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-The Project Gutenberg EBook of Un segreto vol. II (of 2), by Salvatore Farina
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
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-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
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-
-Title: Un segreto vol. II (of 2)
-
-Author: Salvatore Farina
-
-Release Date: February 5, 2020 [EBook #61323]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. II (OF 2) ***
-
-
-
-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)
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- UN SEGRETO
-
-
- ROMANZO
-
- DI
- SALVATORE FARINA
-
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- VOLUME SECONDO
-
-
-
- MILANO
- E. TREVES & C. EDITORI
- 1869
-
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- Proprietà Letteraria
-
- Tipografia Letteraria — Via Marino, 3
-
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-
-
-XXXI.
-
-_(Seguito.)_
-
-
-Un pensiero, frammezzo alla turba sconvolta nelle sue idee, aveva
-brillato un istante nella mente di Silvio; e da quel punto era
-diventato il più importuno di tutti: «scrivere a Carlotta.» E come mai
-egli non vi avea pensato prima?
-
-«Le scriverò domani» disse a sè stesso, pensando acquetare di tal guisa
-la sua smania; e a prevenire l'effetto di questo partito così efficace,
-andò fantasticando gran pezzo intorno al difficilissimo edifizio che
-si toglieva carico di costruire al domani. A capo di due ore qualche
-cosa che assomigliava, secondo Silvio, ad un capolavoro epistolare,
-incominciò a giganteggiare nel suo cervello, come la famosa piramide
-di Cheope. Da qualunque lato egli guardasse questo tipo, gli pareva
-perfettissimo, e che una sillaba di più o di meno avrebbe tradito
-l'intimo senso del suo cuore. Chi sa come il sonno arruffi le matasse
-delle idee, e come di tal guisa mille capolavori letterarii siano stati
-soffocati in embrione, troverà ragionevole l'imprudenza di Silvio, che
-gettate da una parte le lenzuola, e balzato di letto e indossata alla
-meglio una veste da camera, si accinse a vergare la famosa lettera a
-Carlotta.
-
-Quella lettera diceva press'a poco così:
-
- «_Signora_,
-
- «Un uomo che ha avuto la fortuna dì slogarsi una spalla e d'essere
- raccolto nel vostro tetto, ha qualche cosa più che il semplice
- dovere di esservi riconoscente. Le disgrazie pagate d'uno sguardo
- pietoso di colei che si ama ci diventano care come lo stesso amore;
- io benedico adunque la mia caduta che mi ha fatto ospite vostro.
-
- Non vi spaventate del mio linguaggio; non attribuite a questo
- mio ardimento alcun disegno oltraggioso verso di voi; se la mia
- franchezza potesse servire di migliore riparazione al ridicolo,
- vi direi che appunto la paura del ridicolo mi ha suggerito questa
- impudenza che forse vi ha offeso.
-
- Voi non mi avete amato mai, ed io non mi sono stancato mai d'amarvi
- e di domandarvi in silenzio il vostro amore; il mio silenzio era
- assai più palese della perorazione d'uno sciancato che mendica
- sul canto della via. Ne siete stata impietosita un istante solo?
- questo io non so, ma so d'essere stato importuno molto. Abbiate
- dunque pietà del mio affetto disperato; la rivelazione che io vi
- faccio mi dà tutto in vostre mani: potrete ridere molto di me,
- fatelo pure senza riguardi. La riconoscenza ci chiama assai più
- verso coloro che ci fanno ridere, che verso coloro che si ostinano
- a volere le nostre lagrime; e voi adunque siatemi alla volta vostra
- riconoscente; questo sentimento di reciproca generosità sarà un
- alimento alla sete insaziabile che io ho di partecipare in qualche
- modo della vostra vita, come partecipo della vostra casa.
-
- Sapete voi perchè io vi scrivo? Vorrei pur dirlo a me stesso, ma è
- inutile; meglio è tacerne.
-
- Ad ogni modo, poi che non mi è dato di sapere notizie della mia
- gentile castellana, non troverete biasimevole che io vi rammenti
- l'antica amicizia che mi lega alla vostra casa, per testimoniarvi
- con questo pretesto la mia gratitudine e la mia stima. Aggiungerei
- il mio amore.... ma non so in qual modo vorreste accogliere questa
- mia dichiarazione. Nella peggiore delle ipotesi, fate conto che io
- vi scriva durante il delirio della febbre, e perdonatemi; nulla
- al mondo mi dorrebbe tanto, quanto il vedere le mie intenzioni
- interpretate sinistramente. Io sarei assai disgraziato se volendo
- ispirarvi un po'.... di compassione, non riuscissi che a suscitare
- il vostro sdegno.
-
- Quell'ottimo signor W** che voi avete inviato al mio letto, e che
- si è occupato religiosamente della mia spalla e della mia ferita
- al capo, assicura che fra due o tre giorni sarò completamente
- ristabilito. Quando egli mi ha dato questa notizia consolante, ho
- pensato che sarei sempre stato in tempo di buttarmi un'altra volta
- sotto il vostro pergolato. Più tardi ho rinsavito.
-
- Vi prometto che non spezzerò più le aste del vostro pergolato, e
- non esporrò la vostra pietà ad un rifiuto.»
-
-Silvio volle scrivere di più, ma il freddo era così intenso, ed egli
-così poco riparato, che una sensazione penosa lo interruppe sul più
-bello. Volle provare a farsi forza, ma la mano agitata da strani
-brividi si ribellò a quell'uffizio. Allora abbandonò la sedia e si
-accostò tremante di freddo al suo letto....
-
-Al mattino successivo ebbe la febbre; questa volta, se si vuol credere
-al signor W** medico e chirurgo di Gossau, non era più la febbre
-dell'amore.
-
-
-
-
-XXXII.
-
-
-Giovanni venne a dire a Silvio che la pozione ordinatagli dal medico
-era pronta; e siccome Silvio insisteva dello sguardo, soggiunse che
-«il messaggio era compiuto», ciò che voleva dire che il capolavoro
-epistolare di Silvio era pervenuto nelle mani di Carlotta. Silvio
-continuava ad insistere nello stesso linguaggio, ma Giovanni questa
-volta si strinse nelle spalle e non rispose per la buona ragione che
-non comprendeva la dimanda.
-
-— Che cosa ha detto? s'arrischiò a balbettare l'ammalato.
-
-Carlotta non aveva detto nulla.
-
-— Che cosa ha fatto? volle soggiungere Silvio, ma venutogliene meno
-l'ardire, soffocò la frase in un sospiro.
-
-Del resto era naturale che Carlotta non avesse fatto nulla di
-straordinario, nè il buon Giovanni avrebbe saputo rispondere
-altrimenti.
-
-Tutto quel giorno febbre, aspettazione, e null'altro.
-
-Siccome Silvio aveva rifiutato il cibo, Giovanni, da infermiere
-poco pratico, ebbe subito gravi apprensioni e si tenne presso al
-letto dell'ammalato, silenzioso ed immobile come una statua — una
-statua uscita da una galleria di uomini illustri del nostro secolo,
-coll'inevitabile panneggiamento della moda parigina del secolo scorso.
-
-Verso il tramonto parve a Giovanni d'udire un tocco ben noto di
-campanello; si assicurò che Silvio era assopito, e uscì frettoloso
-dalla camera. Ma non così piano, che Silvio non si destasse, e non
-indovinasse a un secondo tocco di campanello di che si trattava.
-Forse... ahi! tutte le speranze e i timori risorsero in un baleno
-nel suo cuore — un cuore assai grande che si diede a battere
-disperatamente, tanto da raggiungere e lasciarsi indietro di molto
-le cento e venti pulsazioni al minuto che il signor W..., medico
-e chirurgo, aveva accertato scrupolosamente col suo cronometro di
-Ginevra.
-
-Giovanni rientrò poco dopo; recava in mano un involto che consegnò a
-Silvio. Questi si fe' pallido in viso, e colle mani tremanti afferrò
-l'involto e ne ruppe il nastro verde che lo legava; l'impazienza e
-la speranza erano nei suoi occhi e nel suo cuore... Quell'involto
-conteneva due lettere: ahi! le due lettere che egli aveva spedito a
-Carlotta....
-
-Il volto di Silvio si accese di vivo rossore; ma il suo dispetto
-fu breve, e il dolore ne diradò ogni traccia. Le sue braccia
-caddero abbandonate lungo i banchi; le sue mani si rallentarono
-involontariamente lasciando sfuggire sulle lenzuola le lettere
-fatali. Giovanni in un angolo della camera, ritto ed immobile, colla
-testa inclinata sul petto alla guisa d'un fantasma dolente, guardava
-sott'occhio lo sciagurato effetto del suo messaggio.
-
-Ciò che si passò nell'anima agitata di Silvio non è difficile cosa
-immaginare per chi, almeno una volta in vita, si sia trovato involto
-nelle tele insidiose dell'amore.
-
-
-
-
-XXXIII.
-
-_Silvio a Carlotta._
-
-
-«Non crediate che io vi scriva per farvi rimprovero. In compenso
-dell'ospitalità e delle cure che m'avete fatto prodigare nella vostra
-casa, io vi perdono il male che avete cagionato al mio cuore. Il vostro
-silenzio mi aveva detto l'indifferenza; oggi vi avete aggiunto il
-disprezzo. Nè io me ne dolgo; una speranza gagliardamente alimentata
-mi ha suggerito l'audacia che vi ha offeso; però se il mio contegno mi
-ha meritato la vostra collera, il mio cuore non domandava che la vostra
-pietà.
-
-Voi foste forse giusta, ma spesso la giustizia è crudele. Sia pure; poi
-che il rapido corso di molti mesi non ha saputo ispirare ed alimentare
-nel vostro cuore altro sentimento che l'indifferenza e il disprezzo, io
-saprò rinunziare un'altra volta al mio sogno, a quel sogno che, dacchè
-vi conobbi, fu la sola mia vita: essere amato da voi. Un sacro dovere
-si frappose un tempo fra voi e me; vi lasciai col cuore straziato, ma
-confortato da una stolta e fallace compiacenza: forse il vostro cuore
-mi aveva fatto l'elemosina del compianto; forse i vostri occhi mi
-avevano fatto elemosina d'una lagrima....
-
-Oggi è ben altro.
-
-Assai probabilmente non mi rivedrete più; partirò domani stesso dalla
-vostra casa, e domani stesso lascierò questo paese. Spero di poter
-andare abbastanza lontano, perchè voi non abbiate così facilmente la
-spiacevole sorpresa d'incontrarvi un'altra volta con me.
-
-Questo io debbo fare per voi; lo posso, e mi basta. Se la mia
-riconoscenza non può dimostrarvisi che a questo patto, non potrete,
-spero, accusarmi d'ingratitudine. Che se le baldanze mie vi hanno
-tratta in inganno sui miei sentimenti, l'avvenire vi dirà forse quanto
-profondamente io vi stimi e vi abbia stimato sempre.»
-
-
-
-
-XXXIV.
-
-
-Le ore numerate dall'insonnia non sono mai brevi; e tuttavia Silvio,
-che aveva avuto le sue buone ragioni per non chiudere occhio tutta
-notte, trovò che l'alba spuntava troppo più presto che non si
-convenisse alla più pigra stagione dell'anno. Le battaglie del suo
-cuore erano state crudeli e lunghe, ma la sua risoluzione non aveva
-piegato un istante. Il primo raggio di luce penetrò nella sua stanza
-gravido di nuove tempeste e di nuovi assalti. E in un baleno ripensò
-tutte le accarezzate illusioni del suo spirito, melanconiche rovine
-d'un audace edifizio di sogni. Pensò a Carlotta, alla mesta casa
-che lo aveva raccolto, e parendogli d'uscire improvvisamente da una
-lunga visione, volse gli occhi in giro per sincerarsene. Una profonda
-melanconia lo invase al pensiero di dover abbandonare quelle pareti
-per sempre. Quivi egli si era abbandonato alle sue fantasie d'infermo,
-alle ansie dell'aspettazione, agli accasciamenti della disperanza —
-quivi egli aveva sofferto, amato e sperato molto — quella camera era
-stata per lui, per lui solo, tutto un mondo vastissimo che egli aveva
-popolato d'immagini lusinghiere.
-
-Nelle lunghe ore di solitudine che egli aveva passato immobile sul
-suo letto, egli aveva numerato cento volte il doppio giro di scacchi
-bianchi ed azzurri che si alternavano sulla volta; aveva seguito
-coll'occhio i bizzarri fiorami dipinti sulle pareti fino agli stipiti
-dorati degli angoli, donde era tornato indietro rifacendo senza
-stancarsi mai gli stessi sentieri tortuosi. E poi in quella camera
-vi erano cento altri affetti che erano sorti per opera sua, affetti
-di creature enigmatiche a cui egli solo aveva dato la vita. Là era un
-drago colle fauci spalancate, che fino all'arrivo di Silvio era stato
-tenuto in conto d'una foglia di certa pianta strana a cui nissuno
-avrebbe saputo dare un nome; altrove una testa assai burlesca d'uomo,
-altrove un busto di bella donna, o un amorino senz'ali, tutta brava
-gente che vivevano alla buona senz'altra pretesa al mondo che quella di
-essere guardati ad un'ora determinata e dal guanciale di Silvio.
-
-Pensate voi se dovesse essere lieve dolore abbandonare tutto ciò.
-
-Più volte Silvio provò a drizzarsi appuntando i gomiti sul guanciale;
-più volte disse a sè stesso che era tempo di mostrarsi forte, ma sempre
-gliene mancò l'animo; il suo pensiero ribelle ritornava senza posa
-a Carlotta, e il suo corpo ricadeva inerte sul guanciale. Un sospiro
-mal represso veniva a quando a quando dal suo petto; ed egli avrebbe
-certamente arrossito confessandolo a sè medesimo, ma il suo cuore
-diceva assai chiaro il pentimento di aversi tolto un carico tanto
-grave.
-
-— Domani stesso partirò dalla vostra casa!...
-
-Queste parole, indarno dissimulate, si ripetevano come un lungo eco
-nel suo seno. Qual demone gliele aveva dettate? e perchè mai s'egli
-non aveva saputo resistere alle tentazioni dell'orgoglio, non era,
-almeno in quel momento, fatto insensibile alle lusinghe infruttuose
-dell'amore?
-
-In quel punto venne picchiato all'uscio. Il signor W..., medico e
-chirurgo di Gossau, entrò sulla punta dei piedi. Il cuore di Silvio
-martellò disperatamente, vedendo l'eterno sorriso e l'eterna marsina
-nera dell'Esculapio.
-
-— Come state voi?
-
-— Benissimo, balbettò Silvio.
-
-Il sorriso del signor W..., medico e chirurgo di Gossau, parve voler
-dire: «Adagio, mio signore; prima di sentenziare con tanta sicurezza ci
-ho da entrare anch'io.»
-
-— Vediamo la lingua, disse dopo aver tastato il polso con molta gravità.
-
-Silvio mise fuori la lingua colla maggior grazia possibile.
-
-L'esame parve non andare a genio al signor W..., il quale fe' sentire
-un debole grugnito assai espressivo.
-
-— Abusi, abusi!... ripetè egli scotendo il capo; eccoci di nuovo colla
-febbre...
-
-E s'arrestò atteggiandosi come un punto, interrogativo. Questa volta
-il suo sorriso fu molto eloquente, e fu come la sintesi d'un discorso
-la cui perorazione dimostrava assai chiaro: come sarebbe stato
-sconveniente che il signor W..., medico e chirurgo di Gossau, non
-avesse indovinato la causa di questa ricaduta.
-
-Ma sia che Silvio non avesse inteso l'oratorio significato di quel
-sorriso, o non vi avesse posto mente, prese a dire con voce titubante
-«come avesse in animo di partire....»
-
-— Diamine! sclamò il medico.... e quando?
-
-La lingua di Silvio incespicò più d'una volta prima di rispondere,
-e ne venne fuor un «presto» così ingarbugliato, da essere quasi
-irriconoscibile.
-
-Ma, il signor W** non se ne appagò e insistè con un «per esempio?» così
-netto ed aperto, che era impossibile potersene schermire.
-
-— Fra quanto tempo credete che io possa lasciare il letto? domandò
-Silvio, invece di rispondere.
-
-— Secondo i casi.
-
-— Nella migliore ipotesi?
-
-— Supponendo una crisi favorevole, prestissimo.
-
-— Prestissimo! Per esempio?
-
-Il _per esempio?_ di Silvio fu più fortunato.
-
-— Anche domani.
-
-Silvio impallidì, ed aggiunse con un tremito pauroso:
-
-— E se si trattasse d'un bisogno urgente?...
-
-Il medico parve non comprendere. Silvio tacque un istante.
-
-— Se io dovessi partire.... oggi?
-
-— Oggi! Diamine!
-
-E un nuovo grugnito dell'ottimo signor W**, medico e chirurgo di
-Gossau, avvertì Silvio della difficoltà della cosa.
-
-— Impossibile, voi dite?... interruppe questi con un impeto di
-rammarico, che poteva parere un impeto di gioia.
-
-— Non ho detto ciò....
-
-A questo punto il rammarico di Silvio parve meglio definito.
-
-— Ma lo dirò certamente.... È impossibile; fate conto d'avere le catene
-delle Alpi alle sponde del vostro letto....
-
-E tratto dal paragone il signor W**, medico e chirurgo di Gossau,
-s'agitò come invaso da un brivido di freddo, e volse istintivamente gli
-occhi al caminetto, su cui tremolavano ancora alcune scintille avanzate
-dalla notte precedente.
-
-— Dunque? insistè Silvio con uno sguardo pieno di speranza.
-
-Il medico si strinse nelle spalle.
-
-Silvio non disse più nulla, e parve riflettere. Il suo volto era
-come irraggiato da un dolce e pago languore; ma un istante dopo la
-sua fronte si oscurò, e i suoi occhi si chiusero penosamente, mentre
-l'affanno usciva dal suo petto in un sospiro.
-
-— È inutile, disse, è necessario che io parta oggi.
-
-E senza punto badare al signor W** che se ne stava immobile per lo
-stupore, fece atto di levarsi. Il medicò lo arrestò con uno sguardo di
-preghiera, ed a crescervi forza aggiunse un gesto in cui era scolpito
-tutto l'entusiasmo d'una perorazione. Ma quella eloquenza muta non fu
-molto fortunata.
-
-— È necessario che io parta oggi, ripetè mestamente Silvio; e poichè
-il signor W** accennava di voler insistere, lo interruppe con un «è
-necessario» così riciso, che a volerci trovar da ridire era qualche
-cosa più che una montagna da valicare.
-
-Infatti, il signor W** non ci trovò a ridire, e pensando che la sua
-presenza non potesse riuscire che importuna, salutò ed usci dalla
-camera.
-
-Rimasto solo Silvio, che s'era drizzato a gran stento, ed aveva messo
-una gamba fuori del letto, sentì a un tratto venir meno ogni energia.
-Col capo inchinato sul petto, cogli occhi fissi, egli ripensava
-melanconicamente per l'ultima volta le accarezzate parvenze del suo
-sogno....
-
-Il buon Giovanni lo sorprese in quell'atteggiamento.
-
-Silvio, tratto bruscamente al suo estatico fantasiare, levò gli occhi
-smarriti in volto al nuovo arrivato.
-
-Giovanni recava una lettera; Silvio la prese senza emozione, ne ruppe
-il sigillo, spiegò distratto il foglio innanzi agli occhi, e lesse una
-sola parola:
-
-«Restate.»
-
-Una gioia suprema imporporò le sue pallide guancie; il suo cuore
-batteva così violento, che quasi gli veniva meno il respiro.
-
-— Dessa! non è vero?... balbettò tremante, fissando gli occhi
-spalancati in quelli di Giovanni; e senza attendere la risposta, si
-lasciò cadere con delirante abbandono sul suo guanciale.
-
-
-
-
-XXXV.
-
-_Silvio a Carlotta._
-
-
-«Rimango. Non vi dirò quanto io sia felice di questa determinazione;
-ma solo che io non l'avrei presa giammai se non per ubbidire ad un
-vostro comando. La mia volontà non ha potuto ribellarsi alla vostra, ma
-avrebbe resistito al mio amore.
-
-Ho domandato a me stesso la ragione di ciò che avviene, e la mia stolta
-vanità si è lusingata per un istante del vostro affetto. Non sorridete
-della debolezza della mia natura; io mi sono ricreduto ben tosto. Sia
-benedetta la pietà che vi ha fatto superiore al vostro risentimento.
-
-Il vostro risentimento! So d'averlo meritato, ma so pure che se voi
-aveste potuto leggermi in cuore, m'avreste perdonato. Oh! ditemi, in
-nome di Dio, posso io credere che, almeno in parte, la vostra pietà sia
-suggerita dal perdono?
-
-Alcuni giorni tuttavia, ed io sarò ristabilito pienamente; nè vi vedrò
-una sola volta ancora nella vita? Deh! fate che la memoria dei vostro
-volto sereno s'imprima nel mio cuore prima di abbandonarvi per sempre.
-Partirò felice se mi avrete assolto dal vostro corruccio».
-
-
-
-
-XXXVI.
-
-
-Come Silvio ebbe scritto a gran fatica questa lettera, si lasciò
-ricadere con molta soddisfazione sul suo letto, pensando per la
-prima volta che se egli fosse stato a quell'ora sulle panche d'una
-_diligenza_, non si sarebbe per avventura trovato così bene.
-
-Suonò il campanello, ed entrò Giovanni cui accennò senza parlare
-la lettera; poi, siccome la notte antecedente non era stata troppo
-propizia al suo sonno, chiuse gli occhi ripetendo dentro di sè il nome
-di Carlotta. A poco a poco si addormentò, ed è probabile che la visione
-invocata gli apparisse nei sogni.
-
-Quando si destò, vide la camera illuminata da una pallida luce
-porporina, e una bruna figura seduta accanto al suo letto... Si
-stropicciò gli occhi, ma la visione non sparì... Un grido morì
-soffocato sulle sue labbra... Carlotta!...
-
-Era pur dessa!... pallida e sorridente come fantastica creatura di
-sogno. Aveva un libro in una mano; dell'altra faceva cenno a Silvio
-di tacere. Vi fu un istante di silenzio. Carlotta guardava Silvio
-con fronte serena; Silvio guardava Carlotta coll'anima negli occhi,
-seguendone ogni più lieve movimento, quasi timoroso che l'adorata larva
-dovesse svanire s'egli ne avesse distratto lo sguardo.
-
-«Lo vedete... sono venuta;» disse Carlotta con dolcezza.
-
-Gli occhi di Silvio non dissero che la riconoscenza, ma una
-riconoscenza così ardente, che Carlotta sorrise suo malgrado.
-
-— Non sono offesa con voi; aggiunse come a modificare l'interpretazione
-che Silvio aveva forse dato alla sua venuta.
-
-Silvio comprese il senso intimo di quelle parole, e sospirò mestamente.
-
-— Vi ringrazio, disse; non avrei osato sperarlo.
-
-E da capo nuovo silenzio.
-
-La posizione di Silvio non era veramente priva d'imbarazzo; egli era
-così poco preparato ad una visita di Carlotta, era stato così lungi dal
-pensare ad un incontro di quella natura, che le frasi galanti, di cui
-di solito non era sprovvisto, gli fallirono miseramente. Fors'anche la
-prepotenza d'un sentimento vero aveva debellato il suo coraggio.
-
-Egli guardava Carlotta, rimuginando una frase, che, a calcoli fatti,
-doveva essere come una specie di bomba infallibile, e pareva misurare
-la distanza per non fallire il suo tiro; ma la frase si contorceva
-nella sua testa in mille modi, senza comporsi mai a quel tipo
-vagheggiato. Ogni momento che passava cresceva il suo imbarazzo, e un
-vivo rossore accendeva sempre più il suo volto. Carlotta gli venne in
-aiuto.
-
-— Come state? domandò con un lieve sorriso.
-
-Silvio stava benissimo, e non sapendo fare di meglio, lo disse
-sospirando. Quel sospiro non fu fortunato; Carlotta si fece seria in
-volto.
-
-Ma Silvio non si die' per vinto, ed aggiunse melanconicamente: «il
-medico assicura che _presto_ potrò partire....»
-
-Avrebbe voluto dire _domani_, ma gli parve d'arrischiare troppo, e
-disse _presto_; e lo disse pauroso ed indeciso come chi getta un dado
-da cui dipenda la sua fortuna.
-
-— Lascerete Gossau? domandò freddamente Carlotta.
-
-Un po' più di calore e la parola Gossau pronunziata con maggior
-indifferenza, ed era per l'appunto la dimanda a cui Silvio s'attendeva.
