alcune dottrine teologiche
-di Pier Giovanni, ma tacque il nome dell'autore, e pronunziò la sua
-decisione, come se si trattasse di punti controversi, intorno ai quali
-prima della decisione si potesse opinare in un modo o nell'altro senza
-incorrere in eresia.[799] Le altre dottrine di Pier Giovanni, e certo
-le più importanti, come quella dei tre stati e dell'uso povero non
-solo furono risparmiate, ma una di esse fu solennemente adottata nella
-nuova interpetrazione che Clemente dette della regola francescana.[800]
-Gl'intransigenti trionfarono di nuovo, ma anche questa volta per
-poco. Il partito dei conventuali, non ostante la vittoria dei loro
-avversarii, riuscì nel 1313 a creare generale dell'ordine uno dei suoi,
-frate Alessandro di Alessandria, stato già appo Clemente uno dei più
-vigorosi difensori dell'ordine contro Ubertino di Casale e gli altri
-seguaci dell'Olivi.[801] Il che prova quanto fosse numeroso ed audace
-codesto partito, il quale anche dopo le raccomandazioni di Clemente non
-cessava di perseguitare gli spirituali.[802]
-
-Per tal guisa seguitarono i dissidii, principalmente nella provincia
-toscana, ove gl'intransigenti, seguendo l'esempio dei Celestini,
-decisero di staccarsi dall'ordine, e formare un corpo a sè.[803]
-Parimenti nelle provincie di Narbona e di Béziers, ove la memoria
-di fra Pier Giovanni era più viva, i frati zelanti non vollero più
-far vita comune coi loro avversarii, e vestita una tunica più corta
-e tutta logora e rattoppata, si ridussero in meschini ricoveri, ove
-metteano in pratica le regole dell'uso povero. Codesti frati, che si
-dissero per umiltà fraticelli, non poterono certo trarre dalla loro
-tutti gli spirituali, e molto meno il capo, Ubertino da Casale, il
-quale ben sapeva, che entrando nella nuova comunità avrebbe perduto
-in un punto tutto il favore, che s'era acquistato presso il Papa. Nè
-furono più fortunati appo Clemente, il quale pur approvando l'uso
-povero, non volea a nessun patto che servisse di pretesto ad una
-scissione dell'ordine. E scrisse lettere severe ai vescovi di Genova,
-Lucca e Bologna per richiamare i dissidenti all'obbedienza, e fulminò
-la scomunica contro i ricalcitranti.[804] Perlochè come al tempo di
-Celestino, si formarono ora di nuovo i tre partiti nell'ordine dei
-francescani, i conventuali, i dissidenti o fraticelli, gli spirituali.
-Ma gli ultimi due insieme uniti non eguagliavano nè per numero nè
-per forza il primo, il quale ben seppe trarre profitto dall'errore
-commesso dai dissidenti toscani e narbonesi per agire più severamente
-contro gli avversarii. E le circostanze stesse furono loro propizie,
-che a non lungo andare morì Clemente V (20 aprile 1214), e dopo una
-vacanza di due anni e quattro mesi fu assunto al trono pontificio
-un uomo punto mistico e poco scrupoloso, Giovanni XXII (scelto il
-7 agosto, e coronato il 5 settembre 1316). Allora il partito dei
-conventuali ebbe la mano libera; il nuovo generale Michele da Capua
-potè agire energicamente contro i dissidenti, e lo stesso Ubertino da
-Casale ebbe a chiedere in grazia al nuovo Papa il trapasso dall'ordine
-francescano a quello dei benedettini. Strano destino del capo degli
-spirituali, il quale dopo aver predicata la necessità dell'uso povero,
-entra nell'ordine, che a detta di Gioacchino più si allontanava da
-quell'uso.[805]
-
-
-VI
-
-Con Giovanni XXII comincia un'altra fase del movimento francescano. Ad
-istanza del generale Michele da Cesena il nuovo Papa non solo scrisse
-lettere più incalzanti a principi e vescovi contro i dissidenti,[806]
-ma nell'aprile del 1317 in loro danno pubblicò la costituzione
-_Quorundam_ per stabilire che la qualità della tunica e le sue
-dimensioni debbono essere determinate dai superiori locali, ed al loro
-giudizio venga lasciato se pei bisogni del convento si debbano tener
-provvisti e granai e cantine.[807] La povertà, aggiunge il Papa, è
-una grande cosa, ma al di sopra di lei sta la conservazione di sè,
-e al di sopra di entrambe l'obbedienza ai legittimi superiori.[808]
-Così la quistione dai meschini piati frateschi era sollevata alla
-sua vera altezza. Da una parte s'affermava come primo dovere quello
-dell'obbedienza assoluta, senza di che è impossibile la rigida
-gerarchia, dall'altro si teneva duro a metter l'osservanza scrupolosa
-della regola innanzi a qualunque altro dovere. Imperocchè, la regola
-è come l'Evangelo di Cristo, e chiunque porti offesa a lei, viola la
-fede; nè c'è persona, per quanto alto sia il suo ufficio, che stia
-al di sopra della Regola; talchè quando o il Papa o altro chiunque
-comandi qualche cosa che sia contro questa, gli si deve per la
-salvezza dell'anima negare obbedienza. Tali dottrine sostenevano
-gl'intransigenti francescani, e quattro di essi nel 1318 in Marsiglia
-anzi che sconfessarle, preferirono di lasciare la vita sul rogo[809]
-e molti altri fuggirono appo gl'infedeli.[810] Certo non eran nuove,
-e l'inquisitore a ragione ne riconobbe la prima fonte nell'Olivi,
-le cui opere vennero in quel tempo ancora una volta esaminate e
-condannate.[811] Ma se l'Olivi aveva detto che S. Francesco era come un
-nuovo Cristo, che sofferse al pari di lui, e forse come lui risorgerà,
-ora s'aggiunge che la Regola bandita da S. Francesco, per diretta
-inspirazione di Dio è da tenersi non meno del Vangelo, ed al pari di
-quello non può essere nè abolita, nè forse anco modificata.[812] E la
-vita povera, che essa prescrive, è la vera vita evangelica, perchè nè
-Cristo, nè gli Apostoli possedevano nulla in proprio, ed a simiglianza
-dei frati spirituali andavan ramingando e stentando la vita.[813]
-
-La quistione, come si vede, si faceva grossa. Non si trattava più
-di sapere quanti centimetri dovesse esser lunga la tunica, o di
-qual rozzo panno contesta; nè si chiedeva più se fosse lecito tener
-granai e cantine, o stringere contratti per mezzo dei procuratori.
-Gl'intransigenti sotto questi meschini pretesti miravano ben più
-alto, a dichiarare cioè che la vita prescritta dalla regola non
-differisce dall'evangelica, e che ad essa si fosse conformato Gesù, e
-gli Apostoli, e ad essa quindi dovrebbero conformarsi non soltanto i
-frati Minori, ma i cristiani tutti che debbono porre l'Evangelo a norma
-della loro vita; il che è come dire che non solo il clero, ma tutta la
-Cristianità dovesse tramutarsi in un vasto cenobio francescano. Contro
-siffatte massime protestavano già da un pezzo i frati domenicani, emuli
-dei francescani, e professanti anche loro il vòto di povertà, ma così
-temperato che ben poco differivano per codesto capo degli altri ordini;
-ed uno di essi, l'inquisitore fra Giovanni di Belna,[814] citò al suo
-tribunale un beghino narbonese per avere affermato secondo un'antica
-cronaca «che Cristo e gli apostoli, via di perfezione seguitando, niuna
-cosa ebbono per ragione di proprietade e di signoria nè in ispeziale,
-nè eziandio in comune. Il quale inquisitore, seguita la cronaca,
-vogliendo giudicare il detto bighino, chiamò a consiglio tutti i priori
-e guardiani e lettori de' religiosi e molti altri savi. Intra' quali
-fu presente frate Beringario Talloni, lettore nel convento de' frati
-minori da Nerbona. Et intra l'altre cose che il predetto inquisitore
-fece leggere, (si fu) il predetto articolo della povertade di Cristo
-e degli appostoli suoi, per lo quale voleva condannare questo cotale
-bighino. Ma il predetto frate Beringario lettore, sopra il detto
-articolo richiesto, rispuose che questo dire non era eretico, ma era
-dottrina sana, cattolica e fedele massimamente, conciò sia cosa che
-questo fosse diffinito per la chiesa cattolica nella dicretale che
-comincia: _Exijt q. seminat_. La quale cosa fatta, nè più nè meno, come
-se il detto lettore avesse affermata eresia, il predetto inquisitore
-comandò a questo medesimo lettore che il detto suo immantinente, in
-presenza di tutti, rivocasse. Il quale lettore non volse rivocare
-per niuno modo, ma imperò ch'era costretto a rivocare quella cosa
-che era sana e cattolica, e come sana e cattolica diffinita per la
-chiesa. E temendo per questo d'essere agravato per molti modi contra
-la giustizia, alla sedia appostolica solennemente appellò, e colla
-sua appellazione venne a Vignone dove il predetto papa Giovanni allora
-colla sua corte risedeva».[815]
-
-La quistione, sottoposta al Papa, era ben grave. Deciderla contro i
-francescani non si poteva senza contraddire alla bolla _Qui exiit_,
-ben a proposito invocata da fra Berengario;[816] deciderla contro i
-domenicani sarebbe stato lo stesso che darla vinta agl'intransigenti,
-contro i quali Giovanni avea già cominciato a pronunziarsi. In tanta
-incertezza il Papa sottopose la vertenza ai più dotti teologi, e tra
-gli altri ad Ubertino da Casale, il quale per mostrarsi nello stesso
-tempo grato al suo protettore, che gli avea concesso il passaggio
-ai benedettini e fedele al suo partito emise un parere, che dovea
-contentar tutti, e tutti scontentò.[817] Le mezze misure ormai
-a nulla approdavano. Al punto cui erano giunte le cose bisognava
-prender partito o per l'uno o per gli altri,[818] e Giovanni lo prese
-animosamente, e dopo un lungo concistoro,[819] si decise a revocare la
-bolla di Niccolò III, dichiarando: la vera interpetrazione della Regola
-non essere peranco trovata; e dopo le nuove quistioni insorte occorrere
-nuovi studii per risolverle, ed esser quindi necessario, di togliere
-il divieto delle glosse e commenti, per lasciar campo alla libera
-discussione,[820] dalla quale sarebbe emersa la verità.
-
-Questa misura radicale provocò le proteste di tutti i francescani.
-Non solo gli spirituali ed i fraticelli, ma benanco i conventuali
-se ne risentirono, e lo stesso generale fra Michele da Cesena, che
-sinora avea agito con tanta energia contro i dissidenti, ed insieme
-all'inquisitore narbonese avea dichiarate eretiche le dottrine dei
-beghini e spirituali, ora credendo minacciate le fondamenta stesse
-dell'ordine, si mise a capo dell'opposizione contro il Papa. E
-convocato un Capitolo generale in Perugia il 4 giugno 1322, fece
-dichiarare solennemente «che la renunziazione della proprietà di
-tutte le cose sì in speciale come eziandio in comune fatta per Dio,
-è meritoria e santa, la quale renunziazione Cristo, via di perfezione
-mostrando, per parola la 'nsegnò, e per esemplo la confermò; e la quale
-i primi fondatori della Chiesa militante, cioè li apostoli, sì come
-da essa fonte, cioè Cristo, aveano attinto, in coloro che volgliono
-perfettamente vivere, per rivi di dottrina e di loro vita, dirivarono.
-La quale determinazione della Chiesa nel VI libro per essa Chiesa
-cattolica è inframessa e per altra decretale nel Concilio di Vienna
-promulgata e divulgata...... Et ultimamente per lo santissimo padre
-e signiore, messer Giovanni, per divina provvidenzia, papa vigesimo
-secundo, in alcuna sua dichiarazione fatta sopra la regola e sopra
-lo stato de' frati minori, che comincia: _Quorundam exiit_, è questa
-medesima dichiarazione molto commendata, come santamente composta,
-soda, lucida e con molta maturità esaminata».[821]
-
-Tale protesta fu come un guanto di sfida al Papa, e Giovanni
-lo raccolse. E per tutta risposta pubblicò la celebre bolla _ad
-Conditorem_, nella quale sostenne esser lecito di revocare i decreti e
-le costituzioni dei predecessori, quando l'esperienza, maestra della
-vita, dimostra che falliscono al fine per cui furono promulgate. E
-criticò con vigore l'espediente imaginato dai suoi predecessori di
-attribuire alla Chiesa la proprietà di quello, che i frati minori
-usano per le necessità della vita. Imperocchè, ei dice, v'ha cose
-che struggendosi coll'uso non consentono ne sia proprietaria una
-persona diversa da chi le adopera. E nel fatto i mendicanti più che
-usufruttuari ne sono i veri padroni, e le vendono e le barattano,
-quando loro torni, per mezzo dei loro procuratori, talchè la Chiesa
-ha solo di nome siffatta proprietà, della quale altri raccoglie i
-frutti, ella invece i danni e l'onta d'interminabili liti. Per queste
-ragioni Giovanni dichiarò di rinunziare alla proprietà dei beni
-spettanti ai frati minori all'infuori degli stabili, o degli arredi
-delle chiese,[822] sicchè i minoriti contro loro volere tornavano
-proprietarii a simiglianza degli emuli loro, i frati predicatori.
-Era una misura audace codesta, ed i francescani per mezzo del loro
-procuratore Buonagrazia da Bergamo[823] seppero ben rilevare come
-rompesse contro la tradizione pontificia da Gregorio IX a Clemente
-V; ma Giovanni tenne duro, e messo in prigione l'audace autore della
-protesta, ritirò la prima bolla per pubblicarne un'altra più diffusa
-sotto la stessa data e colla stessa iniziale della precedente.[824]
-Nè di ciò pago, più tardi con decretale del 12 novembre 1323 condannò
-come eretica la dottrina sostenuta dal Capitolo generale di Perugia
-intorno alla povertà di Cristo e degli apostoli.[825] E facendosi
-contro codesta bolla sempre più vive le opposizioni, alle quali fece
-eco Ludovico il Bavaro nella protesta di Sachsenhäusen,[826] non dubitò
-Giovanni di difenderla nella decretale del novembre 1324, combattendo
-punto per punto gli argomenti degli avversarii.[827]
-
-Ma non ostante che la lotta fosse già così ardente, pure i minoriti non
-seguirono l'esempio dell'Imperatore, e per tre anni di seguito agirono
-copertamente senza romperla del tutto col Papa; talchè il loro generale
-quando fu chiamato alla corte pontificia,[828] si fece scusare per la
-malattia, che lo tratteneva a Tivoli,[829] e non appena ristabilito si
-recò in Avignone. Se non che ben presto le cose volsero al peggio. Il
-Papa nell'udienza solenne del 9 aprile 1328 amaramente rimproverava il
-generale francescano della sua resistenza ai decreti pontifici,[830] e
-dal suo canto il generale non pure tenne fermo nelle sue idee, ma per
-sottrarsi all'ira pontificia fuggì la notte del 25 maggio accompagnato
-dai frati Occam e Bonagrazia, e tutti insieme ripararono in una nave
-imperiale, che li trasportò a Pisa.[831] Gli avvenimenti incalzavano
-rapidamente. In un'adunanza tenuta nella Piazza di S. Pietro in Roma
-il 18 aprile dello stesso anno Ludovico, mettendo in pratica le idee
-rivoluzionarie dei suoi consiglieri Marsilio da Padova e Giovanni di
-Gianduno, avea deposto come eretico il papa Giovanni, e nel 12 maggio
-successivo gli avea sostituito a voce di popolo il minorita Pietro
-da Corbara, che prese il nome di Niccolò V.[832] Non occorre dire
-che all'Imperatore s'unirono i francescani fuggiti d'Avignone, ed una
-testimonianza della loro opera ce la porge la nuova edizione fatta a
-Pisa della sentenza, già pubblicata a Roma contro papa Giovanni.[833]
-Dopo questi fatti scoppiò aperta la guerra tra la Curia e gli uomini
-più eminenti dell'ordine francescano. Il Papa depose Michele di
-Cesena dal suo ufficio, e scomunicò con lui i compagni Bonagrazia ed
-Occam,[834] e dal canto suo il generale francescano pubblicò in Pisa
-prima una lettera giustificativa della sua condotta[835] e poi due
-proteste contro i decreti del Papa, dei quali si appellava al giudizio
-di tutta la Chiesa.[836] Alle ragioni addotte in codesti scritti il
-Papa credette di rispondere nella bolla _Quia vir reprobus_,[837] e di
-rimando il generale minorita pubblicò un'altra protesta, che ribadiva
-le accuse contro Giovanni, combattendone le difese.[838] Al generale
-si associarono altri minoriti, nè solo i suoi compagni di fuga Occam
-e Bonagrazia, ma benanco il provinciale tedesco Enrico di Thalheim
-e Francesco d'Ascoli. Ed insieme pubblicarono uno scritto contro la
-nomina del nuovo generale frate Oddone fatta nel Capitolo di Parigi il
-10 giugno 1329,[839] e quando da molte parti si faceano vive premure al
-Cesenate perchè si riconciliasse col Pontefice, ei lo incoraggiavano
-a tener fermo salvando il suo diritto e l'autorità sua.[840] Il più
-celebre tra loro era certo il provinciale inglese Guglielmo Occam,
-non meno forte d'ingegno che d'animo, il quale ben protestava, che
-se pure i più piegassero, se pure lo coprissero di vituperii, ei
-seguiterebbe sempre a difendere la verità, finchè gli bastino la mano e
-la penna.[841]
-
-E tenne per fermo la promessa, e nel corso di venti anni non ismise
-mai di scrivere per la causa, che i più l'un dopo l'altro disertavano.
-Intorno al 1330[842] compose in novanta giorni un'opera voluminosa, in
-cui seguendo passo per passo la bolla _Quia vir reprobus_, riassume
-da prima le ragioni ivi addotte, e poi con più largo discorso espone
-le risposte degli avversarii.[843] Più tardi, poichè Giovanni XXII in
-concistoro ebbe dichiarato che della visione beatifica non potessero
-godere i trapassati se non dopo ripreso il loro corpo, scrisse
-animosamente contro la nuova dottrina del Papa.[844] Ed alla morte
-di lui, quando fu certo che il successore Benedetto XII seguiva la
-stessa via del predecessore, ritornò anch'egli sull'antica polemica,
-pubblicando il compendio degli errori di Giovanni XXII.[845] In
-questi faticosi lavori, col vuoto argomentare scolastico, infarcito
-di sottili distinzioni e di citazioni infinite, vengono provate le
-tesi francescane sulla povertà assoluta e sulla vita apostolica, e
-contro alle teorie di Giovanni XXII è rifermata la distinzione tra la
-proprietà e l'uso anco nelle cose consuntibili. Ma in fondo a codeste
-quistioni, che paiono e sono oziose, si nascondeva un'altra ben più
-grave sui limiti della potestà papale. E l'Occam, d'accordo colle
-proteste del suo generale, credeva che il Papa non potesse revocare le
-decisioni dei suoi predecessori in fatto di costumi o di domma,[846]
-tanto più se codeste dottrine sono o chiaramente insegnate nei libri
-sacri, o approvate dalla Chiesa universale. E se ardisce di farlo
-è manifestamente eretico, e per conseguenza perde ipso facto ogni
-autorità e dignità.[847] Nè alcun cattolico è tenuto ad obbedirgli,
-anzi tutti debbono fuggirlo se non vogliono intingersi della sua pece.
-Nè vale il dire che non essendovi al di sopra del Papa altra autorità,
-non si può nè convincerlo d'eresia, e molto meno appellarsi di lui
-ad un tribunale superiore;[848] perchè, dice Occam, al di sopra del
-Papa sta la Chiesa ed il Concilio che la rappresenta. Così stante
-l'appello il Papa deve astenersi da qualunque decisione e rimettersene
-al Concilio, che ha da essere immantinenti convocato. Se ardisce di
-levarsi a giudice, egli che è parte; se nega di riunire il Concilio e
-ne usurpa l'autorità, è eretico manifesto,[849] e tale lo dovrebbero
-dichiarare i custodi della fede, i vescovi, e deporlo dall'alto
-ufficio, che ei mal sa reggere. E quando i vescovi si rifiutino,
-l'Imperatore stesso, se cattolico, varrà a condannarlo.[850]
-
-Quest'ultima sentenza si legge nell'opera pubblicata intorno al 1338,
-ove si discutono otto gravi quistioni intorno all'Impero ed ai suoi
-rapporti colla Chiesa.[851] L'Occam, al pari degli altri minoriti,
-non abbracciava le idee radicali dei consiglieri laici di Ludovico,
-come Gianduno e Marsilio da Padova; nè credeva che si dovesse rompere
-così contro la tradizione da rimettere nel popolo di Roma la fonte
-dell'autorità imperiale, e s'oppose al giurista imperiale Leopoldo di
-Bamberga, che in parte rinnovava le idee del _Defensor pacis_.[852]
-Ciò non pertanto opinava che le due autorità, la spirituale e la
-temporale, non pure non si potessero riunire in una persona, ma
-fossero così indipendenti, che l'una non dovesse tenersi per la fonte
-dell'altra.[853] Egli in verità era d'avviso che il re dei Romani
-non potesse assumere il nome d'Imperatore senza la coronazione e
-l'unzione sacerdotale, ed in questo punto certo non andava ai versi di
-Ludovico;[854] ma a differenza dei papisti sosteneva che la coronazione
-e l'unzione non conferiscono poteri temporali, bensì doni spirituali
-soltanto.[855] Talchè allorquando l'autorità ecclesiastica, che per
-consuetudine soleva ungere o coronare il re eletto, si rifiuti, può
-bene farne le veci un altro arcivescovo,[856] il quale non cessa
-pertanto di essere suddito del sovrano che incorona.[857]
-
-Da queste citazioni ben si raccoglie come l'Occam non fosse da meno
-di nessuno nel sostenere la causa dell'Imperatore, il quale, non
-perchè sia cristiano, ha perduto nulla dei diritti, che spettavano ai
-suoi predecessori pagani. E se questi decidevano intorno alle cause
-matrimoniali, perchè il loro successore non potrà fare altrettanto? Lo
-può, e lo deve quando sopratutto l'interesse di Stato lo consiglia,
-come nel caso del figlio di Ludovico e della principessa Margherita,
-il cui matrimonio con Giovanni Enrico di Boemia non essendo stato
-consumato, si può tenere per apparente più che per reale.[858]
-Questi concetti sono chiaramente ripetuti nella terza parte di quella
-voluminosa opera intitolata _il Dialogo_, ove l'Occam fa discutere da
-un maestro ed un discepolo le quistioni più ardenti del suo tempo.[859]
-Anche qui la teoria, che attribuisce al Papa una padronanza assoluta
-non pure nelle cose spirituali, ma nelle temporali, vien condannata
-come falsa, perniciosa ed eretica, perchè contraddice all'essenza
-stessa del Cristianesimo che sta nella libertà; laddove se il Papa
-avesse un così sconfinato potere sui fedeli, la legge di Cristo
-sarebbe più dura e più tirannica della legge mosaica.[860] Parimenti
-eretica e contraria alle sacre carte è l'altra teorica, derivata dalla
-precedente, che riadduce al Sommo Pontefice l'autorità imperiale.[861]
-Non che l'Occam creda l'Impero sia una istituzione sacra, emanante
-direttamente da Dio; imperocchè già notammo nell'Introduzione, che
-ei lo tiene per una creazione umana, voluta per fermo da Dio, ma nata
-da certi bisogni degli uomini, e vôlta ad alcuni fini, e ben peritura
-quando quei bisogni cessino o quei fini falliscano.[862] Però fin che
-vige l'Impero, tutti debbono inchinarsegli, e l'Imperatore, il cui
-dominio s'estende per quanto gira il mondo, non pure sugli averi e
-sulla libertà dei suoi sudditi ha piena potestà (in quanto almeno alla
-legge di natura non contraddica, ed al bene pubblico conferisca);[863]
-ma benanco sulle cose e persone spirituali esercita diritti. E talvolta
-può bene nominare i papi, non in quanto imperatore per fermo, ma come
-rappresentante del laicato, ed in particolare del popolo romano, al
-quale dev'essere restituito l'antico diritto di elezione, quando gli
-elettori ecclesiastici o per eresia o per quale altra ragione se ne
-siano mostrati indegni.[864] E se può nominare il Papa, ha diritto
-altresì di giudicarlo, e punirlo se occorra, imperocchè se Cristo e
-gli Apostoli si sottomisero alla giurisdizione imperiale, ragion vuole
-che anche il Papa vi si pieghi, quando pur la comunità cristiana debba
-avere, come ogni Stato ben costituito, un solo e supremo giudice.[865]
-Nè manca il caso, in cui lo deve anche deporre, se il Papa, poniamo,
-sia caduto in eresia, ed i cardinali ed i vescovi, non che richiamarlo
-sulla buona strada, si uniscano a lui.[866]
-
-Ma come può darsi codesto caso? Che cosa è mai l'eresia? Ed a quali
-caratteri si scopre? E chi dovrà riconoscerla? Non forse il canonista,
-che ben sa quali dottrine sieno state condannate dalla Chiesa e quali
-no? E quale più autorevole canonista del Pontefice, che non pure può
-interpetrare i vecchi canoni, ma crearne di nuovi? E come mai chi è
-chiamato a definir l'eresia può cadervi dentro? E poniamo che vi cada,
-chi può giudicarlo? E se egli è eretico, saranno altresì quelli che gli
-prestano obbedienza? Codeste quistioni furono già discusse dall'Occam
-nelle opere precedenti, ma ora nella prima parte del Dialogo vi ritorna
-su, dibattendole con maggior larghezza ed ordine.[867] Non può cader
-dubbio sulle sue opinioni, sebbene dichiari di non manifestarle, per
-tema che altro le abbracci sull'autorità di lui, o le rifiuti in _odium
-auctoris_.[868] L'eresia secondo l'Occam, è un domma falso contrario
-alla fede ortodossa, attestata non pure dalle sacre carte, ma benanco
-dalla tradizione della Chiesa,[869] ed eretico è quel cristiano, che
-pertinacemente erri o dubiti di codesta fede.[870] Decidere quale
-dottrina sia eretica e se altri sia caduto in eresia spetta ai teologi,
-non ai canonisti, come si pretendeva dagli aderenti di Giovanni XXII;
-perchè i canonisti ben conoscono le regole di procedura da osservare
-nei giudizii di eresia, e il modo di accusare, e le pene da infliggere;
-ma se non sono teologi, ignorano le più riposte ragioni della fede,
-nè sanno riconoscere quello che vi contraddica, nè possono dare da
-per loro l'esatta interpretazione dei canoni.[871] Anche il Papa
-stesso, quando sia sfornito di studii teologici, non solo non sa
-dare autorevole sentenza intorno agli eretici, ma egli medesimo può
-cascare in eresia, come lo provano gli esempi e le ragioni.[872] Ed in
-tal caso non manca chi possa e debba giudicare il Papa, perchè al di
-sopra di lui sta la Chiesa universale. E se fia impossibile che tutti
-i cattolici si raccolgano in assemblea, farà le loro veci il Concilio
-generale, il quale non ha d'uopo dell'invito del Papa per adunarsi,
-quando gl'interessi della fede lo richieggano.[873] E codesto Concilio,
-accertata l'eresia del Papa, deve espellerlo dalla sede, spogliarlo
-d'ogni dignità ecclesiastica e consegnarlo, se occorre, al braccio
-secolare come farebbe di qualunque altro eretico. E dove il Concilio
-non si possa riunire, nè altra autorità ecclesiastica ne faccia le
-veci, spetterà, come dicemmo più sopra, ai laici ed alle potestà
-secolari di salvare la fede.[874]
-
-Intorno a codesta preminenza del Concilio, l'Occam va pienamente
-d'accordo con Marsilio da Padova; ma dissente da lui intorno al
-primato del vescovo romano. L'animoso minorita non è certo tenero
-della supremazia papale, e spende un libro intero del Dialogo per
-discutere se convenga all'università dei fedeli il governo di un solo.
-E benchè non neghi i vantaggi della monarchia, pure dichiara in certi
-casi preferibile l'aristocrazia; nè teme che la pluralità dei capi
-possa recar danno alla forza e compattezza della Chiesa.[875] Ma ciò
-non pertanto non gli basta l'animo di accettare le teorie storiche
-di Marsilio, secondo le quali nè S. Pietro avrebbe avuto da Cristo
-il primato sugli altri apostoli, nè avanti a Costantino il vescovo
-di Roma avrebbe esercitato alcun potere sugli altri vescovi. E gli
-argomenti addotti nel _Defensor pacis_ in sostegno di codeste teorie
-ei li combatte ad uno ad uno,[876] ed apertamente dichiara che la
-dottrina del primato romano è una costante tradizione della Chiesa, a
-cui s'ha da prestare piena fede.[877] Nè s'ha da credere che codesta
-prova non sia secondo le convinzioni dell'Occam, perchè invece va
-d'accordo col suo principio fondamentale, che la tradizione cattolica,
-continua e costante, è l'unico e saldo criterio di verità. Può fallire
-il Papa; dice l'Occam, e non meno di lui il Collegio dei cardinali; può
-fallire lo stesso Concilio, e forse anche in qualche momento d'oblìo la
-Cristianità tutta; ma la dottrina canonica non verrà meno per questo, e
-dopo gl'intervalli d'oscuramento brillerà di più viva luce.[878] Così
-pare assicurata la supremazia di Roma, ma i principii da cui parte
-l'Occam menano a ben altre conseguenze; perchè se non solo il Papa,
-ma il Concilio e la Cristianità tutta può fallire, non resta nulla
-di saldo all'infuori dei sacri libri. È manifesto per tal guisa come
-per diversa via l'Occam riuscisse allo stesso risultato di Marsilio,
-vale a dire alla negazione della gerarchia medievale. E così il moto
-francescano, cominciato da un dissidio interno dell'ordine minorita,
-si dilarga oltre misura, e si tramuta in opposizione implacabile contro
-l'assolutismo teocratico e nell'ordine religioso e nel politico.
-
-Dal movimento francescano furono provocate alcune sètte più o meno
-ereticali, come i flagellanti, gli apostolici, i beghini. I flagellanti
-apparvero nell'anno fatale 1260, in cui secondo i gioachimiti doveva
-aver luogo la fine del vecchio mondo. Gli apostolici, surti al tempo
-delle prime dissensioni francescane, si dettero per i soli e veri
-seguaci delle dottrine spirituali. I beghini, nati più tardi, non
-erano se non terziarii francescani, i quali mettevano la Regola al pari
-dell'Evangelo, e negavano obbedienza a qualunque autorità ecclesiastica
-non la interpetrasse a lor modo. Queste sètte solennemente condannate
-come eretiche, ci porgono la più chiara prova del fine che sortì
-l'agitazione gioachimita. E possiamo ben dire che il secondo periodo
-del movimento religioso medievale ha un corso opposto al primo,
-comincia dallo scisma e termina nell'eresia.
-
-
-
-
-CONCLUSIONE
-
-
-Pervenuti alla fine dei nostri studii possiamo riprendere la quistione
-dei rapporti, che corrono tra le eresie ed il movimento filosofico
-e politico del medio evo. Codesto movimento era indirizzato a tre
-scopi, che sono la libertà del pensiero, l'autonomia dello Stato, la
-riabilitazione della vita. In quanto al primo punto non si può negare
-che le discussioni e le polemiche religiose valevano a scuotere le
-menti dal loro torpore dommatico, e già notammo parziali contatti tra
-i filosofi e gli eretici. Il capo degli Arnaldisti, ad esempio, era
-discepolo fido di Abelardo, e coi gioachimiti si unirono apertamente
-gli scolari di Amorico di Bena e di Davide di Dinant. Ma in verità
-codesti contatti sono o accidentali, o sforzati. Quanta opposizione
-corresse tra il pensiero di Gioacchino e quello di Amorico lo
-dimostrammo più sopra, e più sopra notammo che gli Arnaldisti fuori
-di un punto solo erano del tutto ligi ai dommi tradizionali, nè v'ha
-ricordo che l'intendessero nel modo razionalistico di Abelardo. Ora
-aggiungiamo che qualunque delle eresie fosse prevalsa, non esclusa la
-valdese, non sarebbe stata meno infesta alla libertà del pensiero, e
-vedemmo con quanto disprezzo e sospetto parli Gioacchino della scienza.
-Nè va taciuto che alcune delle eresie, principalmente la catara,
-erano fatte per favorire le credenze superstiziose, che maggiormente
-ripugnano alla sana ragione, come a dire la fede nel diavolo e nelle
-stregonerie. Lo stesso possiamo dire per quel che riguarda l'autonomia
-dello Stato. Certo tutti codesti eretici, benchè discordi tra loro,
-s'uniscono nel combattere la mondanità della Chiesa, e contro il potere
-temporale dei Papi e la voluta donazione di Costantino levano unanimi
-la voce; ma un'azione diretta dell'eresia sul partito ghibellino
-non c'è stata, almeno fino a Ludovico il Bavaro. E ricordo che se
-da una parte gl'imperatori, non escluso Federico II, furono aperti
-persecutori dell'eresia, dall'altra i gioachimiti tennero Federico
-per l'Anticristo. Finalmente intorno al terzo punto, la riabilitazione
-della vita, gli eretici di qualunque setta vi si opponevano con maggior
-vigore degli ortodossi; imperocchè notammo che nelle più opposte
-scuole dominava il medesimo ascetismo. Le due correnti adunque, la
-razionalistica e l'eretica, si tennero bene distinte, come ha già
-notato il Reuter; ma nella fine del secondo periodo parve che si
-ricongiungessero, perchè l'Occam, capo della scuola nominalistica,
-fu altresì strenuo difensore della causa di Ludovico il Bavaro, e uno
-dei più autorevoli tra i dissidenti francescani, che insorsero contro
-l'assolutismo della Curia romana. Se non che l'Occam non apparteneva
-a nessuna delle sètte eretiche da noi studiate, neanco a quella dei
-gioachimiti, le cui opinioni sul terzo stato egli non insegnò mai.
-E se pure eretica s'ha da dire la sua dottrina, certo è un'eresia
-che ha uno stampo suo proprio, un carattere più sano e meno mistico
-delle precedenti. Per tal guisa il pensiero dell'Occam sopravvive, ed
-anche oggi se ne trova una traccia nei vecchi cattolici, laddove le
-eresie medievali, l'una dopo l'altra, scomparvero tutte, alcune per
-non risorgere più, altre per rifiorire rielaborate e trasformate nella
-Protesta.
-
-
-
-
-TESTI INEDITI
-
-PUBBLICATI FRAMMENTARIAMENTE NELLE NOTE
-
-
- JOACHIM — _De ultimis tribulationibus_, cod. laur. XI, plut. IX,
- dex. Santa Croce (pag. 315, nota 1).
-
- JOACHIM — _De articulis fidei_, cod. suddetto (pag. 316, nota 1).
-
- JOACHIM — _Epistola_, cod. laur. XLI, plut. LXXXIX inf. (p. 318, n.
- 1).
-
- ANONIMO — _Cronaca delle Tribolazioni_ (pag. 420, nota 1; p. 431,
- nota 1 e 2; pag. 433, n. 3; pag. 437, n. 2; pag. 440, n. 2; pag.
- 479, n. 1; pag. 481, n. 1; pag. 483, n. 2; pag. 485, n. 2; pag.
- 486, n. 1; pag. 487, n. 1; pag. 488, n. 1; pag. 491, n. 2; pag.
- 492, n. 1; pag. 493, n. 1 e 2; pag. 494, n. 3; pag. 501, n. 1; pag.
- 502, n. 2; pag. 504, n. 1 e 2; pag. 506, nota 1; pag. 511, n. 2 e
- 3).
-
- _Processo verbale della Commissione d'Anagni_ — Codice della
- Sorbona 1726 (pag. 468, nota 1 e 2; pag. 469, n. 2; pag. 471, n. 1;
- pag. 475, n. 1).
-
- _Opuscoli di P. Giovanni Olivi_ — Codice Laurenziano III, plut.
- XXXI (pag. 489, n. 1).
-
- _Cronaca di Niccolò Minorita_ — Codice Magliabechiano, Classe
- XXXIV, num. 76 (pag. 530, n. 1; pag. 531, n. 1).
-
-
- Ai passi già riferiti del codice della Sorbona 1726 mi sia lecito
- aggiungere quest'altro molto importante per la bibliografia
- gioachimitica (carte 143 _tergo_):
-
-
- Item in tractatu (qui c'è una lacuna nel codice) Evangelia exponens
- illud de Symeone presentato Christo in templum die Purificationis
- ait: Itaque senex iste justus et timoratus ratione presules
- designat, in quibus donante Deo manet usque in finem promissio
- ista Domini dicentis Petro: Ego rogavi ut non deficiet fides
- tua. Semper enim Petri successio affectat videre completum quod
- praedicat, et cum dabitur ei videre quod optat, ut videlicet infra
- videat consumatum donum Spiritus Sancti in populo christiano,
- sicut futurum credimus in adventu Heliae, qui venturus est omnia
- consumare, videns sanctum illum ordinem, quem Ecclesia spiritualis
- peperit quasi de abditis praesepii locis venientem ad lucem,
- accipiet eum in ulnas fidei et dilectionis suae et pronunciabit in
- eo illum esse vivificantem spiritum, in quo est salus mundi, qui et
- loquetur in eo ad praedicandum evangelium regni in universo mundo.
- Illud scilicet evangelium de quo dicit Joannes in Apoc. XIII: vidi
- angelum volantem per medium coeli, et datum est illi evangelium
- aeternum. Sed quare vel a Domino dicitur evangelium regni, vel a
- Joanne evangelium aeternum nisi quia id quod mandatum est nobis
- a Christo vel apostolis secundum fidem sacramentorum, quantum ad
- ipsa sacramenta transitorium est et temporale, quod autem per ea
- significatur, aeternum.
-
- Sfortunatamente il codice ha una lacuna dove si citava il
- titolo dell'opera, da cui i giudici di Anagni tolsero il
- passo surriferito. Ma noi possiamo congetturare che essa sia
- l'Esposizione dei quattro Evangeli, ricordata dal Salimbene
- (pag. 124): Anno Domini MCCXLVIII cum essem cum fratre Hugone in
- Provincia Provinciae apud castrum Arearum, ubi Saccati sumpserunt
- initium, et ubi habitabat frater Hugo, accepi ab eo quod habebat de
- expositione abbatis Joachim super quatuor Evangelistas.
-
- Non ostante che questa opera sia citata dai giudici di Anagni non
- posso tenerla per autentica, perchè Gioacchino nelle opere genuine
- non parla mai dell'_Evangelo eterno_ in modo così esplicito,
- come nel passo surriferito. E la falsità mi pare più manifesta,
- quando confronto questo passo coll'analogo della _Concordia_,
- ove è commentato lo stesso testo di S. Luca (_Conc._, V, 43, fol.
- 80, col. 3-4): Symeon suscipiens natum Christum dixit «Lumen ad
- revelationem gentium» et quod subjunxit «ad gloriam plebis tuae
- Israel» ad illos Israelitas referendum est, qui credituri sunt per
- verbum in fine postquam introiret plenitudo gentium.
-
-
-
-
-INDICE
-
-
- AVVERTENZA Pag. VII
-
- INTRODUZIONE — _Il movimento intellettuale contemporaneo
- dell'eresia_.
-
- I. Primo periodo della scolastica. Nominalismo. Realismo.
- Concettualismo 1-18
- II. Condizioni politiche e religiose che preparano il
- secondo periodo della scolastica 18-25
- III. Secondo periodo della scolastica. Tomismo e
- Scotismo 26-42
- IV. Oppositori del Tomismo 43-46
- V. Influsso del Tomismo sulla letteratura. Dante 46-57
- VI. Terzo periodo della scolastica. Parallelo fra Dante e
- Petrarca 57-71
-
- LIBRO I
- DALL'ERESIA ALLO SCISMA
-
- CAPITOLO PRIMO — _I Catari_.
-
- I. I dommi del Catarismo 73-83
- II. Polemiche catare 84-87
- III. Dottrine morali dei Catari 87-93
- IV. Culto esterno e gerarchia 93-99
- V. Origine del Catarismo 100-107
- VI. Durata, diffusione, intensità del movimento
- cataro 108-125
- VII. Valore del Catarismo 126-134
-
- CAPITOLO SECONDO — _I Valdesi_.
-
- I. Rapporto tra Catari e Valdesi 134-150
- II. Precursori dei Valdesi 150-164
- III. Pietro Valdez e l'opera sua 165-174
- IV. Dottrine primitive dei Valdesi 174-192
- V. Dottrine posteriori e rottura definitiva col
- Cattolicismo 192-206
-
- CAPITOLO TERZO — _Patarini ed Arnaldisti_.
-
- I. Storia dei Patarini sino alla morte di Erlembardo 207-228
- II. La lotta delle investiture 228-231
- III. Arnaldo da Brescia. Sua vita 231-246
- IV. Dottrine di Arnaldo e degli Arnaldisti 246-256
- V. Riassunto del primo periodo 257-259
-
- LIBRO II
- DALLO SCISMA ALL'ERESIA
-
- CAPITOLO PRIMO — _L'abbate Gioacchino_.
-
- Preambolo 261-262
- I. Vita e carattere dell'abbate Gioacchino 262-291
- II. Le opere autentiche e le spurie 291-318
- III. Esposizione del _Decacordo_ e della _Concordia_ 319-352
- IV. Il Commento all'_Apocalisse_ 353-373
- V. La dottrina dell'abbate Gioacchino 373-387
- VI. Origine del Gioachimismo 387-409
-
- CAPITOLO SECONDO — _Amorico di Bena ed il movimento
- francescano_.
-
- I. Amorico e gli Almariciani 409-419
- II. L'ordine francescano durante la vita del suo
- fondatore 419-435
- III. I primi dissidii francescani. Il generale frate
- Elia ed i suoi oppositori 435-448
- IV. Giovanni da Parma e l'_Evangelo eterno_ 449-483
- V. Pier Giovanni Olivi ed Ubertino da Casale 484-514
- VI. La lotta dei francescani contro Giovanni XXII.
- Michele da Cesena e Guglielmo Occam 514-555
-
- CONCLUSIONE — _Valore dell'eresia medievale_ 557-559
-
-
-Diversi errori sono sfuggiti nella stampa, i quali saranno facilmente
-avvertiti dal sagace lettore. A me preme notare questi soli, che
-guastano il senso:
-
- ----+-----+----------------------------+-----------------------------
- Pag.| Lin.| ERRORI | CORREZIONI
- ----+-----+----------------------------+-----------------------------
- | | |
- 201 | 1 | Ma la celebrazione della | Dicemmo più sopra che
- | | messa per parte dei laici | secondo i Valdesi ad ogni
- | | | laico era dato di celebrar
- | | | la messa; ma codesta
- | | | celebrazione
- | | |
- 372 | 7-9 | Roma, non in quanto | Roma, in quanto rappresenta
- | | rappresenta la Chiesa, ma | non la Chiesa, bensì
- | | bensì la moltitudine dei | la moltitudine dei reprobi,
- | | reprobi non si raccoglie | la quale non si raccoglie
- | | |
- 481 |14-15| non solo come gioachimita | non solo quale capo del
- | | bensì quale capo del | partito intransigente,
- | | partito intransigente | bensì come gioachimita
-
-
-
-
-NOTE:
-
-
-[1] Giovanni Scoto Erigena nacque in Irlanda (Scotia major) sul
-cominciare del secolo nono. Carlo il Calvo non molto dopo il suo
-innalzamento al trono (843) lo chiamò a dirigere la scuola palatina, e
-più tardi gli commise di tradurre dal greco le opere del pseudo Dionigi
-l'Areopagita. Indarno il papa Niccolò I si dolse che questa traduzione
-fosse pubblicata prima di venire sottoposta alla censura. Scoto morì
-in Francia intorno all'anno 877. Secondo l'Hauréau la fine tragica in
-Inghilterra attribuitagli dagli storici è una favola nata dallo scambio
-di due omonimi.
-
-[2] Le immagini adoperate da Scoto sono tutte improntate all'emanatismo
-neoplatonico. _De divis. nat._, IV, 5: pag. 311 Est autem generalissima
-quaedam et communis omnium natura, ab uno omnium principio creata; ex
-qua veluti amplissimo fonte per poros occultos corporales creaturae
-velut quidam rivuli derivantur, et in diversas formas singularum rerum
-eructant. Nè crediate che questa _communis natura_ sia una cosa diversa
-dal _principium_. Basterebbero tra mille questi due passi a mostrarne
-l'identità, III, 23: pag. 249 Creatur enim a se ipsa in primordialibus
-causis, ac per hoc se ipsam creat, hoc est in suis theophaniis incipit
-apparere, ex occultissimis naturae suae sinibus volens emergere III,
-17: pag. 238 Proinde non duo a se ipsis distantia debemus intelligere
-Dominum et creaturam, sed unum et id ipsum. Nam et creatura in Deo est
-subsistens, et Deus in creatura mirabili et ineffabili modo creatur....
-omnia creans in omnibus creatum, et omnium factor factum in omnibus.
-Scoto Erigena è il primo rappresentante di quell'indirizzo filosofico,
-che attribuisce una realtà a sè ai concetti universali. Ac per hoc
-intelligitur quod ars illa, quae dividit genera in species, et species
-in genera resolvit, non ab humanis machinationibus sit facta, sed in
-natura rerum ab auctore omnium artium, quae vero artes sunt, condita.
-_De divis. nat._, IV, 4, pag. 310. Cito l'ediz. del 1838 pubblicata in
-Münster.
-
-[3] ANSELM. _De fide Trinit._, cap. 2. Illi utique nostri temporis
-dialectici imo dialectice haeretici, qui non nisi flatum vocis putant
-esse universales substantias. Non metto in dubbio che l'espressione
-_flatus vocis_ sia stata usata da Roscellino, il quale nella
-disputa contro i Realisti ebbe i suoi buoni motivi di opporre ad
-un'affermazione assoluta un'assoluta negazione. Dal che non segue
-però che si debba intendere alla lettera questa espressione polemica,
-come se Roscellino tenga gli universali per puri nomi, ai quali non
-corrisponda neanche un concetto.
-
-[4] ABELARDO nel trattato _De Divis. et definit._ (_Ouv. inéd.
-d'Abélard_, pars V. Cousin, 1836, p. 471). Fuit autem, memini, magistri
-nostri Roscellini tam insana sententia, ut nullam rem partibus constare
-vellet sed sicut solis vocibus species, ita et partes adscribebat.
-In altre parole la scomposizione del tutto nelle sue parti (quando la
-totalità è organica), è un processo puramente intellettivo. In realtà
-non si può staccare una parte dall'altra senza distruggere la parte
-stessa, come ad esempio un membro divelto dall'organismo non è più cosa
-vivente, ma materia inerte. Ma se si considera la cosa più da vicino,
-il vero nominalista non può ammettere questa forza misteriosa, che
-conferisce alle parti un nuovo valore, e le trasforma in membra vive
-di una totalità ideale. Il vero indivisibile per il nominalista non è
-dunque il tutto, ma ciò che non ha parti di sorta. Questo è lo schietto
-individuo, ente semplice, che resta sempre eguale a sè medesimo, benchè
-la mente nostra guardandolo da varî aspetti, possa artificiosamente
-dividerlo in altrettante porzioni.
-
-[5] S. Tommaso nella _Summa Theolog._ I, _Quaest._ II, art. 1, ricorda
-evidentemente il celebre argomento di S. Anselmo: Sed intellecto quid
-significet hoc nomen _Deus_, statim habetur quod Deus est. Significatur
-enim hoc nomine id quo majus significari non potest: majus autem est
-quod est in re et in intellectu, quam quod est in intellectu tantum:
-unde cum intellecto hoc nomine _Deus_, statim sit in intellectu,
-sequitur etiam quod sit in re. E lo combatte in questo modo: forte ille
-qui audit hoc nomen _Deus_ non intelliget significari aliquid, quo
-majus cogitari non possit, cum quidam crediderint Deum esse corpus.
-Dato etiam quod quilibet intelligat hoc nomine _Deus_ significari
-hoc quod dicitur, scilicet illud quo majus cogitari non potest, non
-tamen propter hoc sequitur quod intelligat id quod significatur per
-nomen, esse in rerum natura sed in apprehensione intellectus tantum.
-All'Aquinate non isfuggirono certo i pericoli dell'identificazione
-del reale coll'ideale, e di quel semirazionalismo che ne era la
-conseguenza, ed il meglio che potesse vi si oppose. Valga ad esempio
-il confronto delle due interpretazioni del domma della Trinità. S.
-Anselmo nel _Monol._ cap. 47, scrive: At si ipsa substantia Patris
-est intelligentia, et scientia, et sapientia et veritas, consequenter
-colligitur quia sicut Filius est intelligentia et scientia et sapientia
-et veritas paternae substantiae, ita est intelligentia intelligentiae,
-scientia scientiae. Cap. 49: Quam enim absurde negetur summus spiritus
-se amare sicut sui memor est, et se intelliget!.... otiosa namque et
-penitus inutilis est memoria et intelligentia cujuslibet rei, nisi
-prout ratio exigit, res ipsa ametur vel reprobetur. La qual dottrina
-mena a questo risultato, che non solo l'essenza, ma anche le funzioni
-delle tre persone sono identiche; onde se è salva l'unità di natura,
-corre pericolo la trina distinzione, o per parlare il linguaggio di S.
-Tommaso: Sed secundum Anselmum sicut Pater est intelligens et Filius
-est intelligens, et Spiritus Sanctus est intelligens; ita Pater est
-dicens, Filius est dicens, et Spiritus Sanctus est dicens, et similiter
-quilibet eorum dicitur. Ergo nomen Verbi _essentialiter_ dicitur in
-divinis et non _personaliter_. Il che non è vero, perchè sicut Verbum
-non est commune Patri et Filio et Spiritui Sancto ita non est verum
-quod Pater et Filius et Spiritus Sanctus sint _unus dicens_ (_S.
-T._, I, quaest. XXXIV, art. 1). Questa risposta mostra il metodo di
-S. Tommaso, che è tutto fondato sull'autorità. Se nei libri canonici
-è scritto il Verbo non esser comune al Padre ed allo Spirito, la
-relazione, che viene rappresentata dal Verbo, non può attribuirsi alle
-altre persone. E qualunque sieno i bisogni della Ragione debbono tacere
-innanzi alla sacra testimonianza, la quale sola ci può dar contezza dei
-misteri divini. Per rationem igitur naturalem cognosci possunt de Deo
-ea quae pertinent ad unitatem essentiae, non autem ea quae pertinent ad
-distinctionem personarum (Ivi, qu. XXXII, art. 1).
-
-[6] SCOTO ERIG., _De divis. nat._, II, 22, pag. 124. Patri dat
-(Theologia) omnia facere, Verbo dat omnes.... primordiales rerum
-causas aeternaliter fieri: Spiritui dat ipsas primordiales causas in
-Verbo factas in effectus suos foecundatas distribuere. V, 25, pag.
-479. Ac si aperte diceret: Si Dei sapientia in effectus causarum, quae
-in ea aeternaliter vivunt, non descenderet, causarum ratio periret;
-pereuntibus enim causarum effectibus nulla causa remaneret, sicuti
-pereuntibus causis nulli remanerent effectus.
-
-[7] Molti scrittori distinguono il nominalismo di Roscellino dal
-concettualismo di Abelardo riferendosi al noto passo di Giovanni
-Saresberiense (_Metalogicus_, II, 17, pag. 814, Amstelaedami 1664)
-alius sermones intuetur et ad illos detorquet quicquid alicubi
-meminit scriptum; in hac autem opinione deprehensus est Peripateticus
-Palatinus, Abaelardus noster. La testimonianza di Giovanni (nato a
-Salisbury intorno al 1110 o 20, morto vescovo di Chartres nel 1180)
-è molto importante, comecchè ei fusse discepolo di Abelardo tra il
-1136 e il 1148, e degli scrittori di quell'età l'unico che studiasse
-di giudicare spassionatamente le opposte scuole, senza abbracciarne
-alcuna. È da supporre adunque che una differenza interceda tra il
-nominalismo di Roscellino e il concettualismo di Abelardo. Il primo
-per opporsi bruscamente ai realisti disse gli universali pure voci,
-senza ricercare nè se a questi nomi corrispondano concetti determinati,
-nè se questi concetti sieno formati dalla nostra mente in un modo
-arbitrario ovvero necessariamente. Abelardo definì meglio la dottrina
-nominalistica riempiendo questi vuoti. Gli universali _ut sic_ non sono
-entità reali, bensì concetti che il nostro intelletto non può a meno di
-formare sulla scorta dei reali rapporti di somiglianza ed affinità tra
-i varî esseri della natura.
-
-[8] Vedi la commovente confessione ad Eloisa che comincia: Heloisa
-quondam mihi in seculo cara, nunc in Christo carissima. (_Opp._, ed.
-Cousin, I, 680).
-
-[9] Roscellino, non ammettendo altre realtà dagli individui in fuori,
-dovea profondamente modificare il senso tradizionale del domma della
-Trinità. E gli erano aperte due vie. O far ritorno al monoteismo
-ebraico, tenendo la distinzione delle persone per un fatto subbiettivo
-nato dalla necessità in cui si trova l'intelletto nostro di guardare da
-tre aspetti diversi ciò che pure è uno in sè; ovvero fare delle persone
-tre individui distinti, la cui unità, puramente nominale, stia nella
-conformità perfetta dei pensieri e voleri. Quest'ultimo partito sceglie
-Roscellino, come ne attesta Sant'Anselmo _De fide Trin._ c. 3. Tres
-personae sunt tres res sicut tres angeli aut tres animae, ita animae,
-ut voluntas et potentia omnino sint idem. L'eresia dunque di Roscellino
-è il Triteismo di Giovanni Filopono non certo il Monarchianismo di
-Sabellio.
-
-[10] S. Bernardo nella lettera a Innocenzo II (Ep. 330) chiama Abelardo
-Pier Dragone per metterlo a paro con Pierleone, l'antipapa Anacleto.
-Evasimus rugitum Petri Leonis, sedem Simonis Petri occupantem; sed
-Petrum Draconem incurrimus, fidem Simonis Petri impugnantem. Gioco di
-parole, che delicatamente ricordava al Papa i servigi prestati al tempo
-dello scisma. V. lett. 189. Leonem evasimus sed incidimus in draconem,
-qui non minus forsan nocet in insidiis quam ille rugiens de excelso.
-
-[11] _Introd. ad Theolog._, _Opp._, ed. Cousin, Parigi 1859, II,
-pag. 78. Nec quia Deus id dixerat creditur, sed quia hoc sic esse
-convincitur, recipitur.... At nunquam, si fidei nostrae primordia
-statim meritum non habent, ideo ipsa prorsus inutilis est judicanda,
-quam postmodum charitas subsecuta obtinet, quod illi defuerat.... Nec
-quod levitate geritur, stabilitate firmabitur. Unde et in Ecclesiastico
-scriptum est: Qui cito credit levis est corde et minorabitur.
-
-[12] Op. cit., pag. 12 Videtur autem nobis suprapositis trium
-personarum nominibus summi boni perfectio diligentur esse descripta....
-Patris quippe nomini divinae magistratis potentia designatur,
-qua videlicet quidquid velit efficere possit.... Filii vero Verbi
-appellatone sapientia Dei significatur quia scilicet cuncta discernere
-valeat, ut in nullo penitus decipi queat. At vero Spiritus Sancti
-vocabulo ipsa ejus charitas seu benignitas exprimitur, qua videlicet
-optime cuncta vult fieri seu disponi. Lo Spirito Santo non vuol
-dire un rapporto di Dio a sè medesimo, ma ad altro. _Introd._ pag.
-101: Procedere quod est Deum se per caritatem ad alternum extendere.
-Quodammodo enim per amorem unusquisque ad alterum procedit, cum proprie
-nemo ad seipsum caritatem habere dicatur. Notisi anche questo passo che
-pare scritto dall'Erigena. _Theol. Christ._, I, 5, pag. 379: Bene autem
-Spiritum Sanctum animam mundi, quasi vitam universitatis Plato posuit.
-Quest'ultima opinione, così acerbamente censurata da S. Bernardo
-(Lettera citata: Dum multum sudat quommodo Platonem faciat christianum,
-se probat ethnicum) fu tolta a principale argomento d'accusa nel
-Concilio di Sens, e poi sconfessata da Abelardo nel trattato _De
-divisione et definitione_ (_Ouvrages inédites d'Abélard_ par V. Cousin,
-Paris 1836, p. 475). Sed haec quidem fides platonica ex eo erronea
-esse convincitur quod illam quam mundi animam vocat, non coeternam Deo
-sed a Deo, more creaturarum, originem habere concedit. Spiritus enim
-Sanctus ita in perfectione divinae Trinitatis consistit, ut tara Patri
-quam Filio consubstantialis et coaequalis et coaeternus esse a nulla
-fidelium dubitetur. Dal che il Cousin ha benissimo dedotto che questo
-trattato è posteriore alla _Teologia_, e scritto dopo il Concilio di
-Sens. Il libro dunque della _Dialettica_ citato nella _Teologia_ non
-può essere questo _de divisione_ pubblicato dal Cousin.
-
-[13] _Theolog. christ._, V, pag. 566: Necessario itaque Deus mundum
-esse voluit, nec otiosus extitit, quia eum priusquam fecit facere non
-potuit.
-
-[14] _Comm. in Epist. ad Rom._, II, pag. 238: Magis hoc ad poenam
-peccati,... quam ad culpam animi et contemptum Dei referendum videtur.
-Imperocchè (_Eth._, c. 13, pag. 615) non est peccatum nisi contra
-conscientiam. In questo punto (sia detto per incidenza) Abelardo
-rasenta il Kant (_Eth._, cap. 7): Opera omnia in se indifferentia sunt
-nec nisi pro intentione agentis vel bona vel mala dicenda sunt.
-
-[15] _Comm. in Epist. ad Rom._, II, pag. 207: Est illa summa in nobis
-per passionem Christi dilectio, quae non solum a servitute peccati
-liberat, sed veram nobis filiorum Dei libertatem acquirit; ut amore
-ejus potius quam timore cuncta impleamus.
-
-[16] _Theol. Christ._, I, 2.
-
-[17] Sui fratelli Thierry e Bernardo, bretoni, nati a Moclan presso
-Quimperlé, vedi HAURÉAU, _Histoire de la Phil. scolastique_, Première
-partie, Paris 1872, pag. 392. L'Hauréau ha dimostrato che il vero
-autore del rinnovato realismo è Thierry, e che Bernardo nell'opera
-sua, recentemente pubblicata dal Barach (_Bernardi Silvestris De mundi
-universitate libri duo seu Megocosmus et Microcosmus_, Innsbruck 1876)
-non fa se non una parafrasi poetica delle dottrine insegnategli dal
-fratello. Lo scritto di Thierry intitolato _De sex dierum operibus_ ci
-è pervenuto mutilato, non più che il primo libro e parte del secondo,
-tuttora inediti. Dai frammenti pubblicati dall'Hauréau riproduco
-questo che espone in forma concisa il più schietto panteismo (pag.
-402): Unitas ipsa divinitas est. At divinitas singulis rebus forma
-essendi est, nam sicut aliquod ex luce lucidum est, vel ex calore
-calidum, ita singulae res ex divinitate esse suum sortiuntur. Unde Deus
-totus et essentialiter ubique esse vere perhibetur, unde vere dicitur
-omne quod est ideo est quia unum est. Bernardo nel _Megocosmo_ non è
-meno esplicito (Barach. pag. 30). Rerum porro universitas mundus nec
-invalida senectute decrepitus, nec supremo est obitu dissolvendus, cum
-de opifice causaque operis, utrisque sempiternis, de materia formaque
-materiae, utrisque perpetuis, ratio cesserit permanendi. Usia namque
-primarie aeviterna, et perseveratio fecunda pluralitatis simplicitas.
-Una est, sola est, ex se vel in se tota natura Dei. E qui torna la
-vecchia imagine neoplatonica già usata da Thierry. Ex ea igitur luce
-inaccessibili splender radiatus emicuit.... Bernardo nato forse un
-dieci anni più tardi di Guglielmo di Champeaux (intorno al 1080) gli
-sopravvisse circa quaranta. Guglielmo morì nel 1121, Bernardo il 1161,
-diciannove anni più tardi di Abelardo, del quale una tradizione lo fa
-scolare (CHARLES DE REMUSAT, _Abélard_, I, 272).
-
-[18] Guglielmo nato a Conches in Normandia, insegnò per lungo tempo
-a Parigi, ove morì nel 1154. Oltre al commento del Timeo e del
-_De Consolatione_ di Boezio scrisse la _Philosophia mundi_, che fu
-pubblicata sotto il nome di Beda nelle opere di questo padre, e sotto
-il nome di Onorato d'Autun nel tom. XX della _Maxima Bibliotheca
-patrum_. Se Guglielmo fosse stato conseguente a sè medesimo, avrebbe
-dovuto, come bene avverte l'Hauréau, fare una confessione panteistica
-non diversa da quella di Thierry e Bernardo. In verità se lo Spirito
-Santo è l'anima del mondo, altrettanto deve dirsi di Dio Padre, con
-cui lo Spirito è tutt'uno in essenza. Ma Guglielmo non che ridursi
-a questo stremo, difende invece con grave inconseguenza il dualismo
-ortodosso. E vedi stranezza di casi! Mentre i fratelli Carnotensi
-non patirono nessun danno delle loro audaci e franche rivelazioni, il
-filosofo di Conches per lo contrario, molto più timido e circospetto
-di loro, fu fatto segno agli assalti dei zelanti. A capo dei quali si
-mise Guglielmo di S. Thierry, cui si aggiunse Gualtiero da S. Victor,
-ed entrambi chiamarono in aiuto S. Bernardo, per ischiacciare il capo
-del nuovo basilisco, che era pur mo' nato dal triste seme dell'antico.
-Però non fu convocato un concilio, bensì s'impose all'accusato la
-pronta ritrattazione, che ei fece nel dialogo intitolato _Dragmaticon
-Philosophiae_ (HAURÉAU, I, pag. 432).
-
-[19] Gilberto, nato a Poitiers, era nel 1135 cancelliere della chiesa
-di Chartres. Nel 1140 scolastico di S. Ilario in Poitiers, e l'anno
-appresso vescovo di quella diocesi. Il suo libro _Dei sei principii_
-che tratta diffusamente delle sei ultime categorie toccate di volo
-da Aristotile, ebbe tal successo, che fino al secolo XVI fu sempre
-unito al pari dell'Isagoge porfiriana al trattato aristotelico. Nel
-commento al _De Trinitate_ del pseudo Boezio è svolta la dottrina
-realistica, che il contemporaneo Giovanni di Salisbury espone nel
-seguente modo (_Metal._, II, 17, pag. 817): Est autem forma nativa
-originalis exemplum, et quae non in mente Dei consistit, sed in
-rebus creatis inhaeret. Haec greco eloquio dicitur εῖδος habens se ad
-idaeam ut exemplum ad exemplar; sensibilis quidem in re sensibili,
-sed mente concipitur insensibilis; singularis quoque in singulis,
-sed in omnibus universalis. Queste forme sono la vera realtà, e non
-sono esse nelle cose, ma piuttosto le cose in loro. Egli è ben certo
-che nel nostro mondo la forma non si può staccare dalla materia se
-non mentalmente; onde i due fattori sono talmente intrinsecati, da
-poter chiamare sensibile o singola la forma, in quanto si manifesta
-e determina nelle cose individuali. Ma badiamo bene, l'individuo
-non è nulla di originario, bensì il risultato della complicazione
-di fattori universali. La saggezza, la forza d'animo, la figura di
-Sileno ecc., formano quel tutto che si chiama Socrate, ma ciascuno
-di questi fattori considerato da per sè è un universale che può
-trovarsi anche in Platone ed Aristotile. Questo tutto così composto
-si può dire _substans_, in quanto è il soggetto degli accidenti; il
-che non importa che sia la vera sostanza, perchè anzi in tanto esiste
-in quanto ha per sè una parte di quell'ουσία che è l'universale.
-L'applicazione teologica è la seguente, che io tolgo dall'Hauréau
-pag. 472: Dieu est ainsi que Socrate un individue du genre de la
-substance; et comme la raison d'être de Socrate est l'humanité qui
-vit en lui, de même doit-on distinguer ce qui est Dieu, ce Dieu, de
-la forme essentielle qui est la Divinité. Même raisonnement sur les
-personnes divines. Elles se distinguent de l'essence et cependant elles
-participent non seulement de la même essence, mais encore de la même
-subsistance. Ce parquoi les personnes diffèrent entre elles est en
-elles un principe di distinction formelle. In altre parole Dio come
-tutti gl'individui risulta da fattori od elementi universali. Uno di
-questi elementi è il predominante, e costituisce l'essenza di Dio,
-o la deità, analogo a quello che in Socrate chiamiamo l'umanità. Ma
-come in Socrate distinguiamo anche la saggezza, la forza di volontà e
-simili, così in Dio distinguiamo le persone. Il principio adunque di
-questa distinzione s'ha da trovare in altri fattori universali, non in
-quello che diremmo centrale, e costituisce l'unità di essenza. Quamvis
-enim in eo, quo sunt, i. e. essentia, quae de illis praedicatur sit
-eorum indifferentia, est tamen ipsorum per quaedam, quae de uno dici
-non possunt, ideoqui quae de diversis dici necesse est, differentia.
-Questa dottrina non parve meno sospetta delle precedenti. Nel 1146 due
-arcidiaconi di Gilberto Calon e Arnauld lo denunziarono come eretico al
-Papa Eugenio III. Il quale nel suo viaggio in Francia nel 1148 tenne
-un concilio, ove intervenne da promotore il terribile S. Bernardo.
-Quattro proposizioni sospette, tolte dai libri di Gilberto, furono
-sconfessate, ma non per questo si approvarono le quattro opposte di
-S. Bernardo. Bensì furono sottoposte ad esame pochi giorni dopo nel
-concilio trasferitosi a Reims, e dopo molte concessioni reciproche si
-venne a tali formole, che sebbene suonassero censure per Gilberto, pure
-non si sapeva con certezza qual parte avesse vinto se l'accusatore, o
-l'accusato. Gilberto morì nel 1154.
-
-[20] Ugo (1096-1141) ebbe a scolare Riccardo († 1173). Ed entrambi si
-chiamano vittorini dall'abbazia di S. Victor in Parigi di cui facean
-parte. Gualtiero abbate della stessa abbazia secondo Buleo (_Hist.
-univ. paris._, I, pag. 404) scrisse: contra manifestas et damnatas
-etiam in Conciliis haereses, quas sophistae Abaelardus, Lambardus,
-Petrus Pictavinus et Gilbertus Porretanus, quatuor labyrinti Franciae,
-uno spirito aristotelico afflati, libris sententiam suorum acuunt,
-limant, roborant. Visse intorno al 1180. Vedi FABRIC., a. q. n.
-
-[21] Pietro Lombardo da Lumello morto vescovo di Parigi nel 1164. Nel
-1152 pubblicò il _Liber sententiarum_, che fece poi da testo nelle
-scuole teologiche. Prima di lui Ugo da S. Vittore avea pubblicata
-la _Summa sententiarum sive eruditionis theologicae_. (_Opp._, ed.
-Rotomagi, 1648, III, 417-472). E dopo di lui Pietro di Poitiers,
-suo discepolo (morto arcivescovo nel 1205) scrisse _quinque libros
-sententiarum_. (FABRICIO, ed. fior., V, 258).
-
-[22] Giovanni da Salisbury nato tra il 1110 e il 1120, morto vescovo
-di Chartres nel 1180. I due noti libri il _Policraticus_ ed il
-_Metalogicus_ furon pubblicati nel 1159 secondo lo Schaarschmidt
-(Iohannes Sarisberiens. pag. 143 e 211). Lo stesso autore giustamente
-osserva (pag. 84): Grade darauf beruht ein grosser Theil des
-Interesses, welches man an ihm nehmen muss, dass er sich von der
-unerquicklichen Modewissenschaft der gelehrten Schulen seiner Zeit,
-der disputirenden Dialektik, zu den Alten als einer reineren Quelle der
-Geistebildung gewandt hat, und ein Vorläufer des Humanismus die Früchte
-dieser seiner classischen Studien in eigene Leistungen darzulegen
-und auszupragen bestrebt ist. (pag. 313).... von der Unzulänglichkeit
-unseres Erkennens in Bezug auf die hochsten Fragen durchdrungen, immer
-auf das praktische Gebiet der Ethik hinuber eilte. Che Giovanni penda
-per la Filosofia accademica V. _Polic._, VII, 1 e 2; 11, 22; _Metal._,
-11, 14; IV, 20.
-
-[23] Le opinioni filosofiche di Averroè s'accordavano tanto poco col
-dommatismo religioso, che la sua alta posizione sociale di Kadì di
-Cordova, e la fama che s'era acquistata colle sue faticose opere non
-lo salvarono dalle persecuzioni dei fanatici.[24] Il re Almançour,
-tolte al vecchio filosofo tutte le dignità da lui stesso e dal suo
-predecessore conferitegli, lo relegò in Lucera presso Cordova; e
-benchè per intercessione altrui gli permettesse di far ritorno in
-Marocco, gl'ingiunse pertanto di passarvi il resto dei suoi giorni
-nell'isolamento, e come in reclusione. Da quel tempo Averroè non si
-mosse più dalla capitale, dove, affranto dal destino morì nel 1198,
-in età di settantadue anni. (Era nato a Cordova nel 1126). Il MUNK
-(_Mélanges de philosophie juive et arabe_, pag. 455-56) espone in
-questi termini le opinioni del filosofo arabo: Malgré ses opinions
-si peu d'accord avec ses croyances religieuses, Ibn-Roschd tenait a
-passer pour bon musulman. Selon lui les vérités philosophiques sont
-le but plus élevé, que l'homme puisse atteindre, mais il n'y a que peu
-d'hommes qui puissent y parvenir par la spéculation et les révélations
-prophétiques, qui étaient nécessaires pour répandre parmi les hommes
-les vérités éternelles, également proclamées par la religion et la
-philosophie. Nous devons tous dans notre jeunesse nous laisser guider
-par la religion et suivre strictement ses préceptes; et si plus tard,
-nous arrivons à comprendre les hautes vérités de la religion par la
-voie de la spéculation, nous ne devons pas dédaigner les doctrines
-et les préceptes dans lesquels nous avons été élevés. Intorno
-agl'indifferenti riscontra REUTER, _Geschichte der relig. Aufklärung im
-Mittelalter_, II, 133 e segg.
-
-[24] Sul fanatismo dei Musulmani occidentali molto superiore a quello
-degli occidentali vedi DOZY, _Hist. de l'Islamisme_, Paris 1879, pag.
-340 e segg.
-
-[25] Sull'importanza che ebbe nel secolo XIII il _Fons vitae_
-dell'Avicebronio il Munk, op. cit. pag. 151, dice: Il paraît avoir
-exercé une influence notable dans les écoles chrétiennes et avoir donné
-naissance à des doctrines hétérodoxes que les théologiens jugeaient
-assez redoutables pour s'armer contre elles de tous les arguments que
-leur fournissaient les dogmes religieux et une dialectique subtile.
-Les fréquentes citations du livre _Fons vitae_ que nous rencontrons
-notamment dans les ouvrages d'Albert le grand et de S. Thomas d'Aquin,
-témoignent de la grande vogue qu'avait alors ce livre et de la profonde
-sensation que faisaient les doctrines qui y étaient développées. Lo
-stesso Munk fece l'importante scoperta che il creduto filosofo arabo
-(moro dice Bruno), del quale nessuno sapeva dire quando e dove fosse
-nato, è un poeta e filosofo ebraico ben noto, Salomon-Ibn-Gebirol,
-nome che passando per le bocche dei latini si corruppe in Avicebronio,
-nello stesso modo che Ibn-Roschd divenne Averroé, Ibn-Sina Avicenna. Il
-y a peu de noms aussi populaires parmi le Juifs que celui de Salomon
-ben-Gebirol; un grand nombre de ses hymnes se sont conservés jusqu'à
-nos jours dans la liturgie sinagogale de tous les pays. Mais tout ce
-que nous savons de certain sur sa vie, c'est qu'il était né à Malaga
-et qu'il reçut son éducation a Saragosse, où il composa en 1045 un
-petit traité de morale (pag. 155). La dottrina dell'Avicebronio,
-venne compendiata da uno scrittore ebreo di nome Ibn Faléquera, il
-quale tradusse dall'arabo i luoghi più importanti dei 5 libri del
-_Fons vitae_, che gli parvero contenere tutto il sistema. E dalla
-traduzione di questo compendio, e dall'analisi del manoscritto latino
-del _Fons vitae_, trovato dal Munk nella biblioteca parigina s'attinge
-ora una notizia dell'Avicebronio molto più compiuta ed esatta che non
-dalle citazioni dei dottori scolastici. On reconnait dans ce systême
-l'influence de la doctrine des Alessandrins, et la philosophie de
-Ibn-Gebirol, serait à peu près identique avec celle de Plotin et de
-Proclus si, dominé par le dogme religieux, il n'avait pas cherché à
-éviter les conséquences de ces doctrines panthéistes en se réfugiant
-dans l'hypothèse de la volonté (pag. 231).
-
-[26] Perversissimum dogma impii Amorici cujus mentem sic pater mendacii
-excaecavit, ut ejus doctrina non tam haeretica censenda sit, quam
-insana. (MANSI, XXII, 986).
-
-[27] MARTÈNE, _Thesaurus_, IV, 166.
-
-[28] Universos haereticos, quibuscumque nominibus censeantur, facies
-quidem habentes diversas, sed caudas ad invicem collegatas. (MANSI, l.
-c.).
-
-[29] Moneantur saeculares potestates .... pro defensione fidei
-praestent publice juramentum, quod de terris suae jurisdictioni
-subjectis universos haereticos ab ecclesia denotatos bona fide
-pro viribus exterminare studebunt .... Si vero dominus temporalis
-requisitus et monitus ab ecclesia terram suam purgare neglexerit ab
-hac haeretica foeditate .... excommunicationis vinculo innodetur. Et si
-satisfacere contempserit infra annum, significetur hoc summo pontifici:
-ut ex tunc ipse vassallos ab ejus fidelitate denunciet absolutos, et
-terram exponat catholicis occupandam, qui eam exterminatis haereticis
-sine ulla contradictione possideant, et in fidei puritate conservent.
-Il canone del concilio lateranense contro l'eresia fu inserito nella
-legge contro gli eretici, che pubblicò Federico II nel 22 novembre 1220
-giorno della sua incoronazione. Quattro anni più tardi due altri editti
-più severi (PIETRO DELLE VIGNE, _Lett._, I, ep. 25-27. MANSI, XXIII,
-586).
-
-[30] Sul valore di Vincenzo di Beauvais scrisse acute osservazioni il
-BARTOLI nei _Precursori del Rinascimento_, pag. 29, e nella _Storia
-della letteratura italiana_, I, pag. 245.
-
-[31] Riscontrate il bellissimo capitolo del FIORENTINO sulla
-scolastica, nella nota opera _Pietro Pompazzi_, pag. 124 e segg., e
-dello stesso autore _Manuale di storia di Filosofia_, parte II, pag. 94
-e segg. Inoltre RENAN, _Averroès et l'Averroisme_, pag. 225, 3ª ediz.
-
-[32] Vedi RENAN, op. cit., pag. 301 e segg. Che l'Anticristo sia
-messo come il rappresentante dello scisma si pare dall'affresco del
-S. Petronio di Bologna, ove accanto a Maometto ed Averroè è messo
-il capo dei nicolaiti, i quali non si confondevano nel medio evo
-coi maomettani, come dice il Renan, bensì rappresentavano i preti
-concubinarii, aspramente combattuti insieme ai simoniaci dalla chiesa
-romana. L'affresco del Gaddi nel cappellone degli Spagnuoli in Santa
-Maria Novella in luogo di Nicola ha Sabellio, che insieme ad Ario ed
-Averroè vengono rappresentati come confusi e vinti dal loro grande
-avversario. V. HETTNER, _Italienische Studien_, Braunschweig 1879, pag.
-115.
-
-[33] S. TOMMASO, _Summa contra Gentes_, 1, 26: Quod est commune multis,
-non est aliquid praeter multa nisi sola ratione. Ivi 1, 65: Universalia
-non sunt res subsistentes, sed habent esse solum in singularibus ut
-probatur in VII met.
-
-[34] S. TOMMASO, _De univ._ opusc. 50 ed. Parma 1864, tom. XVII, pag.
-128 b. Et tangitur in hoc duplex esse universale: unum quod est in
-rebus, aliud secundum quod est in anima. Et quantum ad istud esse quod
-est rationis, habet rationem praedicabilis; quantum vero ad aliud
-esse, est quaedam natura, et non est universale actu, sed potentia;
-quia potentiam habet ut talis natura fiat universalis per actionem
-intellectus, .... depurantis ipsam (naturam) a conditionibus quae sunt
-hic et nunc.
-
-[35] Cito il noto passo di ALBERTO MAGNO, _De natura et orig. animae_,
-Tract. I, cap. II (_Opp._, Lugduni 1651, tom. V, pag. 186 b.): et tunc
-resultant tria formarum genera; unum quidem ante rem existens, quod
-est causa formativa rerum, praehabens simpliciter et immaterialiter et
-immobiliter omnes diversitates formarum factorum materialiter; aliud
-autem est ipsum genus formarum, quae fluctuant in materia et materiae
-sunt perfectiones; tertium antem est genus formarum, quod abstrahente
-intellectu separatur a rebus, secundum modum speciei et generis et
-generalissimi in quolibet genere rerum. Et horum trium generum primum
-quidem est ante rem, ut diximus. Secundum autem est in re .... tertium
-autem est post rem.
-
-[36] Anche ALBERTO MAGNO scrisse: De unitate intellectus contra
-Averrhoem. OPP., V, 218-37.
