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If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Un segreto vol. II (of 2) - -Author: Salvatore Farina - -Release Date: February 5, 2020 [EBook #61323] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. II (OF 2) *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) - - - - - - - UN SEGRETO - - - ROMANZO - - DI - SALVATORE FARINA - - - VOLUME SECONDO - - - - MILANO - E. TREVES & C. EDITORI - 1869 - - - - - Proprietà Letteraria - - Tipografia Letteraria — Via Marino, 3 - - - - -XXXI. - -_(Seguito.)_ - - -Un pensiero, frammezzo alla turba sconvolta nelle sue idee, aveva -brillato un istante nella mente di Silvio; e da quel punto era -diventato il più importuno di tutti: «scrivere a Carlotta.» E come mai -egli non vi avea pensato prima? - -«Le scriverò domani» disse a sè stesso, pensando acquetare di tal guisa -la sua smania; e a prevenire l'effetto di questo partito così efficace, -andò fantasticando gran pezzo intorno al difficilissimo edifizio che -si toglieva carico di costruire al domani. A capo di due ore qualche -cosa che assomigliava, secondo Silvio, ad un capolavoro epistolare, -incominciò a giganteggiare nel suo cervello, come la famosa piramide -di Cheope. Da qualunque lato egli guardasse questo tipo, gli pareva -perfettissimo, e che una sillaba di più o di meno avrebbe tradito -l'intimo senso del suo cuore. Chi sa come il sonno arruffi le matasse -delle idee, e come di tal guisa mille capolavori letterarii siano stati -soffocati in embrione, troverà ragionevole l'imprudenza di Silvio, che -gettate da una parte le lenzuola, e balzato di letto e indossata alla -meglio una veste da camera, si accinse a vergare la famosa lettera a -Carlotta. - -Quella lettera diceva press'a poco così: - - «_Signora_, - - «Un uomo che ha avuto la fortuna dì slogarsi una spalla e d'essere - raccolto nel vostro tetto, ha qualche cosa più che il semplice - dovere di esservi riconoscente. Le disgrazie pagate d'uno sguardo - pietoso di colei che si ama ci diventano care come lo stesso amore; - io benedico adunque la mia caduta che mi ha fatto ospite vostro. - - Non vi spaventate del mio linguaggio; non attribuite a questo - mio ardimento alcun disegno oltraggioso verso di voi; se la mia - franchezza potesse servire di migliore riparazione al ridicolo, - vi direi che appunto la paura del ridicolo mi ha suggerito questa - impudenza che forse vi ha offeso. - - Voi non mi avete amato mai, ed io non mi sono stancato mai d'amarvi - e di domandarvi in silenzio il vostro amore; il mio silenzio era - assai più palese della perorazione d'uno sciancato che mendica - sul canto della via. Ne siete stata impietosita un istante solo? - questo io non so, ma so d'essere stato importuno molto. Abbiate - dunque pietà del mio affetto disperato; la rivelazione che io vi - faccio mi dà tutto in vostre mani: potrete ridere molto di me, - fatelo pure senza riguardi. La riconoscenza ci chiama assai più - verso coloro che ci fanno ridere, che verso coloro che si ostinano - a volere le nostre lagrime; e voi adunque siatemi alla volta vostra - riconoscente; questo sentimento di reciproca generosità sarà un - alimento alla sete insaziabile che io ho di partecipare in qualche - modo della vostra vita, come partecipo della vostra casa. - - Sapete voi perchè io vi scrivo? Vorrei pur dirlo a me stesso, ma è - inutile; meglio è tacerne. - - Ad ogni modo, poi che non mi è dato di sapere notizie della mia - gentile castellana, non troverete biasimevole che io vi rammenti - l'antica amicizia che mi lega alla vostra casa, per testimoniarvi - con questo pretesto la mia gratitudine e la mia stima. Aggiungerei - il mio amore.... ma non so in qual modo vorreste accogliere questa - mia dichiarazione. Nella peggiore delle ipotesi, fate conto che io - vi scriva durante il delirio della febbre, e perdonatemi; nulla - al mondo mi dorrebbe tanto, quanto il vedere le mie intenzioni - interpretate sinistramente. Io sarei assai disgraziato se volendo - ispirarvi un po'.... di compassione, non riuscissi che a suscitare - il vostro sdegno. - - Quell'ottimo signor W** che voi avete inviato al mio letto, e che - si è occupato religiosamente della mia spalla e della mia ferita - al capo, assicura che fra due o tre giorni sarò completamente - ristabilito. Quando egli mi ha dato questa notizia consolante, ho - pensato che sarei sempre stato in tempo di buttarmi un'altra volta - sotto il vostro pergolato. Più tardi ho rinsavito. - - Vi prometto che non spezzerò più le aste del vostro pergolato, e - non esporrò la vostra pietà ad un rifiuto.» - -Silvio volle scrivere di più, ma il freddo era così intenso, ed egli -così poco riparato, che una sensazione penosa lo interruppe sul più -bello. Volle provare a farsi forza, ma la mano agitata da strani -brividi si ribellò a quell'uffizio. Allora abbandonò la sedia e si -accostò tremante di freddo al suo letto.... - -Al mattino successivo ebbe la febbre; questa volta, se si vuol credere -al signor W** medico e chirurgo di Gossau, non era più la febbre -dell'amore. - - - - -XXXII. - - -Giovanni venne a dire a Silvio che la pozione ordinatagli dal medico -era pronta; e siccome Silvio insisteva dello sguardo, soggiunse che -«il messaggio era compiuto», ciò che voleva dire che il capolavoro -epistolare di Silvio era pervenuto nelle mani di Carlotta. Silvio -continuava ad insistere nello stesso linguaggio, ma Giovanni questa -volta si strinse nelle spalle e non rispose per la buona ragione che -non comprendeva la dimanda. - -— Che cosa ha detto? s'arrischiò a balbettare l'ammalato. - -Carlotta non aveva detto nulla. - -— Che cosa ha fatto? volle soggiungere Silvio, ma venutogliene meno -l'ardire, soffocò la frase in un sospiro. - -Del resto era naturale che Carlotta non avesse fatto nulla di -straordinario, nè il buon Giovanni avrebbe saputo rispondere -altrimenti. - -Tutto quel giorno febbre, aspettazione, e null'altro. - -Siccome Silvio aveva rifiutato il cibo, Giovanni, da infermiere -poco pratico, ebbe subito gravi apprensioni e si tenne presso al -letto dell'ammalato, silenzioso ed immobile come una statua — una -statua uscita da una galleria di uomini illustri del nostro secolo, -coll'inevitabile panneggiamento della moda parigina del secolo scorso. - -Verso il tramonto parve a Giovanni d'udire un tocco ben noto di -campanello; si assicurò che Silvio era assopito, e uscì frettoloso -dalla camera. Ma non così piano, che Silvio non si destasse, e non -indovinasse a un secondo tocco di campanello di che si trattava. -Forse... ahi! tutte le speranze e i timori risorsero in un baleno -nel suo cuore — un cuore assai grande che si diede a battere -disperatamente, tanto da raggiungere e lasciarsi indietro di molto -le cento e venti pulsazioni al minuto che il signor W..., medico -e chirurgo, aveva accertato scrupolosamente col suo cronometro di -Ginevra. - -Giovanni rientrò poco dopo; recava in mano un involto che consegnò a -Silvio. Questi si fe' pallido in viso, e colle mani tremanti afferrò -l'involto e ne ruppe il nastro verde che lo legava; l'impazienza e -la speranza erano nei suoi occhi e nel suo cuore... Quell'involto -conteneva due lettere: ahi! le due lettere che egli aveva spedito a -Carlotta.... - -Il volto di Silvio si accese di vivo rossore; ma il suo dispetto -fu breve, e il dolore ne diradò ogni traccia. Le sue braccia -caddero abbandonate lungo i banchi; le sue mani si rallentarono -involontariamente lasciando sfuggire sulle lenzuola le lettere -fatali. Giovanni in un angolo della camera, ritto ed immobile, colla -testa inclinata sul petto alla guisa d'un fantasma dolente, guardava -sott'occhio lo sciagurato effetto del suo messaggio. - -Ciò che si passò nell'anima agitata di Silvio non è difficile cosa -immaginare per chi, almeno una volta in vita, si sia trovato involto -nelle tele insidiose dell'amore. - - - - -XXXIII. - -_Silvio a Carlotta._ - - -«Non crediate che io vi scriva per farvi rimprovero. In compenso -dell'ospitalità e delle cure che m'avete fatto prodigare nella vostra -casa, io vi perdono il male che avete cagionato al mio cuore. Il vostro -silenzio mi aveva detto l'indifferenza; oggi vi avete aggiunto il -disprezzo. Nè io me ne dolgo; una speranza gagliardamente alimentata -mi ha suggerito l'audacia che vi ha offeso; però se il mio contegno mi -ha meritato la vostra collera, il mio cuore non domandava che la vostra -pietà. - -Voi foste forse giusta, ma spesso la giustizia è crudele. Sia pure; poi -che il rapido corso di molti mesi non ha saputo ispirare ed alimentare -nel vostro cuore altro sentimento che l'indifferenza e il disprezzo, io -saprò rinunziare un'altra volta al mio sogno, a quel sogno che, dacchè -vi conobbi, fu la sola mia vita: essere amato da voi. Un sacro dovere -si frappose un tempo fra voi e me; vi lasciai col cuore straziato, ma -confortato da una stolta e fallace compiacenza: forse il vostro cuore -mi aveva fatto l'elemosina del compianto; forse i vostri occhi mi -avevano fatto elemosina d'una lagrima.... - -Oggi è ben altro. - -Assai probabilmente non mi rivedrete più; partirò domani stesso dalla -vostra casa, e domani stesso lascierò questo paese. Spero di poter -andare abbastanza lontano, perchè voi non abbiate così facilmente la -spiacevole sorpresa d'incontrarvi un'altra volta con me. - -Questo io debbo fare per voi; lo posso, e mi basta. Se la mia -riconoscenza non può dimostrarvisi che a questo patto, non potrete, -spero, accusarmi d'ingratitudine. Che se le baldanze mie vi hanno -tratta in inganno sui miei sentimenti, l'avvenire vi dirà forse quanto -profondamente io vi stimi e vi abbia stimato sempre.» - - - - -XXXIV. - - -Le ore numerate dall'insonnia non sono mai brevi; e tuttavia Silvio, -che aveva avuto le sue buone ragioni per non chiudere occhio tutta -notte, trovò che l'alba spuntava troppo più presto che non si -convenisse alla più pigra stagione dell'anno. Le battaglie del suo -cuore erano state crudeli e lunghe, ma la sua risoluzione non aveva -piegato un istante. Il primo raggio di luce penetrò nella sua stanza -gravido di nuove tempeste e di nuovi assalti. E in un baleno ripensò -tutte le accarezzate illusioni del suo spirito, melanconiche rovine -d'un audace edifizio di sogni. Pensò a Carlotta, alla mesta casa -che lo aveva raccolto, e parendogli d'uscire improvvisamente da una -lunga visione, volse gli occhi in giro per sincerarsene. Una profonda -melanconia lo invase al pensiero di dover abbandonare quelle pareti -per sempre. Quivi egli si era abbandonato alle sue fantasie d'infermo, -alle ansie dell'aspettazione, agli accasciamenti della disperanza — -quivi egli aveva sofferto, amato e sperato molto — quella camera era -stata per lui, per lui solo, tutto un mondo vastissimo che egli aveva -popolato d'immagini lusinghiere. - -Nelle lunghe ore di solitudine che egli aveva passato immobile sul -suo letto, egli aveva numerato cento volte il doppio giro di scacchi -bianchi ed azzurri che si alternavano sulla volta; aveva seguito -coll'occhio i bizzarri fiorami dipinti sulle pareti fino agli stipiti -dorati degli angoli, donde era tornato indietro rifacendo senza -stancarsi mai gli stessi sentieri tortuosi. E poi in quella camera -vi erano cento altri affetti che erano sorti per opera sua, affetti -di creature enigmatiche a cui egli solo aveva dato la vita. Là era un -drago colle fauci spalancate, che fino all'arrivo di Silvio era stato -tenuto in conto d'una foglia di certa pianta strana a cui nissuno -avrebbe saputo dare un nome; altrove una testa assai burlesca d'uomo, -altrove un busto di bella donna, o un amorino senz'ali, tutta brava -gente che vivevano alla buona senz'altra pretesa al mondo che quella di -essere guardati ad un'ora determinata e dal guanciale di Silvio. - -Pensate voi se dovesse essere lieve dolore abbandonare tutto ciò. - -Più volte Silvio provò a drizzarsi appuntando i gomiti sul guanciale; -più volte disse a sè stesso che era tempo di mostrarsi forte, ma sempre -gliene mancò l'animo; il suo pensiero ribelle ritornava senza posa -a Carlotta, e il suo corpo ricadeva inerte sul guanciale. Un sospiro -mal represso veniva a quando a quando dal suo petto; ed egli avrebbe -certamente arrossito confessandolo a sè medesimo, ma il suo cuore -diceva assai chiaro il pentimento di aversi tolto un carico tanto -grave. - -— Domani stesso partirò dalla vostra casa!... - -Queste parole, indarno dissimulate, si ripetevano come un lungo eco -nel suo seno. Qual demone gliele aveva dettate? e perchè mai s'egli -non aveva saputo resistere alle tentazioni dell'orgoglio, non era, -almeno in quel momento, fatto insensibile alle lusinghe infruttuose -dell'amore? - -In quel punto venne picchiato all'uscio. Il signor W..., medico e -chirurgo di Gossau, entrò sulla punta dei piedi. Il cuore di Silvio -martellò disperatamente, vedendo l'eterno sorriso e l'eterna marsina -nera dell'Esculapio. - -— Come state voi? - -— Benissimo, balbettò Silvio. - -Il sorriso del signor W..., medico e chirurgo di Gossau, parve voler -dire: «Adagio, mio signore; prima di sentenziare con tanta sicurezza ci -ho da entrare anch'io.» - -— Vediamo la lingua, disse dopo aver tastato il polso con molta gravità. - -Silvio mise fuori la lingua colla maggior grazia possibile. - -L'esame parve non andare a genio al signor W..., il quale fe' sentire -un debole grugnito assai espressivo. - -— Abusi, abusi!... ripetè egli scotendo il capo; eccoci di nuovo colla -febbre... - -E s'arrestò atteggiandosi come un punto, interrogativo. Questa volta -il suo sorriso fu molto eloquente, e fu come la sintesi d'un discorso -la cui perorazione dimostrava assai chiaro: come sarebbe stato -sconveniente che il signor W..., medico e chirurgo di Gossau, non -avesse indovinato la causa di questa ricaduta. - -Ma sia che Silvio non avesse inteso l'oratorio significato di quel -sorriso, o non vi avesse posto mente, prese a dire con voce titubante -«come avesse in animo di partire....» - -— Diamine! sclamò il medico.... e quando? - -La lingua di Silvio incespicò più d'una volta prima di rispondere, -e ne venne fuor un «presto» così ingarbugliato, da essere quasi -irriconoscibile. - -Ma, il signor W** non se ne appagò e insistè con un «per esempio?» così -netto ed aperto, che era impossibile potersene schermire. - -— Fra quanto tempo credete che io possa lasciare il letto? domandò -Silvio, invece di rispondere. - -— Secondo i casi. - -— Nella migliore ipotesi? - -— Supponendo una crisi favorevole, prestissimo. - -— Prestissimo! Per esempio? - -Il _per esempio?_ di Silvio fu più fortunato. - -— Anche domani. - -Silvio impallidì, ed aggiunse con un tremito pauroso: - -— E se si trattasse d'un bisogno urgente?... - -Il medico parve non comprendere. Silvio tacque un istante. - -— Se io dovessi partire.... oggi? - -— Oggi! Diamine! - -E un nuovo grugnito dell'ottimo signor W**, medico e chirurgo di -Gossau, avvertì Silvio della difficoltà della cosa. - -— Impossibile, voi dite?... interruppe questi con un impeto di -rammarico, che poteva parere un impeto di gioia. - -— Non ho detto ciò.... - -A questo punto il rammarico di Silvio parve meglio definito. - -— Ma lo dirò certamente.... È impossibile; fate conto d'avere le catene -delle Alpi alle sponde del vostro letto.... - -E tratto dal paragone il signor W**, medico e chirurgo di Gossau, -s'agitò come invaso da un brivido di freddo, e volse istintivamente gli -occhi al caminetto, su cui tremolavano ancora alcune scintille avanzate -dalla notte precedente. - -— Dunque? insistè Silvio con uno sguardo pieno di speranza. - -Il medico si strinse nelle spalle. - -Silvio non disse più nulla, e parve riflettere. Il suo volto era -come irraggiato da un dolce e pago languore; ma un istante dopo la -sua fronte si oscurò, e i suoi occhi si chiusero penosamente, mentre -l'affanno usciva dal suo petto in un sospiro. - -— È inutile, disse, è necessario che io parta oggi. - -E senza punto badare al signor W** che se ne stava immobile per lo -stupore, fece atto di levarsi. Il medicò lo arrestò con uno sguardo di -preghiera, ed a crescervi forza aggiunse un gesto in cui era scolpito -tutto l'entusiasmo d'una perorazione. Ma quella eloquenza muta non fu -molto fortunata. - -— È necessario che io parta oggi, ripetè mestamente Silvio; e poichè -il signor W** accennava di voler insistere, lo interruppe con un «è -necessario» così riciso, che a volerci trovar da ridire era qualche -cosa più che una montagna da valicare. - -Infatti, il signor W** non ci trovò a ridire, e pensando che la sua -presenza non potesse riuscire che importuna, salutò ed usci dalla -camera. - -Rimasto solo Silvio, che s'era drizzato a gran stento, ed aveva messo -una gamba fuori del letto, sentì a un tratto venir meno ogni energia. -Col capo inchinato sul petto, cogli occhi fissi, egli ripensava -melanconicamente per l'ultima volta le accarezzate parvenze del suo -sogno.... - -Il buon Giovanni lo sorprese in quell'atteggiamento. - -Silvio, tratto bruscamente al suo estatico fantasiare, levò gli occhi -smarriti in volto al nuovo arrivato. - -Giovanni recava una lettera; Silvio la prese senza emozione, ne ruppe -il sigillo, spiegò distratto il foglio innanzi agli occhi, e lesse una -sola parola: - -«Restate.» - -Una gioia suprema imporporò le sue pallide guancie; il suo cuore -batteva così violento, che quasi gli veniva meno il respiro. - -— Dessa! non è vero?... balbettò tremante, fissando gli occhi -spalancati in quelli di Giovanni; e senza attendere la risposta, si -lasciò cadere con delirante abbandono sul suo guanciale. - - - - -XXXV. - -_Silvio a Carlotta._ - - -«Rimango. Non vi dirò quanto io sia felice di questa determinazione; -ma solo che io non l'avrei presa giammai se non per ubbidire ad un -vostro comando. La mia volontà non ha potuto ribellarsi alla vostra, ma -avrebbe resistito al mio amore. - -Ho domandato a me stesso la ragione di ciò che avviene, e la mia stolta -vanità si è lusingata per un istante del vostro affetto. Non sorridete -della debolezza della mia natura; io mi sono ricreduto ben tosto. Sia -benedetta la pietà che vi ha fatto superiore al vostro risentimento. - -Il vostro risentimento! So d'averlo meritato, ma so pure che se voi -aveste potuto leggermi in cuore, m'avreste perdonato. Oh! ditemi, in -nome di Dio, posso io credere che, almeno in parte, la vostra pietà sia -suggerita dal perdono? - -Alcuni giorni tuttavia, ed io sarò ristabilito pienamente; nè vi vedrò -una sola volta ancora nella vita? Deh! fate che la memoria dei vostro -volto sereno s'imprima nel mio cuore prima di abbandonarvi per sempre. -Partirò felice se mi avrete assolto dal vostro corruccio». - - - - -XXXVI. - - -Come Silvio ebbe scritto a gran fatica questa lettera, si lasciò -ricadere con molta soddisfazione sul suo letto, pensando per la -prima volta che se egli fosse stato a quell'ora sulle panche d'una -_diligenza_, non si sarebbe per avventura trovato così bene. - -Suonò il campanello, ed entrò Giovanni cui accennò senza parlare -la lettera; poi, siccome la notte antecedente non era stata troppo -propizia al suo sonno, chiuse gli occhi ripetendo dentro di sè il nome -di Carlotta. A poco a poco si addormentò, ed è probabile che la visione -invocata gli apparisse nei sogni. - -Quando si destò, vide la camera illuminata da una pallida luce -porporina, e una bruna figura seduta accanto al suo letto... Si -stropicciò gli occhi, ma la visione non sparì... Un grido morì -soffocato sulle sue labbra... Carlotta!... - -Era pur dessa!... pallida e sorridente come fantastica creatura di -sogno. Aveva un libro in una mano; dell'altra faceva cenno a Silvio -di tacere. Vi fu un istante di silenzio. Carlotta guardava Silvio -con fronte serena; Silvio guardava Carlotta coll'anima negli occhi, -seguendone ogni più lieve movimento, quasi timoroso che l'adorata larva -dovesse svanire s'egli ne avesse distratto lo sguardo. - -«Lo vedete... sono venuta;» disse Carlotta con dolcezza. - -Gli occhi di Silvio non dissero che la riconoscenza, ma una -riconoscenza così ardente, che Carlotta sorrise suo malgrado. - -— Non sono offesa con voi; aggiunse come a modificare l'interpretazione -che Silvio aveva forse dato alla sua venuta. - -Silvio comprese il senso intimo di quelle parole, e sospirò mestamente. - -— Vi ringrazio, disse; non avrei osato sperarlo. - -E da capo nuovo silenzio. - -La posizione di Silvio non era veramente priva d'imbarazzo; egli era -così poco preparato ad una visita di Carlotta, era stato così lungi dal -pensare ad un incontro di quella natura, che le frasi galanti, di cui -di solito non era sprovvisto, gli fallirono miseramente. Fors'anche la -prepotenza d'un sentimento vero aveva debellato il suo coraggio. - -Egli guardava Carlotta, rimuginando una frase, che, a calcoli fatti, -doveva essere come una specie di bomba infallibile, e pareva misurare -la distanza per non fallire il suo tiro; ma la frase si contorceva -nella sua testa in mille modi, senza comporsi mai a quel tipo -vagheggiato. Ogni momento che passava cresceva il suo imbarazzo, e un -vivo rossore accendeva sempre più il suo volto. Carlotta gli venne in -aiuto. - -— Come state? domandò con un lieve sorriso. - -Silvio stava benissimo, e non sapendo fare di meglio, lo disse -sospirando. Quel sospiro non fu fortunato; Carlotta si fece seria in -volto. - -Ma Silvio non si die' per vinto, ed aggiunse melanconicamente: «il -medico assicura che _presto_ potrò partire....» - -Avrebbe voluto dire _domani_, ma gli parve d'arrischiare troppo, e -disse _presto_; e lo disse pauroso ed indeciso come chi getta un dado -da cui dipenda la sua fortuna. - -— Lascerete Gossau? domandò freddamente Carlotta. - -Un po' più di calore e la parola Gossau pronunziata con maggior -indifferenza, ed era per l'appunto la dimanda a cui Silvio s'attendeva. -Quelle lievi modificazioni sconcertarono i suoi disegni; tuttavia -s'avventurò a rispondere: - -— Non devo abusare della vostra cortesia... e si tenne in aspettazione -spiando sott'occhi l'effetto delle sue parole. - -Carlotta sfogliò sbadatamente il libro che aveva fra le mani, e non -rispose. Un gemito partì dal petto straziato di Silvio. - -— Che cosa avrete pensato di me! balbettò poco dopo con voce fioca. - -— Nulla: rispose Carlotta, temperando la durezza della risposta con una -inflessione dolcissima di voce. - -— Nulla! ripetè Silvio amaramente; nulla! - -Carlotta fu visibilmente commossa da quell'accento di rimprovero e di -dolore. - -— La vostra ferita fu assai grave, disse sbadatamente, volendo volgere -ad altro il discorso. - -— Non quanto avrebbe potuto essere, rispose Silvio. - -— È vero. - -Non le venne detta questa parola, che Carlotta levò gli occhi in volto -a Silvio. - -Quelle brevi parole avevano ridestato una memoria assai delicata; -entrambi compresero che il loro pensiero raffigurava in quel punto la -stessa immagine ed arrossirono entrambi. - -In quel punto la rosea luce che illuminava la camera impallidì a un -tratto. - -Carlotta si drizzò. - -— Vorreste?... domandò Silvio giungendo le mani. - -— È tardi, fra dieci minuti sarà notte. - -— Non partite, ve ne scongiuro. - -— È necessario. - -— Non sono che pochi momenti che io vi vedo. - -— È un'ora che io sono in questa camera. - -— Un'ora! tristo me! ed io dormiva.... sognava; sognava di voi, di che -potrei sognare? - -L'accento con cui Silvio parlava era così languidamente mesto, che -Carlotta non potè trattenersi dal pagare d'un sorriso quella passione -così sincera. - -— Sorridetemi così; proseguiva Silvio, cui il pensiero di rimaner solo, -di perdere un'altra volta quella donna adorata, restituiva in un punto -tutta l'audacia smarrita; sorridetemi così; voi ignorate il bene che mi -fate in questo momento. - -— È necessario che io vi lasci, disse Carlotta con dolcezza. - -— Ancora un istante; ho tante cose a dirvi. - -— È inutile. - -— Inutile! - -E Silvio chinò il capo con abbandono. - -— Promettetemi almeno di ritornare.... insistè coll'ansietà di chi vede -un ultimo barlume di speranza. - -Carlotta tentennò il capo. - -— Un rifiuto! - -— No, non è un rifiuto.... - -— Promettete adunque? - -— Non prometto mai nulla. - -Silvio ricadde sul guanciale senza dir motto. - -Carlotta s'appressò all'uscio, ma all'atto di afferrare la maniglia, si -arrestò e si rivolse. - -— Buona notte, disse. - -— Buona notte, ripetè Silvio con un filo di voce. - -— Forse..... - -— Forse?.... - -— Aspettatemi.... - -— Quando? - -— Aspettatemi. - -— Domani? - -Ma l'uscio s'era aperto, e la vezzosa creatura s'era involata come un -fantasma.... - -Nella camera solitaria di Silvio, errò lungamente un profumo di donna -amata, parte di sè medesima abbandonata da Carlotta ai cupidi sensi -dell'ardente amatore. - - - - -XXXVII. - -_Silvio a Carlotta._ - - -«Vi ho aspettato; dite voi stessa se io v'ho aspettato! - -Perchè dunque?... perchè?... È avvenuta forse alcuna cosa che vi abbia -impedito di attendere la vostra promessa?... O dovrò io rammentarvi che -mi avete fatto una promessa?» - - - - -XXXVIII. - -_Carlotta a Silvio._ - - -«Non nego che io v'abbia fatto una promessa, ma non ho detto nè il -giorno, nè le condizioni che io ponevo all'adempimento. Poichè pare -che la vostra solitudine vi sia incresciosa, e desideriate d'averne -sollievo, dipende da voi che io venga a far quattro chiacchiere nella -vostra camera. Promettete di non parlare mai di cose del cuore, e di -non usare certe frasi vaghe che vi si riferiscono.» - - - - -XXXIX. - -_Silvio a Carlotta._ - - -«Per quanto avete di caro al mondo, vi scongiuro: non ostinatevi in -questa pretesa. Deh! che i miei sentimenti, i sentimenti di un cuore -devoto, non vi trovino inesorabile!» - - - - -XL. - -_Silvio a Carlotta._ - - -«Ditemi almeno che cosa intendete per _frasi vaghe che si riferiscono a -cose del cuore_.» - - - - -XLI. - -_Carlotta a Silvio._ - - -«Voi sapete troppo bene dove incominci e dove finisca il vocabolario -dei _sentimenti dei cuori devoti_. Risparmiatemi un'enumerazione lunga -e spinosa.» - - - - -XLII. - -_Silvio a Carlotta._ - - -«Accetto. Non vi dirò quanto mi costi, benchè non potreste impedirmelo. -So di non vincolarmi che a non _parlarvi_ di _cose del cuore_, nè voi -sarete così ingenerosa da voler estendere più oltre la mia promessa. -Accetto adunque. - -Lasciate però che alla mia volta io faccia, non già una condizione, ma -una preghiera: _venite oggi stesso_.» - - - - -XLIII. - - -Carlotta venne; aspettata come un'alba di tripudio, bella e raggiante -più d'un'alba. - -Cogli occhi ardenti di passione, col cuore palpitante, Silvio seguiva -i passi della leggiadra creatura che pallida e serena come una visione, -attraversò la stanza lentamente, e venne a sedersi a qualche passo dal -letto. - -— Più vicino... balbettò Silvio. - -Carlotta trasse la seggiola presso al capezzale. - -Immerso nell'egoismo della sua felicità, Silvio non pensò neppure a -ringraziarla; non volle o non seppe sorriderle, non le disse parola — -che cosa le avrebbe egli detto, poichè gli era contesa la favella del -cuore?... Il solo suo sguardo si animò, e fisso sulla fronte della -donna amata, parve ricercare le vie tortuose del suo pensiero, per -rapirle un segreto. Carlotta sostenne quello sguardo senza abbassare -gli occhi; Silvio sospirò. - -I sospiri non erano stati compresi nel patto; però Carlotta, che fino -a quel punto si era tenuta in silenzio, s'affrettò a domandare a Silvio -della sua salute. - -Sventuratamente Silvio stava benissimo, e lo disse con un altro sospiro -assai più lungo e più profondo del primo. - -Quest'esordio parve spaventare Carlotta, la quale, non osando muoverne -lamento direttamente, guardò Silvio con una cert'aria, come di chi -volesse mettere in dubbio la legittimità di quei sospiri. Silvio le -rispose di rimando nello stesso linguaggio «essere dolentissimo che si -volesse mettere in dubbio la legittimità dei suoi sospiri.» - -Dopo questo primo armeggio, la conversazione si animò vivamente. Silvio -parlò con entusiasmo della stagione che minacciava di essere fredda, -c Carlotta convenne pienamente con lui, aggiungendo che l'inverno -era stato precoce. Silvio si affrettò a dividere questa opinione, e -incoraggiato dal primo successo, disse qualche parola della giornata -che era stata bellissima. Anche questa sentenza non trovò seria -opposizione. - -— Ma fredda, osservò Carlotta con qualche titubanza. - -— Freddissima, confermò Silvio sbadatamente; poichè lo dite, aggiunse -sorridendo; io già non ho potuto accorgermene.... sebbene.... sì, ne -sono sicuro, il gelo aveva disegnato assai bizzarri fiori sui vetri -della finestra. Il sole me li ha tolti ben tosto... - -— E il gelo i miei... figuratevi; avevo un'aiola di cappuccine gialle -che non s'erano potute raccogliere nella serra — sono morte tutte... - -— Poverette! - -Silvio pensò di dover unire un sospiro per significare meglio il suo -compianto; questa volta Carlotta non ne parve spaventata e rispose con -un sorriso. - -— Amate i fiori? domandò poco dopo. - -— E chi non li amerebbe? - -E qui Silvio con uno slancio inspirato parlò del loro profumo, dei loro -colori, e stava per parlare del loro linguaggio, se una occhiata assai -espressiva di Carlotta non l'avesse interrotto in buon punto. Silvio -pose la mano destra sul cuore coll'atto con cui l'avrebbe posta sulla -bocca d'un ciarliero, e domandò scusa sorridendo. - -Se Carlotta rispondeva a quel sorriso, addio patti! ma Carlotta non -parve avvedersi del gesto, nè del senso burlesco che gli era stato -dato. Quell'indifferenza sconcertò forse i segreti disegni di Silvio, -il quale da quel punto si fece serio in volto, e divenne più parco di -parole. - -Carlotta, sia che fosse rassicurata da quel contegno, sia che sentisse -in cuore alcuna pietà mista di riconoscenza, o forse per l'una cosa e -l'altra insieme, acquistò per l'appunto quanto Silvio aveva perduto, e -lo interrogò sui suoi viaggi. - -Silvio si tolse d'impaccio assai male; nè mai racconto di viaggi fu -fatto con tanta inettitudine e con così poca compiacenza. - -Convien sapere che fin dal primo dialogo avuto con Carlotta, egli era -stato torturato dal desiderio di fare una domanda; ma il timore di -ridestare memorie spiacevoli, lo aveva consigliato a non farla, sebbene -il silenzio gli paresse incontrastabilmente una mancanza di riguardo, e -potesse essere creduto ispirato da un sospetto ingiurioso. - -— Tutto sta nel modo di farla, aveva detto a sè stesso, e da un quarto -d'ora torturava il suo cervello, domandandogli una frase restia che gli -sfuggiva. - -Appena gli parve d'avere il fatto suo, compose il volto a mestizia, ed -aprì bocca per parlare; ma in quel punto il sole che tramontava dietro -i monti, involò seco i raggi d'oro che si frangevano contro le vetrate -della finestra. A quella vista Silvio si turbò, e il nome del signor -Verni morì soffocato sulle sue labbra. Allo stesso tempo Carlotta si -levò in piedi. - -— A domani? disse Silvio con voce agitata. - -— Forse. - -— Forse!... E un ultimo sospiro chiuse questo secondo colloquio amoroso. - - - - -XLIV. - -_Silvio a Carlotta._ - - -«È inutile. Una forza superiore alla mia volontà mi trascina ciecamente -ai vostri piedi. Lasciate che io mi illuda ancora una volta, e non veda -la vostra indifferenza e il vostro disprezzo, e possa dirvi l'amor mio. -Lasciate che il mio cuore possa conoscere ancora per poco i battiti -della speranza. - -Sarò vostro schiavo, se voi lo vorrete; bacierò festante le mie catene, -ma non contendete al mio cuore la facoltà d'amarvi, la sola virtù che -lo purifica e lo fa grande. Se la franchezza è virtù, e lo è sempre -quando non nuoce ad altrui, io voglio avere anche questa. - -A che giova il dissimularlo, a che giova il tacerlo? Io vi amo. Voi -avete creduto che si possa spegnere un affetto, come si può spegnere -un'incendio, isolandolo. Vi siete ingannata; condannando il mio cuore -a tacere, a serbare gelosamente il suo amore solitario, voi non fate -che ritemprarlo e rinvigorirlo in esso. Ciò che la favella non può -esprimere si scolpisce incancellabilmente nel petto; il mio amore -durerà quanto la mia vita. - -Se pure vi ha ancora una speranza di guarigione, solo una confessione -completa può compiere il miracolo. Ponete che io voglia guarire, -e lasciatemi dire che io vi amo, che io vi amo, che io vi amo. -Rispondetemi che io vi sono odioso, che la mia passione è ridicola, -che la mia insistenza vi annoia. Tutto ciò mi farà assai male, ma potrà -guarirmi. - -Datemi il vostro disprezzo, tutto ed apertamente, o il vostro amore, -tutto ed apertamente. Questo travaglio in cui ora vivo è peggiore della -morte; voi potete liberarmene; fatelo ed affrettate. Non mi parlate -d'amicizia; questa povera larva sarebbe un amaro scherno per chi -domanda il vostro amore. Soprattutto siate franca; non vi trattenga un -falso sentimento di pietà; la pietà, come io la intendo, è l'amore che -risuscita, o il fuoco che purifica e risana; non vi ha via di mezzo: -datemi il sorriso della Dea, o l'opera rude del chirurgo; benefica -nell'uno e nell'altro modo io saprò benedirvi.... Qualunque altro -partito sarebbe menzogna. - -Voi siete stata testimone di ciò che possa in me una promessa; il -ridicolo non mi ha impaurito, e rimasi vicino a voi come un fanciullo; -non vogliate condannarmi ancora ad una parte così ingrata; io saprò -abbandonarvi se voi me lo comanderete. - -Quali sentimenti voi nutrite per me? quali sentimenti desterà nel -vostro cuore questa mia ruvida franchezza? Lo ignoro. Non mi trattengo -neppure ad immaginarlo. L'ho detto; una forza fatale mi trascina -ciecamente ai vostri piedi. Io non so nulla di voi, se non che siete -bella e che vi amo, che siete buona e che vi amo. Tutto il resto per -me è un mistero; vi vedo mesta e dolente; di che? Non importa; io vi -amo. Avete dei dolori? Non importa: io so che vorrei poterli dividere. -Lo volete voi? volete voi esser mia?... Pazza audacia del mio povero -cuore! Posso io ingannarmi più a lungo sulla sentenza che uscirà dalle -vostre labbra?... E tuttavia io ve lo ripeto orgogliosamente; volete -voi esser mia? Io non voglio pensare alla probabilità d'un vostro -rifiuto; io così altero e sdegnoso, sentirei frangersi quest'anima -da fanciullo. Mi pare che ne piangerei molto, come d'una rovina -irreparabile; ma fuggirei da voi perchè le mie lagrime non suscitassero -la vostra pietà, quella vana pietà che non sa dare che affanni a chi la -prova e a chi la riceve. - -Volete voi esser mia? Mi pare un sogno che io possa farvi questa -domanda senza arrossire, o farvi arrossire. - -Io penso talvolta che la sorte abbia voluto collegare in qualche modo -la vostra vita alla mia, e mi inebbrio di questo pensiero. - -Talora invece discendo nelle vie più segrete del mio cuore, e -v'interrogo la mia passione; allora provo delle torture inesprimibili, -e m'infliggo delle angoscie crudeli; anatomizzo ogni fibra e mi domando -se io saprei amarvi come voi meritate. Ebbene, io ne ho acquistata -la certezza; non è un amore volgare, non è l'amore dell'uomo alla -donna, quel sentimento inebbriante in cui ha parte più la fantasia e -il desiderio, che la stima; non è questo l'amore che io vi offro. È un -amore sereno, l'amore di un'anima ad un'anima. - -Voi siete bella, estremamente bella; lo so; ciò ha potuto altra -volta inebbriare i miei sensi; ma non appena io vidi la vostra anima, -indietreggiai per serbare il vostro profumo di virtù; l'acre voluttà -della colpa mi ha sedotto, ma non mi ha vinto. Fuggii lontano da voi, -recando meco la memoria della vostra bellezza, il mio vagheggiato -ideale di artista. - -Oggi è ben altro; voi siete libera; per qual filo misterioso io sia -stato guidato innanzi a voi, non so; ma so che è la Provvidenza che lo -vuole. Oggi è ben altro; altra volta io ho amato la vostra bellezza -e il vostro spirito, oggi io amo l'anima vostra; vi ho visto appena, -e pure mi sento trascinato a voi da una forza magnetica; e una stima -immensa si è ingenerata in me al solo vostro sguardo. - -So bene che attribuirete le mie parole ad esaltazione, e forse a -menzogna; pure io non fui mai così calmo e così sincero come in questo -momento. Crediatelo; non è più il vostro corpo che io amo; io posso -dimenticare per un istante la vostra bellezza, posso anche pensare per -un istante che un'altra donna può vincervi in avvenenza, ma non posso -cessare un solo momento di amarvi, o credere un solo momento che io -potrei amare un'altra donna, come amo voi.» - - - - -XLV. - - -Ponete — e non sarete lontani dal vero — che Silvio dopo questa -lettera si sia lusingato per un quarto d'ora, e abbia numerato -nell'inquietudine le lunghe ore della giornata; ponete che due ore -prima del tramonto abbia udito una prima volta il fruscio delle vesti -di Carlotta, e poi ancora cento altre volte, e che cento volte abbia -teso l'orecchio col cuore agitato, e cento troncato le sue speranze -con un sospiro; ponete che alla centesima un passo, un vero passo, si -sia arrestato alla porta, e una mano abbia fatto girare la maniglia, e -poi dite se il signor W**, medico chirurgo di Gossau, potesse giungere -opportuno. - -Opportuno o no, era proprio lui. - -Silvio si lasciò sfuggire un'esclamazione di sorpresa. Non so che vi -possa essere di gradevole nella visita di un medico; ad ogni modo fosse -gradevole o sgradevole la sorpresa — e pare che dovesse essere l'una o -l'altra, non avendo mai udito dire che vi siano sorprese d'altra natura -— il signor W** non se ne avvide, o mostrò non avvedersene. - -Egli entrò col solito passo saltellante, colla faccia agro-dolce, si -accostò al capezzale col solito sorriso, e interrogò l'ammalato col -solito accento melato. - -— Il signor Silvio si sentiva bene? - -«Il signor Silvio si sentiva bene.» - -— Non aveva avuto più febbre? - -«Il signor Silvio credeva di non averne più avuto.» - -Erano le solite domande, e le solito risposte svogliate. - -Poi il signor W** volle vedere la lingua del signor Silvio, e la lingua -del signor Silvio si compiacque d'arrendersi all'invito. - -— Benissimo. - -Si passò all'esame del polso, che era regolato come un cronometro di -Ginevra, e il cronometro di Ginevra del signor W**, medico e chirurgo -di Gossau, era lì a farne fede. - -— Benissimo. - -Questa seconda approvazione tolse Silvio alla sua svogliatezza; una -vaga paura s'impossessò di lui, e i suoi occhi si spalancarono ad un -tratto. - -— Appetito? domandò il medico. - -Silvio, che aveva mangiato due ore prima, in quel punto non si sentiva -gran fatto disposto a ricominciare, e credette bene di non mentire -rispondendo negativamente. - -— Avete provato a levarvi di letto? - -— Non ho voluto arrischiarmi, balbettò Silvio. - -— Non avreste corso pericolo... Voi dovete essere forte... Non vi pare -di sentirvi forte?... - -— Infatti... sarà come voi dite. - -— Bisognerà provare. - -— Senza dubbio... pure... nel sollevarmi sui guanciali, sento dei -dolori... - -— L'inerzia, appunto l'inerzia. Una lunga passeggiata vi guarirà -affatto. - -— Lunga voi dite? - -— Volevate partire, se non erro; e ve l'ho impedito; oggi ve lo -consiglio; il moto vi farà bene. - -Silvio volle sottrarsi con qualche pretesto a questa sentenza, ma senti -il rossore salirgli alle guancie, e tacque. - -Pochi minuti dopo egli era un'altra volta solo; un'ora dopo le ombre -bigie del tramonto incominciavano ad affollarsi intorno al suo letto, -ed egli era ancora solo. - -Carlotta non era venuta. - - - - -XLVI. - -_Silvio a Eugenio._ - - - . . . . . . . - -Ed ecco perchè non ti ho scritto. Potrai tu farmene una colpa? Non lo -credo; mi piace crederti generoso, e il pensiero della mia debolezza -fisica, e, deggio pur dirlo, della mia passione, legittimerà agli -occhi tuoi la debolezza morale che, facendomi temere il tuo scherno, -ha contribuito non poco a prolungare il mio silenzio. Aggiungi che -soltanto oggi io ho incontrato le tue lettere; però dalla premura con -cui mi accingo a risponderti, potrai avere nuovo argomento delle mie -buone intenzioni. - -Promettimi che non ti farai beffa di me; che il tuo sorriso cinico si -spunterà contro il mio cuore innamorato. Se tu sapessi quanto è bella, -se tu sapessi la immensa folla di promesse che si slancia da' suoi -occhi; se tu potessi numerare tutte le ansie che hanno combattuto il -mio petto, tutti gli spasimi della sfiducia, e le dolci frenesie della -speranza!... Oh! tutto ciò è ben dolce e ben crudele, ma è la vita. - -Dì pure che io vaneggio, che sono un fanciullo incorreggibile, -ma lasciami dire alla mia volta che tu non sai vivere. Illusioni, -follie!... Sia pure, mio buon Eugenio, ma stolto ed illuso colui che -rifiuta il calice della vita, perchè non vi vede brillare in fondo -l'eternità! Non è egli forse filosofia più sana e più utile, quella -che benedice l'oggi, se ne appaga e ne vive, di quella che anticipando -il domani con boriosa audacia, s'accascia nell'inerzia, sopportando il -peso d'un'esistenza neghittosa? - -Domani sia che si voglia; oggi amo, e basta. Ma io ho anche ragioni per -lusingarmi del domani, e se volessi mostrarmi audace nell'asserire, -quanto voi altri cinici lo siete nel negare, potrei dire una parola -che farebbe palpitare i cuori innamorati; e mille voci s'unirebbero -alla mia, e benedirebbero questo benefico ideale dell'amore: l'eternità -dell'amore. - -Infatti tu lo sai al pari di me; non è da oggi che io amo questa -creatura; il mio affetto è passato attraverso il tempo, mascherato di -cinismo come il tuo cuore, ma non si è spento. Così i semi delle piante -passano attraverso i secoli serbando tutta la loro potenza di vita, -sospirosi dell'amplesso fecondo della terra che li farà germogliare. -Anche l'amore ha i suoi germogli. - -E poi, oggi è ben altro: io posso pensare senza arrossire agli enormi -desideri che torturano dolcemente il cuore di chi ama, posso pensare -a farla mia, a' suoi baci di fuoco, al suo seno palpitante sul mio. -Nulla più s'oppone alla mia felicità. Il signor Verni è morto; il tuo -silenzio su ciò mi lascia credere che tu lo ignori. Io stesso non so -dirtene di più. Pare che il destino si compiaccia di circondare di -mistero tutto ciò che riguarda questa donna: il suo stesso sorriso -è un enigma; vicino a lei io smarrisco le mie audacie, e il suo -sguardo dolce mi affascina e m'impietosisce ad un tempo. No; non posso -ingannarmi; su quel volto sereno è scolpita una grande sventura. Questo -fantastico sentimento di pietà che si aggiunge alla mia passione ne -raddoppia l'energia. Vorrei comperare le sue lagrime col mio sangue, -vorrei travolgere il suo affanno nel mio amore, e confonderlo in esso — -il mio amore è immenso. - -Non sono che poche ore che ho lasciato la sua casa, e pochi passi -soltanto mi separano da lei, e tuttavia mi pare che un abisso -sterminato di spazio e di tempo si distenda innanzi a me per isolare il -mio amore. - -Un'angoscia segreta mi opprime; e mi muovo cento domande — cento -torture — a cui non posso rispondere. Perchè mai ella mi ha sorriso -più dolcemente dell'usato, nel separarci? Voleva darmi una speranza? -se così era, perchè tenersi a fianco quel benedettissimo signor W**? -Temeva ella di restar sola con me? Mio Dio! Mio Dio! La mia testa si -perde in questo labirinto... - -Queste mie camere solitarie che ho già amato tanto, mi sembrano -fredde, mute come sepolcri. Ho aperto le finestre che guardano sul suo -giardino, ho riveduto il pergolato, il viale dei pini, il sedile di -sasso; tutto ciò è assai triste, assai desolato; la brina inargenta -i rami e le zolle; quella nudità della natura mi ha agghiacciato il -cuore. Una sola cosa non ha mutato; le sue finestre; esse sono sempre -là, chiuse gelosamente, colle cortine calate... E tuttavia il mio -occhio non erra smarrito sulle pareti come una volta, ma si spinge -oltre audacemente, e vede una pallida figura di donna... Il mio cuore -palpita più vivamente... Carlotta! Carlotta! - -Ho avuto per un istante la pazza speranza che una finestra si aprisse a -un tratto, e che ella vi si affacciasse per rispondere all'appello del -mio cuore. Poi ho cercato la finestra della camera che ho abitato tanto -tempo; ho riveduto il mio letto, le seggiole, gli specchi, i fiorami -delle pareti... E dire che poc'anzi io era là, che vedevo la luce -attraverso quella finestra!... È finita, è finita!... la mia ragione è -minacciata da due forze opposte; impazzirò di gioia o di affanno...... - - - - -XLVII. - -_Silvio a Carlotta._ - - -«Che cosa devo pensare di voi? È la terza volta che vengo in casa -vostra per rivedervi, ed è la terza volta che mi si dice che voi non -siete in casa. Io non ho dubitato un istante che ciò fosso vero; non -ne ho dubitato, e non ne dubito, ve lo giuro; ma un vago timore si -è impossessato di me, e non so aver pace in nissun modo. Che cosa è -dunque avvenuto? che cosa sta per avvenire, mio Dio? - -Lo so, è una strana audacia la mia; pure vi scongiuro, toglietemi da -quest'affanno; ditemi che la vostra assenza è affatto casuale, che non -si rannoda con alcun dolore, con alcuna circostanza penosa; soprattutto -che io non vi ho parte alcuna. - -Ho pensato di scrivervi, perchè non oserei presentarmi alla vostra -casa con questo dubbio; perchè un nuovo tentativo di rivedervi fallito -getterebbe forse nel mio cuore dei fallaci sospetti sulla vostra -lealtà; perchè forse, se una dura verità deve partire dal vostro -labbro, voi stessa troverete più facile mezzo affidandola ad una -lettera. Rispondetemi adunque, ve ne prego. Qualunque sia la sentenza -con cui risponderete al voto del mio cuore, io saprò obbedirvi, io -saprò forse rassegnarmi ad una sciagura su cui il mio pensiero osa -appena arrestarsi: «riperdervi per sempre.» - -Soprattutto siate franca, e procurate di rispondere liberamente a -questa domanda che io vi faccio per l'ultima volta col cuore affranto -dalla lunga speranza: «Volete voi esser mia?» - - - - -XLVIII. - -_Carlotta a Silvio._ - - -«Sarò franca con voi, perchè lo volete. E vi dirò che la vostra -proposta mi ha fatto versare delle lagrime di riconoscenza. Voi non -saprete mai tutto il bene che le vostre parole mi hanno fatto, non -saprete mai quanto acerbamente io soffra dovendovi rispondere con un -rifiuto. Non insistete, ve ne prego; voi non fareste che crescere -la mia angoscia, senza mutare il mio proposito. V'ha qualche cosa -d'insormontabile che si frappone fra me e voi, fra me e il mondo, un -sepolcro inviolabile. Quell'uomo che oggi non è più, quell'uomo che -mi ha amato e che io ho amato con tutte le mie forze, stende le sue -braccia per circondarmi ancora del suo amore.... No, il suo amore non -è sepolto con lui; io lo sento; è solo per questa fiamma misteriosa -che ha sopravvissuto al suo corpo che io accetto ancora la vita. Senza -di essa io non sarei forse più, o non sarei più che una pallida larva -del mio passato, un'anima mutilata. Potrei io accettare il vostro -amore? Che cosa potrei darvi in contraccambio? potrei io amarvi come -voi meritereste d'essere amato? che dico? potrei io darvi la minima -parte del mio amore senza involarlo a lui? e dovrei io ritogliere alla -morte per donare alla vita? Impossibile! impossibile! Quando anche il -culto del passato potesse isterilire nel mio cuore senza incenerirlo, -un imperioso dovere mi vieterebbe di farlo. Io sono sua, non