-Quelle lievi modificazioni sconcertarono i suoi disegni; tuttavia
-s'avventurò a rispondere:
-
-— Non devo abusare della vostra cortesia... e si tenne in aspettazione
-spiando sott'occhi l'effetto delle sue parole.
-
-Carlotta sfogliò sbadatamente il libro che aveva fra le mani, e non
-rispose. Un gemito partì dal petto straziato di Silvio.
-
-— Che cosa avrete pensato di me! balbettò poco dopo con voce fioca.
-
-— Nulla: rispose Carlotta, temperando la durezza della risposta con una
-inflessione dolcissima di voce.
-
-— Nulla! ripetè Silvio amaramente; nulla!
-
-Carlotta fu visibilmente commossa da quell'accento di rimprovero e di
-dolore.
-
-— La vostra ferita fu assai grave, disse sbadatamente, volendo volgere
-ad altro il discorso.
-
-— Non quanto avrebbe potuto essere, rispose Silvio.
-
-— È vero.
-
-Non le venne detta questa parola, che Carlotta levò gli occhi in volto
-a Silvio.
-
-Quelle brevi parole avevano ridestato una memoria assai delicata;
-entrambi compresero che il loro pensiero raffigurava in quel punto la
-stessa immagine ed arrossirono entrambi.
-
-In quel punto la rosea luce che illuminava la camera impallidì a un
-tratto.
-
-Carlotta si drizzò.
-
-— Vorreste?... domandò Silvio giungendo le mani.
-
-— È tardi, fra dieci minuti sarà notte.
-
-— Non partite, ve ne scongiuro.
-
-— È necessario.
-
-— Non sono che pochi momenti che io vi vedo.
-
-— È un'ora che io sono in questa camera.
-
-— Un'ora! tristo me! ed io dormiva.... sognava; sognava di voi, di che
-potrei sognare?
-
-L'accento con cui Silvio parlava era così languidamente mesto, che
-Carlotta non potè trattenersi dal pagare d'un sorriso quella passione
-così sincera.
-
-— Sorridetemi così; proseguiva Silvio, cui il pensiero di rimaner solo,
-di perdere un'altra volta quella donna adorata, restituiva in un punto
-tutta l'audacia smarrita; sorridetemi così; voi ignorate il bene che mi
-fate in questo momento.
-
-— È necessario che io vi lasci, disse Carlotta con dolcezza.
-
-— Ancora un istante; ho tante cose a dirvi.
-
-— È inutile.
-
-— Inutile!
-
-E Silvio chinò il capo con abbandono.
-
-— Promettetemi almeno di ritornare.... insistè coll'ansietà di chi vede
-un ultimo barlume di speranza.
-
-Carlotta tentennò il capo.
-
-— Un rifiuto!
-
-— No, non è un rifiuto....
-
-— Promettete adunque?
-
-— Non prometto mai nulla.
-
-Silvio ricadde sul guanciale senza dir motto.
-
-Carlotta s'appressò all'uscio, ma all'atto di afferrare la maniglia, si
-arrestò e si rivolse.
-
-— Buona notte, disse.
-
-— Buona notte, ripetè Silvio con un filo di voce.
-
-— Forse.....
-
-— Forse?....
-
-— Aspettatemi....
-
-— Quando?
-
-— Aspettatemi.
-
-— Domani?
-
-Ma l'uscio s'era aperto, e la vezzosa creatura s'era involata come un
-fantasma....
-
-Nella camera solitaria di Silvio, errò lungamente un profumo di donna
-amata, parte di sè medesima abbandonata da Carlotta ai cupidi sensi
-dell'ardente amatore.
-
-
-
-
-XXXVII.
-
-_Silvio a Carlotta._
-
-
-«Vi ho aspettato; dite voi stessa se io v'ho aspettato!
-
-Perchè dunque?... perchè?... È avvenuta forse alcuna cosa che vi abbia
-impedito di attendere la vostra promessa?... O dovrò io rammentarvi che
-mi avete fatto una promessa?»
-
-
-
-
-XXXVIII.
-
-_Carlotta a Silvio._
-
-
-«Non nego che io v'abbia fatto una promessa, ma non ho detto nè il
-giorno, nè le condizioni che io ponevo all'adempimento. Poichè pare
-che la vostra solitudine vi sia incresciosa, e desideriate d'averne
-sollievo, dipende da voi che io venga a far quattro chiacchiere nella
-vostra camera. Promettete di non parlare mai di cose del cuore, e di
-non usare certe frasi vaghe che vi si riferiscono.»
-
-
-
-
-XXXIX.
-
-_Silvio a Carlotta._
-
-
-«Per quanto avete di caro al mondo, vi scongiuro: non ostinatevi in
-questa pretesa. Deh! che i miei sentimenti, i sentimenti di un cuore
-devoto, non vi trovino inesorabile!»
-
-
-
-
-XL.
-
-_Silvio a Carlotta._
-
-
-«Ditemi almeno che cosa intendete per _frasi vaghe che si riferiscono a
-cose del cuore_.»
-
-
-
-
-XLI.
-
-_Carlotta a Silvio._
-
-
-«Voi sapete troppo bene dove incominci e dove finisca il vocabolario
-dei _sentimenti dei cuori devoti_. Risparmiatemi un'enumerazione lunga
-e spinosa.»
-
-
-
-
-XLII.
-
-_Silvio a Carlotta._
-
-
-«Accetto. Non vi dirò quanto mi costi, benchè non potreste impedirmelo.
-So di non vincolarmi che a non _parlarvi_ di _cose del cuore_, nè voi
-sarete così ingenerosa da voler estendere più oltre la mia promessa.
-Accetto adunque.
-
-Lasciate però che alla mia volta io faccia, non già una condizione, ma
-una preghiera: _venite oggi stesso_.»
-
-
-
-
-XLIII.
-
-
-Carlotta venne; aspettata come un'alba di tripudio, bella e raggiante
-più d'un'alba.
-
-Cogli occhi ardenti di passione, col cuore palpitante, Silvio seguiva
-i passi della leggiadra creatura che pallida e serena come una visione,
-attraversò la stanza lentamente, e venne a sedersi a qualche passo dal
-letto.
-
-— Più vicino... balbettò Silvio.
-
-Carlotta trasse la seggiola presso al capezzale.
-
-Immerso nell'egoismo della sua felicità, Silvio non pensò neppure a
-ringraziarla; non volle o non seppe sorriderle, non le disse parola —
-che cosa le avrebbe egli detto, poichè gli era contesa la favella del
-cuore?... Il solo suo sguardo si animò, e fisso sulla fronte della
-donna amata, parve ricercare le vie tortuose del suo pensiero, per
-rapirle un segreto. Carlotta sostenne quello sguardo senza abbassare
-gli occhi; Silvio sospirò.
-
-I sospiri non erano stati compresi nel patto; però Carlotta, che fino
-a quel punto si era tenuta in silenzio, s'affrettò a domandare a Silvio
-della sua salute.
-
-Sventuratamente Silvio stava benissimo, e lo disse con un altro sospiro
-assai più lungo e più profondo del primo.
-
-Quest'esordio parve spaventare Carlotta, la quale, non osando muoverne
-lamento direttamente, guardò Silvio con una cert'aria, come di chi
-volesse mettere in dubbio la legittimità di quei sospiri. Silvio le
-rispose di rimando nello stesso linguaggio «essere dolentissimo che si
-volesse mettere in dubbio la legittimità dei suoi sospiri.»
-
-Dopo questo primo armeggio, la conversazione si animò vivamente. Silvio
-parlò con entusiasmo della stagione che minacciava di essere fredda,
-c Carlotta convenne pienamente con lui, aggiungendo che l'inverno
-era stato precoce. Silvio si affrettò a dividere questa opinione, e
-incoraggiato dal primo successo, disse qualche parola della giornata
-che era stata bellissima. Anche questa sentenza non trovò seria
-opposizione.
-
-— Ma fredda, osservò Carlotta con qualche titubanza.
-
-— Freddissima, confermò Silvio sbadatamente; poichè lo dite, aggiunse
-sorridendo; io già non ho potuto accorgermene.... sebbene.... sì, ne
-sono sicuro, il gelo aveva disegnato assai bizzarri fiori sui vetri
-della finestra. Il sole me li ha tolti ben tosto...
-
-— E il gelo i miei... figuratevi; avevo un'aiola di cappuccine gialle
-che non s'erano potute raccogliere nella serra — sono morte tutte...
-
-— Poverette!
-
-Silvio pensò di dover unire un sospiro per significare meglio il suo
-compianto; questa volta Carlotta non ne parve spaventata e rispose con
-un sorriso.
-
-— Amate i fiori? domandò poco dopo.
-
-— E chi non li amerebbe?
-
-E qui Silvio con uno slancio inspirato parlò del loro profumo, dei loro
-colori, e stava per parlare del loro linguaggio, se una occhiata assai
-espressiva di Carlotta non l'avesse interrotto in buon punto. Silvio
-pose la mano destra sul cuore coll'atto con cui l'avrebbe posta sulla
-bocca d'un ciarliero, e domandò scusa sorridendo.
-
-Se Carlotta rispondeva a quel sorriso, addio patti! ma Carlotta non
-parve avvedersi del gesto, nè del senso burlesco che gli era stato
-dato. Quell'indifferenza sconcertò forse i segreti disegni di Silvio,
-il quale da quel punto si fece serio in volto, e divenne più parco di
-parole.
-
-Carlotta, sia che fosse rassicurata da quel contegno, sia che sentisse
-in cuore alcuna pietà mista di riconoscenza, o forse per l'una cosa e
-l'altra insieme, acquistò per l'appunto quanto Silvio aveva perduto, e
-lo interrogò sui suoi viaggi.
-
-Silvio si tolse d'impaccio assai male; nè mai racconto di viaggi fu
-fatto con tanta inettitudine e con così poca compiacenza.
-
-Convien sapere che fin dal primo dialogo avuto con Carlotta, egli era
-stato torturato dal desiderio di fare una domanda; ma il timore di
-ridestare memorie spiacevoli, lo aveva consigliato a non farla, sebbene
-il silenzio gli paresse incontrastabilmente una mancanza di riguardo, e
-potesse essere creduto ispirato da un sospetto ingiurioso.
-
-— Tutto sta nel modo di farla, aveva detto a sè stesso, e da un quarto
-d'ora torturava il suo cervello, domandandogli una frase restia che gli
-sfuggiva.
-
-Appena gli parve d'avere il fatto suo, compose il volto a mestizia, ed
-aprì bocca per parlare; ma in quel punto il sole che tramontava dietro
-i monti, involò seco i raggi d'oro che si frangevano contro le vetrate
-della finestra. A quella vista Silvio si turbò, e il nome del signor
-Verni morì soffocato sulle sue labbra. Allo stesso tempo Carlotta si
-levò in piedi.
-
-— A domani? disse Silvio con voce agitata.
-
-— Forse.
-
-— Forse!... E un ultimo sospiro chiuse questo secondo colloquio amoroso.
-
-
-
-
-XLIV.
-
-_Silvio a Carlotta._
-
-
-«È inutile. Una forza superiore alla mia volontà mi trascina ciecamente
-ai vostri piedi. Lasciate che io mi illuda ancora una volta, e non veda
-la vostra indifferenza e il vostro disprezzo, e possa dirvi l'amor mio.
-Lasciate che il mio cuore possa conoscere ancora per poco i battiti
-della speranza.
-
-Sarò vostro schiavo, se voi lo vorrete; bacierò festante le mie catene,
-ma non contendete al mio cuore la facoltà d'amarvi, la sola virtù che
-lo purifica e lo fa grande. Se la franchezza è virtù, e lo è sempre
-quando non nuoce ad altrui, io voglio avere anche questa.
-
-A che giova il dissimularlo, a che giova il tacerlo? Io vi amo. Voi
-avete creduto che si possa spegnere un affetto, come si può spegnere
-un'incendio, isolandolo. Vi siete ingannata; condannando il mio cuore
-a tacere, a serbare gelosamente il suo amore solitario, voi non fate
-che ritemprarlo e rinvigorirlo in esso. Ciò che la favella non può
-esprimere si scolpisce incancellabilmente nel petto; il mio amore
-durerà quanto la mia vita.
-
-Se pure vi ha ancora una speranza di guarigione, solo una confessione
-completa può compiere il miracolo. Ponete che io voglia guarire,
-e lasciatemi dire che io vi amo, che io vi amo, che io vi amo.
-Rispondetemi che io vi sono odioso, che la mia passione è ridicola,
-che la mia insistenza vi annoia. Tutto ciò mi farà assai male, ma potrà
-guarirmi.
-
-Datemi il vostro disprezzo, tutto ed apertamente, o il vostro amore,
-tutto ed apertamente. Questo travaglio in cui ora vivo è peggiore della
-morte; voi potete liberarmene; fatelo ed affrettate. Non mi parlate
-d'amicizia; questa povera larva sarebbe un amaro scherno per chi
-domanda il vostro amore. Soprattutto siate franca; non vi trattenga un
-falso sentimento di pietà; la pietà, come io la intendo, è l'amore che
-risuscita, o il fuoco che purifica e risana; non vi ha via di mezzo:
-datemi il sorriso della Dea, o l'opera rude del chirurgo; benefica
-nell'uno e nell'altro modo io saprò benedirvi.... Qualunque altro
-partito sarebbe menzogna.
-
-Voi siete stata testimone di ciò che possa in me una promessa; il
-ridicolo non mi ha impaurito, e rimasi vicino a voi come un fanciullo;
-non vogliate condannarmi ancora ad una parte così ingrata; io saprò
-abbandonarvi se voi me lo comanderete.
-
-Quali sentimenti voi nutrite per me? quali sentimenti desterà nel
-vostro cuore questa mia ruvida franchezza? Lo ignoro. Non mi trattengo
-neppure ad immaginarlo. L'ho detto; una forza fatale mi trascina
-ciecamente ai vostri piedi. Io non so nulla di voi, se non che siete
-bella e che vi amo, che siete buona e che vi amo. Tutto il resto per
-me è un mistero; vi vedo mesta e dolente; di che? Non importa; io vi
-amo. Avete dei dolori? Non importa: io so che vorrei poterli dividere.
-Lo volete voi? volete voi esser mia?... Pazza audacia del mio povero
-cuore! Posso io ingannarmi più a lungo sulla sentenza che uscirà dalle
-vostre labbra?... E tuttavia io ve lo ripeto orgogliosamente; volete
-voi esser mia? Io non voglio pensare alla probabilità d'un vostro
-rifiuto; io così altero e sdegnoso, sentirei frangersi quest'anima
-da fanciullo. Mi pare che ne piangerei molto, come d'una rovina
-irreparabile; ma fuggirei da voi perchè le mie lagrime non suscitassero
-la vostra pietà, quella vana pietà che non sa dare che affanni a chi la
-prova e a chi la riceve.
-
-Volete voi esser mia? Mi pare un sogno che io possa farvi questa
-domanda senza arrossire, o farvi arrossire.
-
-Io penso talvolta che la sorte abbia voluto collegare in qualche modo
-la vostra vita alla mia, e mi inebbrio di questo pensiero.
-
-Talora invece discendo nelle vie più segrete del mio cuore, e
-v'interrogo la mia passione; allora provo delle torture inesprimibili,
-e m'infliggo delle angoscie crudeli; anatomizzo ogni fibra e mi domando
-se io saprei amarvi come voi meritate. Ebbene, io ne ho acquistata
-la certezza; non è un amore volgare, non è l'amore dell'uomo alla
-donna, quel sentimento inebbriante in cui ha parte più la fantasia e
-il desiderio, che la stima; non è questo l'amore che io vi offro. È un
-amore sereno, l'amore di un'anima ad un'anima.
-
-Voi siete bella, estremamente bella; lo so; ciò ha potuto altra
-volta inebbriare i miei sensi; ma non appena io vidi la vostra anima,
-indietreggiai per serbare il vostro profumo di virtù; l'acre voluttà
-della colpa mi ha sedotto, ma non mi ha vinto. Fuggii lontano da voi,
-recando meco la memoria della vostra bellezza, il mio vagheggiato
-ideale di artista.
-
-Oggi è ben altro; voi siete libera; per qual filo misterioso io sia
-stato guidato innanzi a voi, non so; ma so che è la Provvidenza che lo
-vuole. Oggi è ben altro; altra volta io ho amato la vostra bellezza
-e il vostro spirito, oggi io amo l'anima vostra; vi ho visto appena,
-e pure mi sento trascinato a voi da una forza magnetica; e una stima
-immensa si è ingenerata in me al solo vostro sguardo.
-
-So bene che attribuirete le mie parole ad esaltazione, e forse a
-menzogna; pure io non fui mai così calmo e così sincero come in questo
-momento. Crediatelo; non è più il vostro corpo che io amo; io posso
-dimenticare per un istante la vostra bellezza, posso anche pensare per
-un istante che un'altra donna può vincervi in avvenenza, ma non posso
-cessare un solo momento di amarvi, o credere un solo momento che io
-potrei amare un'altra donna, come amo voi.»
-
-
-
-
-XLV.
-
-
-Ponete — e non sarete lontani dal vero — che Silvio dopo questa
-lettera si sia lusingato per un quarto d'ora, e abbia numerato
-nell'inquietudine le lunghe ore della giornata; ponete che due ore
-prima del tramonto abbia udito una prima volta il fruscio delle vesti
-di Carlotta, e poi ancora cento altre volte, e che cento volte abbia
-teso l'orecchio col cuore agitato, e cento troncato le sue speranze
-con un sospiro; ponete che alla centesima un passo, un vero passo, si
-sia arrestato alla porta, e una mano abbia fatto girare la maniglia, e
-poi dite se il signor W**, medico chirurgo di Gossau, potesse giungere
-opportuno.
-
-Opportuno o no, era proprio lui.
-
-Silvio si lasciò sfuggire un'esclamazione di sorpresa. Non so che vi
-possa essere di gradevole nella visita di un medico; ad ogni modo fosse
-gradevole o sgradevole la sorpresa — e pare che dovesse essere l'una o
-l'altra, non avendo mai udito dire che vi siano sorprese d'altra natura
-— il signor W** non se ne avvide, o mostrò non avvedersene.
-
-Egli entrò col solito passo saltellante, colla faccia agro-dolce, si
-accostò al capezzale col solito sorriso, e interrogò l'ammalato col
-solito accento melato.
-
-— Il signor Silvio si sentiva bene?
-
-«Il signor Silvio si sentiva bene.»
-
-— Non aveva avuto più febbre?
-
-«Il signor Silvio credeva di non averne più avuto.»
-
-Erano le solite domande, e le solito risposte svogliate.
-
-Poi il signor W** volle vedere la lingua del signor Silvio, e la lingua
-del signor Silvio si compiacque d'arrendersi all'invito.
-
-— Benissimo.
-
-Si passò all'esame del polso, che era regolato come un cronometro di
-Ginevra, e il cronometro di Ginevra del signor W**, medico e chirurgo
-di Gossau, era lì a farne fede.
-
-— Benissimo.
-
-Questa seconda approvazione tolse Silvio alla sua svogliatezza; una
-vaga paura s'impossessò di lui, e i suoi occhi si spalancarono ad un
-tratto.
-
-— Appetito? domandò il medico.
-
-Silvio, che aveva mangiato due ore prima, in quel punto non si sentiva
-gran fatto disposto a ricominciare, e credette bene di non mentire
-rispondendo negativamente.
-
-— Avete provato a levarvi di letto?
-
-— Non ho voluto arrischiarmi, balbettò Silvio.
-
-— Non avreste corso pericolo... Voi dovete essere forte... Non vi pare
-di sentirvi forte?...
-
-— Infatti... sarà come voi dite.
-
-— Bisognerà provare.
-
-— Senza dubbio... pure... nel sollevarmi sui guanciali, sento dei
-dolori...
-
-— L'inerzia, appunto l'inerzia. Una lunga passeggiata vi guarirà
-affatto.
-
-— Lunga voi dite?
-
-— Volevate partire, se non erro; e ve l'ho impedito; oggi ve lo
-consiglio; il moto vi farà bene.
-
-Silvio volle sottrarsi con qualche pretesto a questa sentenza, ma senti
-il rossore salirgli alle guancie, e tacque.
-
-Pochi minuti dopo egli era un'altra volta solo; un'ora dopo le ombre
-bigie del tramonto incominciavano ad affollarsi intorno al suo letto,
-ed egli era ancora solo.
-
-Carlotta non era venuta.
-
-
-
-
-XLVI.
-
-_Silvio a Eugenio._
-
-
- . . . . . . .
-
-Ed ecco perchè non ti ho scritto. Potrai tu farmene una colpa? Non lo
-credo; mi piace crederti generoso, e il pensiero della mia debolezza
-fisica, e, deggio pur dirlo, della mia passione, legittimerà agli
-occhi tuoi la debolezza morale che, facendomi temere il tuo scherno,
-ha contribuito non poco a prolungare il mio silenzio. Aggiungi che
-soltanto oggi io ho incontrato le tue lettere; però dalla premura con
-cui mi accingo a risponderti, potrai avere nuovo argomento delle mie
-buone intenzioni.
-
-Promettimi che non ti farai beffa di me; che il tuo sorriso cinico si
-spunterà contro il mio cuore innamorato. Se tu sapessi quanto è bella,
-se tu sapessi la immensa folla di promesse che si slancia da' suoi
-occhi; se tu potessi numerare tutte le ansie che hanno combattuto il
-mio petto, tutti gli spasimi della sfiducia, e le dolci frenesie della
-speranza!... Oh! tutto ciò è ben dolce e ben crudele, ma è la vita.
-
-Dì pure che io vaneggio, che sono un fanciullo incorreggibile,
-ma lasciami dire alla mia volta che tu non sai vivere. Illusioni,
-follie!... Sia pure, mio buon Eugenio, ma stolto ed illuso colui che
-rifiuta il calice della vita, perchè non vi vede brillare in fondo
-l'eternità! Non è egli forse filosofia più sana e più utile, quella
-che benedice l'oggi, se ne appaga e ne vive, di quella che anticipando
-il domani con boriosa audacia, s'accascia nell'inerzia, sopportando il
-peso d'un'esistenza neghittosa?
-
-Domani sia che si voglia; oggi amo, e basta. Ma io ho anche ragioni per
-lusingarmi del domani, e se volessi mostrarmi audace nell'asserire,
-quanto voi altri cinici lo siete nel negare, potrei dire una parola
-che farebbe palpitare i cuori innamorati; e mille voci s'unirebbero
-alla mia, e benedirebbero questo benefico ideale dell'amore: l'eternità
-dell'amore.
-
-Infatti tu lo sai al pari di me; non è da oggi che io amo questa
-creatura; il mio affetto è passato attraverso il tempo, mascherato di
-cinismo come il tuo cuore, ma non si è spento. Così i semi delle piante
-passano attraverso i secoli serbando tutta la loro potenza di vita,
-sospirosi dell'amplesso fecondo della terra che li farà germogliare.
-Anche l'amore ha i suoi germogli.
-
-E poi, oggi è ben altro: io posso pensare senza arrossire agli enormi
-desideri che torturano dolcemente il cuore di chi ama, posso pensare
-a farla mia, a' suoi baci di fuoco, al suo seno palpitante sul mio.
-Nulla più s'oppone alla mia felicità. Il signor Verni è morto; il tuo
-silenzio su ciò mi lascia credere che tu lo ignori. Io stesso non so
-dirtene di più. Pare che il destino si compiaccia di circondare di
-mistero tutto ciò che riguarda questa donna: il suo stesso sorriso
-è un enigma; vicino a lei io smarrisco le mie audacie, e il suo
-sguardo dolce mi affascina e m'impietosisce ad un tempo. No; non posso
-ingannarmi; su quel volto sereno è scolpita una grande sventura. Questo
-fantastico sentimento di pietà che si aggiunge alla mia passione ne
-raddoppia l'energia. Vorrei comperare le sue lagrime col mio sangue,
-vorrei travolgere il suo affanno nel mio amore, e confonderlo in esso —
-il mio amore è immenso.
-
-Non sono che poche ore che ho lasciato la sua casa, e pochi passi
-soltanto mi separano da lei, e tuttavia mi pare che un abisso
-sterminato di spazio e di tempo si distenda innanzi a me per isolare il
-mio amore.
-
-Un'angoscia segreta mi opprime; e mi muovo cento domande — cento
-torture — a cui non posso rispondere. Perchè mai ella mi ha sorriso
-più dolcemente dell'usato, nel separarci? Voleva darmi una speranza?
-se così era, perchè tenersi a fianco quel benedettissimo signor W**?
-Temeva ella di restar sola con me? Mio Dio! Mio Dio! La mia testa si
-perde in questo labirinto...
