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-The Project Gutenberg EBook of Un segreto vol. I (of 2), by Salvatore Farina
-
-This eBook is for the use of anyone anywhere in the United States and most
-other parts of the world at no cost and with almost no restrictions
-whatsoever. You may copy it, give it away or re-use it under the terms of
-the Project Gutenberg License included with this eBook or online at
-www.gutenberg.org. If you are not located in the United States, you'll have
-to check the laws of the country where you are located before using this ebook.
-
-Title: Un segreto vol. I (of 2)
-
-Author: Salvatore Farina
-
-Release Date: February 5, 2020 [EBook #61322]
-
-Language: Italian
-
-Character set encoding: UTF-8
-
-*** START OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. I (OF 2) ***
-
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-
-Produced by Carlo Traverso, Barbara Magni and the Online
-Distributed Proofreading Team at http://www.pgdp.net (This
-file was produced from images generously made available
-by Biblioteca Nazionale Braidense - Milano)
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- UN SEGRETO
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- ROMANZO
-
- DI
- SALVATORE FARINA
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- VOLUME PRIMO
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-
- MILANO
- E. TREVES & C. EDITORI
- 1869
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- Proprietà Letteraria
-
- Tipografia Letteraria — Via Marino, 3
-
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-I.
-
-_Silvio ad Eugenio._
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-
-«Se i miei calcoli non fallano, a quest'ora sei ad Huesca, supponendo
-che tu non abbia mutato proposito, e che, attraversata la Francia,
-arrestandoti appena ad Avignone e a Tarbes, ti sia affrettato, com'era
-tuo disegno, a valicare i Pirenei durante la bella stagione. Ad ogni
-modo io ti scrivo ad Huesca, non bastandomi l'animo di attendere una
-tua lettera.
-
-Mi pare un anno che tu sia lontano da me, e se penso che non sono
-invece che poche settimane, non so darmene pace, cotanto il mio tempo
-mi è diventato increscioso. Tu dirai come al solito che è la mia anima
-che è pigra, e che la sua lentezza indolente è quella appunto che mi
-fa parere più tardi che agli altri mortali i due movimenti del nostro
-pianeta. Ma questa volta t'inganni; e dico in sul serio che se mai vi
-fu momento della mia vita in cui abbia sentito il sangue giovanile
-pulsare violento ed ostinato alle arterie ed al cuore, questo gli è
-desso. E non ho più a rimpiangere come per lo passato gli stravizzi
-e le orgie che, come tu affermavi, avevano ottuso i miei sensi, e
-spuntato le spine del desiderio. Anzi io penso che questo raddoppiarsi
-della mia vita, questo nuovo vigore delle mie forze morali, mi facciano
-appunto parere lungo il tempo che trapasso. Non dico che io non mi
-annoji — la solitudine mi condanna a questo — ma l'avidità con cui
-aspiro ad un bene impossibile, il desiderio e la speranza sempre
-alimentati in segreto, sono senza dubbio più potenti della noia.
-
-Non mi sono mai sentito così audace, e così gaio, come di questi
-giorni. Se qualche volta sospiro, lo faccio per abitudine, o anche per
-smania, all'incirca come un viaggiatore frettoloso sospira il momento
-che avrà toccato la meta. Accetta questo paragone disgraziato; so bene
-che non fa al caso mio. Io non ho una meta, peggio, non so neppure se
-io non l'abbia; i sentimenti che m'empiono il cuore sono così vaghi ed
-indeterminati, che sfumatura di pennello maestro non saprebbe renderne
-l'immagine. Ma tuttavia sono sentimenti — questo almeno sta fermo —
-però io me ne trovo pago, e cinguetto tuttodì da solo, da fare invidia
-ai passeri che in questo momento pispigliano inseguendosi e beccandosi
-fra i rami del vecchio platano del mio giardino, che tu hai cantato nei
-tuoi primi versi.
-
-Ad ogni modo il tempo mi è increscioso. È questa una bizzarra
-contraddizione del mio spirito irrequieto, se pure in uno spirito
-irrequieto vi sono contraddizioni vere, o piuttosto il volere e
-disvolere a un tratto cento cose non è una condizione necessaria di
-quello stato.
-
-Ma bando a sofisticherie; il tuo retto senso filosofico n'andrebbe come
-al solito _intronato_, e non mi daresti requie colle tue punture — ed
-io so bene quanto valga il tuo aculeo, perchè cerchi di starmene, se
-posso, alla lontana.
-
-Confessami che a questo punto ti ho messo in una gran curiosità dei
-fatti miei. Potessi pagartene in qualche modo! Potessi darti la mia
-confidenza, ed averne in cambio i tuoi conforti! Ma dovrei scrivere un
-libro, e non basterebbe; e non sapresti nulla del mio cuore, perchè io
-stesso non so nulla. So che in questo momento sono lieto, e che di tali
-momenti non è povera la mia giornata; sento il sangue circolare più
-rapido, l'intelligenza più chiara, e più salda e vigorosa la potenza di
-amare.
-
-Amare! — L'ho io scritta questa parola? La ci stia. Tu ne sorriderai
-con sarcasmo, e sarà tutto; e se interpretando a modo tuo la confusione
-di queste mie parole, mi dirai seriamente che io sono innamorato, ti
-crederò senza dibattere. Sarei così felice di innamorarmi un'altra
-volta! Ma ho paura, mio buon Eugenio, che ciò non sia, e che tutto il
-benessere che io provo in questi giorni si risolva in una quistione
-di nervi. Anzi se devo credere al Dottor L. gli è proprio così,
-e a discuterci sopra mi farei dare del gaglioffo. Colui dice che
-noi viviamo nelle nuvole, e che i nostri malanni derivano da ciò,
-che discendendo da quelle alture, vediamo le nostre ali tarparsi
-miseramente, e temiamo non bastino a reggerci al volo mai più. Ho
-spesso creduto che egli avesse ragione; ma ora non temo più di nulla;
-e se è vero che mortale ebbe mai le ali, io me le sento crescere sui
-fianchi così salde e robuste, da sfidare l'aquila a seguirmi. E davvero
-che da qualche tempo gli uccelli non mi fanno invidia, e guardo le
-nuvole senza desiderio, e misuro l'orizzonte con qualche sicurezza.
-
-Mi par di vederti — e ti leggo negli occhi, nel sorriso e nel cuore una
-domanda; ma io non ti risponderò per ora. Cerca pure in questa lettera
-un nome di donna — non lo troverai. Se è vero che io debba provare
-ancora le dolcezze puerili — io dico _puerili_ — dell'amore, vorrò
-essere il primo a sincerarmene; nè tu, nè altri, ne avrà la certezza
-che dalla mia bocca.
-
-Ricorda che io conto inesorabilmente sopra le _Impressioni di viaggio_
-che tu hai promesso di scrivere. So che il _far niente_ ti serena
-l'animo, e che contemplando ti parrà di vivere troppo bene, perchè
-abbia ad occuparti di questo strumento di tortura che è la penna del
-letterato in Italia.
-
-Lavora per me; arrossisci di rivedere le Alpi, senza aver cantato i
-Pirenei. Oltre a che il tempo ti parrà più breve, e le noie degli
-avvocati meno amare; e quando le tue faccende siano all'ordine, e
-ritornerai fra le braccia dell'amico tuo, anch'egli sarà in qualche
-modo compensato della tua assenza. Amami».
-
-
-
-
-II.
-
-_Eugenio a Silvio._
-
-
-«La tua lettera mi ha preceduto di due giorni. Or eccomi finalmente ad
-Huesca, dopo un viaggio abbastanza lungo, e se devo dirlo, poverissimo
-d'avvenimenti. Vedi che io dico avvenimenti, e non avventure; non
-perchè di queste ultime ne abbia avuto, ma perchè tu non immagini che
-io n'andassi in cerca. Per altro non mi sono annoiato; ho pensato, ho
-fantasticato molto, ho raccolto una gran messe di idee e di _voli_; e
-se le mie _Impressioni di viaggio_ vedranno quando che sia la luce, tu
-stesso ne sarai giudice.
-
-Come tu l'hai pensato, io ho mutato di molto il progetto del mio
-viaggio; ho incominciato dal cedere una volta, e invece di tirar
-diritto da Avignone a Tarbes, mi sono spaventato della distanza e ho
-fatto sosta a Montpellier. Il guaio volle che Montpellier mi piacesse,
-e vi dormii una notte — un dolce sonno te lo assicuro — ed è per
-lo appunto questa dolcezza che mi ha fatto invaghire dei viaggi a
-tappe. Infatti invece di partire il domani per Tarbes, come io aveva
-sacramentato meco medesimo di fare, me ne andai con animo di arrestarmi
-a Carcassona. A metà via discesi a Beziéres. Però d'allora in poi
-non fermai più nulla, e come Dio volle, venni man mano a Pamier, e
-poi a S. Gaudenzio, e a Tarbes — e se il diavolo ci ficcava meglio
-la coda, uscivo di via e mi spingevo fino a Pau — nè so come mi sia
-risoluto a discendere a Bagnéres, e a Baréges. In quest'ultima città
-mi disponevo ad attraversare i Pirenei presso il Monte Perduto, ma un
-inglese che viaggiava per diporto, e con cui avevo stretto relazione a
-Tarbes, scese in quel giorno allo stesso albergo, e poichè egli voleva
-visitare la famosa Valle d'Arran, mi decisi a deviare un breve tratto
-con lui. Così passai i Pirenei fra le gole del monte Maledetto. Non ti
-dico nulla dell'incanto di quella traversata — tanto varrebbe che io
-scrivessi per te solo le mie _Impressioni di viaggio_.
-
-Di Huesca non ti parlo; mi è riuscita spiacevole a prima vista, e parmi
-che non mi ricrederò; ad ogni modo non ho a fermarmici molto, e, se Dio
-lo vuole, conto di trovarmi presto al tuo fianco. E tanto più ci conto
-e me ne struggo, se penso al piacere con cui ho visto i tuoi caratteri,
-e la parola _Italia_ sul timbro postale della tua lettera.
-
-Ma che! tu minacci dunque d'impazzire? E che modo è questo tuo di
-torturare il cervello d'un amico che ha i fianchi rotti, non so se più
-dai cavalli di posta, o da una mezza dozzina di curiali che gli stanno
-alla cintola giorno e notte? Che vuoi tu che io capisca di queste
-vaporose fantasime del tuo intelletto?
-
-In verità io ho serio timore che assai valesse meglio la tua tetraggine
-d'una volta, che questa falsa allegria che ti contorce le labbra
-come la sardonica; e meglio era non uscirne mai, che uscirne così
-stoltamente.
-
-Sei o no innamorato? Non lo sai! l'hai a sapere dico io. In queste
-miserie del cuore, se non ci vedi dentro tu, chi ci ha a vedere? Oltre
-a che tu sarai colto alla sprovveduta, come una fortezza sguarnita; e
-questo, credilo, è il peggior danno che possa toccare ad un galantuomo.
-Diffida, diffida sempre, e di tutti; e più che d'ogni altro, di te
-medesimo. Se gli uomini sapessero cacciarsi in mente questa verità:
-che le grandi sciagure sono tali per lo appunto, perchè inaspettate, il
-numero degli sciagurati n'andrebbe minorato d'assai.
-
-In amore l'abbandono è pericoloso come in tutte le cose della vita —
-forse peggio — la vita non si ha già ad avere in conto d'un'infanzia
-perenne, nè l'amore s'ha a torre come un giocattolo da bimbi. Assai
-triste gioco è quello che fa l'amore, e in fede mia ci si dee pensare
-non una, ma cento volte.
-
-Non dimenticare i tuoi ventisei anni, non rinfanciullire a un tratto
-dinanzi al volto d'una bella donna. Quale che ella sia, pensa che
-il suo sorriso nasconde un pugnale, e i suoi baci un veleno. Le suo
-braccia sono morbide come il velluto, e fragili e pieghevoli come uno
-stelo di giunco; ma tuttavia sanno stringere in amplessi soffocanti —
-la voluttà che spira dalle sue nivee forme è un fuoco che consuma.
-
-Oh! io conosco troppo bene come le vanno queste cose — e tu pure. Ma
-all'occasione si è sempre arrendevoli; ingannati cento volte, cento
-volte la bestemmia è spirata sul nostro labbro — domani ci si ingannerà
-ancora.
-
-«Gioventù e bellezza sono armi troppo potenti, perchè i virili
-propositi possano resistere a lungo». Verissimo — se si cadesse nella
-lotta, sopraffatti nobilmente — se non che — ed è questa vera codardia
-— disillusi, vagheggiamo col pensiero un nuovo fantasma di donna che
-raccatti il nostro cuore e voglia mentire un po' d'amore per lui.
-
-Osceno mercato di sentimenti, di fantasie e di menzogne — e di
-voluttà. E se ricerchi ciò che vi ha di vero in questi rapporti, vedrai
-sbigottito una sola cosa, il sesso — e non potrai andar oltre.
-
-Tu giuochi una scommessa perigliosa; v'ha per posta una parte, la più
-bella parte, del tuo avvenire.
-
-Che potrai ottenere da questa donna, se tu l'amerai? Un momento
-di voluttà, un po' d'amore forse — ma sai tu ciò che vi perderai
-inesorabilmente?
-
-Pensaci. Se mai avvenga che dal confronto tu ritragga qualche forza,
-combatti disperatamente; se sarai vinto, avrai qualche conforto più
-tardi; quando ti parrà d'aver tutto perduto, ritroverai dentro di te
-qualche cosa che non sarà morta coi tuoi amori — la compiacenza della
-propria forza adoperata nobilmente, e quella non minore di poter far
-carico alla sorte soltanto dei tuoi dolori.
-
-Questi miei consigli — e non vogliono essere più che consigli, nè meno
-— ti giungeranno forse tardi, e ti saranno cagione d'inutili rimorsi.
-— Ma se la mia voce avrà mai la sorte di prevenire, d'un solo istante,
-l'estremo passo, oltre il quale è questo fatalissimo abisso dell'Amore,
-tu soffermati alquanto a meditarla. Forse la chimera pazza che vagheggi
-andrà sfrondata delle sue corone, e le seduzioni di una sirena non
-sapranno rimuoverti dall'austera saldezza che ti eri proposto di
-mantenere per tutta la vita.
-
-Se poi a quest'ora il tuo spirito si culla nelle nenie voluttuose di
-questo tuo amore adultero, la pace sia teco; e tu perdona alla audacia
-di chi ha osato profanare il tuo tempio, parlandoti un linguaggio
-insensato.
-
-Ho scritto «amore adultero». M'ingannerei io forse? Affè, che non
-saprei più raccapezzarmi. Ma questo è un dubbio passeggiero, e si è
-dileguato di già dal mio cervello senza lasciarvi traccia.
-
-Scommetterei anzi di potermi spingere più oltre senza fallire, fino ad
-immaginare il pallido viso della ninfa che ti ha sedotto, e a poter
-ripetere il nome che i vaneggiamenti del tuo sonno tradiscono forse
-ogni notte. Ed è...
-
-Ma io potrei errare, e ci farei pure la triste figura dopo aver
-vantato tanta avvedutezza; e forse anche — e questo sarebbe peggio —
-l'importanza del mio consiglio ne andrebbe scemata ai tuoi occhi, e
-ti parrebbe che le mie parole siano inspirate dalla persona e non dal
-principio, e sprezzeresti le mie teoriche. Però questo è per l'appunto
-ciò che io non voglio da te; e se posso, farò che tu non sorrida della
-mia filosofia balzana. Ad ogni modo tieni in mente questo che io ti ho
-detto: che credo d'avere indovinato il nome dell'eroina della tua nuova
-passione.
-
-Se è rimasto un posticino nel tuo cuore, serbalo per me; ma ho paura di
-no — i nuovi amori sono come i nuovi proprietarii d'un campo; i quali,
-per far sentire il loro imperio, si cacciano dappertutto, e rimuovono
-e ricostruiscono i limiti, per attaccare in qualche modo la loro
-personalità alla nuova possessione».
-
-
-
-
-III.
-
-
-Come Eugenio lo aveva pensato, la sua lettera giunse tardi. Cotesta in
-generale è la sorte comune dei consigli, e in ispecie dei consigli agli
-innamorati, i quali sono incontrastabilmente la razza più ostinata che
-viva sulla terra.
-
-Convien sapere per altro che se Eugenio, buon figliuolo in tutto il
-resto, si scaglia da poco in qua con compiacenza contro l'amore, e
-contro le donne, ne ha le sue buone ragioni. E chi l'avesse conosciuto
-due mesi prima, avrebbe udito ben altre sentenze sulle sue labbra. Si
-pretende di doverne incolpare una certa bruna, con certi occhioni neri,
-e certa chioma lussureggiante; ma siccome ciò non torna indispensabile
-al caso nostro, lasciamo che la maldicenza districhi del suo meglio
-questo nodo.
-
-Una cosa intanto resta ferma, che Silvio alla lettura di questa lettera
-si strinse nelle spalle.
-
-
-
-
-IV.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Ritorno in questo momento dal vederla, dal parlarle, dall'adorarla in
-silenzio come un'immagine santa. Ho la mente ed il cuore pieni di lei.
-
-Oramai non lo dissimulo più a me medesimo — se pure riuscissi ad
-ingannarmi, non ne avrei al certo giovamento — però vorrei gridarlo a
-tutto il mondo: «sono innamorato.»
-
-Questa parola che qualche settimana addietro mi avrebbe fatto arrossire
-di vergogna, risuona dentro di me come una melodia soavissima. I miei
-nervi, le mie fibre, la cantano in coro.
-
-E perchè dovrei io arrossire? perchè dovrei ostinarmi in questa
-ringhiosa inerzia, che impoverisce ogni dì più la sorgente degli
-affetti?
-
-In fede mia, povero Eugenio, tutti i sermoni della filosofia accigliata
-non saprebbero arrestare un solo istante quest'inno che prorompe in
-mille suoni dalle corde della natura; nè la vanità d'essere chiamato
-filosofo può pagare un solo battito d'un cuore innamorato.
-
-Poi che tu dici d'aver indovinato il suo nome, tanto meglio; lo
-scriverò senza titubanza: «Carlotta.»
-
-Intendo il rimprovero che tu mi fai; non vo' affannarmi a ribatterlo,
-ma tuttavia ti giuro che non ho in mente una colpa.
-
-Io non voglio nulla, non domando nulla, solo che mi si lasci amarla.
-La mia felicità è opera sua, ma pure non è in essa; è in me, nell'amor
-mio. In appresso... e che so io del futuro? ma ho fede che saprei
-resistermi in ogni evento.
-
-Non tenermi il broncio se io non pongo mente alle tue raccomandazioni;
-se tu sapessi quante volte io ti ho benedetto per avermi fatto
-conoscere questa donna, se tu potessi vedere la mia gioia, non ti
-reggerebbe l'animo di contraddirmi più oltre; e la mia gratitudine ti
-compenserebbe ad usura della mia disobbedienza.
-
-Tu ignori quanto si possa essere felici amando questa donna; la tua
-mente, comunque ci si affatichi, non può riprodurti che una pallida
-immagine della sua bellezza; però nella tua cecità tu accomuni questa
-creatura colle mille che paghi col disprezzo, mentre... Nè io vo' tormi
-la briga di farti ricredere; ma se tu la vedessi... Vestiva un abito
-nero semplicissimo, colle maniche che lasciavano vedere le sue braccia
-ignude; pure quanto più leggiadra di tutte le altre, nonostante i loro
-pizzi, le loro trine e i cento altri fronzoli a cui mendicavano la
-grazia!
-
-Me le accostai tremante; mi sorrise, mi porse una mano breve, affilata,
-candidissima, e mi salutò per nome. Un nonnulla per l'indifferente,
-un'epopea pel mio cuore.
-
-Oh! dimmi che questa mia non è illusione, che quel saluto e quel
-sorriso erano da più che non volessero parere, che io posso... No, non
-voglio nulla; non dirmi nulla — ho io bisogno d'alimentarmi di menzogne
-e di speranze audaci come un fanciullo? A che fine uscire dalla mia
-paga serenità, ed abbandonarmi ciecamente al desiderio?
-
-Il desiderio! Oh! gli è questo un mare senza confini, un assai tristo
-mare per una nave sdruscita; nè io vo' avventurarvi il mio cuore».
-
-
-
-
-V.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Mancano ancora otto giorni all'arrivo del corriere che deve recarmi
-una tua lettera; però dovrei starmene tutto questo tempo ad aspettare
-in silenzio, mentre, se la mia impazienza non m'inganna, mi pare
-d'avere un mondo di cose a dirti. Quindi innanzi aspettati di sovente
-a siffatte anticipazioni; e questa sarà la tua parte di guaio, se ti
-ostini a credere che io non me la caverò da quest'amore senza malanni.
-
-Giovedì scorso mi sono recato, secondo il consueto, in casa del signor
-Verni. L'impazienza, e da qualche tempo la turbolenta va facendomi
-spesso di siffatti tiri, mi vi aveva condotto mezz'ora prima; però
-consultato il mio orologio, e avvedutomi, stavo fra due se dovessi
-entrare od allontanarmi; e intanto non mi moveva dal limitare della
-porta.
-
-Il signor Verni salì le scale in quel momento, e mi sorprese nella mia
-indecisione.
-
-Vedendolo mi si imporporarono le guancie di rossore, e fu ventura
-che fosse notte, e mi trovassi quasi nascosto nell'ombra. Per
-meglio dissimulare il mio turbamento diedi una strappata vigorosa al
-campanello, poi mi rivolsi fingendo sorpresa e salutai il signor Verni.
-Mi corrispose cortesissimo, mi ringraziò della premura, dicendo di
-_tenersene onorato_, e cianciò meco cordialmente.
-
-Il signor Verni è uomo di bei modi, colto, e facile parlatore. Ebbi
-agio d'esaminarlo, e mi parve anche bello, e quel che è più, di quella
-bellezza simpatica che si rivela prima al cuore che agli occhi.
-
-Ho provato un senso di gelosia, che ho cercato invano di soffocare,
-e devo aver risposto al suo spirito con molte sciocchezze. Tuttavia
-egli è uomo che non potrei odiare giammai, che vorrei quasi amare, se
-sapessi perdonargli la felicità d'essere marito di Carlotta.
-
-In quella mezz'ora di cicaleccio sono sceso dentro di me, e vi ho
-interrogato le mie debolezze che non sono poche. Ne uscii netto, te lo
-giuro: e guardai in volto quell'uomo con sicurezza e con orgoglio, come
-a dirgli: «io non abbasserò mai la mia fronte innanzi a te».
-
-Nel pensarlo non ho titubato un solo istante, e mi compiacqui di me
-medesimo. E mancò poco che, preso da prepotente trasporto d'espansione,
-non confidassi a lui stesso il mio amore. Le convenienze uccisero in
-buon punto l'entusiasmo; ma giuro che la sola paura del ridicolo non
-avrebbe potuto abbastanza.
-
-Che non darei io per poter dire a Carlotta l'animo mio? Parmi che il
-sapere conosciuto da lei il mio affetto, me lo farebbe più caro, ed
-allevierebbe il mio spirito.
-
-Ho pensato mille modi, ho accarezzato i progetti più assurdi; e
-tuttavia, trovatomi solo al suo fianco, me ne è venuto meno l'ardire.
-Che mi ha trattenuto?...
-
-Essa lo ama — ne ho la certezza; lo chiama teneramente: «mio buon
-Antonio» — e si attacca al suo braccio, e gli parla confidenzialmente,
-e gli sorride...