potrei -essere d'altri mai, senza turbare la pace della sua tomba. E d'altra -parte, forse che voi potreste accettare un amore diviso con un altro -essere che, sebbene non sia più nella vita, mi è tuttavia compagno nel -pensiero, nel sonno, sempre e dappertutto? Forse che se fossi vostra e -mi amaste, non sareste ugualmente infelice sapendo che io ho amato un -altro più di quello che potrei amar voi? - -Lo vedete, è impossibile. Voi siete generoso, e vi ho creduto sincero; -perciò volli essere sincera e generosa con voi. Sarei stata assai più -ingrata se avessi alimentato un istante di più le vostre speranze. Ho -fede nella vostra energia d'uomo; tuttavia non abbiate a male se io oso -farvi appello e muovervi una preghiera: «non insistete.» - - - - -XLIX. - -_Silvio a Carlotta._ - - -«Non posso, non posso! La mia energia d'uomo si è spezzata, io non -sono che un fanciullo, uno sciagurato fanciullo che non ha altro che -lagrime. - -Non potreste amarmi come avete amato _lui_? che importa se voi potrete -amarmi? vi ho domandato il vostro amore, e voi potete darmelo; non -pretendo di più: una parte del vostro amore è sempre il vostro amore. - -«Impossibile!» Non ditelo in nome del cielo; non immaginate che le -ombre dei defunti possano turbare col loro egoismo la felicità dei -superstiti. La loro pace è assai profonda, assai più dolce delle -burrasche della vita; esse sanno quel che hanno perduto e quel che -hanno guadagnato morendo, confrontano e compiangono. Noi soli siamo i -ciechi, e barcolliamo inseguendo l'amore. - -I defunti non hanno invidia di noi; vorrebbero essi contenderci -l'amore, e spingere le loro mani scheletrite per staccare questo solo -frutto benefico dell'albero della vita? - -Respingete queste paure; interrogate il vostro cuore, se egli può -palpitare vicino al mio, siate mia. Io non mi opporrò a questa -religione delle memorie che vi fa santa ai miei occhi; vorrò dividerla, -vorrò piangere e benedire anch'io; la felicità immensa di sapervi mia, -di vivere al vostro fianco, di vedere ogni giorno il vostro sorriso, mi -farà buono; mi farà generoso; apprenderò da voi il sentiero della pace, -apprenderò a piangere e a benedire.» - - - - -L. - -_Carlotta a Silvio._ - - -«Voi v'illudete; il vostro cuore v'inganna; il tempo muterebbe l'animo -vostro, inesorabilmente. Domani vorreste da me ciò che io non potrei -darvi. - -E poi... è inutile. Il mio passato vi si oppone; se voi poteste leggere -in esso, rifiutereste forse con disdegno ciò che oggi domandate con -insistenza; nè io potrei più esser vostra, nè lo vorrei. - -Non domandate di più. - -Credetemi; voi potete esser felice in altro modo; io non posso aver -pace che nella solitudine del cuore. Siate generoso. Lasciate che io -parta da questi luoghi, e non cercate di seguirmi.» - - - - -LI. - - -Il cuore di Silvio traboccava di speranza; nonostante le prime ripulse, -egli si era lusingato che Carlotta avrebbe aderito al suo desiderio. - -Questa lettera sfasciò d'un tratto, come un soffio malvagio d'uragano, -il dorato edifizio delle sue illusioni. Oggimai nulla più era a -sperare; la fermezza d'una decisione presa traspariva da ogni parola. -Un immenso sentimento di amara melanconia si diffuse e serpeggiò per le -vene di Silvio, a guisa di tossico mortale. - -Pensando al suo passato, alle care parvenze vagheggiate così -lungamente, alla vanità dei suoi sforzi per dominare il suo cuore, al -destino che lo aveva così stoltamente riavvicinato ad una donna che -egli doveva riperdere per sempre, egli si sentì vinto da un'ambascia -compassionevole, e più intenerito che attristato dalla sua sciagura, si -gettò nel suo letto singhiozzando. - -La notte che sopravvenne fu un lungo strazio per lo spirito agitato di -Silvio. Le segrete paure della veglia, le fitte d'un pensiero atroce, -i vaneggiamenti dell'amore deluso, lo tennero desto gran parte della -notte. Quando finalmente, vinto dalla stanchezza, chiuse gli occhi al -sonno, i fantasmi dei sogni gli amareggiarono il riposo. Un fantasma -lungo e severo passeggiava per la sua camera; gli occhi atterriti di -Silvio seguivano i passi uguali, monotoni, di quell'essere misterioso, -paurosi e avidi a un tempo di ricercare i lineamenti di quel volto. -Un grido morì soffocato nel suo petto; egli aveva ravvisato la larva -disseppellita del sig. Verni... - -Si destò di soprassalto, e si cacciò d'un balzo fuori del letto; -un sudore minuto gli bagnava la fronte, e un brivido agitava le sue -membra. La stagione era fredda, e il suo focolare spento; ma il suo -cuore era in sussulto. Camminò alcun tempo per la camera, inciampando -nelle sedie; quando fu più queto, accese la sua lampada notturna, e si -guardò intorno pauroso, e quasi atterrito del suo coraggio. Le ombre -dei mobili avevano atteggiamenti strani, il silenzio era profondo. - -Che avrebbe egli fatto? Guardò il suo letto con espressione di -rammarico, come si guarda un nemico, e indossò frettoloso una veste da -camera; poi si trasse accanto al camino, ravvivò i tizzoni spenti, e -si lasciò cadere sopra un seggiolone di cuoio. Due ore dopo, col capo -fra le mani, cogli occhi immobili, guardava il guizzo crepitante della -fiamma. - -A un tratto si drizzò come spinto da una molla; un'idea aveva -attraversato la tenebrosa solitudine della sua mente senza pensiero... - -— Ella parte! Ella parte! disse sordamente scuotendo il capo con un -gesto disperato. - -— E se questa notte medesima... - -In un baleno fu alla finestra, e ne spalancò le imposte. La notte era -serena, una di quelle notti così frequenti negli inverni dei climi -freddi. Non si udiva un alito di vento, non un susurro, non una voce: -dinanzi agli occhi le tenebre, alcune stelle silenziose nel cielo. - -Un lumicino brillava ad una delle finestre dell'abitazione di Carlotta. -L'immaginazione di Silvio andò più oltre e credette di vedere un'ombra -passare e ripassare più volte dietro i vetri. - -— Ella parte, ella parte! ripetè con voce fioca; «non la vedrò più!» e -afferrò il capo colle mani come a raccogliere le idee. - -— Vediamo, proseguì con una calma straziante; ella parte, ella lascia -questi luoghi che le sono cari, questa solitudine che ama, i suoi -fiori, la sua casa tranquilla... E tutto ciò per fuggirmi, per non -vedermi, per sottrarsi alle persecuzioni del mio amore importuno. -E che farò io in questa casa, in questo paese, se ella non sarà più -vicino a me?... Impossibile che io vi rimanga... fuggirò anch'io, mi -trascinerò dietro di lei come un pezzente, e le domanderò l'elemosina -di uno sguardo. Che essa mi odii, che essa mi disprezzi, poichè non può -amarmi!... - -Allora si die' a passeggiare a gran passi, sfogando il suo dolore in -gemiti selvaggi. Questo impeto fu breve, e spossando le fibre del suo -cuore, rinvigorì quelle della sua mente. - -— Essa mi prega di non seguirla; soggiunse con profondo abbattimento, -come se ripetesse a sè stesso una sentenza inappellabile. - -Allora in uno slancio generoso si proponeva di fuggirla, di lasciarla -alla sua pace, di recarsi un'ultima volta innanzi a lei e pregarla di -rimanere. L'idea del sagrifizio gli sorrideva dal profondo del cuore; -essa gli avrebbe stretto la mano nell'estremo _addio_, ed avrebbe forse -versato una lagrima in segreto... - -L'alba lo trovò irresoluto. - -Si recò più volte innanzi alla casa di Carlotta senza osare di varcarne -la soglia; era troppo presto, poteva riuscire importuno... - -Rifece i suoi passi e ritornò nelle sue camere dove si tenne appostato -alla finestra spiando tutto ciò che avveniva nell'appartamento di -Carlotta. Di tal guisa acquistò la certezza che Carlotta si apprestava -per partire. - -Suonava il mezzogiorno, e Silvio lottava tuttavia col suo demonio -senza grande vantaggio; un'ora dopo le condizioni della lotta parevano -promettergli la vittoria; alle due la battaglia era vinta, e Silvio -saliva le scale dell'abitazione di Carlotta. Era pallido o stravolto, -ma fermo. - -Carlotta era uscita con Giovanni; solo la cameriera era in casa. - -Buona figliuola in tutto, non faceva torto al ceto cui apparteneva, -e chiaccherava volontieri. Silvio non ebbe ad ascoltare molto, che ne -seppe abbastanza. - -Uscì e si diresse verso il cimitero. Uno stretto sentiero dietro la -casa vi guidava abbreviandone la distanza. Quel sentiero era poco -battuto, e vi spuntava un'erba gialliccia, coperta ancora della brina -che l'ombra della casa aveva protetto; fatti pochi passi appena, -riconobbe le pedate di due persone: Carlotta e Giovanni senza dubbio. -Più in là la brina era stata disciolta dal sole, cosicchè le traccie -del piede di Carlotta diventavano quasi impercettibili; il piede di -Giovanni aveva stampato orme più profonde... Silvio esaminava tutto -ciò con una attenzione che era presso alla puerilità; il suo spirito -smarrito aveva perduto la coscienza di sè medesimo. - -In breve giunse dinanzi al cancello di ferro del ricinto. - -Era un piccolo campo seminato di croci, circondato da quattro mura poco -più alte di un uomo, e da un doppio giro di cipressi. Sul cancello era -scolpito un teschio con due ossa incrociate, e l'iscrizione: _Hodie -mihi, cras tibi_. - -Sui pilastri che reggevano i battenti erano due lapidi di marmo bianco; -in una di esse si leggeva un versetto dei salmi di Davide, scritto a -matita, e più sotto una data ed un nome, un nome di donna.... - -Silvio lesse e sorrise tristamente. - -Spinse il cancello, che girò sui cardini senza rumore, ed entrò nel -recinto. - -Un grido troncò la sua atonia — quel grido era di Carlotta... - - - - -LII. - - -Tutte le fibre di Silvio risposero a quel grido: la sua mente smarrita -ritrovò il sentiero del dolore; pensò allo scopo per cui era venuto, -e fissò gli occhi nel suolo con uno sforzo disperato, quasi volesse -scavare una fossa per seppellire le sue illusioni. - -Carlotta era inginocchiata presso una tomba, e nascondeva la faccia -fra le mani; il vecchio Giovanni, ritto accanto ad essa, teneva il capo -inchinato sul petto. - -Vi furono alcuni istanti d'immobilità e di silenzio. - -Finalmente Carlotta sollevò il capo lentamente, e drizzandosi in piedi, -aprì gli occhi velati dalle lagrime, fissando Silvio d'uno sguardo -lungo e sereno, come raggio di sole dopo una tempesta. Silvio barcollò -e fece alcuni passi; intanto Giovanni s'era spinto inosservato fuori -del ricinto. - -Alcuni istanti dopo, quasi senza avvedersene, Carlotta e Silvio si -trovarono seduti l'uno a fianco dell'altro a' piedi della tomba. - -— Mi perdonate? domandò Silvio con voce fioca. - -Carlotta non rispose, ma il suo sguardo parve dire: «vi perdono.» E -poichè Silvio tentava d'afferrarle una mano, essa gliel'abbandonò senza -ritrosia — una piccola mano candida, affilata, con vene azzurre, come -quella d'un bambino. - -Questa arrendevolezza non meravigliò Silvio, il quale in quel -momento era incapace di misurarne il valore. Trovarsi seduto accanto -a Carlotta, sentire la mano di lei nella sua, udire il suo respiro -affannoso, l'ansia del suo petto, e quasi i battiti affrettati del -suo core, e dire che tutto ciò non era che un sogno che non si sarebbe -rinnovato più mai, era tale tortura che soffocava il piacere. - -— Ho voluto vedervi un'ultima volta, prese a dire Silvio balbettando, -per dirvi... - -E qui si arrestò titubante. Carlotta, sbagliando sul significato -di quell'interruzione, si mostrò agitata, e ripiegando indietro il -capo guardò la lapide presso la quale erano seduti. Silvio seguì -istintivamente quello sguardo, e lesse su quel marmo un nome, il nome -di _lui_.... Egli lo aveva immaginato già prima, e tuttavia impallidì; -e gli parve che quel muto richiamo, in quel momento, e per parte -di Carlotta, palesasse una certa trepidanza mal dissimulata, ed ora -invece la sicurezza. Ad ogni modo l'intenzione di troncare la via ad -ogni audacia, v'era palese, e gli tornarono in mente quelle parole che -erano cadute sul suo cuore come un martello: «v'ha qualche cosa che si -frappone fra me e voi, un sepolcro inviolabile.» - -Quello sguardo aveva ridestato uno sciame di pensieri importuni, che -volteggiarono in giro per alcuni istanti nel capo di Silvio, prima di -posarsi un'altra volta. - -— Per dirvi... proseguì egli sorridendo mestamente come per dinotare -che aveva indovinato il dubbio di Carlotta, per dirvi che io parto. - -— Voi partite! esclamò Carlotta colla sorpresa indeterminata di chi non -sa se debba corrucciarsi o ringraziare. - -— Vi lascio; aggiunse Silvio con voce soffocata. - -Carlotta chinò gli occhi a terra per nascondere l'emozione; ma la -sua mano incontrò un'altra volta la mano di Silvio e disse con un -linguaggio eloquentissimo la riconoscenza. - -— Poichè voi lo volete; prese a dir Silvio con vivacità, e siccome la -mano di Carlotta minacciava di allontanarsi, soggiunse più vivamente -ancora: poichè Dio lo vuole. Non affannerò più oltre la vostra -solitudine, non turberò i fantasmi del vostro passato; non mendicherò -senza frutto ciò che voi non volete darmi; non tenterò più le vie del -vostro cuore che non saprebbe amarmi giammai. - -Carlotta non rispose, ma il suo seno agitato palesava apertamente -l'affanno. - -— Voi l'avete detto. Iddio lo vuole. - -Silvio sorrise amaramente, e tentennò il capo con un gesto disperato. - -Carlotta impallidì. Evidentemente ella temeva di aver confidato troppo -nella fermezza del proposito di Silvio; forse lo stesso Silvio aveva -troppo fidato sulla sua forza. - -Dite al naufrago che si lasci seppellire dalle onde, che tanto tanto il -lottare non gli gioverà a nulla — dite ad un amante che l'insistenza -della domanda non potrà vincere mai l'ostinazione del rifiuto d'una -bella ritrosa.... - -Silvio, sentendo il bel corpo di Carlotta vicino al suo, ebbe la -debolezza di pensare all'immensa frenesia di piacere che egli avrebbe -potuto provare vivendo al suo fianco. Il sangue gli salì al cervello, -e vide in una nube di fuoco tutta un'infinita schiera di fantasmi -fuggitivi.... Un'eloquenza suggerita dal cuore ispirò irresistibilmente -il suo labbro; strinse la mano di Carlotta e parlò nuove profferte e -nuove preghiere; i suoi occhi sfavillavano come fiamme, il suo petto si -sollevava e s'abbassava come onda di mare tempestoso. - -Carlotta turbata all'improvviso assalto, tremava come uno stelo, e -guardava Silvio con un'espressione che pendeva tra il rimprovero e la -preghiera, ma che diceva più che tutto lo sgomento. - -Silvio tacque arrossendo; abbandonò la mano di Carlotta, e chinò il -capo al suolo; Carlotta levò gli occhi al cielo. - -— Non dirò che una parola, disse ella poco dopo con accento commosso; e -voi desisterete, spero, da una vana insistenza.... - -Si arrestò titubante; Silvio continuava a tenere il capo abbassato, e -non vide sul volto di Carlotta le traccie della lotta che si combatteva -nel suo petto. - -Il silenzio ridestò l'attenzione di Silvio; egli si scosse e guardò -Carlotta in viso; quello sguardo era mesto e dolce, e tuttavia la -poveretta tremò come sotto una minaccia; indi con un supremo sforzo -che vinse la sua natura di donna, pronunziò con voce ferma il nome del -cavalier Salvani.... - -Un grido, un ruggito di belva imprecò sulle labbra di Silvio. - -Carlotta nascose il capo fra le mani. - - - - -LIII. - - -Quel nome ridestava in un punto solo tutte le passate torture di -Silvio. Egli rivide la faccia trista e il contegno arrogante di -quell'uomo odiato. Mille pensieri assalirono la sua mente abbattuta, -come orda inviperita che infierisce sul caduto. - -Quel Salvani era dunque stato un amante? Carlotta era dunque colpevole? -Quale altro significato attribuire a quel nome pronunciato da Carlotta, -se non quello d'una confessione? E perchè una confessione? La credeva -essa indispensabile? E come mai aveva potuto immaginare che dovesse -bastare il solo nome del Salvani a tale effetto? Conosceva essa adunque -i sospetti che egli aveva nutrito un tempo?... - -A poco a poco la sua mente afferrò il filo di questo labirinto d'idee. - -Volse l'occhio verso Carlotta, e la vide immobile, abbattuta, colla -faccia sempre nascosta fra le mani; il suo petto era agitato come -un piccolo mare, immenso mare di amore e di voluttà.... Una lagrima -spuntava fra le sue rosee dita, e scorreva lentamente lungo il braccio. - -Silvio sentì nel seno un artiglio spietato che gli stringeva il cuore; -i suoi occhi anch'essi versavano delle lagrime; e perchè non le avrebbe -egli mescolate, queste dolci lagrime della pietà e dell'amore, con -quelle purificatrici del rimorso? - -Allora una nuova idea balenò nella sua mente. Se questo appunto, questo -solo, fosse stato il motivo dell'ostinato rifiuto di Carlotta? Ciò era -naturale; pensandoci meglio, non poteva essere altrimenti. Carlotta -aveva dubitato di lui, aveva stimato che l'amore che le veniva offerto -era uno di quegli amori volgari che, nati di desiderio, hanno tutta -la prepotenza della passione, ma non la forza dell'affetto, e se sanno -affrontare lo stesso pericolo della vita, s'impauriscono però al solo -pensiero del ridicolo e della maldicenza. Ora, interrogando il suo -cuore, Silvio lo sentiva più saldo che non avesse creduto, e disse a -sè stesso che i pregiudizi sociali non avrebbero avuto virtù di farlo -piegare un solo istante dai suoi propositi. - -Chi sa?... Forse Carlotta lo amava in segreto, forse... Buon Dio! come -è meravigliosamente intessuta la tela bizzarra delle umane illusioni! - -Silvio immaginò la riconoscenza affettuosa di Carlotta, la sua pace -domestica, la solitudine. Guardò un'altra volta al suo fianco... un -angelo, l'angelo del pentimento! - -Oh! sì; Dio è grande e misericordioso! - -Se una colpa s'imprime sulla riputazione d'una donna, il pentimento -deve lavare ogni macchia; infine essa confessava... l'onore del -_marito_ era salvo... - - - - -LIV. - - -Silvio prese dolcemente una mano di Carlotta, e con lieve violenza la -allontanò dalla sua faccia. Carlotta cedette come un automa. - -— Ascoltatemi, prese a dire Silvio, ascoltatemi, in nome del cielo; voi -non sapete quale sterminata distesa di speranze avete fatto riapparire -al mio sguardo con una parola. Sarà dunque vero? Potrò io ancora? oh! -dite, dite che io non m'illudo stoltamente, che io posso ancora farvi -mia... - -Colui! Che importa a me di colui, se voi mi amerete? che importa a me -del passato, quando mi rimane il presente, quando questo presente è -l'amore? Dimenticate, dimenticate tutto, distraete il vostro sguardo da -un fantasma che vi offende, che vi impaurisce. - -Quali rapporti vi hanno stretta a quell'uomo? Io non lo so, non lo -dimando; io so che vi amo, che innanzi a voi io divento fanciullo, -che guardo la vostra fronte, e vi leggo il candore dell'anima vostra. -Qualunque sia quest'affannosa memoria che vi ha fatto piangere, io non -ho che una parola per confortarvi: «ai miei occhi voi siete pura come -il bacio della mia povera madre.» Non respingete la mia proposta, non -la respingete, siate mia, dividete la mia solitudine, dividete meco il -culto che avete sacrato alla morte; lo vedete, ho pianto anch'io; saprò -piangere anch'io. - -— Vi ringrazio, disse Carlotta commossa, vi ringrazio; sa il cielo se -io lo vorrei... non posso. - -— Non lo dite, non lo dite; abbiate pietà di me. È nelle leggi della -natura che la donna debba amare; compiacetevi pure dei vincoli che vi -legano alla morte, ma non dimenticale i vincoli che vi legano alla -vita. Amate le vostre memorie, ma amate pure l'amore; rinunziate -all'idea di un sagrifizio irragionevole; oppure sagrificatevi -doppiamente; fate felice un uomo che vi ama, cercate d'amarmi, siate -mia. - -Così dicendo Silvio stringeva convulsamente la mano di Carlotta, -cercando d'incontrarne lo sguardo che si teneva ostinatamente fisso al -suolo. - -Quando egli tacque, Carlotta risollevò il capo, e si lasciò sfuggire un -lieve sospiro. Silvio la interrogò con un gesto d'insistenza disperata; -tutta la sua anima era nei suoi occhi. Carlotta fece atto di parlare, -ma mancandogliene la forza, scosse tristamente il capo senza dir motto. -Silvio lasciò sfuggire la mano che teneva stretta fra le sue, e si -battè la fronte gemendo sordamente. - -Per alcuni istanti non si udì altro che il rantolo di Silvio e la -respirazione affannosa di Carlotta. - -La poveretta non piangeva, non aveva più lagrime, ma l'espressione del -suo pallido volto era così profondamente compassionevole, che pareva -riflettere lo stesso dolore. - -— Siate forte; prese a dire poco dopo con dolcezza; siate uomo; io non -merito tanto dolore... E tuttavia, soggiunse con voce cui cercava di -dare una fermezza impossibile, e tuttavia io vi ringrazio con tutte -le forze della mia anima; questo linguaggio che mi avete parlato ha -prodotto in me la sola gioia che io non avrei creduto di riprovare più -mai sulla terra, quella di ingrandire, di risollevare me stessa ai miei -occhi. Se voi credete alla riconoscenza degli uomini, fidate sulla -mia; è un povero tributo infecondo, il solo che io possa darvi, ma -mi viene dal cuore e mi fa bene il potervelo pagare. Credete a me: io -non posso esser vostra, _non lo posso_; non fatemi dire di più. Se voi -sapeste il terribile segreto che mi opprime, se conosceste il rimorso -che mi divora... Eppure, sì, io lo debbo, io sono forte e lo posso: -una confessione. Voi ne avete il diritto; avete anche il dovere di -ascoltarla; forse apprenderete a stimarmi di più, e ad amarmi meno. Io -non ho più nessun desiderio nella vita, non vedo innanzi alcuno scopo, -fuor uno: espiare; pure il pensiero di sapermi stimata da voi allieterà -la mia solitudine. Forse siete il solo cui le apparenze abbiano -concesso questo fatale diritto di disprezzarmi; voi non ne avete -abusato; mi avete amato. Io credo al vostro amore, e ne piango come -di una sciagura; credo pure alla vostra stima, ma il tempo muterebbe -le disposizioni dell'animo vostro; e forse un giorno non avreste per -me che compianto. Io voglio la vostra stima; voi solo guarderete in -questo povero cuore così colpevole e così sciagurato: giudicherete -voi, voi solo. Direte voi stesso se un legame diverso dall'amicizia può -stringere ad un altro cuore questo cuore straziato di donna. - -Carlotta aveva detto queste ultime parole collo sguardo francamente -aperto e sereno; la sua voce non tremava più. Silvio affranto e -scoraggiato, seguiva colla docilità di un bambino le inflessioni soavi -di quella voce argentina. - -Carlotta tacque un istante; poi prese a parlare in questi termini. - - - - -LV. - - -«La natura ha posto un limite alle lagrime, ed io posso volgermi -indietro, e contemplare le più remote memorie dei miei dolori, senza -piangere. - -Non è gran tempo. Io era ciò che si suol dire _una fanciulla da -marito_, e mi si teneva in conto di tale; ma nel cuore io mi sentivo -ancora una bambina. Mio padre, un vecchio negoziante che aveva -accumulato un patrimonio coi suoi guadagni, mi aveva fatto dare -un'educazione compita, e pretendeva che io ne facessi mostra. Era un -buon uomo, e mi amava; io lo compiaceva del mio meglio, ma dentro di me -sospiravo quelle dolci ed innocenti puerilità che allietano la facile -carriera dei primi anni della vita; in mezzo alle feste, ai suoni, -alle danze, a quelle cure che compiacevano la mia nascente vanità di -donna, io pensavo a quella festa della vita che si chiama l'infanzia, a -quell'età di spensieratezza e di petulanza che folleggia nelle vie, nei -fossati, nei giardini, col suo lusso di teste bionde, e coi suoi cori -di voci argentine. - -Mia madre non era più al mio fianco; la poveretta mi aveva lasciato -sola da un pezzo; a me adunque le cure della casa, piccole noie -desiderate e care a diciotto anni, ma ingrate a sedici; a me le brighe -dei ricevimenti, «madamigella,» «signore,» e poi i soliti complimenti -di rigore; e tutto ciò senza sbadigliare, senza _uscire fuor di sè -stessa_, come soleva dire mio padre — terribile carico per il mio -piccolo dorso. Io che avrei amato tanto correre per la campagna, -inseguire le farfalle e cogliere le more selvatiche!... «Non sei più -una bambina» diceva mio padre; «madamigella» mi si diceva da ogni -canto; ed io povera creatura, sottratta ai miei piccoli amori, mi -rassegnava sospirando. - -La nostra casa era frequentata da molta gente; uomini e donne, la -più parte vecchi, si davano convegno alla sera per prendere il _thè_ -con mio padre. Queste radunanze settimanali erano il mio più gran -supplizio; era in esse per l'appunto che io udiva ad ogni momento -quella terribile parola _madamigella_. Era forse una stoltezza la mia; -ma questo titolo, che ad altre fa battere il cuore, mi irritava, mi -offendeva. - -Ho ritenuto sempre in mente la memoria del giorno in cui udii -profferire quel titolo fatale per la prima volta; fu in bocca d'un -vecchio sensale di operazioni di banca. Costui era amico della -famiglia, e m'avea sempre chiamato per nome; io credo che lo facesse -per compiacere il segreto desiderio di mio padre; ma so che n'ebbi -stizza, e che da quel giorno all'incirca incominciarono i ricevimenti -settimanali, nei quali io doveva far la parte di padrona di casa. Mio -padre andava orgoglioso di me, e non faceva nulla per nasconderlo. Egli -stesso diceva che io era bella, e tutti gli altri me lo ripetevano in -coro. Le prime volte fui turbata, e me ne lagnai con mio padre; più -tardi ascoltai senza arrossire; più tardi con compiacenza. - -Mi fermo sopra queste inezie, perchè è appunto ad esse che io -attribuisco le mie sciagure. Il mio povero padre mi amava certamente; -ma la sua cecità fu la prima causa, forse la sola, delle mie colpe. Io -non era nata vanitosa; questo sentimento che abbandona l'uomo in balia -del più destro, e trascina così fatalmente la donna alla dimenticanza -dei suoi doveri, era come assopito nel mio cuore; non si sarebbe -forse risvegliato mai, o non si sarebbe risvegliato che assai tardi. -Ma l'educazione che mi si aveva dato, le cure precoci che mi si aveva -addossato, le amiche, i divertimenti, le adulazioni che avviluppavano -da ogni parte il mio spirito, tutto in una parola congiurò contro di -me. - -Venne un giorno, fatal giorno, in cui un uomo parlò al mio orecchio un -linguaggio diverso da quello che io era solita udire. - -Quell'uomo era giovane; mi aveva detto che io era bella, e mi ero -stretta nelle spalle; tutti mi avevano detto altrettanto; mi aveva -detto che io gli piaceva, ed io l'aveva guardato in volto, ed aveva -visto che non era brutto e che non mi dispiaceva; finalmente mi disse -che mi amava. - -Io non risposi nulla, ma arrossii e sentii dentro di me qualche cosa -che mi lusingava e m'impauriva ad un tempo. - -La notte non chiusi occhio; una sensazione nuova mi costringeva a -vegliare. Io volgeva e rivolgeva in mente quelle misteriose parole -che avevano tanto potuto sul mio cuore; dove era il segreto che me -le faceva così care? L'immagine dell'uomo che le aveva profferite si -mesceva talvolta alle mie fantasie, ma così vaporosa ed incerta, che io -stentava a riunirne coll'occhio i profili. Io non posso dubitarne: il -labbro che le aveva profferite aveva ben piccola parte nell'influenza -meravigliosa di quelle parole. L'amante era l'accessorio — un nonnulla; -l'amore era tutto. Essere amata! sapere che si ha inspirato dell'amore! -è forse questa segreta compiacenza che abbellisce il primo palpito del -cuore della donna. Ieri le feste, le etichette, le mode; ma nonostante -tutto ciò la coscienza, e, più che la coscienza, il desiderio d'essere -bambina; oggi invece la donna colle sue ardenze, coi suoi desiderii, -coi suoi affetti. L'amore è una rivelazione; la farfalla dalle ali di -raso si abbandona al fuoco che la seduce — la fanciulla muore e nasce -la donna. - -Quell'uomo era bello, era simpatico? che so io? Mi amava, ecco tutto. -Io non l'amavo, ma pensavo talvolta a lui, e mi compiaceva di questo -pensiero. Io sentiva qualche cosa per lui; forse più riconoscenza che -simpatia, amore no certamente; ad ogni modo io sentiva qualche cosa. -Era stato lui il primo! Aveva sopra di me come un diritto di conquista; -avessi anche sentito simpatia per un altro, mi sarebbe sembrato di -rendermi infedele, di mancare ad un dovere. A quella età si sente -l'istinto del sagrifizio, e se ne ha la forza. - -Il giorno successivo fui pensierosa; erano i primi pensieri, i primi -affanni. - -Lo rividi; volli sfuggirlo quasi per istinto, ed _egli_ mi si fece -vicino addolorato. Quel dolore mi ferì vivamente; fui gentile con -lui; risi delle sue parole, ma dentro di me mi lusingai. Le abitudini -sociali mi apprestavano le prime armi dell'amore, la dissimulazione. - -Un'altra volta fu più ardente, ed io risi meno; finalmente mi domandò -se io l'amassi, ed io gli dissi ingenuamente di _sì_. Ero io certa di -non ingannarmi? non credo; ero però certa di non mentire. - -Di quel tempo mio padre ammalò; per la prima volta in mia vita pensai -che sarebbe venuto un giorno in cui anch'egli mi avrebbe lasciato. Pur -troppo i miei timori non tardarono ad avverarsi! - -Durante la sua infermità io fui sempre al suo fianco; ma il mio -pensiero era sempre con _lui_. - -Ci rivedemmo più volte presso il capezzale di mio padre; gli parlai -dell'avvenire; mi parlò dell'avvenire. In fondo al mio cuore era un -pensiero che si rivelava dai miei sguardi; mi parlò di nozze. Battei -palma a palma le mani; non ne era troppo certa, ma doveva esser questo. -Il matrimonio per me era l'amore. - -A poco a poco mi assuefai a vederlo, a pensare a lui, ai _nostri_ -progetti. Allora fui assalita da una specie di rimorso; incapace di -apprezzare giustamente la natura dei miei sentimenti, volli analizzare -l'affetto che io sentiva per _lui_, e convincermi che io l'amavo. -Frugai nel mio cuore con severità, disposta ad accusarmi di non -avergli dato tutto ciò che il mio cuore poteva dargli. Il risultato -di queste indagini mi afflisse; io non era certa d'aver la coscienza -netta; quando avevo domandato a me stessa che cosa amassi in _lui_, -era rimasta attonita. Il suo naso, la sua fronte, la sua bocca? -No certamente; un altro naso, un'altra fronte, un'altra bocca, mi -avrebbero trovata arrendevole allo stesso modo: amavo _lui_. Questo -_lui_ concretizzava le mie aspirazioni, il mio ideale: ma questa vaga -indeterminazione mi era incresciosa, e me ne faceva un carico. - -Come per vendicare questa colpa, presi a dimostrargli maggior -tenerezza. Ridivenni bambina per _lui_, perchè egli potesse comandarmi, -perchè io ricercassi avidamente le sue carezze; la mia innocenza non -mi impediva il rossore; la natura stessa ci avverte dell'errore in un -linguaggio pieno di mistero e di eloquenza. - -Quell'uomo approfittò della mia debolezza, dell'impero fatale che -esercitava sopra di me; un giorno.... e come oserò io ripeterlo? egli -pregava, mi stringeva le mani, si gettava ai miei piedi; io pallida, -sbigottita, tremante, senza coscienza. La vergogna mi teneva immobile, -l'amore, la pietà mi facevano deboli; la sua audacia, le sue promesse, -mi soggiogavano; fui colpevole.» - - - - -LVI. - - -Carlotta nascose la faccia fra le mani. - -Silvio colle labbra tremanti, con una espressione indescrivibile -d'ansietà o di paura, girava uno sguardo torvo intorno a sè. - -— E quell'uomo? domandò egli con voce fioca, facendo forza a sè stesso. - -— Il cavalier Salvani; rispose Carlotta rialzando la fronte -pallidissima. - -Silvio soffocò un gemito; e fece segno a Carlotta di continuare la sua -narrazione. - - - - -LVII. - - -«Conobbi ben tosto l'enormità del mio fallo; benchè io cercassi di -stordirmi nel pensiero dell'amore, la coscienza mi accasciava ogni -giorno sotto il peso del rimorso. Una segreta ed invincibile paura -s'aggiungeva al mio strazio. - -La prima colpa mi aveva abbandonata inerme in balia di lui; io -sentiva di appartenergli, parevami che forza umana non avrebbe potuto -strapparmi dal suo seno, che i nostri destini fossero stati congiunti -lassù. Questa assoluta dipendenza dai suoi voleri mi atterriva; il peso -dei doveri che mi stringevano a lui non era alleviato da alcun diritto; -io sapeva troppo bene di non averne alcuno. - -Per la prima volta pensai al matrimonio come ad una riparazione; -glielo dissi fra le lagrime, ed egli mi rassicurò, ridendo della mia -debolezza. - -Io non lo amavo più come prima, nè certamente lo amavo più di -prima; pareva che la mia anima avesse mutato natura. La colpa aveva -concretizzato a un tratto le astrazioni del mio culto; prima era -l'amore; oggi era l'uomo a cui mi era abbandonata. Era tuttavia un -modo assai strano d'amarlo; v'era dell'ammirazione, e quasi del timore -per il suo corpo maschio, così vigoroso al confronto del mio; v'era -del rispetto, ma poca tenerezza. Io sentiva che avrei potuto amare -altrimenti, che in fondo al mio cuore v'era qualche cosa che invano -anelava di prorompere. Che cosa me ne tratteneva? Non lo sapeva dire. - -Tuttavia io era felice; mi compiacevo dei miei sentimenti, e cercando -d'ingannare me stessa, mi compiaceva perfino della mia colpa. Le sue -carezze, le sue promesse, mi pagavano di tutto; quando mi vedeva mesta -sapeva mostrarsi tenero per rasserenarmi. - -Passarono di tal guisa alcune settimane. La malattia di mio padre -s'era aggravata; pensando che io deludevo la fiducia del povero -infermo, e che v'erano stati dei momenti in cui m'era quasi rallegrata -della sua infermità, io mi sentiva riavvicinata a lui, più ancora che -dall'affetto e dal sentimento di pietà dal bisogno di meritare il suo -perdono. - -La sua malattia si prolungò alcuni mesi. - -In quell'intervallo di tempo Salvani era venuto assiduamente a vedermi; -i suoi modi erano però mutati; alla dolcezza delle sue parole era -succeduta una specie di rozzezza dissimulata a stento; alla spontaneità -ardente un'indifferenza che mi agghiacciava. - -Io gliene faceva rimprovero palesemente; egli si schermiva con una -parola: «affari», ed io, che non amavo di meglio che di credergli, mi -acquetavo. - -I miei timori non erano che troppo fondati; in breve n'ebbi la certezza. - -Non dirò per qual via mi giungesse la forza per sopportare quel -colpo crudele; io lo sopportai. Il suo abbandono mi trovò preparata; -da qualche tempo l'affetto s'era spuntato nel mio cuore contro la -vergogna; la virtù oltraggiata mi consenti una forza che non avrei -osato sperare; egli spezzò i suoi giuramenti, ed io non ne morii. La -vergogna non uccide. - -La mia debole natura di donna si fortificò nell'odio; odiai quell'uomo -assai più che non lo avessi amato». - - - - -LVIII. - - -«Risparmierò al mio cuore una narrazione penosa ed inutile; la -narrazione dei dolori che accompagnarono il mio disinganno. - -Mio padre riacquistò a poco a poco la salute; a poco a poco invece -io andai perdendo la mia. Il cielo mi è testimonio se il pensiero -d'ammalarmi e di morire mi ha fatto battere il cuore! Ma la mia -speranza fu vana. Un pallore estremo aveva cancellato sulle mie guancie -le rose della fanciullezza e dell'innocenza, ma non fui costretta a -letto. Assai più fatale era il mutamento avvenuto nel mio spirito; -quella mia natura facile, scherzosa, puerile, aveva preso il sussiego -della meditazione, e un'indolenza assai prossima all'apatia. - -Mio padre cercò invano di distrarmi, interrogò invano i medici, invano -interrogò il mio cuore. - -Le sale della nostra casa si ripopolarono un'altra volta di convitati; -un'altra volta toccarono a me le brighe dei ricevimenti; ed io mi -vi assoggettai senza riluttanza, senza troppo gran noia, come ad una -necessità indifferente. - -Un ricco negoziante, ancor giovane, aspirò alla mia mano. Mio padre -me ne parlò con quella leggiera insistenza che nei cuori benevoli e -delicati tiene luogo dell'autorità. Rifiutai, e non se ne parlò più. -Ma il mio cuore n'ebbe per un pezzo, e tutti i fantasmi del rimorso -ritornarono in folla a torturarmi dopo quel rifiuto. Il mio partito -era preso; per la donna che ha dimenticato i suoi doveri, non ve ne -ha più che uno: soffrire in silenzio, soffrire sola; associare un uomo -alla mia vita sarebbe stato associarlo alla mia vergogna. Il pentimento -mi rendeva crudele contro me stessa; conobbi più tardi che un altro -rimedio era possibile, ma non ebbi il coraggio d'accettarlo.» - - - - -LIX. - - -«Passarono di tal guisa diciotto mesi; io ora presso al ventesimo -anno. Mio padre mi colmava di carezze senza riuscire a darsi ragione -della mia tristezza. Di Salvani non avevo saputo più nulla; tremavo al -pensiero di rivederlo, sebbene sapessi troppo bene che egli mi avrebbe -sfuggito. - -L'aspetto di mio padre era una continua minaccia per me; benchè egli -si adoperasse a non lasciarlo parere, io indovinavo dal suo volto -l'affanno che lo torturava; comprendevo che il mio stato di zitella lo -poneva in gravi timori pel mio avvenire. I suoi discorsi miravano tutti -istintivamente ad uno stesso fine: ispirarmi l'amore della famiglia e -il pensiero d'uno sposo; io fingevo di non comprendere l'allusione, e -mi schermivo con qualche domanda d'altra natura, a cui egli rispondeva -sospirando. - -Una sera, io l'ho in mente come fosse ieri, ci fu presentato il figlio -d'un ricco negoziante svizzero, che era in rapporti di commercio con -mio padre. - -Era un giovane sui ventotto anni, alto della persona, di lineamenti -severi e belli. Non so perchè, vedendolo la prima volta, mi sentii così -potentemente attratta verso di lui; v'ha certamente al di fuori di noi -una forza misteriosa che ci trascina inesorabilmente sul sentiero che -ci è stato segnato; noi non siamo che strumenti. - -Quell'uomo voi lo avete conosciuto, si chiamava Antonio Verni.» - - - - -LX. - - -«Io aveva lottato disperatamente col mio cuore, e mi era lusingata -d'avergli strappato per sempre ogni altra facoltà, tranne quella del -dolore. Quel giorno compresi d'aver fidato a torto sulle mie forze; -io sentivo nel mio seno la facoltà, e più ancora, il bisogno d'amare. -Anzi, ora appunto che mi sapevo indegna di questo nobile sentimento, -m'accorgevo di comprenderne per la prima volta la vera natura. Salvani -non aveva avuto che la mia innocenza, oggi io potevo dare il mio vero, -il mio primo amore. - -Tuttavia non mi arresi al prepotente desiderio del mio cuore, e -combattei questa passione che divampava ogni giorno più violenta. - -Il signor Verni — allora io lo chiamavo arrossendo «signore» — pareva -non vedere l'imbarazzo che mi cagionava la sua presenza, nè dal canto -suo aveva fatto nulla per suscitarlo. Rare parole ed indifferenti, -qualche sguardo smarrito che s'era incontrato alla sfuggita nel mio, -e null'altro. La mia vanità di donna non sarebbe stata certamente -lusingata dal suo contegno; ma io non era più vanitosa. La vanità è una -debolezza che esige una coscienza, non dirò pura, ma tranquilla; essa -vive e s'alimenta di cento inezie che solo la virtù senza macchia o il -vizio spudorato possono procacciarle; un'anima tormentata dal rimorso -non lo potrebbe giammai. - -Dal sapere che il mio affetto era solitario e non corrisposto, ritrassi -nuovo vigore per combatterlo. Invano. Il mio cuore era più forte della -mia volontà. A poco a poco rinunziai a resistere; mi ripetei che la sua -indifferenza allontanava il pericolo della passione; che io sarei stata -libera d'amare senza temere le conseguenze cui un amore corrisposto -avrebbe potuto trascinarmi; io non sarei stata mai la sposa di -quell'uomo, ma ne sarei stata l'amante sempre. Avrei vissuto di questo -affetto; nissuno avrebbe potuto rapirlo dal mio cuore, però che nessuno -avrebbe letto nel mio cuore. - -Io non mi faccio colpa di questa segreta determinazione, sebbene per -essa io mi sia trovata più debole nel momento in cui più avrei avuto -bisogno di forza — così era stabilito lassù. - -Se rivolgo lo sguardo al mio passato, io non vedo che una cieca -fatalità in lotta colla mia debolezza. Le mie colpe sono, ahimè, grandi -e vere, ma i cimenti a cui fui provata furono troppo lunghi e troppo -crudeli, perchè potesse essere incerto l'esito della lotta. - -Una sera io mi trovai senza avvedermene seduta vicino al _signor_ -Verni. Levando gli occhi, incontrai il suo sguardo fisso sopra di me. - -Non era la prima volta che io sorprendeva il suo sguardo che aveva -virtù di farmi arrossire. Quella sera però, forse perchè lontana -dall'aspettarmelo o forse perchè più debole nel sostenerlo, la mia -emozione fu così palese che egli se ne avvide. Io chinai gli occhi al -suolo, egli li tenne fissi nel mio volto; risollevandoli, toccò a lui -ad abbassarli e ad arrossire. Fu il primo segno di un'intelligenza -misteriosa fra le nostre anime; ma fu eloquentissimo. Provai un piacere -vivo, ma crudele come fitta di dolore. - -La mia mente non ebbe altra immagine che quel rossore, nè altro -pensiero che a quella muta rivelazione. - -Un'altra volta egli mi si fece incontro per salutarmi; indovinai dal -suo sguardo che era commosso, e la mia mano tremò nella sua; — egli la -trattenne con insensibile violenza — un solo istante, eterno per il mio -cuore. Quel giorno lo sfuggii: il suo amore era a un tempo un conforto -ineffabile ed uno spasimo atroce; quel che io sentivo al pensiero di -essere amata da lui era un sentimento indefinito di desiderio e di -paura — ma più assai di paura. - -Finalmente egli mi svelò il suo affetto; fu una prova suprema, -terribile; io non so più quale linguaggio egli adoperasse, ma mi -parve un linguaggio non mai udito; l'impressione che io ne provai era -certamente affatto nuova per me. Mi tornò in mente il passato, questo -inesorabile passato che pesava sulla mia coscienza; impallidii, tremai, -non risposi; che cosa avrei potuto rispondere? - -Il _signor_ Verni non si diè per vinto; insistè con cortesia squisita -ed ottenne da me delle parole smarrite, senza senso, che pure lo -colmarono di gioia. Era una gioia schietta, serena, che illuminava il -suo volto di una luce straordinaria. - -Alcuni giorni dopo mi chiese il permesso di parlare di me a mio padre. -Che voleva egli dire? Poteva la mia povera mente agitata comprendere -ancora alcuna cosa di ciò che avveniva intorno a me? Mio padre mi -parlò di nozze, di nozze col _signor_ Verni. Rifiutai con voce spenta, -e poichè mio padre si meravigliava, e per la prima volta in sua vita -insisteva, dissimulando a stento la sua collera, mi gettai piangendo -nelle sue braccia. - -Il _signor_ Verni non parve aversene a male; si mostrò sempre cortese -verso di me, e studiò con ogni cura tutte le vie del mio cuore. Egli -non sapeva quanto io l'amassi, quanto sarei stata felice d'essere sua! - -L'amore mi guadagnò; a poco a poco tutte le mie armi di difesa -diventarono uno schermo impotente. Una cosa sola rimaneva incrollabile -in me: il proposito di non ingannare quell'uomo così generoso. Un -giorno egli era venuto a farci visita, e mio padre era assente; -trovandomi sola con lui tremai come uno stelo di giunco. Mi parlò del -suo amore. Che avrei potuto fare io, io che l'amava ardentissimamente? - -Ascoltai senza interromperlo; mi chiese se io l'amassi; mi schermii -male, titubai, arrossii, un _sì_ fuggi dal mio petto. Da quel punto fui -vinta. Confessato il mio amore, io non poteva più ostinarmi nel rifiuto -della sua mano senza darne le ragioni; ed avrei io osato?... - -Risposi alle nuove profferte di nozze con dei pretesti per indugiare; -accettò giubilante, sarebbe stato ai miei voleri. Mio padre era fuor di -sè dalla gioia. - -Tutto ciò era avvenuto senza che quasi io ne avessi coscienza, come -opera di malia. Passarono alcune settimane, rapide come pagine d'un -libro sfogliate da una mano impaziente. Il mio supplizio divenne ogni -giorno più atroce; io comprendeva che oramai non mi rimaneva che un -partito: confessare tutto, purificarmi per questo mezzo. - -Nessun'altra via erami aperta per divenire sposa di quell'uomo; portare -nel mio nuovo stato di moglie il segreto del mio passato, sarebbe stato -aggiungere un nuovo rimorso alle mie torture. Ingannare la buona fede -d'un uomo che mi amava, era ai miei occhi tale bassezza di cui non -avrei creduto giammai di potermi macchiare. - -Mio padre era ricaduto improvvisamente ammalato; mi pregava colla voce -e colle lagrime: «affrettassi, non lo lasciassi morire senza dargli -il conforto di vedermi unita ad un uomo onesto.» Mi feci forza e diedi -convegno al _signor_ Verni. In quel momento era disposta ad affrontare -la vergogna; s'egli si fosse trovato innanzi a me non avrei esitato un -solo istante. - -Quella fu per me una giornata d'angoscia. La ragione mi rappresentò -agli occhi le conseguenze di ciò che io stavo per fare; un basso -istinto d'egoismo e di paura ne alterò stranamente le sembianze. -Ciò che da prima era dovere prese aspetto d'eroismo; la bassezza e -l'inganno ebbero battesimo di prudenza. - -Che cosa avrebbe fatto il _signor_ Verni dopo la mia confessione? -Mi avrebbe stimata per la franchezza, e il suo amore avrebbe saputo -perdonare ad un passato che infine non gli apparteneva... Ciò era -probabile. Ma se invece egli avesse sdegnato di dare la sua mano ad -una donna colpevole? Ciò era pure possibile; nella più parte dei casi -sarebbe stato anzi il partito più verisimile. E in tal caso che cosa mi -sarebbe rimasto? La vergogna della confessione, la vergogna di sapere -che un altro uomo aveva penetrato questo secreto fatale della mia vita -sciagurata. Al contrario il silenzio salvava ogni cosa; se il passato -non apparteneva che a me sola, nessuno aveva diritto di indagarne il -mistero; nè io falliva ad un dovere tacendo una colpa che la mia nuova -vita avrebbe dovuto far dimenticare a me stessa. Che se pure il signor -Verni avesse accolto la mia confessione ed accettato senza arrossire -il carico di farmi dimenticare coll'amore il tormento delle memorie, -chi poteva dire quanto tempo avrebbe durato il suo coraggio? chi poteva -dire che un giorno egli non si sarebbe pentito della sua debolezza ed -avrebbe pagato col disprezzo da prima, coll'indifferenza più tardi, la -memoria incancellabile d'una colpa? - -Venne il domani; venne l'ora del convegno; venne il signor Verni. - -Il mio proposito aveva resistito alla lotta; io era pallida in viso, ma -pronta a sfidare l'abbandono e il disprezzo di quell'uomo che amavo. - -Egli era bello, dolce, amorevole; si rinnovarono ancora una volta nella -mia mente le indecisioni che mi avevano travagliato fino a quel punto. -Avvelenare la sua pace, uccidere forse il nostro amore, perderlo forse -per sempre! Affannoso pensiero!.... E tuttavia io mi sentiva in petto -una forza prodigiosa.... - -Lo feci sedere vicino a me, radunai le mie idee, cercai la frase che -poc'anzi avevo ripetuto cento volte dentro di me; la cercai spasimando, -istupidita, atterrita del mio coraggio.... - -Lo guardai in volto; era così sereno! ed avrei? Orribile! Orribile! ed -avrei io osato palesare a lui? e in quali termini, mio Dio? - -La vergogna mi vinse; mi abbandonai piangendo sopra il divano. - -— Che avete? mi domandò egli commosso. - -— Che ho? - -Mi rialzai con un nuovo impeto, aprii le labbra per parlare, ma la voce -mi mancò, e il fatale segreto morì soffocalo nel mio seno.» - - - - -LXI. - - -«La fermezza della volontà mi aveva ingrandita ai miei occhi; giudicate -voi dell'accasciamento che vi succedette. Una sfiducia, tanto più -profonda quanto più saldo era stato il mio proposito, dominò il mio -spirito. Incapace dell'eroismo che