-
-[37] Vedi ZELLER, _Philosophie der Griechen_, II, 2^3 pag. 566-78.
-
-[38] Nel principio del cap. 5 del lib. III _De anima_, 430 a 10-14
-Aristotele dice: che poichè in tutta la natura occorrono differenze di
-materia e forma potenza ed atto, si daranno anche nell'anima.
-
-[39] _De an._ III, 5, pag. 430 a 23-25.
-
-[40] AVICENNA, _De an._ cap. X, (Venezia 1546): Haec igitur manatio,
-vel hoc a quo fit manatio, cum qua conjungitur anima, est substantia
-intellectiva non corporea, neque in corpore; sed est existens per
-se: quae inhaeret vel accidit vel assistit animae rationali, sicut
-inhaeret lumen visui. Verum lumen confert vel tribuit cum semplicitate
-essentiae suae visui virtutem super apprehensionem solum, et non formam
-apprehensam; et haec substantia confert vel tribuit cum simplicitate
-essentiae suae virtuti rationali virtutem super apprehensionem et facit
-in ea advenire formas apprehensibiles etiam, sicut declaravimus.
-
-[41] _Aristotelis De anima cum Averrois commentariis_, Venetiis 1562
-fol. 149 v: Ex hoc dicto nos possumus opinari intellectum materialem
-esse unicum in cunctis individuis. _Destr. destruct_ 1, dub. 8: prae
-caeteris assimilatur lumini, et sicut lumen dividitur ad divisionem
-corporum illuminatorum, deinde fit unum in ablatione corporum, sic
-est res in animabus cum corporibus. Per tal guisa Averroè crede
-di conciliare le due interpetrazioni di Alessandro d'Afrodisia
-e di Temistio. Questi ha ragione di sostenere esser l'intelletto
-attivo ed il passivo un solo e medesimo intelletto; ma ha torto
-d'intrinsecarlo coll'anima individuale, nè per questo verso si può
-dissentire dall'Afrodisio, a mente del quale il vero e compiuto
-intelletto è esterno all'anima umana. Prendendo dunque dal Temistio
-l'identificazione dei due intelletti, e dall'Afrodisio l'esteriorità
-Averroè riesciva ad una dottrina psicologica di questa forma: Ciò
-che v'ha d'individuale e di diverso negli uomini è la forma del corpo
-organico, cioè l'anima come principio vitale. A quest'anima appartiene
-il sentire, l'immaginare, ed anche una certa virtù valutativa. Ma
-questo complesso di funzioni non forma ancora l'intelletto neanche in
-potenza. Occorre l'opera di una causa esterna, dell'intelletto agente,
-perchè da quella oscurità si sprigioni una scintilla, o in altre parole
-perchè l'anima sia capace di nuove funzioni. Quindi anche l'intelletto
-passivo è creazione dell'Intelletto agente. Formatasi questa nuova
-potenza o l'intelletto passivo, si tradurrà in atto sotto l'influsso
-permanente del νοῦς ποιητικὸς, e per tal guisa diverrà intelletto
-acquisito.
-
-[42] _Epit. meteor._ tr. 4: Intellectus autem agens ordinatur ex ultimo
-horum in ordine, et ponamus ipsum esse motorem orbis Lunae.
-
-[43] _Summa theol._, I, qu. 79, art. 3: Si noster intellectus agens
-non esset aliquid animae, sed esset quaedam substantia separata,
-unus esset intellectus agens omnium hominum, et hoc intelligunt qui
-ponunt unitatem intellectus agentis. Si autem intellectus agens sit
-aliquid animae, et quaedam virtus ipsius, necesse est dicere quod
-sint plures intellectus agentes, secundum pluralitatem animarum, quae
-multiplicantur secundum multiplicationem hominum.
-
-[44] S. Tommaso nell'opuscolo citato _De Unitate intellectus_, ediz.
-Parma, _Opp._, XVI, 217 a, dice: Se fosse vera la dottrina averroistica
-sicut igitur paries non videt, sed videtur ejus color, ita videretur
-quod homo non intelligeret, sed quod ejus phantasmata intelligerentur
-ab intellectu possibili. Come si vede S. Tommaso combatte Averroè colle
-stesse immagini da lui adoperate a colorire le proprie dottrine; nè a
-torto conchiude: Impossibile est ergo quod hic homo intelligit secundum
-positionem Averrois. E per conseguenza negato l'intelletto, gli si
-negherà anche la volontà pag. 218 b et ita hic homo non erit dominus
-sui actus .... quod est divellere principia moralis philosophiae.
-
-[45] Anche S. Tommaso, sebbene con restrizione, ammette questo
-(_S. t._, qu. 84, art. VII): Impossibile est intellectum, secundum
-praesentis vitae statum, quo possibili corpori conjungitur, aliquid
-intelligere in actu nisi convertendo se ad phantasmata.
-
-[46] S. Tommaso da buon aristotelico non può ammettere l'assoluto
-dualismo tra anima e corpo, chè in tal caso la loro unione sarebbe
-affatto accidentale. In 111 Sent., dist. V, qu. 3, art. 2: si corpus
-animae accidentaliter adveniret, unde hoc nomen _homo_, de cujus
-intellectu est anima et corpus, non significaret unum per se, sed per
-accidens, et ita non esset in genere substantiae. Altra conseguenza
-assurda dell'assoluto dualismo (_S. t._, I, qu. 76, art. 6): Dicendum
-quod si anima uniretur corpori solum ut motor, nihil prohiberet,
-imo magis necessarium esset, esse aliquas dispositiones medias inter
-animam et corpus. Contro questa separazione protesta pure l'esperienza
-psichica. Ivi, qu. 75, art. 4: Ostensum est quod sentire non est
-operatio animae tantum. Cum igitur sentire sit quaedam operatio hominis
-licet non propria, manifestum est quod homo non est animo tantum, sed
-aliquid compositum ex anima et corpore. Ivi, qu. 90, art. 4: Anima
-autem cum sit pars humanae naturae non habet naturalem perfectionem
-nisi secundum quod est corpori unita. Unde non fuisset conveniens
-animam sine corpore creari. _C. Gentes_, II, 83: Animae igitur prius
-convenit esse unitam corpori quam separatam.
-
-[47] In Plotino si trova un accenno a questa dottrina. L'anima come
-ultimo termine della triade partecipa per un verso della perfezione
-del _nous_ che la generò, e per l'altro dell'imperfezione del mondo
-sensibile da lei generato. _Enn._, V, 1, 7. E prima di Plotino i
-gnostici aveano nello stesso modo determinata la posizione dell'ultimo
-eone, della _sophia_ o _achamoth_ la quale bandita dai confini del
-beato regno del _plēroma_ vive in trepidazione, e dalle lagrime sue
-nasce il mondo sensibile. IRENEO, 1, 4, 2 ci dà la spiegazione del
-mito.
-
-[48] Che l'indecisione ed il problema rimonti ad Aristotele stesso non
-v'ha dubbio. Nella _Metafisica_ Aristotele pone nettamente il quesito:
-se la sostanza è il sostrato a cui tutto si può attribuire, mentre
-esso non s'attribuisce ad alcuno, che cosa s'ha a dire sostanza? la
-materia, la forma o il sinolo di entrambe? (Z 3. 1029 a 2). A prima
-giunta sembra la materia, perchè essa sarebbe il soggetto di tutti i
-predicati qualitativi e quantitativi come rosso, bianco, alto, lungo
-e simili (_a_ 18-26). Ma per un altro verso la materia non è mai
-separabile dalla forma. La pura materia, destituita di ogni forma,
-è una astrazione, in realtà dacchè il mondo è eterno, sono eterni ad
-esempio i quattro elementi nei quali la materia è intrinsecata ad una
-forma determinata (_a_ 27). Ma neanche la forma è la vera sostanza,
-perchè ella è l'essenza espressa nella definizione della cosa (Z. 4.
-1030 a 6). E se l'essenza fosse da per sè, come le idee platoniche,
-non potrebbe mai predicarsi a soggetti di sorta (Z. 6. 1031 b 16). Il
-che è manifesto assurdo, chè tutti distinguono i predicati essenziali
-dagli accidentali. La vera sostanza non è dunque nè la materia nè la
-forma che sono entrambi fattori universali; ma l'intreccio dell'uno
-e dell'altro (Z. 10. 1036 a 27). Se non che questa soluzione non è
-senza difficoltà. Aristotele stesso avea detto in un altro capitolo:
-_lasciamo pure da parte la sostanza composta dei due fattori,
-materia e forma, chè dessa è posteriore ai componenti_. (Z. 3. 1029
-a 30). E poi o questa dualità di fattori è puramente ideale, o come
-diremmo oggi subbiettiva, ed in tal caso non è risoluto ma negato
-assolutamente il problema. L'individuo è originario, ed è quello
-che è. La scomposizione in materia e forma non sarebbe reale, ma una
-necessità del nostro pensiero che guarda la cosa da due aspetti. Nella
-realtà delle cose non si darebbe nè una materia che si specifichi, nè
-una forma che s'individui per via; bensì esisterebbero individui che
-generano individui simili a sè (Z. 8. 1033 b 33). Questo mostruoso
-individualismo, che ammetterebbe come originarii ed indeducibili non
-gli elementi più semplici, gli atomi, ma le individualità più ricche,
-è certo lontano dal pensiero di Aristotele, il quale non rinunzia
-a spiegare la genesi dell'individuo. Ed in tal caso torna sempre il
-problema. Ammettiamo pure che l'individuo o la sostanza vera consti di
-due fattori; ma dei due qual'è il determinante e quale l'indeterminato?
-
-[49] S. Tommaso scrisse un opuscolo sul principio dell'individuazione,
-nel quale discute le ragioni della sua teorica, e confuta le obbiezioni
-che gli si posson muovere. Parte dal presupposto aristotelico esser
-l'individuo nelle cose sensibili ipsum ultimum in genere substantiae,
-quod de nullo alio praedicatur, immo ipso est prima substantia (_Opp._,
-ed. cit., XVI 329 a). E stantechè la forma ha caratteri affatto
-opposti, e di sua natura communicabilis est et in multis accipi
-potest.... cum una sit ratio speciei in omnibus individuis, così è
-chiaro che il principio d'individuazione si debba porre nella materia.
-_S. t._, I, qu. 3, art. 2: formae quae sunt receptibiles in materia
-individuantur per materiam quae non potest esse in alio, cum primum
-sit subiectum substans. Ma S. Tommaso non si nasconde le difficoltà di
-questa posizione, che del resto erano state prima di lui chiaramente
-esposte da Aristotele medesimo. _De Princ. ind._ 329 b: Sed huic
-objici potest quod materia de sui natura communis est, sicut et forma,
-cum possit una sub pluribus esse. E s'argomenta di schivare queste
-difficoltà per una scappatoia come nell'opuscolo seguente _De ente et
-essentia_ (cap. II, pag. 331 a): materia non quomodo libet accepta est
-principium individuationis, sed sola materia signata. Ma che cosa s'ha
-da intendere per questo _signum_? Una certa disposizione posta nella
-materia a ricevere questa o quella forma, come interpetra il cardinale
-Gaetano, ovvero un dato _quantum_, come vuole Egidio pel quale _materia
-signata_ non vuol dire altro se non _materia quanta_, o meglio
-una determinata quantità di materia? Quest'ultima interpetrazione
-certamente è più conforme al testo tomistico. _S. t._, I, qu. 76,
-art. 6: dimensiones quantitativae sunt accidentia consequentia
-corporeitatem, quae toti materiae convenit. _De ente et essentia_, loc.
-cit. consideratur signatio ejus esse sub certis dimensionibus, quae
-faciunt esse et hic et nunc. Però si corre il rischio di ridurre le
-differenze tra gl'individui alla sola quantità, dottrina che applicata
-all'uomo sarebbe gravida di conseguenze che S. Tommaso non saprebbe
-accettare. Ma indipendentemente da questo, il _signum_ non è già
-l'impronta di una certa forma? Se dunque il principium individuationis
-non sta nella materia pura, ma nella segnata, e se per ottenere
-questa designazione, o vogliam dire specificazione della materia è
-pur necessaria la forma, egli è chiaro esser questa e non quella il
-principio d'individuazione.
-
-[50] SCOTO, _quaest. in met._ VII, qu. 13, scol. 2 (_Opp._, IV, 700,
-ed. Lione 1639): Eadem materia quae est sub forma unius individui
-potest esse sub forma alterius consequenter. Ergo non est illud, quo
-distinguuntur duo individua et quo hoc est hoc.
-
-[51] Intorno a Scoto tutto è ancora oscuro, il luogo di nascita non si
-sa bene se sia in Iscozia, in Irlanda o nel Northumberland, e l'anno
-stesso in cui nacque è incerto se sia il 1274, proprio quello in
-cui morì S. Tommaso, ovvero il 1266. Giovanissimo entrò nell'ordine
-dei Francescani, e a soli 23 anni insegnava con gran successo. Ma
-ben presto la sua prodigiosa attività fu tronca dalla morte che lo
-colse nel 1308, in Colonia, dove il Generale dell'ordine lo avea
-chiamato a dar splendore a quell'antica scuola. L'Erdmann (_Grundriss
-der Geschichte der Philos._, 3ª ed. I, 409 e segg.) pone il nostro
-filosofo nel periodo della dissoluzione della scolastica. Ed in
-verità quell'acume di dialettica, che fece meritare a Scoto il nome
-di dottor sottile lo rende più atto a criticare le dottrine altrui,
-che a costruirne nuove; a forza di distinzioni e suddistinzioni
-notomizza e distrugge l'altrui pensiero; ma a questa forza d'analisi
-non corrisponde quella potenza sintetica, che risplende nei periodi
-creativi della filosofia. Per questa ragione lo Scoto attende più al
-modo come si dimostra la dottrina, che alla dottrina stessa; onde da
-lui prende origine quel fare scettico che trae in rovina il dommatismo
-scolastico. Queste ragioni dell'Erdmann non son certo di poco valore;
-ma non valgono a scuotere l'antica tradizione degli storici della
-filosofia di mettere assieme i due grandi emuli, S. Tommaso e Scoto.
-Non è punto vero che Scoto non abbracci una dottrina a preferenza
-di un'altra. Tutt'altro. Egli invece sostiene un realismo, forse
-più logico di quello di S. Tommaso, a costruire il quale ha bisogno
-di attribuire realtà e consistenza ai concetti astratti più di quel
-che facessero gli scolastici posteriori. Voglio dare un esempio.
-Scoto combattè la dottrina tomistica degli attributi divini, i quali
-solo a noi parrebber molteplici, mentre in realtà si riducono ad uno
-nella semplicità dell'essenza divina, e non nasconde le conseguenze
-pericolose di un siffatto docetismo, che minaccia la distinzione reale
-delle persone. Aggiunge che non perchè gli attributi divini debbano
-intendersi come infiniti, non per questo perdono la loro natura. E se
-la saggezza, la bontà, la giustizia debbono elevarsi pel processo di
-eminenza al massimo grado, non ne segue che la distanza, che separa
-questi concetti, si raccorci. Questa critica è certamente fine, e se
-fosse stata rivolta contro tutta la posizione della scolastica, che
-cerca la luce dove più si addensano le tenebre, potremmo benissimo
-mettere Scoto accanto all'Occam. Ma la cosa non sta così. Scoto vive
-nello stesso ambiente di S. Tommaso, e combatte la dottrina di lui non
-per mostrare l'impossibilità di quell'ibrido accozzo di dommatismo,
-e razionalismo, ma per sostituire alla tomistica una dottrina non
-certo più chiara, ma senza dubbio più vuota. Divinae perfectiones
-distinguuntur ex parte rei, non realiter quidem sed formaliter.
-Possiamo al più dire col Fiorentino che Scoto segna una transizione tra
-il periodo della scolastica e quello della dissoluzione (_Manuale_, II,
-110).
-
-[52] Duns Scoto, al pari dell'Erigena e dell'Avicembronio, attribuisce
-alla materia il valore di sostrato universale. Il quale sostrato,
-benchè destituito di ogni forma, non è una mera possibilità,
-un'astrazione, come dice S. Tommaso; ma una realtà bella e buona. Si
-materia non esset aliqua res actu, ejus entitas non distingueretur ab
-entitate et actualitate formae, et sic nullam realem compositionem
-faceret cum ea .... materia habet actualitatem aliam ab actualitate
-formae. _De rerum principio_, Qu. 7, art. 1, 3 (_Opp._, ed. cit., III,
-38). E questo sostrato generalissimo, che ripetiamo non è un'astrazione
-ma realtà vera, è il fondo comune onde emergono e le sostanze sensibili
-e le spirituali, e s'ha da chiamare _materia primo prima_ (Qu. 8, art.
-3) cioè tale che non accoglie ancora nessuna forma nè accidentale nè
-sostanziale, cujus actualitas est immediate prope nihil. (Ivi pag. 51).
-Da questa materia _primo prima_ s'ha da distinguere la _secundo prima_
-(quae est subjectum generationis et corruptionis) e la _tertio prima_
-(cujuscunque artis et materia cujuslibet naturalis particularis). Se la
-materia è il sostrato universale, il principio d'individuazione s'ha da
-trovare nel principio opposto, nella forma.
-
-[53] Sono spesso citati i due passi seguenti. _De rerum principio_,
-qu. 8, art. 4, 24 (_Opp._, III, pag. 52): Ego autem ad positionem
-Avicembronis redeo; et primam partem, scilicet quod in omnibus
-creatis per se subsistentibus, tam corporalibus, quam spiritualibus,
-sit una materia teneo. Loc. cit., pag. 53: Mundus est arbor quaedam
-pulcherrima, cujus radix et seminarium est materia prima, folia
-fluentia sunt accidentia, frondes et rami sunt creata corruptibilia,
-flos anima rationalis, fructus naturae consimilis et perfectionis
-natura angelica.
-
-[54] Averroè nega la creazione nel tempo, se non si vuole ammettere
-fuisse mutationem in ipso Deo; et principium concessum ab omnibus est,
-quod nulla res se ipsam mutare potest. (_Destr. destr._, disp. 1, dub.
-1). S. Tommaso non va certo tanto in là, ma confessa (_Summa st._, 1,
-qu. 46, art. 2) mundum incipisse sola fide tenetur ... novitas mundi
-non demonstrationem recipere ex parte ipsius mundi, unumquodque autem
-secundum rationem suae speciei abstrahit ab hic et nunc .... similiter
-etiam neque ex parte causae agentis, quae agit per voluntatem. Noi
-riconosciamo col Talamo (_L'Aristotelismo della Scolastica_, pag. 158,
-3ª ed.) che S. Tommaso non per ossequio ad Aristotele, ma in forza
-d'argomenti razionali sostiene la sua dottrina. E pensiamo anche noi,
-che dell'autorità del filosofo l'Angelico se ne sarebbe sbarazzato
-presto, come fece nella stessa quistione quando prese a combattere gli
-argomenti dell'ottavo della fisica. Il contrasto in cui si dibatteva
-era più profondo, e stolti erano quei _murmurantes_ che chiudevano gli
-occhi per non vedere.
-
-[55] _S. th._, I, qu. 50, art. 4. _De Ente et essentia_ c. 5. Sed
-quum essentia simplicium non sit recepta in materia, non potest ibi
-esse talis multiplicatio. Ed ideo non oporteat quod inveniantur plura
-individua unius speciei in illis substantiis, sed quot sunt individui,
-tot sunt species.
-
-[56] Il misticismo di S. Bonaventura si ricollega con quello dei
-Vittorini. _Itiner. mentis ad Deum_, cap. 1. Cum beatitudo nihil
-aliud sit quam summi boni fruitio, et summum bonum sit supra nos,
-nullus potest effici beatus nisi supra seipsum ascendat ... Sed supra
-nos levari non possumus, nisi per virtutem superiorem nos elevantem.
-Quantumcumque enim gradus inferiores disponantur nihil fit nisi divinum
-auxilium comitetur. La via di questa visione beatifica monta per
-sei gradi, corrispondenti a sei facoltà dell'animo, senso, ragione,
-intelletto, intelligenza, sinderesi, apex mentis. Nel primo grado
-si conoscono le cose esterne in peso, numero, e misura. Nel secondo
-queste cose esterne o macrocosmo vengono ripercosse nel microcosmo, e
-conosciute per mezzo delle specie sensibili. Nel terzo lo spirito si
-concentra in sè. Nel quarto già comincia ad escir di sè. Nemo cepit
-nisi qui accipit, quia magis est in experientia effectuali quam in
-consideratione rationali. Nel quinto si abbraccia l'unità divina. Nel
-sesto le tre persone.
-
-[57] _Philos. princ._, c. 3; _Ars Magna_, part. 9, c. 64. Credere
-non est finis intellectus sed intelligere; verumtamen fides est unum
-instrumentum ad elevandum suum intelligere cum credere; et ideo
-sicut instrumentum consistit inter causam et effectum, sic fides
-consistit inter intellectum et Deum. Sotto Gregorio XI l'inquisitore
-Eymerich estrasse dalle opere del Lullo cento passi incriminabili
-tra i quali scelgo questi: 97. Quod fides est necessaria hominibus
-insciis rusticis ministrantibus et non habentibus intellectum
-elevatum .... homo subtilis facilius trahitur per rationem quam per
-fidem. 98. Ille qui cognoscit per fidem ea quae sunt fidei, potest
-decipi; sed ille qui cognoscit per rationem non potest falli. Voglio
-anche addurre l'articolo seguente 99: interficientes haereticos sunt
-injuriosi et vitiosi etc. (_Directorium inquisitionis_, Roma 1635, p.
-277). In seguito alla denunzia dell'inquisitore, udito il parere di
-Pietro vescovo d'Ostia ed altri venti maestri di teologia, Gregorio
-XI ingiunge all'arcivescovo di Terragona: quod omnibus et singulis
-eisdem personis vestrarum civitatum et dioecesum doctrinam seu potius
-dogmatizationem, et usum hujusmodi librorum interdicere studeatis. La
-bolla riportata nel _Directorium_ pag. 331 è del 25 gennaio 1376. Non
-ostante questa condanna seguitarono i Lullisti, e nel rinascimento,
-benchè fussero di nuovo condannate da Paolo IV, ebbero grande
-importanza le teoriche del Lullo, talchè il Bruno scrisse un'_Ars
-lulliana_.
-
-[58] È commovente la storia di questo francescano, che in luogo
-di scrivere somme teologiche o commenti alle sentenze, fa ricerche
-ed esperimenti fisici. Ed in grazia di tali studii tenuto per mago
-vien più volte molestato, e in fine messo in prigione ove languisce
-per nove anni. E poco dopo che ne esce muore pressochè ottantenne.
-I papi gli furono ora amici, ora avversi. Clemente IV (1265-68) lo
-apprezzò moltissimo, e lo eccitò a scrivere l'_Opus majus_; Niccolò
-IV invece (1288-1292) fu inesorabile. Quanto valore dia Rogero
-all'esperienza si può vedere nella parte 6ª del suo _Opus majus_,
-cap. 1º. Duo enim sunt modi cognitionis, scilicet per argumentum
-et experientiam. Argumentum facit concludere quaestionem sed non
-certificat neque removet dubitationem, ut quiescat animus in intuitu
-veritatis, nisi eam inveniat via experientiae. Il Bacone del secolo
-XIII è il vero precursore del Verulamio. E forse in qualche punto gli è
-superiore; perchè mentre questi non fa nessun conto della matematica,
-quello comprende benissimo di quanto giovamento possa tornare alla
-scienza sperimentale. Vedi _Opus majus_, pars IV, dist. 1. Et harum
-scientiarium porta et clavis est mathematica.
-
-[59] Vedi la lettera di Gregorio IX a Federico II (Rieti 23 ottobre)
-in BRÉHOLLES, IV, 918 e segg., e principalmente la lettera d'Innocenzo
-IV del 1246. J: C. in apostolica sede non solum pontificalem sed et
-regalem constituit monarchiam beato Petro ejusque successoribus terreni
-simul ac coelestis imperii commissis habenis.
-
-[60] Vedi la lettera di Federico 20 settembre 1236 e il celebre
-manifesto del febbraio 1246 in risposta alla scomunica d'Innocenzo IV.
-
-[61] _De regimine princip._, I. 14: In lege Christi reges debent
-sacerdotibus esse subjecti. Di questo opuscolo tutto il primo libro
-e i quattro primi capitoli del secondo appartengono all'Aquinate; il
-resto, secondo il De Rubeis, al discepolo Tolomeo di Lucca. (_S. Thom.
-Opp._, ed. Parma, XVI, 501). Sulle dottrine politiche di S. Tommaso
-vedi BAUMAN, _Die Staatslehre des h. Thomas_, Leipz. 1873, specialmente
-a p. 15, 75-81, 179. Lo Scaduto nel bel libro _Stato e Chiesa_,
-Firenze 1882, pag. 34, mette una differenza tra la somma teologica e
-l'opuscolo. Nè si può negare che nel _De Regimine_ è più nettamente
-formolata la superiorità della Chiesa sullo Stato: ma anche nella
-_Summa_ al disopra della legge umana è messa la divina, e tanto nel
-_De Regimine_ quanto nella _Summa_ la Chiesa può sciogliere i sudditi
-dall'obbedienza verso un Principe, che s'allontani dalla fede.
-
-[62] Vedi principalmente la terza parte del _De Monarchia_, ove
-discute: an autorithas monarchae dependeat a Deo immediate vel ab
-alio Dei ministro seu vicario. WEGELE, _Dante Alighieri's Leben und
-Werke_, 3ª ediz., pag. 312: er muss zugleich auch als einer der ersten
-ahnungsvoller Verkündiger des modernen Staats begriffen und anerkannt
-werden.
-
-[63] In questo senso accetterei la nota del Prof. Del Lungo sul
-ghibellinismo di Dante (_Dino Compagni e la sua Cronaca_, Firenze
-1879, II, 605). Nessuno dubita che Dante avesse a disdegno i guelfi
-e i ghibellini dei suoi tempi, partiti più municipali che politici,
-e nutriti da discordie e rivalità di famiglia più che da contrasti di
-idee. E ben a proposito il Del Lungo ricorda la nota terzina del VI del
-_Paradiso_
-
- L'uno al pubblico segno i gigli gialli
- Oppone, e l'altro _appropria quello a parte_
- Sì che forte a veder è chi più falli.
-
-Ma col debito rispetto ad un così esperto conoscitore di quei tempi,
-io non posso capacitarmi che Dante si fosse fatto ghibellno per
-forza e non per intimo convincimento. Se ghibellino nel suo più alto
-significato è colui che abbracciava in fatto di sovranità opinioni
-del tutto opposte a quelle sostenute sempre dai Papi a cominciare da
-Gregorio VII sino a Bonifacio VIII e Giovanni XXII, nessuno può dirsi
-ghibellino meglio di Dante, il primo che seppe ridurre a teoria la
-politica imperiale. Un altro forse prima di lui Engelberto, abbate
-di Admont, scrisse un libro _de ortu, progressu et fine romani
-imperii_; ma nè Dante conosceva quest'opera, nè dessa può reggere al
-paragone della dantesca. Sarebbe adunque strano che il primo teorico
-dell'Imperialismo fosse non un ghibellino, ma un guelfo. Ammetto bene
-che i guelfi non volessero distruggere la potestà imperiale, ma neanche
-i ghibellini la potestà papale. La quistione non era di distruggere
-l'una o l'altra delle istituzioni, a cui tutti credevano; bensì o
-di sottomettere l'una all'altra, ovvero di rendere l'una dall'altra
-indipendente. Questo voluto guelfismo di Dante ha indotto il prof.
-Del Lungo nella credenza che il Veltro debba essere un Papa non un
-Imperatore (op. cit., p. 555), opinione vittoriosamente oppugnata dal
-Fornaciari (_Studii su Dante_, pag. 25).
-
-[64] Vedi la seconda parte del _De Monarchia_: An Romanus populus de
-jure monarchae officium sibi asciverit. Il Witte ha ben rilevata la
-continuità della tradizione classica.
-
-[65] Le ragioni addotte dal D'Ancona (_Studii di critica e storia
-letteraria_, pag. 72-83) mi pare mettano fuori di controversia che lo
-_spirto gentil_ non possa essere Stefanuccio Colonna. E fra tutte le
-ipotesi la più probabile resta sempre quella che riferisce la canzone a
-Cola, interpetrando le parole: _un che non ti vide ancor da presso_ nel
-senso: _non ti vide tribuno_.
-
-[66] Questa in fondo è la dimostrazione della prima parte del
-_De Monarchia_: An de bene esse mundi monarchia necessaria sit.
-L'imperatore è la miglior guarentìa della pace, della libertà e della
-giustizia, perchè egli è spoglio di passioni, è un essere sovrumano.
-Anche il Wegele pag. 348 riconosce la fallacia di questo ragionamento,
-sebbene non ne rilevi il carattere medievale.
-
-[67] È nota la disputa tra il Witte ed il Böhmer da una parte ed
-il Giuliani ed il Wegele dall'altra. A me pare molto più probabile
-la congettura del Wegele che il libro sia stato scritto dopo la
-consacrazione di Enrico VII, al quale vanno riferite le parole del
-libro II, cap. I: reges et principes in hoc uno concordantes ut
-adversentur Domino suo, et uncto (non unico) suo Romano principi.
-Ma benchè questo libro sia posteriore agli scritti francesi, che
-ricorderemo più sotto, pure ha una tinta medievale più spiccata. Il
-Brice (_The holy Roman Empire_, 6ª ed., pag. 264) avea già notato: With
-Henry the Seventh ends the history of the Empire in Italy and Dante's
-book is an epitaph instead of a prophecy; con non minore acume il
-Wegele (op. cit., pag. 334): unter diesen rückwärtsstrebenden Geistern
-nimmt Dante den ersten Platz ein, und er hat diese seine Stimmung
-so entschieden und sinnreich ausgesprochen, sie zu einem Sistem
-ausgebildet und poetisch verewigt, das sie stets ein grosses Interesse
-hervorgerufen hat, obwohl sie nichts war, als das kraftvolle tragische
-Verneinen des unabänderlichen Fortschrittes der Weltgeschichte.
-
-[68] In 2 Sent., qu. 17: Non est ponenda pluralitas sine necessitate.
-
-[69] _Summa totius logicae_, I, cap. XV: Nullum universale esse aliqua
-substantia extra animam existentem evidenter probari potest.
-
-[70] In _Sent._, prolog., qu. 1: Notitia intuitiva rei est talis
-notitia virtute cujus potest sciri utrum res sit vel non sit.
-
-[71] In 1 Sent., dist. 3, qu. 2: Nec divina essentia nec divina
-quidditas nec aliquid intrinsecum Deus, nec quid quod est realiter
-Deus potest hic cognosci a nobis .... nihil potest probari naturaliter
-cognosci in se nisi cognoscatur intuitive.
-
-[72] In 1 Sent., dist. 11, qu. 8. Non est quaerenda causa
-individuationis nisi forte extrinseca.
-
-[73] Il Kopp, il Theiner ed il Ficker aveano già pubblicata la
-bolla inviata da Bonifacio VIII all'elettore Duca di Sassonia
-perchè favorisse le pratiche avviate presso Alberto d'Austria per la
-retrocessione alla Curia romana dei diritti imperiali sulla Toscana.
-Gl'importanti documenti pubblicati dal signor Levi (_Bonifazio VIII
-e le sue relazioni col Comune di Firenze_, Roma 1882) mettono fuor
-di dubbio questo intendimento, e l'occulto fine del processo contro
-Lapo Saltarelli e della missione affidata a Carlo di Valois. Bonifazio
-VIII con certo minore accorgimento e prestigio tentava ciò che sarebbe
-parsa follia agl'Innocenzo III ed ai Gregorio IX! Questi fatti rendono
-molto improbabile l'ipotesi, che la repubblica fiorentina mandasse da
-ambasciatore al Papa l'Allighieri, se a quel tempo avesse egli già
-pubblicato un libro così ostile alle pretensioni papali come il _De
-Monarchia_. Nè parmi probabile che Dante lo scrivesse nel breve ed
-agitato tempo che corse tra l'ottobre del 1301, data dell'ambasceria,
-ed il gennaio 1302 data della prima condanna. Si potrebbe ammettere
-come mi suggerisce un dotto e caro amico, che il _De Monarchia_ fosse
-stato scritto prima dell'ambasceria e pubblicato dopo. Ma quando? Prima
-della condanna? È possibile che Dante volesse rendere peggiori le sue
-sorti, quando pendevano ancora indecise? Sulla pubblicazione del Levi
-vedi una bella recensione di Augusto Franchetti nella _Nuova Antologia_
-del 1º gennaio 1883.
-
-[74] GOLDAST, _Monarchia_, I, 13. Il RIEZLER, _Die literarischen
-Widersacher der Päpste zur Zeit Ludwig des Baiers_, pag. 145 e segg.,
-l'attribuisce al Dubois; perchè la sveltezza di questo dialogo mal
-s'accorda colla gravità faticosa dei dialoghi autentici dell'Occam.
-Oltrechè le edizioni più antiche danno il dialogo per anonimo, e solo
-dall'edizione parigina del 1498 si cominciò ad attribuirlo all'Occam.
-Una fedele esposizione del dialogo si può leggere nel libro dello
-Scaduto: _Stato e Chiesa_, Firenze 1882, pag. 81 e segg.
-
-[75] _Tractatus de Jurisdictione Imperatoris in causis matrimonialibus_
-(GOLDAST, tom. II, p. 21). Cum enim secundum scripturas sacras atque
-rationem naturalem inter infideles [non _fideles_ come è stampato
-dal Goldast] verum licitum et legitimum reperiatur conjugium et
-(prout etiam Romanorum Pontificum decretales testantur) infideles
-constitutionibus ecclesiasticis non arceantur, evidenti concluditur
-argumento, quod causa matrimonialis .... ad Imperatores legitimos
-.... pertinebat, p. 23. In specie autem de Sacramento matrimonii (quod
-etiam decretales Romanorum Pontificium dicunt apud fideles et infideles
-existere) dicitur, quod ad Imperatorem, in quantum solummodo Imperator,
-eo quod pluries Imperator extitit infidelis, causa matrimonialis
-.... spectat. Queste citazioni bastano a provare come l'Occam senta
-vivo il bisogno che il matrimonio diventi una istituzione dello stato
-indipendente dalle confessioni religiose. Intorno allo scritto sullo
-stesso argomento per Marsilio da Padova, la cui autenticità è da molti
-revocata in dubbio, vedi RIEZLER, op. cit., pag. 234.
-
-[76] GOLDAST, II, p. 877. Anche Bonifazio nella lettera all'elettore
-di Sassonia dice alludendo all'impero: quod fuerat ad medelam provisum,
-tetendit ad noxam.
-
-[77] RIEZLER, op. cit., pag. 203 e segg. SCADUTO, op. cit., pag. 118.
-Riscontrate anche l'opera recente del LABANCA, _Marsilio da Padova_,
-Padova 1882, pag. 135. Acconsento al Labanca che il mettere nel popolo
-la fonte della sovranità e non pure della temporale dell'Impero, ma
-della spirituale della Chiesa sia un concetto moderno; ma ciò non
-toglie che l'opera di Marsilio e pel fine che si propone, e pel metodo
-che tiene sa del medievale in confronto del _Principe_ e dei _Discorsi_
-del Machiavelli, come ha ben detto il Villari, _Niccolò Machiavelli_,
-II, pag. 237.
-
-[78] GOLDAST, I, p. 17: regnum Franciae dignissima conditione
-Imperii portio est, pari divisione insignita, quicquid privilegii et
-dignitatis retinet Imperii nomen in parte una, hoc regnum Franciae
-in parte altera. Questo pensiero è comune agli scritti francesi del
-1303 così nel trattato _De potestate regia et papali_ di Giovanni da
-Parigi (RIEZLER, pag. 153; SCADUTO, pag. 93), come nella _Quaestio de
-potestate papae_ (RIEZLER, pag. 142; SCADUTO, pag. 96). Anche OCCAM,
-_Dialogus_, in GOLDAST, II, 876, secundum diversitatem qualitatem et
-necessitatem temporum expedit regimina et dominia mortalium variari.
-
-[79] _De sui ipsius et multorum ignorantia liber_, ed. Basilea, pag.
-1037, 1043.
-
-[80] Anche lo Zumbini, che rivendica contro il D'Ancona l'imperialismo
-del Petrarca, scrive egregiamente: «In mezzo a quelle lotte della
-Chiesa e dell'Impero, a quelle guerre crudeli, a quegli scandali
-d'ogni maniera, il più offeso di tutti e insieme il solo incolpevole
-era il popolo romano. Roma per il Petrarca era una grande vittima
-e intemerata, e lei bisognava soccorrere anzi tutto». _Studi sul
-Petrarca_, p. 254.
-
-[81] FIORENTINO, _Saggio sul Petrarca negli Scritti varii di
-letteratura, filosofia e critica_. BARTOLI, _I primi due secoli
-della letteratura italiana_, pag. 485 segg. In una serie di lettere
-che il Petrarca diresse a parecchi in occasione della guerra tra
-Genova e Venezia è messa in rilievo quest'opposizione tra barbari
-ed italiani. Lib. XI, ep. 8 indirizzata il 18 marzo 1351 al Doge
-Dandolo (FRACASSETTI, pag. 131): Ergone ab Italis ad Italos evertendos
-barbarorum regum poscuntur auxilia. Unde infelix opem speret Italia,
-si parum est quod certatim a filiis mater colenda discerpitur, nisi
-ad publicum parricidium alienigenae concitentur? pag. 132: Postquam
-alpes et maria, quibus nos moenibus natura vallaverat, et interjectas
-obseratasque divino munere claustrorum valvas, livoris avaritiae
-superbiaeque clavibus aperiendos duximus Cimbris, Hunnis etc. Lib.
-XIV, ep. 5 al Doge e Consiglio di Genova dopo la vittoria riportata dai
-Genovesi sui Veneziani (FRACASSETTI, pag. 295): Et de exterius quidem
-hostibus (cioè degli stranieri che pugnavano insieme ai Veneziani)
-non doleo. Quid enim laboribus italicis sua tela permiscent, venale
-genus ac faedifragum, quos in longinquam infelicemque militiam nummus
-impellit etc. Lib. XIV, ep. 6, indirizzata parimente ai Genovesi,
-quando nell'anno appresso alla vittoria sui Veneziani si volsero contro
-il re d'Aragona: Quod optabam video; ab ortu ad occasum victricia signa
-convertite. Hic precor incumbite, viri fortes, hoc agite hoc pium, hoc
-justum, hoc sanctum, hoc _minime italicum_ bellum est. Lib. XVII, ep.
-3, dopo la disfatta dei Genovesi (FRACASSETTI, pag. 432): ab initio
-et semper _a bello italico dehortatus_ eram: deinde autem de externo
-hoste quaesitae victoriae plauseram. Lib. XVIII, ep. 16, allo stesso
-Dandolo dopo le vittorie veneziane del 1354 (FRACASSETTI, p. 506):
-Quousque enim miseri in jugulos patria et in publicam necem barbarica
-circumspiciemus auxilia? Quousque qui nos strangulent pretio conducemus
-.... nihil insanius quam quod tanta diligentia tantoque dispendio
-Italici homines Italiae conducimus vastatores, pag. 510: nec tibi
-persuadeas, pereunte Italia, Venetiam salvam fore.
-
-[82] D'ANCONA, _Il concetto dell'Unità politica nei poeti italiani_
-negli _Studi di Critica e Storia letteraria_; Bologna 1880, p. 30-31.
-BARTOLI, _Appunti sulla politica del Petrarca_ nella _Rivista Europea_,
-16 gennaio 1878.
-
-[83] Epist., Lib. XI, 8. A ragione il Bartoli scrive (op. cit. pag.
-489): _Come il Petrarca si riconnette da un lato coll'Allighieri,
-dall'altro sembra stendere la mano presaga al Machiavelli, il quale coi
-versi di lui chiuderà il suo ritratto del Principe_.
-
-[84] Il D'ANCONA (opera citata, pag. 34) ricorda la famosa lettera [_De
-rebus familiaribus_, III, 7] indirizzata a Dionisio di S. Sepolcro nel
-1339: Certe ut nostrarum rerum praesens status est, in hac animorum
-tam implacata discordia, nulla prorsus apud nos dubitatio relinquitur
-monarchiam esse optimam relegendis reparandisque viribus Italis, quas
-longus bellorum civilium sparsit furor. Haec ut ego novi, fateorque
-regiam manum nostris morbis necessariam, sic te illud credere non
-dubito nullum me regem malle, quam hunc nostrum, cujus sub ditione
-vivimus. Si deve certo ammettere collo Zumbini (_Saggio_, pag. 84)
-che la speranza posta in Roberto non durasse lungo tempo, perchè ben
-presto il re napoletano si chiarì indegno dei suoi alti destini. Epperò
-il Petrarca si volge altrove, nè indirizza al suo regale amico alcuna
-esortatoria, nè sulla tomba di lui rimpiange le fallite speranze. Tutto
-questo è vero ed acutamente notato, ma ciò non toglie che in questa
-lettera il Petrarca parli sul serio, perchè Roberto, se gli fosse
-bastato l'animo, era certo l'unico monarca, a cui si porgevano le più
-favorevoli occasioni per fondare un grande stato.
-
-[85] RIEZLER, op. cit., pag. 215 e segg. LABANCA, op. cit., pag. 148
-e segg. FRIEDBERG, _De finium inter Ecclesiam et civitem regundorum
-judicio_, pag. 71 e segg.
-
-[86] I Catari si dicevano così dal greco _catharos_ puro, perchè essi
-soli si reputavano mondi dal commercio col cattivo spirito. HAHN,
-_Geschichte der Ketzer im Mittelalter_, Stuttgart 1845, I, pag. 50;
-SCHMIDT, _Histoire des Cathares_, Paris 1849, II, 276.
-
-[87] _Disputatio inter Catholicum et Patarinum_ in MARTÈNE ET DURAND,
-_Thesaurus_, V, 1706: Deum creasse omnia concedo. Intellige bona, sed
-mala et vana et transitoria et visibilia ipse non fecit, sed minor
-creator Lucifer. Vedi EBRARDUS in GRETSER, XII, 11, 136. ERMENGARDUS,
-ivi, pag. 223.
-
-[88] RAINERO SACCONI, _Summa de Catharis et Leonistis_ in DUPLESSIS,
-_Collectio judiciorum_, pag. 48 a: Communes opiniones omnium Catharorum
-sunt istae videlicet quod Diabolus fecit hoc mundum; pag. 52 a, _De
-opinionibus Balasinanza_: Item quod utrunque principium sive uterque
-Deus creavit suos angelos, et quod iste mundus est formatus et creatus
-a malo Deo.
-
-[89] _Summa_, pag. 52 b: Johannes de Lugio dicit quod omnes creaturae
-sunt ab aeterno bonae cum Deo bono, et malae cum Deo malo; pag. 53
-b: Deus vult et potest omnia bona sed impeditur haec Dei voluntas et
-potentia ab hoste suo.
-
-[90] _Summa_, pag. 54 b, _Sequitur de propriis opinionibus Catharorum
-de Concorrezio_: Deus ex nihilo creavit angelos et quatuor elementa ...
-diabolus de licentia Dei formavit omnia visibilia. Lo stesso Rainero
-ci fornisce preziose notizie sulle varie sette catare, in ispecialità
-italiane. I più rigidi erano chiamati, senza dubbio dal luogo di
-origine del Catarismo, _Albanenses_. I quali alla lor volta divisi sunt
-in duas partes: Hujus partis (quella che si teneva stretta all'antica
-tradizione) caput est Balasinansa Veronensis eorum episcopus; alterius
-vero partis (la più esagerata) est Johannes de Lugio Bergamensis
-(pag. 51 b-52 a). Da queste due parti che costituivano i dualisti
-rigorosi, si debbono distinguere i dualisti temperati, dei quali
-alcuni si chiamavano da Concorrezo [non dalla modenese Correggio, nè
-dalla dalmata Gorizia, come crede lo Schmidt (op. cit., II, 285), ma
-da Concorrezo in Lombardia, circondario di Monza]; altri dicevansi
-Bagnolensi o Bajolensi [da Bagnolo nel Milanese]. _Summa_, pag. 51
-b: illi autem de Concorrezo diffusi sunt fere per totam Lombardiam;
-Baiolensi Mantuae, Brixiae, Bergami et in comitatu mediolanensi. Alla
-frazione più temperata appartengono gli Slavi _Bogomil_, o amici di Dio
-come spiega Gieseler in Schmidt loc. cit.
-
-[91] Anche Giovanni di Lugio credeva quod omnes (?) animae liberabuntur
-in fine a poena et culpa (_Summa_, pag. 54 b).
-
-[92] BONACURSUS in D'ACHERY, _Spicilegium_, I, 208: Sententia tamen
-omnium est illa elementa diabolum divisisse.
-
-[93] MONETA, _Adversus Catharos_, Roma 1743, pag. 105: illi enim
-Cathari, qui duo ponunt principia dicunt populum Dei constare
-ex tribus, scilicet corpore, animo et spiritu praesidente
-utrique. Questa antica opinione che si riadduce alle distinzioni
-platonico-aristoteliche delle parti dell'anima era stata accettata
-dai Padri, come Giustino Taziano ecc. Vedremo che la Gnosi sapea
-distinguere nell'uomo due anime, la buona e la cattiva. Lo stesso
-affermano i Manichei. (GIESELER _Kirchengeschichte_, I, 306).
-
-[94] MONETA, 105 B: Sciendum est, quod per spiritum intelligunt isti
-Heretici Angelos, de quibus legitur «Qui facit angelos suos spiritus
-(Paul. ad Hebr. I, 7)».
-
-[95] ALANUS, _Adversus haereticos et waldenses_, pag. 53: Hi autem
-volunt dicere, ideo resurrectionem non futuram, quia anima perit cum
-corpore... Moyses dicit animam esse in sanguino, et sic videtur quod
-pereunte sanguine, pereat anima. In questo luogo par che Alano non
-faccia distinzione tra i Catari e quelli che negano la immortalità
-dell'anima. Al contrario Moneta, pag. 416: In hoc autem non arguo
-Catharos (vale a dire animas hominum cum corporibus interire).
-L'equivoco nasce dal doppio senso della parola anima, ora intesa come
-spirito, ora come principio vitale.
-
-[96] V. SCHMIDT, II, 59, che cita Euthymius Zigadenus, _Narratio de
-Bogomilis_, ed. Gieseler, Gottinga 1842, pag. 8.
-
-[97] MONETA, pag. 63: de libero arbitrio quod isti negant esse in
-populo Dei. E le ragioni di questa negazione vi sono molto sottilmente
-esposte. Hujus rei caussa una est quia si populus Dei haberet liberum
-arbitrium ad utrumque, scilicet ad bonum et ad malum, ab eodem fonte et
-eadem natura esset bonum et malum, sic ergo non esset necesse ponere
-duos Deos... Secunda causa quia Deus non habet liberum arbitrium; non
-habet flexibilitatem ad bonum et ad malum. Unde ergo haberet populus
-Dei liberum arbitrium? L'HAHN, op. cit., I, 69, giustamente osserva che
-la negazione del libero arbitrio è intimamente collegata colle dottrine
-dei dualisti rigorosi, perchè secondo loro, finchè l'anima è in potere
-del cattivo spirito non può far bene, e quando al contrario in virtù
-del _consolamentum_ se ne libera non può far male.
-
-[98] V. SCHMIDT, _Histoire des Cathares_, II, 24.
-
-[99] _Summa_ in DUPLESSIS, pag. 52 a: _De opinionibus Balasinanza_
-Diabolus cum suis angelis ascendit in coelum, et facto ibi proelio
-cum Michaele Archangelo, extraxit tertiam partem creaturarum Dei et
-infundit eas quotidie in humanis corporibus et brutis.
-
-[100] MONETA, pag. 4: Credunt etiam quod Diabolus, invidens Altissimo,
-caute ascendit in coelum Dei sancti, et ibi colloquio suo fraudolento
-praedictas animas decepit, et ad terram istam et caliginosum aerem
-duxit. Rainero dice di Giovanni di Lugio (_Summa_ pag. 53 b): Igitur
-cuncta animantia participabant calliditate, sed plus omnibus serpens,
-et ideo per eum est facta deceptio. Ma questo inganno pare che non sia
-volontario nè per chi l'ordisce nè per chi lo soffre, perchè nihil est
-quod habet liberum arbitrium, etiam Deus summus.
-
-[101] _Summa_, pag. 54 b: Diabolus formavit corpus primi hominis et
-in illum effudit unum angelum, qui in modico jam peccaverat. Item quod
-omnes animae sunt ex traduce ab illo angelo. Questo domma dell'unicità
-dell'elemento spirituale in tutti gli uomini ha una lontana parentela
-coll'intelletto unico e separato degli Averroisti.
-
-[102] _Summa_, pag. 55 b: Bajolensi conveniunt cum praedictis Catharis
-de Concorrezo fere in omnibus opinionibus excepto hoc scilicet, quod
-dicunt quod animae sunt creatae a Deo ante mundi constitutionem, et
-quod tunc etiam peccaverunt.
-
-[103] _Summa_, pag. 52 a: Et etiam de uno corpore eas transmittit in
-alium, donec omnes reducentur in coelum.
-
-[104] Anche l'antico manicheismo insegnava questa dottrina. Socrate,
-_Hist. eccl._ cap. XVII: Manes... animorum ex uno corpore in aliud
-manifesto tradit, Empedoclis, Pithagorae et Aegiptiorum secutus
-opiniones.
-
-[105] Quest'opposizione tra il vecchio e nuovo Testamento è un retaggio
-gnostico e manicheo. MONETA, pag. 143: Cathari Deum veteris testamenti
-... reprobare nituntur... Objectionem haereticorum ex quatuor
-radicibus procedunt. Prima ex contrarietate, quae videtur inter vetus
-testamentum et novum. Secunda ex mutabilitate ipsius Dei, quae ex ipsis
-scriptum apparet. Tertia ex crudelitate ipsius, quae in scripturis
-ostenditur. Quarta ex mendacio (il testo ha erroneamente: _mandato_),
-de quo Deus ipse in scripturis arguendus videtur. — Concordi le altre
-testimonianze. EBRARDUS in GRETSER, tom. XII, pars 2, pag. 127: Ipsi
-vero contra conditorem suum latrant, tanquam canes, Dominum ignorantes
-et hinc inde de Veteri Testamento quae non intelligunt testimonia
-congregantes, simplicium corda decipiunt. ERMENGARDUS in GRETSER,
-loc. cit., pag. 224: Dicunt haeretici Legem Moysi ab omnipotenti Deo
-non esse datam, sed a principe malignarum spirituum. Anche intorno a
-questo punto v'ha differenza tra le sette catare. _Summa_, pag. 52 a:
-Balazinanza tenet quod diabolus fuit auctor totius veteris Testamenti,
-exceptis his libris Job, Psalterio ecc.; pag. 54 b: Cathari de
-Concorrezo reprobant totum vetus Testamentum, putantes quod Diabolus
-fuit auctor ejus.
-
-[106] MONETA, pag. 234: In hoc autem tertio capitulo de Christo
-errant Cathari, qui puram creaturam eum confitentur; pag. 239: Ad idem
-inducunt illud Apoc. VII, 2, ubi Johannes ait «vidi alterum angelum» si
-ergo fuit angelus, et non Deus.
-
-[107] Nel decreto del concilio Lateranense, e in quello di Federigo II
-si parla di _Patarenos_, _Leonistas_, _Arrianistas_.
-
-[108] Moneta, pag. 247: Qui eam (carnem) credunt a Diabolo fabricatam.
-Dicunt enim quod non habuit vere corpus humanum sed phantasticum.
-_Liber inquisit. tholosanae_, ed. LIMBORCH, pag. 92: cum verum corpus
-humanum et veram carnem hominis ex nostra natura ipsum (Christum)
-denegas assumpsisse. Il Sacconi nella _Summa_ attribuisce queste
-opinioni docetiche a Balasinanza, p. 52 a: quod Dei filius non
-assumpsit humanam naturam in veritate sed ejus similem .... nec vero
-comedit et bibit nec vere passus est et mortuus et sepultus, nec ejus
-resurrectio fuit vera, sed fuerunt haec omnia putative. Giovanni di
-Lugio non pare abbia avute opinioni meno docetiche degli altri catari,
-perchè al passo della _Summa_ citato dall'Hahn, I, 65: quod Cristus
-natus est secundum carnem .... et vere passus est, crucifixus mortuus
-et sepultus, segue quest'altro: putat quod omnia ista fuerunt in alio
-mundo superiori et non in isto. I Concorrezesi soltanto dicunt quod
-Christus non assumpsit animam humanam; sed fere omnes credunt eum
-assumpsisse carnem humanam de B. Virgine (pag. 55 a). Secondo questa
-testimonianza i Concorrezesi più che docetisti sarebbero monofisiti.
-
-[109] Anche Manes secondo Socrate, loc. cit.: Christum natum esse non
-vult; illum spectrum fuisse dicit.
-
-[110] Questo docetismo lo estendono anche alla vergine Maria. MONETA,
-pag. 243: Machinantur autem insuper illum Angelum, qui in muliebri
-forma appellatus est Maria, assumpsisse intra se alium Angelum, qui
-dictus est Jesus, et sic deceptorie mater putaretur et diceretur
-ipsius. _Liber inquisitionis_ loc. cit.: Mariam matrem Dei et Domini
-Jesu Christi non esse nec fuisse mulierem carnalem asseris et mentiris,
-sed tuum ac tuorum ecclesiam... mentiendo confingis hanc esse Mariam
-virginem in tenebris dogmatizas. Il Sacconi attribuisce questo errore
-ad un Nazario Concorrezese: quod B. Virgo fuit Angelus (pag. 55 a),
-ed al vescovo Balasinanza (pag. 52, B), virginem, quam dicunt esse
-Angelum.
-
-[111] MONETA, pag. 256: Forte dices quod non est passus, nec mortuus,
-nec aliquam angustiam sustinuit, licet ita videtur.
-
-[112] BONACURSUS in D'ACHERY _Spicilegium_, pag. 207: Beatum Sylvestrum
-dicunt Antichristum fuisse ... a tempore illo dicunt Ecclesiam esse
-perditam. MONETA, 263 et de Sylvestro volunt intelligere illud 2
-_Thessalon_. II 3: Homo peccati, filius perditionis.
-
-[113] ALANUS, pag. 134: Dicunt quod in altari est panis post
-consacrationem, quia ibi prius fuit panis, ed adhuc est forma panis.
-ECKBERTUS, sermo XI in GALLANDI, XIV, 478: vos omnino renuitis credere
-quod ab aliquo sacerdote sive bono sive malo possit ulla consecratione
-fieri corpus Domini.
-
-[114] MONETA, pag. 290. Alii autem intelligunt illa verba Domini: Hoc
-est corpus meum: id est significat sicut illud in 1 Cor. 4 «Petra erat
-autem Christus» idest significat Christum. Ebrardus contra Waldenses
-cap. 8, in GRETSER, XII, 2, pag. 146 sed objiciunt increduli dicentes;
-verba sancta dicunt esse _panem_; quia cibus animae sunt verba
-evangelica. A sostenere la loro interpetrazione simbolica i Catari
-adoperavano per sino argomenti filologici, come quello strano citato da
-Ermengardo cap. 11, in Gretser loc. cit. pag. 231, _hoc_ non refertur
-ad panem .... sed ad corpus suum.
-
-[115] Cujus opinionis causa prima est, quia istum materiale panem, et
-vinum mala esse dicunt; asserunt enim quidam eorum a Diabolo creata
-esse. (MONETA, pag. 295). Cfr. _Summa_, pag. 49, verum tamen albanenses
-dicunt, quod ille panis non benedicitur, cura ipse panis sit creatura
-diaboli, et in hoc differunt a coeteris omnibus qui dicunt quod ille
-panis vere benedicitur. Nemo tamen ex iis credit quod ex illo pane
-conficiatur corpus Christi.
-
-[116] Vedi nel DUPLESSIS il brano della cronaca di Rodolfo Cogeshalense
-che si riferisce all'eresia dei Poplicani o Paoliciani. Ermengardus
-cap. 17 in GRETSER, XII, 2, pag. 239: nec defunctos vivorum beneficiis
-et orationibus relevari. Eckbertus, _sermo_ IX, in GALLANDI, XIV, 466:
-animae defunctorum vel in aeterna beatitudine collocentur, vel aeternis
-suppliciis tradantur, atque hac ratione nec malis prodesse nec bonis
-necessarium esse ut pro eis orationes fiant, aut missae celebrentur.
-
-[117] MONETA 371: Omnes autem haeretici tam Cathari, quam pauperes
-Lugdunenses, hoc (Purgatorium) negant. _Summa_ pag. 50 a: Deus nemini
-infert poenam purgatoriam, quam penitus esse negant.
-
-[118] MONETA, pag. 347: Cathari horum corporum resurrectionem negant,
-et hoc ideo quia ea a Diabolo creata vel facta credunt esse.... artifex
-tantum remunerabitur non corpus. Vedi Ebrardo cap. 16.
-
-[119] _Liber inquisitionis tholosanae_, pag. 37: Et sigillatim omnia
-sacramenta ecclesiae scilicet eucharistiae et altaris ac baptism aquae
-corporalis damnant. Ivi pag. 85: baptismus .... fit in aqua corrupta
-
-[120] MONETA, pag. 284: Parvuli non sunt docendi.... ergo non sunt
-baptizandi ... prius ergo est quod homo poeniteat de peccato suo,
-deinde baptizetur. ECKBERTUS, sermo VIII, 1, in GALLANDI, XIV, 464:
-Nam baptizandum quidem esse hominem dicitis cum ad annos discretionis
-pervenerit.
-
-[121] MONETA, pag. 460: Impugnant Ecclesiam etiam in picturis et
-imaginibus dicentes quod nos sumus Idolatrae, qui imagines adoramus.
-
-[122] EBRARDO, cap. 4, in GRETSER, XII, 2, pag. 131. Objiciunt enim
-Dominus non in manufactis habitat. ERMENGARDO, cap. 9, in GRETSER,
-loc. cit., pag. 230. Omnes haeretici Ecclesiam manufactam et altaria
-.... et omnia ornamenta ecclesiastica ad nihilum deputant et ad salutem
-animorum nihil proficere dicunt.
-
-[123] MONETA, pag. 461: Et dicit quod ignominiam Christi adoramus,
-et ejus ignominiam nostrae fronti imponimus. _Liber inquisitionis
-tholosanae_, pag. 348: Item quod crux Christi non debebat adorari, quia
-nullus adoraret furcas in quibus pater suus fuisset suspensus.
-
-[124] Nella lettera di Evervino a S. Bernardo (op. S. Bern.,
-ed. Mabillon, pag. 1487): Dicunt qui se tantum Ecclesiam esse et
-apostolicae vitae veri sectatores permanent, ea quae mundi sunt
-non quaerentes, nec domum, nec agros, nec aliquid possidentes sicut
-Christus non possedit. È importante notare che i Catari proibivano
-anche l'andare accattando al modo dei frati mendicanti. MONETA, pag.
-451: Et de elemosynis quaerere victum et vestitum blasphemant ...
-Objiciunt etiam illud Matth. VI, 25 «Ne soliciti sitis animae vestrae
-quid manducetis ecc.» si enim quaerimus quotidie, inde soliciti sumus;
-pag. 453: Objiciunt etiam et dicunt quod contra verba Apostoli venimus,
-quia non laboramus manibus nostris.
-
-[125] MONETA, pag. 513. Isti etiam haeretici omne bellum detestantur
-tanquam illicitum, dicentes quod non sit licitum se defendere, pag.
-515. Objiciunt etiam illud Matt. V, 38 «Audistis quia dictum est oculum
-pro oculo et dentem pro dente. Ego autem dico vobis non resistere
-malo», pag. 506. Objiciunt Matt. XXII, 7 «Perdidit homicidas illos»,
-pag. 507: et illud Matt. V, 44 «Benefacite his qui oderunt vos».
-
-[126] Il SACCONI, nella _Summa_, pag. 48 b: Item quod potestates
-seculares peccant, mortaliter puniendo malefactores vel haereticos. Che
-il _mortaliter_ si debba unire a _puniendo_ non a _peccant_ è provato
-da Ebrardo, il quale riferisce a pag. 157 che gli eretici solevano
-obbiettare: dictum est non occides. Vedi anche a pag. 159 cum sitis
-homicidae, homicidas occidere prohibetis. Ermengardo nel cap. XIX parla
-solo di _occisione hominis_ non dell'impunità del malfattore.
-
-[127] Nè il Moneta, pag. 138 e segg. nè l'Alano pag. 169-70 scoprono
-il vero motivo del divieto di mangiar carne, comune a tutti i credenti
-nella metempsicosi. ECKBERTO, sermo IV, ha in GALLANDI XIV, 458: Ratio
-vestra, quia de coitu nascitur omnis caro. Secondo questo autore, pag.
-459 pare che ai Catari fosse concesso mangiar pesci. _Summa_, pag. 48
-b: Credunt quod comedere carnes, et ova, vel caseum, etiam in urgenti
-necessitate sit peccatum mortale. Ivi pag. 50 a: non enim gravius
-puniretur Catharus si biberet toxicum volens occidere se ipsum, quam si
-pro morte vitanda comederet pullum de consilio medicinae vel in aliquo
-casu necessitatis. BONAC. in D'ACHERY, pag. 209: Quis manducaverit
-carnem .... damnationem sibi manducat. Sui testi biblici che solevano
-addurre, vedi BONAC. in MANSI, _Miscell. Baluz._ II, 583.
-
-[128] MONETA, 315: Haeretici conjunctionem istam illegitimam dicunt,
-idest contra Dei legem ... quia credunt corpus maris et foeminae
-a diabolo fuisse factum. Matrimonium carnale fuit semper mortale
-peccatum. _Summa_, 48 a: Item communis opinio omnium catharorum est
-quod matrimonium carnale semper fuit mortale peccatum, et quod non
-punietur quis gravius in futuro propter adulterium vel incestum quam
-propter legittimum conjugium. Fra i Catari alcuni limitavano il divieto
-alle seconde nozze. ECKBERTUS, sermo VI, 12, in GALLANDI, XIV, 457:
-quidam vestrum, videlicet sequaces Hartuvini, mussitant quod illud
-conjugium solum justum est, in quo virgines conjunguntur, et quod unam
-prolem tantum gignere debent.
-
-[129] Lo Schmidt osserva (II, 88) che solo i Bogomil, e i Concorrezesi
-avrebbero diritto di ammettere l'assoluto divieto del matrimonio,
-perchè secondo loro colla nascita di nuovi organismi si creano nuove
-anime, e nuove vittime del demonio. Ma non così dovrebbero pensare
-i dualisti assoluti, che ammettono o uno spirito solo o un numero
-determinato di anime trasmigranti. Queste finchè si purificano debbono
-pure passare per altri organismi, e non si capisce perchè si vieti a
-coloro che non sono ancora perfetti di porre al mondo nuovi organismi,
-e assicurarsi così la dimora durante l'espiazione che ancor resta
-da fare. L'osservazione parmi più ingegnosa che vera, perchè tutti
-i Catari debbono condannare come impuro il commercio del corpo,
-creatura del diavolo. E l'astensione dai piaceri corporei è il mezzo
-più acconcio perchè i meno perfetti si correggano. ECKBERTO, sermo
-V, 6 (GALLANDI, XIV, 455) dice: Innotuit mihi per quosdam viros, qui
-exierunt de societate vestra .... dicitis enim quod fructus ille de quo
-praecepit Deus primo homini in Paradiso, ne gustaret ex eo, nihil aliud
-fuit nisi mulier .... Ex hoc probatis, omne genus humanum .... natum
-esse ex fornicatione et neminem salvari posse nisi purgatus fuerit per
-orationes et sanctificationes eorum, qui inter vos perfecti vocantur.
-Anche l'HAHN (op. cit., I, 86), giustamente connette col principio
-fondamentale della mortificazione della carne il divieto della
-congiunzione carnale.
-
-[130] _Liber inquisitionis tholosanae_, pag. 179: Item tu (Petre
-Raymonde de Hugonibus) ipse vitam corporalem volontarie tibi
-subtrahis .... quia posuisti te in illa abstinentia quam haeretici
-vocat _enduram_, in qua endura jam per sex dies sine cibo et potu
-stetisti; pag. 204: Montolina .... in ultimo fine suo posuit se
-in endura haereticorum, in qua endura sine infermitate alia multis
-diebus perdurans fuit hereticata (ebbe il consolamentum); pag. 33:
-Guilielma uxor quondam Martini de Proaudo .... mortemque corporalem
-sibi accelerans, sanguinem minuendo, balneum frequentando, potumque
-letisferum .... avide assumendo ad mortem festinavit. In altro luogo
-è detto che Guglielma pregò la sua infermiera quod omnino perforaret
-eam cum dicta alzena (sutoris) in latere in illa parte in qua erat
-cor (pag. 71). I Catari di Monteforte nel 1030 dichiararono secondo
-Landolfo seniore (MURAT. _Script._ IV, 90) proximus noster, antequam
-animum damus, quoquomodo interficit nos. In quanto al suicidio
-ricordiamo che S. Ambrogio e S. Crisostomo lodarono e la Chiesa
-santificò la fanciulla Pelagia, che per salvare il suo onore si
-precipitò dal tetto di sua casa. LECKY, _History of European morals_,
-II, 49.
-
-[131] _Liber._ pag. 76: dicta Guilielma instanter petiit .... quod mors
-sibi acceleraretur timens capi per inquisitores.
-
-[132] LAMI, _Antichità toscane_, II, 556. MONETA, 469: Cathari vero
-ponunt quod semper fuit malum (il giuramento) sicut adulterium et
-homicidium. _Summa_, 486: Item quod non licet jurare in aliquo casu, et
-ideo hoc esse peccatimi mortale.
-
-[133] EBRARDUS in GRETSER, XII, 2, 241, adduce i testi biblici dei
-quali si servivano: objicis illud «nobite jurare omnino». Item objicis
-«sit sermo vester est, est: non, non».
-
-[134] Questa spiegazione parmi, o che io m'inganno, migliore di
-quest'altra adottata dallo Schmidt (II, 83): on ne rougit pas, en
-consentant à jurer de paraître capable de mensonge jusqu'à ce qu'on ait
-confirmé la vérité par un serment. L'orgoglio di volere essere creduto
-sulla semplice parola sarebbe un motivo molto impari al rigore del
-divieto, e poco conforme all'umiltà dei Catari.
-
-[135] In una lettera scritta dalla chiesa di Liegi a Lucio II, nel
-1144, e riportata da Martene _Amplis. collect._ I, 776: Haeresis haec
-diversis distincta est gradibus, habet enim _auditores_ qui ad errorem
-initiantur; habet _credentes_, qui iam decepti sunt (SCHMIDT, II, 98).
-Petrus Vallisarnensis Historia Albigensium cap. 2: Sciendum autem quod
-quidam inter haereticos dicebantur Perfecti, sive Boni Homines, alii
-Credentes.
-
-[136] SCHMIDT, loc. cit., riproduce questo passo dagli atti
-dell'inquisizione di Carcassona. Non omnibus credentibus suis dicunt
-omnia ... nisi solum bene suis familiaribus et bene firmis.
-
-[137] I Catari tenevano a chiamarsi i veri seguaci di Cristo, e
-vivamente protestavano contro l'accusa di eresia. Lo Schmidt riporta
-dagli atti dell'Inquisizione di Carcassona (manoscritti della
-Biblioteca Nazionale di Parigi) questo passo: Malae gentes nos vocant
-haereticos, et nos sumus haeretici, imo sumus boni christiani. _Liber
-inquisitionis tholosanae_ pag. 37: et nos omnes de ecclesia romana
-versa vice asserunt haereticos et errantes.
-
-[138] Manus impositio vocatur ab eis consolamentum et spirituale
-baptisma sive baptisma Spiritus Sancti (_Summa_, pag. 48 b).
-L'inquisitore schernisce la funzione catara con un bisticcio
-linguistico secondo il gusto del tempo nel _Liber inquisitionis_ pag.
-33: consolamentum immo verius desolamentum.
-
-[139] MONETA, 278. Dicunt etiam quod a Diabolo fuit ille baptismus, et
-ad nihil utilis nisi ad impediendum Christi baptismum.
-
-[140] _Summa_, pag. 52 a: caeteri Patres antiqui atque beatus Johannes
-Baptista fuerunt inimici Dei. Questa sarebbe stata l'opinione di
-Balasinanza, di Giovanni di Lugio (pag. 54 a), e dei più tra i
-Concorrezesi (pag. 55 a). PETRUS VALLISARNENSIS, cap. 2: Johannem
-Baptistam unum esse de majoribus Daemonibus asserebant. EBRARDUS, cap.
-13: Diffidentes etiam de Domini praecursore vitam ejus repudiant et
-baptismum.
-
-[141] MONETA, 282. Ex quo patet quod Baptismus Ecclesiae alius est quam
-Baptismus Johannis et quam doctrina et impositio manuum.
-
-[142] MONETA, 280. In primis autem illud inducunt quod habetur
-Actorum VIII 14, 17. Ecce quod dicitur hic quod receperunt Spiritum
-Sanctum per impositionem manuum et non per baptismum aquae materialis,
-ergo in baptismo non datur peccatorum remissio. L'imposizione delle
-mani è certo il miglior simbolo del battesimo col fuoco, perchè il
-porre le mani sopra una parte del corpo ne aumenta il calore; ma
-ciò non pertanto parecchi catari alla stessa imposizione delle mani
-attribuivano poco valore. _Summa_, pag 48: Albanenses enim dicunt quod
-ibi manus nihil operatur, eum ipso ex Diabolo sit creata secundum eos,
-ut inferius dicetur, sed sola oratione dominica quam ipsi tunc dicunt
-qui manus imponunt.
-
-[143] _Summa_ 48 b: Non sit aliqua remissio peccatorum si illi, qui
-manus imponunt sint tunc in aliquo peccato mortali. Racconta ECKBERTO,
-sermo XI, 8, in GALLANDI, XIV, 480, fuit mihi concertatio de his rebus
-quadam vice in domo mea Buonae cum quodam viro qui suspectus erat nobis
-quod esset de secta Catharorum, et contigit ut incideremus ad loquendum
-de sacerdotibus malis, et dicebat ita de eis: Quomodo fieri potest ut
-qui tam irrationabiliter vivunt distribuant in Ecclesia corpus Domini?
-
-[144] MONETA, pag. 274. Nullus Spiritum Sanctum habens potest peccare.
-
-[145] MONETA, pag. 275. Notandum quod _aliqui_ Cathari dicunt modo quod
-amitti potest, sed amissus recuperari non potest: sua fide recedendo,
-vel eum impugnando amittitur. Parmi che non ci sia tra i due passi
-contraddizione, come crede lo Schmidt; perchè il testo 274 si riferisce
-ad alcuni Catari, e ad altri il 275.
-
-[146] Nel Concilio lombariense del 1165 venner condannati quidam qui
-se faciebant appellari boni homines. _Liber sententiarum inquisitionis
-tholosanae_, pag. 6: et ipsos haereticos quos _bonos homines_ appellas
-et dicis, tu asseris posse dare ad salutem spiritum sanctum illis quos
-recipiunt. Anche in Germania pare che prevalesse questa denominazione.
-Vedi l'anonimo di Passau in Gretser, XII, 2, 31: Sed perfecti qui
-consolati vocantur in Lombardia et in Theutonia _boni homines_
-vocantur.
-
-[147] _Summa_, 48 b. Cathari quoque ad instar simiarum, quae hominis
-acta imitari conantur, quatuor habent sacramenta, falsa tamen et inania
-illicita et sacrilega quae sunt: manus impositio, panis benedictio,
-poenitentia, et ordo.
-
-[148] SACCONI in _Summa_, 48 b: Panis benedictio est quaedam fractio
-panis quam ipsi quotidie faciunt tam prandio quam in coena.
-
-[149] _Summa_, pag. 49 b. Fit etiam ista confessio publica coram
-omnibus, qui ibi sunt congregati, ubi multoties sunt centum et plures
-viri et mulieres et credentes eorum Cathari. MONETA, pag. 305. Peccant
-autem circa confessionem arbitrantes quod non est necessarium eam fieri
-sacerdoti et quod sufficiat si fiat Deo soli. Pag. 306, objiciunt illud
-Ezech. quacumque hora ingemuerit peccator etc.
-
-[150] _Summa_, pag. 50 b, ordines Catharorum sunt quatuor. Ille qui est
-in primo et maxime ordine vocatur Episcopus. Ille qui in secundo filius
-major. Qui in tertio filius minor. Qui in quarto vocatur Diaconus.
-
-[151] Mortuo episcopo, filius minor ordinabat filium majorem in
-Episcopum. _Summa_, 51 a.
-
-[152] Illa vero, quae supra dicitur de Episcopo mutata est ab omnibus
-Catharis morantibus extra mare, dicentibus quod per talem ordinationem
-videtur quod filius instituat patrem, quod satis apparet incongrum;
-unde fit modo aliter in hac forma, scilicet quod Episcopus ante mortem
-suam ordinat filium majorem in Episcopum. _Summa_, loc. cit.
-
-[153] Notiamo che lo Schmidt ammette tra le dottrine primitive del
-Catarismo la condamnation de l'ancien Testament comme oeuvre du démon
-(II, 273).
-
-[154] Der Gnosticismus mit der alexandrinischen Religionsphilosophie
-und dem Neuplatonismus unter einen und denselben Gesichtspunkt gehört.
-Alle diese Erscheinungen haben etwas gemeinsames und verwandtes, sie
-sind ebenso religiöser als speculativer Natur. BAUR, _Vorlesungen über
-die christliche Dogmengeschichte_, I, 177.
-
-[155] Lo Schmidt ben conosce l'antichità di questa tradizione (II,
-253) Au onzième siècle ils sont ainsi appelés par le moine Adémar de
-Chabanois, par l'évêque Roger de Chalons etc.
-
-[156] Non sarà inutile dare in questa nota un breve cenno dei gnostici,
-i più antichi precursori dei Catari. Tutti gli storici della Chiesa
-s'accordano nel dividere lo gnosticismo in due grandi categorie,
-l'alessandrino e l'orientale. Il primo s'inspira all'emanatismo
-delle ultime speculazioni greche, e non arriva in pratica fino alle
-estreme conseguenze ascetiche, come il divieto del matrimonio. Il
-secondo invece s'informa alle tradizioni orientali, e invece del
-monismo emanatistico pone uno spiccato dualismo. Alla prima categoria
-appartengono Basilide e Valentino, alla seconda Saturnino e Bardesane.
-Secondo Basilide, che insegnava in Alessandria intorno al 125 d. C.,
-dall'Entità suprema (_theòs arrētos_ l'Innominabile) emanano sette
-potestà (_dinàmeis_) che sono _noûs_, _lògos_, _phronēsis_, _sophia_,
-_dinamis_, _dìceosynē_, _eirēne_; ragione, verbo, saviezza, scienza,
-potestà, giustizia, pace, le quali formano il primo regno degli
-spiriti, _ouranòs_. Da questo primo cielo nasce un secondo, dal secondo
-un terzo e così di seguito fino a 365 cieli, coll'avvertenza che il
-seguente è sempre meno perfetto di quel che precede. L'ultimo cielo ha
-sette angeli, ciascuno dei quali è creatore del mondo terrestre; ma più
-di tutti il primo angelo (_ò ărchon_) che è il Dio adorato dagli Ebrei.
-Perchè lo spirito umano torni al regno celeste, la prima delle potestà,
-il nous, si unisce nel battesimo coll'uomo Gesù. Per Valentino [che nel
-140 d. C. da Alessandria andò a Roma, e di là a Cipro ove morì nel 160]
-dall'Ente primo o _bitòs_ profondità emanano le potestà, o eoni, come
-ei li vuol chiamati; ma non è l'ultimo eone, che crea il mondo, bensì
-un essere affatto impuro, ed escluso dal corpo degli Spiriti. Dalla
-Sofia infatti, ultimo eone, nasce una saggezza bastarda _Achamoth_,
-la quale errando fuori del Pleroma, o regno degli Eoni, dà vita alla
-materia, e nello stesso tempo produce il Demiurgo, che cotesta materia
-deve ordinare. Così nel mondo formato dal demiurgo combattono tre
-elementi, il pneumatico, lo psichico, e il materiale: e il corso del
-processo cosmico tende a separare lo spirito e l'anima dalla materia,
-restituendo il primo al regno degli spiriti, ed il secondo a quel
-luogo mediano, dove abita Achamoth. A compiere siffatto ritorno, da
-tutti gli eoni emana una nuova entità, il salvatore, a quel modo che
-per ristabilire la pace nel regno eonico, turbata dal parto di Sofia,
-erano emanati due altri eoni, cioè Cristo e lo Spirito Santo. Saturnino
-in Antiochia, contemporaneo di Basilide, ammetteva le emanazioni
-degradanti sino agli spiriti dei setti pianeti. Ma contro a questi
-buoni spiriti si leva il cattivo Spirito o Satana, il quale agli uomini
-ispirati dal buon Dio, o uomini della luce, oppone una generazione
-di uomini malvagi e tenebrosi. Per sottrarsi al contatto col cattivo
-Spirito i Saturniani si astenevano dal matrimonio e dal mangiar
-carne. MATTER, _Histoire du Gnosticisme_, I, 324-31; NEANDER, _General
-History of the Christian Religion_, I, 14-26; GIESELER, _Lehrbuch der
-Kirchengeschichte_, 4ª ed., I, pag. 179-192.