-
-Affè, perchè non gli salta dunque al collo in mia presenza?...
-
-Credilo, Eugenio, questa sì, è tortura. Egli è pur suo marito. — Qual
-merito? dico io. Se un villano raccatta una perla fra i solchi, s'ha a
-dire: fortuna, non merito.
-
-Ma tanto è tutt'uno; la legge vuole che il tesoro appartenga a chi
-l'ha ritrovato, e che la moglie segua il marito. È cosa da smarrirne la
-ragione.
-
-Perchè non l'ho io incontrata sul mio cammino prima di quell'uomo?
-Il cielo mi è testimonio se l'avrei amata; e tu sai quanto io avrei
-saputo amare in quel tempo. Pure, pensandoci, non so ribellarmi alla
-sorte. Forse è meglio che sia così — in fine essi si amano entrambi;
-Dio sa se ella avrebbe amato me altrettanto. E son pur degni l'uno
-dell'altro; e se questa mia natura codarda sapesse spogliarsi d'una
-gelosia insensata, e li incontrassi per via, da passeggiero pietoso io
-mi rivolgerei a benedire, e direi dentro di me: «che bella coppia!»
-
-Che Iddio adunque li benedica, e l'azzurro del cielo sorrida loro, e
-gli astri danzino sullo loro teste innamorate, finchè la baldanza dei
-loro anni giovanili li allieterà sulla terra!
-
-Tant'è, darei un anno della mia vita per averle detto che l'amo. Questo
-segreto — ed è pure un segreto, poichè tu solo ne sei a parte — mi pesa
-sul cuore come un rimorso. L'amore è come vampa — si può soffocare,
-nascondere non mai. Talvolta, soffocato un istante, riarde più potente
-e si svela. Le anime amanti ardono, le ardenti amano; però se l'amore è
-fiamma, può essere che la fiamma sia un amore».
-
-
-
-
-VI.
-
-
-Quando un figliuolo d'Adamo è arrivato a questo punto, non v'ha più
-dubbio ch'egli sia innamorato. S. Tommaso stesso non ne vorrebbe di
-più. Però di solito avviene che dopo le prime titubanze puerili, un
-po' per vergogna, un po' per una certa audacia che a tempo opportuno
-Amore non trascura mai di concedere, si finisce sempre per svelare la
-passione nascosta, ed offerire un cuore ricolmo fino all'orlo del più
-puro affetto che amante possa nutrire.
-
-Anzi siccome il piccolo Cupido si compiace di certe gherminelle,
-ed è raro che si tenga sul sentiero battuto e non rasenti invece
-gli eccessi, così è che spesso i più timidi diventano a un tratto
-arrischiati, e dove da prima si tenevano morti per una parola e per un
-sorriso, si gettano a corpo perduto nella via delle audacie.
-
-Le faccende di Silvio non dovevano andare altrimenti.
-
-Una bella sera — le sere degli innamorati sono sempre belle — Silvio
-si vestì con una ricercata trascuranza, e andò in casa del signor
-Antonio Verni con animo di dire a Carlotta, «che i suoi occhi erano due
-soli, e il cuore che egli le offeriva una sterile landa da fecondare
-coi suoi raggi,» o qualche altra squisitezza di questo genere. Questa
-volta aveva avuto l'attenzione di consultare il suo orologio, ed era
-riuscito, a furia di resistenze e di lotte, ad arrivare pressochè degli
-ultimi. Secondo i suoi calcoli questo ritardo doveva chiudere gli occhi
-del marito, e guadagnargli qualche pollice di terreno sulla via della
-sua conquista.
-
-La brutta parola è scritta. Egli non lo diceva a sè stesso, non voleva
-pensarlo, quasi non lo pensava, ma tuttavia quell'idea gli sorrideva
-in un cantuccio della mente; e dica chi conosce il cuore dell'uomo se
-poteva essere altrimenti.
-
-In generale si comincia sempre allo stesso modo, e si corrono
-successivamente le stesse fasi — si ammira, si sospira, si desidera. La
-prima fase offre pochi pericoli, però i mariti possono dormire placidi
-sonni. Dalla seconda alla terza non v'ha che un passo, se pure non si
-confondono in una. Questo però resta fermo, e farà bene chi ne porrà
-in guardia i mariti, che il sospiro è lo smorzatoio del sacro fuoco
-coniugale.
-
-Silvio aveva sospirato più d'una volta; senza accorgersene si
-travagliava da un pezzo col desiderio. Ad ogni modo egli si andava
-ripetendo che le sue intenzioni erano oneste, e che quando avrebbe
-fatto palesi i suoi sentimenti, non sarebbe andato più in là.
-
-Carlotta lo avrebbe compianto, avrebbe conosciuto la nobiltà dell'animo
-suo disinteressato, e l'avrebbe forse stimato — era più che egli non
-desiderasse.
-
-Forse queste sue fantasie avevano un lato vero — la vanità è l'unico
-rimedio dell'amore, e la compiacenza d'atteggiarsi a vittima sull'ara
-della virtù può lottare, con qualche speranza di vittoria, colla
-frenesia dei desiderii.
-
-In quella sera le sale del signor Verni erano più affollate del
-solito. Silvio, che sul limitare della porta avea deposto gran parte
-dell'audacia che lo aveva sorretto per via nei suoi propositi, entrò
-alquanto imbarazzato, parendogli che gli occhi di tutti si fissassero
-sul suo volto e vi leggessero i suoi pensieri. In fondo, benchè egli
-facesse mestiere di letterato, non era dei più avveduti, e se aveva una
-macchia sulla coscienza, bisognava che gli salisse alle guancie.
-
-Il signor Verni gli mosse incontro, gli porse la mano, lo chiamò: _mio
-caro signore_, e lo fece sedere al suo fianco.
-
-Silvio guardava all'intorno in cerca di Carlotta. Ne domandò a _lui_,
-e _lui_ rispose che _ella_ sarebbe venuta a momenti; poi riprese il suo
-ragionare brioso.
-
-Assolutamente in quella sera il signor Verni era di buon umore. Silvio
-lo pensò, e per un momento si sentì venir meno. Amareggiare così le
-gioie d'un uomo onesto! colpirlo nei suoi affetti, nella sua pace!...
-Ma Carlotta era così bella! Guardò ancora attorno a sè, ricercandola
-cogli occhi.
-
-— Che cercate? gli domandò il signor Verni.
-
-— Nulla — rispose Silvio imbarazzato; e per rassicurarsi, guardò la
-faccia di quell'uomo.
-
-Era bello, assolutamente bello.
-
-— È una cosa orribile — un marito! e da quale stampo è dunque uscito
-costui? pensò dentro di sè. Ma ciò è ancor peggio, che io mi sento
-attratto verso di lui, chè egli mi è simpatico, e mi pare quasi
-d'amarlo.
-
-L'esame fu brevissimo, ma completo. E riconobbe per la prima volta
-sotto le linee di quel volto sorridente, una impronta di virile
-severità che non disarmonizzava tuttavia coll'abituale dolcezza con cui
-era uso trattare.
-
-Da quel punto Silvio fu sulle spine; si contorceva sulla sua seggiola
-come un uomo annoiato, tanto che il sig. Verni, da quella compita
-persona ch'egli era, gli offerì di fare una partita agli scacchi.
-
-— Ciò ci farà passare il tempo — aggiunse.
-
-— Vi pare? rispose Silvio distratto; e intanto guardava sott'occhio una
-porta, da cui parevagli dovesse uscire Carlotta.
-
-— Dunque accettate? replicò l'altro.
-
-— Accetto — stava per dire Silvio senza badare — ma in quella l'uscio
-si aprì, e Carlotta entrò nella sala.
-
-
-
-
-VII.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Ciò che mi dici nella tua lettera d'ieri, mi fa male. Lo ignoro io
-forse perchè tu debba ammonirmene?
-
-«Non è che un anno che essa è sposa a lui», perchè farmene sovvenire?
-e con qual animo mi faresti tu questo richiamo, se non dubitasti delle
-mie intenzioni?
-
-Sii franco meco; l'amicizia te ne dà il diritto, te ne dà il dovere.
-Dimmi adunque, giacchè lo pensi, che io sto per commettere un'azione
-indegna, che sto insidiando codardamente la pace d'un uomo onesto, che
-vive al pari di me d'affetto e di speranze, che mi accoglie nella sua
-casa, che mi stringe la mano...
-
-T'intendo, t'intendo — tu non credi alla mia forza, perchè non credi
-che nissuno possa amare una donna col solo fine di amarla. Il tuo
-scetticismo non si smentisce. Ma io ho creduto che le mie parole
-dovessero rassicurarti, e che non mi avresti stimato così debole da
-infrangere il mio giuramento, nè così stolido da comperare un'ora di
-voluttà a prezzo d'un rimorso.
-
-Può essere che io m'inganni.
-
-Da qualche tempo sono così mutato, sento l'amore in un modo così
-diverso, e il mio raziocinio si è così impoverito, che non riesco a
-darmi ragione dei fatti miei. Tuttavia mi pare che sarei forte, che,
-anzi che costarle una lagrima, vorrei prima morire. Ma sono pur stolto
-io! Parlo come se essa corrispondesse al mio amore... mentre...
-
-A quest'ora ella sa tutto. Non so come l'animo mi reggesse a questa
-rivelazione; e ne sono quasi pentito, o vorrei fuggire per non
-rivederla mai più. Una forza più potente della mia volontà mi tiene qui
-soggiogato; io ritornerò dinanzi ad essa pauroso come uno schiavo...
-
-A quest'ora forse ella pensa a me; ripeterà dentro di sè le mie parole
-— che dirà il suo cuore?... Il mio non batte più, s'è come paralizzato;
-da ieri io vaneggio come un pazzo — vorrei dimenticarmi, vorrei
-sfuggire a questa tortura del pensiero, e non mi è possibile. La notte
-di ieri mi è sempre dinanzi alla mente, nè io posso staccarmene un
-istante.
-
-Me le ero seduto daccanto, e da un pezzo non le dicevo parola.
-Rimuginavo dentro di me cento maniere diverse, e non sapevo qual
-scegliere per palesarle l'amor mio. Più volte avevo aperto le labbra
-per incominciare, e il pentimento me le aveva richiuse in un sospiro.
-
-— Fa molto caldo, mi disse Carlotta.
-
-— Estremamente — risposi, e non mentivo.
-
-Volli dir di più, ma mi venne meno l'ardire. Suo marito si accostò
-a noi, mi rivolse la parola, e mi sorrise; poi parlò lungamente
-con Carlotta. Quando si allontanò, vidi gli sguardi di Carlotta
-che lo seguivano con espressione di affetto; tutte le mie forze si
-accasciarono per un istante. Se non che mi risollevai poco dopo, e
-credo che la speranza non mi avrebbe mai dato tanto ardimento, quanto
-me ne venne dalla certezza della sua indifferenza.
-
-— Ho una cosa a dirvi — dissi d'improvviso arditamente.
-
-Ella rivolse la sua faccia verso di me, affissò i grandi occhi nei miei
-con espressione di meraviglia.
-
-Non potevo più dare indietro.
-
-— Non oso — aggiunsi balbettando.
-
-— Diamine! diss'ella, scuotendo il capo con un sorriso mesto.
-
-— Se voi l'indovinaste...
-
-I suoi occhi non mi dissero nulla.
-
-— Se potessi dirvelo in un orecchio... insistei sorridendo per
-dissimulare il mio strazio.
-
-Ebbe pietà della mia vergogna, e non attese più oltre. Si rizzò
-in piedi. La guardai supplichevole, mi guardò senza rancore, senza
-disprezzo, serena e mesta ad un tempo. Ahimè! non era lo sguardo con
-cui ella avrebbe detto il suo amore.
-
-M'allontanai precipitosamente da quella casa; mi cacciai in letto
-smaniando e piangendo.
-
-Dimmi tu pure che io fui sciocco; è tutt'oggi che lo ripeto a me
-medesimo. Mi pare che in questo momento saprei pur rintracciar la vera
-via per giungere al suo cuore. Ma è meglio che sia così; tu ne sarai
-pago; il ridicolo mi ha condannato irremissibilmente — così tutto sarà
-finito. Io non avrò più forza di parlarle, non so neppure se avrò forza
-di rivederla.»
-
-
-
-
-VIII.
-
-
-Silvio stette tutto quel giorno combattuto fra mille pensieri.
-
-Aveva stabilito di non recarsi in quella sera in casa di Carlotta, e
-tuttavia parevagli che il suo orologio camminasse troppo lento, e che
-tardasse troppo ad annottare. Verso il tramonto mutò proposito, e volle
-andarvi; si abbigliò ed uscì: gironzò lungo tempo indeciso, e finì col
-rientrare in casa più tetro di prima.
-
-Stette alcuni giorni senza ritornare in casa del signor Verni.
-Finalmente si arrese al proprio desiderio, e vi andò ancora.
-
-Carlotta gli sorrise senza affettazione, senza ironia, senza quella
-compiacenza che la certezza d'aver ispirato una passione genera
-nell'animo d'ogni donna. Era calcolo, dissimulazione delicata? era
-natura? Silvio lesse subito nel contegno di lei la sua sentenza, e
-chinò il capo.
-
-Erano soli in un canto della camera; ella seduta sopra un divano,
-egli appoggiato ad una seggiola — la comitiva cianciava allegramente;
-le belle donne gettavano qua e là sguardi provocanti, i bellimbusti
-sciorinavano del loro meglio i loro giuochetti di spirito.
-
-Silvio taceva — Carlotta agitava lentamente il suo ventaglio.
-
-— Signor Silvio, disse ella volgendo all'improvviso la bella testa
-verso di lui.
-
-Egli si scosse dalla sua meditazione, e balbettò con fioca voce:
-«signora.»
-
-— Accostatevi, riprese Carlotta, scommetterei che vi annoiate.
-
-— Siete in inganno; la vostra casa ha bandito la noia, rispose Silvio
-sforzandosi a sorridere.
-
-Trasse la sedia d'accanto a Carlotta, e si assise.
-
-La bella donna continuava ad agitare il suo ventaglio. Un'audace
-speranza balenò nella mente di Silvio; forse ella aveva accolto il suo
-affetto, e quel suo contegno era un invito. Si fe' rosso in volto dal
-piacere, mosse le labbra convulsamente per parlare.
-
-Carlotta s'avvide.
-
-— Ieri vi siete interrotto — disse con dolcezza, ma senza la titubanza
-che suggerisce l'amore.
-
-— Ieri... ripetè tristamente Silvio, smarrendo a un tratto ogni energia.
-
-— Avete fatto bene, aggiunse Carlotta con un leggiero tremito, gettando
-uno sguardo melanconico e pietoso sul povero Silvio.
-
-Non dissero più nulla. Ella volgeva gli ocelli intorno, per nascondere
-il suo imbarazzo, egli guardava il suolo pensando la sua sventura.
-
-Poco dopo Carlotta si levò, ed uscì da quella sala. Silvio la seguì
-cogli occhi, e rimase estatico a contemplare la porta per cui ella era
-uscita. La vide rientrare poco dopo al fianco di suo marito. Che voleva
-ella dirgli con ciò? Ahi! Silvio lo comprese troppo bene.
-
-Passarono in una sala da giuoco; li seguì come attratto da una forza
-invisibile.
-
-— M'ami? domandava ella al marito.
-
-— Me lo dimandi!
-
-— Mi pare d'amarti come non ti ho mai amato.
-
-Il signor Verni stringeva più forte il braccio di madama.
-
-Silvio si tenne al muro per non cadere. Carlotta si voltava in quel
-momento per districare la sua veste di raso che s'era impigliata ad un
-mobile.
-
-Si guardarono, ed arrossirono entrambi.
-
-Quella sera fu un supplizio per il cuore di Silvio.
-
-E tuttavia egli non sapeva allontanarsi da quella casa. Più volte s'era
-trovato a fianco del signor Verni, e l'aveva guardato con un sentimento
-d'invidia che non aveva potuto soffocare. Ma quel signor Verni era
-così affabile, così espansivo, e così severo ad un tempo ne' suoi
-modi, che quasi Silvio si compiaceva del suo strazio, pensando di aver
-risparmiato peggio a quell'ottimo marito — e se non era la prepotenza
-della sua passione, egli avrebbe incolpato sè medesimo di codardia. Ad
-ogni modo ciò non è poco, specialmente per chi, al pari di Silvio, si
-tenga sicuro dell'_onestà_ delle sue intenzioni.
-
-Erano trascorse tre ore dacchè Silvio era giunto in casa Verni, e una
-pendola sopra un caminetto suonava con squilli argentini la mezzanotte.
-
-Il povero innamorato passò una mano nei capelli, e si rizzò da una
-seggiola, su cui era rimasto lungo tempo, con animo di allontanarsi. Si
-accingeva alle fredde cerimonie della partenza, e pensava che avrebbe
-voluto essere sotto le lenzuola, e risparmiarsi, se gli fosse stato
-possibile, l'imbarazzo di quei saluti; quando un servo annunziò due
-nuovi personaggi.
-
-Siccome le serate del signor Verni si protraevano di solito fino alle
-tre del mattino, non v'era nulla di strano che quei tali giungessero
-a quell'ora; ma tuttavia Silvio, che aveva lo spirito immiserito dalla
-battaglia del suo cuore, ne fu sorpreso, e s'arrestò.
-
-Quei due erano un dottore, ed un cavaliere, Felice Salvani.
-
-Il dottore era persona conosciutissima; frequentava assiduamente le
-serate del Verni, e godeva di qualche intimità con lui — il cavaliere
-Salvani era uomo nuovo, che si presentava per la prima volta in quelle
-sale — e ciò, secondo i calcoli di Silvio, cresceva l'inopportunità di
-quell'ora.
-
-Del resto il cavaliere era un bell'uomo, sui trentacinque anni,
-d'aspetto serio, ma più per albagia che per dignità — infine era
-biondo; non ce ne voleva di più perchè Silvio lo trovasse antipatico.
-
-Senza sapersene spiegare la ragione, egli cercò collo sguardo Carlotta.
-La vide in mezzo a un crocchio di signore; era pallida e guardava verso
-l'uscio d'ingresso con espressione di terrore. Involontariamente Silvio
-fe' un passo come per recarle soccorso; si rattenne in tempo. Il signor
-Verni si accostava alla moglie seguito dal cavaliere.
-
-Silvio rimase immobile a guardare quella scena, dominato da una
-sensazione di paura e d'ira che non sapeva spiegare a sè medesimo. Vide
-Carlotta impallidire maggiormente, barcollare un istante, e reggersi
-allo schienale d'una seggiola per non cadere; vide la sua bocca aprirsi
-per balbettare un complimento, e un sorriso sfiorare forzatamente lo
-sue labbra, e indovinò l'ansia del suo petto, e lo straziante martello
-del suo cuore.
-
-Tutto ciò aveva durato un istante, nè altri che Silvio avrebbe potuto
-vederlo — ma per lui era una rivelazione; egli guardava Carlotta,
-guardava quell'uomo, e parevagli di afferrare le fila d'un segreto.
-Ahimè! temeva d'indovinare.
-
-Tuttavia poteva essere che egli s'ingannasse, che fosse stata
-un'illusione de' suoi sensi agitati. Infine quell'uomo veniva per
-la prima volta in casa Verni; e non era probabile che corresse una
-segreta intelligenza fra lui e Carlotta: egli avrebbe avuto mezzo di
-prevenirla, di prepararla, nè la sua venuta le sarebbe stata cagione di
-sorpresa. Oltre a che — e per poco che egli fosse avveduto non poteva
-ingannarsi su questo — non la sorpresa, ma il terrore aveva imbiancato
-le guancie di Carlotta. Che se invece il cavaliere fosse stato altre
-volte in qualche dimestichezza col Verni, come mai questi non aveva
-alcun sospetto, e non s'era accorto del turbamento di Carlotta?
-
-In tali quesiti Silvio smarriva la coscienza di sè medesimo, del suo
-dolore; pensò al dottore che era uomo compitissimo e legato a lui da
-molto tempo da una di quelle relazioni di simpatia che sono così presso
-all'amicizia, e venne innanzi a lui con animo di averne qualche lume
-sul conto di questo cavalier Salvani.
-
-— Sapete che immagrite? disse il dottore a Silvio stringendogli la mano.
-
-— Vi pare...
-
-— Ne sono sicuro; scommetterei che pesate due libbre di meno.
-
-Silvio sorrise.
-
-— È da un pezzo che non vi si vede; interruppe gentilmente; che cosa è
-stato di voi fin'ora?
-
-— Fui ai bagni; i bagni sono un'ottima cura, che io consiglierei a voi
-pure; noi altri medici moderni diciamo che l'_idroterapia_ è la pietra
-angolare della medicina. I contraddittori sono eccezioni che non hanno
-peso. Interrogatene i savii di tutti i tempi. Mosè ordinava che si
-pregasse nell'acqua corrente; ci si vuol vedere un simbolo, ma vi è
-anche un principio d'igiene...
-
-Il dottore — nissuno lo chiamava con altro nome — aveva la debolezza
-di intrattenere tutto il mondo dell'arte sua e compensarsi in tal
-modo della mancanza d'una clientela. Buon uomo del resto, e pieno
-di spirito, rideva a tempo opportuno di sè medesimo, e confessava
-candidamente di non aver mandato nessuno all'altro mondo.
-
-— Voi non siete venuto solo? domandò Silvio.
-
-— Solo! è vero, volete alludere al cavalier Salvani.
-
-— Per l'appunto. Che uomo è?
-
-— Un cavaliere.
-
-— Non è questo.
-
-— Non so dirvene di più.
-
-— Dunque non è vostro amico?
-
-— Amico, precisamente, no. Lo conosco.
-
-— Molto?
-
-— Poco; i nostri rapporti sono recenti — qualche parola, e qualche
-mazzo di carte scambiate insieme — e più carte che parole. È un
-giocatore assai fortunato; io ho puntato spesso sulle sue carte, e gli
-sono riconoscente della sua fortuna. Ecco tutto; il cavaliere non è
-di Milano, conosce poche persone, mi ha pregato di fargli respirare in
-qualche modo l'aria delle nostre sale, e l'ho condotto qui.
-
-Silvio non potè saperne di più; ma era già molto che egli avesse la
-certezza che l'incontro di Saivani con Carlotta non fosse soltanto
-effetto del caso.
-
-Da quel punto mutò proposito, e non volle lasciar quella casa senza
-prima accertare in qualche modo i suoi sospetti.
-
-Il cavaliere Salvani si tenne quasi sempre lontano da Carlotta; parlò
-due o tre volte col marito, entrò nella sala da giuoco, perdette alcuni
-biglietti di banca; impassibile sempre. Silvio lo seguiva come uno
-spettro.
-
-Finalmente quell'uomo, dopo aver gironzato alcun poco attorno a
-Carlotta, prese il partito di sedersele vicino. Silvio si arrestò di
-botto; e pose una mano sul cuore a reprimerne la frequenza dei battiti.
-
-Carlotta vedendo quell'uomo aveva fatto un movimento di ripugnanza, e
-aveva tentato allontanarsi; ma il cavaliere l'aveva guardata fisso con
-uno sguardo imperioso; la poveretta a quello sguardo aveva tremato come
-al tocco d'una pila, e s'era arrestata.
-
-Silvio non pensò ad altro, e si fece innanzi per porsi anch'egli a
-fianco di Carlotta. Questa lo vide, ne indovinò l'intenzione, e fe' un
-atto di gioia — e facendogli posto sul divano:
-
-— Qui, gli disse tremando, signor Silvio...