purifica, (allora la confessione mi -apparì come _eroismo_) mi sentii mancare a un tratto anche la forza di -resistere ad un nuovo fallo. - -Codesto è spesso il sentiero fatale della colpa; si rifiuta per -debolezza il solo rimedio che risana, si sdegna un pentimento inutile, -e si cerca la dimenticanza in quella sorgente dove si ha attinto il -rimorso. Sciagurata miseria del cuore! — non di rado il rimorso lava il -rimorso. - -Desistei dalla lotta; mi assoggettai come una bambina, subii senza -riscuotermi il peso della mia apatia. Il mio amore cresceva gigante; il -cuore soffocava la coscienza. - -Ebbi dei rari intervalli di vigore, degli slanci improvvisi di virtù e -di sagrifizio. Tentai molte lettere per lui, tutte incominciavano a un -modo «non posso essere vostra.» Poche andavano più oltre; le lagrime me -l'avevano sempre impedito. - -Avrei voluto darmi la morte per uscire onestamente da questo supplizio. -Rinunziare al suo amore! Io l'avrei potuto. Non fu l'egoismo che me -ne trattenne, ma la vergogna, mi era impossibile di rinunziare alla -sua stima. Non v'era scampo; egli avrebbe voluto sapere le ragioni -d'un rifiuto, ne aveva diritto; e poi, mio padre, il mio povero padre -infermo, di cui avrei avvelenato le ultime ore, che avrebbe recato -nella tomba il disprezzo per la sua unica figlia... - -Fu stabilito il giorno del contratto; non mi opposi. Se non che alla -vigilia di quel giorno la virtù rinnovò per l'ultima volta i suoi -assalti. Fu una notte di delirio e d'insonnia; alla mattina io aveva -preso una determinazione; col cuore gonfio dal dolore scrissi una -lettera che bagnai delle mie lagrime. Giovanni, il vecchio servitore, -il vecchio amico della famiglia, ebbe l'incarico di portarla al -signor Verni. Intanto dalla mia camera io udiva il rumore dei servi -affacendati per la cerimonia che doveva aver luogo prima del mezzodì. - -Alle dieci mio padre mi chiamò a sè; si meravigliò del mio aspetto -stravolto, io non cercai di dissimularlo e piansi abbracciando la sua -fronte serena. - -Alle undici venne il _signor_ Verni; riconobbi i suoi passi e dovetti -appoggiarmi al letto per non cadere. Egli entrò, era mesto, ma calmo; -il cuore mi palpitava... Mi si avvicinò, mi sorrise, mi porse la -destra. Non osai levare lo sguardo sul suo volto, tanto la vergogna -imporporava il mio. Ma il mio stupore era ancora più grande della mia -vergogna. Che cosa era adunque avvenuto? La sua calma era indizio di -perdono? Le mie idee si confondevano; tutto ciò che succedeva intorno -a me pareva non mi toccasse da vicino. Venne il notaio, vennero -molte altre persone amiche della famiglia che erano state invitate ad -assistere alla segnatura del contratto. - -_Egli_ sedette vicino a me, mi disse poche parole; quali? io non le -udii; tremavo tutta. - -«Oggi è il più bel giorno della mia vita,» soggiunse accostando le -labbra alle mie orecchia. Non udii altro. «Sarete mia!» Il mio cuore -non era capace abbastanza per contenere la gioia di quelle parole. Egli -dunque mi perdonava, egli mi amava ancora, egli aveva compreso il mio -strazio, e voleva farmelo dimenticare coll'amore! - -Risollevai il capo come una regina; sentivo in quel momento un orgoglio -che mi veniva dalla coscienza, orgoglio nobile e grande, l'orgoglio -della virtù caduta che si risolleva pentita. - -Poco dopo il notaio si rivolse verso di noi; il _signor_ Verni mi -lasciò sorridendo, lacerò il guanto della mano destra ed appose la sua -firma al contratto. - -In quel punto Giovanni si affacciò alla portiera; non so qual voce -favellasse dentro di me — arcana voce e fatale; mi levai rapidissima e -gli mossi incontro. - -— La lettera? domandai agitata. - -— Ho corso tutta Milano inutilmente. - -Ciò che io provai a quella notizia inaspettata non è descrivibile. - -Tutte le torture che mi avevano straziata si rinnovarono in un punto. -Quella lettera che io credeva nelle mani di _lui_ ritentava ancora una -volta la mia debolezza. La fatalità mi trascinava alla colpa. Mi balenò -in mente il pensiero di interrompere la cerimonia, di svelare tutto in -quel momento. Mi rivolsi; tutti gli sguardi erano fissi sopra di me; il -notaio aspettava colla penna in mano; il _signor_ Verni mi sorrideva e -mi faceva segno che era venuta la mia volta. - -Avrei io sfidato la maligna curiosità di tutti quegli sguardi allora -così benevoli? avrei io rinunziato per sempre a quella felicità che mi -attendeva?... Io lo dovevo, sì, lo dovevo; la mia coscienza parlava -assai chiaro; ma il cuore, questo misero cuore affranto da tante -lotte!... - -Non fu che un baleno; il pensiero che quella lettera potesse pervenire -nelle sue mani troncò la mia irresolutezza. - -— Dov'è la lettera? - -— Eccola. - -Gliela strappai di mano, e la nascosi nel mio seno; respirai più libera -e a un tempo più oppressa — io aveva risepellito il mio segreto. - - - - -LXII. - - -«Da quel giorno fui vinta. Non dirò le deboli titubanze e le lotte -codarde che vi succedettero — povere scintille d'una virtù semispenta. -Una settimana dopo il voto del mio cuore era compito; legata da nodo -indissolubile al signor Verni, lo fui del pari al mio rimorso. - -Incominciarono giorni d'amore e d'angoscia; l'immenso affetto che -io sentiva per mio marito era soverchiato dall'affanno di averlo -ingannato; anzi più io l'amavo, più egli mi amava, e più grande -parevami la mia colpa. - -I primi giorni del mio matrimonio furono funestati da un avvenimento -temuto da gran tempo, la morte del mio povero padre. - -Morì calmo e sorridente, come aveva vissuto. Nelle ore che precedettero -la sua ultima ora parlò della morte senza ribrezzo; il suo voto era -esaudito: vedere i _suoi figli_ amantissimi ed uniti. - -Benchè io fossi preparata a questa perdita, ne piansi come d'una -sventura inattesa. Voi sapete forse che cosa sia perdere un padre, ma -non potrete tuttavia immaginare che cosa fosse per il mio cuore. Mi -pareva di rimaner sola sulla terra. Tutta la mia vita, tutti i miei -affetti, dovevano quindi innanzi essere consacrati a mio marito; allora -più che mai sentii quanto egli fosse per me, quanto valesse il suo -amore, e quanto io ne fossi indegna. - -L'amore, l'isolamento mi riaccostavano potentemente a lui; il mio -passato, questo segreto angoscioso che mi divorava, si innalzava -innanzi a me come una barriera. - -Mio marito non sospettava di nulla; la mia mestizia agli occhi suoi -era natura, però che egli mi aveva sempre conosciuta mesta; non se ne -doleva, non cercava di condurmi bruscamente ad una falsa allegria, -ma pagandomi di molto amore, di molta tenerezza, mi trascinava -irresistibilmente ad amarlo. Io avrei voluto mostrargli il mio -cuore e dirgli il mio amore, e rispondere alle sue carezze, ma anche -l'espressione dei miei sentimenti era contesa al mio petto straziato; -un ritegno pauroso, un rossore segreto soffocava gli slanci dell'anima; -la voce del rimorso gemeva sordamente dentro di me più potente della -mia volontà — più potente della voce dell'amore. - -Mi venne più volte in mente il pensiero di gettarmi ai suoi piedi, -di chiedergli perdono, di rivelargli tutto... Ma mi avrebbe egli -perdonato, lo avrebbe egli potuto? E qual prò da questa tarda -confessione? oramai il male era fatto; una confessione fatta quando le -conseguenze potevano ricadere a mio danno, tornava a vanto della mia -virtù; fatta quando nulla poteva minacciare una unione indissolubile -agli occhi del mondo, poteva parere ipocrisia mascherata di pentimento. -Io non conosceva allora quanto il suo cuore fosse grande e generoso, -quanto fosse grande e generoso il suo amore! - -Più tardi lo conobbi, e fu vano. Uno sciagurato destino aveva seminato -il rimorso sul sentiero della mia vita.» - - - - -LXIII. - - -«Questa tortura aveva durato un anno, quando voi veniste per la prima -volta in mia casa. - -Ciò che mi rimane a dirvi è assai affannoso, nè so dove io attinga -la forza per osare di esaminare così da vicino la mia vergogna e il -mio dolore. Ma è necessario che voi leggiate in tutto il mio passato, -che non una pagina di questo libro sciagurato vi sia celata; quando -pure questa confessione non mutasse i vostri sentimenti e il vostro -desiderio, varrà tuttavia ad apprendervene la vanità. Io pongo questa -confessione fra me e voi, come un vincolo e come una barriera; io non -sarò giammai vostra perchè non potrei dare giammai ad altro uomo più -che io abbia dato a _lui_, e vi avrei dato di più. Se non sdegnerete la -mia amicizia, vi appagherete di essa; non domanderete il mio amore che -non è più della terra. - -Giudicherete dal racconto degli ultimi avvenimenti della mia vita, se -la determinazione che ho preso sia frutto d'un sentimento passeggiero, -o piuttosto d'un dovere inalterabile». - - - - -LXIV. - - -«Il passato pesava inesorabilmente sopra il mio cuore, le memorie -occupavano tutta la mia mente. Io non aveva mai spinto lo sguardo -innanzi a me, non aveva mai indagato i misteri del mio avvenire, -aveva quasi dimenticato d'averne uno. Parevami che il rimorso avrebbe -riempito la mia misera esistenza; nè poteva immaginare che nuovi dolori -si sarebbero aggiunti al fardello delle mie pene. - -Dov'è il limite che la natura ha stabilito al dolore? dov'è il -limite che ha stabilito alla sofferenza? Io ho spesso cercato di dire -all'anima mia: «fin qui, fino a quel punto, non oltre». Ma le mie fibre -furono più forti della mia volontà e del mio dolore; la mia fragile -natura di donna ha resistito all'urto senza spezzarsi. Le anime deboli -si piegano e s'infrangono — le forti resistono, ma soffrono più a -lungo; il segreto dei grandi dolori è la forza. - -Voi rammenterete forse la sera in cui quell'uomo abborrito osò -oltrepassare la soglia della mia casa. - -Tutto l'odio di cui il mio cuore era capace si ridestò a quella vista; -non fu che un istante, compresi che il male che quell'uomo mi aveva -fatto era nulla in confronto di quello che poteva farmi. Per la prima -volta pensai all'avvenire; all'immensità del mio odio per _lui_ si unì -un sentimento angoscioso di paura. Quell'uomo poteva perdermi, voleva -perdermi; la sua venuta in mia casa non poteva avere altro scopo. Io -tremai come alla vista d'un pericolo imminente; raccolsi le mie forze -per resistervi, pregai il cielo che mi salvasse o mi facesse morire... -Ma il cielo è sordo alle preghiere della colpa... - -Misurai un'altra volta dalla grandezza del mio affanno l'immensità -del mio fallo. Ciò che mi rimaneva a temere me ne dava l'immagine più -nettamente e più inesorabilmente dello stesso rimorso. Il terribile -segreto che aveva straziato fino a quel punto la mia esistenza, si -arroventava dentro il mio seno come uno strumento di tortura. Io avrei -potuto essere felice del mio amore, orgogliosa della mia virtù; avrei -potuto levare la fronte in faccia a quell'uomo che aveva abusato della -mia innocenza, vendicare l'ingiuria col disprezzo, riparare nelle -braccia del mio amico, del mio sposo, e trionfare colla sicurezza -suggerita dal pentimento d'una memoria che richiamava la mia mente ad -una vergogna... Al contrario ero costretta a chinare gli occhi sotto -il _suo_ sguardo ingiuriosamente sfacciato: dovea subire l'oltraggio -ed arrossire e tremare come un colpevole che si vede in balìa del -suo complice. La colpa, che lunghi anni d'espiazione mi avevano fatto -credere lavata, risorgeva a un tratto col suo più brutale rimprovero; -tutti i miei dolori avevano pesato inutilmente sulla bilancia che -misura il perdono. Oimè! sì, io l'ho meritato; il mio pentimento non -era stato nè forte, nè sincero, poichè s'era arretrato dinanzi ad una -confessione. - -Non mi dissimulai punto i miei torti; non m'adoperai a scemarne la -gravità o a legittimarli con ragionamenti mendicati alla debolezza. -Questa crudeltà con cui flagellai il mio cuore mi consentì una forza -ed un coraggio che avrei creduto superiore alla mia natura di donna, la -forza e il coraggio d'intraprendere la lotta... - -Una lotta spietata. Fu allora che io conobbi per la prima volta quanto -sieno meschine le armi dell'amor proprio offeso, e quanto fiacca la -rivolta della dignità che non si accompagna colla coscienza. Tutti i -rimproveri che io poteva fare a quell'uomo si spuntavano contro il -suo sorriso glaciale; al contrario le accuse che io stessa muoveva -alla mia condotta passata ricadevano sul mio cuore a soffocare gli -impeti generosi dell'ira. Nondimeno lottai... Sfidai il suo sguardo -insistente ed ingiurioso, e lo costrinsi più volte ad abbassarlo. Io -ne andava lieta come di un gran trionfo; sentivo il sangue affluire -più rapido e più copioso alla testa ed al cuore, ma poco dopo tremavo -tutta, impallidivo e chinavo a terra la fronte umiliata; risollevandola -incontravo un'altra volta la pupilla fredda e penetrante di lui... -Quelle lotte esaurirono le mie forze; la mia energia rimase fiaccata a -poco a poco da quell'urto. Vi fu un momento in cui ebbi paura, in cui -un'immensa sfiducia, ed un accasciamento improvviso dominarono tutto -il mio spirito. L'avvenire mi parve assai nero; guardai innanzi a me -atterrita come un viaggiatore che all'improvviso vede sprofondarsi sul -suo sentiero una voragine. - -Quell'uomo indovinò dal mio volto, dal mio atteggiamento, ciò che -si passava dentro di me. Quando non seppi più simulare la forza e -l'indifferenza, fui altresì incapace di dissimulare la debolezza e la -paura. - -Da quel momento io non mi appartenevo più; ciò che era in me non poteva -quindi innanzi bastare a me medesima; la mia pace, la mia salvezza -erano al di fuori della mia natura. Mio marito! egli solo avrebbe -potuto difendermi, io doveva gettarmi nelle sue braccia e versare nel -suo seno pieno d'amore il mio seno traboccante d'angoscia. - -Ad altro patto non era più possibile sottrarmi alla vergogna. Il -cavaliere Salvani avrebbe indovinato ben tosto, se pure non lo aveva -diggià indovinato, l'intervallo che si frapponeva tra me e mio marito; -egli possessore del mio segreto, non avrebbe tardato ad abusarne; -autore del mio disonore, ne avrebbe fatto pesare le conseguenze sul mio -povero capo. - -Se io avessi potuto resistere ancora, avrei forse ingannato quell'uomo, -fors'anco lo avrei reso pauroso; sperare di trionfarne per altra via -era lusinga non solo inutile, ma perniciosa. - -E tuttavia non mi bastò l'animo. La franchezza d'una confessione -avrebbe sollevato il mio cuore, ma ucciso inesorabilmente la pace di -mio marito. Perdonarmi! l'avrebbe egli potuto? qual'uomo lo avrebbe -potuto? - -«Chi sa, dissi a me stessa, se la mia franchezza non avrebbe invece -battesimo di paura, se la mia confessione anzi che spontanea, -non parrebbe invece strappata dalla necessità e dall'imminenza -del pericolo? Egli saprebbe ben tosto tutto; qual merito avrei io -d'anticipare di alcune ore quella scienza sciagurata? E chi può -dire che al contrario la mia confessione, distruggendo a un tratto -l'immagine della mia debolezza, non celerà a suoi occhi le mie lotte -del passato, e non gli farà attribuire a mal animo e a finzione ciò -che fu frutto di vergogna? E poichè le conseguenze d'una rivelazione, -da qualunque parte venisse fatta, erano oggimai immutabili, per qual -fine avrei io attribuito al mio cuore questo penoso fardello, mentre -gli avvenimenti stessi avrebbero palesato il segreto dell'anima mia? La -vergogna! oggi non era ciò che io temessi di più; era l'amore di lui -che io vedeva minacciato, non il mio orgoglio; e poteva io sfidare il -momento in cui egli mi avrebbe ritolto il suo amore?» - -Attraverso questa confusa vicenda di paure, e di propositi, io smarrii -affatto l'imperio del mio spirito. - -Da gran tempo mi era abituata a considerare i vincoli che mi legavano -a mio marito, il suo amore, e la sua stima, come un tesoro minaccialo -dalla mano avara del destino. In mezzo a questo inesorabile ed -incessante timore, balenava talvolta qualche raggio di speranza — -e qual'è il cuore che non speri? — ma moriva bentosto nelle tenebre -profonde della mia anima. - -Il mio pensiero, sempre stanco e sempre infaticabile, ritornava alle -immagini desolate del mio avvenire.» - - - - -LXV. - - -«L'idea di trovarmi sola col cavaliere aveva attraversato più volte lo -scompiglio della mia mente. Quel pensiero a poco a poco aveva occupato -tutto il mio spirito. Una paura invincibile s'impadronì di me. Avrei -voluto che mio marito non si fosse mai allontanato dal mio fianco, che -non mi avesse lasciata sola in casa un istante; volli pregarnelo — ciò -avrebbe bastato al suo cuore amantissimo — ma non l'osai; e come avrei -io potuto osarlo? - -Quando era sola mi chiudeva nelle mie stanze, e ordinavo che non si -lasciasse entrare alcuno; uno di quei giorni per l'appunto venne il -cavaliere e lasciò il suo biglietto di visita. Mi rallegrai d'averlo -potuto sfuggire, tremando al pensiero di quell'incontro. Che mi avrebbe -egli detto? come si sarebbe comportato in mia presenza? come mi sarei -comportata io? - -Quest'ultima idea fu un raggio di luce; fino a quel punto io non ci -aveva pensato; oramai diveniva indispensabile. Il cavaliere non era -uomo da sbigottirsi al primo tentativo fallito; se egli aveva in animo -d'incontrarsi solo con me, sarebbe ritornato; non accolto, sarebbe -ritornato ancora; la sua insistenza avrebbe vinto o tardi o tosto -il mio proposito. Nè io poteva senza destar sospetti ostinarmi in un -contegno così poco naturale e così opposto alle mie abitudini. I miei -servi ne avrebbero fatto ben presto l'osservazione; la malizia e la -maldicenza avrebbero affrettato lo scandalo che io voleva evitare. - -Rinunziai adunque ad un sistema di difesa che non offriva speranze -di vittoria. Mi conveniva affrontare quell'uomo, sopportare i suoi -sguardi. Egli avrebbe forse mentito un affetto per vincere il mio cuore -e trascinarmi un'altra volta alla colpa; in questo caso io mi sentiva -forte; sarebbe forse disceso fino alla minaccia, ed io mi lusingava di -opporre saldamente il mio disprezzo. - -Il cavaliere Salvani venne. Questa volta io mi sentiva preparata a -riceverlo. - -Le sue prime parole come io lo aveva immaginato furono un prodigio di -iniquità e di menzogna, quale io non avrei creduto possibile nell'anima -d'un uomo. Mi cadde ai piedi domandandomi perdono, incolpando il -destino che lo aveva macchiato dell'_apparenza d'un tradimento_, e gli -aveva involato il _suo amore_. - -A tanta audacia io sentii mancarmi gran parte delle forze sulle quali -aveva confidato; tuttavia risposi con dignità, evitando l'ironia -e il rimprovero. La mia freddezza parve sventare i suoi progetti; -evidentemente egli aveva calcolato sulla mia collera e sul mio dispetto -come sopra una breccia che mi avrebbe data in sue mani. Tuttavia non -desistette, e facendo ciò che io non aveva fatto, finse un improvviso -sentimento di gelosia e mi colmò di rimproveri, lamentandosi che io -non lo avessi compreso, e non avessi saputo aspettare il suo ritorno. -Questo secondo tentativo mi trovò inalterabile; un sorriso di disprezzo -sfiorò il mio labbro, e riunendo tutte le mie forze per non tradire la -mia angoscia, gli dissi freddamente che mio marito sarebbe ritornato -fra breve. Quello fu il segnale della lotta più terribile; ma io era -pronta a sostenere le minaccie come aveva sostenuto le preghiere ed i -rimproveri. - -Se non che io non aveva indagato che la natura dell'assalto, non ne -aveva misurato la violenza; una minaccia fredda, calma, sarcastica, mi -avrebbe trovata fredda, calma e sarcastica del pari; l'impeto con cui -il cavaliere irruppe contro di me mi fe' correre un brivido di spavento -per le vene; le mie fibre fragili e dilicate si commossero e tremarono -tutte; il timore dello scandalo mi rese debole e paurosa; compresi di -esser vinta. - -Il cavaliere pareva fuor di sè; lo era egli, o fingeva? lo ignoro; ma -la sua collera non era meno terribile. - -Mi abbandonai sul divano in preda ad un affanno mortale. In quella -strana ed angosciosa fantasmagoria di rimorsi e di paure, mi pervennero -distintamente all'orecchio queste parole, che furono un dardo -avvelenato pel mio cuore. - -— Che credete? Siete mia; lo siete stata, lo sarete. La vostra -coscienza ha dimenticato troppo presto il vincolo che vi congiunge -eternamente a me. _Eternamente_, intendete? Vorreste sottrarvene? -Provate. Vi sfido; il vostro passato mi dà diritto su voi; l'ieri mi fa -giustizia dell'oggi.» - -Ohimè! sì, io era in sue mani; e tuttavia io lo sentiva, non era lui, -non era il mio passato che esercitasse tale potere misterioso sopra -di me — era questo segreto fatale che mi mordeva il petto come un -serpente.» - - - - -LXVI. - - -«In quel momento udimmo un passo avvicinarsi; tremai come al contatto -d'una pila, e nascosi la faccia fra le mani. Il cavaliere mi afferrò -per un braccio; levai gli occhi istupiditi; la sua faccia era pallida -per la paura. Quella vista rianimò il mio coraggio, e mi ridonò un poco -di calma. - -Entrò un servo e mi fu annunziata la vostra visita. - -Il cavaliere aveva ripreso il dominio di sè stesso, ed aveva composto -le labbra ad un sogghigno... - -Compresi, tuttavia non esitai; ordinai vi si facesse attendere un -istante in sala. Gli occhi del cavaliere avvamparono d'ira; io ne -sostenni il lampo senza battere palpebra. Ciò che avvenne dopo quello -sguardo ha lasciato un solco assai profondo nella mia memoria. - -Il cavaliere si accostò furibondo all'uscio che comunicava colla sala; -per un'istante credetti che vi muovesse incontro; ma egli afferrò la -porta e la rinchiuse sbattendola con tale impeto che fece tremare i -vetri delle finestre; poi venne a me, e con voce resa ancora più truce -dallo sforzo che egli faceva per abbassarla, volle che io promettessi -di recarmi da lui ad un suo cenno. Insistei. Minacciò — una terribile -minaccia... Che doveva io fare? Ero sola, paurosa di uno scandalo; voi -eravate lì presso, io avea udito i vostri passi — _lui_ era immobile, -ritto innanzi a me, col volto contraffatto dall'ira... - -— Verrete? Verrete? Un _sì_ soffocato partì dal mio petto.» - - - - -LXVII. - - -«Venni innanzi a voi col sorriso sulle labbra, colla disperazione -nell'anima. Avevate voi udito? Sospettavate?... Non ve ne faccio colpa; -il vostro contegno mi diceva di _sì_; la vostra cortesia fredda mi -accusava e mi feriva. - -Quando fui sola mi chiusi nelle mie stanze come per involarmi -agli occhi di tutti; avessi io potuto sottrarmi alla mia stessa -coscienza!... Parevami che il mondo avesse letto la mia vergogna....» - - - - -LXVIII. - - -«Il domani mattina verso le nove, Giovanni mi consegnò segretamente un -biglietto che uno sconosciuto aveva portato poco prima. I caratteri -del cavaliere mi erano noti, e li riconobbi; tremai per il pericolo -che io aveva corso e nascosi istintivamente quella lettera perchè -non pervenisse in mano di mio marito.... Egli era là, nel suo letto, -sorridente, tranquillo, felice.... Mi sanguinava il cuore per doverlo -ingannare. - -L'audacia dei cavaliere Salvani riuscì a quell'effetto cui -evidentemente aveva mirato, a debellare il mio spirito colla pompa del -suo sangue freddo, a farmi apprezzare vieppiù per mezzo dell'esempio -l'importanza del pericolo che mi minacciava qualora avessi voluto -sottrarmi alla mia promessa. - -Quella lettera non conteneva che alcune indicazioni per il convegno -al quale io aveva dato l'assenso. Il laconismo di quelle parole era -temperato da una preghiera che non mancassi. - -Nondimeno la mia vanità di donna non se ne offese. Io aveva ben altra -spina nel cuore. «Fra due ore!» Quella lettera mi fissava il convegno -per le undici. Un termine così breve per decidere! Anche questo era -un sotterfugio per trionfare più facilmente della mia debolezza. -Un tempo lungo avrebbe forse rinvigorita la mia volontà, e fattala -uscire vincitrice; un termine breve mi costringeva ad arrendermi senza -lottare. La virtù non può trionfare che dopo aver combattuto, ad uno -ad uno, corpo a corpo, tutti gli assalitori; non è che la passione che -vince al primo assalto. - -In quello spazio di tempo che precedette l'ora fatale, mille pensieri, -mille progetti, mille propositi morirono un'altra volta nel mio petto. - -Vi fu un istante in cui, tratta da un invincibile trasporto di -abnegazione e di sagrifizio, venni presso al letto di mio marito. -Che voleva io fare?... Rivelare, sì, rivelare tutto; affrontare il -disprezzo; il suo abbandono.... - -Levai il capo verso di lui. - -.... Egli era là, sorridente, tranquillo, felice.... - -Mio Dio! Mio Dio! Avrei io avvelenato di un tratto la sua pace, avrei -io sagrificato tutto il suo avvenire d'affetti ad un sentimento poco -caritatevole di tarda ed infruttuosa severità? Però che io l'amavo, -mio marito; ardentissimamente.... E poi, io non volevo già tradire la -sua fede; se mi recava ad un convegno era per assicurare la sua pace, -la nostra felicità; chi sa; le mie lagrime, le mie preghiere avrebbero -forse ritrovato il sentiero nascosto di quel cuore insensibile.... -io avrei saputo piangere e pregar tanto, che egli avrebbe avuto pietà -della mia angoscia.,.. L'ora si appressava.... - -Balbettai non so più quale pretesto per uscire di casa senza -insospettire mio marito, e mi recai al convegno. - - - - -LXIX. - - -«Una carrozza mi attendeva; non vi dirò lo spasimo che torturò il mio -cuore per via; non vi dirò come io vi arrivassi, istupidita, senza -pensiero, senza coscienza. - -Mi era parso d'essere stata seguita e spiata, il terrore aveva -soffocato il rimorso, e riparai in quella carrozza come in un asilo che -avrebbe celato la mia vergogna. - -Il cavalier Salvani era seduto in faccia a me; io non lo riconobbi, -non lo vidi quasi; il timore d'essere scoperta vinceva la mia anima, -l'occupava tutta. - -La carrozza partì al galoppo. A poco a poco mi rincorai, l'immagine -d'un altro pericolo assai più fatale fu la prima che venne a troncare -l'atonia del mio pensiero; un sentimento ben definito di terrore -succedette alle vaghe paure che m'avevano sbigottita. Tuttavia non mi -smarrii d'animo; di fronte alla minaccia d'una immensa sciagura, serbai -la calma per meditare le vie d'assicurare la mia salvezza. - -La carrozza camminò gran tempo senza arrestarsi; io teneva gli occhi -abbassati; il cavaliere non diceva parola. Nondimeno io indovinavo -i suoi pensieri, e, senza guardare, vedevo il suo sguardo penetrante -fisso ostinatamente sopra di me. - -Ciò che stava per avvenire era una prova terribile, suprema; io non me -ne dissimulavo la gravezza; mi era parso che il primo bisogno del mio -cuore era di non ingannarsi sulla natura della lotta, per non fallire -nella misura delle sue forze. Una speranza troppo audacemente nutrita, -un'illusione troppo ingenuamente serbata, mi avrebbero strappata la -vittoria dal pugno. Doveva spogliarmi di tutto, guardare in faccia il -pericolo, prevederlo, aspettarlo; di tal guisa il fascino dell'ignoto -non avrebbe potuto nulla sopra di me. - -Che poteva io sperare da quel colloquio? Che sperava, che pretendeva -quell'uomo? - -Previdi le preghiere, i giuramenti, le menzogne, le minaccie; la -mia forza avrebbe bastato a resistere. Riconfortata da questa fede, -sollevai lo sguardo in faccia al cavaliere con aria di sì fredda ed -irremovibile sicurezza, che le guancie di lui s'imporporarono non so se -per vergogna o per dispetto. - -Non dissi motto — non disse motto; gli fui grata del suo silenzio. - -Finalmente la carrozza si arrestò; un brivido mi corse per le vene... -Che facevo io? dove andavo? a qual fine? che sarebbe stato di me? Mio -Dio! mio Dio! avessi potuto strapparmi il cuore, strapparlo, salvarlo -dai rimorsi questo misero cuore! - -Tutto il mio coraggio mi venne meno a un tratto. Sentii la mano del -cavaliere posarsi sul mio braccio, e levai lo sguardo pauroso per -implorare la sua pietà. - -Il suo aspetto impassibile ferì il mio orgoglio; mi divincolai dalle -sue mani e lo guardai fisso, colle labbra tremanti, col cuore agitato. -Sorrise senza sarcasmo, ma freddo; e chinandosi alquanto, mi disse -all'orecchio: «abbassate il velo.» - -La dolcezza con cui pronunziò queste parole mi vinse; obbedii senza -rispondere, accettai macchinalmente la mano che egli mi porgeva per -discendere di carrozza, e lo seguii a capo chino. Su per le scale vi fu -un istante in cui credetti di svenire; il sangue mi corse alla fronte, -sentii un grande frastuono alle orecchia e mi si piegarono le gambe... -Il cavaliere se ne avvide, e mi porse il braccio; mi vi appoggiai con -un senso invincibile di ribrezzo.» - - - - -LXIX. - - -«Mi trovai sola con lui in un'ampia sala. Non ho serbato altra memoria -di quel luogo se non quella di alcuni ritratti antichi a cornici nere -che pendevano dalle pareti. - -Mi ero lusingata di poter contrapporre il sarcasmo al sarcasmo, la -freddezza all'ingiuria; l'immagine del pericolo mi aveva trovata forte: -il pericolo mi trovò debole e paurosa come un bambino. Non seppi che -piangere in silenzio. - -Il cavalier Salvani si assise al mio fianco, mi afferrò una mano o -cercò di ritenerla fra le sue; io la ritrassi con lieve violenza, -raccapricciando di me medesima. In quel momento avrei voluto poter -sfuggire a quell'uomo e ritornare nella mia casa che non avrei dovuto -abbandonare giammai; guardai intorno a me con occhi smarriti; le -finestre erano chiuse... Lo sguardo di _lui_ immobilmente fisso sul mio -rossore leggeva le mie intenzioni, un lieve tremito delle sue labbra -tradiva il dileggio di quell'anima abbietta. - -Nondimeno io non rinvenni più il mio vigore; abbassai gli occhi al -suolo non osando levarli al cielo che mi aveva abbandonato; se collo -sguardo avessi potuto scavare ai miei piedi una tomba, io mi sarei -sepolta per sottrarmi allo spasimo della vergogna. - -Quel silenzio durò gran tempo. Il cavaliere Salvani lo ruppe uscendo in -un scoppio di risa. Lo stento di quel riso mi passava il seno come un -pugnale. Arrossii più forte ma non risposi. - -Questa volta il silenzio fu meno lungo. - -Il cavaliere si levò, misurò a gran passi la camera, s'arrestò -innanzi a me improvvisamente, poi come pentito, riprese a passeggiare -apparentemente agitato. - -Come vide che io mi ostinavo nel silenzio, ritornò presso di me; e -poichè io non levava gli occhi a guardarlo, si assise ancora al mio -fianco. Lo lasciai fare, ma non mi rivolsi; oramai era questa l'unica -forza che mi rimaneva; in cuore tremavo d'avvilimento e di paura. - -Egli si curvò verso di me, e ritentò di afferrarmi le mani; volli -divincolarmi come prima, ma non riuscii; le dita d'acciaio di -quell'uomo mi stringevano come una morsa. Quando vidi vano ogni mio -sforzo, mi sollevai col cuore pieno di sdegno, colle narici dilatate, -pallida in volto e minacciosa.... Incontrai la sua fronte corrugata, -le sue pupille dilatate e sanguigne... Ebbi paura, e, rifuggendo -inorridita da quella vista, volsi il capo e ricaddi sulla seggiola. - -Egli continuò a stringere le mie mani nelle sue, senza dir motto. -Allora mi tornò in mente mio marito; lo rividi bello, sereno e -forte, lo rividi nel suo letto dove io lo aveva lasciato ingannandolo -infamemente; immaginai che egli mi vedesse, che egli volesse venirmi -in aiuto, e mi animasse con un rimprovero mesto.... Ahi! la terribile -visione!... - -Mi volsi colle lagrime agli occhi. - -— Che cosa hai? mi domandò egli con una dolcezza che contrastava -coll'espressione del suo volto; perchè piangi? - -Quell'accento, quel linguaggio confidenziale, quel contegno mi -sferzarono il volto come un'ingiuria atroce. Nondimeno le lagrime -frenarono l'impeto della collera. - -— Che volete da me? domandai singhiozzando; perchè mi avete voluto -costringere a questo convegno abborrito? Che cosa potete rapirmi -ancora? Non vi basta lo strazio che avete imposto al mio cuore; che -volete aggiungere? - -— Ti amo. - -— Amarmi! Voi! Forse che voi lo potete, forse che ne avete il diritto? - -— Ti amo! - -— Ed io vi odio e vi disprezzo; il passato che mi ha congiunta a voi fu -troppo crudelmente espiato, perchè possiate farmi ancora paura. No, io -non vi temo; vi odio e vi disprezzo. - -— Ti amo! - -Un lampo attraversò la mia mente. Nella insistenza fredda e monotona di -quelle parole vidi scolpita una determinazione inesorabile. Il terrore -mi trasse fuor di senno; mi sollevai d'un balzo, e fu tale l'impeto -e così impreveduto, che giunsi a liberarmi dalle mani di quell'uomo. -Corsi pazzamente per la camera, vidi un uscio, cercai uno scampo da -quella parte, ma l'uscio era chiuso e la chiave era stata tolta dalla -toppa; mi provai a spingere con tutte le mie forze, a battere coi pugni -colla speranza che qualcuno accorresse; tutto fu vano. - -Il cavaliere mi guardava tentennando il capo con un sorriso pieno -di sarcasmo e di dileggio; le forze mi abbandonarono, e caddi sulla -soglia. - -Rimasi accasciata, colla testa fra le mani; non so quanto tempo; il -cavaliere non si mosse; se egli si fosse accostato a me, credo che in -quel momento sarei morta di terrore. - -Il coraggio e la forza mi erano falliti in un punto solo, -irreparabilmente; la mia volontà non poteva più nulla sopra di me; -il mio cuore e la mia mente non videro altre armi, che quelle della -debolezza: le lagrime e la preghiera. - -Mi trascinai ai suoi piedi, afferrai la sua mano, e la bagnai di -lagrime; pregai smaniando mi lasciasse alla mia pace, mi perdonasse le -acerbe parole strappatemi dalla collera, correggesse colla generosità -tutto il male che mi aveva fatto. - -Mi lasciò dire senza interrompermi, guardò le mie lagrime senza -commuoversi; quando io tacqui, sorrise. Io non indovinai la terribile -espressione di quel sorriso, e i miei occhi continuavano ad implorare -ed a piangere. Il cavaliere sorrideva sempre; mi porse le mani e -mi sollevò da terra; poi tentò di farmi sedere sulle sue ginocchia. -Istupidita dal dolore io mi arrendevo come un automa; ma a quest'ultimo -atto resistei con violenza. Inasprito dal rifiuto egli mi afferrò per -le braccia, mi strinse ruvidamente e s'adoperò a costringermivi colla -forza. La vergogna, l'umiliazione che io sentii a quell'atto brutale, -l'orgoglio ferito, e più che tutto un gagliardo sentimento di virtù, mi -consentirono un vigore straordinario. Con uno sforzo riuscii a liberare -una mano; egli tentò di riafferrarla e intanto riteneva l'altra con -tutte le sue forze. Vi fu un istante di lotta, inutile e terribile -lotta; la mia energia stava per abbandonarmi; io vedevo la sua faccia -presso alla mia, sentivo il suo respiro alitare sulla mia bocca, il -suo sguardo minaccioso ricercare il mio sguardo... Ansante, sfinita, -disperata, mi drizzai di tutta la persona in faccia al cavaliere, levai -il braccio, e lasciandolo ricadere con impeto cieco, lo percossi più -volte sulle guancie. - -La sorpresa lo rese mutolo ed inerte; le sue mani si allentarono ed io -sfuggii senza fatica. L'istinto mi trasse inconscia e delirante dinanzi -ad una finestra; volli aprirla e gridare; ma una mano poderosa pesò -improvvisamente sul mio omero, e uno sguardo feroce brillò di collera -selvaggia vicino al mio volto. Gettai un grido e caddi. Il cavaliere -mi sollevò nelle sue braccia, aprì una porta, ne aprì un'altra, poi -un'altra ancora; poi non vidi più nulla. - -Quando rinvenni io era coricata sopra un divano; il cavaliere mi -sorreggeva il capo e mi bagnava la fronte con aceto. Tutti gli oggetti -che mi circondavano prendevano uno strano aspetto ai miei occhi; -quella specie di ritorno alla vita abbelliva le prime sensazioni che -me ne davano la coscienza, perfino il volto del cavaliere mi parve -compassionevole o dolce. - -Quell'illusione fu breve. - -Risensata, tornai col pensiero ai miei timori, alle mie ansie, ai miei -rimorsi. Il pericolo che mi minacciava balenò ai miei occhi come una -lama tagliente, la mia posizione mi apparì in tutto il suo orrore. - -Giunsi le mani in atto di preghiera, e non dissi parola. Il cavaliere -mi rassicurò con uno sguardo. Fallace e stolta sicurezza! - -Ricordai mio marito che in quell'ora mi aspettava forse con ansietà, e -girai lo sguardo intorno alla camera cercando un pendolo di cui sentivo -le oscillazioni lente e monotone. In quel punto udii lo scatto d'una -molla, poi gli squilli argentini, uguali, delle ore. Erano le tre. Mi -sollevai impetuosamente per uscire. Il cavaliere stese un braccio verso -di me e mi fe' segno d'aspettare. - -— Che volete? domandai tremando. - -Non rispose, ma mi prese le mani e mi costrinse a sedere al suo fianco. - -— Che volete? insistei con voce spenta dall'ansia e dal terrore. - -— E lo so io che voglio? Voglio che non mi lasciate, che rimaniate -ancora con me. - -— Mio marito... balbettai cercando di dissimulare a me stessa le mie -paure. - -— Vostro marito è un uomo ragionevole e non troverà strano che sua -moglie si trattenga un'ora di più fuori di casa. - -— Un'ora, diss'io sforzandomi di sorridere. - -— Un'ora, sì, un'ora di dolcezze, di abbandoni, un'ora di amore... Per -lui gli anni, la vicinanza continua, la proprietà assoluta, per me il -momento, il breve ma ardente possesso; uno per mille, uno solo. Vedete -che io sono generoso. - -Queste parole mi fecero sentire il peso della mia vergogna; radunai -tutta la mia energia e tentai uno sforzo supremo per liberarmi dalle -mani di quell'uomo. Terribile sforzo, superiore alla mia natura di -donna, ma impotente. Ricaddi sul divano vinta, spossata, senz'anima. -_Egli_ continuò: - -— Volete fuggirmi? perchè? vi faccio paura? potrebbe ciò che vi ha -ispirato l'amore ispirare oggi il ribrezzo? O non vi pare che il -passato legittimi le mie pretese, i miei desiderii? Non siete voi stata -mia? non mi avete detto d'amarmi? - -— Mi sono ingannata: non vi ho mai amato. - -— E perchè non dite: vi ho ingannato? Avete mentito un affetto che non -nutrivate in cuore? ebbene, siate oggi più franca d'allora: siate mia -senza ingannarmi, senza mentire. Ciò sarà più onesto e più leale. - -Celai la faccia fra le mani e domandai al cielo che mi facesse morire. -Quel linguaggio, quel cinismo, io sentiva d'averlo meritato! - -Non udii più nulla; il mio spirito cadde in una specie di vaneggiamento -straziante; nuovi rimorsi, nuove paure, nuove sfiducie; e ciò in -un modo confuso, vago, agitato, diverso da tutte le sensazioni che -appartengono alla veglia, serbando solo la coscienza e la volontà a far -fede che non era un sogno. Frammezzo a quella confusa alternativa di -idee che stancavano la mia mente, continuava a giungere fino a me il -suono della voce del cavaliere, ma indistinto e fioco come venisse da -lontano. - -Questo stato durò alcuni minuti che mi parvero eterni. Mi riscossi -improvvisamente sentendo la bocca audace di quell'uomo sfiorare le mie -guancie; m'arretrai con un grido; egli mi strinse fra le sue braccia, -mi sollevò come un bambino, e mi portò per la stanza ripetendo con voce -rotta dall'ansia: «sei mia, sei mia.» - -Vi era tanta energia selvaggia in quell'atto, in quelle parole, che la -mia anima ne fu soprafatta. Nondimeno resistetti a lungo; lottai come -può lottare una donna; adoperando le mie deboli braccia, e piangendo in -silenzio. Egli era forte, fui vinta. - -Allora mi si gettò in ginocchio, mi chiese perdono, implorò colla -dolcezza e colla preghiera ciò che ormai avrebbe potuto ottenere colla -forza. «Sarebbe stato l'ultimo mio sagrifizio, egli avrebbe lasciato -Milano, non avrebbe amareggiato più oltre la mia pace, mi sarei -abbandonata quindi innanzi con sicurezza all'amore di mio marito.» - -Tutto ciò era ben dolce, e il suo accento pareva tanto sincero.... Che -avrei fatto io? Avrei io dovuto con un rifiuto impotente contrastare al -desiderio di quell'uomo che aveva nelle mani il segreto della mia pace? - -— Giuratemi... gridai nascondendo la faccia per la vergogna. - -— Giuro. - -— Sul vostro onore. - -— Sul mio onore. - -— Per la memoria di vostra madre. - -— Per la memoria di mia madre. - -Il patto della vergogna era sancito; la colpa doveva assicurare -l'impunità della colpa.» - - - - -LXX. - - -«Ritornando a casa aveva tremato al pensiero d'incontrarmi con mio -marito. Egli era uscito. Atroce ironia della fortuna! senza di ciò -io non sarei riuscita a mascherare il mio rossore, non avrei saputo -aggiungere al tradimento l'inganno. - -Rividi le mie stanze, e m'aggirai per esse smaniando; voleva fuggirmi, -sottrarmi alla mia coscienza, liberarmi dalla vergogna che mi camminava -a fianco come un compagno di catena. - -Mio marito rientrò; mi guardò, mi sorrise, mi baciò in volto. Io -guardai la sua faccia serena, gli sorrisi e gli restituii il bacio.... -Il rimorso mi cercava il cuore come una mano spietata.» - - - - -LXXI. - - -«Mi ammalai. Se ciò non fosse avvenuto, non avrei potuto nascondere il -mio fallo. Nei primi giorni della mia malattia, sperai che ne sarei -morta. Una febbre ardente mi distruggeva ogni dì più; smarrii ben -presto la ragione, e i miei sensi perdettero mano mano il loro vigore. -Non ho che una memoria confusa di quei giorni; so che udiva bisbigliare -al mio capezzale delle voci sommesse, che mi ponevano sulla fronte -delle pezzuole rinfrescate al ghiaccio; so che io aveva coscienza del -pericolo in cui versavo, e che, senza sapermi dire perchè, lo amavo e -me ne rallegravo. Questa dimenticanza cagionatami dalla febbre fu, io -credo, la mia salvezza; di tal guisa la causa fu vinta coll'effetto. -La memoria della mia colpa che allora mi avrebbe uccisa, trovò nella -debolezza eccessiva dei miei sensi una barriera; più tardi le mie nuove -forze dovevano trovare quella memoria impotente ad uccidermi. - -Quei giorni di febbre furono accompagnati da delirio. Che ha proferito -il mio labbro in quei giorni? mi sono io accusata senza volerlo? Lo -ignoro — certamente però mio marito non ne concepì alcun sospetto. Egli -fu sempre al mio fianco, la notte e il giorno; non voleva abbandonarmi -un solo istante; quando il sonno lo vinceva, si gettava sopra un -seggiolone che trascinava daccanto al letto. Aveva però cura di -osservare prima se io dormissi. - -Me ne accorgevo, e simulavo spesso il sonno per trarlo in inganno; -quando udivo il suo respiro farsi regolare, riaprivo gli occhi e lo -guardavo con sicurezza, con quella dolce sicurezza che io non doveva -provare mai più sotto il suo sguardo sereno. Allora mi veniva in mente -la mia colpa, e rinasceva più straziante il rimorso. - -Guardavo la sua fronte ampia ed aperta, le sue labbra che si aprivano -a mormorare nel sonno il mio nome. Aimè! egli non sapeva quanto il suo -affetto e le sue cure mi torturassero il cuore! - -Ben presto mi abituai a quel supplizio; non ne sarei morta; ben presto -guarii. - -L'egoismo mi fu largo di promesse a compensarmi dei dolori patiti; -pensai con un sentimento di compiacenza che la mia colpa mi aveva -almeno assicurato l'amore di mio marito.... - -Un giorno, sciagurato giorno, il cavaliere venne improvvisamente in -casa mia. Voi eravate meco, non vedeste o non voleste vedere il mio -affanno, e mi lasciaste sola con lui. - -Che voleva da me quell'uomo? con quali intenzioni egli veniva? - -La mente, meschino e stolto fabbro di chimere e d'inganni, mi suggerì -in un istante cento pazze fantasie per alimentare le mie speranze, ma -il cuore no, non mentiva i suoi palpiti. - -L'audacia del cavaliere mi era nota; ma io non avrei mai creduto che lo -avesse potuto spingere a tanto. Sapeva egli che mio marito era assente? -E se non lo sapeva, quali progetti aveva potuto concepire la sua -perfidia? Fino a qual punto sarebbe egli andato senza arretrarsi? - -Mi feci cuore, e senza attendere le sue parole, ruppi prima il silenzio. - -— Avete mentito? interrogai severa. - -— Ho mentito, rispose freddamente. - -Mi guardava; lo guardai minacciosa, ma egli non piegò. Sorrise -sdegnosamente, e tacque. - -Poco dopo si accostò, mi additò l'uscio donde eravate uscito, e -gettandosi sbadatamente sul divano incrociò le gambe l'una sull'altra. -Rimasi in piedi, immobile, atterrita da quel cinismo. - -— Chi era? domandò egli ammiccando degli occhi. - -Non risposi. Quelle interrogazioni, quel contegno, mi pungevano come il -più sanguinoso insulto. - -Il mio silenzio non mutò i suoi modi; si sollevò un momento, -appoggiando le mani al divano e portando innanzi il corpo, mi guardò -fisso, e si lasciò ricadere con abbandono. - -— Il vostro ganzo? interrogò pronunziando quest'ingiuria atroce con -lentezza, quasi a farmela parere più amara e più lunga. - -La vergogna mi trasse fuor di me. - -— Uscite, gridai con impeto, avventandomi sopra di lui come una tigre, -uscite! - -— Vi pare? ribattè con ironia; _egli_ è uscito al mio arrivo, io uscirò -all'arrivo di _lui_, di vostro marito. - -— Uscite, gridai, fatta cieca dalla collera, uscite, o vi farò cacciare -dai miei servi. - -— Provatevi, disse egli calmo. - -Feci atto di accostarmi al campanello; ma egli mi prevenne. D'un balzo -fu in piedi, mi arrestò per un braccio, mi respinse, e afferrato il -cordone del campanello diede una strappata vigorosa. - -A quell'atto improvviso, inaspettato, terribile per la forza di volontà -e di audacia che mi rivelava, rimasi come colpita dalla folgore. Tutte -le mie forze, tutto il mio coraggio, mi vennero meno. Sentii di non -poter lottare con quella natura troppo più grande nella forza e nella -perversità della mia; sentii che la mia individualità era domata, -che la morte sola avrebbe potuto sottrarmi all'imperio fatale di -quell'uomo. - -L'ignoranza delle sue intenzioni, la paura dello scandalo mi -trascinarono ai suoi piedi supplichevole. Lo scongiurai mi risparmiasse -la vergogna in faccia ai miei servi... Egli mi guardò, si drizzò -orgogliosamente come a farmi sentire il peso del suo potere, e non fece -atto per rialzarmi... Intanto alcuni passi si accostarono frettolosi -all'uscio; ebbi appena il tempo di sollevarmi e di volgere il capo -per nascondere il volto bagnato di lagrime, che la porta s'aprì con -una spinta così vigorosa che i battenti percossero con impeto contro -le pareti. A quel rumore mi rivolsi e vidi sulla soglia, immobile, -pallido, severo come uno spettro, mio marito! - -Il grido che partì dal mio petto fu un grido di gioia; senza pensiero, -senza timori, tranne quello del nuovo pericolo che io aveva corso, -mi lanciai incontro a lui a braccia aperte, mi gettai nel suo seno, e -nascondendo la faccia, gli gridai con voce soffocata: - -— Salvami, salvami, in nome del nostro amore! - -Mio marito mi allontanò con un braccio, mi guardò negli occhi, vide -le mie lagrime, guardò il cavaliere che teneva il capo ostinatamente -abbassato al suolo, indi con un gesto di raccapriccio che non so -rammentare senza sentire spezzarmisi il cuore, mi respinse da sè -inorridito. - -Quell'abbandono, quel rifiuto, illuminarono la mia mente come un -baleno. Compresi per la prima volta che vi ha qualche cosa assai più -crudele del rimorso, ed è il disprezzo di colui che ci ha amato. - -Caddi al suolo sbigottita e tremante, colle mani giunte in atto di -preghiera. - -Accasciala sulle ginocchia io vidi Antonio accostarsi al cavaliere con -passo lento e sicuro; sollevai lo sguardo pauroso e tesi l'orecchio -per ascoltare. Salvani fece atto di trarre un biglietto di visita da un -portafogli; mio marito lo rifiutò e disse con accento calmo: - -— Il mio nome è il nome d'un uomo onesto... Poi additò l'uscio al -cavaliere, che uscì senza dir motto. - -Rimanemmo soli. Egli