-
-[157] Questo intreccio delle diverse eresie spiega i varii nomi dati
-a questi eretici. Dell'identificazione di _Catarini_ con _Patarini_
-diremo più tardi. Il nome di _Cathari_ ben presto per effetto
-dell'aspirata si tramutò in _Cazari_ o _Gazari_. Come si fosse oscurato
-in breve tempo il significato primitivo della parola lo provano le
-curiose etimologie di Alano. Hi dicuntur Cathari; idest diffluentes
-per vitia, a Catha, quae est fluxus; vel Cathari, quasi casti, quia
-se castos et justos faciunt; vel Cathari dicuntur a cato, quia, ut
-dicitur, osculantur posteriora cathi in cujus specie, ut dicunt,
-apparet eis Lucifer. (Lib. I, c. 63). In Germania trovò favore questa
-ultima etimologia stante l'affinità di suono tra _Katze_ (gatto) e
-_Ketzer_ (GIESELER, II, 2, pag. 540). I Catari furon detti _Pubblicani_
-[Concilio lateranense del 1179 in MANSI, XXII, 232: alii Catharos, alii
-Patrinos, alii Publicanos] corruzione di paoliciani. Forse un'ulteriore
-corruzione è il nome _Piphles_, che secondo ECBERTO (GALLANDI, XIV,
-pag. 447) sarebbe stato comune nelle Fiandre. Nella costituzione di
-Federico II (HUILLARD-BRÉHOLLES, _Hist. dipl._, IV, 298) sono detti
-anche Speronisti, da un vescovo cataro Sperone del secolo XII (SCHMIDT,
-II, 282). Si dissero _Bulgari_, dal luogo d'origine di questa setta,
-ed _Albigesi_ dalla diocesi di Albi ove mise più profonde radici. Il
-nome bulgaro o corrottamente _bougre_ significò più tardi al pari del
-tedesco _Ketzer_ l'eretico in generale. In Francia si dissero TEXTORES
-o TISSERANDS _ab usu texendi_ dice Ecberto; perchè questo era il
-mestiere, cui si davan più volentieri i Catari, obbligati dalle loro
-leggi a campar la vita col lavoro, non d'accatto. Si dissero anche
-_Bonshommes_, perchè sappiamo già che boni homines si chiamavano i
-loro Perfetti. Finalmente si dissero talvolta _Manichei_ ed _Ariani_
-per le simiglianze di dottrine tra cotesti eretici e i loro lontani
-progenitori. (GIESELER, loc. cit.).
-
-[158] La Gnosi di Saturnino, che s'adattava mirabilmente al dualismo
-orientale, da Antiochia si era rapidamente diffusa sino alla Persia,
-e preparava quel sincretismo di Cristianesimo e Parsismo, che fu più
-tardi predicato da Mani. Questo ardito novatore partiva dal presupposto
-dei due regni, l'uno di Dio o della luce, l'altro di Satana, delle
-tenebre o della materia. La quale opposizione si ripercuote in ogni
-uomo, dove accanto all'anima buona o luminosa s'asside la malvagia, che
-combatte e spesso vince la rivale. La malvagia per lungo tempo conservò
-incontrastato dominio, grazie al prevalere delle false religioni come
-il Paganesimo ed il Giudaismo, e tuttora le anime luminose sarebbero
-schiave, se a liberarle non fosse disceso dal Sole in terra uno
-spirito puro, Cristo, che per amor loro vestì un corpo apparente. Ma la
-dottrina cristiana non fu bene intesa dagli Apostoli, e peggio ancora
-dai successori. Onde occorreva un apostolo novello, che svelasse tutta
-la verità. Il qual paraclito ben s'intende essere Mani. Il Manicheismo
-rispondeva talmente ai bisogni del tempo, che non ostante il supplizio
-del suo fondatore per ordine del Re persiano Baharam (272-275 d. C.),
-crebbe in breve ora, e si distese nelle provincie del vicino Impero
-Orientale, e di là in Occidente, sfidando le ire degl'Imperatori
-(GIESELER, I, 303-11).
-
-[159] Priscilliano fondò la sua setta in Ispagna nel 379 d. C. L'anno
-dopo, 380, fu condannato nel Sinodo di Cesaraugusta, e per ordine
-dell'usurpatore Massimo giustiziato nel 385. I Priscillianisti,
-secondo la testimonianza di S. Agostino, _De haeres._, c. 70, maxime
-Gnosticorum et Manichaeorum dogmata permixta sectantur. Non ostante le
-persecuzioni si conservarono sino al VI secolo (GIESELER, I, 2, pag.
-99-100).
-
-[160] I Paoliciani rimontano al 660 d. C., in cui un tal Costantino
-da Mananalide presso Samosata, appartenente alla setta gnostica
-di Marcione, ispirato dalla lettura di S. Paolo, si annunzia come
-restauratore della chiesa paolinica. A lui morto intorno al 684
-succedono Simeone († 690), Paolo († 715), Gennasio († 745), Giuseppe
-(† 775), Baanes fino all'801, per opera dei quali il Paolicianismo
-si diffuse per tutta l'Asia Minore. Sergio che nell'801 si oppose a
-Baanes, accusato d'immoralità, si può tenere come il secondo fondatore
-della setta. Alla morte di Sergio accaduta nell'835 si decise di
-non nominare più un capo spirituale. Ma scoppiate le persecuzioni
-dell'imperatrice Teodora, i Paoliciani fuggirono sotto il comando di
-Corbeade, il quale ben presto fattosi lor capo, divenne così potente
-che unito ai Saraceni dette battaglia agl'Imperiali. Nè meno ardito
-fu il successore Crisocere, che nell'867 fino ad Efeso estese le
-sue scorrerie. Vinti poi dall'imperatore Basilio, che di persona
-li combattè nell'872, i Paoliciani si sottomisero al vincitore,
-ma non rinunziarono alla loro fede. Ed un secolo più tardi nel 970
-l'imperatore Giovanni Zimisce li mandò in Tracia presso Filippopoli,
-ove, a patto che custodissero i confini dell'Impero, concesse loro
-piena libertà di coscienza. A cotesti paoliciani il Muratori riadduce
-i Catari, e non a torto, perchè la setta paoliciana è la più vicina
-alla catara sia pel tempo sia per gl'insegnamenti. Certo non si possono
-negare nel paolicianismo gl'influssi manichei, e per questo rispetto il
-manicheismo è la remota sorgente di tutte queste eresie dualistiche; ma
-oltre alle opinioni dualistiche il GIESELER, II, 1, pag. 15 e segg.,
-400 e segg., rileva nel paolicianismo la condanna di ogni esteriorità
-nel culto. Anche il NEANDER, op. cit. V, 362: They maintained that by
-the multiplication of external rites and cerimonies in the dominant
-church the true life of religion had declined. Dicevano lo stesso i
-Catari.
-
-[161] ADEMARO, _Cronaca_: Pauco post tempore per Aquitaniam exorti sunt
-Manichaei seducentes plebem. DUPLESSIS, 1, 5, riferisce l'avvenimento
-all'anno 1010; PERTZ, _Mon._, _Germ. Script._, IV, 138, all'anno 1018;
-BOUQUET, _Recueil_, X, 159, all'anno 1022.
-
-[162] Decem ex canonicis Sanctae Crucis Aurelianensis, qui videbantur
-aliis religiosores, probati sunt esse Manichaei. Quos rex Rotbertus
-.... cremari iussit [D'ARG., 1, 5; _M. G. script._, IV, 143; BOUQUET,
-X, 159]. ROD. GLABER, _Hist._ lib. III, cap. 8 (BOUQUET, X, 35)
-darebbe il 1023; Tertio de vicesimo infra iam dictum millenium apud
-Aurelianensem urbem reperta est cruda ... haeresis. Ma la cronaca
-d'Auxerre (BOUQUET, X, 271), anticipa d'un anno: MXXII Aurelianis
-cremantur Clerici ... ac si denuo Manichaei haeretici. E questa data
-viene accettata dal Bouquet e dal Pertz, perchè è accertato in un
-documento pubblico [BOUQUET, X, 35, not. a]. Glaber ci conserva il
-nome di due capi degli eretici; quorum unus Lisoius in monasterio
-sanctae crucis clericorum clarissimus habetur, alter idem Heribertus
-... capitale scholae tenebant dominium. Anche Ademaro (PERTZ, IV,
-143; BOUQUET, X, 159) conosce uno di essi. Qui autem flammis iudicati
-sunt supradicti decem cum Lisoio, quem Rex valde dilexerat. Ma tanto
-Glaber come Ademaro riferiscono imperfettamente il fatto, perchè da
-un documento pubblicato dal D'Achery (_Spic._, II, 167; BOUQUET, X,
-536) intitolato _Gesta synodi Aurelianensis anno MXXII adversus novos
-Manichaeos_ sappiamo che Eriberto nonchè capo era invece un prete
-recentemente convertito per opera dei due prelati Stefanus et Lisojus,
-apud omnes sapientia clari sanctitate seu religione magnifici. Questo
-Eriberto stava presso un Arefasto dei conti normanni, e tornato nella
-costui casa da Orleans, dove s'era recato per istruirsi, pare che
-volesse convertire il suo ospite alla nuova religione. Ma questi non
-che piegarsi alla nuova dottrina la denunziò al conte Riccardo con
-preghiera di parteciparla al re. Era una cosa ben grave che in Orleans
-fosse apparsa l'eresia, e che vi partecipassero alte persone del
-clero, e tenute da tutti in grande stima, come Stefano confessore della
-regina, ed un canonico cantore di nome Teodato morto tre anni innanzi
-nell'eresia (ADEMARO in BOUQUET, X, 159). Il re Roberto pensò quindi
-di riunire intorno a sè un sinodo di prelati, che interrogassero gli
-eretici. Stefano e Lisojo non smentirono le loro opinioni. Cumque ab
-hora diei prima usque ab horam nonam multifariam elaborarent omnes,
-ut illos a suo errore revocarent, et ipsi ferro duriores minime
-resipiscerent .... de gremio Sanctae Ecclesiae eiecti sunt. Qui cum
-ejicerentur Regina Stephani olim sui confessoris cum baculo, quem
-manu gestabat, oculum eruit ... deinde praeter unum clericum et unam
-monacham cremati sunt. La stessa narrazione d'accordo con Ademaro e
-Glaber ricorda le virtù dei capi dell'eresia. E se anche non ce lo
-dicessero le fonti, il fatto solo di non aver mentito nè abiurato
-sotto la minaccia del rogo prova una gran forza di convincimento e di
-carattere. Il che mal s'accorda colla leggenda che gli eretici usassero
-raccogliersi di notte in una casa ad invocare con canti il diavolo,
-che non tardava di comparire. Et tunc omnibus extinctis luminibus,
-quamprimum quisque poterat mulierem arripiebat: sine peccati respectu
-et utrum mater, aut soror, aut monacha haberetur. Ex quo spurcissimo
-concubitu infans generatus, octava die ... in igne cremabatur. Cinis
-veneratione colligebatur atque custodiebatur. Simili favole non
-inventarono un tempo i Pagani in danno dei Cristiani?
-
-[163] GLABER, loc. cit. Fertur a muliere quadam ex Italia procedente
-haec insanissima haeresis in Gallis exorta. Ademaro la fa venire dal
-Perigord (_ipsi decepti a quodam rustico Petragoricensi_), il che
-non esclude che nel Perigord fosse importata dall'Italia. Anche per
-l'eresia di Cambrai del 1025 dicono gli atti del Sinodo di Arras _ab
-Italiae finibus advenisse_ (MANSI, Conc., XIX, 425. BOUQUET, X, 540).
-
-[164] Vedi in MURATORI (_Antiq. Ital._, Diss. 60) il decreto di Ottone
-IV: omnes hereticos Ferrarie commorantes, Patharenos sive Gazaros
-imperiali banno subiacere, nisi ad unitatem Ecclesie secundum mandatum
-Ferrariensis episcopi convertantur.
-
-[165] MURATORI, l. c., pag. 446: Et pro molendinis Patarinorum,
-et Petri de Cagnense dentur eis pro cambio molendina quae fuerent
-Bachedeferro ad congruum et convenientem fictum. Il documento è
-dell'anno 1192. Non essendo nominato il proprietario cataro il Muratori
-crede che il molino fosse una proprietà collettiva degli eretici, che
-ivi teneano le loro adunanze. Lo Schmidt sospetta che il passo dello
-stesso documento: Molendina Patarinorum penitus destruantur, accenni a
-misura presa contro gli eretici, invece trattasi di un'espropriazione
-per utilità pubblica, come si direbbe oggi.
-
-[166] LAMI, (_antichità toscane_, II, 491) che riporta da una cronaca
-questo passo: MCLXXIII, XVIII. Kal. Maij: Indictione VI: propter
-Paterinos amissum est officium in civitate Fiorentina. Ma da questo
-passo male induce il Lami che l'eresia non si propagasse prima del 1170
-contro la testimonianza del Villani e di Simone della Tosa. E come
-nel breve giro di tre anni l'eresia poteva acquistare tanta forza,
-quanta gliene attribuisce il cronista? Lo stesso Lami pag. 496 dice:
-«che favoreggiavano e sostenevano Filippo Paternon (vescovo cataro)
-alcuni possenti cittadini .... Barone di Barone, Pulce di Pulce,
-Gherardo Cipriani, Chiaro di Manetto, Conte di Lingraccio, Uguccione di
-Cavalcante, e le famiglie Saraceni e Malpreso».
-
-[167] Vedi sui Patarini di Orvieto lo studio del Fumi. _Arch. Stor._,
-1875, 4ª dispensa.
-
-[168] Vita di Gregorio IX, MURAT., _Script._, III, 578. FICKER, _Die
-gesetzliche Einführung der Todestrafe für Ketzer_, pag. 207.
-
-[169] Ioachim in Apoc., f. 131, 167.
-
-[170] Ademaro all'anno 1022 (PERTZ, IV, 143): Nihilominus apud Tolosam
-inventi sunt Manichei, et ipsi destructi et per diversas occidentis
-partes nuntii antichristi exorti, per latibula sese occultare, curabant
-et quoscumque poterant viros et mulieres subvertebant.
-
-[171] ANSELMI, _Gesta episc. Leod._ (_M. G. Scrip._, VI, 228). Ut ipsi,
-eisque comunicantes catholica communione priventur. Ivi, 227. Qui non
-vult mortem peccatorum .... sed per pacientiam et longanimitatem suam
-novit peccatores ad poenitentiam reducere.
-
-[172] MANSI, _Concilia_, XIX, 742. Et quia novi haeretici in gallicanis
-partibus emerserant eos excommunicavit, illis additis qui ab eis
-aliquod munus vel servitium acciperent.
-
-[173] MANSI, (_Concilia_, XIX, 424) riferisce gli atti del concilio
-di Arras tenuto nel 1025 da Gerardo vescovo di Cambray ed Arras.
-Riproduco questo passo col. 425: At illi referunt se esse auditores
-Gandulfi cuiusdam ab Italiae partibus viri, et ab eo evangelicis
-mandatis et apostolicis informatos, nullamque praeter hanc scripturam
-se recipere, sed hanc verbo et opere tenere. Rodolfo Coggeshale nella
-sua cronaca (BOUQUET, XVIII, 92), racconta di una bella fanciulla di
-Cambray, che scopertasi per catara o publicana ad un chierico, che le
-chiedeva amore, fu da costui denunciata ai superiori ecclesiastici.
-La fanciulla alle dimande dei giudici non seppe rispondere, ma
-ingenuamente se ne rimise alla sua maestra, il cui nome candidamente
-svelò. Furono condannate entrambe. La maestra riescì a fuggire in un
-modo miracoloso, secondo il cronista, ma la fanciulla igne consumpta
-est non sine admiratione multorum, cum nulla suspiria, nullos fletus,
-nullum planctum emitteret, sed omne conflagrantis incendii tormentum
-constanter alacriter perferret, instar martyrum Christi, qui olim pro
-christiana religione a paganis trucidabantur.
-
-[174] ANSELMI, _Gesta episc. Leod._ (_M. G. Script._, IV, 228) non
-aliam condempnationis eorum causam cognoscere potuimus quam quia
-cuilibet episcoporum iubenti, ut pullum occiderent, inoboedientes
-extiterant.
-
-[175] CAESAR HEISTERBACH, V, 19. Arnoldus discipulorum capitibus manum
-imponens, ait: Constantes estote in fide vestra .... virgo quondam
-speciosa, et quorundam compassione ab igne subtracta .... ex manibus
-illorum (tenentium) elapsa, facie veste tecta, super extincti (Arnoldi)
-corpus ruit. Anche il Cantù in un passo, che riferiremo in seguito,
-ricorda senza citare la fonte, una fanciulla lombarda, che si getta nel
-rogo per morirvi insieme coi suoi parenti.
-
-[176] GUILLELMUS NEUBRIGENSIS, _De rebus anglicis_, II, 13, in
-D'ARGENTRÉ, _Collectio iudiciorum_, I, 61. Duce quodam Gerardo ....
-solus aliquantulum litteratus; caeteri vero sine litteris et idiotae
-.... Princeps praecepit haereticae infamiae characterem frontibus eorum
-inuri, et spectante populo, virgis coercitos urbe espelli.
-
-[177] Epist. Inn. III, Lib. IX, 26. Illis autem qui orthodoxae fidei
-zelo succensi ad vindicandum sanguinem iustum .... viriliter se
-accinxerint .... suorum remissionem peccaminum a Deo eiusque vicario
-secure promittatis indultam (PETRI VALLIUM SARNAY, _Hist._ in BOUQUET,
-XIX, 13).
-
-[178] GAUFRIDUS in BOUQUET, XII, 448.
-
-[179] _Croisade contre les Albigeois_, trad. Fauriel, v. 8693. Si
-pour avoir attisé le mal et éteint le bien, égorgé les femmes et
-massacré des enfants, un homme peut en ce monde conquerir le règne de
-Jesus-Christ, le comte doit porter couronne et resplendir dans le ciel.
-
-[180] _Croisade_ v. 1055 et le monde entier leur court sus et leur
-porte haine plus qu'a sarrasins.
-
-[181] CAESAR HEIST., VI, 21, pag. 383 (ed. Col. 1591). Cedite eos,
-novit enim Dominus qui sunt eius. Il numero dei morti ce lo dà Pietro
-di Vaux Cernay, _Hist._, cap. XV (BOUQUET, XIX, 20): Statim intrantes
-a minimo ad maximum omnes fere necant, tradentes incendio civitatem
-.... fuerunt usque ad septem millia de ipsis Biterrensibus interfecti.
-_Croisade_, v. 193. On ne pouvoit leur faire pis, on les égorgea tous,
-on égorgea jusqu'à ceux qui s'étaient réfugiés dans la cathédrale.
-
-[182] Quadringenti combusti sunt, caeteri (quinquaginta) patibulis
-appensi. (CAESAR HEIST., loc. cit.).
-
-[183] P. DE V. CERNAY (BOUQUET, XIX, 32). Ne timeatis, quia credo quod
-paucissimi convertentur .... erant autem perfecti haeretici centum
-quadraginta vel amplius. Praeparato igitur igni copioso, omnes in
-ipso projiciuntur. _Croisade_, v. 1082. Et ils brûlèrent maint felon
-d'hérétique fils de pute chienne, et mainte folle mécréante qui brait
-dans le feu.
-
-[184] _Croisade_, v. 1551 e segg. Car jamais dans la chrétienté si
-haut baron ne fut, je crois, pendu avec tant d'autres chevaliers à
-ses côtés. Car des chevaliers seulement, il en fut là compté plus de
-quatre-vingts, à ce que me dit un clerc. Quant à ceux de la ville on
-en ressembla dans un prè, jusqu'à quatre cents, qui furent brûlés et
-grillés sans y comprendre Dame Giraude que les (croisés) jettèrent dans
-un puits et couvrirent de pierres, dont ce fut dommage et pitié.
-
-[185] GUILLELMI DE PODIO LAURENTII in BOUQUET, XIX, 220. Et promisit
-quod iustitiam debitam faciet sine mora de haereticis manifestis ....
-Inquiret etiam diligenter .... solvat usque ad biennium duas marcas
-argenti, et exinde in perpetuum unam, ei qui haereticum ceperit.
-
-[186] FICKER, _Die gesetzliche Einführung der Todesstrafe für
-die Ketzerei_ (_Mittheilungen des K. Instituts für österr.
-Geschichtforschung._, 1880, II. Heft, pag. 180 e seg.). HAVET,
-L'_Hérésie et le Bras séculier dans le moyen âge_ (Bibliot. de l'école
-des chartes, 1880, pag. 489 e seg.).
-
-[187] FICKER, loc. cit., che cita _Mon. Germ. Script._, XVIII, pag. 402.
-
-[188] MANSI, _Concilia_, XXII, 157, electis ac statutis iudicibus ab
-utraque parte.
-
-[189] ROGERO DE HOVEDEN, _Annales_, Francf. 1601, 575 in SCHMIDT, pag.
-79.
-
-[190] In Christi nomine ego H. episcopus de Guarnasia, legatus domine
-Imperatoris Henrici et semper augusti, venientes Pratum pro facto
-domini imperatoris, bona patarenorum et patarenarum ibi morantium
-fecimus pubblicari et domos eorum fecimus subverti et destrui. Questo
-documento fu pubblicato dal Lami (_Antichità_, II, 523).
-
-[191] Decreto di Ottone IV (in MURAT., _antiq. Ital. med._ V, 89)
-Ferrara 1210, omnes haereticos, Ferrarie commorantes Patharenos sive
-Cataros .... imperiali bauno subjacere .... omnia eorum mobilia et
-immobilia publicentur et domus .... destruantur et ulterius non liceat
-alicui eas reaedificare.
-
-[192] Decreto di Federico II in HOUILLARD-BRÉHOLLES, II, 2-6: omnes
-haereticos .... perpetua damnamus infamia, diffidamus atque bannimus
-censentes ut bona talium confiscentur nec ad eos ulterius revertantur
-ita quod filii ad successionem eorum pervenire non possint.
-
-[193] V. la lettera di Federigo II a Gregorio IX del 28 febbraio 1231
-in BRÉHOLLES, III, 268-269. Quia igitur ex apostolicae provisionis
-instantia qua tenemini ad extirpandam haereticam pravitatem potentiam
-nostram ad ejusdem haeresis exterminium precibus et monitis excitatis,
-ecce ad vocem virtutis vestrae zelo fidei quo tenemur ad fovendam
-ecclesiasticam unitatem gratanter assurgimus .... et omnibus innotescat
-nos ardenti voto zelare pacem Ecclesiae et adversus hostes fidei et ad
-gloriam et honorem matris Ecclesiae ultore gladio potenter accingi.
-
-[194] Cfr. la costituzione del 1231 in BRÉHOLLES, IV, 7 presentis
-nostre legis edicto damnatos mortem pati Patarenos decernimus, quam
-affectant, ut vivi in conspectu populi comburantur flammarum commissi
-judicio. Questa costituzione che era stata già pubblicata per la
-Lombardia nel 1224 (BRÉHOLLES, II, 421-23) fu ripubblicata per la
-Germania nel 1232 (BRÉHOLLES, IV, 298), nel 1238 (Bréholles, V, 201) e
-nel 1239 (BRÉHOLLES, V, 279).
-
-[195] Constituzione del 1232 in BRÉHOLLES, IV, 302, fratres ordinis
-praedicatorum de Wirceburg pro fidei negotio in partibus Theotoniae
-contra hereticos deputatos .... sub nostra et imperii speciali
-defensione receptos, et quod apud omnes sub ope ac recommendatione
-fidelium imperii esse volumus inoffensos.
-
-[196] Constituzione citata, p. 301, per viros ab eodem errore conversos
-ad fidem nec non per alios qui eos de haeresi convicerunt, quod in hoc
-casu licite concedimus faciendum, evidens testimonium habeatur.
-
-[197] _Liber inquisitionis tholosanae_, pag. 80, crimen heresis propter
-sua immanitate et enormitate non solum in vivis sed etiam in mortuis
-per jura promptissima debeat vindicari; pag. 81: predictas domos (dove
-morirono alcune catare) cum suis appendiciis .... funditus demendas;
-pag. 162: et maxime in casu in quo delinquentis heredes ob culpam
-sui actoris ad successionem admitti non debent, non obstante quod
-ipsis viventibus interveniente ipsorum morte per sentenciam non extit
-declaratum. V. la costituzione di Federico, in BRÉHOLLES, IV, 302,
-haeredes et posteros usque ad secundam progeniem beneficiis cunctis
-temporalibus, pubblicis officiis et honoribus imperiali auctoritate
-privantes.
-
-[198] MURATORI, _Antiq. Ital._ (ed. Arretii 1778, XII, 463-558): Die
-XII, exeunte Decembri nova mulier filia quondam Mainardini de Maderio
-et uxor Johannini de Achille.... iurato in praesentia venerabilis
-patris Domini Alberti, Dei gratia, Episcopi Ferrarensis.... et dixit
-quod passa est circa novem annos in oculo dextro. Et hodie personaliter
-contulit se ad maiorem Ecclesiam, ubi requiescit corpus viri Dei
-Armanni.... oblationes obtulit. Qua oblata tumor evanuit et visura
-recepit pag. 465. Marinellus Calegarius.... coepit ire libere et sine
-baculo, pag. 468. Perpudam de Adria paraliticam toto corpore et lingua,
-ita quod non poterat loqui nec ire, et nunc liberata est pag. 478.
-Aloysia de Layde de Brestello.... suo sacramento dixit quod ipsa fuit
-detenta et oppressa ex duobus spiritibus malignis.... quum ipsa hodie
-venisset ad tumulum beati Armanni.... liberata est, pag. 485.
-
-[199] Anno millesimo ducentesimo quinquagesimo quarto.... Armannus
-venit ad praesentiam Fratris Aldovrandini Prioris Fratrum Praedicatorum
-etc. in quorum manibus abiuravit omnem haeresim (pag. 532).
-
-[200] Il Muratori dice male, pag. 496: is vivebat vitam Pauperum de
-Lugduno; perchè una testimone ci sa dire perfino a quale tra le sètte
-catare appartenesse: fuit credens Haereticorum sectae de Bagnolo (pag.
-504).
-
-[201] Albertinus qui fuit Haereticus.... iuratus dicit quod ipse
-Pungilupus fuit catharus consolatus, recepit manus impositionem in
-Verona a Domino Alberto Episcopo sectae de Bagnolo (pag. 513).
-
-[202] Detrahendo ministris Ecclesiae, appellando eos Daemones et Lupos
-rapaces (pag. 526).
-
-[203] Et corpus eius profanum et ossa extumulari, et extra Ecclesiam
-projici et ignibus concremari arcani lapideam.... et altare.... dirui,
-destrui et penitus dissipari.... omnes etiam sculpturas et imagines....
-destrui et abradi (pag. 550 e segg.)
-
-[204] _Summa_, 54 b. Est etiam valde notandum quod praedictus Johannes
-et ejus complices non audent revelare dictos errores credentibus suis,
-ne ipsi credentes discedant ab iis. Anche i valdesi seguono queste
-precauzioni, come riferisce Davide nel suo Trattato su codesti eretici
-(p. 34 ed. Preger): Non enim facile cuiquam aperiunt secreta erroris
-sui, nisi postquam securi sunt quod credat eis in omnibus, timentes
-quod recedat ab eis.
-
-[205] I Catari di Arras dichiararono nel concilio del 1025 (MANSI,
-XIX, col. 425). Lex et disciplina nostra quam a Magistro accepimus,
-nec evangelicis decretis, nec apostolicis sanctionibus contraire
-videbitur .... Haec namque hujusmodi est mundum relinquere, carnem a
-concupiscentiis froenare, de laboribus manuum suarum victum parare,
-nulli laesionem quaerere, charitatem cunctis quos zelus hujus propositi
-teneat exhibere.
-
-[206] BONACC. in D'ARG., 44 b: Doctores autem damnant omnes.
-
-[207] ECKBERTUS in GALLANDI, XIV, 447: Muniti sunt verbis sacrae
-scripturae quae aliquo modo sectis eorum concordare videntur, et ex
-eis sciunt defendere errores suos, et oblatrare catholicae veritati.
-Per questo studio che gli eretici ponevano nella Bibbia il concilio di
-Tolosa del 1229 severamente proibì: ne libros veteris Testamenti aut
-novi Laici permittantur habere nisi forte Psalterium, vel Breviarum
-pro divinis officiis .... sed ne praemissos libros habeant in vulgari
-translatos (D'ARGENTRÉ, _Collectio_, I, 76 b).
-
-[208] Lo stesso Eckberto osserva mestamente nel luogo citato: Et est
-non parva verecundia nostri, qui litteras sciunt, ut sint muti et
-elingues in conspectu illorum.
-
-[209] S. Pietro Damiani gl'indirizza una lettera (I, 1), nella quale
-s'impromette dal nuovo papa la fine degli scandali: Reprimatur avaritia
-ad episcopales infulas anhelantium, evertantur cathedrae columbas
-vendentium numulariorum .... Primo Pisaurensis Ecclesia bonae spei
-clarum dabit iudicium. Nisi enim praedicta Ecclesia de manu illius
-adulteri, incestuosi, perjuri, atque raptoris auferatur, omnis
-populorum spes, quae de reparatione mundi erecta fuerit, funditus
-enervatur. Cfr. Epist. I, 2, allo stesso: Avaritiae quippe et elationis
-igne succensi, ambiunt quidem ad sacerdotium promoveri, sed non student
-digni sacerdotes fieri.
-
-[210] DAMIANI, _Opere_ (Parigi 1664) III, 54: Quis enim nesciat... per
-occidentalia regna virus simoniacae haereseos lethaliter ebullisse, ita
-ut quod passim flebant, licenter admissum.
-
-[211] DAMIANI, Epist. I, 12: Arma potius, arma corripimus, vibrantia
-telis tela conserimus et non verbo sed ferro contra nostrae ordinis
-regulam dimicamus.
-
-[212] LANDULPHI SENIORIS, _Mediol. Hist._, I, 88: Qui Girardus cum
-ante ejus vultum venisset, promptissimum gerens ad passionem animum
-laetum si vitam suppliciis gravissimis finiret, vultu alacri ad omnia
-respondere paratus astitit.... Nemo nostrum uxore carnaliter utitur,
-sed quasi matrem aut sororem diligens tenet. Carnibus nunquam vescimur
-.... omnem nostram possessionem cum omnibus hominibus communem habemus
-.... Pontificem habemus non illum Romanum.
-
-[213] Come dice il cronista Landolfo, III, 18. Venientes namque quidam
-suburbani diversis, ac variis dogmatibus irretiti, et Arialdus ipse, et
-ipse quem animo prae omnibus diligebat, et aliquantis cum Laicis, qui
-Girardi de Monteforte sententias fere consentiebant.
-
-[214] ALANUS, pag. 7. Item Christus ait in Evangelio: venit enim
-princeps mundi hujus et in me non habet quicquam. Ibi Luciferum vocat
-principium mundi potius quam Christus .... Si peccatum in carne est,
-et caro sine peccato esse non potest, caro malum est et ita a Deo non
-est. MONETA, pag. 80: Unum (testimonium) est illuc Ecclesiastae, I,
-2, _Vanitas vanitatum et omnia vanitas_ et loquitum de creaturis istis
-visibilibus et transitoriis. Quomodo autem potest esse quod in operibus
-boni Dei aliqua vanitas sit?
-
-[215] GRETSER, XII, II, 10, cum et Gazari et Patareni Waldenses
-fuerint, uno ex stipite Waldo prognati.
-
-[216] Ivi, pag. 7. Consentiunt ferme auctores sectam Waldensium
-extitisse in Gallia progenitore Petro Waldo circa annum Domini MCLX.
-
-[217] V. SCHMIDT, II, 268 e segg.
-
-[218] Ecco il principio del capitolo in D'ARGENTRÉ, I, 55: Supra
-dictum est sufficienter de haeresi Catharorum, nunc dicendum est de
-haeresi leonistarum, sive pauperum de Lugduno, qui sunt divisi in duas
-partes. È chiaro da quell'opposizione supra.... nunc, che l'eresia di
-Lione non si può confondere con nessuna delle frazioni catare di cui
-parla di sopra. Ed è giusto quel che dice il Cantù (_Gli eretici_, I,
-79) che Raniero distingue affatto i Catari dai Valdesi. Ma in nessun
-luogo il buon frate parla di Valdesi, progenitori degli Albigesi. Nè
-sarebbe potuto cadere in questo errore egli, che a pag. 51 annovera
-le chiese albigesi tra le catare di Francia, Tholosana, Carcassensis,
-Albigensis, e a pag. 55 nota che tutte e tre queste chiese si attengono
-alla dottrina di Balasinanza. Del resto il Cantù sembra non abbia un
-chiaro concetto del rapporto tra Catari e Valdesi, che mentre a pag.
-79 li distingue sulla testimonianza del Sacconi, a pag. 77 li confonde
-in uno. _I suoi seguaci [di Pietro Valdo] si dissero poveri di Lione o
-Catari, cioè puri._
-
-[219] STEFANO in DUPLESSIS, I, 78: Waldenses autem dicti sunt a primo
-huius haeresis auctore, qui nominatus fuit Waldensis. Dicuntur etiam
-Pauperes de Lugduno, quia ibi inceperunt in professione paupertatis,
-pag. 89. De Manicheis Patharenis vel Burgaris .... originem habuerunt a
-quodam Persa, dicto Manes, qui vere Maniacus etc.
-
-[220] Illi quidem Waldenses contra alios acutissime disputabant.
-(DUPLESSIS D'ARGENTRÉ, I, 94).
-
-[221] SACCONI in D'ARGENTRÉ, I, 55: et illud dicunt de justitia
-saeculari, quod non licet Regibus et Principibus et Potestatibus
-punire malefactores. Sospetto che innanzi a _punire_ si debba mettere
-_mortaliter_, come nel luogo del Sacconi già riportato a p. 89 n. 1,
-che riguarda i Catari. Si potrebbe intendere il passo del Sacconi
-nel senso che non si debbano punire come malfattori quelli che si
-allontanano dalla Chiesa, ed in favore di questa interpetrazione si
-potrebbe addurre questo passo dell'anonimo di Passau: Quod nullus est
-cogendus ad fidem (GRETSER, XII, II, 8: ecc.) e questo altro dalle
-annotazioni marginali alla somma del Sacconi riportate dal D'Argentré,
-I, 50: quod non licet corporalem iustitiam facere, vale a dire che per
-le opinioni religiose non si debbano applicare pene corporali, bensì
-spirituali quali l'ammonizione o la scomunica. Ma parmi più probabile
-la correzione da me proposta.
-
-[222] _Historia Albingensium_, cap. 2, longe minus perversi .... in
-multis cum nobiscum conveniebant .... in quatuor consistebat error
-eorum: in portandis sandalis .... nulla ratione iurandum vel occidendum
-.... quemlibet eorum abque ordinibus posse conficere corpus Christi.
-
-[223] _Tractatus de inquisitione haereticorum_, ed. PREGER, p. 25:
-Postulantes autem a Domino papa Innocentio III hanc vivendi formam
-auctoritate sua sibi ut sequacibus confirmari, adhuc recognoscentes
-primatum apud ipsum residere apostolicae potestatis.
-
-[224] MONETA, pag. 390, arbor ex fructibus cognoscitur ut habetur
-(Matth. 7, v. 7), fructus autem Romanae ecclesiae malus est, ergo
-romana Ecclesia mala est. Questa citazione non solo è comune ai Catari
-e Valdesi, ma anche ai Cattolici che volevano separato il temporale
-dallo spirituale. Valgan per tutti le terzine di Dante:
-
- Soleva Roma, che il buon mondo feo
- Due Soli aver, che l'una e l'altra strada
- Facean vedere, e del mondo e di Deo.
- L'un l'altro ha spento: ed è giunta la spada
- Col pastorale; e l'uno e l'altro insieme
- Per viva forza mal convien che vada;
- Perocchè, giunti, l'un l'altro non teme,
- Se non mi credi, pon mente alla spiga,
- Ch'ogni erba si conosce per lo seme.
- (_Purg._, XVI, 106-114).
-
-[225] Ecclesia dei non occidebat (MONETA, 394). Et homicidas deputant
-et perditos qui praedicant pugnandum contra Saracenos vel Albigenses.
-(STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 88 b).
-
-[226] STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 87 a: Pauperes de Lugduno,
-quia ibi inceperunt in professionem paupertatis.
-
-[227] L'Anonimo di Passau in D'ARGENTRÉ, I, 93: Quod Clerici et
-Claustrales non debeant praebendas habere .... quod Episcopi et abbates
-non debeant iura regalia habere. STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ,
-I, 89. Quod nostri clerici et sacerdotes qui habent divitias et
-possessiones sunt filii Diaboli et perditionis. DAVIDE ed. Preger,
-pag. 34: Papa et episcopi nostri et clerici qui divicias seculi
-habent et sanctitatem apostolorum non imitantur, non sint ecclesiae
-gubernatores, nec talibus dignetur Christus dilectam sponsam suam
-ecclesiam committere, qui eam potius prostituant malis exemplis et
-malis operibus, quam virginem castam Christo exhibeant, custodiendo eam
-in illa puritate quam accepit ab ipso.
-
-[228] BONACURSUS in D'ACHERY, _Spicileg._, I, 209, riferisce che i
-Catari beatum Sylvestrum dicunt antichristum fuisse .... a tempore
-illius dicunt Ecclesiam esse perditam. Secondo il Sacconi, _Summa_,
-pag. 55 b, i poveri di Lione dicono: quod Ecclesia romana non est
-Ecclesia Christi; i poveri lombardi aggiungono: Ecclesia Christi
-permansit in episcopis et aliis praelatis usque ad b. Silvestrum et
-in eo defuit quousque ipsi eam restaurarunt, tamen dicunt quod semper
-fuerint aliqui, qui Deum timebunt, et salvabuntur.
-
-[229] MONETA, pag. 397. Ad detestationem etiam Romanae ecclesiae
-induxit haereticus illud (_Apoc._, 17, v. 3), ubi Johannes dicit se
-vidisse mulierem sedentem super bestiam coccineam .... Et in fine
-eiusdem «et mulier quam vidisti est civitas magna, quae habet regnum
-super reges terrae» non est dubium quod Romana Ecclesia tunc dominium
-habebat super reges terrae. STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 89,
-dicunt Ecclesiam Romanam Babylon meretricem de qua dicitur XVII _Apoc._
-Questa interpretazione allegorica della Apocalissi fu accolta non pure
-dai Valdesi, ma benanco dai cattolici Ghibellini.
-
- Di voi, Pastor, s'accorse il Vangelista
- Quando Colei, che siede sovra l'acque,
- Puttaneggiar coi Regi a lui fu vista:
- Quella che con le sette teste nacque,
- E dalle diece corna ebbe argomento,
- Fin che virtute al suo marito piacque.
- (DANTE, _Inf._, XIX, 106-111).
-
-[230] ABBAS FONTIS CALIDI, cap. 7º, in GRETSER, XII, II, pag. 213:
-Haeretici vero nec domum Dei nec domum orationis vocant, nec in ea
-cum electis orare curant, sed malunt in domibus suis quam in domo
-Dei orare. Quare ergo impii haeretici jactant se servare evangelium
-et sequi apostolos, cum non in templo orent sed in thalamo, nec ibi
-doceant sed in foro et quidam clam in domu; pag. 221: Et inquiunt: si
-excelsus non habitat in manu factis, non habitat in ecclesiis factis
-manu hominum. Si autem ibi non habitat cur iremus illuc ad orandum? Non
-dicevano diversamente i Catari nel Concilio di Arras del 1028 (MANSI,
-XIX, col. 437) nihilque sanctum ex ea lapidea materia trahere in se
-contenditis, et ideo nihil differre quin in domiciliis et privatis
-mansionibus vestris orationes factae tantum valeant, quantum et in
-templo Sancto Dei. Riportammo già a pag. 87, n. 2, le testimonianze di
-Ebrardo ed Ermengardo.
-
-[231] STEF. DI BORB. in D'ARGENT., I, 87 a: quae cum saepe legeret et
-corde tenus firmaret .... evangelium et ea quae corde retinuerat ....
-Vedi sopra pag. 9, n. 3.
-
-[232] BONACURSUS in D'ARGENTRÉ, I, 64.... quod mosaica lex sit ad
-literam observanda et quod Sabbatum et Circuncisio et aliae legales
-observantiae adhuc habere statum debeant. Dicunt etiam quod Christus
-filius Dei non sit aequalis Patri, quod Pater et Filius et Spiritus
-Sanctus istae tres personae non sint unus Deus. Questi eretici che il
-Bonacorso chiama Pasagii [secondo Ducange santissimi πασάγιος, secondo
-Füslin, Jas e Schmidt, II, 294 vagabondi .... viaggiatori] vengono
-detti _Circumcisi_ nella legge di Federico II.
-
-[233] Totam Ecclesiam iudicant et condemnant .... novi Testamenti ac
-Prophetarum testimonio (loc. cit.).
-
-[234] Lettera a S. Bernardo, nelle _Opere_ di quest'ultimo, ediz.
-Mabillon, I, 1488.
-
-[235] STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 86 a.
-
-[236] Ivi, 86 b. Stefano racconta che un eretico capitato a Joinville
-di ritorno dalla Lombardia, dove era rimasto 18 anni, gli disse non
-esservi colà meno di 17 confessioni eterodosse. Lo stesso autore,
-oltre a quelli che conosciamo (Arnaldistae, Speronistae, Leonistae,
-Cathari, Pathareni, Manichaei sive Burgari, a suis inventoribus sic
-dicti), enumera: 1. Pauperes de Lugduno, qui dicuntur Waldenses....
-damnant omnes terrena possidentes. 2. Pauperes de Lombardia, qui
-possessiones recipiebant. 3. Tortolani qui semel in anno et in coena
-solum posse confici a Magistro eorum solo perfecto, qui tortellum
-faciunt, de quo ab eo comunicantur. 4. Alii dicunt omnes bonos viros
-sacerdotes non mulieres. 5. Alii non distinguunt in sexu. 6. Alii qui
-communiati dicebantur, quia communia omnia dicunt esse debere. 7. Alii
-rebaptizati, qui rebaptizandos ab Ecclesia esse dicunt.
-
-[237] I Catari, come dice il Sacconi, _Summa_, 48 b, sostenevano quod
-peccaret gravius, quicumque ex iis occideret sponte avem aliquam,
-a minima avicula usque ad maximam, et quadrupedia a mastella usque
-ad elephantem. E per conseguenza l'omicidio non può avere nessuna
-giustificazione (vedi più sopra, p. 89, n. 1). Senza ammettere le
-premesse i Valdesi accettano le conseguenze. Dalle annotazioni che
-hanno per titolo: Isti sunt errores Valdensium sive Insabbatorum
-(D'ARG., I, 57) tolgo questo passo del paragrafo 26: omnem iustitiam
-mortis esse illicitam et iudicium similiter. STEF. DI BORBONE
-in D'ARG., I, 88: peccant omnes iudicium vel iustitiam sanguinis
-exequentes. DAVIDE D'AUSBURGO in PREGER, pag. 37. Non debere quemquam
-occidere. PIETRO DI VAUXCERNAY in D'ARG., I, 93: nulla ratione
-occidendum.
-
-[238] _Summa_ (D'ARGENTRÉ, I, 56): In hoc concordant Pauperes de
-Lugduno cum Pauperibus Lombardis.... quod non est salus aliquo modo
-iurando. STEFANO DI BORBONE (D'ARGENTRÉ, I, 87) dicunt enim omne
-mendacium esse mortale peccatum, et iuramentum similiter. ALANUS, lib.
-2, cap. 18 e 19. Nullo modo est iurandum. PETRUS VALLIUM CERNAJ, cap.
-2, nulla ratione iurandum.
-
-[239] STEFANO DI BORB., pag. 876: Dicunt enim omne mendacium esse
-mortale peccatum et juramentum similiter.
-
-[240] L'anonimo annotatore del SACCONI, in D'ARG., I, 56 a, riferisce:
-Non est peccatum, si homo acciperet sororem suam vel consanguineam in
-uxorem.
-
-[241] STEFANO DI BORBONE (D'ARG., I, 89). Quod uxor potest a viro
-recedere, eo invito et converso et sequi eorum societatem et viam
-continentiae. DAVIDE, pag. 30 ed. Preger. Coniuges si quas ante
-habuerunt relinquunt.
-
-[242] D'ARG., I, 94. Sacramentum coniugii damnant, dicentes mortaliter
-peccare coniuges, si absque spe prolis conveniant.
-
-[243] Omnem coniugium vocant fornicationem, praeter quod contrahitur
-inter utrosque virgines masculum et foeminam (S. BERN., _Opp._, ed.
-Mabillon, I, 1489). Che del resto anche i Catari propriamente detti
-talvolta interpretassero il divieto del matrimonio come proibizione
-soltanto o delle seconde nozze, o della convivenza, lo dice
-espressamente Ecberto, in un passo già riportato, e che mi piace di
-ripetere: Veniam et ad illud quod mussitant quidam vestrum, videlicet
-seguaces Hartuvini, quod illum coniugium solum iustum est, in quo
-virgines coniunguntur, et quod unam tantum prolem gignere debent, et
-postea statim ab invicem discedere, nec unquam deinceps ad coniugalem
-thorum convenire. In questo passo sorprendiamo sarei per dire nel fatto
-la trasformazione dei Catari in Valdesi.
-
-[244] Nel trattato di Davide, ed. Preger, pag. 26. Dicunt se
-apostolorum successores et habere apostolicam auctoritatem et claves
-ligandi et solvendi. Vedi anche BONACCURSUS in MARTÈNE, V, 1775.
-
-[245] _Summa_, pag. 55 b, semper fuerunt aliqui qui timebant Deum et
-Salvatorem.
-
-[246] Solo le fonti molto tardive come il pseudo Pilichidorf e Claudio
-di Seyssel parlano di un Leone socio di Silvestro.
-
-[247] COMBA, _Storia della Riforma in Italia_, Firenze 1881, pag. 234 e
-segg.
-
-[248] Prima del Dieckhoff il Maitland avea avuto qualche sentore delle
-frodi del Perrin, il primo manipolatore degli scritti valdesi. COMBA,
-op. cit., pag. 270.
-
-[249] MELIA, _The origin, persecutions and doctrines of the Waldenses_.
-London, 1870, pag. 53-55. COMBA, op. cit., pag. 271, 550.
-
-[250] Sarà benissimo che il Dieckhoff sia caduto in esagerazioni come
-dice il prof. Comba, op. cit., pag. 270, nota 6; ma se anche dovessero
-tenersi per meno giovani, le opere valdesi, hanno senza dubbio
-un'antichità assai minore delle fonti cattoliche.
-
-[251] MUSTON, _Aperçu de l'antiquité des Vaudois des Alpes_, Pignerol
-1881. L'antica opera del Muston, _Israel des Alpes_, fu ristampata nel
-1880.
-
-[252] _Rivista Cristiana_, Firenze, Marzo 1882, pag. 97 e segg.
-
-[253] MONASTIER, _Histoire de l'Église vaudoise_, pag. 21.
-
-[254] HAHN, _Geschichte der Ketzer im Mittelalter_, I, pag. 52.
-
-[255] V. REUTER, _Geschichte der religiösen Aufklärung im Mittelalter_,
-I, 20 e segg. Er scheint ein biblischer Reformator und ein kritischer
-Aufklärer zugleich gewesen zu sein. Il Reuter crede anzi che abbia
-giovato più nell'ultimo senso che nel primo (pag. 24), il che l'Herzog
-non ammette (_Kirchengeschichte_, II, 118).
-
-[256] Nato sotto Carlo Magno e morto l'841. Percorse rapidamente la sua
-carriera ecclesiastica. Divenuto arcivescovo di Lione dovè mescolarsi
-nella lotta tra l'imperatore Ludovico e i suoi figliuoli in favore
-dei quali scrisse il libro intitolato: _Liber apologeticus, pro filiis
-Ludovici Pii Imperatoris adversus patrem_. (HAHN, op. cit., II, 33).
-
-[257] REUTER, op. cit., I, 32-41.
-
-[258] Sono due le fonti principali intorno a Tanchelino: 1. _Epistola
-Trajectensis Ecclesiae ad Fridericum Archiepiscopum Coloniensem_;
-2. _Vita S. Norberti_ di un anonimo. Nella prima è detto: Contra has
-sententias (cioè dona Dei pervenire ad eos, qui cum fide accipiunt,
-etiam talis est per quem accipiunt qualis Juda fuit) ille declamans,
-dehortabatur populum a perceptione sacramenti, prohibens etiam decimas
-ministris Ecclesiae exhiberi (D'ARGENTRÉ, II, 11).
-
-[259] Ex meritis et sanctitate ministrorum virtutem sacramentis
-accedere (loc. cit.).
-
-[260] Su questo fatto torneremo a suo luogo. La lettera di Gregorio VII
-è _ad Jusfredum episcopum parisiacensem_ dell'anno 1077 (lib. IV, ep.
-20).
-
-[261] Ex vita S. Norberti in D'ARG., I, 10: Sacramentum Dei inimicus
-.... obsequium episcoporum et sacerdotum nihil esse diceret,
-et sacrosancti corporis et sanguinis Domini nostri Jesu Christi
-perceptionem ad salutem perpetuam denegaret. Concorda con queste
-notizie un'antica cronaca. Sacri ordinis ministros et episcopalem ac
-sacerdotalem gradum nihil esse dicebat corporis et sanguinis Christi
-perceptionem sumentibus ad salutem prodesse negabat.... sed nec post
-ejus mortem error ipsius tam facile extirpari possit. Continuazione
-alla cronaca di Sigeberto, PERTZ, _M. G. Script._, VI, 449. D'ARG., I,
-15.
-
-[262] Epist. in D'ARG., I, 12 .... Ut etiam se Deum diceret .... quin
-plenitudinem Spiritus Sancti habuisset .... balnei sui aquam potandam
-dividerei .... manumque imaginis manu contingens, S. Mariam sibi
-desponsavit.
-
-[263] Il Mayer negli _Annali di Fiandra_ sulla fede di un antico
-manoscritto sta pel 1125 (D'ARG., I, 13). Un'altra cronaca in PERTZ,
-_M. G. Script._, VI, 459, adduce il 1115.
-
-[264] Anno 1110 Petrus de Bruis impiae sectae in arelatensi Provincia
-dux fuit .... Primum capitulum negat parvulos .... Christi baptismate
-salvari posse .... non aliena fides sed propria salvat .... secundum
-templorum fabricam fieri non debet, quoniam aeque in taberna ....
-invocatus Deus audit. Tertium cruces sacras confringi praecipit.
-Quartum capitulum ..... veritatem corporis et sanguinis Domini negat
-.... Quintum capitulum: sacrificia orationes, eleymosinas et reliqua
-bona pro defunctis (D'ARGENTRÉ, I, 14).
-
-[265] Par che corresse differenza tra la dottrina di Pietro e quella
-di Enrico, a quel che scrive l'abate Cluniacense: sed post regum Petri
-de Bruis, haeres nequitiae ejus Heinricus .... doctrinam diabolicam non
-quidem emendavit sed immutavit.
-
-[266] Canone XI del concilio lateranense 1179 sotto Alessandro III:
-Clerici, qui in sacris ordinibus constituti muljerculas suas indomibus
-suis incontinenti nota tenuerint, aut abjiciant eas et continenter
-vivant, aut ab officio et beneficio ecclesiastico fiant alieni. (MANSI,
-XXII, 224).
-
-[267] Da un vecchio codice pubblicato dal Mabillon, _Analect._ III,
-512. Verumtamen mirum in modum facundus erat .... Qua haeresi plebes
-in clerum versa est in furorem, adeo quod famulis eorum minarentur
-cruciatus .... Denique idem Hildebertus modis omnibus procuravit
-qualiter furorem plebis ratione pariter et humilitate mitigaret, quam
-Henricus contra clerum seditiose concitaverat.
-
-[268] A Diocesi Cenomannorum expulsus fuerat ad Pictavos adiit, tum
-Petragoras, Burdigalam et Tholosam. Cum autem numerus haereticorum in
-dies ibi cresceret, Eugenius papa III Albericum S. R. E. cardinalem
-delegavit in Tolosanam illam provinciam adversus haereticos, sive
-Henrici sectarios, sive Manicheos et Arrianos. Socium autem laboris
-Bernardum (D'ARGENTRÉ, I, 16).
-
-[269] S. BERNARDO, Lettera 241 _ad Hildefunsum Comitem Sancti Aegidii_:
-Homo apostata est, qui relicto religionis habitu ad spurcitias
-carnis et saeculi, tamquam canis ad suum vomitum est reversus ....
-vangelizabat ut manducaret .... cura meretricibus inventus est
-praedicator insignis.
-
-[270] Prae confusione habitare inter cognatos et notos non sustinens
-.... factus gyrovagus et profugus.
-
-[271] Basilicae sine plebibus, plebes sine sacerdotibus, sacerdotes
-sine debita reverentia sunt.
-
-[272] Idem namque mirae sanctitatis et scientiae rumore non merito.
-(D'ARGENTRÉ, I, 16).
-
-[273] Lo stesso S. BERNARDO, _Serm._ 65, pag. 1492. Tam quod ad vitam
-moresque spectat, neminem circumvenit, neminem supergreditur, neminem
-concutit. Pallent infusa per ora jejuniis, panem non comedit otiosus,
-operatur manibus unde vitam sustentat.
-
-[274] Vedi un discorso degli eretici nella lettera di Evervino preposto
-di Steinfeld presso Colonia a S. Bernardo (S. BER., _Opp._, pag. 1489).
-Nos pauperes Christi, instabiles, de civitate in civitatem fugientes
-.... nos hoc sustinemus, quia de mundo non sumus: vos autem mundi
-amatores, cum mundo pacem habetis, quia de mundo estis.
-
-[275] Possiamo addurre la preziosa testimonianza dello stesso Evervino,
-il quale dopo aver detto che gli eretici tormentum ignis non solum cum
-patientia sed etiam cum laetitia introierunt, et sustinuerunt dimanda
-ingenuamente: unde istis diaboli membris tanta fortitudo, quanta vix
-etiam invenitur in valde religiosis in fide Christi. Alla qual dimanda
-S. Bernardo risponde non doversi far poco conto della potenza che
-esercita il demonio non solo sui corpi, ma anche sui cuori delle sue
-creature; quanta sit potestas diaboli non modo in corpora hominum,
-sed etiam in corda, quae semel permissus possederit. E bisogna ben
-guardarsi dal paragonare la costanza dei martiri colla pertinacia
-di costoro; quia mortis contemptum in illis pietas, in istis cordis
-duritia operatur. Distinzione molto comoda, ripetuta ai nostri giorni
-dal Cantù (_Gli eretici in Italia_, pag. 88). «Ma la colpa onde più
-concordemente sono rinfacciati i Paterini è l'ostinazione. Fra strazi
-i e tormenti, al cospetto di morte obbrobriosa, non che convertirsi
-più s'induravano, protestavansi innocenti spiravano cantando lodi
-al Signore. In Lombardia serbarono memoria d'una fanciulla di cui
-la bellezza e l'età mettevano in tutti compassione e desiderio di
-salvarla. Perciò vollero assistesse, mentre padre, madre, fratelli
-venivano consunti dalle fiamme, sperando si sarebbe pel terrore
-convertita; ma no: poi che ebbe durato alquanto lo spettacolo si
-svincola dalle braccia dei suoi manigoldi, e corre a precipitarsi nelle
-fiamme e confondere l'ultimo suo coll'anelito dei parenti». Questo pel
-Cantù non è eroismo, è colpa di ostinazione!
-
-[276] Pag. 1489. Sunt item alii haeretici quidam in terra nostra ab
-istis discordantes per quorum mutuam discordiam et contentionem utrique
-nobis sunt detecti.
-
-[277] Il vero nome del novatore lionese è Waldez secondo il
-_Rescriptum heresiarcharum Lombardiae ad pauperes de Lugduno quae
-sunt in Alamania_, pubblicato dal PREGER, _Beiträge zur Geschichte der
-Valdesier im Mittelalter_, 1875, pag. 18.
-
-[278] ANONIMO DI PASSAU in D'ARGENTRÉ, I, 92. Dum cives maiores pariter
-essent in Lugduno, contigit quodam ex eis mori subito coram eis. Unde
-quidam inter eos tantum fuit territus quod statim magnum thesaurum
-pauperibus erogavit.
-
-[279] _Chron. laud._, in BOUQUET, XIII, 680. Fuit enim locus
-narrationis eius (ioculatoris) qualiter beautus Alexis in domo patris
-sui beato quievit. Facto mane .... quaesivit a magistro quae via
-aliis omnibus certior esset atque perfectior. Cui magister dominicam
-sententiam proposuit: si vis esse perfectus, vade et vende omnia quae
-habes.
-
-[280] _Chron. laud._, qui per iniquitatem foenoris multas sibi pecunias
-coacervaverat.
-
-[281] O civis et amici mei! non enim insanio, sicut vos putatis, sed
-ultus sum de hostibus meis qui me fecerunt sibi servum, ut semper plus
-essem sollicitus de nummo quam de Deo. (_Chron. laud._, loc. cit.).
-
-[282] A quodam cive quondam socio petiit dari sibi ad manducandum pro
-Deo (loc. cit.).
-
-[283] Il DIECKHOFF, _Die Waldenser im Mittelalter_, Gottinga 1851,
-crede che la vera novità della setta valdese per cui si distingue da
-tutte le altre affini è la libera predicazione, che ciascuno benchè
-laico e senza licenza dell'autorità ecclesiastica può intraprendere.
-Lucio III nel suo decreto contro gli eretici rimprovera la predicazione
-dei Valdesi, prohibiti vel non missi. Alano apre la discussione
-contro i Valdesi sulla tesi: nullus debeat praedicare nisi sit a
-majore Praelato missus. Il che vuol dire che questo ei considera
-come l'errore fondamentale dei Valdesi. Contro il Dieckhoff l'Herzog,
-_Die romanischen Waldenser_, Halle, 1853, p. 117, osserva che non è
-verosimile, nè alcuna fonte ci dice essere stato questo del predicare
-il primo impulso dell'intrapresa del Valdez. Ed io aggiungo che prima
-di mettersi nella predicazione bisognava che Valdez fosse già in
-possesso della verità da predicare o della vera via di salute. Ma se
-non possiamo accettare l'interpetrazione del Dieckhoff, neanche quella
-dell'Herzog ci par felice; perchè sebbene sin dal principio della sua
-carriera apostolica il Waldez avesse avidamente cercato d'istruirsi
-nella Bibbia, come racconta Stefano di Borbone, pure non si può dire
-che questo ritorno alle fonti bibliche sia il principio del movimento
-valdese (pag. 118). È molto più verisimile, e le fonti concordemente
-ce lo attestano, che il movimento del Waldez ebbe al principio un
-carattere più pratico e meno dottrinale. La vita fastosa rimprovera
-il Waldez a preti e laici, non l'obblio della Bibbia. Il nome che i
-Valdesi stessi si davano indica chiaramente quello che essi ponevano al
-di sopra di tutto, come l'unico mezzo della salute. E codesto nome non
-è: fratelli, vuoi predicatori, vuoi biblici; ma invece poveri di Lione,
-umiliati. Il primo documento che parla di loro, il decreto del 1183 di
-Lucio III, ce li presenta come eos qui se Humiliatos vel Pauperes de
-Lugduno falso nomine mentiuntur.
-
-[284] _Chron. Usperg._, pag. 243: olim duae sectae in Italia exortae,
-quorum alii Humiliatos, alii Pauperes de Lugduno se nominabant. Il
-Tron, _Pierre Valdo Pignerol_, 1879, appoggiandosi a Reinero e a
-Stefano di Borbone che dice: Vocant se pauperes spirito, crede che
-la povertà si debba intendere in un senso molto largo. L'amour de
-l'argent, ce ver qui range le pauvre aussi bien que le riche, tel est
-donc le mal que les amis de la pauvreté spirituelle et volontaire
-eussent voulu extirper de leur coeur (pag. 51). Ma le fonti, a cui
-attinge il Tron, sono molto tardive. Le più antiche e schiette, parlano
-della povertà nel vero senso della parola. E la cronaca laudunense
-racconta che la moglie di Valdo, saputo come il marito accattasse la
-vita da un amico, non mediocriter contristata sed velut amens effecto
-ad Archiepiscopum urbis cucurrit.... Tum ex praecepto Praesulis
-Burgensis hospitem suum secum ad praesentiam Praesulis duxit. At mulier
-arripiens virum suum per pannos, ait: Numquid non melius est, o homo,
-ut ego in te peccata mea eleemosynis redimam, quam extranei. Et extunc
-non licuit ei ex praecepto archiepiscopi in ipsa urbe cum aliis cibum
-sumere quam cum uxore (loc. cit.). A questa testimonianza aggiungiamo
-l'altra di Alano, pag. 225: Dicunt etiam praedicti haeretici quod nullo
-modo propriis manibus laborare debent, sed ab illis quibus praedicant
-recipere necessaria.
-
-[285] Valdesium amplexatus est Papa approbans votum quod fecerat
-voluntariae paupertatis (loc. cit.).
-
-[286] STEF. DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, loc. cit. Evangelia et ea quae
-corde retinuerat per vicos et plateas praedicando multos homines et
-mulieres ad idem faciendum ad se convocando firmans eis Evangelia.
-
-[287] Incoepit illa secta per hunc modum secundum quod ego accepi a
-pluribus qui priores eorum viderunt, et a Sacerdote illo.... qui dictus
-fuit Bernardus Ydros, qui cum esset iuvenis scripsit dicto Valdensi
-priores libros pro pecunia in Romano, quos ipsi habuerunt, transferente
-et dictanti ei Stephano de Ansa. (STEF., loc. cit.).
-
-[288] _Cronaca laudunense_, loc. cit. anno Domini 1178 [leggi 1179].
-Concilium lateranense a Papa Alexandro huius nominis tertio celebratur
-.... Valdesium amplexatus est Papa, approbans votum quod fecerat
-voluntariae paupertatis, inhibens eidem ne vel ipse aut socii sui
-praedicationis officium praesumerent nisi rogantibus sacerdotibus. Che
-i Valdesi si fossero presentati ad Alessandro III ci viene attestato da
-Gualtiero Mapes, _De Nugis curialium_, pubblicato dal Wright, London
-1850. Non avendo potuto avere questa stampa, riferisco dall'Usser:
-_Gravissimae quaestionis de Christianarum Ecclesiarum successione
-et statu Historica explicatio_ (Hanoviae 1658, pag. 168). Vidimus in
-concilio Romano, sub Alexandro Papa III celebrato, Valdesios, homines
-idiotas illiteratos .... qui librum Domino Papae presentaverunt lingua
-conscriptum gallica, in quo textus et Glossa Psalterii plurimorumque
-legis utriusque librorum continebatur. Hi multa petebant instantia,
-praedicationis authoritatem sibi confirmari. L'accordo colla cronaca
-laudunense mostra erronea la correzione, voluta da qualcuno, di
-Alessandro III con Innocenzo III.
-
-[289] STEF. DI BORB., loc. cit. Cum autem ex temeritate sua et
-ignorantia multus errores scandala circumquaque diffunderunt, vocati
-ab episcopo Lugdunensi, qui Ioannes vocabatur, prohibuit eis ne
-intromitterent se de scripturis exponendis vel praedicandis. Non
-possiamo ammettere che questo divieto sia posteriore a quello di
-Alessandro III, perchè Stefano ce lo presenta non come esecuzione
-degli ordini di Roma, ma quale misura presa spontaneamente dal vescovo.
-Inoltre dal racconto di Stefano la proibizione del concilio del 1179
-parrebbe posteriore a quella del vescovo locale. Post expulsi ab
-illa terra, ad concilium quod fecit Romae ante Lateranense vocati et
-pertinaces, fuerunt schismatici postea iudicati.
-
-[290] Magister eorum usurpans Petri officium, sicut ipse respondit
-principibus sacerdotum, ait: obedire oportet magis Deo quam hominibus
-(STEF. DI B., loc. cit.).
-
-[291] Omnes qui vel prohibiti, vel non missi, praeter authoritatem
-ab apostolica sede vel episcopo loci susceptam, publice vel private
-praedicare praesumpserint .... pari vinculo perpetui anathematis
-innodamus (MANSI, XXII, 477).
-
-[292] Per l'appello ad Innocenzo ci sono due testimonianze, l'una
-di Davide d'Asburgo (Ivoneto), l'altra della cronaca urspergense. Il
-primo scrive: apud Lugdunum fuerunt quidam simplices layci, qui quodam
-spiritu inflammati et supra ceteros de se presumentes iactabant,
-se omnino vivere secundum evangelii doctrinam, et illam ad literam
-perfecte servare, postulantes a domino Papa Innocentio hanc vivendi
-formam sibi et suis seguacibus confirmari, adhunc recognoscentes
-primatum apud ipsum residere apostolicae potestatis. (Vedi PREGER,
-pag. 25). — La cronaca urspergense all'anno 1212: Vidimus tunc temporis
-aliquos de numero eorum, qui dicebantur Pauperes de Lugduno apud sedem
-apostolicam cum magistero suo quodam ut puto Bernhardo, et hi petebant
-sectam suam a sede apostolica confirmare. Essendo dunque attestati
-da molte fonti tanto l'appello ad Alessandro III, quanto l'altro ad
-Innocenzo III, bisognerà ammettere col D'Argentré che si tratti di due
-appelli differenti, non di uno scambio di nomi.
-
-[293] INNOCENZO III, _Epistolae_, Lib. XI, ep. 196. Vedi GIESELER,
-_Lehrbuch_, II, 2, 632.
-
-[294] _Chr. Ursp._, l. c. Dominus Papa in loco eorum exsurgentes
-quosdam alios, qui se appellabant Pauperes minores confirmavit qui
-praedicta superstitiosa et probrosa respuebant .... maluerunt appellari
-Minores Fratres quam Minores Pauperes.
-
-[295] DIEKHOFF, _Die Waldenser im Mittelalter_, Göttingen, 1851, pag.
-155-58.
-
-[296] STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 87, ben conosce questi
-periodi successivi. Hii ergo, Valdenses videlicet et sui, primo
-ex praesuntione et officii apostolici usurpatione ceciderunt in
-inobedientiam, demum in contumaciam, demum in excommunicationis
-sententiam .... Postea in Provinciae terra et Lombardiae cum aliis
-haereticis se admiscentes, et errorem eorum bibentes et serentes,
-haeretici sunt judicati infestissimi et periculosissimi.
-
-[297] L'abate di Foncaldo, verso il 1209, aveva tuttora speranza di
-richiamare i Valdesiani nel grembo della Chiesa: _Adversus Valdenses_,
-in GRETSER, XII, 2, pag. 207: cui pauca de multis collegimus
-ad ostendendum quanta sit episcoporum ac sacerdotum dignitas ac
-auctoritas, quo cognito qui hactenus eis ribelles fuerunt, humiliter
-eisdem obtemperent.
-
-[298] FONCALDO, in GRETSER, pag. 203: Ab omni, qui scit verbum dei in
-populis seminare, praedicandum esse. Quoniam Jacobus dicit «scienti
-bonum facere et non facienti peccatum est illi». Quare autem si scimus
-evangelizare et cepimus graviter peccamus?
-
-[299] FONCALDO, in GRETSER, pag. 204: Moyses non invidit
-prophetantibus, imo desideravit, ut omnis populus prophetaret.
-Clericorum autem ordo obsistit nobis, et invidet prophetantibus id est
-exponentibus mysteria Dei.
-
-[300] FONCALDO, pag. 205. Ad hoc dicunt quod multi laici verbum Dei
-in populo fideli disseminaverunt sicut fecit B. Honoratus et sanctus
-Equitius .... Denique et primi apostoli idiotae et sine literis
-fuerunt. Et isti omnes, licet Laici, verbum Dei praedicaverunt.
-
-[301] DAVIDE D'AUSBURGO, ediz. Preger, pag. 26. Illi (Valdenses) autem
-contempserunt in hoc claves ecclesie, dicentes clericos hoc facere
-per invidiam quia viderent eos meliores se esse et melius docere et
-maiorem ex hoc populi favorem habere, cum pro bono et perfecto opere
-nullus debeat vel possit excomunicari .... Et illam excomunicationem
-reputabant sibi esse aeternam benedictionem, gloriantes se apostolorum
-successores esse, quod sicut illi pro doctrina evangelii a scribis et
-phariseis extra synagogam eiecti maledictioni eorum et persecutioni
-subiacebunt, ita et ipsi a clericis similia paterentur.
-
-[302] ALANUS, _adversus haereticos_, pag. 1881. Isti Valdenses asserunt
-neminem debere obedire alicui nisi Deo freti auctoritate quae est in
-actis apostolorum. FONCALDO, pag. 209, sed inquiunt: obedimus Deo non
-hominibus, sequens Petrum qui dixit: obedire oportet Deo magis quam
-hominibus.
-
-[303] FONCALDO, p. 198. In primis igitur arguuntur de inobedientia,
-quia scilicet non obediunt ecclesiae Romanae.
-
-[304] ALANO, pag. 184. Laico autem praedicare periculosum quia non
-intelligitur quod dicit nec scripturas intelligit. FONCALDO, pag.
-199: Ex quibus aperte datur intelligi quod nullus praesumere debet
-docere aliquam viam perfectionis nisi sit in civitate id est in sancta
-ecclesia, et Christi sit discipulus. Pag. 207: Ex his omnibus videtur
-nec Clerico nec Laico cujus habitatio ignoratur (imo etiamsi sciatur
-ubi habitet) esse licitum vineam id est plebem et gregem alienum
-excolere sine licentia Episcopi vel Presbyteri ad cujus curam spectat.
-
-[305] Pag. 202: Praedicant omnes passim, et sine delectu conditionis,
-aetatis vel sexus.
-
-[306] FONCALDO, pag. 113. Foeminas quas suo consortio admittunt, decere
-permittunt, cum hoc sit apostolicae doctrinae contrarium. — Pag. 114:
-sed dicunt inimici veritatis mulieres debere docere eo quod apostolus
-dicat ad Titum: .... non criminatrices non multo vino servientes,
-bene docentes. — Item hunc errorem confirmare scituntur exemplo Armae
-propheticae, Luc. 2.
-
-[307] ALANO, pag. 191: Magis operatur meritum ad consacrandum .... quam
-ordo vel officium. Per l'opposto il cattolico deve sostenere secondo
-il Foncaldo pag. 200: Spiritus sanctus plerumque potius dignitatem
-sacerdotis pensat quam meritum.
-
-[308] ALANO, pag. 186. Forte dicunt quidam haeretici quod bonis
-Praelatis obediendum, et his qui apostolorum vicarii sunt vita et
-officio. Tutto al contrario la dottrina cattolica è questa (pag. 183):
-Obediendum esse dominis suis, non solum modestis sed etiam discolis.
-Lo stesso ripete Foncaldo (pag. 200): Sacerdotibus etiam peccatoribus
-peccatores nequitias suas confiteri debent.
-
-[309] Per mostrare l'accordo delle fonti in questo punto e la
-continuità della dottrina dall'origine sino all'ultimo periodo della
-Chiesa valdese, cito STEFANO DI BORBONE in D'ARGENTRÉ, I, 89. Item
-dicunt nullam esse sanctitatem nisi in bono nomine vel muliere;
-ed il MONETA, pag. 408: Audacia Valdensium, qui ab ecclesia romana
-propter quorundam vitia exire praesumpserunt .... si enim Scribis et
-Pharisaeis, qui nequissimi fuerunt de lege Moysi obtemperandum fuit
-propter officium et ordinem sacerdotis usque ad consummationem legis,
-quanto magis sacerdotibus et praelatis obediendum est de lege Christi
-licet mali sint. Riferiremo altrove un luogo di Davide, ediz. Preger,
-pag. 27.
-
-[310] DIECKHOFF, op. cit., p. 178. Der waldensische Satz stützt ja die
-Kräftigkeit und Wahrheit der geistlichen Amts und seiner Thätigkeiten
-nicht auf den obiectiven Christus in der Gemeinde. Pag. 181: Das
-evangelische Protestantismus steht auf Seiten des Alanus.
-
-[311] Il PREGER, _Beiträge zur Geschichte der Waldesier im
-Mittelalter_, dubita a torto delle fonti cattoliche, perchè l'accordo
-di queste fonti, che emanano da inquisitori ben diversi e per tempo e
-per nazionalità è una prova inconfutabile della loro veridicità.
-
-[312] Illis solis potestas ligandi et solvendi data sit, qui doctrinam
-simul et vitam apostoli servant. (ALANO, pag. 187). Cfr. DAVIDE, ediz.
-Pregar, pag. 27: Dicunt etiam quod sacerdos peccator non possit aliquem
-solvere et ligare, cum ipse sit ligatus peccato, et quod quilibet bonus
-et sciens laicus possit alium absolvere et paenitenciam imponere.
-
-[313] ALANO, pag 196. Si vero ante confessionem, per contricionem
-cordis, Deus per se ipsum sine ministerio sacerdotis ei debitum omnino
-relaxat .... quid dimittit Sacerdos?
-
-[314] ALANO, pag. 193. Non est necesse hominem peccata sui confiteri
-sacedotibus si praesto sit laicus, cui possit peccata confiteri.
-
-[315] STEFANO DI BORBONE, in D'ARGENTRÉ, I, 88: Derident indulgentias
-Papae et absolutiones et Claves ecclesiae.
-
-[316] FONCALDO, pag. 114-15. Audent jam insani haeretici eis
-quos seducunt dicere: defunctis nihil prodesse fidelibus vivorum
-eleemosynas, jejunia, orationes, nec etiam missarum solemnia, seu
-orationes pro eis factas.
-
-[317] FONCALDO, pag. 217: Sed ad hoc objiciunt inimici veritatis post
-mortem hanc praedictas nulli prodesse. .... Ex his verbis liquet quod
-post mortem tenebris poenarum involvitur qui in hac luce viam Dei
-perambulare contempserit.
-
-[318] FONCALDO, pag. 217: Negant enim ignem purgationis.
-
-[319] Questo documento, pubblicato dal Preger nei _Beiträge_ già
-citati, fu riprodotto presso di noi dal COMBA, _Storia della Riforma in
-Italia_, pag. 541 e segg.
-
-[320] SACCONI, _Summa_, pag. 55. Pauperes Lombardi concordant cum
-primis in juramento et justitia saeculari. De corpore vero Domini
-sentiunt pejus quam primi, dicentes quod concessum est cuilibet homini,
-sine peccato mortali existenti, consecrare illud. Item dicunt quod
-Ecclesia Romana est Ecclesia malignantium, et bestia et meretrix quae
-leguntur in Apocalypsi.
-
-[321] Anche il Tiraboschi, alla cui opera _Vetera Humiliatorum
-monumenta_ (Med. 1766) il Preger ricorre, dice candidamente (I, 76): ea
-fere omnia quae ad prima humiliatorum tempera pertinent incerta sunt.
-La corporazione degli Umiliati era un ordine religioso, il quale è
-fama che abbia ricevuto qualche regola da S. Bernardo, nè certo s'è mai
-allontanato dalla Chiesa. E se ne togli l'obbligo del lavorare, che del
-resto anche i Catari s'imponevano, non parmi che ci sia niente altro di
-comune tra gli Umiliati ed i Poveri Lombardi.
-
-[322] Da questa frase adoperata dai Poveri Lombardi (§ 3): Controversia
-quae inter nos et electos Valdesii socios jam diu versatur, si deve
-riconoscere col Preger che i Poveri Lombardi non si sentivano compagni
-o socii del Valdez.
-
-[323] § 15: Facta enim adhuc quadam super Valdesio et Viveto mortuis
-questione respondimus: Valdesium et Vivetum si pro omnibus culpis
-et offensionibus suis satisfecerint ante obitum posse salvari: quam
-dicti ultramontani penitus respuentes ecc. Pare però che la disputa si
-potesse comporre nella formola accettabile da ambe le parti: dicimus
-Valdesium in dei paradyso esse.
-
-[324] § 6: Valdesium dixisse quod cum de omnibus aliis esset pax et
-concordia inter eum et fratres italycos, nisi separarentur laborancium
-congregationes. A ragione il Preger si serve di questo testo per
-mostrare la grande autorità esercitata dal Valdez.
-
-[325] § 4: Valdesium dixisse videlicet se nolle aliquem in societate
-ultramontanorum aut ytalicorum fratrem fore prepositum in vita sua nec
-post mortem. Anche in questo punto si trovò modo d'intendersi: commune
-nostrum .... eligat prepositos aeternaliter vel rectores ad tempus
-secundum quod utilius communi videbitur vel amplius ad pacem pertinere.
-
-[326] Il Sacconi dice che i Poveri Lombardi sostenevano quod infantes
-salvabuntur sine baptismo (_Summa_, pag. 55 b.).
-
-[327] Dalla formola adottata nella lettera (§ 8) parrebbe tutto
-l'opposto di quel che pretende il Sacconi, perchè gli ultramontani par
-che avessero bisogno di essere richiamati alla vera fede: hoc oramus
-eos credere et fateri. La professione di fede suona così: nemo aquae
-materialis baptismum respuens potest salvari.
-
-[328] § 9: Credimus legitimos conjugatos nisi ob fornicationis causam
-aut utriusque consensu neminem debere separare. Cfr. STEFANO DI BORBONE
-in D'ARG., I, 89. Item in matrimonio carnali dicunt quod uxor potest
-a viro recedere eo invito, et e converso et sequi eorum societatem vel
-viam continentiae.
-
-[329] § 16: Una est (sententia), ut quidam ex Valdesii sociis
-proferunt, quod panis et vini substancia per solam verborum Dei
-prolacionem vertitur in Christi corpus et sanguinem addentes: non
-homini sed verbis Dei virtutem attribuimus.
-
-[330] § 17: Altera quorundam Valdesii sociorum sententia de panis
-fraccioni haec est; nemo potest baptizare, qui Christi corpus non valet
-conficere.
-
-[331] § 18: Dixerunt enim per neminem sive bonum sive malum, nisi per
-eum qui est deus et homo, _i. e._ Christum, panis et vini visibilem in
-corpus Christi et sanguinem transubstanciari substantiam, et hucusque
-de hac tertia sacramenti hujus responsione nos et illi concordes
-fuimus. De hoc autem quod addiderunt: _oracionem adulteri sive
-malitiosi in hoc a domino exaudiri et recipi_, ab eis quia a veritatis
-tramite deviat dissentimus.