-
-V'era tale abbandono in quelle parole, che Silvio ne fu commosso.
-
-Senza dubbio Carlotta anch'essa s'accorse d'essersi spinta troppo
-oltre, e tentò di mitigare con uno scherzo stentato la vivacità di quel
-richiamo.
-
-Silvio e Felice si trovarono così l'uno in faccia all'altro; si
-guardarono immobilmente un istante, sfidandosi a vicenda, e volendo
-costringere l'un l'altro ad abbassare gli occhi per il primo, Silvio
-non cedette punto; il cavaliere sogghignò amaramente, si levò in piedi,
-salutò, e si allontanò gettando un ultimo sguardo sopra Silvio, che lo
-accolse impassibile. In quello sguardo era giurato un'odio.
-
-Carlotta aveva chinato gli occhi sopra un albo di paesaggi.
-
-— Osservate, diss'ella a Silvio appena il cavaliere fu partito — che
-incantevole veduta! ci sono stata; ecco laggiù il lago di Costanza, e
-qui a sinistra la città di S. Gallo.
-
-— Infatti..
-
-— Non avete voi visitato la Svizzera?
-
-— Infatti.... io non ho visitato la Svizzera.
-
-
-
-
-IX.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Ti avevo promesso di non parlarti più di questo mio amore, ti avevo
-promesso che mi sarei fatto forza, che avrei vinto me stesso ed avrei
-dimenticato. Non credere che io intenda fallire così al mio proposito;
-se te ne scrivo ancora non è perchè io non voglia dimenticare, ma sì
-perchè non ho ancora dimenticato.
-
-Un istinto più potente della mia volontà, un istinto fatto più di
-compassione e di curiosità che d'amore, mi riavvicina a quella donna.
-Ho dovuto ritornare in sua casa dopo essermene allontanato alcun tempo,
-e ti giuro che, se non fosse stato di quell'uomo, io non vi sarei
-ritornato più; avrei subìto la mia sorte, avrei domandato la pace ad
-ogni cosa, anzi che straziarmi in questa sterile lotta d'un amore non
-corrisposto. Ma sapere che un altro era vicino a lei, e tentava forse
-con maggior fortuna le vie del suo cuore, era troppo gran strazio; io
-non poteva aggiungerlo alle mie torture, senza soccomberne.
-
-Sono dunque ritornato in quella casa. Non l'avessi fatto mai! Vi ho
-perduto la sola cosa che mi fosse ancora cara, la fede incontaminata
-nella virtù di Carlotta.
-
-Io non ho il diritto di farmi giudice delle sue azioni, ma tuttavia non
-posso chiudere dentro di me questa condanna che mi viene sulle labbra.
-Ho voluto difenderla, ho pensato l'amore che ella ha per suo marito, e
-l'apparente ripugnanza che dimostra per questo assiduo corteggiatore;
-ma tutto ciò non basta. Se fra di loro non v'ha vincolo d'amore o
-di colpa, quali diritti così possenti può egli vantare sull'animo di
-Carlotta?
-
-Vorrei pure illudermi ancora, vorrei poter essere ancora in tempo, e
-fuggire recando meco la mesta croce dei miei dolori, e le mie ultimo
-illusioni. Oh! le mie illusioni! povera corona sfrondata!... Ma oggi
-è inutile; dovunque io andassi, avrei dinanzi agli occhi l'immagine
-di quest'uomo che mi ha avvelenato la sola gioia che m'era rimasta,
-la gioia del sacrificio. Nulla più può salvarmi, se non la certezza;
-di qualunque natura ella sia, pur che mi tolga da questo dubbio
-inesorabile che mi cammina a fianco, che si appoggia al mio capezzale
-e affanna i miei sonni coi suoi quesiti, che mi rode le viscere come un
-tarlo. Ma che dico! posso io dubitare ancora, dopo ciò che è avvenuto?
-Ah! se un dubbio v'è nella mia mente, è la mia mente che lo nutrisce;
-l'anima mia vigliacca vede la certezza, e ne rifugge impaurita, e si
-dibatte con un vacuo fantasima, meglio che desistere dalla lotta.
-
-Giudicane tu stesso.
-
-Erano venti giorni che io non andava più in casa di Carlotta. Vi andai
-oggi dopo il mezzodì. Avevo in mente di scusare per tal modo la mia
-assenza; in cuore di rivederla, di combattere ancora per contendere
-l'amore di Carlotta a quell'odiato rivale. A quell'ora io mi sarei
-trovato solo con essa, o almeno non avrei avuto intorno a me il volto
-marmoreo di quel biondo cavaliere; forse... che dico? io era giubilante
-di questa determinazione; guardai il cielo, e mi parve bello; i volti
-umani, e mi parvero più sereni; la speranza giovine e robusta rinasceva
-nel mio povero petto.
-
-Entrai nella sua casa tremante; la signora era nelle sue camere,
-il sig. Verni uscito poco prima. Mi feci annunziare a Carlotta ed
-attesi. Il servitore ritornò a dirmi che la signora mi faceva pregare
-d'attenderla un istante nella sala. La gioia mi rendeva insensato:
-seguii macchinalmente il servo che mi precedeva.
-
-Entrando nella sala, udii il rumore d'una porta sbattuta con violenza.
-Mi rivolsi; era la porta che metteva nelle camere di Carlotta; la
-spinta era stata così violenta, che l'uscio aveva rimbalzato senza
-chiudersi, e la maniglia tremolava ancora.
-
-Rimasi solo, e contemplai sbigottito quel luogo in cui avevo
-passato tante sere felici; la luce del giorno me lo rendeva quasi
-irriconoscibile.
-
-Fui tolto alle mie meste fantasie dal suono d'una voce che partiva
-dalle camere di Carlotta. M'accostai all'uscio che era rimasto
-socchiuso; la voce pareva venire dal fondo della camera; era d'uomo.
-Non potei vincere la mia curiosità; ahimè, era certamente assai più che
-curiosità! appoggiai la testa contro l'uscio, ed ascoltai vergognando
-della mia debolezza.
-
-Erano due voci, e parevano contendere; l'una più robusta, più
-imperiosa, ed era quella d'un uomo; l'altra supplichevole e fioca,
-d'una donna, forse di Carlotta. Un freddo sudore spuntò sulla mia
-fronte; tesi l'orecchio per ascoltare, ma le parole non giungevano fino
-a me che stentatamente.
-
-— Verrete? domandava quell'uomo, e l'altra replicava fra i singhiozzi.
-
-— Verrete? insisteva il primo.
-
-Mi venne in mente che fosse lui, il cavalier Salvani; e immaginai
-Carlotta pallida, lagrimante, stretta dalle mani audaci di quell'uomo.
-
-La pietà me l'imponeva, il mio amore me ne dava diritto; posi la mano
-sulla maniglia della porta, e feci per entrare.
-
-— Verrete? ripetè ancora una volta quella voce.
-
-Un gemito straziante le rispose, poi alcuni passi affrettati, poi più
-nulla.
-
-Mi appoggiai al muro un istante, e tentai invano di ricompormi.
-
-Carlotta entrò; la salutai freddo, ella sorridente. La guardai negli
-occhi; aveva pianto... Mio Dio! Mio Dio! E quell'uomo dunque? ah! è
-cosa da perdere la ragione...
-
-«Verrete?» Era una preghiera? no, era un comando — ma dove? quando?
-e qual sarà stata la risposta di lei? Stolto! e posso io dubitare
-ancora?»
-
-
-
-
-X.
-
-
-In tutta notte Silvio non potè dormire un solo istante; il fantasma
-della sua sciagura s'era seduto sul suo letto; i suoi occhi lo
-fuggivano, ma invano — quel fantasma gli era sempre dinanzi. E pigliava
-le forme più spaventose, e gli atteggiamenti più strani. Terribile
-strazio, notte interminabile; il primo raggio di sole illuminò la sua
-fronte madida di sudore. Egli salutò quella luce come un benefizio.
-
-Abbandonò il suo letto ed uscì; che aveva in mente? nulla; e tuttavia
-non avrebbe potuto restare un istante di più sotto quella volta, fra
-quelle mura che erano state testimonii di quella notte passata nel
-delirio e nella febbre dell'insonnia. Gironzò a caso gran tempo; senza
-avvedersene e quasi istintivamente, egli si era spinto fin presso
-all'abitazione di Carlotta. S'inoltrò; vide le sue finestre e i suoi
-vasi di ciclamini, i fiori che essa amava sovra tutti gli altri, e si
-fermò sulla via a contemplarli melanconicamente. Gli ritornarono in
-mente le segrete battaglie del suo timido amore.
-
-Trascorse gran parte della mattina senza che egli avesse potuto
-decidersi ad abbandonare quei luoghi. Guardava tratto tratto alle
-finestre, sperando il povero conforto di vederla ancora una volta prima
-di abbandonarla per sempre.
-
-Improvvisamente si accorso d'una donna che lo precedeva di un
-centinaio di passi e che egli non aveva visto passare innanzi. Vestiva
-semplicemente, ma con eleganza; gli volgeva le spalle, e s'allontanava
-a passi rapidi. Il cuore di lui rianimava le suo tempeste; parevagli
-di riconoscere Carlotta; all'andatura e alle spalle avrebbe giurato
-che era dessa. La ragione lo veniva confortando in questa credenza;
-quella donna gli era apparsa dinanzi in un solo tratto; sarebbe stata
-troppo strana cosa che gli fosse passata dinanzi ed avesse tardato
-tanto a vederla. Era dunque uscita da una porta; la sua distrazione gli
-spiegava che non l'avesse vista ad uscire; ora la porta dell'abitazione
-di Carlotta si trovava per l'appunto a tal distanza che tornava bene
-coi suoi calcoli. Così pensando affrettava il passo dietro a quella
-donna, procurando di tenersi alle muraglie per celarsi.
-
-Perchè la seguiva egli? non lo sapeva. Se pure avesse avuto la certezza
-che quella donna era Carlotta, avrebbe egli osato arrestarla sulla
-via e parlarle? E parlarle di che? Certamente non pensava nulla di
-tutto ciò; la seguiva non già per raggiungerla, ma per seguirla; anzi
-quando gli parve di guadagnare troppo cammino, rallentò il passo per
-mantenersi alla stessa distanza.
-
-Ella s'era voltata più volte, ed egli aveva aguzzato il suo sguardo, ma
-un fitto velo le nascondeva il viso. Allora solo Silvio ricordò quella
-parola udita il giorno prima, e gli parve d'udirla ripetere ancora
-malignamente al suo orecchio:
-
-_Verrete?_
-
-— Oh! ella adunque si reca a quel convegno, non vi è più dubbio — disse
-fra sè gemendo, e accelerò il passo.
-
-Quella donna camminava sempre innanzi a lui. Guardandola più attento,
-gli parve che si fosse ingannato e che non potesse essere Carlotta; le
-forme e le movenze eran di Carlotta, ma mancavano due linee alla sua
-statura, per poter dire che la fosse davvero. Egli non poteva errare;
-l'aveva vista tante volte....
-
-— Oibò, conchiuse, non è Carlotta.
-
-Tuttavia non seppe risolversi di arrestarsi e proseguì, sebbene più
-lento, nel cammino che gli veniva segnato da quell'incognita.
-
-Ad uno svolto di via il cuore gli battè più celere, il velo di quella
-donna s'era sollevato alquanto, e gli occhi penetranti di Silvio erano
-passati come un dardo in una feritoia.
-
-— È dessa, è dessa — ripetè sconfortato.
-
-E questa volta accelerava il passo con frenesia; se non che non andò
-molto che si arrestò un'altra volta. Aveva misurato ancora la statura
-di quella donna, e assolutamente le mancavano due linee per farne una
-Carlotta.
-
-Non osando più affermare nulla dentro di sè, si lasciò guidare
-macchinalmente, spinto da quella che si può chiamare la forza d'inerzia
-della volontà, e che è pelle nature variabili e deboli la sola
-direttrice delle azioni.
-
-Camminò di tal guisa gran tempo; parea che quella donna errasse
-capricciosamente, come se temesse d'essere seguita, e volesse sviare
-ogni ricerca. Pure egli era certo di non essere stato veduto.
-
-D'un tratto l'incognita si fermò, e guardandosi attorno, entrò d'un
-balzo in una carrozza da piazza, che pochi istanti dopo partì al
-galoppo.
-
-Silvio s'arrestò sbigottito.
-
-Un'altra carrozza gli veniva incontro, e il cocchiere dall'alto del
-cassetto agitava lo staffile per richiamarne l'attenzione ed offerirgli
-i suoi servigi.
-
-Silvio corse incontro a quell'uomo.
-
-— Hai tu veduto quella carrozza che è partita or ora?
-
-— Il numero 102.
-
-— Ti basta l'animo di raggiungerla e di seguirla?
-
-— Per raggiungerla gli è l'affare di cinque minuti; le gambe di _Lupo_,
-ed accennava il suo cavallo, sono d'acciaio. In quanto a seguirla, se
-anche io chiudessi gli occhi, Lupo le terrebbe dietro ugualmente; egli
-conosce meglio di me il numero 102, perchè lo ha giorno e notte dinanzi
-agli orchi. Vedete ho il numero 103 io...
-
-Silvio non aveva ascoltato che a metà le ciancie di quell'uomo; s'era
-cacciato in carrozza e avea rinchiuso, sbattendolo, lo sportello.
-
-La carrozza partì come una furia.
-
-In breve il numero 103 fu dietro al numero 102; allora rallentò il
-passo.
-
-Il numero 102 svoltò in una via, svoltò in un'altra, in un'altra
-ancora, e il 103 dietro sempre come un'ombra. Allora parve che
-l'incognita si fosse accorta d'essere seguita, perchè d'un tratto il
-102 si slanciò al galoppo. E il numero 103 dietro egli pure al galoppo.
-
-A quella corsa sfrenata i passeggieri si davano da banda spaventati.
-
-— Passale innanzi — gridò Silvio al cocchiere.
-
-La povera rozza tremò sotto lo scoppiettio della frusta, e accelerò
-ancora la sua corsa. Silvio appoggiò il capo allo sportello, tenendosi
-nascosto dietro le tende; aveva speranza di veder quella donna e di
-riconoscerla, e voleva darle a credere di non essere inseguita, per non
-stornarla dal suo proposito.
-
-Il numero 103 raggiunse il 102.
-
-La corsa delle due carrozze era così rapida, che, prima di passar
-oltre, si trovarono di fronte un breve tratto. Silvio vide le tende
-calate, e l'estremità di una mano che spuntava dietro i vetri. Il volto
-di quella donna era là... dietro... sbigottito forse e tremante.
-
-La carrozza passò oltre.
-
-Il 102 approfittò di quel momento, e voltò a sinistra. Silvio non
-sentì più il rumore delle ruote dietro di sè. Ahi! essa dunque gli era
-sfuggita.
-
-Lungi dall'arrestarsi, il cocchiere tirava diritto al galoppo, e giù
-staffilate sul disgraziato _Lupo_.
-
-— Lasciatemi fare, gridava dal suo cassetto a Silvio che gli comandava
-d'arrestarsi.
-
-La carrozza volava, radendo il terreno come una freccia. Silvio
-intese il rumore delle ruote farsi più sordo, e cessò affatto d'udire
-l'alternato scalpitare delle zampe di _Lupo_ sul lastrico. Allora levò
-il capo dallo sportello, e conobbe d'essere nella Piazza d'Armi.
-
-Una carrozza privata era ferma nel mezzo della piazza; parve che il
-cocchiere di quella, vedendo una carrozza accostarsi, si ripiegasse
-indietro per pigliare degli ordini; infatti poco dopo tirò le redini,
-e mosse lentamente incontro al numero 103. Il cocchiere del numero 103
-dal suo canto rallentò le redini sul collo di Lupo, e lasciò che egli
-si avanzasse al piccolo trotto.
-
-All'improvviso la carrozza privata mutò direzione, e volse a sinistra;
-da quella parte un'altra carrozza arrivava di galoppo. Silvio riconobbe
-in essa il numero 102, smarrì le forze, e dovette abbandonare lo
-sportello.
-
-Un'istante dopo diede ordine al cocchiere di passar oltre per non
-insospettire.
-
-Allora appoggiò la fronte ardentissima sul piccolo finestrino
-posteriore, e guardò con occhio smarrito ciò che stava per succedere. E
-vide le due carrozze arrestarsi l'una presso all'altra, e lo sportello
-del numero 102 aprirsi, e contemporaneamente aprirsi lo sportello
-dell'altra; poi un piede piccolo appoggiarsi sul predellino del
-numero 102, ed uscirne una donna velata. Silvio rattenne il respiro
-per concentrare negli occhi tutta la sua vita... Un grido proruppe
-soffocato dal suo petto; no, egli non poteva più oltre dubitare: quella
-donna era Carlotta.
-
-La vide attraversare il breve tratto di via che la separava dall'altra
-carrozza; e una mano sporgersi per aiutarla a salire; poi null'altro;
-le lagrime gli oscuravano la vista.
-
-Poco dopo un polverio lontano segnava ancora il sentiero di quella fuga.
-
-— Devo seguirli?... domandò il cocchiere, accennando col dito la
-carrozza che si allontanava.
-
-— No; rispose Silvio con voce cupa.
-
-— Volete che mi accosti al numero 102?...
-
-Senza aspettare la risposta, spinse Lupo al galoppo.
-
-— Arresta; gridò Silvio.
-
-La carrozza si fermò. Silvio si fe' condurre dinanzi all'abitazione del
-signor Verni; e quivi discese.
-
-— Uscirò da questa incertezza fatale, mormorava fra i denti salendo le
-scalinate.
-
-— Voi qui, signor Silvio! disse una voce daccanto a lui.
-
-— Voi, signor Verni!
-
-— Vi fa meraviglia?
-
-— Tutt'altro, vi cercavo.
-
-— A meraviglia; sono agli ordini vostri.
-
-— Voi uscite?
-
-— La mia solita passeggiata. E che cosa volevate dunque da me?
-
-— E la vostra signora moglie?
-
-— Sta bene; è uscita anch'essa.
-
-— Uscita....
-
-— Da un'ora, una visita ai suoi poverelli; quest'oggi è il
-sabbato. Attaccatevi al mio braccio, mi parlerete del vostro affare
-passeggiando.
-
-
-
-
-XI.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Non so darmene pace. Ed è possibile spingere la semplicità a questo
-punto? e voler ritessere di propria mano nuovi inganni alla mente,
-perchè ella asserisca ciò che non può pensare? Pure è questa da qualche
-giorno la mia tortura. E m'affatico stoltamente a deludere il mio buon
-senso, per poter credere ancora alla virtù di quella donna.
-
-La virtù, la virtù! sempre questa parola che enfia pomposamente le gote
-degli ipocriti; questa che noi chiamiamo virtù è maschera di più fino
-lavoro delle altre, ma maschera al pari delle altre; il mondo tutto è
-una mascherata ridicola; e chi non ha labbra da ghigni beffardi, non
-ha petto da starsene fra gli uomini e farà meglio ad andarsene. Poni
-la virtù sopra una bilancia, e dimmi quanto pesi; interroga i mercati,
-e che ti si dica il prezzo di questa merce; incontrerai molte virtù
-da vendere — ma la virtù non già, perchè non è cosa di terra — Se oggi
-ci venisse un istante, un usuraio la porrebbe all'incanto, e domattina
-l'avrebbero violata.
-
-Hai forse ragione, mio ottimo Eugenio; e in questo momento sono assai
-più disposto a convenire teco; ma sono ben otto giorni che mi arrovello
-a contraddirti e a persuadermi del contrario. Che vuoi? Sono oramai
-così debole, che mi appiglio ad ogni cosa che possa arrestarmi in
-qualche modo su questo fatalissimo pendio che mena all'apatia. Gli
-uomini sentono di buon'ora questo bisogno; se non che, quando si ha
-esuberanza di passioni e di forza, il dubbio sfiora il cuore senza
-passarlo; e se un disinganno tarpa le ali per un istante, bentosto la
-speranza le rinnova più robuste.
-
-La gioventù è l'inno dell'amore — si è giovani, e si ama — a qualunque
-prezzo, anche a prezzo del dolore e del sagrifizio — si ama perchè
-giovani, si è giovani perchè si ama.
-
-In questa effervescenza di vita e di affetti si esaurisce rapidamente
-la gioventù e l'amore — colla gioventù la forza, coll'amore la fede,
-però che la fede è un'amore.
-
-L'indifferenza, fredda, muta, desolata ci galoppa alle spalle; ieri era
-l'avvenire e il passato; oggi è l'oggi — inesorabilmente.
-
-Io lo sento, e vorrei sottrarmi a questa barbara legge, vorrei
-sottrarmi a me stesso, al peso della mia memoria e della inerzia
-della mia fantasia. Vorrei... oh! sì; strapparlo dal seno questo cuore
-impotente.
-
-Ecco forse perchè m'affanno a credere ancora alla virtù di Carlotta.
-
-È un fantasma vano, tu dici; che importa? è pur sempre una fede, è
-pur sempre un amore; non è più Carlotta che io domando al cielo, sono
-le mie passioni, i miei affetti, il mio cuore. Non è Carlotta, ma il
-pensiero di Carlotta.
-
-Ah! la memoria di quel giorno mi toglie il senno. Spingere a tal punto
-la perfidia; ingannare un uomo che non vive che di lei, che ella
-dice d'amare, con cui divide il tetto, la mensa e l'avvenire.... e
-ingannarlo per chi?
-
-Quel signor Verni è pure la buona persona; affettuoso, cortese,
-dignitosamente austero; ma che monta tutto ciò? egli è un marito;
-conviene che egli sia giudicato come tale, e amato come tale. Amato...
-sì; e non è possibile che io m'inganni. Carlotta ama suo marito... E
-perchè dunque?... Enigma tormentoso, indefinibile mistero del cuore
-d'una donna, chi mai saprà leggere nelle tue pagine capricciose?
-
-Mi sono recato più volte, dopo quella giornata, in casa di Carlotta.
-La vidi mesta, pallida, stravolta: tale un giorno, tale sempre. Che
-può ella avere che l'affanni? Il rimorso forse? Menzognera e meschina
-e falsa riparazione questa del rimorso... «La poveretta ha errato, ne
-soffre». Infamia, infamia; nissuna pietà per la colpa che mendica il
-perdono colle vesti del pentimento.
-
-Se l'immagine della vostra colpa può tanto sull'animo vostro da
-rendervi infelice, perchè mai non potè arrestarvi prima di commetterla?
-«Un istante di debolezza». Verissimo. Ma poichè foste deboli
-nell'errare, siate forti nel subirne la penitenza — non vogliate lavare
-l'onta colle lagrime, la debolezza colla debolezza, il vizio colla
-menzogna.
-
-Quell'uomo, quel cavaliere Salvani, non è più venuto in casa Verni dopo
-quel giorno. M'ingannerei io dunque? Io sono pure lo stolto giocoliero
-ad affannarmi per ingannare me stesso. Potessi colle mie stupide
-querele arrestare un istante il fantasma della mia fede, e morire
-con essa! Morire benedicendo ed amando, morire col pensiero di lei,
-coll'immagine di lei dinanzi agli occhi, la mia bocca fremente sulla
-sua fronte purissima... la sua fronte purissima!... Irridimi cinico,
-irridimi; la tua beffa non può ferire il mio delirio».
-
-
-
-
-XII.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Ancora.... sì, ancora di lei; ne ho la mente piena, ne ho il cuore
-pieno. Non posso nulla contro la prepotenza di questo affetto.