immobile innanzi a me, io colle pupille smarrite, -ricercando uno sguardo di pietà. Vidi brillare una lagrima, mi -trascinai carponi, implorai con un gesto il suo perdono; fu vano; egli -così buono verso di me fu vinto dal dolore e dalla vergogna. Per la -prima volta io fui respinta dalle sue braccia.» - - - - -LXXII. - - -«I giorni si succedettero uguali, angosciosi, tetramente monotoni. -La mia coscienza si era ripiegata inorridita all'aspetto dell'immensa -sciagura che il mio fallo aveva provocato. La solitudine, il silenzio, -il rimorso si assieparono come una nube sul mio intelletto. - -Ciò che avvenne dopo quel giorno fatale è ancor oggi un mistero per me. -Quando seppi del duello, tremai per mio marito; volli scongiurarlo di -desistere; ma, sapendolo vano, soffocai nelle lagrime il mio proposito. -Quando seppi che il duello non avrebbe avuto luogo, il timore vinse in -me la meraviglia. Da quel punto un enigma tormentoso si propose alla -mia mente scombuiata: — che sarebbe avvenuto più tardi? - -Io era troppo abituata a leggere nel cuore di Antonio, per potermi -lasciar trarre in inganno dall'apparente impassibilità del suo volto. -Quella calma era ai miei occhi più eloquente d'ogni altro linguaggio. - -Il suo contegno verso di me, meno l'abbandono affettuoso, fu qual era -stato sempre, dolce e cortese. Avesse egli adoperato meco la collera, -il rimprovero, il disprezzo, non ne avrei avuto tanto dolore quanto -me ne proveniva da quella dolcezza. Io taceva e piangeva in segreto — -piangeva la mia pace seppellita per sempre col mio amore. - -Non andò molto che i miei timori si avverarono. Era passato un mese. -Mio marito venne nelle mie camere, era la prima volta dopo quel -giorno... Tremai al vederlo, e non osai tener la fronte sollevata -innanzi a lui, lui mio accusatore, mio giudice... Mi salutò, trasse -una sedia accanto a me, e si assise. La sua voce mi scese al cuore come -un'amara ironia. Egli era calmo, nondimeno i suoi sguardi tradivano a -quando a quando una segreta inquietudine; compresi che una terribile -sciagura minacciava le rovine del mio cuore. - -Mi pregò scrivessi una lettera, una lettera a _lui_, a Salvani. Questo -colpo inaspettato superava le mie forze e il mio coraggio. Uno sgomento -indefinibile s'impadronì del mio spirito; per la prima volta in vita -guardai con occhio di terrore la faccia di mio marito. Vi lessi la -fermezza e la pietà. Tentai rimuoverlo con uno sguardo supplichevole, -ma egli insistè con tale espressione di dolcezza che valeva per me -assai più che il comando. - -Obbedii come un automa; egli mi fu grato e me ne rimeritò con un -sorriso. Quel sorriso ha impresso un solco profondo nel mio cuore. - -Egli dettò ed io scrissi; poche parole che non mi fecero arrossire; un -convegno necessario, una preghiera dignitosa, il mio nome, nulla più. - -Quando ebbi finito, lasciai cadere la penna e mi abbandonai esausta -di forze sullo schienale della seggiola. Antonio mi guardò, lottò -un istante colla pietà e col rancore; volli risparmiargli una penosa -testimonianza d'affetto di cui mi sentiva indegna, e raccolsi tutta la -mia energia per dissimulare ciò che io soffriva. Egli prese il foglio, -lo piegò, e me lo pose innanzi, presentandomi la penna con un gesto -urbano, ma freddo ed insistente. - -Compresi, e vergai la soprascritta con mano tremante; gli consegnai -la lettera e nascosi il volto fra le mani. Mio marito si tenne alcuni -istanti ritto innanzi a me, ma non disse parola. Udii il suo respiro -affrettato; poi alcuni passi leggieri, poi più nulla... Rialzai il capo -smaniando... egli era uscito.» - - - - -LXXIII. - - -«Tutto quel giorno stetti accasciata sotto il peso d'uno sgomento -indicibile; ad ogni istante parevami di dover udire la voce di -quell'uomo abborrito, di Salvani. Che voleva mio marito da lui? Quali -ragioni così possenti avevano consigliato lui, così franco e leale, -ad adoperare uno stratagemma per attirarlo con maggior sicurezza a -quel convegno? Aimè! poteva io ingannarmi su quelle ragioni, poteva io -dubitarne un solo istante? - -L'ora stabilita trascorse, e il cavaliere non compariva ancora; io mi -era spinta inosservata nella biblioteca che comunicava colla camera -di mio marito; colà avrei potuto vedere ed udir tutto, intervenire, -difenderlo forse, pagare colla mia vita il dolore e la vergogna che io -gli aveva cagionato. - -Passò un'ora, ne passò un'altra; il cavaliere non venne. Le tenebre -incominciavano a farsi fitte intorno a me. Io udiva il passo agitato di -Antonio e le oscillazioni calme e regolari d'un pendolo che numerava le -mie angoscie. - -Vi fu un'istante in cui ebbi quasi paura e mi guardai intorno -sbigottita e tremante; ma questo sentimento, che era frutto della -cessazione d'un timore assai più grande, fu di breve durata. - -Un uomo entrò nella camera di mio marito; nello stesso tempo un raggio -di luce attraversò il buco della toppa e venne a battere sul mio -volto. Accostai l'occhio e vidi Giovanni, con un lume in mano, intento -ad accendere i candelabri sopra il caminetto. Quando ebbe finito, si -rivolse verso il divano dove immaginai che fosse mio marito, si tenne -un istante in atto d'aspettazione, poi fece un gesto d'assenso ed uscì. - -Il cuore mi batteva concitato. - -Poco stante la porta si riaprì, ed entrò Salvani. Un grido, un -terribile grido di dolore, di paura, di vergogna, morì soffocato -sulle mie labbra. Mi appoggiai all'uscio per non cadere; ricuperato -il mio vigore, vinsi il raccapriccio che destava in me quella scena, e -origliai per non perdere una sillaba di quel colloquio temuto.» - - - - -LXXIV. - - -« — Vi fa meraviglia il trovarvi con me? domandò mio marito con un -lieve accento d'ironia. Infatti ciò è naturale; voi vi attendevate ad -un altro convegno. - -— Che volete dire? - -— È inutile; voi m'intendete. - -L'accento tranquillo e risoluto con cui Antonio parlava, allo -stesso tempo che mi faceva fremere al pensiero delle conseguenze di -quella determinazione temuta, mi destava nell'anima un sentimento di -compiacenza e d'orgoglio che m'innalzava ai miei occhi. Oh! perchè -non avevo io saputo serbare la stima d'un uomo che stimavo tanto io -medesima? - -Vi furono alcuni istanti di silenzio; posi l'occhio alla toppa, ed -osservai. Mio marito e il cavaliere erano in piedi, l'uno in faccia -all'altro, l'uno e l'altro pallidissimi. Il silenzio era così profondo, -che se avesse durato ancora un istante la mia respirazione affannosa -avrebbe tradito la mia presenza. - -— Era dunque un sotterfugio? disse Salvani con accento di dileggio -dispettoso. - -— Chiamatelo così, se vi piace. Convenite però che era necessario, -e che è riuscito. Se vi avessi scritto io, è probabile che voi non -sareste venuto. - -— La mia casa è sempre aperta. - -— È la risposta che ho immaginato, e che mi ha eccitato a farvi -scrivere. Le cose che io devo dirvi esperimenteranno la vostra -condiscendenza e forse anche il vostro coraggio. Ora poichè io non -conosco il vostro coraggio, aveva ragione di temere della vostra -condiscendenza. In casa mia.... - -— In casa vostra? - -— In casa mia è tutt'altro. - -Antonio pronunziò queste parole con lentezza, rispondendo colla calma -all'accento di collera che fremeva sulle labbra di Salvani. - -— È una minaccia? domandò il cavaliere con sarcasmo. - -— No, è un consiglio. Siate ragionevole. Non è la prima volta che voi -venite in casa mia; vi siete venuto senza che io vi abbia chiamato, non -vi dolga ora di venirvi per aderire ad un mio invito. Qui voi siete a -vostro agio più che io non sarei stato in casa vostra, venendovi per la -prima volta e per un affare sgradevole. Le parti non erano pari. Se ho -dovuto mancare di riguardi in questa circostanza, appagatevi delle mie -scuse; tra gentiluomini devono bastare. - -Il cavaliere non rispose. - -— Accomodatevi dunque, soggiunse mio marito; sul tavolo vi sono dei -sigari; ciancieremo come due buoni amici. - -Udii il rumore di un seggiolone trascinato lentamente; poi da capo -nuovo silenzio. - -Col cuore trepidante riaccostai l'occhio alla serratura per seguire -collo sguardo tutti i particolari di quella scena. - -— Questo sigaro non ha aria, disse Antonio. - -Gettò lo sigaro in mezzo della camera, ne prese un altro e l'accese -alla fiamma del candelabro. Poi si lasciò cadere sul seggiolone con -abbandono indolente. - -Quella calma, o meglio quella simulazione di calma, mi atterrì. Io non -aveva mai visto Antonio, il mio buon Antonio, sotto quell'aspetto; -non aveva neppure immaginato che egli fosse capace di vestire così -un'apparenza menzognera, e che vi potessero essere circostanze da -spingerlo a tanto. - -— Posso sapere?... prese a dire il cavaliere. - -— Senza dubbio, interruppe mio marito. Tutto è detto in due parole: noi -dobbiamo batterci. - -— Batterci! esclamò Salvani con finta sorpresa; e la ragione? - -— La ragione, voi dite? Già, ciò è naturalissimo; due galantuomini non -si ammazzano senza una ragione. Ho pensato anche a questo; la ragione -ci è. - -Salvani guardò mio marito con aria d'uomo che non capisce; io stessa -incominciavo a non comprendere più nulla; era come trasognata, -istupidita, una nebbia fitta ingombrava la mia mente. - -— Leggete, disse Antonio, e porse un giornale a Salvani indicandogli -col dito ciò che doveva leggere. - -Il cavaliere lesse in silenzio. - -— È una calunnia, disse levandosi in piedi. - -Mio marito lo costrinse a sedere con cortese violenza. - -L'espressione del volto di Salvani era affatto mutata; il sarcasmo -aveva ceduto alla franchezza; la trepidanza dispettosa ad una sicurezza -serena. Io stessa incominciavo a credere d'essermi ingannata sulla vera -ragione che aveva provocato quei colloquio. - -Mio marito si dondolava sul seggiolone, lasciando errare sulle labbra -un sorriso intraducibile. - -— L'articolo è firmato da voi, disse egli sbadatamente. - -Salvani fe' un atto di sorpresa, e gettò gli occhi sul giornale. - -— Qui non vi è nome. - -— Vi sono le iniziali, le vostre. Agli occhi del mondo basta. - -— Ma io non ho scritto quest'articolo; fra gentiluomini, voi l'avete -detto, bastano le scuse. Se vi rimangono dei sospetti, sono pronto ad -asserire in faccia a chicchessia che quelle iniziali non si riferiscono -al mio nome. - -— Ed è appunto ciò che io non voglio. - -— Non v'intendo. Quell'articolo?... - -— Non è scritto da voi. - -— Lo credete? - -— Ne sono certo; e so anche chi lo ha scritto. - -— Chi mai? - -— Io. - -— Voi! ma questa è un'infamia! - -— Vi pare? - -Gli occhi di Antonio brillarono d'un fuoco così improvviso e così vivo, -che Salvani fu costretto ad abbassare lo sguardo. - -— Infine qual'è lo scopo di questo tranello? domandò poco dopo con voce -che si sforzava invano di render ferma. - -— Ve l'ho detto: batterci. - -Quell'insistenza fredda ed eguale rivelava una risoluzione -incrollabile. Suo malgrado Salvani stesso ne fu atterrito; io tremava -come una foglia. - -— Io non vi capisco, balbettò il cavaliere. - -— Voi mi capite. - -— Quand'è così, lasciate che io dica che questo vostro modo d'agire non -è leale, nè opportuno. Dovevate cogliere l'occasione allora che vi si -porgeva; la vostra condotta inesplicabile allora, lo è tanto più oggi. - -— È vero; io vi ho fatto delle scuse... - -— Ed io me ne sono appagato, e ne sono pago. - -— Vostra bontà. Or bene, ciò che non è avvenuto allora deve avvenire; -noi ci batteremo. - -— Io non mi batterò. - -— Noi ci batteremo. Avete potuto credere che io lasciassi impunito un -insulto al mio nome, e vi siete ingannato; non ho fatto che differire. -Io ho alimentato il mio odio, l'ho educato come un sentimento caro; -oggi è gigante. - -Salvani rabbrividì. Mio marito continuò con un accento intraducibile. - -— Io vi odio. Voi stesso ignorate tutto il male che avete fatto al -mio cuore. Per voi io sono un marito ingannato; e nulla più; ma voi -non siete sceso nel mio seno a vedere la rovina che vi ha prodotto il -tradimento; voi non sapete che gli affetti che avete inaridito erano la -sorgente della mia vita, voi non sapete che le fila che avete reciso -erano le fila dorate del mio avvenire. Se voi poteste comprendere -tutto ciò, comprendereste il mio odio. Non mi parlate di lealtà; -è vana parola quando è il cuore che parla. Se vi ha ancora una via -per uscirne meno slealmente è questa di arrendervi al mio desiderio -senza costringermi a farvi arrendere. Vi è una cosa che voi non mi -avete tolto, ed è quella appunto di cui il mondo vorrebbe credervi -reo, quella forse di cui la vostra coscienza vi accusa: l'_onore_. -Guardatemi in fronte; vi pare che io possa sollevar gli occhi in faccia -al mondo senza arrossire? Or bene, siate generoso anche con essa. -Risparmiatele la vergogna. Io che l'amo ho voluto risparmiargliela, -voi non sarete da meno; la vera causa del nostro duello deve rimanere -segreta fra di noi. - -Salvani era vinto. La sua natura superba si era piegata sotto la -tranquilla e severa insistenza di quel linguaggio. Tuttavia parve -lottare ancora un istante, sollevò lo sguardo vivamente, ma lo -riabbassò come preso da subito pentimento. - -— Sono agli ordini vostri, disse poco dopo, tentando invano di -ricomporre il volto alla primitiva alterezza. - -— Vi ringrazio, vi manderò i miei secondi. - -Per un istante nessuno dei due fe' motto; Salvani visibilmente -impacciato, aveva appuntato le mani sulle ginocchia come per rialzarsi. -Mio marito continuava a fumare senza badargli. - -— Non avete altro a dirmi? domandò Salvani dispettoso. - -— Non altro. - -Senza attendere oltre, Salvani si diresse verso l'uscio. - -Antonio senza levarsi suonò un campanello; e Giovanni comparve sulla -soglia. - -— Accompagna il signore. - -Quando fu solo tutta la sua energia gli venne meno a un tratto; lasciò -la seggiola, gettò il sigaro e si cacciò le mani nei capelli. - -A quel gesto così disperato sentii tutte le fibre del mio cuore -intenerirsi, e ritrovai la via del pianto. Aprii l'uscio, mi lanciai -nella camera, e mi gettai lagrimosa nelle sue braccia, implorando -perdono. - -Egli si tolse ruvidamente dalle mie stretta, e nascondendo la faccia si -buttò sul divano singhiozzando. - -Mi trascinai ai suoi piedi, gli afferrai una mano e la portai -alle labbra frementi. Sentivo istintivamente che il pentimento e -l'umiliazione mi riabilitavano innanzi alla mia coscienza. - -— Lasciami, mi disse respingendomi con dolcezza. - -— No, non ti lascio; tu vuoi batterti, tu vuoi morire, e sarò io che ti -avrò ucciso. - -Si drizzò, piegò il capo verso di me, trasse indietro i miei capelli -che mi cadevano scomposti sulla faccia, e mi guardò negli occhi con una -espressione selvaggia di speranza. - -— Non è per lui dunque che tu piangi? - -— Per lui! Oh! Antonio, Antonio mio! - -V'era tanta disperazione nelle mie parole, tanto e così vivo affanno, -che egli ne fu intenerito, e non mi nascose più le sue lagrime. - -— Senti, mi disse, la mia natura si è franta, il mio cuore si è -inaridito. Io non aveva altro affetto che il tuo, non aveva speranze o -sogni che non fossero in te riposti; ed ho perduto tutto in una volta. -Questa favilla che tu hai fatto brillare nell'immensa tenebra della -mia mente, questo dubbio che hai gettato nel mio seno, è ora tutto ciò -che mi rimane. Lo vedi, io piango come un fanciullo, io non sono che -un fanciullo. Affrettati a trarrai d'inganno, ridonami la mia fede, o -ritoglimi questa affannosa illusione. - -— Sì, gridai io con esaltamento, sì, ti dirò tutto; tu leggerai ogni -pagina di questo cuore che è rimasto puro. Ti svelerò il mio passato, -ti svelerò le mie colpe, le colpe di un passato che non era tuo... - -— Sarebbe vero? interruppe con un grido. Oh! dimmi che mi hai amato, -dimmi che mi ami!... - -Sollevai lo sguardo e lo fissai nel suo sguardo. La gioia, la speranza, -l'amore, lo illuminavano d'una luce vivissima. - -Gli narrai la mia infanzia, il mio primo fallo, evocai i dolci fantasmi -dei primi giorni del nostro amore, le sue proposte e le mie ritrosie, e -le segrete battaglie che precedettero il mio inganno. - -Egli pendeva dalle mie labbra trepidante; sentivo le sue mani stringere -impazienti le mie mani, il suo seno palpitante appoggiarsi al mio seno, -e l'ansia del suo respiro confondersi colle mie parole. - -— E poi?... - -E poi! Lo guardai paurosa, egli insistè collo sguardo. - -Mio Dio! Fu un lampo fatale. Donde avrei io tratto la forza per -compiere la mia confessione? e facendolo, qual frutto avrei osato -sperare? No, io non era soltanto una donna colpevole, era una donna -adultera! La coscienza di quest'ultima vergogna, assopita per un -istante, risorse più adirata. Adultera! Adultera! E poteva io sperare -che il perdono di mio marito si sarebbe spinto fino al tradimento? -Avrebbe egli potuto credere al mio amore? Ed avrei osato ingannarlo -ancora negando il mio inganno? - -— E poi? - -Mi gettai sulle sue ginocchia istupidita. Egli chinò il capo verso di -me; udii le sue parole rotte dall'affanno. Era un conforto, era una -preghiera, uno spasimo atroce. - -— Discolpati... discolpati! - -Non risposi, non l'osai; piansi e nascosi la faccia fra le mani. - -Egli diè un picciolo grido invano represso, si alzò con impeto, mi -rovesciò sul pavimento, e ripetè come un eco il rimprovero della mia -coscienza: - -— Adultera! Adultera!» - - - - -LXXV. - - -«Tacerò le torture del mio spirito nel giorno che succedette a quella -notte fatale. Il cuore si rifiuta a rivelare i proprii dolori; -ne è geloso e li serba; volendo, non saprebbe rendere un'immagine -verisimile, e ne rinnoverebbe a sè stesso lo strazio. Vi basti di -conoscere le cause che li hanno provocati. - -Al mattino del secondo giorno, Giovanni venne a me, recandomi una -lettera. Una lettera di mio marito! L'aprii smaniando, la lessi... -Giusto cielo! egli era partito. Avrebbe passato la frontiera della -Svizzera e si sarebbe arrestato a Chiasso, all'Albergo Federale. -Possibilmente mi avrebbe scritto al domani. Null'altro; non una parola -di conforto, non una parola di consiglio; non un cenno sulla cagione -della sua assenza. Che dico? E poteva io dubitarne? poteva io esitare -un solo istante sul partito da scegliere? - -Ordinai le mie valigie, e un'ora dopo partii con Giovanni. - -Due ore dopo all'incirca io era a Chiasso all'Albergo Federale. Le -indicazioni che io ebbi non mi lasciarono più alcun dubbio, se pure io -potevo ancora lusingarmi con qualche speranza. - -Mio marito e Salvani erano arrivati due ore prima di me, in compagnia -di altri due gentiluomini; erano usciti quasi subito; le mie indagini -non valsero a farmi conoscere da qual parte si fossero diretti. Che -avrei potuto fare? Corsi all'impazzata nei dintorni, colla speranza -di rinvenirli e di giungere ancora in tempo per impedire il duello. Le -mie forze si esaurirono in breve, e mi abbandonai sul suolo smarrita. -Giovanni mi faceva cuore col gesto, ma egli stesso non poteva parlare -per l'emozione. - -Uno scoramento profondo s'impadronì di me; girai l'occhio intorno; -la natura serena e ridente stendeva le sue fresche e brevi praterie -limitate da severe e svelte colline. Il cielo era sereno, il sole del -mezzodì dardeggiava sulla mia fronte. Tutto sorrideva fuori di me; -dentro di me ruggiva la tempesta. - -Mi rappresentai alla mente lo spettacolo orribile di quel duello; -vedeva mio marito e Salvani scendere per una vallata e sparire, li -rivedevo poco dopo risalire l'opposto pendio, guadagnare la cima più -elevata del colle, collocarsi l'uno di fronte all'altro in un breve -spianato, impugnare le armi... Mio Dio! Nascosi nelle mani la faccia -lagrimosa, e soffocai un grido d'orrore. - -Mi levai impetuosamente, e senza dir parola mossi a passi concitati -verso Chiasso. Un istinto più forte della mia volontà mi trascinava -inconscia e sbigottita. Giovanni stentava a tenermi dietro. - -Lo spettacolo che si presentò al mio sguardo, quando varcai la soglia -dell'albergo, è così orribile che appena oso rammentarlo. - -Mio marito, sorretto da uomini ignoti, saliva a stento le scale; -alcune goccie di sangue segnavano sui primi gradini l'impronta del suo -passaggio. - -Sentii un dolore acuto come se qualche cosa si spezzasse nel mio seno; -volli correre in aiuto, e rimasi mio malgrado immobile; non ebbi nè un -grido, nè una lagrima. - -Antonio udì i miei passi, e giunto sulla cima della scala, rivolse -faticosamente il capo verso di me. Mi guardò con l'occhio velato, -udii un gemito, e vidi il suo corpo pesare con maggior abbandono sulle -braccia di coloro che lo sorreggevano. - -— Egli muore! egli muore! - -Mi lanciai su per le scale ed entrai nella camera d'Antonio un istante -dopo che egli vi era entrato. - -Lo avevano adagialo sopra un letto; un medico avea lacerato gli abiti e -la camicia, ed esaminava una ferita sotto l'omero destro. - -Caddi in ginocchio sulla soglia; il medico mi guardò compassionevole; -io guardai lui implorando un conforto. - -— È grave? domandò poco dopo mio marito. - -— È grave! rispose il medico. - -— Mortale? - -— Spero di no. - -— Potrei dire una sola parola a mia moglie? - -Quei due personaggi si trassero senza dir motto daccanto ad una -finestra; io mi accostai lagrimando. - -Antonio mi guardò, mi sorrise, mi tese la mano; io la strinsi tremando -nelle mie e la baciai con trasporto. - -— È morto; susurrò egli, facendo uno sforzo per accostare le labbra -alle mie orecchia. - -— Chi? - -— Lui! - -_Lui!_ Lo guardai in volto; tutta la sua vita era raccolta negli occhi. -Compresi il significato di quello sguardo. - -Non risposi, ma le mie lagrime furono più eloquenti delle parole. Vidi -errare sul suo volto una dolce soavità, e sentii la sua mano fremere -nelle mie. - -— Tu mi ami? tu mi hai amato? mi domandò guardandosi attorno pauroso. - -— Oh! sì, io t'ho amato! - -In quel punto un'altro uomo apparve sulla soglia. Il medico lo vide -e gli mosse incontro. Le guancie di Antonio si tinsero d'un lieve -rossore. - -Il medico si accostò a noi. - -— Il cavalier Salvani... prese a dire con dolcezza. - -Mio marito cercò d'interromperlo con un gesto; il medico non comprese. - -— Il cavalier Salvani manda a chiedere notizie del vostro stato, e vi -esprime il suo rammarico. - -Antonio voltò la faccia verso la parete; io inchinai il capo sul petto; -egli nascose il suo rossore, io le mie lagrime.» - - - - -LXXVI. - - -«Passai tutta la notte successiva al fianco di mio marito. - -Il medico mi aveva lasciato poche speranze di salvezza, la palla aveva -leso il polmone destro, ed era uscita dalla schiena, la perdita di -sangue era stata abbondante; la respirazione si faceva sempre più -affannosa, ed usciva dalla bocca come un fischio. - -Ciò che io provai in quella notte non è concepibile; ancor oggi -pensandoci mi pare un sogno, nè so come il mio cuore abbia potuto -reggere a quella prova suprema. - -Una disperazione muta, angosciosa, s'era impadronita di me. Ebbi dei -momenti di fiducia e di speranza, ma rari e brevi. - -Antonio mi sorrideva, mi guardava con amore. Era felice di sapersi -amato e me lo diceva con un accento che mi passava il cuore. Vedeva il -mio strazio, ne aveva pietà, e si faceva forza per dissimulare i suoi -dolori; mi parlava dell'avvenire, spiegava alla mia mente tutta una -tela di progetti festosi. - -Sarebbe guarito, saremmo andati a Gossau, al suo paese natale, ci -saremmo sottratti al mondo in una sua villetta isolata, avremmo vissuto -di pace, di sogni e d'amore. - -Assentivo colle labbra, e tentavo anch'io il sorriso. Quale sorriso!... - -Quella notte di dolore e d'amore corse rapidissima. Tutte le -riluttanze, tutti i dubbii che avevano attraversato la nostra pace -caddero a un tratto; in quella notte non mi arrestai dinanzi alla -vergogna, palesai tutta la mia colpa, svelai tutto il mio cuore. - -Egli mi ascoltò in silenzio; quando tacqui, vidi le sue pupille rivolte -verso di me con un'espressione intraducibile di dolcezza. - -Volli inginocchiarmi a' piedi del letto; egli indovinò la mia -intenzione, me ne trattenne con un gesto, e portò la mano agli occhi -per nascondere la sua emozione. - -Vidi due grosse lagrime scorrere lentamente lungo le sue guancie.... -egli, il mio buon Antonio, mi aveva perdonato!» - - - - -LXXVII. - - -«Verso l'alba lo spasimo della sua ferita parve quetato; la stanchezza -della veglia mi costrinse al sonno; appoggiai la testa al capezzale e -m'addormentai. - -Sognai; io non rammento più quel che sognai; sogni incomposti, agitati; -v'era nel mio assopimento una specie di oppressione, un'idea paurosa, -indefinita, che si mesceva ad ogni fantasma. - -Ignoro quanto durasse quello stato; all'improvviso parve che -l'orizzonte s'illuminasse ai miei occhi; tutte le cose oscure -diventarono chiare, le paure si diradarono, i misteri ebbero delle -rivelazioni... non era più sola in quello spazio sconfinato; mio -marito era meco, bello, sereno, affettuoso: la sua voce aveva l'incanto -dell'usignuolo, i suoi occhi la luce delle stelle. Le stelle erano in -alto, più lucenti, più grandi; attraversavamo uno spazio di silenzii e -di profumi. I bei fantasmi dorati, le belle chimere, i bei fiori!... -Eravamo giunti ad un punto estremo dell'orizzonte; al di là era una -luce, una gran luce che abbarbagliava la mia vista. Ci arrestammo. -Antonio mi guardò, mi disse addio, mi strinse la destra... Sentii -un fremito corrermi per le vene... Egli mi additò l'opposto limite -dell'orizzonte... guardai, e vidi la camera dell'albergo dove io mi -era addormentata, vidi il letto, il corpo di mio marito, il mio corpo, -immobili entrambi.... Rimasi sola, gridai... - -Mi risvegliai di soprassalto. Mi guardai intorno paurosa, era giorno -chiaro; sentii la mano di Antonio nella mia, ma fredda, rigida... -Mi levai d'un balzo, chinai il mio capo sulla sua faccia. Aveva gli -occhi aperti, mi guardava con uno sguardo vitreo, immobile; le labbra -semiaperte mi sorridevano un sorriso ineffabile. - -Un orrendo pensiero mi balenò alla mente. Smaniosa, fuor di me stessa, -lo chiamai a nome, lo scossi; egli non mi rispose....» - - - - -LXXVIII. - - -Carlotta tacque, e chinò gli occhi a terra. Una profonda mestizia -oscurava la sua fronte. Le immagini ridestate per un istante avevano -popolato il suo pensiero, avevano risuscitato nel suo cuore tatto le -lotte d'un tempo; il suo labbro aveva taciuto, ma la sua anima parlava -ancora di _lui_. - -Silvio comprendeva e non osava dire parola a rimuoverla da quell'estasi -melanconica. - -Un misterioso istinto lo invitava al silenzio e alla meditazione. - -Era l'ora del tramonto; il cielo si tingeva d'una tinta di porpora -e d'oro; più lungi, fin dove giungeva l'occhio, un fascio di raggi -infuocati si frangeva contro le vette dei monti; per l'immensa distesa -di pianure, di colline e di valli, non un rumore, non un eco; una calma -infinita circondava il campicello della morte. - -Le cime delle piante dei cipressi, ombreggiate dalla luce infiacchita, -sorgevano dietro il muricciolo di cinta, immobili, severe, a -simiglianza di ombre che si affacciassero ad un misterioso convegno. - -Silvio guardava le zolle, le croci nere curvate l'una verso dell'altra -come se volessero unire le loro braccia in un estremo amplesso; le -pareti coperte di lapidi, colle iscrizioni nere mezzo cancellate dal -tempo... guardava il cielo che schierava in alto, come una immensa -promessa, le prime stelle che si coloravano d'una pallida luce... -guardava la mano candida ed affilata di Carlotta, che una intimità -improvvisa aveva unito quasi senza avvedersene alla sua... - -— Lo sentite? domandò Carlotta, uscendo d'un tratto dalla sua -contemplazione. - -— Chi? - -Carlotta non rispose, parve seguire cogli occhi qualche cosa che le -sfuggisse... poi lasciò ricadere il capo sul petto. - -Poco dopo lo risollevò con un moto risoluto. - -— Il resto del mio racconto, diss'ella, è facile ad immaginare. -Gossau era il suo paese natale; vi feci trasportare il suo corpo; -egli è ritornato alla sua prima origine. L'anima sua si è lanciata -nell'infinito. - -Tacque un'altra volta, levò gli occhi al cielo, e ve li tenne fissi -gran tempo. - -Intanto la notte scendeva colle sue ombre; una leggiera brezza -incurvava i cipressi, gl'insetti, melanconici amici della notte, -inneggiavano nelle siepi; le stelle si accendevano ad una ad una come -piccoli fari collocati nell'ignoto, i focolari delle capanne sparse qua -e colà sulle colline circostanti riflettevano la loro luce tremolante. - -A poco a poco il viso di Carlotta si scolorì, si confuse; le croci -nere si oscurarono affatto, le lapidi biancheggiavano a stento come -attraverso una fitta nebbia. - -— Voi lo vedete, disse Carlotta con voce commossa; egli mi chiama, egli -mi aspetta. - -Silvio non rispose. - -— Lasciate che io parta; non vogliate contrastarmi questo breve -sentiero che mi rimane e che mi riconduce al mio amore. - -— Al mio amore! ripetè Silvio come se parlasse a sè medesimo. - -— Alla tomba, aggiunse Carlotta sommessamente. Scendete nel vostro -cuore: dite voi stesso se io posso esser vostra o d'altri giammai. - -Silvio tacque, accostò la mano di Carlotta alle labbra, e si levò in -piedi. - -— Rimanete, disse con voce spenta, io parto. - -— Grazie, mormorò Carlotta, voi non sapete l'importanza di questo -beneficio. - -Stettero alcuni istanti silenziosi; egli ritto innanzi a lei, colla -mano di lei stretta nella sua, ella appoggiata al marmo della tomba, -entrambi smarriti e lagrimosi. - -Silvio chinò il capo tino a sfiorare coll'alito i capelli di Carlotta. - -— Ditemi almeno se mi amate, balbettò col cuore affranto dall'angoscia. - -Carlotta rispose con un gemito. - -— Ditemi almeno se mi avreste amato. - -Carlotta sollevò il capo in atto di preghiera così umile, che Silvio ne -fu commosso. - -— È vero, disse egli, è vero; possiate esser felice! Addio. - -La mano di Carlotta lo trattenne. - -L'alito della notte, meglio che una voce umana, ripetè queste parole: - -— Possiate esser felice! - -Silvio senti un brivido per le vene. Il volto di Carlotta sollevato -verso di lui, era così presso al suo volto, da confondere quasi il -respiro. Un desiderio irresistibile, impetuoso, lo vinse... baciare -quelle labbra adorate... Si trattenne a mezzo l'atto. Carlotta -comprese, gettò indietro con un moto della testa alcune anella che le -scendevano sulla faccia, e porse la fronte a Silvio, che vi appoggiò le -labbra ebbro di felicità e di dolore. - -Un doppio _addio_ risuonò in quel bacio. - -Silvio si lanciò fuori del cancello, vide il vecchio Giovanni e una -lagrima errare fra le rughe del suo volto. - -Strinse la mano di quel vecchio amico, gettò un ultimo sguardo dietro -il cimitero, e sparì rapidamente dietro la collina... - - - FINE. - - - - -ERRATA-CORRIGE - - - Nel Vol. 1.º pag. 8, lin. 15 e pag. 17, lin. 6 leggasi - _Eugenio_ invece di _Ernesto_. - - E nel Vol. 2.º pag. 34, lin. 29, e pag. 35, lin. 25 leggasi - pure _Eugenio_ invece di _Raimondo_. - - - - - -Nota del Trascrittore - -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo -senza annotazione minimi errori tipografici. - -Le correzioni indicate a fine volume (Errata-Corrige) sono state -riportate nel testo. - - - - - -End of Project Gutenberg's Un segreto vol. II (of 2), by Salvatore Farina - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. II (OF 2) *** - -***** This file should be named 61323-0.txt or 61323-0.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/3/2/61323/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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II, di Salvatore Farina - </title> - <link rel="coverpage" href="images/cover.jpg" /> - <style type="text/css"> -body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} - -p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} -.blockquote {margin: 1em 5%;} -p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} -.center {text-align: center; text-indent: 0;} -.title {text-align: center; font-size: 110%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em;} - -div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} -div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} -div.titlepage p {text-align: inherit;} -div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} -div.verso p {text-align: inherit;} -div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} -div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} - -h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; -font-weight: normal; line-height: 1.5;} -h1 {font-size: 150%;} -h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} - -span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} - -hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} -hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} -hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} -@media handheld { -hr.silver {display: none;} -} - -.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} - -.pad4 {margin-top: 4em;} -.pad2 {margin-top: 2em;} -.pad1 {margin-top: 1em;} - -.dots {text-align: center; letter-spacing: .5em; margin-top: 1.5em; margin-bottom: 1.5em;} - -.x-small {font-size: 70%;} -.small {font-size: 85%;} -.large {font-size: 115%;} -.x-large {font-size: 130%;} -.main-t {font-size: 200%;} - -.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; - margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} -.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} -.tnote p {padding: 0 1em;} -.covernote {visibility: hidden; display: none;} -@media handheld { - .covernote {visibility: visible; display: block;} -} - - </style> - </head> -<body> - - -<pre> - -The Project Gutenberg EBook of Un segreto vol. II (of 2), by Salvatore Farina - -This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most -other parts of the world at no cost and with almost no restrictions -whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of -the Project Gutenberg License included with this eBook or online at -www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have -to check the laws of the country where you are located before using this ebook. - -Title: Un segreto vol. II (of 2) - -Author: Salvatore Farina - -Release Date: February 5, 2020 [EBook #61323] - -Language: Italian - -Character set encoding: UTF-8 - -*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. II (OF 2) *** - - - - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) - - - - - - -</pre> - - -<div class="booktitle"> -<h1> -UN SEGRETO -<span class="smaller">VOLUME SECONDO</span> -</h1> -</div> - -<hr class="silver" /> - -<div class="titlepage"> -<p class="main-t"> -UN SEGRETO -</p> - -<p class="pad2"> -ROMANZO -</p> - -<p class="pad1 x-small"> -DI -</p> - -<p class="pad1 x-large"> -SALVATORE FARINA -</p> - -<p class="pad2 large"> -VOLUME SECONDO -</p> - -<p class="pad4"> -<span class="large">MILANO</span><br /> -<span class="small">E. TREVES & C. EDITORI<br /> -1869</span> -</p> -</div> - -<div class="verso"> -<hr class="mid" /> -<p> -Proprietà Letteraria -</p> - -<p> -Tipografia Letteraria — Via Marino, 3 -</p> -<hr class="mid" /> -</div> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p> - -<h2 id="cap31">XXXI. -<span class="smaller"><i>(Seguito.)</i></span></h2> -</div> - -<p> -Un pensiero, frammezzo alla turba sconvolta -nelle sue idee, aveva brillato un istante -nella mente di Silvio; e da quel punto era diventato -il più importuno di tutti: «scrivere -a Carlotta.» E come mai egli non vi avea -pensato prima? -</p> - -<p> -«Le scriverò domani» disse a sè stesso, -pensando acquetare di tal guisa la sua -smania; e a prevenire l'effetto di questo -partito così efficace, andò fantasticando -gran pezzo intorno al difficilissimo edifizio -che si toglieva carico di costruire al domani. -A capo di due ore qualche cosa che assomigliava, -secondo Silvio, ad un capolavoro -epistolare, incominciò a giganteggiare nel -suo cervello, come la famosa piramide di -Cheope. Da qualunque lato egli guardasse -questo tipo, gli pareva perfettissimo, e che -una sillaba di più o di meno avrebbe tradito -l'intimo senso del suo cuore. Chi sa come -il sonno arruffi le matasse delle idee, e -come di tal guisa mille capolavori letterarii -<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> -siano stati soffocati in embrione, troverà -ragionevole l'imprudenza di Silvio, che gettate -da una parte le lenzuola, e balzato di -letto e indossata alla meglio una veste da -camera, si accinse a vergare la famosa lettera -a Carlotta. -</p> - -<p> -Quella lettera diceva press'a poco così: -</p> - -<div class="blockquote"> -<p class="indl"> -«<i>Signora</i>, -</p> - -<p> -«Un uomo che ha avuto la fortuna dì -slogarsi una spalla e d'essere raccolto nel -vostro tetto, ha qualche cosa più che il semplice -dovere di esservi riconoscente. Le disgrazie -pagate d'uno sguardo pietoso di colei -che si ama ci diventano care come lo -stesso amore; io benedico adunque la mia -caduta che mi ha fatto ospite vostro. -</p> - -<p> -Non vi spaventate del mio linguaggio; non -attribuite a questo mio ardimento alcun disegno -oltraggioso verso di voi; se la mia franchezza -potesse servire di migliore riparazione -al ridicolo, vi direi che appunto la -paura del ridicolo mi ha suggerito questa -impudenza che forse vi ha offeso. -</p> - -<p> -Voi non mi avete amato mai, ed io non mi -sono stancato mai d'amarvi e di domandarvi in -silenzio il vostro amore; il mio silenzio era -assai più palese della perorazione d'uno -sciancato che mendica sul canto della via. -Ne siete stata impietosita un istante solo? -questo io non so, ma so d'essere stato importuno -molto. Abbiate dunque pietà del -<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> -mio affetto disperato; la rivelazione che io -vi faccio mi dà tutto in vostre mani: potrete -ridere molto di me, fatelo pure senza riguardi. -La riconoscenza ci chiama assai più -verso coloro che ci fanno ridere, che verso -coloro che si ostinano a volere le nostre lagrime; -e voi adunque siatemi alla volta vostra -riconoscente; questo sentimento di reciproca -generosità sarà un alimento alla sete -insaziabile che io ho di partecipare in qualche -modo della vostra vita, come partecipo -della vostra casa. -</p> - -<p> -Sapete voi perchè io vi scrivo? Vorrei -pur dirlo a me stesso, ma è inutile; meglio -è tacerne. -</p> - -<p> -Ad ogni modo, poi che non mi è dato -di sapere notizie della mia gentile castellana, -non troverete biasimevole che io vi -rammenti l'antica amicizia che mi lega alla -vostra casa, per testimoniarvi con questo -pretesto la mia gratitudine e la mia stima. -Aggiungerei il mio amore.... ma non so in -qual modo vorreste accogliere questa mia -dichiarazione. Nella peggiore delle ipotesi, -fate conto che io vi scriva durante il delirio -della febbre, e perdonatemi; nulla al mondo -mi dorrebbe tanto, quanto il vedere le mie -intenzioni interpretate sinistramente. Io sarei -assai disgraziato se volendo ispirarvi un -po'.... di compassione, non riuscissi che a -suscitare il vostro sdegno. -</p> - -<p> -Quell'ottimo signor W** che voi avete inviato -al mio letto, e che si è occupato religiosamente -<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> -della mia spalla e della mia ferita al capo, assicura -che fra due o tre giorni sarò completamente -ristabilito. Quando egli mi ha dato -questa notizia consolante, ho pensato che -sarei sempre stato in tempo di buttarmi -un'altra volta sotto il vostro pergolato. Più -tardi ho rinsavito. -</p> - -<p> -Vi prometto che non spezzerò più le aste -del vostro pergolato, e non esporrò la vostra -pietà ad un rifiuto.» -</p> -</div> - -<p> -Silvio volle scrivere di più, ma il freddo -era così intenso, ed egli così poco riparato, -che una sensazione penosa lo interruppe -sul più bello. Volle provare a farsi forza, -ma la mano agitata da strani brividi si ribellò -a quell'uffizio. Allora abbandonò la -sedia e si accostò tremante di freddo al suo -letto.... -</p> - -<p> -Al mattino successivo ebbe la febbre; -questa volta, se si vuol credere al signor W** -medico e chirurgo di Gossau, non era più la -febbre dell'amore. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap32">XXXII.</h2> -</div> - -<p> -Giovanni venne a dire a Silvio che la pozione -ordinatagli dal medico era pronta; e -siccome Silvio insisteva dello sguardo, soggiunse -che «il messaggio era compiuto», -ciò che voleva dire che il capolavoro epistolare -di Silvio era pervenuto nelle mani -di Carlotta. Silvio continuava ad insistere -nello stesso linguaggio, ma Giovanni questa -<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> -volta si strinse nelle spalle e non rispose -per la buona ragione che non comprendeva -la dimanda. -</p> - -<p> -— Che cosa ha detto? s'arrischiò a balbettare -l'ammalato. -</p> - -<p> -Carlotta non aveva detto nulla. -</p> - -<p> -— Che cosa ha fatto? volle soggiungere -Silvio, ma venutogliene meno l'ardire, soffocò -la frase in un sospiro. -</p> - -<p> -Del resto era naturale che Carlotta non -avesse fatto nulla di straordinario, nè il -buon Giovanni avrebbe saputo rispondere -altrimenti. -</p> - -<p> -Tutto quel giorno febbre, aspettazione, e -null'altro. -</p> - -<p> -Siccome Silvio aveva rifiutato il cibo, -Giovanni, da infermiere poco pratico, ebbe -subito gravi apprensioni e si tenne presso -al letto dell'ammalato, silenzioso ed -immobile come una statua — una statua -uscita da una galleria di uomini illustri del -nostro secolo, coll'inevitabile panneggiamento -della moda parigina del secolo scorso. -</p> - -<p> -Verso il tramonto parve a Giovanni d'udire -un tocco ben noto di campanello; si assicurò -che Silvio era assopito, e uscì frettoloso -dalla camera. Ma non così piano, che -Silvio non si destasse, e non indovinasse a -un secondo tocco di campanello di che si -trattava. Forse... ahi! tutte le speranze e i -timori risorsero in un baleno nel suo cuore — un -cuore assai grande che si diede a battere -disperatamente, tanto da raggiungere -<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> -e lasciarsi indietro di molto le cento e venti -pulsazioni al minuto che il signor W..., medico -e chirurgo, aveva accertato scrupolosamente -col suo cronometro di Ginevra. -</p> - -<p> -Giovanni rientrò poco dopo; recava in -mano un involto che consegnò a Silvio. Questi -si fe' pallido in viso, e colle mani tremanti -afferrò l'involto e ne ruppe il nastro -verde che lo legava; l'impazienza e la speranza -erano nei suoi occhi e nel suo cuore... -Quell'involto conteneva due lettere: ahi! le -due lettere che egli aveva spedito a Carlotta.... -</p> - -<p> -Il volto di Silvio si accese di vivo rossore; -ma il suo dispetto fu breve, e il dolore ne -diradò ogni traccia. Le sue braccia caddero -abbandonate lungo i banchi; le sue mani si -rallentarono involontariamente lasciando sfuggire -sulle lenzuola le lettere fatali. Giovanni -in un angolo della camera, ritto ed immobile, -colla testa inclinata sul petto alla guisa -d'un fantasma dolente, guardava sott'occhio -lo sciagurato effetto del suo messaggio. -</p> - -<p> -Ciò che si passò nell'anima agitata di -Silvio non è difficile cosa immaginare per -chi, almeno una volta in vita, si sia trovato -involto nelle tele insidiose dell'amore. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap33">XXXIII. -<span class="smaller"><i>Silvio a Carlotta.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Non crediate che io vi scriva per farvi -rimprovero. In compenso dell'ospitalità e -<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> -delle cure che m'avete fatto prodigare nella -vostra casa, io vi perdono il male che avete -cagionato al mio cuore. Il vostro silenzio mi -aveva detto l'indifferenza; oggi vi avete aggiunto -il disprezzo. Nè io me ne dolgo; una -speranza gagliardamente alimentata mi ha -suggerito l'audacia che vi ha offeso; però -se il mio contegno mi ha meritato la vostra -collera, il mio cuore non domandava che la -vostra pietà. -</p> - -<p> -Voi foste forse giusta, ma spesso la giustizia -è crudele. Sia pure; poi che il rapido -corso di molti mesi non ha saputo ispirare -ed alimentare nel vostro cuore altro sentimento -che l'indifferenza e il disprezzo, io -saprò rinunziare un'altra volta al mio sogno, -a quel sogno che, dacchè vi conobbi, -fu la sola mia vita: essere amato da voi. -Un sacro dovere si frappose un tempo fra -voi e me; vi lasciai col cuore straziato, ma -confortato da una stolta e fallace compiacenza: -forse il vostro cuore mi aveva fatto -l'elemosina del compianto; forse i vostri occhi -mi avevano fatto elemosina d'una lagrima.... -</p> - -<p> -Oggi è ben altro. -</p> - -<p> -Assai probabilmente non mi rivedrete più; -partirò domani stesso dalla vostra casa, e -domani stesso lascierò questo paese. Spero -di poter andare abbastanza lontano, perchè -voi non abbiate così facilmente la spiacevole -sorpresa d'incontrarvi un'altra volta -con me. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> -</p> - -<p> -Questo io debbo fare per voi; lo posso, e -mi basta. Se la mia riconoscenza non può -dimostrarvisi che a questo patto, non potrete, -spero, accusarmi d'ingratitudine. Che -se le baldanze mie vi hanno tratta in inganno -sui miei sentimenti, l'avvenire vi dirà -forse quanto profondamente io vi stimi e vi -abbia stimato sempre.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap34">XXXIV.