-
-[332] § 16: Quisquis sive Judeus sive gentilis verba Dei super panem
-et vinum proferens .... Christi corpus et sanguinem conficiet. Questa
-opinione di alcuni oltramontani era così indeterminata, che poteva
-servire a dimostrare le tesi più opposte, nè solo che il sacramento
-amministrato dai cattolici fosse valido, ma valido altresì quello di
-qualunque altro sappia dire le sacre parole. In questo ultimo senso
-intende la dottrina degli oltramontani STEFANO DI BORBONE in D'ARG., I,
-89: Illi autem (Valdenses) qui in aliquo videntur minus male sentire in
-hoc errant, quia dicunt corpus Christi posse confici a quocumque bono
-vel consecrari qui dicit verba ad hoc statuta, licet, non sit ab homine
-ordinatus.
-
-[333] § 17: Interrogati etiam a nobis de pane fraccione confessi sunt
-hoc sacramentum non per mulierem, non per laycum, sed per solum confici
-sacerdotem.
-
-[334] § 20: Item quod dominus iniquorum ministracionem non recipiat, et
-eorum oracionem non exaudiat.
-
-[335] § 22: Ecco la formola degli oltramontani: a sacerdote ab ecclesia
-Romana ordinato, donec congregatio baptizatorum sustinet eum in
-officio, sit justus vel iniustus, si acceperit panem et vinum et eum
-benedixerit in commemoracionem corporis et sanguinis Dei, credimus quod
-post benedicionem ab eo dictam corpus et sanguis fiat Dei.
-
-[336] Loc. cit. Hanc Valdesianorum confessionem, quam contra divina
-testimonia faciunt, omnino respuimus.
-
-[337] § 18: Tamen si quis ad recipiendum hoc sacramentum dignus
-accesserit credimus quod licet non per ministri indigni et reprobi
-oracionem a domino impetrat quod exoptat, i. e. corpus domini ad sui
-salutem juxta suum recipit desiderium (loc. cit.).
-
-[338] Loc. cit. Si Deus oracionem exaudierit, credimus panis et vini
-substanciam post benedictionem esse Christi corpus et sanguinem,
-alioquin minime quod ad se et per se .... ad se i. e. quantum ad
-ministrantem reprobum etiam si ipse ratione presumpserit, per se i. e.
-per ejus orationem si alicui alio tradere voluerit.
-
-[339] § 25: Cum essem parvulus loquebar ut parvulus. Quando autem
-factus sum vir, evacuavi quae erunt parvuli .... Nec etiam licet
-Valdesiani in hoc nos vellent cogere, volumus confiteri. Oportet enim
-obedire Deo magis quam hominibus. Nec enim Paulus volentibus eum in
-legis servitutem redigere, ut ipse testatur, ad horum subjectione
-cessit. Questo luogo mi pare una chiara prova che gli ultramontani ai
-quali s'indirizza la lettera dei Lombardi erano forse una frazione dei
-Valdesi, rimasta ancora in moltissimi punti ligia alla Curia Romana.
-Con nessun'altra ipotesi si potrebbe spiegare questa sollecitudine per
-la confessione auricolare, che tra i sacramenti fu il primo ad essere
-abbandonato, come ne fan fede le fonti più antiche, Alano e l'Abate di
-Foncaldo.
-
-[340] Di queste due sentenze, la prima ci viene conservata da Alano, la
-seconda da Stefano di Borbone.
-
-[341] _Beiträge zur Geschichte der Waldesier_, p. 22-23.
-
-[342] _Der Tractat des David von Ausburg_, München 1878, p. 15-16.
-
-[343] In D'ARGENTRÉ, I, 87. Et inveni per multas confessiones eorum in
-jure tam perfectorum quam credentium.... Tamen aliqui eorum dicunt, ut
-ab eis audivi, timore mortis esse eis, qui non sunt perfecti, licitum
-mentire et jurare.
-
-[344] STEPHANUS, in D'ARGENTRÉ, I, 89. Quilibet bonus homo sit
-Dei filius, sicut Christus eodem modo.... cum homo poenitens bonus
-efficitur, tunc est ibi verus baptismus.
-
-[345] PREGER, op. cit., pag. 16: Natürlich konnte man nun nicht Alles,
-was aufänglich für den Predigerverein galt, auch zur Vorschrift für die
-Gemeinden machen.
-
-[346] Vedi più sopra, p. 195, n. 1, da riscontrarsi con DAVIDE, §
-18, ediz. Preger, pag. 35: Olim desiniverant jurare omnino, sed quia
-facilius per hoc deprehendebantur, caute dispensaverunt modo jurare pro
-se vel alio a morte defendendo.
-
-[347] STEF. DI BORB., pag. 89: Nullam esse sanctitatem nisi in bono
-homine vel muliere.
-
-[348] STEF., pag. 88: Sunt quidam qui non sunt ordinati a Deo vel ab
-hominibus ut mali laici: alii ab hominibus ut mali sacerdotes nostri et
-non a Deo: alii a Deo etsi non ab hominibus, ut boni laici, qui servant
-mandata Dei, qui possunt ligare et solvere, et consecrare et ordinare,
-si proferant verba Dei ad hoc statuta.
-
-[349] STEF., loc. cit. Item dicunt malos, qui sunt in peccato,
-non posse ligare et solvere vel indulgentias dare, vel peccatorum
-relaxationes, vel consecrare, vel aliquid tale facere, quod Deus
-habeat ratum. — Riscontrate l'anonimo di Passau (Pseudo Rainero)
-in D'ARG., I, 93. Item dicunt quod transsubstantiatio non fiat
-in manu indigne conficientis sed in ore digni sumentis et confici
-posse in mensa communi. DAVIDE, ediz. Preger, pag. 27: Hoc (cioè la
-transustanziazione) autem quidam dicunt tantum per bonos fieri, alii
-autem qui verba consecrationis sciunt.
-
-[350] STEF., p. 88: Vidi haereticam quae combusta fuit, quae super
-arcam ad modum altaris parati consecrare se credebat et attentabat.
-
-[351] MONETA, pag. 403: Quidam dixerunt quod Valdesius ordinem
-habuit ab universitate fratrum suorum. Eorum autem, qui hoc dixerunt,
-principalis auctor fuit quidam haeresiarcha pauperum lombardorum Doctor
-perversus Thomas. Hoc autem probare taliter visus est: Quilibet de illa
-congregatione potuit dare Valdesio jus suum scilicet regere seipsum, et
-sic tota congregatio illa potuit conferre et contulit Valdesio regimen
-omnium, et sic creaverunt illum omnium Ponteficem et Praelatum.
-
-[352] MONETA, pag. 402: Ipsi ad minus triplicem confitentur (ordinem)
-scilicet Episcopatum, Presbyteratum, et Diaconatum.
-
-[353] L'abbate di Foncaldo tra le altre obbiezioni contro alla libera
-predicazione dei Valdesi move questa (pag. 208): Qui uxores habent aut
-pondere terrenae solicitudinis opprimuntur ad disseminandum verbum Dei
-idonei non sunt.
-
-[354] Riportammo altrove il passo: Uxor potest a viro recedere eo
-invito (D'ARG., I, 89).
-
-[355] DAVIDE, ediz. Preger, pag. 27: Matrimonium dicunt esse
-fornicationem juratam, nisi continenter vivant. Qualescumque alias
-luxurie immundicias magis dicunt esse licitas quam copulam conjugalem.
-Continenciam laudant, sed urente libidine concedunt ei satisfieri
-quocumque modo turpi. Questo ultimo tratto è certo in contraddizione
-col precedente, ed è poco credibile. Ma non per questo s'ha da revocare
-in dubbio tutta la testimonianza, come fa il Preger, op. cit., pag.
-18. Anche l'anonimo di Passau in D'ARG., I, 94, dice in un passo già
-riportato: Sacramentum conjugii damnant, dicentes mortaliter peccare se
-conjuges si absque spe prolis conveniant.
-
-[356] Abbiamo riportato sopra, pag. 198, n. 2, il passo dell'anonimo
-di Passau et confici posse in mensa communi. DAVIDE in PREGER, pag.
-27: Hoc etiam in conventiculis suis celebrant recitantes verba illa
-evangelii in mensa sua et sibi mutuo partecipantes sicut in caena
-Christi. _Liber inquis. tholos._, pag. 216: Item oravit cum Valdensibus
-pluries ante prandium et post inclinatus super bancam secundum modum
-et ritum ipsorum. Cfr. pag. 222-23; 229. Dobbiamo dunque ammettere
-col Preger, che continuasse la celebrazione dell'Eucaristia; ma che
-il rito fosse semplificato, e la funzione cattolica messa da banda lo
-dice esplicitamente l'anonimo di Passau in D'ARG., I, 93: Item dicunt
-quod missa nihil sit, quia Apostoli eam non habebant et fiat propter
-quaestum. L'anonimo del codice Claromontano ci da una descrizione
-della cerimonia della consecrazione, che in questa forma forse era
-celebrata una volta sola l'anno, nella Pasqua; D'ARG., I, 56: Dicti
-Pauperes de Lugduno solum semel consecrant in anno, in coena Domini, et
-tunc quasi iuxta noctem: ille qui praeest inter eos, si est Sacerdos,
-convocat omnes de familia sua utriusque sexus, et facit ibi ante eos
-preparari bancum seu unum scannum, et poni desuper unum mundum gausape,
-cui postea supponunt unum bonum scyphum de vino bono et puro, et unam
-fugaziam azymam .... Postea vero surgunt et tunc ille qui consecrat,
-signat panem et scyphum, et fracto pane dat omnibus astantibus
-particulam suam et postea dat omnibus bibere cum Scypho, et stant
-semper in pedibus et sic finitur eorum sacrificium et credunt firmiter
-et confitentur quod istud est corpus et sanguis Domini nostri Jesu
-Christi.
-
-[357] DAVIDE, pag. 27: Corpus Christi et sanguinem non credunt vere
-esse, sed panem tantum benedictum, qui in figura quadam dicitur corpus
-Christi, sicut dicitur: Petra autem erat Christus, et simile. Hoc
-autem quidam discunt tantum per bonos fieri, alii autem per omnes verba
-consecrationis sciunt.
-
-[358] DAVIDE, in PREGER, pag. 17: Quidam autem dicunt baptismum non
-valere parvulis, eo quod nondum actualiter possint credere.
-
-[359] DAVIDE, loc. cit. Dicunt non esse purgatorium sed omnes morientes
-statim transire in celum vel infernum; ideo suffragia pro defunctis
-ab ecclesia facta asserunt non prodesse. Unde dicunt quod oblaciones
-factae pro defunctis prosunt clericis, qui concedunt, non animabus quae
-hujusmodi non utuntur.
-
-[360] STEFANO DI BORBONE, pag. 89: cum dicunt se credere Incarnationem,
-Passionem, Resurrectionem Christi, dicunt quod illam credunt veram
-Conceptionem Christi, Nativitatem, Passionem, Resurrectionem et
-Ascensionem cum bonus homo concipitur, nascitur, resurgit per
-poenitentiam vel ascendit in coelum; cum martyrium patitur, illa est
-vera passio Christi. Similiter, cum dicunt se credere Baptismum,
-Poenitentiam, et sic de aliis sacramentis dicunt ipsa esse vera
-sacramenta solum et tunc compleri, cum homo poenitens bonus efficitur,
-tunc est ibi verus Baptismus, Confirmatio, Eucharistia vera, quia tunc
-efficitur Corpus Christi, tunc ordinatur, tunc fit in eo conjugium et
-unctio. Et per istam spiritualitatem fidem nostram plurimi eorum in
-articulis et sacramentis annihilant.
-
-[361] DAV., loc. cit. unctionem extremam respuunt et oleum consecratum
-et crisma nil valere plus quam aliud.
-
-[362] L'anonimo di Passau, in D'ARG., I, 93, tra gli errori dei Valdesi
-di Germania conta questi: XI, quod non sit obediendum praelatis sed
-tantum Deo. XII, quod nemo fit major altero in Ecclesia. XIII. Quod
-nemo debet flectere genua Sacerdoti. L'anonimo del codice claromontano
-in D'ARG., I, 57 dice parimente: Tricesimo, quod Sacerdos non est nisi
-pronunciator. STEF. DI BORBONE, pag. 89: Sufficit ad salutem soli Deo
-non homini confiteri.
-
-[363] DAV., pag. 28: Dicunt etiam quod sancti in coelo non audiunt
-oraciones fidelium; nec venerationes quibus eos honoramus, attendunt,
-arguentes, quod cum corpora sanctorum hic mortua jaceant et spiritus
-tam remoti sint a nobis in celo, nullo modo oraciones nostras valeant
-auditu percipere neque visu. Dicunt quoque sanctos non orare pro nobis,
-et ideo non oporteat nos implorare suffragia eorum qui absorpti gaudio
-coelesti nobis non possint intendere. Cfr. l'an. di Passau in D'ARG.,
-I, 94. Item nullum sanctum credunt nisi Apostolos, nullum sanctum
-credunt nisi solum Deum.
-
-[364] STEF. DI BORB., pag. 89: Irrisibiles dicunt qui faciunt festa
-Sanctorum et quod non peccant qui in eis laborant. L'ANONIMO DI PASSAU
-in D'ARG., I, 94: Canonisationes, Translationes et Vigilia sanctorum
-contemnunt. DAV., pag. 28: unde derident solempnitates quas in
-sanctorum venerationem celebramus et alia quibus eos honoramus.
-
-[365] DAVIDE, loc. cit. In quadragesima et in aliis diebus jejuniorum
-ecclesiae non jejunant sed carnes comedunt ubi audent, dicentes
-quod Deus non delectatur in afflictionibus amicorum suorum. STEF. DI
-BORB., pag. 89: Non peccare dicunt illos, qui jejunia statuta solvunt
-quacumque die, et qui ibi carnes comedunt.
-
-[366] STEF. DI BORB., loc. cit, irrident eos qui luminaria offerunt
-sanctis .... irrident cantus Ecclesiae et officium divinum. DAV., pag.
-27: Festa, feriarum jejunia, ordines, benedictiones, officia ecclesiae
-et similia respuunt omnino.
-
-[367] Intorno alla consacrazione delle chiese già ricordammo il
-Foncaldo, che tra gli errori dei Valdesi nota questo (pag. 218): Malunt
-orare in stabulis vel cubiculis seu thalamis quam in Ecclesia, DAV.,
-§ 11, [non pubblicato dal Martène] pag. 31: Sicut Symea .... imitantur
-.... id quod apostoli pro pauperibus collectas in ecclesia procurabant
-et in domibus fidelium, quando nondum ecclesiae constructae fuerunt,
-quando docebant vel sacra misteria celebrabant, vel ad predicandum per
-diversas provincias discipulos destinabant, qui fundarent ecclesias
-vel firmarent. L'anonimo del codice Claromontano in D'ARG. I, 57 locis
-sacris nullam exhibent reverentiam.
-
-[368] STEF. DI BORB., pag. 89: solum Deum adorandum dicunt omni genere
-adorationis et dicunt peccare eos qui Crucem, vel illud quod nos
-dicimus et credimus corpus Christi, adorant, vel sanctos alios a Deo,
-vel eorum imagines. L'ANONIMO DI PASSAU in D'ARG., pag. 94: Reliquias
-sanctorum contemnunt item sanctam crucem reputant ut simplex lignum,
-ed item lignum S. Crucis horrent propter supplicum Christi, nec unquam
-signant se.
-
-[369] Davide conosce molto bene questo processo: § 5, pag. 26: Haec
-fuit prima haeresis eorum, contemptus ecclesiasticae potestatis. Ex
-hoc traditi Sathanae precipitati sunt ab ipso in errores innumeros, et
-antiquorum haereticorum errores suis adinvencionibus miscuerunt.
-
-[370] Quanta speranza ponesse nell'Imperatore il partito delle riforme
-lo attesta tra tante la lettera di Pier Damiani ad Enrico III, in
-occasione della sentenza imperiale contro l'arcivescovo di Ravenna
-(_P. Damiani Epist._, VII, 2; _Opp._ Parigi 1664, pag. 109, A). Nam in
-expulsione Uniquerii vox omnium in laudem sui Creatoris attollitur,
-Ecclesia de manu violenti praedonis eripitur, et salus esse totius
-mundi vestra Incolumitas judicatur. Laetentur ergo coeli, et exultet
-terra quia in Rege suo vere Christus regnare cognoscitur.
-
-[371] GIESEBRECHT, _Geschichte der deutschen Kaiserzeit_, II, 404.
-
-[372] MANSI, XIX, 627: Concilii Romani anno 1047 habiti Canon....
-Nullum aut ecclesiarum consecrationem, aut clericatus ordinationem,
-aut Archipresbyteratum, aut commendationes altarium, aut traditiones
-ecclesiarum, aut abbatias, aut praeposituras vendere. Quisquis
-contradixerit aut vendiderit anathema sit. Del Concilio romano
-dell'anno 1049, il Mansi, pag. 722, toglie le notizie da una lettera
-di S. Pier Damiani ad Enrico arcivescovo ravennate. In questa lettera
-è notevole la frase: Ponamus itaque ut simoniaci in nullo a caeteris
-haereticis differant, che è forse un'amplificazione retorica.
-
-[373] Come dice Enrico III (in GLABER, V, 2) Vos autem (qui vice
-Christi in Ecclesia constituti estis) avaritia et cupiditate
-corrupti, qui dum conferre deberetis in hujusmodi transgressionis
-dando et accipiendo canonem maledicti estis.... Omnes quippe gradus
-Ecclesiastici a maximo Pontifice usque ad ostiarium opprimuntur per
-suae damnationis pretium.
-
-[374] MANSI, XIX, 696: Omnino confitemur non licere episcopo
-presbytero, diacono, subdiacono propriam uxorem causa religionis
-abjicere a cura sua, scilicet ut ei victum et vestitum largiatur: sed
-non ut cum illa ex more carnaliter jaceat.
-
-[375] Simone Mago è tenuto dai padri della Chiesa del terzo e quarto
-secolo come uno dei quattro capi dello gnosticismo. Le lettere
-clementine già lo danno per il principale. Ma questo solo par probabile
-che egli, appartenendo alla setta samaritana, cercasse di combinare
-insieme la nuova religione col samaritanismo. Il che non importa che la
-dottrina gnostica si debba a lui, come non si deve nè al suo discepolo
-Menandro, nè a Dositeo; ben piuttosto a Cerinto, che è l'ultimo dei
-quattro nominati dai Padri: SCHMID, _Kirchengeschichte Erlangen_, 1880,
-Vol. I, pag. 64.
-
-[376] _Apoc._, II, 6. Cfr. IRENEO, I, 29. CLEM. STROM., I, 3.
-
-[377] Il decreto di Clemente II (MANSI, loc. cit.), già parla de
-haeresia simoniaca. La stessa espressione si trova in Arnolfo,
-_Gesta_, lib. III, cap. XI (PERTZ, _Mm. SS._, VIII 19). Il biografo
-di Arialdo, Andrea, cap. XI, 7 (PURICELLI, pag. 86), riferisce alcune
-ragioni che l'arcivescovo, insieme alla maggior parte del clero e dei
-nobili, nonchè di molti del popolo minore solevano portare contro la
-proibizione della vendita: Haec namque doctrina si ad profectum venerit
-nobis nostrisque filiis profecto nullo modo vivere expedit. Quae
-enim est nostra vita nisi ecclesiarum beneficia quae a nobis assidue
-venduntur et emuntur? Certo queste ragioni erano deboli assai; ma
-provano in ogni modo che si faceva una discussione e taluni sostenevano
-la legittimità del traffico.
-
-[378] LANDULFI, _Hist. Mediol._, II, 36 (PERTZ, VIII, 73): Itaque his
-et aliis misericordiarum multarum elemosynis, si quid offensionis
-laicis inhaerebat, et sacerdotibus illos moribus bonis imbuentibus
-solvebatur.
-
-[379] LAND., _Hist. med._, II, 35 (PERTZ, VIII, 70): Si autem in
-virginitate uxorem aliquis non habens permanere non posse fateretur,
-humanam ac fragilem naturam sciens restringi non posse nisi Dei
-misericordia adjutus, continuo in testimonio bonorum virorum secundum
-legem humanam licentia a pontifice accepta, uxor tamen virgo illi
-desponsabatur; unde apostolus: _Qui se non continet, nubat_. Et
-unusquisque excepta causa fornicationis suam uxorem habebat; qua
-accepta non minus venerabatur et amabatur quam si sine uxore idem
-degeret.... Usus enim ecclesiae totius tam latinae quam graecae per
-tempora multa sic se habebat. III, 7 (PERTZ, 78): Sed nostri sacerdotes
-Deo gratias usque hodie nec sunt nec nominati sunt adulteri, sed
-curiose observant apostolicum praeceptum, ut sint unius mulieris
-viri. Queste parole sono messe in bocca all'arcivescovo. Altre non
-meno energiche sono attribuite all'arcidiacono Guiberto ed al diacono
-Ambrogio III, 23, 24 (PERTZ, 89-91), nè meno incalzanti sono le
-risposte che fa il sacerdote Andrea ai discorsi tenuti da Arialdo a
-Landolfo III, 26 (PERTZ, 92-93).
-
-[380] BONITH., in JAFFÉ, II, 648: Sed venditores ecclesiarum,
-mediolanenses capitanei et valvassores, cum viderent se pecuniis
-nudari, contristabantur.
-
-[381] BONITH., lib. VI (JAFFÉ, II, 638): Ecclesia Mediolanensis, quae
-fere per 200 annos superbiae fastu a Romanae ecclesiae se subtraxerat
-dicione. ARNULFI, _Gesta_, III, 15 (PERTZ, VIII, 21): O insensati
-mediolanenses, qui vos fascinavit? Heri clamastis unius sellae
-primatum, hodie confunditis totius ecclesiae statum .... Dicetur enim
-in posterum; subjectum Romae Mediolanum. Queste amare parole sfuggono
-al cronista nel raccontare che il popolo milanese dopo essersi levato
-in tumulto contro il legato di Roma gli si sottomise.
-
-[382] BONITH. in JAFFÉ II, 638: Gregorius .... mediolanensem ecclesiam
-.... secundum antiquum morem [vale a dire secondo il costume orientale
-di S. Ambrogio] cantare constituit. Arnolfo, III, 17 (PERTZ, pag. 12):
-Interea Arialdus .... letanias illas quas Ambrosiani post ascensionem
-celebrant .... praedicabat execrandas.
-
-[383] ARNOLFO, III, 10 (PERTZ, pag. 19): Qui (Arialdus) cum modicae
-foret auctoritatis, humiliter utpote natus, praevidit applicare sibi
-Landulfum quasi generosiorem et ad hoc idoneum .... Landulfus vero
-cum esset expeditioris linguae ac vocis, nimiusque favoris amator,
-repente dux verbi efficitur, usurpato sibi contra morem ecclesiae
-praedicationis offitio. Hic cum nullis esset ecclesiasticis gradibus
-alteratus etc. LANDOLFO, _Hist. med._, III, 5 (PERTZ, pag. 76),
-conferma intorno ad Arnolfo le notizie dell'altro cronista: Landulphus
-de magna prosapia oriundus .... Unus de notariis (grado ecclesiastico
-inferiore al sottodiacono). Di Arialdo dice soltanto: alium forensem
-clericum, levitam (diacono) tantum, Arialdus nomine, ortus in loco
-Cuzago prope Canturium artis liberae magister. BONIZONE (JAFFÉ, pag.
-639): Landulfus ex majore prosapia natus .... Arialdus ex equestri
-progenie trahens originem. ANDREA, cap. I (PURICELLI, pag. 14), Bezo
-quidam, cum Beza.... nobiles utrique natione sed nobiliores probitate;
-cap. IX, pag. 81: Qui progenie altior erat Landulphus. Tutte queste
-notizie concorderebbero se s'intendesse l'_humiliter_ del cronista
-milanese in senso relativo non assoluto.
-
-[384] ARNOLFO, III, 13 (PERTZ, 20): Hos tales cetera vulgaritas
-hyronice Patarinos appellat. IV, 11 (PERTZ, 28): non quidem industria
-sed casu prolatum. BONIZONE, lib. VI (JAFFÉ, pag. 639): eisque
-paupertatem improperantes, paterinos id est pannosos, vocabant. Anche
-oggi secondo il Cherubini _pattaria_ in dialetto milanese vuol dire,
-ciarpe, cenceria, sferre vecchie. E dall'essere denominati patari o
-patarini i novatori si disse pataria la loro setta, ed in seguito la
-dottrina da loro insegnata. LAND., _Hist._ III, 12 (PERTZ, 81): Cum
-cujus inauditae Pataliae placitum cogitasti commovere. III, 9 (PERTZ,
-79): Tu solus per execrabilem pataliam flammam .... super nos accendis.
-Arnolfo nel luogo citato del libro quarto aggiunge ingenuamente: dum in
-quodam etymologiarum tomo nuper plura revolverem, ita scriptum reperio:
-Pathos graece latine dicitur perturbatio. Unde justa meae parvitatis
-ingeniolum statim conjicio, quod Patarini possunt perturbatores
-rite nuncupari, quod plane rerum probat effectus. Si perdona questa
-partigiana etimologia al cronista, che ebbe molto a soffrire dalle
-agitazioni patariniche; ma non si può perdonare al nostro Cantù
-quest'altra etimologia, tolta di peso dalle costituzioni di Federico
-II: _patarini furon detti da pati perchè ostentavano penitenza, o dal
-pater che era loro preghiera_ (_Gli eretici in Italia_, pag. 77). Cfr.
-BREHOLLES, _Hist. dipl._, IV, I, pag. 298: Patarenos se nominant velut
-expositi passioni.
-
-[385] Il cronista contemporaneo Landolfo conosce bene questo nesso
-dei novatori cogli eretici. Lib. III, 19 (PERTZ, 87). Venientes namque
-quidam suburbani diversis, ac variis dogmatibus irretiti, et Arialdus
-ipse, et ipse quem animo prae omnibus diligebat, et aliquantis cum
-Laicis, qui Girardi de Monteforte sententias fere consentiebant, quos
-ipse paulo ut filios complexus deosculabatur ecc. Nel cap. 26 dello
-stesso libro viene riferito un discorso del sacerdote decumano Andrea,
-ove è notevole questo passo (PERTZ, pag. 93): Forsitan adhuc illa
-sententia implicitus es, qua olim illi de Monteforte te imbuerant, qui
-omnem christianitatem mulierem non tangere et genus humanum sine semine
-virili apum more nasci dicentes, falsis sententiis affirmabant?
-
-[386] Andrea nella vita di Arialdo, cap. IV, 4 (PURICELLI, pag. 78),
-attribuisce al santo novatore questo discorso: Ecce Christus clamat:
-Discite a me quia mitis sum, et humilis corde. Et iterum de se dicit:
-Filius hominis non habet, ubi caput reclinet. Et item Beati pauperes
-spiritu, quoniam ipsorum est Regnum Coelorum. E contra vero ut
-inspicitis, vestri Sacerdotes, qui effici possunt ditiores in terrenis
-rebus, excelsiores in aedificandis turribus et domibus, superbiores in
-honoribus, in mollibus delicatisque vestibus pulchriores, ipsi putantur
-beatiores. En ipsi, ut cernitis, sicut laici palam uxores ducunt:
-stuprum, quemadmodum scelesti laici, sequuntur atque ad nefandum hoc
-opus patrandum tanto sunt validiores, quanto a terreno labore minus
-oppressi; videlicet viventes de Dono Dei. Possiamo confrontare questo
-discorso con le accuse che i Catari faceano alla Chiesa cattolica. (V.
-MONETA, pag. 60, e 303). Ecclesia Christi imminentibus tribulationibus
-saepe esuriebat .... Romana Ecclesia in divitiis multis est et in
-deliciis induta purpura et bysso, et epulatur quotidie splendide
-et secure, et stabilis in hoc mundo non laborat manibus suis, sed
-ipsa lasciva et otiosa devorat aliorum labores .... Ecclesia Christi
-contemnebatur et blasphemabatur a mundo, e converso Ecclesia Romana
-a mundo honoratur. Altrettali simiglianze scopriremo nel discorso di
-Arialdo riferito da Arnolfo, III, 11 (PERTZ, 19): Pro luce palpatis
-tenebras, caeci omnes effecti, quoniam coeci sunt duces vestri sed
-numquid potest coecus coecum decere. Nonne ambo in foveam cadunt?
-
-[387] ARNOLFO, III, 14 (PERTZ, 21): Tamen in presenti coetu, quia
-Romanus erat, archiepiscopo praesidere contendit. Unde subito factus
-est popularis in urbe tumultus, ut nisi cessisset illius humilitas,
-quod suum erat, fecisset impetum, non quidem gratia Widonis, sed
-Ambrosiani causa honoris. Pietro Damiani, _Opp._, 42, rimprovera
-Arnolfo di non aver mantenuta la promessa fatta in quel tumulto, che si
-sarebbe chiuso in un convento se avesse avuta salva la vita.
-
-[388] PAÉCH, _Die Pataria in Mailand_, pag. 15; ARNOLFO III, 2 (PERTZ,
-pag. 17): Heinricus.... neglecto nobili ac sapienti primi ordinis
-clero, idiotum et a rure venientem elegit antistitem, cui nomen fuerat
-Wido.
-
-[389] Vedi tra le altre l'importante memoria dello Schupfer: _La
-società milanese all'epoca del risorgimento del comune_ (_Archivio
-Giuridico_, vol. III-IV, principalmente vol. IV, pag. 308 e segg.).
-
-[390] Il PAECII (op. cit., pag. 24) dimostra questo viaggio molto
-probabile, perchè Anselmo ed Ildebrando che nel 18 ottobre erano a Roma
-(MANSI, XIX, 866), e nel 27 dicembre sono in Pöhlde (_Mon. Germ._,
-VII, 246), avranno ben toccato Milano nel loro viaggio. Io aggiungo
-che la notizia di Landolfo (III, 13) è confermata da Bonizone (pag.
-640): et confestim misit a latere suo episcopos et cum eis Deo amabilem
-Hildebrandum archidiaconum per tacere di Arnolfo (III, 14), che la dà
-pure ma molto confusamente.
-
-[391] Pietro Damiani si comportò con molta prudenza, chè a tagliar
-corto coi simoniaci le chiese sarebbero rimaste senza sacerdoti. Ma
-gl'intransigenti non gli perdonavano questa temperanza. (Vedi BONIZONE,
-pag. 643). Quod aliquibus visum est culpabile, sapientibus valde
-laudabile. Quod enim laudabilius ea tempestate poterat inveniri, quam
-ut talis ecclesia sacerdotio non deperiret? Vedi la lettera di Pietro
-Damiani ad Ildebrando riportata in MANSI, 887.
-
-[392] MANSI, _Concilia_, XIX, pag. 907: Si quis apostolicae sedi
-sine concordia et canonica electione ac benedictione cardinalium
-episcoporum, ac deinde sequentium ordinum religiosorum clericorum
-intronizatur, non papa vel apostolicus habeatur.
-
-[393] Ut per laicos nullo modo quilibet clericus aut presbyter obtineat
-ecclesiam, nec gratis nec pretio.
-
-[394] PAECH (op. cit., pag. 30), con Giulini e Giesebrecht intende
-in questo senso le parole di Arnolfo: accepto ab eo (papa) anulo
-apostolicae gratiae ac totius potestatis ecclesiasticae (III, 15;
-PERTZ, pag. 21).
-
-[395] Ut nullus missam ad audiat presbyteri quem scit concubinam
-indubitanter habere, aut subintroductam mulierem.
-
-[396] _Lamberti Annales_ (PERTZ, _Mon. Script._, V, 218). Adversus hoc
-decretum (quello di Gregorio VII contro i preti ammogliati) infremuit
-tota fractio clericorum; hominem plane haereticum et vesani dogmatis
-esse clamitans qui oblitus sermonis Domini, quo ait: non omnes capiunt
-hoc verbum, et apostolus: qui se non continet nubat: melius est nubere
-quam uri, violenta exactione homines vivere cogeret ritu angelorum.
-_Sigiberti Chronica_ (PERTZ, _Mon. Script._, VI, 862). Gregorius papa
-celebrata synodo symoniacos anathematizavit, et uxoratos sacerdotes
-a divino officio removit, et laicis missam eorum audire interdicit,
-novo exemplo ut et multis visum est inconsiderato praejudicio contra
-sanctorum patrum sententiam, qui scripserunt quod sacramenta quae in
-ecclesia fiunt, baptisma scilicit, crisma, corpus et sanguis Christi,
-Spiritu Sancto latenter operante eorumdem sacramentorum effectum, seu
-per bonos seu per malos intra ecclesia Dei dispensentur.
-
-[397] LANDOLFO, III, 5 (PERTZ, 77) crede che Anselmo sia stato
-l'istigatore di Arialdo ed Arnolfo. Il racconto del cronista, per
-inesatto che sia, come dimostra il Paech, pag. 19, è una chiara prova
-delle voci che correvano sul conto del vescovo di Lucca.
-
-[398] ARNOLFO, III, 17 (PERTZ, 22) vorrebbe non credere ad Erlembardo,
-tanto gli sembra incredibile quel che ei racconta. Praeterea gloriatur
-Arlembardus idem ab ipsa Roma bellicum sancti Petri se accepisse
-vexillum contra omnes sibi adversantes. Quod appensum lanceae
-homicidiorum videtur iudicium; cum profecto sit nefas tale aliquid
-suspicari de Petro, aut aliud habuisse vexillum praeter quod datum est
-in Evangelio: _Qui vult post me venire ecc_. Che il vessillo fosse
-dato nella prima gita di Erlembardo a Roma è detto da Andrea, cap.
-XIV (PURIC., pag. 92), come osserva il Paech contro Giesebrecht, pag.
-36. Una conseguenza grave dell'elevazione di Erlembardo a milite della
-Chiesa era questa rilevata da Arnolfo, III, 11 (PERTZ, 21): Arlembardus
-.... cum esset laycus, quasi fraternae gratia pietatis opus sibi
-praesumpsit indebitum .... et quae sunt peccata dijudicans .... Dum
-ergo laicus judicat, clericus tantum vapulat.
-
-[399] ARNOLFO, III, 20 (Arlembardus) excommunicationis litteras dedit
-archiepiscopo, quod pluribus grande visum est civitatis obprobium
-... ad ultimum factis in medio ecclesiae partibus, clamoroso impeto
-vicissim in sese consurgunt .... Remansit pene solus Antistes. Quem
-pars aggrediens inimica, fustibus crudeliter caesum et quasi semivivum
-reliquit. In crastinum visa tanta crudelitate cives horrescunt mente
-confusi. Communiter igitur statuunt, aut tantum punire facinus aut
-vivere nolle amplius. Unde factum ut fugiens Arialdus .... incidit
-manus quaerentium animam ejus .... quem .... penitus interficiunt.
-ARNOLFO (III, 30) non parla della nipote di Guido. Bensì Landolfo
-(III, 30): juxta locum Legnani a manibus fidelium domnae Olivae, domni
-Guidonis neptae, tentus et captus est .... in insula quadam juxta Lacum
-Majorem .... vernulae Olivae furialiter in eum prosilientes, linguam
-ejus de sub mentonem trahentes, in insula semimortum reliquerunt.
-Questo racconto è confermato da Andrea (cap. 29, pag. 108) il quale non
-appena si diffuse in Milano la notizia della morte di Arialdo recatosi
-presso il Lago Maggiore, ne seppe alcuni particolari da un prete
-Martino, altri ne raccolse in seguito; pag. 111: Quapropter nasus ....
-cum labio superno est abscissus .... deinde ambo oculi sunt effossi.
-Postea vero dextram detruncant manum. Dehine radicitus membrumque
-amputant genitale .... postea vero de sub gutture linguam extrahunt.
-
-[400] LANDOLFO, III, 30 (PERTZ, 96) racconta che la salma di Arialdo
-fu seppellita in Arce Trevali in apotheca Sancti Ambrosii; ma poscia
-pel gran fetore ipsam apothecam aqua usque umbelicum coarctantes
-foetorem repleverunt. In seguito alle minacce di Erlembardo, corpus
-jamdiu truncatum mulieris (causa) fere emarcidum minimeque propter
-aquam in qua jacuerat foetens .... orribile nimis ac visu teterrimum,
-illis traditum est. Andrea al contrario (cap. 30, pag. 112) racconta
-che l'empia Jezabel, o la nipote di Guido valde fecit saxa ingentia
-circa ipsum innecti et in profundum laci demergi, e che in seguito un
-fedele di nome Algisio vide in riva al lago il corpo del santo sano e
-meravigliosamente candido praeter octo membra quae ei erant cum ferro
-amputata. Pare che sia più probabile il racconto di Andrea almeno nella
-prima parte, perchè entrambi i cronisti s'accordano nel dire che il
-cadavere fu seppellito in acqua, e Landolfo colla virtù dell'acqua
-spiega perchè non putisse. S'accordano poi entrambi i cronisti anche
-in questo, che i Patarini ripresero le spoglie del martire sulle rive
-del Ticino. BONIZONE, pag. 649, dice soltanto: Herlembardus tam dierum
-castra propinquorum archiepiscopi obsedit, donec corpus venerabilis
-Arialdi ei reddiderunt. Quod Mediolani delatum in ecclesia Sancti Celsi
-summo cum honore humatum est.
-
-[401] ARNOLFO, III, 21 (PERTZ, 23). Ad quod sedandum litigium
-contigit tunc temporis Maginardum episcopum Silvae candidae et Minutum
-cardinalem presbyterum Romanos legatos venisse Mediolanum... deinde
-inter clerum judicantes et populum eleganti scripto constituunt quid
-fieri debeat in posterum. Si comprende perchè Arnolfo lodi questo
-scritto, che prescriveva: neminem predictorum graduum clericum ex
-suxpicioni damnari .... nullum clericorum pro cujusquam peccati culpa
-in judicio laicorum amodo esse .... illud beneficium quod cuiquam
-clericorum aufertur, nullus laicus in suum usum accipiat .... incendia,
-depraedationes, sanguinum effusiones, multasque injustas violentias
-omnimodo prohibemus ne faciant. MANSI, XIX, 347-48.
-
-[402] ARNOLFO, III, 21 (PERTZ, 23): Arlembardus .... caute subintulit
-juramento causam futuri eligendi pastoris post discessum praesentis
-.... Archiepiscopus cum tot nequiret imminentes tollerare pressuras,
-aevo jam maturus et diuturno languore membris omnibus dissulutus
-arbitratus est fore conveniens ut quod ille faciendum praeviderat, ipse
-quoque destruendo praeveniret.
-
-[403] BONIZ., pag. 652: animumque regis utpote adolescentis facillime
-venatus est. Nam et Pataream promittebat se destructurum et Erlembardum
-vivum capturum.
-
-[404] Nelle lettere di Gregorio VII più volte è fatta menzione di
-Goffredo. Così nella lettera undecima del primo libro indirizzata
-alle contesse Beatrice e Matilde il 24 giugno 1073 (JAFFÉ, II,
-21): Longobardorum episcopi .... Gotefredum symoniacum, et ob hoc
-excommunicatum atque damnatum sub specie benedictionis maledixerint et
-sub umbra ordinationis execratum hereticum constituerint. Cfr. I, 15,
-1 luglio 1073 ad Longobardos. Ivi, pag. 26: Gotefredus vivente Guidone
-dicto Archiepiscopo mediolanensi eandem ecclesiam .... quasi vilem
-ancillam praesumpsit emere. Certo tra i due prelati erano corsi patti,
-tanto che secondo Arnolfo (I, 22) Guido riprese il suo ufficio e fece
-lega con Erlembardo col pretesto che Gotefredo non avea mantenute le
-sue promesse.
-
-[405] Sull'elezione di Attone vedi LANDOLFO, III, 25. Bonizone, (pag.
-653) lo chiama Ottonem, ejusdem ecclesiae clericum, nobilem quidem
-genere sed nobiliorem moribus.
-
-[406] BONIZ., loc. cit. Il Papa dichiarò nullo il giuramento.
-
-[407] ARNOLFO, IV, 6 (PERTZ, 27): Crisma sacrum, quod unus illorum
-dominicae coenae misterio metropolitanae direxit ecclesiae, sicut mos
-est deficiente pontifice, profusum humi coram omni populo calcibus
-proculcavit, suum producens in medium, a quo confectum vel unde venerit
-incognitum. IV, 9 (PERTZ, 28): Liutprandus quidem presbyter nuncupatus
-.... jussu ac virtute illius ordinariorum usurpavit officium, venientes
-inconsulte baptizans.
-
-[408] Il PAECH cita una lettera del vescovo di Verdun a Gregorio VII
-(MARTÈNE, _Thes._, I, 214), ove è riferita la voce che gli atti di
-Erlembardo non fossero senza l'approvazione del Pontefice: Vestro illo
-praecepto vel motu vel assensu, in partibus Italiae veneranda misteria
-.... non effusa, sed et projecta et pedibus conculcata.
-
-[409] BONIZ., pag. 663: Eodem quoque tempore Mediolanensis civitas toto
-incendio concrematur .... omnes sive amici sive inimici quasi una voce
-clamabant, hoc esse peccatum Paterinorum. Post pascha vero, de repente
-congregato exercitu et multitudine conjuratorum Herlembardum nihil
-male suspicantem invadunt eumque bellare temptantem in media platea
-interficiunt.
-
-[410] Intorno a Tedaldo vedi le lettere di Gregorio VII, III, 8-9,
-(JAFFÉ, 214-218). Nel Concilio del 1078 fu sospeso dall'ufficio e
-vescovile e sacerdotale insieme a Guiberto di Ravenna (JAFFÉ, p. 305).
-Scomunicato di nuovo nel Concilio del 1079 (JAFFÉ, pag. 355) ed in
-quello del 1080. Ciò non pertanto resse la Chiesa di Milano per nove
-anni, tre mesi e ventun giorno, e morì il 25 maggio 1086. Vedi il
-catalogo dei vescovi milanesi, in PERTZ, _Script._, VIII, 104.
-
-[411] GIESEBRECHT, _Geschichte_, III, I, pag. 186, cfr. 132-33.
-
-[412] Vedi il cosidetto _Dictatus Papae_ (MANSI, _Concilia_, XX,
-168-69), ove in brevi sentenze Gregorio VII compendia i diritti e le
-dignità del Pontefice: Quod legatus ejus omnibus episcopis praesit
-in concilio etiam inferioris gradus et adversus eos sententiam
-depositionis possit dare. — Quod solus possit uti imperialibus
-insigniis. — Quod solius papae pedes omnes principes deosculentur. —
-Quod illius solius nomen in ecclesis recitetur. — Quod unicum est nomen
-in mundo. — Quod illi liceat imperatores deponere.
-
-[413] Per questa ragione nei concilii posteriori si crede necessario di
-ribadire le antiche condanne e così ad esempio nel Concilio di Reims,
-nel 1119, Callisto II conferma le sentenze dei suoi predecessori contro
-i simoniaci (can. I); contro le investure laicali (can. II); contro
-i concubinarii (can. V): Presbyteris et diaconibus, concubinarum et
-uxorum contumaciam prorsus interdicimus (MANSI, XX, 236). Il Concilio
-lateranense del 1123 fa altrettanto (can. I): ordinari quemquam
-per pecuniam vel promoveri .... prohibemus. Can. III: Presbytheris,
-diaconibus vel subdianiconibus concubinarum et uxorum contubernia
-penitus interdicimus (MANSI, XX, 282). Innocenzo II, nel Concilio
-di Clairmont del 1130 sancisce (can. I): Si quis simoniace ordinatus
-fuerit .... honore male adquisito careat, et nota infamiae percellatur.
-Can. IV: qui a subdiaconatu et supra uxores duxerint aut concubinas
-habuerint officio atque beneficio ecclesiastico careant (MANSI, XXI,
-438). Nel Concilio lateranense del 1139, infine fu necessario decretare
-di nuovo: Si quis simoniace ordinatus fuerit, ab officio omnino cadat
-quod illecite usurpavit. VI: Qui .... uxores duxerint aut concubinas
-habuerint, officio atque beneficio ecclesiastico careant. II: nullus
-missas eorum audiant quos uxores vel concubinas habere cognoverint.
-(MANSI, XXI, 527).
-
-[414] GIESEBRECHT, _Arnold von Brescia_ (_Sitzungsberichte der k. Ak.
-der Wiss. zu München_, 1873, 1, pag. 139 e segg.). Il Giesebrecht
-ben rileva l'importanza che ha per la vita d'Arnaldo l'_Historia
-Pontificalis_, pubblicata dall'Arndt nei _Monum. Germ. Hist._ del
-PERTZ, XX, 515 e segg. L'illustre storico attribuisce questa cronaca a
-Giovanni di Salisbury. Della monografia del Giesebrecht fu pubblicata
-per cura dell'Odorici, anche lui biografo di Arnaldo, una traduzione
-italiana (Brescia, tip. Appollonio, 1876). Un'altra fonte importante
-fu scoperta dall'infaticabile prof. Monaci nella Vaticana. È un poema
-del secolo XII che tratta dei _Gesta per imperatorem Fridericum Barbam
-Rubeam in partibus Lombardiae et Italie_. Il valore di questa nuova
-fonte fu riconosciuto dal Giesebrecht (_Sopra il poema recentemente
-scoperto intorno all'imperatore Federico I. Lettera al prof. E.
-Monaci._ Roma, 1879). Di questo poema il Monaci pubblicò un frammento.
-(_Il Barbarossa e Arnaldo da Brescia secondo un antico poema inedito
-esistente nella Vaticana._ Roma, 1878). Vedi anche _Arnaldo da Brescia
-e la rivoluzione romana del secolo XII_, studio di GIOVANNI DE CASTRO,
-Livorno, 1875, con una compiuta bibliografia sull'argomento. BONGHI,
-_Arnaldo da Brescia_, nell'_Antologia_ del 15 agosto 1882.
-
-[415] DE CASTRO, op. cit., pag. 253 e segg.
-
-[416] _Hist. pontif._, cap. 21, in PERTZ, XX, 537. Erat hic dignitate
-sacerdos, habitu canonicus regularis, et qui carnem suam indumentorum
-asperitate et inedia macerabat. Il BONGHI, pag. 603, interpetra che si
-sia fatto monaco agostiniano, diventando più tardi abate dell'ordine.
-
-[417] Poema, v. 153. Vir nimis austerus dureque per omnia vite. Anche
-San Bernardo conferma questo tratto; ma, come sempre accade in lui,
-l'elogio finisce in iraconda ingiuria. Homo est neque manducans neque
-bibens, solo diabolo esuriens et sitiens sanguinem animarum; utinam tam
-sanctae esset doctrinae quam districtae est vitae. (Ep. 195).
-
-[418] Poema, v. 172. Namque Sacerdotes reprobos Simonisque sequaces
-.... Omnes censebat. _Hist. pontif._, loc. cit. Et contemptus mundi
-vehemens praedicator.
-
-[419] Dum episcopus Romam profectus aliquantulum moraretur, sic interim
-civium flexit animos, ut episcopum vix voluerint admittere. (_Hist.
-pont._, loc. cit.).
-
-[420] È falso che il Concilio lateranense abbia condannato Arnaldo come
-eretico. Nè nel canone XXIII, nè nel XXIV è nominato Arnaldo, nè S.
-Bernardo sa nulla di questa condanna conciliare, la quale gli avrebbe
-porti nuovi e più vigorosi argomenti alle sue accuse. Vedi DE CASTRO,
-_Arnaldo da Brescia_, Livorno, 1875, pag. 261, 262.
-
-[421] _Hist. pont._, loc. cit. Ob quam causam a domno Innocentio papa
-depositus et extrusus ab Italia, descendit in Franciam, et adhesit
-Petro Abelardo partesque ejus cum domno Jacinto, qui nunc cardinalis
-est, adversus abatem Clarevallensem studiosius fovit.
-
-[422] OTT., II, 31: Ne perniciosum dogma ad plures serperet, imponendum
-viro silentium decernit. I dubbi intorno a questa testimonianza sono
-del Giesebrecht.
-
-[423] OTT., II, 20. Petrum Abailardum olim praeceptorem habuerat. Di
-questa notizia non dubitano nè il Giesebrecht (pag. 13) nè il De Castro
-(pag. 151).
-
-[424] Vedi il passo dell'_Historia pontificalis_ riferito più sopra
-confermato da S. Bernardo, ep. 156. Execratus quippe a Petro Apostolo,
-adhaeserat Petro Abaelardo, cuius omnes errores, ab Ecclesia jam
-deprehensos atque damnatos, cum illo defendere acriter et pertinaciter
-conabatur. Ep. 189: Squama squamae conjungitur, nec spiraculum incedit
-per eos.
-
-[425] Postquam Petrus Cluniacum profectus est, Parisiis manens in monte
-S. Genovefe, divinas litteras scolaribus exponebat apud S. Hilarium
-.... Episcopis non parcebat ob avaritiam et turpe questum, et plerumque
-propter maculam vitae et quia Ecclesiam Dei in sanguinibus edificare
-nituntur. (_Hist. pont._, loc. cit.).
-
-[426] Poema, v. 155. Facundus et audax confidensque sui, vir multe
-litterature. S. BERNARDO, Ep. 196, cujus conversatio mel et doctrina
-venenum.
-
-[427] Ecco il testo del rescritto: Per presentia scripta fraternitati
-vestrae mandamus, quatenus P. Abailardum et Arnaldum de Brixia,
-perversi dogmatis fabricatores et catholicae fidei impugnatores, in
-religionis locos ubi melius vobis visum, faciatis includere.
-
-[428] Abbatem .... arguebat tamquam vane glorie sectatorem et
-qui omnibus invideret, qui alicuius nominis erat in litteris aut
-religione, si non essent de scola sua. Obtinuit ergo abbas, ut eum
-christianissimus rex ejiceret de regno Francorum. (_Hist. pont._, loc.
-cit.).
-
-[429] Al Vescovo di Costanza è indirizzata la lettera 195 che citammo
-più sopra. Nec mirum si non horam praevidere aut nocturnum furis
-imgressum observare quivistis. Mirum autem, si deprehensum non
-agnoscitis, non tenetis, non prohibetis esportare spolia vestra.
-Della dimora in Zurigo non ci dice nulla l'_Historia pontificalis_,
-ed in questo punto sembra meglio informato Ottone (II, 21): ibique in
-oppido Alemanniae Turego officium doctoris assumens, perniciosum dogma
-aliquot diebus seminavit. La qual testimonianza concorda colla lettera
-surriferita al vescovo di Costanza nella cui diocesi era compresa
-Zurigo. (GIESEBRECHT, op. cit., p. 135).
-
-[430] S. BERN., l. c. Melius auferre malum ex vobis. Quamquam amicus
-sponsi ligare potius, quam fugare curabit, ne jam discurreret.
-
-[431] S. BERNARDO, lettera 195. Hoc enim et dominus Papa fieri
-scribendo mandavit... sed non fuit qui faceret bonum.
-
-[432] Il Giesebrecht (p. 135) dalle parole Francia repulit, Germania
-abominatur argomenta a ragione che tanto Arnaldo quanto il legato si
-trovassero entrambi in Germania. Questo legato non è dunque Guido di
-Castello, che fu poi Celestino II (sett. 1143, feb. 1144), ma un altro
-Guido, legato per Boemia e Moravia nell'agosto 1142.
-
-[433] A questo cardinal legato è indirizzata la lettera 196 di San
-Bernardo. Si accessit favor vester, erit funiculus triplex, qui
-difficile rumpitur... Securus annuntiabit et facile persuadebit quae
-volet domesticus et contubernalis legati apostolicae sedis... Favere
-huic domino papae contradicere est, etiam et Domino Deo.
-
-[434] Exinde post mortem domni Innocentii reversus est in Italiam, et
-promissa satisfatione et obediencia Romane ecclesie a domno Eugenio
-receptus est apud Viterbum. (_Hist. pont._, loc. cit.). L'_Historia_
-non ci dice le ragioni di questa conciliazione; ma è lecito parmi
-argomentarle per congetture come ho fatto nel testo.
-
-[435] S. Bernardo, udita la nuova dell'elezione di Eugenio III, suo
-discepolo, scrisse ai cardinali la famosa lettera 237, ove non nasconde
-i suoi timori. Parcat vobis Deus, quid fecistis? Nisi Dominus supponat
-manum suam, heu necesse est obruatur et opprimatur onere et nimio. Ma
-dacchè la cosa è fatta, et sicut multi dicunt, [par che ne dubiti] a
-Deo factum est, ei per primo s'inchina al nuovo eletto. E nella lettera
-238 che gli dirige lo chiama dominum meum, nè ardisce dargli il nome di
-figlio, quia filius in patrem, pater mutatus est in filium. Ma neanche
-a lui tace le sue trepidazioni. Ego etsi nomen patris deposui sed non
-timorem sed non anxietatem... Altiorem quippe locum sortitus es sed non
-tutiorem. E per confortarlo dei suoi consigli nella scabrosa via gli
-manda l'aureo opuscolo _De Consideratione_, ove candidamente gli dice:
-Non enim si bene te novi, quia pater pauperum factus, ideo non pauper
-spiritu es. Monebo te proinde non ut magister sed ut mater.
-
-[436] Anche il Bonghi, p. 617: «Ma come si può spiegare? Arnaldo non
-poteva ritornare in Italia senza licenza del Papa, e questa licenza
-non era possibile conseguirla senza promettere di rinsavire. Ed
-Arnaldo promise. Era già da cinque anni lontano dalla patria sua, se
-ne struggeva. E forse in terra straniera non sentiva la sua parola
-efficace; non avea amici, conforti, speranze. L'animo che non piegò
-avanti alla morte, non resse ad un esilio, per necessità ozioso. O
-forse la spiegazione è un'altra». Quest'altra spiegazione ho cercato di
-dare quassù forse con troppo lungo discorso.
-
-[437] _De Consid._, II, 6, p. 419. Nam quid aliud dimisit sanctus
-Apostolus.... cum ipse dicat: Argentum et aurum non est mihi?.... Esto,
-ut alia quacum ratione haec tibi vindices, sed non apostolico jure. Nec
-enim tibi ille dare, quod non habuit, potuit. Quod habuit hoc dedit,
-sollicitudinem super Ecclesia.
-
-[438] _De Consid._, I, 6. Non monstrabunt ubi aliquando quispiam
-apostolorum judex sederit hominum, aut divisor terminorum, aut
-distributor terrarum.
-
-[439] _De Cons._, II, 6. Factum superiorem dissimulare nequimus
-sed enim ad quid, omnimodo est attendendum. Non enim ad dominandum
-opinor.... Disce sarculo tibi opud esse non sceptro, ut opus facias
-prophetae. E più appresso: Numquid dominationem? Audi ipsum.... Reges
-gentium dominantur eorum (Luc. 22, 55)... planum est, Apostolis
-interdicitur dominatus.... si utrumque simul habere voles perdes
-utrumque.
-
-[440] IV, 3. Petrus hic est, qui nescitur processisse aliquando vel
-gemmis ornatus, vel sericis; non tectus auro, non vectus equo albo, nec
-stipatus milite, nec circumstrepentibus septus militibus.
-
-[441] Ivi. Etsi purpuratus etsi deauratus incedens, non est tamen quod
-horreas operam curamve pastoralem, Pastoris heres.
-
-[442] _De Cons._, I, 6. Habent haec infima et terrena, judices suos,
-reges et principes terrae. Quid fines alienos invaditis? Quid falcem
-vestram in alienam messem extenditis?
-
-[443] _De Consid._, I, 6. Itane imminutor est dignitatis servus si non
-vult esse major domino suo? ... Quis me constituit judicem? ait ille
-dominus et magister (Luc., 12, 14), et erit iniuria servo discipuloque
-nisi judicet universos? .... Ergo in criminibus, non in possessionibus
-potestas vestra.
-
-[444] Epist. 256 ad Eugenio III dopo l'insuccesso della Crociata.
-Exserendas est uterque gladius... Petri uterque est. _De Consid._, IV,
-3. Uterque ergo Ecclesiae et spiritalis scilicet gladius et materialis.
-Sul quale passo si fonda il Giesebrecht per dimostrare che S. Bernardo
-è più gregoriano di quel che si creda. Parmi che l'egregio storico
-non abbia tenuto nel debito conto le restrizioni delle quali parleremo
-nella nota seguente.
-
-[445] Epist. 256. Uterque Petri est, alter nutu, alter sua manu
-evaginandus. Questa stessa restrizione è ripetuta colle stesse parole
-nel _De Consideratione_, IV, 3. Sed is quidem pro Ecclesia, ille vero
-ab Ecclesia exserendus: ille Sacerdotis, is militis manu, sed sane ad
-nutum sacerdotis et jussum imperatoris.
-
-[446] GREGOROVIUS, _Storia di Roma_, lib. 8.
-
-[447] Jam palam cardinalibus detrahebant, dicens conventum eorum ex
-causa superbie et avaricie, ypocrisis et multimode turpitudinis non
-esse ecclesiam Dei, sed domum negociationis et speluncam latronum,
-qui scribarum et phariseorum vices exercent in populo christiano.
-Ipsum papam non esse, quod profitetur, apostolicum virum et animarum
-pastorem, sed virum sanguineum, qui incendiis et homicidiis praestat
-auctoritatem, tortorem ecclesiarum, innocentie concussorem, qui nihil
-aliud facit in mundo quam carnem pascere et suos replere loculos et
-exaurire alienos. (_Hist. pont._, l. c.). Poema, v. 179:
-
- Pontifices rebus magnos intricare caducis
- Et pro terrenis celestia spernere, causas
- Nocte, die, precio sumpto trutinare forenses.
-
-v. 186:
-
- Heu mala romana presertim sede vigere.
-
-[448] Dicebat quod sic apostolicus est et non apostolicam doctrinam
-imitatur aut vitam, et ideo ei obedentiam aut reverentiam non deberi.
-Preterea non esse homines admittendos, qui sedem imperii, fontem
-libertatis romanae, mundi dominam, volebant subjicere servituti.
-(_Hist. pont._, l. c.). Il poema, v. 175, aggiunge:
-
- Nec debere illis populum delicta fateri
- Sed magis alterutrum nec eorum sumere sacra.
-
-Che non si debba nè confessarsi con sacerdoti malvagi, nè ascoltarne le
-messe era una massima dei Patarini adottata nei Concilii.
-
-[449] _Hist. pont._, p. 537. Sed pacem tum multa prepediebant, tum
-maxime quod ejicere nolebant Ernaldum Brixiensem qui honori urbis et
-reipublicae Romanorum se dicebatur obligasse prestito juramento. Et
-ei populus Romanus vicissim auxilium centra omnes homines et nominatim
-contra domnum papam.
-
-[450] Vedi su questi particolari il GIESEBRECHT, trad. it., p. 33, nota
-2.
-
-[451] Secondo il poema Arnaldo imprigionato e condotto al supplizio
-non volle ricredersi della dottrina sua, che ei riteneva giusta e
-degna di sacrificarle la vita. Tanta fermezza riscosse l'ammirazione
-dei presenti, ed anche di Federigo, che ebbe una tarda compassione
-per la sua vittima. Codesti versi mi permetto di riferirli tutti, chè
-contengono particolari interessanti sugli ultimi momenti di Arnaldo, v.
-219 e segg.:
-
- Hic igitur regi delatus nunc Friderico,
- Judice prefecto romano, vincitur illum.
- Namque jubet rector causam discernere notam,
- Dampnaturque suo doctor pro dogmate doctus.
- Set cum supplicium sibi cerneret ipse parari
- Et laqueo collum fato properante ligari,
- Quesitus pravum si dogma relinquere vellet
- Atque suas culpas sapientum more fateri,
- Intrepidus fidensque sui, mirabile dictu
- Respondit proprium sibi dogma salubre videri
- Nec dubitare necem propter sua dicta subire,
- In quibus absurdum nil esset nilque nocivum.
- Orandique moram petiit pro tempore parvum,
- Nam Christo culpas dicit se velle fateri.
- Tunc genibus flexis, oculis manibusque levatis
- Ad celum, gemuit suspirans pectore ab imo
- Et sine voce deum celestem mente rogavit,
- Ipsi commendans animam; paulumque moratus
- Tradit ad interitum corpus tolerare paratus
- Constanter, penam lacrimas fudere videntes,
- Lictores eciam moti pietate parumper;
- Tandem suspensus laqueo retinente pependit.
- Set doluisse datur super hoc rex sero misertus.
-
-[452] OTTONE, loc. cit.
-
-[453] Un capitolo del Concilio di Guastalla tenuto nel 1106 sotto
-Pasquale II incomincia così (MANSI, XX, 1209): Per multos jam annos
-regni Theutonici latitudo ab apostolicae sedis unitate divisa est. In
-quo nimirum schismate tantum periculum factum est, ut, quod cum dolore
-dicimus, vix pauci sacerdotes ant clerici catholici in tanta terrarum
-latitudine reperiantur.
-
-[454] OTT. FRISING., II, 20, in PERTZ, _M. G. Script._, XX, 403:
-Dicebat enim nec Clericos proprietatem, nec Episcopos regalia, nec
-monachos possessiones habentes, aliqua ratione salvari possent. Cuncta
-haec Principis esse, ab ejusque beneficentia in usum tantum Laicorum
-cadere oportere.
-
-[455] V. GIESEBRECHT, op. cit., III, 2, p. 809-10. Sia dovuto il
-pensiero di Pasquale II ad una geniale anticipazione di nuovi tempi,
-oppure, come pretende il Giesebrecht, alle necessità del momento che
-non gli permettevano di levarsi in altro modo d'impaccio, certo è che
-era bene immaturo un così ardito disegno.
-
-[456] _Paschalis Papae II Epist._ (MANSI, XXII, 1007). Ad Henricum
-V Imperat. Divinae legis institutionibus sancitum est et sacris
-canonibus interdictum, ne sacerdotes curis saecularibus occupantur....
-in vestri autem regni partibus, episcopi vel abbates adeo curis
-saecularibus occupantur, ut comitatum assidue frequentare et militiam
-exercere cogantur: quae nimirum aut vix aut nullo modo sine rapinis,
-sacrilegiis, incendiis, aut homicidiis exhibetur. Interdicimus etiam et
-sub anathematis districtione prohibemus, ne qui episcoporum seu abbatum
-praesentium vel futurorum eadem regalia invadant.
-
-[457] Nel rescritto d'Innocenzo II (MANSI, XXI, 565), Arnaldo ed
-Abelardo sono chiamati _perversi dogmatis fabricatores, et catholicae
-fidei impugnatores_. Il breve di Eugenio (BARONIO, _Annales_, ad an.
-1148) ha: _Arnoldum tanquam schismaticum modis omnibus devitetis_.
-Ma nella lettera a Guibaldo lo stesso Eugenio usa la frase, _Arnoldo
-haeretico_ (MARTÈNE, _Ampl._, coll. II, 553; JAFFÉ, I, 537).
-
-[458] Anche nel breve di Eugenio III è rilevato in preferenza questo
-punto: et cardinalibus atque archipresbyteris suis obedientiam et
-reverentiam promittere et exhibere debitam contradicant, vedi pure
-GERHOHUS REICHERSPERGENSIS, _De investigatione Antichristi_: Praesules
-eorum non episcopi, quemadmodum quidam nostro tempore, Arnaldus
-nomine, dogmatizare ausus est plebes a talium episcoporum obedientia
-dehortatus. La testimonianza di Geroo è molto importante, perchè
-nessun odio di parte gli fa velo alla mente. Anche egli al pari di
-Arnaldo deplorava la mistione dei due poteri. Cfr. ad esempio questo
-passo tolto dall'opuscolo _De corrupto Statu Ecclesiae_ in GALLANDI,
-_Bibl._, XIV, 557. Audiant haec episcopi, qui ultro et contra justitiam
-plerumque bella movent .... Officiumque militis et sacerdotis in una
-persona confundunt comitis et pontificis dignitatem simul administrant
-.... esurimus et sitimus hanc justitiam, ut judicio et negotia
-spiritalia per spiritales, saecularia per saeculares ita peragantur, ne
-termini a patribus constituti negligantur. Inoltre della fine tragica
-di Arnaldo, e dell'odio della Curia Romana portava un severo giudizio;
-nè par che credesse alle voci ad arte diffuse in quel tempo, secondo le
-quali il Prefetto di Roma avrebbe ordinata l'esecuzione ad insaputa del
-Papa: Quem ego vellem pro tali doctrina sua, quamvis prava, vel exilio
-vel carcere aut alia poena præter mortem punitum esse, vel saltem
-taliter occisum, ut Romana ecclesia seu Curia ejus necis quaestione
-careret. Un uomo così schietto merita tutta la nostra fiducia, e se
-egli attribuisce ad Arnaldo una dottrina poco ortodossa, non abbiamo
-alcun dritto di revocare in dubbio la sua autorità.
-
-[459] MARTÈNE, _Amp._, coll. II, 554; JAFFÉ, I, 539, 43.
-
-[460] II. PET. 2, 1; 3, 14 e 17.
-
-[461] Riscontrate il seguente passo del MONETA, pag. 433: Quod autem
-non possint ministrare sacramenta volunt probare haeretici qui Cathari
-dicuntur, et etiam Pauperes Lombardi his modis, per illud Matth. V,
-v. 13 vos estis sal terrae .... postquam Praelatus evanuit non potest
-condire alium .... et ita sacramentorum etiam ministratio facta ab ipso
-inefficax est. Istud credunt omnes Cathari et Pauperes Lombardi.
-
-[462] Anche i Catari e più tardi i Valdesi si varranno di questa
-citazione. MONETA, pag. 391. Objcit haereticus malo Praelato illud
-Jacobi (2, v. 18 ecc.).
-
-[463] Basteranno poche citazioni del Moneta tra le moltissime che
-potrei addurre: (pag. 431). Sic objiciunt Cathari et Pauperes Lombardi:
-Praelatus Ecclesiae caput est. Quomodo erga membra sana erunt, si
-caput est languidum? Inducunt illud Matth. VI, 22, nomine oculi volunt
-intelligere Praelatum. Si praelatus est tenebrosus tota Ecclesia
-tenebrosa (pag. 432). Inducunt iilud I, Cor. V, 6, nescitis quia modium
-frumentum totam massam corrumpit? Ex quo videtur, quod in Ecclesia non
-posse esse praelatus malus, nec etiam subdolus.
-
-[464] Bonaccurso (D'ACHERY, I, 214 B), questo solo rimprovera agli
-arnaldisti: Quod pro malitia clericorum sacramenta Ecclesiae dicunt
-esse vitanda, e loro oppone recisamente: tu qui es qui alienum servum
-judices? citammo più sopra i versi del poema che si riferiscono alla
-confessione ed alla messa.
-
-[465] Le decretali sono molto chiare su questo punto (Decreti, pars
-II, caus. XV, qu. VIII, cap. V). Non potest aliquis quantumcumque
-pollutus fuerit, divina polluere sacramenta quae purgatoria cunctarum
-contagionum existunt; nec potest solis radius per cloacas et latrinas
-transiens aliquid exinde contaminationis attrahere. Qualiscumque enim
-sacerdos sit, quae sancta sunt coinquinari non possunt .... cerea
-fax accensa sibi quidem detrimentum praestat, aliis vero lumen in
-tenebribus administrat, et unde aliis commodum exhibet, inde sibi
-dispendium praebet ....
-
-[466] _Epist. Gregorii VII_, 20 (MANSI, XX, 226). _Ad Josfredum
-episcopum parsiacensem._ Item relatum nobis est Cameracenses hominem
-quemdam flammis tradidisse, eo quod simoniacos et presbyteros
-fornicatores missam non debere celebrare, et quod illorum officium
-minime suscipiendum foret, dicere ausus fuerit. Quod quia nobis
-valde terribile, et si verum est, omnis rigore canonicae severitatis
-vindicandum esse videtur, fraternitatem tuam solicite hujus rei
-veritatem inquirere admonemus: et si eos ad tantam crudelitatem impias
-manus suas extendisse cognoveris, ab introitu et omni communione
-ecclesiae auctores pariter et complices hujus sceleris separare non
-differas.
-
-[467] Gregorio VII (MANSI, XX, 433). Si qui vero (presbyteri, vel
-subdiaconi) in peccato suo perseverare maluerunt, nullus vestrum
-eorum audire praesumat officium, quia benedictio eorum vertitur in
-maledictionem et oratio in peccatum.
-
-[468] Abbiamo riferito nella n. 1, p. 253 il testo delle decretali
-che stabilisce la dottrina cattolica del sacerdote come strumento
-passivo. A questi testi così espliciti si opponeva il canone: nullus
-audiat missam, da noi riportato altrove, e ripetuto moltissime volte
-in diversi concilii a cominciare dal romano di Niccolò II. Al tempo di
-Lucio III (1181-1185), quando la lotta delle investiture era finita da
-più di un secolo parvero evidenti queste contraddizioni, e l'accorto
-papa cerca di schermirsene facendo distinzioni sottili, le quali
-servono a ripristinare la dottrina antica. Riscontrate le decretali
-gregoriane, lib. III, tit. 2, cap. 7: Lucius tertius .... Vestra
-duxit devotio inquirendum et infra. Alicubi dicitur, nullus audiat
-missam sacerdotis, quem scit indubitanter concubinam habere. Alibi
-vero legitur non potest aliquis quantumcumque pollutus fuerit, divina
-polluere sacramenta. .... Ceterum aliud est crimen notorium, aliud
-occultum, notorium diffinitur, de quo presbyter canonici condamnatur;
-occultum quod ab ecclesia toleratur. Caeterum aliud est quando
-crimen notorium non diffitetur presbytero, vel de ipso est canonice
-condamnatus; aliud est pene occultum, quod ab ecclesia toleratur. Item
-aliud est a talium officiis abstinere, ut peccandi licentia caeteris
-auferatur, et hujusmodi ad poenitentiae fructum trahantur; atque aliud
-si totum tamquam in fornicatione jacentium misteria respuantur. Sine
-dubitatione itaque teneatis quod a clericis et presbyteris quamquam
-fornicariis, quamdiu tolerantur, nec habent operis evidentiam, licite
-divina misteria audiantur et alia recipiantur sacramenta ecclesiastica.
-
-[469] Il De Lauro, abbate cassinese scrisse un'apologia dell'abbate
-Gioacchino, facendo tesoro di un'antica biografia pubblicata prima
-di lui dal Greco. Ma come si vedrà in seguito è tale la mancanza
-di critica e l'inesattezza dell'apologista cassinese, che possiamo
-pochissimo giovarci dell'opera sua. Non so comprendere perchè il
-Rousselot (_Joachim de Flore_, Paris 1867) si serva della vita
-del Barrio, attinta alle stesse fonti di quella del Greco, ma con
-minore accorgimento. La vita del Greco, ristampata dai Bollandisti
-fu ricavata da una cronaca antica, come dice lo stesso autore (_Acta
-Sanctorum_, Maggio, VII, 123). Omnia quae descripsimus [novissimo
-excepto, quod de ore fratris Andreae accepimus] de libello manuscripto
-in monasterio S. Joannis de Flore [existente] a tempore monachatus mei
-in eodem monasterio, quod fuit sub anno Domini millesimo quingentesimo
-octogesimo sexto, transcripsimus et adnotavimus, nec de eorum
-substantia aliquid addidisse, diminuisse, aut immutasse, tantum aliis
-verbis retulisse, sub eodem Domini juramento confitemur. Qui quidem
-libellus tum vetustate tum etiam usu cum quadam quasi difficultate
-legebatur.
-
-[470] Il primo di questi documenti riportati dall'Ughelli (_Italia
-Sacra_, Venetiis 1721, IX, 453), si riferisce alla fondazione di una
-casa florense. Anno Domino Incarnationis 1201 mense Septembris 5 ind.
-.... Nos Simon de Mamistra Dominus Fluminis Frigidi .... proposuimus
-aedificare domum Religionis infra fines terrae nostrae Fluminis
-Frigidi .... vocavimus vos Domine Joachim venerabilis Abbas Floris
-rogantes vos omni devotione, quatenus tam administrationem ipsus
-monasterii, quam ipsum monasterium acciperetis in manus vestras et
-successorum vestrorum. Questa donazione fu confermata da Riccardo
-vescovo di Tropea, il quale vi aggiunse la chiesa di S. Domenica e
-di S. Pietro e altri beni e diritti come risulta dalla lettera papale
-di conferma. Ma nel frattempo l'abate Gioacchino era morto, perchè la
-lettera del vescovo tropeano del giugno 1202 riportata nella bolla di
-conferma d'Innocenzo III è indirizzata all'abate Matteo, successore di
-Gioacchino, e ricorda quest'ultimo come già morto [venerabili quondam
-abbati Joachim]. La determinazione del giorno della morte è data dal
-Papebrochio nelle note al Greco.
-
-[471] GRECO, 96 B. Succedente vero Paschatis festo, paratis sibi
-vestimentis novis sui ipsius spiritum amoris vigere percepit, eoque
-impulsus coepit de temporalibus cogitare, atque illorum voluptatibus
-solicitari. Riportato quasi a parola dal De Lauro, che solo vi aggiunge
-di suo, essere accaduto questo invanimento cum Bizantium pervenisset,
-mentre invece il Greco mette in Bizanzio il ravvedimento.
-
-[472] GRECO, loc. cit. Ceterum ad Thraciae Bosphorum Byzantium
-ingressus, ibidem, tangente manu Domini urbem illam, plurimum hominum
-multitudinem interire conspexit qui se cernens absolutum periculo,
-prorsus se mundo renuntiaturum vallavit. Anche Valdo allo spettacolo
-della morte sente sorgere in lui una nuova vocazione. Il De Lauro che
-copia quasi a parola dal Greco, tace questa circostanza.
-
-[473] Gioacchino stesso raccontava questo aneddoto all'amico suo Luca
-(BOLL., loc. cit., pag. 93 F). Retulit mihi aliquando cum in Syria
-juvenculus, habitu jam Religionis assumpto, solus fuisset apud quandam
-viduam hospitatus; illa in eum oculis impudicis intuens, lasciviis
-ipsum ad crimen invitare tentavit, sed servus Dei resistit sapienter
-et fortiter. V. DE LAURO, cap. 8º, p. 12, che al suo solito amplifica
-il racconto, e lo trasporta dalla Siria all'Asia Minore, interpetrando
-male la frase del Greco, p. 98 A: in ea Asiae parte quae Euphrate ac
-mediterraneo mare concluditur.
-
-[474] GRECO, 97 F. Nam tria opera exorsus fuit, quae omnia felici
-consummatione complevit. GREGORIO, cap. VI, riportando a questo
-tempo la visione della quale parla Gioacchino nell'_Esposizione
-dell'Apocalisse_, cap. I, testo 13 [contro questa anticipazione vedi
-le giuste osservazioni del Papebrochio] dice: nam difficultates omnes,
-simulque quaestionum involucra perspicaciter vidit, memoriter tenuit et
-spiritualiter intellexit (!!!)
-
-[475] GRECO, p. 98 C. Qui vallem Chratis ingressus, justa Bisentium
-gradiens, urbem Consentiae, ne forte agnosceretur, abhorruit. Io non
-so capire come mai Gioacchino, tornato in patria con alti intendimenti
-religiosi, si nascondesse per non essere conosciuto da quegli stessi
-conterranei tra i quali non avrebbe dovuto tardare di spargere la
-parola del Signore. Parmi, o io m'inganno, che questo racconto sia
-fatto tutto nell'intendimento retorico dell'incontro di padre e
-figlio, che si scambiano discorsi pieni di reminiscenze classiche, e di
-citazioni bibliche. GRECO, loc. cit. e DE LAURO, pag. 15.
-
-[476] GRECO, 98 E: Licet enim in ipso monasterio adhuc Regulae jugo
-colla non subdidisset. Questo fatto vale a spargere un po' di luce
-sulla cronologia di Gioacchino. L'abbazia di Sambucina, filiale di
-quella di Casimari, fu fondata, secondo il Papebrochio, nel 1157, come
-apparisce da una antica cronologia manoscritta, (v. nota 9, al cap.
-2 del GRECO, pag. 99 C.). La data del 1160, riportata dal Manrique
-si riferisce probabilmente agli atti posteriori di dotazione. Il De
-Lauro la crede invece fondata molto prima, ma non per altra ragione
-se non per non essere costretto a fare Gioacchino più giovane di quel
-che vuole lui. Infatti se Gioacchino è nato nel 1111, ammesso anche
-che fosse entrato nell'abbazia di Sambucina nello stesso anno della
-fondazione, avrebbe contati 49 anni. Ma noi abbiamo mostrato più sopra
-che la cronologia del De Lauro tutta fondata sopra il fatto della
-famosa profezia non regge alla critica. Ed ammettendo col Papebrochio
-che Gioacchino nacque intorno al 1131 avrebbe contati dai 26 ai 27 anni
-quando entrò nel convento di Sambucina tra il 1157 e il 1158.
-
-[477] Joachim Dei famulus, aestuans spiritus fervore concepto a
-memorato coenobio Cistercensium Sambucinae secedens, contra elatae
-vallis Chratis terram, ubi Bucchita est nomen, juxta Rendarum oppidum
-transvolavit (GRECO, 99 D).
-
-[478] Il cronista (99 E) racconta il fatto nel modo che torni più ad
-onore di Gioacchino; ast in agro dominico uberiores fructus in dies
-se producere comperiens, scrupolositate quadam turbatus fuit, metuit
-siquidem absque praevia Episcopi ordinatione praedicationis munus
-exercere. Più appresso soggiunge: Propterea Cathazarii civitatem ad
-tale munus habendum, devotione maxima non imparatus adire constituit.
-
-[479] Questa notizia la tolgo dall'opuscolo del De Riso _Sull'abbate
-Gioacchino_, pag. 143, nota 11, che cita un catalogo antichissimo
-manoscritto dei vescovi catanzaresi. Se la data del 1168 è vera,
-bisogna inferire che per dieci anni Gioacchino continuasse a menar la
-vita da laico dopo l'uscita dal monastero di Sambucina (dato che ivi
-sia entrato nel 1158). E gli ordini gli avrebbe presi a 37 anni. Il
-De Riso che accetta la data del Lauro dovrebbe ammettere che li abbia
-presi a 57 anni e non a 50.