-
-Le dure parole della tua ultima di dieci giorni fa mi hanno ferito
-vivamente nel mio amor proprio. Ho voluto aspettare a risponderti per
-dirti: «Rifaccio i tuoi passi, sarò ad Huesca quanto prima...» Che
-mi rattiene ora dal farlo? Lo ignoro, ma mi è tuttavia impossibile
-abbandonare Milano. E d'altra parte abbandonare una città non
-è abbandonare i nostri affetti, le nostre memorie; e se potessi
-spogliarmi di queste, non vorrei allontanarmi da Milano.
-
-È la centesima volta che io giuro a me stesso di non rivederla più;
-questa volta mancò poco che io riuscissi, e sarebbe stato merito tuo.
-Non è mia colpa se il mio proposito, ed era saldissimo, ha fallito;
-giudicane tu stesso.
-
-Erano quindici giorni che non era stato in casa di Carlotta; non vi
-sarei andato più; se non fossero bastate le mie forze, avrei riparato
-nelle tue braccia per sottrarmi ad ogni tentazione. Propositi saggi,
-tu lo vedi. Questa mattina sono stato svegliato da un raggio di sole,
-e mi sono levato meno triste. Ho aperto le finestre, e un'onda di lieti
-pispigli ha invaso la mia piccola casa. Razza spensierata quei passeri!
-Uscii meglio disposto a sopportare la noia di me medesimo.
-
-Ho gironzato alcune ore senza pensiero; mi sono cacciato dappertutto;
-ho guardato con molta attenzione le mostre dei negozii, ed ho
-interrogalo con insistenza il volto dei passanti. «Costoro sono tutti
-galantuomini, mi sussurrava il mio demonio; camminano a due a due; e
-si danno il braccio, e cianciano. Cianciano tutti, e di che mai? Vedi
-soave ricambio di sentimenti!»
-
-Ascoltavo stupefatto le rotte frasi dei loro discorsi, e tentavo
-indovinarne il senso. Buona occupazione per gli sfaccendati; ma per
-me era più che un'occupazione, era meraviglia; e ti giuro che ce ne
-volle prima che mi ricordassi che appartengo anch'io alla razza dei
-galantuomini.
-
-Suonava il mezzogiorno, e senza avvedermene io m'era spinto entro i
-viali serpeggianti dei giardini. Le belle anitrelle! le belle magnolie!
-e sopratutto i bei raggi di sole!
-
-Guardai innanzi a me — povero mio cuore! — era dessa!
-
-Veniva lentamente appoggiata al braccio di suo marito. Il mio primo
-pensiero, credilo, fu quello di sfuggirla, e girai intorno la sguardo
-ricercando un sentiero per la mia fuga; ma essi mi avevano già visto.
-
-Carlotta era pallida, abbattuta, come se fosse uscita appena allora di
-malattia; il suo profilo s'era allungato, e i suoi grandi occhi pareano
-ingrossati più ancora, e guardavano con sguardi così languidi... Ma io
-sono pur sciocco a intrattenere il tuo cinismo di queste miserie.
-
-Mi salutarono per i primi; il rossore mi salì alle guancie.
-
-Domandai notizie della salute di Carlotta, balbettai alcune scuse
-per non essermi più recato in casa loro. Non udii le loro parole di
-rimprovero; ma mi parvero tali. Dolci rimproveri!
-
-Quel signor Verni è proprio una carissima persona, e sua moglie così
-bella! Io vorrei pure amarli entrambi...
-
-Mi accompagnai un breve tratto con essi, e vollero farmi promettere che
-sarei andato a far loro visita. Promisi. Poteva io non farlo?
-
-Ed ora? Tutt'oggi non ho fatto che pensare ad essa: ho ripetuto mille
-volte ogni sua parola. È così dolce la sua voce! Ne sento ancora
-l'armonia, come fremito d'arpa lontana. Ho dimenticato i miei passeri;
-il loro cinguettìo mi è indifferente, quasi importuno; e se penso
-alla gioia d'essere amato da quella donna e udirlo ripetere dalle suo
-labbra... credo che impazzirei.
-
-E dire!... ah, perchè non posso io contemplare un istante questa cara
-visione, senza che vi si mesca quell'orribile pensiero? E se io la
-calunniassi, se non fosse lei quella che ho veduto? Incertezza crudele.
-
-Ritornerò, sì, ritornerò nella sua casa; un'ultima volta, e ti
-prometto che avrò fatto prima le mie valigie. E sarò teco a dividere la
-solitudine di quel dannato paese più presto che tu non immagini; e ci
-consoleremo a vicenda».
-
-
-
-
-XIII.
-
-
-Silvio lasciò passare alcuni giorni senza sapersi risolvere a ritornare
-in casa di Carlotta.
-
-Se avesse dovuto ascoltare la voce della sua passione, egli vi si
-sarebbe recato molto prima, e già più volte era stato per arrendersi al
-desiderio; ma poichè egli aveva promesso ad Eugenio, e più a sè stesso,
-che quella visita sarebbe stata l'ultima, non aveva ritrovato ancora
-dentro di sè tanta forza da appigliarsi a quell'estremo partito.
-
-Se non che suole avvenire delle anime deboli che spesso s'inducano dopo
-molta riluttanza ad affrontare un dolore, solo perchè non hanno forza
-di ribellarsi ad una determinazione presa. La scrupolosa osservanza
-delle promesse che gli uomini fanno a sè stessi, non è sempre, nè
-per tutti gli uomini, indizio di forza; anzi lo _scrupolo_ è sempre
-debolezza. L'indugiare è una lotta, ma la lotta del debole; l'adempiere
-dopo l'indugio è un arrendersi dopo la lotta; novello indizio di
-debolezza.
-
-Una mattina Silvio si alzò giurando che al pomeriggio sarebbe andato da
-Carlotta, e che il domani avrebbe lasciato Milano.
-
-Non erano ancora lo due dopo mezzogiorno, ed egli entrava nel portone
-del palazzo Verni.
-
-Su per le scale immaginò l'imbarazzo che avrebbe provato dinanzi a
-Carlotta, quando egli si fosse lasciato cogliere alla sprovveduta;
-però si premunì disponendo il corpo a certa disinvolta noncuranza, che,
-secondo i suoi calcoli, doveva fare una profonda impressione.
-
-Carlotta era sola.
-
-Sebbene Silvio fosse venuto con animo di salutare anche quel buon uomo
-del signor Verni, questa notizia gli fece piacere, e sentì ad un tratto
-svanire gran parte di quella forza fittizia su cui egli aveva riposato
-così securamente. Ad ogni modo non si diede per vinto, e col più
-insulso cinguettìo di cui fosse capace, domandò a Carlotta della sua
-salute, della preziosa salute del signor Verni. Carlotta s'era rimessa
-completamente, e il signor Verni era sempre stato a meraviglia. Silvio
-assicurò d'esserne lietissimo; e continuò a dire con una rapidità
-prodigiosa di cento ultime notizie che Carlotta ascoltava colla più
-bella grazia di questo mondo.
-
-— Rimessa completamente — andava intanto ripetendo fra sè e sè, e
-gettava alla sfuggita uno sguardo sul viso fresco e rosato della
-vaga creatura, non osando contemplarla per paura di perderci il suo
-frasario.
-
-— Io parto — disse alla fine con aria distratta.
-
-— Partite! esclamò Carlotta con accento di sorpresa.
-
-Silvio stava per aggiungere qualche cosa, ma levando gli occhi
-s'incontrò in quelli di Carlotta che lo guardavano con una strana
-espressione di mestizia. Allora fu perduto, s'ingarbugliò, balbettò
-frasi sconnesse, poi non disse più nulla.
-
-Carlotta continuava a guardarlo sott'occhi; forse ella aveva letto
-nell'anima di lui, e quello sguardo rivelava la pietà.
-
-Ma l'immaginazione degli innamorati ha le ali più robuste e
-s'accompagna nei voli colla speranza.
-
-Per Silvio quello sguardo voleva dire ben altro; era un amore
-corrisposto, una fiamma celata, era il profumo che tradiva un affetto
-dissimulato. Tremante e pallido egli ricercò quello sguardo avidamente.
-
-Carlotta volse gli occhi altrove. Era un riguardo; e tuttavia Silvio ne
-fu addolorato. Vi fu un istante di silenzio.
-
-— Noi siamo pur soli — pensò Silvio; io potrei...
-
-— Lasciate Milano per molto tempo? — domandò Carlotta all'improvviso.
-
-— Lo ignoro... Dipenderà dalle circostanze.
-
-Carlotta aveva strappato un giacinto bianco da un piccolo vaso, e lo
-sfogliava lasciandone cadere i petali sulle sue ginocchia. Silvio stava
-muto a guardarla.
-
-La sua posizione diventava sempre più imbarazzata; ma egli non se ne
-accorgeva più; non temeva più il ridicolo; non cercava più di celare
-sotto un'apparenza fredda e contegnosa il tormento della sua passione.
-
-Si era svelato, e lo sapeva. Non aveano detto parola, e pure s'erano
-compresi. Egli aveva detto l'amore; essa la pietà. Il silenzio ha
-delle grandi rivelazioni. Carlotta aveva pietà di lui; non poteva
-più dubitarne. Era bastato un momento ad apprendergli tutto, a
-farlo ricadere dall'altezza delle sue fantastiche speranze, nella
-rassegnazione dell'uomo che non domanda altro che il compianto. Uno
-sguardo aveva sprigionato nel suo petto i sogni e le ebbrezze del
-desiderio e dell'amore, uno sguardo lo aveva ricacciato nel suo nulla.
-
-In questo breve periodo di folle abbandono egli aveva perduto la sola
-forza che potesse contrapporre allo slancio della sua passione, la
-maschera d'indifferenza sotto cui aveva celato il suo cuore.
-
-Tuttavia la pietà della donna che si ama è un gran conforto per le
-sventure degli amanti; v'ha in essa un profumo soave, una dolcezza
-lusinghiera che compensa in certo modo del rifiuto dell'amore. Forse
-anche la pietà è amore; però le donne che vivono per amare, allora che
-non amano, compiangono.
-
-Silvio s'era spogliato dell'orgoglio dell'uomo, e s'inchinava a
-raccogliere gli sguardi di quella pietosa. In quel punto non ricercava
-di più; gli pareva follia che si potesse preferire l'amore colpevole,
-alla virtuosa dolcezza di quel compianto.
-
-— Forse ella mi avrebbe amato — pensò. Povero conforto per la vanità
-delle anime volgari; grande per la vanità delle anime elette.
-
-— Dove andate? domandò ancora Carlotta.
-
-— Che so io? In Ispagna forse, viaggierò per distrarmi. Vi è forse
-ancora disseminata pel mondo qualche gioia elio possa pagare l'aridità
-della mia vita presente. Cercherò.
-
-Silvio sorrideva senza amarezza; quelle parole gli venivano dal cuore.
-
-— Ne avete diritto: aggiunse Carlotta. Voi siete giovine.
-
-E pronunziò queste parole con tale accento di mestizia, che Silvio ne
-rimase colpito.
-
-— I dolori invecchiano, disse Silvio.
-
-— È vero, i dolori invecchiano.
-
-Per alcun tempo si rifecero mutoli. Silvio non cercava di rompere
-il silenzio; quel silenzio era per lui la sola cosa che dava ai suoi
-rapporti con Carlotta quella tinta di confidenza che gli era così cara.
-
-— Viaggiate solo?
-
-— Solo.
-
-— Fate conto di ritornare a Milano?
-
-— Lo spero.
-
-— Ci rivedremo.
-
-Silvio non rispose; e levò gli occhi al cielo.
-
-— Vostro marito? domandò poi commosso.
-
-— È uscito.
-
-— Avrei avuto caro di salutarlo.
-
-— Si offenderebbe se non lo faceste. Egli vi stima; gli siete simpatico.
-
-— Egli!
-
-— A qual giorno è fissata la vostra partenza?
-
-— Più presto che mi sarà possibile. Vedrò vostro marito.
-
-La conversazione morì un'altra volta sulle loro labbra; ma le loro
-anime parlavano un linguaggio ben più eloquente.
-
-Ella scherzava col gambo sfogliato del giacinto; egli guardava i
-petali caduti sul tappeto. Pensavano entrambi, entrambi mesti e pronti
-a sorridere di quel sorriso che fa così bella la mestizia. Una soave
-intimità non rivelata da prima spirava dai loro atti. Si conoscevano
-appena e pure potevano leggere nel pensiero l'un dell'altro.
-
-Silvio pensava a raccogliere i petali del giacinto; Carlotta si levò a
-metà, e battendo sulla veste, fece cadere quei petali che vi si erano
-attaccati. Silvio s'inchinò lentamente e li raccolse; risollevandosi
-incontrò il volto sereno di Carlotta. Non s'era offesa dell'audacia, ed
-egli lo sapeva.
-
-— Li terrò sempre meco, disse Silvio sorridendo; mi porteranno fortuna.
-
-— Sono fiori melanconici i giacinti.
-
-— Li avrò più cari per questo. Mi faranno sovvenire di voi.... Siete
-così bella!.... aggiunse scuotendo il capo mestamente.
-
-Carlotta tacque.
-
-In quel punto un servo venne ad annunziare il cavaliere Salvani. A quel
-nome due grida morirono soffocate sulle labbra di Silvio e di Carlotta.
-Si guardarono in volto, entrambi muti e tremanti. In quello sguardo
-smarrito Silvio lesse la condanna che il dubbio aveva sempre trattenuto
-nel suo cuore. Quella donna meritava il suo disprezzo.
-
-Il cavaliere Salvani entrò, e si tenne ritto un istante sull'uscio
-senza inoltrarsi. Carlotta pareva oppressa da un'ansia mortale.
-
-— Io vi lascio, le disse Silvio; e fe' atto di allontanarsi.
-
-Carlotta levò gli occhi verso di lui, come ad implorare la sua pietà e
-pregarlo di fermarsi.
-
-Silvio non intese, o non volle; salutò, ed uscì.
-
-
-
-
-XIV.
-
-
-Non era facile cosa abbandonare quella casa; però Silvio non fu appena
-sulla via, che conobbe come quell'impresa fosse superiore alle sue
-forze. Avrebbe desiderato che una furia lo avesse trascinato seco, e
-tanto per dar prova della sincerità delle sue intenzioni, si mosse a
-passi agitati.
-
-Ma la sua gelosia era più forte del suo sdegno, e gli troncò
-inesorabilmente il cammino.
-
-Ritornò indietro lentamente, ma colla tempesta nel cuore. Che aveva in
-animo di fare? Egli non aveva ancora risposto a questo quesito. Cento
-propositi insensati turbinavano nella sua mente; non accettava, non
-respingeva nulla. Venuto dinanzi alla casa di Carlotta, egli si sentì
-crescere lo sdegno; collo sdegno il disprezzo. — Volle fuggire un'altra
-volta, ma non si mosse. Levò il capo e guardò le finestre, come ad
-interrogarle dei misteri che esse nascondevano. Allora in un lampo più
-forte d'ira, pensò di risalire le scale, di sorprendere quell'uomo,
-d'insultarlo, di strapparlo a forza dalle braccia di Carlotta. Ma quali
-diritti poteva egli vantare per far ciò? Diritti! V'era pure chi ne
-aveva.... il signor Verni! E perchè non l'avrebbe egli avvisato, perchè
-non sarebbe andato in cerca di lui a dirgli: «badate, vostra moglie
-v'inganna?» E Carlotta? Che sarebbe stato di lei? E poi, scendere
-a tale bassezza, farsi delatore, forse calunniatore.... Infine egli
-non aveva la certezza. Poteva ben essere che altri misteriosi legami
-unissero quell'uomo a Carlotta. Amante od amico, sarebbe stato accolto
-con piacere. Tale adunque non era, poichè Carlotta aveva dimostrato il
-contrario.
-
-Ritessè nella mente tutta la tela dei suoi sospetti, e disse a
-sè stesso che Carlotta avrebbe potuto essere colpevole, ma non
-ingannatrice.
-
-Sentire un affetto illegittimo è della debolezza della donna,
-mascherarlo colla simulazione è bassezza. Carlotta non sarebbe stata
-capace di tradimento; però se ella mostrava d'amare suo marito,
-lo amava. Ma intanto il tempo passava, e quell'uomo.... Le smanie
-di Silvio diventavano più violente. E si rifaceva da capo ai suoi
-vaneggiamenti. I suoi sguardi ricercavano ancora le finestre di quella
-camera in cui egli aveva visto morire le sue ultime speranze. Ahi! Le
-sue ultime illusioni morivano in quegli sguardi.
-
-Un uomo entrò in quel punto nel portone di quella casa. Silvio lo vide,
-lo riconobbe; era il signor Verni.
-
-— Lui! sclamò tenendosi istintivamente alla parete per non essere
-veduto; e in un baleno l'immagine di ciò che stava per succedere
-illuminò la sua mente agitata. Vide Carlotta pallida e tremante
-sotto il rimprovero; la pace di lei, la pace di lui distrutte ad un
-tratto.... Egli era ancora in tempo; poteva arrestare quell'uomo,
-fermarlo alcuni minuti, trattenerlo ad ogni costo nella sua ignoranza
-confidente, e risparmiare l'avvilimento a Carlotta.
-
-Mosse alcuni passi spinto da un impeto generoso, ma si trattenne.
-
-Aveva pensato ancora a quell'uomo, a quell'odiato rivale, cui la sua
-generosità insensata avrebbe prolungato il godimento, ed assicurato
-forse per sempre il possesso di Carlotta. Si sentì smarrire le forze
-e stette un istante dubbioso. Intanto il signor Verni scomparve;
-Silvio non attese più oltre e gli si slanciò dietro; ma non ebbe
-appena toccato l'ingresso della casa, che s'arrestò un'altra volta, e
-cacciandosi le mani nei capelli:
-
-— È impossibile, è impossibile, ripetè con voce rotta; non posso farmi
-complice di questo tradimento.
-
-Stette alcun tempo cogli occhi fissi sul terreno; un rumore di passi
-che scendevano le scale lo tolse al suo ansioso vaneggiare.
-
-Per non essere sorpreso in quel luogo e in quell'atteggiamento, si
-allontanò. N'ebbe appena il tempo, che il cavalier Salvani uscì.
-
-Silvio lo vide e si sentì serrare il cuore.
-
-Non v'era più dubbio; l'arrivo del marito poneva in fuga l'amante. Che
-cosa dunque era avvenuto? A quel pensiero si sentì mordere il seno dal
-rimorso...
-
-Tuttavia l'andatura di quell'uomo era calma ed indolente.
-
-Silvio guardò ancora una volta alle finestre di Carlotta. Vide i vasi
-dei ciclamini, e contemplò con occhio umido di pianto le poche foglie
-di giacinto che gli rimanevano.
-
-Una lagrima spuntò a forza sul suo ciglio; egli la deterse dispettoso,
-ma il suo cuore sanguinava.
-
-Come fu solo, pose dinanzi a sè quelle foglie di giacinto, le sole
-reliquie del suo amore.
-
-Egli era solo, nessuno poteva vedere le sue lagrime, e pianse.
-
-
-
-
-XV.
-
-
-Quella notte Silvio non dormì; l'immagine di Carlotta gli era sempre in
-mente, pallida, muta, inesorabile come fantasma.
-
-Balzò più volte di letto, e passeggiò a gran passi per la camera; ma
-inutilmente; quel pensiero importuno lo seguiva dovunque.
-
-Nel suo delirio si fece cento volte alle vetrate delle finestre,
-sperando di vedere spuntare il giorno.
-
-— Eterna notte! — ripetè con voce cupa; — fosse l'ultima!
-
-Verso il mattino cadde sfinito dalla stanchezza sul suo letto; si
-sentiva premere la fronte come da un cerchio di fuoco; tuttavia non
-trovò sonno. A poco a poco la luce ridestò la vita nella città; rumore
-di carri e schiudere d'imposte, e voci aperte e serene nella via, ma
-non un raggio di sole.
-
-Silvio non poneva mente a nulla; cogli occhi socchiusi, vaneggiava fra
-le chimere di un assopimento fantastico. Egli sognava e pensava; il
-sonno e la veglia alternavano bizzarramente le loro immagini. Questo
-stato durò qualche ora.
-
-Quando Silvio si scosse era assai tardi. Levò il capo, e si guardò
-intorno come istupidito.
-
-Poco dopo si accostò come un automa alla finestra, e guardò sulla via,
-poi al cielo, un cielo plumbeo, senza luce e senza azzurro. Aprì un
-antico forziere, e ne trasse alcune valigie di cuoio che gettò nel
-mezzo della stanza. Vuotò i cassetti dei suoi mobili, e cacciò ogni
-cosa alla rinfusa in quelle valigie. Questa occupazione non richiese
-gran tempo.
-
-— La Spagna è un paese d'avventure — disse a voce alta come se qualcuno
-fosse testimonio della sua millanteria — vedrò le sue donne e i suoi
-puledri.
-
-Il suono della sua voce gli cagionò una specie di terrore; ammutolì.
-
-— Eugenio è un buon amico — aggiunse poco dopo a voce sommessa.
-
-In quel punto un raggio di sole uscì dalle nuvole, e illuminò d'una
-tinta di porpora le pareti della camera.
-
-— Sia benedetto! — sciamò Silvio — Or via, le mie valigie sono pronte,
-non mi rimane che salutare i pochi amici...
-
-I pochi amici erano veramente pochi, e si riducevano a tre o quattro
-antichi compagni d'orgia che egli aveva dimenticato da un pezzo, e che
-rammentava tanto per far numero, e al signor Verni. La curiosità più
-che l'amicizia lo richiamava in quella casa; e più ancora il bisogno di
-uscire da ogni incertezza, e forse la speranza di riacquistare una fede
-perduta.
-
-— Porterò meco il disprezzo, ovvero la memoria incontaminata di
-Carlotta.
-
-Il suo cuore aggiungeva in segreto: «la rivedrò ancora una volta.»
-
-
-
-
-XVI.
-
-
-Il primo sguardo di Silvio ricercò tutto intorno pella camera; il
-signor Verni era solo.
-
-— Che sarà di Carlotta? — pensò.
-
-Il signor Verni si disse lieto di veder Silvio; lo riceveva nelle sue
-camere, senza cerimonie, perchè fra amici non si doveva badar tanto
-all'etichetta; del resto la sua salute era floridissima, e in quella
-notte avea dormito saporitamente; tutte belle cose che empievano di
-giubilo il cuore di Silvio, il quale per non essere da meno assicurava
-alla sua volta il signor Verni che la sua vita era un bocciuolo di
-rosa.
-
-— Che sarà di Carlotta? — domandò a sè stesso un'altra volta.
-
-Per quanto egli continuasse ad interrogarne le pareti di quella camera,
-non gli veniva fatto di veder chiaro in quell'enigma.
-
-Il volto del signor Verni non ne diceva di più; anzi la sua stessa
-serenità era un'enigma. Ma Silvio non era uomo da lasciarsi prendere
-alla prima apparenza, e volle andare più in fondo.
-
-— La vostra signora moglie? — domandò Silvio.
-
-— Ottimamente; è uscita.
-
-Questa risposta era stata fatta con molta franchezza; Silvio
-riputandosi avveduto compiangeva in cuore i meschini artifizii di
-una inutile dissimulazione; del resto conveniva che quel signor Verni
-dissimulava assai bene.
-
-— L'ho vista ieri, dopo il mezzodì — soggiunse lentamente, e guardava
-in volto il signor Verni.
-
-Aggiuntavi una certa titubanza e un po' d'angoscia, il suo sguardo
-pareva volesse dire: _ti ci colgo_. Ma il signor Verni non si sgominò
-punto, e rispose semplicemente:
-
-— Lo so.