-
-Queste mie camere solitarie che ho già amato tanto, mi sembrano
-fredde, mute come sepolcri. Ho aperto le finestre che guardano sul suo
-giardino, ho riveduto il pergolato, il viale dei pini, il sedile di
-sasso; tutto ciò è assai triste, assai desolato; la brina inargenta
-i rami e le zolle; quella nudità della natura mi ha agghiacciato il
-cuore. Una sola cosa non ha mutato; le sue finestre; esse sono sempre
-là, chiuse gelosamente, colle cortine calate... E tuttavia il mio
-occhio non erra smarrito sulle pareti come una volta, ma si spinge
-oltre audacemente, e vede una pallida figura di donna... Il mio cuore
-palpita più vivamente... Carlotta! Carlotta!
-
-Ho avuto per un istante la pazza speranza che una finestra si aprisse a
-un tratto, e che ella vi si affacciasse per rispondere all'appello del
-mio cuore. Poi ho cercato la finestra della camera che ho abitato tanto
-tempo; ho riveduto il mio letto, le seggiole, gli specchi, i fiorami
-delle pareti... E dire che poc'anzi io era là, che vedevo la luce
-attraverso quella finestra!... È finita, è finita!... la mia ragione è
-minacciata da due forze opposte; impazzirò di gioia o di affanno......
-
-
-
-
-XLVII.
-
-_Silvio a Carlotta._
-
-
-«Che cosa devo pensare di voi? È la terza volta che vengo in casa
-vostra per rivedervi, ed è la terza volta che mi si dice che voi non
-siete in casa. Io non ho dubitato un istante che ciò fosso vero; non
-ne ho dubitato, e non ne dubito, ve lo giuro; ma un vago timore si
-è impossessato di me, e non so aver pace in nissun modo. Che cosa è
-dunque avvenuto? che cosa sta per avvenire, mio Dio?
-
-Lo so, è una strana audacia la mia; pure vi scongiuro, toglietemi da
-quest'affanno; ditemi che la vostra assenza è affatto casuale, che non
-si rannoda con alcun dolore, con alcuna circostanza penosa; soprattutto
-che io non vi ho parte alcuna.
-
-Ho pensato di scrivervi, perchè non oserei presentarmi alla vostra
-casa con questo dubbio; perchè un nuovo tentativo di rivedervi fallito
-getterebbe forse nel mio cuore dei fallaci sospetti sulla vostra
-lealtà; perchè forse, se una dura verità deve partire dal vostro
-labbro, voi stessa troverete più facile mezzo affidandola ad una
-lettera. Rispondetemi adunque, ve ne prego. Qualunque sia la sentenza
-con cui risponderete al voto del mio cuore, io saprò obbedirvi, io
-saprò forse rassegnarmi ad una sciagura su cui il mio pensiero osa
-appena arrestarsi: «riperdervi per sempre.»
-
-Soprattutto siate franca, e procurate di rispondere liberamente a
-questa domanda che io vi faccio per l'ultima volta col cuore affranto
-dalla lunga speranza: «Volete voi esser mia?»
-
-
-
-
-XLVIII.
-
-_Carlotta a Silvio._
-
-
-«Sarò franca con voi, perchè lo volete. E vi dirò che la vostra
-proposta mi ha fatto versare delle lagrime di riconoscenza. Voi non
-saprete mai tutto il bene che le vostre parole mi hanno fatto, non
-saprete mai quanto acerbamente io soffra dovendovi rispondere con un
-rifiuto. Non insistete, ve ne prego; voi non fareste che crescere
-la mia angoscia, senza mutare il mio proposito. V'ha qualche cosa
-d'insormontabile che si frappone fra me e voi, fra me e il mondo, un
-sepolcro inviolabile. Quell'uomo che oggi non è più, quell'uomo che
-mi ha amato e che io ho amato con tutte le mie forze, stende le sue
-braccia per circondarmi ancora del suo amore.... No, il suo amore non
-è sepolto con lui; io lo sento; è solo per questa fiamma misteriosa
-che ha sopravvissuto al suo corpo che io accetto ancora la vita. Senza
-di essa io non sarei forse più, o non sarei più che una pallida larva
-del mio passato, un'anima mutilata. Potrei io accettare il vostro
-amore? Che cosa potrei darvi in contraccambio? potrei io amarvi come
-voi meritereste d'essere amato? che dico? potrei io darvi la minima
-parte del mio amore senza involarlo a lui? e dovrei io ritogliere alla
-morte per donare alla vita? Impossibile! impossibile! Quando anche il
-culto del passato potesse isterilire nel mio cuore senza incenerirlo,
-un imperioso dovere mi vieterebbe di farlo. Io sono sua, non potrei
-essere d'altri mai, senza turbare la pace della sua tomba. E d'altra
-parte, forse che voi potreste accettare un amore diviso con un altro
-essere che, sebbene non sia più nella vita, mi è tuttavia compagno nel
-pensiero, nel sonno, sempre e dappertutto? Forse che se fossi vostra e
-mi amaste, non sareste ugualmente infelice sapendo che io ho amato un
-altro più di quello che potrei amar voi?
-
-Lo vedete, è impossibile. Voi siete generoso, e vi ho creduto sincero;
-perciò volli essere sincera e generosa con voi. Sarei stata assai più
-ingrata se avessi alimentato un istante di più le vostre speranze. Ho
-fede nella vostra energia d'uomo; tuttavia non abbiate a male se io oso
-farvi appello e muovervi una preghiera: «non insistete.»
-
-
-
-
-XLIX.
-
-_Silvio a Carlotta._
-
-
-«Non posso, non posso! La mia energia d'uomo si è spezzata, io non
-sono che un fanciullo, uno sciagurato fanciullo che non ha altro che
-lagrime.
-
-Non potreste amarmi come avete amato _lui_? che importa se voi potrete
-amarmi? vi ho domandato il vostro amore, e voi potete darmelo; non
-pretendo di più: una parte del vostro amore è sempre il vostro amore.
-
-«Impossibile!» Non ditelo in nome del cielo; non immaginate che le
-ombre dei defunti possano turbare col loro egoismo la felicità dei
-superstiti. La loro pace è assai profonda, assai più dolce delle
-burrasche della vita; esse sanno quel che hanno perduto e quel che
-hanno guadagnato morendo, confrontano e compiangono. Noi soli siamo i
-ciechi, e barcolliamo inseguendo l'amore.
-
-I defunti non hanno invidia di noi; vorrebbero essi contenderci
-l'amore, e spingere le loro mani scheletrite per staccare questo solo
-frutto benefico dell'albero della vita?
-
-Respingete queste paure; interrogate il vostro cuore, se egli può
-palpitare vicino al mio, siate mia. Io non mi opporrò a questa
-religione delle memorie che vi fa santa ai miei occhi; vorrò dividerla,
-vorrò piangere e benedire anch'io; la felicità immensa di sapervi mia,
-di vivere al vostro fianco, di vedere ogni giorno il vostro sorriso, mi
-farà buono; mi farà generoso; apprenderò da voi il sentiero della pace,
-apprenderò a piangere e a benedire.»
-
-
-
-
-L.
-
-_Carlotta a Silvio._
-
-
-«Voi v'illudete; il vostro cuore v'inganna; il tempo muterebbe l'animo
-vostro, inesorabilmente. Domani vorreste da me ciò che io non potrei
-darvi.
-
-E poi... è inutile. Il mio passato vi si oppone; se voi poteste leggere
-in esso, rifiutereste forse con disdegno ciò che oggi domandate con
-insistenza; nè io potrei più esser vostra, nè lo vorrei.
-
-Non domandate di più.
-
-Credetemi; voi potete esser felice in altro modo; io non posso aver
-pace che nella solitudine del cuore. Siate generoso. Lasciate che io
-parta da questi luoghi, e non cercate di seguirmi.»
-
-
-
-
-LI.
-
-
-Il cuore di Silvio traboccava di speranza; nonostante le prime ripulse,
-egli si era lusingato che Carlotta avrebbe aderito al suo desiderio.
-
-Questa lettera sfasciò d'un tratto, come un soffio malvagio d'uragano,
-il dorato edifizio delle sue illusioni. Oggimai nulla più era a
-sperare; la fermezza d'una decisione presa traspariva da ogni parola.
-Un immenso sentimento di amara melanconia si diffuse e serpeggiò per le
-vene di Silvio, a guisa di tossico mortale.
-
-Pensando al suo passato, alle care parvenze vagheggiate così
-lungamente, alla vanità dei suoi sforzi per dominare il suo cuore, al
-destino che lo aveva così stoltamente riavvicinato ad una donna che
-egli doveva riperdere per sempre, egli si sentì vinto da un'ambascia
-compassionevole, e più intenerito che attristato dalla sua sciagura, si
-gettò nel suo letto singhiozzando.
-
-La notte che sopravvenne fu un lungo strazio per lo spirito agitato di
-Silvio. Le segrete paure della veglia, le fitte d'un pensiero atroce,
-i vaneggiamenti dell'amore deluso, lo tennero desto gran parte della
-notte. Quando finalmente, vinto dalla stanchezza, chiuse gli occhi al
-sonno, i fantasmi dei sogni gli amareggiarono il riposo. Un fantasma
-lungo e severo passeggiava per la sua camera; gli occhi atterriti di
-Silvio seguivano i passi uguali, monotoni, di quell'essere misterioso,
-paurosi e avidi a un tempo di ricercare i lineamenti di quel volto.
-Un grido morì soffocato nel suo petto; egli aveva ravvisato la larva
-disseppellita del sig. Verni...
-
-Si destò di soprassalto, e si cacciò d'un balzo fuori del letto;
-un sudore minuto gli bagnava la fronte, e un brivido agitava le sue
-membra. La stagione era fredda, e il suo focolare spento; ma il suo
-cuore era in sussulto. Camminò alcun tempo per la camera, inciampando
-nelle sedie; quando fu più queto, accese la sua lampada notturna, e si
-guardò intorno pauroso, e quasi atterrito del suo coraggio. Le ombre
-dei mobili avevano atteggiamenti strani, il silenzio era profondo.
-
-Che avrebbe egli fatto? Guardò il suo letto con espressione di
-rammarico, come si guarda un nemico, e indossò frettoloso una veste da
-camera; poi si trasse accanto al camino, ravvivò i tizzoni spenti, e
-si lasciò cadere sopra un seggiolone di cuoio. Due ore dopo, col capo
-fra le mani, cogli occhi immobili, guardava il guizzo crepitante della
-fiamma.
-
-A un tratto si drizzò come spinto da una molla; un'idea aveva
-attraversato la tenebrosa solitudine della sua mente senza pensiero...
-
-— Ella parte! Ella parte! disse sordamente scuotendo il capo con un
-gesto disperato.
-
-— E se questa notte medesima...
-
-In un baleno fu alla finestra, e ne spalancò le imposte. La notte era
-serena, una di quelle notti così frequenti negli inverni dei climi
-freddi. Non si udiva un alito di vento, non un susurro, non una voce:
-dinanzi agli occhi le tenebre, alcune stelle silenziose nel cielo.
-
-Un lumicino brillava ad una delle finestre dell'abitazione di Carlotta.
-L'immaginazione di Silvio andò più oltre e credette di vedere un'ombra
-passare e ripassare più volte dietro i vetri.
-
-— Ella parte, ella parte! ripetè con voce fioca; «non la vedrò più!» e
-afferrò il capo colle mani come a raccogliere le idee.
-
-— Vediamo, proseguì con una calma straziante; ella parte, ella lascia
-questi luoghi che le sono cari, questa solitudine che ama, i suoi
-fiori, la sua casa tranquilla... E tutto ciò per fuggirmi, per non
-vedermi, per sottrarsi alle persecuzioni del mio amore importuno.
-E che farò io in questa casa, in questo paese, se ella non sarà più
-vicino a me?... Impossibile che io vi rimanga... fuggirò anch'io, mi
-trascinerò dietro di lei come un pezzente, e le domanderò l'elemosina
-di uno sguardo. Che essa mi odii, che essa mi disprezzi, poichè non può
-amarmi!...
-
-Allora si die' a passeggiare a gran passi, sfogando il suo dolore in
-gemiti selvaggi. Questo impeto fu breve, e spossando le fibre del suo
-cuore, rinvigorì quelle della sua mente.
-
-— Essa mi prega di non seguirla; soggiunse con profondo abbattimento,
-come se ripetesse a sè stesso una sentenza inappellabile.
-
-Allora in uno slancio generoso si proponeva di fuggirla, di lasciarla
-alla sua pace, di recarsi un'ultima volta innanzi a lei e pregarla di
-rimanere. L'idea del sagrifizio gli sorrideva dal profondo del cuore;
-essa gli avrebbe stretto la mano nell'estremo _addio_, ed avrebbe forse
-versato una lagrima in segreto...
-
-L'alba lo trovò irresoluto.
-
-Si recò più volte innanzi alla casa di Carlotta senza osare di varcarne
-la soglia; era troppo presto, poteva riuscire importuno...
-
-Rifece i suoi passi e ritornò nelle sue camere dove si tenne appostato
-alla finestra spiando tutto ciò che avveniva nell'appartamento di
-Carlotta. Di tal guisa acquistò la certezza che Carlotta si apprestava
-per partire.
-
-Suonava il mezzogiorno, e Silvio lottava tuttavia col suo demonio
-senza grande vantaggio; un'ora dopo le condizioni della lotta parevano
-promettergli la vittoria; alle due la battaglia era vinta, e Silvio
-saliva le scale dell'abitazione di Carlotta. Era pallido o stravolto,
-ma fermo.
-
-Carlotta era uscita con Giovanni; solo la cameriera era in casa.
-
-Buona figliuola in tutto, non faceva torto al ceto cui apparteneva,
-e chiaccherava volontieri. Silvio non ebbe ad ascoltare molto, che ne
-seppe abbastanza.
-
-Uscì e si diresse verso il cimitero. Uno stretto sentiero dietro la
-casa vi guidava abbreviandone la distanza. Quel sentiero era poco
-battuto, e vi spuntava un'erba gialliccia, coperta ancora della brina
-che l'ombra della casa aveva protetto; fatti pochi passi appena,
-riconobbe le pedate di due persone: Carlotta e Giovanni senza dubbio.
-Più in là la brina era stata disciolta dal sole, cosicchè le traccie
-del piede di Carlotta diventavano quasi impercettibili; il piede di
-Giovanni aveva stampato orme più profonde... Silvio esaminava tutto
-ciò con una attenzione che era presso alla puerilità; il suo spirito
-smarrito aveva perduto la coscienza di sè medesimo.
-
-In breve giunse dinanzi al cancello di ferro del ricinto.
-
-Era un piccolo campo seminato di croci, circondato da quattro mura poco
-più alte di un uomo, e da un doppio giro di cipressi. Sul cancello era
-scolpito un teschio con due ossa incrociate, e l'iscrizione: _Hodie
-mihi, cras tibi_.
-
-Sui pilastri che reggevano i battenti erano due lapidi di marmo bianco;
-in una di esse si leggeva un versetto dei salmi di Davide, scritto a
-matita, e più sotto una data ed un nome, un nome di donna....
-
-Silvio lesse e sorrise tristamente.
-
-Spinse il cancello, che girò sui cardini senza rumore, ed entrò nel
-recinto.
-
-Un grido troncò la sua atonia — quel grido era di Carlotta...
-
-
-
-
-LII.
-
-
-Tutte le fibre di Silvio risposero a quel grido: la sua mente smarrita
-ritrovò il sentiero del dolore; pensò allo scopo per cui era venuto,
-e fissò gli occhi nel suolo con uno sforzo disperato, quasi volesse
-scavare una fossa per seppellire le sue illusioni.
-
-Carlotta era inginocchiata presso una tomba, e nascondeva la faccia
-fra le mani; il vecchio Giovanni, ritto accanto ad essa, teneva il capo
-inchinato sul petto.
-
-Vi furono alcuni istanti d'immobilità e di silenzio.
-
-Finalmente Carlotta sollevò il capo lentamente, e drizzandosi in piedi,
-aprì gli occhi velati dalle lagrime, fissando Silvio d'uno sguardo
-lungo e sereno, come raggio di sole dopo una tempesta. Silvio barcollò
-e fece alcuni passi; intanto Giovanni s'era spinto inosservato fuori
-del ricinto.
-
-Alcuni istanti dopo, quasi senza avvedersene, Carlotta e Silvio si
-trovarono seduti l'uno a fianco dell'altro a' piedi della tomba.
-
-— Mi perdonate? domandò Silvio con voce fioca.
-
-Carlotta non rispose, ma il suo sguardo parve dire: «vi perdono.» E
-poichè Silvio tentava d'afferrarle una mano, essa gliel'abbandonò senza
-ritrosia — una piccola mano candida, affilata, con vene azzurre, come
-quella d'un bambino.
-
-Questa arrendevolezza non meravigliò Silvio, il quale in quel
-momento era incapace di misurarne il valore. Trovarsi seduto accanto
-a Carlotta, sentire la mano di lei nella sua, udire il suo respiro
-affannoso, l'ansia del suo petto, e quasi i battiti affrettati del
-suo core, e dire che tutto ciò non era che un sogno che non si sarebbe
-rinnovato più mai, era tale tortura che soffocava il piacere.
-
-— Ho voluto vedervi un'ultima volta, prese a dire Silvio balbettando,
-per dirvi...
-
-E qui si arrestò titubante. Carlotta, sbagliando sul significato
-di quell'interruzione, si mostrò agitata, e ripiegando indietro il
-capo guardò la lapide presso la quale erano seduti. Silvio seguì
-istintivamente quello sguardo, e lesse su quel marmo un nome, il nome
-di _lui_.... Egli lo aveva immaginato già prima, e tuttavia impallidì;
-e gli parve che quel muto richiamo, in quel momento, e per parte
-di Carlotta, palesasse una certa trepidanza mal dissimulata, ed ora
-invece la sicurezza. Ad ogni modo l'intenzione di troncare la via ad
-ogni audacia, v'era palese, e gli tornarono in mente quelle parole che
-erano cadute sul suo cuore come un martello: «v'ha qualche cosa che si
-frappone fra me e voi, un sepolcro inviolabile.»
-
-Quello sguardo aveva ridestato uno sciame di pensieri importuni, che
-volteggiarono in giro per alcuni istanti nel capo di Silvio, prima di
-posarsi un'altra volta.
-
-— Per dirvi... proseguì egli sorridendo mestamente come per dinotare
-che aveva indovinato il dubbio di Carlotta, per dirvi che io parto.
-
-— Voi partite! esclamò Carlotta colla sorpresa indeterminata di chi non
-sa se debba corrucciarsi o ringraziare.
-
-— Vi lascio; aggiunse Silvio con voce soffocata.
-
-Carlotta chinò gli occhi a terra per nascondere l'emozione; ma la
-sua mano incontrò un'altra volta la mano di Silvio e disse con un
-linguaggio eloquentissimo la riconoscenza.
-
-— Poichè voi lo volete; prese a dir Silvio con vivacità, e siccome la
-mano di Carlotta minacciava di allontanarsi, soggiunse più vivamente
-ancora: poichè Dio lo vuole. Non affannerò più oltre la vostra
-solitudine, non turberò i fantasmi del vostro passato; non mendicherò
-senza frutto ciò che voi non volete darmi; non tenterò più le vie del
-vostro cuore che non saprebbe amarmi giammai.
-
-Carlotta non rispose, ma il suo seno agitato palesava apertamente
-l'affanno.
-
-— Voi l'avete detto. Iddio lo vuole.
-
-Silvio sorrise amaramente, e tentennò il capo con un gesto disperato.
-
-Carlotta impallidì. Evidentemente ella temeva di aver confidato troppo
-nella fermezza del proposito di Silvio; forse lo stesso Silvio aveva
-troppo fidato sulla sua forza.
-
-Dite al naufrago che si lasci seppellire dalle onde, che tanto tanto il
-lottare non gli gioverà a nulla — dite ad un amante che l'insistenza
-della domanda non potrà vincere mai l'ostinazione del rifiuto d'una
-bella ritrosa....
-
-Silvio, sentendo il bel corpo di Carlotta vicino al suo, ebbe la
-debolezza di pensare all'immensa frenesia di piacere che egli avrebbe
-potuto provare vivendo al suo fianco. Il sangue gli salì al cervello,
-e vide in una nube di fuoco tutta un'infinita schiera di fantasmi
-fuggitivi.... Un'eloquenza suggerita dal cuore ispirò irresistibilmente
-il suo labbro; strinse la mano di Carlotta e parlò nuove profferte e
-nuove preghiere; i suoi occhi sfavillavano come fiamme, il suo petto si
-sollevava e s'abbassava come onda di mare tempestoso.
-
-Carlotta turbata all'improvviso assalto, tremava come uno stelo, e
-guardava Silvio con un'espressione che pendeva tra il rimprovero e la
-preghiera, ma che diceva più che tutto lo sgomento.
-
-Silvio tacque arrossendo; abbandonò la mano di Carlotta, e chinò il
-capo al suolo; Carlotta levò gli occhi al cielo.
-
-— Non dirò che una parola, disse ella poco dopo con accento commosso; e
-voi desisterete, spero, da una vana insistenza....
-
-Si arrestò titubante; Silvio continuava a tenere il capo abbassato, e
-non vide sul volto di Carlotta le traccie della lotta che si combatteva
-nel suo petto.
-
-Il silenzio ridestò l'attenzione di Silvio; egli si scosse e guardò
-Carlotta in viso; quello sguardo era mesto e dolce, e tuttavia la
-poveretta tremò come sotto una minaccia; indi con un supremo sforzo
-che vinse la sua natura di donna, pronunziò con voce ferma il nome del
-cavalier Salvani....
-
-Un grido, un ruggito di belva imprecò sulle labbra di Silvio.
-
-Carlotta nascose il capo fra le mani.
-
-
-
-
-LIII.
-
-
-Quel nome ridestava in un punto solo tutte le passate torture di
-Silvio. Egli rivide la faccia trista e il contegno arrogante di
-quell'uomo odiato. Mille pensieri assalirono la sua mente abbattuta,
-come orda inviperita che infierisce sul caduto.
-
-Quel Salvani era dunque stato un amante? Carlotta era dunque colpevole?
-Quale altro significato attribuire a quel nome pronunciato da Carlotta,
-se non quello d'una confessione? E perchè una confessione? La credeva
-essa indispensabile? E come mai aveva potuto immaginare che dovesse
-bastare il solo nome del Salvani a tale effetto? Conosceva essa adunque
-i sospetti che egli aveva nutrito un tempo?...
-
-A poco a poco la sua mente afferrò il filo di questo labirinto d'idee.
-
-Volse l'occhio verso Carlotta, e la vide immobile, abbattuta, colla
-faccia sempre nascosta fra le mani; il suo petto era agitato come
-un piccolo mare, immenso mare di amore e di voluttà.... Una lagrima
-spuntava fra le sue rosee dita, e scorreva lentamente lungo il braccio.
-
-Silvio sentì nel seno un artiglio spietato che gli stringeva il cuore;
-i suoi occhi anch'essi versavano delle lagrime; e perchè non le avrebbe
-egli mescolate, queste dolci lagrime della pietà e dell'amore, con
-quelle purificatrici del rimorso?
-
-Allora una nuova idea balenò nella sua mente. Se questo appunto, questo
-solo, fosse stato il motivo dell'ostinato rifiuto di Carlotta? Ciò era
-naturale; pensandoci meglio, non poteva essere altrimenti. Carlotta
-aveva dubitato di lui, aveva stimato che l'amore che le veniva offerto
-era uno di quegli amori volgari che, nati di desiderio, hanno tutta
-la prepotenza della passione, ma non la forza dell'affetto, e se sanno
-affrontare lo stesso pericolo della vita, s'impauriscono però al solo
-pensiero del ridicolo e della maldicenza. Ora, interrogando il suo
-cuore, Silvio lo sentiva più saldo che non avesse creduto, e disse a
-sè stesso che i pregiudizi sociali non avrebbero avuto virtù di farlo
-piegare un solo istante dai suoi propositi.
-
-Chi sa?... Forse Carlotta lo amava in segreto, forse... Buon Dio! come
-è meravigliosamente intessuta la tela bizzarra delle umane illusioni!
-
-Silvio immaginò la riconoscenza affettuosa di Carlotta, la sua pace
-domestica, la solitudine. Guardò un'altra volta al suo fianco... un
-angelo, l'angelo del pentimento!
-
-Oh! sì; Dio è grande e misericordioso!
-
-Se una colpa s'imprime sulla riputazione d'una donna, il pentimento
-deve lavare ogni macchia; infine essa confessava... l'onore del
-_marito_ era salvo...