-
-[480] GRECO, 99 F. Insciis fratribus ex monasterio recessit, et
-in cenobium Sanctae Trinitatis ad oppidum Acrae aufugit et inde in
-Sambucinam repedavit .... sciens tandem nolle acquiescere esse quasi
-peccatum ariolandi, in communi exaltatione abbas in Curatium rediit.
-
-[481] Il documento comincia così: Redemptoris nostri anno millesimo
-centesimo septuagesimo octavo et tertio decimo regnante Domino
-Guiglielmo gloriosissimo rege Siciliae tertio decimo mensis februarii,
-duodecimae Indictionis nos Gualterius de Moac Regii fortunati Stolii
-ammiratus .... dum essemus in Baroli pro regiis agendis, Joachim
-venerabilis abbas Sanctae Mariae de Curatii detulit sacras litteras a
-Sacra Regia Majestate, quarum continentia talis est: segue la lettera
-datata, Panormi duodecimo die mensis Decembris indictione duodecima.
-Il De Lauro, pag. 83 crede che la prima data sia sbagliata, e che la
-seconda si riferisca all'anno 1149, primo di Guglielmo il Malo, in
-cui ricorreva la duodecima indizione (anche il Greco diceva che questa
-lettera fosse di Guglielmo il Malo). Il Papebrochio, pag. 92 D, invece
-ritenendo giusta la data del 1170, riferisce la lettera a Guglielmo II,
-il quale infatti salito al trono nel maggio 1166 contava tredici anni
-di regno nel 1178.
-
-[482] Che sia fuggito dal monastero si raccoglie da un luogo degli
-_Statuta Capituli generalis_ (MARTÈNE, IV, 1272). Le ragioni della
-fuga le adduce egli stesso nella prefazione al _Salterio_, fol. 227,
-col 1-2. Sed cum mihi qui (ut jam videbatur) cogitatione et aviditate
-illius superne civitatis habitator effectus, fruebar secundum
-interiorem hominem non modica visione pacis, accidere illud quod
-sibi multi etsi frustra accidisse queruntur, ut rursum ecclesie cura
-rei familiaris cogeret implicari negotiis monasterii, quae secundum
-cujusdam coloris sui speciem vere secularia sunt, aut pene secularia
-judicanda, compulsus sum iterum cum cordis gemitu non sine formidine
-exclamare: Heu mihi quam incolatus meus prolongatus est ecc.
-
-[483] GRECO, 102 A. Ceterum comperiens Pontifex (Lucius III), quanta
-Joachim spiritus illustratione fulgeret, superindictae scribendi
-facultati adjunxit pro talenti multiplicatione, ut de cetero, deposito
-temporalium monasterii onere enodandis sacrae paginae arcanis se
-dederet .... 102 B. At Romani Pontificis auctoritas, expetita seniori
-consilio suspendens, Joachim et ab onere Curatii absolvit et alibi
-consedendi potestatem adjunxit.
-
-[484] BOLL., pag. 93 C. Ego Luca archiepiscopus cusentinus, anno
-secundo Pontificatus Domini Pape Lucii (cioè nel 1182) jam monachus,
-primo in Casa Marii, vidi virum nomine Joachim tunc abbatem Curatii
-.... Mansit autem in Casa Marii sedulo quasi anno uno et dimidio,
-dictans et emendans simul librum Apocalipsis et Concordiae. Che anche
-il _Decacordo_ fosse cominciato a Casamari lo dice Gioacchino stesso
-nella prefazione a quel libro, fol. 227, col. 2.
-
-[485] Loc. cit. Tunc coram eodem Domino Papa et Consistorio ejus,
-cepit revelare intelligentiae Scripturarum, et utriusque testamenti
-Concordiam.
-
-[486] Cum ergo, jubente et exhortante te beatae memoriae Lucio Papa
-praedecessore nostro expositionem Apocalipsis et opus Concordiae
-inchoasse et postmodum de Papae Urbani auctoritate composnisse
-judicaris. Lettera di Clemente III, in GRECO, pag. 102 A. Contro queste
-due testimonianze cadono tutti gli argomenti del De Lauro, pag. 59-60,
-che vuole sia stato papa Urbano e non Lucio che abbia dato a Gioacchino
-la licenza di scrivere il commento sulla Bibbia, ed il permesso di
-allontanarsi dall'abbazia.
-
-[487] La gita ad Urbano III è raccontata da Vincenzo Beauvais,
-_Specul. hist._, lib. 29, cap. 40. Per hos dies venit ex Calabriae
-partibus ad Urbanum papam Veronae commemorantum quidam ab. Joachim
-de quo ferebant quia eum primum non plurimum didicisset, divinitus
-accessit intelligentiae donum, adeo ut facunda disserteque enodaret
-difficultates quasdam Scripturarum. Al tempo del Beauvais s'era già
-cominciato a formar la leggenda; ma le fonti più autorevoli come Luca
-non sanno nulla di questa voluta ottusità primitiva, la quale serve
-mirabilmente a rilevare il merito e l'ispirazione divina del Profeta.
-
-[488] Et veniens ad nos quam citius se opportunitas dederit,
-discussioni apostolicae sedes et judicio te praesentes (lettera di
-Clemente, loco cit.).
-
-[489] Vedi ad esempio _Expositio in Apoc._, fol. 80, col. 3. Plura sub
-quinto cursu ecclesiastici temporis sub beati Benedicti nomine fundata
-esse monasteria, que et usque ad presens tempus perdurant, in quibus
-aliquanto regule capitula ita absorta sunt ac si non sanctus Benedictus
-ediderit, ut est precipue de opere manuum, et de abstinentia ciborum ac
-potus, quod ideo accidisse cognoscitur quia dum divites esse voluerunt
-sub regule paupertatis facti sunt delicati et facti sunt invalidi et
-infirmi, facti sunt quibus lacte opus sit, non solido cibo. Ne mirum.
-Quis enim unquam inter divitias et delitias potuit tenere inopem vitam
-et castitatis propositum ubi multi sunt cibi. Taceo quod infra urbes et
-vicos pluraque monasteria sita ecc.
-
-[490] GRECO, pag. 102 C, dice che Pietralata si chiamò anche Pietra
-dell'olio: et hoc non immerito, unctionem etenim Domini in se non parum
-proficisse cognovit.
-
-[491] Si potrebbe sospettare che questo luogo fosse chiamato Fiore
-dopo la fondazione dell'abbazia a simboleggiare che da quel tempo le
-stanze di feroci animali furon mutate in ameni giardini. Ma il Greco
-dice al contrario che si chiamasse già Fiore, 105 B: Placuit ergo, Deo
-disponente in Albanetho (parola inventata forse dal Greco stesso dai
-duo fiumi Arvo o Albo, e Neto) ubi proprie de Flore est nomen, vestigia
-premere. Lo stesso dice De Lauro, pag. 67. Potrebbe sospettarsi che
-il luogo si chiamasse Fiore, dal nome di qualche famiglia, che vi
-possedeva; ma non saprei dir altro.
-
-[492] DE LAURO, pag. 68. A Petra Olei prorsus recesserunt anno
-Domenicae nativitatis 1189 die 18 mensis Julii 6ª indictione, in
-utraque Sicilia bono Guillelmo regnante, pace ubique vigente.
-
-[493] DE LAURO, pag. 100. Celestinus Episcopus servus servorum Dei.
-Dilectis filiis Joachino abati et conventui de Flore salutem et
-apostolicam benedictionem .... Datum Romae octavo Kalendas Septembris
-Pontificatus nostri anno sexto. [Celestino fu consacrato il 14 aprile
-1191].
-
-[494] Il decreto imperiale riportato dal Greco, pag. 108 E. Henricus
-Sextus, divina favente gratia Romanorum imperator semper augustus
-et rex Siciliae .... innotescat quod nos attendentes honestatem
-et religionem abbatis Sancti Joannis de Flore, dilecti nostri,
-constituimus perpetuo pro redemptione animae nostrae monasterio ejus
-quinquaginta aureos Byzantinos de redditibus salinae de Netho ....
-Datum apud S. Maurum anno Dominicae incarnationis millesimo centesimo
-nonagesimo quinto.
-
-[495] Gioacchino stesso al di sopra dell'eloquenza mette la
-contemplazione. Così nell'_Apocalisse_, fol. 48, col. 4: Proprietas
-predicandi verbi est incarnati; proprietas spiritus sancti silentium
-magis expectat quam sermonem, et nequaquam vociferando ingerat, sed
-silendo inspiret. E nella _Concordia_, III, a, 8, fol. 31, col. 4:
-Commmutandus est status Ecclesiae de Lia in Rachel, de verbi eloquentia
-ad spiritualem intellectum, de frondium pulchritudine ad soavitatem
-pomorum. Hoc est enim illud: nisi ego abiero, paraclitus non veniet ad
-vos (JOH., XVI, 7). Nota verbum et signa mysterium. Omnis eloquentia
-pertinet ad verbum, omnis intelligentia spiritualis ad spiritum ....
-Fol. 32, col. I: precessit regum tempore eloquentissimus Esaias qui
-dicit: Ecce ego mitte me. Secutus est Hieremias qui dicit: nescio
-loqui quia puer sum. Precessit Paulus facundissimus predicando in
-Asia, secutus est Joannes cujus sermo despicabilis est, sed tamen
-spiritualis gratie ubertate fecundus. Quin mo quod utilius fiat dominus
-ipse demonstrat sum dicit: (JOH., XVI, 1) «Ego veritatem dico vobis,
-expedit vobis ut ego vadam; si ego non abieroparaclitus non veniet ad
-vos, si autem abiero mittam eum ad vos». Tale est enim ac si diceretur:
-nisi cultum eloquentie subtraho, in quo carnalis pascitur intellectus,
-propter eos quibus lacte opus erat aliquando et non solido cibo,
-spiritualem intellectum accipere non potestis. Eo nempe circa spiritum
-mens declarari nequit quo magis animus pascitur suavitate verborum, et
-eo plus fructus spiritus quante sit dulcedinis sentitur, quo quicquid
-foris resonat carnalibus hominibus et infirmis seponitur.
-
-[496] Questa sola profezia delle tre ricordate dal Greco è conosciuta
-dal Salimbene, pag. 4. Ideo verificatum videtur in Friderico verbum
-abbatis Joachim, quod dixit Imperatori patri ejus quaerenti de filio
-suo cum adhuc esset puer, qualis esset futurus, respondit: perversus
-puer tuus, nequam filius et heres tuus o princeps. Nam dominus turbabit
-terram, sanctos altissimi conteret. Omnia ista in Friderico impleta
-fuerunt, ut vidimus oculis nostris qui nunc sumus in MCCLXXXIII.
-
-[497] Che la pace tra la Chiesa e l'Impero non abbia a durare
-Gioacchino lo dice chiaramente più volte. Vedi ad esempio nella
-_Concordia_, III b, 6, fol. 41, col. 4: Quantum tamen secundum
-coaptationem concordie exstimare queo, si pax conceditur ab his malis
-usque ad annum millesimum duecentesimum incarnationis dominice; exinde
-ne subito ista fiant, suspecta mihi sunt omnimodis et tempora et
-momenta. Parimenti IV, 22, fol. 54, col. 2: hoc totum imputandum est
-inertie sacerdotum qui consolantur eam dicentes: pax pax cum non sit
-pax, de quibus dicitur: (_Threni_, II, 14) Prophete tui viderunt tibi
-falsa et stulta, nec aperiebant ignominiam tuam ut te ad penitentiam
-provocarent.
-
-[498] Sulla Crociata del 1190 Gioacchino non ricorda previsioni da lui
-fatte, ma scrive invece melanconiche riflessioni, che mostrano come ei
-poco fidi nel valore delle armi cristiane. Cito l'_Apocalisse_, fol.
-134, col. 4, riserbandomi di citare altrove un luogo parallelo della
-_Concordia_: Dictum est autem: quod siccande essent aque Eufratis ut
-preparetur via Regibus ab ortu solis, quod sine gemitu dicendum non
-est, initiatus quedam terribilis jam precessit, super eo scilicet
-quod nuper accidit super inclito illo exercitu Frederici magni et
-potentissimi imperatoris et aliis exercitibus populi christiani qui
-transeuntes mare in infinita multitudine, vix in paucis reliquiis pene
-sine effectu remearunt ad propria.
-
-[499] _Apocalisse_, fol. 207, col. 4: Que omnia quidem ventura esse
-credendum est; sed quibus modis et quo ordine veniant magis tunc
-docebit rerum experientia. Fol. 210, col. 4: Quo consumato prelio erit
-magna pax qualis non fuit a principio seculi, cujus terminus erit in
-arbitrio Dei.
-
-[500] Sui profeti dell'antico Testamento e principalmente su Ezechiele
-vedi le belle pagine del Castelli: _La profezia nella Bibbia_, Firenze,
-Sansoni, 1882, pag. 378 e segg.
-
-[501] _Concordia_, II, 1, fol. 18, 3: Invenimus Helisabette concordare
-cum Sarra quia utraque sancta mulier sterilis fuit, utraque visitata
-divinitus concepit, et peperit in senectute sua. Utraque autem antiquam
-illam hebraeorum designavit ecclesiam .... Cum vero libere Sarrae
-jungitur Agar ancilla, tunc profecto Sarra mutat significationem.
-Illa enim vetus, haec novum significat testamentum .... Cum vero Agar,
-amota eidem Sarra, jungitur Rebecca, tunc Sarra significat synagogam
-quae defuncta est, quare defuit in fede; Rebecca vero ecclesiam quae
-intravit et obtinuit tabernaculum ejus. III, 1, 16, fol. 32, col. 4:
-Igitur Helias qui aliquando et alicubi designat Spiritum Sanctum, in
-hoc loco (MALACH., IV, 5) et in aliis significat Christum.
-
-[502] Vedi ad esempio la _Concordia_, IV, 24, fol. 53, col. 4: Sicut de
-nostra temporis hujus angustia quam a diebus, ut jam diximus, Leonis
-pape et Henrici theotonicorum regis olerantes portamus, illud quod
-nobis proprium est silentio non expedit preteriri, imo nec sine cordis
-gemitu et dolore proferre Hieremie increpationem, que peccata judeorum
-enumerans in nos, qui christiani dicimus et non simus, redundat.
-
-[503] _Histoire lettéraire_, XVI, pag. 438; 540-41. Mi piace
-riprodurre il passo del cronista inglese, pubblicato prima dal
-MARTÈNE, _Amplissima collectio_, V, 839, e poi dal BOUQUET, XVIII, 76.
-Hac tempestate extitit quidam abbas non longe ab urbe Roma, ordinis
-cisterciensis, sed cisterciensibus minime subjectus, qui quamdam
-Expositionem in septem visiones Apocalypsis edidit, accepta, ut ajunt,
-divinitus sapientia cum fere esset prius illiteratus. In hac autem
-expositione evidenter ostendit vetus Testamentum Novo concordare ....
-Quintam vero persecutionem quam sub quinta visione ..... dicit agi
-temporibus nostris a Saladino ..... Dicit etiam quod anno Dominicae
-incarnationis MCXCIX incipit sexta visio et sexti sigilli apertio,
-sub qua visione probat auctoritate Apocalypsis, quod complebitur
-omnis antichristi persecutio et ejusdem mors et perditio, sed ante
-ejus persecutionem dicit evangelium Christi ubique praedicandum. Post
-antichristi vero imperium quot annorum vel dierum fieret expletio
-sigilli sexti, id est, mortuorum resurrectio et septimi sigilli
-inchoatio, id est, sanctorum aeterna glorificatio, soli Deo cognitum
-esse fatetur.
-
-[504] Le tre opere sono state pubblicate in Venezia nel 1517 la prima,
-e nel 1527 le altre due. Il Preger ne ha combattuta l'autenticità nella
-memoria letta all'Accademia di Monaco, _Das Evangelium aeternum und
-Joachim von Floris_, München 1874. Il Reuter confuta la dimostrazione
-del Preger nella sua grande opera _Geschichte der religiösen Aufklärung
-im Mittelalter_, II, 356-60.
-
-[505] PREGER, op. cit., pag. 22 che cita SALIMBENE, _Chronicon_, pag.
-85. Hic est Leo I qui secundum abbatem Joachim concordiam habet cum
-Josaphath Rege Judae (vide in libro figurarum Joachym et in libro
-Concordiae).
-
-[506] SALIMBENE, pag. 325: quia Expositionem abbatis Joachym super
-Apocalypsim habebam, quam super omnes alias reputabam.
-
-[507] Il _Liber figurarum_ è citato altre due volte (vedi pag. 124 e
-224). Che il Salimbene faccia più conto dei libri apocrifi si raccoglie
-da questo passo, ove parlando delle opere di Gioacchino, mette in prima
-linea l'esposizione di Geremia, pag. 102. Hi duo sollicitabant me ut
-scriptis abbatis Joachim crederem et in eis studerem. Habebant enim
-expositionem Joachim super Jeremiam et multos alios libros.
-
-[508] PREGER, op. cit., pag. 27, che riferisce questo passo della
-_Cronaca_ pag. 103. Igitur abbas Joachim non limitavit omnino aliquem
-certum terminum, licet videatur quibusdam quod sic. Sed posuit plures
-terminos dicens: «Potens est Deus adhuc clariora demonstrare mysteria
-sua et illi videbunt, qui supererunt».
-
-[509] Fol. 135, col 2. De exhibendo vero misterio hujus numeri nemo
-mihi molestus fit, nemo me ultra statura limitem transire compellat,
-_potens est enim Deus clariora adhuc facere mysteria sua_; fol. 134,
-col. 2, si queris dierum numerum non est meum dicere neque scire; quod
-nobis datum est hoc solvimus.
-
-[510] PREGER, pag. 27, che cita il luogo della _Concordia_, fol. 95,
-dove dopo aver paragonato Assalonne il figlio ribelle, all'Anticristo,
-aggiunge: nisi forte quia Antichristi multi erunt aliquis dicat in
-Absalon non significari illum maximum persecutorem, quem Dominus
-Jesus interficiet spiritu oris sui, sed aliquem alium secundum quod
-jam romanam sedem legimus aliquos usurpasse, et nuper sub Federico
-imperatore accidisse comperimus.
-
-[511] _Conc._, IV, 1, fol. 42, col. 3: .... Sicut ergo sunt arbores
-silve plurime, que in stipitibus sunt similes, sed tamen in ramis
-foliisque dissimiles, sic et duo testamenta in rebus quidem generalibus
-similia sunt, sed in specialibus dissimilia.
-
-[512] PREGER, pag. 29-30. La lettera di Gioacchino è premessa
-nell'edizione a stampa così alla _Concordia_ come al _Commento
-dell'Apocalisse_.
-
-[513] Fol. 229, col. 2. Neque ut tres ramos uni radici infixos, ut
-substantiam radicem et tres ramos ipostasis arbitraris _juxta aliquorum
-perfidiam_, quod est inducere quaternitatem. Ivi, col. 3: Item quod
-his nequius est, nescio que tria preter substantiam _nova adinventio_
-assignare presumpsit.
-
-[514] Sulle antiche testimonianze, che provano l'autenticità delle tre
-opere, vedi il RENAN, _Joachim de Flore et l'Évangile éternel_ nella
-_Revue des deux mondes_; tome LXIV, pag. 98.
-
-[515] Fol. 227, col. 2. Cum essem apud cenobium Case maris.... accidit
-in me velut haesitatio quaedam de fide Trinitatis ecc. Questa fu
-l'occasione, che gli fece scrivere il _Decacordo_ dopo la _Concordia_
-(quod opus incepimus primo) e l'_Esposizione dell'Apocalissi_, quae
-(ignorante me omnimodis exitum rei) nescio qua Dei providentia ex eadem
-nascendo processit.
-
-[516] _Apoc._, fol. 134, col. 2. Mirum quod praeterito anno veniens
-qui dam vir satis (ut apparebat) providus et timens Deum a partibus
-Alexandriae, in quibus detentus fuerat in vinculis, dixit se audisse
-a quodam magno Sarraceno mississe Patharenos Legatos suos ad illos
-postulantes ab eis communionem et pacem .... Hoc audivi ipse ab eodem
-viro in civitate Messana, anno millesimo centesimo nonagesimo quinto
-incarnationis dominis tertie decime indictionis.
-
-[517] _Apoc._, fol. 26, col. 3. De quibus in secundo libri psalterii
-sufficienter diximus.
-
-[518] Ho sott'occhi parecchie edizioni di questi vaticinii col commento
-di Paolo Scaligero. Pauli Principis de la Scala et Hungariae Marchionis
-Veronae etc. Domini Creutzburgi Prussiae, primi tomi miscellaneorum
-de rerum caussis atque successibus, atque secretiori methodo ibidem
-expressa effigies ac exemplar nimirum vaticiniorum et imaginum Joachimi
-abbatis Florensis Calabriae et Anselmi episcopi marsicani super
-statu summorum Pontificum romanae ecclesiae, contra falsam iniquam
-vanam confictam et seditiosam cuiusdam Pseudomagi, quae nuper nomine
-Theophrasti Paracelsi in lucem prodiit, pseudomagicam expositionem,
-vera certa et indubitata explanatio, Coloniae Agrippinae ex officina
-typografica Theodori Graminaei anno MDLXX. Dei trenta vaticini i primi
-quindici sono attribuiti a Gioacchino. Il primo vaticinio si riferisce
-a Papa Niccolò III (1277-80), qui non veretur decalvare sponsam
-ut comam ursae nutriat; il quindicesimo si riferisce a Urbano VI
-(1378-89), fera crudelis universa consumens.
-
-[519] Il Salimbene, pag. 176, conosce questi commenti: scripsit etiam
-sibi (cioè all'imperatore Enrico VI). Espositionem Sybillae et Merlini
-anno Domini MCXCVI. La Sibilla, di cui qui si fa parola è l'Eritrea,
-che vien citata insieme alla Tiburtina in questo altro luogo (pag.
-62). Verba sunt ista cujusdam Sybillae sed non inveni ea nec in
-Erithrea nec in Tyburtina. Scripturas aliarum non vidi. Di queste
-opere io non conosco alcuna stampa. Un libercolo, stampato a Venezia,
-promette nell'intestazione di pubblicare il commento di Gioacchino
-alle profezie di Cirillo, ma poi in luogo di un opuscolo attribuito a
-Gioacchino ne stampa un altro di Telesforo Cosentino, abbreviato da
-un frate Rusticiano. Non sarà inutile riprodurre l'intestazione del
-libro, ed il principio dell'opuscolo sulle ultime tribulazioni. Haec
-subjecta continentur in hoc libello Expositio magni prophetae Joachim
-in librum beati Cirilli de magnis tribulationibus et statu sancte
-matris Ecclesie ab hiis nostris temporibus usque ad finem seculi, una
-cum compilatione ex diversis Prophetis novi ac veteris testamenti. —
-Item explanatio figurata et pulchra in Apocalypsim de residuo statu
-Ecclesie et de tribus veh venturis debitis semper adjectis textibus
-sacre scripture ac prophetarum. — Item tractatus de antichristo
-magistri Joannis Parisiensis ordinis predicatorum. — Item tractatus de
-septem statibus Ecclesie devoti doctoris fratris Ubertini de Casali
-ordinis minorum. Venetiis per Bernardinum Benalium (p. 5.). Incipit
-liber de magnis tribulationibus in primo futuris, compilatus a docto
-et devoto presbytero et heremita Theolosphoro de Cusentia provincia
-Calabriae, collectus vero ex vaticiniis novorum prophetarum seu beati
-Cirilli, abbatis Joacchim, Dandoli et Merlini ac veterum Sibillarum.
-Deinde abbreviatus per venerabilem fratrem Rusticianum .... addidi
-sane paucissima locis opportunis predicta a sancto Vincentio nostro et
-Brigida. In un codice della biblioteca laurenziana (pluteo LXXXIX, cod.
-XLI, a pag. 103) va sotto il nome di Gioacchino il _Liber Sybillae_,
-già pubblicato tra le opere di Beda ediz. Basilea, II, 251.
-
-[520] Il commento di Alano di Lilla pubblicato a Francoforte il 1608
-(l'_Hist. lit._, XIV, 420, dice: 1603). Ecco il titolo: Prophetia
-Anglicana et Romana — hoc est — Merlini Ambrosii Britanni ex —
-incubo olim ante annos — mille ducentos in Anglia nati vaticinia,
-a Galfredo Monumetensi latine conscripta — una cum — septem libris
-explanationum in eandem Prophetiam, excellentissimi sui temporis
-oratoris — Polyhistoris et Theologi, Alani de Insulis, — Germani,
-Doct. universalis et Academ. Paris ante — annos 300, Rectoris amplis.
-Addita sunt vaticinia — et praedictiones Joacchimi abbatis Calabri
-qui vixit circa annum 1200. Una cum annotationibus et explicatione
-Joannis — Adrasder. — Opus nunc prinum pubblici juris — factum et
-lectoribus ad historiarum multarumque — rerum cognitionem non parum
-— lucis allaturum — Francofurti, Typis Joannis Spiessii, sumptibus
-Joannis — Jacobi Possii mdcviii. Secondo l'_Hist. littér._, XVI, 419,
-questo commento fu scritto tra il 1174 e il 1179. Nella prefazione
-l'autore per giustificare lo studio che fa delle profezie di un pagano
-ricorda Giobbe e le Sibille (p. 4): Nec mirum de beato Job, cui similis
-in terra non erat, cum Sibyllam non Erythraeam sed Cumanam tanta et
-tam vera de Christi incarnatione, passione et morte .... prophetasse
-noverimus.
-
-[521] Il commento ad Isaia fu pubblicato in Venezia nel 1517. Su questa
-edizione, che il Renan non potè vedere, è utile fermarsi alquanto.
-In essa sono riunite tre opere: 1º il Commentario d'Isaia, o meglio
-dei primi undici capitoli (fol. 1-9 _recto_); 2º Il _De oneribus
-prophetarum_ trovato dal Renan nel 3595 dell'antico fondo, e nell'836
-Saint Germain e 865 Saint-Victor, (fol. 9 _verso_ — fol. 10; fol. 25
-e segg.); 3º Il _De oneribus provinciarum_ trovato nel n. 836 Saint
-Germain (fol. 11-27). La prima opera è divisa in dieci capitoli che
-si succedono con numerazione regolare. Non così la seconda, i cui
-capitoli prendono il numero non dall'ordine con cui si succedono,
-ma dal capitolo del Profeta che commentano. Per esempio dopo il
-capitolo 23 che commenta il XXIII d'Isaia, _Onus Tyri_, si salta al
-30, che commenta il XXX, 6 d'Isaia, _Onus jumentorum Austri_. Dal
-30 si retrocede al 19, commentario al XIX, 1 d'Isaia, _Onus Egypti_.
-Inoltre la prima opera si riferisce solo ad Isaia; mentre la seguente
-si riferisce in gran parte ad Isaia, ma principia colla citazione del
-XX, 17-27, di Geremia, seguita col commento del XIII dell'istesso
-profeta, e finisce coi commenti ai profeti minori. Perciò sarebbe
-bene intitolarlo _Onera prophetarum_, secondo la nota a fol. 9_b_,
-che avverte il lettore: hic ponentur undecim onera secundum Esaiam,
-quibus adduntur tres alia secundum prophetas minores. La terza opera, o
-l'indice geografico, non ha che fare colle altre, come si vede anche ad
-occhio, perchè è stampata a caratteri più piccoli, ed il raccoglitore
-stesso per ben due volte adduce il motivo di questa inserzione. Di
-queste tre opere il Salimbene par che conosca soltanto la seconda,
-perchè a pag. 176 dice che Gioacchino scripsit lecturam Isaie super
-oneribus, ed a pag 191: aliquando legi sibi Expositionem abbatis
-Joachim de oneribus Isaie.
-
-[522] Fol. 11 _b_: duo ordines ac si stellae lucidae orientur ad
-predicandum regni evangelium iterato saccis cilicinis amicti. Fol.
-13_a_ ecclesiam sardensem designare monachos cassinenses utique suam
-carnalibus desideriis inquinantes. Fol. 17 _b_. Timeo ne ad eorum (cioè
-dei tolosani) infamiam dissolvendam vexillum crucis evidens elevetur.
-
-[523] Il commento ad Isaia interpetra il 18 _Apoc._ in questo modo,
-(fol. 4 _recto_): mulier auro inaurata indifferenter cura terrae
-principibus effeminatis moribus fornicatur: Romana ni fallor ecclesia
-ista est quae in Babylonem vitae confusione transfusa moechatur, ....
-cardinales et presules ac si in coelo lucifer dignitate superbi ecc.
-In ben diverso modo interpetra lo stesso testo Gioacchino nella sua
-_Esposizione_ (fol. 194, col. 2): Hanc magnam dixerunt patres catholici
-esse Romam, non quoad ecclesiam justorum que peregrinata est apud
-eam, sed quoad multitudinem reproborum qui blasphemant et impugnant
-operibus iniquis eandem apud se peregrinantem ecclesiam .... Non ergo
-in uno regno aut in una provincia querendus est locus hujus famosissime
-meretricis, sed sicut per totam aream christiani imperii diffusum est
-triticum ebetorum et per omnem latitudinem ejus disperse sunt palee
-reproborum.
-
-[524] L'accenno ai due ordini è ripetuto molte volte; fol. 5, 7, 11,
-28 ecc. Federico II è nominato nel fol. 4 _a_: verumtamen in Silvestri
-vaticinio de Federico secundo et ejus posteris ecc.
-
-[525] Fol. 6 _verso_: cavendum erit a germanis et francis.
-
-[526] Fol. 30 _verso_: si vero anni ipsi ad statum ecclesiae
-tertium referuntur profecto in nonaginta annis futuris ab anno MCCI
-prostrabitur prorsus mundi superbia.
-
-[527] Fol. 34 _recto_: Tempus Sedechiae regis tangit concorditer
-presentem generationem inceptam anno 1201 a Christo sub pontifice
-romano post obitum Celestini. Si potrebbe sospettare che in luogo di
-1201 s'abbia a leggere 1301, e che il papa Celestino qui ricordato non
-sia il predecessore d'Innocenzo III, ma Pietro Morrone addirittura. Ma
-pur lasciando il passo com'è, par chiaro che il libro sia stato scritto
-dopo il 1201.
-
-[528] Et cum rex Franciae tempore illo cum aliis crucesignati
-praepararet se ad transfretandum isti subsannabant et deridebant
-dicentes quod male caderet ei si iret, sicut postea demonstravit
-eventus. Et ostendebant mihi in expositione Joachim super Jeremiam et
-multos alios libros. SALIMBENE, pag. 102.
-
-[529] Fol. 46, col 3: Leviathan quoad superbiam, serpens quoad
-astutiam, cetus quoad avaritiam, tortuosus quoad doli nequitiam
-lubricus quoad lasciviam, voracius quoad perfidiam, virulentus quoad
-sevitiam, mare quoad iracundiam.
-
-[530] Vedi la genealogia di Federico, fol. 45, col. 4; fol. 46, col.
-1. In quest'ultimo luogo è accennato alla ribellione ed alla morte
-del figlio di Federico II; vel quia ejus filii latera sua rumpent per
-discordiam, et tandem in defectum senectutis illius unus centra alterum
-insurgendo unus pereat, alter praetium ecclesiae Christi paret.
-
-[531] Tutta questa letteratura pseudoprofetica che va sotto il nome
-del mago Merlino, della Sibilla Eritrea, e dell'abate Gioacchino, pur
-non essendo benevola al Papa, non fa grazia neanche all'Imperatore. E
-tutti hanno in odio Federico II, come ne fa fede lo stesso commento
-a Geremia, fol. 58, col. 4. Sed si secundum Erithream 60 pedes vel
-annos habere describitur heres tuus, quod etiam Esaias sentire videtur
-(XXIII, 1) in spiritu sub figura Tyri, quae respicit Siciliam equo
-vultu, mirum quomodo Merlinus eum bis 5 decadum; qui legis intelligas
-et non centenarium sicut sonniat imperitus. Praeterea in 60 annis
-terminari debet afflictio juxta prophetam tam in imperio quam in
-regno. Nescio quo spiritu ducitur Eritrea, ubi post Aquilam primam
-tam dico heredem successorem in imperio et regno suo aquilam secundam
-introducat, quod Merlinus subticet. Fol. 62 (correggi 64), col. 1:
-Eritrea: post haec veniat Aquila habens caput et pedes 60 colore pardi
-ad livorem, vulpis quoad fraudem, leonis quoad terrorem. Quia forte sub
-occasione patarenorum coercendorum dolose incedet contra ecclesiam.
-Un'altra versione di questa profezia che andava sotto il nome della
-sibilla Eritrea fu trovata dal Bréholles in un manoscritto della
-Cronaca ghibellina _De rebus in Italia gestis_, pag. XXXVI. (_Chronicon
-placentinum_ ecc. edidit J. L. A. Huillard-Bréholles, Parisiis, 1856).
-Et veniet Aquila habens caput unum et pedes LX, cui acrescent duo
-capita, cujus color sicut Pardi et pedes sicut Leonis et dicet _pax_ ut
-pacifice capiat. Mamillis Sponse Agni lactabitur usque dum accrescat
-ei caput majus in Eneade terciumque minus, eruntque sibillancia a
-Germanis usque Tyrum. Et dabitur ei galina una ex Mauris alteraque
-orientalis et duo pulli ex quibus vorabit unum ecc. I sexaginta pedes,
-che il Bréholles non sa spiegare, noi già sappiamo dai passi del
-pseudo-Gioacchino surriferiti che vogliono dire 60 anni, perchè la fine
-dell'Impero si calcolava per il 1260, e la profezia si suppone fatta
-nel 1200.
-
-[532] Fol. 44, col. 2. Satis congruum est ut cardinales et etiam summus
-pontifex immendaces praedicatores veritatis percutiant affligendo
-et (ponant in nervum) silentium eis imponendo ne eis annuncient mala
-futura in clero a Romano Imperio. Ivi, col. 4: _Masculus_ (Hier. XX,
-15) est ordo seraphicus in ecclesia oriundus, _pater_ summus pontifex,
-ubi doctores cardinalesque prelati de illorum ortu et profectu valde
-dolebunt, tanquam eorum solicitudine subvertentur adulterantes verbum
-Dei. Fol. 47, col. 1: Sed quia summus pontifex superbiae nititur, ab
-exauditione repellitur.
-
-[533] Fol. 9, col. 4. Igitur Romana ecclesia ac si altera tribus Juda
-recessit a Christo .... Quod etiam negasse Petrum et redisse ad pompas
-Diaboli et mundi illecebras hujus, seu principes saeculares, cum
-quibus est polluta per munera, contaminata per suffragia, fornicata per
-fastigia dignitatum .... Fol. 49, col. 1: Hi (pastores) sunt Lazarus
-quatriduanus, qui jam mortui sunt in tribus, in avaritia, in perfidia,
-in superbia, quarto loco scatent et fetent in luxuria. Fol. 52, col.
-2. Aut enim prava vita, et doctrina ecclesiae latinae, quae est Romae,
-intelligenda est ipsa pollutio .... dominam babylonem ecclesiam, quae
-magistra est omnium meretricum.
-
-[534] Fol. 43, col. 2. Sed nunc predicatores Evangelii aeterni frangent
-doctrinam doctorum fidelium sacraeque scripturae in conspectu ecclesiae
-generalis. Fol. 51, col. 3: per omnem orbem et fere omnibus regnis
-terrae praedicabitur Evangelium eternum.
-
-[535] Fol. 53, col. 1: Agitur enim nunc 1197 annus ut extendetur ista
-vexatio in 64 annos deteriores prioribus. Vedi fol. 45, col. 3-4, ove
-invece appare scritto il 1200: 42 menses 42 generationes sunt in quibus
-affligendus est populus christianus et terminatur in anno Christi 1260
-.... in 60 annis terminabitur afflictio ecclesiae.
-
-[536] Fol. 7, col. 4. Videat Romanum capitulum si non fiet eis
-arundineus baculus potentia gallicana, cui si quis innititur perforat
-manus ejus. Cfr. fol. 59, col. 2. Necessario Francia .... videbitur
-ecclesie adhaerere, quod quanto divine voluntati et dispositioni
-displiceat ex consilio perpenditur Hieremiae .... Habet enim hoc
-diffidentiae humana debilitas ut magis confidet in nomine quam in Deo,
-et iccirco, unde sperat auxilium, justo judicio corruat.
-
-[537] Il Salimbene infatti a pag. 176 cita questo finale del commento
-a Geremia. Ecce Cesar, virgam furoris Domini. Sufficenter est Jeremias
-explicitus, qui in replicandis afflictionibus saeculi ubique cernetur
-implicitus, utinam et tu non usque expers sis divinae formidinis, cum
-ad radicem imperialis arboris ponenda sit evangelica jam securis. Il
-finale stampato è ben diverso, e più determinato l'accenno alla ruina
-dell'impero. In ipso quoque finitur imperium, quia etsi successores
-Christi fuerunt, tamen imperiali vocabulo ex romano fastigio
-privabuntur. Cum decies et 1300 anni Antichristus nascetur demone
-plenus post partum Virginis alme.
-
-[538] Riproduco il principio di quest'opuscolo che si trova nel
-cod. XI, plut. IX, dext. Santa Croce, carte 54 tergo: De ultimis
-tribulationibus disputantes in opusculis nostris posuimus diversorum
-opiniones et nostram; sed quia sicut aliquando brevitas, ita nonnunquam
-multiplicitas verborum parit obscuritatem, praesertim ubi non est
-impetus aliquid absolute dicendi sed exponendi in serie quod occurrit
-in libris, opere precium credidimus quid inde nostra opinio teneat in
-summa in hac brevi oratiuncula semper quidem et multis modis compilare.
-Studio est Sathanae concitare scandalum ecclesiae Dei, et durat tempus
-principatus ejus non annis, non mensibus, non diebus, nec cessat
-quantum in se est a persecutionibus electorum .... Tria magna et quasi
-necessaria bella noscitur gessisse sub veteri Testamento, et totidem
-gerere demonstratur in novo.
-
-[539] L'opuscolo leggesi a p. 59 _recto_ dello stesso cod. XI, plut.
-IX. Il prologo ed il primo capitolo erano già riferiti dal resoconto
-d'Anagni in questo brano che io pubblico secondo il codice della
-Sorbona 1726: «Item habetur apertius in libello ipsius Joachim de
-articulis fidei descripto ad querumdam filium suum Johannem, quod
-opus suspectum est ex ipso prologo, ubi sic incipit dicens»: Rogasti
-me (Joachim), attentius, fili Johannes, ut tibi compilatos traderem
-articulos fidei, et notarem illa quae occurrerent scripturarum loca,
-in quibus solent simplices frequenter errare: ecce subiecta pagina
-invenies quod petisti. Tene apud te, et lege sub silentio, observans ne
-perveniat ad manus eorum qui rapiunt verba de convallibus, et currunt
-cum clamore ut vocentur ab hominibus rabi, habentes quidem speciem
-pietatis, virtutem autem eius penitus abnegantes. «Ecce qualiter in
-hoc prologo vult iste Joachim articulos fidei legi in abscondito,
-more haereticorum, qui in conventiculos dogmatizant. Item inhibet ne
-tractatus suus veniat ad manus magistrorum, quos etiam tam impudenter
-quam superbe vituperat». (Fin qui fu già pubblicato dal Renan, op.
-cit. pag. 99, n. 1) «Sed de hoc non curetur, quin potius diligenter
-attendatur. Primum capitulum huius compilationis, quod intitulatur
-de fide trinitatis ubi sic ait Joachim»: Ante omnia intellige Deum
-tuum esse tres personas plenas integras atque perfectas, ita ut
-credas singulum esse plenum atque perfectum Deum, et simul tres
-unum Deum totum simplicem, totum aeternum (_totum virum, totum_,
-cod. laur.) invisibilem et impalpabilem. Spiritus enim est Deus
-non corpus, et idcirco mirari non debes si tres sunt unum, et unus
-(_unum_, cod. laur.) tres; unum tamen dicimus non singularem, non
-utique sicut dicimus unum sidus, unum jaspidem, unum smaragdum; sed
-unum ab unitate, utpote cum dicimus unum gregem, unum populum, unam
-turbam. Unde bene dicunt gramatici: populus currunt, et turba ruunt,
-ut id, quod unum taliter dicitur, pluralis esse numeri intelligatur,
-loquens (_loquimur_) ad intellectum non ad simplicem vel perfectam
-similitudinem, ut videlicet per visibilia invisibilia intelligamus. Si
-de duabus tribubus Israel dicit Scriptura: dixit Judas Symoni fratri
-suo: veni pugna mecum in sorte mea, ut et ego pugnem in sorte tua,
-miratur homo si tota trinitas dicitur unus Deus? si una massa auri
-distinguatur (_distingueretur_) in tres statuas maxime si, ut solent
-fieri in arte fusoria totae tres partes (manca _partes_ nel cod. laur.)
-essent coniunctae, sic diceretur singula statua esse unum aurum, at
-tamen simul tres non dicerentur nisi unum aurum. Et miratur homo si
-singula divinitatis persona dicitur esse unus Deus, et simul tres
-unus Deus? Si incalenti clibano proicierentur stipulae et ligna, licet
-deesse viderentur flamma et carbones repente tamen in uno loco, idest
-in ardore (male cod. _in uno illo hoc ardore_) tota tria ipsa pariter
-apparerent. Si flammae adhaerenti sulphuri adhiberetur competens
-fomentum, licet deesse viderentur carbones, repente tamen in uno illo
-tota tria illa habentur pariter. Sed etsi carbo solus adesset, mox
-adhibitis stipulis, tota tria illa pariter integra apparerent. Il
-secondo capitolo s'intitola _De incarnatione verbi Dei_ e comincia
-così (cod. laur. p. 60): Fuerunt quidam haeretici qui dicerent Christum
-unius esse naturae: fuerunt qui dicerent matrem virginem non deum sed
-tantum hominem genuisse. Tu autem horum omnium devitans perfidiam crede
-Christum unam personam ex duabus et in duabus consistentem naturis,
-secundum quod oliva inserta oleastro cum ipso oleastro una est arbor,
-atque hoc totum, quod Christus dicitur, genuisse. Quod si dicis, verbum
-dei, quod aliunde venit in virgine, gignere non potuit virgo, ergo nec
-corruptibile semen viri gignere potest mulier, et quoniam ipsum semen
-aliunde venit ad ipsam. Neque enim gignere de ipsa potest mulier nisi
-aliunde concipiat. Hoc autem solum interest quod caeterae mulieres
-concipiunt ex hominibus, haec autem sola virgo concepit et peperit
-semen divinum, verbum scilicet quod caro factum est et habitavit
-in nobis. Gli altri capitoli sono: 3. De sacramento baptismi et
-penitentia. — 4. De sacramento crismatis. — 5. De sacramento corporis
-et sanguinis Christi. — 6. De libero arbitrio et gratia. — 7. De
-predestinatione et prescientia Dei. — 8. Quomodo possit Deus timeri
-pariter et amari. — 9. De fide et operibus. — 10. De misericordia et
-juditio. — 11. De timore et amore. — 12. De laetitia et tristitia. —
-13. De vita conjugali et coelibatu, sive de abstinentia et gustatione
-ciborum. — 14. De opere manum et sancto otio. — 15. Item de eodem.
-— 16. De quiete claustri et frequenti mysterio. — 17. De utilitate
-praedicationis et virtute silentii. — 18. De resurrectione mortuorum.
-Manca nel codice l'ultimo capitolo che secondo il resoconto d'Anagni
-s'intitolava _Confessio fidei_.
-
-[540] Plut. LXXXIX, cod. XLI, c. 108 _verso_: Universis Christi
-fidelibus, ad quos litterae istae pervenerint, frater Joachim dictus
-abbas: vigilate et orate ne intretis in tentationem. Loquens dominus
-Ezechieli prophetae, quem tempore transmigrationis Babiloniae
-speculatorem constituerat domui Israel, post multa quae ei scribenda
-commiserit, comminatus est dicens: si me dicente impio: morte morieris,
-non annunciaveris ei, ipse quidem in impietate sua morietur. Sanguinem
-autem eius de manu tua requiram etc.
-
-[541] Fol. 279, col. 3: Incipit hymnus eiusdem abbatis Joachim de
-patria celesti. Fol. 280, col. 1: Incipit Visio eiusdem preclara ac
-plurimum admiranda de gloria paradisi.
-
-[542] Gioacchino nel _Psalterium decem cordarum_, fol. 229, col.
-4, rileva questa difficoltà: O humana temeritas quam ceca semper! O
-inimica semper humane pietati presumptio! Si sic extimasti simplicem
-divinam substantiam, uti seorsum a personis cogitaveris illam,
-Sabellium sub Arrio palliasti; si seorsum a substantia tres personas,
-Arrium sub Sabelli palliatione excusas.
-
-[543] Vedi anche l'_Expositio in Apocalipsim_, fol. 34, col. 2.
-
-[544] _Psalt._, fol. 229, col. 3. Inter calorem et splendorem
-scissionem facere nequis, et tamen eos non dubitas esse duos; et
-divinam vis substantiam scindere, ut trinum deum credere possis?
-Item quod his nequius est, nescio que tria preter substantiam nova
-adinventio assignare presumpsit, ut in altero unitas in altero trinitas
-demonstretur quasi cum substantiam illam igneam, que in celo est, et
-radium qui ex ea nascitur, et calorem unum solem esse dicimus, quartum
-aliquod solis nomine assignamus. Cfr. fol. 229, col. 2.
-
-[545] _Psalt._, fol. 230, col. 4: Inter cetera ergo opera domini,
-que misterium exhibent trinitatis, magnum tenet locum decacordum
-Psalterium. Est enim, ut diximus, vas unum musicum, quod etsi dividi
-per partes potest, quia corpus est, non tamen ut esse possit decacordum
-Psalterium, quamdiu ergo Psalterium est, indivisum est. Si dividitur in
-partes non esse desinit id quod erat. Igitur vas ipsum unum est, sed
-tamen in tribus cornibus miro modo consistens. Adeo enim tria cornua
-ipsa unitas possidet indivisa, ut et tria videantur esse unum et unum
-tria.
-
-[546] _Psalt._, fol. 231, col. 2: Aliud sonat unus, aliud sonat
-unitas. Unus non absolute dici nequit, nisi de una persona. Unitas
-vero proprie dici non potest nisi de duobus ad minus. Neque enim cum
-iubemur consistere in unitate, ad singularem personam referri posse
-credendum est, licet ad populum, ad conventum, ad plebem. Cum enim
-dicitur absolute: unus est hic aut illic, non est in loco ille nisi
-unus, persona incunctanter intelligo; cum vero dicitur: unitas est in
-loco illo, profecto nihil aliud intelligimus, quam multorum cor unum et
-animam unam; hoc est unam voluntatem et unum consensum.
-
-[547] _Psalt._, fol. 240, col. 1: Solus tamen Pater genitor est, solus
-Filius genitus, solus Spiritus sanctus ab utroque procedens. Solus
-autem Pater sic mittit Filium et Spiritum sanctum, ut a nullo mittatur,
-et idcirco eterna Patris divinitas communis est Filio et Spiritui
-sancto. Incarnatio vero Filii propria Filii est. Assumptio columbe vel
-ignis propria Spiritus sancti, etsi una sit operatio trium.
-
-[548] _Psalt._, fol. 240, col. 2: Sicut autem timoris nomine Patrem,
-sapientie Filium, ita charitatis nomine intelligimus Spiritum sanctum.
-Fol. 241, col. 3: In actionis obtinentia timor domini, in lectionis
-studio sapientia, in oratione et confessione operatur dilectio. Tenemur
-obedire per timorem, qui est Pater; tenemur legere per sapientiam,
-qui est Christus; tenemur psallere et orare per charitatem, qui est
-Spiritus sanctus.
-
-[549] Che una connessione corra tra la dottrina della trinità e quella
-dei tre stati lo dice l'_Expositio in Apocalipsim_, fol. 142, col.
-2. Pro eo enim quod Deus trinitas est, in tribus magnis certaminibus
-oportebat dissolvi regnum mundi hujus a compage sua, ut statueretur
-perpetue regnum Dei. Cfr. _Concordia_, II, I, 6, fol. 8, col. 4.
-Alioquin si una persona esset deus, nec tria distincta opera essent
-querenda, nec in uno tamen concordia assignari valeret.
-
-[550] _Apoc._, fol. 3, col. 2: Est enim clavis veterum notitia
-futurorum. _Conc._, II, 5, fol. 8, col. 1: Intelligentia illa quae
-Concordia dicitur similis est vie continue, que a deserto porrigitur
-ad civitatem, interpositis locis humilioribus, in quibus se viator
-ambigat iter rectum adire, et nihilominus interpositis jugis montium,
-a quibus possit posteriora et anteriora respicere, et residui itineris
-rectitudinem ex retroactae viae contemplatione metui. Omnis enim, qui
-coram facie graditur, ubi itineris vestigium non apparet, ex aspectu
-retroacti agendi rectitudinem pensat.
-
-[551] _Conc._, II, I, 1, fol. 6, col. 3. Multum ergo distat inter
-utrumque celum, multum inter utrumque testamentum differentia est.
-Differunt sane utriusque nativitates, differunt vite, differunt bella,
-differunt et victorie. Illi enim ex carne, isti ut jam dixi ex aqua et
-spiritu nati sunt .... illi faciebant uxoribus libellum repudii ....
-isti in typo Christi et ecclesie singuli singulas teneri jubentur ....
-illi pro terrenis possessionibus pugnaverunt, isti non tam pro terra
-aut qualibet terrena substantia, sed pro sancte libertate ecclesie et
-salute spirituum suorum preliare noscuntur.
-
-[552] _Apoc._, fol. 3, col. 1. Pro quattuor autem historiis quattuor
-evangelia data sunt .... Duo vero medii Marcus et Lucas non apostoli
-sunt, sed apostolorum discipuli et audita potius quam visa describunt.
-Sicut ergo apud nos si humano liberaretur judicio, majoris auctoritatis
-esse quis diceret que apostoli visa, quam quod apostolorum discipuli
-non tam visa quam audita scripserunt, ita historiarum quattuor,
-prime et ultime, Job scilicet et Hester majorem judeorum presbiteri
-auctoritatem dederunt, quam duobus mediis, Tobie vero et Judith.
-
-[553] _Conc._, II, I, 1, fol. 7, col. 2. Oportet inquam nos in hoc
-opere altare testamenti prioris pro dono omnipotentis Dei ordinate
-componere, fundentes et statuentes desuper aquam testamenti novi,
-ut aliud inter aliud, ac si rota infra rotam inesse per concordiam
-videatur. Invisibilem autem spiritum ignem suum spiritualem veluti de
-tertio celo dirigere, ut, veniente quod perfectum est, evacuet quod ex
-parte.
-
-[554] _Conc._, III a, 18, fol. 29, col. 4. Attendamus ergo
-spiritualiter quae spiritualiter dicta sunt, et quemadmodum aedificent
-spiritualiter resoluta quae, carnaliter intellecta, insipida sunt.
-
-[555] _Conc._, Prol., fol. 8, col. 1. Allegoria est similitudo
-cujuscusque rei parve ad maximam ac si dies ad annum, ebdomada ad
-etatem, persona ad ordinem vel ad urbem ad gentem ad populum et
-mille talia. Verbi gratia Habraam unus est homo et significat ordinem
-patriarcharum, in quo multi sunt homines. Zacharias unus est homo et
-hoc ipsum significat. Sarra una est femina et significat Synagogam ....
-Datus est filius Sarrae, filius non carnis sed permissionis temporis
-senectutis suae. Hoc est quando venit plenitudo temporum ut mitteret
-Deus filium suum; ergo Elisabethe illud idem significat.
-
-[556] _Conc._, lib. V, cap. I, fol. 60, col. 3, 4; _Apoc._, fol. 14,
-col. 3. Tutte queste interpetrazioni si riducono a quattro principali,
-fol. 61, col. 3. Quia ex hiis omnibus quatuor sunt intelligentie
-principales, que ceteras omnes continet infra se 1.º Historica seu
-et 2.º moralis 3.º contemplativa [sub cujus nomine continentur duo
-tropologica et anagogica, quarum prima inferior est contemplativa,
-secunda superior] et 4.º typica, que dividitur in septem speciebus.
-
-[557] _Concordia_, V, 2, fol. 61, col. 1; cfr. II, I, 29, fol. 28, col.
-2.
-
-[558] _Apoc._, fol. 63, col. 4.
-
-[559] Queste strane allegorie si leggono nel _Commento all'Apocalisse_,
-fol. 53, col. 4; fol. 54, col. 3, 4.
-
-[560] _Conc._, IV, I, fol. 42, col. 2, 3. Sciendum quoque quod
-concordia non secundum totum exigenda est, sed secundum quod clarius et
-evidentius est; non secundum cursum historie, sed secundum quid ....
-Ita novum testamentum simile est veteris testamenti .... Sicut ergo
-sunt arbores sylvae plurimae quae in stipitibus sunt similes sed tamen
-in ramis foliisque dissimiles, sic et duo testamenta in rebus quidem
-generalibus similia sunt sed in specialibus dissimilia.
-
-[561] _Conc._, II, I, 2, fol. 7, col. 2. Concordiam proprie esse
-dicimus similitudinem aeque proportionis novi ac veteris testamenti,
-eque dico quoad numerum non quoad dignitatem, cum videlicet persona
-et persona, ordo et ordo, bellum et bellum ex parilitate quodam
-mutuis se vultibus intuentur, utpote Habraam et Zacharias, Sarra et
-Elisabeth, Isaac et Joannes Baptista, et homo Jesus et Jacob, duodecim
-Patriarche et numeri ejusdem apostoli, et quodlibet simili, quod totum
-ubicumque occurrerit non pro sensu allegorico sed pro concordia duorum
-testamentorum facere certum est, unum vero spiritualem intellectum ex
-utroque procedere.
-
-[562] _Conc._, II, I, 10, fol. 10, col. 3. Non igitur secundum
-intellectum numerum annorum extimanda sunt tempora ista, sed secundum
-numerum generationem. Etenim ab Adam usque ad Christum fuerunt
-generationes quadraginta et tres, et ab Osia usque ad finem secundi
-status sexaginta tres; ab Osia namque initiatum est testamentum novum
-quod confirmatum est in Christo, ne prius videretur deficere vetus quam
-novum seminatum et radicatum germinaret ex humo et produceret fructum.
-
-[563] Oltre alle suddette analogie Gioacchino sa scoprirne un'altra
-che per la sua singolarità merita di esser riferita. _Conc._, IV, 2,
-fol. 43, col. 2. Sed et illud ad concordiam pertinere non est dubium,
-quod sicut Eva prima mater corrupta per serpentem genuit geminos in
-peccato, quorum junior a primogenito interfectus est; ita, ut traditur,
-tempore predicti Osie mater populi romani, que vocata est Rhea vel
-Ilia, geminos concepit de stupro, et nihilominus primogenitus juniorem
-occidit.
-
-[564] _Conc._, II, I, 5, fol. 8, col. 2. Habet autem iter istud, quo
-pergere cupimus, duce deo, aliquid securius utpote quam non aliquo casu
-agitar aut agi capit, sed in dei sapientia et doctrina habens stationes
-suas certis limitibus designatas. Qui videlicet limites diversis modis
-considerandi sunt, largo seu et districto secundum majora tempora et
-secundum mediocra et minora; quod totum de numero generationum et
-temporum proprietate colligitur. Aliud namque tempus fuit, in quo
-homines vivebant secundum carnem, hoc est usque ad Christum, cujus
-initiatio facta est in Adam. Aliud in quo vivitur inter utrumque, hoc
-est inter carnem et spiritum, usque scilicet ad presens tempus, cujus
-initiatio facta est ab Heliseo propheta, sive ab Osia rege Juda. Aliud
-in quo vivitur secundum spiritum usque videlicet ad finem mundi, cujus
-initiatio a diebus beati Benedicti. Fructificatio itaque vel proprietas
-primi temporis, sive ut dicimus melius, primi Status ab Habraam usque
-ad Zachariam patrem Joannis Baptiste, initiatio ab Adam. Fructificatio
-secundi status a Zacharia usque ad generationem quadragesimam secundam;
-initiatio ab Osia sive a diebus Asa sub quo vocatus est Heliseus
-ab Helya propheta. Fructificatio tertii status ab ea generatione,
-quae fuit vigesimasecunda a Sancto Benedicto, usque ad consumationem
-seculorum; initiatio a Sancto Benedicto.
-
-[565] _Conc._, II a, 18, fol. 13, col. 1. Ab Adam usque ad Jacob
-fuerunt generationes 21: a Jacob usque ad Asa et alio modo usque ad
-Osiam generationes 21; licet enim judices qui prefuerunt populo Israel
-non pertineant ad ordinem generationum; tamen pro generationibus
-accipiendi sunt, quia quedam propagatio spiritualis fuit in eis sicut
-ut in regibus Jude et Israel. Exinde ab Asa usque ad Achim, sive ab
-Osia usque ad Christum generationes 21.
-
-[566] _Conc._, II, I, 19, fol. 13, col. 1. Quia denarius numerus
-perfectus est integer in seipso, in eo velut in fonte aliorum
-statuendus esset finis inquisitionis nostre .... Si quidem ab Adam
-usque ad diluvium generationes decem, a diluvio usque ad subversionem
-Sodomorum generationes decem. Exinde usque ad Obed, qui fuit
-contemporaneus Hely, generat. X. Exinde usque ad Joas, in cujus diebus
-cepit sterminari Israel ab Azael rege Siriae, gen. X. Exinde usque ad
-trasmigr. Babilonis gen. X.
-
-[567] _Conc._, II, I, 23, fol. 14, col. 3. Et que sint illa septem
-signacula (memorata in libro Apocalipsi) septem signa quorum sex
-peracta sunt in labore filiorum Israel, septimum in otium.
-
-[568] _Conc._, II, I, 9, fol. 10, col. 2. Primus status tenendus est ab
-Adam usque ad Christum, secundus ab Osia rege usque ad presens, tertius
-a beato Benedicto usque ad consumationem seculi.
-
-[569] _Conc._, IV, 24, fol. 53, col. 4. Illud autem lectorem moneo et
-maxime in legendis historiis et notandis annorum numeris studiosum,
-ut si forte in distinctione pontificum et imperatorum aliquid per
-generationes singulas invenerit corrigendum, quod ex corruptione
-multimodo chronicarum accidesse posse non nego, liberum sit ei pie
-tamen et veraciter emendare, ne forte sicut ego in diversis diversa
-repperi, ita accidere potuerit ud ad summam veritatis venire nequierit
-....
-
-[570] _Conc._, IV, 3, fol. 44-45. Il raffronto si chiude con queste
-parole: Quod intelligens Constantinus imperator beato papa Silvestro
-imperialem, quam ipse tenere videbatur, tamquam deditam Christo regi
-sponte obtulit dignitatem. Verumtamen quia regnum Christi non est
-ex hoc mundo, sic visum fuit romanis pontificibus debitam semper
-a Christo accipere potestatem, ut tamen usum temporalis regni vel
-potius bonorum corporalis regiminis illis cogerentur permittere,
-qui mundi gloriam querunt, ne hi, qui juxta Apostolum militant deo,
-implicarentur temporalibus negociis. Gioacchino conosce ed apprezza
-grandemente l'opuscolo di S. Bernardo indirizzato a papa Eugenio.
-(_Conc._, V, 64, fol. 94, col. 4). Bernardus noster abbas Claravallis,
-qui in libro suo de Consideratione misso ad Eugenium papam, nihil de
-negligentiis aut gravamine subjectorum derelictum est in tantum, ut
-adeo liber ipse alter leviticus esse putaretur. Et quamvis sanctus vis
-mordacius argueret in romano pontifico occupationem, non tamen absolute
-occupationem, sed illam quae est secundum seculum, per quam ea, que est
-secundum Deum occupatio, periit.
-
-[571] IV, 5, fol. 46, col. 1. Non enim in hac generatone aliquis
-imperator similis Salomoni in sapientia reperitur. Et tamen per
-spiritualem intellectum completum est in hac eadem generatione secundum
-aliquod mysterium Salomonis, quia Christus Jesus, quem significat
-Salomon altius pre solito per quosdam preordinatos servulos abundanter
-influxit .... Hylarius, Hieronimus, Joannes Chrisostomus, Augustinus.
-
-[572] _Conc._, IV, 6, fol. 46, col. 4; IV, 8, fol. 47, col. 4; fol. 48,
-col. 1.
-
-[573] Il cap. IV, 17, fol. 52, col. 2-3, che riguarda Leone si chiude
-con queste secche parole per Gregorio VII: Denique et in sequenti
-generatione, que respicit Joachaz (Joachin), quia sine consensu
-imperiali electus est Gregorius VII in romanum pontificem, obsessus ab
-imperatore idem papa, sublatusque idem a duce normandorum ductus est
-usque ad Salernum. In cujus locum idem imperator substituit Gilbertum,
-ravennatem episcopum, vocavitque eum Clementem. Completa est autem
-in hoc facto similitudo ei que accidit regi Joachaz, quem rex Egypti
-amovit a Hierusalem, ne regnaret in eo, et substituit ei Joachim
-fratrem ejus pro eo.
-
-[574] _Conc._, IV, 22-25, fol. 53, col. 2; fol. 54, col. 3. Riporto
-solo la fine di questo lungo passo. Etenim ordo ille, qui pro claritate
-sapientie dici poterat aurum, modo obscuratum est et rursum velut
-in nigrum plumbum. Et hii, qui quasi lapides preciosi contineri
-consueverunt in claustro cordis, modo percurrentes vias latas, dispersi
-sunt in capite omnium platearum, disponentes exteriora negocia,
-dirimentes eas et lites judiciorum non bonorum .... Nunc autem ipsius
-ecclesie exigentibus culpis, hii qui successerunt in ipso ordine
-sacerdotali, nihil pene habentes de imitatione celestis hominis,
-terreni sunt omnino et terrena sectantur.
-
-[575] IV, 30, fol. 55, col. 4. In ecclesia vero incipit generatio
-quadragesima prima anno domini 1201 .... Sed tamen expectandum est cura
-ingenti timore.
-
-[576] _Conc._, I, 8, fol. 9, col. 3: Habet et monachorum ordo imaginem
-Spiritus Sancti qui est amor Dei; quia non posset ordo ipse despicere
-mundum, et ea quae sunt mundi nisi provocatus amore Dei et tractus ab
-eodem Spiritu, qui expulit dominum in desertum, veruntamen spiritualis
-dictus est quia non secundum carnem ambulat sed secundum spiritum.
-Igitur primus ordo initiatus est ab Adam, secundus ab Osia rege Juda,
-tertius secundum aliquid ab Heliseo propheta, secundum aliquid a beato
-Benedicto. Quare sic? Quia Spiritus Sanctus a patre filioque procedit.
-
-[577] _Conc._, II a, 14, fol. 11, col. 4: Si autem incipis ab Asa
-sub quo vocatus est Heliseus, ab ipso usque ad trigesimam septimam
-generationem ab incarnatione Domini, sub qua et convaluit pre solito
-ordo monasticus sub regula sancti Benedicti in partibus Galliarum
-generationes sexaginta tres, usque vero ad initium tertii status
-septuaginta.
-
-[578] _Conc._, II, I, 14, fol. 11, col. 3: Et rursus a sancto Benedicto
-usque ad consumationem seculi eadem existimatio manet sub eo tamen
-dierum numero, quem novit ipse solus, qui fecit omnia secundum
-consilium voluntatis sue. Ivi, III, 6, 7, fol. 42, col. 3: Ego autem
-mediam horam (Apoc., 8, 13) in loco isto pro dimidio anno accipiendum
-esse puto. Quid tamen de hoc verius sit judicio domini relinquendum.
-V. 64, fol. 95, col. 1: Sed utrum natus sit puer, qui designatus sit in
-Salomone aut in primo nasciturus, deus melius novit. Quia initia semper
-obscura et intellectu difficilia. V. 118, fol. 134, col. 2: Si queris
-dierum numerum non est meum dicere neque scire; quod nobis datum est
-hoc solvimus.
-
-[579] IV, 31, fol. 56, col. 2: In ecclesia incipiet generatio 42
-anno vel hora quam Deus melius novit. Non è meraviglia che si possa
-conoscere la fine di una generazione e non il principio, perchè
-Gioacchino più volte ripete che la durata della generazione può
-essere maggiore o minore del numero medio. Così _Conc._ II, I, fol. 12
-Generationis in veteri Testamento variae fuerunt et inequales.
-
-[580] _Conc._, II, I, 16, fol. 12, col. 3: Igitur in Testamento
-novo non secundum carnem accipienda est generatio sed secundum
-spiritum. Et quoniam triginta annorum erat dominus quando cepit
-habere filios spirituales, quod et perfiguratum fuerat in unctione
-David et inchoatione prophete Ezechielis prophete, recte spatium
-generationis in novo Testamento triginta annorum numero terminatur
-nimirum quod perfectio ipsius numeri ad fidem pertinet trinitatis.
-Inde est quod nemo absque magna necessitate debet in novo Testamento
-suscipere sacerdotii dignitatem ut fiat pater spiritualis nisi sit
-triginta amorum .... Igitur generationes ecclesie sub spatio XXX
-annorum singule sub singulis tricenariis accipiende sunt, ita ut sic
-Mattheus comprehendit tempus primi status sub spatio generationum 42,
-ita tempus secundi super eodem generationum numero terminari non sit
-dubium, maxime cum ostendatur significatum in numero dierum, quo mansit
-absconditus Helias (III _Reg._ 19) a facie Acab, et quo mulier amicta
-sole, que designatur ecclesia, mansit abscondita in solitudine a facie
-serpentis, (_Apoc._, XII, 6) accepto haud dubium die pro anno et mille
-ducentis sexaginta diebus pro totidem annis.
-
-[581] V, 15, fol. 67, col. 4: Sic quondam Helias certis temporibus
-diebus vel annis mansit absconditus a facie Jezabelis, hoc est tribus
-annis et mensibus sex, ita in eodem spatio dierum et annorum dicta est
-memorata stetisse in solitudine, hoc est 1260 (_Apoc._, XII, 6). Hoc
-tempus et tempora et dimidium temporis, quia vero numerus iste dierum
-vel annorum noctibus sit ad agnoscenda tempora dies et annos, et in
-secundo hujus operis libro sufficienter demonstratum est. Cfr. V, 75,
-fol. 104, col. 2.
-
-[582] _Conc._, V, 89, fol. 118, col. 2. Quod ergo mulier ista
-ascenderat in eminentiorem partem domus, et ut fugeret consortia
-publica, ibi se contegerat cum puellis suis, quid nisi vitam
-contemplativam et anacoreticam significare creditur maxime cum scriptum
-sit in libro Apocalypsi de muliere amicta Sole, et mulier fugit in
-solitudinem ut pascat ibi diebus 1260. Cfr. _Apoc._, fol. 160, col. 2.
-
-[583] _Conc._, l. c., fol. 117, col. 4. Vidua Judith ecclesiam
-orientalem sicut puto designat .... mansit autem Judith in viduitate
-sua annis tribus et mensibus sex. Magnum istud plane et apertum
-mysterium. Hic est enim ille magnus numerus qui universa hec continet
-facta. Sunt etenim menses 42 sive dies 1260, nihilque aliud designant
-quam annos 1260, in quibus novi testamenti sacramenta consistunt.
-
-[584] II, I, 14, fol. 11, col. 8. Ordo monachorum secundum aliquid
-ab Heliseo propheta, qui vocatus est ad gratiam prophetie in extremo
-tempore Asa regis Juda, et secundum aliquid a beato Benedicto, qui
-quantum datur intelligi ex his que legimus in libro dialogorum vocatus
-est a domino ad ordinem monachatus circa extremitatem 16 generationis
-ab incarnatione Domini.
-
-[585] _Conc._, II a, 25, fol. 15, col. 2. Reversus est autem Sol decem
-lineis in diebus Ezechiae, qui fuit decimus tertius a Salomone, ut bis
-decem generationes numerari debuissent.
-
-[586] _Conc._, II a, 12, fol. 10, col. 4. Quod in sequentibus
-diligentius prosequendum est liquet quod a Jacob patriarcha velut
-duobus viis descenditur usque ad David seu per judices et rectores
-populi, altera per patres ut ipse unus David veluti quidam prepotens
-annis duos in se rivos suscipiat ex uno quidem fonte progressos, sed
-diversis usque ad se aquarum ductibus venientes.
-
-[587] _Apoc._, fol. 27, col. 4. Querendum est nobis .... cur
-beatus Johannes, apocalipsis librum eisdem septem ecclesiis quasi
-spiritualiter delegaverit, qui non modo ex parte ut prophetae ceteri
-sed generalius prae multis aliis fidelibus loquitur universis.
-
-[588] Ivi, fol. 29, col. 3. Igitur quod ad quinque tribus generaliter
-spectat, ab exordio temporum usque ad Christum consummatum est.
-Et non in eisdem quinque tribubus omnes illorum temporum electorum
-progenies intelligendae sunt, que fide et operibus bonis eterne regnum
-beatitudinis hereditare meruerunt.
-
-[589] _In Apocal._, fol. 29, col. 1. Et recte quoque Ruben et Gad
-et dimidia tribus Manasse ad plagam orientalem laborum suorum premia
-perceperunt, quia prime ille generationes seculi, que ab Adam usque
-ad Noe, a Noe usque ad Habraam, ab Habraam usque ad Moysen, quasi due
-tribus et dimidia sine lege vixerunt, et mundi origini adjacentes
-fuerunt velut ad plagam orientalem, hoc est in etatibus primis,
-in quibus sine lege vivebant. Ivi, col. 2: Igitur a Moyse usque ad
-Christum reliqua Manasse tribus dimidia, Effraim quoque et Juda velut
-ex hac fluminis parte hereditatem acceperunt, quia sicut duas etates et
-dimidiam ante legem, sic duas et dimidiam sub lege Deus onnipotens esse
-voluit. Septem vero distinctiones temporum ab initio secundi status
-usque ad initium tertii in hac vero etate sexta, secundum quod liber
-iste docet, instituit, ut et numeri duodenarii servaretur integritas,
-et perfectio quinarii ac septenarii si qua alia non de essent. In
-questo luogo cita la _Concordia_: de quibus in opere _Concordie_
-fecimus mentionem.
-
-[590] _In Apoc._, fol. 48, col. 2. Veruna quod filius Dei, qui
-proprie dicitur sapientia, formam servi assumpsit, in qua sustineret
-lassitudinem et laborem, Spiritus vero Sanctus, qui vocatur Dei
-charitas, non assumpsit; quia et nos in addiscenda sapientia
-angustamur, affligimur et laboramus, in amando vero quem amare libet,
-nullas afflictionis sustinemus angustias .... Et quia quinque sunt,
-ut jam diximus corporis sensus, in quibus se mortalis homo ad studium
-actionis exercet, septem vero dona spiritus, quibus homo interior
-efficitur spiritalis, merito quinque principales ecclesie unigenita
-Dei Filio attribuenda sunt, septem vero Spiritui Sancto .... quinque
-opera Christi .... primum opus Christi nativitas fuit, secundum passio,
-tertium resurrectio, quartum ascensio, sane quintum opus ipsa est
-ostensio linguarum et missio spiritus sancti ....
-
-[591] Fol. 54, col. 2. .... quid enim velit septem planetarum
-distinctio cogitare compellimur, presertim cum septenarius numerus
-tante perfectionis sic, ut vix aut nunquam possit carere non dico
-qualicumque sed perfecto mysterio. Querimus ergo fide, ratione
-juvante, et invenimus in electorum agminibus septem quosdam viros
-proprietate quodam in misteriis ab illorum multitudini segregatos.
-Adam, Noe, Abraam, Moyses, David, Joannes Baptista, Helias .... deus
-omnipotens misit in mundum hos septem viros magnos et nominatos per
-diversa intervalla temporum, ut quasi quosdam novos cursus peragerent
-preceptorum Dei.
-
-[592] Fol. 57, col. 1. Sunt itaque istorum radii septem proprietates
-eorum, in quibus similitudines septem ordinum denotatae sunt.
-
-[593] Fol. III, col. 4. Congruit namque proprietate quadam fortitudo
-praelatis, scientia dyaconibus, intellectus doctoribus, sapientia
-contemplatoribus, consilium conventualibus, pietas eis qui miseratur
-pauperibus, timor conjugio alligatis.
-
-[594] Vedi l'interpetrazione dei suggelli _In Apoc._, fol. 114 e
-segg. Nel fol. 117, col. 3, si legge questo passo importante per la
-cronologia di Gioacchino: Constet autem quod post quintum sigillum, in
-cujus extremitate nos sumus, restat adhuc martyrum pugna.
-
-[595] Fol. 118, col. 1. Volo enim illum scire, duobus modis accipi diem
-ultimum et diem judicii. Accipitur enim largo modo pro quodam incerto
-tempore .... et accipitur stricto modo de conclusione ipsius temporis,
-quando consummatis cunctis mysteriis, ibunt impii in supplicium
-eternum, justi autem in vitam eternam. Cfr. fol. 139, col. 4.
-
-[596] Fol. 118, col. 4. Cura ordo ille preclarus, qui letus et
-ylaris esse debuit, splendore lucidus et candore (fol. 119, col. 1),
-accidentibus contra votum contrariis, pro merito pravitatis sue tristis
-efficitur et obscurus. Dum enim multum laborat et parum proficit, dum
-nimis occupatur in exterioribus pro stipendiis carnis, a studio vite
-spiritualis incipit esse alienus .... Obscuratur aurum, cura splendor
-vite contemplative in ordine monasticho inanescit, mutatur et color
-optimus, cum hii qui positi sunt ad speculanda celestia, inhiare
-incipiunt lucra terrena.
-
-[597] Fol. 119, col. 2. Sed et vita clericorum, que primo radios lucis
-sue effundere solebat in populo, proh dolor! in sanguinem versam esse
-videmus. Nihil enim in ea spirituale, nihil celicum; sed omne pene
-lubricum, totum carnale, totum caro et sanguis et evisceratio spiritus.
-Ubi lites, ubi scandala, ubi rixe, ubi invidie, ubi emulationes?
-Nonne in ecclesia clericorum? Nonne inter eos qui lucem exemplorum
-suorum dare subjectis plebibus debuerunt?... Denique et stellas celi
-absque numero cadere (VI, 13) videmus in terra, sive ruina pravitatis
-heretice, sive (ut in pluribus) lapsu carnis.
-
-[598] Fol. 123, col. 1. Silentium sacri sabbati silentium est vite
-contemplative. Silent enim sancti consumatis mysteriis ut audiant quid
-loquatur in se dominus deus.
-
-[599] Fol. 130, col. 3. Quis fuit miser iste .... deus scit, clericum
-tamen fuisse et imbutum scientia litterarum ex huius textu lectionis
-apparet.
-
-[600] Fol. 133, col. 1. Siquidem ut omnes illis Christi domini
-dicebantur, ita et in secta ista multi jam precesserunt, qui essent
-pro auctoritate perfidie dicendi Antichristi; maxime cum dicat
-Joannes utens presenti vel preterito pro futuro: sicut audistis
-quia Antichristus venit, nunc Antichristi multi facti sunt. Et quia
-protinus subinfert (JOANN., 1): Unde scimus quia novissima hora est,
-sequi non longe post ipsum magnum Antichristum demonstrat, quem ego
-_considerans universas facies scripturarum et introitus et exitus
-concordiarum, presentem puto esse in mundo, etsi necdum venerit hora
-revelationis ipsius_. Oportet enim secundum Hieronimum desolari romanum
-imperium, quod resistit ei, antequam reveletur .... revelabitur autem
-manifeste sub sexto Angelo tuba canente, etsi antea velut occulte
-operari incipiat. Tempus siquidem sexti Angeli omnino credimus
-esse breve. A chi si riferisca Gioacchino è ben difficile dire. Non
-sarebbe impossibile che accennasse a Federigo II, a quel tempo pupillo
-d'Innocenzo III. Molti guelfi dubitavano che il Papato non avesse
-a pentirsi dell'aiuto prestato ad un discendente di casa sveva, e
-Gioacchino poteva essere bene uno di costoro. Ma è molto più probabile
-che accennasse vagamente ad un re dei Saraceni, ad un nuovo Saladino,
-che avrebbe recati maggiori danni del suo predecessore non meno alla
-Chiesa che all'Impero.
-
-[601] Fol. 133, col. 3. Tempus sexti angeli tuba canentis, de quo
-in presente capitulo sermo est, ita secundum id, quod proprium est,
-futurum esse sentimus, ut tamen secundum aliquid sumpsisse exordium
-videatur .... Igitur in quantum capere queo, tempus quidem sexti
-Angeli initiatum est, sed tamen tempus quinti necdum usque ad presens
-consumationem accepit.
-
-[602] Citammo altrove il passo che si riferisce alle notizie avute in
-Messina. Ora citeremo quest'altro, dal quale si narra più chiaramente
-che l'Anticristo per Gioacchino non può essere un imperatore cristiano,
-ma un pagano, fol. 134, col. 4. Dictum est autem quod siccandae essent
-aquae Euphratis, ut preparetur via Regibus ab ortu solis, quod sine
-gemitu dicendum non est, initiatio quaedam terribilis precepit super
-eo quod nuper accidit sub inclyto illo exercitu Frederici magni et
-potentissimi Imperatoris et aliis exercitibus populi christiani, qui
-transeuntes mare in infinita multitudine, vix in paucis reliquiis pene
-sine effectu remearunt ad propriam.
-
-[603] Fol. 140-141. Et sciendum quod aqua magis assimilatur rei viventi
-quam terra, unde aquam vivam dicere consuevimus, magis autem ignis quam
-aqua, quia dignius est Testamentum novum Testamento veteri, multo magis
-proximum eterne vite.