-
-— Se lo sa, sillogizzò Silvio fra sè e sè, qualcuno devo averglielo
-detto; e se questo qualcuno è Carlotta, assai probabilmente non è
-avvenuto nulla di quanto io ho immaginato.
-
-Allora si ricordò dello scopo principale della sua visita, e senza
-attendere interrogazioni, disse mutando tuono:
-
-— Io sono qui per salutarvi.
-
-— Che dite?
-
-— Io parto.
-
-— Voi?
-
-— Non lo sapevate?
-
-E Silvio sillogizzò ancora, e conchiuse che se il signor Verni non
-sapeva nulla della sua partenza, non poteva neppure aver saputo da
-Carlotta della sua visita del giorno prima.
-
-— E dove intendete andare?
-
-— In Spagna.
-
-— Il paese degli amori.
-
-— E degli occhi neri.
-
-— Che ci andate a fare?
-
-— In cerca d'impressioni.
-
-— Ne incontrerete molte, non avrete che a raccogliere.
-
-E qui il signor Verni assicurava Silvio che egli lo avrebbe
-accompagnalo volontieri in quel viaggio se non avesse avuto la moglie.
-
-— Peccato — disse Silvio.
-
-— Ch'io abbia moglie?
-
-— Che non possiate accompagnarmi.
-
-Il signor Verni era imperturbabile; interrogava e rispondeva con una
-serenità che faceva rovinare ad ogni tratto gli edifizii della mente di
-Silvio.
-
-— Non vi è dubbio, è avvenuto qualche cosa, pensava quest'ultimo,
-parendogli d'aver colto al volo una contrazione amara delle labbra,
-o un corrugare di sopracciglia, indizii poco lusinghieri sulla faccia
-d'un marito. Ma il signor Verni sorrideva con tanta bonomia, che era
-assolutamente impossibile durare in quel pensiero.
-
-— Non è avvenuto nulla, concludeva Silvio. E così da capo più d'una
-volta.
-
-Dopo aver parlato di viaggi d'ogni specie, e aver passato in rassegna
-i costumi spagnuoli, incominciando dalla _Donna_ e dal _Caballero_
-fino ai _guitarreros_ e ai suonatori di _mandolino_, il signor Verni,
-che era mostruosamente erudito, trasportò Silvio sulle vette della
-_Sierra Nevada_, e naturalizzò con lui, indicandogli la vegetazione
-sottostante, e cento altre cose così belle, che se Silvio non avesse
-avuto in animo d'andare in Spagna, se ne sarebbe sentito struggere
-di voglia; e a starsene in Italia più oltre, si sarebbe ammalato di
-nostalgia. Ed io giuro che mai marito fu più eloquente e più fortunato
-nello sbarazzarsi d'un pericolo pella castità del suo talamo.
-
-Silvio stava per accommiatarsi.
-
-— Saluterete per me la vostra signora.
-
-— Non mancherò di farlo.
-
-E qui una stretta di mano. D'improvviso il signor Verni si battè la
-fronte. S'era dimenticato di un piccolo affare, in cui forse la bontà
-del signor Silvio avrebbe potuto tornargli utile.
-
-«Silvio, pensate! non domandava di meglio che di favorire la bontà del
-signor Verni».
-
-— Voi non partite che domani?
-
-— Così conto di fare. Le mie valigie sono già all'ordine.
-
-— A che ora contate di partire?
-
-— Alle due pomeridiane.
-
-— È inutile, non posso farvi perdere la mattina; non ne parliamo più.
-
-— Vi pare? La mia partenza non è che allo stato di progetto, posso
-differire.
-
-— Non mette il conto.
-
-— Del resto le mie ore del mattino sono perfettamente libere; un paio
-di visite, ed è l'affar di mezz'ora.
-
-— Il mio sarebbe per l'appunto l'affar di mezz'ora.
-
-— Vedete! Dite dunque, in che posso servirvi?
-
-— Un'inezia; domani mattina ho uno scontro...
-
-— Un duello?
-
-— Un'inezia; e siccome non è gran tempo che io sono a Milano, ed avrei
-caro che le mie parti fossero trattate da _amici_, così...
-
-— Sarò vostro padrino, disse Silvio agitato, e guardava il viso del
-signor Verni. E chi è il vostro avversario?
-
-— Non so se voi lo conosciate, il cavalier Salvani.
-
-Silvio impallidì.
-
-— Lo conoscete?
-
-— Lo conosco.
-
-— Un gentiluomo.
-
-— E la ragione?....
-
-— Un'inezia, ve l'ho detto. Il cavalier Saivani si ostinava a credere
-che l'attuale ministro salverebbe il paese; ed io mi ostinava a dire
-che lo perderebbe. La politica è sempre perniciosa per le teste
-vulcaniche. Ne ho fatto esperimento, e dico che è meglio l'amore.
-Ci siamo scaldati un poco, egli mi ha detto con un giro di parole
-graziosissimo qualche cosa che è sinonimo di _cretino_, ed io
-altrettanto; per rincarire la dose ho fatto vedere che io l'avevo in
-conto d'uomo _illiberale_; ho parlato dell'_altezza dei tempi_.... Il
-cavaliere ha spiegazzato fremendo un paio di guanti, ho indovinato di
-che si trattava, e l'ho trattenuto dicendogli che gli avrei mandato i
-miei padrini... Ecco il fatto.
-
-E il signor Verni rideva delle sue parole, gaio e spensierato come un
-fringuello. Silvio non rideva più.
-
-— Ho avuto in mente, soggiungeva il signor Verni, di rappattumarmi con
-quell'uomo, per non dare al pubblico questo spettacolo insipido di due
-galantuomini che si tagliano le braccia per porre in salvo l'onore. Ma
-non ho saputo essere così forte da lottare contro il pregiudizio. Si
-direbbe di me che sono un vigliacco; non è egli vero?
-
-Tutto questo dialogo era avvenuto sul limitare della porta. Silvio
-domandò dell'abitazione del Salvani; si tolse il carico di pensare a
-tutto, ed uscì col cuore angosciato.
-
-
-
-
-XVII.
-
-
-Carlotta era colpevole. Silvio aveva finalmente questa certezza
-crudele. Invano la speranza ritentava ancora le suo magiche lusinghe;
-l'animo suo era chiuso inesorabilmente. Illudersi ancora sarebbe stato
-mentire a sè medesimo.
-
-Tuttavia, e benchè vi fosse stato preparato, il suo cuore era
-angosciato.
-
-Rammentava ancora, non per discolpare Carlotta, ma per legittimare la
-propria cecità, il contegno severo di quella leggiadrissima creatura,
-l'espressione di candore che spirava dai suoi occhi, l'amore dimostrato
-con tanta apparenza di sincerità, e forse con sincerità, pel marito.
-Era cosa da impazzire! pensare che quella donna così giovane, così
-bella, così felice ed amata, avesse potuto dimenticare ogni cosa per
-abbandonarsi nelle braccia di un uomo come il cavalier Salvani.
-
-Questo pensiero atroce martellò gran tempo la testa agitata di Silvio.
-A poco a poco però venne rasserenandosi.
-
-L'amore non corrisposto o si perpetua coll'entusiasmo melanconico, o si
-spegne rapidamente col disprezzo.
-
-L'anima di Silvio seppe disprezzare.
-
-Andò in quella stessa sera presso il cavalier Salvani; s'accordò coi
-padrini, e il duello fu fissato in tutti i suoi particolari.
-
-Poi andò a dormire, pregando il cielo per il signor Verni.
-
-Quella notte, tra per la veglia dell'antecedente, e forse un poco
-perchè la sua guarigione era incominciata, dormì sonni profondi, e
-sognò che il signor Verni con un fendente fortunato aveva accorciato le
-orecchia del cavaliere.
-
-
-
-
-XVIII.
-
-
-Alla mattina si levò di buon'ora, e secondo l'accordo fatto andò in
-casa del signor Verni. Lo trovò pronto.
-
-Per la prima volta Silvio pensava al pericolo cui quell'uomo andava
-incontro, pensava a Carlotta che n'era stata causa, e non sapea darsene
-pace. E tuttavia se egli guardava in volto il signor Verni, si sentiva
-venir meno nella sua convinzione; la calma di quell'uomo avrebbe tratto
-in inganno chicchessia.
-
-— Siete disposto? domandò Silvio.
-
-— Lo sono; rispose sorridendo il signor Verni; ma vi confesso che
-l'idea di pigliar parte ad una commedia di tal natura è tutt'altro che
-aggradevole; in cotesto genere di riparazioni d'onore che non riparano
-nulla, non ci si guadagna altro che il ridicolo.
-
-— Diamine! il ridicolo!
-
-— Certamente. E vi pare cosa assennata che due uomini si comportino
-come belve feroci rinchiuse nella stessa gabbia che contendono per una
-libbra di carne, che tanto tanto il domatore strapperà dalle zanne del
-vincitore? Ne va di mezzo l'onore? fate da senno e finitevi; che la
-vita dell'uno paghi la pace dell'altro! ma scendere nella lizza per
-versare qualche goccia di sangue, sotto il pretesto di salvare l'onore,
-in verità è cosa tanto sciocca, che non è a dire di più. Da bravi,
-miei cari leoni, divertite il pubblico, questo pubblico di conigli che
-circonda l'arena per sentenziare del vostro onore.
-
-— Avete ragione; disse Silvio a malincuore, temendo d'indovinare a che
-mirassero le parole del signor Verni.
-
-— Voi avete escluso i colpi di punta...
-
-— E i fendenti al capo.
-
-— Eccoci a quello che io dicevo; non vi pare?
-
-— Non dico di no, ma poichè si tratta d'una bagattella...
-
-— È giusto; la vita di due galantuomini non deve esporsi per una
-bagattella.
-
-— Voi dite? esclamò Silvio turbato.
-
-— Dico che l'uomo di cuore deve anteporre l'onore alla vita, e
-sacrificare questa a quello, se le circostanze lo comandino; ma che non
-mai uomo di senno debba farsi schiavo d'un pregiudizio, e battezzare
-_quistione d'onore_ ciò che non è che stupida e inutile millanteria.
-
-Silvio, convintissimo di tutto ciò, non vi poneva mente se non per
-immaginare a che cosa il signor Verni volesse riuscire.
-
-— Ho pensato molto al mio duello, riprese quegli; ne parlerà tutta
-Milano, e il mio nome correrà pelle bocche di tutti, come quello del
-primo cialtrone che fa mestiere di spadaccino. È doloroso in fede mia.
-Vorrei porvi riparo, poichè sono ancora in tempo.
-
-— Riparo? in qual modo?
-
-— Direte al cavalier Salvani che io sono dolente di ciò che avvenne
-fra di noi, che io penso che due gentiluomini non debbano retrocedere
-vergognosi dinanzi ad una giusta e leale riconciliazione.
-
-Silvio rimase estatico.
-
-— Una scusa? balbettò egli.
-
-— Se il cavaliere l'accetta, io sono soddisfatto.
-
-— Soddisfatto!... E se non accettasse?...
-
-— In tal caso si mutino le condizioni del duello; non mi si condanni ad
-una parte ridicola, e mi batterò.
-
-Silvio respirò più libero. Gli parve di comprendere pienamente i
-progetti del signor Verni. Una vendetta seria, una riparazione solenne;
-un segreto seppellito eternamente nel seno d'un cadavere. Pensandoci,
-questa tela si rischiarava di maggior luce, ma ad intervalli si
-oscurava affatto, e allora Silvio non comprendeva più nulla, e volendo
-sbarazzarsi, si ingarbugliava di più nel suo labirinto. Infatti il
-cavaliere poteva tenersi pago delle scuse dell'avversario, e di tal
-guisa mandare a monte il duello. Ora, se ciò avveniva, la riparazione
-sarebbe sfuggita di mano al signor Verni; e non pareva probabile che
-questi, essendo stato ferito nell'onore, volesse offrire al cavaliere
-un mezzo di uscirsene onorevolmente senza danno. Bisognava adunque
-credere che la cagione del duello fosse in realtà quella indicata dal
-signor Verni; se pure non vi era fra i due avversarii una precedente
-intelligenza, chè in questo caso il cavaliere avrebbe rifiutato le
-scuse, e accettato le condizioni d'un duello più arrischiato.
-
-Giunto a quest'ultimo partito delle supposizioni, Silvio ebbe il buon
-senso di non andar oltre nelle sue fantasticherie.
-
-
-
-
-XIX.
-
-
-Come Silvio aveva dubitato, il cavalier Salvani si acquetò alle scuse,
-e il duello non ebbe luogo. Riportando questa novella al signor Verni,
-Silvio immaginava che il dispetto avrebbe tradito in qualche modo
-il segreto pensiero di quell'uomo; ma per quanto egli si adoprasse a
-spiare ogni gesto, il volto del signor Verni rimase calmo e sorridente.
-
-— Avevo fede nello spirito del cavaliere, disse con disinvoltura, e
-null'altro.
-
-Benchè Silvio fosse disposto a pensare come il signor Verni, non poteva
-tuttavia dissimulare a sè stesso un certo rancore; e certamente, più
-che il duello fallito, poteva sull'animo suo la nuova tenebra che s'era
-fatta nella sua mente.
-
-Il pensiero di Carlotta gli ritornava più importuno di prima; egli si
-affannava inutilmente a liberarsene. Aveva potuto lusingarsi di non
-stimare più quella donna; ma non era riuscito ancora a non amarla.
-
-Non è vero che l'amore non possa sopravvivere alla stima; la leggenda
-degli affetti ha registrato assai spesso nelle sue pagine gli esempi
-di passioni veementi concepite per creature abbiette. Creature che non
-furono stimate mai, furono tuttavia potentemente amate. Il disprezzo
-incomincia spesso dove finisce la stima; l'indifferenza non mai; ma
-anche il disprezzo è un moto del cuore; non è più l'amore, ma è ancora
-la passione; non è l'amore, ma è la lotta, la ribellione dell'amore.
-
-La condotta del signor Verni aveva avvivato nell'animo di Silvio, se
-non la fede, il dubbio sulla virtù di Carlotta.
-
-Spesso chi dubita oggi, crede ed afferma domani; il dubbio è a metà
-strada della fede.
-
-Tuttavia il dubbio di Silvio ne era lontanissimo; e se vagheggiava
-una certezza, era più quella della colpa, che quella della virtù di
-Carlotta.
-
-Uno strano sentimento di egoismo e di debolezza lo spingeva a ciò.
-Se Carlotta fosse stata virtuosa, egli non avrebbe saputo non amarla;
-amarla senza volerla spingere alla colpa, era carico troppo superiore
-alle sue forze. Al contrario s'ella era colpevole, il disprezzo oggi,
-l'indifferenza più tardi, avrebbero sanato la sua piaga.
-
-In questo vaneggiamento del suo spirito, v'era però un fondo virtuoso,
-il desiderio di non farsi egli stesso occasione d'un tradimento; e
-se vi spirava l'egoismo, non era quello che assicura la propria pace
-colla sciagura altrui, bensì quello di chi s'adopera per non essere
-trascinato nell'irreparabile disastro d'altro uomo. Carlotta colpevole
-oggi, risparmiava forse la colpa propria del domani, e quella di
-Silvio. Carlotta, virtuosa sempre, avrebbe avvelenato la pace di chi
-l'avesse amata senza speranza, e non senza desiderio — e quest'ultimo
-appunto era l'argomento dell'egoismo.
-
-Il desiderio di Silvio non era adunque nè troppo ingiusto, nè troppo
-biasimevole e conveniva alla natura dell'anima sua, capace della forza
-battagliera che si espone agli sguardi del pubblico, ma non di quella
-forza segreta che non apparisce, e costa tuttavia lagrime e dolori
-assai più grandi: la rassegnazione.
-
-Silvio era uomo onesto, ma non uomo virtuoso; aveva della virtù ciò che
-ne è rimasto all'età nostra dopo il turpe diguazzare nelle oscenità
-da trivio: l'incapacità a commettere di proposito una mala azione.
-Se l'occasione si porgeva, sapeva lottare contro le seduzioni della
-colpa; resisteva, ma piegava; quella robusta e serena operosità della
-virtù gli era ignota, perchè lo era pure al mondo in cui egli viveva.
-Egli avea preso dal mondo ciò che gli era stato offerto, sceverato il
-buono dal pessimo, ma non aveva potuto raccogliere ciò che il mondo
-non poteva dargli. Tuttavia Silvio era uomo virtuoso; se egli non
-corrisponde al tipo, si ha da incolparne l'attrito che ha sbiadito
-le linee dell'impronta. La pallida e slombata virtù dei giorni nostri
-riconosce in Silvio una sua creatura.
-
-Tuttavia Silvio fu tratto un'altra volta da un raziocinio inesorabile
-a' suoi primi propositi. Rammentò tutti i particolari che accusavano
-Carlotta, e conchiuse che se il signor Verni non si batteva col Salvani
-non era prova dell'innocenza di Carlotta, ma al più della fortuna dei
-suoi inganni e della cecità proverbiale dei mariti.
-
-Con questo convincimento nell'animo, pensò alle sue valigie, e ad
-Eugenio che lo aspettava alle falde dei Pirenei.
-
-Egli ritornava a casa, ed affrettò il passo. D'un tratto vide innanzi a
-sè un uomo che gli veniva incontro sorridente, il cavalier Salvani.
-
-— Lui! ruggì l'anima di Silvio, e l'espressione d'un odio profondo si
-dipinse sul suo volto.
-
-Il cavaliere si accostò con disinvoltura.
-
-«Era lieto che il signor Verni gli avesse offerto un mezzo per
-sciogliere una quistione che non aveva di serio che il pericolo».
-
-«Silvio ne era lietissimo, anch'egli; ma protestava che la quistione
-gli pareva seriissima».
-
-— Diamine! disse il cavaliere; che intendete di dire?
-
-— Io sostengo precisamente l'opinione del signor Verni; il ministro
-attuale rovinerà il paese.
-
-— Ah! voi credete?...
-
-— Lo sosterrei in faccia a chicchessia.
-
-— Opinioni; interruppe il cavalier Salvani con accento di dileggio.
-
-— E aggiungo che chi lo pensa in modo diverso non è all'altezza dei
-tempi.
-
-L'intenzione di Silvio si faceva palese.
-
-— Opinioni; ripetè ironicamente il cavaliere. Infine voi convenite meco
-che il duello è una pazza cosa, tanto più per tali bazzeccole; e che si
-può pensarla diversamente su qualche punto di politica, e stringersi la
-mano come buoni galantuomini. In faccia al buon senso tutte le opinioni
-sono rispettabili... tranne quelle che mancano di buon senso.
-
-In così dire il cavalier Salvani porgeva la mano a Silvio.
-
-Quell'atto era una sfida allo spirito di Silvio; Silvio strinse la mano
-del cavaliere.
-
-Qualche ora dopo partì giurando di non arrestarsi che ad Huesca.
-
-
-
-
-XX.
-
-
-Nell'estate successiva, e precisamente ai primi di luglio, un
-viaggiatore attraversava la Svizzera pedestre. Si arrestava ad ogni
-paese, ad ogni capanna; avido di cose nuove domandava a tutti se nei
-dintorni vi fosse qualche paesaggio che mettesse il conto d'essere
-veduto; non curava pericoli, e si arrampicava pei dirupi sfidando i
-lupi e i sentieri sdrucciolevoli. Una guida che lo aveva accompagnato
-sul monte di S. Gottardo giurava d'aver avuto a fare rarissime volte
-con uomo così intrepido. Quel viaggiatore aveva anche la borsa ben
-fornita e pagava senza lesinerie; i pastori delle rive dell'Aaar non
-avevano mai avuto più larga mercede in compenso dei loro formaggi e del
-loro latte fresco. Costeggiando le rive dell'Aaar e poi il Reno s'era
-spinto fino a Sciaffusa e v'aveva visto la famosa cascata, e poco più
-oltre il vasto ed incantevole lago di Costanza colle sue braccia snelle
-gettate audacemente frammezzo ad una vegetazione gagliarda.
-
-Quel viaggiatore era Silvio.
-
-Di ritorno dalla Spagna, ripassati i Pirenei ed attraversata un'altra
-volta la Francia, s'era internato per la via di Ginevra nella Svizzera,
-con quella spensieratezza che è propria degli artisti.
-
-Eugenio lo aveva accompagnalo fino a Ginevra, ma quivi aveva protestato
-di non volere andar oltre; però dopo aver tentato invano Silvio perchè
-ritornasse con lui a Milano, vi si diresse solo.
-
-Tutto quel tempo trascorso dal giorno della partenza di Silvio da
-Milano s'era passato per lui in una lotta penosa tra il disprezzo e
-l'amore. Confortate dalla lontananza, queste lotte raggiungono per lo
-più l'oblio e l'indifferenza.
-
-Nei primi giorni Silvio s'era rimasto taciturno; aveva sfuggito il
-pensiero, ma il pensiero di quella donna che lasciava dietro di sè lo
-aveva accompagnato durante tutto il viaggio.
-
-Eugenio, vedendolo in tale stato, se n'era spaventato, ed aveva chiesto
-la cagione. Silvio aveva detto tutto, e il cinismo d'Eugenio non ebbe
-sogghigni per quella confessione. Il male era serio, e la pietà, meglio
-che il conforto, suggeriva il silenzio.
-
-A poco a poco Silvio diventò più calmo; anzi, con un mutamento
-repentino, si fece a un tratto ciarliero e gozzovigliatore. Eugenio
-tentennava il capo e ripeteva dentro di sè: «egli vi pensa ancora».
-
-Una settimana dopo Silvio spargeva a piene mani il ridicolo sui suoi
-amori arcadici, e giurava di non essere mai stato così imbecille come
-presso Carlotta, e prometteva che non lo avrebbe fatto più, con atto di
-così buffo pentimento, che Eugenio lo guardò meravigliato.
-
-Ma questa volta ancora tentennò il capo e ripetè a sè stesso: «egli vi
-pensa ancora».
-
-Un'altra volta attraversando una boscaglia, Silvio si chinò a terra e
-raccolse un fiore, un ciclamino, il fiore che Carlotta amava tanto.
-Egli stette chino un pezzo e non raccolse più nulla; risollevandosi
-aveva la fronte impensierita. Eugenio lo guardò attento, guardò il
-fiore, ma non comprese. Silvio dopo alcuni passi gettò il fiore dietro
-di sè, ma non potè liberarsi così dal pensiero importuno di Carlotta.
-
-Giunti a Montpellier, Eugenio aveva detto a Silvio:
-
-— Lo sbocco del Rodano sul golfo è uno spettacolo incantevole; vuoi che
-proseguiamo il viaggio per mare?
-
-Ma Silvio aveva risposto che non amava il mare, ed Eugenio aveva
-conchiuso che Silvio non voleva allungare il suo viaggio, e che gli
-premeva di arrivare presto a Milano.
-
-A _Gap_ Silvio era stato preso da improvvisa vaghezza di visitare la
-Svizzera, e aveva indotto Eugenio a seguirlo fino a Ginevra. Ed Eugenio
-aveva conchiuso che Silvio non voleva rivedere Carlotta.
-
-A Ginevra Eugenio si ribellò affatto, e lasciò il suo amico, convinto
-oramai che sarebbe guarito, e che la natura avrebbe operato meglio
-dell'arte, e il tempo meglio dei consigli.