</h2> -</div> - -<p> -Le ore numerate dall'insonnia non sono -mai brevi; e tuttavia Silvio, che aveva avuto -le sue buone ragioni per non chiudere occhio -tutta notte, trovò che l'alba spuntava -troppo più presto che non si convenisse alla -più pigra stagione dell'anno. Le battaglie -del suo cuore erano state crudeli e lunghe, -ma la sua risoluzione non aveva piegato -un istante. Il primo raggio di luce penetrò -nella sua stanza gravido di nuove tempeste -e di nuovi assalti. E in un baleno ripensò -tutte le accarezzate illusioni del suo spirito, -melanconiche rovine d'un audace edifizio di -sogni. Pensò a Carlotta, alla mesta casa che -lo aveva raccolto, e parendogli d'uscire improvvisamente -da una lunga visione, volse -gli occhi in giro per sincerarsene. Una profonda -melanconia lo invase al pensiero di -dover abbandonare quelle pareti per sempre. -Quivi egli si era abbandonato alle sue fantasie -d'infermo, alle ansie dell'aspettazione, -agli accasciamenti della disperanza — quivi -<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> -egli aveva sofferto, amato e sperato molto — quella -camera era stata per lui, per lui solo, -tutto un mondo vastissimo che egli aveva -popolato d'immagini lusinghiere. -</p> - -<p> -Nelle lunghe ore di solitudine che egli aveva -passato immobile sul suo letto, egli -aveva numerato cento volte il doppio giro -di scacchi bianchi ed azzurri che si alternavano -sulla volta; aveva seguito coll'occhio -i bizzarri fiorami dipinti sulle pareti fino -agli stipiti dorati degli angoli, donde era -tornato indietro rifacendo senza stancarsi -mai gli stessi sentieri tortuosi. E poi in -quella camera vi erano cento altri affetti che -erano sorti per opera sua, affetti di creature -enigmatiche a cui egli solo aveva dato la vita. -Là era un drago colle fauci spalancate, che -fino all'arrivo di Silvio era stato tenuto in -conto d'una foglia di certa pianta strana a -cui nissuno avrebbe saputo dare un nome; -altrove una testa assai burlesca d'uomo, altrove -un busto di bella donna, o un amorino -senz'ali, tutta brava gente che vivevano alla -buona senz'altra pretesa al mondo che quella -di essere guardati ad un'ora determinata e -dal guanciale di Silvio. -</p> - -<p> -Pensate voi se dovesse essere lieve dolore -abbandonare tutto ciò. -</p> - -<p> -Più volte Silvio provò a drizzarsi appuntando -i gomiti sul guanciale; più volte disse -a sè stesso che era tempo di mostrarsi forte, -ma sempre gliene mancò l'animo; il suo pensiero -ribelle ritornava senza posa a Carlotta, -<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> -e il suo corpo ricadeva inerte sul guanciale. -Un sospiro mal represso veniva a quando a -quando dal suo petto; ed egli avrebbe certamente -arrossito confessandolo a sè medesimo, -ma il suo cuore diceva assai chiaro il -pentimento di aversi tolto un carico tanto -grave. -</p> - -<p> -— Domani stesso partirò dalla vostra -casa!... -</p> - -<p> -Queste parole, indarno dissimulate, si ripetevano -come un lungo eco nel suo seno. -Qual demone gliele aveva dettate? e perchè -mai s'egli non aveva saputo resistere alle -tentazioni dell'orgoglio, non era, almeno in -quel momento, fatto insensibile alle lusinghe -infruttuose dell'amore? -</p> - -<p> -In quel punto venne picchiato all'uscio. -Il signor W..., medico e chirurgo di Gossau, -entrò sulla punta dei piedi. Il cuore di Silvio -martellò disperatamente, vedendo l'eterno -sorriso e l'eterna marsina nera dell'Esculapio. -</p> - -<p> -— Come state voi? -</p> - -<p> -— Benissimo, balbettò Silvio. -</p> - -<p> -Il sorriso del signor W..., medico e chirurgo -di Gossau, parve voler dire: «Adagio, -mio signore; prima di sentenziare con -tanta sicurezza ci ho da entrare anch'io.» -</p> - -<p> -— Vediamo la lingua, disse dopo aver -tastato il polso con molta gravità. -</p> - -<p> -Silvio mise fuori la lingua colla maggior -grazia possibile. -</p> - -<p> -L'esame parve non andare a genio al signor -<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> -W..., il quale fe' sentire un debole grugnito -assai espressivo. -</p> - -<p> -— Abusi, abusi!... ripetè egli scotendo il -capo; eccoci di nuovo colla febbre... -</p> - -<p> -E s'arrestò atteggiandosi come un punto, -interrogativo. Questa volta il suo sorriso fu -molto eloquente, e fu come la sintesi d'un -discorso la cui perorazione dimostrava assai -chiaro: come sarebbe stato sconveniente -che il signor W..., medico e chirurgo di -Gossau, non avesse indovinato la causa di -questa ricaduta. -</p> - -<p> -Ma sia che Silvio non avesse inteso l'oratorio -significato di quel sorriso, o non vi -avesse posto mente, prese a dire con voce -titubante «come avesse in animo di partire....» -</p> - -<p> -— Diamine! sclamò il medico.... e quando? -</p> - -<p> -La lingua di Silvio incespicò più d'una -volta prima di rispondere, e ne venne fuor -un «presto» così ingarbugliato, da essere -quasi irriconoscibile. -</p> - -<p> -Ma, il signor W** non se ne appagò e insistè -con un «per esempio?» così netto ed -aperto, che era impossibile potersene schermire. -</p> - -<p> -— Fra quanto tempo credete che io possa -lasciare il letto? domandò Silvio, invece di -rispondere. -</p> - -<p> -— Secondo i casi. -</p> - -<p> -— Nella migliore ipotesi? -</p> - -<p> -— Supponendo una crisi favorevole, prestissimo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> -</p> - -<p> -— Prestissimo! Per esempio? -</p> - -<p> -Il <i>per esempio?</i> di Silvio fu più fortunato. -</p> - -<p> -— Anche domani. -</p> - -<p> -Silvio impallidì, ed aggiunse con un tremito -pauroso: -</p> - -<p> -— E se si trattasse d'un bisogno urgente?... -</p> - -<p> -Il medico parve non comprendere. Silvio -tacque un istante. -</p> - -<p> -— Se io dovessi partire.... oggi? -</p> - -<p> -— Oggi! Diamine! -</p> - -<p> -E un nuovo grugnito dell'ottimo signor -W**, medico e chirurgo di Gossau, avvertì -Silvio della difficoltà della cosa. -</p> - -<p> -— Impossibile, voi dite?... interruppe questi -con un impeto di rammarico, che poteva -parere un impeto di gioia. -</p> - -<p> -— Non ho detto ciò.... -</p> - -<p> -A questo punto il rammarico di Silvio -parve meglio definito. -</p> - -<p> -— Ma lo dirò certamente.... È impossibile; -fate conto d'avere le catene delle Alpi -alle sponde del vostro letto.... -</p> - -<p> -E tratto dal paragone il signor W**, medico -e chirurgo di Gossau, s'agitò come invaso -da un brivido di freddo, e volse istintivamente -gli occhi al caminetto, su cui tremolavano -ancora alcune scintille avanzate -dalla notte precedente. -</p> - -<p> -— Dunque? insistè Silvio con uno sguardo -pieno di speranza. -</p> - -<p> -Il medico si strinse nelle spalle. -</p> - -<p> -Silvio non disse più nulla, e parve riflettere. -<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> -Il suo volto era come irraggiato da un -dolce e pago languore; ma un istante dopo -la sua fronte si oscurò, e i suoi occhi si -chiusero penosamente, mentre l'affanno usciva -dal suo petto in un sospiro. -</p> - -<p> -— È inutile, disse, è necessario che io -parta oggi. -</p> - -<p> -E senza punto badare al signor W** che -se ne stava immobile per lo stupore, fece -atto di levarsi. Il medicò lo arrestò con uno -sguardo di preghiera, ed a crescervi forza -aggiunse un gesto in cui era scolpito tutto -l'entusiasmo d'una perorazione. Ma quella -eloquenza muta non fu molto fortunata. -</p> - -<p> -— È necessario che io parta oggi, ripetè -mestamente Silvio; e poichè il signor W** -accennava di voler insistere, lo interruppe -con un «è necessario» così riciso, che a -volerci trovar da ridire era qualche cosa -più che una montagna da valicare. -</p> - -<p> -Infatti, il signor W** non ci trovò a ridire, -e pensando che la sua presenza non -potesse riuscire che importuna, salutò ed -usci dalla camera. -</p> - -<p> -Rimasto solo Silvio, che s'era drizzato a -gran stento, ed aveva messo una gamba -fuori del letto, sentì a un tratto venir meno -ogni energia. Col capo inchinato sul petto, -cogli occhi fissi, egli ripensava melanconicamente -per l'ultima volta le accarezzate -parvenze del suo sogno.... -</p> - -<p> -Il buon Giovanni lo sorprese in quell'atteggiamento. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> -</p> - -<p> -Silvio, tratto bruscamente al suo estatico -fantasiare, levò gli occhi smarriti in volto al -nuovo arrivato. -</p> - -<p> -Giovanni recava una lettera; Silvio la prese -senza emozione, ne ruppe il sigillo, spiegò -distratto il foglio innanzi agli occhi, e lesse -una sola parola: -</p> - -<p> -«Restate.» -</p> - -<p> -Una gioia suprema imporporò le sue pallide -guancie; il suo cuore batteva così -violento, che quasi gli veniva meno il respiro. -</p> - -<p> -— Dessa! non è vero?... balbettò tremante, -fissando gli occhi spalancati in quelli di -Giovanni; e senza attendere la risposta, si -lasciò cadere con delirante abbandono sul -suo guanciale. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap35">XXXV. -<span class="smaller"><i>Silvio a Carlotta.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Rimango. Non vi dirò quanto io sia felice -di questa determinazione; ma solo che io -non l'avrei presa giammai se non per ubbidire -ad un vostro comando. La mia volontà -non ha potuto ribellarsi alla vostra, ma -avrebbe resistito al mio amore. -</p> - -<p> -Ho domandato a me stesso la ragione di ciò -che avviene, e la mia stolta vanità si è lusingata -per un istante del vostro affetto. Non sorridete -della debolezza della mia natura; io mi -sono ricreduto ben tosto. Sia benedetta la -<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> -pietà che vi ha fatto superiore al vostro risentimento. -</p> - -<p> -Il vostro risentimento! So d'averlo meritato, -ma so pure che se voi aveste potuto -leggermi in cuore, m'avreste perdonato. -Oh! ditemi, in nome di Dio, posso io -credere che, almeno in parte, la vostra pietà -sia suggerita dal perdono? -</p> - -<p> -Alcuni giorni tuttavia, ed io sarò ristabilito -pienamente; nè vi vedrò una sola -volta ancora nella vita? Deh! fate che la -memoria dei vostro volto sereno s'imprima -nel mio cuore prima di abbandonarvi per -sempre. Partirò felice se mi avrete assolto -dal vostro corruccio». -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap36">XXXVI.</h2> -</div> - -<p> -Come Silvio ebbe scritto a gran fatica -questa lettera, si lasciò ricadere con molta -soddisfazione sul suo letto, pensando per la -prima volta che se egli fosse stato a quell'ora -sulle panche d'una <i>diligenza</i>, non si -sarebbe per avventura trovato così bene. -</p> - -<p> -Suonò il campanello, ed entrò Giovanni -cui accennò senza parlare la lettera; poi, -siccome la notte antecedente non era stata -troppo propizia al suo sonno, chiuse gli -occhi ripetendo dentro di sè il nome di -Carlotta. A poco a poco si addormentò, ed -è probabile che la visione invocata gli apparisse -nei sogni. -</p> - -<p> -Quando si destò, vide la camera illuminata -<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> -da una pallida luce porporina, e una -bruna figura seduta accanto al suo letto... -Si stropicciò gli occhi, ma la visione non -sparì... Un grido morì soffocato sulle sue -labbra... Carlotta!... -</p> - -<p> -Era pur dessa!... pallida e sorridente come -fantastica creatura di sogno. Aveva un libro -in una mano; dell'altra faceva cenno a Silvio -di tacere. Vi fu un istante di silenzio. Carlotta -guardava Silvio con fronte serena; -Silvio guardava Carlotta coll'anima negli -occhi, seguendone ogni più lieve movimento, -quasi timoroso che l'adorata larva dovesse -svanire s'egli ne avesse distratto lo sguardo. -</p> - -<p> -«Lo vedete... sono venuta;» disse Carlotta -con dolcezza. -</p> - -<p> -Gli occhi di Silvio non dissero che la riconoscenza, -ma una riconoscenza così ardente, -che Carlotta sorrise suo malgrado. -</p> - -<p> -— Non sono offesa con voi; aggiunse come -a modificare l'interpretazione che Silvio -aveva forse dato alla sua venuta. -</p> - -<p> -Silvio comprese il senso intimo di quelle -parole, e sospirò mestamente. -</p> - -<p> -— Vi ringrazio, disse; non avrei osato -sperarlo. -</p> - -<p> -E da capo nuovo silenzio. -</p> - -<p> -La posizione di Silvio non era veramente -priva d'imbarazzo; egli era così poco preparato -ad una visita di Carlotta, era stato -così lungi dal pensare ad un incontro di -quella natura, che le frasi galanti, di cui di -solito non era sprovvisto, gli fallirono miseramente. -<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> -Fors'anche la prepotenza d'un sentimento -vero aveva debellato il suo coraggio. -</p> - -<p> -Egli guardava Carlotta, rimuginando una -frase, che, a calcoli fatti, doveva essere come -una specie di bomba infallibile, e pareva -misurare la distanza per non fallire il suo -tiro; ma la frase si contorceva nella sua -testa in mille modi, senza comporsi mai a quel -tipo vagheggiato. Ogni momento che passava -cresceva il suo imbarazzo, e un vivo rossore -accendeva sempre più il suo volto. Carlotta -gli venne in aiuto. -</p> - -<p> -— Come state? domandò con un lieve -sorriso. -</p> - -<p> -Silvio stava benissimo, e non sapendo fare -di meglio, lo disse sospirando. Quel sospiro -non fu fortunato; Carlotta si fece seria in -volto. -</p> - -<p> -Ma Silvio non si die' per vinto, ed aggiunse -melanconicamente: «il medico assicura -che <i>presto</i> potrò partire....» -</p> - -<p> -Avrebbe voluto dire <i>domani</i>, ma gli parve -d'arrischiare troppo, e disse <i>presto</i>; e lo -disse pauroso ed indeciso come chi getta un -dado da cui dipenda la sua fortuna. -</p> - -<p> -— Lascerete Gossau? domandò freddamente -Carlotta. -</p> - -<p> -Un po' più di calore e la parola Gossau -pronunziata con maggior indifferenza, ed era -per l'appunto la dimanda a cui Silvio s'attendeva. -Quelle lievi modificazioni sconcertarono -i suoi disegni; tuttavia s'avventurò a -rispondere: -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> -</p> - -<p> -— Non devo abusare della vostra cortesia... -e si tenne in aspettazione spiando sott'occhi -l'effetto delle sue parole. -</p> - -<p> -Carlotta sfogliò sbadatamente il libro che -aveva fra le mani, e non rispose. Un gemito -partì dal petto straziato di Silvio. -</p> - -<p> -— Che cosa avrete pensato di me! balbettò -poco dopo con voce fioca. -</p> - -<p> -— Nulla: rispose Carlotta, temperando la -durezza della risposta con una inflessione -dolcissima di voce. -</p> - -<p> -— Nulla! ripetè Silvio amaramente; -nulla! -</p> - -<p> -Carlotta fu visibilmente commossa da quell'accento -di rimprovero e di dolore. -</p> - -<p> -— La vostra ferita fu assai grave, disse -sbadatamente, volendo volgere ad altro il -discorso. -</p> - -<p> -— Non quanto avrebbe potuto essere, rispose -Silvio. -</p> - -<p> -— È vero. -</p> - -<p> -Non le venne detta questa parola, che Carlotta -levò gli occhi in volto a Silvio. -</p> - -<p> -Quelle brevi parole avevano ridestato una -memoria assai delicata; entrambi compresero -che il loro pensiero raffigurava in -quel punto la stessa immagine ed arrossirono -entrambi. -</p> - -<p> -In quel punto la rosea luce che illuminava -la camera impallidì a un tratto. -</p> - -<p> -Carlotta si drizzò. -</p> - -<p> -— Vorreste?... domandò Silvio giungendo -le mani. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> -</p> - -<p> -— È tardi, fra dieci minuti sarà notte. -</p> - -<p> -— Non partite, ve ne scongiuro. -</p> - -<p> -— È necessario. -</p> - -<p> -— Non sono che pochi momenti che io -vi vedo. -</p> - -<p> -— È un'ora che io sono in questa camera. -</p> - -<p> -— Un'ora! tristo me! ed io dormiva.... -sognava; sognava di voi, di che potrei -sognare? -</p> - -<p> -L'accento con cui Silvio parlava era così -languidamente mesto, che Carlotta non potè -trattenersi dal pagare d'un sorriso quella -passione così sincera. -</p> - -<p> -— Sorridetemi così; proseguiva Silvio, cui -il pensiero di rimaner solo, di perdere un'altra -volta quella donna adorata, restituiva -in un punto tutta l'audacia smarrita; sorridetemi -così; voi ignorate il bene che mi -fate in questo momento. -</p> - -<p> -— È necessario che io vi lasci, disse -Carlotta con dolcezza. -</p> - -<p> -— Ancora un istante; ho tante cose a -dirvi. -</p> - -<p> -— È inutile. -</p> - -<p> -— Inutile! -</p> - -<p> -E Silvio chinò il capo con abbandono. -</p> - -<p> -— Promettetemi almeno di ritornare.... -insistè coll'ansietà di chi vede un ultimo -barlume di speranza. -</p> - -<p> -Carlotta tentennò il capo. -</p> - -<p> -— Un rifiuto! -</p> - -<p> -— No, non è un rifiuto.... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> -</p> - -<p> -— Promettete adunque? -</p> - -<p> -— Non prometto mai nulla. -</p> - -<p> -Silvio ricadde sul guanciale senza dir -motto. -</p> - -<p> -Carlotta s'appressò all'uscio, ma all'atto -di afferrare la maniglia, si arrestò e si rivolse. -</p> - -<p> -— Buona notte, disse. -</p> - -<p> -— Buona notte, ripetè Silvio con un filo -di voce. -</p> - -<p> -— Forse..... -</p> - -<p> -— Forse?.... -</p> - -<p> -— Aspettatemi.... -</p> - -<p> -— Quando? -</p> - -<p> -— Aspettatemi. -</p> - -<p> -— Domani? -</p> - -<p> -Ma l'uscio s'era aperto, e la vezzosa creatura -s'era involata come un fantasma.... -</p> - -<p> -Nella camera solitaria di Silvio, errò lungamente -un profumo di donna amata, parte -di sè medesima abbandonata da Carlotta -ai cupidi sensi dell'ardente amatore. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap37">XXXVII. -<span class="smaller"><i>Silvio a Carlotta.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Vi ho aspettato; dite voi stessa se io -v'ho aspettato! -</p> - -<p> -Perchè dunque?... perchè?... È avvenuta -forse alcuna cosa che vi abbia impedito di -attendere la vostra promessa?... O dovrò io -rammentarvi che mi avete fatto una promessa?» -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span></p> - -<h2 id="cap38">XXXVIII. -<span class="smaller"><i>Carlotta a Silvio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Non nego che io v'abbia fatto una promessa, -ma non ho detto nè il giorno, nè le -condizioni che io ponevo all'adempimento. -Poichè pare che la vostra solitudine vi sia -incresciosa, e desideriate d'averne sollievo, -dipende da voi che io venga a far quattro -chiacchiere nella vostra camera. Promettete -di non parlare mai di cose del cuore, e di -non usare certe frasi vaghe che vi si riferiscono.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap39">XXXIX. -<span class="smaller"><i>Silvio a Carlotta.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Per quanto avete di caro al mondo, vi -scongiuro: non ostinatevi in questa pretesa. -Deh! che i miei sentimenti, i sentimenti di -un cuore devoto, non vi trovino inesorabile!» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap40">XL. -<span class="smaller"><i>Silvio a Carlotta.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Ditemi almeno che cosa intendete per -<i>frasi vaghe che si riferiscono a cose del cuore</i>.» -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span></p> - -<h2 id="cap41">XLI. -<span class="smaller"><i>Carlotta a Silvio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Voi sapete troppo bene dove incominci -e dove finisca il vocabolario dei <i>sentimenti -dei cuori devoti</i>. Risparmiatemi un'enumerazione -lunga e spinosa.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap42">XLII. -<span class="smaller"><i>Silvio a Carlotta.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Accetto. Non vi dirò quanto mi costi, -benchè non potreste impedirmelo. So di non -vincolarmi che a non <i>parlarvi</i> di <i>cose del -cuore</i>, nè voi sarete così ingenerosa da voler -estendere più oltre la mia promessa. Accetto -adunque. -</p> - -<p> -Lasciate però che alla mia volta io faccia, -non già una condizione, ma una preghiera: -<i>venite oggi stesso</i>.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap43">XLIII.</h2> -</div> - -<p> -Carlotta venne; aspettata come un'alba di -tripudio, bella e raggiante più d'un'alba. -</p> - -<p> -Cogli occhi ardenti di passione, col cuore -palpitante, Silvio seguiva i passi della leggiadra -creatura che pallida e serena come -una visione, attraversò la stanza lentamente, -e venne a sedersi a qualche passo dal letto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> -</p> - -<p> -— Più vicino... balbettò Silvio. -</p> - -<p> -Carlotta trasse la seggiola presso al capezzale. -</p> - -<p> -Immerso nell'egoismo della sua felicità, -Silvio non pensò neppure a ringraziarla; -non volle o non seppe sorriderle, non le -disse parola — che cosa le avrebbe egli -detto, poichè gli era contesa la favella del -cuore?... Il solo suo sguardo si animò, e fisso -sulla fronte della donna amata, parve ricercare -le vie tortuose del suo pensiero, per -rapirle un segreto. Carlotta sostenne quello -sguardo senza abbassare gli occhi; Silvio -sospirò. -</p> - -<p> -I sospiri non erano stati compresi nel -patto; però Carlotta, che fino a quel punto -si era tenuta in silenzio, s'affrettò a domandare -a Silvio della sua salute. -</p> - -<p> -Sventuratamente Silvio stava benissimo, e -lo disse con un altro sospiro assai più lungo -e più profondo del primo. -</p> - -<p> -Quest'esordio parve spaventare Carlotta, la -quale, non osando muoverne lamento direttamente, -guardò Silvio con una cert'aria, come -di chi volesse mettere in dubbio la legittimità -di quei sospiri. Silvio le rispose di rimando -nello stesso linguaggio «essere dolentissimo -che si volesse mettere in dubbio -la legittimità dei suoi sospiri.» -</p> - -<p> -Dopo questo primo armeggio, la conversazione -si animò vivamente. Silvio parlò con -entusiasmo della stagione che minacciava di -essere fredda, c Carlotta convenne pienamente -<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> -con lui, aggiungendo che l'inverno era stato -precoce. Silvio si affrettò a dividere questa -opinione, e incoraggiato dal primo successo, -disse qualche parola della giornata che era -stata bellissima. Anche questa sentenza non -trovò seria opposizione. -</p> - -<p> -— Ma fredda, osservò Carlotta con qualche -titubanza. -</p> - -<p> -— Freddissima, confermò Silvio sbadatamente; -poichè lo dite, aggiunse sorridendo; -io già non ho potuto accorgermene.... sebbene.... -sì, ne sono sicuro, il gelo aveva disegnato -assai bizzarri fiori sui vetri della finestra. -Il sole me li ha tolti ben tosto... -</p> - -<p> -— E il gelo i miei... figuratevi; avevo un'aiola -di cappuccine gialle che non s'erano -potute raccogliere nella serra — sono morte -tutte... -</p> - -<p> -— Poverette! -</p> - -<p> -Silvio pensò di dover unire un sospiro per -significare meglio il suo compianto; questa -volta Carlotta non ne parve spaventata e rispose -con un sorriso. -</p> - -<p> -— Amate i fiori? domandò poco dopo. -</p> - -<p> -— E chi non li amerebbe? -</p> - -<p> -E qui Silvio con uno slancio inspirato -parlò del loro profumo, dei loro colori, e -stava per parlare del loro linguaggio, se una -occhiata assai espressiva di Carlotta non l'avesse -interrotto in buon punto. Silvio pose -la mano destra sul cuore coll'atto con cui -l'avrebbe posta sulla bocca d'un ciarliero, e -domandò scusa sorridendo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> -</p> - -<p> -Se Carlotta rispondeva a quel sorriso, addio -patti! ma Carlotta non parve avvedersi del -gesto, nè del senso burlesco che gli era stato -dato. Quell'indifferenza sconcertò forse i segreti -disegni di Silvio, il quale da quel punto -si fece serio in volto, e divenne più parco -di parole. -</p> - -<p> -Carlotta, sia che fosse rassicurata da quel -contegno, sia che sentisse in cuore alcuna -pietà mista di riconoscenza, o forse per l'una -cosa e l'altra insieme, acquistò per l'appunto -quanto Silvio aveva perduto, e lo interrogò -sui suoi viaggi. -</p> - -<p> -Silvio si tolse d'impaccio assai male; nè -mai racconto di viaggi fu fatto con tanta -inettitudine e con così poca compiacenza. -</p> - -<p> -Convien sapere che fin dal primo dialogo -avuto con Carlotta, egli era stato torturato -dal desiderio di fare una domanda; ma il timore -di ridestare memorie spiacevoli, lo aveva -consigliato a non farla, sebbene il silenzio -gli paresse incontrastabilmente una mancanza -di riguardo, e potesse essere creduto ispirato -da un sospetto ingiurioso. -</p> - -<p> -— Tutto sta nel modo di farla, aveva detto -a sè stesso, e da un quarto d'ora torturava -il suo cervello, domandandogli una frase restia -che gli sfuggiva. -</p> - -<p> -Appena gli parve d'avere il fatto suo, compose -il volto a mestizia, ed aprì bocca per -parlare; ma in quel punto il sole che tramontava -dietro i monti, involò seco i raggi -d'oro che si frangevano contro le vetrate della -<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> -finestra. A quella vista Silvio si turbò, e il -nome del signor Verni morì soffocato sulle -sue labbra. Allo stesso tempo Carlotta si levò -in piedi. -</p> - -<p> -— A domani? disse Silvio con voce agitata. -</p> - -<p> -— Forse. -</p> - -<p> -— Forse!... E un ultimo sospiro chiuse -questo secondo colloquio amoroso. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap44">XLIV. -<span class="smaller"><i>Silvio a Carlotta.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«È inutile. Una forza superiore alla mia -volontà mi trascina ciecamente ai vostri piedi. -Lasciate che io mi illuda ancora una volta, -e non veda la vostra indifferenza e il vostro -disprezzo, e possa dirvi l'amor mio. Lasciate -che il mio cuore possa conoscere ancora per -poco i battiti della speranza. -</p> - -<p> -Sarò vostro schiavo, se voi lo vorrete; bacierò -festante le mie catene, ma non contendete -al mio cuore la facoltà d'amarvi, la -sola virtù che lo purifica e lo fa grande. Se -la franchezza è virtù, e lo è sempre quando -non nuoce ad altrui, io voglio avere anche -questa. -</p> - -<p> -A che giova il dissimularlo, a che -giova il tacerlo? Io vi amo. Voi avete creduto -che si possa spegnere un affetto, come -si può spegnere un'incendio, isolandolo. Vi -siete ingannata; condannando il mio cuore -<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> -a tacere, a serbare gelosamente il suo amore -solitario, voi non fate che ritemprarlo e rinvigorirlo -in esso. Ciò che la favella non può -esprimere si scolpisce incancellabilmente nel -petto; il mio amore durerà quanto la mia -vita. -</p> - -<p> -Se pure vi ha ancora una speranza di -guarigione, solo una confessione completa -può compiere il miracolo. Ponete che io voglia -guarire, e lasciatemi dire che io vi amo, -che io vi amo, che io vi amo. Rispondetemi -che io vi sono odioso, che la mia passione -è ridicola, che la mia insistenza vi annoia. -Tutto ciò mi farà assai male, ma potrà guarirmi. -</p> - -<p> -Datemi il vostro disprezzo, tutto ed apertamente, -o il vostro amore, tutto ed apertamente. -Questo travaglio in cui ora vivo è -peggiore della morte; voi potete liberarmene; -fatelo ed affrettate. Non mi parlate d'amicizia; -questa povera larva sarebbe un amaro -scherno per chi domanda il vostro amore. -Soprattutto siate franca; non vi trattenga un -falso sentimento di pietà; la pietà, come io -la intendo, è l'amore che risuscita, o il fuoco -che purifica e risana; non vi ha via di mezzo: -datemi il sorriso della Dea, o l'opera rude -del chirurgo; benefica nell'uno e nell'altro -modo io saprò benedirvi.... Qualunque altro -partito sarebbe menzogna. -</p> - -<p> -Voi siete stata testimone di ciò che possa -in me una promessa; il ridicolo non mi ha -impaurito, e rimasi vicino a voi come un -<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> -fanciullo; non vogliate condannarmi ancora -ad una parte così ingrata; io saprò abbandonarvi -se voi me lo comanderete. -</p> - -<p> -Quali sentimenti voi nutrite per me? quali -sentimenti desterà nel vostro cuore questa mia -ruvida franchezza? Lo ignoro. Non mi trattengo -neppure ad immaginarlo. L'ho detto; -una forza fatale mi trascina ciecamente ai -vostri piedi. Io non so nulla di voi, se non -che siete bella e che vi amo, che siete buona -e che vi amo. Tutto il resto per me è un -mistero; vi vedo mesta e dolente; di che? -Non importa; io vi amo. Avete dei dolori? -Non importa: io so che vorrei poterli dividere. -Lo volete voi? volete voi esser mia?... -Pazza audacia del mio povero cuore! Posso -io ingannarmi più a lungo sulla sentenza -che uscirà dalle vostre labbra?... E tuttavia -io ve lo ripeto orgogliosamente; volete voi -esser mia? Io non voglio pensare alla probabilità -d'un vostro rifiuto; io così altero e -sdegnoso, sentirei frangersi quest'anima da -fanciullo. Mi pare che ne piangerei molto, -come d'una rovina irreparabile; ma fuggirei -da voi perchè le mie lagrime non suscitassero -la vostra pietà, quella vana pietà che -non sa dare che affanni a chi la prova e a -chi la riceve. -</p> - -<p> -Volete voi esser mia? Mi pare un sogno -che io possa farvi questa domanda senza -arrossire, o farvi arrossire. -</p> - -<p> -Io penso talvolta che la sorte abbia -voluto collegare in qualche modo la vostra -<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> -vita alla mia, e mi inebbrio di questo -pensiero. -</p> - -<p> -Talora invece discendo nelle vie più segrete -del mio cuore, e v'interrogo la -mia passione; allora provo delle torture -inesprimibili, e m'infliggo delle angoscie -crudeli; anatomizzo ogni fibra e mi -domando se io saprei amarvi come voi -meritate. Ebbene, io ne ho acquistata la certezza; -non è un amore volgare, non è l'amore -dell'uomo alla donna, quel sentimento -inebbriante in cui ha parte più la fantasia -e il desiderio, che la stima; non è questo -l'amore che io vi offro. È un amore sereno, -l'amore di un'anima ad un'anima. -</p> - -<p> -Voi siete bella, estremamente bella; lo so; -ciò ha potuto altra volta inebbriare i miei -sensi; ma non appena io vidi la vostra anima, -indietreggiai per serbare il vostro profumo -di virtù; l'acre voluttà della colpa mi ha sedotto, -ma non mi ha vinto. Fuggii lontano -da voi, recando meco la memoria della vostra -bellezza, il mio vagheggiato ideale di -artista. -</p> - -<p> -Oggi è ben altro; voi siete libera; per -qual filo misterioso io sia stato guidato innanzi -a voi, non so; ma so che è la Provvidenza -che lo vuole. Oggi è ben altro; altra -volta io ho amato la vostra bellezza e il -vostro spirito, oggi io amo l'anima vostra; -vi ho visto appena, e pure mi sento trascinato -a voi da una forza magnetica; e una -stima immensa si è ingenerata in me al solo -vostro sguardo. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> -</p> - -<p> -So bene che attribuirete le mie parole -ad esaltazione, e forse a menzogna; pure -io non fui mai così calmo e così sincero -come in questo momento. Crediatelo; non -è più il vostro corpo che io amo; io -posso dimenticare per un istante la vostra -bellezza, posso anche pensare per un istante -che un'altra donna può vincervi in avvenenza, -ma non posso cessare un solo momento -di amarvi, o credere un solo momento che -io potrei amare un'altra donna, come amo -voi.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap45">XLV.</h2> -</div> - -<p> -Ponete — e non sarete lontani dal vero — che -Silvio dopo questa lettera si sia lusingato -per un quarto d'ora, e abbia numerato -nell'inquietudine le lunghe ore della giornata; -ponete che due ore prima del tramonto -abbia udito una prima volta il fruscio -delle vesti di Carlotta, e poi ancora cento -altre volte, e che cento volte abbia teso l'orecchio -col cuore agitato, e cento troncato -le sue speranze con un sospiro; ponete che -alla centesima un passo, un vero passo, si -sia arrestato alla porta, e una mano abbia -fatto girare la maniglia, e poi dite se il signor -W**, medico chirurgo di Gossau, potesse -giungere opportuno. -</p> - -<p> -Opportuno o no, era proprio lui. -</p> - -<p> -Silvio si lasciò sfuggire un'esclamazione -di sorpresa. Non so che vi possa essere di -<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> -gradevole nella visita di un medico; ad ogni -modo fosse gradevole o sgradevole la sorpresa — e -pare che dovesse essere l'una o l'altra, -non avendo mai udito dire che vi siano sorprese -d'altra natura — il signor W** non -se ne avvide, o mostrò non avvedersene. -</p> - -<p> -Egli entrò col solito passo saltellante, colla -faccia agro-dolce, si accostò al capezzale col -solito sorriso, e interrogò l'ammalato col solito -accento melato. -</p> - -<p> -— Il signor Silvio si sentiva bene? -</p> - -<p> -«Il signor Silvio si sentiva bene.» -</p> - -<p> -— Non aveva avuto più febbre? -</p> - -<p> -«Il signor Silvio credeva di non averne -più avuto.» -</p> - -<p> -Erano le solite domande, e le solito risposte -svogliate. -</p> - -<p> -Poi il signor W** volle vedere la lingua -del signor Silvio, e la lingua del signor Silvio -si compiacque d'arrendersi all'invito. -</p> - -<p> -— Benissimo. -</p> - -<p> -Si passò all'esame del polso, che era regolato -come un cronometro di Ginevra, e il -cronometro di Ginevra del signor W**, medico -e chirurgo di Gossau, era lì a farne -fede. -</p> - -<p> -— Benissimo. -</p> - -<p> -Questa seconda approvazione tolse Silvio -alla sua svogliatezza; una vaga paura s'impossessò -di lui, e i suoi occhi si spalancarono -ad un tratto. -</p> - -<p> -— Appetito? domandò il medico. -</p> - -<p> -Silvio, che aveva mangiato due ore prima, -<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> -in quel punto non si sentiva gran fatto disposto -a ricominciare, e credette bene di -non mentire rispondendo negativamente. -</p> - -<p> -— Avete provato a levarvi di letto? -</p> - -<p> -— Non ho voluto arrischiarmi, balbettò -Silvio. -</p> - -<p> -— Non avreste corso pericolo... Voi dovete -essere forte... Non vi pare di sentirvi -forte?... -</p> - -<p> -— Infatti... sarà come voi dite. -</p> - -<p> -— Bisognerà provare. -</p> - -<p> -— Senza dubbio... pure... nel sollevarmi -sui guanciali, sento dei dolori... -</p> - -<p> -— L'inerzia, appunto l'inerzia. Una lunga -passeggiata vi guarirà affatto. -</p> - -<p> -— Lunga voi dite? -</p> - -<p> -— Volevate partire, se non erro; e ve -l'ho impedito; oggi ve lo consiglio; il moto -vi farà bene. -</p> - -<p> -Silvio volle sottrarsi con qualche pretesto -a questa sentenza, ma senti il rossore salirgli -alle guancie, e tacque. -</p> - -<p> -Pochi minuti dopo egli era un'altra volta -solo; un'ora dopo le ombre bigie del -tramonto incominciavano ad affollarsi intorno -al suo letto, ed egli era ancora solo. -</p> - -<p> -Carlotta non era venuta. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap46">XLVI. -<span class="smaller"><i>Silvio a Eugenio.</i></span></h2> -</div> - -<p class="dots">················</p> - -<p> -Ed ecco perchè non ti ho scritto. Potrai -<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> -tu farmene una colpa? Non lo credo; mi -piace crederti generoso, e il pensiero della -mia debolezza fisica, e, deggio pur dirlo, -della mia passione, legittimerà agli occhi -tuoi la debolezza morale che, facendomi temere -il tuo scherno, ha contribuito non -poco a prolungare il mio silenzio. Aggiungi -che soltanto oggi io ho incontrato le tue -lettere; però dalla premura con cui mi accingo -a risponderti, potrai avere nuovo argomento -delle mie buone intenzioni. -</p> - -<p> -Promettimi che non ti farai beffa di me; -che il tuo sorriso cinico si spunterà contro -il mio cuore innamorato. Se tu sapessi quanto -è bella, se tu sapessi la immensa folla di -promesse che si slancia da' suoi occhi; se -tu potessi numerare tutte le ansie che hanno -combattuto il mio petto, tutti gli spasimi -della sfiducia, e le dolci frenesie della speranza!... -Oh! tutto ciò è ben dolce e ben -crudele, ma è la vita. -</p> - -<p> -Dì pure che io vaneggio, che sono un -fanciullo incorreggibile, ma lasciami dire -alla mia volta che tu non sai vivere. Illusioni, -follie!... Sia pure, mio buon Eugenio, -ma stolto ed illuso colui che rifiuta il -calice della vita, perchè non vi vede brillare -in fondo l'eternità! Non è egli forse filosofia -più sana e più utile, quella che benedice -l'oggi, se ne appaga e ne vive, di quella che -anticipando il domani con boriosa audacia, -s'accascia nell'inerzia, sopportando il peso -d'un'esistenza neghittosa? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> -</p> - -<p> -Domani sia che si voglia; oggi amo, e -basta. Ma io ho anche ragioni per lusingarmi -del domani, e se volessi mostrarmi audace -nell'asserire, quanto voi altri cinici lo siete -nel negare, potrei dire una parola che farebbe -palpitare i cuori innamorati; e mille -voci s'unirebbero alla mia, e benedirebbero -questo benefico ideale dell'amore: l'eternità -dell'amore. -</p> - -<p> -Infatti tu lo sai al pari di me; non è -da oggi che io amo questa creatura; il -mio affetto è passato attraverso il tempo, -mascherato di cinismo come il tuo cuore, -ma non si è spento. Così i semi delle piante -passano attraverso i secoli serbando tutta -la loro potenza di vita, sospirosi dell'amplesso -fecondo della terra che li farà germogliare. -Anche l'amore ha i suoi germogli. -</p> - -<p> -E poi, oggi è ben altro: io posso pensare -senza arrossire agli enormi desideri che torturano -dolcemente il cuore di chi ama, posso -pensare a farla mia, a' suoi baci di fuoco, -al suo seno palpitante sul mio. Nulla più -s'oppone alla mia felicità. Il signor Verni è -morto; il tuo silenzio su ciò mi lascia credere -che tu lo ignori. Io stesso non so dirtene -di più. Pare che il destino si compiaccia -di circondare di mistero tutto ciò che -riguarda questa donna: il suo stesso sorriso -è un enigma; vicino a lei io smarrisco le -mie audacie, e il suo sguardo dolce mi affascina -e m'impietosisce ad un tempo. No; -<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> -non posso ingannarmi; su quel volto sereno -è scolpita una grande sventura. Questo fantastico -sentimento di pietà che si aggiunge -alla mia passione ne raddoppia l'energia. -Vorrei comperare le sue lagrime col mio -sangue, vorrei travolgere il suo affanno nel -mio amore, e confonderlo in esso — il mio -amore è immenso. -</p> - -<p> -Non sono che poche ore che ho lasciato -la sua casa, e pochi passi soltanto mi separano -da lei, e tuttavia mi pare che un abisso -sterminato di spazio e di tempo si distenda -innanzi a me per isolare il mio amore. -</p> - -<p> -Un'angoscia segreta mi opprime; e mi -muovo cento domande — cento torture — a -cui non posso rispondere. Perchè mai ella -mi ha sorriso più dolcemente dell'usato, nel -separarci? Voleva darmi una speranza? se -così era, perchè tenersi a fianco quel benedettissimo -signor W**? Temeva ella di restar -sola con me? Mio Dio! Mio Dio! La mia testa -si perde in questo labirinto... -</p> - -<p> -Queste mie camere solitarie che ho già -amato tanto, mi sembrano fredde, mute come -sepolcri. Ho aperto le finestre che guardano -sul suo giardino, ho riveduto il pergolato, -il viale dei pini, il sedile di sasso; -tutto ciò è assai triste, assai desolato; la -brina inargenta i rami e le zolle; quella -nudità della natura mi ha agghiacciato il -cuore. Una sola cosa non ha mutato; le sue -finestre; esse sono sempre là, chiuse gelosamente, -colle cortine calate... E tuttavia il -<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> -mio occhio non erra smarrito sulle pareti -come una volta, ma si spinge oltre audacemente, -e vede una pallida figura di donna... -Il mio cuore palpita più vivamente... Carlotta! -Carlotta! -</p> - -<p> -Ho avuto per un istante la pazza speranza -che una finestra si aprisse a un tratto, e -che ella vi si affacciasse per rispondere all'appello -del mio cuore. Poi ho cercato la -finestra della camera che ho abitato tanto -tempo; ho riveduto il mio letto, le seggiole, -gli specchi, i fiorami delle pareti... E dire -che poc'anzi io era là, che vedevo la luce -attraverso quella finestra!... È finita, è finita!... -la mia ragione è minacciata da due -forze opposte; impazzirò di gioia o di affanno...... -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap47">XLVII. -<span class="smaller"><i>Silvio a Carlotta.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Che cosa devo pensare di voi? È la -terza volta che vengo in casa vostra per rivedervi, -ed è la terza volta che mi si dice -che voi non siete in casa. Io non ho dubitato -un istante che ciò fosso vero; non ne -ho dubitato, e non ne dubito, ve lo giuro; -ma un vago timore si è impossessato di me, -e non so aver pace in nissun modo. Che -cosa è dunque avvenuto? che cosa sta per -avvenire, mio Dio? -</p> - -<p> -Lo so, è una strana audacia la mia; pure -vi scongiuro, toglietemi da quest'affanno; -<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> -ditemi che la vostra assenza è affatto casuale, -che non si rannoda con alcun dolore, -con alcuna circostanza penosa; soprattutto -che io non vi ho parte alcuna. -</p> - -<p> -Ho pensato di scrivervi, perchè non oserei -presentarmi alla vostra casa con questo dubbio; -perchè un nuovo tentativo di rivedervi -fallito getterebbe forse nel mio cuore dei -fallaci sospetti sulla vostra lealtà; perchè -forse, se una dura verità deve partire dal -vostro labbro, voi stessa troverete più facile -mezzo affidandola ad una lettera. Rispondetemi -adunque, ve ne prego. Qualunque sia -la sentenza con cui risponderete al voto del -mio cuore, io saprò obbedirvi, io saprò forse -rassegnarmi ad una sciagura su cui il mio -pensiero osa appena arrestarsi: «riperdervi -per sempre.» -</p> - -<p> -Soprattutto siate franca, e procurate di rispondere -liberamente a questa domanda che -io vi faccio per l'ultima volta col cuore affranto -dalla lunga speranza: «Volete voi -esser mia?» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap48">XLVIII. -<span class="smaller"><i>Carlotta a Silvio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Sarò franca con voi, perchè lo volete. -E vi dirò che la vostra proposta mi ha fatto -versare delle lagrime di riconoscenza. Voi -non saprete mai tutto il bene che le vostre -parole mi hanno fatto, non saprete mai -quanto acerbamente io soffra dovendovi rispondere -<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> -con un rifiuto. Non insistete, ve -ne prego; voi non fareste che crescere la -mia angoscia, senza mutare il mio proposito. -V'ha qualche cosa d'insormontabile che si -frappone fra me e voi, fra me e il mondo, -un sepolcro inviolabile. Quell'uomo che oggi -non è più, quell'uomo che mi ha amato e -che io ho amato con tutte le mie forze, -stende le sue braccia per circondarmi ancora -del suo amore.... No, il suo amore non è -sepolto con lui; io lo sento; è solo per questa -fiamma misteriosa che ha sopravvissuto -al suo corpo che io accetto ancora la vita. -Senza di essa io non sarei forse più, o non -sarei più che una pallida larva del mio passato, -un'anima mutilata. Potrei io accettare -il vostro amore? Che cosa potrei darvi in -contraccambio? potrei io amarvi come voi -meritereste d'essere amato? che dico? potrei -io darvi la minima parte del mio amore -senza involarlo a lui? e dovrei io ritogliere -alla morte per donare alla vita? Impossibile! -impossibile! Quando anche il culto del passato -potesse isterilire nel mio cuore senza -incenerirlo, un imperioso dovere mi vieterebbe -di farlo. Io sono sua, non potrei essere -d'altri mai, senza turbare la pace della -sua tomba. E d'altra parte, forse che voi -potreste accettare un amore diviso con un -altro essere che, sebbene non sia più nella -vita, mi è tuttavia compagno nel pensiero, -nel sonno, sempre e dappertutto? Forse che -se fossi vostra e mi amaste, non sareste -<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> -ugualmente infelice sapendo che io ho amato -un altro più di quello che potrei amar voi? -</p> - -<p> -Lo vedete, è impossibile. Voi siete generoso, -e vi ho creduto sincero; perciò volli essere -sincera e generosa con voi. Sarei stata assai -più ingrata se avessi alimentato un istante -di più le vostre speranze. Ho fede nella vostra -energia d'uomo; tuttavia non abbiate a -male se io oso farvi appello e muovervi una -preghiera: «non insistete.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap49">XLIX. -<span class="smaller"><i>Silvio a Carlotta.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Non posso, non posso! La mia energia -d'uomo si è spezzata, io non sono che un -fanciullo, uno sciagurato fanciullo che non -ha altro che lagrime. -</p> - -<p> -Non potreste amarmi come avete amato -<i>lui</i>? che importa se voi potrete amarmi? vi -ho domandato il vostro amore, e voi potete -darmelo; non pretendo di più: una parte -del vostro amore è sempre il vostro amore. -</p> - -<p> -«Impossibile!» Non ditelo in nome del -cielo; non immaginate che le ombre dei defunti -possano turbare col loro egoismo la -felicità dei superstiti. La loro pace è assai -profonda, assai più dolce delle burrasche -della vita; esse sanno quel che hanno perduto -e quel che hanno guadagnato morendo, confrontano -e compiangono. Noi soli siamo i -ciechi, e barcolliamo inseguendo l'amore. -</p> - -<p> -I defunti non hanno invidia di noi; vorrebbero -<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> -essi contenderci l'amore, e spingere -le loro mani scheletrite per staccare questo -solo frutto benefico dell'albero della vita? -</p> - -<p> -Respingete queste paure; interrogate il -vostro cuore, se egli può palpitare vicino al -mio, siate mia. Io non mi opporrò a questa -religione delle memorie che vi fa santa ai -miei occhi; vorrò dividerla, vorrò piangere -e benedire anch'io; la felicità immensa di -sapervi mia, di vivere al vostro fianco, di vedere -ogni giorno il vostro sorriso, mi farà -buono; mi farà generoso; apprenderò da voi -il sentiero della pace, apprenderò a piangere -e a benedire.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap50">L. -<span class="smaller"><i>Carlotta a Silvio.</i></span></h2> -</div> - -<p> -«Voi v'illudete; il vostro cuore v'inganna; -il tempo muterebbe l'animo vostro, inesorabilmente. -Domani vorreste da me ciò che io -non potrei darvi. -</p> - -<p> -E poi... è inutile. Il mio passato vi si oppone; -se voi poteste leggere in esso, rifiutereste -forse con disdegno ciò che oggi domandate -con insistenza; nè io potrei più esser -vostra, nè lo vorrei. -</p> - -<p> -Non domandate di più. -</p> - -<p> -Credetemi; voi potete esser felice in altro -modo; io non posso aver pace che nella solitudine -del cuore. Siate generoso. Lasciate -che io parta da questi luoghi, e non cercate -di seguirmi.» -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span></p> - -<h2 id="cap51">LI.</h2> -</div> - -<p> -Il cuore di Silvio traboccava di speranza; -nonostante le prime ripulse, egli si era lusingato -che Carlotta avrebbe aderito al suo -desiderio. -</p> - -<p> -Questa lettera sfasciò d'un tratto, come un -soffio malvagio d'uragano, il dorato edifizio -delle sue illusioni. Oggimai nulla più era a -sperare; la fermezza d'una decisione presa -traspariva da ogni parola. Un immenso sentimento -di amara melanconia si diffuse e -serpeggiò per le vene di Silvio, a guisa di -tossico mortale. -</p> - -<p> -Pensando al suo passato, alle care parvenze -vagheggiate così lungamente, alla vanità -dei suoi sforzi per dominare il suo -cuore, al destino che lo aveva così stoltamente -riavvicinato ad una donna che egli doveva -riperdere per sempre, egli si sentì vinto da -un'ambascia compassionevole, e più intenerito -che attristato dalla sua sciagura, si gettò -nel suo letto singhiozzando. -</p> - -<p> -La notte che sopravvenne fu un lungo strazio -per lo spirito agitato di Silvio. Le segrete -paure della veglia, le fitte d'un pensiero -atroce, i vaneggiamenti dell'amore deluso, -lo tennero desto gran parte della notte. -Quando finalmente, vinto dalla stanchezza, -chiuse gli occhi al sonno, i fantasmi dei sogni -gli amareggiarono il riposo. Un fantasma -lungo e severo passeggiava per la sua camera; -gli occhi atterriti di Silvio seguivano -<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> -i passi uguali, monotoni, di quell'essere misterioso, -paurosi e avidi a un tempo di ricercare -i lineamenti di quel volto. Un grido -morì soffocato nel suo petto; egli aveva ravvisato -la larva disseppellita del sig. Verni... -</p> - -<p> -Si destò di soprassalto, e si cacciò d'un -balzo fuori del letto; un sudore minuto gli -bagnava la fronte, e un brivido agitava le -sue membra. La stagione era fredda, e il suo -focolare spento; ma il suo cuore era in sussulto. -Camminò alcun tempo per la camera, -inciampando nelle sedie; quando fu più queto, -accese la sua lampada notturna, e si -guardò intorno pauroso, e quasi atterrito del -suo coraggio. Le ombre dei mobili avevano -atteggiamenti strani, il silenzio era profondo. -</p> - -<p> -Che avrebbe egli fatto? Guardò il suo letto -con espressione di rammarico, come si guarda -un nemico, e indossò frettoloso una veste -da camera; poi si trasse accanto al camino, -ravvivò i tizzoni spenti, e si lasciò cadere -sopra un seggiolone di cuoio. Due ore dopo, -col capo fra le mani, cogli occhi immobili, -guardava il guizzo crepitante della fiamma. -</p> - -<p> -A un tratto si drizzò come spinto da una -molla; un'idea aveva attraversato la tenebrosa -solitudine della sua mente senza pensiero... -</p> - -<p> -— Ella parte! Ella parte! disse sordamente -scuotendo il capo con un gesto disperato. -</p> - -<p> -— E se questa notte medesima... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> -</p> - -<p> -In un baleno fu alla finestra, e ne spalancò -le imposte. La notte era serena, una -di quelle notti così frequenti negli inverni -dei climi freddi. Non si udiva un alito di -vento, non un susurro, non una voce: dinanzi -agli occhi le tenebre, alcune stelle silenziose -nel cielo. -</p> - -<p> -Un lumicino brillava ad una delle finestre -dell'abitazione di Carlotta. L'immaginazione -di Silvio andò più oltre e credette -di vedere un'ombra passare e ripassare più -volte dietro i vetri. -</p> - -<p> -— Ella parte, ella parte! ripetè con voce -fioca; «non la vedrò più!» e afferrò il capo -colle mani come a raccogliere le idee. -</p> - -<p> -— Vediamo, proseguì con una calma straziante; -ella parte, ella lascia questi luoghi -che le sono cari, questa solitudine che ama, -i suoi fiori, la sua casa tranquilla... E tutto -ciò per fuggirmi, per non vedermi, per sottrarsi -alle persecuzioni del mio amore importuno. -E che farò io in questa casa, in -questo paese, se ella non sarà più vicino a -me?... Impossibile che io vi rimanga... fuggirò -anch'io, mi trascinerò dietro di lei come -un pezzente, e le domanderò l'elemosina di -uno sguardo. Che essa mi odii, che essa mi -disprezzi, poichè non può amarmi!... -</p> - -<p> -Allora si die' a passeggiare a gran passi, -sfogando il suo dolore in gemiti selvaggi. -Questo impeto fu breve, e spossando le fibre -del suo cuore, rinvigorì quelle della sua -mente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> -</p> - -<p> -— Essa mi prega di non seguirla; soggiunse -con profondo abbattimento, come se -ripetesse a sè stesso una sentenza inappellabile. -</p> - -<p> -Allora in uno slancio generoso si proponeva -di fuggirla, di lasciarla alla sua pace, -di recarsi un'ultima volta innanzi a lei e -pregarla di rimanere. L'idea del sagrifizio -gli sorrideva dal profondo del cuore; essa -gli avrebbe stretto la mano nell'estremo <i>addio</i>, -ed avrebbe forse versato una lagrima -in segreto... -</p> - -<p> -L'alba lo trovò irresoluto. -</p> - -<p> -Si recò più volte innanzi alla casa di Carlotta -senza osare di varcarne la soglia; era -troppo presto, poteva riuscire importuno... -</p> - -<p> -Rifece i suoi passi e ritornò nelle sue camere -dove si tenne appostato alla finestra -spiando tutto ciò che avveniva nell'appartamento -di Carlotta. Di tal guisa acquistò la -certezza che Carlotta si apprestava per -partire. -</p> - -<p> -Suonava il mezzogiorno, e Silvio lottava -tuttavia col suo demonio senza grande vantaggio; -un'ora dopo le condizioni della lotta -parevano promettergli la vittoria; alle due -la battaglia era vinta, e Silvio saliva le scale -dell'abitazione di Carlotta. Era pallido o -stravolto, ma fermo. -</p> - -<p> -Carlotta era uscita con Giovanni; solo la -cameriera era in casa. -</p> - -<p> -Buona figliuola in tutto, non faceva torto -al ceto cui apparteneva, e chiaccherava volontieri. -<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> -Silvio non ebbe ad ascoltare molto, -che ne seppe abbastanza. -</p> - -<p> -Uscì e si diresse verso il cimitero. Uno -stretto sentiero dietro la casa vi guidava abbreviandone -la distanza. Quel sentiero era -poco battuto, e vi spuntava un'erba gialliccia, -coperta ancora della brina che l'ombra -della casa aveva protetto; fatti pochi passi -appena, riconobbe le pedate di due persone: -Carlotta e Giovanni senza dubbio. Più in là -la brina era stata disciolta dal sole, cosicchè -le traccie del piede di Carlotta diventavano -quasi impercettibili; il piede di Giovanni -aveva stampato orme più profonde... -Silvio esaminava tutto ciò con una attenzione -che era presso alla puerilità; il suo -spirito smarrito aveva perduto la coscienza -di sè medesimo. -</p> - -<p> -In breve giunse dinanzi al cancello di -ferro del ricinto. -</p> - -<p> -Era un piccolo campo seminato di croci, -circondato da quattro mura poco più alte di -un uomo, e da un doppio giro di cipressi. -Sul cancello era scolpito un teschio con -due ossa incrociate, e l'iscrizione: <i>Hodie mihi, -cras tibi</i>. -</p> - -<p> -Sui pilastri che reggevano i battenti erano -due lapidi di marmo bianco; in una di esse -si leggeva un versetto dei salmi di Davide, -scritto a matita, e più sotto una data ed un -nome, un nome di donna.... -</p> - -<p> -Silvio lesse e sorrise tristamente. -</p> - -<p> -Spinse il cancello, che girò sui cardini -senza rumore, ed entrò nel recinto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> -</p> - -<p> -Un grido troncò la sua atonia — quel grido -era di Carlotta... -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap52">LII.</h2> -</div> - -<p> -Tutte le fibre di Silvio risposero a quel -grido: la sua mente smarrita ritrovò il sentiero -del dolore; pensò allo scopo per cui -era venuto, e fissò gli occhi nel suolo con -uno sforzo disperato, quasi volesse scavare -una fossa per seppellire le sue illusioni. -</p> - -<p> -Carlotta era inginocchiata presso una -tomba, e nascondeva la faccia fra le mani; -il vecchio Giovanni, ritto accanto ad essa, -teneva il capo inchinato sul petto. -</p> - -<p> -Vi furono alcuni istanti d'immobilità e di -silenzio. -</p> - -<p> -Finalmente Carlotta sollevò il capo lentamente, -e drizzandosi in piedi, aprì gli occhi -velati dalle lagrime, fissando Silvio d'uno -sguardo lungo e sereno, come raggio di sole -dopo una tempesta. Silvio barcollò e fece -alcuni passi; intanto Giovanni s'era spinto -inosservato fuori del ricinto. -</p> - -<p> -Alcuni istanti dopo, quasi senza avvedersene, -Carlotta e Silvio si trovarono seduti -l'uno a fianco dell'altro a' piedi della tomba. -</p> - -<p> -— Mi perdonate? domandò Silvio con voce -fioca. -</p> - -<p> -Carlotta non rispose, ma il suo sguardo -parve dire: «vi perdono.» E poichè Silvio -tentava d'afferrarle una mano, essa gliel'abbandonò -senza ritrosia — una piccola mano -candida, affilata, con vene azzurre, come -quella d'un bambino. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> -</p> - -<p> -Questa arrendevolezza non meravigliò Silvio, -il quale in quel momento era incapace -di misurarne il valore. Trovarsi seduto accanto -a Carlotta, sentire la mano di lei nella -sua, udire il suo respiro affannoso, l'ansia -del suo petto, e quasi i battiti affrettati del -suo core, e dire che tutto ciò non era che -un sogno che non si sarebbe rinnovato più -mai, era tale tortura che soffocava il piacere. -</p> - -<p> -— Ho voluto vedervi un'ultima volta, prese -a dire Silvio balbettando, per dirvi... -</p> - -<p> -E qui si arrestò titubante. Carlotta, sbagliando -sul significato di quell'interruzione, -si mostrò agitata, e ripiegando indietro il -capo guardò la lapide presso la quale erano -seduti. Silvio seguì istintivamente quello -sguardo, e lesse su quel marmo un nome, -il nome di <i>lui</i>.... Egli lo aveva immaginato -già prima, e tuttavia impallidì; e gli parve -che quel muto richiamo, in quel momento, -e per parte di Carlotta, palesasse una certa -trepidanza mal dissimulata, ed ora invece -la sicurezza. Ad ogni modo l'intenzione di -troncare la via ad ogni audacia, v'era palese, -e gli tornarono in mente quelle parole che -erano cadute sul suo cuore come un martello: -«v'ha qualche cosa che si frappone -fra me e voi, un sepolcro inviolabile.» -</p> - -<p> -Quello sguardo aveva ridestato uno sciame -di pensieri importuni, che volteggiarono in -giro per alcuni istanti nel capo di Silvio, -prima di posarsi un'altra volta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> -</p> - -<p> -— Per dirvi... proseguì egli sorridendo -mestamente come per dinotare che aveva -indovinato il dubbio di Carlotta, per dirvi -che io parto. -</p> - -<p> -— Voi partite! esclamò Carlotta colla sorpresa -indeterminata di chi non sa se debba -corrucciarsi o ringraziare. -</p> - -<p> -— Vi lascio; aggiunse Silvio con voce soffocata. -</p> - -<p> -Carlotta chinò gli occhi a terra per nascondere -l'emozione; ma la sua mano incontrò -un'altra volta la mano di Silvio e -disse con un linguaggio eloquentissimo la -riconoscenza. -</p> - -<p> -— Poichè voi lo volete; prese a dir Silvio -con vivacità, e siccome la mano di Carlotta -minacciava di allontanarsi, soggiunse più -vivamente ancora: poichè Dio lo vuole. Non -affannerò più oltre la vostra solitudine, non -turberò i fantasmi del vostro passato; non -mendicherò senza frutto ciò che voi non -volete darmi; non tenterò più le vie del -vostro cuore che non saprebbe amarmi -giammai. -</p> - -<p> -Carlotta non rispose, ma il suo seno agitato -palesava apertamente l'affanno. -</p> - -<p> -— Voi l'avete detto. Iddio lo vuole. -</p> - -<p> -Silvio sorrise amaramente, e tentennò il -capo con un gesto disperato. -</p> - -<p> -Carlotta impallidì. Evidentemente ella temeva -di aver confidato troppo nella fermezza -del proposito di Silvio; forse lo stesso Silvio -aveva troppo fidato sulla sua forza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> -</p> - -<p> -Dite al naufrago che si lasci seppellire -dalle onde, che tanto tanto il lottare non -gli gioverà a nulla — dite ad un amante -che l'insistenza della domanda non potrà -vincere mai l'ostinazione del rifiuto d'una -bella ritrosa.... -</p> - -<p> -Silvio, sentendo il bel corpo di Carlotta -vicino al suo, ebbe la debolezza di pensare -all'immensa frenesia di piacere che egli -avrebbe potuto provare vivendo al suo fianco. -Il sangue gli salì al cervello, e vide in una -nube di fuoco tutta un'infinita schiera di -fantasmi fuggitivi.... Un'eloquenza suggerita -dal cuore ispirò irresistibilmente il suo labbro; -strinse la mano di Carlotta e parlò -nuove profferte e nuove preghiere; i suoi -occhi sfavillavano come fiamme, il suo petto -si sollevava e s'abbassava come onda di mare -tempestoso. -</p> - -<p> -Carlotta turbata all'improvviso assalto, tremava -come uno stelo, e guardava Silvio con -un'espressione che pendeva tra il rimprovero -e la preghiera, ma che diceva più che -tutto lo sgomento. -</p> - -<p> -Silvio tacque arrossendo; abbandonò la -mano di Carlotta, e chinò il capo al suolo; -Carlotta levò gli occhi al cielo. -</p> - -<p> -— Non dirò che una parola, disse ella -poco dopo con accento commosso; e voi desisterete, -spero, da una vana insistenza.... -</p> - -<p> -Si arrestò titubante; Silvio continuava a -tenere il capo abbassato, e non vide sul -volto di Carlotta le traccie della lotta che -si combatteva nel suo petto. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> -</p> - -<p> -Il silenzio ridestò l'attenzione di Silvio; -egli si scosse e guardò Carlotta in viso; -quello sguardo era mesto e dolce, e tuttavia -la poveretta tremò come sotto una -minaccia; indi con un supremo sforzo che -vinse la sua natura di donna, pronunziò con -voce ferma il nome del cavalier Salvani.... -</p> - -<p> -Un grido, un ruggito di belva imprecò sulle -labbra di Silvio. -</p> - -<p> -Carlotta nascose il capo fra le mani. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap53">LIII.</h2> -</div> - -<p> -Quel nome ridestava in un punto solo -tutte le passate torture di Silvio. Egli rivide -la faccia trista e il contegno arrogante di -quell'uomo odiato. Mille pensieri assalirono -la sua mente abbattuta, come orda inviperita -che infierisce sul caduto. -</p> - -<p> -Quel Salvani era dunque stato un amante? -Carlotta era dunque colpevole? Quale altro -significato attribuire a quel nome pronunciato -da Carlotta, se non quello d'una confessione? -E perchè una confessione? La credeva -essa indispensabile? E come mai aveva -potuto immaginare che dovesse bastare il -solo nome del Salvani a tale effetto? Conosceva -essa adunque i sospetti che egli aveva -nutrito un tempo?... -</p> - -<p> -A poco a poco la sua mente afferrò il filo -di questo labirinto d'idee. -</p> - -<p> -Volse l'occhio verso Carlotta, e la vide -immobile, abbattuta, colla faccia sempre nascosta -fra le mani; il suo petto era agitato -<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> -come un piccolo mare, immenso mare di -amore e di voluttà.... Una lagrima spuntava -fra le sue rosee dita, e scorreva lentamente -lungo il braccio. -</p> - -<p> -Silvio sentì nel seno un artiglio spietato -che gli stringeva il cuore; i suoi occhi anch'essi -versavano delle lagrime; e perchè -non le avrebbe egli mescolate, queste dolci -lagrime della pietà e dell'amore, con quelle -purificatrici del rimorso? -</p> - -<p> -Allora una nuova idea balenò nella sua -mente. Se questo appunto, questo solo, fosse -stato il motivo dell'ostinato rifiuto di Carlotta? -Ciò era naturale; pensandoci meglio, -non poteva essere altrimenti. Carlotta aveva -dubitato di lui, aveva stimato che l'amore -che le veniva offerto era uno di quegli amori -volgari che, nati di desiderio, hanno tutta -la prepotenza della passione, ma non la forza -dell'affetto, e se sanno affrontare lo stesso -pericolo della vita, s'impauriscono però al -solo pensiero del ridicolo e della maldicenza. -Ora, interrogando il suo cuore, Silvio lo sentiva -più saldo che non avesse creduto, e -disse a sè stesso che i pregiudizi sociali -non avrebbero avuto virtù di farlo piegare -un solo istante dai suoi propositi. -</p> - -<p> -Chi sa?... Forse Carlotta lo amava in segreto, -forse... Buon Dio! come è meravigliosamente -intessuta la tela bizzarra delle umane illusioni! -</p> - -<p> -Silvio immaginò la riconoscenza affettuosa -di Carlotta, la sua pace domestica, la solitudine. -<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> -Guardò un'altra volta al suo fianco... -un angelo, l'angelo del pentimento! -</p> - -<p> -Oh! sì; Dio è grande e misericordioso! -</p> - -<p> -Se una colpa s'imprime sulla riputazione -d'una donna, il pentimento deve lavare ogni -macchia; infine essa confessava... l'onore del -<i>marito</i> era salvo... -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap54">LIV.</h2> -</div> - -<p> -Silvio prese dolcemente una mano di Carlotta, -e con lieve violenza la allontanò dalla -sua faccia. Carlotta cedette come un automa. -</p> - -<p> -— Ascoltatemi, prese a dire Silvio, ascoltatemi, -in nome del cielo; voi non sapete -quale sterminata distesa di speranze avete -fatto riapparire al mio sguardo con una parola. -Sarà dunque vero? Potrò io ancora? -oh! dite, dite che io non m'illudo stoltamente, -che io posso ancora farvi mia... -</p> - -<p> -Colui! Che importa a me di colui, se voi -mi amerete? che importa a me del passato, -quando mi rimane il presente, quando questo -presente è l'amore? Dimenticate, dimenticate -tutto, distraete il vostro sguardo da -un fantasma che vi offende, che vi impaurisce. -</p> - -<p> -Quali rapporti vi hanno stretta a quell'uomo? -Io non lo so, non lo dimando; io -so che vi amo, che innanzi a voi io divento -fanciullo, che guardo la vostra fronte, e vi -leggo il candore dell'anima vostra. Qualunque -sia quest'affannosa memoria che vi ha -fatto piangere, io non ho che una parola -<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> -per confortarvi: «ai miei occhi voi siete -pura come il bacio della mia povera madre.» -Non respingete la mia proposta, non la respingete, -siate mia, dividete la mia solitudine, -dividete meco il culto che avete sacrato -alla morte; lo vedete, ho pianto anch'io; saprò -piangere anch'io. -</p> - -<p> -— Vi ringrazio, disse Carlotta commossa, -vi ringrazio; sa il cielo se io lo vorrei... -non posso. -</p> - -<p> -— Non lo dite, non lo dite; abbiate pietà -di me. È nelle leggi della natura che la -donna debba amare; compiacetevi pure dei -vincoli che vi legano alla morte, ma non -dimenticale i vincoli che vi legano alla vita. -Amate le vostre memorie, ma amate pure -l'amore; rinunziate all'idea di un sagrifizio -irragionevole; oppure sagrificatevi doppiamente; -fate felice un uomo che vi ama, cercate -d'amarmi, siate mia. -</p> - -<p> -Così dicendo Silvio stringeva convulsamente -la mano di Carlotta, cercando d'incontrarne -lo sguardo che si teneva ostinatamente fisso -al suolo. -</p> - -<p> -Quando egli tacque, Carlotta risollevò il -capo, e si lasciò sfuggire un lieve sospiro. -Silvio la interrogò con un gesto d'insistenza -disperata; tutta la sua anima era nei suoi -occhi. Carlotta fece atto di parlare, ma mancandogliene -la forza, scosse tristamente il -capo senza dir motto. Silvio lasciò sfuggire -la mano che teneva stretta fra le sue, e si -battè la fronte gemendo sordamente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> -</p> - -<p> -Per alcuni istanti non si udì altro che il -rantolo di Silvio e la respirazione affannosa -di Carlotta. -</p> - -<p> -La poveretta non piangeva, non aveva più -lagrime, ma l'espressione del suo pallido -volto era così profondamente compassionevole, -che pareva riflettere lo stesso dolore. -</p> - -<p> -— Siate forte; prese a dire poco dopo con -dolcezza; siate uomo; io non merito tanto -dolore... E tuttavia, soggiunse con voce cui -cercava di dare una fermezza impossibile, e -tuttavia io vi ringrazio con tutte le forze -della mia anima; questo linguaggio che mi -avete parlato ha prodotto in me la sola gioia -che io non avrei creduto di riprovare più -mai sulla terra, quella di ingrandire, di risollevare -me stessa ai miei occhi. Se voi -credete alla riconoscenza degli uomini, fidate -sulla mia; è un povero tributo infecondo, -il solo che io possa darvi, ma mi -viene dal cuore e mi fa bene il potervelo -pagare. Credete a me: io non posso esser -vostra, <i>non lo posso</i>; non fatemi dire di più. -Se voi sapeste il terribile segreto che mi -opprime, se conosceste il rimorso che mi -divora... Eppure, sì, io lo debbo, io sono forte -e lo posso: una confessione. Voi ne avete -il diritto; avete anche il dovere di ascoltarla; -forse apprenderete a stimarmi di più, -e ad amarmi meno. Io non ho più nessun -desiderio nella vita, non vedo innanzi alcuno -scopo, fuor uno: espiare; pure il pensiero di -sapermi stimata da voi allieterà la mia solitudine. -<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> -Forse siete il solo cui le apparenze -abbiano concesso questo fatale diritto di disprezzarmi; -voi non ne avete abusato; mi -avete amato. Io credo al vostro amore, e ne -piango come di una sciagura; credo pure -alla vostra stima, ma il tempo muterebbe -le disposizioni dell'animo vostro; e forse -un giorno non avreste per me che compianto. -Io voglio la vostra stima; voi solo -guarderete in questo povero cuore così colpevole -e così sciagurato: giudicherete voi, -voi solo. Direte voi stesso se un legame diverso -dall'amicizia può stringere ad un altro -cuore questo cuore straziato di donna. -</p> - -<p> -Carlotta aveva detto queste ultime parole -collo sguardo francamente aperto e sereno; -la sua voce non tremava più. Silvio affranto -e scoraggiato, seguiva colla docilità di un -bambino le inflessioni soavi di quella voce -argentina. -</p> - -<p> -Carlotta tacque un istante; poi prese a -parlare in questi termini. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap55">LV.</h2> -</div> - -<p> -«La natura ha posto un limite alle lagrime, -ed io posso volgermi indietro, e contemplare -le più remote memorie dei miei -dolori, senza piangere. -</p> - -<p> -Non è gran tempo. Io era ciò che si suol -dire <i>una fanciulla da marito</i>, e mi si teneva -in conto di tale; ma nel cuore io mi sentivo -ancora una bambina. Mio padre, un vecchio -negoziante che aveva accumulato un -<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> -patrimonio coi suoi guadagni, mi aveva fatto -dare un'educazione compita, e pretendeva -che io ne facessi mostra. Era un buon uomo, -e mi amava; io lo compiaceva del mio -meglio, ma dentro di me sospiravo quelle -dolci ed innocenti puerilità che allietano la -facile carriera dei primi anni della vita; in -mezzo alle feste, ai suoni, alle danze, a quelle -cure che compiacevano la mia nascente vanità -di donna, io pensavo a quella festa della -vita che si chiama l'infanzia, a quell'età di -spensieratezza e di petulanza che folleggia -nelle vie, nei fossati, nei giardini, col suo -lusso di teste bionde, e coi suoi cori di voci -argentine. -</p> - -<p> -Mia madre non era più al mio fianco; la -poveretta mi aveva lasciato sola da un pezzo; -a me adunque le cure della casa, piccole -noie desiderate e care a diciotto anni, ma -ingrate a sedici; a me le brighe dei ricevimenti, -«madamigella,» «signore,» e poi -i soliti complimenti di rigore; e tutto ciò -senza sbadigliare, senza <i>uscire fuor di sè -stessa</i>, come soleva dire mio padre — terribile -carico per il mio piccolo dorso. Io che -avrei amato tanto correre per la campagna, -inseguire le farfalle e cogliere le more selvatiche!... -«Non sei più una bambina» diceva -mio padre; «madamigella» mi si diceva -da ogni canto; ed io povera creatura, -sottratta ai miei piccoli amori, mi rassegnava -sospirando. -</p> - -<p> -La nostra casa era frequentata da molta -<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> -gente; uomini e donne, la più parte vecchi, -si davano convegno alla sera per prendere -il <i>thè</i> con mio padre. Queste radunanze settimanali -erano il mio più gran supplizio; -era in esse per l'appunto che io udiva ad -ogni momento quella terribile parola <i>madamigella</i>. -Era forse una stoltezza la mia; ma -questo titolo, che ad altre fa battere il cuore, -mi irritava, mi offendeva. -</p> - -<p> -Ho ritenuto sempre in mente la memoria -del giorno in cui udii profferire quel titolo -fatale per la prima volta; fu in bocca d'un -vecchio sensale di operazioni di banca. Costui -era amico della famiglia, e m'avea sempre -chiamato per nome; io credo che lo facesse -per compiacere il segreto desiderio di -mio padre; ma so che n'ebbi stizza, e che -da quel giorno all'incirca incominciarono i -ricevimenti settimanali, nei quali io doveva -far la parte di padrona di casa. Mio padre -andava orgoglioso di me, e non faceva nulla -per nasconderlo. Egli stesso diceva che io -era bella, e tutti gli altri me lo ripetevano -in coro. Le prime volte fui turbata, e me -ne lagnai con mio padre; più tardi ascoltai -senza arrossire; più tardi con compiacenza. -</p> - -<p> -Mi fermo sopra queste inezie, perchè è -appunto ad esse che io attribuisco le mie -sciagure. Il mio povero padre mi amava -certamente; ma la sua cecità fu la prima -causa, forse la sola, delle mie colpe. Io non -era nata vanitosa; questo sentimento che -<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> -abbandona l'uomo in balia del più destro, e -trascina così fatalmente la donna alla dimenticanza -dei suoi doveri, era come assopito -nel mio cuore; non si sarebbe forse risvegliato -mai, o non si sarebbe risvegliato che -assai tardi. Ma l'educazione che mi si aveva -dato, le cure precoci che mi si aveva addossato, -le amiche, i divertimenti, le adulazioni -che avviluppavano da ogni parte il -mio spirito, tutto in una parola congiurò -contro di me. -</p> - -<p> -Venne un giorno, fatal giorno, in cui un -uomo parlò al mio orecchio un linguaggio -diverso da quello che io era solita udire. -</p> - -<p> -Quell'uomo era giovane; mi aveva detto -che io era bella, e mi ero stretta nelle spalle; -tutti mi avevano detto altrettanto; mi aveva -detto che io gli piaceva, ed io l'aveva guardato -in volto, ed aveva visto che non era -brutto e che non mi dispiaceva; finalmente -mi disse che mi amava. -</p> - -<p> -Io non risposi nulla, ma arrossii e sentii -dentro di me qualche cosa che mi lusingava -e m'impauriva ad un tempo. -</p> - -<p> -La notte non chiusi occhio; una sensazione -nuova mi costringeva a vegliare. Io -volgeva e rivolgeva in mente quelle misteriose -parole che avevano tanto potuto sul -mio cuore; dove era il segreto che me le -faceva così care? L'immagine dell'uomo che -le aveva profferite si mesceva talvolta alle -mie fantasie, ma così vaporosa ed incerta, -che io stentava a riunirne coll'occhio i profili. -<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> -Io non posso dubitarne: il labbro che -le aveva profferite aveva ben piccola parte -nell'influenza meravigliosa di quelle parole. -L'amante era l'accessorio — un nonnulla; -l'amore era tutto. Essere amata! sapere che -si ha inspirato dell'amore! è forse questa -segreta compiacenza che abbellisce il primo -palpito del cuore della donna. Ieri le feste, -le etichette, le mode; ma nonostante tutto -ciò la coscienza, e, più che la coscienza, il -desiderio d'essere bambina; oggi invece la -donna colle sue ardenze, coi suoi desiderii, -coi suoi affetti. L'amore è una rivelazione; -la farfalla dalle ali di raso si abbandona -al fuoco che la seduce — la fanciulla muore -e nasce la donna. -</p> - -<p> -Quell'uomo era bello, era simpatico? che -so io? Mi amava, ecco tutto. Io non l'amavo, -ma pensavo talvolta a lui, e mi compiaceva -di questo pensiero. Io sentiva qualche cosa -per lui; forse più riconoscenza che simpatia, -amore no certamente; ad ogni modo io sentiva -qualche cosa. Era stato lui il primo! -Aveva sopra di me come un diritto di conquista; -avessi anche sentito simpatia per un -altro, mi sarebbe sembrato di rendermi infedele, -di mancare ad un dovere. A quella -età si sente l'istinto del sagrifizio, e se ne -ha la forza. -</p> - -<p> -Il giorno successivo fui pensierosa; erano -i primi pensieri, i primi affanni. -</p> - -<p> -Lo rividi; volli sfuggirlo quasi per istinto, -ed <i>egli</i> mi si fece vicino addolorato. Quel -<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> -dolore mi ferì vivamente; fui gentile con -lui; risi delle sue parole, ma dentro di me -mi lusingai. Le abitudini sociali mi apprestavano -le prime armi dell'amore, la dissimulazione. -</p> - -<p> -Un'altra volta fu più ardente, ed io risi -meno; finalmente mi domandò se io l'amassi, -ed io gli dissi ingenuamente di <i>sì</i>. Ero io -certa di non ingannarmi? non credo; ero -però certa di non mentire. -</p> - -<p> -Di quel tempo mio padre ammalò; per la -prima volta in mia vita pensai che sarebbe -venuto un giorno in cui anch'egli mi -avrebbe lasciato. Pur troppo i miei timori -non tardarono ad avverarsi! -</p> - -<p> -Durante la sua infermità io fui sempre -al suo fianco; ma il mio pensiero era sempre -con <i>lui</i>. -</p> - -<p> -Ci rivedemmo più volte presso il capezzale -di mio padre; gli parlai dell'avvenire; -mi parlò dell'avvenire. In fondo al -mio cuore era un pensiero che si rivelava -dai miei sguardi; mi parlò di nozze. Battei -palma a palma le mani; non ne era troppo -certa, ma doveva esser questo. Il matrimonio -per me era l'amore. -</p> - -<p> -A poco a poco mi assuefai a vederlo, a -pensare a lui, ai <i>nostri</i> progetti. Allora fui -assalita da una specie di rimorso; incapace -di apprezzare giustamente la natura dei miei -sentimenti, volli analizzare l'affetto che io -sentiva per <i>lui</i>, e convincermi che io l'amavo. -Frugai nel mio cuore con severità, disposta -<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> -ad accusarmi di non avergli dato tutto ciò -che il mio cuore poteva dargli. Il risultato -di queste indagini mi afflisse; io non era -certa d'aver la coscienza netta; quando -avevo domandato a me stessa che cosa amassi -in <i>lui</i>, era rimasta attonita. Il suo naso, la -sua fronte, la sua bocca? No certamente; -un altro naso, un'altra fronte, un'altra bocca, -mi avrebbero trovata arrendevole allo stesso -modo: amavo <i>lui</i>. Questo <i>lui</i> concretizzava le -mie aspirazioni, il mio ideale: ma questa -vaga indeterminazione mi era incresciosa, e -me ne faceva un carico. -</p> - -<p> -Come per vendicare questa colpa, presi a -dimostrargli maggior tenerezza. Ridivenni -bambina per <i>lui</i>, perchè egli potesse comandarmi, -perchè io ricercassi avidamente le -sue carezze; la mia innocenza non mi impediva -il rossore; la natura stessa ci avverte -dell'errore in un linguaggio pieno di mistero -e di eloquenza. -</p> - -<p> -Quell'uomo approfittò della mia debolezza, -dell'impero fatale che esercitava sopra di -me; un giorno.... e come oserò io ripeterlo? -egli pregava, mi stringeva le mani, si gettava -ai miei piedi; io pallida, sbigottita, tremante, -senza coscienza. La vergogna mi teneva -immobile, l'amore, la pietà mi facevano -deboli; la sua audacia, le sue promesse, mi -soggiogavano; fui colpevole.» -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span></p> - -<h2 id="cap56">LVI.</h2> -</div> - -<p> -Carlotta nascose la faccia fra le mani. -</p> - -<p> -Silvio colle labbra tremanti, con una espressione -indescrivibile d'ansietà o di paura, girava -uno sguardo torvo intorno a sè. -</p> - -<p> -— E quell'uomo? domandò egli con voce -fioca, facendo forza a sè stesso. -</p> - -<p> -— Il cavalier Salvani; rispose Carlotta -rialzando la fronte pallidissima. -</p> - -<p> -Silvio soffocò un gemito; e fece segno -a Carlotta di continuare la sua narrazione. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap57">LVII.</h2> -</div> - -<p> -«Conobbi ben tosto l'enormità del mio -fallo; benchè io cercassi di stordirmi nel -pensiero dell'amore, la coscienza mi accasciava -ogni giorno sotto il peso del rimorso. -Una segreta ed invincibile paura s'aggiungeva -al mio strazio. -</p> - -<p> -La prima colpa mi aveva abbandonata -inerme in balia di lui; io sentiva di appartenergli, -parevami che forza umana non -avrebbe potuto strapparmi dal suo seno, che -i nostri destini fossero stati congiunti lassù. -Questa assoluta dipendenza dai suoi voleri -mi atterriva; il peso dei doveri che mi stringevano -a lui non era alleviato da alcun diritto; -io sapeva troppo bene di non averne -alcuno. -</p> - -<p> -Per la prima volta pensai al matrimonio -come ad una riparazione; glielo dissi fra le -lagrime, ed egli mi rassicurò, ridendo della -mia debolezza. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> -</p> - -<p> -Io non lo amavo più come prima, nè certamente -lo amavo più di prima; pareva che -la mia anima avesse mutato natura. La colpa -aveva concretizzato a un tratto le astrazioni -del mio culto; prima era l'amore; oggi era -l'uomo a cui mi era abbandonata. Era tuttavia -un modo assai strano d'amarlo; v'era -dell'ammirazione, e quasi del timore per il -suo corpo maschio, così vigoroso al confronto -del mio; v'era del rispetto, ma poca -tenerezza. Io sentiva che avrei potuto amare -altrimenti, che in fondo al mio cuore v'era -qualche cosa che invano anelava di prorompere. -Che cosa me ne tratteneva? Non lo -sapeva dire. -</p> - -<p> -Tuttavia io era felice; mi compiacevo dei -miei sentimenti, e cercando d'ingannare me -stessa, mi compiaceva perfino della mia colpa. -Le sue carezze, le sue promesse, mi pagavano -di tutto; quando mi vedeva mesta sapeva -mostrarsi tenero per rasserenarmi. -</p> - -<p> -Passarono di tal guisa alcune settimane. -La malattia di mio padre s'era aggravata; -pensando che io deludevo la fiducia del povero -infermo, e che v'erano stati dei momenti -in cui m'era quasi rallegrata della -sua infermità, io mi sentiva riavvicinata a -lui, più ancora che dall'affetto e dal sentimento -di pietà dal bisogno di meritare il suo -perdono. -</p> - -<p> -La sua malattia si prolungò alcuni mesi. -</p> - -<p> -In quell'intervallo di tempo Salvani era -venuto assiduamente a vedermi; i suoi -<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> -modi erano però mutati; alla dolcezza delle -sue parole era succeduta una specie di rozzezza -dissimulata a stento; alla spontaneità -ardente un'indifferenza che mi agghiacciava. -</p> - -<p> -Io gliene faceva rimprovero palesemente; -egli si schermiva con una parola: «affari», -ed io, che non amavo di meglio che di credergli, -mi acquetavo. -</p> - -<p> -I miei timori non erano che troppo fondati; -in breve n'ebbi la certezza. -</p> - -<p> -Non dirò per qual via mi giungesse la -forza per sopportare quel colpo crudele; io -lo sopportai. Il suo abbandono mi trovò preparata; -da qualche tempo l'affetto s'era spuntato -nel mio cuore contro la vergogna; la -virtù oltraggiata mi consenti una forza che -non avrei osato sperare; egli spezzò i suoi -giuramenti, ed io non ne morii. La vergogna -non uccide. -</p> - -<p> -La mia debole natura di donna si fortificò -nell'odio; odiai quell'uomo assai più che non -lo avessi amato». -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap58">LVIII.</h2> -</div> - -<p> -«Risparmierò al mio cuore una narrazione -penosa ed inutile; la narrazione dei -dolori che accompagnarono il mio disinganno. -</p> - -<p> -Mio padre riacquistò a poco a poco la salute; -a poco a poco invece io andai perdendo -la mia. Il cielo mi è testimonio se il pensiero -d'ammalarmi e di morire mi ha fatto -<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> -battere il cuore! Ma la mia speranza fu vana. -Un pallore estremo aveva cancellato sulle -mie guancie le rose della fanciullezza e dell'innocenza, -ma non fui costretta a letto. Assai -più fatale era il mutamento avvenuto nel -mio spirito; quella mia natura facile, scherzosa, -puerile, aveva preso il sussiego della -meditazione, e un'indolenza assai prossima -all'apatia. -</p> - -<p> -Mio padre cercò invano di distrarmi, interrogò -invano i medici, invano interrogò il -mio cuore. -</p> - -<p> -Le sale della nostra casa si ripopolarono -un'altra volta di convitati; un'altra -volta toccarono a me le brighe dei ricevimenti; -ed io mi vi assoggettai senza riluttanza, -senza troppo gran noia, come ad una -necessità indifferente. -</p> - -<p> -Un ricco negoziante, ancor giovane, aspirò -alla mia mano. Mio padre me ne parlò con -quella leggiera insistenza che nei cuori benevoli -e delicati tiene luogo dell'autorità. -Rifiutai, e non se ne parlò più. Ma il mio -cuore n'ebbe per un pezzo, e tutti i fantasmi -del rimorso ritornarono in folla a torturarmi -dopo quel rifiuto. Il mio partito era preso; -per la donna che ha dimenticato i suoi doveri, -non ve ne ha più che uno: soffrire in -silenzio, soffrire sola; associare un uomo alla -mia vita sarebbe stato associarlo alla mia -vergogna. Il pentimento mi rendeva crudele -contro me stessa; conobbi più tardi che un -altro rimedio era possibile, ma non ebbi il -coraggio d'accettarlo.» -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span></p> - -<h2 id="cap59">LIX.</h2> -</div> - -<p> -«Passarono di tal guisa diciotto mesi; -io ora presso al ventesimo anno. Mio padre -mi colmava di carezze senza riuscire a darsi -ragione della mia tristezza. Di Salvani non -avevo saputo più nulla; tremavo al pensiero -di rivederlo, sebbene sapessi troppo bene che -egli mi avrebbe sfuggito. -</p> - -<p> -L'aspetto di mio padre era una continua -minaccia per me; benchè egli si adoperasse -a non lasciarlo parere, io indovinavo dal suo -volto l'affanno che lo torturava; comprendevo -che il mio stato di zitella lo poneva in gravi -timori pel mio avvenire. I suoi discorsi miravano -tutti istintivamente ad uno stesso -fine: ispirarmi l'amore della famiglia e il -pensiero d'uno sposo; io fingevo di non comprendere -l'allusione, e mi schermivo con qualche -domanda d'altra natura, a cui egli rispondeva -sospirando. -</p> - -<p> -Una sera, io l'ho in mente come fosse -ieri, ci fu presentato il figlio d'un ricco negoziante -svizzero, che era in rapporti di -commercio con mio padre. -</p> - -<p> -Era un giovane sui ventotto anni, alto della -persona, di lineamenti severi e belli. Non so -perchè, vedendolo la prima volta, mi sentii così -potentemente attratta verso di lui; v'ha certamente -al di fuori di noi una forza misteriosa -che ci trascina inesorabilmente sul -sentiero che ci è stato segnato; noi non -siamo che strumenti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> -</p> - -<p> -Quell'uomo voi lo avete conosciuto, si -chiamava Antonio Verni.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap60">LX.</h2> -</div> - -<p> -«Io aveva lottato disperatamente col mio -cuore, e mi era lusingata d'avergli strappato -per sempre ogni altra facoltà, tranne quella -del dolore. Quel giorno compresi d'aver fidato -a torto sulle mie forze; io sentivo nel -mio seno la facoltà, e più ancora, il bisogno -d'amare. Anzi, ora appunto che mi sapevo -indegna di questo nobile sentimento, m'accorgevo -di comprenderne per la prima volta -la vera natura. Salvani non aveva avuto che -la mia innocenza, oggi io potevo dare il -mio vero, il mio primo amore. -</p> - -<p> -Tuttavia non mi arresi al prepotente desiderio -del mio cuore, e combattei questa -passione che divampava ogni giorno più -violenta. -</p> - -<p> -Il signor Verni — allora io lo chiamavo -arrossendo «signore» — pareva non vedere -l'imbarazzo che mi cagionava la sua -presenza, nè dal canto suo aveva fatto nulla -per suscitarlo. Rare parole ed indifferenti, -qualche sguardo smarrito che s'era incontrato -alla sfuggita nel mio, e null'altro. La -mia vanità di donna non sarebbe stata certamente -lusingata dal suo contegno; ma io -non era più vanitosa. La vanità è una debolezza -che esige una coscienza, non dirò -pura, ma tranquilla; essa vive e s'alimenta -di cento inezie che solo la virtù senza macchia -<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> -o il vizio spudorato possono procacciarle; -un'anima tormentata dal rimorso non -lo potrebbe giammai. -</p> - -<p> -Dal sapere che il mio affetto era solitario -e non corrisposto, ritrassi nuovo vigore per -combatterlo. Invano. Il mio cuore era più -forte della mia volontà. A poco a poco rinunziai -a resistere; mi ripetei che la sua -indifferenza allontanava il pericolo della passione; -che io sarei stata libera d'amare senza -temere le conseguenze cui un amore corrisposto -avrebbe potuto trascinarmi; io non -sarei stata mai la sposa di quell'uomo, ma -ne sarei stata l'amante sempre. Avrei vissuto -di questo affetto; nissuno avrebbe potuto -rapirlo dal mio cuore, però che nessuno -avrebbe letto nel mio cuore. -</p> - -<p> -Io non mi faccio colpa di questa segreta -determinazione, sebbene per essa io mi sia -trovata più debole nel momento in cui più -avrei avuto bisogno di forza — così era stabilito -lassù. -</p> - -<p> -Se rivolgo lo sguardo al mio passato, io -non vedo che una cieca fatalità in lotta colla -mia debolezza. Le mie colpe sono, ahimè, -grandi e vere, ma i cimenti a cui fui provata -furono troppo lunghi e troppo crudeli, -perchè potesse essere incerto l'esito della -lotta. -</p> - -<p> -Una sera io mi trovai senza avvedermene -seduta vicino al <i>signor</i> Verni. Levando gli -occhi, incontrai il suo sguardo fisso sopra -di me. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> -</p> - -<p> -Non era la prima volta che io sorprendeva -il suo sguardo che aveva virtù di farmi -arrossire. Quella sera però, forse perchè -lontana dall'aspettarmelo o forse perchè più -debole nel sostenerlo, la mia emozione fu -così palese che egli se ne avvide. Io chinai -gli occhi al suolo, egli li tenne fissi nel mio -volto; risollevandoli, toccò a lui ad abbassarli -e ad arrossire. Fu il primo segno di -un'intelligenza misteriosa fra le nostre anime; -ma fu eloquentissimo. Provai un piacere -vivo, ma crudele come fitta di dolore. -</p> - -<p> -La mia mente non ebbe altra immagine -che quel rossore, nè altro pensiero che a -quella muta rivelazione. -</p> - -<p> -Un'altra volta egli mi si fece incontro per -salutarmi; indovinai dal suo sguardo che era -commosso, e la mia mano tremò nella sua; — egli -la trattenne con insensibile violenza — un -solo istante, eterno per il mio cuore. Quel -giorno lo sfuggii: il suo amore era a un -tempo un conforto ineffabile ed uno spasimo -atroce; quel che io sentivo al pensiero di -essere amata da lui era un sentimento indefinito -di desiderio e di paura — ma più -assai di paura. -</p> - -<p> -Finalmente egli mi svelò il suo affetto; fu -una prova suprema, terribile; io non so più -quale linguaggio egli adoperasse, ma mi -parve un linguaggio non mai udito; l'impressione -che io ne provai era certamente affatto -nuova per me. Mi tornò in mente il -passato, questo inesorabile passato che pesava -<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> -sulla mia coscienza; impallidii, tremai, -non risposi; che cosa avrei potuto rispondere? -</p> - -<p> -Il <i>signor</i> Verni non si diè per vinto; insistè -con cortesia squisita ed ottenne da me -delle parole smarrite, senza senso, che pure -lo colmarono di gioia. Era una gioia schietta, -serena, che illuminava il suo volto di una -luce straordinaria. -</p> - -<p> -Alcuni giorni dopo mi chiese il permesso -di parlare di me a mio padre. Che voleva -egli dire? Poteva la mia povera mente agitata -comprendere ancora alcuna cosa di ciò -che avveniva intorno a me? Mio padre mi -parlò di nozze, di nozze col <i>signor</i> Verni. -Rifiutai con voce spenta, e poichè mio padre -si meravigliava, e per la prima volta -in sua vita insisteva, dissimulando a stento -la sua collera, mi gettai piangendo nelle sue -braccia. -</p> - -<p> -Il <i>signor</i> Verni non parve aversene a male; -si mostrò sempre cortese verso di me, e -studiò con ogni cura tutte le vie del mio -cuore. Egli non sapeva quanto io l'amassi, -quanto sarei stata felice d'essere sua! -</p> - -<p> -L'amore mi guadagnò; a poco a poco tutte -le mie armi di difesa diventarono uno schermo -impotente. Una cosa sola rimaneva incrollabile -in me: il proposito di non ingannare -quell'uomo così generoso. Un giorno -egli era venuto a farci visita, e mio padre -era assente; trovandomi sola con lui tremai -come uno stelo di giunco. Mi parlò del suo -<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> -amore. Che avrei potuto fare io, io che l'amava -ardentissimamente? -</p> - -<p> -Ascoltai senza interromperlo; mi chiese se -io l'amassi; mi schermii male, titubai, arrossii, -un <i>sì</i> fuggi dal mio petto. Da quel -punto fui vinta. Confessato il mio amore, io -non poteva più ostinarmi nel rifiuto della -sua mano senza darne le ragioni; ed avrei -io osato?... -</p> - -<p> -Risposi alle nuove profferte di nozze con -dei pretesti per indugiare; accettò giubilante, -sarebbe stato ai miei voleri. Mio padre -era fuor di sè dalla gioia. -</p> - -<p> -Tutto ciò era avvenuto senza che quasi -io ne avessi coscienza, come opera di malia. -Passarono alcune settimane, rapide come pagine -d'un libro sfogliate da una mano impaziente. -Il mio supplizio divenne ogni giorno -più atroce; io comprendeva che oramai non -mi rimaneva che un partito: confessare tutto, -purificarmi per questo mezzo. -</p> - -<p> -Nessun'altra via erami aperta per divenire -sposa di quell'uomo; portare nel mio -nuovo stato di moglie il segreto del mio -passato, sarebbe stato aggiungere un nuovo -rimorso alle mie torture. Ingannare la -buona fede d'un uomo che mi amava, era -ai miei occhi tale bassezza di cui non avrei -creduto giammai di potermi macchiare. -</p> - -<p> -Mio padre era ricaduto improvvisamente -ammalato; mi pregava colla voce e colle -lagrime: «affrettassi, non lo lasciassi morire -senza dargli il conforto di vedermi unita -<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> -ad un uomo onesto.» Mi feci forza e diedi -convegno al <i>signor</i> Verni. In quel momento -era disposta ad affrontare la vergogna; -s'egli si fosse trovato innanzi a me non -avrei esitato un solo istante. -</p> - -<p> -Quella fu per me una giornata d'angoscia. -La ragione mi rappresentò agli occhi le -conseguenze di ciò che io stavo per fare; -un basso istinto d'egoismo e di paura ne -alterò stranamente le sembianze. Ciò che da -prima era dovere prese aspetto d'eroismo; -la bassezza e l'inganno ebbero battesimo di -prudenza. -</p> - -<p> -Che cosa avrebbe fatto il <i>signor</i> Verni -dopo la mia confessione? Mi avrebbe stimata -per la franchezza, e il suo amore avrebbe -saputo perdonare ad un passato che infine -non gli apparteneva... Ciò era probabile. Ma -se invece egli avesse sdegnato di dare la sua -mano ad una donna colpevole? Ciò era pure -possibile; nella più parte dei casi sarebbe -stato anzi il partito più verisimile. E in -tal caso che cosa mi sarebbe rimasto? La -vergogna della confessione, la vergogna di -sapere che un altro uomo aveva penetrato -questo secreto fatale della mia vita sciagurata. -Al contrario il silenzio salvava ogni cosa; se -il passato non apparteneva che a me sola, -nessuno aveva diritto di indagarne il mistero; -nè io falliva ad un dovere tacendo una colpa -che la mia nuova vita avrebbe dovuto far dimenticare -a me stessa. Che se pure il signor -Verni avesse accolto la mia confessione ed -<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> -accettato senza arrossire il carico di farmi -dimenticare coll'amore il tormento delle -memorie, chi poteva dire quanto tempo avrebbe -durato il suo coraggio? chi poteva -dire che un giorno egli non si sarebbe -pentito della sua debolezza ed avrebbe pagato -col disprezzo da prima, coll'indifferenza -più tardi, la memoria incancellabile -d'una colpa? -</p> - -<p> -Venne il domani; venne l'ora del convegno; -venne il signor Verni. -</p> - -<p> -Il mio proposito aveva resistito alla lotta; -io era pallida in viso, ma pronta a sfidare -l'abbandono e il disprezzo di quell'uomo -che amavo. -</p> - -<p> -Egli era bello, dolce, amorevole; si rinnovarono -ancora una volta nella mia mente -le indecisioni che mi avevano travagliato -fino a quel punto. Avvelenare la sua pace, -uccidere forse il nostro amore, perderlo -forse per sempre! Affannoso pensiero!.... E -tuttavia io mi sentiva in petto una forza -prodigiosa.... -</p> - -<p> -Lo feci sedere vicino a me, radunai le -mie idee, cercai la frase che poc'anzi avevo -ripetuto cento volte dentro di me; la -cercai spasimando, istupidita, atterrita del -mio coraggio.... -</p> - -<p> -Lo guardai in volto; era così sereno! ed -avrei? Orribile! Orribile! ed avrei io osato -palesare a lui? e in quali termini, mio Dio? -</p> - -<p> -La vergogna mi vinse; mi abbandonai -piangendo sopra il divano. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> -</p> - -<p> -— Che avete? mi domandò egli commosso. -</p> - -<p> -— Che ho? -</p> - -<p> -Mi rialzai con un nuovo impeto, aprii le -labbra per parlare, ma la voce mi mancò, -e il fatale segreto morì soffocalo nel mio -seno.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap61">LXI.