-
-[604] Riunisco in questa nota i passi dell'_Esposizione_, che si
-riferiscono al terribile anno 1260. Fol. 145, col. 4: calcanda
-(Ecclesia) perhibetur ab eis mensibus quadraginta duobus, quod est
-dicere secundum Lucana donec impleuntur tempora nationum. Fol. 157,
-col. 3: Et mulier fugiit in solitudinem, ubi pasceret illam Deus diebus
-1260. Numerus iste quid significet liber quem propter ipsum et secundum
-ipsum edidimus (evidentemente accenna alla _Concordia_) manifeste
-declarat. La _Concordia_ è citata esplicitamente a fol. 165, col. 3-4,
-nell'interpetrazione della frase di Daniele: in tempus et tempora et
-dimidium temporis, che Gioacchino intende per 3 anni e mezzo ovvero
-42 mesi. Fol. 164, col. 3: DANIEL scripserat: (VII, 24) .... Decem
-cornua, que vidisti in bestia, ipsius regni deum reges erunt. Et alius
-consurget post eos, et ipse potentior erit prioribus, et tres reges
-humiliabit, et sermones contra excelsum loqueretur, et sancto altissimi
-conteret, et putabit quod possit mutare tempora et leges, et tradentur
-in manu ejus in tempus et tempora et dimidiam temporis .... Nec aliud
-quod dicit Joannes: datum est ei facere menses quadraginta duos.
-
-[605] Vedi l'interpetrazione della donna ammantata di sole nel fol.
-154, col. 3; quella del drago, fol. 156, col. 2; infine quella della
-bestia dalle sette teste, fol. 162, col. 2-4.
-
-[606] Fol. 164, col. 4. Sarracenorum vero ex tot annis semel inchoata
-perfidia perseverat in malo, et ubique christianum nomen impugnare pro
-viribus non desistit .... forte futurum est ut christiani prevaleant
-predicando magis quam preliando.
-
-[607] Fol. 168, col. I. Sicut prima bestia, que egressa est de mari,
-omnino concordat cum sexta visione Danielis, in qua agitur de quatuor
-bestiis egressis de mari magno, ita hec secunda, que ascendit de
-terra cum septima visione ipsius, in qua agitur de Hyrco caprarum
-.... Sicut bestia illa, que ascendit de mari, habitura est quemdam
-magnum regem de secta sua, qui similis sit Neronis, et quasi imperator
-totius orbis, ita bestia, que ascendit de terra, habitura sit quemdam
-magnum prelatum, qui sit similis Simonis Magi, et quasi universalis
-Pontifex in toto orbe terrarum, et ipse sit ille Antichristus, de quo
-dicit Paulus quod extollitur et adversatur supra omne quod dicitur
-deus, aut quod excolitur. Fol. 169, col. 1-2. Igitur et in sexcentis
-comprehenditur totum quod pertinet ad sex etates mundi, in sexaginta
-specificatur illa pars que pertinet ad sextam etatem et in sex sextum
-tempus hujus sexte etatis.
-
-[608] Fol. 195, col. 3. Civitas, ut jam dixi, riproborum que dicta
-est Babylon non tantum romana civitas existimanda est, aut ipsa (quod
-absit) secundum totum, sed universa multitudo impiorum et natorum
-secundum carnem. Fol. 196, col. 3: Primum caput fuit regnum Herodis et
-successorum ejus; secundum, imperium romanorum usque at Diocletianum;
-tertium, quartum, quintum et sextum quatuor in opere memorata regna
-arrianorum; septimum caput, regnum Sarracenorum .... Et reges septem
-sunt ut non isti septem reges singuli per singula capita, sed alio modo
-surgere intelliguntur per singula septem temporum .... Horum primus
-fuit Herodes .... secundus Nero .... tertius Constantius arrianus ....
-quartus Mahomet vel potius Cosroe rex persarum .... quintus is qui
-primus in partibus occiduis cepit fatigare ecclesiam pro investitura
-ecclesiarum .... sextus autem rex, de quo dicitur, et unus est et ille
-est rex undecimus in Daniele in cujus tempore aperienda est ad liquidum
-revelatio ista et percutienda nova Babylon .... Post cujus percussionem
-occidetur septimum caput bestie, et dabitur tranquillitas ecclesie
-Christi.
-
-[609] Fol. 197, col 1. Et decem cornua que vidisti in bestia decem
-reges sunt .... hoc autem quomodo intelligi possit non video nisi ut
-sub nomine sexti regis alius surgere intelligatur post alium, quatenus
-post illum, de quo dicit Joannes. Unus est, quem propter temporis
-instantiam puto fuisse Saladinum, famosissimum illum regem turchorum,
-a quo nuper capta est illa civitas, in qua passus est Christus. Surgat
-alius in successionem ipsius ....
-
-[610] Nella _Concordia_, V, 84, fol. 112, col. 2, si troverà il
-passo che tradussi nel testo. Ivi si legge: primus senum, secundus
-juvenum, tertius puerorum. Il che sarebbe come a dire che l'umanità
-segua un cammino a ritroso dei singoli uomini, cominciando dalla
-vecchiezza e terminando nella puerizia. Altrimenti dice nel _Commento
-all'Apocalisse_, fol. 139, col. 2: in primo erudiuntur parvuli, in
-secundo instituuntur adolescentes, in tertio inebriabuntur amici.
-
-[611] _Conc._, II, 1, fol. 8, col. 3 (cfr. _Apoc._, fol. 5, col. 3-4),
-fol. 8, col. 3. Conjugatorum ordo initiatus ab Adam, fructificare cepit
-ab Habraam. Clericorum ordo initiatus est ab Osia, qui cuna esset de
-tribu Juda obtulit incensum domino, etsi non impune. Fructificavit
-autem a Christo, qui verus est rex et sacerdos. Monachorum ordo
-secundum quandam propriam formam, cui spiritus sanctus, qui est auctor
-beatorum, perfectam exhibuit auctoritatem, incepit a beato Benedicto,
-viro utique claro, miraculis ope et sanctitate, cujus fructificatio in
-temporibus finis (istis?).
-
-[612] _Conc._, II, I, 8, fol. 9, col. 3. Habet ergo conjugatorum ordo
-imaginem patris, quia sicut pater ideo pater est qui habet filium, ita
-ordo conjugatorum non nisi ad procreandos filios istitutum est a Deo
-.... habet et clericorum ordo imaginem filii, quia verbum patris, quia
-ad hoc constitutus est ipse, ut loquatur et doceat populum viam domini,
-et ostendat ei continue legitima Dei sui ... habet et monacorum ordo
-imaginem spiritus sancti, qui est amor Dei, quia non posset ordo ipse
-despicere mundum nisi provocatus amore dei et tractus ab eodem spiritu,
-qui expulit dominum in deserto.
-
-[613] _Conc._, II a, 1, fol. 7, col. 1. Construendum est nobis cum
-Helia (I, _Reg._, 18, 31-38) altare de terra ipsa, terra collocanda
-inferius, ut aqua desuper locari queat, expectantibus nobis ignem
-de celo, qui consumat terram et aquam, expectantibus spiritualem
-intellectum, qui terrenam illam superficiem litere, que de terra est
-et de terra loquitur, evacuando consumat, et nihilominus evangelicam
-doctrinam designatam hic in aqua lambendo commutet, secundum et aqua
-illa crassa, quam posuit in altari Neemias sacerdos (2 _Machab._, I,
-20), conversa est in igne, aut sicut in cena Galilee aqua commutata
-est in vino. _Conc._, V, 68, col. 1. In primo (periodo) solius patris
-gloria revelata est populo illi antiquo, indocto, terreno et animali
-nescienti intelligere quod esset verbum domini aut spiritus oris ejus;
-in secundo gloria filii; et ex presenti gloria spiritus sancti. In
-tertio reverenda est perfecta gloria ipsius spiritus, ut evacuetur
-quod ex presente est. Plus ergo glorificati sunt homines secundi
-status, quia plus noverunt; plus glorificabuntur homines tertii, quibus
-revelata facie loquetur idem spiritus omnem veritatem ....
-
-[614] _In Apoc._, fol. 86, col. 3. Fuit enim claritas secundi status,
-secundum quod dicit idem apostolus: _videmus nunc per speculum in
-enigmate_; claritas vero tertii erit jam prope secundum totum, secundum
-plenitudinem veritatis, quod est videre facie ad faciem, parvissima
-valde obsistente interpositione velaminis.
-
-[615] _Conc._, V, 74, fol. 102, col. 4. Sicut enim evacuata est
-observatio agni paschalis in observatione corporis Christi, ita in
-clarificatione Spiritus Sancti cessabit observatio figure, ut non
-sequantur ultra homines figuras, sicut ipsam semplicissimam veritatem,
-que significatur in igne, dicente domino: spiritus est deus, et eos,
-qui adorant eum in spiritu et veritate, oportet adorare.
-
-[616] _Conc._, I, 9, fol. 5, col. 4. Claudit et nemo aperit abscondens
-a prudentibus et sapientibus verba vitae et revelans ea parvulis ut
-omnem philosophicae superstitionis vanitatem excludat. _In Apoc._, fol.
-70, col. 3. Tales sunt illi scribi infra sanctam ecclesiam constituti,
-qui inflati vanitate seculi et scentia mundi et magisterium sibi pravi
-dogmatis arroganter usurpant, quorum superbe mentes nidi avium sunt, et
-Arrius, Eunomius, Macedonius et fautores eorum. Cfr. _Apoc._, fol. 87,
-col. 3.
-
-[617] ROUSSELOT, _Joachim de Flore_, pag. 43.
-
-[618] _Conc._, II b, 5, fol. 20, col. 3. Pater siquidem imposuit
-laborem legi quia timor est; filius imposuit laborem discipline, quia
-sapientia est; Spiritus Sanctus exhibet libertatem quia amor est. Ubi
-enim timor, ibi servitus; ubi magisterium ibi disciplina; ubi amor ibi
-libertas.
-
-[619] _In Apoc._, fol. 179, col. 1. Igitur odium cordi radicatum
-peccatum est ad mortem et peccatum nihilominus contra spiritum sanctum.
-Nam spiritus sanctus amor est, quod est peccatum amori contrarium nisi
-odium?
-
-[620] _In Apoc._, fol. 180, col. 4. Primam perditionis causam peccatum
-esse superbie .... peccans utique in ipsum Christum, qui parvus et
-humilis factus est .... Qui, sciens paupertatem regis sui, erubescit
-egere, nonne Christum offendit positum in presepio? Qui erubescit
-ascendere mite animal Christi, et spumantis equi sibi arrogantiam
-querit, nonne regem suum offendit, quem ludisse super asinum
-reminiscitur.
-
-[621] _In Apoc._, fol. 183, col. 2. Qui ergo vere monachus est nihil
-reputat esse suum nisi citharam. _Conc._, IV, 39, col. 59, fol. 3.
-Necesse quippe ut succedat similitudo apostolice vite, in qua non
-acquirebatur possessio terrene hereditatis, sed vendebatur potius sicut
-scriptum est.
-
-[622] _Conc._, III, I, 20, fol. 37, col. 3. Danielem vero prophetam
-significare spiritum sanctum, sicut et Joseph et Josue et Samuel, ipsa
-prerogativa castitatis insinuat, quae ubique pene cum occurrit spiritui
-sancto solet ascribi, eo quod fit ipse amor Dei et effusor spiritualis
-voluptatis, quam nemo novit nisi qui accipit.
-
-[623] RENAN, op. cit., pag. 153.
-
-[624] AMARI, _Storia dei Musulmani in Sicilia_, I, 441.
-
-[625] RODOTÀ, _Storia del rito Greco in Italia_, I, 153, 174 e segg.
-
-[626] Che nell'arcivescovato di S. Severina si fosse conservato il rito
-greco lo prova una lettera d'Innocenzo III, dalla quale si raccoglie
-che un Pietro Guiscardo, protettore dei Florensi, minacciava i canonici
-di strappare loro le mogli, se non acconsentivano di affidare ai
-Florensi in danno dei cistercensi di Corazzo la chiesa di Calabro
-Maria. (UGHELLI, IX, 479).
-
-[627] UGHELLI, _Italia Sacra_, IX, 302, 307.
-
-[628] BOLLANDISTI, maggio, II, 48; AMARI, op. cit., I, 519.
-
-[629] Morì intorno al 903. BOLLAND., agosto, III, 489 e segg.
-
-[630] BOLL., settembre, III, 343 e segg.
-
-[631] BOLL., ottobre, VI, 332 e segg.
-
-[632] BOLL., settembre, VII, 283 e segg.
-
-[633] BOLL., settembre, VIII, 810 e segg.
-
-[634] Sul commento di Alano vedi più sopra, pag. 303, n. 1.
-
-[635] BOLL., marzo, I, 498. Fuit S. Cyrillus Presbyter Montis Carmeli
-.... Ipse dum pro reverenda celebritate B. Hilarionis abbatis missarum
-solemnia inchoasset .... nebula condensa sibi adstit. Ipso igitur
-stupescente, angelus .... in ipsa nebula visus .... offerens virgam
-liliatam et duas tabellas argenteas, litteris Graecis descriptas,
-dixitque: cum sacramenta compleveris, has scripturas transcribes in
-membrana, et constans tabellas formabis in calicem et thuribulum
-ad libanda et adolenda in ara sacrificii matutini .... Dum igitur
-sanctus iste eas tabellas transcripsisset et conflasset hujusmodi
-transcriptum per Telesphorum monachum abbati Joachim, viro sancto et
-illuminato, transmisit instantias supplicando ut ratione suae magnae
-obscuritatis super eo commentariolum quoddam conficeret, quo abscondita
-perducerentur in lucem .... Quod abbas Joachim ad instantiam S. Cyrilli
-facere minime desistebat, rescribens ei epistolam, in qua inter cetera
-nominat ipsum S. Cyrillum stellam manentem in ordine sanctitatis.
-Questi due oracoli insieme alla lettera di S. Cirillo ed alla risposta
-di Gioacchino furono pubblicati da Lezana nel 1663. Edidit postea
-Abbas Joachim commentarium sive interpetrationem hujus oraculi, paullo
-fusiorem, quam Lezana non audet transcribere, quia reperit aliqua
-contineri, quae aliquibus pusillis saltem scandali occasionem afferre
-possent.
-
-[636] _In Apoc._, fol. 143, col. 4. Graecorum populo datus est Beatus
-Johannis, a quo et incepit perfectorum religio monachorum. Fol. 144,
-3. Igitur reliquia Graecorum, agnita veritate, que est in spiritu,
-convertentur ad unitatem Ecclesiae. Et reliquie Judaeorum pari modo
-convertentur ad dominum. Fol. 145, col. 2. Intelligamus monachorum
-ordinem, quem designat Johannis, a Graecis pervenisse ad Latinos ....
-revertetur ad eum populum, de quo venit ad nos, permansurus in eodem
-populo usque ad finem. _Conc._, II, 1, 27, fol. 17, col. 3. Verumtamen
-ut in populo illo claruerunt Helias et Heliseus .... ita inventi
-sunt in populo grecorum magis heremite et abbates, habentes plures
-discipulos in monastica perfectione.
-
-[637] _Conc._, V, 47, fol. 82, col. 1. Siquidem clericorum ordo
-secundum grecos, non secundum spiritum cepit ambulare sed secundum
-litteram. Monacorum vero qui ab eis quidem incepit, sed tamen processu
-temporis transiit ad latinos, audiens consilium apostoli de castitate,
-magis elegit ambulare secundum spiritum quam secundum literam (1,
-_Cor._, 7). Non enim simpliciter voluit audire de sacerdote unius
-uxoris viro, sed magis illud: qui sine uxore est sollicitus est que
-domini sunt quomodo placeat Deo; qui autem cum uxore est, sollicitus
-est quomodo placeat uxori.
-
-[638] _In Ap._, fol. 131, col. 1. Pathareni haeretici mundos se
-coram populo, justitia preditos esse simulant, tamen ex occulto circa
-finem verbi producunt aculeos erroris sui, quibus tamen non servos
-Dei promittentur ferire, sed illos homines, qui mundanas delitias
-concupiscunt .... pro subsidiis tamporalibus (credentes) adheserunt
-eis (perfectis) sicut ex relatu eorum, qui tum fuerunt inter eos
-et penituerunt, didicimus .... denique convenientes in unum faciunt
-collectas bonorum suorum, et si quos vident inopes anhelare ad divitias
-mundi, primo ostendut eis affectum misericordiae et miserationis:
-deinde culpant Christianos divites et maxime Sacerdotes et clerum
-qui deberent (ajunt) servare apostolicum vitam et sublevare miserias
-pauperis et egeni, ut nemo esset egens in religione Christiana, sicut
-non erat in Ecclesia primitiva. Deinde dicunt eos excidisse a fide,
-factos autem persecutores justorum, sicut sacerdotes Judaeorum, qui
-persequebantur apostolos. Ad ultimum fatentur se scire homines qui
-servent ad integrum apostolicam fidem, ita ut fit aliquis inops inter
-eos, et qui pauper venit ad illos, protinus efficetur dives. Haec et
-his similia QUASI RATIONABILITER CONCINNANTES munda animalia se esse
-fingunt quousque percutiant homines ex improviso dicentes: Et tu quoque
-si vis esse de credentibus in fidem etc.
-
-[639] Tra i molti luoghi in cui Gioacchino critica il Vecchio
-Testamento scelgo questo della _Concordia_, II, 15, fol. 6, col. 1.
-Qui sciebat duritiam cordis eorum, qui terreni erant, adhuc pro tempore
-promisit eis multa, quae non decet sanctos, promisit non celestia sed
-terrena, temporalia non eterna. Ergo ne pro terrena patria fundendus
-est sanguis, et ut longo vivamus tempore serviendum est Deo .... Si
-pro justitia sua Habraam patriarcha multiplicatus est in semine carnis,
-quare in singulis regionibus multiplicati sunt filii Adam in gentibus
-incredulis et non obedientibus Deo? Si pro munere credulitatis ejus
-datum est ei, ut reges egrederentur de lumbis ejus, numquid non merito
-paganorum filii preferre potuere numina idolorum suorum, qui colentes
-et servientes eis etiam in toto mundo imperasse noscuntur? .... Sed
-quasi per tot annos data est terra ipsa gentibus non servantibus
-legem Dei, neque obtemperantibus Moisi servo Dei? Col. 2: Quomodo
-aliam vitam permisere prophete, quam ea quam vere permiserat Moyses
-observantibus legem? .... Si ista, quae deorsum est Hierusalem civitas
-revera justorum est et mater credentium, quomodo in ea regnasse impii,
-et justi et innocentes viri interfecti leguntur? .... Restat ergo ut
-fateantur veram esse sententiam illam Apostoli (II, _Cor._, 3, 6), qua
-dictum est: _litera occidit, Spiritus autem vivificat_.
-
-[640] BONWETSCH, _Die Geschichte des Montanismus_, pag. 57.
-
-[641] BONWETSCH, pag. 56.
-
-[642] ROUSSELOT, _Joachim de Flore_, Paris, 1867, pag. 53.
-
-[643] BULAEUS, _Historia universitatis parisiensis_, III, 26.
-
-[644] GUILLELMUS ARMORICUS, in D'ARG., I, 127. Redit ergo Parisius,
-et compellitur ab Universitate confiteri ore, quod in contrarium
-praedictae opinioni suae sentiret ... Taedio ergo et indignatione
-affectus, ut dicitur, aegrotavit, et lecto incumbens decessit in brevi.
-
-[645] La fonte più antica, dalla quale a parola copiò il Rigordo,
-voglio dire la Cronaca di Guglielmo Armorico, cappellano di Filippo
-Augusto, esposta la dottrina di Amorico senza far cenno delle tre età,
-seguita (D'ARG., I, 127): Post mortem ejus surrexerunt quidam, venenosa
-ejus doctrina infecti, qui eo subtilius, plus quam oportet, sapere
-cupientes, ad exsufflandum Christum, et ad evacuanda novi Testamenti
-sacramenta, novos et inauditos errores et inventiones diabolicas
-confinxerunt. Parimenti CESARE HEISTERBACH nella sua _Illustrium
-miraculorum Historia_, V, 22, attribuisce la dottrina, che ei chiama
-maximam blasphemiam in Spiritum Sanctum, non ad Amorico, e neanco a
-Davide, bensì ad un mastro Guglielmo, ad un sottodiacono Bernardo, ad
-un altro Guglielmo orefice ecc.
-
-[646] MARTINO POLONO, in D'ARG., I, 128. Qui Almaricus asserit ideas,
-quae sunt in mente divina, creare et creari .... Et sicut alterius
-naturae non est Abraam, alterius Isaac, sed unius ac ejusdem, sic
-dixit: omnia esse unum et omnia esse Deum .... Item dixit quod sicut
-lux non videtur in se, sed in aëre, sic Deus nec ab Angelo, neque ab
-nomine videbitur in se, sed tantum in creaturis.
-
-[647] S. TOMMASO in 2 Sent. dist. 17, qu. I, art. I, accenna soltanto
-il ragionamento di Davide senza svolgerlo: et haec tria esse unum, et
-idem, ex quo iterum consequitur esse omnia per essentiam unum.
-
-[648] Item asseruit quod si homo non peccasset, in duplicem sexus
-partitus non fuisset, nec gravasset; sed eo quo modo sancti angeli
-multiplicati sunt, multiplicati fuissent et homines, et quod post
-resurrectionem utriusque sexus, adunabitur sicut fuit prius in
-creatione. (M. POLONUS in D'ARG., I, 128).
-
-[649] Dixerat etiam quod in charitate constitutis nullum peccatum
-imputabant. MARTINUS, l. c., cfr. GUILLELMUS ARMORICUS in D'ARG., pag.
-127. Charitatis virtutem sic ampliabant, ut id quod alias peccatum esse
-si in virtute fieret charitatis, dicerent jam non esse peccatum. Unde
-et stupra et adulteria in charitatis nomine committebant.
-
-[650] VINCENZO BELLOV., _Spec. hist._, lib. XXX, cap. VII. Prima
-haeresis ejus fuit, quod quilibet tenetur credere se esse membrum
-Christi, et hoc esse unum de fidei articulis, sine quo homo non potest
-salvari.
-
-[651] GUILLELMUS ARMORICUS, in D'ARG., I, 130. Dicebant non aliter
-esse corpus Christi in pane altaris, quam in alio pane, et qualibet re,
-sicque Deum locutum fuisse in Ovidio, sicut in Augustino. Quest'ultimo
-pensiero è molto importante. I veggenti della verità non si possono
-distinguere in pagani, e gentili, ebrei o cristiani, chè a tutti
-parimenti si è rivelata la somma sapienza. In quanto all'Eucaristia la
-formola, di cui si solevano servire gli Almariciani, ci è conservata
-negli _Atti_ del Concilio di Parigi del 1210 pubblicati dal MARTÈNE,
-_Thesaurus_, VI, 163, D'ARGENTRÉ, I, 129: Id quod ibi fuerat prius
-formis visibilibus, prolatione verborum subesse ostenditur. Le parole
-mistiche, sulle quali insistevano i Valdesi, non sarebbero se non una
-constatazione del fatto che il pane, come tutte le cose, possono dirsi
-il corpo di Dio.
-
-[652] Dagli _Atti_ citati, pag. 129. Item, filius incarnatus, id
-est visibili formae subjectus, nec aliter illum hominem esse Deum,
-quia unum ex eis cognoscere voluerunt. Item Spiritus Sanctus in eis
-incarnatus, ut dixerunt, eis omnia revelabat.
-
-[653] Dagli _Atti_, pag. 128: Pater a principio operatus est sine Filio
-et Spiritu Sancto usque ad ejusdem Filii incarnationem.
-
-[654] Dagli _Atti_, loc. cit. Pater in Abraham incarnatus, filius in
-Maria, Spiritus quotidie in nobis incarnatus.
-
-[655] Dagli _Atti_, pag. 129: Item Filius usque nunc operatus est,
-sed Spiritus Sanctus ex hoc nunc usque ad mundi consummationem inchoat
-operari. GUILLELMUS ARMORICUS in D'ARG., 127: Potestas Patris duravit
-quamdiu viguit lex Mosaica .... postquam Christus venit aboleverunt
-omnia Testamenti veteris sacramenta, et viguit nova lex usque ad
-illud (istud?) tempus. In hoc ergo tempore dicebant Testamenti Novi
-sacramenta finem habere, et tempus Sancti Spiritus incoepisse. CAES.
-HEIST., V, 22: Sicut ceciderunt formae legales in primo Christi
-adventu, ita nunc cadent omnes formae quibus Filius operatus est, et
-cessabunt sacramenta, quia persona Spiritus Sancti dare manifestabit se
-in quibus incarnabitur. VINC. BELLOV., XXX, 7: Viguit lex Christi usque
-ad tempus Almorici, et ex tunc habuerunt finem, ac fuerunt evacuata
-Baptismus, Poenitentia et omnia alia novae legis sacramenta.
-
-[656] GUILLELMUS ARMORICUS, pag. 130: Negabunt resurrectionem corporum.
-La trasformazione razionalistica c'è conservata dagli _Atti_. Riscontra
-il passo citato più su, p. 415, n. 1, il quale finisce: et haec
-revelatio (dello spirito) nil aliud erat quam mortuorum resurrectio.
-
-[657] GUILLELMUS, l. c. Nihil esse Paradisum neque Infernum, sed qui
-haberet, cognitionem Dei, quam ipsi habebant, paradisum haberet in
-se; qui vero mortale peccatum, haberet infernum in se, sicut dentem
-putridum in ore.
-
-[658] Dagli _Atti_, pag. 129: Mentiti sunt bonorum Baptismatis non
-egere parvulos.
-
-[659] Altaria sanctis statui, et sacras imagines thurificari idolatriam
-esse dicebant. Eos, qui ossa martyrum deosculabantur, subsannabunt.
-(CAES. HEIST., pag. 130).
-
-[660] Confessionem, Baptismum, Eucharistiam et alia, sine quibus salus
-haberi non potest, locum de caetero non habere; sed unumquemque tantum
-per gratiam Spiritus Sancti interius, sine actu aliquo, inspiratam
-salvari posse. (GUILLELMUS ARMORICUS, pag. 127).
-
-[661] CAES. HEIST., pag. 130: In quarta descendet ignis super Praelatos
-Ecclesiae, qui sunt membra Antichristi. Dicebat enim qui Papa esset
-Antichristus et Roma Babylon. Et ipse sedet in Monte Oliveti, id est,
-in pinguedine potestatis.
-
-[662] Debbo la notizia di questa cronaca al bibliotecario della
-Nazionale di Napoli, sig. Alvisi, il quale ha studiate e confrontate le
-diverse redazioni, e raccolti molti materiali sulle fonti. S'è cercato
-finora invano un editore, che voglia pubblicare questo antico documento
-nell'originale latino.
-
-[663] L'AFFÒ, _Vita di frate Elia_, Parma, 1819, pag. 10, crede che la
-cronaca rimonti ai principii del secolo XIV, ma non sia stata scritta
-dal B. Angelo da Cingoli detto Clareno, come sospettava il Wadding.
-La redazione italiana è anch'essa antica, e l'esemplare che vide
-l'Affò non conteneva se non cinque Tribolazioni. In fine del volume in
-carattere nero si leggeva: «Finisce la clonicha dellordine delli frati
-minori ad gli anni MCCCXXIII».
-
-[664] «Certamente, dice l'Affò a p. 11, questo libro è antico, e vi
-sono inseriti dei squarci tolti e copiati interamente da altri ancora
-più vecchi, perchè nella seconda tribolazione facendosi memoria di
-fra Bernardo ecc., soggiunge l'autore: _E molti altri degli quali
-io ne vidi alquanti e udii dalloro quello che io narro_; ma appunto
-per essere un accozzamento di cose tolte da molti vi sono mescolate
-moltissime falsità .... Accozzamenti di più racconti tolti qua e là
-sono pure il Libro intitolato: _Speculum Vitae B. Francisci et sociorum
-ejus_ e i _Fioretti di S. Francesco_, onde benchè antichi d'assai non
-sono troppo sicuri». Al passo citato dall'Affò aggiungo quest'altro,
-che accenna pure all'autore della Cronaca pag. 93_r_. _E noi che fummo
-con lui_ (S. Francesco) _quando che scrisse la regola, e quasi tutte
-le altre sue scripture, li rendiamo testimonianza che scripse più cose
-nella regola e nelli altri suoi decreti, delle quali cose alcuni frati
-li furono contrarii in vita sua_.
-
-[665] TOMMASO DA CELANO, _Vita di S. Francesco_, cap. III, (_Acta
-SS._, octobris, II, 689). Cum .... Sanctus Dei assistens ibidem verba
-evangelica intellexisset, celebratis missarum solemnis, a sacerdote
-sibi exponi Evangelium suppliciter postulavit; pag. 690, solvit
-protinus calceamenta de pedibus, baculum deponit e manibus, et tunica
-una contentus, pro corrigia funiculum immutavit.
-
-[666] Vedi la seconda regola in WADDING, _Annales Minorum_, II, 64:
-Si qui voluerint hanc vitam illis verbum Sancti Evangelii, quod
-vadunt et vendunt omnia sua, et ea studeant pauperibus erogare.
-Et caveant fratres et eorum ministri, ne solliciti sint de rebus
-suis temporalibus, ut libere faciant de rebus suis quidquid Dominus
-inspiraverit eis.
-
-[667] S. BONAV., _Vita di S. Francesco_, cap. IV (BOLL., l. c. pag.
-751) Faciebat namque sancta paupertas .... ipsos ad omnem obedientiam
-prontos, robustos, ad labores et ad itinera expeditos. Et quia nihil
-terrenum habebant, nihil amabant, nihilque timebant amittere, securi
-erant ubique, nullo pavore suspensi, nulla cura distracti, tanquam
-qui absque mentis turbatione vivebant, et sine sollicitudine diem
-crastinum, et serotinum hospitium expectabant.
-
-[668] Vedi il cap. II della prima regola in WADDING, II, 67. Alii
-vero, qui promiserunt obedientiam, habeant unicam tunicam cum caputio,
-et aliam sine caputio, si necesse fuerit, et cingulum et bracas. Et
-omnes fratres vilibus vestis induantur, et possint eas repeciare de
-sacis et aliis peciis. Cfr. cap. 14, pag. 73. Quando fratres vadunt per
-mundum nihil portent per viam nec sacculum, nec peram, nec panem, nec
-pecuniam, nec virgam.
-
-[669] Cap. VIII della prima regola, in WADDING, I, 71. Omnes fratres
-studeant sequi humilitatem et paupertatem Domini nostri Jesu Christi.
-Così parimenti: Non resistat malo, sed si quis eos in maxillam
-percusserit, praebeant ei alteram, et qui auferret eis vestimentum
-non prohibeant. Cap. V, pag. 69. Similiter omnes fratres non habeant
-potestatem vel dominationem maxime inter se. Cap. VI, pag. 70. Et
-nullus vocetur Prior, sed generaliter omnes vocentur fratres minores,
-et alter alterius lavet pedes.
-
-[670] Cap. V. Fratres illi quibus gratiam dedit Dominus laborandi
-laborent fideliter et devote .... De mercede vero laboris pro se et
-suis fratribus corporis necessaria recipiant praeter denarios vel
-pecuniam.
-
-[671] Cap. VI, pag. 66. Fratres nihil sibi approprient nec domum nec
-locum nec aliquam rem sed tanquam peregrini et advenae in hoc saeculo
-in paupertate et humilitate Domino famulantes, vadant pro eleemosyna
-confidenter.
-
-[672] Sul cantico del sole vedi il BARTOLI, _Storia della letteratura
-italiana_, II, 189 ed i _Fioretti_, cap. XV, XXI, XXII. S. BONAV., in
-_Acta SS._, l. c., pag. 704. Affluebat spiritu caritatis, pietatis
-viscera gestans, non solum erga homines necessitatem patientes,
-verum erga muta brutaque animalia, reptilia, volatilia et caeteras
-insensibiles creaturas; pag. 705: Quare sic fratres meos agnos ligatos
-et suspensos excrucias? ... tolle pro pretio mantellum, quem porto, et
-agnos mihi concede.
-
-[673] HASE (_Franz von Assisi_, pag. 44) cita questo detto di S.
-Francesco attribuitogli da S. Bonav. (_Vita_ nei BOLL., pag. 764): Pro
-furto mihi reputo a magno Eleemosynario imputandum, si hoc quod fero
-non dedero magis egenti.
-
-[674] _Regula_, cap. VII, pag. 70. Et caveant sibi quod non ostendant
-se tristes extrinsecus, nubilosos et hipocritas; sed ostendant se
-gaudentes in Domino, hilares et convenienter gratiosos.
-
-[675] La predicazione però dovea essere sottoposta alla licenza dei
-vescovi. Vedi regola seconda, cap. IX, in WADDING, II, 67.
-
-[676] _Tres Socii_ (BOLL., l. c., p. 691). Tunc beatus Franciscus omnes
-(discipulos) ad se convocavit .... et ait ad eos: ite cautissimi bini
-et bini per diversas partes orbis, annunciantes pacem hominibus et
-poenitentiam in remissionem peccatorum. Vedi il cap. XV dell'antica
-regola: nullo modo apud se nec apud alium et aliquo modo bestiam
-aliquam habeant, nec eis liceat equitare nisi infirmitate, vel magna
-necessitate cogantur.
-
-[677] Che nella Corte pontificia Francesco trovasse molte resistenze
-lo attestano le fonti più antiche. Tomaso da Celano racconta (pag.
-693), che il vescovo di Sabina volea persuadere il Patriarca ut ad
-vitam monasticam suam eremiticam diverteret. Il Papa stesso era restio
-a favorire l'istituzione di nuovi ordini, come ne fa fede il canone 13
-del Concilio lateranense. Secondo Matteo Paris, ad ann. 1227, avrebbe
-accolto così male il santo mendico da dirgli (ed. londinese 1640, pag.
-340): Vade frater et quaere porcos quibus potius debes quam hominibus
-comparari, et involve te cum eis in volutabro, et regulam illis a
-te commentam tradens officium tuae praedicationis impende. Codesto
-discorso è inverisimile, perchè Francesco era stato raccomandato dalle
-più alte autorità ecclesiastiche; ma è ben certo, come lo attestano i
-tre socii, che fece osservazioni sull'applicabilità della regola, nè
-si piegò ad approvarla se non dopo una visione, che ebbe in sogno. V.
-pag. 736. Dominus Papa .... dixit ei et sociis: Filioli nostri, vita
-vestra videtur nobis nimis dura et aspera, licet enim credimus vos esse
-tanti fervoris, quod de vobis non oporteat dubitare, tamen considerare
-debemus pro illis, qui secuturi sunt vos. Pag. 737: Inn. III ....
-viderat in visione quod Ecclesia Sancti Joannis Lateranensis minabatur
-ruinam, et quidam vir religiosus, mendicus et despectus eam sustentabat
-proprio dorso submisso. Un'altra visione racconta la _Cronaca delle
-Tribolazioni_, pag. 352.
-
-[678] DANTE, _Parad._, XI, 92, dice che Francesco ebbe da Innocenzo
-_Primo sigillo a sua religione_, e prima di Dante Onorio III nella
-stessa bolla d'approvazione ricordava la regola a bonae memoriae
-Innocentio Papa approbatam. Ma si deve intendere di una approvazione
-verbale, come dice S. Bonaventura in BOLL., p. 739: licet praefatus
-dominus Innocentius tertius ordinem et regulam approbasset ipsorum,
-non tamen hoc suis litteris confirmavit. Pag. 749: Distulit tamen
-perficere quod Christi postulabat pauperculus pro eo quod aliquibus de
-Cardinalibus novum aliquid et supra vires humanas arduum videretur.
-
-[679] I Bollandisti bene osservano che la regola sottoposta ad
-Innocenzo non poteva essere quella, che il Wadding pubblicava nel primo
-volume degli _Annali_. Perchè codesta regola è molto diffusa, laddove
-la prima, secondo la più antica fonte, il _Celano_, p. 692, era scritta
-simpliciter et paucis verbis. Inoltre nella regola pubblicata dal
-Wadding manca l'articolo che nessun frate francescano possa lasciare il
-suo ordine per entrare in altro, articolo che si sa approvato da Onorio
-III. (Lettera di Onorio data XIV Kal. Jan., anno VIII, in WADDING, II,
-71). Pare che anche Onorio volesse fare qualche correzione alla regola.
-Secondo la _Cronaca delle Tribolazioni_, pag. 103_r_, ed il Wadding che
-la copia (II, 69) avrebbe voluto mutare il capitolo X, ma S. Francesco
-dichiarò non esser lui, ma Gesù Cristo che ha dettata la regola, che
-dev'essere lasciata come sta.
-
-[680] La seconda regola differisce nei primi otto capitoli tanto
-poco dalla prima che vi sono ripetute non solo gli stessi precetti,
-ma perfino le stesse parole. La sola differenza sta nella maggior
-concisione.
-
-[681] Il WADDING riporta il testamento di S. Francesco, dal quale tolgo
-questi passi (II, 145). Et non dicant fratres: haec est alia Regula,
-quia haec est recordatio admonitio et exortatio et meum textamentum,
-quod ego frater Franciscus parvulus vester facio vobis fratribus meis
-benedictis propter hoc ut Regulam, quam Domino promisimus, melius
-catholice observemus. Et generalis minister et omnes alii ministri
-et custodes per obedientiam teneantur in istis verbis non addere vel
-minuere .... Et omnibus fratribus meis clericis et laicis praecipio
-firmiter per obedientiam, ut non mittant glossas in Regula, nec in
-istis verbis dicendo: ita volunt intelligi; sed sicut dedit mihi
-Dominus pure et simpliciter dicere et scribere Regulam et ista verba,
-ita simpliciter et pure et sine glossa intelligatis, et cum sancta
-operatione usque in finem observetis.
-
-[682] Il WADDING, II, 62 e segg., racconta le cose secondo la _Cronaca
-delle Tribolazioni_, dalla quale tolgo i seguenti passi: pag. 15
-_verso_: «E mentre questo nostro Francesco vacava e stava congiunto
-con Dio, frate Elia con li suoi seguaci e con alcuni ministri si
-riscaldorono e infiammorono e con tumulto gridorono. Ma perchè non
-ardivano a ponersi al contrario pubblicamente, nascostamente li
-tolsono e furorono la Regola a frate Leone, uomo di Dio, al quale S.
-Francesco l'avea data a serbo. Pag. 98_r_: In questo mezzo mentre che
-esso era tutto assorto con infiammati e celesti desiderii solo in Dio,
-e domandando a Gesù Cristo la reparazione della regola, stimola il
-diavolo e incita li ministri di diverse provincie, e commossi dallo
-spirito dell'aquilone vennono insieme con frate Elia a rammaricarsi e
-a porre querele con protestazione .....» Pag. 99_v_: «Qualmente alla
-loro infermità basta d'avanzo e di soperchio d'observare le cose le
-quali di già hanno promesso, che la loro infermità ha bisogno». Questa
-narrazione viene compiuta dallo _Speculum vitae_.
-
-[683] _Cronaca delle Tribolazioni_, pag. 89_r_: «(I ministri)
-multiplicarono gente e non magnificarono letizia, accompagnando in
-questo multiplicare l'ordine di gente molti uomini perversi, insieme
-con li buoni e innocenti frati. Li quali huomini perversi, confidandosi
-della loro prudentia, s'affrettavano e desideravano di reggere e non
-d'esser retti, e di fare arrogantemente una regola secondo il loro
-proprio senno e secondo la loro propria voluntà a sè e ad altri ....
-e tanto crebbono questi mali avanti alla morte di S. Francesco che
-esso poverello Francesco, il quale era abitacolo dello Spirito Santo,
-non vi potette porre alcuno rimedio di curatione nè con parole, nè con
-esempii, nè con segni, nè con miracoli. Ma mandando avanti l'orazione,
-elesse per più sicura parte di vacare a Dio e rinunziare in tutto e per
-tutto al offitio del generalato, e non aver più cura nè governo alcuno
-delli frati». Nel capitolo seguente, è riferito un dialogo, nel quale
-S. Francesco dopo la rinunzia al generalato avrebbe detto (pag. 92_r_):
-«Solamente che li frati andassino e fussino andati secondo la volontà
-di Dio e mia, io non vorria che li frati avessino altro ministro che me
-per insino alla mia morte».
-
-[684] L'AFFÒ, _Vita di frate Elia_, pag. 21, dopo avere riassunto il
-racconto della _Cronaca_ e dello _Speculum_ dice: «Simili semplicità
-anche dal Waddingo assai più circostanziate si replicano, senza
-considerare se al confronto della ragione sussister possano. Ma
-rimontando all'origine di tali narrazioni, e non vedendole noi entro
-le opere dei coevi scrittori, prendiamo a discorrere dei sussequenti e
-cominciamo a veder simil fatto descritto dal mentovato frate Martino da
-Casale, il quale per farcelo credere afferma che avanti a tutti ce ne
-lasciasse memoria fra Leone, uno dei primi compagni di S. Francesco in
-certi rotoli depositati già nel convento di S. Chiara. Confessa però
-di non averli potuti vedere, e per togliere a ciascuno la curiosità
-di cercarli aggiunse: cum multo dolore audivi illos rotulos fuisse
-distructos. A questa maniera è lecito a chiunque fingersi monumenti, ed
-ingannar sulla fede i leggitori. Ma buon per noi che quanto fra Leone
-e i suoi due compagni scrissero intorno la Vita di S. Francesco non
-è perito, e la loro leggenda vedesi pubblicata dai Bollandisti senza
-incontrarvi la menoma parola del finto racconto».
-
-[685] BOLL., loc. cit., pag. 710. Cumque de die in diem infirmitas
-illa succresceret, et ex incuria videretur quotidie augmentari, frater
-Helias tandem, quem loco matris elegerat sibi, et aliorum fratrum
-fecerat patrem, compulit eum ut medicinam non abhorreret.
-
-[686] Vedi la _Cronaca_ dei XV e quella dei XXIV generali in AFFÒ, pag.
-23. Post mortem vero fratris Petri B. Franciscus posuit ad regendum
-ordinem fratrem Heliam de Assisyo virum utique famosa providentia
-illustratum. Riscontra il passo del Celano nella nota precedente.
-
-[687] _Cronaca delle Tribolazioni_, pag. 119_v_. «Venendo a morte
-Francesco fece chiamare a sè frate Bernardo da Quintavalle, il quale
-fu el primo frate dell'ordine dopo S. Francesco, e li pose la sua
-mano dricta sopra il capo e davanti a tutti li frati lo benedisse con
-cordiale e singulare affectione, e fece scrivere sotto dettato ad un
-frate: il primo frate il quale il Signore mi dette fu frate Bernardo
-.... Onde io voglio e comando quanto so e posso che ciascheduno il
-quale sarà generale di questa religione ami quello, e l'honori come me
-medesimo». I _Fioretti di S. Francesco_, cap. VI, rincarano la dose. «E
-ponendosi frate Elia dalla mano diritta, Santo Francesco, il quale avea
-perduto il vedere per le troppe lagrime, puose la mano ritta sopra il
-capo di frate Elia e disse: questo non è il capo del mio primogenito
-Bernardo, allora frate Bernardo andò a lui dalla mano sinistra, e S.
-Francesco allora acconciò le braccia a modo di croce, e poi puose la
-mano dritta sopra il capo di frate Bernardo e la manca sopra il capo
-del detto Elia e disse a frate Bernardo .... Sia il principale dei
-tuoi fratelli, ed al tuo comandamento tutti i frati obbediscano». Il
-racconto dei _Fioretti_ è proprio il rovescio di quello più antico del
-Celano, che ricorda pure l'incrociamento delle braccia, ma dice cumque
-a sinistris ipsius resideret frates Elias, circumsedentibus reliquis
-filiis cancellatis manibus dextram posuit super caput ejus, et dixit:
-Te fili mi in omnibus et super omnia benedico. Si vede chiaro come
-il racconto originale sia stato guasto per fine polemico. Ed è molto
-istruttivo il confronto tra questo discorso del Patriarca, e l'altro
-messogli in bocca dai _Fioretti_, cap. IV. _Male fate, frate Elia
-superbo_ ecc. Tutto il racconto di questo capitolo è manifestamente
-favoloso.
-
-[688] La riporta l'AFFÒ, op. cit., pag. 29 .... pupilli sumus absque
-patre et orbati lumine oculorum nostrorum ecc.
-
-[689] Gli storici francescani non sono d'accordo su questo punto.
-La _Cronaca delle Tribolazioni_ e il Wadding con essa (II, 164)
-raccontano che alla morte di S. Francesco il vicario Elia fu fatto
-generale, e che poi per dissidii insorti fu deposto e sostituito da
-fra Giovanni Parente. Ben presto però Elia rifattosi dalla sconfitta,
-avrebbe ripreso il generalato, dal quale dopo molto altro tempo venne
-deposto da Gregorio IX. Questo racconto benchè confermato dal Salimbene
-che dice di Elia a pag. 402: bis factus generalis minister, è poco
-credibile come ha dimostrato l'Affò, op. cit., pag. 32, perchè fonti
-antichissime, come Bernardo di Bessa segretario di S. Bonaventura,
-dicono chiaramente: Fuerunt igitur post transitum sancti Patris hii
-ejus successores videlicet frater Johannes cognominatus Parentius
-.... isti successit frater Helyas. Con Bernardo s'accorda la Cronaca
-dei XV e l'altra dei XXV Generali. L'espressione del Salimbene si può
-intendere nel senso spiegato dall'Affò, che il vicario sino alla nomina
-del nuovo generale fu da tutti riconosciuto per capo dell'ordine.
-
-[690] L'AFFÒ, op. cit., pag. 36, scrive: «Frate Elia seppe tosto
-indurre un divoto personaggio chiamato Simone Puzzarelli a fargli dono
-del luogo detto Colle d'Inferno presso Assisi, ove gittar i fondamenti
-dell'ideato edifizio. Il diligentissimo P. maestro Antonio Maria
-Azzoguidi ci ha pubblicato il documento di tal donazione, steso il
-30 di Marzo del 1228, per cui il donatore privossi del detto luogo,
-e frate Elia a nome del Pontefice lo accettò ad habendum, tenendum,
-possidendum, faciendum omnes utilitates et usus fratrum in ea videlicet
-locum, Oratorium vel Ecclesiam pro beatissimo corpore Sancti Francisci,
-vel quicquid ei de ipsa re placuerit in perpetuum». Codesta costruzione
-era contraria alla regola, la quale prescriveva che le case dei frati
-si costruissero in legno a guisa piuttosto di provvisorio ricovero che
-di stabile dimora.
-
-[691] La _Cronaca delle Tribolazioni_, pag. 143_r_, c'informa che
-molti frati «lassata l'orazione mettevano avanti la curiosa e sterile
-sapienza d'Aristotile alla divina sapienza, e che avidamente e con gran
-sete desideravano d'udire maestri loici e filosofi, e che procurorono
-ardentemente di avere e moltiplicare le scuole di queste scienze. E
-che queste e altre simili cose li maggiori come li minori comunemente
-predicavano excepto alquanti pochi admaestrati dallo spirito di Gesù
-Cristo. Onde quelli frati spirituali si determinorono che era loro
-necessario di ricorrere al sommo Pontefice e a la Chiesa romana».
-Da questo passo s'inferisce che fin dal tempo di Elia il partito
-intransigente cominciava a prendere il nome di SPIRITUALE, conforme
-alle idee di Gioacchino. Non tutti i Gioachiti però avevano in dispetto
-gli studii, ed il Salimbene (pag. 405) non che biasimare, loda frate
-Elia, quia ordinem fratrum minorum ad studium theologiae promovit.
-Che oltre alla teologia frate Elia coltivasse altri studii lo dice
-il Salimbene, pag. 411: Undecimus defectus fratris Helyae fuit, quia
-infamatus fuit quod intromitteret se de alchimia.
-
-[692] SALIMBENE, pag. 402: Habebat gratiam Imperatoris et Papae. In
-quanto al Papa basterà riferire questo brano della _Cronaca delle
-Tribolazioni_, pag. 128_v_. «La buona memoria del Pontefice Gregorio
-molto si confidava di frate Elia per la grande e costumata onestà, la
-quale vedeva in lui e per la singulare prudentia e scientia, per la
-quale si credeva che passassi sopra tutti li religiosi di quel tempo».
-
-[693] Pag. 401: Et dominus Ghirardus de Corrigia, qui dicebatur
-de Dentibus eo quod magnos dentes habebat, tunc temporis Potestas
-parmensium erat, et venit personaliter cum quibusdam militibus ad locum
-fratrum minorum ad visitandum fratrem Helyam generalem ministrum, qui
-sedebat in domo, in qua hospites sive forenses comedunt, super lectum
-de culcidra, et habebat ignem copiosum coram se et cappellam armenicam
-in capite suo, nec Potestati intranti et se salutanti assurrexit,
-nec de loco suo motus est, ut vidi oculis meis, quae fuit rusticitas
-maxima reputata. Queste citazioni del Salimbene le tolgo dal libro
-_De praelato_, il quale secondo il Novati non è un'opera a parte, come
-parrebbe dall'edizione parmense, bensì una delle maggiori digressioni
-che si leggono nella Cronaca. Vedi NOVATI, _La Cronaca di Salimbene_
-nel _Giornale storico della letteratura italiana_, I, 390.
-
-[694] La lettera è riportata dal WADDING, III, 20, colla data 1239:
-Sunt inter nos aliqui, qui propter discipulatum et societatem sancti
-Patris nostri Francisci habentur apud domesticos et exteros in magna
-aestimatione, sed hi suo se regentes sensu, laxantes obedientiae
-frenum, velut oves absque pastore et homines absque ductore, hic inde
-discurrunt, loquentes quae placent ecc.
-
-[695] SALIMBENE, pag. 405. Item supradictus Helyas ministros
-provinciales ita tenebat sub baculo quod tremebant eum, sicut juncus
-tremit cum ab acqua concutitur .... Deponebat eos ab officio ....
-insuper caputium longum dabat quibusdam et mittebat eos ab oriente in
-occidentem.
-
-[696] Vedi l'aneddoto raccontato dal Salimbene, di un frate Alberto
-parmense, ministro di Bologna, stato prima deposto dal suo ufficio, ma
-poi che si sottomise restitutus fuit in gradum pristinum, insuper et
-multa ab Helya obtinuit pro provincia sua.
-
-[697] _Cronaca delle Tribolazioni_, pag. 132 (WADDING, III, 20):
-«Comanda questo judice che frate Cesare, uomo innocente e in tutte le
-sue cose savio e sancto, sia incarcerato con li ferri al piede ecc.
-prese una stanga e lo percosse tanto crudelmente e fortemente che
-.... si morì e fu il primo ammazzato ed ucciso per le mani delli suoi
-fratelli, come el primo martire Stefano orando per li persecutori ....
-In quella medesima ora che l'anima sua uscì dal corpo Papa Gregorio
-vidde portare dagli angeli un'anima in cielo», pag. 133_v_, (l'angelo
-disse al Papa) «della quale anima tu nel giorno della tua morte hai
-a rendere ragione a Dio, perocchè per occasione della tua autorità
-dopo la prigionia e li ferri e molte afflictioni, le quali tutte lui
-pazientemente ha sostenute, dalli suoi frati e per la fede e pura
-observantia della sua regola è stato morto da loro», pag. 137_v_. (S.
-Antonio venendo in Assisi per avere il cadavere di S. Francesco) «fu
-preso dai birri di frate Elia e spogliato e disciplinato insino al
-sangue».
-
-[698] Riporto dalla bolla di Gregorio IX (WADDING, II, 224) questo
-passo: Duximus respondendum quod si rem necessariam velint fratres
-emere vel solutionem facere pro jam empto possint vel Nuncium ejus a
-quo re emitur, vel aliquem alium volentibus sibi eleemosynam facere
-nisi iidem per se, vel proprios nuncios maluerint praesentare,
-qui taliter praesentatus a fratribus non est eorum nuncius, licet
-praesentetur ab ipsis, sed illius potius cujus mandato solutionem
-fecit, seu recipientis eandem.... Ad quem etiam fratres pro hujusmodi
-necessitatibus poterunt habere recursum, maxime si negligens fuerit,
-vel necessitates ignoraverit eorundem.
-
-[699] Frate Elia accettò in nome del Papa la donazione citata più
-sopra (p. 437, n. 1). Vedi inoltre la Bolla di Gregorio, pag. 246:
-Dicimus itaque quod nec in communi nec in speciali debent proprietatem
-habere, sed utensilium et librorum et eorum mobilium quae licet habere,
-eorum usum habeant.... nec vendi debeant mobilia vel extra ordinem
-commutari aut alienari quoque modo, nisi Ecclesiae Romanae Cardinalis,
-qui fuerit ordinis Gubernator .... auctoritatem super hoc praebuerit.
-Confrontate la Bolla d'Innocenzo IV del 1245, riportata dal WADDING,
-III, 129. Et licet in eadem Regula sit prohibitum, ne fratres recipiant
-per se, vel per alios denarios vel pecuniam ullo modo, possunt tamen,
-si rem sibi necessariam aut utilem velint emere, vel solutionem
-facere pro re empta, vel nuncium ejus a quo res venditur, vel aliquem
-alium volentibus sibi eleemosynam facere, nisi eidem per se vel per
-proprios nuncios solvere maluerint. Pag. 130: Et taliter nominati vel
-praesentati a fratribus non sunt eorum nuncii, seu depositarii; sed
-illorum, a quibus eis pecunia vel denarii committuntur .... Cum tam
-immobilium quam mobilium hujusmodi jus proprietas et dominium ....
-nullo modo ad ecclesiam ipsam spectent, cui domus et loca praedicta
-cuna Ecclesiis caeterisque suis pertinentes (quae omnia in jus et
-proprietatem beati Petri suscipimus) omnino tam in spiritualibus quam
-in temporalibus immediate subesse noscuntur.
-
-[700] SALIMBENE, pag. 410: Octavus defectus fratris Helyae fuit quia
-violenter voluit tenere dominium ordinis, quod ut melius tenere posset
-plures sagacitates habebat. Primam quia frequenter mutabat ministros,
-ne nimius radicati fortius insurgerent contra ipsum; secundam quia
-illos fratres faciebat ministros, quos reputabat amicos; tertiam quia
-non faciebat capitula generalia nisi particularia idest cismontanorum,
-non enim vocabat ultramontanos ministros, timens ne deponeretur ab eis.
-
-[701] SALIMBENE, pag. 403. Porro secundus defectus fratris Helyae
-fuit quia multos inutiles recepit ad ordinem. Habitavi in conventu
-senensi duobus annis, et vidi ibi XXV fratres laycos .... propter hoc
-recipiebat multitudinem laycorum, qua posset melius talibus dominari
-.... Tertius defectus fratris Helyae, quia homines indignos promovit
-ad officia ordinis, faciebat enim laycos guardianos, custodes et
-ministros, quod absurdum erat valde, cum in ordine esset copia bonorum
-clericorum.
-
-[702] Anche il Salimbene deve suo malgrado riconoscerlo, pag. 403. Si
-quis autem objiciat verbum Regulae quod dicit: _Ipsi vero ministri si
-presbyteri sunt_, dicimus quod hoc pro tempore dictum fuit, quando in
-ordine non erat copia sacerdotum.
-
-[703] Il Salimbene ai rimproveri riportati più su (p. 443, n. 1)
-aggiunge questi altri: p. 404. Quartus defectus fratris Helyae
-fuit quod toto tempore, quo fuit minister non fuerunt generales
-constitutiones. Longum esset valde si vellem ruditates et abusiones,
-quas vidi, referre. Pag. 405: Quintus defectus, quia nunquam
-personaliter volebat ordinem visitare. Pag. 409: Septimus defectus,
-quia nimis volebat splendide et delitiose et pompatice vivere.
-Pag. 410: Et habebat palafredos pingues et quadratos .... Item raro
-comedebat in conventu .... item specialem coquum habebat in conventu
-Assisii, fratrem Bartholemaeum paduanum, quem vidi et cognovi, qui
-cibos delicatissimos faciebat. [Il Salimbene se ne intendeva non poco].
-
-[704] Questa congettura mi venne suggerita dalla lettera di Federigo
-II, che si riferisce a frate Elia (HUILLARD, _Hist. dipl._, V, 346).
-Revera papa iste quemdam religiosum et timoratum fratrem Helyam,
-ministrum ordinis fratrum minorum, ab ipso beato Francisco padre
-ordinis migrationis sue tempore constitutum, pro eo quod amore
-justitie, cui est corde et opere dedicatus, pacem imperii promovens,
-nomen nostrum, honorem et bonum pacis evidentibus iudiciis proponebat,
-IN ODIUM NOSTRUM A MINISTERIO GENERALI REVOCAVIT, reverentia Christi
-postposita, et juris sancti Francisci ordinatione contempta, divisionem
-in fratribus faciens et in ordinationem et sectionem.
-
-[705] Quanto rincrescesse al Papa l'accordo dell'Imperatore coll'ex
-generale francescano lo prova la lettera di Gregorio IX del 1240,
-(_Hist. dipl._, V, 777): Verum idem (Fridericus) non sub pastoris
-virga humiliatus est verbere, quia potius super omne quod dicitur
-Deus aut colitur elevatus, Helia et Henrico quibusdam non prophetis
-sed prophanis apostatis, testibus suae perversitatis assumptis, in
-lucis angelum in monte superbie transformatus, Christi claves et Petri
-privilegium vilipendens, irriverenter divinis interesse presumit.
-
-[706] La lettera è del 1243, (_Hist. dipl._, VI, 147): Tanta est bonae
-fidei et devotionis probatae constantia, tantaque laudabilium efficacia
-meritorum, quam in provido viro fratre Helia, dilecto familiari et
-fideli nostro, semper et utiliter invenisse meminimus, quod ipsum jam
-a fructibus agnoscentes personam suam domesticam nostris servitiis
-libenter admittimus, et suae circumspectiones consiliis fiducialiter
-inhaeremus. Cum igitur eundem fratrem nuper ad partes transmarinas
-transfretare paratum pro quibusdam arduis excellentiae nostrae
-servitiis, in quorum executione personam ejus utilem et necessariam
-fore censuimus, a transitu ipso, praeter suae voluntatis propositum,
-providerimus retrahendum, et ipsum licet invitum quodammodo in curia
-vestra propterea mandavimus aliquandiu moratarum ecc.
-
-[707] SALIMBENE, p. 412. Tertiusdecimus defectus fratris Helyae
-fuit, quia namquam voluit ordini suo reconciliari; sed semper usque
-ad ultimum diem vitae suae permansit in pertinacia sua .... Si
-fuit absolutus, et si bene ordinavit de anima sua, modo cognoscit.
-Viderit ipse .... (Qui la stampa non solo è mutila, ma errata). La
-testimonianza del Salimbene, così precisa nei particolari, è certo
-superiore a quelle, su cui si appoggia il Wadding per provare che Elia
-si fosse ricreduto.
-
-[708] Neanche Salimbene par che sia molto tenero di Gregorio, del
-quale dice a pag. 8: Iste (Gregorius IX) etiam longo tempore fuit in
-discordia et pugnavit cum imperatore Friderico secundo, qui multa mala
-fecit Ecclesiae Dei, quae eum nutrivit et coronavit; ita quod pene
-navis Petri sub praedicto Papa cecidit in profundum. Hoc est quod
-abbas Joachim de romanis Pontificibus dixit, videlicet, quod aliqui
-CONABUNTUR IN PRINCIPES, aliqui ducent pacificos suos dies.
-
-[709] Rispetto al clero secolare non è diverso il linguaggio di
-Federico da quello dei francescani intransigenti. Vedi la lettera
-al Re d'Inghilterra in BRÉHOLLES, III, 37-38, pag. 50: In paupertate
-quidem et simplicitate fundata erat Ecclesia primitiva, cum sanctos,
-quos catalogus sanctorum commemorat, fecunda parturiret: sed olim
-fundamentum nemo potest ponere praeter illud quod positum est a Domino
-et stabilitum. Porro quia in divitiis navigant, in divitiis volutantur,
-in divitiis aedificant, timendum ne paries inclinetur Ecclesiae, ne
-maceria depulsa ruina subsequatur.
-
-[710] SALIMBENE, pag. 3. Imperator vero Fridericus fuit homo pestifer
-et maledictus, schismaticus, haereticus et epicureus, corrumpens
-universam terram. Lo stesso frate racconta ingenuamente che
-raccapricciò all'annunzio della morte di Federico. Pag. 57: Horrui
-cum audirem, et vix potui credere. Eram enim Joachita, et credebam
-et expectabam et sperabam quod adhuc Fridericus majora mala esset
-facturus, quam illa qua fecerat, quamvis multa fecessit. Ma non tutti
-la pensavano così, e Salimbene stesso racconta (pag. 37), di un frate
-Gherardo da Modena, amicus et intimus beati Francisci, curialis homo,
-liberalis et largus, religiosus et honestus et valde morigeratus,
-temperatus in verbis et omnibus operibus suis .... erat multam
-imperialis et nihilominus in pace et in aequitate ambulavit coram Deo
-.... ed alla sua morte multa miracula Deus per eum operari dignatus
-est. Un altro frate Bartolomeo Ghiscolo di Parma, (pag. 101) curialis
-et spiritualis homo, sed magnus probator et magnus Joachita, et
-partem imperialem diligens .... in vita sua fecit monstra et in morte
-mirabilius operatus est.
-
-[711] Di frate Alberto pisano, che sostituì Elia, non ci dice altro
-il Salimbene se non che fu eletto nel 1239, e un anno dopo nel 1240
-morì (pag. 17, 50-51). Il frate Aimone, che gli successe, scrisse
-un'esposizione delle profezie d'Isaja, dalla quale Salimbene p. 224
-riferisce questa frase: Manifestum est quod respublica debet subesse
-Romano Pontifici. Frate Aimone morì nel 1244 (SAL., p. 60).
-
-[712] SALIMB., pag. 97. Magni clerici et spirituales viri et maxime
-Joachitae.
-
-[713] _In Apoc._, fol. 77, col. 4.
-
-[714] Il testo dell'_Apocalisse_, cap. XI: «et dabo duobus testibus
-meis, et prophetabunt diebus mille dugentis sexaginta sacris amicti»
-va interpetrato secondo Gioacchino così che l'un testimonio significhi
-l'ordine dei chierici, l'altro dei monaci. Ille ergo significat
-ordinem clericorum, iste ordinem monachorum, quadraginta duo menses,
-quibus predicant induti saccis, significant totidem generationes (_In
-Apoc._, fol. 148, col. 4). Nei libri apocrifi invece codesti ordini
-sono proprio i mendicanti nati ad occidentalem ecclesiam in tota mundi
-latitudine flagellandam (_Super Esaiam_, fol. 37 _recto_).
-
-[715] Il Concilio di Arles dice dei libri di Gioacchino: a majoribus
-nostris usque ad haec tempora remanserunt intacti, utpote latitantes
-apud quosdam religiosos in angulis et antris, doctoribus indiscussi.
-
-[716] Pag. 101: Et interfui etiam ego ipse isti doctrinae ut audirem
-fratrem Hugonem, [che soleva per lo più dimorare in Nizza]. Nana
-prius eram edoctus, et hanc doctrinam audieram, cum habitarem Pisis,
-a quodam abate de ordine Floris, qui erat vetulus et sanctus homo
-et omnes libros suos, a Joachim editos, in conventu pisano sub
-custodia collocaverat, timens ne Imperator Fridericus monasterium suum
-destrueret, qui erat inter Lucam et civitatem pisanam .... Credebat
-enim quod in Friderico tunc temporis omnia essent complenda mysterio eo
-quod cum Ecclesia discordiam habebat non modicam.
-
-[717] Il Rousselot (_Joachim_, pag. 139), anche dopo la dissertazione
-del Renan, seguita a sostenere: que le livre intitulé l'Evangile
-eternel n'a jamais existé que sous forme d'un cahier redigé par
-ceux, qui accusaient les Dominicains et les Franciscains. Il che è
-contraddetto da una fonte molto importante, della quale non so perchè
-il Rousselot non vuol fare nessun conto, voglio dire dal processo
-verbale della Commissione cardinalizia di Anagni, ove è detto (Cod.
-bibl. nat. de Paris, n. 1726, carte 139. Cfr. D'ARGENTRÉ, I, 163;
-RENAN, _Revue des deux mondes_, tom. LXIV, pag. 109): Quod liber
-Concordiarum vel Concordiae veritatis appelletur primus liber Evangelii
-aeterni probatur XVII capitulo, et quod liber iste Concordiae sit
-Joachim habetur per totum illud capitulum. Quod liber iste, qui dicitur
-Apocalypsis nova, appelletur secundus liber ejusdem Evangelii probatur
-XX capitulo. Similiter quod liber, qui dicitur Psalterium decem
-chordarum, sit tertius liber ejusdem Evangelii. E più appresso in un
-luogo, tronco nel D'Argentré, e pubblicato intero dal Renan, pag. 113:
-Item XXVIII cap. ponuntur haec verba: _in primo libro ipsius Evangelii
-aeterni videlicet in secundo secundae Concordiae_. Et tria praedicta
-probantur similiter expresse XXXI cap., ubi distinguitur simplex
-lictera (ibi: _attendent vero_ etc.), et similiter ante finem ultimi
-capituli, ubi dicitur: _illud attendendum_ ecc. Da questi passi appar
-chiaro: 1º Che l'Evangelio eterno non era altro se non la collezione
-delle tre opere dell'abate Gioacchino. 2º Che gli scritti apocrifi
-erano così cresciuti da oscurare i genuini dell'abate calabrese, sicchè
-i raccoglitori si videro costretti a dimostrare l'autenticità delle
-tre opere, che essi ben sapevano distinguere dalle altre falsamente
-attribuite a Gioacchino.
-
-[718] Si veda con che circospezione Gioacchino commenta il testo
-dell'_Apocalisse_: «Et vidi alterum Angelum volantem per secundum celum
-habentem Evangelium aeternum». Par che schivi di parlarne come al fol.
-173, col. 4; conferenda sunt verba, que de eo scripta sunt et de duobus
-aliis, qui sequuti sunt eum, ut alia per alia inquisita aut omnino
-pateant intellectui nostro, aut quod reliquum fuerit igne comburatur.
-
-[719] Secondo il Rousselot (op. cit., pag. 140), l'_Introductorius_
-dell'_Evangelo eterno_ sarebbe la stessa cosa dell'_Introductorius_
-premesso da Gioacchino all'_Esposizione dell'Apocalisse_. Basta
-confrontare i passi estratti dalla Commissione d'Anagni, e già
-pubblicati dal D'Argentré con gli analoghi dell'opera di Gioacchino
-per rilevarne le differenze. Vedi Codice, carte 139, (D'ARG., I, 163;
-RENAN, pag. 126, n. 1): Item XXIV cap. comparat vetus Testamento primo
-coelo, Evangelium Christi secundo coelo, Evangelium aeternum tertio
-caelo, et expressius XXV capitulo, ubi comparat vetus Testamentum
-claritati stellarum, novum Testamentum claritati lunae, Evangelium
-aeternum, sive spiritus sancti, claritati solis. Item XXVII capitulo
-comparat vetus Testamentum atrio, novum sancto, aeternum sancto
-sanctorum. Item XXX comparat vetus Testamentum cortici, novum testae,
-Evangelium aeternum nucleo. Cfr. _Introd. in Apoc._, fol. 5, col. 2:
-Secundus status fuit sub Evangelio et manet usque nunc in libertate
-quidem respectu praeteriti, sed non in libertate respectu futuri ....
-tertius ergo status erit circa finem saeculi, jam non sub velamine
-literae sed in plena spiritus libertate. Come si vede qui non c'è
-parola di _Evangelo eterno_, e più che l'opposizione è messa in
-evidenza la continuità dei varii periodi (col. 3) de lege naturale
-ad legem Moysi, de lege Moysi ad Evangelium, de Evangelio Christi ad
-spiritalem intellectum, de spiritali intellectu ad veram et aeternam
-contemplationem Dei.
-
-[720] Fin dal tempo di Gregorio IX, erano nati dissidii tra il clero
-secolare ed i nuovi ordini, come si raccoglie dalla bolla di questo
-papa del 1232 _Nimis iniqua_. Non desunt plerique tam Ecclesiarum
-Praelati quam alii, qui coeca cupiditate seducti, propriae aviditati
-subtrahi reputantes quidquid praedictis fidelium pietas elargitur,
-quietem ipsorum multipliciter inquietant.
-
-[721] I Domenicani eran entrati come di soppiatto nell'Università
-ottenendo una cattedra nel 1228, quando il corpo universitario
-per protestare contro l'infrazione di alcuni suoi privilegi s'era
-ritirato prima a Reims e poi ad Angers. Dopo pochi anni nel 1250
-ebbero luogo altre proteste, ed il corpo universitario si ritirò di
-nuovo, tribus magistris Regularibus, videlicet duobus Praedicatoribus
-et uno frate minore exceptis, qui pro suae voluntatis arbitrio suum
-renuerunt prestare consensum. Allora l'Università stabilì ut de coetero
-nullus in quacunque facultate magister ad Collegium magistrorum vel
-consortium Universitatis admittatur, nisi prius in plena congregatione
-magistrorum, vel saltem coram quinque magistris suae facultatis, ad hoc
-specialiter deputatis, juraverit statuta nostra licita et honesta et
-nobis expedientia se firmiter observaturum. Il decreto surriferito si
-può leggere nel DU BOULAY, _Historia Universitatis Parisiensis_, III,
-250 e segg.
-
-[722] Questo sospetto si trova in un cronista domenicano in verità
-molto tardivo, il Corner, che attribuisce l'Evangelo eterno allo stesso
-Guglielmo di S. Amore. (AFFÒ, _Vita del B. Giovanni da Parma_, Parma,
-1777, pag. 75).
-
-[723] Il trattato è intitolato _De periculis novissimorum temporum_.
-Non avendo trovate le opere di Guglielmo io cito dall'edizione che
-ne fece il Brown (_Appendix ad fasciculum rerum expotendarum et
-fugiendarum ab Orthwino editum a.D.MDXXXV_, Londini MDCXC). Il Brown
-ignora l'autore del libro, e lo suppone a torto composto nel 1389,
-mentre invece fu pubblicato nel 1256 (_Hist. litt._, XIX, 202).
-
-[724] _De periculis_, cap. 8, pag. 27: Ergo nos sumus in ultima aetate
-hujus mundi, e cita parecchie autorità, tra le quali anche l'apocrifo
-commento di Gioacchino a Geremia. Pag. 28: Haec omnia initia dolorum
-sunt scilicet, quae erunt tempora Antichristi.
-
-[725] _De periculis_, cap. 3, pag. 23: homines qui apti erunt et idonei
-ad praedicta pericula .... charitatem anelantes non verbis sed factis.
-Dum enim ambiunt officia praelatorum videlicet praedicandi, corrigendi,
-confessiones audiendi .... charitatem factis abnegant. Cap. IV, pag.
-23-24: et illi seductores, posteaquam per suam simulatam sapientiam et
-sanctitatem principes et populos christianos ita seduxerunt, quod plene
-acquiescunt consiliis eorum. Cap. V, pag. 24: Domus mulierum et virorum
-seductibilium ingrediuntur .... seducunt mulierculas, prius eas, et per
-eas viros eorum, sicut Diabolus seduxit Evam, et per eam Adam.
-
-[726] Cap. XII, pag. 30-31. Praecipere illis qui sunt de secta illa
-ut deserant eam .... inhibere illis, qui non sunt de secta illa, ne
-de illa fiant .... Si haec facta fuissent, sufficienter repulsa essent
-pericula praedicta.
-
-[727] Questo scritto fu composto da Guglielmo quando sali sul trono
-Clemente IV, che gli concesse di far ritorno a Parigi, donde era
-stato esiliato per opera di Alessandro IV. Al benevolo papa Guglielmo
-indirizzò il nuovo suo lavoro. Ed il Papa gli rispose in una lettera
-pubblicata dal Martène (_Thes._, II, 417) ammonendolo amorevolmente che
-il nuovo scritto non differiva dall'antico. (_Hist. litt._, XIX, 207).
-
-[728] Il titolo del libro pubblicato dal Martène (_Amplissima
-collectio_, IX, 1273) è il seguente: _Nicolai Oresme episcopi de
-Antichristo et ejus ministris ac de ejusdem adventus signis propinquis
-simul et remotis_. Il Leclerc (_Hist. litt._, XXI, 470 e segg.) ha
-dimostrato luminosamente che l'Oresme, vescovo di Lisieux nel 1382,
-non può essere l'autore di un libro, che appare composto non più tardi
-del 1273. Ed è assai probabile l'ipotesi, adottata anche dal Renan,
-che il nome di Oresme sia l'anagramma di S. Amore. Tutta la seconda
-parte del libro è indirizzata ai precursori dell'Anticristo, che sono
-i pseudo-profeti, i falsi predicatori, che sotto il manto della pietà
-preparano la rovina della Chiesa.
-
-[729] La Bolla è riportata dal DE BOULAY, III, 311. Nos libellum
-.... tanquam iniquum, scelestum et execrabilem, et instructiones ac
-documenta in eo tradita utpote prava, falsa et nefaria de fratrum
-nostrorum consilio authoritate apostolica reprobamus, et in perpetuum
-condemnamus, districte praecipientes ut quicumque libellum ipsum
-habuerit, cum infra 8 dies, ex quo hujusmodi nostram reprobationem et
-condemnationem sciverit, prorsus et in toto et in qualibet sui parte
-comburere et abolere procuret.
-
-[730] _De periculis_, cap. 2º, pag. 21. Unde videtur quod authoritate
-sedis apostolicae, aut diocesanorum, praedicare possunt. Respondetur
-quod de potestate Domini Papae aut Episcoporum disputare non volumus.
-Verumtamen cum secundum jura tam divina quam umana in una ecclesia
-non possit esse nisi Rector unus, alioquin Ecclesia non esset sponsa
-sed scortum .... Si vero dominus Papa concedit aliquibus personis
-potestatem praedicandi ubique, intelligendum est ubi ad hoc fuerint
-invitati.
-
-[731] La prima osservazione che fecero i cardinali, cui fu commesso
-l'esame del libro di Guglielmo, è che in esso fosser contenute
-quaedam perversa et reproba contra potestatem et authoritatem Romani
-Pontificis, come dice Alessandro IV nella bolla citata.
-
-[732] I manoscritti sono segnati al num. 1726, ed al num. 1706,
-fondo Sorbona. Alcuni documenti contenuti in questi manoscritti sono
-riprodotti anche in un altro manoscritto num. 391 della biblioteca
-Mazarino. RENAN, L'_Evangile Eternel_ (_Revue des deux mondes_, tom.
-LXIV, pag. 109). I documenti sono quattro: 1º Il primo documento, che
-si trova solo nel manoscritto num. 1726, contiene estratti dai libri
-di Gioacchino, non pure dei tre autentici, ma anche dagli apocrifi,
-come il commentario a Geremia, il _De oneribus provinciarum_, ed il
-commentario ad Ezechiele. 2º Il secondo documento, che si trova in
-tutti e tre i manoscritti, contiene gli estratti, che la Commissione
-di Anagni fece dell'_Introduttorio_ all'_Evangelo eterno_. Fu
-pubblicato dal D'Argentré, I, 163, secondo il n. 1706, che è il più
-imperfetto. Il principio di questo documento ripubblicato nella sua
-integrità dal Renan, pag. 109, nota 1 è il seguente: Haec notavimus et
-extraximus de Introductorio in Evangelium aeternum-, misso ad dominum
-Papam ab episcopo Parisiensi, et tradito nobis tribus cardinalibus
-ad inspiciendum ab eodem domino Papa, videlicet Odone tusculanensi,
-Stefano Prenestino episcopis, et Hugone sanctae Sabinae presbytero
-cardinali. 3º Il terzo documento (manoscritto 1726 Sorbona e 391
-Mazarino) è un altro processo verbale della Commissione d'Anagni,
-nel quale si contengono gli estratti delle opere autentiche di
-Gioacchino, certo secondo la nova edizione fatta per l'_Evangelo
-eterno_, perchè oltre al testo si citano le note di fra Gherardo. Il
-Renan ha pubblicato il principio di questo documento e le note. Io
-aggiungerò qualche altro passo secondo il manoscritto del 1726, copiato
-dal sig. Bencini e gentilmente collazionato dal mio amico E. Alvisi.
-4º Il quarto documento, già pubblicato dal D'Argentré, si trova solo
-nel num. 706. È un'altra enumerazione degli errori dell'_Evangelo
-eterno_, identica a quella che si legge nel _Directorium inquisitionis_
-dell'Eymerich.
-
-[733] L'_Introductorius_ talvolta apparisce come un opuscolo
-separato, ed il Renan osserva che alcuni scrittori contemporanei
-come Matteo Paris, e Guglielmo di S. Amore chiamano Evangelo eterno
-l'Introduttorio (op. cit., pag. 115). Nella nota precedente abbiamo
-riportato il principio del resoconto d'Anagni, dal quale apparisce che
-l'opuscolo, mandato al Papa dal vescovo di Parigi, è appunto codesto
-_Introductorius_. Ma che in seguito di esso fossero pubblicate o le
-opere autentiche di Gioacchino, o almeno estratti da esso lo prova
-l'altro documento, il terzo della nota precedente, del quale sarà
-utile riportare il principio (RENAN, pag. 110). Anno Domini MCCLV,
-VIII idus Julii Anagniae coram nobis Odone episcopo tusculano, et
-fratre Hugone presbytero cardinali, auditoribus et inspectoribus
-datis a Papa, una cum reverendo patre Stephano Praenestino episcopo
-se excusante per proprium capellanum suum, et nobis quantum ad hoc
-vices suas committente, comparuit Magister Florentius episcopus
-Acconensis, proponens quaedam verba de libris Joachim extracta
-suspecta sibi, ut dicebat, nec publice dogmatizanda aut praedicanda,
-sive in scriptis redigenda, ut fieret inde doctrina sive liber (par
-che accenni alla nuova pubblicazione fattane) prout sibi videbatur.