-
-
-
-
-LIV.
-
-
-Silvio prese dolcemente una mano di Carlotta, e con lieve violenza la
-allontanò dalla sua faccia. Carlotta cedette come un automa.
-
-— Ascoltatemi, prese a dire Silvio, ascoltatemi, in nome del cielo; voi
-non sapete quale sterminata distesa di speranze avete fatto riapparire
-al mio sguardo con una parola. Sarà dunque vero? Potrò io ancora? oh!
-dite, dite che io non m'illudo stoltamente, che io posso ancora farvi
-mia...
-
-Colui! Che importa a me di colui, se voi mi amerete? che importa a me
-del passato, quando mi rimane il presente, quando questo presente è
-l'amore? Dimenticate, dimenticate tutto, distraete il vostro sguardo da
-un fantasma che vi offende, che vi impaurisce.
-
-Quali rapporti vi hanno stretta a quell'uomo? Io non lo so, non lo
-dimando; io so che vi amo, che innanzi a voi io divento fanciullo,
-che guardo la vostra fronte, e vi leggo il candore dell'anima vostra.
-Qualunque sia quest'affannosa memoria che vi ha fatto piangere, io non
-ho che una parola per confortarvi: «ai miei occhi voi siete pura come
-il bacio della mia povera madre.» Non respingete la mia proposta, non
-la respingete, siate mia, dividete la mia solitudine, dividete meco il
-culto che avete sacrato alla morte; lo vedete, ho pianto anch'io; saprò
-piangere anch'io.
-
-— Vi ringrazio, disse Carlotta commossa, vi ringrazio; sa il cielo se
-io lo vorrei... non posso.
-
-— Non lo dite, non lo dite; abbiate pietà di me. È nelle leggi della
-natura che la donna debba amare; compiacetevi pure dei vincoli che vi
-legano alla morte, ma non dimenticale i vincoli che vi legano alla
-vita. Amate le vostre memorie, ma amate pure l'amore; rinunziate
-all'idea di un sagrifizio irragionevole; oppure sagrificatevi
-doppiamente; fate felice un uomo che vi ama, cercate d'amarmi, siate
-mia.
-
-Così dicendo Silvio stringeva convulsamente la mano di Carlotta,
-cercando d'incontrarne lo sguardo che si teneva ostinatamente fisso al
-suolo.
-
-Quando egli tacque, Carlotta risollevò il capo, e si lasciò sfuggire un
-lieve sospiro. Silvio la interrogò con un gesto d'insistenza disperata;
-tutta la sua anima era nei suoi occhi. Carlotta fece atto di parlare,
-ma mancandogliene la forza, scosse tristamente il capo senza dir motto.
-Silvio lasciò sfuggire la mano che teneva stretta fra le sue, e si
-battè la fronte gemendo sordamente.
-
-Per alcuni istanti non si udì altro che il rantolo di Silvio e la
-respirazione affannosa di Carlotta.
-
-La poveretta non piangeva, non aveva più lagrime, ma l'espressione del
-suo pallido volto era così profondamente compassionevole, che pareva
-riflettere lo stesso dolore.
-
-— Siate forte; prese a dire poco dopo con dolcezza; siate uomo; io non
-merito tanto dolore... E tuttavia, soggiunse con voce cui cercava di
-dare una fermezza impossibile, e tuttavia io vi ringrazio con tutte
-le forze della mia anima; questo linguaggio che mi avete parlato ha
-prodotto in me la sola gioia che io non avrei creduto di riprovare più
-mai sulla terra, quella di ingrandire, di risollevare me stessa ai miei
-occhi. Se voi credete alla riconoscenza degli uomini, fidate sulla
-mia; è un povero tributo infecondo, il solo che io possa darvi, ma
-mi viene dal cuore e mi fa bene il potervelo pagare. Credete a me: io
-non posso esser vostra, _non lo posso_; non fatemi dire di più. Se voi
-sapeste il terribile segreto che mi opprime, se conosceste il rimorso
-che mi divora... Eppure, sì, io lo debbo, io sono forte e lo posso:
-una confessione. Voi ne avete il diritto; avete anche il dovere di
-ascoltarla; forse apprenderete a stimarmi di più, e ad amarmi meno. Io
-non ho più nessun desiderio nella vita, non vedo innanzi alcuno scopo,
-fuor uno: espiare; pure il pensiero di sapermi stimata da voi allieterà
-la mia solitudine. Forse siete il solo cui le apparenze abbiano
-concesso questo fatale diritto di disprezzarmi; voi non ne avete
-abusato; mi avete amato. Io credo al vostro amore, e ne piango come
-di una sciagura; credo pure alla vostra stima, ma il tempo muterebbe
-le disposizioni dell'animo vostro; e forse un giorno non avreste per
-me che compianto. Io voglio la vostra stima; voi solo guarderete in
-questo povero cuore così colpevole e così sciagurato: giudicherete
-voi, voi solo. Direte voi stesso se un legame diverso dall'amicizia può
-stringere ad un altro cuore questo cuore straziato di donna.
-
-Carlotta aveva detto queste ultime parole collo sguardo francamente
-aperto e sereno; la sua voce non tremava più. Silvio affranto e
-scoraggiato, seguiva colla docilità di un bambino le inflessioni soavi
-di quella voce argentina.
-
-Carlotta tacque un istante; poi prese a parlare in questi termini.
-
-
-
-
-LV.
-
-
-«La natura ha posto un limite alle lagrime, ed io posso volgermi
-indietro, e contemplare le più remote memorie dei miei dolori, senza
-piangere.
-
-Non è gran tempo. Io era ciò che si suol dire _una fanciulla da
-marito_, e mi si teneva in conto di tale; ma nel cuore io mi sentivo
-ancora una bambina. Mio padre, un vecchio negoziante che aveva
-accumulato un patrimonio coi suoi guadagni, mi aveva fatto dare
-un'educazione compita, e pretendeva che io ne facessi mostra. Era un
-buon uomo, e mi amava; io lo compiaceva del mio meglio, ma dentro di me
-sospiravo quelle dolci ed innocenti puerilità che allietano la facile
-carriera dei primi anni della vita; in mezzo alle feste, ai suoni,
-alle danze, a quelle cure che compiacevano la mia nascente vanità di
-donna, io pensavo a quella festa della vita che si chiama l'infanzia, a
-quell'età di spensieratezza e di petulanza che folleggia nelle vie, nei
-fossati, nei giardini, col suo lusso di teste bionde, e coi suoi cori
-di voci argentine.
-
-Mia madre non era più al mio fianco; la poveretta mi aveva lasciato
-sola da un pezzo; a me adunque le cure della casa, piccole noie
-desiderate e care a diciotto anni, ma ingrate a sedici; a me le brighe
-dei ricevimenti, «madamigella,» «signore,» e poi i soliti complimenti
-di rigore; e tutto ciò senza sbadigliare, senza _uscire fuor di sè
-stessa_, come soleva dire mio padre — terribile carico per il mio
-piccolo dorso. Io che avrei amato tanto correre per la campagna,
-inseguire le farfalle e cogliere le more selvatiche!... «Non sei più
-una bambina» diceva mio padre; «madamigella» mi si diceva da ogni
-canto; ed io povera creatura, sottratta ai miei piccoli amori, mi
-rassegnava sospirando.
-
-La nostra casa era frequentata da molta gente; uomini e donne, la
-più parte vecchi, si davano convegno alla sera per prendere il _thè_
-con mio padre. Queste radunanze settimanali erano il mio più gran
-supplizio; era in esse per l'appunto che io udiva ad ogni momento
-quella terribile parola _madamigella_. Era forse una stoltezza la mia;
-ma questo titolo, che ad altre fa battere il cuore, mi irritava, mi
-offendeva.
-
-Ho ritenuto sempre in mente la memoria del giorno in cui udii
-profferire quel titolo fatale per la prima volta; fu in bocca d'un
-vecchio sensale di operazioni di banca. Costui era amico della
-famiglia, e m'avea sempre chiamato per nome; io credo che lo facesse
-per compiacere il segreto desiderio di mio padre; ma so che n'ebbi
-stizza, e che da quel giorno all'incirca incominciarono i ricevimenti
-settimanali, nei quali io doveva far la parte di padrona di casa. Mio
-padre andava orgoglioso di me, e non faceva nulla per nasconderlo. Egli
-stesso diceva che io era bella, e tutti gli altri me lo ripetevano in
-coro. Le prime volte fui turbata, e me ne lagnai con mio padre; più
-tardi ascoltai senza arrossire; più tardi con compiacenza.
-
-Mi fermo sopra queste inezie, perchè è appunto ad esse che io
-attribuisco le mie sciagure. Il mio povero padre mi amava certamente;
-ma la sua cecità fu la prima causa, forse la sola, delle mie colpe. Io
-non era nata vanitosa; questo sentimento che abbandona l'uomo in balia
-del più destro, e trascina così fatalmente la donna alla dimenticanza
-dei suoi doveri, era come assopito nel mio cuore; non si sarebbe
-forse risvegliato mai, o non si sarebbe risvegliato che assai tardi.
-Ma l'educazione che mi si aveva dato, le cure precoci che mi si aveva
-addossato, le amiche, i divertimenti, le adulazioni che avviluppavano
-da ogni parte il mio spirito, tutto in una parola congiurò contro di
-me.
-
-Venne un giorno, fatal giorno, in cui un uomo parlò al mio orecchio un
-linguaggio diverso da quello che io era solita udire.
-
-Quell'uomo era giovane; mi aveva detto che io era bella, e mi ero
-stretta nelle spalle; tutti mi avevano detto altrettanto; mi aveva
-detto che io gli piaceva, ed io l'aveva guardato in volto, ed aveva
-visto che non era brutto e che non mi dispiaceva; finalmente mi disse
-che mi amava.
-
-Io non risposi nulla, ma arrossii e sentii dentro di me qualche cosa
-che mi lusingava e m'impauriva ad un tempo.
-
-La notte non chiusi occhio; una sensazione nuova mi costringeva a
-vegliare. Io volgeva e rivolgeva in mente quelle misteriose parole
-che avevano tanto potuto sul mio cuore; dove era il segreto che me
-le faceva così care? L'immagine dell'uomo che le aveva profferite si
-mesceva talvolta alle mie fantasie, ma così vaporosa ed incerta, che io
-stentava a riunirne coll'occhio i profili. Io non posso dubitarne: il
-labbro che le aveva profferite aveva ben piccola parte nell'influenza
-meravigliosa di quelle parole. L'amante era l'accessorio — un nonnulla;
-l'amore era tutto. Essere amata! sapere che si ha inspirato dell'amore!
-è forse questa segreta compiacenza che abbellisce il primo palpito del
-cuore della donna. Ieri le feste, le etichette, le mode; ma nonostante
-tutto ciò la coscienza, e, più che la coscienza, il desiderio d'essere
-bambina; oggi invece la donna colle sue ardenze, coi suoi desiderii,
-coi suoi affetti. L'amore è una rivelazione; la farfalla dalle ali di
-raso si abbandona al fuoco che la seduce — la fanciulla muore e nasce
-la donna.
-
-Quell'uomo era bello, era simpatico? che so io? Mi amava, ecco tutto.
-Io non l'amavo, ma pensavo talvolta a lui, e mi compiaceva di questo
-pensiero. Io sentiva qualche cosa per lui; forse più riconoscenza che
-simpatia, amore no certamente; ad ogni modo io sentiva qualche cosa.
-Era stato lui il primo! Aveva sopra di me come un diritto di conquista;
-avessi anche sentito simpatia per un altro, mi sarebbe sembrato di
-rendermi infedele, di mancare ad un dovere. A quella età si sente
-l'istinto del sagrifizio, e se ne ha la forza.
-
-Il giorno successivo fui pensierosa; erano i primi pensieri, i primi
-affanni.
-
-Lo rividi; volli sfuggirlo quasi per istinto, ed _egli_ mi si fece
-vicino addolorato. Quel dolore mi ferì vivamente; fui gentile con
-lui; risi delle sue parole, ma dentro di me mi lusingai. Le abitudini
-sociali mi apprestavano le prime armi dell'amore, la dissimulazione.
-
-Un'altra volta fu più ardente, ed io risi meno; finalmente mi domandò
-se io l'amassi, ed io gli dissi ingenuamente di _sì_. Ero io certa di
-non ingannarmi? non credo; ero però certa di non mentire.
-
-Di quel tempo mio padre ammalò; per la prima volta in mia vita pensai
-che sarebbe venuto un giorno in cui anch'egli mi avrebbe lasciato. Pur
-troppo i miei timori non tardarono ad avverarsi!
-
-Durante la sua infermità io fui sempre al suo fianco; ma il mio
-pensiero era sempre con _lui_.
-
-Ci rivedemmo più volte presso il capezzale di mio padre; gli parlai
-dell'avvenire; mi parlò dell'avvenire. In fondo al mio cuore era un
-pensiero che si rivelava dai miei sguardi; mi parlò di nozze. Battei
-palma a palma le mani; non ne era troppo certa, ma doveva esser questo.
-Il matrimonio per me era l'amore.
-
-A poco a poco mi assuefai a vederlo, a pensare a lui, ai _nostri_
-progetti. Allora fui assalita da una specie di rimorso; incapace di
-apprezzare giustamente la natura dei miei sentimenti, volli analizzare
-l'affetto che io sentiva per _lui_, e convincermi che io l'amavo.
-Frugai nel mio cuore con severità, disposta ad accusarmi di non
-avergli dato tutto ciò che il mio cuore poteva dargli. Il risultato
-di queste indagini mi afflisse; io non era certa d'aver la coscienza
-netta; quando avevo domandato a me stessa che cosa amassi in _lui_,
-era rimasta attonita. Il suo naso, la sua fronte, la sua bocca?
-No certamente; un altro naso, un'altra fronte, un'altra bocca, mi
-avrebbero trovata arrendevole allo stesso modo: amavo _lui_. Questo
-_lui_ concretizzava le mie aspirazioni, il mio ideale: ma questa vaga
-indeterminazione mi era incresciosa, e me ne faceva un carico.
-
-Come per vendicare questa colpa, presi a dimostrargli maggior
-tenerezza. Ridivenni bambina per _lui_, perchè egli potesse comandarmi,
-perchè io ricercassi avidamente le sue carezze; la mia innocenza non
-mi impediva il rossore; la natura stessa ci avverte dell'errore in un
-linguaggio pieno di mistero e di eloquenza.
-
-Quell'uomo approfittò della mia debolezza, dell'impero fatale che
-esercitava sopra di me; un giorno.... e come oserò io ripeterlo? egli
-pregava, mi stringeva le mani, si gettava ai miei piedi; io pallida,
-sbigottita, tremante, senza coscienza. La vergogna mi teneva immobile,
-l'amore, la pietà mi facevano deboli; la sua audacia, le sue promesse,
-mi soggiogavano; fui colpevole.»
-
-
-
-
-LVI.
-
-
-Carlotta nascose la faccia fra le mani.
-
-Silvio colle labbra tremanti, con una espressione indescrivibile
-d'ansietà o di paura, girava uno sguardo torvo intorno a sè.
-
-— E quell'uomo? domandò egli con voce fioca, facendo forza a sè stesso.
-
-— Il cavalier Salvani; rispose Carlotta rialzando la fronte
-pallidissima.
-
-Silvio soffocò un gemito; e fece segno a Carlotta di continuare la sua
-narrazione.
-
-
-
-
-LVII.
-
-
-«Conobbi ben tosto l'enormità del mio fallo; benchè io cercassi di
-stordirmi nel pensiero dell'amore, la coscienza mi accasciava ogni
-giorno sotto il peso del rimorso. Una segreta ed invincibile paura
-s'aggiungeva al mio strazio.
-
-La prima colpa mi aveva abbandonata inerme in balia di lui; io
-sentiva di appartenergli, parevami che forza umana non avrebbe potuto
-strapparmi dal suo seno, che i nostri destini fossero stati congiunti
-lassù. Questa assoluta dipendenza dai suoi voleri mi atterriva; il peso
-dei doveri che mi stringevano a lui non era alleviato da alcun diritto;
-io sapeva troppo bene di non averne alcuno.
-
-Per la prima volta pensai al matrimonio come ad una riparazione;
-glielo dissi fra le lagrime, ed egli mi rassicurò, ridendo della mia
-debolezza.
-
-Io non lo amavo più come prima, nè certamente lo amavo più di
-prima; pareva che la mia anima avesse mutato natura. La colpa aveva
-concretizzato a un tratto le astrazioni del mio culto; prima era
-l'amore; oggi era l'uomo a cui mi era abbandonata. Era tuttavia un
-modo assai strano d'amarlo; v'era dell'ammirazione, e quasi del timore
-per il suo corpo maschio, così vigoroso al confronto del mio; v'era
-del rispetto, ma poca tenerezza. Io sentiva che avrei potuto amare
-altrimenti, che in fondo al mio cuore v'era qualche cosa che invano
-anelava di prorompere. Che cosa me ne tratteneva? Non lo sapeva dire.
-
-Tuttavia io era felice; mi compiacevo dei miei sentimenti, e cercando
-d'ingannare me stessa, mi compiaceva perfino della mia colpa. Le sue
-carezze, le sue promesse, mi pagavano di tutto; quando mi vedeva mesta
-sapeva mostrarsi tenero per rasserenarmi.
-
-Passarono di tal guisa alcune settimane. La malattia di mio padre
-s'era aggravata; pensando che io deludevo la fiducia del povero
-infermo, e che v'erano stati dei momenti in cui m'era quasi rallegrata
-della sua infermità, io mi sentiva riavvicinata a lui, più ancora che
-dall'affetto e dal sentimento di pietà dal bisogno di meritare il suo
-perdono.
-
-La sua malattia si prolungò alcuni mesi.
-
-In quell'intervallo di tempo Salvani era venuto assiduamente a vedermi;
-i suoi modi erano però mutati; alla dolcezza delle sue parole era
-succeduta una specie di rozzezza dissimulata a stento; alla spontaneità
-ardente un'indifferenza che mi agghiacciava.
-
-Io gliene faceva rimprovero palesemente; egli si schermiva con una
-parola: «affari», ed io, che non amavo di meglio che di credergli, mi
-acquetavo.
-
-I miei timori non erano che troppo fondati; in breve n'ebbi la certezza.
-
-Non dirò per qual via mi giungesse la forza per sopportare quel
-colpo crudele; io lo sopportai. Il suo abbandono mi trovò preparata;
-da qualche tempo l'affetto s'era spuntato nel mio cuore contro la
-vergogna; la virtù oltraggiata mi consenti una forza che non avrei
-osato sperare; egli spezzò i suoi giuramenti, ed io non ne morii. La
-vergogna non uccide.
-
-La mia debole natura di donna si fortificò nell'odio; odiai quell'uomo
-assai più che non lo avessi amato».
-
-
-
-
-LVIII.
-
-
-«Risparmierò al mio cuore una narrazione penosa ed inutile; la
-narrazione dei dolori che accompagnarono il mio disinganno.
-
-Mio padre riacquistò a poco a poco la salute; a poco a poco invece
-io andai perdendo la mia. Il cielo mi è testimonio se il pensiero
-d'ammalarmi e di morire mi ha fatto battere il cuore! Ma la mia
-speranza fu vana. Un pallore estremo aveva cancellato sulle mie guancie
-le rose della fanciullezza e dell'innocenza, ma non fui costretta a
-letto. Assai più fatale era il mutamento avvenuto nel mio spirito;
-quella mia natura facile, scherzosa, puerile, aveva preso il sussiego
-della meditazione, e un'indolenza assai prossima all'apatia.
-
-Mio padre cercò invano di distrarmi, interrogò invano i medici, invano
-interrogò il mio cuore.
-
-Le sale della nostra casa si ripopolarono un'altra volta di convitati;
-un'altra volta toccarono a me le brighe dei ricevimenti; ed io mi
-vi assoggettai senza riluttanza, senza troppo gran noia, come ad una
-necessità indifferente.
-
-Un ricco negoziante, ancor giovane, aspirò alla mia mano. Mio padre
-me ne parlò con quella leggiera insistenza che nei cuori benevoli e
-delicati tiene luogo dell'autorità. Rifiutai, e non se ne parlò più.
-Ma il mio cuore n'ebbe per un pezzo, e tutti i fantasmi del rimorso
-ritornarono in folla a torturarmi dopo quel rifiuto. Il mio partito
-era preso; per la donna che ha dimenticato i suoi doveri, non ve ne
-ha più che uno: soffrire in silenzio, soffrire sola; associare un uomo
-alla mia vita sarebbe stato associarlo alla mia vergogna. Il pentimento
-mi rendeva crudele contro me stessa; conobbi più tardi che un altro
-rimedio era possibile, ma non ebbi il coraggio d'accettarlo.»
-
-
-
-
-LIX.
-
-
-«Passarono di tal guisa diciotto mesi; io ora presso al ventesimo
-anno. Mio padre mi colmava di carezze senza riuscire a darsi ragione
-della mia tristezza. Di Salvani non avevo saputo più nulla; tremavo al
-pensiero di rivederlo, sebbene sapessi troppo bene che egli mi avrebbe
-sfuggito.
-
-L'aspetto di mio padre era una continua minaccia per me; benchè egli
-si adoperasse a non lasciarlo parere, io indovinavo dal suo volto
-l'affanno che lo torturava; comprendevo che il mio stato di zitella lo
-poneva in gravi timori pel mio avvenire. I suoi discorsi miravano tutti
-istintivamente ad uno stesso fine: ispirarmi l'amore della famiglia e
-il pensiero d'uno sposo; io fingevo di non comprendere l'allusione, e
-mi schermivo con qualche domanda d'altra natura, a cui egli rispondeva
-sospirando.
-
-Una sera, io l'ho in mente come fosse ieri, ci fu presentato il figlio
-d'un ricco negoziante svizzero, che era in rapporti di commercio con
-mio padre.
-
-Era un giovane sui ventotto anni, alto della persona, di lineamenti
-severi e belli. Non so perchè, vedendolo la prima volta, mi sentii così
-potentemente attratta verso di lui; v'ha certamente al di fuori di noi
-una forza misteriosa che ci trascina inesorabilmente sul sentiero che
-ci è stato segnato; noi non siamo che strumenti.
-
-Quell'uomo voi lo avete conosciuto, si chiamava Antonio Verni.»
-
-
-
-
-LX.
-
-
-«Io aveva lottato disperatamente col mio cuore, e mi era lusingata
-d'avergli strappato per sempre ogni altra facoltà, tranne quella del
-dolore. Quel giorno compresi d'aver fidato a torto sulle mie forze;
-io sentivo nel mio seno la facoltà, e più ancora, il bisogno d'amare.
-Anzi, ora appunto che mi sapevo indegna di questo nobile sentimento,
-m'accorgevo di comprenderne per la prima volta la vera natura. Salvani
-non aveva avuto che la mia innocenza, oggi io potevo dare il mio vero,
-il mio primo amore.
-
-Tuttavia non mi arresi al prepotente desiderio del mio cuore, e
-combattei questa passione che divampava ogni giorno più violenta.
-
-Il signor Verni — allora io lo chiamavo arrossendo «signore» — pareva
-non vedere l'imbarazzo che mi cagionava la sua presenza, nè dal canto
-suo aveva fatto nulla per suscitarlo. Rare parole ed indifferenti,
-qualche sguardo smarrito che s'era incontrato alla sfuggita nel mio,
-e null'altro. La mia vanità di donna non sarebbe stata certamente
-lusingata dal suo contegno; ma io non era più vanitosa. La vanità è una
-debolezza che esige una coscienza, non dirò pura, ma tranquilla; essa
-vive e s'alimenta di cento inezie che solo la virtù senza macchia o il
-vizio spudorato possono procacciarle; un'anima tormentata dal rimorso
-non lo potrebbe giammai.
-
-Dal sapere che il mio affetto era solitario e non corrisposto, ritrassi
-nuovo vigore per combatterlo. Invano. Il mio cuore era più forte della
-mia volontà. A poco a poco rinunziai a resistere; mi ripetei che la sua
-indifferenza allontanava il pericolo della passione; che io sarei stata
-libera d'amare senza temere le conseguenze cui un amore corrisposto
-avrebbe potuto trascinarmi; io non sarei stata mai la sposa di
-quell'uomo, ma ne sarei stata l'amante sempre. Avrei vissuto di questo
-affetto; nissuno avrebbe potuto rapirlo dal mio cuore, però che nessuno
-avrebbe letto nel mio cuore.
-
-Io non mi faccio colpa di questa segreta determinazione, sebbene per
-essa io mi sia trovata più debole nel momento in cui più avrei avuto
-bisogno di forza — così era stabilito lassù.