-
-
-
-
-XXI.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«I magnifici soli di queste giornate mi hanno messo di buon umore. Sono
-venuto a Costanza, città incantevole per la sua posizione, e pel suo
-lago; non ho mai visto la natura così lusinghiera; i monti, le vallate
-fresche, le nevi in lontananza, e questo cielo purissimo!... È cosa da
-impazzirne; mi sento un brulichio per le vene come avessi la febbre.
-
-Ieri ed oggi ho remigato guidandomi da solo sul lago per entro certe
-piccole barche di forma assai diversa dalle nostre che sono la delizia
-dei villeggianti. Ne ho contato poco anzi una trentina colle velette
-bianche e lucenti spiegate al vento inseguirsi radendo le onde come
-colombe selvatiche.
-
-Questa mattina fui anche più allegro del solito, e avvenutomi in un
-ministro evangelico che asciolveva lautamente alla stessa mensa, mi
-sono cacciato con lui in un labirinto di sottigliezze teologiche.
-Quel ministro era uomo ancor giovine, pieno di fuoco, favellatore
-facile, arguto e, deggio dirlo, benevolo. Egli mi ha risparmiato più
-d'una volta, e fu davvero benignità, poichè io mi era fitto in capo di
-prendermi spasso delle sue credenze. Io guardava lui, e certe bistecche
-di maiale di cui egli alternava i bocconi colle citazioni, e poi ancora
-lui. Mi venne in mente ciò che scrisse Gian Giacomo dei preti cattolici
-e dei protestanti, e conclusi press'a poco come egli conclude nelle sue
-confessioni.
-
-Mi ricordo ora di averti promesso di raggiungerti presto a Milano.
-Non dico ancora di no; ma comincio a prevenirti per ogni evento che
-mi sento assai poco disposto a lasciare questi paesi. Ci si respira
-un'aria che costì cercherei invano; e quel sapersi libero di pensare,
-di dire e di scrivere come il capriccio o le convinzioni suggeriscono
-è tal bene che appena ora apprendo a stimare quanto valga. Non è già
-che costì le mie opinioni possano essere condannate o soffocate — tu
-sai di che sorta d'opinioni, e di che picciol numero, si componga il
-mio arsenale politico — ma tanto tanto quel sapermi padrone assoluto di
-dire ciò che penso e di pensare diversamente dai _reggitori_ del paese
-(vedi che dico _reggitori_) è un potere che mi rialza qualche pollice
-in faccia al mio amor proprio, e mi fa credere d'essere in qualche
-guisa un uomo importante.
-
-Qui il Governo ci è, ma tu non lo vedi ad ogni passo come nella
-tua benedetta Milano, e non ti ferisce nella dignità d'uomo collo
-spettacolo di livree salariate, e poi, e poi....
-
-Ma è forse meglio che io mi trattenga dal dirtene di più; ritorniamo
-artisti, e serbiamoci tali per tutta la vita, se ci è possibile, almeno
-nel cuore. La politica ha guastato tutto; alla guisa di certi bruchi è
-passata su tutti i fiori, e ha stampato sul velluto dei vergini petali
-la lurida impronta del suo corpo.
-
-Non profaniamo l'arte che è primogenita dell'idea. Se anche gli artisti
-si cacciano in capo di rubare il mestiere ai diplomatici, non vi sarà
-più altro al mondo; e se pensi alla cifra spietata dei politicanti,
-vedrai che non è poco danno. Infine anche quei messeri, ambasciadori,
-ministri plenipotenziarii, incaricati d'affari, e che so io, hanno
-cento ragioni d'arrabbiarsene; è il loro mestiere, il loro privilegio;
-e pensa se domani mandassero all'estero l'Arte — _alma parens_ —
-conciata colle livree gallonate, col cappello a due punte, e le sue
-brave credenziali del nostro buon Governo...
-
-Per carità ritorniamo artisti.
-
-Poichè ho incominciato a lasciarti indovinare in qualche parte i miei
-progetti, sarò sincero e ti dirò ciò che all'incirca ho contato di
-fare.
-
-Non pensare però che la confessione dei miei propositi — se pure sono
-propositi — debba obbligarmi ad attenermici. Dico questo perchè in
-generale si suole attribuire a leggerezza il mutamento frequente dei
-progetti, mentre il più delle volte, se si ha una colpa, è quella
-di aver palesato troppo presto il proprio pensiero, senza attenderne
-il frutto che è la determinazione vera, la quale è sempre una sola.
-Quegli uomini che dicono «farò questo» e fanno, non è già che abbiano,
-come si crede comunemente, la forza mirabile di fare quello che
-dicono, inalterabilmente e sempre, ma piuttosto che hanno l'astuzia
-o la prudenza, ed è tutt'uno, di non dire se non ciò che hanno
-assolutamente fermato di fare. Vedi che non è un giuochetto di parole,
-ma una verissima cosa, una specie di piramide, poco meno certamente,
-a puntellare la serietà e la fermezza dell'umana natura; serietà e
-fermezza a cui si crede meno che non convenga.
-
-Voglio dire che domani io potrei pensare diversamente da quel che penso
-oggi, e non per questo dovrebbe venirmene taccia di volubile. Se io
-aspettassi la vigilia di compiere i miei disegni per palesarli, tu mi
-avresti in concetto di uomo ferreo; e ci avrei assai più del mio conto.
-
-In conclusione Gossau è un bellissimo paese — così mi si dice —
-vi hanno belle villeggiature e molti villeggianti, tutte cose non
-indifferenti; aria buona, bel cielo, buone vivande, altre cose di cui
-sono avidissimo; ed ho in mente di recarmivi e passarvi questi mesi
-d'autunno.
-
-Ecco ciò che mi passa ora per il capo; se domani avrò mutato consiglio,
-non sarà grave danno, e il peggio che possa capitarmi è di far ritorno
-a Milano e rivedere ciò che non vorrei rivedere mai più. L'ho detto;
-e se la prudenza è debolezza — e parmi davvero che le sia dato a torto
-l'appellativo di virtù, — dì pure che questa mia è debolezza. Forse io
-misuro male le mie forze, e saprei resistermi; ma non so pormi a questa
-prova.
-
-Vederla ancora, parlarle ancora! non è possibile; tutto in lei mi
-farebbe male; la mia stessa indifferenza mi sarebbe penosa, nè io
-saprei essere impassibile se non a prezzo di nuovi dolori ancora più
-atroci. Guardarla senza lacrime e senza palpiti, dopo tanta frenesia!
-Ahi, sarebbe questo un disinganno assai più amaro, e vi getterei
-l'ultima illusione: la pazza fede che io l'avrei amata eternamente.
-
-Non parliamone più. Mi preme che questa mia ti giunga presto, e so
-che vi è un pessimo servizio postale tra la Svizzera e l'Italia. Dimmi
-delle cose tue; dimmene lungamente, e persuadimi, se ti è possibile, a
-raggiungerti presto. Egli è pure il mio desiderio, ma una catena fatata
-mi lega a questo paese».
-
-
-
-
-XXII.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Di' pure che io sono un gran colpevole. Da venti giorni non faccio
-che lottare meco medesimo per decidermi a scriverti. «Scriverò domani,
-scriverò domani» e così sono giunto fino ad oggi.
-
-La tua lettera, contro le mie aspettazioni, mi è venula assai presto.
-Pensa se io l'ho letta con avidità; mi aspettavo ad ogni linea di
-leggere quel nome, e trepidavo non per desiderio, ma per timore che
-il pensiero di lei avesse a darmi prova della mia debolezza; non
-temevo del mio cuore, ma temevo tuttavia l'esperimento. Tu non l'hai
-nominata, e te ne sono grato; la mia gratitudine ti sia prova del mio
-buon volere, se non della mia indifferenza. Non mi è possibile essere
-indifferente ai casi di quella donna; se tu mi avessi detto: _l'ho
-veduta_; il mio cuore avrebbe domandato: «era felice? era dolente?»
-io non avrei potuto frenare il mio cuore. Posso però non amarla e non
-l'amo.
-
-È una settimana, dal 20 settembre, che io mi sono stabilito a
-Gossau. Il paese non merita che io te ne parli; ma la posizione è
-delle più ridenti, e i comodi della vita animale si hanno tutti, con
-poco dispendio. Gli Svizzeri non sono soltanto buoni orologieri, ma
-all'occasione sanno essere buoni ed eruditi gastronomi, e pazienti.
-
-Non so più qual filosofo abbia posto la pazienza fra le virtù del
-_perfetto gastronomo_; ma io dico che la filosofia non ha mai rivelato
-verità così profonda, e così efficace.
-
-Ho tolto a pigione a breve distanza dal paese una villetta
-graziosissima; quattro camere in tutto, ma pulite, piene di luce e di
-aria, elementi indispensabili per la vita del pensiero. Ho anche il mio
-pezzo di giardino, pochi palmi di terreno rubati agli scaglioni d'un
-colle, col suo bravo pergolato, e colle sue piante di rododendri e di
-dalie tutte in fiore.
-
-Nel primo giorno mi ho fatto apprestare gli utensili col proposito
-patriarcale di coltivare io stesso i miei rododendri e le mie dalie;
-ma dopo alcune ore mi sentii tutto slogato, e ci ho perduto in una
-volta sola tutti questi gusti così primitivi. E mi pare che se mi fossi
-trovato nei panni di Adamo, e che Domine Iddio mi avesse condannato a
-«lavorare la terra col sudore della mia fronte», io, per tormene più
-presto d'impaccio, avrei scavata una fossa larga due piedi e profonda
-sette, e mi sarei sepellito a dirittura.
-
-Regalerò il mio badile a qualche montanaro che se ne servirà a
-sgomberare i suoi passi dai cardi e dalle liane.
-
-L'aria che si respira quassù è veramente benefica; mi pare che i miei
-polmoni si dilatino. Ogni mattina mi affaccio alle mie finestre, e
-assorbo a più riprese la brezza frizzante che viene a battermi sulla
-faccia. Questa ginnastica di polmoni, come tu la chiami, giova al mio
-sangue, il quale, ti giuro, non ha mai corso così sereno.
-
-Ho seguito in tutto i tuoi consigli, e mi sono circondato di ossigeno;
-e siccome il rododendro e la mia dalia non ne esalano a sufficienza,
-io non ho che a passare nelle due camere posteriori, le finestre delle
-quali guardano sopra un altro giardino. Questo non è un giardino da
-burla, ma un giardino sul serio; non so di quante pertiche, ma l'occhio
-ci corre un buon tratto; e poi piante molte, e pini selvatici, e
-pergolati, e viali, e cento altre benedizioni; un guaio solo: non mio.
-Ma la vista è anche mia, sebbene un gran pergolato me ne rubi gran
-parte; non foss'altro, per la mia ginnastica è quel che mi ci vuole.
-
-Ho spiato invano per vedere a chi appartenga questo giardino; non ci ho
-mai visto dentro alcuno; ho però sentito una volta dei passi sotto il
-pergolato, ma il fitto del fogliame mi ha tolto di vedere chi fosse. Ad
-ogni modo ho la certezza che questo Eden è abitato. Fosse almeno una
-divinità femminina! In fondo al giardino si vede la facciata di una
-bella casa di campagna, dipinta a foggia di castello; ma non ho mai
-visto i castellani.
-
-Non ti faccia meraviglia se io mi fermo su queste inezie; e di' pure
-che io sono curioso, che non me l'avrò a male. Quando si è soli par
-di me, la scoperta di un vicino ha cento volte più importanza che non
-abbia per voi altri abitatori di città la scoperta di un monumento.
-
-Aggiungi una certa tinta di misterioso, e vedrai che ce n'è più del
-bisogno per incuriosire un povero campagnuolo solitario come io mi
-sono.
-
-Se tu fossi meco! Ma è inutile ripeterlo; tu non vorrai già deciderti
-ad una nuova peregrinazione per accompagnarti colla mia insulsa
-giocondità, come già facesti colla mia ridicola tetraggine.
-
-Tuttavia si hanno in questa calma che mi circonda tali tranquille
-contemplazioni, e spettacoli di tramonti così infuocati, e certi
-piccoli formaggi così piccanti, che, a pensarci seriamente, un artista
-coscienzioso saprebbe rinvenire cento ragioni pro, e non una contro,
-per mettersi in viaggio un'altra volta».
-
-
-
-
-XXIII.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Una donna! Una donna! L'ho vista finalmente questa deità ritrosa che
-si nasconde in quest'angolo di terreno. È bella? È giovine? Senza
-dubbio; 22 anni, un corpicino snello, un volto bianco ed affilato,
-occhi grandi e cerulei, e una selva di capelli biondi. Ecco il ritratto
-ideale che io mi sono fatto di questa misteriosa creatura; e metterei
-pegno che le somiglia. In realtà però io non potrei giurare che
-dell'abito, il quale era nero; e ciò in causa di questo benedettissimo
-pergolato che frappone una barriera inesorabile innanzi ai miei occhi.
-
-Avevo udito più volte dei passi sotto le mie finestre; ma non avevo
-visto alcuno ad attraversare quel tratto di giardino che tocca la casa
-(il solo su cui io possa guardare); pensai adunque che vi fosse qualche
-viale che comunicasse col mio pergolato.
-
-Avevo tuttavia sperato che, tenendomi alla finestra, sarei riuscito
-a scoprire quello strano abitatore. Se non che pare che ove finisce
-il pergolato, incominci subito un viale fittissimo di pini, il quale
-attraversa il giardino e rimena alla casa. Guardando quel viale
-m'accorsi che al settimo pino, di quelli che io posso vedere, v'è
-un'interruzione, suppongo lo spazio di due pini mancanti. Pensa se vi
-ho tenuto sopra gli occhi nella speranza che qualcuno passasse per quel
-viale. Ma tutto ciò inutilmente.
-
-Ieri finalmente è passato; non fu che un batter d'occhio; una visione
-non si dilegua più rapida; ma tuttavia basta perchè io ti possa dire
-che è una donna.
-
-Di' tu la mia felicità. Una donna in questi luoghi, una compagna nella
-mia solitudine. Non è più solitudine, dirai. Vero, ma è di meglio; la
-corrispondenza tacita di due anime solitarie val più che la solitudine;
-ne ha i conforti e i vantaggi, non ne ha le ore di noia e i segreti e
-spietati rancori che ci fanno odiosi a noi stessi.
-
-Che se l'anima solitaria che s'incontra nella tua è femmina, vi
-si aggiunge un avvicinamento elettivo, un'attrazione simpatica; la
-debolezza che si appoggia alla forza; la forza che si compiace di
-proteggere.
-
-Meglio ancora; la mia incognita è giovine e bella.
-
-Non canzonarmi se mi abbandono a queste illusioni; sono nato artista e
-vagheggio l'idillio per istinto; e intreccio il romanzo per abitudine.
-
-La fantasia non può popolare meglio le ore oziose dell'arte. Lascia
-adunque che io sogni; giacchè cotali fantasmi sono i più ridenti della
-vita, e verrà giorno che ricorderemo d'aver vissuto e d'aver sognato, e
-pentiti delle realtà della vita, non sapremo benedire che i sogni».
-
-
-
-
-XXIV.
-
-_Silvio ad Eugenio._
-
-
-«Tu mi rampogni perchè non so decidermi a lasciare Gossau e a ritornare
-costì, e per farmi arrendere mi dici che Carlotta non è più a Milano.
-E con ciò tu hai torto doppiamente; anzi tutto volendo che io cambii
-la serenità di questi luoghi, colla mefitica atmosfera delle vostre
-sale; e in secondo luogo credendo che io non saprei trovarmi innanzi
-a Carlotta senza imbecillire a un tratto e cadere nelle mie vecchie
-follie. Finchè io stesso lo temeva, te l'ho confessato; ma ora ti giuro
-che mi sentirei assai più forte; non voglio dire indifferente, perchè
-tu non la creda una millanteria inutile.
-
-Del resto io sarei teco dalla metà d'ottobre, se la mia vicina non
-avesse tenuto così vivamente eccitata la mia curiosità. Lo crederesti
-che io non so ancora come si chiami, che cosa faccia, se sia bella e
-se abbia proprio 22 anni come la fantasia si ostina ad affermare? Lo
-scoprire tutte queste cose è diventato per me una occupazione seria;
-mezze le mie giornate le passo alle finestre che guardano nel suo
-giardino; le altre mezze a pensare alla mia incognita. Se mi partissi
-di qui senza avere la chiave di questo piccolo mistero, credo che non
-me ne conforterei più nella vita.
-
-Ti parrà strano che io debba incontrare tante difficoltà in una cosa
-di così lieve importanza; ma pensa che la mia incognita non esce mai
-di casa, così suppongo, che i vetri delle sue finestre sono coperti da
-cortine a maglia, sempre troppo fitte per la distanza che le separa
-dalle mie; rammenta il pergolato benedettissimo che mi sta di sotto,
-e poi il viale di pini selvatici, e vedrai che tutte le mie risorse si
-confinano in quell'intervallo fra il settimo e l'ottavo pino.
-
-Tuttavia sono già andato innanzi nelle mie ricerche; anzitutto ho
-pensato di fare il giro del muro di cinta del giardino per riuscire
-in faccia all'abitazione. Speravo di incontrare una porta aperta; ma
-fui deluso anche in ciò; l'uscio d'ingresso, che sta in cima ad una
-gradinata di pochi scalini, era chiuso; le finestre coperte come quelle
-che guardano sul giardino; così una volta, così sempre. Ieri soltanto
-mi avvenne di vedere allo svolto della via un uomo che saliva quella
-gradinata; affrettai il passo, ma, sia che quell'uomo mi avesse visto,
-o che avesse davvero molta premura, aprì frettoloso l'uscio e sparì
-richiudendolo dietro di sè, senza che avessi tempo di vederlo nel viso.
-
-Stamattina mi sono levato più presto del solito e sono subito corso
-alle finestre. Ho visto ancora quell'uomo, mi volgeva ancora le spalle,
-ma tanto lo riconobbi egualmente. Egli non mi vide. Ma essa, essa!...
-perchè si nasconde? Io m'affanno a rappresentarmene col pensiero
-l'immagine; e la vedo ancora quale la vidi la prima volta. Se osassi
-dirlo, ti confesserei che mi sento disposto ad amarla; vedi se io sono
-ancora malato del mio vecchio male, come tu temi! Amarla! e perchè
-no? s'ella ha 22 anni, ed è bella, perchè non l'amerei io? Se la sorte
-ha confinato due persone di sesso diverso nei dirupi della Svizzera,
-e le ha collocate l'una rimpetto all'altra, non si può ribellarsi
-alla sorte. La natura ha fatto il resto in anticipazione, accendendo
-nel cuore di quelle creature ravvicinate fortuitamente le fiamme del
-desiderio e dell'amore.
-
-Anzi, poi che mi pare che questo sillogismo mi riconforti, prometto
-d'amare questa incognita a qualunque costo, di amarla tranquillamente,
-allegramente, di accostarmi all'amore come un gastronomo si accosta
-alla mensa, o un freddoloso al focolare. Il cuore della donna è per
-lo appunto, come tu vuoi meglio, una tavola da pasti o un focolare: ci
-si sta un po' stipati, ma in molti. Sarà una passioncella meditata, ma
-sarà puro una passione; e forse sarò più fortunato che non lo sia stato
-con colei, e mi compenserò del passato.
-
-E se non fosse giovine e bella? Non posso crederlo. La statura forse
-più alla di quella di Carlotta, il corpicino sottile, forse più
-sottile di quello di Carlotta, il passo lento ma franco, sono indizio
-di gioventù e di grazia. Sarebbe strano che la bellezza non vi si
-accompagnasse; infine gioventù e grazia unite sono già per sè stesse
-una bellezza; però se anche il naso di questa donna disarmonizzasse,
-o i suoi occhi sporgessero un po' troppo sulla fronte, prometto di
-starmene pago al resto, e di amarla ugualmente............»
-
-
-
-
-XXV.
-
-
-Il giorno 31 ottobre fu una giornata assai melanconica. Silvio si
-era messo, secondo il solito, alle finestre del giardino, e pensava
-all'incognita, portando a riprese lo sguardo sulla casa in cui essa
-abitava e sul viale dei pini nel quale l'aveva veduta. Egli pensava
-che quella donna e lui occupavano nello spazio due punti che una linea
-retta assai breve avrebbe potuto congiungere, e che tuttavia vivevano
-ignorati e lontani come se l'un dei due si trovasse al capo di Buona
-Speranza.
-
-Intanto il vento autunnale sussurrava fra le fronde intatte dei pini,
-e sfogliava lentamente alcuni vecchi olmi che fiancheggiavano il
-pergolato. Quella solitudine, quella quiete, fecero brulicare nella sua
-testa una folla di idee assopite; ripensò a Milano, ad Eugenio, alle
-sue antiche abitudini d'artista, alla inerzia in cui vivea, a Carlotta;
-rammentò per associazione d'idee il platano secolare che sorgeva nel
-mezzo del giardino della sua abitazione in Milano, e gli parve che quel
-platano valesse meglio di quei pini... Intanto il vento sussurrava
-senza tregua; e pareva rianimarsi, e invadendo la camera, involava
-da un tavolo di disegno una dozzina di abozzi, e li sparpagliava sul
-pavimento e sui mobili.
-
-Tuttavia Silvio non si mosse, e stando alla finestra e lenendo gli
-occhi socchiusi per difenderli dal polverio, riceveva sulla faccia quei
-freschi buffi di vento che accarezzavano scompigliandoli pazzamente i
-suoi capelli.
-
-Guardò sotto di sè, e vide il pergolato ingiallito e i lunghi sarmenti
-agitati dal vento spogliarsi anch'essi delle loro foglie disseccate.
-Una speranza sorriso nel cuore di Silvio; fra pochi giorni quei
-pergolato sarebbe stato interamente nudo, i vecchi olmi del pari; nulla
-più si sarebbe frapposto a' suoi sguardi, il suo orizzonte si sarebbe
-allargato come per incanto, ed avrebbe visto la bella incognita. Da
-quel punto il sussurro del vento gli suonò dolce come una promessa.
-
-Rianimato da questo pensiero, Silvio dimenticò ben presto il platano
-secolare e le altre fantasie milanesi. Una nuova idea occupò allora
-il suo cervello; un progetto audace ruminato da molto tempo e che non
-aspettava che l'occasione per tradursi in pratica.
-
-Silvio non indugiò più oltre; prese un foglio di carta profumata,
-rimboccò le maniche come dovesse accingersi a una grande opera, e
-scrisse furiosamente una lettera così concepita:
-
- «_Signora_,
-
- «Un uomo che vi ama, vi prega a non chiudere inesorabilmente le
- vostre finestre. È inutile che vi nascondiate; il suo pensiero vi
- segue dappertutto, e vi domanda dappertutto ciò che voi forse non
- vorrete consentirgli giammai: un po' del vostro amore».
-
-Scritta la lettera conveniva pensare a mandarla; e, per quanto la
-fantasia di Silvio vi si adoperasse, non venne a capo di nulla. Quella
-casa era inaccessibile, e quand'anche egli si fosse presentato alla
-porta e avesse affidato al primo venuto il suo foglio da consegnarsi
-alla signora, chi gli assicurava che non sarebbe invece pervenuto nelle
-mani di quell'uomo? E chi era quell'uomo? Assai probabilmente un marito
-geloso. E se il marito stesso fosse venuto ad aprirgli?... Quel primo
-progetto audace era impossibile, e fu respinto.
-
-Non conosceva alcuno che avesse accesso in quella casa; non sapeva il
-nome di lei per informarsene nel paese, o per dirigerle la lettera per
-posta; oltre a che tutti questi mezzi erano imprudenti e pericolosi.