-Et ad haec audienda et respicienda una nobiscum duos alios scilicet
-fratrem Bonevaletum, episcopum Pavendensem, et fratrem Petrum lectorem
-fratrum Praedicatorum Anagniae, quorum unus tenebat originalia Joachim
-de Florensi monasterio, et inspiciebat coram nobis utrum haec essent
-in praedictis libris, quae praedictus Acconensis legebat, et legi
-faciebat per tabellionem nostrum et inspiciebat sic. Questi libri,
-che Florenzo leggeva, erano probabilmente o la nuova edizione degli
-scritti di Gioacchino, o almeno gli estratti, che se ne fecero per uso
-dell'_Evangelo eterno_. Ed i giudici di Anagni, che scrupolosamente
-riscontrarono la nuova edizione coll'antica, non trovarono differenza.
-Il che prova che i Gioachimiti non alterarono i libri dell'abate, come
-sospetta il Renan (pag. 121); ma vi aggiunsero note quando pareva loro
-di dover compiere il pensiero del profeta.
-
-[734] L'Introduttorio insisteva sulle differenze nel 30º capitolo, ove
-(D'ARG., 161-62) dicit quod ALIA est scriptura divina, quae data est
-fidelibus eo tempore, quo Deus pater dictus est operari, et ALIA quae
-data est Christianis eo tempore, quo Deus filius dictus est operari,
-et ALIA quae danda erit eo tempore, quo Spiritus Sanctus proprietate
-mysterii Trinitatis operabitur. L'opposizione è tale tra il secondo
-periodo ed il terzo, che il nome di Vangelo par quasi venga negato al
-Novo Testamento, e serbato solo ai libri gioachitici. Almeno così si
-potrebbe interpetrare questo passo omesso dal D'Argentré e pubblicato
-dal Renan, pag. 126, nota 5: Item XXVIII, dicit sacram scripturam
-divisam in tres partes scilicet in vetus Testamentum, in Novum et in
-Evangelium. (Vero è che si potrebbe sospettare non fosse stata omessa
-dal copista la parola aeternum). Quod capitulum totum est notabile
-et totum legatur. Si confronti il passo tolto dal quarto documento.
-(Cod. Sorbona, num. 1706). EYMERICH, _Directorium_, pag. 271. Secundus
-error quod Evangelium Christi non est Evangelium regni, et ideo non est
-aedificatum.
-
-[735] Il Concilio di Arles nel condannare l'_Evangelo eterno_ a ragione
-notava che questo nome fosse dato ac si Christi Evangelium non aeternum
-nec a Spiritu Sancto nominari debuissent.
-
-[736] Queste proposizioni si trovano non nel resoconto d'Anagni, ma
-in quell'altro fascicolo d'estratti esistente solo nel num. 1706,
-già riportato dall'Eymerich (ed incompiutamente dal D'Argentré)
-_Directorium inquisitionis_ (Roma, 1585), pag. 271. Quartus error: Quod
-Novum Testamentum non durabit virtute sua nisi per sex annos proximos
-futuros, videlicet usque ad annum Christi MCCLX. Sextus error, quod
-Evangelium Christi aliud Evangelium subdet, et ita pro Sacerdotio
-Christi aliud Evangelium (D'Argentré ha sacerdotium) succedat. Septimus
-error: Quod nullus simplex homo est idoneus ad instruendum hominem
-alium de spiritualibus et aeternis, nisi illis qui incedunt pedibus
-nudis.
-
-[737] EYMERICH, loc. cit. Duodecimus error: Quod spiritualis
-intelligentia Novi Testamenti non est commissa Papae romano, sed
-tantum litteralis. Tertius decimus error: quod recessus ecclesiae
-Graecorum a Romana ecclesia fuit bonus. .... Quintus decimus error,
-quod populus Graecus magis ambulat secundum spiritum quam populus
-latinus .... Decimus nonus error, quod Christus et apostoli ejus
-non fuerunt perfecti in vita contemplativa. Vicesimus error, quod
-activa vita usque ad tempus abbatis Joachim fructuosa fuit, sed nunc
-fructuosa non est: contemplativa vero ita ab ipso Joachim fructificare
-coepit, et amodo in perfectis successoribus ejus perfectius manebit.
-Tra questi passi e quelli della nota precedente secondo il D'Argentré
-si legge questa nota: Haec de prima parte (cioè i primi sette errori
-riportati dall'Eymerich). De secunda parte ejusdem libri, quae
-appellatur concordantia Novi et Veteris Testamenti, sive Concordantia
-veritatis, isti errores possunt extrahi. Codesti errori e quelli della
-nota precedente sono tolti dal quarto documento inserito soltanto
-nel cod. num. 1706, e già riportato dall'Eymerich. Secondo questo
-documento l'_Evangelo eterno_ si divide in due parti; la prima formata
-dall'_Introductorius_ o come è detto qui _Praeparatorium in Evangelium
-aeternum_, la seconda dalla _Concordia dei due Testamenti_ divisa in
-cinque libri. L'ordinamento dell'_Evangelo eterno_ riferito in questo
-documento non differisce, secondo il Renan, da quello del resoconto
-d'Anagni. Ed in verità il sostituire la parola _Praeparatorium_
-ad _Introductorium_, ed il mettere come prima parte quello che nel
-resoconto era considerato come introduzione sono lievissime differenze.
-Messa come prima parte l'_Introduttorio_ era ben naturale che la
-_Concordia_ ne fosse la seconda, e l'_Apocalisse_ e il _Decacordo_
-sarebbero state la terza e la quarta, se il raccoglitore non le
-avesse trascurate, forse perchè gli pareva che non contenessero nulla
-di novo, che non fosse stato detto nella _Concordia_. Ma se queste
-differenze sono lievi, altre mi pajono più gravi di quel che crede
-il Renan. Nel resoconto di Anagni non sono notati nè il sesto errore,
-che al sacerdozio di Cristo debba succedere un altro sacerdozio; nè il
-settimo che nessuno all'infuori degli scalzi sia atto ad insegnare le
-verità dello Spirito. Non è dunque esatto quel che afferma il Renan
-che gli errori dell'_Introduttorio_, notati nel quarto documento,
-sieno identici a quelli rilevati dalla Commissione d'Anagni. E meno
-esatta ancora è l'altra proposizione del Renan, che gli errori estratti
-dalla seconda parte sono effettivamente tolti dalla _Concordia_. Tutto
-al contrario, in nessun'opera autentica di Gioacchino si leggono
-proposizioni come la duodecima e le altre qui sopra riferite. Nè
-i cardinali tra tanti luoghi, che estrassero dalla _Concordia_, ne
-riportarono neanche una, che suonasse così aspra ed irriverente per
-la Chiesa Romana. Da queste considerazioni s'ha da trarre questa
-conclusione affatto opposta a quella del Renan, che cioè la redazione
-dell'_Evangelo eterno_, dalla quale furono estratti gli errori
-riportati dall'Eymerich, dev'essere ben diversa da quella che avean
-sotto gli occhi i cardinali; nè è improbabile che sia posteriore.
-
-[738] Cod., carte 142; RENAN, pag. 111, nota 1. Quod exponens frater
-Girardus scripsit «haec abominatio erit pseudo-papa, ut habetur alibi»,
-istud alibi reperitur longe infra quinto libro _Concordiae_ de Zacaria
-propheta, ubi incipit: _in Evangelio_, et dicitur: cum videritis
-abbominationem desolationis, quae dicta est a Daniel. (Cfr. lib. V,
-cap. 104, fol. 124, col. 3). Rursus et ibi frater Gerardus: «haec
-abbominatio quidam Papa erit simoniaca labe respersus, qui circa finem
-sexti temporis obtinebit in sede, sicut scribit in quodam libello ille,
-qui fuit minister hujus operis, Gerardus». Il Renan espunge a ragione
-Gerardus, ed io aggiungo che forse si dovrà sostituire Joachim, il
-quale è chiamato pure minister hujus operis nel passo che riporteremo
-più appresso a pag. 469, n. 1.
-
-[739] Vedi cod. carte 150. Item circa hoc idem diligenter notandum
-qualiter praefert tertium statum secundo, et quamvis hoc inveniatur
-in locis plurimis, sufficit tamen illa recapitulatio, quam facit in Vº
-libro _Concordiae_ in fine secundae distinctionis quod incipit sic: _Ad
-explanationem mysterii supra scripti_ (Cfr. ediz. ven. V, 82, fol. 112,
-col. 2).
-
-[740] Una nota di fra Gherardo (cod., carte 148 _tergo_; RENAN, loc.
-cit.), rimanda infatti al _Decacordo_: Super hoc glossa fratris Girardi
-declaratio est ejus, quod dicitur aevangelium aeternum in secundo
-libro Psalterii decem chordarum scilicet XIX capitulo quod incipit: _in
-primo sane tempore_ (Cfr. ediz. veneta, fol. 259, col. 4). Fin qui la
-nota pubblicata dal Renan. La Commissione segue riportando le parole
-di Gioacchino, che sono veramente notevoli. Sed jam nunc agendum est
-de tempore quinto, in cujus initio sumus nos, in quo oportet adhuc
-Spiritum Sanctum missum a filio operari opera sua multo altius, quam
-hactenus operatus est, ut omnes discant honorificare Spiritum Sanctum
-sicut Patrem et Filium. In quo? Haud dubium quod in Evangelio ejus.
-Non enim sicut decet honorificat illum, qui non subjectus et devotus
-recipit evangelium ejus. Et quod est evangelium ejus? illud quod
-dicitur Joannes in Apocalipsi: Vidi Angelum Dei volantem per medium
-coelum et datum est illi Evangelium aeternum. In quo (ediz. ven.,
-_quod_) est Evangelium ejus? illud quod procedit de Evangelio Christi,
-lictera autem occidit, spiritus autem vivificat. Gioacchino parla
-qui per incidenza dell'_Evangelo eterno_, nè certo egli ha la superba
-pretensione di dare questo nome ai suoi libri, ma certo è che anche lui
-intende per _Vangelo eterno_ l'interpetrazione spirituale od allegorica
-del vangelo di Cristo.
-
-[741] Cod., carte 144 _tergo_: In praenotatis videtur quod iste novas
-et falsas opiniones confingat, et hoc maxime vanae gloriae causa, idest
-ut exaltet ejus ordinem incredibiliter et intempestive super alios
-ordines immo super totam ecclesiam.
-
-[742] Così ad esempio a carte 150 _tergo_ del codice (RENAN, pag. 112):
-Dicit frater Girardus in notula: iste doctor sive Angelus (che apre
-il sesto suggello) apparuit circa MCC annum incarnationis dominicae,
-hoc est ille liber, de quo loquitur hic, in quo tonitrua loquuta sunt
-voces suas, quae sunt mysteria septem signaculorum. È evidente qui
-l'allusione a Gioacchino, che pubblicò i suoi libri nel 1200. Più
-chiara è l'altra nota (cod., carte 150; RENAN, p. 111). Notula fratris
-Gerardi: In hoc loco vir indutus lineis, qui fuit minister hujus
-operis, loquitur de se et de duobus (S. Domenico e S. Francesco), qui
-secuti sunt eum statim post mcc annis Incarnationis dominicae, quos
-Daniel dixit se vidisse super ripam fluminis, quorum unus dicitur in
-Apocalipsi: Angelus habens falcem acutam, et alius dicitur Angelus qui
-habuit signum Dei vivi, per quem Deus renovavit apostolicam vitam.
-
-[743] I Giudici d'Anagni a ragione citano a carte 142 la _Concordia_
-(V, 66, fol. 95, col. 4), ove si legge: Senectus David hujus secundi
-stati et ordinis ecclesiastici militantis in litera Evangelii
-senectutem designat .... Quia vero in servando ordine suo incipiet
-Pontifex [_romanus_, aggiunge l'ediz. veneta] frigescere, extollentur
-adhuc aliqui de clero qui videbuntur esse strenui ad certamen, ut stent
-in regno Ecclesiae pro patre suo. Sed non obtinebunt, quia non erit
-adhuc necesse regnare ordinem belli in die pacis, sed magis oporteret
-religiosos transire in illum ordinem, qui designatus est in Salomon.
-Queste parole sono molto chiare, e sembrano scritte da fra Gherardo.
-Egli è vero che in fine del capitolo Gioacchino aggiunge: non igitur,
-quod absit, deficiet Ecclesia Petri, quae est tronus Christi, sicut
-natis mulierum in fine veteris Testamenti, sed commutata etiam in
-majorem gloriam, mauebit stabilis in aeternum. Ma queste pie proteste
-non distruggono le precedenti proposizioni, e la Chiesa resterà eterna,
-a patto che si trasformi. Non sarà un mutamento violento, ma un pallido
-tramonto, come direbbero oggi. In un altro luogo della _Concordia_,
-II. I, 28, fol. 18, col. 1, rilevato dai giudici a carte 144 _tergo_
-è detto: Duo perfecti ordines claruerunt .... ecclesiasticorum unus,
-alius monachorum, et ipsi duo unus sunt clerus, qui tamen uno modo
-CONSUMATIONEM ACCIPIET in tribulatione antichristi, alio (alius?)
-modo mansurus usque ad consummationem seculi. È evidente l'artifizio
-di porre che i due ordini in fondo facciano un solo, perchè si possa
-dire che non ostante sia per cessare l'ordine clericale, dura tuttavia
-nel suo successore e continuatore. In qualche altro luogo è detto più
-esplicitamente che l'ordine clericale rappresentato da Pietro cederà
-al monastico rappresentato da Giovanni, così nel _Decacordo_, fol. 267,
-col. 3, (cod., carte 145 _tergo_): Ubi autem transierit quod significat
-Petrus sequens Dominum in cruce sua, succedet manifeste quod designat
-Johannes .... La parola EVACUATIO è adoperata in molti luoghi. Nella
-_Concordia_, II, 1, fol. 7, col. 2 (codice, carte 148, _tergo_) ....
-expectantibus nobis ignem de coelo, qui consumat terram et aquam,
-expectantibus idest spiritualem intellectum, qui terrenam illam
-superficiem licterae .... EVACUANDO CONSUMAT .... Super hoc, aggiungono
-i giudici d'Anagni, Girardus in glossa: In hoc mysterio vocat terram
-scripturam prioris Testamenti, aquam scripturam Novi Testamenti,
-ignem vero scripturam _Aevangeli aeterni_. Parimenti nel V, 74 della
-_Concordia_ [ediz. ven. fol. 102, col. 4, codice, carte 151, _tergo_].
-Sicut enim EVACUATA est mactatio (ediz. ven., _observatio_) Agni
-paschalis in mactatione (e. v. _observatione_) corporis Christi, ita in
-clarificatione Spiritus Sancti cessabit observatio omnis figurae.
-
-[744] Cod., carte 152. Quinto notandum diligenter illud, quod dicit
-in primo libri Psalterii .... ubi invehitur primo contra Sabellium
-et Arrium, sed statim post contra magistrum Lombardum. E riprodotto
-il luogo già da noi citato, fol. 229, col. 3, seguitano: Et paulo
-infra eadem distinctione seu capitulo videtur adhuc astruere haeresim
-dannatam in Concilio lateranensi .... Più appresso: Item habetur
-apertius in libello ipsius Joachim De Articulis fidei descripto ad
-quemdam filium suum Johannem, quod opus suspectum est ex ipso prologo.
-
-[745] Vedi le bolle in DU BOULAY, III, 292 .... Alexander ecc.
-Venerabili fratri Episcopo Parisiensi. Libellum quemdam, qui
-in _Evangelium aeternum_, seu quosdam libros Abbatis Joachim
-Introductorius dicebatur, et quem felicis recordationis Innocentio
-Papae predecessori nostro misisti, postquam illum per venerabiles
-fratres .... diligenter examinari fecimus, de fratrum nostrorum
-concilio duximus abolendum. In un'altra bolla spedita poco dopo
-raccomanda allo stesso arcivescovo (DU BOULAY, pag. 293), quod sic
-prudenter, sic provide in apostolici super hoc mandati executione
-procedas, quod dicti frates (minores) nullum ex hoc opprobrium,
-nullamque infamiam incurrere valeant.
-
-[746] _Direct._, pag. 271, cujus auctor fuit ut fertur communiter
-quidam frater Joannes de Parma, italicus monachus.
-
-[747] Il Salimbene dopo aver parlato del libro del S. Amour, seguita,
-a pag. 233: Alter vero libellus continebat multas falsitates contra
-doctrinam abbatis Joachym, quas abbas non scripserat, videlicet quod
-Evangelium Christi et doctrina Novi Testamenti neminem ad perfectum
-duxerit, et evacuanda erat MCCLX anno. Et nota quod iste, qui fecit
-istum libellum, dictus est frater Ghirardinus de burgo Sancti Donnini,
-qui in Sicilia nutritus fuit in saeculo, et ibi docuit in grammatica
-.... Et Parisius fecit istum libellum, et ignorantibus fratribus
-divulgavit, sed valde bene fuit punitus: pag. 255 Porro post multos
-annos, cum habitarem in conventu Imolae, venit ad cellam meam frater
-Arnulphus guardianus meus cum quodam libello, qui scriptus erat in
-chartis de papiro, et dixit mihi: quidam notarius est in terra ista,
-qui est amicus fratrum, et istum libellum, quem scripsit Romae quando
-fuit ibi cum senatore urbis domino Brancaleone de Bononia, accomodavit
-mihi ad legendum, et habet eum valde carum, quia frater Gherardinus de
-burgo Sancti Donnini scripsit et composuit eum, quapropter legatis in
-eo vos, qui studuistis in libris Ioachym, ut dicatis mihi si continet
-aliquid boni. Cumque legissem et vidissem dixi fratri Arnulpho: iste
-liber non habet stilum antiquorum doctorum, et habet verba frivola et
-risu digna propterea diffamatus est liber et reprobatus ....
-
-[748] Anche il Renan ha notato, pag. 116: les documents d'Anagni
-ne disent pas avec la clarté désirable que Gerard soit l'auteur de
-l'Introductorius à l'Evangile éternel. Io aggiungo che non lo dicono nè
-chiaramente, nè oscuramente.
-
-[749] Il Renan ha chiamato l'attenzione su questo passo
-dell'Introduttorio: (cod. car. 139; RENAN, pag. 116; cfr. D'ARG., 164).
-Item VIII capitulo dicit (cioè lo scrittore dell'Introduttorio) quod
-sicut in principio primi status apparuerunt tres magni viri, scilicet
-Abraham, Isaac et Jacob, quorum et tertius, scilicet Jacob, habuit XII,
-et sicut in principio secundi status tres, scilicet Zacharias, Ioannes
-Baptista et homo Jesus Christus, qui similiter secum habuit XII, sic et
-in principio tertii status tres similes illorum, scilicet vir indutus
-lineis, et angelus quidem habens falcem acutam, et alius angelus
-habens signum Dei vivi. (D'altra mano è scritto in parentesi _scilicet
-Sanctus Franciscus_. L'angelo della falce acuta è S. Domenico, il
-persecutore implacabile degli eretici). Ipse primo habuit XII, (male
-il D'Arg. _et habebit similiter angelus_), inter quos et ipse fuit
-unus (cioè lo scrittore dell'Introduttorio), sicut Jacob habuit XII in
-primo statu, et Christus XII in secundo. Item quod per virum indutum
-lineis intelligat Joachim scriptor (sin qui il D'Argentré, il resto
-fu pubblicato dal Renan, pag. 116, n. 1) hujus operis probatur XXI
-cap. circa medium per haec (_haec_ omesso dal Renan) verba de quinque
-intelligentiis et septem tipicis (Renan: _ubi sic ait_) sic ait «vir
-indutus lineis in aperitione mysteriorum Isaiae (Renan: _Jeremiae_)
-prophetae, ecce, ait, praeter historicum morale tropologicum etc.».
-Item XXIII circa principium ita dicitur: «ad quam scripturam tenetur
-populus tertii status mundi, quemadmodum populus primi status ad vetus
-Testamentum et populus secundus ad novum, quantumcumque hoc displiceat
-hominibus generationis istius». In questo passo il Renan stesso nota:
-1º che l'autore dell'Introduttorio è detto indeterminatamente scriptor
-hujus operis. 2º Che la frase _inter quos ipse fuit unus_ conviendrait
-mieux à Jean de Parme qu'à Gerard. Queste due osservazioni basterebbero
-a provare che l'autore dell'Introduttorio non può essere Gherardo; ma
-v'ha una terza osservazione da fare. In un luogo del codice, pubblicato
-pure dal Renan (pag. 110, n. 2) si legge: Item in XII c. versus finem
-ponit haec verba: «usque ad illum angelum, qui habuit signum Dei vivi,
-qui apparuit circa MCC incarnationis dominicae, quem angelum frater
-Gerardus vocat et confitetur sanctum Franciscum». Secondo il contesto
-di questo estratto quei che ponit haec verba, non è lo stesso di chi
-vocat et confitetur. Codeste prove non sono sì lievi da poter dire
-col Renan: rien n'autorise à croire que Jean de Parme ait participé
-directement à la rédaction du livre poursuivi de tant d'anathèmes. Io
-direi piuttosto il contrario, che molti indizii ci menano a conchiudere
-essere l'autore dell'Introduttorio ben diverso da quello delle note, e
-molto probabilmente Giovanni da Parma.
-
-[750] Dico note introduttive, perchè parmi che si debbano distinguere
-nell'_Evangelo eterno_ tre introduttorii. 1º Uno generale a tutte le
-tre opere di Gioacchino; 2º uno speciale al _commento dell'Apocalisse_
-il quale andava sotto il nome di Enchiridion seu Introductorius. 3º
-Finalmente un terzo introduttorio, appartenente a Gioacchino stesso,
-e pubblicato nell'edizione a capo dell'_Expositio in Apocalipsim_. Che
-si debba distinguere l'Enchiridion dall'Introductorius appar manifesto
-dal codice, perchè tutte le volte che si cita l'Enchiridion vengon
-riferiti capitoli, che non si trovano nell'Introductorius pubblicato a
-Venezia, e per i opposto tutte le volte che si cita l'Introductorius
-la conformità tra il resoconto d'Anagni e l'edizione stampata è
-così perfetta come per le altre opere autentiche di Gioacchino.
-Cito alcuni esempi; a carte 141 si legge: Hoc expressius dicitur in
-Enchiridion sive Introductorio novae Apocalypsis quod sic incipit:
-nunc de VII signaculo et septem temporibus. Non c'è nessun capitolo
-dell'Introduttorio stampato, che cominci con queste parole. Poche
-righe più sotto seguitano gl'inquisitori: Similiter in Introductorio
-_Apocalypsis_ cap. III quod intitulatur de tribus statibus mundi et
-incipit «primus trium statuum» citazione che risponde a capello al cap.
-V dell'ediz. veneta, fol. 5, col. 2. A carte 147 _recto_ e carte 151
-_recto_, si citano dal capitolo dell'Enchiridion de septimo signaculo
-passi che non si trovano nella stampa. Nel mentre a carte 147 _tergo_
-è citato il cap. V dell'Introduttorio rispondente al cap. VII, fol.
-9, col. 4 dell'ediz. veneta. A carte 144 _recto_ si cita il cap. XVII
-dell'Introduttorio corrispondente al fol. 20, col. 1 della stessa
-edizione.
-
-[751] L'AFFÒ, _Vita del beato Giovanni_, Parma 1776, per iscagionare
-non solo il generale, ma tutto l'ordine francescano, escogita l'ipotesi
-strana che l'_Evangelo Eterno_ appartenga o agli Almariciani, (pag. 67)
-o ad un ignoto Giovanni da Parma (pag. 77) ben diverso dal generale. Nè
-vuol neanche (pag. 95 in nota) che se ne faccia autore fra Gherardino.
-_E questo sia detto in prova di questa gran verità, che l'ordine dei
-minori non ebbe alcun individuo tanto sfrontato, che fosse capace di
-metter fuori libro sì pernicioso._ Eppure l'Affò conosceva benissimo la
-Cronaca del Salimbene!
-
-[752] Salimbene, pag. 97: Porro frater Hugo solitus erat dicere, quod
-quatuor habebat amicos, quos specialiter diligebat, quorum primus
-erat frater Johannis de Parma generalis minister (et hoc congruum
-fuit quia ambo erant magni clerici et spirituales viri et maxime
-Joachitae); cujus etiam amore mihi fuit familiaris et quia videbar
-credere scripturis abbatis Joachim de ordine Floris. P. 132-33: Et
-notandum quod quamvis frater Johannes de Parma habuerit multos mordaces
-occasione doctrinae abbatis Joachim, habuit tamen multos qui eum
-dilexerunt, inter quos fuit magister Petrus Hispanus (Papa Johannes
-XXI).
-
-[753] L'Affò, pag. 87 cita il Salimbene che a pag. 133 narra: Papa
-etiam Innocentius IV diligebat fratrem Johannem sicut animam suam, et
-quando ibat ad eum, recipiebat eum ad osculum oris, et cogitavit eum
-facere cardinalem, sed morte praeventus, non potuit. Come mai, seguita
-l'erudito francescano, il Papa che conosceva l'_Evangelo Eterno_ potea
-pensare di elevare ai supremi onori l'autore del pessimo libro? Ma è da
-notare che Innocenzo IV non potè esaminare codesto libro, mandatogli
-dall'arcivescovo di Parigi nello stesso anno che morì. L'Affò
-avrebbe potuto citare un altro luogo del Salimbene, del quale già
-riproducemmo il principio nella nota precedente, e che seguita così:
-Petrus Hispanus, qui factus cardinalis et postea ipse idem factus Papa
-Johannes XXI, cum esset magnus sophista, loicus et disputator atque
-theologus misit pro fratre Johanne de Parma, qui similia in se habebat,
-voluit ergo Papa quod semper esset cum eo in curia et cogitabat eum
-facere cardinalem, sed morte praeventus non potuit facere. Ma anche
-questo passo non concluderebbe nulla, perchè al tempo di papa Giovanni
-XXI (1276-77) le agitazioni francescane erano cessate, ed un profondo
-obblio copriva l'_Evangelo Eterno_, condannato già 21 anni prima.
-Anche per Niccolò III l'Affò avrebbe ben fatto a riprodurre tutto il
-passo del Salimbene, dal quale si ha da cavare una conclusione affatto
-opposta alla sua. Eccolo (pag. 131): Hic (Johannes de Parma) propter
-doctrinam abbatis Joachym, quia nimis adhesit dictis suis, exosus
-fuit quibusdam ministris et papae Alexandro quarto et papae Nicolao
-tertio, qui ambo cum essent cardinales, fuerunt ordinis gubernatores,
-protectores et correctores, et prius diligebant eum intime sicut
-semetipsos propter ejus scientiam et sanctam vitam. Unde post longum
-tempus dominus Johannes Cajetanus, qui erat papa Nicolaus tertius,
-accepit eum per manum, et familiariter ducebat eum per palatium dicendo
-sibi: cum tu sis homo magni consilii, non melius esset tibi et ordini
-tuo quod tu esses hic nobiscum cardinalis in curia, quam sequi verba
-stultorum, qui de corde suo prophetant? Respondit frater Johannes et
-dixit Papae: de dignitatibus vestris non curo, quia de hoc commendatur
-quilibet sanctus, ad cujus laudem cantatur: nec terrenae dignitatis
-gloriam quaesivit, sed ad coelestia regna pervenit. De consilio autem
-dando dico vobis quod bene sanum darem consilium si essent qui me
-vellent audire; _sed in curia romana his diebus parum aliud tractatur
-nisi de guerris et de tropheis et non de animarum salute_. Audiens
-haec Papa ingemuit et dixit: sic sumus talibus consueti, quod omnia
-quae dicimus et facimus utilia fore credamus. Cui frater Johannes
-respondit: Et beatus Gregorius, sicut in dialogo legitur, de talibus
-suspirasset. Post hoc dimissus frater Johannes reversus est ad heremum.
-Da questo racconto risulta certo non l'innocenza di Giovanni, ma la
-sua persistenza nelle opinioni gioachimitiche, non ostante che il Papa
-cercasse di distiogliernelo. Si può dubitare che Giovanni abbia tenuto
-un linguaggio così acre col Pontefice, ma certo quelle frasi erano in
-bocca di tutti i Gioachimiti.
-
-[754] SALIMBENE, pag. 131. Dixit mihi frater Bartholomaeus Calarosus
-de Mantua; .... dico vobis, frater Salimbene, quod frater Johannes
-de Parma turbavit semetipsum et ordinem suum, quia tantae scientiae
-et sanctitatis et excellentissimae vitae erat, quod curiam romanam
-corrigere poterat, si credidissent sibi; sed postquam secutus est
-prophetias hominum fantasticorum, vituperavit seipsum, et amicos suos
-non modicum laesit. Et respondi et dixi: ita etiam et mihi videtur, et
-tristor non modicum, quia intime diligebam eum; sed Joachitae dicunt:
-prophetias nolite spernere .... Pag. 132: cum disset mihi frater
-Johannes de Castroveri .... quod frater Johannes de Parma, quondam
-generalis minister adhuc erat in credulitate sua, et ego dixissem sibi
-quod si essem cum eo sperabam quod possem eum revocare ab illa, dixit
-mihi: vade ergo ad eum etc. L'Affò non nega che fra Giovanni fosse
-Gioachita, ma per salvare l'ortodossia di lui, mutila le dottrine
-di Gioacchino, riducendole al solo capo dell'Anticristo, nella cui
-imminente venuta molti padri della Chiesa fermamente credettero (pag.
-130). Invece noi abbiamo già dimostrato che le dottrine dell'_Evangelo
-Eterno_ non che essere foggiate dagli Almariciani, si trovano
-sostanzialmente nelle opere autentiche dell'abate florense.
-
-[755] Secondo il Salimbene (pag. 137) le dimissioni furono spontanee,
-e più d'un giorno insisterono i capitolari perchè le ritirasse, ma
-persistendo il generale nel suo proposito, lo pregarono che indicasse
-lui il successore. Et statim assignavit fratrem Bonaventuram de
-Bagnoreto et dixit quod in ordine meliorem eo non cognoscebat: et
-statim omnes consenserunt in eum et fuit electus. Non è probabile
-che fra Giovanni indicasse a suo successore chi dopo eletto gli aprì
-un processo. E l'Affò stesso cita un contemporaneo fra Peregrino
-di Bologna, il quale (pag. 105) dice al contrario: idem Papa sibi
-in secreto praecepit, quod renunciaret officio et quod nullo modo
-assentiret, si ministri eum vellent in officio retinere. Et ego,
-inquit, in capitulo fui mediator inter ipsum et ministros, et hoc
-habui ex ore ejus. E se l'Affò non crede al racconto di fra Pellegrino,
-perchè appartenente al partito di frate Elia, altri potrebbe dubitare
-del Salimbene, appartenente al partito Gioachimita. Tanto più che il
-racconto di Salimbene è improbabile, e non scevro di pie invenzioni
-come questa che nel romitorio di Grecia, ove si ritirò fra Giovanni,
-duae aves de sylva sylvestres, ad modum anseris grandis, et sub
-disco suo, ubi studebat continue, fecerunt nidum ova et pullos, et
-permittebant se tangi ab eo.
-
-[756] Per esempio la _Cronaca delle tribolazioni_ a carte 181_v_: «Ma
-secondo che testifica esso frate Giovanni in questa parte molto fallì
-Bonaventura, perocchè parlando e conferendo insieme con frate Giovanni
-dentro in cella della predetta quistione, si concordava e mostrava
-di sentire e di tenere una medesima cosa con frate Giovanni, ma nel
-cospetto delli frati, ed in comune si mostrava di tenere il contrario.
-E per questo frate Giovanni molto temeva frate Bonaventura». Così pure
-a carte 199 _recto_ e _tergo_: «è fatto stupendo a ciascheduna mente
-come presummettono di trattare iniquamente e irriverentemente tanto
-e sì fatto uomo con loro infamia con scandalo e vituperio di tutto
-l'ordine e confusione di tutta la religione .... venne frate Giovanni,
-e fu costretto di giurare come sospetto d'eresia, e fu inquisito il
-savio dalli stolti e l'antico dalli giovani ecc. E allora s'oscurò
-e impallidì la sapientia e sanctità di frate Bonaventura, e la sua
-mansuetudine dal maligno spirito, che il commoveva, fu voltata in
-furore». Questi passi mostrano chiaramente l'irritazione del partito
-intransigente contro fra Bonaventura. Contro il quale solevano addurre
-una pretesa profezia di fra Jacopo della Massa, come riferisce la
-stessa cronaca a pag. 186 _recto_: « .... Questo frate Jacopo da Massa
-nel principio del generalato di frate Giovanni da Parma stette tre
-giorni rapto fuori di sè .... A costui fu data la intelligenza delle
-scripture e lo spirito della prophetia, allora lui mi disse e manifestò
-una cosa molto stupenda, cioè che .... vidde un arbore molto bello
-e alto, la cui radice era d'oro ed il pedale d'argento, le foglie
-d'argento inorato, li frutti dell'arbore erano huomini ed erano frati
-minori, e vedde frate Giovanni da Parma, il quale stava nella cima del
-ramo di mezzo di quest'arbore. E venne S. Francesco ad amministrare lo
-spirito della vita alli suoi frati, secondo che li era stato comandato,
-ed incominciandosi da frate Giovanni da Parma li dette il calice dello
-spirito della vita .... e avendolo bevuto diventò lucente come sole,
-quelli pochi che divotamente tutti lo bevevono, tutti diventavano
-lucidi come il sole, ma quelli, li quali lo versavano, diventavano
-tenebrosi e neri e orribili a vedere e simili alli demonii .... furono
-date a frate Bonaventura, unghie di ferro taglienti come rasori (pag.
-190): Gesù Cristo chiamò S. Francesco e li dette una pietra focaja
-molto tagliente .... e S. Francesco venne e tagliò le unghie di frate
-Bonaventura, e frate Giovanni si restò nel loco suo lucente come
-il sole». Questa visione, riferita anche nei _Fioretti_, ed accolta
-dal Mariano e dal Wadding, è certamente una invenzione del partito
-intransigente, e l'Affò ben fece a dubitarne (pag. 109 e segg.), benchè
-le ragioni addotte da lui tengano poco.
-
-[757] Certo fra Giovanni fu accusato non solo quale capo del partito
-intransigente, bensì come gioachimita e l'Affò ha ben torto di
-sostenere che principalmente sul primo motivo gli fu aperto il
-processo. Se non ci fosse stata la condanna dell'_Evangelo Eterno_,
-e la necessità di salvare la riputazione dell'ordine, non si avrebbe
-avuto il coraggio di sottoporre ad accusa un uomo come fra Giovanni.
-Anche la _Cronaca delle Tribolazioni_ adduce varii capi di accusa, ma
-confessa che il più grave fu quello delle opinioni gioachimite. Non
-credo inutile riferire da questa cronaca inedita le accuse, riportate
-pure dal Wadding e dall'Affò. Carte 148 _tergo_: «Una delle ragioni
-dell'odio che molti ebbero contro Giovanni è il linguaggio severo che
-teneva contro tutti, perchè i frati insegnano loro, (ai novizii) di
-riservarsi le loro cose per libri, o veramente di darsi alli frati per
-edificare Chiese o luoghi o per altri loro bisogni, e non annunziano
-loro fedelmente come dice la regola, cioè che le distribuischino alli
-poveri del secolo». Carte 170 _t_: «e li frati non sono contenti di
-avere due tuniche di panno vile e di rappezzarle di sacco e d'altri
-pezzi con la benedizione di Dio, ma procurano d'avere vestimenti
-preziosi e delicati e duplicati e tutti quelli li quali amano li
-vestimenti vili, e che predicano l'observantia regolare, li giudicano
-come uomini indiscreti, e che si vogliono mostrare santi e li chiamano
-hypocriti». Carte 171_r_: appena dicono l'ore loro. Carte 174_r_:
-«diventano (li frati) mercanti, vendendo le cose spirituali per le
-temporali, e le cose che acquistano le convertono nelli proprii usi».
-Carte 175_r_: «non possono ascoltare pazientemente la verità delle
-loro transgressioni; ma reputano che sia loro lecito d'inpugnare e
-perseguitare tutti quelli parlano o sentono il contrario delle loro
-opere». Carte 175 _t_: «tornando una volta da Roma un lettore della
-nostra provincia riferiva alli frati in comune e ad alcun altro
-lectore, come frate Giovanni predicando in Roma alli frati avea dicto
-nel suo sermone ai frati contro ad ogni stato, e specialmente contro
-alli frati tanto duramente che giammai li frati della Marca non
-l'averrebbono perdonata a nessun altro frate». Carte 176 _t_: «diceva
-qualmente il testamento e la Regola sono substantialmente una medesima
-cosa». Carte 779 _t_: «Frate Giovanni biasimava molto quelli, li quali
-addimandavano sopra la regola altre declarationi oltre al testamento,
-e admonitioni di San Francesco, come coloro che revocavano in dubbio la
-certezza della vera intelligenzia della Regola, e contro la obedientia
-e comandamento del padre loro la storcevano al beneplacito della loro
-tepida volontà; epperò portavano molestamente le sue parole e il
-suo parere e sentimento; e apostata e presa la cagione di un'altra
-questione perseguitarono e punirono acerbamente lui e li principali
-compagni come infecti di eretica pravità .... Perocchè frate Giovanni
-da Parma lui con li conpagni tenevano che l'abate Gioacchino aveano
-tenuto e sentito sanctamente e cattolicamente della sancta trinità,
-e dell'unità e divina essenza .... e la decretale d'Innocenzio Papa
-non damnava lui, nè la sua dottrina per rispetto della sua posizione
-e affermazione che lui fa di quella questione, ma riprova quello
-libello che Joacchino compose contro mastro Pietro Lombardo .... però
-quello libello fu dannato in quanto che era diffamatorio di maestro
-Pietro Lombardo .... perocchè maestro Pietro non sentì nè tenne il
-contrario di quello che tennono li sancti. Per questa seconda ragione
-e cagione mossi li frati apparentemente provocorono frate Bonaventura
-ad esaminare frate Giovanni e li compagni della fede e promossone
-il figliuolo contro il padre, e il promosso contro il promotore e il
-dilecto già discepolo contro all'amante maestro e pastore. La tertia
-ragione della persecuzione fu lo scrivere di due sermoni fatti dai due
-compagni di frate Giovanni. Dei quali il primo per empio e per modo
-dire senza sale lodava la doctrina dell'abate Gioacchino insieme con la
-persona, il secondo induceva nel suo sermone tutti li principali passi
-della scriptura di Joachino, e che fanno e che sono a commendatione di
-S. Francesco e della Regola e a declarazione della vita evangelica e
-della sua istituzione e depravazione .... e principalmente toccava li
-prelati e li più principali principalmente. Il quale libro leggiendo
-frate Bonaventura si dice che sospirò e lagrimò perchè queste cose si
-potevano intendere particolarmente per lui».
-
-[758] Salimbene non fa nessun cenno nè del processo nè della condanna,
-sebbene nel passo riportato più sopra dica chiaramente che Giovanni
-cadde in disgrazia dei Papi Alessandro IV e Niccolò III. Ma la _Cronaca
-delle Tribolazioni_, seguita dal Mariano e dal Wadding, racconta quello
-che riferiamo nel testo, nè l'Affò ne dubita.
-
-[759] _Cronaca delle Tribolazioni_, carte 186: «E chiamati prima li due
-principali compagni di frate Giovanni, ciascuno delli quali era molto
-suffitiente e molto docto nella divina scriptura, cioè frate Leonardo
-e frate Giraldo li costrinsero a giurare di rispondere puramente
-la verità. Carte 196 _t_: frate Giraldo era di tenace memoria e di
-deserta e di pulita lingua e di acuto intelletto e dalla bocca sua
-usciva un fiume d'auctorità: Carte 198_r_: come eretico condannarono
-alla perpetua carcere lui e il suo compagno, il quale frate Giraldo
-entrando nella carcere disse: in loco pascue ibi me collocavit, ove
-stetti diciocto anni con tanto gaudio e letizia come se continuamente
-avessi avute tutte le delicatezze del mondo .... vivendo come eretico e
-scomunicato, e alla fine fu privato dell'ecclesiastica sepoltura sotto
-la medesima penitenza vivette e morì frate Leonardo. Dopo molto tempo
-Pietro dei Nubili perchè non volessi dare alii frati un trattato, il
-quale avea compilato frate Giovanni, morì in carcere». Questa ultima
-notizia è molto importante, perchè mostra che anche fra Giovanni avea
-composto un trattato (l'Introduttorio?) sullo stile degli scritti
-di Leonardo e fra Gherardo e al pari di quelli severamente proibito.
-D'accordo colla _Cronaca_ il SALIMBENE, pag. 102: frater Ghirardinus
-Parisius missus fuit, ut studeret pro provincia Siciliae, pro qua
-receptus fuerat. Et studuit ibi IIII annos et excogitavit fatuitatem,
-componendo libellum, et divulgavit stultitiam suam. De quo libello
-iterum dicam, cum ad Papam Alexandrum quartum pervenero, qui ipsum
-reprobavit. Et qui occasione istius libelli improperatum fuit ordini et
-Parisius et alibi, ideo praedictus Ghirardinus, qui libellum fecerat,
-privatus fuit lectoris officio et praedicationibus et confessionibus
-audiendis et omni actu legitimo ordinis. Et quia noluit resipicere
-et culpam suam humiliter recognoscere, sed perseveravit obstinatus
-procaciter in pertinacia et contumacia sua, posuerunt eum fratres
-minores in compedibus et in carcere, et sustentaverunt eum pane
-tribulationis et aqua angustiae. Iste miser nec sic voluit resilire a
-proposito obstinationis suae, permisit itaque se mori in carcere, et
-privatus fuit ecclesiastica sepoltura. Sepultus in angulo horti.
-
-[760] SALIMBENE, pag. 131 .... Et tu similiter Joachita fuisti, cui
-dixi: verum dicitis sed postquam mortuus est Fridericus, qui Imperator
-jam fuit et annus millesimus ducentesimus sexagesimus est elapsus,
-dimisi totaliter istam doctrinam, et dispono non credere nisi quae
-videro.
-
-[761] WADDING, _Annales minorum_, V, 52, che segna la _Cronaca delle
-Tribolazioni_, da lui citata nel nome di Chronica antiqua. Nelle note
-seguenti mi varrò direttamente di questa fonte, pubblicandone per
-quanto lo spazio mi consente, i brani più importanti.
-
-[762] _Cronaca_, carte 204 _tergo_: «Della quinta tribolazione
-dell'ordine delli frati minori della quale nelle parti ultramontane
-frate Pier Giovanni fu il principale che ne partecipò, come si dirà
-nel subsequente capitolo — Essendo assunto al cardinalato frate
-Bonaventura contro alla sua volontà per la fama della sua scienza
-ed eloquentia e sanctità, li succedette nell'offizio del generalato
-frate Girolamo d'Ascoli, il quale poi fu Papa Niccolao quarto, che
-fu uomo assai mansueto e modesto e tardo ad ira e a fare ingiuria,
-posto che fossi tepido e rimesso a promuovere li buoni. Pag. 205: A
-costui .... accusato il sancto uomo di Dio frate Pier Giovanni d'Ulivo
-della provincia di Provenza e della custodia di Herbona, e nativo
-d'un castello chiamato Serignano, che esso frate Pier Giovanni per
-audacia e temeraria presunzione haveva composto alcune quistioni piene
-di temerarie novitati. La qual cosa udendo frate Girolamo generale
-lo fece chiamare a sè, e li disse che li portasse quelle quistioni
-che lui haveva fatte della nostra donna, il quale frate Pier Giovanni
-subitamente ebbe porto, e come il generale l'hebbe letto, li comandò
-che li mettessi in sul fuoco e l'ardesse. La qual cosa fatta frate
-Pier Giovanni senza mutare volto con l'animo tranquillo, come se avessi
-ricevuto un grande honore, rallegrandosi si lavò le mani e celebrò la
-messa. La qual cosa notando alcuni di quelli, che di già per lo merito
-delle sue virtù l'amarono, appostata l'ora opportuna l'addimandorono
-dicendo: frate Pier Giovanni come potesti tu dire la messa così
-subitamente dopo tanta ingiuria e riprensione, che ti fu facta dal
-generale non ti confessando tu avanti. Ai quali quello rispose e disse:
-Io ho ricevuta quella riprensione e ingiuria per grande benefizio et
-honore, e però non me ne sono dolsuto nè rammaricato. Anzi me ne sono
-rallegrato, che se voi pensate che per quello ardere e distruggere di
-quelle quistioni l'uomo se ne debba dolere, questo è niente, perchè a
-me è agevole cosa di ritrovare e riparare quelle medesime».
-
-[763] _Cronaca_, carte 214 «(fra Pier Giovanni) tolse un compagno,
-e non chiamato nè licenziato se ne andò a frate Bonagratia generale
-ministro .... E volendosi el generale spacciare di lui, e punirlo
-aspramente con penitentia confusibile per la inobbedentia, la quale
-avea commessa, fece radunare il capitolo spacciatamente, e frate
-Giovanni propose per tema del suo parlare: spiritu oris interficient
-ineptum. E poi seguitò il suo sermone con tanta efficacia e tanto
-fervore di spirito, che tutti si stupirono nella virtù delle sue
-parole. E tutti confusi nel cuore e nella mente, e non avendo ardire
-di rispondere alle sue parole, tacettono. Ma agghiadato nel cuore
-il generale non lo riprese della sua venuta, e non li dette alcuna
-penitentia, e dissimulò il dispiacere il quale lui avea conceputo
-contro a quello. Ma dipoi a pochi giorni, il generale infracidandosi
-e consumandosi d'amaritudine si cadde in infermità e morì, e insieme
-con lui morirono due principali adversari di fra Pier Giovanni». La
-Cronaca non conosce nè l'accusa del capitolo nè la sentenza della
-Commissione, nè la ritrattazione. Ma la condanna c'è nota dalla
-risposta dello stesso Olivi ai suoi giudici pubblicata dal Duplessis
-(D'ARGENTRÉ, _Collectio judiciorum_ I, 226). Il principio di questo
-documento è il seguente: Reverendis in Christo fratribus fratri Arloto
-de Prato, fratri Richardo de Mediavilla, fratri Drocho, fratri Joanni
-Valensii, fratri Symoni sacrae theologiae doctoribus; fratri Aegidio
-de Baysi, fratri Joanni de Murro, Bachalariis domus Parisiensis,
-homuncius peccator vilissimus dictus frater Petrus Joannes Olivi, eam
-reverentiae plenitudinem, quam decet Magistros et Patres tantos ac
-tales etc. Quello di cui si duole principalmente l'Olivi è che sieno
-state condannate le sue opinioni quaedam vero haeretica, quaedam in
-fide dubia, quaedam nostro ordini periculosa, quaedam nescia, quaedam
-praesumptuosa; nel mentre l'autore non fu ammesso a discolparsi, e
-neanco venne interrogato. Miror satis quomodo tum rigidus processus
-contra me actus, et quomodo tam solemnis tamque inusitata sententia,
-tamque diffamatoria per viros tam solemne est data, me super his omnino
-irrequisito. La formola di ritrattazione è riportata dal Wadding,
-V, 122. Ego frater Petrus Joannes consentio in verba magistrorum
-nostrorum, quae continentur in litteris sigillorum septem, qui Patres
-ad praeceptum venerabilis Patris fratris Bonagratiae, tunc generalis
-ministri, requisiti per obedientiam responderunt. Quel _tunc_ mostra
-che la sottomissione ebbe luogo dopo la morte del generale, avvenuta
-nel 1283.
-
-[764] _Cronaca_, carte 222-23: «Esso fu chiamato dal generale a Parigi,
-che dovessi rispondere alle cose proposte contro a lui davanti alli
-maestri e alli altri frati quivi congregati. Alle quali cose lui
-rispose tanto saviamente e pienamente e abbondantemente, che tutti li
-circostanti se ne meravigliarono e stupirono e confessorono che vera e
-cattolica era la sua posizione, e assertione delli predicti articoli,
-e nessuno di quelli, che l'accusarono, fu ardito di dire una parola
-contro a quello».
-
-[765] _Cronaca_, carte 213: «Per la qual cosa si voltarono a
-perseguitare li germogli e figlioli delli suoi razzi, e tutti li
-giovani, che si sforzavano di conformarsi alli suoi costumi e alla
-sua dottrina, con maligne inquisitione e perplesse e intrincate
-examinationi, come se fossero morti nell'eretica pravità, li
-incidevano col coltello dell'iniqua lingua diffamandoli, gittandoli e
-nascondendoli nelle fosse e sepolture, nelle fosse delle loro carceri e
-prigioni, e temendo li razzi delle loro chiarissime ragioni, infiammate
-del calore di charità del sole padre loro, cioè frate Pier Giovanni, e
-non potendo sostenere la sua presenzia, non avevono ardire di fare di
-lui inquisitione».
-
-[766] Anche quest'altra dichiarazione fu pubblicata dal WADDING, V,
-p. 299: Ego frater Petrus Joannes dico et profiteor, fratres minores
-non teneri ad aliquem usum pauperem neque ad aliam vivendi modum ultra
-contentum in declaratione Regulae facta a domino Nicholao III etc.
-
-[767] Il WADDING, V, 378, ci conserva le ultime parole dell'Ulivi.
-
-[768] Il Daunou nell'articolo sull'Olivi (_Hist. litt._, XXI, 44)
-parla d'un codice di Santa Croce, che conterrebbe l'_Esposizione
-dell'Apocalisse_. Ma il Bandini non cita se non due soli codici
-riferentisi all'Olivi, il primo (pluteo X dextr. cod. IV) contiene
-l'esposizione di Matteo fino a carte 197, e da carte 110 l'esposizione
-dell'evangelo di Luca. È notevole che in fondo al codice si legge una
-nota di mano di fra Tedaldo, la quale ricorda le postille di fra Pietro
-su Isaja, Ezechiele, le Sentenze, Geremia; ma non fa cenno alcuno del
-_Commento all'Apocalisse_. Il secondo codice (plut. XXXI, sin. cod.
-III) contiene parecchi opuscoli sulla povertà, e tra gli altri alcuni
-di Pier Giovanni. Eccone l'indice:
-
-Utrum sit melius aliquid facere ex voto, quam illud idem sine voto
-(carte 131). Utrum vovere alteri homini obedientiam; Utrum appellare
-ab inferiori (imperfecta et incompleta) (c. 132). Quod trium votorum,
-castitatis, paupertatis et obedientiae sit perfectius (132). Utrum
-Papa possit in omni voto dispensare (134). Utrum romano pontifici sit
-in fide et moribus ab omnibus obedire (139). Item sine argumento, an
-promittere alteri obedientiam in omnibus universaliter sit evangelicae
-perfectionis (140). Expositio regulae sancti Francisci (141). Quaeritur
-an status altissimae paupertatis sit simpliciter melior omni statu
-divitiarum (142). Ad oppositum quaestionis arguitur. Quaestio est
-pulchra. (162). Videtur quod status habens aliquid in commune sit
-melior (164). Quaestio an usus pauper includatur in consilio seu votu
-paupertatis (170). Utrum professoribus paupertatis evangelicae usus
-pecuniae sit totaliter interdictus (172). Quaeritur utrum praedicti
-pauperes teneantur vilissimis vestibus indui (174). Utrum Episcopi
-et Praelati, qui ad perfectionem evangelicam sunt ex voto adstricti
-teneantur ad pauperem usum (176). Utrum liceat professoribus evangelici
-aliquid repetere per se vel per alium (177). Utrum liceat professoribus
-evangelicis debita contrahere quacunque ex causa (178). Utrum ei liceat
-annualia convivia, seu pietantias recipere, seu procurare (178). Utrum
-virginitas, vel castitas, abstrahens ab omni concubitu, sit simpliciter
-melior matrimonio (178). Utrum votum vitandi suspectum consortium,
-vel colloquium includatur in voto evangelico (181). Utrum Religiosus
-vovens ea, quae non obsunt observantiae regulare, teneatur votum illud
-adimplere (182). Utrum sit conveniens ad professionem religionis, vel
-solemnis voti castitatis multos recipi (182). Utrum vovens ingredi
-Religionem si ducat uxorem, peccat semper mortaliter petendo debitum
-(182). De antiqui hostis versutia contra statum evangelicae paupertatis
-seraphici viri Francisci multiformi (183). Utrum perfectio evangelicae
-paupertatis possit ad talem modum vivendi reduci, quod sufficienter
-vivat de possessionibus et contradicitur a Papa vel Patribus (189).
-Responsio Petri Joannis in Capitulo generali quando fuit requisitus
-quid de usu paupere sentiret (204). De obitu dicti fratris Petri
-Joannis et quid receptis sacramentis dixit quando et ubi recepit
-scientiam suam, et quid senserit de usu paupere (206). Articuli
-abstracti descriptis tuis ab aemulis et impugnatoribus (206). Item
-tractatus ejus de usu paupere in fine quinti capitulo (206). Quaestio
-pulchra seu tractatus ejusdem de vita activa et contemplativa (206).
-
-[769] Nella professione di fede al letto di morte diceva l'Olivi
-(WADDING, V, 378): dico abdicationem omnis juris, seu jurisdictionis
-temporalis et pauperem rerum usum de substantia vitae nostrae
-evangelicae; pauperem vero usum hunc ita explico: ut omnibus
-consideratis censeatur potius pauper quam dives, seu declinet potius ad
-paupertatem quam opulentiam. Si vede in questa formola, che pare tanto
-logica, l'imbarazzo di definire il limite, al di là del quale l'uso
-cessa di essere povero.
-
-[770] I giudici del 1282 condannano la sentenza dell'Olivi (D'ARG., I,
-pag. 231): quod usus pauper rerum, prout in se includit necessitatem,
-quae dicit indigentiam manifeste existentem, vel de proximo imminentem
-et talem quod debitus status corporis, vel personae Deo servientis,
-nisi sibi succurratur, stare non potest, includitur in voto evangelicae
-paupertatis. Cfr. _Cronaca delle Tribolazioni_, carte 224 _tergo_:
-«provava e affermava che la renunziazione d'ogni giurisdizione e l'uso
-povero era della sostanza della vita apostolica, e della professione
-della regola di S. Francesco, e chiamava l'uso povero tale uso, il
-quale, pensate tutte le circostanzie, vistamente si può chiamare
-più povero che ricco, non quello il quale induce estrema necessità
-delle cose da vivere, per il quale lo stato della nostra religione
-diventa pericoloso, nè quello il quale esclude le cose necessarie alla
-vita, e l'uso delle cose, cioè massaritie, ad usare per esecutione
-delli uffizii dello stato loro; perocchè li frati non debbono avere
-l'uso di tutte le cose, nè a nessuna superfluità ricchezze o pompe o
-abbundantia, che diminuisce la povertà, o veramente a tesaurizare,
-o per animo di vendere o dare ad altri o alienare, nè sotto spetie
-di provvedersi per il tempo futuro nè per altra cagione. Anzi debba
-apparire ed essere in loro quanto al dominio la espropriazione per ogni
-modo e nell'uso la necessità».
-
-[771] _Cronaca_, carte 226 «epperò diceva esso frate Giovanni che li
-notabili eccessi delli luoghi e delli hedifitii quanto alla preziosità
-della materia e alla curiosità della forma, pulitezza e bellezza e
-quanto alla qualità e sumptuosità e spese e quanto alle molte maniere
-delli acolti e procuratori che inducono e che richiedono per li
-edifizii, diceva che era impurità pericolosa». Vedi in WADDING, V, pag.
-379. Dico quarto, notabiles excessus in aedificiis quoad materiam et
-curiositatem, pro quibus construendis multiplices et importuni fiunt
-quaestus, periculosos esse .... Idemque censendum est de iis, qui
-procurant suis monasteriis annuos redditus et determinatas vel statutas
-sub singulis annis provisiones, praevenientes nimia sollicitudine omnes
-necessitates.
-
-[772] _Cronaca_, carte 227 «e similmente litigare e piatire per
-jurisdictione delle sepolture o delli funerali o per qualunque cosa
-temporale diceva esser notabile impurità .... et che fare questo per
-persone seculari instigandole e conducendole a questo, pagando le
-spese, e consigliandosi per questo modo, il quale noi vediamo che si
-fa da molti, non solamente è impurità, ma è una frauda nascosta della
-Regola». WADDING, loc. cit.: litigare vel causas movere coram judicibus
-circa funeralia aut legata pia nobis relicta impuritas est maxima
-contra Regulam; neque obstat quod per seculares seu fratrum amicos
-fiant.
-
-[773] _Cronaca_, carte 228 _tergo_ «Predicava ancora e diceva che li
-apostoli e li episcopi, li quali hanno professato la vita apostolica,
-come li apostoli quanto che per vigore del voto evangelico e della
-professione evangelica sono tenuti di osservare l'uso povero». Cfr.
-Wadding, loc. cit. Dico octavo quod viri apostolici, seu nostri
-fratres, qui evangelicam vitam se gloriantur profiteri, debent etiam
-in superioribus gradibus dignitatum, seu Episcopatuum constituti,
-quantum eorum status permittit, quod Domino voverunt, observare. Cfr.
-D'ARG., I, 232, ove l'Olivi rispondendo ai suoi giudici concede quod
-non tenentur ad usum pauperem in illis, in quibus usus pauper impediret
-eorum officium debitum.
-
-[774] _Sexti Decret. De verb. signif._, cap. 3. Insuper nec utensilia
-nec alia praeter eorum usum ad necessitatem et officiorum sui status
-executionem, non enim omnium rerum usura habere debent, ut dictum est,
-ad ullam superfluitatem divitias, seu copiam quae deroget paupertati
-etc.
-
-[775] L'ampia professione di fede cattolica riportata dal Wadding loc.
-cit., non impediva all'Olivi di sostenere che ei si sentiva obbligato
-di non credere nisi solo Romano Pontifici aut Concilio generali, nisi
-quantum ratio vel auctoritas Sacrae Scripturae vel fidei Catholicae per
-seipsam me cogit ut credam. Cfr. la _Cronaca_ carte 230 .... «credere
-al Romano Pontefice o veramente al Concilio generale se non quanto la
-ragione e l'autorità della sacra scriptura o della cattolica fede per
-sè medesima diffinisce».
-
-[776] Che l'Olivi appartenesse al partito creatore della letteratura
-pseudo profetica lo mostra la _Cronaca delle Tribolazioni_, a c. 208:
-«perocchè l'abate Gioacchino profetò di lui e mostrò che quello era
-stato profetato dalli antichi e dalli altri, e tutta la prima parte
-della profezia di Cirillo heremita, la quale esso abate Gioacchino
-magnifica grandemente, principalmente tocca Pier Giovanni, il loco
-della sua natività, l'ordine nel quale doveva entrare, e tutte le
-persecuzioni le quali lui doveva avere lui e i suoi seguaci». A c.
-209: «la Sibilla Eritrea li prophetò mille anni avanti al advenimento
-di Christo intanto che la simplicità e la innocentia di S. Piero del
-Murrone, e la renunziazione del Papato, ed il loco della seductione
-(1294) e le persone seducenti, e profeti, e scrisse chiaramente, e così
-ancora piacque acio che fussino profetati li singolari fatti di Pier
-Giovanni.»
-
-[777] Dagli estratti dell'_Apocalisse_ in BALUZE, ediz. Mansi, II,
-267 a: Quidam ex pluribus, quae Joachim de Friderico secundo et ejus
-semine scribit, et ex quibusdam, quae beatus Franciscus secrete fratri
-Leoni et quibusdam aliis sociis suis revelasse fertur, opinantur quod
-Fredericus praefatus cum suo semine sit respectu hujus temporis quasi
-caput occisum, et quod tempore mistici Antichristi ita reviviscat in
-aliquo de semine ejus, ut non solum Romanum imperium, sed etiam Francis
-ab ipso devictis obtineat regnum Francorum, quinque caeteris Regibus
-Christianorum sibi cohaerentibus.
-
-[778] BALUZE, pag. 261 (cfr. _Direct. inquis._, pag. 268). Igitur
-commemorato est adhuc notandum a quo tempore debeat sumi initium
-hujus sextae apertionis. Videtur enim quibusdam quod ab initio
-ordinis et regula sancti patris praefati; alii vero quod a solemni
-revelatione tertii status generalis, continentis sextum et septimum
-statum Ecclesiae, facta abbati Joachim et forte quibusdam aliis sibi
-contemporaneis; alii vero quod ab exterminio Babylonis et Ecclesiae
-carnalis per decem cornua bestiae, id est per decem Reges fiendo;
-alii vero quod a suscitatione spiritus seu quorundam ad spiritum
-Christi et Francisci, tempore quo ejus regula est a pluribus nequiter
-et sophistice impugnanda et condemnanda ab Ecclesia carnalium et
-superborum, sicut Christus condemnatus fuit a Synagoga reprobe
-iudaeorum. Hoc enim oportet praeire temporale exterminium Ecclesiae,
-sicut illud praeivit exterminium Synagogae.
-
-[779] BALUZE, pag. 263 a (_Direct._, V). Hic ergo angelus est
-Franciscus, evangelicae vitae et regulae sexto et septimo tempore
-propagandae et magnificandae renovator, et summus post Christum et ejus
-matrem observator .... Audivi etiam a viro spirituali valde fide digno,
-et fratri Leoni confessori et socio beati Francisci valde familiari
-quoddam huic scripturae consonum, quod nec assero, neque scio, nec
-censeo esse asserendum, scilicet quod tam per verba fratris Leonis quam
-per propriam revelationem sibi factam perceperat quod beatus Franciscus
-in illa pressura tentationis Babylonicae, in qua ejus status et regula
-quasi instar Christi crucifigetur, resurget gloriosus; ut sicut in vita
-et in crucis stigmatibus est Christo singulariter assimilatus, sic et
-in resurrectione Christo assimiletur necessaria tunc suis discipulis
-confirmandis et informandis.
-
-[780] BALUZE, pag. 258 (_Direct._, I). Primus status proprie coepit
-a Spiritus Sancti missione, licet alio modo coeperit a Christi
-praedicatione. Secundus vero proprie caepit a persecutione Ecclesiae
-facta sub Nerone Imperatore, quamvis alio modo coeperit a Stephani
-lapidatione vel Christi passione. Tertius vero coepit a tempore
-Constantini Imperatoris ad fidem Christi conversi, seu a tempore
-Silvestri Papae, seu Concilii Nicaeni contra Arrianorum haeresim
-celebrati. Quartus vero proprie coepit a tempore magni Antonii
-anachoretae, seu a tempore Pauli primi eremitae, vel secundum Joachim
-a tempore Justiniani Augusti, de quo infra in decimo notabili amplius
-tangetur. Quintus vero proprie coepit a tempore Karoli Magni. Sextus
-vero aliqualiter coepit a tempore beati viri patri nostri Francisci.
-Plenius tamen debet incipere a damnatione Babylonis meretricis magnae,
-quando praefatus angelus Christi signo signabit per suos futuram
-militiam Christi. Septimus autem uno modo inchoat ab interfectione
-illius Antichristi, qui dicet se Deum et Messiam Judaeorum, alio modo
-inchoat ab initio extremi judicii omnium reproborum et electorum.
-
-[781] BALUZE, pag. 260 b. Sicut enim in primo statu saeculi ante
-Christum studium fuit patribus enarrare magna opera Domini inchoata ab
-origine mundi, in secundo vero statu a Christo usque ad tertium statum
-cura fuit filiis quaerere sapientiam mysticarum rerum et mysteria
-occulta a generationibus saeculorum, sic in tertio nil restat nisi
-ut psallamus et jubilemus Deo, laudantes ejus opera magna, et ejus
-multiformem sapientiam et bonitatem in suis operibus et scripturarum
-sermonibus clare manifestatam. Sicut enim in primo tempore exhibuit se
-Deus pater ut terribilem et metuendum, nude tunc claruit ejus timor,
-sic in secundo exhibuit se Deus filius ut magistrum et revelatorem; et
-ut verbum expressissimum sapientiae sui patris. Ergo in tertio tempore
-spiritus sanctus exhibebit se ut flammam et fornacem divini amoris etc.
-
-[782] BALUZE, pag. 258 b. Septimum est quare sextus status describitur
-ut notabiliter praeeminens quinque primis, et sicut finis priorum,
-et tanquam initium novi saeculi, evacuans quoddam vetus saeculum,
-sicut status Christi evacuavit vetus testamentum et vetustatem humani
-generis. Cfr. pag. 260 a: Sicut etiam in sexta aetate rejecto carnali
-judaismo et vetustate prioris saeculi venit novus homo Christus cum
-nova lege vita et cruce, sic in sexto statu, rejecta carnali Ecclesia
-et vetustate prioris saeculi, renovabitur Christi lex et vita et crux.
-Propter quod in ejus primo initio Franciscus apparuit Christi plagis
-characterizatus et Christo totus concrucifixus et configuratus.
-
-[783] Pag. 261 a: Secunda ratio est, quia uterque illorum substitutus
-est alteri. Nam sicut gloria, quae fuerat Synagogae parata et
-Pontificibus suis, si in Christum credidissent, translata fuit ad
-primitivam Ecclesiam et ad pastores ejus, sic etiam gloria parata
-finali Ecclesiae quinti status transferetur, propter ejus adulteria,
-ad electos sexti status. Unde et in hoc libro vocatur Babylon meretrix
-circa initium sexti status damnanda. Pag. 263 a: Tunc enim totus status
-Ecclesiae in praelatis et plebibus et religiosis funditus subvertetur,
-praeter id quod in paucis electis remanebit occulte.
-
-[784] BALUZE, pag. 263 b: Ex praedictis autem patent aliquae rationes
-quare ante exterminium novae Babilonis sit evangelica vita veritas a
-reprobis solemniter impugnanda et condemnanda, e contra a spiritalibus
-suscitandis ferventius defendenda et observanda. Pag. 264. Nunc fere
-omnes clerici et regulares possidentes aliquid in communi videntur
-minus bene sentire de evangelica abrenuntiatione.
-
-[785] BALUZE, pag. 262 a: Si quaeras quare Franciscus cum primis
-sui ordinis sociis non fuit personaliter in initio tertio et quarto
-.... dicendum quod ad hoc potest octuplex ratio dari. Prima est
-generalis, non enim oportet nec congruit quod posteriora prioribus suis
-correspondentibus in omnibus conformentur etc.
-
-[786] BALUZE, pag. 263 a. Est enim tunc nova Babylon sic judicanda
-sicut fuit carnalis Hierusalem, quia Christum Dominum crucifixit. Che
-cosa s'intenda per la nova Babilonia nessun può ignorare. L'Olivi dice
-ben chiaro: Potestas enim Papae et multitudo plebium sibi obediens et
-favor ipsius est quasi magnus fluvius Eufrates impediens transitum.
-
-[787] _Liber sententiarum inquis. tholos._, pag. 326: Dixit tamen quod
-audivit ab aliquibus fratribus minoribus de illis vocatis spiritualibus
-de Narbona et ita fore credidit quod ordo fratrum minorum debebat
-dividi in tres partes, scilicet in communitate ordinis, quae vult
-habere granaria et cellaria, et in fratissellis et fratribus, qui
-sunt in Sicilia sub fratre Henrico de Ceva, et fratribus vocatis
-spiritualibus vel pauperibus et etiam beguinis. Et dicebant quod prime
-due partes, quia non observant regulam beati Francisci debebant cadere
-et cassari, set tercia pars quia observabat regulam evangelicam debebat
-remanere usque ad finem mundi, licet pateretur multas persecutiones,
-sicut dicunt fuisse revelatum beato Francisco, et probabant quod dicta
-tertia pars usque ad finem mundi debebat durare vel in multis vel in
-paucis, quia Evangelium Christi durabit usque ad finem mundi, et regula
-beati Francisci est regula evangelica. La separazione dei fraticelli
-sotto Enrico di Ceva accadde nel 1318 (WADDING, VI, 312), ma è ben
-certo che la formazione di questi partiti risale per lo meno al tempo
-in cui gl'intransigenti per la prima volta tentarono di separarsi
-dall'ordine per costituirne un altro, che prese il nome dal papa
-Celestino V. Infatti a codesto movimento di separazione Pier Giovanni
-e i suoi aderenti non presero parte, perchè essi volevano che tutto
-l'ordine, anzi tutta la cristianità si convertisse alla loro fede;
-talchè anche allora dai Celestini, come più tardi dai Fraticelli, si
-distinsero gli Spirituali. Non occorre spiegare perchè prendessero
-codesto nome i seguaci dell'Olivi, che credevano fermamente nel regno
-avvenire dello Spirito Santo.
-
-[788] _Cronaca delle Tribolazioni_, carte 249: «In questo mezzo essendo
-frate Pietro detto Murrone fatto Papa, piacque al generale e a tutti li
-principali frati .... principalmente a frate Currado d'Offida, a frate
-Pietro da Montecchio, a frate Jacopo da Todi, a frate Tommaso da Trevi,
-a frate Currado da Spoleto, e a tutti quegli altri, li quali amarono
-la regola, che frate Pietro da Macerata ed il compagno (fra Liberato)
-fossino mandati al sommo Pontefice. Perocchè quelli erano stati suoi
-familiari avanti al papato». Carte 251: «absolvette frate Liberato e il
-compagnio da ciascheduna obbedentia delli frati, e lo comandò .... che
-non si chiamassino frati minori, ma frati di Papa Celestino o poveri
-heremiti». Carte 252_r_: «rinunziando Papa Celestino l'offizio del
-papato parve a quelli frati di dare luogo all'ira ed al furore; detti
-frati per maggior pace e salute se ne andarono a luoghi (lontani?)».
-
-[789] _Cronaca_, carte 262: «Ingannato il Papa (Bonifazio) colle loro
-bugie consentì alla loro perversa petizione e fecie fare littere
-nelle quali fece esecutori della loro punizione tre prelati cioè
-messer Pietro patriarca di Costantinopoli e l'archiepiscopo di Atene,
-e l'archiepiscopo di Patrasso. Il patriarca stava allora a Vinegia».
-Carte 267_r_: «Subitamente che frate Consalvo sentì che frate Liberato
-con li suoi compagni erano tornati, e che stavano in certi eremitori
-nelle parti della Puglia, esso generale li armò delle littere della
-sedia apostolica e se ne andò al Re di Sicilia .... e fu chiamato fra
-Tommaso d'Aversa inquisitore». Carte 267_v_: «(fuggì fra Liberato) e
-molti mesi giacque non cognosciuto da alcuna persona nel loco delli
-Armeni di Viterbo, e doppo due anni si morì nel loco di S. Angelo della
-Vena».
-
-[790] _Cronaca_, c. 237: «Questa quinta tribolazione ebbe un altro
-principio nella provincia della Marca Anconitana pigliandola al tempo
-del Concilio generale facto a Lione da Papa Gregorio X». Carte 237_v_:
-«alcuni frati dicevano che rivorrebbero le possessioni e le rendite
-per observare la obedientia e il comandamento del sommo Pontefice,
-e li decreti del Concilio, costoro rispondevano che farebbono il
-contrario». Carte 238_v_: «Tre frati cioè frate Iramondo, frate Tommaso
-da Tolentino e frate Pietro da Macerata confermavano la loro opinione
-con ragioni e auctorità e ardentemente la difendevano dicendo, che
-nè la Chiesa nè il Papa non farebbono mai questa cosa, come cosa la
-quale non solamente era inconveniente e che conduceva all'apostasia
-e che non cadeva sotto potestà del sommo Pontefice e però non li era
-possibile» Carte 239: «Uno frate savio, che avea nome frate Beniamino,
-par che componesse la quistione, la quale cessò dopo tre anni della
-loro penitentia. Ma rimasono l'una parte e l'altra nella coscienza
-discordante di studii diversi e di desiderî contrari, perocchè quelli
-della maggior parte reputavano lo stato e il vigore ed il mantenimento
-in edificare luoghi nel mezzo delle città e delli castelli per
-attrarre a loro li populi, e in procurare le sepolture, in ricevere
-testamenti e legati, e in multiplicare libri scuole e scuolari e in
-inpetrare privilegi e simili cose. Ma quelli altri sentivano tutto
-il contrario delle predecte cose». Carte 242: «furono messi di nuovo
-in carcere come eretici e privati della confessione e delli altri
-sacramenti e alla fine della sepoltura ecclesiastica». Carte 244 _v_:
-«Morendosi il generale ministro Matteo Acquispartano, successe a lui
-frate Raimondo di Gauffredo della provincia di Provenza (WADDING, V,
-210), uomo mansueto, pietoso .... che radunato il Capitolo della Marca
-chiese conto della sentenza pronunziata contro alcuni frati, e saputo
-li scarcerò e li mandò al re Ayecon d'Herminia (Armenia)». Carte 246
-_r_: «I frati erano frate Agniolo, frate Tommaso da Tolentino (morto
-martire), frate Marco da Monte Lupone, frate Pietro di Macerata e un
-altro frate Pietro». Questi fatti successero nel 1289-90. Vedi WADDING,
-V, pag. 211, 236.
-
-[791] DANTE, _Parad._, XII, 124.
-
- Ma non fia da Casal, né d'Acquasparta,
- Là onde vengon tali alla scrittura,
- Ch'uno la fugge e l'altro la coarta.
-
-Di Ubertino da Casale, lo scolare di Pier Giovanni Olivi, diremo più
-giù. Dante condanna i due opposti partiti i conventuali, rappresentati
-dal generale Matteo d'Acquasparta, e gli spirituali rappresentati da
-Ubertino. A Matteo successe Gaufrido nominato il 1289 (WADDING, V, 210)
-e rimosso da Bonifacio VIII nel 1295 (op. cit., 338).
-
-[792] _Cronaca_, carte 218: «Nientedimeno ebbe victoria la protervia e
-la voluntà delli persequitori, e condannorono la sua dottrina insieme
-con la persona, disotterrorono e scavorono li suoi ossi, e furiosamente
-e con gran contumelia destrussono il suo sepolcro e li segni della sua
-santità e li segni delle divotioni a lui offerti, e con tutte le forze
-spensono le operazioni dello spirito nelli fedeli».
-
-[793] _Cronaca_, carte 233: «Di poi quel sancto uomo di singolare
-perfectione, cioè frate Pontio di Buontungato, potente in opere e
-in parole .... perchè non volse dare ad ardere alcuni tractati, li
-quali aveva fatti il sancto uomo frate Pier Giovanni, lo tractorono
-tanto crudelmente e spietatamente, che la impietà della crudeltà,
-la quale li fu facta, turba et empie d'amaritudine li animi delli
-auditori. Lo rinchiusono in una carcere strettissima oscurissima e
-putridissima, ligato colli ferri alli piedi, ficcando un ceppo nel
-muro ed appiccandoci una catena ligata alli ferri, che haveva in piè,
-e tanto lo ristringono et opprimono che non poteva andare un poco pure
-alla necessità della natura se non dove sedeva, e non poteva se non
-sedere, e aggravato dal peso del ferro e della strettezza della carcere
-sopra la terra nuda, la quale era lotosa e fetente per l'orina e per
-lo sterco, il quale li stava socto, e così sedeva nel brutto fango, e
-li gettavano stretto pane e breve acqua voltando la faccia quelli, li
-quali erano più crudeli che le bestie e più velenosi che li serpenti,
-non mostrando mai a quello huomo, il quale cognoscevano bene che era
-veramente sancto, alcuno obsequio nè alcuna humanitade, nè per opere
-nè per parole insino alla morte sua, e alla fine essendo infermato
-giaceva inchinato sotto il peso del ferro, e nel puzzo dello sterco e
-dell'orina, lieto nell'animo e acceso del fuoco di carità e referendo
-a Dio infinite grazie, rendette lo spirito a Jesu Christo, lassando
-a tutti esempi e forma di fortitudine insuperabile e di patientia
-imperturbabile». Il Wadding, che riproduce (V, 380) molto laconicamente
-questo racconto, mette la morte di fra Ponzio nel 1297, poco dopo la
-morte dell'Olivi. Oltre a frate Ponzio furono incarcerati altri frati
-(come dice la _Cronaca_, a c. 233, e ripete il Wadding): frate Giovanni
-da Valle, frate Giovanni da Quiliano, frate Francesco di Lionetto,
-frate Raimondo di Auriolo, frate Giovanni del Primo e molti altri.
-
-[794] Queste notizie il Wadding raccolse dall'opera stessa di Ubertino,
-_Annales_, V, 417-18.
-
-[795] _Cronaca_, c. 297: «Questo frate Ubertino habitando sul Monte
-della Vernia della provincia di Toscana tutto devoto a S. Francesco,
-fedele testimonio della prima ed ultima perfezione regolare, sincero
-e fervente predicatore dell'evangelica verità infiammò e destò per
-esempio della vita e per virtù della sua parola molti nella religione
-e specialmente nella provincia della Marca e della Valle e di Toscana
-alla pura e fedele observantia della promessa perfectione, e per la
-vera charità, lassando lui stare la sua quiete, la quale lui haveva
-in Gesù Christo, attendendo solamente a Dio e alle cose celestiali, e
-assentendo al consiglio delle sancte persone per potere favorire li
-frati e le persone spirituali, li quali pativono dalli frati molte
-tribolazioni nella provincia di Toscana e della Valle di Spoleto, e
-si mise scientemente a molti pericoli, e si dette a molte fatiche.
-Imperocchè fu infamato a Papa Benedetto undecimo ed acusato di molte
-cose dalli suoi adversari, e fu citato dal Papa e chiamato a Roma
-a loro instantia, ma per lo ajuto di Gesù Cristo fu liberato per
-mirabile modo da tutte le calunnie. Ma pochi giorni doppo mandando
-li Peruggini solenni ambasciatori al predetto Papa, imposono a questi
-ambasciatori che addimandissino al S. P. due cose principali, la prima
-di restituirli il lume della loro direzione cioè frate Ubertino, il
-quale aveva inluminata e singularmente tirata a Dio tutta la loro
-città, la seconda cosa fu che offerendo al Papa come a padre e signore
-liberamente tutta loro città e tutte le loro persone, e che li dovesse
-piacere di venire a stare senza dimora insieme con li suoi fratelli
-cardinali, allora il sommo pontefice sorridendo rispose: voi avete
-messo frate Ubertino avanti a noi».