</h2> -</div> - -<p> -«La fermezza della volontà mi aveva ingrandita -ai miei occhi; giudicate voi dell'accasciamento -che vi succedette. Una sfiducia, -tanto più profonda quanto più saldo -era stato il mio proposito, dominò il mio -spirito. Incapace dell'eroismo che purifica, -(allora la confessione mi apparì come <i>eroismo</i>) -mi sentii mancare a un tratto anche la -forza di resistere ad un nuovo fallo. -</p> - -<p> -Codesto è spesso il sentiero fatale della -colpa; si rifiuta per debolezza il solo rimedio -che risana, si sdegna un pentimento -inutile, e si cerca la dimenticanza in quella -sorgente dove si ha attinto il rimorso. Sciagurata -miseria del cuore! — non di rado il -rimorso lava il rimorso. -</p> - -<p> -Desistei dalla lotta; mi assoggettai come -una bambina, subii senza riscuotermi il -peso della mia apatia. Il mio amore cresceva -gigante; il cuore soffocava la coscienza. -</p> - -<p> -Ebbi dei rari intervalli di vigore, degli -slanci improvvisi di virtù e di sagrifizio. -Tentai molte lettere per lui, tutte incominciavano -a un modo «non posso essere vostra.» -<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> -Poche andavano più oltre; le lagrime -me l'avevano sempre impedito. -</p> - -<p> -Avrei voluto darmi la morte per uscire -onestamente da questo supplizio. Rinunziare -al suo amore! Io l'avrei potuto. Non fu l'egoismo -che me ne trattenne, ma la vergogna, -mi era impossibile di rinunziare alla -sua stima. Non v'era scampo; egli avrebbe -voluto sapere le ragioni d'un rifiuto, ne -aveva diritto; e poi, mio padre, il mio povero -padre infermo, di cui avrei avvelenato -le ultime ore, che avrebbe recato nella -tomba il disprezzo per la sua unica figlia... -</p> - -<p> -Fu stabilito il giorno del contratto; non -mi opposi. Se non che alla vigilia di quel -giorno la virtù rinnovò per l'ultima volta i -suoi assalti. Fu una notte di delirio e d'insonnia; -alla mattina io aveva preso una determinazione; -col cuore gonfio dal dolore -scrissi una lettera che bagnai delle mie lagrime. -Giovanni, il vecchio servitore, il -vecchio amico della famiglia, ebbe l'incarico -di portarla al signor Verni. Intanto -dalla mia camera io udiva il rumore dei -servi affacendati per la cerimonia che doveva -aver luogo prima del mezzodì. -</p> - -<p> -Alle dieci mio padre mi chiamò a sè; si meravigliò -del mio aspetto stravolto, io non -cercai di dissimularlo e piansi abbracciando -la sua fronte serena. -</p> - -<p> -Alle undici venne il <i>signor</i> Verni; riconobbi -i suoi passi e dovetti appoggiarmi al -letto per non cadere. Egli entrò, era mesto, -<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> -ma calmo; il cuore mi palpitava... Mi si avvicinò, -mi sorrise, mi porse la destra. Non -osai levare lo sguardo sul suo volto, tanto -la vergogna imporporava il mio. Ma il mio -stupore era ancora più grande della mia -vergogna. Che cosa era adunque avvenuto? -La sua calma era indizio di perdono? Le -mie idee si confondevano; tutto ciò che succedeva -intorno a me pareva non mi toccasse -da vicino. Venne il notaio, vennero molte -altre persone amiche della famiglia che erano -state invitate ad assistere alla segnatura del -contratto. -</p> - -<p> -<i>Egli</i> sedette vicino a me, mi disse poche -parole; quali? io non le udii; tremavo tutta. -</p> - -<p> -«Oggi è il più bel giorno della mia vita,» -soggiunse accostando le labbra alle mie orecchia. -Non udii altro. «Sarete mia!» Il -mio cuore non era capace abbastanza per -contenere la gioia di quelle parole. Egli -dunque mi perdonava, egli mi amava ancora, -egli aveva compreso il mio strazio, e voleva -farmelo dimenticare coll'amore! -</p> - -<p> -Risollevai il capo come una regina; sentivo -in quel momento un orgoglio che mi veniva -dalla coscienza, orgoglio nobile e grande, -l'orgoglio della virtù caduta che si risolleva -pentita. -</p> - -<p> -Poco dopo il notaio si rivolse verso di noi; -il <i>signor</i> Verni mi lasciò sorridendo, lacerò -il guanto della mano destra ed appose la sua -firma al contratto. -</p> - -<p> -In quel punto Giovanni si affacciò alla portiera; -<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> -non so qual voce favellasse dentro di -me — arcana voce e fatale; mi levai rapidissima -e gli mossi incontro. -</p> - -<p> -— La lettera? domandai agitata. -</p> - -<p> -— Ho corso tutta Milano inutilmente. -</p> - -<p> -Ciò che io provai a quella notizia inaspettata -non è descrivibile. -</p> - -<p> -Tutte le torture che mi avevano straziata -si rinnovarono in un punto. Quella lettera -che io credeva nelle mani di <i>lui</i> ritentava -ancora una volta la mia debolezza. La fatalità -mi trascinava alla colpa. Mi balenò in -mente il pensiero di interrompere la cerimonia, -di svelare tutto in quel momento. Mi -rivolsi; tutti gli sguardi erano fissi sopra -di me; il notaio aspettava colla penna in -mano; il <i>signor</i> Verni mi sorrideva e mi faceva -segno che era venuta la mia volta. -</p> - -<p> -Avrei io sfidato la maligna curiosità di -tutti quegli sguardi allora così benevoli? -avrei io rinunziato per sempre a quella felicità -che mi attendeva?... Io lo dovevo, sì, -lo dovevo; la mia coscienza parlava assai -chiaro; ma il cuore, questo misero cuore affranto -da tante lotte!... -</p> - -<p> -Non fu che un baleno; il pensiero che -quella lettera potesse pervenire nelle sue -mani troncò la mia irresolutezza. -</p> - -<p> -— Dov'è la lettera? -</p> - -<p> -— Eccola. -</p> - -<p> -Gliela strappai di mano, e la nascosi nel -mio seno; respirai più libera e a un tempo -più oppressa — io aveva risepellito il mio -segreto. -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span></p> - -<h2 id="cap62">LXII.</h2> -</div> - -<p> -«Da quel giorno fui vinta. Non dirò le -deboli titubanze e le lotte codarde che vi -succedettero — povere scintille d'una virtù -semispenta. Una settimana dopo il voto del -mio cuore era compito; legata da nodo indissolubile -al signor Verni, lo fui del pari -al mio rimorso. -</p> - -<p> -Incominciarono giorni d'amore e d'angoscia; -l'immenso affetto che io sentiva per -mio marito era soverchiato dall'affanno di -averlo ingannato; anzi più io l'amavo, più -egli mi amava, e più grande parevami la mia -colpa. -</p> - -<p> -I primi giorni del mio matrimonio furono -funestati da un avvenimento temuto da gran -tempo, la morte del mio povero padre. -</p> - -<p> -Morì calmo e sorridente, come aveva vissuto. -Nelle ore che precedettero la sua ultima -ora parlò della morte senza ribrezzo; -il suo voto era esaudito: vedere i <i>suoi figli</i> -amantissimi ed uniti. -</p> - -<p> -Benchè io fossi preparata a questa perdita, -ne piansi come d'una sventura inattesa. Voi -sapete forse che cosa sia perdere un padre, -ma non potrete tuttavia immaginare che cosa -fosse per il mio cuore. Mi pareva di rimaner -sola sulla terra. Tutta la mia vita, tutti i -miei affetti, dovevano quindi innanzi essere -consacrati a mio marito; allora più che mai -sentii quanto egli fosse per me, quanto valesse -il suo amore, e quanto io ne fossi indegna. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> -</p> - -<p> -L'amore, l'isolamento mi riaccostavano potentemente -a lui; il mio passato, questo segreto -angoscioso che mi divorava, si innalzava -innanzi a me come una barriera. -</p> - -<p> -Mio marito non sospettava di nulla; la mia -mestizia agli occhi suoi era natura, però -che egli mi aveva sempre conosciuta mesta; -non se ne doleva, non cercava di condurmi -bruscamente ad una falsa allegria, ma pagandomi -di molto amore, di molta tenerezza, -mi trascinava irresistibilmente ad amarlo. Io -avrei voluto mostrargli il mio cuore e dirgli -il mio amore, e rispondere alle sue carezze, -ma anche l'espressione dei miei sentimenti -era contesa al mio petto straziato; -un ritegno pauroso, un rossore segreto soffocava -gli slanci dell'anima; la voce del rimorso -gemeva sordamente dentro di me più -potente della mia volontà — più potente -della voce dell'amore. -</p> - -<p> -Mi venne più volte in mente il pensiero -di gettarmi ai suoi piedi, di chiedergli perdono, -di rivelargli tutto... Ma mi avrebbe -egli perdonato, lo avrebbe egli potuto? E -qual prò da questa tarda confessione? oramai -il male era fatto; una confessione fatta -quando le conseguenze potevano ricadere a -mio danno, tornava a vanto della mia virtù; -fatta quando nulla poteva minacciare una -unione indissolubile agli occhi del mondo, -poteva parere ipocrisia mascherata di pentimento. -Io non conosceva allora quanto il -<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> -suo cuore fosse grande e generoso, quanto -fosse grande e generoso il suo amore! -</p> - -<p> -Più tardi lo conobbi, e fu vano. Uno sciagurato -destino aveva seminato il rimorso sul -sentiero della mia vita.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap63">LXIII.</h2> -</div> - -<p> -«Questa tortura aveva durato un anno, -quando voi veniste per la prima volta in mia -casa. -</p> - -<p> -Ciò che mi rimane a dirvi è assai affannoso, -nè so dove io attinga la forza per osare -di esaminare così da vicino la mia vergogna -e il mio dolore. Ma è necessario che voi -leggiate in tutto il mio passato, che non una -pagina di questo libro sciagurato vi sia celata; -quando pure questa confessione non -mutasse i vostri sentimenti e il vostro desiderio, -varrà tuttavia ad apprendervene la -vanità. Io pongo questa confessione fra me -e voi, come un vincolo e come una barriera; -io non sarò giammai vostra perchè non potrei -dare giammai ad altro uomo più che io -abbia dato a <i>lui</i>, e vi avrei dato di più. Se -non sdegnerete la mia amicizia, vi appagherete -di essa; non domanderete il mio amore -che non è più della terra. -</p> - -<p> -Giudicherete dal racconto degli ultimi avvenimenti -della mia vita, se la determinazione -che ho preso sia frutto d'un sentimento -passeggiero, o piuttosto d'un dovere inalterabile». -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span></p> - -<h2 id="cap64">LXIV.</h2> -</div> - -<p> -«Il passato pesava inesorabilmente sopra -il mio cuore, le memorie occupavano tutta -la mia mente. Io non aveva mai spinto lo -sguardo innanzi a me, non aveva mai indagato -i misteri del mio avvenire, aveva quasi -dimenticato d'averne uno. Parevami che il -rimorso avrebbe riempito la mia misera esistenza; -nè poteva immaginare che nuovi -dolori si sarebbero aggiunti al fardello delle -mie pene. -</p> - -<p> -Dov'è il limite che la natura ha stabilito -al dolore? dov'è il limite che ha stabilito -alla sofferenza? Io ho spesso cercato di dire -all'anima mia: «fin qui, fino a quel punto, -non oltre». Ma le mie fibre furono più forti -della mia volontà e del mio dolore; la mia -fragile natura di donna ha resistito all'urto -senza spezzarsi. Le anime deboli si piegano -e s'infrangono — le forti resistono, ma soffrono -più a lungo; il segreto dei grandi dolori -è la forza. -</p> - -<p> -Voi rammenterete forse la sera in cui quell'uomo -abborrito osò oltrepassare la soglia -della mia casa. -</p> - -<p> -Tutto l'odio di cui il mio cuore era capace -si ridestò a quella vista; non fu che un -istante, compresi che il male che quell'uomo -mi aveva fatto era nulla in confronto di -quello che poteva farmi. Per la prima volta -pensai all'avvenire; all'immensità del mio -odio per <i>lui</i> si unì un sentimento angoscioso -<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> -di paura. Quell'uomo poteva perdermi, voleva -perdermi; la sua venuta in mia casa -non poteva avere altro scopo. Io tremai come -alla vista d'un pericolo imminente; raccolsi -le mie forze per resistervi, pregai il cielo -che mi salvasse o mi facesse morire... -Ma il cielo è sordo alle preghiere della -colpa... -</p> - -<p> -Misurai un'altra volta dalla grandezza del -mio affanno l'immensità del mio fallo. Ciò -che mi rimaneva a temere me ne dava l'immagine -più nettamente e più inesorabilmente -dello stesso rimorso. Il terribile segreto che -aveva straziato fino a quel punto la mia esistenza, -si arroventava dentro il mio seno -come uno strumento di tortura. Io avrei potuto -essere felice del mio amore, orgogliosa -della mia virtù; avrei potuto levare la fronte -in faccia a quell'uomo che aveva abusato -della mia innocenza, vendicare l'ingiuria col -disprezzo, riparare nelle braccia del mio -amico, del mio sposo, e trionfare colla sicurezza -suggerita dal pentimento d'una memoria -che richiamava la mia mente ad una vergogna... -Al contrario ero costretta a chinare -gli occhi sotto il <i>suo</i> sguardo ingiuriosamente -sfacciato: dovea subire l'oltraggio ed arrossire -e tremare come un colpevole che si -vede in balìa del suo complice. La colpa, -che lunghi anni d'espiazione mi avevano -fatto credere lavata, risorgeva a un tratto -col suo più brutale rimprovero; tutti i miei -dolori avevano pesato inutilmente sulla bilancia -<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> -che misura il perdono. Oimè! sì, io -l'ho meritato; il mio pentimento non era -stato nè forte, nè sincero, poichè s'era arretrato -dinanzi ad una confessione. -</p> - -<p> -Non mi dissimulai punto i miei torti; non -m'adoperai a scemarne la gravità o a legittimarli -con ragionamenti mendicati alla debolezza. -Questa crudeltà con cui flagellai il -mio cuore mi consentì una forza ed un coraggio -che avrei creduto superiore alla mia -natura di donna, la forza e il coraggio d'intraprendere -la lotta... -</p> - -<p> -Una lotta spietata. Fu allora che io conobbi -per la prima volta quanto sieno meschine le -armi dell'amor proprio offeso, e quanto fiacca -la rivolta della dignità che non si accompagna -colla coscienza. Tutti i rimproveri che -io poteva fare a quell'uomo si spuntavano -contro il suo sorriso glaciale; al contrario -le accuse che io stessa muoveva alla mia -condotta passata ricadevano sul mio cuore a -soffocare gli impeti generosi dell'ira. Nondimeno -lottai... Sfidai il suo sguardo insistente -ed ingiurioso, e lo costrinsi più volte -ad abbassarlo. Io ne andava lieta come di -un gran trionfo; sentivo il sangue affluire -più rapido e più copioso alla testa ed al -cuore, ma poco dopo tremavo tutta, impallidivo -e chinavo a terra la fronte umiliata; -risollevandola incontravo un'altra volta la -pupilla fredda e penetrante di lui... Quelle -lotte esaurirono le mie forze; la mia energia -rimase fiaccata a poco a poco da quell'urto. -<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> -Vi fu un momento in cui ebbi paura, -in cui un'immensa sfiducia, ed un accasciamento -improvviso dominarono tutto il mio -spirito. L'avvenire mi parve assai nero; -guardai innanzi a me atterrita come un -viaggiatore che all'improvviso vede sprofondarsi -sul suo sentiero una voragine. -</p> - -<p> -Quell'uomo indovinò dal mio volto, dal -mio atteggiamento, ciò che si passava dentro -di me. Quando non seppi più simulare -la forza e l'indifferenza, fui altresì incapace -di dissimulare la debolezza e la paura. -</p> - -<p> -Da quel momento io non mi appartenevo -più; ciò che era in me non poteva quindi -innanzi bastare a me medesima; la mia pace, -la mia salvezza erano al di fuori della mia -natura. Mio marito! egli solo avrebbe potuto -difendermi, io doveva gettarmi nelle -sue braccia e versare nel suo seno pieno -d'amore il mio seno traboccante d'angoscia. -</p> - -<p> -Ad altro patto non era più possibile sottrarmi -alla vergogna. Il cavaliere Salvani -avrebbe indovinato ben tosto, se pure non -lo aveva diggià indovinato, l'intervallo che -si frapponeva tra me e mio marito; egli -possessore del mio segreto, non avrebbe tardato -ad abusarne; autore del mio disonore, -ne avrebbe fatto pesare le conseguenze sul -mio povero capo. -</p> - -<p> -Se io avessi potuto resistere ancora, avrei -forse ingannato quell'uomo, fors'anco lo avrei -reso pauroso; sperare di trionfarne per altra -via era lusinga non solo inutile, ma perniciosa. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> -</p> - -<p> -E tuttavia non mi bastò l'animo. La franchezza -d'una confessione avrebbe sollevato -il mio cuore, ma ucciso inesorabilmente la -pace di mio marito. Perdonarmi! l'avrebbe -egli potuto? qual'uomo lo avrebbe potuto? -</p> - -<p> -«Chi sa, dissi a me stessa, se la mia -franchezza non avrebbe invece battesimo di -paura, se la mia confessione anzi che spontanea, -non parrebbe invece strappata dalla -necessità e dall'imminenza del pericolo? -Egli saprebbe ben tosto tutto; qual merito -avrei io d'anticipare di alcune ore quella -scienza sciagurata? E chi può dire che al -contrario la mia confessione, distruggendo -a un tratto l'immagine della mia debolezza, -non celerà a suoi occhi le mie lotte del -passato, e non gli farà attribuire a mal animo -e a finzione ciò che fu frutto di vergogna? -E poichè le conseguenze d'una rivelazione, -da qualunque parte venisse fatta, erano oggimai -immutabili, per qual fine avrei io -attribuito al mio cuore questo penoso fardello, -mentre gli avvenimenti stessi avrebbero -palesato il segreto dell'anima mia? La -vergogna! oggi non era ciò che io temessi -di più; era l'amore di lui che io vedeva -minacciato, non il mio orgoglio; e poteva -io sfidare il momento in cui egli mi avrebbe -ritolto il suo amore?» -</p> - -<p> -Attraverso questa confusa vicenda di paure, -e di propositi, io smarrii affatto l'imperio -del mio spirito. -</p> - -<p> -Da gran tempo mi era abituata a considerare -<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> -i vincoli che mi legavano a mio marito, -il suo amore, e la sua stima, come un -tesoro minaccialo dalla mano avara del destino. -In mezzo a questo inesorabile ed incessante -timore, balenava talvolta qualche -raggio di speranza — e qual'è il cuore che -non speri? — ma moriva bentosto nelle tenebre -profonde della mia anima. -</p> - -<p> -Il mio pensiero, sempre stanco e sempre -infaticabile, ritornava alle immagini desolate -del mio avvenire.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap65">LXV.</h2> -</div> - -<p> -«L'idea di trovarmi sola col cavaliere -aveva attraversato più volte lo scompiglio -della mia mente. Quel pensiero a poco a -poco aveva occupato tutto il mio spirito. -Una paura invincibile s'impadronì di me. -Avrei voluto che mio marito non si fosse -mai allontanato dal mio fianco, che non mi -avesse lasciata sola in casa un istante; volli -pregarnelo — ciò avrebbe bastato al suo -cuore amantissimo — ma non l'osai; e come -avrei io potuto osarlo? -</p> - -<p> -Quando era sola mi chiudeva nelle mie -stanze, e ordinavo che non si lasciasse entrare -alcuno; uno di quei giorni per l'appunto -venne il cavaliere e lasciò il suo biglietto -di visita. Mi rallegrai d'averlo potuto -sfuggire, tremando al pensiero di quell'incontro. -Che mi avrebbe egli detto? come -si sarebbe comportato in mia presenza? come -mi sarei comportata io? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> -</p> - -<p> -Quest'ultima idea fu un raggio di luce; -fino a quel punto io non ci aveva pensato; -oramai diveniva indispensabile. Il cavaliere -non era uomo da sbigottirsi al primo tentativo -fallito; se egli aveva in animo d'incontrarsi -solo con me, sarebbe ritornato; -non accolto, sarebbe ritornato ancora; la -sua insistenza avrebbe vinto o tardi o tosto -il mio proposito. Nè io poteva senza destar -sospetti ostinarmi in un contegno così poco -naturale e così opposto alle mie abitudini. -I miei servi ne avrebbero fatto ben presto -l'osservazione; la malizia e la maldicenza -avrebbero affrettato lo scandalo che io voleva -evitare. -</p> - -<p> -Rinunziai adunque ad un sistema di difesa -che non offriva speranze di vittoria. Mi conveniva -affrontare quell'uomo, sopportare i -suoi sguardi. Egli avrebbe forse mentito un -affetto per vincere il mio cuore e trascinarmi -un'altra volta alla colpa; in questo caso io -mi sentiva forte; sarebbe forse disceso fino -alla minaccia, ed io mi lusingava di opporre -saldamente il mio disprezzo. -</p> - -<p> -Il cavaliere Salvani venne. Questa volta io -mi sentiva preparata a riceverlo. -</p> - -<p> -Le sue prime parole come io lo aveva immaginato -furono un prodigio di iniquità e -di menzogna, quale io non avrei creduto -possibile nell'anima d'un uomo. Mi cadde ai -piedi domandandomi perdono, incolpando il -destino che lo aveva macchiato dell'<i>apparenza -d'un tradimento</i>, e gli aveva involato -il <i>suo amore</i>. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> -</p> - -<p> -A tanta audacia io sentii mancarmi gran -parte delle forze sulle quali aveva confidato; -tuttavia risposi con dignità, evitando l'ironia -e il rimprovero. La mia freddezza parve -sventare i suoi progetti; evidentemente egli -aveva calcolato sulla mia collera e sul mio -dispetto come sopra una breccia che mi -avrebbe data in sue mani. Tuttavia non desistette, -e facendo ciò che io non aveva fatto, -finse un improvviso sentimento di gelosia -e mi colmò di rimproveri, lamentandosi che -io non lo avessi compreso, e non avessi saputo -aspettare il suo ritorno. Questo secondo -tentativo mi trovò inalterabile; un sorriso di -disprezzo sfiorò il mio labbro, e riunendo -tutte le mie forze per non tradire la mia -angoscia, gli dissi freddamente che mio marito -sarebbe ritornato fra breve. Quello fu -il segnale della lotta più terribile; ma io -era pronta a sostenere le minaccie come -aveva sostenuto le preghiere ed i rimproveri. -</p> - -<p> -Se non che io non aveva indagato che la -natura dell'assalto, non ne aveva misurato -la violenza; una minaccia fredda, calma, sarcastica, -mi avrebbe trovata fredda, calma e -sarcastica del pari; l'impeto con cui il cavaliere -irruppe contro di me mi fe' correre -un brivido di spavento per le vene; le mie -fibre fragili e dilicate si commossero e tremarono -tutte; il timore dello scandalo mi -rese debole e paurosa; compresi di esser -vinta. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> -</p> - -<p> -Il cavaliere pareva fuor di sè; lo era egli, -o fingeva? lo ignoro; ma la sua collera non -era meno terribile. -</p> - -<p> -Mi abbandonai sul divano in preda ad un -affanno mortale. In quella strana ed angosciosa -fantasmagoria di rimorsi e di paure, -mi pervennero distintamente all'orecchio -queste parole, che furono un dardo avvelenato -pel mio cuore. -</p> - -<p> -— Che credete? Siete mia; lo siete stata, -lo sarete. La vostra coscienza ha dimenticato -troppo presto il vincolo che vi congiunge -eternamente a me. <i>Eternamente</i>, intendete? -Vorreste sottrarvene? Provate. Vi -sfido; il vostro passato mi dà diritto su voi; -l'ieri mi fa giustizia dell'oggi.» -</p> - -<p> -Ohimè! sì, io era in sue mani; e tuttavia -io lo sentiva, non era lui, non era il mio -passato che esercitasse tale potere misterioso -sopra di me — era questo segreto fatale -che mi mordeva il petto come un serpente.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap66">LXVI.</h2> -</div> - -<p> -«In quel momento udimmo un passo avvicinarsi; -tremai come al contatto d'una pila, -e nascosi la faccia fra le mani. Il cavaliere -mi afferrò per un braccio; levai gli occhi -istupiditi; la sua faccia era pallida per la -paura. Quella vista rianimò il mio coraggio, -e mi ridonò un poco di calma. -</p> - -<p> -Entrò un servo e mi fu annunziata la vostra -visita. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> -</p> - -<p> -Il cavaliere aveva ripreso il dominio di sè -stesso, ed aveva composto le labbra ad un -sogghigno... -</p> - -<p> -Compresi, tuttavia non esitai; ordinai vi -si facesse attendere un istante in sala. Gli -occhi del cavaliere avvamparono d'ira; io ne -sostenni il lampo senza battere palpebra. Ciò -che avvenne dopo quello sguardo ha lasciato -un solco assai profondo nella mia memoria. -</p> - -<p> -Il cavaliere si accostò furibondo all'uscio -che comunicava colla sala; per un'istante -credetti che vi muovesse incontro; ma -egli afferrò la porta e la rinchiuse sbattendola -con tale impeto che fece tremare i vetri -delle finestre; poi venne a me, e con voce -resa ancora più truce dallo sforzo che egli -faceva per abbassarla, volle che io promettessi -di recarmi da lui ad un suo cenno. -Insistei. Minacciò — una terribile minaccia... -Che doveva io fare? Ero sola, paurosa di -uno scandalo; voi eravate lì presso, io avea -udito i vostri passi — <i>lui</i> era immobile, ritto -innanzi a me, col volto contraffatto dall'ira... -</p> - -<p> -— Verrete? Verrete? Un <i>sì</i> soffocato partì -dal mio petto.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap67">LXVII.</h2> -</div> - -<p> -«Venni innanzi a voi col sorriso sulle -labbra, colla disperazione nell'anima. Avevate -voi udito? Sospettavate?... Non ve ne -faccio colpa; il vostro contegno mi diceva -di <i>sì</i>; la vostra cortesia fredda mi accusava -e mi feriva. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> -</p> - -<p> -Quando fui sola mi chiusi nelle mie stanze -come per involarmi agli occhi di tutti; avessi -io potuto sottrarmi alla mia stessa coscienza!... -Parevami che il mondo avesse letto la -mia vergogna....» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap68">LXVIII.</h2> -</div> - -<p> -«Il domani mattina verso le nove, Giovanni -mi consegnò segretamente un biglietto -che uno sconosciuto aveva portato poco -prima. I caratteri del cavaliere mi erano -noti, e li riconobbi; tremai per il pericolo -che io aveva corso e nascosi istintivamente -quella lettera perchè non pervenisse in mano -di mio marito.... Egli era là, nel suo letto, -sorridente, tranquillo, felice.... Mi sanguinava -il cuore per doverlo ingannare. -</p> - -<p> -L'audacia dei cavaliere Salvani riuscì a -quell'effetto cui evidentemente aveva mirato, -a debellare il mio spirito colla pompa del -suo sangue freddo, a farmi apprezzare vieppiù -per mezzo dell'esempio l'importanza del -pericolo che mi minacciava qualora avessi -voluto sottrarmi alla mia promessa. -</p> - -<p> -Quella lettera non conteneva che alcune -indicazioni per il convegno al quale io -aveva dato l'assenso. Il laconismo di quelle -parole era temperato da una preghiera che -non mancassi. -</p> - -<p> -Nondimeno la mia vanità di donna non se -ne offese. Io aveva ben altra spina nel cuore. -«Fra due ore!» Quella lettera mi fissava -il convegno per le undici. Un termine così -<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> -breve per decidere! Anche questo era un -sotterfugio per trionfare più facilmente della -mia debolezza. Un tempo lungo avrebbe -forse rinvigorita la mia volontà, e fattala -uscire vincitrice; un termine breve mi costringeva -ad arrendermi senza lottare. La -virtù non può trionfare che dopo aver combattuto, -ad uno ad uno, corpo a corpo, tutti -gli assalitori; non è che la passione che -vince al primo assalto. -</p> - -<p> -In quello spazio di tempo che precedette -l'ora fatale, mille pensieri, mille progetti, -mille propositi morirono un'altra volta nel -mio petto. -</p> - -<p> -Vi fu un istante in cui, tratta da un invincibile -trasporto di abnegazione e di sagrifizio, -venni presso al letto di mio marito. -Che voleva io fare?... Rivelare, sì, rivelare -tutto; affrontare il disprezzo; il suo abbandono.... -</p> - -<p> -Levai il capo verso di lui. -</p> - -<p> -.... Egli era là, sorridente, tranquillo, felice.... -</p> - -<p> -Mio Dio! Mio Dio! Avrei io avvelenato di -un tratto la sua pace, avrei io sagrificato -tutto il suo avvenire d'affetti ad un sentimento -poco caritatevole di tarda ed infruttuosa -severità? Però che io l'amavo, mio -marito; ardentissimamente.... E poi, io non -volevo già tradire la sua fede; se mi recava -ad un convegno era per assicurare la sua -pace, la nostra felicità; chi sa; le mie -lagrime, le mie preghiere avrebbero forse -<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> -ritrovato il sentiero nascosto di quel cuore -insensibile.... io avrei saputo piangere e -pregar tanto, che egli avrebbe avuto pietà -della mia angoscia.,.. L'ora si appressava.... -</p> - -<p> -Balbettai non so più quale pretesto per -uscire di casa senza insospettire mio marito, -e mi recai al convegno. -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap69">LXIX.</h2> -</div> - -<p> -«Una carrozza mi attendeva; non vi dirò -lo spasimo che torturò il mio cuore per -via; non vi dirò come io vi arrivassi, istupidita, -senza pensiero, senza coscienza. -</p> - -<p> -Mi era parso d'essere stata seguita e -spiata, il terrore aveva soffocato il rimorso, -e riparai in quella carrozza come in un -asilo che avrebbe celato la mia vergogna. -</p> - -<p> -Il cavalier Salvani era seduto in faccia a -me; io non lo riconobbi, non lo vidi quasi; -il timore d'essere scoperta vinceva la mia -anima, l'occupava tutta. -</p> - -<p> -La carrozza partì al galoppo. A poco a -poco mi rincorai, l'immagine d'un altro pericolo -assai più fatale fu la prima che venne -a troncare l'atonia del mio pensiero; un -sentimento ben definito di terrore succedette -alle vaghe paure che m'avevano sbigottita. -Tuttavia non mi smarrii d'animo; -di fronte alla minaccia d'una immensa sciagura, -serbai la calma per meditare le vie -d'assicurare la mia salvezza. -</p> - -<p> -La carrozza camminò gran tempo senza -arrestarsi; io teneva gli occhi abbassati; -<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> -il cavaliere non diceva parola. Nondimeno -io indovinavo i suoi pensieri, e, senza guardare, -vedevo il suo sguardo penetrante fisso -ostinatamente sopra di me. -</p> - -<p> -Ciò che stava per avvenire era una prova -terribile, suprema; io non me ne dissimulavo -la gravezza; mi era parso che il primo -bisogno del mio cuore era di non ingannarsi -sulla natura della lotta, per non fallire -nella misura delle sue forze. Una speranza -troppo audacemente nutrita, un'illusione -troppo ingenuamente serbata, mi avrebbero -strappata la vittoria dal pugno. Doveva -spogliarmi di tutto, guardare in faccia il -pericolo, prevederlo, aspettarlo; di tal guisa -il fascino dell'ignoto non avrebbe potuto -nulla sopra di me. -</p> - -<p> -Che poteva io sperare da quel colloquio? -Che sperava, che pretendeva quell'uomo? -</p> - -<p> -Previdi le preghiere, i giuramenti, le menzogne, -le minaccie; la mia forza avrebbe -bastato a resistere. Riconfortata da questa -fede, sollevai lo sguardo in faccia al cavaliere -con aria di sì fredda ed irremovibile -sicurezza, che le guancie di lui s'imporporarono -non so se per vergogna o per dispetto. -</p> - -<p> -Non dissi motto — non disse motto; gli -fui grata del suo silenzio. -</p> - -<p> -Finalmente la carrozza si arrestò; un brivido -mi corse per le vene... Che facevo io? -dove andavo? a qual fine? che sarebbe stato -di me? Mio Dio! mio Dio! avessi potuto -<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> -strapparmi il cuore, strapparlo, salvarlo dai -rimorsi questo misero cuore! -</p> - -<p> -Tutto il mio coraggio mi venne meno a un -tratto. Sentii la mano del cavaliere posarsi -sul mio braccio, e levai lo sguardo pauroso -per implorare la sua pietà. -</p> - -<p> -Il suo aspetto impassibile ferì il mio orgoglio; -mi divincolai dalle sue mani e lo -guardai fisso, colle labbra tremanti, col cuore -agitato. Sorrise senza sarcasmo, ma freddo; -e chinandosi alquanto, mi disse all'orecchio: -«abbassate il velo.» -</p> - -<p> -La dolcezza con cui pronunziò queste parole -mi vinse; obbedii senza rispondere, -accettai macchinalmente la mano che egli -mi porgeva per discendere di carrozza, e lo -seguii a capo chino. Su per le scale vi -fu un istante in cui credetti di svenire; il -sangue mi corse alla fronte, sentii un grande -frastuono alle orecchia e mi si piegarono le -gambe... Il cavaliere se ne avvide, e mi -porse il braccio; mi vi appoggiai con un -senso invincibile di ribrezzo.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap69a">LXIX.</h2> -</div> - -<p> -«Mi trovai sola con lui in un'ampia sala. -Non ho serbato altra memoria di quel luogo -se non quella di alcuni ritratti antichi a cornici -nere che pendevano dalle pareti. -</p> - -<p> -Mi ero lusingata di poter contrapporre il -sarcasmo al sarcasmo, la freddezza all'ingiuria; -<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> -l'immagine del pericolo mi aveva trovata -forte: il pericolo mi trovò debole e -paurosa come un bambino. Non seppi che -piangere in silenzio. -</p> - -<p> -Il cavalier Salvani si assise al mio fianco, -mi afferrò una mano o cercò di ritenerla fra -le sue; io la ritrassi con lieve violenza, raccapricciando -di me medesima. In quel momento -avrei voluto poter sfuggire a quell'uomo -e ritornare nella mia casa che non -avrei dovuto abbandonare giammai; guardai -intorno a me con occhi smarriti; le finestre -erano chiuse... Lo sguardo di <i>lui</i> immobilmente -fisso sul mio rossore leggeva le mie -intenzioni, un lieve tremito delle sue labbra -tradiva il dileggio di quell'anima abbietta. -</p> - -<p> -Nondimeno io non rinvenni più il mio vigore; -abbassai gli occhi al suolo non -osando levarli al cielo che mi aveva abbandonato; -se collo sguardo avessi potuto -scavare ai miei piedi una tomba, io mi sarei -sepolta per sottrarmi allo spasimo della vergogna. -</p> - -<p> -Quel silenzio durò gran tempo. Il cavaliere -Salvani lo ruppe uscendo in un scoppio -di risa. Lo stento di quel riso mi passava il -seno come un pugnale. Arrossii più forte ma -non risposi. -</p> - -<p> -Questa volta il silenzio fu meno lungo. -</p> - -<p> -Il cavaliere si levò, misurò a gran passi -la camera, s'arrestò innanzi a me improvvisamente, -poi come pentito, riprese a passeggiare -apparentemente agitato. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> -</p> - -<p> -Come vide che io mi ostinavo nel silenzio, -ritornò presso di me; e poichè io non levava -gli occhi a guardarlo, si assise ancora al -mio fianco. Lo lasciai fare, ma non mi rivolsi; -oramai era questa l'unica forza che -mi rimaneva; in cuore tremavo d'avvilimento -e di paura. -</p> - -<p> -Egli si curvò verso di me, e ritentò di afferrarmi -le mani; volli divincolarmi come -prima, ma non riuscii; le dita d'acciaio di -quell'uomo mi stringevano come una morsa. -Quando vidi vano ogni mio sforzo, mi sollevai -col cuore pieno di sdegno, colle narici -dilatate, pallida in volto e minacciosa.... Incontrai -la sua fronte corrugata, le sue pupille -dilatate e sanguigne... Ebbi paura, e, -rifuggendo inorridita da quella vista, volsi il -capo e ricaddi sulla seggiola. -</p> - -<p> -Egli continuò a stringere le mie mani nelle -sue, senza dir motto. Allora mi tornò in -mente mio marito; lo rividi bello, sereno e -forte, lo rividi nel suo letto dove io lo aveva -lasciato ingannandolo infamemente; immaginai -che egli mi vedesse, che egli volesse -venirmi in aiuto, e mi animasse con un -rimprovero mesto.... Ahi! la terribile visione!... -</p> - -<p> -Mi volsi colle lagrime agli occhi. -</p> - -<p> -— Che cosa hai? mi domandò egli con -una dolcezza che contrastava coll'espressione -del suo volto; perchè piangi? -</p> - -<p> -Quell'accento, quel linguaggio confidenziale, -quel contegno mi sferzarono il volto -<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> -come un'ingiuria atroce. Nondimeno le lagrime -frenarono l'impeto della collera. -</p> - -<p> -— Che volete da me? domandai singhiozzando; -perchè mi avete voluto costringere a -questo convegno abborrito? Che cosa potete -rapirmi ancora? Non vi basta lo strazio che -avete imposto al mio cuore; che volete aggiungere? -</p> - -<p> -— Ti amo. -</p> - -<p> -— Amarmi! Voi! Forse che voi lo potete, -forse che ne avete il diritto? -</p> - -<p> -— Ti amo! -</p> - -<p> -— Ed io vi odio e vi disprezzo; il passato -che mi ha congiunta a voi fu troppo crudelmente -espiato, perchè possiate farmi -ancora paura. No, io non vi temo; vi odio e -vi disprezzo. -</p> - -<p> -— Ti amo! -</p> - -<p> -Un lampo attraversò la mia mente. Nella -insistenza fredda e monotona di quelle parole -vidi scolpita una determinazione inesorabile. -Il terrore mi trasse fuor di senno; -mi sollevai d'un balzo, e fu tale l'impeto e -così impreveduto, che giunsi a liberarmi dalle -mani di quell'uomo. Corsi pazzamente per -la camera, vidi un uscio, cercai uno scampo -da quella parte, ma l'uscio era chiuso e la -chiave era stata tolta dalla toppa; mi provai -a spingere con tutte le mie forze, a battere -coi pugni colla speranza che qualcuno accorresse; -tutto fu vano. -</p> - -<p> -Il cavaliere mi guardava tentennando il -capo con un sorriso pieno di sarcasmo e -<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> -di dileggio; le forze mi abbandonarono, e -caddi sulla soglia. -</p> - -<p> -Rimasi accasciata, colla testa fra le mani; -non so quanto tempo; il cavaliere non si -mosse; se egli si fosse accostato a me, credo -che in quel momento sarei morta di terrore. -</p> - -<p> -Il coraggio e la forza mi erano falliti in -un punto solo, irreparabilmente; la mia volontà -non poteva più nulla sopra di me; il -mio cuore e la mia mente non videro altre -armi, che quelle della debolezza: le lagrime -e la preghiera. -</p> - -<p> -Mi trascinai ai suoi piedi, afferrai la sua -mano, e la bagnai di lagrime; pregai smaniando -mi lasciasse alla mia pace, mi perdonasse -le acerbe parole strappatemi dalla -collera, correggesse colla generosità tutto il -male che mi aveva fatto. -</p> - -<p> -Mi lasciò dire senza interrompermi, guardò -le mie lagrime senza commuoversi; quando -io tacqui, sorrise. Io non indovinai la -terribile espressione di quel sorriso, e i miei -occhi continuavano ad implorare ed a piangere. -Il cavaliere sorrideva sempre; mi porse -le mani e mi sollevò da terra; poi tentò di -farmi sedere sulle sue ginocchia. Istupidita -dal dolore io mi arrendevo come un -automa; ma a quest'ultimo atto resistei con -violenza. Inasprito dal rifiuto egli mi afferrò -per le braccia, mi strinse ruvidamente -e s'adoperò a costringermivi colla forza. La -vergogna, l'umiliazione che io sentii a quell'atto -<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> -brutale, l'orgoglio ferito, e più che -tutto un gagliardo sentimento di virtù, mi -consentirono un vigore straordinario. Con -uno sforzo riuscii a liberare una mano; egli -tentò di riafferrarla e intanto riteneva l'altra -con tutte le sue forze. Vi fu un istante -di lotta, inutile e terribile lotta; la mia energia -stava per abbandonarmi; io vedevo -la sua faccia presso alla mia, sentivo il suo -respiro alitare sulla mia bocca, il suo sguardo -minaccioso ricercare il mio sguardo... -Ansante, sfinita, disperata, mi drizzai di tutta -la persona in faccia al cavaliere, levai il -braccio, e lasciandolo ricadere con impeto -cieco, lo percossi più volte sulle guancie. -</p> - -<p> -La sorpresa lo rese mutolo ed inerte; le -sue mani si allentarono ed io sfuggii senza -fatica. L'istinto mi trasse inconscia e delirante -dinanzi ad una finestra; volli aprirla -e gridare; ma una mano poderosa pesò improvvisamente -sul mio omero, e uno sguardo -feroce brillò di collera selvaggia vicino al -mio volto. Gettai un grido e caddi. Il cavaliere -mi sollevò nelle sue braccia, aprì una -porta, ne aprì un'altra, poi un'altra ancora; -poi non vidi più nulla. -</p> - -<p> -Quando rinvenni io era coricata sopra un -divano; il cavaliere mi sorreggeva il capo e -mi bagnava la fronte con aceto. Tutti gli -oggetti che mi circondavano prendevano uno -strano aspetto ai miei occhi; quella specie -di ritorno alla vita abbelliva le prime sensazioni -che me ne davano la coscienza, perfino -<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> -il volto del cavaliere mi parve compassionevole -o dolce. -</p> - -<p> -Quell'illusione fu breve. -</p> - -<p> -Risensata, tornai col pensiero ai miei timori, -alle mie ansie, ai miei rimorsi. Il pericolo -che mi minacciava balenò ai miei occhi -come una lama tagliente, la mia posizione -mi apparì in tutto il suo orrore. -</p> - -<p> -Giunsi le mani in atto di preghiera, e non -dissi parola. Il cavaliere mi rassicurò con -uno sguardo. Fallace e stolta sicurezza! -</p> - -<p> -Ricordai mio marito che in quell'ora mi -aspettava forse con ansietà, e girai lo sguardo -intorno alla camera cercando un pendolo di -cui sentivo le oscillazioni lente e monotone. -In quel punto udii lo scatto d'una molla, poi -gli squilli argentini, uguali, delle ore. Erano -le tre. Mi sollevai impetuosamente per uscire. -Il cavaliere stese un braccio verso di me e -mi fe' segno d'aspettare. -</p> - -<p> -— Che volete? domandai tremando. -</p> - -<p> -Non rispose, ma mi prese le mani e mi -costrinse a sedere al suo fianco. -</p> - -<p> -— Che volete? insistei con voce spenta -dall'ansia e dal terrore. -</p> - -<p> -— E lo so io che voglio? Voglio che non -mi lasciate, che rimaniate ancora con me. -</p> - -<p> -— Mio marito... balbettai cercando di dissimulare -a me stessa le mie paure. -</p> - -<p> -— Vostro marito è un uomo ragionevole -e non troverà strano che sua moglie si trattenga -un'ora di più fuori di casa. -</p> - -<p> -— Un'ora, diss'io sforzandomi di sorridere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> -</p> - -<p> -— Un'ora, sì, un'ora di dolcezze, di abbandoni, -un'ora di amore... Per lui gli anni, -la vicinanza continua, la proprietà assoluta, -per me il momento, il breve ma ardente possesso; -uno per mille, uno solo. Vedete che -io sono generoso. -</p> - -<p> -Queste parole mi fecero sentire il peso -della mia vergogna; radunai tutta la mia -energia e tentai uno sforzo supremo per liberarmi -dalle mani di quell'uomo. Terribile -sforzo, superiore alla mia natura di donna, -ma impotente. Ricaddi sul divano vinta, spossata, -senz'anima. <i>Egli</i> continuò: -</p> - -<p> -— Volete fuggirmi? perchè? vi faccio -paura? potrebbe ciò che vi ha ispirato l'amore -ispirare oggi il ribrezzo? O non vi -pare che il passato legittimi le mie pretese, -i miei desiderii? Non siete voi stata mia? -non mi avete detto d'amarmi? -</p> - -<p> -— Mi sono ingannata: non vi ho mai -amato. -</p> - -<p> -— E perchè non dite: vi ho ingannato? -Avete mentito un affetto che non nutrivate -in cuore? ebbene, siate oggi più franca d'allora: -siate mia senza ingannarmi, senza mentire. -Ciò sarà più onesto e più leale. -</p> - -<p> -Celai la faccia fra le mani e domandai -al cielo che mi facesse morire. Quel linguaggio, -quel cinismo, io sentiva d'averlo meritato! -</p> - -<p> -Non udii più nulla; il mio spirito cadde -in una specie di vaneggiamento straziante; -nuovi rimorsi, nuove paure, nuove sfiducie; -<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> -e ciò in un modo confuso, vago, agitato, diverso -da tutte le sensazioni che appartengono -alla veglia, serbando solo la coscienza e la -volontà a far fede che non era un sogno. -Frammezzo a quella confusa alternativa di -idee che stancavano la mia mente, continuava -a giungere fino a me il suono della -voce del cavaliere, ma indistinto e fioco come -venisse da lontano. -</p> - -<p> -Questo stato durò alcuni minuti che mi -parvero eterni. Mi riscossi improvvisamente -sentendo la bocca audace di quell'uomo sfiorare -le mie guancie; m'arretrai con un grido; -egli mi strinse fra le sue braccia, mi -sollevò come un bambino, e mi portò per la -stanza ripetendo con voce rotta dall'ansia: -«sei mia, sei mia.» -</p> - -<p> -Vi era tanta energia selvaggia in quell'atto, -in quelle parole, che la mia anima ne fu soprafatta. -Nondimeno resistetti a lungo; lottai -come può lottare una donna; adoperando le -mie deboli braccia, e piangendo in silenzio. -Egli era forte, fui vinta. -</p> - -<p> -Allora mi si gettò in ginocchio, mi chiese -perdono, implorò colla dolcezza e colla preghiera -ciò che ormai avrebbe potuto ottenere -colla forza. «Sarebbe stato l'ultimo mio -sagrifizio, egli avrebbe lasciato Milano, non -avrebbe amareggiato più oltre la mia pace, -mi sarei abbandonata quindi innanzi con sicurezza -all'amore di mio marito.» -</p> - -<p> -Tutto ciò era ben dolce, e il suo accento -pareva tanto sincero.... Che avrei fatto io? -<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> -Avrei io dovuto con un rifiuto impotente contrastare -al desiderio di quell'uomo che aveva -nelle mani il segreto della mia pace? -</p> - -<p> -— Giuratemi... gridai nascondendo la faccia -per la vergogna. -</p> - -<p> -— Giuro. -</p> - -<p> -— Sul vostro onore. -</p> - -<p> -— Sul mio onore. -</p> - -<p> -— Per la memoria di vostra madre. -</p> - -<p> -— Per la memoria di mia madre. -</p> - -<p> -Il patto della vergogna era sancito; la colpa -doveva assicurare l'impunità della colpa.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap70">LXX.</h2> -</div> - -<p> -«Ritornando a casa aveva tremato al pensiero -d'incontrarmi con mio marito. Egli era -uscito. Atroce ironia della fortuna! senza di -ciò io non sarei riuscita a mascherare il mio -rossore, non avrei saputo aggiungere al tradimento -l'inganno. -</p> - -<p> -Rividi le mie stanze, e m'aggirai per esse -smaniando; voleva fuggirmi, sottrarmi alla -mia coscienza, liberarmi dalla vergogna che -mi camminava a fianco come un compagno -di catena. -</p> - -<p> -Mio marito rientrò; mi guardò, mi sorrise, -mi baciò in volto. Io guardai la sua faccia -serena, gli sorrisi e gli restituii il bacio.... -Il rimorso mi cercava il cuore come una -mano spietata.» -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span></p> - -<h2 id="cap71">LXXI.</h2> -</div> - -<p> -«Mi ammalai. Se ciò non fosse avvenuto, -non avrei potuto nascondere il mio fallo. Nei -primi giorni della mia malattia, sperai che -ne sarei morta. Una febbre ardente mi distruggeva -ogni dì più; smarrii ben presto la -ragione, e i miei sensi perdettero mano mano -il loro vigore. Non ho che una memoria confusa -di quei giorni; so che udiva bisbigliare -al mio capezzale delle voci sommesse, che -mi ponevano sulla fronte delle pezzuole rinfrescate -al ghiaccio; so che io aveva coscienza -del pericolo in cui versavo, e che, senza -sapermi dire perchè, lo amavo e me ne rallegravo. -Questa dimenticanza cagionatami -dalla febbre fu, io credo, la mia salvezza; -di tal guisa la causa fu vinta coll'effetto. La -memoria della mia colpa che allora mi avrebbe -uccisa, trovò nella debolezza eccessiva -dei miei sensi una barriera; più tardi le mie -nuove forze dovevano trovare quella memoria -impotente ad uccidermi. -</p> - -<p> -Quei giorni di febbre furono accompagnati -da delirio. Che ha proferito il mio labbro in -quei giorni? mi sono io accusata senza volerlo? -Lo ignoro — certamente però mio marito -non ne concepì alcun sospetto. Egli fu -sempre al mio fianco, la notte e il giorno; -non voleva abbandonarmi un solo istante; -quando il sonno lo vinceva, si gettava sopra -<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> -un seggiolone che trascinava daccanto al -letto. Aveva però cura di osservare prima -se io dormissi. -</p> - -<p> -Me ne accorgevo, e simulavo spesso il sonno -per trarlo in inganno; quando udivo il suo -respiro farsi regolare, riaprivo gli occhi e lo -guardavo con sicurezza, con quella dolce sicurezza -che io non doveva provare mai più -sotto il suo sguardo sereno. Allora mi veniva -in mente la mia colpa, e rinasceva più -straziante il rimorso. -</p> - -<p> -Guardavo la sua fronte ampia ed aperta, -le sue labbra che si aprivano a mormorare -nel sonno il mio nome. Aimè! egli non sapeva -quanto il suo affetto e le sue cure mi -torturassero il cuore! -</p> - -<p> -Ben presto mi abituai a quel supplizio; -non ne sarei morta; ben presto guarii. -</p> - -<p> -L'egoismo mi fu largo di promesse a compensarmi -dei dolori patiti; pensai con un -sentimento di compiacenza che la mia colpa -mi aveva almeno assicurato l'amore di mio -marito.... -</p> - -<p> -Un giorno, sciagurato giorno, il cavaliere -venne improvvisamente in casa mia. Voi eravate -meco, non vedeste o non voleste vedere -il mio affanno, e mi lasciaste sola con lui. -</p> - -<p> -Che voleva da me quell'uomo? con quali -intenzioni egli veniva? -</p> - -<p> -La mente, meschino e stolto fabbro di -chimere e d'inganni, mi suggerì in un istante -cento pazze fantasie per alimentare le -mie speranze, ma il cuore no, non mentiva -i suoi palpiti. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> -</p> - -<p> -L'audacia del cavaliere mi era nota; ma io -non avrei mai creduto che lo avesse potuto -spingere a tanto. Sapeva egli che mio marito -era assente? E se non lo sapeva, quali progetti -aveva potuto concepire la sua perfidia? -Fino a qual punto sarebbe egli andato senza -arretrarsi? -</p> - -<p> -Mi feci cuore, e senza attendere le sue -parole, ruppi prima il silenzio. -</p> - -<p> -— Avete mentito? interrogai severa. -</p> - -<p> -— Ho mentito, rispose freddamente. -</p> - -<p> -Mi guardava; lo guardai minacciosa, ma -egli non piegò. Sorrise sdegnosamente, e -tacque. -</p> - -<p> -Poco dopo si accostò, mi additò l'uscio -donde eravate uscito, e gettandosi sbadatamente -sul divano incrociò le gambe l'una -sull'altra. Rimasi in piedi, immobile, atterrita -da quel cinismo. -</p> - -<p> -— Chi era? domandò egli ammiccando -degli occhi. -</p> - -<p> -Non risposi. Quelle interrogazioni, quel -contegno, mi pungevano come il più sanguinoso -insulto. -</p> - -<p> -Il mio silenzio non mutò i suoi modi; si -sollevò un momento, appoggiando le mani -al divano e portando innanzi il corpo, mi -guardò fisso, e si lasciò ricadere con abbandono. -</p> - -<p> -— Il vostro ganzo? interrogò pronunziando -quest'ingiuria atroce con lentezza, -quasi a farmela parere più amara e più -lunga. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> -</p> - -<p> -La vergogna mi trasse fuor di me. -</p> - -<p> -— Uscite, gridai con impeto, avventandomi -sopra di lui come una tigre, uscite! -</p> - -<p> -— Vi pare? ribattè con ironia; <i>egli</i> è -uscito al mio arrivo, io uscirò all'arrivo di -<i>lui</i>, di vostro marito. -</p> - -<p> -— Uscite, gridai, fatta cieca dalla collera, -uscite, o vi farò cacciare dai miei servi. -</p> - -<p> -— Provatevi, disse egli calmo. -</p> - -<p> -Feci atto di accostarmi al campanello; -ma egli mi prevenne. D'un balzo fu in piedi, -mi arrestò per un braccio, mi respinse, -e afferrato il cordone del campanello diede -una strappata vigorosa. -</p> - -<p> -A quell'atto improvviso, inaspettato, terribile -per la forza di volontà e di audacia che -mi rivelava, rimasi come colpita dalla folgore. -Tutte le mie forze, tutto il mio coraggio, mi -vennero meno. Sentii di non poter lottare con -quella natura troppo più grande nella forza -e nella perversità della mia; sentii che la -mia individualità era domata, che la morte -sola avrebbe potuto sottrarmi all'imperio -fatale di quell'uomo. -</p> - -<p> -L'ignoranza delle sue intenzioni, la paura -dello scandalo mi trascinarono ai suoi piedi -supplichevole. Lo scongiurai mi risparmiasse -la vergogna in faccia ai miei servi... Egli mi -guardò, si drizzò orgogliosamente come a -farmi sentire il peso del suo potere, e non -fece atto per rialzarmi... Intanto alcuni passi -si accostarono frettolosi all'uscio; ebbi appena -il tempo di sollevarmi e di volgere il -<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> -capo per nascondere il volto bagnato di lagrime, -che la porta s'aprì con una spinta -così vigorosa che i battenti percossero con -impeto contro le pareti. A quel rumore mi -rivolsi e vidi sulla soglia, immobile, pallido, -severo come uno spettro, mio marito! -</p> - -<p> -Il grido che partì dal mio petto fu un -grido di gioia; senza pensiero, senza timori, -tranne quello del nuovo pericolo che io aveva -corso, mi lanciai incontro a lui a braccia -aperte, mi gettai nel suo seno, e nascondendo -la faccia, gli gridai con voce soffocata: -</p> - -<p> -— Salvami, salvami, in nome del nostro -amore! -</p> - -<p> -Mio marito mi allontanò con un braccio, -mi guardò negli occhi, vide le mie lagrime, -guardò il cavaliere che teneva il capo ostinatamente -abbassato al suolo, indi con un -gesto di raccapriccio che non so rammentare -senza sentire spezzarmisi il cuore, mi -respinse da sè inorridito. -</p> - -<p> -Quell'abbandono, quel rifiuto, illuminarono -la mia mente come un baleno. Compresi per -la prima volta che vi ha qualche cosa assai più -crudele del rimorso, ed è il disprezzo di colui -che ci ha amato. -</p> - -<p> -Caddi al suolo sbigottita e tremante, colle -mani giunte in atto di preghiera. -</p> - -<p> -Accasciala sulle ginocchia io vidi Antonio -accostarsi al cavaliere con passo lento e sicuro; -sollevai lo sguardo pauroso e tesi l'orecchio -per ascoltare. Salvani fece atto di -<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> -trarre un biglietto di visita da un portafogli; -mio marito lo rifiutò e disse con accento -calmo: -</p> - -<p> -— Il mio nome è il nome d'un uomo onesto... -Poi additò l'uscio al cavaliere, che uscì -senza dir motto. -</p> - -<p> -Rimanemmo soli. Egli immobile innanzi a -me, io colle pupille smarrite, ricercando uno -sguardo di pietà. Vidi brillare una lagrima, -mi trascinai carponi, implorai con un gesto -il suo perdono; fu vano; egli così buono -verso di me fu vinto dal dolore e dalla vergogna. -Per la prima volta io fui respinta -dalle sue braccia.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap72">LXXII.</h2> -</div> - -<p> -«I giorni si succedettero uguali, angosciosi, -tetramente monotoni. La mia coscienza -si era ripiegata inorridita all'aspetto dell'immensa -sciagura che il mio fallo aveva provocato. -La solitudine, il silenzio, il rimorso -si assieparono come una nube sul mio intelletto. -</p> - -<p> -Ciò che avvenne dopo quel giorno fatale -è ancor oggi un mistero per me. Quando -seppi del duello, tremai per mio marito; -volli scongiurarlo di desistere; ma, sapendolo -vano, soffocai nelle lagrime il mio proposito. -Quando seppi che il duello non avrebbe -avuto luogo, il timore vinse in me la meraviglia. -Da quel punto un enigma tormentoso -<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> -si propose alla mia mente scombuiata: — che -sarebbe avvenuto più tardi? -</p> - -<p> -Io era troppo abituata a leggere nel cuore -di Antonio, per potermi lasciar trarre in -inganno dall'apparente impassibilità del suo -volto. Quella calma era ai miei occhi più -eloquente d'ogni altro linguaggio. -</p> - -<p> -Il suo contegno verso di me, meno l'abbandono -affettuoso, fu qual era stato sempre, -dolce e cortese. Avesse egli adoperato -meco la collera, il rimprovero, il disprezzo, -non ne avrei avuto tanto dolore quanto me -ne proveniva da quella dolcezza. Io taceva e -piangeva in segreto — piangeva la mia pace -seppellita per sempre col mio amore. -</p> - -<p> -Non andò molto che i miei timori si avverarono. -Era passato un mese. Mio marito -venne nelle mie camere, era la prima volta -dopo quel giorno... Tremai al vederlo, e non -osai tener la fronte sollevata innanzi a lui, -lui mio accusatore, mio giudice... Mi salutò, -trasse una sedia accanto a me, e si assise. -La sua voce mi scese al cuore come un'amara -ironia. Egli era calmo, nondimeno i -suoi sguardi tradivano a quando a quando -una segreta inquietudine; compresi che una -terribile sciagura minacciava le rovine del -mio cuore. -</p> - -<p> -Mi pregò scrivessi una lettera, una lettera -a <i>lui</i>, a Salvani. Questo colpo inaspettato -superava le mie forze e il mio coraggio. -Uno sgomento indefinibile s'impadronì del -mio spirito; per la prima volta in vita guardai -<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> -con occhio di terrore la faccia di mio -marito. Vi lessi la fermezza e la pietà. Tentai -rimuoverlo con uno sguardo supplichevole, -ma egli insistè con tale espressione di dolcezza -che valeva per me assai più che il -comando. -</p> - -<p> -Obbedii come un automa; egli mi fu grato -e me ne rimeritò con un sorriso. Quel sorriso -ha impresso un solco profondo nel mio -cuore. -</p> - -<p> -Egli dettò ed io scrissi; poche parole che -non mi fecero arrossire; un convegno necessario, -una preghiera dignitosa, il mio nome, -nulla più. -</p> - -<p> -Quando ebbi finito, lasciai cadere la penna -e mi abbandonai esausta di forze sullo schienale -della seggiola. Antonio mi guardò, lottò -un istante colla pietà e col rancore; volli -risparmiargli una penosa testimonianza d'affetto -di cui mi sentiva indegna, e raccolsi -tutta la mia energia per dissimulare ciò che -io soffriva. Egli prese il foglio, lo piegò, e -me lo pose innanzi, presentandomi la penna -con un gesto urbano, ma freddo ed insistente. -</p> - -<p> -Compresi, e vergai la soprascritta con mano -tremante; gli consegnai la lettera e nascosi -il volto fra le mani. Mio marito si tenne alcuni -istanti ritto innanzi a me, ma non disse -parola. Udii il suo respiro affrettato; poi alcuni -passi leggieri, poi più nulla... Rialzai il -capo smaniando... egli era uscito.» -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span></p> - -<h2 id="cap73">LXXIII.</h2> -</div> - -<p> -«Tutto quel giorno stetti accasciata sotto -il peso d'uno sgomento indicibile; ad ogni -istante parevami di dover udire la voce di -quell'uomo abborrito, di Salvani. Che voleva -mio marito da lui? Quali ragioni così possenti -avevano consigliato lui, così franco e leale, -ad adoperare uno stratagemma per attirarlo -con maggior sicurezza a quel convegno? -Aimè! poteva io ingannarmi su quelle ragioni, -poteva io dubitarne un solo istante? -</p> - -<p> -L'ora stabilita trascorse, e il cavaliere non -compariva ancora; io mi era spinta inosservata -nella biblioteca che comunicava colla -camera di mio marito; colà avrei potuto vedere -ed udir tutto, intervenire, difenderlo -forse, pagare colla mia vita il dolore e la -vergogna che io gli aveva cagionato. -</p> - -<p> -Passò un'ora, ne passò un'altra; il cavaliere -non venne. Le tenebre incominciavano -a farsi fitte intorno a me. Io udiva il passo -agitato di Antonio e le oscillazioni calme e -regolari d'un pendolo che numerava le mie -angoscie. -</p> - -<p> -Vi fu un'istante in cui ebbi quasi paura -e mi guardai intorno sbigottita e tremante; -ma questo sentimento, che era frutto della -cessazione d'un timore assai più grande, fu -di breve durata. -</p> - -<p> -Un uomo entrò nella camera di mio marito; -<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> -nello stesso tempo un raggio di luce -attraversò il buco della toppa e venne a battere -sul mio volto. Accostai l'occhio e vidi -Giovanni, con un lume in mano, intento ad -accendere i candelabri sopra il caminetto. -Quando ebbe finito, si rivolse verso il divano -dove immaginai che fosse mio marito, si -tenne un istante in atto d'aspettazione, poi -fece un gesto d'assenso ed uscì. -</p> - -<p> -Il cuore mi batteva concitato. -</p> - -<p> -Poco stante la porta si riaprì, ed entrò -Salvani. Un grido, un terribile grido di dolore, -di paura, di vergogna, morì soffocato -sulle mie labbra. Mi appoggiai all'uscio per -non cadere; ricuperato il mio vigore, vinsi -il raccapriccio che destava in me quella -scena, e origliai per non perdere una sillaba -di quel colloquio temuto.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap74">LXXIV.</h2> -</div> - -<p> -« — Vi fa meraviglia il trovarvi con me? -domandò mio marito con un lieve accento -d'ironia. Infatti ciò è naturale; voi vi attendevate -ad un altro convegno. -</p> - -<p> -— Che volete dire? -</p> - -<p> -— È inutile; voi m'intendete. -</p> - -<p> -L'accento tranquillo e risoluto con cui -Antonio parlava, allo stesso tempo che mi -faceva fremere al pensiero delle conseguenze -di quella determinazione temuta, mi destava -nell'anima un sentimento di compiacenza -<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> -e d'orgoglio che m'innalzava ai miei occhi. -Oh! perchè non avevo io saputo serbare la -stima d'un uomo che stimavo tanto io medesima? -</p> - -<p> -Vi furono alcuni istanti di silenzio; posi -l'occhio alla toppa, ed osservai. Mio marito -e il cavaliere erano in piedi, l'uno in faccia -all'altro, l'uno e l'altro pallidissimi. Il silenzio -era così profondo, che se avesse durato -ancora un istante la mia respirazione affannosa -avrebbe tradito la mia presenza. -</p> - -<p> -— Era dunque un sotterfugio? disse Salvani -con accento di dileggio dispettoso. -</p> - -<p> -— Chiamatelo così, se vi piace. Convenite -però che era necessario, e che è riuscito. -Se vi avessi scritto io, è probabile che voi -non sareste venuto. -</p> - -<p> -— La mia casa è sempre aperta. -</p> - -<p> -— È la risposta che ho immaginato, e -che mi ha eccitato a farvi scrivere. Le cose -che io devo dirvi esperimenteranno la vostra -condiscendenza e forse anche il vostro coraggio. -Ora poichè io non conosco il vostro -coraggio, aveva ragione di temere della vostra -condiscendenza. In casa mia.... -</p> - -<p> -— In casa vostra? -</p> - -<p> -— In casa mia è tutt'altro. -</p> - -<p> -Antonio pronunziò queste parole con lentezza, -rispondendo colla calma all'accento -di collera che fremeva sulle labbra di Salvani. -</p> - -<p> -— È una minaccia? domandò il cavaliere -con sarcasmo. -</p> - -<p> -— No, è un consiglio. Siate ragionevole. -<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> -Non è la prima volta che voi venite in casa -mia; vi siete venuto senza che io vi abbia -chiamato, non vi dolga ora di venirvi per -aderire ad un mio invito. Qui voi siete a -vostro agio più che io non sarei stato in -casa vostra, venendovi per la prima volta e -per un affare sgradevole. Le parti non erano -pari. Se ho dovuto mancare di riguardi in -questa circostanza, appagatevi delle mie -scuse; tra gentiluomini devono bastare. -</p> - -<p> -Il cavaliere non rispose. -</p> - -<p> -— Accomodatevi dunque, soggiunse mio -marito; sul tavolo vi sono dei sigari; ciancieremo -come due buoni amici. -</p> - -<p> -Udii il rumore di un seggiolone trascinato -lentamente; poi da capo nuovo silenzio. -</p> - -<p> -Col cuore trepidante riaccostai l'occhio -alla serratura per seguire collo sguardo tutti -i particolari di quella scena. -</p> - -<p> -— Questo sigaro non ha aria, disse Antonio. -</p> - -<p> -Gettò lo sigaro in mezzo della camera, ne -prese un altro e l'accese alla fiamma del -candelabro. Poi si lasciò cadere sul seggiolone -con abbandono indolente. -</p> - -<p> -Quella calma, o meglio quella simulazione -di calma, mi atterrì. Io non aveva mai visto -Antonio, il mio buon Antonio, sotto quell'aspetto; -non aveva neppure immaginato -che egli fosse capace di vestire così un'apparenza -menzognera, e che vi potessero essere -circostanze da spingerlo a tanto. -</p> - -<p> -— Posso sapere?... prese a dire il cavaliere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> -</p> - -<p> -— Senza dubbio, interruppe mio marito. -Tutto è detto in due parole: noi dobbiamo -batterci. -</p> - -<p> -— Batterci! esclamò Salvani con finta sorpresa; -e la ragione? -</p> - -<p> -— La ragione, voi dite? Già, ciò è naturalissimo; -due galantuomini non si ammazzano -senza una ragione. Ho pensato anche a -questo; la ragione ci è. -</p> - -<p> -Salvani guardò mio marito con aria d'uomo -che non capisce; io stessa incominciavo a -non comprendere più nulla; era come trasognata, -istupidita, una nebbia fitta ingombrava -la mia mente. -</p> - -<p> -— Leggete, disse Antonio, e porse un -giornale a Salvani indicandogli col dito ciò -che doveva leggere. -</p> - -<p> -Il cavaliere lesse in silenzio. -</p> - -<p> -— È una calunnia, disse levandosi in -piedi. -</p> - -<p> -Mio marito lo costrinse a sedere con cortese -violenza. -</p> - -<p> -L'espressione del volto di Salvani era affatto -mutata; il sarcasmo aveva ceduto alla -franchezza; la trepidanza dispettosa ad una -sicurezza serena. Io stessa incominciavo a -credere d'essermi ingannata sulla vera ragione -che aveva provocato quei colloquio. -</p> - -<p> -Mio marito si dondolava sul seggiolone, -lasciando errare sulle labbra un sorriso intraducibile. -</p> - -<p> -— L'articolo è firmato da voi, disse egli -sbadatamente. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> -</p> - -<p> -Salvani fe' un atto di sorpresa, e gettò gli -occhi sul giornale. -</p> - -<p> -— Qui non vi è nome. -</p> - -<p> -— Vi sono le iniziali, le vostre. Agli occhi -del mondo basta. -</p> - -<p> -— Ma io non ho scritto quest'articolo; -fra gentiluomini, voi l'avete detto, bastano -le scuse. Se vi rimangono dei sospetti, sono -pronto ad asserire in faccia a chicchessia -che quelle iniziali non si riferiscono al mio -nome. -</p> - -<p> -— Ed è appunto ciò che io non voglio. -</p> - -<p> -— Non v'intendo. Quell'articolo?... -</p> - -<p> -— Non è scritto da voi. -</p> - -<p> -— Lo credete? -</p> - -<p> -— Ne sono certo; e so anche chi lo ha -scritto. -</p> - -<p> -— Chi mai? -</p> - -<p> -— Io. -</p> - -<p> -— Voi! ma questa è un'infamia! -</p> - -<p> -— Vi pare? -</p> - -<p> -Gli occhi di Antonio brillarono d'un fuoco -così improvviso e così vivo, che Salvani fu -costretto ad abbassare lo sguardo. -</p> - -<p> -— Infine qual'è lo scopo di questo tranello? -domandò poco dopo con voce che si -sforzava invano di render ferma. -</p> - -<p> -— Ve l'ho detto: batterci. -</p> - -<p> -Quell'insistenza fredda ed eguale rivelava -una risoluzione incrollabile. Suo malgrado -Salvani stesso ne fu atterrito; io tremava -come una foglia. -</p> - -<p> -— Io non vi capisco, balbettò il cavaliere. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> -</p> - -<p> -— Voi mi capite. -</p> - -<p> -— Quand'è così, lasciate che io dica che -questo vostro modo d'agire non è leale, nè -opportuno. Dovevate cogliere l'occasione allora -che vi si porgeva; la vostra condotta -inesplicabile allora, lo è tanto più oggi. -</p> - -<p> -— È vero; io vi ho fatto delle scuse... -</p> - -<p> -— Ed io me ne sono appagato, e ne sono -pago. -</p> - -<p> -— Vostra bontà. Or bene, ciò che non è -avvenuto allora deve avvenire; noi ci batteremo. -</p> - -<p> -— Io non mi batterò. -</p> - -<p> -— Noi ci batteremo. Avete potuto credere -che io lasciassi impunito un insulto al mio -nome, e vi siete ingannato; non ho fatto che -differire. Io ho alimentato il mio odio, l'ho -educato come un sentimento caro; oggi è -gigante. -</p> - -<p> -Salvani rabbrividì. Mio marito continuò -con un accento intraducibile. -</p> - -<p> -— Io vi odio. Voi stesso ignorate tutto il -male che avete fatto al mio cuore. Per voi -io sono un marito ingannato; e nulla più; -ma voi non siete sceso nel mio seno a vedere -la rovina che vi ha prodotto il tradimento; -voi non sapete che gli affetti che -avete inaridito erano la sorgente della mia -vita, voi non sapete che le fila che avete -reciso erano le fila dorate del mio avvenire. -Se voi poteste comprendere tutto ciò, comprendereste -il mio odio. Non mi parlate di -lealtà; è vana parola quando è il cuore che -<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> -parla. Se vi ha ancora una via per uscirne -meno slealmente è questa di arrendervi al -mio desiderio senza costringermi a farvi arrendere. -Vi è una cosa che voi non mi -avete tolto, ed è quella appunto di cui il -mondo vorrebbe credervi reo, quella forse -di cui la vostra coscienza vi accusa: l'<i>onore</i>. -Guardatemi in fronte; vi pare che io possa -sollevar gli occhi in faccia al mondo senza -arrossire? Or bene, siate generoso anche -con essa. Risparmiatele la vergogna. Io che -l'amo ho voluto risparmiargliela, voi non sarete -da meno; la vera causa del nostro -duello deve rimanere segreta fra di noi. -</p> - -<p> -Salvani era vinto. La sua natura superba -si era piegata sotto la tranquilla e severa -insistenza di quel linguaggio. Tuttavia parve -lottare ancora un istante, sollevò lo sguardo -vivamente, ma lo riabbassò come preso da -subito pentimento. -</p> - -<p> -— Sono agli ordini vostri, disse poco dopo, -tentando invano di ricomporre il volto alla -primitiva alterezza. -</p> - -<p> -— Vi ringrazio, vi manderò i miei secondi. -</p> - -<p> -Per un istante nessuno dei due fe' motto; -Salvani visibilmente impacciato, aveva appuntato -le mani sulle ginocchia come per -rialzarsi. Mio marito continuava a fumare -senza badargli. -</p> - -<p> -— Non avete altro a dirmi? domandò Salvani -dispettoso. -</p> - -<p> -— Non altro. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> -</p> - -<p> -Senza attendere oltre, Salvani si diresse -verso l'uscio. -</p> - -<p> -Antonio senza levarsi suonò un campanello; -e Giovanni comparve sulla soglia. -</p> - -<p> -— Accompagna il signore. -</p> - -<p> -Quando fu solo tutta la sua energia gli -venne meno a un tratto; lasciò la seggiola, -gettò il sigaro e si cacciò le mani nei capelli. -</p> - -<p> -A quel gesto così disperato sentii tutte le -fibre del mio cuore intenerirsi, e ritrovai la -via del pianto. Aprii l'uscio, mi lanciai nella -camera, e mi gettai lagrimosa nelle sue braccia, -implorando perdono. -</p> - -<p> -Egli si tolse ruvidamente dalle mie stretta, -e nascondendo la faccia si buttò sul divano -singhiozzando. -</p> - -<p> -Mi trascinai ai suoi piedi, gli afferrai una -mano e la portai alle labbra frementi. Sentivo -istintivamente che il pentimento e l'umiliazione -mi riabilitavano innanzi alla mia -coscienza. -</p> - -<p> -— Lasciami, mi disse respingendomi con -dolcezza. -</p> - -<p> -— No, non ti lascio; tu vuoi batterti, tu -vuoi morire, e sarò io che ti avrò ucciso. -</p> - -<p> -Si drizzò, piegò il capo verso di me, -trasse indietro i miei capelli che mi cadevano -scomposti sulla faccia, e mi guardò -negli occhi con una espressione selvaggia di -speranza. -</p> - -<p> -— Non è per lui dunque che tu piangi? -</p> - -<p> -— Per lui! Oh! Antonio, Antonio mio! -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> -</p> - -<p> -V'era tanta disperazione nelle mie parole, -tanto e così vivo affanno, che egli ne fu intenerito, -e non mi nascose più le sue lagrime. -</p> - -<p> -— Senti, mi disse, la mia natura si è -franta, il mio cuore si è inaridito. Io non -aveva altro affetto che il tuo, non aveva -speranze o sogni che non fossero in te riposti; -ed ho perduto tutto in una volta. Questa -favilla che tu hai fatto brillare nell'immensa -tenebra della mia mente, questo dubbio -che hai gettato nel mio seno, è ora tutto -ciò che mi rimane. Lo vedi, io piango come -un fanciullo, io non sono che un fanciullo. -Affrettati a trarrai d'inganno, ridonami la -mia fede, o ritoglimi questa affannosa illusione. -</p> - -<p> -— Sì, gridai io con esaltamento, sì, ti dirò -tutto; tu leggerai ogni pagina di questo -cuore che è rimasto puro. Ti svelerò il mio -passato, ti svelerò le mie colpe, le colpe di -un passato che non era tuo... -</p> - -<p> -— Sarebbe vero? interruppe con un grido. -Oh! dimmi che mi hai amato, dimmi -che mi ami!... -</p> - -<p> -Sollevai lo sguardo e lo fissai nel suo -sguardo. La gioia, la speranza, l'amore, lo -illuminavano d'una luce vivissima. -</p> - -<p> -Gli narrai la mia infanzia, il mio primo -fallo, evocai i dolci fantasmi dei primi giorni -del nostro amore, le sue proposte e le mie -ritrosie, e le segrete battaglie che precedettero -il mio inganno. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> -</p> - -<p> -Egli pendeva dalle mie labbra trepidante; -sentivo le sue mani stringere impazienti le -mie mani, il suo seno palpitante appoggiarsi -al mio seno, e l'ansia del suo respiro confondersi -colle mie parole. -</p> - -<p> -— E poi?... -</p> - -<p> -E poi! Lo guardai paurosa, egli insistè -collo sguardo. -</p> - -<p> -Mio Dio! Fu un lampo fatale. Donde avrei -io tratto la forza per compiere la mia confessione? -e facendolo, qual frutto avrei osato -sperare? No, io non era soltanto una donna -colpevole, era una donna adultera! La coscienza -di quest'ultima vergogna, assopita -per un istante, risorse più adirata. Adultera! -Adultera! E poteva io sperare che il perdono di -mio marito si sarebbe spinto fino -al tradimento? Avrebbe egli potuto credere -al mio amore? Ed avrei osato ingannarlo -ancora negando il mio inganno? -</p> - -<p> -— E poi? -</p> - -<p> -Mi gettai sulle sue ginocchia istupidita. -Egli chinò il capo verso di me; udii le sue -parole rotte dall'affanno. Era un conforto, -era una preghiera, uno spasimo atroce. -</p> - -<p> -— Discolpati... discolpati! -</p> - -<p> -Non risposi, non l'osai; piansi e nascosi -la faccia fra le mani. -</p> - -<p> -Egli diè un picciolo grido invano represso, -si alzò con impeto, mi rovesciò sul pavimento, -e ripetè come un eco il rimprovero -della mia coscienza: -</p> - -<p> -— Adultera! Adultera!» -</p> - -<div class="chapter"> -<p><span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span></p> - -<h2 id="cap75">LXXV.</h2> -</div> - -<p> -«Tacerò le torture del mio spirito nel -giorno che succedette a quella notte fatale. -Il cuore si rifiuta a rivelare i proprii dolori; -ne è geloso e li serba; volendo, non saprebbe -rendere un'immagine verisimile, e ne -rinnoverebbe a sè stesso lo strazio. Vi basti -di conoscere le cause che li hanno provocati. -</p> - -<p> -Al mattino del secondo giorno, Giovanni -venne a me, recandomi una lettera. Una lettera -di mio marito! L'aprii smaniando, la -lessi... Giusto cielo! egli era partito. Avrebbe -passato la frontiera della Svizzera e si sarebbe -arrestato a Chiasso, all'Albergo Federale. -Possibilmente mi avrebbe scritto al domani. -Null'altro; non una parola di conforto, -non una parola di consiglio; non un cenno sulla -cagione della sua assenza. Che dico? E poteva io -dubitarne? poteva io esitare un solo istante -sul partito da scegliere? -</p> - -<p> -Ordinai le mie valigie, e un'ora dopo partii -con Giovanni. -</p> - -<p> -Due ore dopo all'incirca io era a Chiasso -all'Albergo Federale. Le indicazioni che io -ebbi non mi lasciarono più alcun dubbio, se -pure io potevo ancora lusingarmi con qualche -speranza. -</p> - -<p> -Mio marito e Salvani erano arrivati due -ore prima di me, in compagnia di altri due -<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> -gentiluomini; erano usciti quasi subito; le -mie indagini non valsero a farmi conoscere -da qual parte si fossero diretti. Che avrei -potuto fare? Corsi all'impazzata nei dintorni, -colla speranza di rinvenirli e di giungere -ancora in tempo per impedire il duello. Le -mie forze si esaurirono in breve, e mi abbandonai -sul suolo smarrita. Giovanni mi -faceva cuore col gesto, ma egli stesso non -poteva parlare per l'emozione. -</p> - -<p> -Uno scoramento profondo s'impadronì di -me; girai l'occhio intorno; la natura serena -e ridente stendeva le sue fresche e brevi -praterie limitate da severe e svelte colline. -Il cielo era sereno, il sole del mezzodì dardeggiava -sulla mia fronte. Tutto sorrideva -fuori di me; dentro di me ruggiva la tempesta. -</p> - -<p> -Mi rappresentai alla mente lo spettacolo -orribile di quel duello; vedeva mio marito -e Salvani scendere per una vallata e sparire, -li rivedevo poco dopo risalire l'opposto pendio, -guadagnare la cima più elevata del colle, -collocarsi l'uno di fronte all'altro in un breve -spianato, impugnare le armi... Mio Dio! Nascosi -nelle mani la faccia lagrimosa, e soffocai -un grido d'orrore. -</p> - -<p> -Mi levai impetuosamente, e senza dir parola -mossi a passi concitati verso Chiasso. -Un istinto più forte della mia volontà mi -trascinava inconscia e sbigottita. Giovanni stentava -a tenermi dietro. -</p> - -<p> -Lo spettacolo che si presentò al mio -<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> -sguardo, quando varcai la soglia dell'albergo, -è così orribile che appena oso rammentarlo. -</p> - -<p> -Mio marito, sorretto da uomini ignoti, saliva -a stento le scale; alcune goccie di sangue -segnavano sui primi gradini l'impronta -del suo passaggio. -</p> - -<p> -Sentii un dolore acuto come se qualche -cosa si spezzasse nel mio seno; volli correre -in aiuto, e rimasi mio malgrado immobile; -non ebbi nè un grido, nè una lagrima. -</p> - -<p> -Antonio udì i miei passi, e giunto sulla -cima della scala, rivolse faticosamente il capo -verso di me. Mi guardò con l'occhio velato, -udii un gemito, e vidi il suo corpo pesare -con maggior abbandono sulle braccia di coloro -che lo sorreggevano. -</p> - -<p> -— Egli muore! egli muore! -</p> - -<p> -Mi lanciai su per le scale ed entrai nella -camera d'Antonio un istante dopo che egli -vi era entrato. -</p> - -<p> -Lo avevano adagialo sopra un letto; un -medico avea lacerato gli abiti e la camicia, -ed esaminava una ferita sotto l'omero destro. -</p> - -<p> -Caddi in ginocchio sulla soglia; il medico -mi guardò compassionevole; io guardai lui -implorando un conforto. -</p> - -<p> -— È grave? domandò poco dopo mio marito. -</p> - -<p> -— È grave! rispose il medico. -</p> - -<p> -— Mortale? -</p> - -<p> -— Spero di no. -</p> - -<p> -— Potrei dire una sola parola a mia -moglie? -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> -</p> - -<p> -Quei due personaggi si trassero senza dir -motto daccanto ad una finestra; io mi accostai -lagrimando. -</p> - -<p> -Antonio mi guardò, mi sorrise, mi tese la -mano; io la strinsi tremando nelle mie e la -baciai con trasporto. -</p> - -<p> -— È morto; susurrò egli, facendo uno -sforzo per accostare le labbra alle mie orecchia. -</p> - -<p> -— Chi? -</p> - -<p> -— Lui! -</p> - -<p> -<i>Lui!</i> Lo guardai in volto; tutta la sua -vita era raccolta negli occhi. Compresi il significato -di quello sguardo. -</p> - -<p> -Non risposi, ma le mie lagrime furono più -eloquenti delle parole. Vidi errare sul suo -volto una dolce soavità, e sentii la sua mano -fremere nelle mie. -</p> - -<p> -— Tu mi ami? tu mi hai amato? mi domandò -guardandosi attorno pauroso. -</p> - -<p> -— Oh! sì, io t'ho amato! -</p> - -<p> -In quel punto un'altro uomo apparve sulla -soglia. Il medico lo vide e gli mosse incontro. -Le guancie di Antonio si tinsero d'un -lieve rossore. -</p> - -<p> -Il medico si accostò a noi. -</p> - -<p> -— Il cavalier Salvani... prese a dire con -dolcezza. -</p> - -<p> -Mio marito cercò d'interromperlo con un -gesto; il medico non comprese. -</p> - -<p> -— Il cavalier Salvani manda a chiedere -notizie del vostro stato, e vi esprime il suo -rammarico. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> -</p> - -<p> -Antonio voltò la faccia verso la parete; io -inchinai il capo sul petto; egli nascose il -suo rossore, io le mie lagrime.» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap76">LXXVI.</h2> -</div> - -<p> -«Passai tutta la notte successiva al fianco -di mio marito. -</p> - -<p> -Il medico mi aveva lasciato poche speranze -di salvezza, la palla aveva leso il polmone -destro, ed era uscita dalla schiena, la perdita -di sangue era stata abbondante; la respirazione -si faceva sempre più affannosa, ed -usciva dalla bocca come un fischio. -</p> - -<p> -Ciò che io provai in quella notte non è -concepibile; ancor oggi pensandoci mi pare -un sogno, nè so come il mio cuore abbia -potuto reggere a quella prova suprema. -</p> - -<p> -Una disperazione muta, angosciosa, s'era -impadronita di me. Ebbi dei momenti di fiducia -e di speranza, ma rari e brevi. -</p> - -<p> -Antonio mi sorrideva, mi guardava con -amore. Era felice di sapersi amato e me lo -diceva con un accento che mi passava il -cuore. Vedeva il mio strazio, ne aveva pietà, -e si faceva forza per dissimulare i suoi dolori; -mi parlava dell'avvenire, spiegava alla -mia mente tutta una tela di progetti festosi. -</p> - -<p> -Sarebbe guarito, saremmo andati a Gossau, -al suo paese natale, ci saremmo sottratti al -mondo in una sua villetta isolata, avremmo -vissuto di pace, di sogni e d'amore. -</p> - -<p> -Assentivo colle labbra, e tentavo anch'io -il sorriso. Quale sorriso!... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> -</p> - -<p> -Quella notte di dolore e d'amore corse -rapidissima. Tutte le riluttanze, tutti i dubbii -che avevano attraversato la nostra pace caddero -a un tratto; in quella notte non mi -arrestai dinanzi alla vergogna, palesai tutta -la mia colpa, svelai tutto il mio cuore. -</p> - -<p> -Egli mi ascoltò in silenzio; quando tacqui, -vidi le sue pupille rivolte verso di me -con un'espressione intraducibile di dolcezza. -</p> - -<p> -Volli inginocchiarmi a' piedi del letto; egli -indovinò la mia intenzione, me ne trattenne -con un gesto, e portò la mano agli occhi per -nascondere la sua emozione. -</p> - -<p> -Vidi due grosse lagrime scorrere lentamente -lungo le sue guancie.... egli, il mio -buon Antonio, mi aveva perdonato!» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap77">LXXVII.</h2> -</div> - -<p> -«Verso l'alba lo spasimo della sua ferita -parve quetato; la stanchezza della veglia mi -costrinse al sonno; appoggiai la testa al capezzale -e m'addormentai. -</p> - -<p> -Sognai; io non rammento più quel che -sognai; sogni incomposti, agitati; v'era nel -mio assopimento una specie di oppressione, -un'idea paurosa, indefinita, che si mesceva -ad ogni fantasma. -</p> - -<p> -Ignoro quanto durasse quello stato; all'improvviso -parve che l'orizzonte s'illuminasse -ai miei occhi; tutte le cose oscure -diventarono chiare, le paure si diradarono, -i misteri ebbero delle rivelazioni... non era -più sola in quello spazio sconfinato; mio -<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> -marito era meco, bello, sereno, affettuoso: -la sua voce aveva l'incanto dell'usignuolo, -i suoi occhi la luce delle stelle. Le stelle -erano in alto, più lucenti, più grandi; attraversavamo -uno spazio di silenzii e di profumi. -I bei fantasmi dorati, le belle chimere, -i bei fiori!... Eravamo giunti ad un punto -estremo dell'orizzonte; al di là era una luce, -una gran luce che abbarbagliava la mia vista. -Ci arrestammo. Antonio mi guardò, mi -disse addio, mi strinse la destra... Sentii un -fremito corrermi per le vene... Egli mi additò -l'opposto limite dell'orizzonte... guardai, -e vidi la camera dell'albergo dove io mi era -addormentata, vidi il letto, il corpo di mio -marito, il mio corpo, immobili entrambi.... -Rimasi sola, gridai... -</p> - -<p> -Mi risvegliai di soprassalto. Mi guardai -intorno paurosa, era giorno chiaro; sentii -la mano di Antonio nella mia, ma fredda, -rigida... Mi levai d'un balzo, chinai il mio -capo sulla sua faccia. Aveva gli occhi aperti, -mi guardava con uno sguardo vitreo, immobile; -le labbra semiaperte mi sorridevano -un sorriso ineffabile. -</p> - -<p> -Un orrendo pensiero mi balenò alla mente. -Smaniosa, fuor di me stessa, lo chiamai a -nome, lo scossi; egli non mi rispose....» -</p> - -<div class="chapter"> -<h2 id="cap78">LXXVIII.</h2> -</div> - -<p> -Carlotta tacque, e chinò gli occhi a terra. -Una profonda mestizia oscurava la sua fronte. -Le immagini ridestate per un istante avevano -<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> -popolato il suo pensiero, avevano risuscitato -nel suo cuore tatto le lotte d'un -tempo; il suo labbro aveva taciuto, ma la -sua anima parlava ancora di <i>lui</i>. -</p> - -<p> -Silvio comprendeva e non osava dire parola -a rimuoverla da quell'estasi melanconica. -</p> - -<p> -Un misterioso istinto lo invitava al silenzio -e alla meditazione. -</p> - -<p> -Era l'ora del tramonto; il cielo si tingeva -d'una tinta di porpora e d'oro; più lungi, -fin dove giungeva l'occhio, un fascio di -raggi infuocati si frangeva contro le vette -dei monti; per l'immensa distesa di pianure, -di colline e di valli, non un rumore, non -un eco; una calma infinita circondava il -campicello della morte. -</p> - -<p> -Le cime delle piante dei cipressi, ombreggiate -dalla luce infiacchita, sorgevano dietro -il muricciolo di cinta, immobili, severe, a -simiglianza di ombre che si affacciassero -ad un misterioso convegno. -</p> - -<p> -Silvio guardava le zolle, le croci nere curvate -l'una verso dell'altra come se volessero -unire le loro braccia in un estremo amplesso; -le pareti coperte di lapidi, colle iscrizioni -nere mezzo cancellate dal tempo... guardava -il cielo che schierava in alto, come -una immensa promessa, le prime stelle che -si coloravano d'una pallida luce... guardava -la mano candida ed affilata di Carlotta, che -una intimità improvvisa aveva unito quasi -senza avvedersene alla sua... -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> -</p> - -<p> -— Lo sentite? domandò Carlotta, uscendo -d'un tratto dalla sua contemplazione. -</p> - -<p> -— Chi? -</p> - -<p> -Carlotta non rispose, parve seguire cogli -occhi qualche cosa che le sfuggisse... poi lasciò -ricadere il capo sul petto. -</p> - -<p> -Poco dopo lo risollevò con un moto risoluto. -</p> - -<p> -— Il resto del mio racconto, diss'ella, è facile -ad immaginare. Gossau era il suo paese -natale; vi feci trasportare il suo corpo; egli -è ritornato alla sua prima origine. L'anima -sua si è lanciata nell'infinito. -</p> - -<p> -Tacque un'altra volta, levò gli occhi al -cielo, e ve li tenne fissi gran tempo. -</p> - -<p> -Intanto la notte scendeva colle sue ombre; -una leggiera brezza incurvava i cipressi, -gl'insetti, melanconici amici della notte, inneggiavano -nelle siepi; le stelle si accendevano -ad una ad una come piccoli fari collocati -nell'ignoto, i focolari delle capanne sparse -qua e colà sulle colline circostanti riflettevano -la loro luce tremolante. -</p> - -<p> -A poco a poco il viso di Carlotta si scolorì, -si confuse; le croci nere si oscurarono -affatto, le lapidi biancheggiavano a stento -come attraverso una fitta nebbia. -</p> - -<p> -— Voi lo vedete, disse Carlotta con voce -commossa; egli mi chiama, egli mi aspetta. -</p> - -<p> -Silvio non rispose. -</p> - -<p> -— Lasciate che io parta; non vogliate contrastarmi -questo breve sentiero che mi rimane -e che mi riconduce al mio amore. -</p> - -<p> -<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> -</p> - -<p> -— Al mio amore! ripetè Silvio come se -parlasse a sè medesimo. -</p> - -<p> -— Alla tomba, aggiunse Carlotta sommessamente. -Scendete nel vostro cuore: dite voi -stesso se io posso esser vostra o d'altri -giammai. -</p> - -<p> -Silvio tacque, accostò la mano di Carlotta -alle labbra, e si levò in piedi. -</p> - -<p> -— Rimanete, disse con voce spenta, io -parto. -</p> - -<p> -— Grazie, mormorò Carlotta, voi non sapete -l'importanza di questo beneficio. -</p> - -<p> -Stettero alcuni istanti silenziosi; egli ritto -innanzi a lei, colla mano di lei stretta nella -sua, ella appoggiata al marmo della tomba, -entrambi smarriti e lagrimosi. -</p> - -<p> -Silvio chinò il capo tino a sfiorare coll'alito -i capelli di Carlotta. -</p> - -<p> -— Ditemi almeno se mi amate, balbettò -col cuore affranto dall'angoscia. -</p> - -<p> -Carlotta rispose con un gemito. -</p> - -<p> -— Ditemi almeno se mi avreste amato. -</p> - -<p> -Carlotta sollevò il capo in atto di preghiera -così umile, che Silvio ne fu commosso. -</p> - -<p> -— È vero, disse egli, è vero; possiate esser -felice! Addio. -</p> - -<p> -La mano di Carlotta lo trattenne. -</p> - -<p> -L'alito della notte, meglio che una voce -umana, ripetè queste parole: -</p> - -<p> -— Possiate esser felice! -</p> - -<p> -Silvio senti un brivido per le vene. Il volto -di Carlotta sollevato verso di lui, era così -presso al suo volto, da confondere quasi il -<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> -respiro. Un desiderio irresistibile, impetuoso, -lo vinse... baciare quelle labbra adorate... Si -trattenne a mezzo l'atto. Carlotta comprese, -gettò indietro con un moto della testa alcune -anella che le scendevano sulla faccia, e porse -la fronte a Silvio, che vi appoggiò le labbra -ebbro di felicità e di dolore. -</p> - -<p> -Un doppio <i>addio</i> risuonò in quel bacio. -</p> - -<p> -Silvio si lanciò fuori del cancello, vide il -vecchio Giovanni e una lagrima errare fra le -rughe del suo volto. -</p> - -<p> -Strinse la mano di quel vecchio amico, -gettò un ultimo sguardo dietro il cimitero, -e sparì rapidamente dietro la collina... -</p> - -<p class="pad2 center large"> -FINE. -</p> - -<hr class="silver" /> - -<div class="chapter"> -<p class="title"> -ERRATA-CORRIGE -</p> - -<p class="center"> -Nel Vol. 1.º pag. 8, lin. 15 e pag. 17, lin. 6 leggasi<br /> -<i>Eugenio</i> invece di <i>Ernesto</i>. -</p> - -<p class="center"> -E nel Vol. 2.º pag. 34, lin. 29, e pag. 35, lin. 25 leggasi<br /> -pure <i>Eugenio</i> invece di <i>Raimondo</i>. -</p> -</div> - -<div class="tnote"> -<p class="tntitle"> -Nota del Trascrittore -</p> - -<p> -Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione -minimi errori tipografici. -</p> - -<p> -Le correzioni indicate a fine volume (Errata-Corrige) sono state -riportate nel testo. -</p> - -<p class="covernote"> -Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. -</p> -</div> - - - - - - - - -<pre> - - - - - -End of Project Gutenberg's Un segreto vol. II (of 2), by Salvatore Farina - -*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. II (OF 2) *** - -***** This file should be named 61323-h.htm or 61323-h.zip ***** -This and all associated files of various formats will be found in: - http://www.gutenberg.org/6/1/3/2/61323/ - -Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online -Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This -file was produced from images generously made available -by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano) - -Updated editions will replace the previous one--the old editions will -be renamed. - -Creating the works from print editions not protected by U.S. copyright -law means that no one owns a United States copyright in these works, -so the Foundation (and you!) can copy and distribute it in the United -States without permission and without paying copyright -royalties. 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Redistribution is subject to the -trademark license, especially commercial redistribution. - -START: FULL LICENSE - -THE FULL PROJECT GUTENBERG LICENSE -PLEASE READ THIS BEFORE YOU DISTRIBUTE OR USE THIS WORK - -To protect the Project Gutenberg-tm mission of promoting the free -distribution of electronic works, by using or distributing this work -(or any other work associated in any way with the phrase "Project -Gutenberg"), you agree to comply with all the terms of the Full -Project Gutenberg-tm License available with this file or online at -www.gutenberg.org/license. - -Section 1. General Terms of Use and Redistributing Project -Gutenberg-tm electronic works - -1.A. By reading or using any part of this Project Gutenberg-tm -electronic work, you indicate that you have read, understand, agree to -and accept all the terms of this license and intellectual property -(trademark/copyright) agreement. 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INDEMNITY - You agree to indemnify and hold the Foundation, the -trademark owner, any agent or employee of the Foundation, anyone -providing copies of Project Gutenberg-tm electronic works in -accordance with this agreement, and any volunteers associated with the -production, promotion and distribution of Project Gutenberg-tm -electronic works, harmless from all liability, costs and expenses, -including legal fees, that arise directly or indirectly from any of -the following which you do or cause to occur: (a) distribution of this -or any Project Gutenberg-tm work, (b) alteration, modification, or -additions or deletions to any Project Gutenberg-tm work, and (c) any -Defect you cause. - -Section 2. Information about the Mission of Project Gutenberg-tm - -Project Gutenberg-tm is synonymous with the free distribution of -electronic works in formats readable by the widest variety of -computers including obsolete, old, middle-aged and new computers. It -exists because of the efforts of hundreds of volunteers and donations -from people in all walks of life. - -Volunteers and financial support to provide volunteers with the -assistance they need are critical to reaching Project Gutenberg-tm's -goals and ensuring that the Project Gutenberg-tm collection will -remain freely available for generations to come. In 2001, the Project -Gutenberg Literary Archive Foundation was created to provide a secure -and permanent future for Project Gutenberg-tm and future -generations. To learn more about the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation and how your efforts and donations can help, see -Sections 3 and 4 and the Foundation information page at -www.gutenberg.org - - - -Section 3. Information about the Project Gutenberg Literary Archive Foundation - -The Project Gutenberg Literary Archive Foundation is a non profit -501(c)(3) educational corporation organized under the laws of the -state of Mississippi and granted tax exempt status by the Internal -Revenue Service. The Foundation's EIN or federal tax identification -number is 64-6221541. Contributions to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation are tax deductible to the full extent permitted by -U.S. federal laws and your state's laws. - -The Foundation's principal office is in Fairbanks, Alaska, with the -mailing address: PO Box 750175, Fairbanks, AK 99775, but its -volunteers and employees are scattered throughout numerous -locations. Its business office is located at 809 North 1500 West, Salt -Lake City, UT 84116, (801) 596-1887. Email contact links and up to -date contact information can be found at the Foundation's web site and -official page at www.gutenberg.org/contact - -For additional contact information: - - Dr. Gregory B. Newby - Chief Executive and Director - gbnewby@pglaf.org - -Section 4. Information about Donations to the Project Gutenberg -Literary Archive Foundation - -Project Gutenberg-tm depends upon and cannot survive without wide -spread public support and donations to carry out its mission of -increasing the number of public domain and licensed works that can be -freely distributed in machine readable form accessible by the widest -array of equipment including outdated equipment. Many small donations -($1 to $5,000) are particularly important to maintaining tax exempt -status with the IRS. - -The Foundation is committed to complying with the laws regulating -charities and charitable donations in all 50 states of the United -States. Compliance requirements are not uniform and it takes a -considerable effort, much paperwork and many fees to meet and keep up -with these requirements. We do not solicit donations in locations -where we have not received written confirmation of compliance. To SEND -DONATIONS or determine the status of compliance for any particular -state visit www.gutenberg.org/donate - -While we cannot and do not solicit contributions from states where we -have not met the solicitation requirements, we know of no prohibition -against accepting unsolicited donations from donors in such states who -approach us with offers to donate. - -International donations are gratefully accepted, but we cannot make -any statements concerning tax treatment of donations received from -outside the United States. U.S. laws alone swamp our small staff. - -Please check the Project Gutenberg Web pages for current donation -methods and addresses. Donations are accepted in a number of other -ways including checks, online payments and credit card donations. To -donate, please visit: www.gutenberg.org/donate - -Section 5. General Information About Project Gutenberg-tm electronic works. - -Professor Michael S. Hart was the originator of the Project -Gutenberg-tm concept of a library of electronic works that could be -freely shared with anyone. For forty years, he produced and -distributed Project Gutenberg-tm eBooks with only a loose network of -volunteer support. - -Project Gutenberg-tm eBooks are often created from several printed -editions, all of which are confirmed as not protected by copyright in -the U.S. unless a copyright notice is included. Thus, we do not -necessarily keep eBooks in compliance with any particular paper -edition. - -Most people start at our Web site which has the main PG search -facility: www.gutenberg.org - -This Web site includes information about Project Gutenberg-tm, -including how to make donations to the Project Gutenberg Literary -Archive Foundation, how to help produce our new eBooks, and how to -subscribe to our email newsletter to hear about new eBooks. - - - -</pre> - -</body> -</html> diff --git a/old/61323-h/images/cover.jpg b/old/61323-h/images/cover.jpg Binary files differdeleted file mode 100644 index f789429..0000000 --- a/old/61323-h/images/cover.jpg +++ /dev/null |