-
-L'ultimo partito era dunque quello di aspettare; forse la Dea degli
-Amori gli avrebbe offerto un'occasione; quella donna si sarebbe trovata
-sola in giardino, egli l'avrebbe sorpresa, e fatta una pallottola dei
-suoi sentimenti, l'avrebbe gettata ai piedi della bella ritrosa.
-
-I primi giorni di novembre furono giorni d'osservazione; il pergolato
-continuava a sfogliarsi, gli olmi levavano già al cielo le loro braccia
-nude; il vento fischiava sempre fra le fronde dei pini.
-
-Silvio vedeva realizzarsi in parte i suoi progetti; guardando sotto di
-sè, poteva scorgere lo scheletro del pergolato e seguirlo coll'occhio
-finchè si congiungeva col viale dei pini; il settimo pino era divenuto
-prima l'ottavo, e più tardi il duodecimo. Il pergolato a poche braccia
-dalle sue finestre, formava un padiglione; sotto di esso era un enorme
-tavolo di pietra, e alcuni sedili pure di sasso, fatti a foggia di
-satiri accosciati che tenevano sul capo un disco. Era chiaro che in
-quel luogo l'incognita s'era riposata più volte.
-
-Tutte queste nuove scoperte furono ben presto esaurite, e non potevano
-pagare per gran tempo la curiosità di Silvio. Egli aveva cercato
-per tutto dove il suo occhio giungeva, ma non avea più visto un solo
-indizio che accennasse alla sua incognita.
-
-Finalmente un giorno, il 10 novembre — Silvio lo notò nel suo albo
-come un'epoca memorabile — la sorte gli fu benigna. Dubitando d'essere
-spiato, e che si cogliesse occasione della sua assenza, egli lasciò
-assai più presto del solito la mensa dell'Albergo di Costanza, e fece
-ritorno a casa, dove aveva avuto la prudenza di tener socchiuse le
-imposte d'una delle finestre che guardavano nel giardino.
-
-Si fece alla finestra, colla sua pallottola stretta in una mano. Il
-cuore gli batteva in modo strano; raramente il cuore s'inganna nei
-suoi pronostici. Quella donna era seduta nel padiglione del pergolato;
-occupava uno di quei sedili di sasso a foggia di satiro, e un uomo le
-era daccanto.
-
-Quei due personaggi non s'accorsero di Silvio, che nascosto dietro le
-imposte spiava con occhi avidissimi ogni piccolo movimento di quella
-donna. Era bella? Era giovine? In verità egli non potè saperne più
-delle altre volte; vestiva a nero; ecco tutto. E quell'uomo? Vestiva
-a nero anch'esso. Le teste d'entrambi erano piegate verso il suolo
-ed appoggiate fra le palme. Quella era senza dubbio l'attitudine del
-pensiero. A che pensavano?
-
-La donna offriva agli occhi di Silvio una magnifica capigliatura
-nera, e un breve tratto del profilo (un profilo adorabile); una mano
-candidissima nascondeva il rimanente.
-
-Silvio attese. Non andò molto che quell'uomo si mosse come per rizzarsi
-in piedi; Silvio si ritirò prudentemente, temendo d'essere scoperto e
-immaginando che la sua compagna avrebbe fatto altrettanto. Rimettendo
-il capo alla finestra, il suo volto era pallido per l'emozione; egli
-stava per vedere il volto dell'incognita, i suoi 22 anni e l'azzurro
-delle sue pupille.
-
-Al contrario quella donna era sempre immobile, colla testa sempre
-china al suolo, colle mani sempre appoggiate al volto. L'_altro_ si
-allontanava a passi celeri lungo il pergolato.
-
-Era una fortuna insperata; Silvio non pensò altro; gli parve che la
-Provvidenza non avrebbe voluto favorirlo, così avvedutamente un'altra
-volta, e sporgendosi del corpo sul davanzale, gettò con un movimento
-rapidissimo l'amorosa pallottola, che per la sua leggierezza descrisse
-un breve arco e ricadde a due passi dalla bella pensosa.
-
-Silvio fu ancora più ratto a ritirarsi indietro; quella donna, non
-vedendo alcuno, avrebbe esposto più lungamente e con maggior abbandono
-il suo volto.
-
-Tutto l'edifizio dei suoi sogni stava per consolidarsi o rovinare in un
-punto.
-
-Col capo appoggiato contro le gretole delle imposte, cogli occhi
-intenti ed immobili, col cuore palpitante e commosso, Silvio cercava i
-22 anni di quella donna e l'azzurro delle sue pupille....
-
-
-
-
-XXVI.
-
-
-L'incognita si scosse, levò il capo; guardò la finestra dietro della
-quale si nascondeva Silvio; guardò la pallottola; titubò un istante, e
-s'allontanò senza rivolgersi.
-
-Silvio rimase immobile e muto; aveva voluto mostrarsi e gridare
-per richiamarla, ma la voce erasi spenta nel suo petto. Coll'occhio
-immobilmente fisso e coll'anima agitata, egli seguiva quella donna, il
-fantasma redivivo del suo vecchio amore... Carlotta.
-
-
-
-
-XXVII.
-
-
-Colei era dunque Carlotta!
-
-Il rimanente di quella giornata fu una tempesta pel cuore di Silvio.
-Questo incontro così inaspettato, o in tali circostanze, era per lui
-un avvenimento fatale. La mente piena del passato gli suggerì che il
-destino avesse vincolato inesorabilmente la sua vita alla vita di
-quella donna; allora non pensò più a sfuggirla. Aveva dimenticato
-facilmente tutto ciò che stava contro di lei; vedendola, tutto era
-risuscitato in un punto. Il disprezzo lottò un'altra volta coll'amore,
-lottò spietatamente, tenacemente; ma a questa lotta disperata aveva
-preso parte un nuovo sentimento. Egli aveva visto quella donna vestita
-a bruno, solitaria, dolente, straziata forse da segreto rimorso; la
-compassione potè più che l'amore, egli si senti ravvicinato dal dolore
-a Carlotta.
-
-Silvio ripensò ogni minuto particolare di quell'incontro; riflettè
-sulle strane abitudini d'isolamento di Carlotta, per poterne trarre uno
-spiraglio di luce. Che cosa era adunque avvenuto in quel frattempo?
-Evidentemente l'uomo ch'egli aveva visto con Carlotta era il marito,
-il signor Verni. E come mai non l'aveva riconosciuto? E perchè s'era
-egli indotto a vivere così lontano dal mondo, ed a nascondere la
-moglie? Aveva dunque scoperto ogni cosa? E per tal modo era questa una
-punizione? E Carlotta una colpevole?
-
-In questo labirinto di domande, che egli muoveva a sè medesimo senza
-potervi rispondere, aveva smarrito la memoria di tutti i suoi progetti
-anteriori. La donna che egli aveva spiato con tanta cura pel corso
-di alcuni mesi, la donna per la quale aveva tessuto tutta una tela di
-seduzione, e colla quale aveva sognato un idillio, era Carlotta; non
-avrebbe potuto essere altri; tutto adunque si perdeva in Carlotta. Il
-suo soggiorno in Isvizzera e i cento castelli della solitudine erano
-troppo misera cosa al confronto del passato che riviveva in quella
-donna, perchè egli potesse ancora averne la mente occupata.
-
-Non dimenticò però che egli aveva gettato una lettera nel giardino;
-che quella lettera fatta per una sconosciuta avrebbe potuto offendere
-Carlotta; che avrebbe potuto pervenire in mani del signor Verni ch'era
-pure stato suo amico; infine che egli aveva fatto voto di non macchiare
-di colpa l'onore di quella donna, di non portare il suo amore come un
-ostacolo all'affetto di due sposi che si amavano.
-
-Carlotta aveva potuto essere colpevole; non perciò egli era autorizzato
-a farla colpevole un'altra volta. Bisognava rinunziare; resistere
-ancora, poi che aveva resistito fino a quel punto.
-
-Egli aveva dei doveri, e non li avrebbe dimenticati; un istante di
-oblio avrebbe aggiunto un'altra spina alla corona di rimorsi che faceva
-sanguinare il cuore di quella creatura adorata.
-
-Ad ogni modo non l'avrebbe sfuggita; ciò era superiore alle sue forze;
-era forse contrario allo stesso destino che lo aveva riaccostato in un
-modo così strano a quella donna.
-
-Silvio si prese il capo fra le mani. Un'idea fissa lo torturava senza
-frutto. Venne ancora alla finestra, e guardò all'intorno. Il giardino
-era deserto; le finestre della casa chiuse nel modo consueto; quella
-fatale pallottola di carta era ancora là, dove prima era caduta. S'egli
-avesse potuto ritrarnela! per istinto misurò d'uno sguardo l'altezza
-che separava il giardino dalla finestra, all'incirca venticinque piedi;
-il pergolato avrebbe potuto aiutarlo nella discesa; ma tanto era una
-prova assai pericolosa. E poi avrebbe abbisognato attendere la notte; e
-l'oscurità rendeva più grave il pericolo.
-
-E tuttavia dover lasciare quel foglio nel giardino!... Ella forse
-avrebbe aspettato la notte per raccoglierlo, e la leggierezza di quelle
-parole l'avrebbe offesa. È ben vero che quella lettera non era diretta
-a lei; ma come dirglielo? Oltre a ciò, lo stesso signor Verni avrebbe
-potuto averne notizia....
-
-Silvio guardò al cielo, meno per chiederne consiglio, che per vedere
-se promettesse soccorso. Chi sa? Un acquazzone avrebbe potuto lacerare
-quel malaugurato foglio e seppellirlo fra le zolle.
-
-Ma il cielo era purissimo, e il sole tramontava lentamente dietro i
-colli.
-
-Allora Silvio si rifece a misurare la strada che avrebbe dovuto
-percorrere per scendere in giardino. Egli avrebbe posto i piedi sopra
-un'asta di legno del pergolato, tenendosi al parapetto della finestra.
-Quindi, appoggiandosi alla muraglia, avrebbe guadagnato un palo
-che pareva più vigoroso degli altri, e si sarebbe lasciato scorrere
-lungh'esso fino al fondo. La risalita non doveva essere più difficile.
-Rifacendo i calcoli gli parve ora un'impresa semplicissima.
-
-Con questo proposito aspettò la notte. Una mezz'ora dopo il tramonto,
-Silvio si accostò alla finestra, parendogli d'udire rumore nel
-giardino. Sperava e temeva che Carlotta lo avesse prevenuto; ma il
-giardino era deserto. Conveniva affrettare; alcuni istanti dopo non
-sarebbe forse stato più in tempo. Scavalcò il davanzale della finestra
-con una trepidanza indicibile; egli poteva essere visto, poteva
-incontrarsi con Carlotta, e quel che era peggio col marito. Pose i
-piedi sull'asse del pergolato e, prima di abbandonarvisi, ne provò
-con una scossa del corpo la resistenza. L'asse piegò sotto il peso,
-ma non si ruppe. Tuttavia fu col cuore serrato dal raccapriccio che
-egli si decise a distaccare le mani dalla pietra del davanzale. Senza
-volerlo, i suoi occhi guardarono sotto di sè, quel pergolato contava
-almeno 18 piedi d'altezza. Era un'inezia per chi aveva salito il San
-Gottardo, e Silvio sorrise della sua debolezza. Col corpo inclinato
-verso il muro si trascinò lentamente lungo quell'asse, e giunse al palo
-che aveva adocchiato. S'egli riuscva ad attaccarvisi colle mani, era
-tutto fatto; lo stesso palo l'avrebbe accompagnato fino a terra. Ma per
-afferrare quel palo gli toccava reggersi in equilibrio per un istante,
-senza alcun appoggio delle mani, e ripiegare il corpo lentamente, senza
-uscire da quel bilico difficilissimo. Silvio eseguì questa ginnastica
-con qualche disinvoltura, e in breve pose piede nel giardino. In
-quell'istante un'ombra nera passò nel viale dei pini. Era illusione
-cagionata dal turbamento di Silvio, od era realtà? Silvio non ebbe
-altro pensiero che di nascondersi; se il signor Verni l'avesse sorpreso
-in quel luogo, egli ne sarebbe morto di vergogna. Si rannicchiò in
-mezzo ad alcune piante di mirto, ed attese.
-
-Quando gli parve d'essere al sicuro, uscì dal suo nascondiglio, e si
-rivolse verso il padiglione per rintracciare la lettera. Riconobbe
-il luogo ove era caduta, ma non vide più la malaugurata pallottola.
-Pensando d'essersi ingannato, guardò alla sua finestra, rifece
-coll'occhio l'arco descritto dalla pallottola, e conobbe di non essere
-in errore. Tuttavia cercò minutamente fin presso al padiglione.
-Non vi era dubbio; qualcheduno avea preso quel foglio; e chi mai
-se non Carlotta? Questo pensiero gli empiè il cuore di gioia; ma
-fu un istante. Che avrebbe pensato Carlotta della arditezza del suo
-linguaggio?
-
-Senza accorgersene, s'era introdotto nel padiglione, e s'era seduto
-sullo stesso sedile su cui aveva visto Carlotta. Da quel luogo egli
-vedeva le finestre della casa illuminate, e gli pareva di vedere delle
-ombre passare dinanzi ai vetri. Colà era Carlotta. Dolce ed affannoso
-pensiero!
-
-Passò un'ora. Silvio non s'era ancora mosso per risalire; le sue
-fantasie lo tenevano in quel luogo con una forza invincibile. Il
-pensiero, intento alle memorie che si succedevano a quadri svariati,
-aveva vinto ogni altro sentimento. Silvio non temeva più nulla:
-dimenticava in certo modo di vivere, rammentando di aver vissuto.
-
-Passò ancora un'ora, poi un'altra; le finestre del piano superiore
-della casa s'erano oscurate; una luce brillava nel piano inferiore;
-quella luce si muoveva bizzarramente. Poi anch'essa si arrestò per
-pochi minuti, e si spense.
-
-Silvio si sentì più libero. L'oscurità gli diede sicurezza; non pensò
-più a risalire nelle sue camere, e si abbandonò del tutto alle sue
-meditazioni.
-
-Le notti incominciavano ad essere fredde; ben tosto l'immobilità gli
-intorpidì le membra. Si alzò risoluto, e guardò alla sua finestra come
-per misurare la fatica della risalita. Un istinto più forte della sua
-volontà lo trattenne; senza accorgersene, oltrepassò il padiglione
-e giunse al viale dei pini. Colà ella era passata più volte. Volle
-inoltrarsi, ma lo arrestò un ultimo senso di titubanza. Se qualcuno
-lo avesse sorpreso! Teso l'orecchio ad ascoltare; non si udiva che un
-fremito leggiero di vento, e un indefinito mormorio — il linguaggio
-della solitudine e della notte.
-
-Fatto più ardito, Silvio percorse il viale a passi lenti, e giunse in
-faccia alla casa. La curiosità lo trasse più vicino; si accostò alle
-finestre del piano terreno, ma erano tutte chiuse. Una sola di esse
-avea le imposte socchiuse per modo che tra l'una e l'altra rimaneva una
-fenditura non più larga di due pollici. Silvio si rizzò sulle punte
-dei piedi e riuscì a guardar dentro. Egli vide un'ampia sala, dei
-grandi quadri antichi, ed un lumicino dal lucignolo carbonizzato che
-agonizzava in un angolo. Chi aveva posto quel lumicino in quel luogo?
-Ed a qual uso? Silvio guardò intorno alla camera, ma non vide alcuno.
-
-Mezz'ora dopo ripassò innanzi a quella finestra, guardò ancora dentro;
-ma non vide più nulla. Il lumicino probabilmente s'era spento; ma
-se qualcuno lo avesse invece ritirato? In quel punto parve a Silvio
-d'udire un cigolio sommesso, come d'una porta che stridesse girando
-lentamente sui cardini.
-
-Si arrestò. Poco dopo udì quello stesso rumore; questa volta non poteva
-essersi ingannato. L'istinto, più che la riflessione, gli consigliò la
-fuga; però, fatto ancora più agile dal timore d'essere scoperto, in
-breve ebbe raggiunto il padiglione. Senza neppur volgersi indietro,
-spiccò un salto ed afferrò lo stesso palo per cui era disceso: vi si
-attaccò colle mani e coi piedi, e ne raggiunse la cima rapidamente.
-Allora, tenendosi avviticchiato colle gambe, rovesciò il corpo
-all'indietro; ed afferrò d'una mano un'asta traversale che riuniva
-il palo alla muraglia. La notte non permettendogli d'usare lo stesso
-sistema adoperato nel discendere, egli pensò di portarsi fin sotto la
-sua finestra, appigliandosi successivamente alle aste traversali, e
-lasciando spenzolare il suo corpo nel vuoto. Il mezzo non richiedeva
-come l'altro la sicurezza dell'occhio e la fermezza dell'equilibrio, ma
-riposava tutto sulla credula solidità delle aste. Ad ogni sbalzo che
-Silvio faceva per passare da un'asta all'altra, egli sentiva tutto il
-pergolato scricchiolare; allora si aspettava di cadere, e misurava in
-cuor suo la lunghezza della distanza che il suo corpo avrebbe dovuto
-percorrere per arrivare fino a terra. Ahi! sempre troppo lunga distanza
-per tal sorta di viaggi...
-
-Un raggio di luna rischiarò in quel punto il suo sentiero. Silvio ne
-approfittò per guardare dietro di sè ed assicurarsi di non essere stato
-veduto. Strana cosa; ancora una volta gli parve di vedere un'ombra nera
-che si dileguava, ma questa volta assai più vicina. Silvio non guardò
-altro; con uno slancio vigoroso riuscì a sedersi sull'asta da cui egli
-pendeva. Il più difficile era fatto. Non rimanevagli più che sollevarsi
-in piedi su quell'asta medesima, per poter afferrare la pietra del
-davanzale della sua finestra. Appoggiandosi con una mano al muro e
-tenendosi coll'altra all'asta, provò a rizzarsi. Vi riuscì a grande
-stento; fu un miracolo d'equilibrio. Mosse un passo con precauzione
-e tentò d'attaccarsi colle mani al davanzale della finestra. In quel
-punto uno scroscio, un terribile scroscio annunziò che l'asta su cui
-Silvio si reggeva incominciava a spezzarsi. Un grido rispose a breve
-distanza a quel rumore. Silvio tra il timore e la meraviglia rimase
-un istante perplesso. Intanto un altro scroscio e un altro grido.
-Silvio spinse il corpo innanzi, e tentò con uno slancio d'afferrarsi
-alla finestra; le sue dita toccarono la pietra; e si irrigidirono
-contraendosi nella stretta. Il suo corpo penzolò un momento nel vuoto,
-e cadde...
-
-
-
-
-XXVIII.
-
-
-Il mattino Silvio aprì gli occhi, e li girò intorno stupefatto. Non
-vide più la sua camera solita, e, in quei primi istanti di veglia
-che succedono al sonno, non seppe darsene ragione. Una sensazione
-viva di dolore al capo fu la prima cosa che ridestasse la sua memoria
-annebbiata. Ricordò la notte passata nel giardino, ricordò la salita
-del pergolato, quell'ombra che lo aveva seguito, poi il grido, e la
-caduta... E poi? più nulla; a questo punto le sue idee si confondevano
-coi fantasmi dei sogni. Quali sogni? Egli ne aveva fatto di così belli!
-ma anch'essi gli sfuggivano come agili farfalle.
-
-Che cos'era dunque avvenuto di lui dopo la caduta? E come si trovava
-in quel letto? E a chi doveva egli l'ospitalità di quella notte? È
-assai naturale che Silvio cercasse di rispondere prima di tutto a
-quest'ultima domanda. Ora s'egli era caduto dal pergolato del giardino,
-evidentemente non aveva potuto cadere altrove che nel giardino. Il
-giardino era di Carlotta; dunque... la logica non eragli parsa mai così
-bella.
-
-Dunque era stato raccolto per cura di Carlotta. Dunque egli si trovava
-in casa di Carlotta.
-
-Intanto la luce penetrava a striscie traverso le imposte socchiuse.
-
-Silvio era così felice che non s'affannò punto del suo stato.
-E tuttavia, quando volle provare a voltarsi sopra un fianco, si
-accorse che la sua spalla era malconcia; e abbandonandosi con troppa
-compiacenza al pensiero, sentì delle fitte dolorosissime al capo che lo
-consigliarono ad accarezzare le idee dell'amore con maggior parsimonia.
-
-Ad ogni modo gli parve di poter concludere che nella caduta s'era
-slogato una spalla, e che aveva dato del capo su qualche cosa di duro
-che doveva avergli cagionato, insieme alla ferita, un deliquio od uno
-stordimento.
-
-Poco stante si addormentò ancora cullandosi soavemente nel pensiero di
-Carlotta.
-
-Ridestandosi, guardò un'altra volta intorno a sè; la camera era vuota.
-
-La prima immagine che oscurò il lucido orizzonte che brillava innanzi
-al pensiero febbrile di Silvio, fu quella del signor Verni. Senza
-dubbio egli era a parte di questo avvenimento; senza dubbio egli aveva
-aiutato a prodigargli le prime cure; forse egli stesso, egli solo,
-aveva ordinato di raccoglierlo e gli aveva assegnato quella camera.
-E che aveva egli pensato di lui? La pietà era stata possibile in
-quell'anima buona; ma forse la stima non lo sarebbe più.
-
-E come avrebbe egli osato levar gli occhi in faccia a quell'uomo? e con
-qual animo l'avrebbe ringraziato delle sue attenzioni? Per la prima
-volta sentì il peso di quell'ospitalità che poc'anzi lo aveva reso
-giubilante, e pensò con desiderio al letticciuolo solitario della sua
-camera da scapolo.
-
-Quale sarebbe stata la prima parola di quell'uomo? Questo pensiero
-importuno, torturò la sua ragione vacillante.
-
-Un'ora dopo udì dei passi che si accostavano all'uscio. In quel momento
-avrebbe voluto essere assai lontano. Non potendo colla sola forza della
-volontà soddisfare a questo voto, chiuse gli occhi e finse di dormire.
-
-Udì la maniglia della porta girare lentamente, poi alcuni passi
-leggieri, e un bisbiglio sommesso di due voci maschili.
-
-— Dorme; diceva l'uno dei due.
-
-— Ha sempre dormito; rispondeva l'altro.
-
-— Buon segno.
-
-Il resto del dialogo non giunse alle orecchia di Silvio.
-
-— Se ne vanno, pensò egli udendo ancor dei passi; ma questa volta
-s'ingannava; quei passi s'arrestarono al suo capezzale, e un alito
-lieve sfiorò la sua faccia. Il volto d'un uomo era lì, presso al suo.
-S'egli avesse potuto socchiudere un poco gli occhi e guardare senza
-tradire la sua finzione! Non n'ebbe l'ardire.
-
-Un istante dopo quell'uomo s'allontanò dal letto.
-
-— Se ne vanno, disse Silvio un'altra volta; e raddoppiò l'attenzione
-per assicurarsene. Non udì più nulla. La sua posizione diveniva
-imbarazzata; evidentemente quegli uomini attendevano che egli si
-svegliasse; era dunque inutile il suo strattagemma. Pure trovarsi
-faccia a faccia col signor Verni!... Si provò a socchiudere gli occhi e
-spingere uno sguardo innanzi a sè; un uomo era seduto in faccia a lui a
-pochi passi.
-
-Vestiva un soprabito, ed aveva il cappello in una mano, e un paio
-di guanti nell'altra. Senza alcun dubbio egli non era di casa; assai
-probabilmente era un medico. Ad ogni modo non era il signor Verni; e
-per Silvio bastava questo.