-
-[796] Delle apologie, che Ubertino fece di Pier Giovanni, oltre
-al sunto che ne riporta il Wadding, V, 380, 390 abbiamo alcuni
-frammenti negli _Articuli Probationum contra fratrem Ubertinum de
-Casali inductarum a frate Bonagratia_ pubblicati dal Baluze, ediz.
-Mansi, II, 276. Riproduco questi passi. Pag. 276: Malignissime et
-impiissime dicunt quod frater P. Johannis in scriptis et in postilla,
-quam scripsit super _Apocalipsim_, vocat romanam ecclesiam meretricem
-magnam, et alia multa in ecclesie vituperium dogmatizet. Hoc enim est
-mendacissimum. Pag. 277: abdicatio proprietatis et dominii et omnis
-juris et jurisdictionis temporalis, tam in speciali quam in communi, et
-usus pauper omnium rerum nobilium est lampas nostrae fidei.
-
-[797] Il Wadding, VI, pag. 168, pubblica la lettera di Clemente V
-dilecto filio generali ministro, caeterisque fratribus tum praelatis
-quam subditis ordinis minorum, nella quale dice di aver chiamato ad
-inquirendum de propositis veritatem oltre al ministro generale, altri
-ben noti, videlicet dilectos filios fratres Raymundum Gaufridi ....
-olim generalem ministrum, Raymundum de Giniaco, dudum provinciae
-Aragoniae provincialem ministrum, Guillelmum de Cornelione custodem
-Arelatensem, Guidonem de Levis, Ubertinum de Casali, Bartholomeum
-Siccardi, Guillelmum de Agantico, Petrum Rajmondi, Petrum Malodii.
-E codesti frati ab omni obedientia et jurisdictione vestra, filii
-minister, et praelati ac successorum vestrorum prorsus eximimus durante
-negotio supradicto.
-
-[798] Nella bolla _Exivi de paradiso_ (CLEMENTINARUM, lib. V, tit.
-XI) Clemente espone così la questione insorta tra i frati, e che egli
-risolve in favore del partito degli spirituali: Quibusdam ex ipsis
-credentibus et dicentibus, quod sicut quoad dominium rerum habent ex
-voto abdicationem arctissimam, ita ipsis quoad usum arctitudo maxima
-et exilitas est indicta; aliis in contrarium asserentibus, quod ex
-professione sua ad nullum usum pauperem, qui non exprimatur in regula
-obligantur, licet teneantur ad usum moderatum temperantiae, sicut et
-magis ex condecenti quam caeteri Christiani.
-
-[799] CLEM., lib. I, tit. I .... ipsum Dei verbi non solum affigi
-cruci et in ea mori voluit, sed etiam emisso jam spirito perforari
-lancea sustinuit latus suum .... Porro doctrinam omnem seu positionem
-asserentem aut vertentem in dubium, quod substantia animae rationalis
-seu intellectivae vere ac per se humani non sit forma, velut erroneam
-ac veritati catholicae inimicam fidei praedicto sacro approbante
-concilio reprobamus .... opinionem secundam, quae dicit tam parvulis
-quam adultis conferri in baptismo informantem gratiam et virtutes
-tamquam probabiliorem .... sacro approbante Concilio duximus eligenda.
-Che queste tre proposizioni si riferiscano a Pier Giovanni non è
-dubbio. Per il colpo di lancia lo confessa il Wadding stesso (VI, 386);
-per gli altri due basterà citare lo scritto stesso dell'Olivi riportato
-dal Duplessis (_Collectio_, I, pag. 232): Quod anima intellectualis
-non informat corpus sed tantum per sensitivam, pag. 231. Quod virtutes
-non dentur parvulis in baptismo: De hoc, sicut jam dixi, nihil est in
-scriptis meis, nihil etiam unquam asserui. Sed quod ex necessitate ad
-eorum salvationem hoc fieri non oporteat, aut communiter hoc non fiat,
-dixi ante tempora Fr. Hieronymi esse opinionem profundo et solemni
-scrutinio discutiendam, et non temerarie tanquam haereticam a quolibet
-reprobandam.
-
-[800] Così si esprime Clemente nella bolla _Exivi_: declarando dicimus
-quod fratres minores ex professione suae regulae specialiter obligantur
-ad arctos usus seu pauperes, qui in ipsorum regula continentur
-.... Dicere autem quod hereticum sit tenere usum pauperem includi
-vel non includi sub voto evangelicae paupertatis praesumptuosum et
-temerarium judicamus. Di questa dichiarazione scrive la _Cronaca delle
-Tribolazioni_, carte 307-8 «fu facta la quarta declaratione papale,
-la quale è in fra le altre come un'aquila volante tanto s'appressa
-all'intenzione di S. Francesco, la substantia della quale la trassono
-li Episcopi e li maestri di quelle cose, che frate Ubertino proponeva
-per se e per li compagni». Quanta parte abbia avuta in codesta
-decisione frate Ubertino, lo dice con viva compiacenza la _Cronaca_,
-carte 298: «Ma perchè frate Ubertino dovea sostenere le insidie li
-empiti e li assalti della sesta battaglia, però Dio li dette l'uscio
-aperto delle sacre scripture, ed il chiaro e sottile ingegno della
-intelligentia, e lo riempiè dell'acqua della sapientia del salvatore
-Christo Jesu, intanto sparivano e mancavano dalla faccia sua le ragioni
-delli adversarii, come le tenebre dalla faccia dello inradiante sole.
-E questo fu manifesto a tutti avanti e dopo il Concilio, perchè uno
-solo delli electi delli trentamila vinse fortemente la schiera delli
-adversari e roppe le reti delli loro sophismi, come se fussino teli di
-ragnia».
-
-[801] WADDING, VI, pag. 313.
-
-[802] _Cronaca delle Tribolazioni_, carte 300: «Per la quale cosa il
-Papa non volse che havessi alcuno vigore cosa, che si proponesse in
-juditio per parte del generale o veramente dell'ordine contro frate
-Ubertino e li suoi compagni. E per questo arrabbiandosi molto più
-li frati adversarii delli umili poveri di Gesu Christo, predicavano
-e dicevano che era sacrifizio mattutino e vespertino offenderli e
-perseguitarli come destructori e diffamatori dell'ordine, e questo
-perchè essi humili figlioli della obbedientia e zelatori della
-verità li aveano detta la verità, la quale conveniva loro dire per
-l'ordine. E intanto si erono questi persequitori inanimiti contro alli
-persequitati, che uno di loro non si vergognò di confessare arditamente
-e pubblicamente avere avvelenato frate Raymondo di Gaufredo, frate
-Guido dei Mirapesci, e frate Bartolomeo Sicardo, e un altro frate;
-onde questa fama riempie quasi tutta la corte. Il Papa ancora più
-volte massime nel Concilio di Vienna si lamentò della irreverentia e
-l'inobedientia delli frati».
-
-[803] _Cronaca delle Tribolazioni_, carte 305: «Conciosia cosa che
-Papa Clemente quinto avessi assignato nel Concilio di Vienna episcopi
-doctori in jure canonico e molti maestri in teologia per udire ed
-esaminare quelle cose, le quali erano proposte per la riformatione
-di tutta la religione da frate Ubertino e da tutti li altri fratelli
-secondo che havevano havuto comandamento da esso Papa Clemente, tanta
-crudeltà e tanto odio mostravano loro e alli loro aderenti li frati
-in Provenza e in Toscana e nella provincia della Valle di Spoleto, che
-ciascheduna persona si poteva accorgere che in poco o nulla reverentia
-havevono l'obbedientia del Papa, e mostravano un odio tanto implacabile
-contro a questi zelatori della Regola, che per le diverse persecutioni
-furono costretti li frati zelatori della Regola di dividersi dalla
-comunità delli frati e di separarsi da loro. Ridussonsi adunque
-doppo quella segregatione e separazione dalli persecutori al convento
-di Narbona e di Bises. Perocchè quelli uomini di quelle cittadi li
-havevono in grande reverentia e devotione sì per la santità, la quale
-cognoscevono in loro, sì per li miracoli che tutto il giorno vedevono
-al sepolcro del santo uomo Pier Giovanni». Carte 310: «Per la qual cosa
-conoscendo questi poverelli, che lo stare con quelli che li avevono
-in odio ne seguitava loro pericolo corporale, trovorono una chiesa
-derelicta e solitaria appresso a Malusana, dove era dell'acqua e alcuna
-spelonca, ed ivi si raccolsono quelli frati zelatori di licentia del
-Patron di quello loco, vivendo in vera e pura observantia della regola.
-E la vernata seguente si stettono nel loco di S. Lazzaro di Vignone per
-insino che fu data la diffinitiva sententia del Papa».
-
-[804] Le lettere di Clemente V sono riportate dal Wadding, VI, 214.
-Quia tamen relatione intelleximus fide digna quod nonnulli fratres
-occasione dissensionis predictae, ad illicita laxatis habenis, quaedam
-loca dicti ordines in eadem provincia constituta contra ipsius statuta
-ordinis temeritate propria occuparunt .... non mandamus quatenus vos
-vel unus aut duo vestrum per vos seu alium vel alios eisdem fratribus
-ex parte nostra in virtute sanctae obedientiae districte praecipere
-studeatis. La _Cronaca delle Tribolazioni_ ben rileva le conseguenze
-funeste del dissidio toscano e narbonese .... carte 308-309: «Elessonsi
-questi frati il generale e li altri prelati secondo la regola. La
-qual cosa e tornò in scandolo a loro e a tutti li lor compagni, Papa
-Clemente e li cardinali e tutti quelli ancora che per la reformatione
-li davano favore ne furono turbati ed agevolmente potessono credere di
-loro tutti li mali che di loro erano proposti in juditio dalli loro
-avversarii. E avvenga che essi frati partiti mandassero appresso la
-morte di Papa Clemente littere, che di tutto erano apparecchiati ad
-obbedire a tutte le cose che comandassi sua Santità, e di stare sotto
-alla sua correptione, nientedimeno quelle lettere non pervenneno alla
-presentia del sancto padre».
-
-[805] Il Wadding riporta (VI, 271) la lettera indirizzata da Giovanni
-XXII dilecto filio fratri Ubertino de Ilia de Casali, vercellensis
-dioecesis monacho monasterii sancti Petri de Gemblaco ordinis sancti
-Benedicti dioecesis leodiensis .... Sane nobis exponere curavisti, quod
-propter debilitates varias et infirmitates proprii corporis, quibus
-frequenter molestaris et propter alias causas nobis explicitas, de
-ordine fratrum minorum, quem ab olim fuisti professus .... ad ordinem
-sancti Benedicti desideras transferre. Nos .... tuis in hac parte
-desideriis annuentes, te ex nunc ab omni subjectione, jurisdictione,
-obligatione, jugo et obedientia Regulae dicti ordinis fratrum minorum
-et omnium Praelatorum ipsius, auctoritate Apostolica prorsus absolvimus
-ecc. Datum Avenion. Kal. octobris anno II (1317).
-
-[806] Contro i dissidenti toscani, che s'erano rifugiati in Sicilia
-sotto la protezione di Federico II d'Aragona, scrisse la lettera del
-marzo 1317 carissimo in Cristo filio regi Trinacriae, riportata dal
-Wadding (VI, 266). Riferisco questo passo: Non modicum excellentiae
-tuae derogatur honori, si hujusmodi viros devios, professionis propriae
-ac sacrorum canonum transgressores, ac etiam seminatores errorum in
-dicta insula permittas ulterius commorari. Simili lettere del maggio
-1317 furono indirizzate dilecto filio officiali narbonesi, dilecto
-filio officiali Biterrensi (WADDING, p. 268).
-
-[807] _Extravag._, tit. XIV _De verborum significatione_. Nelle due
-disposizioni accennate Giovanni non avea fatto se non riprodurre, come
-lui stesso dichiara, le prescrizioni di Clemente V. Ma nella Clementina
-_Exivi_ § 11 era chiaramente detto: non est verisimile voluisse
-ipsum (Franciscum) eos habere granaria vel cellaria, ubi quotidianis
-mendicationibus deberent sperare posse transigere vitam suam; e
-solo per via di eccezione si permettevano le provviste: tunc tantum
-cuna esset multum credibile ex jam expertis, quod non possent vitae
-necessaria aliter invenire. L'_Estravagante_ riproduce la concessione,
-ma tace la massima.
-
-[808] _Extravag._, loc. cit. Magna quidem paupertas, sed major
-integritas, horumque obedientia maximum, si custodiatur illaesa. Nam
-prima rebus, secunda carni, tertia vero menti dominatur et animo.
-
-[809] L'inquisitore che li condannò fu frate Michele dell'ordine
-dei Minori, al quale Giovanni XXII nella bolla riportata dal Baluze
-(ediz. Mansi, II, pag. 247) e dal Wadding (VI, 259) avea ingiunto
-di procedere contro coloro che ricalcitravano alla costituzione
-_Quorundam_. La sentenza di condanna pubblicata dallo stesso Baluze
-(ediz. Mansi, II, 248), fu pronunziata in cimiterio beatae Mariae
-de Aquis Curiatis Massiliae anno Domini MCCCXVIII, indictione prima,
-VII maji, pontificatus sanctissimi Patris Johannis XXI anno secundo.
-Tra i considerandi riporto questi: Asseruerunt quoc sanctissimus
-Pater Johannes XXII non habuit nec habet potestatem faciendi
-quosdam declarationes, commissiones et praecepta contenta in quadam
-constitutione sive decretali .... quae incipi _Quorundam_, et quod ipsi
-Domino Papae non tenebantur obedire. Et insuper coram nobis constituti
-protestati sunt verbo et in scripti quod stabant et stare intendunt
-usque in diem judicii in protestationibus .... videlicet quod illud
-quod est contra regulae fratrum minorum observantiam et intelligentiam
-est per consequens contra evangelium et fidem, alias non esset penitus
-quod regula evangelica, et quod nullus mortalis potest eos cogere ad
-deponendun ipsos habitos curtos et strictos.
-
-[810] Vedi le aggiunte al rapporto sulla Postilla dell'Olivi
-(BALUZE-MANSI, II, 271): nonnulli alii ejusdem ordinis, qui praedictos
-errore abjuraverunt, fuerunt ad poenam carceris condemnati, ex quibus
-aliqui postmodum infra annum .... transierunt ad gentes infedeles,
-reliquentes in scriptis ea quae sequuntur, videlicet quod ipsi non
-dimittebant ordinem, sed parietes; non habitum sed pannum; non fidem,
-sed corticem; non Ecclesiam, sed Synagogam coecam; non pastorem, sed
-divoratorem.
-
-[811] _Inquisitoris sententia_ (BALUZE, II, 249). Et quia constat
-nobis quod praefati errores imo haereses manifeste processerunt seu
-originem habuerunt a venenato fonte doctrinae immo verius seductrinae,
-quam frater Petrus Johannis Olivi .... temere scriptitavit, et
-doctrinam ejus et libros .... fuisse per praefatum ordinem de consilio
-etiam plurium magistrorum in sacra pagina condemnatos ac etiam igni
-adjudicatos, et attendentes nihilominus quod praefatus sanctissimus
-Pater Johannes Papa certis ex dominis cardinalibus et quibusdam in
-sacra pagina magistris examinationem praedictorum librorum commisit
-.... praecipimus .... quod pendente dicto negotio coram praefato Domino
-Papa et ejus facto collegio nullus praesumat praenominato Petro Johanni
-tanquam sancto aut catholico viro et approbato reverentiam exhibere.
-La Commissione, a cui accenna qui la sentenza, è la stessa che scrisse
-il rapporto a Giovanni XXII, pubblicato dal Baluze (II, 258 e segg.), e
-dal quale ci siam serviti nell'esposizione delle dottrine dell'Olivi.
-
-[812] L'inquisitore oppone naturalmente (pag. 247): quod nulla
-regula religiosorum aequanda est evangelio, cum evangelium Christi
-Sancta Universalis atque Romana Ecclesia propter eminentissimam ejus
-auctoritatem nec mutet nec corrigat nec confirmet .... regulae vero
-praedictae et quorumcumque religiosorum omnis tenor et vigor sic a
-Romanae sedis potestate manat, ut nulla sit ejus auctoritas, quae ab
-indulgentia seu confirmatione sedis apostolicae non decurrat.
-
-[813] _Inquisitoris sententia_, pag. 248: ea quae in constitutione sive
-decretali de habitu et quaestu et similia mandabuntur (nella decretale
-_Quorundam_) erant contra consilium Christi evangelium et eorum votum
-de altissima et evangelica paupertate, quam Christus servavit, et
-Apostolis ac professoribus evangelicis imposuit ac servandum: Anche
-l'Olivi (BALUZE, II, 261) aveva scritto: consta regulam minorum per
-beatum Franciscum editam esse vere e proprie illam evangelicam, quam
-Christus in se ipso servavit e apostolis imposuit, et in evangeliis
-suis conscribi fecit.
-
-[814] Il Baluze attribuisce a Giovanni di Belna l'opuscolo intorno
-ai beghini e spirituali che comincia: Quaestiones aut dubia quae
-circa illa, quae sunt fidei, oriuntur, ad sedem apostolicam pertinet
-interpretari, declarare (II, 274).
-
-[815] _Cronica della Quistione insorta nella corte di Papa Giovanni
-XXII circa la povertà di Cristo_ pubblicata dallo ZAMBRINI in
-appendice alla _Storia di fra Michele Minorita_ (_Scelta di curiosità
-letterarie_, dispensa 50). Codesta cronaca è una traduzione del
-_Chronicon de Gestis contra fraticellos auctore Joanne Minorita_
-pubblicata dal Mansi in appendice al terzo volume del Baluze, pag. 206
-e segg. Il Müller nella sua opera _Der Kampf Ludwigs des Baiern mit
-der römischen Curie_ (Tübingen 1879-80, I, 354 e segg.), ed in una
-memoria speciale inserita nella _Zeitschrift für Kirchengeschichte
-herausgegeben von Brieger_ (VI. I pag. 63 e segg.) ha dimostrato non
-solo l'identità della cronaca italiana colla latina, ma confrontando
-un manoscritto parigino (Bibl. Naz., cod. lat. 5154) ha messo fuori
-discussione che l'opera, attribuita a Giovanni dal Mansi, è identica
-a quella di Niccolò Minorita, dalla quale il Raynald, il Wadding ed il
-Böhmer cavarono alcuni estratti. Il vero nome è certo Niccolò, perchè
-si trova non solo nella traduzione italiana, ma nel codice parigino e
-nel vaticano. Ed io aggiungo che essendo scritto il nome dell'autore
-colla sola iniziale, come nella traduzione italiana, era ben facile lo
-scambio tra un J ed un N.
-
-[816] Niccolò III teneva per evangelica la regola della povertà
-(_Sext. Decr._, tit. XII, cap. III): Hi sunt illius sanctae regulae
-professores, quae evangelico fundatur eloquio, vitae Christi roboratur
-exemplo, fundatoris militantis ecclesiae, apostolorum ejus sermonibus
-actibusque firmatur.
-
-[817] La risposta di frate Ubertino è pubblicata dal Baluze (ediz.
-Mansi, II, 279). Vedi anche _Cronica della Quistione_, pag. 77-80.
-
-[818] MARCOUR, _Antheil der Minoriten im Kampfe zwischen Ludwig IV von
-Baiern und Papst Johann XXII_, Emmerich, 1874, pag. 7.
-
-[819] La traduzione italiana, pag. 64-76, tra le parole _tradi fecit_
-e _volens igitur_ (BALUZE, MANSI, 207 _b_) inserisce un lungo racconto
-del concistoro tenuto da Giovanni XXII nel 6 marzo 1322. Il racconto,
-conforme in sostanza a quello che più brevemente si legge nella stampa
-del Baluze pag. 270 _b_, par dettato, secondo il Müller (_Zeitschrift_,
-pag. 66), da un testimone oculare.
-
-[820] Vedi la Bolla _Quia nonnumquam_ (_Extravag._, tit. XIV, cap.
-II). Nos autem attendentes quod argumentis frequenter et collationibus
-latens veritas aperitur .... praesertim cum de novo suborta sint dubia
-.... prohibitiones et poenas praedictas .... auctoritate apostolica
-duximus .... suspendas. È data VII Kal. april, anno VII (1322).
-
-[821] NICCOLÒ MINORITA ediz. Zambrini, pag. 84. Nell'originale
-latino sono riportate per disteso le due circolari di fra Michele
-(BALUZE-MANSI, III, pag. 208-211). Il Preger nella memoria _Ueber die
-Anfange des kirchenpolitischen Kampfes unter Ludwig dem Baier_ (München
-1882) ha con ragione notato che Michele da Cesena, Occam e gli altri
-non si debbono considerare come rappresentanti degli spirituali, bensì
-dei conventuali. Tanto vero che Bonagrazia da Bergamo nella protesta,
-che fece quale procuratore dell'ordine contro Giovanni XXII, tenne a
-distinguere la causa loro da quella degli spirituali, che ei chiama
-_pseudo prophetas_ (BALUZE-MANSI, 220, col. a). Io aggiungo che Michele
-da Cesena sottoscrisse la dichiarazione, che ritiene eretici questi
-tre punti... 1º quod illud, quod est contra observantiam praefatae
-regulae beati Francisci et ejus intelligentiam, est per consequens
-contra evangelium et fidem et e converso, alias ipsa non esset penitus
-pro regula evangelica 2º.... quod dominus Papa non habuit nec habet
-potestatem nec auctoritatem faciendi constitutionem _Quorundam_.... 3º
-Quod nec Papae nec praelatis dicti ordinis obediendum est in his, quae
-in praefata constitutione continentur. (BALUZE-MANSI, II, 270-71).
-
-[822] _Extrav._, tit. XIV, cap. III. Ad conditorem .... ipsum (cioè il
-compromesso) non profuisse sed potius tam ipsis fratribus quam aliis
-obfuisse subsequens magistra rerum experientia noscitur declarasse.
-Quis enim simplicem usuarium dicere poterit, cui rem usuariam licet
-permutare, vendere ac donare? .... nequaquam potest in rebus usu
-consumptibilibus reperiri, in quibus nec jus utendi nec usus facti
-separati a rei proprietate seu dominio possunt constitui vel haberi
-.... De fratrum nostrorum Consilio hoc edicto in perpetuo volitare
-sancimus, quod in bonis, quae in posterum conferentur .... fratribus
-seu ordini supradictis (exceptis ecclesiis, oratoriis, officius,
-et habitationibus, ac vasis, libris et vestimentis divinis officiis
-dedicatis ....) nullum jus seu dominium aliquod .... Romanae Ecclesiae
-acquiratur.
-
-[823] La protesta francescana è riportata da Niccolò (BALUZE-MANSI,
-III, 213-221). Il frate Bonagrazia che la distese è quello stesso,
-come nota il Riezler (op. cit., pag. 69), che scrisse contro Ubertino
-da Casale un opuscolo riportato dal Baluze (ediz. MANSI, II, 270). Il
-MARCOUR (op. cit., pag. 39) dubita di questa identificazione, forse
-indotto dalla data che il Raynald assegna a questo scritto, vale a dire
-il 1325. Sarebbe stato infatti molto strano che dell'inchiesta contro
-Ubertino fosse incaricato dalla Curia chi un anno prima era stato
-messo in carcere per avere protestato contro il Papa. Ma io dubiterei
-piuttosto della data, non dell'identificazione, che va d'accordo colle
-notizie del Wadding, secondo le quali il Bonagrazia era così nemico
-degli spirituali, che al dire della _Cronaca delle Tribolazioni_ e
-del Wadding (VI, 317) dopo la dichiarazione di Clemente V in favore
-dell'uso povero fu bandito dalla Curia. E morto Clemente tornò a
-perseguitarli, e per opera sua morì in prigione un fra Bernardo delli
-Consi, compagno dei quattro bruciati in Marsiglia (WADDING, VI, 321).
-Questo altro fatto avrebbe potuto addurre il Preger per mostrare come
-i più fieri nemici degli spirituali ora facessero causa comune con loro
-contro il papa Giovanni XXII.
-
-[824] Le due bolle sono riportate da Niccolò Minorita, la prima da pag.
-211 _b_ a 213 _a_, la seconda da pag. 221 a 224 _a_. Nelle decretali è
-riportata naturalmente la seconda, che fu la definitiva.
-
-[825] _Extrav._, tit. XIV, cap. IV: _Cum inter nonnullos_ ....
-assertionem hujusmodi pertinacem, cum scripturae sacrae, quae in
-plurisque locis ipsos nonnulla habuisse asserit .... erroneam fore
-censendam et hereticam de fratrum nostrorum consilio hoc perpetuo
-declaramus edicto.
-
-[826] La protesta di Ludovico si trova nel Baluze (_Vitae pap. Aven._,
-II, 478-512) e nella Cronaca di Niccolò Minorita (BALUZE-MANSI, 224
-_b_-232 _b_). Il Müller (_Der Kampf_, I, 357-58) le assegna la data
-del 22 maggio 1324. Nella protesta di Norimberga del 18 dicembre 1323
-Ludovico accusava il Papa di aver menomata l'autorità dei vescovi per
-favorire i minoriti, contro i quali da tutte parti si levavano giuste
-lagnanze (MÜLLER, op. cit., I, 70); nella protesta di Sachsenhäusen
-invece l'accusava di perseguitare i minoriti col distruggere la
-legge della povertà, fondamento del loro ordine. Tra le due proteste
-però non corre, secondo il Preger (_Ueber die Anfange_, pag. 43), la
-contradizione che vi scopre il Marcour (op. cit., pag. 32); perchè
-nella prima protesta si difende la causa dei vescovi contro i minoriti
-conventuali, e nella seconda la causa dei frati spirituali, che in
-Spira s'erano messi dalla parte del vescovo, e non meno di lui si
-opponevano alle pretensioni ed agli abusi dei conventuali. Il più
-attivo fra codesti spirituali era frate Francesco di Lutra, a cui
-secondo il Preger si deve la parte della protesta di Sachsenhäusen, che
-riguarda le quistioni minoritiche. Non si potrebbe pensare ad Ubertino
-di Casale, come sospetta il Riezler (_Die litt. Widersacher_, pag. 73),
-perchè, come ha notato il Müller, Ubertino non lasciò Avignone prima
-del 1325. Nè tampoco al provinciale tedesco Enrico di Thalheim, come
-credono il Marcour (_Der Antheil_, pag. 35) e lo stesso Müller (_Der
-Kampf_, I, 24), perchè nella bolla del 10 gennaio 1831 il Papa non lo
-rimprovera di veruna partecipazione alla protesta di Sachsenhäusen.
-
-[827] _Extrav._, tit. XIV, cap. V. Il Müller, op. cit., pag. 96,
-giustamente riproduce il giudizio del Wadding, al quale il Papa
-apparisce in questa bolla scholasticorum potius more disputans quam
-pontificia auctoritate decernens.
-
-[828] Nella lettera papale, riportata da Niccolò Minorita (BALUZE, pag.
-237; ZAMBRINI, pag. 95) non pure Michele da Cesena è chiamato diletto
-figlio, ma in una forma mitissima si accenna alle quistioni del giorno:
-Cum propter aliqua negotia tuum Ordinem contingentia, tua fit nobis
-praesentia opportuna ecc.
-
-[829] Lo stesso fra Michele nella sua protesta del 13 aprile 1328
-(BALUZE, 328) racconta che il Papa l'ebbe per iscusato, et quod
-non fuerat suae intentionis nec volebat quod supra posse laborem in
-veniendo ad eum.
-
-[830] NICCOLÒ MINORITA, in BALUZE, pag. 237; ZAMBRINI, pag. 99: «Disse
-il detto Papa Giovanni a esso general ministro, riprendendolo intra
-molte altre cose, che egli era stolto, temerario, capitoso, tiranno e
-favoreggiatore d'eretici, e che egli era serpente nutricato nel seno
-da essa Chiesa. E spezialmente lo riprese d'alcuna lettera del capitolo
-generale fatta a Perugia, che pendendo la quistione nella Corte di Roma
-egli avea presunto di determinarla nel capitolo generale».
-
-[831] NICCOLÒ MINORITA, in BALUZE, pag. 243; ZAMBRINI, pag. 105. «Da
-poi che il predetto frate Michele, general ministro, udì che Papa
-Giovanni pronunziava per eretica la lettera del capitolo generale
-.... resistendogli nella faccia affermò lo detto papa Giovanni
-essere eretico .... et a modo dei santi padri, i quali si partirono
-dall'ubbidienza dei sommi pontefici, et eziandio perchè egli correva
-pericolo di morte .... a dì XXIV di Maggio del detto anno MCCCXXVIII si
-partì dalla ubbidienza e dalla corte del predetto papa Giovanni».
-
-[832] NICCOLÒ MINORITA (in BALUZE, pag. 243 _a_-_b_) dopo aver
-raccontato dell'elezione del frate di Corbara, cerca di giustificare
-con citazioni canoniche la misura audace di Ludovico, intorno alla
-quale a nonnullis fuit haesitatum hactenus, et adhuc haesitatum. Tutto
-il passo da _deinde praefatus_ sino _ad brachium seculare_ è saltato
-nella traduzione italiana.
-
-[833] La sentenza fu pubblicata due volte, la prima a Roma il 18
-aprile, e la seconda il 12 dicembre 1328 a Pisa. La prima edizione si
-trova nel BALUZE _Vitae_ II, 512, ed in Niccolò Minorita (BALUZE-MANSI,
-III, 240). Il Müller nella citata opera _Der Kampf_, I, 187, a ragione
-rileva che nella prima edizione solo di sfuggita si accenna al domma
-della povertà, che formava uno dei punti capitali della protesta di
-Sachsenhäusen, e ne inferisce che in Roma ai minoriti era sottentrato
-un altro consigliere, molto più radicale e che delle quistioni
-fratesche non facea gran conto, Marsilio da Padova. Nella seconda
-edizione invece (BALUZE-MANSI, 310_a_-314_a_), che sebbene riporti
-l'antica data del 18 aprile, è del tutto una redazione nuova, tornano
-ad occupare il primo posto le quistioni minoritiche. Il che mostra
-che l'ispiratore in luogo di Marsilio fu ora Michele da Cesena, come
-ha dimostrato il Müller, op. cit., p. 214 e 372. Il passo di Niccolò
-(BALUZE, pag. 243 _a_), che si riferisce alla doppia redazione, non è
-riconoscibile nella traduzione italiana (ZAMBRINI, pag. 104-105).
-
-[834] La sentenza del papa inserita in Niccolò Minorita (BALUZE,
-pag. 243; ZAMBRINI, pag. 106) porta la data: Avinionis VIII Idus
-Junii Pontificatus nostri anno XII (6 Giugno 1328). Riproduco questo
-passo: Ipse Michael .... associatis sibi quibusdam suae iniquitatis
-complicibus, inter quos erant duo nequam viri, videlicet Bonagratia
-de ordine praedicto .... et quidam Anglicus vocatus Guillelmus Ockam
-ordinis praedicti, contra quem ratione multarum opinionum erronearum,
-et haereticalium, quas ipse scripserat et dogmatizaverat, pendebat
-in eadem Curia inquisitio auctoritate nostra diu jam incepta .... ad
-portum supradictum deveniens .... galeam supradictam conscendit.
-
-[835] La lettera indirizzata universis ministris, Custodibus,
-Guardianis et eorum vicariis porta la data: nona die Julii a. d.
-MCCCXXVIII. (NICCOLÒ, in BALUZE, pag. 244-46; ZAMBRINI, pag. 107).
-
-[836] Delle due proteste, la prima più diffusa (in majori forma)
-si suppone già fatta in Avignone nel mese di aprile in presenza di
-frate Guidone, notajo pubblico di detto ordine, e rinnovata poi in
-Pisa in domo fratrum minorum anno praedicto a nativitate Domini 1328,
-Indictione XI, 14 Kalendas octobris, praesentibus testibus vocatis ....
-et infrascriptis notariis pubblicis. La riporta Niccolò in BALUZE, pag.
-246-303. ZAMBRINI, pag. 110. Questa protesta è una confutazione delle
-tre decretali _ad Conditorem_ (pag. 246-75), _Cum inter_ (pag. 275-86),
-_Et quia quorundam_ (pag. 287 e segg.) .... tres constitutiones
-haereticales .... vitae et doctrinae evangelicae et apostolicae et
-S. R. Ecclesiae et SS. PP. eam sequentium, statutis multipliciter
-adversantes, quae tanquam fumus teter et horridus e puteo abissali, et
-ab eo, qui pater est mendacii et schismatis, prorumpentes, veritatis
-et doctrinae solem evangelicae obnubilant et obscurant. La seconda
-protesta (appellatio in forma minori, BALUZE, pag. 303-310) ha la
-stessa data della precedente; anno supradicto decimo (leggi vigesimo)
-octavo mensis septembris. (ZAMBRINI, pag. 112). Il Müller (op. cit.,
-I, 211) crede che codesta protesta sia stata redatta tardi, per esser
-letta nell'assemblea tenuta dall'Imperatore nel 13 dicembre (VILLANI,
-10, 111). In questa seconda protesta sono notevoli i seguenti passi,
-che mancano nella prima (pag. 310): licet frater Bonagratia .... et
-subsequenter serenissimus Dominus Ludovicus Romanorum rex appellaverit
-legitime .... tamen dictus Joannes noluit corrigi, nec permisit quod
-Concilium generale congregaretur super praedictis .... Ex quibus
-patet dictum dominum Joannem fuisse et esse pertinacem et notorium et
-manifestum haereticum. Et quod secundum jura, ex quo Papa in haeresim
-lapsus est, ipso jure et facto est omni dignitate ecclesiastica,
-potestate, authoritate et jurisdictione privatus .... nec obviat illa
-regula per parem non potest solvere vel ligare, quia Papa haereticus
-minor est quocumque Catholico.
-
-[837] La data di codesta costituzione è del 16 novembre 1329
-(BALUZE-MANSI, pag. 323-341). La traduzione italiana della
-_Cronaca_ nel capitolo, di cui lo Zambrini (pag. 116) pubblica solo
-l'intestazione, dopo aver riportato il principio della costituzione
-sino alle parole _in rebus usu consumtilibus_ aggiunge: «Et così
-seguita di parte in parte replicando le aleghationi di frate Michele
-generale isforzandosi d'impugnarle per confermare le sue agiungniendo
-tanti errori sopra errori, che una confusione pestifera pazza e
-bestiale (_sic_). Perchè sarebbe troppo lungo e tedioso volgarizzare
-tucte sue costituzioni et heresie, e le opposite appelationi et
-alleghationi facte pro e contra, si pone in questa astrazioncella
-(_sic_) della chronica il principio e il fine delle cose più notabili,
-volgarizzandone alcune, che si possono dimostrare con più brevità
-e convenevole chiarezza ai non litterati divoti ricercatori, i
-quali avuta la introductione d'essa verità con meno fatica potranno
-investigare la plenitudine sua dalli licterati intendenti et
-ammaestrati nella sacra scriptura». (Codice Magliabechiano XXXIV, 76,
-carte 63 _recto e verso_).
-
-[838] La cronaca del Minorita (in BALUZE, pag. 341-355) riporta
-un'_appellatio fratris Michelis a Generalis a Constitutione
-praescripta_. Il Müller però (_Aktenstücke_, pag. 78) ha dimostrato,
-che la protesta di fra Michele non poteva esser questa, ove si parla
-non solo di Giovanni, ma dei successori suoi (pag. 351) e più sotto
-dei tre successori (pag. 352 _b_). Inoltre questa protesta, che in
-verità non ha la forma delle solite appellationes, non è se non il
-_Defensorium_, male attribuito all'Occam, e già pubblicato dal Brown
-(_Fasciculus rerum expetendarum_, II, 434-65), e prima di lui nel
-_Firmamentum trinum ordinum_, Parigi 1512, e nel _Singulare opus
-ordinis Seraphici Francisci_, Venezia 1513. Il codice parigino, a
-differenza della stampa del Baluze, ha la vera protesta (pubblicata
-in parte dal Müller, pag. 83). La traduzione italiana (cod.
-Magliabechiano, carte 63 _verso_) ha soltanto il principio e la fine
-della protesta conformi al testo pubblicato dal Müller. Eccoli: In
-nomine patris et filii et spiritus sancti amen. Anno a nativitate
-domini MCCCXXX indictione XIII in Monaco in domo fratrum minorum
-venerabilis et religiosus vir frater Michael. E finisce così: Acta et
-facta fuerunt predicta in Monaco, in domo fratrum minorum in refectorio
-ejusdem domus anno predicto a nativitate domini MCCCXXX indictione
-XIII, VII Kal. aprilis presentibus (la lacuna è nel codice). Explicit.
-Amen. Oltre alla protesta Niccolò Minorita riporta una lettera del
-Cesenate spedita a tutti i ministri, custodi e guardiani, che ha la
-data del 4 gennaio 1331 (BALUZE, pag. 356-361). È riportata anche
-dal Goldast, II, 1338 (leggi 1328). La traduzione italiana la dà per
-intero volgarizzata da carte 64 a carte 86. Con questa lettera finisce
-la stampa della cronaca fatta dal Mansi e la traduzione italiana. Gli
-altri capitoli, la cui intestazione è riportata dallo Zambrini, non
-appartengono più alla cronaca, bensì formano altri opuscoli riuniti,
-come suole accadere, nello stesso codice. A differenza del testo del
-Mansi e della traduzione italiana il codice parigino seguita più oltre
-sino all'anno 1338.
-
-[839] NICCOLÒ, in BALUZE, pag. 315-323. Una delle ragioni, su cui si
-appoggiavano è questa (pag. 319 _b_): Sed constat quod dictus Dominus
-Bertrandus se vicarium asserens ordinis antedicti pro libito voluntatis
-contra formam Juris et Concilii instituit et creavit ministros
-provinciales et custodes .... Et quod illi, qui fuerunt in dicta
-congregatione imo verius conspiratione facta Parisiis, fuerunt pro
-majori parte per dictum D. Bertrandum Provinciales et custodes creati.
-
-[840] Vedi la lettera di fra Michele pubblicata dal Goldast, II, 1236,
-che comincia: Literas plurium magistrorum in sacra pagina aliorumque
-notabilium fratrum ordinis Beati Francisci tum Parisius quam de
-partibus aliis me noveritis recepisse, per quas me inducere videbuntur
-ut ad unitatem sanctae ecclesiae ac dicti ordinis, a qua me dicebant
-aversum, accedere festinarem .... e finisce: Ex parte fratris Michaelis
-generalis ministri dicti ordinis licet inviti de voluntate et assensu
-fratrum Henrici de Thalheim. Francisci de Esculo, Guilhelmi de Okam in
-sacra pagina magistrorum, et fratris Bonagratiae, et aliorum fratrum
-eis adhaerentium .... Questa lettera è riportata anche nel codice
-parigino della Cronaca di Niccolò (MÜLLER, pag. 75).
-
-[841] In una lettera scritta la pentecoste del 1324 e pubblicata
-da un codice parigino dal Müller (_Aktenstücke_, pag. 111) dice
-l'Occam: Nam contra errores pseudopape prefati posui faciem meam
-ut petram durissimam, ita quod nec mendacia nec false infamie nec
-persecutio qualiscumque, que personam meam corporaliter non attingit,
-nec multitudo quantacumque credencium sibi aut favencium vel eciam
-deffendencium me ab impugnatione et reprobatione errorum ipsius,
-quamdiu manum cartam calamum et atramentum habuero, numquam in
-perpetuum poterunt cohibere.
-
-[842] NICCOLÒ MINORITA, in ZAMBRINI, pag. 116: «Questa (_Quia vir
-reprobus_) è la quarta decretale eretica di papa Giovanni XXII, eretico
-manifesto, contra la quale appellò frate Michele, generale dell'ordine
-de' frati minori, e compuose e fe' pubblicare contro a essa la sua
-distesa appelazione da Monaco, e il maestro Guilglielmo Ocam fe' contro
-l'opera de' novanta dì, e la quarta parte del suo dialogo e il maestro
-Francesco Rosso fe' contro il libro, che comincia: _Del padre empio
-si rammaricano i figliuoli_; i quali, con molti altri, solennemente
-impugniorono sì essa sua decretale, come l'altre sue eresie».
-
-[843] _Opus nonaginta dierum_, in GOLDAST, II, 993-1236. La bolla
-_Quia vir reprobus_ secondo l'Occam pag. 996, in tres partes
-principales dividitur. Primo siquidem respondetur ad objectiones contra
-constitutionem _Ad conditorem_; secundo respondetur ad objectiones
-contra constitutionem _Cum inter_; tertio ad objectiones contra
-constitutionem _Quia quorundam_. Analogamente a questa divisione o
-l'Occam stesso o l'editore, come vuole il Riezler, ha diviso l'_Opus_
-in tre parti. La prima da pag. 966 a 1139; la seconda da pag. 1136
-a 1220; la terza da pag. 1221 a 123 _b_. Benchè l'Occam adduca gli
-argomenti delle due parti, naturalmente svolge con maggior copia e
-forza le ragioni degli oppositori. E pare che egli sia stato il primo
-ad esporle con larghezza, perchè dice nella chiusa: impugnantium
-rationes scripturae mandavi, et quantum in me est omnibus pubblicavi,
-quod ipsos audio toto desiderio cordis affectare. Forse lo scritto di
-Occam precede quello di Michele da Cesena del 24 (o 4) Gennajo 1331
-riportato da Niccolò in Baluze pag. 356-58, e pubblicato anche dal
-Goldast, II, 1238 (V. MÜLLER, _Aktenstücke_, pag. 75).
-
-[844] Questo libro, come già dicemmo altrove, forma la seconda parte
-del _Dialogo_ (GOLDAST, II, 740-70). È intitolato: _De dogmatibus
-Papae Johannis XXII_, e si divide in due trattati. Il primo, in
-dodici capitoli, si riferisce alla predica tenuta da Giovanni XXII
-nel concistoro, e ne combatte ad una ad una le ragioni (pag. 740-61).
-Il secondo, in dieci capitoli (pag. 761-70), non si riferisce a
-Giovanni, ma ai suoi difensori. V. pag. 761: Non tamen principalem
-errorem improbare studebo, quia in aliis operibus inquisitus ejus
-poterit improbatio reperiri, sed ad quasdam rationes sophisticas, quas
-ad muniendum praedictum errorem adducunt, satagam respondere. I due
-trattati non mostrano nessuna connessione tra di loro, ma il secondo
-pare che vagamente ricordi il primo nelle parole surriferite. Il primo
-pare che sia stato scritto nel 1333, perchè l'autore stesso dice che
-il 3 gennaio di quell'anno gli venne fatto di leggere la narrazione di
-ciò che era stato detto da Giovanni nel pubblico concistoro, tenuto,
-come dice Niccolò Minorita in un passo pubblicato dal Müller (_Akten_,
-pag. 89), la vigilia della Pentecoste dell'anno precedente (5 gennaio
-1332). È molto improbabile che, lette le ragioni di Giovanni, tardasse
-a rispondervi. Il secondo trattato è posteriore, ma non può essere
-scritto al di là del 1334, perchè, come osserva il Riezler, si parla
-di Giovanni XXII come ancora vivo, nè si fa cenno della bolla del 3
-dicembre 1334, in cui pria di morire il Papa ritirò la sua dottrina
-della visione beatifica, che egli in verità dava solo come una
-opinione, secondo che confessa lo stesso Occam nel cap. VIII del primo
-trattato.
-
-[845] _Compendium errorum Johannis Papae XXII_ (GOLDAST, II, 957-76).
-Qui sono combattute di nuovo le quattro costituzioni di Giovanni, che
-l'Occam colla consueta arguzia medievale chiama _destitutiones_. Nella
-prima _Ad conditorem_ (pag. 958-60) vengono trovati tredici errori;
-sette nella seconda _Cum inter_ (pag. 261-62); diciotto nella terza
-_Quia quorumdam_ (pag. 962-964); trentadue nella quarta _Quia vir
-reprobus_. Oltre a queste si combattono altre sette eresie di Giovanni
-XXII. Nella chiusa protesta contro una costituzione di Benedetto XII.
-Quae quidem destitutio praefatam haeresim retro seculis inauditam
-continens talis est: Districtius inhibemus ne postquam super negotio
-fidei quaestio seu dubitatio aliqua, super qua sunt opiniones adversae
-vel diversae, deducta fuerit ad Apostolicae Sedis examen, quisquam
-extunc alterutram partem declinare, eligere vel approbare praesumat,
-sed super ea sedis ejusdem judicium seu declaratio expectetur .... Unde
-licet ille nomine non re Benedictus XII praedecessori suo, in doctrina
-haeretica nunquam partecipasse .... tamen propter istam solam haeresim,
-cujus est auctor .... est inter haereticos computandus. Il Riezler
-(op. cit., pag. 77) crede che quest'opuscolo sia stato composto tra il
-1335 ed il 1338. Nel 23 agosto 1338 Fra Michele da Cesena pubblicò la
-protesta contro Benedetto XII, alla quale s'associarono Buonagrazia,
-Occam ed Enrico di Thalheim, come racconta Niccolò Minorita nel
-frammento pubblicato dal Müller (_Akten_, pag. 100-102).
-
-[846] L'_Opus nonaginta dierum_, cap. 122, pag. 1224, riproduce la
-protesta di Fra Michele contro quella parte della decretale _Quia
-quorundam_, ove si sostiene che il Papa può revocare i decreti dei suoi
-predecessori, e nel capitolo susseguente espone largamente le ragioni,
-che stanno in favore della protesta, nonostante le denegazioni fatte
-dal Papa nella bolla _Quia vir reprobus_. Parimenti nel _Compendium
-errorum_, cap. 4, pag. 962. Primus error quod illa, quae per clavem
-scientiae sunt a summis pontificibus in fide et moribus diffinita,
-possunt a suis successoribus in dubium revocari .... et per consequens
-fides esset in potestate hominum.
-
-[847] _Compendium_, cap. 124, pag. 1232. Omnis error, qui contradicit
-aperte scripturae divinae vel determinationi ab universali ecclesia
-approbatae, est haeresis damnata explicite .... pag. 1233, sed iste
-impugnatus (Johannis XXII) cogit christianam veritatem catholicam
-abjurare, cum cogat multos veritatem declaratam per Niccolaum tertium
-de paupertate Christi abjurare, ergo debet inter haereticos computari.
-
-[848] Queste erano le obiezioni tra gli altri del nuovo generale
-francescano Giraldo Odone, come dice l'Occam nell'_Opus_, pag. 1235.
-Il cap. 8 del _Compendium_ torna su codeste opposizioni (pag. 973).
-Et prima quidem objectio est, quod non potest papa haereticari, nec
-contra fidem errare. Sed huic cavillationi leviter potest obviari. (E
-vi risponde adducendo alcuni esempi di papi che fallirono). Secunda
-objectio cavillosa est quod Papa non habet superiorem in his. (Anche
-qui adduce alcuni esempi di Papi accusati e giudicati). Tertia objectio
-cavillosa est, quod a Papa non potest appellari. — Sed Papa habet
-superiorem, quia concilium generale. Cum etiam Papa haereticus effectus
-minor sit quocumque catholico. [Vedi più sopra, p. 529, nota 1].
-
-[849] _Opus nonaginta_, pag. 1233. Ipse autem non permittit generale
-concilium congregari, et ita se subjicere correctioni et emendationi
-illorum, quorum interest, recusat. Ergo haereticus est censendus.
-
-[850] _Octo quaestiones_, I, cap. 17 (GOLDAST, pag. 332). Si autem
-episcopi vel noluerint vel nequiverint papam haereticum judicare,
-alii catholici, maxime Imperator, si catholicus fuerit, ipsum judicare
-valebit.
-
-[851] MAGISTRI GUILHELMI DE OCKAM, _Super Potestate summi Pontificis
-Octo quaestionum decisiones_ (GOLDAST, II, 313-391). Bisogna convenire
-col Riezler (op. cit., pag. 249) che questo titolo è affatto sbagliato,
-perchè nè Occam decide nulla (pag. 391: Quid autem sentiam de
-praedictis non expressi); nè discute solo della potestà pontificia, ma
-benanco dell'imperiale. Se non che se l'opinione personale di Occam
-non è espressa apertamente, egli però ben ne aveva una, come dice
-lui stesso (non ut aliqua CERTA VERITAS in dubium revocetur, l. c.),
-e parmi che il dotto storico esageri affermando che mal si potrebbe
-indovinare qual sia. Non i singoli passi, ma l'orditura stessa del
-libro ci dice qui, come nell'_Opus nonaginta dierum_, che cosa pensi
-l'autore. Basterà addurre per esempio la prima quistione, perchè
-allo stesso modo sono discusse tutte le altre. La quistione è: utrum
-potestas spiritualis suprema et laicalis suprema, ex natura rei, in
-tantum ex opposito distinguuntur, quod non possint formaliter simul
-cadere in eundem hominem. Nel primo capitolo viene svolta l'opinione
-che respinge la fusione dei due poteri. Nel secondo quella che
-l'ammette. Nel terzo e quarto un'opinione intermedia, la quale ammette
-la separazione, non però per necessità di natura, bensì quale istituto
-di fatto e voluto da Dio. Nel quinto capitolo l'autore adduce le
-ragioni, che si oppongono all'opinione antipapista, ma molto brevemente
-e quasi chiedendo scusa del fatto suo. (Quia autem in hoc opuscolo
-censui solum modo recitando et allegando procedere, narrandum est,
-ecc.) Molto più diffusamente nei successivi dodici capitoli espone le
-obbiezioni contro la teoria papista, e poscia ad una ad una combatte le
-ragioni, che si sogliono addurre in suo favore. In un solo capitolo,
-nell'ottavo (pag. 323), cita alcune repliche contro le obbiezioni
-precedenti, ma per respingerle. Può esservi dubbio, che egli sta per la
-separazione dei due poteri?
-
-[852] Leopoldo di Bamberga avea distinto tra il regno tedesco e
-l'impero romano. Il re tedesco non appena eletto ha diritto di
-governare le provincie, che stavano sotto lo scettro di Carlo Magno,
-come immediato suo successore, nè gli occorre alcuna conferma del
-Papa. Non può però nè prendere la corona imperiale, nè esercitare
-alcun potere sulle provincie, che non appartenevano a Carlo Magno,
-se pria il popolo romano, secondo l'antica consuetudine, non l'abbia
-acclamato imperatore. In quest'ultimo punto (MÜLLER, _Der Kampf_, II,
-86) Leopoldo è d'accordo con Marsilio. E l'Occam lo combatte (pag.
-383): Electio regis et imperatoris, quae nunc per principes electores
-succedit, subrogata est in locum successionis vel electionis, quae
-quondam fiebat per populum romanum, seu per exercitum, qui populus
-romanus seu exercitus tunc repraesentabat totum populum romano imperio
-subjectum secundum istum Doctorem (evidentemente Leopoldo). Da questo
-accenno a Leopoldo il Riezler trae la prova che le _Octo quaestiones_
-sono state scritte non pria del 1339, perchè a quel tempo rimonta lo
-scritto del bambergese. Io aggiungo che l'Occam (pag. 382) cita anche
-la decisione, data dai principi elettori riuniti a Rense il 16 luglio
-1338.
-
-[853] V. più sopra, p. 538, nota 2. Qui aggiungo che nella seconda
-quistione: utrum suprema potestas laicalis proprietatem sibi proprie
-habeat immediate a Deo, l'Occam non nasconde le sue ripugnanze contro
-l'opinione: imperium est a Papa, e spende ben nove capitoli dal 6 al 14
-per ribattere le ragioni, che se ne solevano addurre in sostegno.
-
-[854] Ludovico nel decreto _licet juris_ stabiliva che anche il titolo
-d'imperatore vien conferito dall'elezione, mentre i principi elettori
-credevano che non si potesse prendere se non dopo l'incoronazione,
-come s'era sempre praticato sin qui. E l'imperatore ebbe a piegarsi al
-loro avviso nel decreto _fidem catholicam_, che fu certo redatto dal
-minorita Bonagrazia, uno dei compagni di fuga dell'Occam (MÜLLER, _Der
-Kampf_, pag. 76-81).
-
-[855] Pag. 369. Quinto quaeritur: utrum rex haereditarie succedens
-accipiat aliquam potestatem super temporalia ex eo quod a persona
-ecclesiastica inungitur consecratur et coronatur, vel solum ex hoc
-aliquam consequatur gratiam doni spiritualis. Che l'Occam rifiutasse
-la prima alternativa parrà chiaro a chi confronti il capitolo quinto
-col successivo (pag. 370-71), e che abbracciasse la seconda si vede da
-questo, che alle brevi obbiezioni fatte nel capitolo ottavo si risponde
-con forza nell'ultimo capitolo, che chiude la discussione.
-
-[856] Pag. 374. Septima quaestio: utrum si talis rex ab aliquo
-altero archiepiscopo, quam ab eo, qui antiquitus coronare consuevit,
-vel sibi ipsi coronam imponeret, per hoc perderet titulum vel
-potestatem regalem? La risposta negativa, che l'Occam preferisce,
-è svolta largamente nel capitolo secondo, laddove l'affermativa è
-accennata di volo nel capitolo primo. Questo partito di ammettere che
-l'incoronazione possa farsi anche da altra autorità ecclesiastica, che
-non fosse il Papa, era, secondo il Müller (_Der Kampf_, pag. 78-80), un
-tentativo di conciliazione tra l'avviso dell'imperatore e quello dei
-principi elettori. Lo stesso Müller ha trovato riscontri importanti
-tra le _Octo quaestiones_ ed una scrittura pubblicata dal Ficker,
-e precedentemente nota pei memorabili di Enrico di Hervord, e prima
-ancora per la cronaca di Ermanno Corner.
-
-[857] Pag. 374. Sexto quaeritur: utrum rex hereditarie succedens sit
-coronatori in aliquo subjectus. Anche qui la risposta negativa è più
-validamente dimostrata della positiva. E s'adduce questo argomento ad
-hominem contro le pretensioni papali: Non enim Papa, qui nullum jus
-habet, nisi eligatur canonice, electoribus est subjectus .... Imperator
-.... non habet jus imperiale nisi a populo, et tamen populo non erit
-subjectus .... ergo multo minus coronatori suo est subjectus.
-
-[858] _Tractatus de Jurisdictione in causis matrimonialibus_ (GOLDAST,
-I, 21-24). Vedi più sopra pag. 61, nota 1, ove ho riportato alcuni
-passi che accennano al concetto del matrimonio civile. Debbo però
-aggiungere a quella nota che il Riezler nell'_Historische Zeitschrift_
-(40, 328), arrendendosi alle osservazioni del Scheffer-Boichorst, non
-crede più che lo scritto di Marsilio da Padova sullo stesso argomento
-(GOLDAST, II, 1386-1391) sia apocrifo. Sulle differenze tra i due
-trattati vedi il MÜLLER, _Der Kampf_, II, 160.
-
-[859] Il Dialogo, come dicemmo più sopra (pag. 62), va diviso in tre
-parti. La prima (GOLDAST, II, 398-739) suddivisa in sette libri, è
-intitolata _De haereticis_ e vi torneremo di qui a poco. La seconda
-(740-770) è l'opera già esaminata _De dogmatibus Papae Johannis_.
-La terza (771-976) è intitolata _De gestis circa fidem altercantium
-catholicam_, e si divide, come dice l'autore stesso (pag. 771), in
-nove trattati. Primus quidem disputando de potestate papae et cleri.
-Secundum de potestate et juribus Romani Imperii. .... Tertius de gestis
-Johannis XXII .... Quartus de gestis Domini Ludovici de Bavaria.
-Quintus de gestis Benedicti XII. Sextus de gestis fratris Michelis
-de Cesena. Septimus de gestis et doctrine fratris Giraldi Odonis.
-Octavus de gestis fratris Guillelmi de Ockam. Nonus de gestis aliorum
-christianorum, ecc. Il Riezler (op. cit., pag. 263) ha già notato
-che dalla lettera del Badio al Tritemio, riportata dal Goldast (pag.
-392-93), si raccoglie che il primo editore Trechsel ebbe tra mani tutti
-i trattati; ma gli ultimi sette, ove si contenevano difese ed accuse
-amariores, quam ut vulgo legerentur, lasciò da parte. E così non sono
-pervenuti a noi se non due trattati. Il primo trattato si suddivide in
-quattro libri, dei quali il 1º tratta de potestate Papae (pag. 770-82);
-il 2º discute la quistione: an expediat toti communitati fidelium uni
-capiti, principi ac praelato fideli sub Christo subjici et subesse
-(pag. 788-819); il 3º torna sull'argomento toccato anche nella prima
-parte del Dialogo: qualis fides scripturis aliis, quam canonicis,
-debeat adhiberi (pag. 819-845); il 4º riesamina il quesito anch'esso
-svolto nella prima parte del Dialogo: an Christus de facto constituerit
-beatum Petrum principem et praelatum aliorum apostolorum et universorum
-fidelium (pag. 846-889). Il secondo trattato si suddivide in tre
-libri, dei quali il 1º inquirit an toti generi humano expediat unum
-Imperatorem universo orbi praeesse (pag. 889-902); il 2º quae jura
-habeat Imperator romanus super temporalia investigat (pag. 902-925); il
-3º perscrutat, an Imperator romanus super spiritualia habeat potestatem
-aliquam (pag. 926-957).
-
-[860] _Dialogus_, III, I, 5 (GOLDAST, pag. 776). Lex enim christiana
-ex institutione Christi est lex libertatis respectu veteris legis ....
-Et ita constat, quod lex christiana esset majoris servitutis, quoad
-temporalia, quam lex vetus, si Papa in temporalibus haberet hujusmodi
-plenitudinem potestatis; quia illi, qui erunt sub lege mosaica, nulli
-mortali erant in temporabilibus modo subjecti. Cap. 6, pag. 177, istud
-est principalius vel de principalibus fondamentis et motivis quare
-quidam dicunt quod Papa non habet talem plenitudinem potestatis. Anche
-il Riezler ammette che codesta è l'opinione dell'Occam. Io aggiungo
-che l'argomento della libertà è addotto colle stesse parole nelle _Octo
-quaestiones_, I, 6, pag. 320.
-
-[861] Anche nella terza parte del Dialogo (trattato 2º, libro 1º) come
-nelle otto quistioni è discussa largamente la teoria: verum imperium
-romanum est a Papa. E dal capitolo 18 sino al 24 sono bene addotte
-dieci ragioni in suo sostegno, ma per scalzarle immediatamente. Nè
-pago di queste confutazioni indirette ne adduce altre ben stringenti
-e dirette nel capitolo 25 (pag. 896). Quod repugnat divinae scripturae
-est haereticum; sed non posse esse verum imperium nisi a Papa, repugnat
-divinae scripturae (Cfr. cap. 28, pag. 901).
-
-[862] Nello stesso libro, citato nella nota precedente, l'Occam discute
-separatamente le due quistioni sull'utilità e sull'origine di una
-monarchia universale. Intorno all'origine si contano tre opinioni
-(pag. 885): una est opinio quod imperium fuit a Deo constitutum et
-non ab hominibus. Alia est quod fuit primo institutum et tamen per
-homines scilicet per Romanos. Tertia opinio est quod verum imperium
-fuit a Papa. Quest'ultima opinione dicemmo già nella nota precedente
-come sia combattuta più vigorosamente delle altre due. L'opinione
-dell'origine divina è fiaccamente difesa nel capitolo XXVI, pag.
-898, ed alla spiccia combattuta con quest'osservazione, che chiude
-il capitolo: Unico verbo respondetur, quia cum dicitur quod potestas
-imperialis et universaliter omnis potestas licita et legitima est a
-Deo, non tamen a solo Deo, sed quaedam est a Deo per homines, et talis
-est potestas imperialis (la stampa del Goldast è guasta: non solo
-ci sono ripetizioni dovute evidentemente ad errori di stampa, ma in
-luogo d'_institutum ab hominibus_ deve leggersi _institutum a Deo_).
-Non resta se non l'opinione dell'origine mista mediatamente da Dio ed
-immediatamente dagli uomini (pag. 899): A populo est imperium. Item
-ab illis fuit Imperium romanum, qui caeteras nationes Romam imperio
-subdiderunt. Quest'opinione, che raccosta l'Occam a Marsilio, è difesa
-nel capitolo XXVII, e resta padrona del campo, essendo risolute tutte
-le obbiezioni che le si muovono. In quanto poi all'utilità di una
-monarchia universale ci sono pure diversi pareri: 1º Una opinio (pag.
-871), quod per unum principem secularem, qui non incongrue imperatoris
-nomine censetur, mundus quoad temporalia, optime regeretur. Nec
-sufficienter paci et quieti totius societatis humanae potest per aliud
-regimen provideri. 2º Alia opinio (pag. 874) est contraria quod non
-expedit mundo, ut universalitas mortalium uni imperatori seu principi
-sit subjecta. 3º (pag. 875) Alia opinio .... quod expediret unum
-principem non secularem sed ecclesiasticum universitati mortalium
-presidere. 4º (pag. 875) Alia opinio: Mundus optime regeretur, si
-plures simul mundi dominium obtinerent. 5º (pag. 876) Alia opinio est
-quod secundum diversitatem, qualitatem et necessitatem temporum expedit
-regimina et dominia mortalium variari. (Vedi più sopra, pag. 63, nota
-1). La prima opinione non è certo quella dell'autore, perchè alle
-ragioni, che da Dante in poi si addussero in favore della monarchia
-universale, risponde vigorosamente in cinque capitoli, dal sesto al
-decimo. Confuta parimenti le altre tre opinioni; ma l'unica che resta
-inconfutata è la quinta, che dobbiamo quindi tenere per la preferita
-dall'autore.
-
-[863] Dialogo, 3ª parte, trattato 2, lib. 2, ove, stabilita la
-distinzione delle due potestà temporale e spirituale, esamina (pag.
-904) la quistione: an Imperator verus Romanorum per universum mundum
-super temporalia habeat hanc potestatem, ita ut cunctae regionis mundi
-ei in temporalibus oboediant. E l'Occam sta per l'affermativa, perchè
-alle ragioni addotte nel capitolo 5º (pag. 904-906) per sostenerla non
-replica più, laddove combatte nei capitoli 6º, 7º e 8º quanti argomenti
-s'adducono in favore dell'opinione contraria. In quanto al diritto di
-punire, alcuni sostengono: per judicem ecclesiasticum sunt criminosi
-et pro criminibus secularibus puniendi (cap. X, pag. 910-11). (Anche
-qui parmi errata la stampa, che a pag. 910 in finem dovrebbe leggersi:
-una est, quod _non_ pro omni crimine seculari potest Imperator punire
-omnes sibi subjectos). Altri per lo contrario: ad Imperatorem et
-judicem secularem solummodo spectat pro criminibus secularibus plectere
-criminosos (cap. II, pag. 911). Tra queste due opinioni tramezza una
-terza, preferita evidentemente dall'Occam, secondo la quale solo in
-alcuni casi è lecito l'intervento del giudice ecclesiastico, quando
-ad esempio non est judex secularis: vel quando judex secularis est
-negligens facere justitiam (pag. 913). In quanto poi ai beni, tra
-l'opinione: imperator omnium rerum hujus mundi non est dominus (cap.
-XXI, pag. 919), e la contraria: est dominus (cap. XXII, pag. 919-20)
-c'è posto per questa terza, preferita dall'Occam: imperator non est sic
-dominus omnium rerum temporalium, ut ad libitum suum liceat sibi vel
-valeat de omnibus hujusmodi rebus, quod voluerit ordinare, est tamen
-Dominus quodammodo omnium pro eo quod omnibus rebus .... potest uti et
-eas applicare ad utilitatem communem (Cap. 23, pag. 920).
-
-[864] _Dialogus_, P. 3ª, tr. 2, lib. 3, cap. 3 (pag. 927) licet
-imperator specialiter ratione imperatoria dignitatis non habeat jus
-eligendi summum Pontificem, vel alios praelatos inferiores, in quantum
-Christianus catholicus et fidelis jus eligendi Summum Pontificem
-potest sibi competere. Che codesta sia l'opinione dell'autore lo dice
-il discepolo (pag. 929): Allegationes pro ista opinione secunda tam
-evidentes mihi videntur, ut non curem ad ipsas responsiones audire. Il
-popolo romano è per diritto di natura il vero elettore del Pontefice,
-perchè (pag. 932) electio semper debet concedi paucis .... quia igitur
-romani respectu aliorum catholicorum sunt pauci, et summus pontifex
-est quodammodo episcopus eorum .... ideo rationabiliter alii catholici
-non habent jus eligendi summum pontificem, nisi quando electio non
-spectaret ad Romanos. I Romani poterono cedere ad altri il loro
-diritto, come a dire ai cardinali, e ben fecero (pag. 937), quia saepe
-aliqua multitudo habet jus eligendi, et tamen non expedit quod omnes
-eligant; ma lo riacquistano subito nel caso che il papa e gli elettori
-omnes infecti fuerint haeretica pravitate.
-
-[865] Dialogo, loc. cit., cap. 17, pag. 947. Quod imperator possit et
-debeat papam pro omni crimine judicare quampluribus viis ostenditur,
-quorum una (quae etiam est in prima parte facta istius dialogi) sumitur
-ex unitate summi judicis, quam omnis communitas bene ordinata habere
-debet. E nello stesso capitolo e nei seguenti sono combattute le cinque
-opinioni, che ammettono la pluralità dei giudici supremi. Finalmente
-nel cap. XXIII, col quale si chiude il trattato, dice (pag. 956): Papa
-non est magis exemptus a jurisdictione coactiva imperatoris et aliorum
-secularium judicum, quam fuerunt Christus et Apostoli.
-
-[866] Vedi più sopra, p. 538, nota 1.
-
-[867] La prima parte del Dialogo (pag. 398-739) si divide in sette
-libri, come dice l'autore stesso nel Prologo. Primam ergo partem de
-haereticis acceleres inchoare: materiam in septem divide libros, quorum
-primus investiget ad quos (theologos videlicet vel canonistas) pertinet
-principaliter diffinire, quae assertiones catholicae, quae haereticae;
-qui etiam haeretici et catholici debeant reputari. Secundus inquirat,
-quae assertiones haereticae, quae catholicae sunt censendae. Tertius
-principaliter consideret, quis errans inter haereticos est computandus.
-Quartus quomodo de pertinacitate et pravitate haeretica debeat quis
-convinci. Quintus, qui possunt pravitate haeretica maculari. Sextus
-agat de punitione haereticorum, et maxime Papae, si efficiatur
-haereticus. Septimus tractet de credentibus, fautoribus, defensoribus
-et receptoribus haereticorum.
-
-[868] Che la opinione del maestro traspaia dal Dialogo, sebbene non
-la manifesti, lo dice chiaramente il discepolo nel Prologo: _tuam
-conclusionem minime praetermittas_, quae tamen tua sit nullatenus
-manifestes.
-
-[869] _Dialog._, Parte 1ª, lib. II, cap. V, pag. 415-16. Quinque sunt
-genera veritatum, quibus non licet Christianis aliter dissentire.
-Primum est earum, quae in scriptura sacra dicuntur .... Secundus est
-quae ab Apostolis ad nos per succedentem relationem vel scripturas
-fidelium pervenerunt. Tertium est earum, quas in fide dignis cronicis
-et historicis relationibus fidelium invenimus. Quartum est earum, quae
-ex veritatibus primi generis et secundi tantummodo, vel quae ex eis vel
-alterius eorum una cum veritatibus tertii generis possunt concludi.
-Quintum est earum, quas Deus praeter veritates revelatas Apostolis
-aliis revelavit vel etiam inspiravit. Si vede che l'Occam è molto largo
-e non accetta l'opinione esposta a pag. 410: quod illae solae veritates
-sunt catholicae, quae implicite vel esplicite in canone Bibliae
-asseruntur. Ma ciò non pertanto ei combatte aspramente l'opinione di
-alcuni canonisti del suo tempo, i quali sostenevano (pag. 418) quod
-Papa potest facere novum articulum fidei; opinione della quale nonnulli
-theologi scandalizantur (pag. 421).
-
-[870] Lib. III, cap. III, pag. 437. Hereticus est vere baptizatus,
-vel pro baptizato se gerens, pertinaciter dubitans vel errans contra
-catholicam fidem. Eretico non è nè l'ebreo, nè il pagano, perchè non
-sono battezzati, ma è bene eretico il cataro, il quale, sebbene non
-sia, pure si dice e si crede cristiano. Che la pertinacia poi sia un
-carattere essenziale nella definizione dell'eretico non pure lo prova
-con argomenti di autorità e di ragioni (cap. VI-VIII), ma combatte
-ampiamente le obbiezioni (cap. V, IX, X, XI). Tutto il libro quarto è
-vôlto a definire la pertinacia ed enumerarne le specie, che ammontano
-a 17. La decimasesta è la seguente (pag. 466): Potest Papa specialiter
-convinci de pertinacia et haeretica pravitate si errorem, quem contra
-fidem diffinit, solemniter a Christianis asserit tanquam catholicum
-esse censendum.
-
-[871] Tutto il libro primo della prima parte del Dialogo discute
-codesta quistione. E non è dubbia l'opinione dell'Occam, che viene
-riassunta nell'ultimo capitolo del libro (pag. 409-10) per rationes
-autem universales ad ipsos (theologos) pertinet judicare, ubi deficeret
-canonistarum prudentia ecc.
-
-[872] Nel capitolo 2º del 5º libro, pag. 469-70 adduce alcuni esempii
-di papi eretici, a cominciare da S. Pietro, al quale S. Paolo resistè
-in faccia quia reprehensibilis erat. E cita le parole di S. Tommaso
-che nella Somma, II, 2 qu. 33, art. 4: Paulus qui erat subditus Petro,
-propter imminens periculum scandali circa fidem Petrum pubblice arguit.
-Nel capitolo susseguente prova con 15 ragioni quod Papa canonice
-electus potest manens Papa errare a fide et haereticari. Nel capitolo
-IV muove alcune obbiezioni che vengono risolute nel quinto.
-
-[873] Lib. VI, cap. 57, pag. 561. Praedicta inquisitio primo et
-principaliter spectaret ad universalem ecclesiam, si essent ita
-pauci, quod omnes convenirent in unum, vel possent leviter convenire.
-Secundo pertineret ad Concilium generale, quod vicem tenet universalis
-ecclesiae. Ivi, cap. 84, pag. 602. La convocazione del Concilio nel
-caso di un Papa eretico spectat principalius ad praelatos et in Divina
-lege peritos, secundo spectat ad reges et principes et alias publicas
-potestates; tertio autem spectat ad omnes catholicos.
-
-[874] Lib. VI, cap. 86, pag. 605. Concilium generale debet Papam
-haereticum expellere de sede .... ab omni ecclesiastico ordine
-degradare .... et potest ipsum curiae tradere seculari. Intorno
-ai laici non accetta che all'autorità secolare spetti la condanna
-dell'eretico, come dicono alcuni (Cap. 91, pag. 608-10), e tiene invece
-questo altro modum ponendi, qui minus veritati repugnare videtur (Cap.
-93, pag. 611-12): si clerici crederent eidem, ac circa correctionem
-at cohibitionem ipsius essent damnabiliter negligentes, principes
-saeculares, in quorum dominio moratur, et etiam populus, qui sciret
-ipsum haereticum, coercere debent.
-
-[875] Dicemmo più sopra che il secondo libro del primo trattato
-della terza parte discute la quistione: an expediat toti communitati
-fidelium uni capiti principi et prelato fideli sub Christo subjici et
-subesse. Resta senza risposta il capitolo 25 (pag. 812-814), nel quale
-è provato che absque unitate Summi Pontificis potest unitas ecclesiae
-perdurare, vacante enim apostolica sede manet unitas ecclesiae. Così
-pure rimane senza risposta il capitolo 28, nel quale sono enumerati
-i casi, in quibus liceret plures tales constituere Patriarchas seu
-primates. E finalmente nell'ultimo capitolo del libro sono ribattute
-ad una ad una le ragioni addotte nel capitolo primo in sostegno
-del governo monarchico della Chiesa. Noto tra le altre questa, che
-è il segreto motivo dell'avversione dell'Occam al monarcato (pag.
-818): si Papa efficeretur haereticus, praesertim habens potestam
-temporalem .... formidandum esset ne fere omnes Christianos inficeret
-haeretica pravitate. Quale fosse l'opinione dell'Occam lo dice il
-discepolo nel principio del libro seguente: Quamvis regulariter
-minime expediret totam universitatem fidelium uni capiti fideli sub
-Christo subesse, tamen videtur quod nullus catholicus debeat dubitare
-quin pro necessitate temporis, vel propter excellentiam beati Petri
-vel ex alia causa speciali nobis fortassis ignota, aut de potentia
-absoluta Christus potuit constituere beatum Petrum caput, principem
-et praelatum aliorum apostolorum. Questo passo prova due cose: 1º che
-la discussione del libro precedente la dà vinta contro il monarcato;
-2º che la quistione teoretica sull'utilità di questo o quel governo è
-indipendente nella mente dell'Occam dalla questione storica intorno a
-S. Pietro.
-
-[876] La quistione sul primato di Pietro è trattata, come dicemmo,
-nella 3ª parte, 2º trattato, libro 4º. Che l'Occam vi risponda in
-modo affermativo lo dimostra tutta l'orditura del libro, come ha
-ben rilevato il Riezler. Ma al Riezler è sfuggito che in questo
-libro l'Occam risponde a Marsilio, del quale riproduce a parola
-l'argomentazione. Il capitolo primo dell'Occam (pag. 846-48) non è
-altro se non il capitolo sedicesimo della seconda parte del _Defensor
-pacis_ dalle parole: _nam tribuens Christus Apostolis_ sino a _vos
-autem omnes fratres estis_ (GOLDAST, II, 241-44). Un solo brano è
-saltato dall'Occam, quello che comincia: _dic igitur mihi_ e finisce
-_probavimus supra_ (pag. 243), il quale salto rende inintelligibile
-la citazione di S. Agostino, che l'Occam riproduce. Alle ragioni
-di Marsilio l'Occam risponde in tutto il libro, ma principalmente
-nel penultimo capitolo, contro il quale non s'adducono ulteriori
-obbiezioni.
-
-[877] Cap. 22, pag. 865. Tenendum est quod eadem assertio universali
-ecclesiae debet adscribi, universalis autem ecclesia nullo tempore
-etiam parvo errore potest contra fidem. Il Riezler (op. cit., pag.
-259-267) crede che questo libro della terza parte contraddica al libro
-quarto della prima parte, ove par che l'Occam abbracci un'opinione
-affatto opposta. Ma io non credo che nel capitolo della prima parte
-(p. 483), ove si adducono le ragioni contro il primato di S. Pietro,
-l'Occam esprima la sua opinione, perchè nel capitolo susseguente
-viene sostenuta l'opinione contraria, ed il discepolo dichiara che
-non occorre andare più avanti (pag. 486): cum auctoritas debeat ad
-eam tenendam sufficere. Canit enim ecclesia universalis de beato
-Petro: _Tu es pastor ovium princeps Apostolorum_. Codesta, come si
-vede, è la stessa ragione addotta nella terza parte, e in essa si
-acquetano i disputanti e si passa alle altre proposizioni sostenute
-dagli antipapisti, come a dire: 1º che la Scrittura non parla mai
-della venuta di S. Pietro a Roma, nè S. Luca dice mai che abbia
-retta la Chiesa di Roma (_Defensor pacis_, pag. 245; _Dialogus_, pag.
-486); 2º Che giusta l'ordinamento di Gesù Cristo, nessun sacerdote
-ha potere sull'altro, e la distinzione tra vescovi, arcivescovi,
-sacerdoti è solummodo ex ordinatione humana et non ex ordinatione
-Christi (_Defensor_, pag. 238-41; _Dialogus_, pag. 486-87); 3º Che
-solo da Costantino in poi la Chiesa di Roma ebbe un primato sulle
-altre (_Defensor_, pag. 293; _Dialogus_, pag. 487). Contro codeste
-asserzioni viene opposto nel cap. XIX quod Romana Ecclesia ante tempora
-Constantini super omnes alias habuit principatum.... auctoritate
-Conciliorum generalium. Nel capitolo XX si adducono i testi per
-provare quod Romana Ecclesia ab ipso Christo ante ascensionem recepii
-principatum. Ma nel capitolo XXI, che chiude la digressione, si espone
-l'opinione intermedia: quod Romana Ecclesia non habuit immediate a
-Christo super alias ecclesias principatum .... sed primo immediate
-habuit principatum a B. Petro transferente sedem suam in Romanam
-Ecclesiam. Codesta terza opinione, contro la quale non s'oppone più
-nulla, dovrebbe essere anche secondo il Riezler quella abbracciata
-dall'Occam. Per tal guisa non v'ha contraddizione tra la 1ª e la 3ª
-parte del Dialogo.
-
-[878] Che il Concilio possa errare lo dimostra con cinque ragioni nel
-capitolo 25 dello stesso libro quinto (pag. 494-95), e con esempi nel
-capitolo 26. Adduce nel successivo capitolo gli argomenti in favore
-dell'opinione contraria, ma nel 29 vi risponde diffusamente. E nel
-successivo capitolo 30 passa all'altro argomento, se cioè possa errare
-tutta la Cristianità. Che possa errare tutto il Clero lo dimostra
-nel capitolo XXIX e lo riafferma nel XXXI ribattendo le ragioni in
-contrario. Ma il Clero, anche preso nel suo complesso, non è la Chiesa,
-perchè (pag. 500) ad congregationem autem fidelium ita pertinent laici
-fideles, sicut clerici. Igitur de multitudine clericorum non debet
-intelligi, quod errare non possit. Anche la Chiesa tutta può fallire in
-qualche congiuntura, come alla venuta dell'anticristo, ma anche a quel
-tempo aliqui erunt sancti viri electi qui in errorem minime inducentur
-(pag. 594). E bastano queste eccezioni perchè la vera fede non perisca.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-Le correzioni indicate a pag. 565 sono state riportate nel testo.
-
-
-
-
-
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