-
-Se rivolgo lo sguardo al mio passato, io non vedo che una cieca
-fatalità in lotta colla mia debolezza. Le mie colpe sono, ahimè, grandi
-e vere, ma i cimenti a cui fui provata furono troppo lunghi e troppo
-crudeli, perchè potesse essere incerto l'esito della lotta.
-
-Una sera io mi trovai senza avvedermene seduta vicino al _signor_
-Verni. Levando gli occhi, incontrai il suo sguardo fisso sopra di me.
-
-Non era la prima volta che io sorprendeva il suo sguardo che aveva
-virtù di farmi arrossire. Quella sera però, forse perchè lontana
-dall'aspettarmelo o forse perchè più debole nel sostenerlo, la mia
-emozione fu così palese che egli se ne avvide. Io chinai gli occhi al
-suolo, egli li tenne fissi nel mio volto; risollevandoli, toccò a lui
-ad abbassarli e ad arrossire. Fu il primo segno di un'intelligenza
-misteriosa fra le nostre anime; ma fu eloquentissimo. Provai un piacere
-vivo, ma crudele come fitta di dolore.
-
-La mia mente non ebbe altra immagine che quel rossore, nè altro
-pensiero che a quella muta rivelazione.
-
-Un'altra volta egli mi si fece incontro per salutarmi; indovinai dal
-suo sguardo che era commosso, e la mia mano tremò nella sua; — egli la
-trattenne con insensibile violenza — un solo istante, eterno per il mio
-cuore. Quel giorno lo sfuggii: il suo amore era a un tempo un conforto
-ineffabile ed uno spasimo atroce; quel che io sentivo al pensiero di
-essere amata da lui era un sentimento indefinito di desiderio e di
-paura — ma più assai di paura.
-
-Finalmente egli mi svelò il suo affetto; fu una prova suprema,
-terribile; io non so più quale linguaggio egli adoperasse, ma mi
-parve un linguaggio non mai udito; l'impressione che io ne provai era
-certamente affatto nuova per me. Mi tornò in mente il passato, questo
-inesorabile passato che pesava sulla mia coscienza; impallidii, tremai,
-non risposi; che cosa avrei potuto rispondere?
-
-Il _signor_ Verni non si diè per vinto; insistè con cortesia squisita
-ed ottenne da me delle parole smarrite, senza senso, che pure lo
-colmarono di gioia. Era una gioia schietta, serena, che illuminava il
-suo volto di una luce straordinaria.
-
-Alcuni giorni dopo mi chiese il permesso di parlare di me a mio padre.
-Che voleva egli dire? Poteva la mia povera mente agitata comprendere
-ancora alcuna cosa di ciò che avveniva intorno a me? Mio padre mi
-parlò di nozze, di nozze col _signor_ Verni. Rifiutai con voce spenta,
-e poichè mio padre si meravigliava, e per la prima volta in sua vita
-insisteva, dissimulando a stento la sua collera, mi gettai piangendo
-nelle sue braccia.
-
-Il _signor_ Verni non parve aversene a male; si mostrò sempre cortese
-verso di me, e studiò con ogni cura tutte le vie del mio cuore. Egli
-non sapeva quanto io l'amassi, quanto sarei stata felice d'essere sua!
-
-L'amore mi guadagnò; a poco a poco tutte le mie armi di difesa
-diventarono uno schermo impotente. Una cosa sola rimaneva incrollabile
-in me: il proposito di non ingannare quell'uomo così generoso. Un
-giorno egli era venuto a farci visita, e mio padre era assente;
-trovandomi sola con lui tremai come uno stelo di giunco. Mi parlò del
-suo amore. Che avrei potuto fare io, io che l'amava ardentissimamente?
-
-Ascoltai senza interromperlo; mi chiese se io l'amassi; mi schermii
-male, titubai, arrossii, un _sì_ fuggi dal mio petto. Da quel punto fui
-vinta. Confessato il mio amore, io non poteva più ostinarmi nel rifiuto
-della sua mano senza darne le ragioni; ed avrei io osato?...
-
-Risposi alle nuove profferte di nozze con dei pretesti per indugiare;
-accettò giubilante, sarebbe stato ai miei voleri. Mio padre era fuor di
-sè dalla gioia.
-
-Tutto ciò era avvenuto senza che quasi io ne avessi coscienza, come
-opera di malia. Passarono alcune settimane, rapide come pagine d'un
-libro sfogliate da una mano impaziente. Il mio supplizio divenne ogni
-giorno più atroce; io comprendeva che oramai non mi rimaneva che un
-partito: confessare tutto, purificarmi per questo mezzo.
-
-Nessun'altra via erami aperta per divenire sposa di quell'uomo; portare
-nel mio nuovo stato di moglie il segreto del mio passato, sarebbe stato
-aggiungere un nuovo rimorso alle mie torture. Ingannare la buona fede
-d'un uomo che mi amava, era ai miei occhi tale bassezza di cui non
-avrei creduto giammai di potermi macchiare.
-
-Mio padre era ricaduto improvvisamente ammalato; mi pregava colla voce
-e colle lagrime: «affrettassi, non lo lasciassi morire senza dargli
-il conforto di vedermi unita ad un uomo onesto.» Mi feci forza e diedi
-convegno al _signor_ Verni. In quel momento era disposta ad affrontare
-la vergogna; s'egli si fosse trovato innanzi a me non avrei esitato un
-solo istante.
-
-Quella fu per me una giornata d'angoscia. La ragione mi rappresentò
-agli occhi le conseguenze di ciò che io stavo per fare; un basso
-istinto d'egoismo e di paura ne alterò stranamente le sembianze.
-Ciò che da prima era dovere prese aspetto d'eroismo; la bassezza e
-l'inganno ebbero battesimo di prudenza.
-
-Che cosa avrebbe fatto il _signor_ Verni dopo la mia confessione?
-Mi avrebbe stimata per la franchezza, e il suo amore avrebbe saputo
-perdonare ad un passato che infine non gli apparteneva... Ciò era
-probabile. Ma se invece egli avesse sdegnato di dare la sua mano ad
-una donna colpevole? Ciò era pure possibile; nella più parte dei casi
-sarebbe stato anzi il partito più verisimile. E in tal caso che cosa mi
-sarebbe rimasto? La vergogna della confessione, la vergogna di sapere
-che un altro uomo aveva penetrato questo secreto fatale della mia vita
-sciagurata. Al contrario il silenzio salvava ogni cosa; se il passato
-non apparteneva che a me sola, nessuno aveva diritto di indagarne il
-mistero; nè io falliva ad un dovere tacendo una colpa che la mia nuova
-vita avrebbe dovuto far dimenticare a me stessa. Che se pure il signor
-Verni avesse accolto la mia confessione ed accettato senza arrossire
-il carico di farmi dimenticare coll'amore il tormento delle memorie,
-chi poteva dire quanto tempo avrebbe durato il suo coraggio? chi poteva
-dire che un giorno egli non si sarebbe pentito della sua debolezza ed
-avrebbe pagato col disprezzo da prima, coll'indifferenza più tardi, la
-memoria incancellabile d'una colpa?
-
-Venne il domani; venne l'ora del convegno; venne il signor Verni.
-
-Il mio proposito aveva resistito alla lotta; io era pallida in viso, ma
-pronta a sfidare l'abbandono e il disprezzo di quell'uomo che amavo.
-
-Egli era bello, dolce, amorevole; si rinnovarono ancora una volta nella
-mia mente le indecisioni che mi avevano travagliato fino a quel punto.
-Avvelenare la sua pace, uccidere forse il nostro amore, perderlo forse
-per sempre! Affannoso pensiero!.... E tuttavia io mi sentiva in petto
-una forza prodigiosa....
-
-Lo feci sedere vicino a me, radunai le mie idee, cercai la frase che
-poc'anzi avevo ripetuto cento volte dentro di me; la cercai spasimando,
-istupidita, atterrita del mio coraggio....
-
-Lo guardai in volto; era così sereno! ed avrei? Orribile! Orribile! ed
-avrei io osato palesare a lui? e in quali termini, mio Dio?
-
-La vergogna mi vinse; mi abbandonai piangendo sopra il divano.
-
-— Che avete? mi domandò egli commosso.
-
-— Che ho?
-
-Mi rialzai con un nuovo impeto, aprii le labbra per parlare, ma la voce
-mi mancò, e il fatale segreto morì soffocalo nel mio seno.»
-
-
-
-
-LXI.
-
-
-«La fermezza della volontà mi aveva ingrandita ai miei occhi; giudicate
-voi dell'accasciamento che vi succedette. Una sfiducia, tanto più
-profonda quanto più saldo era stato il mio proposito, dominò il mio
-spirito. Incapace dell'eroismo che purifica, (allora la confessione mi
-apparì come _eroismo_) mi sentii mancare a un tratto anche la forza di
-resistere ad un nuovo fallo.
-
-Codesto è spesso il sentiero fatale della colpa; si rifiuta per
-debolezza il solo rimedio che risana, si sdegna un pentimento inutile,
-e si cerca la dimenticanza in quella sorgente dove si ha attinto il
-rimorso. Sciagurata miseria del cuore! — non di rado il rimorso lava il
-rimorso.
-
-Desistei dalla lotta; mi assoggettai come una bambina, subii senza
-riscuotermi il peso della mia apatia. Il mio amore cresceva gigante; il
-cuore soffocava la coscienza.
-
-Ebbi dei rari intervalli di vigore, degli slanci improvvisi di virtù e
-di sagrifizio. Tentai molte lettere per lui, tutte incominciavano a un
-modo «non posso essere vostra.» Poche andavano più oltre; le lagrime me
-l'avevano sempre impedito.
-
-Avrei voluto darmi la morte per uscire onestamente da questo supplizio.
-Rinunziare al suo amore! Io l'avrei potuto. Non fu l'egoismo che me
-ne trattenne, ma la vergogna, mi era impossibile di rinunziare alla
-sua stima. Non v'era scampo; egli avrebbe voluto sapere le ragioni
-d'un rifiuto, ne aveva diritto; e poi, mio padre, il mio povero padre
-infermo, di cui avrei avvelenato le ultime ore, che avrebbe recato
-nella tomba il disprezzo per la sua unica figlia...
-
-Fu stabilito il giorno del contratto; non mi opposi. Se non che alla
-vigilia di quel giorno la virtù rinnovò per l'ultima volta i suoi
-assalti. Fu una notte di delirio e d'insonnia; alla mattina io aveva
-preso una determinazione; col cuore gonfio dal dolore scrissi una
-lettera che bagnai delle mie lagrime. Giovanni, il vecchio servitore,
-il vecchio amico della famiglia, ebbe l'incarico di portarla al
-signor Verni. Intanto dalla mia camera io udiva il rumore dei servi
-affacendati per la cerimonia che doveva aver luogo prima del mezzodì.
-
-Alle dieci mio padre mi chiamò a sè; si meravigliò del mio aspetto
-stravolto, io non cercai di dissimularlo e piansi abbracciando la sua
-fronte serena.
-
-Alle undici venne il _signor_ Verni; riconobbi i suoi passi e dovetti
-appoggiarmi al letto per non cadere. Egli entrò, era mesto, ma calmo;
-il cuore mi palpitava... Mi si avvicinò, mi sorrise, mi porse la
-destra. Non osai levare lo sguardo sul suo volto, tanto la vergogna
-imporporava il mio. Ma il mio stupore era ancora più grande della mia
-vergogna. Che cosa era adunque avvenuto? La sua calma era indizio di
-perdono? Le mie idee si confondevano; tutto ciò che succedeva intorno
-a me pareva non mi toccasse da vicino. Venne il notaio, vennero
-molte altre persone amiche della famiglia che erano state invitate ad
-assistere alla segnatura del contratto.
-
-_Egli_ sedette vicino a me, mi disse poche parole; quali? io non le
-udii; tremavo tutta.
-
-«Oggi è il più bel giorno della mia vita,» soggiunse accostando le
-labbra alle mie orecchia. Non udii altro. «Sarete mia!» Il mio cuore
-non era capace abbastanza per contenere la gioia di quelle parole. Egli
-dunque mi perdonava, egli mi amava ancora, egli aveva compreso il mio
-strazio, e voleva farmelo dimenticare coll'amore!
-
-Risollevai il capo come una regina; sentivo in quel momento un orgoglio
-che mi veniva dalla coscienza, orgoglio nobile e grande, l'orgoglio
-della virtù caduta che si risolleva pentita.
-
-Poco dopo il notaio si rivolse verso di noi; il _signor_ Verni mi
-lasciò sorridendo, lacerò il guanto della mano destra ed appose la sua
-firma al contratto.
-
-In quel punto Giovanni si affacciò alla portiera; non so qual voce
-favellasse dentro di me — arcana voce e fatale; mi levai rapidissima e
-gli mossi incontro.
-
-— La lettera? domandai agitata.
-
-— Ho corso tutta Milano inutilmente.
-
-Ciò che io provai a quella notizia inaspettata non è descrivibile.
-
-Tutte le torture che mi avevano straziata si rinnovarono in un punto.
-Quella lettera che io credeva nelle mani di _lui_ ritentava ancora una
-volta la mia debolezza. La fatalità mi trascinava alla colpa. Mi balenò
-in mente il pensiero di interrompere la cerimonia, di svelare tutto in
-quel momento. Mi rivolsi; tutti gli sguardi erano fissi sopra di me; il
-notaio aspettava colla penna in mano; il _signor_ Verni mi sorrideva e
-mi faceva segno che era venuta la mia volta.
-
-Avrei io sfidato la maligna curiosità di tutti quegli sguardi allora
-così benevoli? avrei io rinunziato per sempre a quella felicità che mi
-attendeva?... Io lo dovevo, sì, lo dovevo; la mia coscienza parlava
-assai chiaro; ma il cuore, questo misero cuore affranto da tante
-lotte!...
-
-Non fu che un baleno; il pensiero che quella lettera potesse pervenire
-nelle sue mani troncò la mia irresolutezza.
-
-— Dov'è la lettera?
-
-— Eccola.
-
-Gliela strappai di mano, e la nascosi nel mio seno; respirai più libera
-e a un tempo più oppressa — io aveva risepellito il mio segreto.
-
-
-
-
-LXII.
-
-
-«Da quel giorno fui vinta. Non dirò le deboli titubanze e le lotte
-codarde che vi succedettero — povere scintille d'una virtù semispenta.
-Una settimana dopo il voto del mio cuore era compito; legata da nodo
-indissolubile al signor Verni, lo fui del pari al mio rimorso.
-
-Incominciarono giorni d'amore e d'angoscia; l'immenso affetto che
-io sentiva per mio marito era soverchiato dall'affanno di averlo
-ingannato; anzi più io l'amavo, più egli mi amava, e più grande
-parevami la mia colpa.
-
-I primi giorni del mio matrimonio furono funestati da un avvenimento
-temuto da gran tempo, la morte del mio povero padre.
-
-Morì calmo e sorridente, come aveva vissuto. Nelle ore che precedettero
-la sua ultima ora parlò della morte senza ribrezzo; il suo voto era
-esaudito: vedere i _suoi figli_ amantissimi ed uniti.
-
-Benchè io fossi preparata a questa perdita, ne piansi come d'una
-sventura inattesa. Voi sapete forse che cosa sia perdere un padre, ma
-non potrete tuttavia immaginare che cosa fosse per il mio cuore. Mi
-pareva di rimaner sola sulla terra. Tutta la mia vita, tutti i miei
-affetti, dovevano quindi innanzi essere consacrati a mio marito; allora
-più che mai sentii quanto egli fosse per me, quanto valesse il suo
-amore, e quanto io ne fossi indegna.
-
-L'amore, l'isolamento mi riaccostavano potentemente a lui; il mio
-passato, questo segreto angoscioso che mi divorava, si innalzava
-innanzi a me come una barriera.
-
-Mio marito non sospettava di nulla; la mia mestizia agli occhi suoi
-era natura, però che egli mi aveva sempre conosciuta mesta; non se ne
-doleva, non cercava di condurmi bruscamente ad una falsa allegria,
-ma pagandomi di molto amore, di molta tenerezza, mi trascinava
-irresistibilmente ad amarlo. Io avrei voluto mostrargli il mio
-cuore e dirgli il mio amore, e rispondere alle sue carezze, ma anche
-l'espressione dei miei sentimenti era contesa al mio petto straziato;
-un ritegno pauroso, un rossore segreto soffocava gli slanci dell'anima;
-la voce del rimorso gemeva sordamente dentro di me più potente della
-mia volontà — più potente della voce dell'amore.
-
-Mi venne più volte in mente il pensiero di gettarmi ai suoi piedi,
-di chiedergli perdono, di rivelargli tutto... Ma mi avrebbe egli
-perdonato, lo avrebbe egli potuto? E qual prò da questa tarda
-confessione? oramai il male era fatto; una confessione fatta quando le
-conseguenze potevano ricadere a mio danno, tornava a vanto della mia
-virtù; fatta quando nulla poteva minacciare una unione indissolubile
-agli occhi del mondo, poteva parere ipocrisia mascherata di pentimento.
-Io non conosceva allora quanto il suo cuore fosse grande e generoso,
-quanto fosse grande e generoso il suo amore!
-
-Più tardi lo conobbi, e fu vano. Uno sciagurato destino aveva seminato
-il rimorso sul sentiero della mia vita.»
-
-
-
-
-LXIII.
-
-
-«Questa tortura aveva durato un anno, quando voi veniste per la prima
-volta in mia casa.
-
-Ciò che mi rimane a dirvi è assai affannoso, nè so dove io attinga
-la forza per osare di esaminare così da vicino la mia vergogna e il
-mio dolore. Ma è necessario che voi leggiate in tutto il mio passato,
-che non una pagina di questo libro sciagurato vi sia celata; quando
-pure questa confessione non mutasse i vostri sentimenti e il vostro
-desiderio, varrà tuttavia ad apprendervene la vanità. Io pongo questa
-confessione fra me e voi, come un vincolo e come una barriera; io non
-sarò giammai vostra perchè non potrei dare giammai ad altro uomo più
-che io abbia dato a _lui_, e vi avrei dato di più. Se non sdegnerete la
-mia amicizia, vi appagherete di essa; non domanderete il mio amore che
-non è più della terra.
-
-Giudicherete dal racconto degli ultimi avvenimenti della mia vita, se
-la determinazione che ho preso sia frutto d'un sentimento passeggiero,
-o piuttosto d'un dovere inalterabile».
-
-
-
-
-LXIV.
-
-
-«Il passato pesava inesorabilmente sopra il mio cuore, le memorie
-occupavano tutta la mia mente. Io non aveva mai spinto lo sguardo
-innanzi a me, non aveva mai indagato i misteri del mio avvenire,
-aveva quasi dimenticato d'averne uno. Parevami che il rimorso avrebbe
-riempito la mia misera esistenza; nè poteva immaginare che nuovi dolori
-si sarebbero aggiunti al fardello delle mie pene.
-
-Dov'è il limite che la natura ha stabilito al dolore? dov'è il
-limite che ha stabilito alla sofferenza? Io ho spesso cercato di dire
-all'anima mia: «fin qui, fino a quel punto, non oltre». Ma le mie fibre
-furono più forti della mia volontà e del mio dolore; la mia fragile
-natura di donna ha resistito all'urto senza spezzarsi. Le anime deboli
-si piegano e s'infrangono — le forti resistono, ma soffrono più a
-lungo; il segreto dei grandi dolori è la forza.
-
-Voi rammenterete forse la sera in cui quell'uomo abborrito osò
-oltrepassare la soglia della mia casa.
-
-Tutto l'odio di cui il mio cuore era capace si ridestò a quella vista;
-non fu che un istante, compresi che il male che quell'uomo mi aveva
-fatto era nulla in confronto di quello che poteva farmi. Per la prima
-volta pensai all'avvenire; all'immensità del mio odio per _lui_ si unì
-un sentimento angoscioso di paura. Quell'uomo poteva perdermi, voleva
-perdermi; la sua venuta in mia casa non poteva avere altro scopo. Io
-tremai come alla vista d'un pericolo imminente; raccolsi le mie forze
-per resistervi, pregai il cielo che mi salvasse o mi facesse morire...
-Ma il cielo è sordo alle preghiere della colpa...
-
-Misurai un'altra volta dalla grandezza del mio affanno l'immensità
-del mio fallo. Ciò che mi rimaneva a temere me ne dava l'immagine più
-nettamente e più inesorabilmente dello stesso rimorso. Il terribile
-segreto che aveva straziato fino a quel punto la mia esistenza, si
-arroventava dentro il mio seno come uno strumento di tortura. Io avrei
-potuto essere felice del mio amore, orgogliosa della mia virtù; avrei
-potuto levare la fronte in faccia a quell'uomo che aveva abusato della
-mia innocenza, vendicare l'ingiuria col disprezzo, riparare nelle
-braccia del mio amico, del mio sposo, e trionfare colla sicurezza
-suggerita dal pentimento d'una memoria che richiamava la mia mente ad
-una vergogna... Al contrario ero costretta a chinare gli occhi sotto
-il _suo_ sguardo ingiuriosamente sfacciato: dovea subire l'oltraggio
-ed arrossire e tremare come un colpevole che si vede in balìa del
-suo complice. La colpa, che lunghi anni d'espiazione mi avevano fatto
-credere lavata, risorgeva a un tratto col suo più brutale rimprovero;
-tutti i miei dolori avevano pesato inutilmente sulla bilancia che
-misura il perdono. Oimè! sì, io l'ho meritato; il mio pentimento non
-era stato nè forte, nè sincero, poichè s'era arretrato dinanzi ad una
-confessione.
-
-Non mi dissimulai punto i miei torti; non m'adoperai a scemarne la
-gravità o a legittimarli con ragionamenti mendicati alla debolezza.
-Questa crudeltà con cui flagellai il mio cuore mi consentì una forza
-ed un coraggio che avrei creduto superiore alla mia natura di donna, la
-forza e il coraggio d'intraprendere la lotta...
-
-Una lotta spietata. Fu allora che io conobbi per la prima volta quanto
-sieno meschine le armi dell'amor proprio offeso, e quanto fiacca la
-rivolta della dignità che non si accompagna colla coscienza. Tutti i
-rimproveri che io poteva fare a quell'uomo si spuntavano contro il
-suo sorriso glaciale; al contrario le accuse che io stessa muoveva
-alla mia condotta passata ricadevano sul mio cuore a soffocare gli
-impeti generosi dell'ira. Nondimeno lottai... Sfidai il suo sguardo
-insistente ed ingiurioso, e lo costrinsi più volte ad abbassarlo. Io
-ne andava lieta come di un gran trionfo; sentivo il sangue affluire
-più rapido e più copioso alla testa ed al cuore, ma poco dopo tremavo
-tutta, impallidivo e chinavo a terra la fronte umiliata; risollevandola
-incontravo un'altra volta la pupilla fredda e penetrante di lui...
-Quelle lotte esaurirono le mie forze; la mia energia rimase fiaccata a
-poco a poco da quell'urto. Vi fu un momento in cui ebbi paura, in cui
-un'immensa sfiducia, ed un accasciamento improvviso dominarono tutto
-il mio spirito. L'avvenire mi parve assai nero; guardai innanzi a me
-atterrita come un viaggiatore che all'improvviso vede sprofondarsi sul
-suo sentiero una voragine.
-
-Quell'uomo indovinò dal mio volto, dal mio atteggiamento, ciò che
-si passava dentro di me. Quando non seppi più simulare la forza e
-l'indifferenza, fui altresì incapace di dissimulare la debolezza e la
-paura.
-
-Da quel momento io non mi appartenevo più; ciò che era in me non poteva
-quindi innanzi bastare a me medesima; la mia pace, la mia salvezza
-erano al di fuori della mia natura. Mio marito! egli solo avrebbe
-potuto difendermi, io doveva gettarmi nelle sue braccia e versare nel
-suo seno pieno d'amore il mio seno traboccante d'angoscia.
-
-Ad altro patto non era più possibile sottrarmi alla vergogna. Il
-cavaliere Salvani avrebbe indovinato ben tosto, se pure non lo aveva
-diggià indovinato, l'intervallo che si frapponeva tra me e mio marito;
-egli possessore del mio segreto, non avrebbe tardato ad abusarne;
-autore del mio disonore, ne avrebbe fatto pesare le conseguenze sul mio
-povero capo.
-
-Se io avessi potuto resistere ancora, avrei forse ingannato quell'uomo,
-fors'anco lo avrei reso pauroso; sperare di trionfarne per altra via
-era lusinga non solo inutile, ma perniciosa.