-
-Cercò coll'occhio l'altro uomo, e non potè vederlo. Pure egli era
-certo d'aver udito a parlare, e che nissuno era uscito dalla camera. Un
-istante di silenzio più profondo gli fe' udire distintamente il lieve e
-monotono rumore di due respirazioni. A questa indagine Silvio concluse
-che quell'_altro_ s'era tenuto presso all'uscio; ora egli non avrebbe
-potuto guardare verso l'uscio senza voltarsi.
-
-Vedendo inutile ogni scappatoia, Silvio si decise a svegliarsi; uno
-sbadiglio, un gemito leggiero strappato molto probabilmente dalla
-sensazione delle sue contusioni, poi una stiratura breve delle braccia,
-interrotta a mezzo da un altro gemito più verisimile del primo, poi
-finalmente la luce. Un uomo che ha dormito e che si sveglia batte
-le palpebre vedendo la luce, e si caccia i pugni negli occhi per
-stropicciarli; Silvio fece altrettanto.
-
-Quel personaggio che stava seduto innanzi a lui si levò tacitamente
-e si appressò al letto; e siccome Silvio accennava di volersi
-sorprendere, e di manifestare la sua sorpresa con parole, quell'uomo
-pose l'indice attraverso le labbra consigliando il silenzio con atto di
-dolcezza, ma di una dolcezza contratta per abitudine.
-
-Silvio non domandava di meglio, e tacque. Non aveva ancora avuto
-tempo di voltare il capo e di guardare _quell'altro_; ma siccome
-_quell'altro_ non poteva essere che il signor Verni, così egli prese il
-partito di guardare il medico nel bianco degli occhi.
-
-Il medico si accostò a Silvio, e gli levò la benda che gli legava
-il capo; i capelli s'erano attaccati alla tela, però quell'atto gli
-cagionò una sensazione poco gradevole. Silvio s'accorse che la ferita
-ricevuta al capo aveva fatto sangue, ma dall'espressione del volto del
-medico argomentò che doveva essere cosa di poco rilievo.
-
-Il medico accennò col capo a _quell'altro_; e _quell'altro_ si mosse
-per venirgli in aiuto.
-
-— Non v'è più scampo, disse Silvio, e sbarrò tanto d'occhi in faccia al
-nuovo venuto.
-
-Non era il signor Verni.
-
-Tuttavia quel volto non gli era nuovo; in quel momento però non volle
-saperne di più.
-
-I due uomini lo sollevarono alquanto e lo appoggiarono sui cuscini;
-il medico scoprì la spalla, e tastò colle dita l'osso. Anche questa
-volta il viso del medico indicò quella specie di disdegno col quale i
-sacerdoti di Ipocrate riconoscono che il _caso_ con cui hanno a fare è
-di minima importanza. Il disdegno dei medici è sempre lusinghiero per
-gli ammalati, e Silvio ne fu lietissimo. La spalla non era slogata,
-come egli aveva temuto.
-
-Silvio fece ancora atto di parlare; questa volta il medico, rassicurato
-sulla creduta gravità del male, non lo interruppe per consigliare il
-silenzio, ma per prevenirlo colle sue interrogazioni.
-
-— Avete dormito sempre?
-
-— Tutta notte.
-
-— Volete dire tutto il mattino.
-
-— Sarà come voi dite.
-
-— Aveste delirio e sogni agitati?
-
-Silvio, che incominciava a temere che la sua malattia dovesse
-permettergli troppo presto di abbandonare quella casa, volle essere del
-parere del medico, e rispose che aveva avuto delirio e sogni agitati.
-
-— Non vi destaste qualche volta di soprasalto?
-
-— Credo di sì.
-
-Il medico visibilmente lusingato della sua infallibilità, sorrise a
-fior di labbro, e atteggiandosi come un senatore romano, domandò il
-polso.
-
-— Cento pulsazioni al minuto, disse fra sè.
-
-Silvio lo interrogava collo sguardo.
-
-— Avrete la febbre, sentenziò l'Esculapio.
-
-— Buono, pensò Silvio. E sarò guarito? aggiunse forte.
-
-— Presto, mi lusingo. Conservatevi immobile più che vi è possibile;
-l'immobilità accelererà la guarigione.
-
-— Ponete che io sia una pietra.
-
-Quando la fasciatura della spalla fu compiuta, il medico se ne andò, e
-Silvio rimase solo. Poco dopo ritornò quell'uomo che aveva accompagnato
-il medico. Silvio vide una faccia serena, e prese confidenza.
-
-— Signore, disse dolcemente.
-
-Quell'uomo si appressò premuroso.
-
-— Mi chiamo Giovanni.
-
-— Volete dire?... balbettò Silvio imbarazzato.
-
-— Sono un antico servitore della casa.
-
-— Antico, voi dite? Vedendovi non lo si crederebbe.
-
-— Ho sessant'anni.
-
-— È un'età ragionevole.
-
-— Ragionevolissima.
-
-— E da quanto tempo servite il signor Verni?
-
-Giovanni guardò Silvio in faccia con lieve atto di stupore.
-
-— Da quindici anni.
-
-— E come passa egli i suoi giorni il signor Verni?
-
-Lo stupore di Giovanni questa volta fu assai più visibile.
-
-— Avete la febbre? domandò premuroso.
-
-— Cento pulsazioni al minuto; lo ha detto il medico.
-
-— Se fossero di più?
-
-— Può essere; da che lo argomentate?
-
-— Ehi.... diamine; dal vostro volto... più arrossato di poc'anzi.
-
-— Non monta. Vi dicevo adunque... che cosa vi dicevo?
-
-— Il delirio incomincia; pensò Giovanni.
-
-— Ah! Vi domandavo del signor Verni. Che sorta di vita è la sua?
-
-— Di vita, avete detto? Un assai cattivo genere di vita, in fede mia,
-se così volete chiamarlo.
-
-— Non vi comprendo; che cosa dunque è avvenuto all'ottimo signor Verni?
-
-— Lo ignorate?
-
-— Pare di sì.
-
-— È strano; un amico di casa!
-
-Silvio fe' un cenno del capo come per ringraziare di questo titolo
-onorifico.
-
-— Il mio padrone vi rammentava spesso...
-
-— Il vostro padrone è assai buono, interruppe Silvio, per cui
-l'amicizia del signor Verni era un rimprovero. Ho viaggiato; è molto
-tempo che viaggio...
-
-— Quand'è così, poichè lo ignorate, il mio padrone...
-
-— Ebbene?
-
-Giovanni fece un gesto assai espressivo, e portò una mano sugli occhi
-per nascondere una lagrima.
-
-— Morto! ripetè Silvio tra sè, meno addolorato che sorpreso di questa
-novella.
-
-Per alcun tempo nissuno dei due fece motto. Silvio levava a quando a
-quando gli occhi, e incontrava la figura mesta di Giovanni, col capo
-sempre inchinato sul petto, e gli occhi fissi al suolo.
-
-Questa notizia era così inaspettata, e per essa era stato così
-improvvisamente mutato tutto l'ordine delle idee e dei progetti di
-Silvio, che egli non seppe più riannodare il filo dell'interrogatorio
-incominciato. Giovanni fu il primo ad uscire dalle sue fantasie
-melanconiche, e ne uscì con un grosso sospiro più eloquente
-d'un'elegia.
-
-— Avete fame...? domandò a Silvio.
-
-Silvio non aveva ancora avuto tempo a pensarci; ma quando si ha
-ventisette anni, non si può dimenticare per ventidue ore il proprio
-pranzo senza qualche inconveniente. La caduta, la febbre, il sonno,
-l'emozione e l'amore, avevano potuto molto sul ventricolo di Silvio;
-ma infine egli aveva ventisette anni, e non aveva mangiato da
-ventidue ore; però, per quanto il dolore della triste novella poteva
-consentirlo, egli confessò candidamente che aveva appetito.
-
-
-
-
-XXIX.
-
-
-Nella notte successiva Silvio dormì assai poco.
-
-La sua mente agitata si adoperava invano ad indagare il mistero
-che circondava la solitudine della donna che egli amava. La morte
-del marito mutava aspetto a tutte le apparenze della vita di
-Carlotta. Tutte le indagini fatte fino a quel punto, non erano
-state che tentativi vuoti; egli era partito dall'errore, e tutte
-le verisimiglianze che vi aveva connesso, dovevano adunque essere
-necessariamente false.
-
-Così l'edifizio delle sue supposizioni rovinava a un tratto.
-L'isolamento di Carlotta non era più una punizione, ma un bisogno
-d'anima afflitta; non era la solitudine della colpa e del rimorso, ma
-la solitudine del dolore e del pianto.
-
-Ella aveva amalo suo marito, e suo marito non era più. Il mondo
-non avrebbe potuto darle ciò che le era stato tolto, ed ella viveva
-separata dal mondo.
-
-Questo pensiero riconfortò la fede vacillante di Silvio. Carlotta non
-era forse colpevole. Se essa fosse stata tale, la morte dell'unico
-uomo che avesse dei diritti sopra di lei l'avrebbe spinta in mezzo
-alla società, dove avrebbe trovato nei facili piaceri l'oblio del suo
-passato e di sè medesima.
-
-No, Carlotta non era colpevole. Tutte le apparenze avevano lottato
-contro la sua fede, e il suo cuore codardo n'era stato vinto; ma ora
-il suo cuore risorgeva più forte a rinnovare la battaglia, ed usciva
-vincitore: Carlotta non era colpevole.
-
-Ma quell'uomo che aveva visto con essa in giardino? Chi era egli? Un
-fugace sospetto gli suggerì il nome del cavalier Salvani; ma rifuggì
-inorridito da questo pensiero.
-
-Carlotta avrebbe forse potuto profanare con tale infamia la memoria del
-marito, ma non si sarebbe infinta giammai fino a mascherare di virtù la
-propria abiezione.
-
-Ora se non era il cavalier Salvani, chi mai era quell'uomo? Egli
-l'aveva visto non una, ma più volte; la convivenza nella stessa casa
-era dunque probabilissima. Lo aveva sorpreso al fianco di lei sotto
-il pergolato, in atteggiamento di gran domestichezza, tanto d'averlo
-creduto un marito; non era tale, era dunque un amante.
-
-Con questo martello nel cuore, si addormentò più rannuvolato, ma
-giurando tutta via a sè stesso che Carlotta non era colpevole.
-
-
-
-
-XXX.
-
-
-Erano passati molti giorni. Silvio era quasi ristabilito; la sua ferita
-al capo s'era cicatrizzata completamente, e l'osso della spalla aveva
-ripreso la sua posizione normale.
-
-Tuttavia un mutamento poco favorevole si era prodotto nel suo umore;
-egli era passato vivamente per tutta la scala dell'entusiasmo, e ne
-aveva ridisceso i gradini ad uno ad uno; ogni giorno che passava era un
-sospiro di più nell'anima di Silvio, e un fiore di meno nel giardino.
-
-L'inverno si avvicinava a gran passi, e l'ipocondria del pari —
-un'inverno assai rigido ed un'ipocondria inguaribile; il termometro
-della natura, e quello del cuore segnavano la stessa distanza dallo
-zero.
-
-Dapprincipio Silvio aveva vagheggiato tutte le fila di un'avventura;
-quella donna che egli aveva tanto amato viveva sotto lo stesso tetto,
-conosceva l'amor suo, lo sapeva ferito, la pietà se non l'amore
-l'avrebbe chiamata al suo fianco. Questa sicurezza di cui egli si
-compiaceva lo aveva reso più sdegnoso, quasi indolente; quelle poche
-reliquie d'un amor sepellito, avevano spezzato la pietra del loro
-sepolcro per irrompere violente — la sicurezza le aveva ricacciate
-nella tomba.
-
-Il signor Verni era morto; Carlotta vedova; il deplorabile scetticismo,
-di cui Silvio avea corazzato il petto, traeva da quei due fatti due
-conseguenze che alimentavano le sue speranze e ponevano in pace la sua
-coscienza. I doveri d'amico e di moglie non si frapponevano più alla
-loro passione.
-
-Silvio non domandava più un amore, domandava una passione; l'eccesso
-è bisogno delle anime malate e dei corpi affranti. Egli non reputava
-più sè stesso capace d'amore; fors'anco non reputava Carlotta degna.
-E tuttavia il suo cuore aveva lottato disperatamente per salvare
-quella donna da ogni macchia; tante volte il suo pensiero aveva
-voluto spingere le indagini audaci nel passato misterioso di colei,
-altrettante ne era stato respinto come un profanatore.
-
-— Il passato non mi appartiene — disse Silvio a sè stesso — l'oggi è
-mio.
-
-Malgrado ciò i giorni erano passati uguali, monotoni, senza che nessuna
-delle parvenze sperate della sua mente avesse preso corpo e vita vera.
-
-Dopo il secondo giorno, la sua sicurezza si mutò in aspettazione che
-aveva tutti i travagli d'una vaga incertezza; dopo il terzo giorno
-l'aspettazione divenne desiderio ardente e pauroso. Tutto inutilmente —
-Carlotta non venne.
-
-Giovanni era quasi sempre al suo capezzale; ma non era uomo da cui si
-potessero avere facilmente molte parole. Tuttavia egli avea istruito
-Silvio su molte cose; gli avea detto che Carlotta viveva sola con
-una cameriera, e che aveva fatto proposito di non abbandonare mai più
-quell'abitazione. Ad ogni altra domanda aveva risposto di non saper
-nulla.
-
-Di tal guisa Silvio s'era visto ridotto alle sue fantasie e alla
-sua solitudine; fu allora che quel sentimento soffocato riarse più
-terribile nel suo petto, e per la prima volta conobbe d'amare tuttavia
-d'amore.
-
-Alle vacue lusinghe del suo amor proprio succedette la frenesia del
-desiderio e l'ardenza dell'affetto; alle stolte compiacenze dell'oggi,
-la sospirosa evocazione del passato. L'ieri così pallido, così povero,
-così monotono riappariva alla mente di Silvio luminoso e fantastico,
-come le veglie d'un fumatore d'oppio.
-
-Egli ripensava a quella sua finestra amica donde aveva tante volte
-sorpreso le pensose passeggiate della solitaria, al pergolato che
-aveva visto sfrondarsi sotto i suoi occhi, al sedile di sasso su cui,
-sotto le forme della solitudine e del mistero, egli aveva rinvenuto
-l'immagine di Carlotta. Ahimè! egli sarebbe rientrato nelle sue camere,
-avrebbe riveduto presto, troppo presto, quei luoghi, ma non avrebbe
-ritrovato più mai il bene che avea perduto. L'agile fantasma del suo
-amore lo avrebbe forse sfuggito.
-
-E Silvio, che poco prima si riputava fortunato e indolente possessore
-d'una suprema felicità, rimpiangeva amaramente le chimere d'un tempo.
-
-Sì, anche le chimere avrebbero abbandonato il suo cuore; egli sarebbe
-rimasto solo, solo colla fatale certezza che Carlotta non avrebbe
-sentito mai nulla per lui.
-
-Uno spasimo dissimulato si aggiungeva alle sue torture. Quell'uomo,
-quell'uomo che egli aveva visto nel giardino non era forse un amante?
-
-Ben è vero che Giovanni gli aveva detto che Carlotta viveva sola, ma
-supponendo anche che Giovanni non mentisse, la presenza di quell'uomo
-nel giardino non era meno sospetta. Ora chi era quell'uomo?
-
-Silvio aveva cercato più volte di domandarne a Giovanni, ma un
-sentimento d'orgoglio l'aveva sempre trattenuto. Allora si provò a
-rammentare l'immagine di quel personaggio; egli non l'aveva veduto mai
-che alle spalle, e non ne aveva serbata quasi alcuna memoria.
-
-— Vediamo, disse a sè stesso una mattina, quell'uomo non era il
-cavaliere Salvani; i suoi favoriti rossi e le sue spalle quadrate lo
-avrebbero tradito. Pareva alto, proseguì analizzando le sue memorie,
-poco più di me certamente, ma più alto di me; aveva movenze lente, più
-da uomo maturo che da giovine...
-
-In quella entrò Giovanni.
-
-Un'idea assai naturale, e che le nebbie della gelosia gli avevano
-celato fino a quel punto, balenò alla mente di Silvio.
-
-— Se fosse mai!....
-
-Giovanni si accostò al capezzale.
-
-— Sto meglio, gli disse Silvio prevenendo la domanda. Che giorno è oggi?
-
-— Venerdì.
-
-— Quanti ne abbiamo del mese?
-
-— Ventinove.
-
-— Non vi pare che abbia nevicato?
-
-— Sono sicuro di no.
-
-— Credete che nevicherà presto?
-
-— Lo credo. Le montagne sono già tutte coperte.
-
-— Fatemi il favore di assicurarvene.
-
-Giovanni si accostò alla finestra. Silvio guardò attentamente le sue
-spalle, e non parve soddisfatto del suo esame.
-
-— Il tempo è asciutto, non è vero?
-
-— Asciuttissimo.
-
-— Dovreste farmi un favore.
-
-— Cento.
-
-— Andate a passeggiare in giardino.
-
-— In giardino?
-
-— Il tempo è asciutto; ve ne prego.
-
-Giovanni parve titubare alquanto.
-
-— Ve ne prego, ripetè Silvio.
-
-— Come volete, disse Giovanni; e s'incamminava per uscire.
-
-— Non ancora. Assai probabilmente voi non avete predilezione per l'una
-parte del giardino piuttosto che l'altra?
-
-— Nessuna.
-
-— Passeggiate lungo il viale dei pini, quand'è così; sarà molto meglio.
-
-— Ci s'intende, disse Giovanni tentennando il capo nell'uscire.
-
-Non appena Giovanni ebbe varcato la soglia, Silvio scese d'un balzo dal
-letto. Indossò frettoloso alcuni abiti e si accostò barcollando per
-la debolezza alla finestra che guardava nel giardino. Un uomo ed una
-donna, che parevano usciti in quel punto dalla casa, si allontanavano a
-fianco l'un dell'altro lungo un viale.
-
-Quella donna era Carlotta; quell'uomo era _lui_.
-
-Il cuore di Silvio si allargò per la gioia. Se non che in quel punto un
-altr'uomo uscì dalla casa, e si diresse alla volta dei due; quest'altro
-uomo era Giovanni.
-
-Silvio dovette appoggiarsi alle imposte per non cadere; la gelosia lo
-teneva immobile; quell'eterna domanda, eterno supplizio, gli si parava
-un'altra volta dinanzi: chi era adunque quell'uomo?
-
-Giovanni raggiunse la sua padrona, e camminò alcuni istanti vicino ad
-essa parlandole. Di che cosa?
-
-Silvio non potò dubitarne molto lungamente, però che vide il volto
-di Carlotta voltarsi e guardare alla sfuggita la sua finestra, mentre
-Giovanni si cacciava per entro ad un sentiero trasversale che metteva
-capo al viale dei pini.
-
-Giovanni era un servitore assai rispettoso, e Silvio avrebbe potuto
-averne prova, se lo avesse visto pochi istanti dopo passeggiare nel
-viale dei pini con uno zelo veramente ammirabile; ma Silvio aveva
-occhio a ben altro. Colla fronte ardente appoggiata ai vetri della
-finestra egli seguiva d'uno sguardo pauroso e smarrito i due che vedeva
-allontanarsi sempre più. Non v'era dubbio; quell'uomo che oggi vedeva
-al fianco di Carlotta era quello stesso che aveva visto tante volte; lo
-stesso passo, lo stesso abbandono confidenziale. Ma chi era dunque?
-
-Egli stava per acquistare finalmente questa scienza fatale; fra poco
-essi sarebbero ritornati sui loro passi ed avrebbero offerto il volto
-ai suoi sguardi; pochi minuti, un minuto ancora.....
-
-Intanto Giovanni continuava la sua coscienziosa passeggiata lungo il
-viale dei pini....
-
-— Eccoli! gridò il cuore di Silvio.
-
-Infatti Carlotta e il suo cavaliere s'erano voltati verso la casa.
-Un piccolo moto di stupore e di dispetto fu il primo indizio della
-scoperta di Silvio; quell'uomo era il medico. Un altro moto di
-gioia gli seguì ben tosto, quando ebbe notato due cose che parvero
-rassicurarlo: il pallore malaticcio di Carlotta, e i lineamenti del
-volto del medico. Convien sapere che il signor W**, medico e chirurgo
-di Gossau, aveva due occhietti grigi e un naso camuso, oltre ad alcune
-ciocche di capelli posticci, coll'aiuto delle quali s'ingegnava di
-arrivare alla cinquantina dimostrandone appena i quattro quinti.
-
-Evidentemente il W** non era uomo pericoloso, e Silvio poteva dormire i
-suoi sonni tranquilli.
-
-Silvio incominciò dal rimettersi a letto, ma in quanto a dormire, non
-pare che sapesse cavarsene colla stessa disinvoltura.
-
-
-
-
-XXXI.
-
-
-Tutto quel giorno Silvio ebbe la febbre dell'amore. La notte successiva
-non chiuse occhio.
-
-Vi sono delle anime, generose ma deboli, che ad ogni apparenza di
-ragione si acquetano, e ad ogni nuova tempesta del cuore si abbandonano
-lamentevoli o disperate; nature monche, per le quali l'eterno sospiro
-alla felicità si tramuta in perpetua miseria — persuasi e dubitosi con
-bizzarra vicenda — talora a un punto solo — infelici sempre.
-
-Silvio partecipava di questa natura; la sua fede seguiva ciecamente
-le fantastiche movenze del suo spirito irrequieto: accasciamenti
-subitanei, brevi e gagliarde riscosse, segnavano la sua vita
-intellettuale.
-
-Così è che nei delirii della sua veglia era diventato un'altra volta
-entusiasta dell'amor suo; alla neghittosa fiducia era succeduto il
-fervido battagliare dell'amore che vuole l'amore. Egli non disperava
-più; amava. Carlotta era un angelo; non le domandava più il suo
-passato; non dubitava più del presente. Ogni ombra di gelosia era
-svanita; dinanzi agli occhi, dinanzi al cuore di Silvio una luce sola,
-una gran luce: l'avvenire. Quest'avvenire era l'amore.
-
-In quella notte Silvio provò tutte le dolcezze e gli affanni d'una
-cara e melanconica visione; l'immagine di Carlotta gli fu sempre
-dinanzi agli occhi. L'atteggiamento molle di lei, le tinte pallide e
-i lineamenti patiti del suo volto, gli facevano fede d'una malattia
-che la Provvidenza, e non il caso, aveva con misterioso intendimento
-collegato al proprio stato.
-
-In quella notte Silvio rinvenne le sue audacie d'un tempo.
-
-
- FINE DEL VOLUME PRIMO.
-
-
-
-
-ERRATA-CORRIGE
-
-
- Nel Vol. 1.º pag. 8, lin. 15 e pag. 17, lin. 6 leggasi
- _Eugenio_ invece di _Ernesto_.
-
- E nel Vol. 2.º pag. 34, lin. 29, e pag. 35, lin. 25 leggasi
- pure _Eugenio_ invece di _Raimondo_.
-
-
-
-
-
-Nota del Trascrittore
-
-Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
-senza annotazione minimi errori tipografici.
-
-Le correzioni indicate a fine volume (Errata-Corrige) sono state
-riportate nel testo.
-
-
-
-
-
-End of Project Gutenberg's Un segreto vol. I (of 2), by Salvatore Farina
-
-*** END OF THIS PROJECT GUTENBERG EBOOK UN SEGRETO VOL. I (OF 2) ***
-
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