-
-E tuttavia non mi bastò l'animo. La franchezza d'una confessione
-avrebbe sollevato il mio cuore, ma ucciso inesorabilmente la pace di
-mio marito. Perdonarmi! l'avrebbe egli potuto? qual'uomo lo avrebbe
-potuto?
-
-«Chi sa, dissi a me stessa, se la mia franchezza non avrebbe invece
-battesimo di paura, se la mia confessione anzi che spontanea,
-non parrebbe invece strappata dalla necessità e dall'imminenza
-del pericolo? Egli saprebbe ben tosto tutto; qual merito avrei io
-d'anticipare di alcune ore quella scienza sciagurata? E chi può
-dire che al contrario la mia confessione, distruggendo a un tratto
-l'immagine della mia debolezza, non celerà a suoi occhi le mie lotte
-del passato, e non gli farà attribuire a mal animo e a finzione ciò
-che fu frutto di vergogna? E poichè le conseguenze d'una rivelazione,
-da qualunque parte venisse fatta, erano oggimai immutabili, per qual
-fine avrei io attribuito al mio cuore questo penoso fardello, mentre
-gli avvenimenti stessi avrebbero palesato il segreto dell'anima mia? La
-vergogna! oggi non era ciò che io temessi di più; era l'amore di lui
-che io vedeva minacciato, non il mio orgoglio; e poteva io sfidare il
-momento in cui egli mi avrebbe ritolto il suo amore?»
-
-Attraverso questa confusa vicenda di paure, e di propositi, io smarrii
-affatto l'imperio del mio spirito.
-
-Da gran tempo mi era abituata a considerare i vincoli che mi legavano
-a mio marito, il suo amore, e la sua stima, come un tesoro minaccialo
-dalla mano avara del destino. In mezzo a questo inesorabile ed
-incessante timore, balenava talvolta qualche raggio di speranza —
-e qual'è il cuore che non speri? — ma moriva bentosto nelle tenebre
-profonde della mia anima.
-
-Il mio pensiero, sempre stanco e sempre infaticabile, ritornava alle
-immagini desolate del mio avvenire.»
-
-
-
-
-LXV.
-
-
-«L'idea di trovarmi sola col cavaliere aveva attraversato più volte lo
-scompiglio della mia mente. Quel pensiero a poco a poco aveva occupato
-tutto il mio spirito. Una paura invincibile s'impadronì di me. Avrei
-voluto che mio marito non si fosse mai allontanato dal mio fianco, che
-non mi avesse lasciata sola in casa un istante; volli pregarnelo — ciò
-avrebbe bastato al suo cuore amantissimo — ma non l'osai; e come avrei
-io potuto osarlo?
-
-Quando era sola mi chiudeva nelle mie stanze, e ordinavo che non si
-lasciasse entrare alcuno; uno di quei giorni per l'appunto venne il
-cavaliere e lasciò il suo biglietto di visita. Mi rallegrai d'averlo
-potuto sfuggire, tremando al pensiero di quell'incontro. Che mi avrebbe
-egli detto? come si sarebbe comportato in mia presenza? come mi sarei
-comportata io?
-
-Quest'ultima idea fu un raggio di luce; fino a quel punto io non ci
-aveva pensato; oramai diveniva indispensabile. Il cavaliere non era
-uomo da sbigottirsi al primo tentativo fallito; se egli aveva in animo
-d'incontrarsi solo con me, sarebbe ritornato; non accolto, sarebbe
-ritornato ancora; la sua insistenza avrebbe vinto o tardi o tosto
-il mio proposito. Nè io poteva senza destar sospetti ostinarmi in un
-contegno così poco naturale e così opposto alle mie abitudini. I miei
-servi ne avrebbero fatto ben presto l'osservazione; la malizia e la
-maldicenza avrebbero affrettato lo scandalo che io voleva evitare.
-
-Rinunziai adunque ad un sistema di difesa che non offriva speranze
-di vittoria. Mi conveniva affrontare quell'uomo, sopportare i suoi
-sguardi. Egli avrebbe forse mentito un affetto per vincere il mio cuore
-e trascinarmi un'altra volta alla colpa; in questo caso io mi sentiva
-forte; sarebbe forse disceso fino alla minaccia, ed io mi lusingava di
-opporre saldamente il mio disprezzo.
-
-Il cavaliere Salvani venne. Questa volta io mi sentiva preparata a
-riceverlo.
-
-Le sue prime parole come io lo aveva immaginato furono un prodigio di
-iniquità e di menzogna, quale io non avrei creduto possibile nell'anima
-d'un uomo. Mi cadde ai piedi domandandomi perdono, incolpando il
-destino che lo aveva macchiato dell'_apparenza d'un tradimento_, e gli
-aveva involato il _suo amore_.
-
-A tanta audacia io sentii mancarmi gran parte delle forze sulle quali
-aveva confidato; tuttavia risposi con dignità, evitando l'ironia
-e il rimprovero. La mia freddezza parve sventare i suoi progetti;
-evidentemente egli aveva calcolato sulla mia collera e sul mio dispetto
-come sopra una breccia che mi avrebbe data in sue mani. Tuttavia non
-desistette, e facendo ciò che io non aveva fatto, finse un improvviso
-sentimento di gelosia e mi colmò di rimproveri, lamentandosi che io
-non lo avessi compreso, e non avessi saputo aspettare il suo ritorno.
-Questo secondo tentativo mi trovò inalterabile; un sorriso di disprezzo
-sfiorò il mio labbro, e riunendo tutte le mie forze per non tradire la
-mia angoscia, gli dissi freddamente che mio marito sarebbe ritornato
-fra breve. Quello fu il segnale della lotta più terribile; ma io era
-pronta a sostenere le minaccie come aveva sostenuto le preghiere ed i
-rimproveri.
-
-Se non che io non aveva indagato che la natura dell'assalto, non ne
-aveva misurato la violenza; una minaccia fredda, calma, sarcastica, mi
-avrebbe trovata fredda, calma e sarcastica del pari; l'impeto con cui
-il cavaliere irruppe contro di me mi fe' correre un brivido di spavento
-per le vene; le mie fibre fragili e dilicate si commossero e tremarono
-tutte; il timore dello scandalo mi rese debole e paurosa; compresi di
-esser vinta.
-
-Il cavaliere pareva fuor di sè; lo era egli, o fingeva? lo ignoro; ma
-la sua collera non era meno terribile.
-
-Mi abbandonai sul divano in preda ad un affanno mortale. In quella
-strana ed angosciosa fantasmagoria di rimorsi e di paure, mi pervennero
-distintamente all'orecchio queste parole, che furono un dardo
-avvelenato pel mio cuore.
-
-— Che credete? Siete mia; lo siete stata, lo sarete. La vostra
-coscienza ha dimenticato troppo presto il vincolo che vi congiunge
-eternamente a me. _Eternamente_, intendete? Vorreste sottrarvene?
-Provate. Vi sfido; il vostro passato mi dà diritto su voi; l'ieri mi fa
-giustizia dell'oggi.»
-
-Ohimè! sì, io era in sue mani; e tuttavia io lo sentiva, non era lui,
-non era il mio passato che esercitasse tale potere misterioso sopra
-di me — era questo segreto fatale che mi mordeva il petto come un
-serpente.»
-
-
-
-
-LXVI.
-
-
-«In quel momento udimmo un passo avvicinarsi; tremai come al contatto
-d'una pila, e nascosi la faccia fra le mani. Il cavaliere mi afferrò
-per un braccio; levai gli occhi istupiditi; la sua faccia era pallida
-per la paura. Quella vista rianimò il mio coraggio, e mi ridonò un poco
-di calma.
-
-Entrò un servo e mi fu annunziata la vostra visita.
-
-Il cavaliere aveva ripreso il dominio di sè stesso, ed aveva composto
-le labbra ad un sogghigno...
-
-Compresi, tuttavia non esitai; ordinai vi si facesse attendere un
-istante in sala. Gli occhi del cavaliere avvamparono d'ira; io ne
-sostenni il lampo senza battere palpebra. Ciò che avvenne dopo quello
-sguardo ha lasciato un solco assai profondo nella mia memoria.
-
-Il cavaliere si accostò furibondo all'uscio che comunicava colla sala;
-per un'istante credetti che vi muovesse incontro; ma egli afferrò la
-porta e la rinchiuse sbattendola con tale impeto che fece tremare i
-vetri delle finestre; poi venne a me, e con voce resa ancora più truce
-dallo sforzo che egli faceva per abbassarla, volle che io promettessi
-di recarmi da lui ad un suo cenno. Insistei. Minacciò — una terribile
-minaccia... Che doveva io fare? Ero sola, paurosa di uno scandalo; voi
-eravate lì presso, io avea udito i vostri passi — _lui_ era immobile,
-ritto innanzi a me, col volto contraffatto dall'ira...
-
-— Verrete? Verrete? Un _sì_ soffocato partì dal mio petto.»
-
-
-
-
-LXVII.
-
-
-«Venni innanzi a voi col sorriso sulle labbra, colla disperazione
-nell'anima. Avevate voi udito? Sospettavate?... Non ve ne faccio colpa;
-il vostro contegno mi diceva di _sì_; la vostra cortesia fredda mi
-accusava e mi feriva.
-
-Quando fui sola mi chiusi nelle mie stanze come per involarmi
-agli occhi di tutti; avessi io potuto sottrarmi alla mia stessa
-coscienza!... Parevami che il mondo avesse letto la mia vergogna....»
-
-
-
-
-LXVIII.
-
-
-«Il domani mattina verso le nove, Giovanni mi consegnò segretamente un
-biglietto che uno sconosciuto aveva portato poco prima. I caratteri
-del cavaliere mi erano noti, e li riconobbi; tremai per il pericolo
-che io aveva corso e nascosi istintivamente quella lettera perchè
-non pervenisse in mano di mio marito.... Egli era là, nel suo letto,
-sorridente, tranquillo, felice.... Mi sanguinava il cuore per doverlo
-ingannare.
-
-L'audacia dei cavaliere Salvani riuscì a quell'effetto cui
-evidentemente aveva mirato, a debellare il mio spirito colla pompa del
-suo sangue freddo, a farmi apprezzare vieppiù per mezzo dell'esempio
-l'importanza del pericolo che mi minacciava qualora avessi voluto
-sottrarmi alla mia promessa.
-
-Quella lettera non conteneva che alcune indicazioni per il convegno
-al quale io aveva dato l'assenso. Il laconismo di quelle parole era
-temperato da una preghiera che non mancassi.
-
-Nondimeno la mia vanità di donna non se ne offese. Io aveva ben altra
-spina nel cuore. «Fra due ore!» Quella lettera mi fissava il convegno
-per le undici. Un termine così breve per decidere! Anche questo era
-un sotterfugio per trionfare più facilmente della mia debolezza.
-Un tempo lungo avrebbe forse rinvigorita la mia volontà, e fattala
-uscire vincitrice; un termine breve mi costringeva ad arrendermi senza
-lottare. La virtù non può trionfare che dopo aver combattuto, ad uno
-ad uno, corpo a corpo, tutti gli assalitori; non è che la passione che
-vince al primo assalto.
-
-In quello spazio di tempo che precedette l'ora fatale, mille pensieri,
-mille progetti, mille propositi morirono un'altra volta nel mio petto.
-
-Vi fu un istante in cui, tratta da un invincibile trasporto di
-abnegazione e di sagrifizio, venni presso al letto di mio marito.
-Che voleva io fare?... Rivelare, sì, rivelare tutto; affrontare il
-disprezzo; il suo abbandono....
-
-Levai il capo verso di lui.
-
-.... Egli era là, sorridente, tranquillo, felice....
-
-Mio Dio! Mio Dio! Avrei io avvelenato di un tratto la sua pace, avrei
-io sagrificato tutto il suo avvenire d'affetti ad un sentimento poco
-caritatevole di tarda ed infruttuosa severità? Però che io l'amavo,
-mio marito; ardentissimamente.... E poi, io non volevo già tradire la
-sua fede; se mi recava ad un convegno era per assicurare la sua pace,
-la nostra felicità; chi sa; le mie lagrime, le mie preghiere avrebbero
-forse ritrovato il sentiero nascosto di quel cuore insensibile....
-io avrei saputo piangere e pregar tanto, che egli avrebbe avuto pietà
-della mia angoscia.,.. L'ora si appressava....
-
-Balbettai non so più quale pretesto per uscire di casa senza
-insospettire mio marito, e mi recai al convegno.
-
-
-
-
-LXIX.
-
-
-«Una carrozza mi attendeva; non vi dirò lo spasimo che torturò il mio
-cuore per via; non vi dirò come io vi arrivassi, istupidita, senza
-pensiero, senza coscienza.
-
-Mi era parso d'essere stata seguita e spiata, il terrore aveva
-soffocato il rimorso, e riparai in quella carrozza come in un asilo che
-avrebbe celato la mia vergogna.
-
-Il cavalier Salvani era seduto in faccia a me; io non lo riconobbi,
-non lo vidi quasi; il timore d'essere scoperta vinceva la mia anima,
-l'occupava tutta.
-
-La carrozza partì al galoppo. A poco a poco mi rincorai, l'immagine
-d'un altro pericolo assai più fatale fu la prima che venne a troncare
-l'atonia del mio pensiero; un sentimento ben definito di terrore
-succedette alle vaghe paure che m'avevano sbigottita. Tuttavia non mi
-smarrii d'animo; di fronte alla minaccia d'una immensa sciagura, serbai
-la calma per meditare le vie d'assicurare la mia salvezza.
-
-La carrozza camminò gran tempo senza arrestarsi; io teneva gli occhi
-abbassati; il cavaliere non diceva parola. Nondimeno io indovinavo
-i suoi pensieri, e, senza guardare, vedevo il suo sguardo penetrante
-fisso ostinatamente sopra di me.
-
-Ciò che stava per avvenire era una prova terribile, suprema; io non me
-ne dissimulavo la gravezza; mi era parso che il primo bisogno del mio
-cuore era di non ingannarsi sulla natura della lotta, per non fallire
-nella misura delle sue forze. Una speranza troppo audacemente nutrita,
-un'illusione troppo ingenuamente serbata, mi avrebbero strappata la
-vittoria dal pugno. Doveva spogliarmi di tutto, guardare in faccia il
-pericolo, prevederlo, aspettarlo; di tal guisa il fascino dell'ignoto
-non avrebbe potuto nulla sopra di me.
-
-Che poteva io sperare da quel colloquio? Che sperava, che pretendeva
-quell'uomo?
-
-Previdi le preghiere, i giuramenti, le menzogne, le minaccie; la
-mia forza avrebbe bastato a resistere. Riconfortata da questa fede,
-sollevai lo sguardo in faccia al cavaliere con aria di sì fredda ed
-irremovibile sicurezza, che le guancie di lui s'imporporarono non so se
-per vergogna o per dispetto.
-
-Non dissi motto — non disse motto; gli fui grata del suo silenzio.
-
-Finalmente la carrozza si arrestò; un brivido mi corse per le vene...
-Che facevo io? dove andavo? a qual fine? che sarebbe stato di me? Mio
-Dio! mio Dio! avessi potuto strapparmi il cuore, strapparlo, salvarlo
-dai rimorsi questo misero cuore!
-
-Tutto il mio coraggio mi venne meno a un tratto. Sentii la mano del
-cavaliere posarsi sul mio braccio, e levai lo sguardo pauroso per
-implorare la sua pietà.
-
-Il suo aspetto impassibile ferì il mio orgoglio; mi divincolai dalle
-sue mani e lo guardai fisso, colle labbra tremanti, col cuore agitato.
-Sorrise senza sarcasmo, ma freddo; e chinandosi alquanto, mi disse
-all'orecchio: «abbassate il velo.»
-
-La dolcezza con cui pronunziò queste parole mi vinse; obbedii senza
-rispondere, accettai macchinalmente la mano che egli mi porgeva per
-discendere di carrozza, e lo seguii a capo chino. Su per le scale vi fu
-un istante in cui credetti di svenire; il sangue mi corse alla fronte,
-sentii un grande frastuono alle orecchia e mi si piegarono le gambe...
-Il cavaliere se ne avvide, e mi porse il braccio; mi vi appoggiai con
-un senso invincibile di ribrezzo.»
-
-
-
-
-LXIX.
-
-
-«Mi trovai sola con lui in un'ampia sala. Non ho serbato altra memoria
-di quel luogo se non quella di alcuni ritratti antichi a cornici nere
-che pendevano dalle pareti.
-
-Mi ero lusingata di poter contrapporre il sarcasmo al sarcasmo, la
-freddezza all'ingiuria; l'immagine del pericolo mi aveva trovata forte:
-il pericolo mi trovò debole e paurosa come un bambino. Non seppi che
-piangere in silenzio.
-
-Il cavalier Salvani si assise al mio fianco, mi afferrò una mano o
-cercò di ritenerla fra le sue; io la ritrassi con lieve violenza,
-raccapricciando di me medesima. In quel momento avrei voluto poter
-sfuggire a quell'uomo e ritornare nella mia casa che non avrei dovuto
-abbandonare giammai; guardai intorno a me con occhi smarriti; le
-finestre erano chiuse... Lo sguardo di _lui_ immobilmente fisso sul mio
-rossore leggeva le mie intenzioni, un lieve tremito delle sue labbra
-tradiva il dileggio di quell'anima abbietta.
-
-Nondimeno io non rinvenni più il mio vigore; abbassai gli occhi al
-suolo non osando levarli al cielo che mi aveva abbandonato; se collo
-sguardo avessi potuto scavare ai miei piedi una tomba, io mi sarei
-sepolta per sottrarmi allo spasimo della vergogna.
-
-Quel silenzio durò gran tempo. Il cavaliere Salvani lo ruppe uscendo in
-un scoppio di risa. Lo stento di quel riso mi passava il seno come un
-pugnale. Arrossii più forte ma non risposi.
-
-Questa volta il silenzio fu meno lungo.
-
-Il cavaliere si levò, misurò a gran passi la camera, s'arrestò
-innanzi a me improvvisamente, poi come pentito, riprese a passeggiare
-apparentemente agitato.
-
-Come vide che io mi ostinavo nel silenzio, ritornò presso di me; e
-poichè io non levava gli occhi a guardarlo, si assise ancora al mio
-fianco. Lo lasciai fare, ma non mi rivolsi; oramai era questa l'unica
-forza che mi rimaneva; in cuore tremavo d'avvilimento e di paura.
-
-Egli si curvò verso di me, e ritentò di afferrarmi le mani; volli
-divincolarmi come prima, ma non riuscii; le dita d'acciaio di
-quell'uomo mi stringevano come una morsa. Quando vidi vano ogni mio
-sforzo, mi sollevai col cuore pieno di sdegno, colle narici dilatate,
-pallida in volto e minacciosa.... Incontrai la sua fronte corrugata,
-le sue pupille dilatate e sanguigne... Ebbi paura, e, rifuggendo
-inorridita da quella vista, volsi il capo e ricaddi sulla seggiola.
-
-Egli continuò a stringere le mie mani nelle sue, senza dir motto.
-Allora mi tornò in mente mio marito; lo rividi bello, sereno e
-forte, lo rividi nel suo letto dove io lo aveva lasciato ingannandolo
-infamemente; immaginai che egli mi vedesse, che egli volesse venirmi
-in aiuto, e mi animasse con un rimprovero mesto.... Ahi! la terribile
-visione!...
-
-Mi volsi colle lagrime agli occhi.
-
-— Che cosa hai? mi domandò egli con una dolcezza che contrastava
-coll'espressione del suo volto; perchè piangi?
-
-Quell'accento, quel linguaggio confidenziale, quel contegno mi
-sferzarono il volto come un'ingiuria atroce. Nondimeno le lagrime
-frenarono l'impeto della collera.
-
-— Che volete da me? domandai singhiozzando; perchè mi avete voluto
-costringere a questo convegno abborrito? Che cosa potete rapirmi
-ancora? Non vi basta lo strazio che avete imposto al mio cuore; che
-volete aggiungere?
-
-— Ti amo.
-
-— Amarmi! Voi! Forse che voi lo potete, forse che ne avete il diritto?
-
-— Ti amo!
-
-— Ed io vi odio e vi disprezzo; il passato che mi ha congiunta a voi fu
-troppo crudelmente espiato, perchè possiate farmi ancora paura. No, io
-non vi temo; vi odio e vi disprezzo.
-
-— Ti amo!
-
-Un lampo attraversò la mia mente. Nella insistenza fredda e monotona di
-quelle parole vidi scolpita una determinazione inesorabile. Il terrore
-mi trasse fuor di senno; mi sollevai d'un balzo, e fu tale l'impeto
-e così impreveduto, che giunsi a liberarmi dalle mani di quell'uomo.
-Corsi pazzamente per la camera, vidi un uscio, cercai uno scampo da
-quella parte, ma l'uscio era chiuso e la chiave era stata tolta dalla
-toppa; mi provai a spingere con tutte le mie forze, a battere coi pugni
-colla speranza che qualcuno accorresse; tutto fu vano.
-
-Il cavaliere mi guardava tentennando il capo con un sorriso pieno
-di sarcasmo e di dileggio; le forze mi abbandonarono, e caddi sulla
-soglia.
-
-Rimasi accasciata, colla testa fra le mani; non so quanto tempo; il
-cavaliere non si mosse; se egli si fosse accostato a me, credo che in
-quel momento sarei morta di terrore.
-
-Il coraggio e la forza mi erano falliti in un punto solo,
-irreparabilmente; la mia volontà non poteva più nulla sopra di me;
-il mio cuore e la mia mente non videro altre armi, che quelle della
-debolezza: le lagrime e la preghiera.
-
-Mi trascinai ai suoi piedi, afferrai la sua mano, e la bagnai di
-lagrime; pregai smaniando mi lasciasse alla mia pace, mi perdonasse le
-acerbe parole strappatemi dalla collera, correggesse colla generosità
-tutto il male che mi aveva fatto.
-
-Mi lasciò dire senza interrompermi, guardò le mie lagrime senza
-commuoversi; quando io tacqui, sorrise. Io non indovinai la terribile
-espressione di quel sorriso, e i miei occhi continuavano ad implorare
-ed a piangere. Il cavaliere sorrideva sempre; mi porse le mani e
-mi sollevò da terra; poi tentò di farmi sedere sulle sue ginocchia.
-Istupidita dal dolore io mi arrendevo come un automa; ma a quest'ultimo
-atto resistei con violenza. Inasprito dal rifiuto egli mi afferrò per
-le braccia, mi strinse ruvidamente e s'adoperò a costringermivi colla
-forza. La vergogna, l'umiliazione che io sentii a quell'atto brutale,
-l'orgoglio ferito, e più che tutto un gagliardo sentimento di virtù, mi
-consentirono un vigore straordinario. Con uno sforzo riuscii a liberare
-una mano; egli tentò di riafferrarla e intanto riteneva l'altra con
-tutte le sue forze. Vi fu un istante di lotta, inutile e terribile
-lotta; la mia energia stava per abbandonarmi; io vedevo la sua faccia
-presso alla mia, sentivo il suo respiro alitare sulla mia bocca, il
-suo sguardo minaccioso ricercare il mio sguardo... Ansante, sfinita,
-disperata, mi drizzai di tutta la persona in faccia al cavaliere, levai
-il braccio, e lasciandolo ricadere con impeto cieco, lo percossi più
-volte sulle guancie.
-
-La sorpresa lo rese mutolo ed inerte; le sue mani si allentarono ed io
-sfuggii senza fatica. L'istinto mi trasse inconscia e delirante dinanzi
-ad una finestra; volli aprirla e gridare; ma una mano poderosa pesò
-improvvisamente sul mio omero, e uno sguardo feroce brillò di collera
-selvaggia vicino al mio volto. Gettai un grido e caddi. Il cavaliere
-mi sollevò nelle sue braccia, aprì una porta, ne aprì un'altra, poi
-un'altra ancora; poi non vidi più nulla.
-
-Quando rinvenni io era coricata sopra un divano; il cavaliere mi
-sorreggeva il capo e mi bagnava la fronte con aceto. Tutti gli oggetti
-che mi circondavano prendevano uno strano aspetto ai miei occhi;
-quella specie di ritorno alla vita abbelliva le prime sensazioni che
-me ne davano la coscienza, perfino il volto del cavaliere mi parve
-compassionevole o dolce.
-
-Quell'illusione fu breve.
-
-Risensata, tornai col pensiero ai miei timori, alle mie ansie, ai miei
-rimorsi. Il pericolo che mi minacciava balenò ai miei occhi come una
-lama tagliente, la mia posizione mi apparì in tutto il suo orrore.
-
-Giunsi le mani in atto di preghiera, e non dissi parola. Il cavaliere
-mi rassicurò con uno sguardo. Fallace e stolta sicurezza!
-
-Ricordai mio marito che in quell'ora mi aspettava forse con ansietà, e
-girai lo sguardo intorno alla camera cercando un pendolo di cui sentivo
-le oscillazioni lente e monotone. In quel punto udii lo scatto d'una
-molla, poi gli squilli argentini, uguali, delle ore. Erano le tre. Mi
-sollevai impetuosamente per uscire. Il cavaliere stese un braccio verso
-di me e mi fe' segno d'aspettare.
-
-— Che volete? domandai tremando.
-
-Non rispose, ma mi prese le mani e mi costrinse a sedere al suo fianco.
-
-— Che volete? insistei con voce spenta dall'ansia e dal terrore.
-
-— E lo so io che voglio? Voglio che non mi lasciate, che rimaniate
-ancora con me.
-
-— Mio marito... balbettai cercando di dissimulare a me stessa le mie
-paure.
-
-— Vostro marito è un uomo ragionevole e non troverà strano che sua
-moglie si trattenga un'ora di più fuori di casa.
-
-— Un'ora, diss'io sforzandomi di sorridere.
-
-— Un'ora, sì, un'ora di dolcezze, di abbandoni, un'ora di amore... Per
-lui gli anni, la vicinanza continua, la proprietà assoluta, per me il
-momento, il breve ma ardente possesso; uno per mille, uno solo. Vedete
-che io sono generoso.
-
-Queste parole mi fecero sentire il peso della mia vergogna; radunai
-tutta la mia energia e tentai uno sforzo supremo per liberarmi dalle
-mani di quell'uomo. Terribile sforzo, superiore alla mia natura di
-donna, ma impotente. Ricaddi sul divano vinta, spossata, senz'anima.
-_Egli_ continuò:
-
-— Volete fuggirmi? perchè? vi faccio paura? potrebbe ciò che vi ha
-ispirato l'amore ispirare oggi il ribrezzo? O non vi pare che il
-passato legittimi le mie pretese, i miei desiderii? Non siete voi stata
-mia? non mi avete detto d'amarmi?
-
-— Mi sono ingannata: non vi ho mai amato.
-
-— E perchè non dite: vi ho ingannato? Avete mentito un affetto che non
-nutrivate in cuore? ebbene, siate oggi più franca d'allora: siate mia
-senza ingannarmi, senza mentire. Ciò sarà più onesto e più leale.
-
-Celai la faccia fra le mani e domandai al cielo che mi facesse morire.
-Quel linguaggio, quel cinismo, io sentiva d'averlo meritato!
-
-Non udii più nulla; il mio spirito cadde in una specie di vaneggiamento
-straziante; nuovi rimorsi, nuove paure, nuove sfiducie; e ciò in
-un modo confuso, vago, agitato, diverso da tutte le sensazioni che
-appartengono alla veglia, serbando solo la coscienza e la volontà a far
-fede che non era un sogno. Frammezzo a quella confusa alternativa di
-idee che stancavano la mia mente, continuava a giungere fino a me il
-suono della voce del cavaliere, ma indistinto e fioco come venisse da
-lontano.
-
-Questo stato durò alcuni minuti che mi parvero eterni. Mi riscossi
-improvvisamente sentendo la bocca audace di quell'uomo sfiorare le mie
-guancie; m'arretrai con un grido; egli mi strinse fra le sue braccia,
-mi sollevò come un bambino, e mi portò per la stanza ripetendo con voce
-rotta dall'ansia: «sei mia, sei mia.»
-
-Vi era tanta energia selvaggia in quell'atto, in quelle parole, che la
-mia anima ne fu soprafatta. Nondimeno resistetti a lungo; lottai come
-può lottare una donna; adoperando le mie deboli braccia, e piangendo in
-silenzio. Egli era forte, fui vinta.
-
-Allora mi si gettò in ginocchio, mi chiese perdono, implorò colla
-dolcezza e colla preghiera ciò che ormai avrebbe potuto ottenere colla
-forza. «Sarebbe stato l'ultimo mio sagrifizio, egli avrebbe lasciato
-Milano, non avrebbe amareggiato più oltre la mia pace, mi sarei
-abbandonata quindi innanzi con sicurezza all'amore di mio marito.»
-
-Tutto ciò era ben dolce, e il suo accento pareva tanto sincero.... Che
-avrei fatto io? Avrei io dovuto con un rifiuto impotente contrastare al
-desiderio di quell'uomo che aveva nelle mani il segreto della mia pace?
-
-— Giuratemi... gridai nascondendo la faccia per la vergogna.
-
-— Giuro.
-
-— Sul vostro onore.
-
-— Sul mio onore.
-
-— Per la memoria di vostra madre.
-
-— Per la memoria di mia madre.
-
-Il patto della vergogna era sancito; la colpa doveva assicurare
-l'impunità della colpa.»
-
-
-
-
-LXX.
-
-
-«Ritornando a casa aveva tremato al pensiero d'incontrarmi con mio
-marito. Egli era uscito. Atroce ironia della fortuna! senza di ciò
-io non sarei riuscita a mascherare il mio rossore, non avrei saputo
-aggiungere al tradimento l'inganno.
-
-Rividi le mie stanze, e m'aggirai per esse smaniando; voleva fuggirmi,
-sottrarmi alla mia coscienza, liberarmi dalla vergogna che mi camminava
-a fianco come un compagno di catena.
-
-Mio marito rientrò; mi guardò, mi sorrise, mi baciò in volto. Io
-guardai la sua faccia serena, gli sorrisi e gli restituii il bacio....
-Il rimorso mi cercava il cuore come una mano spietata.»
-
-
-
-
-LXXI.
-
-
-«Mi ammalai. Se ciò non fosse avvenuto, non avrei potuto nascondere il
-mio fallo. Nei primi giorni della mia malattia, sperai che ne sarei
-morta. Una febbre ardente mi distruggeva ogni dì più; smarrii ben
-presto la ragione, e i miei sensi perdettero mano mano il loro vigore.
-Non ho che una memoria confusa di quei giorni; so che udiva bisbigliare
-al mio capezzale delle voci sommesse, che mi ponevano sulla fronte
-delle pezzuole rinfrescate al ghiaccio; so che io aveva coscienza del
-pericolo in cui versavo, e che, senza sapermi dire perchè, lo amavo e
-me ne rallegravo. Questa dimenticanza cagionatami dalla febbre fu, io
-credo, la mia salvezza; di tal guisa la causa fu vinta coll'effetto.
-La memoria della mia colpa che allora mi avrebbe uccisa, trovò nella
-debolezza eccessiva dei miei sensi una barriera; più tardi le mie nuove
-forze dovevano trovare quella memoria impotente ad uccidermi.
-
-Quei giorni di febbre furono accompagnati da delirio. Che ha proferito
-il mio labbro in quei giorni? mi sono io accusata senza volerlo? Lo
-ignoro — certamente però mio marito non ne concepì alcun sospetto. Egli
-fu sempre al mio fianco, la notte e il giorno; non voleva abbandonarmi
-un solo istante; quando il sonno lo vinceva, si gettava sopra un
-seggiolone che trascinava daccanto al letto. Aveva però cura di
-osservare prima se io dormissi.
-
-Me ne accorgevo, e simulavo spesso il sonno per trarlo in inganno;
-quando udivo il suo respiro farsi regolare, riaprivo gli occhi e lo
-guardavo con sicurezza, con quella dolce sicurezza che io non doveva
-provare mai più sotto il suo sguardo sereno. Allora mi veniva in mente
-la mia colpa, e rinasceva più straziante il rimorso.
-
-Guardavo la sua fronte ampia ed aperta, le sue labbra che si aprivano
-a mormorare nel sonno il mio nome. Aimè! egli non sapeva quanto il suo
-affetto e le sue cure mi torturassero il cuore!
-
-Ben presto mi abituai a quel supplizio; non ne sarei morta; ben presto
-guarii.
-
-L'egoismo mi fu largo di promesse a compensarmi dei dolori patiti;
-pensai con un sentimento di compiacenza che la mia colpa mi aveva
-almeno assicurato l'amore di mio marito....
-
-Un giorno, sciagurato giorno, il cavaliere venne improvvisamente in
-casa mia. Voi eravate meco, non vedeste o non voleste vedere il mio
-affanno, e mi lasciaste sola con lui.
-
-Che voleva da me quell'uomo? con quali intenzioni egli veniva?
-
-La mente, meschino e stolto fabbro di chimere e d'inganni, mi suggerì
-in un istante cento pazze fantasie per alimentare le mie speranze, ma
-il cuore no, non mentiva i suoi palpiti.
-
-L'audacia del cavaliere mi era nota; ma io non avrei mai creduto che lo
-avesse potuto spingere a tanto. Sapeva egli che mio marito era assente?
-E se non lo sapeva, quali progetti aveva potuto concepire la sua
-perfidia? Fino a qual punto sarebbe egli andato senza arretrarsi?
-
-Mi feci cuore, e senza attendere le sue parole, ruppi prima il silenzio.
-
-— Avete mentito? interrogai severa.
-
-— Ho mentito, rispose freddamente.
-
-Mi guardava; lo guardai minacciosa, ma egli non piegò. Sorrise
-sdegnosamente, e tacque.
-
-Poco dopo si accostò, mi additò l'uscio donde eravate uscito, e
-gettandosi sbadatamente sul divano incrociò le gambe l'una sull'altra.
-Rimasi in piedi, immobile, atterrita da quel cinismo.
-
-— Chi era? domandò egli ammiccando degli occhi.
-
-Non risposi. Quelle interrogazioni, quel contegno, mi pungevano come il
-più sanguinoso insulto.
-
-Il mio silenzio non mutò i suoi modi; si sollevò un momento,
-appoggiando le mani al divano e portando innanzi il corpo, mi guardò
-fisso, e si lasciò ricadere con abbandono.
-
-— Il vostro ganzo? interrogò pronunziando quest'ingiuria atroce con
-lentezza, quasi a farmela parere più amara e più lunga.
-
-La vergogna mi trasse fuor di me.
-
-— Uscite, gridai con impeto, avventandomi sopra di lui come una tigre,
-uscite!
-
-— Vi pare? ribattè con ironia; _egli_ è uscito al mio arrivo, io uscirò
-all'arrivo di _lui_, di vostro marito.
-
-— Uscite, gridai, fatta cieca dalla collera, uscite, o vi farò cacciare
-dai miei servi.
-
-— Provatevi, disse egli calmo.
-
-Feci atto di accostarmi al campanello; ma egli mi prevenne. D'un balzo
-fu in piedi, mi arrestò per un braccio, mi respinse, e afferrato il
-cordone del campanello diede una strappata vigorosa.
-
-A quell'atto improvviso, inaspettato, terribile per la forza di volontà
-e di audacia che mi rivelava, rimasi come colpita dalla folgore. Tutte
-le mie forze, tutto il mio coraggio, mi vennero meno. Sentii di non
-poter lottare con quella natura troppo più grande nella forza e nella
-perversità della mia; sentii che la mia individualità era domata,
-che la morte sola avrebbe potuto sottrarmi all'imperio fatale di
-quell'uomo.
-
-L'ignoranza delle sue intenzioni, la paura dello scandalo mi
-trascinarono ai suoi piedi supplichevole. Lo scongiurai mi risparmiasse
-la vergogna in faccia ai miei servi... Egli mi guardò, si drizzò
-orgogliosamente come a farmi sentire il peso del suo potere, e non fece
-atto per rialzarmi... Intanto alcuni passi si accostarono frettolosi
-all'uscio; ebbi appena il tempo di sollevarmi e di volgere il capo
-per nascondere il volto bagnato di lagrime, che la porta s'aprì con
-una spinta così vigorosa che i battenti percossero con impeto contro
-le pareti. A quel rumore mi rivolsi e vidi sulla soglia, immobile,
-pallido, severo come uno spettro, mio marito!
-
-Il grido che partì dal mio petto fu un grido di gioia; senza pensiero,
-senza timori, tranne quello del nuovo pericolo che io aveva corso,
-mi lanciai incontro a lui a braccia aperte, mi gettai nel suo seno, e
-nascondendo la faccia, gli gridai con voce soffocata:
-
-— Salvami, salvami, in nome del nostro amore!
-
-Mio marito mi allontanò con un braccio, mi guardò negli occhi, vide
-le mie lagrime, guardò il cavaliere che teneva il capo ostinatamente
-abbassato al suolo, indi con un gesto di raccapriccio che non so
-rammentare senza sentire spezzarmisi il cuore, mi respinse da sè
-inorridito.
-
-Quell'abbandono, quel rifiuto, illuminarono la mia mente come un
-baleno. Compresi per la prima volta che vi ha qualche cosa assai più
-crudele del rimorso, ed è il disprezzo di colui che ci ha amato.
-
-Caddi al suolo sbigottita e tremante, colle mani giunte in atto di
-preghiera.
-
-Accasciala sulle ginocchia io vidi Antonio accostarsi al cavaliere con
-passo lento e sicuro; sollevai lo sguardo pauroso e tesi l'orecchio
-per ascoltare. Salvani fece atto di trarre un biglietto di visita da un
-portafogli; mio marito lo rifiutò e disse con accento calmo:
-
-— Il mio nome è il nome d'un uomo onesto... Poi additò l'uscio al
-cavaliere, che uscì senza dir motto.
-
-Rimanemmo soli. Egli immobile innanzi a me, io colle pupille smarrite,
-ricercando uno sguardo di pietà. Vidi brillare una lagrima, mi
-trascinai carponi, implorai con un gesto il suo perdono; fu vano; egli
-così buono verso di me fu vinto dal dolore e dalla vergogna. Per la
-prima volta io fui respinta dalle sue braccia.»
-
-
-
-
-LXXII.
-
-
-«I giorni si succedettero uguali, angosciosi, tetramente monotoni.
-La mia coscienza si era ripiegata inorridita all'aspetto dell'immensa
-sciagura che il mio fallo aveva provocato. La solitudine, il silenzio,
-il rimorso si assieparono come una nube sul mio intelletto.
-
-Ciò che avvenne dopo quel giorno fatale è ancor oggi un mistero per me.
-Quando seppi del duello, tremai per mio marito; volli scongiurarlo di
-desistere; ma, sapendolo vano, soffocai nelle lagrime il mio proposito.
-Quando seppi che il duello non avrebbe avuto luogo, il timore vinse in
-me la meraviglia. Da quel punto un enigma tormentoso si propose alla
-mia mente scombuiata: — che sarebbe avvenuto più tardi?
-
-Io era troppo abituata a leggere nel cuore di Antonio, per potermi
-lasciar trarre in inganno dall'apparente impassibilità del suo volto.
-Quella calma era ai miei occhi più eloquente d'ogni altro linguaggio.
-
-Il suo contegno verso di me, meno l'abbandono affettuoso, fu qual era
-stato sempre, dolce e cortese. Avesse egli adoperato meco la collera,
-il rimprovero, il disprezzo, non ne avrei avuto tanto dolore quanto
-me ne proveniva da quella dolcezza. Io taceva e piangeva in segreto —
-piangeva la mia pace seppellita per sempre col mio amore.
-
-Non andò molto che i miei timori si avverarono. Era passato un mese.
-Mio marito venne nelle mie camere, era la prima volta dopo quel
-giorno... Tremai al vederlo, e non osai tener la fronte sollevata
-innanzi a lui, lui mio accusatore, mio giudice... Mi salutò, trasse
-una sedia accanto a me, e si assise. La sua voce mi scese al cuore come
-un'amara ironia. Egli era calmo, nondimeno i suoi sguardi tradivano a
-quando a quando una segreta inquietudine; compresi che una terribile
-sciagura minacciava le rovine del mio cuore.
-
-Mi pregò scrivessi una lettera, una lettera a _lui_, a Salvani. Questo
-colpo inaspettato superava le mie forze e il mio coraggio. Uno sgomento
-indefinibile s'impadronì del mio spirito; per la prima volta in vita
-guardai con occhio di terrore la faccia di mio marito. Vi lessi la
-fermezza e la pietà. Tentai rimuoverlo con uno sguardo supplichevole,
-ma egli insistè con tale espressione di dolcezza che valeva per me
-assai più che il comando.
-
-Obbedii come un automa; egli mi fu grato e me ne rimeritò con un
-sorriso. Quel sorriso ha impresso un solco profondo nel mio cuore.
-
-Egli dettò ed io scrissi; poche parole che non mi fecero arrossire; un
-convegno necessario, una preghiera dignitosa, il mio nome, nulla più.
-
-Quando ebbi finito, lasciai cadere la penna e mi abbandonai esausta
-di forze sullo schienale della seggiola. Antonio mi guardò, lottò
-un istante colla pietà e col rancore; volli risparmiargli una penosa
-testimonianza d'affetto di cui mi sentiva indegna, e raccolsi tutta la
-mia energia per dissimulare ciò che io soffriva. Egli prese il foglio,
-lo piegò, e me lo pose innanzi, presentandomi la penna con un gesto
-urbano, ma freddo ed insistente.
-
-Compresi, e vergai la soprascritta con mano tremante; gli consegnai
-la lettera e nascosi il volto fra le mani. Mio marito si tenne alcuni
-istanti ritto innanzi a me, ma non disse parola. Udii il suo respiro
-affrettato; poi alcuni passi leggieri, poi più nulla... Rialzai il capo
-smaniando... egli era uscito.»
-
-
-
-
-LXXIII.
-
-
-«Tutto quel giorno stetti accasciata sotto il peso d'uno sgomento
-indicibile; ad ogni istante parevami di dover udire la voce di
-quell'uomo abborrito, di Salvani. Che voleva mio marito da lui? Quali
-ragioni così possenti avevano consigliato lui, così franco e leale,
-ad adoperare uno stratagemma per attirarlo con maggior sicurezza a
-quel convegno? Aimè! poteva io ingannarmi su quelle ragioni, poteva io
-dubitarne un solo istante?
-
-L'ora stabilita trascorse, e il cavaliere non compariva ancora; io mi
-era spinta inosservata nella biblioteca che comunicava colla camera
-di mio marito; colà avrei potuto vedere ed udir tutto, intervenire,
-difenderlo forse, pagare colla mia vita il dolore e la vergogna che io
-gli aveva cagionato.
-
-Passò un'ora, ne passò un'altra; il cavaliere non venne. Le tenebre
-incominciavano a farsi fitte intorno a me. Io udiva il passo agitato di
-Antonio e le oscillazioni calme e regolari d'un pendolo che numerava le
-mie angoscie.
-
-Vi fu un'istante in cui ebbi quasi paura e mi guardai intorno
-sbigottita e tremante; ma questo sentimento, che era frutto della
-cessazione d'un timore assai più grande, fu di breve durata.
-
-Un uomo entrò nella camera di mio marito; nello stesso tempo un raggio
-di luce attraversò il buco della toppa e venne a battere sul mio
-volto. Accostai l'occhio e vidi Giovanni, con un lume in mano, intento
-ad accendere i candelabri sopra il caminetto. Quando ebbe finito, si
-rivolse verso il divano dove immaginai che fosse mio marito, si tenne
-un istante in atto d'aspettazione, poi fece un gesto d'assenso ed uscì.
-
-Il cuore mi batteva concitato.
-
-Poco stante la porta si riaprì, ed entrò Salvani. Un grido, un
-terribile grido di dolore, di paura, di vergogna, morì soffocato
-sulle mie labbra. Mi appoggiai all'uscio per non cadere; ricuperato
-il mio vigore, vinsi il raccapriccio che destava in me quella scena, e
-origliai per non perdere una sillaba di quel colloquio temuto.»
-
-
-
-
-LXXIV.
-
-
-« — Vi fa meraviglia il trovarvi con me? domandò mio marito con un
-lieve accento d'ironia. Infatti ciò è naturale; voi vi attendevate ad
-un altro convegno.
-
-— Che volete dire?
-
-— È inutile; voi m'intendete.
-
-L'accento tranquillo e risoluto con cui Antonio parlava, allo
-stesso tempo che mi faceva fremere al pensiero delle conseguenze di
-quella determinazione temuta, mi destava nell'anima un sentimento di
-compiacenza e d'orgoglio che m'innalzava ai miei occhi. Oh! perchè
-non avevo io saputo serbare la stima d'un uomo che stimavo tanto io
-medesima?
-
-Vi furono alcuni istanti di silenzio; posi l'occhio alla toppa, ed
-osservai. Mio marito e il cavaliere erano in piedi, l'uno in faccia
-all'altro, l'uno e l'altro pallidissimi. Il silenzio era così profondo,
-che se avesse durato ancora un istante la mia respirazione affannosa
-avrebbe tradito la mia presenza.
-
-— Era dunque un sotterfugio? disse Salvani con accento di dileggio
-dispettoso.
-
-— Chiamatelo così, se vi piace. Convenite però che era necessario,
-e che è riuscito. Se vi avessi scritto io, è probabile che voi non
-sareste venuto.
-
-— La mia casa è sempre aperta.
-
-— È la risposta che ho immaginato, e che mi ha eccitato a farvi
-scrivere. Le cose che io devo dirvi esperimenteranno la vostra
-condiscendenza e forse anche il vostro coraggio. Ora poichè io non
-conosco il vostro coraggio, aveva ragione di temere della vostra
-condiscendenza. In casa mia....
-
-— In casa vostra?
-
-— In casa mia è tutt'altro.
-
-Antonio pronunziò queste parole con lentezza, rispondendo colla calma
-all'accento di collera che fremeva sulle labbra di Salvani.
-
-— È una minaccia? domandò il cavaliere con sarcasmo.
-
-— No, è un consiglio. Siate ragionevole. Non è la prima volta che voi
-venite in casa mia; vi siete venuto senza che io vi abbia chiamato, non
-vi dolga ora di venirvi per aderire ad un mio invito. Qui voi siete a
-vostro agio più che io non sarei stato in casa vostra, venendovi per la
-prima volta e per un affare sgradevole. Le parti non erano pari. Se ho
-dovuto mancare di riguardi in questa circostanza, appagatevi delle mie
-scuse; tra gentiluomini devono bastare.
-
-Il cavaliere non rispose.
-
-— Accomodatevi dunque, soggiunse mio marito; sul tavolo vi sono dei
-sigari; ciancieremo come due buoni amici.
-
-Udii il rumore di un seggiolone trascinato lentamente; poi da capo
-nuovo silenzio.
-
-Col cuore trepidante riaccostai l'occhio alla serratura per seguire
-collo sguardo tutti i particolari di quella scena.
-
-— Questo sigaro non ha aria, disse Antonio.
-
-Gettò lo sigaro in mezzo della camera, ne prese un altro e l'accese
-alla fiamma del candelabro. Poi si lasciò cadere sul seggiolone con
-abbandono indolente.
-
-Quella calma, o meglio quella simulazione di calma, mi atterrì. Io non
-aveva mai visto Antonio, il mio buon Antonio, sotto quell'aspetto;
-non aveva neppure immaginato che egli fosse capace di vestire così
-un'apparenza menzognera, e che vi potessero essere circostanze da
-spingerlo a tanto.
-
-— Posso sapere?... prese a dire il cavaliere.
-
-— Senza dubbio, interruppe mio marito. Tutto è detto in due parole: noi
-dobbiamo batterci.
-
-— Batterci! esclamò Salvani con finta sorpresa; e la ragione?
-
-— La ragione, voi dite? Già, ciò è naturalissimo; due galantuomini non
-si ammazzano senza una ragione. Ho pensato anche a questo; la ragione
-ci è.
-
-Salvani guardò mio marito con aria d'uomo che non capisce; io stessa
-incominciavo a non comprendere più nulla; era come trasognata,
-istupidita, una nebbia fitta ingombrava la mia mente.
-
-— Leggete, disse Antonio, e porse un giornale a Salvani indicandogli
-col dito ciò che doveva leggere.
-
-Il cavaliere lesse in silenzio.
-
-— È una calunnia, disse levandosi in piedi.
-
-Mio marito lo costrinse a sedere con cortese violenza.
-
-L'espressione del volto di Salvani era affatto mutata; il sarcasmo
-aveva ceduto alla franchezza; la trepidanza dispettosa ad una sicurezza
-serena. Io stessa incominciavo a credere d'essermi ingannata sulla vera
-ragione che aveva provocato quei colloquio.
-
-Mio marito si dondolava sul seggiolone, lasciando errare sulle labbra
-un sorriso intraducibile.
-
-— L'articolo è firmato da voi, disse egli sbadatamente.
-
-Salvani fe' un atto di sorpresa, e gettò gli occhi sul giornale.
-
-— Qui non vi è nome.
-
-— Vi sono le iniziali, le vostre. Agli occhi del mondo basta.
-
-— Ma io non ho scritto quest'articolo; fra gentiluomini, voi l'avete
-detto, bastano le scuse. Se vi rimangono dei sospetti, sono pronto ad
-asserire in faccia a chicchessia che quelle iniziali non si riferiscono
-al mio nome.
-
-— Ed è appunto ciò che io non voglio.
-
-— Non v'intendo. Quell'articolo?...
-
-— Non è scritto da voi.
-
-— Lo credete?
-
-— Ne sono certo; e so anche chi lo ha scritto.
-
-— Chi mai?
-
-— Io.
-
-— Voi! ma questa è un'infamia!
-
-— Vi pare?
-
-Gli occhi di Antonio brillarono d'un fuoco così improvviso e così vivo,
-che Salvani fu costretto ad abbassare lo sguardo.
-
-— Infine qual'è lo scopo di questo tranello? domandò poco dopo con voce
-che si sforzava invano di render ferma.
-
-— Ve l'ho detto: batterci.
-
-Quell'insistenza fredda ed eguale rivelava una risoluzione
-incrollabile. Suo malgrado Salvani stesso ne fu atterrito; io tremava
-come una foglia.
-
-— Io non vi capisco, balbettò il cavaliere.
-
-— Voi mi capite.
-
-— Quand'è così, lasciate che io dica che questo vostro modo d'agire non
-è leale, nè opportuno. Dovevate cogliere l'occasione allora che vi si
-porgeva; la vostra condotta inesplicabile allora, lo è tanto più oggi.
-
-— È vero; io vi ho fatto delle scuse...
-
-— Ed io me ne sono appagato, e ne sono pago.
-
-— Vostra bontà. Or bene, ciò che non è avvenuto allora deve avvenire;
-noi ci batteremo.
-
-— Io non mi batterò.
-
-— Noi ci batteremo. Avete potuto credere che io lasciassi impunito un
-insulto al mio nome, e vi siete ingannato; non ho fatto che differire.
-Io ho alimentato il mio odio, l'ho educato come un sentimento caro;
-oggi è gigante.
-
-Salvani rabbrividì. Mio marito continuò con un accento intraducibile.
-
-— Io vi odio. Voi stesso ignorate tutto il male che avete fatto al
-mio cuore. Per voi io sono un marito ingannato; e nulla più; ma voi
-non siete sceso nel mio seno a vedere la rovina che vi ha prodotto il
-tradimento; voi non sapete che gli affetti che avete inaridito erano la
-sorgente della mia vita, voi non sapete che le fila che avete reciso
-erano le fila dorate del mio avvenire. Se voi poteste comprendere
-tutto ciò, comprendereste il mio odio. Non mi parlate di lealtà;
-è vana parola quando è il cuore che parla. Se vi ha ancora una via
-per uscirne meno slealmente è questa di arrendervi al mio desiderio
-senza costringermi a farvi arrendere. Vi è una cosa che voi non mi
-avete tolto, ed è quella appunto di cui il mondo vorrebbe credervi
-reo, quella forse di cui la vostra coscienza vi accusa: l'_onore_.
-Guardatemi in fronte; vi pare che io possa sollevar gli occhi in faccia
-al mondo senza arrossire? Or bene, siate generoso anche con essa.
-Risparmiatele la vergogna. Io che l'amo ho voluto risparmiargliela,
-voi non sarete da meno; la vera causa del nostro duello deve rimanere
-segreta fra di noi.
-
-Salvani era vinto. La sua natura superba si era piegata sotto la
-tranquilla e severa insistenza di quel linguaggio. Tuttavia parve
-lottare ancora un istante, sollevò lo sguardo vivamente, ma lo
-riabbassò come preso da subito pentimento.
-
-— Sono agli ordini vostri, disse poco dopo, tentando invano di
-ricomporre il volto alla primitiva alterezza.
-
-— Vi ringrazio, vi manderò i miei secondi.
-
-Per un istante nessuno dei due fe' motto; Salvani visibilmente
-impacciato, aveva appuntato le mani sulle ginocchia come per rialzarsi.
-Mio marito continuava a fumare senza badargli.
-
-— Non avete altro a dirmi? domandò Salvani dispettoso.
-
-— Non altro.
-
-Senza attendere oltre, Salvani si diresse verso l'uscio.
-
-Antonio senza levarsi suonò un campanello; e Giovanni comparve sulla
-soglia.
-
-— Accompagna il signore.
-
-Quando fu solo tutta la sua energia gli venne meno a un tratto; lasciò
-la seggiola, gettò il sigaro e si cacciò le mani nei capelli.
-
-A quel gesto così disperato sentii tutte le fibre del mio cuore
-intenerirsi, e ritrovai la via del pianto. Aprii l'uscio, mi lanciai
-nella camera, e mi gettai lagrimosa nelle sue braccia, implorando
-perdono.
-
-Egli si tolse ruvidamente dalle mie stretta, e nascondendo la faccia si
-buttò sul divano singhiozzando.
-
-Mi trascinai ai suoi piedi, gli afferrai una mano e la portai
-alle labbra frementi. Sentivo istintivamente che il pentimento e
-l'umiliazione mi riabilitavano innanzi alla mia coscienza.
-
-— Lasciami, mi disse respingendomi con dolcezza.
-
-— No, non ti lascio; tu vuoi batterti, tu vuoi morire, e sarò io che ti
-avrò ucciso.
-
-Si drizzò, piegò il capo verso di me, trasse indietro i miei capelli
-che mi cadevano scomposti sulla faccia, e mi guardò negli occhi con una
-espressione selvaggia di speranza.
-
-— Non è per lui dunque che tu piangi?
-
-— Per lui! Oh! Antonio, Antonio mio!
-
-V'era tanta disperazione nelle mie parole, tanto e così vivo affanno,
-che egli ne fu intenerito, e non mi nascose più le sue lagrime.
-
-— Senti, mi disse, la mia natura si è franta, il mio cuore si è
-inaridito. Io non aveva altro affetto che il tuo, non aveva speranze o
-sogni che non fossero in te riposti; ed ho perduto tutto in una volta.
-Questa favilla che tu hai fatto brillare nell'immensa tenebra della
-mia mente, questo dubbio che hai gettato nel mio seno, è ora tutto ciò
-che mi rimane. Lo vedi, io piango come un fanciullo, io non sono che
-un fanciullo. Affrettati a trarrai d'inganno, ridonami la mia fede, o
-ritoglimi questa affannosa illusione.
-
-— Sì, gridai io con esaltamento, sì, ti dirò tutto; tu leggerai ogni
-pagina di questo cuore che è rimasto puro. Ti svelerò il mio passato,
-ti svelerò le mie colpe, le colpe di un passato che non era tuo...
-
-— Sarebbe vero? interruppe con un grido. Oh! dimmi che mi hai amato,
-dimmi che mi ami!...
-
-Sollevai lo sguardo e lo fissai nel suo sguardo. La gioia, la speranza,
-l'amore, lo illuminavano d'una luce vivissima.
-
-Gli narrai la mia infanzia, il mio primo fallo, evocai i dolci fantasmi
-dei primi giorni del nostro amore, le sue proposte e le mie ritrosie, e
-le segrete battaglie che precedettero il mio inganno.
-
-Egli pendeva dalle mie labbra trepidante; sentivo le sue mani stringere
-impazienti le mie mani, il suo seno palpitante appoggiarsi al mio seno,
-e l'ansia del suo respiro confondersi colle mie parole.
-
-— E poi?...
-
-E poi! Lo guardai paurosa, egli insistè collo sguardo.
-
-Mio Dio! Fu un lampo fatale. Donde avrei io tratto la forza per
-compiere la mia confessione? e facendolo, qual frutto avrei osato
-sperare? No, io non era soltanto una donna colpevole, era una donna
-adultera! La coscienza di quest'ultima vergogna, assopita per un
-istante, risorse più adirata. Adultera! Adultera! E poteva io sperare
-che il perdono di mio marito si sarebbe spinto fino al tradimento?
-Avrebbe egli potuto credere al mio amore? Ed avrei osato ingannarlo
-ancora negando il mio inganno?
-
-— E poi?
-
-Mi gettai sulle sue ginocchia istupidita. Egli chinò il capo verso di
-me; udii le sue parole rotte dall'affanno. Era un conforto, era una
-preghiera, uno spasimo atroce.
-
-— Discolpati... discolpati!
-
-Non risposi, non l'osai; piansi e nascosi la faccia fra le mani.
-
-Egli diè un picciolo grido invano represso, si alzò con impeto, mi
-rovesciò sul pavimento, e ripetè come un eco il rimprovero della mia
-coscienza:
-
-— Adultera! Adultera!»
-
-
-
-
-LXXV.
-
-
-«Tacerò le torture del mio spirito nel giorno che succedette a quella
-notte fatale. Il cuore si rifiuta a rivelare i proprii dolori;
-ne è geloso e li serba; volendo, non saprebbe rendere un'immagine
-verisimile, e ne rinnoverebbe a sè stesso lo strazio. Vi basti di
-conoscere le cause che li hanno provocati.
-
-Al mattino del secondo giorno, Giovanni venne a me, recandomi una
-lettera. Una lettera di mio marito! L'aprii smaniando, la lessi...
-Giusto cielo! egli era partito. Avrebbe passato la frontiera della
-Svizzera e si sarebbe arrestato a Chiasso, all'Albergo Federale.
-Possibilmente mi avrebbe scritto al domani. Null'altro; non una parola
-di conforto, non una parola di consiglio; non un cenno sulla cagione
-della sua assenza. Che dico? E poteva io dubitarne? poteva io esitare
-un solo istante sul partito da scegliere?
-
-Ordinai le mie valigie, e un'ora dopo partii con Giovanni.
-
-Due ore dopo all'incirca io era a Chiasso all'Albergo Federale. Le
-indicazioni che io ebbi non mi lasciarono più alcun dubbio, se pure io
-potevo ancora lusingarmi con qualche speranza.
-
-Mio marito e Salvani erano arrivati due ore prima di me, in compagnia
-di altri due gentiluomini; erano usciti quasi subito; le mie indagini
-non valsero a farmi conoscere da qual parte si fossero diretti. Che
-avrei potuto fare? Corsi all'impazzata nei dintorni, colla speranza
-di rinvenirli e di giungere ancora in tempo per impedire il duello. Le
-mie forze si esaurirono in breve, e mi abbandonai sul suolo smarrita.
-Giovanni mi faceva cuore col gesto, ma egli stesso non poteva parlare
-per l'emozione.
-
-Uno scoramento profondo s'impadronì di me; girai l'occhio intorno;
-la natura serena e ridente stendeva le sue fresche e brevi praterie
-limitate da severe e svelte colline. Il cielo era sereno, il sole del
-mezzodì dardeggiava sulla mia fronte. Tutto sorrideva fuori di me;
-dentro di me ruggiva la tempesta.
-
-Mi rappresentai alla mente lo spettacolo orribile di quel duello;
-vedeva mio marito e Salvani scendere per una vallata e sparire, li
-rivedevo poco dopo risalire l'opposto pendio, guadagnare la cima più
-elevata del colle, collocarsi l'uno di fronte all'altro in un breve
-spianato, impugnare le armi... Mio Dio! Nascosi nelle mani la faccia
-lagrimosa, e soffocai un grido d'orrore.
-
-Mi levai impetuosamente, e senza dir parola mossi a passi concitati
-verso Chiasso. Un istinto più forte della mia volontà mi trascinava
-inconscia e sbigottita. Giovanni stentava a tenermi dietro.
-
-Lo spettacolo che si presentò al mio sguardo, quando varcai la soglia
-dell'albergo, è così orribile che appena oso rammentarlo.
-
-Mio marito, sorretto da uomini ignoti, saliva a stento le scale;
-alcune goccie di sangue segnavano sui primi gradini l'impronta del suo
-passaggio.
-
-Sentii un dolore acuto come se qualche cosa si spezzasse nel mio seno;
-volli correre in aiuto, e rimasi mio malgrado immobile; non ebbi nè un
-grido, nè una lagrima.
-
-Antonio udì i miei passi, e giunto sulla cima della scala, rivolse
-faticosamente il capo verso di me. Mi guardò con l'occhio velato,
-udii un gemito, e vidi il suo corpo pesare con maggior abbandono sulle
-braccia di coloro che lo sorreggevano.
-
-— Egli muore! egli muore!
-
-Mi lanciai su per le scale ed entrai nella camera d'Antonio un istante
-dopo che egli vi era entrato.
-
-Lo avevano adagialo sopra un letto; un medico avea lacerato gli abiti e
-la camicia, ed esaminava una ferita sotto l'omero destro.
-
-Caddi in ginocchio sulla soglia; il medico mi guardò compassionevole;
-io guardai lui implorando un conforto.
-
-— È grave? domandò poco dopo mio marito.
-
-— È grave! rispose il medico.
-
-— Mortale?
-
-— Spero di no.
-
-— Potrei dire una sola parola a mia moglie?
-
-Quei due personaggi si trassero senza dir motto daccanto ad una
-finestra; io mi accostai lagrimando.
-
-Antonio mi guardò, mi sorrise, mi tese la mano; io la strinsi tremando
-nelle mie e la baciai con trasporto.
-
-— È morto; susurrò egli, facendo uno sforzo per accostare le labbra
-alle mie orecchia.
-
-— Chi?
-
-— Lui!
-
-_Lui!_ Lo guardai in volto; tutta la sua vita era raccolta negli occhi.
-Compresi il significato di quello sguardo.
-
-Non risposi, ma le mie lagrime furono più eloquenti delle parole. Vidi
-errare sul suo volto una dolce soavità, e sentii la sua mano fremere
-nelle mie.
-
-— Tu mi ami? tu mi hai amato? mi domandò guardandosi attorno pauroso.
-
-— Oh! sì, io t'ho amato!
-
-In quel punto un'altro uomo apparve sulla soglia. Il medico lo vide
-e gli mosse incontro. Le guancie di Antonio si tinsero d'un lieve
-rossore.
-
-Il medico si accostò a noi.
-
-— Il cavalier Salvani... prese a dire con dolcezza.
-
-Mio marito cercò d'interromperlo con un gesto; il medico non comprese.
-
-— Il cavalier Salvani manda a chiedere notizie del vostro stato, e vi
-esprime il suo rammarico.
-
-Antonio voltò la faccia verso la parete; io inchinai il capo sul petto;
-egli nascose il suo rossore, io le mie lagrime.»
-
-
-
-
-LXXVI.
-
-
-«Passai tutta la notte successiva al fianco di mio marito.
-
-Il medico mi aveva lasciato poche speranze di salvezza, la palla aveva
-leso il polmone destro, ed era uscita dalla schiena, la perdita di
-sangue era stata abbondante; la respirazione si faceva sempre più
-affannosa, ed usciva dalla bocca come un fischio.
-
-Ciò che io provai in quella notte non è concepibile; ancor oggi
-pensandoci mi pare un sogno, nè so come il mio cuore abbia potuto
-reggere a quella prova suprema.
-
-Una disperazione muta, angosciosa, s'era impadronita di me. Ebbi dei
-momenti di fiducia e di speranza, ma rari e brevi.
-
-Antonio mi sorrideva, mi guardava con amore. Era felice di sapersi
-amato e me lo diceva con un accento che mi passava il cuore. Vedeva il
-mio strazio, ne aveva pietà, e si faceva forza per dissimulare i suoi
-dolori; mi parlava dell'avvenire, spiegava alla mia mente tutta una
-tela di progetti festosi.
-
-Sarebbe guarito, saremmo andati a Gossau, al suo paese natale, ci
-saremmo sottratti al mondo in una sua villetta isolata, avremmo vissuto
-di pace, di sogni e d'amore.
-
-Assentivo colle labbra, e tentavo anch'io il sorriso. Quale sorriso!...
-
-Quella notte di dolore e d'amore corse rapidissima. Tutte le
-riluttanze, tutti i dubbii che avevano attraversato la nostra pace
-caddero a un tratto; in quella notte non mi arrestai dinanzi alla
-vergogna, palesai tutta la mia colpa, svelai tutto il mio cuore.
-
-Egli mi ascoltò in silenzio; quando tacqui, vidi le sue pupille rivolte
-verso di me con un'espressione intraducibile di dolcezza.
-
-Volli inginocchiarmi a' piedi del letto; egli indovinò la mia
-intenzione, me ne trattenne con un gesto, e portò la mano agli occhi
-per nascondere la sua emozione.
-
-Vidi due grosse lagrime scorrere lentamente lungo le sue guancie....
-egli, il mio buon Antonio, mi aveva perdonato!»
-
-
-
-
-LXXVII.
-
-
-«Verso l'alba lo spasimo della sua ferita parve quetato; la stanchezza
-della veglia mi costrinse al sonno; appoggiai la testa al capezzale e
-m'addormentai.
-
-Sognai; io non rammento più quel che sognai; sogni incomposti, agitati;
-v'era nel mio assopimento una specie di oppressione, un'idea paurosa,
-indefinita, che si mesceva ad ogni fantasma.
-
-Ignoro quanto durasse quello stato; all'improvviso parve che
-l'orizzonte s'illuminasse ai miei occhi; tutte le cose oscure
-diventarono chiare, le paure si diradarono, i misteri ebbero delle
-rivelazioni... non era più sola in quello spazio sconfinato; mio
-marito era meco, bello, sereno, affettuoso: la sua voce aveva l'incanto
-dell'usignuolo, i suoi occhi la luce delle stelle. Le stelle erano in
-alto, più lucenti, più grandi; attraversavamo uno spazio di silenzii e
-di profumi. I bei fantasmi dorati, le belle chimere, i bei fiori!...
-Eravamo giunti ad un punto estremo dell'orizzonte; al di là era una
-luce, una gran luce che abbarbagliava la mia vista. Ci arrestammo.
-Antonio mi guardò, mi disse addio, mi strinse la destra... Sentii
-un fremito corrermi per le vene... Egli mi additò l'opposto limite
-dell'orizzonte... guardai, e vidi la camera dell'albergo dove io mi
-era addormentata, vidi il letto, il corpo di mio marito, il mio corpo,
-immobili entrambi.... Rimasi sola, gridai...
-
-Mi risvegliai di soprassalto. Mi guardai intorno paurosa, era giorno
-chiaro; sentii la mano di Antonio nella mia, ma fredda, rigida...
-Mi levai d'un balzo, chinai il mio capo sulla sua faccia. Aveva gli
-occhi aperti, mi guardava con uno sguardo vitreo, immobile; le labbra
-semiaperte mi sorridevano un sorriso ineffabile.
-
-Un orrendo pensiero mi balenò alla mente. Smaniosa, fuor di me stessa,
-lo chiamai a nome, lo scossi; egli non mi rispose....»
-
-
-
-
-LXXVIII.
-
-
-Carlotta tacque, e chinò gli occhi a terra. Una profonda mestizia
-oscurava la sua fronte. Le immagini ridestate per un istante avevano
-popolato il suo pensiero, avevano risuscitato nel suo cuore tatto le
-lotte d'un tempo; il suo labbro aveva taciuto, ma la sua anima parlava
-ancora di _lui_.
-
-Silvio comprendeva e non osava dire parola a rimuoverla da quell'estasi
-melanconica.
-
-Un misterioso istinto lo invitava al silenzio e alla meditazione.
-
-Era l'ora del tramonto; il cielo si tingeva d'una tinta di porpora
-e d'oro; più lungi, fin dove giungeva l'occhio, un fascio di raggi
-infuocati si frangeva contro le vette dei monti; per l'immensa distesa
-di pianure, di colline e di valli, non un rumore, non un eco; una calma
-infinita circondava il campicello della morte.
-
-Le cime delle piante dei cipressi, ombreggiate dalla luce infiacchita,
-sorgevano dietro il muricciolo di cinta, immobili, severe, a
-simiglianza di ombre che si affacciassero ad un misterioso convegno.
-
-Silvio guardava le zolle, le croci nere curvate l'una verso dell'altra
-come se volessero unire le loro braccia in un estremo amplesso; le
-pareti coperte di lapidi, colle iscrizioni nere mezzo cancellate dal
-tempo... guardava il cielo che schierava in alto, come una immensa
-promessa, le prime stelle che si coloravano d'una pallida luce...
-guardava la mano candida ed affilata di Carlotta, che una intimità
-improvvisa aveva unito quasi senza avvedersene alla sua...
-
-— Lo sentite? domandò Carlotta, uscendo d'un tratto dalla sua
-contemplazione.
-
-— Chi?
-
-Carlotta non rispose, parve seguire cogli occhi qualche cosa che le
-sfuggisse... poi lasciò ricadere il capo sul petto.
-
-Poco dopo lo risollevò con un moto risoluto.
-
-— Il resto del mio racconto, diss'ella, è facile ad immaginare.
-Gossau era il suo paese natale; vi feci trasportare il suo corpo;
-egli è ritornato alla sua prima origine. L'anima sua si è lanciata
-nell'infinito.
-
-Tacque un'altra volta, levò gli occhi al cielo, e ve li tenne fissi
-gran tempo.
-
-Intanto la notte scendeva colle sue ombre; una leggiera brezza
-incurvava i cipressi, gl'insetti, melanconici amici della notte,
-inneggiavano nelle siepi; le stelle si accendevano ad una ad una come
-piccoli fari collocati nell'ignoto, i focolari delle capanne sparse qua
-e colà sulle colline circostanti riflettevano la loro luce tremolante.
-
-A poco a poco il viso di Carlotta si scolorì, si confuse; le croci
-nere si oscurarono affatto, le lapidi biancheggiavano a stento come
-attraverso una fitta nebbia.
-
-— Voi lo vedete, disse Carlotta con voce commossa; egli mi chiama, egli
-mi aspetta.
-
-Silvio non rispose.
-
-— Lasciate che io parta; non vogliate contrastarmi questo breve
-sentiero che mi rimane e che mi riconduce al mio amore.
-
-— Al mio amore! ripetè Silvio come se parlasse a sè medesimo.
-
-— Alla tomba, aggiunse Carlotta sommessamente. Scendete nel vostro
-cuore: dite voi stesso se io posso esser vostra o d'altri giammai.
-
-Silvio tacque, accostò la mano di Carlotta alle labbra, e si levò in
-piedi.
-
-— Rimanete, disse con voce spenta, io parto.
-
-— Grazie, mormorò Carlotta, voi non sapete l'importanza di questo
-beneficio.
-
-Stettero alcuni istanti silenziosi; egli ritto innanzi a lei, colla
-mano di lei stretta nella sua, ella appoggiata al marmo della tomba,
-entrambi smarriti e lagrimosi.
-
-Silvio chinò il capo tino a sfiorare coll'alito i capelli di Carlotta.
-
-— Ditemi almeno se mi amate, balbettò col cuore affranto dall'angoscia.
-
-Carlotta rispose con un gemito.
-
-— Ditemi almeno se mi avreste amato.
-
-Carlotta sollevò il capo in atto di preghiera così umile, che Silvio ne
-fu commosso.
-
-— È vero, disse egli, è vero; possiate esser felice! Addio.
-
-La mano di Carlotta lo trattenne.
-
-L'alito della notte, meglio che una voce umana, ripetè queste parole:
-
-— Possiate esser felice!
-
-Silvio senti un brivido per le vene. Il volto di Carlotta sollevato
-verso di lui, era così presso al suo volto, da confondere quasi il
-respiro. Un desiderio irresistibile, impetuoso, lo vinse... baciare
-quelle labbra adorate... Si trattenne a mezzo l'atto. Carlotta
-comprese, gettò indietro con un moto della testa alcune anella che le
-scendevano sulla faccia, e porse la fronte a Silvio, che vi appoggiò le
-labbra ebbro di felicità e di dolore.
-
-Un doppio _addio_ risuonò in quel bacio.
-
-Silvio si lanciò fuori del cancello, vide il vecchio Giovanni e una
-lagrima errare fra le rughe del suo volto.
-
-Strinse la mano di quel vecchio amico, gettò un ultimo sguardo dietro
-il cimitero, e sparì rapidamente dietro la collina...
-
-
- FINE.
-
-
-
-
-ERRATA-CORRIGE
-
-
- Nel Vol. 1.º pag. 8, lin. 15 e pag. 17, lin. 6 leggasi
- _Eugenio_ invece di _Ernesto_.
-
- E nel Vol. 2.º pag. 34, lin. 29, e pag. 35, lin. 25 leggasi
- pure _Eugenio_ invece di _Raimondo_.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-Le correzioni indicate a fine volume (Errata-Corrige) sono state
-riportate nel testo.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Un segreto vol. II (of 2), by Salvatore Farina
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. II (OF 2) ***
-
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-Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation
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-The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit
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-date contact information can be found at the Foundation's web site and
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